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MANUAL
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
TECHNICAL
AIR/TRIMIX
Manuale
uale per immersioni con
decompressione, aria e miscele
“ Imparare senza pensare è fatica perduta
Pensare senza imparare è pericoloso"
— Confucio —
Technical
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Modulo 1
Pure Tech Agency
TECHNICAL
Autore:
Marco Braga - Roberto Menzaghi - Lorenzo Pestelli
Ideazione
Testi:
Progetto grafico:
Collaboratori:
Marco Braga
Marco Braga - Roberto Menzaghi - Lorenzo Pestelli
Graficamente di Barbara Albrigo
Dr. Luca Torcello - Lorenzo Pestelli - Sebastiano Polgrossi
Progetto editoriale:
Pure-Tech-Agency
A cura del
PUBLISHING OFFICE PTA
www.pure-tech-agency.net/IT/PTA/Publishing_Office/index.html
Prima edizione aprile 2012
Copyright © 2012 Pure Tech Agency
Via Torino, 28 - 21013 Gallarate (VA) - www.pure-tech-agency.net
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trasmessa in alcuna forma tramite mezzo elettronico o meccanico senza previo consenso
scritto dell’editore, tranne nel caso di brevi citazioni contenute in articoli di critica o
recensioni.
La presente pubblicazione contiene le opinioni dell’autore e ha lo scopo di fornire
informazioni precise e accurate.
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inesattezze.
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Pure Tech Agency detiene i diritti per tutte le fotografie, i testi e le illustrazioni che
compongono questo libro.
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Technical
Introduzione
Questo è il manuale che devi usare per il tuo Corso Technical CMAS-PTA per essere
in grado di utilizzare Air oppure Trimix Normossico nelle tue immersioni Tecniche con
decompressione entro i 60/66 mt.
Il corso su cui PTA incentra la massima attenzione
Il Corso di Immersioni Profonde Tecniche in Aria e/o Trimix è il il training su cui la Pure
Tech Agency mette un’attenzione speciale; perché?
In questi anni, la fascia che va dai 40 ai 60/65 mt. rappresenta lo standard per le immersioni
fuori curva, grazie all’incremento delle verie agenzie didattiche, alla maggior sicurezza
delle attrezzature, l’avvento di computer multimiscela, quindi occorre formare il subacqueo
Tek già da queste quote, con un sistema che poi ritroveremo anche nei corsi successivi.
Tutte le altre Agenzie Didattiche Tecniche, pur naturalmente presentandolo all’interno
della loro offerta corsistica e richiedendolo come prerequisito per un iter didattico esteso e
serio, considerano di importanza secondaria il Training in Aria.
Ciò è dovuto a una scelta precisa di maggior orientamento verso l’insegnamento delle
miscele Trimix, con le quali si risolvono i problemi di Tossicità di Ossigeno e Narcosi
d’Azoto. In base a ciò un insegnamento fortemente orientato alle tecniche di gestione
narcotica viene considerato superato.
PTA, che va detto e sottolineato pure insegna Trimix già da questo corso, si differenzia
Enormemente in questa opinione che considera, nella massima stima e rispetto delle
altre Agenzie Didattiche Tecniche, profondamente sbagliata per motivi di:
A) realismo
B) necessità di un corso di profondismo puro di base
C) problemi di apprendimento e sicurezza dei corsi estremi.
Realismo
CMAS-PTA ritiene assolutamente non realistico pensare che miscele con Elio saranno
così diffuse da rendere l’Aria “secondaria": per motivi di costo, reperibilità, semplicità
logistica d’uso e tradizione, l’Aria rimarrà quindi sempre, entro certi range operativi, la
miscela più utilizzata. Lo si voglia o no.
Escluse le immersioni oltre i 60 metri circa dove c’è un grande utilizzo delle miscele con
Elio; a quote inferiori realisticamente no. Se quindi nella fascia fra i 40 e i 60 metri circa
restiamo con l’Aria, significa che ci rimangono addosso tutte quelle problematiche che
l’Aria manifesta a determinate pressioni, che necessitano di un training davvero serio
poiché sono davvero serie, molto di più di quanto si sia abituati a pensare.
Necessità di un corso di profondismo puro di base
CMAS-PTA pensa che l’essere profondisti debba venire prima della situazione di
profondità o di richieste accessorie a cui si può essere (diversamente) sottoposti (a
seconda delle situazioni e degli scenari).
CMAS-PTA pensa che il profondismo sia una condizione di fondo, un tappeto su cui
camminare successivamente nelle varie direzioni.
Non una situazione che possa essere costruita a pezzi per “servire" determinate specialità
o compiti.
Il profondismo è una condizione prioritaria, dominante, che viene prima del resto, a
sè stante, autonoma. Come l’alfabeto.
Technical
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Modulo 1
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
Prima di parlare o di scrivere si studia tutto l’alfabeto, non solo quello delle parole che
interessano. Tutto l’alfabeto, e poi si scrive ciò che si vuole.
E solo così si può scrivere anche quanto viene dettato controvoglia, da eventi imprevisti
o imprevedibili.
Una volta conosciuto l’alfabeto e tutte le principali regole di grammatica e sintassi, si può
decidere di imparare l’inglese, di parlare in francese o di scrivere in russo. Ma solo dopo.
Essere profondisti significa aver conseguito (non è intuitivo nè istintivo, anzi!) tecniche
d’attenzione elevata a più soggetti contemporaneamente anche sotto forte stress (e
non solo Narcosi d’Azoto), conoscenza aggiornata e approfondita di tutte le innumerevoli
problematiche e sofisticate tecniche del profondismo in generale, ecc. ecc..
Significa anche esserci portati, avere o acquisire la giusta attitudine del tutto indipendente
dalla quota in cui ci si trova e da come ci si trova (con quale attrezzatura, con quale
miscela, ecc.).
Ma in altre parole significa CONOSCERE L’INTERO ALFABETO.
In questo approccio l’Aria o il Trimix diventono un mezzo: si usa Aria perché si ritiene
che per ottenere lo scopo anzicitato sia meglio addestrarsi in Aria: questa è la chiave di
lettura finale corretta per il Corso Technical Air CMAS-PTA, assai più estesa di quanto
sembra di primo acchito.
E perché Aria ? I motivi sono innumerevoli.
Il principale risiede nella sua difficoltà di gestione, che aumenta la difficoltà su TUTTI
i parametri di controllo dell’Immersione Profonda, EVIDENZIANDO ogni più piccolo
problema e permettendo quindi all’Istruttore CMAS-PTA di impostare le correzioni
sull’Allievo, rispetto al Trimix che alimina la narcosi e rende il training più “semplice".
L’Aria è una carta tornasole per tutte le problematiche, spesso molto nascoste o
mentali o psicologiche o attitudinali, che il Subacqueo profondista deve poter al meglio
evidenziare per poi analizzarle, giudicarle e poterle gestire con i sistemi più adeguati.
Alla ragione dei fatti non si può mentire: tramite esercizi e richieste mirate, durante il
Corso di Immersioni Profonde Tecniche in Aria CMAS-PTA esce allo scoperto una realtà
enormemente diversa da come si era assolutamente sicuri che fosse. Anche i più esperti
vedono letteralmente trasfigurare la loro concezione dell’immersione e sono i primi a
riconsiderare subitaneamente i limiti dell’Aria (uno dei non trascurabili vantaggi di un Training
così fatto è anche questo, che insegna quando usare l’Aria in Sicurezza e quando NO).
La sorpresa è veramente notevole, anche perché normalmente chi approccia questo
Corso con già esperienza sulle spalle pensa che gli serva poco o nulla.
Invece è il più importante, il più formativo di tutti: non sempre chi va fondo è un
profondista, o lo fa usando le tecniche più adeguate..
Questo Training rende chi effettua immersioni profonde un vero profondista.
Serve a chi vuole esplorare nuove profondità con la tecnica più adatta, ma anche agli
esperti per approfondire, affinare e spesso stravolgere alcuni modelli comportamentali
migliorabili o decisamente non adeguati.
Nell’ottica sovraesposta si può quindi ben dedurre come a CMAS-PTA la necessaria
codifica di “Corso di Immersioni Profonde Tecniche in Aria" vada molto, molto, molto
stretta.
In realtà si tratta di un Training di profondismo puro “generico", analizzato maniacalmente
in ogni suo più recondito e nascosto aspetto di Base: sarebbe forse meglio definirlo il
Corso Tecnico di Immersioni Profonde - e basta.
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Technical
Problemi di apprendimento e sicurezza dei corsi estremi
Un altro motivo della grande attenzione che CMAS-PTA dedica al corso Technical è dato
dalla scelta Didattica di incentrare proprio quì la formazione del Profondista Puro.
Anche in questo caso ci sono diverse scuole di pensiero, la maggior parte delle quali
sono orientate alla formazione Profondistica Pura nei corsi più estremi (Nitrox Tecnico,
Trimix ipossico) e “a pezzi" ovvero: “quello che serve per quel Corso e per quello specifico
utilizzo".
CMAS-PTA differisce enormemente da questa impostazione.
L’insegnamento di sofisticate tecniche di Autosufficienza, Ridondanza, Esecuzione
Pianificazioni Tabellari Complesse, affrontate con diversi cambi di miscela da fare in tempi
e a quote precise, con un’enormità di equipaggiamento tecnico indosso su cui oltretutto
durante il Corso lo Studente ha inizialmente poca o nessuna familiarità. ecc, ecc., secondo
CMAS-PTA deve assolutamente venire dopo la certezza che lo Studente sia già un
profondista e come testa e come cultura e come operatività di base.
CMAS-PTA pensa che se nei Training di solo ed Extended Tecnical, oltre all’insegnamento
delle tecniche multimiscela e equipaggiamento, si introducono lì le sofisticate tecnichebase di Profondismo puro, si corrono 2 grossi rischi:
a)
che l’Allievo venga investito da un’eccessiva marea di informazioni (rischio di
problemi didattici di apprendimento),
b)
che l’Allievo possa manifestare purtroppo proprio lì una sua eventuale scarsa
Attitudine, e manifesti sicuramente lì la sua scarsa formazione profondistica
pura, con conseguenze sicuramente molto meno semplici da gestire rispetto a
un’immersione in Aria/Trimix entro i 60 metri e con poca attrezzatura indosso (rischio
sulla Sicurezza Intrinseca dei Corsi).
Per questo il presente Corso CMAS-PTA prepara al meglio chi desidera progredire
nelle Immersioni Profonde a miscela: costruendo un fortissimo scheletro portante su
cui modellare qualsiasi altra cosa, risolvendo le problematiche sopra esposte al punto
a) e b). Alfabeto scheletro portante fondamentale …
Possiamo trovare altri sinonimi. Ma siamo convinti di esserci fatti capire. Prima questi,
poi tutto il resto che si vuole.
Profondismo di base e profondismo avanzato
Secondo l’ottica CMAS-PTA quindi vi sono 2 fasi nel profondismo, ben distinte.
La prima è quella dedicata al profondismo puro.
La seconda è quella dedicata alle varie sofisticate tecniche integrative (Penetrazioni
Profonde, Grotte Profonde, Tecniche Solo, Extended Technical, ecc.) che scelgono un’area
di “avanzamento" spostando oltre - in alcuni ambienti specifici anche di molto - il limite di
base precedente.
