fraGiacomo Foglio trimestrale sul Servo di Dio fra Giacomo Bulgaro (1879-1967) - Frate Minore Conventuale - Direzione e Redazione: Convento San Francesco - Piazza San Francesco 3 A - 25122 Brescia - Italia tel. 030.29.26.701 - fax 030.29.26.780 - Direttore Responsabile: p. GIANFRANCO CATTOZZO - Redazione: p. LEOPOLDO FIOR - Autorizzazione del Tribunale di Brescia n. 3 del 1998 Autorizzazione dei Superiori - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2 DCB Brescia Anno IX, n. 04 | ottobre-dicembre 2007 - Realizzazione Grafica: Cidiemme/Brescia - Stampa: Grafica Sette/Bagnolo Mella (Bs) 4/2007 Dagli scritti Nel tuo cuore Giacomo Bulgaro 1879-1967 Quarantesimo anniversario della morte O Gesù, mio Dio e mio Signore, che cosa devo fare in compenso dell’amore che mi hai dimostrato, fino a morire in croce a causa dei miei peccati? Lascia che io penetri nel tuo sacro Cuore e che non vi esca mai più, per tutta l’eternità. Madre mia, insegnami ad amare Gesù, che tanto mi ha amato e mi ama. Mio Dio, io ti amo. O Signore, concedimi che io sia sottomesso, amorevole, generoso, affabile, mite, paziente ed umile. O mio Dio, tu solo sii il padrone dell’anima mia. (1933, q 2, 188v-189v) Grazie San Francesco… A distanza di qualche mese dalla festa di Sant’Antonio, oggi dobbiamo dire grazie a questo santo definito “il più italiano dei santi ed il più santo degli italiani”. Un santo, a cui è dedicata la nostra chiesa, e che ha sempre suscitato ammirazione e devozione in tanti fedeli. Anche fra Giacomo ottant’anni fa, nel lontano 1928, bussò alla porta del convento ammaliato dalla figura del “poverello di Assisi”. Francesco, quest’uomo semplice, ma dall’animo vibrante di amore per il suo Dio, ha conquistato, con la sua spiritualità aperta a 360 gradi a Dio al prossimo ed alla natura, tutti coloro che si sono posti in dialogo con lui. Giacomo “il poverello di Brescia” è uno di questi semplici che, aperti alle Beatitudini, ha accettato l’impegnativo programma di vita dell’Assisate. Lui è una stella di prima grandezza tra quelle appariscenti, ma il cosmo di Dio è pieno di miriadi di stelle che brillano e testimoniano l’attenzione ai valori evangelici. Scorre il tempo, le stagioni muoiono e rinascono, ma il suo luminoso esempio rimane indelebile, anzi ringiovanisce questa figura, che addita traiettorie sempre nuove adattabile alla nostra società: traiettorie utili per giungere alla conoscenza e rivestirsi di Dio. fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 2 Quest’anno, il quattro ottobre, abbiamo rievocato la sua figura con una novità che, sicuramente, ha dato un’impronta nuova a questa festività celebrata dai bresciani. Alla messa solenne delle 10.30 sono intervenuti il parroco della cittadina, don Fausto Manenti accompagnato da un nutrito numero di concittadini, mentre il sindaco di Marone, dottor Angelo Teodoro Zanotti, a nome della ridente “città dell’olio” posta a settentrione del Sebino bresciano, ha offerto l’olio che alimenterà la lampada della pace posta dinanzi all’altare dedicato al santo di Assisi. Il superiore, p. Leopoldo Fior, ha detto fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 3 che “quest’olio, donato per alimentare la lampada della Pace possa ardere per perché San Francesco interceda per noi per la Pace nella nostra Provincia ed in una città dove l’integrazione è problematica tanto quanto il dialogo interreligioso. La lampada della Pace ci induca a riflettere ed a pregare per la salvaguardia del Creato”. Una celebrazione densa di religiosità ed emozioni per un Santo che invita a gettare ponti di fraternità. Suggestivi anche i canti interpretati dal coro “Le voci di Marone” che, ricamando di polifonia la celebrazione, hanno raggiunto il culmine con il capolavoro di Mozart “Ave verum”. A tutta la simpatica comunità Sebina un GRAZIE di cuore per questa testimonianza di vicinanza ad un Santo che ci invita a versare “l’olio della fratellanza” sulle ferite dell’uomo. Nel pomeriggio il tema della “Salvaguardia del creato e dell’amore alla natura” ha radunato, sul sagrato della chiesa, una variopinta folla di animali, che, con i loro simpatici latrati, miagolii, cinguettii, hanno