GESTIONE DEL RISCHIO IN
AMBITO SCOLASTICO
PREVENZIONE DEGLI INCENDI
GESTIONE DELLA SICUREZZA
PIANIFICAZIONE E GESTIONE
DELL’EMERGENZA
Corso formazione ………… – 10 aprile 2008
I PERICOLI
Pericolo = proprietà o qualità intrinseca
di un determinato fattore (sostanza,
attrezzo, metodo) avente la potenzialità di
causare danni
I PERICOLI
ACQUA
MANCANZA DI OSSIGENO
MANIPOLAZIONE O RINVENIMENTO DI ESPLOSIVI
ELETTRICITA’, SCARICHE ELETTROSTATICHE, SCARICHE ATMOSFERICHE
FUOCO, FUMO E LORO CONSEGUENZE
INSTABILITA’ DI TERRENI, SCAVI, ECC
TOSSICITA’ SOSTANZE
RADIOATTIVITA’
ATMOSFERE ESPLOSIVE (gas, vapori, polveri)
AVVERSITA’ CLIMATICHE-ATMOSFERICHE
STATICITA’ STRUTTURE E SISMICITA’
AFFOLLAMENTO DI PERSONE
MOVIMENTO ED OPERATIVITA’ DI MEZZI DI TRASPORTO E DI
SOLLEVAMENTO
CADUTA DALL’ALTO
IL RISCHIO
La parola "rischio" è correntemente associata ai
concetti di incertezza e di perdita o danno.
I dizionari della lingua italiana definiscono il rischio in
vari modi tra cui come "possibilità di danno".
L'espressione "possibilità di danno" è
l'espressione da preferire, perché rende bene
conto sia dell'aspetto incertezza che dell'aspetto
danno. La possibilità è infatti per sua natura
incerta: non tutto ciò che e possibile è reale.
IL RISCHIO
Kirkecgaard diceva "l'uomo ha paura del
possibile, non del reale" e Abbagnano
definisce il rischio come "l'aspetto
negativo della possibilità".
Negli ultimi due decenni il termine "rischio"
ha cominciato a circolare negli ambienti
scientifici, tecnici e politici, per indicare gli
effetti collaterali negativi, monetari e
non monetari, della tecnologia e della
attività produttiva dell'uomo.
CATEGORIE DEL RISCHIO
TECNOLOGICO
Si possono distinguere diverse categorie di
rischio definite rispetto al tempo dell'evento
dannoso, rispetto al tempo del danno,
rispetto ai soggetti a rischio, rispetto
all'atteggiamento di questi soggetti di
fronte al rischio.
Continuo/ripetitivo o occasionale/raro, immediati
o differiti, deterministico o stocastico, individuali
o collettivi, volontari o involontari
Per semplicità
Rischio immediato
Rischio differito
Sicurezza(Protezione)
Salute(Prevenzione)
frequenza prevista
R2<R1
PROTEZIONE
PROTEZIONE
R1
PREVENZIONE
PREVENZIONE
R2
magnitudo delle conseguenze
IL RISCHIO - Definizioni
 Pericolo
= proprietà o qualità intrinseca di un
determinato fattore (sostanza, attrezzo, metodo)
avente la potenzialità di causare danni
 Rischio
= probabilità che sia raggiunto il livello
potenziale di danno nelle condizioni di impiego e/o
di esposizione ad un determinato fattore
 Valutazione
del rischio = procedimento
finalizzato a valutare l’entità del rischio di
esposizione e delle dimensioni possibili del danno
(quando fattibile)
VALUTAZIONE DEL RISCHIO
Qualitativa (alto, medio, basso) cioè
grandezze ordinali
Quantitativa (numero e grandezza)
cioè grandezze cardinali
R = PxC
R = FxM
Rischio
Probabilità
Conseguenze
Frequenza
Magnitudo
LA GESTIONE DEL RISCHIO: le fasi del
processo di conseguimento della sicurezza
(Progetto Sicurezza)
in un ambito qualsiasi
STRATEGIA DI PREVENZIONE
 ANALISI DEI PERICOLI
 ANALISI DELLA VULNERABILITA’ AMBIENTALE
 VALUTAZIONE DEI RISCHI
 COMPENSAZIONE DEI RISCHI
 VALUTAZIONE DEL RISCHIO RESIDUO
GESTIONE DEL RISCHIO RESIDUO (“Risk
management”)
 PIANIFICAZIONE DELLE EMERGENZE
 GESTIONE DELLE EMERGENZE
QUADRO NORMATIVO di
PREVENZIONE INCENDI
GESTIONE SICUREZZA
FORMAZIONE ED INFORMAZIONE
PIANI DI EMERGENZA
PREVENZIONE INCENDI NEI LUOGHI DI LAVORO
QUADRO LEGISLATIVO
D.P.R. 547 /'55 e D.P.R. 689 /'59
Legge 469 /'61 e Legge 966 /'65
D.M. Min.Int. 16.2.1982 e D.P.R. 577 /'82
Legge 818 /'84
D.P.R. 175 /'88
D.Lgs. 626 /'94 e D.Lgs. 242 /'96
C.P. e D.Lgs. 758 /'94
D.Lgs. 494 /'96
D.Lgs. 493 /'96
D.P.R. 37 /'98
D.Intermin. 10.3.1998
QUADRO NORMATIVO
L. 469/61
Mandato al MI per
La prevenzione degli incendi
DPR 547/55
Sicurezza sul lavoro
Obbligo sopralluogo
L. 966/65
DPR 689/59
Obbligo di richiesta
CPI
Elenco attività pericolose
L. 818/84
D.Lvo 626/94
NOP
Nuove norme
Sicurezza sul lavoro
DPR 577/82
Norme + EP
Deroghe
DM 10/03/98
Criteri VdR incendio
ed emergenza
DM 16/02/1982
DPR 37/98
Semplificazione
DIA
DM 04/05/1998
Modalità presentazione
Criteri attività non normate
Elenco attività pericolose
QUADRO NORMATIVO
LUOGHI DI LAVORO
(attività non soggette)
DPR 547/55
Sicurezza sul lavoro
Obbligo sopralluogo
D.Lvo 626/94
DM 10/03/98
Nuove norme
Sicurezza sul lavoro
Criteri VdR incendio
ed emergenza
Evoluzione normativa rischio incendio
Norme specifiche e
Criteri di P.I.
ATT. NORMATE
(attività soggette)
DPR 37/98
DM 04/05/98
Criteri P.I.
ATT. NON NORMATE
QUADRO NORMATIVO
GESTIONE SICUREZZA
D.M. 10.03.1998
Allegato VI
CONTROLLI E MANUTENZIONE
SULLE MISURE DI
PROTEZIONE ANTINCENDIO
Tutte le misure di protezione
antincendio previste:
per garantire il sicuro utilizzo delle
vie di uscita;
per l'estinzione degli incendi;
per la rivelazione e l'allarme in
caso di incendio;
devono essere oggetto di
SORVEGLIANZA, CONTROLLI
PERIODICI E MANTENUTE IN
EFFICIENZA
D.P.R n. 37 del 12.01.1998
Art. 5
Gli enti e i privati responsabili
di attività soggette ai controlli
di prevenzione incendi hanno
l’obbligo di mantenere in stato
di efficienza i sistemi, i
dispositivi, le attrezzature e le
altre misure di sicurezza
antincendio adottate e di
effettuare verifiche di controllo
ed interventi di manutenzione
secondo cadenze temporali
indicate dal comando nel
certificato di prevenzione …
QUADRO NORMATIVO
GESTIONE SICUREZZA
D.M. 10.03.1998
Allegato VII
Informazione e formazione
antincendio
E' obbligo del datore di lavoro
fornire ai lavoratori una
adeguata informazione e
formazione sui principi di
base della prevenzione
incendi e sulle azioni da
attuare in presenza di un
incendio.
D.P.R n. 37 del 12.01.1998
art. 5 (segue)
… Essi provvedono, in
particolare, ad assicurare una
adeguata informazione e
formazione del personale
dipendente sui rischi di
incendio connessi con la
specifica attività, sulle misure
di prevenzione e protezione
adottate, sulle precauzioni da
osservare per evitare
l'insorgere di un incendio e
sulle procedure da attuare in
caso di incendio.
QUADRO NORMATIVO
GESTIONE SICUREZZA
D.M. 10.03.1998
D.P.R n. 37 del 12.01.1998
art. 5 (segue)
… I controlli, le verifiche, gli
interventi di manutenzione,
l'informazione e la formazione
del personale, che vengono
effettuati, devono essere
annotati in un apposito
registro a cura dei
responsabili dell'attività. Tale
registro deve essere
mantenuto aggiornato e reso
disponibile ai fini dei controlli
di competenza del comando.
QUADRO NORMATIVO
GESTIONE SICUREZZA
D.M. 10.03.1998
D.P.R n. 37 del 12.01.1998
art. 5 (segue)
… Ogni modifica delle strutture
o degli impianti ovvero delle
condizioni di esercizio
dell'attività, che comportano
una alterazione delle
preesistenti condizioni di
sicurezza antincendio, obbliga
l'interessato ad avviare
nuovamente le procedure
previste dagli articoli 2 e 3 del
presente regolamento
QUADRO NORMATIVO
GESTIONE SICUREZZA
D.M. 10.03.1998
Art.3
All'esito della valutazione dei rischi di
incendio, il datore di lavoro adotta le misure
finalizzate a:
a. ridurre la probabilità di insorgenza di un
incendio secondo i criteri di cui all'allegato II;
b. realizzare le vie e le uscite di emergenza
previste dal DPR 547 (Dlvo 626) in conformità
ai requisiti di cui all'allegato III;
c. realizzare le misure per una rapida
segnalazione dell'incendio in conformità ai
criteri di cui all'allegato IV;
d. assicurare l'estinzione di un incendio in
conformità ai criteri di cui all'allegato V;
e. garantire l'efficienza dei sistemi di
protezione antincendio secondo i criteri di cui
all'allegato VI;
f. fornire ai lavoratori una adeguata
informazione e formazione sui rischi di
incendio secondo i criteri dell'allegato VII.
Art. 3
… per le attività soggette al
controllo da parte dei Comandi
provinciali dei vigili del fuoco ai
sensi dal decreto del
Presidente della Repubblica 29
luglio 1982, n. 577, le
disposizioni del presente
