COMUNE DI PARMA PIANO OPERATIVO COMUNALE SUB-AMBITO 05S7 Ottobre 2009 RELAZIONE GEOLOGICO-SISMICA Variante n. 172 approvata con atto di C.C. n.15 del 16.03.2010 via Nicolodi, 5/A 43126 – Parma tel 0521-942630 fax 0521-942436 [email protected] www.ambiter.it 1203 COMMITTENTE COMUNE DI PARMA UBICAZIONE Provincia di Parma FASE OGGETTO Comune di Parma SUB-AMBITO 05S7 PIANO OPERATIVO COMUNALE AMBITER s.r.l. Via Nicolodi, 5 43126 – Parma tel. 0521-942630 fax 0521-942436 www.ambiter.it [email protected] DIREZIONE TECNICA REDAZIONE dott. geol. Francesco Ravaglia dott. geol. Adriano Biasia VERIFICA dott. ing. Michele Neri dott. geol. Giorgio Neri CODIFICA ELABORATO RGS 1 2 0 3 - R G S - 0 1 - 0 9 DESCRIZIONE RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 04 03 02 01 10/2009 REV. DATA A. Biasia F. Ravaglia REDAZIONE FILE 1203_rgs_01_09.doc M. Neri VERIFICA G. Neri Emissione APPROV. DESCRIZIONE R. A. COMMESSA AB 1203 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA INDICE 1. INTRODUZIONE.......................................................................................................................4 2. MODELLO GEOLOGICO..........................................................................................................5 2.1. GEOLOGIA .............................................................................................................................5 2.2. CARATTERISTICHE LITOSTRATIMETRICHE DELL’AREA ..................................................................7 2.3. IDROGEOLOGIA ......................................................................................................................7 2.4. SISMICITÀ ............................................................................................................................ 10 2.4.1. Sismicità storica ........................................................................................................... 10 2.4.2. Zonizzazione sismica nazionale e regionale ................................................................. 11 3. INDAGINI GEOGNOSTICHE .................................................................................................. 17 3.1. PROVE PENETROMETRICHE ................................................................................................... 17 3.1.1. Prove Penetrometriche statiche CPT ............................................................................ 18 3.1.2. Prove penetrometriche dinamiche DPSH...................................................................... 20 3.2. 4. INDAGINE SISMICA A RIFRAZIONE ............................................................................................ 22 MODELLO GEOTECNICO...................................................................................................... 25 4.1. DETERMINAZIONE DELLA LITOLOGIA ........................................................................................ 26 4.2. DETERMINAZIONE DEI PARAMETRI GEOTECNICI ........................................................................ 26 4.2.1. Depositi coesivi ............................................................................................................ 27 4.2.2. Depositi granulari ......................................................................................................... 27 4.3. 5. PARAMETRIZZAZIONE GEOTECNICA ......................................................................................... 34 CARATTERIZZAZIONE SISMICA .......................................................................................... 36 5.1. VELOCITÀ DELLE ONDE SISMICHE DI TAGLIO ............................................................................. 36 5.2. VITA NOMINALE DELL’OPERA .................................................................................................. 40 5.3. CLASSE D’USO ..................................................................................................................... 40 5.4. PERIODO DI RIFERIMENTO ..................................................................................................... 41 5.5. SPETTRI DI RISPOSTA ............................................................................................................ 43 6. VERIFICA DELLA POSSIBILITA’ DI OCCORRENZA DI FENOMENI LIQUEFAZIONE ........... 46 7. CONCLUSIONI E PRESCRIZIONI .......................................................................................... 51 ALLEGATI A. Tavole B. Registrazione MASW attiva, Registrazione MASW pasiva, Curva di Dispersione Combinata AMBITER s.r.l. 3 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 1. INTRODUZIONE Il presente studio approfondisce le caratteristiche geologiche, idrogeologiche, sismiche e geotecniche di un’area di cui è previsto il cambio di destinazione d’uso. L’area, attualmente occupata dal Palazzetto dello Sport “Palaraschi”, è ubicata in via Silvio Pellico, nel settore centro-occidentale del Comune di Parma. Cartograficamente l’area in esame è compresa nel foglio 199040 (scala 1:10.000) della Carta Tecnica Regionale della Regione Emilia Romagna. Per verificare le caratteristiche litostratigrafiche e geotecniche dei terreni che saranno interessati dalle nuove costruzioni, oltre al rilevamento diretto ed alla ricerca bibliografica, è stata svolta una campagna di indagini geognostiche consistente nell’esecuzione di n. 4 prove penetrometriche (di cui 1 statica CPT e 3 dinamiche DPSH) spinte sino alla profondità massima di circa 11 metri. Per verificare il comportamento sismico dell’area è stata eseguita una indagine sismica a rifrazione (MASW) che ha permesso di determinare la velocità delle onde sismiche di taglio. I dati ottenuti dalle indagini geognostiche, dalle stratigrafie di pozzi e da dati bibliografici disponibili, hanno consentito la ricostruzione della stratigrafia del sottosuolo e la parametrizzazione geotecnica preliminare dei terreni di fondazione. Nelle conclusioni sono inoltre indicate le prescrizioni per la corretta esecuzione delle opere previste dal Piano Operativo Comunale. Il presente studio è stato redatto nella fase di Piano Operativo Comunale. Nelle successive fasi di pianificazione e nella fase di progettazione dovranno essere redatti specifici approfondimenti, sulla base di indagini geognostiche integrative, come previsto dal DM 14.1.2008. La presente relazione è corredata dalle seguenti tavole: T01 – Inquadramento territoriale alla scala 1:25.000 T02 – Carta geologica e geomorfologica alla scala 1:5.000 T03 - Carta Idrogeologica e della Vulnerabilità alla scala 1:5.000 T04 - Sezione Idrostratigrafica di riferimento alla scala X = 1:50.000 - Y =1:2.000 T05 – Planimetria con ubicazione indagini geognostiche alla scala 1:500 T06 – Sezioni stratigrafiche alla scala X = 1:500 – Y = 1:250 AMBITER s.r.l. 4 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 2. MODELLO GEOLOGICO 2.1. GEOLOGIA Il contesto geologico dell’area in esame è da porre in stretta relazione con la storia evolutiva del bacino padano. La dinamica interazione di importanti deformazioni tettoniche ed oscillazioni eustatiche del livello marino hanno determinato la successione di vari ambienti sedimentari, responsabili della situazione stratigrafica oggi osservata. In particolare, la parte sommitale della copertura sedimentaria del bacino è costituita, al di sopra dei depositi pliocenici marini, da sedimenti quaternari che sono suddivisibili, dal basso verso l’alto, in: depositi marini di ambiente prevalentemente litorale, depositi continentali fini riferibili ad ambienti di piana di inondazione alluvionale e depositi continentali grossolani alternati ad argille e limi associabili ad ambienti di conoide alluvionale. Questi ultimi rappresentano i sedimenti più recenti rinvenibili all’interno del bacino. Nel sottosuolo i depositi della pianura costituiscono un cuneo che si allarga velocemente procedendo dal margine appenninico verso nord; lo spessore massimo di questi depositi arriva ad oltre 600 metri. L’assetto di tale corpo sedimentario è il risultato dell’evoluzione deposizionale dei corsi d’acqua, legata sia alle variazioni climatiche pleistoceniche sia ai recenti movimenti tettonici della zona di margine, vale a dire di quella fascia interposta tra la Pianura s.l. in abbassamento e l’Appennino in sollevamento. L'assetto geostrutturale delle formazioni prequaternarie è caratterizzato da una successione plicativa ad anticlinali e sinclinali spesso fagliate e sovrascorse, con assi a vergenze appenniniche (v. Figura 1) Figura 1: Sezione geologica dal Fronte di accavallamento pedeappenninico (PTF) al Fronte di accavallamento esterno (ETF) (da Bernini e Papani, 1987). In tale schema la pianura parmense è compresa nell'arco delle pieghe emiliane caratterizzate da due distinti fasci di thrust: il primo, più meridionale, detto fronte di accavallamento appenninico (P.T.F.), definisce il limite della catena appenninica affiorante; il secondo, detto fronte di accavallamento AMBITER s.r.l. 5 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA esterno (E.T.F), definisce il limite dell'appennino sepolto, rappresentato, nell'area in esame, dalle strutture anticlinaliche di Collecchio e Parma Queste strutture risultano tagliate trasversalmente dalle linee tettoniche del Taro e dello Stirone che determinano un inarcamento della linea dei thrust. L'andamento strutturale dell'Appennino sepolto può essere interpretato come effetto di una compressione e di un raccorciamento crostale che, secondo i moderni schemi geodinamici, risulta legato ad un doppio fenomeno di subduzione e/o ispessimento della crosta. In tale quadro d'insieme si giustifica lo sviluppo della rete idrografica maggiore che risulta conforme ai principali assi di sinclinali sepolte. In accordo con quanto assunto dal Servizio Geologico e cartografico della Regione Emilia-Romagna, le unità stratigrafiche definite ed utilizzate nel presente studio rientrano nella classe delle Sequenze Deposizionali sensu Mitchum et Al. (1977). Esse sono definite come: “unità stratigrafiche composte da una successione relativamente continua e concordante di strati geneticamente correlati, limitati alla base e al tetto da superfici di discontinuità o dalle superfici concordanti correlabili con esse”. Le Sequenze Deposizionali, a loro volta, possono essere suddivise in: Principali, corrispondenti ai Supersintemi e ai Cicli Sedimentari di