http://www.trio-lescano.it/
Notizie
Dicembre 2010
Sono vietati l’uso e la riproduzione di testi e immagini
presenti in questo documento senza un’esplicita autorizzazione del Curatore.
Il Curatore ha scritto una Lettera aperta sul futuro del sito: per leggerla cliccare
sull’immagine sottostante [v. Appendice 1].
1° Dicembre 2010
◙ Tra le foto reperite da Francis (v. le Notizie del 27 Novembre scorso) ve n’è una
che ritrae una piccola orchestra mai vista prima d’ora ed il nostro collaboratore
sarebbe curioso di saperne di più su questa formazione. Essa si presenta in modo
elegante e impeccabile, anche se a quel tempo tutte le orchestre lo erano: allora erano
semplicemente inimmaginabili orchestrali e cantanti di musica leggera vestiti da
pagliacci di circo, come s’usa oggigiorno... La foto fu eseguita da Ferrario, che aveva
lo studio a Milano, in Corso Como, 29, e sul retro si legge questa dedica: «Il Gruppo
Escursionisti “La Quercia” con simpatia. Milano, 29.12.40-XIX». Se qualcuno tra i
nostri lettori è in grado di dare un nome a questi musicisti e/o di interpretare la sigla
raffigurata sul pentagramma, è pregato di farsi avanti.
2
Recto e verso della foto acquisita da Francis.
◙ Mail di Francesco Paci: «Sono felice di informare tutti i nostri amici dell’avvenuta
digitalizzazione di sette brani della mia nuova collezione di 78 giri (v. le Notizie del
25 Novembre scorso). Eccone i titoli: Mira la Nina, Bocca rossa, Ballando la
Beguine, A mezzanotte, Se tu sei geloso ancor, Va bene così, OK, Signorinella.
Le ho ora spedite ad un restauratore di fiducia, in quanto sono tutte piuttosto rovinate.
I dischi, in effetti, letti sull’apparecchio più moderno, hanno manifestato tutti i loro
difetti, poco evidenti con il vecchio giradischi. Mi auguro che il tecnico possa fare un
buon lavoro, perché sono incisioni di pregio».
3
◙ Virgilio ci informa che, grazie ad un’impiegata gentile e servizievole (ben diversa
da certi suoi colleghi!), è finalmente riuscito ad ottenere per telefono dall’Ufficio
Cimiteri del Comune di Milano un’informazione che in tanti avevano richiesto, ma
senza successo: la nostra indimenticabile Silvana Fioresi, al secolo Silvana La Rosa
(Genova, 11 Ottobre 1920 - Milano, 10 Agosto 2002), è sepolta nel cimitero di Lodi.
Ignoriamo i motivi per cui è stata tumulata lì e non nella sua città natale o in quella
dove è vissuta nell’ultima parte della sua vita. Invitiamo cordialmente qualcuno dei
nostri lettori che abiti da quelle parti a contattarci con urgenza, al fine di ricevere da
noi precise istruzioni per realizzare un servizio fotografico sulla sua ultima dimora,
che andrà finalmente a completare la biografia della cantante scritta dal nostro
Alessandro Rigacci.
→
Simpatica caricatura di Silvana Fioresi.
◙ Walter ci informa di aver restaurato (con ottimi risultati, diremmo) il file della
delicata canzone di Carlo Concina Carillon d’amore, incisa dal Trio Lescano nel
1939 con l’Orchestra Barzizza (disco Parlophon GP 92772a, matrice 154032). Ne
offriamo una significativa anteprima.
Carlo Concina
(Confienza, Pavia, 1900 - Confienza, 1968).
4
◙ Ieri mattina abbiamo voluto inviare di buon’ora ad un nostro giovane collaboratore,
che negli ultimi tempi si è particolarmente distinto, il seguente messaggio: «Caro
Manuel, lo sapevi che il nostro edenico Trio, unitamente ad Emilio Livi (tu che ami
Rabagliati non puoi non amare anche una voce sublime come la sua) hanno
immortalato il nome della tua incantevole sorellina? […]». E abbiamo accompagnato
questo buongiorno in musica col romantico tango Sonia di Kramer-Marchionne,
inciso nel 1937 da Emilio Livi e il Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra
Barzizza (disco Parlophon GP 92191b, matrice 151946).
Manuel ha apprezzato il pensiero e ci ha risposto così: «Grazie di questa perla
mattutina (che inoltrerò a mia sorella, la quale apprezza molto le Lescano). Io
ricambio inviandoti la foto ad alta risoluzione di un bellissimo dipinto che richiama
un po’ la canzone che mi hai inviato: Sogni, di Vittorio Corcos, 1896. Lo sto
studiando per il catalogo a cui sto lavorando in questo momento e approfitto
dell’occasione per informare tutti gli amici del sito che è esposto attualmente alla
mostra che si tiene a Padova e che merita senz’altro una visita: Da Canova a
Modigliani il volto dell’Ottocento».
Vittorio Corcos, Sogni (1896).
2 Dicembre 2010
◙ Mail da Max: «Amici, poche righe su “La Provincia” di Cremona con uno
strafalcione, ma almeno sappiamo di cosa è morta la nostra Sandra. Segnalo anche
5
che il suddetto quotidiano ha on line il suo archivio storico dal 1946, ma sulle
Lescano non si trova altro. Buon lavoro!».
Eh sì, l’anonimo cronista ha trovato modo di infilare in poche righe due perle, di
quelle che la dicono lunga sulla sua “professionalità”: Lescan invece di Lescano (o
Leschan) e il Trio che – ironia della sorte! – diventa “celebre in Italia nell’immediato
dopoguerra”. Da licenziare in tronco con l’invito a cambiar mestiere.
◙ Mail di Paolo in risposta al quesito posto da Francis (v. le Notizie di ieri):
«Dovrebbe trattarsi dell’Orchestra “La Taccani Fonia”. Sandro Taccani, compositore,
classe 1915 e coautore di Chella là, ha collaborato con la maggior parte dei nostri
autori. Altre sue canzoni sono Come prima, La luna nel rio, ecc.
La figlia Loredana Taccani, nota come Loredana (è nata nel 1943), è stata cantante ed
in seguito è diventata la segretaria di Rita Dalla Chiesa. L’ho contattata su Facebook,
per chiederle di aiutarci ad identificare la foto acquistata da Francis. L’Orchestra
Taccani ha inciso per la CGD con cantanti come Claudio Terni. Il disco Cielo lontano
(PV 1957), tuttavia, rivela una formazione più moderna, con archi.
Il sito SIAE propone anche Partire è un po’ morir, che mi rimanda alla canzone di
Carlastella di qualche settimana fa, sempre di Taccani-Pinchi. Aspettiamo fiduciosi
altre notizie».
Di seguito Paolo ci ha inviato altre due mail sullo stesso argomento: «Amici,
rifacendomi alla foto inviata da Francis dell’orchestra di Taccani, ho trascritto le note
che appaiono sul pentagramma nel fondale, che ritengo essere le prime battute della
sigla della band. Eccovele: qualcuno ha mai sentito questo tema?».
Sandro Taccani e il pentagramma visibile nel fondale della foto.
6
La mail seguente ha per titolo Cos’è il genio?: «Amici, me lo dico da solo: il genio è
10% ispirazione e 90% traspirazione, ossia lavoro. Seguendo il consiglio che
troviamo nel romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa, ho provato a dividere
ritmicamente le note della foto in esame. Ho trovato che tatata-ta potrebbe
corrispondere alle parole “dammi del tu”: senza volerlo ho fatto bingo: la Discoteca
di Stato possiede infatti la canzone Dammi del tu, che è di Aminta-Taccani ed è
cantata da Rico Bardi con l’Orchestra Semprini: essa corrisponde perfettamente alle
note visibili nella foto!
Ma non è tutto. La DdS possiede anche due altre incisioni della stessa canzone, una
cantata da Alfredo Clerici accompagnato dall’Orchestra Angelini (disco Cetra IT
575) e l’altra interpretata da Enzo Aita con l’Orchestra Barzizza (disco Parlophon GP
92759). Di queste tre canzoni è possibile ascoltare nel sito della DdS l’anteprima e
anche vedere l’etichetta. Walter possiede nel suo archivio sonoro il file completo
della terza incisione e ce lo ha gentilmente passato: bisogna riconoscere che Aita
aveva pochi rivali come crooner. Ascoltatelo (e ammiratelo!) nella nostra anteprima.
Dal «Canzoniere della Radio», n. 51, 1° Gennaio 1943, p. 29.
◙ Mail di Aldo: «Grazie ancora per le notizie-indicazioni-orientamenti-progetti ecc.
che il Curatore ha fatto conoscere per il sito. Esso diventa, col passare del tempo,
sempre più interessante. Ripercorrendo alcune sezioni, una nota circa il cantante
“sconosciuto” di Fra mille donne tu eseguita dall’Orchestra Angelini (1933/34): è
Vittorio Belleli, che anche ad inizio anni Trenta ha inciso molto come “anonimo” col
grande Maestro».
Vittorio Belleli con
Angelini al violino.
La “specialità” di questo
cantante era di servirsi di
un megafono anziché del
microfono.
7
◙ Mail di Virgilio: «Cari amici, comincio segnalandovi una data, il 18 giugno 1968, e
una trasmissione andata in onda in prima o seconda serata sull’allora secondo canale
Rai, Noi maggiorenni: in essa si parlava (non so in quali termini, e vorrei tanto
saperlo) di Rabagliati e del Trio Lescano. Abbiamo qualche segugio in grado di
sfruculiare le cineteche Rai, per vedere di cosa si trattava? Penso possa essere
importante: non tanto in sé, perché immagino che sia stato un confronto tra quel che
c’era allora, al tempo di Rabagliati e delle Lescano, dal punto di vista della canzone e
quello che c’era nel ’68 (Mina, Celentano, Morandi ed altri soliti noti, più i nuovi che
incalzavano: Albano, Nada, Ranieri, Reitano, Battisti, Dalla...), ma per le notizie che
poteva fornire, e le persone eventualmente presenti nel programma.
Adesso, una curiosità: negli anni Cinquanta-Sessanta uno dei più famosi difensori del
calcio sudamericano era il giocatore paraguaiano Juan Vicente Lescano o Lezcano: il
quale, tra il 1955 e il 1960 vinse sei scudetti nel campionato del suo paese, quindi
passò alla squadra uruguaiana del Peñarol, dove tra il 1961 e il 1967 vinse altri
cinque scudetti, la Copa Libertadores e la Intercontinental (1966).
Ancora, vi segnalo, su “La Stampa” del 12 giugno 1964 (n, 139, p. 4) l’articolo,
siglato “vice”, Patetico ritorno di Rabagliati con uno stuolo di belle ragazze. Questo
titolo, che farà sicuramente indignare tutti gli ammiratori del grande cantante
milanese, me compreso, non ha alcuna relazione col testo, dove di Raba si parla solo
in termini positivi. Mah! Forse il responsabile di quella pagina, o magari il
caporedattore, covava da decenni una sottile invidia nei confronti della nostra star.
Altra curiosità dal sito sulle Lescano in Wikipedia, con ogni evidenza costantemente
aggiornato [è il nostro Vito che se ne occupa da qualche tempo, e i risultati si vedono!
- NdC]: il 28 settembre 2010, nell’articolo Il canto dei tre cigni, apparso sul
settimanale “Telesette”, la giornalista Laura Lombari afferma, non si sa in base a
quale fonte, che Caterinetta Lescano si trasferì in Venezuela nel 1961. Abbiamo
provato a contattarla per capire se appartiene al club “prima scrivere poi pensare”.
Paolo, che l'ha trovata su Facebook, ha ottenuto una risposta disarmante. La ragazza,
infatti, sosteneva di aver parlato con Maurizio Zaccaro, regista della fiction, che a sua
volta aveva collaborato con Gabriele Eschenazi, autore della biografia delle Lescano
intitolata Le regine dello swing, uscita per Einaudi. Dunque, Laura Lombari esortava
il nostro Paolo a contattare l'ufficio stampa di Einaudi per avere notizie di Eschenazi
o, alternativamente, di controllare la biografia delle Lescano su Wikipedia che le era
parsa, bontà sua, molto aggiornata e ben fatta. Era evidentemente in buona fede, ma i
tentacoli di certi personaggi sono infiniti».
3 Dicembre 2010
◙ Mail di Manuel: «Ieri pomeriggio ho sentito al telefono Lidia Martorana per farle,
anche a nome della redazione del sito, i migliori auguri di buon compleanno [la
signora è infatti nata a Torino, il 1° dicembre 1928 - NdC]. Sta benissimo ed è
sempre gentile, dolce e simpatica. Chiacchierando del più e del meno, mi ha detto che
la Bellini, quando dice che le Lescano imparavano ognuna la propria parte
separatamente per poi unirsi in armonia, dice una cosa inesatta: lei sostiene, invece,
8
che partivano da sole prendendo la nota dal Maestro Prato. La sua testimonianza è
particolarmente importante perché lei stessa, col trio Aurora, ha lavorato sia col
nostro Trio che con il Maestro Prato: è anche vero, però, che la versione della Bellini
sembra più realistica. Cosa ne pensano gli esperti? Quanto a me, non ho sufficiente
competenza tecnica tale da potermi esprimere con assoluta convinzione...».
◙ Mail di Francis: «Vorrei ringraziare pubblicamente Paolo e dire come sia
straordinario sottoporre un quesito tanto difficile e trovare quasi sempre una risposta
rapida, completa e soddisfacente! La mia opinione può contare poco, però siamo (mi
ci metto anch’io come “operatore ecologico”) una squadra decisamente in gamba,
composta da veri e propri “professionisti” del settore. Scusate questa
autocelebrazione, però, ogni tanto, è giusto farla. Grazie ancora, Paolo!».
◙ Antonio, nativo di Polignano a Mare e quindi compaesano di Domenico Modugno,
è senza dubbio il decano dei nostri collaboratori. Egli ci scrive questa bella mail: «Mi
complimento col Curatore per i nuovi progetti sul “nostro” sito per l’anno prossimo.
Sono sicuro che ne verrà fuori una cosa “chic”. Vorrei però precisare un piccolo
particolare. Quella persona speciale che ci ha lasciati quarant’anni fa [v. la
conclusione della Lettera aperta del Curatore sul futuro del sito] è cara ad
Alessandro e a Manuel (che se la sogna di notte), ma lo è stata e lo è tuttora anche
per me, sin dall’inizio della sua carriera (1940), quando potevo seguirla in diretta alla
radio, insieme ai suoi colleghi Fioresi, Bonino, Carboni, Termini, Lalli e Donà, che
facevano parte dello staff dell’orchestra di Pippo Barzizza. Non per nulla ho 81 anni!
Sono io che ho fornito ad Alessandro tutte le canzoni del suo repertorio, insieme a
foto rare».
In una mail successiva Antonio, su nostra richiesta, ci ha inviato alcune foto (v.
Appendice 2) tratte dal suo album di famiglia, accompagnandole con queste parole:
«Quando ascoltavo la cara Norma Bruni alla radio erano gli anni 1940/43 ed avevo
11-14 anni. Di quel periodo non ho foto. Dalla Prima Comunione (1936) si passa al
1939 in un gruppo di famiglia e poi agli anni ’50/’60. Allego anche la foto della
“mia” radio di allora, una Superla, Mod. 532 (1940), compagna della mia giovinezza,
dei miei ricordi e dei miei sogni ad occhi aperti, quando passavo molto tempo ad
ascoltarla in “religioso” silenzio!».
Eh sì! Se pensiamo a ciò che fanno oggi i ragazzini di 11-14 anni, dobbiamo
constatare che ne è passata di acqua sotto i ponti... E ci chiediamo allora se non sia il
caso di rimpiangere almeno qualcosa di quei tempi lontani, malgrado la tragicità del
momento storico.
◙ Mail di Virgilio: «Segnalo a tutti questo delizioso e interessante articolo (v.
Appendice 3) di Luciano Curino, del 1980, che ho trovato su “La Stampa”: a mio
avviso esso può a buon diritto essere incluso nella nostra Bibliografia. Ci sono due
frasi sulle Lescano (la prima detta da Filogamo, la seconda al termine dello stesso
capoverso) che a mio parere andrebbero incise in lettere d’oro, e riportate in qualsiasi
biografia su di loro».
9
4 Dicembre 2010
◙ Mail di Vito: «Ho trascorso mezza giornata alla Civica di Torino, consultando le
Guide Paravia, in particolare quelle dal 1946 al 1951 e quelle dal 1953 al 1955.
Quella del 1952 è sfortunatamente mancante, ma non penso che sia un problema
perché, confrontando le varie annate, secondo me i dati sono attendibili.
Devo darvi subito una notizia deludente: in nessuna annata risulta un’attività
commerciale legata al nome Lescano, né è presente un antiquario in via Cesare
Battisti, 3. Ho controllato nei due elenchi, sia quello alfabetico per cognomi dei
titolari e/o della ragione sociale, sia in quello suddiviso per categorie, alla voce
antiquari: è probabile quindi che quella dell’antiquariato fosse per Caterinetta
Lescano una passione e non un interesse professionale.
A tale proposito volevo anche dirvi che non esiste un antiquario di nome Duilio
D’Agostino; è invece registrato Vincenzo D’Agostino, suo fratello. Ho scoperto
comunque un particolare interessante: Vincenzo D’Agostino risulta avere il proprio
negozio in via Maria Vittoria, 8, cioè a due isolati esatti da via Cesare Battisti, 3.
Sono due vie che partono entrambe da via Roma e che hanno quei numeri (3 e 8)
entrambe nel primo isolato: si tratta quindi di due indirizzi vicinissimi. Se quindi
Caterinetta Lescano aveva, come sembra dall’annuncio, l’hobby dell’antiquariato, in
quale negozio poteva recarsi se non in quello a due passi da casa sua? Potrebbe
quindi aver conosciuto lì Duilio D’Agostino, che affiancava il fratello nella gestione
del negozio.
Un’altra cosa. Nelle Guide Paravia, all’inizio, sono presenti alcune pagine con le vie
di Torino, i numeri civici presenti e i padroni di casa, solo però se lo erano di tutto lo
stabile. In pratica, se un edificio era di proprietà di tanti condomini non vi è scritto
nulla, se invece era di proprietà di un’unica persona o di un ente (che so, la SAI
Assicurazione) il relativo nome vi compare. Ebbene, l’edificio di via Cesare Battisti,
3 risulta, in quegli anni, di proprietà di una “Società Anonima Fondiaria Incendi”
(non ho idea di che cosa fosse, ma cercherò di informarmi): ciò significa che le
Lescano vi abitavano in affitto, e questo già dal 1946».
