La Graziella:
trasformazioni urbane
Federico Fazio
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Le strade sono pressocchè afatto impraticabili alle carrozze, producono un
tal lezzo sì nauseoso, e sì pungente all’odorato, specialmente né mesi estivi,
ed in alcuni luoghi abitati dalla bassa gente; che vizia l’aria evidentemente, e la corrompe1.
Cav. Tommaso Gargallo
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I pescatori chiamarono il loro quartiere Graziella in
segno di devozione alla Madonna delle Grazie2. Sito
nella parte settentrionale, a Nord-Est di Ortigia, ha
andamento triangolare ed è compreso tra via Resalibera, via Dione e via V. Veneto3. Strade minori (vanelle)
servivano il quartiere; ancora oggi la Graziella ha bassa
densità edilizia con ediici sviluppati in media per due
o tre elevazioni, ma talvolta consistono nel solo piano
terra per lo più destinato a magazzini e botteghe. Cortili, sottopassi e vicoli ciechi o passanti costituiscono la
rete capillare degli spazi urbani di un quartiere dove,
diversamente che nel resto di Ortigia, non sono evidenti
le tracce dell’antica viabilità greca4 con l’eccezione del
tracciato di via Dione5; lo slargo di S. Maria delle Grazie era nodo urbanistico. Quando nel Medioevo l’abitato siracusano si concentrò in Ortigia, ne derivò un continuo riediicarsi della città su sé stessa con conseguenti
stratiicazioni e sovraoccupazioni degli isolati6. In particolare, alla cultura araba è attribuito il sistema viario a
ronchi7, considerato elemento identitario dei quartieri
sia della Graziella che della Sperduta8 e qui conservatosi
anche nei processi di revisione architettonica, che hanno interessato l’isola9. La dinamica delle trasformazioni
ha talvolta comportato l’occlusione di cortili e ronchi
con volumi inseriti in superfetazione con conseguente
peggioramento delle condizioni di ventilazione e insolazione10; tuttavia, gli interventi più consistenti sono avvenuti lungo le vie perimetrali11, non hanno comportato
l’inserimento di architetture monumentali.
Di queste successive trasformazioni12 tenteremo di
dare una lettura storico-critica, tenendo conto delle
scarse evidenze disponibili a proposito della formazione
e dell’evoluzione dell’impianto urbano della Graziella;
alcuni chiarimenti potranno derivare dai risultati di auspicate indagini di tipo archeologico.
Già ad una prima osservazione, la Graziella appare
come un luogo nodale tra l’isola e la sua espansione in
terraferma13.
La storia del quartiere può essere narrata sia attraverso la toponomastica, sia analizzando le trasformazioni
urbane in parte testimoniate da documenti d’archivio.
Bisogna precisare che gli attuali livelli stradali sono stati
nel tempo profondamente alterati; una delle cause più
signiicative è stato il terremoto del 1169, le cui conseguenze sono valutabili ad esempio dall’attuale quota
della chiesa di San Paolo Apostolo di ben 6 metri superiore a quella del Tempio di Apollo allora occupato
1. La Graziella ancora perfettamente integra nel tessuto urbano in
una fase antecedente agli interventi di demolizione dell’Ottocento.
Siracusa, « Pianta della Real Piazza ». Disegno eseguito dal
Corpo Reale del Corpo Reale del Genio, 1845 (Firenze, I.G.M).
Particolare.
2. Caduta di Siracusa nell’878. (Miniatura bizantina, Cronaca di G.
Skilitze, ine XI secolo). In L. Dufour, Siracusa città e fortiicazioni,
Sellerio, Palermo 1987, p.77.
3. Graziella, mappa geometrico-particellare. Siracusa, «
Mappa originale della città ». Rilevamento della Direzione
Compartimentale del Catasto di Torino (1875). Siracusa, Agenzia
del Territorio, fondo mappe. Particolare.
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FRAMMENTI | La Graziella: trasformazioni urbane
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4. Anonimo, veduta panoramica dell’isola di Ortigia con il forte
Casanova, 1584 (Biblioteca Angelica di Roma).
5. La facciata occidentale della caserma spagnola del Quartiere
Vecchio, in G. Voza, Sulla topograia di Siracusa antica, in L. Trigilia
(a cura di), Annali del Barocco in Sicilia, n. 8, Roma 2006, p. 15.
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Federico Fazio
dalla chiesa normanna di San Salvatore. Già Saverio
Cavallari osservava nel 1864: «la livellazione da me fatta
a Siracusa il giorno 14 Agosto di quest’anno nell’isola di
Ortigia, fece conoscere precisamente la variazione che
ha subito il piano attuale della moderna Siracusa, relativamente all’antico»14. Ancora, in via Resalibera (come
su indicato una delle vie perimetrali del nostro quartiere) la variazione della quota originaria fu evidenziata
da Francesco di Giovanni nel corso delle esplorazioni
condotte nel 1858: «è facile osservare un rialzamento
del terreno, prodotto senza dubbio dalle rovine che il
tempo, il furore degli uomini, e il fanatismo religioso
successivamente vi accumularono»15.
