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Co El
Madagascar
Sette nonne portano
l’energia solare
nei loro villaggi
Pagina 16
Oceano
I tesori nascosti
degli abissi marini
Pagina 6
RIVISTA WWF
3/2015
Foresta
Affinché
i giaguari vivano
felici
Pagina 20
EDITORIALE
P
oter scegliere le persone che deliberano le leggi del nostro
­Paese è un’occasione che si presenta solo ogni quattro anni. E
questo vale anche per le leggi
ambientali. Durante la prossima legislatura si deciderà con quale serietà intendiamo affrontare la svolta
energetica, se l’agricoltura debba diventare più ecologica, e
se siamo finalmente pronti a
adottare misure climatiche
che contengano il riscaldamento globale sotto la pericolosa soglia
dei due gradi centigradi – proprio come
accade già in molti altri Paesi (si legga a pag. 22).
Solo chi vota contribuisce attivamente a determinare il futuro del
Paese. Eppure, in occasione delle ultime elezioni parlamentari, neppure la metà dei cittadini ha esercitato il proprio diritto di voto.
Quasi 33 mila schede, inoltre, sono risultate nulle. Un’occasione
gettata al vento. Certo, la domenica delle elezioni era una splendida giornata e, come tutti sanno, un voto corretto necessita sempre
di uno sforzo di concentrazione: ma resta il fatto che solo chi depone un voto valido nell’urna esercita realmente il proprio diritto a
partecipare al processo democratico. E questo vale ancor di più in
ambito di tutela ambientale, dove le maggioranze sono spesso risicate. Nell’ultima sessione estiva, ad esempio, il Consiglio nazionale ha deciso – con un solo voto di differenza! – che il Parlamento
può deliberare sulla revisione della Legge sulla protezione dell’ambiente. Un progetto, quest’ultimo, estremamente importante, poiché in gioco, tra le altre cose, vi è la definizione di standard minimi
ecologici per l’olio di palma e la soia d’importazione nonché per la
promozione del riciclaggio.
Occorre pertanto esortare tutte le forze in campo. In materia di
­tutela ambientale non vi sono grandi differenze solo tra i partiti,
ma anche tra i diversi candidati di uno stesso partito. Spesso l’idea
che ci si fa di se stessi e la realtà non combaciano perfettamente.
­Ecorating.ch ha analizzato tutti i candidati, e la Rivista WWF, in un
inserto speciale, vi mostra quanto ognuno di essi sia davvero a favore dell’ambiente. La nostra unica richiesta, perciò, è la seguente:
votate solo quei candidati che si impegnano seriamente a favore
dell’ambiente!
Vi ringrazio di cuore e vi saluto cordialmente,
SOMMARIO
BUONE NOTIZIE
4
Bracconaggio in calo; petizione: successo per
il Great Barrier Reef; soia da fonti responsabili.
FOCUS
6Oceano
Mari inesplorati e già minacciati. Negli abissi
­marini vi sono grandi quantità di materie prime.
UN MONDO DI NUMERI
14 Dati e cifre dal mondo vegetale e animale:
cigno minore; otaria orsina antartica; termiti; tigre
ATTUALITÀ
16Madagascar
Non sanno leggere né scrivere, eppure portano la
luce nei villaggi: le nonne solari.
20Foresta
Le foreste certificate FSC aiutano i giaguari e altri
animali. Ecco lo studio di un ricercatore svizzero.
22Clima
La svolta energetica fa il giro del mondo.
La situazione in sette paesi.
24 Campi Natura
Alla scoperta della vita degli alpigiani.
VIVERE MEGLIO
26 Smartphone o laptop; le vacanze invernali;
sostituire un riscaldamento a gasolio; il seitan.
IL MIO WWF
28Consigli
Il nuovo shop del WWF con sconto di benvenuto.
29 Shop WWF
31Cruciverba
32 Le vostre lettere
33 Le vostro foto
35L’intervista
Thomas Vellacott, CEO WWF Svizzera
La nostra missione: fermare la distruzione dell’ambiente
nel mondo intero e costruire un futuro in cui l’umanità
possa vivere in armonia con la natura.
2
Luca Mercalli ci racconta del grande caldo: «In
futuro la situazione peggiorerà in tutto il mondo».
26 VIVERE MEGLIO
eglio smartphone o laptop per
M
le e-mail? Domande e risposte per
una vita più sostenibile.
24 T I T E L : © J O S H U A L A M B U S . Q U E S TA P A G I N A : © E L I S A B E T H M O C H , D A N T E F E N O L I O / K E Y S T O N E , L O U I S E J A S P E R , B L I C K W I N K E L / A L A M Y, R A F F I N E R I E
IN MONTAGNA
lzarsi alle 5 del mattino per
A
mungere le capre, lavorare il latte
per farne dei formaggini: undici
ragazzini l’hanno fatto e si sono
divertiti.
6 OCEANO
emperature vicine allo zero, pressioni
T
enormi e tenebre infinite: gli abissi
marini sono i luoghi più inospitali del
pianeta. Eppure, qui si è sviluppata
un’incredibile biodiversità, come il polpo
Dumbo (Grimpoteuthis sp, vedi sopra).
Sulla copertina: un esemplare di
Ancistrocheirus lesueurii.
16 MADAGASCAR
e «nonne» installatrici di pannelli
L
solari: un’idea semplice che illumina
i villaggi africani.
14 UN MONDO DI NUMERI
gni anno il cigno minore
O
copre in volo distanze enormi.
Ma come si protegge dal gelo
d’alta quota?
3
BUONE NOTIZIE
Un rinoceronte indiano in Nepal: una specie protetta dal bracconaggio.
IL BRACCONAGGIO IN FORTE CALO
Buone notizie dal Nepal: nel giro di quattro anni il numero di rinoceronti è aumentato del 21% passando da 534 a
645 esemplari. I censimenti sono stati effettuati dal governo nepalese nei diversi parchi nazionali e nelle aree protette
del Paese. Per la terza volta nel giro di cinque anni, inoltre, il Nepal ha potuto festeggiare una ricorrenza del tutto particolare: 365 giorni trascorsi senza che nessun rinoceronte venisse ucciso dai bracconieri. Oltre che dalla scomparsa del loro habitat, i rinoceronti sono minacciati dal bracconaggio: in molte zone dell’Asia il loro corno è
considerato un farmaco molto efficace. In realtà il corno è composto dallo stesso materiale delle nostre unghie. – cgy
4
SOIA DA FORAGGIO
SOSTENIBILE
La soia si è imposta in tutto
il pianeta come foraggio per
manzi, galline e maiali. Le
foreste tropicali e importanUna piantagione di soia: foraggio per
ti regioni di savana, perciò,
la nostra insaziabile fame di carne.
continuano a essere sacrificate per far posto alle piantagioni di soia. Il rischio che i consumatori di carne, uova e latticini svizzeri contribuiscano alla distruzione delle foreste tropicali è tuttavia minimo. Il
WWF e la Rete svizzera per la soia hanno infatti raggiunto un eccezionale obiettivo: il 93%
della soia per l’alimentazione degli animali proviene da fonti responsabili ed è priva
di organismi geneticamente modificati. Della Rete per la soia fanno già parte i più
grandi importatori di soia, numerosi produttori agricoli e molti distributori al dettaglio.
Per quanto riguarda la carne e i latticini d’importazione, invece, non è possibile sapere
come sia stata coltivata la soia utilizzata per foraggiare gli animali. – lis
UNA LEZIONE PER
L’AUSTRALIA
Il WWF ha lanciato un appello in tutto il mondo per
chiedere una migliore tutela del Great Barrier Reef. La
Grande barriera corallina,
infatti, rischia di diventare
una discarica e un’autostrada per le navi. La petizione è stata firmata da oltre 560 mila persone.
L’UNESCO non ha ancora
iscritto il reef nella lista dei
«patrimoni dell’umanità a
rischio», ma continua a far
pressione sul governo di
Canberra. Con qualche suc-
cesso: le autorità australiane hanno vietato al gestore
di un porto carbonifero di
scaricare all’interno di un’area marina protetta, del
materiale da scavo. Il governo si è pronunciato a favore di restrizioni nell’ambito
di nuovi progetti portuali.
– cgy
© M I N T I M A G E S / F R A N S L A N T I N G / P H O T O S H O T, S C O T T S I N K L I E R / A L A M Y, E L I S A B E T H M O C H , R A F F I N E R I E
CON LE PROPRIE ALI: IL GIPETO È DI RITORNO
Accusato di essere un ladro di agnelli, il gipeto barbuto – cento anni fa – venne sterminato in tutto il territorio svizzero. Dagli anni Ottanta gli ecologisti stanno conducendo un progetto di reintroduzione del gipeto: questa estate è stato liberato nella
­natura Trudi, un gipeto del WWF. I 204 uccelli reintrodotti nelle Alpi hanno covato
128 piccoli. Un grande successo, poiché questi avvoltoi raggiungono la maturità sessuale
solo dopo i primi 7 anni di vita e covano al massimo un solo piccolo all’anno. – lis
20
Numero di
giovani Gipeti
Totale
128 Gipeti
15
COMPLIMENTI
ANDY
MURRAY
Andy Murray è tra i primi
dieci della classifica ATP già
da alcuni anni e, dalla fine
del 2014, è anche ambascia­
tore internazionale del WWF.
Insieme al WWF si impegna
nella lotta contro il bracconaggio e contro il com­
mercio illegale di animali sel­
vatici. Il nostro tennista,
grande appassionato di cani,
sostiene un progetto d’adde­
stramento di cani da ricerca
che vengono utilizzati in
­Nepal. Il Nepal è già riuscito
a ridurre il bracconaggio (si
veda pagina accanto). Esso,
tuttavia, continua a essere un
paese di transito tra India e
Cina per i prodotti illegali
provenienti da animali selva­
tici. In onore del grande ten­
nista, uno dei cuccioli di que­
sti cani è stato chiamato
Murray. ­– cst
10
5
0
1997
2014
5
FOCUS
MARI
Le meraviglie
degli abissi
1
Gli abissi marini sono tra gli ultimi luoghi inesplorati del
pianeta: luoghi desolati, gelidi e oscuri situati a migliaia
di metri di profondità. Qui, tuttavia, vivono innumerevoli
organismi: sinora gli scienziati sono riusciti a contarne
quasi 250 mila. E non è che l’inizio.