Nella prima si pone il Subacqueo di fronte a tutte quelle richieste che il profondista
deve soddisfare in quanto tale, ovvero indipendentemente da quale sarà il suo tipo di
immersione, da che attrezzatura userà, da quali miscele, ecc..
Nella seconda si implementano nel Subacqueo singole tecniche specifiche, didatticamente
proposte come specialità.
L’approccio P.TA. consiste quindi in una prima fase in cui si costruisce un vero profondista
finito e una seconda in cui gli si rendono disponibili tecniche migliorative, accessori di varia
portata (anche estrema) ma sempre “solo" accessori, il profondista è già stato costruito
di sicuro.
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Modulo 1
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
Secondo CMAS-PTA ci deve quindi essere un solo “Super Corso" di profondismo
generale e tutti gli altri debbono essere di specializzazione; la scuola di pensiero orientata
a costruire il profondista poco a poco (Corso dopo Corso) può dare luogo agli inconvenienti
poc’anzi accennati.
Il corso su cui la CMAS-PTA incentra la massima
attenzione
Il Corso di Immersioni Profonde Tecniche in Aria o Trimix è il il training su cui la Pure Tech
Agency mette un’attenzione speciale; infatti dopo il training fin qui svolto di avvicinamento,
avremo la vera formazione di un subacqueo tecnico, che potrà scegliere se utilizzare Aria
oppure Trimix per le proprie immersioni. I due gas, che vedremo in seguito sono molto
diversi tra loro, e sicuramente la formazione in Aria rappresenta un training piu' completo
e formativo.
Da che profondità inizia
Normalmente il corso Inizia dal 1° Livello, ma se sei in possesso di un brevetto Tecnico Deep
Air rilasciato da Didattiche dalla CMAS-PTA riconosciute, Ti verrà chiesto di effettuare il
livello CMAS-PTA di profondità corrispondente a quel brevetto, o quella che più si avvicina
per difetto, come crossover di abilitazione.
Ottenutolo (superato quel livello secondo gli standard CMAS-PTA) potrai proseguire con
la CMAS-PTA.
LIVELLI DI PROFONDITÀ CONTEMPLATI NEL CORSO
TECHNICAL TRIMIX
Livello I: - 47 m
Livello II: - 54 m
Livello III: - 60 m
Livello IV: -66 m
TECHNICAL
AIR
Livello I: - 47 m
Livello II: - 54 m
Livello III: - 60 m
Struttura del corso
Il Corso si struttura in una parte teorica molto specifica, approfondita, aggiornata, e una
pratica durante la quale allo studente, posto sotto narcosi e stress, si chiede di tenere
sotto un controllo veramente costante, sistematico ed efficiente tuti i parametri-base
dell’immersione sempre e simultaneamente.
Terminata la parte teorica nel modo accordato con l’Istruttore che terrà conto delle singole
esigenze, si procederà nella parte pratica (immersioni); trattasi di veri e propri “Test in
acqua", i cui esercizi verranno spiegati più avanti.
Anche se è assolutamente ovvio, ti ricordiamo che il raggiungimento di un dato livello non
è scontato con l’iscrizione al corso e il pagamento dello stesso.
Se non effettuerai errori considerati gravi e compromissori per la sicurezza (anche questi ti
verranno elencati più avanti), potrai passare al Livello successivo; in caso contrario dovrai
ripetere il livello corrente sino a quando non verrà superato senza alcun compromesso
con la sicurezza (che sarà poi la tua e del tuo compagno, non dimenticarlo!).
Peraltro il tuo Istruttore farà tutto il possibile per aiutarti, non lo devi vedere come un nemico
da superare, anzi! Se poi avrai difficoltà in alcune fasi del corso pensa che troveresti
la stessa (o assai maggiore) difficoltà in situazioni di emergenza nelle tue personali
immersioni.
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Technical
In quest’ottica anche se non riuscirai a conseguire tutte le tue mete prefissate, accontentati
di aver comunque progredito fortemente nella cultura in materia e di conoscere ora al
meglio i tuoi comportamenti in determinate condizioni e a certe profondità, e fanne tesoro
nelle programmazioni di future immersioni!
Goditi il tuo corso per immersioni profonde tecniche nel modo migliore: sii molto attento
a tutto quanto ti viene spiegato ed estremamente aperto a correzioni e/o stravolgimenti
sia nei tuoi pensieri che nel tuo andare in acqua.
Sii molto concentrato in immersione, eccezionalmente preciso nei debriefing.
Credi a quanto ti viene detto, non dare nulla per scontato, non essere presuntuoso, non
metterti in conflitto o in competizione con il tuo Istruttore o con lo staff.
Benvenuto al migliore corso di Immersioni profonde tecniche del mondo.
Attitudine
La qualità più importante per un subacqueo profondista è l’Attitudine, ovverosia l’approccio
che il subacqueo utilizza nei confronti di questo tipo di immersioni e, più in generale, verso
questo tipo di subacquea.
Chi non si sa limitare, è cocciuto, vuole strafare, non ammette i propri errori, ecc. denunzia
gravi problemi di ego e mette a repentaglio la sicurezza sua, del compagno e dell’intero
Team!!!
Come in ogni attività, questa quindi non può che essere accompagnata dalla giusta
filosofia d’approccio, che rappresenta la strada maestra camminando sulla quale poi si
costruiscono e direzionano le preparazioni teorica e pratica.
A nulla vale un’ottima cultura e un’eccellente comportamento in acqua se il subacqueo lo
sta facendo per superare il corso ben sapendo che poi farà comunque di testa sua (guarda
che si capisce!).
Ebbene sappi che il tuo Istruttore valuterà la tua attitudine verso le immersioni profonde
e, se questa non è adatta allo scopo del corso, potrà (anzi dovrà) negarti il brevetto anche
se non hai mai commesso nemmeno 1 errore negli esami teorico/pratici.
Il subacqueo, specialmente quello che si spinge molto più in là del “normale", deve
conoscere e rispettare i propri e altrui limiti e le regole di questa delicata attività.
Deve avere un approccio rispettosissimo delle varie problematiche che si possono
presentare, non può essere superficiale nè sottovalutare particolari propri o altrui che
in acqua potrebbero innescare meccanismi perversi e a spirale crescente. Deve essere
ordinato, attento, dare il giusto valore all’attrezzatura e all’assistenza di superficie,
alle dotazioni di sicurezza, ai piani di emergenza. Non deve annoiarsi nel pianificare
ogni cosa e deve credere davvero a tutto quello poc’anzi elencato.
Tieni presente poi che questo corso vuole essere fortemente preparatorio per istruzione
successiva che vede entrare in gioco varie miscele (Trimix da viaggio, Trimix Ipossico) e
profondità anche veramente molto elevate (100 metri).
Le tecniche per le immersioni di questo tipo vedono ridotti tempi di fondo e quindi ridotti
spazi per porre rimedio a possibili problematiche.
Inoltre prevedono un equipaggiamento notevole, vari cambi di miscele a quote prefissate
anche durante la discesa e risalita, tabelle personalizzate a seconda delle miscele usate
per il viaggio, fondo e decompressione, ecc..
Ciò significa pianificazione totale e assoluto rispetto dei piani con grandi dotazioni standard
e rigidissime norme di sicurezza.
Technical
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Modulo 1
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
Il Corso che stai facendo deve costruire una solida base per affrontare successivamente
(ovviamente se lo vorrai) queste immersioni, quindi prima di tutto deve sviluppare in te
un’attitudine ben adatta a questi scopi.
Del resto non è poi così difficile.
Cerca di essere Te stesso, non Superman.
Ascoltati con modestia e onestà, non ignorare problematiche di qualsiasi natura che
potresti avvertire.
E riferiscile al tuo Istruttore, sta lì proprio per aiutarti a risolverle e tu stai seguendo un
training proprio per questo; con la sua esperienza e l’esperienza CMAS-PTA ti può dare
una grande mano e vedrai che se fatte girare con la chiave giusta anche le serrature più
resistenti si aprono, fidati
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Technical
LEGENDA
Leggendo il manuale noterai delle caselle contrassegnate da simboli, esse ti
forniranno preziosi consigli ed informazioni per meglio comprendere la materia di
studio e quindi immergerti in sicurezza.
ATTENZIONE
FERMATI
E RIFLETTI
RICORDA
identifica un’informazione basilare per la tua
sicurezza
sottolinea e rimarca un concetto chiave
focalizza la tua attenzione su un concetto
IDEA
esprime un consiglio dettato dall’esperienza
ESEMPIO
contraddistingue un esercizio, un esempio
pratico
NOTA
fornisce un’informazione
approfondimento
Technical
generale
o
di
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Pure Tech Agency
AVVERTENZE
Tu e il tuo Istruttore avete delle responsabilità precise durante questo corso.
Durante tutte le fasi del corso l’Istruttore valuterà le tue conoscenze e la progressione
del livello d’addestramento sempre e comunque in funzione della sicurezza.
L’Istruttore dovrà:
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Organizzare le lezioni di teoria
Sovrintendere alla pianificazione dell’immersione, anche con l’uso del software
Svolgere il briefing pre-immersione
Assicurarsi del tuo equipaggiamento
Assistere all’analisi e al controllo della pressione dei gas che userai in immersione
Supervisionare direttamente tutte le attività in acqua
Svolgere il de-briefing post immersione
Compilare i moduli richiesti per il corso
L’Allievo dovrà:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Presentare e compilare la documentazione richiesta per la partecipazione allo specifico
Corso PTA ed attenersi a quanto viene dichiarato
Studiare e comprendere i sussudi didattici PTA e le lezioni integrative svolte
dall'Istruttore
Analizzare personalmente i gas da utilizzare in immersione
Pianificare l'immersione con i sistemi proposti dal corso
Attenersi a ciò che viene pianificato, salvo diverse, esplicite ed inconfutabili decisioni
dell'Istruttore
Essere responsabile delle proprie azioni e della personale sicurezza
Mantenere un adeguato stato di salute fisica e mentale
Informare l’Istruttore tempestivamente di eventuali cambi di condizioni personali o
sofferenze psicofisiche
Immergersi secondo il principio del sistema di coppia, non separarsi mai dall’istruttore
ne dall’eventuale gruppo d’immersione
Benvenuto in Pure Tech Agency:
Un altro modo di fare subacquea!
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Technical
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Manuale
Technical
Air/Trimix
Pure Tech Agency
www.pure-tech-agency.net
MODULI
1 PROGRAMMA GENERALE TECHNICAL
2 IMMERSIONE TECNICA
3 PROGRAMMA AIR
4 PROGRAMMA TRIMIX
5 IMMERSIONE DI APPRENDIMENTO
6 APPENDICE
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Modulo 1
INDICE
Modulo 1 - La decompressione: teoria e tecnica
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Modulo 1
Pure Tech Agency
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Pure Tech Agency
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Technical
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Pure Tech Agency
MODULO 1
Programma Generale Technical
Panoramica
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Stress e incidenti
Avvelenamento da Ossigeno
Eccesso di Anidride carbonica
Affanno
Avvelenamento da nomossido di carbonio
Ipotermia
Malattia Da Decompressione
Riflessioni
In caso di incidenti
Obiettivi
Al termine del capitolo sarai in grado di:
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
Technical
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1.1
Stress e incidenti
Quando succede un incidente in acqua, questo non è mai dovuto a una sola motivazione,
come potrebbe essere un colpo di pistola alla tempia.