Suggerimento per ulteriori ricerche. Se questa Società Anonima Fondiaria Incendi
esiste ancora da qualche parte, magari con un nuovo nome, forse si potrebbe trovare
nei suoi archivi un documento relativo alla gestione dello stabile di via Cesare
Battisti, 3, col nome degli inquilini, il canone e le condizioni di affitto, ecc. Insomma
potrebbero saltar fuori informazioni inedite e sicuramente per noi interessanti sulle
Lescano ivi residenti.
Le opportune precisazioni di Vito lasciano aperta una questione cruciale: quale
attività lavorativa abbia svolto Caterinetta (o Kitty, come si faceva chiamare
familiarmente) a Torino dal Marzo/Aprile 1946 (distacco dalle sorelle) in poi, per
pagare la sua parte di affitto, mantenersi e addirittura concedersi un hobby costoso
come quello dell’antiquariato, nonché delle vacanze al mare in lussuose località
turistiche (la sua presenza ad Alassio, verso il 1950, è documentata dalla firma da lei
apposta su una piastrella del famoso Muretto)? Non risulta da nessuna parte che abbia
ripreso a cantare né tanto meno a incidere, perciò avrà pur fatto qualcos’altro per
10
sbarcare il lunario, visto che le Lescano, a quanto si dice (ma noi nutriamo seri dubbi
sulla veridicità di questa affermazione, messa in giro per primo dal solito Luciano
Verre), uscirono dai 18 mesi di imboscamento in montagna, nei dintorni di SaintVincent (Valle d’Aosta), sommerse da ingenti debiti (4 milioni di allora!). Sappiamo
poi che verso il 1953 Kitty conobbe il facoltoso antiquario Duilio D’Agostino
(testimonianza del nipote, dr. Franco D’Agostino) e diventò la sua compagna per tre
o quattro anni: è logico pensare che in quel periodo non abbia avuto alcuna
preoccupazione economica, ma come se la sarà cavata prima di quell’incontro?
Speriamo che emerga un giorno qualche nuovo documento, in grado di gettare un po’
di luce in questo buco nero della biografia delle nostre amate sorelle, purtroppo non il
solo.
◙ Leggiamo nel sito http://moked.it/torinoebraica/ che martedì 7 Dicembre p.v., alle
ore 18.00, ci sarà presso il Centro Sociale di Torino una conferenza intitolata Luci e
ombre del Trio Lescano nei ricordi del regista Massimo Scaglione. L’evento è
organizzato dalla Adei Wizo ed è presentato con quest’altro titolo: Cantare in tre, che
problema c’è?
Massimo Scaglione (Garessio, Cuneo, 1931),
regista teatrale e televisivo.
Dato l’indubbio interesse che presenta tale iniziativa, abbiamo immediatamente
allertato i nostri collaboratori torinesi. Loris Davide Fiore ci ha assicurato che sarà
presente all’evento, e cercherà di filmare qualcosa, che metterà poi in rete. Vito Vita,
dal canto suo, ci ha scritto: «Purtroppo il 7 non potrò esserci, però è interessante in
ogni caso il fatto che sia coinvolto Scaglione. Magari si potrebbe provare ad
intervistarlo: è del ’31 e forse ha conosciuto le Lescano, quand’era ragazzino».
Abbiamo naturalmente approvato toto corde l’idea di Vito, con la certezza che,
affidata a lui, l’intervista a Massimo Scaglione non sarà meno piacevole e istruttiva
da leggere di quelle firmate da Manuel o da Virgilio. Di questo passo finiremo per
creare, nella nuova edizione del sito, un’apposita sezione dedicata alle interviste
realizzate da noi, ben diverse da quelle apparse nei periodici o in altri siti internet ad
opera di gente che – a voler essere gentili – “scrive tanto per scrivere” ovvero – per
usare la sapida definizione di un giornalista di quelli veri, qual è il nostro
collaboratore genovese – è iscritta al frequentatissimo Club del «Prima scrivere, poi
pensare».
11
Resta inteso che se se qualche nostro lettore del posto assistesse fra tre giorni alla
conferenza di Scaglione e ci mandasse poi un resoconto dettagliato di ciò che ha
sentito, saremmo bel lieti di pubblicarlo in questa sede.
◙ Mail di Virgilio: «Debbo scusarmi con i lettori del Notiziario perché, come mi ha
fatto notare Paolo, l’informazione sul programma del secondo canale Rai Noi
maggiorenni non è relativa al 1968 ma all’anno precedente: una mia svista. A
proposito della rubrica, vi segnalo altre due succose ‘chicche’ che ho inserito nella
Cronologia del Trio Lescano (cui sto lavorando, col proposito di diversificare le
curiosità dalle notizie): sono rispettivamente del 1974 e del 1980, e stavolta ho
verificato bene. ST sta per “La Stampa”, SS per “La Stampa della Sera”.
● ST, n. 20, 24 Gennaio 1974, p. 2: Lietta Tornabuoni, nell’articolo rievocativo Ma
non si ride del capufficio, ricorda le “filastrocche nostalgico-gozzaniane: La Gran
Bretagna indice le sanzioni / Goering s’incontra con il conte Ciano / ‘Meglio vivere
un giorno da leoni...’. / La radio accesa al terzo o quarto piano / annunciava:
Ascoltate il Trio Lescano / in un nuovo programma di canzoni”.
● SS, n. 313, 6 Dicembre 1980, p. 11: Nell’articolo di Ivano Barbiero Jezebel sta
ancora sognando (intervista alla cantante Carla Boni) vien detto tra l’altro: “Chiedere
l’età ad una signora non sta mai bene, ma chi ha già passato gli... anta di certo si
ricorda il brano Soldatini di piombo. Ed è proprio con questa canzone che Carla Boni,
a soli nove anni ha iniziato a cantare col Trio Lescano, nell’orchestra Cetra diretta da
Pippo Barzizza. Con la sua vocetta esile, la cantante ferrarese, doveva creare il
maggior contrasto possibile con le voci esperte e smaliziate delle sorelle olandesi”».
Purtroppo di tratta di una notizia falsa, come, ahinoi, tante altre che circolano sul
conto delle Nostre: v. le Notizie del 16 Ottobre 2009.
5 Dicembre 2010
◙ Mail di Virgilio: «Riguardo all’interessante mail di Vito, vorrei dire la mia.
Secondo me, a occuparsi di antiquariato non era Caterinetta, ma Duilio D’Agostino;
il quale, per ragioni che ignoriamo ma sono facilmente intuibili (il desiderio di
emanciparsi commercialmente dal fratello, magari senza disporre dei mezzi
necessari), avrà pregato la probabile convivente di offrirsi come punto di ricezione
dei suoi traffici, non disponendo di un alloggio adeguato e volendo impressionare gli
eventuali venditori col fatto dell’appartamento in una zona residenziale. Che poi
Caterinetta-Kitty abbia potuto collaborare con lui, questo è un altro paio di maniche».
◙ Mail di Paolo: «In riferimento all’appunto sull’armonizzazione delle voci nei trii,
credo che la verità stia nel mezzo. L’armonizzare le voci parte da dati addirittura
matematici, ed è soggetta alla legge delle scale musicali. Certamente un trio vocale,
soprattutto agli inizi, lavorerà al meglio guidato da un maestro, che farà eseguire le
varie parti una per una. Quando poi subentri una certa esperienza – e le Lescano, con
tutte le loro incisioni e spettacoli dovevano essere delle vere maestre – ecco che
basterà suonare l’accordo, e non la nota singola, per fare in modo che
l’armonizzazione diventi quasi spontanea.
12
Naturalmente molto dipende dalla difficoltà del brano. Accordi semplici vengono
armonizzati senza difficoltà a 3 voci, frasi più complesse richiedono magari uno
studio più attento per ottenere tutte le sfumature. Chiariamo il concetto. Tutti noi
siamo in grado, credo, di cantare a due voci. Espandendo le armonie si complica
tutto. In una sezione di saxofoni, dove le voci sono 4 e talvolta 5, è praticamente
impossibile suonare senza leggere una parte scritta.
Va chiarito che la voce umana è uno strumento che ha la sua estensione, e che esegue
uno spartito leggendolo come fosse un libro, così come qualsiasi altro strumento a
fiato o a corda. Ascoltate ad esempio In un palco della scala del Quartetto Cetra: le
prime note sono prese pari pari dal Preludio, Atto primo, della Traviata. Non è
pensabile di cantarle “a orecchio”. Per le Lescano, invece, raccomando Baciami, con
Silvana Fioresi. Qui è presente l’unico esempio di “Quartetto Lescano” (mi si passi il
termine). Certamente avrà richiesto ore di studio e di prove.
◙ Altra mail di Paolo: «L’uso del megafono nella musica nasce da un’esigenza
tecnica, ovvero quella di amplificare le voci, anche strumentali, durante le incisioni o
le prime radio trasmissioni. Un esempio è questa immagine del 1924, con l’Orchestra
Victor:
Poco oltre il celebre cantante-direttore d’orchestra Rudy Vallee usò il megafono per
dare un effetto paricolare alla sua voce:
13
Altre orchestre degli anni ’30 utilizzavano i megafoni sempre per ottenere effetti
particolari alle voci dei clarinetti (Hal Kemp). Attualmente il megafono viene
utilizzato dai cantanti dei gruppi dixieland e nelle marching bands ispirate ai
complessi jazz di New Orleans».
◙ Mail di Antonio: «Non si può prendere tutto per oro colato! Nell’articolo
di Luciano Curino (v. le Notizie del 3 Dicembre scorso) apparso su “La Stampa” il
5.4.1980 – anche se affermato dal ‘grande’ Nunzio Filogamo – c’è un grossolano
errore. Lui sostiene che fu il primo a presentare Rabagliati al Lirico di Milano e
questo va bene, però quando afferma che D’Anzi gli confezionò Domani e quindi
venne accettato, si sbaglia. Domani fu composta dal M° Pippo Barzizza su testo di
Riccardo Morbelli. Tanto per la precisione».
Scheda dagli archivi della Siae.
◙ Mail di Francesco Paci: «Ecco l’elenco, finalmente redatto, dei brani più
interessanti della raccolta di dischi in vinile da me acquisita la settimana scorsa.
Tengo a precisare sin da subito che non tutte le canzoni sono state elencate, in quanto
alcune sono interpretate da Nilla Pizzi; non ritenendo necessario, almeno per il
momento, segnalarle, le ho accantonate, ma nel caso che le si ritenga altrettanto
interessanti, provvederò a stilare l’elenco anche di queste incisioni. Intanto ecco
quelle che potrebbero farci più gola.
N.B.: Smarrimento di Rabagliati non è stata inclusa, in quanto Il Discobolo possiede
già questa canzone. Inoltre voglio lanciare una sorta di appello a tutti gli appassionati:
indicatemi, sia in questo elenco che in quello precedente (inviato al Curatore due
settimane fa) le canzoni ritenute interessanti e che meritino di venir digitalizzate: io
non sono a conoscenza del loro livello di rarità.
- I pescatori di perle, Beniamino Gigli e Orchestra diretta dal maestro Goossens, La
Voce del Padrone (1943), DA 1216, matrice 30-6956.
- Manon, Beniamino Gigli e Orchestra diretta dal maestro Barbirolli, La Voce del
Padrone (1943), DA 1216, matrice 30-6896.
- Malinconico tango, Quartetto Li Causi, Fonit (1943), 9089 A, matrice 75898.
- Agrigento fox, fox-trot, chitarrista C. Cummo, Fonit (1943), 9089 B, matrice 75699.
14
- Musica proibita, di Stanislao Gastaldon-Flick Flock, dal film omonimo, Tito Gobbi
e Orchestra diretta dal Maestro Dino Olivieri, La Voce del Padrone (1943), AV 51,
matrice OBA 5167.
- Famme sunnà cu’ tte, di Ruccione-Roverselli, dal film Musica proibita, Tito Gobbi
e Orchestra diretta dal Maestro Dino Olivieri, La Voce del Padrone (1943), AV 51,
matrice OBA 5166.
- Sotto il pergolato, valzer di Cipriano (1948), Nando Monica ed i suoi Campagnoli,
Compagnia Generale del Disco (CGD), PL 1320, matrice 126.
- Verso sera, valzer di Cipriano, Nando Monica ed i suoi Campagnoli, Compagnia
Generale del Disco (CGD), PL 1320, matrice 125.
- Serenata a nessuno, beguine, terza classificata al 1° Festival della Canzone Italiana
(Colì) - Canzone stornellata, Achille Togliani con l’Orchestra Angelini, Cetra, DC
5263 B, matrice 54547.
- L’attesa, slow di Ravasini-Biri, Gino Latilla con l’Orchestra Angelini, Cetra, DC
5472 B, matrice 10011.
- Storia di un povero cuore, valzer moderato di Mascheroni, Aldo Donà con
l’Orchestra Cetra diretta da Pippo Barzizza, Cetra, EE 6010 B, matrice 54110.
- Madonna delle Rose, beguine di Ruccione-Fiorelli, Oscar Carboni con l’Orchestra
Angelini, Cetra, DC 5463 B, matrice 10004.
- La serenata, di Schubert-Arturo Franci, dal film Cine Allianz Angeli senza
paradiso, Tito Schipa con l’ Orchestra della Scala diretta dal M° Olivieri, La Voce
del Padrone (1943), DA 1408, matrice OBA 259.
- Ave Maria, Schubert-N.N., dal film Cine Allianz Angeli senza paradiso, Tito Schipa
con l’ Orchestra della Scala diretta dal M° Olivieri, La Voce del Padrone (1943), DA
1408, matrice OBA 258.
6 Dicembre 2010
◙ Grazie alla cortesia degli amici torinesi Dino Dal Verme e Paolo Benevelli , che
ringraziamo sentitamente una volta di più, il nostro Archivio si è arricchito di un altro
documento rilevante: il manifesto di Torino Jazz Notte, lo spettacolo organizzato e
diretto nel 1946 dallo stesso Dal Verme. Osserva Paolo: «Da notare le ragazze del
Trio Aurora, qui presentate con un cognome curioso, e la probabile presenza di Carlo
Prato: è il 2 giugno del ’46!».
15
Manifesto dello spettacolo “Torino Jazz Notte”
◙ Mail di Walter, che aveva accettato il nostro invito di recarsi a Lodi (non troppo
distante da casa sua), per fotografare la tomba di Silvana Fioresi (v. le Notizie del 1°
Dicembre scorso): «Anch’io, come si suol dire, sono a volte preso da una spasmodica
16
frénesie, e allora, senza aspettare la risposta (ma ci sarà mai?) dall’Ufficio Pubbliche
Relazioni, a Lodi, appunto, ci sono andato di persona.
Approfitto così della bella giornata di sole, nonostante la nevicata e la nebbia dei
giorni scorsi. Verificando in loco, ora posso confermare senza dubbi di sorta, che a
Lodi sono operative tre strutture cimiteriali e cioè:
- Cimitero Maggiore: viale Milano, 103.
- Cimitero frazione di Riolo: via A. Caponnetto.
- Cimitero S. Bernardo: Viale Toscana.
Giunto al cimitero Maggiore o Monumentale, ho conferito subito con l’Uufficio dei
custodi che, molto gentili, mi hanno mostrato il registro cartaceo delle tumulazioni (il
loro terminale non funzionava). Nessuna La Rosa Silvana tumulata colà nel 2002. Per
scrupolo abbiamo cercato con il cognome Fioresi (non si sa mai...). Niente.
Vado successivamente in frazione Riolo: il cimitero è piccolo, a dimensione di
paesetto. Anche qui ho trovato subito l’Ufficio dei custodi: in questo caso il terminale
funziona. Nessuna presenza nell’archivio informatico. Davanti alla mia faccia che
tradisce evidentemente grande delusione, uno dei due si intenerisce. Prende in mano
il telefono e chiama il funzionario di turno all’Anagrafe in Municipio. Pochi secondi
di silenzio e l’impiegato comunica: “Nessuna salma che risponde a questo nome si
trova nei cimiteri di Lodi”. Ringrazio e me ne vado. A questo punto è inutile anche la
mia ultima visita presso S. Bernardo e quindi torno a casa.
Per scrupolo aspetterò ancora qualche giorno per vedere se il Comune risponde alla
mia mail con uno scritto, a definitiva conferma di ciò che mi è stato detto
verbalmente.
Che dire... ero sicuro di trovare qualcosa, ma evidentemente non tutte le
ciambelle...».
Delusione anche di Virgilio, che così commenta: «Ma allora le spoglie della nostra
grande Silvana Fioresi dove accipicchia sono finite? Di Lodi, in Italia, ce n’è una
sola, mi pare...».
Evidentemente l’informazione data per telefono a Virgilio dalla gentilissima
impiegata dell’Ufficio Cimiteri del Comune di Milano era tutto fuorché esatta. Non
sappiamo che dire!
In una mail successiva il buon Walter ci scrive: «Non dovete nemmeno lontanamente
pensare che il viaggio a Lodi sia stato per me inutile. […]. Adesso sappiamo per certo
che la tomba di Silvana Fioresi non è lì. E, per consolarvi, vi mando una canzone da
lei interpretata, Ti rivedrò, che ho trovato in rete molto malridotta: l’ho restaurata e
mi pare che il risultato finale sia buono. Me la sono ascoltata per tutto il viaggio di
andata e ritorno: peccato che la Silvana che ho evocato non mi abbia aiutato!».
◙ Mail di Virgilio: «Non che per rendermene conto avessi bisogno di verifiche, ma la
miglior prova che il Notiziario è una vera e imprescindibile miniera d’informazioni
sulle Lescano, così fitta e copiosa che uno, a volte, può dimenticarsele, l’ho avuta
oggi, quando, scorrendo il Marzo 2009, mi sono imbattuto nella mail di tale signor F.
Koot-Lever, che nel suo messaggio forniva due date tratte da un documento del
Registro Municipale de L’Aja e quindi da considerare sicure.
17
La prima, quella del 12 ottobre 1928, è – che io sappia – l’unica certa tra quella della
nascita di Caterinetta (23 Novembre 1919) e quella della registrazione del primo
disco delle Lescano alla Parlophon-Cetra (22 Febbraio 1936). In essa, risulta come
Eva de Leeuwe, moglie di Alexander Leschan, con le figlie Alexandra, Judik e
Catharina lasci Wiesel e si trasferisca a Den Haag. Ciò significa due cose: 1)
che prima di tale data la donna con le tre figlie vivevano a Wiesel (a quanto ho potuto
vedere, un borgo piccolissimo vicino ad Apeldoorn, un settanta chilometri a sud-est
di Amsterdam); 2) che almeno a partire da tale data, le quattro Leschan si
‘emanciparono’ dal rispettivo marito e padre, lasciandolo al suo destino; mi pare,
quindi, una testimonianza di tutto rilievo.
