Preparity Conseguenze dell'ampliamento ad Est dell'Unione Europea sulle Regioni di confine poste alle frontiere esterne dell'UE - Analisi per la Regione Veneto Trasporti Referente scientifico: Dott. Antonio Rigon Coordinatore: Prof. Gianni Toniolo Collaboratori: MA Dott. Gilberto Dall'Agata Venezia, marzo 2000 INDICE 1. INTRODUZIONE .................................................................................................................................1 2. IL NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO NEL SETTORE DEI TRASPORTI: I LINEAMENTI DELLA POLITICA COMUNITARIA..............................................................................3 L’ARMONIZZAZIONE E LA LIBERALIZZAZIONE DEL MERCATO ...........................................................................3 INTEROPERABILITÀ DELLE RETI DI TRASPORTO..................................................................................................5 IL RIEQUILIBRIO MODALE A FAVORE DEL MEZZO SU ROTAIA .............................................................................7 UNO SVILUPPO SOSTENIBILE PER LA MOBILITÀ . .................................................................................................9 IL VENETO: UN CROCEVIA IMPORTANTE NEL NUOVO CONTESTO PROGRAMMATICO......................................11 La rilevanza dell’Italia nell’ambito della realizzazione del Trans European Transport Network .............12 Dal concetto dei TENs allo sviluppo dei corridoi panaeuropei (PANs).......................................................13 L’importanza dei collegamenti tra l’Italia e il Nord Europa attraverso i valichi alpini.............................13 Il recupero della centralità del Mediterraneo ................................................................................................16 3. IL NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO NEL SETTORE DEI TRASPORTI: GLI INDIRIZZI NAZIONALI E REGIONALI.................................................................................................18 GLI INDIRIZZI DEL NUOVO PGT.........................................................................................................................18 Le azioni principali proposte dal PGT ............................................................................................................20 Gli interventi infrastrutturali prioritari ..........................................................................................................25 LE PROPOSTE PER LA REALIZZAZIONE DI UNA RETE LOGISTICA REGIONALE...................................................36 4. L'OFFERTA DI TRASPORTO IN VENETO................................................................................42 LE INFRASTRUTTURE DI TRASPORTO .................................................................................................................42 Il comparto stradale .........................................................................................................................................42 Il comparto ferroviario .....................................................................................................................................50 Il comparto marittimo .......................................................................................................................................54 Il sistema idroviario Padano-Veneto...............................................................................................................56 Il comparto aeroportuale .................................................................................................................................57 I centri per il trasporto intermodale ................................................................................................................59 I SERVIZI DI TRASPORTO ....................................................................................................................................66 Innovazione tecnologica ed organizzativa nei trasporti intermodali di merci .............................................66 La struttura del settore dei trasporti in Veneto ..............................................................................................74 5. LA DOMANDA DI TRASPORTO: LE MODALITÀ TRADIZIONALI..................................82 I FLUSSI DI TRASPORTO INTERNI ........................................................................................................................82 I FLUSSI DI TRASPORTO INTERNAZIONALI .........................................................................................................85 La distribuzione modale e geografica delle esportazioni ..............................................................................87 La distribuzione modale e geografica delle importazioni..............................................................................90 I FLUSSI DI TRASPORTO NEI DIVERSI COMPARTI................................................................................................92 I FLUSSI DI TRASPORTO LUNGO I PRINCIPALI CORRIDOI .................................................................................102 6. LA DOMANDA DI TRASPORTO: L'INTERMODALITÀ......................................................107 LO SVILUPPO DELL’INTERMODALITÀ IN ITALIA .............................................................................................107 Il traffico intermodale per ferrovia................................................................................................................108 Il trasporto intermodale per via marittima ...................................................................................................111 LO SVILUPPO DELL’INTERMODALITÀ NEL VENETO ........................................................................................116 Il trasporto combinato strada-ferro...............................................................................................................117 I traffici land-borne ........................................................................................................................................126 L’intermodalità strada-aereo.........................................................................................................................128 7. CONCLUSIONI.................................................................................................................................131 8. BIBLIOGRAFIA...............................................................................................................................135 1. INTRODUZIONE Con comunicazione agli stati membri n. 96/C/200/07 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale CE C 200 del 10.7.1996 la Commissione europea ha avviato, tra le altre, un’iniziativa denominata INTERREG II C- volta a sviluppare progetti di cooperazione tra Stati limitrofi che appartengono all’area dell’Europa centrale adriatico- danubiana e sud- orientale, denominata in breve CADSES, al fine di favorirne la coesione economica e sociale. Con la decisione C(97) 2458 del 6.8.97 della Commissione delle Comunità europee è stata assegnata la relativa concessione di contributi comunitari per il Programma operativo sopradescritto, che coinvolge i seguenti stati membri; Austria, Italia, Grecia e Germania. Nell’ambito di questa iniziativa è stato definito il progetto Preparity, approvato con decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 12/GAB/URUE del 20.10.98, con lo scopo di delineare le conseguenze dell'ampliamento ad Est dell'Unione Europea sulle regioni di confine poste alle frontiere esterne dell'Unione stessa. Al Progetto Preparity partecipano oltre all’Italia, l’Austria e la Germania. A livello nazionale sono coinvolte le Regioni che presentano confini territoriali con i paesi candidati all'ingresso nella Comunità europea o quelle Regioni sulle quali si possono riflettere gli effetti dell’allargamento verso est dell’Unione stessa .In particolare partecipano la Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, in qualità di coordinatore nazionale del Progetto, la Regione Veneto, la Regione Marche, la Regione Abruzzo e la Regione Molise. La Regione Veneto, che con DGR n. 2890 del 4.8.98 ha preso atto del Programma operativo INTERREG II C-CADSES e dei progetti promossi nel suo ambito e sviluppati dalla Regione stessa, partecipa attivamente al Progetto Preparity, per il quale ha il compito a livello transnazionale, di fornire uno studio di riferimento per la definizione di opportune raccomandazioni di misura di politica economica, volte da un lato a contenere i possibili disagi provocati dall'allargamento dell'UE, e dall'altro, finalizzati alla massimizzazione dei benefici che potranno sorgere dall'attuazione dell'allargamento. All'interno del progetto Preparity la Regione Veneto dovrà fornire dei contributi di natura analitico-descrittiva su una serie di argomenti: • Investimenti diretti esteri; • Analisi dei fattori di competitività; • Trasporti; • Mercato del lavoro; • Migrazione e pendolarismo; Pagina 1 • Analisi del sistema economico regionale. Con questo rapporto si intende rispondere al tema ……. Pagina 2 2. IL NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO NEL SETTORE DEI TRASPORTI: I LINEAMENTI DELLA POLITICA COMUNITARIA Nel prossimo futuro il completamento del mercato unico europeo, il suo prospettico allargamento ad est e gli indirizzi della politica comunitaria assumeranno un peso rilevante nell’orientare gli sviluppi delle reti di trasporto europee, sia globalmente sia nelle sue componenti nazionali. Da un lato, infatti, la costituzione di un sistema dei trasporti efficiente è ritenuta uno degli elementi fondamentali per il conseguimento degli obiettivi della creazione di un mercato competitivo e della coesione territoriale. Viene quindi perseguita una politica infrastrutturale rivolta sia a integrare le reti di comunicazione dei vari paesi membri, sia a sviluppare le connessioni con i paesi dell’Europa balcanica ed orientale. Dall’altro, la politica comunitaria, orientata da queste finalità, si è venuta fondando su quattro capisaldi tra loro fortemente correlati: • l’armonizzazione e la liberalizzazione del mercato; • l'interoperabilità delle reti di trasporto; • il riequilibrio modale a favore del mezzo su rotaia; • l’introduzione di criteri di rispetto dell’ambiente che consentano la realizzazione di un modello di sviluppo sostenibile della mobilità. Se il processo di armonizzazione e liberalizzazione del mercato può essere ritenuto concluso (almeno sotto il profilo normativo ), l'interoperabilità delle reti, il riequilibrio modale e la compatibilità ambientale necessitano ancora di interventi istituzionali, innovazione tecnologica ed organizzativa per la loro concreta realizzazione. Tuttavia, la consapevolezza dei pesanti problemi dell’inquinamento atmosferico ed acustico e degli altri impatti ambientali (congestione, sicurezza, inquinamento visivo e quant’altro) derivanti dall’eccessivo utilizzo dell’autotrasporto, spinge in modo sempre più pressante verso la realizzazione dei servizi di trasporto multimodali integrati. Oggi la volontà è quella di realizzare servizi multimodali in grado di competere con il trasporto stradale sulle distanze medie (tra i 100 ed i 300 chilometri) e di divenire il modo esclusivo sulle lunghe distanze (oltre i 500 km). L’armonizzazione e la liberalizzazione del mercato La liberalizzazione del mercato del trasporto nelle sue varie componenti modali può essere considerato il presupposto per il raggiungimento di uno sviluppo Pagina 3 sostenibile della mobilità, capace, ad un tempo, di contribuire alla creazione del mercato unico e alla coesione territoriale dell'Europa, favorendo, allo stesso tempo l'abbattimento degli elevati costi sociali associati alla sovra utilizzazione della modalità stradale. Il superamento di un modello organizzativo fondato sulla gestione pubblica delle infrastrutture e dei servizi di trasporto ha, infatti, contraddistinto la normativa comunitaria fin dagli inizi dell'ultimo decennio del secolo scorso. La separazione della gestione delle infrastrutture dalla fornitura di servizi di trasporto, la creazione di mercati contendibili attraverso la liberalizzazione degli accessi alla rete ed ai servizi e il conseguente avvento degli operatori privati, propongono un modello in cui alle autorità pubbliche vengono lasciati solamente i compiti di determinazione e monitoraggio, sia degli standard di sicurezza delle reti e dei mezzi, sia della qualità dei servizi erogati. Tuttavia, se il processo di liberalizzazione può dirsi concluso da un punto di vista normativo, altrettanto non può dirsi in termini della sua concreta attuazione a causa delle forti resistenze generate principalmente dal meccanismo delle concessioni esclusive a favore degli operatori nazionali. Un esempio significativo delle difficoltà pratiche connesse alla realizzazione di un mercato concorrenziale nel sistema dei trasporti viene dal settore ferroviario che appare ancora fortemente in ritardo rispetto al processo di ristrutturazione avviato con la direttiva n. 440 del 1991. Il disegno comunitario mira a giungere, attraverso la separazione della gestione delle infrastrutture dalla fornitura di servizi, ad un mercato contendibile delle tracce ferroviarie su alcuni segmenti di mercato (servizi di trasporto combinato e tradizionali sulle tratte internazionali), limitando l'intervento pubblico solo per quei servizi di pubblica utilità necessari a garantire la continuità dei servizi e il diritto alla mobilità a tutti i cittadini della Comunità Europea. Nella sua pratica realizzazione però tale disegno si è scontrato con alcune problematiche specifiche: • la difficoltà di rendere omogenee le caratteristiche tecniche (profili e scartamenti dei binari, sistemi di segnalazione, ecc.) delle varie infrastrutture nazionali; • l'esigenza di armonizzare il processo di liberalizzazione nei vari paesi membri; • l'individuazione di un soggetto competente a gestire il processo in tutte le sue fasi scorporandolo dagli interessi pubblici; • la definizione di un sistema di canoni di accesso alle reti; Pagina 4 • l’individuazione dei soggetti legittimati ad operare i servizi ferroviari; • la definizione degli ambiti di intervento pubblico a favore di quella componente del servizio considerata di pubblica utilità. A contribuire al ritardo di attuazione hanno concorso tuttavia le stesse norme comunitarie. In primo luogo, la stessa direttiva 440/97, concedendo la possibilità di una separazione solo formale (contabile) tra infrastrutture e servizi, ha indotto molti paesi membri (se non tutti) a mantenere delle società fortemente integrate verticalmente per salvaguardare l'integrità delle reti nazionali, rendendo più difficile la realizzazione di un mercato contendibile. In secondo luogo la direttiva n. 19 del 1995 ha introdotto la possibilità di escludere dal sistema concorrenziale i segmenti di mercato locali che hanno requisiti di pubblica utilità, concedendo l'opportunità di accedere a sussidi diretti e di godere di priorità nelle fasi di ripartizione della capacità delle infrastrutture. Inoltre, la stessa direttiva ha stabilito la possibilità che l'ente gestore dell'infrastruttura possa coincidere con quello predisposto all'assegnazione delle tracce, alla definizione dei canoni d'accesso e al monitoraggio della qualità dei servizi, ammettendo, altresì, la concessione di sussidi per la copertura dei costi di gestione e manutenzione dell'infrastruttura. Infine, le nuove proposte di direttiva segnano una brusca inversione di marcia nella definizione dei criteri per la determinazione dei canoni d'accesso alle reti. Infatti, mentre con il Libro Verde del 1995 la Comunità aveva affermato il principio secondo cui le tariffe dei servizi di trasporto devono consentire anche il recupero dei costi infrastrutturali (principio del costo pieno); nella nuova visione sancita nel Libro Bianco del 1998 si sostiene il principio del costo marginale sociale del traffico. Pertanto, i canoni più bassi che ne risulteranno, potranno sia agevolare l'accesso alla rete incrementando la contendibilità, sia favorire un recupero di competitività dei servizi ferroviari. Le critiche a questo nuovo approccio sollevano dei dubbi sull'effettiva convenienza sociale a favorire, attraverso i sussidi, un sistema inefficiente da un punto di vista logistico limitando, tra l'altro, la possibilità di praticare politiche tariffarie che mirino a sfruttare la disponibilità a pagare dei clienti. Inoltre viene riconosciuta la necessità di stabilire dei meccanismi trasparenti che consentano di quantificare obiettivamente il costo opportunità di un particolare servizio sociale. Interoperabilità delle reti di trasporto L'obiettivo di uno sviluppo sostenibile della mobilità necessita della realizzazione di un sistema dei trasporti uniforme, integrato ed efficiente. In modo particolare, il concetto di integrazione va inteso: Pagina 5 • come interoperabilità tra le diverse modalità di trasporto; • come interconnessione tra le reti di trasporto dei paesi membri e tra questi ed i paesi dell'Europa balcanica ed orientale. In questo modo sarà possibile fornire dei servizi porta a porta senza soluzioni di continuità, in grado di permettere un utilizzo efficiente e redditizio dell’intera rete di collegamenti. A tale fine è necessario creare una rete infrastrutturale ed una serie di punti di trasbordo che consentano di abbattere i costi di frizione del sistema di trasporto e permettano alle persone e alle merci di viaggiare più velocemente sull'intera rete. La politica d’integrazione tra le varie modalità va scomposta su tre livelli (Regione Veneto, 2000): infrastrutture e mezzi di trasporto: • - creazione di reti coerenti e interconnesse, - gestione unica di ogni modalità, - interoperabilità tra le varie modalità, - armonizzazione delle dimensioni delle unità di carico; utilizzo delle infrastrutture: • - strutturazione organica dei mezzi per identificare i veicoli o dei sistemi informativi su base intermodale, - uniformazione dei rendimenti e della qualità dei servizi, - coordinamento delle informazioni e delle attività di marketing relative alle diverse modalità, - ristrutturazione degli orari dei terminali e delle tabelle di riferimento relative a conducenti ed equipaggi, in modo da agevolare operazioni intermodali, - armonizzazione degli orari delle diversi modalità; regolamentazione dei servizi: • - creazione di sistemi generalizzati di comunicazione elettronica fra i diversi partners della catena intermodale per una corretta pianificazione delle operazioni, - armonizzazione della regolamentazione delle diversi modalità di trasporto, Pagina 6 - incremento della competitività del trasporto intermodale, con progressiva eliminazione del carico amministrativo individuale. Le misure adottate dalla Comunità Europea per favorire l'interconnessione e interoperabilità delle varie reti di trasporto comprendono: • prolungamento del programma PACT (Pilot Action Combined Trasport); • creazione di corridoi transeuropei per il trasporto merci su ferro, con accesso aperto ed integrati con le altre modalità Trans European Networks, freeways ferroviarie, corridoi multimodali); • sviluppo di criteri comuni di tariffazione e di determinazione dei prezzi, a seconda delle diverse modalità trasporto; • modifica del regolamento CEE n. 1107/70 relativo agli aiuti nel settore del trasporto combinato, onde ottimizzare la competitività del settore; • definizione di orientamenti comuni per la concessione di aiuti di Stato nel settore specifico dei trasporti intermodali; • coordinamento degli orari intermodali, con la creazione di un forum elettronico. Il riequilibrio modale a favore del mezzo su rotaia Il riequilibrio modale è senza dubbio la chiave di volta della politica comunitaria nel settore dei trasporti per assicurare uno sviluppo sostenibile della mobilità all'interno dell'obiettivo più generale del rafforzamento della coesione della Comunità. A tale traguardo, particolarmente sentito in Italia, sono dirette tutte le misure della politica economica nel settore dei trasporti quali la liberalizzazione dei mercati, la creazione di un sistema di reti interconnesso e interoperabile. Per sospingere questo processo la Comunità Europea ha intrapreso delle azioni specifiche volte ad aumentare la competitività delle forme di trasporto alternative a quella stradale sia in termini di prezzo sia di qualità del servizio. In questo senso, una speciale attenzione è stata riposta allo sviluppo delle forme intermodali del trasporto sia nelle loro configurazioni più semplici (strada-ferro, strada-mare), sia in quelle più complesse (strada-ferro-mare, strada-fiumeferro). Da questo punto di vista un ruolo cruciale è svolto dalle iniziative che tendono a favorire lo sviluppo: • del trasporto combinato Pagina 7 • del trasporto marittimo di corto raggio Per quanto riguarda il trasporto combinato va ricordata la significatività del programma PACT (Pilot Action Combined Trasnport). Formalizzato nel regolamento n. 2196/98 il programma ha predisposto un dispositivo di concessione di contributi finanziari ad azioni pilota volte a favorire lo sviluppo del trasporto combinato. Il programma ha una durata quinquennale e dispone di una budget di 35 milioni di Euro e offre un coofinanziamento nelle fasi iniziali che copre fino al 30% del costo totale per progetti operativi ma che può arrivare fino al 50% nel caso di studi di fattibilità. I progetti possono riguardare sia le reti di trasporti che le infrastrutture nei nodi intermodali. I criteri per l'eligibilità dei progetti sono: • avere come oggetto assi di interesse europeo che attraversano il territorio e le acque comunitarie. Possono riguardare anche assi situati parzialmente al di fuori del territorio comunitario solo se comportano il coinvolgimento di almeno uno Stato membro e rientrano nell’interesse della politica comune dei trasporti; • promuovere azioni innovative che accrescano la competitività del trasporto combinato; • essere presentati da due o più persone fisiche o giuridiche, pubbliche o private di almeno due Stati membri oppure dalla Commissione stessa; • riscuotere l’approvazione del Comitato degli Stati membri. Tra i progetti che oggi operano con successo si sottolineano: • il servizio ferroviario intermodale tra Rotterdam e Colonia che aveva l'obiettivo di erodere quote di mercato all'autotrasporto in questa tratta ad alta densità di traffico merci; • il trasporto combinato tra la Scandinavia e il continente attraverso il porto di Trelleborg che aveva lo scopo di accrescere il trasporto intermodale tra la penisola scandinava e l’Italia, utilizzando uno specifico rimorchio per rendere più efficiente la gestione dei container e del trasporto tramite traghetto. • Il trasporto multimodale a corto raggio tra la Svezia e la Germania che aveva l'obiettivo di accrescere il volume di trasporto merci multimodale tra la Svezia e la Germania dal 20% al 30%. Per quanto concerne invece il trasporto marittimo di corto raggio il suo sviluppo come modalità alternativa alla strada impone: Pagina 8 • la riduzione della distanza soglia entro la quale esso risulta competitivo rispetto al trasporto stradale; • il suo inserimento nelle catene logistiche multimodali door-todoor. Questo sviluppo strategico del Short Sea Transport non può prescindere da una riorganizzazione delle strutture portuali e dei servizi che tendano, da un lato, a creare terminali dedicati con specifiche strutture e, dall'altro, a separare i flussi di cabotaggio da quelli di alto mare in modo sia da liberare i primi dalle procedure doganali che coinvolgono gli scambi internazionali, sia da eliminare la discriminazione a favore di questi ultimi. Nell'ambito del programma PACT sono stati finanziati, nel periodo 1995-1998, alcuni progetti incentrati sullo sviluppo dei servizi di cabotaggio. Tra di essi i principali sono i seguenti: • il servizio marittimo intermodale tra i Paesi Bassi e la Russia; • il servizio marittimo Havre/Rotterdam; • il servizio intermodale tra Irlanda e Francia con collegamento verso l’Italia. intermodale tra La Rochelle/Le Uno sviluppo sostenibile per la mobilità. Gli accordi di Kyoto del 1997, che prevedono entro il 2008-2012 una riduzione delle emissioni di gas serra del 8%, rispetto ai livelli del 1990 all'interno dell’Unione Europea, hanno contribuito a sottolineare l'urgenza di una politica nel settore dei trasporti che favorisca il riequilibrio modale, la riduzione dei consumi energetici, la tutela dell'ambiente e la sicurezza. Ad esempio, per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica (CO2), la Commissione ha definito, per le diverse modalità di trasporto, una serie di misure atte ad indurne una loro sostanziale riduzione. Per accrescere l’efficacia dei trasporti merci su strada è necessario migliorare la logistica in modo da: • aumentare il tasso di utilizzo dei veicoli stradali; • ridurre il numero dei viaggi a vuoto; • migliorare la formazione dei conducenti (con una riduzione del consumo di carburante fino al 20%); • incrementare ulteriormente l’uso di software di gestione degli itinerari. Pagina 9 Considerando che le autovetture sono responsabili di circa il 50% delle emissioni di CO2 nell’Unione Europea, si è adottata una strategia di contenimento che consentirà entro il 2005, o al più tardi entro il 2010, di pervenire a fattori medi di emissione pari a 120g/km. Il trasporto ferroviario delle merci, quale principale alternativa all'autotrasporto, svolge una funzione chiave nella strategia di riduzione delle esternalità negative associate all'uso eccessivo del vettore stradale. Per incentivare tale funzione le principali iniziative riguardano: • l’armonizzazione convenzionali; tecnica e l’interoperabilità delle ferrovie • il miglioramento dell’uso, della gestione e della tariffazione delle infrastrutture ferroviarie; • la trasparenza dei rapporti tra Stati ed aziende ferroviarie. L’elevata compatibilità ambientale del trasporto marittimo rende questa modalità particolarmente adatta al raggiungimento degli obiettivi del risparmio dei consumi energetici e del contenimento delle emissioni inquinanti associate al trasporto stradale. Le azioni intraprese mirano, dunque, ad aumentarne la competitività favorendo i processi di innovazione tecnologica ed organizzativa. Infine, per il trasporto aereo, data la sua elevata incidenza sui livelli di concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera, la Commissione propone delle misure che intendono promuovere l'innovazione tecnologica, la sostituzione modale laddove possibile ed un suo uso più efficiente (misure fiscali specifiche, tariffazione migliore, limitazione della durata dei voli). Oltre a tali strategie, specificamente definite per ciascuna modalità di trasporto, la Commissione Europea propone delle misure complementari che mirano a favorire un maggior riequilibrio modale, come: • il rafforzamento del ruolo delle autorità nazionali, regionali e locali nella gestione del traffico (riduzione della velocità, campagne di informazione, promozione di mezzi di trasporto meno inquinanti, ecc.); • l'adozione di politiche di assetto del territorio che tenga conto delle istanze ambientali; • il contrasto all’aumento delle prestazioni dei mezzi di trasporto stradali ed aerei; • l'eliminazione dei veicoli molto vecchi, agendo contemporaneamente sia con restrizioni alla circolazione di mezzi inquinanti, sia con incentivi all'acquisto di nuovi mezzi. Pagina 10 In particolare, la gestione della domanda di trasporto deve essere caratterizzata da: • controllo del traffico urbano (controllo semaforico centralizzato, gestione parcheggi, controllo e tariffazione degli accessi ad aree, informazioni agli utenti); • realizzazione di sistemi logistici integrati per la raccolta e lo smistamento delle merci a livello urbano, nazionale ed internazionale; • trasferimento del trasporto delle merci dalla strada alla ferrovia ed al cabotaggio marittimo, migliorando le infrastrutture e la qualità dei servizi offerti; • razionalizzazione del trasporto merci su strada; • terziarizzazione del trasporto, e coordinamento degli operatori; • aggregazione della domanda di trasporto, con particolare attenzione ai distretti industriali e commerciali; • riequilibrio dei prezzi del trasporto mediante il computo, non solo dei costi di gestione delle infrastrutture, ma anche dei costi esterni. Il Veneto: un crocevia importante nel nuovo contesto programmatico Nel contesto evidenziato precedentemente si delineano le prospettive dell’Italia. La nuova geografia dei flussi commerciali (ma anche di persone) vede la nostra penisola al centro di tre importanti direttrici di traffico: • la direttrice est-ovest, dai Balcani e dall'Europa orientale verso l'Europa occidentale e la penisola iberica; • la direttrice nord-sud tra l'Europa centrosettentrionale, il nord Africa e i Paesi del Vicino e Medio Oriente; • la direttrice est-ovest che, attraverso Suez e il Mediterraneo, collega l'Estremo Oriente con l'Europa Occidentale. In modo particolare, questi percorsi determinano: • la rilevanza dell’Italia nell’ambito della realizzazione del Trans European Transport Network, dei corridoi plurimodali e delle freeways ferroviarie; • l’importanza dei collegamenti tra l’Italia e il Nord Europa attraverso i valichi alpini; Pagina 11 • un recupero della centralità del Mediterraneo. La rilevanza dell’Italia nell’ambito della realizzazione del Trans European Transport Network Il disegno del Trans European Networks (TEN), quale strumento al servizio del perseguimento dell’obiettivo di coesione sociale ed economica della Comunità Europea, si pone come realizzazione di una rete di infrastrutture di livello superiore rispetto ai networks nazionali, ma che si fonda sulla interconnessione e interoperabilità delle reti dei paesi membri. Per quanto concerne il sistema dei trasporti, la Commissione Europea nella conferenza di Essen del dicembre 1994 individua una lista di 14 progetti di interesse prioritario, da realizzare entro il 2010, ritenuti necessari per salvaguardare la mobilità delle presone e delle merci all’interno della stessa comunità. Fin da questa fase programmatica, che copre tutti i settori del trasporto con l’eccezione di quello marittimo, l’Italia, in virtù della sua posizione centrale rispetto ai flussi nord-sud e est-ovest, si trova ad assumere un funzione cardine nei progetti comunitari. In effetti, ben 4 di questi 14 progetti la vedono coinvolta in modo diretto e con un elevato ordine di priorità. Essi sono: • il collegamento ferroviario da Norimberga a Verona via Monaco e il Brennero; • il collegamento ferroviario per i treni ad alta velocità ovest-est da Lione a Torino; • il corridoio Adriatico per la realizzazione di servizi di trasporto combinati da Monaco a Cipro e Malta attraverso l’Italia e la Grecia; • l’aeroporto di Malpensa. Se la posizione dell’Italia appare indiscutibile, altrettanto può dirsi per il bacino del mare Adriatico e del Veneto. Quest’ultimo è destinato a divenire nella programmazione europea un centro focale del sistema di relazioni che si sta sviluppando, sia tra i paesi membri, sia tra questi e i paesi dell’Europa Orientale e quelli del bacino del Mediterraneo. Infatti, il Veneto, già nella conferenza Paneuropea dei trasporti tenutasi a Creta nella primavera del 1994, si era venuto a collocare quale crocevia di due importanti corridoi plurimodali (si noti bene su un numero complessivo di nove): • il numero 5, che da Venezia conduce a Kiev e rappresenta il proseguimento di un itinerario ovest-est che da Madrid, attraverso il collegamento Lione Torino, arriva fino alla capitale ucraina; Pagina 12 • il numero 8, rivolto al collegamento dal Mar Adriatico al Mar Nero, che si sviluppa, nella sua linea principale, dai porti pugliesi verso Durazzo, Tirana, Skopje, Sofia, Burgas e Varna e che, proseguendo lungo la dorsale adriatica, si innesta sul collegamento ferroviario Verona-Amburgo. Dal concetto dei TENs allo sviluppo dei corridoi panaeuropei (PANs) Infine, un’ulteriore contributo alla centralità dell’Italia nel panorama dei traffici da/per la Comunità Europea si è realizzato con l’inclusione del trasporto marittimo nell’ambito del TEN sancito nel Libro Verde sui porti della Commissione Europea (1997c). Com’è stato rilevato nel nuovo PGT (op. cit.) “..tale inserimento costituisce un cambiamento strategico che sposta l’attenzione dall’esigenza del completamento del mercato interno (in un’ottica sostanzialmente intracomunitaria) a quella di una rete europea più sensibile alle istanze dei traffici con i mercati mondiali, normalmente collegati all’Europa attraverso la via marittima. Ci si riferisce naturalmente ai traffici transoceanici ma anche e soprattutto a quelli, per l’Italia molto importanti, con i Paesi del Mediterraneo e del Far East…”. Va infine notato che questi principi programmatici stanno via via trovando attuazione pratica. In questo senso, l’esempio più lampante è l’organizzazione di corridoi ferroviari aperti (freeways), caratterizzati da servizi regolari e veloci, che colleghino i porti mediterranei con quelli del Nord Europa. Per quanto riguarda l’Italia ne sono stati previsti due (lungo il corridoio tirrenico e quello adriatico) che collegano rispettivamente, Gioia Tauro con Rotterdam e Brindisi con Amburgo. Va notato che oggi il primo di questi due corridoi è già attivo in forma sperimentale. L’importanza dei collegamenti tra l’Italia e il Nord Europa attraverso i valichi alpini Nelle pagine precedenti si è cercato di delineare il ruolo che l’Italia è chiamata a svolgere nel contesto dei mutamenti istituzionali e geopolitici che stanno caratterizzando l’Europa e, in particolare, il sistema delle relazioni intra ed extra comunitarie. Tuttavia, le prospettive che questa nuova situazione concede all’Italia appaiono vincolate dalla necessità di integrare il sistema dei trasporti nazionale con le reti di grande comunicazione transeuropee. Una posizione strategica