6.IL PROGRAMMA SPERIMENTALE 6.1 La scelta del tipo di sperimentazione e del refluo; metodi analitici 6.1.1 Situazione iniziale A monte della descrizione della fase sperimentale a Trento, viene presentato un diagramma di Gantt in cui si illustrano le diverse fasi del progetto, dal momento in cui è iniziato il lavoro di tesi. Mesi Info/scelta tecn. Ric. bibliografica Cont. Mahaj. Progetto reatt. apr-02 1 1 mag-02 2 2 giu-02 3 3 lug-02 4 4 ago-02 5 5 Sperim Realizzaz. 1 Sperim 2 set-02 1 contatti ott-02 2 interrotti nov-02 3 (guerra) dic-02 4 6 1 gen-03 5 7 2 feb-03 6 8 3 mar-03 7 9 apr-03 8 10 1 mag-03 9 11 2 Sperim3 Missione 1 1 giu-03 12 lug-03 13 ago-03 14 1 set-03 15 2 ott-03 16 3 1 nov-03 dic-03 2 Figura 1.6: le diverse fasi del progetto. Legenda: Info/scelta tecn: informazioni generali sui PVS africani e sul Madagascar, scelta della tecnologia; Ric. Bibliografica: ricerca bibliografica sui reattori UASB e applicazioni nei PVS; Cont. Mahaj.: contatti con Mahajanga (ivi segnalato il periodo di interruzione); Progetto reatt.: fase di progettazione del reattore pilota; Realizzaz.: fase realizzativi (ditta Lampa); Sperim. (1,2,3): fasi sperimentali; Missione: missioni esplorative e allo scopo di avviare la sperimentazione a Mahajanga. 118 L’ inizio della sperimentazione ha comportato una serie di scelte procedurali. Le prove sono state eseguite posizionando il reattore pilota in un container presso il depuratore di Trento nord. Non conoscendo ancora nello specifico le caratteristiche dei reflui da trattare, a parte la loro generica provenienza, e supponendo di poter testare il reattore su una vasta gamma di reflui, si è alimentato il sistema con un refluo artificiale che simulasse in parte un refluo di birreria; questo procedimento era stato già eseguito con risultati soddisfacenti durante la fase sperimentale della tesi di Giuseppe Guglielmi, che utilizzava un reattore pilota a letto espanso. Gli scarichi di questo tipo hanno infatti un carico organico medio (circa 3 ÷ 5 kgCODm-3d-1) e vengono spesso efficacemente trattati attraverso sistemi UASB, sia in scala di laboratorio, sia in scala reale (H. H. P. Fang, L. Guohua et al., 1990): si è pensato così di avviare il sistema con un refluo idoneo per ottimizzare lo start-up, che per i sistemi UASB rappresenta la fase più critica. Vista la difficoltà di trovare aziende che, nei dintorni di Trento, effettuino una produzione di reflui da bevande e liquidi alimentari non legate a produzioni stagionali, si è optato per questa scelta, rivelatasi alla fine vantaggiosa. Infatti, si è potuto utilizzare il laboratorio di analisi attiguo al container, si sono ricreate ad hoc le caratteristiche del refluo, e si sono potuti variare a piacere tutti gli altri parametri; infine, tutte le apparecchiature e i materiali necessari erano direttamente a disposizione. Di contro, con il refluo sintetico di alimentazione si sono potute simulare solo in parte le caratteristiche di un influente reale. Nel complesso il reattore è stato avviato 3 volte, con modalità operative differenti. Il refluo è stato prodotto inizialmente mediante la preparazione di una soluzione di acetato di sodio (CH3COONa) e di amido (C6H10O5)n con valori di 100 gCOD/l; l’ amido, non completamente solubile, doveva essere agitato prima di preparare il refluo; successivamente le soluzioni venivano ulteriormente diluite per ottenere una concentrazione di 2000 mgCOD/l complessiva. Nella fase successiva (secondo avviamento) la composizione del refluo è stata modificata, inserendo anche metanolo, saccarosio, lievito, fosforo, azoto e alla fine zolfo. Per il terzo avviamento si sono invece utilizzati gli stessi composti organici per quanto riguarda l’apporto di COD, fosforo e azoto, ma si è usata acqua distillata e si sono inseriti dei sali –di metalli e di non metalli- come micronutrienti. In seguito verranno analizzati i motivi di tali modifiche. La tanica dell’ influente utilizzata aveva un volume di 50l, ed è stata posta all’interno del container; durante il periodo invernale e primaverile tale edificio è stato riscaldato, per 119 mantenere una temperatura interna tra i 18 e i 22 °C in modo da evitare eccessive dispersioni termiche del sistema. Nell’ultima fase sperimentale si sono utilizzate taniche da 100 l in modo da garantire una maggiore autonomia, in considerazione del fatto che era stata aumentata la portata di alimentazione. La tanica contenente l’ effluente, anch’essa di un volume di 50 l, è stata posta invece all’esterno del container. 6.1.2 Analisi, procedure di routine e obiettivi proposti L’ obiettivo della fase sperimentale a Trento è stato quello di ottimizzare le procedure di avviamento, fornendo un inoculo il più idoneo possibile ad uno start – up veloce e alimentando il reattore con un refluo sintetico che fosse il più possibile eterogeneo e allo stesso tempo atto ad uno sviluppo della coltre di fango. I risultati non pienamente soddisfacenti del primo start-up e alcuni problemi tecnici legati al funzionamento del reattore hanno forzatamente condotto a più di uno start-up, per cui si sono valutati vantaggi e svantaggi per le diverse procedure di inizio; ciò a scopo didattico per i ricercatori malgasci, ma anche nella prospettiva di dover operare con il medesimo sistema sul posto. Si è poi scelto di monitorare con frequenza costante la presenza di sostanze organiche degradabili (mediante l’ analisi del COD), di composti azotati e del fosforo, nonché dei solidi sospesi. Le analisi sono state condotte sul refluo in entrata e sull’ effluente, in modo tale da poter effettuare un bilancio di rimozione per ogni singolo componente e di valutare l’ entità del dilavamento della biomassa e quindi l’ età del fango. Si sono poi effettuate delle analisi periodiche sui fanghi prelevati dall’ interno del reattore; in questo caso si sono però effettuati campionamenti saltuari, a causa della necessità di preservare la coltre di fango, il cui spessore, in un impianto pilota di simili dimensioni, è piuttosto esiguo. Il monitoraggio del sistema è avvenuto totalmente in modo manuale, eccezione fatta per l’acquisizione dei dati di produzione del biogas; non sono state inserite sonde nell’impianto allo scopo di verificare la fattibilità di un simile tipo di controllo, in modo tale da poterlo riproporre a Mahajanga nella fase sperimentale sul posto; la raccolta dei dati è così risultata meno puntuale e più laboriosa, ma probabilmente più utile al trasferimento di una tecnologia il più possibile semplice e riproducibile in quel contesto. 120 I campioni da analizzare sono stati prelevati manualmente, per quanto riguarda l’effluente si è prelevato il refluo direttamente dallo sfioro in uscita; a partire dalla fine del secondo start – up si è prelevato un campione separato dal bidone del refluo in uscita, sul quale sono state effettuate le analisi sui solidi sospesi (allo scopo di ottenere un valore più significativo, in quanto mediato su molte ore); l’influente è stato sempre prelevato dal bidone subito dopo la preparazione; i pochi spillamenti effettuati dai punti di campionamento si sono svolti mediante l’ausilio di una siringa, allo scopo di minimizzare l’ingresso di bolle di ossigeno nel sistema; temperatura e pH sono stati monitorati manualmente in ingresso e in uscita, tramite le apposite sonde. Ci si è proposti di effettuare delle analisi citometriche, tentando di determinare la percentuale di batteri vivi tra i solidi sospesi volatili, la loro densità e attività, nonché un range di dimensioni; si è ipotizzato che tali analisi, ripetute nel tempo, potessero consentire una valutazione sullo stato della biomassa e sulla crescita dei batteri. Contemporaneamente si sono analizzati i fanghi al microscopio, per determinare struttura e forma degli aggregati dei batteri nei granuli; le fotografie relative a questo tipo di analisi sono esposte nel paragrafo 6.6. Le fotografie, come verrà esposto in seguito, hanno evidenziato come la complessa struttura del fango granulare non consentisse di effettuare un’ analisi citometrica significativa, per la difficoltà di una messa a punto di una tecnica di separazione dei singoli batteri dal granulo. Infine, si è paventata la possibilità di eseguire delle analisi respirometriche, inizialmente per conoscere la percentuale di batteri anaerobici stretti (per differenza rispetto alla densità batterica complessiva determinata con la citometria), poi per valutare un’ eventuale presenza di batteri aerobi o facoltativi e per tentare una valutazione dei fenomeni di nitrificazione e denitrificazione. Come esposto nel capitolo precedente, infatti, la presenza di batteri facoltativi nei granuli è possibile ed auspicabile, in quanto questi sono in grado di utilizzare il surplus di ossigeno nel reattore, preservando i batteri metanigeni, strettamente anaerobici e per i quali, quindi, la presenza dell’ ossigeno è tossica ( M.T. Kato, J.A. Field, G. Lettinga, 1997). Tali analisi, particolarmente sofisticate e difficilmente replicabili in Madagascar sarebbero risultate comunque utili anche se svolte solo in Italia sia a chi, dovendo partecipare alla missione sul posto, si sarebbe potuto avvalere di nuove nozioni e conoscenze in merito al processo, sia al personale tecnico malgascio in visita a Trento e successivamente deputato a seguire la sperimentazione; infine questo tipo di studio, in particolare la citometria applicata a popolazioni batteriche anaerobiche, risulterebbe interessante anche per uno scopo di 121 ricerca scientifica, una volta messo a punto un procedimento standard idoneo per svolgere le analisi su conglomerati di anaerobici. La mancanza di tempo e la necessità di introdurre delle nuove e valide procedure per queste analisi hanno fatto propendere per un accantonamento di queste ipotesi, almeno per quanto riguarda questo progetto. In particolare per la citometria si vedrà come i metodi standard di studio sui campioni di fanghi attivi non possano essere applicati con sufficiente attendibilità nel caso di biomassa granulare. Riguardo invece alle analisi di routine, si sono monitorati giornalmente, tramite delle sonde, temperatura, pH e ossigeno disciolto (quest’ ultimo non sistematicamente) di influente ed effluente. 