Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 95 26 Febbraio 2013 97 Pagine Mercato Honda CB500F e CBR500R Suzuki Burgman 400 Lux Periodico elettronico di informazione motociclistica Speciale SBK Articoli, pagelle e gallery della gara di Phillip Island Nico Cereghini “La moto bella e la moto brutta” Riflessioni dopo la visita a Novegro | Prova su strada | Triumph Tiger Sport 2013 da Pag. 2 a Pag. 15 Massimo clarke come scaldare il motore a freddo All’Interno NEWS: Intervista a Federico Sabbioni (Ducati Hypermotard) e Gianluca Di Oto (Moto Guzzi California) | Clarke: la mostra-scambio di Novegro | SPORT: Lo Cicero, il gigante innamorato delle moto | Schurter dalla MTB all’enduro Triumph Tiger Sport 2013 PREGI Motore e Ciclistica DIFETTI Protezione dall’aria Prezzo 11.990 € Prova su strada Tre, numero magico! di Andrea Perfetti | Sono bastati pochi sapienti ritocchi per creare la Tiger Sport sulle ceneri della precedente 1050. ABS di serie, 125 cavalli e una ciclistica sana sono gli ingredienti di una moto che ci ha convinti. Anche nel prezzo (11.990 euro) 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito T riumph Tiger Sport 2013. La prova su strada Barcellona (Spagna) – Capita alle volte che basti un solo ingrediente a rendere magico un cocktail. E così è successo alla Tiger Sport 2013, che prende il posto della precedente 1050. Il suo motore tre cilindri, evoluto e aggiornato nel corso degli anni, rappresenta oggi lo stato dell’arte in termini di erogazione e di piacere di guida. È stato affiancato via via dai nuovi propulsori di 800 e 1200 cc, ma non soffre di complessi di inferiorità. Anzi, la prepotenza che mostra ai medi resta qualcosa di unico e irripetibile. Con questo modello la Tiger Sport giunge oggi alla piena maturità, sono bastati infatti pochi ritocchi mirati (frutto dei consigli degli attuali possessori) per fare della Tigerona più stradale una signora moto, capace di confrontarsi senza alcun timore con le sempre più agguerrite concorrenti. Dalla sua c’è anche un prezzo davvero interessante, decisamente inferiore a quello delle sportive a manubrio alto più in auge. La Tiger Sport durante la nostra prova ci ha spiazzato. In tutta onestà non credevamo che le poche modifiche alla ciclistica potessero modernizzare così tanto la guida. Invece la nuova taratura della forcella e, soprattutto, il nuovo forcellone monobraccio (più lungo) hanno cambiato volto alla tre cilindri di Hinckley. Ora ha una guida più facile e rotonda, è rapida nei cambi di direzione e nel misto va fortissimo con poco impegno. E poi c’è sempre la spinta del “tre”, ora da 125 cavalli, che anche con lo scarico di serie ha una progressione ai medi semplicemente spettacolare. C’è chi si spinge a definirlo uno dei più bei motori motociclistici degli ultimi venti anni. Sapete cosa vi diciamo? Non ha tutti i torti. La Tiger diventa Sport Rivista nel design del cupolino e della parte posteriore (sensibilmente più bassa), ha il forcellone monobraccio e il nuovo motore da 125 cv abbinato al cambio rivisto nel selettore. Di serie 4 Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica anche un’evoluzione dell’ABS abbinato all’impianto Nissin. Ce ne he parlato dettagliatamente il product manager, Simon Warburton, in questa intervista. Facciamo un passo indietro e partiamo dal nome. La nuova Tiger 1050 cambia e ora si chiama Tiger Sport per meglio definire il suo ruolo all’interno della famiglia Tiger (che comprende Explorer 1200 e 800, vale a dire le sorellastre adventure). La Sport arriverà in Italia a fine marzo nelle colorazioni bianca o rossa a 11.990 euro. Un prezzo, come detto, interessante, che fa della Tiger Sport una valida alternativa alle altre, apprezzate moto sportive a manubrio alto, contraddistinte dalla ruota anteriore da 17” (pensiamo alla Ducati Multistrada, alla Honda Crossrunner e alla KTM 990 SMT). Della 1050 precedente in Italia sono stati venduti 100 esemplari nel 2012, mentre della Sport la filiale italiana prevede di piazzarne 400. Un obiettivo che, nonostante la crisi che taglia le gambe ai consumi, ci pare raggiungibile: di sostanza qui ce n’è davvero tanta, come vedremo più avanti. 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 120 novità La Tiger Sport monta oltre 120 pezzi inediti, tra carrozzeria e meccanica. Il tre cilindri è ora più potente, ha 125 cavalli a 9.300 giri (10 in più) e 104 Nm a soli 4.300 giri (+6 Nm). È migliorato il selettore del cambio per avere innesti più dolci, ed è stata accorciata del 3% la sesta marcia. È nuovo lo scarico in alluminio. Esiste anche la versione più sportiva e leggera (ma pur sempre omologata) realizzata da Arrow, a cui si abbina la mappatura dedicata: si risparmiano 2 kg e si guadagnano 2 cv. Ne vale la pena? Dopo averla provata, diciamo francamente di no: il sound è gustosissimo già con il silenziatore di serie, mentre la mappatura sportiva sporca troppo l’erogazione ai bassi, creando una risposta brusca nel chiudi-apri, altrimenti assente nella configurazione standard. I consumi calano leggermente 6 Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove grazie alle regolazioni della centralina EFI. Ora in città la Tiger consuma 6,6 l/100km, mentre a 120 km/h si accontenta di 5,1 l/100km (dati dichiarati). L’ABS è presente di serie, abbinato all’impianto frenante Nissin con pinze ad attacco radiale e dischi anteriori da 320 mm. È disinseribile e regala spazi di frenata molto ridotti. A 130 km/h sul bagnato la moto si arresta in 91 metri (prima erano 98,3). Sono nuovi anche gli pneumatici, sulla Tiger Sport arrivano i Pirelli Angel ST (120/70-17 e 180/55-17). Le sospensioni sono Showa, interamente regolabili. Forma e sostanza Oltre alla sostanza, la Tiger Sport riceve un make up significativo anche nella forma. È nuovo il faro, ora più potente per ovviare alla scarsa luce prodotta dalla versione precedente, sono rivisti 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica Il tre cilindri da 125 cavalli è un campione di emozioni. Rasenta la perfezione e ravviva il dibattito: servono davvero 150 e passa cavalli su questo tipo di moto? i fianchetti (che mostrano più motore) ed è più basso il posteriore. Il passeggero non è più sul cucuzzolo della sella (più bassa di ben 4 cm), e anche il pilota piazza i piedi a terra facilmente (la sua dista 83 cm dal suolo, ma è anche più stretta davanti). Dal 2013 troviamo un inedito forcellone monobraccio (diverso da quello della Speed Triple), più lungo per avere maggiore stabilità e decisamente bello: lascia in vista il cerchio a razze sdoppiate che cambia la vista laterale destra 8 della Tiger Sport. Rispetto al passato c’è un abisso a livello estetico. Sono inediti pure i blocchetti elettrici e le borse basculanti. La moto pesa in ordine di marcia (con 20 litri di benzina) 235 kg ed è aumentata la capacità di carico (da 200 a 222 kg). La nostra prova su strada In attesa di mostrarvi il video che abbiamo realizzato (un doveroso tributo al sound pazzesco di questo tre cilindri), vi raccontiamo come si è comportata su strada la nuova Sport. L’ergonomia è azzeccata. Il manubrio è largo, ma abbastanza basso e adatto a dominare la moto nella guida sportiva. La sella è comoda e non indolenzisce le chiappe nemmeno dopo diversi chilometri di autostrada. La strumentazione è ben visibile e abbastanza completa. ancano due indicazioni a cui ormai siamo abituati: la marcia inserita e la temperatura esterna. Peccati veniali, ma su una 9 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito moto di questo livello ci aspettiamo un computer di bordo che ci dica di tutto e di più. Intuitivi i blocchetti elettrici e morbide le leve (anche quella a cavo della frizione, che ha un stacco preciso). Le manopole standard hanno il giusto diametro, mentre quelle riscaldate sono piuttosto cicciotte, a misura di manona. Occhio quindi se avete le mani small. La protezione dall’aria non è il punto forte della Tiger. Con il cupolino standard il casco prende parecchia aria già a 140 km/h, mentre con quello maggiorato ci si può spingere fino ai 150: oltre la testa del pilota viene comunque investita nella parte alta. Il cambio a sei marce 10 Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove è perfettamente manovrabile e ha una sesta di potenza che si può mettere anche sui percorsi misti; a 130 km/h il motore è a 5.400 giri, il limitatore entra molto, ma molto dopo, a oltre 10.000 giri! Abbiamo detto che il tre cilindri 1050 in questa evoluzione da 125 cavalli è un campione di emozioni. E lo ribadiamo. Rasenta la perfezione e ravviva il dibattito: servono davvero 150 e passa cavalli su questo tipo di moto? Il tre inglese non ha mappature da scegliere, fa a meno dei controlli di trazione eppure lo guidi e senti chiaramente che non gli manca nulla. Niente è fuori posto. Riprende dal minimo anche in quinta, a 4.000 giri 11 12 13 Triumph Tiger Sport 2013 11.990 € Tempi: 4 Cilindri: 3 Cilindrata: 1050 cc Disposizione cilindri: in linea Raffreddamento: a liquido Avviamento: E Potenza: 125 cv / 9400 giri Coppia: 104 Nm / 4300 giri Marce: 6 Freni: DD-D Misure freni: 320-255 mm Misure cerchi (ant./post.): 17’’ / 17’’ Normativa antinquinamento: Euro 3 Peso: 235 kg Lunghezza: 2150 mm Larghezza: 835 mm Altezza sella: 830 mm Capacità serbatoio: 20 l Segmento: Enduro Stradale ABBIGLIAMENTO spinge come un dannato, a 6.000 giri urla come un motore da corsa e dai 7.000 il rumore di aspirazione copre tutto con feroce arroganza. Pare vorrebbe strapparti la giacca di dosso e proietta la lancetta del contagiri dritta contro il limitatore. Davvero un bellissimo motore, che oggi si sposa a meraviglia con una ciclistica molto migliorata. Le nuove quote rendono la Sport più rapida nei cambi di direzione e hanno eliminato quella legnosità a scendere in piega tipica della vecchia 1050, che si guidava comunque bene, ma richiedeva un certo impegno fisico. Si comporta meglio anche la forcella, ora molto più sostenuta a livello di precarico e di compressione. L’assetto della Tiger è rigido: lo si avverte sullo sconnesso, ma è comunque accettabile in relazione all’indole sportiva della moto. La frenata è perfetta, potente e ben modulabile, mentre i consumi si sono dimostrati validi: in media abbiamo consumato 7 litri per coprire 100 km. Si poteva fare di meglio, ma non avevamo alcuna intenzione di rinunciare alla spinta del tre della Tiger Sport. Quattrocento moto vendute nel 2013 sul mercato italiano, questo è l’obiettivo della Triumph. Dopo averla provata - ed esserne scesi a malincuore – diciamo che si può fare. 14 Prove Periodico elettronico di informazione motociclistica SCHEDA TECNICA Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Casco X-lite X-551 Giacca REV’IT! Cayenne Jeans ProMO Jeans Stivali TCX Infinity 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News Triumph Tiger Sport 1050 video prova su strada di Andrea Perfetti | Il video della nostra prova su strada: finalmente possiamo ascoltare il sound della tre cilindri inglese da 125 cavalli e vederla in azione tra le curve di una bella strada di montagna D Di lei, della Tiger 1050 divenuta Sport a partire dal 2013, sapete praticamente tutto dalla nostra prova su strada. Il motore è cresciuto in potenza e coppia, è stato migliorato l’ABS e rivista la linea soprattutto al posteriore. Grande attenzione è stata riposta nella ciclistica, che riceve nuove quote grazie all’adozione del forcellone monobraccio, e ha una forcella dalla taratura completamente ricalibrata. All’atto pratico “...il tre inglese non ha mappature da scegliere, fa a meno dei controlli di trazione eppure lo guidi e senti chiaramente che non gli manca nulla. Niente è fuori posto. Riprende dal minimo anche in quinta, a 4.000 giri spinge come un dannato, a 6.000 giri urla come un motore da corsa e dai 7.000 il 16 rumore di aspirazione copre tutto con feroce arroganza. Pare vorrebbe strapparti la giacca di dosso e proietta la lancetta del contagiri dritta contro il limitatore. Davvero un bellissimo motore, che oggi si sposa a meraviglia con una ciclistica molto migliorata. Le nuove quote rendono la Sport più rapida nei cambi di direzione e hanno eliminato quella legnosità a scendere in piega tipica della vecchia 1050, che si guidava comunque bene, ma richiedeva un certo impegno fisico...”. (tratto dalla nostra prova) Attenzione: questa prova mostra un pilota professionista in condizioni controllate. Non imitate simili comportamenti di guida che potrebbero essere pericolosi per voi e per gli altri. 