Riguardo alla toponomastica16, il termine Salibra (corrotto in Resalibra17, oggi Resalibera), , il cui etimo è
riconducibile al periodo arabo, sembra riferirsi ad una
croce o a un incrocio18; la Salibra, scrive Capodieci nel
1810, «si diceva ancora in questo tempo [1430] delli Petri Niuri» e nel 1225 aveva ospitato i PP. Conventuali19.
La contrada è menzionata anche in un contratto notarile del 1491 a proposito della concessione in eniteusi
da parte del canonico Filippo Cannamela a homeo de
Oria di una taverna appartenente all’oratorio coninante
con l’ospedale della città e di cui aveva lo jus patronatus20.
La contrada di S. Nicola o S. Niccolò prendeva il nome
dal santo titolare della parrocchiale21 demolita all’inizio nel 1905; vi erano abitazioni palachate22, specie nella
ruga Scuparum. Interessante è la menzione della contrada Bagnara23 posta probabilmente a margine della Graziella in prossimità della Mastrarua: un documento del
notaio Vallone ne cita case solerate, mentre il Cavaliere
Vincenzo Mirabella vi ha collocato i cosiddetti Bagni
Dafnei: «Erano nell’isola in quel luogo, che ancor oggi
volgarmente si dice la Bagnara, in quella contrada della
Città, che Resalibra tien ‘il nome, ed erano non molto discosti dal Tempio di Diana […] In questi Bagni
fu da Massenzio Capitano ammazzato, negli anni del
Signore 668 e a’ nostri tempi da questo luogo si sono
cavate molte colonne marmoree, che han servito per far
la loggia nel Piano detto della Marina»24.
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6. La Mastrarua e il Forte Giovannello, cartolina d’epoca (1955).
7. Concio di chiave della casa di testata della Palazzata, 1842. (foto
di F. Fazio)
8. ASP (Archivio di Stato di Palermo), Ministero della Real segreteria
Luogotenente Generale, Dipartimento Lavori Pubblici, Piante
Topograiche, n. 94: Carcere Centrale della Provincia di Noto da
eseguirsi a Siracusa, 30 giugno 1850. In S. Santuccio, Governare la
città; Territorio, amministrazione e politica a Siracusa (1817 – 1865),
Franco Angeli, Milano 2010, p.255.
9. I resti del tempio di Apollo scoperti nell’Ottocento, in R.
Koldewey – O. Puchstein , Die Griechischen Tempel in Unteritalien un
Sicilien, Berlino 1899, tavola 7.
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A proposito delle trasformazioni urbane, ricordiamo
per il periodo aragonese l’apertura, in aderenza ai muraglioni di Levante, della Mastrarua25 quale nuova strada
all’ingresso alla città26, che con le sue nuove cortine edilizie divenne una sorte di barriera per il quartiere della
Graziella ormai d’importanza marginale27.
Non indiferenti per la Graziella furono anche le operazioni d’incremento delle difese. Tra queste, la torre
o castello di Casanuova costruita nel 1363 da Alaimo
Alagona, allora capitano della città, su una precedente struttura attribuita dalla tradizione ad Agatocle. Ai
tempi di Capodieci il luogo era indicato come Talèo28,
toponimo oggi conservato nel passeggio della “Marinella” del Porto Piccolo (Talète). Alla ine del Quattrocento, per adeguare alle nuove artiglierie la fortezza, un
recinto di circa 40 metri per 20 con due torri, furono
costruiti un rinforzo a scarpa e un torrione per i cannoni29. È il primo intervento noto nel processo di modernizzazione operato prima dell’arrivo di Ferramolino30.
Rientra nel piano di ediicazione voluto da Carlo V il
cosiddetto “Quartiere Vecchio” a difesa dell’ingresso
della città; per la sua realizzazione fu soppressa una parte del Trabocchetto (da trabocco, catapulta usata nel Medioevo)31, contrada medievale situata dietro il tempio di
Apollo32. Il quartiero della fanteria spagnuola33, insisteva
sui lati settentrionale e occidentale del tempio; nel 1664
venne qui ediicata la chiesa della Madonna delle Grazie, che fungeva anche da cappella militare34.
Nel 1735, per potenziare la difesa contro l’assedio
spagnolo e per assicurare alle truppe una sicura ritirata, dalla parte di mare35, fu abbattuto l’insieme di case
in contrada S. Giovannello sul lato verso il mare della
Mastrarua in corrispondenza dell’omonimo baluardo; la
parte del fronte orientale della Graziella così sacriicato
comprendeva il Convento dei Carmelitani e le chiese di
S. Niccolò e di S. Giovanni ante Portam Latinam.
Se il terremoto del 1693 non innescò una radicale ricostruzione della Graziella36, verso la metà dell’Ottocento
importanti mutamenti furono determinati dalla realizzazione delle opere pubbliche volute dall’Intendenza
FRAMMENTI | La Graziella: trasformazioni urbane
borbonica: la costruzione della Palazzata e del Carcere
centrale, intese come operazioni di abbellimento e di
propaganda del controllo politico-culturale37.
