Nucleo
Formazione e Scuola
Area Welfare e Risorse Umane
SOMMARIO
• Gli orientamenti europei sull’education
• Scuola ed orientamento
• Formazione professionale
• Università
SOMMARIO
•
•
•
•
•
Orientagiovani
Alternanza scuola-lavoro
L’impresa formativa
Accordo 19 giugno 2003
Valutazione e Qualità nella scuola
Gli orientamenti europei
sull’education
Nucleo Formazione e Scuola
Il Rapporto Ert (European
round table) 1994
"Una formazione europea: verso una
società che apprende"
• Il documento rappresenta una riflessione
sull'esigenza dell'Europa di rispondere con
decisione alla globalizzazione del commercio,
alla diffusione delle nuove tecnologie, al nuovo
modo di produrre.
Il Rapporto Ert (European
round table) 1994
“ Si apprende nel corso di tutta la vita, ma
non solo a livello individuale, bensì anche
al livello delle organizzazioni e della
società. Una "società che apprende", è
una società in cui l'apprendimento è
un'attività a vita -"dalla culla alla
tomba"
l
Il Rapporto Ert (European
round table) 1994
Catena educativa
• un percorso di cinque tappe:
-1° anello: istruzione materna, fondamenti
della lingua e basi del comportamento sociale
-2° anello: istruzione scolastica di base (i primi
9-10 anni di scuola), educazione a essere
cittadini, sviluppo delle capacità globali
Il Rapporto Ert (European
round table) 1994
-3° anello: formazione generale e insegnamento
professionale, acquisizione di nuove capacità o
preparazione al primo lavoro
-4° anello: istruzione superiore, università e
scuole superiori, sviluppo delle competenze per
l’inserimento lavorativo
-5° anello: formazione permanente, aggiornare
e acquisire nuove competenze nel corso
dell'attività lavorativa
Il Rapporto Ert (European
round table) 1994
• I primi 9-10 anni di scuola primaria e
secondaria dovrebbero essere dedicati
all'acquisizione di tre ambiti disciplinari:
- le matematiche, le scienze e le
tecnologie
- la cultura umanistica, la letteratura, la
storia, le lingue
- le scienze economiche e sociali
Libro Bianco Europeo sulla
formazione 1996
"Insegnare e apprendere. Verso una società
cognitiva"
- analizza attentamente i grandi shock che
l'Europa ha subito e le relative risposte che
essa è chiamata a dare
-racchiude azioni da intraprendere a livello
degli Stati membri e misure di sostegno da
attuare a livello di Unione Europea.
Libro Bianco Europeo sulla
formazione 1996
• individua tre grandi shock responsabili delle
profonde trasformazioni che stanno
attraversando l'Europa e il mondo intero:
- la nascita della società dell'informazione
- lo sviluppo della civiltà scientifica e tecnica
- l'universalizzazione dell'economia.
Libro Bianco Europeo sulla
formazione 1996
Individua la necessità di creare una maggiore
flessibilità dell'istruzione e della formazione,
che vada incontro alla diversità di categorie di
soggetti e di domande, lungo tre possibili linee
di evoluzione:
-conferire una maggiore autonomia agli attori
dell'istruzione e della formazione, perché siano
più attenti alle problematiche del proprio
contesto sociale
Libro Bianco Europeo sulla
formazione 1996
- avvalersi dello strumento della valutazione,
tramite il quale rendere socialmente
rendicontabili gli investimenti nel campo della
formazione
- prestare attenzione alle categorie di individui in
difficoltà, evidenziando maggiormente il ruolo
della scuola di promozione dell’inclusione
sociale .
Libro Bianco Europeo sulla
formazione 1996
• Per promuovere queste linee evolutive,
individua cinque obiettivi:
- 1. incoraggiare l'acquisizione di nuove
conoscenze
Libro Bianco Europeo sulla
formazione 1996
-2. avvicinare scuola e impresa
-3. lottare contro l'esclusione
-4. conoscere tre lingue comunitarie
-5. trattare sullo stesso piano
l'investimento materiale e l'investimento
nella formazione
Consiglio Europeo di Lisbona
2000
• Istruzione e formazione permanente sono
elementi chiave della strategia concepita
a Lisbona per fare dell’Europa entro il
2010 l’economia basata sulla conoscenza
più competitiva e dinamica del mondo
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
• Diffuso nel novembre 2000 dalla
Commissione Europea con l’obiettivo di
identificare strategie coerenti e misure
pratiche al fine di favorire la formazione
permanente per tutti
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
• I cambiamenti socio-economici legati alla
transizione verso una società della conoscenza
recano all’Unione Europea e ai suoi cittadini sia
vantaggi (mobilità, comunicazione,
occupazione) che rischi (accentuazione delle
diseguaglianze e dell’esclusione sociale). Per
questo c’è bisogno di un approccio
radicalmente nuovo all’istruzione e alla
formazione.
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
Sei sono i messaggi lanciati dal
memorandum:
MESSAGGIO 1
NUOVE COMPETENZE DI BASE PER TUTTI
• Garantire un accesso universale e permanente
all’istruzione e alla formazione, per consentire
l’acquisizione e l’aggiornamento delle
competenze necessarie per una partecipazione
attiva alla società della conoscenza
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
MESSAGGIO 2
MAGGIORI INVESTIMENTI NELLE
RISORSE UMANE
• Assicurare una crescita visibile
dell’investimento nelle risorse umane per
rendere prioritaria la più importante risorsa
dell’Europa – la sua gente
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
MESSAGGIO 3
INNOVAZIONE NELLE TECNICHE DI
INSEGNAMENTO E DI APPRENDIMENTO
• Sviluppare contesti e metodi efficaci
d’insegnamento e di apprendimento per
un’offerta ininterrotta e di formazione lungo
l’intero arco della vita e in tutti i suoi aspetti
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
MESSAGGIO 4
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
DELL’APPRENDIMENTO
• Migliorare considerevolmente il modo in cui
sono valutati e giudicati la partecipazione e i
risultati delle azioni di formazione, in
particolare nel quadro dell’apprendimento non
formale e informale
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
MESSAGGIO 5
RIPENSARE L’ORIENTAMENTO
• Garantire a tutti un facile accesso ad
informazioni e ad un orientamento di qualità
sulle opportunità d’istruzione e formazione in
tutta l’Europa e durante tutta la vita
Memorandum europeo sull’istruzione
e la formazione permanente
MESSAGGIO 6
UN APPRENDIMENTO SEMPRE PIU’ VICINO
A CASA
• Offrire opportunità di formazione permanente
il più possibile vicine agli utenti della
formazione, nell’ambito delle loro comunità e
con il sostegno, qualora opportuno, di
infrastrutture basate sulle TIC (tecnologie
dell’informazione e della comunicazione)
Il Rapporto dell’Unesco
sull’educazione nel XXI secolo
• Evidenzia le principali sfide che le società più
avanzate devono affrontare:
- la tensione tra orientamento locale e globale
(diventare cittadini senza perdere il contatto
con le proprie radici culturali)
- la tensione tra tradizione e modernità
- la tensione tra lungo termine e breve termine
Il Rapporto dell’Unesco
sull’educazione nel XXI secolo
- la tensione tra lo stimolo della competizione e
l’uguaglianza delle opportunità (e ciò richiede
la creazione di situazioni educative capaci di
coniugare la competizione che stimola, la
cooperazione che rinforza e la solidarietà che
unisce)
- la tensione tra l’incredibile sviluppo delle
conoscenze e le capacità di assimilarle
- la tensione tra mondo spirituale e mondo
materiale (con la conseguente domanda di
valori e di ideali di riferimento)
Scuola e Orientamento
Nucleo Formazione e Scuola
La scuola non è ma….