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica Crosstourer Limited Edition. Ci sono ancora spettacoli che tolgono il fiato. Nuova Honda CB500F e CBR500R Svelati i prezzi di Cristina Bacchetti | Una naked e una sportiva, entrambe spinte dal nuovo bicilindrico Honda da 500 cc. In attesa di dirvi come vanno, vi sveliamo i prezzi delle due moto, dotate di ABS di serie. Molto bassi i consumi L e abbiamo viste al Salone di Milano lo scorso novembre, ora ci troviamo in Spagna, dove potremo finalmente provare, e raccontarvi, due delle tre novità Honda 500: la CB500F e la CBR500R. La CB500F e la CBR500R hanno in comune il nuovo propulsore da 471 cc, studiato e progettato dalla Casa dell’ala per rientrare nei limiti imposti dalle nuove patenti A2 (35 kW di potenza massima, 18 ovvero 48 cavalli a 8.500 giri, 43 Nm di coppia massima a 7.000 giri). Pesi col pieno di benzina: CB-F 192, CBR 194 kg. I consumi sono molto contenuti: 28,4 km/l in media (il serbatoio contiente 15,7 l). Il cuore è identico per i 2 modelli: un bicilindrico parallelo frontemarcia raffreddato a liquido particolarmente leggero (52,7kg), relativamente brillante (48cv a 8500 giri, perfetto per chi è dotato di patente A2) e soprattutto parco In ogni viaggio ti aspetta una vista unica, quella di Crosstourer Limited Edition, con la nuova colorazione Darkness Black Metallic e grafica speciale sulle fiancate. Ma il vero spettacolo inizia con i 129 CV del motore V4 da 1.200 cc, dotato dell’esclusivo cambio sequenziale a doppia frizione. Un’autentica scarica di adrenalina, da godere in piena sicurezza, grazie al sistema C-ABS, al controllo di trazione TCS e a un equipaggiamento completo, che non trascura il comfort: tris di valigie in alluminio, tubolari carena in dark aluminium e parabrezza maggiorato. hondaitalia.com Info Contact Center: 848.846.632 Honda Italia Moto Finanziamenti in collaborazione con Agos Ducato disponibili in tutta la rete di vendita Honda aderente all’iniziativa, presso cui richiedere il documento “Informazioni europee di base sul credito ai consumatori” (SECCI) per le informazioni precontrattuali e le condizioni economiche dell’offerta. Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Salvo approvazione La tecnologia Honda sceglie 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito nei consumi. Superquadro ma non troppo nelle misure (67x66,8 mm) il propulsore è dotato di fasatura regolare, a 180°, con contralbero di bilanciamento posizionato dietro ai cilindri: un’unità che fa della dolcezza e della ricchezza di coppia i suoi punti di forza, sacrificando un po’ cavalleria e spinta agli alti sull’altare della sfruttabilità. Tutto è stato ottimizzato per ridurre al minimo attriti e perdite per sfregamento e pompaggio; la distribuzione è bialbero a 4 valvole con comando tramite bilancieri a rullo e molle dal carico particolarmente ridotto del diametro di 16 e 21,5 rispettivamente per aspirazione e scarico. Faranno il loro ingresso sul mercato al prezzo di 6.200 euro per la CBR500R e 5.500 euro per la CB500F. Costantino Paolacci, Responsabile Comunicazione di Honda Italia ci parla 20 Periodico elettronico di informazione motociclistica News delle due moto raccontandoci cos’hanno in comune e in cosa differiscono: Tecnicamente le due moto sono uguali, hanno le stesse ruote, stessi freni, stesso telaio, stesso motore e stessa trasmissione. Anche come sovrastrutture sono in parte simili perché il codone è lo stesso, la sella è la stessa, il serbatoio è lo stesso. Cambia la posizione di guida, perché i semimanubri della CBR sono più in basso di quasi 5 cm rispetto al manubrio della CB500F. Il manubrio della CB500F è anche più largo di 4 cm. La carenatura inlfuisce molto sulla distribuzione dei pesi e sulla velocità massima che è superiore perché c’è una migliore penetrazione areodinamica. Altre grandi differenze non ce ne sono, ma alla guida tutto cambia: sulla CBR si ha la sensazione di essere alla guida di una vera sportiva e sulla CB500F di una naked sportiveggiante. 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Il video della Ducati Hypermotard 2013 Arriva nei concessionari la nuova “hyper” Ducati raffreddata a liquido nelle due versioni Hypermotard e Hypermotard SP. Nei prossimi giorni la nostra prova D opo la presentazione statica ad EICMA 2012 arriva presso le concessionarie la nuova Hypermotard, che segna il debutto di raffreddamento a liquido e distribuzione plurivalvole sul mezzo più “fun” di tutta la gamma di Borgo Panigale, che mette l’accento sul gusto di guida prima ancora che sulle (notevoli) prestazioni. La Hypermotard, su cui vedremo per la prima volta un inedito Testastretta 11° da 821cc, base sarà disponibile già a marzo nelle due declinazioni Hypermotard ed Hypermotard SP. 22 Per entrambe potenza massima da 110cv, dotazione elettronica di primissimo piano Ducati Safety Pack (ABS a tre livelli, Ducati Traction Control e Riding Modes). A fare la differenza sarà la dotazione ciclistica: Hypermotard potrà contare su una forcella Kayaba da 43mm non regolabile e monoammortizzatore Sachs, mentre la versione SP sarà dotata di una più raffinata Marzocchi pressurizzata e mono Ohlins, entrambi completamente regolabili, che determineranno un assetto rialzato (luce a terra 210mm) ed una guida nettamente più specialistica. Differenze anche per le sovrastrutture, con parafango anteriore e cartelle copricinghie motore in fibra di carbonio, coperchi teste in magnesio, pompa radiale anteriore con leva regolabile in 5 diverse posizioni e la sella dedicata con speciale lavorazione superficiale per garantire la massima aderenza. La SP sarà quindi di quasi 4kg più leggera. I prezzi partono da 11.490€ per la Hypermotard, che salgono a 14.590 per la specialistica versione SP. Fra le due la Hyperstrada, con 12.790€. 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa INTERVISTA Federico Sabbioni (Ducati) “La Hypermotard è lo stato dell’arte” bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb di Francesco Paolillo | Il responsabile Ducati del progetto Hypermotard 2013 ci svela segreti nuova motard made in Borgo Panigale e quali sono le differenze dalla versione precedente I n occasione del test su strada e in pista della nuova Ducati Hypermotard, e in attesa di leggere la prova completa che pubblicheremo nei prossimi giorni, abbiamo intervistato il responsabile del progetto, l’ing. Federico Sabbioni. Abbiamo visto che ci sono molte modifiche rispetto al modello precedente, è una moto praticamente nuova. Modifiche che hanno riguardato sia la ciclistica che l’impostazione in sella e anche il motore e l’elettronica. «Siamo partiti da una ciclistica abbastanza “svelta” quasi nervosa all’avantreno, sto parlando del vecchio Hypermotard, in particolare stavamo riprogettando la moto e applicando un motore più potente e più performante. Su questa piattaforma avevamo in mente di sviluppare prodotti diversi, uno del quali sarà l’Hyperstrada che come primo equipaggiamento verrà dotata anche delle borse 24 laterali con una ripartizione dei pesi penalizzante alla massima velocità. Questo ci dava indicazioni per andare alla ricerca di una maggior stabilità. Quindi abbiamo rivisto le quote ciclistiche, in particolare l’interasse, trovando un equilibrio tra handling, che è rimasto molto efficace e dinamico, e stabilità in condizioni di carico più gravose e velocità più elevate. Le modifiche fatte ci hanno soddisfatto sin dal prototipo». Abbiamo visto che la triangolazione manubrio-piano seduta-pedane è cambiata parecchio. «Sì, abbiamo colto l’occasione anche per rivedere in maniera importante l’ergonomia del pilota, andando a rilassare la posizione delle braccia distanziando il manubio dalla seduta. La moto da cui partivamo aveva una posizione di guida molto avanzata, quasi troppo, e quindi c’era un ampio margine per arretrare la seduta rispetto al manubrio. Siamo andati ad aggiungere circa 80 mm a questa quota andandoci a posizionare a metà strada tra quella che era la posizione di guida della vecchia Hypermotard e quella del Multistrada. Una sistemazione in sella che è ancora molto autorevole sullo sterzo, ma ottimizzata anche per un prodotto orientato al touring come sarà l’Hyperstrada». Per quanto riguarda il motore e il pacchetto elettronico montato su questa moto? «Con il motore abbiamo fatto il doppio salto generazionale, passando dal due valvole che avevamo prima, non solo al quattro valvole raffreddato a liquido, ma addirittura al Testastretta di 11° di seconda generazione, quindi con tutto il pacchetto tecnologico - ridotto angolo di incrocio, area secondaria e layout di iniezione - studiato per avere tutti i vantaggi in termini di ottimizzazione della combustione: quindi stabilità della combustione e regolarità ai bassi regimi. 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica Un propulsore impostato con l’obiettivo di estenderne il range di utilizzo sia verso il basso, quindi a regimi e carichi a cui il vecchio due valvole faceva farica a scendere, sia verso l’alto, perché il quattro valvole si porta dietro maggiori possibilità di allungo. Questo è stato possibile partendo da un alesaggio abbastanza piccolo, 88 mm, che è quello del 796, e andando a massimizzare la corsa. In tal modo abbimo realizzato un quattro valvole a corsa lunga che va a cercare una erogazione più vicina a quella di un due valvole che a quella di un classico quattro valvole sportivo». Il pacchetto elettronico? «L’elettronica è stata elevata allo stato dell’arte. La nuova Hyper ha tutta l’interfaccia riding mode che ormai caratterizza tutti i nostri nuovi prodotti, a partire dal Multistrada del 2010 in avanti. Un’interfaccia che non solo consente al pilota di gestire l’erogazione del motore, con tre power mode: 110 cavalli diretti, 110 cavalli più progressivi oppure la potenza ridotta a 75 cavalli. Poi c’è ovviamente l’ABS, che è stato integrato con tre diverse calibrazioni all’interno dei riding mode: ce n’è una prettamente sportiva che fa lavorare l’ABS solo all’anteriore - quindi permette il bloccaggio della ruota posteriore - dedicata al modo Race; una intermedia, che comunque ha un setting sportivo finalizzato alla prestazione frenante ottimale; e infine una che premia più la stabilità del mezzo in frenata, evitando il sollevamento del posteriore. Poi la terza dimensione del riding mode è il controllo di trazione, altro plus che la prima Hypermotard non aveva, tarabile su otto livelli. Il tutto è aggiornato allo stato dell’arte di quella che è la nostra tecnologia e consente di estendere la versatilità del mezzo a tutte le possibilità di utilizzo». Una sistemazione in sella che è ancora molto autorevole sullo sterzo, ma ottimizzata anche per un prodotto orientato al touring 26 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Gianluca Di Oto (Moto Guzzi) “La California Custom è la prima della classe nel suo segmento” di Andrea Perfetti | Il brand manager Moto Guzzi racconta a Moto.it le peculiarità della California Custom, che esalta lo spirito essenziale della nuova bicilindrica mettendo stile e design al primo posto. E’ fatta in Italia e costa 17.300 euro G ianluca Di Oto (Moto Guzzi): “La California Custom è la prima della classe nel suo segmento” Il brand manager Moto Guzzi racconta a Moto.it le peculiarità della California Custom, che esalta lo spirito essenziale 28 News Periodico elettronico di informazione motociclistica della nuova bicilindrica mettendo stile e design al primo posto. E’ fatta interamente in Italia e costa 17.300 euro. Barcellona (Spagna) - Nei prossimi giorni leggerete su Moto.it la nostra prova della poderosa custom realizzata a Mandello del Lario. Nel frattempo andiamo a conoscere meglio la California Custom, che si affianca alla nota California Touring (qui la nostra prova realizzata da Tanketto). Ce la descrive Gianluca Di Oto, brand manager Moto Guzzi. La California Custom si distingue dalla Touring per lo stile semplice ed essenziale: spariscono parabrezza e borse, la sella è minimal (ma comunque comoda), le pedane sono più alte da terra. E’ immutata la prestanza del nuovo motore a V trasversale di 1.380 cc, capace di erogare 96 cavalli a 6.500 giri, con una coppia massima di ben 12,2 kgm a soli 2.750 giri. Di serie troviamo l’ABS, il controllo di trazione, le tre mappe e la gestione ride by wire dell’acceleratore. Finiture e qualità la pongono di diritto nell’olimpo delle luxury bike: moto non per tutti, destinate a facoltosi appassionati che desiderano una Moto Guzzi finalmente al passo coi tempi, per certi versi avanti rispetto anche alla concorrenza americana. Non deve quindi stupire il prezzo di 17.300 euro (la Touring costa 19.300 euro). Gianluca, come nasce l’idea della California in versione Custom? “La California Touring è fatta per viaggiare ed è quindi equipaggiata per compiere al meglio questa missione. La Custom nasce invece con l’obiettivo di mettere il design al primo posto. Abbiamo cercato di ridefinire il concetto di luxury bike. La base tecnica è ovviamente in comune con la Touring, ma lo stile è molto diverso: la Custom è fatta per piacere, per appagare il suo proprietario”. Dove viene costruita? “Viene realizzata a mano a Mandello del Lario, dove oggi la linea di montaggio ci consente di costruire 20 moto al giorno per turno. La Custom, come la Touring, dà grande risalto al motore a V trasversale, da sempre biglietto da visita della Moto Guzzi, anch’esso costruito nello storico stabilimento lariano. E’ il bicilindrico a V trasversale più grande della nostra storia, stupisce per la potenza e la spinta ai bassi senza però tradire il sound e lo stile Moto Guzzi”. 