Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 195 21 Aprile 2015 89 Pagine MotoGP Argentina Trionfo di Rossi, a terra Marquez Articoli, commenti e pagelle Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Assen Doppietta di Rea al GP d’Olanda. Articoli e commenti Scarica l’APP del Magazine MX Trentino Nagl e Gajser vincono MXGP e MX2. Cairoli è secondo, Villopoto cade | PROVA NAKED | SUZUKI GSX-S1000 da Pag. 2 a Pag. 13 All’Interno NEWS: Erik Buell Racing chiude i battenti | M. Clarke L’era d’oro delle 175 italiane | N. Cereghini Il segreto di Marc Marquez | MOTOGP: DopoGP con Nico e Zam Il GP delle Americhe | Storie di MotoGP Jarno Zaffelli Suzuki GSX-S1000 PREGI Prestazioni e guidabilità DIFETTI Effetto on/off ai medi regimi Prezzo da 12.290 € PROVA NAKED SUZUKI GSX-S1000 Suzuki entra a gamba tesa nel settore delle naked sportive da un litro di cilindrata con la GSX-S1000. Potente, leggera e agilissima é davvero adrenalinica. 12.290 euro il prezzo con ABS, ma se la comprate entro il 31 maggio potete risparmiare 300 euro di Francesco Paolillo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Media C i hanno meditato forse un po’ troppo, ad Hamamatsu, prima di entrare nel settore delle naked sportive di grossa cilindrata, la concorrenza si spartisce da anni una fetta di mercato abbastanza interessante, ma con questa nuova moto Suzuki entra a gamba tesa in questa fascia di mercato. È da cartellino rosso - in senso positivo - la moto più importante per il costruttore nipponico per il 2015: la GSX-S1000 è davvero adrenalinica, ben oltre quello che farebbe pensare la scheda tecnica. Suzuki indica come cliente tipo un motociclista di età superiore ai quarant’anni, con esperienza di guida e con un passato in sella a moto sportive. Badate che questo non significa che se avete trent’anni e in precedenza guidavate una naked seicento non possiate recarvi da un concessionario Suzuki a 4 comprare la GSX-S1000! Prima di leggere come va (forte...) vediamo com’è fatta. Design Compatta e aggressiva la GSX-S1000 segue il filone tutto giapponese delle moto manga, anche se i responsabili Suzuki affermano il contrario. Pungente e spigolosa, la naked di Hamamatsu non passa inosservata, soprattutto in blu e rosso, più che nell’elegante livrea grigia metallizzata, un design che esalta l’aspetto sportivo e la personalità “fun”. Motore Il motore che equipaggia la GSX-S1000 é una vecchia conoscenza, infatti, si tratta del quattro cilindri da 999 cc già utilizzato sulla GSX-R1000 dal 2005 al 2008, naturalmente rivisto per esaltarne le caratteristiche di sportività nell’uso stradale piuttosto che le performance pistaiole. La corsa lunga del quattro cilindri Suzuki montato sulla serie GSX-R K5, 59 mm per un alesaggio di 73,4 era piú adatto rispetto alla versione attuale che ha una corsa di 57,4 mm. Sempre per adattarne le prestazioni all’uso stradale, sono stati sostituiti i pistoni, ora più leggeri (-3%) e rigidi, grazie all’applicazione della tecnologia FEM (Finite Element Method), i cilindri prevedono un trattamento superficiale denominato SCEM (Suzuki Composite Electrochemical Material) per incrementarne la scorrevolezza. Rivisti anche i profili degli alberi a camme, sviluppati per migliorare le caratteristiche di erogazione ai medi regimi, così come a tale scopo è stato disegnato l’impianto di scarico, 4 in 2 in 1, dotato di compensatori tra i collettori 1-4 e 2-3, oltre che di una valvola a farfalla gestita dal sistema SET (Suzuki Exhaust Tuning), che ne controlla l’apertura in base alla posizione del comando dell’acceleratore, del rapporto inserito e del numero di giri. L’alimentazione é garantita, oltre che da un nuovo air box, da un sistema d’iniezione con doppi corpi farfallati da 44 mm e iniettori a dieci ugelli. La potenza massima erogata è di 145,4 cv (107 kW) a 10.500 giri, con una coppia massima di 106 Nm a 9.500 giri. Migliorata anche l’efficienza del sistema di raffreddamento che può contare oltre che su di un radiatore più efficiente, anche su un radiatore dell’olio raffreddato a liquido. Il sistema ECM (Engine Control Module), sovrintende al funzionamento del propulsore dal punto di vista elettronico, mentre é una novità il controllo di trazione a tre stadi, che limita le perdite di aderenza intervenendo sui tempi di accensione e sulla valvola secondaria del corpo farfallato. I tre stadi, o meglio i tre livelli d’intervento, prevedono diverse modalità di funzionamento. Il livello 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Accessori Tra gli accessori più interessanti da montare sulla GSX-S1000 ci sono certamente le componenti in fibra di carbonio, parafanghi (anteriore e posteriore), coperchi motore e un utile cupolino che può garantire un minimo di protezione aerodinamica (è disponibile anche in plexiglass nero). Vista la destinazione sportiva non può mancare un terminale di scarico in titano Yoshimura, tanto per esaltare ulteriormente lo splendido sound di scarico, cosi come i tamponi paramotore. Per i più pignoli e attenti al look, si segnalano le pinze freno di colore rosso, gli indicatori di direzione più piccoli e intriganti e la possibilità di montare un manubrio, sempre in alluminio, ma di colorazioni differenti. Inoltre sono disponibili anche un portatarga più snello, una borsa serbatoio a volume variabile, e il kit manopole riscaldate, ottimo per funzionalità ma criticabile dal punto di vista estetico. 1 è adatto alla guida sportiva, essendo il meno sensibile dei tre e consentendo un maggiore pattinamento della ruota posteriore, il 2 è studiato per l’utilizzo turistico/cittadino, mentre il 3 è specifico per i fondi a bassa aderenza. La loro selezione si può compiere tramite un pulsante sul blocchetto sinistro, anche in movimento, mentre la mappa prescelta è visualizzata sulla compatta strumentazione digitale. Strumentazione La strumentazione LCD oltre a essere molto compatta, è anche leggera pesando solo 275 gr, e completa per quantità d’informazioni visualizzate. Oltre ai canonici contagiri e tachimetro, ritroviamo i dati riguardanti il consumo medio e istantaneo, autonomia residua, orologio, indicatore marcia, temperatura liquido, autonomia e 6 Prove Come va Le premesse perché la GSX-S1000 sia divertente e performante ci sono tutte, e sono ben descritte nella scheda tecnica. Un esame visivo prima di salire in sella alla nuova naked di Hamamatsu denota una cura dei materiali e delle finiture in generale che è decisamente superiore a quella della sorella minore GSR 750. Plastiche di ottima qualità e assemblaggi precisi, verniciature ben eseguite, tante luci e poche ombre, quest’ultime riconducibili agli adesivi non protetti da trasparente, e alle viti di fissaggio della piastra forcella dal look dimesso. Piccoli particolari che non offuscato certo l’immagine della GSX-S1000. La sella posta a soli 810 mm da terra accoglie comodamente anche il pilota di gamba corta, mentre un eventuale passeggero si può accomodare senza particolari problemi almeno per brevi tragitti. Le prime impressioni una volta in viaggio sono più che positive, ma la forte connotazione sportiva livello carburante. Non mancano naturalmente i due contachilometri parziali, quello totale e le spie di servizio. Telaio e ciclistica Il telaio doppio trave in alluminio è inedito, e più leggero di quello in dotazione alla sportivissima GSX-R1000, dalla quale deriva il forcellone, anch’esso in lega di alluminio. Le sospensioni sono totalmente regolabili, mono e forcella KYB si possono, infatti, registrare nel precarico della molla, in compressione ed estensione. L’impianto frenante si affida a Brembo per quanto riguarda le pinze freno, identiche a quelle che monta la GSX-R1000, con attacco radiale e quattro pistoncini, dischi da 310 mm con antibloccaggio Bosch (non disinseribile). 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove piuttosto che in treccia metallica? Il motore fatica a nascondere i natali corsaioli, con una coppia massima erogata a un regime piuttosto elevato, oltre 9.000 giri, e un allungo esaltante che non stempera la spinta neanche in prossimità dei 12.000 giri. Il quattro cilindri paga pegno quando gli si richiede di andare a spasso, a cavallo dei 4/5.000 giri, con un effetto on/off piuttosto marcato, che tende a svanire man mano che il regime di rotazione sale. Chiedendo tutto al motore giapponese la risposta è di quelle che esaltano i guidatori più sportivi e che dimostrano ulteriormente le velleità sportive della GSXS1000. Dallo scarico esce un grido rabbioso, e la spinta sembra quella di un motore con più cavalli di quelli effettivamente dichiarati, mentre l’ottima spaziatura e funzionalità del cambio, seguono senza indecisioni il crescere della velocità. emerge in maniera evidente. Torna in mente una parola sentita più volte durante la presentazione stampa: Fun. Divertimento. In sella alla GSXS1000 ci si diverte certamente: la sua leggerezza (ricordiamoci che pesa 209 chili in ordine di marcia, 3 in meno rispetto alla settemmezzo), unita ad un bilanciamento dei pesi e quote ciclistiche “svelte” (interasse di 1.460 mm), ne fanno un oggetto di assoluto divertimento nel misto stretto. Cambi di direzione e inserimenti in curva sono pane per i suoi denti; precisa e composta, la GSX-S1000 morde letteralmente l’asfalto e divora le curve. Certo le strade spagnole, perfettamente asfaltate e con poche buche, aiutano parecchio, ma che il comportamento della naked giapponese sia sano si percepisce facilmente. Soprattutto dopo aver messo mano alla forcella che sulle prime era apparsa troppo cedevole in 8 compressione e un filo sfrenata in estensione, con conseguenti scompensi dell’assetto soprattutto nei cambi di direzione e in frenata. Due click sopra e altrettanti sotto ed eccoci a guidare un’altra moto, segnale che la forcella è sensibile alle regolazioni (particolarità da non dare per scontata su tutte le moto). Il controllo di trazione (se si esclude la modalità “3”, quella più conservativa) lavora il minimo indispensabile anche perché le condizioni meteo e stradali sono ottimali, e il grip delle Dunlop D 214 di serie, specificatamente sviluppate per questa moto, è davvero eccellente. Potendo sfruttare appieno le prestazioni della moto, e potendo contare su un’aderenza ottima, avremmo gradito un impianto frenante con più mordente, e con un attacco più secco e meno spugnoso. Che parte della colpa sia attribuibile alle tubature dell’impianto frenante in gomma 9 10 11 Prove Suzuki GSX S 1000 ABS 12.290 euro Cilindrata 999cc Cilindri 4 Disposizione cilindri trasversale Raffreddamento a liquido Avviamento elettrico Alimentazione iniezione Frizione multidisco Potenza 146 cv - 107 kw - 10.000 rpm Coppia 11 kgm - 106 nm - 9.500 rpm Numero marce 6 Capacità serbatoio carburante 17 lt Misura cerchio anteriore 17 pollici Pneumatico anteriore 120/70 ZR 17 M/C (58W) Misura cerchio posteriore 17 pollici Pneumatico posteriore 190/55 ZR 17 M/C (73W) Peso in ordine di marcia 209 Kg ABBIGLIAMENTO Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica SCHEDA TECNICA Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Casco Airoh Movement Giacca Ixon Typhon Race Hp Pantaloni OJ Muscle Guanti Ixon Stivali Dainese Axial Pro Sul veloce la GSX-S1000 è precisa e stabile, e i curvoni in appoggio non la mettono in soggezione, anzi! Prestazioni e agilità, due capisaldi del progetto GSX-S1000, allontanano la naked Suzuki dalla concorrenza diretta ma meno sportiva vedi Kawasaki Z1000, Honda CB1000 e Yamaha FZ1, avvicinandola alla Triumph Speed Triple, e per prestazioni alla BMW S1000R. La guidabilità ricorda invece l’Aprilia Tuono e la MV Brutale 800, per rapidità in inserimento di curva e velocità nei cambi di direzione. Questo la dice lunga sulla dinamica di guida e sulle potenzialità di questa moto. Un altro aspetto della GSX-S1000 che impressiona positivamente è quello legato al comfort di guida. Non aspettatevi di viaggiare su un cuscino d’aria, o di poter contare su una valida protezione dall’aria, ma la buona posizione di guida, unita a un comfort eccellente della sella e a un assetto delle sospensioni tutt’altro che granitico, la rende discretamente comoda anche sulle lunghe distanze. 