Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Numero 209 27 Luglio 2015 79 Pagine MXGP Loket La quinta di Febvre, e il quarto titolo mondiale della Fontanesi Periodico elettronico di informazione motociclistica Novità Honda CRF 1000L Africa Twin L’ammiraglia nella sua veste definitiva Scarica l’APP del Magazine Prove Bultaco Brinco È elettrica, pesa 39 kg e vola in fuoristrada a oltre 60 km/h | PROVA SEMICARENATA | SUZUKI GSX-S1000F da Pag. 2 a Pag. 13 All’Interno NEWS: Yamaha XSR700 | N. Cereghini Quarant’anni fa l’impresa Ago-Yamaha | Moto.it al Nürburgring primo giorno in pista! |MOTOGP: Le pagelle piloti e moto di metà campionato | Sport: 8 ore di Suzuka trionfo tutto Yamaha Suzuki GSX-S1000F PREGI Prestazioni e guidabilità DIFETTI Effetto on/off del motore ai medi regimi Prezzo 12.890 € PROVA SEMICARENATA SUZUKI GSX-S1000F La versione in miniabito della nuda GSX-S1000. Ci era piaciuta la naked, convince anche la semi carenata. 12.890 euro con ABS, ma se la comprate entro settembre potete risparmiare 300 euro di Francesco Paolillo 2 3 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Media L a casa di Hamamatsu presenta la GSX-S1000F, la versione semi carenata della GSX-S1000 che abbiamo provato pochi mesi fa in Spagna, moto che ci era particolarmente piaciuta per il carattere sportivo e le prestazioni dinamiche adrenaliniche. Questa versione in miniabito non fa altro che rendere più amichevole l’approccio con la sportiva giapponese, che carena a parte non cambia in nulla e per nulla rispetto alla sorella in abiti succinti. Come sottolineato dagli uomini Suzuki, la “Effe” non è una sport touring ma una sportiva e basta. L’idea che c’eravamo fatti di una Kawasaki Z1000SX in salsa Suzuki é stata stroncata sul nascere. Niente borse laterali o bauletti: l’unica concessione é la borsa da serbatoio, quindi se avete intenzione di parcheggiarla nel vostro box... siate consci del fatto che con questa si va forte, e meglio se lo fate da soli. Questo si fa in un 4 modo particolare, senza i classici semi manubri ma con un manubrio alto e bello largo, come piace ai motociclisti d’oltralpe. Chi ha frequentato i passi alpini svizzeri o tedeschi sa di cosa stiamo parlando: moto sportive modificate nella posizione di guida montando manubri veri e propri al posto dei semi manubri spacca polsi. Un genere di modifica che per gli esteti italici vede prevalere troppo l’aspetto pratico su quello estetico, per cui da noi viene bocciata a priori anche perché i risultati dal punto di vista del look non risultano quasi mai appaganti per l’occhio. Con la GSXS1000F però non stiamo parlando di modifiche ma di una moto pensata, fatta e finita. L’equilibrio generale, in sostanza, ne guadagna. somatici meno Manga e più equilibrati. Una moto più matura, meno trasgressiva ma personale nel look, con uno sguardo che mixa a dovere eleganza e aggressività. Anche nella vista laterale la massa dell’anteriore non sembra influire sul bilanciamento dei volumi, e il posteriore svelto e puntato verso l’alto si sposa bene con la nuova carena. Tre le colorazioni disponibili, Matt Grey, Blu GP e Rosso. Il giudizio sulle finiture riprende in toto quello dato a suo tempo alla versione naked, materiali di ottima qualità e assemblaggi curati, nessun cavo elettrico a vista e verniciature ben eseguite. Suzuki con queste GSX-S 1000 sembra aver cambiato passo, in meglio naturalmente. Design Motore Compatta e aggressiva la GSX-S1000, compatta e aggressiva la versione “Effe”, con un equilibrio dei volumi maggiore rispetto alla naked, e tratti Il motore che equipaggia la GSX-S1000F, così come per la naked, é il quattro cilindri da 999 cc già utilizzato sulla GSX-R1000 dal 2005 al 2008, modificato in ottica di un prevalente utilizzo sportivo ma stradale. La corsa lunga del quattro cilindri Suzuki montato sulla serie GSX-R K5, 59 mm per un alesaggio di 73,4 era sicuramente più adatto rispetto alla versione attuale a corsa più corta e dunque più nervoso nell’erogazione. Nuovi sono i pistoni, ora più leggeri (-3%) e rigidi, grazie all’applicazione della tecnologia FEM (Finite Element Method), i cilindri prevedono un trattamento superficiale denominato SCEM (Suzuki Composite Electrochemical Material) per migliorarne la scorrevolezza. Ridisegnati anche i profili degli alberi a camme, sviluppati per migliorare le caratteristiche di erogazione ai medi regimi, e con tale scopo è stato definito anche l’impianto di scarico, 4 in 2 in 1, dotato di compensatori tra i collettori 1-4 e 2-3, oltre che di una valvola a farfalla gestita dal sistema SET (Suzuki Exhaust Tuning), che ne controlla l’apertura in base alla posizione del comando 5 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Telaio e ciclistica Il telaio doppio trave in alluminio ha le stesse quote di quello che equipaggia la versione nuda così come il forcellone, anch’esso in lega di alluminio, di derivazione GSX-R1000. Le sospensioni sono totalmente regolabili, mono e forcella si possono infatti registrare nel precarico della molla, in compressione ed estensione, sono le stesse della naked, ma con un set up specifico. Cambia anche il peso naturalmente, ai 209 kg della naked vanno aggiunti 5 kg, per un totale di 214 kg in ordine di marcia. L’impianto frenante si affida a Brembo per quanto riguarda le pinze freno, identiche a quelle che monta la GSX-R1000, con attacco radiale e quattro pistoncini, dischi da 310mm con antibloccaggio Bosch non disinseribile. dell’acceleratore, del rapporto inserito e del numero di giri. L’alimentazione é garantita oltre che da un nuovo air box, da un sistema d’iniezione con doppi corpi farfallati da 44 mm e iniettori a dieci ugelli. La potenza massima erogata è di 146 cv a 10.500 giri, con una coppia massima di 106 Nm a 9500 giri. Migliorata anche l’efficienza del sistema di raffreddamento che può contare oltre che su di un radiatore acqua più efficiente, anche su un radiatore dell’olio raffreddato a liquido. Il sistema ECM (Engine Control Module) sovrintende al funzionamento del propulsore dal punto di vista elettronico, mentre é una novità il controllo di trazione a tre stadi, che limita le perdite di aderenza intervenendo sui tempi di accensione e sulla valvola secondaria del corpo farfallato. I tre livelli d’intervento prevedono diverse modalità di funzionamento, il livello “1” è adatto alla guida sportiva, essendo il meno sensibile dei tre e 6 Prove Accessori Come dicevamo, la GSX-S1000F non é pensata in ottica turismo, per cui gli accessori votati al touring si limitano alle manopole riscaldate e alla borsa da serbatoio. In ottica racing ci sono invece componenti in fibra di carbonio, terminali di scarico in titano e carbonio Yoshimura e i tamponi paramotore. Inoltre sono disponibili le pinze freno di colore rosso, gli indicatori di direzione più piccoli e intriganti e la possibilità di montare un manubrio, sempre in alluminio, ma di colorazioni differenti. Come va In Suzuki hanno fatto le cose per bene, e pensando che non riuscissimo ad apprezzarne appieno le caratteristiche di sportività della GSX-S1000F consentendo un maggiore pattinamento della ruota posteriore, il “2” è studiato per l’utilizzo turistico/cittadino, mentre il “3” è specifico per i fondi a bassa aderenza. La loro selezione si può compiere tramite un pulsante sul blocchetto sinistro, mentre la mappa prescelta è visualizzata sulla compatta strumentazione digitale. Strumentazione La compatta strumentazione oltre a essere leggera (275gr), si presenta anche completa per quantità d’informazioni visualizzate. Oltre ai canonici contagiri e tachimetro, ci sono i dati relativi al consumo medio e istantaneo, autonomia residua, orologio, indicatore marcia, temperatura liquido, autonomia e livello carburante. Non mancano naturalmente i due contachilometri parziali, quello totale e le spie di servizio. 7 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito hanno deciso di portarci nel tempio della velocità su strada, all’isola di Man, sul tracciato del TT, e mettendoci come “apripista” un tale Richard “Milky” Quayle, uno che ha sulla mensola della sala da pranzo quattro trofei vinti sull’isola e si guadagna da vivere facendo l’istruttore per i Newcomers, i debuttanti del Mountain circuit. Pronti-via: ci ritroviamo catapultati nell’atmosfera della gara stradale più famosa del mondo, con una guida rispettosa dei limiti ove presenti ma pronta a sradicare la manopola del gas e a stracciare gomme posteriori non appena si adocchiano cento metri di asfalto libero. Già, perché gran parte del percorso é privo di limiti di velocità, e tutto é affidato al buonsenso. Avete presente il buonsenso che può avere uno che vince quattro TT! Per cui fidatevi che la GSX-S1000F é stata strigliata a dovere, con grande impegno anche di chi scrive. Il comportamento stradale ricalca 8 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove quello della sorella nuda, con il vantaggio della protezione offerta dal cupolino, che alleggerisce non poco la spinta dell’aria in particolare sul busto, e che permette di viaggiare forte senza percepire alleggerimenti dell’avantreno. Le caratteristiche di agilità della nuda si ritrovano pari pari su questa “F”, che s’inserisce in curva velocissima e cambia direzione altrettanto rapidamente. L’appoggio sulle Dunlop Sportmax D214 specifiche per questa moto è eccellente, anche quando l’asfalto é umido o addirittura bagnato (non ci siamo fatti mancare neanche quello), condizione con la quale abbiamo apprezzato il lavoro del controllo di trazione e anche dell’ABS. Le perfette condizioni dell’asfalto non ci hanno consentito di testare appieno le capacità di assorbimento delle sospensioni, che si dimostrano abbastanza sostenute e non particolarmente propense ad assorbire le sconnessioni più marcate, mentre si 9 10 11 SCHEDA TECNICA comportano meglio affrontando gli avvallamenti. Certo, considerando la destinazione d’uso della GSX-S1000F non sono assolutamente da disprezzare: devono svolgere il loro lavoro quando si dà il gas, e questo lo fanno davvero bene. Per il resto c’è il set di chiavi per la regolazione. Il motore tanto ci aveva esaltato sulla nuda, altrettanto ci ha esaltati sulla “F”: il quattro cilindri Suzuki sembra avere ben più dei 146 cv dichiarati. Spinge con carattere ai bassi, si rinvigorisce ai medi, ed esplode con un allungo esaltante agli alti, tirando fino al limite dei 12.000 giri. La coppia massima erogata a oltre 9.000 giri non deve trarre in inganno, la GSX-S1000F spinge forte anche in basso, e lo fa purtroppo con un effetto on/off che ci risulta fastidioso, ma che fortunatamente tende a diminuire con il crescere dei giri. La guida in puro stile “non esiste un domani”, soprattutto sul tratto veloce del Mountain (gli appassionati sanno di che si tratta...) ha permesso di cogliere appieno le doti di stabilità e precisione di guida della GSX-S1000F, che s’inserisce in curva con precisione chirurgica e segue le traiettorie con fedeltà canina. Il cambio ha digerito senza patemi i maltrattamenti a cui lo abbiamo sottoposto e la frizione pure, mentre l’impianto frenante (lodato nel breve intermezzo bagnato della prova) perde qualche punto se giudicato nelle prestazioni su asfalto asciutto e ritmo di guida allegro tendente all’hardcore (il genere musicale, malpensanti che non siete altro...) quindi martellante e serrato. A mancare non è certo la potenza, quanto la risposta della leva, troppo spugnosa per i gusti europei ma irrinunciabile per i tecnici giapponesi. Senza arrivare alla risposta secca e perentoria di alcuni impianti, non si potrebbe però trovare una via di mezzo? Traendo le conclusioni, non si può che parlare bene della GSX-S1000F, divertente e prestante, con un look piacevole e aggressivo, un genere di moto che però a oggi ha avuto poco successo tra i motociclisti nostrani. Gli uomini Suzuki però, sperano che qualcosa possa cambiare, e che si possa fare breccia nei cuori degli stradisti sportivi. 