Capitolo 6
La disoccupazione
Capitolo 6: La disoccupazione
1
Un uomo che desidera lavorare, ma non riesce
a trovare un’occupazione, è forse la visione
più triste che la sorte esibisce sotto il sole.
Thomas Carlyle
Capitolo 6: La disoccupazione
2
Il percorso
La disoccupazione





Tasso di disoccupazione naturale.
Disoccupazione frizionale e strutturale.
Le politiche economiche.
I connotati della disoccupazione.
Tendenze nel tempo.
Capitolo 6: La disoccupazione
3
Tasso naturale di disoccupazione
In questo capitolo viene studiata la disoccupazione
presente nel sistema economico anche nel lungo
periodo.
Definizione: Il tasso naturale di disoccupazione
è il tasso di disoccupazione medio attorno a
cui l’economia fluttua
Il tasso di disoccupazione corrente può essere
superiore o inferiore a quello naturale.
È superiore a quello naturale durante periodi di
recessione economica e inferiore durante i periodi di
espansione (boom).
Capitolo 6: La disoccupazione
4
Tasso di disoccupazione: attuale e naturale U.S., 1960-2010
Percentuale della forza lavoro
12
10
Tasso di Disoccupazione
8
6
4
Tasso Naturale di Dis.
2
0
5
1960 1965 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 2010
Il tasso naturale di disoccupazione
Notazione
L: Forza lavoro totale
U: Stock di disoccupati in ogni istante di tempo
E: Stock di occupati in ogni istante di tempo
s: Tasso di separazione
Percentuale di occupati che perde il lavoro in un
dato periodo di tempo
f: Tasso di collocamento al lavoro
Percentuale di disoccupati che trova lavoro in un
dato periodo di tempo
Capitolo 6: La disoccupazione
6
Il tasso naturale di disoccupazione
Perdita del lavoro e nuovi occupati
sxE
Separazione dal lavoro
E: occupati
U: disoccupati
Ottenimento del lavoro
fxU
Capitolo 6: La disoccupazione
7
Il tasso naturale di disoccupazione
Perdita del lavoro e nuovi occupati
In ogni istante di tempo ci sono:
sxE
nuovi disoccupati
fxU
nuovi occupati
Quando il numero di nuovi occupati è uguale al
numero di nuovi disoccupati il tasso di
disoccupazione non cambia:
f
x
U=s
x
E
Questa equazione definisce l’equilibrio di stato
stazionario in cui la disoccupazione non cambia.
Capitolo 6: La disoccupazione
8
Il tasso naturale di disoccupazione
Perdita del lavoro e nuovi occupati
La condizione di stato stazionario permette di identificare il
tasso di disoccupazione naturale.
Poiché E = (L – U) allora:
s x E = s x (L – U) = s x L – s x U
In stato stazionario:
fxU=sxL–sxU
quindi:
(f + s) U = s x L
Calcoliamo il tasso di disoccupazione naturale: U/L
U/L =s/ (f + s)
Capitolo 6: La disoccupazione
9
Esempio
Calcolo del tasso di disoccupazione naturale
Se ogni mese:

L’1% dei lavoratori impiegati perde il proprio lavoro
→ s = 0,01

Il 19% dei disoccupati trova un nuovo lavoro
→ f = 0,19
Allora il tasso naturale di disoccupazione è dato da:
U
0,01

 0,05  5%
L 0,01  0,19
Capitolo 6: La disoccupazione
10
Il tasso di disoccupazione naturale
Politiche economiche
Politiche economiche.
Il tasso di disoccupazione naturale cala se:
 f aumenta
 s diminuisce
È necessario studiare le cause di f e s
Attuare politiche che permettano di cambiare
questi tassi.
Capitolo 6: La disoccupazione
11
Disoccupazione frizionale e strutturale
Due cause di disoccupazione:


La ricerca del lavoro:
disoccupazione temporanea
La rigidità dei salari:
disoccupazione persistente
Capitolo 6: La disoccupazione
12
La disoccupazione frizionale
La ricerca del lavoro
Se il processo di ottenimento di lavoro fosse
istantaneo (ovvero se f = 1), allora il periodo
di disoccupazione sarebbe quasi nullo e il
tasso naturale vicino a zero.
L’economia ha disoccupazione anche se la
domanda di lavoro sarebbe sufficiente a
occupare tutti i lavoratori.
La disoccupazione dovuta al tempo necessario
per trovare un lavoro è detta:
disoccupazione frizionale
Capitolo 6: La disoccupazione
13
La disoccupazione frizionale
La ricerca del lavoro
Per trovare un lavoro occorre tempo perché:
 I posti di lavoro non sono tutti uguali e anche i
lavoratori sono diversi tra loro (abilità,
istruzione, ecc.).
 Reperire informazioni sui posti di lavoro e sui
lavoratori richiede tempo ed è costoso.
 I posti di lavoro e i lavoratori sono distribuiti sul
territorio e la mobilità geografica richiede tempo
ed è costosa.
Capitolo 6: La disoccupazione
14
La disoccupazione frizionale
La ricerca del lavoro
L’innovazione tecnologica cambia in continuazione
la domanda di lavoro (richiede nuove
competenze).