12 13 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Intervista FABRIZIO CORSI aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa “YZF-R3, LA 300 DALL’INDOLE SPORTIVA” bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb di Thomas Bressani | Yamaha completa la gamma della serie R e dopo la R125, la R6 e la maxi sportiva R1 ecco arrivare la supersportiva YZF-R3. La moto ideale per ogni giorno e che non disdegna affatto mettere le ruote in pista. Costa 5.390 euro Y Yamaha completa la gamma della serie R e dopo la R125, la R6 e la maxi sportiva R1 ecco arrivare la supersportiva YZFR3, la moto ideale per essere guidata ogni giorno e che non disdegna affatto mettere le ruote in pista. Un ottimo compromesso per chi vuole passare da un 125 cc ad una cilindrata maggiore non troppo impegnativa. Le linee richiamano quelle delle sorelle maggiori R6 e R1, con un cupolino che vede integrato il doppio faro anteriore, la presa d’aria centrale e il profilo con le masse proiettate in avanti. Un peso ridotto di 169 kg, spinta dal nuovo bicilindrico frontemarcia da 321 cc con una potenza massima di 42 CV a 10.750 giri/min. La 14 potremo vedere a fine mese nelle concessionarie ad un prezzo di 5.390 euro nelle colorazioni Race Blu e Black. Domani la proveremo per voi lungo le strade soleggiate di Tarragona, in Spagna, per concludere il nostro test sul circuito di Calafat. Abbiamo intervistato Fabrizio Corsi, Product Manager Mc di Yamaha Motor Italia S.p.A., che ci ha raccontato il perchè dell’entrata sul mercato della YZF-R3 e a chi si rivolge la “piccola” supersortiva della casa dei tre diapason. Yamaha YZF-R3 è una supersportiva nata esclusivamente per essere utilizzata tutti i giorni o anche per un uso sportivo in pista? «Va a completare la gamma delle supersportive, abbiamo iniziato con la YZF-R125, la R6, l’R1 e questa è la moto di mezzo. Una moto facile da utilizzare tutti i giorni, considerando comunque la sua indole sportiva, ma che può garantire anche molto divertimento in pista». E’ già presente un campionato monomarca R3, ma per il momento solo in Francia o anche in altri paesi? «Si, per quest’anno solo in Francia, invece per quanto riguarda l’Italia stiamo pensando di farlo dal prossimo anno». Quali sono le caratteristiche principali che la accomunano alla sorella maggiore R6? bbbbbbbbbbbbbbb «Sicuramente lo spirito, il bilanciamento dei pesi, con un peso del 50% all’anteriore e un peso del 50% al posteriore. Il design e anche delle caratteristiche tecniche come l’offset dei cilindri che è in comune a quelli dell’R1 e alla famiglia MT, quindisi tratta di un motore di ultima generazione con i leggeri cilindri DiASil, realizzati con un processo di pressofusione esclusivo, hanno un corpo in alluminio con un contenuto del 20% di silicio, per creare una microstruttura resistente all’attrito che ottimizza la dispersione del calore, contiene il peso e riduce al minimo il consumo di olio. Quindi tecnologia di frontiera ad un prezzo molto contenuto». A quale tipo di clientela si rivolge? «Si rivolge soprattutto ad un ragazzo o una ragazza giovane, dai 18 ai 25 anni, che ha la passione per le gare e per le moto sportive. Sperando che questi siano la nuova generazione di motociclisti che potremmo vedere sulle nostre strade». La YZF-R3 è una moto adatta anche a chi non ha mai guidato un 125? «E’ sicuramente una prima moto, una moto facile e noi puntiamo molto sui giovani, essendo loro il futuro delle due ruote in Italia». E’ già disponibile nelle concessionarie e a quale prezzo? «La moto arriverà a fine mese ad un prezzo di 5.390 euro franco concessionario». 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News ERIK BUELL RACING CHIUDE I BATTENTI L’azienda statunitense sull’orlo della bancarotta. L’appello ad un piano di salvataggio secondo il Chapter 128 dello stato del Wisconsin L a notizia è improvvisa ed inaspettata: Erik Buell Racing, l’azienda sorta sulle ceneri di quella Buell chiusa da HarleyDavidson all’inizio della crisi economica mondiale, ha chiuso i battenti lasciando a casa i 120 dipendenti dalla sede di Troy, East Wisconsin. La Casa statunitense sembrava in netta ripresa, con il recente ampliamento della gamma basata sulla piattaforma 1190 che aveva dato vita alla versione da gara e alle declinazioni stradali 1190RX, sportiva, e 1190SX, naked. Le vendite non sembrano però state esaltanti, 16 a giudicare dall’offerta di incentivi fino a 2.000 dollari, anche se al momento non si dispone di dati certi. L’accordo dell’ottobre 2013 con Hero Motocorp, che avrebbe dovuto occuparsi della distribuzione delle EBR nei mercati extra-US appoggiandosi invece ad EBR per vendere i suoi prodotti sul suolo nordamericano, aveva sulla carta garantito all’azienda di Erik Buell i fondi necessari allo sviluppo di modelli e rete vendita. Al momento, riporta la testata statunitense Cycle World, non c’è traccia di una rete distributiva per i prodotti Hero in Nord America. Al contrario, è apparso più volte evidente come Hero Motocorp si sia affidata alla consulenza di EBR per sviluppare modelli di cilindrata piccola e media per il mercato interno. Erik Buell non ha fornito ulteriori spiegazioni, se non l’improvvisa mancanza di quella disponibilità economica che sembrava garantita dall’accordo con Hero. Il sito ufficiale di EBR è al momento inattivo, restiamo in attesa di ulteriori sviluppi. E di conoscere il destino della squadra impegnata nel Mondiale Superbike con Canepa e Pegram. 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine di realizzare uno spazio sotto la sella definito da cinghie elastiche che variano il volume della moto a seconda del carico trasportato Il progetto di Marcello vedrà la luce a novembre durante EICMA, presso gli stand di Moto.it e di OJ, grazie all’abilità della ditta OnlyBike e la sua Urban Hunter, una rivisitazione totale della Honda NC700X che abbiamo messo a disposizione, sarà finalmente svelata al suo ideatore e a tutto il grande pubblico del salone di Milano. Ed è così che l’idea, i bozzetti e il progetto su carta si tramuteranno finalmente in realtà. Anche quest’anno al contest hanno partecipato in molti designer e numerosi appassionati, con un’adesione significativa da parte di alcuni studenti dello IED (sedi di Torino e di Milano), che ha messo in seria difficoltà la nostra giuria composta da Roberto Nava e Guido Guerrini (Onlybike), Marcello e Max Merighi (OJ) e Andrea Perfetti (Moto. it). Intervista Marcello Basilio e la sua moto 3.0 Urban Hunter Marcello che studi hai fatto, quanti anni hai e cosa stai facendo ora? «Ho ventisei anni, ho frequentato l’Istituto Europeo di Design a Torino (IED) dal 2009 al 2012, poi dopo ho fatto uno stage in Mercedes a Como nell’advance design e un master nella Volkswagen a Milano. Ora da due mesi lavoro in Benelli a Pesaro come designer motociclistico». Hai disegnato una moto particolare, con grande creatività. Ti sei ispirato a qualcuno? «Mi sono ispirato assolutamente all’abbigliamento OJ. L’idea principale delle fasce riguarda il modo in cui si indossa uno zaino, ho voluto riproporre un nuovo modo di alloggiare il contenuto all’interno di un contenitore, quindi sfruttanto le fasce si può allargare lo spazio sotto la sella variando il MARCELLO BASILIO IL VINCITORE DELL’OJ DESIGN CONTEST 2015 di Thomas Bressani| Moto.it, OJ e OnlyBike hanno premiato il vincitore dell’OJ Design Contest, Marcello Basilio. La sua special Urban Hunter verrà realizzata dai ragazzi di OnlyBike e sarà svelata ufficialmente a EICMA 2015. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per scoprire da dove è nata l’idea originale delle cinghie elastiche D opo i numerosi progetti che ci sono stati inviati per il concorso 2015 dell’OJ Design Contest, alcuni dei quali di alto livello, in occasione della settimana del mobile di Milano. Moto.it con OJ e OnlyBike ha svelato al pubblico presente, 18 durante la serata al Dixieland Café, il vincitore del nostro contest Marcello Basilio, con il progetto Urban Hunter la moto 3.0 che si è aggiudicato la grande sfida. Molti i curiosi che si sono presentati ieri sera per poter scambiare due chiacchiere con Marcello e capire da dove è nata la sua idea 19 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine molto superiore a quello delle 125, fornissero prestazioni sensibilmente più elevate. Dovevano essere moderne tecnicamente e andare anche più forte delle (poche) 250 e 500 disponibili sul mercato che, salvo rare eccezioni, derivavano più o meno strettamente da modelli d’anteguerra. È iniziata così una autentica epoca d’oro per una classe “innovativa”, la 175. Per la verità già attorno all’inizio degli anni Trenta diverse nostre aziende avevano costruito valide moto di questa cilindrata, ma lo avevano fatto per ragioni fiscali; in seguito la situazione era cambiata e l’interesse nei confronti di tale classe era venuta meno. Proprio all’inizio degli anni Cinquanta l’unica azienda che offriva una 175 a quattro tempi era la MAS di Milano che purtroppo era oramai in fase obsolescente; come alcune altre case storiche d’anteguerra (tipo la Sertum e la Frera), non stava riuscendo a rinnovare la sua gamma in modo da adattarla, in maniera razionale ed economicamente vantaggiosa, alle mutate esigenze del mercato. La sua Zenith aveva ancora la testa in ghisa… La foto mostra un esemplare conservato della robusta e versatile Morini 175, presentata alla fine del 1952. Questa versione è stata in seguito chiamata Turismo per distinguerla da altre più performanti MASSIMO CLARKE L’ERA D’ORO DELLE 175 ITALIANE Tecnica Da MV a Morini e Mondial Dal 1952 il panorama motociclistico italiano ha cominciato a mutare drasticamente. Sono entrate in scena diverse 175 di progettazione completamente nuova, alcuni dei quali hanno dato origine a eccellenti versioni da competizione. Basta ricordare la Morini e la Parilla, destinate ad avere un grande successo commerciale, e la MV Agusta. Da quest’ultima, che aveva un motore con albero a camme in testa, comandato mediante catena, sono anche state derivate varianti supersportive che si sono comportate molto bene nelle gare stradali, così popolari