SALA CONSILINA
Stemma: su fondo azzurro cortina e tre torri in rosso, scala a pioli di argento su torre di mezzo.
Abitata sin dall’ Età del Ferro, l’antica Cosilinum romana diviene Sala Consilina con i Longobardi. Il centro
fortificato si rafforza con il regno normanno.
L’economia agricola conta produzioni DOP, IGT, casearie e ortofrutticole valorizzate negli eventi e nelle
ricette della cucina tradizionale.
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STORIA
Eta’ Del Ferro
Il sito è abitato sin dall’inizio della Prima Età del Ferro, grazie all’apporto di genti venute dalla Etruria fino
al VII sec. quando la documentazione archeologica evidenzia il graduale e inesorabile assorbimento della
componente villanoviana da parte dell’elemento indigeno. Rappresenta l’unico insediamento del Vallo che
presenta strette analogie con le popolazioni villanoviane del IX secolo a.C., attestate a Capua, Pontecagnano
e ad Arenosola.
Durante la fase iniziale della Prima Età del Ferro l’appartenenza della necropoli di Sala Consilina alla facies
villanoviana è testimoniata dall’adozione generalizzata del rituale funerario della cremazione, a fronte della
scarsa preferenza riservata all’inumazione.
I resti cremati sono raccolti in vasi biconici d’impasto, chiuse da scodelle o, nel caso dei maschi adulti, da
riproduzioni fittili di elmi (figura in alto); i contenitori sono quindi deposti in fosse quadrangolari o pozzi.
Tra IX-VIII secolo a.C. il Vallo di Diano sembra essere il crocevia commerciale tra Campania, Basilicata
meridionale e Calabria.
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Come attestano le produzioni vascolari con decorazione “a Tenda” (foto in basso), riconducibili alle
popolazioni della Valle dell’Ofanto e della Valle del Sele.
Il periodo Orientalizzante (VIII–VII secolo a.C.) è caratterizzato da un costume funerario femminile
particolarmente ricco di ornamenti (foto in basso a destra). Orecchini, fibule (foto in basso a sinistra),
armille, pendagli, collane di ambra, sonagli e borchiette, ornavano le donne vestite di bronzo di Sala. In
alcuni casi, si trattava di ornamenti piuttosto pesanti, quindi difficilmente utilizzabili nella vita quotidiana,
ma legati a cerimonie particolari.
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Nel VII secolo a.C. compaiono tipi ceramici nuovi: i kernoi utilizzati per compiere libagioni connesse a
particolari rituali. Nel corso del secolo successivo, i materiali attestano un mutamento e uno sviluppo delle
comunità del Vallo: emergono le popolazioni italiche chiamate Enotri. L’ ethnos Enotrio sarà sostituito dalla
realtà Lucana e poi da quella romana.
I materiali provenienti dagli scavi delle necropoli sono conservati al Museo Archeologico Provinciale della
Lucania Occidentale presso la Certosa di Padula, e presso l’Antiquarium, posto nell’ex convento dei
Cappuccini.
La necropoli di Sala Consilina è la più grande finora ritrovata nel Vallo di Diano. Scavata a partire dagli anni
’30 del Novecento, ha portato alla scoperta di circa 3000 sepolture, databili dal X sec. al V secolo a.C.
L’abitato non è stato ancora individuato, pertanto esse rappresentano l’unica testimonianza della presenza di
comunità di proporzioni notevoli e durature.
Sulla localizzazione sono state avanzate diverse proposte da P. Ruby, lo studioso ipotizza un organizzazione
per villaggi distinti, a monte delle due necropoli. Ipotesi che non tiene conto della geomorfologia della zona,
poco propensa ad istallazioni abitative a carattere stabile.
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L’ipotesi alternativa è quella di cercare l’abitato nell’area intermedia tra le due necropoli: nell’ampia zona
centrale (foto in basso), leggermente sopraelevata che si presta ad accogliere un abitato stabile e
sufficientemente al riparo ai fenomeni di dilavamento. Ricostruzione che richiama i modelli dei centri
villanoviani dell’Etruria meridionale.
Tuttavia non sono stati ancora realizzati degli scavi archeologici per la sua individuazione, pertanto la storia
più antica di questo insediamento appare ancora strettamente legata alle testimonianze della cultura materiale
di ambito funerario.
La mancanza di notizie certe persiste fino al tardo medioevo, mentre gli altri centri intorno a Sala: Atinum,
Marcellianum, etc, sono documentati sia in epoca romana che nell’alto medioevo.
In età romana la collina sicuramente fu utilizzata come punto di avvistamento e come luogo di culto;
successivamente riutilizzato per l’edificazione della Chiesa di San Leone; e altri apprestamenti romani
dovettero persistere fuori dal centro, presso la strada consolare.
Probabilmente il nucleo abitativo dell’antica Sala, si formò in seguito allo spostamento di genti provenienti
da altri centri vicini, come quello di Marcellianum o altri. Tale ipotesi sembra trovare conferma nei toponimi
ancora presenti e dal nome stesso della città, che richiamano elementi longobardi e poi normanni.
Probabilmente, i longobardi arrivati tra il VII e l’VIII sec., vi costruirono un centro fortificato: castrum o
castello, e una residenza signorile: curtis o palazzo con sala; da qui il nome di Sala Consilina.
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Il centro assunse una fisionomia meglio definita tra l’XI e il XII sec., con il dominio normanno, quando il
duca Roberto il Guiscardo vi costruirà il Castello, e la Civita fu arricchita con diverse costruzioni religiose:
San Leone IX (foto in basso), Santo Stefano e Santo Eustachio.
Nel XIII sec. il perimetro della Civita di Sala era ben definito e cinto da mura e percorso da strade strette;
l’accesso era consentito attraverso tre porte: Portello, presso la Chiesa di Santa Maria, Gagliarda, tra le
Chiese di Santo Stefano e Sant’Eustachio, e porta La Terra, vicina al Palazzo Gatta.
L’importanza del centro cresce progressivamente con il regno svevo: nel 1230 la struttura del castello di Sala
non gode di ottima salute, pertanto, Federico II dispone il restauro della fortificazione, affinché la roccaforte
potesse svolgere a pieno la sua funzione difensiva. Venne concesso dallo stesso sovrano alla famiglia di
Tommaso I Sanseverino. Nel 1246, in seguito alla partecipazione di Tommaso I alla congiura organizzata
insieme ad altri Baroni del Regno contro il sovrano, questi assedierà il castello, distruggendolo e trucidando
l’intera famiglia.
Nel 1250 verrà ricostruito.
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Il XIV sec. vede Sala Consilina fortemente devastata da due pestilenze: 1318 e 1348, durante le quali la
popolazione cala drasticamente.