è ricoperta, in questo senso, dai valichi di frontiera della catena montuosa delle Alpi. I punti d’accesso principali oggi sono rappresentati dai passi di: Ventimiglia, Freujus (Modane), Monte Bianco, S. Gottardo, Brennero, Tarvisio, Villa Opicina (Trieste). La maggior parte di essi è dotata di infrastrutture sia stradali sia ferroviarie, con l’eccezione più rilevante del Monte Bianco ove vi è, come noto, solo il traforo stradale. La composizione modale del traffico, influenzata dalle politiche adottate dai paesi confinanti in tema di salvaguardia dell’ambiente, è però caratterizzata da Pagina 13 una netta prevalenza del trasporto stradale (figura successiva). Solamente i passi svizzeri mostrano un maggior utilizzo del traffico per ferrovia (sia esso tradizionale o combinato). Grafico 1. Ripartizione modale del traffico transalpino nel 1994. Traffico transalpino e mezzo di trasporto (in 1'000 tonnellate) 30000 25000 20000 TC non acc. TC acc. Ferrovia 15000 10000 Strada 5000 0 Sempione St. Gottardo Moncenisio Monte Bianco Brennero Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999c). La fragilità di questa situazione è stata peraltro evidenziata dal grave incidente del Monte Bianco. Persistendo, infatti, le limitazioni svizzere al transito degli automezzi pesanti, il traffico deviato si è riversato sui valichi del Frejus e del Brennero, accentuando i già considerevoli problemi di congestione di queste infrastrutture di valico e soprattutto sul passo trentino (la portata di questo impatto può essere valutata considerando che il traffico intermodale sull’intero arco alpino è pari al 60% del traffico di autoveicoli sul Monte Bianco). Proprio per porre rimedio a tale squilibrio la politica comunitaria, nelle sue varie fasi programmatiche, ha sottolineato la volontà di raccordare il sistema dei trasporti italiano alle reti europee attraverso la costruzione di infrastrutture di valico adibite al trasporto ferroviario ed espressamente dedicate ai servizi ad alta velocità e a quelli intermodali. In questa direzione si collocano infatti i progetti dei collegamenti Lione-Torino, Monaco-Verona e Trieste-Lubiana. Allo stato attuale, tuttavia, il quadro programmatico appena esposto non trova corrispondenza nella situazione attuale dato che, da un lato, le nuove opere sia sul valico trentino-austriaco che su quello piemontese-francese sono in forte ritardo e, dall’altro, sono invece in fase di realizzazione più avanzata due nuove gallerie, attraverso il Gottardo e il Lötschberg, da e per la Svizzera (l’ultima entrerà in funzione del 2008). Questi ritardi costituiscono il principale elemento che ha determinato la saturazione delle infrastrutture ferroviarie su queste direttrici di traffico, Pagina 14 causando un rallentamento all’espansione del traffico intermodale a partire dal 1998 (tabella successiva). Tabella 1. Trasporto intermodale per valico. (tonnellate). Valico Anno 1996 1997 1998 Brennero 4.892.743 4.728.348 4.789.869 Gottardo 4.109.034 5.193.629 5.360.069 Modane 3.497.925 4.420.807 4.012.117 Tarvisio 129.724 161.985 165.840 21.828 60.776 46.891 12.651.253 14.565.545 14.374.785 Villa Opicina Totale Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999c). A ciò devono anche essere aggiunti i problemi relativi alla dotazione di mezzi di trazione, alla disponibilità di personale conducente delle FS S.p.A. e alla mancanza e/o saturazione dei centri intermodali italiani. Ne è risultata una perdita di efficienza dei servizi che può essere riassunta osservando l’incremento del ritardo medio subito dai convogli intermodali da e per la Germania tra il 1996 e il 1998. Pagina 15 Grafico 2. Ritardi medi su alcune relazioni Germania-Italia. Ritardi medi su alcuni relazioni Germania - Italia (in Min.) 120 100 80 1996 1997 60 1998 40 20 0 Cologna- Busto Mannheim - Busto Duisburg - Busto Singen - Mi.Certosa Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione. 1999c). Il recupero della centralità del Mediterraneo La centralità del Mediterraneo sia rispetto ai collegamenti tra l’Europa e i paesi della sponda meridionale del bacino, sia rispetto alle rotte transoceaniche da/per l’Estremo Oriente, acquista una strategica rilevanza per l’Italia. Infatti, il rinnovato interesse per il Mediterraneo dimostrato dell'Unione europea e, in prospettiva, la creazione di un’area di libero scambio con controlli doganali più semplici, hanno portato all’individuazione di corridoi plurimodali, freeways ferroviarie, che mirano ad accrescere all’accessibilità di tutti i paesi del bacino. Inoltre, questo orientamento è stato rafforzato nella Conferenza Paneuropea dei trasporti di Helsinki l997 che ha segnato un’ulteriore passaggio in sede programmatica definendo il concetto di “Area“ di trasporto via mare, attraverso la quale il bacino mediterraneo viene suddiviso in quattro sezioni: l’Euro-Artica di Barents, quella del bacino centrale, del bacino del Mar Nero e l’Area Adriatico/Ionica. In questo modo viene, di fatto, ampliato il progetto infrastrutturale europeo, con l’obiettivo di ottenere la continuità dei flussi, senza che vi siano delle fratture nei terminal portuali presso i quali spesso si origina un corridoio plurimodale. A ciò si deve aggiungere che stime accreditate parlano, in effetti, di una crescita del trasporto marittimo di contenitori nel bacino mediterraneo ad un ritmo prossimo al 7% annuo nei prossimi dieci anni. Il sistema Italia si trova, dunque, di fronte a delle opportunità di crescita non indifferenti. Tuttavia, occorre richiamare l’attenzione su alcuni potenziali fattori di crisi, che potrebbero compromettere il vantaggio competitivo di questa rendita di posizione, quali: Pagina 16 • il possibile rischio derivante dalla sovracapacità portuale, in modo particolare nell’Italia meridionale qualora l’offerta infrastrutturale continuasse a crescere alla velocità di questi ultimi anni; • la forte competizione esercitata nel contesto mediterraneo dalla portualità spagnola; • la possibile deviazione delle rotte transoceaniche dal Mediterraneo lungo la costa atlantica dell’Africa. Pagina 17 3. IL NUOVO QUADRO PROGRAMMATICO NEL SETTORE DEI TRASPORTI: GLI INDIRIZZI NAZIONALI E REGIONALI Gli indirizzi del nuovo PGT Il nuovo Piano Generale di Trasporti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 2001), recependo i principi comunitari della sussidiarietà e non discriminazione, e riprendendo l'obiettivo della realizzazione di un sistema di trasporto efficiente in grado, da un lato, di agevolare i processi di coesione territoriale e sociale e, dall'altro, di favorire uno sviluppo sostenibile (con particolare attenzione ai problematiche legate alla salvaguardia e sicurezza dell'ambiente) mette a fuoco: • gli interventi infrastrutturali prioritari, necessari a garantire la contiguità delle reti di trasporto nazionali rispetto al sistema panaeuropeo dei trasporti, attraverso la riduzione del gap infrastrutturale (soprattutto nel Mezzogiorno) del nostro Paese; • le azioni che consentono una più efficiente gestione delle infrastrutture, dei servizi logistici e della domanda di trasporto, e che sospingono, assieme all'ammodernamento della rete infrastrutturale, il sistema dei trasporti italiano verso il conseguimento degli obiettivi su menzionati. Gli interventi e le misure proposte dal nuovo PGT prendono spunto dalla consapevolezza delle principali criticità oggi presenti nel settore dei trasporti italiano e che possono essere riassunte nei seguenti punti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 2001). 1. Un forte squilibrio verso la strada: la domanda di trasporto (soprattutto passeggeri) è cresciuta a ritmi molto sostenuti. In particolare, il trasporto merci su gomma ha acquistato quote crescenti, con notevoli ricadute sociali, ambientali ed economiche. 2. La disomogeneità dei servizi nelle diverse aree del Paese: fenomeni di congestione si verificano prevalentemente nelle regioni del centro-nord; bassi livelli di accessibilità, causati dall’insufficiente qualità dei servizi e delle infrastrutture di trasporto, sono invece presenti nel Mezzogiorno. 3. Le strade e le ferrovie risultano congestionate su alcune direttrici critiche e nei nodi attorno alle principali aree metropolitane; vi è una squilibrata distribuzione territoriale dell’offerta. 4. La crescita del traffico e la prevalenza del modo stradale sono all’origine di esternalità negative in termini di impatto ambientale (inquinamento atmosferico ed acustico, danni alla stabilità del suolo, all’equilibrio idrogeologico, al paesaggio e alla biodiversità) e incidentalità. Pagina 18 5. Le aree urbane e metropolitane sono un luogo ad elevata densità di mobilità per la vasta ed articolata presenza di attività residenziali e produttive; in esse si svolge quasi il 70% degli spostamenti di persone di tutto il territorio nazionale, questo rappresenta una delle emergenze del trasporto a scala nazionale sia in termini di congestione che di inquinamento atmosferico, acustico e di occupazione di suolo. 6. Nel trasporto aereo e marittimo permangono ampi margini di sviluppo dei traffici, sia per i passeggeri che per le merci, ma vincoli organizzativogestionali, qualità e capacità delle infrastrutture e dei servizi aeroportuali e portuali ne ostacolano lo sfruttamento. 7. L’assetto organizzativo-gestionale nel suo complesso è superato, anche perché le grandi imprese del settore sono prevalentemente pubbliche e operano talvolta ancora in regime di monopolio. Permangono strutture inefficienti, obsolete e ancora distanti dagli indirizzi comunitari, sempre più orientati a realizzare una maggiore liberalizzazione e l’abbattimento degli ostacoli alla concorrenza. 8. Il sistema è “vulnerabile”, ossia esposto a crisi molto ampie, al verificarsi di eventi limitati. Ciò è dovuto sia alla conflittualità del lavoro, sia alla mancanza di infrastrutture e percorsi alternativi su alcuni itinerari chiave. 9. La struttura imprenditoriale degli operatori del settore è sostanzialmente debole, anche a causa del deficit di concorrenza interna sopra richiamato. L’impresa privata italiana di trasporto, specie nel comparto merci e logistica, e nel settore aereo, è in posizione subalterna rispetto a concorrenti esteri, che sono di gran lunga più strutturati per dimensione, capacità imprenditoriale, livelli di innovazione organizzativa e tecnologica. É plausibile, quindi, che in assenza di appropriate misure, nel prossimo futuro imprese straniere, spesso di gran lunga più concorrenziali, occupino quote crescenti del mercato italiano. 10. Manca un adeguato coordinamento tra i diversi soggetti: la Pubblica Amministrazione, nelle sue molteplici articolazioni, non è ancora in grado di svolgere in modo soddisfacente un’azione capace di assecondare, con tempestività e snellezza procedurale, un adeguato sviluppo del settore. Manca, inoltre, una univoca attribuzione di responsabilità per l’esecuzione puntuale delle opere approvate e finanziate, mentre l’interesse generale al completamento delle opere stesse finisce per essere subordinato a svariati interessi particolari. 11. É particolarmente carente la diffusione delle procedure di evidenza pubblica finalizzate al coinvolgimento di soggetti e risorse private sia nell’affidamento della gestione che nella costruzione delle infrastrutture attraverso contratti di partenariato pubblico/privato. Nelle grandi infrastrutture puntuali o a rete non si registra, ad oggi, alcuna esperienza significativa, mentre sono carenti proposte innovative da parte del mondo della imprenditoria privata. Pagina 19 Le azioni principali proposte dal PGT Il superamento delle criticità evidenziate dal sistema dei trasporti italiano (che, seppure con intensità diversi, sono riscontrabili anche a livello comunitario) necessitano di un approccio integrato che affronti i singoli problemi sotto diversi profili. La politica dei trasporti non può infatti limitarsi agli interventi volti a migliorare la dotazione infrastrutturale del Paese, ma deve anche favorire un loro utilizzo più efficiente. Tuttavia, le tradizionali politiche di potenziamento di infrastrutture e servizi non sono sufficienti ad orientare il settore verso un assetto più moderno ed equilibrato. In aggiunta, si rendono indispensabili politiche di orientamento della domanda volte ad ottimizzare l’uso delle risorse e a diminuire gli impatti ambientali e le altre esternalità negative associate alle attuali attività di trasporto. Infine, il PGT sottolinea come l’intervento pubblico non possa ridursi al solo rilancio dell’offerta di trasporto, ma deve: • fungere da catalizzatore di risorse private (attraverso la pratica della finanza di progetto); • individuare le scelte che garantiscano coerenza strategica e che possano trovare adeguata collocazione negli strumenti attuativi disponibili (DPEF, le Leggi collegate alla Finanziaria, i DPR, i Decreti legislativi, le Intese Istituzionali di Programma, gli Accordi di Programma, i Contratti di Servizio ed i Patti Territoriali); • deve predisporre ed organizzare gli strumenti del monitoraggio, essenziali per fornire le necessarie conoscenze delle attività di trasporto e dei loro effetti economici ed ambientali e che consentono di quantificare più precisamente gli obiettivi e i risultati delle politiche attuate. Logistica e trasporto merci In funzione degli orientamenti del Piano, delle criticità evidenziate precedentemente e dei cambiamenti inarrestabili che stanno caratterizzando il sistema produttivo, le azioni strategiche individuate possono essere riassunte nel seguente modo (Regione Veneto, 2000): • Azioni per la ristrutturazione e la riorganizzazione del sistema delle imprese di trasporto: - agevolazioni fiscali e normative alle imprese di trasporto e logistica del Mezzogiorno; - finanziamento pubblico di studi di fattibilità per la costituzione di reti di piccole e medie imprese specializzate, agevolazioni fiscali, fornitura gratuita di servizi telematici, riduzione degli Pagina 20 oneri relativi all’acquisizione delle certificazioni di qualità per le PMI che si mettono in rete. • • • • Azioni per ridurre i vincoli e migliorare la fluidità delle catene loaistiche e di trasporto nei unti di interscambio: - concentrazione in un unico sportello delle pratiche amministrative necessarie alla costituzione di imprese di logistica conto terzi e di piattaforme logistiche; - revisione degli orari di lavoro nei centri di interscambio; - revisione e aggiornamento della disciplina giuridica relativa alla responsabilità dell’agente unico nei trasporti multimodali e alla contrattualistica della fornitura di servizi di logistica integrata conto terzi. Azioni per il miglioramento dei servizi di trasporto combinato strada-rotaia - creazione delle condizioni infrastrutturali e organizzative per aumentare la lunghezza dei treni ed il peso trasportato; - ammissione al finanziamento pubblico di centri intermodali privati strada-rotaia esterni agli interporti. Azioni tese al raggiungimento di un migliore equilibrio modale e alla diminuzione dell’intensità di traffico sulle strade: - applicazione integrale delle normative comunitarie sugli orari di guida nell’autotrasporto e sull’accesso alla professione; - istituzioni di agevolazioni alle imprese di logistica conto terzi e alle imprese manifatturiere che avranno dimostrato di ridurre la loro intensità di trasporto su strada nel traffico di distribuzione (riduzione del numero dei viaggi, ecc.). Azioni indirizzate all’approfondimento e all’aggiornamento delle conoscenze nel settore della distribuzione merci in ambito urbano: - predisposizione della normativa per la nomina di un Manager in City Logistics in ambito regionale, provinciale, e comunale; - costituzione di un Osservatorio Centrale con compiti di indirizzo e monitoraggio delle esperienze locali; - sostegno di progetti pilota già avviati (verifica sullo stato d’uso del parco mezzi che opera nelle città di Bologna e Parma, Pagina 21 censimento e monitoraggio delle filiere interessate al trasporto merci nelle grandi aree romane, milanesi e venete). • Azioni di monitoraggio pubblico della qualità dei servizi ferroviari: - • estensione generalizzata dei controlli di qualità sui servizi ferroviari merci e affidamento all’Istituto di Vigilanza delle Ferrovie il compito di consegnare al Governo dei rapporti trimestrali sulla qualità dei servizi. Azioni di marketing: - istituzione di una Agenzia Nazionale per la promozione del sistema logistico italiano. In particolare meritano un cenno le seguenti specifiche iniziative: • Nel settore dell’autotrasporto, per compensare gli svantaggi competitivi, nei confronti delle grandi flotte dei paesi dell'Europa Orientale, derivanti dalla limitazione degli orari di lavoro degli autisti, il PGT propone delle misure che lo sviluppo di nuovi istituti e nuove forme associative, in grado di superare gli attuali consorzi e le attuali forme cooperative (reti di imprese di trasporto, specializzate nei singoli settori). • Nel comparto del trasporto ferroviario, la liberalizzazione del mercato impone all'amministrazione centrale un'attività di monitoraggio della qualità dei servizi offerti (con poteri d'intervento laddove necessario) e l'adozione di misure che: - accelerino la trasformazione delle società ferroviarie in imprese private; - garantiscano a tutti gli operatori credibili un accesso paritario al mercato (istituendo eventualmente un istituto neutrale); - favoriscano la ricerca e l'adozione di innovazioni tecnologiche ed organizzative da parte delle società ferroviarie; - assegnino la preferenza nell’accesso ad operatori privati che intendano operare su nicchie di mercato. Specifico rilievo hanno in questo contesto i servizi intermodali. Oltre ad accelerare il progetto delle freeways, il PGT propone la costituzione di un Osservatorio al fine di monitorare i prezzi dei servizi intermodali e di impedire la creazione di cartelli tra le società ferroviarie. Pagina 22 Per quanto riguarda invece i servizi di cabotaggio marittimo, le azioni previste dal PGT tendono a: • - consolidare la funzione del canone quale strumento per assicurare l'autonomia finanziaria delle Autorità Portuali (stimolando i porti a dotarsi di traffici che producano valore aggiunto); - incentivare la specializzazione anziché la polifttnzionalità sia tra i diversi terminali di uno stesso porto, sia tra porti distinti in un'ottica di sistema portuale; - dare impulso alla trasformazione in chiave intermodale dei servizi di cabotaggio nazionale ed internazionale. In particolare, entro quest'ultima categoria di azioni vanno incentivate: • l'ulteriore riduzione dei costi dei servizi tecnico-nautici (rimorchio, pilotaggio e ormeggi); • l'organizzazione di terminal dedicati per velocizzare le operazioni lungo la catena logistica; • l'introduzione di tecnologie di registrazione, presa e pagamento automatici dei carichi in entrata e uscita dall’area portuale; • la penetrazione dei porti italiani nell'entroterra europea al fine di ampliare l'hinterland di riferimento. • Nel contesto della distribuzione delle merci in ambito urbano, le azioni individuate mettono in luce la necessità di formare nuove competenze professionali, favorendo la costituzione di specifici Osservatori negli ambiti locali e le iniziative pilota già intraprese da singoli enti in maniera autonoma. • Infine, per quanto attiene le azioni di promozione e orientamento della domanda va sottolineata l'iniziativa rivolta a creare un'agenzia per la logistica (Italian Distribution Council, IDC) con lo scopo primario di supportare il management di porti, interporti e aeroporti, non dotati delle risorse necessarie, per svolgere un’adeguata azione di marketing della logistica. La realizzazione di queste azioni strategiche consente di • favorire lo sviluppo dei servizi plurimodali di collegamento con l’Europa continentale; • d'innalzare gli standard di qualità dei servizi di trasporto e della gestione dei nodi infrastrutturali sviluppando delle catene Pagina 23 logistiche in grado di rispondere alle nuove esigenze della domanda; • ridurre la congestione, soprattutto nei sistemi metropolitani; • adeguare i criteri di rilevazione e analisi statistica del settore del trasporto merci; • monitorare i livelli di performance dei servizi di trasporto. Ambiente Le azioni definite dal Piano Generale dei Trasporti per conseguire uno sviluppo del sistema dei trasporti che minimizzi l'impatto sull'ambiente mirano a: • ad assicurare rispetto degli standard di qualità dell’aria e dei livelli di rumore, soprattutto nelle aree ad alta densità abitativa, ma anche lungo le direttrici di traffico; • a ridefinire e migliorare il rapporto tra le rete infrastrutturale e la rete ecologica nazionale, costituita da parchi, aree protette, ecc. Va sottolineata, inoltre, l'intenzione di valutare il costo opportunità che l'Italia dovrà sopportare per raggiungere gli obiettivi di Kyoto, quantificando i costi sociali ed economici delle varie opzioni possibili (compresa quella attuale di elevata tassazione dell'autotrasporto e di sussidi alle modalità concorrenti). Tali studi consentiranno, infatti, di delineare un insieme di indirizzi ed azioni più specifiche e dettagliate. Innovazione tecnologica Il nuovo PGT pone particolare enfasi sull’innovazione tecnologica nei trasporti, in quanto essa costituisce un fattore decisivo per la modernizzazione del sistema, per il miglioramento dell’efficienza nei servizi e per il contenimento delle esternalità negative (congestione, inquinamento atmosferico, rumore e incidentalità). In particolare, si intendono promuovere: • i servizi individuali e collettivi d'informazione in tempo reale sullo stato della rete e del traffico stradale ed autostradale in grado di prevenire i fenomeni di congestione e di ridurre gli incidenti; • sistemi di gestione ottimizzati delle flotte di veicoli pubblici e privati, merci e passeggeri, capaci di migliorare l’efficienza globale del trasporto; • sistemi di assistenza al guidatore nel trasporto su strada; Pagina 24 • modernizzazione dei sistemi di controllo e di gestione del traffico ferroviario; • realizzazione di piattaforme telematiche comuni per lo scambio dati tra operatori ferroviari diversi, nazionali e internazionali; • implementazione di servizi per il tracking di merci e per il potenziamento dei servizi di trasporto combinato. La riorganizzazione delle competenze nei trasporti La riforma della Pubblica Amministrazione in tema di decentramento, fa convergere l’intervento dell’amministrazione centrale su compiti di regolamentazione generale, indirizzo, coordinamento e controllo dell’attività degli diversi soggetti competenti. In questo senso le principali modifiche contemplate dal nuovo PGT comportano: • l'assegnazione al Parlamento del ruolo di definizione della politica del trasporto nel rispetto dei vincoli comunitari, di approvazione degli interventi programmatici del Governo, di catalizzatore e di stanziamento delle risorse per investimenti infrastrutturali; • l'unificazione delle competenze a livello centrale attraverso la riorganizzazione dei Ministeri attualmente competenti in tema di trasporti (trasporti e navigazione, lavori pubblici, ambiente); • il decentramento di funzioni a livello locale. Gli interventi infrastrutturali prioritari I fenomeni di congestione presenti nell'area centrosettentrionale del paese ed i bassi livelli di accessibilità che caratterizzano l'Italia meridionale ed insulare sono principalmente sintomi di una carenza infrastrutturale che caratterizza l'Italia intera. Indubbiamente, tali fenomeni riflettono una disparità della dotazione infrastrutturale tra le aree del Paese che però, a ben vedere, non è così elevata se la si misura con metri puramente quantitativi (dotazioni fisiche per abitante o metro quadrato di territorio). Essa diviene invece notevole se si fa riferimento alle condizioni e alla qualità del servizio di trasporto (frequenza accessibilità e costi): al Sud il livello del servizio è nettamente inferiore rispetto al Nord. Inoltre, per le isole si pone il problema di garantire la “continuità territoriale” con il Continente attraverso porti ed aeroporti, che assumono, in particolare per la Sardegna, il ruolo di vere e proprie “porte di ingresso” all’isola, nell’ambito della realizzazione del corridoio plurimodale Sardegna-Continente. In questo senso, le infrastrutture non solo possono essere uno dei possibili motori dello sviluppo locale, a condizione che gli interventi siano concepiti non Pagina 25 soltanto sulla base di obiettivi macroterritoriali in uno scenario nazionale ed europeo, ma anche in funzione della migliore integrazione delle reti con le iniziative di sviluppo e di promozione dei contesti locali, ma possono essere determinanti nel favorire un processo di riequilibrio territoriale che sia in grado di sfruttare le risorse offerte dal Mezzogiorno e di cogliere la grande opportunità presentata dal Mediterraneo. In questo contesto il PGT si p proposto lo sviluppo di un sistema infrastrutturale che superi le carenze di quello attuale e ha identificato le priorità di intervento per le infrastrutture e i di livello nazionale ed internazionale. Facendo proprio il principio di sussidiarietà, il piano rinvia invece ai Piani Regionali dei Trasporti e ai Piani Urbani della Mobilità la definizione delle priorità di intervento sulle infrastrutture di livello locale, assicurando, però, la coerenza con le scelte strategiche del PGT. Per poter conseguire le finalità di sviluppo dei collegamenti di interesse nazionale, il PGT ha individuato il Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti (SNIT). In particolare, lo SNIT assolve una funzione strumentale rispetto all’obiettivo di pervenire all’individuazione di un primo insieme di interventi infrastrutturali, di rilevanza nazionale, da realizzare in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo. Allo stadio attuale lo SNIT definisce in modo preciso gli interventi da eseguire sulle reti stradale e ferroviaria. Per quanto attiene invece ai sistemi portuali, aeroportuali e dei centri merci p stato delineato un primo insieme di interventi che appaiono essenziali al raggiungimento degli obiettivi che il PGT si è proposto, rinviando la definizione puntuale ai successivi Piani di settore. I principali interventi per la rete stradale Il nuovo PGT ha esaminato le proposte di miglioramento ed integrazione della rete SNIT di primo livello per le quali erano disponibili informazioni sulle caratteristiche funzionali e sui costi dell'intervento. La maggior parte di tali proposte riguarda modifiche delle caratteristiche geometriche delle attuali infrastrutture, da eseguire senza variazioni di tracciato. Esistono alcuni casi in cui, a causa di vincoli ambientali, la proposta riguarda la realizzazione di un nuovo asse che costituisce una variante a quello esistente. All’interno del PGT, come detto, non sono state considerate le proposte di carattere locale; sono stati inoltre esclusi dall’esame gli interventi completamente finanziati e in corso di realizzazione o di completamento. Tutte le proposte prese in considerazione nella rete SNIT di primo livello riguardano infrastrutture che sono a carreggiate separate, o delle quali si prevede la trasformazione o la costruzione con carreggiate separate: si riferiscono pertanto ad assi con caratteristiche tecniche di tipo autostradale. Pagina 26 Le proposte sono suddivise in sei gruppi, ciascuno comprendente le infrastrutture a servizio di un determinato sistema territoriale: • settentrionale, • centro-occidentale, • centro-orientale, • sud-occidentale, • sud-orientale, • insulare. I quattro sistemi centrali e meridionali comprendono, oltre ai quattro assi longitudinali ad essi appartenenti, anche gli assi trasversali che collegano questi ultimi alle aree adiacenti. Le proposte relative a ciascun gruppo sono suddivise in tre categorie: interventi su strade e autostrade attualmente gestite dall’ANAS; interventi di potenziamento su autostrade attualmente in concessione; nuovi collegamenti in variante a infrastrutture esistenti. Una sintesi delle proposte formulate nel PGT, con riferimento al potenziamento e adeguamento della rete SNIT di primo livello, è presentata nel prospetto successivo; dove, per ciascun sistema territoriale e per ciascuna tipologia di intervento, è riportata la lunghezza complessiva degli interventi e il loro costo totale. Si tratta complessivamente di 41 interventi che interessano circa 3.400 Km di rete per un costo complessivo di circa 74.000 miliardi di lire. Pagina 27 Tabella 2. Riepilogo degli interventi proposti dal PGT per la rete SNIT di primo livello Interventi su strade e autostrade Anas Interventi di Nuovi Collegamenti potenziamento su autostrade esistenti Lunghezza Interventi (Km) Costo* (Mld) Lunghezza Costo* Lunghezza Costo* Interventi (Mld) Interventi (Mld) (km) (Km) 17 220 275 6.980 480 14.735 13 772 21.935 Centro-occidentale 255 3.260 45 600 / / 5 300 3.860 Centro-orientale 465 6.400 / / / / 4 465 6.400 Sud-occidentale 644 14.110 20 620 / / 6 664 14.730 Sud-orientale 800 20.790 / / / / 7 800 20.790 Sistema Insulare 331 3.380 21 1.400 104 1.830 6 456 6.610 2.512 48.160 361 9.600 584 16.565 41 3.457 74.325 Sistema Settentrionale TOTALE TOTALE Interventi Lunghezza Interventi (Km) Costo (Mld) Fonte: Piano Generale dei Trasporti I principali interventi per la rete ferroviaria Gli interventi considerati nelle analisi del PGT, sono stati selezionati a partire dai programmi delle FS, nonché dai quadri comunitari di intervento e dalle proposte degli enti territoriali che hanno una valenza rispetto ai traffici nazionali sulla rete dello SNIT. Le proposte esaminate riguardano sia interventi di completamento su opere intraprese, sia nuove realizzazioni. In alcuni casi sono stati considerati anche interventi su nodi specifici, soprattutto per le grandi aree metropolitane, in virtù o della loro rilevanza sia per il trasporto locale che per i flussi viaggiatori e merci di interesse nazionale o della loro appartenenza alle nuove linee ad alta capacità (sono quindi compresi nelle tratte relative). Non sono stati invece inclusi nella rete dello SNIT i progetti che hanno una rilevanza prevalentemente o esclusivamente locale Da un punto di vista territoriale le proposte considerate fanno riferimento ai seguenti subsistemi: • direttrici longitudinali: dorsale adriatica e tirrenica; • direttrici trasversali che collegano le direttrici longitudinali; • direttrici trasversali est-ovest, a servizio della pianura padana, con itinerari alternativi merci; • sistema dei valichi alpini; • direttrici di accesso alla rete forte, localizzate al Sud. Nel complesso, gli interventi esaminati consentono di ottenere un sostanziale potenziamento della rete ferroviaria dello SNIT in grado di accogliere aumenti Pagina 28 di traffico viaggiatori e merci coerenti con gli scenari più ottimistici di sviluppo economico e di riequilibrio modale. In modo particolare essi consentono: • di raddoppiare la capacità di trasporto e separare le componenti locali e di lunga percorrenza sugli assi fondamentali del sistema ferroviario Torino - Venezia e Milano - Reggio Calabria (linee AC Torino - Venezia e Milano - Napoli, quadruplicamenti Napoli Salerno - Battipaglia , potenziamento Battipaglia - Reggio Calabria, raddoppio Napoli – Bari); • raddoppiare la capacità di trasporto ferroviario attraverso l'intero arco alpino (raddoppio Ventimiglia, Modane, linee di accesso al Gottardo, Brennero, Tarvisio, corridoio V Venezia - Trieste Lubiana) e potenziare i collegamenti con i porti dell'alto Tirreno (terzo valico di Genova, Pontremolese e Parma - Suzzara) e il medio - alto Adriatico (Verona - Bologna, Rimini - Ferrara - Poggio Rusco); • potenziare e creare dei by - pass nei principali nodi ferroviari (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari); • completamento del corridoio trasversale orientale (Roma – Orte – S. Sepolcro – Rimini – Ravenna – Venezia); • completare il potenziamento del corridoio longitudinale adriatico (completamento del raddoppio Bologna - Bari - Lecce); • creare dei corridoi per il trasporto merci con caratteristiche di sagoma e peso assiale tali da consentire il trasporto di container e semi - rimorchi lungo le direttrici Sicilia - Gioia Tauro - Taranto – Bari - Rimini - Bologna o Ferrara - Brennero e Chiasso e un corridoio high cube Genova - terzo valico - Novara – Sempione; • creare degli itinerari alternativi per le merci allo scopo di alleggerire alcuni nodi nel breve - medio periodo e di rendere la rete meno vulnerabile rispetto a crisi localizzate. Complessivamente il progetto riguarda 4.100 km di rete ferroviaria, più di un terzo della estensione della rete SNIT attuale, per un ammontare d'investimenti stimato dell'ordine di 95.000 miliardi (tabella successiva). Occorre sottolineare che spesso le opere sono molto impegnative sia sotto il profilo tecnico, sia sotto quello dell’inserimento territoriale e difficilmente tutti gli interventi ipotizzati potranno essere completati nel prossimo decennio sia per le difficoltà tecniche ed amministrative delle realizzazioni sia per la disponibilità di risorse pubbliche sia, infine, per la capacità di spesa complessiva dell’azienda ferroviaria nazionale. Per queste ragioni è necessario individuare Pagina 29 gli interventi prioritari e valutarne accuratamente la fattibilità tecnica e la convenienza economica. Tabella 3. Gli interventi sulla rete ferroviaria analizzati nello SNIT Sub Sistema Direttrice Milano - Napoli 26.800 736 1.750 77 Roma - Cassino - Cancello - Nocera 150 78 Battipaglia - Reggio Calabria 550 470 Bologna - Bari 800 48 Tirrenica - Ligure 100 10 14.000 388 Tirreno - Brennero 1.250 78 Orte - Falconara 2.200 108 Napoli - Bari 3.000 90 Battipaglia - Potenza - Metaponto 100 160 Paola -Sibari - Taranto 150 215 Medio Padano 150 201 Rimini - Suzzara - (Parma) 250 126 1.950 74 12.380 195 Sempione 170 86 Gronda Nord Milano 730 94 Genova - Milano 4.300 54 Chiasso - Milano (Gottardo) 3.500 76 12.400 118 Tarvisio - Pontebba 200 20 Corridoio V (Venezia - Trieste - Lubiana) 600 165 Taranto - Bari 400 