Testo: Barbara Barkhausen
2
3
5
6
5
7
4
6
7
FOCUS
MARI
N
8
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10
12
11
8
uova Zelanda: di fronte alle coste sprofonda
improvvisamente il
fondale marino scendendo per oltre 10 mila
metri nella fossa delle
Kermadec. A ogni metro la pressione aumenta, tanto che sul fondo dell’abisso, su
una superficie di un centimetro quadrato grava la pressione di una tonnellata.
Nel 2014 Nereus, un sottomarino robot
senza equipaggio (costato 5 milioni di
dollari) non resse a tale pressione e andò
distrutto.
Quando parla delle sue spedizioni
nella fossa delle Kermadec, Malcolm
Clark, scienziato marino del neozelandese National Institute of Water and Atmospheric Research (Niwa), pensa a
questo incidente: ogni volta che il suo
sottomarino robot riemerge da profondità di diverse migliaia di metri – ci confessa – egli prova un grande senso di sollievo. Negli abissi marini Clark e i suoi
colleghi hanno già scoperto «animali
molto affascinanti». «Quando scarichiamo le immagini raccolte dalle videocamere, l’eccitazione del team è palpabile».
I sottomarini robot che gli scienziati calano nelle acque profonde sono composti da strutture tubulari triangolari alle
quali sono appese una telecamera, alcuni faretti e un’esca: «Un pesce viscido e
puzzolente che attira gli organismi degli
abissi», afferma Clark. Nel 2009, durante una di queste spedizioni, gli scienziati scoprirono che i Liparidae – pesci che
sembrano girini sovradimensionati e gelatinosi – sono anche presenti nelle fosse oceaniche della Nuova Zelanda. I
Liparidae sono l’unica famiglia di
pesci sinora filmati a oltre
8 mila metri di profondità.
Durante la stessa spedizione, il team si imbatté
anche in anfipodi sorprendentemente grandi, gli
­Alicella gigantea, che ricordano giganteschi gamberi. Con i
loro 28 cm di lunghezza sono i
più grandi esemplari di anfipode mai
rinvenuti. «Che diavolo è questo, pensai quando vidi per la prima volta un
anfipode», ammette Alan Jamieson
­
­dell’Università di Aberdeen (Scozia), che
diversi anni fa rinvenne questo animale
a una profondità di 7000 metri. «Era più
grande di quanto avessi mai ritenuto possibile».
La ricerca negli abissi marini è iniziata solo 200 anni fa, quando John Ross,
un ricercatore britannico, riuscì a portare in superficie alcuni vermi e una stella
serpentina da una profondità di 2 mila
metri. Lo studio di questo ambiente si è
intensificato da una quarantina d’anni,
ossia da quando l’industria ittica si è
spinta negli abissi oceanici. Oggigiorno,
infatti, si pesca fino a una profondità di
2 mila metri, causando una serie di problemi: molti pesci abissali si sviluppano
lentamente, raggiungono età ragguardevoli e hanno un tasso di riproduzione
molto ridotto.
Enigmi e misteri
Si parla di abissi marini dai mille
metri di profondità, sebbene vi siano ricercatori che fissano tale soglia già attorno ai 200–300 m. Un mondo freddo, senza stagioni, in cui – a una temperatura di
pochi gradi sopra lo zero – regna l’oscurità eterna. Sul fondo del mare, vi sono
pianure, montagne e gole, proprio come
sulla terraferma. Nei punti più profondi
dei fondali marini, nella fossa delle
­Marianne, si raggiungono profondità di
oltre 11 mila metri. Gli uomini si spingono solo raramente in questi «deserti»
inospitali: nel 2012 James Cameron, il
regista di «Titanic», fu il primo uomo
dopo 52 anni a reimmergersi in questi
abissi. Pionieri di queste spedizioni furono lo svizzero Jacques Piccard e l’americano Don Walsh con un sottomarino progettato da Piccard. Oggigiorno per la
ricerca nella zona mesopelagica, compresa tra i 200 e i 1000 metri di profondità,
la maggior parte dei ricercatori utilizza
sottomarini robot. In pochi dispongono
della tecnologia sottomarina per scendere personalmente in acque profonde. Alcuni si servono di «volontari» offerti
­dalla natura: squali bianchi o elefanti marini sono già stati dotati di trasmettitori
per inabissarsi nelle profondità marine.
Nel 2013 grazie all’aiuto degli elefanti
marini alcuni ricercatori hanno individuato, nei fondali di Capo Darnley, la fonte di una massa d’acqua profonda antartica, la quarta sinora scoperta. Questa
fonte alimenta le fredde correnti delle acque profonde che contribuiscono a regolare il clima del pianeta. In tal modo si è
potuto sciogliere un enigma sul clima che
da oltre trent’anni agitava gli animi degli
scienziati.
Le profondità dei mari, tuttavia, celano in sé tanti altri misteri: tra gli innumerevoli e sconosciuti organismi degli
abissi vi sono numerose specie di meduse il cui corpo è costituito per il 99% d’acqua. In questo modo questi invertebrati
possono resistere all’enorme pressione
che domina a certe profondità. Oppure
animali che attirano le proprie prede con
segnali luminosi, come ad esempio il melanoceto. O ancora animali come il pesce
vipera, il calamaro vampiro, la rana pescatrice che si nutrono essenzialmente
dei resti di pesci morti provenienti dagli
strati superficiali dei mari. Talvolta questi animali necrofaghi possono nutrirsi
per diversi anni del cadavere di una sola
balenottera azzurra.
Anche dopo decenni, quando ormai
dell’animale morto rimangono soltanto
le ossa, i suoi resti continuano ad attirare schiere di organismi, come poté constatare Craig Smith, un ecologo marino
dell’Università delle Hawaii, nell’ambito
di una spedizione in sottomarino effettuata di fronte alle coste californiane. Durante una perlustrazione in acque profonde, il suo team si imbatté in uno
scheletro di balenottera azzurra lungo
21 metri che si trovava lì da ben cinquanta anni (fu appurato grazie ad alcune analisi). Su quelle ossa si erano insediate delle grandi vongole che in
precedenza i ­ricercatori avevano trovato solo nelle ­vicinanze delle cosiddette
fumarole nere.
Questi fenomeni vulcanici sottomarini offrono un affascinante spettacolo
naturale degli abissi: da essi non sgorgano solo acque bollenti, che possono raggiungere i quattrocento gradi, ma anche
gas tossici. Neppure questo, tuttavia, riesce a tenere lontano animali come le
vongole, i vermi tubicoli o le anemoni
abissali. «Nelle acque profonde vale il
detto: «volere è potere», afferma ­Malcolm
Clark. «Gli abissi ricordano un ­po’
­Jurassic Park: un luogo dove gli animali
si sviluppano liberamente».
In questo Jurassic Park, ad esempio, è diventata leggendaria la lotta tra
il capodoglio e il calamaro colossale
­(Mesonychoteuthis hamiltoni). Quest’ultimo ha ispirato molti racconti di mostri
marini, sebbene fino a poco tempo fa nessun uomo lo avesse mai visto: a nutrire il
suo mito erano i profondi graffi e le ferite sui corpi dei capodogli causate dal calamaro colossale con le sue grandi ventose spinate e i suoi terribili uncini
girevoli a 360 gradi.
L’emersione di un mostro
Per molti anni le reali dimensioni e
l’aspetto di questo animale sono rimasti
un enigma. Nel 1925 furono rinvenuti per
la prima volta una testa, le braccia e i due
tentacoli nello stomaco di un capodoglio.
Solo nel 2007 e nel 2014 alcuni ricercatori neozelandesi riuscirono a studiare i
cadaveri ben conservati di due calamari
colossali.
1. Crostaceo abissale (Gigantocypris sp), dorsale medio atlantica, Atlantico settentrionale; 2. Stella marina (Asteroidea sp), Oceano Indiano;
3. Paguro d’alto fondo e epizoanto (Parapagurus pilosimanus sp e Epizoanthus sp), Oceano Indiano; 4. Medusa abissale (Crossota sp),
Pacifico meridionale; 5. Granchio Yeti (Kiwa sp), Oceano Indiano; 6. Polpo degli abissi (Tremoctopus sp), Pacifico nordoccidentale; 7. Pesce
nastro (Trachipterus sp), Atlantico nordoccidentale; 8. Anomura degli abissi (Neolithodes sp), Atlantico; 9. Melanoceto (Melanocetus murrayi),
dorsale medio atlantica, Atlantico settentrionale; 10. Stella serpentina (Ophiochiton ternispinus), Atlantico sudorientale; 11. Lompo
(Cyclopterus lumpus), mare di Barents; 12. Cefalopode (Cranchia scabra), Golfo del Messico, Atlantico; 13. Beroide (Beroe cucumis),
Atlantico; 14. Medusa (Pandea rubra), Golfo del Maine, Atlantico; 15. Madrepora (Goniocorella sp), Oceano Indiano; 16. Cetriolo di mare
abissale (Laetmogone billettii), dorsale medio atlantica, Atlantico.
© D AV I D S H A L E / N AT U R E P L . C O M ( 1 2 ) , J O S H U A L A M B U S ( 2 ) , V I S U A L S U N L I M I T E D / N AT U R E P L . C O M ( 2 )
9
►
FOCUS
MARI
►
Nel settembre del 2014, infine, il secondo di questi due calamari colossali venne sezionato pubblicamente nel museo
Te Papa di Wellington, la capitale della
Nuova Zelanda. A tale operazione assistettero 140 mila persone di 180 paesi.
«Il calamaro colossale era lungo cinque
metri, pesava 350 chili e aveva occhi
grandi come piatti», ricorda Kat Bolstad,
la biologa marina americana della
­Auckland University of Technology che
condusse l’operazione.
