a cura della Redazione
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Premio di architettura Raffaele Sirica
Proporre agli architetti italiani un
confronto progettuale sul tema
della “sicurezza dell’abitare”: è
questo l’obiettivo della prima
edizione del “Premio di Architettura Raffaele Sirica”, bandito dal
Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e
Conservatori (CNAPPC).
Oltre il 90% della residenza –
nei centri storici e nelle periferie
italiane – è realizzata in luoghi
a diverso rischio sismico e con
una struttura, in tal senso, inadeguata. Oltre il 45% degli edifici realizzati dal dopoguerra in
avanti – a causa di abusivismo
e piani urbanistici inadeguati – si
trova in zone ad alto rischio idro-
geologico. Dal
punto di vista del
risparmio energetico, il 90%
della residenza,
attualmente, è
realizzata senza
tenere conto del
minimo fattore
di contenimento dei consumi
energetici previsto dalla UE.
La prima edizione del Premio di
Architettura Raffaele Sirica, che è stato reso
possibile grazie al patrocinio
del Ministero per i Beni e le Attività culturali e la partnership
della Società Saint-Gobain/
Weber Italia, è stato articolato
in due sezioni, “Progetti realizzati” e “Nuovi progetti di idee”,
ognuna delle quali è ulteriormente divisa nelle categorie
“Recupero di edifici esistenti” e
“Nuove costruzioni”.
Al Premio hanno potuto partecipare tutti coloro che, al 12 luglio
2010, risultavano iscritti nella
Sezione A, settore Architettura,
di uno degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e
Conservatori.
Itinerari d’architettura
al “Milano Design Weekend”
Dal 14 al 17 ottobre si è svolta a Milano l’iniziativa “Milano
design Weekend” promossa
congiuntamente da RCS MediaGroup e Gruppo Mondadori
sotto il patrocinio del Comune
di Milano – attraverso l’Assessorato Eventi, Moda e Design e
l’Assessorato all’Arredo, Decoro Urbano e Verde – e dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori,
Paesaggisti e Conservatori della
Provincia di Milano e di ADI, Associazione per il Disegno Industriale.
L’evento, che ha visto anche la
partecipazione di Case Museo
Milano, La Triennale di Milano,
Brera Design District e di numerose librerie, showroom e negozi del settore, ha cercato di riunire il mondo della produzione,
dei media, della cultura e della
professione in una manifestazione unitaria rivolta al grande
pubblico.
In questi quattro giorni dedicati
ad arredamento, design e architettura l’Ordine degli APPC
di Milano ha presentato due
nuovi “Itinerari d’architettura”
riferiti alle parti di città interessate dall’iniziativa: “Brera - Garibaldi. Città storica, moderna
e contemporanea” a cura di
Piergiorgio Vitillo e Federico
Ferrari e “La Racchetta, la grande incompiuta” a cura di Paolo
Galuzzi e Manuela Leoni. Il primo itinerario, che si sviluppa
lungo l’asse di corso Garibaldi,
comprende 12 realizzazioni (tra
le quali l’edificio di via Broletto
di Figini e Pollini, la casa di via
Giulianova di Lingeri, mentre il
secondo illustra le vicende urbanistiche della “Racchetta”
milanese con altrettanti esempi
(tra cui Palazzo del Toro in c.so
Matteotti di Lancia e Merendi, e
i due edifici per uffici e negozi in
via Albricci di Asnago e Vender).
La nuova casa del Compasso d’Oro
Sono passati 50 anni dalla fondazione dell’ADI – Associazione
per il Disegno Industriale – e,
finalmente la sua Fondazione
ottiene, dal Comune di Milano,
una prestigiosa sede di più di
4000 metri quadrati, proponendosi di diventare un nuovo punto di riferimento per la cultura
milanese.
Il luogo prescelto è situato negli
spazi dell’ex sede dell’Edison di
via Bramante precedentemente utilizzati come deposito dei
tram a cavalli.
I 4000 metri quadrati, recuperati
e ristrutturati (se ne prevede l’apertura al pubblico nella prima
metà del 2013) ospiteranno, fra
l’altro, la sede dell’ADI e della
sua Fondazione, una esposizione permanente della Collezione
Storica Compasso d’Oro, il deposito e l’archivio, esposizioni
temporanee, spazi per incontri
aperti al pubblico e per convegni dedicati a progettisti ed
aziende, una libreria, un ristorante, sale polivalenti finalizzate
ad attività creative e culturali.
In questi spazi, dopo 50 anni
(l’ADI è, infatti, stata fondata nel
1956), sarà, finalmente, possibile mettere in mostra un patrimonio di più di 2000 oggetti di
design premiati e segnalati dalle
giurie nel corso del tempo, ad
oggi giacente in un magazzino.
I temi dell’abitare
Housing Sociale –, sono intesi
come nuovi modelli abitativi e
gestionali di edifici e insediamenti, in cui spazi collettivi, parti
comuni ed elementi distributivi
possono diventare luoghi dell’abitare e dell’identità urbana.
Nella sezione “abitare”, di cui
Giampiero Sanguigni dei DEMO
Architects (vincitori della precedente edizione di AAA architetticercasi) è portavoce, si pone
l’accento sulla necessità di studiare nuovi moduli abitativi, flessibili ed “indifferenziati”, per una
società sempre più differenziata
e con nuove esigenze. La parte dedicata alla “costruzione”,
che vede come relatore principale Aljosa Dekleva, considera
la residenza come scena delle
azioni dell’uomo, nell’ottica di
una costruzione consapevole e
rispettosa dell’ambiente e di chi
lo abita.
Gli ami sono stati dunque gettati, il dibattito è aperto: non ci
resta che attendere l’esito del
concorso per capire in quale
maniera questi temi possano
strutturare il progetto d’architettura.
Lingeri in mostra
Il lago di Como ha un’isola. Proprio davanti ad Ossuccio, infatti,
si trova la piccola, verde, Isola
Comacina. La sua è una storia
ricca: baluardo contro i Longobardi, si schiera con Milano e
nel 1169 viene rasa al suolo dal
Barbarossa. Da quel momento
resta disabitata fino a quando,
nel 1911, viene comperata da
un albergatore di Sala Comacina che, per sdebitarsi del trattamento ricevuto durante la guerra
la copertura, vetrocemento. La
documentazione del progetto
nel suo diverso iter – da resort
con un albergo a più piani, ville e
spiaggia attrezzata fino alla soluzione realizzata, frutto di continui
ridimensionamenti – è in mostra,
fino al 31 ottobre, nella canoviana Villa Carlotta di Tremezzo.
La mostra dal titolo L’isola degli
artisti, oltre alla sezione dedicata
al progetto delle tre case, ne presenta altre due, rispettivamente
da rifugiato in Belgio, la lascia in
eredità al Re Alberto I. Il re, a sua
volta, la restituirà all’Italia negli
anni Trenta, affidandola all’Accademia di Brera che avrà il compito di trasformarla in un centro
studi.
Il progetto viene affidato a Pietro
Lingeri che, in quegli stessi anni,
sta fruttuosamente collaborando
con Attilio Terragni. Lingeri progetta per l’Isola tre case unifamiliari che, a partire da quanto già
sperimentato da Le Corbusier
nella costruzione della spartana
Maison aux Mathes sulla costa
atlantica, devono essere realizzate con materiali poveri e del
luogo: assi di legno per i pavimenti, serramenti in castagno,
pietra di Moltrasio e ardesia per
riferite alla storia dell’isola e alle
altre opere di Lingeri costruite
nei dintorni.
Le tre case, utilizzate come residenze fino agli anni Ottanta e
poi abbandonate nel degrado,
dal 2005, grazie ad un accordo
fra Regione, Fondazione Cariplo
ed enti locali, sono state restaurate e dal 2011 torneranno ad
accogliere un artista italiano, uno
fiammingo e uno vallone, come
stabilito nello statuto originario.
La visita della mostra, curata
da Stefano Della Torre e Serena
Bertolucci, comprende anche la
possibilità di un ingresso in una
delle tre case, la più grande e,
nel weekend anche l’accesso a
Villa Leoni ad Ossuccio, edificio
sempre progettato da Lingeri.
Cecilia Fumagalli
Paesaggi e giardini in mostra sul lago
Il 2° e il 3° fine settimana di settembre scorso, sulla sponda
bresciana del lago di Garda, si
è svolto “I Giardini del Benaco.
Mostra botanica, rassegna internazionale del paesaggio e
del giardino”. Organizzato dai
comuni di Gardone Riviera,
Salò e Limone sul Garda in cooperazione con enti turistici e
culturali locali, la manifestazione (11-12 settembre) ha unito
due giornate di convegno ad
una mostra mercato di piante, arredi e oggetti da giardino
con oltre 60 espositori e prestigiose aziende nel settore
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botanico. Il 18 e il 19 settembre, invece, si è svolta la prima edizione della “Rassegna
Internazionale del Paesaggio
e del Giardino” intesa come
prosecuzione del precedente
incontro del 2009 “I protagonisti del paesaggio”.
In queste due giornate alcuni
tra i più importanti progettisti
di paesaggio, italiani e stranieri, riuniti al Vittoriale, hanno
avuto occasione di presentare
al pubblico e agli addetti ai lavori, i loro più recenti progetti,
la loro filosofia di approccio al
tema e il loro metodo di lavoro.
OSSERVATORIO ARGOMENTI
Lo scorso 8 settembre, presso la Sala delle Colonne della
Banca Popolare di Milano, si è
tenuto il convegno “AAA architetticercasi – I temi dell’abitare”.
Inserito nell’ambito del concorso “AAA architetticercasi 2010”,
l’incontro ha visto la partecipazione di una quindicina di giovani architetti, rigorosamente
under 35 e selezionati attraverso la community online www.
architetticercasi.eu, che hanno
presentato progetti e ricerche
attorno ai quattro temi che strutturano il bando di concorso: “urbanità”, “stili di vita”, “abitare”,
“costruzione”.
Sebbene si sia svolto in occasione di un concorso la cui scadenza era fissata per il 30 settembre, il convegno costituisce
un importante momento per la
città di Milano e per il dibattito
sull’abitare contemporaneo. Si
riportano dunque di seguito,
seppur brevemente, i temi sui
quali si è dibattuto (per approfondimenti si rimanda alla consultazione del sito www.architetticercasi.eu).
Gli interventi sul tema “urbanità”, introdotti dall’architetto
Marotta – di MAB Arquitectura,
vincitore del concorso “Abitare
a Milano” nel 2005 –, hanno
focalizzato l’attenzione sul progetto urbano come motore di
socialità, di identità e di identificazione. Gli “stili di vita”, introdotti da Giordana Ferri – rappresentante della Fondazione
OSSERVATORIO ARGOMENTI
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Sesto San Giovanni patrimonio mondiale dell’umanità?
Sesto San Giovanni è una città che, in meno di un secolo,
è passata dalla condizione
originaria di borgo agricolo a
quella di quinta città industriale
italiana. A metà degli anni ‘90,
con la chiusura delle Acciaierie
Falck, la sua storia, sviluppatasi all’interno delle fabbriche
(Falck, Marelli, Osva, Breda,
Campari) e contraddistinta da
“un’autentica cultura del lavoro, dell’imprenditoria e dei diritti”, si è conclusa.
L’Amministrazione comunale,
consapevole della propria ricchezza culturale, ha candidato
il proprio patrimonio industriale
alla “Lista del patrimonio mondiale dell’umanità” nella categoria del “paesaggio culturale
evolutivo” (secondo la definizione proposta dall’UNESCO
“un paesaggio che è il frutto
di un’iniziale esigenza sociale,
economica, amministrativa e/o
religiosa e che si è sviluppato
nella sua forma attuale in associazione con e in risposta al
suo ambiente naturale.
Questi paesaggi riflettono tale
processo evolutivo nella loro
forma e nei loro elementi costitutivi”). Il frutto del lavoro di
redazione del dossier di partecipazione al bando UNESCO
è stato presentato in un Convegno internazionale pubblico, “Sesto San Giovanni: una
storia un futuro. Un patrimonio
industriale per tutto il mondo”,
svoltosi lo scorso 24 e 25 settembre. In questa occasione,
oltre alla presentazione degli
elaborati consegnati, è stato possibile confrontarsi con
esperienze analoghe, italiane
e straniere, sul recupero del
patrimonio industriale, e analizzare le attività di gestione del
patrimonio svolte con il sostegno del Comune e l’intervento
di soggetti pubblici e privati nel
campo delle politiche culturali e
museali e in quello del recupero
di edifici e complessi industriali
coinvolti da fenomeni di trasformazione urbana.
Studio di settore europeo
Il Consiglio degli Architetti d’Europa (CAE) sta raccogliendo, in
tutta Europa, dati sulla professione per esaminare i cambiamenti avvenuti nella professione
dell’architetto dal 2008 (anno
della scorsa inchiesta) ad oggi,
specialmente alla luce dei recenti cambiamenti economici. Le informazioni raccolte saranno usate soltanto per la compilazione di
statistiche. Lo studio, tradotto in
13 lingue, realizzato grazie alla
sponsorizzazione di importanti
compagnie e associazioni euro-
pee, verrà presentato all’Assemblea Generale del CAE di dicembre che si terrà al Parlamento
Europeo. Obiettivo dello studio
è dimostrare ai rappresentanti
politici del continente che quella
dell’architetto non è una professione in via di estinzione, come
qualcuno sostiene ma, al contrario, una professione necessaria
al progetto del nostro futuro. Lo
studio è compilabile on line all’indirizzo: www.tickbox.org/IT.asp.
I risultati verranno pubblicati sul
sito www.ace-cae.eu
Nottingham prima in classifica
Nottingham è la prima città
del Regno Unito per qualità di
trasporti e impegno nel ridurre
l’inquinamento.
Con investimenti per 50 km di
piste ciclabili, una rete di tram
di 15 km, un ampio servizio di
bus e scuolabus e un’avversione per i centri commerciali
periurbani, la città della sceriffo che dava la caccia a Robin
Hood – attualmente amministrata dal partito laburista – ha
efficacemente dissuaso i suoi
cittadini dall’uso dell’auto privata. L’istituzione di una multa
di 300 sterline ad aziende ed
uffici i cui dipendenti usano la
macchina per andare in centro
ha contribuito a convincere la
popolazione a non utilizzarla
e permetterà e all’amministrazione di reinvestire gli introiti in
trasporti pubblici. Al secondo
posto troviamo Londra, con la
sua ramificata underground e
i caratteristici autobus rossi a
due piani che trasportano rispettivamente 4 e 3 milioni di
persone al giorno; la capitale
ha inoltre da poco introdotto il
noleggio bici.
Irina Casali
a cura di Manuela Oglialoro
La Legge urbanistica della regione Lombardia, L.r. 12/05,
disponeva che entro un anno
dalla sua approvazione, le province dovessero avviare l’adeguamento dei loro piani e che
si provvedesse inoltre alla valutazione degli effetti di questi
sull’ambiente, secondo le disposizioni della Direttiva comunitaria
n. 42 del 2001 che introduceva
l’uso della vas (valutazione ambientale strategica). i contenuti
del PtCP sono stati modificati
rispetto alle procedure attuabili
dai vari enti istituzionali coinvolti
nella gestione del territorio (regione, enti gestori dei parchi regionali, Provincia, comuni e altri
soggetti). in conformità con la
normativa, la Provincia di Milano
aveva già predisposto nel 2005
la revisione del PtC vigente, e
poi, nel 2009, la nuova amministrazione provinciale ha deciso
di rivedere complessivamente
il progetto di adeguamento sviluppato, riavviando le procedure
di aggiornamento sia del Piano
che della valutazione ambientale strategica.
Gli approfondimenti
settoriali
Nel quadro delle operazioni
previste per il progetto di adeguamento sono stati sviluppati
approfondimenti di vari aspetti
delle dinamiche territoriali, relativamente ai temi del fabbisogno
abitativo, della localizzazione
di servizi comunali dell’insediamento di centri commerciali e
della parametrazione del consumo del suolo. su queste ed
altre problematiche di settore
sono stati pubblicati vari contributi nella serie dei “Quaderni del
Piano” (vedi:www.provincia.milano.it/pianificazione_territoriale/piano_territoriale/approfondimenti_settoriali/index.html).