46 Bari - Lecce 350 50 Messina - Palermo 4.480 156 Messina - Siracusa 2.050 180 94.760 4.099 Napoli - Battipaglia Direttrici Longitudinali Torino - Milano - Mestre Direttrici trasversali Itinerari alternativi Ventimiglia Modane Sistema dei valichi alpini e linee d'accesso Brennero Direttrici accesso Costo (Mld) Lunghezza (km) TOTALE Fonte: Piano Generale dei Trasporti Gli interventi infrastrutturali nel sistema portuale Nonostante lo SNIT contempli al suo interno il sistema portuale italiano, al momento attuale non è stato previsto un insieme di interventi dettagliato, come per la rete stradale e ferroviaria. Tuttavia, sulla base degli interventi normativi compiuti nel decennio precedente, delle tendenze attuali e degli obiettivi Pagina 30 generali perseguiti dal PGT, vengono proposti dei criteri guida per l'intervento dello Stato a sostegno dell'autonomia finanziaria delle Autorità Portuali. Queste, nell’ambito dei propri Piani operativi triennali, redatti ai sensi della legge 84/1994, Il hanno espresso un fabbisogno finanziario che assomma ad oltre 5.000 miliardi di lire (tabella sottostante). Proprio per definire l'entità e le modalità dell'intervento pubblico e tenendo conto dei seguenti obiettivi strategici: • fare adottare politiche di indirizzo e programmazione tendenti a prevenire lo sviluppo di possibili squilibri all’interno dell’offerta, stimolando la ricerca di una maggiore specializzazione, l’intermodalità e la conquista di traffici a maggiore valore aggiunto; • incoraggiare la specializzazione di alcuni porti dedicati esclusivamente al cabotaggio tramite il sostegno a progetti in grado di rendere il trasporto merci via mare maggiormente competitivo rispetto al trasporto su gomma; • non interrompere la fase di decollo nei porti più avanzati, ma anzi facilitare il passaggio verso una fase di stabilizzazione e maturità; • incoraggiare l’ingresso di efficienti imprese terminalistiche nel maggior numero di porti, un primo insieme di progetti infrastrutturali prioritari dovrebbe includere: • interventi da destinare esclusivamente al cabotaggio marittimo; • tutte le opere che riguardano la sicurezza e la protezione dei porti; • interventi che favoriscono l’adeguamento delle strutture portuali per il cabotaggio marittimo di merci pericolose, nonché le opere che consentono l’inserimento dei porti nelle reti di trasporto transeuropee; • progetti con maggiori ricadute economiche e sociali (opportunamente valutate da adeguate analisi benefici-costi); • interventi che promuovono e perseguono di il potenziamento dello specifico ruolo della portualità meridionale nel contesto del sistema logistico nazionale. È importante notare, infine, che il PGT, soprattutto nel caso di interventi volti ad aumentare la capacità portuale, propone di superare il riferimento al tonnellaggio storico movimentato come criterio prevalente di valutazione Pagina 31 (soprattutto quando i progetti di espansione della capacità portuale mirano ad inserirsi in nuovi mercati). Tabella 4. Interventi infrastrutturali proposti dalle Autorità portuali nei Piani operativi triennali. Porto Miliardi £ Porto Miliardi £ Porto Miliardi £ Savona 259,830 Napoli 582,765 Venezia 502,200 Genova 250,102 Gioia Tauro 60,000 Trieste 295,000 La Spezia 112,132 Taranto 181,702 Palermo 198,000 29,982 Brindisi 219,550 Messina 28,000 Livorno 255,134 Bari 175,300 Catania 242,000 Piombino 261,000 Ancona 239,433 Cagliari 429,700 Civitavecchia 334,800 Ravenna 359,500 TOTALE 5.016,140 Marina di Carrara Fonte: Piano Generale dei Trasporti. Interventi nel sistema aeroportuale Per il sistema aeroportuale lo SNIT non definisce degli specifici interventi infrastrutturali, anche perché, coerentemente con l’impostazione legislativa attuale, lo Stato non dovrebbe più erogare finanziamenti per le infrastrutture aeroportuali, dato che le società di gestione degli aeroporti dovrebbero conseguire la piena autonomia finanziaria (è auspicabile che il processo, attualmente in corso, si avvii rapidamente alla conclusione). Tuttavia, raggiunti gli obiettivi: • della creazione dell’hub di Malpensa; • del potenziamento di alcuni aeroporti meridionali (in particolare, Catania, Bari, Cagliari, Palermo e Napoli) e di alcuni altri, per i quali si prospetta una promettente crescita del traffico (in primis, Venezia); • dell’ammodernamento di una serie di aeroporti minori, con una politica di finanziamento di opere infrastrutturali per un importo superiore a 3.400 miliardi negli ultimi anni (tabella successiva), la necessità di recuperare i gap infrastrutturali potrà, in alcuni casi, consentire ulteriori interventi da parte dello Stato. Tali interventi coerenti con le indicazioni generali del PGT e del Piano degli aeroporti. E rispondenti al principio della sostenibilità economica dei singoli aeroporti, dovranno, nella forma di cofinanziamento, riguardare: • la realizzazione delle infrastrutture di accesso stradali e ferroviarie (queste ultime se giustificate dalla entità del traffico) ; Pagina 32 la realizzazione delle infrastrutture per il trasporto merci, in coerenza con le indicazioni complessive del Piano dei centri merci. • Tabella 5. Finanziamenti pubblici per opere aeroportuali in corso di completamento, di esecuzione o di avvio. Aeroporto Miliardi di lire Aeroporto Miliardi di lire Alghero 40,0 Grumento 38,0 Alberga 5,0 Lamezia T. 24,0 Ancona 52,0 Milano-Malpensa 980,0 173,0 Napoli 14,0 Bologna 63,0 Olbia 45,6 Brindisi 14,0 Palermo 15,0 Cagliari 115,0 Perugia 7,0 7,0 Pisa 42,0 175,0 Reggio Emilia 7,0 Cuneo 7,0 Roma-Fiumicino 1.390,0 Ferrara 17,0 Siena 8,0 Firenze 14,0 Torino 17,0 Foggia 11,0 Trieste 3,0 Genova 49,0 Venezia 55,0 Grosseto 2,0 Verona 28,0 Grottaglie 3,0 Totale 3.420,6 Bari Capua Catania Fonte: Piano Generale dei Trasporti. Gli interventi nei centri merci La legge 240/90, in attuazione degli indirizzi del Piano Generale dei Trasporti del 1986, ha dato avvio alla realizzazione di una rete nazionale dedicata al trasporto merci intermodale programmando una serie d'interventi, non ancora conclusi, finalizzati a crearne la struttura portante. Lo SNIT ha individuato alcuni interventi da realizzare sui nodi della rete del trasporto intermodale che potrebbero costituire un freno ad un adeguato sviluppo (o addirittura causare perdite di quote di mercato) del trasporto merci intermodale nel caso non fossero realizzati. In termini generali questi interventi riguardano: • il completamento della rete interportuale nazionale con la realizzazione degli interporti già individuati per l’ammissione al finanziamento dello Stato e con la realizzazione delle infrastrutture necessarie per i nodi maggiormente congestionati (area milanese, romana e palermitana); Pagina 33 • l'individuazione delle località in cui le problematiche inerenti al traffico merci possono essere risolte attraverso la realizzazione di infrastrutture intermodali complementari agli interporti. Più precisamente gli interventi possono essere così suddivisi: • • realizzazione degli interporti di valenza nazionale ancora in fase istruttoria: - Nord: Bergamo Montello, Venezia, Cervignano; - Centro: Orte, Pescara, Termoli, Frosinone, Jesi; - Sud e isole: Bari, Area Jonico Salentina, Tito, Pontecagnano, Gioia Tauro, Catania; - realizzazione delle infrastrutture nell’area di Milano, Roma e Palermo; - potenziamento di alcuni interporti esistenti: Verona, Padova, Bologna, Parma; interventi di adeguamento o completamento di infrastrutture esistenti e/o nuovi interventi di costruzione di centri merci quali piattaforme logistiche, centri intermodali ecc. Le tabelle successive riportano, rispettivamente, le risorse già spese e quelle prospettiche destinate agli interporti già realizzati ai sensi della legge 240/90, con finanziamento a totale carico dello Stato e i finanziamenti, concessi con leggi. successive (341/95, 641/96, 135/97), che hanno consentito la realizzazione, ancora in fase istruttoria, di altre strutture interportuali. Per quanto riguarda i finanziamenti della 240/90 sono previsti circa 79 miliardi che si aggiungono ai 417 già assegnati negli anni precedenti. Le altre leggi hanno invece previsto un coofinanziamento statale per un importo di 431 miliardi (a fronte di una spesa complessiva di 1.165 miliardi). Pagina 34 Tabella 6. Interporti in attività: leggi di finanziamento per la realizzazione e il potenziamento (importi in miliardi di lire). Interporto Regione Interventi effettuati Interventi in programma Costo Finanz. Fonte Costo Finanz. Fonte totale statale finanz. totale statale finanz. Orbassano Piemonte 54,00 54,00 L. 240/90 21,25 9,406 L. 240/90 Rivalta Sc. Piemonte 40,00 40,00 L. 240/90 11,41 5,00 L. 454/97 Verona Veneto 62,00 62,00* L. 240/90 32,28 15,00 L. 240/90 Padova Veneto 61,00 61,00 L. 240/90 30,02 15,00 L. 240/90 Bologna Emilia-R. 58,00 58,00 L. 240/90 18,77 9,30 L. 240/90 Parma Emilia-R. 33,00 33,00 L. 240/90 14,40 7,200 L. 240/90 Livorno Toscana 49,00 49,00* L. 240/90 8,00 4,00 L. 454/97 Marcianise-Nola Campania 60,00 60,00* L. 240/90 28,00 14,00 L. 454/97 164,13 78,906 Totale 417,000 417,00 * Interventi attuati parzialmente Fonte: Piano Generale dei Trasporti. Pagina 35 Tabella 7. Nuovi interporti e relative leggi di finanziamento (in miliardi di lire). Interporto Regione Interventi in programma Costo totale Finanz. statale Fonte Finanz. Novara (*) Piemonte 83,33 21,36 L. 240/90 Vado Ligure (*) Liguria 35,19 21,12 L. 240/90 Bergamo Lombardia 93,76 27,94 L. 240/90 Porto Marghera C.I.A. Veneto 104,52 30,00 L. 341/95 Porto Marghera A.P. Venezia Veneto 15,00 15,00 L. 341/95 Cervignano (*) Friuli 51,18 29,74 L. 641/96 Prato (*) Toscana 86,77 48,31 L. 240/90 Jesi Marche 66,65 30,17 L. 641/96 Orte Lazio 50,36 28,00 L. 240/90 Frosinone Lazio 30,00 17,90 L. 341/95 Pescara Abruzzo 108,50 46,52 L. 341 + L.240 Termoli Molise 21,30 8,97 L. 341/95 Pontecagnano Campania 67,00 15,00 L. 135/97 Bari Puglia 59,95 20,66 L. 240/90 Area Jonico-Salentina Puglia 107,09 19,87 L. 341/95 Tito Basilicata 44,43 16,38 L. 641/96 Gioia Tauro Calabria 58,10 14,86 L. 240/90 Catania Sicilia 83,10 19,45 L. 240/90 1.166,23 431,25 Totale * ? Potenziamento dell’infrastruttura esistente. Fonte: Piano Generale dei Trasporti. Le proposte per la realizzazione di una rete logistica regionale A partire dal quadro programmatico definito a livello comunitario e nazionale e tenendo conto delle dinamiche evolutive, dei fattori di cambiamento e delle criticità che investono il “sistema Veneto”, lo "Studio per la costruzione di una rete logistica regionale" eseguito dall'A.T.I. per conto della Regione Veneto ha individuato le linee guida del Piano della logistica regionale, identificandone gli obiettivi e le azioni ritenute indispensabili per una sua efficace ed efficiente implementazione. In particolare, tre sono gli obiettivi strategici perseguiti: • il recupero di efficienza ed efficacia del sistema dei trasporti e la minimizzazione dei costi esterni, in un’ottica di riequilibrio del territorio e di riduzione dell’impatto ambientale; Pagina 36 • lo sviluppo di attività a valore aggiunto, con conseguenti ricadute positive sull’occupazione e sull’acquisizione di competenze e know how logistico; • il rafforzamento della capacità competitiva del Veneto nel contesto nazionale e internazionale. Il conseguimento di tali obiettivi può essere ottenuto promuovendo e incentivando iniziative che favoriscano, ad esempio, l’aggregazione dei flussi di traffico e il conseguimento di loro massa critica significativa, l’adozione di politiche comuni tra imprese e/o operatori del trasporto e della logistica, lo sviluppo dell’intermodalità e del trasporto ferroviario e marittimo, la creazione di attività nel segmento del quasi-man4facturing e della manipolazione delle merci, l’innovazione tecnologica nella gestione dei flussi e delle informazioni e così via. La messa in opera di queste azioni dipende però dalla realizzazione di alcune pre-condizioni che mirano a: • completare e potenziare la rete infrastrutturale: oltre agli interventi la cui importanza è da tempo riconosciuta a livello comunitario e/o nazionale (si vedano i precedenti capitoli), il piano ha individuato i seguenti interventi: • - realizzazione di transit point nel vicentino e nel trevigiano, quali strutture che favoriscono i processi di consolidamento e deconsolidamento di traffici da/per i poli infrastrutturali regionali; - sviluppo del Distripark di Marghera per l’implementazione di attività di quasi-manufacturing, anche in un’ottica di piattaforma logistica funzionale al processo di ricostruzione dei Balcani; - sostegno allo sviluppo delle principali piattaforme regionali (Verona, Padova, Venezia), favorendone l’integrazione a rete e la specializzazione funzionale. definire e sviluppare un progetto di marketing territoriale: occorre puntare a: - promuovere dall’esterno; il territorio per attirare investimenti - finalizzare le politiche territoriali alle esigenze degli operatori economici locali e alle aspettative degli operatori esterni che si vogliono attrarre; Pagina 37 - riorganizzare le procedure amministrative mostrando più attenzione ai “clienti” del prodotto “sistema locale”. A tale scopo, il Piano ha individuato delle azioni strategiche: • - nello sviluppo di un'efficace politica di comunicazione e di marketing per promuovere le infrastrutture logistiche regionali; - nello sviluppo di un’industria logistica; - nella promozione di una alleanza fra le diverse aree territoriali (dalla Catalogna a Kiev) lungo il Corridoio EstOvest; - nel rendere il Veneto una delle principali piattaforme logistiche necessarie per la ricostruzione dell’area dei Balcani; - nello sviluppo di piattaforme informatiche al servizio delle imprese nel campo della new economy e della e-logistics. costruire un portello logistico per il monitoraggio del sistema: occorre realizzare il potenziamento dell’attuale Osservatorio della Mobilità Regionale attraverso la creazione di uno Logistsportello finalizzato sui seguenti argomenti: - le singole filiere produttive venete (import, export, delocalizzazione e investimenti diretti all’estero, unità locali e loro localizzazione, ecc.); - gli operatori del trasporto e della logistica presenti sul territorio regionale (unità locali, localizzazione territoriale, specializzazione funzionale, ecc.); - le piattaforme logistiche regionali, nazionali e internazionali (volumi di traffico, specializzazione funzionale, ecc.); - il traffico generato/attratto e di transito in regione (unità di carico, direttrici, ecc.); - la competizione internazionale (import ed export di paesi concorrenti, ecc.). Ciò appare utile in quanto momento di interazione, comunicazione e informazione tra Amministrazione e mondo privato. Compito dello sportello è fornire informazioni (riguardanti i possibili finanziamenti comunitari, nazionali ed eventualmente regionali, le iniziative promosse Pagina 38 dall’amministrazione, le tendenze di settore elaborate dall’Osservatorio della Mobilità, la ricerca di potenziali partner commerciali, ecc) nella misura in cui il privato intende autonomamente sviluppare iniziative conformi agli obiettivi del Piano. Questo canale informativo/conoscitivio va inteso in senso bidirezionale: lo sportello logistico dovrebbe rappresentare anche un luogo dove il privato segnala volontariamente problemi e difficoltà legate, ad esempio, all disfunzione nei servizi di trasporto, in modo da offrire un supporto all’Amministrazione, consentendole una migliore comprensione dei fenomeni in atto e, quindi, una migliore gestione del processo decisionale. • effettuare studi di fattibilità di progetti: lo studio, sulla base di scenari evolutivi e di incontri con opertori interessati ha presentato dei possibili progetti, iniziative e studi di fattibilità, da attivare in forma di partnership o, eventualmente, in forma autonoma da parte della Regione: - esame della funzionalità e delle specializzazioni delle piattaforme logistiche private regionali e verifica della possibilità di una loro eventuale integrazione a rete; - studio di fattibilità inerente la creazione e/o la co-gestione di magazzini comuni tesi a favorire la razionalizzazione delle politiche distributive sul territorio regionale e nazionale; - studio finalizzato all’individuazione delle macro-aree nazionali e internazionali caratterizzate da crescenti vantaggi competitivi (attuali e/o potenziali) nel comparto produttivo e/o nel comparto logistico e conseguente analisi di benchmarking per valutare la performance di altri paesi nell’organizzazione logistica (capacità di abbattimento dei costi, di creazione di nuovi servizi, ecc.); - esame esplorativo nei confronti di grandi imprese industriali, attrezzate in termini di cultura e organizzazione logistica, teso a valutare la loro disponibilità a fornire a contigui sistemi locali di piccole e medie imprese un’offerta bilanciata di traffico per ottimizzare i flussi di merci e, eventualmente, consentire una ottimizzazione congiunta dei carichi (ad esempio, formazione di treni blocco); - studio teso alla verifica di se e in quale misura l’accumulo di competenze logistiche presso imprese leader possa essere messo a disposizione delle piccole e medie imprese; Pagina 39 - studio di fattibilità inerente l’affidamento da parte di un gruppo di imprese distrettuali dell’intero ciclo logistico ad un unico operatore, in un’ottica di out-co-sourcing logistico; - studio di fattibilità inerente la realizzazione di un servizio ferroviario tipo navetta nella tratta Verona-Venezia. Sono state numerose le imprese manifatturiere che hanno mostrato interesse verso tale opportunità, visto la possibilità di aggregare un consistente volume di traffico oggi tutto stradale; - studio di fattibilità relativo al potenziamento del servizio ferroviario nelle tratte Verona-Germania e Verona-Est Europa, quali importanti mercati di riferimento del mondo produttivo regionale; - studio di fattibilità relativo alla realizzazione di transit point nel vicentino e nel trevigiano; - esame delle potenzialità derivanti dalla presenza in regione di elevati flussi di transito. Le difficoltà legate alla realizzazione di queste azioni e la consapevolezza del rapido processo di sviluppo economico e tecnologico che caratterizza le società industrializzate moderne richiedono lo sviluppo di strumenti di programmazione flessibili che superino rigidità formali imposte da piani della logistica basati esclusivamente su un approccio pluriennale e, perciò stesso, poco adatti a recepire le nuove esigenze. Proprio per modificare l’approccio dell’intervento regionale lo studio ha evidenziato la necessità di costituire un PATTO tra Regione e imprenditoria del manifatturiero e della logistica, attraverso il quale identificare una serie di progetti in campo logistico. Si tratta, in particolare, di fare maturare progetti di co-progettazione logistica tra imprese e amministrazione pubblica, mirati e legati eventualmente anche a singoli anelli della catena logistica, ma aventi l’obiettivo sia di diffondere l’innovazione lungo tutto il ciclo produttivo, sia di supportare la competitività e la sostenibilità del sistema. Il PATTO diviene così uno strumento per la predisposizione di un pacchetto di interventi che consente di coniugare la necessità di progettualità del privato con il bisogno di “fare sistema” della Regione. Da un punto di vista operativo, occorre costituire a livello regionale un gruppo fisso - Cabina di Regia – che: Pagina 40 • emetta bandi o inviti diretti finalizzati alla realizzazione di studi di fattibilità di progetti e iniziative imprenditoriali nel comparto della logistica e dei trasporti; • effettui, sulla base degli obiettivi di Piano, la valutazione dei progetti, identificando quelli prioritari; • attivi le joint-venture, attraverso un co-finanziamento regionale ed eventualmente comunitario; • effettui attività di coordinamento presso la comunità europea e di marketing territoriale; • coordini le attività del sistema di monitoraggio e dei servizi reali (Osservatorio per la Mobilità e Logsportello), con i quali interagisce in modo sistematico. Pagina 41 4. L'OFFERTA DI TRASPORTO IN VENETO Le infrastrutture di trasporto Il comparto stradale Il Veneto, con riferimento al 1996, presenta una dotazione di infrastrutture stradali pari a circa 24.000 km.: 457 km di autostrade, 2.366 km di strade statali e 21.088 km di strade provinciali e strade comunali extraurbane. Queste cifre, tuttavia, non consentono di formulare alcun giudizio di valore sullo stato della rete stradale regionale se non vengono comparate con altre situazioni territoriali e, soprattutto, se non se ne definisce il livello qualitativo in rapporto alla domanda di mobilità. Per quanto concerne il primo punto, il confronto territoriale, la tabella seguente consente di mettere in relazione il Veneto alle altre regioni settentrionali e all'Italia nel suo complesso. L'analisi condotta verte sui dati del Conto Nazionale dei Trasporti e evidenzia l'estensione della rete stradale, sia in termini assoluti, sia in base a dei valori unitari per unità di superficie e popolazione. Occorre sottolineare che il tipo di analisi adottato presenta delle serie limitazioni: • l'estensione di una rete di trasporto è solo una misura parziale della qualità della dotazione infrastrutturale; • l'elaborazione di rapporti per unità di misura può risultare fuorviante dato che non considera l'assetto morfologico e sociale del territorio. Ciò non di meno, un'attenta lettura degli indicatori proposti, comunemente utilizzati nella letteratura, consente di formulare alcune considerazioni sullo stato del sistema viario. In primo luogo, per tutte le tipologia di strade considerate, il contributo della Regione Veneto alla rete stradale nazionale è minore rispetto a quella delle altre tre grandi economie regionali del nord Italia: Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna (il 7,8% contro, rispettivamente, il 10,1%, il 9,0% e il 9,5%). Un secondo elemento significativo, deriva dal considerare l'incidenza di ogni categoria stradale sul totale regionale. Il Veneto manifesta una dotazione relativa di autostrade inferiore sia rispetto a tutte le altre regioni settentrionali, sia rispetto al dato medio nazionale. Al contrario, la regione veneta ha una dotazione relativa di strade provinciali e comunali extraurbane maggiore che tutte le altre aree considerate. Pagina 42 In terzo luogo, facendo riferimento al dato per unità di superficie, si può vedere come il Veneto presenti complessivamente un indicatore superiore alla media nazionale e quello del Piemonte e della Lombardia. Tuttavia, se si guarda agli indicatori per categoria stradale, si nota come per le autostrade e le strade statali il Veneto abbia: • una dotazione unitaria di autostrade superiore alla media nazionale; • una dotazione unitaria di strade statali inferiore alla media nazionale ed ai valori delle altre regioni settentrionali. Infine, esaminando l'indicatore dello stock di infrastrutture stradali per unità di popolazione si può notare come solo la Lombardia sia caratterizzata da valori inferiori rispetto al Veneto. Pagina 43 Tabella 8. La rete stradale del Veneto - Un confronto tra regioni (anno 1996) Regione Autostrade SS Viabilità minore Totale Chilometri PIE 788 2.948 27.441 31.177 VDA 100 153 1.795 2.048 LOM 560 3.385 23.722 27.667 TAA 207 1.690 7.173 9.070 VEN 457 2.366 21.088 23.911 FVG 207 1.180 4.660 6.047 LIG 374 1.040 7.131 8.545 EMR 633 2.941 25.626 29.200 6.479 46.043 255.590 308.112 ITA Km di rete per 100 kmq PIE 3,10 11,61 108,04 122,75 VDA 3,06 4,69 55,01 62,76 LOM 2,35 14,19 99,42 115,95 TAA 1,52 12,42 52,72 66,66 VEN 2,49 12,87 114,74 130,10 FVG 2,64 15,04 59,41 77,09 LIG 6,90 19,18 131,54 157,63 EMR 2,86 13,29 115,83 131,99 ITA 2,15 15,28 84,83 102,26 Continua Pagina 44 Tabella 8. La rete stradale del Veneto - Un confronto tra regioni (anno 1996) Km di rete per 10.000 abitanti PIE 1,84 6,87 63,90 72,60 VDA 8,39 12,83 150,56 171,78 LOM 0,63 3,78 26,48 30,88 TAA 2,25 18,39 78,08 98,72 VEN 1,03 5,31 47,36 53,70 FVG 1,75 9,95 39,28 50,98 LIG 2,27 6,30 43,20 51,77 EMR 1,61 7,47 65,07 74,15 ITA 1,13 8,01 44,48 53,62 Fonte: Nostre elaborazioni su dati del Conto Nazionale dei Trasporti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999). La carenza infrastrutturale, soprattutto per quanto riguarda le strade di più elevata qualità (autostrade e strade statali) che appare da questi dati risulta confermata anche se si utilizzano altri indicatori come ad esempio il numero di imprese per km di strade1. Tuttavia, come già anticipato, gli indicatori proposti non consentono di esprimere un giudizio sulla qualità dell'offerta infrastrutturale. A tale scopo sono invece necessarie delle misure che esprimono il rapporto tra l'offerta e la domanda di infrastrutture. Lo "Studio per la costruzione di una rete logistica regionale" (Regione Veneto, 2000) dimostra come, in realtà, a causa della forte crescita della domanda di trasporto, sia passeggeri che merci, il sistema viario regionale sia caratterizzato da molti segmenti in cui il flusso veicolare è superiori alla capacità della strada (tabella successiva). Si noti come anche rispetto al flusso medio giornaliero molti archi della rete denotino un tasso di utilizzo prossimo alla saturazione. Le situazioni più critiche appaiono in particolare: 1 • nell’area di Venezia/Mestre, sia nelle relazioni verso est (SS14) sia nelle relazioni verso sud (SS309 Romea); • nell’area centrale, nell’ambito delle relazioni Verona-VicenzaPadova e Padova-Monselice (SS 11 e SS 16); • nell’area Pedemontana (SS248, SS307, SS47). Si veda ad esempio lo "Studio per la costruzione della rete logistica regionale", Regione Veneto, 2000. Pagina 45 Tabella 9. Il rapporto flusso/capacità su alcune direttrici Direttrice A4 Da Casello Venezia Ovest A Flusso/capacità Flusso/capacità ora media ora punta Casello Mestre 0,6 0,9 SP Polesana Occhiobello Fratta Polesine 0,9 1,2 SP 499 Bivio SS499/A13 Rovigo 1,1 1,5 SS Meolo Bivio SS14/A4 Monastier di Treviso 0,7 0,9 SSI0 Bonferrato Bivio SS 10/55482 0,7 0.9 SSI0 Nogara San Pietro 0,8 1 SS10 Nogara Bonferrato 0,6 0,8 SSI0 Este San Pietro 0,7 1 SSI0 Este Monselice 1,2 1,6 SSII Torri di Quartesolo Padova 0.9 1,2 SSI1 Torri di Quartesolo Vicenza 0,9 1,2 SSII Bivio SSI 1/A22 Verona 0,6 0,8 SSI1 Accesso Interporto Padova Bivio SS309 Mestre 0,7 1 SS11 Olmo Vicenza 0,9 1,3 SSII 5. Martino Buon Albergo Verona 0,8 1 SSI2 Bivio SS 12/SS434 Nogara 0.6 0,8 SS13 Bivio SSI3 per Cordignano Fontanafredda 0,7 0,9 SS14 Portogruaro Latisana 0,8 1,1 SSI4 Bivio SSI4/Aeroporto VE Venezia Mestre 1,1 1,4 SSI4 Bivio SS 14/Aeroporto VE Bivio SSI4/A4 0,9 1,2 SSI4 San Donà di Piave Portogruaro 0,8 1,1 SSI4 SanDonà di Piave BivioSSl4/A4 1 1.4 SSI6 Monselice Rovigo 0,8 1,1 S516 BivioSSl6/SS482 BivioSSl6/A13 1.1 1,4 SSI6 Polesella Bivio SS 16/58482 0,6 0,8 SSI6 Bivio SS 16/5S434 Rovigo 0,7 0,9 SSI6 Bivio SS16/S5434 Polesella 0,6 0.8 SSI6 BivioSSl6/A13 Padova 1,1 1,5 5S16 Bivio S516/A13 Monselice 0.8 1 S516 Piove di Sacco Padova 1,4 1,8 5516 Piove di Sacco Bivio SS5 16/SS309 0,9 1,2 SS245 Scorzè SS1l/A4 1,1 1.5 SS247 Este Vicenza 0,6 0.8 SS248 BivioSS248/A31 Vicenza 0.8 1,1 Continua Pagina 46 Tabella 9. Il rapporto flusso/capacità su alcune direttrici Direttrice Da A Flusso/capacità Flusso/capacità ora media ora punta SS248 Montebelluna Bassano del Grappa 0,9 1,2 SS248 Montebelluna Ponte Priula 0,9 1,2 SS248 Bivio S5248/Sup. Thiene Bivio 55248/A3 1 0,8 1,1 SS248 Bivio 55248/Sup. Thiene Bassano del Grappa 0,8 1,1 SS307 Montebelluna Castelfranco Veneto 0,8 1,1 SS307 Resana Padova 0,9 1,2 SS307 Resana Castelfranco Veneto 0,9 1,3 SS309 Rosolina Bivio SS309/SS496 0.6 0,8 SS309 Chioggia Rosolina 0,6 0,8 SS309 NodoTracciato SS309 BivioSSSl6/5S309 1,1 1,5 SS309 Nodo Tracciato SS309 Bivio SS309/Mestre 1 1,4 SS348 Montebelluna Treviso 0,9 1,2 SS443 Adria Rovigo 0,6 0,8 SS463 Portogruaro Incrocio SS463/SS13 0,7 0,9 SS47 Primolano Borgo Valsugana 0,6 0,8 SS47 Bassano del Grappa Primolano 0,7 0,9 SS47 BivioSSl6/A4 Padova 1,5 2 SS47 Cittadella Bassano del Grappa 0,7 1 SS47 Cittadella BivioSSl6/A4 1 1,3 88482 Bivio SS482/A13 Occhiobello 0,9 1,2 88482 Bivio SS 16/SS482 Bivio SS482/A13 1 1,3 8815 Scorzè Treviso 1,1 1,4 8853 Oderzo Silea 0.6 0,8 8853 Cittadella Castelfranco Veneto 0,7 1 Fonte: "Studio per la costruzione di una rete logistica regionale" , Regione Veneto (2000). I principali interventi programmati L'esistenza di diverse criticità strutturali nella rete di trasporto stradale del Veneto è stata sottolineata in diversi documenti di programmazione. Già dal 1997, prima nel Protocollo di Intesa tra Regione Veneto, Parti Sociali e Autonomie Funzionali e successivamente nell’Accordo Quadro tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dei Lavori Pubblici, il Ministero dei Trasporti e della Navigazione e la Regione Veneto, vengono evidenziate delle emergenze che riguardano: Il Passante di Mestre, l’Autostrada Pedemontana Veneta, la Nuova Romea e la A31-Valdastico. Più recentemente, nel contesto della definizione delle Linee Guida per la redazione del Nuovo Piano Regionale dei Trasporti del giugno 1999, la Regione ha sottolineato la priorità assegnata alla realizzazione delle seguenti opere: Pagina 47 • Passante di Mestre; Il progetto “Autostrada Passante di Mestre” si inserisce nell’area metropolitana di Mestre-Venezia e ha i seguenti obiettivi: − eliminazione della strozzatura rappresentata dall’attuale Tangenziale di Mestre,; − realizzazione di un'infrastruttura capace di assorbire i prevedibili incrementi di traffico connessi al completamento del corridoio europeo n. V; − rafforzamento del Corridoio Adriatico, attraverso la connessione con la Nuova Romea; − potenziamento dell’accessibilità nell’area delimitata dal triangolo urbano di Padova-Treviso-Venezia. A tutt'oggi, il processo decisionale non ha ancora definitivamente risolto il problema della scelta tra le varie opzioni prese ad esame. • La Pedemontana Veneta Questo progetto si inserisce nella Valle dell’Agno e nella fascia Pedemontana delle provincie di Vicenza e Treviso collegando alcuni dei principali centri produttivi regionali ed ha per obiettivi: − l'incremento dell’accessibilità di un’area altamente produttiva, ma carente di infrastrutture sia stradali che ferroviarie; − il potenziamento del corridoio pedealpino-padano (TorinoTrieste) e del suo collegamento con il valico di Tarvisio, attraverso la pedemontana friulana. Il progetto, già in fase avanzata, è oggetto attualmente di uno studio allo scopo di verificare la possibilità di utilizzare il Project Financing per l'affidamento a privati la costruzione e la gestione della nuova infrastruttura. • E55 Nuova Romea L'intervento che riguarda sia il Veneto che Emiliana Romagna, si colloca nell'area lagunare veneziana, nel Delta del Po e nelle Valli di Comacchio. I principali obiettivi del progetto sono: − la realizzazione della continuazione funzionale del sistema stradale del Corridoio Adriatico (il tratto Ravenna-Mestre è attualmente l’unico privo di viabilità autostradale); Pagina 48 − il miglioramento dell’accessibilità di tutta l'area interessata, attraverso la separazione dei traffici commerciali e di transito (Nuova Romea) da quelli locali e turistici (attuale SS309); − il miglioramento del basso livello di sicurezza della SS309. Attualmente è terminata la fase di ricerca del consenso dei diversi enti territoriali interessati e si è avviata quella della progettazione preliminare. • A28 Collegamento Conegliano-Sacile. Il progetto che prevede la realizzazione del tracciato autostradale tra Conegliano e Sacile) per il completamento dell’autostrada A28 e del suo allacciamento alla A27 ha i seguenti obiettivi: − il miglioramento dell’accessibilità dell’area, pedemontana orientale mediante la separazione dei traffici commerciali e di transito (A28) da quelli locali (SS13); − l’aumento della sicurezza stradale della SS13; − il potenziamento dell’asse stradale Veneto-Friuli. Attualmente, mentre un primo lotto di 9 km, in direzione di Sacile, presenta un progettazione definitiva ed il VIA favorevole, il secondo lotto di 4 km, riguardante lo svincolo sulla A27, è ancora oggetto di discussione. • A31 - Valdastico Il progetto riguarda, a nord, il collegamento tra Rovereto/Trento e la zona dell’alto vicentino (Thiene) e, a sud, il collegamento tra l’area meridionale delle provincie di Vicenza e Padova e il Polesine (SS434). Gli obiettivi perseguiti sono: − il miglioramento dei collegamenti tra l’area centrale del Veneto, il Trentino ed il Brennero; − l’aumento dell’accessibilità dell’area meridionale della regione; − l’incremento della capacità e della collegamento Vicenza-Este (SS247). sicurezza del Attualmente, mentre il tratto a Nord presenta una progettazione definitiva e si è in attesa del parere sul VIA da parte del Ministero dell’Ambiente, il tratto a Sud presenta ancora una progettazione preliminare. Pagina 49 Va ricordato, inoltre, che più volte il mondo imprenditoriale ha evidenziato la necessità di potenziare l'asse autostradale del Brennero. Tale proposta, sulla quale il Governo italiano non si è mai espresso, è sempre stato fortemente contrastato dagli Enti competenti trentini, che intendono invece privilegiare lo sviluppo della modalità ferroviaria. I progetti appena presentati, con l'eccezione della Nuova Romea Commerciale e dell'Autobrennero, sono stati oggetto di valutazione nell'ambito del Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti definito nel nuovo Piano Generale dei Trasporti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 2001). Non tutte le proposte esaminate nello SNIT (Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti), presentate nel prospetto successivo, sono entrate nel "primo gruppo di priorità", dimostrando di non soddisfare i criteri di selezione. In particolare sono stati ammessi al primo gruppo di priorità solo i seguenti progetti: • l'intervento di completamento sulla A28 tra Sacile e Conegliano; • l'intervento in variante della Pedemontana Veneta; • l'intervento in variante del Passante di Mestre. La realizzazione del progetto riguardante