1 Che cos’è il marketing? È una teoria, da cui discendono una serie di tecniche, che consentono ad un’impresa di operare sul mercato con il massimo del profitto. Il marketing è basato su una filosofia specifica. In due parole la filosofia del marketing (marketing concept) è l’orientamento verso il mercato. 2 Cosa vuol dire questo? Questo significa che un’impresa che operi secondo i canoni del marketing non deve orientarsi sulla produzione, o sulla vendita (metodi per attirare la clientela verso i prodotti): secondo il marketing concept bisogna prima di tutto individuare i bisogni del mercato, e dunque dei clienti, e solo successivamente ricercare i prodotti per soddisfare questi bisogni. Per questo l’azienda marketing oriented mette al centro delle sue strategie il mercato, a differenza dell’azienda product oriented, (orientata al prodotto) che invece mette al centro il prodotto. L’azienda product oriented era tipica della società industriale, in cui si producevano merci e successivamente si collocavano sul mercato. In seguito la saturazione della domanda di beni, che è venuta con l’opulenza della società occidentale a partire dal secondo dopoguerra, ha portato all’elaborazione di strategie orientate al mercato: nella società post industriale infatti le aziende marketing oriented non producono più merci per il mercato, ma producono mercati per le merci. Vendono per produrre. 3 Cosa fa il marketing? Quindi il compito della funzione marketing o marketing management (si chiama così l’area aziendale che opera in applicazione del marketing concept) non è quello di indurre il cliente a comportarsi secondo gli interessi dell’azienda, quanto quello di ricercare quei mezzi che permettano all’azienda di soddisfare al meglio gli interessi del cliente. 4 Come opera concretamente la funzione marketing (marketing management)? Attraverso il marketing mix, che è l’insieme delle variabili controllate dai responsabili marketing che devono essere gestite per soddisfare il target e per conseguire gli obiettivi aziendali. Tali variabili controllabili sono: prodotto, prezzo, distribuzione e promozione. Il marketing mix è il perno centrale del processo di gestione del marketing. 5 Alla luce di queste considerazioni introduttive possiamo definire il marketing come: “il processo di pianificazione ed esecuzione delle attività di ideazione, determinazione del prezzo, promozione e distribuzione di idee, beni e servizi, al fine di creare uno scambio che soddisfi al contempo gli obiettivi degli individui e delle organizzazioni”. Altra definizione “Il marketing è quell’insieme di attività che l’azienda intraprende per operare sul mercato con il massimo profitto.” 6 Importanza della ricerca Le ricerche di marketing fanno da supporto a tutte le fasi dell’attività decisionale del marketing management, anche se non possono sostituire tale attività. Tipi di ricerca: pre commercializzazione, post commercializzazione, studi sul comportamento del consumatore. I consumatori sono divisi in sub universi o cluster (segmenti omogenei al loro interno ma diversi tra loro), in base a parametri sociodemografici (sesso, età, reddito, area geografica, occupazione, istruzione), psicodemografici (stile di vita, personalità, classe sociale). I due tipi di segmentazione “classica” usati prevalentemente sono 1 Benefit segmentation (esempio del mercato del dentifricio) + orientato al mercato Sensibili Socievoli Apprensivi Beneficio Sapore e Denti bianchi Prevenzione ricercato apparenza E brillanti Della carie Fascia Bambini Adolescenti, Famiglie giovani numerose demografica Comportam ento sociale Utilizzatori Dentifricio Fumatori Alla menta Marche favorite Stile di vita Pasta del Colgate Edonistico Capitano Attivo Indipendenti Prezzo Uomini Frequenti Frequenti utilizzatori utilizzatori AZ Conservatore Marche economiche Orientato Al valore 2 Segmentazione psicografica (esempio Eurisko) Gli "Stili di Vita" di Eurisko suddividono la popolazione italiana adulta (dai 14 anni in su) in base ai comportamenti sociali e di consumo. Ciascuno Stile di Vita identifica un modo specifico di vivere, pensare, lavorare, consumare. La segmentazione si basa su un insieme di 47 caratteristiche della persona. 