Nucleo Formazione e Scuola Area Welfare e Risorse Umane SOMMARIO • Gli orientamenti europei sull’education • Scuola ed orientamento • Formazione professionale • Università SOMMARIO • • • • • Orientagiovani Alternanza scuola-lavoro L’impresa formativa Accordo 19 giugno 2003 Valutazione e Qualità nella scuola Gli orientamenti europei sull’education Nucleo Formazione e Scuola Il Rapporto Ert (European round table) 1994 "Una formazione europea: verso una società che apprende" • Il documento rappresenta una riflessione sull'esigenza dell'Europa di rispondere con decisione alla globalizzazione del commercio, alla diffusione delle nuove tecnologie, al nuovo modo di produrre. Il Rapporto Ert (European round table) 1994 “ Si apprende nel corso di tutta la vita, ma non solo a livello individuale, bensì anche al livello delle organizzazioni e della società. Una "società che apprende", è una società in cui l'apprendimento è un'attività a vita -"dalla culla alla tomba" l Il Rapporto Ert (European round table) 1994 Catena educativa • un percorso di cinque tappe: -1° anello: istruzione materna, fondamenti della lingua e basi del comportamento sociale -2° anello: istruzione scolastica di base (i primi 9-10 anni di scuola), educazione a essere cittadini, sviluppo delle capacità globali Il Rapporto Ert (European round table) 1994 -3° anello: formazione generale e insegnamento professionale, acquisizione di nuove capacità o preparazione al primo lavoro -4° anello: istruzione superiore, università e scuole superiori, sviluppo delle competenze per l’inserimento lavorativo -5° anello: formazione permanente, aggiornare e acquisire nuove competenze nel corso dell'attività lavorativa Il Rapporto Ert (European round table) 1994 • I primi 9-10 anni di scuola primaria e secondaria dovrebbero essere dedicati all'acquisizione di tre ambiti disciplinari: - le matematiche, le scienze e le tecnologie - la cultura umanistica, la letteratura, la storia, le lingue - le scienze economiche e sociali Libro Bianco Europeo sulla formazione 1996 "Insegnare e apprendere. Verso una società cognitiva" - analizza attentamente i grandi shock che l'Europa ha subito e le relative risposte che essa è chiamata a dare -racchiude azioni da intraprendere a livello degli Stati membri e misure di sostegno da attuare a livello di Unione Europea. Libro Bianco Europeo sulla formazione 1996 • individua tre grandi shock responsabili delle profonde trasformazioni che stanno attraversando l'Europa e il mondo intero: - la nascita della società dell'informazione - lo sviluppo della civiltà scientifica e tecnica - l'universalizzazione dell'economia. Libro Bianco Europeo sulla formazione 1996 Individua la necessità di creare una maggiore flessibilità dell'istruzione e della formazione, che vada incontro alla diversità di categorie di soggetti e di domande, lungo tre possibili linee di evoluzione: -conferire una maggiore autonomia agli attori dell'istruzione e della formazione, perché siano più attenti alle problematiche del proprio contesto sociale Libro Bianco Europeo sulla formazione 1996 - avvalersi dello strumento della valutazione, tramite il quale rendere socialmente rendicontabili gli investimenti nel campo della formazione - prestare attenzione alle categorie di individui in difficoltà, evidenziando maggiormente il ruolo della scuola di promozione dell’inclusione sociale . Libro Bianco Europeo sulla formazione 1996 • Per promuovere queste linee evolutive, individua cinque obiettivi: - 1. incoraggiare l'acquisizione di nuove conoscenze Libro Bianco Europeo sulla formazione 1996 -2. avvicinare scuola e impresa -3. lottare contro l'esclusione -4. conoscere tre lingue comunitarie -5. trattare sullo stesso piano l'investimento materiale e l'investimento nella formazione Consiglio Europeo di Lisbona 2000 • Istruzione e formazione permanente sono elementi chiave della strategia concepita a Lisbona per fare dell’Europa entro il 2010 l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente • Diffuso nel novembre 2000 dalla Commissione Europea con l’obiettivo di identificare strategie coerenti e misure pratiche al fine di favorire la formazione permanente per tutti Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente • I cambiamenti socio-economici legati alla transizione verso una società della conoscenza recano all’Unione Europea e ai suoi cittadini sia vantaggi (mobilità, comunicazione, occupazione) che rischi (accentuazione delle diseguaglianze e dell’esclusione sociale). Per questo c’è bisogno di un approccio radicalmente nuovo all’istruzione e alla formazione. Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente Sei sono i messaggi lanciati dal memorandum: MESSAGGIO 1 NUOVE COMPETENZE DI BASE PER TUTTI • Garantire un accesso universale e permanente all’istruzione e alla formazione, per consentire l’acquisizione e l’aggiornamento delle competenze necessarie per una partecipazione attiva alla società della conoscenza Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente MESSAGGIO 2 MAGGIORI INVESTIMENTI NELLE RISORSE UMANE • Assicurare una crescita visibile dell’investimento nelle risorse umane per rendere prioritaria la più importante risorsa dell’Europa – la sua gente Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente MESSAGGIO 3 INNOVAZIONE NELLE TECNICHE DI INSEGNAMENTO E DI APPRENDIMENTO • Sviluppare contesti e metodi efficaci d’insegnamento e di apprendimento per un’offerta ininterrotta e di formazione lungo l’intero arco della vita e in tutti i suoi aspetti Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente MESSAGGIO 4 VALUTAZIONE DEI RISULTATI DELL’APPRENDIMENTO • Migliorare considerevolmente il modo in cui sono valutati e giudicati la partecipazione e i risultati delle azioni di formazione, in particolare nel quadro dell’apprendimento non formale e informale Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente MESSAGGIO 5 RIPENSARE L’ORIENTAMENTO • Garantire a tutti un facile accesso ad informazioni e ad un orientamento di qualità sulle opportunità d’istruzione e formazione in tutta l’Europa e durante tutta la vita Memorandum europeo sull’istruzione e la formazione permanente MESSAGGIO 6 UN APPRENDIMENTO SEMPRE