la A31, sia per la parte nord che quella sud, è stato invece rimandato in una seconda fase del processo di potenziamento della rete viaria nazionale previsto dal nuovo Piano Generale dei Trasporti. Tabella 10. Gli interventi esaminati nello SNIT relativi alla regione Veneto Tronco Sezione attuale* Sezione di progetto E Completamento 13 250 Pedemontana Veneta E 98 1.500 Passante di Mestre E 30 1.600 Rovigo-Vicenza E 53 600 Thiene-Trento E 63 2.000 A28 Sacile-Conegliano Lunghezza intervento Costo intervento *E=2+2 corsie, con carreggiate separate e corsia di sosta Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 2001. Il comparto ferroviario Al 1996, la rete ferroviaria regionale misura complessivamente 1.097 km, di cui 509 a singolo binario e 588 km di linee a doppio binario. La quasi totalità (meno 5 km) di queste ultime risulta essere elettrificata. Per quanto riguarda, invece, le linee a semplice binario, circa l'86% non è dotato di alimentazione elettrica. Seguendo lo schema di analisi proposto per la rete stradale, la tabella sottostante consente di formulare alcune considerazioni sullo stato della rete ferroviaria del Veneto. In primo luogo, il contributo regionale alla rete nazionale è Pagina 50 considerevolmente inferiore a quello del Piemonte e della Lombardia. Ciò è dovuto essenzialmente alla modesta consistenza delle linee a doppio binario elettrificate. In questo caso, la quota della rete nazionale che impegna il territorio veneto è, non solo decisamente inferiore a quella del Piemonte e della Lombardia (più o meno la metà) ma anche a quella dell'Emilia Romagna. In termini di dotazione tecnologica, si noti poi come il Veneto abbia un'incidenza di linee elettrificate inferiore sia alla media nazionale (53,6% contro il 64,6%), sia al Piemonte (62,8%) e soprattutto alla Lombardia (77%) e all'Emilia Romagna (84,6%). Queste tendenze, che evidenziano un sistema ferroviario penalizzato dalla presenza ancora eccessiva di linee a singolo binario e non equipaggiate elettricamente, vengono confermate anche dagli indicatori per unità di superficie e popolazione. Pagina 51 Tabella 11. La rete ferroviaria del Veneto - Un confronto tra regioni (Anno 1996) Tabella 1 Semplice binario Non Elett. Doppio binario Elett. Totale Non Elett. Elett. Non Elett. Chilometri PIE 689 495 - 668 689 VDA 85 - - - 85 LOM 361 633 - 578 361 TAA - 106 27 197 27 VEN 504 83 5 504 509 FVG 115 106 - 268 115 LIG 23 190 - 288 23 EMR 162 408 - 486 162 5.538 4.320 110 5.999 5.648 ITA Km di rete per 100 kmq PIE 2,71 1,95 - 2,63 2,71 VDA 2,59 - - - 2,59 LOM 1,51 2,65 - 2,42 1,51 TAA - 0,78 0,20 1,45 0,20 VEN 2,74 0,45 0,03 2,74 2,77 FVG 1,47 1,36 - 3,42 1,47 LIG 0,42 3,51 - 5,31 0,42 EMR 0,73 1,84 - 2,20 0,73 ITA 1,84 1,43 0,04 1,99 1,87 Km di rete per 10.000 abitanti PIE 1,60 1,15 - 1,56 1,60 VDA 7,09 - - - 7,09 LOM 0,40 0,71 - 0,65 0,40 TAA - 1,15 0,29 2,14 0,29 VEN 1,13 0,19 0,01 1,13 1,14 FVG 0,97 0,90 - 2,26 0,97 LIG 0,14 1,15 - 1,74 0,14 EMR 0,41 1,04 - 1,23 0,41 ITA 0,96 0,75 0,02 1,04 0,98 Fonte: Nostre elaborazioni su dati del Conto Nazionale dei Trasporti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999). Pagina 52 In sostanza il Veneto evidenzia una scarsità infrastrutturale nel comparto ferroviario che è testimoniata: • dalla ormai raggiunta saturazione degli assi principali; • dalla ridotta qualità dei collegamenti con gli altri punti nevralgici del sistema di trasporto regionale (in particolare porti, aeroporti e centri intermodali). Un dato significativo in questo senso viene da una lettura delle simulazioni effettuate in sede di redazione del nuovo Piano Generale dei Trasporti per l'analisi e l'individuazione delle priorità infrastrutturali del comparto ferroviario (tabella successiva). Si può notare come il tratto Padova-Mestre sia giunto ad un livello di saturazione prossimo allo capacità massima e, soprattutto, come la situazione sia destinata ad aggravarsi seriamente entro il 2010 (anche nel tratto Verona-Bologna), portando al collasso il sistema ferroviario regionale Tabella 12. Esisti delle simulazioni della rete ferroviaria effettuate con lo SNIT Diretrice Capacità attuale (t/g) Saturazione Saturazione attuale al 2010 senza interventi Capacità al 2010 con interventi (g/g) Saturazione al 2010 con interventi Verona-Bologna 80 S1 S3 200 S1 Brescia-Padova 220 S1 S2 220 S2 Padova-Mestre 220 S2 S3 220 S1 Brescia-Padova AC 300 S1 Padova-Mestre AC 300 S1 S1= saturazione minore 0.7; S2=saturazione tra0.7 e 0.9; S3=saturazione maggiore di 0.9 Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione 2001. Gli interventi infrastrutturali nel settore ferroviario. La collocazione strategica del Veneto all'interno dei grandi progetti infrastrutturali europei nel settore dei trasporti (TENs e PANs) ha messo in evidenza già da tempo la necessità di creare una rete trasportistica interconnessa, intermodale e interoperativa, attraverso: • la realizzazione del sistema ad Alta Capacità sulla direttrice Milano-Mestre; • il potenziamento dell’asse ferroviario del Brennero; • il potenziamento delle linee ferroviarie Padova-Mestre e VeronaBologna; • il potenziamento della linea Mestre-Trieste. Pagina 53 Queste esigenze sono state recepite anche all'interno del nuovo Piano Generale dei Trasporti. In effetti, come si può vedere nella tabella sottostante, tutti i progetti sono stati oggetto di studio a mezzo dello SNIT. Il costo totale degli interventi analizzati ammonta a 23.400 miliardi di lire. Tuttavia, nell'ambito della selezione del primo gruppo di priorità questo sforzo di adeguamento infrastrutturale è stato decurtato con l'esclusione dalla prima fase progettuale del tratto Brescia-Padova e della realizzazione del nuovo tunnel di base sull'asse del Brennero. In questo modo gli interventi che sono stati ritenuti urgenti assommano ad un totale complessivo di 7.300 miliardi di lire. Tabella 13. Gli interventi sulla rete ferroviaria in Veneto secondo lo SNIT Sub sistema Direttrice Intervento Diretrici trasversali TO-MI-Mestre AC Milano-Brescia 69 AC Brescia-Padova 147 AC Padova-Mestre 28 Sistema dei valichi alpini e limiti di accesso Sistema dei valichi alpini e limiti di accesso Brennero Corridoio V (VE-TSLubiana) Costo residuo Lunghezza Totale 8.400 244 Raddoppio VR-BO 1.400 62 Nuovo tunnel di base 11.000 56 Totale 12.400 118 600 165 Potenziamento linea Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione (2001). Il comparto marittimo Il sistema portuale veneto è costituito essenzialmente dai porti di Venezia e Chioggia. Indubbiamente, sia per quanto riguarda le caratteristiche infrastrutturali principali (tabella sottostante), sia per le dimensioni dei traffici, un ruolo di assoluto rilievo è ricoperto dal porto di Venezia. Tale porto, oggi può essere definito una piattaforma logistica polivalente dove trovano posto strutture destinate alla movimentazione e allo stoccaggio di merci comunitarie ed extracomunitarie e servizi generali e direzionali per persone e merci che ne fanno uno dei più importanti porti italiani. Pagina 54 Tabella 14. I principali dati infrastrutturali dei porti veneti (Anno 1996) Porto Merci secche e passeggeri N. accosti Prodotti petroliferi Lunghezza accosti (m) Superficie piazzali (mq) N. accosti Lunghezza accosti (m) Venezia 85 34.626 574.445 35 * Chioggia 6 1.405 45.350 - - * Compresa in quella delle merci secche e passeggeri. Fonte: Conto Nazionale dei Trasporti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 2000) Il porto di Venezia può usufruire di una zona operativa che si sviluppa su una superficie complessiva di circa 1.000.000 di mq., di cui circa 200.000 mq. coperti. Uno dei principali fattori di vantaggio del porto di Venezia è rappresentato dalla disponibilità di un efficiente sistema di infrastrutture che lo rendono facilmente accessibile dal suo retroterra. La rete autostradale consente di collegare direttamente Venezia alle più importanti aree produttive italiane ed europee. Ampi parchi ferroviari, utilizzati per le operazioni di sosta, di scambio e di formazione dei treni completi, consentono l'accesso alla rete ferroviaria regionale a doppio binario ed elettrificata. Inoltre il porto commerciale dispone di due stazioni ferroviarie: Venezia (S. Lucia e Venezia-Mestre). Tale struttura consente a tutti i più importanti insediamenti industriali di Porto Marghera di essere raccordati alla ferrovia. I problemi principali per lo sviluppo della portualità veneziana sono collegati essenzialmente a tre importanti questioni: • la salvaguardia ambientale della lacuna; • la profondità dei canali di accesso all'area portuale; • le criticità nell'area mestrina delle infrastrutture terrestri di accesso (i fenomeni di congestione della tangenziale di Mestre e la quasi saturazione della linea ferroviaria Mialno-Trieste). Per quanto concerne gli interventi infrastrutturali, nel Piano Operativo Triennale, l'Autorità Portuale del porto di Venezia ha indicato un piano di spesa di circa 502 miliardi lire da destinare a: • lavori di escavo dei canali; • ristrutturazione e potenziamento delle strutture al servizio del porto commerciale nella zona di Porto Marghera; • viabilità stradale e ferroviaria; Pagina 55 • revisione delle strutture al servizio passeggeri; • valorizzazione delle risorse umane e miglioramento dell'ambiente di lavoro; • riorganizzazione degli accessi stradali e della viabilità generale dell'isola portuale; • recupero delle aree demaniali e delle aree industriali dismesse (Agrimont, Cipi-Sartori e Agip). Il sistema idroviario Padano-Veneto Il sistema idroviario Padano-Veneto, da Milano all'Adriatico, riveste un notevole importanza non solo a livello regionale ma anche a livello comunitario. Esso è infatti inserito nella rete transeuropea delle vie d'acqua navigabili (decisione 196/96 del Parlamento Europeo). Successivamente il sistema è entrato a pieno titolo nel Corridoio Adriatico. In virtù della legge 380/90 e delle leggi finanziarie del 1994 e del 1997 sono stati stanziati dal Governo italiano 190 miliardi di lire per studi di fattibilità, progettazioni ed interventi atti a completare il sistema idroviario. La rete di navigazione interna è concentrata quasi esclusivamente nell’area padano-veneta ed è costituita essenzialmente: • dall’asta del Po; • dal raccordo di questo con l’Adriatico attraverso l’Idrovia PoBrondolo e i canali della Laguna Veneta, il Po di Levante e l’Idrovia Ferrarese; • dal Mincio inferiore e dal tratto realizzato dell’Idrovia Milano Cremona e cioè Pizzighettone-Cremona. Nell'idea progettuale tutto il sistema sarà completato secondo i criteri delle classi internazionali (IV e V). Il fiume Po è, in teoria, navigabile dal Ticino al mare Adriatico, tuttavia per i problemi di abbassamento dell’alveo verificatesi negli ultimi anni, l’unico tratto attualmente navigabile tutto l’anno è quello Cremona-Adriatico attraverso tre direzioni che hanno gli standard delle vie d'acqua interne europee: • il canale Po-Brontolo che congiunge il Po, all'altezza della conca di Volta Grimana, alla laguna veneta. Da qui si accede alla litoranea veneta fino al Golfo di Trieste, al Sile fino a Treviso e all'idrovia Padova-Venezia; • Il Po di levante si stacca dall'idrovia Po-Brontolo, poco dopo la conca di Volta Grimana, e sfocia nell'Adriatico a Porto Levante; Pagina 56 • l'idrovia Ferrarese che è un canale artificiale che collega il Po a Porto Garibaldi. Infine, il sistema idroviario Padano-Veneto è completato dall'idrovia Po di Levante-Canalbianco-Tartaro-Fissaro-Mantova e dall'idrovia tra Mantova e Milano, oggi ancora ferma a Pizzighettone. Come si vede, dunque, gran parte del sistema idroviario Padano-Veneto è inserito nel territorio veneto. La tabella successiva riassume le lunghezze delle principali vie d'acqua che interessano il Veneto. Tabella 15. Le principali vie d'acqua interne del Veneto Asta Classe Lunghezza (km) Fiume Po (da Pavia a Polesine Camerini) IV 399 Idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di levante IV 50 Idrovia Po-Brontolo (da Volta Grimana alla laguna veneta) IV 18 Canali interni alla laguna veneta (Brontolo-ChioggiaMalamocco-Venezia-Lido) IV 73 Totale 540 Fonte: Conto Nazionale dei trasporti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 2000). Il comparto aeroportuale Il sistema aeroportuale veneto è essenzialmente caratterizzato da una densità di rete (intesa come numero di aeroporti) sufficientemente elevata (almeno nei parametri di raffronto relativo con la media del paese). Tuttavia, la rete regionale rivela delle debolezze strutturali: • collegamenti ferroviari; • numero e superficie delle piste (si veda la tabella successiva). Migliore è invece la situazione per quando riguarda gli accessi stradali. Il sistema veneto è incentrato sugli aeroporti di livello internazionale di Verona (Aeroporto Catullo), Venezia (Aeroporto Marco Polo) e Treviso (Aeroporto TreErre) che hanno nei progetti di futuri investimenti infrastrutturali necessari per soddisfare gli incrementi previsti della domanda. Da un punto di vista organizzativo particolarmente significative sono le iniziative che mirano a valorizzare il ruolo degli aeroporti quali hub-cargo al servizio del traffico merci regionale ed extra regionale. Rilevante è, sotto questo profilo, l'integrazione tra gli aeroporti di Treviso e Venezia, a formare il Sistema Aeroportuale Venezia, allo scopo di permettere una distribuzione razionale del traffico tra i due aeroporti con un efficace sfruttamento delle rispettive risorse. Pagina 57 Tabella 16. Rete aeroportuale - 1997 Area Veneto N° aeroporti N° piste Lunghezza media piste Superficie media piste (m) (kmq) 5 7 2.075 86.499 Nord Est 10 13 2.084 87.832 Totale 47 61 2.219 101.884 Fonte: Regione Veneto (2000). Aeroporto Catullo di Verona L'aeroporto Catullo di Verona si estende su un sedime complessivo di 3,4 kmq e si colloca, in una posizione di privilegio, al centro delle direttrici di traffico europee Nord-Sud e Est-Ovest. In particolare, la posizione geografica strategica, vicino tra l'altro all'interporto Quadrante Europa, ha reso possibile l’inserimento dell'aeroporto nei grandi traffici di merci internazionali. Il terminal dedicato alle merci, denominato Cargo Center, è stato progettato e costruito con soluzioni avanzate completamente automatizzato. Il terminal dispone di pedane mobili, piattaforme levatrici, fosse di caricamento, pese, tappeti a sfera e tappeti a rullo, che consentono di ottimizzare tutte le operazioni di carico, scarico, pallettizzazione, spallettizzazione, distribuzione. Al suo interno ospita gli uffici della Sezione Doganale, Magazzini di temporanea custodia per Import ed Export, celle frigorifere. Fornisce un servizio completo di operazioni doganali, fitosanitarie, veterinarie per ogni settore merceologico. In particolare, come per il Quadrante Europa, i magazzini di Temporanea custodia e deposito doganale sono di tipo “C”, consentendo la sospensione di IVA per tutto il periodo di deposito. Tutte queste caratteristiche permettono di smaltire ingenti moli di traffico in tempi ridottissimi e rendono il Cargo Center in grado di offre servizi “chiavi in mano”. L'aeroporto Marco Polo di Venezia L'aeroporto è situato in una zona favorita dell'assenza di ostacoli naturali, che consente procedure di atterraggio e decollo semplici e lineari. Esso può godere di un bacino d'utenza che comprende, oltre al Veneto, il Friuli, parte dell'Emilia, la Slovenia e il sud dell'Austria. La SAVE, la società che gestisce lo scalo veneziano, ha investito dal 1994 al 2001 circa 500 miliardi per il completamento e la realizzazione di nuove infrastrutture (in particolare la nuova aerostazione passeggeri). Attualmente, lo scalo può contare su: • una pista principale di 3.300 metri ed una pista secondaria di 2.700 metri, utilizzabili da qualsiasi tipo di aeromobile; Pagina 58 • un sistema ILS di Terza Cat. B, che ha sostanzialmente eliminato i problemi operativi causati dalla nebbia; • 24 parcheggi aeromobili; • un’aerostazione di 15.000 mq, che è stata di recente ampliata con la creazione di nuovi servizi ai passeggeri e di nuovi spazi commerciali; • una disponibilità di parcheggi di 3.000 posti auto, di cui 2.000 coperti, 700 scoperti a pagamento e 300 liberi; • un’ampia offerta di servizi di supporto nell’area circostante l’aeroporto. I centri per il trasporto intermodale Il Veneto assieme all’Emilia Romagna è una delle regioni con la più alta concentrazione di piattaforme interportuali. Infatti, accanto ai due grandi hub, di rilevanza nazionale, di Verona e Padova, e all'interporto di Rovigo (che si caratterizza come esperienza innovativa realizzando l'intermodalità marefiume-ferro-strada), esistono altri 3 interporti di valenza regionale già operanti dal 1996 (tabella seguente), a cui si deve aggiungere il Centro Intermodale Adriatico, costituito nel 1998 e operante all'interno del porto di Venezia. Da questo punto di vista occorre sottolineare che il disegno programmatico definito nel primo PGT (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1986) risulta quasi concluso. Manca a tale scopo la realizzazione di un centro intermodale nell'area di Conegliano e Vittorio Veneto. Tabella 17. Centri intermodali in esercizio in Veneto nel 1996. Località Area 1 Portata max 2 Tecnica utilizzata3 Unità di carico 4 Capacità piazzale 5 Dogana Binari Domegliara 25 50 V C-CM-S 80 - 80 NO 4 Marghera 180 42 V C 8000 SI 4 Vicenza 35 32 V C 40 SI 3 1. Migliaia di metri quadrati. 2. Potenza massima di movimentazione (tonnellate). 3. 3. Tipo di movimentazione V = verticale. O = Orizzontale. 4. C = containers. CM = casse mobili. S = semirimorchi. 5. Numero di containers e/o casse mobili e semirimorchi. Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione. 1999b. L’importanza strategica degli hubs di Verona e Padova, non solo a livello regionale ma anche nell’intero panorama italiano, appare evidente se si considerano alcuni fattori (tabella sottostante) caratterizzanti i maggiori centri Pagina 59 intermodali italiani. Non v’è dubbio che, per numero di operatori presenti, per dimensioni, per accessibilità alla rete ferroviaria e per quantità movimentate, i due interporti veneti mostrano valori di assoluto rilievo. Tabella 18. Dimensioni dei principali interporti in Italia (1996). Torino Imprese e operatori Novara Rivalta Bologna Parma Verona Padova 100 5 40 75 40 101 90 Magazz. Operat. (mq) 77 - 241.166 203.158 140 204.5 123.2 Terminal interm. (mq) 35 55 130 250 80 160 157 2 3 5 15 2 2 14 Lungh. Binari (m) 600 330 400 650 450 550 450 Distanza linea FS (km) 0.5 2.5 1.5 5 5 0.5 4 3.839 961 1.282 1.556 564 3.839 1.62 N. binari Traffico (1.000 t) Fonte: ASSOINTERPORTI. 1998. L’interporto di Verona Il Quadrante Europa è uno dei quattro hubs della rete intermodale nazionale. Da solo realizza circa il 30% di tutto il traffico combinato italiano ed oltre il 50% di quello internazionale. Posto all’incrocio delle autostrade del Brennero (direttrice nord-sud) e della A4 Serenissima (direttrice ovest-est) nonché all’incrocio delle corrispondenti linee ferroviarie, l’interporto si estende su una superficie di 2.500.000 mq. I servizi offerti, basati essenzialmente sull'utilizzo dei treni completi, connettono l'interporto ai mercati del centro-nord Europa, della Francia, della Spagna e dei Paesi dell’Est europeo. Nell’area del quadrante Europa sono insediati operatori logistici nazionali ed internazionali ed importanti infrastrutture tra le quali: • i Magazzini Generali di Verona; • la Veronamercato; • il terminal Cemat; • la stazione Q.E. I Magazzini Generali sono situati in una posizione strategica nel cuore del centro intermodale “Quadrante Europa“. La dotazione infrastrutturale comprende a: • 86 mila mc. di depositi frigoriferi raccordati, dei quali circa 55 mila mc. a —250C e 2 tunnel per il raffreddamento rapido a -450C. per il surgelamento; Pagina 60 • 83.000 mq. attrezzati con carroponte con portata fino a 30 tons. sono adibiti alla gestione di merci varie in particolare motocicli e ciclomotori; • vaste aree scoperte accessibili sia ai mezzi ferroviari che su gomma ed utilizzate per il deposito di merci ingombranti in particolare materiali lapidei, containers, casse mobili, semirimorchi, trailers e in gran parte per il settore automobilistico, garantendo un accurato servizio di deposito, movimentazione, trasporto e lavorazione (installazione ed allestimento accessori) di autovetture nuove di fabbrica, compresa la decerazione in impianto apposito con capacità operativa di 75 auto/ora; • 7,2 km di binari interni. Tali strutture consentono di soddisfare i seguenti servizi correlati alla gestione delle merci: • deposito e distribuzione merci varie; • deposito prodotti alimentari a temperatura controllata; • lavorazioni (installazione confezionamento etc.); • deposito doganale e fiscale; • servizi intermodali (trailerport); • stoccaggio autoveicoli. accessori auto, etichettatura, La società Veronamercato S.p.A. gestisce il mercato ortofrutticolo di Verona (movimento annuo di 4 milioni di quintali di merci), che è uno dei maggiori centri di commercializzazione ortofrutticola d’Italia. I principali mercati serviti sono il Nord-Est, l'Austria e la Germania. La zona ferroviaria del Q.E si estende su una superficie di 800.000 mq di cui attualmente solo 310.000 mq sono occupati. La zona ferroviaria è composta da: • Stazione PS. Quadrante Europa. La stazione Quadrante Europa è composta da 18 binari atti a svolgere manovre di treni per le diverse società operanti nell’area quali Cemat, Quadrante Servizi, Autogerma, Magazzini Generali di Verona. Il movimento della Stazione Quadrante Europa è composto per il 70% da treni completi e per il 30% da treni da smistare (vagoni). • Il terminal trasporti combinati Pagina 61 Gestito dalla società CEMAT, offre agli operatori del trasporto tutti i servizi necessari per l’esercizio del traffico combinato gomma-rotaia. Il terminal si sviluppa su una superficie di Ca. 160.000 mq ed è composto di 12 binari di 650 metri di lunghezza, di 4 grandi gru a portale su rotaia di 32 metri luce, di due palazzine di servizi, di un magazzino e di un recinto di temporanea custodia delle merci. Nel terminal affluisce il traffico intermodale, accompagnato e non, da e per l’estero, nonché il traffico combinato interno; attualmente arrivano e partono dal terminai: − 10 coppie giornaliere di treni specializzati per il trasporto di casse mobili, semirimorchi e containers che collegano il terminal ai più importanti bacini industriali della Germania, Benelux, Danimarca, Svezia, ecc. con tempi di resa concorrenziali rispetto al tutto strada, attraverso il Brennero; − 1 coppia giornaliera di treni specializzati per il sud Italia; − 1 coppia giornaliera di treni specializzati per l’Europa dell’est. • Il raccordo ferroviario. È costituito da 8 binari lunghi ciascuno 600 metri, per presa e consegna di carri, e da binari per una lunghezza complessiva di circa 7.000 metri, che entrano nei Magazzini Generali, in Dogana nel Centro Spedizionieri e nel centro logistico di Autogerma. • L ‘area ferroviaria di ampliamento. Tale zona si estende per ulteriori 490.000 mq che consentiranno l’ampliamento del terminal intermodale e l’immissione diretta della linea ferroviaria del Brennero; è pure previsto il trasferimento dello scalo merci ferroviario. Da ultimo va ricordato che il Quadrante Europa ha previsto ulteriori investimenti per un importo complessivo di 32,28 miliardi, dei quali 15 miliardi saranno finanziati dallo Stato in accordo alla legge 240/90. L’interporto di Padova L’interporto di Padova si sviluppa su una superficie di quasi 2.000.000 di mq posta all’interno di una zona industriale di quasi 11 milioni di mq. L'interporto è facilmente accessibile dagli assi portanti della viabilità veneta sia ferroviari che stradali. Pagina 62 Il collegamento alla rete ferroviaria avviene tramite una dorsale di 4 Km che collega il Terminal Container con l’asse Est-Ovest che da Trieste arriva a Torino e con l’asse Nord-Sud da Padova a Roma. Il collegamento alla rete autostradale avviene attraverso il casello di Padova Est (lungo la A4 Venezia-Torino) e quello di Padova Interporto (lungo la Al3 Padova-Bologna). Nell'area interportuale trovano collocazione infrastrutture ferroviarie e terminalistiche, magazzini per corrieri, spedizionieri ed operatori della logistica, nonché attività ad uso direzionale e servizi. Le principali infrastrutture sono: • Padova Container Service; • Stazione Merci FS e Terminal Intermodale; • Nord Est Terminal; • Nuovo mercato ortofrutticolo; • Magazzini Generali di Padova. Il Padova Container Service è una struttura a disposizione di tutti gli operatori per la formazione di treni completi. Si estende su una superficie di 70.000 mq, di cui 19.500 destinati allo stoccaggio dei contenitori. È dotato di due fasci da tre binari ciascuno di 420 e 400 metri, oltre ad altri due binari di 500 e 370 m.. Dal Terminal di Padova Container Service partono treni giornalieri per i maggiori porti container italiani (La Spezia, Genova, Livorno, Trieste, Gioia Turo) e per i porti del nord Europa (Rotterdam, Bremenhaven, Le Havre, Amburgo). La Stazione Merci FS e il terminal intermodale hanno un'area complessiva di 153.000 mq con un fascio di 21 binari che consentono la composizione dei treni completi. In adiacenza al fascio di smistamento, si trova la Stazione Merci, dotata di un ulteriore fascio di 7 binari, dove le Ferrovie dello Stato svolgono le operazioni di carrellamento stradale dei carri merci, nonché le altre operazioni inerenti la presa e consegna delle merci private su vagone normale. Nell’ambito del Terminal Intermodale (gestito da Cemat S.p.A.) avvengono invece le operazioni di traffico interessanti le casse mobili ed i semirimorchi. Il Nord Est Terminal è la prima società italiana di gestione terminalistica fra le Ferrovie dello Stato e Interporti. Oltre all'interporto di Padova ve ne fanno parte gli interporti di Bologna e Verona. Le attività di cui si occupa sono: • la realizzazione, la gestione e l’esercizio di terminali e di centri attrezzati per i trasporti intermodali terrestri, fluviali, marittimi ed aerei; Pagina 63 • la promozione, l’organizzazione e la vendita di trasporti intermodali con mezzi propri e/o di terzi e/o comunque in disponibilità, anche mediante l’esercizio diretto d’impresa di trasporto ferroviario o stradale; • l’acquisto, la vendita, il noleggio, il deposito, la costruzione, la riparazione, e la manutenzione dei mezzi e delle attrezzature di qualunque natura per i trasporti intermodali; • lo svolgimento di tutte le attività affini e di logistica direttamente o indirettamente connesse con lo scopo sociale. Il Nuovo mercato ortofrutticolo è uno dei più importanti mercati ortofrutticoli italiani e si estende su un’area di 216.000 mq di cui 43.000 coperti. I Magazzini Generali di Padova costituiscono oggi una struttura completa al servizio dell’economia padovana, quale centro intermodale di stoccaggio e distribuzione delle merci. Essi si estendono su un’area di 200.000 mq, nei quali vi sono: • 73.000 mq coperti (il 30% dei quali è scaffalato con una capacità di stoccaggio di 100.000 tonnellate); • 50.000 mc. di spazi refrigerati (celle polivalenti a temperatura controllata + 10°/-25°); • piazzali interni per operazioni di carico-scarico merci e sosta automezzi per circa mq 40.000; • un fabbricato di oltre 6.000 mq. destinato ad uffici per operatori economici (case di spedizione internazionali, dichiaranti doganali, ditte di autotrasporto, ecc.). I Magazzini Generali sono dotati di tutte le attrezzature che consentono di assicurare l’intero ciclo di gestione delle merci: • magazzini doganali, depositi fiscali e recinti doganali per deposito merci non deteriorabili; • piazzali per smistamento e deposito merci non deteriorabili; • parco ferroviario per soste, smistamento e carico vagoni; • parcheggi custoditi per automezzi; • stoccaggio, custodia e conservazione merci; • operazioni di carico/scarico autotreni, vagoni, containers; • gestione amministrativa delle merci, gestione ordini; Pagina 64 • manipolazione merci anche allo stato estero attraverso reimballo rietichettatura, riconfezionamento. Per quanto riguarda il potenziamento infrastrutturale a disposizione dell'interporto di Padova ci sono per i prossimi anni poco più che 30 miliardi, finanziati per il 50% dallo stato in base alla legge 240/90. L’interporto di Rovigo L’interporto di Rovigo si inserisce perfettamente nel quadro programmatico italiano e comunitario. Proprio in quest'ultimo ambito è stata riconosciuta: • l’esigenza di sviluppare la navigazione interna nella Valle Padana, la cui rete trasportistica è ormai prossima al collasso a causa degli ingenti flussi di merci trasportate per strada; • l’importanza della navigazione fluvio-marittima per facilitare gli scambi commerciali tra l'area padana e le regioni italiane meridionali, da un lato, e gli altri bacini fluviali che si affacciano sul Mediterraneo dall’altro. In effetti, l’interporto di Rovigo si colloca nel contesto della rete logistica nazionale, qualificandosi come nodo intermodale, completo di tre modalità di trasporto: stradale, ferroviaria, fluvio-marittima. L’interporto è ubicato a sud-est del centro abitato di Rovigo, a ridosso dell’area industriale, sul primo tratto (accessibile a navi dalla V classe Europea) dell’idrovia Fisero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante che collega Mantova al Mar Adriatico. Ad una distanza di soli 40 km dal Mar Adriatico, è facilmente accessibile dalla SS434 (transpolesana) e dall’autostrada A13 (Padova-Bologna) ed è collegato direttamente alla linea ferroviaria Rovigo-Chioggia con un raccordo di 1.850 metri. Si trova inoltre in posizione baricentrica rispetto agli aeroporti ed interporti di Bologna (80 km), Padova (40 km) e Verona (80 km). La superficie complessiva è di 1,47 kmq ed è dotata di: • terminali ferro-gomma, gomma-gomma e porto fluviale; • banchina di accosto fluviale (lunghezza 620 m.); • piazzale di movimentazione e stoccaggio elle merci (circa 50.000 m2); • parcheggi per autoveicoli; • uffici e magazzini spedizionieri dotati di ribalta; • dogana. Pagina 65 Classificato come interporto di livello regionale, esso realizza con gli interporti di Padova e Verona un sistema di piattaforme logistiche in grado di offrire sui mercati internazionali servizi di logistica integrata di elevato livello. In questo senso l'interporto ha le potenzialità per porsi come un’ulteriore motore per l’area emiliana e del basso Veneto in un contesto di sviluppo sostenibile, dati i cospicui vantaggi, in termini di economicità e tutela dell’ambiente, che la navigazione fluvio-marittima è in grado di assicurare. La specializzazione plurimodale gomma, ferro e acqua, consentirà al nodo interportuale rodigino di inserirsi negli scambi commerciali che, partendo dal Mediterraneo meridionale, sono diretti verso l’Austria e i paesi dell’Europa orientale. I servizi di trasporto Innovazione tecnologica ed organizzativa nei trasporti intermodali di merci La rivoluzione tecnologica ed organizzativa intervenuta nel trasporto delle merci intorno agli anni cinquanta (è in quegli anni, infatti, che si comincia ad utilizzare il container, di origine militare, per fini commerciali) è sicuramente incentrata sul concetto di unitizzazione. È questo il termine con il quale si intende quella filosofia organizzativa del ciclo di trasporto che mira a ridurre i costi connessi alla movimentazione e al trasporto delle merci attraverso l’utilizzo di unità di carico e della meccanizzazione delle operazioni. In questo modo si rende possibile: a) il raggruppamento di più colli, anche di merci diverse, in un unico involucro o contenitore di dimensioni standardizzate (le unità di carico per l’appunto); b) la scomposizione di beni di grandi dimensioni ed il successivo raggruppamento in poche unità di carico. L’impiego di questi moduli di confezionamento (così vengono anche comunemente definite le unità di carico) ha consentito di realizzare le prime forme di integrazione tra due (o più) modi di trasporto. A partire da queste basi, il progresso tecnologico nella manipolazione e movimentazione delle merci, con l’obiettivo di: • aumentare l’integrazione tra diversi modi di trasporto; • migliorare la qualità e l’efficienza del ciclo di trasporto integrato; • ridurre i costi del trasporto; • aumentare la competizione tra le diverse modalità, si è orientato, sotto il profilo organizzativo, principalmente verso due direzioni: Pagina 66 a) la realizzazione di nuove tipologie di unità di carico; b) la costituzione di nuovi modelli organizzativi basati, anziché sulla semplice relazione unità di carico-vettore (mezzo di trasporto), su un circuito più complesso, che interpone fra questi due elementi un’ulteriore modulo, definito come unità di supporto. L’intrecciarsi di unità di carico, unità di supporto e vettori ha dato luogo a una molteplicità di forme di integrazione delle diverse modalità di trasporto, comunemente classificate secondo tre grandi gruppi: trasporto multimodale, intermodale e combinato. Occorre subito notare che, nella pratica comune, questi termini assumo spesso lo stesso significato in virtù di un paio di fattori che, a modo di un minimo comune multiplo, li caratterizza: l’impiego nel ciclo di trasporto di almeno due modalità di trasporto ed il ricorso all’unitizzazione dei carichi. Questa equipollenza è inoltre indotta dalla mancanza di un quadro normativo che identifichi con precisione le diverse forme di trasporto integrato. Infatti, a tutt’oggi i trasporti integrati vengono realizzati solamente sulla base di un unico contratto di trasporto multimodale. Tuttavia, multimodalità, intermodalità e trasporto combinato presentano fattori peculiari e distintivi che sono ormai comunemente accolti sia in ambito scientifico che istituzionale (Vallega, 1985). Il trasporto multimodale, secondo la definizione dell’ONU (Ginevra, 24 Maggio 1980), identifica un servizio svolto attraverso almeno due differenti modi di trasporto e in forza di un contratto di trasporto. Vengono così evidenziate due specificità: una contrattuale (il servizio è disciplinato da un particolare contratto di trasporto multimodale) ed una organizzativa (devono essere utilizzati almeno due diversi tipi di vettore). In altri termini, si ha trasporto multimodale quando la merce è trasportata, dall’origine alla destinazione finale indicate nell’apposito contratto, mediante il ricorso a diverse modalità e senza che la merce subisca delle rotture di carico2. Questa definizione consente di non incorrere in un, ancora abbastanza comune, errore di interpretazione, che porta ad identificare il trasporto multimodale con tutte quelle forme di trasporto che richiedono l’impiego di più modalità, ma che non si avvalgono dei criteri organizzativi sviluppati attraverso l’unitizzazione dei carichi (secondo questa interpretazione, il trasporto di merci alla rinfusa prima per via marittima e successivamente per treno dovrebbe ritenersi, come non è, trasporto multimodale). Accettando la definizione dell’ONU il concetto di multimodalità viene a confondersi con quello di intermodalità. Tuttavia, se i principi normativi ed 2 Va però ricordato che la Conferenza permanente dei Ministri dei Trasporti della Comunità Europea (ECMT) riconosce questa definizione solo in parte, recependo il solo aspetto organizzativo. Pagina 67 organizzativi che sottostanno a questi due termini sono gli stessi, ciò non di meno ci si riferisce comunemente al trasporto intermodale come ad un particolare modo d’essere del trasporto multimodale. Questa particolarità si manifesta in virtù: • di una maggiore integrazione tra i vari tipi di vettori; • della movimentazione di elevati volumi di traffico; • della realizzazione di considerevoli economie di scala. Su questa base si può affermare che il trasporto di un contenitore o di pochi contenitori (cosi come quello di un pallet o di poche pallets), potrebbe essere ritenuto trasporto multimodale, ma non intermodale. Per completezza d’informazione va ricordato che in alcuni casi il trasporto intermodale viene identificato attraverso il tipo di unità di carico impiegata. In questo senso, solo il trasporto di contenitori è considerato trasporto intermodale (resta comunque essenziale l’integrazione tra le diverse modalità coinvolte nel ciclo di trasporto). Rimane infine da chiarire come, rispetto alle tipologie appena menzionate, si colloca il trasporto combinato. Ad evitare ogni equivoco3 sembra decisiva l’interpretazione del ECMT (ECMT, 1999), secondo la quale si effettuano servizi di trasporto combinato quando si realizza una combinazione di mezzi nella quale un vettore passivo (cioè privo di trazione) è trasportato da un altro mezzo dotato di forza motrice e che consuma energia. In termini più formali si può affermare che il trasporto combinato è un trasporto multimodale nel quale interviene l’impiego di un modulo di supporto, consentendo di realizzare una combinazione simultanea di più modi di trasporto (ad esempio, rimorchio su treno). Un ulteriore elemento che pone in luce la differenziazione fra trasporto combinato ed intermodale è da ritrovarsi nella recente proposta di riforma della norma comunitaria (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999a). Con essa viene, infatti, stabilito che il trasporto intermodale può essere definito combinato quando ogni singola tratta stradale non supera il 20% della distanza complessivamente percorsa mediante il modo (o i modi) non stradale e per la quale sarebbe comunque possibile effettuare il trasporto via strada. Viene così di fatto sancita la necessità che il servizio di trasporto combinato si ponga come alternativo al trasporto stradale e come elemento cardine su cui deve poggiare il riequilibrio modale del trasporto delle merci. 