Con la Palazzata (1842) si mirava da un lato a costruire
un margine allo spazio ricavato con la demolizione di
casette terrane, trappeti “per macino di olive” e botteghe sul piano dei Lettighieri, dall’altro a realizzare una
quinta che nascondesse il più che modesto fronte architettonico della Graziella. Qui insistevano alcune case,
già oggetto di un “abbellimento” compiuto nel 1806 in
occasione della visita di Ferdinando III: allora furono
semplicemente biancheggiate. In realtà il Consiglio
Comunale (Decurionato) ne caldeggiava l’abbattimento, contro l’opposizione del governatore della Piazza:
«Signori. In un’epoca non tanto a noi remota si pensò
occupare lo spazio entro la nostra Comune chiamato dè
Lettighieri, ove pochi tuguri si osservano mal costruiti,
e senza alcuna regolare prospettiva appartenenti a pochi
vetturali, e marinai. In vero dopochè il viaggiatore percorrendo le nostre porte mira con stupore la grandezza
delle stesse, osserva la Militare Architettura, colla quale
costruite sono le fortiicazioni che difendono la entrata
[…] entrando poi nella Comune a prima vista, e dalla
sinistra parte si presenta un mucchio di piccoli tuguri
che la idea fa formagli di un meschino abitato»38.
La visita del re accelerò il programma di demolizioni
compiuto nel 1842 per la somma di Trecento Ducati39.
La nuova area era appetibile e non mancarono richieste
di costruzione di nuove botteghe e di abitazioni civili da
parte della classe più abbiente. Esito fu la Palazzata40
commissionata al costruttore Luciano Agati: una stecca
di case a schiera “ornate di architettura”, sviluppate su
due piani (l’inferiore adibito ad “oicina”, il superiore
ad abitazione)41. Il ruolo di quinta edilizia è manifestato
dall’alto arco inserito nel corpo di fabbrica, un passaggio, vero “segno” forse inconsapevole di permeabilità tra
il vecchio quartiere e le aree destinate alla nuova città.
La Palazzata, dunque, deinì il margine tra il quartiere
popolare dei pescatori della Graziella e quello nuovo
della borghesia Siracusana.
Federico Fazio
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10. Piazza Pancali e il Quartiere Vecchio, cartolina d’epoca (inizi
Novecento).
11. Pianta topograica di Siracusa, in L. Mauceri, Sul risanamento
della città di Siracusa, Torino 1891, tavola allegata.
12. Piano Barbieri, Ortigia. In S. Adorno, Siracusa 1880-2000,
Marsilio, Venezia 2005, p.75.
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A proposito del nuovo Carcere Centrale42, l’iter per la
costruzione iniziò nel 1827, quando la Real Segreteria
e Ministero di Stato chiese all’Intendente della valle
di Siracusa di redigere due preventivi: uno per l’adattamento a Carcere della casa Cardona in Piazza San
Giuseppe, l’altro per una costruzione ex novo43. L’intendente propose al Comando della Piazza di costruire
il carcere nel Largo Lettighieri, ma dopo il sopralluogo,
il Comandante della Piazza, Tanzi, diede parere negativo44. La diatriba sul sito per il nuovo carcere venne
sciolta nel 1835 con la scelta della contrada Bagnara alla
Graziella; il progetto fu approvato dal Ministero degli
Afari Interni nell’ottobre del 1840, ma il cantiere fu
aperto solo nel 1853. Il sottointendente Guarnaschelli
così lodava la fabbrica: «Opera grande e veramente magniica, e che fa sommo onore, ed a chi la concepiva, ed a
chi la contempla con occhio osservatore»45. L’intervento
implicò la demolizione delle case della Bagnara: la vendita del materiale di risulta fruttò 2620,37 ducati, utili a
inanziare in parte il progetto redatti dall’ingegnere D.
Luigi Spagna46. Furono così abbattuti gli ediici compresi tra via Persichelli di fronte al Ramparo della Torre
Casanova e la vanella della Bagnara, con conseguente
variazione dell’assetto viario e degli spazi sociali47. Non
fu un’operazione semplice; infatti, prima si dovettero
rintracciare tutti i proprietari e concordare la somma
del risarcimento. La realizzazione del carcere, in parte
sul sito del Castello di Casanuova, durò circa sette anni;
allora ospitava anche il Tribunale Civile e l’aula della
Corte d’Assise, poi trasferita nel convento di S. Francesco d’Assisi.