12 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica ABBIGLIAMENTO Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Prove Suzuki GSX S 1000 F ABS 12.890 euro Cilindrata 999 cc Tempi 4 Cilindri 4 Raffreddamento a liquido Avviamento elettrico Alimentazione iniezione Frizione multidisco Potenza 146 cv - 107 kw - 10.000 rpm Coppia 11 kgm - 106 nm - 9.500 rpm Emissioni Euro 3 Numero marce 6 Capacità serbatoio carburante 17 lt ABS Sì Pneumatico anteriore 120/70 ZR 17 M/C (58W) Pneumatico posteriore 190/55 ZR 17 M/C (73W) Peso in ordine di marcia 214 Kg Casco Caberg Tuta Dainese Stivali Dainese Guanti Dainese 13 Bultaco Brinco Prezzo 4.800 € PROVA ANTEPRIMA BULTACO BRINCO La Casa spagnola torna a vivere con la sua “moto-bike”. È elettrica, pesa 39 kg e vola in fuoristrada a oltre 60 km/h. Ha i pedali, ma non è a pedalata assistita. Limiti? Non è omologata (per ora). Costa in Spagna 4.800 euro di Andrea Perfetti 14 15 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Prove Media L a Bultaco ha vissuto un passato glorioso, dalla sua nascita (1958) sino all’anno in cui terminò la produzione. Merito del fondatore e delle sue intuizioni geniali. Don Paco Bultó vinse 9 titoli mondiali e 24 nazionali nella velocità, nella regolarità e nel trial, dove sbaragliò i rivali inglesi portando alla vittoria i leggeri motori a due tempi. Cambiò il mercato e vendette oltre 250.000 moto in tutto il mondo. Il nipote di don Paco, Daniel Oliver Bultó (ex pilota della Superbike e tester delle Aprilia del Motomondiale), ci racconta la storia dell’azienda nel video sotto. L’amore per Bultaco è ancora vivo, anche in Italia dove ci sono tantissimi estimatori e collezionisti delle moto catalane. Nel 2014 è stata comunicata la rinascita del marchio. Oggi, nel 2015, siamo qui a raccontarvi come funziona la prima moto della Bultaco della 16 nuova era. Lo diciamo subito, a scanso di equivoci: non è la solita operazione furbetta, che vede un nobile logo europeo appiccicato su una moto prodotta in Asia. È un progetto nato e cresciuto in Spagna, alle porte di Barcellona, fedele all’estro di don Paco. Come 50 anni fa Bultaco puntò sull’innovazione del motore due tempi per rivoluzionare il mercato, così oggi la Casa iberica punta sul motore elettrico e sul motore ibrido (nel futuro prossimo) per tornare protagonista. Lo fa con una ricetta innovativa, che va oltre le moto elettriche provate sino a oggi. La Brinco che vi presentiamo non è infatti né una moto elettrica (come la KTM Freeride E o la Tacita) né una bici a pedalata assistita. Gli ingegneri spagnoli la definiscono moto-bike: si presenta con una struttura simile alle bici da down-hill, ma ha un potente motore elettrico nel mozzo che la spinge a 60 km/h. La batteria garantisce una autonomia superiore ai 50 km e variabile a seconda della voglia che il pilota ha di pedalare (si va dai 30 km solo elettrico a 100 con la spinta delle gambe). Ci sono infatti i pedali e il classico cambio da bici a 9 rapporti. A conti fatti, la Brinco va come una down-hill in discesa, ma pure in salita! Il motore ha infatti 2 kW e una coppia esagerata, pari a 60 Nm. La batteria si toglie in pochi secondi e si ricarica completamente in meno di tre ore. Il prezzo in Spagna è pari a 4.800 euro. La vendita online è già iniziata e su 175 moto-bike disponibili ne sono rimaste circa 30 a questo indirizzo. I programmi di Bultaco La Brinco è costruita nello stabilimento posto a pochi metri dal circuito di Montmelo, vicino a Barcellona. A pieno regime saranno prodotte 90 moto al giorno da 50 operai. Nelle intenzioni di Juan Antonio Garvía, General Manager, Bultaco punta a vendere 10.700 pezzi entro il 2018. Dopo la moto-bike, arriveranno infatti le moto elettriche (guidate dalla nuova Rapitàn) e inediti veicoli ibridi, che utilizzeranno il motore a scoppio con funzione di range-extender. Bultaco sta facendo le cose molto seriamente. Lo dimostrano le maestranze impiegate a Barcellona. Nello staff troviamo infatti dirigenti e progettisti con un elevato background nell’automotive. José González, Responsabile Design, ha lavorato in passato con Galluzzi ed è uno dei designer oggi più quotati. Alessandro Bifano, Responsabile Marketing e Comunicazione, ha coperto ruoli di primo piano in Piaggio e in Derbi. Solo per citarne alcuni, perché di lavoro in Bultaco se n’è fatto molto. L’azienda ha brevettato infatti l’Adaptcontrol, il controller per veicoli elettrici designato come tecnologia innovativa dall’Unione Europea, che ha supportato il progetto con il programma 17 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine legge), non rientra in questa fortunata categoria di veicoli privi di copertura RC obbligatoria e bollo. Ma va ben oltre la normativa che comprende i ciclomotori con limite di 45 km/h (per i quali è ovviamente richiesta la patente, ma anche l’assicurazione). In futuro arriverà una versione della Brinco omologata entro i 45 km/h (con targa, luci e specchietti) e costerà 5.500 euro. Di fatto oggi la Brinco è una moto elettrica destinata a essere usata solo in aree chiuse (al pari della classica moto da cross per capirci). È una scelta che rischia di limitarne la diffusione. La Brinco è concepita come un mezzo di puro svago, ma è un peccato che oggi non ci si possa spingere anche sulle strade pubbliche nel rispetto della normativa vigente. Di contro il prezzo è interessante, di gran lunga inferiore rispetto alle classiche moto elettriche, e pari a quello di una buona bici da down-hill. Horizon 2020. Si tratta di un sistema modulare adattabile a tutti i tipi di motori elettrici. Innovativa sarà anche la distribuzione della Brinco. Non ci saranno importatori, ma una serie di rivenditori autorizzati in tutto il mondo, con un filo diretto con la Casa. Presto apriranno anche store dedicati, che venderanno due ruote ma anche prodotti legati al marchio. I primi negozi nasceranno in Spagna, ma saranno presto seguiti da Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Nord America. Brinco. Com’è fatta Il telaio è interamente in alluminio. Il peso complessivo con la batteria è di 39 kg. La forcella rovesciata ha un’escursione di 180 mm, che diventano 217 dietro grazie al monoammortizzatore. Il freno anteriore a disco ha 4 pistoncini e un diametro di 203 mm (lo stesso della ruota posteriore). Le ruote sono da 24 x 3.0” pollici. Brinco unisce i pedali con un motore con una potenza nominale di 2 kW. Il cambio ha nove velocità, che diventano diciotto grazie alla tecnologia overdrive. Nel mozzo centrale c’è infatti 18 Prove La nostra prova Chissà se anche i trialisti in sella alle prime Sherpa a due tempi degli anni 60 avranno provato le nostre emozioni. In effetti la Brinco, che pur si presenta con le fattezze di una mountain bike (appesantita), è qualcosa di veramente nuovo. Prendi posizione, metti i piedi sui pedali e dai gas! La Brinco prende velocità molto rapidamente e in pochissimi secondi i 60 Nm la portano a 40 km/h. Un po’ di pazienza ancora e si arriva ai 60 orari promessi da Bultaco. Ma è molto più divertente spingere sui pedali, in questo modo la Brinco è davvero rapida e corre veloce anche in salita. Ve la immaginate una down-hill su una pista da motocross? Tutto bene, finché si scende, ma poi in salita hai voglia di pedalare. Invece la nuova moto-bike della Bultaco corre sui saliscendi di Montmelo a 50 orari come se nulla fosse. Le sospensioni, completamente regolabili, un sistema a cambio epicicloidale che aumenta il rapporto di trasmissione; per inserire l’overdrive bisogna premere col tallone il pulsante situato sull’asse dei pedali. La strumentazione ha uno schermo a led che indica la velocità, la temperature del motore, il contachilometri totale e parziale, il livello della batteria. C’è persino il sistema keyless che funziona avvicinando un braccialetto al veicolo. E, come una vera moto, la Brinco possiede tre riding mode (sport, turismo, eco) che ottimizzano le prestazioni in funzione dell’autonomia o del divertimento alla guida; c’è anche una funzione cruise da usare quando si vuole stabilizzare la coppia erogata dal motore elettrico (ad esempio su lunghi rettilinei). All’atto pratico la Brinco si guida come una moto, ha l’acceleratore sulla manopola di destra e i freni disposti in modo tradizionale (anteriore sulla leva di destra, posteriore su quella di sinistra). La prima moto-bike desta qualche perplessità, quando si va a considerare la sua omologazione. Non essendo a pedalata assistita (e superando di gran lunga i 25 km/h fissati per queste dalla 19 20 21 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Prove aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb sopportano le buche e i salti con piglio enduristico e la frenata ha la potenza che serve. Occorre solamente un po’ di attenzione in uscita di curva, quando si gira tutto l’acceleratore e la coppia del motore mette in crisi i tasselli laterali dei pneumatici, evidentemente studiati per sopportare la modesta potenza muscolare dei ciclisti. La Brinco fa sentire il suo peso solo da fermo o a batteria scarica, quando i 39 kg mandano in ebollizione quadricipiti e polpacci. Di contro pesa comunque infinitamente meno delle moto elettriche che conosciamo e ha un’autonomia interessante. Se si pedala poco o niente, permette di coprire 30 chilometri. Ma se si vuole restare in forma, basta lavorare un 22 po’ con le gambe per portare l’autonomia a 80 e passa chilometri. La Bultaco si rivela così adatta a un pubblico molto trasversale. Piace allo smanettone, che può correre sulle piste (perfetti i fettucciati o i percorsi da minicross) o nei boschi nel silenzio più assoluto. Ma è perfetta anche per il pubblico femminile o poco allenato, che potrà affrontare tragitti lunghi e pendenze massacranti grazie alla spinta del motore elettrico. Rimane il limite dell’omologazione della Brinco. Vincolarla alla aree chiuse potrebbe limitarne la diffusione, e sarebbe un vero peccato. Per questo non vediamo l’ora di provare la versione stradale, prevista per la fine del 2015. 