Giovedì 5 maggio 2011
INSERTO SPECIALE
allegato al numero odierno de
7-8 MAGGIO 2011
Benedetto XVI nel NordEst
Da Aquileia a Venezia
tutto sulla visita
del Pontefice
nei luoghi simbolo
della Chiesa triveneta
Nella terra
di San Marco
di Edoardo Pittalis
Saranno 150 mila al Parco
di San Giuliano di Mestre e
lungo la strada decine di
migliaia, tra Aquileia e Venezia. A Caorle sulla spiaggia si stenderanno per scrivere coi corpi “W il Papa”
mentre passerà l’elicottero
con a bordo il pontefice. Tra
momenti di confronto e slanci anche ingenui, c’è grande
attesa nella gente per questa visita di Benedetto XVI.
È il Nordest che si prepara
al dialogo e alla sfida in un
momento particolare; è la
stessa Chiesa che guarda a
un’Europa allargata. È lo
spirito di un tempo difficile
nel quale la crisi economica
ha scavato cicatrici profonde, tanti giovani sono disoccupati e troppi rimangono
precari, l’immigrazione impone domande e chiede risposte anche di coscienza.
(Segue a pagina 23)
il
PAPA
tra noi
PAG 4 Messa al Parco San Giuliano: istruzioni per l’uso
di Alberto Francesconi
PAG 12 Tra divieti e permessi, come muoversi in laguna
di Michele Fullin
PAG 16 I tre Patriarchi che salirono al soglio di Pietro
di Rolando Damiani
PAG 17 Quando cucinai per Paolo VI e il suo successore
di Arrigo Cipriani
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Giovedì 5 maggio 2011
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In occasione della visita di Papa Benedetto XVI del
7 maggio, la Fondazione Aquileia apre le porte della
Süd Halle, un nuovo spazio dove poter ammirare due
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grazie a un delicato intervento di restauro: il pavimento
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musivo del IV secolo dell’Aula meridionale del Battistero
e il bellissimo mosaico ”del Pavone” realizzato al tempo
del vescovo Cromazio nell’abside del nartece.
Visite gratuite da domenica 8 maggio.
Per essere sempre aggiornati sulle nostre iniziative
iscrivetevi alla mailing-list su:
[email protected]
w w w . f o n d a z i o n e a q u i l e i a . i t
Giovedì 5 maggio 2011
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INS
Forse 150 mila fedeli per la Santa Messa che
Benedetto XVI celebrerà alle 10 di domenica nel
Parco di San Giuliano a Mestre che s’affaccia sulla
laguna e ha di fronte il profilo di Venezia e sopra i
tetti il Campanile. Una folla mai vista, nemmeno
per i più osannati concerti rock che hanno tenuto a
battesimo uno dei parchi urbani più grandi d’Europa. È chiaro che la Messa con il Papa, aperta a tutti
sarà il momento culminante della visita di Benedetto XVI nel Nordest. Esserci ha un significato profondamente diverso.
Il palco (costato 380 mila euro) è già stato allestito,
curato dall’architetto Stefano Bianchi e montato
da 250 addetti. Pronti anche i maxi schermi
per consentire di seguire la cerimonia in
ogni parte della grande aerea verde sia.
Le spese, pari a un milione e mezzo di
euro, sono state autofinanziate con una
colletta straordinaria nelle 15 diocesi
del Nordest alla quale ha aderito
finora oltre un milione di persone.
Le prenotazioni per assistere alla
Messa sono andate oltre le previsioni. È scattato, infatti, da tempo il
sistema della “adesione” che consente di ottenere in anticipo il pass
gratuito d’ingresso. Ma è possibile ancora essere presenti: basterà
presentarsi direttamente ai varchi di San Giuliano che saranno
aperti dal mattino prestissimo,
praticamente dalle 5 alle 9. Ovviamente chi arriva tardi sarà
sistemato nei settori più esterni.
Per le 9 tutto deve essere pronto
per accogliere il Pontefice.
Al momento della consegna
dei pass, a chi arriverà in bus o
in auto sarà assegnato il parcheggio di riferimento dal quale raggiungere il Parco con navette apposite o a piedi. Dai
parcheggi più vicini si può giungere camminando per 15 minuti.
Ci sarà anche una vasta area per
le biciclette. Tantissimi, poi, specie dalle parrocchie della terraferma giungeranno direttamente
a piedi. Alcune parrocchie si
sono organizzate per un tragitto
via acqua utilizzando mezzi privati.
L’area intorno al Parco e i servizi
di trasporto pubblico subiranno
modifiche sostanziali nelle ore immediatamente precedenti e successive alla celebrazione. Per chi arriverà
da Venezia , tutti i mezzi effettueranno
fermate speciali ai piedi del cavalcavia di
San Giuliano. Per chi arriva in treno, è
possibile raggiungere il Parco con bus navetta
gratuito o anche a piedi, in questo caso però occorre
Il saluto di Caorle
dalla spiaggia
I due pellegrini
a piedi da Rovigo
Indossando magliette bianche e
gialle e sventolando fazzolettini
dello stesso colore, giovani, pescatori, politici, parrocchiani, volontari, scriveranno “W IL PAPA”
sulla spiaggia di Caorle al passaggio dell’elicottero che sabato porterà Benedetto XVI da Aquileia a
Venezia. Per adesioni e informazioni: [email protected].
C’è chi arriverà a piedi da lontano. Si tratta di due pellegrini di
Villadose (Rovigo): Patrizio Coltro e Luigi Zamana, 55 e 54 anni,
sabato si muoveranno dal loro
paese, si fermeranno a Campagna Lupia, dopo 47 chilometri, e
ripartiranno alle 4 di domenica
per coprire gli ultimi 23 chilometri fino a San Giuliano.
BENEDETTO XVI
Joseph
Ratzinger è nato
il 16 aprile 1927
Domenica al parco di Mestre l’evento principale
Per la messa basta presentarsi all’ingresso entro le 9
Obiettivo 150mila
armatidipass
armarsi di buone gambe e pazienza: occorrono dai 40 ai 50
minuti a passo sostenuto. Sono attesi molti treni speciali da
Verona, da Padova e da Udine, già confermati con meno di
5mila pellegrini; forse mille da Trento, un altro migliaio
confermato da Trieste. Ma si pensa che saranno moltissimi
i pellegrini provenienti dalle vicine regioni di confine,
dalla Slovenia, per esempio, ma anche da più lontano.
Quasi un migliaio le adesioni di pellegrini disabili.
Migliaia gli addetti ai servizi d’ordine, tra uomini dei
Vigili Urbani, Polizia e Carabinieri, e volontari chiamati a
collaborare perché la celebrazione si svolga nel modo
migliore. Migliaia i giovani della Agesci, di gruppi Scout,
delle parrocchie, di Comunicazione e Liberazione del
Nordest.
Per la Comunione sono state predisposte 600 pissidi
e si stima che a
ricevere il Sacramento saranno
forse 100mila
persone, il che
richiederà
l’opera di centinaia di sacerdoti e anche un bel
po’ di tempo. Alcuni più fortunati riceveranno la
particola dalle mani del Santo Padre. La Messa,
seguita dal Regina Coeli, si concluderà alle
12,15 e dopo un giro nel Parco sulla Mercedes
dai vetri blindati per benedire la folla, Benedetto XVI ripartirà a bordo di una motovedetta in
direzione Venezia. Al termine i fedeli potranno lasciare il parco, ma anche restarvi fino a
pomeriggio inoltrato: alle 17 l’ultima corsa
delle navette gratuite. Presso la Porta
Rossa sarà allestita, a cura di 200 volontari
della rete triveneta dell’associazione
“Noi”, un’area di giochi e di animazione
per bambini, ragazzini e famiglie.
Tutto pronto per il grande giorno.
NAVETTE
IN CAMMINO
Si avvicina il
fine
settimana
della visita
del Papa:
domenica,
alle 10,
messa a
San Giuliano
I FEDELI
Prenotazioni
oltre le previsioni
ma c’è posto
Corse gratis fino
alle 17 per lasciare
San Giuliano
© riproduzione riservata
Il programma
SABATO 7 MAGGIO 2011
15.30 Partenza in aereo dall'Aeroporto di
Roma Ciampino per Ronchi dei Legionari
DOMENICA 8 MAGGIO 2011
10.00 SANTA MESSA nel Parco San
16.45 ASSEMBLEA PER LA CHIUSURA
Giuliano di Mestre. Omelia del Santo Padre DELLA VISITA PASTORALE DIOCESANA
nella Basilica San Marco di Venezia.
RECITA DEL REGINA COELI nel Parco San Discorso del Santo Padre
16.15 Arrivo all'Aeroporto di Ronchi
18.45 Arrivo all'Eliporto del Collegio Navale Giuliano di Mestre. Saluto del Santo Padre
dei Legionari (Gorizia)
"F. Morosini" a Sant'Elena
12.30 Partenza in motovedetta da Mestre 17.45 Partenza in gondola dalla Piazza San
16.45 INCONTRO CON LA CITTADINANZA
Marco per la Basilica della Salute di Venezia
19.00 INCONTRO CON LA CITTADINANZA per la Piazza San Marco di Venezia
nella Piazza Capitolo di Aquileia.
nella Piazza San Marco di Venezia.
Saluto del Santo Padre
18.00 INCONTRO CON IL MONDO
13.30 Pranzo con i Vescovi
Discorso del Santo Padre
DELLA CULTURA E DELL'ECONOMIA
nel Palazzo Patriarcale
17.00 ASSEMBLEA DEL SECONDO
nella Basilica della Salute di Venezia.
19.30 Venerazione delle Reliquie di San
CONVEGNO DI AQUILEIA nella Basilica
di Aquileia. Discorso del Santo Padre
Discorso del Santo Padre
Marco nella Basilica San Marco di Venezia
18.15 Partenza in elicottero dall'Area
di Mercato adiacente alla Basilica
di Aquileia per Venezia
18.45 Benedizione al termine del restauro
della Cappella della SS. Trinità e Inaugurazione
dei locali della Biblioteca dello Studium
Generale Marcianum di Venezia
19.15 Partenza in motovedetta dalla Sede
del Seminario Patriarcale per Tessera
19.45 Partenza in aereo all'Aeroporto "Marco
Polo" di Venezia Tessera per Ciampino
20.30 Arrivo all'Aeroporto
di Roma Ciampino
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EMERGENZA
Una sala operatoria e tre punti medici
SOCCORSO
Un’ambulanza
al Parco di San
Giuliano
Una sala operatoria a totale disposizione del Papa in caso di
emergenze, tre punti medici avanzati al Parco di San Giuliano
a disposizione del pubblico. Da almeno due mesi il personale
dell’Ospedale dell’Angelo di Mestre è mobilitato per assicurare i servizi sanitari in occasione della visita del Papa. Nell’area
accoglienza del Parco di San Giuliano (ingresso Porta Rossa) e
alla Porta Gialla sono stati allestiti due gazebo nei quali il
personale sanitario e della Croce Rossa sarà a disposizione
delle persone bisognose di assistenza. Per eventuali interventi
d’emergenza sarà disponibile anche un elicottero.
Il vademecum per i fedeli che domenica saranno a Mestre
Scarpe comode, berretto, bottiglia d’acqua e tanta pazienza
MessaalParco
tutteleistruzioni
di Alberto Francesconi
Scarpe comode, berretto e kway per affrontare sia il sole che
la pioggia, possibilmente una
bottiglia d’acqua con un contenitore in cartone. Oltre al pass per
accedere all’area liturgica del
Parco di San Giuliano. Per l’incontro con Papa Benedetto XVI,
tutto sommato, non serve altro,
se non una buona dose di pazienza e resistenza fisica. Sconsigliati zaini e borse ingombranti
(soggetti a controlli di sicurezza), ombrelli a punta, sedie metalliche e oggetti potenzialmente pericolosi.