In quest’ultimo caso (molto crudo ma serve bene come esempio) dal momento in cui il
colpo esplode non vi è tempo per ragionare nè per sbattere le ciglia, non vi è via di fuga,
non si può curare, non vi sono alternative e il decesso avviene per l’unica esplosione del
colpo e nient’altro: non ci possono essere concause perchè la vittima non partecipa in
nessun modo alla vicenda, fa solo da tragico spettatore.
Esclusa la tossicità DA O2, non esiste nessun quadro simile a questo fra tutti gli incidenti
che possono succedere in acqua
Evoluzione: il tempo
Qual’è quell’incidente subacqueo che ci vede unicamente come spettatori completamente
e assolutamente passivi? Forse l’unico sarebbe l’urto notturno contro una mina invisibile.
Tutti gli altri, anche i più gravi, vedono reattivi il Tuo compagno, l’attrezzatura Tua e del
Team e Te stesso.
Non c’è nessun problema che al suo insorgere, decreti immediatamente la fine del
subacqueo
Come minimo nel caso peggiore (senz’Aria dopo aver espirato) ci sono almeno 10 secondi
di tempo per fare qualcosa. Nel malfunzionamento dell’erogatore c’è l’altro, nello scoppio
di un manometro c’è la chiusura rubinetteria o il compagno, in un impigliamento c’è il
coltello, nell’M.D.D. c’è l’assistenza, persi in una grotta o in un relitto ci sono le tecniche di
ritrovamento e così via.
Tutti i problemi subacquei ci danno tempo (e in alcuni casi veramente molto tempo) per
fare qualcosa e ci offrono una o più scappatoie (l’elenco delle possibili casistiche sarebbe
interminabile).
Dinamica: il modo
Visto che sul problema si reagisce sempre, c’è la possibilità di reagire bene o male,
abbiamo dunque 2 possibili scenari:
1)
2)
problema > azioni > risoluzione del problema;
problema > azioni > complicazioni > nuovi problemi > nuove azioni > ???
In parole povere per risolvere ogni problema ci vuole tempo e modo.
Abbiamo visto che il tempo c’è sempre; e il modo?
Se nella peggiore situazione, quella con minore autonomia (senz’aria in dispnea), non
troviamo o non abbiamo il 2° erogatore, non abbiamo modo per poter risolvere il problema.
Tempo ce ne sarebbe stato se avessimo seguito le indicazioni di tenerlo attaccato in una
zona precisa e di controllare spesso se era sempre lì.
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Technical
Se il compagno è distante e non può rendersi conto che sei senz’Aria, oppure si accorge
in ritardo, oppure si accorge subito ma è troppo distante e non riesce ad arrivare in
tempo utile, o lui pure non trova il 2° erogatore, o non ha il 2° erogatore, o si spaventa
e non Te lo porge, o … ecc., ecc. non c’è modo di porvi rimedio
Questo esempio per farti capire che in realtà rimanere senz’Aria (probabilmente il problema
più brutto che possa capitare) non è assolutamente di per sè un problema vitale, lo diventa
solo se non si sa porvi rimedio: il tempo per un’azione risolutiva ci sarebbe, a volte non
c’è il modo.
Non esiste nessun problema subacqueo irrisolvibile, esistono solo problemi subacquei
non risolti
Dinamica: la reazione
Lo scenario è sempre lo stesso: causa scatenante, reazione, ????.
I punti di domanda sono sempre posti dopo la reazione, il che significa che è la reazione a
determinare ciò che succederà dopo. Non esiste MAI lo schema diretto causa scatenante
= incidente.
Supponiamo che un sub resti senz’Aria e decida di risalire in superficie a spron
battuto
Anche qui il sub ha operato dopo il problema; ha avuto un’azione che, dopo di essa, lo ha
portato alle conseguenze.
•
•
•
•
Se avesse avuto il compagno vicino non sarebbe stato necessario risalire
Se sarà risalito a bocca chiusa, avrà avuto una sovradistensione polmonare
Se sarà risalito troppo velocemente, avrà un problema di M.D.D.
Se avrà utilizzato gas decompressivi a quote sbagliate, avrà un problema di Tossicità
d’Ossigeno
La causa iniziale o scatenante non è molto importante in un incidente, a volte è addirittura
decisamente secondaria: l’attenzione va posta sulla reazione alla causa iniziale.
I problemi iniziali più eccezionalmente banali si possono tramutare in statistiche mortali,
così come gli scenari più complessi possono essere felicemente risolti in pochi secondi,
poco sforzo e poca paura; gli esempi a riguardo si possono vendere all’ingrosso e non
serve perderci altre righe sopra.
Dove si inserisce lo stress
Nella reazione: nel momento in cui scatta l’incidente e abbiamo la macchina per l’emergenza
pulita ed efficiente, spetta sempre a noi inserire la chiave e girare l’avviamento.
Difatti la subacquea è un’attività sostanzialmente primitiva, molto umana, nulla di davvero
importante è automatizzato ed ai nostri tempi automatizzabile: l’uomo è un operaio
dell’acqua, fa tutto con le sue mani.
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Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
Come si inserisce lo stress
Distorcendo e deviando la reazione: se guardiamo le statistiche, il maggior numero di
scenari fatali è stato a causa dell’uomo, che non ha inserito la chiave o ha fatto girare male
il meccanismo. Perché?
Cosa è lo stress?
É quella reazione mentale che si instaura quando c’è uno sbilanciamento fra la richiesta
(fisica o psicologica) e la possibilità di risposta dell’individuo.
- Quanto maggiormente ritieni sovradimensionato il compito rispetto alle Tue capacità,
tanto più Ti sentirai angosciato: l’angoscia è lo stress
Questo tipo di stress è chiamato anche Stress illogico.
Differisce dallo stress logico poiché teoricamente questo è uno stress che non dovrebbe
esserci.
Infatti lo scenario contingente presuppone che la richiesta d’azione sia totalmente
soddisfabile: qui il sub sa che ha tutti gli strumenti, l’allenamento, ecc. insomma non è
sottodimensionato al compito a cui viene chiamato.
Eppure muore di paura. Perché comunque, anche se ritiene semplicissimo e fattibilissimo
quanto deve, percepisce l’importanza dell’azione
È dunque uno stress causato dall’importanza del gesto, non dalla sua difficoltà
nell’effettuarlo
in macchina esce un camion da uno stop e sei sufficientemente lontano, i freni
perfettamente funzio-nanti con ABS Ti arresterenno sicuramente prima; ciononostante
sei sotto forte stress e ti calmi solo quando esci salvo dall’auto
Questo è lo stress più sibillino, strisciante, improvviso e sorprendente. Dunque più
pericoloso.
Molti infatti fanno il grave sbaglio di considerare lo stress solo come ovvio risultato
matematico di situazioni difficili date dallo scompenso fra richiesta e possibilità di risposta
(1° tipo, stress logico), e pensano che quando la risoluzione del problema sia facile o
(potenzialmente) immediata, non debbano sopportare carichi di stress.
Questi sub si dimenticano di essere umani, e non capiscono che esiste anche lo stress
illogico, che non c’entra per niente con la difficoltà di risoluzione problemi, ma che si
identifica con il problema stesso.
Ebbene questi sono facile preda di crisi di panico in quanto lo stress li stupisce più degli
altri: li assale quando loro pensano che non ci dovrebbe essere, giocando un devastante
effetto sorpresa.
Facciamo un esempio.
Penetrazione all’interno di un relitto. Bibombola con separatore con comando remoto
posizionato davanti agli occhi e comunque in modo accessibilissimo a entrambe le mani.
Autonomia perfetta e tutto quant’altro in termini ideali. Esplosione di un manometro.
Domanda: il Subacqueo che farà ?
Dato che tutto è in condizioni assolutamente ideali, si potrebbe affermare che chiuderà
facilmente il separatore e con la restante autonomia dell’aria (nel caso avrà senza problemi
cambiato erogatore, legato con l’elastico proprio sotto il mento) seguirà il filo d’arianna e
uscirà dal buco.
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Technical
Naturalmente è quello che ci auguriamo, ma nonostante le premesse “meccaniche"
potrebbe non andare così.
Infatti anche se il sub al momento del problema avrà la macchina della risposta
perfettamente operativa e collaudata, ripetuta più volte nel suo stesso training, potrebbe
essere che si dimentichi p. es. di avere l’isolatore.
“Di avere l’isolatore, impossibile!". Ci sembra di sentirtelo dire.
Impossibile? Attenzione, stai sbagliando su un punto fondamentale e sei pericolosissimo
per te stesso. Cambia.
Ciò e altro è sempre possibile e anzi è invece assolutamente probabile quando si pensa
che in una situazione similare non ci debba essere stress perché tutto è a posto per
risolvere il problema, ma invece lo STRESS è presente!
E se non siamo preparati a questo, lo stress ci prenderà talmente di sorpresa che ci
impedirà la corretta esecuzione dei compiti che sono lì per essere eseguiti facilmente.
Dobbiamo aspettarci forti stress anche su situazioni importanti facilissimamente
risolvibili
Fattori predisponenti e/o scatenanti dello stress
Tempo
L’attività subacquea è tempodipendente; il tempo di fondo, le decompressioni. Avere
dei tempi precisi da seguire è causa di stress. Le deviazioni a questi tempi pianificati
aumentano fortemente lo stress.
Mantenere il piano d’immersione significa dunque anche mantenere lo stress ai
livelli fisiologici.
Esercizi.
Il sub ha già una moltitudine di cose da fare: tenere sotto controllo il compagno o il gruppo,
le pressioni del gas, il tempo, la navigazione, l’assetto, la prevenzione di incidenti, la
profondità, ecc..
Anche se te ne dimentichi perchè sono diventati base, questi sono veri e propri esercizi e
causano stress.
Se ne aggiungi altri (ricerca di un punto, lavoro, ecc.) innalzi sempre più la dose di
stress.
Durante le immersioni profonde, è bene avere pochissimi compiti oltre a quelli base; anche
perchè in condizioni narcotiche verrebbero comunque dimenticati o mal eseguiti, a tutto
vantaggio dell’innalzamento dello stress.
Technical
21
Modulo 1
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
AMBIENTALI
EQUIPAGGIAMENTO
FISICI
Compagni
d’immersione/
Team
Profondità
Narcosi d’Azoto
Visibilità
Freddo
Correnti
Presenza di
animali pericolosi
Fobie personali
Assenza di
riferimenti
Discese nel Blu
Relitti d’impatto
psicologico
a)
•
•
•
•
•
b)
•
•
Sforzo
Stanchezza
Debolezza
Assunzione di farmaci
Assunzione di eccitanti
Assunzione di alcool/
droghe
•
•
•
•
•
•
•
personale:
Insufficienza
Scarsa familiarità
Cattiva manutenzione ed efficienza
Cattiva posizione di esso sul corpo
Ingombrante non familiare.
generico:
Piano d’emergenza
Mancanza o scarsità di
allenamento e conoscenza
delle procedure e tecniche di
emergenza fuori dall’acqua e in
acqua.