La seconda, 1° Novembre 1937, riferirebbe della partenza della “famiglia” da L’Aja
verso l’Egitto. Io la interpreto così: con ogni probabilità il signor Koot-Lever, o chi
per esso, ha letto l’ultima cifra come “7” mentre si tratta di un “4”, perciò non al 1937
bensì al ’34 essa andrebbe riferita: si tratterebbe dunque della data in cui Eva e le due
Sunday Sisters partirono per la tournée che toccherà il Medio Oriente; si era parlato
di Siria e Libano, ma evidentemente prima venne l’Egitto. Non saprei altrimenti
quale spiegazione dare. È comunque, anche questa, un’indicazione da ritenere
preziosa».
In alto da sinistra: Judik, Eva e Alexandra Leschan davanti alle Piramidi d’Egitto;
l’uomo senza cappello, con camicia bianca e cravatta, pare essere il loro impresario, Enrico Portino.
Foto conservata nell’archivio personale di Sandra Lescano, passato poi a Medardo Vincenzi.
◙ Paolo ha motivo di credere che la Società Anonima Fondiaria Incendi, di cui si è
parlato nelle Notizie del 4 Dicembre scorso, esista ancora, nel senso che farebbe oggi
parte della Fondiaria-Sai, con sede anche a Torino, in Corso Galileo Galilei, 12. Egli
ha dunque indirizzato a detta Società una mail, per chiedere se esistano tuttora degli
archivi con la documentazione relativa alla gestione dello stabile di nostro interesse,
cioè quello di via Cesare Battisti, 3. Speriamo che arrivi una risposta affermativa e
che detta Società manifesti la volontà di collaborare con noi nella ricostruzione della
18
biografia delle sorelle Lescano. Naturalmente Paolo ha inviato copia della mail anche
a Vito Vita, il nostro attivissimo collaboratore torinese.
7 Dicembre 2010
◙ Abbiamo finalmente potuto sistemare anche le foto recentemente acquistate dal
nostro collaboratore Francis (v. le Notizie del 27 Novembre 2010), e da lui quindi
scansionate con cura per offricele come contributo per il nostro Archivio fotografico.
In conformità a quanto abbiamo deciso (v. la Lettera aperta del Curatore sul futuro
del sito) per tutto il materiale iconografico in nostro possesso, archiviato come file
jpg di adeguata definizione, proponiamo ai nostri lettori le miniature, piccole ma
leggibili, di tali foto (v. la sezione Documenti).
Il loro restauro ha richiesto pochi interventi, in quanto le foto in oggetto sono ben
conservate; una di esse, però, ci ha posto un problema di non facile soluzione. Si
tratta di una foto, in primo piano e particolarmente espressiva, di Tina Allori che
presenta sul volto 4 vistose macchioline scure: si tratta di nei (come quello famoso
che Norma Bruni aveva sulla guancia sinistra e che l’artista non cercò mai di
nascondere), oppure di difetti della foto? Nel nostro ben fornito archivio abbiamo
altre tre immagini di questa cantante e su di esse non ci pare di scorgere le macchie in
questione:
Nell’ordine: particolare della foto di Tina Allori acquisita da Francis
e le altre foto della cantante nel nostro Archivio fotografico.
19
Abbiamo di conseguenza deciso, sentito il parere di alcuni nostri collaboratori esperti
di iconografia, di restaurare la foto eliminando tali macchie. Il risultato si può vedere
nel summenzionato pdf con le icone di tutte le foto offerteci da Francis.
Il nostro collaboratore, tuttavia, manifesta una certa perplessità riguardo alla
decisione da noi adottata e ci scrive: «Ottimo lavoro di restauro, ma, effettivamente, i
nei della Allori sono suoi e le fotografie dove non li ha sono quelle in cui sono stati
ritoccati. Io opterei per lasciarglieli, ma alla fine, cambia poco. È un po’ come per la
gobba sul naso della Bruni. Come dicevamo qualche tempo fa, dovremmo lasciare
tutto il più possibile fedele alla realtà. […]. Ho un’altra foto della Allori in cui ci sono
gli stessi identici nei (non macchie, sono in rilievo) e nelle stesse identiche posizioni.
Nelle foto presenti nell’Archivio del sito, una sembra proprio ritoccata, e la qualità
delle altre due non lascia speranza sul fatto che si possa capire o meno se avesse quei
nei. Oltretutto penso che con un po’ di trucco, in una foto d’epoca, i nei fossero
facilmente mascherabili: insomma, in bianco e nero, bastava renderli di un colore
simile alla pelle ed eccoli scomparsi. Escluderei anche che si trattasse di “nei alla
moda”, sia perché, se così fosse, allora la cantante ci aveva un po’ preso la mano e se
ne era disegnati un po’ troppi (anche se non direi che abbia il viso “devastato”,
però…), sia perché sono proprio in rilievo. Tra l’altro il neo sulla guancia destra lo si
può vedere chiaramente anche nella foto sul palcoscenico che vi ho mandato, anche
se è di profilo. Neo che scompare nella foto autografata, chiaramente ritoccata. Spero
di avervi convinti, per amore di verità!».
Chi volesse intervenire nel dibattito è il benvenuto. Lo ha già fatto il nostro
collaboratore Sandro con questa mail: «Non credo che Tina Allori, veri o non veri
che fossero quei difetti sul viso, (il primo a sinistra del naso è chiaramente un difetto
della foto, mentre quello sulla fronte potrebbe essere l’unico autentico) avrebbe
approvato un ritratto con quelle magagne: era uso allora, da parte dei fotografi
ritrattisti, correggerli. Secondo me, il Curatore ha fatto bene, anzi benissimo a
eliminarli; ma sono solo un... sorcio archivista».
◙ Mail di Antonio: «Grande sorpresa e successiva ilarità mi ha prodotto la lettura del
manifesto Torino Jazz Notte – spettacolo che “sarebbe” stato rappresentato al Teatro
Lux di Torino il 2 Giugno 1946, e non per i tanti partecipanti che sono ben noti
(Pasero, Migliardi, Trio Aurora (compresa Lidia) e il Quintetto vocale Hot, nel quale
militavano allora il defunto Luciano Benevene e Sergio Ponalini, tuttora vivente –
Quintetto che si sarebbe trasformato successivamente in Radio Boys – ma per aver
trovato fra tanti nomi celebri la Band of Kiakun. Bene, la banda dei chiacun (o fichi
secchi) è un termine prettamente pugliese (se non proprio barese) per definire
quelle piccole bande locali, formate da 3 o 4 elementi, che si improvvisavano e
giravano per le strade cittadine in ricorrenze di feste religiose. La Band of Kiakun
sarebbe insomma La Banda dei Fichi Secchi, per cui l’organizzatore o uno dei suoi
componenti doveva assolutamente essere pugliese.
Ho pensato di telefonare alla signora Martorana (la Lidia Aurora del manifesto), con
la quale spesso e volentieri dialogo – tanto per ricordare i vecchi tempi – al fine di
chiederle lumi su questo spettacolo. Per tutta risposta la signora ha categoricamente
affermato di non avervi mai partecipato, anche perché si era distaccata dal Trio
20
Aurora subito dopo la guerra, e cioè nel ’44/’45. Al suo posto era subentrata Santina
Della Ferrera e questa formazione fu quella che partecipò al Festival di Sanremo del
’59.
Il Trio Aurora negli anni Cinquanta, con
Claudia Dell’Aglio, Pina Padovano e Santina Della Ferrera.
La signora Martorana ha aggiunto che al Teatro Lux non ha mai cantato né come trio
né come solista e che ci è andata varie volte (insieme al marito Elio Lotti) per
assistere a delle proiezioni cinematografiche. Lei nel ’46 ha iniziato a cantare come
Lidia Aurora con Beppe Moietta e non con Barzizza, a cui sarebbe passata in seguito,
nel ’47, dopo aver vinto il concorso delle voci nuove col suo vero cognome,
Martorana.
Non contento di questa precisazione, mi sono rivolto all’archivio de “La Stampa” di
Torino per accertarmi che almeno il quotidiano locale ne avesse parlato. Ho fatto le
mie ricerche dal 1° Gennaio 1945 al 30 Giugno 1946, ma di questo spettacolo
nessuna notizia, né sotto la voce Torino Jazz Notte né sotto Trio Aurora, in quella
precisa data del 2 Giugno e nei giorni successivi. Il Trio Aurora (senza la Martorana)
è presente in spettacoli di ritrovi notturni come Danze Biffi e La Rotonda - Palazzo
Moda, unitamente al M° Gimelli e a Tony Stella. Nient’altro. Quindi quel manifesto
o è truccato oppure era uno spettacolo che si doveva fare ma poi non è stato mai
realizzato. Se fosse veritiero, con la presenza di tanti celebri artisti come Barzizza,
Gimelli, Migliardi, Pasero e cantanti famosi – almeno in quel periodo – perchè “La
Stampa” non ne avrebbe parlato? A voi l’ardua sentenza».
◙ Mail del Centro Stan Kenton - Sanremo: «Martedì 7 Dicembre, si terrà a Genova,
Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale, ore 21,30, un Omaggio a Lelio Luttazzi.
Nell’occasione interverrà il Sultano dello Swing Freddy Colt con il suo “Syncopated
Quintet”. La serata sarà condotta da Adriano Mazzoletti con la partecipazione di
Rossana Luttazzi e Giorgio Lombardi. Proiezione di rari filmati del Maestro triestino.
Verrà data lettura del messaggio inviato da Stefano Bollani, Gran Visir del Sultanato
dello Swing.
21
Organizzazione:
Museo
del
Jazz
di
Genova.
Ingresso
libero».
◙ Mail di Paolo intitolata: Un minuto di amenità: «Benchè testualmente ineccepibile,
definire il povero Angelini “Cynical” ha un gusto tutto americano: guardare per
credere!
I traduttori on line sono spesso spassosi... Tempo fa, leggendo la biografia di James
Moody, Sesto Ufficiale di coperta del piroscafo Titanic, ho provato a passare il testo
ad un traduttore automatico dall’inglese all’italiano, ottenendo un improbabile
“Malumore di Marmellate”!
Secondariamente vi informo che ho acquisito via eBay un fascicolo di spartiti
interessanti, appena arriva sarà mio compito scansionarlo e inviare ciò che ci serve».
8 Dicembre 2010
◙ Mail di Loris Davide Fiore: «Ho avuto la sorpresa di rivedere la sig.a Bria, che
precedentemente mi aveva detto che non sarebbe venuta alla conferenza (v. le Notizie
del 4 Dicembre scorso) per motivi di salute del marito, comunque nessun problema.
Ad ascoltare il regista Massimo Scaglione che ha parlato di Luci e ombre del Trio
Lescano c’era anche una delle nipoti del M° Prato, che vive a Torino. Da quanto ne
sa lei, che era piccolina quando morì suo zio, i familiari non hanno purtroppo più
nulla se non un disco della serie Le canzoni dei ricordi, precisamente quello (LCR
3004-4) dove è scritto che Sandra, l’unica superstite del Trio, viveva in Italia, ospite
di alcuni amici sulla Riviera Ligure.
Scaglione ha raccontato (per nostro dispiacere, ma è un suo parere) che le ragazze da
vicino erano davvero brutte, ed erano al contempo vincitrici e vittime, grandi
lavoratrici, poco cordiali e preoccupate di tutto, schiave, almeno durante la guerra, di
una madre troppo possessiva. Nei camerini si sentiva sempre odore di minestrone,
visto che la cucina era per loro un obiettivo primario: mangiavano infatti sempre in
gran fretta, quando arrivarono all’abitazione di via degli Artisti, dove viveva anche il
M° Prato. Erano però dotate di un grande fascino magnetico.
Maria Bria ha aggiunto che bevevano molto e che nessuno [nel periodo in cui lavorò
con loro, al posto di Caterinetta] le chiese mai: “Ma lei è o no una Lescano?”. Ha
22
ribadito inoltre che non erano gentili con lei e che con loro non guadagnò mai una
lira. Il resto ve lo mando a breve come video file, effettivamente mi aspettavo di più
da questa conferenza...».
◙ Mail di Aldo: «A proposito delle osservazioni di Antonio: ma il Trio Aurora non
partecipò al Festival di Sanremo del ’55? (proprio in quella formazione: Dell’Aglio,
Padovano, Della Ferrera). Si sciolsero (come trio) intorno al ’59. Circa i nei sul volto
di Tina Allori, li noto ora per la prima volta in una foto (ma che sbadato e
disinformato che sono!...); dei quattro che vedo, solo uno (quello a sinistra vicino al
naso in basso, nell’immagine primo-piano) parrebbe essere “difetto da foto”, mentre
gli altri mi sembrano nature».
◙ Varie mail di Virgilio: «Vi sottopongo un’altra curiosità. Il 4 Ottobre 1952 il
quotidiano catalano “La Vanguardia Española” di Barcellona (año LXVIII, n. 36.851,
edición del sabado, p. 6), alla rubrica Guía del Radioescucha, nel “Programa para
hoy”, riporta che Radio Barcelona trasmette alle 22.15, le “Hermanas Lescano”. È
una notizia assai intrigante, perché insinua un dubbio, ovvero: si tratta dell’originale
Trio Lescano, oppure del Nuovo Trio? A mio avviso, ahimè, è quasi certo che si tratti
del Trio originale: la mia nonna materna proprio in quegli anni viveva a Barcellona, e
conservo ancora molte sue lettere indirizzate a mia madre. Ebbene, posso dirti che
così come i cinema proiettavano film italiani, analogamente le radio trasmettevano
motivi italiani, perché la nostra canzone era all’epoca molto seguita (e per la verità la
è anche oggi). Esiste però qualche piccola percentuale di dubbio, dati i fitti rapporti
tra l’Argentina peronista e la Spagna franchista... Nel qual caso: che esistano alcune
registrazioni del Nuovo Trio, giunte in Spagna da Radio El Mundo?
[…]. Come supponevo, è il Trio originale, che canta Hula, flor de Hawaii; e non ci
sono mica solo loro (Clerici, la Termini...). In una pagina, la 9, c’è tutta la scaletta
cartacea della programmazione radiofonica, quella con le ‘nostre’ canzoni. Altri brani
(¿Maramao porque te has muerto? ecc.) si trovano in seconda pagina. Visti i titoli
spagnoli, non esisteranno mica registrazioni del Trio originale in lingua spagnola? In
fin dei conti, così come si facevano film in versioni bilingui... Ricordo che c’era una
società cinematografica italo-spagnola, che produceva, tra l’altro, film con Conchita
Montenegro.
[…]. In conclusione, sia negli anni di guerra – 1943 – sia in quelli del più ampio
dopoguerra – 1952 – in Spagna, o almeno a Barcellona, i programmi radiofonici
trasmettevano spesso canzoni italiane, e il Trio Lescano, quello originale, non
mancava mai; perfino, appunto, quando in Italia era ‘bandito’ dall’Eiar (ma solo di
persona, dal vivo, non certo nei dischi). Altro però non v’è, perché le canzoni
trasmesse erano quelle originali, in lingua italiana, benché i titoli fossero tradotti in
spagnolo; quest’ultima circostanza, semmai, farebbe pensare che gli stessi motivi
fossero già noti in Spagna perché cantati in spagnolo. Sono interessanti anche gli
orari di programmazione: nel primo caso alle 8, nel secondo alle 18.40.
[…]. L’altro giorno ho ascoltato molte incisioni delle Andrews Sisters; oggi, mentre
lavoro, ascolto le sorelle Boswell: beh, è proprio tutt’altra cosa! Tanto quanto quelle
erano ‘rozze’ queste sono espressive e ineccepibili. Il problema, semmai, è che
avendo iniziato ad avere vero successo agli albori degli anni Trenta, il più delle volte
23
cantano canzoni esageratamente melodiche e, a volte, un tantino alla melassa. Ma
altre! Basta un pezzo come Crazy People (1932), dove sono visibili anche in filmato,
per avere una prova della loro eccellenza; e vi sono brani come Mood Indigo (1933)
in cui interpretano da par loro i toni e la caratteristica vocalità delle cantanti di colore.
Insomma, davvero si dimostrano all’altezza delle nostre olandesine. In più rispetto ad
esse, le sorelle Boswell avevano il fatto sia di cantare assieme da sempre, sia di essere
tutte musiciste: Martha suonava il pianoforte, Vet violino, banjo e chitarra e Connee o
Connie violino, sassofono e chitarra. Questo fatto però, se ci pensiamo bene, depone
solo a favore della straordinaria musicalità delle Lescano, che veramente, come
ricordò il M° Angelini, si «autoarmonizzavano». Non so, infatti, quanti considerino il
fatto che Eva e le sue due figlie maggiori giunsero a Torino, con ogni probabilità,
nella seconda metà del ’35, e che la prima vera prova di canto, quella procurata dal
negozio di musica Chiappo, dall’esito negativo, venne effettuata appunto solo da
Alessandra e Giuditta (si veda l’intervista a Sandra di Vito Orlando, del 1981); prima
che le tre sorelle Leschan potessero studiare canto col maestro Carlo Prato non
passarono certo meno di tre mesi, a dir poco:perché solo in seguito a questo smacco
Eva partì per l’Olanda, prese Caterinetta dal collegio di Amsterdam e la portò a
Torino. Esse, dunque, che esordirono in disco il 22 Febbraio del ’36, ebbero in
pratica meno di tre mesi per ‘registrare’ ed armonizzare le rispettive voci: un tempo
che, alla luce dei risultati, non esito a definire semplicemente prodigioso! Anche
perché, se vogliamo proprio dirla tutta, non so quanto il fatto che esse, almeno per il
ramo materno, provenissero da una famiglia di musicisti abbia significato nel
concreto; per esempio, come si sa ci sono forti dubbi sul fatto che la madre Eva sia
stata davvero cantante d’operette: con ogni probabilità, anziché nei teatri si esibì in
palcoscenici più modesti, come appunto l’arena del circo, e in ogni caso, la sua
attività canora non credo sia durata più di una decina d’anni. Dunque, tra sorelle
Boswell e Lescano è una bella lotta: sono due trii fantastici, capaci di ogni minima
vibrazione, d’interagire a meraviglie con gli strumenti orchestrali, ed hanno voci
straordinariamente duttili. Correggerei così dunque, parafrasandola, l’opinione di
Nunzio Filogamo: «[Negli anni Trenta e Quaranta] ci sono stati due grandi trii nel
mondo: le Boswell Sisters e il Trio Lescano». Quando andrò in paradiso – prima o
poi ci andrò, perché sono un buono – mi auguro di avere, nel mio studio aperto tra le
nuvole tipo pubblicità della Lavazza, a destra le Boswell Sisters, e a sinistra (la parte
del cuore) il Trio Lescano, che accompagnino con le loro voci d’angeli per tutto il
tempo i cori celesti».
Il parere personale del Curatore sugli ultimi punti trattai da Virgilio.