I primi saggi per scoprire i resti del tempio di Apollo48,
iniziati nel 1840 dal duca di Serradifalco49 e nel 1858 a
cura della Commissione delle Antichità e Belle Arti50,
nonché le successive operazioni di “liberazione” concluse nel secolo successivo ebbero importanti ripercussioni anche nella Graziella; in primis la demolizione della
piccola Chiesa di Santa Maria delle Grazie. A questi
di deve aggiungere il Progetto di ampliamento delle aree
dei fortilizi e piano regolatore della città di Siracusa del
38
1885, che prevedeva di regolarizzare alcuni percorsi del
tortuoso tessuto di Ortigia51. Il programma prospettava il prolungamento del “Rettiilo” (corso Umberto I e
il ponte) sull’ attuale Piazza Pancali per realizzare un
grande percorso, che, sacriicando il “Quartiere Vecchio”
e perino parte del tempio di Apollo oltre a porzioni del
nucleo della Graziella52, collegasse al nuovo quartiere di
terraferma il centro storico53. Nel 1891 Luigi Mauceri,
riprendendo il progetto del 1885, issava alcune importanti premesse del futuro urbanistico di Ortigia. L’ideologia della strada larga e dritta, fonte di luce e di aria
in quartieri densamente popolati, guidava le considerazioni dell’autore: i due nuovi percorsi in Ortigia (ampi
12 metri) avrebbero oferto il vantaggio di risanare (cioè
sventrare) il quartiere della Graziella e di realizzare un
ingresso più decoroso alla città54. Prima conseguenza:
l’abbattimento delle fortiicazioni nell’area ricadente tra
il Porto Grande e il Porto Piccolo per ricavare un nuovo
quartiere residenziale su disegno planimetrico a scacchiera, proprio della cultura europa55. Anche il nuovo
Piano Regolatore e d’Ampliamento della città di Siracusa,
redatto dall’Ing. Barbieri nel 1933 da Barbieri rispondeva alla teoria del “piccone risanatore”, risolvendo con
le demolizioni i problemi delle aree ritenute fatiscenti56.
Fra le proposte del piano richiamiamo:
• «Sistemazione dei locali a oriente di Piazza Pancali,
con l’isolamento dei ruderi del Tempio di Apollo:
lo slargo attorno ad esso permetterà di accedere, dal
lato di nord est al quartiere della Graziella. Ora anche del nuovo progetto si stabilisce l’abbattimento
di quell’infelice e malsano quartiere».
13. I resti del tempio di Apollo incorporati nella caserma spagnola in
corso di demolizione, in G. Voza, Sulla topograia di Siracusa antica,
in L. Trigilia (a cura di), Annali del Barocco in Sicilia, n. 8, Roma
2006, p. 14.
14. La demolizione della Caserma Spagnola del Quartiere Vecchio,
in G. Voza, Sulla topograia di Siracusa antica, in L. Trigilia (a cura
di), Annali del Barocco in Sicilia, n. 8, Roma 2006, p. 13.
15. Ala posteriore della caserma spagnola, anni ’30. (Foto, Archivio
A. Maltese).
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• «Abbattimento di tutto l’isolato della Caserma».
• «Nuova strada dietro il Carcere Giudiziario, con biforcazione per San Giovannello e via Resalibera, destinata a risanare i meschini quartieri che si annidano tra via Gelone e via Resalibera, nei quali l’opera
di risanamento apparirebbe, altrimenti, impossibile
o vana. La parte ulteriore, tra via Resalibera e Piazza
Montalto, ottenuta con rettiiche e demolizioni, avrà
un gradito sbocco verso il mare»57.
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Federico Fazio
Le demolizioni della zona del tempio d’Apollo (Quartiere Vecchio), con la successiva apertura di Via del Littorio, sono tra gli interventi più signiicativi compiuti
in quegli anni; fortunatamente non furono realizzati
gli sventramenti previsti nel quartiere della Graziella,
tuttavia erano sempre presenti nella mente della classe
dirigente le stesse motivazioni di igiene e viabilità58.
Al proposito è chiara una delibera podestarile del 1933:
«Ritenuto che tra le strette e tortuose vie Dione e Cavour si estende una delle zona della vecchia città di Siracusa, che più urgentemente richiede di essere risanata
con opportune opere di sventramento, essa comprende,
infatti, un vasto agglomerato di vecchi ed in gran parte
cadenti fabbricati, privi d’aria e di sole, in cui si addensa
una popolazione quasi totalmente povera, in condizioni di vita non solo insalubre ma addirittura incivile»59.
Il progetto dell’architetto Rapisardi del 18 novembre
1942 avrebbe avuto “lo scopo di conferire nobiltà edilizia al
quartier circostante al tempio e tendeva a risanare la località”. Scopo di questa sistemazione era quello di sventrare
gli ediici del rione Resalibra per erigere al loro posto
un monumentale e “retorico” palazzo di Giustizia che
doveva far sfondo alla zona archeologico. Per fortuna
la guerra troncò a metà la realizzazione di questo “insano progetto”: la Graziella e la chiesa di S. Paolo furono
salve60.