3 Ad esempio, la Convenzione delle Nazioni Unite definisce il trasporto combinato come sinonimo di trasporto intermodale. Pagina 68 In questo contesto, lo sviluppo tecnologico ed organizzativo ha generato una molteplicità di forme di trasporto multimodale in funzione delle caratteristiche peculiari di ogni singola modalità disponibile per uno specifico segmento di mercato, delle caratteristiche dei mercati serviti, delle aree geografiche coinvolte ed anche della tipologie delle merci. La tabella successiva cerca di sintetizzare l’offerta si servizi di trasporto integrati oggi presenti sul mercato, mettendo in relazione le tecnologie impiegate con le combinazione modali realizzate. Tabella 19. Struttura del mercato dei trasporti multimodali Tipo modulo (a) STRADAFERRO STRADAMARE STRADAAEREO Pallet U.C. * * * Container U.C. * * * Cassa Mobile U.C. * Chiatta U.T. Carro ferro. U.T. Rimorchio U.T. * * Semi rimorchio U.T. * * STRADAFERROMARE STRADAFIUMEMARE * * * * a) U.C. indica l’unità di carico (modulo di confezionamento), U.T. si riferisce invece all’unità di trasporto (modulo di supporto) Fonte: Nostre elaborazioni. La tabella consente di mettere a fuoco una serie di specificazioni proprie della multimodalità. In primo luogo, va notato che il passaggio da un’organizzazione logistica incentrata sulla movimentazione diretta delle unità di carico (UC), senza che vi sia il ricorso a moduli supplementari (UT), ad una gestione delle unità di trasporto è caratterizzato dal cambiamento della tecnologia impiegata nella movimentazione. Si passa in altri termini, dalla movimentazione verticale a quella orizzontale o per galleggiamento (a quest’ultima si fa riferimento sostanzialmente solo per lo spostamento delle chiatte, sia per mare che per fiume). Una seconda considerazione posta in luce dalla tabella è la netta preponderanza dei circuiti semplici di trasporto multimodale. Pur in presenza di una molteplice offerta tecnologica, prevale la realizzazione di servizi di trasporto integrati fra due diverse modalità. Lo sviluppo di circuiti intermodali più complessi è limitato: • dalla necessaria presenza di particolari infrastrutture e conformazioni morfologiche (ad esempio, l’organizzazione di un servizio integrato strada-fiume-mare richiede la disponibilità di vie d’acqua navigabili); Pagina 69 • dalla necessità di ridurre il numero delle operazioni di trasbordo in modo da contenere i costi, monetari e non, ad esse associate, elemento questo indispensabile per accrescere la competitività del trasporto intermodale. Un terzo elemento di riflessione riguarda i fattori che incidono sulla scelta di una particolare tecnologia intermodale. In questo senso la distanza fisica tra l’origine e la destinazione finale sembra giocare ancora un ruolo determinante. Si pensi ad esempio che la distanza media del trasporto combinato di container marittimi nel nostro paese non supera i 250 km, mentre per le casse mobili supera i 700 km (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999a). Ciò determina anche la difficoltà di realizzare forme complesse di circuiti intermodali, data la relativa vicinanza che esiste tra le infrastrutture marittime e quelle propriamente interportuali. Tuttavia, deve essere notato che in ambito europeo vi sono ormai delle esperienze profittevoli, sia sotto un profilo economico sociale che finanziario, di realizzazione di servizi ferroviari per containers diretti nei porti su distanze intorno ai 100 km (ad esempio il servizio shuttle tra Anversa e Rotterdam ha consentito di togliere dalla strada 70.000 veicoli commerciali all’anno). Infine, per ragioni di completezza occorre chiarire che la tabella precedente fa riferimento al trasporto combinato che è classificato come “non accompagnato”, in contrapposizione a quello “accompagnato”, quest’ultimo normalmente definito “autostrada viaggiante” (AV). La distinzione è legata alla presenza o meno, nel tratto intermedio del tragitto complessivo, del veicolo a motore e del relativo autista. Il vantaggio che viene comunemente riconosciuto alla forma non accompagnata consiste nella possibilità di sfruttare al meglio i fattori della produzione (persona e veicolo a motore) che possono essere impiegati in altre attività anziché rimanere inutilizzati per un lungo tratto del viaggio complessivo. L’innovazione tecnologica che ha caratterizzato lo sviluppo dell’unitizzazione dei carichi e delle forme di trasporto intermodali è stata accompagnata da una profonda riorganizzazione dei servizi di trasporto che si è incentrata principalmente su due elementi: • la connessione delle diverse reti di trasporto esistenti; • l’incremento della qualità e dei volumi di traffico gestiti. Le implicazioni di questa trasformazione hanno contribuito a dare nuove connotazioni al concetto di rete e a modificare definizioni, funzionalità e gerarchia dei nodi infrastrutturali che ne sono parte integrante. In effetti, il concetto di rete, quale insieme di elementi puntuali e del sistema di relazioni che lo caratterizza, è stato tipicamente utilizzato per rappresentare ed Pagina 70 analizzare i processi dinamici d’interazione spaziale che generano la circolazione delle persone, delle cose e delle informazioni. Allo stesso modo, l’osservazione che questi spostamenti non hanno una distribuzione omogenea sul territorio ma tendono a concentrarsi su particolari percorsi e nodi - città, distretti industriali, porti, ecc. - che hanno un ruolo di rilievo all’interno dell’area considerata, ha fornito un criterio per classificare questi nodi in relazione al ruolo svolto nello sviluppo socioeconomico dell’area in cui sono localizzati4. Così, ad esempio, si individuano nodi di un livello superiore in quanto, da un lato, essi si pongono come porta di accesso ad una rete locale e, dall’altro, si inseriscono in una rete di livello superiore (nazionale o internazionale). Questi nodi, denominati gateways5, divengono vie d’accesso, quasi obbligate per i flussi che si dipartono da una determinata area verso l’esterno e viceversa. Essi sono legati alla rete urbana di cui fanno parte e di cui tendono anche ad esercitare il controllo e la direzione dei flussi. In questo contesto si inserisce, modificandolo profondamente, l’innovazione tecnologica della standardizzazione dei carichi e dei nuovi mezzi di trasporto introdotta con sviluppo del trasporto intermodale nelle sue varie forme. Non si tratta, infatti, di aggiungere una nuova rete di trasporto con propri elementi, nodi e segmenti, distinti. Diviene necessario costituire un “sistema di reti“ ponendo in connessione reti di diversa dimensione spaziale, che si riferiscono a diverse modalità e che svolgono funzioni diverse. Si realizza dunque, un sistema estremamente complesso in termini sia morfologici sia funzionali, in cui un ruolo cruciale è svolto dal sistema delle interrelazioni dinamiche fra le varie componenti (Reggiani, 1997). D’altra parte, le sinergie che un sistema così complesso offre diventano un elemento essenziale per assicurare elevati livelli di connessione e un’ampia copertura spaziale. In questo senso, anche i criteri adottati per proporre una classificazione dei punti nodali sono trasformati in relazione alla capacità di ogni singolo elemento di assicurare l’integrazione con le altre reti facenti parte del sistema. Così la funzione classica del gateway, quale porta d’accesso di un’area, muta e si determina solamente in relazione al grado di connessione che esso offre all’interno del sistema di reti. La rete complessa che si viene a costituire va quindi oltre l’insieme fisico delle infrastrutture e dei collegamenti che la costituiscono, per considerare quale sua parte integrante, l’organizzazione delle operazione e dei servizi offerti. 4 Vallega (1989) sostiene, ad esempio, che questi punti nodali non sfuggono ad una logica generale che li esamina e tende a dare ad essi un ruolo significativo nell'evoluzione di un'area. Si deve però anche ricordare che la relazione tra stock infrastrutturale e sviluppo socioeconomico è un formidabile tema di discussione che non ha ancora trovato risposte univoche, né in relazione alla magnitudine né riguardo al verso della relazione causale (si veda ad esempio Seitz, 1995). 5 L’importanza di questa particolare tipologia di nodo, sia in termini della sua capacità di mutare il contesto in cui è collocato è stata ben sottolineata dal Bìrd (1980). Pagina 71 Da questo punto di vista, il modello organizzativo che ha caratterizzato, e sempre di più lo sta facendo in questi ultimi anni, l’offerta di servizi di trasporto intermodali è quello denominato “hub & spoke” (Button, 1993). Il sistema si esplica, nella sua definizione più ampia, come modello che, definita la gerarchia tra i nodi, realizza collegamenti diretti solo tra i nodi di livello superiore e tra questi e quelli di rango inferiore. Non esistono invece dei legami diretti tra questi ultimi (figura 1). Figura 1. Il modello hub & spoke In questo modello organizzativo gli hubs svolgono una funzione di raccolta, raggruppamento, consolidamento e distribuzione delle unità di carico (sostanzialmente container, casse mobili, semitrailer) provenienti o dirette verso i nodi di livello inferiore (spokes), i quali hanno il ruolo di centri di smistamento (raccolta e formazione dei carichi) verso le destinazioni finali. Generalmente in questo sistema complesso il trasporto stradale rimane fondamentale per assicurare il collegamento dalle origini iniziali ai terminal intermodali di livello inferiore e, nella fase finale del ciclo, dagli spokes alle destinazioni finali (Daganzo, 1991). Tutti i tragitti intermedi sono invece realizzati con il ricorso alle tecnologie intermodali. In particolare, questa fase può essere svolta organizzando il servizio con modalità diverse, le più comuni delle quali (Milan, Reggiani, Spicciarelli, 1998) sono: • Diretto; consiste nella formazione di treni blocco tra due terminali molto distanti fra loro, senza che vi siano fermate intermedie e cambiamenti della composizione del treno. • Shuttle; la caratteristica principale di questa forma è la capacità di carico costante (la lunghezza dei treni è fissa) e la frequenza regolare. Pagina 72 • Feeder; può essere sia diretto che shuttle, ma generalmente il mezzo di trasporto ha una capacità inferiore a quella dei mezzi impiegati per i tragitti su lunghe distanze. A seconda della particolare composizione modale che viene impiegata questi servizi richiedono l’impiego della ferrovia, della navigazione fluviale e marittima. Un’importante fattore discriminante tra queste tipologie di servizio è senza dubbio la distanza. Infatti, mentre il servizio diretto si svolge su distanze lunghe, il servizio feeder viene di solito riservato per distanze più brevi e per lotti più piccoli, che vengono poi consolidati presso gli hubs, da cui si dipartono i servizi per le lunghe distanze. Dall’altro lato, il servizio shuttle che si riteneva particolarmente idoneo per le lunghe distanze (Milan, Reggiani, Spicciarelli, 1998) trova oggi applicazione anche su distanze prossime ai cento chilometri. La diversa combinazione di innovazioni tecnologiche, elementi morfologici ed estensione dell’area di influenza consente di identificare differenti tipologie di network6 che possono essere raggruppate in quattro categorie (Milan, Reggiani, Spicciarelli, 1998): 1. “Point to Point Network”, (P-P), trova implementazione ove fra due distanti terminal intermodali si hanno flussi consistenti e regolari. Il network è organizzato su due livelli. Al primo si ha il consolidamento delle unità di carico presso i terminal intermodali (le merci provengono generalmente via strada). Al secondo livello viene organizzato fra i due terminal un servizio diretto o shuttle che a seconda dei casi viene effettuato via treno, chiatta o nave. 2. “The trunk network with collecting/distribution forks”, (TCD), viene identificato quando l’estensione delle aree di approvvigionamento e distribuzione sono estese al punto da richiedere la realizzazione di una vera e propria rete di autotrasporto con la presenza di terminal di raccolta e distribuzione. Questi terminali locali possono essere alternativamente unimodali o intermodali. Il collegamento tra i terminal di livello superiore è invece realizzato via treno, chiatta o nave con un servizio diretto, shuttle o feeder. 3. “ The hub-and-spoke network”. Con una definizione più stretta di quella vista precedentemente si fa riferimento in questo caso ad un network a forma di stella in cui vi è un terminal di livello superiore collocato in posizione centrale rispetto al network (hub) e diversi nodi di rango inferiore posizionati esternamente (spokes). Ancora una volta la raccolta iniziale e la distribuzione finale viene effettuata per mezzo dell’autotrasporto, mentre i collegamenti tra gli spokes e l’hub sono realizzati con le altre modalità. 6 Il progetto finanziato dalla Commissione Europea “TERMINET” (EC, 1996, 1997 a,b, 1998 a,b), che ha investigato sull’innovazione tecnologica delle catene logistiche, definisce questi sistemi “New Generation Bundling Network”. Pagina 73 4. “The line (ring) bundling network” (L), identifica un network in cui i terminali, unimodali o intermodali, sono disposti secondo una forma rettilinea o circolare rispetto alla direzione del flusso delle unità di carico. In questa situazione i terminali sono collegati tra loro a una ferrovia o da una via fluviale navigabile. La struttura del settore dei trasporti in Veneto In questo capitolo vengono ripresi i risultati dello studio condotto da un raggruppamento di imprese, denominato A.T.I.7 su incarico della Regione Veneto per la definizione della rete logistica regionale. Un'analisi sulla base dei dati ISTAT L’analisi delle imprese del trasporto e della logistica si basa sui dati del Censimento del 1991 e di quello intermedio del 1996 i cui dati sono stati resi ultimamente disponibili dall’Istat. La limitazione principale di questa analisi sta nel fatto che, a causa della mancata distinzione fra merci e passeggeri, le attività di trasporto ferroviario, marittimo e aereo non sono state considerate. Oggetto della ricerca sono quindi state le società di trasporto su strada, le società di movimentazione merci e magazzinaggio e le attività delle altre agenzie di trasporto. Nonostante questo limite l'analisi ha permesso di delineare il quadro strutturale dell'assetto imprenditoriale nel comparto dei trasporti e della logistica in Veneto. È stato inoltre possibile sviluppare un confronto territoriale, soprattutto con la Lombardia e l’Emilia Romagna, e evidenziare le principali linee di tendenza del comparto ponendo a confronto i dati del 1991 e del 1996. Come si evince dalla tabella sottostante, nel 1996, le unità locali appartenenti alle tre categorie considerate, localizzate sul territorio regionale, ammontavano a circa 13.500, con un numero di addetti pari a circa 39.000 unità. Complessivamente il peso dell'intero comparto è in Veneto minore a quello della Lombardia e dell'Emilia, sia considerando le unità locali che gli addetti impiegati. Inoltre, la tabella mette in evidenza come le aziende venete abbiano una dimensione media inferiore a quella riscontrabile nelle altre due regioni. Questo fatto indica, evidentemente, una minore concentrazione settoriale presente nell'area. 7 Le aziende che fanno parte del raggruppamento sono: IntiStudio, Nomisma, Magazzini Generali di Verona, Demetra e il Lab. Fond. G. Marconi. Pagina 74 Tabella 20. Unità locali e addetti nel settore dei trasporti (anno 1996) Trasporto merci Movimentazione Attività delle su strada merci e altre agenzie di magazzinaggio; trasporto Totale N.ro unità locali Veneto 12.511 372 564 13.447 Lombardia 18.393 955 1.229 20.577 Emilia Romagna 15.394 682 472 16.548 115.313 5.124 5.714 120.151 Italia N.ro addetti Veneto 29.137 6.917 2.827 38.881 Lombardia 47.758 25.33+ 10.072 72.056 Emilia Romagna 32.242 12.075 2.900 47.217 269.194 73.467 33.158 375.819 Italia N.ro medio di addetti per azienda Veneto 2.3 18.6 5.0 2.9 Lombardia 2.6 14.9 8.2 3.5 Emilia Romagna 2.1 17.7 6.1 2.9 Italia 2.3 14.3 5.8 3.0 Fonte: Regione Veneto, 2000 Un ulteriore importante dato che conferma la minore dimensione media delle aziende venete, risulta dalla tabella successiva che riporta il numero delle società di capitali. Confrontando questa tabella con la precedente, si nota che le società di capitale rappresentano l’8,3% delle unità locali presenti sul territorio regionale. Tale dato è inferiore sia a quello registrato per la Lombardia (10,6%) sia alla media nazionale (9,3%), ma sensibilmente superiore a quello emiliano (5,9%). Tabella 21. Unità locali - Società di capitali Trasporto merci Movimentazione Attività delle su strada merci e altre agenzie di magazzinaggio; trasporto Veneto Lombardia Emilia Romagna Italia Totale 610 126 374 1.110 1.300 289 591 2.160 615 157 212 984 6.267 1.997 3.442 11.706 Fonte: A.T.I. In termini settoriali, il peso del trasporto merci su strada è nettamente prevalente rispetto alle altre due categorie. Pagina 75 In termini relativi il trasporto merci su strada in Veneto risulta maggiore rispetto alle altre due categorie, sia considerando le unità locali che gli addetti. La Lombardia denota invece una predominanza relativa delle attività di movimentazione e l’Emilia di quelle di magazzinaggio. In quest'ultimo settore il Veneto evidenzia una dimensione media delle aziende superiore sia alle altre due regioni che al dato nazionale. Passando a considerare la dislocazione sul territorio regionale delle aziende di trasporto lo studio ha messo in rilievo tre aspetti. In primo luogo, la provincia Padova è quella che conta il numero maggiore di unità locali (22% del totale regionale), seguita da Verona, Venezia, Vicenza e Treviso. Questo primato è dovuto essenzialmente alla forte presenza delle aziende di trasporto merci su strada. Venezia e Verona, risultano le province a maggior densità di unità locali nei settori del magazzinaggio e della spedizione delle merci. Tabella 22. Unità locali per provincia e classe di attività Trasporto merci Movimentazione Attività delle altre agenzie di su strada merci e trasporto magazzinaggio; Totale % sul Veneto VR 2.303 92. 114 2.509 19% VI 2.108 43 80 2.231 17% BL 355 5 9 369 3% TV 2.365 42 75 2.482 18% VE 1.852 118 224 2.194 16% PD 2.815 49 54 2.918 22% RO 713 23 8 744 6% 12.511 372 564 13.447 100% Veneto Fonte: A.T.I. Un secondo aspetto interessante è relativo all'appartenenza delle aziende del settore trasportistico alle aree distrettuali. Il prospetto seguente mette in evidenza come le imprese di trasporto siano localizzate prevalentemente all’interno dei distretti industriali (circa 9 mila, contro le 4.500 insediate al di fuori). Le uniche eccezioni a questo assunto sono riscontrabili nelle provincie di Venezia e a Verona, dove più del doppio delle unità locali censite risultano insediate al di fuori delle aree distrettuali. Ciò è da imputare evidentemente alla presenza delle due piattaforme logistiche (l'interporto di Verona e il porto di Venezia) particolarmente connesse ai movimenti di import ed export che si registrano in Veneto. Pagina 76 Tabella 23. Unità locali per provincia e distretti industriali Provincia VR Esclusi i distretti industriali Solo i distretti industriali Totale 1.622 887 2.509 VI 285 1.946 2.231 BL 294 75 369 TV 167 2.315 2.482 VE 1.725 469 2.194 PD 115 2.803 2.918 RO 273 471 744 4.481 8.966 13.447 Totale Fonte: Istat, censimenti 1991, 1996 Un terzo insieme di considerazioni emergono infine considerando la dislocazione sul territorio veneto delle imprese di trasporto per tipologia societaria e per classe di addetti (si vedano le due tabelle sottostanti). La provincia in cui si registra una maggiore densità di società di capitali sono Venezia (300 unità), Verona (263 unità) e Padova (189 unità). In queste 3 provincie è inoltre presente il 70% delle cooperative presenti in Veneto. Coerentemente con questo assetto, le province dove si segnalano le imprese con più di 100 addetti sono Padova (7) e Verona (6), Treviso (4 u.l.) e Venezia (3 u.l.). Verona e Venezia sono le uniche due province ad avere unità locali con un numero di addetti compreso fra 250 e 500 (rispettivamente 2 ed 1). In termini generali, il 91% delle aziende venete nel comparto dei trasporti non superano i 5 addetti. Pagina 77 Tabella 24. Unità locali per provincia e forma giuridica Provincia Impresa individuale Società di persone Società di capitale Società cooperativa Altre forme Totale VR 1.869 333 263 32 12 2.509 VI 1.732 311 162 17 9 2.231 BL 271 70 26 1 1 369 TV 1.951 364 143 13 11 2.482 VE 1.527 274 300 56 37 2.194 PD 2.299 384 189 35 11 2.918 RO 630 62 27 16 9 744 10.279 1.798 1.110 170 90 13.447 Veneto Fonte: Istat, censimenti 1991, 1996 Tabella 25. Unità locali per provincia e classe di addetti Classe di addetti VR VI BL TV VE PD RO Veneto 1 42 33 6 20 45 25 8 179 2 371 328 97 301 325 542 142 2.106 3.5 274 254 77 245 276 328 63 1.517 06-set 130 94 21 113 135 138 15 646 Ott-15 54 39 16 29 54 62 7 261 16-19 21 13 3 23 14 16 5 95 20-46 42 33 6 20 45 25 8 179 50-99 11 5 - 9 5 10 - 40 100-199 4 1 - 3 2 7 - 17 200-249 - - - 1 - - - 1 250-499 2 - - - 1 - - 3 >500 - - - - - - - - Fonte: Istat, censimenti 1991, 1996 Un ultimo elemento di giudizio, che appare particolarmente significativo, deriva dall'evoluzione del sistema imprenditoriale fra il 1991 ed il 1996 (tabelle successiva). In questi cinque anni i comparti considerati hanno registrato una sensibile crescita. Le unità locali sono aumentate dell’12%, mentre gli addetti sono aumentati più che proporzionalmente (15%). Ciò denota evidentemente un aumento della concentrazione del comparto. L'unico dato che contrasta con questa tendenza generalizzata è quello relativo alla provincia di Venezia. Pagina 78 Tabella 26. Tasso di crescita delle unità locali e degli addetti e confronto (addetti medi) Variazione unità locali Variazione Addetti Variazione Addetti medi VR 17% 24% 6% VI 3% 3% 0% BL 5% 34% 28% TV -4% 8% 8% VE 31% 9% -15% PD 19% 23% 4% RO 14% 17% 0% Veneto 12% 15% 4% Fonte: A.T.I. Questa crescita non è però stata uniforme in tutte le categorie considerate, dato che ad esempio, nella categoria della movimentazione merci e magazzinaggio si è assistito ad una diminuzione delle unità locali (da 485 a 372) ma ad una considerevole crescita degli addetti (da 5.498 a 6.917). Questo fenomeno rafforza una tendenza regionale alla concentrazione soprattutto in questi settori. Un altro dato importante in termini del trend evolutivo riguarda il fatto che le società di capitale sono più che raddoppiate, passando da 461 a 1.110, e avvicinando così il livello del Veneto a quello della media italiana. I risultati di un indagine sulle piattaforme logistiche Lo studio condotto dall'A.T.I., oltre all’analisi dei dati ISTAT, si è avvalso anche di un'indagine diretta allo scopo di censire le principali società di logistica e trasporti presenti sul territorio (con almeno 5 miliardi di fatturato). Nonostante la frammentarietà e incompletezza delle informazioni raccolte, la ricerca ha permesso di osservare la distribuzione territoriale delle piattaforme esistenti e dei soggetti imprenditoriali. Complessivamente sono stati censiti 146 impianti (tabella successiva). Circa il 66% di questi sono ubicati nelle provincie di Verona (36%) e di Padova (30%). Un dato particolarmente interessante, messo in luce dalla tabella, riguarda la specializzazione delle imprese censite. Accanto ad operatori tradizionali del trasporto, come i corrieri, che ancora sono in maggioranza (il 34% del totale), vi sono operatori maggiormente specializzati nel fornire servizi alle merci ad alto valore aggiunto, come i Multimodal Transport Operator (MTO) e gli Operatori Logistici. Queste due categorie assieme rappresentano quasi il 50% del campione. Pagina 79 Tabella 27. Le principali piattaforme logistiche presenti in Veneto (2000) Tipologia operatore VR VI PD TV VE BL RO Ven. % Corriere nazionali 13 0 14 6 6 3 3 48 34% MTO 20 3 7 1 1 0 0 29 22% Trasporti combinati 3 0 3 0 2 0 0 8 6% Magazzini Generali 5 1 5 2 3 0 0 19 11% Autotrasportatori 0 0 1 0 1 0 1 3 2% Operatore Logistico 11 2 14 3 5 0 1 36 25% Totale 52 12 44 12 18 3 5 36% 8% 30% 8% 12% 2% % 146 100% 3% 100% Fonte: A.T.I: Un altro dato significativo emerso dall'indagine riguarda il fatto che quasi la metà delle piattaforme logistiche analizzate (il 47%) appartengono a società che hanno almeno due impianti sul territorio regionale (tabella seguente). In questo sotto insieme la categoria prevalente è ancora quella dei Corrieri (35 piattaforme). In particolare l'analisi ha messo in evidenza che si tratta soprattutto di corrieri espresso. La sola altra tipologia di operatore che ha un numero abbastanza elevato di piattaforme è quella degli M.T.O (20). Per il resto si oscilla tra operatori che hanno due o tre impianti sul territorio regionale. Tabella 28. Società con più di un impianto in Veneto - 2000 Tipologia operatore Corriere N. Piattaforme N. Società 35 8 Operatore logistico 7 3 Magazzini Generali 3 1 20 6 3 1 68 19 M.T.O. Trasporto Combinato Totale Fonte: Indagine A.T.I. La supremazia di Verona e Padova, in termini di presenza di piattaforme logistiche, è confermata anche considerando solo gli operatori con più di un impianto sul territorio veneto, che raggiungono quasi il 60% del sotto insieme (tabella successiva). Vicenza risulta la terza area (15%), seguita poi da Venezia e Treviso (rispettivamente 10% e 9%). Pagina 80 Tabella 29. Società con più di un impianto distinte per provincia e tipo di operatorie - 2000 (N.ro impianti) Tipologia operatore VR VI BL TV VE PD RO Ven. % Corriere 8 5 3 4 5 7 3 35 51% Operatore logistico 2 1 2 2 7 10% Magazzini Generali 3 3 4% M.T.O. 9 5 20 29% Trasporto Combinato 1 2 3 4% Totale % 4 2 23 10 3 6 7 16 3 34% 15% 4% 9% 10% 24% 4% 68 100% 100& Fonte: Indagine A.T.I. Relativamente ai grandi soggetti imprenditoriali nel campo del trasporto e della logistica oggi presenti in Veneto, la ricerca effettuata ne ha individuati un numero limitato. In particolare, sono molto poche le società multinazionali che hanno già una rete a livello regionale, collegata a quella più estesa su scala globale. Pagina 81 5. LA DOMANDA DI TRASPORTO: LE MODALITÀ TRADIZIONALI I flussi di trasporto interni Il Conto Nazionale dei Trasporti, edito dal Ministero dei Trasporti e della Navigazione, pubblica le matrici di traffico tra le regioni italiane, distinte per modalità. Le informazioni in esse contenute consentono di dare una rappresentazione della struttura spaziale dei flussi di trasporto merci. Il grado di affidabilità è generalmente molto elevato, con la sola eccezione delle matrici relative al trasporto stradale che risentono della difficoltà di misurare i flussi (soprattutto quelli che non utilizzano la rete autostradale). Le matrici origine-destinazione, relative al 1997 per le modalità stradale, ferroviaria e marittima, riguardanti le regioni del Nord Italia ed il Centro-Sud, sono riportate qui di seguito. In particolare, sviluppando un confronto con le altre grandi regioni del nord (Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna) emergono alcune interessanti considerazioni. Il volume complessivo delle merci movimentate in Veneto è prossimo alla soglia dei 200 milioni di tonnellate. Si tratta di un valore pari a circa la metà di quello registrato dalla Lombardia, molto simile a quello dell'Emilia e superiore rispetto a quello del Piemonte. Rispetto, all'Emilia, la lieve minore entità dei flussi del Veneto è da imputare esclusivamente al trasporto stradale. Infatti, sia i flussi ferroviari che quelli marittimi vedono il prevalere del Veneto. Un altro elemento significativo, che denota una peculiarità regionale, è il rapporto tra flussi in uscita ed entrata. In termini di tonnellate, i flussi in uscita superano quelli in entrata. Il Veneto, quindi, è un generatore netto di traffico su scala nazionale, mentre le altre regioni assorbono traffico interregionale. Per quanto concerne la ripartizione modale va notata, anzitutto, la quasi esclusività del trasporto stradale (la quota modale è superiore al 90%). Minime variazioni caratterizzano le regioni prese ad esame e, comunque, tutte denotano un'incidenza della strada superiore al dato medio nazionale (91,6%). Il Veneto ha un dato (94,4%) inferiore alle altre tre regioni settentrionali (Piemonte 95,6%, Lombardia 97,3% e Emilia 95,3). Ciò è dovuto alla presenza del trasporto marittimo che, per le modalità con cui sono costruite le matrici OD, penalizza il Piemonte e la Lombardia. È interessante notare inoltre che il Veneto ha, in termini relativi, la peggiore performance nel comparto ferroviario, soprattutto per quanto riguarda i flussi in entrata nella regione (i flussi con origine nella regione veneta sono invece lievemente superiori a quelli corrispondenti del Piemonte e della Lombardia). Passando ad analizzare le singole modalità si osserva che: Pagina 82 • per quanto riguarda la strada, il Veneto, come le altre tre grandi regioni, denota un incidenza relativa dei flussi intraregionali minore rispetto al valore medio nazionale (53,2% contro il 66,4%). Tale dato è però superiore a quello dell'Emilia (50,2%) e, soprattutto, a quello della Lombardia (46,8%). Ciò indica, evidentemente, che gli operatori veneti utilizzano la modalità stradale sui tragitti di media e lunga percorrenza più di quanto non facciano quelli lombardi e emiliani. Questo dato è confermato anche dal fatto il Veneto ha l'incidenza relativa più alta nei flussi in uscita e quella più bassa nei traffici in entrata; • per quanto attiene il trasporto ferroviario, si può notare la netta prevalenza degli scambi interregionali rispetto a quelli intraregionali 88% contro il 12% a livello nazionale). Evidentemente la ferrovia diviene competitiva solo su traffici tra regioni sufficientemente distanti. Il dato relativo alle singole regioni considerate in questa analisi mostra un Veneto con una propria connotazione ben identificabile. Da un lato è la regione con il più altro tasso relativo di utilizzo della ferrovia su tragitti interni ai confini regionali. Dall'altro, come l'Emilia ma a differenza di Piemonte e Lombardia, il Veneto è un generatore netto di traffici ferroviari (quelli in uscita superano quelli in entrata); • i flussi relativi al cabotaggio interno (si noti che Piemonte e Lombardia