Questi
approfondimenti
si
pongono come validi strumenti
analitici di supporto nella predisposizione dei PGt e nelle alle
attività di pianificazione e progettazione urbanistico-territoriale in
genere.
La componente
paesaggistica
Nell’ambito del processo di
adeguamento del PtCP è stato
dato largo sviluppo alle tematiche relative alla componente
paesistica della pianificazione, nel rispetto dei lineamenti
espressi dal PtPr Lombardia e
in considerazione dell’ipotetico
impatto ambientale provocato
da particolari progetti di trasformazione del territorio.
L’attività di ricerca svolta dal
Centro studi PiM, in collaborazione con la Provincia di Milano,
è consistita sia nell’esame degli
aspetti normativi e pianificatori,
modificatisi in base ai nuovi riferimenti legislativi, sia nell’attenta
rilettura dello stato del territorio,
soprattutto in relazione al livello
di degrado ambientale e della
compromissione paesaggistica.
in particolare, sono state scelte
due aree campione su cui sono
state fatte convergere le analisi
paesaggistiche e lo studio del
degrado ambientale, nella prospettiva di fornire indicazioni utili
per le scelte pianificatorie a scala comunale. i contesti oggetto
di specifica investigazione si
collocano lungo alcuni dei maggiori assi viabilistici in uscita da
Milano, il primo verso ovest:
Il caso studio 1 (ambito lungo la
A4 Milano-Torino) rappresenta
un paesaggio agrario caratterizzato ancora dalla presenza di
macchie boscate e di siepi; di
cascine, di corsi d’acqua e risorgive. Tali caratteri sono però
insidiati dall’avanzare dell’espansione urbana che crea
zone di frangia che si incuneano
tra gli spazi agricoli e dalla presenza di attività produttive non
sempre compatibili. (Centro
studi Pim e Provincia di Milano
– Direzione Centrale Pianificazione e assetto del territorio,
La Componente Paesistica nei
processi di pianificazione a scala provinciale, Milano, maggio
2010).
il secondo esame si applica su
di un’area del sud est milanese:
Il caso studio 2 (ambito lungo
la via Emilia) è rappresentativo,
invece, di un paesaggio agrario
di frangia in cui le destrutturazioni urbane già mature tendono a saldarsi e dove il degrado è
dato oltre che dalla specifica tipologia di alcune attività, anche
dal disordine e dalla mancanza
di razionalizzazione di servizi
e infrastrutture. (Centro studi
Pim, op. cit.).
si tratta di aree che presentano
una situazione già parzialmente compromessa dal punto di
vista paesaggistico, ma in cui
tuttavia permangono zone, soprattutto nella fascia a sud-est,
caratterizzate dal paesaggio
agrario della pianura irrigua, le
cui tracce strutturali sono ancora ben conservate: nuclei rurali,
cascine, mulini, manufatti della
produzione agricola, sistema
dell’organizzazione idraulica del
territorio.
Criticità del territorio
e degrado ambientale
Questi elementi di pregio nella
fisionomia del territorio appaiono frammentati all’interno di
contesti denotati dal disordine
urbanistico. La ricerca quindi propone delle proiezioni di
organizzazione territoriale che
tentino di ricucire i vuoti, sviluppando una rete di percorsi
ciclopedonali che permettano
un’idonea e facile fruizione dei
luoghi che hanno conservato
unicità e bellezza.
Per ciascun caso studio sono
state individuate “le criticità”
più manifeste, su cui si deve
concentrare l’attività di ricerca
per contrastarne gli effetti maggiormente deleteri e d’impatto
sul paesaggio: sviluppo incontrollato delle periferie; disordine
generato dalla mancata pianificazione di interventi infrastrutturali; inserimento in territorio
agricolo di funzioni incompatibili; distruzione dei segni tipici del
paesaggio agrario; elevato consumo di suolo legato a grossi
insediamenti industriali e commerciali; l’inquinamento delle
acque superficiali e sotterranee.
in base a tali studi sono state
avanzate delle ipotesi di soluzioni dei problemi che hanno
portato al degrado paesaggistico, con proposte di riqualificazione delle aree e interventi di
mitigazione delle emergenze più
compromesse.
sono stati redatti degli elaborati per descrivere il “Degrado
paesaggistico provocato da
processi di urbanizzazione e infrastrutturazione” e il “Degrado
paesistico provocato da dissesti idrogeologici, trasformazioni
della produzione agraria e zootecnica, dismissione, criticità
ambientali”.
M. O.
Pubblicazioni
• Quaderno n. 25, CRESME
ricerche, “Gli scenari della domanda residenziale nella Provincia di Milano 2006-2015”;
• Quaderno n. 26, Centro Studi
PiM, “il sistema dei servizi di livello sovralocale nella Provincia
di Milano”;
• Quaderno n. 27, Politecnico di
Milano, Laboratorio Urb&Com,
“il commercio nella Provincia
di Milano. Geografia e indirizzi
strategici”;
• Quaderno n. 28, Centro Studi
PiM, “Consumo di suolo. atlante della Provincia di Milano”;
Centro studi Pim e Provincia di
Milano – Direzione Centrale Pianificazione e assetto del territorio, “La Componente Paesistica
nei processi di pianificazione a
scala provinciale, Milano, maggio 2010”.
31
osservatorio storie locali
Adeguamento
del PTCP della
Provincia di Milano
a cura di Antonio Borghi
32
Conversazione con
Michele de Lucchi
Nel suo intervento agli Stati
Generali nel luglio 2009 ha
interpretato l’Expo come un
contributo alla trasformazione di Milano in un nuovo modello di produzione e
consumo di beni e di idee.
Ci illustra i punti salienti di
questo nuovo modello e le
ragioni che l’hanno ispirato?
Tutto quello che tocchiamo e
mangiamo è prima passato per
le mani dell’industria e la società
di oggi è fatta da chi produce,
chi distribuisce, chi vende, chi
compra, chi consuma.
Milano può realizzare un modello
alternativo al sistema industriale
per la produzione, distribuzione,
vendita e consumo che sia anche un modello architettonico di
sviluppo urbano.
Il tema dell’agricoltura e dell’alimentazione è quanto mai adatto
a questo scopo perché esemplifica magistralmente il processo, le difficoltà e le opportunità
del sistema industriale che oggi,
per la crisi economica, etica e di
coscienza sociale, deve essere
rinnovato.
Si tratta di una idea forte
che intercetta i bisogni della
nostra società, soprattutto
delle nuove generazioni. A
un anno di distanza, quando
mancano poco più di quattro anni alla manifestazione,
come si può intervenire concretamente?
Milano può organizzare piccoli
nuclei di produzione completa
di ortofrutticoltura e allevamento che possono essere realizzati
in piccola scala, in periferia e
alle porte della città: sono parchi agricoli di piccole dimensioni
(8/10 ettari) dove viene sviluppata una produzione attenta,
consapevole, di qualità che
viene distribuita nei mercati comunali opportunamente riqualificati, valorizzati, reinventati. La
sperimentazione, oltre che per
il carattere innovativo del coinvolgimento sociale, ha il valore
di riportare l’attenzione alla piccola imprenditoria di coltivatori/
allevatori e di commercianti che
controllano l’intero ciclo produttivo e distributivo a favore di un
contenuto ricarico dei prezzi, di
un uso proporzionato di chimi-
ca e concimi, di una vigile programmazione delle quantità, di
una riduzione degli sprechi.
Questo sistema avrebbe anche
il vantaggio di riavvicinare le
persone ad una cultura del fare
pratico, legato alla terra, che si
è da tempo perso e che invece
porta con sé valori di rispetto
verso i tempi (tempi di crescita
di un bene) e i luoghi (necessità di prendersi cura della terra
e dei suoi meccanismi di rigenerazione) che sono importanti
anche nella comprensione dei
ritmi di sviluppo di una società
più equilibrata.
La dicotomia tra produzione
industriale di massa e produzione artigianale affonda
le radici nella rivoluzione industriale e da allora accompagna l’evolversi della civiltà
occidentale. Che armi possono opporre il contadino o
l’artigiano di fronte ai flussi
globali delle merci e dei capitali?
Con la piccola imprenditoria,
soprattutto, si rivaluta la figura
dell’artigiano riferito a chi fa un
lavoro con impegno personale
per una gratificazione emotiva
(Richard Sennet), unica soluzione per dare significato attuale,
moderno e contemporaneo alla
ricerca del profitto.
Mai come oggi - forse per la
recessione economica, forse
per una generale crisi di identità
delle grandi corporazioni internazionali, forse per alcuni temi
e ricerche pubblicati di recente
-, è evidente la dicotomia tra industria e artigianato, tra grande
produzione potenzialmente illimitata e piccola produzione per
una gestione attenta ed equilibrata.
L’artigianato ha lo scopo di insegnare all’industria i suoi valori di
cura verso il prodotto: è utopia,
ma sarebbe veramente interessante vedere la trasposizione
della bellezza, della raffinatezza
e dello spirito artigianale nella
produzione dell’industria.
L’industria è etica nel momento
in cui mette a disposizione un
bene a una grande quantità di
persone; ma perde di etica nel
momento in cui produce omologazione e perdita di personalità. La scelta di un artefatto
implica un grande coinvolgimento emotivo, spesso trascurato
dagli utenti in quanto vissuto
come utilitaristico e non come
espressione nel tempo e verso l’intorno. L’artigianato non
riuscirà a plasmare totalmente
l’industria, ma come spesso è
accaduto alle utopie nella storia, l’artigianato potrà far correre
l’industria lungo i nuovi binari
virtuosi.
Le professioni liberali nascono con l’affrancamento dalle
attività manuali e sono tradizionalmente indipendenti e
complementari nei confronti
dei processi di produzione
standardizzati. Architettura
e disegno industriale si evolveranno più verso la manualità o verso l’industria?
L’industria tradizionale punta
al grande numero, inevitabilmente, per convenzione e per
ingordigia probabilmente. Non
c’è dubbio che non c’è freno
al profitto ed è sempre stato
motivo di grande orgoglio dimostrare che è possibile produrre tanto, tantissimo, sempre
più e a costi sempre più bassi,
per stock giganteschi e alla fine
inevitabili discount per svuotare
i magazzini.
L’artigianato, quello da far nascere, ha in sé la prerogativa di
puntare all’equilibrio, di ricercare la migliore combinazione tra
risorse a disposizione e produzione finita per non eccedere nel
troppo o nel troppo poco. L’artigianato deve essere interpretato come un laboratorio di libera
sperimentazione produttiva che
è molto utile all’industria. Credo
che questa dicotomia nella definizione del sistema artigianale
e industriale, andrà sempre più
riducendosi, man mano che i
due ambienti si toccheranno e
si compenetreranno. Si potrebbe prevedere un’industria fatta
dell’insieme dei laboratori artigianali più differenti e una filiera artigianale composta di tanti
piccoli processi industriali e artigianali che si compensano. Non
vedo antitesi, ma progressiva
migrazione di una definizione
verso l’altra.
Il masterplan dell’Expo prevede degli itinerari del sapere nel tessuto urbano milanese che ne valorizzino le
eccellenze e alcuni dei suoi
lavori più recenti o tuttora
in corso sono architetture
per la cultura milanese, in
particolare Teatro Parenti,
Triennale di Milano e Castello Sforzesco. Ritiene anche
lei come la Consulta degli
Architetti che ci sia bisogno
di fare sistema tra le diverse
istituzioni culturali e di ricerca della città?
Sicuramente sì e ho sempre
pensato che l’integrazione sia
fondamentale e necessaria per
costruire ragioni di efficienza,
progresso, innovazione, buon
design e buona architettura.
Del resto il contrario della parola
integrazione è disintegrazione
e questa parola contraria così
catastrofica mi porta a pensare
proprio che all’integrazione culturale non ci sia alternativa.
Riguardo all’Expo, è estremamente significativa e stimolante
e va ammirata l’attività dell’Abbazia di Chiaravalle che da secoli opera in un ideale spirito di
produzione, vendita e consumo
locale. Il modello della fattoria a
ciclo completo per la produzione, l’elaborazione e la commercializzazione di prodotti alimentari è la metafora di un nuovo
mondo, dove va premiata con
il profitto non la quantità, ma la
precisione nella gestione delle
risorse e, insieme, una concreta opportunità di un nuovo sviluppo dove la città si integra in
modo inedito al suo contado in
una prospettiva di un ambiente
più ricco e più abitabile.
Le relazioni commerciali tra
parchi agricoli nella cintura della città e mercati comunali nei
quartieri urbani ricuce la città
con il suo hinterland e favorisce
la crescita di una educazione
alla coscienza sociale che ha
nell’alimentazione il riferimento
più diretto alla qualità della vita
e al valore del progresso.
Vicinissimo a Milano, il borgo di
Chiaravalle trae insegnamenti
dalla grande metropoli, organizzando un’offerta culturale all’altezza del modello di vita che
propone: spettacoli, conferenze, occasioni di incontro e condivisione che stimolano la vitalità del piccolo centro attraendo
anche interessati dall’esterno.
Un modello che merita di essere
applicato anche a tantissimi altri
piccoli centri delle nostre campagne che possono ricalcare,
secondo le loro eccellenze, il
modello di Chiaravalle, allo scopo di frenare l’onda migratoria
che da anni li sta condannan-
Anche
luoghi della storia
e del-i
do alloi spopolamento.
Anche
la
cultura
di
luoghi
dellamilanese
storia e meritano
della cultuessere
coinvolti
in questa
strara milanese
meritano
di essere
ordinaria
Il mondo
coinvolti inprospettiva.
questa straordinaria
intero
conosce
l’Italia intero
e Milano
prospettiva.
Il mondo
coper
le sue
straordinarie
bellezze
nosce
l’Italia
e Milano per
le sue
storiche,
ma bellezze
spesso individua
straordinarie
storiche,
nei
percorsi
di visita
ma suoi
spesso
individua
nei solo
suoi
alcune
le più
celebri.
percorsididiqueste,
visita solo
alcune
di
Invece
ne sono
un’infinità
di
queste,ce
le più
celebri.
Invece ce
altre,
magari
conosciute
ne sono
un’infinità
di altre, solo
maall’interno
di circuiti
dedicati,
gari conosciute
solo all’interno
che
possono
essere
di circuiti
dedicati,
chevalorizzapossono
te
se inserite
in mappe
sensibili
essere
valorizzate
se inserite
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solo ai tuzionipermettono
della città, che
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ai turisti
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ogni
un’ottica
differente,
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rente, vitale.
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Se sì, che
Ha mai
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tratto?
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sì, che
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ho visitato Siviglia
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Ho
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e
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visitato
Shanghai
purtroppo
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dell’enorme
un
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strune.
Ne traggoche
l’ideaquesto
dell’enorme
mento offre indipendentemente
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successo
commerciale.
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indipendentemente
Anche
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commerciale.
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si può
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prendere
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attratto dall’idea di
città
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più concentrata
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milanese
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più
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che non
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in tempi
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Per
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auguro che2015
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e amminiottima
e mi auguro che
il pro-
strativo non metta a repentaglio
quest’ottima
formula.
Spero
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organizzativo
e amminisoprattutto
venga
frustrata
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non non
metta
a repentaglio
l’aspettativa di formula.
un’Expo istitutiquest’ottima
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che fasoprattutto
non venga
vorisca la realizzazione
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di un’Expo diistitutire di
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che faintelligenti
e sufficientemente
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da soddisfare
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di architettura
utili, pratiche,
tenzione che
il mondo è
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e tutto
sufficientemente
disposto a portare
verso Milano
straordinarie
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che
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disposto a portare verso Milano
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la cultura
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dall’Expo
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Che
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dell’organizzazione
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dall’Expo
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tema
dell’alimentazione,
della
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per molti
sostenibilità,
dell’organizzazione
secoligrandissimi
e per tutto temi
il futuro
vesono
che acoinnire. Oggi possiamo
volgeranno
l’umanitàsolamente
per molti
dare un’indicazione
di volontà
e
secoli
e per tutto il futuro
a ve-
di impegno perché abbiamo bisogno di immagini e visioni che
ci indichino versioni possibili per
il mondo che aspetta le prossime generazioni.
