Trattato di Medicina Interna Indagini endoscopiche e bioptiche dell’apparato respiratorio Lorenzo Corbetta Sezione di Medicina Respiratoria – Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze Marco Patelli Responsabile Unità Operativa Endoscopica Toracica-Ospedale Maggiore di Bologna Eleonora Pradella Clinica Malattie Apparato Respiratorio Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ……………………………………….. 8. Broncoscopia Terapeutica e Operativa 8.1 Generalità: Per broncoscopia terapeutica si intendono tutte quelle applicazioni utili allla ricanalizzazione delle vie aeree per ostacoli intraluminali (secrezioni ed emorragie, tappi di muco, corpi estranei ecc.) e intrinseci alla parete (restringimenti e stenosi), all’inserimento di vie aeree artificiali, e alla riparazione di lesioni broncopolmonari (fistole, ascessi polmonari, proteinosi alveolare). Per broncoscopia operativa si intende più strettamente l’esecuzione di interventi di piccola chirurgia o terapia radiante all’interno di trachea e bronchi utilizzando soprattutto il broncoscopio rigido ed in misura minore quello flessibile. La broncoscopia operativa ha avuto un grande impulso negli ultimi 10 anni grazie all’avvento del laser e delle protesi endobronchiali cha hanno consentito di trattare con efficacia e sicurezza lesioni tracheobronchiali ostruenti neoplastiche maligne o benigne ed infiammatorie (stenosi cicatriziali, granulomi ecc.) altrimenti non trattabili (Fig. 10). In endoscopia operativa oltre alla resezione endoscopica laser-assistita che è la più utilizzata e viene trattata per esteso, vengono utilizzate altre metodiche come la brachiterapia, la crioterapia, l’elettrocauterizzazione, la fototerapia e la dilatazione broncoscopia con palloncino. 30 Bronco principale DX: carcinoma squamoso stenosante Bronco principale DX dopo intervento di ricanalizzazione laser-assistita Fig. 10: Reperto bronchiale e radiologico di un tumore maligno ostruente il bronco principale destro prima e dopo intervento di ricanalizzazione laserassistita 8.2 Tecnica di esecuzione: La broncoscopia operativa ed in particolare la laserterapia può essere considerata una procedura chirurgica e viene eseguita per mezzo di un broncoscopio rigido sotto anestesia generale. L'applicazione laser usando un broncoscopio a fibre ottiche dovrebbe essere limitata per rifinire interventi eseguiti con il rigido o passando attraverso il rigido per raggiungere sedi difficilmente accessibili. L'anestesia generale permette il massimo controllo della ventilazione, che è necessario per prevenire l'ipossiemia e permette un trattamento immediato delle complicanze. Per ventilare il paziente puo’ essere usato un ventilatore a pressione positiva o, nei casi che lo permettono una ventilazione esterna a pressione negativa intermittente. Dovrebbero essere usati agenti anestetici che sono rapidamente eliminati o prontamente metabolizzati, in maniera che il paziente possa essere risvegliato rapidamente e possa essere evitata una ventilazione meccanica postoperatoria. E’ fondamentale che l’endoscopista e l'anestesista operino in stretto accordo per tutto l'intervento, adattandosi ai bisogni reciproci. Procedura: 1. Preparazione del paziente per l’anestesia generale ed esecuzione dell’anestesia locale con laringoscopia diretta da parte da parte dell’anestesista; 2. induzione dell’anestesia generale; 3. inserimento del tubo endoscopico rigido; 31 4. trattamento endoscopico usando il laser a una regolazione di bassa potenza (meno di 30W per il laser YAG-Nd) per coagulare il tumore rimuovendo la porzione endoluminale della lesione con la punta a becco di flauto del broncoscopio rigido, le pinze da biopsia e il tubo d'aspirazione. Le regolazioni ad alta potenza (50W) sono impiegate invece per vaporizzare il tumore residuo. Alla fine della procedura, la base della lesione viene esposta a regolazioni a bassa potenza a lunga durata (20-30W per 4-5- secondi) per ottenere l'effetto citocida all'interno della massa tumorale e al di fuori delle pareti delle vie aeree. Per quanto riguarda le stenosi tracheali postintubazioni, il laser viene usato per eseguire incisioni radiali ed è associato ad una dilatazione meccanica di calibro progressivo. Il laser può essere usato in modalità a contatto o non a contatto; 5. eventuale posizionamento di protesi endobronchiale; 6. risveglio del paziente e rimozione del tubo endoscopico quando il paziente riprende un’autonomia respiratoria. 