• Non è una burocrazia (ma inevitabilmente deve
sottostare a un certo numero di adempimenti
burocratici)
• Non è un parlamento (ma in parte deve trovare
forme di rappresentanza delle sue varie
componenti e essere dotata di organi collegiali
• Non è un’azienda (ma deve imparare a
migliorare la sua efficienza organizzativa e
gestionale)
Il capo di Istituto
• Non è diventato con l’autonomia un manager,
ma deve restare un uomo di scuola e un uomo
di cultura
• Un leader educativo con:
– Capacità organizzative e gestionali
– Competenze manageriali (cioè capacità di motivare
e guidare i suoi collaboratori verso l’obiettivo di un
miglioramento continuo del servizio scolastico)
La scuola è
• E’ una comunita’ professionale di educatori
• E’ un servizio pubblico.
• Deve render conto alla societa’
dell’assolvimento dei suoi compiti istituzionali
• Non puo’ ignorare gli aspetti burocratici, di
rappresentanza, di efficacia e di efficienza
L’Autonomia scolastica
• La vera dimensione dell'autonomia consiste
nel:
- rendere possibile ad ogni unita' scolastica di
organizzare nel modo migliore la risposta ad un
complesso di esigenze
- ritrovare in questo il significato sociale
profondo della sua funzione istituzionale
L’Autonomia scolastica
• Art.21 legge 59 –1997
• L’autonomia è l’età adulta della scuola
• Diventare adulti significa diventare
responsabili
L’Autonomia scolastica
• Con l'autonomia si aprono per tutte le scuole
nuove possibilita' di rapporto - attraverso
consorzi o convenzioni - con:
• - il territorio
• - il mondo del volontariato
• - le imprese
• - i centri di formazione professionale,
• - le associazioni culturali e sportive, etc.
L’Organizzazione scolastica
• Quattro modelli:
1. tradizionale puro (Preside e docenti)
2. tradizionale potenziato (Preside, docenti e
attività extracurricolari)
3. a media innovazione (Preside, collaboratori
del Preside, coordinatori dei consigli di classe,
responsabili di progetto e docenti)
4. ad alta innovazione (distinzione tra figure
professionali con sola docenza, con docenza più
management, con solo management)
Dall’insegnamento
all’apprendimento
• I giovani non possono essere considerati passivi
fruitori dell'insegnamento ma veri e propri
produttori di apprendimento
• Spostare il focus dall'insegnamento
all'apprendimento, dall'elencazione delle
discipline alla definizione degli obiettivi di
apprendimento che si intendono perseguire
La scuola luogo di…
• La scuola luogo di acquisizione sistematica e
critica della cultura, luogo in cui si promuove lo
sviluppo della persona umana
• La scuola sede primaria della umanizzazione e
della socializzazione delle nuove generazioni
Processo educativo
• Obiettivi fondamentali
a-interiorizzazione delle regole della
democrazia e del pluralismo
b-capacita di concepire un progetto di vita
fondato su una identità culturale e
professionale
c-capacità di iniziativa, di relazione e di
comunicazione
Competenze di base
Lettura
Scrittura
Calcolo
Uso del computer
Competenze trasversali
Relazione
Decisione
Diagnosi
Competenze chiave
Apprendere ad apprendere
Lingue straniere
Cultura tecnologica
Spirito d’impresa
Senso sociale
Obiettivi educativi
La dimensione storica
L'aspetto euristico
La fiducia in se stessi
La formazione continua
La Professionalità
• La professionalità è passata dal
campo dell'addestramento pratico al
campo
della
conoscenza
sperimentale di tipo scientifico e
tecnologico di una cultura di base
adatta al XXI secolo
Cosa chiedono le imprese
alla scuola
• Di sviluppare nei giovani:
- conoscenze linguistiche e logico-matematiche
- padronanza dell'inglese e degli strumenti
informatici
- capacità relazionali
- capacita diagnostiche (reperire, trattare e
utilizzare dati)
Cosa chiedono le imprese
alla scuola
• Di sviluppare nei giovani:
- capacità decisionali
- capacità di analisi e di sintesi delle situazioni
- capacità di risolvere i problemi
- capacità di adattarsi a nuove esperienze
- capacità di comunicare chiaramente
Cosa chiedono le imprese
alla scuola
• L'insieme di queste capacità sono
ottenibili solo differenziando e
migliorando gli stili di
apprendimento e le modalità di
insegnamento (forme di
apprendimento moderne, didattica
attiva, diffusione dello stage come
esperienza formativa)
Howard Gardner
Sapere per comprendere
• “Le aziende possono offrire alle scuole
competenze didattiche e docimologiche, aiutare
gli studenti nella fase delicata della transizione
dalla scuola al lavoro e invitarli a partecipare
all’attività imprenditoriale come apprendisti e
tirocinanti. Possono inoltre sostenere l’attività
educativa sia con generici finanziamenti alle
scuole delle località in cui operano, sia
accollandosi i costi di programmi particolari.