23 HONDA CRF 1000L AFRICA TWIN L’ammiraglia offroad di Tokyo si svela nella sua veste definitiva 24 25 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica News Media E ccola finalmente! Bisognerà pazientare ancora qualche settimana per il lancio stampa, e poco di più prima di vederla dai concessionari ma la CRF 1000L Africa Twin, ora possiamo davvero dirlo, è arrivata. Perché dopo la nostra anticipazione di inizio maggio, in cui vi avevamo svelato molti dettagli su quella che è sicuramente la moto più attesa del momento, abbiamo finalmente tutte le informazioni sull’Africa Twin che verrà. Iniziamo con il dire che la CRF1000L sarà proposta in tre diverse versioni: standard, ABS e DCT-ABS, con (ingiustificato) sollievo per i più duri e puri che rifiutano le nuove frontiere della tecnica motociclistica. Per tutte, naturalmente, la base resterà invariata: un propulsore bicilindrico parallelo 26 capace di 95cv/70kW di potenza massima e 98Nm come picco di coppia, telaio a semi-doppia culla, sospensioni a lunga escursione e cerchi da 21 e 18” rispettivamente all’avantreno e al retrotreno. Arriverà entro la fine del 2015 ad un prezzo base indicativo di 12.400 Euro f.c. Scendiamo nel dettaglio Nata per recuperare il ruolo di riferimento per i più avventurosi fra i motociclisti già ricoperto dalle Africa Twin XRV 650 e 750, la CRF 1000L è stata pensata per offrire il meglio sulle lunghissime percorrenze tanto sull’asfalto quanto in fuoristrada. Pur non condividendo nulla – nemmeno nello schema motoristico – con la progenitrice, crediamo che anche il più talebano fra i fan della prima “Africa Queen” possano riconoscere nell’attuale proposta Honda lo stesso spirito dell’antenata – anzi, forse può vantare un maggior blasone fuoristradistico. Se infatti il precedente propulsore XRV affondava le sue radici nel tranquillo bicilindrico della custom della serie VT, l’attuale bicilindrico in linea da 1000 cc deriva – lo dice il nome stesso – dai CRF-R cross ed enduro, da cui mutua diverse soluzioni orientate al massimo contenimento degli ingombri (fondamentale, soprattutto in altezza, per offrire una luce a terra adeguata alle ambizioni fuoristradistiche dell’Africa Twin) fra cui la testata con distribuzione Unicam e la lubrificazione a carter umido. L’accensione viene demandata ad un sistema a doppia candela che migliora la combustione a tutti i regimi linearizzando la curva di erogazione, obiettivo perseguito anche con la fasatura dell’albero motore a 270°. Qualunque preoccupazione in materia di vibrazioni relativamente allo schema tecnico viene dissipata dall’adozione di ben due contralberi, uno dei quali comanda le pompe di olio ed acqua con quest’ultima ospitata all’interno del carter – lato frizione – per una maggior protezione e pulizia dell’insieme. Cambio tradizionale o DCT Sulla versione standard il cambio allunga la lista delle soluzioni mutuate dalle CRF da cross, con cui condivide il sistema di azionamento. La frizione è assistita con antisaltellamento, per evitare 27 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine unità Showa pluriregolabili, con una forcella rovesciata all’avantreno e monoammortizzatore con registro precarico remoto a comando idraulico. I freni sono Nissin, con pinze radiali a 4 pistoncini e dischi flottanti da 310mm con profilo a margherita, controllati nella versione ABS e DCT-ABS da un sistema antibloccaggio escludibile sulla ruota posteriore. Completa il quadro della dotazione elettronica il controllo di trazione HSTC (Honda Selectable Torque Control) configurabile su tre livelli d’intervento oppure escludibile per l’uso in fuoristrada. I cerchi, come avevamo anticipato, sono bloccaggi indesiderati del retrotreno nelle scalate più cattive. La versione DCT propone invece il già apprezzato cambio a doppia frizione in un’inedita declinazione con funzionalità off-road. Una primizia assoluta per il settore delle maxi-trail, che rappresenta il giusto coronamento per un vecchio pallino Honda: proprio lei aveva infatti sperimentato un’unità basata sul sistema Badalini (che la Casa di Tokyo utilizza fin dallo scooter Juno del 1961) sulla CR 250R Automatic schierata nel campionato cross All-Japan 1991. In questa più recente versione, il cambio a doppia frizione Honda DCT offre come sempre la possibilità di scegliere fra la modalità manuale (MT – Manual Transmission) in cui il pilota controlla il cambio attraverso le palette al manubrio, sia due modalità automatiche (D – Drive ed S – Sport) completamente gestite dalla centralina. La modalità D bilancia efficienza e comfort, mentre la S, che mette invece l’accento sulle prestazioni, è per la prima volta gestibile secondo tre diverse strategie denominate S1, S2 ed S3. Un’ulteriore 28 News a raggi rispettivamente da 21 e 18” all’avantreno e retrotreno calzanti pneumatici 90/90-21 e 150/70-18 come sulle offroad specialistiche – le misure sono le stesse impiegate dalla CRF450 Rally. Il serbatoio offre una capienza di 18,8 litri per un’autonomia stimata attorno ai 400km. La sella è regolabile su due diverse altezze (850 oppure 870mm) ed il peso complessivo, naturalmente a secco, è contenuto in 208kg per la versione standard. Tutte le versioni di CRF 1000L Africa Twin saranno vendute in quattro colorazioni: CRF Dakar Rally, HRC Tricolour, Silver, Black, tutte con gruppi ottici a LED. possibilità viene dalla nuova funzionalità G, dedicata al fuoristrada più impegnativo. Attivabile da un tasto separato e posizionato sul lato destro del cupolino, a prescindere dalla modalità e strategia scelta ne varia l’applicazione pratica privilegiando trazione e motricità attraverso la riduzione dell’entità di intervento della frizione durante i cambi marcia. Il tutto è coadiuvato da un sensore che comunica alla centralina di controllo DCT l’inclinazione della moto, informazione sulla cui base il sistema può decidere con maggior precisione il momento migliore per effettuare la cambiata. Ciclistica: tradizionale e leggera Il telaio è un’unità in acciaio a semi-doppia culla, pensata naturalmente specificamente per l’impiego tanto su strada quanto in fuoristrada, con forte accento sulla centralizzazione delle masse, motivo per cui diverse componenti di massa rilevante (la batteria, per esempio) sono state spostate subito dietro la bancata dei cilindri. Il comparto sospensioni conta naturalmente su 29 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine da un numero di componenti di qualità. Molti i richiami vintage, con la sella two tone montata su un telaietto posteriore facilmente smontaibile. Il faro anteriore neo retrò si fa notare per lo stile e il serbatoio retrò, con gusci laterali in alluminio. La nuova XSR700, che in assetto di marcia pesa solo 186 kg, è il primo esemplare di una nuovo specie di moto. Il tachimetro tondo in stile retrò LCD è al centro del largo manubrio inclinato all’indietro, per una posizione di guida naturale ed eretta. Una griglia laterale nasconde e protegge l’elettronica hi-tech. La qualità dei materiali come l’alluminio in molti componenti come il supporto del parafango anteriore e il copri radiatore, le cover serbatoio contribuiscono a suggerire il feeling retrò. Alla colonna sonora giusta pensa la marmitta compatta, e gli pneumatici anteriore e posteriore Pirelli Phantom non solo si fanno notare per il loro battistrada classico, ma tengono anche la moto in stretta News connessione con la strada. Il cuore pulsante di XSR700 è il bicilindrico frontemarcia Yamaha da 689 cc, motore che ha spinto al successo diversi degli ultimi modelli di punta in tutta Europa. Costruito secondo la filosofia “crossplane”, è un motore che eroga una coppia lineare. Gli scoppi irregolari e la fasatura a 270° assicurano ottime accelerazioni e una grande trazione, mantenendo un’erogazione fluida fino ai regimi di giri più elevati. La XSR700 eccelle anche nella maneggevolezza, grazie al telaio compatto e leggero che regala una grande agilità e al forcellone corto da 530 mm che aumenta il controllo. La combinazione motore-telaio e l’ABS di serie rendono XSR700 la scelta perfetta per chi con la moto è alla prime armi e offrono invece grande divertimento ai piloti più smaliziati. Nella sospensione posteriore Monocross l’ammortizzatore è orizzontale ed è montato direttamente sul carter motore, per risparmiare spazio, rendendo YAMAHA XSR700 BICILINDRICA SPORT HERITAGE Yamaha presenta la nuova XSR700, nata dallo spirito “Faster Sons”, entra a far parte della gamma Sport Heritage dallo stile retrò. Un omaggio alla Yamaha XS650 Y amaha continua sulla filosofia Faster Sons, una denominazione che rende omaggio ai modelli delle precedenti generazioni. La Casa dei tre diapason ha scelto di collaborare con il bike maker giapponese che lavora a Los Angeles, Shinya Kimura. La visione condivisa della filosofia ha portato alla realizzazione della concept bike “Faster Son”, una Special font di ispirazione, pensata soprattutto per essere guidata e che incarna il pensiero di Yamaha e Kimura sul corretto mix tra stile vintage e tecnologia contemporanea. Già 30 quest’anno a Biarritz, durante Wheels and waves, c’era stato anticipato qualche cosa, su questo modello dall’equilibrio della MT-07, che ha convinto tutti, ma con un stile classico e retrò. Con un prezzo molto competitivo. Sulla base di questa collaborazione, Yamaha presenta la prima moto di serie che vive e respira lo spirito “Faster Sons”. La nuova XSR700 entra da ultima arrivata nella gamma Sport Heritage, con uno stile neo retrò che rende omaggio alla Yamaha XS650, nata negli anni ’70, ma ancora oggi fonte d’ispirazione. Il design della XSR700 è esaltato 31 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb più pulite le linee del retrotreno, e migliorare le prestazioni della ciclistica. La tecnologia di oggi che rivitalizza lo stile di ieri continua con i cerchi in alluminio a 10 razze, e con la potenza frenante dei doppi freni anteriori a margherita da 282 mm, con pinze a 4 pistoncini. Gli accessori La nuova XSR700 si presta a molteplici varietà di customizzazione e offre così ad ognuno la massima libertà di personalizzazione. Grazie alla ricca gamma di accessori originali tre diapason ad essa dedicati, si potrà rendere la XSR700 a propria immagine e somiglianza. Componenti originali a cui si aggiungeranno numerose parti aggiuntive speciali “Yard Built” realizzati dai più famosi bike maker internazionali, già innamorati della nuova XSR700, e disponibili sul mercato entro il 2015. 32 L’abbigliamento dedicato Per immergersi completamente nell’atmosfera vintage Yamaha ha creato la capsule collection “Faster Sons”. La nuova linea, presto disponibile, fonde infatti l’heritage tre diapason con l’unicità dello stile retrò ed è caratterizzata da incredibili capi di abbigliamento lifestyle (come giacche in pelle, maglieria e guanti), caschi e accessori presentati con una molteplice varietà di colori, trattamenti e finiture. Colori e disponibilità La nuova XSR700 sarà disponibile in colorazione Forrest Green e Garage Metal, a partire da Novembre 2015. 33 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News E’ stato proprio lui a condurre il sottoscritto insieme al nostro amico (strafortunato, possiamo dirlo?) Christian Raffaelli di Treviso. Christian si sta rivelando una piacevolissima sorpresa: è veloce in moto, molto sicuro e altrettanto piacevole quando si leva la tuta di pelle. Sapete, un po’ ci riempie di orgoglio pensare che ogni giorno, dietro i monitor, si nascondono lettori così entusiasti e competenti. Vorrà dire che replicheremo questa iniziativa, magari anche su altre piste dalla fama leggendaria! Ora ci limitiamo ad annunciarvi che siamo qui e che il Nürburgring merita di essere conosciuto, con rispetto e prudenza, anche in sella a una moto. Nei prossimi giorni vi racconteremo e vi mostreremo cosa si prova nel guidare su queste pazze curve a oltre 200 orari con l’asfalto bagnato. Vi salutiamo, domani è un altro giorno, e speriamo non piova! MOTO.IT AL NÜRBURGRING PRIMO GIORNO IN PISTA! di Andrea Perfetti | Grazie agli amici di Wunderlich e al nostro speciale apripista Frank Hoffmann siamo scesi in pista col lettore Christian. Risultato? Una overdose di emozioni! A mici di Moto.it, questo vuole essere solo un assaggio del report che leggerete nei prossimi giorni con l’ormai irrinunciabile video. La giornata trascorsa resterà indelebile nel cuore di chi scrive. Guidare, anzi pilotare, una moto (e che moto: la BMW S1000R da 160 cavalli) sul mitico Ring è qualcosa che lascia il segno. I quasi 21 chilometri di saliscendi tolgono il respiro e stordiscono, soprattutto se percorsi a cannone, sull’asfalto bagnato e alle spalle di un apripista che ha un passato in superbike da vero fuoriclasse. 