Ricci Lucchi et alii (1982); Minori, corrispondenti ai Sintemi; Climatico-Eustatiche di rango superiore, corrispondenti ai Subsintemi Dal punto di vista gerarchico di distinguono due Sequenze Principali (Supersintemi secondo la terminologia delle U.B.S.U.) denominate come segue: Supersintema del Quaternario Marino, costituito da terreni paralici e marini depostisi tra il Pliocene superiore e il Pleistocene inferiore. Supersintema Emiliano-Romagnolo, costituito da depositi di ambiente continentale depostisi a partire da 800.000 anni BP. Nel complesso i depositi affioranti nella porzione di territorio in esame sono relativi al Supersintema Emiliano-Romagnolo ed in particolare al Subsintema di Ravenna, il cui tetto è rappresentato dalla superficie deposizionale, per gran parte relitta, corrispondente al piano topografico. Il Subsintema di Ravenna è suddiviso in due ulteriori unità denominate Unità Modena e Unità Idice. L'unità Modena è costituita da una successione sedimentaria la cui deposizione è inquadrabile nell'ambito degli eventi alluvionali che hanno caratterizzato gli ultimi 1.500 anni di storia evolutiva. AMBITER s.r.l. 6 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA I depositi che costituiscono questa unità sono stati suddivisi, sulla base della differenziazione genetica e stratigrafico-sedimentologica, in 3 sottounità: - sottounità Modena 1: comprende i depositi di conoide del reticolo idrografico principale; - sottounità Modena 2: comprende i depositi di argine naturale (o dossi di pianura); - sottounità Modena 3: comprende i depositi di piana interfluviale (o piana inondabile). L’unità Idice, invece, è sedimentata nell’intervallo temporale compreso tra i 20- 18.000 e i 1.500 anni fa ed appartiene al sistema deposizionale della pianura pedemontana ad alimentazione appenninica. Le unità sopradescritte sono state rappresentate, relativamente ad un intorno significativo dell’area di studio, nella Carta geologica e geomorfologica di Tav. 02 e nella Sezione Idrostratigrafica di riferimento di Tav. 04. 2.2. CARATTERISTICHE LITOSTRATIMETRICHE DELL’AREA Ai fini della ricostruzione della stratigrafia al di sotto dei livelli investigati si è fatto riferimento ai profili stratigrafici di pozzi idrici forniti dal Servizio Geologico Sismico e dei Suoli della Regione Emilia– Romagna adiacenti all’area presa in esame. In particolare, correlando i dati relativi ai pozzi del catasto provinciale, si può osservare che l’area in esame è costituita dalla seguente stratigrafia: da p.c. fino a 6 - 11 m di profondità da p.c. - Limi argillosi e argille limose con presenza di abbondante materiale organico, talora torbosi. da 6 - 11 m fino a 13 - 16 m di profondità da p.c. - Ghiaie e sabbie; da 13 - 16 m fino a 30 m di profondità da p.c. - Limi argillosi e argille limose; Oltre i 30 metri è presente un livello ghiaioso con spessore di circa 5 ÷ 6 metri. I dati e le osservazioni ottenuti durante l’indagine geognostica effettuata, confermano sostanzialmente quanto delineato dai dati afferenti ai pozzi idrici (cfr. Tav. 05), si segnala tuttavia come l’area studiata presenti non trascurabili variazioni locali in frequenza ed importanza delle stratificazioni individuate. 2.3. IDROGEOLOGIA Le caratteristiche degli acquiferi del territorio in esame vanno inquadrate nel modello evolutivo tridimensionale, sia idrogeologico che stratigrafico, dell’intera Pianura Padana emiliano-romagnola. Secondo i più recenti studi (cfr. Regione Emilia-Romagna, Eni-Agip, 1998) si distinguono, sia in superficie che nel sottosuolo 3 Unità Idrostratigrafiche di rango superiore, denominate Gruppi Acquiferi (cfr. Figura 2). AMBITER s.r.l. 7 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Esse affiorano sul margine meridionale del Bacino Idrogeologico della Pianura per poi immergersi verso nord al di sotto dei sedimenti depositati dal fiume Po e dai suoi affluenti negli ultimi 20.000 anni, contenenti acquiferi di scarsa estensione e potenzialità (Acquifero Superficiale). Ciascun Gruppo Acquifero risulta idraulicamente separato, almeno per gran parte della sua estensione, da quelli sovrastanti e sottostanti, grazie a livelli argillosi di spessore plurimetrico sviluppati a scala regionale. Figura 2: Schema geologico-stratigrafico e idrostratigrafico del Bacino Pleistocenico della Pianura Emiliano-Romagnola. Da “Di Dio G. (2001): Il quadro delle conoscenze. In STUDI SULLA VULNERABILITA’ DEGLI ACQUIFERI \ 15. Nuova Carta della vulnerabilità del parmense ed indirizzi di tutela delle acque. A cura di G. Alifraco. 9-20, Pitagora ed., Bologna”. L’Unità Idrostratigrafico–Sequenziale affiorante nell’area in esame e direttamente coinvolta dalle opere di fondazione dell’intervento in progetto è denominata Gruppo Acquifero A, che ricalca il Sintema Emiliano Romagnolo superiore (450.000 - 350.000 anni BP). Il Gruppo acquifero A è essenzialmente caratterizzato da: ghiaie e sabbie prevalenti nella pianura pedemontana; depositi prevalentemente fini argillosi e/o limosi attraversati in senso meridiano da corpi nastriformi di ghiaie e sabbie, nella pianura a crescita verticale; presenza di estese bancate sabbiose a sviluppo tabulare, a partire dall’allineamento dei centri frazionali di Paradigna e Bogolese fino all’asse fluviale del Po. AMBITER s.r.l. 8 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Il gruppo Acquifero A è ulteriormente suddivisibile in 5 Complessi Acquiferi, riferibili ad altrettanti Sequenze Deposizionali Elementari, contrassegnati dal superiore all’inferiore, come di seguito elencato: Complesso Acquifero A0; Complesso Acquifero A1; Complesso Acquifero A2; Complessi Acquiferi A3 e A4 I complessi acquiferi direttamente coinvolti dall’intervento in esame sono il Complesso Acquifero A0 e il Complesso Acquifero A1. Il Complesso Acquifero A0 affiora estesamente in tutto il territorio comunale, ad eccezione di limitati settori nelle località di Marano e Bovarola, presentando da nord a sud uno spessore mediamente costante di circa 20 metri. È costituito da tre corpi ghiaiosi principali dei quali uno superiore con tetto attestato tra 0 e 4 metri dal piano campagna, uno intermedio con tetto posto alla profondità di 4 – 9 metri e, infine, uno inferiore con tetto oltre i 9 metri di profondità. Da nord a sud del territorio comunale i tre corpi ghiaiosi sono prima amalgamati tra loro poi separati da interstrati fini che aumentano progressivamente di spessore; nella porzione nord est del territorio comunale (presso l’area in studio) i corpi ghiaiosi sono sostituiti da terreni fini, dato confermato dai risultati delle indagini geognostiche. Il Complesso Acquifero A1 si attesta alla profondità di circa 25 metri dal piano campagna, presentando uno spessore costante di circa 60 – 70 metri; è costituito da spessi strati di ghiaie con sviluppo ben oltre l’autostrada A1, amalgamati nella porzione meridionale del territorio comunale e intervallati da cunei fini in quella settentrionale; nel settore nord–est del territorio comunale i corpi ghiaiosi sono sostituiti localmente dalle bancate sabbiose riferibili ad antichi paleoalvei del F. Po. Nell’area di trasformazione la superficie piezometrica si trova a quote assolute di circa 56 ÷ 57 m.s.l.m. (dati desunti dalla rete dei pozzi di monitoraggio della Provincia di Parma) per una soggiacenza (distanza della superficie piezometrica dal piano campagna) di circa 5 ÷ 6 m. Durante l’esecuzione delle prove penetrometriche non è stata comunque riscontrata la falda all’interno delle verticali d’indagine. Il flusso idrico sotterraneo è diretto verso nord-est, con un gradiente pari a 0,4%. Per quanto riguarda la vulnerabilità, si evidenzia che lo studio geologico a corredo del P.S.C. 2006 del Comune di Parma che, sulla base di approfondite analisi relative alla distribuzione spaziale dei sistemi acquiferi e acquitardi costituenti l’Unità Idrostratigrafica-Sequenziale A0 e ai loro rapporti con i sistemi delle unità situate a maggior profondità, propone una zonizzazione del territorio comunale secondo la quale l’area di intervento ricade in “Zona con protezione parziale degli acquiferi principali” (cfr. Tav.03). AMBITER s.r.l. 9 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 2.4. SISMICITÀ 2.4.1.Sismicità storica La sismicità storica del Comune di Parma è stata desunta dal database delle osservazioni macrosismiche dei terremoti italiani utilizzate per la compilazione del catalogo parametrico CPTI04. Il database è stato realizzato nell'ambito delle attività del TTC (Tema Trasversale Coordinato) "Banche dati e metodi macrosismici" dell'INGV, con il contributo parziale del Dipartimento della Protezione Civile. La sismicità del territorio comunale è riassunta graficamente nel diagramma di Figura 3. Figura 3: Diagramma rappresentante la storia sismica del Comune di Parma Nella successiva Tabella 1 sono elencate le osservazioni, aventi la maggiore intensità al sito, disponibili per il territorio comunale. Nella tabella sono indicate oltre alla stessa intensità al sito (Is), l’anno, il mese (Me), il giorno (Gi), in cui si è verificato, l’intensità massima epicentrale in scala MCS (Io), e la magnitudo momento (Mw). AMBITER s.r.l. 10 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Is Anno Me Gi AE Io Mw 8 1438 06 11 PARMENSE 8 5.23 7 1409 11 15 PARMA 6 5.13 7 1572 06 04 PARMA 7 5.17 7 1628 11 04 PARMA 7 5.40 7 1738 11 05 PARMA 7 5.57 7 1818 12 09 LANGHIRANO 7-8 5.48 7 1831 09 11 REGGIANO 7-8 5.59 7 1832 03 13 REGGIANO 7-8 6.01 7 1971 07 15 PARMENSE 7-8 5.10 7 1983 11 09 PARMENSE 6-7 7.01 6-7 1695 02 25 ASOLANO 9-10 5.26 6-7 1857 02 01 PARMENSE 6-7 5.52 6-7 1873 09 17 LAGO ORIENTALE 6-7 6.48 6-7 1920 09 07 GARFAGNANA 9-10 5.23 6 1732 02 27 PARMA 6 5.23 6 1774 03 04 PARMA 6 6.07 6 1901 10 30 SALO' 8 6.19 6 1914 10 27 GARFAGNANA 7 5.01 6 1915 10 10 REGGIO EMILIA 6 6.49 Tabella 1: Eventi sismici di maggiore intensità verificatisi nel Comune di Parma 2.4.2.Zonizzazione sismica nazionale e regionale Negli ultimi anni il punto di riferimento per le valutazioni di pericolosità sismica è stato rappresentato dalla zonazione sismogenetica ZS9 (Scandone et al. 1996 - 2000) che rappresenta la traduzione operativa del modello sismotettonico riassunto in Meletti et al. (2000). In seguito all’emanazione dell’O.P.C.M. 20.3.2003, n. 3274 è stato redatto a cura di un gruppo di lavoro dell’INGV un documento denominato “Redazione della mappa di