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Lo stile è figlio della mano di Galluzzi? “Certamente, Touring e Custom sono entrambe disegnate da Miguel Galluzzi, che ora è responsabile del nostro centro stile a Pasadena, in California. Il design semplice e puro di questa California sono frutto della sua bravura”. Quali sono stati gli ostacoli più difficili incontrati nello sviluppo di questa moto? “Sicuramente abbiamo vinto una scommessa molto difficile, quella di ridurre le vibrazioni che sono un elemento caratteristico di questa tipologia di motore. Ci siamo riusciti montando il propulsore nel telaio su speciali elementi elestici che smorzano del tutto le vibrazioni 30 Periodico elettronico di informazione motociclistica in marcia. Il motore non è elemento stressato dalla ciclistica, è come se ne fosse svincolato. Di conseguenza abbiamo svolto un lavoro altrettanto importante nel dare alla California la giusta rigidezza telaistica”. In soldoni, cosa cambia rispetto alla Touring? “Abbiamo 20 kg in meno e un tuning specifico della ciclistica. Gli ammortizzatori hanno maggiore escursione e alzano il posteriore della Custom, dando più luce a terra per piegare di più (le pedane sono provviste di appositi slider intercambiabili, nda)”. Così però addio viaggi. “No, la Custom può essere facilmente accessoriata con News gli optional della Casa, che la rendono comoda per viaggiare quanto la versione Touring. E’ quindi adatta anche per viaggiare”. Quali sono le sue rivali dirette? “Sicuramente andiamo a confrontarci con le Harley-Davidson. La Touring in particolare con la RoadKing, mentre la Custom ha molti più competitor nel listino Harley. Le moto americane sono emozionanti, ma non hanno la nostra funzionalità a livello di ciclistica e di sospensioni, anche le prestazioni e il carattere del bicilindrico sono superiori alla concorrenza e fanno della California un punto di riferimento nel segmento Custom”. 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News Suzuki Burgman 400 arriva la versione Lux Il maxiscooter della Casa di Hamamatsu si rinnova nelle linee, spingendo ancora di più sull’eleganza e sottolineando le sue caratteristiche distintive S i chiama Lux la nuova versione del Burgman 400, resa più raffinata ed elegante da qualche ritocco. Sono infatti bastate poche “pennellate” per rendere ancora più eleganti le raffinate linee del maxiscooter di Hamamatsu: Suzuki ha introdotto due nuove colorazioni che portano a tre quelle disponibili sul nuovo Burgman (grigio e nero MAT metallizzate più bianco perla) e due per la versione ABS, che rinuncia al nero. Rinnovata anche la sella, ora contraddistinta da doppie impunture rosse riprese dagli adesivi rossi 32 sui cerchi. Il fanale anteriore è dotato di riflesso blu che, anche in questo caso, fa pendant con la retroilluminazione del cruscotto. Invariata la sostanza a partire dal motore, un monocilindrico a quattro tempi bialbero da 400cc con raffreddamento a liquido ed alimentazione SDTV a doppio corpo farfallato da 33 CV. Stesso discorso per la ciclistica, basata su un telaio a traliccio, forcella telescopica e monoammortizzatore regolabile nel precarico. La versione LUX è già disponibile al prezzo di € 6.390 per la versione standard e € 6.990 per la versione con ABS. 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb FreeSpirits Americana Americana è una theme-bike realizzata per la ventisettesima Bikerfest e nata dalla collaborazione del designer Steven, l’aerografo Hups e l’esperienza tecnica del preparatore Freespirits A mericana è una theme-bike dall’estetica particolarmente curata, nata per la 27esima Bikerfest dalla collaborazione fra il designer tedesco Steven, l’artista dell’aerografo sudtirolese Hups, e naturalmente la vicentina Freespirits che ha curato la parte tecnica. Il designer Steven ha interpretato in chiave surfistica - i colori azzurro e arancione riprendono l’alba sul mare - il tema fiammeggiante della Bikerfest “speziato” con elementi tribali Maori. Una livrea magistralmente riportata ed arricchita da Hups su una moto che 34 riesce nel difficile compito di unire mascolinità ed eleganza. Il propulsore viene liberato nella respirazione dai cornetti d’aspirazione maggiorati (cod.304015) e da un nuovo impianto di scarico (silenziato senza penalizzare le prestazioni attraverso modulo a spirale) ispirato alle muscle car statunitensi. L’alimentazione viene adeguata attraverso la centralina aggiuntiva (cod.049931). La ciclistica conta su un forcellone ricavato dal pieno che accoglie uno pneumatico posteriore da 240mm, di grande impatto visivo ma lontano da esagerazioni che compromettono la dinamica del mezzo. La trasmissione viene ricollocata attraverso un secondo pignone atto a spostare la cinghia all’esterno del telaio. Il parafango posteriore accorciato autoportante (cod.308850), sospeso attraverso ammortizzatori ad interasse ridotto, è in grado di accogliere il passeggero su sellino aggiuntivo. Completano il quadro pedane avanzate ricavate dal pieno e supporto targa con gruppo ottico e segnalatori (cod.308915). All’avantreno una vera e propria rivoluzione: la forcella è una componente aftermarket per H-D di Motorcyclestorehouse rivista 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb integralmente nell’idraulica. Stessa provenienza per cerchio anteriore e mozzo, adattati alle nuove piastre forcella (cod.302614) studiate per ripristinare un’avancorsa corretta rispetto al modello di serie. Il ponte di comando vede il tachimetro ridotto e ricollocato sul serbatoio, gli specchietti originali riposizionati sotto al manubrio con apposite staffe e semimanubri (cod.302305) ospitanti una pompa maggiorata per gestire le due pinze Brembo a 4 pistoncini (collocate su supporti realizzati ad hoc) che lavorano dischi Newfren da 320mm ottenuti per tempra completa senza ricottura ad induzione. 36 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Riscaldamento del motore a freddo cosa bisogna fare? di Massimo Clarke | Che succede quando al mattino si avvia il motore che era stato fermo per tutta la notte? Cosa accade nei primi minuti di funzionamento? Quali sono le norme per scaldare il motore in maniera corretta? Vediamo assieme come stanno le cose U na delle domande che più frequentemente i motociclisti e gli automobilisti si pongono riguarda le modalità che è bene osservare dopo un avviamento a freddo del motore, per effettuare il riscaldamento nel migliore dei modi. Prima di dare una risposta (o perlomeno delle indicazioni) è opportuno descrivere sinteticamente ciò 38 News Periodico elettronico di informazione motociclistica che accade all’interno del motore stesso. Tanto per cominciare, subito dopo che il motore è stato avviato le pareti metalliche iniziano ad assorbire calore. Lo scambio termico è vigoroso in quanto la differenza di temperatura tra i gas e le superfici che essi lambiscono è elevata. Il calore viaggia attraverso il metallo diffondendosi nella struttura. Riscaldamento e dimensioni: il legame che intercorre È ovvio che a scaldarsi più rapidamente sono le parti a diretto contatto con i gas; qui entrano in gioco però anche le dimensioni dei componenti (e le caratteristiche fisiche dei materiali). Per scaldarsi la testa richiede una grande quantità di calore in quanto la massa metallica è elevata; per le valvole di scarico invece il riscaldamento è più rapido. Di conseguenza queste ultime si dilatano più velocemente, cosa che fa diminuire il loro gioco. Anche per questa ragione il “transitorio termico” (ossia la fase di riscaldamento del motore) è critico. Mano a mano che la temperatura si avvicina a quella di regime la testa, in lega di alluminio, tende a dilatarsi in misura via via crescente, ma è in buona misura ostacolata in questo dalle viti di fissaggio. La distribuzione delle temperature per forza di cosa non può essere uniforme e questo genera tensioni all’interno della struttura. Valvole di scarico e pistoni Le valvole di scarico sono realizzate con un materiale che ha un coefficiente di dilatazione molto inferiore rispetto a quello della testa, ma lavorano a una temperatura assai più alta. Anche i pistoni si riscaldano velocemente; la loro dilatazione è maggiore nella parte alta, che assorbe calore dai gas e che lavora quindi a temperatura più elevata. Una volta a regime le cose si stabilizzano, ma i cambiamenti dimensionali portano comunque a variazioni dei giochi e delle interferenze, che devono essere accuratamente calcolate nella fase di progetto, durante la quale si devono anche valutare accuratamente i cambiamenti geometrici che si verificano in seguito al passaggio dalla temperatura ambiente a quella di regime. Lubrificazione Molto importante è ciò che accade, dopo un avviamento a freddo, a livello di lubrificazione. Alle basse temperature l’olio è più viscoso, e questo significa che scorre peggio. La maggiore 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito resistenza allo scorrimento determina un aumento della pressione nel circuito, che è dotato di una valvola limitatrice proprio per evitare che la pressione stessa possa raggiungere valori troppo elevati. A freddo la valvola si apre e lascia uscire una notevole quantità di lubrificante (quella che viene messa in circolo è notevolmente minore, quindi, di quella che viene erogata dalla pompa). Il fatto che l’olio scorra meno agevolmente fa sì che a freddo esso impieghi un tempo maggiore, dopo l’avviamento, per raggiungere le varie parti da lubrificare e per instaurare in tutti i punti del circuito la corretta pressione. È per questo motivo che in certi motori dotati di dispositivi idraulici per la regolazione del gioco delle valvole talvolta è possibile avvertire una lieve (e caratteristica) rumorosità, dopo la messa in moto a bassa temperatura, che scompare comunque dopo alcuni secondi. 40 News Periodico elettronico di informazione motociclistica Tempistiche di ingresso in temperatura dell’olio Dunque, a freddo dopo l’avviamento di olio ne circola relativamente poco (e anche abbastanza “male”)! Oggi sono disponibili oli multigradi con una bassa viscosità a freddo, il che ha sicuramente migliorato le cose in misura sensibile. Si deve anche tenere presente che l’olio ci mette più tempo del liquido di raffreddamento per raggiungere la temperatura di regime. Sotto questo aspetto gli scambiatori di calore acqua-olio sono preferibili ai radiatori dell’olio. Occorre infine ricordare che alle basse temperature l’usura tende ad essere più elevata, e che, sotto questo aspetto, un riscaldamento piuttosto rapido è vantaggioso. In passato gli avviamenti a freddo erano spesso difficoltosi, occorreva usare lo starter, che arricchiva la miscela aria-carburante in misura impressionante, e il motore tendeva ad avere un funzionamento irregolare fino a che non raggiungeva una certa temperatura. Oggi, grazie all’iniezione, il carburante viene polverizzato finemente e tende a vaporizzare con relativa facilità già poco dopo l’avviamento; i fenomeni di condensazione sulle pareti metalliche sono ridotti al minimo anche a freddo. Inoltre, grazie all’elettronica, la dosatura della miscela è quella ottimale in qualunque condizione di funzionamento. Il motore si riscalda più velocemente, rispetto a una volta, anche perché la quantità di acqua nelle intercapedini della testa e attorno ai cilindri è notevolmente minore. Pure il controllo termico del motore nel suo complesso è assai migliorato. Indipendentemente dalle condizioni ambientali e di impiego, non avvengono più scostamenti significativi dalla temperatura di regime, una volta che essa è stata raggiunta. Il motore si riscalda prima in movimento e non acceso da fermo Il motore dovrebbe scaldarsi piuttosto rapidamente, ma non troppo. Stare fermi per alcuni minuti a un regime leggermente superiore a quello del minimo, come spesso si faceva in passato, è controproducente (oltre che vietato, in certi paesi). Il motore si scalda più lentamente rispetto a quanto accade quando il veicolo procede. Anche a parità di regime di rotazione, per fare avanzare l’auto o la moto occorre che la valvola del gas sia più aperta. Di conseguenza nell’unità di tempo viene bruciata una maggiore quantità di calore e il riscaldamento è più rapido. La cosa ha dei vantaggi pure per quanto riguarda il contenimento delle emissioni di scarico (il catalizzatore deve lavorare a una certa temperatura per svolgere il suo compito, e se la raggiunge rapidamente è meglio). Non si deve però esagerare in questo senso, per non sottoporre le pareti metalliche a contatto con i gas a sollecitazioni termiche anomale. Una dilatazione troppo rapida ha forti controindicazioni e inoltre occorre fare i conti anche con la “fatica termica” e con le cricche che, a lungo andare, essa può causare. Analogamente, finché il motore è freddo il regime di rotazione deve essere basso (anche perché di olio ne circola poco!). In conclusione: cosa si deve fare Dunque, la miglior cosa da fare è partire poco dopo (diciamo una ventina di secondi o giù di lì) l’avviamento a freddo e quindi procedere andandoci molto piano con l’apertura del gas e cambiando le marce in modo da mantenere il motore a basso regime. Gradualmente, mano a mano che il motore si scalda si potrà poi aumentare l’apertura della manopola dell’acceleratore (o premere di più il pedale, se si tratta di un’auto) e raggiungere regimi di rotazione via via più elevati. 