Cambiamenti settoriali: (agricoltura – industria
– servizi). La domanda di lavoro cambia.
Spostamenti di attività produttive tra diverse
regioni.
Capitolo 6: La disoccupazione
15
Occupazione e settori
Capitolo 6: La disoccupazione
16
Occupazione e regioni in Italia
Tasso di attività = Forza lavoro / Popolazione in età attiva (15-65)
Tasso di disoccupazione = Disoccupati / Forza lavoro
Capitolo 6: La disoccupazione
17
Approfondimento
Tassi di disoccupazione in Europa
Capitolo 6: La disoccupazione
18
Cambiamento Strutturale 1960-2000, U.S.
Agricoltura
Manifatturiero
1960
2006
Altre industrie
Servizi
76.5%
57.9%
4.2%
9.9%
13.9%
28.0%
1.1%
8.5%
19
Politiche economiche
Riduzione della disoccupazione frizionale
Il governo può rendere più facile l’incontro tra
lavoratori e imprese:
o
Uffici pubblici di collocamento: forniscono
informazioni sui nuovi lavori e favoriscono l’incontro tra
lavoratori e imprese (oggi centri per l’impiego).
Il governo può attivarsi per riqualificare i lavoratori con
competenze obsolete:
o
Programmi di formazione professionale: aiutano i
lavoratori delle industrie in declino ad acquisire la
professionalità richiesta nei settori emergenti.
Capitolo 6: La disoccupazione
20
Politiche economiche
I sussidi di disoccupazione
Definizione: Il governo paga al disoccupato parte
del suo precedente salario (per un periodo di
tempo limitato) dopo la perdita del lavoro.
Effetti: La disoccupazione frizionale aumenta
all’aumentare del periodo di sussidio.
Il tasso di occupazione si riduce perché il sussidio
riduce l’urgenza di trovare lavoro.
Vantaggi: I lavoratori possono cercare un lavoro
più adatto alle loro esigenze e preferenze.
Capitolo 6: La disoccupazione
21
Studio di un caso
Un esperimento quasi naturale
1985 Illinois. I lavoratori che fanno domanda per il
sussidio di disoccupazione sono divisi in due gruppi.
A un gruppo sono offerti 500 dollari di premio se
trovano lavoro entro 11 settimane.
Risultato: –7% Disoccupazione
Gruppo con
premio
Durata media della
disoccupazione in
settimane
Capitolo 6: La disoccupazione
17,1
Gruppo senza
premio
18,3
22
Un passo indietro: Il modello macroeconomico
Componenti
 La produzione di beni e servizi:




La domanda di beni e servizi



Produzione di beni e servizi (reddito)
Domanda e offerta di fattori produttivi (capitale e
lavoro)
Prezzi dei fattori e distribuzione del reddito
Le componenti della spesa aggregata (C, I, G)
Domanda di fondi mutuabili (per gli investimenti)
Determinazione dell’equilibrio


