Journal Direttore Responsabile Massimo Zangarelli Direttore Scientifico Enrico Guerra Direttore Editoriale Gabriele Rossi Progetto Grafico Lucia Alunno Segreteria di Redazione ELAV snc www.elav.biz [email protected] Hanno collaborato a questo numero: Giuseppe Attene Cristian Berardi Silvia Caterbi Davide Ciampelli Agostino Cittadini Francesco Coccia Pierfrancesco Di Biase Arrivabene Luigi Fiore Filippo Gambelli Alessio Mameli Emanuele Mampieri Gabriele Rossi Luca Russo Mario Salvioli Roberto Spada Pubblicazione Trimestrale Tecnico-Scientifica Anno III - Numero 10 Giugno 2010 REGISTRAZIONE N. 31/2008 RILASCIATA IL 14/10/2008 DAL TRIBUNALE DI PERUGIA I NDICAZIONI per gli AUTORI La rivista ELAV Journal si pone l’obbiettivo fondamentale di portare ai lettori informazioni di alto livello con risvolti applicativi per le Scienze Motorie, pertanto gli scritti canditati per la pubblicazione dovranno avere questa caratteristica che sarà il requisito principale di valutazione. ELAV Journal è aperto ai contributi di tutti gli esperti che a vario titolo lavorano o fanno ricerca nel campo delle Scienze Motorie. Gli scritti dovranno avere le seguenti caratteristiche: • lo scritto deve essere realizzato in formato Word con eventuali riferimenti a tabelle ed immagini. Corpo del testo 10, interlinea singola, titoli in grassetto. Le immagini, oltre che inserite nel documento integrale realizzato in Word, dovranno anche essere inviate separatamente dal testo in formato JPG (minimo 300dpi) e numerate singolarmente • il contenuto deve essere di largo interesse • il contenuto deve essere di alta qualità e fondato su solide basi ed evidenze scientifiche • quando possibile, il contenuto deve avere risvolti di applicabilità pratica • lo scritto deve essere corredato da specifica bibliografia • lo scritto deve essere corredato da foto e breve curriculum del o degli autori. Gli scritti e le relative immagini, dovranno essere inviati per posta elettronica all'indirizzo [email protected]. Gli scritti a noi pervenuti saranno sottoposti, per la loro eventuale pubblicazione, al giudizio del Comitato Scientifico interno ELAV e/o di esperti esterni appositamente incaricati allo scopo. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ELAV Da oggi ti abboni ad ELAV Journal ed hai in omaggio l’accesso per un anno all’area ELAV Web Applications Cos’è ELAV Journal? Una rivista di qualità, unica ed innovativa, rivolta ai professionisti delle Scienze Motorie. Un progetto editoriale ricco di alti contenuti scientifici, ricerca di base, articoli di revisione, interviste, report dai maggiori congressi nazionali ed internazionali. Cos’è ELAV Web Applications? Un pacchetto di software web-based per supportare il lavoro dell’istruttore, del personal trainer e dell’allenatore. Direttamente dal sito www.elav.biz, ti puoi collegare ovunque ed in qualsiasi momento, con pc fisso o portatile e anche con il palmare, ed utilizzare le applicazioni in real-time durante il lavoro per fare test, programmi di allenamento, consigli alimentari e tante altro che verrà sviluppato progressivamente dall’equipe ELAV. Troverai anche applicazioni inedite frutto del lavoro di ricerca e sviluppo di ELAV. ELAV Journal (4 numeri) + ELAV Web Applications (1 anno di accesso) oggi a soli anziché €170,00 ELAV JOURNAL Anno IiI Numero 10 + WEB APPLICATIONS EDITORIALE L'esercizio fisico regolare velocizza la comprensione e migliora l'afflusso sanguigno al cervello, secondo uno studio della Facoltà di Medicina dell’Università di Pittsburgh ora pubblicato sulla rivista Neuroscience dalla psichiatra Judy L. Cameron e coll.. La ricerca, svolta presso l’Oregon National Primate Research Center dell'Oregon Health and Science University, ha preso in esame primati non umani al fine di utilizzare un modello fisiologicamente vicino all'uomo stesso. I ricercatori hanno riscontrato che le scimmie che fanno esercizio con un'intensità tale da migliorare lo stato di forma in soggetti di mezza età (80%VO2max) apprendono a svolgere i test di funzionalità cognitiva a velocità doppia e mostrano un maggior afflusso di sangue nella corteccia motoria del cervello rispetto al gruppo di controllo, costituito da animali sedentari. Oltre a ciò, i primati apparivano più impegnati nei compiti e facevano più tentativi di ottenere la ricompensa prevista, anche se facevano più errori. Come riportato da Scientific American, "questi risultati indicano che l'esercizio aerobico ai livelli raccomandati può avere significativi effetti sul cervello e rafforza notevolmente l'ipotesi che l’esercizio fisico abbia effetti benefici sull'organismo ben oltre quanto documentato finora, effetti a questo punto ipotizzabili anche nell’uomo". Che dire, il professionista delle Scienze Motorie ha proprio in mano la bacchetta magica per la popolazione del terzo millennio. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 L’ESERCIZIO FISICO MIGLIORA LE CAPACITA’ COGNITIVE FITNESS E SALUTE ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO Di Luigi Fiore Certificato ELAV FITNESS SPECIALIST PERSONAL TRAINER III LIVELLO FIPCF TESI DEL MASTER PER LA CERTIFICAZIONE ELAV FITNESS SPECIALIST La nostra società ha trasformato l’uomo da fisicamente attivo a sedentario. Egli è ormai morfofunzionale alla posizione che assume durante il lavoro in ufficio e rispecchia appieno tale stile di vita in tutti i suoi aspetti sia estetici che funzionali. L’uomo è nato per correre e si è evoluto in quella direzione per rispondere alle varie esigenze che si trovava a dover affrontare nella vita quotidiana. A seguito dell’industrializzazione ha decisamente cambiato stile di vita e con esso il suo aspetto. Indicare l’uomo come corridore spiega il motivo per cui tanti “esperti” riconoscano nel correre il metodo d’elezione per perdere peso, come a dire che ritornare a quello cui l’uomo era più incline fosse sufficiente a consentirgli di riappropriarsi anche dell’aspetto fisico perduto. Correre, svolgere attività aerobica è da sempre stato associato al dimagrimento. Gli “esperti” ritenevano che l’attività aerobica, blanda, continua, costante e protratta per periodi di tempo più o meno lunghi, potesse essere l’unica risposta al bisogno di dimagrire con l’attività fisica. Questo assunto, col passare del tempo, ha perso gran parte del suo valore. La scienza dell’allenamento ha introdotto, infatti, concetti che hanno reso decisamente più rigoroso e scientifico il binomio esercizio fisico–dimagrimento. Oggi si è in grado di affermare che nel correre, così come nel sollevare pesi per un’ora, non è importante considerare la quantità e la qualità delle calorie consumate, quanto piuttosto la quantità e la qualità delle calorie consumate per effetto di quell’ora nelle altre ventitre. Da ciò si deduce che allenarsi per dimagrire è più una prerogativa di manipolazione endocrina, di aumento del metabolismo basale e dell’EPOC, che una mera e semplicistica risultanza algebrica calorica. CASI TRATTATI Questo caso di studio ha lo scopo di mostrare i risultati conseguenti dall’adozione dei protocolli d’allenamento proposti da Elav su alcuni soggetti sovrappeso trattati. Il gruppo preso in considerazione è stato di quattro persone, 2 uomini e 2 donne, di età compresa tra i 26 e i 44 anni. Tutti svolgevano vita sedentaria, non erano affetti da alcuna patologia, risultavano in buona salute, così confermato dalle autorità sanitarie certificatrici. Tutti e quattro sono stati oggetto di monitoraggio a partire dal settembre 2009. La situazione a tale data era la seguente: PROTOCOLLI UTILIZZATI PER IL RILEVAMENTO DEI DATI: • Frequenza cardiaca a riposo: intesa come la • • • • • • • • • • frequenza cardiaca rilevata al mattino dopo 5 minuti da quando ci si è svegliati ma non ancora scesi dal letto, ripetuta tre volte a distanza di 1 minuto circa; dei tre dati rilevati è stata poi calcolata la media Frequenza cardiaca d’esercizio: intesa come la frequenza cardiaca rilevata a mezzo cardiofrequenzimetro Polar RS 300. I dati sono stati analizzati successivamente attraverso il sito www.polarpersonaltrainer.com e valutati anche in termini di consumo calorico. Peso corporeo: è quello rilevato sempre al mattino da digiuni, nello stesso giorno e alla stessa ora Plicometria: effettuata sul lato destro del corpo, tre volte consecutive senza staccare l’indice e il pollice dalla plica. Il risultato finale è stato dato dalla media delle tre rilevazioni (i valori di massa magra e grassa sono stati desunti dall’equazione di Jackson & Pollock) Circonferenza Tricipite Surale rilevata nel punto massimo, a ginocchio flesso, a muscolo rilassato, piede in posizione neutra Circonferenza Coscia alla radice: rilevata alla radice, appena al di sotto della piega glutea Circonferenza anche: rilevata a livello della massima sporgenza glutea Circonferenza vita: rilevata a livello della minima circonferenza passante per l’ombelico Circonferenza torace: rilevata a livello dei capezzoli nell’uomo, per la donna a 1/3 prossimalmente della distanza tra il capezzolo e la piega ascellare. Tale rilevazione è stata effettuata alla fine del processo espiratorio Circonferenza braccio: rilevata a livello intermedio fra l’acromion e il gomito con muscolatura rilassata Circonferenza polso: rilevata sotto ai processi stiloidei. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO Per i primi 3 mesi sono stati somministrati, a tutti e quattro i soggetti, allenamenti misti, (da qui in avanti metodo 1), non in circuito, gradualmente di intensità crescente, costituiti da una parte iniziale di attività aerobica (con Fc mai inferiore al 70% della Fc max teorica calcolata con la formula di Karvonen), una parte centrale con l’utilizzo di sovraccarichi e una parte finale ancora aerobica (mai inferiore al 70% della Fc max teorica). • Durata dell’allenamento: mai inferiore a 70’ • Frequenza settimanale: 3 volte • Metodo esercizi: esercizi base analitici e semianalitici • Recupero tra esercizi: 1’ • Recupero tra serie: 30’’ • Carico d’allenamento: 65% CM per i soggetti A e C; 55% per i soggetti B e D; il CM è stato stimato col metodo indiretto sulla base delle ripetizioni max eseguite con il carico ritenuto dal soggetto “impegnativo” www.elav.biz 6 FITNESS E SALUTE • Scala di Borg: sforzo percepito come sufficiente una frequenza settimanale pari a 3 volte e hanno avuto una durata effettiva in media di 45 minuti. Ad entrambi i soggetti prima del cambio di programma, avvenuto allo scadere di ogni mese, è stato somministrato il test della Scala di Borg per verificare la percezione della fatica subito dopo la fine della seduta d’allenamento (in ogni caso all’uscita dalla doccia e non immediatamente dopo). Tali test hanno rilevato che è stata avvertita una fatica superiore rispetto ai protocolli relativi al metodo 1. Il programma di allenamento è stato cambiato con frequenza mensile; ha comportato un aumento del carico di allenamento in misura del 2-5%/mese in tutti i soggetti trattati. Acquisiti nuovi protocolli di lavoro attraverso la lezione ELAV (Allenamento per il dimagrimento), 2 dei soggetti (più precisamente il soggetto A ed il soggetto D) sono stati allenati attraverso circuiti cardiomuscolari (da qui in avanti metodo 2); i restanti 2 soggetti sono stati invece allenati secondo il metodo 1 inserendo in routine esercizi diversi ma che hanno tuttavia interessato gli stessi gruppi muscolari. I soggetti A e D hanno eseguito circuiti cardiomuscolari aventi le seguenti caratteristiche: • metodo e esercizi: gruppi muscolari distanti – es.Jolly: Squat su bosu ball • stazioni: 8 • ripetizioni per stazione: 12 eseguite a velocità media circa 2/2,5 sec a ripetizione • frequenza cardiaca: sempre compresa tra il 70 e l’85% della Fc max • recupero: nessuno tra le stazioni; 3 minuti tra circuiti • circuiti: 2 per seduta d’allenamento • carico d’allenamento: 60% del CM Riportando in Tabella a) i dati relativi ai soggetti A e D, cui sono stati somministrati circuiti cardiomuscolari e in Tabella b) quelli relativi ai soggetti B e C, allenati con protocolli d’allenamento di metodo 1, nel periodo Settembre2009 - Marzo 2010 si evince quanto segue: • i risultati, in termini di riduzione della massa grassa, sono stati decisamente migliori rispetto a quelli conseguiti con il metodo 1 • la massa magra è aumentata in maniera sensibile • i tempi di allenamento sono stati praticamente dimezzati • il carico di allenamento, sebbene percepito come impegnativo, è stato soltanto del 60% CM, ma in ogni caso tale da tenere la Fc nei ranges prefissati (min 70% max 85% Fcmax) il dimagrimento è stato diffuso e ha interessato siti non raggiunti dal metodo 1. I programmi motori su descritti sono stati eseguiti con Soggetti A e C sesso Maschile Soggetti B e D sesso Femminile Tapis Roulant 10’ Tapis Roulant 15’ Distensioni panca piana 3x10 Pressa orizzontale 3x10 Lento avanti 3x10 Alzate laterali 3x10 Lat machine dietro la nuca 3x10 Lat machine dietro la nuca 3x10 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO Slanci indietro da posizione decubito prona 3x15 Pressa 3x12 Crunch 3x20 a carico naturale Crunch 3x20 a carico naturale Reverse crunch 3x20 a carico naturale Riverse crunch 3x20 a carico naturale Treadmill 20’ (tra il 60% e il 70% della Fcmax) Treadmill 20' (tra il 60% e il 70% della Fcmax) Caratteristiche dei work-out somministrati (METODO 1) soggetto A sesso Maschile Distensioni panca inclinata soggetto D sesso Femminile Squat al Multipower Iperestensioni con sovraccarico Alzate busto 90° Trazioni alla Lat Machine dietro la nuca Slanci decubito laterali con cavigl.zavorrate Squat al multipower Ginocchia al petto alle parallele con sovracc. Lento dietro manubri Abductor machine Sit up con sovraccarico Alzate laterali Squadre alle parallele con sovraccarico Es. Jolly se Fc in calo SQUAT SU BOSU BALL Alzate laterali Crunch con sovraccarico Lat machine avanti presa stretta Es. Jolly se Fc in calo SQUAT SU BOSU BALL Circuiti cardio-muscolari somministrati (METODO 2) www.elav.biz 7 FITNESS E SALUTE Parametri Analizzati Età Sesso Soggetto A Soggetto B Soggetto C Soggetto D Sett. 2009 30 Dic. 2009 31 Sett. 2009 34 Dic. 2009 34 Sett. 2009 44 Dic. 2009 44 Sett. 2009 26 Dic. 2009 26 M M F F M M F F Altezza 174 cm 174 cm 164 cm 164 cm 180 cm 180 cm 170 cm 170 cm peso corporeo 90,1 kg 88 kg 29,76 29,07 23,13 22,09 27,1 26,57 24,67 24,22 Frequenza cardiaca a riposo 78 75 76 75 80 76 79 77 circonferenza tricipiti sura circonferenza coscia alla radice (cm) circonferenza anche (cm) 40 41 36 35,5 36 36 38 38 62 64 59 59 63 64 65 63,5 112 110 96 97 109 108 94 92 circonferenza vita (cm) 101 100 74,5 70,5 92 98 82 80 circonferenza torace (cm) 115 114 100 93 108 107 94 95,5 circonferenza braccio (cm) 37 37 28,5 28 33 32 28 29 17,5 17,5 16 16 17 17 15 15 plica pettorale (mm) 12 10 7 7 12 10 7 6 plica addominale (mm) 35 28 24 19 28 29 16 16 plica coscia mediale (mm) 11 11 18 15 8 10 24 22 plica tricipitale (mm) 5 6 17 11 9 8 14 16 plica soprailiaca (mm) 40 35 25 20 22 22 24 19 plica sottoscapolare (mm) 19 17 16 14 20 18 10 12 plica ascellare (mm) 19 15 12 6 16 7 7 7 massa grassa % 20,11 17,78 23,83 19,57 17,22 15,70 20,66 20,08 massa magra % 79,89 82,22 76,17 80,43 82,78 84,30 79,34 79,92 peso massa grassa Kg 18,12 15,65 14,82 11,56 15,14 13,52 14,73 13,92 peso massa magra Kg 71,98 72,35 47,38 47,54 72,76 72,58 56,57 55,38 Bmi circonferenza polso (cm) ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO 62,2 kg 59,1 kg 87,8 kg 86,1 kg 71,3 kg 70,0 kg Evoluzione dei parametri analizzati dal primo Test Settembre 2009 a Dicembre 2009 (i primi 3 mesi di allenamento) www.elav.biz 8 FITNESS E SALUTE Situazione Marzo 2010 Soggetto A Soggetto D Soggetto B Metodo 2 Parametri analizzati Soggetto C Metodo 1 Età 31 26 34 44 Sesso M F F M Altezza 174 cm 170 cm 164 cm 180 cm peso corporeo 85,7 kg 68,8 kg 58,0 kg 84,8 kg 28,31 23,81 21,56 26,17 frequenza cardiaca a riposo 75 74 73 74 circonferenza tricipiti sura 40 37,5 36 36 circonferenza coscia alla radice (cm) 62 62 58 65 circonferenza anche (cm) 110 90 99 105 circonferenza vita (cm) 97 75 69 97,5 circonferenza torace (cm) 113 95 93 107 circonferenza braccio (cm) 37 29 27,5 33 17,5 15 16 17 plica pettorale (mm) 7 6 7 10 plica addominale (mm) 24 12 19 22 plica coscia mediale (mm) 11 18 15 9 plica tricipitale (mm) 5 12 11 9 plica soprailiaca (mm) 30 15 19 24 plica sottoscapolare (mm) 17 8 10 16 plica ascellare (mm) 10 6 7 6 massa grassa % 15,32 16,62 18,91 14,57 massa magra % 84,68 83,38 81,09 85,43 peso massa grassa Kg 13,13 11,44 10,97 12,35 peso massa magra Kg 72,57 57,36 47,03 72,45 Bmi circonferenza polso (cm) ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO Rilevamento dei parametri analizzati a distanza di 3 mesi dall’inizio delle esercitazioni con il metodo 2 (soggetti A e D) e con il metodo 1 (Soggetti B e C) www.elav.biz 9 FITNESS E SALUTE Periodo Settembre 2009 – Marzo 2010 Parametri analizzati Sett 2009 Dic 2009 Mar 2010 Sett 2009 Dic 2009 Mar 2010 Soggetto A Soggetto A Soggetto A Soggetto D Soggetto D Soggetto D Età 30 31 31 26 26 26 Sesso M M M F F F Altezza 174 cm 174 cm 174 cm 170 cm 170 cm 170 cm peso corporeo 90,1 kg 88 kg 85,7 kg 71,3 kg 70,0 kg 68,8 kg 29,76 29,07 28,31 24,67 24,22 23,81 frequenza cardiaca a riposo 78 75 75 79 77 74 circonferenza tricipiti sura 40 41 40 38 38 37,5 circonferenza coscia alla radice (cm) 62 64 62 65 63,5 62 circonferenza anche (cm) 112 110 110 94 92 90 circonferenza vita (cm) 101 100 97 82 80 75 circonferenza torace (cm) 115 114 113 94 95,5 95 circonferenza braccio (cm) 37 37 37 28 29 29 17,5 17,5 17,5 15 15 15 plica pettorale (mm) 12 10 7 7 6 6 plica addominale (mm) 35 28 24 16 16 12 plica coscia mediale (mm) 11 11 11 24 22 18 plica tricipitale (mm) 5 6 5 14 16 12 plica soprailiaca (mm) 40 35 30 24 19 15 plica sottoscapolare (mm) 19 17 17 10 12 8 plica ascellare (mm) 19 15 10 7 7 6 massa grassa % 20,11 17,78 15,32 20,66 20,08 16,62 massa magra % 79,89 82,22 84,68 79,34 79,92 83,38 peso massa grassa Kg 18,12 15,65 13,13 14,73 13,92 11,44 peso massa magra Kg 71,98 72,35 72,57 56,57 55,38 57,36 Bmi circonferenza polso (cm) ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO Tabella A — Monitoraggio soggetti allenati da Dic’09 a Marzo’10 con circuiti cardio-muscolari www.elav.biz 10 FITNESS E SALUTE Periodo Settembre 2009 – Marzo 2010 Sett 2009 Dic 2009 Mar 2010 Sett 2009 Dic 2009 Mar 2010 Parametri Analizzati Soggetto B Soggetto B Soggetto B Soggetto C Soggetto C Soggetto C Età 34 34 34 44 44 44 Sesso F F F M M M Altezza 164 cm 164 cm 164 cm 180 cm 180 cm 180 cm peso corporeo 62,2 kg 59,1 kg 58,0 kg 87,8 kg 86,1 kg 84,8 kg 23,13 22,09 21,56 27,1 26,57 26,17 frequenza cardiaca a riposo 76 75 73 80 76 74 circonferenza tricipiti sura 36 35,5 36 36 36 36 circonferenza coscia alla radice (cm) 59 59 58 63 64 65 circonferenza anche (cm) 96 97 99 109 108 105 circonferenza vita (cm) 74,5 70,5 69 92 98 97,5 circonferenza torace (cm) 100 93 93 108 107 107 circonferenza braccio (cm) 28,5 28 27,5 33 32 33 circonferenza polso (cm) 16 16 16 17 17 17 plica pettorale (mm) 7 7 7 12 10 10 plica addominale (mm) 24 19 19 28 29 22 plica coscia mediale (mm) 18 15 15 8 10 9 plica tricipitale (mm) 17 11 11 9 8 9 plica soprailiaca (mm) 25 20 19 22 22 24 plica sottoscapolare (mm) 16 14 10 20 18 16 plica ascellare (mm) 12 6 7 16 7 6 massa grassa % 23,83 19,57 18,91 17,22 15,70 14,57 massa magra % 76,17 80,43 81,09 82,78 84,30 85,43 peso massa grassa Kg 14,82 11,56 10,97 15,14 13,52 12,35 peso massa magra Kg 47,38 47,54 47,03 72,76 72,58 72,45 Bmi ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO Tabella B — Monitoraggio soggetti allenati da Settembre 09 a Marzo 2010 con il metodo 1 www.elav.biz 11 FITNESS E SALUTE Situazione Aprile 2010 Soggetto A Soggetto B Soggetto C Soggetto D Età 31 34 44 26 Sesso M F M F Altezza 174 cm 164 cm 180 cm 170 cm peso corporeo 83,1 kg 56,8 kg 82,7 kg 65,7 kg 27,45 21,12 25,52 22,73 74 73 74 74 40,5 35 36 37,5 circonferenza coscia alla radice (cm) 62 58 64 61,5 circonferenza anche (cm) 108 97 105 89 Parametri Analizzati Bmi frequenza cardiaca a riposo circonferenza tricipiti sura circonferenza vita (cm) 95 68 96 74 circonferenza torace (cm) 113 93,5 106,5 95,5 circonferenza braccio (cm) 37 27 33 29 17,5 16 17 15 plica pettorale (mm) 7 7 9 6 plica addominale (mm) 22 16 20 10 plica coscia mediale (mm) 10 14 9 14 plica tricipitale (mm) 6 11 7 12 plica soprailiaca (mm) 28 15 23 12 plica sottoscapolare (mm) 15 8 16 8 plica ascellare (mm) 8 4 5 5 Massa grassa % 14,19 16,73 14,81 14,92 Massa magra % 85,81 83,27 85,19 85,08 peso massa grassa Kg 11,79 9,51 12,25 9,80 peso massa magra Kg 71,31 47,29 70,45 55,90 circonferenza polso (cm) ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ALLENARSI PER IL DIMAGRIMENTO Rilevamento dei parametri Aprile 2010. Ritenuti pertanto i risultati conseguiti attraverso il metodo 2 ottimali rispetto a quelli ottenuti con il metodo 1, tutti e quattro i soggetti sono stati trattati con i protocolli suggeriti dall’Elav e pertanto con il metodo del circuito cardio-muscolare. CONSIDERAZIONI FINALI I casi trattati, di cui sono stati riportati i risultati, dimostrano l’efficacia del metodo “cardio-muscolare” sia in termini di dispendio calorico, limitatamente alla seduta d’allenamento, che in termini di effettivo consumo calorico anche nelle ore e nei giorni successivi all’allenamento stesso. Va considerato infatti che a nessuno dei quattro soggetti trattati è stato somministrato alcun regime dietetico dimagrante e questo avvalora l’impatto che l’allenamento è riuscito ad avere a livello del metabolismo basale e probabilmente endocrino. Ben lontani dall’essere considerati casi di studio, data la limitata dotazione di strumentazioni utilizzabili, vogliono soltanto essere una testimonianza dell’applicazione attenta di quanto è stato oggetto di lezione. Ulteriori ricerche potrebbero essere eseguite utilizzando un metabolimetro in modo da poter documentare l’effettiva variazione del consumo basale di ciascuno dei soggetti trattati; monitorare altresì il loro VO2max (calcolato solo in maniera indiretta ricavan- dolo dalla Fc rilevata in allenamento) e sperimentare, in termini di eventuale lattato ematico, le sue variazioni prima e dopo le routines d’allenamento assegnate. BIBLIOGRAFIA M. Cuzzolaro, “Anoressie e Bulimie”, ed. Il Mulino, 2004 L. Sapora, “La psiche obesa”, ed. Melusina, 1998 M. Gabriella Gentile, “L’obesità per conoscerla per prevenirla e per curarla”, ed. Mattioli 1885, 2009 O. Bosiello, “Obesità”, ed. Kurtis, 2009 P. Alleri- R. Ruocco, “Il peso delle emozioni. Conoscere affrontare e vincere l’obesità”, ed. Franco Angeli, 2008 A. Tiengo – A, Avogaro, “Dall’obesità al diabete. Insulino resistenza e sindrome plurimetabolica. La gestione del paziente obeso-diabetico”, ed. Mediserve, 2007 L. Scerbo, “Nag-Factor e obesità infantile”, ed. Anicla, 2008 www.elav.biz 12 Una visione rigorosa e moderna, un alto livello dei contenuti trattati, un affascinante viaggio dalla teoria alla pratica alla scoperta dei più importanti argomenti per la scienza dell'allenamento. ELAV ha inserito nel proprio programma corsi ben 53 tematiche differenti, per 7,5 ore di lezione effettiva a giornata, sovente replicate in sedi differenti in tutte le principali aree geografiche italiane. Il nostro Focus è l'Alta Formazione per i livelli Specialist e Top ed ogni singolo corso rappresenta un'importante occasione di approfondimento ed aggiornamento specifico per poter migliorare le proprie competenze e riuscire a sfruttare al massimo le potenzialità derivanti da una conoscenza scientifica e pratica, moderna e rigorosa. I corsi ELAV sono rivolti agli studenti o laureati in scienze motorie o lauree affini, nonché a tutte le altre figure professionali, quali ad esempio istruttori ed allenatori, dei settori dello sport del fitness e del wellness. Le nostre proposte si pongono l'ambizione di dare un contributo in linea con le più grandi organizzazioni del mondo e nascono da un'attenta analisi dell'offerta formativa sia pubblica che privata. Il format che ci contraddistingue è di elevato livello didattico e si avvale esclusivamente di professionisti con importanti esperienze scientifiche e di insegnamento alle spalle, che abbiano preventivamente condiviso il progetto ELAV. I Programmi prevedono una totale trasposizione della teoria alla pratica applicata e si avvalgono di strumentazioni all'avanguardia al fine di permettere una profonda comprensione ai partecipanti. Il team di docenti condivide in sede centrale tutta la corsistica e sviluppa progetti di ricerca inediti ed innovativi. A tutti i partecipanti ai nostri corsi, viene aperta un'area riservata nel nostro sito internet www.elav.biz che gli consentirà di entrare in possesso di tutto il materiale didattico in formato elettronico, entrando a far parte di una elite di professionisti che ricevono periodicamente informazioni tecnico-scientifiche aggiornate sulle scienze motorie provenienti da tutto il mondo. www.elav.biz per consultare i programmi dettagliati ed iscriversi. Postural Anti Age Rehab 3 corsi 10 Corsi 9 Corsi 5 Corsi 6 Corsi 3 Aree 4 Corsi Anti Age 8 Corsi 8 Corsi 13 ELAV JOURNAL Anno IiI Numero 10 visita il sito www.elav.biz ALLENAMENTO PER IL DIMAGRIMENTO BIOMECCANICA DEGLI ESERCIZI IN PALESTRA COMPOSIZIONE CORPOREA E METABOLISMO FITNESS PER LA TERZA ETA’ PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI PREPARAZIONE ATLETICA modulo 1 PREPARAZIONE ATLETICA modulo 2 PREPARAZIONE ATLETICA