«Cosa facesse realmente Eva per aiutare il marito a mandare avanti la famiglia ce lo
dice la didascalia di una foto degli anni Dieci, dove la vediamo inscenare con lui una
parodia di operette. Ecco, questo faceva: non cantare nei teatri o in concerto, bensì
nei circhi con Alexander, parodiando arie della lirica minore, spesso non troppo
diverse dalle canzoni. Questo non significa che non avesse una bella voce, gradevole
e intonata, anche se è possibile che non conoscesse la teoria musicale, cioè che
cantasse a orecchio. Discendendo però, per parte sia di padre che di madre, da
famiglie con molti musicisti professionisti, alcuni anche ben piazzati, non è da
24
escludere che Eva avesse ricevuto da giovane una buona educazione musicale. Di qui
a immaginare che abbia a sua volta istruito le figlie, fin da bambine, nell’arte del
canto il passo è breve. Io di musica, modestamente, ne so parecchio: ebbene posso
assicurare tutti che nessuno, per quanto dotato, può, partendo da zero, arrivare così in
alto come le Lescano in qualche mese di “studio”, anche avendo un maestro di prima
classe come Prato: una delle primissime incisioni delle Lescano, Anna (GP 91976,
1936), è già un capolavoro assoluto, che rivela nelle interpreti una stupefacente
maestria nel dominio quasi assoluto dei propri mezzi vocali. A dove voglio arrivare?
Ad affermare che, quando arrivarono a Torino per fare le ballerine, Alexandra e
Judith, accompagnate dalla madre, dovevano già coltivavare il sogno di diventare
cantanti, magari in trio assieme alla sorella minore (che nel ’35 era già adulta), perché
così le aveva perfettamente istruite mamma Eva. Il padre insomma ne aveva fatto
delle provette ballerine acrobatiche, la madre delle ottime cantanti, sia pure istintive
(pare assodato che le Lescano non leggessero la musica, anche perché non ne
avevano alcun bisogno, con il fenomenale orecchio musicale che possedevano).
Allora perché dichiararono a chi le intervistava che prima della nascita del Trio non
avevano mai cantato? Per pura coquetterie, per rendersi cioè più interessanti! Cantare
come sirene dopo soli tre mesi di prove – e per di più iniziando ab ovo – è un
autentico miracolo, mentre farlo dopo anni di studio è normale, se si è dotati.
Ricordiamoci che tutte le interviste concesse dalle olandesine sono costellate di
sparate del genere, tendenti ad épater le bourgeois…
Vado anche un tantino oltre: nei cinque anni in cui le Sunday Girls e poi Sunday
Sisters lavorarono nel mondo del varietà internazionale, è quanto mai probabile che
abbiano ascoltato i dischi delle Boswell, giunti prestissimo in Europa. Ecco perché
fin dalle prime incisioni delle Lescano si avverte un’eco lontana dello stile canoro
delle Boswell, specie nell’uso sapiente della close harmony, creato quasi ex nihilo
dalle americane. Quanto alle Andrews, Virgilio ha ragione a collocarle molti gradini
più in basso: tra loro e le Boswell (e le Lescano, ovviamente), c’è davvero un abisso,
incolmabile».
9 Dicembre 2010
◙ Mail di Alessandro: «Ho una notizia che, qualora risultasse fondata e veritiera,
sarebbe una vera e propria “bomba”! Sabato scorso mi ha chiamato un ex orchestrale
della Rai, un tempo collega nonché grande amico di mio nonno, pure lui musicista;
da quando quest’ultimo non c’è più, mi chiama per le festività natalizie e per quelle
pasquali e, in una telefonata che dura più o meno una mezz’oretta, parliamo di
canzoni, di cantanti e, più in generale, di musica leggera degli anni Quaranta e
Cinquanta. Durante l’ultima telefonata è venuto fuori un particolare importante che io
ignoravo e che mi ha dato modo di porgli alcune domande: lui, torinese doc, ha
vissuto (e suonato) in varie formazioni minori della sua città fino al 1953, quando
conobbe mio nonno e insieme entrarono nell’Orchestra di Guido Cergoli a Roma.
Appena ho saputo questa cosa, ho colto la palla al balzo e gli ho domandato se lui
sapeva nulla a proposito di una Caterinetta Lescano antiquaria, o fidanzata ad un
25
antiquario, o roba simile. Lui mi ha detto: “Sinceramente non lo so. Sapevo che si era
distaccata dalle altre per motivi di interesse, ma non ci metterei la mano sul fuoco.
Tuttavia, sono sicuro che nel dopoguerra fece ancora qualche spettacolo. Cantava
nelle riviste, però aveva cambiato cognome, non era più Caterinetta Lescano era
Caterinetta qualcos’altro. Ricordo di averla ascoltata all’Ideal di Torino... sarà stato il
1950. Poi un mio collega, che era entrato a far parte del Quintetto di Cosimo Di
Ceglie, mi disse di averla conosciuta anni dopo, ad Alassio, durante una serata al
Caffè Roma. Lei ovviamente aveva cantato in quell’occasione. Non so dirti l’anno.
Sarà stato verso la metà dei Cinquanta”. Ovviamente mi sono fiondato in Internet alla
ricerca di qualcosa che potesse avvalorare o smentire queste affermazioni, e ho
trovato:
a) nell’Archivio de “La Stampa”, ho trovato (e allego le pagine in questione con le
locandine (v. Appendice 4), che nel 1948/9, si esibì all’Ideal di Torino, al seguito
della compagnia di rivista Pistoni-Rizzo, tale Caterinetta Lisbona, accreditata anche
come Ketty Lisbona. Il mondo della canzone la ignora, ma il fatto che sia indicata
anche come Ketty, ci induce a credere che si tratti proprio della nostra Caterinetta.
Del resto, pensiamoci un attimo: come avrebbe potuto guadagnarsi da vivere, se non
facendo l’unica cosa che sapesse fare bene, ovvero cantare?
b) nell’Archivio delle Notizie del sito, in data 17 Settembre 2009, Giorgio Bozzo ci
comunicava quanto segue: “Mario Berrino, patron di Miss Muretto, gestore del Roof
Garden del Caffè Roma di Alassio, sostiene che Caterinetta abbia tenuto dei concerti
nel suo locale fra il ’54 e il ’55, con una formazione capitanata da Cosimo Di
Ceglie”. Che dire? Bisognerebbe sguinzagliare qualcuno che setacciasse i vari
spettacoli che si tennero al Caffè Roma in quegli anni, per vedere se c’è una
Caterinetta riconducibile alla nostra Lescano».
Logo del rinomato Caffè Roma di Alassio.
◙ Mail di Antonio: «Desideravo chiarire ad Aldo che – senz’altro – il Trio Aurora
(seconda formazione) partecipò al Festival di Sanremo nell’anno 1955 con Canto
nella valle, Ci-ciu-ci, era un omino, Il primo viaggio e Zucchero e pepe,
accompagnate da Semprini. Il mio è stato un semplice sbaglio di battitura, in quanto
volevo affermare che quella formazione andò avanti sino al 1959. Chiedo venia».
◙ Dal suo incontro con Isa Bellini (v. le Notizie del 22 Novembre u.s.) Manuel se n’è
tornato a casa non solo con la piacevole intervista che abbiamo pubblicato e con le
numerose foto d’epoca ottenute in prestito al fine di scansionarle, ma anche con un
raro disco, inciso nel ’42 da Alberto Rabagliati assieme ad altri artisti, fra cui appunto
la Bellini. Si tratta precisamente del disco Cetra IT 830, di cui riproduciamo qui le
etichette:
26
Come si vede, esso contiene una Fantasia cantata su motivi del film “Pinocchio”,
interpretata da Alberto Rabagliati e Coro sul lato a, e Giacomo Osella, Isa Bellini,
Alberto Rabagliati e Coro sul lato b; in entrambe le incisioni l’Orchestra è quella
diretta dal M° P. Barzizza.
Il disco è in discrete condizioni di conservazione, tuttavia la sua digitalizzazione,
anche se effettuata da Manuel con la massima cura, ha dato un esito solo in parte
soddisfacente. Egli ci ha dunque chiesto di pregare l’amico Walter di provare a
restaurare questi due file. La risposta non si è fatta attendere ed è stata accompagnata
da queste parole: «Il gioco sembra fatto: un disco digitalizzato con mezzi adeguati,
stato di conservazione buono, etc.: con un paio di passaggi nel software si pensa di
far ritornare il suono come quando il disco era nuovo. Purtroppo non è sempre così:
nel caso specifico questo 78 giri è stato suonato poche volte, ma con una puntina
consumata. Nei passaggi forti si sente un fruscio “gemello” al disopra del segnale
utile, il quale indica come il solco sia stato irrimediabilmente danneggiato. Che fare
allora? I filtri contro i clicker ed i crackler sono inservibili. Non resterebbe altro da
fare che usare il soppressore di rumore denoiser, che toglie in parte il fruscio
“gemello” ma imbottiglia il segnale generale e produce un effetto ancora più
fastidioso. Ho perciò tolto manualmente, a uno a uno, solo gli scricchiolii, lasciando
il resto come prima. Spero comunque di aver adempiuto alla consegna di migliorare
per quanto possibile questo prezioso documento».
Giudichino i lettori ascoltando le sequenze in cui canta Rabagliati, la Bellini e infine
Osella.
Per inciso ricordiamo che Alberto Rabagliati e il Trio Lescano, accompagnati
dall’Orchestra Barzizza, incisero, sempre nel ’42 (disco DC 4376), due altre
meravigliose canzoni dalla colonna sonora del film di Walt Disney Pinocchio (1940):
Fa una fischiatina [Give a Little Whistle] e Se una stella in ciel cadrà [When You
Wish Upon a Star]. Bisogna riconoscere che in tutte queste incisioni il grande Raba
sfodera una voce non solo di una purezza ineguagliabile, ma anche toccante per la sua
melodiosità vellutata e carezzevole, che a noi pare straordinaria. Impossibile, a nostro
parere, immaginare due interpretazioni più suggestive di queste deliziose melodie, e
27
anche gli altri cantanti se la cavano egregiamente, per non parlare dello smagliante
arrangiamento orchestrale che Barzizza ha saputo creare per loro!
10 Dicembre 2010
◙ Il nostro collaboratore torinese Loris Davide Fiore ha provveduto, come promesso,
a mettere in rete i due filmati che ha realizzato durante la conferenza Luci e ombre
del Trio Lescano nei ricordi del regista Massimo Scaglione (v. le Notizie del 4
Dicembre 2010). Eccone i relativi indirizzi:
http://vimeo.com/17611560 e
http://www.youtube.com/watch?v=wHSHOUzgJto.
Massimo Scaglione e Maria Bria durante la conferenza;
quest’ultima vi ha preso parte attivamente.
◙ Mail di Antonio: «Mi dispiace intervenire per correggere gli errori che – non
volendo – i nostri giovanissimi amici collaboratori ogni tanto commettono. Volevo
chiarire che la Fantasia di motivi dal film Pinocchio (parte I e parte II) fu incisa dalla
Cetra il 23 Dicembre 1940 (IT 830) e ristampata successivamente nel ’42-’43 (DC
4377). La stessissima cosa accadde per Fa una fischiatina e Se una stella in ciel
cadrà incise nel 1940 (stesso giorno) su Disco Cetra IT 831 e poi ristampate su disco
Cetra DC 4376. Tanto per la precisione».
Antonio ha perfettamente ragione e lo ringraziamo per queste opportune rettifiche:
noi, a differenza di altri, siamo sempre felici quando qualcuno ci fa notare qualche
nostra inesattezza, permettendoci così di correggerla.
◙ Mail di Paolo Benevelli: «Ho letto l’intervento di Antonio, e non saprei cosa dire.
Ho sentito Dino Dal Verme, e lui si è molto stupito. In fondo, quella è stata una delle
tantissime cose fatte nella sua vita. Dal Verme, per esempio, nel 1946 curava
totalmente anche la pubblicazione della rivista “(Noi siamo) le colonne”, organo
ufficiale dell’A.T.U. (Associazione Torinese Universitaria). Successivamente Dino
entrò nel campo della pubblicità, e si è occupato di questo per tutta la vita (su Internet
si può vedere che nel 1959 tradusse per i tipi di Franco Angeli il Manuale di
Pubblicità Diretta di Fernand Hourez).
28
Non so perché Torino Jazz Notte possa sollevare tutta questa ilarità. In fondo, si è
trattato solo di una serata benefica, concepita per reperire finanziamenti allo scopo di
ricostruire i locali universitari distrutti dai bombardamenti, alla quale i partecipanti
intervennero gratis, per amicizia. Di eventi di tal genere se ne sono fatti sempre tanti,
anche se senza la risonanza mediatica di oggi.
A Torino le bombe avevano provocato molti danni: per esempio avevano raso
completamente al suolo il Politecnico, che fino ad allora occupava un intero isolato
tra via Giolitti, via San Francesco da Paola e via Cavour. Adesso, al posto di
quell’edificio, c’è una piazza (piazza Valdo Fusi), e il nuovo Politecnico è stato
riedificato (molto più grande) in altro luogo.
Comunque, tornando ai legami tra Goliardia e Radio Torino, posso ricordare che
Gastone Jacobbi, grande amico di Cavur e attore-goliardo in Giovanotti in aula, entrò
alla Rai come regista ai tempi gloriosi della televisione al Centro di Trasmissione di
Torino.
Forse in una mail precedente vi avevo parlato di Egidio Storaci, il musicista
dell’E.I.A.R. amico di Nizza e Morbelli, che compose le musiche delle loro riviste
goliardiche Meglio un asino vivo e Attenzione! attenzione!, e poi compose le musiche
della trasmissione I quattro moschettieri. Se vi avevo parlato di Egidio Storaci, senza
dubbio vi ho detto che lui è l’autore della musica della sigla del Telegiornale, che fu
irradiata per la prima volta il giorno di inizio delle trasmissioni, domenica 3 Gennaio
1954. Egidio Storaci era anche amico di Cavur, e Cavur era nel 1946 ancora a Torino.
Parlando anche di altri personaggi televisivi, non posso non citare Piero Angela, che
nel 1946 faceva parte della Jazz Band di Renato Germonio, assieme a Riccardo
“Dick” Mazzanti. Quindi non posso escludere che non fosse presente in quella serata.
Non stupisce che Dino Dal Verme abbia condotto la serata come regista: egli è stato
sempre un formidabile organizzatore. Nel 1977, per esempio, fu tra gli organizzatori
della serata che riuniva a Saint-Vincent i vecchi attori-goliardi delle riviste di Cavur,
per presentare il disco Goliardia anni ’30.
Rispondo, comunque ad alcune osservazioni.
1) La Band of Kiakun. Mentre scrivo, ho in mano il manifesto di Torino Jazz Notte.
In verità, più che di un manifesto si tratta di una locandina teatrale (le dimensioni
sono cm 35 x cm 98). La tipografia che l’ha stampato è la Tipografia Borello e
Ottone, di Torino. Sotto Band of Kiakun leggo le parole “nei costumi caratteristici”.
Fino a ieri non sapevo che significato avesse; da ieri so che forse in Puglia a volte
questi gruppi si abbigliano in modo particolare (probabilmente scherzoso o ridicolo).
In ogni caso, non trovo strano che in uno spettacolo con una componente goliardica
intervenga un gruppo umoristico: anche più sotto leggo, tra gli intervenuti, Three
nigger brothers (di passaggio per Torino, fose provenienti da Broadway). Questi tre
“fratelli negri” sono evidentemente un gruppo comico, composto da tre goliardi
truccati come Al Johnson. E conoscendo la propensione di Cavur per i travestimenti
grotteschi, non escludo che uno dei tre non potesse essere lui, magari affiancato da
Jacobbi e Marcellino.
2) L’assenza di notizie su “La Stampa” dell’evento. Bisogna dire che non sempre su
“La Stampa” ho trovato i riferimenti degli spettacoli. Per esempio (restando
29
nell’ambito delle riviste goliardiche), se per Giovanotti in aula nel 1939 ci sono tre
articoli in tre giorni diversi, non esiste nessun articolo nel 1945/6 per Io? Mai stato!,
e per Giovanotti alle urne!, le ultime riviste messe in scena da Cavur. Eppure esse
indubitabilmente si sono recitate, e una delle rappresentazioni di Io? Mai stato! venne
persino interrotta da delle persone esterne che riuscirono ad entrare nel teatro. Si
trattava di attivisti del Partito Comunista dell’epoca, che si sentirono coinvolti da
alcune battute lanciate sulla scena, che ritennero una provocazione nei loro riguardi
(non dimentichiamo il clima di guerra fredda di quel periodo). Eppure questo
episodio non l’ho trovato sulle pagine del giornale.
3) Al 3 di Giugno 1946 Torino Jazz Notte non compare nella pagina degli spettacoli.
È vero, ho scorso tutti i nomi dei cinema e dei teatri con gli spettacoli del giorno, ed
esso non è presente. Però ho notato anche un’altra cosa. Il cinema teatro Lux non
compare quel giorno nell’elenco alfabetico dei cinema o dei teatri, Eppure esso, se
avesse avuto un’altra programmazione, avrebbe dovuto comparire con il nome dello
spettacolo. Perché invece non vi è nulla? La spiegazione che io mi do è che questa
rappresentazione abbia avuto un carattere “privato”: ossia che la sala sia stata affittata
per una sera, e la serata sia stata riservata agli invitati. La locandina mi dice che i
biglietti potevano essere reperiti dal 29 maggio presso gli uffici della “Gazzetta del
popolo” o presso il Salone de “La Stampa”. Probabilmente lì lasciavano l’offerta, e
ricevevano l’invito. Faccio questa ipotesi perché è un sistema che abbiamo utilizzato
qualche anno fa per delle rappresentazioni teatrali di un’unica serata, di carattere
goliardico. Per esempio nel 1996 abbiamo noleggiato per una sera il Teatro Alfa di
via Casalborgone, e abbiamo “venduto” gli inviti a chi ce ne faceva richiesta. Non c’è
stata alcuna pubblicità sui giornali, e gli “inviti” sono andati esauriti con il sistema
del passaparola.
4) La componente del Trio Aurora non si ricorda di avere partecipato a Torino Jazz
Notte. La serata era una serata benefica, e presumo che ogni partecipante abbia
eseguito al massimo uno o due pezzi: non era certo una serata all’Olympia di Parigi.
Non mi stupisco se dopo sessantacinque anni se lo sia dimenticato. Purtroppo quasi
tutti i nomi presenti sulla locandina, che avremmo potuto interrogare per verificare la
controprova, sono defunti. Le gemelle Fasano, che compaiono a lato del Trio Aurora,
e che ebbero il maestro Prato come mentore, sono defunte da tempo. Anche Gastone
Jacobbi, che sarebbe stato un testimone preziosissimo, è deceduto nel 2003 (era nato
nel 1919).