lodato il Creatore. Fra Giancarlo Paris, formatore dei postulanti, che hanno animato la celebrazione, esordiva dicendo che “la leggenda racconta che quando San Rocco entrò in Paradiso cercò subito il suo cane, che per tanti giorni gli aveva portato il cibo e leccato le sue ferite. Non trovandolo si intristì tanto che gli altri Santi andarono a cercarlo e, trovatolo, glielo portarono. Ma, allora, anche San Giuseppe volle il suo asinello, che aveva scaldato Gesù Bambino, ed anche il bue. Fu così che, giorno dopo giorno, il Paradiso si riempì di animali, tanto da rendere felice anche Dio”. Ha concluso la giornata il solenne pontificale presieduto dal vescovo ausiliare, Monsignor Francesco Beschi, che, nella sua omelia ha dettato spunti sostanziali per leggere nella giusta dimensione la figura di Francesco, ricordato nell’ottavo centenario della sua conversione, avvenuta nel lontano 1207. Partendo da questa data significativa, ha evidenziato come la “sua conversione fu un fatto morale assumendo una vita diversa, migliore, rispetto ad una vita dissipata e mediocre. Infatti Francesco nel Testamento scrisse che per 25 anni visse “una vita tutta nei peccati”. La “Leggenda dei Tre Compagni” narra che: “Francesco era tanto più allegro e generoso, dedito ai giochi e ai canti, girovagava per la città di Assisi giorno e notte con amici del suo stampo, tanto generoso nello spendere da dissipare in pranzi e altre cose tutto quello che poteva avere o guadagnare”. Ma, ecco il cambiamento radicale: dalla dissipazione alla ricerca di infinito; dal culto dell’immagine alla semplicità; dall’ambizione e ricerca di gloria alla conversione come fatto esistenziale e con una mentalità diversa. Aveva fatto sue le parole di San Paolo che invitava ad “essere nuova creatura”. Nacque in Francesco una relazione nuova con il Cristo che lo portò ad una appartenenza nuova e, verso la fine della vita, radicale con l’impressione nel suo corpo delle “stigmate”. Monsignor Beschi ha concluso dicendo che “Francesco di Assisi ci riconsegna oggi tutte queste parole di Paolo, con la forza della sua testimonianza. Da quando il volto dei lebbrosi, amati per amore di Dio, gli fece intuire, in qualche modo, il mistero della “kénosi”, cioè l’abbassamento di Dio nella carne del Figlio dell’uomo; da quando poi la voce del Crocifisso di San Damiano gli mise in cuore il programma della sua vita: “Va’, Francesco, ripara la mia casa”, il suo cammino non fu che lo sforzo quotidiano di immedesimarsi con Cristo. Egli si innamorò di Cristo. Le piaghe del Crocifisso ferirono il suo cuore, prima di segnare il suo corpo sulla Verna. Egli poteva veramente dire con Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me Ecco che cosa sentiva Francesco per Gesù, stando a ciò che narra il suo primo biografo: “Gesù portava sempre nei cuore. Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie, Gesù negli occhi, Gesù nelle mani, Gesù in tutte le altre membra...”. A noi attualizzare i messaggi di questa giornata densa di significati. fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 4 Il cammino di Fra Giacomo Lo scorso 22 settembre 2007, si è svolto il pellegrinaggio a piedi che annualmente, dalla nostra chiesa di San Francesco a Brescia raggiunge la Pieve della Formigola a Corticelle. Quest’anno l’affluenza è stata scarsa, forse la causa si deve trovare nell’interruzione dello scorso anno. Vi hanno partecipato una ventina di pellegrini e i 15 postulanti. Guidava il gruppo padre Giancarlo Paris. Durante il cammino, che si è svolto, come di consueto lungo il sentiero che costeggia il fiume Mella, ci siamo fermati per alcune tappe di preghiera, seguendo un itinerario che ci ha aiutati a riflettere sulla conversione e sulla nostra vita cristiana. C’è da dire che il paesaggio e la giornata sono stati eccellenti. Il sole ci ha accompagnato, ma la frescura ha fatto in modo che la fatica non si facesse sentire più di tanto. La seconda parte del cammino, poi, si svolge in un parco fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 5 naturale, ben curato e davanti ai nostri passi abbiamo visto fuggire alcune lepri e volteggiare sulle anse