Penso che il design dei prodotti
e dell’architettura sia responsabile di elaborare oggi questo
nuovo paesaggio con l’etica
che le è propria. Parte degli interventi sul paesaggio mi pare
che riguardino le vie di transito
all’interno del centro e tra centro e periferia: così penso che
l’Expo sarà anche un’occasione
per far riscoprire le antiche vie di
comunicazione. Del resto, paesaggio fa rima con saggio.
Il ritratto
ritratto elaborato
di MichelegraficamenDe Lucchi,
te di Michele
De Lucchi è è di
elaborato
graficamente,
di Giovanni
Gastel.
Giovanni
Gastel
OSSERVATORIO CONVERSAZIONI
33
a cura di Roberto Gamba
34
Riqualificazione di piazza Ongaro Parroci
a Fonteno (Bergamo)
marzo - maggio 2009
Tema del concorso di idee era
la riqualificazione ambientale e
urbana di piazza Ongaro Parroci e dei relativi accessi alle
strade che su di essa prospettano, mediante la progettazione
di elementi formali e funzionali in
grado di valorizzare e caratterizzare lo spazio urbano.
Era richiesta esplicitamente
un’attenzione alla qualità dell’intervento, attraverso l’individua-
zione di soluzioni che incentivassero una migliore fruizione
ed offerta dei servizi, un corretto
uso degli spazi e che consentissero la percezione della migliore
qualità dell’ambiente.
I premi sono stati di 3.000,1.500
e 500 euro.
La giuria era composta dal Sindaco Alessandro Bigoni, da Gabriele Donda, Marco Barbieri,
Debora Nezosi.
1° classificato
Marino Pizio (Casazza –
Bg), Massimo Carminati,
Francesco Rinaldi, Nicole
Scudeletti
Il progetto persegue come
obiettivi la riduzione dell’impatto
dovuto all’attraversamento automobilistico delle aree; la caratterizzazione e qualificazione
delle zone di sosta e pedonali;
il miglioramento dell’area destinata al mercato del giovedì; la
definizione dell’area di manovra
degli autobus; la riqualificazione
degli arredi e delle pavimentazioni.
Il progetto prevede la creazione
di uno spazio di sosta e di relax
attrezzato cui si accede da tutte
le vie del paese, con percorsi e
attraversamenti pedonali specifici; uno spazio davanti alla chiesa destinato a eventi culturali e
commerciali (mercato) ed alla
sosta degli autobus.
L’asse visivo della chiesa costituisce il principio su cui poggia
tutto l’impianto della piazza. È
da questo asse che partono
le direttrici dal parcheggio-non
parcheggio, dello spazio tondo antistante le fontane e del
percorso che si collega alla via
Campello.
Il progetto coniuga necessità
funzionali ed estetiche riorganizzando il sistema della circolazione, migliorando la confluenza
con le vie Campello e Fontana
mediante l’eliminazione degli
spazi di parcheggio esistenti
sul lato a valle e della sosta degli autoveicoli e degli autobus,
nonché delle aree mercatali,
ma soprattutto consentendo ai
pedoni un percorso per quanto
possibile continuo.
Il nuovo spazio urbano rende riconoscibili i luoghi dell’incontro
e della sosta, attraverso il disegno e la matericità delle superfici e con pochi elementi dalle
geometrie semplici.
La presenza di una fontana,
punto focale della piazza verso
cui converge lo sguardo di chi
proviene dalla via Palazzine, raf-
forza il luogo urbano, incentivandone il senso di accoglienza.
I parcheggi posti ai lati della
piazza sono concentrati nella
fascia centrale per garantire un
maggiore rispetto della Chiesa
parrocchiale e della nuova zona
pedonale a monte.
La riqualificazione estetica è
affidata principalmente all’omogeneità della nuova pavimentazione in pietra di Luserna, che
conferisce unitarietà e luminosità allo spazio.
3° classificato
Giovanna Pasinelli
(Fonteno - Bg)
La progettazione è stata sviluppata ponendo attenzione all’individuazione di soluzioni che incentivino una migliore fruizione
dei servizi e un corretto uso degli spazi, tenendo in considerazione gli elementi architettonici
e i tratti urbani delineati dall’arredo esistente.
È stata identificata un’area mercatale in cui sono stati collocati
i banchi di vendita; sono state
considerate le notevoli dimensioni degli autobus, per configurare la loro area di manovra; per
la pavimentazione sono state
evidenziate due soluzioni: blocchetti di porfido per gli spazi pedonali e l’area verde, cemento
stampato per la pavimentazione
della strada.
35
OSSERVATORIO CONCORSI
2° classificato
Maurilio Ronchetti
(Castro - Bg)
collaboratori: Walter
Balducchi, Domenico
Pedretti
36
“Il gioco sapiente”di
Nino Dardi
Costantino Dardi
Architettura in forma di parole
Quodlibet, Macerata, 2009
pp. 256, € 18,00
Non credo sia un caso se questa raccolta
di scritti di Costantino (Nino) Dardi – voluta,
ma mai realizzata dall’autore ancora in vita
– si conclude con una bella testimonianza
di Aldo Rossi, amico “lontano”, accomunato da una analoga sorte. Non è un caso
perché, nelle poche, affettuose, righe che
Rossi gli dedica, mi pare sia riassunta tutta
l’opera teorico-progettuale dell’architetto di
Cervignano del Friuli: la sua attenzione per
il luogo inteso “come qualcosa che insidia e
attraversa il nostro lavoro”, il ruolo della “geometria assunta come significato progettuale”, ma soprattutto “la singolare unione
dell’architettura con la vita”.
Sono questi i temi che attraversano i ventinove saggi di cui si compone questa bella
raccolta, curata da Michele Costanzo che,
nell’introduzione, ripercorre analiticamente la vicenda di un architetto forse, ancora
troppo poco studiato.
Dardi si forma allo Iuav di Venezia. Allievo
prediletto di Giuseppe Samonà, partecipa al
Gruppo Architettura della cui posizione teorica diviene un attento critico e da cui, con
ogni probabilità, deriva l’attenzione e predilezione per lo studio del “luogo” e l’idea del
progetto come sua sintesi e rappresentazione, oltre al convincimento che il percorso
progettuale si attui a partire da un procedimento conoscitivo, un processo razionale.
I ventinove saggi ripercorrono e confermano, ognuno, questo punto di vista, a prescindere dai differenti temi di volta in volta
analizzati: sia che si tratti di un testo sul
lavoro di Piero della Francesca ad Arezzo,
o che, invece, ci si soffermi a studiare l’opera di un architetto (bellissimo lo scritto su
Renzo Piano) oppure si affronti il tema del
ruolo di alcuni “tipi” (“i contenitori” o gli edifici industriali, per esempio) nella costruzione
della città moderna, o ancora si indaghi il significato “civile” della piazza, sempre avendo come punto di vista privilegiato l’idea di
costruzione della città contemporanea.
Percorrendo il volume – di cui è necessario,
assolutamente, sottolineare la piacevolezza
della lettura e della scrittura – ciò che appare con evidenza è l’impegno dell’architetto, il
suo “gioco sapiente” che, indifferentemente,
informa progetti e teoria, a dimostrazione di
come, nella migliore architettura, “pratica e
teorica” siano parte di un unico campo di
indagine.
Martina Landsberger
A scuola con Ghirri
Giulio Bizzarri, Paolo Barbaro (a cura di)
Luigi Ghirri. Lezioni di fotografia
Quodlibet, Macerata, 2010
pp. 272, € 22,00
Il volume è costituito da una raccolta di lezioni che Luigi Ghirri tenne tra il 1989 e il
1990 all’Università del Progetto di Reggio
Emilia. Leggendo questo libro sembra quasi di trovarsi in un’aula universitaria (buia e
un po’ fumosa): la trascrizione delle lezioni
del maestro è accompagnata da un guarnito numero di immagini fotografiche che
il professore mostrava agli studenti e che
contribuiscono a calare il lettore in una viva
atmosfera accademica.
Dopo aver proposto diverse interpretazioni
sul significato del mestiere del fotografo, e
dopo aver raccontato la sua esperienza,
Ghirri affronta il problema dell’impossibilità
di fornire una definizione di “fotografia”, in
quanto “immagine impossibile”, perché si
colloca sospesa tra una realtà oggettiva ed
un giudizio soggettivo (“quando noi fotografiamo, vediamo una parte del mondo e
un’altra la cancelliamo”), tra la staticità della
pittura e il dinamismo del cinema.
Sono presenti inoltre le lezioni sulla breve,
ma densa, storia della fotografia e sulla tecnica fotografica (sulle macchine ed i formati, sull’esposizione e la luce, sulla tecnica
del mosso, ecc.), sempre legate alla necessità di conoscere i mezzi e le possibilità
della macchina fotografica per raggiungere
una consapevolezza tale da consentire di
scegliere il metodo migliore per restituire,
attraverso l’immagine, la realtà soggettiva
dei luoghi.
È interessante notare come le esercitazioni proposte agli studenti siano tutte chiaramente rivolte a sperimentare le teorie
avanzate durante le lezioni: il rapporto tra
immagine fotografica e immagine pittorica
attraverso la riproduzione di un’immagine
di un luogo, dipinto o disegnato; il problema della realtà riflessa attraverso esercizi
sulla trasparenza; e, ancora, il tema della
soglia, di ciò che sta dentro all’inquadratura e di ciò che invece sta fuori. Questi sono
solo alcuni degli argomenti trattati da Ghirri, un maestro della fotografia che ancora
molto può insegnare.
Questo libro dovrebbe essere letto da
tutti coloro che non solo sono interessati
alla fotografia, ma che vogliono imparare a
guardare, a vedere, per capire la realtà, per
discernere ciò che deve necessariamente
stare “dentro” alla nostra attenzione e ciò
che invece può essere trascurato.
Cecilia Fumagalli
“Città diffusa”
e “Arcipelago metropolitano”
Francesco Indovina
Dalla città diffusa all’arcipelago
metropolitano
Franco Angeli, Milano, 2009
pp. 298, € 30,00
Il volume raccoglie contributi prodotti in un
ventennio di indagine da un gruppo di ricercatori del Daest (Dipartimento di Analisi
Economica e Sociale del Territorio) dell’Università IUAV di Venezia (oggi Dipartimento
di Pianificazione). La ricerca aveva un duplice obiettivo: analizzare l’area geografica
compresa tra le città di Venezia, Padova
e Treviso e condurre una riflessione sulla
trasformazione della città contemporanea.
Nella prima fase del lavoro, verso la fine
degli anni Ottanta, gli studi sulle metamorfosi degli insediamenti portarono alla considerazione che le nuove forme urbane non
avevano più nulla in comune con la tradizionale idea di città. Furono enucleati inediti
elementi di lettura della realtà urbano territoriale, che portarono a coniare la nozione
di “città diffusa”. Questo concetto indicava
una condizione della città che si produce
con l’urbanizzazione dilagante della campagna e la trasformazione morfologica e
funzionale del territorio. Più recentemente,
i risultati delle ulteriori indagini, rivelarono
una nuova qualità dei processi urbanizzativi, comportando delle modificazioni del
quadro analitico e portando ad una diversa
interpretazione dei fenomeni, per cui dalla
nozione di “città diffusa” si è passati a quella di “arcipelago metropolitano” o “città di
città”. Con la nozione di “arcipelago metropolitano” non si intende solo trattare degli
effetti negativi prodotti sulla struttura territoriale da dinamiche socioeconomiche che
allontanano l’idea di città, legata alla forma
compatta, tramandataci storicamente dalla
tradizione europea, ma anche considerare
il potenziale positivo di una trasformazione
che viene letta come “un progresso e la
conquista di una condizione metropolitana
tendenzialmente aperta a tutti”. L’odierna
organizzazione metropolitana, attraverso la
produzione di migliori servizi e di diversificate opportunità economiche, è in grado di
presentare vantaggi ai suoi abitanti in senso economico e culturale, offrendo una migliore qualità della vita. Si rende necessario,
altresì, in questa prospettiva, attuare indirizzi progettuali di governo metropolitano,
dettati da principî di equità e di equilibrio
sociale. Tra i contributi raccolti nel volume,
pubblicati dal 1986 ad oggi, compaiono
oltre agli scritti di F. Indovina, alcuni saggi
per opera di Luigi Doria, Laura Fregolent e
Michelangelo Savino.
Manuela Oglialoro
Vincenzo Bacco
Il
manuale
dei solai in laterizio.
Vincenzo
Bacco
Il progetto
e lasolai
normativa
manuale dei
in laterizio.
Edizioni
Laterservice,
Roma, 2010
Il progetto
e la normativa
pp.
400,Laterservice,
€ 35,00
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Roma, 2010
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Questo manuale raccoglie in dieci capitomanuale
raccoglie
in dieciutile
capitoliQuesto
materiale
tecnico
e normativo,
alla
li materiale
tecnico e di
normativo,
utile
alla
corretta
progettazione
un solaio in
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costruttivo,
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Integra
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Il volume
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di
Laterservice,
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di Laterservice,
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normativa,
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Successivamente,
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14/01/2008,e “Norme
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(UNI
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la regolamentazione
Riguardo
di laterizio e europea
agli altri
(UNI EN 15037-1-3).
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Riguardo ai blocchi
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la terminologia
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la certificazione,
fisico chimiche,
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collaudo;
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si occupa
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riferimento
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tensionietrasversali,
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riferimento
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al senso di tessitura,
agli elementi
di
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secondo
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carichi, alla luce;
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secondo
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il comportamento
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trasmissione
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termici edel
la
parla
della corretta
correzione
termoforesi,
la diffusione del
solaio,
per l’attenuazione
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L’autore,
e ricercatore
di Andil
solaio, per l’attenuazione
del rumore.
Assolaterizi,
è anche presidente
dell’Ordine
L’autore,
collaboratore
e ricercatore
di Andil
degli
Ingegneri
della Provincia
di BarlettaAssolaterizi, è anche presidente dell’Ordine
Andria.
degli Ingegneri della Provincia di BarlettaAndria. Gamba
Roberto
Roberto Gamba
Giovani architetti spagnoli
che costruiscono
AA.VV.
2G Dossier.
arquitectos
españoles.
Dossier.Jóvenes
Jóvenes
arquitectos
Young
Spanish
architects
españoles.
Young
Spanish architects
Gustavo Gili, Barcelona, 2010
146
pp., € 28,37
pp. 146.
Questo numero speciale della prestigiosa
rivista catalana “2G” raccoglie i progetti di
21 gruppi di giovani architetti spagnoli. La
pubblicazione bilingue (in spagnolo e inglese) è una selezione degli oltre 140 lavori inviati all’editore ed è integrata – sull’apposita
pagina web (www.2gmagazine.com) – con
altre 20 opere illustrate soltanto in forma digitale. Introduce i progetti una Nota del EdiIntroduce
progetti
del Editor,
tor, seguitai dal
saggiouna
De Nota
los invariantes
al
seguita
dal Apuntes
saggio en
De torno
los invariantes
al
empirismo.
a una nueva
empirismo.
en torno
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arquitectos
en España
Jorhornada
España
Jorge Garcíadedearquitectos
la Cámara,en
giovane
(n.di1972)
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Garcíae de
la Cámara,
giovane
(n. 1972)
studioso
critico,
attualmente
direttore
del
studioso
critico, attualmente
direttore
del
Barcelonae Institute
of Architecture
(BIArch).
Barcelona
of Architecture
(BIArch).
Quello cheInstitute
accomuna
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i laQuello
che accomuna
i lavori presentati
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architetti,
realizzati
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progettisti
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architetti,
nati mediamente
il 1970.
La decisione
nati
mediamente
dopo
il 1970.