PIU’ VICINO A CASA • Offrire opportunità di formazione permanente il più possibile vicine agli utenti della formazione, nell’ambito delle loro comunità e con il sostegno, qualora opportuno, di infrastrutture basate sulle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) Il Rapporto dell’Unesco sull’educazione nel XXI secolo • Evidenzia le principali sfide che le società più avanzate devono affrontare: - la tensione tra orientamento locale e globale (diventare cittadini senza perdere il contatto con le proprie radici culturali) - la tensione tra tradizione e modernità - la tensione tra lungo termine e breve termine Il Rapporto dell’Unesco sull’educazione nel XXI secolo - la tensione tra lo stimolo della competizione e l’uguaglianza delle opportunità (e ciò richiede la creazione di situazioni educative capaci di coniugare la competizione che stimola, la cooperazione che rinforza e la solidarietà che unisce) - la tensione tra l’incredibile sviluppo delle conoscenze e le capacità di assimilarle - la tensione tra mondo spirituale e mondo materiale (con la conseguente domanda di valori e di ideali di riferimento) Scuola e Orientamento Nucleo Formazione e Scuola La scuola non è ma…. • Non è una burocrazia (ma inevitabilmente deve sottostare a un certo numero di adempimenti burocratici) • Non è un parlamento (ma in parte deve trovare forme di rappresentanza delle sue varie componenti e essere dotata di organi collegiali • Non è un’azienda (ma deve imparare a migliorare la sua efficienza organizzativa e gestionale) Il capo di Istituto • Non è diventato con l’autonomia un manager, ma deve restare un uomo di scuola e un uomo di cultura • Un leader educativo con: – Capacità organizzative e gestionali – Competenze manageriali (cioè capacità di motivare e guidare i suoi collaboratori verso l’obiettivo di un miglioramento continuo del servizio scolastico) La scuola è • E’ una comunita’ professionale di educatori • E’ un servizio pubblico. • Deve render conto alla societa’ dell’assolvimento dei suoi compiti istituzionali • Non puo’ ignorare gli aspetti burocratici, di rappresentanza, di efficacia e di efficienza L’Autonomia scolastica • La vera dimensione dell'autonomia consiste nel: - rendere possibile ad ogni unita' scolastica di organizzare nel modo migliore la risposta ad un complesso di esigenze - ritrovare in questo il significato sociale profondo della sua funzione istituzionale L’Autonomia scolastica • Art.21 legge 59 –1997 • L’autonomia è l’età adulta della scuola • Diventare adulti significa diventare responsabili L’Autonomia scolastica • Con l'autonomia si aprono per tutte le scuole nuove possibilita' di rapporto - attraverso consorzi o convenzioni - con: • - il territorio • - il mondo del volontariato • - le imprese • - i centri di formazione professionale, • - le associazioni culturali e sportive, etc. L’Organizzazione scolastica • Quattro modelli: 1. tradizionale puro (Preside e docenti) 2. tradizionale potenziato (Preside, docenti e attività extracurricolari) 3. a media innovazione (Preside, collaboratori del Preside, coordinatori dei consigli di classe, responsabili di progetto e docenti) 4. ad alta innovazione (distinzione tra figure professionali con sola docenza, con docenza più management, con solo management) Dall’insegnamento all’apprendimento • I giovani non possono essere considerati passivi fruitori dell'insegnamento ma veri e propri produttori di apprendimento • Spostare il focus dall'insegnamento all'apprendimento, dall'elencazione delle discipline alla definizione degli obiettivi di apprendimento che si intendono perseguire La scuola luogo di… • La scuola luogo di acquisizione sistematica e critica della cultura, luogo in cui si promuove lo sviluppo della persona umana • La scuola sede primaria della umanizzazione e della socializzazione delle nuove generazioni Processo educativo • Obiettivi fondamentali a-interiorizzazione delle regole della democrazia e del pluralismo b-capacita di concepire un progetto di vita fondato su una identità culturale e professionale c-capacità di iniziativa, di relazione e di comunicazione Competenze di base Lettura Scrittura Calcolo Uso del computer Competenze trasversali Relazione Decisione Diagnosi Competenze chiave Apprendere ad apprendere Lingue straniere Cultura tecnologica Spirito d’impresa Senso sociale Obiettivi educativi La dimensione storica L'aspetto euristico La fiducia in se stessi La formazione continua La Professionalità • La professionalità è passata dal campo dell'addestramento pratico al campo della conoscenza sperimentale di tipo scientifico e tecnologico di una cultura di base adatta al XXI secolo Cosa chiedono le imprese alla scuola • Di sviluppare nei giovani: - conoscenze linguistiche e logico-matematiche - padronanza dell'inglese e degli strumenti informatici - capacità relazionali - capacita diagnostiche (reperire, trattare e utilizzare dati) Cosa chiedono le imprese alla scuola • Di sviluppare nei giovani: - capacità decisionali - capacità di analisi e di sintesi delle situazioni - capacità di risolvere i problemi - capacità di adattarsi a nuove esperienze - capacità di comunicare chiaramente Cosa chiedono le imprese alla scuola • L'insieme di queste capacità sono ottenibili solo differenziando e migliorando gli stili di apprendimento e le modalità di insegnamento (forme di apprendimento moderne, didattica attiva, diffusione dello stage come esperienza formativa) Howard Gardner Sapere per comprendere • “Le aziende possono offrire alle scuole competenze didattiche e docimologiche, aiutare gli studenti nella fase delicata della transizione dalla scuola al lavoro e invitarli a partecipare all’attività imprenditoriale come apprendisti e tirocinanti. Possono inoltre sostenere l’attività educativa sia con generici finanziamenti alle scuole delle località in cui operano, sia accollandosi i costi di programmi particolari. Howard Gardner Sapere per comprendere • “Ma a mio parere il contributo più notevole che le aziende possono dare alla scuola consiste nella creazione di prodotti – specialmente tecnologici – capaci di incrementare l’efficacia dell’insegnamento” Aula e mondo esterno Divenendo meno rigida la separazione