67
KtM sUpeR dUKe 1290 R UNA bestIA Al gUINzAglIO + Mv AgUstA RIvAle 800
uNA MoTo sTILosA
DA 3.500 Euro?
vE LA proGETTo Io
ITALIAN
MAGAZINE
di JAN WITTEvEEN
AMo TuTTA
LA scoMoDITà
DEL MIo bobbEr
di MArco GIALLINI
uomini stile passioni
NuMEro
spEcIALE
hA ANcorA sENso
pEr
IL MEsE
DELLA
MoTo
IL Tcross
DAL vIvo
La pazzia
made by Riders
è in mostra all’Eicma
dal 7 al 10 novembre
allo stand Yamaha,
padiglione 2,
postazione M30.
IL sALoNE DI MILANo?
TrE MITI AMErIcANI
INsIEME
30 ANNI Dopo
KENNy robErTs: «sIAMo
ArrIvATI E vI AbbIAMo AsfALTATo»
rANDy MAMoLA: «pArTIvATE
ANcorA A spINTA»
WAyNE rAINEy: «E NoI AvEvAMo
I MoTorhoME, voI LE rouLoTTE»
INchIEsTA
LA crIsI è uN bLuff.
TuTTA LA vErITà suL
MErcATo MoTocIcLIsTIco
Toby MooDy
LA vocE DELLA MoToGp
DI EurosporT uK:
«MArLboro E DucATI vIcINI
AL DIvorZIo. sToNEr?
IL pADDocK NoN Lo vuoLE»
ErA uN
NEW JErsEy
quI sI corrE IN spIAGGIA
coME A DAyToNA
MILANo by NIGhT
DovE sMALTIrE LA sbroNZA
uscITI DALLA fIErA
bErLINo
NELL’ALTro MoToquArTIErE
D’EuropA
LA coMpArATIvA
DEI cALENDArI
hArD DA offIcINA
MoDA
spEcIALE DENIM
TMAx
orA è uN
Tcross
Lo AbbIAMo fATTo NoI
Riders Italian Magazine / ANNO 7 heARst MAgAzINes ItAlIA s.p.A. MeNsIle pOste ItAlIANe s.p.A. sped. IN A.p. - d.l. 353/2003 (cONv. IN l. 27/02/2004 N° 46) ARt. 1, cOMMA 1, dcb MIlANO / Novembre 2013
QUATTRO RUOTE
SPOSTANO IL CORPO.
DUE MUOVONO L’ANIMA
per noi È come un figlio
l’abbiamo chiamato tcross
di RObERTO UNgARO
Questo mese ho fato la cosa più bella al mondo. Oddio,
forse la seconda più bella. Perché la prima mi sa che è avere
un figlio, ma questo non so ancora cosa voglia dire. Però
vi assicuro che costruire una moto è gioia pura. La scommessa era ardua: trasformare il TMAX in una moto da fuoristrada. L’idea iniziale era fare qualcosa di simile a una
Tricker 250, ma più grossa e automatica. Una roba che
non esiste, buona per la cità, divertente nel misto e non
refrataria alle strade bianche: Trickermax. Purtroppo le
quote del TMAX (la lunghezza eccessiva, l’andamento del
telaio) non l’hanno permesso, ma giocando con un disegno
in scala il buon Rodolfo Frascoli, designer di spessore, ha
scoperto che le sovrastruture di una YZ-F da cross ci sarebbero state perfetamente. Ed ecco il risultato. Follia allo
stato puro. Ma intrigante. Nel realizzarlo abbiamo tribolato, più volte ci siamo chiesti perché lo stessimo facendo,
abbiamo tirato tardi in officina e macinato chilometri per
fare il giro dei fornitori (veramente se li è smazzati tuti
Riccardo Girardelli, il deus ex machina del progeto, al
quale va tuta la mia stima e riconoscenza). Ci siamo dovuti anche confrontare con Yamaha, che a metà dell’opera
insisteva per fare un TMOTARD, ma a noi non piaceva:
sono capaci tuti di fare una pit bike gigante partendo da
qualcosa che su asfalto ci va già… La scommessa era stravolgere l’anima di un maxiscooter. Poi le declinazioni possono essere diverse (per me la migliore rimane quella enduristica), ma in ogni caso quello che stupisce è un TMAX
coi tasselli. Costruirlo, vi dicevo, è stato appassionante. Ha
unito persone che sono eccellenze e che ringrazio tute,
compreso il buon Lorenzo Ferrari che ci ha ospitato nel
suo atrezzatissimo capannone di Tortona dove ho visto
cose che voi umani… (realizza Honda Africa Twin estreme,
da 158 chili). Compiere questa impresa è stato un percorso a ostacoli. E quando riguardo questo strano oggeto,
mi vengono in mente tuti i passi che abbiamo fato per
arrivarci. Passi coraggiosi, difficili, anche falsi, che metono alla prova. Ma alla fine emozionanti. Chissà allora cosa
dev’essere avere un figlio...