Assistenti di superficie
Materiale per le emergenze
Bombole di riserva.
Insufficienza
Scarsa familiarità con la stazione
Cattiva manutenzione ed efficienza
Cattivo posizionamento
Tutti questi fattori contribuiscono ad aumentare lo stress Latente e quando intervengono
oltre una certa misura o in più di uno possono scatenare anche crisi da stress di punta.
Naturalmente non sono i soli; i fattori stressanti sono moltissimi e di importanza
estremamente personalizzata: ogni sub dovrebbe conoscere a fondo i suoi.
Quantificazione dello stress
Lo stress è sempre presente nell’uomo anche nelle prove di vita di tutti i giorni come è
anche presente nelle immersioni più facili; naturalmente è un compagno di viaggio con
grado/importanza assai variabile.
Esso, dato il carico di compiti e azioni nonché della difficoltà in cui ti trovi nell’affrontarli (p.
Es. Narcosi d’Azoto), è certamente molto più presente nelle Immersioni Tecniche che in
quelle standard; di qui la nostra grande attenzione verso questo fattore.
Per chiarire al meglio i concetti più avanti esposti, supponiamo di ragionare freddamente
con i numeri e di poter calcolare la quantità di stress prendendo come unità di misura dei
valori percentuali compresi fra zero e 100.
Se il valore zero è utopistico (rappresentando l’assoluta assenza di emozione saremmo
dei computers), il valore 100 non lo è affatto e rappresenta il panico.
Il panico è quella condizione nella quale l’uomo è totalmente in preda alle proprie
emozioni, non è più nemmeno minimamente razionale e non ha più il minimo controllo
di nulla (nè di se stesso nè di tutto ciò che lo circonda).
A diversi gradi di stress avremo un diverso grado di potenziale di raziocinio e conseguente
controllo delle situazioni.
Detto questo, dobbiamo fare subito una precisazione meno “matematica".
22
Technical
A livelli elevati di stress (supponiamo 50/60%) lo spazio/tempo che separa la perdita
completa delle facoltà cerebrali (il passaggio al 100%) è molto più ridotto di quello che
appare sulla carta.
Ciò significa che (proseguendo in quest’empirica visualizzazione), pur essendoci un
uguale differenza quantitativa del 30%, dal 20% al 50% c’è un bello spazio per lavorarci
sopra, dal 70% all’arrivo del 100% c’è un filo tesissimo, un’onda, un colore, una
sensazione percettiva sottilissima, un pensiero, una goccia d’acqua nella maschera, il
freddo alle dita, ecc. ecc. ecc.: ovverosia niente; non siamo ancora in panico ma di fatto
se succede qualsiasi cosa che peggiori anche impercettibilmente o subcoscientemente
la nostra situazione saltiamo nel buio e succede ciò che in quel momento pianifica il
fato.
Saputo e compreso benissimo tutto quanto sopra, torniamo dunque a come lo stress entra
a far parte del discorso incidenti; questa volta entriamo in dettaglio.
Ricordi? Eravamo rimasti all’uomo che non inserisce la chiave o fa girare male il
meccanismo, alla distorsione e deviazione della reazione.
Lo stress rende difficile o impossibile la buona focalizzazione del problema e dell’azione
da svolgere.
Il sub sotto stress vede diminuita, in forma direttamente proporzionale alla quantità di
stress a cui è sottoposto:
a)
la capacità percettiva fisica e mentale (non avverte impulsi fisici nè recepisce
input mentali - vede e sente solo le parti più superficiali e impattanti di questi -).
Un sub vuole risalire pinneggiando e schiacciando il pulsante di immissione di Aria nel
jacket; continua a restare fermo e lui capisce solo questo e continua a pinneggiare e
schiacciare il pulsante sempre più forte (quanto più forte è lo stress).
Non sente p. es. la resistenza delle bombole impigliate in una cima (capacità percettiva
fisica) nè p. es. recepisce i gesti del compagno che davanti a lui gli spiega lo scenario
e gli suggerisce cosa fare.
IDEA FISSA unica. Capacità percettiva zero
b)
la capacità analitica e gestionale (non riesce a focalizzare il vero problema nè a
trovare il corretto rimedio - vede e sente solo le parti più superficiali e immediate di
questi -).
il sub che pensa di essere rimasto senz’Aria e fugge verso l’alto, ed invece non aveva
aperto completamente il rubinetto (capacità analitica) e bastava aprirlo del tutto oppure
cambiare erogatore (capacità gestionale).
IDEA FISSA unica. Capacità analitica zero
In alcuni casi vi può essere anche una capacità gestionale nulla nel senso proprio definitivo
della parola, ovvero nemmeno quella più immediata e istintiva: la totale incapacità di
agire.
In questo caso il sub resta “gelato" in panico passivo, completamente spento.
Lo stress chiude la mente dell’uomo e lo regredisce a livello animale.
Il sub non riconosce più un manometro dalla lampada o un erogatore da una macchina
fotografica; ha occhi che non vedono, corpo che non sente e mente che non lavora.
Fino a quando la chiusura mentale arriva al 100 % e l’uomo in panico è totalmente in preda
al proprio istinto e al fato.
Technical
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Modulo 1
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
Definizioni di stress globale / latente / di punta
Nel momento in cui l’emergenza viene a verificarsi, lo stress che si sopporta viene definito
globale.
Globale poiché è una somma di diversi fattori, in cui si identificano 2 famiglie ben
distinte.
Lo stress nel momento del problema (che è quello che ci interessa di più prendere in
considerazione) ha 2 anime sovrapposte, ma differenti fra loro, che debbono essere
riconosciute e analizzate al fine di meglio gestirle singolarmente e nel loro prodotto finale
totale.
Lo stress globale è dato dalla sommatoria
dello stress Latente con lo stress di punta.
Lo stress latente (o di base) è quello
causato dall’immersione in se stessa, senza
che nessuna complicazione di nessun tipo
avvenga.
Un’immersione estremamente facile avrà un
carico di stress di base molto basso mentre
un’immersione Tecnica ad alta profondità con lunga decompressione e penetrazione
all’interno di un relitto in poca visibilità avrà innegabilmente un carico di stress latente
moltissimo maggiore.
È quindi quello causato dalla percezione o consapevolezza dell’importanza delle
complicazioni che potrebbero eventualmente venire. Lo stress di punta è quello causato
dalla problematica che in quel preciso momento affronti.
STRESS LATENTE
+
STRESS DI PUNTA
STRESS GLOBALE
Quantificazioni dello stress globale / latente / di punta
Ogni problema ha un suo quoziente di difficoltà.
un appannamento alla maschera è oggettivamente meno importante di un’impigliamento
in una rete e quest’ultimo non è tanto grave quanto una pallonata da grande profondità
(stiamo considerandoli singolarmente, senza entrare in varie e composite situazioni
che potrebbero anche variare l’ordine qui proposto).
Continuiamo ora con una visualizzazione matematica del concetto.
Se noi volessimo dare un valore diverso di pericolosità a ogni possibile emergenza,
potremmo dire che l’appannamento alla maschera vale un 5%, l’impigliamento in una rete
il 15% e la pallonata il 25% (sono valori casuali).
Dato che, come abbiamo visto poco fa, lo stress
dipende dalla sensazione di quanto sia importante
lo sbaglio in un’azione volta a rimediare la
problematica che si possa presentare o che si sta
presentando, noi avremo che lo stress dipende
direttamente dalla serietà del problema stesso;
quindi sarà valutabile nello stesso modo:
l’appannamento alla maschera Ti creerà il 5% di stress, l’impigliamento in una rete il 15%
e così via. Domanda. Quanto potresti valutare un impigliamento in una rete con la
maschera appannata? Il 20% (15% + 5%)? Ti sfidiamo a rispondere di sì.
15% + 5 % = 20%
In realtà sarà:
15% + 5 % = 40%
24
Technical
L’azione molteplice di più fattori stressanti ingigantisce di molto l’azione stressante dei
singoli.
Quindi importante considerazione: l’azione molteplice di più fattori stressanti ingigantisce
di molto l’azione stressante dei singoli.
Pianificazione dello stress
Abbiamo già detto che quando usiamo dei valori matematici lo facciamo per facilitare
l’evidenziazione del concetto, in realtà non si può pianificare nello stesso modo il valore
dello stress come il consumo dell’Aria; i numeri sopracitati sono aleatori, è evidente.
Però il principio è lo stesso. Non puoi fare calcoli matematici, peccato; vorrà dire che i
parametri saranno affidati alla Tua esperienza, però pur in questo modo empirico devi
pensarci.
La 1° considerazione da fare è che tutti noi abbiamo dei limiti.
Abbiamo un margine di sicurezza entro il quale siamo in grado di fare determinate
azioni e oltre il quale no o forse no, è umano; gestire lo stress significa rimanere entro
i nostri parametri di sopportazione di esso.
Ma cosa succede se varchiamo i nostri limiti ?
Chiariamo il concetto sempre con freddi numeri.
Supponiamo che Tu sia in grado di risolvere la gran parte delle situazioni di emergenza
con un grado di stress del 60% (che è già molto elevato); oltre questo livello forse sì e
forse no.
Ebbene Tu puoi gestire le tue immersioni sino a questo livello.
L’approccio è questo: come nella pianificazione dell’Aria, devi supporre che ti succeda
il peggior incidente, quello che Ti piace meno, quello che Ti fa più paura (quello che
Ti mette più stress), nella condizione più sfavorevole d’immersione e con complicanze
anche piccole, che però assumono tutt’altra importanza se appiccicate ad un altro
problema
Saresti in grado di reagire nel modo corretto? Immaginatelo, visualizzalo; riusciresti a fare
quello che devi? Supposto che Tu abbia il limite del 60%, ci sei sopra o sotto?
È come per l’Aria, se non ci stai con i consumi devi innalzare la scorta o diminuire il
tempo
d’immersione/decompressione o tutti e due.
Nella pianificazione dello stress, se non stai dentro il tuo parametro di sicurezza devi
diminuire il carico di stress latente o quello di punta o tutti e due.
Diminuire lo stress Latente significa dotarti di un’attrezzatura migliore, di un Team più
affiatato, moltiplica-re i controlli, le dotazioni di sicurezza, avere un assistente in barca
di maggiore fiducia, insomma met-terti oggettivamente nelle migliori condizioni di base
per l’immersione.
Diminuire lo stress di punta significa modificare il tuo piano d’immersione nei punti
considerati a rischio, con eccessiva richiesta di reazione
Technical
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Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
A)
•
•
•
B)
•
Programmazione di un’immersione profonda su un relitto sconosciuto con penetrazione. Attrezzatura standard ricreativa e compagno casuale.
Ti fai il check stress. Senti che è già molto elevato e scopri che esci dal tuo limite
proprio durante la penetrazione; se succede una perdita d’Aria in quel momento non
sei sicuro di essere reattivo in misu-ra sufficiente: lo stress potrebbe arrivare a punti
incontrollati.
OK, meglio saperlo prima che sperimentarlo sul campo; conoscere i tuoi limiti e
rispettarli è ciò che ti fa un vero Subacqueo Tecnico.