tra l’aula e il mondo esterno, gli insegnanti debbono, secondo il Rapporto dell’Unesco, cercare di: prolungare il processo educativo al di fuori dell’aula - fisicamente, attraverso esperienze pratiche di insegnamento in luoghi esterni alla scuola - dal punto di vista dei contenuti, collegando le varie materie con la vita quotidiana L’apprendimento • Il sistema scolastico non ha più il monopolio della trasmissione del sapere • L’apprendimento avviene mediante una molteplicità di agenzie e di soggetti Modalità di apprendimento • Apprendimento formale: avviene in un contesto organizzato e strutturato (in un istituzione scolastica/formativa o sul lavoro), è esplicitamente progettato come apprendimento e conduce alla certificazione; • Apprendimento non formale: è connesso ad attività pianificate ma non esplicitamente progettate come apprendimento (quello che non e’ erogato da una istituzione formativa e non sfocia di norma in una certificazione); • Apprendimento informale: le molteplici forme dell’apprendimento mediante l’esperienza risultante dalle attività della vita quotidiana legate al lavoro, alla famiglia, al tempo libero, non è organizzato o strutturato e non conduce alla certificazione. Pof-Piano Offerta formativa nuovi compiti della scuola • Conoscere il territorio (nuove abitudini, immigrazione diffusione della droga) • Rapporto con la PA locale • Rapporto con le imprese • Promuovere l’integrazione tra scuola e FP Pof-Piano Offerta formativa nuovi compiti della scuola • Organizzare l’orientamento • Promuovere l’educazione degli adulti • Organizzare Corsi IFTS • Partecipare al Programma Leonardo Pof-Piano Offerta formativa nuovi compiti della scuola • Offrire formazione d’aula per programmi di apprendistato • Organizzare stage in Italia e all’estero Ecosistema formativo • La rete dell’istruzione costituita in ogni territorio da scuole, agenzie formative, famiglie, imprese, enti e istituzioni in relazione fra loro attraverso lo sviluppo di offerte educative Ecosistema formativo esempi • Programmi formativi interistituzionali • Progetti tematici interistituzionali (dispersione scolastica, alternanza) • Integrazione nella gestione delle risorse tecnico-professionali • Biblioteche o banche dati Ecosistema formativo esempi • Servizi integrati alla formazione • Servizi sportivi • Servizio di orientamento • Collegamento con l’università POF- Piano offerta formativa - scuola-famiglia - scuola -impresa - educazione a distanza - formazione degli adulti - nuove tecnologie dell’apprendimento e dell’insegnamento POF- Piano offerta formativa - fruizione delle biblioteche - funzione educativa dell’associazionismo sportivo e delle esperienze di volontariato - scuola e enti locali - centri di formazione professionale Scuola e Formazione un po’ di storia • Le scuole professionali (in particolare le scuole agrarie e le scuole di arti e mestieri) sono già presenti verso il 1840 • Anomalia italiana, la legge Casati del 1859, concepiva l’istruzione tecnica come scuola di serie B perché solo l’istruzione classica aveva il diritto di chiamarsi “secondaria” Scuola e Formazione un po’ di storia • Nel 1862 Quintino Sella e Francesco De Santis trasferirono l’istruzione tecnica e le scuole professionali dal Ministero dell’istruzione a quello dell’agricoltura industria e commercio • Nel 1972 la formazione professionale viene trasferita alle regioni Riforma Moratti Legge 28 marzo 2003, n.53 “Delega al governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale” I processi riformatori in Europa in tema di Education • Obiettivi - far crescere la percentuale di alfabetizzati - migliorare le performance di apprendimento - diffondere le nuove tecnologie - migliorare la qualità dell’edilizia scolastica. Il processo di Riforma dell’Education in Italia • Orizzonte di riferimento La società della conoscenza intesa come risposta alla sfida di un’economia globale sempre più fondata sull’innovazione e sull’informazione. Il processo di Riforma dell’Education in Italia Problemi da affrontare -come si costruisce un sistema scolastico efficace e plurale -come si incrementa la razionalità, l’efficienza e l’autonomia nell’impiego delle risorse -come si articola un’offerta che permetta di scegliere percorsi scolastici e di formazione professionale di pari valore educativo, dignità culturale, prestigio sociale La Riforma Moratti Problemi e soluzioni • Il numero elevato di dropouts (30 su 100) • Le basse prestazioni dei nostri giovani nei confronti internazionali Indicano la strada da percorrere • Qualita’ del sistema educativo • Ampliamento dell’offerta, potenziando la formazione professionale La Riforma Moratti Ne discendono quindi scelte di fondo obbligate -valorizzazione della cultura tecnica e della diffusione delle nuove tecnologie -centralità dell’inglese come lingua passepartout -riconoscimento del valore strategico della formazione permanente -necessità di ripensare il rapporto tra apprendimento ed esperienza professionale La Riforma Moratti Confindustria condivide: • l'obbligo di istruzione e formazione per tutti gli studenti fino a 18 anni; • la valorizzazione del canale professionale; • la nascita del sistema di alternanza scuola – lavoro; • l'istituzionalizzazione della formazione professionale superiore; • la nascita di un "Liceo economico" e di un "Liceo tecnologico“; • la nascita di un sistema di valutazione La Riforma Moratti Nei decreti attuativi è indispensabile: • assicurare nel primo biennio (14-16 anni) a tutti gli studenti (sia nel sistema dei Licei che nella formazione professionale iniziale) l’acquisizione dei saperi essenziali (capacità linguistiche, logico – matematiche, ecc. ); • salvaguardare l’identità culturale e la vocazione professionalizzante degli istituti tecnici; • definire il ruolo delle Regioni; • dare adeguato peso al ruolo dell'orientamento Istruzione e Formazione tecnicoprofessionale - IFTS • Approvata dalla Conferenza Stato-Regioni il 9 luglio 1998 e normata legislativamente con l’art. 69 della Legge 144/99 • Destinata a studenti giovani e a lavoratori adulti in possesso di un diploma di scuola media superiore • Partita dall’anno accademico 1998-99 IFTS -caratteristiche innovative