Questo, pur rapido, proilo delle trasformazioni storiche del quartiere della Graziella permette di trarre alcune rilessioni. Sommando le operazioni intervenute
a mutare il tessuto urbano di Ortigia, tra Ottocento e
Novecento, è ben chiaro come sia stato distrutto gran
parte del patrimonio storico-architettonico risparmiato
dal terremoto e dal tempo. Il danno arrecato all’impianto urbanistico fu irreparabile, e furono perdute testimonianze importanti della storia di Ortigia. La perdita
della memoria storica e materica, è stata inoltre favorita
da un progressivo abbandono. Solo da pochi anni, grazie alla avviata politica di recupero del centro storico, si
è invertita la tendenza ed è, pur timidamente, “decollato” l’intervento privato.
16. Siracusa. Progetto dell’arch. Rapisardi. In L. Trigilia, Siracusa;
Distruzioni e trasformazioni urbane dal 1693 al 1942, Oicina
Edizioni, Roma 1985.
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Note
1.
T. Gargallo, Memorie patrie per lo ristoro di Siracusa, Napoli 1791,
pp.409-410.
2. Fino al secolo XIX esistevano due chiese: Santa Maria delle Grazie sottotitolo di San Vito nell’attuale Largo della Graziella e
Santa Maria delle Grazie detta “la piccola”, costruita sui resti del
tempio di Apollo.
3. Nell’Ottocento erano: via Bottigarelli (Resalibera), Via degli
Scopari (Dione), Mastrarua (Vittorio Veneto).
4. Come per esempio alla Giudecca e nel quartiere dei Bottari. F.
Fazio, La Giudecca di Siracusa. Aspetti di storia urbana tra XII e
XVII secolo, in “Archivio Storico Siracusano”, IV, vol. II – XLV
(2010), pp. 269-307
5. Secondo un’afermazione di Santi Luigi Agnello, in seguito ai
lavori di sistemazione urbanistica efettuati intorno alla metà del
VI secolo a. C., fu creata una grande arteria con andamento nordsud (le attuali via Dione, piazza Archimede lato est, via Roma,
vicolo Bellomo) che aveva il carattere di via sacra; Hiera odos. S.
L. Agnello, Osservazioni sul primo impianto di Siracusa, in Insediamenti coloniali Greci in Sicilia nell’VIII e VII secolo a.C., Atti
della 2° riunione scientiica della Scuola di Perfezionamento in
Archeologia classica dell’Università di Catania (Siracusa, 24-26
novembre 1977), Catania 1978, pp. 152-158.
6. T. Cannarozzo, Cultura dei luoghi e cultura del progetto, Firenze
1986, pp. 284-286. Il notevole sviluppo economico-sociale che
caratterizza vaste aree dell’Europa nella fase basso-medievale
tende a cancellare ogni traccia della città di età classica. Nella
fase di rinascita urbana i resti antichi, perdendo il loro signiicato originario, divengono cave a cielo aperto a cui attingere per
la costruzione di chiese, palazzi pubblici, di residenze private; la
rapida crescita urbana fa si che la città medievale si sovrapponga
alla città antica, cancellandola. A. Grohmann, La città medievale,
Laterza, Roma – Bari 2003, pp. 122-125.
7. Michele Zampilli, tuttavia, sostiene che il carattere attuale del tessuto della Graziella deriva dalla riutilizzazione “spontanea” delle
strutture antiche, da parte sia della cultura islamica che delle successive. M. Zampilli, Lo sviluppo processuale dell’edilizia di base, in
A. Giufrè (a cura di), Sicurezza e conservazione dei centri storici;
il caso Ortigia, Laterza, Bari 2006, p.50. Si veda anche: P. Cuneo,
Storia dell’urbanistica; il mondo islamico, Laterza, Roma – Bari
1986, L. Benevolo, Storia della città orientale, Roma – Bari 1988.
8. L. Dufour – H. Raymond, Siracusa tra due secoli. Le metamorfosi
dello spazio (1600 – 1695), Palermo – Siracusa 1998, pp.67-68.
9. P. Giansiracusa, Ortygia: illustrazione dei quartieri della città medievale, Siracusa 1980, pp.8-9.
10. Relazione Generale del piano particolareggiato per il recupero di Ortigia (PPO, 1987, coordinatore Giuseppe Pagnano, adottato dalla
Regione Siciliana nel 1990), in L. Trigilia (a cura di), La Città in
Sicilia; degrado e problemi di conservazione, Firenze 1993, pp.95-96
40
11. T. Cannarozzo, Due interventi pubblici di recupero residenziale nel
centro storico di Siracusa (1995-98), in T. Cannarozzo (a cura di),
Dal recupero del patrimonio edilizio alla riqualiicazione dei centri
storici, Palermo 1999. T. Cannarozzo, Cultura dei luoghi... cit, pp.
284-286.
12. L. Dufour – H. Raymond, Siracusa tra due secoli…, cit., p.61.
13. Questo ruolo, probabilmente, fu mantenuto ino al medioevo
quando la “Pentapoli” si ridusse all’insediamento sull’isola in seguito ai diminuiti commerci nel Mediterraneo. M. Zampilli, Lo
sviluppo processuale…, cit., pp. 69-71.