6.1.3 Lista di parametri e metodi di misura, cenni alle tecniche respirometriche e citometriche (tratto dal sito del Laboratorio di Ingegneria Sanitaria Ambientale di Trento: http://www.ing.unitn.it/~lisa/) COD totale Il COD (chemical oxygen demand) rappresenta la quantità di ossigeno necessaria per ossidare chimicamente le sostanze organiche ed inorganiche presenti nel campione. La misura del COD è quindi un parametro fondamentale per determinare la qualità di un refluo. Si utilizza una soluzione di dicromato di potassio in presenza di acido solforico e di solfato di argento (catalizzatore). La titolazione avviene con una soluzione di solfato di ammonio e di ferro. La reazione che si sviluppa è la seguente: Cr2O7-- + 14 H+ + 6 e- ? 2 Cr+++ + 7 H2O La quantità di dicromato ossidato è proporzionale alla concentrazione delle sostanze ossidabili. Il COD viene espresso in mg/l, e il range misurabile è compreso tra i 10 e i 400 mg/l, per cui con concentrazioni superiori è necessario diluire il campione. COD solubile flocculato 122 E’ una misura che permette di dare un’ indicazione sul COD rapidamente biodegradabile, cioè sulla sostanza organica immediatamente utilizzabile dai batteri per la loro nutrizione, grazie alla sua semplicità strutturale. Ai 100 ml di soluzione si aggiunge 1 ml di ZnSO4 e, agitando il campione, si porta il pH a 10,5 con aggiunta di NaOH 6M. Dopo una sedimentazione di alcuni minuti si raccoglie il surnatante e lo si filtra su membrane a 0,45 μm, e si determina il COD sul campione fltrato. Ammoniaca (NH3) L’ ammoniaca presente nel campione viene fatta reagire con il reattivo di Nessler (iodomercurato di potassio in soluzione alcalina); si forma così un complesso giallo (amidoioduro di ossimercurio), del quale si misura l’intensità di colorazione mediante uno spettrofotometro calibrato a 425 nm. La reazione che si sviluppa è: 2(HgI2 + KI) + 2NH3 → 2(NH3HgI2) + 2KI 2(NH3HgI2) → NH2Hg2I3 + NH4I Lo spettrofotometro si basa sul principio dell’ assorbimento di radiazioni di determinata frequenza da parte della sostanza da analizzare, in modo da ottenere uno spettro che mostra l’intensità dell’ assorbimento alla frequenza voluta, e in base al valore dell’ assorbanza si risale alla concentrazione. Il composto colorato da analizzare è l’ amidoioduro di ossimercurio, che tende a flocculare, per cui la determinazione colorimetrica deve essere effettuata tempestivamente, non appena vi è il completo sviluppo del colore. Il metodo è applicabile in un range di 0,4 – 5 mg/l. Sono necessari dei pretrattamenti se il campione presenta una colorazione tale da interferire con la determinazione dell’ ammoniaca. L’ ammoniaca è una sostanza tossica per la fauna ittica e, come nitriti e nitrati, può indurre fenomeni di eutrofizzazione. Nitriti (NO2-) Il campione viene trattato con acido solfanilico ed ?-naftilammina, che formano con lo ione nitroso un sale diaconio rosa, del quale viene misurata l’ intensità di colorazione con 123 lo spettrofotometro calibrato a 543 nm. Il metodo è applicabile in un range di 0,25 – 5 mg/l. I nitriti si formano in natura per riduzione dai nitrati, o per ossidazione dell’ ammoniaca ad opera di microrganismi, costituendo il prodotto intermedio del processo di nitrificazione. Nelle acque ossigenate si trasformano rapidamente in nitrati; in ambiente anaerobico avviene il processo inverso. In determinate condizioni i nitrati possono ridursi a nitriti nel tratto intestinale, quindi immessi nel sangue, dove reagiscono con l’ emoglobina, formano metaemoglobina e creano difficoltà nel trasporto di ossigeno. La fauna ittica è anch’ essa sensibile ai nitriti in concentrazioni superiori a 5 mg/l; per i salmonidi la concentrazione massima non nociva è di 0,06 mg/l. Le acque contenenti nitriti sono da considerarsi fortemente inquinate. Nitrati (NO3-) Si usa il metodo della lettura all’ ultravioletto, che però viene proposto per campioni a basso contenuto di sostanza organica, per non creare delle interferenze sulla lettura con lo spettrofotometro, che viene effettuata a 220 nm. Il campione viene filtrato per eliminare le interferenze del articolato sospeso, quindi si acidifica il contenuto con HCl per prevenire eventuali interferenze legate ad idrossidi o carbonati. Il metodo è valido per un’assorbanza dovuta alla sostanza organica non superiore al 10 % dell’ assorbanza determinata dalla presenza dei nitrati. Per limitare le interferenze con la sostanza organica si provvede a una correzione del dato, leggendo il campione anche a 275 nm (dove vi è un picco di assorbimento della sostanza organica, ma non dei nitrati). La concentrazione di nitrati è data dalla differenza tra i valori alle due diverse lunghezze d’ onda. La concentrazione è espressa in mg/l. I nitrati costituiscono l’anione dell’ acido nitrico e dei suoi sali; si formano per ossidazione completa dell’ ammoniaca tramite microrganismi; possono essere assimilati dalle piante e convertiti in proteine; in ambiente anaerobico possono essere trasformati in nitriti, ossidi di azoto e azoto molecolare. La loro presenza nei reflui è legata a scarichi urbani, industriali, zootecnici. L’ uomo li assimila attraverso i cibi, e in particolare attraverso i vegetali; anche per i nitrati il pericolo principale è costituito dalla possibile formazione di metaemoglobina; nelle acque potabili concentrazioni superiori ai 10 mg/l sono potenzialmente dannose. Un altro rischio legato ai nitrati è la formazione di 124 nitrosammine, composti organici azotati con potere cancerogeno, mutageno e teratogeno. Nei fiumi, infine, i nitrati possono supplire a carenze di ossigeno, mediante riduzione; essi però, stimolando la crescita di alghe e piante verdi, possono comportare fenomeni di eutrofizzazione eccessiva, che provocano situazioni di carenza di ossigeno e condizioni di asfissia per alghe e fauna ittica nel corpo idrico ricettore. La putrefazione delle alghe e la conseguente sedimentazione della biomassa causano susseguentemente un nuovo apporto di nutrienti e il fenomeno può così autoalimentarsi. Azoto organico Per azoto organico si intende tutto l’ azoto legato mediante gruppi differenti; nelle acque è presente principalmente in aminoacidi, polipeptidi e proteine. Tramite il metodo di Kjeldahl si trasforma l’azoto organico in solfato monoidrogeno di ammonio, attraverso un processo di mineralizzazione. Esso viene realizzato per digestione del campione con acido solforico, aggiunta di solfato mercurio (catalizzatore) e solfato di potassio, per raggiungere un punto di ebollizione a 345 – 370 °C. La temperatura non deve superare i 382 °C per non avere perdite di azoto. Il campione viene raffreddato e diluito con acqua distillata, quindi si aggiunge idrossido di sodio, in modo da raggiungere un pH alcalino e si distilla, determinando l’ammoniaca presente con il reattivo di Nessler. Il valore di azoto organico si ottiene per differenza tra l’ azoto totale così determinato e quello ammoniacale del campione e viene espresso in mg/l. L’ azoto organico, nelle sue diverse forme, può essere trasformato in fase acquosa da microrganismi in azoto ammoniacale e dando quindi luogo alle problematiche esaminate precedentemente. Fosforo totale (ortofosfati/polifosfati) Per determinare la concentrazione del fosforo totale è necessario trasformare i polifosfati ( catene complesse contenenti lo ione PO43- ) in ortofosfati (singoli composti in cui vi è la presenza dello ione PO43- ); ciò avviene mediante un’ idrolisi acida. Si aggiungono al campione acido solforico, acido nitrico e pietra pomice. Il campione viene fatto bollire su una piastra riscaldante, fino ad ottenere un residuo di quantità nota. Successivamente si aggiunge acqua distillata e si corregge il pH fino alla neutralità. Attraverso l’ aggiunta di idrossido di sodi si raggiunge una colorazione rosa, che poi scompare mediante aggiunta di acido solforico. A questo punto i polifosfati sono stati 125 trasformati in ortofosfati ed è così possibile determinarne la concentrazione: si fa reagire il campione con molibdato di ammonio, e si riduce a blu di molibdeno il composto ottenuto con cloruro stannoso. Mediante lo spettrofotometro calibrato a 600 nm si misura l’ intensità di colorazione. Il fosforo è presente nelle acque in diverse forme e in diversi stati di ossidazione. Per i reflui domestici, l’ apporto più comune è quello derivante dal metabolismo umano e dall’ uso di detersivi. Elevate concentrazioni di fosforo sono una delle cause principali del fenomeno dell’ eutrofizzazione, in quanto tra i nutrienti è quello presente in quantità minore nelle acque, e quindi rappresenta il fattore limitante per la crescita delle alghe. La misura del fosforo totale fornisce così una misura attendibile della fertilità di un’ acqua. Solidi sospesi totali I solidi sospesi totali sono costituiti da tutte le sostanze non disciolte presenti nel campione. Tale materiale è raccolto tramite filtrazione su un filtro a membrana con porosità di 0,45 ?m, e il suo peso si determina per via gravimetrica dopo averlo posto in una stufa a 105 ° C per 6 -7 minuti e successivo raffreddamento nell’ essiccatore fino a temperatura ambiente; l’ operazione deve essere ripetuta fino a raggiungere un peso costante. Il risultato si esprime in mg/l o in kg/m³. Solidi sospesi volatili I solidi sospesi volatili rappresentano una percentuale dei solidi sospesi totali. Si ottengono tramite incenerimento a 550 °C del filtro sul quale erano stati determinati i solidi sospesi totali. Il campione viene infatti posto in un crogiolo di porcellana e quindi in un forno a muffola a tale temperatura fino a raggiungere un peso costante (solitamente 1 o 2 ore); il crogiolo viene estratto e raffreddato per qualche minuto all’ aria, quindi raffreddato nell’ essiccatore e infine pesato. Ciò che si pesa sono i solidi sospesi fissi; dalla differenza tra i solidi sospesi totali e quelli fissi si ottengono i volatili. I solidi sospesi volatili rappresentano un indice di valutazione del contenuto di sostanze organiche non disciolte presenti nel fango. In un impianto di trattamento di reflui, a causa della difficoltà di poter disporre sempre di analisi significative sulla biomassa attiva presente nel fango, ci si basa con buona approssimazione sui solidi sospesi volatili per le considerazioni sullo sviluppo dei batteri e le cinetiche del processo. 