Editoriale Riders 9
67
82
come a daytona
New Jersey, esterno giorno.
Un gruppo di americani old
school corre The Race of
Gentlemen, bobber e hot
rod lanciati sulla spiaggia,
come una volta.
il mese
della
moto
Editoriale
Compagni di viaggio
9
12
Posta
Shots
14
21
Garage
Indirizzi
135
145
numero
speciale
13 storie sulla
nostra passione
1 Tutti al Salone! Ma ha ancora un senso andarci?............................................. 51
2 Yamaha TCross Era un TMax, Riders l’ha trasformato in moto........ 52
3 Inchiesta/1 La crisi? C’è, ma solo nel mercato italiano................................ 60
4 Inchiesta/2 Giornali, web, tv: l’anno zero dell’informazione moto.... 65
5 Intervista/1 Toby Moody, the Voice della MotoGP.......................................... 68
6 Intervista/2 Mamola, Rainey e Roberts a scarichi aperti.......................... 74
7 Reportage La corsa dei gentlemen sulla spiaggia del New Jersey........ 82
8 Road book/1 Dove andare a bere a Milano per smaltire l’EICMA.............. 90
9 Road book/2 Il più vecchio motoquartiere d’Europa è a Berlino............... 96
10 Prova/1 KTM Super Duke 1290 R La bestia al guinzaglio.................... 114
11 Prova/2 MV Agusta Rivale 800 Estrema, bella e imperfetta
come una concept............................................................................................................................................ 120
12 Officina Lo speedway di una volta alla contrada Giacomello.................. 126
13 Maxi comparativa I pornocalendari delle officine romagnole.............. 1è0
Sommario
Riders
17
icoNe kenny roberts wayne rainey e randy mamola
il mese
della
moto
6
testo Vicki Smith
fotografie Gigi Soldano
america,
fuck yeaH!
NoN È stato facile riuNire deNtro uN camper tre leggeNde califorNiaNe
e tostissime, cHe arrivaroNo iN europa e viNsero tutto. ma poi È successo
il fiNimoNdo: ricordi, frecciate, aNeddoti da morire dal ridere. come quaNdo
a imola keNNy roberts credeva cHe qualcuNo si fosse fregato il cesso.
o quaNdo, sempre lui, a raiNey urlò: «spiNgi più forte, figlio di puttaNa!»
74
Riders
Icone
I cowboy del Circus
L
hanno chiamata l’Età
dell’oro, la stagione dei
gran premi contrassegnata dalla violenza
delle 500 due tempi e
dai piloti americani che
le cavalcavano come in
un rodeo. Nel 1983 gli
americani li vinsero tutti, collezionando oltre
a 28 dei 36 podi complessivi. Gli high side erano
ordinaria amministrazione, si correva gomito a
gomito e le rivalità erano di fuoco. Cosa ci resta
di tuto questo, ora? L’albo d’oro e l’amicizia fra
tre leggende: Kenny Roberts, Wayne Rainey e
Randy Mamola. I record che oggi sta batendo
Marc Marquez sono quelli stabiliti da Roberts
In questa pagina.
da sinistra, kenny roberts
più wayne rainey (in sedia
a rotelle) più randy
mamola, uguale sei allori
mondiali e 61 gran premi
35 anni fa. King Kenny, deto il Marziano, 61
anni, diventò campione alla sua prima stagione
nella 500. Nonostante le 13 vitorie e i 5à podi,
Randy Mamola, 53, è stato l’eterno secondo
della classe regina (per ben quatro volte). Invece
Wayne Rainey, 5è, vinse in Superbike, prima che
Kenny Roberts gli comprasse un biglieto aereo
per l’Europa. In sete stagioni infilò è4 vitorie,
65 podi e tre titoli della 500 dal 90 al 9è. La sua
carriera finì troppo presto a causa del terribile
incidente di Misano che lo lasciò paralizzato alle
gambe, ma riuscì a tornare nel paddock come
diretore del team Marlboro Yamaha.
Riunirli per un’intervista durante il GP di
Laguna Seca è stata un’impresa. Randy Mamola
fa il mentore di Bradley Smith e collabora con
l’associazione benefica Riders for Health. Wayne
vinti in tre. Nella pagina
accanto. In senso orario.
randy, kenny e wayne:
americani che venivano
da un altro pianeta.