Nel 1497 il Castello di Sala Consilina subì un’altra distruzione, gli aragonesi in seguito all’insubordinazione
dei Signori di Sanseverino, lo assediarono e decretarono la sua definitiva distruzione. Sarà ricostruito dalla
Marchesa Ippolita Filomartino, quando nel XVI sec. il feudo fu venduto dai Carafa alla nobildonna.
Sala nel 1579 fu città demaniale, direttamente dipendente dal sovrano, godendo una relativa autonomia.
Nel XVII sec. divenne sede vescovile, e il centro si arricchì con notevoli costruzioni: Grancia, la chiesa di
San Pietro e diversi Palazzi signorili.
Dal 1806 al 1860 fu capoluogo dell'omonimo distretto del Regno delle Due Sicilie e durante il Regno
d’Italia, capoluogo dell’omonimo circondario: 1860 al 1927.
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MONUMENTI
Ruderi Del Castello
Il Castello di Sala sorgeva sulla sommità di una collina, isolato rispetto all’antico borgo di Sala; fu costruito
dal duca normanno Roberto il Guiscardo intorno all’anno 1000, anche se persistono dubbi su una probabile
realizzazione del primitivo impianto architettonico, anteriore all’epoca normanna.
Federico II di Svevia, nel 1230, concesse alla famiglia di Tommaso I Sanseverino il Castello di Sala;
successivamente, con la partecipazione di Tommaso I alla congiura dei Baroni, Federico ordinò la
distruzione della fortezza e l’uccisione dell’intera famiglia Sanseverino.
Ricostruito intorno al 1250, nel 1497, fu assediato e distrutto da Federico d’Aragona.
Nel XVIII sec. l’interno fu trasformato nella chiesa, tuttora esistente, della Madonna della Consolazione;
chiamata “Madonna di Castello”. La chiesa conserva la tela della “Madonna col Bambino” risalente al
Settecento, rifacimento di un’opera più antica.
Oggi si accede ai ruderi del Castello di Sala attraverso un sentiero percorribile esclusivamente a piedi;
dell’antico maniero restano ancora visibili i rilevanti resti delle torri della cinta nonché tratti delle mura.
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Casale di Sant’Angelo
Il casale sorge all’esterno delle mura di Sala, intorno al XIV sec. ad opera della famiglia Valenzano, doveva
ospitare un monastero di monache cistercensi dell’ordine di San Bernardo.
Oggi del Casale di Sant’Angelo rimangono solo poche mura fatiscenti che conservano deboli tracce di
decorazioni ad arco intrecciato e, poco distante, una grotta dedicata al culto di San Michele.
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Palazzo Gatta
Il Palazzo realizzato nel XVII sec. apparteneva dell’omonima famiglia e sorgeva nel luogo anticamente detto
“la Valle”.
La struttura originaria fu interessata da una ristrutturazione intorno agli anni ’70 del Novecento, che eliminò
gran parte degli elementi Seicenteschi. Ravvisabili solo nel portale in muratura dell’ingresso, sul quale è
possibile vedere ancora alcune tracce di affreschi dell’epoca.
Palazzo Acciari
Il Palazzo fu costruito nel 1735 dalla famiglia omonima, nelle vicinanze della Chiesa di San Pietro che era la
Cattedrale della città.
La facciata d’ingresso al Palazzo è sormontato da una piccola loggia con balaustre in colonnine di pietra
(foto in alto a sinistra), sorretta da due colonne con capitelli compositi e da mascheroni.
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Il portale con arco in pietra di Padula, presenta una straordinaria teoria di stemmi che permette di ricostruire
la complessa storia della famiglia, di probabili origini spagnole, arrivata a Sala intorno alla seconda metà del
XVII sec.
L’interno è caratterizzato da un atrio rettangolare, molto ampio, con arcate a sostegno della terrazza
sovrastante; dal quale si accede al piccolo giardino e attraverso lo scalone principale in pietra, ai piani
superiori con diversi ambienti, oggi vuoti e disabitati.
I sotterranei del Palazzo conservano ancora le cantine nelle quali si trova, perfettamente funzionante ed in
buono stato di conservazione, un grande torchio vinario in legno.
Palazzo Grammatico
Il Palazzo apparteneva all’omonima famiglia baronale dei Grammatico, titolare del feudo di San Damiano e
presente a Sala sin dal 1489.
L’edificio, nonostante un certo abbandono e alcuni interventi deturpativi, conserva ancora alcuni elementi
riferibili alla sua fondazione: portale di pietra sormontato dallo stemma gentilizio e poggiante su due leoni
stilofori (foto in alto a destra) con bugne dai fregi floreali e animali (foto in basso a sinistra); l’imponente
stemma baronale (foto in basso a destra); mascheroni, balconi e finestre realizzati in pietra locale; corte
interna lastricata e scalone in pietra; giardino.
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Palazzo Bove
Il Palazzo appare già presente nel censimento aragonese del 1489; presenta un portale in pietra scolpita (foto
in basso a destra), sul quale sono impressi ornamenti e figure araldiche e un ingresso sormontato dalla torre
semicilindrica (foto in basso a sinistra).
Probabilmente si trattava di una struttura edilizia fortificata, data la presenza della torre e della corte interna.
Palazzo Vannata
Il Palazzo fu costruito alla fine del XIX sec. dalla famiglia Vannata, a poca distanza dalla Chiesa di San
Pietro Apostolo. La struttura architettonica ricorda quella di un castello e presenta anche delle torri merlate.
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Palazzo Castrataro-Tieri
Il Palazzo sorge in via Castello, nel punto più alto dell’abitato e poggia su preesistenti strutture connesse alla
cinta fortificata di Sala. La presenza della torre quadrata con merlatura, la posizione occupata e l’aspetto di
struttura fortificata, fanno supporre che il palazzo avesse una notevole importanza nel contesto cittadino.
Palazzo Vairo
Il Palazzo fu realizzato nel XVII sec. dalla famiglia omonima e subì durante il secolo seguente grandi opere
di ristrutturazione che lo ampliarono e lo arricchirono di molti elementi ornamentali.
L’edificio presenta tre piani e un giardino con pozzo, fontana e vasca con zampillo. Gli interni del piano
nobile sono affrescati e presentano rifacimenti di guazzi risalenti al XVII – XVIII sec. opera anche di Volpe
di Padula.
I fratelli Pietro e Michelangelo Vajro nel 1765, arricchirono il giardino con un pozzo con conchiglia; due
cariatidi sorreggono due colonne corinzie poste ai lati, sulle quali poggia una trabeazione sormontata da un
busto.