non sono rilevate, come già ricordato, flussi, in questa modalità) che interessano il Veneto, così come quelli dell'Emilia, riguardano pressoché esclusivamente l’interscambio con le regioni meridionali, con una forte asimmetria tra flussi in entrata e flussi in uscita. Tale sbilanciamento è sostanzialmente più consistente in Veneto che non in Emilia. Vi è da dire che un piccolo interscambio esiste anche tra queste due regioni (384.000 tonnellate pari a circa il 4% del totale degli scambi interregionali di queste due regioni). Pagina 83 Tabella 30. Matrice origine-destinazione del trasporto merci stradale nel 1997 (Migliaia di tonnellate) Origine Destinazione PIE VDA LOM TAA VEN FVG LIG EMR C-S ITA 76.158 552 16.354 408 2.255 399 5.022 3.660 6.007 110.815 VDA 330 1.602 98 0 211 2 68 61 91 2.463 LOM 13.023 216 172.266 2.598 13.341 1.452 4.010 19.760 13.925 240.591 TAA 321 16 2.648 22.593 2.038 294 100 1.354 1.684 31.048 VEN 2.518 39 13.467 4.445 98.995 5.359 830 11.426 7.824 144.903 FVG 466 22 1.719 311 7.744 21.813 67 1.382 1.717 35.241 LIG 6.021 12 5.266 58 805 152 14.212 1.321 2.746 30.593 EMR 3.838 66 14.734 1.280 8.519 1.152 1.496 101.271 16.362 148.718 C-S 5.142 172 12.803 707 6.255 1.002 3.037 13.995 343.451 386.564 32.400 140.163 31.625 PIE ITA 107.817 2.697 239.355 28.842 154.230 393.807 1.130.936 Fonte: nostre elaborazioni su dati CNT (1999) Tabella 31. Matrice origine-destinazione del trasporto merci ferroviario nel 1997 (Migliaia di tonnellate) Origine Destinazione PIE VDA PIE VDA LOM TAA VEN FVG LIG EMR C-S ITA 138 6 134 64 254 94 881 2.011 1 1 272 6 148 114 969 80 1.504 3.356 10 230 24 4 46 2 100 19 434 VEN 123 667 18 479 352 553 48 669 2.915 FVG 30 298 52 112 155 10 25 106 787 1.265 8 409 62 135 317 395 5.880 LOM 236 TAA LIG 3.265 28 25 EMR 66 626 107 39 138 1.262 218 1.347 3.804 C-S 824 1.515 21 886 81 383 1.213 4.932 9.855 5.011 242 2.211 1.011 3.567 2.094 9.853 29.043 ITA 4.994 59 Fonte: nostre elaborazioni su dati CNT (1998) Pagina 84 Tabella 32. Matrice origine-destinazione del trasporto merci marittimo nel 1997 (Migliaia di tonnellate) Origine Destinazione VEN FVG LIG EMR C-S ITA VEN 7 7 119 273 705 1.111 FVG 113 590 4 3 255 965 LIG 25 1.419 7 4.112 5.563 EMR 121 11 813 946 C-S 5.041 80 16.559 3.045 41.486 66.212 ITA 5.307 689 18.102 3.328 47.371 74.797 PIE VDA LOM TAA PIE VDA LOM TAA Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT (1999) I flussi di trasporto internazionali I dati del commercio con l’estero, pubblicati dall'ISTAT, consentono un'analisi molto dettagliata dell’interscambio di beni materiali, sia a livello nazionale, sia a livello regionale e provinciale. Ciò consente di delineare abbastanza accuratamente il pattern della distribuzione spaziale dell’interscambio internazionale. Tuttavia, è bene sottolineare che in genere i flussi di import ed export vengono rilevati in fase di dogana, ed è quindi possibile che beni importati in una provincia vengano successivamente instradati in altre provincie per impieghi produttivi o di consumo, oppure che produzioni di una provincia vengano inviate all’estero da altre zone. Questo fenomeno riguarda nel Veneto soprattutto le importazioni, che sono spesso imputate alla provincia di Verona per i flussi provenienti dall’Europa Centrale ed alla provincia di Venezia per i flussi provenienti via mare dall’area del Mediterraneo. Un primo insieme di considerazioni può essere tratto dal confronto della struttura delle importazioni e delle esportazioni negli anni 1990 e 1997. La tabella seguente rivela che complessivamente l'interscambio con l'estero del Veneto ha raggiunto nel 1997 l'ammontare di 31,3 milioni di tonnellate con un incremento, rispetto al 1990, di oltre il 28%. Tra il '90 e il '97 è inoltre aumentata dell'11% l'incidenza rispetto al totale nazionale. Ciò indica una crescita più che proporzionale rispetto all'Italia nel suo insieme. Questo fenomeno è dovuto all'incremento delle quantità importate dato che i flussi di esportazione sono cresciuti in misura meno che proporzionale rispetto alle esportazioni italiane. Dal raffronto con le altre regioni del nord si evince: Pagina 85 • la performnace del Veneto è stata, nel periodo in questione, seconda solo a quella dell'Emilia Romagna, sia per le importazioni, sia per le esportazioni; • nei flussi d'importazione l'incidenza del Veneto è oggi inferiore solo a quella della Lombardia; • nel comparto delle esportazioni invece, il peso relativo del Veneto si è ridotto lievemente a tutto vantaggio dell'Emilia Romagna. Tabella 33. Flussi di import ed export in alcune regioni. Anni 1990 e 1997 (migliaia di tonnellate) Importazioni Esportazioni 1990 1997 Piemonte 21.504 15.148 6.160 Lombardia 53.227 58.491 Veneto 17.010 Emilia Romagna Italia 1990 1997 Totale 1990 1997 8.749 27.664 23.896 13.983 17.827 67.210 76.318 20.684 7.335 10.579 24.345 31.263 12.627 18.685 7.458 12.205 20.085 30.890 266.465 288.046 73.419 106.439 339.884 394.485 Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT Importanti elementi di riflessione emergono anche dall'analisi della ripartizione territoriale fra le diverse provincie del Veneto dell'interscambio con l'estero. In particolare, la tabella sottostante mette in risalto che: • le importazioni in quantità superano di gran lunga le esportazioni in quantità, ma il divario, rispetto al 1990 si è andato riducendo rapidamente; • lo sbilanciamento in termini di quantità è dovuto in maniera preponderante al contributo della provincia di Venezia e, in misura assai minore, della provincia di Padova. • Venezia è indubbiamente la provincia che incide maggiormente sul commercio estero del Veneto, ma la sua posizione è in forte calo (nel caso delle esportazioni ormai è stata raggiunta da Vicenza); • nel comparto delle importazioni il dinamismo maggiore è stato fatto registrare dalle provincie di Rovigo (90%) e di Padova (65%); • relativamente alle esportazioni, le regioni che osservano la crescita più consistente sono Rovigo (164%), Treviso (106%) e, più staccate, Belluno e Vicenza (rispettivamente 79% e 72%); Pagina 86 • nonostante le provincie di Belluno e, soprattutto, di Rovigo siano cresciute molto durante gli anni '90, il loro peso specifico è ancora molto basso. Tabella 34. Flussi di import ed export nelle province venete. Anni 1990 e 1997 (migliaia di tonnellate) Importazioni 1990 Esportazioni 1997 1990 Totale 1997 1990 1997 Belluno 238 344 106 191 344 535 Padova 1.665 2.742 770 1.305 2.435 4.047 Rovigo 294 558 135 356 429 915 Treviso 1.847 2.032 729 1.500 2.576 3.532 Venezia 8.454 8.857 2.751 2.674 11.205 11.531 Vicenza 2.062 2.860 1.107 1.903 3.169 4.763 Verona 2.450 3.291 1.736 2.650 4.186 5.941 Veneto 17.010 20.684 7.335 10.579 24.345 31.263 Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT Al fine di completare la fotografia della struttura degli traffici da e per i paesi esteri, il confronto tra Veneto e le altre principali economie regionali del nord Italia è stato condotto anche in termini della distribuzione modale e geografica, con riferimento però al solo 1997. Inoltre, per agevolare la lettura ed interpretazione dei dati, l'analisi ha preso in considerazione solo tre modalità (strada, ferrovia e mare) ed aggregando i dati rispetto a 6 macro aree estere. Va precisato subito che, a differenza di quanto accadde nella rilevazione dei flussi interni, le statistiche del commercio con l'estero assegnano un determinato traffico ad una particolare modalità di trasporto sulla base della sua preponderanza nel tragitto complessivo tra l'origine e la destinazione finale. In questo caso, dunque, anche regioni come il Piemonte o la Lombardia, che non hanno sbocchi al mare risultato utilizzatrici di questa modalità di trasporto. La distribuzione modale e geografica delle esportazioni La tabella sottostante riassume per ogni modalità di trasporto la distribuzione geografica dei flussi d'esportazione. Le tre modalità considerate contribuiscono, in maniera molto simile per tutte le regioni considerate, a circa il 98% (10,3 milioni di tonnellate) delle esportazioni complessive del Veneto (10,5 milioni di tonn.). La ripartizione modale vede la netta prevalenza della strada (6,6 milioni di tonn., pari al 64%). Segue il trasporto marittimo con 3 milioni di tonnellate (29%) e quindi la ferrovia che raggiunge poco più che le 700 mila tonnellate (7%). Comparata questa distribuzione modale con quella delle altre regioni e dell'Italia si deve sottolineare che: Pagina 87 • l'incidenza del trasporto stradale è nel Veneto inferiore a quella riscontrabile nelle altre regioni del nord, ma è superiore alla media nazionale; • il trasporto ferroviario risulta più utilizzato che non in Lombardia, Emilia e a livello nazionale; • il mare è per il Veneto un'importante via d'accesso ai mercati esteri, utilizzata in modo più intenso rispetto alle aziende lombarde e piemontesi, ma meno intensamente rispetto all'Emilia e all'Italia nel complesso. Il pattern spaziale denota l'importanza del mercato comunitario (5,6 milioni di tonn., pari a circa il 57% ) e, in posizioni ben più staccate, quello asiatico (dal Vicino Oriente fino all'Oceania) e quello dei paesi PECO. Entrambi questi mercati superano il milione di tonnellate. Da questo punto di vista, il paragone con le altre realtà regionali prese ad esame evidenzia: • la minore importanza relativa del mercato comunitario per le aziende venete che non per quelle piemontesi, lombarde ed emiliane; • il rapporto privilegiato del Veneto con i paesi dell'area PECO, dell'Asia e Oceania e, in misura minore, dell'Africa (l'incidenza relativa di questo mercato è per i Veneto minore di quello che lo stesso ha per l'Italia). Pagina 88 Tabella 35. Esportazioni in quantità per modo e area di destinazione nel 1997 (migliaia di tonnellate) EU Altra Europa PECO Africa America Asia Totale STRADA PIE 5,146 584 371 6 11 11 6,128 LOM 10,130 1,767 919 12 37 81 12,946 VEN 5,175 320 991 17 14 68 6,584 EMR 6,736 342 701 2 9 53 7,842 ITA 38,186 3,626 4,165 63 98 262 46,399 FERROVIA PIE 514 153 92 0 8 7 775 LOM 553 251 113 1 46 27 991 VEN 453 122 64 0 15 65 719 EMR 144 103 191 0 39 29 505 2,599 810 773 2 123 148 4,455 ITA MARE PIE 513 133 16 250 472 417 1,801 LOM 236 296 54 656 1,029 1,392 3,663 VEN 257 325 131 504 708 1,099 3,024 EMR 430 232 140 515 1,303 1,026 3,646 13,059 4,843 3,866 7,565 10,078 8,495 47,906 ITA TOTALE PIE 6,173 869 479 257 491 434 8,703 LOM 10,919 2,314 1,085 669 1,112 1,501 17,600 VEN 5,885 767 1,186 521 737 1,232 10,327 EMR 7,310 677 1,032 517 1,350 1,107 11,993 ITA 53,843 9,279 8,804 7,630 10,299 8,905 98,760 Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT (2000) Interessanti caratterizzazioni regionali emergono anche dall'osservazione attenta della distribuzione geografica dei mercati di sbocco per ogni singola modalità di trasporto. Per quanto riguarda la strada, oltre il 98% delle esportazioni venete ha destinazione europea. Tale valore è lievemente inferiore a quello fatto registrare dalle altre regioni a causa di una certa significatività dei mercati asiatici ed africani. In modo similare alla Lombardia, il Veneto mostra una maggiore espansione relativa dei mercati europei ad est rispetto al Piemonte e all'Emilia. Differenziandosi però da quanto accadde in Lombardia le aziende Venete hanno rapporti commerciali più importanti con i paesi PECO. In effetti, i paesi di quest'area rappresentano il secondo mercato per gli operatori veneti che usufruiscono della modalità stradale. Ciò fa sì che l'incidenza del trasporto stradale sul totale degli scambi con quest'area sia molto elevata (oltre Pagina 89 l'80%). Al contrario, gli scambi con i paesi del "Altra Europa" denotano, soprattutto se confrontati con le altre regioni, un più contenuto utilizzo dei vettori stradali (42%). Volgendo l'analisi al comparto ferroviario, emerge, come per la strada, la rilevanza del mercato europeo (in particolare dei paesi comunitari e di quelli denominati "Altra Europa") ma anche asiatico (9%). In termini di confronto interregionale, il Veneto denota un'incidenza relativa del mercato comunitario molto più elevata che non la Lombardia e, soprattutto, l'Emilia, ma lievemente inferiore rispetto al Piemonte. L'utilizzo della modalità ferroviaria per raggiungere i mercati asiatici è invece una peculiarità veneta, così come lo è la modesta incidenza del trasporto ferroviario nelle relazioni con i paesi dell'area PECO. Infine, per quanto riguarda il trasporto marittimo, al di là dell'ovvia importanza dei mercati extra continentali, occorre sottolineare l'elevato peso relativo dell'area "Altra Europa" e di quella dei paesi PECO. Nel primo caso la quota modale per le esportazioni venete è superiore al 40% ed è decisamente la più elevata tra le altre grandi regioni del nord. Nel secondo caso l'incidenza relativa supera l'11% ed è molto prossima a quella dell'Emilia (13%). La distribuzione modale e geografica delle importazioni La tabella sottostante riassume per ogni modalità di trasporto la distribuzione geografica dei flussi d'importazione. Le tre modalità considerate rappresentano, a meno di qualche decina di migliaia di tonnellate, la totalità delle importazioni complessive del Veneto (20,7 milioni di tonn.). Lo stesso dicasi per Piemonte ed Emilia, mentre il dato della Lombardia e, quindi, dell'Italia risente dell'esclusione di un'importante traffico con l'Europa dell'Est. La ripartizione modale, più equilibrata rispetto alle esportazioni, vede la netta prevalenza del trasporto marittimo (11,7 milioni di tonn., pari al 57%). Segue il trasporto stradale con 6,4 milioni di tonnellate (31%) e quindi la ferrovia che raggiunge 2,5 milioni di tonnellate (12%). Comparata questa distribuzione modale con quella delle altre regioni e dell'Italia si deve sottolineare che: • l'incidenza del trasporto stradale è nel Veneto inferiore a quella riscontrabile nel Piemonte e nella Lombardia, ma è superiore a quella dell'Emilia e alla media nazionale; • il trasporto ferroviario risulta più utilizzato che non in Piemonte, Lombardia e a livello nazionale; • il mare è per il Veneto un'importante via d'ingresso delle merci estere, utilizzato in modo più intenso rispetto alle aziende lombarde e piemontesi, ma meno intensamente rispetto all'Emilia e all'Italia nel complesso. Pagina 90 Il pattern spaziale denota l'importanza del mercato comunitario (8,7 milioni di tonn., pari a circa il 42% ) e, in posizioni ben più staccate, quello africano (22%), e quello dei paesi asiatici e dell'Oceania (10%). Da questo punto di vista, il confronto con le altre realtà regionali prese ad esame evidenzia: • la minore importanza relativa del mercato comunitario per le aziende venete che non per quelle piemontesi, lombarde ed emiliane; • il rapporto privilegiato del Veneto con i paesi dell'area PECO. Tabella 36. Importazioni in quantità per modo e area di destinazione nel 1997 (migliaia di tonnellate) EU Altra Europa PECO Africa America Asia Totale STRADA PIE 5,184 209 258 3 13 7 5,674 LOM 16,791 778 1,122 11 49 71 18,823 VEN 5,258 193 892 16 12 27 6,397 EMR 4,822 80 354 4 4 7 5,270 ITA 45,037 1,646 4,239 450 373 175 51,920 FERROVIA PIE 2,732 67 137 0 2 2 2,942 LOM 3,909 585 409 0 18 4 4,924 VEN 1,825 109 561 0 3 5 2,503 EMR 2,293 45 254 0 1 0 2,594 ITA 14,174 1,181 2,841 184 676 55 19,110 MARE PIE 261 693 73 2,933 948 1,594 6,501 LOM 652 3,023 778 11,200 2,457 5,591 23,700 VEN 1,597 1,572 748 4,497 1,322 2,005 11,742 EMR 2,224 2,662 1,165 800 2,074 1,837 10,763 ITA 18,812 27,244 4,298 55,987 32,388 49,906 188,635 TOTALE PIE 8,177 969 467 2,937 964 1,604 15,118 LOM 21,352 4,385 2,309 11,212 2,524 5,666 47,447 VEN 8,679 1,874 2,201 4,513 1,337 2,037 20,642 EMR 9,340 2,786 1,773 804 2,079 1,845 18,627 ITA 78,022 30,071 11,378 56,621 33,437 50,136 259,665 Fonte: nostre elaborazioni su dati ISTAT (2000) Interessanti caratterizzazioni regionali emergono anche dall'osservazione attenta della distribuzione geografica dei mercati di sbocco per ogni singola modalità di Pagina 91 trasporto. Per quanto riguarda la strada, oltre l'82% delle esportazioni venete ha destinazione europea. Tale valore è inferiore a quello fatto registrare dalle altre regioni e dall'Italia, a causa di un'elevata significatività dei mercati di approvvigionamento dei paesi PECO (14%). Come linea di tendenza il Veneto fa della strada un utilizzo più intenso della modalità stradale dell'Emilia e, in media, dell'Italia, ma sostanzialmente minore rispetto a Piemonte e Lombardia. Volgendo l'analisi al comparto ferroviario, emerge, come per la strada, la rilevanza del mercato europeo (in particolare dei paesi comunitari, 73%, e di quelli dell'area PECO22%). In termini di confronto interregionale, il Veneto denota un'incidenza relativa del mercato comunitario molto più bassa che non le altre regioni. Al contrario, l'incidenza relativa dei paesi PECO sulle importazioni venete è di gran lunga la maggiore. Questo fa sì che i flussi di merci in entrata provenienti da quest'area usino in maniera molto significativa il mezzo ferroviario (26%). Solo il Piemonte evidenzia un peso specifico più elevato (29%). Infine, per quanto riguarda il trasporto marittimo, il Veneto evidenzia una maggiore rilevanza dei mercati europei (oltre il 33%) rispetto a quelli degli altri continenti. Lo stesso fenomeno, sebbene ancora più accentuato, è fatto registrare dall'Emilia (56%). In controtendenza sono invece il Piemonte, la Lombardia e l'Italia. Nonostante questa struttura spaziale l'incidenza del mare sul totale delle importazioni extra continentali è per il Veneto, come per le altre regioni italiane, superiore al 98%. Sui mercati europei il peso relativo della modalità marittima è relativamente minore solo per gli approvvigionamento intracomunitari. Questa tendenza, omogenea in tutte le regioni, vede il Veneto seguire da vicino l'Emilia, mentre Piemonte e Lombardia sono in posizione più staccata. I flussi di trasporto nei diversi comparti Un'attenta lettura dello stato del sistema dei trasporti veneto non può prescindere, oltreché dall'esame dei dati statistici aggregati (come è stato fatto nei precedenti capitoli), anche dall'analisi delle informazioni micro, disponibili per le varie modalità di trasporto. In questo modo diviene possibile avere un quadro di riferimento anche per le singole componenti del sistema dei trasporti. Così, ad esempio, si può analizzare il traffico sulla rete autostradale, il traffico ferroviario nelle principali stazioni della regione, i flussi nei due nodi portuali del Veneto e il trasporto aereo che interessa gli aeroporti veneti. Da questo punto di vista la tabella seguente fornisce una visione d'insieme del sistema di trasporto veneto riassumendo i dati di traffico, relativi al trasporto delle merci, nel periodo 1985-1998, registrati su: • tutte la rete autostradale; • le stazioni ferroviarie dei capoluoghi di provincia; Pagina 92 • i porti di Venezia e Chioggia; • i tre aeroporti di livello internazionale del Veneto (Treviso, Venezia e Verona). Il trasporto marittimo rappresenta la modalità di trasporto che cresce mediamente di meno a partire dalla metà degli anni ottanta. Va notato, tuttavia, che dopo il periodo di crisi coincidente con la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, la portualità veneta ha intrapreso un lento cammino di recupero, su cui ha un peso rilevante la privatizzazione delle attività portuali. In particolare, la variazione 97/98 è la più consistente fra tutte le varie modalità. Rilevanti sono le performance del trasporto ferroviario e, soprattutto, del trasporto aereo. Entrambe queste modalità hanno evidenziato, nel periodo considerato, tassi di crescita superiori a quelli del trasporto autostradale. Il trasporto merci per aereo, partendo però da livelli iniziali trascurabili, è cresciuto in maniera molto notevole (con tassi di crescita a due cifre), ed è l'unica modalità che ha fatto registrare un'accelerazione della crescita nel passaggio dagli anni ottanta agli anni novanta. A partire dal 1985, dunque, il sistema del trasporti delle merci in Veneto è stato caratterizzato da un sensibile riequilibrio modale, in virtù della crescita del trasporto ferroviario, che, in parte, è il risultato di un processo di riorganizzazione del comparto, ma che dipende anche dagli elevati livelli di saturazione che ha raggiunto la rete stradale ed autostradale. Pagina 93 Tabella 37. Il trasporto delle merci in Veneto. Dati di traffico registrati nelle autostrade, nelle stazioni capoluogo di provincia, nei porti e negli aeroporti. Strada Ferrovia Mare Aereo Veicoli Tonn. Tonn. Tonn. 1985 78.554 3.852.748 26.269.662 4.473 1986 83.995 3.576.371 27.568.451 4.378 1987 94.196 4.043.755 27.262.155 4.610 1988 104.843 4.668.624 26.592.910 5.058 1989 113.996 5.719.831 27.156.720 6.542 1990 121.658 6.733.468 25.966.322 7.273 1991 125.643 7.116.607 26.269.482 7.429 1992 147.355 7.026.941 26.229.988 9.370 1993 151.097 7.569.836 25.366.433 10.369 1994 145.372 9.978.980 25.249.889 12.963 1995 156.151 10.697.935 26.581.698 14.906 1996 156.390 10.640.969 25.694.518 16.246 1997 166.003 12.023.325 25.652.815 20.475 1998 176.576 12.164.255 27.576.096 21.964 Fonte: nostre elaborazioni su dati CCIAA (anni vari) e Autorità Portuale di Venezia (anni vari) Questo quadro d'insieme è il risultato di tendenze particolari che caratterizzano le singole infrastrutture che possono essere evidenziate solo scendendo ad un maggior livello di dettaglio. Come abbiamo visto, anche se meno del traffico ferroviario ed aereo, il traffico merci è comunque cresciuto costantemente, nel periodo considerato, su tutta la rete autostradale regionale. Gli assi autostradali che mostrano le dinamiche più elevate sono quelli che collegano il Veneto all'Emilia (la Verona-Modena e la Padova-Bologna) e quelli che interessano l'area Vicentina (A31 Valdastico) e il Veneto settentrionale. Ora, se è vero che, in generale, i tassi di crescita sono correlati negativamente con il volume iniziale del traffico, ciò non di meno bisogna notare come: • la maggior crescita dei traffici autostradali avviene lungo le direttrici che interessano le aree più dinamiche della regione (Vicenza, Treviso, Padova e Verona); • i nodi intermodali di Padova e Verona fungono da attrattori di traffico; • la distribuzione dei flussi sull’intera rete sembra indicare che la congestione è un fenomeno che inizia ad incidere sulle scelte di percorso degli operatori. Pagina 94 Tabella 38.Traffico di veicoli pesanti sulle autostrade venete. Veicoli (Traffico Medio Giornaliero, TMG) Autostrade BS-PD PD-Mestre BO-PD VETS Bren-VR VR-MO Mestre-BL VI-Piovene Totale 1985 27.266 9.793 9.019 9.295 10.351 7.068 288 2.882 78.554 1986 28.909 10.296 974 10.034 11.185 733 337 3.131 83.995 1987 32.328 11.448 11.147 11.284 12.353 8.113 3.952 3.571 94.196 1988 367 12.508 12.069 1.273 13.333 883 4.708 3.965 104.843 1989 38.895 1.346 13.379 14.085 14.754 9.637 5.287 4.508 114.005 1990 39.033 1.355 15.198 16.911 1.653 10.145 6.006 4.285 121.658 1991 40.489 13.587 14.903 1.742 16.999 11.763 548 5.002 125.643 1992 41.461 14.242 20.714 17.833 18.563 16.334 12.383 5.825 147.355 1993 42.949 14.594 2.663 14.068 15.353 17.422 1.382 6.261 151.097 1994 45.828 15.561 18.166 18.011 15.443 19.656 5.833 6.874 145.372 1995 48.443 1.708 20.017 20.014 16.529 20.716 652 6.832 156.151 1996 49.779 17.703 20.476 17.187 16.738 20.386 6.949 7.172 1997 52.751 18.905 21.601 18.493 17.535 21.374 7.727 7.617 166.003 1998 55.307 20.663 23.156 19.433 19.091 22.706 8.149 8.071 176.576 15.639 Fonte: CCIAA (anni vari) La forte progressione del trasporto ferroviario nel periodo considerato è stata senza dubbio trainata dalla crescita delle merci movimentate nelle stazioni di Padova e Verona. La prima aveva nel 1985 circa un quinto del traffico di Venezia, ma oggi movimenta volumi di merci comparabili. Verona è divenuta il centro focale della regione nel trasporto delle merci con un traffico che è ormai più che doppio rispetto a quello del capoluogo regionale. Appare abbastanza evidente in questo successo il ruolo dei due nodi intermodali delle città. Osservando attentamente il trend storico si nota la fortissima crescita di Verona e Padova durante gli anni ottanta. Successivamente però, mentre la città scaligera denota uno sviluppo via via più contenuto, il capoluogo patavino continua a registrare tassi di crescita a due cifre. La serie esaminata consente di apprezzare soprattutto negli ultimi due, tre anni, la performance dei capoluoghi vicentino e trevigiano, a fronte di un drastico rallentamento dello sviluppo dei traffici nelle stazioni di Padova e Verona. Ciò potrebbe indicare il pericolo di una prossima saturazione di queste due ultime nodi ferroviari (o delle infrastrutture di accesso) e la necessità che il sistema produttivo veneto ha di trovare nuovi centri di agglomerazione e movimentazione delle merci. Pagina 95 Tabella 39.Traffico ferroviario nelle stazioni dei capoluoghi di provincia. Migliaia di tonnellate Stazioni ferroviarie BL PD RO TV VE VI VR Veneto 1985 2 371 23 124 1.723 394 1.216 3.853 1986 1 304 21 119 1.313 382 1.437 3.576 1987 1 420 24 109 1.522 356 1.611 4.044 1988 1 484 25 136 1.588 382 2.054 4.669 1989 2 558 31 90 1.612 425 3.002 572 1990 - 850 23 224 1.843 400 3.393 6.733 1991 4 864 27 213 1.697 510 3.801 7.117 1992 910 24 238 1.503 529 3.823 7.027 1993 1.097 30 609 1.689 544 3.602 757 1994 1.263 41 675 2.168 723 5.109 9.979 1995 1.375 60 736 2.631 630 5.265 10.698 1996 162 42 562 2.303 549 5.566 10.641 1997 2.014 48 591 2.581 898 5.891 12.023 1998 2.032 80 603 2.650 912 5.887 12.164 Fonte: CCIAA (anni vari) Come detto precedentemente la crescita del trasporto di merci nel comparto aeroportuale è stata, in tutto il periodo considerato, estremamente consistente, portando gli aeroporti dal Veneto a movimentare, nel 1998, oltre 21.000 tonnellate di merci (nel 1985 erano solo 4.500). La tabella sottostante mette in evidenza, però, come questo risultato, sia stato accompagnato da una ristrutturazione del sistema aeroportuale veneto. Lo sviluppo del settore è dovuto alla crescita degli aeroporti medio-piccoli regionali (Verona e Treviso). È esemplificativo in questo senso il fatto che, mentre negli anni 80 su l’aeroporto di Venezia Tessera era concentrata la quasi totalità del traffico merci, nel 1998 l’aeroporto principale contava per il 35% del traffico totale, nonostante si sia registrato un sensibile aumento della movimentazione anche a Tessera. Tale fenomeno è stato particolarmente accentuato negli ultimi tre anni (dal 1996 al 1998). In questo triennio la quota relativa dell'aeroporto veneziano si è ridotta di quasi la metà, in seguito alla contemporanea crescita del traffico merci complessivo e della riduzione di quello che gravitava sullo scalo di Venezia. Pagina 96 Tabella 40.Traffico aereo negli aeroporti del Veneto (tonnellate) Veneto Arrivata Partita Venezia Totale Totale 1985 2.245 2.228 4.473 3.197 1986 2.333 2.045 4.378 3.301 1987 2.115 2.495 4.610 3.878 1988 2.483 2.575 5.058 4.101 1989 305 3.491 3.796 4.459 1990 353 3.743 4.096 4.813 1991 3.874 3.555 7.429 5.051 1992 4.163 5.206 9.369 5.276 1993 4.164 6.205 10.369 6.045 1994 5.111 7.852 12.963 795 1995 6.166 8.740 14.906 9.112 1996 7.306 8.940 16.246 8.923 1997 9.539 10.937 20.476 8.837 1998 9.036 12.928 21.964 7.586 Fonte: CCIAA (anni vari) Per quanto concerne la situazione del trasporto marittimo, abbiamo visto precedentemente che i due porti maggiori del Veneto, Venezia e Chioggia, hanno, nel complesso, mostrato poco dinamismo nel corso del periodo considerato. In effetti, il tasso di crescita medio tra il 1985 e il 1998 è stato dello 0,4% (si è passati da 26,3 milioni a 27,6 milioni di tonnellate). Solamente nell'ultimo triennio le quantità movimentate complessivamente hanno iniziato a crescere a ritmi più consistenti. Tuttavia, questo dato riassuntivo non da un quadro preciso delle tendenze in atto nel settore marittimo, soprattutto a partire dalla riforma delle attività portuali introdotta dalla legge 84/94. Inoltre, occorre tenere presente che il porto di Venezia e quello di Chioggia operano su scale dimensionali diverse. Da un lato , il porto di Venezia è oggi un porto medio8 nel senso che, riprendendo la definizione di Soriani (1999): • ha un hinterland interregionale; • è coinvolto nei traffici internazionali unitizzati, sia con linee dirette, sia con linee feeder; 8 I tentativi di definire un porto medio passano attraverso l’analisi dei seguenti elementi: la struttura e il volume dei traffici (rinfuse, merci varie convenzionali e unitizzate con volume complessivo compreso tra 10 e 30 milioni di tonnellate), le caratteristiche del retroterra (regionale e interregionale), la natura delle relazioni con l’avanmare (rotte brevi, essere scalo e non testata di linea). Pagina 97 • svolge una funzione di centrality piuttosto che di intermediacy9. Dall'altro lato, lo scalo dei Saloni si caratterizza per una dimensione più regionale legata ai flussi di cabotaggio nazionale che riguardano principalmente le merci non unitizzate con una forte specializzazione in determinate categorie merceologiche. Il porto di Venezia è stato oggetto negli ultimi trent'anni di una profonda riorganizzazione strutturale delle sue attività. Dalla crisi della portualità industriale degli anni settanta, passando attraverso gli inizi di una difficile riconversione in senso commerciale degli anni ottanta e dei primi anni novanta, gli ultimi anni hanno visto il definitivo affermarsi delle attività commerciali dello scalo (tabella successiva). In particolare, i buoni risultati degli ultimi anni, soprattutto nel campo degli specializzati (container e ro-ro), hanno consentito a questo comparto di superare, nel 1996, il peso relativo delle attività legate alla caratterizzazione industriale del porto. 