Organismi sconosciuti
Sempre più spesso, tra gli animali
in cui si imbattono, i ricercatori si trovano di fronte anche creature marine completamente sconosciute. Solo nel 2014
sono stati scoperti 1451 animali marini.
Il processo attraverso cui si può definire
«nuova» una specie è sovente, lungo e
complesso: nel 1980, ad esempio, a mille metri di profondità nelle acque di fronte all’Australia vennero scoperti animali
a forma di fungo che più tardi avrebbero
ricevuto il nome di Dendrogramma enigmatica e Dendrogramma discoides. «Nonostante quegli esemplari fossero stati
pescati nel 1986, potei classificarli solo
nel 1988 durante le operazioni di vaglio
dei reperti della spedizione», racconta
Jean Just, zoologo del Museo di storia
naturale danese. In quell’occasione egli
si accorse subito che si trattava di una
nuova specie. Ci sono voluti venticinque
anni per capire quanto essa sia unica e
straordinaria. Si è infatti scoperto che i
Dendrogramma sono «fossili viventi» e
che non possono essere attribuiti a nessun genere sinora noto.
Nessuno sa quanti di questi meravigliosi e misteriosi esseri viventi si celino negli abissi degli oceani. Clark stima
che le specie non ancora scoperte siano
almeno 750 mila. Ma quante ne potremo
conoscere prima che si estinguano, dipende anche dall’impatto delle attività
umane negli abissi marini. Le reti a strascico delle flotte di pescherecci, le aste di
perforazione dell’industria petrolifera e
del gas e le attività di estrazione
mineraria in alto mare distruggono i fondali marini e le loro
infinite stratificazioni di
coralli e conchiglie. «Il
settore ittico e le industrie minerarie devono
agire con maggiore accortezza in modo da
proteggere a lungo
termine gli abissi
marini e i suoi abitanti», afferma
Clark. «Anche in
questo caso, l’umanità ha una responsabilità collettiva», conclude. ■
13
14
15
IL WWF E LA TUTELA DEI MARI
I mari sono tanto inesplorati e sconosciuti quanto fragili e vulnerabili: solo
il 3,4% degli oceani è protetto, e in gran parte solo sulla carta. Per questo
motivo il WWF si è prefissato un obiettivo ambizioso: il 10% delle aree marine
dovrà offrire entro il 2020 un rifugio sicuro, come area protetta, alle specie
minacciate e sovrasfruttate. In tali aree pesci e altri animali marini devono
potersi nutrire, riprodurre e sviluppare fino alla maturità sessuale
indisturbatamente. Le attività umane come la pesca non sostenibile,
l’estrazione di materie prime e il turismo intensivo nelle aree marine protette
devono essere vietati o severamente disciplinati. Solo così gli habitat e la
biodiversità degli oceani avranno una chance. Questo passo verso una
maggiore sostenibilità può essere d’aiuto anche per gli esseri umani: la metà
della popolazione mondiale, infatti, vive in prossimità delle coste e dipende
direttamente o indirettamente dalle risorse dei mari.
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10
16
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TITEL
FOCUS
TITEL
MARI
Alto mare
Appartiene a tutti, è
«patrimonio comune dell’umanità»
(da 200 miglia marine)
Zona economica esclusiva (ZEE)
All’interno della ZEE lo Stato costiero
ha il diritto di sfruttamento di tutte le risorse
(fino a 200 miglia marine)
Gli ultimi «scrigni»
del pianeta Terra
Diversi Stati e cooperative si stanno preparando all’estrazione
di minerali metallici dagli abissi marini: ad oggi vigono leggi
confuse e contraddittorie. La fauna ne paga le conseguenze.
1000 m sotto l.m.
Tartaruga liuto
fino a 1200 m sotto l.m.
Scarpata continentale
300 – 3000 m sotto l.m.
2000 m sotto l.m.
Elefante marino
fino a 2400 m sotto l.m.
Montagne sottomarine
1000 – 4000 m sotto l.m.
3000 m sotto l.m.
Cefalopode
fino a 3000 m sotto l.m.
Capodoglio
fino a 3000 m sotto l.m.
Si sono elevate sul fondo del
mare grazie all’attività vulcanica
nel corso di milioni di anni.
Sono alte dai 1000 ai 4000
metri. Attorno alle montagne
si sono sviluppate biocenosi
straordinarie.
4000 m sotto l.m.
Melanoceto
fino a 4000 m sotto l.m.
Piano abissale
3000 – 6000 m sotto l.m.
5000 m sotto l.m.
6000 m sotto l.m.
12
Fossa oceanica
fino a 11 000 m sotto l.m.
Solfuri massicci
Sedimentazioni situate attorno alle
fumarole nere. Contengono metalli tra
cui oro, argento, rame, indio, germanio.
Sviluppo: nessuna indicazione.
Estrazione: con frese per roccia, al più
presto dal 2016 (nell’ambito delle ZEE,
Papua-Nuova Guinea).
Rischi ecologici: distruzione degli
habitat attorno alle fumarole nere.
Noduli di manganese
3500 – 6000 m sotto l.m.
Frammenti rocciosi delle dimens
una patata che giacciono liberi su
Contengono metalli tra cui mang
cobalto, nichel, rame.
Sviluppo: 1–7 mm per milione d’a
Estrazione: con raccoglitrici mec
(collettori), al più presto dal 2016.
Rischi ecologici: dispersione dei
distruzione degli organismi bento
ricolonizzazione incerta.
Acque territoriali
Fanno parte del territorio
dello Stato costiero
(fino a 12 miglia marine)
Herbert Nitsch
Detiene il record
di immersione in
assetto variabile
assoluto -253.2 m
Linea di base
Costa dello Stato costiero
m sotto l.m. = metri sotto il livello del mare
Piattaforma continentale
Croste di cobalto
800 – 2500 m sotto l.m.
Fumarole nere
1000 – 4000 m sotto l.m.
Sedimentazioni di metalli disciolti
nell’acqua del mare rinvenibili sui
pendii di montagne sottomarine.
Contengono, tra l’altro, cobalto,
nichel, rame e tellurio, platino o terre
rare.
Sviluppo: 1–5 mm per milione d’anni.
Spessore max.: 26 centimetri.
Estrazione: non esistono ancora
soluzioni tecniche.
Rischi ecologici: distruzione dei
pendii delle montagne sottomarine.
Sorgenti idrotermali da cui sgorga
acqua bollente a 400 gradi.
Le fumarole sono popolate da
molte specie animali tra cui stelle
marine, molluschi e vermi.
sioni di
ui fondali.
ganese, ferro,
anni.
ccaniche
.
sedimenti,
onici,
C
obalto, rame, nichel come pure oro, argento e terre rare: gli abissi marini sono ricchi
di minerali per i quali nei paesi industrializzati vi è e vi sarà a lungo termine una forte domanda. «Se anche questi tesori verranno portati alla luce, dipende alla fin fine
dai prezzi del mercato globale», afferma Stephan
Lutter, specialista di mari e oceani al WWF Germania. Non appena le tecnologie per l’estrazione in
alto mare saranno concorrenziali rispetto a quelle
per l’estrazione in terra ferma, nelle acque profonde verranno avviate operazioni di dragaggio su vasta scala.
I preparativi procedono già a pieno regime. Nel
contempo la protezione dei fondali marini è tutto
F O N T I : W W F, W O R L D O C E A N R E V I E W , N Z Z F O L I O , D I E Z E I T.
ILLUSTRAZIONE: RAFFINERIE
fuorché definita da regole chiare. Le zone d’alto
mare, conformemente alla Convenzione sul diritto
del mare, sono «patrimonio comune dell’umanità»
(si veda il grafico). Per tali regioni l’Autorità internazionale dei fondali marini (ISA) concede in
­Giamaica delle cosiddette licenze di esplorazione.
Attualmente, ad esempio, diversi Stati e consorzi
esplorano, su vaste parcelle, la possibilità di estrarre i noduli di manganese. Questi frammenti rocciosi, delle dimensioni di una patata e contenenti rame,
ferro, cobalto e nichel, giacciono liberi sui fondali
marini. L’anno prossimo scadranno le prime licenze di esplorazione, che potranno essere convertite
in licenze di estrazione. Prima che queste licenze
possano essere rilasciate, l’ISA deve elaborare standard per l’estrazione a scopi commerciali che comprendano diversi criteri ecologici. «Per la prima volta nella storia dell’estrazione di materie prime, si
riuscirà a definire tali standard prima dell’inizio delle operazioni», afferma Lutter. L’unico neo è che
questa regolamentazione varrà solo per le zone d’alto mare. Le cosiddette zone economiche esclusive
sottostanno alle giurisdizioni dei singoli Stati. «E lì
ognuno fa quel che vuole», sostiene Lutter.
È il caso, ad esempio, della zona economica
esclusiva di fronte alla Papua-Nuova Guinea: qui
­l’estrazione di solfuri massicci dovrebbe già prendere il via l’anno prossimo, senza la supervisione dell’ISA. In questo caso si tratta di sedimentazioni di oro,
argento, rame, indio, germanio e altri metalli che si
trovano lungo le cosiddette fumarole nere, sorgenti
delle acque profonde da cui sgorga acqua bollente a
400 gradi. Eppure anche in queste inospitali regioni marine si sono sviluppati eccezionali ecosistemi.
«L’estrazione di solfuri massicci distruggerà questi
habitat», conclude Stephan Lutter.
L’estrazione mineraria in alto mare non si fermerà necessariamente neppure dinanzi alle aree marine protette. Queste zone protette internazionali,
infatti, sottostanno a varie giurisdizioni. «In quelle
aree possono essere comunque rilasciate delle licenze di estrazione», afferma Lutter.