a)curricoli basati su standard nazionali, potenzialmente spendibili nell’UE, collegati con le esigenze di sviluppo delle realtà locali b) inclusione obbligatoria nel percorso di stages in azienda o in strutture pubbliche e attività propriamente lavorative (in misura pari almeno al 30-40% dell’intera durata del corso) c) materie di studio estese su tre aree: scientificotecnologica, applicativa, comportamentale IFTS -caratteristiche innovative d) reclutamento della docenza per non meno del 50% dal mondo della produzione, delle professioni e del lavoro e) durata minima di due semestri per poter accedere al riconoscimento internazionale dell’UE f) durata massima di quattro semestri in modo da facilitare l’eventuale continuazione degli studi nei corsi universitari di diploma e di laurea IFTS -caratteristiche innovative g) utilizzazione di un sistema integrato di certificazione delle competenze h) conseguimento a fine corso di attestati validi nel sistema di istruzione e accreditabili in sede internazionale nonché al tempo stesso qualifiche professionali di secondo livello riconosciute dalla Regione i) predisposizione di sistemi di monitoraggio attivo delle esperienze condotte, incluso l’aggiornamento dei formatori Lo stage • rappresenta un ponte che collega i processi scolastici e formativi e il mondo delle imprese. • è un'esperienza di durata limitata, che comprende lezioni in classe e pratica di lavoro, in una situazione reale e non fittizia, in cui la responsabilità formativa è condivisa dalla scuola e dall'impresa secondo una metodologia comune Lo stage • è parte integrante del percorso di studi o formativo • è finalizzato ad inserire nel processo formativo istituzionale elementi di conoscenza e di esperienza del mondo del lavoro che possono essere acquisiti solo attraverso la partecipazione diretta alla vita lavorativa e mediante il sentirsi parte di una “comunità professionale” Lo stage • Il tirocinio (o stage) in Italia è regolato attualmente dall’art 18 della legge del 24 giugno 1997,n.196 nota come “Pacchetto Treu”, nella quale si esplicita che l’attuazione di iniziative di tirocinio deve esse finalizzata alla creazione di momenti di alternanza tra studio e lavoro per agevolare le scelte professionali dei giovani mediante il contatto diretto con il mondo del lavoro e per offrire loro competenze di base, tecnico-operative e trasversali Lo stage • È regolato da una convenzione tra scuola e impresa (o associazione industriale) che contiene alcuni elementi chiave, quali: - i dati anagrafici della scuola, dell'impresa, dello stagista - il progetto formativo (contenuti, obiettivi, fasi, area aziendale, ecc.) Lo stage • elementi chiave: - il periodo di svolgimento e la durata - il tutor aziendale e il tutor formativo - i contratti di assicurazione per la responsabilità civile e contro gli infortuni sul lavoro Lo stage Il decreto attuativo del 25 marzo 1998 n.142 fissa inoltre un limite numerico all’attivazione contemporanea di più tirocini all’interno della stessa impresa in relazione al numero di dipendenti a tempo indeterminato presenti in azienda. I punti forti dello stage • Istituzioni - Opportunità di conoscenza ed incontro per prospettive occupazionali - Collegamento con il mondo del lavoro per rispondere alle esigenze di una completa professionalizzazione dei giovani, sia in termini di competenze specifiche che di valori e comportamenti I punti forti dello stage • Istituzioni - Strumento per favorire l'orientamento e l'inserimento professionale - Opportunità per il continuo aggiornamento dei docenti e per l'innovazione dei contenuti, della didattica, dell'organizzazione, delle attrezzature I punti forti dello stage • Imprese - Diffusione dei valori della cultura imprenditoriale - Riconoscimento dell'impegno sociale - Opportunità di conoscenza ed incontro per prospettive occupazionali I punti forti dello stage • Giovani e famiglie - Valore fondamentale dell'esperienza di lavoro ai fini della formazione della personalità del giovane - Valorizzazione delle capacità o potenzialità non emerse nel percorso scolastico - Nuovi apprendimenti - Verifica delle attitudini e scelte formative e professionali - Opportunità diretta per sbocchi occupazionali L’impresa simulata Costituisce un’iniziativa di raccordo scuolalavoro che, mira a: • Sviluppare nei giovani l’approccio risolutivo ai problemi e la capacità di analisi dei processi • Stimolare processi cognitivi induttivi che consentano graduali passaggi dal particolare al generale, dall’esperienza concreta all’astrazione • Sviluppare capacità comunicative e organizzative L’impresa simulata Costituisce un’iniziativa di raccordo scuolalavoro che, mira a: • Sviluppare creatività, spirito di iniziativa e capacità di intraprendere • Sviluppare cultura tecnologica nel processo di apprendimento • Sviluppare scambi con studenti di altri stati membri • Favorire didattiche modulari e interdisciplinari L’Orientamento • L’orientamento è un’esperienza articolata in tre distinti momenti: - l’informazione - la didattica orientativa - il counseling L’Orientamento • I due scogli contro cui si infrangono anche generosi progetti promossi dalle scuole sono: - lo psicologismo (l’illusione che l’orientamento possa ridursi ai test ed ai colloqui psicologici) - l’economicismo (l’illusione che l’orientamento possa ridursi all’informazione sugli sbocchi occupazionali) L’Orientamento Tre modelli di orientamento 1.l'orientamento alla scuola secondaria superiore 2.l'orientamento universitario 3.l'orientamento alla formazione professionale ed al lavoro Formazione professionale Nucleo Formazione e Scuola Evoluzione del sistema di formazione professionale PARTE NORMATIVA • La Costituzione (art. 35) assume la formazione professionale come obiettivo programmatico. • La Legge 456 del 1951 estende i corsi di addestramento professionale (L.264/49) anche ai giovani. • Nel 1955 viene istituito l’apprendistato, in cui è previsto l’obbligo di frequentare corsi di formazione. • Nel 1957 viene istituito il Fondo Sociale Europeo per attuare una politica comune di formazione professionale. Evoluzione del sistema di formazione professionale • La legge quadro 845 del 1978 stabilisce che le regioni possono agire in modo autonomo ma che il Governo mantenga funzione di indirizzo e coordinamento. • Legge 236 del 1993 che attiva la creazione di un sistema di formazione continua. 