Howard Gardner
Sapere per comprendere
• “Ma a mio parere il contributo più notevole che
le aziende possono dare alla scuola consiste
nella creazione di prodotti – specialmente
tecnologici – capaci di incrementare l’efficacia
dell’insegnamento”
Aula e mondo esterno
Divenendo meno rigida la separazione tra l’aula e
il mondo esterno, gli insegnanti debbono,
secondo il Rapporto dell’Unesco, cercare di:
prolungare il processo educativo al di fuori
dell’aula
- fisicamente, attraverso esperienze pratiche di
insegnamento in luoghi esterni alla scuola
- dal punto di vista dei contenuti, collegando le
varie materie con la vita quotidiana
L’apprendimento
• Il sistema scolastico non ha più il
monopolio della trasmissione del
sapere
• L’apprendimento avviene
mediante una molteplicità di
agenzie e di soggetti
Modalità di apprendimento
• Apprendimento formale: avviene in un contesto
organizzato e strutturato (in un istituzione
scolastica/formativa o sul lavoro), è esplicitamente
progettato come apprendimento e conduce alla
certificazione;
• Apprendimento non formale: è connesso ad attività
pianificate ma non esplicitamente progettate come
apprendimento (quello che non e’ erogato da una
istituzione formativa e non sfocia di norma in una
certificazione);
• Apprendimento informale: le molteplici forme
dell’apprendimento mediante l’esperienza risultante
dalle attività della vita quotidiana legate al lavoro, alla
famiglia, al tempo libero, non è organizzato o
strutturato e non conduce alla certificazione.
Pof-Piano Offerta formativa
nuovi compiti della scuola
• Conoscere il territorio
(nuove abitudini,
immigrazione
diffusione della droga)
• Rapporto con la PA
locale
• Rapporto con le
imprese
• Promuovere
l’integrazione tra
scuola e FP
Pof-Piano Offerta formativa
nuovi compiti della scuola
• Organizzare
l’orientamento
• Promuovere
l’educazione degli
adulti
• Organizzare Corsi
IFTS
• Partecipare al
Programma
Leonardo
Pof-Piano Offerta formativa
nuovi compiti della scuola
• Offrire formazione
d’aula per
programmi di
apprendistato
• Organizzare stage in
Italia e all’estero
Ecosistema formativo
• La rete dell’istruzione costituita
in ogni territorio da scuole,
agenzie formative, famiglie,
imprese, enti e istituzioni in
relazione fra loro attraverso lo
sviluppo di offerte educative
Ecosistema formativo
esempi
• Programmi formativi
interistituzionali
• Progetti tematici
interistituzionali
(dispersione scolastica, alternanza)
• Integrazione nella
gestione delle risorse
tecnico-professionali
• Biblioteche o banche
dati
Ecosistema formativo
esempi
• Servizi integrati alla
formazione
• Servizi sportivi
• Servizio di
orientamento
• Collegamento con
l’università
POF- Piano offerta formativa
- scuola-famiglia
- scuola -impresa
- educazione a distanza
- formazione degli adulti
- nuove tecnologie dell’apprendimento e
dell’insegnamento
POF- Piano offerta formativa
- fruizione delle biblioteche
- funzione educativa dell’associazionismo sportivo
e delle esperienze di volontariato
- scuola e enti locali
- centri di formazione professionale
Scuola e Formazione
un po’ di storia
• Le scuole professionali (in particolare le scuole
agrarie e le scuole di arti e mestieri) sono già
presenti verso il 1840
• Anomalia italiana, la legge Casati del 1859,
concepiva l’istruzione tecnica come scuola di
serie B perché solo l’istruzione classica aveva il
diritto di chiamarsi “secondaria”
Scuola e Formazione
un po’ di storia
• Nel 1862 Quintino Sella e Francesco De Santis
trasferirono l’istruzione tecnica e le scuole
professionali dal Ministero dell’istruzione a
quello dell’agricoltura industria e commercio
• Nel 1972 la formazione professionale viene
trasferita alle regioni
Riforma Moratti
Legge 28 marzo 2003, n.53
“Delega al governo per la definizione
delle norme generali sull’istruzione e
dei livelli essenziali delle prestazioni
in materia di istruzione e formazione
professionale”
I processi riformatori in
Europa in tema di Education
• Obiettivi
- far crescere la percentuale di
alfabetizzati
- migliorare le performance di
apprendimento
- diffondere le nuove tecnologie
- migliorare la qualità dell’edilizia
scolastica.
Il processo di Riforma
dell’Education in Italia
• Orizzonte di riferimento
La società della conoscenza intesa
come risposta alla sfida di
un’economia globale sempre più
fondata sull’innovazione e
sull’informazione.
Il processo di Riforma
dell’Education in Italia
Problemi da affrontare
-come si costruisce un sistema scolastico
efficace e plurale
-come si incrementa la razionalità, l’efficienza e
l’autonomia nell’impiego delle risorse
-come si articola un’offerta che permetta di
scegliere percorsi scolastici e di formazione
professionale di pari valore educativo, dignità
culturale, prestigio sociale
La Riforma Moratti
Problemi e soluzioni
• Il numero elevato di dropouts (30 su 100)
• Le basse prestazioni dei nostri giovani nei
confronti internazionali
Indicano la strada da percorrere
• Qualita’ del sistema educativo
• Ampliamento dell’offerta, potenziando
la formazione professionale
La Riforma Moratti
Ne discendono quindi scelte di fondo obbligate
-valorizzazione della cultura tecnica e della
diffusione delle nuove tecnologie
-centralità dell’inglese come lingua passepartout
-riconoscimento del valore strategico della
formazione permanente
-necessità di ripensare il rapporto tra
apprendimento ed esperienza professionale
La Riforma Moratti
Confindustria condivide:
• l'obbligo di istruzione e formazione per
tutti gli studenti fino a 18 anni;
• la valorizzazione del canale professionale;
• la nascita del sistema di alternanza scuola
– lavoro;
• l'istituzionalizzazione della formazione
professionale superiore;
• la nascita di un "Liceo economico" e di un
"Liceo tecnologico“;
• la nascita di un sistema di valutazione
La Riforma Moratti
Nei decreti attuativi è indispensabile:
• assicurare nel primo biennio (14-16 anni) a tutti gli
studenti (sia nel sistema dei Licei che nella formazione
professionale iniziale) l’acquisizione dei saperi
essenziali (capacità linguistiche, logico – matematiche,
ecc. );
• salvaguardare l’identità culturale e la vocazione
professionalizzante degli istituti tecnici;
• definire il ruolo delle Regioni;
• dare adeguato peso al ruolo dell'orientamento
Istruzione e Formazione tecnicoprofessionale - IFTS
• Approvata dalla Conferenza Stato-Regioni il 9
luglio 1998 e normata legislativamente con
l’art. 69 della Legge 144/99
• Destinata a studenti giovani e a lavoratori
adulti in possesso di un diploma di scuola
media superiore
• Partita dall’anno accademico 1998-99
IFTS -caratteristiche innovative
a)curricoli basati su standard nazionali,
potenzialmente spendibili nell’UE, collegati con
le esigenze di sviluppo delle realtà locali
b) inclusione obbligatoria nel percorso di stages in
azienda o in strutture pubbliche e attività
propriamente lavorative (in misura pari
almeno al 30-40% dell’intera durata del corso)
c) materie di studio estese su tre aree: scientificotecnologica, applicativa, comportamentale
IFTS -caratteristiche innovative
d) reclutamento della docenza per non meno del
50% dal mondo della produzione, delle
professioni e del lavoro
e) durata minima di due semestri per poter
accedere al riconoscimento internazionale
dell’UE
f) durata massima di quattro semestri in modo da
facilitare l’eventuale continuazione degli studi
nei corsi universitari di diploma e di laurea
IFTS -caratteristiche innovative
g) utilizzazione di un sistema integrato di
certificazione delle competenze
h) conseguimento a fine corso di attestati validi
nel sistema di istruzione e accreditabili in sede
internazionale nonché al tempo stesso
qualifiche professionali di secondo livello
riconosciute dalla Regione
i) predisposizione di sistemi di monitoraggio
attivo delle esperienze condotte, incluso
l’aggiornamento dei formatori
Lo stage
• rappresenta un ponte che collega i processi
scolastici e formativi e il mondo delle imprese.