5) In conclusione: non so perché dovrei pensare (come qualcuno ha fatto) che la
serata di Torino Jazz Notte sia un’invenzione o meglio, una bufala. A quale scopo,
poi? Non dimentichiamo che sono stati stampati i manifesti, il che è una spesa:
perché affrontarla inutilmente e così buttare via i soldi? Non riesco a capirne i motivi.
I manifesti sono realmente del 1946, ed erano conservati da Dino Dal Verme tra i
suoi ricordi. Invece una serata di solidarietà è una cosa a cui spesso partecipano gli
artisti, e qui si raccoglievano dei soldi per uno scopo preciso. Mi sembra normale che
Dino Dal Verme (che all’epoca era anche presidente della Associazione Torinese
Universitaria), si sia attivato per aiutare l’Ateneo».
30
Mail successiva di Paolo Benevelli: «Prima di postare la mia risposta, desidero
chiedere perdono se ho mal interpretato la mail di Antonio, a causa della sua lettura
affrettata. Ero rimasto colpito dalla frase “quel manifesto è truccato”, e mi dispiaceva
pensare che Antonio ritenesse il povero Dino Dal Verme un truffatore. Sul perché
Lidia Aurora compaia sul manifesto, mentre lei dice di non aver partecipato, non ho
risposte. Comunque, la possibilità della presenza di tutti quegli artisti in quella
giornata a Torino, è legata al fatto che tutti i più affermati tra i nomi gravitavano
attorno a Radio Torino. Fu una situazione irripetibile, che in seguito non si è mai più
riprodotta, e Torino non ha più avuto la stessa rilevanza sulla scena musicale italiana.
D’altronde, fin dagli anni ’30, Torino si era qualificata anche come uno dei più
interessanti centri italiani di sviluppo del jazz. A Torino, nel 1932, nacque il primo
Hot Club Italiano. Centro di aggregazione dei musicisti jazz a Torino era la Taverna
Sobrero, ossia la tavernetta della villa dell’industriale Sobrero messa a disposizione
dal figlio Ettore. Lì suonavano Renato Germonio, il clarinettista Scavin, il
sassofonista Dasy Messana, i chitarristi Luciano Zinno e Franco Controtti, il bassista
Ignazio Cortese, il batterista AlbertoTapparo, il trombettista Sergio Farinelli, il
saxofonista Emilio Siccardi, il trombonista Riccardo “Dick” Mazzanti.
E dopo la guerra, furono loro, assieme ad altri, che diedero vita alle mitiche
formazioni jazz del periodo: i Dixie Stompers, i Jazz at Kansas City, i Torino
Swinger e la New Orleans Jazz Corporation. Anche questa fu una situazione magica e
irripetibile.
Il Teatro Lux: in effetti il Lux nacque come cinema nel 1934, nella Galleria San
Federico della nuova via Roma, con il nome di Cinema Rex. Prima della guerra il
nome fu mutato in Cinema Dux, mentre con il volgere infausto delle sorti del
Fascismo, fu ulteriormente e definitivamente ribattezzato Cinema Lux. Esso (oggi
una multisala) è stato sempre usato come cinema. Evidentemente il suo uso episodico
come teatro suffraga la mia idea che sia stato affittato per una sera, per un’unica
manifestazione».
31
◙ Francis ha reperito su “La Tribuna illustrata” del 21 Giugno 1942-XX, n. 25, p. 5,
un articolo intitolato Gente e cose della Radio a firma di I. Ribolzi, lo stesso che
diede alle stampe, nel Gennaio del ’43, il volumetto Nel Regno della Radio (v. le
Notizie del 12 Maggio 2010). L’articolo non è particolarmente interessante per
quanto riguarda il testo e le informazioni in esso contenute, tuttavia è riccamente
illustrato, con foto viste qui per la prima volta e stampate abbastanza bene. Le
abbiamo restaurate per poi riunirle in un documento da inserire nell’Archivio
fotografico, che stiamo sistemando per la nuova versione del sito, quella che
debutterà nel Gennaio 2011. Quanto all’articolo (in cui si accenna anche alle
Lescano), esso va ad arricchire la sezione dedicata alla Bibliografia del nostro Trio.
◙ Mail di un nuovo amico, Giancarlo Fochesato: «Egregio Curatore, da estimatore e
fedele lettore del sito, mi unisco alla schiera di quanti hanno tirato un sospiro di
sollievo nell’apprendere che non diventeremo ‘orfani’ con la fine dell’anno. Plaudo,
pertanto, alla generosa decisione e mi rallegro dello scampato pericolo!
Allego – nel caso potesse interessare per dare un volto a certi autori – l’inserzione
pubblicitaria relativa a un disco Columbia inciso da sei noti parolieri (“canzonieri”,
dice il testo). È apparsa sul n. 1, anno 1, datato 21 Ottobre 1939, di un nuovo
settimale: “Cronache di Guerra”, edito da Tumminelli, lo stesso del più noto
settimanale “Film”.
Prego, inoltre, il Curatore di farmi sapere se non sia già informato di una recente e
istruttiva polemica che ha avuto Lia Origoni come protagonista. La carriera artistica
della bella e brava cantante sarda, classe 1919, non si è mai incrociata con le
Lescano, ma è iniziata negli anni della guerra e dunque in epoca ancora del Trio.
L’attrice e cantante Lia Origoni (La Maddalena, 1919).
32
‘Istruttiva’, ho scritto, perché è la vicenda di una bufala che bene fa il paio con quella
dell’arresto delle nostre sorelle al Cinema Grattacielo di Genova. È un po’ lunghetta
da riassumere in breve, e pertanto attendo un sì del Curatore, prima di fornirgli i
ragguagli del caso. Complimenti ancora e migliori saluti».
Dopo aver dato a Giancarlo il consueto e cordiale benvenuto nel team, lo abbiamo
invitato – se è in grado di farlo – di aiutarci ad identificare i “parolieri” (Alessandro
non ama questo termine, seppur corrente, e preferisce chiamarli “autori di testi”: noi
siamo d’accordo con lui ) che si vedono nel documento di cui sopra; abbiamo altresì
invitato Giancarlo a redigere un testo, che saremo lieti di pubblicare, sulla bufala di
cui ci ha parlato. Segnaliamo che YouTube ospita parecchie incisioni storiche di Lia
Origoni, che consentono a tutti di farsi un’idea della sua incantevole voce, di quelle
di cui, purtroppo, si è oggi perso lo stampo!
Giancarlo ha risposto a giro di posta al nostro messaggio con quest’altra mail: «Sono
lieto che l’immagine da me inviata ieri sia piaciuta. Da tempo attendevo un’occasione
per esternare il mio apprezzamento al sito e ricambiare (in misura, certo, modesta) il
piacere che la sua quotidiana lettura mi procura.
No, purtroppo, non sono in grado di aiutarvi ad accoppiare volti e nomi dei
personaggi, ad eccezione di Mario Schisa, riconoscibile dagli occhiali che porta, e
Dino Olivieri. Contavo, appunto, sul fatto che vi fossero tutti ampiamente noti. Sono
però certo che, una volta messa sul sito l’immagine, la collaudata collaborazione dei
lescanofili farà il resto.
Asinistra: Mario Schisa;
a destra: Dino Olivieri con Cosimo Di Ceglie e Mario Consiglio.
[…]. Vorrei fare partecipi gli altri lescanofili di un dettaglio minore da me osservato
nei vari resoconti sul giallo dell’arresto (reso popolare dall’articolo della Aspesi) e
che suona come l’ennesima incongruenza o stonatura. Mi riferisco alla descrizione
dei militari che avrebbero “operato” l’arresto nel cinema-teatro e “tradotto” le sorelle
al carcere di Marassi, quali appartenenti alla Milizia. Anche una semplice scorsa alla
voce MVSN [Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - NdC] su Wikipedia
conferma che quello che passava come il puntello armato del Regime, fedelissimo a
Mussolini e contraltare del Regio Esercito monarchico, non solo si liquifece come il
33
resto del Fascismo e senza reagire all’indomani del 25 Luglio, ma nemmeno venne
resuscitato (nonostante annunci iniziali in tal senso) alla nascita della RSI. Anche
questa ebbe una milizia di partito a fianco delle forze armate regolari, che fu la
Guardia Nazionale Repubblicana, alla quale i comandi di piazza tedeschi (supreme
autorità in città come Genova) usavano delegare materie come mantenimento
dell’ordine pubblico, arresti, lotta antipartigiana. Ma convengo che si tratta certo di
un dettaglio minore rispetto all’inverosimilità del capitolo “arresto” nel suo
complesso.
Circa l’altra e parimenti interessante “bufala’” cui si riferiva la seconda parte del mio
messaggio precedente, volentieri raccolgo l’invito a riferirne, cosa che farò (per
maggior brevità e chiarezza) scrivendone a parte».
11 Dicembre 2010
◙ Mail di Antonio: «Mi nasce doverosa e spontanea la risposta a quanto scritto da
Paolo Benevelli. Tengo a precisare che la signora Lidia Martorana – componente il
Trio Aurora – ricorda benissimo quegli anni, anche dopo che ne sono trascorsi 65
(come dice Paolo). Essa è quindi in grado di affermare con assoluta certezza di non
aver mai partecipato a quello spettacolo, in quanto a quell’epoca (nel 1946) non
faceva più parte del trio, essendone uscita nel ’44 per lasciare il posto a Santina Della
Ferrera.
Che “fosse truccato” quel volantino non lo ha solo pensato lo scrivente, bensì anche
la stessa Martorana, in quanto si sono permessi di includere il suo nome (Lidia
Aurora), quando poi non vi ha mai partecipato. L’ilarità a cui allude Paolo mi è stata
provocata solo dal nome della Band of Kiakun. Non da altro. È tutto».
◙ Mail di Roby: «Conversando al telefono con la signora Martorana, le ho rivolto una
curiosa domanda: “Di quale colore era il vostro vestito?”. Mi ha risposto che il
tessuto scozzese era blu, più chiaro però del blu del Trio Primavera, rosso e
(immagino dalla foto) con un fondo bianco-giallino. Quindi, chi ha disegnato e
colorato il Trio Aurora per il “Canzoniere della Radio”, ha sbagliato qualcosa! Forse
ha disegnato il Trio Aurora con il vestito del Trio Primavera… Chiederò lumi alla
signora Bellini».
Ricordiamo che l’altra componente ancora in vita del Trio Aurora è Claudia
Dell’Aglio, dato che Giuseppina D’Adduzio, sposata Padovano, è purtroppo deceduta
il 9 Marzo scorso, all’età di 84 anni.
Il Trio Aurora sulla copertina del
“Canzoniere della Radio, n. 52, 15
Gennaio 1943.
34
◙ Mail di Alessandro: «Nella foto che pubblicizza il disco Columbia DQ 3063 inciso
da sei noti autori (v. le Notizie di ieri), posso dire che nell’immagine si riconoscono
(da sinistra a destra): Nino Vasin (alias Nino Ravasini), Giovanni Raimondo con la
cravatta bianca, Mario Schisa riconoscibilissimo grazie agli occhiali, Nino Casiroli,
Dino Olivieri e Gino Redi, tutti e tre fraternamente abbracciati. La persona vestita di
bianco e il maestro non so precisare chi siano».
Paolo, dal canto suo, ci conferma in pieno i nomi fatti da Alessandro e avanza in più
l’ipotesi che il direttore d’orchestra con la bacchetta in mano sia il pianista Piero
Pavesio.
Piero Pavesio e, a destra, gli autori identificati da Paolo nella foto inviata da Giancarlo.
Paolo non è invece in grado di riconoscere nessuno dei musicisti che compaiono
nell’immagine. Quanto al disco, ne ha reperito il contenuto dettagliato nel Catalogo
Columbia del 1940:
12 Dicembre 2010
◙ Il nostro solerte collaboratore varesino Tiziano Micci, dopo averci procurato le foto
della tomba del cantante Gianni Di Palma (v. le Notizie del 18 Ottobre 2010), si è
recato, su nostro suggerimento, a Crescentino (in provincia di Vercelli), dove nacque
nel 1901 Angelo Cinico, da tutti conosciuto col nome d’arte di Cinico Angelini o,
più semplicemente, Angelini. Lo scopo era quello di verificare se effettivamente,
come ci era giunta voce, l’archivio di quello che fu uno dei più rinomati direttori
d’orchestra degli anni d’oro della Canzone Italiana (anche se c’è chi sostiene che fu
in realtà un musicista mediocre), fosse finito proprio lì, magari presso il Teatro a lui
35
intitolato. Ecco il resoconto della sua recente trasferta in quella cittadina, trasferta
preceduta naturalmente da tutta una serie di contatti, sia a mezzo e-mail che per
telefono, con le autorità comunali del posto:
«Sono appena rientrato da Crescentino. Devo dire che ho trovato una gentile
responsabile dell’Archivio Storico Comunale, la dott.ssa Alessandra Cesare. Assieme
a lei c’era il sig. Enrico Da Piano, presidente della Banda Cittadina. Non mi aspettavo
tanta cortesia e disponibilità!
Circa i risultati concreti, essi sono stati però alquanto deludenti. Il Teatro originale,
censito tra quelli storici della regione, è andato bruciato alcuni anni fa. Ora ne esiste
uno nuovo, sempre dedicato al M° Angelini, di cui allego alcune foto (v. Appendice
5) dell’ingresso e del retro.
Il Cinema Teatro Moderno di Crescentino in una foto d’epoca.
Per quanto riguarda il materiale di nostro interesse, nel suddetto Archivio non hanno
nulla riguardante il Teatro, anzi affermano che non esiste né è mai esistito alcun
archivio di tale ente. La dott.ssa Cesare farà comunque ulteriori ricerche in base ai
dati che il Curatore mi ha trasmesso. Le ho spiegato ciò che cerchiamo, precisando
bene che non si tratta solamente di partiture, ma di qualsiasi documento che possa
riguardare il Maestro. La dott.ssa è una persona che si occupa specificamente di
archivi storici, e mi è sembrata molto competente. Mi ha assicurato che farà tutto il
possibile.
Ci potrebbe essere inoltre la fortunata opportunità che un collezionista privato del
posto abbia qualcosa: con molta cautela la dott.ssa cercherà il contatto e proverà a
persuadere questa persona a collaborare con noi.
Infine riguardo alla Banda, il sig. Da Piano, dopo il concerto di Natale che terranno a
giorni, mi ha promesso che farà ricerche tra tutti gli spartiti in suo possesso. Esiste la
possibilità che quanto cercavamo nel Teatro sia stato passato, per competenza, alla
Filarmonica. Ho lasciato l’elenco dei brani di nostro maggior interesse, vale a dire le
36
canzoni incise dal Trio Lescano con l’Orchestra Angelini. Sembra anche che questo
gentilissimo signore abbia la copia di un filmato col M° Angelini e il nostro Trio. [Se
così fosse, sarebbe la scoperta del secolo: ma temiamo che il sig. Da Piano confonda
il Trio Lescano con un altro trio vocale femminile o col... Duo Fasano! - NdC]. Me
ne ha promesso una copia, nel caso che lo trovi.
Il problema di fondo è che a Crescentino Angelini non ha trascorso molto tempo,
lasciando conseguentemente solo rare testimonianze. Non ci resta che attendere i
risultati delle ricerche che il sig. Enrico e la dott.ssa Alessandra non mancheranno di
fare».
Ci associamo pure noi all’auspicio formulato dal nostro buon Tiziano, ma non
possiamo fare a meno di pensare, con infinita tristezza, a quanto poco sia rimasto – al
di là delle incisioni, delle foto e di qualche filmato d’epoca – della lunghissima
carriera artistica di Angelini, vissuta sempre in una posizione di incontestabile primo
piano. Vien da dire sic transit gloria mundi… Eppure quest’uomo laborioso e
metodico avrà senz’altro avuto un consistente archivio personale, sicuramente di
grande interesse storico: che fine avrà fatto? Pensiamo con rabbia che la seconda
moglie avrebbe potuto e dovuto donarlo, alla morte del Maestro, ad un istituto,
pubblico o privato, che lo preservasse per i posteri. E invece, magari, lo avrà ceduto
per quattro soldi ad un rigattiere, pur di liberare in fretta l’abitazione da tutte quelle
vecchie scartoffie, per lei ormai inutili (pare proprio che la signora Mimma Sanvito,
molto più giovane del Maestro, non nutrisse un soverchio interesse per la musica che
piaceva a lui…). Purtroppo è già successo per numerosi altri artisti dello stesso
periodo, per cui parliamo per amara esperienza diretta.
Ad ogni modo aspettiamo fiduciosi che le brave persone contattate da Tiziano si
facciano vive, con la segreta speranza che il nostro pessimismo venga per una volta
smentito dai fatti.
I due eterni rivali (in realtà ottimi amici) della musica leggera
italiana degli anni Trenta-Quaranta: il M° Angelini e il M° Barzizza;
dal «Canzoniere della Radio», n. 67, 1° Ottobre 1943, p. 27.
37
13 Dicembre 2010
◙ Il nostro collaboratore ferrarese Giacomo Branca (v. le Notizie del 21 Ottobre
2010) ha mantenuto la promessa fattaci e ci ha spedito la trascrizione integrale con la
traduzione in italiano della trasmissione radiofonica della Radio olandese del 2005,
curata da Toenke Berkelbach e dedicata alle sorelle Lescano. La versione originale è
ascoltabile in rete, in streaming audio, all’indirizzo
http://matrix.rvu.nl/cgi/spsp/rvu/rvu.php?i=1&l=0&n=645.
Tale impegnativo lavoro è stato realizzato da Giacomo in collaborazione col suo
amico olandese Jonathan Oudendijk, che abbiamo subito provveduto a ringraziare.
Per parte nostra abbiamo dato una sistematina alla traduzione in oggetto perché –
comprensibilmente – l’italiano di Jonathan, seppur encomiabile, necessitava di
qualche ritocco formale. Siamo ora lieti di offrire detta traduzione ai nostri lettori (v.
Documenti di particolare importanza).
È però doveroso sottolineare subito che il lavoro di Berkelbach appare oggi
decisamente datato, in quanto contiene molte affermazioni che adesso sappiamo
essere inesatte o addirittura false, come la bufala dell’arresto delle Lescano ad opera
dei nazifascisti, nel ’43, che abbiamo smontato pezzo per pezzo. Il documentario
contiene nondimeno dei momenti toccanti (come il coro intonato dagli anziani artisti,
riuniti intorno ad Ernesto Bonino nella Casa di Riposo Giuseppe Verdi) e anche delle
informazioni di notevole rilevanza. Ci riferiamo in particolare all’accenno fatto, verso
la fine, ai documenti che Sandra Lescano conservava con amore nel suo piccolo
appartamento di Salsomaggiore, documenti che Berkelbach poté vedere grazie alla
disponibilità del figliastro dell’ex-cantante, Mauro Franceschi, oggi purtroppo non
più con noi, essendo deceduto un paio di anni fa a Caracas, dove viveva.