Non resta quindi che sperare che le tecnologie
per l’estrazione delle croste di cobalto non si sviluppino troppo rapidamente. Queste croste di minerali sono principalmente situate sui lati delle montagne marine e sono presumibilmente i minerali degli
abissi marini più diffusi al mondo. E per il momento non si possono ancora estrarre. ■ Lisa Stadler
13
UN MONDO DI NUMERI
25 000
PIUME
I cigni sono famosi per la loro bellezza ed eleganza. Il
cigno minore o cigno fischiatore possiede un piumaggio
particolarmente fitto. Sulla sola testa e sul collo vi sono circa 25 mila piume,
presumibilmente per proteggere il cervello dal freddo quando questo grande uccello
lascia i luoghi di riproduzione nell’Artico per migrare verso sud. Il cigno, inoltre, si sposta
spesso nell’acqua alla ricerca di cibo. Esso deve pulire e ingrassare costantemente il proprio
piumaggio affinché quest’ultimo lo protegga dal freddo e dall’umidità. – dar
6000
TONNELLATE
50
CENTIMETRI
L’otaria orsina antartica
vive – come suggerisce il suo
nome – nelle scure acque
­antartiche. Quando caccia
­questo animale non utilizza la
­vista ma piuttosto i baffi, o
meglio le vibrisse lunghe fino a 50 cm. Grazie ad
essi l’otaria riesce a raccogliere informazioni
su tutto ciò che si muove in acqua. I baffi, ciascuno dei quali è attraversato da una rete di oltre
­mille cellule nervose, offrono indicazioni
­sulla struttura, la forma e le dimensioni di un
­oggetto in acqua. – dar
14
Il pando, o «gigante
tremante», un grande
complesso arboreo di
­Populus tremuloides
­situato nello stato nordamericano dell’Utah, è
­considerato l’albero più
pesante del mondo. Questo gigantesco organismo
vivente composto da
­ramificazioni geneticamente identiche è
collegato da un comune
sistema di radici e pesa
circa 6 mila tonnellate.
Esso conta circa 47 mila
singoli fusti che occu­
pano una superficie di almeno 43 ettari. Che dire:
il pando ne ha viste di
cose nel corso degli anni.
– dar
© D
A V I D N E W H A M / A L A M Y, Y V A M O M AT I U K & J O H N E A S T C O T T / M I N D E N P I C T U R E S / F L P A , S U Z I E S Z T E R H A S / M I N D E N P I C T U R E S / F L P A ,
Z O O N A R G M B H / A L A M Y, T I M F I T Z H A R R I S / M I N D E N P I C T U R E S / F L P A
GRADI
Le termiti
che vivono in
Africa sono eccellenti architetti: esse sono infatti in grado di costruire enormi edifici
collettivi che, relativamente
alle loro dimensioni, sono più
grandi di qualsiasi costruzione umana. Un nido,
­infatti, può corrispondere a un grattacielo di
180 piani. Le termiti, inoltre, si servono di una tecnologia particolarmente complessa. Ogni edificio collettivo
è dotato di una sorta di impianto di climatizzazione,
poiché solo all’esatta temperatura di 30,1 gradi possono
svilupparsi i funghi coltivati
dalle termiti per i loro spun­
tini. Grazie a una sapiente
­gestione della circolazione
dell’aria e dell’umidità, i funghi possono crescere a una
temperatura costante, che fuori faccia freddo o caldo. – dar
IN RETE
Hai voglia di conoscere
altre curiosità dal
mondo animale? Vai
alla pagina web:
www. wwf.ch/mondodinumeri
METRI
Le estese regioni ricoperte da spesse coltri di neve della Russia ospitano la tigre
siberiana. Nota per essere una talentuosa cacciatrice, con i suoi 3,30 metri di
lunghezza essa è il più grande di tutti i felini. La tigre attacca da dietro e uccide le sue prede
con un morso alla nuca. Nel caso catturi un grosso animale, essa riesce a staccare fino a
20 chili di carne con un morso. Una mangiatrice davvero eccezionale, che però va protetta.
– dar
15
ATTUALITÀ
MADAGASCAR
Afrika
E luce fu …
Grazie alle nonne
Madagaskar
Sette nonne del Madagascar hanno seguito una
formazione in India per diventare tecniche solari.
Obiettivo? Impedire che la foresta tropicale
venga dissodata per ricavarne legna da ardere.
E inoltre finalmente possono imparare a leggere.
Testo: Martina Lippuner / Foto: Louise Jasper
Lydia inserisce il filo nella lampada solare e lo fissa al supporto lavorando con
la punta di saldatura. Poi, guardandomi
da sopra gli occhiali abbassati sul naso,
mi dice: «Tre anni fa non sapevo neppure dov’era l’India o cosa fosse l’energia
solare».
Lydia, una giovane nonna di appena 45 anni, è originaria di Iavomanitra,
un paese con 240 case situato nell’altopiano centrale del Madagascar. Il WWF
opera in questa regione da ben dieci anni.
Poco distante da Iavomanitra comincia
la foresta tropicale del Madagascar, uno
degli hotspot di biodiversità del nostro
pianeta. Qui vivono lemuri e camaleonti
che non si trovano da nessun’altra parte.
Purtroppo però la foresta tropicale viene
dissodata, tra le altre cose, per produrre
legna da ardere. L’accesso a energie pulite e rinnovabili svolge un ruolo essenziale nell’ambito degli sforzi per salvare
la foresta. Il WWF Madagascar ha perciò
deciso di imboccare nuove strade, come
ad esempio quella delle «nonne solari».
Lydia e sei sue amiche sono state
elette prime tecniche solari malgasce senza neppure aver conseguito il diploma di
scuola elementare. Tutte e sette hanno
già dei nipoti, ma nessuna di esse sa leggere o scrivere. All’inizio del 2013, con i
loro passaporti nuovi fiammanti, le nostre nonne sono volate in India dove hanno trascorso sei mesi al Barefoot College
di Tilonia, nello stato federale del
­Rajasthan (si veda riquadro), per seguire una formazione in tecnica solare applicata. Insieme a loro vi erano altri sette gruppi di donne provenienti da altre
16
nazioni tra cui Colombia, Unione delle
Comore e Tanzania. A tutte mancava terribilmente la propria famiglia, ma ognuna di esse sapeva che il Barefoot College
stava offrendo loro un’occasione unica.
Attraverso il linguaggio dei segni, il teatro delle marionette, la lingua dei colori
e infinite ripetizioni, un insegnante è riuscito a trasmettere loro tutte le necessarie nozioni per portare l’energia solare nei loro villaggi. Esse hanno così
imparato a saldare e a installare pannelli solari.
Una volta tornate in Madagascar, le
nostre nonne dovettero dapprima aspettare. Ci vollero infatti sei mesi prima che
i cartoni con l’attrezzatura solare offerta
dal WWF riuscissero ad arrivare a
­Iavomanitra. Le apparecchiature raggiunsero il villaggio a bordo dei tipici bush
taxi, su grossi fuoristrada, in piroga e a
piedi. Le nonne solari si diedero subito da
fare. Montarono batterie, regolatori di carica e lampade a led in tutte le abitazioni.
Solo i pannelli solari furono installati sui
tetti delle case da qualcun altro. «Non sta
bene che delle vecchie signore della nostra età salgano su un tetto – ci dice ­Lydia
ridacchiando – per fare quel lavoro avevamo a disposizione alcuni ragazzi cui davamo istruzioni da sotto!»
La luce acuisce l’ingegno
Dopo tre mesi tutte le case avevano
la luce. «Fu un cambiamento profondo
quello che allora ebbe luogo a Iavomanitra – afferma Voahirana Randriambola,
responsabile del programma energia al
►
Foto grande: Non occorre una formazione scolastica per portare la luce in un
villaggio. Lydia (a destra) ha imparato il mestiere grazie al linguaggio dei segni
e al teatro delle marionette.
Sopra: Più tempo per i compiti. I bambini possono continuare a studiare anche
dopo il tramonto, mentre per gli adulti c’è la scuola serale. Anche le nonne solari
stanno imparando a leggere e scrivere.
A sinistra: Le lampade solari garantiscono un reddito aggiuntivo. Alla sera le
donne intrecciano le stuoie di rafia che l’indomani venderanno al mercato. I soldi
serviranno alla famiglia per pagare gli studi ai nipoti.
17
ATTUALITÀ
MADAGASCAR
►
WWF Madagascar – capita di rado che
gli effetti positivi del nostro lavoro siano
immediatamente visibili».
E infatti: là dove solo pochi mesi fa,
subito dopo il tramonto, scendeva il silenzio e la calma, ora di sera regna la vita.
Le donne siedono attorno alle lanterne
solari, intrecciano stuoie di rafia da vendere al mercato, i bimbi fanno i compiti
e nelle sale del municipio è stata inaugurata la prima scuola serale per adulti.
Lydia va molto fiera della scuola serale. Lei stessa è stata costretta ad abbandonare la scuola al secondo anno perché
i suoi genitori non potevano permettersi
di pagarle gli studi. E lo stesso è accaduto ai suoi figli, nessuno dei quali ha potuto frequentare a lungo la scuola. «Ora,
almeno per i miei nipoti, le cose andranno un po’ meglio: è per questo che ho portato loro la luce», ci dice. «E che io, alla
mia età, possa imparare a leggere e scrivere alla scuola serale, beh, è una cosa
che non mi sarei mai potuta immaginare!», aggiunge ridendo Lydia.
A Iavomanitra, però, non tutto va
secondo i piani. Al momento l’associazione che gestisce i soldi non versa alle nonne solari l’intero stipendio pattuito. Al
villaggio, infatti, non tutte le famiglie si
sono ancora abituate a pagare regolarmente il proprio contributo. Quest’ultimo ammonta a circa tre franchi al mese,
ossia la metà di quello che gli abitanti del
villaggio – prima del solare – pagavano
per candele e petrolio. Il WWF continuerà ad accompagnare il progetto e, se
necessario, sarà pronto a intervenire.
Eppure i segnali positivi del cambiamento sono visibili. Da quando le lampade
a petrolio non bruciano più nelle case, la
gente tossisce meno. E anche il consumo di
legna si è dimezzato. Di recente una delle
nonne solari ha tenuto un discorso in occasione di una festa: è stata la prima volta che
una donna ha parlato di fronte a tutta la comunità. Le portatrici di luce sono diventate il simbolo di un futuro migliore. ■
Ecco dove trovate le immagini:
www. facebook.com/wwfsvizzera
«IL DESTINO E’ TUO»
Il Barefoot College, finanziato dal governo
indiano, intende consentire ai poveri di ri­
uscire a essere essi stessi i protagonisti di un
futuro migliore nei loro rispettivi villaggi.