Soluzioni:
Decidi di dover ricondurre i parametri di stress entro il tuo range operando prima sullo stress
La-tente.
Usi il bibombola con attacchi D.I.N. e un isolatore intermedio, metti una valvola antiscoppio
sul manometro.
Cambi la frusta del 2° stadio con una di lunghezza di 2,1 metri per uscire dalla penetrazio-ne
respirando a 2 anche in caso di restringimenti e di forzata posizione in fila indiana.
Cambi compagno e decidi di immergerti con un sub che conosci e di cui ti fidi.
Ti fai un nuovo check per vedere se stai ancora superando i tuoi limiti, o se sei in grado
di dominare la situazione. Sicuramente sarai molto più tranquillo, ma se avessi ancora
dubbi…
Decidi di abbassare lo stress di punta
Modifichi il piano d’immersione cambiando la penetrazione o rimuovendola del tutto.
Un nuovo check rileva che ora ti senti pronto ad affrontare tutta l’immersione: qualsiasi cosa
succedesse, in nessun punto la situazione avrebbe un grado di stress tale da farti perdere il
controllo della stessa
Riassumendo questo brevissimo e semplice esempio, Tu hai scoperto che l’immersione
che stavi affrontando avrebbe potuto causarti panico (o comunque un’inaccettabile
diminuzione di capacità reattiva) se si fosse verificato un problema in un punto.
Volendo ricondurre l’immersione entro i canoni di sicurezza, ma anche non modificandola
perchè ti piaceva così, hai giustamente operato per ridurre lo stress Latente, che ti ha
posto in una situazione di maggior vantaggio (maggior tranquillità mentale data dalla
minore angoscia) anche nel momento pericoloso.
Nonostante ciò hai visualizzato che quella era una particolare situazione che ti avrebbe
ugualmente portato a uno stress di punta la cui grande apprensione ti avrebbe possibilmente
fatto varcare il tuo limite.
Non ti restava che abbassare lo stress di punta modificando o eliminando la sua sorgente
diretta.
Questo è il giusto approccio, che è anche il più logico.
Prima si diminuisce lo stress Latente e poi, se ancora necessario, si modifica o rimuove
l’operazione legata allo stress di Punta.
Non è logico il contrario poiché ovviamente se l’immersione ha degli obiettivi per cui la
si fa, questi debbono restare tali finché possibile.
Se si agisce subito sullo stress Di Punta si agisce subito sugli obiettivi dell’immersione,
rendendola diversa da quanto voluto, e forse inutilmente
Errore di approccio
Attenzione, non puoi prenderti in giro.
Se fai finta di sentirti operativo in ogni momento d’immersione e sai che non è vero, ciò
ti innalzerà lo stress Latente, quello che dipende dallo sbilanciamento fra la richiesta di
un certo tipo d’immersione e la tua possibilità di risposta
26
Technical
Ricorda che se cerchi di ignorare il segnale che sonda lo stress di punta, quest’ultimo esce
dalla porta ed entra dalla finestra, mettendoti in una condizione di stress di base ancor
peggiore nel malaugurato caso che quell’inconveniente venisse a verificarsi: non puoi
riuscire a far sparire quello che c’è, e se ci tenti è peggio.
Immersione a 55 metri, te ed il tuo compagno avete un mono da 15 attrezzato con
octopus. Ti sono rimaste 60 atmosfere, non sai quante al tuo compagno e insisti ad
andartene in giro (“ancora 1 minuto” pensi). Non hai il pallone segnasub e presumi di
essere a una certa distanza dalla barca che ha le bombole di decompressione sotto di
essa (“quando risalgo vedranno le bolle” pensi).
Ebbene prega che non ti succeda nulla: non solo sei nelle condizioni tecniche peggiori per
porvi rimedio, ma anche mentali.
Infatti o sei totalmente incosciente o, se sei consapevole dei rischi a cui ti stai sottoponendo
in quella situazione, avrai inevitabilmente un carico di stress spinto a livelli che se appena
succede qualcosa vai in una tale “pappa" da non ricordarti più neanche come ti chiami,
figurarsi il resto.
Pianificazione dello stress di team
Tieni presente che il management dello stress deve essere rivolto all’intero team.
Devi cercare di intuire se il tuo compagno o tutti i componenti del gruppo sono in grado
di effettuare l’immersione senza carichi di stress che in alcuni punti possono creare
pericolosissime zone d’ombra.
il panico non va evitato “solo" perchè spesso fatale per la vittima, ma anche perchè
usualmente assai contagioso e mette a durissima prova mentale e quindi grande
rischio l’intero team
se il tuo compagno non sarà in grado di sopportare un’emergenza per esempio in
penetrazione, nel caso questa dovesse verificarsi non solo non ti potrà essere d’aiuto ma
anzi armerà un tale disastro che metterà in guai serissimi l’intero gruppo.
Certo è molto difficile sapere questo; già non si hanno a disposizione numeri chiari ed
è complicato fare l’esame a se stessi, ancora di più poi ad altri (ti potrà aiutare sapere,
ricordare e ben considerare quali sono i fattori predisponenti e/o scatenanti dello stress,
elencati nel capitolo apposito qualche pagina addietro).
Ma lo devi comunque fare, equilibrando dunque la minore precisione con un maggiore
conservativismo.
Del resto la gestione dello stress è il compito più complicato per un profondista.
Per questo è il fattore che provoca la maggior parte di incidenti! ovvio.
RICORDA!!! Lo stress è la CAUSA PRIMARIA dell’incidentistica in immersione. Molto
di più di qualsiasi altro elemento di disturbo (quali narcosi, ecc.).
Accertamento corretta pianificazione stress del team
Dopo la pianificazione, devi fare moltissima attenzione al constatare che si sia rivelata
corretta.
Pianificazione corretta dello stress del Team significa che ogni sub “sopporta" bene
l’immersione.
Technical
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Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
Il sub non è particolarmente teso o impaurito, non è preoccupato oltre una soglia fisiologica
normale.
Questo lo si può vedere in ogni fase dell’immersione, dalla preparazione a secco sino
all’ultimo momento in acqua prima della risalita, mantenendo sotto strettissimo monitoraggio
i segni dello stress.
Segni di stress fuori e dentro l’acqua
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
13)
14)
Esagerata lentezza nel prepararsi.
Problemi immaginari all’attrezzatura o alle orecchie.
Irritabilità, irragionevolezza.
Fissazioni, pensiero/i ripetitivi.
Rapidità di andatura, movimenti a scatti a volte sc oordinati.
Inquietudine.
Presa forte, tensione o irrigidimento muscolare, immobilità.
Mantenimento del contatto (con la scala di risalita, con la cima ..)
Risate o tono di voce esagerato.
Respiro rapido, iperventilazione.
Occhi selvaggi o “girati all’indietro”.
Tendenza a scappare verso la superficie.
Pensane qualcun altro tuo
Pensane qualcun altro tuo
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
.........................
Scrivi vicino un esempio, chiarisci il concetto.
Riconoscibilità dei segni di stress
Nota che se i segni sopra esposti sono abbastanza chiari da identificare in un subacqueo
Ricreativo, possono essere abilmente camuffati o tenuti forzatamente sotto superficiale
controllo da un sub con provata esperienza.
In questo caso non saranno così evidenti ma solo sfumature.
E tu le SFUMATURE devi cercare.
Nota poi bene che conoscere questi segni serve anche a te per farti sempre un check
personale
Stress positivo
Lo stress non è sempre negativo; se in misura giusta è il meccanismo che mette in
moto una maggiore attenzione e concentrazione in generale e/o sui punti focali.
Sotto quest’aspetto preoccupati se ti stai immergendo senza ravvisare proprio nessun
segno di stress; sei sicuro di non sottovalutare l’immersione? Hai pensato bene a
tutto?
Training per automatismo inconscio durante forte stress o panico
Vai a rivedere i fattori predisponenti/scatenanti dello stress.
Questo è l’unico punto che ti può salvare quando hai superato il tuo grado di resistenza
allo stress e sei incapace di gestire consciamente la situazione.
L’istinto che nasce da questo scenario può portarti involontariamente automaticamente a
operare nel modo imparato e ripetuto tante volte: reagisci nel modo corretto senza volerlo
nè saperlo, ma questo ti permette di risolvere la situazione.
Sempre ragionando con numeri supposti, se tu sei in grado di affrontare una massima
situazione di stress del 60%, nello spazio che fuori dal tuo diretto controllo va dal 61% a
forse il 100% puoi inserire alcuni comportamenti standard che si potrebbero rivelare utili.
In altre parole ti stai programmando come se in quel momento tu dovessi agire in trance
come un robot (ed è proprio così che succede).
28
Technical
Questa è la tua estrema riserva; se ti sei programmato bene per l’eventualità che poi
ti accade, funziona egregiamente: davvero numerosissimi sono gli esempi di subacquei
tecnici o professionisti che sono usciti da bruttissime situazioni limite senza nemmeno
sapere come.
Sub con grande esperienza e livelli tecnici elevati hanno dovuto cercare di capire sulla
barca o a posteriori le reazioni avute in momenti di forte stress.
Ed ecco che si scopre, risalendo per varie deduzioni (non c’è ricordo di nulla), che tutte
le procedure standard sull’attrezzatura e il compagno sono state rispettate, quando
l’interessato e possibilmente anche il compagno erano assolutamente incapaci di intendere
e volere.
L’importanza di imparare gli esercizi base per le problematiche più importanti, insieme al
rinfresco di essi a intervalli regolari di tempo, non può mai essere troppo enfatizzata.
1.2
Avvelenamento da ossigeno
Poiché la maggior parte dei casi è stata registrata a profondità di oltre 70 metri (in Aria),
questo non rappresenta un problema per le Immersioni Profonde Tecniche in Aria se
rispettiamo il limite dei 60 mt. Tuttavia va detto che in particolari condizioni predisponenti/
scatenanti è possibile soffrire di questa problematica anche a quote minori: il problema
va dunque qui presentato. Inoltre considerando le immersioni in trimix normossico, c’É da
tener presente anche le miscele decompressive (Ean 50 e Ossigeno), che concorrono
all’esposizione all’O2 complessiva dell’immersione, quindi questa problematica si potrebbe
riscontrare in fase decompressiva se non pianifichiamo in modo corretto la nostra
immersione.
Se la respirazione dell’Azoto ad alte pressioni (oltre i 3,16 Bar, quindi oltre i 30 metri
in Aria) provoca narcosi, la respirazione di Ossigeno ad alte pressioni (oltre gli 1,6 bar,
quindi oltre i 66 metri in Aria o in fase decompressiva O2 a 6 metri) può provocare fenomeni
di Tossicità.
1)
6)
7)
8)
12)
13)
15)
può portare irritabilità, ansietà, depressione, confusione.
può portare ad abbagliamenti.
può portare a fischi e/o ronzii.
può incorporare senso claustrofobico.
può portare fame d’Aria, predominanza della fase inspiratoria, spasmi diaframmatici,
singhiozzi.
può localizzarsi anche in altri muscoli p. es. mano, braccio, ecc..
è visto sia come segno/sintomo nell’assai frequente caso che sia l'unica
manifestazione dell’avvelenamento da Ossigeno, sia come risultato finale di
altri segni/sintomi ignorati. La fase convulsiva è dunque il punto d’arrivo
dell’avvelenamento e assai spesso anche unico punto di partenza.
