L’adulto di fronte alla «sfida ecologica»:
implicazioni educative
Tra le questioni più complesse e paradossali della nostra
contemporaneità, va senz’altro annoverata quella facente capo alla
“crisi ecologica/ambientale” e/o “sostenibilità ecologica/ambientale”.
a) “crisi ecologica/ambientale” = pars destruens
b) “sostenibilità ecologica/ambientale” = pars construens
a) consapevolezza e denuncia di una rottura di quell’armonia che sta
alla base dello stesso strutturarsi della vita e del suo contesto, gravida di
(negative e pervasive) conseguenze per la qualità della vita presa nella
sua dimensione globale e sistemica
b) indicazione di un orientamento (lungimirante e olistico) intitolato al
ben-essere presente e futuro di un sistema-mondo di cui si devono
conoscere e rispettare tanto le risorse quanto i limiti.
Dispense a solo uso didattico interno © Elena
Marescotti 2014/2015
L’adulto di fronte alla «sfida ecologica»:
implicazioni educative
Complessità
Si tratta di un fenomeno che è, al tempo stesso, di
matrice scientifica, sociale, economica, politica e
culturale nel senso più ampio dei termini: esso riguarda
il pensiero e l’azione, il singolo individuo e la collettività,
la sopravvivenza e il superfluo, la natura e la cultura…
giacché, sostanzialmente, ha che fare con la nostra
identità e con il nostro essere-nel-mondo.
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L’adulto di fronte alla «sfida ecologica»:
implicazioni educative
Paradosso
l’allarme ecologico/ambientale è gridato e ignorato al tempo stesso, così
come tutta la questione è innegabilmente percepita in termini di
urgenza, pressione, imperativo, finanche di catastrofica ineluttabilità
ma, comunque, dilazionata e relegata sullo sfondo, recepita in termini
di opzionalità o, al più, di opportunità.
Quasi si trattasse di una sorta di assuefazione alla reiterata minaccia di
un pericolo incombente, dalla quale ci si ridesta (sia pure
temporaneamente) solo in concomitanza dell’acuirsi delle sue
manifestazioni più evidenti ed immediatamente percepibili.
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Crisi ecologica/ambientale
 cortocircuito nella razionalità che dovrebbe guidare e supportare il
nesso tra conoscenza, comprensione, interpretazione e
trasformazione dell’ambiente, intervento sull’ambiente, relazione
con l’ambiente, in una parola, vita nell’ambiente
 pregnanza educativa della questione: se alla base del conoscere e
dell’agire – o, meglio ancora, alla base del grado di consapevolezza,
di intenzionalità, di responsabilità del conoscere e dell’agire –
poniamo una forma mentis, una visione delle cose, un insieme di
valori, un progetto di realizzazione, parliamo, inevitabilmente, di
educazione
 educazione come sforzo, tipicamente umano, di sviluppo, attraverso
il costante potenziamento e raffinamento di tutte le facoltà umane, in
vista di una migliore qualità della vita che mai può pensarsi
disgiunta dal suo spazio-tempo, vale a dire dall’ambiente
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AMBIENTE
Ambiente
non è qualcosa di esterno, di separato, di
statico, ma è costitutivo di qualsivoglia essere vivente, che influenza e
dal quale è influenzato e, dunque, in necessaria interazione ed
inarrestabilmente dinamico
Etimologia: dal latino ambiens, participio presente del verbo ambire,
andare attorno
AMBIENTE: può essere definito come il rapporto con l’altro da sé e
allo stesso tempo come la risultante di tale rapporto, in un’ottica di
complessa circolarità e di evoluzione continua, in cui la permanenza e il
divenire degli elementi coinvolti nel rapporto diventano l’una il
presupposto dell’altro. Tutto ciò che ci circonda  materialmente e
immaterialmente  è ambiente, compresi noi stessi.
AMBIENTE: rappresenta la circolarità tra le dimensioni temporali
passato-presente-futuro e la dimensione spaziale, circolarità in cui si
inserisce l’esistenza umana e con essa la stessa possibilità di essere della
natura e della cultura.