del fiume alcuni aironi cinerini. Una bellissima concretizzazione dell’amore di San Francesco per il Creatore, riconosciuto nella bellezza del creato. All’arrivo ci ha accolti il parroco di Corticelle, che ci ha rivolto un breve saluto. Dopo il veloce rinfresco e la benedizione, il ritorno in città con il pullman. C’è stata anche la gradita sorpresa di sapere che due coppie di sposi, all’insaputa una dell’altra, si erano iscritte per festeggiare l’anniversario di matrimonio. Si erano sposate lo stesso giorno, lo stesso anno, ma in due località diverse. Fra Giacomo le ha riunite in questo ringraziamento e diventare amiche. Il “cammino di Fra Giacomo” nella sua semplicità è diventato uno degli appuntamenti fissi del nostro Convento. Lo ripetiamo più volte all’anno: a maggio per la chiusura dell’anno vocazionale, insieme ad alcuni giovani. Lo scorso anno ci avevano accompagnati Stefano e Sara che poi ai primi di giugno si sono sposati alla Pieve. Avevamo scelto come titolo del cammino, questa parola di Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Gesù ci prende con sé sulla strada, ci guida, ci illumina il cammino, perché è la verità e ci consente già ora di partecipare alla sua vita, che grazie alla risurrezione, è diventata eterna. Ogni cammino è un cammino di trasformazione, un cammino misterioso. La vera necessità è, per l’uomo spirituale, rimanere in cammino, nello stato di cammino, sulla via che è Gesù per poter vivere il suo Battesimo e con la fede e la speranza che gli vengono dal Cristo, sopportare quei momenti di fatica, di peccato e di croce che fanno parte della vita. Frate Giancarlo Paris Il postulato di san Francesco Il 13 settembre ha avuto inizio il nuovo anno di postulato nel Convento di Brescia. Sono entrati nel noviziato tre postulanti dello scorso anno: Fabio, Nicola ed Alfonso. Li abbiamo accompagnati alla Basilica del Santo a Padova dove hanno incontrato i loro nuovi compagni ed il maestro padre Antonio Bertazzo. Il ritiro di inizio anno si è tenuto in altri due luoghi antoniani: il convento di Camposampiero e l’Arcella con celebrazioni eucaristiche presso il santuario del Noce, custodito dalle monache clarisse e all’altare della nicchia dove è spirato il Santo. Ci ha aiutato nella riflessione di partenza riflettere sulle titubanze di Mosè davanti all’invito di Dio di farsi liberatore del popolo oppresso. Il postulato di Brescia è interprovinciale, cioè i ragazzi che lo compongono provengono da diverse province Religiose. In tutto sono 15: David (romano), Raffaele (leccese), Tommaso (imolano) e Andrea dalla Provincia Bolognese; Pietro Li e Pietro Huan dalla Cina, ma appartengono alla Custodia di Assisi; Vito, il più giovane del gruppo (18 anni) dalla Puglia, Davide dall’Umbria, Santino e Davide (il più “anziano” 38 anni) dall’Abruzzo, Vincenzo (Basilicata) e Paolo dalla Napoletana, Enrico (veneziano), Gabriele (bergamasco) e Andrea (bresciano) sono della provincia Patavina. Molti ragazzi sono laureati, altri provengono dal mondo del lavoro. Qualcuno per venire in Convento ha dovuto affrontare la seria prova dei genitori che non ne condividevano la scelta. Anche l’equipe formativa si è arricchita con l’arrivo di padre Carlo Vecchiato, che avrà il ruolo di padre spirituale e affiancherà il rettore p. Giancarlo e il vicerettore fr. Francesco. Quest’ultimo il 20 ottobre scorso è stato ordinato diacono dal vescovo ausiliare, Mons. Francesco Beschi nella nostra chiesa. La celebrazione è stata suggestiva e ha visto raccolte intorno a Francesco molte persone e tantissimi frati provenienti dalle varie province. La nostra giornata di postulato è scandita dalla preghiera comunitaria: Lodi alle 6.45, ora media a mezzogiorno, vespri e Santa Messa alle 18.15 e compieta alle 21.30. alle 18.00 si recita il Santo Rosario insieme ai fedeli in chiesa. La mattina abbiamo formazione interna (Francescanesimo, Ecumenismo, Psicologia vocazionale, Introduzione alla Preghiera della chiesa e alla meditazione della Parola di Dio…). Il pomeriggio a turno svolgiamo del volontariato: catechismo in parrocchia (Santi Nazario e Celso) e a Gazzolo dai nostri frati che hanno una parrocchia intitolata