modulo 3 PREPARAZIONE ATLETICA modulo 4 FITNESS AL FEMMINILE PROGRAMMAZIONE DELL’ALLENAMENTO PER IL FITNESS E CASI DI STUDIO PSICOLOGIA PER IL FITNESS TROFISMO ED IPERTROFISMO MUSCOLARE VALUTAZIONE FUNZIONALE PER IL FITNESS ATTIVITA’ AEROBICA E CONTROLLO DELLA FREQUENZA CARDIACA PREPARAZIONE ATLETICA modulo 5 PREPARAZIONE ATLETICA modulo 6 PSICOLOGIA PER LO SPORT VALUTAZIONE FUNZIONALE PER LO SPORT modulo 1 VALUTAZIONE FUNZIONALE PER LO SPORT modulo 2 ELAV FUNCTIONAL TRAINING CLINIC 2010 BIOMECCANICA ANATOMO FUNZIONALE FLESSIBILITA’ E MOBILITA’ TRX SUSPENSION TRAINING FORZA MUSCOLARE FORZA FUNZIONALE VIBRAZIONI MECCANICHE 14 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 visita il sito www.elav.biz ALLENAMENTO POSTURALE SEGMENTARIO ALLENAMENTO POSTURALE GLOBALE ALLENAMENTO POSTURALE INTEGRATO TECNICHE POSTURALI CLASSICHE LE CATENE MUSCOLARI SISTEMA POSTURALE ED EQUILIBRIO VALUTAZIONE POSTURALE modulo 1 VALUTAZIONE POSTURALE modulo 2 PATOLOGIE E TECNICHE CHIRURGICHE modulo 1 PATOLOGIE E TECNICHE CHIRURGICHE modulo 2 RECUPERO FUNZIONALE modulo 1 RECUPERO FUNZIONALE modulo 2 RECUPERO FUNZIONALE modulo 3 RECUPERO FUNZIONALE modulo 4 RIATLETIZZAZIONE POST INFORTUNIO DELL’ATLETA TECNOLOGIE ALIMENTARI VALUTAZIONE DEL SOGGETTO INFORTUNATO ALIMENTAZIONE ANTI AGING E PER LA SALUTE ALIMENTAZIONE ED INTEGRAZIONE FUNZIONALE ALIMENTAZIONE ED INTEGRAZIONE PER IL BODYBUILDING ALIMENTAZIONE ED INTEGRAZIONE PER LA PERFORMANCE ALIMENTAZIONE PER IL DIMAGRIMENTO Anti Age ANTI AGING modulo 1 ANTI AGING modulo 2 ANTI AGING modulo 3 ANTI AGING modulo 4 15 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 Postural Rehab visita il sito www.elav.biz RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA CATENE MUSCOLARI E FASCE Di Filippo Gambelli Osteopata, Docente ELAV Le catene muscolari rappresentano circuiti in continuità di direzione e di piano attraverso i quali si propagano le forze organizzatrici del corpo. Il loro compito è quello di coordinare l’equilibrio nella postura eretta in economia ed assenza di dolore. Detta coordinazione passa attraverso le “fasce”. La fascia è l’involucro superficiale del corpo, ne fa parte ogni struttura connettiva di origine mesodermica (aponeurosi, guaine, tendini, legamenti, periostio, ecc..), questa penetra a fondo nella struttura del tessuto fino al rivestimento cellulare. Lo studio delle inserzioni aponeurotiche mostra una continuità delle fibre nel periostio delle ossa sulle quali esse si inseriscono e/o un prolungamento con le fibre delle fasce adiacenti. Questo sistema di collegamento costituisce una vera e propria catena: la catena delle fasce. Caratteristica delle fasce è che non possono essere stirate. Ogni forma di allungamento è subordinata all’intervento della tela fasciale. Perciò è necessario L’articolazione del ginocchio che la somma delle tensioni applicate rimanga nella costante fisiologica, pena una sensazione dolorosa che porta di conseguenza a tensioni muscolari riflesse finalizzate all’allentamento della sensazione, da cui il compenso. Funzioni della fascia sono quelle di proteggere i muscoli e i visceri che avvolgono, partecipare al mantenimento dell’armonia del corpo, oltre a essere coinvolte nell’equilibrio dei fluidi sanguigni e linfatici e influenzare le funzioni nervose. Le fasce influenzano le funzioni nervose sia perché i nervi le attraversano, sia perché formano intorno ad essi degli involucri di protezione. MYERS Thomas Myers utilizza nei suoi studi il concetto di “anatomy trains”, treni anatomici: come i vagoni del treno, le linee individuate da Myers percorrono il corpo collegando i vari segmenti. Gli “snodi” di tali congiunzioni sono ancorati a “stazioni” ossee. I “tracciati” percorsi dai “treni” talora si uniscono e divergono in “scambi”. Come veri binari di treni, le linee di tensione o linee di trasmissione attraverso la miofascia devono andare abbastanza rettilineamente o curvare dolcemente. Allo stesso modo, poiché la fascia è organizzata in piani, saltare da un livello di profondità ad un altro attraverso questi piani corrisponde a saltare di binario. Quindi, cambiamenti radicali di direzione o profondità non sono permessi (a meno che non si dimostri che la fascia agisca proprio in quel modo), né sono permessi “salti” tra giunture ossee o attraverso strati di fibre che corrono in direzione contraria ai binari. Ciascuno di questi casi annulla l’abilità della fascia tensile di trasmettere stiramenti (strain) da una connessione della catena all’altra. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE LINEA SUPERFICIALE POSTERIORE La prima di queste “linee” è la linea superficiale posteriore (LSP). Essa connette l’intera superficie posteriore del corpo dal fondo del piede fino alla cima della testa. Sebbene parliamo sempre al singolare di questa linea, in realtà sono due linee distinte che corrono parallele. La Lsp parte dalla superficie plantare delle falangi delle dita, sale lungo la fascia plantare e per i flessori corti delle dita, si ancora al calcagno, prosegue sul tendine d’Achille e sul gastrocnemio, si aggancia ai condili femorali, passa per il tendine rotuleo fino alla tuberosità ischiatica. Riprende la sua corsa verso il legamento sacro tuberoso, si collega al sacro, sale lungo la fascia sacrolombare e sugli estensori della colonna fino alla cresta occipitale, e termina al bordo frontale dopo essere passato per il cuoio capelluto fasciale. La funzione peculiare della LSP è di supportare il corpo nella piena estensione, per prevenire la tendenza a curvarsi nella flessione. La costante funzione posturale richiede fibre muscolari resistenti e bande molto forti come nel tendine d’Achille. Immaginiamoci la tensione della LSP all’altezza del calcagno: quando essa si tende, il calcagno è spinto contro la caviglia come una freccia incoccata nell’arco. L’eccezione per www.elav.biz 16 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA la funzione di estensione avviene alle ginocchia. Nella posizione eretta i tendini incrociati della LSP assistono i legamenti crociati nel mantenimento del corretto allineamento tibia-femore. Con l’eccezione della flessione delle ginocchia, la funzione della LSP in movimento è l’estensione e l’iperestensione. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE 17 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA LINEA SUPERFICIALE FRONTALE La linea superficiale frontale (LSF) connette invece l’intera superficie anteriore del corpo dalla punta dei piedi al cranio. Il percorso che compie parte dalla superficie dorsale delle falangi delle dita dei piedi, sale per gli estensori corti e lunghi delle dita e sui tibiali anteriori, si fissa sulla tuberosità tibiale e riprende la sua corsa verso la patella passando per il tendine sottopatellare. Continua verso spina iliaca anteroinferiore e tubercolo pubico salendo lungo il retto femorale, prosegue lungo il retto addominale fino alla 5° costa, passa per la fascia sternale fino al manubrio sternale, e termina al processo mastoideo dopo aver passato lo sternocleidomastoideo. Caratteristica peculiare della LSF è di bilanciare la LSP, mantenendo l’estensione posturale delle ginocchia. Protegge con la sua forza tensiva i visceri interni. La funzione principale della LSF è di creare flessione del tronco e delle anche, oltre ad estendere le ginocchia e creare dorsiflessione dei piedi. Le caratteristiche del movimento che impegna la LSF richiedono fibre muscolari veloci. Il retto femorale e il retto addominale sono connessi per via meccanica attraverso le ossa del bacino, se entrambi si contraggono il fianco e il tronco si flettono per avvicinare la gabbia toracica e il ginocchio, mentre nella posizione eretta il tono relativo aiuterà a determinare il tilt pelvico. In iperestensione entrambi sono allungati allontanandosi l’un l’altro. Se una parte è anelastica, l’altra deve adattarsi o passare lo stiramento lungo la LSF. Distendersi indietro in estensione dei fianchi (con sostegno completo per i principianti) aumenta l’allungamento della LSF da sopra il ginocchio ai fianchi. Piegamenti all’indietro o ponti sono modi più completi per allungare la LSF, ma non raccomandabili inizialmente, sebbene l’utilizzo di una swissball possa fornire un ottimo supporto per un principiante. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE 18 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE www.elav.biz 19 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA LINEA LATERALE La Linea Laterale (LL) attraversa ciascun lato del corpo dal punto mediale e laterale a metà del piede intorno e all’esterno della caviglia, e viene su per il tratto laterale della gamba e della coscia, passando lungo il tronco in un pattern di intreccio fino al cranio nella regione dell’orecchio. Il suo percorso inizia alla 1° e 5° base metatarsale, passa per i muscoli peroneali e per il compartimento laterale crurale, arriva alla testa del perone, al legamento anteriore della testa del perone, al condilo laterale tibiale fino al tratto ileo tibiale e ai muscoli abduttori. Tensore della fascia lata e gluteo fanno parte del percorso che arriva a cresta iliaca, SIPS e SIAS, per proseguire su obliqui laterali fino alle coste, continuare per intercostali interni ed esterni, giungere alla 1° e 2° costa e terminare, dopo aver attraversato il muscolo splenio della testa, sul bordo occipitale. La LL funziona posturalmente per bilanciare il piano anteriore col posteriore e bilateralmente per bilanciare la Dx con la Sx. La LL partecipa inoltre alla creazione di una curva laterale nel corpo, quale flessione laterale del corpo, abduzione ai fianchi e eversione del piede, ma funge anche da freno regolabile per i movimenti laterali e rotazionali del tronco. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE 20 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA LINEA SPIRALE Altra linea individuata da Myers è la Linea Spirale. La LS si arrotola attorno al corpo come un’elica, collegando un lato posteriore del cranio alla spalla opposta e poi attraversando anteriormente il fianco, il ginocchio e l’arco plantare dello stesso lato, ritornando su dalla parte posteriore per riunirsi alla fascia sul cranio. Il suo decorso è uno dei più complessi: dal bordo occipitale scende per i muscoli elevatori della colonna fino alla fascia sacrolombare, fa perno sul sacro, corre lungo il legamento sacro tuberoso andando verso la tuberosità ischiatica, passa dal bicipite femorale e si attesta sulla testa peroneale. Da lì riparte sul peroneo lungo, 1° base metatarsale, tibiale anteriore, condilo laterale-tibiale, tensore della fascia lata fino alla cresta iliaca e SIAS. Da obliquo interno, aponeurosi addominale e obliquo esterno si inserisce sulle costole laterali, passa per il muscolo dentato anteriore, arriva al bordo mediale della scapola, corre per il grande e piccolo romboide, staziona su cervicali basse e toraciche alte e poi passando per il muscolo splenio del capo e del collo arriva al bordo occipitale, al processo mastoideo, atlante ed epistrofeo. La LS aiuta a mantenere un corretto bilanciamento tra tutti i piani, partecipando in caso di sbilanciamento a compensare e mantenere le torsioni, le rotazioni, e gli spostamenti laterali. Funzione cardine è di creare spirali e rotazioni del corpo. Le posizioni di torsione spinale come la posizione del triangolo sono fatte apposta per creare uno stretching nella porzione superiore della Linea a Spirale. Uno schema posturale comune coinvolge un accorciamento da un lato della Linea a Spirale superiore. Una testa spostata e/o con un tilt da un lato, differenze nella posizione delle scapole, e una torsione o uno spostamento nella gabbia toracica, tutte presenti nel nostro esempio, avvisano l’operatore di una possibilità di coinvolgimento della Linea a Spirale nello schema. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE 21 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA LINEE DEL BRACCIO Le Linee del braccio sono in realtà quattro linee ben distinte, che vanno dallo scheletro assile ai lati della mano, chiamati pollice, mignolo, palmo e dorso. La prima, definita come frontale profonda, inizia dall’estremità del pollice, corre per i muscoli tenari fino allo scafoide e al trapezio, sale per i legamenti radiali collaterali, arriva al processo stiloideo del radio, attraversa il periostio radiale fino a giungere alla tuberosità radiale. Da lì, bicipite brachiale, processo coracoideo, pettorali minori, fascia clavicolopettorale per terminare alla 3°, 4° e 5° costa. La frontale superficiale si dipana dalla superficie palmare delle dita, passa per tunnel carpale e muscoli flessori delle dita, staziona all’epicondilo mediale omerale e riprende la corsa sul setto medio intermuscolare fino alla linea media omerale. Dopo aver fatto tappa su grande pettorale e grande dorsale giunge al terzo medio della clavicola e alle cartilagini costali dove interrompe la sua corsa. La posteriore profonda, origina dall’estremità del mignolo e passa per i muscoli ipotenari. Si fissa a piramidale e uncinato, passa per i legamenti collaterali ulnari arrivando al processo stiloideo dell’ulna. Dopo essere passata per il periostio ulnare si fissa all’olecrano dell’ulna, poi su per il tricipite brachiale, alla testa dell’omero, lungo i muscoli rotatori della cuffia, al bordo mediale della scapola. Termina la corsa ai processi spinosi delle cervicali basse e alle toraciche alte dopo aver attraversato romboidi ed elevatore della scapola. Per ultima, la posteriore superficiale: superficie dorsale delle dita, muscoli estensori, aggancio su epicondilo laterale dell’omero, setto intermuscolare laterale fino al tubercolo deltoide dell’omero. Da lì, prende il deltoide fino alla spina della scapola e all’acromion, su per il trapezio per terminare al bordo occipitale, legamento nucale e processi spinosi toracici. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE 22 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA LINEE FUNZIONALI Le Linee Funzionali sono estensioni delle linee del braccio attraverso la superficie del tronco fino alle pelvi e alla gamba contro laterale. Sono meno coinvolte nella postura eretta rispetto alle altre analizzate. Le funzioni importanti sono nello stabilizzare posture non semplicemente in piedi o a riposo. Consentono di dare maggiore forza e precisione ai movimenti degli arti, collegandoli all’arto opposto nell’altro cingolo. La Linea Funzionale Posteriore origina dalla diafisi omerale, percorre gran dorsale, fascia lombo dorsale e sacrale, per fare punto sul sacro. Riprende al grande gluteo, diafisi omerale, vasto laterale, aggancio sulla patella, per il tendine sub patellare fino alla tuberosità della tibia. La Linea Funzionale Frontale origina anch’essa nella diafisi omerale, ma decorre sul bordo inferiore del grande pettorale fino alla 5° e 6° cartilagine costale, scende per la guaina laterale del retto addominale, arriva al tubercolo e alla sinfisi pubica, passa per l’adduttore lungo e termina alla linea aspra del femore. Le linee funzionali aumentano l’impeto dello slancio e della muscolatura del tronco tramite la forza degli arti, stabilizzati dal cingolo contro laterale. Pensiamo ad esempio al gesto del lancio del giavellotto, o al servizio del tennis: il caricamento provoca l’accorciamento della LFP e lo stretching della LFF, mentre al momento del lancio si inverte il processo, accorciando la LFF e allungando la LFP. Possiamo anche considerare che la LFP agisce come un freno che mantiene la forte contrazione lungo la LFF e che mantiene entro limiti sicuri la leva che effettua il braccio, per non causare danni alle articolazioni coinvolte nel movimento. L’azione di pagaiare un kayak o una canoa coinvolge l’elemento stabilizzante di queste due linee. Il braccio che è verso l’acqua connette la Linea Posteriore Profonda del Braccio tirando dal lato del mignolo fino alla LFP, stabilizzandosi tramite la gamba opposta. Il braccio in alto nella pagaiata spinge attraverso la Linea Frontale Profonda del Braccio fino al pollice, stabilizzandosi tramite la LFF fino alla coscia opposta. Se il ginocchio non è fissato contro il lato del kayak, si può sentire che la spinta passa da piede a piede, quasi come una imitazione del camminare. L’ideale sarebbe che il movimento e lo strain passassero facilmente e in modo uniforme lungo queste linee. Un eccesso di tensione o l’immobilità a un qualsiasi binario o stazione lungo la linea potrebbero condurre a un progressivo accumulo di tensioni in qualche punto della linea che potrebbe portare dei problemi nel tempo. Le limitazioni divengono evidenti specialmente quando chi compie il gesto è stanco o al termine di un lungo allenamento. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE 23 RIABILITAZIONE E POSTORULOGIA LINEA FRONTALE PROFONDA Ultima linea, la Linea Frontale Profonda. È interposta tra le linee laterali, chiusa a sandwich tra le superfici frontali e posteriori, avvolta dalla spirale. Ha un grande ruolo di supporto del corpo, stabilizzando ciascun segmento e bilanciando gli spostamenti. Gioca un ruolo prioritario in quanto: solleva l’arco interno, stabilizza ciascun segmento delle gambe, supporta la colonna lombare anteriormente, stabilizza il petto permettendo l’espansione e il rilassamento durante la respirazione, bilancia la fragilità del collo e il peso della testa che lo sovrasta. Sebbene non ci sia nessun movimento di stretta pertinenza della LFP, a parte l’adduzione dell’anca, nessuno è al di fuori della sua influenza. La LFP è praticamente ovunque circondata o ricoperta da altra miofascia, che duplica i compiti dei muscoli di questa. È formata maggiormente da fibre muscolari a lenta contrazione ma con gran- de capacità di sforzo, che riflettono il ruolo che la LFP gioca nel provvedere al mantenimento della stabilità. BIBLIOGRAFIA Meridiani miofasciali; Thomas W. Myers, Tecniche Nuove. Atlante di anatomia fisiopatologia e clinica; Frank H. Netter, Masson. Biomeccanica muscolo-scheletrica e metodica Mezieres; Mauro Lastrico, Marrapese Editore. “anatomia del Gray” Susan Standring, ElsevierMasson. Anatomia umana; L. Testout A. Latarjet, UTET. Fondamenti di medicina osteopatica; AA.VV. American Osteopathic Association, Casa Editrice Ambrosiana. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CATENE MUSCOLARI E FASCE 24 PSICOLOGIA VINCE LA SQUADRA E NON IL GRUPPO Di Davide Ciampelli Docente Elav, Master in Psicologia dello Sport. Ho sempre trovato straordinario il concetto che Giampaolo Montali ha voluto esprimere nel suo libro “Scoiattoli e tacchini”; nella sua semplicità ritengo che abbia permesso a molti di vedere con occhi diversi le dinamiche che interagiscono tra più individui all’interno di un gruppo di lavoro, di uno spogliatoio, di un campo da gioco. Pensiamo ad un’azienda come ad una squadra; i suoi dipendenti sono i giocatori, ognuno con un ruolo ben definito, tutti, indistintamente, importanti ai fini del successo. Non posso permettermi di non considerare un atleta spedito in tribuna in un certo momento dell’anno; ne è piena la storia dello sport di squadra di esempi di giocatori accantonati che si ritrovano ad essere decisivi nella “partita dell’anno”. E’ diventato ormai un luogo comune, nello sport, così come nelle dinamiche relazionali, parlare di gruppo; pochi parlano di squadra. E’ un concetto assai superficiale e semplicistico, del tutto diseducativo. Proviamo a sfatare questo tabù. Squadra e gruppo sono due soggetti ben diverse; l’amicizia tra i componenti di un club vincente non conta, decisivo è che l’obiettivo che tutti desiderano sia la vittoria. La squadra non nasce davanti ad una buona pizza, né tantomeno con gesti eclatanti, buoni soprattutto per i media; il concetto di squadra cresce e si cimenta sul campo, quando scatta quella chimica per certi versi inspiegabile (ma vedremo in seguito che non lo è affatto) che rende persone apparentemente lontane per credo, lingua, cultura, vissuto, storia, un corpo unico, disposto a lottare centimetro dopo centimetro per raggiungere l’obiettivo, capaci di parlare al plurale, sostituendo io con noi. Si accettano i difetti, propri e degli altri, ci si allena giorno dopo giorno per migliorarli, pensando ad un beneficio personale e comune; è l’unico vero obbligo che ha l’individualità verso la squadra. Una vera squadra è molto di più del bagaglio tecnico–atletico dei giocatori che indossano la stessa maglia; ci sono regole che vanno oltre ogni codice di comportamento e sono quelle che insegnano a “giocare insieme”, dentro e fuori il campo da gioco, a vivere il gioco di squadra come la più profonda ed autentica educazione al confronto ed alla libertà. Una squadra, prima di essere un insieme di ottimi giocatori, è una sorta di comunità. Mi spiego meglio. Cito direttamente dal libro “Il gioco delle idee” di Marcello Lippi ( l’episodio in questione è avvenuto la mattina del 4 luglio 2006, giorno della semifinale dei Mondiali con la Germania ): “ “Stamattina non ci si allena! Vi farò una sorta di lezione ….” Le facce erano perplesse e avevano ragione di esserlo …. Interrompendo, dunque, l’abitudine dell’allenamento mattutino cercai di spiegare ai ragazzi che in luogo di schemi e strategie avrei preferito parlar loro della morte… La morte di una persona cara, di un familiare, è un trauma fortissimo… Si perde un riferimento fondamentale, un affetto irrinunciabile, viene meno l’interesse per tutto ciò che ci circonda… E’ una vera catastrofe da cui non è facile riprendersi… Quando però il lutto colpisce una famiglia unita, le cose sono diverse. Il dolore è comunque straziante… forse non si trovano le forze per sé, per reagire ed andare avanti, ma le si trova per gli altri. La responsabilità e l’amore verso gli altri componenti del nucleo familiare consentono di attingere a riserve di energie che nemmeno lontanamente si sospettava di avere”. È la forza che dà il senso di appartenenza di fronte al pericolo che minaccia la squadra, diversamente trionferebbe l’individualismo e l’egoismo. La squadra rende i singoli più forti e capaci di gestire le difficoltà, di affrontarle. Una squadra è tale quando gli individui che la costituiscono riescono ad avere qualcosa in comune; intenti, passione, cuore. Il “tutto” di una squadra vincente è molto di più delle singole “parti” che lo compongono; ma questo tutto va costruito e l’impresa è certamente ardua. Se una parte del “tutto” va in crisi, si ripercuote immediatamente su tutti gli altri e proprio in questi casi la parte “sana” della squadra dovrebbe essere in grado di sostenere chi è in difficoltà. Non si può far credere a persone così diverse tra di loro che la base per la costruzione di una mentalità vincente sia lo spirito di gruppo e la comune solidarietà che lo caratterizza; la diversità, il trasmettere esperienze nuove può essere l’elemento di maggiore ricchezza rispetto ad un gruppo omologato verso il “tutti uguali”. La squadra obbliga il singolo a “spogliarsi”; difficile, anche traumatico in certi frangenti, inizialmente, straordinario in seguito. Il giocatore deve percepire che la diversità non diventi un alibi; per rafforzare questo concetto mi permetto di citare una frase di un “must” cinematografico, “Ogni maledetta domenica”: “ O si vince come squadra o si viene annullati individual- www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 VINCE LA SQUADRA E NON IL GRUPPO 25 PSICOLOGIA mente”. Il talento diventa decisivo per il proprio team quando capisce tutte le sfaccettature dell’ambito nel quale agisce e che le persone, quando fanno parte di un qualcosa, devono sacrificarsi e farsi trovare pronte al cambiamento. Nessuno e per nessun motivo può permettersi il lusso di rovinare il progetto di una squadra. Il talento diventa fuoriclasse quando possiede la straordinaria capacità di rendere la squadra un gruppo ben più grande di quanto lo è in realtà numericamente;il fuoriclasse è il valore aggiunto della squadra, ma è la squadra quella cintura di protezione che permette al fuoriclasse di esaltarsi e di sentirsi protetto. Se la squadra fa proprio questo messaggio, allora la disponibilità, la volontà di confluire tutte le energie verso il sopportare le diversità diventerà totale; i giocatori non devono nascondere o soffocare la propria diversità e le loro esigenze, è indispensabile che si mantengano sempre vivi. Lo sport collettivo quasi quotidianamente ci insegna come sia possibile realizzare imprese apparentemente impossibili; il lavoro duro, il sacrificio, uniti alla voglia di dare il massimo ed alla capacità di crearsi un sogno comune, fanno di un gruppo normale, una squadra vincente. Poi all’improvviso, senza che venga forzato o richiesto, giocando da squadra vera, i giocatori si accorgono che al proprio fianco hanno il miglior compagno possibile per raggiungere l’obiettivo prefisso; tra i giocatori subentra la stima e da squadra si diventa gruppo. Per pensare di realizzare tutto ciò, non si può pensare di fare a meno della squadra invisibile, quella degli assistenti, dei preparatori atletici, dei medici, dei fisioterapisti, dei magazzinieri, dell’intero management; per considerarsi un vincente, nel mondo dello sport così come in quello aziendale, è necessario riconoscere e considerare due squadre. Una scende in campo, l’altra non apparirà mai sotto i riflettori, ma si “limiterà” a lavorare dietro le quinte. Due gruppi di lavoro, due mondi diversi, un’unica filosofia, un unico modo di vedere le cose. Una squadra vincente ha un’organizzazione vincente; ruoli chiari e definiti, assoluta meritocrazia e competenza, rispetto delle regole e valorizzazione delle risorse umane a disposizione. La vera capacità di chi gestisce risorse umane sta nel gratificare e rendere decisive queste due categorie; se è vero che il principio più acuto della natura umana è il desiderio di sentirsi apprezzati, nulla avrà più valore per un giocatore o per un collaboratore del sentirsi parte integrante e portante di un progetto vincente. L’immaginario collettivo identifica il risultato della partita con la squadra che scende in campo; proviamo a pensare che non sarà mai possibile avere una squadra del tutto efficiente in campo, se l’altra squadra non si è mossa in maniera perfetta fino al minuto che precede la gara. Allo stesso modo, quella che può rivelarsi un’arma indiscutibilmente di successo, può rivelarsi il vero avversario contro cui lottare; quando manca una definizione dei ruoli certa, quando iniziano a mostrarsi attriti www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 VINCE LA SQUADRA E NON IL GRUPPO 26 PSICOLOGIA e gelosie tra giocatori, difficilmente si riuscirà a creare il clima giusto per provare a realizzare qualcosa d’importante. Il gioco di squadra può essere preparato e studiato nei minimi dettagli, ma se le risorse umane non collaborano, in campo non funziona nulla. Il corso degli eventi sportivi ci racconta di squadre che hanno vinto pur giocando contro la propria società, contro i tifosi, contro l’opinione pubblica, addirittura contro un allenatore; mai però una squadra ha vinto quando i suoi uomini si giocavano contro. BIBLIOGRAFIA Scoiattoli e tacchini, Come vincere in azienda con il gioco di squadra. MONTALI G.PAOLO, RIZZOLI 2008. Il gioco delle idee, Pensieri e passioni a bordo campo. LIPPI MARCELLO, EDITRICE SAN RAFFAELE 2008. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 VINCE LA SQUADRA E NON IL GRUPPO 27 Il nostro Focus è l'Alta Formazione per i livelli Specialist e Top. Per questo motivo ELAV certifica in maniera indiretta il livello Basic in modo da confermare e garantire il possesso del potenziale culturale necessario ai successivi livelli di certificazione. La Certificazione Basic è ottenibile con procedimento differenziato in base al possesso o meno della Laurea in Scienze Motorie o Lauree affini. Come si ottiene la certificazione: ELAV BASIC CERTIFICATION per i possessori di Laurea. Questa certificazione viene concessa direttamente a tutti coloro che ne fanno richiesta alla Direzione Scientifica di ELAV, certificando formalmente il possesso della Laurea. Non è quindi necessario frequentare corsi nè sostenere esami ma è sufficiente formalizzare una domanda seguendo la procedura consultabile nel sito www.elav.biz nell'area certificazioni. ELAV BASIC CERTIFICATION per i non possessori di Laurea. Questa certificazione si ottiene sostenendo un apposito esame online. E' necessario quindi seguire la procedura che si trova nel sito www.elav.biz nell'area certificazioni. Tutti i soggetti Certificati riceveranno poi, direttamente a casa propria, la documentazione attestante la certificazione assieme ad una serie di servizi e vantaggi appositamente individuati da ELAV. La BASIC CERTIFICATION consentirà poi di accedere al successivo livello Specialist. La certificazione ha durata annuale e va periodicamente rinnovata; il passaggio alla certificazione superiore avrà effetto sostitutivo sulla Certifcazione Basic che decadrà automaticamente. La Certificazione Specialist si raggiunge sommando la partecipazione alle singole giornate di corso previste da ogni percorso specifico, il quale diventa così un vero e proprio Master. I Masters attivi per la Certificazione Specialist sono 6: Grazie ad una particolare formula organizzativa, pur consigliandone il completamento nell'anno solare, ELAV non pone limiti di tempo in tal senso consentendo la partecipazione alle singole giornate di corso in qualsiasi data e sede italiana del proprio programma. Questo facilita il recupero di eventuali giornate perse o semplicemente la distribuzione della partecipazione su un arco di tempo più lungo, anche pluriennale. Grazie a tale flessibilità, ognuno si può costruire il proprio percorso come meglio crede. Una formula unica ed altamente flessibile nel panorama della formazione italiana. Una volta completato il percorso didattico, al fine di ottenere la certificazione, è necessario sostenere un apposito esame online e presentare una tesina. Un po' come per le lauree universitarie, anche nel nostro caso il singolo professionista può ottenere più certificazioni ma non più di una per anno solare; inoltre, l'ottenimento di una certificazioni pone vantaggi nell'ottenimento di altre certificazioni affini con il sistema dei crediti ottenuti avendo già frequentato giornate di corso comunemente presenti nei programmi. La certificazione, a rinnovo annuale, garantisce l'accesso riservato ad una serie di servizi e vantaggi appositamente individuati da ELAV nonché l'accesso alla Top Certification. Si sottolinea che, pur essendo libera la partecipazione a qualsiasi delle 53 giornate di corso del programma ELAV a chiunque lo desideri, l'esame per la Certificazione Specialist è sostenibile solo ai possessori della Certificazione Basic. 28 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 visita il sito www.elav.biz 29 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 SPORT AND FITNESS NUTRITION SPECIALIST ANTI AGING SPECIALIST Top Riservata esclusivamente ai possessori di Laurea e della ELAV SPECIALIST CERTIFICATION, si concretizza in un percorso in full immersion presso l'ELAV INSTITUTE. Durante questo super corso, tramite lo studio di casi reali, le prove dirette e l'uso della strumentazione avanzata del laboratorio di ricerca, verranno insegnate metodologie altamente avanzate, innovative ed inedite . La certificazione, a rinnovo annuale, garantisce l'accesso riservato ad una serie di servizi e vantaggi appositamente individuati da ELAV nonché la possibilità di entrare a far parte del nostro Team di Docenti o di importanti progetti di ricerca interni o in partnership con Istituti Universitari, Federazioni Sportive Nazionali o con gli stessi Partners Tecnici. 30 SPORT ci è parso necessario riferire l’attenzione ad una dei migliori atleti delle classifiche mondiali, infatti è stata scelta come modello Michaela Dorfmeister vincitrice della Coppa del Mondo di Slalom Gigante, in accordo con l’affermazione di Reichert (1979) che: “ Modello della tecnica devono essere gli atleti di classe mondiale.” ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Di Emanuele Mampieri Laureato in Scienze e Tecniche dello Sport, Ricercatore volontario presso il Laboratorio di Alte Prestazione della Federazione Italiana Sport Invernali. In questo lavoro saranno presentate oltre che ai vari confronti e critiche tra la letteratura presente, le metodologia utilizzata sul campo di misura e il processo di elaborazione dei dati registrati durante lo Slalom Gigante femminile di Bormio. Saranno inoltre illustrati alcuni risultati relativi allo Slalom Gigante stesso. Essendo stata presa in considerazione un'unica atleta questo lavoro non può avere un alto valore statistico, tuttavia i risultati ottenuti devono indurci a continuare lo studio proprio per ottenere una certa attendibilità statistica. INTRODUZIONE Questo lavoro ha esaminato lo sci alpino sotto molteplici aspetti, centrando l’attenzione in particolar modo sull’analisi biomeccanica del gesto tecnico. Come tutti gli studi di una certa validità scientifica il lavoro ha avuto inizio da una ricerca bibliografica. Da questa ricerca sono emersi dei dati discordanti poiché, a causa dell’evoluzione della tecnica rispetto agli anni ottanta/novanta, i lavori pubblicati in tempi non recentissimi hanno perso quasi completamente la loro validità. È stato necessario analizzare a fondo ogni studio confrontandolo con le nuove tendenze della disciplina ed estrapolarne la porzione più valida. Tutto ciò è stato fatto per ogni aspetto dello sci alpino a partire dagli aspetti più generali, fisiologici, tecnici, e meccanici, fino ad arrivare all’analisi tridimensionale. La pratica agonistica dello sci alpino e le prestazioni cronometriche, fisiche e tecniche degli atleti d’elite hanno raggiunto un livello tale da richiedere un’attenta analisi biomeccanica del complesso gesto motorio al fine di massimizzarne il rendimento, soprattutto in condizioni di gara. Al fine di raccogliere informazioni quantitative, utile per costruire modelli di movimento tali da diventare un forte ausilio nella valutazione sul campo TIPO DI GARA INTERNAZIONALI Coppa del Mondo Giochi Olimpici Coppa Europa Altre FIS NAZIONALI Camp. Italiani Camp. Italiani Giovanili Camp. Italiani allievi Camp. Italiani ragazzi Altre gare federali Discesa m GENERALITA’ Lo sci alpino è definibile come sport di destrezza, a prevalente impegno muscolare, con attività metabolica di tipo aerobico anaerobico misto. E’ una disciplina il cui rendimento è legato in massima parte all’applicazione della tecnica, tanto più la pista è ripida, ghiacciata, con porte a traiettoria sempre più chiusa, - a parità di tecnica vince chi è più forte fisicamente-. Così è stato definito lo sci alpino da Franco Cotelli, direttore del Laboratorio di Alte Prestazioni della Federazione Italiana Sport Invernali, e quindi uno dei massimi esponenti di questa disciplina sia in Italia che a livello Internazionale. SuperG f ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte m f Gigante m f Slalom m f 800-1100 500-800 500-650 400-600 250-450 250-400 180-220 140-220 800-1100 500-700 500-650 350-500 250-400 250-350 140-220 120-180 500-1100 500-800 500-650 350-600 250-400 250-350 140-220 120-200 500-1000 500-700 500-650 350-500 250-400 250-350 140-220 120-180 500-700 500-600 250-400 140-200 300-350 300-350 250-300 250-300 120-140 120-140 300-350 300-350 250-300 250-300 120-140 120-140 500-700 400-700 400-600 350-500 250-400 250-350 140-180 120-180 REGIONALI Regionali Qualificazioni Seniores/Giovanili Reg. Qual. Camp. Reg Circoscrizionali Allievi Reg. Qual. Camp. Reg Circoscrizionali Ragazzi Cuccioli 400-500 400-500 350-500 300-500 250-300 250-300 140-180 140-180 400-500 400-500 300-350 300-350 200-300 200-300 120-140 120-140 300-350 300-350 200-300 200-300 120-140 120-140 250 Max 250 Max 100 Max 100 Max Tabella 1.1 — Dislivelli per l’omologazione delle piste di sci alpino da Agenda dello sciatore 2001 www.elav.biz 31 SPORT Lo sci alpino è diviso in quattro specialità; Discesa Libera, Super Gigante, Slalom Gigante e Slalom Speciale. Queste specialità sono diverse fra loro per durata, impegno muscolare e tecnica. Dopo questa affermazione sembrerebbero completamente dissimili l’una dall’altra ma in realtà sono l’una la continuazione dell'altra. I due estremi sono determinati dalla discesa e dallo slalom. Nella discesa si raggiungono velocità elevatissime, con picchi di 150 Km/h; anche per quanto riguarda i dislivelli, i tempi e la lunghezza del tracciato è la gara più lunga. E’ completamente l’inverso invece per lo slalom, che è la specialità dove c’è il maggior numero di porte (cambi di direzione) rispetto alla lunghezza del tracciato. Per quanto riguarda il gigante e il superG, essi possono considerarsi come delle sfumature rispetto agli estremi. Il superG più simile ad una discesa libera ed il Gigante invece più simile allo slalom. Varie ragioni hanno portato alla suddivisione, seppur non ufficiale, di queste specialità: in discipline veloci; Discesa e SuperG, e discipline tecniche; Gigante e Slalom. Come si può osservare nelle tabelle 1.1, 1.2, 1.3 le diverse velocità, lunghezze e tempi di curva delle varie specialità impongono diverse tecniche, e quindi a capacità muscolari differenti con relative metodologie di allenamento diverse. Alla luce di questi dati uniti ai cambiamenti che ci sono stati dall’inizio degli anni ottanta fino ad oggi, la ricerca scientifica si è applicata per trovare soluzioni vincenti nelle diverse specialità, esaminando tutti gli aspetti dello sci alpino, studiando in continuazione delle soluzioni sempre all’avanguardia che hanno allontanato sempre di più le discipline veloci dalle tecniche sia per le metodologie di allenamento che per la tecnica sciistica: più dinamica e potente nelle discipline tecniche, più sensibile e leggera nelle discipline veloci. Nel corso degli anni velocità, materiali e tecnica sono cambiati. Questi fattori sono però l’uno legato all’altro da stretti vincoli (Fig. 1.1), si pensi infatti all’invenzio- Tipo di gara Discesa libera Velocità (Km/h) 100-120 N° Porte SuperG 80-100 35-65 Gigante 60-80 30-67 Slalom 40-60 65-75 Tabella 1.2 — Velocità e n° di porte nelle competizioni maschili di coppa del mondo Tipo di gara Tempo (s) Velocità (Km/h) SuperG 2.410 73.56 Gigante 1.44 60.84 Slalom 0.844 52.598 Tabella 1.3 — Tempi e velocità di curva rilevati da dimostratori e atleti nazionali (Cotelli, modificato) Figura 1.1 ne del palo snodato e della posizione a uovo. È intuitivo infatti capire come il miglioramento degli sci abbia fatto aumentare le velocità, che per forza di cose influiscono sulla tecnica, la quale determina la scelta degli sci più adatti al tipo di tracciato e così via. C’è stata una lenta evoluzione-involuzione che ha portato ad un allungamento dei percorsi, ad una diminuzione del numero delle porte e di conseguenza ad una maggiore velocità media delle gare. Tutto ciò ha generato un aumento delle sollecitazioni, con la conseguenza di generare atleti sempre più potenti muscolarmente e con caratteristiche tecniche leggermente diverse rispetto al passato. I dislivelli sono passati dai 130-160 metri ai 150-180 di alcune gare, mentre il numero massimo di porte è rimasto invariato a 65; in alcune gare maschili i dislivelli sono passati addirittura dai 150-180 a 200-220 metri mantenendo il numero massimo di porte a 75. I dislivelli dello slalom gigante femminile sono passati dai 250-300 metri ai 300-450 di alcune gare di C.d.M., con una diminuzione del numero delle porte per una modificazione del regolamento (da una percentuale del numero delle porte del 15% del dislivello a quella del 12-15%), quelle maschili dai 250-350 metri ai 350-500 metri di dislivello. I superG si sono un po’ allungati, ma soprattutto si sono identificati sempre più come piccole e non facili discese che come giganti veloci. L’evoluzione dei materiali dello sci alpino negli anni (‘90-’97) ha portato un aumento sensibile delle velocità, non controbilanciato da una riduzione delle velocità dei percorsi; anzi si è assistito (nelle gare tecniche) ad una riduzione del numero delle porte in rapporto al dislivello di gara. Sia lo slalom che soprattutto, il gigante hanno aumentato tanto la velocità da costringere gli atleti ad usare il casco protettivo; di questo passo arriverà ad organizzare tali gare su piste protette da reti di protezione su ambo i lati della pista, come nelle gare di discesa e superG. L’aumento della velocità degli sci è principalmente dovuta alla razionalizzazione delle sciancrature degli sci ed ai rialzi o spessori che permettono traiettorie curvilinee con una riduzione delle decelerazioni. Il termine “sciancratura” indica la differenza che c’è tra la media della larghezza tra spatola e coda nei punti più larghi e il centro dello sci, praticamente indica quanto è scavato lateralmente lo sci, praticamente da un’informazione numerica sulla differenza che c’è tra uno sci di slalom ed uno da discesa non solo per la lunghezza, infatti uno di slalom ha un profilo molto più sciancrato (scavato) perché deve adattarsi a raggi di curva più www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte 32 SPORT piccoli, mentre uno sci da discesa è più dritto perché in questa specialità i raggi di curva sono molto più grandi. L’utilizzo di questo tipo di sci quindi ha permesso la riduzione della lunghezza degli sci e ha migliorato anche la loro manovrabilità infatti a parità di lunghezza uno sci molto sciancrato ha una lunghezza delle lamine maggiore per cui a parità di lunghezza delle lamine lo sci sciancrato è più corto. Sono state inserite delle piastre antivibranti, che diminuiscono le vibrazioni che il manto nevoso restituisce allo sciatore, aumentano la reazione vincolare. Tutto ciò, nel momento di perdita di controllo della curva, può portare alla sollecitazione abnorme delle strutture tendinee in genere e principalmente alla rottura del crociato anteriore (Cotelli, 2000). CARATTERISTICHE FISIOLOGICHE CONDIZIONANTI LA PRESTAZIONE NELLO SCI ALPINO E VARIE METODICHE DELLA VALUTAZIONE E DELLA PREPARAZIONE Il rendimento biomeccanico dello sci alpino è legato principalmente alle seguenti proprietà: • Capacità tecniche • Capacità fisiologiche Esaminiamole invertendo le priorità per scopo prettamente didattico. Le proprietà fisiologiche condizionanti la prestazione che lo sci alpino richiede sono le seguenti: • Forza esplosiva • Rapporto forza velocità • Potenza alattacida • Resistenza alla forza veloce • Coordinazione neuro-muscolare MECCANISMI ENERGETICI NELLO SCI ALPINO Lo sci alpino, pur essendo una disciplina sportiva il cui rendimento è legato in massima percentuale all’applicazione della tecnica, è definibile come “sport di destrezza a prevalente impegno neuro-muscolare con attività metabolica di tipo anaerobico misto”, con intervento modesto del meccanismo aerobico. Lo slalom e lo slalom gigante richiedono proprietà fisiologiche simili, anche se lo slalom esige, rispetto al gigante, maggiori qualità di reclutamento rapido della forza. Il rendimento dello sci alpino è tanto più legato all’applicazione della tecnica quando più la pista è ripida, ghiacciata, con porte a traiettoria di curva sempre più chiusa (a parità di tecnica vince chi è più forte fisicamente). La disciplina più tecnica è lo slalom gigante, poi lo slalom, il superG e la discesa. Ognuna di queste discipline richiede caratteristiche fisiologiche e tecniche leggermente diverse fra loro e quindi metodologie di allenamento diverse. Le qualità neuromuscolari (coordinazione, sensibilità, capacità propriocettive, etc…) sono indispensabili per tutte le discipline, anche se ripartite in modo diverso. Lo slalom è più anaerobico-lattacido del gigante, del superG, e della discesa. Lo slalom richiede una maggiore resistenza alla forza veloce e più rapidità rispetto al gi- gante, al superG e alla discesa. Lo slalom ha gesti più ciclici rispetto al gigante, al superG e alla discesa. Il meccanismo aerobico non condiziona la prestazione. Quello anaerobico-lattacido viene utilizzato, anche se in minor percentuale rispetto a quello anaerobico-alattacido. Infatti, nello slalom gigante si usa il 60-65% del massimo consumo di ossigeno (VO2 MAX) e si producono circa 8-14 mmol/l di acido lattico (Saibene, Cortili, Cotelli 1983). Si è registrata anche una quantità di acido lattico di circa 15 mmol/l di media nella discesa libera di coppa del mondo di Bormio (la più faticosa del lotto delle gare di coppa del mondo) 1997-98 e 1998-1999. Ma bisogna tenere conto che quasi la stessa produzione si ha negli slalom con un tempo di percorrenza dimezzato (Tab. 2.1). Tipo di gara Tempo di curva (s) Tempo di gara (m’ss”) Discesa Libera Non Significativo 1’10”-2’30” Super Gigante 2.140 1’10”-1’40” Slalom Gigante 1.44 1’-1’30” Slalom Speciale 0.844 40”-1’ ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte Tabella 2.1 — Tempi di manche e di curva (da Cotelli 1999 modificato) Per avere quindi una valutazione più esatta dell’acido lattico prodotto bisogna quindi rapportare la produzione per secondo o per minuto di gara. Esempio: una produzione di lattato di circa 15 mmol/l nei 100 metri piani equivale a circa 1.5 mmol/l per secondo di gara; la stessa produzione in una gara di slalom di circa 50 s equivale ad una produzione di circa 0.3 mmol/l per secondo di gara; la stessa produzione in una gara di discesa di circa 2 minuti equivale a circa 0.125 mmol/l di produzione per secondo. La potenza alattacida è la qualità più importante per riuscire ad effettuare movimenti veloci e per adeguarsi rapidamente ai cambiamenti di ritmo: e cioè la componente più importante per migliorare la capacità di erogazione repentina della forza (gradiente di forza: AT/FT). Per esempio (Fig. 2.1), la forza sviluppata dopo 100 millesimi di secondo da atleti lenti è di gran lunga inferiore rispetto a quella prodotta da soggetti veloci, i quali possiedono una potenza alattacida superiore. Durante una gara di sci alpino di alto livello, l’atleta usa contemporaneamente tutti e tre i meccanismi energetici per la resintesi dell’ATP, in percentuale diversa a seconda del tipo di sforzo prodotto. Durante una variazione di ritmo o in un “recupero” è maggiore l’intervento del meccanismo alattacido, mentre, in una www.elav.biz 33 SPORT 1600 1400 1200 1000 N 800 600 400 200 0 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte %FT>60 %FT<40 0 100 200 300 400 ms Figura 2.1 — Relazione forza tempo durante l’esecuzione di Sj da parte di soggetti veloci %FT>60 e lenti % FT<40 (Bosco 1992 modificato). fase di relax, è maggiore quello aerobico perché si sfrutta solamente la forza di gravità ed è scarso l’impegno muscolare. Durante una fase di curve ritmiche, molto chiuse e su terreno ghiacciato, è il meccanismo lattacido che prevale. Il dolore alle gambe che lo sciatore sente alla fine e durante la competizione non è solo dovuto all’acido lattico (come comunemente si crede), ma alle tossine muscolari non smaltite dovute alle alte contrazioni isotonico-isometriche che chiudono i vasi sanguigni. Ovviamente una postura più corretta con una posizione più centrale del baricentro corporeo, riduce il dispendio energetico, diminuendo l’effetto doloroso alle cosce. COSTO ENERGETICO DELLO SCI ALPINO E’ difficile valutare il costo energetico dello sci alpino per diversi motivi. Oltre che alla pendenza e alla lunghezza dei tracciati che sono relativamente standardizzati, i percorsi possono essere più o meno difficili in base alle condizioni della neve e del tracciato più o meno angolato, ma anche al cambiamento della pista stessa durante una gara, differenze assai note a coloro che partono per primi o per ultimi. A parità di queste condizioni il costo energetico dipende anche dall’abilità dello sciatore e dal suo impegno. Inoltre le velocità raggiunte nelle prove di discesa libera, e il conseguente pericolo di cadute, rendono estremamente pericoloso equipaggiare lo sciatore con tutta la strumentazione necessaria per la determinazione del dispendio energetico. Misure effettuate su sciatori di elevato livello agonistico in prove compiute su un regolare tracciato di slalom gigante hanno permesso valutazione realistica del costo energetico complessivo e del contributo relativo dei differenti meccanismi energetici. La potenza metabolica totale sviluppata nella prova (durata 80 s circa) risulta pari al 120 % del VO2 MAX medio degli atleti (Saibene et al. 1985). Tuttavia questi dati sono da prendere con le molle in quanto si è visto specialmente negli ultimi anni che i tracciati diventando più veloci hanno ridotto i tempi di percorrenza, quindi anche i meccanismi energetici hanno subito delle modifiche spostandosi sempre di più verso una maggior percentuale di utilizzo dei meccanismi anaerobici; sarà perciò necessario affrontare dei nuovi studi a proposito, per poter migliorare anche in questo caso le metodologie di allenamento. VALORI DI FORZA DEGLI ATLETI Da quanto appare nella Tabella 2.2 gli sciatori devono esprimere altissimi valori di forza in tempi assai brevi con delle differenze però in base alle varie specialità. Tipo di gara Forze (N) Tempo (s) SSG ≈ 1500 2.410 GS <2000 1.44 SL ≈ 3300 0.844 Tabella 2.2 — Forze massime e tempi di curva (da nostra stima 1999) www.elav.biz 34 SPORT I valori di forza sono stati calcolati con una valutazione puramente teorica, pertanto si discostano dalla realtà, tuttavia ci danno un idea di quali siano le differenze principali tra le varie specialità. Si può vedere che nelle discipline veloci il quantitativo di forza richiesto è minore rispetto alle discipline tecniche, però i tempi di applicazione delle forze sono maggiori; questo ci può fare intuire che anche le capacità neuromuscolari degli atleti pertanto risulteranno diverse, perciò dovranno essere più forti e reattivi gli atleti che praticano lo slalom ed il gigante rispetto ai discesisti e supergigantisti. Questi dati sono confermati anche dai test di Bosco (Fig. 2.2) di cui parleremo più avanti. 60 50 cm 40 SJ 30 CMJ 20 DJ 10 10 020 0 T AL TO SK E BA LL EY SA VO E D IS C SL A LO M 0 CARATTERISTICHE ANTROPOMETRICHE DEGLI SCIATORI Anche gli sciatori sono cambiati. È stata infatti osservata una certa evoluzione degli negli anni riguardo ai fattori antropometrici degli atleti praticanti lo sci alpino. Mentre una volta gli sciatori erano generalmente piuttosto piccoli, di statura e di peso medio, attualmente sia la statura sia il peso sono aumentati (Orvaniva, 1987) e gli sciatori di élite sono più alti e più pesanti di quelli delle categorie inferiori (White e Johnson, 1991), la percentuale di grasso corporeo è molto bassa, 7% negli uomini, 14% nelle donne, ciò significa che rispetto al passato sono aumentate specialmente le masse muscolari (Anderson e Montgomery, 1988). La lunghezza della gamba è significativamente correlata con la prestazione (Song, 1982): una gamba più corta abbassa il centro di gravità del soggetto migliorandone l’equilibrio. Questi sono però solo dei piccoli esempi riguardo a tutte le ricerche che sono state svolte sullo sci alpino. Sono stati inoltre svolti degli studi anche su dei principianti confrontandoli con quelli di classe mondiale al fine di poter meglio intervenire nell’insegnamento di una corretta tecnica un esempio può essere la Fig. 2.3 che tra l’altro ci mostra anche l’attività muscolare (di un principiante e di un esperto) durante le varie fasi di una curva. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte Figura 2.2 — Valori di altezza dei vari salti previsti dal protocollo di Bosco Figura 2.3 — Elettromiografia riguardante il diverso impegno muscolare tra due tipologie di sciatori esperti e non (da Eriksson ed al., 1978) www.elav.biz 35 SPORT COORDINAZIONE NEUROMUSCOLARE Tra le proprietà fisiologiche condizionanti la prestazione che sono state citate, la coordinazione neuromuscolare può essere definita come la capacità di percepire la posizione dei propri segmenti corporei nello spazio e nel tempo e coordinarli durante l’esecuzione di gesti motori. Tuttavia ci sono delle interferenze che vengono procurate soprattutto dalle imperfezioni muscolo-scheletriche, oculari, vestibolari podaliche e psicologiche che provocano delle posture non corrette e quindi influenzano negativamente la coordinazione e quindi la tecnica. La percezione è legata essenzialmente ai riflessi vestibolo-spinali e cervicospinali che attivano tutta la muscolatura antigravitaria del corpo. A ciò partecipano gli esorecettori e gli endorecettori. Gli esorecettori elaborano i rapporti con il mondo esterno e sono: l’occhio, l’orecchio, i propriocettori della colonna, dei legamenti, della mandibola ed i propriocettori plantari. Gli endorecettori elaborano le informazioni sulla posizione nello spazio dei vari segmenti corporei e sono: i fusi neuromuscolari, i recettori di stiramento tendineo ed i recettori articolari. L’atleta va spesso incontro a disallineamenti posturali per cause diversissime. La terapia che viene usata per il loro riallineamento e riequilibrio posturale è di natura chinesiologica. Generalmente una equipe, infatti, formata da un chiropratico, un dentista ed un podologo in breve tempo riescono ad annullare le interferenze posturali che, oltre alla sintomatologia dolorosa, creano anche continue diminuzioni dell’efficienza neuromuscolare. Sembra strano che di questa equipe ne faccia parte anche un dentista, ma negli ultimi anni sono molti gli atleti che in gara utilizzano una specie di spessore, di paradenti, per eliminare questi squilibri posturali. La chiesiologia applicata è altresì uno strumento capace di testare la validità dei vari materiali specialistici usati dall’atleta e quindi di eliminare le interferenze che tali imperfezioni possono creare: scarponi (plantari, dimensioni esterne e grado di compressione della tomaia sul piede), casco (ripartizione dei carichi, equilibrio uditivo, cinturino sottomento), bastoncini (definizione della dimensione e forma della manopola), occhiali (vestibilità e validità della colorazione), tuta (vestibilità). si per l’integrità osteo-articolare, al punto da sconsigliare ogni maggior allenamento al riguardo. Il fine del lavoro di mantenimento è quello di mantenere integre le caratteristiche e proprietà fisiologiche, assicurando un alto grado di efficienza generale con l’utilizzazione massima del “recupero” e delle “capacità di adattamento”. Si può badare in sintesi più ad un allenamento di qualità (poche ripetizioni, ma di altissima intensità e alto valore tecnico) che ad un allenamento basato sulla quantità di lavoro (Bosco e Cotelli, 1990). I cambiamenti nelle metodiche di allenamento in questo ultimo decennio, in parte si possono rapportare alle modificazioni dei percorsi e dei tracciati che si sono avute, nell’ambiente dello sci alpino, dall’inizio degli anni ottanta in poi. CONSIDERAZIONI GENERALI SULL’ALLENAMENTO DELLO SCI ALPINO Le qualità fisiologiche migliorano con l’allenamento, o meglio applicando metodologie di allenamento corrette per il fine prefissato. I parametri delle proprietà condizionanti la prestazione non possono migliorare in modo lineare nel tempo; arrivati ad una certa età fisiologica a volte è più redditizio mantenere il valore raggiunto e poterlo sfruttare nell’esecuzione del gesto specifico che cercare di migliorare continuamente alcune proprietà senza poi avere il tempo necessario alla trasformazione. Per esempio miglioramenti di alcuni parametri fisiologici (già soddisfacenti) quali la forza dinamica massima, la potenza alattacida ed una maggior resistenza alla forza veloce, a volte potrebbero risultare pericolo- Figura 2.4 — Test di bosco, regole per la corretta esecuzione dello Squat Jump test: A) piante dei piedi a contatto con il tappeto; B) α alle ginocchia di 90° C) mani ai fianchi, busto eretto D) α alle ginocchia di 180° E)piedi ipertesi ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte LA VALUTAZIONE DELLO SCI ALPINO Dopo aver analizzato le proprietà che condizionano maggiormente la prestazione, passiamo all’analisi dei test di valutazione di dette capacità. Per la valutazione delle capacità fisiologiche dello sciatore è necessario ricorrere ai test di valutazione. Il sistema più razionale è quello ideato dal Prof. Carmelo Bosco che si basa sull’acquisizione dei dati di forza esplosiva (con o senza contromovimento), di forza dinamica massima, rapporto % tra F e V, potenza alattacida e resistenza alla forza veloce, percentuale di fibre veloci (valutata per via indiretta), e fornisce le indicazioni per migliorare tali qualità. Altri valori, riguardanti le proprietà fisiologiche correlate alla prestazione, sono rilevati tramite la pedana dinamometrica e l’”Ergo Power” (Fig. 2.4). La pedana dinamometrica fornisce i valori di forza esplosiva con e senza contromovimento, con l’interessante indicazione dei valori dei cambiamenti (ogni millesimo di secondo) della potenza, della forza e della velocità in funzione della variazione del centro di gravità. L’Ergo Power o Muscle Lab (elettromiografia di superfice) fornisce i valori normalizzati dell’attività elettrica dei muscoli maggiormente usati nel gesto dello sciatore. I valori sono sincronizzati al gesto motorio analizzato; la valutazione è interessante per veri- www.elav.biz 36 SPORT ficare la differente attività elettrica in seguito ad allenamento od in seguito ad altra situazione clinica (per esempio la rieducazione post traumatica o post operatoria). L’ergo power è inoltre il sistema più razionale di definire e programmare gli allenamenti di forza e di potenza, essendo in grado di verificare la velocità di esecuzione con cui si sposta un qualsiasi carico di allenamento ed elaborare tutta una serie di interessanti dati fisiologici. I test di valutazione vanno fatti ogni 45-60 giorni (tempo necessario ai cambiamenti biologici) e su tutto l’arco dell’anno per controllare in modo ottimale quanto le metodologie di allenamento, sia a secco che sulla neve, influenzino le proprietà fisiologiche. Durante il test la produzione di acido lattico è proporzionale al maggior decremento della potenza nell’ultima parte della prestazione. I test sono tutti importanti, ma quelli che rilevano la forza esplosiva, la potenza e le qualità di reiterazione della forza sono i più significativi. Si può constatare infatti che questi ultimi, non variando molto con l’allenamento estivo, migliorano invece, per tutti gli atleti, durante la stagione invernale agonistica. Ciò significa che lo sci costringe la sfera neuro-muscolare a sopportare sollecitazioni più mirate di quelle che generalmente vengono create dall’allenamento a secco. E’ quindi deducibile che, anche durante la preparazione a secco, sia assolutamente necessario esaltare le sole qualità condizionanti la prestazione 55 50 SJ cm 45 CMJ 40 35 mag lug set nov gen mar mag PERIODI Figura 2.5 — Dati relativi alla Nazionale di sci alpino maschile, stagione agonistica 1989/90. Capacità di salto con partenza da fermo (SJ) con contromovimento (CMJ) (da Bosco Cotelli 1991, modificato). ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte 40 35 30 SBW cm 25 SJ20 20 15 10 mag lug set nov gen mar mag PERIODI Figura 2.6 — Dati relativi alla Nazionale di sci alpino maschile, stagione agonistica 1989/90. Andamento della forza dinamica massima (SJBW) e forza esplosiva (SJ) (da Bosco Cotelli 1991, modificato). 32 Watt/Kg La lettura dei dati del settore maschile rivela che la forza esplosiva con o senza contromovimento (Fig. 2.5) aumentano durante la preparazione estiva e continuano ad aumentare durante la stagione prettamente sciistica. Al contrario il riutilizzo della componente elastica diminuisce con l’aumento di forza (normalità fisiologica) e migliora durante la fase agonistica. La forza dinamica max. (Fig. 2.6) aumenta fino alla fine della preparazione estiva, per poi diminuire leggermente durante l’inverno. La potenza (Fig. 2.7) nei test di 15-30-45” si mantiene quasi costante durante la fase estiva, mentre migliora durante l’inverno. Ciò è molto importante perché significa che la potenza alattacida e lattacida aumentano sciando, così come la resistenza alla forza veloce (Fig. 2.8). Quest’ultima qualità è molto importante per mantenere la completa efficienza fino al temine delle gare più impegnative e quindi è fondamentale controllare l’andamento nel tempo attraverso il test. La lettura dei dati del settore femminile rivela che la forza esplosiva con o senza contromovimento aumentano sia durante la preparazione estiva che durante quella agonistica e che l’elasticità diminuisce con l’aumentare della forza dinamica massima. Quest’ultima è migliorata maggiormente rispetto al settore maschile, probabilmente per il livello basso di partenza. La potenza e la resistenza alla forza veloce aumentano maggiormente durante il periodo agonistico che non in quello di preparazione estiva. 30 15" 28 30" 26 24 mag lug set nov gen mar mag PERIODI Figura 2.7 — Dati relativi alla Nazionale di sci alpino maschile, stagione agonistica 1989/90 Andamento della potenza in relazione alla massa degli atleti (Da Bosco, Cotelli, Mognoni, 1990, modificato). www.elav.biz 37 SPORT (Sbw/SJ)*100 (SBW/SJ)*100 38 37 36 35 34 33 32 31 mag A B C E lug set nov gen mar mag D PERIODI Figura 2.8 — Dati relativi alla Nazionale di sci alpino maschile, stagione agonistica 1989/90 Andamento del rapporto Forza/Velocità o indice di Bosco (da Bosco, Cotelli, Mognoni, 1990, modificato). TECNICA: ANALISI DEI MOVIMENTI DI CURVA DI UNO SCIATORE I movimenti che lo sciatore esegue durante la curva sono quattro: • Anticipazione-distensione attiva o cambio degli spigoli • Angolazione-distensione passiva • Angolazione-piegamento • Movimento delle braccia e dei bastoni L’anticipazione-attiva o cambio degli spigoli è quel movimento che viene iniziato dal massimo piegamento per invertire gli spigoli degli sci. L’anticipazione viene eseguita correttamente quando l’inversione delle anche è abbinata all’innalzamento del baricentro corporeo; ogniqualvolta vi sia un errore, l’inversione degli spigoli risulterà più lunga e quindi meno redditizia. Questa fase della curva (compresa fra i punti A e B della Fig.3.1 e compresi tra i fot.:12-15 Fig. 3.3) è possibile mediante la contrazione concentrica della muscolatura anteriore della coscia. L’angolazione-distensione passiva è quel movimento che inizia dalla messa a piatto degli sci e finisce nell’istante in cui viene iniziato quello di angolazionepiegamento (all’incirca sulla massima pendenza). Il baricentro, in questo tratto, si abbassa leggermente per effetto del graduale aumento dell’angolazione e, quindi, non per un vero e proprio movimento volontario. In questa fase della curva (compresa fra i punti Be C della Fig.3.1 e tra i fot.:16-19 della Fig. 3.3) il peso del corpo è in appoggio del solo spigolo interno Figura 3.1 — Traiettoria degli sci ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte dello sci esterno alla curva e la muscolatura delle cosce lavora piuttosto staticamente (esiste un lavoro muscolare che modula la contrazione). L’angolazione-piegamento è un movimento complesso e combinato che inizia, a seconda del tipo di curva, all’incirca sulla massima pendenza e finisce nell’istante stesso i cui si vuole invertire la direzione.Durante il piegamento, il baricentro corporeo si abbassa per effetto di una contrazione eccentrica della muscolatura delle cosce, che permettere di chiudere gli angoli delle tre articolazioni degli arti inferiori. La contrazione avviene su un piano diverso da quello sagittale, in quanto tutta la curva si esegue su un asse obliquo degli arti inferiori (questa fase della curva è compresa fra i punti C e D della Fig.3.1 Fig. 3.3). Può capitare che nell’ultima fase di questo movimento (compreso fra i punti E e D), per effetto di un errore di valutazione della lunghezza della curva, si effettui una contrazione isometrica dei muscoli della coscia per riuscire a rimanere lungo la traiettoria curvilinea. Il movimento delle braccia e dei bastoni è importantissimo per migliorare l’equilibrio generale dello sciatore. E’ anche un movimento complementare a tutti gli altri già espressi. Possiede, inoltre, una funzionalità propria: quello della puntata del bastoncino esterno, con l’effetto a volte di fulcro, a volte di perno per la curva dello sciatore (nei recuperi). Durante la fase della puntata, sono impegnati tutti i punti del cingolo scapolo-omerale e dell’avambraccio, per tenere il polso in asse e mantenere una buona chiusura della mano sulla manopola del bastoncino. Il movimento delle braccia, coordinato con gli altri movimenti del corpo, ha una grande influenza su tutto il gesto motorio. Tipo di gara Discesa Libera Raggi (m) N.S. Larghezza (m) Min. 8 Distanza (m) N.S. Super Gigante 25 Oriz. 6-8 Vert.8-12 N.S. Slalom Gigante 12 4-8 Min. 10 Slalom Speciale 5 4-6 0.75-15 Tabella 3.1 — Caratteristiche relative alle diverse specialità dello sci alpino (da agenda dello sciatore 2001) www.elav.biz 38 SPORT ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte Figura 3.3 — Analisi cinematografica di una curva svolta da Alberto Tomba nello Slalom Speciale delle finali di Coppa del Mondo in Norvegia 1996. (Da Cotelli 1997) TIPO DI GARA INTERNAZIONALI Coppa del Mondo Giochi Olimpici Coppa Europa Altre FIS NAZIONALI Camp. Italiani Camp. Italiani Giovanili Camp. Italiani allievi Camp. Italiani ragazzi Altre gare federali REGIONALI Regionali Qualificazioni Seniores/Giovanili Reg. Qual. Camp. Reg Circoscrizionali Allievi Reg. Qual. Camp. Reg Circoscrizionali Ragazzi Cuccioli N° PORTE UOMINI DONNE 65-75 180-220 140-220 45-65 45-65 140-220 140-220 120-180 120-200 45-65 45-65 38-48 32-43 140-220 140-200 120-140 120-140 140-180 120-180 120-140 120-140 120-180 140-180 140-180 38-48 120-140 120-140 32-43 120-140 120-140 30 Max 100 Max 100 Max Tabella 3.2 — Dislivelli e numero di porte nelle varie categorie per lo slalom speciale. (Da agenda dello sciatore 2001, modificato) www.elav.biz 39 SPORT Questa breve analisi dei movimenti tecnici di curva illustra a grandi linee gli interventi della muscolatura, durante l’effettuazione del gesto tecnico. È però necessario sottolineare anche l’intervento della muscolatura addominale, utile per controllare, di volta in volta, la più corretta postura da assumere durante le varie fasi di curva. Una postura appropriata permette, inoltre, di mantenere una corretta posizione del baricentro corporeo, in modo di favorire la distribuzione uniforme del carico sugli sci (Tab. 3.1). SLALOM SPECIALE Data la durata limitata della competizione e il tipo di tracciato, che si sviluppa spesso su una distanza che lo rende visibile in quasi tutta la sua interezza, lo slalom speciale è molto seguito dal grande pubblico. In una gara di slalom lo spettacolo è assicurato ed è per questo che riscuote favori anche tra i mass media, che gli danno ampio risalto. Le caratteristiche che differenziano lo slalomista da altri specialisti dello sci sono essenzialmente di tipo neuromuscolare. Infatti, chi si dedica allo slalom deve essere soprattutto dotato di ottime capacità di reazione muscolare per anticipare la successione motoria degli avvenimenti. Da un punto di vista più tecnico, lo slalomista deve possedere doti di notevole precisione, in fase di inversione di presa degli spigoli da una curva all’altra. Il breve raggio di curva, imposto dalla stretta successione di porte, non consente la minima distrazione, e un errore, anche banale, potrebbe rivelarsi fatale. È perciò importante che lo sciatore assuma una posizione corretta, tale da ridurre al minimo i rischi. Soprattutto è fondamentale che la posizione del baricentro corporeo cada sempre al centro della base d’appoggio degli sci sul terreno. Per questo è consigliabile mantenere una certa distanza tra gli stessi, anche per favorire un migliore equilibrio e indipendenza di gambe (Fig. 3.2). Figura 3.2 — Esempio di porte verticali ed orizzontali nello slalom. I paletti vengono abbattuti di solito con il braccio esterno e con le tibie. Se invece fosse il braccio interno a colpire i pali, il movimento di rotazione impresso a tutto il corpo potrebbe portare l’atleta a inclinarsi ver- so l’interno. In ogni caso, la mano del braccio che entra in contatto con il palo deve essere chiusa e con il dorso rivolto verso l’alto, eseguendo il movimento con estrema decisione. Il busto deve rimanere il più possibile fermo, in modo da garantire la stabilità della posizione sugli sci. In base all’esperienza di Thoeni e Brenner, si consiglia anche di evitare che il braccio esterno superi troppo l’altezza della spalla, poiché molto spesso accade che ciò determini un arretramento sulle code degli sci, con conseguente perdita di aderenza al terreno. I movimenti di piegamentodistensione, anche se al profano possono sembrare inesistenti, in effetti sono abbastanza consistenti, sebbene con escursioni articolari ovviamente inferiori ad uno slalom gigante. Il regolamento prevede che la competizione di slalom venga effettuata su un terreno il più possibile duro, mentre esigenze di spettacolo richiedono che la conformazione del pendio di gara sia estremamente impegnativa. Oggi, la tecnica moderna e i materiali sofisticati all’atleta consentono di sopperire, nei limiti del possibile, a queste difficoltà oggettive, con adattamenti paradossalmente lontani da ciò che l’istinto potrebbe suggerire di fare. Infatti, gli atleti più forti entrano in curva con poca angolazione delle anche, poiché la meccanica del movimento del busto (che viene anticipato dal braccio esterno nel movimento in cui abbatte il palo) unitamente alla brevità della fase di appoggio degli sci sulla neve, fa si che il lavoro venga assorbito quasi esclusivamente dalle articolazioni delle ginocchia e delle caviglie. Qualunque sia il grado di intensità con cui viene effettuata la fase di angolazione, è importante sapere che il punto culminante viene raggiunto a fine curva, appena superato il palo. A questa fase corrisponde anche l’istante in cui lo sciatore esercita il massimo carico sugli sci, con prevalenza d’appoggio sullo sci esterno alla curva. Il conseguente, successivo alleggerimento del peso permette invece di invertire la direzione della presa degli spigoli degli sci. Il movimento di carico-scarico è estremamente veloce, e soltanto un occhio attento, o la visione al rallentatore di un filmato, possono cogliere gli elementi tecnici. Lo slalom, come abbiamo già accennato, è la disciplina alpina in cui è più facile sbagliare ed essere squalificati. Di conseguenza, lo sciatore, oltre ad una corretta posizione di base, deve continuare ad adattare la propria sciata al pendio e al tipo di neve. Con pendio ripido e ghiacciato, per esempio, il suggerimento tecnicotattico degli autori (Thoeni e Brenner) è quello di anticipare la linea di entrata in curva; in altre situazioni, invece, non sono necessari particolari accorgimenti, a parte il fatto di tenere presente che il tracciato stesso può condizionare il tipo di sciata (Tab. 3.2). ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte ANALISI DELL’ESECUZIONE DI DUE CURVE DELLO SLALOM SPECIALE, DIFFERENZE PRINCIPALI TRA FINE ANNI ’80 E FINE ANNI ‘90 Nachbauer (1988) ha preso in considerazione la discesa di 5 tra i migliori slalomisti Austriaci, Jugoslavi, e Statunitensi, mentre Cotelli(1997) ha esaminato la discesa di Tomba. È parso più che opportuno riferire www.elav.biz 40 SPORT la propria attenzione ai migliori atleti delle classifiche mondiali, impegnati in competizioni di massimo livello, in accordo con l’affermazione di Reichert (1979) che “modello della tecnica devono essere gli atleti di classe mondiale”. Il confronto (Tab. 3.3) ha confermato ulteriormente quanto negli ultimi anni siano aumentate le velocità e quindi come si siano ridotti i tempi di curva grazie a sci sempre più reattivi e nevi sempre più trattate e quindi più dure. Come si può notare dalla tabella i tempi di curva sono diminuiti, tutto ciò non è avvenuto però in maniera uniforme. Esaminando ora le vari fasi di una curva, si nota che i tempi sono diminuiti ad inizio e fine curva. Probabilmente nella fase di cambio degli spigoli i tempi sono diminuiti per l’effetto del miglioramento dei materiali. Infatti si costruiscono degli sci sempre più reattivi e maneggevoli che consentono quindi di non disperdere la forza impressa loro dall’atleta, inoltre i tracciati sono disegnati su piste sempre più dure ed anche questo fattore gioca un punto a favore dell’inversione degli spigoli. Per quanto riguarda invece la fase di angolazione piegamento qui possiamo dire che è una necessità dell’atleta dover eseguire dei movimenti più rapidi ricercando quel famoso “anticipo” a causa dell’aumento delle velocità dei tracciati. Ciò è possibile anche grazie alle caratteristiche superiori dei materiali moderni, che consentono all’atleta di trasferire alla neve i maggiori carichi derivati da un esecuzione più veloce. Potremmo concludere questo capitolo affermando che le gare si decideranno sempre di più migliorando la fase di angolazione piegamento, in quanto consentirà di effettuare la successiva curva nel migliore dei modi. FORZE PASSIVE Nello sci alpino una gara viene vinta da chi riesce a percorrere un dato percorso nel minor tempo possibile, in parole povere diremmo che vince il più veloce di tutti. Per tanto è necessario cercare di raggiungere la velocità più elevata possibile e cercare di mantenerla il più a lungo possibile. L’unica forza “attiva” è la forza di gravità, in particolare la sua componente nella direzione di avanzamento. La velocità massima raggiungibile dipende da vari fattori e la si ottiene quando la forza di avanzamento, che è determinata dalla componente della forza peso, P2= P*senα (dove P rappresenta il peso del sistema sciatore più attrezzo ed α la pendenza del tracciato) si equilibra con le forze resi- stenti che sono date dall’attrito sci-neve e dalla resistenza aerodinamica (Fig. 4.1). Figura 4.1— Forze agenti sullo sciatore sulla linea di massima pendenza ATTRITO SCI NEVE L’attrito sci-neve è considerato come attrito radente dinamico e si calcola dalla formula: Fs= fd*C, (fd rappresenta il coefficiente di attrito dinamico e C è il carico che tene aderenti gli sci sulla neve). Per essere più specifici C rappresenta la componente normale al piano del peso, quindi nel nostro caso corrisponde a P1=Pcosα. Per cercare quindi di migliorare le velocità bisogna cercare di ridurre al minimo questa forza frenante (Fs), infatti le varie case costruttrici di sci hanno sempre concentrato i loro sforzi per migliorare la scorrevolezza tra lo sci e la neve, realizzando delle solette sempre più specifiche per i vari tipi di neve. Sembra strano sentir parlare di “tipi di neve” ma in realtà è così. Il cristallo di neve subisce delle alterazioni a causa delle escursioni termiche, delle variazioni di umidità, e dalla presenza di additivi chimici. In conseguenza di questo, le varie situazioni originano differenti attriti sulla soletta dello sci; pertanto è necessario utilizzare delle soluzioni diverse a seconda delle condizioni di temperatura ed umidità della neve. “La più bassa resistenza allo scorrimento dello sci sulla neve si realizza solo quando tra soletta e neve si interpone una miriade di minuscole gocce d’acqua, in rotolamento per effetto del movimento dello sci, dell’idrorepellenza della soletta stessa e della rugosità o impronta. Se un insieme di cause determina l’agglomerazione a film di quest’acqua, allora la scivolosità viene condizionata dalla resistenza viscosa dei filetti fluidi del film e l’attrito diventa Cambio degli Ang. –Dist Pas- Angolazione Tempo spigoli siva Piegamento Totale Nachbauer, 1988 0.45 0.22 0.55 1.22 Cotelli, 1997 0.26 0.26 0.26 0.786 Autore ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte Tabella 3.3 — Nachbauer, Cotelli, modificati. Tempi delle fasi di curva nello slalom speciale (in secondi). www.elav.biz 41 SPORT sensibilmente superiore”(Albanesi, 1992). L’idrorepellenza viene garantita della sciolina che possiamo definire come una cera che viene applicata sulla soletta dello sci in base alle condizioni del manto nevoso (temperatura, umidità e al tempo di vita della neve). Tutto ciò non basta, alla sciolina giusta va abbinata una impronta giusta, ossia il tipo di scanalature effettuate sulla soletta dello sci in