34 Dimenticatevi pure i video presenti su Youtube (il 99% dedicato alle auto): non rendono una briciola delle compressioni e delle pendenze mostruose di questo meraviglioso circuito. Tanto bello quanto meritevole di rispetto, soprattutto se provato in moto. Siamo entrati in pista con una guida eccezionale: Frank Hoffmann è il direttore generale della Casa tedesca Wunderlich, nostra fenomenale partner di questa iniziativa che ha portato un lettore di Moto.it al Ring. Ma è anche un ex pilota professionista che sulla Nordschleife ha percorso oltre 6.000 giri (!) in moto e in auto. 35 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine (anche se la parte ciclistica potrebbe essere totalmente differente poiché non è oggetto del brevetto) dotata di motore a quattro cilindri in linea di impostazione simile all’attuale serie GSX-R. La parte interessante, la prima di questo brevetto, è tuttavia il motore elettrico posizionato alle spalle dei cilindri: è stato registrato sia in versione a corrente continua e sia a corrente alternata e inverter. La relativa batteria di alimentazione è posizionata sotto la sella. Il motore a benzina, come accade sulle autovetture ibride, utilizza quello elettrico nella funzione di generatore per ricaricare la batteria. Lo scopo è evidentemente quello di avere un forte incremento della coppia in accelerazione grazie all’aggiunta della trazione elettrica senza aumentare la cilindrata del motore termico. Inoltre, ma ci sembra poco utile nello specifico, si può sfruttare l’opzione elettrica pura in caso sia indispensabile avere News emissioni zero per accedere a determinate aree. La seconda parte centrale del brevetto riguarda la trasmissione. Il cambio a sei marce utilizza il comando a pedale, l’innesto dei rapporti è però elettro attuato grazie ad appositi sensori e comandato da una centralina che interviene anche sull’alimentazione per favorire la cambiata; la frizione è priva di leva di comando poiché anche in questo caso il suo azionamento è elettro attuato. Sul manubrio destro un interruttore a bilanciere attiva la modalità di potenza (aggiungendo la trazione elettrica a quella termica), quella totalmente elettrica, oppure soltanto quella termica. Ovviamente non si conosce se e quando questo progetto diventerà realtà, ma dimostra che Suzuki sta lavorando a questa tecnologia. Ricordiamo che la casa giapponese ha già presentato la Recursion con motore turbo, lasciando intendere che non resterà un concept da esposizione. SUZUKI BREVETTA UNA 4 CILINDRI IBRIDA E SEMIAUTOMATICA di Maurizio Gissi | Depositato all’ufficio brevetti giapponese il progetto di una inedita sportiva Suzuki con motore a quattro cilindri in linea, dotata di secondo motore elettrico e di trasmissione con cambio e frizione a comando automatico O gni grande azienda deposita decine e decine di brevetti ogni anno, di questi la stragrande maggioranza non vedrà mai la luce, oppure troverà applicazioni differenti. Fra quelli che si possono definire senza dubbio interessanti figura il progetto depositato da Suzuki di recente all’ufficio 36 brevetti giapponese e segnalato dal sito americano motorcycle.com. Porta la firma di Koichi Tanaka, il cui nome compare su brevetti precedenti che hanno riguardato anche un comando di attuazione cambio e sistemi di controllo dell’aspirazione. Il brevetto in questione riguarda una moto moto ibrida di impostazione sportiva 37 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine News aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb VACANZE IN MOTO LE 5 COSE DA FARE PRIMA DI PARTIRE di Thomas Bressani | Cinque utili consigli, da seguire, su cosa controllare e fare per la nostra amata due ruote, prima di partire per le meritate vacanze E’ tempo di mettersi in viaggio, rigorosamente in moto come piace a noi, iniziando a riempire le borse con lo stretto necessario che ci servirà per affrontare una vacanza di relax e divertimento in sella alla nostra amata due ruote. Ma cosa più importante da fare, prima di iniziare a svuotare l’armadio alla ricerca dell’outfit da portare in 38 vacanza e che ci stia all’interno delle nostre borse, dobbiamo ricordarci di lei, della nostra compagna di viaggio. No, non stiamo parlando della vostra moglie o ragazza, ma della vostra moto. Perchè è proprio lei che ha bisogno delle prime ed essenziali attenzioni, prima di iniziare a macinare chilometri per raggiungere la meta delle nostre meritate vacanze. Ecco che vogliamo darvi cinque importanti consigli su cosa fare e controllare assolutamente prima di mettersi in viaggio. venissimo fermati a causa di qualche malfunzionamento. 1. Controllo luci di posizione, frecce e stop Ricordatevi di controllare sempre, prima di partire per un giro in moto o per le vacanze, la manutenzione di tutte le luci di posizione e degli indicatori di direzione. Fate una prova che tutto funzioni correttamente, che non ci siano lampadine non funzionanti e che stop e frecce rispondano correttamente ogni volta che azionate la leva del freno e il comando sul manubrio degli indicatori di direzione. Noi motociclisti siamo sempre poco visti rispetto agli automobilisti, soprattutto di notte, quindi meglio che luci, stop e frecce siano perfettamente funzionanti. Questi controlli servono anche a farci evitare una multa da parte delle forze dell’ordine nel caso 2. Impianto frenante (pastiglie, olio freni) Controllate che la vostra moto sia in grado di fermarsi in qualsiasi momento. Per questo sempre meglio dare un occhio all’usura delle pastiglie dei freni e nel caso fossero consumate più della metà vi consigliamo di sostituirle. Un’operazione che non vi porterà via così tanto tempo. I dischi della vostra moto non dovrebbero presentare scalini evidenti o eventuali rigature. Queste sono percepibili a prima vista e al tatto passando la mano direttamente sul disco. Ultima cosa, controllate che il livello dei freni non sia arrivato al minimo e se proprio volete fare i pignoli e andare via tranquilli approfittatene per fare anche un bello spurgo. Già che ci siamo sarebbe corretto 39 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine facendola ondeggiare leggermente assicuriamoci che non ci sia un movimento eccessivo, ma che sia invece ben tirata. E’ sempre meglio controllare il libretto di manutenzione della propria moto in questo caso. La corona dovrebbe presentarsi con tutti i denti in perfetto stato e che non siano limati e arrotondati. In questo caso sarebbe consigliato sostituirla. Stessa cosa vale per il pignone. E’ vero che la sua usura è relativamente inferiore a quella della corona, ma è sempre meglio assicurarsi che i denti non siano usurati o danneggiati. News 5. Serraggio delle viti Questa operazione non viene fatta molto spesso, diamo per scontato che tutte le viti della nostra moto, o almeno quelle più in vista, rimangano serrate correttamente anche a distanza di anni. Ma vibrazioni e sconnessioni dell’asfalto fanno si che alcune viti si possano allentare con il passare del tempo. Quindi meglio armarsi di un buon cacciavite e fare un giro di controllo, prima di ritrovarci con qualche pezzo della carena allentato o peggio non ritrovarselo più perchè perso per strada. (Chi vi scrive non si è più ritrovato il porta targa dopo una sosta dal benzinaio). aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb buttare un occhio sul livello del liquido di raffreddamento e dell’olio motore. 3. Gomme (pressione, pneumatici) Le “scarpe” della vostra moto sono quelle che vi permettono di gustarvi tornanti, curve e soprattutto di stare in strada. Quindi oltre al classico controllo della pressione dello pneumatico, dobbiamo anche valutare lo stato di usura del battistrada su tutta la superficie, che non dovrebbe essere mai inferiore ai 2 mm. La gomma dovrebbe avere uno stato di usura del tutto omogeneo, sia sui lati che al centro. Chi usa maggiormente la moto in città avrà sicuramente un battistrada più consumato nella parte centrale e al contrario, 40 il pistaiolo avrà un’usura maggiore sulle spalle. In questo caso se entrambe le parti non dovessero essere in ottime condizioni, meglio sostituire gli pneumatici con due belle gomme nuove e con una mescola non troppo soft, che vi permetta di poter macinare chilometri in tutta tranquillità. 4. Catena, corona e pignone La verifica delle condizioni della catena di trasmissione, corona e del pignone sarebbe un’operazione da fare con regolarità, per garantire un perfetto funzionamento e una durata maggiore delle parti interessate. Ma cosa dobbiamo guardare? Per prima cosa controllare che la catena non abbia gioco, dall’alto verso il basso, e 41 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine rappresentare un valore, in un mondo così legato al passato come il nostro. Insomma, l’idea di surfare la moto ha di sicuro a che fare con il senso di libertà, di ribellione, con una dimensione che è l’esatto opposto di ciò che il sistema ha cercato di inculcare nelle menti dei giovani fino a un certo periodo. Ma anche il fatto di andare in giro a petto nudo e senza alcuna protezione ha avuto a che fare con questo. Eppure, oggi, siamo tutti d’accordo sul fatto che non sia il caso di guidare con una bandana al posto del casco, o no? Ecco, il bike surfing, o come diavolo lo volete chiamare, invece, pare sia diventato la cosa più figa che possiate fare a bordo della vostra moto. Ci sono aziende d’abbigliamento tecnico che usano, per le loro campagne, foto di terzetti allegramente disposti in formazione, mentre surfano verso l’infinito Costume e oltre, nel tramonto del deserto. Bello, oh, per carità ma, al solito, la domanda è: perché? Ché se ti stendi con la special, poi, oltre a farti del male, è la volta che ti butti diretto da un ponte per i danni che hai fatto. E poi, diciamocelo, tra tutte le buffonate che i motociclisti amano fare per puro divertimento, questa è proprio la più minchiona di tutte. Non dimostra niente delle doti di guida di chi la esegue, non serve a nulla, è roba da circo, da foca ammaestrata. Pura moda. Allora perché non andare anche all’indietro, o senza guardare, o a testa in giù sulla sella? Perché non invertire le mani sul manubrio? Ve lo dico io perché. Perché a braccia incrociate ci abbiamo provato tutti con il motorino. Ma è bastata una decina di metri per capire che cascare da pirla va bene ma così tanto, anche no, grazie. IL FIGHETTO, IL BIKE SURFING E I PIRLA CHE LO FANNO di Alberto Capra | Il bike surfing, rimanere in piedi sulla sella della moto, è la nuova prova di ardimento del fighetto. Un cimento per dimostrare baldanza e soprattutto stupidità T ra tutte le mode che il movimento fighetto