all’epoca. Rapidamente anche la federazione motociclistica italiana ha dovuto prendere atto della mutata situazione, inserendo la classe 175 nei campionati nazionali, cosa che ha contribuito a rendere ancora più interessanti le moto di questa cubatura per i nostri costruttori e per i nostri appassionati. Il famoso Motogiro, gara stradale a tappe che si è svolta dal 1953 al 1957, prevedeva la partecipazione di moto suddivise in più categorie, fino appunto a questa cilindrata, che diventava Nella Mondial 175 TV l’albero a camme in testa veniva comandato da una catena alloggiata in una cartella in lega leggera posta sul lato sinistro. Questo rendeva inconfondibile l’aspetto del motore di Massimo Clarke | Per diverso tempo le 175 sono state la punta di diamante della produzione motociclistica italiana, e importanti anche dal punto di vista sportivo. Ora sono una classe dimenticata N ella prima metà degli anni Cinquanta in Italia si è verificato un autentico boom delle moto, con apparizione di nuovi modelli a getto continuo e fioritura di nuovi marchi, che andavano ad affiancare quelli storici. In un paese in piena ricostruzione postbellica come il nostro c’era fame di mezzi di trasporto semplici ed economici e le 20 motoleggere e gli scooter erano ideali per soddisfare questa esigenza. I modelli di 75 e di 100 cm3 hanno raggiunto rapidamente un’ottima diffusione e ad essi si sono ben presto aggiunti quelli di 125 cm3. Ben presto però alcuni costruttori si sono resi conto che occorreva offrire qualcosa di più. Era necessario aggiungere alla gamma moto che, senza avere un prezzo 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica La linea evolutiva delle Morini di 175 cm3 è culminata con il Tresette Sprint, costruito in due versioni a partire dal 1958 e rimasto in listino fino al 1963. La potenza di 13 CV a 6500 giri/min consentiva una velocità massima di circa 130 km/h pertanto la classe regina della manifestazione. La Morini 175 si è dimostrata validissima sia come ciclistica che come prestazioni, oltre che come livello qualitativo, ed è stata la progenitrice di una serie di modelli di grande successo, rimasti in produzione fino ai primi anni Sessanta. Particolarmente famoso è stato il Settebello, nato come supersportiva targata, impiegabile nelle gare stradali, e in seguito trasformatosi in moto da competizione pura. Ha vinto moltissimo, sia in Italia che all’estero ed è stata la moto che ha consentito a Giacomo Agostini di ottenere i suoi primi successi. Il motore aveva la distribuzione ad aste e bilancieri, con due valvole in testa inclinate. Il cambio, del tipo con presa diretta, era dotato di una piastra selettrice a scorrimento 22 rettilineo al posto dell’usuale tamburo. La trasmissione primaria era a terna di ingranaggi (sulla ruota dentata intermedia era calettato l’albero a camme). La Parilla aveva un motore con una inconsueta distribuzione a camma rialzata. Un solo eccentrico comandava le due valvole, fortemente inclinate, per mezzo di corte astine e di bilancieri. Questo motore è stato impiegato con eccellenti risultati anche su un modello da cross, oltre che su alcune grandi protagoniste delle gare di velocità. Le ultime versioni, in alcune delle quali la cilindrata era stata portata a 250 cm3, hanno avuto un notevole successo sul mercato americano nel periodo tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio del decennio successivo. Una buona diffusione, nell’ambito delle 175, ha Scarica l’APP del Magazine avuto anche la Bianchi Tonale, apparsa nel 1954. Il motore aveva la distribuzione monoalbero con comando a catena. Pure la trasmissione primaria era a catena. Si trattava di una moto senza particolari pretese a livello di prestazioni, dalla quale però in seguito la casa milanese ha ricavato una eccellente versione da corsa, che si è ottimamente comportata nelle gare nazionali della seconda metà degli anni Cinquanta. Nel 1955, dopo avere costruito eccellenti 175 da competizione a cilindro verticale, che mostravano una stretta parentela con le sue monocilindriche da Gran Premio, la Mondial ha messo in produzione un modello di questa cilindrata di progettazione completamente nuova. Il motore aveva il cilindro inclinato e la distribuzione con unico albero a camme in testa comandato da una catena piazzata sulla sinistra. Pure la Demm ha scelto la soluzione monoalbero per la sua 175, ma ha preferito fare ricorso a un comando ad alberello ausiliario e coppie coniche. Nello stesso periodo la OMA di Bologna (l’acronimo sta per Officine Meccaniche Amadori) ha messo in produzione un bel motore sciolto di questa cilindrata, con distribuzione ad aste e bilancieri, che ha iniziato a fornire a case come l’Alpino e l’Aquila. La gamma delle 175 prodotte dalla industria motociclistica nazionale si è ulteriormente arricchita grazie alla Motobi, che nella primavera del 1956 ha messo in produzione la Catria, realizzata ben presto anche in versione sportiva. Con questo modello, commercializzato con leggero anticipo rispetto al 125 Imperiale, l’azienda pesarese ha dato inizio all’era dei monocilindrici a quattro tempi dal tipico disegno “a uovo”, già adottato sui suoi motori a due tempi. Verso la fine dell’anno sono apparse due nuove 175: la Guzzi Lodola e la Aermacchi Chimera, moto carrozzata dallo styling avveniristico. Entrambi questi modelli sono stati autentici flop sotto l’aspetto commerciale. La prima è stata ben presto sostituita dalla Lodola 235 con distribuzione ad aste e bilancieri. Anche la seconda è rimasta in listino per poco, ma ad essa va il merito di aver dato inizio alla gloriosa Tecnica stirpe delle Aermacchi a cilindro orizzontale, eccezionali protagoniste della scena motociclistica italiana per oltre un decennio, anche a livello agonistico, e assai apprezzate pure all’estero (a cominciare ovviamente dagli USA). La Mitica Marianna di Taglioni Il 1957 ha visto balzare in scena la Ducati con la sua 175, prima moto progettata dall’ing. Fabio Taglioni ad essere prodotta in grande serie (le precedenti Gran Sport, più note come “Marianne”, venivano costruite in numeri molto ridotti, essendo destinate ad impiego agonistico). Per la casa di Borgo Panigale, e per la stessa storia del motociclismo, iniziava una autentica epopea, quella dei monocilindrici con distribuzione monoalbero comandata da alberello e coppie coniche, che avrebbe raggiunto l’apice dello sviluppo e della popolarità con i leggendari Scrambler. Nello stesso anno va segnalata la comparsa di altre due nuove 175, realizzate dalla Mondial e dalla Benelli; entrambe avevano la distribuzione ad aste e bilancieri. Oramai però il mercato motociclistico nazionale stava entrando in una crisi sempre più profonda e l’era delle 175 volgeva al termine. Negli anni Sessanta la diffusione delle moto di questa cubatura è diventata talmente modesta da risultare pressoché trascurabile. Merita sicuramente di essere ricordata la Gilera 175, a suo tempo una delle migliori moto da regolarità offerte al pubblico. In campo fuoristradistico questa cilindrata ha continuato ad essere presente ancora abbastanza a lungo, ma ben presto solo con motori a due tempi. Per quanto riguarda le gare di velocità, la classe 175 è stata eliminata all’inizio degli anni Settanta, dapprima dal campionato italiano juniores e quindi anche da quello della montagna. A chiusura di questa panoramica ultrasintetica, una osservazione che può forse lasciare sbalorditi: negli anni Cinquanta le case italiane che hanno realizzato o proposto (con tanto di presentazione al Salone di Milano) moto di questa cilindrata sono state più di 35! 23 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb Scarica l’APP del Magazine Intervista disegno con la moto reale, sovrapponendo il progetto sulla moto si può notare quanto sia identicho, è un qualcosa di incredibile e pazzesco. Riproporre lo stesso design sotto forma di moto è un lavoro difficilissimo». E della nostra iniziativa? «Siete dei fighi! Dare la possibilità a gente qualunque di realizzare una moto pensata e progettata da loro è qualche cosa di fantastico». Hai vinto altri concorsi di Design? «Ho vinto un concorso di Interior Design, per la Volkswagen a Francoforte nel 2011, si trattava di una proposta di stile per un interno». Ora devi solo aspettare di poter vedere la tua moto realizzata ed esposta a EICMA. «Assolutamente si, non vedo l’ora di poterla ammirare e vedere quello che hanno saputo fare i ragazzi di Only Bike». volume della moto, riuscendo così a posizionare oggetti con forme differenti». appassionati, ma io ero il cigno nero che distruggeva tutto». Sei un appassionato di moto e da quanto tempo? «Certo. Ho iniziato ad appassionarmi al mondo delle moto sin da quando ero piccolo». Come sei venuto a conoscenza del nostro concorso? «Sono venuto a conoscenza dell’OJ Design Contest tramite il social network Facebook, esattamente dallo IED che ha pubblicato un post inerente al concorso». Che genere di moto ti piace? «Assolutamente Cafe Racer» Oltre a progettare moto ne hai una tua? «Certo, ho una Honda CB 750 del 1980, una vecchia gloria del passato». Quanto tempo ci hai messo a realizzare il progetto? «Sinceramente? Per realizzarla ci ho messo un giorno!» La tua prima moto? «Ho avuto come prima moto una Aprilia RS 125 del 1997, grippata non so quante volte nonostante venga da una famiglia di meccanici e Cosa ne pensi del lavoro fatto in precedenza dai ragazzi di Only Bike? «Impressionante! Perchè tutto ciò che mi ha realmente stupito è stata la somiglianza del 24 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine costretto a cessare di recente la sua attività. Il secondo, tuttora attivo, realizza prodotti di fascia bassa, dal prezzo accessibile, sfortunatamente non omologati per la circolazione sulle strade europee. Un problema comune ad altri modelli che ci ha suggerito di non inserire questi prodotti nella breve carrellata di caschi fighetti che vi proponiamo. Signore e signori, ecco cinque caschi omologati e alla moda. DMD Racer L’italiana DMD è probabilmente l’azienda che offre la più ampia scelta di caschi omologati in stile vintage. All’interno del suo catalogo, tra gli integrali, oltre al più stradale Rocket, è possibile trovare anche questo Racer, un casco ispirato ai primi full-face da cross prodotti negli anni ’70. Caratterizzato da una calotta molto contenuta nelle dimensioni – un tratto comune ai caschi fighetti – è realizzato in un composito di kevlar e carbonio, è sfoderabile e possiede una chiusura a doppio anello. Ideale con un paio di occhialoni, oggi è proposto per le moto da strada in bianco e in nero opaco. CINQUE CASCHI PER IL FIGHETTO CHE SI RISPETTI di Alberto Capra | Il nostro appuntamento settimanale con la fighetteria motociclistica tocca l’argomento più spinoso: i caschi! I l casco è di sicuro uno degli accessori in grado di distinguere in maniera più netta un motociclista da un altro. A seconda del modello è possibile comprendere un sacco di dettagli sulla personalità di chi lo indossi, sul tipo di utilizzo che sia solito fare della sua moto, sulla sua attenzione alle mode e sul suo desiderio di mettersi in mostra. Dimmi che casco hai e ti dirò chi