La decisione
di assumere
queste
due
condizioni
restrittidi
queste due
condizioni
restrittive assumere
(opere realizzate
e progettisti
under
40)
ve
(opere
e progettisti
40)
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fissi su cui
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l’iniziativa
come
punti
fissi su
cui impostare
editoriale
poteva
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vista, un
editoriale
potevaforte,
sembrare,
prima sivista,
un
vincolo troppo
ma, in arealtà,
è rivevincolo
troppo
forte,
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realtà,
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il vero
punto
delsiDossier.
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essere
punto di forza
del Dossier.
Esso,
oltre ilavero
differenziarsi
nettamente
dalla
Esso,
oltre adi differenziarsi
dalla
moltitudine
opere simili, nettamente
spesso piene
di
moltitudine
di opere simili,
spesso piene
di
progetti “spettacolari”
non realizzati,
costituprogetti
“spettacolari”
non realizzati,
costituisce un prezioso
documento
(anche se
chiaisce
un prezioso
documento
(anche seattuale
chiaramente
incompleto)
del panorama
ramente
incompleto)
del
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attuale
della giovane architettura spagnola.
della
giovane
architettura
spagnola.
Inoltre,
si tratta
di una pubblicazione
che
Inoltre,
trattaladicostruzione
una pubblicazione
che
mette alsicentro
come pratica
mette
al centroimportante,
la costruzione
comespesso,
pratica
architettonica
quando
architettonica
quando
spesso
negli ultimi anniimportante
questa è stata
considerata
negli
ultimi anni
era stataInvece,
considerata
“un’attività
retrograda”.
qui si “quasi
cerca
fosse
Invece,
si è
di far un’attività
conoscereretrograda”.
opere di gruppi
di qui
giovani
cercato
far praticano
conoscerelaopere
di gruppi
di
architettidiche
professione,
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architetti
cheversi
praticano
professiobabilmente
per certi
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ne,
probabilmente meno
per certi
versi meno
spete mediaticamente
esposti,
ma sicuratacolari
e mediaticamente
meno esposti, ma
mente più
pragmatici e realisti.
sicuramente
pragmatici
e realisti.
In un periodopiù
storico
certamente
non facile
In
storico certamente
facile
perunil periodo
lavoro dell’architetto
– bastinon
pensare
per
il
lavoro
dell’architetto
–
basti
pensare
alla difficile congiuntura economica occidenalla
congiuntura
economica
occidentale difficile
– le opere
selezionate
forniscono
esemtale
le operequalità
selezionate
forniscono
esempi di–elevata
architettonica
anche
se
pi
di
elevata
qualità
architettonica
anche
se
realizzate secondo il personale tragitto prorealizzate
il personale
professionale secondo
dell’autore.
Non piùtragitto
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dell’autore.
più (Barcellona
espressione di soli due
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Paese
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di soli due
Paese (Barcellona
e Madrid),
essecentri
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saldamente
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Madrid),
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saldamente
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(Granada,
Las
nelle
nuove
“realtà
locali”ecc.)
(Granada,
Las
Palmas,
Coruña,
Levante,
affermatesi
Palmas,
Levante, de
ecc.)
affermatesi
grazie alleCoruña,
recenti escuelas
arquitectura
e
grazie
alle recenti
escuelas
arquitectura e
alle politiche
favorevoli
delledeamministrazioni
alle politiche favorevoli delle amministrazioni
pubbliche.
pubbliche.
Igor Maglica
Igor Maglica
L’eredità di Rogers
Serena
cura
di)di)
Serena Maffioletti
Maffioletti(a(a
cura
Il pentagramma
pentagrammadi
diRogers.
Rogers.
Architettura,
misuraeegrandezza
grandezza
Architettura, misura
dell’uomo
dell’uomo
Il Poligrafo, Padova, 2010
3 volumi;
volumi, pp. 220 (I volume), pp. 1048
(II e IIIII volume)
volume)
€ 25,00 (I volume), € 80,00 (II e III volume)
(II e III volume)
La ricorrenza del centenario della nascita
di
Rogers
ha costituitodella
l’occasione
La Ernesto
ricorrenza
del centenario
nascita
per
seminari,
dibattiti,
ruolo dei
di Ernesto
Rogers
ha riflessioni
costituito sul
l’occasione
contributi
chedibattiti,
hanno sempre
accompagnaper seminari,
riflessioni
sul ruolo dei
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la sua produzione
contributi
che hanno architettonica.
sempre accompagnaIn
due
i suoi scritti
erano confluiti in
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suacasi
produzione
architettonica.
raccolte
organizzate
– i volumi
In due casi
i suoi scritti
sono“Esperienza
confluiti in
dell’architettura”,
Einaudi
1958 “Esperienza
e “Editoriaraccolte organizzate
– i volumi
lidell’architettura”,
di architettura”,Einaudi
Einaudi1958
1968;e “Editoriali
a queste
va
aggiunto il volumetto
curatoa da
Cesare
di architettura”,
Einaudi 1968;
queste
va
de
Seta per
Guida editori
nelda1981,
a suo
aggiunto
il volumetto
curato
Cesare
de
tempo
stampato
da Laterza,
ma apoi
ritirato.
Seta per
Guida editori
nel 1981,
suo
temNé
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Laterza,
poi tenute
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corsi
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né molti
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interventi,
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Politecnico,
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dai contributi
per diverse
occasioni
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una pubblicazione
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Non si tratta
contributi occasiouna sistemazione
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e l’internali,
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intesi sempre
registrare
vento
a considerare
di una progettuale,
relazione critica
tra la storialae pratica
l’interartistica
non come momento
autonomo
ma
vento progettuale,
a considerare
la pratica
come
un percorso
contiartisticaesito
non di
come
momentounitario,
autonomo
ma
nuamente
nella realtà
della cultura,
come esitoverificato
di un percorso
unitario,
contianche
al diverificato
là dello nella
stretto
ambito
nuamente
realtà
della disciplicultura,
nare.
anche al di là dello stretto ambito discipliMolto
nare. opportuno appare quindi il lavoro di
Serena
Maffioletti che
ha curato
Molto opportuno
appare
quindilail pubblicalavoro di
zione
tre volumiche
della
degli
SerenainMaffioletti
hamaggior
curato laparte
pubblicascritti
di
Rogers
integrando
la
raccolta
sia
zione in tre volumi della maggior parte degli
con
documenti
meno
noti
che
con
altri
del
scritti di Rogers integrando la raccolta sia
tutto
inediti, ricavati
dalnoti
lavoro
archivio.
con documenti
meno
chedicon
altri del
Iltutto
primo
volume,
“Il pentagramma
di Rogers
inediti,
ricavati
dal lavoro di archivio.
“,
raccoglie
una
antologia
di
scritti
originati
Il primo volume, “Il pentagramma di Rogers
dalle
occasioni
Raccolti
dall’au“, raccoglie
unadidattiche.
antologia di
scritti originati
trice
lungo lavoro
nell’archivio
dalle mediante
occasioni un
didattiche.
Raccolti
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prevalentemente
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destinati
alle letrice mediante
un lungo
lavoro
nell’archivio
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svolte
da
Rogers
nei
corsi
da
lui
tenuti
sono prevalentemente testi destinati alle
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Politecnico
di
Milano
a
partire
dall’anno
zioni svolte da Rogers nei corsi da lui tenuti
1952-53. Questi materiali sono organizzati
al Politecnico di Milano a partire dall’anno
secondo tre gruppi: “Utilità e bellezza, “In1952-53. Questi materiali sono organizzati
contri”, “La costruzione dell’architetto”.
secondo tre gruppi: “Utilità e bellezza, “InGli altri due volumi – “Architettura, misura e
contri”, “La costruzione dell’architetto”.
grandezza dell’uomo” – raccolgono, in ordiGli altri due volumi – “Architettura, misura e
ne cronologico, la maggior parte degli scritti
grandezza dell’uomo” – raccolgono, in ordigià pubblicati, riuniti per la prima volta in una
ne cronologico, la maggior parte degli scritti
unica sequenza che va dal 1930 al 1969.
già pubblicati, riuniti per la prima volta in una
Una accurata dotazione di note permette di
unica sequenza che va dal 1930 al 1969.
rintracciare connessioni e riferimenti.
Una accurata dotazione di note permette di
rintracciare
connessioni e riferimenti.
Matilde
Baffa
Matilde Baffa
37
OSSERVATORIO
OSSERVATORIO LIBRI
Manuale color mattone
a cura di Sonia Milone
38
Moretti: spazio e
spazialità
Luigi Moretti architetto.
Dal razionalismo all’informale
Roma, MAXXI
30 maggio – 28 novembre
2010
La mostra su Moretti è bella,
molto bella. Il dialogo con lo spazio che la contiene non è meno
interessante e molto di questa
mostra (curata da Bruno Reichlin
e Letizia Tedeschi), come pure
del catalogo, ruota attorno alle
esplorazioni e sperimentazioni
spaziali che Moretti variamente
conduce. La scelta di dedicare
questa prima esposizione a Moretti è appropriata: architetto romano tra i più affascinanti dell’ultimo secolo, l’interesse sulla sua
figura è andato costantemente
aumentando negli ultimi 10 anni,
cioè nei primi 10 del XXI secolo
cui il MAXXI è dedicato. Sono
esposti disegni e plastici provenienti dell’Archivio Centrale dello
Stato, che negli ultimi anni molto
ha lavorato sul fondo Moretti. Alcuni dei pezzi esposti sono affascinanti: ci sono i modelli costruiti
per la rivista “Spazio”, oggetti di
dirompente contemporaneità, e
ci sono i disegni che comunicano, anche nel tratto, la forza di
queste architetture. Sono per la
prima volta esposte alcune opere
d’arte della collezione dell’architetto che permettono di meglio
capire il potente rapporto tra
architettura ed arti di cui si sono
nutriti i progetti. Gabriele Basili-
co ha scattato alcune foto che,
nella forza senza tempo del suo
bianco e nero, una volta in più,
se ancora fosse necessario, individuano i temi propri del nostro
contemporaneo nell’opera di
Luigi Moretti. Il catalogo, edito da
Electa, dà conto di molti studi in
corso, che per lo più riguardano
l’opera dell’architetto non tanto
dal punto di vista storico, quanto
dal punto di vista compositivo. È
osservato l’uso strumentale del
linguaggio architettonico ma anche la forza e l’importanza della
lettura cinetica delle opere come
pure il rapporto tra forma e struttura, indagato spesso insieme
a Nervi (forse prossima mostra
del MAXXI). Grande attenzione
è posta nell’osservazione della
spazialità, ricca e sorprendente,
che i progetti rivelano nel loro dipanarsi.
Pisana Posocco
Utopia e comunità
artistiche
Utopia Matters
Venezia, Collezione Peggy
Guggenheim
1 maggio – 25 luglio 2010
La sede veneziana della Collezione Peggy Guggenheim
ospita fino al 25 luglio, nella
Ca’ Venier dei Leoni, che fu dimora elettiva della collezionista
americana, la mostra Utopia
Matters, curata da Vivien Greene e già ospitata al Deutsche
Guggenheim di Berlino. L’idea
accarezzata dalla curatrice è di
analizzare, sub specie Utopia,
l’invenzione del testo di Thomas
Moore (1516) di un’isola dove si
realizza l’ideale sociale, una sequenza di avanguardie artistiche
costituite in comunità, dai tardo
settecenteschi Primitifs e primo
ottocenteschi Nazareni sino alle
esperienze novecentesche del
Bauhaus e dei Costruttivisti. La
vastità della traccia implica inevitabilmente nell’esposizione un
approccio antologico che non
nasconde le profonde differenze maturate nel rapporto artistisocietà al passaggio del secolo, e la dicotomia tra la ricerca
nostalgica dell’eu-topos (luogo
felice) di un presente-passato
e l’adesione ingenua alla tecno-topia di un presente-futuro.
Così Primitivi (Broc, Franque) e
Nazareni (Pforr, Overbeck) sono
seguiti dai Preraffaelliti (Millais,
Rossetti), su cui si proietta la
luce di John Ruskin e degli Art
and Crafts (William Morris e
Webb). Meno conosciuta è la
colonia americana di Cornish
(Dewing, Saint-Gaudens) che
interpreta il ritorno alla natura
come occasione di aggiornamento culturale dall’Europa,
mentre più labile è l’inclusione
dei neoimpressionisti vicini a
Camille Pisarro. Il Novecento
vede Suprematisti (Malevic, El
Lissitzky), con uno straordinario
olio, e Costruttivisti (Rodchenko, Tatlin), De Stijl (Mondrian,
Van Doesburg, Vantongerloo) e
il Bauhaus (Albers, Kandinsky,
Klee) a indicare l’irreversibilità
del cambiamento e l’esigenza di dare progetto didattico e
forma concreta alla ricerca del
non-luogo (ou-topos) di Thomas Moore.
Se, come ha rilevato Cesare De
Seta, la linea scelta presenta
livellamenti e inevitabili esclusioni, tuttavia l’operazione resta
di grande interesse, tanto che,
pensando ad una delle opere,
la celebre Italia e Germania del
preraffaellita Overbeck, pare di
cogliere l’interrogativo presente
sotteso sul comune declino che
la giovane America rivolge oggi
all’antica Europa, senza trovare
risposta. Così, dalla periferia,
della testimonianza della materia utopica a colpire, di nuovo,
è proprio quella inderogabile
necessità vitale, da svolgersi in
graduazione cronologica, che
Pasolini chiamava Passione e
ideologia.
Stefano Cusatelli
Pittore d’architettura
Yves Bélorgey. Sezioni Verticali
Milano, Galleria Gruppo Credito
Valtellinese, Palazzo delle
Stelline
14 maggio – 11 luglio 2010
Pittore parigino, Yves Bélorgey
conduce, fin dai suoi esordi,
un’approfondita ricerca sull’architettura contemporanea: non
solo l’oggetto architettonico,
ma soprattutto i luoghi in cui gli
edifici sono inseriti e i modi in cui
questi sono abitati e vissuti. Le
grandi periferie urbane con i loro
casermoni anonimi e malandati,
gli agglomerati residenziali ed
industriali senza qualità sono i
soggetti preferiti dal pittore. Mai
una figura umana ad abitare gli
scorci offerti da Bélorgey, sempre, però, di fianco all’anonimità
e, in alcuni casi, alla tristezza di
questi brani di città compaiono
panni stesi ad asciugare, biciclette appoggiate ad un muro,
graffiti colorati, che animano la
scena, trasformandola da spazio a luogo, facendo intuire,
Cecilia Fumagalli
Wright e Fiesole
39
Frank Lloyd Wright a Fiesole
cento anni dopo 1910-2010
Fiesole, Antiquarium Costantini
17 giugno – 30 agosto 2010
Fin dall’Italienische Reise di
Goethe, refrattaria ai continui
tentativi di distruzione da parte
degli indigeni, resiste una “vera”
geografia italiana tracciata dalle
proiezioni affettive dei viaggiatori stranieri, viva ancora oggi
e continuamente ripercorsa dai
loro connazionali. Grande rilievo
vi occupa la Toscana degli inglesi e degli americani, tra i quali
l’architetto Frank Lloyd Wright
che fuggì a Fiesole nel 1910 con
la sua amata Mamah Bortwick
Cheney, mentre attendeva alla
pubblicazione della sua monografia presso l’editore Wasmuth
di Berlino. A questo importante
passaggio della sua architettura
è dedicata presso l’Antiquarium
Costantini della cittadina la mostra: Frank Lloyd Wright a Fiesole cento anni dopo, 1910-2010.
Dalle colline di Firenze al “Colle
splendente”, a cura di Roberta
Bencini.
Le riproduzioni dei disegni illustrano una sequenza di cinque
opere: il progetto della casastudio di Fiesole (1910), Taliesin
I (1911), la casa Esbenshade,
lo studio personale di Goethe
Street e la villa Sherman Booth.
Rispetto al disegno per Fiesole,
una “T” affacciata su una corte
cinta da un alto muro, memoria
del villino Belvedere (“Un sogno
realizzato, una strada lastricata
d’oro, un esempio prezioso di
quello che può essere la vita. Lei
aveva realizzato per me la casa
delle case” così FLW nella sua
autobiografia), la costruzione di
Taliesin I, il “Colle splendente” ne
è un evidente sviluppo. Così tra
l’inestricabile intreccio tra disegni
e memoria dei sentimenti, balza
in primo piano, prima dell’abbagliante esotismo del viaggio
giapponese, il percorso tra le
Vite del Vasari, i Morning in Florence di Ruskin, le Tuscan cities
di William Howells e le contemporanee Italian Hours (1909) di
Henry James.