9 I concetti di centrality e intermediacy fanno riferiemtno alla posizione di un porto rispetto ai traffici che lo utilizzano. Nel primo caso, i flussi hanno origine o destinazione nel sistema regionale di cui il porto fa parte e, perciò, essi dipendono dalla struttura produttiva e dal grado di apertura dell’hinterland servito dal porto (ciò significa, ad esempio, che i traffici unitizzati di puro transito rimangono esclusi). Il concetto di intermediacy, invece, di intermediacy indica che il traffico non dipende direttamente dal sistema regionale di riferimento, ma dalla posizione dello scalo rispetto alle grandi rotte internazionali del trasporto unitizzato (Soriani 1999). Pagina 98 Tabella 41. Struttura delle attività del porto di Venezia (migliaia di tonnellate) Settori di attività Commerciale Industriale Petroli Totale 1985 3.877 9.331 12.031 25.239 1986 3.883 8.970 13.199 26.052 1987 4.076 9.873 12.231 26.180 1988 4.282 9.686 11.390 25.358 1989 4.374 9.577 11.438 25.389 1990 4.865 9.190 10.116 24.171 1991 4.877 9.125 10.868 24.870 1992 4.751 8.504 11.252 24.507 1993 5.872 7.050 10.485 23.407 1994 6.142 6.780 9.947 22.869 1995 7.036 7.424 10.390 24.850 1996 7.150 6.445 10.459 24.054 1997 8.195 5.316 10.606 24.117 1998 9.171 5.392 11.913 26.476 Fonte: Autorità Portuale di Venezia (anni vari) Complessivamente il porto resta in larga misura un porto in cui prevalgono gli sbarchi sugli imbarchi. Ciò significa che il porto è ancora visto soprattutto come porta di ingresso di materie destinate ai processi di trasformazione tipici del suo hinterland produttivo. Tuttavia, come si evince dalla tabella sottostante, questo fenomeno risulta meno vero per il porto commerciale che per quello industriale. L'incidenza degli sbarchi sul totale movimentato è inferiore di circa dieci punti percentuali nel primo caso rispetto al secondo. Se si considera però la categoria merceologica dei "Prodotti diversi" si nota come, nella funzione commerciale, il rapporto sbarachi-imbarchi si è completamente invertito a favore degli imbarchi. Infatti l'incidenza degli imbarchi sul totale scende a poco più che il 40%. La movimentazione di questa tipologia di merci è invece prevalentemente di imbarco nel comparto industriale del porto (oltre l'85%). Pagina 99 Tabella 42. Incidenza degli imbarchi sul totale. Commerciale Industriale 1996 1997 1996 1997 96,8% 95,1% 97,0% 100,0% 100,0% 45,6% 100,0% 100,0% Sfarinati 91,9% 90,3% 0,2% 0,0% Legname 100,0% 100,0% Combustibili solidi 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% Minerali 98,8% 100,0% 100,0% 98,2% Fosfati e concimi 99,5% 91,9% 26,7% 3,8% 82,8% 83,4% Cereali Semi oleosi Prodotti chimici Rottami e siderurgici 91,1% 93,9% 99,3% 89,4% Prodotti diversi 41,9% 43,7% 88,6% 85,7% Totale 75,7% 75,5% 81,9% 80,0% Fonte: nostre elaborazioni su dati Autorità Portuale di Venezia (1997) Come vedremo nel successivo capitolo sulla domanda di trasporto intermodale, questa tendenza risulta ancora più accentuata se si considerano solo i traffici di contenitori e di navi Ro-Ro. Passando ad osservare l'evoluzione del traffico nel porto di Chioggia, si può notare come la crescita dello scalo sia stata, come per lo scalo veneziano, piuttosto modesta nel corso dell'intero periodo 1985-1998 (0,5%). Tuttavia, questa tendenza non è stata lineare, ma, piuttosto, instabile e caratterizzata da: • una fase di sostanziale crescita fino al 1994 (con l'eccezione di pochi anni) che ha portato lo scalo dei Soleni a superare abbondantemente la soglia dei 2 milioni di tonnellate di merce movimentata; • una fase di accentuato declino dei traffici negli ultimi quattro anni del periodo considerato che, riportando il porto quasi ai volumi del 1985, ha più che dimezzato il traffico complessivo in soli 4 anni. A quest'ultimo periodo di crisi hanno fatto eccezione solo gli imbarchi nel corso del 1996 che hanno subito un forte incremento. Nonostante questo, anche il rapporto tra sbarchi e imbarchi è stato piuttosto instabile nel corso del periodo. In generale, si nota però un buon equilibrio con una lieve supremazia degli sbarchi. Occorre però notare che i dati riportati nella tabella successiva sono sotto stimati perché alcune importanti merci, specie negli imbarchi, non sono state rilevate nel riepilogo statistico annuale, poiché non scaricate fisicamente sulle banchine, ma vengono direttamente trasferite dalle navi alle chiatte. Pagina 100 Tabella 43. Movimenti di sbarco e imbarco nel porto di Chioggia (tonnellate) Sbarchi Imbarchi Totale 1985 383.364 647.298 1.030.662 1986 897.569 618.882 1.516.451 1987 625.885 456.270 1.082.155 1988 764.863 470.047 1.234.910 1989 1.025.125 742.595 1.767.720 1990 1.236.530 558.792 1.795.322 1991 950.882 448.600 1.399.482 1992 1.015.392 707.596 1.722.988 1993 1.170.140 789.293 1.959.433 1994 1.602.297 778.592 2.380.889 1995 1.145.818 585.880 1.731.698 1996 975.515 665.003 1.640.518 1997 935.797 600.018 1.535.815 1998 654.812 444.890 1.099.702 Fonte: CCIAA (anni vari) Per quanto riguarda la tipologia di merci che transitano nel porto dei Saloni, va detto che la composizione settoriale, pur se si è andata stabilizzando, rimane ancora caratterizzata da una certa instabilità, dovuta presumibilmente alla mancanza di un assetto logistico definitivo ed alla vicinanza dei grandi porti. In ogni caso, la flessione subita dal porto trova delle giustificazioni non solo nella ripresa dei grandi porti dell'alto Adriatico (in particolare di Venezia), ma anche nel fatto che il porto di Chioggia è stato e lo è ancora oggi oggetto di importanti lavori di ristrutturazione (come la realizzazione del nuovo terminal di Val di Rio, il consolidamento delle banchine, i lavori di escavo dei canali ecc.). Inoltre, la potenzialità di Chioggia sono state fortemente limitate anche dall’impossibilità di sviluppare le banchine nel vecchio scalo, con una conseguente esiguità delle aree operative per la movimentazione, lo stoccaggio e la sosta dei veicoli e dalla modesta capacità delle infrastrutture d’accesso. In prospettiva, l’espansione del porto in Val da Rio, prevista entro una quindicina d’anni, favorirà lo scalo nell’arrivo e nella manipolazione di una buona fetta dei traffici che oggi utilizzano il sistema idroviario padano. In particolare, la realizzazione del raccordo ferroviario potrà consentire al terminal di Val da Rio di divenire una piattaforma logistica polivalente con significative nuove opportunità per i traffici ro-ro e di containers. Pagina 101 I flussi di trasporto lungo i principali corridoi Abbiamo già ricordato (si veda il capitolo primo) l'importanza strategica che assume il concetto di "corridoio multimodale panaeuropeo" all'interno del disegno programmatico comunitario per il conseguimento dell'obiettivo della coesione territoriale e sociale della Comunità Europea. Di fatto essi, in quanto prolungamento delle reti transeuropee, consentono l’accesso ai paesi extracomunitari e, in questo senso, sono destinati ad esercitare un ruolo cruciale non appena questi paesi entreranno a far parte della Comunità Europea. Per completare l'analisi della domanda di trasporto sulle modalità tradizionali appare significativo dare uno sguardo alla situazione lungo i corridoi multimodali che interessano da vicino il Veneto. Come noto essi sono due: • il corridoio numero 5 (Est-Ovest) da Venezia a Kiev, passando attraverso Trieste, Lubiana, Budapest, Bratislava e Uzgorod-Lviv; • il corridoio Adriatico da Brindisi ad Amburgo, via Verona e Brennero. Il primo si inserisce nel più esteso corridoio che dalla Spagna conduce fino all'Ucraina, in ciò consentendo il collegamento tra il corridoio Adriatico e il numero VIII (da Durazzo fino a Varna). Un ruolo cruciale nel collegamento con il corridoio Adriatico è svolto dal sistema idroviario Padano-Veneto, il cui peso, in prospettiva, è destinato ad aumentare sia in termini quantitativi che qualitativi. Il Corridoio Adriatico, come sistema nazionale di trasporto, si sviluppa dai valichi dell’Italia Nord Orientale (Brennero, Tarvisio, Villa Opicina, Gorizia) fino ad Otranto e al porto ionico di Taranto lungo la dorsale peninsulare adriatica. L'interesse comunitario per questo corridoio deriva dalla sua funzione di collegamento tra i poli italiani della costa adriatica, quelli del Nord Europa, dell’Est Europeo e del Mediterraneo Centro-Orientale. Nell'ambito del disegno comunitario esso si pone come alternativa al corridoio tedesco-greco (Corridoio IV Orientale) che congiunge Berlino con Istanbul, passando per Bratislava, Budapest, Belgrado, Sofia e Atene. Una stima dei volumi di traffico relativi al 1996 è stata presentata dall'associazione di imprese A.T.I. nell'ambito del, già citato, progetto "Studio per la costruzione di una rete logistica regionale" (Regione Veneto, 2000). Per quanto riguarda il Corridoio Est-Ovest lo studio ha considerato i traffici che interessano, anche se solo parzialmente, la linea ideale che collega i valichi francesi con quelli austriaci e sloveni del Friuli Venezia Giulia. Le ambiguità nell'assegnare a questa direttrice i traffici marittimi hanno portato gli autori dello studio ad escludere questa modalità di trasporto dall'analisi. Pagina 102 Per il corridoio Adriatico, invece, sono stati considerati i traffici che interessano il collegamento tra la Puglia e i valichi austriaci e sloveni lungo la dorsale adriatica. In questo caso è stato incluso anche l'esame dei traffici marittimi. Come si evince dalle due tabelle sottostanti il traffico gravante sui due corridoi è stato, nel 1996, pari a circa 1.100 tonnellate, con un'incidenza più o meno uguale dei due itinerari (il 54%, pari a circa 608 milioni di tonnellate, per il corridoio Est-Ovest e il 46%, pari a circa 518 milioni di tonnellate, per il percorso adriatico). Si noti però che, escludendo dall'analisi del corridoio Adriatico la modalità marittima, il traffico stimato si riduce a circa 375 milioni, un valore pari a circa il 62% dei flussi gravanti sull'altro itinerario. Nonostante una certa similarità nel volume complessivo di traffico, i due corridoi presentano delle peculiarità sia in termini di riparto modale, sia in termini di distribuzione geografica dei bacini di provenienza e destinazione. Il corridoio Est-Ovest risulta caratterizzato da: • la quota dei flussi da/verso l’estero ha riguardato circa il 13% del flusso totale. Tale valore aumenta significativamente fino al 55% se si prendono in considerazione i soli traffici ferroviari, e scende al 10% per i flussi stradali: ciò conferma la maggiore competitività della ferrovia nei traffici di medio-lungo raggio; • la ripartizione modale indica la netta prevalenza della strada: nei traffici nazionali l'utilizzo della strada raggiunge il 97% (3% la ferrovia) e si riduce sostanzialmente considerando gli interscambi internazionali (74% contro il 26% della ferrovia); • complessivamente, per quanto riguarda le aree geografiche nazionali di maggiore influenza, il peso più rilevante spetta alla Lombardia (40%), soprattutto in virtù dell'incidenza di questa regione nei traffici nazionali che utilizzano la modalità stradale; in posizione decisamente più staccata seguono il Triveneto, le altre regioni nordoccidentali e le aree centromeridionali; • considerando solo il comparto ferroviario invece si nota la prevalenza dei traffici provenienti dal Piemonte e dalla Liguria (soprattutto nei traffici internazionali) e dalle regioni del Centro e Sud Italia. Pagina 103 Tabella 44. Stime dei flussi lungo il corridoio Est-Ovest nel 1996 (migliaia di tonnellate) Strada Naz. Ferrovia Internaz. Totale Naz. Tutte le modalità Internaz. Totale Naz. Internaz. Totale Nord-Ovest 124.051 9.001 133.041 7.162 6.592 13.769 131.213 15.594 146.810 Lombardia 217.218 19.127 236.390 2.483 3.498 5.975 219.701 22.626 242.366 Triveneto 144.126 17.834 161.959 2.398 5.986 8.388 146.524 23.819 170.549 10.295 39.635 4.848 4.146 8.981 14.441 56.257 571.025 16.891 20.222 C-S Totale 29.340 514.734 34.188 37.113 531.625 48.380 76.480 608.105 Fonte: nostre elaborazioni su dati Regione Veneto (2000) Dall'altro lato il Corridoio Adriatico individua: • una maggiore incidenza dei traffici internazionali rispetto al corridoio est-ovet (33% contro il 13%): ciò è dovuto sia dalla presenza della modalità marittima per la quale l'84% dei traffici riguarda la navigazione internazionale, sia dalla maggiore utilizzo della ferrovia (il 66% del traffico ha origine o destinazione estera); • la presenza del trasporto marittimo incide profondamente sulla ripartizione modale dei traffici, a danno, soprattutto, del trasporto stradale: rispetto al corridoio est-ovest la quota stradale si riduce di ben 26 punti percentuali (dal 94% al 68%), la ferrovia subisce invece solo un modesto ridimensionamento (dal 6% al 4%); • nei traffici interni invece il contributo del mare ad un riequilibrio dei traffici è assolutamente meno consistente: la strada continua avere una quota di mercato superiore al 90%; • per quanto riguarda i bacini d'influenza, spiccano, nel complesso dei traffici, le aree del medio adriatico (40%) e del triveneto (29%), mentre è molto basso l'apporto delle regioni tirreniche: tuttavia, mentre l'area del medio adriatico ha un maggiore peso sui flussi nazionali, il triveneto incide di più sui flussi da e per l'estero; • la modalità stradale riflette molto da vicino la struttura geografica registrata nel complesso; decisamente più consistente rimane però il peso delle regioni nordoccidentali, soprattutto nel comparto dei traffici internazionali (24%); • i traffici ferroviari mostrano una caratterizzazione geografica differente nell’ambito dei traffici nazionali, con una forte influenza degli scambi tra l’area lombarda/nordoccidentale e le Regioni adriatiche (48%), mentre confermano il forte peso del triveneto nell’ambito degli scambi internazionali (63%); Pagina 104 • la modalità marittima è caratterizzata da una distribuzione geografica dei traffici molto equilibrata tra le tre aree interessate (triveneto, medio adriatico e Puglia); leggermente più consistente è il peso relativo del triveneto (38% nei traffici nazionale e 49% in quelli internazionali). Tabella 45. Stime dei flussi lungo il corridoio Adriatico nel 1996 (migliaia di tonnellate) Strada Naz. Ferrovia Internaz. Naz. Mare Internaz. Naz. Tutte le modalità Internaz. Naz. Internaz. Totale 56.733 13.587 1.399 9.821 8.676 59.339 66.809 82.746 149.555 Merdio Adriatico .057 5.781 838 3.206 6.867 25.292 173.762 34.279 208.041 Puglia .004 1.927 348 201 7.325 35.635 36.677 37.763 74.440 Tirreno 13.387 3.495 1.502 620 - - 14.888 4.114 19.003 Nord-Ovest 53.546 7.871 3.818 1.642 - - 57.364 9.513 66.877 318.728 32.660 7.904 15.490 Triveneto Totale 22.868 120.266 349.500 168.416 517.916 Fonte: nostre elaborazioni su dati Regione Veneto (2000) Va notato, infine, che lo studio riporta anche una stima di flussi commerciali del tipo estero su estero, riferite al 1996, che, per la collocazione delle aree di origine e destinazione potrebbero insistere sul corridoio Est-Ovest. Si tratta di flussi potenziali perché essi possono instradarsi lungo percorsi alternativi a quello che attraversa la pianura padana. In totale (tabella sottostante) questi flussi di transito sono stati pari a circa 5,7 milioni di tonnellate, dei quali oltre il 75% è relativo alle relazioni tra la Francia ed i Balcani. Altri traffici consistenti sono quelli che dall'Europa dell'Est raggiungono la Francia meridionale (oltre 700.000 tonnellate) e la Penisola Iberica (quasi 300.000 tonnellate). Pagina 105 Tabella 46. Stime dei flussi potenziali di transito lungo il corridoio Est-Ovest per il 1996 (migliaia di tonnellate) Origine Destinazione Penisola Iberica Francia Francia Sud Svizzera Penisola Iberica Austria 142 Europa dell'est 26 Francia Francia Sud Balcani 16 183 2.511 2.511 113 113 Svizzera Totale 17 17 132 Austria 132 Europa dell’Est 272 Balcani 33 1.640 Totale 437 1.640 1.000 728 1.711 38 728 38 142 139 2.544 5.667 Fonte: nostre elaborazioni su dati Regione Veneto (2000) Pagina 106 6. LA DOMANDA DI TRASPORTO: L'INTERMODALITÀ Lo sviluppo dell’intermodalità in Italia Pur se in Italia l’origine storica dell’intermodalità deve essere fatta risalire alla metà degli anni cinquanta, con la costituzione della prima società per la promozione dei servizi intermodali ferroviari e la realizzazione dei primi nodi infrastrutturali specificatamente dedicati, lo sviluppo programmatico dell’offerta di servizi di trasporto integrati fra diverse modalità di trasporto, quale strumento strategico per il riequilibrio modale del sistema di trasporto delle merci, viene definito molti anni addietro con l’elaborazione del primo Piano Generale dei Trasporti (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1986). L’importanza di questo atto legislativo per la creazione di un sistema intermodale risiede soprattutto: • nel riconoscimento della necessità di correggere la ripartizione modale del trasporto delle merci rivitalizzando il servizio su rotaia; • l’individuazione dei corridoi (percorsi) che maggiormente si prestano alla creazione di un sistema integrato tra le diverse modalità (strada. ferro. aria e mare). Ne furono individuati ben sei lungo le principali direttrici del traffico nazionale ed internazionale; • la definizione di una rete di trasporto intermodale costituita da nodi infrastrutturali specificatamente dedicati all’offerta di servizi intermodali (centri merci e. soprattutto. interporti). A questo documento di programmazione hanno fatto seguito diversi provvedimenti normativi che hanno cercato, e in buona parte riuscendovi, di recepirne le indicazioni. I più importanti provvedimenti hanno riguardato in particolare la costituzione dei nodi infrastrutturali cardine della rete di trasporto intermodale e la riorganizzazione delle attività portuali. Per quanto riguarda il trasporto intermodale per ferrovia vanno ricordati i seguenti provvedimenti: • la legge 240 del 4 agosto 1990 che concede il riconoscimento giuridico alle interporti, definendone le caratteristiche salienti e abbozzando il disegno della futura rete di trasporto intermodale individuando i primi centri intermodali; • la delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica nei Trasporti (CIPET) del 7 Aprile 1993, che definisce con più precisioni i nodi della rete intermodale proponendone una classificazione in base al principio della rilevanza nazionale; Pagina 107 • il DL n. 281 del 6 Agosto 1993 che, oltre ad abolire la classificazione tra interporti proposta dalla legge 240/90 (distinzione tra interporti di primo e secondo livello) in favore di quella introdotta con la delibera CIPET del 7 Aprile 1993, abroga l’istituto della concessione in favore della promozione di convenzioni tra lo Stato e le aziende pubbliche e private che costituiscono gli interporti; • la legge n. 294 del 1995 che ha ulteriormente definito la rete interportuale di rilevanza nazionale; • la legge n. 454 del 1997, modificata con il disegno di legge n. 5527, che oltre a prevedere un intervento finanziario per gli interporti più congestionati, ha definito lo stato attuale della rete ed ha individuato nelle aree milanese, romana e palermitana le maggiori criticità. Allo stato attuale gli interporti di rilevanza nazionale in esercizio sono: TorinoOrbassano, Rivalta-Scrivia, Parma, Bologna, Verona, Padova e Vado Ligur. Entro il 2000 saranno a pieno regime anche gli interporti di Nola-Marcianise e di Livorno-Guasticce. Da quest’anno avranno invece inizio i lavori di realizzazione di altri sedici strutture: Orte, Prato, Pescara, Bari, Bergamo, Catania, Novara, Gioia Tauro, Termoli, Frosinone, Venezia, Tito, Iesi, Cervignano, Ponte Cagnano e l’interporto dell’area ionico-salentina. Per quanto riguarda i trasporti marittimi, di fondamentale importanza è la legge n. 84 del 24 Gennaio 1994, successivamente modificata in due occasioni (l’ultima delle quali con la L. n. 30 del 27 Febbraio 1998). Il merito principale della legge è senza dubbio quello di avere liberalizzato le attività portuali, consentendo alle imprese portuali di aumentare la loro flessibilità, efficienza e competitività, Infine, discutendo di intermodalità occorre menzionare il rapido incremento che sta caratterizzando l’offerta di servizi integrati tra la modalità aerea ed i trasporti rapidi su strada. L’Italia è oggi il più grande mercato europeo in questo settore e anche se le dimensioni dei traffici sono irrisorie rispetto alle altre tipologie intermodali (così come il trasporto merci per via aerea lo è nei confronti del trasporto merci complessivo), le imprese che si sono specializzate in queste forme di servizio, denominate “express courier”, sono per dimensione, fatturato e organizzazione tra le più grandi del mondo. Il traffico intermodale per ferrovia La legittimazione programmatica e giuridica ottenuta a partire dalla seconda metà degli anni ottanta, unitamente all’innovazione tecnologica ed organizzativa, che ha consentito di accrescere l’efficienza e la competitività del trasporto intermodale, ha permesso di contrastare, in qualche modo, lo squilibrio storico del trasporto merci italiano, dando nuova vitalità al trasporto su rotaia. Pagina 108 Un dato significativo, in questo senso, emerge dal grafico seguente. Nel periodo fra il 1980 e il 1996 il traffico ferroviario registra un’erosione continua di quote di mercato del segmento intermodale nei confronti del più classico metodo a carro completo, che diviene sempre più consistente a partire dalla seconda metà degli anni ottanta. Rimangono altresì evidenti gli effetti della riorganizzazione del sistema italiano dei trasporti seguita alla formulazione del primo Piano Generale dei Trasporti. L’accelerazione nello sviluppo del trasporto intermodale si colloca, infatti, tra la fine degli anni ottanta e gli inizi degli anni novanta, nel periodo cioè immediatamente successivo ai primi fondamentali contributi normativi nel settore. Grafico 3. Composizione del trasporto su rotaia in Italia. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Tradizionale 1996 1995 1994 1993 1992 1991 1990 1989 1988 1987 1986 1985 1984 1983 1982 1980 Intermodale Fonte: nostre elaborazioni su dati CNT (1999). Questa situazione è stata determinata dalla costante crescita del segmento intermodale, sia nei traffici interni che internazionali, a cui fa da contraltare un andamento disomogeneo nel settore tradizionale. Mentre, infatti, il traffico interno a carro completo registra un trend positivo, i traffici internazionali denotano un considerevole declino. Pagina 109 Grafico 4. Evoluzione del trasporto ferroviario intermodale in Italia (dati in migliaia di tonnellate) Interno-Intermodale Interno-Tradizionale Estero-Intermodale Estero-Tradizionale 19 80 19 82 19 83 19 84 19 85 19 86 19 87 19 88 19 89 19 90 19 91 19 92 19 93 19 94 19 95 19 96 40.000 35.000 30.000 25.000 20.000 15.000 10.000 5.000 - Un’ulteriore aspetto che occorre mettere in luce è la netta distinzione che caratterizza l’impiego di diverse tecnologie intermodali nei traffici interni, rispetto a quanto accade negli scambi internazionali (tabella successiva). Infatti, se agli inizi degli anni ottanta il trasporto intermodale su ferrovia era realizzato quasi esclusivamente attraverso il ricorso al container, oggi la situazione appare decisamente cambiata in favore delle casse mobili, dei semirimorchi e delle autostrade viaggianti. Ciò risulta particolarmente evidente nel traffico internazionale, ove l’utilizzo di queste “nuove” tecnologie copre ormai circa il 70% del mercato, Dall’altro lato, anche i traffici interni, pur rimanendo prevalentemente organizzati sull’impiego dei containers, hanno denotato una crescita relativamente maggiore per le forme alternative (in special modo durante gli anni ottanta). Pagina 110 Tabella 47. Le forme dell’intermodalità ferroviaria in Italia. Anno Traffico interno Container Traffico internazionale Combinato Totale Container Combinato Totale 1980 95,40% 4,60% 100,00% 81,40% 18,60% 100,00% 1982 85,00% 15,00% 100,00% 70,30% 29,70% 100,00% 1983 83,80% 16,20% 100,00% 61,70% 38,30% 100,00% 1984 80,30% 19,70% 100,00% 51,10% 48,90% 100,00% 1985 79,60% 20,40% 100,00% 49,50% 50,50% 100,00% 1986 79,40% 20,60% 100,00% 45,40% 54,60% 100,00% 1987 67,30% 32,70% 100,00% 44,30% 55,70% 100,00% 1988 70,40% 29,60% 100,00% 40,60% 59,40% 100,00% 1989 72,90% 27,10% 100,00% 36,10% 63,90% 100,00% 1990 69,20% 30,80% 100,00% 35,40% 64,60% 100,00% 1991 65,70% 34,30% 100,00% 35,90% 64,10% 100,00% 1992 64,40% 35,60% 100,00% 30,40% 69,60% 100,00% 1993 67,10% 32,90% 100,00% 28,90% 71,10% 100,00% 1994 65,00% 35,00% 100,00% 28,30% 71,70% 100,00% 1995 65,70% 34,30% 100,00% 28,60% 71,40% 100,00% 1996 65,80% 34,20% 100,00% 30,20% 69,80% 100,00% Fonte: nostre elaborazioni su dati CNT (1999). Il trasporto intermodale per via marittima A partire dai primi anni novanta il settore dei trasporti marittimi unitizzati è stato caratterizzato da una dinamica estremamente positiva. Oggi, l’Italia si trova a ricoprire un ruolo di leadership tra i paesi mediterranei nel trasporto di containers e ricopre un ruolo assai importante anche nel settore dei traffici RoRo (di autoarticolati e semirimorchi), seconda solo alla flotta greca. Molti fattori hanno contribuito a questo risultato ma indubbiamente un peso specifico importante deve essere assegnato: • al recupero della centralità del Mediterraneo sia negli scambi nord-sud, tra paesi dell’Europa settentrionale ed i paesi balcanici e della sponda meridionale del bacino, sia nelle rotte transoceaniche dirette verso il Far East; • dalla ristrutturazione del sistema portuale italiano determinato dalla legge n. 84 del 28 gennaio 1994. A fronte del successo del sistema Italia vanno ascritte tuttavia delle specifiche connotazioni sia in termini geografici (tra il corridoio tirrenico e quello ionicoadriatico), sia in relazione alle due tipologie di traffici (containers e Ro-Ro). Pagina 111 Il traffico Ro-Ro I traffici Ro-Ro si volgono generalmente entro un bacino regionale (rispetto alla dimensione dei traffici intercontinentali e per questo sono definiti traffici shortsea) e vengono realizzati medianti navi traghetto che possono essere in parte adibite anche al trasporto delle persone. Questa tipologia di servizi di trasporto ha avuto negli ultimi anni un considerevole incremento che ha visto il consolidamento di due situazioni ben distinte. Da un lato, i porti del Tirreno evidenziano un predominio quasi esclusivo nelle relazioni di cabotaggio nazionale da e per le due maggiori isole italiane (va tuttavia sottolineato il rilevante ruolo di Venezia e Ravenna nei collegamenti con la Sicilia). Dall’altro, i porti adriatici hanno un ruolo cruciale nelle relazioni di cabotaggio internazionale da/per la Croazia, la Grecia e la Turchia. A questa nitida caratterizzazione geografica corrisponde un altrettanto diversa tipologia di traffico. Infatti, mentre i traffici tirrenici hanno prevalentemente origine e destinazione nel territorio italiano, i flussi provenienti dal Mediterraneo orientale sono per i porti adriatici solo una componente di transito, essendo per lo più diretti verso le regioni dell’Europa centrosettentrionale. Questa considerazione solleva problematiche e opzioni di policy ben distinte per i due corridoi (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999a). Infatti, lo sviluppo dei servizi del cabotaggio si pone come una possibile alternativa al traffico stradale da/per la Sicilia (con i conseguenti benefici in termini di riduzione dell’impatto ambientale connesso all’autotrasporto). Al contrario, l’espansione del traffico Ro-Ro nei porti adriatici determinerà un aggravio delle tensioni esistenti sulla rete stradale della dorsale adriatica e della pianura padana. Su questo scenario attuale altri importanti mutamenti eserciteranno (e in parte lo stanno già facendo) forti pressioni, sia sulla geografia dei flussi, sia sulla qualità dei servizi che le strutture portuali dovranno essere in grado di offrire. Una primo aspetto è relativo alla liberalizzazione dei servizi di cabotaggio, entrata in vigore dal primo gennaio 1999. L’effetto di questo provvedimento comunitario è stato quello di incrementare la competizione soprattutto sul versante tirrenico. Diversi armatori sono in effetti entrati in un mercato che prima vedeva il monopolio delle compagnie pubbliche. Sul versante adriatico invece non vi sono per ora consistenti segnali in questa direzione. Va tuttavia sottolineato che in questo mare il traffico è per la maggior parte internazionale ove circa il 75% del mercato è coperto dall'armamento greco per il quale, tra l’altro, la norma comunitaria ha previsto un posticipo fino al 2003. Un secondo elemento in grado di esplicare considerevoli impatti sull’organizzazione dei servizi intermodali di questo tipo è relativo alla Pagina 112 trasformazione del traffico da accompagnato a non accompagnato. Questa trasformazione ha forti ripercussioni soprattutto sulle strutture portuali. La mancanza della motrice rende infatti necessario il ricorso ad un’impresa portuale per lo sbarco e l’imbarco delle unità di carico (casse mobili) e dei moduli di supporto (semirimorchi). Inoltre, le imprese portuali saranno soggette ad una domanda di infrastrutture più elevata, sia in termini di maggiori spazi per realizzare aree di parcheggio e di pre-imbarco attrezzate, sia in termini di gestione dei flussi di informazione necessari per programmare efficientemente sbarchi ed imbarchi. Da ultimo, va sottolineato il peso che potrebbe avere l’innovazione tecnologica costituita dall’introduzione delle navi veloci e super veloci. Si tratta anche in questo caso di un fattore di incremento della domanda di infrastrutture necessarie alla realizzazione dei servizi efficienti e in condizioni di sicurezza (apparecchiature segnaletiche, rinforzo delle banchine), senza contare che in situazioni ambientali delicate (quali la laguna di Venezia) potrebbero risentire di un moto ondoso più sostenuto. Il traffico di containers Negli anni novanta la portualità italiana è stata protagonista di una vigorosa crescita nel trasporto di contenitori. Il numero di teus (twenty equivalent units, indica l'unità di misura del trasporto contenitori nel container ISO di 20 piedi di lunghezza) movimentati è passato dai 2,2 milioni nel 1992 ai quasi 6 milioni10 nel 1998, realizzando un tasso di crescita medio annuo superiore al 18%. Questo straordinario risultato è peraltro confermato anche da altri indicatori (quali la frequenza settimanale dei servizi, l’ampiezza del network, e la riduzione dei transit time). Non v’è dubbio che parte di questo successo sia da ritrovare nella rinnovata centralità del Mediterraneo nel contesto della globalizzazione dei processi produttivi e di scambio che sta interessando il continente europeo. Un dato significativo in questo senso è il seguente. Delle tre grandi direttrici intercontinentali del trasporto di containers (Nord America-Asia, Nord America-Europa e Europa-Far East), negli ultimi cinque anni l’incremento più consistente è stato registrato proprio sulle rotte che collegano l’Europa al Far East (circa il 60ù%) ed oggi queste rotte contendono la supremazia a quelle tra il Nord America e l’Asia. Inoltre, le previsioni per il prossimo futuro si delineano ancora in questo senso, ipotizzando una sostenuta crescita dei traffici di contenitori nel bacino del Mediterraneo ad un ritmo pari al 7% annuo. Tuttavia, non va dimenticato che a fronte di una domanda particolarmente dinamica, il sistema Italia ha saputo cogliere la sfida. Il nuovo PGT (Ministero 10 Deve però essere notato che questi dati potrebbero essere suscettibili di errori di sovrastima, in considerazione della comune prassi del double counting che viene utilizzata nelle rilevazioni statistiche. Pagina 113 dei Trasporti e della Navigazione, 1999a) ha infatti messo in evidenza come le principali ragioni di questo successo devono anche ritrovarsi: • nella ristrutturazione della portualità italiana derivata dalla legge 84/94 che ha consentito, attraverso la privatizzazione delle banchine, la riduzione dei costi delle operazioni portuali, un incremento della flessibilità delle strutture portuali e ha favorito l’intervento di operatori specializzati ; • nella realizzazione di un modello organizzativo dei traffici di tipo hub & spoke che, attraverso il transhipment point di Gioia Tauro, ha consentito ai più importanti porti italiani di accedere ai mercati asiatici (ma anche sudamericani) con nuova forza competitiva nei confronti dei grandi porti del northen range. Proprio questi elementi di riorganizzazione dell’offerta di servizi per i traffici containerizzati ha permesso ai porti italiani di raggiungere una posizione di supremazia nel contesto mediterraneo e di elevata capacità competitiva nei confronti dei grandi porti del Nord Europa. Ciò non di meno la portualità italiana in questo particolare settore presenta delle debolezze strutturali che non possono essere sottovalutate. Un primo elemento emerge osservando i dati relativi alla movimentazione di containers nei principali porti italiani nel triennio 1996-1998 (tabella seguente). Si nota immediatamente come il sistema Italia è estremamente sbilanciato in favore del corridoio tirrenico. Escludendo il transhipment point di Gioia Tauro, i porti tirrenici coprono una quota del mercato superiore all’80%. La debolezza della portualità adriatica è stata peraltro aggravata nel 1998 dalla forte instabilità della regione balcanica. Pagina 114 Tabella 48. Container movimentati nei principali porti italiani (teus) 1. Porti Anni 1996 Savona-Vado 1997 1998 2 20.081 13.465 14.495 825.752 1.179.954 1.265.593 871.1 615.604 731.882 Livorno 416.622 501.146 535.49 Napoli 246.206 299.144 319.686 Salerno 190.032 201.68 207.927 Gioia Tauro 571.951 1.448.531 2.125.000 Ancona 44.792 69.117 75.066 Ravenna 190.784 188.223 172.524 Venezia 166.947 211.969 206.389 Trieste 176.939 204.318 174.08 Palermo 30.759 25.095 20.459 Cagliari 24.45 25.485 25.626 Totale 3 3.785.098 5.004.623 5.903.623 Genova La Spezia 1 Si sono considerati solo i porti che movimentano più di 10.000 teus. 2 Dati provvisori. 3 Il totale è relativo a tutti i porti italiani Fonte: Ministero dei Trasporti e della Navigazione. 1999a. Nel contesto di questo lavoro va anche rilevato che Venezia non solo si è dimostrata il porto più dinamico, ma è stata anche in grado di contenere gli effetti negativi della guerra balcanica. Un secondo elemento di preoccupazione, che riguarda anche il contesto più generale del Mediterraneo11, deriva dalla considerazione che si sta verificando un proliferare di strutture portuali (soprattutto nel mezzogiorno) che sembrano allontanare l’Italia da un visione di sistema, capace di sfruttare al meglio le peculiarità e le specializzazioni, senza generare inefficienze nella gestione delle risorse a seguito di un eccesso di offerta di servizi. Infine, un ultimo elemento di criticità riguarda la connessione dei terminal portuali alla rete ferroviaria. Fattore questo essenziale nell’ottica della realizzazione di una rete intermodale di trasporto che sia in grado di sostenere il difficile ruolo di fattore cruciale, sia nel riequilibrio modale del sistema dei trasporti nazionale ed europeo, sia nel processo di integrazione territoriale tra l’area mediterranea e l’Europa centrosettentrionale. 11 Il dato previsivo evidenziato precedentemente (crescita della domanda al 7% annuo), indica una crescita del traffico containers pari al 128% entro il 2008. In questo stesso intervallo temporale l’offerta è destinata a triplicarsi. Pagina 115 La disponibilità di informazioni statistiche in questo senso è scarsa, ma, da un lato, gli elementi della tabella successiva che si riferiscono al più grande porto italiano e, dall’altro, i risultati dell’indagine compiuta da Dall’Agata e Soriani (1999) nell’ambito di una ricerca sulla portualità veneziana, indicano un’incidenza dei collegamenti ferroviari, da e per i porti, che si assestano su valori molto contenuti (intorno al 10%) anche se vi sono segnali di miglioramento (soprattutto per quanto riguarda le merci in entrata nei porti dall’hinterland). Tabella 49. Traffico merci in uscita e entrata nel porto di Genova (tonnellate). Movimenti Anni 1980 1996 Q.tà imbarcate 6.124.198 9.149.947 Q.tà sbarcate 44.927.019 37.593.807 Totale 51.051.217 46.743.754 Q.tà entrate nel porto 4.351.354 9.149.947 Q.t- uscite dal porto 38.899.602 37.593.807 Totale traffico terrestre 43.250.956 46.743.754 Q.tà entrate per ferrovia 418.023 1.331.005 Q.tà uscite per ferrovia 1.739.352 1.374.004 Q.t movimentate per ferrovia 2.157.375 2.705.009 Fonte: CNT (1999). Lo sviluppo dell’intermodalità nel Veneto Delineando l’impatto strategico che la politica comunitaria può avere nel delineare i futuri sviluppi del sistema nazionale dei trasporti, con particolare riferimento alla rete di trasporti multimodali, si è avuto modo di sottolineare come il Veneto si colloca in una posizione di assoluto rilievo: crocevia delle relazioni nord-sud e ovest-est, fondamentali nella realizzazione degli obiettivi, di coesione territoriale e integrazione con i paesi extra comunitari dell’Europa orientale e del Mar Mediterraneo, perseguiti dalla Comunità Europea. I dati sul trasporto intermodale italiano discussi nel precedente capitolo hanno, allo stesso modo, consentito di trovare una conferma dell’importanza relativa del Veneto nel panorama dei trasporti multimodali, sia nell’ambito dei traffici basati sulla ferrovia (land borne), sia nel contesto dei trasporti marittimi (sea borne). Un rete interportuale, non ancora ultimata, ma che può giovarsi di due tra le maggiori ed efficienti strutture interportuali italiane e del prospettico sviluppo di servizi integrati strada-ferro-acqua. Un porto che, cogliendo le opportunità offerte dalla legge 84/94, ha saputo cogliere la sfida della trasformazione in chiave logistica e commerciale fino a divenire il principale porto del Mar Adriatico nel settore dei traffici unitizzati. Pagina 116 Non meno significativa sembra, in questo senso, la riorganizzazione in termini intermodali che sta vivendo anche il sistema aeroportuale regionale. Lo sviluppo dei servizi combinati strada-aria ha permesso ai tre aeroporti di livello internazionale di inserirsi nella rete dei grandi hubs aeroportuali europei e di trovare in questo nuove condizioni di successo. Infine, non va dimenticata l’esperienza, unica nel suo genere (almeno in Italia), di una struttura rivolta a questo mercato ma nata nel contesto del porto commerciale di Venezia (Dall’Agata e Soriani, 1999). Il trasporto combinato strada-ferro Rispetto all’analisi aggregata condotta fino a questo momento, un diverso contributo informativo è fornito dalla matrice origine-destinazione12 (OD) dei flussi intermodali su ferro per il 1996 (tabella successiva). Essa fa riferimento a tutte le tipologie oggi esistenti di trasporto intermodale su ferro, ovvero: containers, casse mobili, rimorchi e semirimorchi. La matrice OD consente di trarre utili indicazioni sulla struttura spaziale dei flussi e, pertanto, permettere una descrizione quali-quantitativa dello stato attuale della rete di trasporto intermodale. Occorre subito sottolineare che il livello di aggregazione spaziale con il quale la matrice è presentata nella tabella è stato scelto in ragione della limitata incidenza della macro area C-S, costituita dalle regioni centro meridionali, rispetto al disegno complessivo della rete intermodale. Si osservi, infatti, come il peso relativo di quest’area nei flussi interni sia di poco superiore al venti per cento, valore che scende drasticamente ove si abbiano a riguardo i flussi di importazione ed esportazione (rispettivamente il peso si assesta al tre ed al due per cento). 