sei, insomma. Non a caso il casco indossato dal fighetto D.O.C. non è di certo un 26 modello qualsiasi. La parola d’ordine è vintage. Caschi ispirati per lo più agli anni ’70 e spesso caratterizzati da lavorazioni molto raffinate, tipiche dei prodotti destinati ad un’utenza di nicchia. A lanciare il trend, due marchi: Ruby e Biltwell (di cui si è parlato anche fra i commenti della scorsa puntata di questa rubrica). Il primo, fondato dal francese Jerome Coste, fratello del più noto Dimitri, ha realizzato fino a pochi mesi orsono caschi di super lusso, vedendosi purtroppo Premier Trophy Carbon Anche Premier ha deciso di buttarsi nella mischia, proponendo di recente questo integrale super ‘70s realizzato in DCA, una struttura composita formata da carbonio, dyneema e fibre aramidiche, amalgamate con una speciale resina. La visiera, pur se dalle sembianze “old school”, è antigraffio e omologata anch’essa. Gli interni sono realizzati in materiali anallergici, con finiture in pelle sintetica. La chiusura è a doppio anello. Disponibile in molte varianti cromatiche, la Carbon è decisamente la più “classy”. Bell Custom 500 Carbon A dire la verità, di Bell ci sarebbe piaciuto inserire, in particolare, la linea Bullit. Il loro integrale tutto stile e grafiche da paura, però, ci ha sedotto e abbandonati, non essendo ancora stato omologato per la circolazione sulle strade europee. Costume Quella che vi proponiamo, dunque, è la variante jet, in circolazione già da qualche anno. Un casco realizzato con grande cura, ispirato al modello realizzato nel 1954 da Roy Richter – il fondatore di Bell – e chiamato, per l’appunto, 500. Un omaggio impreziosito dalle più moderne tecnologie, come la calotta in carbonio, e da qualche sciccheria, come l’interno in suede, che qui vi proponiamo nella speciale colorazione realizzata dal preparatore californiano Roland Sands (lo stesso che ha fatto la moto ritratta nella foto a corredo della puntata di fighetto relativa alle bagger). 70’s Helmets Un’altra azienda italiana, per un’altra serie di prodotti omologati e costruiti con cura artigianale. Il suo nome è 70’s Helmets e la sua offerta, per ora, è limitata ad un casco jet altamente personalizzabile e proposto in una vasta gamma di varianti cromatiche. I caschi 70’s Helmets possono essere ordinati direttamente sul sito della casa e possono essere richiesti con interni in pelle nera o marrone, con la chiusura a doppio anello o con una di tipo rapido e con finiture cromate o in gomma. Il casco che vedete raffigurato in questa foto è munito di una visiera lunga ispirata al mondo del fuoristrada, roba super fighetta se accoppiata a una scrambler. Davida Jet Davida è un’azienda inglese specializzata nella produzione di caschi dalle linee retrò. La loro caratteristica principale è di avere calotte dalle dimensioni davvero contenute, un aspetto spesso tenuto in grande considerazione da chi fa del casco un elemento distintivo del proprio look. All’interno dell’offerta Davida, il casco Jet (è il nome del modello) è l’unico ad essere omologato per la circolazione sulle nostre strade. È realizzato in un botto di colorazioni: dai monocromo, alle varianti “candy”, alle bandiere nazionali. Le nostre preferite sono le super serie versioni grigie e bicolore. Molto vintage, molto british! 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica RIDE IN THE USA SO-CAL CYCLE SWAP MEET, IL MERCATINO DELLE PULCI PER MOTOCICLISTI Scarica l’APP del Magazine Can You Go”, ovvero: quanto in basso puoi cadere? Lo dico perché molta della roba che mi sono trovato davanti era se non patetica, perlomeno ridicola. Capisco che ci sia qualcuno che cerchi disperatamente una vite particolare o un vecchio perno introvabile nelle regolari ferramenta, ma mai e poi mai mi sarei aspetto di poter comprare viti e bulloni “a manciata”. «Prendi una manciata e mi paghi $3» mi ha detto il tizio che gestiva lo stand (e qui chiedo scusa a chiunque mai abbia allestito uno stand di qualsiasi genere). «Ma se mi serve solo una vite?» Gli ho chiesto io. «Sono comunque tre dollari, quindi ti conviene prendere una manciata e cerca di includere la vite che ti serve» mi ha risposto lui. Ha! Ovviamente la suddetta manciata, in tutto il suo lurido untume, te la cacci poi in tasca così com’è perché lui di sacchetti non ne ha… Alla fine ho rinunciato. C’erano poi bancarelle piene di tutto, dai vestiti vecchi - scusate, vintage - ai caschi usati (luridi anche loro) ai vecchi stemmi ed emblemi. On the road Immancabile la pila di patacche da cucire sul giubbotto, un espositore ne aveva una montagna buttata per terra, e i due o tre loschi figuri che mentre provano a venderti i pezzi di una R1 stesi alla buona su un lenzuolo, continuano a guardarsi intorno come se avessero paura di qualcosa. Per la cronaca: non mi hanno lasciato fare foto. In mezzo alla muffa e alla ruggine ho anche visto roba interessante, come vecchi motori twin completi, serbatoi maggiorati per fare fuoristrada nel deserto, attrezzi ed estrattori specifici ed introvabili ed anche qualche “simpatica” maglietta che, alla maniera dei biker, invitava gli automobilisti ad una guida più prudente. Alla fine, prima di smarrirmi nella terra di nessuno dei venditori di roba per biciclette, dove tutto - tutto - è accatastato in pile più o meno ordinate, ho fatto ancora in tempo a vedere qualche pezzo pregiato, come delle vecchie beach cruiser (le bici per andare in spiaggia) dai prezzi allucinanti una bicicletta che sembrava una Indian degli Anni 50, e una edizione limitata del gioco da tavolo Monopoli, in tema Harley Davidson. di Pietro Ambrosioni | Un incubo o un paradiso, a seconda di cosa ne pensiate di montagne di cianfrusaglie punteggiate di qualche vecchia rarità E ra un pezzo che volevo andarci ma per un motivo o per l’altro negli ultimi due mesi sono stato sempre in giro. Parlo del So-Cal Cycle Swap Meet, un mercatino delle pulci per moto e bici che si tiene ad ogni fine mese nel Veterans Stadium di Long Beach, appena a sud di Los Angeles. Per colpa del terribile traffico losangeleño sono arrivato quasi troppo tardi, quando cioè molti 28 espositori stavano già smontando i loro stand e quando, presumibilmente, la “roba giusta” era già passata di mano e di sicuro in viaggio sul pickup di qualche nuovo proprietario. Mi sono dunque ripromesso di tornarci appena il mio calendario me ne darà l’opportunità, sebbene una prima idea me la sia comunque fatta. Il concetto di base, attorno al quale ruota tutta la fiera, è secondo me il semplicissimo “How Low 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito NICO CEREGHINI IL SEGRETO DI MARC MARQUEZ Ecco come fa a guidare la sua Honda. Nel giro pazzo della pole, sabato ad Austin, ha avuto bisogno di spingere davvero forte e si è scoperto. Imitarlo però non sarà così facile… Media C iao a tutti! L’impresa di Marquez nella qualifica di Austin, quando da pilota fortissimo si è trasformato in Superman e ha conquistato una pole già perduta, ha lanciato la questione: qual è il suo segreto? Loris Capirossi, interpellato a caldo, ha spiegato che il campione del 30 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica mondo è “l’unico qui a sfruttare tutta la pista, che è particolarmente larga, fino all’ultimo centimetro”, ma io credo che si possa dire qualcosa in più. Marc sfrutta la pista, certo, e lì ha preso le misure meglio di tutti; ma sfrutta soprattutto il tempo: lui non butta via niente, la sua straordinaria velocità di esecuzione è la sua forza. Tecnicamente si può dire che nella guida della moto ci sono delle fasi intermedie - come gli inserimenti in curva e i cambi di inclinazione, o come lo spostamento del corpo sulla sella per trasferire il peso - che rappresentano molto spesso una perdita secca in termini di tempo sul giro. Sono tutte fasi indispensabili per portare una moto al limite, ma sono anche le fasi meno utili sul cronometro perché si deve parzializzare il gas in misura più o meno sensibile. Ebbene è proprio lì che agisce Marc Marquez con la sua rapidità da uomo-gatto: riducendo in misura sostanziosa i tempi di manovra, sembra proprio che lui valorizzi ogni millesimo di secondo. Si è visto bene in quel giro pazzo della pole. Avete notato come Marquez butta la moto dentro la curva, dall’assetto verticale (spesso con la ruota posteriore sollevata da terra) ai 60 gradi di piega in pochissimi metri? Noi motociclisti della strada sappiamo bene che la manovra deve essere dolce e graduale per non mettere in crisi le sospensioni nel trasferimento di carico e così mantenere la linea migliore. In pista è un’altra cosa e un’altra cosa sono anche quelle moto, però Marc resta unico per una semplice ragione: perché facendo come lui è praticamente impossibile seguire davvero la linea ideale. Quando Marc ha bisogno di spingere non guarda più alle geometria delle traiettorie e se ne frega anche della fisica. In una curva non riesce a toccare il corretto punto di corda, nella successiva monta sul cordolo con entrambe le ruote, la moto salta da tutte le parti e lui nemmeno parzializza il gas. Sarebbe bello vederlo su una moto diversa, magari meno corta della sua Honda e meno evoluta nei controlli elettronici. Tanto per capire un po’ di più dove finisce la tecnica e comincia l’arte. Editoriale AVETE NOTATO COME MARQUEZ BUTTA LA MOTO DENTRO LA CURVA, DALL’ASSETTO VERTICALE AI 60 GRADI DI PIEGA IN POCHISSIMI METRI? 31 SPECIALE MOTOGP GP D’ARGENTINA 32 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MARQUEZ RESISTE: CONTATTO INEVITABILE «Ma Marquez è uno da tutto o niente, in mezzo alla curva mi ha dato una carenata. Sono rimasto un po’ sorpreso, ma in uscita ho accelerato per provare ad andargli via, lui mi ha colpito nuovamente» è la sintetica spiegazione dell’episodio che ha deciso definitivamente il GP al penultimo giro: Rossi, davanti, ha continuato per la sua strada, Marquez è finito sull’asfalto, senza conseguenze. «Ma non ho sbagliato nulla, tutti hanno visto che ci siamo toccati nel cambio di direzione» è la tesi di Marc, attento a evitare la polemica, ma anche convinto di avere in qualche modo ragione. Non ce l’ha, le immagini sono chiare e Marquez ha sbagliato a resistere, anche perché il recupero di Rossi, nettamente più veloce, avrebbe dovuto fargli capire che questa volta non se la sarebbe potuta giocare, che avrebbe dovuto accontentarsi di un piazzamento. «Non si possono vincere tutte le gare, bisogna anche saper accettare un risultato diverso» aveva detto alla vigilia, come fa sempre da un anno a questa parte. Ma un conto è dirlo, un altro farlo. ROSSI VINCE IL GP D’ARGENTINA MotoGP DOMINIO ITALIANO Così, inaspettatamente, dopo tre gare Marquez è solo quinto, a 30 punti da Rossi a 24 da un immenso Dovizioso, un’altra volta secondo, un’altra volta protagonista assoluto, autore di un GP da applausi. Si era capito dopo le prove, nonostante il sesto tempo in qualifica, che il Dovi aveva il passo per giocarsi il podio, ma la sua gara è andata oltre le aspettative, a conferma che la GP15 è sì competitiva, ma è guidata da un grandissimo pilota. Superato di slancio da Rossi all’11esimo giro, sembrava che il Dovi non ne avesse più per