Mercati di fattori produttivi e produzione
Mercato finanziario: i fondi mutuabili
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
23
La produzione di beni e servizi
Fattori di produzione
I fattori di produzione (input):
K = capitale,
strumenti, macchinari e impianti
utilizzati nella produzione.
L = lavoro,
L’impegno fisico e mentale dei
lavoratori.
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
24
La produzione di beni e servizi
Funzione di produzione
La funzione di produzione viene indicata con
Y = F (K, L)
Rappresenta la tecnologia disponibile per
trasformare capitale e lavoro in beni e
servizi.
Indica quanta produzione Y si ottiene da K
unità di capitale e L unità di lavoro dato il
livello della tecnologia produttiva
disponibile in un dato momento.
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
25
La produzione di beni e servizi
Ipotesi del modello
1. Il livello della tecnologia è fisso.
2. I livelli di capitale e di lavoro disponibili
nell’economia sono fissi e sono pienamente
utilizzati:
KK
LL
Quindi la produzione è data da:
Y  F ( K , L)
3. La funzione di produzione ha
rendimenti di scala costanti.
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove viene e dove va
26
I rendimenti di scala
I rendimenti di scala indicano quale è l’effetto sulla
produzione totale di un aumento
equiproporzionale di tutti i fattori produttivi.
Consideriamo un livello di capitale iniziale K1 e un
livello di lavoro L1
La produzione è data da: Y1 = F(K1 , L1)
Moltiplichiamo tutti i fattori per un numero x:
Ovvero K2 = xK1 e L2 = xL1
(se x = 1,5 allora tutti i fattori sono aumentati del 50%)
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
27
I rendimenti di scala
Di quanto aumenta la produzione totale rispetto
all’aumento dei fattori?
(ovvero aumenta di più o di meno del 50%?)
I rendimenti di scala sono:
costanti
se
Y2 = xY1
crescenti
se
Y2 > xY1
decrescenti
se
Y2 < xY1
Ovvero sono costanti se l’aumento della produzione è
uguale a quello dei fattori
(crescenti e decrescenti se invece è superiore o inferiore)
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
28
Il reddito
Come viene distribuito tra i diversi fattori?
I fattori di produzione sono remunerati sulla base
dei loro prezzi di mercato.
I prezzi dei fattori rappresentano il pagamento
per l’uso di una unità di fattore
 Il salario è il prezzo pagato per l’uso del
lavoro L.
 La rendita del capitale è il prezzo pagato
per l’uso del K.
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
29
I prezzi dei fattori
Notazione
I prezzi nominali
W = salario (nominale)
R = rendita del capitale
P = prezzo del prodotto
I prezzi reali:
W /P = salario reale
(misurato in unità di prodotto)
R /P
= rendita reale del capitale
(misurata in unità di prodotto)
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
30
Il mercato dei fattori
Prezzi di equilibrio tra domanda e offerta
I prezzi dei fattori sono determinati sul mercato
concorrenziale.
Offerta di ogni fattore. In questo modello è fissa e pari a:
K
L
Le imprese domandano fattori produttivi al fine di
massimizzare i profitti.
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove viene e dove va
31
Produttività marginale del lavoro (PML)
Quanta produzione è ottenibile utilizzando una
unità di lavoro?
Definizione:
La produttività marginale del lavoro è la
quantità di prodotto ottenibile con una unità
aggiuntiva di lavoro (data la quantità di
capitale):
PML = F(K, L + 1) – F(K, L)
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
32
Produttività marginale del lavoro (PML)
Matematicamente:
La PML è rappresentata dalla derivata (parziale)
della funzione di produzione rispetto al lavoro:
dY K , L 
PML 
dL
Graficamente:
La PML è rappresentata dalla pendenza della
funzione di produzione
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
33
Funzione di produzione
Produttività marginale
Y
Produzione
PML
1
PML
1
PML
La PML cala se la quantità di
lavoro impiegato cresce
La pendenza della funzione di
produzione è la produttività
marginale del lavoro
1
Lavoro
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
L
34
Domanda di fattori
Il lavoro
Idea: Una impresa richiede unità di lavoro fino al punto in
cui il costo marginale è pari al beneficio marginale. In
particolare:

Costo = salario reale

Beneficio = produttività del lavoro
Dal punto di vista della singola impresa il salario è dato
(dipende dal mercato), ma la produttività del lavoro
dipende da quanto fattore si sta usando nella
produzione.
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
35
La produttività marginale del lavoro è decrescente
La produttività marginale di un fattore decresce al
crescere delle quantità di fattore utilizzate (date
tutte le altre variabili).
Intuizione:
Se K è costante ma L cresce:
Meno impianti disponibili per ogni lavoratore
 Minore produttività
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
36
Il salario di equilibrio
Domanda e offerta di lavoro
L’offerta di lavoro è costante e pari a L
Il salario (prezzo di equilibrio) è quindi determinato dalla
domanda
L’uguaglianza tra domanda e offerta
determina il salario reale di equilibrio
PML
Salario
L’offerta di lavoro è costante e pari a
tutto il lavoro disponibile nell’economia
W/P
La PML è la curva di domanda
di lavoro
LD = PML
LO  L
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove viene e dove va
L
37
La rendita del capitale
Per il lavoro: PML = W/P. Ripetiamo lo stesso
ragionamento per il capitale.
La produttività marginale è decrescente anche per il
capitale: PMK  se K 
Quindi … La curva della produttività marginale
dell’impresa rappresenta la curva di domanda di
capitale.
Domanda di capitale: L’impresa domanda capitale fino
al punto in cui la produttività e il costo marginale sono
uguali:
PMK = R/P
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
38
La distribuzione della ricchezza prodotta
La teoria neoclassica
Possiamo quindi studiare la distribuzione del reddito ai diversi
fattori:
Il reddito totale distribuito a L è:
W
L  PML L
P
Il reddito totale distribuito a K è:
R
K  PMK K
P
Ogni fattore di produzione è remunerato in base alla sua
produttività marginale, quindi se la funzione è a rendimenti di
scala costanti il reddito viene interamente ripartito tra capitale
e lavoro:
Y  PML L  PMK K
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove viene e dove va
39
La distribuzione della ricchezza prodotta
Quota del reddito da lavoro sul totale
Capitolo 3: Il reddito nazionale: da dove
viene e dove va
40
La disoccupazione strutturale
Rigidità e inefficienze del mercato del lavoro
Consideriamo il grafico di equilibrio sul mercato del lavoro
Se non esistono rigidità il salario
reale si aggiusta fino a eguagliare
domanda e offerta
PML
Salario
L’offerta di lavoro è costante e
pari a tutto il lavoro disponibile
nell’economia
W/P
LD = PML
LO  L
Capitolo 6: La disoccupazione
L
41
La disoccupazione strutturale
Rigidità e inefficienze del mercato del lavoro
Se il salario non è libero di
aggiustarsi liberamente non tutto il
lavoro viene impiegato
PML
Salario
W/P
LD = PML
LO  L
Capitolo 6: La disoccupazione
L
42
La disoccupazione strutturale
Rigidità e inefficienze del mercato del lavoro
Non tutto il lavoro può essere
impiegato: l’offerta è superiore
alla domanda
Nell’equilibrio di mercato esiste
quindi disoccupazione
strutturale
PML
Salario
(W/P)min
Per esempio se esiste un
salario minimo
W/P
LD = PML
LO  L
Capitolo 6: La disoccupazione
L
43
La disoccupazione strutturale
Le cause principali
 Leggi
sul salario minimo
 Sindacati e contrattazione collettiva
 I salari di efficienza
 Restrizioni e costi di licenziamento
Capitolo 6: La disoccupazione
44
La disoccupazione strutturale
Leggi sul salario minimo
Definizione: salario minimo legale che le
imprese devono corrispondere ai
lavoratori


Il salario minimo è inferiore al salario medio e
non si applica alla maggioranza dei lavoratori
(ovvero è inferiore al salario di equilibrio).
Quindi non può essere causa del tasso di
disoccupazione naturale in quanto non si applica
alla maggioranza dei lavoratori.
Capitolo 6: La disoccupazione
45
La disoccupazione strutturale
Leggi sul salario minimo
Tuttavia è spesso superiore al salario di
equilibrio di:
 lavoratori a bassa qualifica
 lavoratori giovani con poca esperienza