È l’apprendimento di una vera
e propria “lezione fiesolana” (“il
privilegio di studiare le opere”
di Giotto, Masaccio, Brunel-
leschi, Bramante, Sansovino,
Michelangelo), che si palesa
nella costruzione del paesaggio
e nell’appropriazione della revisione brunelleschiana e rinascimentale della casa e della “Villa”
romane (James Ackermann),
come elemento dello “sviluppo
di una nuova tradizione” (Sigfried
Giedion).
S. C.
Un nuovo spazio per l’arte
contemporanea
Lombarda di nascita e napoletana di adozione, Lia Rumma è una figura poliedrica del
panorama artistico internazionale. Sensibile collezionista
d’arte contemporanea, gallerista di successo, fondatrice
di case editrici, instancabile
imprenditrice culturale. Una
carriera quarantennale la sua,
iniziata negli anni ’60 promovendo artisti emergenti come
Michelangelo Pistoletto, per
arrivare, più recentemente, a
puntare su nomi come quello
di Vanessa Beecroft o di Anselm Kiefer, di cui ha curato nel
2004 la mostra “I Sette Palazzi
Celesti” per l’Hangar Bicocca
di Milano, mostra poi confluita
nell’esposizione permanente
della straordinaria opera.
Nel 2010 la Rumma torna a
Milano e apre in zona Procaccini uno spazio di 2000 metri
quadri destinati ad accogliere
una galleria d’arte contemporanea, un laboratorio per artisti
ed uffici. Il progetto, opera dello studio CLS architetti, nasce
dalla sovrapposizione di volumi elementari che, grazie alle
proporzioni diverse tra loro,
articolano un rapporto continuamente variegato tra spazio
interno e luce naturale. L’edificio si sviluppa su quattro livelli
di cui uno interrato. Il volume
fuori terra è caratterizzato
dall’arretramento dei due piani
superiori rispetto al piano terra, che rappresenta lo spazio
principale della galleria. Una
serie di grandi tetti-terrazzi si
snodano al primo livello e sulla
copertura, dove un lucernario
consente di illuminare il secondo piano privo di aperture sul
fronte principale.
Per sfruttare al massimo gli
spazi interni le scale, in ferro
zincato, sono state posizionate all’esterno della costruzione,
verso la facciata posteriore.
Grande attenzione è stata
data all’impatto ambientale
del nuovo edificio: la finitura
dei muri perimetrali è stata
realizzata con un particolare
cemento “ecologico” in grado
di ridurre il livello di anidride
carbonica presente nel microclima circostante.
S. M.
Galleria Lia Rumma
Milano, via Stilicone 19
www.liarumma.it
OSSERVATORIO MOSTRE
attraverso pochi segni, la presenza umana celata dietro ai
grigi prospetti sconnessi e tutti
uguali delle nostre periferie.
Yves Bélorgey riporta dunque
lo stato delle nostre città e delle
loro banlieu, degradate e degradanti: tutte uguali, tutti spazi
che faticano ad essere luoghi,
tutte riconoscibili, in quanto appartenenti a città ben precise,
solo grazie alle didascalie poste
sotto alle tele.
La pittura di Bélorgey è da sempre considerata iper-realista,
vicina dunque alla fotografia: i
suoi quadri sono, infatti, delle
vere e proprie istantanee che
gettano l’osservatore all’interno
della scena e gli consentono
di esperire quei luoghi e quegli
edifici rappresentati sulla tela.
È inoltre il taglio delle immagini
stesse che si avvicina alla tecnica fotografica: ampie prospettive grandangolari, viste urbane
e dettagli frontali sono costruiti
come se il pittore-fotografo si
trovasse a camminare per le
strade delle nostre città armato
di pennello-macchina fotografica per catturare l’istante.
Insieme alle tele, il Palazzo delle
Stelline ospita inoltre numerosi disegni a matita su carta nei
quali la vicinanza alla fotografia
si fa ancora più evidente, attraverso soprattutto i chiaroscuri
molto marcati e definiti (quasi delle istantanee in bianco e
nero).
Un interessante saggio di Pier
Luigi Cervellati accompagna il
catalogo della mostra, edito dal
Credito Valtellinese, approfondendo acutamente i temi della
città e delle periferie urbane.
Una mostra, insomma, ben costruita – a partire dall’allestimento – che mette in evidenza temi
attuali di riflessione e studio.
40
Fabio Mello
di Claudio Camponogara
“Giro tra le rovine di Milano.
Perché questa esaltazione in
me? Dovrei essere triste, e invece sono formicolante di gioia.
Dovrei mulinare pensieri di morte, e invece pensieri di vita mi
battono in fronte, come il soffio
del più duro e radioso mattino.
Perché? Sento che da questa
morte nascerà nuova vita. Sento che da queste rovine sorgerà una città più forte, più ricca,
più bella”. Queste note frasi di
Savinio ben si adattano al clima
in cui gli architetti nati tra il ‘20
e il ‘30 e quindi neolaureati nel
dopoguerra si trovarono ad essere i protagonisti della rinascita
della città.
Si tratta di un periodo in cui si
nota subito la qualità delle opere realizzate e il loro elevato livello che non avrà più seguito
nei decenni successivi quando
opereranno le generazioni più
giovani. Le ragioni di questa
fioritura sono, come osserva
Antonio Monestiroli in 55\05.
Cinquant’anni di professione,
la provincia di Milano e i suoi
architetti varie e articolate. Indubbiamente negli anni Cinquanta-Settanta erano giunti a
maturazione i frutti che aveva
seminato una scuola di altissimo livello, che aveva avuto
come maestri i grandi dell’inizio
del Novecento; nel dopoguerra
inoltre vi era una committenza
più colta e una buone gestione
della cosa pubblica, tutto ciò si
univa alla sensazione di poter,
attraverso l’architettura, realizzare la città che si era desiderata. In questo periodo, quindi,
attraverso un nuovo uso delle
tecniche e dei materiali, che
l’evoluzione tecnologico-industriale consentiva, quella generazione è riuscita a creare una
tradizione della modernità.
Ed è all’interno di questo clima che inizia a operare Fabio
Mello, riuscendo a interpretare
i modi espressivi del Novecento, giunge a fondere l’indagine
intellettuale e una tenace sperimentazione tecnica. I suoi
progetti dimostrano così una
ricerca formale e tecnologica
di primo piano e un’attenzione
a fare dell’architettura un fatto razionale, dove il razionale
era inteso come l’unica via per
l’affermazione di un sistema di
valori condiviso dalla società
e che all’architettura spettava
il compito di rendere possibili.
Fabio Mello si è laureato al Politecnico di Milano in Architettura
nel 1953.
Il suo temperamento metodico
e riflessivo lo porta dapprima
all’insegnamento e dal ‘54 al
‘64 lo vede impegnato come
assistente al corso Caratteri
distributivi alla Facoltà di Architettura. Intensa è stata la sua attività professionale, di architetto
e urbanista, iniziata, ancora laureando, agli inizi degli anni Cinquanta in collaborazione con
Alberto Scarzella e continuata
successivamente da solo, che
ha toccato temi dell’architettura
residenziale, di quella scolastica
e a destinazione sociale.
Ma, l’attività più importante di
Mello, come rileva Andrea Disertori, va ricercata nell’edilizia
industriale: stabilimenti e relativi
uffici, tessile, alimentare e specialmente nel settore petrolchimico. Settore quest’ultimo che
vede impegnato Mello nella realizzazione delle raffinerie Raison
ad Augusta, Saras di Sarroch
e la Shell di Taranto. In ognuno
di questi settori i suoi progetti e
le sue realizzazioni dimostrano
una qualità di ricerca tecnologica e formale di primo piano e un
interesse a fare dell’architettura
un fatto culturale e una colta
saggezza pratica.
Fino alla fine degli anni Settanta oltre che in Italia opera in
Libia, Spagna e Venezuela nel
settore petrolifero e privato.
Successivamente fonda con gli
ingegneri Jogna e Scaraffia il
CIRSE centro di ingegneria che
si occuperà di problemi energetici attraverso lo studio e la
progettazione di centrali termoelettriche, studi sui metodi per
il risparmio energetico, di termo
riscaldamento e dissalazione
delle acque marine.
Tra le sue opere non inserite in
questo scritto si ricordano: le
case d’abitazione in via Melloni e in Alzaia Naviglio Pavese
oltre la ristrutturazione del palazzo Crivelli di via Pontaccio a
Milano. Fabio Mello lavora fino
a poco prima della morte avvenuta Milano il 2 aprile del 2006.
Si ringraziano Andrea Disertori e
Alberto Scarzella per il loro prezioso contributo.
--------------------------------1. Villaggio della madre
e del fanciullo, 1946-54
Milano (con Alberto Scarzella)
Il “Villaggio della madre e del
fanciullo” nasce nel lontano
1945 grazie ad Elda Scarzella
Mazzocchi che, rientrata a Milano dalla Sardegna, comincia
a coltivare un progetto: quello
di creare una struttura in grado
di offrire ospitalità a gestanti,
madri e bambini in condizioni di
svantaggio. Agli inizi degli anni
‘50 “Domus” annuncia l’inizio
dell’attività che ha l’obiettivo di
“offrire alle giovani assistite e ai
loro bambini, un ricovero vicino
il più possibile alla vita di famiglia, e il meno alla vita d’istituto”.
Il compito dei progettisti era,
quindi, di creare un edificio con
le caratteristiche formali di un
istituto, ma che fosse una casa.
La pianta rispecchia la funzione
che doveva assolvere: vi sono,
per le ospiti, 3 appartamenti o
“focolari”, ognuno composto
da camere individuali, cucina,
sala di soggiorno, pranzo oltre
la lavanderia; inoltre, i soggiorni si aprono su piccoli giardini
separati da portici. Agli appartamenti è collegato il reparto
medico: ambulatori, sala parto
e l’asilo nido. Sono presenti,
inoltre, una piccola cappella e
la zona dedicata agli uffici e una
sala per riunioni. L’organizzazione a casette intervallate da patii
verdi, separati da portici grigliati
che schermano i passaggi coperti, dà al villaggio una dimensione di “unità orizzontale” serena e attraente. L’architettura è
lineare e riprende lo spirito delle
casette unifamiliari. Questa linearità è però interrotta da un
motivo dominante, quello delle
pensiline che contrastano con
il resto dell’architettura creando
un’atmosfera un po’ conventuale che rivela lo spirito comunitario e collettivo dell’opera:
“il suo aspetto non imponente
all’esterno ma movimentato e
variato all’interno, lo salva dallo squallore che incombe sulle
costruzioni, anche nuove della
periferia milanese”.
Nel 1959 appare su “Domus” un
servizio sulla realizzazione della
cappella: si tratta di una costruzione piccola e accogliente in
cui prevalgono le note calde del
noce massiccio dell’altare dal
rosso del pavimento. Da notare
la croce e il tabernacolo, realizzati su disegno di Gio e Arnaldo
Pomodoro.
Il “villaggio della madre e del
fanciullo” a Milano, in “Domus”,
n. 341, aprile, 1958
--------------------------------2. Servizi per una raffineria
della Società Raison, 1957
Augusta (Siracusa)
Se un’industria è sempre una
struttura complessa e i servizi
ne occupano comunque una
parte, in una raffineria questi
costituiscono la parte preponderante della struttura stessa.
Essi, infatti, affiancano ogni
passaggio del prodotto, dai serbatoi del grezzo a quelli del prodotto raffinato. Sono servizi di
una raffineria: le centrali termoelettriche, le cabine di trasformazione, le torri di raffreddamento,
le vasche di raccolta e quelle di
decantazione dell’acqua, le officine, i magazzini, i laboratori di
analisi, le sale di controllo degli
impianti, le sale pompe, le sale
compressori, le sale di etilazione, gli uffici, i locali per il personale, gli spogliatoi, le mense,
le cucine, gli ambulatori e le
infermerie, i garage, gli scali ferroviari, i pontili per il carico e lo
scarico delle petroliere, le tettoie
per il carico delle autocisterne,
strutture assai differenti per collocazione e funzione; l’obiettivo
è pertanto quello di rispondere
alle diverse esigenze di funzionalità creando una sostanziale
omogeneità architettonica.
Si tratta di una raffineria di am-
sa; il primo e il secondo piano
sono interamente occupati dalle
camere. Tutte le camere con affaccio verso il mare hanno una
loggia schermata che protegge
dal sole e forma un prolungamento all’aperto del soggiorno. Le condizioni climatiche del
luogo hanno reso necessario il
condizionamento dell’aria che
si è presentato particolarmente laborioso data la scarsità
dell’acqua. Infatti, la provvista
sono
occupati
dalle
sa;
il interamente
primo èe stata
il secondo
dell’acqua
risoltapiano
mecamere.
Tutte
camere
con
afsonoil interamente
dalle
diante
l’impiego
dioccupati
una serie
di
sa;
primo
e le
il secondo
piano
faccio
verso
mare
una
camere.
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camere
con
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sistemati
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cui
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interamente
occupati
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che
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mare
hanno
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a risega
caratterizzacamere.
Tutte
camere
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che
protegge
no tutto
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ovest.
faccio
verso
il mare
una
mento
all’aperto
del prolungasoggiordal sole
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un
loggia
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no.
Le
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un
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dell’aria
che
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dell’aria
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dell’aria
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dell’acqua.
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si èlaborioso
presentato
particolarmendell’acqua
stata
medell’acqua.
te
laboriosoèInfatti,
data larisolta
la provvista
scarsità
diante
l’impiego
di una
serie
di
dell’acqua
èInfatti,
stata
medell’acqua.
larisolta
provvista
serbatoi
sistemati
tetto
lemecui
diante l’impiego
disul
una
serie
di
dell’acqua
è stata
risolta
coperture
a risega
caratterizzaserbatoi
sistemati
tetto
le cui
diante l’impiego
disul
una
serie
di
no
tutto ilsistemati
fronte
ovest.
coperture
a risega
caratterizzaserbatoi
sul
tetto le cui
no tutto il fronte
ovest.
coperture
a risega
caratterizza--------------------------------no tutto il fronte ovest.
4.
Villa a Oldesio, 1958
--------------------------------4. Villa
Oldesio,
1958
Lago
di aGarda
(Brescia)
--------------------------------Lago
di aGarda
(Brescia)
Si
tratta
di
una
piccola
4.
Villa
Oldesio,
1958 casa,
per vacanze
fine settimana,
Lago
di Gardadi(Brescia)
destinata a una famiglia di giovani sposi con un figlio. La casa
sorge all’interno di un piccolo
parco su di un terreno leggermente sopraelevato: una collina
che fa sì che la parte anteriore
dell’edificio poggi a terra e la
parte posteriore su tre grossi
pilastri. Il piano terreno è interamente occupato dal portico.
L’abitazione al piano superiore è
Si
tratta
piccola
casa,
per
trattadi
diuna
una
piccola
casa,
formata
da
un
vasto
soggiorno,
vacanze
di
fine
settimana,
depertratta
vacanze
di fine
settimana,
che
si
apre
ilpiccola
lago
e affacSi
di verso
una
casa,
stinata
a una
famiglia
di giovani
destinata
abalconata
una
famiglia
di giocia
su
una
esterna,
di
per
vacanze
di
fine
settimana,
sposi
con aun
figlio.