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AMBIENTE
L’ambiente è, congiuntamente,
staticità e movimento, trasmissione e trasformazione, oggetto e soggetto, fine e mezzo, realtà e
ideale, causa ed effetto, contenuto e contenente,
in quanto la dinamicità e la processualità su cui
si fonda agiscono in direzione di una continua
decostruzione-ricostruzione degli elementi
coinvolti, rilevandone la reciproca relatività.
 Ambiente
“crisi ecologica” = “crisi educativa” = sfida per l’educazione
 a prescindere dai fenomeni contingenti – inquinamento,
riduzione della biodiversità, deforestazione, squilibri climatici,
esaurimento energetico come e così via – il problema, al fondo, è
quello della gestione sapiente e saggia dell’ambiente, della
responsabilità umana nei confronti della vita, presente e futura.
 Sapienza e saggezza, dunque: e, quindi, intelligenza, etica, morale.
Ma anche senso di appartenenza e di partecipazione. E, non
ultimo, pathos. Per un bene individuale che si rapporta, sempre,
ad un bene comune: questo il senso più profondo, ed
educativamente manifesto, di essere in un mondo che è sistema,
relazione, circolarità passato-presente-futuro.
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La nascita dell’interesse
1976 , “disastro di Seveso” (l’esplosione di un reattore
chimico in uno stabilimento di produzione di sostanze per
diserbanti e la conseguente dispersione di una nube di
diossina) = il problema ecologico diviene una realtà
tangibile e gravida di conseguenze che non solo incombono,
ma concretamente irrompono nel quotidiano
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Gli anni Settanta del Novecento
 periodo di origine e progressiva affermazione di un “pensiero” –
politico, filosofico, scientifico – e di un orientamento
dell’associazionismo e del volontariato intitolato all’ambientalismo
 i partiti politici ispirati ad una “ideologia verde” si strutturano, in
Italia come all’estero, proprio negli anni Settanta-Ottanta
 i principali enti, ancora oggi attivi, che operano nel settore, vengono
fondati e si diffondono, su scala internazionale e nazionale, in quel
torno di tempo (nel 1961 il WWF e, nel 1966, la sezione WWF Italia;
nel 1971 Greenpeace e, nel 1986, Greenpeace Italia; nel 1980
Legambiente)
 avvento di una “militanza politica” sempre più organizzata che fa
della difesa dell’ambiente il proprio vessillo e che trova nella
letteratura del periodo importanti punti di riferimento
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La letteratura di riferimento
 il “manifesto ambientalista” di Rachel Carson, incentrato sui danni
irreversibili dell’inquinamento chimico (R. Carson, Silent Spring, Houghton
Mifflin, Boston 1962, tr. it. Primavera silenziosa, Feltrinelli, Milano 1963)
 gli studi sulla teoria generale dei sistemi di Ludwig von Bertalanffy
pubblicati nel 1969 (von Bertalanffy L., General System Theory. Foundations,
Development, Applications, G. Braziller, New York 1969; tr. it. Teoria generale dei
sistemi. Fondamenti, sviluppo, applicazioni, Mondadori, Milano 1983)
 la corrente della Deep Ecology, sistematizzata da Arne Næss nel 1973 (A.
Næss, The Shallow and the Deep, Long-Range Ecology Movement. A Summary, in
«Inquiry An Interdisciplinary Journal of Philosophy and the Social Sciences», n. 16, 1973,
pp. 95-100)
 le teorie di James E. Lovelock, relative al funzionamento del Pianeta come
organismo vivente, del 1979 (J. E. Lovelock, Gaia. A New Look at Life on Earth,
Oxford University Press, Oxford 1979, tr. it. Gaia: nuove idee sull’ecologia, Bollati
Boringhieri, Torino 1981)
disastro chimico di Bophal in India (dicembre 1984)
scoppio della centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina
(aprile 1986)
l’allarme ecologico è conclamato
come problema universale, mondiale, planetario
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
 le «misure educative» per far fronte alla situazione sono state indirizzate
pressoché esclusivamente a destinatari privilegiati: bambini ed adolescenti
 binomio educazione ambientale/popolazione scolastica:
- l’argomento ambiente/ecologia si è dimostrato estremamente fertile sul
piano disciplinare e didattico, rispondendo, a vari livelli, alle esigenze di un
processo di insegnamento/apprendimento attivo e partecipato, generatore di
raccordi multi-, inter- e trans- disciplinari, dove il pensare e il fare, l’osservare e
lo sperimentare, la componente cosiddetta umanistica e quella cosiddetta
scientifica possono efficacemente raccordarsi e rafforzarsi vicendevolmente
- la tensione ad un futuro in cui più sapientemente e con maggiore
lungimiranza e consapevolezza etica gli esseri umani sappiano, possano e
vogliano gestire l’ambiente impone un intervento educativo di marca preventiva
e, quindi, comprensibilmente si concentra sulle giovani generazioni, su coloro,
cioè, che saranno gli adulti di domani. È per loro che si pensa ad una forma
mentis ecologicamente informata, orientata alla sostenibilità come criterio guida
del vivere nelle sue innumerevoli sfaccettature.