Il principio è semplice: offrire una forma­
zione ai più poveri tra tutti, a quelli con me­
no diritti, spesso donne. Esse imparano a
installare e a riparare pompe idriche o sem­
plici sistemi solari senza dipendere da aiu­
ti esterni. Realizzare un progetto del gene­
re non è sempre facile. Il fondatore del
­Barefoot College, tuttavia, ci dice, citando
Gandhi: «Prima ti ignorano, poi ti derido­
no, poi ti fanno la guerra e alla fine vinci
tu».
www. barefootcollege.org
18
Sopra: Tutte hanno già dei nipoti, ma nessuna di loro aveva mai
lasciato la propria regione prima del viaggio in India: ecco le sette
nonne solari.
Sotto: Il sole degli ultimi giorni ora illumina anche la notte. Una
capanna con una lampada solare sotto il cielo stellato del Madagascar.
Bastano pochi centesimi per tutelare l’ambiente:
la Posta è anche questo.
La Posta fa molto più di quanto si pensi, anche per l’ambiente. Con «pro clima», infatti, potete inviare pacchi e merci
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ATTUALITÀ
FORESTA
Dove i giaguari vivono felici
L
I giaguari hanno bisogno di grandi territori, ossia di foreste intatte.
a foresta pluviale amazzonica nella regione di Madre de Dios, nel
Perù sudorientale, sembra ancora intatta. Qui, al confine con la
Bolivia, dal fogliame e dagli alberi giunge un fitto cinguettio, un
sordo ronzio e un aspro gracchiare, sebbene non si veda neppure il più piccolo
animale. E tuttavia, in questa remota regione, l’uomo ha già lasciato le sue tracce: «Qui, ormai, non ci sono più alberi di
mogano», ci spiega il biologo svizzero
Mathias Tobler. «Questa regione forestale, un tempo, era una terra di nessuno, le
concessioni per lo sfruttamento non esistevano. Gli alberi venivano abbattuti
perlopiù illegalmente».
Tobler, tuttavia, non è specializzato in piante, ma in giaguari, tapiri, pecari e altri mammiferi dell’area amazzonica. Lui e il suo team, su mandato dello
zoo di San Diego, hanno iniziato a svolgere delle ricerche sull’entità delle popo20
lazioni di giaguari nelle aree certificate
FSC. L’FSC – che sta per Forest Stewardship Council – certifica una gestione forestale responsabile. Il marchio prescrive che le funzioni biologiche della foresta
debbano rimanere intatte. Gli alberi, ad
esempio, possono essere abbattuti solo a
determinate condizioni, mentre la caccia
è vietata.
Il team di Tobler ha concentrato la
propria attenzione su due aree che otto
anni fa sono state certificate FSC. Per lo
studio, effettuato su una superficie di
650 km2, sono state installate, in ognuna
delle 89 località prescelte, situate lungo
le strade di deforestazione e nella foresta, due fotocamere digitali. Per quattro
mesi gli apparecchi hanno scattato fotografie a tutti gli animali di grosse dimensioni che si trovavano a passare lì vicino,
soprattutto di notte.
Il fatto che nelle due concessioni siano state individuate 27 specie di grandi
mammiferi, tra cui tapiri, ocelot e pecari dalla barba bianca, è un segnale positivo. E il fatto che qui vivano anche scimmie urlatrici e scimmie ragno, è la
testimonianza che il divieto di caccia viene rispettato. Nelle concessioni convenzionali, la maggior parte di queste specie
di scimmie finisce in padella, e solo raramente vengono avvistate nella foresta.
Particolarmente soddisfacenti sono
i risultati relativi al giaguaro: i diversi disegni del manto hanno consentito al team
di riconoscere 40 diversi esemplari: «La
densità di giaguari nelle concessioni certificate FSC è tanto elevata quanto quella
delle aree protette circostanti», sostiene
il ricercatore. Esse perciò rappresentano
un’ulteriore zona cuscinetto di protezione per i circostanti Parchi nazionali. «Tutto ciò è estremamente importante per i
giaguari. Questi felini, infatti, necessitano di vasti territori». ■ Corina Gyssler
FERMIAMO LA
DEFORESTAZIONE!
Come dimostra un recente studio del WWF,
nei prossimi 15 anni il pianeta rischia di
­subire un’ulteriore e ingente perdita di co­
pertura forestale. Lo studio ha individuato
undici aree in cui si prevedono massicce
­deforestazioni. La maggior parte di esse si
trova nei tropici; altrettanto a rischio è
­l’Amazzonia. Tra le cause, oltre alla defore­
stazione illegale, vi è la coltivazione di pal­
me da olio e soia. Il WWF lavora in tutte que­
ste zone in favore di soluzioni sostenibili.
Trovate lo studio cliccando su:
www. wwf.ch/forest
© P E T E O X F O R D / M I N D E N P I C T U R E S / F L PA
Che vantaggi offre ai giaguari e ad altri animali una
gestione delle aree forestali dell’Amazzonia rispettosa dei
criteri dell’FSC? Le risposte di un ricercatore svizzero.
L’ambiente è
fortunato.
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ATTUALITÀ
CLIMA
La svolta energetica
fa il giro del mondo
Ma davvero la svolta energetica esiste solo in Svizzera
e in Germania? Al contrario: alcune nazioni africane
fanno persino meglio del nostro Paese.
Costa Rica
Nel prossimo decennio il piccolo Stato
centroamericano intende puntare su
un approvvigionamento energetico
climaticamente neutro. La fornitura di
elettricità, grazie all’abbondanza di
energia eolica e idroelettrica, è già
completamente rinnovabile.
C
22
USA
Il consumo di energia di un americano è
ancora vertiginosamente elevato. Nel
contempo accadono cose impressionanti:
i consumi energetici complessivi sono
nettamente inferiori rispetto al 2000.
Investitori privati come Apple o Warren
Buffett investono miliardi nei parchi eolici
e solari. Tesla ha trasformato l’auto
elettrica in uno status symbol e ha messo
al centro dei dibattiti globali la sua super
batteria per la casa. Da decenni, infine, in
California i consumi pro capite di
elettricità non aumentano più poiché le
aziende elettriche locali possono
guadagnare con il denaro prodotto dal
risparmio di elettricità.
I L L U S T R AT I O N : R A F F I N E R I E
os’hanno in comune Kasese (Uganda occidentale), Sidney (Australia orientale), Tuvalu ­(Pacifico),
e Zurigo (Europa centrale)? Tutte queste località
hanno convertito alle energie rinnovabili il 100%
del loro approvvigionamento elettrico o lo faranno nei prossimi anni. «La svolta energetica è in
atto in tutto il pianeta», ci dice Stephan Singer, responsabile del settore politica energetica globale al WWF Internazionale. «La crescita più forte, inoltre, si registra sempre più spesso nei paesi in via di sviluppo». Se valutati in
base ai loro risultati economici, l’Uruguay, il Sudafrica e
il Nicaragua investono nelle energie rinnovabili molto più
di Germania o Cina. Anche la battaglia contro gli sprechi
energetici va avanti: l’anno scorso in tutto il mondo i consumi di energia per unità di PIL sono diminuiti a una velocità doppia rispetto al decennio precedente.
I benefici economici hanno dato slancio alla svolta
energetica: «Le energie rinnovabili, e in particolare il solare, sono diventate molto più convenienti. E di fronte a
questi dati, gli investitori reagiscono», ci spiega Singer.
Gli investimenti nel solare e nell’eolico, inoltre, creano – per unità di energia prodotta – il quadruplo di nuovi posti di lavoro rispetto, ad esempio, al carbone. Molti
paesi, inoltre, hanno anche capito che le energie fossili rappresentano un veleno sia per il clima sia per la salute: «In
Cina la popolazione soffre per via dell’inquinamento prodotto dalle centrali a carbone. Le centrali a combustibile
fossile come pure le centrali nucleari nonché l’estrazione
di petrolio e gas consumano grandi quantità d’acqua. In
molti luoghi l’acqua è una risorsa sempre più scarsa».
Il cammino verso un approvvigionamento energetico sostenibile, tuttavia, è ancora lungo. Il Fondo monetario internazionale stima in oltre 5 miliardi di dollari le sovvenzioni destinate ogni anno alle energie fossili. Il denaro
che confluisce nelle infrastrutture e nella ricerca per le
energie fossili, inoltre, è oggi ancora tre volte superiore al
denaro per le energie rinnovabili. È dunque particolarmente importante ciò che hanno annunciato diversi grandi investitori come il gruppo assicurativo AXA o il Fondo
sovrano norvegese, che vale 900 miliardi di dollari: essi
hanno finalmente deciso di spostare i miliardi investiti nelle aziende del carbone e di impiegarli, almeno parzialmente, per alimentare la svolta energetica. ■ Philip Gehri
Danimarca
I danesi sono per antonomasia i pionieri europei del Cleantech. 2200 aziende
«verdi» fatturano ogni anno più di 30 miliardi di franchi. Il vento alimenta la
svolta energetica danese: secondo l’agenzia per l’energia della Danimarca,
l’eolico è la fonte energetica più economica e copre già il 40% dei consumi
elettrici. Altrettanto importanti sono il divieto danese dei riscaldamenti a
nafta, il fatto che le auto in Danimarca consumino il 30% in meno di benzina
e diesel rispetto alle auto in Svizzera, e che i fornitori di elettricità debbano
aiutare i loro clienti a risparmiare energia, una cosa che fanno con grande
successo. Ciò che il WWF chiede per la Svizzera, l’abbandono di tutte le ener­
gie fossili entro il 2050, in Danimarca è già un obiettivo ufficiale del paese.
Polonia
Persino la Polonia, la nazione europea
del carbone, sostiene l’elettricità solare
ed eolica con una rimunerazione per
l’immissione in rete di energia elettrica.