• è un'esperienza di durata limitata, che
comprende lezioni in classe e pratica di lavoro,
in una situazione reale e non fittizia, in cui la
responsabilità formativa è condivisa dalla
scuola e dall'impresa secondo una metodologia
comune
Lo stage
• è parte integrante del percorso di studi o
formativo
• è finalizzato ad inserire nel processo formativo
istituzionale elementi di conoscenza e di
esperienza del mondo del lavoro che possono
essere
acquisiti
solo
attraverso
la
partecipazione diretta alla vita lavorativa e
mediante il sentirsi parte di una “comunità
professionale”
Lo stage
• Il tirocinio (o stage) in Italia è regolato
attualmente dall’art 18 della legge del 24
giugno 1997,n.196 nota come “Pacchetto Treu”,
nella quale si esplicita che l’attuazione di
iniziative di tirocinio deve esse finalizzata alla
creazione di momenti di alternanza tra studio e
lavoro per agevolare le scelte professionali dei
giovani mediante il contatto diretto con il
mondo del lavoro e per offrire loro competenze
di base, tecnico-operative e trasversali
Lo stage
• È regolato da una convenzione tra scuola
e impresa (o associazione industriale) che
contiene alcuni elementi chiave, quali:
- i dati anagrafici della scuola, dell'impresa, dello
stagista
- il progetto formativo (contenuti, obiettivi, fasi,
area aziendale, ecc.)
Lo stage
• elementi chiave:
- il periodo di svolgimento e la durata
- il tutor aziendale e il tutor formativo
- i contratti di assicurazione per la responsabilità
civile e contro gli infortuni sul lavoro
Lo stage
Il decreto attuativo del 25 marzo 1998
n.142 fissa inoltre un limite numerico
all’attivazione contemporanea di più
tirocini all’interno della stessa impresa
in relazione al numero di dipendenti a
tempo indeterminato presenti in azienda.
I punti forti dello stage
• Istituzioni
- Opportunità di conoscenza ed incontro per
prospettive occupazionali
- Collegamento con il mondo del lavoro per
rispondere alle esigenze di una completa
professionalizzazione dei giovani, sia in termini
di competenze specifiche che di valori e
comportamenti
I punti forti dello stage
• Istituzioni
- Strumento per favorire l'orientamento e
l'inserimento professionale
- Opportunità per il continuo aggiornamento dei
docenti e per l'innovazione dei contenuti, della
didattica, dell'organizzazione, delle
attrezzature
I punti forti dello stage
• Imprese
- Diffusione dei valori della cultura
imprenditoriale
- Riconoscimento dell'impegno sociale
- Opportunità di conoscenza ed incontro per
prospettive occupazionali
I punti forti dello stage
• Giovani e famiglie
- Valore fondamentale dell'esperienza di lavoro
ai fini della formazione della personalità del
giovane
- Valorizzazione delle capacità o potenzialità non
emerse nel percorso scolastico
- Nuovi apprendimenti
- Verifica delle attitudini e scelte formative e
professionali
- Opportunità diretta per sbocchi occupazionali
L’impresa simulata
Costituisce un’iniziativa di raccordo scuolalavoro che, mira a:
• Sviluppare nei giovani l’approccio risolutivo ai
problemi e la capacità di analisi dei processi
• Stimolare processi cognitivi induttivi che
consentano graduali passaggi dal particolare al
generale, dall’esperienza concreta
all’astrazione
• Sviluppare capacità comunicative e
organizzative
L’impresa simulata
Costituisce un’iniziativa di raccordo scuolalavoro che, mira a:
• Sviluppare creatività, spirito di iniziativa e
capacità di intraprendere
• Sviluppare cultura tecnologica nel processo di
apprendimento
• Sviluppare scambi con studenti di altri stati
membri
• Favorire didattiche modulari e interdisciplinari
L’Orientamento
• L’orientamento è un’esperienza
articolata in tre distinti momenti:
- l’informazione
- la didattica orientativa
- il counseling
L’Orientamento
• I due scogli contro cui si infrangono anche
generosi progetti promossi dalle scuole sono:
- lo psicologismo (l’illusione che l’orientamento
possa ridursi ai test ed ai colloqui psicologici) - l’economicismo (l’illusione che l’orientamento
possa ridursi all’informazione sugli sbocchi
occupazionali)
L’Orientamento
Tre modelli di orientamento
1.l'orientamento alla scuola
secondaria superiore
2.l'orientamento universitario
3.l'orientamento alla formazione
professionale ed al lavoro
Formazione professionale
Nucleo Formazione e Scuola
Evoluzione del sistema di
formazione professionale
PARTE NORMATIVA
• La
Costituzione (art. 35) assume la formazione
professionale come obiettivo programmatico.
• La Legge 456 del 1951 estende i corsi di addestramento
professionale (L.264/49) anche ai giovani.
• Nel 1955 viene istituito l’apprendistato, in cui è previsto
l’obbligo di frequentare corsi di formazione.
• Nel
1957 viene istituito il Fondo Sociale Europeo per
attuare una politica comune di formazione professionale.
Evoluzione del sistema di
formazione professionale
• La legge quadro 845 del 1978 stabilisce che le regioni
possono agire in modo autonomo ma che il Governo
mantenga funzione di indirizzo e coordinamento.
• Legge
236 del 1993 che attiva la creazione di un
sistema di formazione continua. 1/3 delle risorse
derivanti dal gettito dello 0,30 del monte salari da parte
delle imprese deve essere destinato alla formazione
continua.