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Palazzo De Petrinis
Il Palazzo fu realizzato tra XVIII e il XIX sec. dalla famiglia borghese De Petrinis, alla quale apparteneva
Domenico De Petrinis: sindaco benemerito di Sala e Deputato al Parlamento.
Il palazzo è preceduto da un piccolo spiazzo delimitato a destra da un’altra imponente costruzione, ed a
sinistra dal giardino dell’ottocentesco pozzo in pietra di Padula. Sulla volta d’ingresso spicca lo stemma di
famiglia con l’aquila bicipite campeggia tra un elmo chiomato in alto e tre cime di monti in basso a sinistra,
oltre ad altri segni simbolici ed allegorici.
In questo Palazzo sostò brevemente anche Giuseppe Garibaldi, come ricordato dalla lapide apposta sulla
facciata principale.
Grancia Di San Lorenzo
La Grancia, o grangìa, come è in uso dire a Sala e in tutta l’Italia meridionale, secondo la dizione di origine
spagnola del termine latino granica (granum), che indica un’azienda agraria alle dipendenze di un monastero.
Costruita, probabilmente nella prima metà del XVI sec., alla fine de corso Cavour, per sopperire alle
esigenze di amministrazione del vasto patrimonio fondiario della Certosa di Padula, da cui la Grancia di Sala
dipendeva, presenta un complesso architettonico molto esteso recentemente restaurato.
Sono visibili le tracce della decorazione pittorica, il loggiato, gli archi, i portali e colonne in pietra.
Al suo interno ospita la Biblioteca Comunale e l’Antiquarium Comunale in attesa che venga ultimato il
restauro del Convento dei Cappuccini.
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Chiesa S.S. Annunziata
La chiesa sorge in Piazza Umberto I, fondata nel 1330 dall’Università Cittadina insieme all’Ospedale per gli
infermi e per i pellegrini, sorgeva fuori dalle mura dell’antica Civita. Differenziandosi dalle altre Chiese
presenti a Sala: connesse alle nobili famiglie. Nel 1451, la cittadinanza decise di donare l’edificio e le
relative rendite all’Ordine dei Crociferi, lasciando inalterate le finalità della struttura fino al 1653.
Il vescovo Domenico Fanelli, nel 1859 dispose il trasferimento della titolo della parrocchia di San Nicola,
danneggiata dal terremoto del 1857, nella SS. Annunziata.
All’interno conserva un’acquasantiera e Paliotto dell’altare maggiore (foto in alto) realizzati nel 1700;
mentre la facciata presenta un piccolo rosone, probabilmente riferibile al periodo della fondazione.
Dalla Chiesa SS. Annunziata il lunedì in Albis parte la processione della Madonna della Consolazione,
conosciuta meglio con il nome di Madonna del Castello, portata a spalla dagli uomini della Congregazione,
fino al Castello.
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Chiesa di Sant’Eustachio
La chiesa fu fondata in epoca normanna, intorno al 1130, come testimonia l’erudito Domenico Alfeno Vairo.
L’edificio ha subito nel corso dei secoli numerosi interventi e rifacimenti ben visibili nell’aspetto attuale
della chiesa e del campanile, riferibili ai restauri realizzati tra il XVII e il XVIII sec.; il portale è realizzato in
pietra di Padula.
Chiesa di Santo Stefano
Fondata nel XII secolo, presenta una pianta longitudinale con una navata centrale affiancata da quattro
cappelle pregevolmente decorate. Era costituita da una cappellina tuttora esistente sul lato sinistro ed
inglobata nella costruzione.
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La chiesa, conserva, al suo interno i dipinti della “Madonna della Consolazione con i Santi Agostino,
Stefano, Maria Maddalena e Monica” e della “Madonna delle Grazie e Santi Onofrio e Carlo Borromeo”
realizzati dal pittore seicentesco Pietrafesa.
Chiesa di San Pietro
La Chiesa fu realizzata sicuramente prima del XVI sec.; divenne chiesa Cattedrale quando Sala, nel 1629, fu
sede staccata della diocesi di Capaccio.
L’edificio fu completato da monsignor Carafa, successore del Brancaccio, nel 1641, e la Chiesa fu arricchita
da preziosi arredi donati dal clero di Capaccio. Purtroppo nulla è giunto sino a noi, poiché nel 1705 fu
distrutta da un devastante incendio e durante il secondo conflitto bellico, fu pesantemente bombardata.
Ricostruita ex novo negli anni 50 del Novecento, conserva ancora qualche traccia degli interventi barocchi
nell’archivio parrocchiale.
Al suo interno sono conservati alcuni frammenti in scrittura beneventana datati tra l’XI e il XIII sec.,e
numerose pergamene, con atti privati e ecclesiastici, datate tra il 1457 e il 1783.
Cappella di San Giuseppe
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La cappella fu costruita nel 1735 dalla ricca famiglia Bigotti, molto vicina ai certosini di Padula; rappresenta
una delle strutture più rilevanti dell’architettura barocca nel Vallo di Diano.
Gli interni sono decorati con stucchi e l’altare è in marmo policromo; l’esterno è decorato da lesene e
capitelli corinzi, con eleganti volte nella parte superiore. Chiari esempi dell’arte dei maestri scalpellini
Salesi, nella lavorazione della pietra locale.
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Battistero di Marcelliano o di San Giovanni in Fonte
Il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte sorge al confine tra il territorio amministrativo del
Comune di Padula e Sala Consilina, in una precedente area sacra, dedicata alla culto pagano della ninfa
Leucothera, e presso un’antica fonte che alimenta la vasca battesimale.
La località, chiamata Marcellianum, probabilmente in onore a Papa Marcello, considerato il fondatore del
Battistero e della Diocesi, era un sobborgo della città romana di Cosilinum. Menzionata da Aurelio
Cassiodoro nel VI sec., in relazione ad una fiera tenuta in onore dei festeggiamenti di S. Cipriano, il 16
settembre, che richiamava un notevole numero di mercanti e visitatori dalle regioni limitrofe. Nello stesso
documento si parla dell'aumento miracoloso del volume delle acque che si verificava sul sito durante la
cerimonia del Sabato Santo.
Il Battistero fu realizzato tra il IV e il V sec., in seguito all’attività di evangelizzazione di S. Prisco e S.
Paolino nella zona.; ed è l’unico che può vantare una sorgente direttamente connessa alla vasca battesimale.
Sarebbe stato abbandonato, intorno all’IX sec., successivamente, intorno al XII sec., le strutture sarebbero
state riutilizzate per la costruzione di una Chiesa dedicata a San Giovanni Battista e concesse, da Ruggero II,
ai Cavalieri Templari divenendo una commenda dell’ordine dei Templari.