I centomila fedeli che si sono
prenotati per partecipare alla
Messa dell’8 maggio a Mestre
dovranno mettere in conto una
sveglia antelucana e una bella
camminata, anche se si muovono in pullman, in treno o in
macchina. Le porte del Parco,
sottoposto nelle scorse settimane a rigidi controlli di sicurezza,
apriranno alle 5.30 di mattina,
per dare modo ai primi fedeli di
affluire in prossimità del palco
che ospiterà il pontefice e i
vescovi sorte dal patriarcato di
Aquileia. Prima, però, bisogne-
rà parcheggiare auto e pullman
nei rispettivi parcheggi. Per i
veicoli privati sono state allestite sette aree di sosta (per oltre
16mila posti auto) in via don
Tosatto, in prossimità dell’ipermercato Auchan e dell’area commerciale del Terraglio (raggiungibile dagli svincoli della tangenziale Terraglio e Castellana).
Per i pullman il Comune di
Venezia ha messo a disposizione
cinque aree di sosta in terraferma: sono ubicate in via Fratelli
Bandiera a Marghera (svincolo
tangenziale Marghera), in via
Torino e in via dei Petroli (uscita tangenziale Miranese, Mar-
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Germania
Polonia
Spagna
Germania
Turchia
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2009
Austria
USA
Australia
2010
Francia
Camerun-Angola
12 Giordania-Israele
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AUTO
Previste 7 aree
di sosta per oltre
16mila posti
ghera o Venezia Porto), oltre ai
parcheggi del Tronchetto a Venezia e a una serie di aree di
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Rep. Ceca
Malta
Portogallo
Cipro
Regno Unito
18 Spagna
sosta supplementari secondo le
necessità. In totale si prevede
che possano trovare posto 4.100
pullman per oltre 67mila passeggeri. Questi potranno raggiungere il Parco di San Giuliano con i
bus navetta che faranno la spola
con i parcheggi. I fedeli dovranno tenere presente il numero di
codice del parcheggio (oltre ai
numeri di telefono del capogruppo e del conducente), che torneranno utili al momento del rientro. Per arrivare al Parco è
previsto un percorso in bus
PAPA BENEDETTO XVI
CARITAS VENEZIANA
Viene a confermarci nella fede e nella carità verso i fratelli.
Grata al Signore e al Papa per il dono di questa visita
Evidenzia alcune attività a sostegno di coloro che soffrono:
Betania • Betlemme • Casa Beato Giovanni XXIII
Casa Mons. Vianello • Casa G. Giuseppe alla Tana
Centro Lucio Cerchier • Opera Casa S. Raffaele
Puoi aiutarli con versamenti (deducibili) intestati a
CARITAS VENEZIANA - S. CROCE 495/A, 30135 VENEZIA
c/c postale n° 16095309 - Banca: IBAN IT12H03359 01600 100000006662
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L’ALTARE
Stefano
Bianchi,
l’architetto che
ha disegnato
il palco di San
Giuliano
mentre mostra
il bozzetto
della struttura
sulla quale
avverrà la
celebrazione
RELIGIOSI
In seicento
per distribuire
la comunione
navetta di circa dieci minuti,
mentre chi va a piedi impiegherà da 20 a 30 minuti a seconda
dei parcheggi. Per risparmiare
fiato, i pullman potranno far
scendere i pellegrini in prossimità del parco, nell’area compresa
fra viale Vespucci e via Forte
Marghera che per l’occasione
sarà a traffico limitato. Anche
dalla stazione di Mestre è previsto un servizio di bus navetta
per il Parco di San Giuliano. Un
apposito parcheggio per le biciclette sarà allestito in prossimità dell’ingresso principale del
Parco.
È bene tenere presente che i
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RISTORO
Chioschi e un’area giochi per i bambini
FAMIGLIE
Anche un’area
giochi per i più
piccoli
pass, istituiti per dare modo
all’organizzazione dell’evento di
tarare i servizi, consentiranno
di accedere al Parco fino alle 9.
Oltre quest’ora a San Giuliano
potranno accedere anche le persone prive di pass. Va detto che,
una volta all’ingresso del Parco,
si dovrà camminare per circa
un quarto d’ora per raggiungere
l’area liturgica. Lungo il cammino ci saranno una decina di posti
di ristoro e 500 servizi igienici,
oltre ai punti di primo soccorso
per il pubblico. Un migliaio di
volontari sarà incaricato di assistere i fedeli dall’arrivo in città
fino al luogo dove il Papa celebrerà la Messa.
La funzione, trasmessa in
Mondovisione, comincerà alle
10 e si concluderà alle 12 con la
recita del "Regina Coeli". Al
momento della Comunione, cui
si stima parteciperà l’80 per
cento dei presenti, un "esercito"
di 600 sacerdoti, diaconi e seminaristi sarà a disposizione dei
fedeli. Dalla fine della Messa,
verso le 12.15, comincerà il
deflusso del pubblico. Chi vuole,
naturalmente, potrà approfittare delle strutture del Parco o
fare una puntata in centro storico. Gli altri potranno affrontare
con calma il rientro a piedi o con
i bus navetta che faranno servizio fino alle 17. Poi, una volta
saliti in treno, in pullman o in
auto, ci si potrà finalmente riposare.
Una decina di punti ristoro all’interno del Parco di San
Giuliano, oltre ai chioschi degli ambulanti autorizzati nei
parcheggi scambiatori per auto e pullman a Mestre.
L’organizzazione dell’evento ha pensato anche a rifocillare i
fedeli prima e dopo la Messa del Papa (dato che per quella
data il Comune di Venezia non prevede deroghe all’abituale
chiusura festiva di bar, negozi e ristoranti). Per i più piccoli
sarà allestita all’interno del Parco di San Giuliano anche
un’apposita area giochi gestita dall’associazione degli oratori "Noi".
Sicominciada Aquileia
poiilvolofino aVenezia
L’incontro con i cittadini e la preghiera in basilica
Diretta tv e due maxi-schermi allestiti nelle piazze
di Paola Treppo
PRIMA TAPPA
La storica
basilica di
Aquileia, chiesa
"madre" del
Nordest, sarà
visitata sabato
da Benedetto
XVI dopo l’arrivo
a Ronchi
© riproduzione riservata
Il Santo Padre pronuncerà il suo discorso nella
basilica di Aquileia sabato alle 17 dopo aver
salutato i pellegrini su un palco allestito all'aperto,
al limitare del Battistero, a fianco del sindaco della
città, Alviano Scarel. Il rituale rientra in un
cerimoniale del tutto simile, nella forma e nei
modi, alla struttura tipica delle udienza tenute in
piazza San Pietro il mercoledì mattina di ogni
settimana. Seguirà la preghiera con l'arcivescovo
di Gorizia, Dino De Antoni. La presenza di
Benedetto XVI in chiesa si protrarrà fino alle 18. Il
Papa lascerà allora la basilica, attraverserà piazza
Patriarcato e da lì si porterà verso l'elicottero per
la partenza da Aquileia verso Venezia. Per chi non
potrà assistere al discorso direttamente in basilica,
il Comitato organizzatore che fa capo all'Arcidiocesi di Gorizia ha disposto l'allestimento nelle piazze
Patriarcato e Capitolo di due maxi-schermi. Nel
primo slargo potranno trovare posto a sedere circa
1.500 fedeli; sul prato a destra del battistero,
invece, sarà possibile accogliere 3mila persone, in
piedi. Il complesso basilicale sarà completamente
circondato e vi saranno due accessi, uno da via
Popone e uno da via Patriarchi, regolati dagli
uomini della Protezione civile regionale. Per chi
non potrà assistere di persona all'evento è prevista
una diretta Rai Tre Fvg e di Tele Capodistria.
© riproduzione riservata
ASSIEME A BENEDETTO XVI SULLE TRACCE
DEI PRIMI CRISTIANI DEL NORD-EST EUROPA
“Figio, recordete, che Gravo xè figia de ‘Quileia e
Mare de Venessia“ : ricordati, che Grado è figlia di
Aquileia e Madre di Venezia, dicevano nei loro racconti i “veci de l’isola“.
Storicamente questa frase è ineccepibile.
Gradus significa scalo, il primo per le navi che, solcato l’Adriatico, risalivano il corso del fiume Natissa verso Aquileia, la più importante città
dell´Oriente Romano, capitale della “X Regio Venetia et Istria”.
Con le invasioni barbariche il Patriarca di Aquileia
vi trovò la nuova sede e il piccolo borgo con edifici
di culto rafforzando la cattedra patriarcale. Da
Grado partirono i fondatori della vicina città di Venezia.
Grado divenne la capitale religiosa di una zona che
andava dall´Istria a Chioggia ed ebbe un grande sviluppo economico, commerciale ed artistico. Fino al
1451 fu metropoli e madre di tutte le chiese litoranee, ivi compresa Venezia, sulle cui strutture esercitò un costante e lungo influsso. Ma con il
trasferimento del Patriarcato e la sempre maggior
potenza di Venezia, l’isola divenne un piccolo borgo
di pescatori che sopravvisse per secoli in quasi totale
isolamento.
Dopo il trattato di Campoformido, nel 1797, Grado
passò all´Austria e solo nel 1918 tornò all´Italia. Durante la dominazione asburgica vide la sua rinascita
economica sotto il profilo di importante località balneare e nel 1892 diventò stazione di cura ufficiale
dell´Impero.
Con le nostre numerose offerte turistiche potrete immergervi in un’atmosfera senza tempo, tornare sulle
tracce dei primi cristiani, e del Pontefice Bendetto XVI,
per rileggere le ricche simbologie espresse dallo spettacolare tappeto di mosaico che riveste il pavimento
della Basilica Patriarcale di Aquileia (da maggio a settembre anche con visita guidata individuale) o farvi rapire da sorprendenti paesaggi lagunari raggiungendo in
barca l’Isola di Barbana, su cui sorge uno fra i più antichi Santuari mariani. Nel 1237, per riconoscenza alla
Madonna che aveva posto termine all’epidemia di peste,
venne istituito ogni prima domenica nel mese di luglio
un grande pellegrinaggio su pescherecci in partenza da
Grado, che si perpetua fino ai nostri giorni, sempre con
maggiore fervore: il «Perdòn de Barbana».
Trascorrete un po’ di tempo in intimità nel “salotto
buono” della cultura e della tradizione gradese… passeggiate attraverso le calli del vecchio Castrum che regala agli ospiti l’incanto delle due basiliche
paleocristiane di S.Maria e S.Eufemia, degustate un
buon bicchiere di vino… ed ecco che già vi attende un’
esperienza da veri gourmet che non dimentica mai
l’antica cucina isolana del pesce.
Grado, oggi ridente destinazione turistica con le storiche Terme Marine e la spiaggia, offre relax, svago e
momenti per ritrovare se stessi… in qualsiasi stagione
a Grado potete liberarvi dallo stress quotidiano, rilassare corpo e mente: lasciatevi cullare dalla calda acqua
di mare e fatevi coccolare da mani esperte.
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Consorzio
Grado Turismo
0431 80383
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www.gradoturismo.org
(ph G. Baronchelli)
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Giovedì 5 maggio 2011
Giovedì 5 maggio 2011
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Il record dei 100mila
per Vasco Rossi
Il primato dell’affluenza risale al giugno del 2008: sul
palco dell’Heineken Jammin’
Festival sale Vasco Rossi e il
parco di riempie di 100mila
fans. Da quel momento l’affaccio verde su Venezia diventa il luogo dei grandi eventi. E per il Papa l’affluenza di
annuncia superiore.
Era una discarica con gli scarti di Porto Marghera
Ora San Giuliano è diventato il belvedere di Venezia
di Maurizio Dianese
La collina dei veleni è diventata
il belvedere. Il campo da cross
si è trasformato nel tamburello.