Technical
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Modulo 1
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
Segni / sintomi
1)
Mutamenti di Umore.
2)
Palpitazioni.
3)
Brachicardia.
4)
Sudori.
5)
Pallore.
6)
Allucinazioni e/o Disturbi Visivi.
7)
Allucinazioni e/o Disturbi Acustici.
8)
Visione a Tunnel.
9)
Vertigini.
10)
11)
12)
13)
14)
15)
Nausea.
Vomito Spasmodico.
Cambi nella Respirazione.
Fibrillazione
e/o
Contrazione
delle Guance, Labbra, Palpebre,
Sopracciglia.
Sincope.
Convulsioni.
Note: I segni/sintomi che sopravvengono
con maggiore frequenza sono 9, 13, 15
Se di per se stessa non è assolutamente grave, in acqua porta alla morte per annegamento.
La vittima è infatti incapace di reagire agli spasmi muscolari che causano la perdita
dell’erogatore e l’ingestione di acqua nelle vie respiratorie.
La vittima, cosciente, è incapace di avere il dominio di alcun muscolo e quindi non
può pinnegggiare, premere il pulsante di immissione Aria nel jacket, ecc., ovverosia è
totalmente passiva e incapace di autosoccorrersi in alcun modo.
Segni / sintomi: valenza operativa zero
Non devi pensare che si abbiano sempre segni o sintomi prima della crisi convulsiva,
la gran maggior parte delle volte (circa l’80% dei casi) le convulsioni sopraggiungono
improvvisamente senza alcuno di questi.
Inoltre in un elevato numero percentuale di volte sia i segni che i sintomi, quando ci sono,
precedono solo di pochissimi secondi o frazioni di secondo la crisi convulsiva e quindi non
sono di fatto utili per prendere le contromisure in tempo, anche perchè alle profondità in
cui questi segni/sintomi si potrebbero manifestare il sub è sotto forte narcosi che rallenta
sia la presa di coscienza che la reazione.
Perdipiù moltissimi di questi segni/sintomi sono identici o assai simili a quelli della narcosi
d’Azoto; va da sè che, per lo stesso motivo sopracitato, il sub è già in presenza di essi
per narcosi e non può sentirne/distinguerne l’insorgenza: risulta assolutamente più
che evidente che praticamente l’unico modo per mettersi al sicuro dall’avvelenamento
d’Ossigeno è la totale prevenzione: evitare cioè pressioni parziali del suddetto gas troppo
elevate e stare ben distanti dai fattori scatenanti/predisponenti.
Definiamoli meglio in ordine numerico come sopra:
1) L’Aumento della P.P. dell’Anidride
Carbonica è predisponente e
scatenante allo stesso modo.
Una cattiva respirazione, pinneggiata
faticosa, assetto sbagliato, lavoro o
sforzi, ecc. (vedi apposito capitolo),
creano una base di predisposizione
molto forte; uno sforzo in più o il sopraggiungere di altri fattori quali quelli più sopra
elencati creano la crisi.
Il Freddo è anch’esso predisponente se medio e continuo e scatenante se rapido
e intenso (violenti tagli d’acqua).
La Predisposizione Individuale può essere causata da ipertiroidismo, deficienza di
vitamina E, uso di insulina.
Sono inoltre più sensibili all’avvelenamento da Ossigeno i fumatori e gli asmatici.
Fattori predisponenti e scatenanti
1) Eccesso di Anidride Carbonica.
2) Freddo.
3) Predisposizione Individuale
4) Ripetute Esposizioni nei Range Estremi.
2)
3)
30
Technical
4)
La ripetuta esposizione a range estremi è sensibilizzante.
In quest’ottica non ci può essere, come per la narcosi d’Azoto, un “allenamento":
infatti non solo non avremo nessun miglioramento con ripetute esposizioni, ma
al contrario otterremo una sensibilizzazione e conseguente peggioramento dello
scenario possibile.
Crisi convulsive (e conseguenti annegamenti) possono avvenire anche in pochi metri
a causa della mal gestita respirazione di miscele fortemente iperossigenate (oltre il
40%) e/o Ossigeno puro durante la decompressione. Tale pratica, assai consigliabile
soprattutto dopo immersioni profonde, richiede però calcoli minuziosi di profondità e
tempi, da cumularsi alle Pressioni Parziali di Ossigeno sopportate in profondità con
l’Aria, e relative scelte oculate. Non è un argomento da sottovalutare in nessun senso,
nè come positività/importanza nè come rischio.
Il Corso Technical Air NON prepara minimamente a tale opportunità.
La gestione delle MISCELE IPEROSSIGENATE è un argomento assai grande
e sofisticato e richiede tempo e pratica per essere ben insegnato; a tale scopo ti
consigliamo di frequentare il Corso Decompression.
La procedura da adottare in caso di avvelenamento da Ossigeno per immersioni in
Aria, prevede di salire a una profondità (Pressione Parziale del gas) inferiore.
La procedura da adottare in caso di avvelenamento da Ossigeno per immersioni in
Trimix con decompressione in Ean50 e O2, prevede effettuare un cambio mix, passando
alla mix di fondo per diminuire il CNS.
Abbiamo già detto che il sub in fase convulsiva è da considerarsi perduto a meno che
non intervenga aiuto esterno, in questo caso il compagno lo farà risalire, se possibile,
mantenergli il boccaglio in bocca.
Si noti che il compagno si espone anch’egli in questa manovra, vista la profondità
identica e lo sforzo psico-fisico, alla tossicità di Ossigeno.
Se invece per somma fortuna avverti qualche sintomo (lo scriviamo per scrupolo ma è
purtroppo praticamente impossibile), dato che la crisi convulsiva può tardare pochissimo,
devi agire con estrema rapidità.
Però non devi aggravare l’equilibrio già molto precario a cui sei sottoposto.
Se, preso dalla foga di risalire, cominci a pinneggiare fortemente verso l’alto, è
assai probabile che ciò scateni la crisi convulsiva.
In quel momento dunque modera al massimo i tuoi movimenti mettendoti quasi a riposo
e gonfia il jacket.
Tieni presente che le crisi convulsive possono essere intermittenti e sopraggiungere
anche in ritardo (p. es. dopo l’immersione o dopo qualche minuto a profondità anche molto
inferiori) quindi l’immersione deve essere sospesa.
1.3
Eccesso di anidride carbonica
Durante un’immersione profonda, un eccesso di Anidride Carbonica può portare
anche alla perdita di coscienza se il problema è isolato e all’ingigantimento di molte
altre serissime problematiche (narcosi d’Azoto, tossicità d’Ossigeno, M.D.D.) per le quali
l’eccesso di Anidride Carbonica è causa primaria predisponente/scatenante.
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Segni / Sintomi
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
Respiro Affannoso con Ventilazione Rapida e Profonda
Mal di Testa
Vertigini
Nausea
Disorientamento.
Stato Confusionale
Convulsioni
Perdita di Coscienza
Cause principali
a)
b)
Anormale Ristagno di essa nei polmoni
Anormale Generazione (superproduzione) di essa
Fattori predisponenti / scatenanti
1)
2)
3)
Predisposizione Individuale
Scarsa o Inefficiente Ventilazione
Lavoro Muscolare
Il fattore 1 comprende i soggetti fumatori, asmatici e con ogni altra patologia che limiti
la normale ventilazione polmonare.
Rispondiamo al fattore 2 con una respirazione molto lenta e ampia.
Stai attento a non favorire, come potrebbe essere d’abitudine o d’istinto, il movimento
inspiratorio rispetto all’espiratorio: l’Anidride Carbonica viene espulsa naturalmente
nella fase ESPIRATORIA e questa deve essere il più profonda possibile.
Se non fai così non hai il ricambio (quasi) totale dell’Aria che nei polmoni prende
direttamente parte al processo ventilatorio.
Il fattore 3 verrà preso in considerazione poco più avanti
La ventilazione polmonare
Supponiamo che nei polmoni ci stiano 5 litri d’Aria di cui 3 che prendono parte al processo
respiratorio (massima capacità ventilatoria).
Il gas che respiriamo dalle bombole supponiamo (per comodità di calcolo) abbia un tasso
di Anidride Carbonica dell’1%.
Nei polmoni viene arricchita dell’Anidride Carbonica in uscita dal corpo, sino a presentare
una concentrazione supponiamo del 10% (sono valori assolutamente irreali ma più comodi
per i calcoli), cioè abbiamo un arricchimento del 9% di scorie fisiologiche.
Quando Tu espelli tutti i 3 litri d’Aria con questa concentrazione del 10% di Anidride
Carbonica, i nuovi 3 litri che ti darà l’erogatore ricostituiranno nei polmoni un tasso iniziale
sempre dell’1% e il processo si ripeterà stabile così all’infinito.
32
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Se Tu espelli solo metà del massimo che puoi espellere (1,5 litri), alla successiva
respirazione (che ovviamente sarà di 1,5 litri) avrai come risultato nei polmoni una
miscela di 50% di gas nuovo con l’1% di Anidride Carbonica e di 50% gas vecchio con
il 10% di Anidride Carbonica, in altre parole avrai 3 litri di gas nei polmoni con un tasso
medio iniziale di Anidride Carbonica del 5,5%.
Quando espellerai nuovamente questo gas, non avrà più un tasso del 10%, ma del
14,5% (5,5% di base + 9% di scorie fisiologiche).
Se come prima ne espelli solo 1,5 litri, quando i polmoni saranno riempiti dalla parte
di nuovo gas all’1% la miscela che tu avrai, sarà composta dal 7,25% di Anidride
Carbonica (metà gas nuovo con un tasso dell’1% e metà gas residuo che ha un tasso
del 14,5%).
Di questo passo è solo questione di tempo: il tasso di Anidride Carbonica con una cattiva
respirazione aumenta sempre esponenzialmente e anche se chiaramente i valori reali
sono assai inferiori a quelli più sopra considerati, il principio è lo stesso.
Quindi nelle Immersioni Profonde una ventilazione efficiente non è un “optional” ma è
obbligatoria, vitale
Tecnica delle contrazioni diaframmatiche volontarie
Nell’esposizione al paragrafo precedente abbiamo trascurato quei 2 litri che non prendono
parte al processo ventilatorio e stanno accumulando Anidride Carbonica a tutta velocità
poiché sono considerabili “statici”, stagnanti, quasi fermi.
Si rende dunque necessario muovere questa grossa parte di gas al fine di poterla espellere
e ricambiare.
A tal fine in massima dispnea (ovvero alla fine di un completo ed esaustivo atto espiratorio)
si effettuano contrazioni diaframmatiche volontarie che spingono e mescolano il gas
stagnante residua (delle cavità che non prendono parte al normale flusso respiratorio)
nel circuito polmonare vitale; in questo modo nelle respirazioni successive avviene un
lavaggio dell’intero volume.
Noi consigliamo moltissimo questa pratica, da effettuare sistematicamente ciclicamente
(bastano 1 o 2 rapide contrazioni ogni circa 5/10 espirazioni) oppure più volte dopo uno
sforzo (pinneggiata, lavoro, ecc.).
Pratica che previene accumuli di CO2 e “rimette a posto” situazioni sotto questo aspetto
compromesse.