14. S. Cavallari, Scavi in Siracusa, in «Bull. della Comm. di Antichità
e Belle Arti in Sicilia», n. 2, Palermo 1864, p. 18
15. F. Di Giovanni, Scoverte nel tempio creduto di Diana in Siracusa,
in «Bull. della Comm. di Antichità e Belle Arti in Sicilia», n. I,
Palermo 1864, p.17.
16. I toponimi delle contrade di Siracusa, trovano il proprio riferimento ai vicini monasteri, conventi, torri, porte, chiese, attività
mercantili e artigianali e vie principali. Non si tratta di vere e
proprie contrade caratterizzate da delimitazioni precise, ma di
agglomerati di abitazioni dai conini sfumati.
17. «Oltrepassando l’ultima linea delle fortiicazioni che cingono la
moderna Siracusa dalla parte di terra, chi mette piede nella città
trova dinanzi a se quella contrada di essa che chiamano Resalibra». F. Di Giovanni, Ibidem.
18. L. Dufour – H. Raymond, Siracusa tra due secoli…., cit, p.92
19. «I PP. Conventuali, furono accolti in Siracusa dal Vescovo Bartolomeo Gash nel 1225, e collocati da principio in contrada della Salibra, e poi vicino il quartiere della Giudecca», citato in N.
Agnello, Il monachismo a Siracusa, Siracusa 1891, p.21
20. Archivio di Stato di Siracusa (poi ASSr), not. N. Vallone, reg.
10228, cc. 82v-83r-v, 29 ott. 1491. Citato in A. Scandaliato – N.
Mulè, La sinagoga e il bagno rituale degli Ebrei a Siracusa, Firenze
2002, p.55.
21. La chiesa (era in via Paolo Sarpi tra i ronchi 1 e 2) già chiusa al
culto fu demolita per le precarie condizioni statiche.
22. ASSr, not. A. Piduni, reg. 10245, 13 nov. 1484; cc. 21v-22r-v.
Citato in A. Scandaliato, La sinagoga…, cit., p.53.
23. ASSr, not. N. Vallone, reg. 10227, cc. 249v-250r, 31 marzo 1481.
Ibidem, p.47.
24. V. Mirabella, Le dichiarazioni della pianta delle Antiche Siracuse,
Napoli 1613, pp.22-23; anche G. M. Capodieci, Antichi monumenti di Siracusa, Siracusa 1810, pp. 153-157
25. Il termine “ruga”, nel 1500 era usato per indicare singole vie ben
individuate, mentre “via” aveva un valore più generale. Le strade
che attraversavano Ortigia, strette e tortuose ben si adattavano a
questo termine proveniente dal latino “ruga”, (che vuol dire solco), che ha riscontri nel francese “rue” e che, mediato dai normanni o dai catalani, era giunto a Siracusa. L. Gazzè, Il Diluvio che
non giunse; povertà e problemi sociali a Siracusa nei primi decenni del
XVI secolo, in «I Siracusani», III, n.15, (1998), p.23.
26. L’importanza della strada spiega la presenza di ediici gentilizi.
Questa perse d’importanza dopo la realizzazione di via del Littorio (1934-1936). M. Liistro, Ortigia, op. cit., pp.72-73.
27. Nel 1437 la regina Isabella di Castiglia approvava un “piano
edilizio”, che introduceva il concetto di “esproprio per pubblica
utilità”: chiunque avesse voluto costruire, ampliare o rendere più
elegante un palazzo incorporando una «casa vel domuncola, vel
magazenio, vel apotheca, vel taberna, vel casaleno vacuo», avrebbe
potuto acquisire con esproprio i terreni necessari. F. F. Gallo, Siracusa barocca; politica e cultura nell’età spagnola (secoli XVI-XVII),
Roma 2008, p.26.
28. «Dalle rovine dell’antichissima torre del re, e tiranno Agatocle,
ch’era nell’isola sopra la bocca del porto minore, come riferisce
Diodoro Lib. 16, venne eretto il Castello, nominato Casanuova,
costruito da Alaimo Alagona, secondo ricavasi dalla seguente
iscrizione, messa in marmo, ch’eravi in detto Castello […] cioè:
Hanc Alagona tuus felicem condidit arcem = Magnanimus Juymus:
sit nova dicta Domus; e da ciò chiamato Casanuova. […] Serviva
il divisato Castello per le carceri della Città. Si rovinò nel tremuoto dè 11 Gennajo 1693, e ne appariscon tutt’ora i vestigi […]
Chiamasi un tal luogo dal volgo anche Taleo». G. M. Capodieci,
Antichi monumenti di Siracusa, Siracusa 1810, pp. 176-177
29. La torre Casanova difendeva una parte della città ritenuta più
vulnerabile per le sue coste basse e facilmente accessibili; le necessità moderne dell’artiglieria la relegheranno più tardi al semplice
ruolo di prigione. La torre verrà poi distrutta in gran parte dal
terremoto del 1693 e sarà deinitivamente demolita in occasione
dei lavori efettuati dai piemontesi, in vista dell’assedio spagnolo
nel 1718. L. Dufour, Siracusa città e fortiicazioni, Palermo 1987,
p.29. Interessante è una relazione anonima attribuita a Carlo
Ventimiglia, databile tra il 1635 e il 1640: «Le mura delle città
nella parte di essa che circonda il mare, sono terrapienate la più
parte et hanno per lo più i loro parapetti, ma nella parte di Casanova sono iacchi e senza terrapieno […] L’ediicio antichissimo
di Casanova fabricato di pietre quadrate con arteicio e solo non
solo guarderebbe la campagna incontro a lui, ma anco il porto e
lo rimanente delle mura che si continuano, tra esso il beloardo
di San Giovannello». Biblioteca National, Madrid (B.N.M), Ms.