tenere il suo passo, invece, nonostante la gomma dura posteriore – scelta obbligata per le “Factory2” – Andrea è stato lì, ha tenuto botta e soltanto a tre, quattro giri dal termine ha rallentato. Alla fine, è arrivato anche un secondo posto insperato, ma che Andrea avrebbe anche potuto conquistare sul “campo”, perché nel finale girava più forte di Marquez. «Dei tre secondi posti conquistati, questo è forse il più significativo, perché ottenuto su una pista dove nel 2014 avevo faticato particolarmente» gioisce il Dovi, secondo anche nel Mondiale: impensabile di Giovanni Zamagni | Trionfo di Valentino Rossi, davanti ad Andrea Dovizioso e Cal Crutchlow. Quarto Andrea Iannone, solo quinto Jorge Lorenzo, a terra Marc Marquez per un contatto con Rossi al penultimo giro T rionfo di Valentino Rossi, davanti ad Andrea Dovizioso e Cal Crutchlow. Quarto Andrea Iannone, solo quinto Jorge Lorenzo, a terra Marc Marquez per un contatto con Rossi al penultimo giro. Sembrava dovesse essere l’ennesima passeggiata del campione della Honda, che al decimo giro aveva già 4”3 di vantaggio su Dovizioso e 4”5 su Rossi, in grande rimonta. Questa volta, però, Marc era in difficoltà, la sua RC213V si muoveva da tutte le parti, sbandierava in entrata 34 e in uscita di curva, mentre Rossi alle sue spalle guidava una Yamaha perfetta, grazie anche all’azzardo della gomma posteriore extra dura, mentre Marquez aveva optato per la dura. «Ma con la Honda non si poteva correre con quella di Rossi» lo giustifica Crutchlow, grande protagonista fino al traguardo. Gomma o non gomma, con una voglia e una determinazione impressionanti, un modo di guidare unico, Valentino è arrivato in scia al rivale, l’ha studiato, l’ha puntato e in fondo al rettilineo ha affondato la staccata. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito solo pochi mesi fa. Con la soddisfazione di aver battuto per la terza volta consecutiva il compagno di squadra, che proprio all’ultima curva si è visto beffato da un tenace Crutchlow. «Nessuna rivincita nei confronti della Ducati, io voglio solo battere chi mi sta davanti» ha sminuito Cal, che ha approfittato di una indecisione dell’altro Andrea. Iannone, comunque, ha corso bene, ma manca un po’ di esperienza e di abitudine a stare davanti: in ogni caso, è terzo nel mondiale, un risultato oltre ogni aspettativa. LORENZO, CRISI TOTALE Così come non si poteva prevedere un inizio di stagione così difficile per Jorge Lorenzo, solo 36 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP quinto a ben 10”192 dal compagno di squadra: ancora una volta, Jorge ha sbagliato la scelta della gomma, montando una media anteriore invece della dura scelta da Rossi e da tutti gli altri piloti di vertice. Lui si arrabbia se lo si dice, ma a questo punto è giusto parlare di crisi. Sesto posto per Bradley Smith, solo settimo Aleix Espargaro, scattato dalla seconda casella: si sapeva che, sulla distanza, la Suzuki non sarebbe stata così competitiva, ma, ci si aspettava qualcosa di meglio, specie considerando il distacco di quasi un secondo al giro. Ma la differenza in rettilineo è troppo grande: Aleix veniva sverniciato da tutti. 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP VALENTINO ROSSI MARQUEZ HA CAPITO CHE DEVE FARE I CONTI CON ME di Giovanni Zamagni | Valentino esaltato da un altro successo straordinario: “Mi spiace per il contatto, ma è stato lui a sbagliare: se mi avesse buttato giù sarebbe stato un problema”. Sul campionato: “Dovizioso e la Ducati vanno fortissimo, ma Marc rimane il rivale da battere” A Avendo finito tutti gli aggettivi per definire il “Diego Maradona delle due ruote”, ecco un po’ di numeri: 36 anni, ventesima stagione iridata, 110 vittorie, 84 in 500/MotoGP, nove titoli iridati, 66 punti in classifica generale, due successi e un terzo posto in tre gare. Valentino, alla vigilia avevi detto che bisognava mettere pressione a Marquez: mi sembra che tu ci sia riuscito alla stragrande. «Sì. Sono contento, è sicuramente una vittoria importante per il campionato, perché lui, purtroppo, è caduto e ha perso tanti punti, ma anche perché sono stato l’unico che sono andato a riprenderlo. Ha capito che se vuole vincere, non sarà così facile, dovrà fare i conti con me: è importante. Marquez è uno che dà sempre il tutto per tutto, o 100 o 0, tut38 to o niente. Tante volte sfiora, tocca, fa, ma questa volta gli è andata male: se mi avesse buttato giù, però, sarebbe stato un problema». Quanto è grande la soddisfazione di aver battuto Marquez in Argentina, su una pista dove l’anno scorso aveva dominato? «Grandissima. Bello, un po’ come un sogno: lo vedi lontano, sai che è Marquez, a Termas de Rio Hondo, che ha la Honda. E’ là, ma poi diventa sempre un pochino più grande e cominci a pensare: oggi magari lo prendo… E’ la gara più bella, perché vedere che lo vai a prendere piano piano ti aiuta a stare concentrato, ti dà un sacco di adrenalina, a non sentire la fatica». Quando hai capito che effettivamente l’avresti potuto battere? «Quando ho visto che mancavano otto giri ero convinto che ce ne fossero di più a mia disposizione, mi sono un po’ preoccupato. Vedevo che lo andavo a prendere, ma quando passavo sul rettilineo faticavo a capire tutto, mi interessava solo il suo vantaggio e quando ho visto -8 ho detto: mi devo sbrigare. Secondo i miei calcoli avrei potuto raggiungerlo a 2-3 giri dalla fine, speravo che le sue difficoltà aumentassero: così è stato». A Misano, nel 2014, Marquez era caduto per provare a starti dietro, qui è andato a terra nuovamente per provare a resistere: è solo casuale? 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica sono trovato bene. Sono partito fortissimo, ma Iannone mi a dato una carenata alla prima curva che mi ha fatto perdere un po’ di tempo: in quel momento ho temuto di non potermela giocare con Marquez, ma sapevo di poter fare almeno secondo. Ma è andata meglio…». Secondo te Marquez avrebbe dovuto accontentarsi? «E’ facile da dire adesso, però è vero che a quel punto era spacciato, mi doveva buttare giù per vincere, perché andavo molto più forte. Ci ha provato… a battermi». «Va detto che non è così solo per Marquez, ma per tutti: se un pilota va più forte, vince dieci gare consecutive, inevitabilmente non sbaglia, perché guida con una certa sicurezza. I suoi avversari devono cercare di dargli fastidio: oggi ha sbagliato, ma il campionato è lunghissimo». In tre gare, però, ha già fatto due errori: è questa la pressione di cui parli? 40 «E’ l’unico modo che abbiamo per provare a batterlo, perché se è come l’anno scorso, o come ad Austin, dove è partito, tranquillo, si è tolto la visiera, ha cominciato a spingere e ha vinto in carrozza… Un po’ come faceva nel 2014: così è difficile che faccia errori». Beh, per la verità ha provato anche oggi ad andarsene… «Sì, ci ha provato, ma era una gara un po’ diversa, sapeva che MotoGP Marquez è a 30 punti, Dovizioso a sei: chi è il tuo vero rivale per il Mondiale? «Marc è quello che va molto forte, però dopo un inizio di stagione che per me è stato perfetto, Dovizioso con la Ducati è a soli sei punti. Andrea è un pilota pronto, ha esperienza, velocità: non è lì per caso. Però Marquez è talmente tanto forte e veloce che può recuperare tanti punti» doveva spingere. Fino a lì ha fatto tutto bene, ma la nostra scelta della extra dura posteriore è stata migliore, anche se dipende dalle moto: se ha messo la dura, significa probabilmente che con la extra dura sarebbe stato più in difficoltà». Dopo le prove, ci speravi in questo successo? «Sapevo di poter andare forte. Poi, dopo il warm up, abbiamo fatto un’altra modifica e mi 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP ANDREA DOVIZIOSO COMINCIAMO A DARE FASTIDIO di Giovanni Zamagni | Un altro secondo posto per il pilota della Ducati, secondo anche in campionato. “Il nostro inizio di stagione è stato perfetto e questo risultato è ancora più importante dei due precedenti. In passato mi davate del “lamentone”, ma dicevo semplicemente la verità…” S Secondo, come in Qatar e ad Austin, ancora più forte che nei primi due GP: Andrea Dovizioso sta facendo qualcosa di veramente grande, tanto da meritare anche il riconoscimento di Valentino Rossi. «Valentino, nei ragionamenti e nei commenti, è sempre obiettivo: lo dice perché lo pensa. E lo penso anch’io: il nostro inizio di stagione è stato perfetto, meglio di così non potevamo fare in nessuna delle tre gare. Il GP di oggi mi dà ancora più animo delle prime due, perché questa è una pista difficile per noi, dove io nel 2014 avevo fatto “pena”: quest’anno abbiamo patito in prova, ma in gara eravamo lì. Significa che c’è della sostanza, che lavoriamo bene nel fine settimana. Anche quando non è tutto perfetto: rimaniamo 42 tranquilli, cerchiamo di capire e agiamo di conseguenza. Per ottenere certi risultati devi avere una moto che funziona: prima non c’era la possibilità di combattere, ma mi davate del “lamentone”…» Quindi, dei tre secondi posti, questo è quello che ti sorprende di più? «Non è un vero secondo posto perché sarebbe stato difficile battere Marquez, ma ha più importanza perché ottenuto su un circuito per noi ostico e favorevole alla Yamaha. Sono arrivato a 5 secondi da Rossi, ma negli ultimi giri ho mollato: il distacco reale è di un paio di secondo, mentre gli altri sono più lontani. E’ qualcosa di speciale, un’ulteriore conferma della nostra velocità. Ci manca ancora quel qualcosa che dicevo ad Austin, però è stupendo riuscire ad essere competitivi senza consumare troppo la gomma: riuscirci, è troppo importante, è la regola per andare forte in MotoGP. Se siamo in questa situazione è perché la moto funziona davvero bene: basta pochissimo per diventare davvero forte e provare a imporre il ritmo». Quali dati hai raccolto, questa volta, stando dietro alla Yamaha? «Pensavo ci fosse più differenza in gara: significa che siamo stati più competitivi di quanto mi potessi aspettare su questo tracciato. Di conseguenza penso che anche a Jerez, una pista a noi poco favorevole, possiamo fare bene. E’ vero che ades43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Cosa ti stupisce di più: il primato di Rossi, il tuo secondo posto a sei punti o il quinto a 30 di Marquez? «La posizione di Marquez». Credi che adesso la Ducati dovrebbe sceglierti come prima guida? «No. Spingendo su entrambi, la Ducati non mi sta togliendo nulla, dà il massimo a entrambi. Sarebbe assolutamente sbagliato fare giochi di squadra, ai quali sono sempre stato contrario. Il campionato lo devi vincere da solo: può diventare intelligente farlo all’ultima gara, so si va in tre circuiti (Jerez, Le Mans e Mugello, NDA) dove sia Marc sia Valentino vanno particolarmente bene, ancora più forte che qui, ma credo che noi abbiamo la forza per stare lì. Tutto dipende da quanto ci mettiamo a migliorare quei particolari che sono davvero piccoli, ma fanno veramente la differenza. Guardate Valentino: si sapeva che sarebbe andato forte, ma sembrava difficile che avrebbe vinto. Invece con calma, lavorando, ce l’ha fatta. Ci manca davvero pochissimo 44 per essere lì a giocarcela alla pari: non che adesso siamo indietro, ma qui ero troppo al limite. Per lottare per la vittoria e per il campionato devi avere maggiormente la situazione in pugno su certi tracciati». Credi che Marquez adesso sia sotto pressione? «Ancora no, ma sicuramente questa caduta è una bella batosta per il campionato. Non ho visto quello che è successo, ma sembra che Marquez abbia fatto l’errore, che non avrebbe MotoGP ma non adesso. A me piacciono le corse di moto anche perché non ci sono questi giochini da muretto: se Iannone la prossima gara sarà più veloce di me è giusto che arrivi davanti». Torni in Europa più forte che mai? «Torno in Europa ancora più consapevole della competitività della moto. Credo che dopo questa gara diamo più fastidio agli altri mentalmente, perché abbiamo dimostrato ancora di più che nelle prime due gare che ci siamo là davanti». dovuto commettere, perché Rossi quest’anno è realmente competitivo e con l’esperienza che ha raccoglie tutto quello che è possibile. Trenta punti non sono tanti da recuperare dopo tre GP per uno come lui, ma iniziano ad essere parecchi con un Valentino così forte. Credo che Marquez abbia ancora grandi possibilità, ma con un Rossi che non fa errori, che in gara porta a casa sempre il massimo, non sarà facilissimo». 