• Legge 196 del 1997 contiene le linee generali per una
riforma complessiva
professionale.
del
sistema
di
formazione
Evoluzione del sistema di
formazione professionale
ACCORDI TRA LE PARTI SOCIALI
•
•
•
Luglio 1993 accordo per il sostegno all’occupazione e
l’avvio della riorganizzazione del sistema di formazione
professionale.
Settembre 1996 patto per il lavoro: innalzamento
obbligo scolastico, diritto alla formazione fino ai 18
anni, valorizzazione delle finalità formative per alcuni
contratti di lavoro, diffusione dello stage, formazione
continua.
Dicembre 1998 patto sociale per lo sviluppo e
l’occupazione: la formazione diventa componente
fondamentale per gli interventi sull’occupazione e
promuove l’obbligo di formazione fino ai 18 anni.
IL RUOLO DELLE PARTI SOCIALI
• Interlocutori delle regioni e possibili soggetti erogatori
delle attività formative (legge 845/78).
• Concertazione in materia di piani formativi nei
contratti di formazione e lavoro (1984).
• Concertazione in materia di rilevazione dei fabbisogni
formativi, dei tirocini e negli interventi di formazione
continua (L. 236/93).
• Istituzione di una commissione con i rappresentanti
istituzionali per definire linee guida e obiettivi del
sistema nazionale di formazione professionale.
IL FONDO SOCIALE EUROPEO
•
•
•
•
•
Ruolo crescente nel sistema di formazione italiana.
Nuove regole nell’ambito di programmazione,
monitoraggio e valutazione.
Strumento di supporto alle innovazioni.
Attenzione diretta all’individuo verso il quale vengono
dirette azioni di orientamento, formazione e aiuto
all’occupazione.
Dipendenza dal FSE del sistema italiano di formazione
professionale attorno al 70%.
LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
INIZIALE
• Il 45% degli utenti è raccolto dagli istituti tecnici. Il
17% dagli istituti professionali di stato. La formazione
regionale di primo livello ha un peso più contenuto
(5%).
• Forme sperimentali di raccordo ed integrazione anche
istituzionale tra i due sottosistemi.
• Rafforzamento dell’istruzione e formazione tecnica
superiore per avere un canale alternativo all’università
di qualità, come negli altri paesi europei
IL NUOVO APPRENDISTATO
(Legge Biagi-D.lgs. 276/2003)
•
•
•
Apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di
istruzione e formazione;possono essere assunti i giovani
che abbiano compiuto 15 anni di età, il contratto ha
durata massima di 3 anni
Apprendistato professionalizzante: possono essere
assunti i giovani tra i 18 e i 29 anni; il contratto ha
durata minima di 2 anni e massima di 6 anni; sono
previste 120 ore di formazione esterna o interna
all’azienda
Apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per
percorsi di alta formazione; possono essere assunti i
giovani tra i 18 e i 29 anni;
INDAGINE EUROSTAT : FORMAZIONE
CONTINUA
•
•
•
•
Negli ultimi 6 anni il numero di lavoratori formati è
aumentato.
Tra il 1993 e il 1999 la percentuale di imprese con più di
10 addetti che hanno svolto formazione è passata dal
15% al 23,9%.
Di queste percentuali il 16,3 riguarda la classe di
imprese con 10-19 addetti, mentre l’81,2 quelle con
almeno 250 addetti.
La percentuale di addetti che ha partecipato a corsi di
formazione è passata dal 31,1% (1993) al 47,2% (1999).
RISTRUTTURAZIONE DEGLI ENTI DI
FORMAZIONE E CERTIFICAZIONE DELLE
COMPETENZE
• Priorità: certificazione delle competenze;
Accreditamento delle strutture; Ristrutturazione degli
enti di formazione.
• L’art.118 della legge 388/00 prevede il finanziamento
della ristrutturazione degli enti di formazione.
• I fondi sono ripartiti su base regionale e indirizzati per
ottenere l’accreditamento delle strutture formative.
• Esigenza di un sistema nazionale di certificazione delle
competenze al fine di integrare i servizi per l’impiego e
i sistemi di offerta, in un’ottica di life long learning.
FORMAZIONE PROFESSIONALE
CONTINUA
Dal FSE ai fondi interprofessionali.
• Ob. 4 del FSE ha contribuito alla creazione di un
sistema di formazione continua che riguarda la
formazione degli occupati e degli adulti in cerca di
occupazione.
• La legge 196/97 prevede la destinazione delle risorse del
fondo di rotazione verso interventi pianificati e
socialmente concertati.
• La legge finanziaria del 2001 ha istituito fondi paritetici
interprofessionali per la formazione continua in
particolari settori.
Le indagini sui fabbisogni
formativi
UN PO’ DI STORIA
• L’obiettivo dei modelli di analisi è quello di individuare
le professionalità di cui necessitano i sistemi produttivi
locali.
• Nell’accordo interconfederale del 1993 Confindustriasindacati si sostiene l’utilità di effettuare una
rilevazione sistematica dei fabbisogni formativi.
• Sulla base di queste analisi la regione Piemonte ha
rilevato una significativa modificazione dell’offerta
formativa. L’Assolombarda ha promosso azioni di
orientamento per i giovani. La provincia di Treviso ha
effettuato un monitoraggio sull’offerta di stage.
Le indagini sui fabbisogni
formativi
IL PROGETTO DI OBNF
• Progetto di indagine sui fabbisogni formativi
presentato dall’organismo bilaterale nazionale per la
formazione (OBNF) e approvato dal ministero del
lavoro.
• L’obiettivo era quello di creare un sistema di
rilevazione capace di fornire, a livello centrale e locale,
informazioni sui fabbisogni formativi per lo sviluppo
del sistema produttivo e per migliorare la
professionalità dei lavoratori.
• Due obiettivi fondamentali: sistema di rilevazione dei
fabbisogni professionali delle imprese; Definizione di
standard minimi di competenza.
Le indagini sui fabbisogni
formativi
ALTRI PROGETTI
• L’ente bilaterale nazionale artigianato ha promosso un
progetto per l’analisi dei fabbisogni professionali e
formativi del settore che deve identificare i bisogni in
termini di competenze per un sistema di rilevazione
permanente e aggiornabile.
• Progetto Chirone 2000 promosso da Intersind, Cgil,
Cisl e Uil si è proposto di individuare i fabbisogni delle
principali aziende italiane di produzione e gestione dei
servizi a rete. Quattro le regioni interessate: Emilia
Romagna, Liguria, marche e veneto.
Le indagini sui fabbisogni
formativi
• Excelsior è un sistema informativo permanente per
l’occupazione e la formazione di tipo quantitativo
promosso da Unioncamere.