126 Respirometria (G. Andreottola, P. Foladori, M. Ferrai, G. Ziglio, 2002) E’ una disciplina che si occupa della misura e dell’interpretazione delle modalità con cui un sistema biologico consuma ossigeno; è utilizzata tipicamente per processi aerobici (in particolare fanghi attivi). Le misure si basano sulla quantità di ossigeno consumata in un determinato intervallo di tempo all’interno del reattore – respirometro, attraverso una sonda per l’ossigeno; per i test aerobici l’interno del reattore viene areato mediante un insufflatore d’aria. Attraverso la respirometria è possibile caratterizzare il COD di un substrato, determinare i parametri cinetici che caratterizzano il sistema, la determinazione della produzione dei fanghi di supero, il fabbisogno di ossigeno, la respirazione endogena, l’eventuale effetto inibitorio di alcuni tipi di refluo. La respirometria può però essere utilizzata anche per studiare le cinetiche di denitrificazione e nitrificazione (test NUR e AUR), processi che avvengono normalmente in una vasca a fanghi attivi in presenza di determinate colonie batteriche. La rimozione di quantitativi di azoto non trascurabili all’ interno del reattore UASB potrebbe in futuro essere studiata tramite test respirometrici, una volta standardizzate le procedure per colture batteriche diverse da quelle tipiche dei fanghi attivi. Citometria (M. Tarter, 2002) La citometria applicata alle colture batteriche degli impianti di depurazione è una tecnica recentemente messa a punto nel campo microbiologico. Questa tecnica dà la possibilità di analizzare migliaia di cellule in pochi secondi, determinandone la frazione viva e quella attiva, individuando un range di dimensioni e la densità (n° cellule / volume). Le cellule, marcate con fluorocromi specifici, vengono fatte passare mediante un flusso laminare davanti a un punto di fuoco di un raggio luminoso di eccitazione del citometro a flusso. La singola cellula risponde con un impulso di fluorescenza di intensità proporzionale al contenuto cellulare del componente marcato (ad esempio il DNA). Un fotomoltiplicatore trasforma l’ impulso di fluorescenza in un impulso elettrico, poi visualizzato in un istogramma di intensità. Il procedimento anche in questo caso è ottimizzato per i fanghi attivi. Il pretrattamento del campione avviene entro 2 ore dal prelievo, mediante omogeneizzazione, disgregazione meccanica in più fasi degli aggregati, diluizione e filtrazione su membrana 127 a 10μm; ciò allo scopo di poter separare ed analizzare in modo attendibile le singole cellule. In riferimento al sistema UASB un utilizzo futuro di questa tecnica è auspicabile per riuscire a quantificare la biomassa granulare e la sua componente attiva; come nel caso del metodo respirometrico anche le tecniche di citometria vanno ottimizzate per poter analizzare la biomassa anaerobica; gli aggregati sono molto complessi e non facili da separare, quindi non può essere utilizzato lo stesso tipo di pretrattamento dei fanghi attivi visto precedentemente. 6.2 La scelta dell’ inoculo Una scelta corretta dell’ inoculo è fondamentale per un’ avvio della sperimentazione in tempi brevi, per ridurre il periodo di start up e per velocizzare la granulazione. In molti casi l’ utilizzo di un fango granulare di un altro reattore UASB, inoculato eventualmente più volte per sopperire all’ inevitabile iniziale dilavamento di una parte della biomassa, può essere la soluzione ottimale; ciò è particolarmente vero per biomasse prelevate da reattori che trattano reflui simili all’ influente oggetto della nuova sperimentazione, ma non vi è la garanzia assoluta di evitare un dilavamento eccessivo, una frantumazione dei granuli o una mancata acclimatazione della biomassa. Inoltre l’ impianto più vicino a Trento a noi noto è situato presso Rovigo e tratta reflui da produzione di succhi di frutta: i tempi di trasporto e l’eventualità di dover effettuare diversi inoculi hanno sconsigliato inizialmente il ricorso a questi fanghi. Vi è inoltre da considerare il fatto che in Madagascar non è certamente possibile ricreare appieno le condizioni ottimali (come ad esempio procurarsi sul posto un inoculo granulare ad hoc), per cui si effettuato uno start up non convenzionale. Tale scelta, come si vedrà in seguito, ha tuttavia comportato una serie di problemi, tali da consigliare un secondo start – up. In una recente sperimentazione condotta su un reattore pilota UASB (Dipartimento di Ingegneria Chimica, dell’Ambiente e delle Materie Prime di Trieste), dopo un tentativo di inoculo mediante biomassa granulare (e successiva rottura dei granuli), si è provveduto ad inserire nel reattore un inoculo proveniente da vasca a fanghi attivi, e la granulazione ha avuto luogo senza problemi. Tale procedura ha avuto riscontri positivi in diverse sperimentazioni (W. Wu, J. Hu, X. Gu, Y. Zhao, H. Zhang, 1987); in tali casi le 128 caratteristiche dei granuli formatisi sono risultate simili a quelle dei granuli ottenuti mediante un inoculo da digestori anaerobici. Infatti, nei fiocchi dei fanghi attivi sono presenti dei nuclei di batteri anaerobici, che riescono a svilupparsi e a sopravvivere nelle zone anossiche, in concentrazioni dell’ordine di 108 batteri/ gSS. Dopo un periodo di acclimatazione, il sistema è in grado di selezionare i batteri idonei allo sviluppo del letto granulare. Come menzionato nel precedente capitolo, è stato possibile avviare dei reattori UASB senza inoculo, o mediante concime bovino; il successo di tali operazioni dipende dalle condizioni ambientali e dal tipo di refluo, richiede tempi lunghi, non è garantito e non sono state ancora proposte delle spiegazioni che dimostrino inconfutabilmente i motivi del successo o dell’ insuccesso della granulazione. Altri autori propongono comunque, in alternativa all’ utilizzo di una biomassa granulare, l’introduzione di batteri da quante più possibili diverse colture ( R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1998); l’ utilizzo di inoculi misti aerobici/anaerobici è stato efficacemente testato e poi proposto (R. F. Hickey, W. M. Wu, M. C. Veiga, R. Jones, 1991) ed è stato definitivamente preso in considerazione nel nostro caso, potendo prelevare entrambi i fanghi dagli impianti di Trento nord, che trattano un refluo misto (civile ed industriale) e sono adiacenti al container in cui si è effettuata la sperimentazione ogni volta fosse stato opportuno. Come passo iniziale si è provveduto ad un inoculo e ad un’alimentazione istantanea; non si è quindi imposto ai batteri aerobici, come indicato nell’ articolo precedentemente menzionato, un periodo di acclimatazione nel reattore tramite alimentazione in modalità Batch, poiché nell’ inoculo era presente anche una carica di batteri anaerobici. Successivamente si è pensato di aggiungere una certa quantità di biomassa granulare dal reattore della ditta Cas presso Rovigo, nell’ auspicio che ciò velocizzasse lo start up (R. F. Hickey, W. M. Wu, M. C. Veiga, R. Jones, 1991; L. W. Hulshoff pol, W. J. de Zeeuw, C. T. M. Velzeboer, G. Lettinga, 1983). Infine, per quanto riguarda il volume dell’ inoculo, una percentuale di riempimento minima del 10% è considerata indispensabile, ma il 30% rappresenta un valore più sicuro; questi valori vengono tuttavia consigliati come valori minimi per reattori in scala industriale, in situazioni per le quali ridurre il più possibile la biomassa da inserire può rappresentare un fattore economico non irrilevante; per reattori in scala da laboratorio la quantità di fango necessaria è piccola, e quindi in questi casi, se non vi è la presenza di composti tossici o inibenti, il reattore viene riempito per più del 50% del suo volume (R. F. Hickey, W. M. 129 Wu, M. C. Veiga, R. Jones, 1991): nel nostro caso (reattore da 10 l utili), l’ inoculo iniziale è stato di 5 l. E’ da tener presente, tuttavia, come al di là dei volumi di fango inoculato ciò che svolge un ruolo importante è anche la densità di solidi sospesi volatili (SSV), che, come precedentemente affermato, da un punto di vista operativo viene utilizzata per stabilire la quantità di biomassa batterica presente; per questo un parametro di riferimento fondamentale per lo start-up è il carico del fango: Cf = kgCOD·kg-1VSS·d-1. Per gli start – up successivi si è invece prelevato del fango granulare dal reattore della ditta CAS; l’utilizzo di questo inoculo ha dato risultati migliori, in quanto il fango risultava maggiormente sedimentabile e più attivo (in questo caso la produzione di biogas è iniziata subito); a favore di un inoculo tradizionale è stato anche il fatto che a Mahajanga non esiste alcun impianto di trattamento, quindi non sarebbe stato possibile attingere ad un impianto a fanghi attivi o ad un digestore anaerobico; si è deciso allora di utilizzare questo tipo di inoculo con la prospettiva di trasportarne una certa quantità per la fase sperimentale sul posto. 