al Santo di Padova a Casa Betel con donne recuperate dalla strada, Hospice con malati terminali, Nuova Genesi (legata al problema Aids), la Casa di Riposo La Residenza per l’aiuto nei pasti e all’Accoglienza presso la Parrocchia di San Lorenzo. Infine, ogni giorno, due di noi si recano alla Mensa Menni, opera della Caritas Diocesana per la distribuzione dei pasti ai poveri. Ordinazione diaconale nella chiesa di San Francesco Fra Francesco Ravaioli, recentemente ordinato diacono, così esprime la sua gioia nell’essere a servizio dei fratelli. fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 6 Postulanti e formatori del Convento San Francesco di Brescia L’inizio dell’anno si è aperto col pellegrinaggio a piedi da Brescia a Corticelle, presso la Pieve per chiedere l’aiuto di fra Giacomo e la sua protezione. Abbiamo anche lavorato sodo per riverniciare gli infissi delle finestre della nostra casa, seriamente provate dalle intemperie. Nel nostro convento mensilmente si raduna il gruppo vocazionale, sono una decina di ragazzi che si interrogano sulla direzione da dare alla propria vita, sono accompagnati da padre Alberto Tortelli (di Longhena) e da padre Alessandro Brentari che ha portato tantissimi giovani ad abbracciare la vita di Francesco. Nell’imminenza della solennità di San Francesco il 1 ottobre si è svolta nella nostra chiesa una veglia ecumenica. Vi partecipavano Mons. Francesco Beschi per la Chiesa Cattolica, il pastore Jonhatan della Chiesa Valdese, un pastore anglicano e due sacerdoti ortodossi. Vi chiediamo un ricordo nelle preghiere e vi promettiamo il nostro. “Da poco più di un anno vivo a Brescia, in questo convento in cui fra’ Giacomo ha trascorso tutti gli anni della sua vita religiosa. Lo scorso 20 ottobre, alle ore 11.00, in questa nostra Chiesa di San Francesco il Vescovo ausiliare di Brescia, Mons. Francesco Beschi, con l’imposizione delle sue mani e la preghiera di consacrazione mi ha ordinato diacono. È stato un giorno particolarmente gioioso, in cui si sono fatti visibili l’affetto e la vicinanza di tanti: oltre ai miei familiari e parenti di Ravenna, ai frati della Provincia bolognese cui appartengo e di questa Provincia patavina in cui vivo, si sono uniti a questo momento di preghiera e di festa molti amici bresciani, assidui frequentatori della nostra chiesa e della nostra comunità francescana. È stato un giorno di emozioni forti per me. Una tra tante: nel giorno in cui - sacramentalmente - diventavo servo, mi sentivo più che mai servito! Sì, perché il diacono - fin dal Nuovo Testamento - è per antonomasia colui che accetta di conformare la propria esistenza a quella di Cristo, che «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10, 45). Il diacono è colui che il vescovo invia ad esercitare in suo nome il servizio della carità e della Parola a favore della comunità cristiana. E proprio mentre la preghiera del vescovo e della comunità faceva di me uno mandato «per servire», mi sentivo al centro delle attenzioni «per essere servito». Servito dai postulanti e dai miei frati, che molto hanno fatto per preparare quella giornata; servito dal vescovo, che mi ordinava dopo una splendida omelia; servito dalle attenzioni dei miei e di molti, che mi hanno comunicato un grande affetto; servito dalla preghiera di tantissimi, che hanno così affidato al Signore la delicatezza del nuovo ministero ordinato. Pur sorpreso da uno dei tanti paradossi della vita cristiana - essere servito mentre ti appresti a farti servo - mi sono gustato questa novità, come per attingere forza per il futuro. E proprio guardando al ministero che da qualche tempo sto cercando di vivere, mi affido alla vostra preghiera e a quella di questo confratello speciale che è fra’ Giacomo, lui che tanto ha servito in vita sua... anche senza essere diacono”. frate Francesco Ravaioli fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 7 notizie in pillole Perdon d’Assisi Il “Perdon d’Assisi” è tappa obbligatoria per tanti fedeli bresciani che, come da tradizione radicata nella loro solida religiosità, hanno continuato a varcare la soglia della chiesa per ottenere l’indulgenza plenaria per sé o per