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Dopo il 1312, con lo scioglimento dell’ordine Templare, probabilmente confluì nei possedimenti dell’Ordine
di Malta, per poi passare all’Ordine Gerosolimitano; e infine nel XV sec. perse la sua funzione di edificio di
culto.
La vasca per l’immersione dei Catecumeni (foto in alto), appare la struttura più antica del complesso
architettonico, mentre, le altre strutture sono il frutto dei numerosi interventi, modifiche e aggiunte
architettoniche realizzate nel corso dei secoli. Utilizzando anche diversi elementi architettonici di spoglio,
reperiti nelle aree circostanti, come la villa romana.
La struttura architettonica appare piuttosto complessa: corpo centrale di forma quadrangolare con mura
scandite da arcate a tutto sesto, probabilmente destinate a sorreggere una cupola; vasca centrale, e ambienti
collaterali.
L’aspetto attuale è frutto dei restauri iniziati negli anni ’80 del Novecento, che hanno contribuito anche a
riattivare la piena funzionalità delle strutture.
Nel corso dei restauri sono emersi diversi affreschi sulle pareti, raffiguranti gli “Evangelisti” e figure
ieratiche di “Santi”, la cui cronologia non è stata ancora definita con certezza.
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Santuario di San Michele Arcangelo
Il Santuario sorge sulla cima della “Balzata”, a pochi chilometri da Sala Consilina, in un luogo che
accoglieva in un’antica cappella dedicata a San Michele, un’immagine del Santo. Protagonista il 17 maggio
del 1715 dell’evento miracoloso della “manna”: resudazione di goccioline di liquido; custodito in due
ampolle presso la Chiesa della SS. Annunziata. In seguito all’evento, fu costruito un edificio di culto più
grande in onore di San Michele che sostituì l’antico Santo Protettore di Sala, San Biagio. Diverse lapidi
presso il Santuario ricordano l’elezione a Santuario nel 1741 dopo i lavori di ampliamento realizzati tra il
1723 e il 1730, e la vita del luogo Santo. Il campanile presenta due campane, una del XVII sec. e l’altra del
XVIII sec., rifusa poi nel 1985.
L’aspetto odierno della chiesa, risale alla ricostruzione post-sismica del 1857: tre navate con archi a tutto
sesto, due cappelle laterali per lato, con altarini ornati da quattro dipinti oggi scomparsi (Natività,
l’Annunciazione, San Carlo Borromeo e San Francesco di Sales, San Raffaele e Tobia).
Uno stemma vescovile sovrasta l’arcata dell’altare maggiore, al centro del soffitto è dipinta l’immagine del
Santo con i suoi simboli: lo scudo e la bilancia, l’elmo e la spada.
Sulla parete dell’abside vi è l’antico affresco dell’Arcangelo, datato alla metà del XVI sec., da cui trasudò il
prodigioso liquido. Secondo la tradizione popolare, la parete sarebbe stata colpita da un fulmine riportando
una profonda lesione riparata più volte nel corso degli anni (foto in alto).
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L’altare maggiore, in marmo, è adornato dalla statua di San Michele: portata dal Gargano dai contadini che si
recavano in Puglia per la mietitura.
Il Santo con le ali spiegate, è raffigurato con la bilancia nella mano sinistra mentre è impegnato nella lotta
contro il demonio che tenta di rubargli una delle due anime che sta pesando: la lancia è puntata verso la
bocca del diavolo (foto in basso a sinistra), in un piatto l’anima in ginocchio, simbolo della redenzione, e
nell’altro l’anima che precipita, simbolo della dannazione (foto in basso a desta).
Durante i restauri realizzati nel 2000, sono emersi due affreschi realizzati successivamente al dipinto
centrale, rispettivamente a desta e a sinistra dell’abside: “la Vergine Annunziata” e “l’Arcangelo Gabriele”
(foto in basso) che ricordano l’episodio dell’Annunciazione.
I lavori di restauro hanno eliminazione diversi strati di deposito accumulatisi nel corso dei secoli,
riscoprendo, nella parte inferiore degli affreschi, i frammenti di tre lettere in scrittura medioevale; che
potrebbero riferirsi alla scritta: “S. Michael Arcangele defende nos in proelio”, secondo quanto sostenuto da
Costantino Gatta.
E’ ritornato all’antico splendore anche uno dei quattro altari in polvere di marmo risalente al XVIII sec.
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Nel 1832 fu scolpita la statua in legno del Santo.
Musei
Antiquarium Comunale
L’antiquarium di Sala Consilina è posto nella Grancia certosina nel centro storico del paese, insieme alla
Biblioteca Comunale.
Gestito dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno, raccoglie ed espone i reperti archeologici rinvenuti
nelle necropoli, riferibili al un periodo cronologico compreso tra il IX e il IV sec. a. C.: corredi di oltre 1000
sepolture, del tipo a incinerazione dell’età del ferro (IX sec. a.C.) fino a quelle di età lucana (IV sec. a.C.),
ricche di ceramica di produzione locale e di importazione.
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ECONOMIA LOCALE
Industria
Alimentari
Artigianato
Lavorazione ferro
Lavorazione legno
Ceramiche
Turismo
Archeologico e Storico/Artistico
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Itinerari turistici
Rievocazione storica
Percorsi naturalistici
monte Schiavo
sentiero CAI Frassati
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Settore terziario
Infrastrutture
Tribunale
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Prodotti Agroalimentari
DOP
Olio extravergine di oliva DOP Denominazione di Origine Protetta “Colline Salernitane”.
L’olio extravergine d’oliva della DOP Olearia “Olio Colline Salernitane” è prodotto in un vasto territorio tra
la Costiera Amalfitana e la Valle del Calore, l’area predetta include anche le produzioni olearie di Sala
Consilina.
La DOP Olearia “Olio Colline Salernitane” prevede l’utilizzo, per almeno il 65% dalle varietà Rotondella,
Carpellese o Nostrale, e Frantoio; mentre le varietà Ogliarola e Leccino non devono superare il 35%.
Le piante di ulivo sono coltivate utilizzando tecniche di coltivazione seguite da secoli, su terreni di media
pendenza, raramente sorgono su territori scoscesi. La raccolta avviene a mano o con mezzi meccanici, senza
utilizzare macchine vibranti, ne teli per la caduta naturale delle olive. La molitura avviene entro 24 ore dalla
raccolta, garantendo cosi un prodotto integro e senza alterazioni.
L’olio Dop di Sala Consilina è prodotto in un ambiente con prevalente vocazione agricola, tendente
all’agricoltura biologica nel rispetto del disciplinare di produzione.
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All’olfatto esprime un deciso e ampio odore di fruttato; al palato rivela un sapore deciso e persistente, con
una debole punta di amaro e piccante.
L’olio si abbina con piatti di una certa consistenza: zuppe o minestre di legumi, pasta fresca e prodotti ittici.