6.3 Le procedure iniziali: il primo start - up La sperimentazione ha avuto inizio il 7 marzo 2003; come inoculo si sono usati 2,5 l di fango proveniente dal digestore anaerobico e 2,5 l di fanghi attivi, in modo tale da riempire il reattore per la metà del suo volume; i fanghi sono stati miscelati, sono stati prelevati 3 campioni (uno dal fango anaerobico, uno dal fango attivo e uno dalla miscela), in modo tale da determinarne le concentrazioni e il tipo di distribuzione dei solidi presenti (TSS, VSS) e dei nutrienti (COD, N e P). L’ alimentazione è avvenuta in un’ unica fase, attraverso il foro superiore dell’ uscita del biogas. Immediatamente dopo una breve fase di sedimentazione è iniziata l’ alimentazione del refluo. Esso era costituito di una miscela di acetato di sodio e di amido, in modo tale da raggiungere una concentrazione di circa 1500 – 2000 mgCOD/l, tipica di un refluo da birreria. Si è deciso di fornire un apporto di COD dovuto per il 50% all’ amido e per il 50% all’acetato; è da notare come l’ acetato di sodio sia un composto rapidamente 130 biodegradabile, al contrario dell’ amido, che oltretutto è molto meno solubile. Non sono stati aggiunti altri nutrienti, prevedendo un sufficiente apporto nella fase iniziale da parte della frazione di biomassa morta inoculata e una presenza di metalli in tracce nell’acqua di rete. L’ alimentazione è avvenuta in modo continuo con una portata molto bassa, pari a 0,25 l/h., corrispondente ad un HRT = 40 h. Tale valore risultava però approssimativo, in quanto per portate molto basse la regolazione della pompa non è effettuabile con una grande precisione. Poiché il limite minimo della pompa utilizzata risultava di 0,50 l/h circa, si è introdotto un temporizzatore, che, funzionando ad intermittenza (intervalli di 1,5 minuti), dimezzava il flusso. Si sono inoltre eliminati i ricircoli, non necessari a causa del carico organico ridotto, introducendo una tubazione per l’ingresso e una per l’uscita. In tal modo sono state ridotti l’ ingombro del sistema, le perdite di carico e la quantità di refluo presente nei tubi (con possibili ristagni). Tali procedure operative vengono consigliate in diverse pubblicazioni (R. F. Hickey, W. M. Wu, M. C. Veiga, R. Jones, 1991; P. Weiland, A. Rozzi, 1991); una portata bassa è comunque necessaria per evitare il dilavamento della biomassa, non ancora compattatasi nella forma granulare o non adattatasi completamente alle nuove condizioni. Successivamente è possibile aumentare per gradi il carico organico (tramite valori di portata maggiori, o con una più alta concentrazione del COD nell’influente). È inoltre opportuno introdurre un’ adeguata quantità di fango per ovviare a tale dilavamento e garantire una sufficiente presenza di batteri. A causa della temporanea indisponibilità del criostato, per termostatare l’ impianto si è utilizzato nei primi giorni il sistema definito “a dito caldo”; tuttavia tale sistema non ha permesso all’acqua del riscaldamento di superare i 30 °C, temperatura peraltro non costante. Si è notata dall’ inizio una tendenza del fango a risalire, e si è riscontrata una presenza nel reattore di 3 strati visibili: uno di solidi accumulatisi sul fondo, uno di liquido ben più chiarificato nella parte centrale, e uno in corrispondenza del separatore di fase. Quest’ ultimo usciva in gran parte assieme al refluo, che è risultato all’ inizio di colore brunastro e visibilmente carico di solidi. Lunedì 10 marzo si è misurato il volume allo scarico: ne risultavano 15 l, vale a dire una portata di 0,25 l/h, con un HRT = 40 h. Il carico organico teorico risultava quindi pari a : 131 (2 · 24 · 0,25) / 10 = 1,2 kg COD / m³ d. La velocità di risalita nel reattore della fase liquida era pari a: v = Q/A = (0,25/1000)/(0,122) = 0,017 m/h. Il fango risultava depositato sostanzialmente sul fondo del reattore, ed era chiaramente percepibile una risalita delle bolle di gas; in ogni caso in 57 ore il misuratore del programma SACS (verificare sigla) aveva registrato solo 60 cm3 di gas. Si sono poi prelevati dei campioni dall’ interno del reattore attraverso una siringa: la temperatura nei tre punti di campionamento risultava più o meno costante (28,5 °C), per cui si è riscontrata una certa dispersione termica rispetto alla camicia. Si è notata una risalita di solidi nel tubo di alimentazione, sino ad oltrepassare la pompa peristaltica. L’effluente in uscita è risultato di colore brunastro e visivamente ricco di solidi. In merito ai risultati esposti nella tabella seguente il carico del fango è risultato: Cf = QS 0 = 0,35 kgCOD/kgVSS d. Tale valore è però approssimativo e non può tenere VX conto delle forti oscillazioni del carico organico che si sono poi riscontrate, né, in modo preciso, del fatto che la biomassa presente nel reattore è andata via via riducendosi. Il giorno successivo (martedì 11 marzo) si sono effettuati altri 3 prelievi dei fanghi: temperatura e pH risultavano sostanzialmente invariati. Si è deciso di limitare la frequenza di questo tipo di prelievo per non diminuire troppo lo spessore della coltre di fango e per non rischiare di immettere ossigeno nel reattore. Si è inoltre notato come la temperatura del sistema di termostatazione oscillasse in realtà tra 30,5 e 27,5 °C, a causa degli sbalzi termici dell’ ambiente circostante. Lo stesso giorno si sono ottenuti i primi risultati delle analisi dei campioni. La rimozione del COD, supponendo una concentrazione dell’ influente di 2000 mg/l, è risultata soddisfacente, con un’ efficienza pari a ( 2000 – 394 ) · 100 / 2000 = 80,3 %. In seguito, tuttavia, nei pochi casi in cui ci si riferirà all’efficienza nella rimozione del COD, ciò sarà fatto in relazione alla media dei valori in entrata della sperimentazione, in quanto questi hanno subito delle oscillazioni. Il quantitativo di fosforo ed azoto totali in uscita risultavano elevati, fatto legato al contributo della biomassa inoculata e dilavata assieme all’ effluente. A questo scopo si riportano i valori proposti per una stima del contributo al COD, per la più parte COD particolato, legato alla fuoriuscita di solidi volatili (granuli): per (G. Andreottola, P. Foladori, M. Ferrai, G. Ziglio, 2002) si ha per i fanghi attivi 132 generalmente: 1,48 g COD/gVSS e 0,1 g N/gVSS; L. K. Agrawal, H. Harada, H. Okui, 1997 propongono per il fango granulare anaerobico un rapporto di 1,42 gCOD/gVSS. Si è notato che a partire dal giorno 10 marzo il programma SACS non aveva più rilevato alcuna produzione di gas: ciò risulta in contrasto con una rimozione di substrato così evidente, e con il fatto che le bolle di gas, già visibili dall’ inizio, erano diventate, a partire dal giorno 13, molto numerose e di dimensioni maggiori, e risalivano visibilmente in buona parte nel tubo collettore. Tabella 1.6: risultato delle prime analisi sui fanghi nel reattore; primo, secondo e terzo punto di campionamento si intendono a partire dall’ alto (vedi lo schema del reattore nel cap. 5). Si nota come la densità di solidi, e quindi di conseguenza COD, P e N, aumenti verso il fondo del reattore. campione CODtot CODsf CODfiltr NH4 NO2 NO3 Norg Ntot Ptot SST SSV [mg/l] [mg/l] [mg/l] [mg/l] [mg/l [mg/l] [mg/l [mg/l [mg/l] [kg/m³] [kg/m³] 10,3 ] 790 ] 1286, 416 13,8 10,07 4,1 84 4 136,3 103 3,6 2,97 728 2 1020, 248 9,1 6,80 3,5 0,1 5,1 0,17 Fango dal digestore 16730 727 1455 635 ] 0,76 Fanghi attivi 4485 424 667 66 0,22 Inoculo (fanghi 10180 606 1090 373 1,1 9,1 attivi + digestore) Primo punto di 573 439 2,5 0,01 1,6 8,9 5 11,2 campionamento Secondo punto di 658 463 5 0,01 3,7 16,5 21,3 campionamento Terzo punto di 16400 844 1810 13,6 10,16 campionamento Si è poi decisa una strategia di campionamento e di analisi standard nel tempo; lo scopo prefissato è stato di misurare le concentrazioni di COD, fosforo, azoto e solidi per l’ effluente e l’ influente, verificare la crescita e le caratteristiche della coltre di fango nel reattore a diverse altezze e la quantità di biomassa presente (attraverso una stima indiretta mediante i solidi sospesi volatili). Contemporaneamente si verificavano T e pH. Si è poi pensato di inserire una pompa da acquario all’ interno della tanica di refluo da 50 l per miscelarne il contenuto e tentare di ovviare alla sedimentazione dell’ amido che ivi aveva luogo. In seguito si presenta in tabella la serie di analisi di routine effettuate nella sperimentazione, con la relativa frequenza. 133 Tabella 2.6: strategia per le analisi di routine nel primo start – up. Campione 3 volte a settimana 1 volta a settimana Fanghi a diverse altezze Effluente - pH - T - COD - N - P - (TSS, VSS) Influente Inoculo 1 volta ogni 2 settimane - T - pH - COD - (TSS, VSS) - portata - pH - COD - T - N - P - (TSS, VSS) (Tutte le analisi previste negli altri casi, ogni volta che il reattore viene inoculato) Alla fine della settimana è stato possibile fare un bilancio più attendibile della portata di alimentazione: il volume del refluo accumulato in uscita risultava di 43 l in 183 ore, per cui, considerando alcune ore di arresto dell’ impianto, la portata è risultata stimabile in circa 0,25 l/h. Si è notato un incremento del pH dell’ effluente, fino al valore di 7,9 (venerdì 14/3), dovuto al fatto che il pH del refluo in entrata risultava pari a 8,1. Il colore e la presenza di solidi nell’ effluente e nella parte alta del reattore (separatore di fase) hanno iniziato a migliorare visibilmente. Lunedì 17 marzo si è riscontrata una produzione di 100 cm3 di biogas. Al solito si sono effettuate le misure di pH e T del refluo, e del pH dell’ effluente; si sono prelevati un campione dell’ effluente per analizzarlo e un altro campione dal recipiente che contiene il refluo accumulato, previo miscelazione, per una stima approssimativa dei solidi fuoriusciti. 