i propri defunti. Da secoli, la Chiesa concede questa indulgenza, detta della “Porziuncola” e data da papa Onorio III a Francesco d’Assisi per quella semplice chiesetta, e poi estesa anche a tutte le altre chiese francescane e parrocchiali. Le “Fonti Francescane” narrano che “una notte dell’anno 1216, Francesco, immerso nella preghiera e nella contemplazione, implorò il Signore che, per la salvezza delle anime, “a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. Ottenne dal papa questa grazia spirituale per cui, con gioia diceva: “Io vi voglio mandare tutti in paradiso, e vi annuncio una Indulgenza, che ho ottenuto dal sommo pontefice. Tutti voi, che siete venuti oggi, e tutti coloro che ogni anno verranno in questo giorno, con buona disposizione di cuore e pentiti, abbiano l’indulgenza di tutti i loro peccati”. Ed anche oggi, consapevoli di questa grazia, tanti fedeli hanno creduto alle parole di Francesco d’Assisi, uomo di ieri, ma che profuma con la sua santità anche il nostro oggi quotidiano. Con lui, in cammino, siamo in ottima compagnia. Immacolata Come ogni anno, in questa solennità, si rinnova un’antica tradizione mariana che i frati conventuali della chiesa di S. Francesco celebrano da secoli in onore della Vergine Immacolata. Fin dal 1476 esisteva una “Congregazione mariana” alla quale il generale dell’ordine, p. Francesco Sanson, - munifico benefattore della chiesa che apparteneva alla sua giurisdizione religiosa - aveva accordato speciali privilegi oltre a pregevoli manufatti d’arte ed ampliamenti della zona conventuale. Come da secolare tradizione, nella serata dell’8 dicembre, il vescovo presiede la solenne concelebrazione mentre il sindaco, a nome di tutte le autorità pubbliche e della cittadinanza, offre alla Madonna due ceri simbolo di “affidamento” della città alla Vergine. Il Vescovo ha ricordato ai numerosi fedeli che “vivere è vocazione, è chiamata di Dio; è responsabilità davanti a Dio dal quale abbiamo ricevuto tutto quello che siamo; ed è responsabilità a favore degli altri che Dio ci affida come fratelli”. Ha sottolineato che Maria ci ricorda “che la nostra vita non è una relazione a due: io e gli altri; ma una relazione a tre: io e gli altri sotto lo sguardo di Dio; io, responsabile degli altri davanti a Dio”. La cerimonia si è conclusa con la benedizione e l’offerta da parte del vescovo, Mons. Luciano Monari, nuovo vescovo della diocesi bresciana, di una rosa bianca augurale al sindaco Paolo Corsini, al prefetto, alle autorità ed a tutti i partecipanti. Solennità dei Santi e Commemorazione dei fedeli defunti Anche quest’anno, le due giornate liturgiche hanno richiamato numerosi fedeli nella nostra chiesa dove molti hanno potuto accostarsi al Sacramento della Riconciliazione favoriti anche dal folto gruppo dei confessori. Essendo giorno festivo, molti si sono recati nei cimiteri per visitare i propri morti. Nella nostra chiesa, la “Solennità dei Santi” è culminata nella Messa Vespertina, celebrata dal superiore p. Leopoldo Fior, e resa solenne dalla “Corale S. Francesco”, che ha ricamato i vari momenti liturgici con brani musicali adatti a sottolineare la festosità di questa celebrazione. La chiesa invita a ricordare i nostri fratelli, che ci hanno preceduto nell’incontro con il Padre, e che ci hanno lasciato innumerevoli modelli di esperienza cristiana: è un arco di ingresso che si protende nella luce piena di Dio. Nel giorno dedicato alla “Commemorazione dei fedeli defunti”, fin dal mattino, pur essendo giorno lavorativo, le Messe sono state molto partecipate. I fedeli, alle solite condizioni, hanno potuto ottenere l’indulgenza plenaria. fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 8 dal registro dei fedeli Accanto alla tomba di fra Giacomo, un registro accoglie le preghiere e la riconoscenza di tanti fedeli • Ho conosciuto fra Giacomo, e mio figlio fece il chierichetto qui per diverso tempo e Padre Giustino ha celebrato il mio matrimonio il 27 maggio 1954 nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso. Da tempo prego l’umile frate perché protegga la mia famiglia. • Ciao fra Giacomo dai cresimandi di Bedizzole, Ciao! • Caro fra Giacomo, la