articolo si applicano
limitatamente al comma 1,
lettere a), e) ed f)
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE DEGLI IMPIANTI
E DELLE ATTREZZATURE ANTINCENDIO
Gli impianti e le attrezzature antincendio necessitano di una
corretta gestione e manutenzione.
Per gestione si intende l'insieme delle operazioni, a carico del
titolare dell'impresa, atta a garantire nel tempo un sufficiente
grado di affidabilità che assicuri la corretta funzionalità in caso
d'incendio.
La frequenza degli interventi di manutenzione è stata stabilita dal
D.P.R. n°547 del 27 Aprile 1955 (art.34/c) che ha indicato in 6 mesi
il tempo massimo di decorrenza tra un intervento e quello
successivo.
Il contenuto degli interventi è stabilito:
da norme emanate dall'UNI (Ente Italiano Unificazione).
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE ESTINTORI
norma UNI 9994
Fasi della manutenzione:
SORVEGLIANZA.
CONTROLLO
REVISIONE
COLLAUDO
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE ESTINTORI
SORVEGLIANZA
 frequenza = sempre
 RSPP – Addetti antincendio – … tutti
Consiste nel verificare che l'estintore sia libero da qualsiasi ostacolo e in
condizioni di operare.
In particolare bisogna accertare che:
- l'estintore sia presente e segnalato da apposito cartello;
- l'estintore sia chiaramente visibile ed utilizzabile immediatamente con
l'accesso allo stesso libero da ostacoli;
- l'estintore non sia stato manomesso;
- l’ etichetta sia leggibile ed integra;
- sia presenza e correttamente compilato il cartellino di manutenzione;
- sia segnalato correttamente il funzionamento del manometro ove presente;
- non siano visibili anomalie quali corrosioni, perdite, ugelli ostruiti, crinature di
flessibili.
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE ESTINTORI
CONTROLLO
Ditta specializzata
con RSPP che annota nel registro
Consiste nel verificare con frequenza semestrale l'efficienza dell'estintore
mediante l'esecuzione delle seguenti fasi:
-tutte le fasi della Sorveglianza
- controllo dell'integrità della carica mediante pesata o misura della pressione
interna con indicatore di pressione/manometro indipendente
- controllo generale su parti rilevanti dell'estintore
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE ESTINTORI
REVISIONE
Ditta specializzata
con RSPP che annota nel registro
Consiste nel verificare, con prefissata frequenza, e quindi rendere
perfettamente efficiente l'estintore mediante l'esecuzione delle seguenti fasi:
- tutte le fasi della Sorveglianza e del Controllo
- verifica della conformità al prototipo omologato per quanto attiene alle
iscrizioni e all'idoneità degli eventuali ricambi;
- sostituzione dell'agente estinguente;
- esame interno dell'apparecchio;
-esame e controllo funzionale di tutte le sue parti;
- controllo di tutte le sezioni di passaggio del gas ausiliario e dell'agente
estinguente;
-controllo dell'assale e delle ruote per gli estintori carrellati;
- taratura e/o sostituzione dei dispositivi di sicurezza;
- eventuale ripristino delle protezioni superficiali;
- montaggio dell'estintore in perfetto stato di efficienza.
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE ESTINTORI
norma UNI 9994
Tipologia Estintore
Frequenza massima per la revisione (mesi)
Polvere
36
Acqua o Schiuma
18
Anidride Carbonica CO2
60
Idrocarburi alogenati
72
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE ESTINTORI
COLLAUDO
Consiste in una misura di prevenzione atta a verificare la stabilità del recipiente
con le frequenze sotto riportate:
Serbatoio estintore
Prova idrostatica a 3.5 MPa per 1 minuto ogni 6 anni
Bombole CO2/Azoto < lt.5
Prova idrostatica a 25 MPa per 1 minuto ogni 6 anni
Bombole CO2/Azoto > lt.5
Ricollaudo I.S.P.E.S.L. ogni 5 anni
MANUTENZIONE RETE IDRICA ANTINCENDIO
norma UNI 10779
L'utente è responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza
dell'impianto anche esistendo un servizio di manutenzione periodica affidato a
società esterna.
Fasi della manutenzione:
- continua sorveglianza delle manichette;
- manutenzione con l'ausilio delle istruzioni della ditta installatrice;
- far eseguire le ispezioni periodiche.
Sul registro dei controlli si devono annotare i lavori sull'impianto,
le prove eseguite, i guasti e le relative cause, gli interventi in caso
di incendio.
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE RETE IDRICA ANTINCENDIO
ISPEZIONI PERIODICHE
Ogni manichetta deve essere sottoposta almeno due volte l'anno con intervallo
semestrale, ad una ispezione per verificarne lo stato di efficienza e la
rispondenza alle norme.
L'accertamento va registrato nel registro e rilasciato un verbale di
manutenzione, evidenziando in particolare le eventuali variazioni riscontrate.
COME AVVIENE L’ISPEZIONE (intervallo delle operazioni semestrale)
- esame generale di tutte le manichette per accertarne lo stato visivo;
- verifica della linea di alimentazione dell'impianto;
-controllo dello stato di ogni lancia;
- controllo dello stato dei rubinetti e verifica a campione della pressione in uscita;
- verifica che le manichette siano distaccate dai rubinetti e che siano arrotolate per
essere pronte all'uso;
- prova di tenuta della pressione di ciascuna manichetta da effettuarsi una volta l'anno.
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE RETE IDRICA ANTINCENDIO
REVISIONI GENERALI
Quando una verifica ne segnali l'esigenza e comunque ad intervalli non
maggiori di 20 anni, la manichette vanno revisionate.
In tale occasione si deve esaminare lo stato di tutte le linee idrauliche e
prelevare un certo numero di manichette da sottoporre alle stesse prove
previste per la loro approvazione (in questo caso se ne consiglia la
sostituzione).
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE
IMPIANTI DI RIVELAZIONE
norma UNI 9795
interventi di manutenzione ordinaria con frequenza semestrale
ma non dispone le modalità degli stessi, pertanto si elabora una
tipologia d'intervento in base alle indicazioni delle società
costruttrici di apparecchiature.
L'utente è responsabile del mantenimento delle condizioni di
efficienza dell'impianto, anche se esiste un servizio di
manutenzione periodica affidato a società esterna, deve pertanto
provvedere alla:
- continua sorveglianza dell'impianto
- manutenzione con l'ausilio delle istruzioni della ditta installatrice
- far eseguire le ispezioni periodiche sotto specificate
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE
IMPIANTI DI RIVELAZIONE
ISPEZIONI PERIODICHE
- esame generale “a vista” di tutto l'impianto per accertare lo stato delle
apparecchiature;
- verifica della linea di alimentazione dell'impianto, dal quadro elettrico alla centrale di
comando;
-verifica della densità dell'elettrolita nelle batterie per l'alimentazione di emergenza. Se
dovesse risultare insufficiente, la batteria va sostituita anche se ancora funzionante;
- prove di funzionamento dei segnalatori di allarme manuale in ragione di almeno uno
per ogni linea di allarme, comunque non meno di uno ogni cinque pulsanti installati;
- prove di funzionamento di tutte le segnalazioni di allarme ottiche e/o acustiche;
- prove di funzionamento dei sensori di fumo, simulato allarme con appositi gas di
prova. Va eseguita almeno su un sensore per ogni zona di allarme e comunque non
meno di un sensore ogni dieci installati;
- pulizia dei sensori di fumo da eseguirsi a cadenza annuale o comunque ogni qualvolta
se ne presenti l'esigenza;
- verifica della centrale con pulizia interna ed esterna, serraggio di tutti i collegamenti e
controllo delle morsettiere
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE
IMPIANTI DI RIVELAZIONE
REVISIONI GENERALI
Quando una verifica ne segnali l'esigenza e comunque ad
intervalli non maggiori di 20 anni, l'impianto deve essere
revisionato.
In tale occasione si deve tra l'altro esaminare lo stato di tutte le
linee elettriche e prelevare un certo numero di sensori da
sottoporre alle stesse prove di funzionamento e di determinazione