Introducila nel tuo andare in acqua, abituati e usala sempre; non costa nulla e quando
sarai abituato non ti accorgerai nemmeno di effettuarla (automatismo totale: la farai
quando “sentirai” di averne bisogno).
Enormi vantaggi, nessuna controindicazione!
Pausa inspiratoria
Gli scambi alveolari sono più ampi quando esiste più gas nei polmoni.
Prolungare questo momento fa sì che aumenti il tempo durante il quale gli scambi
gassosi sono al massimo della loro efficienza; questo porterebbe automaticamente a una
decarbonificazione più completa nell’organismo.
In questo modo il gas trattenuto per qualche secondo sarebbe molto più carico di Anidride
Carbonica che verrebbe poi ben espulsa con l’efficiente respirazione.
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Nonostante questo sia il parere autorevole di molti specialisti, moltissimi altri sono contrari;
va detto che il tema è assai dibattuto e controverso.
Di fatto spesso chi non è abituato a effettuare la pausa inspiratoria denuncia forti mal di
testa quando la inserisce nelle proprie immersioni, e ciò confermerebbe l’ipotesi di coloro i
quali sono contrari a tale pratica: essi sostengono che invece aumenta il tasso di Anidride
Carbonica.
Oppure il mal di testa - chiaro sintomo di eccesso di CO2 - arriva perché il sub non sa
ancora dosare bene la pausa: accumula AnidrideCarbonica non perchè il principio della
pausa inspiratoria sia sbagliato, ma perchè viene eseguito scorrettamente; se la pausa
è troppo lunga, oppure non viene seguita da un’espirazione efficace come più sopra
descritta, evidentemente esiste un accumulo.
Viene il dubbio quindi che in questi casi il sub non abbia ancora trovato il suo personalissimo
ritmo.
Di fatto quando questi sub persistono e si appropriano bene della tecnica, i sintomi
scompaiono completamente.
Ma scompaiono perchè:
1)
2)
la pausa si è fatta efficace, costruita bene sul proprio organismo, o
il sub si è assuefatto a un tasso maggiore di Anidride Carbonica? (questa eventualità
non sarebbe affatto positiva e anzi potenzialmente assai pericolosa, in quanto
l’assuefazione potrebbe portare a una minore denunzia dei sintomi ma a un uguale
influenza negativa nei processi fisiologici già spiegati)
Non siamo in grado di dare una risposta che non sia il motto americano “whath works,
works!” (ciò che funziona, va bene!); ognuno faccia come più si sente; chi scrive ritiene
che la 1° ipotesi sia la più veritiera.
Ma se scegli la pausa devi sapere che la dovrai provare, testare e adattare assai bene al
tuo corpo prima di renderla operativa.
Dovrai quindi impadronirti della sofisticata pratica in molte, molte immersioni in poca
acqua. Per poi andare fondo con essa solo quando l’avrai fatta tua
Lavoro muscolare: sostanziale riduzione
Ci mancava di prendere in considerazione il fattore 3) delle cause predisponenti/scatenanti:
l’eccesso di CO2.
Rispondiamo al fattore 3 con un’assenza totale e assoluta di lavoro (come normalmente
inteso) nelle immersioni profonde.
Ti ricordiamo però che pur non impegnandoti in nessuna attività esplicitamente affaticante,
potresti operare già troppi sforzi di base.
è questo il migliore momento per capire quale sia il tuo sforzo per muoverti o anche
semplicemente per stare in acqua.
Se sei negativo, dovrai sempre pinneggiare per mantenere la quota, inoltre il tuo movimento
sarà molto meno efficace dato che una parte di lavoro sarà impiegato per sostenerti
(classica posizione inclinata del corpo) e ciò porterà a un maggiore pinneggiamento
per andare alla stessa velocità degli altri, aggravato anche dall’altro fatto che avrai una
posizione meno idrodinamica.
Se ti muovi a scatti, nervosamente, farai molta più fatica per le stesse azioni che invece
34
Technical
potrebbero essere effettuate con una velocità media costante, con fluidità.
Se hai una muta stretta, dovrai fare più lavoro per estendere la gabbia toracica nella
respirazione e così sarà anche se hai un erogatore duro.
Se non compi una respirazione efficace, dovrai fare molti più atti respiratori di quanti
sarebbero necessari: ogni atto respiratorio è fatica e incremento di Anidride Carbonica.
Ovviamente anche il tipo di gas respirato influenza molto lo sforzo inspiratorio, inquanto
l’aria è molto più densa rispetto al trimix e quindi più difficoltosa da respirare
Se hai pinne o una tecnica di pinneggiata inefficienti, dovrai fare molti più cicli di gambe
per arrivare a muoverti nello stesso modo che con pinne e tecnica giuste; se saranno
troppo dure l’incremento di sforzo non sarà compensato dall’incremento del movimento.
Nota che la differenza è minima, ma siccome è moltiplicata per centinaia di volte, diventa
importante.
Potremmo scrivere pagine e pagine su tutte le, piccole o grandi, fonti di fatica che ci sono
in acqua pur senza fare alcun lavoro “ufficiale”.
Una prova per capire se siamo sottoposti a un lavoro superiore al normale aspettato c’è:
il consumo.
La richiesta di Ossigeno è direttamente proporzionale al lavoro a cui tu sei sottoposto.
E se consumi più Ossigeno, c’è maggiore produzione di Anidride Carbonica, non si
scappa.
É esattamente come andare in macchina. La macchina per muoversi ha bisogno di
benzina. Per quanta benzina consuma, tanto gas di scarico ci sarà, è assolutamente
certo.
Avrai notato però che a seconda di chi guida i consumi cambiano anche di molto.
A parità di macchina e di percorso, Tu puoi consumare 10 e il Tuo amico 7.
Questo cosa significa?
Che il Tuo amico non ha tirato le marce viaggiando sempre in coppia, non ha frenato
per poi accelerare, ecc., ecc., insomma per farla breve conosce, usa e sfrutta la
macchina meglio di Te.
Il corpo in acqua è la macchina sulla strada
Il sub che consuma molto, a meno che non sia spaventato o teso, lo fa perchè sta
lavorando molto.
Non essendo la mente, è il corpo che gli richiede maggiore ventilazione.
Se lavora molto avrà anche un tasso di Anidride Carbonica elevato.
Quando sali sulla barca vedi che i consumi sono assai diversi fra Subacquei che hanno
fatto la stessa immersione. Il motivo (oltre naturalmente alla corporatura e a eventuali altri
fattori fisici di distinzione) è che alcuni sono parecchio più efficienti e acquatici di altri, non
si può scappare.
Se sbagli la pesata, l’assetto, l’attrezzatura, i movimenti, la stessa respirazione, la
pinneggiata, l’isolamento termico, l’idrodinamicità tua e dell’equipaggiamento, ecc., viene
registrato sul manometro.
Tutto viene registrato sul manometro
In acqua maggiore efficienza vuole dire minori consumi e di qui minore produzione
di Anidride Carbonica.
Ormai per il livello al quale ti stai preparando non è certo più questione di sola eleganza!
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Devi essere acquatico, efficiente, devi avere un ottimo assetto, eccellente attrezzatura
e buona distribuzione di essa sul corpo, buona respirazione, controllo assoluto e buona
tecnica nei movimenti, grande tranquillità e lentezza di esecuzione dei compiti, ecc.,
ecc..
Se terminata l’immersione denunci consumi elevati, per quanto tu possa pensare di stare
benissimo in acqua e di non avere nessun problema, non è affatto così!!
In questo caso devi rivedere ogni aspetto delle tue immersioni, dal più importante al più
banale.
Il Tuo Istruttore P.T.A. ti aiuterà molto in questo sul campo, se necessario.
Solo quando denuncerai consumi sensibilmente inferiori alla media dei Subacquei
Ricreativi potrai dire di essere un Subacqueo Efficiente e quindi Profondista (non possono
esserci Subacquei Profondisti inefficienti).
Devi operare per ridurre i tuoi consumi. questo è un obiettivo del profondista.
Non tanto per questioni logistiche (scorte gas), ma per questioni di metodo: la riduzione
dei consumi è il chiaro e indiscutibile parametro di un miglioramento di tutto lo stare in
acqua, di un’evoluzione.
Il manometro è il voto dell’immersione. Un profondista deve avere ottimi voti, non può
accontentarsi della sufficienza. Un Profondista deve avere consumi inferiori alla norma.
Non tentare di ridurre i consumi andando in acqua “in apnea”; non Ti prendere in giro,
non serve affatto!
Non confondere la causa con l’effetto!
Non è solo sbagliato e pericoloso (accumulo di CO2. e affanno), comunque non ce la
faresti mai. Forse riusciresti a “stare in apnea” (ovvero a ridurre forzatamente e falsamente
il consumo) per qualche minuto, ma non per tutta l’immersione. E poi saresti costretto
a un recupero che durerebbe molto più a lungo (anche 10 o 15 minuti) durante il quale
consumeresti assai di più di quanto hai risparmiato e di quanto avresti consumato
normalmente. è inutile, non puoi fare il furbo con te stesso.
Il flusso ventilatorio non è la causa del consumo, ma il risultato della tua impostazione
all’immersione.
L’abbassamento dei consumi deve avvenire automaticamente, da solo e senza nessuno
sforzo, dopo che avrai trovato e imparato gli accorgimenti giusti, le modifiche d’attrezzatura
e comportamentali adatte: l’abbassamento dei consumi verrà naturalmente, e solo così.
La riduzione dei consumi avviene attraverso la riduzione del lavoro in acqua: solo
così.
Ricorda! Il controllo del tasso di Anidride Carbonica è di importanza assolutamente
primaria nei profondisti.
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Trattamento per eccesso di Anidride Carbonica
1) Blocco immediato di ogni attività e assetto neutro; respirazione lenta ed efficace.
2) Risalita lenta pinneggiando il meno possibile.
Una volta raggiunta la superficie il sub va tenuto all’aria fresca e gli va amministrato, se
possibile, Ossigeno puro. Sii sempre pronto ad attivare la C.P.R. in caso di necessità.
PTA consiglia molto vivamente a tutti i sub, specialmente coloro che praticano
Immersioni Profonde Avanzate, di intraprendere un addestramento per la C.P.R.,
meglio se all’interno di un training più globale per lo scopo (corso Rescue o similari).
1.4
Affanno
L’affanno è una respirazione veloce e corta, inefficiente, affiancata da una grande
“fame d’Aria”.
Questo problema può causare la perdita di coscienza in profondità, anche quando la
vittima ha ancora gas nelle bombole.
Cause
1)
Affaticamento
2)
Stress
Trattamento
1)
Affanno forte: blocco immediato di ogni attività e assetto neutro o moderatamente
pesante sul fondo; respirazione forzata lenta ed estremamente efficace.
2)
Affanno leggero o momento d’uscita dall’Affanno forte: risalita lenta pinneggiando
il meno possibile; respirazione lenta ed efficace.
Nota che nel caso 1) è molto più facile a dirsi che a farsi.
La componente mentale che accompagna la grande “fame d’Aria” spinge in direzione
totalmente opposta.