Gli acquitrini di cianuro e cherosene, di mercurio e bitume sono
diventati romantici laghetti per
le anatre. E chissà se qualcuno
spiegherà al Papa
che sta dicendo
messa nel luogo
simbolo del riscatto di Mestre. Quello che fino a
vent’anni fa era
un posto dimenticato da Dio e dagli uomini è diventato un parco di
70 ettari in riva
alla laguna. Unico al mondo. Ma
in tanti ricordano
che il belvedere
di oggi era una collina che aveva
gli strati colorati che raccontavano la storia della prima zona
industriale. Qui erano state depositate tonnellate di scarti chimici, che avevano creato vere e
proprie stratificazioni, come
una pasta sfoglia, strato su strato. Solo che qui erano veleni. E
un paio di generazioni di mestrini sono andati a giocare lì e a
fare ciclocross su un terreno
biancastro, lunare, bellissimo,
che faceva una polvere tipo
borotalco quando saltavi in bici,
che poi si scoprì essere formata
dai fosfogessi radioattivi che
produceva il Petrolchimico.
San Giuliano era la pattumiera dell’industria. E anche in
anni recenti qui c’era la stazione
di travaso delle spazzature che,
sulle chiatte, arrivavano da Venezia. Il visionario che ha avuto
l’intuizione di trasformare una
discarica di rifiuti tossici e nocivi in un parco alberato è Gaetano Zorzetto, allora prosindaco di
Mestre. Poi due assessori, Gianni Caprioglio - che è pure l’attuale presidente dell’istituzione parchi di Mestre - e Stefano Boato
trasformarono in un bando di
concorso internazionale l’idea
di un parco anfibio, allungato
tra terra e acqua. Il concorso lo
vinse un architetto italo-americano, Antonio Di Mambro, con
studio a Boston. Lui inventò il
parco che conosciamo oggi. Fatto di querce, di prati, ma soprattutto di un affaccio sulla laguna
che Mestre non aveva. E da lì,
dalla riscoperta laguna, è nato il
riscatto della Mestre anfibia,
quella che non aveva mai rinne-
BENVENUTI AL PARCO
Vasco Rossi sul palco di San
Giuliano nel 2008 (che
registrò il record di presenze
sul prato verde); un’immagine
dell’evento musicale; e, a
destra, maratoneti e giovani
con l’aquilone
Dalle rockstar al Papa
sull’ex collina dei veleni
gato Venezia. Ma per realizzarlo, il parco di San Giuliano,
bisognava trovare il modo di
liberarsi dei veleni che per anni
le industrie di Porto Marghera
avevano scaricato qui. Allora
era ancora in vigore una legge
che permetteva la sola messa in
sicurezza invece della bonifica e
vuol dire che l’intero parco è
stato ricoperto con un metro di
"rovinassi" cioè materiale di riporto, mentre la collina dei veleni è stata incamiciata con una
colata di cemento armato che la
isola dal resto del parco. Sopra il
materiale di riporto un metro di
terra buona, che proviene dal
Passante di Mestre che la Regione stava allora realizzando. Il
IL PARCO
Settanta ettari
affacciati
sulla laguna
metodo messo a punto a San
Giuliano è stato segnalato come
uno dei migliori dall’Unione europea, ma questo non significa
che tutto sia filato liscio. Al
contrario. Il cantiere del parco è
stato sequestrato per oltre un
anno, proprio perché la magistratura veneziana non era affatto convinta che fosse giusto
coprire con i resti delle demolizioni delle vecchie case veneziane i veleni di Porto Marghera.
Analisi e controanalisi, dissequestri e sequestri. Alla fine ha
vinto il parco. Grazie all’allora
sindaco Paolo Costa e al suo
assessore, Marco Corsini, che in
un colpo solo sbloccò due cantieri che rischiavano di diventare
eterni, quello della Fenice e
quello del parco di San Giuliano.
E così il 7 novembre 2003 i 70
ettari di parco si aprirono ai
mestrini. Il taglio del nastro con
Romano Prodi, allora presidente della Commissione europea.
Ma non è che da quel momento
la vita del parco sia stata in
discesa. Ad esempio nessuno
voleva aprire un bar e il primo
bando per il Porta gialla andò
deserto. Ma una volta aperti i
battenti, visto il successo incredibile di pubblico, sul Porta
gialla si abbatterono denunce di
ogni tipo. Archiviata questa storia, ne nacque un’altra a proposito del tendone da circo - un
tentativo di portare gli spettacoli teatrali al parco. E poi un’altra
sulle bonifiche di punta San
Giuliano. Ma ci fu chi protestò
anche per la maratona di Venezia che passava per il parco di
San Giuliano prima di raggiungere Venezia. Non parliamo poi
dell’Heineken Jammin’ Festival
che solo adesso, alla quarta
edizione, tutti danno per scontato. Ma la prima edizione fu
travolta prima dalle polemiche
DAL 2003
Tempo libero
eventi sportivi
e grande musica
e poi da un nubifragio talmente
imponente che fece crollare sul
pubblico le torrette che reggevano le luci e i maxischermi. Per
poco non ci scappò il morto.
L’anno dopo Vasco Rossi con i
suoi 100mila spettatori ridiede
fiato a chi da sempre sostiene
che il parco di San Giuliano è
perfetto per i grandi eventi. Qui
100mila persone ci stanno perfettamente e quasi si perdono
nello spazio infinito dei 70 ettari. Qui si possono organizzare
manifestazioni che si possono
vedere da terra e dall’acqua.
Qui ormai sono di casa Venice
Marathon, Heineken Jammin’
festival e da quest’anno il salone
nautico e il concorso internazionale di cavalli.
Pensare che era una discarica
a cielo aperto. Pensare che il
Papa sbarcherà a pochi metri da
quella che era la stazione di
travaso delle spazzature e salirà
sul palco che dà le spalle a San
Marco e guarda verso quella
che una volta era la collina dei
veleni e adesso è uno dei belvedere più belli di Venezia.
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8
Giovedì 5 maggio 2011
INS
Anche Wojtyla
in Canal Grande
L’onore di portare il Papa
nell’imbarcazione più tipica di
Venezia ha scatenato contese
e gelosie tra i gondolieri. Non
è comunque la prima volta che
capita. Anche Karol Wojtyla, a
Venezia nel 1985, venne trasportato in gondola tra i canali. Eccolo nella foto con l’allora
patriarca Marco Cè.
1985 Giovanni Paolo II in gondola a Venezia
di Edoardo Pittalis
Di viaggi finora dovrebbe averne fatti una cinquantina, tra
quelli lunghi fino al Brasile o
all’Australia, e quelli limitati
all’Italia: viste pastorali di un
paio di giorni, da Aosta a Palermo, da Torino a Bari. Nel Veneto c’è già stato nell’ottobre 2006
per il IV Convegno Ecclesiale
nazionale a Verona e l’incontro
con la folla avvenne nello stadio
Bentegodi. Anche il 2011 è pieno: dopo Aquileia e Venezia,
attendono il Papa la Croazia in
giugno, poi la Spagna e infine la
Germania, dove sarà per la
prima volta in viaggio ufficiale,
le altre erano state visite pastorali.
Per arrivare nel Nordest e
muoversi tra Friuli e Veneto,
Benedetto XVI userà questa
volta diversi tipi di mezzi, qualcuno anche insolito, qualche
altro adattato per l’occasione,
qualche altro decisamente e
tipicamente locale. L’arrivo del
Santo Padre è previsto a Ronchi
dei Legionari in aereo; per spostarsi il pontefice usa solitamente velivoli della compagna di
bandiera l’Alitalia che decollano dall’aeroporto militare di
Ciampino e che affiancano al
nome della compagnia quello
della Città del Vaticano. Dallo
scalo friulano, Aquileia dista
meno di 15 chilometri, su strada
occorre un quarto d’ora di tempo, ma con la papamobile tra
Ecco come il Pontefice si sposterà tra Friuli e Veneto durante il fine settimana
Due papamobili e una gondola
L’itinerario e i mezzi di trasporto
a Aereo
Udine
16.15 Ronchi dei Legionari
(da Roma Ciampino)
Pordenone
b
e Papamobile
a
b Papamobile
f Motovedetta
16.45 Aquileia
c Elicottero
18.45 Venezia
(Sant’Elena)
19.00 piazza S. Marco
d Minipapamobile
d
Trieste
c
Aeroporto h
Marco Polo
10.00 Mestre
(Parco San Giuliano)
13.00 Venezia
(San Marco)
17.45
Mestre
g Gondola
Venezia
e San
Giuliano
g
18.00 Basilica
della Salute
19.15
h Motoscafo
19.45 Tessera
aeroporto
f
Venezia
i
i Aereo
due ali di gente il calendario
ufficiale prevede almeno trenta
minuti. Da Aquileia il Pontefice
ripartirà alle 18,15 in elicottero
per Venezia. La distanza da
coprire è su strada di circa 130
chilometri, un tempo che in
auto richiede un’ora e mezzo e
che in elicottero sarà coperto in
meno di tre quarti d’ora: alle 19,
infatti, il Santo Padre avrà l’in-
contro in piazza San Marco da
dove parlerà alla folla.
Durante il tragitto, l’elicottero sorvolerà Caorle e si abbasserà sulla cittadina storica che
vanta un campanile antico e in
passato sede di vescovado: gli
abitanti di Caorle stanno preparando una sorpresa per il pontefice, scriverà con i loro corpi un
enorme “W il Papa” visibile
dall’alto.
L’ingresso del Papa attraverso la porta d’acqua di Venezia,
tra le due colonne che si affacciano sul bacino di San Marco,
sarà accolto dalla coloratissima
presenza di barche a vela. A
Venezia per il giro di San Marco
(che poi si ripeterà nella giornata di domenica) Benedetto XVI
adopererà una mini papamobile
creata per l’occasione: un’auto
elettrica sul tipo di quelle usate
nei campi da golf per gli spostamenti, molto leggera (350 chili)
perché il peso possa essere
assorbito senza problemi dal
delicatissimo pavimento della
piazza. Il veicolo è stato modificato in un’officina di Cervia
specializzata nell’allestimento
di mezzi speciali per le forze
Giovedì 5 maggio 2011
9
INS
130
2200
350
370
dell’ordine. La modifica comporta anche la dotazione di un
divanetto e di una pedana. Al
volante guida sarà il vigile urbano Francesco Martucci specializzato in guida sicura. L’auto
sarà poi donata al Papa dal
Comune di Venezia perché possa utilizzarla all’interno della
Città del Vaticano.
La domenica mattina il Pontefice sarà alle 10 per la Santa
Messa nel Parco San Giuliano
di Mestre, dove arriverà con
una motovedetta attraccando al
molo del grande parco che guarda Venezia. All’interno del parco, dopo la celebrazione, Benedetto XVI per salutare la folla si
muoverà con la solita Mercedes
con i vetri blindati guidata da
autisti del Vaticano.
Alle 13,30 partenza in motovedetta per San Marco e attorno si
formerà un festoso e colorato
corteo acqueo che incomincerà
dall’altezza della chiesa di Santa Lucia, Rio Cannaregio.
E tra i mezzi usati in questo
viaggio ci sarà anche la gondola: alle 17,45 Ratzinger verrà
trasportato dai più famosi maestri del remo da piazza San
Marco alla Basilica della Salute
dove incontrerà il mondo della
cultura e dell’economia. Quindi,
la partenza in motovedetta per
Tessera fino all’aeroporto dove
per le 19 è prevista la partenza
in aereo per Ciampino. L’arrivo
del Pontefice è fissato tra le 20 e
le 20,30.
le cerimonie religiose) e
dell’Ispettorato Vaticano che
controllano gli spostamenti
tra le varie sedi.