pericolosità sismica prevista dall’ O.P.C.M. 20-3-2003, n. 3274. Rapporto conclusivo per il Dipartimento della Protezione Civile, INGV, Milano-Roma, aprile 2004, 65 pp. + 5 appendici”. AMBITER s.r.l. 11 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Figura 4: Zonizzazione sismogenetica ZS9 Tale modello riprende sostanzialmente il retroterra informativo della precedente zonazione, recependo i più recenti avanzamenti delle conoscenze sulla tettonica attiva della penisola anche considerando le indicazioni derivanti da episodi sismici più recenti (es. Bormio 2000, Monferrato 2001, ecc…). La zonizzazione è stata condotta tramite l’analisi cinematica degli elementi geologici, cenozoici e quaternari coinvolti nella dinamica delle strutture litosferiche profonde e della crosta superficiale. Il confronto tra le informazioni che hanno condotto alla costruzione del modello geodinamico e la sismicità osservata ha permesso di costruire la carta nazionale delle zone sismogenetiche. Per il reperimento dei dati relativi alla sismicità osservata è stato considerato il catalogo storico contenente 2.488 eventi degli ultimi 1.000 anni con intensità epicentrali maggiore o uguale al V – VI grado MCS la cui magnitudo è maggiore o uguale a 4. La zona che interessa l’area in esame è la 913, che fa parte del complesso “Appennino settentrionale e centrale” (zone che vanno dalla 911 alla 923). Ogni zonizzazione sismogenetica è caratterizzata da un definito modello cinematico il quale sfrutta una serie di relazioni di attenuazione stimate sulla base di misurazioni accelerometriche effettuate sia sul territorio nazionale che europeo (cfr. Figura 5). Sulla base di tali zone, per tutto il territorio italiano, sono state sviluppate le carte della pericolosità sismica. AMBITER s.r.l. 12 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Figura 5: Zone sismogenetiche e principali epicentri sul territorio Italiano Nella Zona Sismogenetica 913 sono previsti, sulla base dei meccanismi focali, valori di massima magnitudo pari a Mwmax = 5,91. Il risultato, per ogni comune, è rappresentato da una stima del rischio sismico che tiene conto dell’intera storia sismica riportata nel catalogo sismico nazionale e che viene espresso in termini probabilistici. La pericolosità sismica di riferimento ipotizza un substrato omogeneo in roccia ed è espressa in PGA (Peak Ground Acceleration) con associato un periodo di ritorno di 475 anni, valore convenzionale in quanto rappresenta l’accelerazione associata alla probabilità del 90 % di non superamento considerando un periodo di ritorno di 50 anni. AMBITER s.r.l. 13 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Figura 6: Carta di pericolosità sismica del territorio regionale espresse in accelerazione orizzontale di picco PGA con periodo di ritorno di 475 anni (pari alla probabilità di non eccedenza del 90% in 50 anni) . Le aree a diverso PGA sono differenziate in base a colorazioni diverse corrispondenti alle diverse classi. Il territorio italiano è stato suddiviso in quattro zone (o categorie) contraddistinte da differenti valori di PGA (cfr. Tabella 2). Zona Accelerazione orizzontale con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni 1 >0.25 2 0.15-0.25 3 0.05-0.15 4 <0.05 Tabella 2: AMBITER s.r.l. Valori di PGA per le varie zone 14 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Di seguito si riporta la zonizzazione relativa al territorio regionale (cfr. Figura 7): Figura 7: Classificazione sismica vigente dei Comuni della Regione Emilia-Romagna Come si può vedere dalla carta di macrozonazione sismica della Regione Emilia Romagna (cfr. Figura 7), il Comune di Parma ricade nella Zona 3, definita come zona a “sismicità bassa” (S=6 secondo la precedente Normativa). L’accelerazione massima di riferimento, per il sito oggetto di studio, raggiunge valori massimi di PGA pari a 0,15 g. Le Norme Tecniche per le costruzioni del D.M. 14.1.2008 hanno modificato le modalità di valutazione delle azioni di progetto. In particolare, l’azione sismica è valutata a partire dalla pericolosità sismica di base, che costituisce l’elemento di conoscenza primario per la determinazione delle azioni sismiche. Le nuove norme tecniche forniscono le forme spettrali in funzione dei tre parametri: ag accelerazione orizzontale massima del terreno; F0 valore massimo del fattore di amplificazione dello spettro in accelerazione orizzontale; TCperiodo di inizio del tratto a velocità costante dello spettro in accelerazione orizzontale. Questi tre parametri sono definiti in corrispondenza dei punti di un reticolo di riferimento (cfr. Figura 8), i cui nodi non distano fra loro più di 10 km, per diverse probabilità di superamento in 50 anni e per diversi periodi di ritorno (variabili tra 30 e 975 anni). Allo stato attuale, la pericolosità sismica su reticolo di riferimento nell’intervallo di riferimento è fornita dai dati pubblicati sul sito http://esse1.mi.ingv.it/. AMBITER s.r.l. 15 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Figura 8: Mappatura dell’accelerazione orizzontale massima del terreno (ag) con tempi di ritorno di 475 anni I valori dei principali parametri sismici (ag, F0, Tc*) riferiti all’area in oggetto sono esplicitati nella seguente tabella: F0 (-) TC* (S) (g) 0.046 (-) 2.480 (s) 0.240 50 0.058 2.496 0.256 Salvaguardia vita (SLV) 475 0.146 2.459 0.281 Prevenzione collasso (SLC) 975 0.186 2.464 0.288 Tabella 3: AMBITER s.r.l. Stato Limite TR (anni) ag Operatività (SLO) (anni) 30 Danno (SLD) (g) Valori dei parametri sismici ag, F0, Tc* secondo Tempi di ritorno TR variabili 16 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 3. INDAGINI GEOGNOSTICHE La campagna geognostica è stata finalizzata alla puntuale verifica dell’assetto stratigrafico e alla caratterizzazione geotecnica dei terreni interessati dalle fondazioni delle opere previste e delle tensioni che sono trasmesse. La scelta della tipologia di indagine geognostica e delle densità di verticali di investigazione è stata effettuata considerando le caratteristiche stratigrafiche e litologiche descritte nel Modello Geologico. In fase d’indagine si è reso inoltre necessaria l’esecuzione di prove penetrometriche dinamiche DPSH a causa della presenza di una pavimentazione dello spessore di circa 50-60 cm anche al di sotto delle aree verdi in cui si era deciso di effettuare le prove penetrometriche. L’unica prova penetrometrica statica CPT è stata realizzata nel vertice SO del fabbricato al di fuori del piazzale del palazzetto. In particolare quindi sono state eseguite le seguenti prove: - n. 1 prova penetrometrica statica a punta meccanica spinta sino a profondità di 11,0 m); - n. 3 prove penetrometriche dinamiche spinte sino a profondità massima di 11,0 m); - n. 1 indagine sismica a rifrazione (MASW) L’ubicazione delle indagini eseguite sono riportate nella planimetria di Tav. 05. Le prove penetrometriche in sito sono state eseguite dalla ditta SOIL SYSTEM S.n.c. di San Giorgio Piacentino (PC), mentre l’indagine sismica è stata effettuata dalla ditta SIGNA S.r.l. di Codogno (Lo). Le prove in sito sono state costantemente visionate da un geologo esperto che ha diretto l’esecuzione, verificando la corretta esecuzione nel rispetto delle specifiche tecniche. In fase di pianificazione attuativa e di progettazione dovranno essere eseguite ulteriori indagini geognostiche, finalizzate a determinare con la precisione necessaria l’assetto stratigrafico e le caratteristiche geotecniche dei terreni interessati dalle tensioni trasmesse dalle opere di fondazione. 3.1. PROVE PENETROMETRICHE Le prove penetrometriche statiche costituiscono uno standard ormai consolidato nell’indagine in terreni coesivi (limi e argille) e sabbiosi. Le prove sono state realizzate in conformtà con le specifiche ASTM (D 3441) e la "Raccomandazione" ISSMFE per la standardizzazione delle prove penetrometriche in Europa (1989). AMBITER s.r.l. 17 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Figura 9: 3.1.1. Esecuzione della prova penetrometrica Prove Penetrometriche statiche CPT La prova penetrometrica statica CPT è una tecnica di indagine geognostica che consiste nella misurazione, mediante cella di carico digitale, della resistenza alla penetrazione di una punta conica di dimensioni standard (punta Begemann), infissa a velocità costante nel sottosuolo con una batteria di aste cave alla cui estremità inferiore è collegata la punta stessa. Le caratteristiche tecniche della punta conica, la quale dispone di un manicotto per la misurazione della resistenza per attrito laterale, sono le seguenti: - angolo al vertice 60° - diametro 36.7 mm - sezione 10 cm2 Le dimensioni del manicotto sono: - diametro 36.7 mm - lunghezza 133 mm AMBITER s.r.l. 18 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Agendo separatamente sulla punta, sulla punta più il manicotto e sull’insieme di aste, è così possibile misurare ogni 20 cm di approfondimento i seguenti valori: - la resistenza all’avanzamento della sola punta qc; - la resistenza all’avanzamento della punta più la resistenza per attrito laterale sul manicotto Qc+Fs. Di seguito si riportano i diagrammi di resistenza alla punta Rp e del rapporto Rp/Rl: Figura 10: AMBITER s.r.l. Diagramma di Resistenza alla punta Rp della prova CPT1 19 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Figura 11: 3.1.2. Diagramma del Rapporto Resistenza alla punta Rp/Resistenza laterale Rl della prova CPT1 Prove penetrometriche dinamiche DPSH La prova penetrometrica dinamica DP consiste nell’infiggere verticalmente nel terreno una punta conica metallica posta all’estremità di un’asta di acciaio, prolungabile con l’aggiunta di successive aste. L’infissione avviene per battitura, facendo cadere da un’altezza costante un maglio di un dato peso. Si contano i colpi necessari per la penetrazione di ciascun tratto di lunghezza di 20 cm. AMBITER s.r.l. 20 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Per le prove effettuate è stato utilizzato un penetrometro dinamico super pesante avente le seguenti caratteristiche: - maglio di massa pari a 63.5 Kg - altezza di caduta del maglio di 75 cm - area della punta conica 20.43 cm 2 Di seguito si riporta il diagramma del numero di colpi necessari per la penetrazione di ciascun tratto di lunghezza di 20 cm nelle tre prove penetrometriche DPSH eseguite: Figura 12: AMBITER s.r.l. Diagramma N20 delle prove penetrometriche dinamiche 21 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 3.2. INDAGINE SISMICA A RIFRAZIONE Al fine di caratterizzare dal punto di vista geofisico i terreni appartenenti all’area in esame è stata eseguita un’analisi sismica a rifrazione (MASW). Tale indagine, finalizzata al calcolo delle Vs30 (valore medio delle velocità di taglio nei primi 30 metri), è stata impiegata per la definizione del suolo di fondazione sulla base del Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008 (pubblicato sul supplemento ordinario nr. 30 alla Gazzetta Ufficiale nr. 29 del 04 febbraio 2008 – “Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni”) che fornisce i criteri progettuali generali in materia antisismica. La determinazione delle Vs30 risulta essere fondamentale per la determinazione del rischio di amplificazione sismica locale. La prova MASW, messa a punto nel 1999 da ricercatori del Kansas Geological Survey (Park et al., 1999) permette di determinare in modo dettagliato l’andamento della velocità delle onde sismiche di taglio (o onde S) in funzione della profondità attraverso lo studio della propagazione delle onde superficiali o di Rayleigh. Il metodo di indagine MASW si distingue in “attivo” e “passivo” (Zywicki, 1999; Park e Miller, 2006; Roma, 2006): 1) Nel “metodo attivo” le onde superficiali sono prodotte da una sorgente impulsiva disposta a piano campagna e vengono registrate da uno stendimento lineare composto da numerosi ricevitori posti a breve distanza (distanza intergeofonica). 