della taratura previste per la loro approvazione (in questo caso è
consigliabile procedere ogni 20 anni alla loro sostituzione)
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE
IMPIANTI DI SPEGNIMENTO AUTOMATICO
L'utente, responsabile del mantenimento delle condizioni di efficienza
dell'impianto, deve pertanto provvedere:
- continua sorveglianza dell'impianto
- manutenzione con l'ausilio delle istruzioni della casa costruttrice delle
apparecchiature e della società installatrice
- far eseguire le ispezioni periodiche di seguito specificate
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE
IMPIANTI DI SPEGNIMENTO AUTOMATICO
Le operazioni da effettuarsi sono le stesse previste per gli impianti di
rivelazione incendi integrate dalle seguenti:
- verifica della linea elettrica per il comando di attuazione posto sulle bombole
di contenimento dell'estinguente;
-prove di funzionamento simulando l'intervento di un rivelatore su di una linea
con accertamento della funzionalità dei dispositivi ottici e/o acustici previsti in
stato di preallarme;
- verifica della corretta funzionalità di eventuali comandi ausiliari collegati al
preallarme o all'allarme come chiusura di porte e interruzione della funzionalità
di impianti ricambio dell'aria;
- prove di funzionamento simulando l'intervento dei sensori di diversa linea ma
nella stessa zona protetta per verificare l'esatta funzionalità dei comandi
d'allarme, verificando in particolare modo il rispetto del tempo di ritardo nella
scarica dell'estinguente.
GESTIONE SICUREZZA
MANUTENZIONE
IMPIANTI DI SPEGNIMENTO AUTOMATICO
Impianto di spegnimento a gas
- esame generale di tutto l'impianto per accertare lo stato di tutte le
apparecchiature e le caratteristiche dell'area protetta al fine della sua
classificazione;
-verifica dello staffaggio delle tubazioni;
- verifica dell'orifizio di uscita degli ugelli di scarica;
- verifica delle bombole con controllo del comando di attuazione, del
manometro, serraggio dei collegamenti delle tubazioni verifica del livello di
carica delle bombole;
- verifica della scadenza di collaudo I.S.P.E.S.L. per i recipienti soggetti;
Qualora dal controllo risultasse una diminuzione della carica superiore al 5% è
necessario provvedere al trasporto della bombola presso officina per eseguire la
revisione e il reintegro della carica.
E'obbligo dell'utente tenere in prossimità dell'area protetta una scheda tecnica e di
sicurezza sull'estinguente utilizzato e integrare i mezzi di primo soccorso con quanto
necessario per procedere al soccorso di eventuali persone venute a contatto con il gas
estinguente
GESTIONE SICUREZZA
ATTIVITA’ SOGGETTA a P.I. ma in generale non
considerata LUOGO DI LAVORO
ESEMPIO
Decreto Ministero dell'Interno 1 febbraio 1986
AUTORIMESSE (>9 p.a.)
10. Norme di esercizio
10.7. Al fine del mantenimento dell'affidabilità degli
impianti di rivelazione e spegnimento dovrà essere
previsto il loro controllo almeno ogni sei mesi da parte
di personale qualificato.
FORMAZIONE ED INFORMAZIONE
D.M. 10.03.1998
Art. 6. - Designazione degli addetti al servizio antincendio
1.
2.
3.
4.
All'esito della valutazione dei rischi d'incendio e sulla base del piano di
emergenza, qualora previsto, il datore di lavoro designa uno o più
lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi,
lotta antincendio e gestione delle emergenze, ai sensi dell'art. 4, comma
5, lettera a), del decreto legislativo n.626/1994, o se stesso nei casi previsti
dall'art. 10 del decreto suddetto.
I lavoratori designati devono frequentare il corso di formazione di cui
al successivo art. 7.
I lavoratori designati ai sensi del comma 1, nei luoghi di lavoro ove si
svolgono le attività riportate nell'allegato X, devono conseguire
l'attestato di idoneità tecnica di cui all'art. 3 della legge 28 novembre
1996, n. 609.
Fermo restando l'obbligo di cui al comma precedente, qualora il datore di
lavoro, su base volontaria, ritenga necessario che l'idoneità tecnica del
personale di cui al comma 1 sia comprovata da apposita attestazione, la
stessa dovrà essere acquisita secondo le procedure di cui all'art. 3 della
legge 28 novembre 1996, n. 609.
TUTTI I DIPENDENTI
INFORMAZIONE
art. 4 c.5 lett.i - D.Lg.vo 626/94
ADDETTI ANTINCENDIO E GESTIONE EMERGENZE
FORMAZIONE
frequenza
corso o
idoneità
art. 4 c.5 lett.a - D.Lg.vo 626/94
in base al LIVELLO DI RISCHIO (all. IX)
con programmi e tempi differenti
CONSEGUIMENTO
ALTO
16 ore
IDONEITA’ TECNICA
MEDIO
8 ore
rilasciata da VVF
BASSO
4 ore
FORMAZIONE ED INFORMAZIONE
ALLEGATO X
Luoghi di lavoro con addetti antincendio tecnicamente idonei
• industrie e depositi di cui agli articoli 4 e 6 del DPR n. 175/1988, e successive
modifiche ed integrazioni;
• fabbriche e depositi di esplosivi;
• centrali termoelettriche;
• impianti di estrazione di oli minerali e gas combustibili,
• impianti e laboratori nucleari;
• depositi al chiuso di materiali combustibili aventi superficie superiore a 10.000 m2;
• attività commerciali e/o espositive con superficie aperta al pubblico superiore a
5.000 m2;
• aeroporti, infrastrutture ferroviarie e metropolitane;
• alberghi con oltre 100 posti letto;
• ospedali, case di cura e case dì ricovero per anziani,
• scuole di ogni ordine e grado con oltre 300 persone presenti;
• uffici con oltre 500 dipendenti;
• locali di spettacolo e trattenimento con capienza superiore a 100 posti;
• edifici pregevoli per arte e storia, sottoposti alla vigilanza dello Stato ai sensi del
R.D. 7 novembre 1942 n. 1564, adibiti a musei, gallerie, collezioni, biblioteche,
archivi, con superficie aperta a pubblico superiore a 1000 m2;
• cantieri temporanei o mobili in sotterraneo per la costruzione, manutenzione e
riparazione di gallerie, caverne, pozzi ed opere simili di lunghezza superiore a 50
m;
• cantieri temporanei o mobili ove si impiegano esplosivi.
Decreto Interm. 10.3.1998
CRITERI GENERALI DI SICUREZZA
ANTINCENDIO E PER LA
GESTIONE DELL'EMERGENZA NEI
LUOGHI DI LAVORO
Terminologia
(definizioni dal Decreto Interministeriale 10.3.1998)
Termine
Definizione
proprietà o qualità intrinseca di determinati materiali o
PERICOLO DI attrezzature, oppure di metodologie e pratiche di lavoro o di
utilizzo di un ambiente di lavoro, che presentano il potenziale di
INCENDIO
causare un incendio
RISCHIO DI
INCENDIO
probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di accadimento di
un incendio e che si verifichino conseguenze dell'incendio sulle
persone presenti
VALUTAZIONE procedimento di valutazione dei rischi di incendio in un luogo di
DEI RISCHI DI lavoro, derivante dalle circostanze del verificarsi di un pericolo di
incendio
INCENDIO
Decreto Interministeriale 10.3.1998
Criteri generali di sicurezza antincendio e per la
gestione dell'emergenza nei luoghi di lavoro
Definisce i LUOGHI DI LAVORO cui si applica
Indica i criteri per l'effettuazione della VALUTAZIONE DEL RISCHIO
D'INCENDIO e classifica in tre livelli (elevato, medio, basso) tale rischio
Indica:
 MISURE DI PREVENZIONE PER RIDURRE LA PROBABILITA' DI
INSORGENZA DI UN INCENDIO
 MISURE RELATIVE ALLE VIE DI USCITA IN CASO DI INCENDIO
 MISURE PER LA RIVELAZIONE E L'ALLARME IN CASO DI INCENDIO
 ATTREZZATURE ED IMPIANTI PER L'ESTINZIONE DEGLI INCENDI
 CONTROLLI E MANUTENZIONE SULLE MISURE DI PROTEZIONE
ANTINCENDIO
 INFORMAZIONE FORMAZIONE ANTINCENDIO
 PIANIFICAZIONE DELLE PROCEDURE DA ATTUARE IN CASO DI
INCENDIO
 CONTENUTI MINIMI DEI CORSI DI FORMAZIONE PER ADDETTI
ANTINCENDIO IN RELAZIONE AL LIVELLO DI RISCHIO
DELL'ATTIVITA'
 LUOGHI DI LAVORO PER I QUALI GLI ADDETTI ANTINCENDIO
DEVONO CONSEGUIRE L'ATTESTATO DI IDONEITA' TECNICA
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO I
La VALUTAZIONE DEI RISCHI DI INCENDIO deve consentire al datore di
lavoro di prendere i provvedimenti che sono effettivamente necessari per
salvaguardare la sicurezza dei lavoratori e delle altre persone presenti nel
luogo di lavoro
Questi provvedimenti comprendono:




la prevenzione dei rischi
l'informazione dei lavoratori e delle altre persone presenti
la formazione dei lavoratori
le misure tecnico-organizzative destinate a porre in atti i provvedimenti necessari
La valutazione del rischio di incendio tiene conto:






del tipo di attività
dei materiali immagazzinati e manipolati
delle attrezzature presenti nel luogo di lavoro compresi gli arredi
delle caratteristiche costruttive del luogo compresi materiali di rivestimento
delle dimensioni e dell'articolazione del luogo di lavoro
del numero di persone presenti (dipendenti o altri) e della loro prontezza ad
allontanarsi in caso di emergenza
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO I
La valutazione dei rischi di incendio si articola nelle
seguenti fasi:





individuazione di ogni pericolo d'incendio (p.e. sostanze
facilmente combustibili e infiammabili, sorgenti di innesco,
situazioni che possono determinare la facile propagazione
dell'incendio)
individuazione dei lavoratori e di altre persone presenti nel luogo
di lavoro esposte a rischi di incendio
eliminazione o riduzione dei pericoli d'incendio
valutazione del rischio residuo d'incendio
verifica dell'adeguatezza delle misure di sicurezza esistenti
ovvero individuazione di eventuali ulteriori provvedimenti e
misure necessarie ad eliminare o ridurre i rischi residui di
incendio
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO I
Materiali che costituiscono potenziale pericolo d'incendio
(elenco esemplificativo)