ha portato alla ribalta, una in particolare mi pare davvero fine a sé stessa. È quel gioco di abilità – non so come altro definirlo – che consiste nel mettersi in piedi sulla sella della propria moto a mo’ di surf, procedendo per alcuni metri in posizione più o meno eretta. So bene che questo tipo di evoluzioni affonda le proprie radici nella cultura 42 chopper e che i primi a prodursi in numeri di questo tipo sono stati quegli stessi biker per cui la motocicletta ha rappresentato uno strumento di rottura verso l’ordine precostituito, in un periodo di particolari tumulti, da un punto di vista sociale. Detto questo, il solo fatto che un gesto, un modo di fare o un atteggiamento abbia una dimensione storica non ne legittima l’esistenza a quarant’anni di distanza – per quanto la tradizione possa 43 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica RIDE IN THE USA NIENTE FOTO! MA NO... di Pietro Ambrosioni | Oggi sono arrivato a Billings, in Montana, per l’annuale edizione del raduno BMW MOA Rally, dove MOA sta per Motorcycle Owners of America B illings si trova nella Yellowstone County, la contea che ospita il famoso parco dell’orso Yoghi e del geyser Vecchio Fedele (Old Faithful), ma il mio entusiasmo si è spento velocemente appena ho visto che le zone interessanti si trovano ad almeno tre ore e mezzo di guida da qui… per sto giro passo la mano. Il raduno, che tecnicamente inizia giovedì, gode del supporto di BMW Usa, ed è il principale nel suo genere sul suolo americano. Ogni anno attira migliaia di possessori delle moto tedesche, anche se con esiti alterni. L’affluenza, perlomeno negli ultimi sei in cui ho 44 partecipato, è sempre stata eccezionale nelle edizioni tenutesi sulla costa Est, un po’ meno nelle edizioni tenutesi sulla costa Ovest e quasi disastrosa nelle edizioni tenutesi nel Midwest. Il Montana è a cavallo tra Midwest e costa Ovest, per cui non mi aspetto niente di eccezionale, ma la sola area dedicata alle moto vintage vale lo sbattimento di venire fin quassù. Va poi sottolineato che gli organizzatori scelgono sempre delle zone meravigliose da esplorare in moto dato che da sempre la varietà di destinazioni è uno dei punti a favore di questo rally. Oggi però mi voglio sfogare, perché per la prima volta in Scarica l’APP del Magazine quasi 25 anni mi sono trovato quasi a litigare per una foto. Stavo girovagando nella zona campeggio, ancora mezza vuota e dopo aver scattato la foto che vedete (con il consenso entusiasta del proprietario della moto) sono stato avvicinato da un subumano che mi ha chiesto: «Cosa stai fotografando?». «Oh, niente, solo qualche scatto qui attorno». Al che lui mi ha detto: «Non sei americano, vero? Beh, se non sei americano non puoi fotografare niente qui». Io ho sorriso e gli ho detto che ero libero di fotografare quello che volevo, grazie e buona giornata. Al che lui ha iniziato ad alzare la voce: «Non puoi fotografare la gente senza avere un permesso scritto! E comunque puoi farlo solo se sei americano». Non sapendo se ridergli in faccia o incazzarmi gli ho risposto: «Posso fotografare chi voglio senza rendere conto a te, che non so nemmeno chi sei. Posso anche fotografare un poliziotto se voglio, questa è un posto pubblico e io faccio quello che voglio, americano o no. E comunque faccio il fotografo da 25 anni quindi so quello che dico». Al che mi ha risposto: «Io faccio foto dagli Anni Settanta…». Non l’ho lasciato nemmeno finire: «Beh, complimenti, sono 40 anni che hai torto». E me ne sono andato. Al di la del momento poco piacevole e della totale arroganza del subumano di cui sopra vorrei chiarire alcuni punti che chiunque di voi dovrebbe avere ben chiari se intende fare foto qui negli USA. Il primo punto è che il diritto di cronaca è garantito dalla Costituzione americana, e la Costituzione vale per CHIUNQUE si trovi sul territorio americano: cittadino o no. Se siete in un luogo pubblico potete fotografare chiunque e qualsiasi cosa, polizia inclusa. Certi Stati hanno recentemente introdotto norme che impediscono ai fotografi di avvicinarsi troppo ed intralciare l’opera della polizia, ma se vi tenete a debita distanza NESSUNO può dirvi nulla, stampatevelo bene in testa. Le limitazioni arrivano in caso di utilizzo commerciale, se intendete ricavare un guadagno dalle immagini che state realizzando, un guadagno che non sia il compenso di un giornale per il quale state riportando un On the road fatto di cronaca. Lo stesso vale per gli eventi sportivi in alcuni casi anche per specifiche località (qui li chiamano landmark) come il Grand Canyon o il Lone Cypress sulla 17 Mile Drive di Monterey in California. Per vendere una foto di paesaggio che ritragga questi landmark (e molti altri - informatevi bene) dovete richiedere, e pagare un apposito permesso. Altre limitazioni esistono sulle spiagge attorno a Los Angeles e a Miami: se state facendo quattro foto al tramonto alla vostra fidanzata non c’è niente di male, ma se vi presentate con mega flash, riflettori ed assistenti in men che non si dica un poliziotto arriverà a rovinavi la festa. Il permesso per scattare attorno al molo di Santa Monica, per esempio, costa 50 dollari per un paio d’ore, ma la multa se non lo avete può essere anche di 800! Infine ricordatevi che la privacy è una cosa molto importante: non provate a fare i paparazzi appostandovi fuori dalle case della gente. Non potete violare la loro privacy se si trovano all’interno della propria abitazione o proprietà, nemmeno il giardino sul retro! Per estensione ricordatevi che quando sarete sulla I-15 che da Corona va verso sud e vi accorgerete che il test track Kawasaki si trova proprio di fianco all’autostrada, in teoria non potete fermarvi e scattare foto ai piloti impegnati nei test: state violando la loro privacy e quella di Kawasaki. Almeno cercate di attirare l’attenzione di qualcuno e chiedetegli se potete fare qualche foto! Infine, regola base, quando fotografate CHIUNQUE, al di fuori di un evento pubblico e per ragioni che vadano al di la dell’uso personale (la vostra pagina Facebook, Instagram o Flickr NON sono considerate uso personale) fategli sempre firmare un MODEL RELEASE, ovvero un foglio che vi dia consenso scritto per l’utilizzo commerciale degli scatti. Le promesse non bastano, ci vuole nero su bianco. Se non sapete cosa scrivere sul modulo scaricatelo da internet, il web è pieno di moduli completamente gratuiti. E non contate di farla franca: secondo la legge dei sette gradi di separazione (e con lo zampino dei social media) prima o poi verrete beccati. 45 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito NICO CEREGHINI QUARANT’ANNI FA L’IMPRESA AGO-YAMAHA” Una casa giapponese non aveva mai vinto il campionato mondiale piloti della 500. Ci pensò Agostini, e fu il suo 15° titolo, il primo della storia per una 500 a due tempi. Sconfisse Phil Read e la sua MV... numero zero Media C iao a tutti! Esattamente quarant’anni fa, a fine luglio del 1975, Giacomo Agostini stava guadagnandosi la gratitudine a vita della Yamaha: con lui, la casa giapponese era vicinissima al primo titolo mondiale piloti della 500, e nella massima cilindrata nemmeno la Honda era arrivata così in alto (anche se nel ’66 aveva conquistato il titolo marche grazie a Hailwood e Redman). E poi, un motore a due tempi non aveva mai vinto il titolo in 500. Era il 27 luglio, penultimo GP di quel ‘75: a 46 Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Imatra (Finlandia) i due grandi rivali Ago e Read duellarono a lungo, fino a quando la MV Agusta dell’inglese si fermò per un guasto lasciando a Giacomo la vittoria, la quarta della stagione. Per il gioco degli scarti (allora si azzeravano i quattro peggiori risultati nei dieci GP) all’italiano sarebbe bastato chiudere l’ultima gara sul podio: e così in Repubblica Ceca, il 24 agosto, Agostini passeggiò chiudendo lontano da Phil Read ma in seconda posizione. Gara lunga, si correva su 17 giri del vecchio e micidiale circuito stradale di Brno, quasi undicimila metri, per una distanza totale superiore ai 185 chilometri. Se ancora oggi Ago passa le domeniche dei GP nel box Yamaha, e lo vedete saltellare con l’aria di divertirsi da matti insieme agli amici, è per via di quell’impresa di quarant’anni fa. Si è costruito allora un solidissimo legame. Nel ’73 la Yamaha aveva esordito con Saarinen e la prima 500, la quattro cilindri in linea siglata OW20; Jarno aveva vinto le prime due gare in Francia e Austria, ma purtroppo trovò la morte il 20 maggio sulla duemmezzo, a Monza insieme a Pasolini, e la casa si ritirò per lutto. Nell’inverno però ingaggiò Agostini e ricominciò con lui, nella classe 350 (subito il titolo, il quattordicesimo per l’asso italiano) e naturalmente in 500. «La mia prima 500 – mi ha raccontato recentemente Giacomo - era fragile e si rompeva spesso. Conquistammo il campionato marche ma finii soltanto quarto in quello piloti. E va detto che, contrariamente a quello che si pensava e che immaginavo anch’io, la Yamaha non aveva una potenza superiore a quella della quattro tempi MV. Il suo vantaggio era ciclistico. Si guidava proprio bene: la Yamaha era già avanti, aveva anche la sospensione posteriore monocross, forse la MV si era un po’ seduta sugli allori». Così Ago. Perso il titolo 1974, andato al detestato Read davanti a Bonera, Ago avrebbe trovato nel secondo anno una MV ancora tosta e una rivale inattesa: la fortissima Suzuki. La RG quattro cilindri era al secondo anno di vita, piloti ufficiali erano Barry Sheene e Tepi Lansivuori, già in pole all’esordio al Castellet. Ricordo bene quel giorno: debuttavo nel mondiale, partivo malissimo con la bicilindrica Suzuki, la Jada che era stata di Findlay tosta da avviare a spinta, e finii diciannovesimo e doppiato. La mia peggior gara. Ho una foto da qualche parte: in quel momento casualmente precedo Read che sta inseguendo Ago e il suo scudiero Kanaya, e sulla MV dell’inglese campeggia il numero zero. Eh già, perché allora si andava a casaccio, a Giacomo Agostini avevano assegnato il numero 2, l’1 a Lansivuori, e Phil si arrabbiò: «Il campione del mondo sono io! Se non mi date l’1 io mi prendo il numero che viene prima, cioè lo zero». Ago vinse la prima, la terza e la quarta gara, tutti i grandi disertarono il TT all’isola di Man che figurava come quinta prova e nella sesta in Olanda Barry Sheene beffò la Yamaha sul traguardo, stesso tempo al fotofinish. Ad Ago ancora brucia. In Belgio e Svezia l’italiano si dovette ritirare per problemi al motore, ma con la vittoria in Finlandia e il secondo posto di Brno fu campione del mondo. Poi, e la ragione sfugge tuttora, la Yamaha si prese un anno sabbatico per tornare soltanto nel ’77 con Cecotto e Baker, mentre Ago tornò per il ’76 sulla MV 500 alternandola alla Suzuki RG; e lì vinse il GP di Germania, ultimo successo personale e della MV. Ma questa è un’altra storia. Quello che conta è che di questi tempi si festeggia il quarantesimo di quello storico primo titolo Yamaha in 500. Auguri alla casa dei tre diapason e auguri ad Agostini, che amichevolmente si può definire sempre il “monumento ambulante del motociclismo”! Editoriale DI QUESTI TEMPI SI FESTEGGIA IL QUARANTESIMO DI QUELLO STORICO PRIMO TITOLO YAMAHA IN 500 47 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica LE PAGELLE PILOTI DI METÀ CAMPIONATO di Giovanni Zamagni | Pagelle estive per i piloti della MotoGP. 