Sono inoltre previste bonifiche specifiche del percorso (e
a tal proposito in collaborazione con Veritas saranno effettuati controlli nei contenitori
dei rifiuti e nelle aree a
rischio), mentre il personale
in borghese e in divisa dalla
giornata precedente effettuerà verifiche in tutti gli obiettivi sensibili di Venezia e Mestre. Anche sul versante dei
mezzi l’impegno è notevole
con motoscafi, moto d’acqua
della Polizia che garantiranno la sicurezza durante tutti
gli spostamenti del Papa nel
centro storico lagunare e verso San Giuliano.
Ai residenti viene rivolto
l’appello di collaborare segnalando eventuali situazioni sospette, visto che l’arrivo del
Papa, dal punto di vista della
sicurezza, per le forze dell’ordine rappresenta uno sforzo
organizzativo pari alla vista
del capo di Stato di una grande potenza mondiale, come
gli Stati Uniti. Negozi chiusi,
infine, intorno al Patriarcato,
zona-rossa a San Marco, dalle
15 di sabato alle 20 di domenica. E massima attenzione anche per gli spostamenti del
pontefice sulla papamobile in
piazza San Marco.
chilometri: la distanza
tra Aquileia e Venezia
gli agenti di tutte
le forze dell’ordine
chilogrammi: il peso
della mini-papamobile
© riproduzione riservata
i vigili urbani del
Comune di Venezia
IN PIAZZA SAN PIETRO Benedetto XVI tra la folla: gli uomini della sicurezza vigilano attorno all’auto che lo trasporta
Super mobilitazione
perlasicurezza
di Gianpaolo Bonzio
Una ragnatela di controlli per
garantire la sicurezza del Papa. L’imponente apparato di
sicurezza, al lavoro da diverse settimane, sta per entrare
in azione. Tiratori scelti sui
palazzi, artificieri, elicotteri
in servizio costante tra San
Giuliano e San Marco e sommozzatori assicureranno la
massima attenzione per un
evento che, tanto per capirci,
vedrà impegnati oltre 2200
persone tra poliziotti, carabinieri, finanzieri, vigili urbani,
volontari della Protezione civile ed altro ancora. Un piccolo esercito che sarà quantificato dal ministero dell’Interno solo poco prima della visi-
CONTROLLI
In azione sub,
tiratori scelti
ed elicotteri
ta, in base alle richieste di
rinforzi per le varie manifestazioni a livello nazionale.
Se al momento è stato fornito solo il numero esatto di
vigili (saranno 370) è certo
che a Mestre e Venezia arriveranno agenti dalle Questure
di Bologna, Milano, Padova e
da altri centri del Nordest. A
questi vanno aggiunti i circa
cinquanta agenti che seguono
costantemente il Papa. In questo gruppo fanno parte gli
investigatori della Gendarmeria Vaticana (che seguono il
pontefice soprattutto durante
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INS
IL KIT DEL PELLEGRINO
C’è anche un “kit del pellegrino”, a
richiesta o dietro una semplice
offerta: una bandiera con i colori
del Vaticano e un cappellino, una
borsa, un poncho anti-pioggia, un
libretto per la liturgia e una copia
del settimanale diocesano. Tra i
giovani chi aiuterà a diffondere il
kit riceverà un contributo per
l’autofinanziamento in vista della
Giornata mondiale dei Giovani in
programma a Madrid ad agosto
Con il Papa e l’Assemblea ecclesiale di domenica
si conclude dopo 6 anni la visita pastorale di Scola
Il lungo viaggio
del Patriarca
nella sua diocesi
di Michele Trabucco
Il Papa concluderà la visita
pastorale del Patriarca. Non poteva esserci finale più importante e significativo. Un lungo viaggio durato sei anni. Quel 10
aprile 2005, con una lettera
pastorale, il cardinale Angelo
Scola, arrivato a Venezia da soli
tre anni, annunciò nella basilica
di San Marco l’inizio della sua
visita pastorale e sempre nella
medesima chiesa cattedrale si
concluderà domenica (ore
16,45) con l’Assemblea ecclesiale e poi l’incontro con il mondo
della cultura e dell’economia.
Il titolo scelto dal Patriarca,
“Oggi devo fermarmi a casa
tua” tratto dal vangelo di Luca,
ha dato il tono a tutte le iniziative e le modalità della visita:
“come uno scambio di testimonianze che a partire dai cristiani
tende a coinvolgere in un virtuoso circolo di amore tutti gli
uomini e donne battezzati e non,
che ogni giorno amano, soffrono, lavorano e lottano al nostro
fianco”. Sono migliaia le persone incontrate dal Patriarca durante le “soste pastorali”, centinaia i luoghi visitati, da quelli
propri della comunità cristiana,
come le chiese, i patronati, le
L’INCONTRO Papa Benedetto XVI con il cardinale Angelo
Scola nel 2007 a Lorenzago di Cadore
sale di catechesi, a quelli più
‘laici’ come le istituzioni, e altri
luoghi che caratterizzano il nostro territorio, come le fabbriche, le associazioni, le fondazioni, gli ospedali e le case di cura e
di accoglienza. Il Patriarca scrive che “il cristiano è il testimone, ma il testimone è un “uomo
riuscito”, e ogni persona, “uomini e donne, giovani ed anziani,
che vivono sulle orme di Gesù
Cristo e, nella misura della loro
speranza, diventano ponte tra il
Salvatore e l’altro”.
Una visita che ha voluto sottolineare ancora una vota il senso
di essere chiesa: “Non si deve
vivere come in una riserva indiana, ma aprirsi alle altre realtà
del territorio. L’obiettivo – ha
detto più volte il Patriarca – è
abbattere i muri. Cercare il
confronto con chiunque” purché
sia Cristo il contenuto e il metodo. La proposta della fede, spiega Scola nella sua lettera pastorale “Tu conferma la nostra
fede” a conclusione della visita,
“non coincide automaticamente
con il superamento delle nostre
contraddizioni o incoerenze, né
tantomeno significa che i cristiani siano migliori di coloro che
pensano o dicono di non credere. Vuol dire unicamente che
ori
ciali
per grazie di Dio abbiamo ricevuto questa possibilità che vogliamo condividere con tutti”.
Facendo leva su una visione
antropologica aperta al Bene, il
cardinale spiega che “per ogni
uomo e donna è naturale comunicare ogni giorno spontaneamente ciò a cui uno tiene più di ogni
altra cosa”. E questo può non
sempre essere gradito e accolto.
Il ruolo pubblico della fede,
infatti, non è sempre e da tutti
condiviso. Nonostante la nostra
secolare tradizione cattolica italiana e veneziana, il morso del
secolarismo e del tecnicismo ha
reso la fede sempre meno rilevante sia personalmente che
socialmente. C’è bisogno, quindi, di ridare la bellezza della
fede sia ad una comunità cristiana veneziana che a volte è
stanca, smarrita e scarica, sia
ad una società che non può
rinnegare le sue radici storiche
e morali e deve riscoprire i
fondamenti di giustizia e convivialità. In questa prospettiva,
cioè di ridare forza e vigore al
fondamento razionale, ragionevole, e pienamente umano della
fede cristiana, il Patriarca si
trova in piena sintonia con Benedetto XVI. La conclusione della
visita pastorale compiuta dal
successore di Pietro sembra davvero la logica conseguenza della
piena convergenza della loro
visione teologica ed antropologica.
© riproduzione riservata
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INS
Il Papa a Mestre
PARCO
SAN GIULIANO
ACCOGLIENZA
SETTORI AREA LITURGICA
PORTA ROSSA
ASSEMBLEA
CAPPELLE EUCARIS
SEMINARISTI /CHIERICHETTI
Ca
AMMALATI / DISABI
Vi
a
CORO
AREA GIOCHI
Zona Arrivo
Partenza Navette
ZELAR
ALTARE
PORTA BLU
AREA LITURGICA
CORO
CENTRO STAMPA
APPRODO
ACQUEO
Via Miranese
CHIRIGNAGO
ALTARE
LIMITE AREA
LITURGICA
CATENE
USCITA
MARGHERA
ss 30
9 Ro
mea
PORTA GIALLA
L'altare da cui Papa Ratzinger
celebrerà la Santa Messa,
domenica 8 maggio, alle 10.00
di Michele Fullin
I pellegrini che arriveranno in
occasione della visita del Santo
Padre troveranno una città blindata solo in alcuni punti, in
modo da garantire la massima
sicurezza per il pontefice e nello
stesso tempo il flusso delle molte decine di migliaia di persone
che arriveranno tra il parco di
San Giuliano e piazza San Marco. La complessità dell’evento e
degli spostamenti ha richiesto
un notevole sforzo organizzativo
da parte del Comune che si è
concretizzato in una serie di
ordinanze di polizia municipale.
In terraferma, le zone da evitare assolutamente per l’attraversamento di domenica sono ovviamente quelle intorno al parco.
Vi potranno accedere in auto
solo i residenti. Chi volesse raggiungere le spiagge dovrà prendere strade diverse da via Orlanda o semplicemente passare per
la tangenziale. Dalle 4 del mattino, il Comune chiuderà la grande rotatoria di San Giuliano dal
cavalcavia compreso) fino alla
rotatoria per via Orlanda, viale
MESTRE Dalle 4 alle 20 chiusa l’area
VENEZIA Traffico interdetto in Canal
di San Giuliano: passano solo gli autobus Grande per il corteo San Marco-Salute
Pellegrini,divietiepermessi
Vespucci, viale San Marco e via
Forte Marghera. Nessun attraversamento sarà possibile, se
non ai mezzi Actv, attraverso il
by-pass viale Vespucci-via Orlanda. I divieti dureranno fino
alle 20 circa. I pullman sbarcheranno i fedeli davanti al parco e
raggiungeranno le aree di sosta
già assegnate. I fedeli, al termine della messa all’aperto, si
imbarcheranno invece sulle 70
navette (già assegnate anche
quelle) che li porteranno al parcheggio in cui si trova il loro
pullman. I parcheggi sono davvero tanti: 19 per i bus, per una
capacità teorica di 4mila 164
mezzi, e 27 per le automobili,
per complessivi 16mila 604 mez-
zi. In tutto, tra pullman e auto, la
capacità massima teorica è di
275mila 416 persone. Un tale
afflusso di mezzi dovrebbe coprire (attraverso la Ztl) la maggior
parte dei 380mila euro che la
città spenderà per la logistica.
A Venezia, i divieti saranno ad
SICUREZZA
Patriarcato
off limits
per due giorni
NO Bivacchi vicino al Patriarcato
intermittenza, nel senso che
scatteranno solo quando ce ne
sarà bisogno. Non sono previste
chiusure totali dei canali e del
Bacino di San Marco, ma il
traffico acqueo sarà interdetto
solo per la durata del corteo,
cioè una quarantina di minuti,
dalla confluenza con il rio di
Cannaregio e il canal Grande
fino a San Marco.
Questi i percorsi: il Papa arriverà alla Scuola Militare Morosini verso le 18.30 di sabato in
elicottero (orario indicativo, il
programma prevede la partenza
da Ronchi dei Legionari alle
18,15) da qui si imbarcherà su
un motoscafo della Guardia di
Finanza per raggiungere piazza
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INS
PARCHEGGI A MESTRE
30
Park Autobus
29
E
28
Ospedale
7-8 MAGGIO 2011
27
4 Vi
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Via
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Incrocio
Viale Vespucci
Via Sansovino
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Via
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a
and
30 min.
di servizio
Le auto potranno accedere
ai parcheggi esibendo,
all’ingresso, il pass dei fedeli
X
Park Biciclette
Via Forte Marghera
PARCO
SAN
GIULIANO
Viale della Libertà
Via
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45 min. 15 min.