vernici e solventi infiammabili
adesivi infiammabili
gas infiammabili
grandi quantitativi di carta e materiali di imballaggio
materiali plastici, in particolare sotto forma di schiuma
grandi quantità di manufatti combustibili
prodotti chimici che possono essere da soli infiammabili o che
possono reagire con altre sostanze provocando un incendio
prodotti derivati dalla lavorazione del petrolio
vaste superfici di pareti o solai rivestite con materiali facilmente
combustibili
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO I
Sorgenti di innesco e fonti di calore che possono
costituire cause potenziali di incendio o che possono
favorire la propagazione di un incendio (possono essere
di immediata identificazione o conseguenza di difetti
meccanici o elettrici) [elenco esemplificativo]:





presenza di fiamme o scintille dovute a processi di lavoro quali
taglio, affilatura, saldatura
presenza di sorgenti di calore causate da attriti
presenza di macchine ed apparecchiature in cui si produce calore
non installate e utilizzate secondo le norme di buona tecnica
uso di fiamme libere
presenza di attrezzature elettriche non installate e utilizzate
secondo le norme di buona tecnica
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO I
Nell'identificazione delle persone esposte occorre
considerare con attenzione i casi in cui una o più
persone siano esposte a rischi particolari in caso di
incendio.
Come esempi si citano i casi in cui:






siano previste aree di riposo
sia presente pubblico occasionale in numero tale da determinare
situazione di affollamento
siano presenti persone la cui mobilità, udito o vista sia limitata
siano presenti persone che non hanno familiarità con i luoghi e
con le relative vie di esodo
siano presenti lavoratori in aree "a rischio specifico di incendio"
siano presenti persone che possono essere incapaci di reagire
prontamente in caso di incendio o possono essere
particolarmente ignare del pericolo causato da un incendio,
poichè lavorano in aree isolate e le relative vie di esodo sono
lunghe e di non facile praticabilità
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO I
Per ciascun pericolo di incendio identificato, è necessario valutare se
esso possa essere:




eliminato
ridotto
sostituito con alternative più sicure
separato o protetto dalle altre parti del luogo di lavoro, tenendo
presente il livello globale di rischio per la vita delle persone e le
esigenze per la corretta conduzione dell'attività
Esempi di criteri per ridurre i pericoli causati da materiali e sostanze
infiammabili e/o combustibili sono:






rimozione o riduzione dei quantitativi a quelli necessari all'attività
sostituzione dei materiali pericolosi con altri meno pericolosi
immagazzinamento in locali realizzati con strutture resistenti al fuoco
rimozione o sostituzione dei materiali di rivestimento che favoriscono la
propagazione dell'incendio
protezione dei rivestimenti degli arredi imbottiti
maggior controllo del luogo di lavoro e provvedimenti per eliminare
rifiuti e scarti
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO I
Misure per ridurre i pericoli causati da sorgenti di calore sono:












rimozione delle sorgenti di calore non necessarie
sostituzione delle sorgenti di calore con altre più sicure
controllo dell'utilizzo dei generatori di calore secondo le istruzioni dei
costruttori
schermatura delle sorgenti di calore valutate pericolose tramite elementi
resistenti al fuoco
installazione e mantenimento in efficienza dei dispositivi di protezione
controllo della conformità degli impianti elettrici alle normative tecniche
vigenti
controllo della corretta manutenzione di apparecchiature elettriche e
meccaniche
riparazione o sostituzione delle apparecchiature danneggiate
pulizia e riparazione dei condotti di ventilazione e delle canne fumarie
adozione, ove necessario, di un sistema di permessi di lavoro da
effettuarsi a fiamma libera nei confronti di addetti alla manutenzione ed
appaltatori
identificazione delle aree ove è proibito fumare e regolamentazione sul
fumo nelle altre aree
divieto dell'uso di fiamme libere nelle aree ad alto rischio
D.Interm. 10.3.1998 - ALLEGATO II
Misure intese a ridurre la
probabilità di insorgenza degli incendi
Misure di tipo tecnico:





realizzazione di impianti elettrici "a regola d'arte"
messa a terra di impianti, strutture, masse metalliche, al fine di evitare
formazione ed accumulo di cariche elettrostatiche
realizzazione conformemente alla regola dell'arte di impianti di
protezione contro le scariche atmosferiche
ventilazione degli ambienti in presenza di vapori, gas o polveri
infiammabili e/o esplosivi
adozione di dispositivi di sicurezza
Misure di tipo organizzativo-gestionale




rispetto dell'ordine e della pulizia
controlli sulle misure di sicurezza
predisposizione di un regolamento interno sulle misure di sicurezza da
osservare
informazione e formazione dei lavoratori
EMERGENZA
SITUAZIONE PERICOLOSA O
POTENZIALMENTE PERICOLOSA (STATO DI
EMERGENZA) LA CUI EVOLUZIONE
POTREBBE PORTARE AL VERIFICARSI DI
EVENTI DANNOSI PER PERSONE O BENI E
CHE RICHIEDE INTERVENTI MIRATI E
TEMPESTIVI PER RIPORTARE ENTRO IL
NORMALE CONTROLLO DEI RESPONSABILI
LO STATO O IL FUNZIONAMENTO DI
UN’ATTIVITA’, UN IMPIANTO, UN PROCESSO
PIANO DI EMERGENZA
INSIEME ORGANICO DI
PROVVEDIMENTI DI CARATTERE
ORGANIZZATIVO E TECNICO
PREDISPOSTI PER FRONTEGGIARE
POSSIBILI IPOTETICHE SITUAZIONI DI
GRAVE PERICOLO CHE SI VERIFICHINO
IN UN PREDETERMINATO LUOGO O IN
UN’ATTIVITA’.
PRINCIPALI ELEMENTI PER
L’ELABORAZIONE DI UN
PIANO DI EMERGENZA
Scenari incidentali
Ambiente e sua vulnerabilità
Risorse disponibili
PIANIFICAZIONE DELLE AZIONI D’INTERVENTO
Perchè è importante il piano di
evacuazione di una unità produttiva
(stabilimento) o di un deposito ?
PER LE MODALITA’ DI INTERVENTO DEI
SOCCORSI ESTERNI ED IN PARTICOLARE DEI
VIGILI DEL FUOCO
ORDINE di PRIORITA’(in tutto il mondo):
1) ricognizione
2) salvataggio e soccorso
3) estinzione dell’incendio
SCENARI INCIDENTALI O DI
EMERGENZA
INCENDIO
PRESENZA INDEBITA DI GAS O VAPORI
INFIAMMABILI O ALTRE SOSTANZE PERICOLOSE
DANNI D’ACQUA GRAVI
SCOPPIO O ESPLOSIONE (ORDIGNI, BOMBOLE,
ALTRE CAUSE)
CROLLO DI STRUTTURE O MANUFATTI
ATTENTATO TERRORISTICO O ATTO DOLOSO GRAVE
DI ALTRA NATURA
STRUMENTI DI GESTIONE
DELLE EMERGENZE
Procedure generali per l’emergenza
Piani operativi su scenari predeterminati
Disponibilità di risorse umane e strumentali
Formazione
Unità di crisi
Informazione ai soggetti coinvolti e
comportamenti di autoprotezione dei
medesimi
AZIONI PROTETTIVE
DA ATTUARE IN EMERGENZA
Allarme pubblico
Riparo al chiuso
Informazione alla popolazione
Controllo degli accessi alle zone interessate
Evacuazione
Protezione vie respiratorie
Protezione e controllo degli alimenti (eventuale)
Decontaminazione (eventuale)
PIANI DI EMERGENZA
SONO LE PROCEDURE DA ADOTTARE IN
CASO DI EMERGENZA PER INCENDIO
DA CHE COSA DOBBIAMO PROTEGGERCI?
Il piano di emergenza deve essere in grado di
fronteggiare i possibili incidenti conseguenti alle
ipotesi di rischio sviluppate nel documento di
valutazione di rischio del luogo di lavoro
59
OBIETTIVI DEI PIANI DI
EMERGENZA
Salvaguardia ed evacuazione
delle persone
messa in sicurezza degli impianti di
processo
compartimentazione e confinamento
dell’incendio
protezione dei beni e delle attrezzature
estinzione completa dell’incendio
60
PIANO DI EMERGENZA
contenuti
PICCOLE ATTIVITÀ
ALTRE ATTIVITÀ
Sono sufficienti
Deve essere
avvisi scritti
contenenti norme
comportamentali
predisposto un
piano completo di
procedure scritte ed
allegati grafici
61
QUALI SONO LE AZIENDE O
I LUOGHI DI LAVORO PER I QUALI DEVONO ESSERE
PREDISPOSTI I PIANI DI EMERGENZA?
• TUTTE LE AZIENDE CON PIU’ DI 10 DIPENDENTI
• TUTTE LE AZIENDE SOGGETTE AL RILASCIO
DEL CERTIFICATO DI PREVENZIONE INCENDI
• TUTTE LE AZIENDE A RISCHIO DI INCIDENTE
RILEVANTE AI SENSI DEL D.LEG.VO 334/1999
62
PIANI DI EMERGENZA
INTERNI
AZIENDALI (l’evento
resta all’interno della
scuola nel quale ha
origine
63
IPOTESI INCIDENTALI
QUALI EVENTI POTREBBERO METTERE IN
PERICOLO LA SICUREZZA NELL’ATTIVITÀ?
Esempi:
perdite più o meno rilevanti da linee o serbatoi di
gas combustibili, con o senza incendio
incendi di liquidi infiammabili
incendi di sostanze solide
presenza di miscele esplosive
fuoriuscita di gas tossici
cedimenti di strutture
incidenti su autocisterne/autocarri sia in trasporto
che in carico/scarico
64
PIANO DI EMERGENZA
DEVE SICURAMENTE CONTENERE:
Le figure di riferimento aziendali
nell’emergenza e i loro compiti specifici
Le azioni dei lavoratori In caso d’incendio
Le procedure di evacuazione
Le modalità operative per mettere In
sicurezza gli impianti
Le modalità di contatto, informazione ed
allertamento degli enti esterni (VV.F.Prefettura-Comune-USL-etc)
65
PIANO DI EMERGENZA
FATTORI RILEVANTI
PER LA PREDISPOSIZIONE DEL
PIANO
 CARATTERISTICHE DEI LUOGHI
 CARATTERISTICHE VIE DI ESODO
 PRESENZA DI SISTEMI DI ALLARME
 PRESENZA DI PERSONALE E SUA UBICAZIONE
 PRESENZA DI LAVORATORI ESPOSTI A RISCHI
PARTICOLARI (per tipologia delle lavorazioni
e/o caratteristiche soggettive)
 QUALITÀ E QUANTITÀ DEGLI INCARICATI
ADDETTI :