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito News Periodico elettronico di informazione motociclistica Novegro ci sono soprattutto gli specialisti, quelli che vendono le forcelle o i fanali, quelli che maneggiano ogni vite della Vespa 50. Nel vedere una lunga fila di serbatoi ben allineati sono rimasto incantato. Serbatoi tondi, serbatoi squadrati, quelli piccoli delle stradali e quelli enormi delle enduro, lunghi come sigari per i cinquantini sportivi e profondamente sagomati per le medie dei bei tempi, serbatoi rossi, gialli e neri. Che bellezza, mi sono detto, ma come saranno allora i mercatini di domani? Qualche rivenditore metterà in fila tutte le brutte scatole dei serbatoi nascosti sotto la sella che si usano oggi? E vedrò allineati sull’erba questi enormi gruppi ottici poliellissoidali? Le moto di una volta avevano tutto in vista. Motore, telaio, ammortizzatori, fanale, parafanghi. Mica erano tutte belle, c’erano naturalmente anche le brutte. Quando ti capitava sotto gli occhi quella giusta, allora restavi a bocca aperta sul dettaglio C Nico Cereghini “La moto bella e la moto brutta” iao a tutti! Immaginatevi un prato bello grande, quasi quanto due campi da calcio, Riflessioni filosofiche dopo il giretto in un grande poco fangoso nonostante la mercatino. La moto di ieri e quella di oggi sono neve caduta di recente. E poi riempitelo di tende, furgoni, oggetti molto diversi eppure sappiamo casse, vecchie moto, carter distinguere quella bella da quella brutta. Però mi lucidi e carter arrugginiti in chiedo: in base a cosa? una bella giornata di sole. Ecco Novegro, mostra-scambio annuale di veicoli mal tenuto. Pareva proprio il mio di tanti anni fa, d’epoca alle porte di Milano che si è tenuta questo aveva perfino il manubrio rialzato che impugnafine settimana. Bene, io non sono un grande fre- vo sulla Como-Bellagio; quel carter, quella leva quentatore di mercatini, le moto nuove mi danno dell’avviamento arcuata, quel bel cilindro, quella più gusto delle vecchie, ma questa volta ci sono sella che ti spaccava il sedere dopo cinquanta andato volentieri per incontrare qualche amico. chilometri. Un attimo dopo già sentivo l’odore del E naturalmente ho sentito un tuffo al cuore. Mi lago a primavera, e rivedevo i musi lunghi degli è bastato vedere un vecchio Morini Corsaro 125 amici che prendevano la paga con le loro 250. A 42 spettacolare –che fosse la forma del serbatoio o la potenza della testata o la purezza della linea del carter- e lo trovavi ben inserito nell’equilibrio generale. Noi, che siamo quelli oltre i cinquanta, così abbiamo formato il nostro gusto: sull’armonia di elementi nettamente separati e molto diversi tra loro. Oggi tutto è cambiato e persino sulle Ducati, che mantengono il motore in vista come elemento caratterizzante, si fatica a vedere l’architettura completa del bicilindrico ad elle. Il cilindro posteriore si vede poco o niente sulla stessa Monster. E voi allora come fate? Questa è la mia curiosità. Come decidete che una moto è bella e quell’altra è brutta? Cosa vi colpisce di più? So che non è facile rispondere a un quesito così complesso, ma sarebbe bello provarci. Cercate l’insieme e l’equilibrio generale oppure siete alla ricerca di aspetti meno scontati? E per favore precisate di quale generazione siete. Che bellezza, mi sono detto, ma come saranno allora i mercatini di domani? Qualche rivenditore metterà in fila tutte le brutte scatole dei serbatoi nascosti sotto la sella che si usano oggi? 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 44 Periodico elettronico di informazione motociclistica News 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Massimo Clarke ci racconta la mostra-scambio di Novegro Il tradizionale appuntamento di febbraio è ogni anno il primo evento di importanza internazionale ad aver luogo nel nostro paese. E pure stavolta non ha tradito le attese A nche nel mondo delle moto storiche e di tutto ciò che gravita attorno ad esse, a cominciare dai ricambi e dalle parti sciolte, la crisi si sta facendo sentire, benché in misura enormemente inferiore rispetto ad altri settori. Di espositori a Novegro ce ne era un numero leggermente inferiore, rispetto al solito, e anche l’affluenza di pubblico, per quanto 46 News Periodico elettronico di informazione motociclistica abbondante, non era al livello delle edizioni precedenti. Una lieve flessione, quindi, che però si è manifestata solo a livello quantitativo. I veri appassionati c’erano praticamente tutti e tra i mezzi esposti non mancavano le autentiche chicche. Dunque, la qualità dell’evento non è stata intaccata, anzi… Certo mancavano alcuni pezzi da novanta, ma d’altronde non è il “mercatino” la sede più adatta per vendere o comprare le moto di valore più elevato; per quelle, se ci sono, in genere funge soltanto da vetrina. Nella zona centrale del padiglione principale spiccava una bella serie di cinquantini degli anni Sessanta, simpatico “tema” di questa edizione della manifestazione. Per gli appassionati che volevano comprare qualcosa di saporito a prezzi che in molti casi erano davvero interessanti, a Novegro le occasioni non mancavano certo. Stranamente alcune marche, ben rappresentate nella edizione autunnale della mostra-mercato milanese, stavolta non erano rappresentate, mentre in compenso c’era una apprezzabile disponibilità di moto di case che a novembre mancavano all’appello. E poi tanti esemplari di modelli da fuoristrada degli anni Settanta e pure diverse stradali giapponesi degli anni Ottanta; alcune erano impeccabili, avevano ben pochi chilometri all’attivo e venivano via a prezzi assolutamente ridicoli (qualche centinaio di euro). Pienamente utilizzabili anche oggi, eppure pare proprio che a Novegro non le volesse nessuno. Ciò a significare, con tutta probabilità, che quasi tutte quelle costruite in Europa negli anni Settanta e Ottanta sono oggi moto storiche (e diverse di quella prodotte in seguito hanno tutte le carte in regola per diventarlo), mentre buona parte delle giapponesi è diventata semplicemente vecchia. Cominciamo la nostra breve panoramica con una vera rarità, anzi con un esemplare unico, la cui importanza forse sarà sfuggita a più di un osservatore superficiale. Si tratta di una eccezionale Ducati 750 che a prima vista sembrava una Super Sport a carter tondi normale ma in effetti aveva delle teste molto particolari, in quanto dotate di quattro valvole, anche se sempre con la distribuzione monoalbero a coppie coniche tipica delle 750 di Borgo Panigale dell’epoca. Si tratta di un prototipo del 1972 circa, con telaio “largo” (come quello delle GT e delle primissime Sport), realizzato in esemplare unico. Due teste grezze di questo stesso 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito tipo sono conservate nel museo della Ducati. A Novegro c’erano almeno tre belle Parilla 175. Una MSDS del 1957-58 pressoché completa ma bisognosa di un ampio restauro era decisamente appetibile, ma un pezzo ancora più pregiato, completo e in eccellenti condizioni, era il “Bassotto” con forcella Earles. Il motore di queste 175 costruite a Milano era una autentica scultura e andava forte tanto nelle versioni sportive stradali quanto in quelle da cross, assai più diffuse negli USA di quanto non fossero da noi. Spiccava la distribuzione a camma rialzata, con un unico eccentrico che comandava entrambe le valvole. Come sempre fortissima la presenza degli scooter. Tra le tante Lambrette, da segnalare un valido esemplare di 125 E. Questo modello è stato sfortunato e dal punto di vista commerciale è stato un autentico flop. Era nato con l’intento di realizzare un modello estremamente economico ed essenziale, da affiancare alla eccellente D, ma da vendere a un prezzo notevolmente minore. Presentato all’inizio del 1953, era caratterizzato dal motore con asse di rotazione dell’albero a gomito longitudinale e dall’avviamento a strappo. Il telaio era quanto di più semplice si potesse immaginare e così pure la sospensione anteriore a ruota spinta, con biscottini oscillanti ed elementi elastici in gomma. Posteriormente veniva impiegata la barra di torsione tipica delle Lambrette dell’epoca. In una zona di Milano oggi piuttosto centrale e decisamente “alla moda”, via Tortona, 48 Periodico elettronico di informazione motociclistica News venivano costruite le MDS. La produzione, che all’incirca è andata avanti dal 1955 al 1958 (ma secondo alcuni sarebbe terminata all’inizio degli anni Sessanta), è stata molto modesta, e quindi oggi è difficilissimo trovare una di queste moto, che presentavano alcune particolarità tecniche interessanti, a cominciare dalla frizione montata direttamente alla estremità dell’albero a gomiti e dal cilindro incorporato nella stessa fusione del basamento. A Novegro c’era una 75 Sport, con cambio a quattro marce con comando a pedale (nelle altre motoleggere di questa casa il cambio era a tre marce con comando a manopola). La sigla MDS stava per “Moto di Scoccimarro”, dal cognome dei tre fratelli titolari della azienda. Un’altra moto rara, e decisamente quotata, presente a Novegro era la Gilera 150 “Dimostrazione”, realizzata in un numero ridotto di esemplari per i piloti privati che volevano prendere parte al Motogiro o alla Milano-Taranto. La 150 della casa di Arcore era molto popolare per la sua robustezza, la versatilità e l’ottimo livello qualitativo, abbinato al costo più che abbordabile. Dal modello base nel 1953 venne ricavata la “Dimostrazione”, con una nuova testa dotata di un condotto di aspirazione fortemente inclinato e di camera di combustione emisferica. Quella presente alla mostra-scambio milanese era esposta dal noto specialista Libanore di Monza. Simpatica la presenza di una umile tuttofare che nei primi anni Cinquanta ha avuto una grande diffusione in Francia, soprattutto nelle zone rurali. Si tratta di una robusta e semplice (anzi, addirittura spartana) Motoconfort 125 a valvole laterali. In effetti era una Motobecane ma è stata commercializzata principalmente con l’altro marchio, un poco come avveniva per le Benelli e le Motobi dopo il 1962. Occorre dire che le case francesi di moto ne hanno prodotte tante, ma ne hanno esportate assai poche, in quanto puntavano fondamentalmente al mercato interno. Inoltre hanno il grande demerito di non avere mai preso parte al campionato mondiale. Foto di Max Morri 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa Collezione Yamaha Poggi COMP un paradiso per gli appassionati bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb di Edoardo Licciardello | Pierluigi Poggi ha riunito sotto lo stesso tetto oltre trenta, incredibili, Yamaha da competizione. Un nirvana motociclistico che ripercorre quasi mezzo secolo di storia della casa di Iwata E ’ difficile pensare di trovarsi in visita ad una collezione privata e non all’interno di un museo ufficiale Yamaha nel passeggiare nel capannone che ospita la collezione Poggi, alle porte di Bologna (Villanova di Castenaso, a una manciata di chilometri dall’uscita San Lazzaro di Savena sulla A14). Pierluigi Poggi, titolare di un’azienda che produce trasmissioni meccaniche, ha messo insieme per puro hobby una collezione sbalorditiva che accompagna i visitatori in un viaggio lungo la storia Yamaha che dura quarant’anni. Dalle prime RZ e TZ raffreddate ad aria fino alle MotoGP di Biaggi, Rossi e Lorenzo passando per le 500 di Garry McCoy e la ROC-Yamaha di Marc Garcia e le Superbike/Endurance degli anni 90, una visita alla Collezione Poggi permette di ripercorrere l’evoluzione dello stato dell’arte delle moto da competizione (tutte originali fino all’ultimo bullone, sottolinea con orgoglio il proprietario) ed osservare da vicino tanti gioielli normalmente irraggiungibili. Le TZ 250, 350, 500 - vale la pena di ricordare come Yamaha sia stata la prima Casa a vincere un titolo in 500 con una due tempi - e la terrificante 750, ma anche le 500 degli anni 90, le 250 ufficiali e tante GP dedicate ai privati fanno ricordare come si correva solo vent’anni fa. Osservare da vicino come sono cambiate le MotoGP dagli esordi (rappresentati dalla YZR-M1 2002 di Max Biaggi) fino all’attuale 50 moto di Jorge Lorenzo - esposta solo per la giornata di apertura - fa la stessa impressione del vedere l’evoluzione di vent’anni di moto di serie. Dalle finiture spartane e a volte approssimative della prima quattro in linea di Iwata si è passati al “laboratorio su ruote” che è stata la M1 2004 per poi arrivare già l’anno successivo ad un mezzo che ha poco da invidiare ad un’ammiraglia stradale per precisione nei dettagli e raffinatezza di finiture e sovrastrutture. La collezione, riaperta al pubblico la scorsa domenica 17 febbraio dopo il successo dello scorso giugno, è stata visitata da una vera fiumana di persone. Che hanno avuto il piacere aggiuntivo di incontrare il tre volte iridato Luca Cadalora, in visita con gli occhi che brillavano come quelli di un bambino alla vista della sua YZR 250 ufficiale del 1990, con cui quell’anno conquistò il terzo posto nel mondiale con tre vittorie - in Giappone, Austria e Gran Bretagna. Poggi, giustamente orgoglioso della sua collezione, la riaprirà sicuramente in altre occasioni per condividere la sua passione con chiunque voglia vedere (o rivedere) da vicino i suoi gioielli. Se non aveste pazienza, o voleste magari visitarla con più calma, potete contattarlo per un’apertura privata (solo per piccoli gruppi, massimo 8/10 persone) al suo indirizzo di posta elettronica. Tutte le informazioni per raggiungere la collezione Poggi si possono ottenere dal sito ufficiale. 