La casa
sorvani stanza
sposi
con
un
figlio.
una
da
pranzo
eLa
cucina
destinata
una
famiglia
dicasa
gioge
all’interno
undi
piccolo
parsorge
all’interno
un eLa
piccolo
di due
camere
da
letto
dei
revani
sposi
condiun
figlio.
casa
co
suservizi.
disu
unditerreno
parco
unstrutture
terreno
leggerlativi
Le
sorge
all’interno
dileggermente
un portanti
piccolo
sopraelevato:
una
collina
che
fa
mentedisu
sopraelevato:
unaleggercollina
sono
cemento
armato,
le paparco
di un
terreno
sì
la
dell’eche
fa sopraelevato:
sì parte
chesono
laanteriore
parte
anteriore
retiche
d’ambito
in una
mattoni
in
mente
collina
dificio
alaterra
la
parte
dell’edificio
a eterra
e la
vista
una
parte
a
che
faepoggi
sìincludono
chepoggi
parte
anteriore
posteriore
sucorrispondente
tre grossi
pilastri.
parte posteriore
sua terra
tre
grossi
graticciato
dell’edificio
poggi
ealla
laIl
piano
è interamente
ocpilastri.terreno
Il piano
terreno
intestanza
da
pranzo.
parte
posteriore
suI rivestimentre ègrossi
cupato
portico.
L’abitazione
ramente
dal portico.
ti esternidal
sono
interreno
mattoni
pilastri.
Il occupato
piano
è pieni
inteal
piano
superiore
è formata
L’abitazione
alcontrastante
pianodal
superiore
è
rosso
scuro
con
ramente
occupato
portico.
da
un vasto
che sia
formata
da aun
vastoinsuperiore
soggiorno,
le
solette
vista
cemento
L’abitazione
alsoggiorno,
piano
è
apre
il lago
affaccia
su
che siverso
apre
ilelago
e affacbocciardato.
Il vasto
tetto
aggettante
formata
da verso
un
soggiorno,
una
esterna,
una
cia
su
una
balconata
di
è una
sottile
lastra
eesterna,
chiude
la
che
sibalconata
apre
verso
il lago
ediaffacstanza
da balconata
pranzo
cucina
unasu
stanza
da pranzo
e cucina
casa
lasciando
in eevidenza
le
cia
una
esterna,
di
due
camere
dada
letto
e eedei
di due
camere
letto
deirelaretravi
che
lo sostengono.
una
stanza
da
pranzo
cucina
tivi
servizi.
Le
lativi
servizi.
Le strutture
strutture
di
due
camere
da
letto eportanti
dei resono
cemento
armato,
le
didiVille
cemento
armato,
le paR. Aloi,
in Italia,
Hoepli,
Milativi
servizi.
Le
strutture
portanti
pareti
sono
in mattoni
reti d’ambito
sono
in mattoni
in
lano,
1960
sono
did’ambito
cemento
armato,
le pain
vista
includono
parte in
vista
e eincludono
parte
a
reti
d’ambito
sono una
inuna
mattoni
graticciato
corrispondente
vista e includono
una partealla
a
stanza
da pranzo.
I rivestimengraticciato
corrispondente
alla
tistanza
esterni
in mattoni
pieni
dasono
pranzo.
I rivestimenrosso
scuro
con
ti esterni
sonocontrastante
in mattoni pieni
le
solette
a vista
in cemento
rosso
scuro
contrastante
con
bocciardato.
tettoinaggettante
le solette a Ilvista
cemento
è
una sottile Illastra
chiude la
bocciardato.
tetto eaggettante
casa
in evidenza
le
è una lasciando
sottile lastra
e chiude la
travi
lo sostengono.
casache
lasciando
in evidenza le
travi che lo sostengono.
R. Aloi, Ville in Italia, Hoepli, Milano,
1960
R. Aloi,
Ville in Italia, Hoepli, Milano, 1960
--------------------------------5. Biblioteca comunale a
Baggio, 1960-63
Milano (con Alberto Scarzella)
Attrezzature collettive: progettazione e costruzione, “Over”,
Milano, 1982
41
--------------------------------6. Villa a Laveno, 1962
Varese
----------------------------------------------------------------5. Biblioteca comunale a
--------------------------------5.
BibliotecaMello,
comunale
a
L’architetto
presentanBaggio,
1960-63
5.
Biblioteca
comunale
a nel
Baggio,
1960-63
do
la biblioteca
di Scarzella)
Baggio
Milano
(con
Alberto
Baggio,
1960-63
Milano
Alberto Scarzella)
volume(con
Attrezzature
collettive,
Milano (con Alberto Scarzella)
ne riconduce l’origine a seguito di una donazione in denaro
da parte di una cliente dello
studio al Comune di Milano
per la realizzazione di una architettura sociale. Il progetto
dovette quindi tener conto di
una cifra prestabilita importante, ma non di certo eccedente.
Il piano funzionale venne steso
L’architetto
Mello,
in
collaborazione
conpresentanil direttore
do
biblioteca
dipresentando
Baggio
nel
L’architetto
Mello
dellalabiblioteca
Sormani
e tenne
Mello,
presentanvolume
Attrezzature
collettive,
nel
volume
Attrezzature
colletconto
delle
esigenze
necessado
la
biblioteca
di Baggio
nel
ne e
riconduce
l’origine
a seguitive
lasufficienti
biblioteca
Baggio,
ne
rie
a direalizzare
un
volume
Attrezzature
collettive,
to di
una servizio
donazione
denaro
riconduce
l’origine
efficiente
di ain
quartiere.
ne
riconduce
l’origine
aseguito
seguida
parte
di
una in
cliente
dello
di
donazione
denaro
da
La una
pianta
fu pensata
modo
to
di
una
donazione
inindenaro
studio
Comune
di
Milano
parte
dialuna
cliente
dello
stu-i
semplificare
e compattare
da
parte
di
una
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dello
per alla Comune
realizzazione
di
dio
dicomprendeva:
Milano
perarla
percorsi.
studio
al Essa
Comune
di una
Milano
chitettura
sociale.
Ildi
progetto
realizzazione
di una
architettu“un
grande
atrio
di ingresso,
la
per
la realizzazione
una ardovette
quindi
tener
conto
ra
Il progetto
dovette
salasociale.
conferenze,
la Ilsala
per di
la
chitettura
sociale.
progetto
una cifra
prestabilita
importanquindi
tener
conto
diadattabile
una
biblioteca
circolante
dovette
quindi
tener
contocifra
di
te, ma
di di
certo
eccedente.
prestabilita
importante,
ma
non
anche
anon
sede
mostre
estemuna
cifra
prestabilita
importanIlte,
piano
funzionale
venne
steso
di
certo
eccedente.
Ileccedente.
piano
funporanee,
le didue
sale
di lettura
ma non
certo
in piano
collaborazione
con
zionale
venne
inil direttore
collaboadulti
e persteso
ragazzi,
lasteso
sala
Ilper
funzionale
venne
della
biblioteca
Sormani
eiltenne
razione
con
il direttore
della
bimusica,
la recezione
main
collaborazione
con il edirettore
contobiblioteca
delle
necessablioteca
Sormani
tenne
gazzino
dei esigenze
libriSormani
ee la
scala
che
della
e conto
tenne
rie
e esigenze
sufficienti
a realizzare
un
delle
necessarie
e sufporta
all’ammezzato,
ad
un
larconto
delle esigenze
necessaefficiente
servizio
di
quartiere.
ficienti
a realizzare
unalla
efficiente
go
spazio
destinato
lettura
rie
e sufficienti
a realizzare
un
La pianta
fue pensata
in
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servizio
di quartiere.
pianta
fu
delle
riviste
al primo
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gli
efficiente
servizio
diLaquartiere.
da semplificare
compattare
pensata
in fu
modo
da
semplificauffici”.
Anche
i emateriali
sonoi
La
pianta
pensata
in modo
percorsi.
Essa
re
esemplificare
compattare
iecomprendeva:
percorsi.
Essai
semplici
ed
essenziali:
cemenda
compattare
“unagrande
atrio
di grande
ingresso,
la
comprendeva:
“un
atrio
to
vista,Essa
intonaco
rustico,
U
percorsi.
comprendeva:
sala
conferenze,
la ingresso,
sala
per su
di
ingresso,
la sala
conferenze,
glass,
vetrocemento,
vetro
“un
grande
atrio
di
la
biblioteca
adattabile
la
sala
percircolante
la biblioteca
circotelai
metallici.
sala
conferenze,
la sala
per
la
anche
a sede
di mostre
lante
adattabile
anche
aestemsede
L’edificio
sorge
in una
zona
biblioteca
circolante
adattabile
poranee,
lee due
sale di estemlettura
di
mostre
estemporanee,
lepoco
due
periferica
socialmente
anche
a sede
di mostre
per adulti
e per
ragazzi,
sale
di lettura
per
adulti
e sala
per
qualificata.
L’intervento
si
poranee,
le
due
sale
di la
lettura
musica,
recezione
il recemaragazzi,
lalaesala
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pone,
quindi,
unelala
centro
per
adulti
percome
ragazzi,
sala
gazzino
libri e ladei
che
zione
e il dei
magazzino
e la
incontro,
di recezione
dialogo
escala
cultura
e
musica,
la
elibri
il maporta che
all’ammezzato,
ad un che
larscala
porta
quindi
didei
socialità
gazzino
libri all’ammezzato,
equalificata.
la scala
go un
spazio
destinato
alla
lettura
ad
largocompositivo
spazio destinato
alla
L’aspetto
a
porta
all’ammezzato,
adriflette
un
lardelle
riviste
e riviste
al
primo
piano
gli
lettura
delle
ealla
al
primo
nostro
avviso
questa
esigenza:
go
spazio
destinato
lettura
uffici”.
materiali
sono
piano
gliAnche
uffici”.
i piano
materiali
alla
struttura
e quasi
delle
riviste
e introversa
aliAnche
primo
gli
semplici
ed
cemensono
semplici
ed
essenziali:
cesvettante
delessenziali:
corpo
centrale
si
uffici”.
Anche
i materiali
sono
to a vista,
intonaco
rustico,
U
mento
a vista,
intonaco
rustico,
affiancano
trasparensemplici
edelementi
essenziali:
cemenglass,
vetrocemento,
vetro
U
glass,
vetro su
ti quali
levetrocemento,
vetrate
cherustico,
aprono
to
a vista,
intonaco
Uil
metallici.
telai
metallici.
dialogo
con la realtà circostanglass,
vetrocemento,
vetro su
sorgein in
zona
L’edificio
sorge
unauna
zona
pete. Successivamente
gli spazi
telai
metallici.
periferica
e socialmente
riferica
esono
socialmente
pocopoco
quaesterni
statiin arricchiti
di
L’edificio
sorge
una
zona
qualificata.
L’intervento
si
lificata.
si poneva,
piante
diL’intervento
notevole
corposità
e
periferica
e socialmente
poco
pone, quindi,
come
un centro
quindi,
come un
centro
inconconsistenza.
qualificata.
L’intervento
si
incontro,
di dialogo
eun
cultura
e
tro,
di dialogo
ecome
cultura
e centro
quindi
pone,
quindi,
quindi
di socialità
qualificata.
di
socialità
incontro,
diqualificata.
dialogo
e cultura e
compositivo
L’aspetto
compositivo
riflette a
quindi di socialità
qualificata.
avviso
questa esigenza:
nostro
L’aspetto
compositivo
riflette a
struttura
alla
e quasi
nostro
avvisointroversa
questa esigenza:
corpo centrale
si
svettante
del introversa
alla struttura
e quasi
elementi
trasparenaffiancano
svettante del
corpo centrale
si
quali le vetrate
chetrasparenaprono il
tiaffiancano
elementi
la realtà
dialogo
ti quali lecon
vetrate
checircostanaprono il
Successivamente
te.
gli spazi
dialogo
con la realtà circostandi
esterni
sono stati arricchiti
te. Successivamente
gli spazi
notevole
piante
e
esterni disono
stati corposità
arricchiti di
consistenza.
consistenza.
piante di notevole corposità e
consistenza.
L’edificio è destinato a due
appartamenti speculari per la
residenza estiva di due fratelli
e relative famiglie. L’organismo
si adagia attraverso un gioco
Attrezzature
di scalinate ecollettive:
balconi al progetterreno
tazione
e costruzione,
“Over”,
contrapponendosi
all’ambiente
Attrezzature
collettive:
progetMilano,
con la 1982
fisionomia
artazione
epropria
costruzione,
“Over”,
chitettonica.
Milano,
1982 Il terreno è a forte
--------------------------------pendenza, boscoso, a metà
6.
Villadella
a Laveno,
1962 da cui
costa
montagna
--------------------------------Varese
è possibile
godere 1962
di un vasto
6.
Villa a Laveno,
panorama sul lago e sulle circoVarese
L’edificio
stanti valli. è destinato a due
appartamenti
speculari
la
Su un basamento
di pietra
che
L’edificio
è destinato
aperdue
residenza
estiva
didi due
fratelli
assolve il compito
raccordare
appartamenti
speculari
per
la
e
famiglie.
residenza
estiva
diL’organismo
due fratelli
le relative
varie quote
di campagna
con
si
adagia
attraverso
un gioco
scale
e muri
di contenimene
relative
famiglie.
L’organismo
di
e balconi
al
to,scalinate
si sviluppano
i volumi
scuri
si
adagia
attraverso
unterreno
gioco
contrapponendosi
all’ambiente
delscalinate
corpo die balconi
fabbrica
di
alcoronati
terreno
con
la propria
fisionomia
arcontrapponendosi
all’ambiente
da gronde
e fregi
in cemento
chitettonica.
Il terreno
è a forte
decorativo.
La
costruzione
si
con
la propria
fisionomia
arpendenza,
compone diboscoso,
appartamenti
chitettonica.
Ildue
terreno
èa a metà
forte
costa
montagna
cui
identici,della
aventi
al piano superiopendenza,
boscoso,
adametà
è
disoggiorno,
undavasto
costa
della godere
montagna
cui
re possibile
un locale
pranzo
panorama
sul
lago
edisulle
circouna
cucina,
un
locale
è
possibile
godere
unservizio
vasto
stanti
valli. sul
sul
sulle
circon bagno,
e lago
lelago
stanze
dacircoletto
panorama
e esulle
Su
basamento
che
costanti
valli. Su
undibasamento
per un
la valli.
famiglia
e per
glipietra
ospiti;
al
stanti
assolve
ilche
compito
di
di
pietra
assolve
il compito
piano
si trovano:
canSu
un inferiore
basamento
di raccordare
pietra
che
le
varie
quote
di
con
di
raccordare
le campagna
varie
di
tina,
centrale
termica
equote
garage.
assolve
il compito
di raccordare
scale
equote
muri
contenimencampagna
con
esi muri
di
Una
grande
terrazza,
estenle
varie
didiscale
campagna
con
to,
si sviluppano
i sviluppano
volumi scuri
contenimento,
sisuperficie
de per
dellai
scale
etutta
murila di
contenimendel
volumi
scurididel
corpo
dicoronati
fabbricostruzione
edfabbrica
è i articolata
su
to,
sicorpo
sviluppano
volumi
scuri
da
gronde
eornata
fregi
indacemento
ca
coronati
gronde
ecoronati
fregi in
piani
diversi,dida
aiuole
e
del
corpo
fabbrica
decorativo.
costruzione
cemento
decorativo.
costruscalette,
costituendo
un
vero si
e
da
gronde
eLafregi
inLa
cemento
compone
di La
duecostruzione
appartamenti
zione
si compone
di
due apparproprio
soggiorno
all’aperto
in
decorativo.
si
identici,
aventi
piano
superiotamenti
identici,
aventi
alboscopiano
continuità
con
ilaldeclivio
compone
di due
appartamenti
re
locale
soggiorno,
superiore
un pranzo
locale
pranzo
sogso.un
Tale
permeabilità
trasuperiointerno
identici,
aventi
al piano
una
cucina,
un locale
servizio
giorno,
unaè ricercata
cucina,
un
locale
ed un
esterno
inoltre
nei
re
locale
pranzo
soggiorno,
con
bagno,
ebagno,
le inserendosi
stanze
letto
servizio
con
e leda
stanze
soggiorni
che,
nel
una
cucina,
un
locale
servizio
per
labagno,
famiglia
efamiglia
per
gli ospiti;
al
da
letto
per la
eda
per
gli
bosco
con
zona
pranzo,
sia
con
ela le
stanze
letto
piano
inferiore
siper
trovano:
canospiti;
alapiano
sibalconi
trovaaprono
valle su
grandi
per
la famiglia
einferiore
gli ospiti;
al
tina,
centrale
termica
e garage.
no:
cantina,
termica
e
panoramici.