AL CONTROLLO E ALL’ATTUAZIONE DEL PIANO
ALL’ASSISTENZA DURANTE L’EVACUAZIONE
 LIVELLO DI ADDESTRAMENTO DEL
PERSONALE
66
PIANO DI EMERGENZA
contenuti
 PLANIMETRIE
 DESTINAZIONE D’USO
DEI LOCALI
 VIE DI ESODO
 INDICAZIONI DELLE
COMPARTIMENTAZION
I ANTINCENDI
 TIPO, NUMERO ED
UBICAZIONE DELLE
ATTREZZATURE ED
IMPIANTI
ANTINCENDI
 INDICAZIONE ED
UBICAZIONE
DELL’INTERRUTTORE
ELETTRICO GENERALE
 INTERCETTAZIONI
LINEE GAS,
COMBURENTI E
COMBUSTIBILI VARI
 SISTEMI DI ALLARME E
POSIZIONE SALA
CONTROLLO
67
PROCEDURE OPERATIVE
STANDARD
Insieme di direttive tramite
le quali il personale può operare
efficacemente, efficientemente e con
maggiore sicurezza
In mancanza di appropriate
procedure un incidente diventa
caotico, causando confusione ed
incomprensioni, ed aumentando il
rischio di infortuni.
68
PIANO DI EMERGENZA
Coordinatore delle emergenze





Ha il massimo grado decisionale durante l’evoluzione
dell’emergenza e l’evacuazione
Deve assicurarsi che le procedure di emergenza si siano
attivate automaticamente e provvedere in caso
contrario
Coordinare le procedure di emergenza:
 Assicurarsi che tutti i lavoratori, eventuali ospiti o portatori
di handicap si stiano dirigendo verso i punti di ritrovo
 Disporre affinché eventuali persone in difficoltà (feriti,
malati) siano adeguatamente assistiti
 Verificare che gli addetti antincendio stiano attuando le
procedure per eliminare l’emergenza
 Disporre le ricerche di eventuali dispersi
Ricevere i soccorsi esterni
69
Dichiarare il cessato allarme
PIANO DI EMERGENZA
Addetti al pronto intervento











Recarsi sul luogo dell’incendio,(indicazioni del coordinatore)
Valutare la gravità della situazione
Se necessario, disattivare l’energia elettrica della zona
Chiudere eventuali valvole di intercettazione gas
Disattivare gli impianti di ventilazione
Chiudere le porte REI rimaste aperte
Controllare che non ci sia nessuno negli ascensori
Soccorrere le persone ferite o impossibilitate a muoversi
Fronteggiare l’emergenza cercando di eliminarla o
circoscriverla secondo le PROCEDURE OPERATIVE STANDARD
Se l’emergenza è di grossa entità e potrebbe essere
pregiudicata la propria o l’altrui incolumità, EVITARE DI
INTERVENIRE. Contenere il danno attendendo le squadre di
soccorso esterne.
70
Collaborare con i VV.F.
PIANO DI EMERGENZA
Addetti all’evacuazione
DURANTE L’EMERGENZA:
Indirizzare con calma e tranquillità le persone verso le
uscita di sicurezza, indicando il punto di ritrovo esterno
Controllare tutti i locali (compresi i bagni) per accertarsi
della presenza di persone non ancora sfollate
Portarsi nel luogo di ritrovo esterno per iniziare la conta
delle persone sfollate
Comunicare al Coordinatore delle emergenze l’avvenuto
sfollamento e notizie su eventuali dispersi
 DURANTE IL LAVORO NORMALE:
Controllare le uscite di sicurezza e vie di fuga affinchè siano
sempre sgombre
Essere a conoscenza di eventuali portatori di Handicap
nell’attività o di un elevato numero di visitatori esterni
Segnalare qualunque anomalia che possa pregiudicare la71
corretta evacuazione