8.3 Applicazioni: Le patologie passibili di trattamento endoscopico possono essere divise in tre gruppi: 1. neoplasie maligne a scopo palliativo 2. neoplasie benigne e 3. stenosi tracheali iatrogene e altre patologie a scopo curativo. In Tab. 6 sono elencati i trattamenti endoscopici piu’ appropriatii per ciascuna situazione patologica secondo le indicazioni del Gruppo di Studio AIPO di Endoscopia Toracica [3]. 8.3.1 Neoplasie maligne: la terapia laser per i tumori maligni è esclusivamente palliativa e si esegue solo nei casi non trattabili chirurgicamente. Il 30% dei tumori polmonari causa ostruzione alla trachea e ai bronchi principali con conseguenti difficoltà respiratoria, sanguinamento ed infezioni e spesso il trattamento convenzionale con la chemioterapia o una radioterapia da risultati insoddisfacenti per quanto riguarda la componente endobronchiale del tumore. Lo scopo principale della terapia endobronchiale è di ricanalizzare le strutture tracheobronchiali ostruite per ristabilire una ventilazione adeguata e/o drenare le secrezioni poststenosi riducendo i disturbi del paziente. I risultati migliori sono ottenuti nei tumori della trachea o nei bronchi principali, che sono anche le sedi dove l'ostruzione può causare le più gravi difficoltà respiratorie. Il trattamento endoscopico dipende dalla sede, dal grado e dalle caratteristiche dell’ ostruzione con preferenza per la laserterapia nelle lesioni vegetanti e voluminose mentre le protesi endobronchiali risultano piu’ indicate nelle stenosi da compressione estrinseca. 32 Fig. 11 Carcinoma broncogeno centrale ostruttivo : algoritmo strategia terapeutica (1 mod.) OSTRUZIONE NEOPLASTICA MALIGNA DELLE VIE AEREE CENTRALI strategia terapeutica attuale BRONCOSCOPIA DIAGNOSI DI OPERABILITA’ SI NO Tab 6 Carcinoma broncogeno : trattamenti endoscopici [3] CHIRURGIA RECIDIVA (endobronchiale) TERAPIA PALLIATIVA TUMORE LASER ENDOSCOPICA Ostruente la trachea e/o grossi bronchi, RADIOTERAPIA dispneizzante CHEMIOTERAPIA Parzialmente ostruente, non dispneizzante GUARIGIONE Terapia Crioterapia Protesi Brachiterapia fotodinamica +++ NO NO se la parete è instabile NO ++ se la parete è instabile +++ +++ TERAPIA DI SUPPORTO +++ ++ Infiltrante + ++ +++ se la parete è instabile In situ o microinvasivo +++ +++ +++ NO ++ Emorragico +++ Immediato ? +++ ritardato possibile +++ ritardato Estrinseco, compressivo NO NO NO +++ possibile 33 8.3.2 Neoplasie benigne e a bassa malignità : Sebbene rari, i tumori benigni sono le patologia in cui la laser terapia risulta piu’ utile e risolutiva. La resezione laser endoscopica dovrebbe essere la prima scelta terapeutica per tali tumori, poiché essi sono di solito polipoidi e raramente recidivano se la base del tumore può essere ben fotocoagulata con il laser. La radicalità endoscopica è possibile nei Carcinoidi cosiddetti tipici assimilabili ai tumori benigni. Le condizioni necessarie per il successo sono ovviamente la localizzazione in bronchi centrali e lo sviluppo esclusivamente endoluminale a piccola base d'impianto (forme peduncolate). I Carcinoidi atipici , con aspetto endoscopico prevalentemente infiltrativo ad " iceberg " rispetto alla componente endoluminale, devono essere considerati a tutti gli effetti tumori maligni, e vanno trattati come tali. Il trattamento endoscopico ha funzione quindi sintomatico-palliativa, ed è riservato ai casi non chirurgici [3] o, in rari casi per preparare il paziente ad un intervento chirurgico meno demolitivo. Carcinoma mucoepidermoide tracheale possibile intervento di resezione-anastomosi dopo rimozione Laser Fig. 12: Trattamento in broncoscopia di carcinoma mucoepidermoide 8.3.3 Stenosi tracheali iatrogene: questo gruppo include principalmente alcune complicanze locali a seguito di intubazione, tracheotomia, resezione "sleeve". L'avvento della terapia endoscopica ha modificato notevolmente l'approccio al trattamento di queste patologie. In particolare, la ricanalizzazione laser deve essere considerata il trattamento di 34 prima scelta nelle stenosi rapidamente ingravescenti con dispnea severa, al posto della tracheotomia. In questo caso l’intervento puo’ essere curativo o preliminare alla chirurgia tradizionale. Fig. 13: Terapia