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DISCIPLINARE DI PRODUZIONE
http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/pdf/disciplinare-olio-salerno.pdf
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Prodotti Caseari
I formaggi prodotti a Sala sono realizzati utilizzando ingredienti semplici: latte, acqua, caglio e sale.
Il latte fresco viene portato ad una temperatura di 37°, viene aggiunto il caglio di capretto o vitello, per
realizzare la cagliata; successivamente, la pasta è separata dal siero e dopo un breve riposo si procede alla
filatura dell’impasto, in acqua bollente, aiutandosi con un bastone. Il casaro fila la pasta fino a farle assumere
la forme desiderate.
Treccia di Fiordilatte
La pasta si presenta morbida a sfoglie sovrapposte ed è ricca di sierosità.
Colore: paglierino bianco
Sapore: dolce
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Scamorza
Formaggio a pasta filata più asciutta. Si trova anche nella variante affumicata.
Ricotta
Latticino fresco a base di siero di latte vaccino.
La ricotta si presta per la preparazione di uno dei piatti tipici di Sala: i ravioli, pasta fresca ripiena con
ricotta, uovo, prezzemolo e formaggio.
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Mozzarella
Recentemente oltre alla mozzarella di latte vaccino è stata introdotta anche una discreta produzione di
mozzarella di latte di Bufala.
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Caciocavallo Silano Dop
Il “Caciocavallo Silano” DOP prodotto a Sala Consilina è realizzato utilizzando latte di vacca, allevata
prevalentemente in pascoli sempreverdi, e lavorato secondo tecniche di lavorazione antiche.
Un apposito disciplinare di produzione stabilisce le caratteristiche del prodotto, ne identifica i Comuni
produttori e le regioni.
Il Caciocavallo presenta una forma ovale o troncoconica, può avere la testina o esserne sprovvisto ed ha un
peso tra 1 kg e 2,500 kg. Il nome deriva dalla modalità di stagionatura “a cavallo” di una trave, oppure per la
forma “a cavalluccio” data a questo formaggio semiduro a pasta filata.
Quando il formaggio è giovane il sapore è aromatico, piacevole, delicato e tendenzialmente dolce; diventa
piccante a maturazione avanzata.
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La pasta presenta una leggera occhiatura di colore bianco o giallo paglierino, è omogenea e compatta. La
crosta in superficie può manifestare la presenza di leggere insenature dovute ai legacci, è sottile e di marcato
colore paglierino.
Il Caciocavallo Silano Dop è garantito dal Consorzio di Tutela Formaggio Caciocavallo Silano”, che difende
e tutela la produzione, il commercio e l’uso della denominazione nel rispetto del disciplinare;
salvaguardandone la tipicità, le caratteristiche peculiari e la genuinità.
Il Caciocavallo può essere gustato da solo oppure può arricchire i primi piatti.
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DISCIPLINARE DI PRODUZIONE
http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/pdf/disciplinare-caciocavallo-silano.pdf
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CONSORZIO DI TUTELA FORMAGGIO CACIOCAVALLO SILANO
http://www.caciocavallosilano.it/
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IGT
Vini ad IGT Indicazione Geografica Tipica “Colli di Salerno”
I vini ad IGT “Colli di Salerno” prodotti a Sala Consilina sono prodotti seguendo scrupolosamente quanto
stabilito dal disciplinare di produzione; ed è riservata ai vini: bianchi (nelle tipologie frizzante, amabile e
passito), rossi (nelle tipologie frizzante, amabile, passito e novello) e rosati (nelle tipologie frizzante e
amabile).
Secondo quanto stabilito, i vini ad IGT “Colli di Salerno” devono essere ottenuti da uve provenienti per
almeno l’85% da vitigni di: Aglianico, Barbera, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Moscato,
Piedirosso, Primitivo, Sciascinoso; e fino ad un massimo del 15% da uve dei vitigni a bacca di colore
analogo, non aromatici, idonei per la provincia di Salerno.
Le uve devono provenire da vigneti composti da uno o più vitigni a bacca di colore analogo, idonei per la
provincia di Salerno e iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino.
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Il terreni collinari di Sala Consilina, il clima non eccessivamente freddo ma che risente della lontananza dal
mare, le tecniche di coltivazione e l’impiego minimo di sostanze chimiche, consentono di produrre un Vino
IGT dalle caratteristiche organolettiche inconfondibili.
L’agricoltura a basso impatto antropico è in grado di offrire al consumatore vini genuini e prodotti nel
rispetto della tradizione antica che rendono il prodotto finale variegato e diversificato.
Gli abbinamenti sono molteplici: cucina tipica tradizionale, come i primi, secondi di carne, salumi e
formaggi.
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DISCIPLINARE DI PRODUZIONE
http://www.agricoltura.regione.campania.it/viticoltura/disciplinari/IGT_Colli_Salerno.pdf
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ORTOFRUTTICOLE
Al fine di salvaguardare i prodotti agro-alimentari locali e la biodiversità coltivata, il Comune di Sala
Consilina ha istituito un Regolamento per la Tutela e la Valorizzazione dei Prodotti Tipici Locali ed
Istituzione Marchio DE.C.O. (Denominazione Comunale di Origine).
Frutta Antica degli Orti di Sala
Melo (milu ciucciu, limoncello pacca ianca e pacca rossa, ri la starza)
Pero (S. Michele, S. Antonio, melone, pane)
Ciliegio (ceraso latte, maiatico, principe)
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Prugne (pruma pane, pruma natalina, pruma ninnadi pecora)
Albicocche (principe, tardiva, nostrana)
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Broccoli di Rape degli Orti di Sala
Ortaggio a foglia larga, con stelo centrale corto e corposo e foglie di colore verde scuro brillante dai margini
seghettati. Coltivato nel periodo invernale, in terreni molto umidi, poveri in calcare e ricchi di sostanze
organiche; viene raccolto a mano, pulito e preparato in mazzetti legati da rametti di ginestra.
Utilizzato nella preparazione di piatti tradizionali: pizze rustiche, insalate e condimenti per la pasta fatta in
casa.
Varietà tardiva – 190/200 giorniLa cima di rapa contiene molto calcio, fosforo, vitamina C, Vitamina B2 e vitamina A oltre a una buona
quantità di proteine, la cima di rapa, infatti, può essere un sostituto della carne.
Curiosità:
Consigliata nell’alimentazione delle donne in gravidanza, poiché ricca di folato (sale dell’acido folico)
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Cipolle Maggiaiole degli Orti di Sala
Cipolla bianca, dal bulbo appiattito. Varietà Grossa, argentea, appiattita, a giorno corto.