Giordania
Marocco
A Ouarzazate, è stata collegata alla rete la più
grande centrale solare termodinamica del pia­
neta, a pochi mesi di distanza dall’allacciamen­
to del parco eolico più grande dell’Africa che
sorge a Tarfaya. Le centrali eoliche marocchi­
ne producono elettricità al costo di 3 centesimi
al chilowattora: carbone e gas non tengono il
passo. Nel rinomato rating per Paese relativo
alla politica climatica fornito da Germanwatch
e CAN Europe, davanti al Marocco ci sono solo
cinque paesi, e la Svizzera non è tra questi.
Nel paese desertico è stato avviato
il progetto per una grande centrale
solare termodinamica che
dovrebbe produrre elettricità al
costo di 6 centesimi al
chilowattora. A mo’ di paragone:
Electricité de France costruirà una
centrale nucleare a Hinkley Point,
Inghilterra, che nonostante enormi
sussidi statali dovrebbe produrre
elettricità a un costo triplo. Tutte le
6 mila moschee giordane saranno
presto illuminate esclusivamente
con elettricità da solare.
Cina
In Cina i consumi di carbone hanno cominciato
a diminuire, mentre nei prossimi cinque anni
la capacità di solare ed eolico aumenteranno
di oltre 250 gigawatt, ossia 80 volte la
capacità produttiva complessiva di tutte le
centrali nucleari svizzere. In ambito di
efficienza energetica, la Cina avanza due volte
più rapidamente rispetto alla media mondiale.
23
ATTUALITÀ
NATURA
Quando la natura ti cambia
Per una settimana, undici ragazzi hanno preso parte al Campo
Natura del WWF sull’Alpe Zalto: un’esperienza che ha cambiato
il loro modo di vedere gli animali e il mondo che li circonda.
N
atura a portata di mano e un
gruppo di ragazzini con la voglia
di scoprire il mondo: il mio viaggio è iniziato a luglio di quest’anno. Sono partita da Locarno per
partecipare ad un Campo ­Natura
del WWF Svizzera. Il primo della mia
vita. Meta? L’Alpe Zalto a Gola di Lago
nell’alta Capriasca a 1000 metri sopra il
livello del mare (ammetto, avrei voluto
vedere anche tutti gli altri campi).
Quando sono partita sapevo che sarei stata un’animatrice del WWF e che i
miei compagni di viaggio sarebbero stati Aldo, Gaia e Gioiele. Tutti con molta
più esperienza di me (e pensare che Gaia
e Gioiele hanno rispettivamente 17 e
18 anni). Sapevo che insieme a loro avrei
dovuto gestire undici ragazzini tra i 10 e
i 13 anni, presso un alpeggio in mezzo al
nulla, senza cellulare, computer e televisione. Sapevo anche che avrei imparato
a mungere le capre, a fare i formaggini e
a riconoscere le varie erbe che i boschi e
i prati di montagna mettono a disposizione di noi esseri umani.
Non sapevo invece che avrei imparato molto anche dai ragazzi, dal loro profondo amore per gli animali. Non sapevo
che loro avrebbero fatto molta meno fatica di noi adulti a vivere senza telefonini e serie televisive. Loro, infatti, si sono
messi a dormire nel fieno senza lamentarsi, hanno trasportato legna senza fiatare e hanno camminato per ore con il
sorriso stampato in faccia. Non dimenticherò mai Olivia ed Elisa, che giorno dopo
giorno si prendevano cura di un vitello,
oppure di Daniel che senza essere svegliato da nessuno, era in piedi alle 5 di mattina per andare a mungere le capre. Non
dimenticherò le gite a cavallo e la costruzione del recinto per i conigli. Porterò
sempre con me anche le serate attorno al
falò a cantare, all’interno del nostro nido
d’aquila, costruito con amore il giorno del
nostro arrivo sull’alpeggio.
24
ANIMATORE,
CHE PASSIONE
Per una settimana ci siamo stati solo noi,
gli animali, la natura e Katia e Andrea,
che insieme alle tre figlie gestiscono
­l’Alpe Zalto in estate. Molti dei ragazzi
avevano già partecipato ad un Campo
­Natura del WWF (c’è chi era al quarto
campo) e sapevano che l’anno prossimo
si sarebbero iscritti nuovamente. «Noi
due ci siamo conosciuti l’anno scorso – raccontano Giacomo e Patrick –. Abbiamo legato subito e quindi abbiamo deciso di iscriverci insieme ad un altro
Campo Natura. E ora eccoci qua». In una
settimana sono nate tante nuove amicizie. Dopo il terzo giorno gli undici ragaz-
zini sembravano una grande famiglia: cucinavano insieme, mangiavano insieme,
sparecchiavano insieme, scoprivano il
mondo insieme.
Dopo una settimana è arrivato il
momento di tornare tutti alle nostre vite.
L’ultimo giorno si poteva toccare con
mano l’euforia dei ragazzi, contenti di
tornare dai propri genitori. Ma allo stesso tempo c’era chi continuava a ripetere
«non possiamo stare ancora qualche
giorno ad aiutare?». I Campi Natura del
WWF ti danno anche questo: la voglia di
rispettare di più il nostro mondo. ■ Gioiele Madonna ha 18 anni e da
quando ne aveva 16 prende parte ai
vari Campi Natura del WWF Svizzera:
«Ad oggi ho preso parte a quattro campi
come animatore», ci racconta.
di Susanna Petrone
Come è iniziata questa bellissima
­avventura?
Tre anni fa, mio zio, che gestisce Campi
Natura del WWF da dieci anni, mi ha
chiesto di prendere parte a un campo. La
prima volta sono andato per curiosità e
sono rimasto solo a guardare. Ma sin da
subito ho capito che volevo ripetere
quell’esperienza. L’anno successivo mi
sono subito proposto come animatore.
Cosa ti ha convinto a prendere parte ai
Campi Natura? Cosa ti piace di più?
E’ stato il contatto con la natura e l’atmosfera che si respira. Per una settimana
non esiste cellulare, tv, computer. Scopri
emozioni che non conoscevi: staccare la
spina, anche se sei indaffarato tutto il
giorno dietro ai ragazzi. E’ un modo diverso di vivere.
Perché un ragazzo o una ragazza
dovrebbe decidere di fare l’animatore
per il WWF almeno una volta?
Perché non se ne pentiranno mai. Io ho
imparato molte cose stando dietro ai ragazzi in cucina – dice ridendo –. Scherzi
a parte: il contatto con la natura ti fa
­capire che non hai bisogno dei social media. Le giornate sono piene di piccole
grandi sorprese.
25
IL MIO WWF
VIVERE MEGLIO
È MEGLIO LO SMARTPHONE
O IL LAPTOP PER LEGGERE
LE NOSTRE E-MAIL?
L’ideale sarebbe lo smartphone. Come regola generale, più l’apparecchio è piccolo, meno energia consuma per scaricare contenuti on-­line
e leggere le e-mail. Tuttavia, questo non è un motivo per avere s­ empre
lo smartphone più moderno: la produzione di questi apparecchi,
­infatti, richiede anch’essa molta energia e rare materie prime. Si
­consiglia perciò di cambiare il meno possibile sia
smartphone che laptop.
QUANDO CONVIENE
SOSTITUIRE IL
­RISCALDAMENTO A
GASOLIO O A GAS?
Sostituiteli anche subito con un impianto di riscaldamento sostenibile, indipendentemente dalla loro età.
Durante i 20 anni della sua vita utile, un nuovo sistema a nafta o a gas emette circa 150 tonnellate di CO2.
Ossia la stessa quantità di emissioni che generereste
se decideste di effettuare, ogni anno, il giro del mondo in auto. Per smaltire questo CO2 di origine fossile,
tuttavia, la natura impiega diversi milioni di anni. Un
riscaldamento a pompa di calore o a pellet alimentato con eco-corrente è da sei a 12 volte più ecologico.
www. wwf.ch/riscaldamento
26
IN INVERNO,
SPIAGGIA O SCI ALPINO?
IL MIO CONSIGLIO
Il viaggio d’andata e ritorno è uno degli aspetti che più influenzano l’impatto ambientale delle vostre ferie. Come per la verdura e la frutta, anche per le vacanze vale quanto segue: meglio se
di stagione. O, detto in altri termini: d’inverno la neve, d’estate
il lago o la spiaggia. Potete trascorrere vacanze meravigliose in
entrambe le stagioni anche in Svizzera o nella vicina Europa, e
senza inquinare con inutili viaggi in aereo.
www. svizzeramobile.ch
Rispetto alla carne, il seitan – un alimento a base di glutine di
grano o di farro con una consistenza simile a quella della carne
– presenta un bilancio ecologico eccellente. Per la produzione
di un chilo di carne sono necessari dai 7 ai 15 chili di foraggio
di origine vegetale (ad es. erba, soia o frumento). Per un chilo
di seitan sono necessari solo quattro chili di farina di frumento
o farro. I residui di amido risultante dalla produzione di questo
alimento possono essere utilizzati in altro modo. Il seitan può
sostituire tutte le pietanze in cui i carnivori utilizzano un filetto, uno sminuzzato o degli insaccati, come ad esempio i piatti a
base di curry, il kebab, le fajitas, gli hot dog, ecc.
www. wwf.ch/mangiare
Siccome mi trovo così bene al
WWF, ogni giorno – con la
mia bici – divoro in un bale­
no i 7 km che mi separano
dal posto di lavoro. Natural­
mente, è difficile che la mia
maglietta rimanga asciutta.
Dopo la doccia mattutina
nella sede del WWF, perciò,
devo metterne una fresca di
bucato. Siccome poi, la sera,
posso tornare con più calma,
riesco a contenere il numero
di bucati: il giorno dopo pos­
so infatti riutilizzare, per il
viaggio fino al WWF, la ma­
glietta della sera prima. Così
proteggo contemporanea­
mente i tessili e l’ambiente, e
risparmio anche tempo per
le cose davvero importanti
della vita.
Christoph Meili è esperto di
questioni riguardanti gli
ecobilanci e i consumi al WWF
Svizzera
© RAFFINERIE (4), ELISABETH MOCH
MA IL SEITAN È
­DAVVERO ECOLOGICO?