delle stenosi cicatriziali post-intubazione o tracheotomia (1 mod.) TIPO DI STENOSI • A Diaframma • Granuloma • A Manicotto TERAPIA LASER DILATAZIONE se recidiva PROTESI CHIRURGICA PINZA LASER Interessamento cartilagine Estensione > 50% Lungh trachea Interessamento cricoide CHIRURGIA se controindicata LASER ENDOPROTESI LASER DILATAZIONE LASER DILATAZIONE se recidiva CHIRURGIA 8.4 Attrezzatura per disostruzione laser-assistita 8.4.1 I Laser per broncoscopia: la parola laser è un acronimo per Light Amplification of Stimolated Emission of Radiation. I tessuti assorbono la luce intensa del laser e l’energia dissipata in forma di calore. L’interazione tessuto/luce determina la distruzione e la coagulazione tissutale. La laser terapia può essere eseguita sia con broncoscopio flessibile 35 che rigido con preferenza per il secondo per la possibilità di eseguire con questo la dilatazione bronchiale e la resezione di tessuto nella stessa seduta. L’indicazione principale all’uso del laser per la resezione broncoscopica è la lesione vegetante delle vie aeree centrali. Inoltre, può essere usato per il trattamento del carcinoma in situ. I rischi sono l’emorragia, la formazione di fistole e la perforazione della parete bronchiale, l’ustione e il pneumotorace. Il laser ideale per la broncoscopia dovrebbe essere trasmissibile da una fibra, sicuro, portatile e facile da regolare per raggiungere risultati clinici diversi, un’eccellente potere di coagulazione per trattare le emorragie, una capacità di resezione differente a seconda della patologia da trattare, un’elevata capacità di penetrazione sena perdita di potenza per ottenere un effetto citolitico [26-28]. I laser: Laser a CO2: Il laser ad anidride carbonica è stato il primo laser utilizzato per il trattamento di lesioni tracheeobronchiali. E’ un laser invisibile a gas non trasmissibile con i normali sistemi di fibre ottiche che emette una lunghezza d’onda di 10.600 nm. Date le sue caratteristiche e’ attualmente utilizzato nelle vie aeree superiori per il trattamento di lesioni laringee e tracheali prossimali. Neodymium: yttrium-aluminum garnet (Nd: YAG). E’ un laser di vetro. La sostanza attiva è un cristallo YAG arricchito da Nd. La sua lunghezza d'onda è 1,064 nm che puo’ essere trasmessa alla profondità di 1-1,5 cm. E’ più adatto per l'uso in broncologia, poiché è erogato attraverso una fibra di quarzo flessibile con sufficiente potenza per vaporizzare il tessuto producendo anche un buon effetto coagulante. Il laser YAG emette nel range infra-rosso ed è invisibile ma un laser a elio-neon per allineamento con la lunghezza d'onda di 633 nm permette di mirare l'obiettivo. La potenza può raggiungere 100 W, ma nelle applicazioni mediche correnti è sufficiente una potenza massima di 60 W. Laser ad Argon: la stimolazione di questo gas raro produce una radiazione sul blu-verde della luce visibile (lunghezza d'onda 488 o 514 nm). Queste lunghezze d’onda penetrano solo per 1-2 mm. La sua energia viene assorbita dall'emoglobina, e perciò ha un buon effetto coagulante, ma bassa efficacia nella vaporizzazione dei tessuti, a meno che non venga usata una modalità a contatto. Laser a diodi. Questi laser di nuova concezione si servono della tecnologia dei semiconduttori a diodo. La tecnologia a diodi riduce i problemi correlati alla complessità della cavità laser, permettendo la realizzazione di laser portatili compatti ad elevata potenza raffreddati ad aria. I laser a diodo ad alluminio gallio arsenico (AlGaAs) emettono 36 ad una lunghezza d'onda di 810 nm fino a 60 W, permettendo una sufficiente vaporizzazione ed una buona coagulazione. Laser yttrium aluminium perovskite (YAP)-Nd. La sostanza attiva in questi laser è YAP, che ha una lunghezza d'onda di 1.340 nm, che è assorbita dall'acqua 20 volte più rispetto a quella a 1.060 nm del YAG-Nd, determinando così un miglior rapporto efficacia/potenza. La coagulazione è particolarmente buona. Laser tullium: La sostanza attiva è un cristallo di YAG arricchito con Tullio (Tm:YAG); emette una lunghezza d’onda di 2.0 mm con una potenza fino a 50 watts. E’ particolarmente indicato per gli interventi chirurgici su parenchimi e parti molli. Infatti, la caratteristica della lunghezza d’onda è quella di essere completamente assorbita dall’acqua e quindi di vaporizzare le cellule che vengono a diretto contatto con la fibra. Il danno termico che si genera è dell’ordine di 0,4 mm al di sotto della parte venuta a diretto contatto con la fibra laser. 