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb 52 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica News INTERVISTA Andrea Lo Cicero il gigante innamorato delle moto di Alfonso Rago | Durante i due mesi del Sei Nazioni, i giocatori della Nazionale di rugby diventano famosi come i calciatori: abbiamo “placcato” il veterano del team azzurro che a buon diritto possiamo annoverare tra i nostri compagni di strada I Il suo lavoro consiste nel gonfiare al massimo i muscoli come un bufalo che carica, nello spingere più forte possibile arando il campo, riportando indietro gli avversari, conquistando terreno ed aprendo spazi per le veloci incursioni palla alla mano dei compagni di squadra: nel rugby, pochi possono vantare un palmares più ricco di Andrea Lo Cicero, pilone della mischia azzurra e vero leader, in campo e fuori. Un tipo tosto, abituato alle dure 54 ma leali sfide sul campo, ma anche personaggio simpatico e istrionico fuori dal rettangolo di gioco; lo chiamano il Barone, ed è pure il suo nickname, in onore delle sue origini nobili ma anche per lo stile aristocratico con cui interpreta il suo ruolo di atleta. In maglia azzurra, ha superato il traguardo delle 100 presenze, ed ancora non si ferma: domani (sabato 22 febbraio) guiderà all’Olimpico l’assalto al 15 gallese, sperando di ripetere la bella prestazione della gara d’apertura del Sei Nazioni, quando un po’ a sorpresa i rugbisti italiani sono riusciti ad imporsi sui galletti francesi, vicecampioni del mondo in carica. Nella quiete del centro sportivo federale dell’Acquacetosa, l’Italia si prepara alla partita con il Galles: siamo riusciti a distrarre per qualche minuto Andrea dagli allenamenti in campo e dalle prove degli schemi di gioco, per parlare della sua grande passione. Quella per la moto. 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Ci racconti dall’inizio il tuo rapporto con le due ruote? «Chiamiamola colpo di fulmine: fin da ragazzo sono stato attratto dalle moto e come spesso accadeva ai ragazzi del sud, ho imparato a guidare ancora quasi fanciullo. Altri tempi: non c’era l’obbligo del casco e si stava spesso con la ruota anteriore in aria, per dimostrare agli amici l’abilità raggiunta. Il mio primo veicolo fu un Garelli a tre marce, e poi una Vespa 50 Special, con quattro marce. La passione mi è poi rimasta dentro e non mi sono mai più separato dalle moto». 56 Periodico elettronico di informazione motociclistica piacere di guida, In molti ritengono incompatibile la passione della moto con lo sport professionistico: hai mai avuto problemi in tal senso? «Una delle clausole che inserisco tassativamente in ogni contratto riguarda l’assenza di vincoli all’uso delle due ruote. So bene che in molti casi questo accade, ma per quanto mi riguarda non posso immaginarmi costretto a limitare la mia libertà di movimento». assoluta? Nella tua lunga carriera, sei stato un globetrotter: hai indossato le maglie di Catania, Per me, le due ruote a motore sono solo le moto. Non mi vedo proprio in sella ad uno scooter. Dove finirebbero le emozioni, il le sensazioni di libertà News 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Bologna, Rovigo, giocato su entrambe le sponde del Tevere con Roma e Lazio, sei stato a Tolosa ed a L’Aquila, ora sei accasato a Parigi. In quale città ti sei trovato meglio a guidare? «Non ho dubbi: Roma è senz’altro la più divertente per chi usa la moto. A Parigi, invece, non mi sono mai ambientato del tutto, anche usando moto diverse. Per qualche tempo, Ducati mi ha messo a disposizione una Diavel e poi una Multistrada: moto fantastiche, ma poco adatte al traffico parigino». Forse dovresti usare cambiare genere di veicolo... «Non scherziamo: per me, le due ruote a motore sono solo le moto. Non mi vedo proprio in sella ad uno scooter. Dove finirebbero le emozioni, il piacere di guida, le sensazioni di libertà assoluta?». Va bene, era una provocazione: oggi, quali moto troviamo nel tuo garage? «Nel quotidiano, mi sposto in sella ad una BMW R 1200 GS Adventure, con serbatoio maggiorato: una moto che mi sento davvero cucita addosso, con cui ho una sintonia perfetta. Ma ho altre moto: due BMW, una R 90 S del ’76, ed una R 80 GS prima serie dell’80; ed ancora, una Gilera 175 Sport, una Moto Guzzi Falcone ex carabinieri ed una Moto Morini 175». 58 Periodico elettronico di informazione motociclistica News Sei attratto dalle moto d’epoca? «Mi piace riportare in vita esemplari rimasti muti per molto tempo, che con pochi interventi tornano allo splendore originario. E’ un lavoro che mi riempie di gioia, al quale mi dedico nel tempo libero. Poi ci sono situazioni particolari, come quella legata alla R 90 S: la sto trasformando in una special insieme a due amici meccanici. L’ho adatta alle mie esigenze, cambiando sella, cerchi, coperchi delle testate, terminali di scarico e tanti altri dettagli, anche perché con questa moto conto di dar vita ad un progetto speciale». A questo punto, devi dirci qual è... «Non anticipo nulla, anche per scaramanzia: diciamo che con questa moto, che ha la mia stessa età (Andrea è nato il 7 maggio 1976, ndr), farò un viaggio quando sarò libero da impegni professionali. Lo immagino come una specie di pellegrinaggio, senza vincoli di tempo ed impegni in agenda: incontrare amici, fermarmi in visita ad aziende che producono eccellenze gastronomiche, fare un po’ di sano turismo. Insomma, godermela appieno. E sarà possibile solo con una moto, anzi con la “mia” moto». Il tempo per le interviste è finito: le rigide regole del ritiro della nazionale di rugby, infatti, prevedono una “finestra” di pochi minuti con l’esterno. Gli atleti tornano ad allenarsi, noi ci avviamo verso l’uscita. Cogliamo negli occhi di Andrea un bagliore, d’invidia forse, quando prendiamo in mano casco e guanti. Chissà, forse vorrebbe uscire nel bel tramonto romano, tirando forte le marce della sua moto. A presto, campione, magari per farci raccontare del tuo viaggio! 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito MotoGP Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb KTM: come nascono la RC250 Moto3 Un video (e diverse foto) ci mostrano come nascono le Moto3 della Casa di Mattighofen - ufficiali e private - che stanno dominando i test precampionato S ervono tre giorni per assemblare le KTM RC250GP del team Ajo, ma grazie alle meraviglie della fotografia time-lapse (ovvero con scatti temporizzati) un video di soli tre minuti ci mostra il lavoro dei tecnici di Mattighofen. Lavoro che parte da zero, perché a differenza di quanto si possa pensare, la moto ufficiale è cambiata in diversi dettagli tanto da spingere Wolfgang Felber, responsabile del progetto, a dichiarare di trovarsi davanti ad una moto completamente nuova. Le uniche componenti rimaste invariate sono ruote e sospensione posteriore con forcellone, tutto il resto è infatti stato profondamente 60 modificato tanto da portare ad un peso a secco teoricamente inferiore di ben 3/4kg - all’atto pratico non ci sarà grande differenza, dato che il limite di categoria ora è espresso nella massa di moto e pilota. Ma la riduzione consentirà ai team di gestire il posizionamento della zavorra sulla base delle loro necessità in termini di distribuzione dei pesi. Una serie di foto ci mostra anche lo stesso procedimento per le RC250R private. Felber illustra le differenze, principalmente relative a dettagli: “La GP è dotata di particolari differenti, a partire dalla centralina Dell’Orto prescritta da regolamento mondiale, ma anche uno scarico Akrapovic diverso, cerchi in magnesio e freni leggermente modificati oltre naturalmente alle sospensioni ufficiali WP, che contribuiscono al risparmio di peso” La produzione per il 2013 conta 67 esemplari, di cui 40 in vendita ai privati e 27 riservate alla Red Bull Rookies Cup. Sono tutte moto fatte a mano, che hanno causato un problema di logistica alla casa austriaca: sarebbe stato necessario impegnare per troppo tempo una delle quattro linee di assemblaggio della fabbrica di Mattighofen. In KTM hanno pensato quindi di lavorare sulla quinta linea, quella normalmente impiegata per l’addestramento dei tecnici. Il prezzo della moto privata? Una roba da nulla, 45.000€... 61 SPECIALE SUPERBIKE Il GP d’Australia 62 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Guintoli vince gara 1 SBK a Phillip Island di Carlo Baldi | Trionfo Aprilia. Guintoli vince davanti a Laverty che in volata supera Fabrizio per sette millesimi. Caduta per Checa che coinvolge Melandri. Ritiro per Giugliano D ominio Aprilia in gara 1 a Phillip Island. La casa di Noale piazza tre moto nei primi tre posti e conduce la gara in testa dal primo all’ultimo giro. All’inizio era stato Laverty a partire a cannone allo spegnersi del semaforo rosso, arrivando ad accumulare un vantaggio di oltre un secondo sui suoi inseguitori. Alle sue spalle si creava un gruppone composto da 64 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica Sykes, Haslam, Checa, Guintoli, Melandri Davies e Baz. Checa era velocissimo e al quarto giro stabiliva il nuovo record della pista (1’31”622). Sempre nel corso del quarto giro Giugliano, settimo, era costretto al ritiro per un problema elettronico. Un vero peccato perché il pilota del team Althea era stato autore di una buona partenza ed era in rimonta assieme al gruppo degli inseguitori, quando la sua Aprilia ha deciso che era il momento di rientrare ai box. Il vantaggio di Laverty intanto diminuiva e dalle retrovie si faceva largo Fabrizio, dopo una partenza disastrosa dalla prima fila, che lo aveva relegato all’undicesimo posto. Il pilota del team Red Devil nel corso della sesta tornata migliorava il record della pista portandolo a 1’31”323. Con Laverty sempre in testa, oltre a Fabrizio si metteva in evidenza Guintoli, che saliva al secondo posto. Nel corso del tredicesimo giro avveniva la caduta di Checa che arrivava lungo alla curva 4 (curva Honda) centrando l’incolpevole Melandri. Carlos batteva per la seconda volta la testa al suolo (era successo anche nella sua caduta di venerdì) e restava immobile sul prato. Melandri invece si rialzava e correva a sincerarsi delle condizioni di Checa. Il pilota del team Ducati Alstare veniva successivamente trasportato all’ospedale di Melbourne per i controlli del caso, ma a parte il fatto che non ricorda nulla dell’incidente, ora sta bene e non sembra aver riportato conseguenze fisiche. Melandri invece – piove sul bagnato – è caduto sulla spalla sinistra, quella per la quale dovrà probabilmente sottoporsi ad un intervento chirurgico al suo rientro in Italia. Tornando alla gara, Guintoli era ormai a ridosso di Laverty. Il sorpasso era nell’aria ed avveniva nel corso del quindicesimo giro. Il francese superava il compagno di squadra ed allungava, lasciando il nordirlandese alle prese con uno scatenato Fabrizio, che vedeva il podio sempre più vicino. Il finale era ravvivato proprio dalla lotta tra Laverty e Fabrizio, con continui sorpassi e controsorpassi e con le due RSV4 che si sfioravano più volte. Mentre Guintoli tagliava il traguardo, sembrava che Fabrizio potesse avere la meglio su Laverty, ma ancora una volta, come già nel 2011 (quando su questa stessa pista Haslam gli soffiò la vittoria per quattro millesimi), anche oggi Michel ha visto sfumare il secondo posto per una manciata di millesimi (solo sette). Ma nel box Red Devils iniziavano comunque i festeggiamenti per il primo podio mondiale di una squadra che, solo lo scorso anno, si affacciava alla Superbike proveniente dalla Stock 1000. Quarto posto per Davies che regola il gruppetto composto da Sykes, Baz e Haslam. “Formichina” Davies non si smentisce e senza clamori raccoglie un bel gruzzoletto di punti (tredici) al debutto con la S1000RR BMW. Le due Kawasaki non sono sembrate perfettamente a punto, con Baz che alla fine ha tallonato da vicino il più accreditato compagno di squadra. Haslam ha accusato dei problemi elettronici negli ultimi giri, ma ha dimostrato grinta e voglia di conquistare un buon risultato. Non si può dire lo stesso del suo spento compagno di squadra Johnny Rea, che qui in Australia è apparso sino ad ora sotto tono. Uno sguardo agli italiani per annotare il dodicesimo posto di Clementi che porta a casa tre punti mondiali. Non hanno raccolto punti Sandi, che si è toccato con Camier al primo giro ed è finito nell’erba, rientrando in ultima posizione ed il febbricitante Iannuzzo che si è dovuto arrendere dopo soli pochi giri. 