CHRISTOPH
MEILI
IN RETE
Trovate altri suggerimenti
per una vita sostenibile alla
pagina web: www. wwf.ch/consigli
27
TITELCONSIGLI
TITEL
IL MIO WWF
L’inserto speciale della
­Rivista WWF valuta quanto
siano davvero a favore
dell’ambiente i diversi can­
didati.
PIÙ TUTELA AMBIENTALE
A PALAZZO FEDERALE
Trovate il rating di candidati e partiti anche al sito:
www. ecorating.ch
UNA FIRMA
PER NEGOZI PULITI
Inquinamento atmosferico mortale in
Zambia, condizioni di lavoro catastrofiche nelle fabbriche asiatiche di vestiti, fiumi avvelenati in Congo. Persino alcune
grandi industrie svizzere sono coinvolte
in violazioni dei diritti umani e nel28
la distruzione dell’ambiente. Il
WWF, insieme ad altre 60 organizzazioni, ha perciò lanciato l’Iniziativa multinazionali responsabili. Questa iniziativa esige che le aziende svizzere si attengano a
standard riconosciuti a livello internazionale in materia di tutela dell’uomo e della natura.
www. iniziativa-multinazionali.ch
IL MONDO WWF
SU INSTAGRAM
Si potrebbe passare il tempo
a descrivere le meraviglie della natura, oppure si potrebbe
lasciare che la sua bellezza e
la sua vulnerabilità parlino da
sé. Ora il WWF lo fa anche
su Instagram: scoprite immagini mozzafiato di animali
o le foto che raccontano i nostri sforzi a favore dell’ambiente. Restate aggiornati e
seguiteci!
http: //instagram.com/wwf_ch
© S W I S S - I M A G E , W W F, H K U C H E R A / F O T O L I A
La natura non può far valere i propri diritti, per questo ha bisogno del tuo voto. Con
l’inserto speciale della Rivista WWF sulle elezioni federali del 18 ottobre, votare sarà più facile: tutti i candidati sono stati consultati da ecorating.ch. In tal modo
potrete valutare con un’occhiata quanto ognuno di essi sia a favore dell’ambiente. Preferite votare i partiti? Anche in questo caso l’inserto speciale vi potrà essere d’aiuto.
Vi mostra con che frequenza, nell’ultima legislatura, i singoli partiti abbiano votato a
favore dell’ambiente. Non dimenticate quindi di riempire la vostra scheda seguendo
le indicazioni dell’inserto speciale. Ma soprattutto: non dimenticate di andare a votare!
IL MIO WWF
WWF SHOP:
ECCO LE NOVITÀ!
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Visitate il nostro nuovo shop on-line digitando wwf.ch/shop! Scoprirete le nostre novità in una veste grafica totalmente rielaborata. Il
nuovo shop si adatta a tutte le esigenze degli utenti mobili sia su
tablet che su smartphone, racconta emozionanti storie sui prodotti e
informa in modo trasparente sulla politica degli acquisti. Approfittate
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Divertenti body con simpatiche stampe di animali
e chiusura a bottoni. 100% cotone da coltivazione
biologica. Prodotti in Grecia.
Taglie: 56/62, 68/74, 80/86
Numero d’ordine manica corta rosso/bianco:
1649.1X CHF 19.90
Numero d’ordine manica corta giallo/blu:
1649.5X CHF 19.90
2 Maglia donna terracotta
Una maglia sportiva da donna con collo alto e
maniche raglan extra lunghe con foro per il pollice
per tenere le mani al caldo. Le tasche trovano posto
nella parte cucita anteriore. 100% cotone da coltivazione biologica. Prodotta in Grecia. Taglie: S, M, L, XL.
2
Numero d’ordine: 1647.2X CHF 49.90
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Divertimento puro per cavalieri e principesse.
Il gioco contiene anche le cordicelle in canapa
per il ponte levatoio. Il castello può essere montato
e smontato con facilità e riposto nella scatola
di spedizione (materiale utilizzato è riciclato).
160 × 85 × 53 cm. Prodotto in Svizzera.
Numero d’ordine: 1426.70 CHF 99.90
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29
LA MIA EREDITÀ:
LA NATURA SELVAGGIA
TESTAMENTI PER LA NATURA
Un lascito testamentario al WWF è un aiuto particolarmente generoso a favore delle specie animali
minacciate e ai loro habitat. Noi ci impegniamo a livello mondiale per la conservazione della biodiversità, e voi potete garantire i nostri progetti a lungo termine. La vostra donazione è esonerata
dall’imposta sulle successioni e donazioni e sarà devoluta interamente alla tutela della natura e dell’ambiente.
Rivolgetevi a Marianne Ernstberger,
telefono 044 297 21 57, [email protected]
oppure ordinate la nostra guida gratuita:
WWF Svizzera, P. Indipendenza 6, 6501 Bellinzona
© Martin Harvey/WWF-Canon
Con il vostro testamento potete aiutarci
a proteggere i tesori naturali del nostro
pianeta per le generazioni future.
La nostra guida gratuita
risponde alle vostre domande
sul tema testamenti ed
eredità: wwf.ch/eredita
IL MIO WWF
C'è quella di
risonanza
Il segno
tra i fattori
Mezzo di
trasporto
ecologico
Limite...
ai limiti
Assai
curato,
ricercato
Credono in
un solo Dio
Simbolo
del sodio
L'attore
De Niro
Corrugare le
sopracciglia
Maurice
musicista
Città sulla
Vistola
Vittoria
di Nelson
Frutto
con il ciuffo
Alimenti
L'“air”...
sul volante
5
Iniziali
di Ibsen
6
Tendenti
alla forma
ovale
Cola da
molte
conifere
lla di
nza
Mezzo di
trasporto
ecologico
e...
iti
Trovare,
snidare
Simbolo
del sodio
L'attore
De Niro
Corrugare le
sopracciglia
Città sulla
Vittoria
di Nelson
Frutto
con il ciuffo
1
Lo sono
meVistola
duse e polipi
mo
bbr.)
uto e
mion
4
mese (abbr.)
7
Nel cubo
e nei coni
Città
dell'Alsazia
Un po' di
roba
Tante erano
le Grazie
Vi si tenne
un grande
summit
sull'ambiente
Sentito
IlJames
più
Standard
attore
anziano
delle porte
tra due
seriali
Diodi
per
omonimi
(sigla)
La prima
“W” del
WWF
lampadine
efficienti
8
Città della
Francia
centrale
Mister
(abbr.)
Orlature
a festoni James attore
Società
Anonima
La testa
del pesce
9
Un rapace
notturno
Eccezione
a una norma
9
10
L'isola con
Honolulu
3
Palco per
spettatori
Il commediografo
Goldoni
(iniz.)
Il “dog” che
si mangia
Il commediografo
Goldoni
(iniz.)
Palco per
spettatori
4
Eccezione
a una norma
Provetto,
capace
3
Il “dog” che
si mangia
Un rapace
notturno
Cantone
con Altdorf
Ingorghi
in centro
Ingorghi
in centro
3
Mister
(abbr.)
La prima
“W” del
WWF
Cantone
con Altdorf
Fiume
2
Standard
delle porte
seriali
(sigla)
L'era dei
dinosauri
L'era dei dell'oblio
dinosauri
Fiume
dell'oblio
Scende in
piste di
ghiaccio
Schermo di
computer
10
Provetto,
capace
L'isola con
Honolulu
Schermo di
computer
Diodi per
lampadine
efficienti
Violentissimo turbine
1
Il più
anziano
tra due
omonimi
Scenetta
Scende
in
comica
piste di
ghiaccio
Cerimonie
religiose
Scenetta
comica
Sentito
Una Gloria
del cinema
Cerimonie
religiose
Vero a metà
Tante erano
le Grazie
La testa
del pesce
cordiale sostegno di
Una Gloria
del cinema
Città della
Francia
centrale
Bestie
feroci
Segno di
addizione
roba
Segno di
addizione
Con il
Schiaffo
Schiaffo
Vero a metà
Perfido alfiere di Otello
Inserite la parola alla pagina web
Il Laurel
www. wwf.ch/rivista o inviateci la
comico soluzione
con la cartolina allegata.
Costose
comodità
Termine
di invio: 30 ottobre 2015
Un po' di
Vi si tenne
un grande
summit
sull'ambiente
Viene utilizzata come
mangime
per animali
7
à
sazia
Costose
comodità
Noia
senza pari
Nell’umore
si alternano
ai bassi
Ardenti,
infiammati
Il Laurel
comico
Il centro
di Roma
Nell'auto e
nel camion
Vittoria
Vengono
portate
al frantoio
Noia
senza pari
Poco bello
Raffaello
Il decimo
Duellano
coi terzini
Perfido alfiere di Otello
Iniziali
di Ibsen
abbocca
In palio: 4 carte regalochiCoop,
ognuna del valore di CHF 250.–
Lago formato dallo
Zambesi
2
Vengono
portate
al frantoio
Vi nacque
Inizio estate
4
Feriscono
Inizio estate
1
Il centro
di Roma
Vi nacque
Raffaello
6
Tendenti
alla forma
ovale
re,
are
Poco bello
Alimenti
L'“air”...
sul volante
Duellano
coi terzini
5
e di
gna
Lago formato dallo
Zambesi
2
Maurice
musicista
Lo sono meduse e polipi
Feriscono
chi abbocca
Casette di
montagna
Credono in
un solo Dio
CRUCIVERBA
Vocali
di moda
Vocali
di moda
5
1
6
7
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3
9
4
10
5
6
7
8
9
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Soluzione del cruciverba dell’ultimo numero: RINOCERONTE
I V I N C I T O R I V E R R A N N O S O R T E G G I AT I E A V V I S AT I P E R P O S TA .
L A V I N C I TA N O N P U Ò E S S E R E C O N V E R T I TA I N D E N A R O . L A V I A L E G A L E È E S C L U S A .
31
IL MIO WWF
LE VOSTRE LETTERE
Lupo, orso, lince:
benvenuti grandi predatori!
(Rivista 2/2015)
L’articolo Focus era incentrato sul ritorno
dei grandi predatori in Svizzera.
Sarebbe bello se avesse finalmente luogo un cambiamento di mentalità. Sono
animali meravigliosi e fanno parte anche del nostro mondo.