9 per Rossi, 8 a Lorenzo, 7 e mezzo a Iannone e 7 a Marquez, Dovizioso e Pedrosa P agelle di metà campionato: per i piloti ufficiali di Ducati, Honda e Yamaha la media matematica dei voti presi nelle prime nove gare (la lode vale 2 punti), per gli altri un giudizio basato su quanto fatto fino adesso. Con la solita premessa: tutto è relativo. Quindi, per fare un esempio tra compagni di squadra, per Marc Marquez le aspettative erano molto diverse da quelle di Dani Pedrosa… 48 VALENTINO ROSSI: ( 10L; 9; 10; 7; 9; 7; 9; 10; 8). VOTO MEDIO: 9 Solo due gare sottotono: Jerez e Mugello. Per il resto, il campione della Yamaha è stato protagonista di una prima parte di stagione esaltante, con tre vittorie di forza (Qatar, Argentina e Assen), nove podi importantissimi e una costanza di rendimento impressionante. Solo in qualifica – Olanda a parte – non è mai stato all’altezza Scarica l’APP del Magazine dei suoi rivali: nella seconda parte della stagione deve migliorare questo aspetto, anche se non sarà facile. In ogni caso, è il miglior Valentino Rossi di sempre? JORGE LORENZO: (8; 6; 5; 10; 10; 10; 10; 7; 6). VOTO MEDIO: 8 Quattro vittorie strepitose per un totale di 103 giri consecutivi sempre al comando: impressionante. Quando è tutto a posto, quando riesce a imporre il suo ritmo, quando si trova a proprio agio con le gomme, lo spagnolo è (quasi) imbattibile. Nelle prime nove gare, però, gli è mancata costanza, con un’alternanza per certi versi inspiegabile di prestazioni eccellenti e altre deludenti. Può recuperare 13 punti? Certamente sì. Ma anche lui sa che contro questo Rossi non sarà così facile. MotoGP ANDREA IANNONE: (9; 7; 7; 4; 9; 9; 7; 7; 8). VOTO MEDIO: 7,4 Per certi versi, può essere considerato come la sorpresa positiva della prima parte della stagione: regolarissimo, sempre a punti, veloce, ma anche capace di amministrare. Jerez a parte, dove in partenza aveva inserito la mappa da bagnato invece della mappa di controllo del via, è stato impeccabile, riuscendo sempre a raccogliere il massimo ottenibile, migliorando costantemente dal venerdì alla domenica. E’ in crescita. MARC MARQUEZ: (4; 10; 4; 9,5; 7; 4; 4; 9,5; 10L). VOTO MEDIO: 7,1 Una prima parte di stagione difficilissima: al di là della media, il giudizio complessivo è insufficiente, al massimo da 5 in pagella. Tanti, troppi errori, tre cadute che avrebbero potuto essere tranquillamente un secondo e due terzi posti 49 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbb (e sarebbero stati 52 punti in più!): il fenomeno spagnolo deve imparare a correre in modo differente se è in difficoltà. Nonostante tutto, non è affatto tagliato fuori dal mondiale: ha dimostrato in passato, ma anche quest’anno, di essere capace di qualsiasi impresa. ANDREA DOVIZIOSO: (10; 9,5; 9,5; 6; 8; 7; 4; 5; 4). VOTO MEDIO: 7 Fenomenale fino al Mugello, sembra essersi perso dopo il GP d’Italia, sia per l’inconcepibile caduta nel warm up sia per la rottura della corona che gli ha impedito di giocarsela con Lorenzo. Da lì tre errori ingiustificabili per un pilota da sempre concreto e costante. La media lo premia oltre misura: anche se i quattro podi conquistati sono stati per certi versi strepitosi, non si può andare oltre la sufficienza. Deve essere forte a uscire da questo momento difficile. 50 DANI PEDROSA: (5; 7; 8; 8; 5; 9). VOTO MEDIO: 7 Solo sei gare per il “Robottino”, che dopo il Qatar sembrava più prossimo al ritiro che alla resurrezione. Invece, ancora una volta, con grande tenacia Pedrosa si è ripreso dopo l’ennesima operazione al braccio destro, tornando ai livelli conosciuti. La gara del Sachsenring è stata per certi versi esemplare e gli va riconosciuta una grande forza d’animo. La domanda è: riuscirà a vincere almeno un GP nel 2015? Difficile, difficilissimo. Ma non impossibile. BRADLEY SMITH: VOTO 8 Alla fine sta vincendo la sua sfida: non è un fenomeno, ma con dedizione e applicazione sta dimostrando di meritare ampiamente un posto in MotoGP. Costante, sempre al traguardo: d’accordo, non ha avuto grandi acuti, ma il suo rendimento è stato al di sopra delle aspettative, perlomeno delle mie. Per un team come quello di Ervè Poncharal è per certi versi il pilota ideale. CAL CRUTCHLOW: VOTO 5 Un bel terzo posto in Argentina e nient’altro. Sognava la RC213V come la moto per puntare costantemente al podio, invece arranca nelle retrovie, a distanza abissale dai primi. Se prova a spingere un po’ di più va per terra, incapace di sfruttare il potenziale di una Honda che non si adatta al suo stile. Deludente. POL ESPARGARO: VOTO 4 Una stagione disastrosa: il suo rendimento è al di sotto di ogni aspettativa. Sta facendo peggio quest’anno che nel 2014 e, di fatto, non si è mai visto: sopravvalutato? MAVERICK VINALES: VOTO 7 Sempre a punti, mai un errore in gara: per un debuttante, con solo un anno di esperienza in Moto2, è un bel traguardo. In prova prende sempre paga dal compagno di squadra, ma in gara le sue prestazioni sono in linea con quelle del più esperto Espargaro. Si sta confermando come il giovane più interessante. DANILO PETRUCCI: VOTO 6 Il suo rendimento è stato un po’ altalenante, sia in prova sia in gara. Ma ha fatto vedere cose interessanti, specie considerando che è il primo anno che guida una vera MotoGP. ALEIX ESPARGARO: VOTO 6 In prova è da 8 in pagella, anche di più: sono pochi i piloti che riescono a essere efficaci come Aleix nel giro secco. La pole di Barcellona 51 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito rimarrà nel libro dei primati, ma in gara, purtroppo, il più grande die fratelli Espargaro si perde un po’ e proprio al Montmelò ha vanificato con una caduta un risultato importante. Complessivamente sufficiente, ma può fare meglio. SCOTT REDDING: VOTO 4 Una delusione: tante cadute e nessun risultato. ALVARO BAUTISTA: VOTO 7 Si impegna, ci mette l’anima, prova sempre a ottenere il massimo risultato possibile anche quando la situazione sembra scoraggiante. Un bravo professionista. JACK MILLER: VOTO 5 La sua moto è poco competitiva e lui non si è mai 52 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP messo in mostra. Le sue prestazioni, però, sono in linea con quelle di chi guida la Honda “Open”: magra consolazione. STEFAN BRADL: VOTO 4 D’accordo, quest’anno ci sono più moto competitive, ma nel 2014, con la stessa M1, Aleix Espargaro era spesso protagonista in prova (una pole) e si era messo in mostra in gara (secondo ad Aragon), invece di Bradl, purtroppo, si è parlato solo quando si è fatto male. NICKY HAYDEN: VOTO 4 Dispiace vedere un campione del mondo in così grande difficoltà. 53 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine velocità massima, ma i risultati sono nettamente dalla parte della Yamaha: a Iwata hanno lavorato bene. HONDA RC213V VOTO 6 La crisi, se così si poteva definire, sembra passata: sia in Germania sia nei test di Misano la RC213V è tornata a dettare legge. Nella fase centrale della prima parte della stagione è però sembrata in grande difficoltà: se provavi a spingere più forte, come faceva Marquez, finivi per terra, se ti accontentavi, come faceva Pedrosa, finivi parecchio staccato. E’ vero, però, che se il campione del mondo si fosse accontentato in un paio di occasioni (Argentina e Mugello), il bilancio sarebbe più positivo. Ma le difficoltà ci sono state sicuramente. DUCATI GP15 VOTO 8 L’ingegnere Gigi Dall’Igna ha detto che il bilancio della prima parte della stagione è stato «comunque positivo, addirittura estremamente positivo fino al Mugello». Impossibile dargli torto: due MotoGP pole position (una con Dovizioso e una con Iannone), 6 podi (4 con Dovizioso e 2 con Iannone), un pilota (Iannone) terzo in campionato, e in almeno due occasioni è stata sfiorata la vittoria. Non dimentichiamo che la GP15 ha debuttato a fine febbraio: quanto fatto fino al Mugello ha del miracoloso, le difficoltà delle ultime tre gare fanno parte del normale cammino di una moto giovanissima. Chiedere di più sarebbe ingiusto. SUZUKI GSX-RR VOTO 7 E’ cresciuta rapidamente, specie considerando da dove partiva: a Valencia, nell’ultimo GP 2014 dove aveva partecipato come wild card, era lenta e si rompeva. Come dire: peggio di così non si poteva. Ma in questi mesi il rendimento è cambiato radicalmente, con l’incredibile 1-2 in prova a Barcellona, con Espargaro in pole e Vinales secondo. In qualifica è spesso davanti, in gara fatica un po’, ma il rendimento è oltre le aspettative. Manca ancora il seamless (dovrebbe arrivare a settembre) e ci vuole più potenza. LE PAGELLE MOTO A METÀ CAMPIONATO di Giovanni Zamagni | Nove a Yamaha, appena sei a Honda e un bel otto a Ducati. Per le debuttanti Suzuki e Aprilia, rispettivamente 7 e 4,5 D opo i piloti, ecco le pagelle delle moto a metà campionato. Non solo quelle ufficiali, ma anche le “Open”, per la verità al di sotto delle aspettative. Ma, con Honda e Yamaha in pista, tutti gli altri fanno fatica, compresa la Ducati “Factory”, che dopo un inizio entusiasmante, ha incontrato difficoltà impreviste. Ecco il giudizio nel dettaglio. 54 YAMAHA M1 VOTO 9 Sette vittorie in nove gare, entrambi i piloti sempre molto competitivi: la M1 non eccelle in nessun aspetto, ma è molto, molto equilibrata. Rispetto al 2014 i progressi sono evidenti in tanti aspetti: consumi (punto debole della passata stagione), frenata, accelerazione, sfruttamento delle gomme. Solo in qualifica pecca un po’, così come in 55 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine MotoGP generale: questo è sicuramente un punto a favore della Ducati. L’unico, però, perché la GP14 “Open” non si è mai vista davanti, né in prova né in gara. La realtà è che la differenza con le “Factory” è troppo grande: ma questo vale anche per Honda e Yamaha, non solo per la Ducati. APRILIA ART VOTO 4 Il povero Alex De Angelis si danna l’anima per metterci in qualche modo una pezza, con una moto che è tutto tranne che una MotoGP. Più che alla moto, però, il voto va dato alla squadra: correre così non ha nessun senso. APRILIA RS-GP VOTO 4,5 In questo caso nessuna sorpresa: il rendimento è assolutamente in linea con le previsioni. Ha iniziato prendendo più di due secondi al giro, ha finito al Sachsenring prendendone 50,687 in 30 passaggi. Il rientro anticipato è stato programmato male, con scelte sbagliate e ingiustificabili, prima tra tutte quella di obbligare Marco Melandri a correre in questa categoria invece che in quella per le derivate dalla serie. La MotoGP non è la SBK, è il campionato tecnicamente più difficile del mondo: ogni dettaglio deve essere pianificato. Altrimenti Honda e Yamaha ti stritolano. Come, purtroppo, sta accadendo. YAMAHA M1 “OPEN” VOTO 5 Dopo quanto visto nel 2014, ci si aspettava molto di più dalla Yamaha con elettronica Magneti 56 Marelli. Nel 2015, invece, la M1 “Open” è sparita dai posti importanti della classifica, ma la colpa è probabilmente più dei piloti che della moto. HONDA RCV1000R VOTO 4 Per quanto mi riguarda, è la più grande delusione del 2015, perché mi aspettavo decisamente di più dalla “Factory” 2014 (la RC213V) con elettronica Magneti Marelli. E’ vero che i piloti incidono molto sulle prestazioni – Hayden sembra arrivato al capolinea, Laverty è un debuttante, Abraham non è all’altezza e Miller paga una scelta quanto meno azzardata -, ma nelle prime nove gare