base sempre alle solite caratteristiche della neve. A questo proposito oltre alle varie ricerche delle case costruttrici di sci e scioline, anche le varie Federazioni e Università collegate al mondo dello sci hanno effettuato delle ricerche in proposito, studiando i vari coefficenti d’attrito (Tab. 4.1). Autori/Nazione/anno Coefficiente d’attrito Luethi, Denoth, Svizzera, 1987 0.05 Nachbauer, Kaps, Mossner,Austria, 1992 Dalla Vedova, Pas, Besi, Gallozzi, Leonardi, Italia 1999 0.00085 0.05 Tabella 4.1 — Coefficenti d’attrito sci-neve sulla linea di massima pendenza I valori della tabella mostrano un vantaggio notevole a favore dei materiali austriaci rispetto agli altri. Nel tentativo di fare una valutazione una valutazione numerica di tale vantaggio, calcoliamo la minor forza frenante per un atleta di massa 80 Kg (attrezzi compresi) su un pendio con inclinazione 73/342=21% (dati tratti dall’articolo “Determination of kinetic friction in downhill skiing” Nachbauer, Kaps, Mossner, VIII Meeting of the European Society of Biomechanics, Roma 21-24 giugno 1992) da cui α ≅ 12°. La forza calcolata risulta: Fs = (0.05-0.00085)80*9.8*cos ≅ α38 N Rispetto alla forza propulsiva mgsenα, la riduzione sopra calcolata appare notevole: risulta 38/mgsenα = 38/160 ciò significa ≈ che essere 25% rispetto alla componente attiva della forza peso, in coerenza con la rinomata superiorità del “Wunder Team” in campo mondiale, soprattutto nelle discipline veloci. Gli austriaci indicati nella tabella hanno inoltre effettuato un studio dell’attrito dello sci quando si sta effettuando una discesa sulla diagonale, vale a dire quando ci si trova sulle lamine (Tab. 4.2). Infatti è recentissima l’invenzione di una sciolina che si applica sulle lamine; quest’invenzione è molto importante per lo slalom ed il gigante; infatti in queste specialità si sta molto più tempo sulle lamine rispetto a superG e discesa, dove lo sci viene tenuto molto più tempo piatto sulla neve. Pertanto nelle discipline veloci sciolina e impronta hanno un’importanza maggiore nella prestazione rispetto a quelle tecniche. V0 Vf (m/s) (m/s) 0.060 – 0.067 0.6 10.6 0.128 0.108 – 0.150 11.0 13.4 0.153 0.136 – 0.171 14.7 16.6 µ ∆µ 0.064 Tabella 4.2 — Coeffecenti d’attrito sulla diagonale a diverse velocità Resistenza aerodinamica. Abbiamo detto precedentemente che la massima velocità raggiungibile è data dall’equilibrio tra la forza di avanzamento e la resistenza aerodinamica sommata alla forza di attrito radente sci-neve. L’attrito sci neve è stato appena trattato, passiamo ora a considerare la resistenza aerodinamica. La formula di tale forza è: F=1/2ρCxSv2 dove ρ è la densità dell’aria che dipende da temperatura ed umidità e altezza sul livello del mare, Cx è il coefficiente di resistenza aerodinamica e dipende dalla forma dell’oggetto in movimento, S è la superficie o sezione frontale del corpo, e v2 è la velocità al quadrato del corpo in movimento. Anche qui sono stati fatti vari studi soprattutto nelle gallerie del vento per cercare di riprodurre le situazioni di gara e cercare quindi di limitare questa forza. Guardando la formula si può intuire quale sia il campo dove si può intervenire e cioè la posizione dello sciatore che può far migliorare il Cx e far ridurre la superficie esposta al moto. Propongo quindi di nuovo una tabella che riassume gli studi fatti a proposito (Tab. 4.3). I dati sono stati rilevati da atleti di squadre nazionali e come si può notare gli austriaci anche qui hanno riportato dei dati che sono sensibilmente minori come anche era avvenuto per quanto riguarda gli attriti tra sci e neve. Questo dunque conferma la loro supremazia anche sul campo di gara visto che sta diventando quasi un vanto e una consolazione classificarsi primo dopo gli austriaci soprattutto nelle discipline veloci. Questi dati dunque devono spingere la ricerca scientifica a trovare nuove soluzioni per poter essere più competitivi. Anche in questo caso tentiamo una valutazione di massima del vantaggio contenuto nei numeri della tabella 5.3. Dal momento che la resistenza aerodinamica dipende linearmente da S, la riduzione da 0.285 (Luethi, 1987) a 0.13 (Nachbauer, 1992) porta ad una minore forza data da : ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte 0.285 − 0.13 ≅ 60% 0.285 che è un valore impressionante, al punto da far nascere qualche dubbio sulla correttezza della misura. A confronto con altri sport (Pattinaggio a rotelle corsa, Giorgi, 1998) la misura di S risulta dell’ordine di 0.35 www.elav.biz 42 SPORT Autori/Nazione/Anno Superfice (m2) Watanabe, Ohtsuki, Giappone, 1977 0.2218 Luethi, Denoth, Svizzera, 1987 0.285 Nachbauer, Kaps, Mossner,Austria, 1992 Utilizzato 0.22 Atleti naz. 0.13-0.19 SCx SCx*M-1= 2.53 ± 0.16 Candau, Tavernier, Aubail, Lacour, Francia, 1993 Dalla Vedova, Pas, Besi, Gallozzi, Leonardi, Italia 1999 0.16 Tabella 4.3 — Superfici e coefficienti aerodinamici ricavati dalla letteratura ÷ 0.44 m2, per cui il valore di 0.13 sembra poco realistico. Notiamo, infine, come nessun lavoro da noi trovato fornisca una misura, sia pure indiretta, del Cx. Il solo valore che possiamo dedurre combinando il lavoro di Dalla Vedova (SCx=0.16) e Nachbauer (S=0.22) è di un Cx di circa 0.8. Questo valore risulta simile a quello stimato per il pattinaggio a rotelle (Giorgi, 1998), pari a circa 0.6. Come considerazione conclusiva, applicabile alla sola discesa libera, proviamo a calcolare la velocità massima possibile con i dati ottenuti dagli articoli riportati in precedenza: Fa =1/2ρCxSv2 Forza di resistenza aerodinamica opposta al verso di avanzamento ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte da dislivelli di 160-180 metri a 180-220 metri di dislivello nello slalom maschile, rimanendo però invariato il numero delle porte a 75. Sono in oltre aumentate le velocità medie in quanto c’è stato un miglioramento dei materiali sempre più veloci e sciancrati riducendo per tanto le decelerazioni in curva. Passiamo ora però ad analizzare l’andamento delle forze durante una fase di curva (Fig.5.1). Ora è possibile analizzare le forze in fase di curva. FP = Psenα ≅ 160 N Forza propulsiva FS = fdPcosα = 0.05*160 ≅ 37 N Forza di attrito di scivolamento opposta al verso di avanzamento Alla 2 va sottratta la 3 otterremo pertanto la reale forza di avanzamento: Fa = 160-37 =123 N Tale forza verrà equilibrata dalla 1 otterremo così: Fa =1/2ρCxSv2 = 123 N Assumendo ρ = 1 Kg/m3 possiamo calcolare quale sarà la velocità massima raggiungibile: 2 *123 1 * 0.8 * 0.22 v= =37 m/s ≅ 135 Km/h Il numero ottenuto per v è pienamente soddisfacente a confronto con le informazioni di gara, per cui, almeno come ordine di grandezza, tutti i dati raccolti sembrano consistenti. CONSIDERAZIONI GENERALI SULLE FORZE AGENTI SU UNO SCIATORE IN FASE DI CURVA Molti sono gli studi che sono stati fatti a questo proposito sullo sci, con metodi più o meno diversi inserendo tra scarpone e sci o direttamente dentro lo scarpone delle piastre o dei sensori sensibili alle variazioni di pressione. Tuttavia questi dati a volte sembrano discordanti in quanto non esiste un tracciato standardizzato. Basti pensare che negli ultimi anni i tracciati hanno subito profondi cambiamenti si è passati infatti Figura 5.1 — Andamento delle forze in curva Nel tratto AB viene eseguita una semplice diagonale. Nell’istante B inizia la curva e la forza peso P possiamo scomporla secondo le sue tre componenti P1, P3 e P4. P www.elav.biz P1 perpendicolare al piano P3 perpendicolare alla direzione di avanzamento, complanare al piano; P4 parallela alla direzione di avanzamento, complanare al piano; 43 SPORT Da questo istante l’atleta per eseguire la curva dovrà generare una forza radiale con verso al centro della curva, forza centripeta Fcp, agente sulla stessa direzione della P3. A questo punto è d'obbligo considerare la forza di reazione alla forza centripeta Fcp, vale a dire la forza centrifuga Fcf, che dovrà essere sommata algebricamente con la P3 (in questo tratto sottratta), per poter conoscere il valore di Z, che è la forza risultante che sollecita l’atleta verso l’esterno della curva. • Nel tratto BC la P4 aumenterà fino a raggiungere il valore massimo nel punto C dove coinciderà con P2. Per quanto riguarda invece P3 possiamo dire che avverrà il processo inverso di P4; infatti questa forza si riduce fino a raggiungere il valore 0 nell’istante C. In questo tratto Fcf e P3 hanno versi opposti; la loro differenza,Z = Fcf-P3, è crescente in conseguenza della diminuzione di P3 fino a 0. • Nel punto C, cioè a metà curva, gli sci saranno allineati con la linea di massima pendenza; la forza P3 (reazione della neve sugli sci) sarà nulla e quindi: • 1. P4 sarà massima coincidendo con P2; perciò si avrà la massima accelerazione verso valle. • 2. P3 sarà nulla e si avvertirà la spinta verso l’esterno della curva esclusivamente da parte della Fcf. • Nel tratto CD, P4 tenderà a diminuire mentre P3 tenderà ad aumentare; ora però comparirà nella parte esterna della curva e verrà sommata alla Fcf: Z=Fcf+P3 • Nell’istante D, Z sarà massima ed è qui che sarà richiesta il massimo della forza da parte dello sciatore perché dovrà vincere la forza Z=(Fcf+P3) ed invertire gli spigoli per iniziare una nuova curva, oppure lasciare andare gli sci sulla tangente per effettuare una diagonale. Finora abbiamo parlato esclusivamente della forza che ci spinge verso l’esterno della curva., ciò che in realtà deve sostenere lo sciatore è la forza che lo schiaccia verso il suolo. Questa forza la chiameremo R le sue componenti sono Z e P1 quindi una volta ricavate queste è facilmente calcolabile. Possiamo dunque affermare che questa è la forza che rappresenta il peso apparente dello sciatore. Ora possiamo elencare le formule alle quali è possibile far riferimento per calcolare le varie forze (Fig. 5.2). 1. P (forza peso): • P1 = P*cos α • P2 = P*sen α • P3 = P2*sen b= P*sen a*sen b • P4 = P2*cos a= P*sen a *cos b 1. Fcp = Fcf = m*Vp2/r 2. Z = Fcf ± P3 4. R = Z 2 + P1 2 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte Figura 5.2 — R (peso apparente dello sciatore) e le sue componenti P1 e Z= Fcf +/- P3 CONFRONTO TRA I DATI PRESENTI IN LETTERATURA Abbiamo detto che a volte i dati non danno gli stessi risultati, il perché è di facile intuizione viste le formule che abbiamo appena considerato basta tracciare lo stesso percosso su un pendio diverso per ottenere risultati di gran lunga discordanti. Troviamo infatti nella letteratura in proposito dei dati discordanti. Abbiamo preso in considerazione esclusivamente dei dati relativi a forze e velocità durante una curva dello slalom speciale (Tab. 5.1), e già notiamo che anche gli stessi autori danno dati diversi. Per tanto la nostra intenzione è quella di cercare, valutare e criticare le intersezioni tra i vari articoli. A questo proposito si può considerare uno studio esclusivamente teorico da me svolto riguardante il superG, il gigante e lo slalom, prenderemo però esclusivamente i dati relativi allo speciale. In questo studio però non erano state prese in considerazione le forze resistenti aerodinamica e di attrito tra sci e neve. I dati relativi a pendenza tempi velocità e raggi di curva, ci sono stati forniti da Chicco Cotelli Direttore del Laboratorio di Alte Prestazioni della FISI (Tab. 5.2). È stato considerato che a svolgere tale curva fosse stato uno sciatore con una massa complessiva di attrezzi di 70 Kg. Abbiamo inoltre fatto due ipotesi una che la velocità fornita dai dati fosse costante per tutta la curva e nella seconda invece abbiamo ipotizato che la velocità fosse comunque incrementata e quindi la velocità fornita dei dati fosse la velocità in entrata di curva. Le due ipotesi come si vede dalla Figura 5.3 a parte la differenza di carico non mostrano delle particolari differenze. Possiamo adesso osservare nella Tabella 5.3 i carichi agenti sullo sciatore in tre punti particolari della curva. Manca tuttavia la fase di distensione attiva fase in cui in seguito alla contrazione concentrica dei muscoli antigravitari degli arti inferiori diminuisce la pressione sugli sci che vengono “alleggeriti”, si trovano così nella condizione ideale per invertire gli spigoli. www.elav.biz 44 SPORT In questo studio sono stati presi in considerazione cinque tra i migliori atleti Austriaci, Jugoslavi e Statunitensi. Il test è stato effettuato su una pista con un pendio di circa 21° con una velocità di 10 m/s. Le forze riportate nei grafici mostrano in oltre anche i tempi alle relative fasi di curva. Prendiamo in considerazione il grafico riassuntivo Figura 5.5. Figura 5.3 — Andamento del carico su uno slalomista impegnato in una curva di raggio di 5 m con due ipotesi sulla velocità Prendendo ora in considerazione i dati di Cotelli 1997 in queta situazione invece è stata semplicemente fatta un’analisi di una curva di slalom speciale di Alberto Tomba durante lo slalom finale di coppa del mondo in Norvegia nel 1996 individuando e cronometrando le varie fasi di curva (Tab. 5.4). ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte Prendiamo ora in considerazione il lavoro svolto da Nachbauer nel 1988. Per effettuare queste valutazioni sono stati inseriti dei sensori tra sci e scarpone in particolare sul lato mediale e interno del piede, sul tallone e sulla tibia (Fig. 5.4). AUTORE NAZIONE ANNO Nachbauer W. Germania 1987 Nemec B. Slovenia 1997 Cotelli F. Italia 1997 Cotelli F. Italia 2000 t (s) 1.22 0.5 0.78+/-0.06 0.88+/-0.04 F (N) 1774 2200 V (m/s) PENDENZA° 10.2 21 15 25 Tabella 5.1 — Tabella riassuntiva sui dati relativi a tempi, forze,velocità e pendenza delle piste Gara Velocità (m/s) Tempo (s) Pendenza ° Raggio (m) SSG GS SL 21 17 15 2.41 1.44 0.844 24 24 19 15-25 13-12 4-5 Tabella 5.2. — Caratteristiche determinanti le forze passive su uno sciatore in fase di curva Fasi Inizio HP 1 R (N) 2933 HP 2 R (N) 2933 Centro 3150 3183 Fine 3367 3449 Tabella 5.3 — Valori del carico agente sullo slalomista in tre punti della curva. Cambio degli spigoli Ang. Dist. passiva Ang. piegamento Tempo Totale 0.26 +/- 0.02 0.26 +/- 0.02 0.26 +/- 0.02 0.78 +/- 0.06 Tabella 5.4 — Tempi delle fasi di curva (s) da Cotelli 1997 Autore Cambio degli spigoli Ang. Dist. passiva Nachbauer, 1988 0.45 0.22 Cotelli, 1997 0.26 ± 0.02 0.26 ± 0.02 Ang. piegamento 0.55 0.26 ± 0.02 Tempo Totale 1.22 0.78 ± 0.06 Tabella 5.5 — Confronto tra i tempi delle varie fasi di curva www.elav.biz 45 SPORT ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte Figura 5.4 — Nella scala delle ascisse sono riportati i tempi delle varie fasi di curva (s): 1) 0.19 2) 0.45 3) 0.67 4) 1.22 Andamento delle forze su varie parti del piede e sulla tibia di uno slalomista. Da Nachbauer 1988 modificato. www.elav.biz 46 SPORT una aumentata velocità non siano più validi. Infatti considerata la formula: 1 che a sua volta influisce sulla 2 e quindi sulla 3. 1. Fcp = Fcf = m*Vp2/r 2. Z = Fcf ± P3 3. R = Z 2 + P1 2 Possiamo affermare che la tendenza dei carichi su uno sciatore che effettua una curva è di avvicinarsi sempre di più al mio studio teorico che tuttavia mostra dei valori eccessivi di forza per la mancata considerazione delle resistenze passive. Possiamo concludere perciò dicendo che uno slalomista deve sopportare in gara dei carichi compresi tra i 2200-3300 N. Figura 5.5 — Andamento delle forze agenti su uno slalomista in secondi da Nachbauer 1988 modificato CONSIDERAZIONI FINALI Visti gli studi effettuati su tempi e forze agenti su uno sciatore in curva adesso è posssibile confrontarle le une con le altre. In particolar modo balza subito agli occhi è l’enorme differenza che c’è tra i tempi di esecuzione di una curva (Tab. 5.1 ). Se però analizziamo più a fondo la situazione confrontando i tempi delle varie fasi di curva (Tab. 5.5), e prendendo in considerazione i cambiamenti che ci sono stati da fine anni ottanta fino ad oggi. Vale a dire aumento delle velocità e della lunghezza dei tracciati rimanendo costante il numero delle porte, possiamo prendere come più reali i tempi di Cotelli. In particolar modo sono diminuiti i tempi nella fase di cambio degli spigoli, perché gli sci sono diventati sempre più reattivi e maneggevoli, grazie all’evoluzione dei materiali si e passati infatti da sci lunghi 2 metri a sci lunghi 1.6 metri con sciancrature sempre più esasperate, che consentono una minore riduzione delle velocità in curva. Inoltre le piste vengono sempre più trattate con degli additivi chimici che consentono di avere un fondo sempre più duro, che permette agli atleti di derapare sempre meno con conseguente minor perdita di velocità. La fase centrale sembra sia rimasta costante, mentre l’ultima fase di curva vale a dire la fase di angolazione piegamento risulta quasi dimezzata. In questo caso la spiegazione è da attribuire alla sempre crescente necessità di dover anticipare la fase successiva a causa dell’aumento delle velocità. Tutto ciò quindi ci fa pensare che tuttosommato i valori delle forze ricavati da Nachbauer con ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO PRESTATIVO DELLO SCI ALPINO Prima Parte BIBLIOGRAFIA AA.VV. : “Agenda dello sciatore.” FISI, 2001. Bellotti P., Matteucci E.: “Allenamento Sportivo: teoria, metodologia, pratica.” Utet, 1999 (287-300). Cotelli F. : “Comunicazioni personali.”, 2000. Saibene F., Rossi B., Cortili G.: “Fisiologia e psicologia degli sport.” Zanichelli, 1995 (165-169). Cotelli F. : “Comunicazioni personali.” 2000. D’Urbano G. “Sci agonistico” Sperling & Kupfer 1991. Gallozzi C.: “La valutazione della forza” SDS XV-34 1996, (22-35). Saibene F., Rossi B., Cortili G.: “Fisiologia e psicologia degli sport” Zanichelli, 1995. AA.VV.: “Sci italiano.” FISI-CONI 1998. AA.VV.: “Sport invernali.” CONI- CAS. Bellotti P., Matteucci E.: “Allenamento Sportivo: teoria, metodologia, pratica.” Utet, 1999 (287-300). D’Urbano G. “Sci agonistico.” Sperling & Kupfer, 1991. Nachbauer W.: “Skireaktioskräfte im Torlauf und Riesentorlauf.” Leistungssport, 6/1988 (12-18) Besi M., Dalla Vedova D., Leonardi L.M.: “ Sctions: un programma di analisi dell’immagine applicato allo sport.” SDS XV 34 1996, (72-77). Bonseri B., Brignone A.: “Scegliere riparare elaborare lo sci.” Mulatero editore 1992. Candau R., Tavernier M., Abuail R., Lacour J.R.: “ Rationships between performance, aerodynamic resistance, ski-snow friction resistance, and anatomic caratteristics of lower limbs in 12 elite alpine skiers.” Internetional Society of Biomechanics, Congress Paris 1993. Dalla Vedova D., Pas P., Besi M., Gallozzi C., Leonardi L.M.: “ La previsione di prestazioni sportive con il programma: Speed Simulator.” SDS XIX 45/46 1999,(73-80). Donskoj D.D., Zatziorkij V.M.: “Biomeccanica.” SSS, 1983. 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Il regolamento prevede l’incontro competitivo tra due squadre di 5 giocatori ciascuna, compreso il portiere, della durata di 40 minuti effettivi, frazionati in due tempi da 20 minuti separati da una pausa di massimo 15 minuti. Le due squadre hanno la possibilità di richiedere un minuto di time-out per ogni tempo di gara. Ogni squadra ha a sua disposizione un massimo di 7 calciatori di riserva ed è consentito durante la gara un numero illimitato di sostituzioni. Le dimensioni del campo da gioco prevedono delle misure minime e massime a seconda che si tratti di eventi nazionali o internazionali (Tab.1). Gare internazionali Gare nazionali Lunghezza minima Lunghezza massima Larghezza minima 25 m. 38 m. 42 m. 42 m. 15 m. 18 m. Larghezza massima 25 m. 22 m. Azione di gioco Il calcio a 5 è classificato tra le attività ad impegno aerobico-anaerobico alternato; è una attività di tipo intermittente, che combina sforzi di alta intensità (sprint con e senza palla, smarcamenti, finte, passaggi, tiri in porta, cambi di direzione) e sforzi di mediabassa intensità, dovuti principalmente a situazioni di interruzioni del gioco (rimesse laterali, rimesse del portiere, falli di gioco, tempi morti, ecc.) (Barbero, 2003). I parametri da investigare per un’adeguata conoscenza della prestazione in gara possono essere distinti in due grandi categorie: • Indicatori esterni: i quali intendono valutare il carico esterno a cui e sottoposto il giocatore durante la competizione, come ad esempio: la distanza percorsa, i tempi di lavoro e di pausa o la velocità degli spostamenti • Indicatori interni: attraverso l’utilizzo di strumentazioni sofisticate, si è potuto valutare le reali esigenze fisiologiche della gara e la sua ripercussione interna sull’organismo del giocatore. Alcuni di questi parametri sono l’andamento della frequenza cardiaca, la percentuale del VO2 max a cui si compie il lavoro e le variazioni dei livelli di lattato ematico durante l’esercizio. Tabella 1 — Dimensioni del campo da gioco. ANALISI DEL MODELLO DI PRESTAZIONE L’analisi di un modello di prestazione costituisce un’ informazione essenziale per gli allenatori. La pianificazione dell’ allenamento deve adeguarsi al lavoro compiuto dall’ atleta durante la gara, per questo motivo si rende necessaria una dettagliata valutazione di tutti i parametri che condizionano e caratterizzano la reale attività di gioco. La gara non è solo l’obiettivo fondamentale dell’allenamento, ma è considera anche la forma di controllo più completa e obiettiva. In essa si incontrano, in maniera chiara, tutte le variabili del rendimento. L’ analisi dei diversi aspetti della competizione negli sport di squadra presenta diverse difficoltà come conseguenza della complessità e variabilità propria della gara stessa. INDICATORI ESTERNI Attualmente il calcio a 5 è caratterizzato da un elevato ritmo del gioco. Alvarez Medina e coll. (2001) riferiscono che la durata totale di una partita è mediamente compresa tra 75 e 80 minuti effettivi, in cui vengono realizzati un elevato numero di sostituzioni tra i giocatori, le quali permettono di mantenere un ritmo di gioco elevato per tutta la durata della partita. Durante una partita i giocatori percorrono mediamente 4878,37 metri ± 701,3 con notevoli differenze individuali in relazione ai minuti giocati, 600.78mÅÆ 8039.52m (Barbero e coll., 2005). Diventa fondamentale la conoscenza dei tempi di pausa e di lavoro a differenti intensità durante la gara. Nello studio dell’ andamento dei parametri temporali in uno sport situazionale, il primo fattore di analisi è il www.elav.biz 50 SPORT volume totale del lavoro, espresso come la media del tempo totale di gioco (TT). Attraverso la valutazione dei tempi durante i quali il pallone rimane in gioco o tempo di azione (TA) e dei tempi in cui il pallone è fermo o tempo di pausa (TP) si è potuto stabilire il rapporto tra i tempi di lavoro e di recupero. Analizzando i tempi di gara possiamo osservare che il tempo reale di gioco (TR, che ricordiamo essere 40 minuti) è in media, di poco superiore (52,75%) al tempo totale delle pause TP, pari al 47,25% (Barbero, 2003). Il TR è composto dalla sommatoria di tutti i tempi delle azioni (TA) che si effettuano durante l’incontro. L’ analisi del tempo delle singole azioni fornisce informazioni rilevanti sul carico di lavoro a cui il giocatore di calco a 5 è sottoposto. Figura 1 — Analisi delle richieste energetiche negli sport di squadra (da Pino 1999, modificato). Un dato importante, che emerge è che il 95% delle azioni, di attacco e difesa, svolte durante una partita hanno una durata tra 0 e 20 secondi. Nello specifico si svolgono 208.5 azioni, che corrispondono al 75,96 %, in un range di tempo che oscilla tra 0 e 10 secondi, mentre risulta che le azioni svolte tra 11 e 20 secondi sono 51,9 pari al 18,91%. In fine il restante 4,15% delle azioni, si sviluppano tra i 21 e i 30 secondi. Risultano infrequenti, circa l’1% le azioni superiori a i 30 secondi (Barbero e coll. 2003). Il tempo totale delle pause (TP) è dato dalla sommatoria delle diverse pause che si hanno durante la partita (palla fuori, goal, rimesse laterali, falli, infortuni, ecc.). La durata media delle pause o intervallo di pausa (IP) è di 12,2 ± 1,34 secondi. Il 52,7% delle interruzioni sono dovute alle rimesse laterali. Per avere una analisi più dettagliata del profilo di questa competizione sportiva, occorre stabilire una relazione TA-IP con l’intento di stimare quale è la corrispondenza tra fasi attive e di recupero durante la gara. Il tempo di un azione di gioco (TA), tanto in difesa quanto in attacco, è di 8,9 ± 1,1 sec. mentre l’intervallo medio delle pause (IP) è di 12,2 ± 1,34 sec., per cui il rapporto tra questi fattori è di 0,73. Ciò significa che ad ogni azione attiva che realizza il giocatore corrisponde una pausa di poco superiore a quest’ultima e quindi, in media il rapporto lavororecupero è di 1:1,4 (Barbero, 2003). Altro fattore di sicuro interesse per la costruzione del modello di prestazione di un giocatore di calcio a 5 è la distanza percorsa in relazione alle diverse intensità di gara. Secondo J.C. Barbero Alvarez e C. Castagna (2007) durante la partita ogni giocatore percorre 121±8.3 m per minuto giocato e vengono percorsi ad alta intensità (vel. 15.6-18.5 km·h-1) l’11,4 % della distanza totale di corsa, effettuando 3.4±1.1 sforzi di alta intensità per minuto pari a uno sforzo di alta intensità ogni 17,6 secondi. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO DI PRESTAZIONE DEL FUTSAL Figura 2 — Percentuale tempo fase attiva e recupero, da Barbero J.C, 2003. www.elav.biz 51 SPORT INDICATORI INTERNI Uno studio condotto da Alvarez JC. e Castagna C. (2009) indica che i valori di VO2max misurati durante un test incrementale in un gruppo di giocatori di calcio a 5 professionisti sono stati di 62.9 +/- 5.3 ml*kg*min1 , i valori tendono a diminuire per i giocatori semiprofessionisti, in cui il VO2max è risultato in media di 55.2 +/- 5.7 ml*kg*min-1. Gli autori concludono che un valore di VO2max prossimo o superiore ai 60 ml*kg*min-1 è consigliabile per poter giocare ad alto livello. La potenza aerobica non sembra essere un fattore determinante nel profilo fisiologico del giocatore di calcio a 5 (Rivero, 2000; Cooke, 1997) anche se alcuni studi mostrano un suo ruolo importante nelle fasi di recupero (Balsom, 1992; Hoffman, 1996). FUTSAL DEMANDS %VO2max 76±8.6 %HRmax 90±3.1 BLmML-1 5.3±2.6 Tabella 2 — Richieste fisiche del futsal. Castagna, C., D’Ottavio, Barbero-Álvarez J.C. (2007). Un altro parametro indagato è la frequenza cardiaca (FC). La FC è un indicatore del carico interno molto utilizzato dagli allenatori, nonostante i suoi limiti riguardo l’influenza che essa può subire da parte di diversi fattori (temperatura, umidità, affaticamento, disidratazione, ecc.). La FC risulta essere una metodica di facile applicazione e assolutamente non invasiva, caratteristica fondamentale per non influenzare il gesto tecnico. L’ analisi della FC ci fornisce una migliore comprensione sulla risposta del sistema cardiovascolare agli sforzi che si realizzano in una partita e ci da ulteriori informazioni per l’elaborazione del contenuto e della struttura dell’allenamento. Vediamo i dati ottenuti da Barbero e coll. (2003) i quali hanno registrato la FC di 8 giocatori della LNFS in 5 diverse partite per un totale di 18 rilevazioni. La FC media registrata durante la partita è stata di 172,9 ± 4 bpm (battiti per minuto), che rappresenta l’ 89,5% ± 1,4% della FC max. Tenendo conto della relazione che esiste tra la FC (in percentuale della FC max) e il consumo di ossigeno (in % del VO2max), si può stimare secondo Marion e al. (1994) che la intensità media di una partita corrisponde approssimativamente all’ 83–85 % del VO2max. Valori così elevati della FC ci suggeriscono un contributo importante del metabolismo anaerobico durante le fasi di gioco. Lo stesso studio di Barbero (2003) ci rivela che il giocatore di calcio a 5 durante la sua attività in campo permane per l’ 80,07 % del tempo con una FC supe- riore all’85% della FcMax, il 18% del tempo tra il 65% e l’ 85% della FcMax e solamente l’1,3% del tempo si registrano valori più bassi del 65% della FcMax. Il profilo di questa attività massimale e submassimale, intermittente e aciclica, associata ad un recupero attivo o passivo, suggerisce un contributo importante del metabolismo Anaerobico alattacido (75%-85%) ed un coinvolgimento inferiore di quello Anaerobico lattacido (15%-25%). Occorre precisare che il rapporto tra le percentuali del contributo fornito dai due sistemi varia nelle fasi più intense della gara (Barbero, 2003). Uno studio condotto da Rivero (2000) ci indica che durante la gara non sono stati registrati valori di lattato superiori ai 9 mmol/l. Un secondo studio condotto da Andrin (2004) rileva valori da 4 a 10 mmol/l precisando anche che tali differenze dipendono dalle caratteristiche tecnicotattiche del giocatore e dalla sua categoria di appartenenza. Alvarez Medina (2002) segnala che un buon giocatore di calcio a 5 deve sviluppare in maniera adeguata il metabolismo anaerobico lattacido e possedere una buona tolleranza a livelli medio-alti di lattato. Un fattore molto importante ai fini prestativi è la potenza muscolare. La potenza muscolare degli arti inferiori sembra essere relazionata positivamente con la capacità di prestazione negli sprint ripetuti da parte del giocatore di calcio a 5, (Attene, Mameli 2010). ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO DI PRESTAZIONE DEL FUTSAL CONCLUSIONI Il calcio a 5 richiede un discreto livello di potenza aerobica. Questo, non viene considerato il fattore maggiormente limitante la prestazione specifica per quanto riguarda i giocatori professionisti, mentre, sembra influire maggiormente quando diminuisce il livello di specializzazione dei giocatori. Tuttavia, si ritiene che livelli accettabili del VO2max (circa a 60 ml*kg*min-1) possano influire positivamente sulla capacità di recupero durante la competizione. Date le numerose azioni svolte ad alta intensità, in cui vengono erogate elevate potenze, la capacità di ripetere sprint, conosciuta come RSA (repeated sprint ability), viene ritenuta una capacità specifica del calcio a 5. Gli spostamenti, svolti ad alta intensità sono caratterizzati da cambi di direzione e richiedono al giocatore continue accelerazioni e decelerazioni, durante tutta la partita. Sarà quindi opportuno agire attraverso l’allenamento per indurre degli adattamenti metabolici e neuromuscolari specifici, in grado di portare i giocatori a livelli di performance superiori. BIBLIOGRAFIA 1. Álvarez, J.; Corona, P.; Giménez, L.; Serrano, E. y Manonelles, P. (2001). Perfil cardiovascular en el fútbol-sala. Respuesta inmediata al esfuerzo. Archivos de Me di ci na del De por te,XVIII (83), 199-204. www.elav.biz 52 SPORT 2. Alvarez JC, D'Ottavio S, Vera JG, Castagna C. , Aerobic fitness in futsal players of different competitive level. J Strength Cond Res. 2009 Oct;23. 3. 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Cominu M., Valutazione del dispendio energetico durante un test da campo in una squadra professionista di calcio a 5, 2008. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ANALISI DEL MODELLO DI PRESTAZIONE DEL FUTSAL 53 FITNESS E SALUTE ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA 1. 2. 3. 4. 5. 6. Di Mario Salvioli1, Roberto Spada2 Gabriele Rossi3 Silvia Caterbi2 1 Laurea In Scienze Motorie, Libero ricercatore 2 Laurea in Scienze Motorie 3 Direttore Editoriale ELAV JOURNAL La tonificazione addominale rappresenta un fattore di notevole importanza ai fini della salute individuale. Il raggiungimento di un buon tono muscolare in questa zona è fondamentale per possedere un’adeguata statica del bacino, per il miglioramento della respirazione, per il mantenimento di una corretta postura, ma anche per salvaguardare l’individuo dagli infortuni a cui potrebbe andare incontro effettuando sforzi con le braccia e con il tronco. Durante il sollevamento di un peso i muscoli addominali si contraggono e svolgono quindi un ruolo contenitivo. Una cintura addominale rafforzata nel modo corretto, consente di scaricare circa il 40% del peso gravante sulle vertebre lombari tenendo in considerazione sempre la corretta esecuzione degli esercizi. Quando si considera invece l’allenamento degli sportivi l’importanza di un allenamento addominale mirato diventa strategica. In tutte le discipline sportive si è assistito ad un progressivo incremento delle velocità di esecuzione delle azioni di gioco e ad un impegno muscolare proporzionalmente maggiore. Il ruolo degli addominali è diventato quindi centrale, un link che permette di trasmettere le forze prodotte dagli arti inferiori al resto del corpo e viceversa. Al contrario uno scarso tono addominale potrebbe avere degli effetti negativi sia dal punto di vista prestativo ma soprattutto dal punto di vista posturale. Si assiste spesso a soggetti con un tono eccessivo della muscolatura antagonista (composta essenzialmente da muscoli antiversori) che determina un atteggiamento posturale iperlordotico. I muscoli antiversori infatti, vengono più facilmente allenati durante le normali azioni quotidiane come camminare, salire le scale o correre e quindi necessitano meno di un allenamento mirato. Per andare incontro a questi problemi si è più volte cercato di selezionare gli esercizi di tonificazione addominale che meglio isolassero il lavoro sui retti e sugli obliqui e che nel contempo non coinvolgessero i flessori dell'anca; molti degli studi in questa direzione sono stati effettuati con l'ausilio dell'elettromiografia (EMG) che permette di visualizzare l'attività di ogni muscolo si è rivelato lo strumento migliore. Lombari Trasverso Piccolo Obliquo Grande Obliquo Grande Retto Retto Anteriore ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA 1. Tensore della fascia lata 2. Psoas Iliaco 3. Glutei 4. Adduttori 5. Semimembranoso 6. Semitendinoso 7. Bicipite Femorale Figura 1 — Origine e inserzione dei muscoli addominali necessario conoscere nel dettaglio i muscoli coinvolti in questi movimenti (Fig. 1). GLI ESERCIZI CLASSICI DI TONIFICATONE ADDOMINALE Gli esercizi che si effettuano con l'intento di tonificare la parete addominale sono molti e diversi per forma, velocità di esecuzione, posizione assunta in partenza e posizione di arrivo ma sostanzialmente si possono ricondurre a tre categorie: • Gli esercizi in cui gli arti inferiori sono fermi e il tronco gli si avvicina; fanno parte di questo gruppo i "crunches" i "sit-up", i "curl-up" e quelli eseguibili su alcune macchine da palestra attualmente in commercio. • Gli esercizi in cui è il tronco a rimanere fissato e gli arti inferiori gli si avvicinano: questo gruppo raccoglie i "leg rises" (eseguibili da molteplici posizioni). • Gli esercizi in cui tronco e arti inferiori si avvicinano reciprocamente; fanno parte di questa categoria i "libretti" o "V-sit", e l'esercizio eseguibile su un altro tipo di macchine da palestra presente in commercio. ANATOMIA DEI MUSCOLI FLESSORI DELL’ANCA, DEI MUSCOLI FLESSORI DEL TRONCO E DEI MUSCOLI DELLA ZONA LOMBARE Per poter comprendere quali siano i movimenti che permettano di coinvolgere la cintura addominale è www.elav.biz 54 FITNESS E SALUTE TONIFICAZIONE ALLA MACCHINA SPECIFICA Il soggetto si siede sulla macchina, appoggia i piedi sull'apposito ripiano, il tronco ai cuscini presenti sullo schienale e con le mani afferra i due manubri che partono dallo schienale stesso; l'esercizio consiste nel flettere in avanti il busto mantenendo il contatto con lo schienale mobile (il soggetto porta avanti con sé lo schienale) che è collegato al pacco pesi. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA SIT-UP I sit-up consistono nell'avvicinamento del tronco agli arti inferiori; in questa metodica gli arti inferiori sono flessi (o distesi) e mantenuti fermi durante l'esercizio; è possibile ricorrere ad un punto di appiglio ove incastrare i piedi per evitare il sollevamento degli arti inferiori durante l'esecuzione. La schiena in partenza è appoggiata a terra (o eventualmente su un piano inclinato) e deve essere sollevata fino al raggiungimento della posizione verticale con il tronco. Le mani possono essere tenute dietro alla nuca o in alternativa al petto. LEG RISES (SOLLEVAMENTO DEGLI ARTI INFERIORI) In questo esercizio, al contrario che nel precedente, è il tronco che rimane fermo mentre gli arti inferiori vengono sollevati e avvicinati al petto; la posizione di partenza vede il soggetto steso in decubito supino (anche in questo caso il soggetto può essere su un piano orizzontale o su un piano inclinato) e le mani possono afferrare un punto fisso dietro la nuca per evitare il movimento del tronco durante l'esecuzione dell'esercizio. La posizione finale della fase di andata viene raggiunta quando gli arti inferiori arrivano ad essere sulla verticale o quasi. www.elav.biz 55 FITNESS E SALUTE ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA LEG RISES IN SOSPENSIONE L'attrezzo necessario e ideale per effettuare questa variante è la spalliera; il soggetto afferra il piolo più sporgente situato nella parte alta della spalliera e vi si appende raggiungendo così la posizione di partenza. L'esecuzione può avvenire mediante la raccolta delle ginocchia al petto (con una flessione progressiva delle ginocchia durante l'arco di movimento) oppure mediante il sollevamento degli arti inferiori fino al piano orizzontale (quest'ultimo metodo richiede una maggiore forza). Un'ulteriore variante di questo esercizio vede il soggetto nella posizione di partenza in appoggio sugli avambracci anziché in sospensione, ma l'esecuzione del movimento rimane invariata. V-SIT Questo esercizio di tonificazione prevede l'avvicinamento reciproco del tronco e degli arti inferiori La posizione di partenza è con il soggetto in decubito supino, le mani raccolte dietro alla nuca e gli arti inferiori mantenuti leggermente flessi. L'esercizio procede con il sollevamento simultaneo del tronco e degli arti inferiori che cercano di raggiungere all'unisono la verticale; la fase di ritorno prevede il movimento inverso sempre eseguito in contemporanea da arti inferiori e tronco. www.elav.biz 56 FITNESS E SALUTE CRUNCHES Questo tipo di esercizio di tonificazione addominale è stato ideato per evitare il coinvolgimento della regione lombare della colonna vertebrale; la posizione di partenza con il soggetto in decubito supino, con le mani dietro alla nuca e gli arti inferiori tenuti flessi con i piedi a terra o flessi e con i polpacci appoggiati su un panchetto. L'esecuzione consiste nel sollevamento da terra solo della parte superiore del tronco, infatti non appena le scapole vengono sollevate da terra si considera effettuato il movimento di andata. Il movimento di ritorno consiste nel controllare il riappoggio del tronco a terra. IL METODO SALVIOLI Il "metodo Salvioli" consiste in un nuovo modello per eseguire la tonificazione dei muscoli retti addominali escludendo l'intervento dei muscoli flessori dell'anca, che al contrario è presente in modo marcato in quasi tutti gli esercizi classici di tonificazione addominale. L'intento di una tonificazione di questo tipo è quello di preservare il rachide dalla comparsa di dolori nella zona lombare, dove spesso sorgono in seguito ad un uso eccessivo dell' ileo-psoas che contraendosi sottopone L1, L2, L3, L4 e i dischi intervertebrali compresi a pressioni notévoli e a lungo andare dannose. Questo metodo è stato inventato con lo scopo di creare un metodo alternativo di tonificazione addominale che unisse alla contrazione dèi RA il rilassamento dei flessori dell'anca (si è voluto escludere anche l'intervento del retto femorale in quanto questo muscolo ha un effetto antagonista sul movimento del bacino rispetto ai RA; esso infetti è un antiversore del bacino e contraendosi induce iperlordosi sul tratto lombare). Il risultato dello svilupparsi di una condizione di questo genere dovrebbe essere la diminuzione della distanza tra le inserzioni dei RA assieme ad un aumento dello spazio esistente tra le inserzioni dei flessori e ciò è quello che è stato ricercato. E' importante notare che queste condizioni non si verificano durante i normali esercizi di tonificazione addominale dove si osserva invece la chiusura dell'angolo esistente tra l'asse femorale e l'asse passante per acetabolo e L3 e quindi una diminuzione della distanza tra le inserzioni dei flessori; si può poi dedurre che qualsiasi movimento attivo che veda la chiusura del suddetto angolo debba necessariamente essere dovuto alla contrazione concentrica di uno o più muscoli aventi o inserzione su colonna vertebrale e femore e passanti davanti al bacino oppure aventi inserzione su femore e zona anteriore del bacino (antiversori) e che non possa essere provocato dai muscoli addominali. II metodo Salvioli, permette con una contrazione isolata dei RA di non ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA provocare la chiusura di tale angolo ma addirittura di provocarne l'apertura (Si assiste alla chiusura di questo angolo quando la sua ampiezza alla fine del movimento di andata di un qualsiasi esercizio risulta inferiore rispetto a quella misurata nella posizione di partenza. Viceversa si ha un'apertura di questo angolo quando la sua ampiezza aumenta passando dalla posizione di partenza a quella di arrivo). BIOMECCANICA DEI FLESSORI DELL'ANCA Il lavoro muscolare, che si manifesta attraverso la contrazione dei muscoli con un conseguente accorciamento degli stessi, comporta ravvicinamento dei 2 o più punti di inserzione del muscolo in esame; La contrazione dell'ileo-psoas, provoca un avvicinamento del piccolo trocantere alle vertebre lombari di inserzione attraverso la chiusura dell'angolo esistente tra l'asse del femore e l'asse sagittale del bacino; in questo movimento, la contrazione del muscolo tende a provocare un aumento della lordosi del tratto lombare. La contrazione del retto femorale, essendo un muscolo bi-articolare, provoca sia l'estensione della gamba Biomeccanica dei Flessori dell’Anca www.elav.biz 57 FITNESS E SALUTE attraverso l'apertura dell'angolo al ginocchio sia la flessione dell'intero arto inferiore che si avvicina così al tronco; avendo questo muscolo inserzione sulla spina iliaca anteriore-superiore, la sua contrazione provoca anche un'antiversione del bacino che a sua volta induce un aumento della lordosi del tratto lombare. BIOMECCANICA DEI RETTI ADDOMINALI L'efficacia dell'azione dei muscoli addominali è dovuta a due bracci di leva molto lunghi: il braccio di leva inferiore, formato dalla distanza promontorio-pube e il braccio di leva superiore schematizzato dalla mensola che prende appoggio sul rachide dorsale e che è costituito dalla distanza dorso-xifoidea. La contrazione dei retti addominali comporta quindi l'avvicinamento dello sterno al pube (e viceversa) con un'azione di flessione del rachide molto potente. Più precisamente, il movimento che coinvolge il pube non è traslatorio, infatti il suo avvicinamento allo sterno avviene mediante una "retroversione del bacino". Anche lo sterno del resto non può essere "tirato" semplicemente verso il pube, ma per avvicinarsi necessita di una flessione della colonna vertebrale in cifosi. Questa azione isolata non giustifica l'innalzamento di tutto il tronco fino alla posizione verticale e soprattutto non coinvolge gli arti inferiori che quindi non dovrebbero avvicinarsi al tronco. E' evidente invece che durante i normali esercizi di tonificazione addominale si assiste a questo avvicinamento, ben evidenziabile mediante la chiusura dell'angolo tra asse del femore e asse del bacino. Questo fatto come detto prima, può essere giustificato solo mediante la contrazione di uno o più muscoli aventi inserzione sul femore e colonna vertebrale o su femore e bacino. LA RICERCA DEL MOVIMENTO CORRETTO Prendendo atto delle inserzioni dei muscoli considerati, e dei movimenti che vengono provocati dalla loro contrazione, il movimento che è stato ricercato per Y attuazione di questo metodo doveva vedere contemporaneamente ravvicinamento dello sterno al pube e l'allontanamento del piccolo trocantere dalle vertebre lombari. Queste condizioni sono state trovate partendo dalla posizione seduta con la schiena retta e arrivando sempre in posizione seduta con la schiena flessa in quella che è conosciuta come "posizione del cocchiere". ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA Posizione del Cocchiere Raggiungendo infatti questa postura si possono notare alcune cose: 1. La colonna vertebrale viene flessa interamente in cifosi e accompagnata in questo movimento dalla retroversione del bacino, mentre l'asse femorale rimane fermo; questo fatto comporta (come evidenziato in figura) l'allontanamento delle SIAS dal ginocchio e quindi l'allungamento del retto femorale. www.elav.biz 58 FITNESS E SALUTE ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA 2. La cifotizzazione del rachide comporta uno spostamento indietro di L1, L2, L3 e L4 e quindi un allontanamento di queste vertebre dal piccolo trocantere. Il verificarsi di questo movimento presuppone l'allungamento dello psoas a causa del distanziarsi delle sue inserzioni. Come si può vedere con questo movimento sono raggiunte tutte le condizioni desiderate; in particolare è importante notare che la retroversione del bacino che si è ottenuta è un movimento caratteristico della contrazione dei RA ed è contrario a quello che si ottiene mediante la contrazione di ileo-psoas e retto femorale. Il passo successivo è stato quello di rendere questo movimento un'azione motoria attiva dovuta alla contrazione dei RA e non un'azione passiva frutto di un rilassamento generale. La soluzione è stata trovata inserendo un blocco alle spalle del soggetto che ne impedisse la caduta in avanti e una resistenza dietro alla schiena che ne permettesse la flessione solo mediante la contrazione dei muscoli addominali. In pratica questo metodo è eseguibile in vari modi ma l'optimum è stato trovato mediante l'utilizzo di una macchina studiata allo scopo. 3. La flessione della colonna vertebrale in cifosi comporta un abbassamento della gabbia toracica e dello sterno il quale si avvicina al pube e riduce la distanza tra le inserzioni dei retti addominali. DESCRIZIONE DELLO STRUMENTO Lo strumento progettato per la tonificazione della parete addominale mediante il "metodo Salvioli" è composto da: 1. Sedile basculante: Tale caratteristica è richiesta per far sì che il sedile possa assecondare istante per istante il movimento di retroversione del bacino che si verifica durante l'esecuzione dell'esercizio. 2. Schienale mobile in basso-indietro. E' questa infatti la direzione inflittagli dal tratto dorsolombare; lo schienale inoltre, oppone a tale spinta una resistenza avente stessa direzione, verso opposto e intensità regolabile. www.elav.biz 59 FITNESS E SALUTE 3. Sistema di regolazione del carico di resistenza. La resistenza può essere di due tipi: l) elastica: in questo caso viene offerta da un set di elastici il cui numero e spessore vanno a determinarne l'intensità. 2) Isotonica: in quest'altro caso viene offerta da un classico "pacco pesi" collegato allo schienale mediante cavo. 4. Sistema di fissaggio delle spalle ("poggiaspalle") Il fine ultimo quindi del "poggiaspalle" è quello di mantenere l'asse frontale delle spalle (e con esso l'estremità superiore della colonna vertebrale) e l'asse frontale del bacino (e quindi l'estremità inferiore della colonna vertebrale) sul medesimo asse sagittale durante tutto l'arco di movimento. Questo ausilio viene appoggiato sulle spalle per le quali funge da punto fisso (di appoggio) e ne impedisce la traslazione in avanti durante l'esercizio. In particolare ne permette solo il movimento di traslazione in basso; in questo modo viene modificata la biomeccanica del movimento che vede gli addominali fissati su un medesimo asse verticale sia nell'estremità superiore che in quella inferiore. L'unico movimento che può seguire alla contrazione dei RA è una riduzione dell'altezza del tronco con una conseguente flessione della colonna in cifosi. L'assenza di questo sistema vedrebbe lo schienale fungere da punto fisso e le spalle scivolare in avanti tenere abbassato e costantemente in contatto il "fermaspalle”, con le spalle durante l'esecuzione dell'esercizio. Gli arti inferiori vengono appoggiati in terra e mantenuti rilassati in quanto non debbono essere coinvolti nell'esercizio; per aiutare il soggetto in questo intento gli si può suggerire di appoggiare i piedi in posizione supina, in questo modo un'eventuale tendenza alla spinta sarebbe meno naturale e più facilmente controllabile. Una volta sistematosi il soggetto deve cercare di spingere indietro Io schienale facendo pressione col tratto dorso-lombare della schiena. Il movimento di andata finisce quando si è raggiunto il massimo grado di flessione con la schiena o quando non è più possibile spingere indietro lo schienale a causa dell'aumentato carico (la resistenza offerta dagli elastici infatti aumenta con il progredire del movimento). Il movimento di ritorno deve "controllare" la spinta dello schienale e riaccompagnare macchina e soggetto alla posizione di partenza. Elemento fondamentale di questo esercizio è l'apertura dell'angolo al bacino, infatti l'asse femorale rimane nella medesima posizione durante tutto l'arco di movimento mentre il bacino subisce una retroversione e la colonna vertebrale una flessione in cifosi. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA Figura 2 — Il sistema poggia spalle (A: Senza poggia spalla; B: con poggia spalla) sotto l'azione dei RA senza incontrare resistenza (Fig. 2). ESECUZIONE DEL METODO SALVIOLI Il soggetto dopo essersi seduto sul seggiolino, abbassa il "fermaspalle" fino a portarlo a contatto con le spalle e vi appoggia sopra le braccia in posizione comoda; il peso degli arti superiori è sufficiente a manwww.elav.biz 60 FITNESS E SALUTE PROGETTO DI RICERCA INTRODUZIONE E SCOPO Lo scopo della ricerca è stato quello di valutare l’attivazione dei muscoli addominali e delle gambe durante l’esecuzione di esercizi per la tonificazione addominale svolti a corpo libero o con l’ausilio di attrezzature specifiche (Oemmebi Salvioli, e Technogym). La valutazione dei dati emersi ha permesso di verificare quale esercizio riuscisse ad isolare in maniera ottimale il lavoro della muscolatura addominale. SOGGETTI Seguendo le linee guida proposte da Guimares (1) sono stati selezionati dei soggetti con una quantità di grasso sottocutaneo ridotta (perché un elevato valore di grasso potrebbe ostacolare il rilevamento dell’attività muscolare). Sono stati selezionati sei soggetti maschi e sani e che conoscevano bene la tecnica di esecuzione degli esercizi per evitare possibili influenze dovute al sesso o ad un’errata esecuzione del movimento. Alla ricerca hanno partecipato 6 soggetti maschi allenati (età media 29 anni altezza 174,4 cm peso 70,6 kg) PARAMETRI MEDIA DEV. ST ETA’ a 29,0 4,05 ALTEZZA cm 174,4 6,65 PESO kg 70,6 11,63 Caratteristiche antropometriche base dei soggetti che hanno partecipato alla ricerca MATERIALI • Elettromiografo TESYS 1000 con relativi software di valutazione • Macchina Oemmebi Metodo Salvioli con resistenza a pesi • Macchina Marchesi Metodo Salvioli con resistenza ad elastici • Macchina per gli addominali Technogym Selection • Metronomo METODI In accordo con le linee guida presenti in letteratura sono stati standardizzati i seguenti parametri: la velocità di esecuzione dei movimenti, il numero delle ripetizioni e i periodi di recupero. Dopo un riscaldamento standardizzato della durata di 15 minuti è iniziata la ricerca che seguito questo protocollo: • 3 ripetizioni per esercizio ogni esercizio • 3 minuti di recupero tra un esercizio e il successivo • Velocità di esecuzione di 60°/sec • L’angolo di apertura del ginocchio è stato fissato a 90° durante l’esecuzione degli esercizi a gambe flesse • Le mani dovevano essere mantenute ferme durante l’esecuzione degli esercizi Gli esercizi studiati sono stati i seguenti: 1. Sit-up a gambe distese e piedi non supportati 2. Sit-up a gambe flesse e piedi non supportati 3. Sit-up a gambe distese e piedi supportati 4. Sit-up a gambe flesse e piedi supportati 5. Leg Rises 6. Crunches a gambe distese 7. Crunches a gambe flesse 8. V-sit (chiusure a libro) 9. M.S. alla macchina Easytech 10. M.S. alla macchina Oemmebi con 20 Kg 11. M.S. alla macchina Oemmebi con 25 Kg 12. Macchina Technogym 20 Kg 13. Macchina Technogym 40 Kg ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA Lo studio condotto ha preso in considerazione anche dei muscoli che non sono stati esaminati in altri studi, ossia il grande gluteo e gli erettori della spina (esaminati all'altezza di L3) in quanto sono muscoli che agiscono in quelle zone che sono più soggette a movimento durante gli esercizi di tonificazione addominale: articolazione dell'anca e porzione lombare della colonna vertebrale. Il monitoraggio elettromiografico è stato effettuato sull'emisoma destro ad eccezione del muscolo obliquo esterno che è stato studiato su entrambi i lati; i muscoli osservati sono stati: • Retto addominale alto (RAA): gli elettrodi sono stati posti 6 cm sopra l'ombelico, 3 cm a destra della linea mediana. • Retto addominale basso (RAB): elettrodi posti 6 cm sotto l'ombelico, 3 cm a destra della linea mediana, • Obliquo esterno (OE): elettrodi posti 15 cm a lato dell'ombelico. • Obliquo interno (OI): elettrodi posti sopra al legamento inguinale destro, sul medesimo asse verticale degli elettrodi dell'obliquo esterno. • Retto femorale (RF): elettrodi posti a metà del ventre muscolare. • Grande gluteo (GL): elettrodi posti nel centro del ventre muscolare. • Erettori della spina (ER): elettrodi posti a livello di L3 , 3 cm a destra dei processi spinosi. In considerazione dei dati emersi dalla Letteratura, il muscolo RF e il muscolo IP hanno un andamento simile durante gli esercizi di tonificazione addominale in quanto sono entrambi antiversori e agiscono sinergicamente sul bacino; da ciò si può ipotizzare che i risultati elettromiografici ottenuti nel nostro studio sul RF possano essere simili a quelli che si sarebbero ottenuti su IP con l'uso di elettrodi ad ago. Ad esempio confrontando i risultati ottenuti per questi due muscoli da Andersson e coll. (2); nel grafico 4 si può notare che gli esercizi che richiedono una maggiore (o minore) attivazione di uno dei due muscoli www.elav.biz 61 FITNESS E SALUTE pre classificata in modo uguale o minore a quella registrata negli altri esercizi. Ciò è molto evidente per i muscoli erettori della schiena che mostrano un'attività nulla solo durante l'esecuzione del metodo Salvioli, e per il gluteo e RF che dimostrano attività nulla solo nei crunches e negli "esercizi Salvioli". Tra tutti gli esercizi si distingue poi quello mediante macchina ad elastici che è l'unico, oltre ai crunches a ginocchia flesse a mostrare un'attività bassa per gli obliqui esterni. La tabella sotto riportata riassume qualitativamente i risultati delle elettromiografie effettuate; nella prima colonna sono indicati il 4 esercizi studiati, mentre ognuna delle colonne successive contiene la classificazione dell'attività che un determinato muscolo ha manifestato in ciascun esercizio. In ogni riga è possibile leggere l'attività che i vari muscoli hanno manifestato durante un singolo esercizio (Tab. 2, Fig. 3, 4, 5, 6, 7, 8). richiedono anche una maggiore (o minore) attivazione dell'altro. ANALISI QUALITATIVA Per l'analisi qualitativa sono stati considerati 4 valori di attività EMG classificati come alto (A, quando l'attivazione registrata raggiungeva i 1500 microvolt), medio (M, con attivazione fino a 1000 microvolt), basso (B, con attivazione massima intorno a 500 microvolt) e nullo (N, quando l'attivazione registrata era nulla o trascurabile). RISULTATI Una prima visione generale dei risultati ottenuti mostra che mediante il metodo Salvioli e mediante l'esecuzione dei crunches, si riesce ad isolare meglio il lavoro sui muscoli retti addominali rispetto a tutti gli altri esercizi provati; si nota infatti che in questi 2 esercizi l'attività dei muscoli che non siano RA, è sem- ESERCIZIO OE DX RAA RAB RF 0I ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA ER GL OE SX 1 Sit-up g. distese p. non supportati M A A B B A* B M 2 Sit-up g. flesse p. non supportati M A A B M/B A* B M 3 Sit-up g. distese p. supportati M A A B B A* B M 4 Sit-up g. flesse p. supportati M A A M B A* B M 5 Leg Rises M/B A A M M A* B M/B 6 Crunches a gambe distese. M/B A A N M/B B* N M/B 7 Crunches a gambe flesse. B A A N M/B B* N B 8 V-sit (chiusure a libro) M/A A A M/B M A B M/A 9 Salvioli EASYTECH (resistenza elastica) B A A N B N N B 10 Salvioli OEMMEBI 20 kg B M M N/B B N N B 11 Salvioli OEMMEBI 25 kg B A A B B N N B 12 Macchina Technogym 20 Kg B M B B B N N B 13 MacchinaTechnogym 40 Kg M M M/B B B N N M Tabella 2 - Attivazione muscolare durante l’esecuzione degli esercizi proposti dal protocollo (N=Nulla; B=Bassa; M=Media; A=Alta) www.elav.biz 62 FITNESS E SALUTE Es. 1 Es. 2 Es. 3 Es.4 Es.5 Es.6 Es.7 Es.8 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA Figura 3 — Attivazione muscolare dell’Obliquo esterno, Retto addominale alto, Retto addominale basso e del Retto femorale www.elav.biz 63 FITNESS E SALUTE Es. 1 Es. 2 Es. 3 Es.4 Es.5 Es.6 Es.7 Es.8 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA Figura 4 — Attivazione muscolare dell’Obliquo interno, Erettore spinale, Gluteo, Obliquo esterno. www.elav.biz 64 FITNESS E SALUTE Es. 9 Es. 10 Es.11 Figura 5 — Attivazione muscolare dell’Obliquo esterno, Retto addominale alto, Retto addominale basso e del Retto femorale Es. 9 Es. 10 Es.11 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA Figura 6 — Attivazione muscolare dell’Obliquo interno, Erettore spinale, Gluteo, Obliquo esterno. www.elav.biz 65 FITNESS E SALUTE Es.12 Es.13 Es.12 Es.13 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA Figura 7,8 — Attivazione muscolare dell’Obliquo esterno, Retto addominale alto, Retto addominale basso Attivazione muscolare de Retto femorale, Obliquo interno, Erettore spinale, Gluteo, Obliquo esterno. DISCUSSIONE Una prima visione agli elettromiogrammi dei muscoli addominali, consente di dividere gli esercizi proposti in due categorie, quella per i quali è richiesta un'attività via crescente, che trova un picco alla fine del movimento: di andata e prosegue calando durante il movimento di ritorno e quelli che richiedono un massimo di attività all'inizio del movimento di andata e alla fine di quello di ritorno, mentre nella fase centrale dell'esecuzione manifestano un calo dell'attività. Fanno parte del primo gruppo gli esercizi eseguiti con il "metodo Salvioli" e i crunches, mentre appartengono al secondo gruppo tutti gli altri. In questi ultimi, il calo di attività nella fase centrale dell'esecuzione può essere spiegato col fatto che l'avvicinamento alla verticale sia degli arti inferiori che del busto (a seconda dell'esercizio), comporta una diminuzione del momento della resistenza a causa dell'avvicinarsi del centro di massa degli stessi all'asse verticale del fulcro (articolazione dell'anca). Questo concetto è condiviso anche da Guimares e coll. (1), e usato dall'autore per spiegare le differenze di attivazione esistenti nel sollevamento degli arti inferiori partendo dalla posizione supina o da quella sospesa. Dalla lettura della tabella si vede che il lavoro per i RA risulta essere elevato in ognuno degli esercizi proposti (escludendo la macchina Salvioli quando utilizzata col carico più basso) sia nella parte alta che in quella bassa; dai tracciati EMG non si evidenziano differenze significative che possano dipendere dal fissaggio www.elav.biz 66 FITNESS E SALUTE dei piedi o dalla flessione delle ginocchia e tutto ciò è in accordo con gli studi di Guimares e coll. (1), di Andersson e coll. (2) e di Lipetz e Gutin (8). Un disaccordo riscontrabile con lo studio di Andersson è costituito dal fatto che in quest'ultimo viene notata un'attivazione molto maggiore dei muscoli addominali quando i soggetti sono impegnati nell'esecuzione dei sit-up rispetto all'attivazione dei medesimi durante i crunches; queste differenze nel presente studio non sono state notate. I muscoli obliqui esterni destro e sinistro hanno lavorato mostrato un'attività elettrica pressoché uguale, considerata media in tutti gli esercizi tranne che metodo Salvioli eseguito alla macchina con elastici e alla macchina a pacco pesi se non usata con carico elevato. L'obliquo interno ha mostrato un'attività inferiore, che si è mantenuta a livelli medi solo durante gli esercizi di sollevamento degli arti inferiori e durante il V-Sit, bassa durante l'esecuzione di tutti gli altri esercizi a corpo libero e praticamente nulla durante l'esecuzione con le "macchine Salvioli" sia a pacco pesi che ad elastici. Il grande gluteo ha registrato un'attività che è stata classificata come media negli esercizi a corpo libero tranne che nei due crunches dove si è riscontrata un'attività nulla; nulla è stata anche l'attività che questo muscolo ha dimostrato in tutti gli altri esercizi. I muscoli estensori del rachide hanno dimostrato un andamento molto particolare, differente da quello degli altri muscoli: infatti i picchi registrati variavano da esercizio ad esercizio, sono presenti picchi alti (es. 1 2 3 4 5 e 8), bassi (es. 6 e 7) e nulli (in tutti gli altri), ma la particolarità è nella loro durata che è sempre molto breve. Il manifestarsi di un'attività di questo genere potrebbe spiegarsi col fatto che tali muscoli agiscano come fissatori e stabilizzatori del bacino e che quindi la loro attività non sia una necessità costante; questa spiegazione potrebbe essere confermata dall'attività praticamente nulla che essi manifestano nell'esecuzione della tonificazione sulle macchine Salvioli, in quanto queste consentono un appoggio contemporaneo sia del sedere che del tratto lombare. Un'altra spiegazione potrebbe essere quella del loro ruolo come modulatori della velocità del movimento: nei movimenti non balistici infatti, dove è richiesta una velocità determinata e magari costante, anche i muscoli antagonisti intervengono nel tentativo di far rispettare questa condizione. Infine il retto femorale ha manifestato un'attività media durante l'esecuzione dei crunches a gambe flesse e piedi supportati, durante il sollevamento degli arti inferiori e durante il V-sit, bassa durante gli altri esercizi a corpo libero e durante l'esecuzione del metodo Salvioli con 25 con piedi sul poggiapiedi, nulla solamente durante i due crunches e durante tutte le altre esecuzioni del metodo Salvioli. (Da queste prove si è potuto osservare che il poggiapiedi nella macchina Salvioli dell'Oemmebi invita il soggetto alla spinta, pertanto l'isolamento dei muscoli addominali risulta migliore con i piedi a terra). Il retto femorale ha confermato i ritrovamenti di Guimares e coll. (1), e di Andersson e coll. (2), che ave- vano evidenziato per i sit-up una maggiore attivazione di questo muscolo quando i piedi erano fissati e le gambe flesse. Le elettromiografie infatti mostrano per i sit-up a gambe flesse e piedi supportati un'attività nettamente maggiore che per gli altri crunches. Sempre in accordo con gli studi di Guimares, il retto femorale si dimostra particolarmente attivo durante il sollevamento degli arti inferiori e nel V-sit. Per gli esercizi effettuati sulla macchina Technogym occorre fare delle considerazioni a parte in quanto le registrazioni EMG sono state effettuate successivamente alle altre e quindi, per i motivi spiegati in precedenza, non è corretto fare paragoni. Prima di tutto ci si accorge che la tonificazione eseguita su questa macchina può rientrare in quelle che richiedono la massima attività al termine del movimento di andata, come i crunches e le esecuzioni alla macchina Salvioli. E' poi osservabile anche qui che i muscoli gluteo ed erettori del rachide non vengono attivati: ciò potrebbe confermare la considerazione fatta in precedenza che giustificava il fatto attraverso l'appoggio completo e costante sia del sedere che del tratto lombare. Osservando i grafici è osservabile inoltre che all'aumentare del carico, aumenta maggiormente l'attività degli obliqui esterni che quella del retto addominale; ciò non era accaduto per gli altri esercizi studiati con variazioni di carico, dove l'attività che aumentava maggiormente era quella del retto addominale. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA CONCLUSIONI I dati emersi da questa ricerca concordano con quelli presenti in letteratura. Non sono state riscontrate differenze tra l’attivazione dei retti addominali alti e bassi durante l’esecuzione degli esercizi presenti nel protocollo. L’esercizio che ha mostrato una maggiore attivazione muscolare è stato quello del V-Sit da seduto. Il retto femorale trova la sua massima attivazione durante l'esecuzione di sit-up a ginocchia flesse e piedi supportati su un piano inclinato, seguito dal sit-up a gambe distese sempre su piano inclinato e al sollevamento degli arti inferiori dalla posizione di sospensione. Probabilmente l'uso delle ginocchia piegate comporta una maggiore MAP per il RF perché risulta essere più allungato; infatti l'accorciamento del muscolo dovuto alla flessione dell'anca è compensato dalla maggiore elongazione che il muscolo subisce con la flessione del ginocchio. L'attività dei flessori dell'anca, che ha dimostrato incrementi notevoli sia con il fissaggio dei piedi che con la flessione delle gambe (1); i più alti valori medi sono stati ottenuti infatti con gambe piegate e piedi supportati. Il fissaggio dei piedi diminuisce in maniera significativa i livelli di attivazione di tutti i muscoli degli addominali mentre aumenta i livelli di attivazione del retto femorale (p<0,0001) (6). I crunches sono gli esercizi a corpo libero che richiedono il minor intervento dello psoas. Per ottenere la massima attivazione del retto addominale la mano, durante l’esecuzione di questi esercizi, dovrebbe percorrere 10 cm strisciando sul pavimento (P=0,02) (4). www.elav.biz 67 FITNESS E SALUTE Il metodo Salvioli si è rivelato molto efficace nell’isolare il lavoro dei muscoli addominali durante l’esecuzione degli esercizi proposti nel protocollo. Futuri studi dovranno stabilire se la ricerca dell’isolamento completo dei muscoli addominali durante l’esecuzione degli esercizi di potenziamento determini anche un’efficacia funzionale o produca esclusivamente un maggior lavoro a carico della muscolatura addominale non trasferibile però nelle attività sportive e/o quotidiane. BIBLIOGRAFIA Antonio Carlos S. Guimares, Marco Aurelio Vaz, Maria Ines A. De Campos, Ricardo Marantes. The contribution of the rectus abdominis and rectus femoris in twelve selected abdominal exercises, The Journal of Sports Medicine and Physical Fitness, June 1991, Vol. 31, No. 2. Eva A. Andersson, Johnny Nilsson, Zhijia Ma, Alf Thordtensson. Abdominal and hip flexor muscle activation during various training exercises, European Journal of Applied Physiology, 1997, Vol. 75. M. Marilin Flint. Abdominal muscle involvment during the performance of various forms of sit-up exercises, American Journal of Phisical Medicine, 1965, Vol. 44, No. 5. Junker d., McGill S., Kropf P., Steffen T., "Quantitative intramuscolar myoelettric activity of lumbar portions of psoas and the abdominal was during a wide variety of tasks", Medicine & Science in Sports & Exercises (1998). Eva A. Andersson, Zhija Ma and Alf Thorstensson. 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Potenziamento dei muscoli addominali. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 ATTIVAZIONE DEL RETTO DELL’ADDOME IN ESERCIZI A CORPO LIBERO E CON MACCHINE DEDICATE: ANALISI BIOMECCANICA ED ELETTROMIOGRAFICA 68 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 visita il sito www.elav.biz 69 SPORT CORRELAZIONE TRA FORZA/VELOCITÀ ALLA LAT MACHINE ED UNA ESERCITAZIONE AL CAMPUS BOARD NELL’ARRAMPICATA SPORTIVA Di Cristian Berardi, Francesco Coccia, Luca Russo1, Pierfrancesco Di Biase Arrivabene 1, Agostino Cittadini 2 1 Ph. D student, Università Studi L’Aquila, Facoltà Scienze Motorie 2 Docente escursionismo e arrampicata su roccia, Università Studi L’Aquila, Facoltà Scienze Motorie ABSTRACT Lo scopo del presente studio è stato quello di valutare il grado di correlazione tra la forza massima (1RM) alla Lat Machine e il numero di ripetizioni eseguite in un esercizio effettuato al Campus Board. I test sono stati eseguiti in due giornate differenti da 7 atleti di sesso maschile senza alcun disturbo motorio o neurologico (età: 25 ± 5.3 anni; altezza: 178.42 ± 7.8 cm; peso: 68.57 ± 6.87 kg; media ± deviazione standard): 1.Misura della relazione tra forza e velocità (F-V) e della 1RM. 2.Misura del numero di ripetizioni di trazioni a tenere a mani alternate al campus board. L’analisi statistica ha evidenziato che la forza massima è significativamente correlata con il numero di trazioni e maggiormente lo è l’indice di forza massima in relazione al peso corporeo con il numero di trazioni. Questo studio suggerisce che un allenamento specifico indirizzato all’aumento della forza massima della muscolatura interessata nella trazione possa portare ad un massimo rendimento e ad una ottimizzazione del lavoro effettuato sul campus board e quindi produrre notevoli miglioramenti in parete. INTRODUZIONE Basandosi sugli studi effettuati sulla forza muscolare nell’arrampicata sportiva che affermano il ruolo determinante dei muscoli dell’avambraccio, che esprimono la loro forza per mezzo delle dita [1,2,3,4,5,6], si è data per certa l’esistenza di un’alta correlazione tra questi muscoli e l’esecuzione degli esercizi al Campus Board. Questo attrezzo porta all’esasperazione dei medesimi movimenti effettuati in parete dove il tempo di sospensione sulle prese è dato dalla forza dei muscoli dell’avambraccio[7,8,9]; questo viene anche confermato dall’utilizzo che i climber ne fanno: allenamento specifico della forza delle dita. È sconosciuto invece il grado di correlazione della forza dei muscoli grande dorsale, bicipite brachiale e brachio radiale, muscoli maggiormente reclutati nella trazione, e in determinate esercitazioni al Campus Board ed in parete. L’assenza di ricerche scientifiche effettuate su questo attrezzo di allenamento ha reso obbligata questa scelta iniziale di andare a determinare la sua relazione con questi gruppi muscolari. La valutazione è stata effettuata in climber per mezzo del Campus Board e di una tipica macchina di muscolazione: la Lat Machine. Il Campus Board viene utilizzato specificatamente per allenare la forza e la coordinazione della parte superiore del corpo e la dinamicità della trazione orientando il lavoro sulla forza dell’avambraccio e delle dita. Nel corso dello studio si è voluta studiare la relazione di questi gruppi muscolari con un esercizio che fosse il più specifico possibile al tipico gesto motorio eseguito in gara nell’arrampicata sportiva. SCOPO Lo scopo del presente studio è stato quello di valutare il grado di correlazione tra la forza massima (1RM) e la forza massima in relazione al peso corporeo (1RM/ bw) misurate alla Lat Machine ed il numero di ripetizioni in un esercizio effettuato al Campus Board, dove il soggetto effettua trazioni sostenendosi totalmente con gli arti superiori, così come avviene nei passaggi di forza più difficili in parete. L’aumento delle ripetizioni di trazioni attraverso la sospensione sulle liste con alti carichi dovrebbe essere uno dei punti cardini dell’allenamento specifico dell’arrampicata. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CORRELAZIONE TRA FORZA/VELOCITÀ ALLA LAT MACHINE ED UNA ESERCITAZIONE AL CAMPUS BOARD NELL’ARRAMPICATA SPORTIVA MATERIALI E METODI STRUMENTI UTILIZZATI I test sono stati eseguiti al Campus Board e alla Lat Machine. • Il Campus Board utilizzato è caratterizzato da un pannello inclinato di 20° sul quale sono fissate liste di legno poste orizzontalmente, profonde 2,5 cm, larghe 60 cm e distanti verticalmente tra loro 20 cm. • Alla Lat Machine (TechnoGym®) la valutazione della F-V dei soggetti è stata ottenuta utilizzando il sistema Linear Encorde Muscle Lab (Bosco system ®). SOGGETTI In questo studio sono stati esaminati 7 climber di sesso maschile volontari, che svolgono attività agonistica sia a livello regionale che nazionale (età: 25 ± 5.3 anni; altezza: 178.42 ± 7.8 cm; peso: 68.57 ± 6.87 kg; media ± deviazione standard) senza alcun disturbo motorio o neurologico; i dati antropometrici di massa corporea e altezza rilevati in questo studio si mantengono nella media degli studi già effettuati[4] . Tutti i soggetti praticano la specialità Boulder con alcuni che praticano anche la specialità Lead. Il grado minimo e massimo raggiunti in parete (nella specialità Boulder) dai soggetti partecipanti allo studio sono rispettivamente di 6a e 8b (Tab. 1). La scelta di climber esperti anche se di differente livello è dovuta principalmente ad una loro buona pa- www.elav.biz 70 SPORT dronanza esecutiva delle esercitazioni con il Campus Board. Per quanto riguarda il test alla Lat Machine, non si è resa necessaria una fase precedente di apprendimento per la corretta esecuzione dell’esercizio utilizzato per la valutazione, in quanto i soggetti già conoscevano le modalità di esecuzione delle esercitazioni per questo macchinario di muscolazione. all’ 80% del massimale. I soggetti eseguivano il test a presa larga e impugnatura prona con trazione avanti. In questo modo è stata ricavata la F-V di ogni soggetto. ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CORRELAZIONE TRA FORZA/VELOCITÀ ALLA LAT MACHINE ED UNA ESERCITAZIONE AL CAMPUS BOARD NELL’ARRAMPICATA SPORTIVA Tabella 1 — Statura, peso e grado di difficoltà raggiunta dai soggetti. D.S.: deviazione standard. PROTOCOLLO La sessione dei test si è tenuta in due giornate differenti ed alla stessa ora del giorno: una prima per il test al Campus Board ed una seconda per il test alla Lat Machine. Nelle sessioni dei test al Campus Board, i soggetti prima della prova hanno effettuato un riscaldamento di 20 minuti ponendo particolare attenzione alle dita, articolazioni maggiormente lese durante l’esecuzione di gesti specifici come ad esempio nelle trazioni in sospensione sulle dita[10]. Il test consiste nell’esecuzione di “lanci a mani alternate a tenere” con pre-stiramento (Fig. 1). Il soggetto partendo dalla lista n°3 ad un’altezza dal suolo di 180 cm e con le mani alle due estremità della lista, effettuava una trazione con pre-stiramento, “lanciando” successivamente una mano sulla terza lista superiore (la n° 6: 60 cm più in alto) e mantenendo l’altra sulla lista di partenza; una volta tenuta la lista superiore il soggetto riscendeva sulla lista di partenza distendendo quasi completamente le braccia, evitando di andare a bloccare la discesa con l’articolazione del gomito, ed eseguire immediatamente l’esercizio con la mano opposta sfruttando lo “stiramento” del muscolo contratto nella discesa; scartando l’ultima trazione se non eseguita completamente o se, solamente, il soggetto toccava la lista n°6 non riuscendo a tenerla. I soggetti impugnavano le liste con le dita distese o semiarcuate. Lo scopo finale del test è stato quello di valutare il numero massimo di ripetizioni per ogni soggetto. Nelle sessioni dei test alla Lat Machine i soggetti hanno effettuato un riscaldamento della parte superiore del corpo di 20 minuti. Il test consiste nell’effettuare diverse prove, con recupero completo, in eccentrico-concentrico alla massima velocità di esecuzione con carichi crescenti dal 20 Figura 1 — Esecuzione schematizzata del test: tra A e B prestiramento; tra B e C fase concentrica; tra C e D fase del lancio per entrambi gli arti: Dx’ e Sx”. RISULTATI Per ogni soggetto è stato valutato: A) Al Campus Board: • il numero di ripetizioni; B) Alla Lat Machine: • la forza massima (1RM), • la forza massima in rapporto al peso corporeo (1RM/bw), • la potenza massima (Wmax) • la potenza massima in rapporto al peso corporeo (Wmax/bw) Successivamente all’acquisizione dei dati sono stati calcolati: l’ “R2”, che esprime il legame di dipendenza di una variabile all’altra, e il coefficiente di correlazione lineare (coefficiente di correlazione prodottomomento di Pearson) , “r”, che esprime l’intensità di tale legame, tra le variabili rappresentate dal numero massimo delle ripetizioni nel test effettuato al Campus Board (RCB) ed i rispettivi valori di: Pmax, W/bw, 1RM e 1RM/bw ottenuti con i test alla Lat Machine. L’analisi dei risultati mostra in generale una correlazione lineare positiva tra le variabili studiate. La forza massima (1RM) è intensamente correlata al numero di ripetizioni al Campus Board dove un R2=0.84 e un r=0,92 evidenziano una correlazione molto alta con p<0,05 (Fig.2); maggiormente correlata con il numero di ripetizioni, invece, lo è la forza massima in rapporto al peso corporeo (1RM/bw: forza www.elav.biz 71 SPORT relativa) dove i corrispondenti indici ricavati sono: R2=0.90 e r=0,95 dove quest’ultimo indica una correlazione molto elevata tra le due variabili avvicinandosi quasi totalmente al valore di r = 1, con p<0,05 (Fig. 3). Tabella 2 — Ripetizioni al Campus Board e valori di forza massima (1RM); forza massima relativa (1RM/ bw), potenza massima (Pmax) e potenza massima relativa (W/bw). Figura 2 — Retta di regressione: ripetizioni campus board su forza massima (1RM). Figura 3 — Retta di regressione: ripetizioni campus board su forza massima in relazione al peso corporeo (1RM/bw). CONCLUSIONI I risultati trovati e le conclusioni riferite all’allenamento sono orientate esclusivamente verso il Bouldering, essendo tutti i soggetti partecipanti allo studio praticanti questa specialità, dove la prestazione si basa sulla forza e sulla resistenza alla forza; i tempi di permanenza sui problemi del Boulder sono molto brevi dove il numero totale dei movimenti supera di rado la quantità di 10. La maggior correlazione osservata con la forza massima in rapporto al peso corporeo (r=0,95 “1RM/bw”), rispetto alla forza massima assoluta (r=0,92 “1RM”), ha posto in evidenza l’importanza di una elevata forza di questi gruppi muscolari (muscoli dorsali e flessori dell’avambraccio sul braccio) in rapporto ad un basso valore della massa corporea del climber. Con questo è chiaro come sia importante la forza degli arti superiori del soggetto in relazione alla sua massa corporea in quanto, infatti, l’arrampicata è uno sport antigravitario dove viene sorretto il proprio corpo. Nel Campus Board il soggetto effettua trazioni sostenendosi totalmente con gli arti superiori, così come viene sostenuto completamente nei passaggi di forza più difficili in parete. Questo permette di affermare che un allenamento specifico indirizzato all’aumento della forza massima, sempre in relazione ad un basso peso corporeo, di quei gruppi muscolari che permettono l’esecuzione della trazione (principalmente il grande dorsale e il bicipite brachiale), possa portare ad un sostanziale miglioramento dell’esecuzione di determinate esercitazioni al Campus Board e quindi ottenere il massimo rendimento nell’allenamento specifico delle dita effettuato su questo attrezzo; di conseguenza la prestazione in parete verrà nettamente migliorata. La significativa correlazione tra il numero di ripetizioni e l’indice di 1RM/bw indica quindi che un aumento dell’1RM possa ottimizzare le sessioni di allenamento al Campus Board e dimostra che non solo i muscoli dell’avambraccio sono determinanti nella buona riuscita delle esercitazioni su questo attrezzo ma lo sono principalmente anche i muscoli: grande dorsale, bicipite brachiale e brachio radiale; tale affermazione va a smentire varie conclusioni ipotizzate nelle palestre di arrampicata dove viene attribuito alla forza dei muscoli dell’avambraccio il fattore unico e determinante di queste esercitazioni. Nello svolgersi dello studio si è vista la difficoltà di determinare quali fossero i possibili differenti gradienti di tensione dei muscoli dell’arto superiore e del tronco precisamente durante l’effettuazione delle trazioni sulle liste; da ciò è nata l’idea che la valutazione dell’attività elettromiografia di questi gruppi muscolari durante le medesime esercitazioni al Campus Board possa essere di notevole rilevanza scientifica per la pianificazione di appropriati programmi di allenamento su questo attrezzo. Grazie a questa ottimizzazione dell’allenamento specifico, tenendo presente il fattore forza/peso, affiancato da adeguate programmazioni basate sulla prevenzione degli infortuni delle dita, zona più frequentemente lesionata,[10] i livelli di prestazione potranno essere nettamente migliorati. www.elav.biz ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 CORRELAZIONE TRA FORZA/VELOCITÀ ALLA LAT MACHINE ED UNA ESERCITAZIONE AL CAMPUS BOARD NELL’ARRAMPICATA SPORTIVA 72 SPORT BIBLIOGRAFIA 1. 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ELAV WEB APPLICATIONS Un potente strumento di supporto informatico on line dove i professionisti delle scienze motorie potranno trovare tutto il necessario per valutare e monitorare lo stato di forma e di salute del cliente e per realizzare programmi di allenamento e dietologici (in progress). ELAV STUDENT SUPPORT Supporto didattico agli studenti di Scienze Motorie per la preparazione agli esami, per il tirocinio e la realizzazione della tesi di laurea sia compilativa che sperimentale. 74 NEWS ALIMENTAZIONE ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 NEWS A CURA DI Gabriele Rossi GLI ANTIOSSIDANTI E I DISORDINI DEL METABOLISMO DEL GLUCOSIO. LA SUPPLEMENTAZIONE DI SUCCO DI MIRTILLO AUMENTA LA MEMORIA NEGLI ANZIANI. SCOPO DELLA RASSEGNA: Prove recenti hanno suggerito che lo stress ossidativo è una pietra miliare del meccanismo metabolico che a causa di alimentazione superiore alle necessità determina un’insulino resistenza. Questa review è un aggiornamento delle recenti scoperte in favore di questa teoria e del possibile ruolo degli antiossidanti. SCOPERTE RECENTI: Le specie ossidative reattive (ROS) sono prodotte da molteplici vie all’interno delle cellule e sono essenziali per molte delle funzioni cellulari. La produzione di ROS è bilanciata da sistemi antiossidanti enzimatici e non enzimatici. La perturbazione dell’equilibrio proossidanti/antiossidanti può causare un aumento del danno ossidativo nelle macromolecole, fenomeno conosciuto come stress ossidativo. I ROS sono coinvolti sia nella trasduzione del segnale dell’insulina, sia nell’insulino-resistenza quando è prodotta in eccesso. Un alimentazione ricca di acidi grassi saturi, e l’obesità giocano un ruolo chiave nella produzione dei ROS. Tuttavia, una dieta ricca di frutta e vegetali, e quindi, di antiossidanti ha dimostrato gli effetti benefici contro il danno dello stress ossidativo e l’insulino resistenza. RIASSUMENDO: I dati sperimentali sono in favore del ruolo benefico degli antiossidanti per quanto riguarda il metabolismo del glucosio, ma i dati clinici negli uomini sono molto controversi. Anche se una dieta ricca di frutta e verdura può fornire un mix ottimale di antiossidanti rimane poco chiaro se la supplementazione di antiossidanti da sola possa riprodurre lo stesso effetto. Bisbal C, Lambert K, Avignon A. Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2010 Negli ultimi anni si è registrato un aumento della demenza nella popolazione anziana. In assenza di una terapia efficace, gli approcci preventivi sono essenziali per il miglioramento della salute pubblica. I mirtilli contengono composti polifenolici, principalmente antociani, che hanno effetti antinfiammatori e antiossidanti. Inoltre, gli antociani sono associati con un aumento della segnalazione neuronale nei centri cerebrali, mediano le funzioni della memoria e mitigano la neuro degenerazione. Questo studio ha analizzato gli effetti del consumo giornaliero di succo di mirtilli in un gruppo di 9 anziani con lievi modificazioni di memoria. Dopo 12 settimane, sono stati riscontrati dei miglioramenti nei test di memoria. Inoltre, è stato notato un trend che suggerisce la riduzione dei sintomi depressivi e dei livelli di glicemia. Abbiamo anche confrontato le performance di memoria dei soggetti che hanno consumato succo di mirtillo con quelle di altri soggetti con caratteristiche demografiche simili (che hanno assunto un placebo) che hanno mostrato dei risultati simili nei test di apprendimento. Le scoperte di questo studio preliminare suggeriscono che una supplementazione di succo di mirtillo possa offrire dei benefici neuro-cognitive e stabilire una base per delle prove (su gli esseri umani) che possano stabilire gli effetti preventivi e potenziali dei meccanismi neuronali. Krikorian R, Shidler MD, Nash TA, Kalt W, VinqvistTymchuk MR, Shukitt-Hale B, Joseph JA. J Agric Food Chem. 2010 www.elav.biz 75 NEWS BIOMECCANICA ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 NEWS A CURA DI Gabriele Rossi DIFFERENZE NEI MOVIMENTI DI ADATTAMENTO CONSEGUENTI ALLA STIMOLAZIONE VIBRATORIA PROPRIOCETTIVA DEI MUSCOLI DEL COLLO E DEL POLPACCIO. GLI EFFETTI DI UN TUTORE PER IL GINOCCHIO DOPO LA RICOSTRUZIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE. L’adattamento è essenziale per mantenere la stabilità nelle situazioni di perdita di equilibrio. Abbiamo analizzato in soggetti in piedi con gli occhi aperti e chiusi, gli adattamenti antero-posteriori della testa, delle spalle, i movimenti delle anche e delle ginocchia, l’attività EMG del gastrocnemio e del tibiale anteriore e la postura antero-posteriore mentre le informazioni propriocettive provenienti dal collo e dal polpaccio quando sono sottoposti a delle perturbazioni vibratorie. Dopo 30 secondi di adattamento in piedi sono stati applicati, ai soggetti, degli stimoli vibratori ripetuti della durata di 200s. Sono stati analizzati gli adattamenti alla stimolazione nei successivi 50s. La vibrazione al collo e ai polpacci ha aumentato in maniera significativa i movimenti lineari del corpo in tutte le zone analizzate aumentando anche l’attivazione muscolare EMG. La maggior parte della varianza dei movimenti e l’attività EMG del tibiale anteriore è diminuita significativamente con il passare del tempo (tutti i valori p<0,01), e nel complesso il corpo è risultato spostato in avanti da 5,5 gradi a 6,5 gradi (p<0,01). La risposta è stata influenzata dalla vista e dal luogo nel quale è stata applicata la vibrazione. Le nostre scoperte supportano la teoria che le perturbazioni propriocettive hanno degli effetti differenti in termine di natura, gradi e risposta adattativa dipendente dal sito di stimolazione propriocettiva di vibrazione, un fattore che deve essere preso in considerazione nelle analisi cliniche e nei programmi di riabilitazione. Gomez S, Patel M, Magnusson M, Johansson L, Einarsson EJ, Fransson PA. Gait Posture. 2009 INTRODUZIONE: La limitata tecnologia chirurgica nel trattamento delle lesioni del legamento crociato anteriore (ACL) in passato ha portato allo sviluppo di un gran numero di tutori funzionali. Oggi, grazie a l’utilizzo di tecniche chirurgiche più avanzate e un approccio riabilitativo più aggressivo nel periodo post operatorio l’uso di tutori dopo questo tipo d’intervento è stato messo in discussione. Sono state descritte le funzioni meccaniche e biomeccaniche dei tutori, l’aspetto psicologico nell’indossarne uno, il loro impatto sulla circonferenze della coscia, le prestazioni funzionali, l’attività muscolare e il controllo posturale e le sensazioni propriocettive. I tutori funzionali in definitiva aumentano la stabilità del ginocchio sotto un carico leggero. Tuttavia, l’analisi biomeccanica mostra che i tutori funzionali del ginocchio non ripristinano la normale stabilità del ginocchio sotto forze elevate legate. Tuttavia i tutori funzionali non influenzano significativamente le abilità propriocettive, né quelle funzionali mentre hanno un impatto negativo sull’atrofia della coscia e inibiscono l’attività muscolare di stabilizzazione dell’articolazione. CONCLUSIONI: I tassi di successo della chirurgia in questo tipo di intervento sono molto elevati, mentre non sono presenti delle prove scientifiche che possono sostenere l’utilizzo di questi tutori dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore nel periodo riabilitativo postoperativo. Dubljanin-Raspopović E, Bumbasirević M, Devecerski G, Matanović D. Med Pregl. 2009 Sep-Oct www.elav.biz 76 NEWS FITNESS E SALUTE ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 NEWS A CURA DI Gabriele Rossi LE CARATTERISTICHE DI FORZA E FUNZIONALI NEGLI UOMINI E NELLE DONNE OVER 65. L’ALLENAMENTO CON I SOVRACCARICHI PER GLI ADOLESCENTI. I programmi di potenziamento muscolare per gli anziani (> 65 anni) sono un metodo efficace per contrastare la perdita della massa muscolare, di forza e della funzionalità associata all’età. Lo scopo di questo studio è stato quello di stabilire delle norme di allenamento per gli uomini e le donne di 64-69 anni, 70-74 anni, e 75+ anni. METODI: sono stati reclutati un totale di 110 maschi e 191 donne hanno completato dei test funzionali per gli arti superiori e quelli inferiori. Le misurazioni sono state confrontate sia per sesso che per fasce d’età. RISULTATI: Tutti i valori di forza, sia assoluta che relativa sono stati significativamente maggiori (p<0,001) nei maschi rispetto alle donne. Inoltre i soggetti più giovani sono risultati più forti rispetto ai soggetti più anziani (p<0,01). Sono stati riscontrati dei risultati simili anche nei test di performance funzionale. Il posizionamento del quartile per la forza relativa e le misurazioni funzionali potrebbero fornire dei dati comparativi per le valutazioni e le ricerche cliniche. CONCLUSIONI: Questo studio fornisce ulteriori dati per la forza e la performance funzionale nei maschi e nelle donne di età compresa tra i 65-69 anni, 70-74 anni, e over 75 e conferma una minore capacità di forza nelle donne e con l’invecchiamento anche dopo la normalizzazione per la massa muscolare magra. Peiffer JJ, Galvão DA, Gibbs Z, Smith K, Turner D, Foster J, Martins R, Newton RU. Rejuvenation Res. 2010 I vantaggi e gli svantaggi di un allenamento con i sovraccarichi non sono stati analizzati in maniera approfondita in letteratura. Sebbene i benefici dell’allenamento con i sovraccarichi sono noti, molti professionisti non conoscono i principi scientifici e non seguono le raccomandazioni appropriate per l’allenamento negli adolescenti. Per quanto riguarda i programmi di allenamento per gli adolescenti bisogna conoscere il livello di esperienza di allenamento dei ragazzi. Per l’allenamento della forza, gli adolescenti devono iniziare con esercizi che coinvolgono i maggiori gruppi muscolari con pesi relativamente leggeri con serie che vanno da 1 a 3 e da 6 a 15 ripetizioni, per 2 o 3 volte alla settimana in giorni non consecutivi. Gli adolescenti con più esperienza, devono aumentare i carichi gradualmente ed inserire esercizi multi articolari. Ogni sessione di allenamento deve essere supervisionata per la sicurezza del ragazzo, e deve fornire un feedback sulla tecnica e sulla forma, a prescindere dall’esperienza di allenamento degli adolescenti. Questa review fornisce le linee guida per l’allenamento con in sovraccarichi per gli adolescenti. Miller MG, Cheatham CC, Patel ND. Pediatr Clin North Am. 2010 www.elav.biz 77 NEWS RIABILITAZIONE E POSTUROLOGIA ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 NEWS A CURA DI Gabriele Rossi EFFETTO DI UN PROGRAMMA DI ESERCIZI ECCENTRICI NELLA TENDINOPATIA DEL TENDINE TIBIALE POSTERIORE. INTERVENTI DI RIABILITAZIONE FUNZIONALE PER L’INSTABILITÀ CRONICA DELLA CAVIGLIA. CONTESTO: E’ stata esaminata la morfologia e la vascolarizzazione del tendine tibiale posteriore degenerato (TP) prima e dopo un intervento riabilitativo sul tendine stesso. MATERIALI E METODI: E’ stata eseguita (due volte al giorno) per 10 settimane, un carico eccentrico progressivo eccentrico del tendine, ed i soggetti sono stati sottoposti ad un programma di stretching dei polpacci. Alla ricerca hanno partecipato 10 soggetti che sono stati valutati utilizzando gli ultrasuoni Doppler. Sono state svolte le valutazioni dell’indice di valutazione funzionale del piede (FFI), della scala di attività fisica (PAS), il 5-min Walk Test, il single hell raise test (SHR) sia prima che dopo il trattamento. Il follow-up dei soggetti è durato 6 mesi. RISULTATI: Sono state riscontrate delle differenze significative nei valori di FFI totali, del dolore e della disabilità. Il numero di SHR è aumentato in maniera significativa nel confronto Pre-Post. La Scala di Valutazione Globale ha mostrato delle differenze clinicamente rilevanti dei sintomi a 6 mesi dall’intervento. La morfologia del tendine e la vascolarizzazione è rimasta inalterata in seguito all’intervento. CONCLUSIONI: Dopo 10 settimane di un programma di allenamento eccentrico specifico sono stati riscontrati dei miglioramenti nei sintomi e nella funzionalità del tendine senza delle modificazioni della morfologiche o di neovascolarizzazione. Kulig K, Lederhaus ES, Reischl S, Arya S, Bashford G. Foot Ankle Int. 2009 OBIETTIVO: Esaminare gli studi che hanno utilizzato degli interventi di riabilitazione funzionale e delle misure funzionali per stabilire l’effettiva validità della riabilitazione posturale per il controllo posturale e per il controllo dell’instabilità cronica della caviglia (CAI). Sono state analizzate le ricerca supplicate nelle letteratura internazionale dal 1988 al 2008. SINTESI DELLE RICERCHE SELEZIONATE: Sono state esaminate sei ricerche. Gli articoli analizzati hanno utilizzato tecniche di allenamento funzionale con una tavola instabile o dispositivi analoghi. Tutti gli interventi hanno portato dei miglioramenti, nonostante la grandezza dell’effetto sia inconsistente per la misurazione del controllo dinamico posturale. Sono stati registrati dei miglioramenti significativi ed effetti rilevanti nei questionari di auto-valutazione. CONCLUSIONI: La review degli questi studi che hanno utilizzato esercizi di riabilitazione funzionale e strumenti di valutazione funzionale ha dimostrato che migliorano la stabilità della caviglia sia per il controllo posturale che per la funzionalità auto-valutata, ma sono necessari ulteriori studi meglio curati dal punto di vista statistico per poter trarre delle conclusioni certe. Webster KA, Gribble PA. J Sport Rehabil. 2010 Feb www.elav.biz 78 NEWS SPORT ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 NEWS A CURA DI Gabriele Rossi EFFETTO DELLA DURATA DI UNA PARTITA DI CALCIO IN CAMPO RIDOTTO SULL’INTENSITÀ DI ESERCIZIO E SULLA PERFORMANCE TECNICA. LA COMBINAZIONE DI VITAMINA C ED E MODULA LA PER OSSIDASI LIPIDICA E I LIVELLI DI ANTIOSSIDANTI NEI GIOCATORI DI BASKET DURANTE ESERCIZI MASSIMALI. Lo scopo di questa ricerca è stato quello di esaminare se l'aumento della durata di una partita potesse influenzare l’intensità delle serie e le azioni tecniche. Abbiamo modificato la durata delle serie durante una partita di calcio a campo ridotto (SSG). Alla ricerca hanno partecipato diciannove maschi (media + / - SD: età 24 + / - 4 anni, massa corporea 74 + / - 4 kg e altezza 180 + / - 5 cm) che hanno eseguito tre serie di partite 3vs3 con tre diverse durate: 2, 4, 6 minuti. L’intensità dell’esercizio è stata valutata utilizzando la frequenza cardiaca (HR) e lo sforzo percepito (RPE). È stata riscontrata un’interazione non significativa tra la durata della serie e la HR (p=0,757). La frequenza cardiaca della prima serie è stata significativamente più bassa delle seconda (p=0,004) e della terza (p=0,049). La RPE è aumentata significativamente nelle serie ma non è stata influenzata dalla durata (P=0,763). Non sono stati registrati degli effetti della durata delle partite sulle azioni tecniche. Un effetto significativo delle serie è stato registrato esclusivamente per quanto riguarda i passaggi riusciti. A conferma parziale della nostra ipotesi, l’aumento della durata della serie da 2 a 6 minuti risulta diminuire l’intensità solo tra 4 e 6 min SSG. Tuttavia, la durata non influenza le azioni tecniche specifiche. L’entità delle modificazioni della frequenza cardiaca (89,5% vs 87,8% del FCmax) non sono probabilmente sufficienti ad indurre degli adattamenti all’allenamento diversi. Pertanto gli allenatori possono usare differenti durate per questo tipo di serie con un impatto minimo sull’intensità dell’esercizio e soprattutto senza perturbare la tecnica dei calciatori. J Strength Cond Res. 2010 Fanchini M, Azzalin A, Castagna C, Schena F, McCall A, Impellizzeri FM. Lo stress ossidativo si verifica durante lo sforzo massimale, forse come conseguenza di un aumento del consumo di ossigeno. La Vitamina C ed E può superare gli effetti degli antiossidanti nell’esercizio. Abbiamo analizzato gli effetti di una supplementazione con una combinazione di vitamina C ed E (VCE) sulla perossidazione dei lipidi nel sangue (LP) e i livelli degli antiossidanti in seguito ad un allenamento dei giocatori di basket. Sono stati prelevati dei campioni ematici da 14 giocatori (gruppo A) che sono stati suddivisi in 2 sottogruppi nominati: allenamento massimale (gruppo B) e allenamento massimale con supplementazione di VCE (gruppo C). Il gruppo B ha svolto un esercizio massimale per 35 giorni. La supplementazione di VCE è stata effettuata per 35 giorni. L’attività della glutatione perossidasi degli eritrociti (GSH-Px) e la concentrazione plasmatica della Vitamina E è stata minore nel gruppo B rispetto a quella del gruppo A mentre i livelli di concentrazione plasmatica e degli eritrociti LP sono stati maggiori nel gruppo B rispetto al gruppo A. I valori plasmatici della Vitamina A, Vitamina E, GSH-Px e il glicatione ridotto è stato maggiore nel gruppo C rispetto a quelle di gruppo A e B sebbene i livelli plasmatici di LP siano stati minori nel gruppo C rispetto a quelli del gruppo A e B. Non sono state riscontrate delle modificazioni nei valori del beta-carotene. Concludendo, la supplementazione VCE nei giocatori di basket che eseguono attività fisica a massima intensità può rafforzare il sistema antiossidante attraverso una diminuzione del ROS (reactive oxygen species). Nazıroğlu M, Kılınç F, Uğuz AC, Celik O, Bal R, Butterworth PJ, Baydar ML. Cell Biochem Funct. 2010 www.elav.biz 79 NEWS UTILITA’ DALLA SCIENZA ELAV JOURNAL Anno III Numero 10 NEWS A CURA DI Gabriele Rossi LA RIDUZIONE DELLE ORE DI SONNO (ANCHE PER UNA SOLA NOTTE) DETERMINA INSULINO RESISTENZA. LA SCUOLA PUBBLICA ITALIANA: UN’ANALISI DELLE CONOSCENZE E DELLA PERCEZIONE/ PREVENZIONE E MANAGEMENT DELLE PATOLOGIE CORRELATE CON LA NUTRIZIONE. Una serie di notti con una parziale restrizione della quantità di ore di sonno altera la tolleranza del glucosio ma gli effetti sulla sensibilità insulinica non sono stati ancora analizzati. OBIETTIVI: Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare gli effetti di una notte di sonno parziale sui parametri della sensibilità insulinica. MATERIALI E METODI: Alla ricerca hanno partecipato nove soggetti sani (cinque uomini e quattro donne). I volontari sono stati analizzati dopo una notte di sonno normale (dalle 23.00 alle 07.30H) e una notte dopo aver dormito 4 h (dalle 01.00 alle 05.00). Le caratteristiche del sonno sono state valutate attraverso una polisonnografia. È stata anche misurata la sensibilità insulinica. RISULTATI: La durata del sonno è stata più breve nelle notti con una restrizione di sonno rispetto alle notti con il sonno libero (226 +/11 vs 454 +/- 9 min; P<0,0001). La restrizione di sonno non ha avuto effetti sui livelli basali di glucosio, sugli acidi grassi non esterificati, e sulla produzione di glucosio endogeno. La restrizione di sonno ha aumentato la produzione endogena di glucosio indicando un aumento della resistenza insulinica epatica. Inoltre, la restrizione di sonno ha diminuito il tasso di deposito di glucosio, che si è riflesso nella diminuzione della sensibilità insulinica periferica. La limitazione di sonno ha diminuito il tasso di infusione approssimativamente del 25% (p=0,001). CONCLUSIONI: La riduzione parziale delle ore di sonno durante una singola notte induce la resistenza insulinica in diverse vie metaboliche. Queste osservazioni fisiologiche possono essere molto utili per la regolazione della glucoregolazione nei pazienti con diabete di tipo I e II. Esther Donga, Marieke van Dijk, J. Gert van Dijk, Nienke R. Biermasz, Gert-Jan Lammers, Klaas W. van Kralingen, Eleonara P. M. Corssmit, and Johannes A. Romijn Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2010 OBIETTIVI: Questo studio intende valutare le attuali conoscenze degli insegnanti della scuola materna e primaria sulle patologie correlate all’alimentazione, alla loro prevenzione e al loro controllo. METODI: Questo studio è stato condotto tra l’Aprile e il Giugno 2006 in 24 scuole delle regioni del Nord Est Italiano. RISULTATI: Considerando tutte le scuole abbiamo ottenuto una tasso di risposta globale del 82,3% (115/142 insegnanti). Il 98,3% (113/115) degli insegnanti hanno risposto che è preferibile l’assunzione di vegetali a quella di grassi, il 23,5% (27/115) che il 5560% dell’apporto calorico giornaliero nella dieta dei bambini deve provenire dai carboidrati, il 37,4% (43/115) hanno fornito una corretta definizione del diabete, il 75,7% (87/115) ha spiegato in maniera corretta il significato del termine Body Index Mass e il 42,6% (49/115) ha dimostrato di conoscere il cutt-off tra il peso corporeo e il sovrappeso. CONCLUSIONE: Analizzando i livelli di importanza attribuiti degli insegnati alle conoscenze nutrizionali, emerge un notevole interesse per questo argomento. Questo dovrebbe essere uno stimolo per promuovere progetti e corsi di formazione su queste tematiche. Quattrin R, Saveri E, Calligaris L, Brusaferro S. Ig Sanita Pubbl. 2009 Mar www.elav.biz 80 ELAV JOURNAL Anno III Numero 10