7 Progettare la strategia di marketing mix Una volta definito lo scenario di riferimento, ovvero il mercato in cu si andrà a muoversi, l’azienda adesso è in grado di redigere il proprio piano di marketing (piano delle azioni da intraprendere a livello di mercato obiettivo (target), disegnando il marketing mix o i diversi marketing mix per ciascuno dei vari segmenti cui ha deciso di rivolgersi. Il marketing mix è la combinazione (mix) delle variabili su cui opera concretamente l’azienda per raggiungere gli obiettivi che si è prefissata. Queste variabili (o leve) sono 4: -Prodotto (si sceglie che tipo di bene o servizio collocare sul mercato, e come presentarlo: caratteristiche della confezione (packaging), grafica ecc. -Prezzo (a quale prezzo) -Punto vendita (attraverso quali canali distribuirlo) -Pubblicità (come comunicarlo) Le strategie di prodotto Il prodotto può essere definito come “la somma della soddisfazione fisica, psicologica e sociale che l’acquirente ricava dall’acquisto, dal possesso e dal consumo.” Da questo punto di vista i prodotti sono oggetti complessi per la soddisfazione del consumatore che includono elementi quali la confezione, gli accessori, i servizi, i valori simbolici di cui viene caricato. Classificazione dei prodotti: Un bene (oggetto tangibile) è per esempio un dentifricio. Un servizio (intangibile) è per esempio un’assicurazione auto. Un’idea è per esempio il rispetto per la natura. Una persona è per esempio un candidato politico. Una istituzione è per esempio una azienda come la Rai o la Fiat. Le politiche di marketing dipendono sia da queste caratteristiche “oggettive” del prodotto, e dalle sue prestazioni, sia, coerentemente con un approccio di marketing, con le caratteristiche del mercato. In particolare ogni impresa deve tenere conto del fatto che ogni prodotto possiede un suo ciclo di vita, ossia un’avvicendarsi di diversi momenti esistenziali che ne caratterizzano la vita commerciale, dall’introduzione all’uscita dal mercato. I prodotti nascono, muoiono, a volte resuscitano. Sia la tecnologia, che il marketing, tendono ad abbreviare il ciclo di vita dei prodotti Un altro modello per classificare i prodotti, e per decidere che tipo di strategia di marketing mettere a punto, è quello del Boston Consulting Group, che tiene conto del tasso di crescita del mercato nel quale si opera (ordinata), oltre che della quota di mercato relativa posseduta (ascissa AL CONTRARIO). Le strategie di prezzo Il prezzo di vendita di un prodotto deve solitamente coprire i costi di produzione, promozione e distribuzione e deve permettere all’azienda di conseguire un congruo margine di profitto. Questa sembra un’affermazione logica quanto banale, ma non tiene conto di quanto il consumatore è disposto a pagare, e soprattutto il problema della concorrenza. In realtà sono molte le variabili che influenzano le politiche di prezzo. A livello d prodotto, le caratteristiche più importanti che influenzano il prezzo sono tre: -la deperibilità: i prodotti deperibili (fisicamente: alimentari; e stagionalmente: vestiti di moda) devono essere commercializzati ad un prezzo che ne promuova la vendita rapida; -l’originalità: più un prodotto è differenziato dagli altri della sua categoria, più i venditore può praticare prezzi elevati; vista la sostanziale omogeneità dei prodotti appartenenti ad una stessa categoria merceologica, i prodotti sono differenziati nella mente dei consumatori tramite strategie di posizionamento; -il ciclo di vita del prodotto: in relazione alle fasi che attraversa la vita di un prodotto, sono possibili due approcci alla determinazione del prezzo: la politica di scrematura, e la politica di penetrazione. Mentre a livello ambientale le influenze più importanti sono: -le attività della concorrenza: quando i prodotti sul mercato sono omogenei, solitamente viene scelto un prezzo in linea con quello dei concorrenti; in alcuni casi, viene