Icentrale
materiali
adottati
piano
inferiore
si trovano:
canUna
grande
terrazza,
estengarage.
grande
si
sono:centrale
la Una
pietra
per ilterrazza,
basamentina,
termica
esigarage.
de
tutta
lae superficie
della
estende
per terrazza,
tutta
la superficie
to, per
l’intonaco
il cemento
deUna
grande
si estencostruzione
ed
èper
della
costruzione
edarticolata
è articolata
corativo,
il legno
l’alzato
esu
la
de
per
tutta
la superficie
della
piani
diversi,
ornata
dada
aiuole
e
su
piani
diversi,
ornata
aiuole
copertura.
I colori,
come
scrive
costruzione
ed
è articolata
su
scalette,
costituendo
vero
e
scalette,
costituendo
un
vero
piani
diversi,
ornata daunaiuole
e
proprio
e
propriosoggiorno
soggiornoall’aperto
all’aperto
scalette,
costituendo
un vero in
e
continuità
con il declivio
boscoproprio
soggiorno
all’aperto
in
so. Tale permeabilità
tra boscointerno
continuità
con il declivio
ricercata
inoltre
nei
ed esterno
è stata
ricercata
inolso.
Tale permeabilità
tra
interno
soggiorni
che,
inserendosi
nel
tre
nei soggiorni
che inserendoed
esterno
è ricercata
inoltre nei
bosco
conche,
lacon
zona
sia
si
nel bosco
la pranzo,
zona pransoggiorni
inserendosi
nel
aprono
a valle
su
grandi
zo,
sia con
aprono
a valle
subalconi
grandi
bosco
la zona
pranzo,
sia
panoramici.
materiali
adottati
balconi
I materiali
aprono
apanoramici.
valleI su
grandi
balconi
sono: lasono:
pietra
per
il basamenadottati
pietra
per
il bapanoramici.
I la
materiali
adottati
to, l’intonaco
il cemento
desono:
la pietrae per
il basamencorativo,
il legno
l’alzato edela
to,
l’intonaco
e ilper
cemento
copertura.il legno
I colori,
scrive
corativo,
percome
l’alzato
e la
copertura. I colori, come scrive
OSSERVATORIO
OSSERVATORIO
OSSERVATORIO
ITINERARI
ITINERARI ITINERARI
pie dimensioni che nel 1958 ha
una capacità di trattamento del
grezzo che raggiunge i 5 milioni
di tonnellate annue e copre una
superficie di circa 800.000 mq,
al centro della rada di Augusta,
servita da due pontili, di cui il
maggiore è lungo 1.200 metri.
Gli edifici realizzati sono molti
e alquanto vari, proprio in vista
della molteplicità funzionale in
cui la forma nasce dall’attenzione alla funzionalità. Per esempio
to
grezzo che
piedel
dimensioni
che
nel
1958
ha
nella
palazzina
perraggiungeva
uffici,
nelle
iuna
5 dimensioni
milioni
annue
capacità
trattamento
del
facciate
estdi editonnellate
ovest
pie
che
nel troviamo
1958
ha
e
copriva
superficie
di cirgrezzo
cheuna
raggiunge
i 5 milioni
due
differenti
deteruna
capacità
dimovimenti
trattamento
del
ca
800.000
mq, al ecentro
deldi tonnellate
annue
copre
una
minati
dall’orientamento
delle
grezzo
che
raggiunge
i 5 milioni
la
rada di edi
Augusta
e copre
servitamq,
da
superficie
circa 800.000
aperture
dalla
presenza
di
di
tonnellate
annue
una
due
pontili,
cui
maggiore
è
al centro
della
radail800.000
di
Augusta,
schermi
rompisole
orientabili,
superficie
didicirca
mq,
lungo
1.200
metri.
servita
dache
due
pontili,
di cui
in
modo
i rada
raggi
nonil
al
centro
della
didiretti
Augusta,
Gli
edifici
sono
molti
maggiore
èrealizzati
lungo
1.200
metri.
possano
colpire
i di
piani
diil
servita
damai
due
pontili,
cui
e
vari,
in molti
vista
Glialquanto
edifici èrealizzati
sonometri.
lavoro.
maggiore
lungoproprio
1.200
della
molteplicità
funzionale
in
e alquanto
vari, proprio
vista
Gli
edifici
realizzati
sonoin molti
cui
la forma
nasce
dall’attenziodella
molteplicità
in
F.
Mello,
I servizi
difunzionale
una in
raffinee
alquanto
vari,
proprio
vista
ne
funzionalità.
Per esempio
cui alla
la
nasce
dall’attenzioria,
in forma
“Edilizia
Moderna”,
n. 65
della
molteplicità
funzionale
in
nella
perdall’attenziouffici,
nelle
ne alla
funzionalità.
Per
esempio
dicembre
1958
cui
la palazzina
forma
nasce
facciate
est e per
ovest
troviamo
nella
uffici,
nelle
ne
allapalazzina
funzionalità.
Per
esempio
due
differenti
deterfacciate
est emovimenti
ovestuffici,
troviamo
--------------------------------nella
palazzina
per
nelle
minati
dall’orientamento
delle
due
differenti
deter3.
Casa
Albergo
facciate
est emovimenti
ovest troviamo
aperture
e dalla
presenza
di
minatidifferenti
dall’orientamento
delle
per
i dipendenti
d’azienda,
due
movimenti
deterschermi
rompisole
orientabili,
aperturedall’orientamento
e dalla presenza
di
1957-58
minati
delle
in
modo (Siracusa),
che
i raggi
diretti
non
schermi
rompisole
orientabili,
Augusta
aperture
e dalla
presenza
di
possano
mai
i pianinon
di
in modo che
icolpire
raggi diretti
schermi
rompisole
orientabili,
lavoro.
possano
mai icolpire
i pianinon
di
in
modo che
raggi diretti
lavoro. mai colpire i piani di
possano
F. Mello, I servizi di una raffinelavoro.
ria,
in “Edilizia
Moderna”,
n. 65
F. Mello,
I servizi
di una raffinedicembre
ria,Mello,
in “Edilizia
Moderna”,
n. 65
F.
I 1958
servizi
di una raffinedicembre
1958Moderna”, n. 65
ria,
in “Edilizia
--------------------------------dicembre
1958
3.
Casa Albergo
--------------------------------per
i dipendenti
3. Casa
Albergo d’azienda,
--------------------------------1957-58
perCasa
i dipendenti
3.
Albergo d’azienda,
1957-58
Augusta
(Siracusa), d’azienda,
per
i dipendenti
(con
Alberto
Scarzella)
Augusta
(Siracusa),
1957-58
(con Alberto
Scarzella)
Augusta
(Siracusa),
La casa albergo è destinata ai
dipendenti della Società Raison
situata ad Augusta. In questo
edificio predomina, per ragioni
economiche, l’uso di materiali locali, come ad esempio
la pietra che costituisce tutta
la muratura portante. La forte
pendenza del terreno e la sua
natura di riporto hanno reso necessario l’elevazione di un muro
di sostegno alto 7 metri e delle
La
casa
albergo
destinatacon
ai
(con
Alberto
fondazioni
suScarzella)
pali.èL’edificio
dipendenti
della
Società
La casa
albergo
è destinata
ai
pianta
a corpo
doppio,
siRaison
eleva
(con
Alberto
Scarzella)
situata
ad
Augusta.
In questo
dipendenti
della
Raison
di
tre
piani
e unSocietà
La
casa
albergo
èseminterrato.
destinata
ai
edificio
predomina,
per
ragioni
situata
ad
Augusta.
In questo
In
quest’ultimo
trovano
collodipendenti
della
Società
Raison
economiche,
l’uso
dirivolte
mateedificio
predomina,
per
ragioni
cazione ad
alcune
stanze
al
situata
Augusta.
In
questo
riali
locali,
come
economiche,
l’usoadper
diesempio
matemare,
lapredomina,
lavanderia-guardaroba
edificio
ragioni
la
costituisce
tutta
riali
locali,che
come
ad al
e
lapietra
centrale
termica;
piantereconomiche,
l’uso
diesempio
matela
muratura
portante.
La forte
pietra
costituisce
tutta
reno
altre che
camere,
un esempio
locale
di
riali
locali,
come
ad
pendenza
delportante.
terreno
la tutta
sua
muratura
forte
soggiorno-tavola
calda,eLal’allogla
pietra che
costituisce
natura
riporto
nependenza
delportante.
terreno
ereso
sua
gio
del di
custode
ehanno
un’autorimesla
muratura
Lala forte
cessario
di eun
natura di l’elevazione
riporto
hanno
reso
nependenza
del terreno
lamuro
sua
di
sostegno
alto hanno
7 metri
e muro
delle
cessario
di un
natura
di l’elevazione
riporto
reso
nefondazioni
sualto
pali.7 L’edificio
con
di sostegno
metri
delle
cessario
l’elevazione
di une muro
pianta
a corpo
doppio,
fondazioni
sualto
pali.
con
di
sostegno
7 L’edificio
metrisie eleva
delle
di
tre piani
un
seminterrato.
pianta
a corpo
doppio,
si eleva
fondazioni
sue pali.
L’edificio
con
In
trovano
di quest’ultimo
tre piani
e un
seminterrato.
pianta
a corpo
doppio,
si colloeleva
cazione
alcune
stanze
rivolte
al
In quest’ultimo
trovano
collodi
tre piani
e un
seminterrato.
mare,
la alcune
lavanderia-guardaroba
cazione
stanze
rivolte
al
In
quest’ultimo
trovano
colloe
la centrale
termica;
piantermare,
la alcune
lavanderia-guardaroba
cazione
stanzealrivolte
al
reno
altre
camere,
unallocale
di
e la centrale
termica;
piantermare,
la lavanderia-guardaroba
soggiorno-tavola
calda,
l’allogreno
altre camere,
unallocale
di
e
la centrale
termica;
piantergio
del
custode
e un’autorimessoggiorno-tavola
calda,
l’allogreno
altre
camere,
un locale
di
sa;
il primo
e il esecondo
piano
gio del
custode
un’autorimessoggiorno-tavola
calda, l’alloggio del custode e un’autorimes-
41
41
42
Isamento,
colori,nella
come
l’intonaco
scrive Mello
esono
il cemento
nella
reMello
relazione,
“quelli
lazione,
decorativo,
sonoil legno
“quelli
per
chel’alzato
sinei
trovano
e
che si trovano
d’autunno
bod’autunno
la
copertura.
neiI boschi
colori, circostanti”.
come scrischi
circostanti”.
ve Mello nella relazione, sono
“quelli
cheterreno
si trovano
d’autunno
Su di un
boschivo
pronei
boschi ilcircostanti”.
spiciente
Lago Maggiore, in
“Ville-giardini”, n. 15, marzo
Su
di un terreno boschivo pro1969
spiciente il Lago Maggiore, in
“Ville-giardini”,
n. 15, marzo
--------------------------------7. Padiglione Foresteria,
1969
1963
--Imbersago (Lecco)
7. Impianto di filatura
Cotone “MA.TE.SI.”, 1965
Campofelice di Roccella
(Palermo)
Si tratta di una costruzione che
assolve contemporaneamente
a diverse funzioni: quella di offrire un ricco soggiorno di carattere
non continuativo a una numerosa famiglia, di ricevere contemporaneamente molte persone e
di accogliere una collezione di
oggetti d’arte antica e moderna.
La funzione
di residenza
quasi
Lo
stabilimento
è statoèrealizsecondaria
a quella
di
zato
per la rispetto
filatura del
cotone
padiglione
o di foresteria.
e
parzialmente
per quella delle
Elemento
fondamentale
è quello
fibre
sintetiche.
L’organizzaziodel soggiorno.
Ci si trovale invarie
una
ne
interna rispecchia
ricca della
teoria lavorazione
di sale e saloni
ampiil
fasi
quali:
e collegati glidelle
uni con
gli altri.
Sul
magazzino
materie
prime,
l’edificio
è
ilterreno
repartodegradante
di apertura delle
balle,
realizzato
piani sfalsati
nei
le
sale di con
lavorazione,
i reparti
quali
intervienei magazzini
anche come
di
imballaggio,
dei
elementofiniti,
compositivo
l’acqua
prodotti
oltre una serie
di
che è presente
in laghetti
valaboratori,
di aree
riservatee agli
sche quasi
a creare
un dialogo
impianti
come
la centrale
termitra l’interno
e l’esterno. Analoca,
di condizionamento.
Infine,
gamente
pone anche
l’uso
sono
statisirealizzati
le aree
di
del vetrofrache
in molti
servizio
cui sfonda
il settore
degli
punti le
permettendo
uffici,
gli pareti
spogliatoi
e i servizi alla
per
luce
di entrare.
I materiali
utigli
operai.
Particolare
attenzione
lizzati
semplici:
mattoni di
a
è
statasono
riservata
all’impianto
vista, cemento
calcestruzzo
filatura,
dove èe richiesta
per in
la
contrastoefficienza
con quellidel
utilizzati
per
perfetta
reparto,
gli interni come
marmi,
un’elevata
umidità
relativastucchi
e una
e palissandro.costante.
TrattandosiA ditale
un
temperatura
edificio loabitato
saltuariamente,
scopo
stabilimento
è stato
si è dedicata
particolare
previsto
totalmente
chiusoattensenzione
agli elementi
di l’esterno.
chiusura
za
contatti
diretti con
e alle
parti
esternecon
che notevoli
sono di
È
stato
adottato
notevole spessore
e altamente
vantaggi
economici,
un partiisolanti.sistema
Alla costruzione
è ancolare
costruttivo
nel
nessa le
una
autorimessa
percosticinquale
strutture
portanti
que macchine.
tuiscono
canalizzazioni per l’impianto di condizionamento e in
R. Aloi,
Ville d’oggi,
Hoepli,
cui
gli isolamenti
previsti
perMile
lano 1964svolgono anche la funstrutture
zione di isolamento delle cana8.
Motel Esso,
1964 consiste
lizzazioni.
Tale sistema
Brescia
nella realizzazione di travi canale
collegate con la centrale di condizionamento, che si sviluppano
sui lati maggiori del capannone
e in una serie di travi trasversali
in c.a. precompresso poste a
un interasse di 3 metri. I fronti
sono caratterizzati da gronde
molto sporgenti che hanno la
funzione di proteggere le pareti
esterne dagli agenti atmosferici
Impianto
filatura
cotone
“MA.
Dalla
finedidegli
anni
Cinquanta
TE.SI.”lavora
a Campofelice
di RocMello
alla realizzazione
cella, autostazioni
Italia, in G. Aloi,
delle
dellaArchitetsocietà
Contemporanee,
eture
allaIndustriali
progettazione
degli edifici
Hoepli,a1966
adibiti
motel e autofficine che
secondo la politica aziendale
--------------------------------venivano
affiancati alle stazioni
8. Padiglione
stesse.
Il motelForesteria,
è ubicato sulla
1963
via
della Bornata, in uscita da
Imbersago
(Lecco)
Brescia
sulla
strada per Venezia. L’edificio presenta un piano
seminterrato e quattro piani fuori terra. La differenza di quota fra
la via della Bornata e il viale alberato che scorre parallelamente ha consentito la realizzazione
di tutti gli ingressi di servizio
direttamente dal piano stradale posteriore e l’illuminazione
diretta dei locali stessi. Il piano
seminterrato comprende le autorimesse con l’officina e i locali
lavaggio
macchine,
il guardaroSi tratta di
una costruzione
che
ba,
la lavanderia,
la dispensa, i
assolve
contemporaneamente
magazzini
e alcune quella
camere
a diverse funzioni:
di per
ofilfrire
personale.
piano terradiè cadiun riccoIl soggiorno
viso
in due
il primo
derattere
non settori:
continuativo
a una
stinato
ai servizi
dell’albergo,
la
numerosa
famiglia,
di ricevere
hall,
gli uffici della direzione,
il ricontemporaneamente
molte
storante
cucina;
il secondo,
persone eela di
accogliere
una
destinato
stazioned’arte
di servicollezione alla
di oggetti
anzio,
vendita,
tica comprende
e moderna. laLasala
funzione
di
iresidenza
locali per ilègestore
i depositi.
quasi esecondaria
A
questoasecondo
settore
corririspetto
quella di
padiglione
sponde,
sul piazzale
la grande
o di foresteria.