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
Tuttavia, gli adulti di oggi – che, oltre ad essere fruitori dell’ambiente,
ne sono i principali facitori: perché sono i diretti o gli indiretti
protagonisti delle produzioni e dei consumi, delle decisioni politiche,
degli orientamenti scientifici e tecnologici, degli stili di vita in senso lato
– risultano essere marginalmente coinvolti nella cosiddetta «educazione
ambientale»
O, per meglio impostare la questione, gli adulti di oggi risultano
suscettibili di coinvolgimento non tanto sul versante formativo esplicito
(quello che potremmo etichettare, per intenderci, con la locuzione
“educazione ambientale”), bensì, al più, su quello facente capo
all’informazione e alla sensibilizzazione in senso ecologico.
Ma… è sufficiente la «buona informazione» ai fini della «buona
azione»?
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
La situazione:
-
per bambini ed adolescenti, si studia e si sperimenta una risposta
alla sfida ecologica che consta di programmi, contenuti, attività,
sperimentazioni, iniziative, metodi, materiali ad hoc,
sistematicamente predisposti al fine di un progetto antropologico
adulto futuro ove la sostenibilità, che trasversalmente attraversa ogni
manifestazione culturale e sociale, funga da ideale regolatore
-
per coloro che sono adulti già oggi, cioè per coloro che già incarnano
e agiscono un ruolo adulto, la risposta alla sfida ecologica si limita,
invece, ad una serie di integrazioni e correttivi che si muovono dalla
prescrizione normativa al più o meno vago richiamo
propagandistico di “inversione di rotta” nella gestione ambientale,
tanto nel micro dei comportamenti quotidiani quanto nel macro di
azioni di maggiore o comunque più evidente respiro e impatto
collettivo.
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
Alcuni «sospetti»…
-
il sospetto che l’adulto che c’è sia ormai considerato pressoché
irrimediabilmente perduto e che l’investimento formativo
propriamente detto riguardi soltanto gli adulti che verranno, non è
peregrino
-
il sospetto che ci si illuda che possa comunque bastare l’esposizione
all’informazione a determinare comportamenti coerenti a tale
informazione, laddove, non di rado, neppure il vincolo legislativo o
la prescrizione sociale riescono ad instillare o fare introiettare un
diverso habitus mentale ed un diverso modus operandi
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
-
la stessa “educazione ambientale”, così come è concepita e praticata,
ovvero, per non pochi aspetti, in modo ancora spurio e riduttivo, può
davvero fungere da garanzia di trasformazione culturale nel
momento in cui si colloca in un “contesto adulto” che patentemente
contraddice i suoi intendimenti?
-
può davvero la gita alla fattoria didattica svolta in prima
elementare competere con le sollecitazioni alla crescita economica
intesa come crescita dei consumi e dei profitti che in ogni momento e
da ogni dove giungono a martellare la nostra esistenza?
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
 L’urgenza con cui le questioni facenti capo alla “crisi ecologica” si
rivolgono, però, non soltanto ad un futuro lontano, che verrà, ove i
protagonisti saranno gli adulti di domani: il presente e l’immediato
futuro, piuttosto, si configurano come i tempi di un’azione che non
può essere indefinitamente dilazionata. Ne consegue che, dal punto
di vista anche formativo, tale sfida si rivolge agli adulti che, oggi,
sono deputati a ruoli sociali e politici di guida di una comunità.