12 Il Ministero dei Trasporti e della Navigazione l’ha pubblicata, per la prima volta, sul Conto Nazionale dei Trasporti del 1999b. Pagina 117 Tabella 50. Matrice O/D del trasporto intermodale su rotaia per l’anno 1996 (migliaia di tonnellate). Origine Destinazione PIE LOM VEN FVG LIG EMR C-S ITA PIE 13 24 9 51 223 15 424 759 1.719 2.478 LOM 2 40 64 71 833 54 894 1.958 3.856 5.814 VEN 2 22 10 153 476 15 392 1.069 1.77 2.839 FVG 6 3 31 1 13 16 5 75 157 232 475 426 146 85 59 245 227 1.664 56 1.72 EMR 1 26 8 130 1.249 115 956 2.486 298 2.783 C-S 210 556 201 44 418 524 1.31 3.263 123 3.385 ITA 710 1.097 468 535 3.271 983 4.209 11.274 7.978 19.252 Imp 2.302 4.279 1.934 273 73 562 279 9.786 Totale 3.012 5.376 2.402 808 3.344 1.546 4.488 21.06 LIG Exp Totale Fonte: nostre elaborazioni su dati CNT (1999). Pur non disponendo né di una serie temporale né di dati espressi in funzione della distanza (i quali esprimono la domanda effettiva di servizi di trasporto), ciò non di meno la matrice OD del 1996 consente di osservare le peculiarità regionali di questa particolare tipologia di trasporto, evidenziando importanti fenomeni qualitativi. Un prima considerazione, riferibile alla scala nazionale, è relativa alla spiccata propensione di questa modalità verso i traffici internazionali (già peraltro emersa dal grafico successivo). Infatti, il rapporto tra i flussi con origine e/o destinazione estera e quelli interni è pari a 1,6. Valore che rafforza ulteriormente la tipicità delle lunghe percorrenze nel trasporto ferroviario (tale rapporto se si considera il traffico ferroviario tradizionale è pari a 1,4). In secondo luogo, elaborando i dati della matrice origine-destinazione in modo da evidenziare la struttura spaziale di questa modalità all’interno delle diverse regioni, grafico successivo, emerge che: • la struttura spaziale dei flussi intermodali appare molto simile nel Piemonte, nella Lombardia e nel Veneto; • queste regioni mostrano una considerevole incidenza dei flussi da e per i paesi esteri (circa il 70%). Assolutamente irrilevante è il trasporto infraregionale; • le altre due regioni particolarmente presenti nel trasporto intermodale, Emilia e Liguria, sono caratterizzate da una netta preponderanza dei flussi interni (rispettivamente k’80 ed il 98 per cento); Pagina 118 • in termini di flussi interregionali, il Veneto, rispetto al Piemonte ed alla Lombardia, mostra una netta prevalenza dei flussi in uscita, la cui destinazione prevalente è, più che per le altre due regioni, il nord Italia). Grafico 5. Struttura spaziale del trasporto intermodale su Ferrovia. 100% 80% Infrar. Orig. Inter. Dest. Inter. Import Export 60% 40% 20% 0% PIE LOM TAA VEN FVG LIG EMR C S ITA Fonte: nostre elaborazioni su dati CNT (1999). Pur se queste considerazioni sembrano piuttosto naturali data la collocazione geografica delle regioni, esse, dato il sistema di rilevazione dei flussi che si fonda sulla lettura delle note di viaggio dei treni, sulle quali vengono riportate l’origine e la destinazione dei carichi, sembrano supportare l’ipotesi che i nodi intermodali del Veneto siano inseriti in un network più complesso che colloca nella regione emiliana e lombarda i propri hubs di rango superiore. Una riflessione a parte deve essere riservata, invece, alla Liguria, la cui struttura dei flussi intermodali lascia intravedere il rilevante ruolo dei porti liguri nel trasporto unitizzato e la ricerca dell’integrazione tra il trasporto terrestre e quello marittimo. Questa lettura appare rafforzata osservando i dati della matrice originedestinazione da una diversa prospettiva. Nella tabella seguente sono determinate le quote di mercato regionali per ogni tipologia di flusso. Pagina 119 Tabella 51. Quote di mercato regionali dei flussi intermodali. Infrar. Interregionali Destinazioni Nord C-S Estero Origini Totale Nord C-S Totale Import Export PIE 0.90% 4.70% 14.60% 7.70% 6.30% 10.80% 7.20% 23.50% 21.50% LOM 2.60% 15.00% 30.90% 19.70% 6.40% 28.50% 10.90% 43.70% 48.30% VEN 0.70% 9.80% 13.50% 10.90% 3.30% 10.30% 4.70% 19.80% 22.20% FVG 0.10% 1.00% 0.20% 0.80% 6.30% 2.20% 5.50% 2.80% 2.00% LIG 3.80% 20.20% 7.80% 16.50% 35.90% 21.40% 33.00% 0.70% 0.70% EMR 7.50% 20.70% 33.00% 24.40% 4.40% 26.80% 8.90% 5.70% 3.70% C-S 84.60% 28.60% 20.10% 37.30% 29.80% 2.90% 1.50% ITA 100.00% 100.00% 100.00% 100.00% 100.00% 100.00% 100.00% 100.00% 100.00% Fonte: nostre elaborazioni su dati CNT (1999). Trascurando il peso del centro-sud Italia sulla componente infraregionale dei flussi, che è ingigantito dall’inclusione degli scambi interregionali tra le regioni comprese nella macro area stessa, risulta immediatamente evidente il peso della Lombardia, della Liguria e dell’Emilia Romagna sull’assetto interno del network intermodale. Queste tre regioni generano, infatti, ben il 56 % dei flussi che hanno destinazione interregionale. In modo simile esse ne assorbono oltre il 52%. Com’è stato appena sottolineato, particolare è il ruolo della Liguria che più di ogni altra riceve flussi intermodali (ben il 33%), evidenziando l’importante ruolo svolto dai porti liguri. Volgendo l’analisi ai flussi internazionali emerge invece la posizione del Veneto che si colloca, dopo la Lombardia e accanto al Piemonte, quale elemento strategico dell’accessibilità del sistema intermodale italiano ai mercati europei. Come abbiamo visto, il Veneto è sicuramente una delle regioni trainanti dello sviluppo del trasporto intermodale in Italia (almeno per quanto riguarda quello basato sull’utilizzo della ferrovia). Tuttavia, il Veneto trova un forte elemento distintivo nella circostanza di presentare una rete infrastrutturale meno variegata (in termini delle possibilità create dalla legge 240/90) e che si polarizza attorno a due nodi: gli interporti di Padova e Verona (Quadrante Europa) . Sembra, dunque, opportuno un esame accurato dello sviluppo che ha caratterizzato questi due importanti centri logistici al fine di evidenziarne peculiarità e similitudini rispetto alla funzionalità ed efficienza del sistema dei trasporti regionale . Pagina 120 Un primo insieme di considerazioni può essere tratto osservando i dati delle successive tabelle che descrivono l’andamento delle quantità movimentate nei due interporti nel recente passato. Anzitutto, in termini di quantità movimentate complessivamente, l’interporto veronese mantiene una netta predominanza rispetto a quello patavino, realizzando ancora nel 1998 un traffico doppio. In secondo luogo, pur in presenza di periodi temporali diversi, confrontando l’andamento dei traffici dei due nodi intermodali con l’evoluzione a livello nazionale, si nota come il polo padovano sia caratterizzato da una crescita decisamente superiore alla media nazionale, mentre il centro veronese realizza una dinamica più contenuta. Tabella 52. Il traffico nell’interporto di Padova (migliaia di tonnellate). Anno Intermodale Tradizionale Totale 1987 122 283 405 1988 204 266 470 1989 275 270 545 1990 438 363 801 1991 496 348 844 1992 542 368 910 1993 634 464 1.097 1994 787 465 1.252 1995 870 505 1.375 1996 1.117 503 1.62 1997 1.686 328 2.014 1998 1.776 256 2.032 1999 2.003 134 2.137 Fonte: Interporto di Padova. 2000. Pagina 121 Tabella 53. Il traffico nell’interporto di Verona (migliaia di tonnellate). Anno Intermodale Tradizionale Totale 1993 2.722 160 2.883 1994 2.895 164 3.06 1995 3.028 275 3.303 1996 3.571 269 3.839 1997 3.793 277 4.069 1998 3.888 310 4.198 1999 3.988 269 4.257 Fonte: Interporto di Verona (2000). Infine, per quanto concerne il segmento tradizionale, la trasposizione in chiave grafica delle tabelle precedenti consente di evidenziare come (grafico sottostante), la quota del traffico intermodale a Padova sia passata, in dodici anni, dal 30 al 94 per cento del traffico complessivo. È questo un processo continuo che presenta due picchi in corrispondenza della fine degli anni ottanta e dell’ultimo triennio del periodo considerato. Occorre peraltro rilevare che, se questo andamento è stato determinato per quasi tutto il periodo da una crescita più che proporzionale rispetto al settore tradizionale (il quale registrava comunque un incremento in termini assoluti), negli ultimi tre anni vi è stata una drastica riduzione del traffico a carro completo. Grafico 6. Composizione dei traffici nell’interporto di Padova. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 1987 1988 1989 1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Intermodale Tradizionale Fonte: nostre elaborazioni su dati Interporto di Padova, 2000. Dall’altro lato, il nodo veronese, grafico successivo, realizza una performance di segno opposto rispetto al centro patavino. Infatti, il traffico a carro completo, pur detenendo una quota relativa inferiore al dieci per cento, mette in luce una Pagina 122 dinamica più incisiva che gli consente di incrementare il peso relativo del 14% in sei anni. Il risultato di questi orientamenti così opposti è stato l’allineamento dell’incidenza del segmento tradizionale nei due centri ad un valore inferiore al dieci per cento. Grafico 7. Composizione dei traffici nell’interporto di Verona. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 1993 1994 1995 1996 Intermodale 1997 1998 1999 Tradizionale Fonte: nostre elaborazioni su dati Interporto di Verona, 2000. Un’ulteriore elemento di analisi è relativo alla tipologia del traffico intermodale. Se da un lato, infatti, è noto come Padova abbia dato impulso quasi esclusivamente al trasporto di contenitori, dall’altro, il Quadrante Europa (vedi grafico seguente), offre un prodotto intermodale che vede un prevalente impiego delle casse mobili (che tende ad incrementare l’incidenza relativa), ma anche un considerevole utilizzo della tecnica basata su rimorchi e semirimorchi13. La componente legata ai contenitori invece, pur avendo un andamento costante, incide in maniera marginale sul traffico complessivo. Ciò appare in conformità con i più avanzati dettami sul lay-out dei centri intermodali, indicati dell’EIA (European Intermodal Association), che propongono terminali strutturati in modo diverso a seconda del tipo di traffico (containers da un lato e, dall’altro, casse mobili e semirimorchi) sostenendo che quote di traffico non adatto (per il quale non è stato progettato il terminale) superiori al 10-15% del traffico totale, riducono in modo sensibile l’efficienza del servizio (Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999c). 13 A questo proposito deve essere segnalato che da informazioni avute dai responsabili del consorzio ZAI è emerso come parte del traffico (quanto non è stato possibile sapere) di semirimorchi è caratterizzato dalla tecnologia più avanzata del trasporto intermodale. Si tratta di una tecnologia, denominata trasporto bimodale ma che in ambito internazionale prende il nome di piggy back, che prevede l’inserimento di un carrello ferroviario sotto il semirimorchio cosicché il fondale di quest’ultimo è anche il fondo del vagone ferroviario. Pagina 123 Grafico 8. Composizione del traffico intermodale nell’interporto di Verona. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 1993 1994 1995 Casse mobili 1996 1997 Semirimorchi 1998 1999 Containers Fonte: nostre elaborazioni su dati Interporto di Verona, 2000. Un ultimo elemento qualitativo emerge dallo sguardo alla struttura spaziale dei traffici gestiti dai due centri intermodali. Anche in questo caso deve essere rilevata la sostanziale differenziazione tra le due strutture. Da un lato infatti, vi è l’interporto di Verona per il quale il 90% dei traffici ha origine o destinazione estera (nord Europa), il restante 10% rappresenta dei collegamenti con il territorio italiano (si tratta prevalentemente, dei servizi shuttle con l’interporto di Novara). Dall’altro lato, l’interporto di Padova, come evidenziato nel successivo grafico, ha il proprio mercato soprattutto nei collegamenti verso le strutture portuali della Liguria e del Friuli Venezia Giulia, mentre minore rilevanza hanno i traffici internazionali. Tuttavia, la situazione è tutt’altro che statica: il grado di apertura verso l’estero è in forte espansione (soprattutto verso i mercati dell’est) e i collegamenti portuali verso la Liguria mostrano un maggior interesse per il porto di La Spezia a discapito di Livorno e Genova. Pagina 124 Grafico 9. Struttura spaziale dei traffici dell’interporto di Padova. Anno 1997 80% Italia 29% Genova 19% Livorno Nord Europa 20% 15% La Spezia 17% Trieste Anno 1999 72% Italia 24% Nord Europa 28% Genova 25% La Spezia 8% Livorno 15% Trieste Fonte: nostre elaborazioni su dati Interporto di Padova, 2000. Per concludere questo capitolo sugli interporti sembra opportuno menzionare l’esperienza innovativa, nell’ambito del sistema dei trasporti italiano, dell’interporto di Rovigo. Pur essendo classificato come interporto regionale, l'interporto rodigino realizza con i nodi di Padova e Verona un sistema di piattaforme logistiche in grado di offrire servizi di logistica integrata di elevato livello sui mercati internazionali, proprio in virtù della sua strategica posizione di raccordo tra l’area padana ed il corridoio Adriatico. La specializzazione plurimodale gomma, ferro e acqua, consentirà al nodo interportuale rodigino di inserirsi negli scambi commerciali che, partendo dal Mediterraneo meridionale, sono diretti verso l’Austria e i paesi dell’Europa orientale. I dati previsionali di traffico (tabella seguente) evidenziano le potenzialità dell’infrastruttura di porsi come un’ulteriore motore per l’area emiliana e del basso Veneto in un contesto di sviluppo sostenibile, dati i cospicui vantaggi, in termini di economicità e tutela dell’ambiente, che la navigazione fluviomarittima è in grado di assicurare. Pagina 125 Tabella 54. Mercato potenziale dell’interporto di Rovigo (tonnellate) Tipo di traffico Anno 2005 Movimentazioni intermodali 2015 2.500.000 5.000.000 Raccolta/Distribuzione 500.000 1.400.000 Traffico ferroviario tradizionale 500.000 1.200.000 Traffico idroviario 2.500.000 5.000.000 Totale 6.000.000 12.600.000 Fonte: Interporto di Rovigo (1999). I traffici land-borne In Veneto, il trasporto unitizzato di merci via mare viene realizzato in maniera significativa solo nel porto di Venezia. Nel capitolo precedente abbiamo avuto modo di illustrare l'importante trasformazione in senso commerciale che il porto di Venezia ha subito, soprattutto dopo i primi anni novanta, a discapito della produzione industriale. In particolare, come si evince dalla tabella seguente, nel periodo 1994 - 1998 i traffici unitizzati, containers e Ro-Ro, sono stati di gran lunga il comparto più dinamico. Infatti, nel complesso la componente intermodale ha registrato un tasso di crescita più che doppio rispetto a quello delle merci sfuse (il 20% contro l'8%). Si noti, inoltre, il considerevole apporto a questo incremento dato dai traffici Ro-Ro. Tabella 55. I traffici unitizzati nel porto di Venezia (migliaia di tonnellate). 1994 1995 1996 1997 1998 T.c.m.a1. 4.948 5.551 5.387 5.938 6.710 7,91% Container 948 1.012 1.293 1.542 1.595 13,90% RO-RO 246 473 470 715 866 37,00% Totale unitizzati 1194 1485 1763 2257 2461 19,82% Totale commerciale 6.142 7.036 7.150 8.195 9.171 10,54% Tradizionale 1- Tasso di crescita medio annuo nel periodo 1994 – 1998. Fonte: nostre elaborazioni su dati Autorità Portuale di Venezia (anni vari). Questa evoluzione è collegata ad un diverso ruolo che il porto è chiamato a svolgere in relazione al suo hinterland produttivo. Esso infatti offre l’opportunità alle produzioni regionali di accedere a nuovi mercati e così il rapporto imbarchi/sbarchi, tipicamente a favore degli sbarchi nell’era industriale, ancor oggi valido in questo comparto, si capovolge a favore degli imbarchi. A questo risultato ha contribuito in maniera determinante la capacità del porto di inserirsi nei grandi circuiti internazionali del trasporto di containers, Pagina 126 sviluppando il servizio feeder verso i maggiori hubs portuali del Mediterraneo. Significativo è stato da questo punto di vista l'entrata in gioco del transhipment point di Gioia Tauro. Grafico 10. Porti di transhipment ed aree di influenza 100% Non specificato Altri Gioia Tauro Malta Pireo/Haifa 80% 60% 40% 20% To tal e Am er ica Oc ea nia Af Es ric tre a m oO rie nte M ed ite rra ne o 0% Fonte: Dall'Agata e Soriani (1999) Occorre sottolineare, infine, che, a fronte dello sviluppo dell’avanmare, il sistema di trasporto terrestre di accesso al porto non appare ancora inserito di un contesto di rete. Solo una percentuale prossima al 10% dei contenitori movimentati, entra/esce nel/dal porto per via ferroviaria. Le cause principali devono essere ricercate, sia nei problemi infrastrutturali ed organizzativi che affliggono le FS S.p.A., sia nella dimensione regionale dell’hinterland, tale da non consentire un utilizzo efficiente della modalità ferroviaria. Questo dato è confermato dall'esame della ripartizione modale dei flussi di traffico da e per la zona industriale di Porto Marghera nel periodo tra il 1988 e il 1996 (grafico seguente). Si nota come: • la quota dei flussi stradali si mantenga sostanzialmente stabile attorno al 90%; • il traffico ferroviario, pur incrementando in otto anni la sua quota di mercato di oltre il 40%, rimanga al di sotto del 10% (con l'eccezione del 1995); • la movimentazione fluviale abbia avuto un andamento fortemente negativo, a tutto vantaggio del trasporto ferroviario.. Pagina 127 Grafico 11. Ripartizione modale del traffico da e per Porto Marghera 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Bettoline Carri 19 88 19 89 19 90 19 91 19 92 19 93 19 94 19 95 19 96 Autocarri Fonte: Dall'Agata e Soriani (1999) L’intermodalità strada-aereo Il sistema aeroportuale veneto è sostanzialmente costituito dai tre aeroporti internazionale di Treviso, Venezia e Verona. Nel contesto nazionale del trasporto delle merci per via aerea queste infrastrutture consentono al Veneto di ricoprire un ruolo significativo. I dati di traffico della tabella successiva, che assegnano agli aeroporti veneti un peso complessivo sul totale nazionale pari al 4%, non fotografano la reale struttura spaziale del mercato italiano, dato che quasi il 70% del traffico complessivo è gestito dai due hubs, di livello intercontinentale, di Milano e Roma. Se, dunque, si astrae da questo dato, ecco che il Veneto viene ad assumere un peso notevolmente superiore, che si assesta intorno al 13%. Tabella 56. Traffico merci negli aeroporti Veneti (tonnellate). Aeroporto Anno 1998 1999 Va. % Treviso 8.039 8.57 6.20% Venezia 14.801 14.137 -4.70% Verona 7.171 7.288 1.60% Veneto 30.011 29.995 -0.10% Italia 758.22 756.707 -0.20% Fonte: ASSOAEROPORTI, 2000. La tabella appena presentata mette in rilievo altre aspetti. Anzitutto, pur se il 1999 è stato un anno piuttosto negativo per il trasporto aereo italiano e veneto, ciò non di meno, gli aeroporti veneti, nel complesso, sono riusciti a contrastare questa tendenza negativa, in virtù delle performance dello scalo scaligero e, soprattutto, di quello trevigiano. Pagina 128 Inoltre, queste andamenti differenziati a livello regionale hanno permesso di continuare il decentramento dei traffici, in atto ormai da alcuni anni. Ne risulta un sistema regionale più equilibrato in cui il terminal veneziano detiene una quota di mercato in fase decrescente, ma comunque ancora prossima al 50%. Prescindendo dalla genericità espressa dai dati di traffico appena visti, l’analisi del sistema aeroportuale regionale diviene significativa in ragione della importante trasformazione logistica cui esso è sottoposto e che si sviluppa nelle seguenti direzioni: • l’incremento della componente dei traffici unitizzati; • il perseguimento di una strategia di inserimento nella rete aeroportuale europea attraverso l’offerta di servizi feeder. Il ricorso alla formazione di carichi unitizzati (prevalentemente basati sui pallets) ha assunto orami un ruolo strategico nella gestione dei servizi merci degli aeroporti veneti (tabella successiva). Si noti, in modo particolare, la specializzazione dello scalo di Treviso che, dedicandosi ai servizi “courier”, ha adottato quasi esclusivamente l’unitizzazione dei carichi. Tabella 57. Metodi di confezionamento delle merci negli aeroporti veneti (1999). Confezionamento Aeroporti Treviso1 Unitizzato 100%- Sfuso Italia 100% Venezia1 Verona 50% 60% 50% 40% 100% 100% Fonte: Nostre elaborazioni. Il secondo aspetto della trasformazione logistica, lo sviluppo dei servizi feeder per inserirsi nella rete europea, è messo in evidenza dallo sviluppo dei servizi rapidi, con l’ausilio dell’autotrasporto, per e da i grandi hubs aeroportuali europei (Milano, Francoforte, Amsterdam, Parigi, Zurigo), in cui le diverse compagnie aeree hanno i loro principali centri merci. Un dato esplicativo in questo senso emerge dalla tabella seguente che riporta la ripartizione tra traffico aereo e terrestre nell’aeroporto di Verona. La quota dei servizi feeder è ormai prossima all’ottanta per cento. Questo tendenza trova conferma anche nel l’aeroporto veneziano, ove i traffici terrestri, a seguito di un recente trend positivo, superano ormai il quaranta per cento del traffico complessivo. Pagina 129 Tabella 58. Tipo di servizio nell’aeroporto di Verona (dati in tonnellate). Tipo servizio Anno 1998 1999 Var. % Aereo/Diretto 1.683.550 1.387.386 -17,6% Terrestre/Feeder 4.419.372 5.327.842 20,6% Totale 6.102.922 6.715.228 10,0% Fonte: Aeroporto di Verona, 2000. Pagina 130 7. CONCLUSIONI I profondi mutamenti che stanno caratterizzando la riorganizzazione dei sistemi di trasporto possono essere imputati essenzialmente a due concause. Da un lato, la straordinaria forza innovativa, sia tecnologica che organizzativa, generata dallo sviluppo dell’unitizzazione dei carichi (che costituisce la pietra d’angolo dello sviluppo dei sistemi di trasporto multimodali), ha reso indispensabile la realizzazione di una rete di trasporto che si proponga come "sistema di reti", in virtù dei necessari collegamenti, materiali e non, tra varie infrastrutture inserite in contesti geografici diversi e settorialmente specializzate. Dall’altro, i mutamenti geopolitici internazionali e il processo di globalizzazione delle attività produttive, che stanno modificando profondamente gli assetti socioeconomici su scala mondiale, hanno amplificato la scala geografica ed istituzionale di riferimento entro cui si esplica la riorganizzazione dei sistemi di trasporto. Su queste grandi trasformazioni si innestano le politiche comunitarie, nazionali e regionali nel settore dei trasporti, mirando allo sviluppo dell’intermodalità, quale strumento fondamentale per realizzare gli obiettivi della coesione territoriale e del riequilibrio modale; quest'ultimo necessario per consentire un percorso di crescita economicamente socialmente sostenibile. In questo quadro complesso, l’Italia ed il Veneto vengono ad assumere una posizione di rilievo in ragione della centralità rispetto a tre grandi direttrici dei flussi di persone e merci: • est-ovest, dai Balcani e dall'Europa orientale verso l'Europa occidentale e la penisola iberica; • nord-sud tra l'Europa centrosettentrionale, il nord Africa e i Paesi del Vicino e Medio Oriente; • est-ovest che, attraverso Suez e il Mediterraneo, collega l'Estremo Oriente con l'Europa Occidentale. L'importanza del potenziamento della rete di trasporto per l'intera Comunità Europea, non solo per l'Italia e il Veneto, ha avuto un decisivo riconoscimento formale nella definizione del Trans European Trasnport Network e nella identificazione dei corridoi plurimodali Est-Ovest (il numero 5) e Nord-Sud (corridoio Adriatico). A fronte delle potenzialità offerte da questo nuovo quadro programmatico va, tuttavia, rilevato che nel Veneto il sistema dei trasporti non ha tenuto il passo dello straordinario e particolare sviluppo dell'economia regionale. Pagina 131 Il sistema produttivo si è infatti caratterizzato per: • la vitalità delle piccole e medie imprese, anche sui mercati esteri più competitivi; • la prevalenza delle produzioni ad alto valore aggiunto; • la diffusione su tutto il territorio regionale; • la prevalente polisettorialità delle diverse aree (solo i settori del marmo, della concia e dell'alimentare denotano una tendenza alla concentrazione territoriale). Questi attributi dello sviluppo economico regionale hanno dato il via ad un rapida crescita della domanda di mobilità che, soprattutto per le merci, è stata caratterizzata da una frammentazione dei flussi sia in termini settoriale, sia in termini spaziali. Il rischio di non riuscire ad ottenere una sufficiente aggregazione dei flussi presso singoli poli ha indubbiamente aumentato le difficoltà dell'offerta, sia infrastrutturale, sia di servizi, di soddisfare le esigenza della domanda. Non si trattava e non si tratta più, infatti, di disporre di poche grandi infrastrutture, prevalentemente a gestione statale, idonee alla movimentazione di ingenti volumi di materie prime a basso costo unitario. Le esigenze dei sistemi produttivi avanzati, e di quello veneto in particolare, richiedono più capacità di trasporto, ma non solo. Occorre un trasporto diverso, in grado di offrire affidabilità e tempi di consegna molto rapidi, capace di manipolare flussi eterogenei attraverso un'effettiva integrazione modale basata sulla gestione integrata dei flussi e delle informazioni. Significa cioè, controllare sistemi complessi. Da questo punto di vista, il Veneto presenta una realtà caratterizzata sia da un'importante carenza infrastrutturale, sia da una ancora limitata "cultura logistica" degli operatori pubblici e privati. In termini infrastrutturali non si tratta solo si risolvere i rilevanti colli di bottiglia che affliggono gli assi principali della rete viaria e ferroviaria. È necessario, altresì: • completare la rete regionale creando le connessioni verso le aree ad elevata densità produttiva e bassi livelli di infrastrutturazione; • rendere più efficienti i collegamenti tra le diverse tipologie di infrastrutture; • potenziare i nodi, che pur operando già oggi su elevati livelli di efficienza, sono, e lo saranno sempre più in futuro, i cardini del sistema di trasporto regionale. Pagina 132 Dall'altro lato, l'utilizzo efficiente delle infrastrutture richiede la formazione di una cultura logistica sviluppando: • sistemai di programmazione più flessibili; • forme di cooperazione tra soggetti pubblici e privati al fine di favorire la formazione di una conoscenza logistica e di incentivare l'introduzione tecnologicamente innovative; • politiche di marketing territoriale che consentano di sfruttare le potenzialità dell'assetto produttivo e permettano di attrarre i grandi operatori internazionali. Proprio sotto quest'ultimo profilo, la ricerca condotta dall'A.T.I., nell'ambito dello "Studio per la costruzione di una rete logistica regionale", ha messo in evidenza come nel Veneto vi sia ancora un numero limitato di grandi soggetti imprenditoriali con elevate capacità nel campo della logistica (come, ad esempio, i multimodal transport operators) e, soprattutto, come questi, pur avendo una rete regionale, abbiano il centro decisionale in altre realtà territoriali nelle quali vengono, spesso, realizzate le attività ad elevato valore aggiunto. Per tutte queste ragioni merita un più attento esame la situazione evolutiva del trasporto intermodale in Veneto. Il sistema interportuale, incentrato sui nodi di Verona e Padova, potrà dirsi realizzato nei suoi assi portanti con l’ormai prossima entrata a regime degli interporti di Venezia e Rovigo e potrà dirsi completato con la realizzazione di transit points nell'area vicentina e trevigiana. Il Quadrante Europa e l’interporto di Padova detenevano da soli nel 1996 una quota pari al 16% del traffico intermodale nazionale su rotaia. Gli interporti di Venezia e Rovigo, date le loro peculiari localizzazioni, sono strutture essenziali alla realizzazione di servizi intermodali complessi (che vedono coinvolte più di due modalità) nell’ambito del corridoio Adriatico. Infine, la realizzazione delle strutture di aggregazione dei flussi nelle province di Vicenza e Treviso risponde alle esigenze di un substrato industriale particolarmente dinamico. La specializzazione perseguita delle infrastrutture internodali oggi operanti in Veneto suggerisce l’idea di una complementarità, piuttosto che della sostituibilità, che, rafforzata da accordi commerciali, genera un sistema capace di rispondere efficientemente alla domanda di servizi logistici espressa dai settori produttivi della regione. In modo particolare, i due principali nodi consentono di collegare il network regionale sia alla rete europea (Verona) sia a nodi di rango diverso, come le strutture portuali, che consentono un’ulteriore possibilità d’accesso ai mercati africani, orientali ed americani. Pagina 133 La rete intermodale veneta è però costituita anche da un porto che cogliendo la sfida della rivoluzione logistica, ha saputo, trasformandosi in chiave commerciale, inserirsi nella rete delle grandi rotte transoceaniche (in special modo su quelle che uniscono l’Europa al Far East attraverso il Mediterraneo), riaffermando in questo modo il suo ruolo nell’ambito della portualità italiana ed adriatica in particolare. L’offerta di servizi intermodali è infine completata da un rete aeroportuale che, ricorrendo all’unitizzazione dei carichi e allo sviluppo dei servizi feeder da e per i grandi hubs europei (basito sui trasporti stradali rapidi), è in grado di offrire i suoi servizi in un mercato globale, creando nuove opportunità di sviluppo per le realtà socioeconomiche regionali. In questo situazione positiva non vanno però dimenticate e trascurate alcune importanti criticità che devono essere ravvisate soprattutto: • nel mancato sviluppo della rete interportuale di livello regionale nelle province del nord (Treviso e Belluno); • nelle carenze infrastrutturali ed organizzative che affliggono le Ferrovie dello Stato e che costituiscono un’importante ostacolo all’ulteriore espansione dei traffici intermodali. Pagina 134 8. BIBLIOGRAFIA A.T.I., 2000, Studio per la costruzione di una rete logistica regionale, Regione Veneto. ASSOAEROPORTI, 2000, Dati di traffico, Roma. ASSOINTERPORTI, 1998, “I nodi dell’intermodalità”, Quaderno n. 1. Button K., 1993, Transport economics, Londra. Daganzo C.F., 1991, Logistics system analysis. lecture notes in economics and mathematical systems, Springer-Verlag, Berlino. Dall’Agata G., Soriani S., 1999, “ Il porto di Venezia: retroterra, avanmare, servizi, imprese portuali. Risultati di un’indagine empirica”, FEEM, WP n. 7. EC, 1997a, “Innovative bundling network concepts in europe, TERMINET, D1, WP 1, The Transport RTD Programme on the 4 h Framework Programme. EC, 1997b, “New generation terminal and terminal-node concepts in europe”, TERMINET, D2, WP 2, The Transport RTD Programme on the 4 h Framework Programme. EC, 1997c, Libro Verde sui porti marittimi e le infrastrutture marittime, Bruxelles. EC, 1998a, “Preferable layout of the NG bundling networks”, TERMINET, D4, WP3, The Transport RTD Programme on the 4th Framework Programme. EC, 1998b, “Tool: Decision support tool/model for bundling layout”, TERMINET, D5, WP3, The Transport RTD Programme on the 4th Framework Progranime. ECMT, 1999, “Terminology on combined transport”. Interporto di Padova, 2000, Dati di traffico. Interporto di Rovigo, 1999, Piano d’impresa, Rovigo. Interporto di Verona, 2000, Dati di traffico. ISTAT, Anni vari, Statistiche del commercio con l'estero, Roma. ISTAT, 1999, Matrice origine-destinazione dei trasporti marittimi, Roma. Milan J., Reggiani A., Spicciarelli T., 1998, “The European freight transport system: Theoretical background of New-Generation Bundling Network”, paper presentato al World Congress on Transport Research (WCTR), Lione. Pagina 135 Ministero dei Trasporti e della Navigazione, Anni Vari, Conto Nazionale dei Trasporti, Roma. Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1986, Piano Generale dei Trasporti, Roma. Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 2001, Piano Generale dei Trasporti, Roma. Ministero dei Trasporti e della Navigazione, 1999, “Politiche per la logistica e il trasporto delle merci: Logistica e intermodalità”, Quaderni del PGT, Roma. Reggiani A., 1997, “Towards new models and approaches in a European transport perspective”, Journal of Transport Geography, vol. V, n. 1. Seitz H., 1995, “Public infrastructure, employment and private capital formation”, in Investment, Productivity and Employment, OECD, Luxembourg. Soriani S., 1999, “ Le dimensioni dello economiche e territoriali dello sviluppo portuale, con riferimento al caso dei porti medi, Quadro di analisi e valutazioni sul caso veneziano”, FEEM, WP n. 4. Vallega A., 1985, Mare, porti e litorali. Termini du un glossario, Savona, CCIAA. Pagina 136