Elemento
fondapensilina
protezione
ai punti
mentale èdi piuttosto
quello
del
di
rifornimento
soggiorno.
Ci si del
trovacarburante.
in una ricAi
distribuica piani
teoriasuperiori
di sale esono
saloni
ampi e
te
le camere
dacon
letto.
collegati
gli uni
gli altri.
Sul terreno digradante l’edificio
G.
Aloi, Hotelcon
e motel,
è realizzato
piani Hoepli,
sfalsati
Milano,
nei quali1970
interviene anche come
elemento compositivo l’acqua
che è presente in laghetti e va9.
Impianto
filatura
sche
quasi adicreare
un dialogo
Cotone
“MA.TE.SI.”,
1965
tra l’interno
e l’esterno.
AnaloCampofelice
di Roccella
gamente si pone
anche l’uso
(Palermo)
del vetro che sfonda in molti
punti le pareti permettendo alla
lucestabilimento
di entrare. è stato realizLo
I materiali
semzato
per lautilizzati
filatura sono
del cotone
mattoni aper
vista,
cemeneplici:
parzialmente
quella
delle
to e sintetiche.
calcestruzzo
in contrasto
fibre
L’organizzaziocon interna
quelli utilizzati
per glile interni
ne
rispecchia
varie
come marmi, stucchi e palissandro. Trattandosi di un edificio abitato saltuariamente, si è
dedicata particolare attenzione
agli elementi di chiusura e alle
parti esterne che sono di notevole spessore e altamente isolanti. Alla costruzione è annessa
una autorimessa per cinque
macchine
R. Aloi, Ville d’oggi, Hoepli, Milano 1964
9. Motel Esso, 1964
Brescia
Dalla fine degli anni Cinquanta
fasi della lavorazione quali: il
magazzino delle materie prime,
il reparto di apertura delle balle,
le sale di lavorazione, i reparti
di imballaggio, i magazzini dei
prodotti finiti, oltre una serie di
laboratori, di aree riservate agli
impianti
come alla
la centrale
termiMello lavora
realizzazione
ca
di condizionamento.
Infidellee autostazioni
della società
ne,
stati realizzati
aree
e allasono
progettazione
deglileedifici
di
servizio
fra cui
il settore degli
adibiti
a motel
e autofficine
che
uffici,
gli spogliatoi
e i servizi
per
secondo
la politica
aziendale
gli
operai. affiancati
Particolarealle
attenzione
venivano
stazioni
è
stata Ilriservata
di
stesse.
motel èall’impianto
ubicato sulla
filatura,
è richiesta
per da
la
via delladove
Bornata,
in uscita
perfetta
efficienza
Brescia sulla
stradadelperreparto,
Veneun’elevata
umidità
relativa
e una
zia. L’edificio
presenta
un piano
temperatura
A fuotale
seminterrato ecostante.
quattro piani
scopo
lo differenza
stabilimento
è stato
ri terra. La
di quota
fra
previsto
totalmente
la via della
Bornata chiuso
e il vialesenalza
contatti
diretti con
l’esterno.
berato
che scorre
parallelamenÈ
stato
adottatola con
notevoli
te ha
consentito
realizzazione
vantaggi
partidi tutti glieconomici,
ingressi diunservizio
colare
sistema
nel
direttamente
dal costruttivo
piano stradaquale
le strutture
costile posteriore
e portanti
l’illuminazione
tuiscono
l’imdiretta deicanalizzazioni
locali stessi. per
Il piano
pianto
di condizionamento
in
seminterrato
comprende le eaucui
gli isolamenti
previsti
le
torimesse
con l’officina
e iper
locali
strutture
la funlavaggio svolgono
macchine,anche
il guardarozione
isolamento
cana-i
ba, la di
lavanderia,
la delle
dispensa,
lizzazioni.
sistema
consiste
magazzini Tale
e alcune
camere
per
nella
realizzazione
di travi
il personale.
Il piano
terracanale
è dicollegate
con
la centrale
di conviso in due
settori:
il primo
dedizionamento,
che
si sviluppano
stinato ai servizi
dell’albergo,
la
sui
capannone
hall,lati
gli maggiori
uffici delladel
direzione,
il rie
in una e
serie
di traviiltrasversali
storante
la cucina;
secondo,
in
c.a. precompresso
poste
a
destinato
alla stazione di
serviun
di 3la metri.
I fronti
zio,interasse
comprende
sala vendita,
sono
gronde
i locali caratterizzati
per il gestore edai depositi.
molto
sporgenti
hanno
la
A questo
secondoche
settore
corrifunzione
di proteggere
pareti
sponde, sul
piazzale lalegrande
esterne
agenti atmosferici
pensilinadagli
di protezione
ai punti
di rifornimento del carburante.
Impianto
di filaturasono
cotone
“MA.
Ai piani superiori
distribuiTE.SI.”
a Campofelice
te le camere
da letto. di Roccella, Italia, in G. Aloi, Architetture
Industriali
G. Aloi,
Hotel Contemporanee,
e motel, Hoepli,
Hoepli,
Milano, 1966
1970
--------------------------------10. Motel
Entrèves, 1968,
Motel,a1968
Aosta
(con
Ettore Palombi)
Entrèves
(Aosta)
(con Ettore Palombi)
Il motel è stato realizzato di
fronte al monte Bianco all’interno di uno splendido scenario naturale. L’edificio è stato
pensato come un elemento
che non arreca disturbo, ma
che, senza mimetizzarsi, entri
a far parte dello scenario circostante, come se ne fosse una
vera e propria struttura. La costruzione è composta da due
corpi: uno basso in cui trovano ospitalità la hall d’ingresso,
il ristorante e i relativi servizi, il
corpo alto in cui sono inserite le
stanze dell’hotel. Renato Pedio
lo presentava così: “una piastra
e un corpo alto nettamente caratterizzato
sua copertuche, senza dalla
mimetizzarsi,
entri
ra;
sotto
a farandamenti
parte dello curvilinei
scenario circola
piastra,
nervose
stante,
come
se neangolazioni
fosse una
in
alto,
fenditure
e raccordi.
La
vera
e propria
struttura.
La copiastra
è un’asola
spezzata
da
struzione
è composta
da due
una
corpi:finestratura
uno bassoquasi
in cuicontinua
trovano
e
anche per
conclusioneil
ospitalità
la essa
hall lad’ingresso,
è
chiara, senza
pentimenti,
defi-il
ristorante
e i relativi
servizi;w
nitiva.
è,inincui
questa
una
corpo Vi
alto
sonorecita,
inserite
le
forte
stanzeprecisione
dell’hotel. connotativa.
Renato PedioIl
gioco
è tutto così:
nell’affermare
un
lo presentava
“una piastra
periodare
e scandito
e
e un corporobusto
alto nettamente
canel
negarlo con
scavi,
le buratterizzato
dallaglisua
copertucature,
gli intagli.curvilinei
La copertura
ra; andamenti
sotto
del
corpo alto
giocaangolazioni
anch’essa
la piastra,
nervose
con
autorità.
Era eunraccordi.
punto noin alto,
fenditure
La
dale,
caso come
questo
piastrain èun
un’asola
spezzata
da
la
alto non
può
unaconclusione
finestraturainquasi
continua
sottrarsi
- non
deve
al confrone anche per
essa
la -conclusione
to
direttosenza
col profilo
montano,
è chiara,
pentimenti,
defideve
senza
soprafnitiva.adeguarvisi
Vi è, in questa
recita,
una
farlo,
perché ogniconnotativa.
violenza sa-Il
forte precisione
rebbe
ogni debolezza
gioco ridicola
è tutto enell’affermare
un
imperdonabile.
Anche
qui il geperiodare robusto
e scandito
e
sto
è rotto, la
dizione
è sonante
nel negarlo
con
gli scavi,
le buma
acutamente,
cature,
gli intagli.elegantemente
La copertura
fermata
in certe
pieghe
sapienti.
del corpo
alto gioca
anch’essa
(…)
Qui il ‘gesto’
con autorità.
Era unarchitettonipunto noco
malgrado
le alterazioni
e le
dale,
in un caso
come questo
deviazioni
dellain committenza,
la conclusione
alto non può
resta
adeguato.
Non
è sugsottrarsi
- non deve
- alviconfrongestività
questo
edificio;
piutto direttoin col
profilo
montano,
tosto
una pacatezze
ragionata
deve adeguarvisi
senza
soprafche
farlo,articola
perchéunitariamente
ogni violenzai moti
safondamentali
dettagli”.
rebbe ridicolaeei ogni
debolezza
imperdonabile. Anche qui il gesto è rotto, la dizione è sonante
ma acutamente, elegantemente
fermata in certe pieghe sapienti.
(…) Qui il ‘gesto’ architettonico malgrado le alterazioni e le
deviazioni della committenza,
resta adeguato. Non vi è suggestività in questo edificio; piuttosto una pacatezze ragionata
che articola unitariamente i moti
R. Pedio, Motel presso Courmayeur, in “L’architettura cronache
e storia”, n. 149, marzo 1968
--------------------------------11. Centrale termoelettrica
Saras, 1970
Sarroch (Cagliari)
L’impianto è destinato all’autoproduzione combinata di energia elettrica e vapore tecnologico. È una struttura realizzata
totalmente in c.a. che nulla poteva concedere a concetti che
non fossero esclusivamente
funzionali. La centrale è composta da: sala macchine per due
turbine a vapore a compressione dotata di carro ponte da 30
tonnellate; sala controllo; sala
quadri elettrici; i locali accessori che comprendono: officina
e servizi. I particolari costruttivi
determinanti per l’aspetto formale sono le travi porta carro
ponte a sezione concava per
eliminare l’ingombro delle mensole e i pilastri ad “H” per ridurre
le luci delle travi longitudinali e
per consentire un semincastro
delle travi di copertura. L’illuminazione naturale della sala macchine è ottenuta mediante le
grosse fasce orizzontali di poliestere di colore azzurro. Ancora
una volta l’estetica dell’edificio è
determinata dall’incontro tra intuizione, funzionamento statico
e corretta realizzazione tecnica.
12. Casa per vacanze, 1970
Sicilia (con L. Minniti)
L’edificio è presentato su “Ville
e giardini” dove viene messo in
evidenza il carattere mediterraneo della villa, carattere determinato dall’uso di tecniche
e materiali autoctoni, come le
ceramiche colorate per i gradini
delle scale esterne e gli elementi porticati. L’anonimo estensore
così descrive la casa: “sorge su
una scogliera a picco sul mare
in una zona rocciosa circondata
da agavi e fichi d’india. Questa
posizione le consente di vedere
da lontano l’Etna, mentre dal
lato opposto la vista si allarga
verso capo Passero, che è la
punta più meridionale della Sicilia. Il degradare del terreno si
ripercuote nella distribuzione
interna articolata su due piani
collegati da una scala interna,
e - all’esterno - nella disposizione delle terrazze a vari livelli.
Il carattere più evidente come
spesso avviene in case del genere è il susseguirsi dei porticati
esterni ad archi, che circondano
interamente il soggiorno e l’ingresso, creando una piacevole
zona di ombra. La finitura ad
intonaco bianco e il tetto piano
completano il carattere ‘mediterraneo’ di questa villa. Ai piedi
della casa, un tratto di terreno
tenuto a fichi d’india e agavi ne
costituisce la necessaria riserva verde che prosegue fin sulla
scogliera. In questa zona a giardino sono sistemati gli spogliatoi per gli ospiti bagnanti”.
L’ombra del bianco, in “Ville e
giardini”, n. 39, marzo, 1971
--------------------------------13. Polo direzionale
e logistico di Sony Italia,
1977
Cinisello Balsamo (Milano)
Il Centro direzionale e logistico
di Sony Italia si trova in un’ampia zona aperta, in prossimità
della tangenziale est di Milano.
La configurazione prende corpo
dal rispetto delle esigenze fun-
zionali, ma anche dalla necessità di esprimere un’architettura rappresentativa consona al
prestigio del committente. Ciò
avviene attraverso la realizzazione di una struttura coerente
con il livello di un’elevata tecnologia del committente e al
tempo stesso lineare e sobria.
Il ricorso al vetro e al cemento
favorisce la creazione di un’immagine leggera e rassicurante
oltre a costituire d’ora in poi una
sorta di cifra stilistica che caratterizzerà la periferia milanese e
non solo. La sede dell’azienda è
un ampio polo articolato in edifici che assolvono ciascuno una
differente funzione: palazzo per
uffici, centro assistenza clienti,
magazzino, mensa, guardiola e
parcheggi. L’edificio che ospita
gli uffici, la direzione generale e
il centro supporto tecnico, assieme a sale di rappresentanza
e showroom per l’esposizione,
è quello che si impone maggiormente alla vista di chi transita
lungo la tangenziale. Si tratta di
un corpo di fabbrica che rappresenta una sorta di vetrina che
chi si dirige a Milano non può
non notare. Nonostante questo
impatto, tuttavia, l’edificio non
è aggressivo, ma trasparente
e ricco di linee spezzate. All’interno si trovano, oltre agli spazi
degli uffici, anche una parte destinata all’accoglienza e l’orientamento dei clienti. Ambiente
ampio, articolato e luminoso,
ricco di particolari scale di metallo, sale meeting, sale ospiti in cui
sono inseriti elementi scultorei.
Tra gli edifici si deve dare rilievo
alla presenza di un’ampia vasca
per l’acqua dotata di cascate,
collocata all’ingresso dell’edificio
multipiano che in qualche misura
amplia e completa il giardino. Si
tratta di un serbatoio utilizzabile
in caso di incendio.
R. Trasi, Il polo direzionale e logistico di Sony Italia, in “Presenza Tecnica”, n 1
--------------------------------14. Dipartimento
di Aerospaziale, 1998
Milano, Campus Bovisa
Nel 1997 viene inaugurata la
nuova sede del Politecnico
di Milano, situata nel vecchio
quartiere operaio di Bovisa. La
nuova realtà affiancherà senza
sostituirla la sede di piazza Leonardo da Vinci. Già all’inizio erano previsti anche insediamenti
residenziali e commerciali, case
dello studente oltre a una considerevole rete di infrastrutture.
Il polo prettamente universitario
prevedeva tutti i corsi di laurea
in Ingegneria industriale e la
sede della nuova Facoltà di Architettura e design: laboratori,
dipartimenti, aule e biblioteche.
Il primo edificio è presentato su
“Dedalo” come “un bel palazzo avvolto da tralicci di acciaio
giallo, che sembra moderno,
mentre si tratta di un’opera di
recupero”. Le strutture in acciaio, di cui si è detto, così come
il tetto, appartengono alla vecchia ferriera (l’ex Fbm). L’interno è articolato in tre piani fuori
terra e uno nel sottosuolo. La
parte seminterrata, illuminata ai
lati dalla luce esterna naturale,
contiene un ampio parcheggio. Il piano terra consta di 9
aule da 100-300 posti, il primo
di 4 aule dotate di attrezzature
informatica, il secondo di uffici
e una biblioteca. Anche in questo caso l’esigenze funzionali
determinano la ristrutturazione
attraverso interventi leggeri in
cui molta attenzione è dedicata
alla ricerca di un nuovo sistema
di snodi infrastrutturali interni e
un complesso sistema di spazi
di relazione.
P. Stefanato, Il Politecnico va
alla Bovisa, in “Dedalo”, n. 10,
ottobre 2007
43
OSSERVATORIO ITINERARI
fondamentali e i dettagli”. L’articolo era accompagnato da una
lettera dei progettisti che prendeva in parte le distanze dalla
realizzazione a seguito delle
modifiche apportate dalla committenza.
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Premio di architettura Raffaele Sirica La nuova casa del Compasso