(per cui parte della remunerazione avviene
sotto forma di formazione professionale)
Un aumento del 10% del salario minimo
riduce l’occupazione giovanile dell’1-3%.
Capitolo 6: La disoccupazione
46
La disoccupazione strutturale
Leggi sul salario minimo
Altre critiche:
Strumento non mirato: spesso utilizzato
da giovani di classe media in part-time
 Strumenti
alternativi:
Credito d’imposta concesso in modo
mirato a famiglie a basso reddito
Capitolo 6: La disoccupazione
47
La disoccupazione strutturale
Leggi sul salario minimo (nel 2005)
Capitolo 6: La disoccupazione
48
Salario minimo
$9
Il salario minimo reale e il tasso
naturale di disoccupazione comuovono
$8
Dollars per hour
$7
$6
$5
Salario minimo US
dollars 2009
$4
$3
$2
Salario minimo nominale
$1
$0
1950 1955 1960 1965 1970 1975 1980 1985 1990 1995 2000 2005 492010
La disoccupazione strutturale
Sindacati e contrattazione collettiva
Perché i sindacati possono cercare di ottenere
salari superiori a quelli di equilibrio?
 I sindacati rappresentano (e massimizzano
l’utilità) degli occupati (insider).
 I disoccupati preferirebbero salari inferiori
che garantiscano la piena occupazione.
 In Italia i contratti di lavoro sottoscritti dai
sindacati sono efficaci anche per i non
iscritti.
Capitolo 6: La disoccupazione
50
La disoccupazione strutturale
Sindacati e contrattazione collettiva
Capitolo 6: La disoccupazione
51
La disoccupazione strutturale
Sindacati e contrattazione collettiva
Percentuale di lavoratori coperti da
contratti collettivi (2005)
Capitolo 6: La disoccupazione
52
Lavoratori Sindacalizzati, US
anno
% forza lavoro
1930
12%
1945
35%
1954
35%
1970
27%
1983
20.1%
2008
12.3%
Dagli anni 80 la
sindacalizzazione
e il tasso naturale
di disoccupazione
sono calati.
Ma dal 1950 il
tasso di
disoccupazione
naturale è
cresciuto..
53
2006-2009:
EXPLAINING THE TREND:
prezzi voltaliti–
Sectoral shifts
la disoccupazione naturale
140
crescerà
ancora?
1986-2005:
prezzo
del
petrolio
1970-1986:
prezzi del
120stabile: pochi cambiamenti
petrolio volatili: cambiamenti
settoriali
settoriali
100
80
Price per barrel
of oil,
in 2009 dollars
60
40
20
0
1965
1970
1975
1980
1985
1990
1995
2000
2005
54
2010
La disoccupazione strutturale
Teoria dei salari di efficienza
È possibile che le imprese decidano
volontariamente di pagare salari
superiori a quelli di equilibrio?
Sì, se salari elevati aumentano la
produttività e permettono di aumentare i
profitti.
Capitolo 6: La disoccupazione
55
La disoccupazione strutturale
Teoria dei salari di efficienza
Questo è verso se alti salari:
 Attirano i lavoratori migliori.
 Riducono il “turnover” e i costi di
formazione di nuovo personale.
 Aumentano l’impegno sul lavoro e
riducono l’assenteismo.
 Riducono i conflitti sindacali e gli scioperi.
 Paesi in via di sviluppo: migliora lo stato
di salute e di nutrizione.
Capitolo 6: La disoccupazione
56
Modello di Shirking di Shapiro e Stiglitz
Capitolo 2: I dati della macroeconomia
57
La disoccupazione strutturale
Teoria dei salari di efficienza
Henry Ford e gli “efficiency wages”
1908-1913: da 450 a 14000 lavoratori
1913: tasso di rotazione 370%,
assenteismo 10%
1914: da 9 a 8 ore con raddoppio di
salario(da 2,34 a 5 dollari al
giorno)
La ragione principale era combattere
l’elevato tasso di turnover
Capitolo 6: La disoccupazione
58
La disoccupazione strutturale
Teoria dei salari di efficienza
Il tasso annuale di turnover crollò dal 370%
nel 1913 al 16% nel 1915!
L’assenteismo crollò dal 10% al 2,5%
La produttività aumentò tra il 40 e il 70% …
… e i profitti aumentarono del 20%
Discussione sui dati esatti, ma anche benefici
secondari
 Tenere lontani i sindacati
 Pubblicità
Capitolo 6: La disoccupazione
59
La disoccupazione strutturale
Rigidità della protezione dell’impiego
Il governo può rendere più difficile la
separazione tra lavoratori e imprese
Aumentando i costi di licenziamento
(rigidità della protezione dell’impiego)
Capitolo 6: La disoccupazione
60
La disoccupazione strutturale
Rigidità della protezione dell’impiego