134 Ne è risultata una perdita di 0,15 kgSST/m³. Il giorno 18 si è potuto utilizzare il bagno criostatico, per cui, a partire da questa data, il reattore è stato termostatato ad una temperatura di 37 °C; si è utilizzata inoltre una resistenza per mantenere l’ influente ad una temperatura approssimativa di 20 °C. Inoltre, in due giorni, la produzione di biogas è stata di 80 cm3. Il giorno 19 si sono prelevati 5 l di fango granulare dal reattore UASB della ditta CAS di Castelnuovo, produttrice di succhi di frutta; 2 litri circa sono stati inoculati mediante immissione dall’ alto, e successivo arresto dell’ alimentazione per 2,5 h, in modo da consentire la sedimentazione dei granuli. In seguito si è preso un campione dall’ inoculo per analizzarlo: Tabella 3.6: caratteristiche del fango granulare. UASB granulare COD [mg/l] CODsf [mg/l] NH4 [mg/l] NO2 [mg/l] NO3 [mg/l] Norg [mg/l] Ntot [mg/l] Ptot [mg/l] SST [kg/m³] SSV [kg/m³] 20220 244 47 0,6 10,2 1450 1489 130 30,7 28,4 La produzione di biogas monitorata, già in aumento nei giorni successivi, ha subito un netto incremento dalla sera del 19, arrivando ad una media di 30 cm³ all’ ora. Nelle tabelle riassuntive di fine paragrafo viene inserita la produzione di gas cumulato a partire dal giorno 20 marzo. Si è svolta una pulizia periodica dei tubi di immissione e di fuoriuscita dell’ impianto, in quanto si erano verificati degli accumuli di solido (biomassa ed amido). Il giorno seguente si è deciso di cambiare la composizione del refluo: 20% di COD equivalente di amido e 80% di acetato, per ovviare alla sedimentazione che continuava ad avere luogo. Sono poi state condotte delle analisi sui solidi persi con l’ effluente, analizzando un campione del refluo accumulato in uscita e poi miscelato: esso dava un quantitativo di SST pari a 0,15 kg/m³. 135 Nei giorni successivi la coltre di fango è andata riducendosi (12 cm il 27/3), a causa di un periodico dilavamento dovuto alla risalita di solidi assieme alle bolle di gas. Ciò ha comportato una presenza elevata di solidi nell’ effluente. Inoltre il pH in uscita ha superato il valore di 8: poiché valori superiori ad 8,2 possono risultare nocivi per la fase acidogena (R. E. Speece, 1996), si è deciso di acidificare l’ influente tramite un’aggiunta di 0,0015 ml/l di HCl al 37%, in quanto una tale concentrazione non sembra dare problemi a questi tipi di impianti (R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1999). Il pH del refluo così prodotto è risultato di 7,59. Nei giorni seguenti, tuttavia, il pH dell’ influente si è nuovamente alzato fino a 8,33; si è aggiunta una quantità di 0,003 ml/l di HCl e 2 ml/l di una soluzione 1 molare di NaHCO3 (soluzione tampone); tuttavia da un pH di partenza pari a 7,76 si passava comunque a un valore di 8,01 dopo 3 ore. Il pH all’ uscita si è mantenuto sul valore di 8,01. A partire dagli ultimi giorni di marzo si è notata una diminuzione della produzione di biogas, come si evince dal grafico 2.6 presentato alla fine del paragrafo, e dai grafici al paragrafo 6.7. Inoltre valori molto variabili di ingresso e di uscita per COD e solidi hanno portato a considerare l’ opportunità di un arresto dell’ impianto a partire dal giorno 4 aprile. Si sono così analizzate le cause dei disguidi esposti fino ad ora; la variabilità in ingresso delle caratteristiche del refluo è presumibilmente dovuta alla bassa solubilità dell’ amido: pH e COD tendono a variare in funzione della sedimentazione ( legata anche a variazioni di temperatura e al fatto che il grado di diluizione tendeva a diminuire con l’ abbassarsi del livello d’ acqua). In uscita i valori di COD sono influenzati dalle sporadiche ma cospicue fuoriuscite di solidi in concomitanza della violenta risalita delle bolle di gas di grande diametro; una certa parte dei solidi che risalgono sino alla superficie non presenta poi alcuna tendenza a sedimentare nuovamente, e in buona parte viene persa. Nel paragrafo successivo verrà esaminato questo problema e saranno formulate alcune ipotesi sulle ragioni legate al dilavamento. Si è supposto che la mancata aggiunta di macronutrienti al refluo non fosse compensata sufficientemente dalla presenza di fosforo ed azoto disponibili dai batteri morti inoculati. Infatti in molti casi si consiglia comunque un apporto sostanziale di azoto (ad esempio come NH4Cl), sia per favorire la crescita cellulare ( R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1999), sia per impedire un’ inibizione dell’attività della biomassa, che può calare notevolmente per concentrazioni interne al reattore inferiori a 40 – 70 mg/l (R. E. Speece, 136 1996); un apporto di fosforo nella ragione del 20 % della concentrazione di azoto è inoltre utile onde evitare il dilavamento della biomassa. In questo senso si è provato in parte a giustificare l’ insufficiente produzione di biogas, ed in particolare il calo sostanziale dell’ ultimo periodo, ipotizzando un progressivo esaurimento dell’ azoto disponibile. Si è infine verificata la tenuta della parte superiore del sistema mediante insufflazione di aria compressa, affinché non sussistessero dubbi riguardo alla possibilità di perdite di biogas attraverso i punti di incollaggio. Nella figura successiva viene indicata la produzione di biogas cumulato, monitorata dal programma SACS, dal 20 marzo al 2 aprile. Produzione di biogas 9000 8000 7000 [cm3] 6000 5000 4000 3000 2000 1000 0 37700 37705 37710 37715 giorni Figura 2.6. produzione di biogas nel primo start – up. La tabella seguente illustra i principali dati relativi alla sperimentazione durante l’intera fase del primo start-up. I dati completi riguardanti le analisi vengono esposti al paragrafo 6.7. 137 Tabella 4.6: parametri relativi al primo start-up. Q [l/h] HRT [h] v(reattore) [m/h] v(tubo immissione) [m/h] Qorganico medio [kgCOD/m3 d] Cf iniziale [kgCOD/kgSSV d] Efficienza media di rimozione COD [%] 0,25 40 0,017 0,796 1,426 0,35 51,7 6.4 Il secondo start – up Venerdì 11 aprile ha avuto inizio la seconda procedura di start – up, nella quale si sono variati alcuni parametri. In particolare si è enfatizzata l’ importanza del carico del fango: Cf = QS 0 VX dove : S0 = concentrazione dell’influente [kgCOD/m³], Q = portata [m³/d], V = volume utile del reattore [m³], X = concentrazione SSV media del reattore [kg/m³]. Il valore relativo al primo start - up, pur riferito ad un inoculo iniziale che non tenesse conto del dilavamento successivo, è stato supposto insufficiente; anche la concentrazione di VSS è risultata non adeguata per ipotizzare un rapido start – up: nel primo inoculo X = 3,4 kg VSS/m³, poi in gran parte dilavati; nel secondo inoculo granulare si sono aggiunti 5,68 kg VSS/m³. Un range ottimale di volatili può attestarsi infatti tra i 6 e i 25 kg/m³. Per quanto riguarda cf, i valori ottimali per uno start up appropriato vanno da 0,27 a 0,49 kgCOD·kg-1VSS·d-1 (R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1998); il carico del fango può inoltre variare a seconda del tipo di refluo, va adeguato alla crescita batterica e può essere incrementato a granulazione avvenuta e quando la produzione di metano è costante. Viene ora inserita una tabella, estratta dall’ articolo menzionato, in cui si propongono alcuni valori per start – up con reflui diversi. 138 Tabella 5.6: valori proposti per il carico del fango e la concentrazione dei SSV (R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1998). Tipo di substrato acidi grassi volatili zucchero/glucosio melassa (zucchero) reflui da industrie alimentari reflui da cartiere reflui misti Tipo di substrato acidi grassi volatili zucchero/glucosio melassa (zucchero) reflui da industrie alimentari reflui da cartiere reflui misti iniziale (valore ottimale) 0,4 0,13 0,12 carico del fango[gCOD/gVSS d] iniziale al tempo Gt (range) (valore ottimale) 0,27 - 0,49 0,7 0,12 - 0,23 0,45 0,065 - 0,14 0,6 N.A. N.A. 0,1 Concentrazione N.A. N.A. 0,07 - 0,16 dell’inoculo iniziale (valore ottimale) 18 7,5 10 iniziale (range) 14,0 - 25,0 6,0 - 12,5 7,0 - N.A. N.A. 14 20 0,38 0,3 0,47 [gSSV/l] N.A. 11,0 - N.A. 15,0 - 24,0 al tempo Gt (range) 0,65 - 0,86 0,30 - 0,78 0,42 - 0,78 0,20 - 0,58 0,22 - 0,44 0,40 - 0,52 al tempo Gt (valore ottimale) 14 10 10,5 al tempo Gt (range) 10,0 - 18,0 6,0 - 17,0 N.A. - 12,5 N.A. 16 10 N.A. 13,0 - 23,0 8,5 - 13,0 N.A.: dato non disponibile; Gt: tempo di granulazione. In ogni caso il tempo di granulazione cresce in modo più marcato nel caso in cui si effettui una sottostima di Cf : ciò è presumibilmente legato al fatto che per valori troppo bassi la crescita dei microrganismi è limitata dal mancato apporto del substrato nutritivo e si ha una formazione di una biomassa compatta e sedimentata. Si è così scelto di partire da un valore di 0,45 kgCOD·kg-1SSV·d-1. Per mantenere un HRT sufficientemente basso si sono così modificate le concentrazioni di COD in ingresso e si è adeguato il tenore di SSV nell’ inoculo. Si è poi scelto di modificare la tipologia dell’ influente, eliminando all’inizio l’amido ed introducendo saccarosio (zucchero da cucina) ed alcol metilico. Si è infine provveduto a fornire dall’ inizio un apporto nutritivo di fosforo ed azoto, nelle concentrazioni considerate ottimali per lo sviluppo della coltre di fango (R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1999; R. E. Speece, 1996). La portata è stata mantenuta sul valore di 0,25 l/h (HRT = 40 h). Si è deciso poi di monitorare la quantità di ossigeno disciolto presente nel reattore ad ogni prelievo di campioni. La quantità di ossigeno presente nell’ acqua di rete con cui si prepara la miscela è infatti di 8 mg/l; solitamente una concentrazione superiore a 0,5 mg/l all’ interno del reattore è considerata tossica, anche se nei reattori UASB la particolare 139 struttura dei granuli e la presenza di batteri facoltativi riescono solitamente ad arginare il problema per concentrazioni più alte, come già descritto nel capitolo 4 (M.T. Kato et al.,1997). La tabella seguente illustra tutti i parametri considerati per il nuovo start up. Tabella 6.6: caratteristiche della composizione nel COD. g/gCOD 1,33 0,79 0,67 Refluo CH3COONa (acetato di sodio) C12H11O22 (saccarosio) CH3OH (metanolo) Miscela gCOD/l teorici utilizzati 3,0 1,0 1,0 5,0 Tabella 7.6: aggiunte nei nutrienti. [mg/l] 40,0 8,0 0,3 Aggiunte nel refluo N come NH4Cl P come PO4 (da KH2PO4) HCl 0,37 % Tabella 8.6: caratteristiche dell’inoculo. VSS [kg/m³] Fanghi Granuli nuovi Fanghi già utilizzati Miscela Concentrazione VSS (media sul volume) Campione (dal basso) 30,98 25,78 27,08 6,70 pH 6,85 O2 disciolto (dopo inoculo) Quantità inoculata [l] [mg/l] 0,5 2,0 2,5 <0,5 Si sono svolte delle nuove analisi sulla biomassa granulare, successive a una sedimentazione e a una separazione della parte sedimentata dal liquido surnatante; i valori, ove non sia diversamente indicato, sono espressi in mg/l. Tabella 9.6: caratteristiche del nuovo fango granulare. COD CODsf NH4 NO2 NO3 Norg Ptot 76500 244 320 0,01 9,3 5600 464 SST [kg/m³] 33,9 SSV [kg/m³] 30,99 140 Sono stati infine giornalmente monitorati altri parametri, quali pH in ingresso e uscita, temperatura del refluo, produzione di biogas e, più saltuariamente, ossigeno disciolto in ingresso e uscita. Periodicamente le stesse