1/3 delle risorse derivanti dal gettito dello 0,30 del monte salari da parte delle imprese deve essere destinato alla formazione continua. • Legge 196 del 1997 contiene le linee generali per una riforma complessiva professionale. del sistema di formazione Evoluzione del sistema di formazione professionale ACCORDI TRA LE PARTI SOCIALI • • • Luglio 1993 accordo per il sostegno all’occupazione e l’avvio della riorganizzazione del sistema di formazione professionale. Settembre 1996 patto per il lavoro: innalzamento obbligo scolastico, diritto alla formazione fino ai 18 anni, valorizzazione delle finalità formative per alcuni contratti di lavoro, diffusione dello stage, formazione continua. Dicembre 1998 patto sociale per lo sviluppo e l’occupazione: la formazione diventa componente fondamentale per gli interventi sull’occupazione e promuove l’obbligo di formazione fino ai 18 anni. IL RUOLO DELLE PARTI SOCIALI • Interlocutori delle regioni e possibili soggetti erogatori delle attività formative (legge 845/78). • Concertazione in materia di piani formativi nei contratti di formazione e lavoro (1984). • Concertazione in materia di rilevazione dei fabbisogni formativi, dei tirocini e negli interventi di formazione continua (L. 236/93). • Istituzione di una commissione con i rappresentanti istituzionali per definire linee guida e obiettivi del sistema nazionale di formazione professionale. IL FONDO SOCIALE EUROPEO • • • • • Ruolo crescente nel sistema di formazione italiana. Nuove regole nell’ambito di programmazione, monitoraggio e valutazione. Strumento di supporto alle innovazioni. Attenzione diretta all’individuo verso il quale vengono dirette azioni di orientamento, formazione e aiuto all’occupazione. Dipendenza dal FSE del sistema italiano di formazione professionale attorno al 70%. LA FORMAZIONE PROFESSIONALE INIZIALE • Il 45% degli utenti è raccolto dagli istituti tecnici. Il 17% dagli istituti professionali di stato. La formazione regionale di primo livello ha un peso più contenuto (5%). • Forme sperimentali di raccordo ed integrazione anche istituzionale tra i due sottosistemi. • Rafforzamento dell’istruzione e formazione tecnica superiore per avere un canale alternativo all’università di qualità, come negli altri paesi europei IL NUOVO APPRENDISTATO (Legge Biagi-D.lgs. 276/2003) • • • Apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione;possono essere assunti i giovani che abbiano compiuto 15 anni di età, il contratto ha durata massima di 3 anni Apprendistato professionalizzante: possono essere assunti i giovani tra i 18 e i 29 anni; il contratto ha durata minima di 2 anni e massima di 6 anni; sono previste 120 ore di formazione esterna o interna all’azienda Apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione; possono essere assunti i giovani tra i 18 e i 29 anni; INDAGINE EUROSTAT : FORMAZIONE CONTINUA • • • • Negli ultimi 6 anni il numero di lavoratori formati è aumentato. Tra il 1993 e il 1999 la percentuale di imprese con più di 10 addetti che hanno svolto formazione è passata dal 15% al 23,9%. Di queste percentuali il 16,3 riguarda la classe di imprese con 10-19 addetti, mentre l’81,2 quelle con almeno 250 addetti. La percentuale di addetti che ha partecipato a corsi di formazione è passata dal 31,1% (1993) al 47,2% (1999). RISTRUTTURAZIONE DEGLI ENTI DI FORMAZIONE E CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE • Priorità: certificazione delle competenze; Accreditamento delle strutture; Ristrutturazione degli enti di formazione. • L’art.118 della legge 388/00 prevede il finanziamento della ristrutturazione degli enti di formazione. • I fondi sono ripartiti su base regionale e indirizzati per ottenere l’accreditamento delle strutture formative. • Esigenza di un sistema nazionale di certificazione delle competenze al fine di integrare i servizi per l’impiego e i sistemi di offerta, in un’ottica di life long learning. FORMAZIONE PROFESSIONALE CONTINUA Dal FSE ai fondi interprofessionali. • Ob. 4 del FSE ha contribuito alla creazione di un sistema di formazione continua che riguarda la formazione degli occupati e degli adulti in cerca di occupazione. • La legge 196/97 prevede la destinazione delle risorse del fondo di rotazione verso interventi pianificati e socialmente concertati. • La legge finanziaria del 2001 ha istituito fondi paritetici interprofessionali per la formazione continua in particolari settori. Le indagini sui fabbisogni formativi UN PO’ DI STORIA • L’obiettivo dei modelli di analisi è quello di individuare le professionalità di cui necessitano i sistemi produttivi locali. • Nell’accordo interconfederale del 1993 Confindustriasindacati si sostiene l’utilità di effettuare una rilevazione sistematica dei fabbisogni formativi. • Sulla base di queste analisi la regione Piemonte ha rilevato una significativa modificazione dell’offerta formativa. L’Assolombarda ha promosso azioni di orientamento per i giovani. La provincia di Treviso ha effettuato un monitoraggio sull’offerta di stage. Le indagini sui fabbisogni formativi IL PROGETTO DI OBNF • Progetto di indagine sui fabbisogni formativi presentato dall’organismo bilaterale nazionale per la formazione (OBNF) e approvato dal ministero del lavoro. • L’obiettivo era quello di creare un sistema di rilevazione capace di fornire, a livello centrale e locale, informazioni sui fabbisogni formativi per lo sviluppo del sistema produttivo e per migliorare la professionalità dei lavoratori. • Due obiettivi fondamentali: sistema di rilevazione dei fabbisogni professionali delle imprese; Definizione di standard minimi di competenza. Le indagini sui fabbisogni formativi ALTRI PROGETTI • L’ente bilaterale nazionale artigianato ha promosso un progetto per l’analisi dei fabbisogni professionali e formativi del settore che deve identificare i bisogni in termini di competenze per un sistema di rilevazione permanente e aggiornabile. • Progetto Chirone 2000 promosso da Intersind, Cgil, Cisl e Uil si è proposto di individuare