Via
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Via Ferraris
Vi
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Stazione FS Venezia-Mestre
direzione parco
Fer
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Park Auto
Dal 25 al 31
Via don Tosatto
zona commerciale
X Parcheggio
Forte
Marghera
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Via Orlanda
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Vi
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Per l’accesso e la sosta nelle
aree di parcheggio assegnate è
necessario esporre in maniera
visibile il contrassegno fornito
con i pass, compilato in ogni
sua parte
i della Libertà
Incrocio
Viale San Marco
Via Sansovino
Incrocio
Via Forte Marghera
Via Sansovino
sr 14 Via Martir
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Via
Incrocio
Via Pertini
Via Porto
di Cavergnago
MESTRE
Viale
30 min. 10 min.
G
Via f.lli Bandiera
H-L-T-U-V
Parcheggi secondo
necessità
25 min.
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25 min. 20 min.
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MARGHERA
B-C
Via dei Petroli
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GAZZERA
Miranese
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20 min.
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Via Torino
Via
SCITA
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Benedetto XVI
nel NordEst
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Via
Via Don
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25
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Via dei Petroli
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Lib
Area traffico limitato
(solo autorizzati)
Area arrivo autobus pellegrini
(solo discesa)
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C
Pe
tro
li
Orario navetta gratuita
per San Giuliano
Dalle 5,30 alle 9,30
B
da San Giuliano
Dalle 12,30 alle 17,00
San Marco. Alle 19 salirà su un
piccolo palco tra le colonne di
Marco e Todaro per ricevere il
benvenuto della città e poi, a
bordo di una piccola "papamobile" elettrica (pesante solo 350
chili) farà il giro tra i fedeli
prima di entrare a palazzo patriarcale.
Alle 9 di domenica si imbarcherà direttamente sul motoscafo che lo porterà a San Giuliano
attraverso il rio delle Galeazze e
le Fondamente Nuove. Alle 13
riattraverserà nuovamente la
piazza per recarsi al palazzo
Patriarcale per il pranzo con i
vescovi e alle 17, dopo l’assemblea diocesana in Basilica, attraverserà a remi il Bacino per
andare alla Salute, dove inaugurerà la Biblioteca del Marcianum e la Cappella del Santissimo Sacramento.
Per questo, dalle 15 di sabato
alle 20 di domenica il palazzo
patriarcale sarà off limits e
nessuno potrà passare né tantomeno sostare nella zona e tutti i
negozi che vi si affacciano dovranno rimanere chiusi.
© riproduzione riservata
Il Papa a Venezia
4
In occasione della Visita del Santo
Padre a Venezia, la chiesa di San
Lio, situata nel cuore della città,
nei pressi di Rialto e a dieci
minuti da Piazza San Marco, sarà
il luogo in cui i visitatori potranno
ricevere
accoglienza
e
informazioni sulla visita del Santo
Padre. Per un’accoglienza festosa
del Papa, sempre presso la chiesa
di san Lio,si potrà richiedere il kit
ufficiale della Visita con un’offerta
minima di 5 euro.
SANTA
CROCE
1
TRASFERIMENTO IN
MOTOVEDETTA
DALL’ELIPORTO DEL
COLLEGIO “F. MOROSINI”
A PIAZZA SAN MARCO
3
SAN POLO
Piazza
S. Marcoo
DORSODURO
SAN MARCO
2
1
CASTELLO
Bacino di S.Marco
ORARIO DI APERTURA:
lunedì -sabato: 8.30-11.30;
14.30-17.30
Sabato 7 maggio: 8.00-20.00
Domenica 8 maggio: 15.00-19.00
SABATO 7 MAGGIO
Ore: 18.40 - 19.00
Parco
di San Giuliano
5
GIUDECCA
Ore: 19.00 - 19.30
INGRESSO DEL PAPA
ATTRAVERSO LA PORTA
ACQUEA DI VENEZIA
2
DOMENICA 8 MAGGIO
Ore: 10.00 - 12.15
CELEBRAZIONE DELLA
SANTA MESSA
Laguna Veneta
3
Ore: 12.30 - 13.30
4
TRASFERIMENTO IN
MOTOVEDETTA DA PARCO
SAN GIULIANO
A PIAZZA
SAN MARCO
Ore: 17.45 - 17.55
IL PAPA IN GONDOLA
5
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INS
INFORMAZIONE COMMERCIALE
PROVA GRATUITA DELL’UDITO
Salute
In tutte le sedi Maico, con la tecnologia più
avanzata, lo staff specializzato è a disposizione
per la prova gratuita dell’udito.
MAICO contro la Sordità
“Lo indossi e lo dimentichi”
Il direttore
dott. William Lloyd ha presentato
il nuovo apparecchio di 3° generazione
La Maico ha avuto il
piacere di ospitare il
dott. Peter William
Lloyd direttore Maico
Italia, in occasione
della presentazione
degli apparecchi
acustici ad orecchio
aperto di terza generazione; non si vedono e
non danno nessun
fastidio a livello fisico,
ma risolvono il problema del fischio e del
rimbombo.
Come dicono i nostri
assistiti: “lo indossi e
lo dimentichi”.
Si è lavorato molto dal
punto di vista estetico,
perché l’estetica è un
elemento di miglioramento psicologico
importante per tutti
coloro che necessitano
di un sistema uditivo.
Queste tecnologie per
l’udito, hanno avuto
riconoscimenti internazionali per il loro
design moderno e
funzionale. Il dott. Peter
William Lloydnel suo
intervento, ha sostenuto
Non è mai
troppo presto
per un controllo
dell’udito, GRATIS,
da
che questa è una
rivoluzione senza
precedenti nella già
vasta gamma di ausilii
tecnologici Maico.
Questa nuova generazione è il risultato di
tutta l’esperienza e
della cultura protesica
Maico maturata già nel
1937 con il fondatore
dottor A. Leland Wilson,
e proseguita ora con il
dott. Peter William
Lloyd. Oggi a migliorare
– ha affermato il Direttore Generale Maico
Italia – non è solo la
tecnologia, ma
l’attenzione che gli
audioprotesisti Maico
pongono ai loro assistiti. In occasione della
presentazione della
nuova generazione di
apparecchi acustici ad
orecchio aperto, ti
aspettiamo senza alcun
impegno a provare
questa nuova frontiera
a favore dei deboli di
udito e saremo a disposizione per ascoltare le
tue esigenze.
OtoLens
Quasi nessuno saprà
che lei indossa
un apparecchio acustico
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Un apparecchio acustico quasi invisibile,
digitale e completamente programmabile.
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dell’orecchio
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Belluno via F.lli Rossetti, 53 tel. 0437-930398 Orario: da lun. a ven. 9.00-13.00
Pordenone viale Libertà, 29 tel. 0434-541380 Orario: da lun. a ven. 9.00-13.00 / 14.00-18.00 E SABATO MATTINA
Sacile viale Trieste, 10 tel. 0434-730022 Orario: da lun. a ven. 14.00-18.00
Maniago via F. da Maniago, 8 tel. 0427-709403 Orario: da lun. a ven. 9.00-13.00 giovedì 9.00-13.00 / 15.00-18.00
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I Papi veneti
Pontificato
Pontificato
BENEDETTO XI
Nicolò Boccasino
Valdobbiadene
CLEMENTE XIII
Carlo Rezzonico
Venezia
GREGORIO XII
Angelo Correr
Venezia
GREGORIO XVI
Mauro Cappellari
Belluno
EUGENIO IV
Gabriele Condulmer
Venezia
PIO X
Giuseppe Sarto
Riese
PAOLO II
Pietro Barbo
Venezia
GIOVANNI
PAOLO I
Albino Luciani
Canale d'Agordo
ALESSANDRO VIII
Pietro Ottoboni
Venezia
di Anna Renda
“Questa non è mia madre, perché povera qual è non veste
seta!”, con queste parole Benedetto XI avrebbe respinto sua
madre che si era recata a fargli
visita in abiti eleganti. L’austero
Benedetto XI, nato a Treviso
1240, fu il primo dei nove Papi
veneti. Gli ultimi due, Giuseppe
Sarto e Albino Luciani, risalgono al secolo scorso e, prima di
essere eletti in conclave, furono
patriarchi di Venezia. Per questo le figure di Pio X e Giovanni
Paolo I sono tuttora celebrate e
riconosciute tra i fedeli del Nordest. La memoria degli altri
invece si è sopita sotto l’incedere dei secoli.
Papa per soli otto mesi, Benedetto XI morì improvvisamente
a 64 anni, forse per indigestione
o avvelenamento, dopo aver
mangiato da un cesto di fichi
che gli era stato offerto in dono.
Fu definito “buono uomo, e onesto e giusto, e di santa e religiosa
vita che avea voglia di fare ogni
bene”, e venne proclamato beato, ma per qualche inimicizia
che si era creato dovette fuggire
da Roma. Si dice che il monumentale tempio di San Nicolò
che volle far costruire nella
piccola città del Sile, fosse in
previsione di un possibile trasferimento della sede papale a
Treviso. Ma non fece in tempo a
vederlo completato. Fu l’ultimo
Papa romano prima della “cattività avignonese”, e forse è lui il
misterioso veltro di cui parla
Dante Alighieri alla fine del
primo canto della Divina Commedia.
Un secolo dopo divenne Papa
a Roma il veneziano Gregorio
XII (1406-1417) in un periodo in
cui di Papi ve ne furono tre
contemporaneamente (insieme
a lui Benedetto XIII e dopo
Alessandro V) ed è stato uno dei
pochissimi pontefici della storia
ad aver abdicato. Morì ad Ancona e fu inumato nella cattedrale
di Recanati; dopo di lui tutti i
Papi sono stati sepolti a Roma.
Seguirono altri due veneziani,
Eugenio IV (1431-1447) e Paolo
II (1464-1471). Paolo II era
nipote di Eugenio IV che era
nipote di Gregorio XII.
Il pontificato del primo fu
sfortunato, tempestoso e infelice. Venne eletto in tempi difficilissimi, già con delle forti limitazioni al suo potere imposte dai
cardinali, ed entrò subito in
conflitto con il Concilio di Basilea che lo depose nominando nel
1439 un antipapa, l'ambizioso
Amedeo VIII, Duca di Savoia,
che prese il nome di Felice V, e
che in seguito rinunciò alla carica. Nemico acerrimo dei Colonna, dopo la restaurazione a Ro-
CARDINALI
Per 9 volte un
veneto è uscito
Papa dal
conclave.
Sotto, il ritratto
di Clemente XIII
di Anton
Raphael Mengs
(1758); Pio X,
il trevigiano
Giuseppe
Sarto;
Neri Marcorè
nel ruolo di
Giovanni Paolo
I nella fiction
"Papa Luciani,
il sorriso di
Dio"
Dal trevigiano Boccasino al bellunese Gregorio XVI
sette pontefici del Nordest prima di Pio X e Luciani
Ilprimopapaveneto
fupropriounBenedetto
GLI ALTRI
Anche cinque
veneziani
(tre nel ’400)
ma di un governo comunale
autonomo appoggiato dalla potente famiglia, dovette fuggire,
vestito da monaco, lungo il Tevere a bordo di una barca a remi,
inseguito dalla milizia comunale e sotto il lancio di pietre
gettate da entrambe le rive, fino
a Ostia, dove lo attendeva un
vascello fiorentino.
Di temperamento diverso Paolo II, salì al trono con un accordo
limitante dei poteri del papa ma
appena eletto annullò quanto
stabilito dal conclave, concedendo in cambio ai cardinali lauti
aumenti nei sussidi finanziari.
Gentile e maestoso nel portamento, Paolo II era ricchissimo,
vanitoso e amante del lusso e
dell’arte, generoso con sé e con
gli altri. A fini demagogici, ripristinò la vecchia concezione politica del panem et circenses,
facendo rivivere per la plebe il
Carnevale e le antiche feste
pagane. Morì a soli 54 anni, non
si sa se per una indigestione di
melone o per un attacco di cuore
forse durante un incontro con
un paggio. Venne descritto dai
contemporanei come "un collezionista di statue, gioielli e bei
giovani".