analisi sono state svolte sui campioni presi dall’ interno del reattore. L’ aggiunta di acido cloridrico, a concentrazioni sempre inferiori ai valori massimi proposti, è legata al tentativo di neutralizzare quanto più possibile il pH; tuttavia tale acido è stato utilizzato unicamente per la preparazione del primo refluo, in quanto il giorno 14 aprile il pH dell’ influente era sceso sino a 5,8, valore non accettabile per la coltura batterica. Per quanto riguarda il refluo, a causa della discesa progressiva del pH (sino al valore di 5,4) si sono aggiunti prima 1,0 ml di soluzione tampone (NaHCO3), poi 60 ml (in 15 l di refluo) di NaOH al 3%, che ha riportato il pH a 6,6. Il giorno venerdì 18, prima dell’ interruzione per il periodo pasquale, sono stati preparati 40 l di nuovo refluo, con un’ aggiunta di 2 ml/l di NaHCO3 1M come tampone. In seguito tale quantità è stata portata a 1 g/l. La settimana successiva la produzione di biogas si è stabilizzata attorno ai 2 l/d; il quantitativo di solidi sulla superficie libera in testa al reattore risultava visivamente elevato. Tali solidi, se estratti e immessi nuovamente nel reattore, presentavano una tendenza a risalire. Si è pensato che ciò fosse dovuto al gas intrappolato nei pori dei granuli, determinando una densità minore. Mediante un’ intensa miscelazione il problema è stato infatti parzialmente risolto, sebbene alcuni granuli non potessero sedimentare: si è così supposto che il gas intrappolato al loro interno avesse determinato un cambiamento nell’ indice dei vuoti, non più reversibile con la semplice agitazione. Si sono ricercati degli articoli in cui fossero spiegate le cause della risalita dei granuli; il separatore di fase nel sistema UASB permette in genere, nella zona di calma superiore, l’ accumulo dei solidi, fino a quando il loro peso non sia tale da vincere le forze di attrito che mantengono coesi i granuli in superficie, facendoli scivolare nuovamente sul fondo (A.C. Van Haandel, G. Lettinga, 1994). Tale fenomeno comunque è risultato in questa fase piuttosto lento e limitato, tanto da dare un evidente accumulo di biomassa in superficie; nonostante ciò non si sono rilevate sostanziali fuoriuscite di solidi con l’ effluente, in quanto i granuli in superficie rimanevano trattenuti nella zona di quiete. In un’ analisi sperimentale (C.S. Hwu, S.K. Tseng, C.Y. Yuan, Z. Kulik, G. Lettinga, 1998), si sono riscontrati dei rapporti di causa – effetto tra la presenza nel reattore di 141 VFA, o acidi grassi volatili (specie se a catena lunga) in elevate concentrazioni e il dilavamento della biomassa. Il bioassorbimento di tali catene di acidi da parte dei batteri (prerequisito per la loro biodegradazione) è stato messo in relazione quantitativamente con la flottazione del fango; tale flottazione è legata soprattutto al carico volumetrico di alimentazione degli acidi grassi volatili: più il carico è alto, maggiore è la flottazione e minore è il tempo necessario a una completa flottazione del letto di fango; la flottazione aveva inizio con carichi superiori a 0,09gCOD·g-1VSS·d-1 di acidi grassi volatili a catena lunga. Un’altra esperienza ( H.S. Shin, S.K. Han, Y. C. Song, C.Y. Lee, 2001) ha dimostrato come, per alti carichi organici, il dilavamento fosse legato alla presenza di propionato, un acido grasso volatile, fattore limitante del processo e presente in alte concentrazioni in uscita. L’ accumulo di acidi grassi volatili nel reattore sembra essere una delle cause legate alla flottazione e al dilavamento dei granuli. Il metanolo, immesso nel refluo con una concentrazione di 1000 mgCOD/l, è un composto il cui trattamento è stato per molto tempo considerato difficoltoso, proprio a causa dell’ accumulo di VFA, ed è stato proposto da vari autori il trattamento in reattori UASB a 2 fasi; recenti studi di laboratorio (Z. I. Batti, K. Furukawa, M. Fujita, 1996) hanno rivelato come possa essere possibile trattare reflui di questo tipo, mantenendo però il pH costante e tra 7 e 7,3 e accettando un dilavamento dei solidi, specie ad alti carichi organici. Nel nostro caso, una cospicua fuoriuscita di granuli non era accettabile, e si presentavano oggettive difficoltà nel mantenere il pH costante e nel range proposto; inoltre una marcata variabilità delle condizioni del sistema non può in nessun caso permettere di stabilire una metodologia di routine che sia costante nel tempo. Per questo motivo si è provato a modificare ancora la composizione del refluo, abbassando la concentrazione di metanolo in favore di zucchero, amido (in concentrazioni tali da non dar luogo ad alcuna sedimentazione) e lievito di birra. Il lievito è infatti spesso utilizzato nei reflui sintetici poiché stimola la granulazione e contiene estratti di batteri, fonti di vitamina B, carbonio ed azoto (tra vari autori: R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1999). Un refluo di questo tipo è più eterogeneo e presenta anche una certa quantità di COD lentamente biodegradabile, grazie all’ apporto dell’amido e del lievito, che nel caso 142 specifico presenta un rapporto di 1,67gCOD/g, e solo il 17% del suo COD risulta solubile flocculato. La modifica delle concentrazioni è avvenuta in modo lento e graduale, a partire dal giorno 30 aprile, in modo tale da evitare il più possibile uno shock per la biomassa che ne comportasse ulteriori perdite; le concentrazioni di COD, azoto e fosforo sono rimaste inalterate, mentre si è aumentata la concentrazione del tampone (NaHCO3). Dal giorno 7 maggio la composizione del refluo è stata la seguente: Acetato di sodio (CH3COONa) : 3000 mgCOD/l Saccarosio (C12H11O22) : 1500 mgCOD/l Metanolo (CH3OH) : 300 mgCOD/l Amido (C6H10O5)n : 50 mgCOD/l Lievito di birra : 150 mgCOD/l N-NH4 (NH4Cl) : 40 mg/l P-PO4 (KH2PO4) : Soluzione tampone ( NaHCO3) 8 mg/l : 1500 mg/l In seguito, si è provveduto ad aggiungere un ulteriore nutriente, lo zolfo, il cui contributo dovrebbe essere abbastanza simile a quello del fosforo (R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1999 ed altri); tale elemento è stato aggiunto nella forma Na2S2O3·5H2O a partire dal giorno 9 maggio e da una concentrazione di 1 mg/l, via via incrementata sino a raggiungere i 5 mg/l dopo una settimana. Dal grafico della produzione cumulata di biogas si nota come nei giorni successivi ci sia un netto incremento di produzione. Il giorno 22 maggio si è deciso di aumentare la portata, con il fine di raggiungere tempi di ritenzione più bassi e conseguentemente elevare il carico organico. Tale aumento, da effettuare per gradi sino al raggiungimento del carico massimo possibile, è stato effettuato poiché da un lungo periodo il valore del COD in uscita risultava sufficientemente basso (risultati nella tabella successiva), la produzione di biogas cumulata era lineare nel tempo (su lunghi periodi) e il dilavamento della biomassa risultava assai limitato, in quanto l’effluente presentava una quantità di SST assai ridotta. In più i granuli, che risalendo rimanevano sulla parte alta del reattore, sono stati periodicamente raccolti in un recipiente, agitati per far perdere loro il gas intrappolato 143 all’interno e quindi, una volta sedimentati nel recipiente, immessi nuovamente nel reattore. Dall’ ultima modifica del refluo, una volta ridotta la concentrazione di metanolo ed introdotti lievito e zolfo, il fenomeno della flottazione dei granuli è risultato meno marcato; ciò può anche essere imputato ad un più completo adattamento della biomassa alle condizioni idrodinamiche e al tipo di substrato. Si è passati ad un valore di portata pari a 0,281 l/h. I parametri da tenere in considerazione sono stati allora: Tabella 10.6: nuovi parametri della sperimentazione. Q [m3/s] HRT [h] Qorg [kgCOD·m-3·d-1] v(reattore) [m/s] 0,281 35,59 3,372 0,0195 Osservando la curva della produzione di biogas si nota un incremento della produzione, che è passata da una media di circa 2300 cm3/d precedente a 3500 cm3/d; probabilmente ciò è dovuto sia all’ aumento di substrato disponibile nell’ unità di tempo, ma anche ad un sempre maggiore adattamento della biomassa. Nelle tabelle e nei grafici successivi vengono inseriti i principali dati relativi alla sperimentazione e le analisi effettuate durante l’ intera fase del primo start – up. I dati completi delle analisi vengono forniti nel paragrafo 6.7. Tabella 11.6: dati riassuntivi sul secondo start – up. Parametri Q [l/h] HRT [h] v(reattore) [m/h] v(tubo immissione) [m/h] Qorganico [kgCOD/m3 d] Cf [kgCOD/kgSSV d] di partenza Rimozione COD [%] Fino al 22/5 0,25 40 0,017 0,796 3 0,35 92,46 Dal 22/5 al 26/5 0,281 35,59 0,019 0,895 3,372 N.C. N.C. 144 Secondo start - up:produzione di biogas 120000 100000 [cm 3] 80000 60000 40000 20000 0 09/04/03 0.00 19/04/03 0.00 29/04/03 0.00 09/05/03 0.00 19/05/03 0.00 29/05/03 0.00 Figura 3.6. produzione di biogas. L’interruzione del 13/4 è dovuta ad un periodo di pulizia dei tubi; la diminuzione della produzione (flesso appena visibile al 16/4) è dovuta al distacco accidentale del tubo di alimentazione del criostato e al conseguente raffreddamento del sistema. Va detto che nell’ultima fase del secondo start – up si sono prelevati alcuni granuli dal terzo punto di campionamento, allo scopo di effettuare alcune fotografie col microscopio, che verranno esposte nel paragrafo 6.6. Le fotografie hanno rivelato una struttura complessa del granulo, come prevedibile, e a questo punto è stata abbandonata l’idea di effettuare delle indagini citometriche nel contesto di questo studio. 6.5 Il terzo start-up In questa fase, si è deciso di ricreare le condizioni ideali per ridurre lo start – up, inteso come il tempo necessario per la selezione e il mantenimento della coltre di fango nel minore tempo possibile, in presenza di una produzione costante di biogas, un COD rimosso sufficientemente elevato e una quantità di solidi in uscita relativamente bassa e stabile (tale che risulti in uscita almeno kgVSS·m-3 < μ · kgVSSinoculo, dove μ è la velocità di crescita specifica batterica). Per quanto riguarda il refluo, quindi, si sono mantenuti invariati i contributi di carbonio organico, di azoto e fosforo, introducendo però una serie di micronutrienti -importanti per lo sviluppo dei batteri- in proporzioni precise; per fare ciò si è utilizzato come solvente l’acqua distillata. 