Rainey qui è di casa, mentre King Kenny dichiarava una partita di golf urgente. Ma grazie a un
po’ di manovre tipo quelle che facevano loro in
pista, ecco le tre leggende californiane stipate
nel camper di Rainey con la scusa di un po’ di
aria condizionata.
L’influenza che avete esercitato nel Motomondiale è enorme, sull’albo d’oro della 500 per
un decennio ci sono solo bandiere americane.
Eppure per voi andare in Europa fu come atterrare su un altro pianeta.
RM: «Prima di tuto, sappi che avrai sempre una
risposta intelligente da ognuno di noi. Forse da
Kenny qualcuna in più».
WR: «Se non altro le mie saranno educate».
KR: «Le macchine erano piccolissime, la gente
parlava in modo buffo. Il cibo era quasi sempre
Icone
Riders
75
prova/1 ktm super duke 1290 r
10
il mese
della
moto
questo È il box
di un crossista...
114 Riders Prova/1 Dimostrazione di potenza
Il casco con la mentoniera,
una ruota a raggi con
le gomme tassellate.
Manca solo la idropulitrice.
Ma, in questo caso, non
ce ne sarebbe bisogno...
testo Roberto Ungaro
foto Matteo Cavadini
servizio Stefania Molteni
U
La Super Duke 1290 r è iL manifeSto Di ciò che ktm
Sa fare megLio: moto aDrenaLiniche, LibiDinoSe,
Di carattere. e Se fino a pochi anni fa avevano
i taSSeLLi, aDeSSo Divorano anche L’aSfaLto
na provocazione per aspiranti stuntmen. Quando
apparve al Salone dell’anno scorso la percepii esattamente così. Dall’alto
della sua pedana sprizzava
ignoranza allo stato puro.
Oggi, quasi un anno dopo,
la Super Duke 1290 R è
realtà. Sembra diversa,
invece è proprio lei, cambiano solo i colori. Ed è
stata civilizzata quel minimo per poter circolare su
strada. Quelli di KTM non li ferma più nessuno:
forti dei loro 235 titoli mondiali, dei loro 1.900
concessionari nel mondo, del monopolio in Moto3,
dal 2000 al 2013 hanno fato 60 presentazioni oà
road e 40 stradali. La stima di moto vendute
quest’anno sarà di 113mila pezzi, ennesimo record,
anche se la maggior parte sono minicross e quindi
fanno poco volume in termini di euro. Nella classe
duemmezzo cross, il motore è così avanti a livello
prestazionale nei confronti dei giapponesi che la
loro supremazia è imbarazzante. La classe Moto3
del Motomondiale ne è la conferma: se vuoi vincere
ci vuole una KTM. Pare che Honda, stufa della sua
inferiorità, l’anno prossimo reagirà portando una
nuova moto degna di competere.
Il know how acquisito nella termica singola a
quatro tempi ha permesso di far salire la potenza
del loro bicilindrico al valore monstre di 180 cavalli,
quasi eguagliando il motore a quatro cilindri (ma
con un’erogazione più gratificante), terreno dove i
giapponesi da sempre sono maestri. Se poi a tuta
questa potenza si uniscono un peso contenuto,
189 chilogrammi a secco, una ciclistica di rigore
e un’eletronica molto evoluta (messa a punto
in partnership con Bosch), ecco che viene fuori
la bestia, come è stata soprannominata la quarta
edizione della Super Duke (la prima è del 2005).
Però, atenzione, non è una RC8 spogliata delle
sue carene: questa è una nuda vera, concepita per
andare su strada. L’impostazione di guida, infati,
è comoda, con il manubrio abbastanza alto, la
sella ospitale e bassa da terra (si tocca bene, il
contrario per esempio della Aprilia Tuono). E la vera
sorpresa arriva una volta girata la chiave: primo per
silenziosità (molto più della Adventure), secondo
Prova/1
Riders
115
È sempre lei
Non fatevi ingannare dai
colori diversi: è proprio
la Super Duke svelata
al Salone di Milano 2012.
È solo più civilizzata.
...e questa È la sua
moto da strada
116 Riders Prova/1 La 1290 R è una vera bestia
che ubbidisce al proprietario:
volendo, sulla Super Duke si va
in giro tranquilli e senza strappi.
Ma che gusto ci sarebbe?
per come trasmete la potenza. C’è un crescendo
continuo, lineare, corposo e per nulla brutale.
Fra i tre e i cinquemila giri si viaggia già a una
bella andatura, tra quatro e seimila continua a
spingere facendo sentire pistonate sornione, ma
il contachilometri rivela velocità imbarazzanti.