Italia: un licenziamento con causa
persa costa all’impresa più di un anno
di salario
Confronti internazionali



Europa meridionale: rigida (alti costi di
licenziamento)
Europa centro-settentrionale: intermedia
Paesi anglosassoni: flessibili
Capitolo 6: La disoccupazione
61
La disoccupazione strutturale
Rigidità della protezione dell’impiego

Più difficile essere assunti

Aumenta la disoccupazione giovanile

Aumenta la durata della disoccupazione

Insiders (protetti) e outsiders (non
protetti)
Capitolo 6: La disoccupazione
62
La disoccupazione strutturale
Rigidità della protezione dell’impiego



Insider: occupati con una rendita di posizione
(contratti a tempo indeterminato, dipendenti
pubblici, ordini professionali, licenze)
Outsider: disoccupati, ec. sommersa,
neoassunti, ancora privi di rendita di posizione
(irregolari, precari, etc.)
Rendita di posizione: sostituire un insider con
un neoassunto è costoso
Capitolo 6: La disoccupazione
63
La disoccupazione strutturale
Rigidità della protezione dell’impiego



Differenziale salariale fra insider e neoassunti
La disoccupazione totale non scende, perché
si riducono sia s che f, e può salire, perché gli
insider hanno salari più alti di quelli di
equilibrio
Più che l’effetto totale, conta l’asimmetria:
mercato del lavoro a due velocità
Capitolo 6: La disoccupazione
64
La disoccupazione strutturale
Idee chiave sulla rendita