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Phillip Island, SBK a Laverty gara due di Carlo Baldi | Doppietta Aprilia con Laverty che precede Guintoli. Melandri terzo spezza l’egemonia Aprilia. Fabrizio rimonta ed è quarto. Sesto posto per Giugliano. Checa non prende il via A ncora Aprilia sul gradino più alto del podio, ma questa volta è Laverty ad avere la meglio su Guintoli ed il predominio della casa di Noale viene interrotto da Melandri che precede un’altra Aprilia, quella di Fabrizio. E anche il quinto posto avrebbe potuto essere ad appannaggio di una RSV4 se Giugliano non si fosse fatto superare nel finale a pochi giri dal termine a causa di un repentino calo delle sue gomme. La gara ha preso il via senza Checa, 66 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica ancora sotto controllo in ospedale, dopo la rovinosa caduta in gara uno. Sembra che lo spagnolo non abbia riportato nessuna frattura, ma solo molte contusioni ed un iniziale stato confusionale. Al via il più veloce è stato Sykes, tallonato da vicino da Laverty, Guintoli, Melandri, Fabrizio, che questa vota è partito bene, Rea e Giugliano. Nemmeno il tempo di completare il primo giro che alla curva 10 in discesa, Davies (forse tamponato) arrivava lungo e cadeva trascinando fuori pista Baz, Haslam e Camier. Questi ultimi due riprendevano la gara nelle ultime due posizioni, Davies raggiungeva il suo box con la gomma posteriore a terra, mentre Baz non riusciva a ripartire. Nel quarto giro Fabrizio passa Sykes e si porta in quarta posizione, mentre Giugliano supera Cluzel piazzandosi al sesto posto. Intanto in testa però Laverty, Guintoli e Melandri allungano e si avvantaggiano sul gruppo composto da Fabrizio, Giugliano, Cluzel, Sykes e Rea. Dal gruppo degli inseguitori si stacca ben resto Fabrizio che stabilisce il giro veloce della gara in 1’31”517 e si getta all’inseguimento dei primi tre. A metà gara avviene il riaggancio ed il terzetto diventa un quartetto. La gara procede senza scossoni, con Giugliano (ascolta la sua intervista) che in crisi con le gomme si fa superare da Sykes per il quinto posto. E arriviamo al diciassettesimo giro, quando Laverty supera prima Melandri e poi Guintoli facendo segnare il nuovo e definitivo record della pista di Phillip Island per la Superbike : 1’31”168. Guintoli (ascolta la sua intervista) che non si aspettava una simile prestazione da parte del suo compagno di squadra, non reagisce ed è secondo. Melandri invece se la deve vedere con Fabrizio (ascolta la sua intervista) che prova a superarlo, ma va largo e si deve accontentare del quarto posto. Quinto posto per Sykes e sesto per Giugliano che visto il ritiro di gara uno pensa bene di portare a casa un po di punti. Buono il settimo posto di Cluzel che precede un abulico Rea. Camier e Haslam riescono a risalire sino al nono e decimo posto, davanti all’unica Panigale in pista, quella del tedesco Max Neukirchner. Vanno a punti le due wild card Allerton e Stauffer, così come i due piloti di Pedercini, Sandi (a lungo decimo) e Lundh. Iannuzzo è più forte della febbre e conclude la gara sedicesimo davanti a Davies. Il pilota della BMW, rientrato ai box per sostituire la gomma posteriore forata, veniva penalizzato con un ride trough, ma non è ancora chiaro se il motivo sia dovuto al fatto che il pilota non sia sceso dalla moto, oppure se il motivo sia stata la mancanza della fascia gialla al braccio del capo meccanico, come prevede il nuovo regolamento in caso di pit stop. 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Le pagelle di Phillip Island di Carlo Baldi | A Phillip Island si è celebrato l’Aprilia day, ma siamo solo all’inizio e gli avversari, mentre si leccano le ferite, meditano vendetta. Ecco i nostri voti ai protagonisti di Phillip Island A prilia ha dominato il primo round del mondiale SBK in modo imbarazzante per tutte le altre case, alle quali è rimasto il ruolo di comparse. Se si esclude il terzo posto di Melandri in gara due, la casa di Noale ha monopolizzato il podio di Phillip Island e l’unica nota 68 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica stonata è stato il problema elettronico che ha estromesso Giugliano da gara uno. A rendere la vita più facile a Laverty e soci ci si sono messe molte cadute e problemi fisici che hanno ridotto il potenziale di quei piloti che avrebbero potuto essere protagonisti. Troppe cadute, sia in prova che in gara, dovute al nuovo asfalto, alla conformazione del circuito ed alle alte temperature. Un mix tremendo, che ha messo in difficoltà la Pirelli e molti piloti, che si sono ritrovati con la gomma posteriore a pezzi. Va anche detto però che chi nelle prove aveva lavorato molto sull’usura delle gomme sulla lunga distanza in gara è stato ripagato. Certo le due prime due manche della stagione sono state condizionate dall’incidente avvenuto al tredicesimo giro di gara uno quando Checa (ha sbagliato la staccata o ha avuto un problema elettronico?) ha colpito Melandri in una caduta che per fortuna non ha avuto gravi conseguenze, ma che ha messo ko lo spagnolo. Onore all’Aprilia, ma chi poteva contrastarne il dominio ha sbagliato o non era ancora pronto. L’incidente di Checa ci ha impedito di vedere come si sarebbe comportata la Panigale in gara. “Domani per la prima volta farò più di venti giri con questa moto”, aveva affermato Checa dopo la vittoria in Superpole. Invece la curiosità è rimasta, a lui come a noi. Battà, general manager del team Ducati Alstare, ha invece dichiarato che la Panigale difetta in velocità e che Carlos era costretto a fare i miracoli in curva ed in staccata per recuperare quello che perdeva in rettilineo. Un discorso già sentito negli altri anni scorsi, quando però Checa correva con la vecchia 1198. Possibile che la nuova Ducati abbia ereditato la caratteristica più penalizzante della 1198? La S1000RR BMW è molto competitiva, ma la spalla di Melandri, alcune cadute e l’apprendistato di Davies l’hanno messa in inferiorità rispetto allo squadrone Aprilia, che oltre al team ufficiale può ora contare sul team Althea e sul team Red Devils. Per la squadra di Petricca si può parlare di “miracolo italiano”. Solo un anno fa questa squadra debuttava in Superbike con Canepa e la 1198. Dopo un anno abbastanza travagliato, ha deciso di cambiare tutto, tecnici, pilota e moto 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito e a Phillip Island ha festeggiato il primo podio mondiale dopo aver dominato le prove. Cosa che possono succedere solo in Superbike. Ci si aspettava di più dalla Kawasaki ma anche per la casa di Akashi dobbiamo parlare di problemi fisici (frattura del radio per Sykes) cadute (due, ed entrambe di Baz in prova ed in gara 2) e problemi di gomme, accentuati dal fatto che da sempre la Ninja ha il problema di un usura precoce delle coperture. Suzuki ha fatto vedere buone cose in prova, ma in gara Camier e Cluzel hanno fatto da comparse. Durante l’inverno alla GSX-R1000 è stata fatta un’iniezione di cavalli, ma stiamo parlando sempre di una moto datata rispetto alle altre Superbike. E’ migliorata molto la Honda che ci ha ridato un Haslam sorridente e competitivo. 70 Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica La casa giapponese è intervenuta con l’esperienza HRC sull’elettronica della CBR1000RR ed i risultati si sono visti, anche se più in prova che non in gara. Ma ecco i nostri giudizi sui protagonisti delle due prime manche della stagione 9,5 Eugene Laverty – Si è preparato meticolosamente (diremmo quasi “alla Biaggi”) alle due gare e non era difficile prevedere che sarebbe stato tra i protagonisti. L’ombra del Corsaro si è dissolta e Laverty è uscito alla luce del sole. Preciso, costante e determinato. In gara uno non è riuscito a resistere all’attacco del suo compagno di squadra, ma nella seconda manche lo ha ripagato con la stessa moneta. 9,5 Sylvain Guintoli – Non è facile raccogliere l’eredità di Biaggi, ma in Australia il francese ha fatto vedere di che pasta è fatto e ha smentito chi pensava che riuscisse ad andare forte solo sul bagnato. Così come il suo compagno di squadra ha lavorato molto nelle prove e ed in gara ha raccolto i frutti. E’ arrivato in Aprilia al momento giusto per mettere a frutto le sue doti e la sua esperienza. Bravò. 8 Marco Melandri – Come se non bastasse il dolore alla sua malandata spalla destra, in gara uno Marco è stato colpito da Checa e costretto al ritiro. Questo accresce il valore del suo terzo posto in gara due, unico in grado di colorare con un po di bianco il podio nero Aprilia. Resta uno dei favoriti per il titolo e la sua BMW troverà circuiti più favorevoli. 9 Carlos Checa – Da libro Cuore. Sposa coraggiosamente il progetto Panigale e compie il miracolo di portarla al successo in Superpole nonostante sia stato vittima di una brutta caduta il giorno precedente. In gara supplisce con la sua classe ai difetti di gioventù della sua nuova moto, ma mentre sta confezionando un altro miracolo arriva lungo e cade ancora. Errore suo? Problemi di elettronica? Non può correre in gara due, ma per fortuna lo rivedremo ad Aragon. Campione. 8 Michel Fabrizio – Michel dove sei stato negli ultimi due anni? Va bene l’Aprilia, va bene un 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb team emergente e capace, ma chi si aspettava che potesse dominare in prova, conquistare la prima fila in Superpole e salire sul podio? Che Michel abbia un grande potenziale è risaputo, che sino ad ora lo abbia espresso a sprazzi è altrettanto vero, ma quello che abbiamo visto a Phillip Island, in pista e fuori, è un pilota maturo, ed estremamente concreto. Non si è mai fatto prendere dall’entusiasmo ed al team che festeggiava il suo terzo posto in Superpole ha detto “Scusate, ho fatto qualche errore, ma sono pronto per la gara”. 6 Tom Sykes – Sulla pista australiana Tom e la Kawasaki non hanno brillato come ci si aspettava, complice la frattura al radio rimediata in prova dall’inglese e la nota caratteristica 72 della ZX-10R di usurare molto le gomme. Il dinoccolato Sykes non è andato oltre il quarto posto in Superole dove di solito la fa da padrone, ma è stato onesto quando ha ammesso che questa pista non è piaciuta né a lui né alla sua moto. Raccoglie 22 punti e ci da appuntamento ad Aragon, dove inizierà il suo vero campionato. Rimandato ad aprile. 6,5 Chaz Davies – Al debutto con la BMW, Chaz non si fa prendere dalla smania di bruciare le tappe. Solo dodicesimo in Superpole, fa una grande prima manche che chiude al quarto posto. In gara due al primo giro arriva troppo forte (tamponato?) nella curva in discesa, con la gomma ancora fredda e fa un bel casino. Per fortuna nessuno si fa male, ma per lui la gara è finita. Diamogli tempo e ce lo ritroveremo sempre nelle posizioni che contano. 6 Davide Giugliano – In Australia la fortuna non lo ha certo aiutato. Ha perso la fase tre della Superpole per 16 millesimi dopo due sbandate nel curvone e in gara uno la sua Aprilia si è fermata proprio sul più bello, quando Davide stava rimontando il gruppo dei primi. Nella seconda gara voleva portare a casa dei punti ed ha amministrato più che attaccare. Giugliano riparte da Phillip Island con la rabbia di non essersi potuto esprimere come avrebbe voluto. Ma siamo solo alla prima gara. 6,5 Leon Haslam – Il team Ten Kate e la Honda hanno fatto tornare il sorriso 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Phillip Island Classifica Gara 2 sul volto di Leon che è tornato ad essere il pilota che avevamo visto sulla Suzuki e nella prima parte della scorsa stagione. La Honda sembra più interessata alla Superbike ed ha inviato nel box della squadra olandese alcuni tecnici che hanno lavorato sull’elettronica della CBR1000RR. Ma il loro lavoro non è certamente concluso visto che in gara uno la moto di Haslam ha accusato qualche problema che non gli ha consentito di andare più in la di un comunque buono settimo posto. In gara due è stato coinvolto nella caduta del primo giro ed il decimo posto finale è il massimo che potesse ottenere. 