2) Nel “metodo passivo” lo stendimento presenta le stesse caratteristiche geometriche del metodo attivo ma i ricevitori non registrano le onde superficiali prodotte da una sorgente impulsiva, bensì il rumore di fondo (detto anche “microtremori”) prodotto da sorgenti naturali (vento) e antropiche (traffico, attività industriali). Le due tecniche indagano bande spettrali differenti: mentre il metodo attivo consente di ottenere una curva di dispersione nel range di frequenza compreso tra 10 e 40 Hz e fornisce informazioni sulla parte più superficiale di sottosuolo (fino a circa 20-30 m di profondità in funzione della rigidezza del suolo), il metodo passivo consente di determinare una curva di dispersione nella banda di frequenza tra 4 e 20 Hz e fornisce informazioni sugli strati più profondi (generalmente al di sotto dei 30 m). La combinazione delle due tecniche consente di ottenere uno spettro completo nella banda di frequenza comprese tra 4 e 40 Hz e permette una dettagliata ricostruzione dell’andamento della velocità delle onde di taglio fino a circa 35 - 40 m di profondità (sempre in funzione della rigidezza degli strati). L’analisi delle onde superficiali è stata eseguita utilizzando la strumentazione classica per la prospezione sismica a rifrazione disposta sul terreno secondo un array lineare da 24 geofoni con spaziatura pari a 2.0 m. AMBITER s.r.l. 22 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Per ottenere una buona risoluzione in termini di frequenza, oltre ad utilizzare geofoni da 4.5 Hz, è stato utilizzato un sismografo a 24 bit. Nell’esecuzione energizzazione della prova MASW attiva è stato utilizzato come sistema di una mazza di 8 Kg battente su piattello metallico. Per aumentare il rapporto segnale/rumore si è proceduto alla somma di più energizzazioni (processo di stacking). La sorgente è stata posta ad una distanza di 6, 8 e 10 m dal primo geofono (Optimum Field Parameters of an MASW Survey”, Park et al., 2005; Dal Moro, 2008). Inoltre al fine di valutare eventuali eterogeneità laterali si è proceduto ad effettuare una energizzazione anche a 10 e 8 m dall’ultimo geofono. Terminata l’indagine attiva, con la stessa configurazione geometrica si è passati alla registrazione dei microtremori (MASW passiva) acquisendo in totale 10 registrazioni di rumore, ciascuna della lunghezza di 30 s. Di seguito si riassumono le principali caratteristiche della strumentazione utilizzata ed i criteri di acquisizione della prova MASW attiva e passiva: n° Strumentazione Caratteristiche 1 Unità di acquisizione sismografo GEOMETRICS “GEODE” a 24 bit 24 Geofoni verticali “Geospace” con f0= 4.5 Hz 2 Cavi sismici L = 120 m 1 Sorgente Mazza battente su piattello Figura 13: AMBITER s.r.l. Strumentazione utilizzata per la prova MASW 23 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Riassunto modalità esecutive della prova MASW attiva Spaziatura tra i geofoni 2.0 m Distanza sorgente 1° geofono 6 e 10 m Tempo di campionamento 1.0 ms Tempo di registrazione 1.6 s Riassunto modalità esecutive della prova MASW passiva Spaziatura tra i geofoni 2.0 m Tempo di campionamento 4.0 m Tempo di registrazione 30.0 ms Numero di registrazione 10 s Figura 14: AMBITER s.r.l. Vista dello Stendimento MASW 24 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 4. MODELLO GEOTECNICO Come evidenziato nelle sezioni stratigrafiche di Tav. 06, i sedimenti presenti nell’area in esame sono contraddistinti da una coltre argilloso-limosa dello spessore di circa 11 m che ricopre un banco di depositi ghiaioso-sabbiosi. Al di sotto di tale livello si rinvengono nuovamente depositi fini sino alle massime profondità investigate (30 m). Sulla base dei risultati delle prove penetrometriche e della indagine sismica a rifrazione eseguiti nell’area in esame è stato possibile riconoscere la seguente sequenza stratigrafica: LIVELLO R da 0,0 a 1,8 – 2,3 m da piano campagna. Il livello è caratterizzato da materiali eterogenei di riporto costiuiti inizialmente da limo sabbioso sino alla profondità di circa 1 metro, al di sotto di tali depositi i terreni di riporto sono invece costituiti da ghiaie poligeniche afferenti al piazzale del palazetto dello sport. I valori alla resistenza alla punta registrati dalla prova penetrometrica statica hanno rilevato valori molto variabili compresi tra 2 ÷ 14 MPa. Nelle verticali indagate mediante prova penetrometrica dinamica, il numero di colpi necessari per la penetrazione di ciascun tratto di lunghezza di 20 cm è risultato variabile tra 2 e 56. LIVELLO A da 1,8 - 2,3 m a 4,6 – 10,6 m da piano campagna. Il livello è costituito da argille-limose e limi-argillosi, a comportamento coesivo. All’interno di tale livello si rinvengono lenti di materiale limoso e limoso-sabbioso di spessore decimetrico (LIVELLO A1). I valori alla resistenza alla punta registrati dalle prove penetrometriche statiche hanno rilevato valori compresi tra 2,8 e 5,4 MPa. Nelle verticali indagate mediante prova penetrometrica dinamica, il numero di colpi necessari per la penetrazione di ciascun tratto di lunghezza di 20 cm è risultato variabile tra 4 e 11. LIVELLO B da 4,6 – 10,6 m a fine indagine. Il livello è costituito da ghiaie e ghiaie sabbiose a comportamento granulare. Al raggiungimento di tale orizzonte la prova penetrometrica statica CPT ha dato valori di rifiuto. Nelle verticali indagate mediante prova penetrometrica dinamica, il numero di colpi necessari per la penetrazione di ciascun tratto di lunghezza di 20 cm è risultato variabile tra 23 e 58. AMBITER s.r.l. 25 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 4.1. DETERMINAZIONE DELLA LITOLOGIA La composizione granulometrica del terreno è stata valutata utilizzando i risultati della prova penetrometrica staticha, utilizzando la correlazione proposta da Schmertmann (1978), che si basa sul rapporto Rl/Rp (rapporto resistenza laterale e resistenza alla punta): Figura 15: Correlazione tra resistenza laterale e resistenza alla punta (Schmertmann, 1978) I risultati ottenuti sono stati verificati sulla base delle stratigrafie dei pozzi idrici, rese disponibili dalla Regione e correlati con i dati ottenuti dalle prove penetrometriche dinamiche eseguite in situ. 4.2. DETERMINAZIONE DEI PARAMETRI GEOTECNICI La definizione dei parametri geotecnici dei depositi indagati, è stata eseguita mediante correlazioni semi-empiriche basate sui risultati delle prove penetrometriche statiche e dinamiche realizzate in sito. Il peso di volume dei terreni di fondazione è stato stimato sulla base della litologia dei depositi. AMBITER s.r.l. 26 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 4.2.1. Depositi coesivi Resistenza al taglio in condizioni non drenate La resistenza al taglio in condizioni non drenate Cu dei terreni coesivi è stata determinata attraverso i risultati della prova penetrometrica statica mediante la seguente equazione: qc – vo Cu = __________ Nc nella quale qc è la resistenza di punta, vo è la pressione verticale totale alla profondità di prova, dovuta al terreno sovrastante, Nc è un fattore di capacità portante adimensionale, dipendente dalle caratteristiche dei depositi e dall’apertura del cono del penetrometro. Nel caso specifico, noto il comportamento dei terreni in questa zona, Nc è stato assunto pari a 18. Modulo di deformazione edometrico Il modulo di deformazione confinato (Eed) è stato ricavato dai valori di resistenza alla punta qc ottenuti dalla prova penetrometrica statica, in accordo con la correlazione di Mitchell e Gardner (1975). Il modulo edometrico si ottiene utilizzando la seguente espressione: Eed= qc dove i valori di sono riportati nella seguente tabella in funzione della litologia qc<0.7 MPa 3<<8 0.7<qc<2 MPa 2<<5 qc>2 MPa 1<<2.5 qc<2 MPa 1<<3 qc>2 MPa 3<<6 Limi e argille di alta plasticità (MH, CH) qc<2 MPa 2<<6 Limi organici (OL) qc<1.2 MPa 2<<8 Argille di bassa plasticità (CL) Limi di bassa plasticità (ML) Tabella 4: 4.2.2. Correlazione di Mitchell e Gardner (1975) Depositi granulari La caratterizzazione geotecnica dei depositi granulari, si è basata sui risultati ottenuti attraverso le prove DPSH, utilizzando correlazioni empiriche che prevedono l’utilizzo dei valori di NSPT. AMBITER s.r.l. 27 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Per la trasformazione dal numero di colpi misurati in campagna N20 al numero di colpi NSPT , valore utilizzato per l’elaborazione delle prove in situ illustrato nel paragrafo seguente, si è utilizzato la seguente formulazione: NSPT = Cf·NDPSH. Il fattore correttivo Cf dato dalla seguente: Cf M 1 H 1 Pl1 Ap1 M 2 H 2 Pl 2 Ap 2 Dove: M1 - peso del maglio del penetrometro dinamico continuo (63.5 Kg) M2 - peso del maglio SPT (63.5 Kg) H1 - volata del maglio del penetrometro dinamico continuo (75 cm) H2 - volata del maglio SPT (75 cm) Pl1 - passo di lettura del penetrometro dinamico continuo (20 cm) Pl2 - passo di lettura SPT (15 