Ernesto Bonino nel 2001 e la Casa di Riposo per musicisti G. Verdi, a Milano,
dove il cantante si è spento il 28 Aprile 2008, all’età di 86 anni.
Purtroppo non sappiamo con certezza dove si trovino attualmente tali preziosissime
carte (una parte di esse è stata mostrata nel documentario cinematografico Tulip
Time), e sarebbe per noi una gran bella cosa se potessimo recuperarle, anche solo per
fotografarle e quindi studiarle, che è poi quello che ci sta maggiormente a cuore. Se
qualcuno dei nostri lettori fosse in possesso di informazioni utili al riguardo, è
vivamente pregato di mettersi in contatto con noi.
38
Post scriptum - Onde evitare confusioni e malintesi, precisiamo bene ciò di cui siamo
a conoscenza su questa intricata vicenda. Ad una data imprecisata, Mauro Franceschi
donò (o vendette, non si sa) la valigetta contenente tutti i ricordi di Sandra Lescano,
scomparsa il 1° Febbraio 1987, a Medardo Vincenzi, un pubblicista di Cesenatico che
sarebbe stato amico della donna nei suoi ultimi anni di vita. Fu sicuramente lui che
mise a disposizione dei registi Tonino Boniotti e Marco De Stefanis le foto originali
che si ammirano nel documentario italo-olandese Tulip Time (Memphis Film &
Television, 2007; ed. italiana a cura dell’Istituto Luce, 2009): ne fa fede l’inserimento
del suo nome nei credits dell’opera, in una posizione di rilievo. In effetti non è
esagerato affermare che il maggior pregio del lavoro (se non l’unico…) sta proprio
nell’aver filmato, con notevole gusto, questo materiale iconografico, in gran parte
mai visto in precedenza. Purtroppo Medardo Vincenzi morì improvvisamente durante
la lavorazione del documentario e allora, a quanto si dice, la valigetta di Sandra
sarebbe stata presa in consegna da un’anziana sorella del defunto. Il nostro Paolo ha
tentato più volte di parlarle al telefono, ma senza esito: sembra che la donna sia stata
infastidita dalle pressanti richieste di numerosi personaggi col tatto di elefanti in una
cristalleria, fra cui anche certi emissari della Rai durante la realizzazione della fiction
sulle Lescano. La conseguenza è che essa è diventata ora estremamente sospettosa, al
punto da rifiutare ogni contatto con chi si rivolge a lei. La signora Vincenzi avrebbe
comunque negato di essere in possesso delle preziose carte della primogenita delle
sorelle Lescano, che non comprendono solo foto, ma anche – come si è visto –
importanti documenti di vario genere. Ritorniamo dunque alla domanda iniziale: dove
è finita attualmente la famosa valigetta? E quando sarà consentito agli studiosi seri di
poterla esaminare?
Fotogramma dal documentario Tulip Time, che mostra una delle foto conservate nella
valigetta di Sandra Lescano. Essa risale probabilmente al Marzo 1946, cioè all’epoca dei
primi contatti dell’allora ventunenne Maria Bria (la terza da sinistra) con Sandra e Giuditta:
l’uomo al loro fianco è forse Nino Gallizio, impresario del nuovo Trio Lescano e
compagno di Sandra; uomo infingardo e vizioso, egli avrà in seguito un ruolo dei più
nefasti nella vita delle tre artiste e sarà il principale responsabile non solo del prematuro
sciogliemento del trio nel 1950, ma anche delle difficoltà economiche di Sandra, che solo a
fatica riuscirà alla fine a liberarsi di lui.
39
14 Dicembre 2010
◙ Da quando Manuel è entrato a far parte del nostro team (la sua prima mail risale al 3
Settembre scorso), abbiamo più volte avuto occasione di evidenziare i risultati
eccezionali da lui conseguiti con le sue ricerche, alcune delle quali si presentavano in
partenza quasi come impossibile missions. Proprio in questi giorni questo giovane
Storico dell’arte, abile e intraprendente come pochi, ci ha di nuovo stupiti con un altro
dei suoi spettacolari en plein: è riuscito ad ottenere un permesso speciale per accedere
al sancta sanctorum della Rai, vale a dire la parte più riservata ed esclusiva delle sue
Teche, dove si conservano, tra l’altro, le collezioni cartacee di molti vecchi periodici,
in qualche caso le uniche rimaste (altre biblioteche importanti le possiedono, ma solo
in microfilm, il che è tutt’altra cosa).
Per farla breve, Manuel ha iniziato lo spoglio sistematico del “Radiocorriere” e, come
c’era da aspettarselo, sono venuti alla luce, a iosa, documenti di primario interesse per
noi. Questo è naturalmente un lavoro che richiederà parecchio tempo, dato che
Manuel ha molti impegni di studio e di lavoro, per cui potrà dedicarsi ad esso solo di
tanto in tanto; tuttavia ciò che ha raccolto in due soli pomeriggi supera le più rosee
aspettative. Manuel ha saggiamente deciso di acquisire, digitalizzandoli, il maggior
numero possibile di articoli e foto, lasciando a noi la responsabilità di decidere quali
valorizzare, restaurare e infine collocare in bell’ordine nell’Archivio del sito. Anche
questo sarà un lavoro lungo e impegnativo, ma non possiamo dare un annuncio di tale
rilevanza senza offrire ai nostri lettori qualche anteprima delle preziosità che abbiamo
già sistemato nel costituendo Archivio fotografico, che comprenderà un numero
sorprendentemente cospicuo di immagini (circa le modalità con cui le pubblicheremo
nel nuovo sito si veda la Lettera aperta).
Ecco dunque sei foto già archiviate, risalenti per lo più agli anni 1940-1941. La più
interessante è senza dubbio l’ultima (risalente al 1937), perché ci mostra i volti dei tre
cantanti che costituivano il Trio Vocale Funaro, quello che abbiamo ammirato nelle
due gemme recentemente recuperate: Girotondo della musica e Musica nell’aria. Si
tenga presente che il “Radiocorriere” di allora era stampato su carta alquanto scadente,
cioè sottile e fragile, e che le foto sono di norma piccoline, con una retinatura assai
grossa: ne consegue che la loro qualità è quella che è, ma questo non inficia
minimamente il loro valore di documenti unici e insostituibili.
1
2
40
3
4
5
6
1) Il Trio Lescano interpreta una canzone assieme ad Aldo Donà, Oscar Carboni e
Gianni Di Palma; forse si tratta di Appuntamento con la luna, dato che è stata incisa
con questa formazione, nel disco GP 93091, del 1939. 2) Il Trio Lescano con
Silvana Fioresi e Lina Termini. 3) Otello Boccaccini canta accompagnato da
un chitarrista non identificato. 4) Norma Bruni. 5) Silvana Fioresi col
M° Pippo Barzizza e Norma Bruni. 6) Il Trio Vocale Funaro.
Ricordiamo che della deliziosa canzone Appuntamento con la luna esiste un’altra
incisione, sempre del 1939, realizzata da Gianni Di Palma, come unico solista, e il
Trio Lescano, accompagnati dall’Orchestra Arlandi (disco Parlophon GP 93058);
essa è ascoltabile integralmente sul bel canale di YouTube di maxmenox60, un
nostro
validissimo
collaboratore
della
prima
ora,
all’indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=YGmbK5ZDabE.
Segnaliamo anche per inciso che sul direttore Ennio Arlandi, del quale fino a poco
tempo fa si sapeva ben poco, Alessandro e Virgilio hanno svolto di recente
approfondite ricerche: sono riusciti a contattare Mirella Arlandi, figlia ultimogenita
del Maestro, che, da quella persona squisita che è, ha fornito dettagliate informazioni
e foto del padre, per cui sarà ora possibile inserire nel nuovo sito anche la sua
biografia completa, nella sezione intitolata Collaboratori del Trio Lescano.
Osserviamo che, essendo ormai passati a miglior vita quasi tutti i protagonisti
dell’epoca di cui ci occupiamo noi, l’unica possibilità che abbiamo per raccogliere
testimonianze di prima mano, nonché notizie e materiali inediti su di loro, è quella di
rintracciare qualche loro discendente, con la speranza che si presti di buon grado a
collaborare con noi. Sfortunatamente non è sempre così, e non sono purtroppo rari i
casi di figli/figlie o nipoti dei nostri artisti che non si dimostrano per nulla interessati
a rinverdire la memoria del loro congiunto. Ne fa fede, del resto, anche lo stato di
41
deplorevole abbandono nel quale abbiamo trovato (e fotografato) la tomba di non
pochi di questi artisti, un tempo celebri e ammirati da tutti, ma oggi dimenticati.
Ultimo minuto - Manuel ci segnala che il primo cantante della foto n. 1 è in realtà
Michele Montanari e non Aldo Donà. Quindi la canzone che stanno interpretando è
sicuramente O-oh boom (GP 93105), incisa nel ’40 da Montanari, Carboni e Di
Palma, assieme al Trio Lescano.
◙ Mail di Paolo Benevelli: «Vi mando la copertina del 33 giri (pubblicato a inizio
1977, dalla Ariston) dal titolo Goliardia anni ’30, nel quale Milly e Carlo Pierangeli,
accompagnati da Cesare Gallino, eseguivano una serie di canzoni tratte dalle riviste
goliardiche torinesi. In esso compare anche Amore in tandem.
Spero che possa essere utile, se non altro come curiosità. Il disco venne presentato in
una serata al teatro del Casinò di Saint-Vincent, con l’esecuzione dal vivo dei pezzi
da parte dei due cantanti».
15 Dicembre 2010
◙ Abbiamo chiesto alla nostra collaboratrice Jess Clifton, che ci ha già offerto un
saggio eloquente delle sue capacità (v. le Notizie del 23 Novembre 2010), di tradurre
per noi il certificato di morte di Alexander Lerschan, che siamo riusciti a reperire a
suo tempo grazie ai buoni uffici del nostro corrispondente olandese Francesco
Francissen. In attesa che gli impegni di lavoro e familiari di Jess le consentano di
svolgere quest’ultimo incarico, con quell’accuratezza che è un suo tratto distintivo,
la nostra buona amica ci scrive:
«Riguardo al povero Alexander Leschan e al comportamento adottato nei suoi
confronti da moglie e figlie, confesso di provare una grande mestizia. Ma non mi
sento di giudicare, non avendo gli elementi per formulare un giudizio equo. Per
farlo, dovrei prima sapere che tipo di padre e di marito sia stato Alexander. Ho
l’impressione che il matrimonio fra lui ed Eva De Leeuwe sia stato dettato solo da
esigenze riparatorie (si sposarono perché Eva era incinta e ormai prossima al parto) e
non sia stato molto felice. Può darsi che l’atteggiamento così duro di moglie e figlie
[Alexander fu di fatto abbandonato al suo destino quando, verso la fine gli anni
42
Venti, un grave infortunio sul lavoro lo rese invalido; sopravviverà di stenti fino al
1945 - NdC] sia dovuto a una condotta non proprio irreprensibile da parte
dell’uomo. Va detto anche che in genere l’atteggiamento degli olandesi [Alexander
era però ungherese - NdC] nei confronti dei familiari, almeno per quello che ho
potuto riscontrare io, non brilla esattamente per calore: ho visto figli trattati con una
freddezza devastante, e genitori anziani scaricati dai figli negli ospizi e mai visitati,
nemmeno a Natale.
Altrettanta tristezza suscita in me il fatto che probabilmente Caterinetta sia stata
lasciata morire da sola. E anche in questo caso, per capirne il motivo, si dovrebbe
sapere con certezza che cosa sia successo quando il sodalizio artistico fra le sorelle si
è interrotto. Impossibile che non abbia causato strascichi anche dal punto di vista
umano: erano vissute in simbiosi per molto tempo, e sia Sandra che Giuditta avranno
verosimilmente vissuto l’abbandono della sorella minore come un tradimento
imperdonabile. Però, quale che ne siano state le cause, resta sempre una cosa che
non riesco a comprendere: voglio dire che le Lescano, grandissime come artiste,
abbiamo avuto nel privato comportamenti tanto discutibili. Sulla dicotomia fra vita e
arte e l’atteggiamento riprovevole che innumerevoli cantanti, registi, attori o maestri
delle arti figurative hanno avuto nei confronti dei familiari si sono scritti i
proverbiali fiumi d’inchiostro, ma capire mi è comunque difficile. Sarà che ho avuto
un nonno scultore, una zia attrice, uno zio rammentatore d’orchestra, frequento
persone che lavorano nel mondo dello spettacolo, e posso dire che sono tutte, anche
umanamente, splendide. Ma a loro della fama importava e importa ben poco, e forse
questo fa la differenza.
Quanto alla decisione di aprire a tutti i contenuti del sito: trovo che sia un’eccellente
idea! Più son pubblici e più sono visibili, più si hanno armi per mettere nell’angolo i
ladri: basta una ricerca su Google o la segnalazione degli appassionati alla stampa o
sulla stessa Rete per mettere le birbe alla berlina. Per formazione, e credo anche per
inclinazione personale, ritengo che il sapere vada condiviso con tutti il più possibile:
rendendo fruibili i contenuti, si aiutano tanti appassionati che altrimenti non
saprebbero a chi rivolgersi, e questo fatto è sempre una cosa bella. Vedrete che in
questo modo uniremo l’utile al dilettevole: aiutare gli onesti e sbugiardare i
disonesti».
Ecco cosa le ha risposto il Curatore: «[...]. Per venire ai nostri discorsi, dobbiamo
rassegnarci di fronte all’impossibilità, ormai accertata, di fare piena luce su ogni
aspetto della vicenda biografica delle Lescano. Mancano i documenti e anche se
riportassimo in vita le protagoniste, è probabile che neppure da loro sapremmo la
verità. Sandra, in particolare, amava ahinoi raccontare frottole (quante prove
abbiamo raccolto di questo suo tratto comportamentale!) e probabilmente le altre
non erano da meno. Per certe persone che hanno conosciuto in gioventù una vita
molto difficile, mentire è una forma di difesa ad oltranza, dove non c’è niente da
capire: si può solo prenderne atto.
È vero: non possiamo escludere che Alexander fosse un cattivo marito e padre,
tuttavia non abbiamo alcuna prova a suo carico, mentre abbiamo vari indizi a suo
favore. Ad esempio il fatto che abbia addestrato benissimo, di sicuro per lunghi anni,
43
le due figlie maggiori nel ballo acrobatico è per lui un titolo di merito: è grazie a
questa abilità che per cinque anni (1930-1935) le due sorelle si guadagnarono da
vivere in ambienti di lusso e poterono viaggiare molto, anche in oriente. Un cattivo
padre le avrebbe sfruttate e basta, per tacere d’altro (dove c’è povertà, c’è
spessissimo anche violenza e abiezione). Né possiamo affermare che il matrimonio
di Eva con Alexander sia stato infelice: ebbero tre amori di figlie nell’arco di 9 anni,
e le allevarono tutte e tre con decoro e, a quanto si può intuire, anche con affetto:
non è forse questo un dato di fatto significativo? Forse potremmo scoprire qualcosa
di più se rintracciassimo i discendenti delle due figlie di primo letto di Alexander,
specie la primogenita, pure lei artista di circo (draadloopster): su di lei si trova
qualcosa in un bel libro, ma, ripeto, occorrerebbe stabilire se ci siano ancora in
Belgio, in Olanda oppure in qualche altro angolo di mondo figli o nipoti suoi che
abbiano conservato le carte di famiglia: da esse potrebbe emergere qualche notizia
inedita che ci aiuti ad inquadrare meglio la biografia del padre delle Lescano. Se
questa ricerca ti tenta (magari per le prossime vacanze estive), è tutta tua. In
esclusiva!».
◙ Mail di Antonio: «Cari amici, quest’oggi, nel riascoltare una vecchia canzone di
Odoardo Spadaro (Vecchio disco, di Filippini-Morbelli; Disco Cetra IT 638), dove è
affiancato dalla voce di una “fantomatica” Mary Field, mi è sorto un tremendo
dubbio. Quella voce è molto simile a quella di Lina Termini (che fra l’altro ha
inciso anche con le sorelle Lescano). Non potrebbe essere proprio lei, prima che
partecipasse col suo vero nome, al Concorso Voci Nuove dell’Eiar del ’39?
Desidererei conoscere il parere di qualche esperto. Grazie».
Lina Termini
(Agrigento, 1918 - Torino, 2004).
Ultimo minuto - Mail di Paolo: «Concordo con l’identificazione di Lina Termini con
Mary Field... Il riferimento a Maria Campi sarebbe goloso, ma la celebre
canzonettista smise di cantare nel 1930. Il disco si può temporalmente situare alla
fine del ’39. Il lato B è una delle versioni di Sulla carrozzella di Spadaro, ma non la
più nota, che è antecedente».
◙ Mail di Paolo: «Mi complimento per le ultime scoperte di Manuel e per le pregiate
foto! Pensavo che quella in cui compare Boccaccini con un chitarrista si potesse
riferire a Chitarratella, un successo del nostro Otello, ma mi sfugge l’identità del
44
musicista al suo fianco. Il pezzo fu inciso dall’Orchestra da Ballo dell’Eiar diretta da
Angelini, ma il chitarrista stabile di Angelini era Ortuso... [quello ritratto accanto a
Boccaccini non è certamente lui - NdC]. Forse il nostro Tito ha qualche idea…
Ho acquisito uno spartito che ci manca, Quando canto penso a te, che
incidentalmente ci svela che l’autore è Renato Rosati, e non Angelo – come
dubitativamente indicammo. Non ci sono tracce di costui, se non che negli anni
Cinquanta cantava nei night canzoni tipo Maruzzella.
Allego anche l’immagine di copertina del fascicolo di spartiti, che è graziosa ed una
volta tanto presenta strumenti musicali realistici, impugnati correttamente.
Da ultimo apprendo che Giorgino Cariga (Canto della Valle) è scomparso a Torino
nel 1957».
Copertina del fascicolo di spartiti acquisito da Paolo.
16 Dicembre 2010
◙ Francis ci segnala che su eBay discomane vende il disco Parlophon GP 93159,
contenente sul lato a Col treno delle tre (matrice 154789), e sul lato b La canzone
dei passeri (matrice 154847), versione italiana della canzone tedesca Die Spatzen
auf dem Dach di Peter Kreuder. Entrambi i brani sono interpretati del Trio Lescano,
accompagnato dall’Orchestra Cetra diretta dal M° Pippo Barzizza. Fortunatamente li
abbiamo – e di buona qualità – nel nostro Archivio sonoro e perciò siamo lieti di
offrirne ai nostri visitatori le consuete anteprime.
Da notare la magistrale sequenza in scat che si ascolta nel primo pezzo: e dire che
c’è chi si ostina pervicacemente a negare che le Lescano sapessero fare del buon
jazz! Il problema è semmai che solo di rado glielo lasciavano fare…
45
Etichetta del lato a del disco GP 93159 (1940).