5 Jonathan Rea – Non è partito con il piede giusto. Non ha mai mostrato il suo talento ed i suoi due piazzamenti (ottavo in entrambe le gare) non si addicono ad un pilota come lui. 74 Forse si deve adattare alla nuova elettronica o forse non era in forma. Sarà perché da lui ci aspetta sempre delle grandi prestazioni, ma in Australia quello che era “l’impaziente inglese” è apparso invece troppo paziente ed apatico. Non ci è piaciuto. 10 Il circuito di Phillip Island – Le grosse oche sorde che ogni tanto si fermano in mezzo alla pista, il nuovo asfalto che si mangia le gomme e il cordolo rotto che ha ritardato la gara della Supersport scompaiono davanti allo spettacolo offerto dal fantastico paesaggio che circonda la pista australiana e dai 60.000 appassionati che nel weekend hanno invaso il circuito. Sarà forse perché mentre l’Italia è sotto la neve qui c’erano 26 gradi, ma Phillip Island resta il più bel circuito del mondo. Classifica Gara 1 Pos. Pilota Tempi Pos. Pilota Tempi 1 Eugene Laverty 33’45.938 1 Sylvain Guintoli 33’47.109 2 Sylvain Guintoli +0.418 2 Eugene Laverty + 1.352 3 Marco Melandri + 1.382 3 Michel Fabrizio + 1.359 4 Michel Fabrizio + 2.282 4 Chaz Davies + 5.702 5 Tom Sykes + 11.545 5 Tom Sykes + 5.753 6 Davide Giugliano + 12.508 6 Loris Baz + 6.769 7 Jules Cluzel + 17.330 7 Leon Haslam + 6.830 8 Jonathan Rea + 17.339 8 Jonathan Rea + 17.944 9 Leon Camier + 19.886 9 Leon Camier + 19.152 10 Leon Haslam + 19.996 10 Max Neukirchner + 26.557 11 Max Neukirchner + 27.629 11 Jules Cluzel + 30.305 12 Glenn Allerton + 42.809 12 Ivan Clementi + 30.411 13 Jamie Stauffer + 42.893 13 Alexander Lundh + 45.185 Classifica Generale Pos. Pilota Punti 1 Eugene Laverty 45 2 Sylvain Guintoli 45 3 Michel Fabrizio 29 4 Tom Sykes 22 5 Marco Melandri 16 6 Jonathan Rea 16 7 Leon Haslam 15 8 Jules Cluzel 14 9 Leon Camier 14 10 Chaz Davies 13 75 Le foto più belle del GP d’Australia Il primo round del mondiale SBK si è aperto con il successo della casa di Noale a Phillip Island. E cco gli attimi salienti di questo GP raccontati attraverso gli scatti più emozionanti 76 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 78 Periodico elettronico di informazione motociclistica Superbike 79 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Periodico elettronico di informazione motociclistica nel suo progetto non potranno mancare. Tecnici e piloti sanno di dovergli rendere conto del loro operato e dei loro risultati, ma sanno anche che grazie a lui potranno lavorare con serenità, al riparo dalle pressioni esterne e dal peso di un marchio che ha fatto la storia delle competizioni motociclistiche. Giuliano facciamo un bilancio di queste due giornate di prove a Phillip Island «Sono molto soddisfatto di questi due giorni di test. Lunedì abbiamo addirittura fatto segnare il quinto tempo con Rolfo e il nono con Iddon ed è stato un risultato che è andato oltre ogni più rosea aspettativa se si pensa che prima avevamo fatto solo due uscite a Cartagena e due qui a Phillip Island. Il secondo giorno abbiamo iniziato a lavorare sui controlli elettronici, come il traction control e il freno motore. Essendo una moto completamente nuova questo nostro impegno ha richiesto molto tempo ed il sacrificio del tempo secco sul giro. Ma è stata senza dubbio la scelta giusta. Inoltre abbiamo lavorato molto anche sulla durata delle gomme che su questa pista è un fattore estremamente importante visto che l’asfalto è molto abrasivo e la gestione delle gomme sarà determinante in gara». Cosa ti aspetti da questa prima gara della stagione? «Dobbiamo ancora capire come si comporta questa moto sulla distanza e dovremo anche valutare le condizioni meteo, perché se facesse molto caldo potrebbe presentarsi un problema di usura delle gomme. Di certo vincerà chi riuscirà a trovare il miglior setting per la gara. Per noi qualsiasi Giuliano Rovelli “Ci attende un lungo cammino, il lavoro non ci spaventa. Dopo Monza saremo competitivi” di Carlo Baldi | Intervista a Rovelli a poche ore dal ritorno di MV in un campionato mondiale. “Rolfo è il nostro punto di riferimento mentre Iddon è un giovane talento che scalpita. In Australia l’importante è finire la gara e raccogliere dati” A poche ore dal ritorno di MV alle competizioni abbiamo intervistato Giuliano Rovelli, General manager del team ParkinGo MV, per conoscere le 80 sue impressioni alla luce delle due giornate di prove che la sua squadra ha affrontato a Phillip Island. Ci è sembrato come sempre molto determinato, ma anche sicuro della bontà del progetto MV Supersport. Da imprenditore qual è, Rovelli sa che per raggiungere il successo servono investimenti, scegliere le persone giuste, tempo e tanto lavoro. Componenti che 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito risultato andrà bene visto che siamo al debutto assoluto. Purtroppo non penso di poter finire nelle prime cinque posizioni e quindi se riuscissimo ad ottenere una piazzamento tra il sesto ed il decimo posto sarebbe già un successo. Sarà importante finire la gara e raccogliere più dati possibili in funzione delle prossime gare. Dobbiamo avere pazienza, e lo dico ai tifosi della MV e del nostro team e pensiamo di poter essere competitivi solo tra 4 o 5 gare. Abbiamo tutto per far bene, ma non potremo essere competitivi già dalle prime gare». La quarta gara si corre proprio a Monza «Purtroppo Monza non è la pista più adatta alla nostra moto, ma sarà comunque la nostra gara di casa e quindi 82 Periodico elettronico di informazione motociclistica cercheremo di essere al top per poter ben figurare. Sono sicuro che da Monza in poi potremo fare meglio e puntiamo a restare con i primi. Inoltre sento dire che potrebbero entrare in calendario piste completamente nuove per la Supersport come Zeltweg o la Turchia e questo per noi sarebbe una cosa positiva perché almeno sui circuiti nuovi partiamo ad armi pari con le altre squadre che da anni corrono in Superport». Cosa ci poi dire dei tuoi piloti? Stanno facendo quello che ti aspettavi da loro? «Mano a mano che procediamo con il lavoro la squadra migliora e questo è un aspetto molto positivo per una equipe nuova con una moto nuova. Posso dire che nel team il clima è ottimo. Roberto Rolfo sta rispettando Superbike in pieno le nostre aspettative, è un grande professionista ed è diventato in poco tempo il punto di riferimento per i nostri tecnici. E’ un pilota veloce ma è anche un buon tester. Iddon è un giovane talento rampante che scalpita. Sta imparando dai nostri tecnici a regolare la moto secondo le proprie esigenze. Impara in fretta e noi non gli mettiamo nessuna pressione. Dobbiamo lasciargli il tempo di conoscere la moto, ma anche di imparare le piste che saranno quasi tutte nuove per lui. Ci aspettiamo che più avanti nella stagione possa fare qualche bella gara. Sia Christian che Roberto hanno un carattere affabile e una mentalità aperta che rende sereno il clima all’interno del box. Ci attende un lungo cammino ma il lavoro non ci spaventa di certo». 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Le donne dei campioni Motocross USA Tiffany Lechien di Massimo Zanzani | Le mogli di Lechien, Lackey, Laporte e Smith hanno ripercorso in una serie di quattro divertenti interviste la vita trascorsa a fianco di questi mitici eroi che hanno scritto esaltanti pagine di storia di Motocros R Ron Lechien è nato nel dicembre del 1966 a El Cajon, cittadina dell’entroterra californiano a pochi chilometri da San Diego.Una zona che evidentemente è “terreno fertile” per il motocross statunitense, avendo sfornato una serie di assi del calibro Marty Smith, Marty Tripes, Broc Glover e lo 84 Motocross Periodico elettronico di informazione motociclistica stesso Ricky Johnson. Oltre a Ron, naturalmente, che nel 1981 stupì tutti per la sua guida fluida ed efficace dominando la Pro Class nella leggendaria gara di Mammoth Mountain, e che già a 16 anni firmò un contratto con il Team Yamaha U.S.A. E all’esordio da pilota ufficiale, nell’arco di una settimana vinse sia la prova della 250 Supercross di Orlando che la 125 National di Lake Whitney , in Texas, battendo gente come Hannah, Bailey, Glover, Barnett, e gli stessi Ricky Johnson e Jeff Ward: compito difficile per chiunque, figuriamoci per un sedicenne esordiente nella fossa dei leoni, ma che consacrò il giovanissimo Ron – presto noto anche come “The Dogger “ - come un gran talento naturale. Un vero idolo anche per i suoi concittadini, peraltro stupiti che spesso lui non salisse in moto per allenarsi se non poco prima di una gara! Nell’arco di soli 9 anni di gare, Lechien ha corso alternativamente con moto ufficiali di Yamaha, Honda e Kawasaki, conquistando 25 vittorie, 10 delle quali nel campionato National classe 125, 6 nel National 250, 7 nel Supercross 250 e due nel National 500. Il suo unico titolo Ron se lo aggiudicò nel Campionato AMA 125 National del 1985, in sella ad una Honda, tuttavia finì 7 volte entro i primi 10 nella classifica AMA. In ogni caso, Ron è stato un ottimo pilota, che divenne presto famoso per il suo stile decisamente fantasioso e spettacolare. Ma anche per la sua vita piuttosto scapestrata, tipo “genio e sregolatezza”: tant’è che in un anno si beccò 150.000 dollari di multa dal team Kawasaki per aver saltato delle sessioni di prova, riunioni tecniche e i classici appuntamenti con i tifosi a caccia di autografi. Fortunatamente, suo padre Dick investì parte dei guadagni ottenuti con le vittorie per di Ron costruirgli un futuro, fondando la casa di lubrificanti californiana Maxima Oils, a San Bernardino. Lavorare in azienda però non è come correre nel cross, tant’è che Ron Lechien divenne fin troppo sedentario, tanto da ingrassare vistosamente a causa della sua inesistente attività fisica. Uno status ovviamente mal tollerato da uno come lui, che ha saputo reagire seguendo una dieta molto ferrea per tornare a una forma dignitosa. Ed oggi, a 46 anni, come molti suoi ex colleghi di durissime battaglie agonistiche, è tornato a divertirsi con le vecchie glorie del cross. Recentemente, è venuto anche in Italia come ospite della Trasborgaro 2012, la gara “veterans” tenutasi a Borgaro Torinese lo scorso 18 novembre. Tiffany Lechien Quando hai incontrato Ronnie? «Avevo dodici anni, a scuola eravamo nella stessa classe ma poi lui fu bocciato per via 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Motocross Periodico elettronico di informazione motociclistica «Sì, soprattutto vedere come tutti lo conoscono e come tutti gli vogliono bene. Quando viaggiamo c’è sempre qualcuno negli aeroporti che lo riconosce, è famoso più di George Clooney….». delle gare e non siamo stati più assieme, ci vedevamo ogni tanto in giro o alle feste ma lui faceva le sue cose e io le mie. Però era il più carino della città, guidava la moto e fu l’inizio della sua carriera, ». Quindi era un po’ presto per stare assieme. «In quel periodo era decisamente selvatico, di ragazze non ne voleva una ma probabilmente ne aveva una ventina. Quando frequentavo le superiori iniziò a telefonarmi e il ragazzo era molto geloso, e quando Ron vinse il Supercross di San Diego, proprio nella sua città, è 86 stato molto eccitante ma l’ho dovuto mascherare perché ognuno aveva ancora la sua vita, ci vedevamo ma più come buoni amici. Anche il ragazzo che avevo andava in moto, ma non era bravo e soprattutto pazzo come Ron, a volte mi aspettava di notte fuori da casa mia». Allora non pensavi che sarebbe potuto diventare il tuo compagno? «No, perché mi disse che se fossimo stati assieme non sarebbe riuscito a fare ciò che ha fatto, si sarebbe sentito intrappolato». E come è successo che vi siete messi insieme? «Io avevo sempre lo stesso numero di telefono e Ron mi chiamava più o meno tre volte l’anno, poi sette anni fa il mio ragazzo delle superiori è morto e Ron ha chiesto se poteva accompagnarmi al funerale al termine del quale siamo andati a cena e mi ha semplicemente detto: da ora stai con me». Conoscendolo non stupisce un’uscita del genere. «E’ vero, ma è molto cambiato, quando siamo tornati assieme praticamente non andava più in moto, l’ho messo a dieta, si è rimesso a correre ed ora è molto contento perché per lui girare con la moto da cross è una cosa naturale, gli risulta facile e mi stupisce come riesca a memorizzare la pista anche con un solo giro». di tutte le gare, di come sono andate e di chi ha partecipato. Conosco tutta la sua carriera, e anche tutte le ragazze che ha avuto, non so quale sia stata la carriera che lo abbia impegnato di più...». Hai parlato con lui della sua carriera? «Certo, ho sempre saputo tutto ad iniziare dalla casa sulle colline che comprò quando aveva sedici anni perché guadagnava la bellezza di 250.000 dollari l’anno, che a quei tempi erano un’enormità, ci ero anche stata qualche volta per delle feste. Lui poi è un tipo che si ricorda Lo segui quando va alle gare di adesso? «Sì, ogni week end o due andiamo a correre, ha una Kawasaki 450 che gli da la filiale americana ed è sponsorizzato dalla JT Racing e dalla Monster». Sei con lui anche quando viene in Europa, una bella esperienza? Quanto è cambiato rispetto al passato? «Adesso apprezza tutto molto di più, perché sa cosa ha avuto e cosa ha perso. E soprattutto non si mette nei guai per questioni di droga o di donne perché sa che mi perderebbe, finalmente ha fatto ordine nella sua vita. Ama gli animali, gli animali amano lui, i miei genitori e la mia famiglia gli vogliono bene tanto che ogni volta che mi arrabbio con lui lo difendono. I suoi lati negativi si sono addolciti, stiamo bene, litighiamo, scherziamo, giochiamo e andiamo assieme alle gare con lui. Praticamente è irriconoscibile rispetto ad una volta». 