cm) Ap1 - area della punta del penetrometro dinamico continuo (20.4 cm2) Ap2 - area della punta SPT (20.4 cm2) Nel caso in esame quindi Cf = 1,3. In relazione ai numerosi fattori che possono influenzare i valori delle prove penetrometriche dinamiche (pressione del terreno sovrastante, dispositivi d’infissione…), i valori di NSPT devono essere normalizzati secondo i metodi descritti di seguito. Un primo fattore di correzione deve essere introdotto per tenere conto del sistema di battitura. Secondo Ghionna e Robertson la correzione del numero di colpi misurato deve rispondere alla seguente formula: N60 = NSPT *ER/60*Cs*Cr*CD dove: ER/60 = rendimento del sistema di infissione, normalizzato al 60% del valore teorico massimo. Il sistema utilizzato (maglio a sganciamento automatico), assicura, in generale, un valore medio del rendimento pari o leggermente superiore a 0.60 (valore medio su 4477 colpi pari al 64%), quindi non viene effettuata alcuna correzione rispetto a questo parametro, considerato eguale a 1. Si ribadisce che tale scelta risulta conservativa solo in presenza di un numero significativo di prove, in quanto il AMBITER s.r.l. 28 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA rendimento è statisticamente eguale o superiore a 0.60, ma può essere occasionalmente inferiore (valore minimo pari a 0.49, dati S.G.I. - I.S.M.E.S. in Cestari, 90). Nell’indagine geognostica considerata, il sistema utilizzato (maglio a sganciamento automatico), assicura, in generale, un valore medio del rendimento pari o leggermente superiore a 0.60, quindi non è stata effettuata alcuna correzione rispetto a questo parametro, considerato eguale a 1. Cs= parametro che caratterizza la presenza/assenza della controcamicia intera del campionatore (pari a 1,2 se assente). Cr= Cd= parametro di correzione in relazione alla lunghezza delle aste. Lunghezza <3m 3-4m 4-6m 6 - 10 m 10 - 30 m aste Cr(m) 0.75 0.80 0.85 0.95 1.00 parametro che considera il diametro del foro (pari a 1 se è compreso fra 65 e 115 mm). Un ulteriore fattore di correzione deve essere introdotto per tenere conto della tensione normale effettiva agente a rottura intorno al penetrometro, normalizzando il valore a ’vo= 100 KPa, utilizzando la formula proposta da Baldi e Altri (1985) come modificata da Jamiolkowski e Altri (1985): N160 = CN • N60 CN = (’vo) 0.56 con Di seguito si riportano i valori di NSPT in sito normalizzati secondo le formule sopra descritte: DPSH 1 prof. Ndpsh in sito Nspt equivalente Cr Cs Cd N60 CN N160 m n. colpi/20 cm n. colpi/30 cm - n. colpi/30 cm 0.2 3 4 0.75 1.20 1.00 4 6.34 22 0.4 4 5 0.75 1.20 1.00 5 4.30 20 0.6 2 3 0.75 1.20 1.00 2 3.42 8 0.8 7 9 0.75 1.20 1.00 8 2.92 24 1 43 56 0.75 1.20 1.00 50 2.57 129 1.2 36 47 0.75 1.20 1.00 42 2.32 98 1.4 19 25 0.75 1.20 1.00 22 2.13 47 1.6 11 14 0.75 1.20 1.00 13 1.98 25 1.8 7 9 0.75 1.20 1.00 8 1.85 15 2 6 8 0.75 1.20 1.00 7 1.75 12 2.2 8 10 0.75 1.20 1.00 9 1.65 15 2.4 8 10 0.75 1.20 1.00 9 1.58 15 2.6 10 13 0.75 1.20 1.00 12 1.51 18 2.8 11 14 0.75 1.20 1.00 13 1.45 19 AMBITER s.r.l. 29 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA DPSH 1 3 9 12 0.75 1.20 1.00 11 1.39 15 3.2 8 10 0.80 1.20 1.00 10 1.34 13 3.4 7 9 0.80 1.20 1.00 9 1.30 11 3.6 6 8 0.80 1.20 1.00 7 1.26 9 3.8 6 8 0.80 1.20 1.00 7 1.22 9 4 5 7 0.80 1.20 1.00 6 1.18 7 4.2 3 4 0.85 1.20 1.00 4 1.15 5 4.4 4 5 0.85 1.20 1.00 5 1.12 6 4.6 3 4 0.85 1.20 1.00 4 1.09 4 4.8 4 5 0.85 1.20 1.00 5 1.07 6 5 4 5 0.85 1.20 1.00 5 1.04 6 5.2 3 4 0.85 1.20 1.00 4 1.02 4 5.4 4 5 0.85 1.20 1.00 5 1.00 5 5.6 2 3 0.85 1.20 1.00 3 0.98 3 5.8 3 4 0.85 1.20 1.00 4 0.96 4 6 4 5 0.85 1.20 1.00 5 0.94 5 6.2 4 5 0.95 1.20 1.00 6 0.93 5 6.4 3 4 0.95 1.20 1.00 4 0.91 4 6.6 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.89 7 6.8 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.88 7 7 4 5 0.95 1.20 1.00 6 0.87 5 7.2 4 5 0.95 1.20 1.00 6 0.85 5 7.4 6 8 0.95 1.20 1.00 9 0.84 7 7.6 7 9 0.95 1.20 1.00 10 0.83 9 7.8 7 9 0.95 1.20 1.00 10 0.81 8 8 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.80 6 8.2 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.79 6 8.4 4 5 0.95 1.20 1.00 6 0.78 5 8.6 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.77 6 8.8 4 5 0.95 1.20 1.00 6 0.76 5 9 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.75 6 9.2 6 8 0.95 1.20 1.00 9 0.74 7 9.4 7 9 0.95 1.20 1.00 10 0.73 8 9.6 6 8 0.95 1.20 1.00 9 0.72 6 9.8 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.72 5 10 5 7 0.95 1.20 1.00 7 0.71 5 10.2 3 4 1.00 1.20 1.00 5 0.70 3 10.4 4 5 1.00 1.20 1.00 6 0.69 4 10.6 3 4 1.00 1.20 1.00 5 0.69 3 10.8 15 20 1.00 1.20 1.00 23 0.68 16 11 28 36 1.00 1.20 1.00 44 0.67 29 Tabella 5: AMBITER s.r.l. Valori di NSPT normalizzati della prova DPSH 1 30 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA DPSH 2 prof. Ndpsh in sito Nspt equivalente Cr Cs Cd N60 CN N160 m n. colpi/20 cm n. colpi/30 cm - n. colpi/30 cm 1.2 27 35 0.75 1.20 1.00 32 2.32 73 1.4 56 73 0.75 1.20 1.00 50 2.13 107 1.6 28 36 0.75 1.20 1.00 25 1.98 50 1.8 13 17 0.75 1.20 1.00 12 1.85 22 2 8 10 0.75 1.20 1.00 7 1.75 13 2.2 5 7 0.75 1.20 1.00 5 1.65 7 2.4 6 8 0.75 1.20 1.00 5 1.58 9 2.6 8 10 0.75 1.20 1.00 7 1.51 11 2.8 10 13 0.75 1.20 1.00 9 1.45 13 3 12 16 0.75 1.20 1.00 11 1.39 15 3.2 13 17 0.80 1.20 1.00 12 1.34 17 3.4 13 17 0.80 1.20 1.00 12 1.30 16 3.6 11 14 0.80 1.20 1.00 11 1.26 13 3.8 9 12 0.80 1.20 1.00 9 1.22 11 4 6 8 0.80 1.20 1.00 6 1.18 7 4.2 6 8 0.85 1.20 1.00 6 1.15 7 4.4 9 12 0.85 1.20 1.00 9 1.12 10 4.6 13 17 0.85 1.20 1.00 13 1.09 15 4.8 36 47 0.85 1.20 1.00 37 1.07 39 5 19 25 0.85 1.20 1.00 19 1.04 20 5.2 21 27 0.85 1.20 1.00 21 1.02 22 5.4 35 46 0.85 1.20 1.00 36 1.00 36 5.6 28 36 0.85 1.20 1.00 29 0.98 28 5.8 46 60 0.85 1.20 1.00 47 0.96 45 6 58 75 0.85 1.20 1.00 59 0.94 56 Tabella 6: Valori di NSPT normalizzati della prova DPSH 2 DPSH 3 prof. Ndpsh in sito Nspt equivalente Cr Cs Cd N60 CN N160 m n. colpi/20 cm n. colpi/30 cm - n. colpi/30 cm 0.2 2 2.6 0.75 1.20 1.00 2 6.34 15 5 4.30 20 0.4 4 5.2 0.75 1.20 1.00 0.6 4 5.2 0.75 1.20 1.00 5 3.42 16 0.8 12 15.6 0.75 1.20 1.00 14 2.92 41 1 37 48.1 0.75 1.20 1.00 43 2.57 111 51 2.32 120 1.2 44 57.2 0.75 1.20 1.00 1.4 19 24.7 0.75 1.20 1.00 22 2.13 47 1.6 10 13 0.75 1.20 1.00 12 1.98 23 AMBITER s.r.l. 31 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA DPSH 3 1.8 9.1 0.75 1.20 1.00 8 1.85 15 7 9.1 0.75 1.20 1.00 8 1.75 14 2.2 6 7.8 0.75 1.20 1.00 7 1.65 12 2.4 5 6.5 0.75 1.20 1.00 6 1.58 9 2.6 6 7.8 0.75 1.20 1.00 7 1.51 11 6 1.45 8 2 7 2.8 5 6.5 0.75 1.20 1.00 3 5 6.5 0.75 1.20 1.00 6 1.39 8 3.2 8 10.4 0.80 1.20 1.00 10 1.34 13 11 1.30 15 11 3.4 9 11.7 0.80 1.20 1.00 3.6 7 9.1 0.80 1.20 1.00 9 1.26 3.8 6 7.8 0.80 1.20 1.00 7 1.22 9 9.1 0.80 1.20 1.00 9 1.18 10 8 1.15 9 4 7 4.2 6 7.8 0.85 1.20 1.00 4.4 6 7.8 0.85 1.20 1.00 8 1.12 9 4.6 7 9.1 0.85 1.20 1.00 9 1.09 10 7 1.07 7 4.8 5 6.5 0.85 1.20 1.00 5 6 7.8 0.85 1.20 1.00 8 1.04 8 5.2 8 10.4 0.85 1.20 1.00 11 1.02 11 9 1.00 9 7 0.98 6 5.4 7 9.1 0.85 1.20 1.00 5.6 5 6.5 0.85 1.20 1.00 5.8 5 6.5 0.85 1.20 1.00 7 0.96 6 10.4 0.85 1.20 1.00 11 0.94 10 9 0.93 8 6 8 6.2 6 7.8 0.95 1.20 1.00 6.4 6 7.8 0.95 1.20 1.00 9 0.91 8 7 0.89 7 6.6 5 6.5 0.95 1.20 1.00 6.8 6 7.8 0.95 1.20 1.00 9 0.88 8 7 6 7.8 0.95 1.20 1.00 9 0.87 8 7 0.85 6 10 0.84 9 7.2 5 6.5 0.95 1.20 1.00 7.4 7 9.1 0.95 1.20 1.00 7.6 6 7.8 0.95 1.20 1.00 9 0.83 7 10 0.81 8 7.8 7 9.1 0.95 1.20 1.00 8 8 10.4 0.95 1.20 1.00 12 0.80 10 8.2 9 11.7 0.95 1.20 1.00 13 0.79 11 8.4 7 9.1 0.95 1.20 1.00 10 0.78 8 16 8.6 11 14.3 0.95 1.20 1.00 0.77 13 8.8 13 16.9 0.95 1.20 1.00 19 0.76 15 9 16 20.8 0.95 1.20 1.00 24 0.75 18 13 0.74 10 9.2 9 11.7 0.95 1.20 1.00 9.4 14 18.2 0.95 1.20 1.00 21 0.73 15 9.6 23 29.9 0.95 1.20 1.00 34 0.72 25 47 0.72 34 68 0.71 48 9.8 32 41.6 0.95 1.20 1.00 10 46 59.8 0.95 1.20 1.00 Tabella 7: AMBITER s.r.l. Valori di NSPT normalizzati della prova DPSH 3 32 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Resistenza al taglio in condizioni drenate La resistenza al taglio dei terreni granulari in condizioni drenate è stata effettuata considerando i risultati delle prove penetrometriche dinamiche (NDPSH). In particolare i valori di angolo d'attrito sono stati determinati applicando le indicazioni della Road Bridge Specification e con quelli ottenibili col metodo della Japanaise National Railway, che correlano direttamente il numero di colpi all'angolo di attrito. In particolare le formule utilizzate sono: Road Bridge Specificat ion (De Mello, 82) ' = 15 + 15 N160 Japanese National Railway ' = 0.3 N160 + 27 Per quanto riguarda la dipendenza del valore di resistenza al penetrometro dinamico con la presenza di falda, la bibliografia specializzata riporta contributi molto contrastanti, essendo generalmente accettata solo la correzione proposta da Terzaghi e Peck, valida però solo per sabbie fini e/o limose con NSPT > 15. In generale è possibile affermare che in presenza di falda si ha una sopravvalutazione dei valori di NSPT per alte DR, mentre avviene esattamente l’opposto per DR basse; inoltre, risulta che la divergenza fra i due comportamenti si riduce in funzione di un aumento dei materiali fini, come quelli che caratterizzano i depositi nell’area in esame. Alla luce di tali considerazioni, in questa sede, l’influenza della falda è stata considerata solo in funzione del calcolo della pressione litostatica efficace. L’analisi dei risultati permette di evidenziare una buona e generale convergenza fra i risultati ottenuti con il metodo della Road Bridge Specification e della Japanese National Railway. Occorre evidenziare che, per problemi che comportino il raggiungimento di deformazioni significative (spinta passiva, capacità portante delle fondazioni), con innesco di fenomeni di rottura progressiva, la resistenza disponibile mobilitabile non è quella che compete all’angolo di resistenza al taglio “di picco”, bensì quella “a volume costante” (cv). Per la determinazione del valore dell’angolo di resistenza al taglio a volume costante (cv) si può fare riferimento a quanto proposto da BOLTON (1986): cv = ' - m * DI Nella formula DI rappresenta un coefficiente legato al valore di densità relativa del materiale ed all’ammontare della tensione efficace normale alla superficie di rottura, mentre m è una costante empirica dipendente dalla condizione di deformazione prevalente. AMBITER s.r.l. 33 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA In alternativa si può