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Qual è stato l’errore più grande di Marquez? Voler resistere a tutti i costi: Rossi ne aveva visibilmente di più, avrebbe dovuto accontentarsi del secondo posto. Per conquistare il terzo posto, Cal Crutchlow è stato ulteriormente motivato dal poter battere Iannone e la Ducati? Risponde Crutchlow: «Tutti pensano questo, ma la realtà è che io voglio battere tutti quelli che stanno davanti a me. Mi sono divertito molto nei giri finali, credo che si sia divertito anche Iannone. Sono troppo contento per la squadra, che inseguiva questo risultato da un sacco di tempo (Stati Uniti 2013, Stefan Bradl 2, NDA). Come mai Andrea Iannone è arrivato quarto a 8”352? Risponde Iannone. «Purtroppo ho sbagliato nella MotoGP gestione delle mappe, passando a quella giusta troppo tardi. Poi ho ripreso a girare sui tempi di Rossi e Dovizioso, ma ormai erano scappati. Nella sfida con Crutchlow ho fatto un piccolo errore nel finale e ho perso il podio». Jorge Lorenzo, partito con la media anteriore invece della dura, ha sbagliato nuovamente la scelta della gomma? Lorenzo dice di no. «Il mio problema non è stato l’anteriore, ma il posteriore. Non capisco come Valentino abbia potuto essere tanto efficace con la extra dura posteriore». Giri veloci in gara. Rossi (20esimo giro) 1’39”019; Marquez (2) 1’39”071; Crutchow (25) 1’39”474; Dovizioso (19) 1’39”474; Iannone (22) 1’39”507; Lorenzo (22) 1’39”595. SPUNTI, CONSIDERAZIONI, DOMANDE DOPO IL GP DI ARGENTINA di Giovanni Zamagni | Se avesse montato la gomma extra dura, Marquez avrebbe battuto Valentino Rossi? Qual è stato l’errore più grande di Marquez? Lorenzo ha sbagliato di nuovo la gomma? Cosa è successo alla Ducati di Hernandez, andata a fuoco al 7° giro? S e avesse montato la gomma extra dura posteriore, Marc Marquez avrebbe battuto Valentino Rossi? No, secondo il campione della Honda. «A parità di gomme, non avrei avuto nessuna possibilità di vincere» ha detto Marquez. Un’affermazione in parte confermata dal warm up, dove Marquez era stato poco efficace con la extra dura posteriore. Anche Cal Crutchlow è della stessa opinione: «Anch’io ho optato per la dura, sulla Honda la extra dura non funzionava bene». 46 Quando Valentino Rossi ha iniziato a recuperare su Marquez? All’undicesimo giro, quando ha ridotto il suo distacco da 4”363 a 4”151. Al 13esimo giro Rossi era a 4”084, al 15esimo a 3”404, al 16esimo a 3”093. Marquez ha reagito al 17esimo (+3”127), ma poi ha perso inesorabilmente decimi su decimi: +2”314 al 18esimo giro, +1”225 al 20esimo, +0”404 al 22esimo, +0”134 al 23esimo, fino al contatto del penultimo giro. 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP Cosa è successo alla Ducati di Yonny Hernandez, andata a fuoco al settimo giro? Non è possibile saperlo con certezza, perché la moto si è distrutta, ma secondo i tecnici della Pramac si sarebbe staccato un tubo dell’olio. E’ stato veramente un brutto momento: Hernandez, anche parecchie ore dopo, era ancora scosso dall’accaduto. Un dato statistico. Rossi ha vinto partendo dall’ottava posizione, esattamente come era successo in Qatar e in Australia 2014, gli ultimi due successi di Valentino prima di quello di Rio Hondo. 48 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica competitiva: la sta sfruttando al meglio. Campione. 9 CAL CRUTCHLOW Il buon quarto tempo conquistato in qualifica sembrava casuale, invece il pilota britannico ha dimostrato di essere consistente, togliendosi nel finale la soddisfazione di arrivare davanti a una Ducati, lasciata probabilmente con troppa fretta. La velocità non gli manca: se riesce a diventare più regolare, può tranquillamente inserirsi tra i grandi della MotoGP. Talentuoso. 7 ANDREA IANNONE Se non ci fosse Dovizioso, si potrebbe parlare di un’altra grande prestazione, ma il confronto con il compagno di squadra sminuisce i suoi risultati, per altri versi davvero buoni. Un terzo posto e due podi sfiorati dicono che non sta fa- MotoGP cendo male, tutt’altro. Manca un po’ di esperienza, soprattutto nella messa a punto della moto. Imbronciato. 5 JORGE LORENZO Un’altra gara ben inferiore alle aspettative, un’altra scelta dubbia della gomma anteriore, un’altra batosta dal compagno di squadra. Ogni GP sembra quello giusto per tornare ai livelli del 2013, ma ogni volta c’è qualcosa che non funziona. Frustrato. 6 BRADLEY SMITH Non ha fatto una brutta gara, ma il distacco dal primo (19”876) è troppo elevato. Ancora una volta, però, batte il più blasonato compagno di squadra: non si può rimproverargli nulla. Volenteroso. LE PAGELLE DEL GP D’ARGENTINA di Giovanni Zamagni | Dieci a Rossi; 9,5 a Dovizioso e 9 a Crutchlow, per un podio a pieni voti. Marquez, sotto pressione porta a casa un 4, peggio anche del 5 di Lorenzo 10 VALENTINO ROSSI Il più forte di tutti, (forse) il più grande di tutti i tempi, capace di vincere contro qualsiasi avversario. Non serve aggiungere altro. Come Maradona: divino. 4 MARC MARQUEZ D’accordo, è un grandissimo, uno che piace anche perché ci prova sempre e comunque, ma avrebbe dovuto capire che non aveva nessuna possibilità di resistere a Rossi. Il secondo errore su tre gare lo mette in una posizione scomoda 50 per la prima volta da quando corre in MotoGP: adesso viene il difficile, ma ha qualità per uscirne alla grande. Sotto pressione. 9,5 ANDREA DOVIZIOSO Solo in qualifica non è stato perfetto, ma in gara non ha sbagliato nulla, anche grazie all’ottimo lavoro fatto nelle prove. Valentino l’ha descritto come un pilota «pronto, esperto e veloce»; in Argentina ha dimostrato, una volta di più, di essere anche intelligente, di saper gestire al meglio ogni situazione. Finalmente ha una moto 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica 5,5 MARCO MELANDRI Chiude a “soli” 11 secondi dal compagno di squadra. D’accordo, uno con il suo talento dovrebbe sempre arrivargli davanti, ma è comprensibile che non si danni l’anima per arrivare a 40 secondi dal primo, anziché 56: non è lui il problema più grande dell’Aprilia. Svogliato. 9 YAMAHA M1 Manca di velocità in rettilineo («siamo più lenti del 2014» segnala preoccupato Valentino), ma in tutto il resto della pista sembra molto a posto, in Argentina più precisa ed efficace della Honda. Ma come spesso accade, ancora una volta il pilota ha fatto più differenza della moto. 9 DUCATI GP15 Inevitabilmente si perde più tempo a trovare la messa a punto ideale, ma in gara è sempre competitiva. Manca un po’ di stabilità in frenata, ma per il resto sembra già al livello delle giapponesi. Ed è solo la terza gara della sua vita… 8 ALEIX ESPARGARO Sfrutta al massimo il materiale che ha a disposizione: non è colpa sua se la Suzuki, in rettilineo, è più lenta delle altre moto mediamente di 10 km/h. Dove c’è da guidare, lo fa al meglio, per il resto ci vuole un po’ di pazienza. Da giro secco. 5 POL ESPARGARO L’unica scusante è che non era al meglio fisicamente, dopo la rovinosa caduta in Texas, causata da Redding (e non viceversa, come avevo erroneamente scritto dopo Austin: 3 in pagella a me per lo sbaglio commesso…). Tutto il resto è da dimenticare. In affanno. 6 DANILO PETRUCCI In prova è stato un’altra volta velocissimo, ma in gara fatica più del dovuto. Per sua stessa 52 MotoGP 8,5 HONDA RC213V Ha impressionato meno che in altre occasioni, anche se Marquez è comunque arrivato a un soffio dalla vittoria. Ma la sua RC213V si muoveva eccessivamente sia in entrata sia in uscita di curva, difficile da controllare. La prestazione di Crutchlow, però, dice che non era poi così male nemmeno in Argentina. 8 SUZUKI GSX-RR Eccessivo? No, se si pensa alla scarsa competitività e alle rottura di Valencia 2014. Alla Suzuki hanno lavorato bene e ciclisticamente non ha niente da invidiare alle altre moto. Manca potenza, l’elettronica non è al massimo, ma adesso è più giusto sottolineare gli aspetti positivi. 4 APRILIA RS-GP A Jerez dovrebbe arrivare qualcosa di nuovo. Speriamo bene. ammissione, deve imparare tanto, ma il potenziale c’è. Ha bisogno di tempo: studente. 7 JACK MILLER Prima Honda “Open” al traguardo, anzi primo pilota “Open” in assoluto: bravo Jack, certamente una bella prestazione. Scommessa vinta? 4 STEFAN BRADL Ha addirittura preso paga dal debuttante compagno di squadra (Loris Baz, voto 6,5): disastroso. 6 ALVARO BAUTISTA Con la moto che ha, è già qualcosa se non si deprime e Alvaro porta addirittura un po’ di buon umore dentro al box. Professionista. 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb MotoGP Argentina Classifica Generale 54 MotoGP Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Classifica GP Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 Valentino ROSSI 66 1 Valentino ROSSI 25 2 Andrea DOVIZIOSO 60 2 Andrea DOVIZIOSO 20 3 Andrea IANNONE 40 3 Cal CRUTCHLOW 16 4 Jorge LORENZO 37 4 Andrea IANNONE 13 5 Marc MARQUEZ 36 5 Jorge LORENZO 11 6 Cal CRUTCHLOW 34 6 Bradley SMITH 10 7 Bradley SMITH 28 7 Aleix ESPARGARO 9 8 Aleix ESPARGARO 22 8 Pol ESPARGARO 8 9 Pol ESPARGARO 15 9 Scott REDDING 7 10 Maverick VIÑALES 15 10 Maverick VIÑALES 6 11 Danilo PETRUCCI 15 11 Danilo PETRUCCI 5 12 Dani PEDROSA 10 12 Jack MILLER 4 13 Scott REDDING 10 13 Hector BARBERA 3 14 Hector BARBERA 8 14 Loris BAZ 2 15 Yonny HERNANDEZ 6 15 Stefan BRADL 1 16 Jack MILLER 6 17 Hiroshi AOYAMA 5 18 Nicky HAYDEN 3 19 Loris BAZ 2 20 Stefan BRADL 1 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine STORIE DI MOTOGP ZAFFELLI: IL CIRCUITO ARGENTINO È PROGETTATO PER ‘FREGARE’ I PILOTI di Giovanni Zamagni | Chi meglio di chi ha disegnato il circuito argentino può svelarcene segreti e curiosità? O spite della puntata di Storie di MotoGP dedicata al GP d’Argentina è niente meno che il progettista del circuito sudamericano, Jarno Zaffelli. Chi meglio di lui può svelarcene segreti e curiosità? «La pista è lunga 4.805 km - spiega e larga 16 metri. Ci sono 14 curva: 9 a destra e 5 a sinistra. E’ stato progettato per essere il più 56 veloce, o il secondo più veloce del campionato». L’ingegnere italiano racconta di come il tracciato e le curve siano state disegnate per complicare la vita del pilota nel momento di scegliere le traiettorie. Questo la rende una pista particolarmente difficile e nella quale l’interpretazione di ogni curva mette in evidenza le diverse scelte dei piloti. 