145 La biomassa granulare di un reattore UASB riesce a svilupparsi nelle più disparate condizioni; certamente la presenza di un refluo sintetico poco eterogeneo e privo di molecole complesse non favorisce però la stabilizzazione del sistema in tempi rapidi, per cui l’introduzione di soluzioni nutrienti in proporzioni precise, controllate e convenienti, pur discostandosi molto dalla non idealità dei reflui civili ed industriali, consente comunque un avvio del sistema in condizioni ottimali. Per una conoscenza del ruolo di determinati elementi, ioni o composti, si rimanda ancora al paragrafo 4.3 o all’ articolo di R. P. Singh, S. Kumar, C. S. P. Ojha, 1999. In numerose sperimentazioni da laboratorio in cui si è utilizzato un refluo sintetico il solvente è stato acqua distillata e si è sempre aggiunta una soluzione di micronutrienti (H. H. P. Fang, H. K. Chui, 1993, S. Sawayama, T. Yagishita, K. Tsukahara, 1998, C.Y. Lin, C.C. Chen, 1999, H.Q. Yu, H.H.P. Fang, J.H. Tay, 2001, T.H. Ergüder, E. Güven, G. N. Demirer, 2003, G. Ozalp, C.Y.Gomec, I.Ozturk, S.Gonuldinc, M.Altimbas, 2002, W. F. Owen, D. C. Stuckey, J. B. Healy, L. Y. Young, P. L. McCarty, 1978, N. Azbar, P.Ursillo, R.E.Speece, 2001, T. Madsen, H. B. Rasmussen, 1996, Z. I. Bhatti, K.Furukawa, M. Fujita, 1996, J. Rintala, J.L.Sanz Martin, G.Lettinga, 1991, P. A. Alphenaar, R. Sleyster, P. de Reuver, G. J. Ligthart, G. Lettinga, 1993, P. A. Alphenaar, A. Visser, G. Lettinga, 1993, T. Ohtsuki, M. Watanabe, R. F. Hickey, W. M. Wu, M. C. Veiga, R. Jones, 1991, G. Lettinga, L. W. Hulshoff et al., 1984, P. Weiland, A. Rozzi, 1991, N. Kosaric, R. Blaszczyk, L. Orphan, J. Valladares, 1990, J. T. C. Grotenhuis, J. C. Plugge, A. J. M. Stams, A. J. B. Zehnder, 1991, W. Wu, J. Hu, X. Gu, Y. Zhao, H. Zhang, 1987, Y. G. Yan, J.H. Tay, 1997,Y. Miyaji, 1992, M. Hutnan, M. Dirtil, L. Mrafkova, J. Derco, J. Buday, 1999). La soluzione proposta nell’ ultimo articolo citato è stata presa ad esempio per la preparazione delle soluzioni nutrienti, in quanto le concentrazioni utilizzate in questa sperimentazione risultano tipiche per questo tipo di studi ed erano già state utilizzate nelle sperimentazioni dell’ Università di Trieste su di un reattore UASB pilota. La soluzione di micronutrienti e metalli in tracce, invece, veniva poi introdotta nel refluo di alimentazione con una diluizione pari a 1 ml/l; per quanto riguarda alcuni ioni metallici, essi sono stati aggiunti come solfati in quanto disponibili in laboratorio, anziché come cloruri, ricalcolando le concentrazioni in modo tale da avere a disposizione la stessa concentrazione dello ione utile. 146 La composizione del refluo è quindi stata la seguente: Tabella 12.6: caratteristiche del refluo del terzo start up. Nutrienti Concentrazioni [mg/l] Acetato di sodio Zucchero Metanolo Amido Lievito N-NH4 P-PO4 Tampone (NaHCO3) CaCl2 MgSO4 · 7H2O 3000 * 1500 * 300 * 50 * 150 * 40 8 1000 28 51 * : espresse come COD Si è infine aggiunto a questa soluzione AlCl3 (50 mg/l), composto che favorisce e velocizza la granulazione (H.Q. Yu, H.H.P. Fang, J.H. Tay, 2001). Tabella 13.6: concentrazioni dei micronutrienti (M. Hutnan, M. Dirtil, L. Mrafkova, J. Derco, J. Buday, 1999). Componenti Concentrazioni [mg/l] 147 FeCl3 · 4H2O 2000 CoC12 · 6H2O 2000 MnC12 · 4H2O 500 CuC12 · 2H2O 30 ZnCl2 50 H3BO3 50 (NH4)6Mo7O2 4 · 4H2O 90 Na2SeO3 · H2O 100 NiC12 · 6H2O 50 EDTA 1000 HCl 36% 1 ml/l AlCl3 50 Si è proposta una strategia speditiva per lo start – up, in modo tale da raggiungere un carico organico sufficientemente elevato in qualche settimana, in pochi passi ed aumentando progressivamente portata e/o concentrazioni di COD. Nelle condizioni di start – up ottimale, la biomassa può riuscire ad acclimatarsi in poco tempo e quindi, pur rinunciando ad ottenere subito delle efficienze di rimozione elevatissime ed accettando un certo dilavamento dei fanghi ad ogni incremento, il carico può essere progressivamente innalzato senza attendere tempi eccessivamente lunghi. Si è pensato comunque, per ragioni operative e tempistiche legate al progetto, di provare a raggiungere entro un mese il regime prefissato, per poi iniziare alcune prove a temperatura variabile. I sistemi anaerobici presentano solitamente un periodo di assestamento ad ogni mutamento delle condizioni idrodinamiche o di carico organico, per poi adattarsi dopo 710 giorni; in tal modo si è deciso di effettuare degli aumenti di carico organico del 50% alla volta ogni 10 giorni, in funzione della risposta del sistema ad ogni variazione. Nonostante alcuni inconvenienti durante il test (di cui andrà tenuto conto nel valutare i risultati complessivi), si riportano i dati di questo start-up: dopo poche ore la produzione di biogas è stata soddisfacente, così come l’efficienza di rimozione del COD. Tabella 13.6: dati dello start-up di luglio SST fango ditta CAS [g/l] SSV fango ditta CAS [g/l] 52,60 48,34 148 SSV inoculati [g] Q portata [l/h] Q organico [kgCOD·m-3·d-1] Qf [kgCOD·kgSSV-1·d-1] 90 0,3 3,6 0,4 Si sono eliminate le analisi dei nitriti, in quanto ci si è concentrati sulla presenza dell’azoto totale, di cui i nitriti costituiscono una parte solitamente trascurabile; si è inoltre eliminata l’analisi del fosforo, in quanto la rimozione di tale elemento, pur essenziale, è risultata pressoché nulla e i pochi dati disponibili in uscita presentavano notevoli incongruenze e grande variabilità. 3 [cm ] Terzo start - up (I): biogas cumulato 18000 16000 14000 12000 10000 8000 6000 4000 2000 0 24/07/03 0.00 26/07/03 0.00 28/07/03 0.00 30/07/03 0.00 01/08/03 0.00 03/08/03 0.00 Figura 4.6: produzione di biogas. La portata è stata aumentata rispetto alle prove precedenti: Q = 0,33 l/h, con un HRT di 33,03 h; si è tuttavia mantenuto lo stesso carico del fango, aumentando così la concentrazione di solidi sospesi volatili. L’avviamento è stato condotto con una procedura leggermente diversa, in quanto si è previsto un periodo di alcune ore (10 – 12 ore) di acclimatazione, in cui la biomassa si è sedimentata sul fondo del reattore; essa è stata diluita in acqua distillata, inserita sino al livello dello sfioro, ed arricchita di substrato carbonioso e della soluzione tampone; ciò allo scopo di adattare preventivamente i granuli alle nuove condizioni di alimentazione, di temperatura e di pH, molto più alcalino rispetto al reattore di origine (sempre appartenente alla ditta CAS, che tratta succhi di frutta). Il criostato è stato posto da subito in funzione, sempre a 37 °C. 149 Successivamente è iniziata l’alimentazione in continuo. Tabella 14.6: dati dello start-up di agosto SST fango ditta CAS [g/l] SSV fango ditta CAS [g/l] SSV inoculati [g] Q portata [l/h] Q organico [kgCOD·m-3·d-1] Qf [kgCOD·kgSSV-1·d-1] 71,75 66,3 99 0,33 3,96 0,4 Nei giorni successivi l’efficienza di rimozione del COD, ed anche la rimozione dell’ azoto totale hanno dato risultati abbastanza soddisfacenti. La produzione di biogas è risultata invece abbastanza bassa in rapporto al carico organico alimentato nelle prime settimane. Si nota tuttavia un incremento sostanziale a partire dai giorni 26 – 27 agosto, passando da 2000 a 3500 cm³/d, senza modificare alcun parametro della sperimentazione. C’ è inoltre da rimarcare come la flottazione dei granuli sia stata in questo periodo piuttosto evidente, con una quantità di granuli che si sono posizionati in testa al reattore pari a quasi un terzo del totale. Si è formato uno strato di 2 – 3 centimetri, ma l’effluente in uscita è sempre risultato soddisfacentemente privo di solidi. La colorazione del refluo è invece risultata brunastra e il forte odore, simile a quello della soluzione contenente il lievito, ha suggerito che la rimozione di quella componente del COD (lentamente biodegradabile) potesse avvenire solo in parte. In ogni caso rimozione del COD, dati in uscita per quanto riguarda l’ azoto totale e la presenza di pochi SST all’uscita sono stati dati da subito soddisfacenti. Bisogna inoltre notare come in questa fase i granuli risaliti, una volta agitati per eliminare le microbolle di gas intrappolate al loro interno, potevano sedimentare soltanto in parte. L’efficienza del sistema e la produzione di biogas vanno quindi riconsiderate alla luce della mancanza di attività di una parte cospicua della biomassa, la cui risalita è da ascriversi alle stesse ragioni proposte nel secondo start – up: accumulo di acidi grassi volatili, intrappolamento del gas all’interno dei pori del granulo, mutate condizioni idrodinamiche in cui vengono a trovarsi i consorzi batterici, diverso pH e temperatura e, infine diversi tipi e concentrazioni di nutrienti, per cui inizialmente solo una parte della biomassa si adatta al nuovo ambiente. Si presentano inoltre alcuni grafici parziali della produzione giornaliera di biogas cumulato; si vede come sul breve periodo di 24 ore la curva si allontani dalla linearità. 150 Ciò dovrebbe ascriversi alle forti variazioni di temperatura nel container, per cui, secondo la legge dei gas perfetti, come illustrato nel capitolo precedente, l’errore nella misurazione dei volumi di gas prodotto aumenta mano a mano che ci si allontana dalle condizioni normali (0 °C e 1 atm); oltre i 40°C il fattore correttivo da applicare ai volumi di biogas indicati è superiore ad 1,1 (paragrafo 5.4). Il fenomeno si propone in modo più marcato nel secondo start – up, in cui si nota come la produzione di biogas subisca un incremento nelle ore centrali della giornata. Si presume tale incremento apparente, in quanto il reattore è termostatato, mentre il gas è monitorato alla temperatura dell’aria del container, che in quel periodo particolarmente caldo variava parecchio (con massime giornaliere anche superiori a 40 °C) in funzione dell’ accensione e dello spegnimento dell’impianto di condizionamento e della temperatura esterna. 