anche ricorrere ad un valore “ridotto” dell’angolo di resistenza al taglio (φ’R), pari, secondo TERZAGHI, a: tan R = 0,67 * tan ’ Secondo VESIC tale approccio risulta decisamente conservativo; l’autore propone quindi la seguente relazione : tan R = (0,67 + Dr – 0,75 * Dr 2) tan ’ valida per 0 < Dr < 67%. Operando cautelativamente è possibile considerare CV = R Modulo elastico Per una valutazione del modulo Elastico, E, è possibile utilizzare la correlazione proposta da D’Appolonia et al. con la resistenza alla penetrazione dinamica, in relazione alla composizione granulometrica del materiale. Per le sabbie e ghiaie non cementate gli autori propongono la seguente correlazione tra Nspt e modulo elastico: E = 19.1 + 0.77 . Nspt (kPa) 4.3. PARAMETRIZZAZIONE GEOTECNICA Sulla base dell’interpretazione dei risultati delle prove penetrometriche statiche, tramite le correlazione note in letteratura geotecnica, è stato possibile determinare in via preliminare il campo di oscillazione dei parametri geotecnici per i livelli riconosciuti. I valori indicati dovranno essere verificati in fase di progettazione definitiva sulla base di indagini integrative, secondo le indicazioni delle Linee Guida AGI e dell’Eurocodice EC7. LIVELLO R: Presenta parametri geotecnici ininfluenti per la realizzazione delle opere in progetto in quanto le fondazioni andranno intestate al di sotto di questo orizzonte. Relativamente al peso di volume si può stimare = 18,5 kN/m AMBITER s.r.l. 3 34 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA LIVELLO A: = 1,80 –1,85 t/m ' 3 cu = 0.4 – 1.0 kg/cm u ' = 0 ° = 24 – 28 ° cv = 20 – 24 ° M = 35 – 75 kg/cm = 18,0 – 18,5 kN/m3 2 2 = 40 – 100 kPa = 3.5 – 7.5 MPa LIVELLO B: 3 ' = 1.90 - 1.95 t/m = 19.0 – 19.5 kN/m c' = 0 kg/cm ' cv = 30 – 34 ° = 26 – 30 ° E = 180 – 280 kg/cm2 3 2 = 18.0 – 28.0 MPa dove: ' = peso di volume; Cu = coesione in termini di sforzi totali; u = angolo di attrito in termini di sforzi totali; C’ = coesione in termini di sforzi efficaci; ’ = angolo di attrito in termini di sforzi efficaci di picco; CV = angolo di attrito in termini di sforzi efficaci a volume costante; M = modulo edometrico; E = modulo elastico. AMBITER s.r.l. 35 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 5. CARATTERIZZAZIONE SISMICA 5.1. VELOCITÀ DELLE ONDE SISMICHE DI TAGLIO I dati ottenuti durante l’indagine sismica sono stati acquisiti e successivamente trasferiti su PC per poi essere convertiti in un formato compatibile (KGS format file) per l’interpretazione attraverso l’utilizzo di uno specifico programma di elaborazione (SurfSeis 2.0 della Kansas University). Tale programma permette di elaborare i dati acquisiti sia con il metodo attivo che con quello passivo. L’analisi consiste nella trasformazione dei segnali registrati in uno spettro bidimensionale “phase velocity-frequency (c-f)” che analizza l’energia di propagazione delle onde superficiali lungo la linea sismica. Gli spettri bidimensionali ottenuti dalle registrazioni con il metodo attivo e con quello passivo, elaborati in fasi separate, vengono successivamente combinati in modo da ottenere uno spettro unico. In questo grafico è possibile distinguere il “modo fondamentale” delle onde di superficie, in quanto le onde di Rayleigh presentano un carattere marcatamente dispersivo che le differenzia da altri tipi di onde (onde riflesse, onde rifratte, onde multiple). Inoltre, la combinazione dei due metodi MASW consente di individuare il “modo fondamentale” delle onde di superficie nel campo di frequenze compreso tra i 4 e i 40 Hz e di ottenere informazioni sia “superficiali” che “profonde”. Sullo spettro di frequenza viene eseguito un “picking” attribuendo ad un certo numero di punti una o più velocità di fase per un determinato numero di frequenze (vedi la curva di dispersione combinata presentata in allegato B). Tali valori vengono successivamente riportati su un diagramma periodo-velocità di fase per l’analisi della curva di dispersione e l’ottimizzazione di un modello interpretativo. Variando la geometria del modello di partenza ed i valori di velocità delle onde S si modifica automaticamente la curva calcolata di dispersione fino a conseguire un buon “fitting” con i valori sperimentali. L’analisi dello spettro bidimensionale c-f consente in questo modo di ricostruire un modello sismico monodimensionale del sottosuolo, il quale risulta costituito dall’andamento della velocità delle onde di taglio Vs in funzione della profondità. Gli spettri c-f ottenuti energizzando a destra e a sinistra dello stendimento risultano pressoché simili: ciò sottolinea l’assenza di eterogeneità laterali tali da rendere inefficace l’assunzione di un modello monodimensionale a strati piano paralleli. AMBITER s.r.l. 36 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Dall’inversione della curva di dispersione si ottiene il seguente modello medio di velocità delle onde sismiche di taglio con la profondità, rappresentativo dell’area investigata: Strato Spessore (m) Velocità (m/s) 1 0.61 280 2 0.76 320 3 0.95 340 4 1.18 270 5 1.48 240 6 1.85 290 7 2.31 380 8 2.89 360 9 3.61 310 10 4.52 300 11 5.64 370 12 6.45 540 Tabella 8: AMBITER s.r.l. Modello sismico monodimensionale 37 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Shear-Wave Velocity Profile from Surface waves inversion Velocità onde S (m/sec) 100 0.0 150 200 250 300 350 400 450 500 550 600 650 700 MASW1 2.0 4.0 6.0 8.0 10.0 Profondità (m) 12.0 14.0 16.0 18.0 20.0 22.0 24.0 26.0 28.0 30.0 32.0 Figura 16: AMBITER s.r.l. Velocità delle onde sismiche di taglio stimate dall’indagine sismica a rifrazione 38 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Per il calcolo delle Vs30, sulla base dei dati ottenuti dall'indagine sismica a rifrazione (MASW), è stata impiegata la formula riportata nel D.M. del 14 gennaio 2008 “Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni” così di seguito enunciata: dove: hi e Vi indicano lo spessore (in metri) e la velocità delle onde di taglio (per deformazioni di taglio < 10– 6) dello strato i-esimo per un totale di N strati presenti nei 30 metri superiori. Utilizzando la formula sopra riportata si ottengono il seguente valore (quota iniziale = p.c. attuale): Vs30 = 340 m/s a cui corrispondono, secondo il DM 14.1.2008, la categoria di suolo di fondazione di tipo C (cfr. Tabella 9). Categoria Descrizione del profilo stratigrafico Parametri Vs30 (m/s) NSPT Cu (kPa) - - 360-800 >50 >250 180-360 15-50 70-250 <180 <15 <70 Formazioni litoidi o suoli omogenei molto rigidi, A caratterizzati da valori di Vs30 superiori a 800 m/s, comprendenti eventuali strati di alterazione superficiale > 800 di spessore massimo pari a 5 m Depositi di sabbie o ghiaie molto addensate o argille B molto consistenti, con spessori di diverse decine di metri, caratterizzati da un graduale miglioramento delle proprietà meccaniche con la profondità Depositi di sabbie e ghiaie mediamente addensate o di C argille di media consistenza, con spessori variabili da diverse decine fino a centinaia di metri D Depositi di terreni granulari da sciolti a poco addensati oppure coesivi da poco a mediamente consistenti Profili E di terreno costituiti da strati superficiali alluvionali, con valori di Vs30 simili a quelli dei tipi C o D e spessore compreso tra 5 e 20 m, giacenti su di un substrato di materiale più rigido con Vs30 > 800m/s Tabella 9: AMBITER s.r.l. Categorie di suolo di fondazione secondo il DM 14.1.2008 39 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 5.2. VITA NOMINALE DELL’OPERA La vita nominale di un’opera strutturale VN è intesa come il numero di anni nel quale la struttura, purché soggetta alla manutenzione ordinaria, deve potere essere usata per lo scopo al quale è destinata. La vita nominale dei diversi tipi di opere è quella riportata nella Tab. 2.4.I dell’allegato A delle NTC 2008 e deve essere precisata nei documenti di progetto. Tabella 10: Parametri per il calcolo della vita nominale da NTC 2008 Le opere previste dalla Variante urbanistica appartengono alla Classe 2 con VN ≥ 50 anni. 5.3. CLASSE D’ USO Le costruzioni sono suddivise in quattro classi d’uso, la cui definizione viene di seguito sinteticamente riportata: Classe I: Classe II: Costruzioni con presenza solo occasionale di persone, edifici agricoli. Costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti, industrie con attività non pericolose per l‘ambiente, ponti e reti viarie la cui interruzione non provochi situazioni di emergenza, dighe il cui collasso non provochi conseguenze rilevanti Classe III: Costruzioni il cui uso preveda affollamenti significativi, industrie con attività pericolose per l‘ambiente, ponti e reti viarie la cui interruzione provochi situazioni di emergenza, dighe il cui collasso provochi conseguenze rilevanti Classe IV: Costruzioni con funzioni pubbliche o strategiche importanti, industrie con attività particolarmente pericolose per l‘ambiente, reti viarie di tipo A o B (come definite nel D.M. 5 novembre 2001 n.6792) importanti per il mantenimento delle vie di comunicazione, dighe connesse al funzionamento di acquedotti e a impianti di produzione di energia elettrica Tabella 11: AMBITER s.r.l. Parametri per il calcolo del coefficiente d’uso da NTC 2008 40 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Le opere previste dalla Variante urbanistica appartengono alla Classe II con CU = 1,0. 