mi aspettavo decisamente di più dalla Honda in versione “Open”. DUCATI GP14 “OPEN” VOTO 5 Barbera è il primo pilota “Open” in classifica 57 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica MAX BIAGGI CONCLUDE I TEST A SEPANG di Carlo Baldi | Si sono conclusi a Sepang i quattro giorni di test voluti da Biaggi e dall’Aprilia in preparazione al decimo round del mondiale Superbike del 2 Agosto in Malesia S i sono conclusi a Sepang in Malesia i quattro giorni di test che il team Aprilia e Max Biaggi hanno sostenuto in preparazione al decimo round del mondiale SBK, che si disputerà sulla pista malese nel weekend del 31 Luglio, 1 e 2 Agosto. Biaggi lo aveva detto a Misano: “se non potrò fare dei test a Sepang, non credo che ci 58 correrò”. Detto fatto ecco un test di quattro giorni, da lunedì 20 ad oggi, interrotto nella giornata di martedì dalla pioggia, che ha costretto tutti nel box. A Misano un Max Biaggi felice e rilassato, aveva ottenuto due sesti posti, che potevano essere considerati soddisfacenti, vista la lunga assenza del Corsaro dalle competizioni, ma già la domenica pomeriggio nelle interviste di rito, Scarica l’APP del Magazine Max aveva accennato al fatto che avrebbe potuto fare di più. Chi lo conosce sa che Biaggi è un perfezionista e che non si accontenta mai. E’ quindi quasi naturale per lui che si sia voluto dare una seconda opportunità, per sfruttare la precedenza esperienza sulla pista romagnola e cercare di fare addirittura meglio. L’impressione quindi è che rivedremo in pista in Malesia un Max con una maggiore rabbia agonistica rispetto a quella mostrata a Misano. Biaggi si vorrà migliorare, anche perché molto probabilmente, ripensando alle due gare di Giugno, avrà considerato che il podio non era poi così lontano. I test conclusi oggi a Sepang, nei quali è stata rivelata la nuova livrea che riporta il logo dell’autodromo di Sepang, main sponsor per Biaggi in questo secondo appuntamento mondiale, sono stati senza dubbio molto importanti per il Corsaro, non solo per riprendere confidenza con una pista dove Superbike non correva da dieci anni, ma anche e soprattutto per adattare la sua RSV4 al tracciato malese. Così come a Misano (dove chiuse in testa le prime due sessioni cronometrate), anche a Sepang Biaggi inizierà il weekend con il vantaggio di aver già trovato quella messa a punto che invece i suoi avversari impiegheranno qualche turno per identificare. Inoltre non dimentichiamo che mentre gli altri piloti hanno un solo cambio a disposizione per l’intera stagione, Biaggi in qualità di wild card, potrà adattare quello della sua RSV4 alla pista di Sepang. Un vantaggio non da poco per sfruttare una migliore erogazione del motore. Ed infine, proprio parlando di motore (come anche Marinelli ha dichiarato nel corso dell’intervista che ci ha rilasciato) Biaggi non dovrà fare i conti con i motori contingentati e potrà quindi tirare un poco più il collo al suo propulsore, magari preparandolo con un migliaio di giri in più 59 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike rispetto a quello di Haslam e Torres. Questi i punti a favore del Corsaro, mentre a suo sfavore potrebbe giocare il torrido clima malese. Certo molti di voi staranno pensando che le alte temperature e l’umidità che stiamo patendo in questi giorni qui in Italia, non siano molto diverse rispetto a quello che i piloti della Superbike potranno trovare a Kuala Lumpur. Anche se vi potrà sembrare impossibile, il clima della Malesia è invece senza dubbio peggiore, tanto che lo scorso anno furono molti i piloti che dovettero ricorrere alle cure della Clinica Mobile, debilitati dall’afa ed in molti casi addirittura dalla febbre. Il fisico di Biaggi è integro e super allenato, tanto che a Misano in gara due Max non dette nessun segno di stanchezza e proprio negli ultimi giri trovò lo spunto per superare il ben più giovane Torres, ma a Sepang le temperature saranno completamente diverse e non sarà facile per il quarantaquattrenne pilota dell’Aprilia sopportare il grande caldo, non tanto in prova quanto nelle due gare. Quella della settimana prossima sarà una nuova e grande sfida per il Corsaro, che si vuole mettere in gioco per la seconda volta da quando ha deciso di smettere (?), proseguendo così una carriera lunga quanto vittoriosa. 60 61 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Superbike MARINELLI “GIUGLIANO NON È IN CRISI. A SEPANG BIAGGI AVVANTAGGIATO” di Carlo Baldi | “E’ stato un grande successo per Davies, ma anche per tutta la Ducati che investe molto in SBK. A Sepang Biaggi e l’Aprilia partono avvantaggiati. Confermeremo i nostri due piloti, ma Lowes ci interessa”. Parola di Ernesto Marinelli, responsabile Ducati Superbike N emmeno il tempo di scendere dall’aereo che lo ha riportato in Italia, che Ernesto Marinelli si è rituffato nel suo lavoro, con la testa già rivolta alla prossima trasferta di Sepang. Il responsabile del progetto Ducati Superbike è uno dei principali protagonisti e fautori dell’ottimo momento della casa di Borgo Panigale nel mondiale delle derivate dalla serie. La Panigale prosegue nella marcia di avvicinamento alle Ninja Kawasaki e quindi non è certo il momento di rilassarsi sugli allori, ma al contrario bisogna spingere forte sull’acceleratore per concludere al meglio questa stagione 2015. Magari con la prima vittoria di Giugliano in SBK. E per il 2016 cosa bolle in pentola? Ecco cosa ci ha detto Marinelli. Negli U.S.A. grande vittoria per Davies ma anche per tutta l’azienda Ducati «Le due vittorie di Chaz a Laguna Seca sono senza dubbio frutto della sua grande abilità di guida e del fatto che quella californiana, assieme al tracciato di Aragon, è la sua pista preferita. Però partono da lontano. Dall’impegno della Ducati, che sta investendo molto sulla Superbike e dal lavoro di tutti i nostri tecnici, che a Borgo Panigale e negli autodromi non si risparmiano mai. Ed è anche la conseguenza dei tanti test che abbiamo fatto in questi mesi e che hanno contribuito all’ottimo sviluppo della Panigale». 62 Dopo Misano avete provato con Checa al Mugello. Test che hanno avuto un peso nel successo di Laguna? «Tutti i test sono importanti, perché proseguono lo sviluppo della nostra moto. In quelli del Mugello in particolare, abbiamo lavorato soprattutto sul comportamento della Panigale alle alte temperature e quindi mi aspetto che quanto abbiamo testato ci porti dei vantaggi a Sepang. Comunque, ad eccezione dei nuovi scarichi che abbiamo introdotto a Portimao, non ci sono stati sconvolgimenti o soluzioni particolari nello sviluppo della nostra moto. Abbiamo apportato, e continueremo a farlo, tante piccole migliorie su di un mezzo che ha raggiunto un ottimo livello». Hai citato Sepang. Pista da sempre favorevole all’Aprilia, che potrà contare anche su Biaggi. «Quella di Sepang è una pista particolare, dove noi abbiamo sempre fatto molta fatica. Quest’anno soffriamo di meno sui lunghi rettilinei, ma i due di Sepang non ci aiutano di certo. Però andremo in Malesia con il morale alto e quindi sono certo che faremo bene. Nonostante i nuovi regolamenti, ritengo che l’Aprilia resti la favorita sul tracciato malese. Biaggi sta facendo dei test che permetteranno alla casa di Noale di acquisire dati importanti e quindi le RSV4 partiranno in vantaggio. Mi aspetto un Biaggi più competitivo rispetto a quello visto a Misano. Inoltre non dimentichiamoci che, essendo lui una wild card, non dovrà fare i conti con i motori contingentati e questo può avere un grande peso in una pista dove la potenza del propulsore ha un’importanza determinante». La caduta di Giugliano è stata l’unica nota stonata del vostro weekend di Laguna «E’ stato un vero peccato, perché Davide in gara due avrebbe potuto fare molto bene. Nella curva 6, quella dove è caduto il nostro pilota, c’è una compressione importante. Dopo quanto si era visto nella prima manche, Giugliano non voleva farsi scappare i primi e si stava preparando per arrivare forte alla staccata del cavatappi. I dati non hanno rilevato nulla di diverso rispetto ai giri precedenti, ma purtroppo la compressione è stata molto violenta e lo ha fatto cadere. Per fortuna solo molto spavento e qualche livido e quindi mi aspetto che Davide arrivi in Malesia in piena forma». Pensi che possa pesare sul suo rendimento questa vittoria in SBK che tarda ad arrivare? «La vittoria aiuta molto dal punto di vista del morale. Ti da la consapevolezza della tua forza e delle tue possibilità e quindi nello stesso tempo ti rilassa. Sinceramente non ho visto un Giugliano in crisi dopo la caduta di Laguna. Ovviamente era un poco mogio per l’occasione persa e per lo spavento derivante da una brutta caduta, ma l’ho visto anche molto determinato ed ansioso di rifarsi al più presto. Sono certo che questa sua prima vittoria non tarderà ad arrivare. Per lui questa è una stagione molto difficile. L’incidente di Phillip Island non solo ha compromesso la prima parte 63 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito del suo campionato, ma lo ha tenuto fermo per vari mesi, nei quali i suoi avversari hanno potuto invece correre, lavorare e prendere confidenza con le rispettive moto». Forse se lo confermaste per il prossimo anno sarebbe più rilassato... «E’ nostra intenzione riconfermare entrambi i nostri piloti. Abbiamo lavorato tanto e bene con loro ed abbiamo raggiunto ottimi risultati sia in pista che in termini di sviluppo della nostra moto. Avrebbe poco senso cambiare e quindi preferiamo proseguire sulla strada intrapresa. Se anche loro saranno d’accordo, penso che la nostra squadra 2016 resterà invariata». 64 Periodico elettronico di informazione motociclistica Però siete interessati ad Alex Lowes «Riteniamo che Alex Lowes sia uno dei giovani più talentuosi e promettenti nel panorama della Superbike e di certo non ci dispiacerebbe vederlo alla guida di una Ducati. Questo non vuol dire che sostituirà i nostri piloti ufficiali, ma potrebbe correre in un team Ducati privato, come ad esempio quello Althea. Quella con il team di Bevilacqua è una collaborazione che dura da anni e con loro abbiamo condiviso successi importanti. Non sarà facile, ma ci piacerebbe avere un pilota forte come lui nell’orbita Ducati e potremmo quindi dare una mano al team che deciderà di ingaggiarlo per la prossima stagione». Scarica l’APP del Magazine Superbike E Pirro? Dopo quanto ha fatto vedere a Misano non pensate a lui per una delle vostre Superbike 2016? «Michele sta facendo grandi cose. A Misano nonostante sia salito sulla nostra moto solo il sabato mattina, ha fatto due gare eccezionali e ti garantisco che l’ottavo posto finale non ha reso merito al suo impegno, visto che ha girato spesso con gli stessi tempi dei primi. E’ senza dubbio molto bravo, ma se corresse in pianta stabile in Superbike probabilmente acquisiremmo un ottimo pilota, ma perderemmo un tester preziosissimo soprattutto in ambito GP. Comunque non abbiamo ancora deciso nulla di definitivo e sono cose che dobbiamo valutare nei dettagli». 