Si semina da agosto a ottobre, si raccoglie nella tarda primavera
La cipolla maggiaiola, può essere utilizzata in molte preparazioni, come ottime frittate di cipolla.
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REGOLAMENTO
Regolamento per la Tutela e la Valorizzazione dei Prodotti Tipici Locali ed Istituzione
Marchio DE.C.O.
Titolo I – Principi Generali
Art. 1 (Oggetto)
1. Il presente regolamento ha per oggetto l’incentivazione della coltura di prodotti agro-alimentari
tipici degli orti di Sala, coltivati con antichi semi di produzioni ortive autoctone.
2. Essi costituiscono un patrimonio di valore economico e culturale del territorio.
Art. 2 (Finalità)
1. In ossequio all’Art. 1 dello Statuto Comunale, che tra l’altro recita testualmente:“Nell’esercizio
delle funzioni di promozione dello sviluppo della Comunità, gli organi del Comune curano,
proteggono ed accrescono le risorse ambientali e naturali, che ne caratterizzano il territorio [...]“,
nonché all’Art. 14 il quale stabilisce tra l’altro che l’Ente, nell’esercizio diretto di funzioni
programmazione,“persegue in particolare il consolidamento e l’espansione delle attività comunali,
artigianali, agricole [...]“, il presente regolamento ha le seguenti finalità:
a)la tutela e la valorizzazione dei prodotti agro-alimentari tipici degli Orti di Sala, coltivati con
antichi semi di produzioni ortive autoctone;
b)la salvaguardia delle peculiarità produttive ed organolettiche delle colture agro-alimentari tipiche
degli Orti di Sala.
Titolo II (Strumenti di tutela e valorizzazione)
Art. 3 (Denominazione Comunale di Origine)
1. Al fine di valorizzare i prodotti agro-alimentari locali, è istituita la De.C.O. (Denominazione
Comunale di Origine).
2. L’attribuzione della De.C.O. si evidenzia attraverso apposito marchio di identificazione
comunale, previo riconoscimento da parte di apposita commissione.
Art. 4 (Modalità di riconoscimento)
1. La denominazione comunale di origine viene riconosciuta alle specie orticole previo svolgimento
delle seguenti modalità colturali:
•
•
•
selezione dei semi migliori al momento della raccolta;
conservazione dei semi in luogo adeguato;
preparazione dei semenzai per la produzione di piantine;
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•
•
messa a coltura di semi e piantine nella stagione adatta;
cura con la massima attenzione delle piantine in vegetazione.
2. La De.C.O. viene riconosciuta alle specie orticole provenienti da produzioni seguite
integralmente sul territorio.
3. Per le specie derivanti da lavorazione, ai fini del riconoscimento della De.C.O., la base deve
essere prevalentemente di prodotto locale.
4. La commissione di cui all’Art. 3 valuta il rispetto delle modalità colturali mediante visite di
controllo ai terreni interessati dalle produzioni.
Art. 5 (Marchio di identificazione comunale)
1. Il marchio di identificazione comunale è costituito da un distintivo circolare di diametro pari a
cm. 16,08 recante lungo il bordo di colore giallo e di larghezza pari a cm. 2,01 la dicitura di colore
rosso“gli orti di Sala Consilina”, in alto, e la dicitura“Denominazione comunale d’origine –
deliberazione di Consiglio Comunale n. 49 del 31.07.2003″, in basso. Separata dal bordo esterno da
un cerchio bianco di larghezza pari a cm. 1 la parte centrale del distintivo, circolare e di diametro
pari a cm. 10,06, è di colore giallo recante la denominazione (broccoli di rape oppure cipolle
maggiaiole oppure frutta antica) di colore rosso e l’immagine a colori del prodotto tutelato.
2. Sul retro possono essere fornite indicazioni sulla composizione del prodotto identificato, sulla sua
preparazione e sulla data di scadenza.
3. Il logo degli Orti di Sala è costituito da un distintivo circolare di diametro pari a cm. 17, a colori,
recante la dicitura “gli orti di Sala Consilina” sovrascritta su un paesaggio naturale.
Titolo III (Commissione comunale)
Art. 6 (Istituzione e competenza)
1. È istituita la commissione comunale per il riconoscimento della Denominazione Comunale di
Origine alle specie ortive autoctone.
2. Essa esamina le istanze di riconoscimento presentate dai produttori locali, le istruisce e ne
determina l’esito. A tal fine, può effettuare visite di controllo ai terreni interessati dalle produzioni e
può richiedere documentazione integrativa.
Art. 7 (Costituzione e durata)
1. La commissione comunale per il riconoscimento della Denominazione Comunale di Origine è
formata da tre esperti del settore agricolo ed agro-alimentare e viene nominata dalla Giunta
Comunale, che ne stabilisce anche i compensi e le modalità di rendicontazione gestionale.
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2. La commissione opera con la presenza della maggioranza dei suoi componenti ed in occasione
della prima seduta nomina al suo interno il presidente.
3. Essa dura in carica per un periodo di cinque anni, ovvero per il corrispondente periodo di durata
del Consiglio Comunale. Per la prima costituzione della stessa si procederà una volta intervenuta
l’esecutività del presente regolamento e rimarrà in carica fino alla scadenza della presente
consiliatura.
4. Lo scioglimento del Consiglio Comunale comporta la decadenza della commissione.
Titolo IV (Modalità colturali)
Art. 8 (Oggetto)
1. Il presente titolo stabilisce le modalità colturali di alcuni prodotti agro-alimentari degli Orti di
Sala, al fine del riconoscimento della Denominazione Comunale di Origine.
Art. 9 (Broccoli di rape degli Orti di Sala)
1. La Denominazione Comunale di Origine viene riconosciuta alle produzioni di broccoli di rape
derivanti esclusivamente da semi autoctoni raccolti dai produttori da coltivazioni di rape a pieno
campo.
2. I semi devono essere raccolti e conservati secondo le antiche usanze degli ortolani salesi
rispettando le seguenti modalità:
•
•
•
•
a. nel campo in produzione, non vanno raccolti, per uso alimentare, i broccoli migliori per
grandezza e robustezza vegetativa;
b. i broccoli così selezionati vanno portati a fioritura e maturazione;
c. la sgranatura dei baccelli deve essere effettuata presso l’abitazione del produttore;
d. la conservazione dei semi deve avvenire presso l’abitazione del produttore, mescolandoli
alle foglie di noce.
3. Le rape da broccoli non devono essere trattate con antiparassitari. Qualora se ne presenti la
necessità, a causa di particolari condizioni climatiche, devono essere usati antiparassitari
compatibili con le produzioni agricole biologiche.
4. Al momento della raccolta, i broccoli di rape devono essere composti in medi mazzetti e legati
con salice o giunco rispettando le antiche usanze.