Con questa moto si va forte senza accorgersene.
Dopo i setemila, poi, arriva l’ultima fiondata che
rallenta la respirazione. Tuto ciò è amalgamato in
un modo stupendo grazie a una gestione eletronica
del motore e dei controlli di trazione che sembra
fare i miracoli. Questo è lo stupore: se vuoi, vai
in giro tranquillo e, senza sforzo, puoi tenere
un’andatura da paura. E chiunque può guidarla,
paradossalmente anche uno alle prime armi. Scende
fino a duemila giri senza strappi e non rifiuta una
conduzione rilassata. In sintesi: non è la bestia che
l’estetica vuol far credere.
Insospetabile, quindi. La moto è piccola nei
volumi se si pensa che è una milletre, però la lunghezza c’è tuta e questo (in parte) la rende sincera,
stabile, ferma nella traietoria impostata. Scende
tonda in piega, non cade e nemmeno sotosterza:
ce l’hai in pugno, la senti, mete voglia di spingere.
Prova/1 Riders 117
prova/2 mv agusta rivale 800
il mese
della
moto
11
estrema e imperfetta
testo Roberto Ungaro
foto courtesy MV Agusta
l
sembra un concept con targa e fanali. eccita alla
guida, È una bicicletta. ma va misurata... e con quel
nome ci ha ricordato coppie di rivali che hanno fatto
la storia: da obama a putin fino ai beatles e gli stones
a definizione «concept vera» è un ossimoro. Perché
un manichino che nasce
per stupire in un Salone è una cosa, ma la sua
versione definitiva con
targa e fanali un’altra. In
mezzo c’è il mare. Nel caso
della MV Agusta Rivale
800, invece, le due cose
sono apparentemente identiche. La Rivale sembra
uscita da una stampante 3D dopo aver dato l’ok al
primo bozzeto. È così carica di design da apparire
addiritura fumetosa: le sue forme seducenti, gli
120
Riders
Prova/2
specchi come naturale proseguimento del manubrio
(do you remember Ducati Hypermotard?), la coda
corta con targa e frecce piazzati così in basso, la
fanno sembrare uno di quei bellissimi sketch di auto
che anticipano il futuro sui giornali specializzati.
Solo che quelli rimangono disegni, mentre la
Rivale è realtà. Curiosità: nel suo primo disegno
si chiamava Viamaggio, come il famoso passo appenninico tanto amato dai motociclisti romagnoli.
Il designer sembra aver avuto carta bianca e
la produzione gli è andata dietro. Questo anche
perché Giovanni Castiglioni, che si è fato carico
della non facile eredità carismatica del padre Claudio, vuole portare avanti la filosofia di famiglia: «Al
mondo esistono molte moto belle, ma MV Agusta
è un’altra cosa». Indubbiamente ci è riuscito. Bravo.
Dal punto di vista struturale sono partiti dal telaio
della Brutale 800, hanno aperto l’inclinazione di
sterzo di 0,5°, aggiunto 25 millimetri di escursione
alla forcella e altri cinque al monoammortizzatore.
È bastato questo per stravolgere la postura di
guida, il pilota è stato portato più vicino all’asse
anteriore. Il motore tre cilindri in linea è stato
rivisitato in virtù della nuova tipologia di moto,
spostando la coppia più in basso (a setemila giri
ci sono già 70 degli 84 Nm disponibili).
Il paccheto della gestione eletronica è ricco
per il segmento a cui appartiene la Rivale: tre
Ti spiezzo in due
A destra. Sicuri che la Guerra
fredda sia finita davvero?
Dalla crisi in Siria al caso
Snowden, tra il presidente
degli Usa Barack Obama (a
sinistra) e il russo vladimir
Putin (a destra) c’è sempre
aria di sfida. Sotto. Botte
sul ring tra Joe Frazier
(a sinistra) e muhammad
alì (a destra). Epici i loro
match degli anni Settanta,
tra cui il cosiddetto Incontro
del secolo e il massacrante
Thrilla in Manila.