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP DOPOGP CON NICO E ZAM IL GP DELLE AMERICHE Impossibile battere Marquez ad Austin. Ducati GP15 si conferma competitiva. Duello Rossi-Dovizioso. Lorenzo, presto per parlare di crisi. Tanta tecnica con l’Ing. Bernardelle T anti i temi affrontati nella puntata di DopoGP dedicata al secondo appunatmento della stagione. Da tre anni il campione del mondo in carica domina in sul circuito texano e ad Austin Marquez conquista la sua 20esima vittoria nella classe regina (su 38 GP disputati). L’analisi tecnica del suo stile di guida ci aiuta a capire quale vantaggio abbia in termini cronometrici e, non ultimo, sul consumo delle gomme. Si parla anche della Ducati GP 15, che si conferma competitiva con il secondo posto di Dovizioso e con Iannone che ha fatto segnare il miglior tempo in gara. La riduzione di carburante (da 24 a 22) ha pregiudicato 58 le prestazioni delle Rosse? L’Ing. Bernardelle ci spiega come interviene l’elettronica nella gestione dei consumi. E la Yamaha? Per un Rossi che ha dovuto cedere dopo una bella battaglia con Dovizioso c’è anche un Lorenzo da cui ci si aspettavo qualcosa di più. Dopo l’altalenante stagione 2014 è arrivato in splendida forma e sembrava carico e combattivo. Dopo due gare, un casco dispettoso e una bronchite già fanno parlare di crisi. Troppo presto però per giudicare il campione spagnolo. Questi e tanti altri i temi affrontati nella puntata di DopoGP e tanti gli approfondimenti tecnici con l’Ing. Bernardelle. 59 LE FOTO PIÙ SPETTACOLARI DEL GP DI AUSTIN Il circuito Texano, teatro del GP delle Americhe, ha ospitato la vittoria di Marquez e la splendida sfida Dovizioso-Rossi. Gli scatti più belli del week end 60 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 62 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica MotoGP Media 64 65 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito 66 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP 67 SPECIALE SUPERBIKE GP DI ASSEN 68 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine primo podio in Superbike. L’olandesino volante conferma il suo talento ed è come sempre veloce e coraggioso. Lotta per tutta la gara senza timori reverenziali con i santoni della Superbike ed alla fine vince la resistenza di Haslam e si va a prendere il boato del suo pubblico. La Honda ha trovato il degno sostituto di Rea. Dietro di lui è tutto un pianto, ad iniziare da un Haslam che fatica sin dall’inizio a tenere il passo dei primi e come logica conclusione di una gara difficile deve lasciare il podio a VD Mark. Va peggio a Sykes che nei giri iniziale mostra i denti a Rea, senza riuscire a superarlo e quando VD Mark e lo stringono a sandwich facendogli perdere due posizioni ed il contatto con il gruppo di testa, l’inglese si spegne come una candela, sino a concludere quinto a 11 secondi dal suo compagno di squadra. Torres solo nel finale si ricorda di essere alla guida di una RSV4 e riesce a passare il connazionale Superbike Fores. Anche Guintoli aveva scelto la gomma più morbida, ma al contrario di Davies non è ha approfittato e non è mai stato nel gruppo di testa. Alla fine è solo ottavo. Buona la gara di Camier sempre nella top ten con una sorprendente F4 rigenerata. Baiocco è il primo dei piloti italiani e porta a casa i 4 punti del dodicesimo. Quindicesima posizione per Canepa che conquista il suo secondo punto con la defunta EBR. Sfortunata la prova di Badovini. Il pilota della BMW la lottato per le prime sei-sette posizioni sino a quando il dolore al braccio (infiammazione) ha avuto la meglio e lo ha costretto al ritiro. Tragicomica l’uscita di scena dei piloti Suzuki nel corso del tredicesimo giro, quando nella stessa curva e quasi in contemporanea Lowes ha rotto e De Punite e scivolato. Fuori anche Toth, Pegram ed Alviz che non ha concluso nemmeno il primo giro. ROUND ASSEN JONATHAN REA VINCE GARA UNO di Carlo Baldi | Al penultimo giro Rea batte il record della pista e piega Davies. Terzo posto per l’idolo locale VD Mark. Quarto Haslam davanti a Sykes N ella fredda Assen Rea mostra i muscoli e porta a casa la sua quinta vittoria stagionale. Il nordirlandese domina la gara e rintuzza gli attacchi prima di Sykes e poi di Davies. Entrambi però gli fanno solo il solletico e non provano nemmeno a superarlo. Alla fine nella sua scia resta solo il gallese della Ducati, ma per mettere le cose in chiaro – se mai ce ne fosse stato bisogno – nel corso dell’penultimo giro, con le gomme usurate, 70 Johnny fa segnare il nuovo record della pista e va a vincere indisturbato. Con un Rea così il secondo posto assume maggior valore e Davies se lo è aggiudicato grazie ad una gara intelligente e coraggiosa, perché assieme al suo team Chaz decide di utilizzare la gomma posteriore più morbida ed ha ragione, visto che nonostante il freddo la copertura Pirelli tiene bene sino in fondo. VD Mark esalta il numeroso pubblico presente sulle tribune del TT Circuit di Assen e coglie il suo 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine potuto pensare ad attaccare Johnny, ma ormai le gomme non lo supportavano più e quindi Chaz si è accontentato del secondo posto, il terzo nelle ultime quattro gare. VD Mark ha dato spettacolo con sorpassi e tentativi di sorpasso che hanno tenuto tutti con il fiato sospeso. Il giovane idolo locale ha rischiato sempre tantissimo, ma alla fine gli è andata bene, anche se per conquistare il suo secondo podio ha dovuto tentare il tutto per tutto nelle ultime curve, riuscendo a superare e a indurre all’errore Leon Haslam. Per il pilota dell’Aprilia questo è stato il weekend più difficile da quando guida la RSV4. Mai in lotta per la vittoria, Leon ha perso posizioni mano a mano che calavano le gomme e con due quarti posti ha limitato i danni. Dopo aver condotto per metà gara, Sykes è crollato in caduta libera passando in pochissimi giri dal primo al quinto posto. Una Superbike debacle che è sembrata più psicologica che fisica. Anche Torres è apparso sotto tono, mentre il settimo posto deve aver lasciato molto amaro in bocca ad un Guintoli che ha visto il suo compagno di squadra festeggiare sul podio. Anonima la gara di Fores ottavo davanti a Lowes. Camier ripete l’ottimo decimo posto di gara uno e precede Baiocco ed uno stoico Badovini che nonostante la dolorosa infiammazione al braccio sinistro ha voluto concludere la gara e lo ha fatto co un più che onorevole dodicesimo posto. Brutta caduta per Terol nel corso del terzo giro. Lo spagnolo si è procurato la frattura del radio del braccio destro, una contusione ad un ginocchio ed è stato trasportato per ulteriori controlli all’ospedale di Groningen. Difficile il suo recupero per il prossimo appuntamento di Imola. Canepa si è ritirato ad un giro dalla fine. ROUND ASSEN JONATHAN REA FA DOPPIETTA di Carlo Baldi | Seconda vittoria di giornata per Rea che controlla la gara e vince davanti a Davies. VD Mark beffa Haslam nel finale ed è terzo I n gara due si sono ripetute le prime cinque posizioni della prima manche, con Rea che ha conquistato la sua sesta vittoria su otto gare, e Davies che si è confermato il suo più acerrimo rivale. Le fasi iniziali avevano visto un Sykes concentrato e determinato condurre le danze per dodici giri, prima di crollare davanti agli attacchi di Rea e di farsi successivamente superare anche da Davies, Haslam e VD Mark. Una volta passato in testa, Rea non 72 è riuscito a scrollarsi di dosso Davies, ma lo ha controllato sino all’ultimo giro quando è riuscito a prendere quel leggero margine che gli ha consentito di conquistare la sua seconda doppietta stagionale, dopo quella ottenuta in Thailandia. Davies se l’è dovuto sudare questo secondo posto. Prima Haslam e poi un coraggiosissimo (quasi incosciente) VD Mark gli hanno reso la vita difficile e solo negli ultimi cinque giri, attaccato agli scarichi di Rea, il gallese della Ducati ha 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica LE PAGELLE DEL GP DI ASSEN di Carlo Baldi | Dieci al dominatore ad Assen, Jonathan Rea e 9 agli inseguitori, Davies e VD Mark. Solo 6,5 per Sykes, ormai sfiduciato. Sette a Badovini, per il risultato e per l’impegno C hi può fermare Rea? Dopo soli quattro round e otto manche disputate siamo già a chiederci se Johnny ha ucciso il campionato o se c’è qualcuno che potrà quanto meno mettere in discussione il suo primato. Un primato che il nordirlandese deve ovviamente condividere con la Kawasaki che gli ha messo a disposizione la moto più completa ed equilibrata, in grado di 74 andar forte su tutti i circuiti. Solo con Rea però, perché, dopo i due quinti posti olandesi, Sykes è ad un passo dalla crisi. Così come ad Aragon la Ducati di Davies è stata la moto che più si è avvicinata a Rea, ma se ad Aragon la Panigale era riuscita a superare la Ninja, qui ad Assen il gallese non ha mai superato il leader del mondiale. Da Imola però la Casa italiana potrà schierare la sua squadra al completo, con la speranza che tra Scarica l’APP del Magazine poche gare Giugliano possa affiancare Davies nel ruolo di anti-Rea. Lo speriamo in quanto italiani e anche perché siamo preoccupati all’idea che un campionato mondiale Superbike possa dirsi deciso dopo soli quattro o cinque round. Le Aprilia fanno fatica a tenere il passo di Kawasaki e Ducati e ad Assen nessuno dei piloti della casa di Noale è salito sul podio. Haslam è sempre secondo in classifica, ma le gare del TT Circuit Van Drenthe hanno chiarito che la RSV4 modificata secondo i nuovi regolamenti non è più la moto da battere. L’averla dovuta avvicinare alla produzione di serie l’ha portata ad essere molto competitiva in Superstock (dove l’ottimo Savadori comanda il campionato con un primo ed un secondo posto), ma meno performante in Superbike, dove in alcuni circuiti appare in difficoltà. Vd Mark regala una boccata d’ossigeno alla Honda. In mancanza di un aiuto concreto da parte della HRC, il team Superbike Pata Honda Ten Kate che sino allo scorso anno metteva a frutto il talento di Rea, ora deve sperare nella crescita del giovane olandese, ma ad Assen ci si corre una volta sola. Dietro alle case che da sempre animano il mondiale delle derivate dalla serie, fa capolino la MV. La F4 che l’anno scorso ha costretto al ritiro Claudio Corti, è stata rivitalizzata dalla professionalità di Leon Camier e dagli ingegneri della Marelli che hanno dotato la moto italiana di una nuova elettronica. Anche la Suzuki da alcune gare utilizza l’elettronica della Casa italiana, ma per ora non si vedono grandi miglioramenti, tanto che assieme all’abulico De Puniet sembra essersi smarrito anche il promettente Lowes. Con Badovini la BMW ha girato pagina, ma non essendo riuscita a sfruttare i test invernali e le prime quattro manche del Mondiale, la squadra italo/tedesca sarà costretta ad una stagione tutta in salita. E’ invece completamente 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica duello con lo sfrontato VD Mark, ma la sua gomma anteriore era sulle tele. 6,5 Tom Sykes Sembra caricato a molla. Parte forte per poi spegnersi nel finale, quando in pochi giri passa dal primo al quinto posto. Nel dopo gara dichiara che ora sa dove intervenire sulla moto e che tra poco la musica cambierà. Lo speriamo. Certo ormai per lui il campionato è andato. 