praticato un prezzo più basso di quello della concorrenza (per es. nelle gare d’appalto); infine quando il prodotto commercializzato è di qualità superiore (per es. Lacoste), o gode di una posizione di predominio nel mercato in cui opera (per es. Santal), il prezzo praticato può essere superiore rispetto a quello della concorrenza. -Le leggi dello stato A livello aziendale invece, sulla determinazione del prezzo possono influire delle pure scelte di posizionamento. Per esempio, se una marca di abbigliamento vuole posizionarsi come marca di lusso (per es. Gucci), praticherà prezzi molto alti, perché il consumatore tende ad associare il prezzo alto alla qualità alta (prezzo alto = qualità alta). Questo nel caso in cui le prestazioni del prodotto non sono facilmente percepibili e misurabili (la velocità di un’auto sportiva, la grandezza di un frigorifero ecc.). Le strategie di distribuzione Le decisioni relative al canale di distribuzione sono di vitale importanza per il successo di un’azienda, sia perché per disegnare l’architettura di un canale distributivo servono ingenti investimenti finanziari, sia perché i canali sono difficili da cambiare una volta istituiti. Che cos’è un canale di distribuzione? Un canale di distribuzione è costituito dalla combinazione di organizzazioni attraverso le quali il prodotto passa dal produttore all’utilizzatore o consumatore finale. Un canale di distribuzione è efficiente quando permette di effettuare la consegna del prodotto nel momento e nel luogo desiderato dal cliente al minimo costo complessivo per l’organizzazione. Alcuni produttori utilizzano un canale diretto, svolgendo direttamente l’attività di vendita sul mercato. In altri casi, possono venire utilizzati uno o più intermediari nel corso del processo di distribuzione. Solitamente i canali di distribuzione dei principali prodotti di consumo sono costituiti da grossisti (wholesalers) e dettaglianti (retailers). I canali composti da uno o più intermediari vengono chiamati canali indiretti. La scelta del canale dipende da quattro variabili: -copertura distributiva desiderata: per esempio i beni di largo consumo richiedono una copertura intensiva (il prodotto viene messo in vendita in tutti i punti vendita di un determinato territorio, per l’alta rotazione a cui sono sottoposti), mentre altri beni come arredamento ed elettrodomestici richiedono una distribuzione selettiva Altri prodotti necessitano invece di una distribuzione esclusiva. -Livello di controllo desiderato: il grado di controllo del produttore sul canale diminuisce all’aumentare della lunghezza dello stesso. -Il costo totale della distribuzione -La flessibilità del canale: bisogna infine considerare la capacità di adattamento del produttore al cambiamento delle condizioni esterne. Un produttore deve svolgere un compito difficile nei confronti del canale di distribuzione: assicurarsi che il prodotto raggiunga il termine del canale, cioè l’acquirente finale. Gli intermediari, in particolare i dettaglianti, non hanno questo problema, visto che già lo controllano. I due metodi fondamentali per coinvolgere gli intermediari sono il metodo PUSH (spingere il prodotto nel canale significa svolgere la normale attività promozionale (agenti, pubblicità ecc.: trade marketing) per facilitare la vendita ai possibili membri del canale); e il metodo PULL (attrarre il prodotto nel canale significa far sì che i consumatori richiedano il prodotto agli intermediari. Ai fini della complessiva pianificazione di marketing, il canale di distribuzione riveste un fondamentale ruolo strategico, per quanto riguarda le scelte di posizionamento ed anche il modo di gli comunicare il prodotto. Le strategie promozionali Infine la quarta P, che in inglese è promotion, ma in italiano è sbagliato tradurre con “promozione”, perché la promozione è soltanto una delle attività che l’azienda ha a disposizione per pubblicizzare i suoi prodotti. In italiano, è più giusto tradurla quindi con “pubblicità”, intesa però nella sua accezione più vasta, che è quella, letteralmente, di “rendere