Nel primo disegno si chiamava Viamaggio, come il
famoso passo appenninico. La Rivale stupisce per
le sue forme e per come si guida. Rispetto alla Brutale
la gestione elettronica del motore è migliorata, ma
le manca ancora un zic per essere davvero perfetta
Prova/2
Riders
121
officina/1 contrada giacomello
il mese
della
moto
12
una commedia
senza freni
testo e foto Raffaele Paolucci
benvenuti nella cascina di pietro
giacomello, il più grande collezionista
di moto da speedway in italia. per
un giorno ha tirato fuori tutti i suoi pezzi
e festeggiato annibale pretto, il gigi
riva dell’ovale. uno spettacolo a cui
hanno partecipato altri miti dello
sterrato, persone che condividono anche
un’altra passione: il dialetto vicentino
126
Riders
Officina/1
L
a ritualità del gesto sta
tuta nei movimenti sapienti con i quali la mano
di Mario stringe la ruota
posteriore. Un quarto
di giro alla volta, due
sferragliate della catena,
un fremito soffocato che
arriva dal motore e il
carburatore si carica di
metanolo. Adesso serve un colpo secco e deciso.
L’alcol inizia a gocciolare all’esterno e il soffio vitale
si placa prima di diventare bufera. «Acijelera, par
Country garage
In questa pagina. In senso
orario. l’officina ricostruita da
giacomello. le tute dainese
di alcuni piloti locali, ricambi
e una Jawa del 68; le foto
delle gare al circolo di lonigo;
al piede dello stivale sinistro,
la scarpetta in ferro. Nella
pagina accanto. Basilio con
baffo, paglietta e una vecchia
tuta della castrol. la morsa
stringe il basamento di un
motore Jawa a due valvole.
piacijere!». Ci starebbe tuta una smoccolata in
vicentino, ma l’espressione che Mario rivolge a
Basilio, che ha il compito di gestire la manopola del
gas, è sufficiente. Basilio si acciglia, cala il cappello
di paglia sulla fronte, punta forte il piede destro
sulla pedana e, appena sente girare la ruota, presenta il conto. La vecchia Jawa a due valvole del
74 urla rabbiosa dallo scarico aperto la sua voglia
di libertà. Il sotoportico di Contrada Giacomello
è squassato da un terremoto lacerante che alza
nuvole di polvere e allarga le crepe antiche che
solcano il muro in pietra della stalla. Un gruppo
di ragazzi del 50 circonda la bestia carpatica che
a ogni manata di gas sembra volersi scavicchiare
dal cavalleto centrale. Nessuno apre bocca. Qui la
patologia è incurabile, vibra forte fino a sfiorare
la soglia dei novemila giri al minuto e colpisce
prevalentemente in mezzo allo stomaco, qualche
volta prendendo alla gola. Contrada Giacomello
è stata sopratuto una faccenda di emozioni.
Diciamolo subito, la contrada non esiste. È un
luogo fantastico, inventato, costruito e smantellato da Pietro Giacomello in un weekend. Pietro
è, forse, il maggior collezionista di moto da speedway in Italia. Alla sua collezione, solitamente
raccolta in un anonimo capannone industriale,
mancava però qualcosa che nessun altro pezzo,
seppur raro, avrebbe potuto dare: lo sciabordio
del metanolo nelle vecchie taniche di ferro, il
cigolio del tavolato nell’officina polverosa, la
lama di luce che entra dalla fessura della porta e
disegna il profilo delle moto ricoverate nella stalla,
il frastuono dello scarico aperto. E, sopratuto,
la complicità dei vecchi atori di una scena che
stava a metà fra la vicenda sportiva e la commedia
dell’arte, per una volta recitata in vicentino. Contrada Giacomello è stata animata dalle leggende
dello speedway italiano. Primo fra tuti Annibale
Preto, al quale Pietro ha voluto dedicare la fe-
Officina/1
Riders
127
in serbatoio
veritas
illustrazione
Andrea Chiaravalli
Brutina, la Aprilia RSV 1000 Tuono lo era per davvero. Al debuto fu un
pugno nell’occhio. Quando si presentò al primo appuntamento nel 2002,
quasi nessuno ebbe il fegato di dirlo in faccia all’orgogliosa mamma Aprilia.
Ci si riferiva al suo muso goffo e un po’ stralunato con termini, diciamo così,
educati. Come di certe ragazze: «Carina? Un tipo. Simpatica, ecco». Però ci
uscivi lo stesso, pur distogliendo lo sguardo. Perché la Tuono faceva del gran
sesso, tuto e subito. Bastava chiedere. Era praticamente una RSV scarenata
e con il manubrio alto. Occorreva manico vero per trovarle i limiti, spingeva
forte dappertuto. Anche in pista: nel 2007 vinse la 500 Miglia di endurance
a Daytona. Negli anni, a Noale le hanno rifato il trucco in svariate versioni
limitate (Racing, R Limited Edition, R Factory). Soto quegli scacchi, il pieno
di benzina era già un preliminare. (Paolo Sormani)
146 Riders Serbatoio
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ErA uN orA è uN