PIANO DI EMERGENZA
Addetti alle chiamate di emergenza






Avvisare immediatamente i Vigili del Fuoco e altri
soccorritori secondo le modalità previste
Avvisare il Coordinatore delle emergenze
sull’incidente avvenuto e sui soccorsi esterni allertati
Chiamare gli altri addetti alla sicurezza
Non abbandonare mai la postazione del centralino e tenere
sempre almeno una linea telefonica libera
Se è costretto ad abbandonare i locali avvisare i VV.F. e gli
altri soccorritori dell’impossibilità di comunicare
telefonicamente
Comunicare l’eventuale cessato allarme
72
PIANO DI EMERGENZA
Addetti alla sicurezza antincendio
Elementi che sicuramente devono essere presenti
N° 1 addetto al coordinamento delle emergenze
N° x addetti al Pronto Intervento
N° x addetti all’evacuazione
N° 1 addetto ad effettuare le chiamate di
emergenza
Oltre a questi possono essere presenti
N° 1 addetto a ricevere le segnalazioni dalle zone coinvolte
nell’emergenza
N° 1 addetto ausiliario che si reca sul posto dell’emergenza
per riferire direttamente al coordinatore
N° 1 addetto per accompagnare i VV.F. e fare predisporre il
luogo di sosta per i mezzi di soccorso
73
N° x addetti al Pronto Soccorso
ESERCITAZIONI PRATICHE
I PIANI DI EMERGENZA DEVONO ESSERE
PROVATI E VERIFICATI
BISOGNA TESTARE AFFIDABILITA’ ED EFFICACIA
IL PIANO DEVE ESSERE AGGIORNATO SULLA
BASE DELLE RISULTANZE DELLE VERIFICHE
PROGRAMMARE ESERCITAZIONI PERIODICHE
ESTESE A TUTTI I LAVORATORI APPLICANDO IL
PIANO DI EMERGENZA
EFFETTUARE ALMENO UNA ESERCITAZIONE
ALL’ANNO
74
COMPETENZE DEGLI ENTI
PREPOSTI AL SOCCORSO
SOCCORSO SANITARIO (118)
SOCCORSO TECNICO URGENTE (115)
SICUREZZA E ORDINE PUBBLICO E TUTELA
PATRIMONIO (112 E 113)
TUTELA AMBIENTALE
SANITA’ E IGIENE PUBBLICA
PUBBLICA INCOLUMITA’
TEMPESTIVITÀ E QUALITÀ
DELLA CHIAMATA DI SOCCORSO
È basilare, specie in presenza di scenari
complessi o di per se difficili (di difficile
accessibilità), di situazioni incidentali
inusuali e/o choccanti
POSSIBILITÀ DI SOCCORSO TECNICO URGENTE
TEMPESTIVO, QUALIFICATO E SPECIALISTICO
la chiamata telefonica gratuita al numero unico
nazionale di soccorso dei Vigili del fuoco (115)
assicura l’intervento di personale, mezzi ed
attrezzature i più idonei ad affrontare qualsiasi
situazione incidentale o di emergenza
sommozzatori
aerosoccorritori (anche speleo)
radiometristi e altre unità specialistiche
in Liguria anche di personale medico (Elisoccorso
/Eliambulanza)
PIANI DI EMERGENZA NAZIONALI,
LINEE-GUIDA, DOCUMENTI DI
RIFERIMENTO
Legge 24.2.1992 n° 225 - Istituzione del servizio nazionale della
protezione civile
D.Lgs 17.8.1999 n° 334 - Attuazione direttiva 96/82/CE relativa
al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose
Linee-guida sull’organizzazione sanitaria in caso di catastrofi
sociali (D.P.C. - 1997)
Piano nazionale per la ricerca ed il salvataggio in mare - S.A.R.
MARITTIMO (Min. Trasp. E Navigaz. - 1995)
Linee-guida per la pianificazione di emergenza esterna per
impianti industriali a rischio di incidente rilevante - (D.P.C.)
Linee-guida per l’informazione preventiva alla popolazione sul
rischio industriale - (D.P.C. - 1995)
PIANI DI EMERGENZA NAZIONALI,
LINEE-GUIDA, DOCUMENTI DI
RIFERIMENTO
Segue
D.Lgs 19.9.1994 n° 626 - ….sicurezza e salute dei lavoratori sui
luoghi di lavoro.
Decreto interministeriale 10.3.1998 - Criteri generali di sicurezza
antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro
Linee-guida per le attività di prevenzione incendi -Scheda
“Gestione della sicurezza” (M.I.)
Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze
radiologiche (D.P.C. - 1996)
Legge Regione Liguria 17.2.2000 n° 9 - Adeguamento della
disciplina e attribuzione agli enti locali delle funzioni
amministrative in materia di protezione civile ed antincendio
Il “Metodo Augustus” per la gestione dell’emergenza (D.P.C.)
LE FASI DELL’ATTIVITÀ DI
PROTEZIONE CIVILE
I fase:
1 - PREVISIONE
2 - PREVENZIONE
PIANIFICAZIONE DELL’EMERGENZA (o
ORGANIZZAZIONE PREVENTIVA DEL
SOCCORSO)
II fase:
3 - SOCCORSO ( e, più in generale,
GESTIONE DELL’EMERGENZA)
4 - SUPERAMENTO
DELL’EMERGENZA
SITI INTERNET
inerenti le emergenze
www.vigilfuoco.it
www. Protezionecivile.it
Civile
www.cri.it
www.fema.gov/gems
Agency
www.disasters.org/dera
www.disasters.org/emgold
www.iaem.com
www.meteoitalia.it
www.emergency.com
www.firefighting.org
www.ingrm.it
sito ufficiale del Corpo Nazionale VV.F.
sito del Dipartimento della Protez.
Federal Emergency Management
Istituto Nazionale di Geofisica
Scarica

Alimentazione dei Servizi di Sicurezza