Nel 1689, a settantanove anni,
venne innalzato al soglio pontificio col nome di Alessandro VIII,
ancora un veneziano, Pietro Ottoboni, che morirà due anni
dopo. Da oltre due secoli la
Repubblica di San Marco non
dava un papa alla Chiesa e la
sua nomina fece esultare i veneziani. Caritatevole con i bisognosi e generoso con i nipoti, Alessandro VIII finì per esaurire le
casse pontificie.
Nel 1758 fu eletto un altro
veneziano, Clemente XIII, al
secolo Carlo della Torre di Rezzonico, figlio di Giambattista
che acquistò il palazzo sul Canal
Grande iniziato il secolo prima
da Baldassarre Longhena (oggi
Ca' Rezzonico) e lo fece completare da Giorgio Massari. Nel
Registro Annuale del 1758, Clemente XIII fu definito "l'uomo
AUSTERO
Fece costruire
la grande chiesa
di San Nicolò
più onesto del mondo; un ecclesiastico esemplare; dai valori
più puri: devoto, saldo, istruito,
diligente...". Ma nonostante la
mitezza del suo carattere retto,
tranquillo e tanto pudico da far
ricoprire le statue classiche del
Vaticano con le foglie di fico,
tutto il suo pontificato venne
disturbato dall’annosa questione della soppressione della Compagnia di Gesù. Fu Papa per
undici anni fino alla morte, avvenuta, forse per avvelenamento,
nel 1769.
Il bellunese Gregorio XVI
(1831-1846) fu invece un estremo conservatore sia in politica
che in teologia, continuamente
contrastato dai liberali di tutta
Europa che lo accusarono di
essere un reazionario, chiuso ad
ogni novità, persino alle scoperte scientifiche e mediche. Nel
1831, quando i moti carbonari
provocarono vari subbugli a Roma, Gregorio XVI li soppresse
con l'aiuto austriaco. E tuttavia
sotto il suo pontificato venne
affrontato con fervore il tema
della schiavitù (che definì un
"delitto") ancora fortemente presente soprattutto nelle Americhe.
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Giovedì 5 maggio 2011
INS
La fede di Marco
Marco è un ragazzo all'epoca
della crocifissione di Gesù
(circa 30 d.C.)
Segue Pietro a Roma, ne raccoglie
l'insegnamento e scrive per primo
un Vangelo (prima del 70 d.C.)
di Rolando Damiani
Sotto il sole dell’aprile 1959 le
spoglie di Pio X furono accompagnate lungo il Canal Grande
da un corteo di barche e da
una folla tale sulle rive e sui
balconi che il ricordo visivo di
quell’evento, risalente per alcuni all’infanzia, pare l’immagine mentale di un altro mondo. Giovanni XXIII, eletto da
meno di un anno, inviò nella
circostanza un’“esortazione
apostolica” alla chiesa veneziana, in cui diceva che già da
patriarca avrebbe voluto,
quando papa Sarto era stato
nel ’54 santificato, un simbolico ritorno della sua reliquia
alla “terra natale” e alla Basilica d’oro dove era risuonata “la
dolcezza del suo eloquio”, da
lui stesso quindicenne ascoltato a Bergamo.
È implicito che a questa
“dolcezza”, cui Roncalli guardava come a un modello proveniente da una figura speculare, conferisse una patina l’accento
veneto
rafforzato
dall’uso mantenuto persino fra
le mura vaticane del dialetto
originario, come tramanda
una ricca aneddotica su Pio X.
Bisognerebbe interrogarsi
sul significato o valore di questo particolare “accento” che
per tre volte si è udito durante
il ‘900 nella voce di papi entrati in conclave come patriarchi
di Venezia. Un nesso logico è
Il tratto comune
dei tre grandi pontefici
eletti mentre erano
alla guida di Venezia,
diocesi fondamentale
per il Cristianesimo
Va ad evangelizzare Alessandria,
di cui diviene il primo vescovo;
qui viene sepolto (dopo il 70);
nasce la Chiesa copta
Attraverso gli scambi commerciali
e militari la fede di Marco raggiunge
Aquileia e si diffonde nel Nord Italia
e in Europa centrale (II-IV secolo)
I veneziani lo eleggono loro patrono
e vanno a rapinare il suo corpo
ad Alessandria d'Egitto (X secolo)
Simbolo dell'evangelista
(leone alato)
Sarto, Roncalli e Luciani
Patriarchi della dolcezza
offerto da Giovanni XXIII
nell’“esortazione apostolica”
ora citata quando ricorda che
alla nomina di Pio X si disse
subito che era “un povero
parroco delle campagne venete” insignito del triregno: un
ventennio dopo le identiche
parole saranno ripetute per
Albino Luciani forse senza più
memoria delle precedenti. Il
breve e quasi fulmineo pontificato del sacerdote agordino fu
uno snodo verso l’ecumene
“globale” cui si sono indirizzati i due successori dall’accento
straniero (per uditori italiani):
Wojtyla con il suo carisma,
Ratzinger con cognizione storica del ruolo papale e del patrimonio di sapere e di fede
custodito dalla Chiesa.
SERENISSIMA
Dialogo storico
con le altre
religioni
Con un polacco e un tedesco
è iniziata un’altra epoca del
cattolicesimo. Se non si crede
all’intervento del “Creator Spiritus”, invocato nell’inno liturgico che apre il conclave, si
può ritenere un caso che al
confine fra questi due tempi
compaia la triade “veneziana”
Sarto-Roncalli-Luciani e che a
quest’ultimo Paolo VI in piaz-
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Giovedì 5 maggio 2011
INS
I TRE PAPI VENUTI
DALLA CATTEDRA
DI SAN MARCO
L’apostolo San Marco,
patrono di Venezia,
fu l’evangelizzatore
del Nordest.
Con questa missione
sbarcò ad Aquileia,
proveniente da Roma,
dove aveva seguito Pietro
da Gerusalemme.
Vescovo di Alessandria
d’Egitto, lì i veneziani
ne trafugarono il corpo
Icona copta
di San Marco
ANSA-CENTIMETRI
za San Marco, durante il suo
viaggio, abbia regalato la propria stola in segno di cortesia e
ringraziamento. Ma Venezia
prima di ridursi a una piccola
e incomparabile dimensione
urbana ha rappresentato per
oltre un millennio un’entità
politica essenziale per la civiltà edificata dal cristianesimo.
Nella sua storia la Repubblica
oligarchica ha sempre professato una “religione civile” che
riconosceva al clero il suo
rango ma non l’ultima parola
quando era in gioco lo Stato.
Per questa ragione volle che la
Basilica di San Marco, divenuta cattedrale cittadina dieci
anni dopo la fine della Serenissima, fosse la “cappella del
Doge” ed egli in essa fungesse
da ideale celebrante che delegava il rito al primo dei canonici di sua nomina con prerogati-
ve episcopali. E per la medesima ragione il governo dogale
coltivò il dialogo, come ora si
dice, con le altre religioni, che
comportava scambi di culture
e di commerci.
Se poi accadeva che un figlio
del patriziato o dell’alta classe
mercantile ascendesse al pontificato, come fu a partire dal
Quattrocento per un Correr
(Gregorio XII), un Condulmer
(Eugenio IV), un Barbo (Paolo
II), un Ottoboni (Alessandro
VIII) e un Rezzonico (Clemente XIII), subito la marangona e
tutte le altre campane suonavano a distesa per la maggiore
gloria di Venezia e al tempo
stesso scattavano restrizioni e
controlli per i familiari del
prescelto. Di questi fatti lontani, valutabili anche nella logica dei rapporti spesso bellicosi
fra la Repubblica veneziana e
la Santa Sede, ci piace pensare
che papa Sarto, Roncalli e
Luciani potessero intelligentemente sorridere. Ma il patriarcato veneziano si è formato
storicamente in una società
“plurale”, secondo la definizione cui per il presente ricorre
Angelo Scola, in uno Stato che
prima della sua svendita all’impero asburgico e dell’annessione all’Italia si era nei secoli
ampliato nei confini, mantenendo il suo “accento” primario, per aggiunte di etnie, di
confessioni e di lingue.
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IL RICORDO L’Harry’s bar e un pranzo storico
Cipriani:cosìhocucinato
per due Papi in una volta sola
Nel 1972 Paolo VI venne in visita in laguna e il celebre ristoratore
curò il menu dell’incontro con l’allora Patriarca Albino Luciani
di Arrigo Cipriani
HARRY’S BAR
Arrigo Cipriani
Ai primi di settembre del 1972 Venezia aspettava, senza particolari celebrazioni mediatiche, la visita di Papa
Paolo VI che sará ricordato come un
essere profondamente spirituale, umile, riservato, gentile e di infinita
cortesia. Patriarca era Albino Luciani
il quale, durante la sua permanenza
nella cittá ed il suo brevissimo pontificato, ha lasciato un messaggio straordinario di una santitá semplice e
sincera.
Sará stato il 2 o il 3, di mattina
presto, mi telefonò a casa il Commendator Salomone che era il direttore
generale della Società Italia di Navigazione, il colosso italiano del mare sotto
la cui bandiera navigavano, tra le altre
grandi navi, le ammiraglie Raffaello e Michelangelo.
Mi disse che aveva
avuto incarico da Roma di fornire cibo e
servizio in Patriarcato per il pranzo privato del Papa.
A Venezia in quei
giorni non ci sarebbe
stato alcun transatlantico per così dire
d’appoggio, e negli uffici della Società
non c’erano cucine né grandi chefs.
Mi chiese se avessi potuto aiutarlo.
Lui era, oltre a tutto, un nostro
cliente affezionato e gli risposi subito
di sì.
Così iniziò l’avventura, che si protrasse alcuni giorni, per stabilire il
menù che non doveva essere troppo
LE PIETANZE
Passato di verdura
branzino di mare
e meringata
pesante, che non poteva essere confezionato al momento nella cucina spartana del Patriarcato e che d’altra
parte doveva anche essere all’altezza
dell’illustrissimo ospite.
Non mi ricordo quante scelte passammo in rassegna, ma furono molte.
Antipasti? esclusi! Pasta o riso, o forse
zuppa? Pesce o carne? E i dolci? Come
avremmo dovuto regolarci?
Durante la prima settimana del
mese Salomone venne tutti i giorni
all’Harry’s Bar a provare primi piatti
e pietanze e, lui che mangiava sempre
molto poco, sono sicuro che in quei
giorni ingrassò almeno un paio di
chilogrammi.
Decidemmo infine per un passato di
verdura, seguito da un branzino di
mare bollito (allora si trovavano
ancora!) e per finire una torta meringata che fu approvata dal Commendatore, “obtorto collo”. Sull’esuberanza
di calorie vinse facile la delicatezza
della meringa.
Venne così il gran giorno. Gli ambasciatori dell’Harry’s Bar furono un
capo cuoco e tre moschettieri scelti
tra i veterani. Chi ci aiutò in maniera
determinante furono le Suore del
Patriarcato, veri angeli, che si prodigarono durante tutto il pranzo con una
grande allegria leggera e contagiosa.
Gli illustrissimi convitati fecero onore
a tutto, e la meringata fu un grande
successo.
Albino Luciani fu eletto papa il 26
Agosto del 1978.
Così accadde che l’Harry’s Bar ebbe
il privilegio di servire due Papi in una
volta sola.
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Giovedì 5 maggio 2011
INS
Papa Sarto
il contadino buono
Albino Luciani
riformatore mancato
Giuseppe Melchiorre Sarto
nacque in una modesta famiglia di Riese (Treviso) nel
1835. Ordinato prete nel
1858, divenne prima vescovo
di Mantova e poi Patriarca di
Venezia. Fu eletto Papa nel
1903, morendo alla vigilia
della
Guerra
Mondiale
(1914).