Nathalie Torri
Sono contenta che, in questo articolo, si
siano finalmente evidenziati anche i lati
positivi dei grandi predatori. Purtroppo,
però, solo in coda all’articolo, dopo cioè
che in primo piano erano stati sottolineati – come accade ovunque nei media
svizzeri – la paura, la minaccia e la protezione degli animali da reddito. Non vi
sembra che dovrebbe essere proprio il
WWF a dare un peso diverso ai differenti aspetti? Da quando grazie ad alcuni
bei documentari su Yellowstone è emerso chiaramente come la reintroduzione
del lupo abbia avuto un impatto inaspettatamente positivo sull’intero ecosistema, si potrebbe – scrivendo di questo
tema – mettere proprio l’accento su questo aspetto. (http://bit.ly/1fpWu6C)
Hedy Wyss
Su di noi
Più ariosa, più generosa e, a tratti, più divertente: così si presenta la Rivista WWF
dopo un leggero restyling. Con questa iniziativa intendiamo rendere la lettura
­della rivista ancora più piacevole nella
speranza, naturalmente, che vi piaccia!
Saremo felici di ricevere i vostri commenti, scriveteci: [email protected]
Un mondo di numeri (2/15)
In «Un mondo di numeri» mostrate e
descrivete una lumaca banana diffusa
sulla costa nordamericana del Pacifico.
Siamo perciò rimasti molto sorpresi
quando, passeggiando lungo un sentiero nel bosco sopra Morcote, ci siamo
imbattuti proprio in questa lumaca. Le
dimensioni, il colore chiaro e la cresta
sulla schiena fanno pensare ch’essa sia
riuscita a raggiungere l’Europa. Ne sapete qualcosa?
Franziska Jost
Cosa ti piace del WWF e cosa no?
Vuoi dire qualcosa su un articolo della
rivista? La tua opinione ci interessa:
­m [email protected]
CONTATTO
Vuoi fare una donazione?
Hai cambiato indirizzo?
Puoi scriverci a:
WWF Svizzera
Piazza Indipendenza 6
Casella postale, 6501 Bellinzona
Tel. 091 820 60 00
E-mail: [email protected]
www. wwf.ch
Offerte: CP 80-470-3
IMPRESSUM
La redazione risponde:
Non si tratta di una lumaca banana ar­
rivata, come «passeggero illegale», fino
in Europa, bensì di una specie locale. Di
quale si tratti, dalla foto non si riesce a
capire esattamente. Nel Ticino meridio­
nale vivono diverse specie di questo
gruppo che possono raggiungere dimen­
sioni ragguardevoli.
La Redazione
IL WWF SU TWITTER
@thecountryearth:
La terra ha già 4 miliardi di anni … questo però non significa che
­abbiamo il diritto di distruggerla.
#itsourplanet @WWF_Schweiz
Cosa pensate di questo tweet? Cinguettateci la risposta su: twitter.com/WWF_Svizzera
32
FEEDBACK
Rivista WWF nr. 3, settembre 2015
© WWF Svizzera 2015
© 1986 Panda simbolo WWF
® «WWF» è un marchio registrato dal WWF
Edizione e redazione: WWF Svizzera, Hohlstrasse 110, Casella postale, 8010 Zurigo,
Tel. 044 297 21 21, e-mail: [email protected]
Tiratura complessiva: 189 000 copie,
Rivista pubblicata 4 volte all’anno in italiano,
tedesco e francese
Abbonamento: per soci e donatori WWF
incluso nella quota
Caporedattrice: [email protected]­
Redazione Svizzera Italiana:
[email protected]­
Traduzione: Corecco e Zürcher,
[email protected]
Redazione immagini: [email protected]
Responsabile produzione e inserzioni:
[email protected], www.wwf.ch/rivista
Grafica: Raffinerie AG, Zurigo
Stampa: Swissprinters AG, su carta
riciclata FSC – Kom 821/15
Il nr. 4/15 della rivista sarà pubblicato il
13 novembre 2015.
Il WWF ringrazia tutti gli inserzionisti.
Con i loro annunci contribuiscono in modo
determinante a mantenere bassi i costi di
produzione della rivista WWF.
IL MIO WWF
LE VOSTRE FOTO
«EQUILIBRIO»
Carmen Zimmermann, Romanel VD
Marianne Wider, Herrliberg ZH
FOTO CERCASI
Ernst Näf, Felsberg GR
Grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno
inviato le loro foto! Per il prossimo numero
della rivista cerchiamo foto sul tema
«In cima». Le immagini possono essere
­caricate alla pagina: www. wwf.ch/rivista
Tra tutti i partecipanti verrà estratto
a sorte un buono del valore di CHF 100.–
per effettuare acquisti nello shop WWF.
33
Fatti, non parole n. 174
Con noi nessuno resta
a becco asciutto.
Ci impegniamo per una pesca sostenibile che tuteli gli ecosistemi marini e dal 2006 siamo partner
del WWF e socio fondatore del WWF Seafood Group. Oltre a proporre il più ampio assortimento di pesce e frutti
di mare bio della Svizzera, il 100% dei nostri prodotti ittici freschi e surgelati proviene da fonti sostenibili*.
Tutti i dettagli dell’impegno Coop per uno sviluppo
sostenibile su fatti-non-parole.ch
* Consigliato o consigliato con cautela
secondo le valutazioni del WWF
Il video sulla
provenienza
del pesce
IL MIO WWF
I
INTERVISTA
CLIMA, MERCALLI:
«PRESTO SARÀ TROPPO TARDI»
l presidente americano
Barack Obama ha la possibilità di dimostrare al
mondo che gli Stati Uniti
arriveranno ad un accordo per rallentare il riscaldamento globale. Vedremo
cosa si deciderà durante la
Conferenza sul clima che si
terrà a dicembre a Parigi. La
Cina è un Paese con migliaia
di problemi e pratiche insostenibili, ma c’è un’apertura
più consapevole verso i cambiamenti climatici.
Non usa mezzi termini
Luca Mercalli, il noto meteorologo italiano, che il 28 novembre sarà a Lugano:
­«Parliamo di questa estate
torrida: il mese di luglio
2015 ha battuto tutti i record
e agosto non è stato da
meno. In Svizzera e in Italia
un’estate così non si vedeva
dal 2003. C’è chi non vuole
vedere il problema e grida al
catastrofismo, ma la realtà è
che i cambiamenti climatici
sono sotto gli occhi di tutti.
Chi non vuole accettare questa verità si dovrà ricredere
molto presto, purtroppo.
L’anno scorso abbiamo avuto un’estate piovosa, ma solo
sulle Alpi e in Francia. Se
andiamo a vedere a livello
globale la situazione cambia:
è stato l’anno più caldo in
assoluto da quando vengono
fatte misurazioni. Il 2015
sarà anche più caldo. Non
conosco uno studioso di climatologia che neghi l’evidenza. Chi dice che l’aumento delle temperature sia
Luca Mercalli, noto meteorologo e climatologo italiano
normale e che faccia parte
del ciclo della terra, è quasi
sempre fuori dall’ambito
della climatologia. Smettiamola di prenderci in giro: i
cambiamenti ci sono e sono
causati dall’uomo. E purtroppo sappiamo anche che
siamo già in ritardo. Tutte le
azioni che verranno intraprese da Stati, Governi e
Conferenze mondiali, non
serviranno a curare una malattia. Serviranno ad evitare
che peggiori. Sta a noi decidere se far peggiorare in
modo drastico la vita sulla
terra o se decidiamo di contenere i danni. Volente o no-
lente le temperature aumenteranno tra i 2 e i 5 gradi. In
parole povere: una catastrofe a livello globale. Basti
pensare che solo tre gradi ci
separano dall’Era glaciale
(-3 gradi). A mio parere per
la fine del secolo le temperature saranno aumentate proprio di altri tre gradi. In parole povere: il mare si alzerà
di un metro. Molte città costiere scompariranno. Molti
popoli perderanno tutto e
dovranno migrare, con conseguenze che ricadranno su
tutti. Nel 2050 saremo 9 miliardi e mezzo di persone.
Già oggi sono iniziate le mi-
grazioni. Gli uragani saranno sempre più frequenti. Si
dovrà convivere con lunghi
periodi di siccità e l’acqua
potabile diventerà rara. Non
sono un pessimista. Sono un
realista.
Purtroppo, i Governi
sono lenti e non reagiscono
come dovrebbero. È come se
la casa stesse bruciando e
noi stessimo a discutere della tappezzeria invece di spegnere le fiamme. Se a Parigi
si firmerà, il giorno dopo i
giornali scriveranno «Finalmente: abbiamo salvato il
clima». Poi bisognerà trasformare questi propositi in
azioni di tipo ingegneristico.
Vuol dire passare alle energie rinnovabili, risanare gli
edifici, cambiare i trasporti,
l’agricoltura e il modo di gestire i rifiuti. Se invece non
si firmerà, allora siamo persi. Consiglio a tutti di cercarsi una grotta fresca. In realtà
bisongerebbe fermare tutto
domani mattina. La piccola
Danimarca sa che non può
salvare il mondo da sola, ma
ha iniziato a fare la sua parte. Ora tocca anche a tutti gli
altri». ■ ­Intervista di ­Susanna
Petrone
Luca Mercalli è un noto climatologo e meteorologo italiano
che fa parte del programma
­televisivo «Che tempo che fa».
E’ conosciuto a livello inter­
nazionale per le sue tesi. Sarà
ospite del WWF Svizzera il
28 novembre a Lugano, presso
l’auditorio dell’Usi alle 18.00.
L’ingresso è libero.
35
Promettiamo a Lisa che entro il 2015
sensibilizzeremo 200 000 bambini e
adolescenti su tematiche ambientali.
La Migros sostiene il programma di educazione ambientale
del WWF Svizzera, contribuendo cosi ad avvicinare i giovani
all’ambiente e alla natura. Con questa e altre numerose
promesse concrete ci impegniamo per la generazione di
domani.
Di più su
generazione-m.ch
Scarica

Rivista WWF 3/2015