pubblico” un prodotto”. Comunque, è ancora più giusto parlare di promotion mix, perché le attività che l’azienda pone in essere per rendere pubblici i suoi prodotti sono quattro: -pubblicità, (advertising, o comunicazione above the line) che ha l’obiettivo di creare e mantenere l’immagine di marca, è efficace nel lungo periodo, e, attraverso diverse tipolgie di media, consente di raggiungere un target molto ampio. Presenta costi complessivi elevati. -Promozione (promotion, o comunicazione below the line): insieme di attività che hanno lo scopo di incentivare le vendite nel breve periodo (sconti, assaggi prova, raccolte di bollini, concorsi, buoni acquisto (coupon) prodotti omaggio (bonus pack) ecc.); -Publicity: tutte le altre azioni che conferiscono notorietà alla marca (redazionali, recensioni sui media, forum pilotati su internet, oppure esempio GURU: usare gli opinion leader) -Vendita personale: quando il prodotti ha alti contenuti tecnologici, e richiede lunghe spiegazioni. L’azienda può calibrare il suo mix promozionale a seconda del mercato e del tipo di prodotto, dando più peso a una o ad alcune attività: per esempio nella fase di introduzione di un nuovo prodotto sul mercato, l’azienda dovrà fare ingenti investimenti in pubblicità, mentre per un prodotto già noto in fase di maturità, il mix di attività promozionali sarà focalizzato sull’offerta di incentivi a breve termine per rivitalizzare le vendite prima che il prodotto muoia del tutto (i cash cows). Cosa è la pubblicità? La pubblicità è una particolare forma di comunicazione che viene commissionata dalle aziende alle agenzie di pubblicità che consiste letteralmente nel rendere pubblico un prodotto (bene, servizio, idea, persona, istituzione) attraverso l’uso di immagini (ferme e in movimento), parole, musica. A cosa serve ? L’obiettivo della pubblicità è creare consenso attorno ad un determinato prodotto (bene, servizio, idea, persona, istituzione) al fine ultimo di migliorane la performance economica. Il suo ruolo all’interno del marketing mix Il ruolo della comunicazione è trasversale rispetto alle 4 P del marketing, perché un prodotto comunica con il packaging o l’immagine coordinata (pensiamo al packaging della Pasta Barilla: la confezione di cartone la differenzia profondamente da tutte le altre paste); comunica con il prezzo (se Prada praticasse prezzi accessibili non sarebbe più percepita come una marca di lusso), comunica anche con il modo in cui è distribuito (per es. la scelta di distribuire un cosmetico solo attraverso le farmacie ne determina l’immagine percepita dal pubblico, e lo differenzia profondamente da un altro cosmetico, magari sostanzialmente identico, che viene venduto nelle profumerie). Come si fa una campagna pubblicitaria I ruoli Le persone coinvolte nella creazione di una campagna pubblicitaria operano sia all’interno delle aziende che all’interno delle agenzie di pubblicità. - Sul fronte delle aziende, sono gli addetti alla comunicazione all’interno del reparto marketing che incaricano l’agenzia della campagna pubblicitaria, trasmettendole le esigenze e il know how dell’azienda, e ne seguono la progettazione e realizzazione. - Sul fronte delle agenzie gli account sono le persone incaricate di tenere i rapporti con l’azienda, mentre i creativi sono le persone che hanno il compito di ideare la campagna pubblicitaria. I creativi lavorano in coppia: ogni coppia creativa è formata da un art director, che cura gli aspetti visivi del messaggio, e da un copywriter, che ne cura gli aspetti verbali. I due lavorano in stretta e costante sinergia sotto la supervisione del direttore creativo. La strategia di comunicazione Per strategia si intende una serie di indicazioni sul modo migliore di approcciare il mercato con la comunicazione e di conseguenza di realizzare una campagna pubblicitaria. Le indicazioni di base sono elaborate dagli addetti marketing e comunicazione delle aziende. Sono loro innanzitutto che conoscono il loro prodotto e il mercato nel quale si muove. Successivamente gli strategic planner delle agenzie