Papa Giovanni Paolo I, al
secolo Albino Luciani, nacque nel 1912 a Canale d’Agordo, in provincia di Belluno.
Nominato vescovo di Vittorio
Veneto nel 1958, 12 anni dopo
divenne Patriarca di Venezia,
per essere eletto Papa il 26
agosto 1978 e morire improvvisamente 33 giorni dopo.
VENEZIA 1903
Il cardinale
Sarto parte per
il Conclave
di Daniela De Donà
"Dio è papà, più ancora mamma". Così, a corredo di un cartellone con foto, ti accoglie la
citazione all'entrata di Canale
d'Agordo, paese natale di Albino
Luciani che per 33 giorni fu
papa Giovanni Paolo I. Era il 26
agosto 1978 quando si designò il
successore di Paolo VI. Del Conclave faceva parte anche un
porporato di Germania di nome
Joseph Ratzinger, arcivescovo
di Monaco e Frisinga.
Anche lui votò per eleggere
papa chi dal 1969 era patriarca
di Venezia? Diremmo che è probabile visto il rapporto di amicizia e stima che legava i due
cardinali. "Era un uomo di grande fede, di impressionante cultura, di fermezza dottrinale. Sapeva puntare all'essenzialità, andando sul semplice, ma senza
essere semplicista. Per questi
motivi è una figura che ho molto
amato", ebbe a dire Ratzinger
alcuni anni fa. Luciani andò a
trovarlo in un periodo di riposo
che come abitudine - visto che la
nonna materna era nativa di Rio
Pusteria - l'attuale papa Benedetto XVI trascorreva a Bressanone: "Ero giovanissimo arcivescovo di Monaco - sono parole di
Ratzinger - la sua bontà di cuore
e la sua umiltà mi fecero una
grande impressione. Una bontà
e una umiltà che, però, non
volevano dire debolezza".
Nato il 17 ottobre 1912 all'ombra di Marmolada e Pale di San
Martino - in provincia di Belluno
- Albino Luciani è noto come "il
papa del sorriso". Di lui è a buon
punto la causa di beatificazione:
"Sarà un esempio per tutti", Ratzinger commentò a tal proposito
nel 2004, quando la causa era
SORRISO
Albino Luciani
fu Papa solo
per 33 giorni
nel 1978:
simbolo della
semplicità, è
rimasto nei
cuori non solo
della sua
gente veneta
Albino Luciani, sul soglio di Pietro per soli 33 giorni
Da Canale d’Agordo la semplicità unita alla fermezza
Ilbrevesorriso
di Giovanni Paolo I
stata da poco avviata. Ora il
segno dall'alto, il miracolo che è
base necessaria per divenire beati, è accertato: la Congregazione
per le cause dei santi ne ha
riconosciuto la validità. Si tratta
di una guarigione repentina e
permanente da linfoma maligno
avvenuta in Puglia per intercessione di Luciani.
Ora si stanno riordinando le
testimonianze e i documenti. Seguirà la fase di scrittura. Ne
uscirà una sorta di libro che
racchiude la "positio", ovvero il
racconto del modo "eroico" di
Luciani di vivere la fede. Un
testo che, come dichiarato dal
postulatore, il salesiano Enrico
dal Covolo, smentirà le numerose illazioni nate intorno alla
morte improvvisa, a fine settem-
bre 1978.
A Canale d'Agordo, intanto, si
pensa già al 2012, anno del
centenario della nascita. Il sindaco Rinaldo De Rocco, il direttore
della Fondazione "Papa Luciani"
Loris Serafini, e il parroco don
Mariano Baldovin stanno lavorando alla costituzione di un
museo intitolato al pontefice
che, dodicenne, amava portare a
pascolare le due mucche di casa
all'altarino di Col dei Prai. In
mostra ci saranno il quaderno di
quarta elementare, le pagelle, il
bauletto marrone con cui partì
per il seminario, il pastorale. Poi
la serie di copricapo: il cappello
da viaggio, il tricorno, lo zucchetto. E ancora i libri con le annotazioni, i guanti verdi che usava a
Venezia nella celebrazione della
messa e le pantofole rosse che
indossò da papa. Ed è avviato,
grazie anche alla Regione Veneto, il progetto di una "Via dei
Papi" con i due rami che da
Lorenzago di Cadore e da Canale
d'Agordo toccano Belluno, quindi Vittorio Veneto, dove Luciani
fu vescovo, per giungere infine a
Venezia. Un desiderio di preghiera e devozione che è sentito già
ora. Basta leggere il registro ai
piedi della statua bronzea di
Luciani nella chiesa di Canale. O
riflettere sui numeri: nel 2010 tra Pasqua e ottobre - sono
passati davanti alla casa natale
di Luciani 50mila pellegrini.
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Pio X, il Pontefice che ha dato il suo nome a un intero paese
di Gabriele Zanchin
Ricorre quest’anno il sessantennale della beatificazione di Giuseppe Sarto. A Riese ogni cosa lo ricorda
«El paese del Papa», in una parola Riese Pio
X. A Riese quasi tutto parla di Giuseppe
Sarto, Papa Pio X che nacque nel 1762 da
papà Giovanni Battista e dalla mamma
Margherita Sanson di Vedelago. «A caseta
del Papa» in centro a Riese è ancora lì,
vistabile e intatta come in quegli anni. E per
ripercorrere la vita di Giuseppe Sarto bambino c'è il santuario della Madonna delle
Cendrole un luogo dove il piccolo «Bepi»
andava a pregare e dove ancor oggi è
possibile percorrere a piedi «el curioto», il
sentiero che il futuro Papa faceva solitamente per recarsi in quel luogo.
A Vallà, popolosa frazione del comune
verso Castelfranco, è ben visibile per chi
imbocca la strada per Riese la statua bronzea di «bepi Sarto» bambino, con la sua
«cartea» lo zainetto scolastico e le scarpe a
penzoloni (per non consumarle). Il piccolo
Bepi frequentò le scuole a Castelfranco (una
rarità in quegli anni) e lì in Borgo Asolo,
prima del centro cittadino, c'è un monumento che lo ricorda. A Riese, dedicati al Papa ci
sono anche l'asilo che egli volle donare al suo
paese e un monumento offerto dalla Spagna.
Ancora, a «Bepi Sarto» è intitolata la filodrammatica che mette in scena rappresentazioni teatrali molto legate alla vita o al tempo
dell'illustre cittadino; all’epoca del papato di
Pio X (1903-1914) è anche dedicata la sagra
del paese con la tradizionale sfilata delle
contrade con figuranti in costumi dei primi
del ‘900 a rappresentare gli antichi mestieri.
E poi il tradizionale Palio dei mussi, dove
l'asino è animale simbolo, visto e considerato
che una delle immagini storiche che immortalano l'allora Patriarca di Venezia monsignor Giuseppe Sarto lo ritrae a dorso di una
mula bianca sulle pendici del Monte Grappa.
Tradizione quindi, ma anche cultura visto
che da una trentina d'anni è viva la «Fonda-
PIO X L’omaggio di Giovanni XXIII
e la camera da letto in Patriarcato
zione Sarto» il cui presidente è il sindaco e
composta da insigni docenti e studiosi veneti, che si occupa di sviluppare la figura
storica, morale ed intellettuale del famoso
personaggio. Quest'anno cade il 60˚ della sua
beatificazione e diverse sono le iniziative in
programma.
A dare impulso alla figura e all'opera di
Papa Pio X ha concorso la visita di Giovanni
Paolo II, avvenuta nel 1985. Il Papa polacco
ha visitato e pregato nella chiesa delle
Cendrole e poi è stato a visitare la casetta del
papa e il museo che è stato realizzato dalla
Diocesi di Treviso nel retro della casetta. Ma
c'è anche una curiosità che va ricordata. A
Vallà di Riese il centro sociale è dedicato a
Giovanni XXIII mentre a Riese il Centro
Culturale è stato dedicato a Giovanni Paolo
II. Così Riese non è più il paese del Papa ma
«dei Papi».
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Giovedì 5 maggio 2011
INS
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Giovedì 5 maggio 2011
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DEVOZIONE
Le tre basiliche
del Nordest:
qui accanto
l’antica Aquileia;
sotto, le cupole
di San Marco
con il leone alato;
in basso la Salute
illuminata
dai fuochi del
Redentore, due
simboli di Venezia
Ecco i templi nei quali si soffermerà il Santo Padre
preziose tappe di un inimitabile percorso di fede e arte
di Aldo Andreolo
Narra la leggenda che, durante il
suo avventuroso viaggio da Aquileia a Roma assieme a Ermagora,
San Marco venne colto da una
bufera che lo costrinse a trovare
riparo con la sua imbarcazione in
uno degli isolotti “rialtini” della
laguna. Qui, narra ancora la leggenda, cadde in estasi e gli apparve un
angelo, il quale gli predisse che,
dopo la sua morte, il suo corpo
avrebbe trovato riposo in una meravigliosa città, che non si fa fatica a
identificare con Venezia. Aquileia
e Venezia sono dunque i due poli
ideali, fra i quali scorre la vicenda
terrena di questo straordinario santo, rappresentato nell’iconografia
ufficiale della Serenissima dal leone alato con il libro aperto e la
scritta “PAX TIBI MARCE, EVANGELISTA MEUS”. Un’immagine,
che diventerà col tempo il simbolo
della gloria e della potenza di
Venezia.
È giusto, quindi, che il viaggio di
Benedetto XVI nel Nordest inizi da
Aquileia per concludersi a Venezia. Con tre momenti significativi: la visita ad altrettanti luoghi di
culto, carichi di
memorie storiche
e artistiche, quali
la Basilica di Aquileia e, a Venezia,
quelle di San Marco e di Santa Maria della Salute.
La Basilica di Aquileia, così come si presenta oggi, è il risultato di
modifiche e ricostruzioni, che si
sono succedute nel corso di un
millennio. La basilica attuale, tuttavia, è sostanzialmente quella ricostruita nel 1031 dal vescovo Poppone dopo il terremoto del 988. Anche
l’imponente campanile, ispirato - è
stato detto - al faro di Alessandria,
risale allo stesso periodo. Ma la
suggestione maggiore, più che dalle architetture, proviene dal luogo
stesso, dove, duemila anni fa, era
arrivato da Roma, mandato da
Pietro, il missionario Marco per
diffondeva il Vangelo di Cristo.
Le spoglie di San Marco, trafugate ad Alessandria d’Egitto nell’828,
sono ora custodite nella basilica di
San Marco a Venezia, come aveva
profetizzato l’angelo. Si sa che
furono due mercanti veneziani,
Buono da Malamocco e Rustico da
Torcello, gli autori del clamoroso
furto delle reliquie dell’Evangelista, che sarebbe poi diventato il
santo patrono della città. La basilica attuale, con pianta a croce greca
AQUILEIA
Il campanile
ispirato al faro
di Alessandria
Trebasilichenelnome
diSanMarcoedellaVergine
e le cinque grandi cupole, di evidente ispirazione bizantina, venne iniziata nel 1063 al posto della precedente, molto danneggiata da un
incendio, ma fu consacrata solamente nel 1094. I mosaici dorati
che, senza soluzione di continuità,
ricoprono le pareti del tempio, lo
splendore abbagliante della Pala
d’Oro, la dovizia di marmi pregiati,
portati dall’Oriente (come, del resto, i famosi quattro cavalli bronzei, che facevano parte del bottino
di Costantinopoli), i fregi marmorei romanici e gotici degli arconi
della facciata e la miracolosa coesistenza di stili diversi, fanno della
Basilica di San Marco un esempio
architettonico unico in tutto l’Occidente.