787. Citato in L. Dufour, Siracusa…cit, pp. 168–170.
30. L. Dufour – H. Raymond, Siracusa tra due secoli …, cit, p.54. Nel
1544 sotto la direzione dell’ingegnere militare Antonio Ferramolino, fu iniziata l’opera delle fortiicazioni con la fabbrica dei
due baluardi di S. Lucia e S. Filippo all’uscita della porta principale della città. L. Trigilia, Architettura e città nel periodo vicereale
(1500/1700), Roma 1981, p.29.
31. Capodieci così ha descritto la contrada «(1488) – La strada detta
del Trabocchetto, nominata sempre da Notai ne’ loro atti, è appunto quella chiamata ancora strada nuova, che principia dalla
casa di Buttafoco, sino allo Rastiglio del Quartiero Vecchio, ch’è
quasi tutto un tal compreso isolato da botteghe di ferrari, tintori
FRAMMENTI | La Graziella: trasformazioni urbane
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di cuoja, ed altre botteghe, che vanno a terminare innanzi il detto
rastiglio, principio del Quartiero e corpi lucrosi». G. M. Capodieci, Annali di Siracusa, ms, Biblioteca Alagoniana di Siracusa,
VII, f. 366.
Arezzo e Fazello hanno citato le pauca antiquitatis vestigia all’interno di abitazioni in contrada Resalibra; alla ine del Settecento i
ruderi erano nelle case di Matteo Santoro e di Gaetano Russo. G.
Agnello, L’architettura bizantina in Sicilia, Firenze 1952, pp.5354; Relazione delle antichità del Regno di Sicilia … scritta … da
Ignazio Vincenzo Paternò Castello citato in G. Pagnano, Le Antichità del Regno di Sicilia. I plani di Biscari e Torremuzza per la Regia
Custodia. 1779, Arnaldo Lombardi Editore, Siracusa 2001, p. 130.
V. Mirabella, Le dichiarazioni …, cit., pp.24-25.
R. Pirri, Sicilia sacra, Palermo 1773, t. I, p.6
N. Agnello, Il monachismo, op. cit., pp.90-91.
Le macerie furono accumulate negli spazi comuni. Seraino Privitera riferisce che si veriicarono crolli nell’area intorno alla via
Resalibera e che la Chiesa di S. Paolo fu interamente atterrata.
S. Privitera, Storia di Siracusa antica e moderna, II, Napoli 1879,
pp.214-216
S. Santuccio, Governare la città; territorio, amministrazione e politica a Siracusa (1817-1865), Milano 2010, p.182
ASSr, Fondo Decurionato, b. 2402, Registro per le deliberazioni
del Decurionato di Siracusa per l’anno 1838 – Per la formazione
di una Pubblica Piazza nel Piano cosi detto dè Lettighieri, c. 262v.
Interessante è la testimonianza di Seraino Privitera: «Fu in quegli anni, che vennero atterrate quelle casipole, che tanto orrido
aspetto di meschinità e di luridezza presentavano alla prima vista
di chi entrava per le porte maestose di terra nella città a mancina;
e vi fu invece fabbricato a disegno uniforme quel caseggiato che
prospetta la Piazza del Popolo». S. Privitera, Storia di Siracusa antica e moderna, II, Napoli 1879, p. 383
ASSr, Fondo Decurionato, b. 2403, Registro per le deliberazioni
del Decurionato di Siracusa [agosto 1840 – novembre 1841]
– Per un Soccorso dalla Cassa Comunale al prosieguo della novella
Piazza Lettighieri, c. 188v.
La casa di testata porta appunto la data del 1842.
A. Lippi Guidi, Il quartiere San Paolo nella prima metà dell’Ottocento, in «I Siracusani», IV, n.17, (1999), pp. 46-47.
L’esigenza del Carcere si ebbe dopo i moti del ’48, quando venne
restaurato il regime borbonico. Iintimato il disarmo e proclamata
la legge marziale, aumentarono gli arresti. S. Santuccio, Il carcere
borbonico di Siracusa, in «I Siracusani», n.10, II (1997), p.46.