◙ Mail di Loris Davide Fiore: «Cari amici, volevo farvi conoscere quanto espresso
da un mio estimatore dopo aver visto l’anteprima di Ashurà. Ciò fa ben sperare se in
un futuro non troppo lontano potrò portare il mio contributo [di cineasta - NdC] alla
causa del Trio Lescano, dove sicuramente sarete tutti contenti di collaborare con me
ed io con voi».
Scrive dunque Franco Casa sul film Ashurà, realizzato dal regista Victor Vegan,
nome d’arte del nostro Loris Davide:
“I temi attuali della convivenza pacifica e dell’integrazione tra culture diverse sono
già stati trattati in maniera molto efficace in lungometraggi come Cous Cous (La
graine et le mulet) di Abdel Kechiche, Il canto delle spose e La petite Jérusalem di
Karin Albou e Lemon tree di Eran Riklis.
Pensavo non fosse semplice aggiungere qualcosa di nuovo a quanto già messo in
scena in queste pellicole, ma sbagliavo. Victor Vegan, nel suo Ashurà, storia di
passione e di martirio, con grande capacità di sintesi è riuscito in poco più di
mezz’ora a raccontare un amore tra un uomo e una donna (l’affascinante Soraia di
Fazio e il bravo Renato di Rosa) appartenenti a mondi diversi solo in apparenza e
per nulla incompatibili, nonostante i pregiudizi. Oltre alle interessanti scelte
stilistiche (il flashback iniziale e i collage di frammenti di documentari sull’Ashurà,
festività menzionata nel titolo) e alle nozioni storiche e religiose che arricchiscono la
vicenda, si apprezzano nel film citazioni rilevanti dalla storia del cinema. Ad
esempio quando la protagonista discende una gradinata, accompagnata da una
colonna sonora da cinema muto espressionista, vi è una drammaticità tale da
consentire l’accostamento alla scena della scalinata di Odessa in La corazzata
Potëmkin di Ejzenštejn. I dialoghi ricordano Pasolini e in particolare la sua Trilogia
della vita, ma anche Olmi con le sue descrizioni di una società piena di tragedie e
conflitti, non distruttivi ma costruttivi.
Interessante e forse geniale la decontestualizzazione straniante di luoghi
normalmente turistici, come il finto, in quanto ottocentesco, borgo medievale del
Valentino, trasformato per l’occasione in un vissuto quartiere cittadino. La sinagoga
46
di Piazzetta Primo Levi, la moschea, la libreria antiquaria nella Galleria Subalpina e
il Kirkuk Kaffé (ristorante curdo iracheno di Via Carlo Alberto) sono ambientazioni
inedite e preziose, animate da un campionario di incantevoli personaggi, come il
saggio Sufi, il libraio ebreo e i genitori dei protagonisti. Tutto ciò comunica non solo
un forte messaggio di pace, principale obiettivo del regista Loris David Fiore, in arte
Victor Vegan, ma rende il film anche un’insolita guida di Torino”.
Locandina del film Ashurà di Victor Vegan.
Il Curatore ha naturalmente salutato con entusiasmo l’intenzione manifestata da
Loris Davide di girare un cortometraggio sulle Lescano, e gli ha lanciato un’idea,
realizzabile anche con un budget modesto. Per un’iniziativa del genere, infatti, più
che soldi a palate (come quelli che avrà sprecato la Rai per propinarci la patacca che
sappiamo), servono cultura, sensibilità e buon gusto, giusto le cose che mancano a
certi tronfi personaggi dell’establishment televisivo nostrano, ma non certo al nostro
collaboratore.
Ecco dunque cosa gli ha scritto: «Caro Loris Davide, il nostro Virgilio Zanolla è da
tempo impegnato a identificare, fotografare e, se possibile, visitare i luoghi dove
vissero e lavorarono le Lescano. A Torino tali luoghi “della memoria” sono
numerosi e sarebbe bello ripercorrerli attraverso l’occhio della cinepresa, in grado di
farne rivivere l’aura magica che vi si respira, se si è capaci di captarla. Sono certo
che dalla vostra collaborazione nascerebbe qualcosa di memorabile ».
◙ Virgilio ha inviato al sindaco di Torino, dott. Sergio Chiamparino, una lettera (v.
Appendice 6) per prospettargli l’opportunità di intitolare una via della città alle
Sorelle Lescano. Siamo in attesa di un suo riscontro.
◙ Mail di Paolo: «Apprendo che il compositore F. Arconi, coautore di Vincere e, per
quello che ci riguarda, di Cucù... cucù (GP 93082), si chiamava in realtà Aristodemo
Uzzi, e come tale appare nell’elenco della SIAE. Col suo vero nome di Uzzi figura
quale autore della splendida canzone Quando ascolto alla radio una canzone,
pubblicata da Max nel suo canale di YouTube, all’indirizzo
http://www.youtube.com/watch?v=vcDwDATEf5s.
Aristodemo Uzzi resta comunque un Carneade, a meno di non voler prendere in
47
considerazione questo dato, visto il nome… abbastanza inusuale. Esso si trova nella
pagina Caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana del sito
http://www.inilossum.it/. Uzzi sarebbe dunque stato un membro delle Brigate Nere,
fucilato il giorno dopo piazzale Loreto. Al momento non ho altri dati». Abbiamo
prontamente aggiornato le pagine degli Autori italiani.
17 Dicembre 2010
◙ Grazie a Manuel, siamo riusciti a recuperare il file ad alta definizione di una
bellissima foto del nostro Trio: ce l’avevamo già in archivio, ma di bassa qualità in
quanto l’originale (reperito nel volume Tra le quinte della Radio, 1942, p. 105) era
stampato assai male, col volto di Giuditta deturpato, come se avesse gli occhi malati:
La copia procurataci da Manuel è invece perfetta ed è un vero piacere ammirarla in
tutto il suo splendore:
48
Questa immagine fa parte di un sontuoso box pubblicitario dell’Orchestra Cetra
diretta dal M° Pippo Barzizza, nitidamente stampato a tutta pagina su un numero del
vecchio “Radiocorriere”. Manuel è riuscito ad ottenere di tale paginone una
scansione molto pesante (50 MB!), che gli consentirà di ottenere il poster ideale per
reclamizzare la mostra-convegno dedicata alle Lescano e al loro tempo, che ha in
mente di organizzare nella prossima primavera: la degna commemorazione del
Centenario della nascita della primogenita delle Lescano, che queste insuperabili
artiste meritavano e non avevano avuto, per l’insipenza di chi sappiamo. Per il
momento è ancora prematuro scendere nei particolari, ma se è vero che il buon
giorno si vede dal mattino abbiamo, una volta tanto, più di una ragione per essere
ottimisti.
La foto di cui sopra è interessante perché ci mostra le Lescano, in forma smagliante,
attorniate da quattro orchestrali di Barzizza: il nostro Paolo, l’indiscusso esperto (tra
l’altro) di agnizioni in documenti del genere, ha immediatamente riconosciuto
nell’ordine il chitarrista Aldo Tonini e i trombonisti Beppe Mojetta, Luigi Mojetta e
Clinio Bergamini. Come vorremmo che esistesse davvero The Time Machine
immaginata nel 1895 da Herbert George Wells nel suo celebre romanzo di
fantascienza: siamo certi che tutti i lescanofili, con noi del sito in testa a mo’ di
guide, si farebbero più che volentieri un viaggetto nel ’38 o ’39 (gli anni di guerra è
meglio lasciarli perdere…) per ascoltare dal vivo le nostre beniamine accompagnate
da cotali musicisti, che ci mancano da morire!
◙ Tra i suoi amici più cari e di più antica data, il Curatore del presente sito ha il
privilegio di annoverare Claudio Dell’Orso, un intellettuale veneziano che di cose
interessanti, nella vita, ne ha fatte davvero tante, per cui non si sa proprio come
etichettarlo. Certo è che, quando scrive e su qualunque cosa scriva, Dell’Orso
ammalia come pochi altri, grazie ad uno stile dalle molte sfaccettature, nel quale
brillano costantemente l’arguzia e la grazia, da sempre tipiche – dicono – dei
migliori scrittori della Serenissima. Inaspettatamente (ma fino ad un certo punto,
però, non essendo un mistero la sua passione per la bella musica leggera d’antan),
Claudio ci ha riservato una graditissima sorpresa inviandoci questo messaggio: «per
casualità fatalistica ho “inciampato” nel sito Ricordando il Trio Lescano, che
immediatamente ha suscitato la mia pervicace ammirazione. Il vostro diligentissimo
fervore e la serietà d’intenti (sono stato troppo retorico nei complimenti? Allora,
scusatemi!) quasi mi commuovono. Siete grandi. Ho anche letto la Lettera aperta
del Curatore sul futuro del sito e devo constatare che una sintassi così ben pochi se
la possono permettere oggigiorno. Credetemi. Una stretta di mano a voi tutti dal
vostro amico Claudio Dell’Orso».
Dopo averlo ringraziato con calore per questi lusinghieri apprezzamenti, abbiamo
subito approfittato dell’occasione per invitare Claudio a collaborare con noi, con la
certezza che avrebbe trovato a colpo sicuro qualcosa da dire, da par suo, su certi
aspetti del nostro assunto ancora poco esplorati. Ecco la sua risposta: «Certo che mi
piacerebbe collaborare, tempo permettendo. Oltre ai miei saggi e pezzulli ‘erotici’
(scusate l’autopromozione: un anno fa ho pubblicato Veneziasconta, che ha avuto
già 3 ristampe) da meno di un mese son diventato nonno d’una inquieta birichina, di
49
nome Ludovica. Ma, se solo mi lasciate il tempo di sfogliare vecchie copie di
“Sorrisi e canzoni” anni ’50 vi farò un breve pezzullo su... Luana Sacconi. Chi è (o
meglio: chi era) questa misteriosa cantante? E con quale orchestra si esibiva? Il
mistero, o parte del mistero verrà svelato. Prossimamente, ça va de soi. Un forte
abbraccio da Claudio».
Claudio Dell’Orso e, a destra, la copertina del suo libro
Veneziasconta. 7 secoli di piaceri, intrighi e scandali erotici.
◙ Mail di Aldo: «Confermo l’impressione di Antonio circa la voce femminile che
affianca Edoardo Spadaro nel brano Vecchio disco: si tratta proprio di Lina Termini,
la quale non compare in alcun modo sull’etichetta del disco che ho io (un Cetra IT
671, con matrice della fine del ’39). Fu una bella e piacevole sorpresa quando lo
ascoltai la prima volta. E, come si vede, è sempre il solito discorso, ormai vecchio e
stantio, dei credits: inesattezze, lacune o totali assenze».
50
◙ Mail di Virgilio: «Grazie a due segnalazioni di Paolo Piccardo e Paolo Benevelli,
sappiamo che il famoso medico dentista torinese Rolando Tomasinelli (1919-2006)
fu il fidanzato di Caterinetta, almeno nell’anno 1939. Su di lui ho trovato questa
curiosa – ma non casuale – citazione nel libro di Franco Mondini, Fuck Fiction
(Bologna, Pendragon, 2006), che consiste in una serie di brevissimi racconti; a p.
131 (non conosco il nome del raccontino, perché l’anteprima del libro non lo
consente) incontro questa frase, quasi alla fine: “[…] ‘Non ho mai pagato una
donna’, predicavano i miei maestri Rolando Tomasinelli e Chet Baker”.
Copertina del libro di Franco Mondini, Fuck Fiction.
Si tenga presente che l’autore, nato a Torino nel ’35, dopo essere stato un batterista
di talento (il libro, leggo nella quarta di copertina, narra appunto in raccontini “vita e
avventure di un musicista jazz negli anni Cinquanta e Sessanta”), è oggi un
giornalista de “La Stampa”: redattore, inviato e critico musicale. Varrebbe la pena
contattarlo, e con lui anche quel Franco Ressa che ha scritto il libro sulla goliardia
torinese e su Cavur, dove si accenna agli amori del Tomasinelli con Caterinetta.
Rolando Tomasinelli è, o era, presente sul web anche in un Pipl Profiles. È una pista
interessantissima che si apre.
[…]. Ho ricevuto la telefonata di Franco Mondini, l’autore di Fuck Fiction, e ho
chiamato Sergio Tomasinelli, anch’egli medico dentista e suo primo cugino:
entrambi me ne hanno dette delle belle sul suo conto. Questo Rolando, dunque, oltre
a goliarda e poi dentista, era un vero nottambulo, che frequentava molti locali
notturni torinesi (in particolare il “Chatan”, dove si recava anche Gianni Agnelli), e,
sembra, anche un instancabile tombeur de femmes: abitava proprio di fronte al
Teatro Alfieri, e ad ogni arrivo di nuove compagnie si portava regolarmente a letto
una ballerina dei vari Macario, Dapporto, Rascel e via dicendo che recitavano lì, e
spesso anche delle soubrettes; era stato perfino rivale in amore di Massimo Serato,
un bell’osso duro, e, a quanto pare, madre natura l’aveva generosamente dotato. Ha
fatto quella vita per quaranta, forse cinquant’anni. Tuttavia, Tomasinelli era una
51
persona molto discreta: né Mondini né il cugino sapevano della sua relazione con
Caterinetta; evidentemente, questo Rolando era tanto esuberante come dongiovanni
quanto delicato e intelligente nel privato.
[…]. I Tomasinelli sono dentisti per tradizione familiare: il signor Sergio, che è
persona affabile, mi ha detto che lo era pure suo padre Vezio. Ebbene, Vezio
Tomasinelli aveva lo studio dove oggi ce l’ha suo figlio, quasi all’inizio di via
Bonafous: che è a cinque metri da piazza Vittorio Veneto, ed esattamente di fronte al
sito dove fino a due o tre decenni fa si trovava il grande negozio Chiappo di
strumenti ed articoli musicali, frequentato dalle Lescano.
Luoghi ‘lescaniani’ a Torino: a sinistra ciò che resta oggi del negozio Chiappo,
in via Bonafous, angolo con piazza Vittorio Veneto; a destra lo Studio
dentistico Tomasinelli, in via Bonafous, 1 (foto di Virgilio Zanolla).
Da bambino, il signor Sergio ha conosciuto tutte e tre le Lescano, perché erano
clienti di suo padre: ai denti non avevano nulla di particolare, intendiamoci, ma
andavano regolarmente da lui per farseli controllare; mi ha detto che si trovarono
così bene che le mandarono come nuova cliente Nilla Pizzi; del resto, suo padre era
assai reputato nella professione: aveva curato molti personaggi, come il calciatore
del Torino e della nazionale Adolfo Balonceri, e perfino, quando fu in Italia, l’attrice
Katharine Hepburn. Mondini, che è anche lui un bel personaggio, dovrebbe
procurarmi una foto di Rolando Tomasinelli».
◙ Che internet nasconda ogni sorta di tranelli per gabbare gli sprovveduti, è risaputo.
Ne abbiamo l’ennesima prova aprendo un sito dove compare questa allettante
immagine:
52
Il nostro Paolo, subito da noi allertato, ha fatto un rapido controllo e ci ha quindi
inviato il suo responso: «Da come la vedo io, e soprattutto considerata la piccola
icona vicino ai titoli, si tratta di una raccolta di mp3 tratti da YouTube: quindi niente
di nuovo sotto il sole. E poi questi brani non sono in vendita, fanno parte di quei
files messi in rete per chi li vuole scaricare. Per farlo bisogna però registrarsi, e qui è
il problema, in quanto registrandosi si lasciano in giro i propri dati, che questi siti
poi rivendono per scopi pubblicitari. Robaccia, insomma».
* * * * *
Dal 18 Dicembre 2010 la home page del sito si presenta così:
53
Appendici
1) Lettera aperta del Curatore sul futuro del sito
1° Dicembre 2010
Cari collaboratori, simpatizzanti e visitatori (anche occasionali),
questa volta mi rivolgo a voi in prima persona, lasciando da parte l’abituale noi
che, nelle mie intenzioni, serve unicamente ad evidenziare che il lavoro di ricerca da
me coordinato è uno sforzo corale, di gruppo, perciò mio solo in minima parte. Ora,
invece, l’iniziativa che intendo illustrarvi con la presente parte esclusivamente da me,
anche se vi sono stato indotto dalle molte richieste in tal senso pervenutemi negli
ultimi tempi.
Sentito dunque il parere e accolte, nella misura del possibile, le proposte della
ristretta cerchia di fedelissimi che mi affiancano quotidianamente nella gestione del
sito, ho preso la decisione di seguire l’esortazione popolare “anno nuovo, vita
nuova”. Il 2011 vedrà perciò il nostro sito assai rinnovato, anche se rimarrà immutata
la sua impostazione di fondo, nonché il suo aspetto grafico, perché, sinceramente, ci
sono… affezionato.
Come i lettori più attenti ricorderanno, il mio intento iniziale, maturato dopo la
forzata blindatura del sito per proteggerlo dai razziatori (Marzo 2009), ed in seguito
mantenuto sostanzialmente inalterato, era di chiudere o, per meglio dire, “congelare”
il sito al termine delle celebrazioni per il Centenario della nascita di Sandra Lescano.
Per inciso sono stato io il primo ad avere l’idea di ricordare tale anniversario con
varie iniziative culturali, parlandone subito nelle Notizie; altri, poi, con scopi ben
diversi dal mio, se ne sono impadroniti, al solito senza mai darmene minimamente
atto. Pazienza, ma è bene che queste cose si sappiano!
L’intento di cui sopra si spiega perché pensavo allora che, spente le luci sui
festeggiamenti, il sito avrebbe esaurito il suo compito. Tuttavia, al momento di
chiudere questa bella esperienza, vissuta assieme a tanti altri appassionati, l’avrei
ricordata offrendo ai miei collaboratori più attivi e fedeli un DVD-Dati con tutto il
materiale raccolto durante il periodo di vita del sito: operazione abbastanza agevole
fino ad un paio di mesi fa, perché l’Archivio del sito non superava i 3 Gb di “peso”,
mentre i collaboratori da premiare erano ancora in numero limitato.
A partire dal Settembre scorso, però, la situazione è cambiata, in modo tanto
inatteso quanto radicale. È successo che il libro e la miniserie televisiva sulle
Lescano, pur essendo stati per noi una completa delusione, hanno suscitato un
notevole interesse per queste artiste, prima misconosciute ai più, ma evidentemente di
straordinario impatto sull’immaginario collettivo. Da allora sono stato contattato da
una marea di persone, tutte a vario titolo desiderose di saperne di più sulle Lescano e
sulla loro vera storia, perché in molti avevano capito subito che tanto il libro quanto il
film ne raccontavano una in gran parte inventata di sana pianta, e a tratti perfino
diffamatoria. Non pochi di questi nuovi contatti apparivano inoltre animati dalla
voglia di darci una mano nelle ricerche: messi immediatamente alla prova, parecchi si
54
sono dileguati come neve al sole (in conformità al detto evangelico multi vocati,
pauci electi), ma i rimanenti si sono rimboccati per davvero le maniche,
appassionandosi al gioco e diventando non di rado dei collaboratori di prim’ordine.