Un altro capolavoro architettonico, ma dell’arte barocca, è la Basilica di Santa Maria della Salute di
Baldassarre Longhena, eretta come ex voto della città di Venezia
alla “Vergine Santissima” a “perpetua memoria della pubblica gratitudine” per averla liberata dalla
VENEZIA
I mosaici dorati
e la vittoria
sulla peste
peste. Tra gli undici progetti presentati al concorso per la costruzione del nuovo tempio, venne scelto
quello del Longhena, che aveva
allora 26 anni. Il giovane architetto
era tuttavia conscio di aver creato
un capolavoro. perché orgogliosamente affermava che la sua era
un’opera «che mai più si è veduta,
né mai inventata, né in tutto né in
parte per altre chiese di questa
città». Il tempio, concepito a pianta
centrale, è sormontato da una cupola, sostenuta da contrafforti, trasformati in quelle bizzarre e inedite volute, che contribuiscono a
creare la singolarità di questa architettura. I lavori, iniziati nel
1631, si conclusero nel 1681 ma la
chiesa fu consacrata il 9 novembre
1687, quando Longhena era già
morto da cinque anni. Il 21 novembre di ogni anno, in occasione della
Festa della Madonna della Salute,
si svolge il pellegrinaggio di tutti i
veneziani al grande tempio.
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A COLLOQUIO
Arcangelo
Paglialunga,
storico vaticanista
del Gazzettino
scomparso
qualche giorno fa,
assieme all’allora
cardinale Joseph
Ratzinger: un
rapporto profondo
fino alla morte del
giornalista
Arcangelo Paglialunga era il
decano dei vaticanisti, ha raccontato per oltre 50 anni sul
Gazzettino le storie e gli atti di
sei pontefici. Era amico di Ratzinger allora cardinale e quando
questi fu eletto Papa nel 2005 fu
tra i più felici nel tratteggiare il
ritratto del nuovo pontefice.
Qualche giorno fa Paglialunga,
a 91 anni, se n’è andato. Ai
familiari per il funerale Benedetto XVI ha voluto affidare un
messaggio personale, pubblicato anche dall’Osservatore Romano, nel quale definisce Arcangelo “caro amico”. In occasione
del viaggio di Benedetto XVI nel
Veneto, riproponiamo quell’articolo del 2005 nel quale Paglialunga ricorda come era nata la
sua amicizia col futuro Papa.
di Arcangelo Paglialunga
Per una decina di anni, molte
volte, ho incontrato il cardinale
Ratzinger in piazza San Pietro.
Tutto cominciò così: il cardinale era venuto in Sala stampa
vaticana per presentare un documento papale, feci una domanda alla quale rispose: riguardava il sacerdozio nei tempi moderni.
L’indomani, alle nove, mentre mi recavo, come ogni giorno
in Sala stampa, incontrai nei
pressi dell’Obelisco il cardinale
che si recava in Congregazione.
Mi fece un cenno di saluto, mi
avvicinai. Parlammo di quanto
Ilracconto delvaticanista del Gazzettino
recentemente scomparso: «Così lo incontrai...»
A passeggio
con l’amico
Joseph
aveva affermato il giorno prima. Lo accompagnai fino al
portone del Sant’Uffizio. Lo incontrai di nuovo anche il giorno
dopo. Mi accorsi che era puntualissimo e sempre vestito in
talare nera e portava una borsa. D’inverno aveva in testa un
basco nero che, puntualmente,
si toglieva quando parlava con
qualcuno. Gli incontri mattutini sono stati tanti e restano nel
mio ricordo. Credo che dedicasse il mattino alla preghiera ed
alla Messa, i giornali li leggeva
più tardi. E così io gli anticipavo le notizie. Gli annunciai, e
fece un gesto di sorpresa, che
Arafat andava in udienza dal
Papa. Il 21 marzo del 1991 gli
detti l’informazione che nella
notte era morto il vescovo ribelle, monsignor Lefebvre: rimase
pensieroso. Erano i tempi nei
quali stava lavorando per far
rientrare il prelato nella disciplina ecclesiastica. Seppi, che
arrivato in Congregazione, più
di qualcuno gli si fece incontro
per dargli la notizia. «So tutto,
so tutto...», disse. Nella mia
borsa c’era un piccolo libretto
scritto dal suo predecessore al
Sant’Uffizio, cardinale Seper;
in esso si narrano i particolari
dei suoi incontri con Lefebvre.
Avevo portato con me quel raro
volumetto: mi sarebbe servito
per l’articolo che dovevo scrive-
IN PIAZZA
I miei 10 anni
di conversazioni
mattutine
re. Vidi Ratzinger sfogliarlo
con interesse. E, allora, glielo
offrii. Quando venne all’Istituto
Augustinianum per presentare
un suo libro, colsi tra le pagine
una sua idea che mi parve
importante. Questa: certe cause matrimoniali presentano casi così chiari ed evidenti che,
senza le lungaggini burocratiche dei tribunali ecclesiastici,
il vescovo potrebbe emettere la
sentenza con il riconoscimento
di nullità o la riconferma del
vincolo, in una sola giornata.
Presi la parola e sottolineai
quell’affermazione contenuta
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Giovedì 5 maggio 2011
nel volume e che, pensavo, non
sarebbe piaciuta alla Romana
Rota. Mi parve un po’ contrariato perché così pubblicamente
avevo sottolineato quel passo
del libro. Era una mia impressione. L’indomani, incontrandolo in piazza San Pietro, fu
cordiale come sempre.
Non avrebbe mai lasciato Roma: «Roma è una città dell’anima», mi ha scritto in una lettera. Sapevo che suonava il pianoforte e che era ammiratore
della musica di Mozart. Quando gli feci sapere che ero stato
per dodici anni vicino al grande
maestro Lorenzo Perosi, mi accorsi che conosceva la musica
del grande musicista italiano,
direttore della Cappella Sistina: e mi ricordò che don Lorenzo aveva studiato, in gioventù,
alla scuola di musica sacra di
Ratisbona, la grande città vicina al suo paese natale. A Ratisbona il fratello Georg, sacerdote e musicista, era maestro di
cappella nel duomo. Talora il
cardinale apriva la sua borsa e
mi donava i "compact" con le
musiche sacre dirette dal fratello. Ed ebbi poi dal maestro
Georg l’ultimo suo lavoro, scritto prima che lo colpisse una
fastidiosa indisposizione agli occhi: una Messa polifonica dal
titolo in italiano, "Messa
dell’Anno Santo". In una lettera
avevo scritto al cardinale che
pregavo... per il suo futuro,
lasciando capire che lo avrei
visto volentieri Papa. Sorrise e
non mi disse nulla. Un giorno
gli narrai una storiella che
girava in Vaticano tra i giornalisti: «Se il nuovo Papa lo elegge
lo Spirito Santo sarà Ratzinger,
se lo eleggono gli uomini, ci
sarà un dibattito di più giorni
per decidere se eleggere un
Papa italiano o uno straniero.
Ci può essere una terza ipotesi:
potrebbe essere eletto dal Diavolo. In tal caso ci sarebbero
due nomi... ma non si possono
dire». Lo vidi sorridere.
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NELLA TERRA DI SAN MARCO
A
llora ecco il Papa che parla al popolo del Nordest, lo
ascolta, ne sente l’abbraccio. Un viaggio lungo il
percorso che unisce i luoghi dell’evangelista Marco, tra
Aquileia che per prima lo ha accolto, secondo la
leggenda, e la città che ne conserva le reliquie e che nel
suo nome ha creato la propria grandezza nella storia.
Tra Friuli e Veneto, Benedetto XVI ritroverà la realtà
con la quale il cattolicesimo deve confrontarsi. Una terra
che rimane serbatoio di sacerdoti e suore, una terra di
missionari, ma nella quale - negli ultimi anni - molti
seminari sono stati chiusi, il clero è invecchiato, i fedeli
sono in calo, la realtà è in trasformazione e non sempre
disposta ad accettare tutto solo per fede.
Il Papa passerà in pochi giorni dalla Chiesa trionfante
ed esultante che ha beatificato Giovanni Paolo II, alla
Chiesa della quotidianità. Dalla folla di Piazza San Pietro
che gridava “Santo subito” a quella che troverà al parco
di San Giuliano e che chiederà certezze anche più
terrene. Con questo viaggio Benedetto XVI impone un
taglio nuovo al suo pontificato, si mostra meno conservatore del suo grande predecessore e più attento nell’avvertire il pericolo di tagliare fuori il cattolicesimo dalla svolta
della Storia. Di fronte a tempi che scorrono velocissimi
nella loro trasformazione e rischiano di non essere
interpretati nella loro spinta innovativa, occorre rispondere con un pensiero forte e con gesti proporzionati. A una
frenesia mediatica tipica dell’era di Wojtyla, Ratzinger fa
seguire un “ottimismo teologico”, senza resistenza ideologica e teologica, più difficile forse da cogliere d’impatto,
ma più innovativo nella sfida col futuro. Il pontefice
opera sul progresso di oggi che costituirà la tradizione di
domani.
Siamo in un’area chiamata a ripensarsi; vive una fase di
trasformazione radicale, è rimasta fortunatamente solida
durante la gravissima crisi non ancora conclusa, ma con
presenta
Il Papa nelle terre di San Marco
UN SECOLO
DI PONTEFICI
A NORDEST
molte certezze in meno. Ha sacrificato a questa solidità
anche valori: pezzi di solidarietà, frammenti di carità. Ha
ceduto per strada a tentazioni non propriamente cattoliche, a certo egoismo, a certa indifferenza. Siamo tra
giovani che rischiano di invecchiare senza futuro, tra
comunità che dedicano il giorno del Signore alla spesa nei
centri commerciali. Ma è anche un Veneto primo in Italia
per i numeri del volontariato e dell’assistenza. Un Veneto
di tanti “fedeli laici”, ma anche di molti che si proclamano cristiani senza esserlo nella pratica.
È un’area che può diventare il laboratorio sociale,
garantire la piena integrazione di quello che il patriarca
Scola chiama da anni con realismo e con speranza il
“meticciato”: l’integrazione tra uomini di culture, fedi,
tradizione diverse. Quale posto più adatto per rivendicare
la centralità dell’uomo? O per sollecitare quel patto tra
generazioni che sembra impossibile perfino per le forze
sociali?
Per questo si è detto che Benedetto XVI potrà
intravvedere nel suo viaggio il Nordest del futuro. E potrà
farlo soprattutto dal palco di San Giuliano che rappresenterà anche l’abbraccio delle genti del Nordest. Il parco di
San Giuliano è fisicamente tra terra e acqua, tra terra e
cielo, tra passato e futuro, tra quello che queste regioni
sono state e ciò che vorranno essere, tra le ciminiere
ormai quasi spente del Petrolchimico di Porto Marghera
e l’ambizione ambientalista del più grande e più verde
parco urbano d’Europa.
Il Papa vedrà questo futuro passando – sia pure in una
gabbia di vetro a prova di bomba - tra la gente, anche se
non è facile trascinare all’entusiasmo parlando di fede.
Bisogna saper dare motivazioni. E il Nordest le attende
da questo Papa che pur riservato, capace di arrossire,
attento a non lasciarsi spettinare dal vento i capelli
candidi, ha scoperto un suo carisma nell’impatto con la
folla e, soprattutto, nel dialogo.
Edoardo Pittalis
© riproduzione riservata
In occasione della visita di Papa Benedetto XVI
Il Gazzettino presenta un’opera inedita ed
esclusiva. “Il Papa nelle terre di San Marco”:
in uno splendido libro riccamente illustrato,
le pagine d’epoca dall’archivio del Gazzettino
che raccontano il legame strettissimo
cio.
Da Pio X a Giovanni XXIII, da Paolo VI
a Giovanni Paolo I, da Papa Wojtyla
ci
a Benedetto XVI
che hanno lasciato una traccia indelebile
nella storia della nostra fede.
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Giovedì 5 maggio 2011
INS
Benvenuto
Benedetto
XVI
7-8 maggio 2011
L’energia friulana dà il benvenuto
all’Energia della Fede.
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