i fabbisogni delle principali aziende italiane di produzione e gestione dei servizi a rete. Quattro le regioni interessate: Emilia Romagna, Liguria, marche e veneto. Le indagini sui fabbisogni formativi • Excelsior è un sistema informativo permanente per l’occupazione e la formazione di tipo quantitativo promosso da Unioncamere. • Fornisce informazioni sulla domanda di lavoro delle imprese (quantità di occupati dipendenti, titoli di studio più richiesti, figure professionali). • Lo scopo è di fornire dati significativi a livello provinciale. • Il progetto ha dato vita ad una banca dati sulla domanda di professioni. Le indagini sui fabbisogni formativi OSSERVATORIO PERMANENTE • Opportunità di creare una struttura sovra-ordinata rispetto ai progetti. • L’Isfol sta cercando di realizzare un “sistema a rete” per fornire dati di natura quantitativa e qualitativa sull’andamento delle professionalità e sulle competenze. • Lo scopo è di costituire un riferimento per le scelte politiche collegate al processo di integrazione dei sistemi di istruzione e formazione professionale con il mercato del lavoro. La bilateralità nella formazione DA OBNF A FONDIMPRESA • Costituzione dell’associazione Fondimpresa (ottobre 2002) a seguito dell’accordo tra Confindustria e sindacati per il decollo di un sistema di formazione continua. • Fondimpresa potrà usare in modo diretto le risorse dello 0,30% per il finanziamento dei piani formativi delle imprese. FONDIMPRESA • L’associazione si articola su base territoriale, attraverso la rete degli organismi bilaterali regionali, che dovranno promuovere, selezionare e monitorare i piani formativi aziendali, territoriali e settoriali. • L’associazione ha, inoltre, compiti sui temi della formazione e dell’igiene e sicurezza da finanziare con risorse ad hoc. • L’accordo ha stabilito anche che le modalità di selezione e controllo dei piani formativi siano improntate alla massima semplificazione delle procedure per servire alle imprese un servizio più rapido ed efficiente. Formazione e dialogo sociale nel contesto europeo Il dialogo sociale • Nel 1984 la Commissione europea invitava le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro a favorire il dialogo sociale comunitario. • Il dialogo sociale riceve investitura legale dall’atto unico (1989) e dall’art. 118b del trattato di Maastricht (1992). • Nel 1989 si aggiungono oltre al dialogo anche la consultazione e la contrattazione a livello comunitario. Formazione e dialogo sociale nel contesto europeo • L’obiettivo centrale del dialogo è quello di trovare un punto di equilibrio fra la necessità per il management di preservare il suo diritto gestionale e il desiderio dei lavoratori di prendere parte alle decisioni. Il negoziato sociale europeo. • Il protocollo sulla politica sociale del trattato di Maastricht attribuisce un ruolo importante alle parti sociali nel procedimento di formazione e attuazione della legislazione comunitaria in materia sociale. • Il negoziato a livello europeo costituisce uno strumento per la realizzazione della politica sociale. Strategia europea per l’occupazione • Il trattato di Amsterdam (1999) ha fatto della politica dell’occupazione una questione di interesse comune e un nuovo campo di intervento per l’unione europea. • Il FSE ha un nuovo indirizzo strategico orientato a sostenere le politiche attive del lavoro condotte dagli stati membri. Il suo compito non è più solo a favore della coesione economica e sociale ma si amplia all’innalzamento degli standard di vita dei lavoratori. • Il FSE assume un ruolo politico ed il suo punto di riferimento sono i piani nazionali d’azione per l’occupazione. Strategia europea per l’occupazione • Nel vertice di Lussemburgo (1997) il modello di intervento a favore dell’occupazione si fa di tipo preventivo. • La strategia è basata su 4 priorità politiche: -Occupabilità: approccio preventivo verso la disoccupazione; -Imprenditorialità: rafforzamento del tessuto imprenditoriale. -Adattabilità: funzione strategica della formazione sia nell’impresa che per l’apprendimento continuo. -Pari opportunità: parità tra uomini e donne e per i gruppi sociali svantaggiati. Strategia europea per l’occupazione Il fondo sociale europeo. • Il FSE, prima del 1998, finanziava progetti, poi ha finanziato programmi, con il nuovo approccio finanzia delle politiche. • I regolamenti prevedono un coinvolgimento maggiore delle parti sociali sia nei processi decisionali che in quelli di monitoraggio. • La funzione del FSE è trasversale in una duplice direzione geografica e tematica. Università Nucleo Formazione e Scuola Universita’ obiettivi prioritari • ACCRESCERE IL LIVELLO DI QUALITÀ DELL’OFFERTA FORMATIVA UNIVERSITARIA • ACCRESCERE LO SCAMBIO E LA COLLABORAZIONE CON LE IMPRESE Università Percorsi • Attività di collaborazione: - monitoraggio - orientamento - testimonianze - consultazioni - valutazioni esterne Universita’ percorsi • Migliorare la preparazione di base e delle specializzazioni: - consultazioni per la progettazione di : * lauree di secondo livello * master di primo e di secondo livello Università percorsi • Orientamento: - prevedere un più stretto collegamento tra scuola secondaria e università; - collaborare per iniziative di raccordo con le imprese. Universita’ percorsi • E’ necessario coltivare le eccellenze, di didattica e di ricerca, stabilendo curricula calibrati sulle capacità specifiche. Universita’ percorsi • Monitoraggio decentrato sul territorio per: - conoscere i fabbisogni formativi e professionali che il territorio esprime Universita’ percorsi • Sviluppare possibilità di scambio e collaborazione per: - attrarre studenti da altri Stati avanzati e da altri atenei; - trattenere i nostri migliori talenti, stimolando ricerca e didattica. Universita’ percorsi - e ancora, favorire: - le lauree congiunte - le borse di studio - gli scambi intercorso - gli stages internazionali Universita’ obiettivi prioritari • Potenziare i legami col mercato del lavoro e con i bacini locali di domanda • Conoscere, attraverso iniziative specifiche, il mondo del lavoro e l’organizzazione. • Legare l’Università all’obiettivo finale: in quantità e qualità, in relazione alle esigenze