Non voglio far torto a nessuno e quindi mi asterrò dal redigere una graduatoria di
merito, ma chi legge regolarmente il Notiziario avrà di sicuro notato come certi nomi
siano presenti quasi ogni giorno, talvolta con contributi di eccezionale valore.
In definitiva sono stato obbligato ad accantonare il progetto iniziale, diventato
ora molto difficile da realizzare: da una parte per l’abnorme sviluppo dell’Archivio,
che supera attualmente gli 8 Gb, dall’altra per l’allungarsi a dismisura della lista dei
collaboratori meritevoli di ricevere il premio finale. Senza contare che sarebbe
davvero un’assurdità chiudere a breve il sito, proprio quando le ricerche hanno
ricevuto un nuovo e spettacolare rilancio, grazie anche all’apertura di nuove piste,
come quella offerta dall’Archivio Storico del quotidiano “La Stampa”, reso
recentemente disponibile per tutti in rete.
L’unica alternativa percorribile mi è sembrata allora quella di riaprire il sito,
proprio come avevo fatto all’inizio, ma di riaprirlo questa volta con maggiore senso
pratico e minore idealismo, che, quando è eccessivo, si rivela quasi sempre foriero di
disastri. Si tratta in poche parole di mostrare a chiunque, senza più alcuna
schermatura, ciò che abbiamo raccolto in questi due anni di ricerche a tutto campo,
ma di farlo in modo tale da soddisfare solo le legittime istanze culturali degli studiosi
e dei semplici appassionati, senza cioè prestare troppo il fianco ai malintenzionati di
ogni risma.
Sulle prime questo può apparire un progetto velleitario, giacché si sa quanto
poco servano le password e altri dispositivi miranti ad impedire agli indesiderati
l’accesso ad un’area riservata di un sito. Credo tuttavia di aver escogitato una
soluzione che può funzionare, e spero che il seguente esempio lo dimostri. Le foto,
specie se rare, perfettamente restaurate e a definizione medio-alta, sono senz’altro tra
gli oggetti che fanno più gola ai predoni senza scrupoli. Io conto di pubblicarle tutte,
ma solo come ho fatto di recente con quelle provenienti dagli archivi personali di Isa
Bellini e Renzo Barzizza: ossia in formato sufficiente a mostrarne il contenuto e
apprezzarne il valore documentario, ma troppo piccolo perché le foto diventino
appetibili a quanti si precipiterebbero a scaricarle, magari per sfruttarle
commercialmente. Chi, per un motivo o per l’altro, avesse desiderio o necessità di
avere una nostra foto – dico nostra perché, avendole restaurate personalmente ad una
ad una, sono in grado di riconoscerle tutte ad occhi chiusi – basta che me la chieda (o
la chieda ad uno dei Responsabili dell’Archivio che nominerò in seguito, e ai quali
ovviamente lo passerò per intero a futura memoria), specificando bene il motivo della
sua richiesta ed impegnandosi inoltre sul suo onore a citarne la fonte, nel caso che
intenda riutilizzare tale foto in altra sede.
Proprio qui sta la parte più significativa del progetto: i contenuti pregiati del
sito saranno, a partire da Gennaio 2011, accessibili a tutti gratuitamente, a condizione
che ognuno si qualifichi nei modi dovuti e sottoscriva l’impegno di stare ai nostri
patti, che sono quelli tra gentiluomini. Non saranno perciò prese in considerazione
richieste non firmate, o “firmate” col solo nome oppure con uno pseudonimo, o anche
55
motivate in maniera nient’affatto convincente; ogni richiesta dovrà inoltre essere
accompagnata dall’indirizzo del richiedente e da un suo recapito telefonico (studierò
per tutta questa procedura un apposito modulo, da riempire in ogni sua parte). Il mio
motto – e quello dei miei tesorieri – dovrà essere: buoni e generosi sì, pero con juicio,
come dicono saggiamente gli ispanofoni.
C’è d’altra parte il problema dei materiali tutelati da copyright, che io non
intendo assolutamente violare. Mi riferisco soprattutto agli spartiti e alle incisioni
discografiche. È chiaro che qui sarà necessario mostrarsi molto più rigidi che con
tutto il resto, valutando le richieste caso per caso, con la massima circospezione, e
cercando piuttosto di indirizzare i richiedenti verso i luoghi pubblici (Biblioteche
Nazionali, Discoteca di Stato, ecc.) dove questi items sono disponibili senza problemi
legali. Per le musiche penso comunque di abbinare l’elenco delle incisioni del o col
Trio Lescano al maggior numero possibile di anteprime, consentite dalla legge: un
servizio che mi è stato sollecitato da moltissimi visitatori del sito, anche perché per
“anteprima” io non propongo 30 secondi scelti a caso, magari quelli iniziali (come fa,
ad esempio, la Discoteca di Stato), bensì una sequenza scelta nel momento più
significativo del brano, sfumata all’inizio e alla fine (e non troncata brutalmente, di
botto!), e contenente, se possibile, un frammento di musica completo. Un lavoretto
fatto bene, insomma, come piace a tutti noi.
Ma che ne sarà delle altre sezioni del sito, come cambieranno? È una domanda
che sicuramente si porranno in molti. Ebbene, alcune (Partecipazione a Film, Riviste
di Varietà e Radiovisione, Arte del Trio Lescano: tecniche e stili vocali, Etichette,
Mandolini, Bibliografia, Canzoni del Trio Lescano in Internet e sul mercato
discografico) rimarranno invariate, ma saranno naturalmente aggiornate in base alle
ultime acquisizioni; inoltre quelle che contengono immagini (Etichette e Mandolini)
le faranno vedere tutte in icona, ben inteso anche qui con la possibilità di indirizzare
richieste motivate alla Redazione per riceverle a grandezza naturale.
Altre sezioni, come Storia del Trio Lescano e Documenti vari saranno invece
rivoluzionate e la loro gestione sarà affidata interamente a Virgilio Zanolla, che si è
guadagnato sul campo i galloni di Ordinario di Storia delle Lescano e del loro tempo.
È ancora presto per dare indicazioni precise sul modo con cui egli deciderà di
articolare queste due sezioni importantissime, perché il suo è un work in progress; ma
sono certo che ne verrà fuori qualcosa di ineccepibile, destinato a smascherare e
mettere in ridicolo per sempre tutti i Falsari della Storia (inclusi certi tromboni
dell’intellighenzia nostrana), i quali finora, con le povere Lescano, si sono
impunemente esercitati a chi le sparava più grosse. Quanto alle sezioni curate con
tanta competenza da Alessandro Rigacci (Altri trii vocali femminili e Collaboratori:
cantanti, direttori d'orchestra e autori), egli conta di strutturarle più o meno come si
presentavano nella primissima edizione del sito.
Un’ultima cosa. Per preparare in tutta tranquillità il passaggio dal vecchio al
nuovo sito, avrò bisogno (e con me anche i responsabili delle altre sezioni) di un
periodo non breve di… raccoglimento. Perciò ho deciso di “congelare” il sito da
sabato 18 Dicembre 2010 a domenica 9 Gennaio 2011 (inclusi i giorni suddetti), in
modo da riattivarlo nella nuova veste lunedì 10 Gennaio del prossimo anno: un altro
56
anno speciale, perché coincide col quarantennale della dipartita di una grandissima
artista, particolarmente cara a me, ad Alessandro e a Manuel (che se la sogna anche di
notte, come io mi sogno regolarmente le Lescano). Sono previste grandi iniziative per
commemorarla degnamente, sulle quali però non sono autorizzato a dire neanche una
parola di più.
Per prevenire eventuali crisi di astinenza durante i 23 giorni di forzata chiusura
del sito, farò il possibile per inviare ogni tanto delle Mailing list, il cui gradimento
non è stato inferiore a quello delle Notizie.
Per ora è tutto, per cui vi saluto con tanto effetto. Il vostro,
2) Dall’album fotografico di Antonio Mastrorocco
57
3) Articolo di Luciano Curino
“La Stampa”, Torino, Anno 114, N. 75, Sabato 5 Aprile 1980, p. 3:
58
L’articolo scansionato con OCR:
Luciano Curino
TORNANO I MOTIVI E LE VOCI DELL’ITALIA ANNI 40
LE CANZONI PRIMA DELLE BOMBE
Alla vigilia della guerra non c’erano più benzina né caffè, poco zucchero e tutto
stava per essere razionato - Restavano le canzonette, che adesso vengono recuperate
con curiosità - Da Rabagliati al Trio Lescano, a Gigli, Schipa e Bechi - Orecchiabili
ingenuità e incredibili filmetti - I ricordi di Filogamo
«Da qualche tempo le trasmissioni di musica varia e di canzoni sono più graziose,
più vivaci, più allegre. Di sdilinquimenti ce ne sono ancora, ma molto meno; i nostri
autori di canzoni hanno capito e si sono messi a scrivere delle cosette carine e
spigliate...», si legge nella «Cronaca della radio» sulla “Stampa” dell’8 giugno 1940,
due giorni prima della guerra.
Ora, una sessantina di quelle «cosette carine e spigliate» escono dall’archivio della
Cetra e sono raccolte in cinque album della collana «Le canzoni dei ricordi»,
presentata da B. G. Lingua. Sono le cannoni della vigilia e dei primi mesi di guerra. I
ricordi? Tanti e ognuno ha i propri. Una sera la radio trasmetteva Una romantica
avventura, Lina Termini cantava: «Dammi ancor la bocca da baciar / nell’ebbrezza
d’amore...» e la canzone finì lì, di colpo, troncata dalla sirena dell’allarme aereo che
fece correre tutti ai rifugi: ecco un ricordo.
Canzoni per lo più vivaci e allegre, queste, ma già Blanc, Ruccione, quello di
Faccetta nera, e qualcun altro ne stavano componendo di marziali, o che volevano
essere tali, per il programma quotidiano: «Canzoni del tempo di guerra». Non c’era
più benzina né caffè, poco zucchero e tutto stava per essere razionato. Ma le
canzonette abbondavano. Sul “Radiocorriere” un articolo riportò l’opinione del
ministro della propaganda Pavolini sulla necessità di dare molto spazio alle
trasmissioni di musica leggera, eliminando però «ogni tendenza esotica, da evitarsi
particolarmente con opportune forme di orchestrazione e con il modo di cantare degli
artisti». Anche Goebbels intervenne sull’argomento.
Al bando, dunque, quella musica «bastarda e degenerata», come la definì la
propaganda littoria e che si riduceva in realtà all’innocente swing. Angelini fu
costretto a rinunciare alla bella sigla Dove e quando di Rogers; si vendicò, con
Barzizza e Kramer e Semprini, contrabbandando con nome italiano canzoni proibite.
St. Louis Blues e Stardust diventarono Tristezza di San Luigi e Polvere di stelle, e
Dinah si chiamò Serenata a Daina. Barzizza e Angelini si giocavano ai dadi i rari
spartiti e dischi importati clandestinamente.
Nunzio Filogamo ricorda: «Rabagliati fu bocciato alla prima audizione perché
presentò una canzone americana. Il maestro D’Anzi gli confezionò Domani e venne
accettato. Lo presentai io, per la prima volta, al Lirico di Milano. Era uno
sconosciuto. Cantò. Domani, Maria La O, poi Santa. Impazzirono tutti».
59
Alberto Rabagliati diventò subito il cantante più popolare. «Che stella!» dicevano le
ragazze e i ragazzi lo chiamavano «Raba». Piaceva anche a quelli che ascoltavano i
78 giri di Louis Armstrong, li ascoltavano con le finestre chiuse, perché non si
sentisse, siccome era proibito, era da galera. «Raba» era un buon cucciolone, pareva
un enorme bambino allegro e cordiale, cantava col dito alzato. In una canzone si
faceva il verso: «Quando canta Rabagliati fa du du...». Anche negli anni più duri
afferma un critico, mantenne nella voce quello che si diceva ritmo ma che gli
aggiornati chiamavano swing.
«I successi folli furono Rabagliati e il Trio Lescano», dice Filogamo. «Ci sono stati
tre trii famosi nel mondo: le Boswell Sisters, le Andrews Sisters e il Trio Lescano».
Giuditta, Caterina e Sandra Leschan erano tre ballerine acrobatiche olandesi che,
dopo essere state qua e là per il mondo, erano approdate a Torino, dove c’era la sede
della radio (Eiar). Forse da allora non ci fu più una giornata senza le Lescano.
Le tre sorelle cantavano continuamente Tulipan, Maramao perché sei morto, C’è
un’orchestra sincopata, decina di altre canzoni e ve n’era una intitolata
Tulime[Tulilem]blemblu che non si è mai capito che cosa significasse. Uno si
chiedeva se le Lescano non avevano amori né svaghi, cantavano sempre. Erano
divertenti e ascoltandole alla radio si immaginavano bellissime, ma non lo erano.
Finita la guerra andarono in Sudamerica e anche là ebbero successo, poi morì
Caterina, morì Giuditta e Sandra ritornò sola in Italia a vivere di ricordi in Riviera.
Molte canzoni erano diffuse da incredibili film che ruotavano sulla personalità di
tenori e baritoni importanti, come Beniamino Gigli, Tito Schipa, Ferruccio
Tagliavini, Gino Bechi, che cantavano Mamma («solo per te la mia canzone vola...»),
cantavano «Voglio vivere cosi / col sole in fronte...» e «Torna piccina mia / torna da
tuo papà...». E c’erano le commediole cinematografiche con motivetti orecchiabili.
De Sica scoprì di essere più popolare per la sua canzone Parlami d’amore Mariù che
come attore e, un po’ risentito, scrisse in un articolo: «Ho pensato che le mie canzoni
possono consolare talvolta qualcuno. E se mi lascio persuadere a eseguirne [sic], è
proprio perché spero, anzi sono quasi sicuro che, in mezzo alla folla forse felice che
mi ascolta, c’è qualcuno a cui una canzone può dare qualche sollievo, un respiro, un
singhiozzo liberatore, che so? una consolazione, insomma...».
Di queste consolazioni la radio ne dava senza risparmio. Una canzone che piaceva era
ripetuta più volte al giorno e per anni. Chissà come, non veniva a noia, anzi, più una
canzone era ripetuta e più era richiesta. Dice Filogamo: «Tutti i giorni nelle ore di
grande ascolto, alle 13,30 e alle 20,30 si alternavano Angelini e Barzizza. Queste
orchestre avevano anche tre trasmissioni al giorno».
Le ore di maggior ascolto: è appena finito il giornale radio con le notizie della guerra
che si avvicina, c’è il brontolio spaurito della gente di fronte ai tragici avvenimenti,
ed ecco attaccare «C’è una chiesetta amor...» che è la sigla di Angelini, o il clangore
di ottoni della sigla di Barzizza. E via con le canzoni. Così andavano le cose
quarant’anni fa, e una rubrica della radio era intitolata: «Canta che ti passa».
Filogamo, chi era più popolare: Angelini o Barzizza? «Si dividevano il successo. Non
c’è mai stata rivalità tra Angelini e Barzizza; emulazione si, che è un’altra cosa.
Erano amici e si scambiavano i cantanti, si passavano gli arrangiamenti». I cantanti
60
erano allora Rabagliati, Otello Boccaccini, Oscar Carboni con voce stornellante,
Carlo Moreno, Emilio Livi, Edoardo Spadaro, Ernesto Bonino ragazzo swing,
Natalino Otto, Alfredo Clerici, Lucio Ardenzi. E c’erano la romantica Luciana
Dolliver, Nuccio Natali, Silvana Fioresi, Norma Bruni con voce sensuale, il Trio
Lescano, il Quartetto Cetra e il Duo Fasano. Qualcun altro. «Nel ’42, adagio adagio,
incominciò Nilla Pizzi», ricorda Filogamo.
Erano soltanto voci, la gente non sapeva com’erano i suoi cantanti, se li avesse visti
in strada non li avrebbe riconosciuti, e continuava a credere bellissime le Lescano: «Il
pubblico conosceva l’artista soltanto dalla voce finché, nel 1939, l’Eiar fece Viva la
radio per portare le orchestre e i cantanti nelle città d’Italia e farli finalmente vedere»,
dice Filogamo. «Io fui il presentatore. Al Lido di Milano, pensi, dove per le
compagnie più importanti le poltrone costavano 10 lire, con noi il prezzo salì a 33
lire, e il teatro esaurito quindici giorni prima. Lo stesso avvenne a Roma, Torino,
Napoli, in tutte le città. Successero cose inverosimili. A Genova andammo al Teatro
Margherita e ricordo che via XX Settembre fu bloccata dalla folla. A Bologna non
potevamo uscire dagli alberghi, scene di fanatismo. La tournée venne interrotta
nell’aprile del ’40 perché la guerra era nell’aria».
La guerra, dunque, e canzoni che erano sempre state soltanto allegrotte, divennero
pericolose. In «Pippo non lo sa / ma quando passa ride tutta la città...» la censura
credette di trovarvi un’allusione al segretario federale. Nel Tamburo principal della
banda d’Affori [Il tamburo della banda d’Affori] («che comanda 550 pifferi») il
ritornello faceva: «È lui, è lui, sì sì è proprio lui...» e in quel «lui» si sospettò un
accenno al duce. Invece di «Vento, vento, portami via con te...», c’era chi cantava
«...portalo via con te». Gli spiritosi, fissando il ritratto di Mussolini, canticchiavano:
«Un’ora sola ti vorrei...». Ma poi i tempi si fecero più duri, tutto peggiorò e la gente
ebbe meno voglia di canticchiare, finché non ne ebbe più per niente.
Didascalia dell’illustrazione:
Alcuni protagonisti della musica leggera Anni 40: il Trio Lescano, Rabagliati, De
Sica e Beniamino Gigli, uno dei grandi della lirica che accrebbero la loro popolarità
con le canzoni.
61
4) Pubblicità su «Stampa Sera» del Cinema-Teatro “Ideal” di Torino
A sinistra: “Stampa Sera” di Lunedì 30 / Martedì 31 Agosto 1948, p. 3;
a destra: “Stampa Sera” di Lunedì 1 / Martedì 2 Agosto 1949, p. 2.
62
5) Foto scattate a Crescentino da Tiziano Micci (9 Dicembre 2010):
Targa d’ingresso dell’Archivio Storico Comunale e porticato del centro della cittadina.
Municipio di Crescentino.
63
Il retro del Nuovo Teatro.
Targa della dedica e Ingresso del Teatro.
Scarica

Notizie - 22 - Dicembre 2010