• Fornisce informazioni sulla domanda di lavoro delle
imprese (quantità di occupati dipendenti, titoli di studio
più richiesti, figure professionali).
• Lo scopo è di fornire dati significativi a livello
provinciale.
• Il progetto ha dato vita ad una banca dati sulla
domanda di professioni.
Le indagini sui fabbisogni
formativi
OSSERVATORIO PERMANENTE
• Opportunità di creare una struttura sovra-ordinata
rispetto ai progetti.
• L’Isfol sta cercando di realizzare un “sistema a rete”
per fornire dati di natura quantitativa e qualitativa
sull’andamento delle professionalità e sulle competenze.
• Lo scopo è di costituire un riferimento per le scelte
politiche collegate al processo di integrazione dei
sistemi di istruzione e formazione professionale con il
mercato del lavoro.
La bilateralità nella formazione
DA OBNF A FONDIMPRESA
• Costituzione dell’associazione Fondimpresa (ottobre
2002) a seguito dell’accordo tra Confindustria e
sindacati per il decollo di un sistema di formazione
continua.
• Fondimpresa potrà usare in modo diretto le risorse
dello 0,30% per il finanziamento dei piani formativi
delle imprese.
FONDIMPRESA
• L’associazione si articola su base territoriale, attraverso
la rete degli organismi bilaterali regionali, che
dovranno promuovere, selezionare e monitorare i piani
formativi aziendali, territoriali e settoriali.
• L’associazione ha, inoltre, compiti sui temi della
formazione e dell’igiene e sicurezza da finanziare con
risorse ad hoc.
• L’accordo ha stabilito anche che le modalità di
selezione e controllo dei piani formativi siano
improntate alla massima semplificazione delle
procedure per servire alle imprese un servizio più
rapido ed efficiente.
Formazione e dialogo sociale nel
contesto europeo
Il dialogo sociale
• Nel 1984 la Commissione europea invitava le
organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro a
favorire il dialogo sociale comunitario.
• Il dialogo sociale riceve investitura legale dall’atto
unico (1989) e dall’art. 118b del trattato di Maastricht
(1992).
• Nel 1989 si aggiungono oltre al dialogo anche la
consultazione e la contrattazione a livello comunitario.
Formazione e dialogo sociale nel
contesto europeo
• L’obiettivo centrale del dialogo è quello di trovare un
punto di equilibrio fra la necessità per il management
di preservare il suo diritto gestionale e il desiderio dei
lavoratori di prendere parte alle decisioni.
Il negoziato sociale europeo.
• Il protocollo sulla politica sociale del trattato di
Maastricht attribuisce un ruolo importante alle parti
sociali nel procedimento di formazione e attuazione
della legislazione comunitaria in materia sociale.
• Il negoziato a livello europeo costituisce uno strumento
per la realizzazione della politica sociale.
Strategia europea per
l’occupazione
• Il trattato di Amsterdam (1999) ha fatto della politica
dell’occupazione una questione di interesse comune e
un nuovo campo di intervento per l’unione europea.
• Il FSE ha un nuovo indirizzo strategico orientato a
sostenere le politiche attive del lavoro condotte dagli
stati membri. Il suo compito non è più solo a favore
della coesione economica e sociale ma si amplia
all’innalzamento degli standard di vita dei lavoratori.
• Il FSE assume un ruolo politico ed il suo punto di
riferimento sono i piani nazionali d’azione per
l’occupazione.
Strategia europea per
l’occupazione
• Nel vertice di Lussemburgo (1997) il modello di
intervento a favore dell’occupazione si fa di tipo
preventivo.
• La strategia è basata su 4 priorità politiche:
-Occupabilità: approccio preventivo verso la
disoccupazione;
-Imprenditorialità: rafforzamento del tessuto
imprenditoriale.
-Adattabilità: funzione strategica della formazione sia
nell’impresa che per l’apprendimento continuo.
-Pari opportunità: parità tra uomini e donne e per i
gruppi sociali svantaggiati.
Strategia europea per
l’occupazione
Il fondo sociale europeo.
• Il FSE, prima del 1998, finanziava progetti, poi
ha finanziato programmi, con il nuovo
approccio finanzia delle politiche.
• I regolamenti prevedono un coinvolgimento
maggiore delle parti sociali sia nei processi
decisionali che in quelli di monitoraggio.
• La funzione del FSE è trasversale in una
duplice direzione geografica e tematica.
Università
Nucleo Formazione e Scuola
Universita’
obiettivi prioritari
• ACCRESCERE IL LIVELLO DI
QUALITÀ DELL’OFFERTA
FORMATIVA UNIVERSITARIA
• ACCRESCERE LO SCAMBIO E LA
COLLABORAZIONE CON LE
IMPRESE
Università
Percorsi
• Attività di collaborazione:
- monitoraggio
- orientamento
- testimonianze
- consultazioni
- valutazioni esterne
Universita’
percorsi
• Migliorare la preparazione di base e delle
specializzazioni:
- consultazioni per la progettazione di :
* lauree di secondo livello
* master di primo e di secondo livello
Università
percorsi
• Orientamento:
- prevedere un più stretto
collegamento tra scuola secondaria e
università;
- collaborare per iniziative di raccordo
con le imprese.
Universita’
percorsi
• E’ necessario coltivare le eccellenze, di
didattica e di ricerca, stabilendo
curricula calibrati sulle capacità
specifiche.
Universita’
percorsi
• Monitoraggio decentrato sul territorio
per:
- conoscere i fabbisogni formativi e
professionali che il territorio esprime
Universita’
percorsi
• Sviluppare possibilità di scambio e
collaborazione per:
- attrarre studenti da altri Stati
avanzati e da altri atenei;
- trattenere i nostri migliori talenti,
stimolando ricerca e didattica.
Universita’
percorsi
- e ancora, favorire:
- le lauree congiunte
- le borse di studio
- gli scambi intercorso
- gli stages internazionali
Universita’
obiettivi prioritari
• Potenziare i legami col mercato del lavoro e
con i bacini locali di domanda
• Conoscere, attraverso iniziative specifiche,
il mondo del lavoro e l’organizzazione.
• Legare l’Università all’obiettivo finale: in
quantità e qualità, in relazione alle esigenze
del mondo produttivo.
Universita’
obiettivi
• La valutazione deve aprirsi
maggiormente a contributi esterni e
rivolgersi:
- all’offerta formativa superiore;
- alla didattica;
- all’innovazione didattica;
Università
percorsi
• Impegno costante per:
- considerare i risultati ottenuti e non
solo progetti e piani;
- prevedere un’attività di confronto fra
parametri (benchmarking) costante
nota e diffusa.