65 SPECIALE MOTOCROSS GP DELLA REPUBBLICA CECA 66 67 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica LA QUINTA DI FEBVRE E IL QUARTO DELLA FONTANESI di Massimo Zanzani | Il francese domina anche la 13ª tappa Mondiale, mentre la piacentina si aggiudica il titolo iridato femminile con un colpo si scena finale A fine gara Evgeny Bobryshev dopo essere sceso dal secondo gradino del podio si è complimentato con Romain Febvre per la velocità e la correttezza con cui ha dominato la temuta trasferta di Loket da sempre una delle più impegnative per il fondo di gara estremamente insidioso. «Guadagnava soprattutto in curva riuscendo a stare in 68 traiettoria mentre io faticavo a rimanere dritto» ha spiegato il russo per rendere onore al francese che anche sullo scivoloso, veloce e bucato terreno ceco è stato imprendibile. La prima manche il pilota Yamaha l’ha vinta dopo aver scavalcato l’ufficiale HRC al quinto passaggio, l’altra dopo essersi di nuovo sbarazzato di Bobby al secondo passaggio ed aver avuto ragione su Scarica l’APP del Magazine Clement Desalle alla settima tornata al termine di un tirato ma rispettoso tira e molla. Con Nagl e Cairoli assenti per i relativi infortuni, grazie a questa quinta affermazione Febvre ha allungato in classifica di ben 88 punti su Gautier Paulin terminato due volte settimo dopo aver collezionato una caduta nella prima manche. La terza piazza è andata a Desalle, che ancora non si capacita di come in Francia abbia potuto buttare via stagione in un secondo con una caduta da lui giudicata banale. Ciò non toglie che il belga della Suzuki, già confermato alla Kawasaki per il 2106 anche se non ufficialmente, ha ribadito il valore della sua classe considerando che era fermo da sette settimane e che prima di Loket era salito in moto solo un paio di volte. Alle sue spalle è terminato il compagno di squadra Kevin Strijbos, autore di grintosi recuperi, e Jeremy Van Horebeek il Motocross quale non è stato in grado di replicare l’indimenticata vittoria della scorsa edizione. Giornata sfortunata per Davide Guarneri, che in apertura si è visto volatizzare la decima piazza all’ultimo giro per colpa di Nathan Watson che l’ha centrato platealmente e che lo ha spedito in 20ª posizione, mentre in quella successiva ha ottenuto un buon 9° posto considerando che per lui è la seconda gara dopo la pesante caduta inglese. E’ andata però peggio a David Philippaerts, che nella prima manche è stato autore di una paurosa caduta in un salto causato dal bloccaggio della catena e di conseguenza della ruota posteriore a causa di un elemento esterno che si è infilato nel pignone. Lo sfortunato toscano è uscito praticamente illeso, ma le numerose escoriazioni ed il dolore su tutto il corpo lo hanno costretto ad abbandonare la gara. La MX2 si è corsa senza 69 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Jeffrey Herlings, il cui infortunio in qualifica rimane serio come sembrato in un primo tempo. La lussazione dell’anca infatti oltre a richiedere un intervento chirurgico normalmente necessita anche fino a sei mesi prima della completa riabilitazione per cui il futuro dello sfortunato olandese rimane per ora un grosso punto interrogativo. Dal GP ci si attendeva quindi una lotta ai vertici tra gli inseguitori dell’ufficiale KTM Tim Gajser e Valenti Guillod, ma è stato quest’ultimo a spuntarla centrando la sua terza vittoria stagionale con un secondo ed una vittoria di manche. Lo sloveno invece ha invece preso anticipatamente la via dei box nella frazione iniziale per una caduta che gli ha piegato l’impianto di scarico, e nella seconda è stato piegato dall’ufficiale Yamaha a cinque giri dalla fine quando pareva che fosse in grado di reggere il ruolo di battistrada. Ora i due si trovano esattamente a pari punti, a 24 punti 70 Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Motocross da Herlings e con dieci lunghezze di vantaggio su Pauls Jonass terminato 4° dietro a Jordi Tixier. Buona la gara di Ivo Monticelli terminato 12° assoluto, due posizioni in meno di Samuele Bernardini autore in entrambe le manche di partenze mozzafiato. Nell’Europeo 300 il secondo posto dietro all’inglese Brad Anderson di Marco Maddii ha permesso al toscano di passare al comando della classifica di campionato con solo ancora una prova da disputare. Trionfo iridato invece per Kiara Fontanesi, che dopo la prima manche di sabato si giocava il titolo con Livia Lancelot dalla quale era indietro di quattro punti. Ma il giro di ricognizione è stato fatale alla francese, che ha rotto il motore della sua Kawasaki e che ha quindi lasciato su di un piatto d’argento la corona iridata all’ufficiale Yamaha a cui è bastata la seconda posizione per far suo il quarto riconoscimento Mondiale. Guarda la classifica 71 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Scarica l’APP del Magazine Periodico elettronico di informazione motociclistica Motocross KIARA FONTANESI aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa 4 VOLTE CAMPIONESSA DEL MONDO WMX bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb bbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbbb di Massimo Zanzani | Dopo aver conquistato il suo 4° titolo mondiale la campionessa italiana si racconta al microfono di Moto.it « «Finalmente ce l’ho fatta! Lo so perché sono sul podio, ma devo ancora rendermene conto davvero. Non ho mai smesso di crederci e questa mattina (domenica, ndr) ci credevo più di ogni altra persona. Sono veramente contenta e forse mi renderò più conto di quello che ho fatto tra un paio d’ore». Le ultime gare sei andata fortissimo. «Soprattutto ieri (sabato, ndr). Ho girato tutti giri di due secondi più veloce degli altri, partendo ultima e sapendo di giocarmi un mondiale, non so quale 72 altra ragazza sarebbe stata in grado di gestire una tensione e una gara di questo tipo. Ho dato l’anima fino alla fine e questa notte ho dormito senza nessun rimpianto». Questo è il quarto titolo, ha un sapore diverso rispetto agli altri? «E’ difficile dirlo, perché ogni titolo è sudato fino alla fine. Tante emozioni una diversa dall’altra, veramente forti. Credo che questo sia il più bello perché non sono mai stata così in forma. Quello dell’anno scorso invece è stato il più faticoso. bbbbbbbbbbbbbbb A chi dedichi il titolo? «A tutte le persone che mi stanno vicine. Soprattutto al mio allenatore che mi segue giorno per giorno, senza di lui non sarei arrivata a vincere neanche il primo titolo e invece ne abbiamo vinti quattro insieme. Poi lo dedico a tutti quelli che fanno parte del team: mia mamma mio papà, mio fratello, il mio moroso, i meccanici... tutti quelli che non ho nominato ma che hanno sempre fatto la loro parte. Lo dedico in particolare a un mio amico che è morto in un incidente in moto e che corre con me ogni volta». 73 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Endurance 8 ORE DI SUZUKA TRIONFO TUTTO YAMAHA di Manuel Pecino Conciencia | Vittoria schiacciante del team Yamaha Factory nella 38 ° edizione della 8 ore di Suzuka, dopo diciannove anni di siccità. Delude Casey Stoner, brutto incidente per lui in gara D opo due giorni di prove il team Yamaha Team con Nakasuga, Pol Espargaró e Bardley Smith ha iniziato oggi la gara della 8 ore di Suzuka chiaramente come team favorito. Si sono viste un gran numero di interruzioni causate dall’enorme numero di incidenti. Quando Pol Espargaró è entrato in pista per il suo ultimo giro aveva ancora più di un pit stop da fare e il vantaggio del suo team era di circa 30 secondi. Considerando che il tempo perso in ogni 74 pit-stop è di circa un minuto, il team Yamaha era in una posizione difficile. Espargaro è salito sulla sua moto con chiare istruzioni: spingere più forte che poteva per aumentare il distacco. Nakasuga avrebbe avuto così i compito di fare la differenza prima dell’ultima mezz’ora di gara notturna di Bradley Smith. E Pol, come ha detto dopo la gara, ha dato il suo 200%. Nei primi 24 giri ha raddoppiato il divario sulla seconda squadra. Poi Nakasuga ha fatto il resto. Alla fine Bradley Smith ha tagliato il traguardo e il box Yamaha è esploso di gioia. ll secondo principale obiettivo dell’anno del 60° anniversario Yamaha è stato raggiunto, dopo 19 anni di siccità. Pol Espargaró, Bradley Smith e Katsuyuki Nakasuga sono entrati nel libro di storia in sella a Yamaha. Il team onda si è posizionato sul secondo gradino del podio con i piloti Josh Hook, Brit Kyle Smith e Dominique Aegerter. Al terzo posto invece la Suzuki con Yukio Kagayama, Noriyuki Haga e Ryuichi Kiyonari. 75 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine Endurance Ci sentivamo veramente che la gara potesse andare come avevamo programmato finora, purtroppo, abbiamo avuto qualche problema meccanico mentre stavo affrontando la curva che porta al tornante. Non ho avuto abbastanza tempo per inserire la frizione e sono arrivato troppo veloce, ho preso la moto per cercare di rallentare di più, ma mi sono stavo avvicinando verso il muro così ho deciso di salire sopra all’erba e ha colpito la barriera. Il risultato è stato un osso rotto nella caviglia e scapola rotta. Voglio dire grazie ai miei compagni di squadra Michael van der Mark e Takumi Takahashi, hanno fatto un lavoro fantastico in queste settimane e in questo fine settimana in particolare. E vorrei anche ringraziare la squadra per quanto sforzo che hanno fatto in questi giorni. La loro professionalità è stata eccezionale e mi è piaciuto molto lavorare con loro. Mi dispiace molto che non siamo riusciti a raggiungere il forte risultato che avremmo potuto ottenere». 8 ORE DI SUZUKA IL VIDEO DEL BRUTTO INCIDENTE DI CASEY STONER Dopo poche ora dall’inizio della gara il pilota Honda Casey Stoner cade violentemente a terra a causa dell’acceleratore bloccato, fratturandosi scapola e tibia. Un rientro sfortunato L a gara della 8 ore di Suzuka ha avuto un inizio entusiasmante, con una battaglia avvincente tra le squadre ufficiali. Ma segnata dal brutto incidente del pilota Honda, Casey Stoner. Dopo un’ora e quaranta minuti dall’inizio, il pilota del team Honda si trovava in testa alla gara, quando la sua CBR ha messo le ruote sul prato sbalzandolo in modo violento a terra. Sembra che ci sia stato un problema all’acceleratore che si è bloccato all’improvviso prima della staccata per entrare in 76 curva. La diagnosi, dopo l’incidente, ha rivelato la frattura di scapola e tibia. Purtroppo per il pilota australiano il ritorno alle competizioni, con il rientro del Campione alla 8 ore di Suzuka, si può dire concluso qui. Le dichiarazioni di Casey Stoner: «Sono molto deluso dal fatto che le 8 ore di Suzuka si sia conclusa in questo modo. Abbiamo fatto un sacco di lavoro nel corso delle ultime settimane per abituarci alla moto e alla pista. 77 Ricevi Moto.it Magazine » Spedizione su abbonamento gratuito Periodico elettronico di informazione motociclistica Scarica l’APP del Magazine EDITORE: CRM S.r.l., Via Melzo 9 - 20129 Milano P. Iva 11921100159 RESPONSABILE EDITORIALE Ippolito Fassati RESPONSABILE SVILUPPO EDITORIALE Andrea Perfetti CAPO REDATTORE Edoardo Licciardello REDAZIONE Maurizio Gissi Maurizio Tanca Cristina Bacchetti Marco Berti Thomas Bressani Aimone Dal Pozzo Francesco Paolillo COLLABORATORI Nico Cereghini Giovanni Zamagni Carlo Baldi Massimo Zanzani Antonio Gola Enrico De Vita Ottorino Piccinato Antonio Privitera Antonio Gola Alfonso Rago Marco Agosti Massimo Clarke Marco Delmastro Max Morri Federico Iozzi GRAFICA Thomas Bressani COPYRIGHT Tutto il materiale contenuto in Moto.it Magazine è oggetto di diritti esclusivi di CRM S.r.l. con sede in Milano, Via Melzo 9. 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