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Sport Periodico elettronico di informazione motociclistica Nino non ha mai “barato”, e si è applicato con eccezionale diligenza. Da autentico Campione, seriamente pronto a sfruttare ogni angolo delle opportunità per acquisire esperienza tenutosi all’Isola d’Elba dal professor Fasola c’era anche l’allievo Schurter. INTERVISTA Nino Schurter, dalla MTB all’enduro di Ippolito Fassati | Neo Campione di Coppa del Mondo e argento alle Olimpiadi di Mountain Bike a Londra, Nino Schurter ha un’altra grande passione: l’enduro. Ce ne parla il suo maestro speciale Fabio Fasola I I n occasione dell’Hell’s Gate, disputato lo scorso fine settimana, abbiamo intervistato Fabio Fasola. Stavolta gli abbiamo rivolto qualche domanda in qualità di insegnante di 88 un allievo del tutto particolare: il Campione di Coppa del Mondo e argento alle Olimpiadi di Mountain Bike Nino Schurter. Lo scorso novembre, infatti, tra gli studenti di un corso A che livello “enduristico” era Nino Schurter quando è arrivato all’Elba? «Motociclisticamente parlando, e come endurista in particolare, possiamo posizionare Nino Schurter su un livello medio, ma con una grandissima attitudine al miglioramento. È enormemente avvantaggiato dal fatto che fisicamente è al top e, avendo recepito immediatamente i fondamentali della guida, dopo un solo giorno di “scuola” era già in grado di affrontare in relativa sicurezza anche i tratti più difficili del corso». Come è arrivato ai corsi di Fasola? «Attraverso la filiale svizzera di KTM». Quanti giorni ha passato da te e su cosa ti sei concentrato? «Da noi, all’Isola d’Elba, Schurter ha passato due giorni. All’inizio abbiamo lavorato sulle posizioni in sella, quindi siamo passati a una serie di esercizi di destrezza con la moto. Era fondamentale che capisse in che modo il corpo può lavorare in sintonia con la moto, quanto questo feeling può essere importante per la guida e, soprattutto, che può essere molto più forte di quello che si ha con la bicicletta. In moto hai la possibilità di usare le gambe e le ginocchia anche per gli spostamenti laterali. Il motivo? Perché con la bici non hai nulla… in mezzo alle gambe, con la moto sì: il serbatoio e l’ingombro della moto». E’ un allievo che si applica? «Con una base fisica incredibile come la sua, e con la sua capacità quasi simultanea di mettere a frutto le informazioni messe a sua disposizione, applicarsi risulta molto più facile. Devo dire, però, che Nino non ha mai “barato”, e si è applicato con eccezionale diligenza. Da autentico Campione, seriamente pronto a sfruttare ogni angolo delle opportunità per acquisire esperienza». Le basi fisiche che ha sviluppato con la MTB gli sono state d’aiuto per la moto? «Direi moltissimo. Schurter ha gambe d’acciaio, addominali da spaccarci la legna, braccia che possono diventare una morsa... e un “fiato” da mongolfiera. Una forma fisica di questo tipo non poteva che essergli di grandissimo aiuto. Il suo unico problema (se vogliamo parlare di problemi) è stato il rompere il ghiaccio, abbandonare le tensioni generate dalla difficoltà di 89 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito capire le reazioni della moto nei passaggi per lui più ostici. Ma queste sono reazioni normali, paure che fughi non appena capisci come funziona il gioco». E a livello di tecnica? «In discesa in MTB Schurter è probabilmente il migliore del Mondo, insieme a Marco Aurelio Fontana, e in discesa gli spostamenti del corpo con la moto sono simili a quelli con la bici. La differenza sta nell’uso del cambio, cioè nel capire qual è la marcia giusta e in che modo un “colpetto” di gas può aiutarti a correggere un errore o a migliorare un passaggio. In sella alla MTB hai solo gli effetti passivi dell’inerzia, con la moto hai il gas che ti aiuta a modificare attivamente gli equilibri». Personalmente è un ragazzo simpatico e appassionato di moto? «Nino è un ragazzo molto simpatico con una grande passione per il fuoristrada. Schurter è Sport Periodico elettronico di informazione motociclistica anche molto umile, e si è avvicinato all’esperienza con grande serietà». Tornerà per un corso di approfondimento? «Ci siamo sentiti la settimana scorsa: appena libero dai suoi impegni, ovviamente prioritari, tornerà all’Elba». aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Marco Aurelio Fontana, grande appassionato di moto, oltre che uno dei più forti avversari di Schurter nel mondiale Cross Country di MTB, deve ora temere lo svizzero anche in moto? «Fontana ha sicuramente più esperienza, è più “vecchio del mestiere”, ma non credo proprio che possa nascere una vera rivalità a causa della moto, non una rivalità “seria”. Oltre ad essere due appassionati, Nino e Marco Aurelio sono anche due bellissime persone, e li vedo molto meglio nell’atto di condividere allegramente una sana passione comune». Nino è un ragazzo molto simpatico con una grande passione per il fuoristrada. Schurter è anche molto umile, e si è avvicinato all’esperienza con grande serietà 90 91 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Sport aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa INTERVISTA Nicola Dutto l’”Alex Zanardi” delle moto: sarà apripista all’Italian Baja! bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb di Andrea Perfetti | Il pilota piemontese farà da apripista nella gara che nel 2010 lo vide vittima di un incidente che lo rese paraplegico. Nicola guiderà la sua KTM 500 appositamente allestita. Leggi l’intervista a Moto.it F MARZO IA AND FIM WORLD CUP 2013 - ITALIAN BAJA – 14/17 Nicola Dutto torna in sella nella stessa gara in cui ebbe l’incidente che gli causò la paraplegia il 20 marzo 2010. Il pilota piemontese correrà grazie allo speciale adattamento della KTM EXC 500 e alla sua forza di volontà incredibile. Nicola Dutto vinse l’Italian Baja categoria moto nel 2006 e nel 2009. Nel marzo 2010 la sua brillante carriera sportiva ebbe un’interruzione: durante la prima tappa Nicola cadde e si fratturò la settima vertebra dorsale, riportando la paralisi agli arti inferiori. Abbiamo parlato di interruzione, non di stop definitivo, perché Dutto in questi anni ha messo in campo una forza di volontà straordinaria e nel 2012 è tornato a guidare una motocicletta (appositamente attrezzata). Dopo nove mesi in 92 ospedale e una breve parentesi su quattro ruote, Nicola è stato il primo pilota paraplegico al mondo a correre una gara di moto: la Baja Aragon in Spagna, che ha concluso al 24esimo posto. Pilota ufficiale KTM Nel 2013 Nicola è pilota ufficiale KTM Italia e a Pordenone farà la sua prima uscita con la EXC 500 preparata in collaborazione con la Boano Moto e modificata con i comandi al manubrio e un rollbar di protezione per le gambe. Dutto farà l’apripista e avrà l’assistenza continua di Roberto Boasso, l’amico fedele ribattezzato “l’uomo ombra”, in grado di aiutarlo appena ce n’è bisogno. Come stai? Come ti trovi in sella alla moto? « Io fisicamente sto bene, diciamo che quello che funziona lo fa alla grande e la parte “addormentata” non mi crea grossi problemi; ad aprile mi sottoporrò a un check-up di controllo per essere tranquillo prima della partenza in vista delle gare in Baja California. La moto è pronta, dovevo provarla questo week-end ma purtroppo la neve ci ha fermato ed è rimandato tutto al prossimo sabato!». Quali sono le modifiche che hai fatto alla KTM? «Con Jarno e Ivan Boano abbiamo lavorato su più fronti per andare a migliorare le caratteristiche del roll-bar protettivo cercando innanzitutto di agevolare la mia salita sulla moto, la protezione e il comfort nella guida. Questo modello è scomponibile in tre parti in modo si possa montare su qualsiasi motocicletta KTM senza dover saldare o forare il telaio. La parte anteriore è dedicata esclusivamente alla protezione delle gambe in caso di caduta, abbiamo deciso di usare tubi in 93 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Sport aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb acciaio con resistenza al taglio elevata (200 kg); la seduta è agganciata al telaietto posteriore e ha una parte basculante collegata a un ammortizzatore da MTB in modo da offrire maggior comfort al sedere e alle parti insensibili sperando così di evitare lacerazioni cutanee dovute a sfregamento che, per un paraplegico, sono un problema molto serio. Per il resto è tutto uguale allo scorso anno, cambio gestito da un attuatore elettrico, frizione rekluse e freno posteriore al manubrio». 94 Il percorso prevede difficoltà che ti fanno un po’ paura? «Le emozioni che provo pensando all’Italian Baja sono le stesse di ogni gara. In questi anni ho imparato a convivere con il ricordo dell’incidente e non provo rabbia o rimpianto pensando a ciò che mi è capitato nel 2010, tecnicamente a crearmi delle difficoltà possono essere i guadi nel fiume Tagliamento perché se l’altezza dell’acqua è elevata so di non poter avere margini di errore». Quali sono le avventure che ti vedranno protagonista in moto nel 2013? «Per questa stagione ho in programma di partecipare a tre gare: Baja 500 (Baja California MEX), Baja Espana Aragon (Zaragoza ESP) e Baja 1000 (Baja California MEX)». In bocca al lupo Nicola! Come sempre Moto.it sarà in sella con te per condividere e per raccontare la tua fantastica avventura. 95 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Sport Periodico elettronico di informazione motociclistica vissuto una giornata quasi perfetta. Sono stato il più veloce in prova, nelle qualifiche, sono partito in testa nella finale e ho guidato ogni singolo giro. Non vi nascondo che ero un po’ nervoso, perché non erò là davanti da un bel po’” 250 East Supercross, Atlanta Stewart torna alla vittoria Il veterano James Stewart torna alla vittoria in sella alla Suzuki dominando i 20 giri della finale. Primo successo di Wil Hahn (Honda) nella 250 East R ientro in grande stile per “Bubba” Stewart: il pilota Suzuki ha letteralmente dominato la gara di Atlanta (dimostratasi un grande successo di pubblico, con oltre 68.000 presenze!) conquistando l’holeshot e andando a vincere senza mai cedere la leadership della gara. Stewart ha staccato il campione in carica Ryan Villopoto di 1”468, a sua volta davanti al leader della classifica Davi Millsaps, partito a metà gruppo ed autore di una bella rimonta che lo ha visto aggiudicarsi il terzo gradino del podio già al secondo giro. 96 Stewart, quinto vincitore diverso in otto gare disputate nel 2013, può ora vantare nove stagioni in cui ha conquistato almeno una vittoria, entrando a far parte di un club a dir poco esclusivo in compagnia di Jeremy McGrath e Chad Reed. Villopoto (Kawasaki) conquista così il secondo posto in classifica generale a scapito di Dungey (KTM), rosicchiando ancora un po’ di vantaggio a Millsaps il cui margine si riduce a “soli” 22 punti. “Che dire? Abbiamo vinto” ha dichiarato Stewart. “Per me significa molto: è stata una stagione folle, e conquistare holeshot e vittoria significa aver Hahn ha guidato la prova della 250 Eastern dal primo all’ultimo giro: assieme al podio della scorsa settimana il pilota Honda si porta così al secondo posto in classifica dietro a Wilson, che mantiene la leadership con una bella piazza d’onore qui ad Atlanta. Terzo posto conquistato con grinta per Marvin Musquin (KTM) che ha occupato per un po’ la seconda piazza. “Ho lavorato duro, e stasera ha pagato” dice Hahn. “Ho pensato positivo e guidato con intelligenza - è una gran bella sensazione conquistare la mia prima vittoria qui in Georgia, davanti a tanti dei miei tifosi. Lo aspettavo da tempo” La prossima tappa del Supercross si correrà il prossimo sabato a St. Louis (MO) Editore: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 Responsabile editoriale Ippolito Fassati Capo Redattore Andrea Perfetti Redazione Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Francesco Paolillo Aimone dal Pozzo Edoardo Licciardello Grafica Thomas Bressani Collaboratori Nico Cereghini Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Lorenzo Boldrini Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto. it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. Ne è vietata quindi ogni riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione scritta di CRM S.r.l. Moto.it Via Melzo 9- 20129 Milano Reg. trib. Mi Num. 680 del 26/11/2003 Capitale Sociale Euro 10.000 i.v. Email: [email protected] 97