Le iniziative e i progetti
Nucleo Formazione e Scuola
ORIENTAGIOVANI
ORIENTAGIOVANI 2004
XI Giornata Nazionale
Milano – 26 ottobre 2004
“Il vento della scienza ”
• strumento di orientamento
• vetrina delle esperienze
• benchmarking associativo
ORIENTAGIOVANI:
la partecipazione
delle Associazioni industriali
80
60
1996( I ed.)
1999
2004 (XI ed.)
40
20
0
Associazioni
ORIENTAGIOVANI 2004:
le proposte per il sistema
TEMI
• L’orientamento
all’alternanza
• I nuovi licei
tecnologici
• La formazione
continua
• L’orientamento
alla formazione
professionale
•L’Orientamento alle
lauree scientifiche
•L’apprendistato
•La formazione tecnica
superiore
•La mobilità
internazionale
•L’Internazionalizzazio
ne
ORIENTAGIOVANI 2004:
le proposte per il sistema
FORMAT
• Convegno/dibattito
• Convegno
nell’ambito
di un Salone per
l’orientamento o
Career day
•Incontro del Gruppo G.I.
con gli studenti e i
docenti in un Istituto
scolastico
ORIENTAGIOVANI 2004
Format: Convegno
• Apertura dei lavori: Autorità locali
• Introduzione:
Presidente
dell’Associazione
degli industriali, territoriali o di categoria.
• Coordinamento: giornalista testata locale
(visibilità sulla stampa)
• Tavola rotonda su uno dei temi suggeriti, con
la partecipazione di un capo di istituto, di un
rettore, preside di facoltà o docente
universitario, di un assessore all’istruzione o
formazione, di un imprenditore, di un
rappresentante degli studenti.
• Conclusioni:
Presidente
Gruppo
Giovani
associazione degli industriali.
ORIENTAGIOVANI 2004
Format: Incontro Gruppo Giovani con
studenti e docenti di un istituto scolastico
• Incontro in un istituto scolastico, dedicato ai
ragazzi per parlare di scuola, università,
formazione e lavoro.
• Mediatore sarà un giovane imprenditore locale
che, utilizzando il Progetto 30 ore, aiuterà i
ragazzi a conoscere il mondo dell’impresa ed
affrontare scelte importanti per il loro futuro.
• Un esperto di selezione del personale fornirà
informazioni su come intraprendere la ricerca
del lavoro e quali sono le caratteristiche
distintive dei giovani selezionati dalle imprese:
come
compilare
un
curriculum,
come
sostenere un colloquio etc..
ORIENTAGIOVANI 2004
Format: Convegno nell’ambito di un
salone per l’orientamento
• Manifestazione di 2 o 3 giorni
sull’orientamento alle professioni e allo studio:
un’area della Fiera o del salone sarà dedicata
al confronto e incontro tra domanda ed offerta
di lavoro
• Un’opportunità per conoscere sia la realtà
economica di riferimento che le offerte
formative ad essa finalizzate proposte dalla
scuola, dai centri di formazione, dall’università
e dalle aziende stesse.
• Convegno rivolto a tutti gli studenti e giovani
del territorio di riferimento con la
partecipazione delle maggiori aziende locali.
ORIENTAGIOVANI 2004
Format : Convegno nell’ambito di un
salone per l’orientamento
• Evento preceduto da una forte campagna di
comunicazione.
• Iniziative collegate:
 Concorso di idee volto a stimolare la creatività
nei ragazzi;
 Estrazione di premi per la presenza ai
workshop del salone;
 Concorso sull’imprenditorialità;
 Case study;
 Incontri individuali con psicologi;
 Desk per aiuto nella compilazione dei curricula.
Alternanza scuola - lavoro
Nucleo Formazione e Scuola
Alternanza scuola – lavoro
Alternanza (art.4 della legge 53/2003): i corsi del
secondo ciclo di istruzione possono essere
realizzati anche in alternanza scuola/lavoro, a
partire dai 15 anni
Si tratta di una risposta innovativa
• ai bisogni di professionalità delle imprese
• all’esigenza di quei giovani che mal sopportano
i tradizionali metodi didattici
Alternanza scuola – lavoro
Obiettivi formativi
• Didattico = l’alternanza rimotiva allo
studio
• Orientativo = lo studente acquisisce la
conoscenza del mondo del lavoro
• Professionalizzante = lo studente
acquisisce competenze spendibili nel
mondo del lavoro
Alternanza scuola – lavoro
Fattori di successo
• Risposta coerente a un effettivo interesse
delle imprese
• Comunicazione alle famiglie e
orientamento dei giovani
• Flessibilità
• Integrazione tra i vari soggetti: scuola,
formazione professionale, impresa,
associazioni industriali
• Formazione dei tutor
Alternanza scuola – lavoro
Passi compiuti
• Protocollo d’intesa Confindustria/Miur (22
settembre 2004)
• Seminari: Roma (10 -11 ottobre 2002), Bari
(12 - 13 marzo 2003), Lucca (12-13 maggio
2003)
• Convegni (Job Orienta a Verona, novembre
2002, Expolavoro a Bari, marzo 2003, Lucca,
maggio 2003)
• decreto attuativo e linee guida
• Protocollo d'intesa con Unioncamere
L’impresa formativa
Nucleo Formazione e Scuola
L’impresa formativa
Cos’è
Un luogo di incontro per le imprese convinte che
processi di sviluppo organizzativo e impegno
formativo devono rientrare in una più generale
strategia aziendale.
Un modello organizzativo di intervento
replicabile su tutto il territorio nazionale.
L’impresa formativa
Gli obiettivi
• Valorizzare l’impegno verso i giovani e i propri
dipendenti
• Far emergere il sommerso formativo
• Sviluppare marketing associativo sul territorio
L’impresa formativa
L’impresa formativa è l’impresa dove:
• Il sommerso formativo viene fatto emergere
• La formazione delle R.U. supporta la crescita
organizzativa
• La formazione costituisce un investimento
strategico
• La formazione è certificata
• L’impresa è vissuta come “luogo formativo”
Accordo 19 giugno 2003
Nucleo Formazione e Scuola
Accordo 19 giugno 2003
Confindustria e sindacati hanno siglato un
accordo sulla formazione delle risorse umane
per lo sviluppo dell’Italia e la competitività
delle imprese.
Le parti sociali concordano sul deficit dell’Italia
nei confronti dei partner europei nel campo
della formazione
Accordo 19 giugno 2003
Confindustria e sindacati ritengono prioritari 4
obiettivi da raggiungere entro il 2010
nel campo dell’educazione e della formazione
• per il rilancio di un’efficace di sviluppo per il
Paese
• per la competitività e per la crescita della
professionalità delle persone.