5.4. PERIODO DI RIFERIMENTO Le azioni sismiche su ciascuna costruzione vengono valutate in relazione ad un periodo di riferimento VR che si ricava, per ciascun tipo di costruzione, moltiplicandone la vita nominale VN per il coefficiente d’uso Cu: VR = VN ×CU In relazione alla destinazione d’uso prevista, per determinare il tempo di ritorno sono stati quindi considerati i seguenti parametri delle opere in progetto quali: - Tipo di costruzione: “Opere ordinarie, ponti, opere infrastrutturali e dighe di dimensioni contenute o di importanza normale” - Classe d’uso II: “Costruzioni il cui uso preveda normali affollamenti, industrie con attività non pericolose per l‘ambiente, ponti e reti viarie la cui interruzione non provochi situazioni di emergenza, dighe il cui collasso non provochi conseguenze rilevanti” Da questi due parametri si ottiene il periodo di riferimento della costruzione che è dato da: VR V N CU 50 1 50 anni Le forme spettrali previste dalle NTC sono caratterizzate da prescelte probabilità di superamento e vite di riferimento. A tal fine occorre fissare: - la vita di riferimento VR della costruzione, - le probabilità di superamento nella vita di riferimento Pv R associate a ciascuno degli stati limite considerati, per individuare infine, a partire dai dati di pericolosità sismica disponibili, le corrispondenti azioni sismiche. Tale operazione deve essere possibile per tutte le vite di riferimento e tutti gli stati limite considerati dalle NTC; a tal fine è conveniente utilizzare, come parametro caratterizzante la pericolosità sismica, il periodo di ritorno dell’azione sismica TR, espresso in anni. Fissata la vita di riferimento VR, i due parametri TR e VR PvR sono immediatamente esprimibili, l’uno in funzione dell’altro, mediante l’espressione: AMBITER s.r.l. 41 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Qualora la attuale pericolosità sismica su reticolo di riferimento non contempli il periodo di ritorno TR * corrispondente alla VR e alla PvR fissate, il valore del generico parametro p (ag,Fo,T c) ad esso corrispondente potrà essere ricavato per interpolazione, a partire dai dati relativi ai TR previsti nella pericolosità sismica, utilizzando l’espressione seguente: nella quale: - p è il valore del parametro di interesse corrispondente al periodo di ritorno TR desiderato; - TR1, TR2 sono i periodi di ritorno più prossimi a TR per i quali si dispone dei valori p1 e p2 del generico parametro p. I valori dei parametri ag ,F0,T*c relativi alla pericolosità sismica su reticolo di riferimento nell’intervallo di riferimento sono forniti nelle tabelle riportate nell’Allegato B delle NTC. Nei confronti delle azioni sismiche gli stati limite, sia di esercizio che ultimi, sono individuati riferendosi alle prestazioni della costruzione nel suo complesso, includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali e gli impianti. Gli stati limite di esercizio sono: - Stato Limite di Operatività (SLO): a seguito del terremoto la costruzione nel suo complesso, includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature rilevanti alla sua funzione, non deve subire danni ed interruzioni d'uso significativi; - Stato Limite di Danno (SLD): a seguito del terremoto la costruzione nel suo complesso, includendo gli elementi strutturali, quelli non strutturali, le apparecchiature rilevanti alla sua funzione, subisce danni tali da non mettere a rischio gli utenti e da non compromettere significativamente la capacità di resistenza e di rigidezza nei confronti delle azioni verticali ed orizzontali, mantenendosi immediatamente utilizzabile pur nell’interruzione d’uso di parte delle apparecchiature. Gli stati limite ultimi sono: - Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV): a seguito del terremoto la costruzione subisce rotture e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e significativi danni dei componenti strutturali cui si associa una perdita significativa di rigidezza nei confronti delle azioni orizzontali; la costruzione conserva invece una parte della resistenza e rigidezza per azioni verticali e un margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni sismiche orizzontali; AMBITER s.r.l. 42 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA - Stato Limite di prevenzione del Collasso (SLC): a seguito del terremoto la costruzione subisce gravi rotture e crolli dei componenti non strutturali ed impiantistici e danni molto gravi dei componenti strutturali; la costruzione conserva ancora un margine di sicurezza per azioni verticali ed un esiguo margine di sicurezza nei confronti del collasso per azioni orizzontali. Le probabilità di superamento nel periodo di riferimento PVR , cui riferirsi per individuare l’azione sismica agente in ciascuno degli stati limite considerati, sono riportate nella successiva tabella. Stati Limite Probabilità di superamento nel periodo di riferimento VR TR Stati limite di esercizio SLO 81% 30 anni SLD 63% 50 anni Stati limite ultimi SLV 10% 475 anni SLC 5% 975 anni Tabella 12: Probabilità di superamento P Vr al variare dello stato limite considerato da NTC 2008 Nel caso in esame, considerando lo Stato Limite di salvaguardia della Vita (SLV) e quindi una probabilità di superamento nel periodo di riferimento della vita dell’edificio (50 anni) pari al 10%, occorre considerare un tempo di ritorno dell’evento sismico di 475 anni. 5.5. SPETTRI DI RISPOSTA Ai fini della definizione dell’Azione Sismica di progetto occorre valutare gli effetti delle condizioni stratigrafiche locali. Il suolo di fondazione dell’area di studio ricade come già detto nella categoria di tipo C. Per la determinazione dell’azione sismica locale occorre considerare anche il contributo derivante dalla morfologia superficiale. Per condizioni topografiche complesse occorre predisporre specifiche analisi di Risposta Sismica Locale; nel caso in cui la topografia non presenti particolare complessità, è possibile adottare la seguente classificazione: Tabella 13: Probabilità di superamento P Vr al variare dello stato limite considerato da NTC 2008 Trattandosi di zona pianeggiante, l’area in esame ricade nella categoria T1, a cui non è attribuibile alcun fenomeno di amplificazione sismica legato alle condizioni topografiche. AMBITER s.r.l. 43 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Dal punto di vista progettuale, lo spettro di risposta elastico in accelerazione riveste particolare importanza nella definizione delle Azioni Sismiche da adottare. Esso viene riferito ad uno smorzamento convenzionale pari al 5% e la sua forma spettrale dipende dai fattori precedentemente citati (accelerazione di base ag, stratigrafia, topografia, probabilità di superamento nel periodo di riferimento riferiti agli stati limite di progetto). In Figura 17 vengono riportati gli Spettri elastici in accelerazione orizzontale relativi agli stati limite per l’area in esame, caratterizzati, come precedentemente osservato, da probabilità di superamento differenti nel periodo di riferimento VR. Figura 17: AMBITER s.r.l. Spettri di risposta in accelerazione orizzontale corrispondenti agli stati limite di esercizio e ultimi. 44 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Con riferimento allo stato limite di salvaguardia della vita, Tr = 475 anni, in Figura 18 vengono riportati gli spettri di risposta corrispondenti alla componente orizzontale e verticale dell’accelerazione in superficie. Figura 18: Spettri di risposta relativi alle componenti orizzontale (linea nera) e verticale (linea blu) dell’accelerazione in superficie per l’area di studio riferiti a SLV. La sismicità di base è evidenziata dalla forma spettrale indicata in arancione in Figura 17, il cui confronto con lo spettro indicato in nero in figura 18 (accelerazione orizzontale) consente di valutare gli effetti di amplificazione sismica relativi all’area di studio AMBITER s.r.l. 45 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 6. VERIFICA DELLA POSSIBILITA’ DI OCCORRENZA DI FENOMENI LIQUEFAZIONE Il fenomeno della liquefazione interessa depositi sabbiosi saturi che, durante ed immediatamente dopo una sollecitazione di tipo ciclico, subiscono una drastica riduzione della resistenza al taglio. La causa principale della liquefazione è il sorgere di un notevole aumento delle pressioni interstiziali, che assumono valori prossimi a quelli delle pressioni totali, realizzando condizioni di resistenza al taglio praticamente nulla: il terreno si comporta come un liquido. La verifica a liquefazione può essere omessa quando si manifesti almeno una delle seguenti circostanze: - eventi sismici attesi di magnitudo M inferiore a 5; - accelerazioni massime attese al piano campagna in assenza di manufatti (condizioni di campo libero) minori di 0,1g; - profondità media stagionale della falda superiore a 15 m dal piano campagna, per piano campagna sub-orizzontale e strutture con fondazioni superficiali; - depositi costituiti da sabbie pulite con resistenza penetrometrica normalizzata (N1)60 > 30 oppure qc1N > 180 dove (N1)60 è il valore della resistenza determinata in prove penetrometriche dinamiche (Standard Penetration Test) normalizzata ad una tensione efficace verticale di 100 kPa e qc1N è il valore della resistenza determinata in prove penetrometriche statiche (Cone Penetration Test) normalizzata ad una tensione efficace verticale di 100 kPa; - distribuzione granulometrica esterna alle zone indicate nella Figura 19 (a) nel caso di terreni con coefficiente di uniformità Uc < 3,5 ed in Figura 19 (b) nel caso di terreni con coefficiente di uniformità Uc > 3,5. a Figura 19: AMBITER s.r.l. b Fasce granulometriche per la valutazione preliminare della suscettibilità alla liquefazione 46 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Dalle figure sopra indicate, dove sono riportate le fasce granulometriche suscettibili alla liquefazione, si evince che i depositi sabbioso-ghiaiosi del livello B risultano potenzialmente liquefacibili. Occorre quindi valutare il coefficiente di sicurezza alla liquefazione alle profondità in corrispondenza di tale livello. La suscettibilità alla liquefazione può essere valutata con metodi analitici semplificati attraverso un coefficiente di sicurezza calcolato come rapporto fra la resistenza al taglio mobilitabile CRR, funzione delle caratteristiche meccaniche dello strato, e lo sforzo tagliante indotto dal sisma CSR, che dipende dai parametri del sisma di progetto. Si può escludere la liquefazione quando tale rapporto è maggiore di 1. FS = CRR / CSR Il valore di CSR è calcolato come proposto Seed e Idriss (1971) con la seguente espressione: CSR = 0,65 * ( amax / g ) * (σv0 / σ v 0') * rd dove: amax = accelerazione sismica massima (m/s²); g = accelerazione di gravità (m/s²); σv0 = pressione verticale totale alla profondità z dal p.c. (m); σ v0' = pressione verticale efficace alla profondità z dal p.c. (m); rd = coefficiente funzione della profondità dal p.c. calcolabile con le seguenti espressioni proposte dal NCEER: rd = 1.0 – 0.00765 *z per z <= 9.15 m rd = 1.174 – 0.0267 *z per 9.15 m < z <= 23 m rd = 0.074 – 0.08 *z per 23 m < z <= 30 m rd = 0.5 per z > 30 m Alla domanda di resistenza ciclica alla liquefazione è possibile applicare un fattore di sicurezza aggiuntivo, il cui valore tipico è pari a 1.2, per tenere conto delle pressioni interstiziali e delle deformazioni che si verificano durante il sisma: CSRfs = 1.2 CSR AMBITER s.r.l. 47 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA La capacità di resistenza alla liquefazione può essere ricavata attraverso correlazioni con i dati ottenuti da prove penetrometriche dinamiche, statiche o di sismica a rifrazione. I valori di CRR ottenuti da tali correlazioni sono solitamente riferiti a eventi sismici di magnitudo pari a 7.5; si utilizza quindi un coefficiente di correzione della magnitudo MSF. CRRM = CRR7.5 * MSF MSF viene valutato diversamente a seconda del tipo di prova utilizzato. Per le prove SPT e CPT ed eventi sismici di magnitudo < 7.5 si utilizza la formula di Youd et al. (2001): MSF = 102.84 / M3.24 Valutazione sulla base dei risultati delle prove SPT: La capacità alla resistenza alla liquefazione è funzione della resistenza penetrometrica corretta per il carico litostatico e il contenuto in materiali fini (N1)60cs. (N1)60cs = (N1)60 * CN Dove CN, fattore correttivo per il carico litostatico, viene calcolato come: CN = ( Pa / σ v 0' )0.56 CRR capacità alla resistenza alla liquefazione: 2 3 2 3 4 CRR7.5 = ( a + c * x + e * x + g * x ) / ( 1 + b * x + d * x + f * x + h *x ) dove: x = (N1)60CS a = 0.048 b = -0.1248 c = -0.004721 d = 0.009578 e = 0.0006136 f = -0.0003285 g = -0.00001673 h = 0.000003715 AMBITER s.r.l. 48 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Nel caso in esame si ottengono i seguenti valori: prof. 