ASSr, Fondo Intendenza, b. 3035, 13 dicembre 1827. Citato in S.
Caldarella, L’ex Carcere borbonico di Siracusa; ricostruzione storica e
ricognizione sugli attuali progetti di riuso, tesi di laurea, Università
di Catania - facoltà di Lettere e Filosoia, relatore: prof. S. Adorno, a.a 2004-2005
ASSr, Fondo Intendenza, b. 3035, 5 settembre 1832. Ibidem
ASSr, Fondo Intendenza, b. 3022. Discorso del Sottointendente
Federico Fazio
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Mario Guardanaschelli pronunziato al Consiglio Distrettuale di
Siracusa, 20 Aprile 1857. Citato in S. Santuccio, Governare la
città…, cit., p.187.
Il progetto prevedeva tre piani fuori terra ed uno seminterrato per
un’altezza totale di 25 metri; l’impianto su pianta quadrata di m
45 di lato era rigorosamente simmetrico, con l’ingresso in asse e
un cortile centrale ad esagono irregolare. S. Santuccio, Governare
la città …, cit., pp.188-189
A. Lippi Guidi, Il quartiere San Paolo …, cit., pp. 46-47.
Fino alla ine dell’Ottocento era identiicato come tempio di
Diana.
«Additansi come resti di quest’ediizio due colonne di ordine dorico scanalato, che osservansi tuttora in casa sig. Santoro nella
contrada Resalibra. L’importanza di questi ruderi mosse nel mese
di Giugno di questo medesimo anno, ottenutone il permesso dei
proprietari e posta mano all’opera sotto la direzione dell’arch.
Giarrusso, intelligente ed ammiratore delle cose antiche, si giunse
a conoscere il diametro delle colonne, la loro altezza, l’architrave e
la base su cui sono innalzate».
D. Lo Faso Pietrasanta, Duca di Serradifalco, Le antichità di Sicilia, vol. IV, Palermo 1840, pp. 121-123.
F. S. Cavallari, Tempio creduto di Diana in Siracusa, in «Bull. della
Comm. di Antichità e Belle Arti in Sicilia», n. VII, Palermo 1875,
pp.10-20; G. Cultrera, L’Apollonion-Artemision di Ortigia in Siracusa, in «Mon. Antichi», Vol. XLI, Roma (1951).
Il programma del 1885 è fondamentale per la storia urbana di
Ortigia. Ha rappresentato il primo stadio del progetto che circa
cinquant’anni dopo ha portato alla realizzazione di via del Littorio; è stato anche il primo studio promosso dall’Amministrazione
locale nella volontà d’intervenire in maniera forte attraverso uno
strumento programmatico. G. Cantone, Dinamiche di trasformazione urbana e architettonica a Siracusa nel ventennio fascista. Tesi
di Dott. di Ricerca in Storia dell’Arch. e Conserv. dei Beni Culturali – XVII ciclo, Univ. degli Studi di Palermo, Tutor E. Pagello,
p.119-120.
Lo sventramento del quartiere della Graziella era incentivato
dalle inchieste degli igienisti, i quali avevano individuato il rione
come area di maggiore morbosità di Ortigia. S. Adorno, Siracusa
1880-2000, Marsilio, Venezia 2005, p.59
Il progetto redatto dagli ingegneri dell’Uicio Comunale dei
Lavori Pubblici Gioacchino Majelli, Luigi Scorfani e Luciano
Storaci è stato individuato presso l’Archivio di Stato di Siracusa
nel 1998 dalla dott.ssa Ina di Marco Giarratana; di notevoli dimensioni, cm. 180 per 188, ora è conservato sotto vetro.
L. Trigilia, Architettura e nuovi scenari urbani a Siracusa dopo l’Unità d’Italia, in S. Adorno (a cura di), Siracusa 1861-1915; identità
e storia, Siracusa 1998, p.219.
S. Adorno, Siracusa…cit.
Il risanamento coincide quasi sempre con operazioni di sostituzione edilizia e tipologica; la popolazione residente viene
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costretta nelle vie retrostanti, o trasferita nei nuovi quartieri periferici. L. Trigilia, Siracusa; distruzioni e trasformazioni urbane,
Roma 1985, pp.51-52.
Relazione del Piano Regolatore di Siracusa (1933). Il piano Barbieri fu approvato dal Ministero dell’Educazione Nazionale il 2
agosto 1935 e con deliberazione podestarile il 29 agosto 1942.
L. Trigilia, Siracusa; distruzioni e trasformazioni urbane, Roma
1985, p.61.
Archivio Comune di Siracusa, Delib. Podestarili (1933), Approvazione del progetto e del piano delle espropriazioni per la costruzione
di una nuova arteria di allacciamento tra la vecchia Siracusa ed i
nuovi quartieri, v. 512, n.197.
G. Voza, Sulla topograia di Siracusa antica, in L. Trigilia (a cura
di), Annali del Barocco in Sicilia, n. 8, Roma 2006, pp. 15-16.
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