Accordo 19 giugno 2003
Obiettivi:
1 L’85% dei giovani di 20 anni dovrà conseguire un
diploma di istruzione o formazione o qualifica
professionale;
2 30% dovrà essere il tasso di partecipazione degli
adulti all’istruzione o formazione;
3 30% il numero delle aziende italiane che dovranno
dedicare un preciso investimento alla formazione;
4 Dimezzamento del tasso di abbandono scolastico
nella fascia di età 15-19.
Valutazione e qualità della
scuola
Nucleo Formazione e Scuola
Perché valutare
• La competitività di un Paese si misura con una
molteplicità di indicatori.
• Tra questi, nella società della conoscenza è
diventata centrale la qualità del sistema educativo.
• Nessun paese avanzato può fare a meno di
dedicare un’attenzione al miglioramento delle sue
performances in questo campo.
• In Italia non si hanno i mezzi per valutare la
qualità dell’insegnamento e non si misura quanto i
giovani apprendono
Un sistema nazionale
di valutazione
• permette il controllo sistematico e obiettivo dei
risultati e della qualità del servizio scolastico
• fornisce ai cittadini informazioni per quanto
possibile oggettive e comparabili sulla qualità del
servizio offerto.
• sostiene il processo di innovazione della Pubblica
Amministrazione migliorandone l’efficienza e il
controllo dei costi.
• facilita confronti tra situazioni comparabili e
sollecita un’emulazione virtuosa.
I dati
• Il 45% della popolazione di 25-34 anni ha lasciato la
scuola senza diploma
• L’Italia è ultima in Europa per la percentuale di chi ha
conseguito un titolo universitario
• Il livello di competenza funzionale di lettura e
matematica dei 15enni italiani è più basso della media
dei 32 paesi Ocse considerati (indagine PISA)
• Le spese annuali per studente sono mediamente
superiori di circa il 10% rispetto alla media dei paesi
UE
Cosa valutare
• La valutazione delle singole scuole deve rappresentare
un punto di riferimento sia per la definizione degli
obiettivi da raggiungere, sia per la verifica del loro
raggiungimento.
• Occorre valutare sistematicamente il livello di
apprendimento degli studenti, attraverso prove
oggettive che consentano la verifica dei risultati degli
allievi.
• E’ opportuno introdurre procedure trasparenti e
ponderate di valutazione del personale scolastico,
arrivando a differenziare le carriere e le retribuzioni.
Chi valuta
• E’ fondamentale garantire l’imparzialità di
giudizio, ma anche il raccordo tra chi valuta e chi
amministra. Occorre quindi garantire una
ragionevole autonomia dell’INVALSI.
• E’ necessario avere un Rapporto annuale di
valutazione del Sistema di educazione e
formazione, attraverso un’attività di ricerca e di
analisi statistica, puntando a coordinare tutti i
soggetti coinvolti (Istat, Miur, Invalsi, Minlavoro,
Isfol).
Una strategia
• Una prima fase di promozione della valutazione
complessiva del sistema, accompagnata con l’autovalutazione delle singole scuole
• Una seconda fase che conduca dall’autovalutazione alla valutazione esterna delle singole
scuole
• Le scuole dovrebbero dotarsi di piani annuali per
migliorare le loro prestazioni, e misurandole
sistematicamente, elevare progressivamente i
propri standard.
I valutatori
E’ necessario:
• Definire un piano che definisca principi, tempi,
luoghi e risorse per formare i valutatori ai diversi
livelli di specializzazione.
• Istituire un Istituto nazionale di ricerca educativa
presso il CNR e rafforzare la componente di
ricerca empirica nelle facoltà di Scienze della
formazione
• realizzare una alleanza tra pubblico e privato,
valorizzando le esperienze d’eccellenza delle
scuole di formazione manageriale.
La cultura della valutazione
La valutazione va introdotta con gradualità e equilibrio perché i
sistemi educativi sono ancora lontani dall'aver acquisito la
cultura della valutazione.
Le scuole hanno bisogno di essere aiutate in questo percorso di
ricerca e formazione orientato allo sviluppo di una cultura
professionale e organizzativa.
Confindustria è convinta che per sostenere le scuole e garantire
il miglioramento continuo del servizio scolastico e risultati di
apprendimento crescente per gli studenti, si debba estendere
il Progetto Qualità.
I presupposti
del Progetto qualità
• Le innovazioni normative nella scuola devono
essere accompagnate da un cambiamento
culturale
• Per la scuola, come per l'impresa, la qualità è
l'elemento critico di successo
• La scuola ha al suo interno risorse professionali
in grado di generare un processo
di miglioramento del servizio
Il modello
Il servizio scolastico è un insieme di
processi che devono essere:
• programmati
• governati
• controllati
per garantire qualità e affidabilità
dell’offerta formativa
Scuola - impresa
• Il progetto è caratterizzato dalla collaborazione e
dalla sinergia tra scuola e impresa.
• L'impresa mette a disposizione delle scuole la
propria cultura manageriale e organizzativa, gli
strumenti di verifica dei risultati e di
miglioramento continuo;
• La scuola individua autonomamente le modalità
più idonee di trasferimento di questi strumenti
nell'ambito scolastico.
La formazione
nel Progetto Qualità
Metodologia:
• imparare facendo
• lavorare su compito
Risultati:
• in termini formativi
• in termini di prodotti utilizzabili
Il percorso
OLTRE LA FASE 3:
VERSO L’ECCELLENZA
•Lo standard ISO 9000/
VISION 2000
•Il Benchmarking
•Lo schema di riferimento
FASE 3
I L SISTEMA QUALITA’
FASE 2
I L METODO
DELLA QUALITA’
FASE 1
I FONDAMENTI
PER LA QUALITA’
•Organizzazione e
responsabilità
•Il Progetto
•Gestione e controllo
dei processi
•La Politica per la qualità
•La documentazione dei
servizi
•Il controllo
•La pianificazione della
qualità
•La Mission della scuola
•La mappatura dei servizi
•Il Check-up
•Gli indirizzi di miglioramento
Conclusioni
• La valutazione va introdotta con gradualità ed equilibrio
• Occorre integrare l’auto-valutazione delle singole scuole
con la valutazione esterna
• Occorre sostenere la cultura della valutazione nelle scuole
• Non si devono perseguire obiettivi sanzionatori, ma di
servizio
• E’ fondamentale investire di più per la valutazione
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Slides Nucleo Formazione e Scuola - Federconfidi