5. Dopo il riconoscimento della Denominazione Comunale di Origine, ogni mazzetto deve essere
contrassegnato dal logo degli Orti di Sala e dal marchio di identificazione comunale.
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Art. 10 (Cipolle maggiaiole degli Orti di Sala)
1. La Denominazione Comunale di Origine viene riconosciuta alle produzioni di cipolle maggiaiole
derivanti esclusivamente da semi autoctoni raccolti dai produttori da coltivazioni di cipolle
maggiaiole a pieno campo.
2. I semi devono essere raccolti e conservati secondo le antiche usanze degli ortolani salesi
rispettando le seguenti modalità:
a. nel campo in produzione, non vanno raccolti, per uso alimentare, le cipolle maggiaiole migliori
per grandezza e robustezza vegetativa;
•
a. le cipolle maggiaiole così selezionate vanno portate a fioritura e maturazione;
•
b. il prelievo dei semi dalle piante mature deve essere effettuato presso l’abitazione del
produttore;
c. la conservazione dei semi deve avvenire presso l’abitazione del produttore, mescolandoli
alle foglie di noce.
•
3. I semi per la produzione dei semenzali devono essere seminati nei semenzai a pieno campo.
4. I semenzali non devono essere trattati con antiparassitari. Qualora se ne presenti la necessità, a
causa di particolari condizioni climatiche, devono essere usati antiparassitari compatibili con le
produzioni agricole biologiche.
5. Al momento della raccolta, le cipolle maggiaiole devono essere composte in medi mazzetti e
legate con salice o giunco rispettando le antiche usanze.
6. Dopo il riconoscimento della Denominazione Comunale di Origine, ogni mazzetto deve essere
contrassegnato dal logo degli Orti di Sala e dal marchio di identificazione comunale.
Art. 11 (Frutta antica degli Orti di Sala)
1. La Denominazione Comunale di Origine viene riconosciuta esclusivamente alle produzioni di
varietà fruttifere contenute nella tabella allegata al presente regolamento.
2. La produzione di frutta antica deve essere di tipo naturale; gli alberi non devono essere trattati
con antiparassitari. Qualora se ne presenti la necessità, a causa di particolari condizioni climatiche,
devono essere usati antiparassitari compatibili con le produzioni agricole biologiche.
3. La frutta antica deve essere collocata in cassette di legno ad un solo strato.
4. Dopo il riconoscimento della Denominazione Comunale di Origine, ogni cassetta deve essere
contrassegnata dal logo degli Orti di Sala e dal marchio di identificazione comunale.
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Art. 12 (Obblighi dei produttori)
1. I produttori ai quali viene riconosciuto l’uso del marchio di identificazione comunale hanno
l’obbligo di tenere un registro per ogni produzione a Denominazione Comunale di Origine.
2. Sul registro devono essere annotati:
•
•
1. la quantità di concimazione effettuata per metro quadrato;
2. la data di effettuazione di eventuali trattamenti antiparassitari, con indicazione della casa
produttrice e del nome del prodotto.
3. I produttori che presentano istanza di riconoscimento della Denominazione Comunale di Origine,
nonché i produttori ai quali sia riconosciuta e che utilizzino il marchio di identificazione comunale,
hanno l’obbligo di consentire le visite di controllo della commissione comunale e di adempiere a
tutte le sue richieste, durante la fase istruttoria ed anche dopo il riconoscimento della De.C.O. ed il
consenso all’uso del marchio di identificazione comunale.
4. Il diniego alle visite di controllo della commissione e l’inadempimento alle sue richieste
comportano la decadenza del riconoscimento della De.C.O. e del diritto di uso del marchio
comunale di identificazione, se già riconosciuti.
Titolo V (Disposizioni finali)
Art. 13 (Entrata in vigore)
1. Così come previsto dall’Art. 10 dello Statuto, il presente regolamento, intervenuta l’esecutività
della deliberazione approvativa, è ripubblicato per quindici giorni all’Albo Pretorio ed entra in
vigore il giorno successivo all’ultimo di pubblicazione.
2. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare, così come disciplina di diritto
pubblico a carattere imperativo.
LINK:
http://www.salaconsilina.gov.it/comunicazione/amministrazione-trasparente/programma-per-la-trasparenza-e-lintegrita/attigenerali/i-regolamenti/regolamento-per-la-tutela-e-la-valorizzazione-dei-prodotti-tipici-locali-ed-istituzione-marchio-de-c-o/
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PIATTI TIPICI E RICETTE
Cavati fritti
Gnocchi di pasta lievitata o dolce, fritti e cosparsi di zucchero
Cuccìja
Zuppa a base di ceci, cicerchie, fave, fagioli, lenticchie, piselli, granturco e grano.
La sua preparazione è legata alla credenza diffusa che il mangiarne avrebbe allontanato i moscerini durante
l’estate, per questo veniva distribuita anche ai vicini.
Peperoni secchi
Questi ortaggi sono coltivati in abbondanza in tutta l’area del Vallo.
In estate, una volta raccolti vengono messi ad essiccare naturalmente al sole, per un periodo di 20-30 giorni.
Questo trattamento permette di conservarli fino alla fine dell’inverno e di utilizzarli durante la stagione più
fredda. Possono essere preparati fritti in abbondante olio d’oliva per condire paste, essere consumati da soli,
o come contorno di carni o verdure cotte.
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Broccoli
Questo ortaggio è molto utilizzato nel Vallo di Diano ed è preparato in vari modi, da solo,
semplicemente saltati in padella con olio, aglio e peperoncino, oppure impiegato insieme ad altri
prodotti: cavatelli e broccoli, broccoli e polenta.
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Ricette
Lagane e Ceci
Ingredienti: Farina di grano tenero,1 kg di ceci, aglio, peperoncino, sale
Procedimento:
Lasciate i ceci in ammollo per circa 12 ore in un litro di acqua con un pugno di sale grosso. Per fare le
lagane, impastate la farina di grano tenero con l’acqua e lavorate gli ingredienti fino a formare un panetto
omogeneo. Stendete il panetto con il matterello formando un disco spesso circa 1 cm, arrotolatelo su se
stesso (foto in basso a sinistra).
Con un coltello tagliate l’impasto in maniera da ottenere tante strisce di pasta; nel frattempo, in una
casseruola ponete i ceci precedentemente ammollati e portate ad ebollizione l’acqua. Lasciate cuocere per
circa 30 minuti. Aggiungete poi le lagane, salare il tutto e fate cuocere per circa 10/15 minuti.
In una padella fate imbiondire l’aglio in abbondante olio extravergine d’oliva e aggiungete il peperoncino per
circa 1 minuto. A cottura ultimata scolate le lagane, lasciando un po’ dell’acqua di cottura e aggiungete l’olio
precedentemente soffritto e mescolate per far amalgamare tutti gli ingredienti.