8.4.2 Le protesi tracheobronchiali: Le protesi tracheobronchiali sono utilizzate per ricanalizzare e mantenere pervie le vie aeree in caso di compressione maligna o di stenosi cicatriziale, per stabilizzare strutture malaciche e per trattare le fistole tracheo-esofagee. Le stenosi delle vie aeree possono essere infatti causate da vari tipi di neoplasia maligna. Mentre i tumori a crescita intraluminale possono essere rimossi, per es. dal laser, la compressione estrinseca delle vie aeree centrali richiese l’introduzione di una protesi. Lesioni della mucosa o della cartilagine spesso si complicano con stenosi benigne, di solito in forma di strozzatura mista, con crescita di tessuto di granulazione e malacia. Se il paziente è inoperabile un’alternativa possibile è l’impianto di una protesi. indicazione maggiore per il posizionamento di uno stent è la fistola esofagea o con la cavità pleurica. Una terza tracheo-bronco- Anche se le protesi non chiudono quasi mai completamente le fistole, si può raggiungere, nella maggior parte dei casi, un miglioramento della qualità della vita. Sono disponibili una vasta gamma di protesi: le protesi di Dumon sono quelle di polimero più comuni e devono essere inserite con uno strumento rigido [28-31]. Le protesi di metallo possono essere posizionate usando un broncoscopio flessibile. I modelli più recenti come le protesi Ultraflex di nitinolo e la piu’ recente protesi “Alveolus” in metallo completamente ricoperta di polimero possono essere inserite anche con il broncoscopio flessibile. I problemi più spesso riscontrati sono la mucostasi, la migrazione e lo sviluppo 37 di tessuto di granulazione. Le protesi di polimero possono essere riposizionate, rimosse o sostituite in ogni momento, il ché rende la procedura reversibile e sicura. Con le protesi in metallo il posizionamento è più facile, ma le complicazioni più frequenti e più difficili da trattare. Le protesi non rivestite vengono epitelizzate dopo poche settimane. Quindi, la mucostasi è rara, ma la formazione di tessuto di granulazione può essere notevolmente invalidante e mettere in pericolo di vita il paziente [28, 32, 33] Carcinoma infiltrante bronco principale Posizionamento stent Dumon dopo dilatazione Fistola Esofagotracheale Ultraflex Stent Fig. 14: stents in silicone e metalliche 9. TORACOSCOPIA MEDICA La toracoscopia medica indica l’esame endoscopico del cavo pleurico condotto in ambiente pneumologico solitamente in anestesia locale in una sala endoscopica dopo pneumotorace indotto o spontaneo mediante 1 o 2 porte di entrata e strumentario semplice monouso [3]. Va distinta dalla toracoscopia chirurgica identificabile con la chirurgia toracica video-assistita (VATS) [34]. E’ stata introdotta per la prima volta nel 1910 da un medico internista svedese, J. H. Jacobaeus, e inizialmente e’ stata usata quasi esclusivamente per scopi terapeutici per la lisi delle aderenze pleuriche onde indurre uno pneumotorace spontaneo nella tbc. Attualmente la toracoscopia medica viene utilizzata prevalentemente per la diagnosi e il trattamento dei versamenti pleurici e del pneumotorace spontaneo [3, 34-37]. 9.1 Strumentazioni tecniche Per la toracoscopia medica si usa una strumentazione simile a quella impiegata nella laparoscopia. In generale, si usa un trequarti a punta conica di 9 mm (compreso tra 6 e 11 mm), strumentazioni ottiche equipaggiate con sistemi a fibre ottiche a luce fredda che 38 permettono un’eccellente visione di tutta la cavità pleurica. Quando la visione diretta (0°) non permette di ispezionare sufficientemente la parete toracica vicino al punto di inserzione dello strumento, è preferibile usare un toracoscopio obliquo di 30° o 50° nell’ispezione abituale della cavità pleurica, e uno strumento di 90° per ispezioni particolari. Pinza rigida e telescopio sono gli strumenti usati per ottenere biopsie in visione diretta. Gli strumenti ottici flessibili sono stati introdotti nella pratica della toracoscopia ma non hanno riscontrato successo, poichè sono di difficile orientazione nella cavità pleurica e forniscono campioni di biopsia di piccole dimensioni [38]. Strumenti semi-flessibili con un manico rigido e un’estremità flessibile sono più utili previa valutazione clinica. La strumentazione video non è essenziale per l’esecuzione della toracoscopia medica, tuttavia, offre un grande vantaggio per la documentazione e l’insegnamento. La toracoscopia deve essere eseguita in condizioni sterili. Può essere eseguita in una sala operatoria o in una sala endoscopica. Tutti i materiali usati devono essere sterilizzati, l’esaminatore deve seguire le procedure chirurgiche per l’igiene delle mani e indossare guanti e camice sterili [3, 37]. 