'v Rd CRS CN N160 m KPa - - - n. colpi/30 cm 3.4 62.90 0.97 0.09 1.26 11 0.12 0.35 3.74 3.6 66.60 0.97 0.14 1.23 9 0.10 0.29 2.09 3.8 70.30 0.97 0.14 1.19 9 0.10 0.28 2.03 4 74.00 0.97 0.14 1.16 7 0.08 0.23 1.70 4.2 77.70 0.97 0.14 1.13 5 0.06 0.18 1.29 4.4 81.40 0.97 0.14 1.11 6 0.07 0.20 1.47 4.6 85.10 0.96 0.14 1.08 4 0.06 0.17 1.27 4.8 88.80 0.96 0.14 1.06 6 0.07 0.20 1.43 5 92.50 0.96 0.14 1.04 6 0.07 0.19 1.42 5.2 96.20 0.96 0.14 1.02 4 0.06 0.17 1.24 5.4 99.90 0.96 0.14 1.00 5 0.07 0.19 1.39 5.6 103.60 0.96 0.14 0.98 3 0.05 0.15 1.12 5.8 107.30 0.96 0.14 0.97 4 0.06 0.17 1.22 6 111.00 0.95 0.14 0.95 5 0.07 0.18 1.36 6.2 114.70 0.95 0.14 0.93 5 0.07 0.19 1.42 6.4 118.40 0.95 0.14 0.92 4 0.06 0.17 1.25 6.6 122.10 0.95 0.14 0.90 7 0.08 0.22 1.60 6.8 125.80 0.95 0.13 0.89 7 0.08 0.21 1.59 7 129.50 0.95 0.13 0.88 5 0.07 0.19 1.38 7.2 133.20 0.94 0.13 0.87 5 0.07 0.19 1.38 7.4 136.90 0.94 0.13 0.85 7 0.08 0.24 1.76 7.6 140.60 0.94 0.13 0.84 9 0.09 0.27 1.98 7.8 144.30 0.94 0.13 0.83 8 0.09 0.26 1.96 CRR 7.5 CRR 5.0 Fs 8 148.00 0.94 0.13 0.82 6 0.07 0.20 1.51 8.2 151.70 0.94 0.13 0.81 6 0.07 0.20 1.50 8.4 155.40 0.94 0.13 0.80 5 0.06 0.18 1.34 8.6 159.10 0.93 0.13 0.79 6 0.07 0.20 1.48 8.8 162.80 0.93 0.13 0.78 5 0.06 0.18 1.33 9 166.50 0.93 0.13 0.77 6 0.07 0.19 1.47 9.2 170.20 0.93 0.13 0.77 7 0.08 0.22 1.64 9.4 173.90 0.92 0.13 0.76 8 0.09 0.24 1.83 9.6 177.60 0.92 0.13 0.75 6 0.08 0.21 1.63 9.8 181.30 0.91 0.13 0.74 5 0.07 0.19 1.46 10 185.00 0.91 0.13 0.74 5 0.07 0.19 1.46 10.2 188.70 0.90 0.13 0.73 3 0.06 0.16 1.24 10.4 192.40 0.90 0.13 0.72 4 0.06 0.17 1.36 10.6 196.10 0.89 0.13 0.71 3 0.06 0.16 1.25 10.8 199.80 0.89 0.13 0.71 16 0.17 0.48 3.84 Tabella 14: AMBITER s.r.l. Riepilogo della verifica alla liquefazione dei terreni appartenenti al livello A 49 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Come si evince dalla precedente tabella lo strato presenta mediamente valori di Fs (fattore di sicurezza nei confronti della liquefazione) superiori all’unità e quindi il rischio di liquefazione si può ritenere molto basso. AMBITER s.r.l. 50 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA 7. CONCLUSIONI E PRESCRIZIONI L’area interessata dall’intervento urbanistico è pianeggiante e stabile; non sono presenti fenomeni geologici e geomorfologici attivi in grado di comprometterne la stabilità. La successione stratigrafica è costituita da una coltre argilloso-limosa dello spessore di circa 11 m che ricopre un banco di depositi ghiaioso-sabbiosi. Nel lato sud-occidentale dell’area indagata è presente una lente di depositi ghiaiosi a partire dalla profondità di circa 4,50 m. Nell’area di trasformazione la superficie piezometrica si trova a quote assolute di circa 56 ÷ 57 m.s.l.m. (dati desunti dalla rete dei pozzi di monitoraggio della Provincia di Parma) per una soggiacenza (distanza della superficie piezometrica dal piano campagna) di circa 5 ÷ 6 m. Per quanto riguarda la vulnerabilità, utilizzando la metodologia proposta dalla Provincia di Parma (Alifraco, Beretta et al. – 2000), l’area di intervento ricade nella classe a “protezione parziale degli acquiferi principali”. L’area è soggetta ad un'attività sismica medio–bassa, indotta sia da terremoti documentati con epicentro nell'ambito del territorio provinciale sia, di riflesso, dagli eventi più intensi provenienti dalle province limitrofe. Nell’area non sono presenti faglie superficiali, discontinuità o cavità tali da indurre un pericolo sismico aggiuntivo. Non sono inoltre prevedibili fenomeni di amplificazione locale dell’accelerazione sismica dovuti all’assetto topografico o ad effetti di bordo. La zona sismica di riferimento è la “zona 3”. In relazione all’analisi sismica effettuata, i terreni di fondazione sono stati attribuiti alla categoria “C”. In relazione all’assetto stratigrafico l’area di trasformazione è interessata da un’amplificazione sismica locale. In relazione alla presenza di terreni limo-argillosi di elevata compressibilità, le tensioni trasmesse da eventuali fondazioni superficiali indurranno cedimenti assoluti. La presenza di lenti ghiaiose e la variabilità dello spessore del livello A (limo-argilloso) potrebbero determinare il manifestarsi di cedimenti differenziali. La capacità portante del complesso terreno-fondazioni sarà inoltre limitata dalla ridotta resistenza al taglio disponibile. Non è quindi possibile escludere la necessità di ricorrere a fondazioni profonde. In fase di progettazione dovranno quindi essere approfonditi gli aspetti geotecnici per operare una corretta scelta delle fondazioni. AMBITER s.r.l. 51 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Sulla base degli approfondimenti effettuati, l’area è idonea dal punto di vista geologico alla realizzazione delle destinazioni d’uso previste dalla variante al POC, nel rispetto delle prescrizioni di seguito riportate. Nel caso di realizzazione di fondazioni superficiali: - il piano di fondazione dovrà essere posto al di fuori del campo di variazione significative del contenuto d’acqua del terreno e a profondità tali da non risentire di fenomeni di erosione o scalzamento di acque superficiali; e comunque al di sotto della coltre di terreno vegetale, nonché al di sotto dello strato interessato dal gelo; - il terreno di fondazione non dovrà subire rimaneggiamenti e deterioramenti prima della costruzione della opera; - eventuali acque ruscellanti o stagnanti dovranno essere allontanate dagli scavi; - il piano di posa degli elementi strutturali di fondazione dovrà essere regolarizzato e protetto con conglomerato magro o altro materiale idoneo; - è opportuno che il piano di posa delle fondazioni sia tutto sullo stesso livello; - particolare attenzione dovrà essere posta alla realizzazione degli sbancamenti; dovranno essere eseguite, prima dell’esecuzione degli scavi, opportune opere di sostegno e, in caso di esecuzione di scavi non sostenuti, con altezza superiore a 1.0 m, la pendenza dovrà essere sempre < 25°; Nel caso di realizzazione di fondazioni profonde: - le fondazioni dovranno rispettare le simmetrie della sovrastruttura; - i pali dovranno essere armati adeguatamente per tutta la loro lunghezza, anche se ciò non dovesse risultare strettamente necessario in base ai risultati di carico; - si dovrà provvedere ad assicurare un’efficace connessione dei pali con la struttura di collegamento alla loro testa, al fine di evitare che, in occasione di eventi sismici violenti, possa prodursi una disconnessione di alcuni pali; nel qual caso, perdurando il moto sismico, si avrebbe un aggravio delle forze agenti sui pali che mantengono la connessione; - il dimensionamento dei pali e la scelta delle modalità di realizzazione dovranno essere effettuati considerando le pressioni artesiane esercitate dalle falde; - è sconsigliato l’uso dei pali inclinati. Per la tutela degli acquiferi sotterranei dovranno inoltre essere rispettate le seguenti prescrizioni: AMBITER s.r.l. 52 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA - è vietata la ricerca di acque sotterranee e la realizzazione di pozzi anche ad uso domestico, ove non autorizzati dalle pubbliche autorità competenti ai sensi dell’art. 95 del RD 11/05/1933 n. 1775; - la progettazione e la costruzione di condotte fognarie, in conformità con quanto previsto dal DMLP del 12/12/1985 (p.ti 1, 2, 3, 4), nonché dalla circolare dei MMLLPP n. 27291 del 30/03/1986, dovranno garantire l’affidabilità dell’opera in relazione al grado di sicurezza statica, di resistenza alla corrosione, di integrità della tenuta nel tempo, tenendo conto della caratterizzazione geologica e geotecnica dei terreni interessati dal tracciato delle tubazioni; - è obbligatoria la separazione tra reti di acque bianche e acque nere; - dovrà essere prevista una corretta gestione dei cantiere al fine di evitare la percolazione nel sottosuolo di acque inquinate. Si evidenzia che, nelle successive fasi di progettazione, dovranno essere eseguiti opportuni studi geologico-sismici, supportati da indagini geognostiche per la caratterizzazione stratigrafica e geotecnica dei terreni di fondazione, secondo le indicazioni del D.M. 14.1.2008, nonché delle prescrizioni dell’AGI (1977) e degli Eurocodici 7 e 8. In relazione all’assetto stratigrafico e alla destinazione d’uso dell’area dovrà essere effettuata un’analisi sismica di III Livello, finalizzata a verificare la rappresentatività degli spettri di progetto. AMBITER s.r.l. 53 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Allegato A TAVOLE AMBITER s.r.l. 54 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Allegato B REGISTRAZIONE MASW ATTIVA REGISTRAZIONE MASW PASSIVA CURVA DI DISPERSIONE COMBINATA AMBITER s.r.l. 55 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Registrazione MASW attiva AMBITER s.r.l. 56 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA Registrazione MASW passiva AMBITER s.r.l. 57 PIANO OPERATIVO COMUNALE - SUB-AMBITO 05S7 1203_RGS_01-09 RELAZIONE GEOLOGICO SISMICA CURVA DI DISPERSIONE COMBINATA AMBITER s.r.l. 58