del mondo produttivo. Universita’ obiettivi • La valutazione deve aprirsi maggiormente a contributi esterni e rivolgersi: - all’offerta formativa superiore; - alla didattica; - all’innovazione didattica; Università percorsi • Impegno costante per: - considerare i risultati ottenuti e non solo progetti e piani; - prevedere un’attività di confronto fra parametri (benchmarking) costante nota e diffusa. Le iniziative e i progetti Nucleo Formazione e Scuola ORIENTAGIOVANI ORIENTAGIOVANI 2004 XI Giornata Nazionale Milano – 26 ottobre 2004 “Il vento della scienza ” • strumento di orientamento • vetrina delle esperienze • benchmarking associativo ORIENTAGIOVANI: la partecipazione delle Associazioni industriali 80 60 1996( I ed.) 1999 2004 (XI ed.) 40 20 0 Associazioni ORIENTAGIOVANI 2004: le proposte per il sistema TEMI • L’orientamento all’alternanza • I nuovi licei tecnologici • La formazione continua • L’orientamento alla formazione professionale •L’Orientamento alle lauree scientifiche •L’apprendistato •La formazione tecnica superiore •La mobilità internazionale •L’Internazionalizzazio ne ORIENTAGIOVANI 2004: le proposte per il sistema FORMAT • Convegno/dibattito • Convegno nell’ambito di un Salone per l’orientamento o Career day •Incontro del Gruppo G.I. con gli studenti e i docenti in un Istituto scolastico ORIENTAGIOVANI 2004 Format: Convegno • Apertura dei lavori: Autorità locali • Introduzione: Presidente dell’Associazione degli industriali, territoriali o di categoria. • Coordinamento: giornalista testata locale (visibilità sulla stampa) • Tavola rotonda su uno dei temi suggeriti, con la partecipazione di un capo di istituto, di un rettore, preside di facoltà o docente universitario, di un assessore all’istruzione o formazione, di un imprenditore, di un rappresentante degli studenti. • Conclusioni: Presidente Gruppo Giovani associazione degli industriali. ORIENTAGIOVANI 2004 Format: Incontro Gruppo Giovani con studenti e docenti di un istituto scolastico • Incontro in un istituto scolastico, dedicato ai ragazzi per parlare di scuola, università, formazione e lavoro. • Mediatore sarà un giovane imprenditore locale che, utilizzando il Progetto 30 ore, aiuterà i ragazzi a conoscere il mondo dell’impresa ed affrontare scelte importanti per il loro futuro. • Un esperto di selezione del personale fornirà informazioni su come intraprendere la ricerca del lavoro e quali sono le caratteristiche distintive dei giovani selezionati dalle imprese: come compilare un curriculum, come sostenere un colloquio etc.. ORIENTAGIOVANI 2004 Format: Convegno nell’ambito di un salone per l’orientamento • Manifestazione di 2 o 3 giorni sull’orientamento alle professioni e allo studio: un’area della Fiera o del salone sarà dedicata al confronto e incontro tra domanda ed offerta di lavoro • Un’opportunità per conoscere sia la realtà economica di riferimento che le offerte formative ad essa finalizzate proposte dalla scuola, dai centri di formazione, dall’università e dalle aziende stesse. • Convegno rivolto a tutti gli studenti e giovani del territorio di riferimento con la partecipazione delle maggiori aziende locali. ORIENTAGIOVANI 2004 Format : Convegno nell’ambito di un salone per l’orientamento • Evento preceduto da una forte campagna di comunicazione. • Iniziative collegate: Concorso di idee volto a stimolare la creatività nei ragazzi; Estrazione di premi per la presenza ai workshop del salone; Concorso sull’imprenditorialità; Case study; Incontri individuali con psicologi; Desk per aiuto nella compilazione dei curricula. Alternanza scuola - lavoro Nucleo Formazione e Scuola Alternanza scuola – lavoro Alternanza (art.4 della legge 53/2003): i corsi del secondo ciclo di istruzione possono essere realizzati anche in alternanza scuola/lavoro, a partire dai 15 anni Si tratta di una risposta innovativa • ai bisogni di professionalità delle imprese • all’esigenza di quei giovani che mal sopportano i tradizionali metodi didattici Alternanza scuola – lavoro Obiettivi formativi • Didattico = l’alternanza rimotiva allo studio • Orientativo = lo studente acquisisce la conoscenza del mondo del lavoro • Professionalizzante = lo studente acquisisce competenze spendibili nel mondo del lavoro Alternanza scuola – lavoro Fattori di successo • Risposta coerente a un effettivo interesse delle imprese • Comunicazione alle famiglie e orientamento dei giovani • Flessibilità • Integrazione tra i vari soggetti: scuola, formazione professionale, impresa, associazioni industriali • Formazione dei tutor Alternanza scuola – lavoro Passi compiuti • Protocollo d’intesa Confindustria/Miur (22 settembre 2004) • Seminari: Roma (10 -11 ottobre 2002), Bari (12 - 13 marzo 2003), Lucca (12-13 maggio 2003) • Convegni (Job Orienta a Verona, novembre 2002, Expolavoro a Bari, marzo 2003, Lucca, maggio 2003) • decreto attuativo e linee guida • Protocollo d'intesa con Unioncamere L’impresa formativa Nucleo Formazione e Scuola L’impresa formativa Cos’è Un luogo di incontro per le imprese convinte che processi di sviluppo organizzativo e impegno formativo devono rientrare in una più generale strategia aziendale. Un modello organizzativo di intervento replicabile su tutto il territorio nazionale. L’impresa formativa Gli obiettivi • Valorizzare l’impegno verso i giovani e i propri dipendenti • Far emergere il sommerso formativo • Sviluppare marketing associativo sul territorio L’impresa formativa L’impresa formativa è l’impresa dove: • Il sommerso formativo viene fatto emergere • La formazione delle R.U. supporta la crescita organizzativa • La formazione costituisce un investimento strategico • La formazione è certificata • L’impresa è vissuta come “luogo formativo” Accordo 19 giugno 2003 Nucleo Formazione e Scuola Accordo 19 giugno 2003 Confindustria e sindacati hanno siglato un accordo sulla formazione delle risorse umane per lo sviluppo dell’Italia e la competitività delle imprese. Le parti sociali concordano sul deficit dell’Italia nei confronti dei partner europei nel campo della formazione Accordo 19 giugno 2003 Confindustria e sindacati ritengono prioritari 4 obiettivi da raggiungere entro il 2010 nel campo dell’educazione e della formazione • per il rilancio di un’efficace di sviluppo per il Paese • per la competitività e per la crescita della professionalità delle persone. Accordo 19 giugno 2003 Obiettivi: 1 L’85% dei giovani di 20 anni dovrà conseguire un diploma di istruzione o formazione o qualifica professionale; 2 30% dovrà essere il tasso di partecipazione degli adulti all’istruzione o formazione; 3 30% il numero delle aziende italiane che dovranno dedicare un preciso investimento alla formazione; 4 Dimezzamento del tasso di abbandono scolastico nella fascia di età 15-19. Valutazione e qualità della scuola Nucleo Formazione e Scuola Perché valutare • La competitività di un Paese si misura con una molteplicità di indicatori. • Tra questi, nella società della conoscenza è diventata centrale la qualità del sistema educativo. • Nessun paese avanzato può fare a meno di dedicare un’attenzione al miglioramento delle sue performances in questo campo. • In Italia non si hanno i mezzi per valutare la qualità dell’insegnamento e non si misura quanto i giovani apprendono Un sistema nazionale di valutazione • permette il controllo sistematico e obiettivo dei risultati e della qualità del servizio scolastico • fornisce ai cittadini informazioni per quanto possibile oggettive e comparabili sulla qualità del servizio offerto. • sostiene il processo di innovazione della Pubblica Amministrazione migliorandone l’efficienza e il controllo dei costi. • facilita confronti tra situazioni comparabili e sollecita un’emulazione virtuosa. I dati • Il 45% della popolazione di 25-34 anni ha lasciato la scuola senza diploma • L’Italia è ultima in Europa per la percentuale di chi ha conseguito un titolo universitario • Il livello di competenza funzionale di lettura e matematica dei 15enni italiani è più basso della media dei 32 paesi Ocse considerati (indagine PISA) • Le spese annuali per studente sono mediamente superiori di circa il 10% rispetto alla media dei paesi UE Cosa valutare • La valutazione delle singole scuole deve rappresentare un punto di riferimento sia per la definizione degli obiettivi da raggiungere, sia per la verifica del loro raggiungimento. • Occorre valutare sistematicamente il livello di apprendimento degli studenti, attraverso prove oggettive che consentano la verifica dei risultati degli allievi. • E’ opportuno introdurre procedure trasparenti e ponderate di valutazione del personale scolastico, arrivando a differenziare le carriere e le retribuzioni. Chi valuta • E’ fondamentale garantire l’imparzialità di giudizio, ma anche il raccordo tra chi valuta e chi amministra. Occorre quindi garantire una ragionevole autonomia dell’INVALSI. • E’ necessario avere un Rapporto annuale di valutazione del Sistema di educazione e formazione, attraverso un’attività di ricerca e di analisi statistica, puntando a coordinare tutti i soggetti coinvolti (Istat, Miur, Invalsi, Minlavoro, Isfol). Una strategia • Una prima fase di promozione della valutazione complessiva del sistema, accompagnata con l’autovalutazione delle singole scuole • Una seconda fase che conduca dall’autovalutazione alla valutazione esterna delle singole scuole • Le scuole dovrebbero dotarsi di piani annuali per migliorare le loro prestazioni, e misurandole sistematicamente, elevare progressivamente i propri standard. I valutatori E’ necessario: • Definire un piano che definisca principi, tempi, luoghi e risorse per formare i valutatori ai diversi livelli di specializzazione. • Istituire un Istituto nazionale di ricerca educativa presso il CNR e rafforzare la componente di ricerca empirica nelle facoltà di Scienze della formazione • realizzare una alleanza tra pubblico e privato, valorizzando le esperienze d’eccellenza delle scuole di formazione manageriale. La cultura della valutazione La valutazione va introdotta con gradualità e equilibrio perché i sistemi educativi sono ancora lontani dall'aver acquisito la cultura della valutazione. Le scuole hanno bisogno di essere aiutate in questo percorso di ricerca e formazione orientato allo sviluppo di una cultura professionale e organizzativa. Confindustria è convinta che per sostenere le scuole e garantire il miglioramento continuo del servizio scolastico e risultati di apprendimento crescente per gli studenti, si debba estendere il Progetto Qualità. I presupposti del Progetto qualità • Le innovazioni normative nella scuola devono essere accompagnate da un cambiamento culturale • Per la scuola, come per l'impresa, la qualità è l'elemento critico di successo • La scuola ha al suo interno risorse professionali in grado di generare un processo di miglioramento del servizio Il modello Il servizio scolastico è un insieme di processi che devono essere: • programmati • governati • controllati per garantire qualità e affidabilità dell’offerta formativa Scuola - impresa • Il progetto è caratterizzato dalla collaborazione e dalla sinergia tra scuola e impresa. • L'impresa mette a disposizione delle scuole la propria cultura manageriale e organizzativa, gli strumenti di verifica dei risultati e di miglioramento continuo; • La scuola individua autonomamente le modalità più idonee di trasferimento di questi strumenti nell'ambito scolastico. La formazione nel Progetto Qualità Metodologia: • imparare facendo • lavorare su compito Risultati: • in termini formativi • in termini di prodotti utilizzabili Il percorso OLTRE LA FASE 3: VERSO L’ECCELLENZA •Lo standard ISO 9000/ VISION 2000 •Il Benchmarking •Lo schema di riferimento FASE 3 I L SISTEMA QUALITA’ FASE 2 I L METODO DELLA QUALITA’ FASE 1 I FONDAMENTI PER LA QUALITA’ •Organizzazione e responsabilità •Il Progetto •Gestione e controllo dei processi •La Politica per la qualità •La documentazione dei servizi •Il controllo •La pianificazione della qualità •La Mission della scuola •La mappatura dei servizi •Il Check-up •Gli indirizzi di miglioramento Conclusioni • La valutazione va introdotta con gradualità ed equilibrio • Occorre integrare l’auto-valutazione delle singole scuole con la valutazione esterna • Occorre sostenere la cultura della valutazione nelle scuole • Non si devono perseguire obiettivi sanzionatori, ma di servizio • E’ fondamentale investire di più per la valutazione