 Al di là, infatti, di comportamenti individuali e quotidiani
improntati ad una diversa considerazione del rapporto con
l’ambiente, ciò che pare determinante è una «riconversione» di un
intero sistema, vale a dire delle coordinate politiche che strutturano
ambiti di più ampio respiro: la produzione, il lavoro, il commercio,
gli accordi intra-nazionali e inter-nazionali… sono questi gli aspetti
ad alto impatto, potremmo dire, per il discorso che qui interessa.
 «Chi farà la riconversione?» se non anche gli adulti di oggi?
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
Eccoci, così, al clou del discorso:
L’adulto-leader, o potenzialmente tale, quanto, dal punto di vista
formativo, può dirsi attrezzato per raccogliere la sfida, gestirla e
risolverla?
E quanto/cosa della sua formazione gli consentirà di impostare questa
stessa sfida in termini autenticamente educativi, cioè di autentico
progresso civile?
Il pericolo che si paventa, ovviamente, è che sotto l’etichetta intitolata
alla eco-sostenibilità non si nasconda nulla di più di un nuovo business,
e che il suo più genuino progetto di benessere universale scada nella
parzialità e nell’arbitrarietà di marca politico-economica.
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Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale
L’interlocutore, dunque, cui rivolgere un manifesto/appello educativamente informato, è
l’adulto nell’esercizio di una funzione politica di rappresentanza, cioè di rilievo e di
responsabilità sociale e politica, oltre che individuale: «Sei proprio tu, e solo tu quello che
può ancora fare qualcosa. Adesso. Dopo sarà troppo tardi. Allora prova a uscire dagli
schemi, dal conformismo ideologico, dalle soluzioni semplificate, dalla comodità, dal
piccolo o grande interesse, dall’ignoranza, dalla supponenza» (1).
Tale adulto, rappresentante e decisore anche “per gli altri”, va, innanzitutto, individuato:
decidere sul “rischio ambientale” (che è un rischio di portata globale) non è una questione
individuale, ma sociale. Il problema, allora, che chiama in causa l’idea di una “democrazia ecologica”, risiede nel fatto che la via d’uscita può essere ravvisata solo nella
esplicita individuazione delle responsabilità che stanno a monte dei processi decisionali,
non di rado calcolatamente definiti come «impersonali» e, alla fin fine, «non
responsabili». A ciò, si può (e si deve), in definitiva, contrapporre un’azione politica di
disvelamento: «La democrazia ecologica contrappone alle mani invisibili, l’individuazione
degli invisibili. Cioè l’identificazione di tutti quegli attori esclusi dai processi impersonali
di ordinamento di un mondo in comune» (2).
(1) L. Mercalli, Un piano per salvarci. Prepariamoci a vivere in un mondo con meno risorse,
meno energia, meno abbondanza… e forse più felicità, Chiarelettere, Milano 2011, p. 6.
(2) D. Ungaro, Democrazia ecologica. L’ambiente e la crisi delle istituzioni liberali, Laterza,
Roma-Bari 2004, p. 133.
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Marescotti 2014/2015
Dalla crisi ecologica… all’educazione ambientale degli adulti
Non si può certo pensare che la formazione degli adulti-guida (politici
in senso stretto, ma anche imprenditori, opinion leader, stakeholder
eccetera) in prospettiva di una forma mentis su valori altri rispetto a
quelli attualmente (economicamente) imperanti possa esaurirsi né
nei contenuti né nelle metodologie o nelle tecniche riconducibili ad
un diverso stile di vita e, quindi, decisionale: la globalità e la
pervasività della crisi ecologica richiede il propagarsi di un clima
culturale ove l’idea di sostenibilità sia capillarmente diffusa,
manifesta, “depositata” nei processi e nei prodotti di qualsivoglia
attività umana.
In una simile prospettiva, il ruolo formativo (implicito, ma sempre
presente ed agente) svolto da intellettuali e promotori culturali – nel
senso più ampio dei termini, e dei più disparati settori –
emergerebbe in tutta la sua rilevanza laddove si dimostrasse vigile
ed impegnato nella circolazione di idee e di posture esistenziali
alternative al trend attuale, sorrette da un progetto antropologico
che persegua obiettivi di qualità della vita sostanziali, inclusivi e
lungimiranti, anziché effimeri, parziali e miopi.
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SLIDES Corso EdA 2014 2015 settima parte