La rendita è un guadagno ottenuto grazie alla
propria posizione privilegiata e non ad un
contributo produttivo: residuo feudale
Le rendite di posizione sono tuttora presentissime e spesso causa di grandi inefficienze
Alcune rendite servono a correggere
imperfezioni del mercato e dunque sono
efficienti (ad es. i medici)
Quest’ultimo argomento può essere abusato
dai diretti interessati
Capitolo 6: La disoccupazione
65
I connotati della disoccupazione
La durata
La durata della disoccupazione permette di capire
se si tratta di disoccupazione frizionale o
strutturale
Disoccupazione:
di breve periodo → frizionale
di lungo periodo → strutturale
Capitolo 6: La disoccupazione
66
I connotati della disoccupazione
La durata
Comprendere le cause della disoccupazione
è cruciale per disegnare le politiche per
combatterla.
Esempio: Durata e disoccupazione
 10 lavoratori sono disoccupati
 8 per un mese e 2 per 12 mesi
 Totale mesi disoccupazione: 32
 Il 75% dei mesi, 24 su 32, è a carico dei 2
disoccupati di lunga data
Capitolo 6: La disoccupazione
67
I connotati della disoccupazione
La durata: media 1993-2000 negli Stati Uniti
Numero di
settimane da
disoccupati
% rispetto al
totale di
disoccupati
% tempo rispetto
al tempo totale di
tutti i disoccupati
1-4
39%
6,5%
5-14
31%
20,5%
15 o più
30%
73,0%
Capitolo 6: La disoccupazione
68
I connotati della disoccupazione
Principali differenze per gruppi demografici
Le differenze fondamentali:
 Uomini
vs Donne
 Adolescenti vs Adulti
 Bianchi vs Neri (dati Stati Uniti)
Capitolo 6: La disoccupazione
69
Capitolo 6: La disoccupazione
70
I connotati della disoccupazione
Gli uomini: Italia
Il lavoro: uomini
Occupati
Non Forza
lavoro
Capitolo 6: La disoccupazione
Disoccupati
71
I connotati della disoccupazione
Le donne: Italia
Il lavoro: donne
Non forza
lavoro
Occupate
Disoccupate
Capitolo 6: La disoccupazione
72
I connotati della disoccupazione
Per gruppi demografici (USA, 2000)
Capitolo 6: La disoccupazione
73
I connotati della disoccupazione
Adolescenti e adulti
Gli adolescenti hanno tassi di
disoccupazione più elevati. Perché?
Minore esperienza?
 Tasso di collocamento al lavoro simile.
ma
 Tasso di separazione più elevato.
Capitolo 6: La disoccupazione
74
I connotati della disoccupazione
Bianchi e neri
I tassi di occupazione sono inferiori per i
neri. Perché?
 Inferiore
network informale di ricerca
 Discriminazione razziale
Capitolo 6: La disoccupazione
75
Misure della disoccupazione
Partecipazione e disoccupazione
Nella realtà può essere difficile distinguere
un disoccupato da un individuo che non
partecipa alla forza di lavoro perché
scoraggiato.
Esistono quindi altre misure delle forza
lavoro.
Capitolo 6: La disoccupazione
76
Misure della disoccupazione
Misure di sottoutilizzazione del lavoro
Capitolo 6: La disoccupazione
77
I connotati della disoccupazione
La partecipazione alla forza lavoro: Stati Uniti
Non forza
lavoro
Disoccupati
Occupati
Capitolo 6: La disoccupazione
78
I connotati della disoccupazione
La partecipazione alla forza lavoro: Italia
Non forza
lavoro
Occupati
Disoccupati
Capitolo 6: La disoccupazione
79
Tassi di disoccupazione a confronto
Capitolo 6: La disoccupazione
80
0
2009
2007
2005
2003
2001
1999
1997
1995
1993
1991
1989
1987
1985
1983
1981
1979
1977
1975
1973
1971
1969
1967
1965
1963
Percentuale della forza lavoro
Disoccupazione: U.S. e Europa, 1963-2010
12
10
8
6
USA
EU 15
4
2
81
Tendenze della disoccupazione nel tempo
Caratteri demografici
Il baby-boom del dopoguerra – negli anni
1950 – ha creato un aumento dei
lavoratori negli anni 1970 che è
rallentato negli anni 1990.
Questo effetto tuttavia non spiega
l’andamento della disoccupazione
Capitolo 6: La disoccupazione
82
Tendenze della disoccupazione nel tempo
Spostamenti intersettoriali
Gli shock petroliferi possono avere indotto
una riallocazione da settori basati sul
petrolio ad altri.
In effetti la caduta della disoccupazione
negli anni 1990 coincide con bassi prezzi
del petrolio.
Capitolo 6: La disoccupazione
83
Tendenze della disoccupazione nel tempo
Il rallentamento della produttività
Se i salari sono vischiosi la disoccupazione
cala quando la produttività del lavoro
cresce.
Negli anni 1970 la produttività è cresciuta
meno che nei decenni precedenti e questo
può aver portato a disoccupazione.
Negli anni 1990 la produttività è cresciuta
maggiormente (information technology).
... Ma in Europa?
Capitolo 6: La disoccupazione
84
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Italia
Il tasso di disoccupazione in Italia
18
Tasso di disoccupazione
16
14
12
10
8
6
4
2
0
1945
1950
1955
1960
1965
1970
1975
1980
1985
1990
1995
2000
Anno
Capitolo 6: La disoccupazione
85
0
2010
2009
2008
2007
2006
2005
2004
2003
2002
2001
2000
1999
1998
1997
1996
1995
1994
1993
1992
1991
1990
1989
1988
1987
1986
1985
1984
Percentuale della forza lavoro
Disoccupazione in Europa, 1984-2010
25
20
15
Denmark
France
Germany
Italy
10
Spain
UK
USA
5
86
Tasso di Disoccupazione
Capitolo 6: La disoccupazione
87
Tasso di Disoccupazione
Capitolo 6: La disoccupazione
88
Protezione del Lavoro
Capitolo 6: La disoccupazione
89
Tassi Partecipazione US
Capitolo 6: La disoccupazione
90
Variazione Disoccupati e Partecipazione Italia
Capitolo 6: La disoccupazione
91
Disoccupazione Giovanile
Capitolo 6: La disoccupazione
92
Tassi Dis per fasce età
Capitolo 6: La disoccupazione
93
Tassi Dis per fasce età
Capitolo 6: La disoccupazione
94
Tassi Dis giovani aree
Capitolo 6: La disoccupazione
95
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Il tasso di disoccupazione medio in Europa
è aumentato costantemente dagli anni
1970 a metà degli anni 1990, mentre
negli Stati Uniti è aumentato negli anni
’70 e diminuito già dagli anni ’80.
Quali possono essere le cause di queste
differenze?
Capitolo 6: La disoccupazione
96
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Anche se è difficile stabilirlo con esattezza due
fenomeni possono (congiuntamente) spiegare il
fenomeno:
1. La regolamentazione del mercato del lavoro e
gli ammortizzatori sociali: sussidio di
disoccupazione
2. La riduzione della domanda di lavoratori a
bassa qualifica.
Capitolo 6: La disoccupazione
97
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Il progresso tecnologico ha portato a un aumento
della domanda relativa di lavoratori ad alta
qualifica.
Negli Stati Uniti i salari dei lavoratori a bassa
qualifica sono calati relativamente a quelli ad
alta qualifica.
Questo ha portato anche a un aumento della
disuguaglianza nella distribuzione dei redditi.
Capitolo 6: La disoccupazione
98
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Gli ammortizzatori sociali in Europa hanno
impedito ai salari dei lavoratori a bassa
qualifica di calare eccessivamente.
Inoltre molti lavoratori non qualificati hanno
preferito sussidi e cassa integrazione a salari
bassi.
Il risultato:
• Minore disuguaglianza
• Maggiore disoccupazione
Capitolo 6: La disoccupazione
99
Andamento del tasso naturale di disoccupazione
Europa
Il cambiamento istituzionale (maggiore protezione
sociale) ha dato adito a fenomeni di isteresi:
Il tasso di disoccupazione non è tornato ai livelli
precedenti gli anni 1970.
Eliminare lo stato sociale può aiutare?
In linea di principio sì ... Ma il prezzo da pagare è
una maggiore disuguaglianza economica.
Caveat: Nickell (1997): dare la colpa allo stato
sociale è troppo semplice!
Capitolo 6: La disoccupazione
100
PAML (ALMP) in paesi OCSE: programi e scopo generico
101
101
Equilibri socio-economici