piccola Alessia è tornata a Milano per la visita di controllo. Ha preso 800 grammi di peso. È una bellissima notizia! Grazie. Continua a pregare per lei e per i suoi genitori. Aiutali in questo calvario, in fondo al quale brilla ora una luce di grande speranza. Grazie ancora. Ricordaci tutti nelle tue preghiere. • Anch’io mi affido ancora a te, caro fra Giacomo. Da molto tempo ti vengo a trovare e mi affeziono sempre di più e sono sempre più sicuro che mi esaudirai completamente, anche se è da molto tempo che ti prego ed attendo. Sono fiducioso ed esco dalla preghiera ancor più sereno e veramente fiducioso in te ed in quello che la Provvidenza vorrà dopo la tua potente intercessione. Ti voglio bene, aspetto presto la tua canonizzazione, ed il tuo tocco finale. Anna ed io preghiamo ed aspettiamo con tanta speranza la tua benedizione. Non tardare, ed aiutaci ancora. Dal cielo continua a pregare per noi. • Caro fra Giacomo, ritorno ancora qui, a scriverti, perché so che sai ascoltare il mio cuore e sai quanto desideriamo, io e mio marito, un figlio. Ho tanta fede e prego perché questo avvenga: Pregherò con fede e cercherò di essere più costante nel venire in chiesa. Ti ringrazio per quello che mi dai. • Caro fra Giacomo, intercedi affinché io ritrovi la pace nel cuore. Guida, illumina e rendi armonioso il mio rapporto con Emanuele. Benedicilo e aiutaci nel nostro nuovo cammino di coppia. Fa’ che non dimentichiamo mai che senza il Signore tutto è vano. Aiutami a risolvere le ultime difficoltà che tu sai. Grazie • Caro fra Giacomo, ti prego in questo particolare periodo di sofferenza della famiglia di mia moglie per la malattia grave che ha colpito mio suocero. Speriamo, noi tutti in famiglia, in una tua intercessione presso il Signore perché egli possa sostenerci nella prova. Speriamo in un possibile miracolo perché a Dio nulla è impossibile. Di questo ne siamo certi per fede. Grazie fra Giacomo! • Caro fra Giacomo ti ringrazio per aver risposto subito alla mia intercessione. Ora ti chiedo di non dimenticarti della mia seconda preghiera. Fa’ che presto possa rimettermi in sesto e così riprendere la mia dignità di persona, tu sai come. Sia fatta non la mia, ma la volontà di Dio. • Fra Giacomo aiutami a ritrovare l’amore di Dio Padre ed a lasciarmi da Lui amare e convertire. vorremmo ringraziare Da queste semplici pagine di cuore tutti i lettori che, Giacomo Bulgaro, devoti del Servo di Dio fra o a reperire i fondi con le loro offerte ci aiutan “Foglio trimestrale” per poter stampare questo lle virtù in modo da evidenziare que a” sci Bre di del “poverello olo ad una vita cristiana che possano essere di stim vissuta più intensamente. di BUON NATALE Grazie di cuore ed AUGURI e FELICE 2008! fra giacomo story Nell’imminenza delle Festività Natalizie, riportiamo un fatto, narrato da p. Renato Belluzzo e descritto pittoricamente dalla Zanardini. Questo fatto accadde realmente dato che è stato ricordato nella testimonianza recente di un nostro ex-fratino che, durante i suoi studi ginnasiali, visse a Brescia ed ebbe modo di conoscere fra Giacomo. Il fatto dimostra non tanto l’ingenuità, quanto la bontà, la disponibilità e le attenzioni del Servo di Dio nei confronti dei suoi poveri. La befana “Il giorno dell’Epifania, un tempo i fanciulli, ancora assonnati, correvano di presto mattino verso il camino dal quale pendevano benefiche calze piene di ogni ben di Dio: caramelle, castagne, noci, dolciumi, e... l’immancabile carbone. Grida di gioia tempestavano i casolari e la buona vecchietta, discesa puntualmente dall’alto dei tetti, si godeva lo spettacolo. L’usanza, che ricorda i doni dei Magi a Gesù, era entrata persino nel vetusto convento francescano di Brescia e, la sera della vigilia della festività, i giovani seminaristi flessuosamente sciamavano alle celle dei religiosi, specie a quella del Superiore, e alle porte appendevano delle calze capaci e resistenti. Quella volta non trascurarono neppure la stanzetta di fra Giacomo, che disponeva solo di poche cose, assolutamente necessarie; di frutta, mandorlato, cioccolato neppure l’ombra! Ma in certe circostanze si può tentare: non si sa mai! Il