6 Jordi Torres In Olanda Jordi non getta mai il cuore oltre l’ostacolo e ottiene due sesti posti. Non è che il suo più esperto compagno di squadra abbia fatto molto meglio e quindi gli diamo la sufficienza. In attesa che tiri fuori gli attributi. 5 Sylvain Guintoli Nemmeno sul circuito di casa del suo team il campione del mondo riesce a vedere gli buio il futuro del team EBR che può contare (o almeno così sembra) sull’aiuto economico dello sponsor indiano Hero, ma non più sull’azienda americana che gli forniva moto e ricambi. Siamo davanti ad un bivio: cambiare moto o chiudere i battenti? E per finire non possiamo non parlare dei 55,.000 spettatori di Assen. Vedere quasi piena la tribuna che dall’ultima variante arriva sin quasi alla fine del rettilineo d’arrivo è stato uno spettacolo bellissimo, così come poter ammirare i parcheggi stracolmi di moto. Ma allora gli autodromi si possono riempire anche in Europa e non solo in Asia! 10 Jonathan Rea Stiamo finendo gli aggettivi. In testa dall’inizio alla fine in gara uno, nella seconda cambia gomma e tattica, amministrando sino a pochi giri dalla fine quando decide di rompere gli indugi ed andare a cogliere la sua sesta vittoria stagionale. Fa quello che vuole. Unstoppable. 76 Superbike scarichi dei piloti di testa. Parte nono e chiude ottavo. Difficile giustificare due prove anonime quando il suo compagno di squadra sale due volte sul podio. 6 Javier Fores Forse due soli round per imparare a vincere con la Panigale sono troppo pochi per Xavi, che dopo Assen ringrazia per la possibilità che gli è stata concessa e ritorna nel suo campionato IDM. Meriterebbe una moto (anche non ufficiale) per un intero campionato. 5,5 Alex Lowes Weekend difficile per l’inglesino che però ce la mette tutta. Il suo team sta lavorando alla nuova elettronica, ma per ora sono solo problemi (freno motore). Se non si perde nei meandri della sua centralina potrà tornare a mettere in mostra le sue qualità. Che non sono poche. 9 Chaz Davies E’ in stato di grazia. La sua prima vittoria con la Panigale lo ha galvanizzato ed è l’unico che riesce a tener testa a Rea. La sua squadra lo aiuta con una buona messa a punto e con una perfetta scelta degli pneumatici. Non commette errori e in classifica fa sentire il fiato sul collo ad Haslam. 9 Michael VD Mark Che la Honda non sia un missile lo sappiamo, ma il round di casa mette le ali al giovane olandese, che da spettacolo con manovre e sorpassi da mani nei capelli. Che grinta. Rischia molto, ma alla fine sale due volte sul podio. Degno sostituto di Rea sulla CBR e rivelazione del campionato. 7 Leon Haslam Probabilmente ad Assen non poteva fare più di quello che ha fatto. La sua RSV4 non è perfetta e lui porta a casa più punti possibili. E’ ancora secondo ma ora Rea è a più 50. In gara due perde il 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Superbike Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica SBK Assen Classifica Gara 1 Pos. Pilota Punti Pos. Pilota Punti 1 J. REA 25 1 J. REA 25 2 C. DAVIES 20 2 C. DAVIES 20 3 M. VD MARK 16 3 M. VD MARK 16 4 L. HASLAM 13 4 L. HASLAM 13 5 T. SYKES 11 5 T. SYKES 11 6 J. TORRES 10 6 J. TORRES 10 7 X. FORES 9 7 S. GUINTOLI 9 8 S. GUINTOLI 8 8 X. FORES 8 9 N. TEROL 7 9 A. LOWES 7 10 L. CAMIER 6 10 L. CAMIER 6 7 Leon Camier La ECU della Marelli sta cambiando la stagione dell’inglese della MV, che ad Assen conquista per due volte la top ten, con la stessa moto che l’anno scorso sembrava un cancello. Al pensiero che prima o poi arriverà la nuova F4 i tifosi della casa di Schiranna iniziano a sognare. 7 Ayrton Badovini Stare fermo per otto mesi e poi disputare due round Superbike in 10 giorni gli ha causato un infiammazione al braccio destro, che gli ha impedito di esprimersi al massimo. Ha già preso le misure alla S 1000 RR e si era affacciato nelle prime sei-sette posizioni prima che il braccio lo rallentasse. Lo aspettiamo a Imola dove è sempre andato forte. 78 Classifica Gara 2 Classifica Generale Pos. Pilota Punti 1 J. REA 190 2 L. HASLAM 140 3 C. DAVIES 123 4 T. SYKES 88 5 J. TORRES 83 6 S. GUINTOLI 65 7 M. VD MARK 60 8 N. TEROL 48 9 M. BAIOCCO 48 10 L. MERCADO 45 79 SPECIALE MOTOCROSS GP DEL TRENTINO 80 81 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine situazioni di pericolo. Nella seconda invece dopo aver segnato l’holeshot ha tenuto a bada Cairoli sino alla fine involandosi verso la sua strabiliante terza vittoria stagionale. Onore comunque anche al Tonino nazionale, che ha dato soddisfazione ai tantissimi tifosi aggiudicandosi su di una pista che non ha mai amato una vittoria parziale ed un secondo posto assoluto che oltre a ripagare il suo orgoglio (semmai ce ne fosse bisogno….) sono stati particolarmente utili per rimanere a stretto contatto coi suo avversari ai vertici del campionato. Il terzo posto di Clement Desalle, che ha accusato la caduta del giorno prima in qualifica, gli ha infatti permesso di rimanere in testa alla classifica iridata, ma il belga della Suzuki si è visto assottigliare il suo vantaggio a un solo punto sia nei confronti di Cairoli che di Nagl. E Ryan Villopoto? Un disastro… a metà. Nella prima manche infatti è stato bravo a districarsi sulla Motocross lastra di terra e sassi che obbligava a dosare con finezza il gas come mai aveva fatto tagliando il traguardo quarto, mentre nella seconda mentre era terza in piena battaglia con Desalle col quale aveva avuto un duro scambio di posizioni in pieno rettilineo probabilmente a causa di un contraccolpo su una buca è caduto rovesciandosi letteralmente all’indietro. Lo statunitense ha accusato il colpo, e si è ritirato sottoponendosi successivamente ad un esame radiografico per scongiurare la presenza di eventuali problemi al coccige. Un duro colpo per l’ufficiale Kawasaki, che a questo punto si è reso conto non solo di quanto sono veloci e competitivi i piloti del Mondiale ma anche quanto sia difficile rimanere ai vertici GP dopo GP su terreni e piste così diverse l’una dall’altra. Quarta piazza per il coriaceo e sorprendente Romain Febvre, che a questo punto ha rilevato il ruolo di prima guida a Jeremy Van GP DEL TRENTINO NAGL E GAJSER VINCONO MXGP E MX2 di Massimo Zanzani | Il tedesco si aggiudica la terza vittoria stagionale e lo sloveno la sua prima in carriera; Cairoli 2° mentre Villopoto è protagonista di una spettacolare caduta nella seconda manche; 8° Davide Guarneri B iglietto meglio ripagato non ci poteva essere. Il Gran Premio del Trentino, primo della lunga serie di quelli europei dopo i tre disputati oltreoceano, ha entusiasmato ancora più dei precedenti grazie ai colpi di scena favoriti dal scivoloso terreno del Ciclamino e dalla carica agonistica dei piloti che, in entrambe le classi, hanno ulteriormente alzato il livello di competitività. Dalla serie di 82 scivolate e di prove di forza è uscito vincitore Max Nagl che grazie alla sua guida pulita e redditizia si è aggiudicato il suo terzo GP davanti ad Tony Cairoli. Il tedesco, che sta ripagando alla grande la fiducia postagli dall’Husqvarna (ora in testa alla classifica costruttori) nella prima manche, visto il buon passo dell’ufficiale KTM, è rimasto in scia al messinese accontentandosi del posto d’onore per non rischiare di trovarsi in 83 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Horebeek in casa Yamaha dopo il difficile avvio stagionale del fiammingo che ad Arco al sesto posto iniziale ha affiancato un ritiro per caduta. Campanello d’allarme anche per Gautier Paulin, che anche in Trentino non ha espresso quanto la Honda si aspettava da un pilota così talentuoso che ha navigato in quinta posizione in entrambe le manche e che mantiene la stessa posizione anche in campionato. Bene invece gli altri due nostri azzurri Davide Guarneri e David Philippaerts, considerato che quando si schierano al cancello di partenza hanno ben 16 moto ufficiali al loro fianco. Entrambi hanno tenuto duro e 84 Periodico elettronico di informazione motociclistica sbagliato poco, capitalizzando le discrete partenze che hanno avuto per terminare rispettivamente all’8° e al 9° posto. MX2 Se la classe regina del Mondiale cross continua ad entusiasmare, la MX2 questa volta non è stata da meno. Grazie al ritrovato Tim Gajser, che dopo un avvio di campionato al disotto delle aspettative sulle Dolomiti ha compiuto un vero capolavoro riuscendo a strappare il gradino più alto del podio a Jeffrey Herlings centrando con un 1° ed un 2° posto la sua prima vittoria iridata. Scarica l’APP del Magazine Motocross L’olandese della KTM ha mancato quella che poteva essere la sua terza affermazione stagionale a causa di una mediocre partenza nella seconda manche che lo ha costretto ad un difficile rimonta che ha compiuto egregiamente sino all’ultimo giro con tempi sul giro da record compromettendo però tutto con una scivolata quando l’aggancio al battistrada sembrava essere alla sua portata. Terza piazza per il rientrante Jordi Tixier che ha preceduto il compagno di squadra Dylan Ferrandis e Max Anstie; 13° Ivo Monticelli. Guarda le classifiche 85 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross punti, devi dare il 110% e queste cose possono capitare». Il campionato del mondo no è facile nemmeno per i grandi Campioni. «E’ un campionato molto combattuto, ci sono tanti piloti che vanno forte. Nagl sta facendo veramente bene ultimamente». La moto va bene? «La moto è a posto. Ci sono piccole modifiche da fare». Fisicamente? Hai avuto qualche problema a metà settimana. «Un po’ di mal di schiena dopo una caduta che ho avuto... in doccia». TONY CAIROLI CONTENTO DEI PUNTI IN UNA PISTA PER ME DIFFICILE di Massimo Zanzani | Il campione italiano è soddisfatto dei punti raccolti in una delle piste a lui più ostiche di tutto il campionato « E’ stata una gara difficile qui ad Arco di Trento. E’ una delle piste che ogni anno mi mette più in difficoltà. Siamo contenti di aver fatto pari punti con Nagl, purtroppo lui ha vinto la seconda manche e ha portato a casa il GP, però quello che conta è il campiona86 to. Siamo messi bene, ma speriamo di raggiungere presto la prima vittoria di quest’anno». La prima manche hai resistito agli attacchi di Nagl. «Mi ha messo un po’ di pressione ma sapevo di poterlo tenere dietro. In alcuni punti era più veloce, ma è una pista dove è difficile superare. Nella seconda è partito lui davanti, ho provato a stargli vicino, ho preso qualche rischio, ma era rischioso spingere su questo tipo di terreno ed è andata bene così». Villopoto si è rovesciato all’indietro in rettilineo... «E’ una pista in cui, in alcuni 87 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine EDITORE: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. 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