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Cavatelli con broccoli di rapa
Ingredienti: 1 kg. farina 00 mista a semola, acqua, sale q.b.
2 kg di broccoli di rapa, 2 filetti di acciuga, 2 spicchi d’aglio, abbondante olio extravergine d’oliva DOP, sale
q.b., un pizzico di peperoncino, pangrattato.
Preparazione:
Preparare i cavatelli, impastando la farina 00 e a quella di semola, con acqua e sale q.b., lavorare
energicamente finché la pasta non risulti soda. Realizzare tanti cilindri, allungando l’impasto, e schiacciarli
con la punta del dito indice e medio compiendo un movimento rotatorio verso il basso e facendoli quasi
rotolare in modo da formare un incavo.
Pulite i broccoli di rapa e lessatele in acqua salata per 10 minuti circa. Nel frattempo fate imbiondire l’aglio
con l’olio e il peperoncino e poi aggiungete i due filetti di acciuga a pezzettini. Quando l’acqua delle cime di
rapa bolle, buttate i cavatelli nella loro stessa acqua. Quando i cavatelli sono cotti, scolateli e spadellarli
unendoli al resto degli ingredienti qualche minuto. Amalgamate il tutto e servite, aggiungendo una manciata
di pangrattato tostato sui piatti.
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EVENTI
Festa Santo Patrono di San Michele Arcangelo
Nel mese di settembre, in occasione dei festeggiamenti per il Santo Patrono: S. Michele Arcangelo, si svolge
una processione da S. Eustachio alla Chiesa Madre.
Durante la processione viene riproposto il “rito della barca”: l’imbarcazione di legno portata a spalla dai
fedeli, trasporta un bambino, scelto tra gli altri coetanei del quartiere, che veste i panni dell’Arcangelo
Michele (foto in basso a sinistra).
L’imbarcazione è accompagnata da una fiaccolata di ragazzi, da un suonatore di organetto e da «lu iardínu ri
Sandu Micheli» (il giardino di San Michele), un trofeo di uva, foglie d’edera e altre primizie della terra;
giunge sino alla Chiesa Madre SS. Annunziata.
Qui, i fedeli che portano in spalla la barca simboleggeranno per tre volte l’entrata della barca nel luogo sacro,
facendola oscillare avanti e indietro, come se fosse continuamente respinta. Oscilla indietro seguendo un
antico rituale che allontana il Male.
Il giorno seguente, nello spazio antistante la Chiesa di S. Eustachio si assiste al Volo dell’Angelo (foto in
alto a destra): sospeso a 10 metri di altezza, un bambino vestito da angelo porta offerte alla statua del
patrono, ripetendo il percorso per tre volte.
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Festa della Madonna del Castello
Festa molto antica in onore della Madonna della Consolazione, i festeggiamenti si svolgono nel mese di
settembre, e prevedono una processione con la statua della Madonna; portata dalla Chiesa SS. Annunziata
fino alla cappella sul monte del Castello. Lungo la strada viene fatta una sosta sul Monte del Calvario dove
gli abitanti di Sala sono soliti praticare un rito propiziatorio per l’anno venturo di origine pagana: lo“sparo
del gallo”.
La tradizione vuole protagonista di questo rito un gallo lasciato scendere a valle sospeso ad una
corda e con dei petardi, accesi prima della partenza, attaccati sulle penne.
La sopravvivenza dell’animale indicava una buona annata; diversamente, la sua morte,
preannunciava una cattiva annata.
Oggi, in virtù delle leggi che proteggono gli animali, anche dai maltrattamenti, questa pratica non
prevede più l’uso di un animale vero, ma si preferisce usare un fantoccio.
Dopo di che il corteo prosegue fino al Castello dove viene celebrata la Santa Messa.
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Madonna di Sito Alto
Sul Monte Sito Marsicano sorge la Cappella di Sito Alto, meta di processioni tradizionali sul Sentiero dei
Pellegrini, effettuate tre volte l’anno: due volte per venerare la Vergine: il primo martedì dopo la Pentecoste
ed il 14-15 agosto; ed una, la terza domenica di ottobre, per avvolgere la statua della Madonna nella lana
proteggendola dal rigore dell’inverno.
Dopo il primo tratto di sentiero scoperto si scende sotto le fitte volte del bosco lungo il Vallone di Cervara;
in due ore circa si arriva ai ruderi del Castello di Sala. Da qui si può scendere in mezz’ora nel centro storico,
proseguendo lungo il Sentiero dei Pellegrini, che conduce nella parte sud del paese; oppure seguendo dalla
parte opposta un più comodo percorso a tornanti con panoramica sul Vallo di Diano, che giunge alle rovine
della Chiesa di S. Leone
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Sagre
Salagustando
Manifestazione nata nel 2006, durante la quale i maestri casari di Sala mettono in scena la loro arte
nella produzione della treccia di fior di latte.
Durante le varie edizioni sono state realizzate trecce lunghe fino a 78,80 metri (2009) coinvolgendo
nella realizzazione del prodotto anche maestri casari provenienti da Agerola, città gemellata con
Sala Consilina
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http://www.youtube.com/watch?v=LvKh0vCFQSE
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Salvaguardia delle produzioni locali
AllegraCore, prende il nome da un toponimo locale, è un’Associazione senza fini di lucro che nasce nel 2002
presso la Comunità Parrocchiale di S. Pietro Apostolo. Con lo scopo di promuovere l’ambiente, la cultura,
l’arte, il turismo e l’area del centro storico.
http://www.ilquotidianodisalerno.it/2012/05/25/allegracore-l%E2%80%99olio-di-sala/
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Arti, mestieri e usanze
La rievocazione storica, che rivive la sontuosa accoglienza organizzata a Sala Consilina nel 1535, in
occasione del passaggio dell’ Imperatore Carlo V di ritorno dalla spedizione di Tunisi.
La manifestazione è realizzata nel mese di agosto e prevede:
Torneo dei Casali della Terra della Sala
sfida tra i quattro Casali di Sala alla “Giostra degli anelli” e
alla “Sfida dei Campioni”
Corte in festa
grossa tavolata imbandite con prodotti tipici e degustazioni
Mostre e artigianato apertura monumenti e rappresentazioni dei mestieri antichi
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Corteo Storico
sfilata dell’Imperatore Carlo V e della sua Corte
Spettacoli
falconieri, arcieri, mercato rinascimentale, sbandieratori
Giochi rinascimentali giochi per i bambini e i ragazzi :giostra dei sacchi, tiro con la balestra, il gioco del
porcellino, la gara delle oche, etc
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