Servo di Dio anche quel mattino si alza presto: c’è ancora tanto buio nel corridoio, ma non così da impedirgli di accorgersi della inaspettata sorpresa! Svelto, appaia quelle calze, un vero dono della Provvidenza, e poi si reca difilato in portineria e, con un largo sorriso di compiacenza, le dona ai poveri, accorsi, come il solito, già alle prime luci. Infreddoliti, questi se ne vanno veloci alle loro povere dimore con l’intento di infilarle subito e fare una buona volta discreta figura! Ma non trascorre tanto tempo che, alla spicciolata, i beneficati arrivano a passo veloce, con un disappunto, grosso così, sul viso. Vivaci le rimostranze: “Fra Giacomo, ma che roba ci ha regalato! Che razza di calze sono mai! Una diversa dall’altra!” Il Servo di Dio stenta a capire e allargando le braccia: “Pòta! Me le hanno consegnate così”. Ben presto, chiarito l’equivoco, la delusione cessa e una schietta, prolungata ilarità scoppia sul volto di tutti”. Nella neve... con “Come ho già avuto modo di raccontare, da bambino abitavo in una casa di Via S. Francesco d’Assisi ed alla finestra della mia cameretta che dava su un cortile interno del Convento - passavo ore ad osservare lietamente la vita dei frati che così hanno sempre fatto un po’ parte della mia famiglia. Ero ancora molto piccolo, nemmeno 3 anni, quando la mia mamma mi portò a conoscere per la prima volta Fra Giacomo: dal quel momento la sua infinita dolcezza ed il suo Santo sorriso si impressero nel mio cuore, per non abbandonarlo mai più. Proprio mia madre, oggi anziana, ma di memoria notevole, riguardo a fra Giacomo mi ha ricordato qualche tempo fa, nei minimi particolari, un episodio della mia infanzia che l’aveva molto colpita (e anche divertita) del quale io non rammentavo che i sommi capi. Una domenica mattina nell’inverno del 1957 Brescia si svegliò sotto una spessissima coltre di neve, caduta abbondante nella notte; tutto era ovattato e silenzioso, ed io avevo 4 anni - accompagnai volentieri la mamma alla S. Messa nella Chiesa di S. Francesco, calpestando allegramente e con molto piacere la neve alta lungo la strada. Ci recammo poi a salutare Padre Giustino Carpin - all’epoca Padre Guardiano del Convento - che ci fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 10 dal diario ... n il permesso di Fra Giacomo accolse e ci fece poi entrare, quasi a sorpresa, nel celebre chiostro trecentesco: quale spettacolo! Qui la neve altissima, ancora bianca ed incontaminata (diversamente da quella della strada) sui tetti e le tettoie, sulle balaustre, tra le colonne, e soprattutto sulle 4 aiuole del giardino, aveva creato un meraviglioso paesaggio incredibile ed intatto, che non avevo mai visto prima d’allora. Niente aveva corrotto quel compatto manto, nessuno aveva posato un piede, una mano, o un solo dito su di esso: quella neve rappresentava la purezza assoluta della natura, opera di Dio. Mentre rimiravo quasi in estasi tanta bellezza, Padre Giustino e mia mamma - non poco divertiti per il mio stupore - mi invitavano a camminare nella neve alta, a giocare e calpestare finalmente quelle bianchissime aiuole; ai loro inviti si aggiunsero poi i pressanti incoraggiamenti di Padre Casimiro Gastaldi e di Padre Angelo Beghetto, anch’essi giunti nel frattempo nel chiostro. Io però non mi mossi, mi sarebbe piaciuto ma non volevo rovinare quella meraviglia, e così risposi: “No, è troppo bella... non mi sento, non posso”. Fu a quel punto che il Padre Giustino Carpin proruppe in una inattesa indimenticabile preghiera: “Signore fra Giacomo n. 04 | ott.-dic. 2007 - 11 - recitò Padre Giustino - conserva sempre così candida come questa neve l’anima di questo bambino”. E subito dopo - illuminandosi - disse ancora, rivolgendosi a mia mamma: “Forse ho capito, e avrei dovuto capirlo prima: c’è solo una persona qui che può dargli il permesso di calpestare la neve, chiamiamo Fra Giacomo!”