3 [cm ] Produzione giornaliera di biogas (prima fase del terzo start-up) 2500 2000 1500 1000 500 0 0.00.00 24-lug 25-lug 26-lug 28-lug 29-lug 30-lug 12.00.00 0.00.00 12.00.00 31-lug ore Figura 5.6: produzione giornaliera di biogas (start – up di luglio) 151 3 [cm ] produzione giornaliera di biogas (ripartenza del 7 agosto) 2500 2000 1500 1000 500 0 0.00.00 7/8 INOCULO 08-ago 09-ago 10-ago 11-ago 12-ago 12.00.00 0.00.00 12.00.00 ore Figura 6.6: produzione giornaliera di biogas (ripartenza di agosto). Dopo l’aumento di produzione di biogas, a causa della difficoltà dello stesso e del refluo di uscire dalle tubazioni (dovuta alle occlusioni causate dai solidi risaliti nella testa del reattore), si è evitato di immettere nuovamente nel letto i solidi flottati; si è invece provveduto a lasciare liberi i granuli di uscire, mantenendo sempre pulite le tubazioni di uscita. Alla fine di agosto, considerando il fatto che la produzione di biogas era aumentata, la rimozione di COD si era attestata su valori sempre superiori al 60% e i SST in uscita non hanno mai superato i 150 mg/l, si è deciso di aumentare il carico organico del 50%, agendo sulla portata. Il giorno 1 settembre si è passati ad una portata di 0,5 l/h; il carico organico è passato così ad un valore di 6 kgCOD·m-3·d-1. Non si è modificata la composizione del refluo in ingresso. Non vi è stato un incremento sostanziale della produzione di biogas; in taluni casi è stato necessario ripulire il tubo di uscita del refluo, che, intasatosi, non permetteva al refluo e alle bolle di gas rimaste all’esterno della cappa di uscire, provocando una risalita del fluido nel tubo collettore del biogas. Periodicamente, quindi, si è provveduto a scuotere la testa del reattore, in modo da far scendere una parte dei granuli che, accumulatisi in testa, formavano una pellicola piuttosto spessa. Si è avuta inoltre un’iniziale fuoriuscita di granuli, in parte provocata in modo tale da rimuovere le occlusioni, in parte naturale, a causa dell’aumento di portata. I valori di COD, pur soddisfacenti, e dei SST sono in parte influenzati da questa situazione. 152 La stabilizzazione del fenomeno e una produzione di biogas sufficientemente costante, tolto un breve periodo di qualche ora dovuto ad un’occlusione, hanno consentito un aumento ulteriore di portata il giorno 11/9 del 50% circa, passando a 0,77 l/h. A questo punto, si è provveduto ad adattare la proporzione tra macronutrienti (COD, N, P) in funzione del nuovo carico del fango (R. E. Speece, 1996); supponendo di aver conservato la stessa quantità di granuli presenti all’inizio (ipotesi cautelativa, in quanto sicuramente il dilavamento ne aveva ridotto la densità complessiva), in presenza di un carico organico pari a 9,24 kgCOD·m-3·d-1 il carico del fango risultava: Qf = 0,93 kgCOD·kgSSV-1·d-1. Non è più valido, quindi, il rapporto 1000:7 applicabile per valori inferiori a 0,5; supponendo, in mancanza di altre informazioni, di poter applicare una relazione lineare tra il rapporto COD/N e Qf e sapendo che per: Qf > 1,5 kgCOD·kgSSV-1·d-1 ,si ha COD/N = 400 in funzione della diversa capacità di assorbire azoto da parte dei batteri (R. E. Speece, 1996), la relazione è: COD 85,72Q f 185,72 N Per cui nelle nostre condizioni, con COD = 5000 ÷ 5200 mg/l, si è assunto un valore di N pari a 50 mg/l, nonostante una maggiore presenza di azoto fosse garantita dal lievito, la cui complessiva possibilità di essere assimilato dai batteri risulta però non del tutto chiara. Di conseguenza per il fosforo, che deve essere presente in una quantità pari al 20% dell’apporto di azoto (R. E. Speece, 1996), la nuova concentrazione di ingresso è stata di 10 mg/l. Si è utilizzato a questo punto un bidone da 100 l per l’influente, a causa dei maggiori volumi di refluo da trattare giornalmente. A partire dal giorno successivo, si è riscontrato un aumento sostanziale della produzione di biogas, accentuatosi in particolare dal giorno 13/9, come visibile dal grafico di figura 7.6; la produzione giornaliera si è attestata, nei giorni seguenti, su una media superiore ai 7500 cm3/d; ciò ha comportato una particolare attenzione per quanto riguarda la pulizia delle tubazioni di uscita di biogas ed effluente, poiché la rilevante quantità di gas prodotto aveva la tendenza ad aumentare la pressione interna al separatore di fase prima di essere evacuata tramite l’elettrovalvola. Il giorno 15/9 la pressione del gas che non riusciva ad essere evacuato all’esterno è stata tale che, dopo una completa occlusione della tubazione di uscita del refluo (con conseguente parziale risalita di fango nel tubo di uscita del gas) e un periodo in cui il gas usciva anche in pressione dalle giunture della testa del reattore, la biomassa accumulatasi nella parte superiore è stata espulsa in poco tempo assieme al refluo; la pressione si è così riequilibrata e l’uscita dei fluidi attraverso le tubazioni è 153 potuta proseguire senza occlusioni e si è mantenuta elevata, come visibile nella figura successiva. Biogas cumulato [cm3] 200000 150000 100000 50000 0 07/08/03 17/08/03 27/08/03 06/09/03 16/09/03 26/09/03 0.00 0.00 0.00 0.00 0.00 0.00 Figura 7.6: produzione di biogas cumulato nel terzo start – up. Si nota l’aumento notevole di settembre dovuto all’incremento del carico. L’ interruzione del 12 agosto è dovuta ad una interruzione di corrente, quella appena percettibile del 3 settembre ad un’occlusione provvisoria dovuta all’accumulo di granuli nei tubi di uscita. 6.6 Fotografie dei batteri al microscopio Durante la seconda fase di start – up si sono prelevati alcuni batteri in forma di granuli ed in forma di dispersi dal terzo punto di campionamento, allo scopo di effettuare alcune fotografie e verificare la struttura degli aggregati. Il microscopio usato ha un ingrandimento massimo di 1000X; in questo caso sono stati utilizzati ingrandimenti da 10X (fotografie del granulo intero, con esposto fino ad ¼ di granulo) fino a 200X per le strutture dei cluster (aggregati batterici a grappolo). I batteri sono stati marcati con dei fluorocromi appositi; l’utilizzo di tale marcatura è necessario per poter distinguere la struttura batterica, naturalmente scura. Un fluorocromo è una molecola che assorbe luce ad una determinata lunghezza d’onda ed emette luce ad una lunghezza superiore (a minor energia); ciò che in questo studio è importante è che si utilizzano due tipi diversi di fluorocromi: il SYBR-Green I, in grado di marcare le cellule vive entrando nel DNA ed illuminandolo, e lo Ioduro di Propidio, in grado di penetrare solo nelle cellule con 154 membrana cellulare rotta a causa dell’ingombro maggiore. Il SYBR-Green I ha spettro di emissione nel verde (picco a 530 nanometri); quando invece penetrano nella cellula entrambi i fluorocromi si realizza un fenomeno per il quale si produce complessivamente un’emissione nel campo rosso, con picco a 620 nanometri. Nelle cellule danneggiate si ha invece un fenomeno intermedio, in quanto ha ivi origine una doppia fluorescenza, nel verde e nel rosso (M. Tarter, 2002). Per quanto riguarda la scelta delle fotografie qui esposta, nella figura 8.6 sono visibili dei batteri dispersi al di fuori del granulo, senza particolari forme di aggregazione. Nella figura 9.6 è rappresentato un singolo aggregato, in cui un cluster di batteri con maggior densità è densamente avvolto da una serie di filamentosi, batteri sviluppati in lunghezza in modo tale da guadagnare superficie utile; tale struttura, tipica di questi aggregati, dimostra parte delle teorie sulla granulazione (in particolare le teorie strutturali, come la “spaghetti theory”, vedi paragrafo 4.3.12). Si possono distinguere in questo caso gli aggregati di batteri vivi e morti. La figura 10.6 presenta ancora un aggregato di batteri disperso, con visibili i batteri vivi e morti; è presente una fitta rete di filamentosi che imbrigliano il corpo centrale. Di seguito vi sono alcune fotografie di granuli; sono presenti diversi tipi di aggregati a forma di grappolo, che aderiscono alla superficie. Nelle fotografie in cui viene rappresentato ¼ di granulo (800 μm approssimativamente, dalle dimensioni medie dei granuli disponibili), si possono contare all’incirca 800 singoli batteri (solitamente di diametro pari a 1 ÷ 0,8 μm). Nella maggior parte delle fotografie si è impiegato il solo fluorocromo che emette nel campo del verde (batteri vivi), per la difficoltà di una sovrapposizione della marcatura a due fluorocromi, mantenendo fermo il vetrino (sono selezionate le figure 11.6 e 12.6); le zone completamente scure possono essere prive di materia organica, o contenere solo cellule morte. Le parti colorate ma scure sono caratterizzate da una scarsa presenza di cellule vive o integre; le zone con picchi di luminosità sono invece quelle dove sono concentrate cellule vive ed integre. Nelle figure 13.6 e 14.6 si notano invece sulla superficie del granulo anche i batteri morti, che sembrano essere, almeno a quanto appare dalle fotografie della superficie, in percentuale sufficientemente limitata. Le fotografie dei batteri hanno dimostrato la complessa struttura e la densità di materia del granulo. In relazione alla citometria, apparirebbe dunque poco significativo riproporre le tecniche di disgregazione messe a punto per gli aggregati di fanghi attivi, che hanno una densità molto più bassa e una struttura più aperta. Quindi, essendo la citometria una 155 tecnica di analisi sulla singola cellula (allo scopo di valutare il numero di cellule vive e morte, il range dimensionale, la densità), sarebbe necessario allo scopo uno studio ad hoc per individuare una metodologia atta a disgregare il granulo e a mantenere allo stesso tempo l’integrità delle cellule. Figura 8.6: batteri dispersi. 156 Figura 9.6: aggregato con cluster impaccato da batteri filamentosi. Figura 10.6: aggregato disperso (con batteri vivi e morti). Figura 11.6: superficie di un granulo; batteri vivi. 157 Figura 12.6: superficie di un granulo in dettaglio; batteri vivi. Figura 13.6: superficie di un granulo: batteri vivi e morti. 158 Figura 14.6: superficie di un granulo con in evidenza aggregati di cluster a grappoli; batteri vivi e morti. 159