pubblicitarie (una figura intermedia fra creativo e account) digeriscono e traducono le indicazioni dell’azienda trasformandole in una strategia creativa . In sintesi una strategia contiene riflessioni e direttive su: - qual è l’evoluzione della società, del mercato e dei gusti, quali tendenze sfruttare; - che tipo di target raggiungere; - come posizionare il prodotto (ovvero come dargli un’immagine, in base alle sue caratteristiche e a quelle dei concorrenti, che lo differenzi da tutti gli altri e lo renda unico e memorabile). Nel processo di costruzione di una campagna, la strategia viene passata ai creativi, che la trasformano in creatività. La creatività Sulla base della strategia contenuta nel brief, i creativi dell’agenzia costruiscono concretamente la campagna pubblicitaria. È questa la fase più delicata e sicuramente più affascinante dell’intero lavoro di realizzazione di una campagna, in quanto l’elemento aziendale-strategico, basato sul calcolo e sulla ragione, lascia il posto a quello artistico-artigianale, ovvero all’intuito dei singoli direttori creativi, art director e copywriter. Il lavoro dei creativi non segue rigidi schemi, spesso l’intuizione arriva nei momenti più inaspettati; più spesso si ricorre al brainstorming (letteralmente “tempesta di cervelli”), una riunione in cui viene coinvolto tutto il reparto creativo, e in cui si cerca di dare libera circolazione e libero sfogo alle idee. La produzione Le idee prodotte dall’agenzia devono essere concretamente realizzate: stampate, incise (nel caso di spot radiofonici), filmate. Per cui bisogna chiamare e coinvolgere tutti quei professionisti (fotografi, disegnatori, registi, attori, doppiatori ecc.) coinvolti a vario titolo nel processo di realizzazione di una campagna pubblicitaria. Per fare tutto questo c’è il reparto produzione dell’agenzia pubblicitaria, che ha anche il compito di selezionare i professionisti più adatti rispettando il budget concordato con l’azienda cliente. Il media Una volta ideata e prodotta, la campagna deve essere diffusa attraverso i media (stampa, radio, affissione, tv, nuovi media). E’ compito dei centri media suggerire la pianificazione ottimale in base agli obiettivi e al budget dell’azienda, e quindi acquistare gli spazi pubblicitari al miglior costo. I media devono raggiungere il target di riferimento (efficacia), al minor costo possibile (efficienza). La bontà di un piano mezzi è misurata in base a copertura e frequenza. La copertura è il numero di spettatori esposti almeno una volta al messaggio in un periodo di tempo. La frequenza è il numero medio di esposizioni al messaggio nel periodo di tempo considerato. La differenza tra i mezzi Tra i vari mezzi di comunicazione di massa (mass media) esistono delle differenze sostanziali: -affissione: l’affissione deve essere di immediata comprensibilità, perché spesso viene vista mentre siamo in auto ecc. Quindi il messaggio deve contenere un testo breve e leggibile a distanza, ed immagini di forte impatto; -stampa: in questo caso il messaggio può essere più sofisticato, con più testo, e richiedere una decodifica più lenta, dato che il lettore ha più tempo di soffermarsi sulla pagina; -radio: è un mezzo che spesso viene fruito in sottofondo, cioè mentre si svolgono altre attività; per questo uno spot radio deve essere in grado di colpire immediatamente l’attenzione e di farsi ricordare per una battuta, un tono di voce, un particolare jingle; -tv: è il più completo dei mezzi, in quanto ha l’immagine più il sonoro, ed è quello che consente di dar vita ad un tipo di comunicazione più articolata e suggestiva rispetto alla radio; -nuovi mezzi: in questa categoria rientrano internet, i videofonini ecc., che rispetto ai tradizionali media hanno il pregio di essere interattivi, dando la possibilità di costruire pubblicità mirate per ogni singolo consumatore; guerrilla advertising: è l’ultima frontiera della pubblicità: il suo scopo è sorprendere il target aggirando i media tradizionali, inventandosi ogni volta tempi, luoghi e modi con cui veicolare il messaggio.