. Giunse quindi nel chiostro fra Giacomo (al quale Padre Casimiro aveva intanto spiegato il mio “problema”) che subito sorrise come al solito, mi diede una carezza e, tranquillizzandomi, disse: “Vai, vai.., va a giocare.” Se lo aveva detto Fra Giacomo pensai (non sapevo perché) - allora potevo andare. E così, dapprima timidamente e poi prendendo più coraggio, mi inoltrai felice nell’aiuola facendomi strada e sprofondando tra bianche pareti di neve più alte di me, mentre - sotto il portico - tutti commentavano la scena divertiti e soddisfatti. Molto più tardi finalmente capii anch’io quello che Padre Giustino aveva capito quel giorno: l’unico che poteva dare il permesso era Fra Giacomo perché il suo era il permesso... di Gesù. Un bambino innocente poteva perciò essere sicuro che non avrebbe dato al Signore il minimo dispiacere”. Cesare Carini Tratto dal suo Diario, ecco un vivace e spontaneo ricordo autobiografico di fra Giacomo che narra come, durante le feste natalizie, a tombola vinse… la “Storia di un’anima”: autobiografia di S. Teresa di Gesù Bambino. Un frate semplice, ma che viveva una spiritualità intensa. “Qui nel monastero, nelle feste da Natale all’Epifania, i chierici del Collegio Missionario hanno vacanza, e per ricreazione alla sera giocano alla tombola. Il rettore del collegio, prima di incominciare il gioco, espone i premi per i vincitori: ambo, terno, quaterna, ecc. e per premi ci sono dei bei libri. La sera del 2 gennaio 1938 alle ore 9, dopo aver finito i doveri che dovevo fare, andavo alla loro ricreazione per partecipare, sempre con il consenso del P. Superiore, al gioco della tombola che avevano già incominciato. Finito il gioco in corso, ne cominciava subito un altro. Presi una cartella, il rettore espone i premi assegnati per l’ambo, terno… e per tombola: Ah, Padre, era il libro della santa! Il mio cuore non sapeva mantenersi calmo: se potessi prenderlo! Incomincia il gioco. Ambo, terno, quaterna e cinquina erano già stati vinti e la mia cartella non era coperta che di pochissimi numeri. Il cuore mi batteva forte forte. D’un tratto le cose dal diario di fra Giacomo cambiano: i numeri mi vengono uno dopo l’altro fino agli ultimi; anche gli ultimi vennero subito a coprirmi la cartella. Il chierico che mi stava accanto gridò: “Tombola, fra Giacomo!”. Avevo vinto il libro, ed il cuore mi si riempì di gioia. Ma la consolazione dovette arrestarsi subito, perché un altro aveva vinto col medesimo numero. Eravamo così in due a disputarci il libro. Il Rettore dispose che colui al quale sarebbe toccato in sorte il numero più alto avrebbe preso il libro. Sospiri maggiori! Fu estratto il numero, che per primo era stato assegnato a me: era il numero 15. Padre mio, la meraviglia fu generale, perché si pensava che dovessi abbandonare ogni mio pensiero. Da parte mia, in quel momento, non sapevo come fossi... me ne restai calmo. Venne estratto il secondo numero: era il numero 10. Ringraziai la santa con tutto il cuore. Ella dall’alto dei Cieli mi sorrideva: il libro era mio! La ringraziai con tutto l’affetto per la singolare predilezione. Feci vedere il libro al superiore, il quale mi rispose di tenerlo per mio uso. Chiesi al confessore se potevo leggerlo e, dopo aver avuto il suo beneplacito, ne feci quotidiana lettura spirituale; e, mentre scrivo, sono trascorsi soltanto due mesi da quando l’ho terminato, cioè alla fine di febbraio di quest’anno 1939”. Per la vostra corrispondenza con noi, scrivete a: fra Giacomo Convento San Francesco Piazza San Francesco 3/A 25122 BRESCIA - Italia tel. 030.2926701 fax 030.2926780 In INTERNET il nostro indirizzo è: www.fragiacomo.net e-mail: [email protected] CCP n. 15515257, intestato a: Istituto Lombardo delle Missioni Estere dei Frati Minori Conventuali P.ta San Francesco d’Assisi 3/A 25122 BRESCIA Chiesa San Francesco Brescia Orari di apertura giorni feriali: 6,30 - 11,30; 15,00 - 19,30 giorni festivi: 7,00 - 12,30; 15,30 - 19,30 Sante Messe feriali: ore 7,00, 9,00, 10,00; 18,30 festive: 8,00, 9,30, 10,30, 11,30; 18,30 Negli orari di apertura è sempre disponibile un confessore Per raggiungere la chiesa: dall’autostrada seguire le indicazioni per il Centro storico della città dalle stazioni ferroviaria e autobus in pochi minuti a piedi Ringraziamo di cuore chi ci aiuta nella promozione della causa di canonizzazione del Servo di Dio e per la stampa di questo foglio. 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