9.2 Tecnica di esecuzione: si puo’ suddividere l’esame nelle seguenti fasi: [3, 37] a) Induzione del pneumotorace: nel caso di piccoli versamenti pleurici o addirittura in assenza di versamento va sempre indotto un pneumotorace prima di inserire il trequarti. L’introduzione di 300-600 mL di gas è di solito sufficiente per evidenziare aderenze dei foglietti pleurici e la posizione del diaframma. b) Anestesia locale: dopo una premedicazione 30 min. prima dell’esame con diazepam ed atropina si inietta lidocaina nella cute e nei tessuti sottocutanei, talvolta si puo’ utilizzare una neuroleptoanalgesia c) Introduzione del trequarti d) Esplorazione della cavità toracica e) Esecuzione delle biopsie f) Drenaggio pleurico 9.3 Applicazioni Attualmente, la principale indicazione alla toracoscopia medica è il versamento pleurico ad eziologia sconosciuta, quando hanno fallito toracentesi e agobiopsia pleurica alla cieca. Le 39 malattie della parete toracica e del mediastino sono diventate sempre più di dominio, rispettivamente, della tomografia computerizzata e della risonanza magnetica. Le lesioni polmonari periferiche sono ora più facili da studiare grazie ai broncoscopi flessibili a fibre ottiche, alle metodiche di agoaspirazione transtoracica Tc guidatate alla toracoscopia chirurgica video-assistita (VATS); quest’ ultima ha acquisito un ruolo importante nelle malattie polmonari diffuse nel pneumotorace ricorrente e nelle neoplasie di mediastino e pleura (pleurectomia) [3]. 9.4 Complicazioni La toracoscopia medica ha una frequenza di complicazioni molto ridotta, con una mortalità inferiore allo 0.01%, a patto che tale metodica sia eseguita da personale esperto, siano rispettate le controindicazioni all’esame e le necessarie precauzioni [3, 4, 35, 36, 38-40]. Le controindicazioni alla toracoscopia sono rappresentate da malattie della coagulazione, ipossiemia, malattia cardiovascolare instabile, tosse non controllabile. In corso di toracoscopia medica è necessario monitorare continuamente la funzione cardiorespiratoria con elettrocardiografia (ECG), pulsossimetria e misurazione della pressione sanguigna sistemica. La somministrazione di ossigeno è sempre prevista durante l’induzione del pneumotorace e per tutto il tempo dell'esame, per prevenire l'insorgenza di ipossiemia anche lieve, crisi ipertensiva o episodi di aritmia cardiaca non significativi, che possono derivare da una riduzione della funzionalità respiratoria dovuta al pneumotorace [41]. L'emorragia grave è un evento rarissimo. E' necessario avere sempre a disposizione un dispositivo di elettrocauterizzazione per intervenire immediatamente in caso di sanguinamento. Tuttavia, il rischio di sanguinamento massivo è minimo se si scelgono punti di ingresso sicuri e le biopsie sono prelevate con cautela. L'induzione del pneumotorace si associa al rischio di embolia gassosa, tuttavia questa complicazione, fortunatamente, si verifica in meno dello 0.1% dei casi, se vengono prese le opportune precauzioni descritte in precedenza. L’edema polmonare da riespansione dei polmoni non compare durante la toracoscopia, in quanto il liquido rimosso dalla cavità pleurica è immediatamente sostituito dall'aria che entra attraverso il trequarti. Tuttavia, saltuariamente, dopo toracoscopia compare edema polmonare monolaterale, specie quando il polmone viene riespanso per aspirazione in maniera troppo rapida. 40 Dopo toracoscopia, va sempre inserito un tubo di drenaggio toracico per rimuovere gas o liquido pleurico residui [4, 40]. 1. Falcone F, Fois F, Grosso D: Endobronchial ultrasound. Respiration 2003; 70(2): 179-94. 2. Herth F, Becker HD, Ernst A: Conventional vs endobronchial ultrasound-guided transbronchial needle aspiration: a randomized trial. Chest 2004; 125(1): 322-5. 3. 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