Se i genitori hanno lavoro e reddito stabile e i
figli no, i figli tenderanno a vivere con i
genitori più a lungo
Se i figli vogliono più spazio, chiederanno la
rimozione di alcune protezioni dei padri
Se le protezioni vengono tolte ai figli e non ai
padri, possibile scontro intergenerazionale
sulla precarietà


Assorbito dalla famiglia in Italia
Portato in piazza nel 2006 in Francia
Capitolo 6: La disoccupazione
102
Equilibrio politico-economico


Se gli insider sono la maggioranza,
tenderanno a votare contro la
rimozione delle protezioni che
garantiscono la loro rendita di posizione
Se anche non sono la maggioranza, ma
hanno molta influenza politica,
riusciranno ugualmente a mantenere le
proprie protezioni
Capitolo 6: La disoccupazione
103
Flessibilizzazione al margine: obiettivi

Aumentare la produttività

Ridurre la disoccupazione giovanile

Ridurre l’economia sommersa

Ridurre la disoccupazione in generale

Senza intaccare le rendite degli insider (diritti
acquisiti?)
Capitolo 6: La disoccupazione
104
Flessibilizzazione al margine: rischi

Precarietà





Ritardo nell’indipendenza
Scontro intergenerazionale
Insicurezza
Scoraggiamento di investimenti
formativi specifici
Effetto solo temporaneo sulla
disoccupazione
Capitolo 6: La disoccupazione
105
Flessibilizzazione al margine
Lavoro a tempo indeterminato
Capitolo 6: La disoccupazione
106
Flessibilizzazione al margine
Lavoro a tempo determinato
Capitolo 6: La disoccupazione
107
Riforme recenti del mercato del lavoro in Italia

Pacchetto Treu (1997)

Legge Biagi (2003)
Capitolo 6: La disoccupazione
108
La legge Biagi: linee generali


D. lgs. 10 settembre 2003 n. 276 (attuativo
Legge delega 14 febbraio 2003, n. 30)
Obiettivi dichiarati


Aumentare i tassi di occupazione e promuovere
la qualità e la stabilità del lavoro anche attraverso
contratti a contenuto formativo e contratti a orario
di lavor modulato compatibili con le esigenze delle
aziende e le aspirazioni dei lavoratori
Provvedimenti


Riforma del mercato del lavoro (inserimento)
Creazione di nuovi tipi contrattuali di lavoro
subordinato e autonomo
Capitolo 6: La disoccupazione
109
Effetti delle riforme



Tasso di disoccupazione: sceso dall’11% nel
1997 al 6% nel 2007 (circa 20% fra i giovani;
enormi variazioni regionali; la metà dei
disoccupati lo sono da più di un anno) – dati
OCSE
La frazione di contratti a termine è passata
dal 12% al 14% negli anni ’90 e poi è rimasta
constante
La legge Biagi non ha né flessibilizzato né
precarizzato, bensì regolamentato
Capitolo 6: La disoccupazione
110
Effetti delle riforme




Asimmetria fra protetti (lavoratori a tempo
indeterminato) e non protetti (cosiddetti precari)
Fasce deboli (giovani, donne, immigrati, disoccupati)
prive di protezione dell’impiego e spesso escluse dai
sussidi di disoccupazione, comunque bassi (20% dei
disoccupati esclusi – fonte: Berton, Richiardi, Sacchi
(2009), “Flex-insecurity”)
Tasso di occupazione femminile: salito dal 36% del
1997 al 46% del 2007 (aumento simile in Svezia,
Norvegia e Danimarca, ma >73% nel 2007) – dati OCSE
Economia sommersa: >25% del PIL (10% in
Lombardia, 30% in Calabria; alta correlazione positiva
con il tasso di disoccupazione) – fonte: Boeri e Garibaldi
(2007), “Shadow Sorting”
Capitolo 6: La disoccupazione
111
Verso il futuro



Ridurre il cuneo fiscale fra costo del lavoro per le
imprese e salari reali netti per i lavoratori
Coniugare flessibilità e sicurezza e superare il
dualismo fra lavoratori protetti e non protetti
Modelli:



Italiano: rigidità della protezione dell’impiego
Danese: flexecurity (libertà di licenziamento, protezione
dei disoccupati e incentivi al reinserimento
Modello danese più giusto e più efficiente?



Partecipazione al mercato del lavoro più alta
Disoccupazione più bassa
Solo il 3% dei danesi considera la disoccupazione come una
delle tre preoccupazioni principali, contro il 33% degli
italiani – dati Eurobarometer 2007
Capitolo 6: La disoccupazione
112
Proposte recenti di riforma

Pietro Ichino: passaggio graduale ad un
sistema di flexecurity di tipo danese



Il nuovo contratto si applica solo ai nuovi rapporti
di lavoro
Le imprese formano, assieme ai sindacati, un’agenzia
che finanzia i generosi sussidi di disoccupazione e
si occupa delle politiche di reinserimento dei
disoccupati.
Tito Boeri e Pietro Garibaldi: cambiamento
meno radicale


Tutte le assunzioni nella forma del contratto
unico, a tempo indeterminato,
che prevede una fase di inserimento, della durata
di tre anni, e una fase di stabilità
Capitolo 6: La disoccupazione
113
In sintesi
Il tasso naturale di disoccupazione:


La media di lungo periodo o il tasso di
disoccupazione di stato stazionario
Dipende dai tassi di perdita di lavoro
(separazione) e ottenimento del lavoro
(occupazione)
Disoccupazione frizionale


Dovuta al tempo necessario a lavoratori e
imprese per “incontrarsi”.
Può crescere con i sussidi di disoccupazione.
Disoccupazione strutturale


Risulta dalla rigidità dei salari: il salario reale è
superiore a quello di equilibrio.
Cause: salari minimi, sindacalizzazione e salari di
efficienza.
Capitolo 6: La disoccupazione
114
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