Innanzi tutto viene privilegiata la fase inspiratoria rispetto a quella espiratoria, perchè si
tende a rispondere al problema cercando i “polmoni pieni”.
La ricerca dei polmoni pieni fa poi sì che la fase espiratoria, oltre a essere più rapida che
si può, è anche incompleta, corta o cortissima.
Questo porta all’accumulo di Anidride Carbonica già ben spiegato.
Siccome la fame d’Aria è causata proprio dal tasso di CO2 presente, si innesta una
spirale negativa che con già una brutta partenza peggiora rapidamente sempre di più
Se il modo per interrompere questo circolo vizioso è quello descritto al punto 1, questo
richiede non pochi sforzi per essere intrapreso.
Bisogna pensare intensamente a una espirazione completa che sarà davvero
“dolorosissima” nei primi momenti quando, cercando di interrompere il giro vizioso
negativo, non avrai ancora instaurato un circuito positivo.
Se non riesci a raggiungere subito l’espirazione totale perchè la fame d’Aria è tale che non
puoi restare che pochi decimi di secondo senza inspirare, cerca di arrivare all’obiettivo
poco a poco, guadagnando espirazione “centimetro dopo centimetro”.
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Concentrati al massimo: a gravi livelli di affanno è davvero una bella lotta con se stessi;
guadagna ESPIRAZIONE!
Lo sforzo inspiratorio/espiratorio più elevato in profondità nonchè i consumi enormi che
si hanno prima di normalizzare la respirazione (anch’essi drasticamente aumentati con la
profondità) fanno di questo problema un fatto gravissimo nelle Immersioni Profonde.
Se in un’immersione di questo tipo tu o il tuo compagno entrate in affanno e vi rimanete
anche solo 1 o 2 minuti per risolvere la situazione, ciò è sufficiente per portare a zero
la scorta di gas riservata per le emergenze e spesso anche molto di più, quindi questo
problema deve essere prevenuto al massimo
Come abbiamo detto situazioni di affanno grave sono in profondità davvero difficili da
risolvere e probabilmente svuotano la bombola, però è anche vero che non esplodono
mai in pochi secondi.
Se il sub si trova “improvvisamente” in forte affanno che lo fa rendere conto di questa
situazione solo quando “non respira più”, ha denunciato una totale mancanza di attenzione
alla respirazione in precedenza.
Non perdere davvero mai il controllo della respirazione, non lasciarla andare mai
da sola: la devi sentire parte di te, ascoltare anche con l’udito, monitorare senza
interruzione.
Prevenzione
La tecnica più efficace per prevenire l’affanno è la pausa inspiratoria.
Di essa abbiamo già scritto ma per altri motivi.
Inerentemente all’argomento di cui ora, le apnee inspiratorie costringono il sub a prendere
coscienza della propria respirazione e lo avvertono con anticipo di assetto mutato nella
quantità di Anidride Carbonica (che, ricordiamo, è il gas stimolante all’atto respiratorio).
Quando la pausa diminuisce o tende ad annullarsi il sub ravvisa un efficacissimo
campanello d’allarme pre-affanno.
Si noti che la pausa inspiratoria fu introdotta molti anni addietro appositamente per questo
obiettivo.
1.5
Avvelenamento da monossido di carbonio
L’avvelenamento da Monossido di Carbonio è un problema che si presenta raramente
con i sistemi di ricarica utilizzati oggi, che si avvalgono generalmente di motori elettrici,
filtri aggiuntivi e centraline per gas puri.
I vecchi sistemi funzionavano con dispositivi a benzina (attenzione quindi però ai
compressori portatili a scoppio) e si correva quindi il rischio che del Monossido di Carbonio
entrasse nelle bombole.
Può essere prodotto però dalla combustione di Olio di lubrificazione degli stessi
compressori e-lettrici e passare attraverso filtri sporchi o malfunzionanti.
Una concentrazione di CO pari a .002 atmosfere può essere fatale.
Il CO è altamente tossico perchè si combina con l’emoglobina 200 volte più rapidamente
dell’Ossigeno.
Ciò porta all’ipossia perchè i globuli rossi non riescono più a fissare e trasportare
Ossigeno.
38
Technical
Segni / Sntomi
1)
Cerchio alla Testa
2)
Mal di Testa
3)
Pulsazioni alle Tempie
4)
Nausea
5)
Vomito
6)
Pallore alle Unghie e alle Labbra
L’avvelenamento da CO può colpire il sub in profondità in un modo alquanto subdolo,
in quanto si pa-lesa solo in un secondo momento, all’inizio della risalita (quando la P.P.
dell’O2 si abbassa).
Trattamento
Portare la vittima all’aria fresca e, ancor meglio, somministrargli Ossigeno.
A volte è necessario il trattamento di Ossigenoterapia iperbarica; se la vittima non si
riprende in pochi minuti e continua a essere cianotica, chiedi immediato soccorso.
1.6
Ipotermia
L’ipotermia è l’eccessivo raffreddamento degli organi vitali, una riduzione notevole della
tempera-tura corporea interna. Occorre ricordare che durante le immersioni in Trimix
la perdita di calore è mol-to più importante rispetto all’Aria, quindi occorre utilizzare un
bombolino aggiuntivo caricato ad Aria o Ar-gon per gestire la stagna.
Cause
1) le notevoli differenze termiche o
2) le lunghe soste di decompressione che sussistono in un’Immersione Profonda;
3) l’allagamento della muta stagna.
Segni / Sintomi
1)
Brividi Incontrollati
2)
Alterazioni della Parola
3)
Perdita di Mobilità nelle Mani
4)
Tatto e/o Percezioni Ambientali Attutite
5)
Difficoltà nell’Eseguire Procedure
6)
Mancanza di Coordinazione Generale
7)
Incapacità di Pensare Chiaramente
8)
Confusione Mentale
Trattamento
Portare il sub fuori dall’acqua e riscaldarlo tramite:
1)
Esercizio
2)
Bevande calde
3)
Doccia o bagno caldo
Il metodo 3 è il migliore.
Technical
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Occorre ricordarsi di tenere gli arti fuori dall’acqua in modo che la zona interna
venga riscaldata per prima; riscaldare prima gli arti è pericoloso perchè crea un
deflusso sanguigno verso di essi a danno della circolazione nella zona centrale e può
sopraggiungere il collasso cardiaco. Ipotermie molto spinte devono essere trattate in
ospedale perchè necessitano di cure speciali.
1.7
Malattia Da Decompressione
La Malattia Da Decompressione risulta dalla formazione di bolle nel sangue e/o nei
tessuti ed è causata da un’inadeguata decompressione dopo un’immersione
Una decompressione inadeguata può aver luogo anche quando si sono rispettate tutte
le precauzioni del caso
Condizioni particolari del sub o condizioni alterate nell’ambiente circostante possono
causare un assorbimento eccessivo di gas inerti o inibire la naturale eliminazione dei gas
durante un normale procedimento di decompressione.
Tempo di insorgenza
Si presenta, generalmente, in un breve periodo di tempo dopo la risalita. Alcune sensazioni
possono essere avvertite prima di raggiungere la superficie. La seguente statistica mostra
i tempi di insorgenza dei sintomi dopo il raggiungimento della superficie:
- 50% dei casi entro 30 minuti.
- 85% dei casi entro 1 ora (35% fra 1/2 e 1 ora).
- 95% dei casi entro 3 ore (10% fra 1 e 3 ore).
- 1% dei casi dopo le 6 ore.
I sintomi che insorgono dopo 24 ore o più probabilmente non sono imputabili a una Malattia
Da Decompressione, a meno che non sia coinvolta l’altitudine.
Segni / Sintomi e relativa frequenza
Dolori Localizzati: 89%. ( Gamba: 30% - Braccio: 70% )
Vertigini (Capogiri): 5.3%.
Paralisi: 2.3%.
Respiro Affannoso: 1.6%.
Affaticamento Eccessivo e Dolore: 1.3%.
Collasso con Perdita di Coscienza: 0.5%.
Diagnosi
Deve essere eseguita dalla persona meglio qualificata che si trova sul posto; la
Valutazione Primaria non deve quindi essere posticipata in attesa di una persona più
qualificata.
In caso di dubbio, devi considerare che il sub è affetto da una M.D.D. e devi organizzare
un trasporto immediato verso un centro medico/iperbarico mentre somministri Ossigeno
puro e liquidi.
40
Technical
Tutti i sub devono avere, nella loro borsa per l’attrezzatura, sul libretto delle immersioni
o ovunque sia facilmente identificabile e raggiungibile, le informazioni riguardanti sia
le attrezzature mediche che la più vicina camera iperbarica, sia il modo come ottenere
un’assistenza professionale.
A tal proposito consigliamo la struttura D.A.N. Europe.
Come puoi vedere dall’ultima statistica proposta, il sintomo principale è il dolore al braccio
o alla gamba.
Il dolore è generalmente leggero all’inizio, ma poi peggiora progressivamente fino
a diventare anche insopportabile. Può sembrare che arrivi direttamente dall’interno di un
osso. Talvolta si pensa che sia dovuto a una distorsione muscolare o a un ematoma.
Il dolore addominale (che può essere facilmente confuso con dolore da flatulenza) è un
sintomo molto grave, poiché può essere il segnale di un’embolia alla colonna vertebrale.
Incidenza di forme “silenti” e sintomatologia di esse
A prescindere dalle manifestazioni evidenti come gli ultimi esempi poco sopra, PTA è
dell’opinione che molti sub abbiano sofferto di embolie e che non ne siano coscienti, forse
perchè non sanno cosa controllare o quali sensazioni dovrebbero provare.
Questo, oltre a provocare danni nel tempo dovuti a necrosi del tessuto interessato (osseo,
muscolare), rende la parte sofferente più a rischio embolico nelle immersioni a seguire,
sino a quando si può manifestare (questa volta grave e ben sensibile) un’embolo in quella
zona.
Poiché stai partecipando a un corso d’Immersone Profonda Tecnica e ti troverai a dover
effettuare delle immersioni a rischio maggiore dell’ambiente ricreativo, ti spiegheremo in
dettaglio cosa devi controllare.
Pizzichio, brivido, prurito, bruciatura della pelle, localizzati in una piccola area, che
si espandono e poi tornano a essere localizzati. Dolorini. Questo tipo di sensazioni è
spesso un primo sintomo.
Si deve anche controllare l’insorgenza di eruzioni cutanee o macchie.
Cerca sempre e comunque un’assistenza professionale, non farti condizionare dalla
piccolezza di questi segni/sintomi: l’evoluzione potrebbe essere rapida e grave
Un’involuzione potrebbe comunque lasciare gli strascici sopra descritti da qualificare e
quantificare.
Segni / Sintomi per incidenza al sistema nervoso (M.D.D. tipo II):
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
11)
12)
Capogiri, barcollii, vertigini
Mal di testa
Perdita progressiva di tatto in parti di pelle, intirizzimento, paralisi muscolare
Senso inusuale di fatica
Debolezza muscolare, presa scarsa, leggera resistenza a inibire il movimento
Perdita di controllo degli intestini
Incapacità di urinare
Cerchio doloroso all’addome
Disturbi visivi
Ronzio nelle orecchie
Tosse *
Respiro corto e affannoso *
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Modulo 1
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13)
14)
15)
16)
17)
Dolore durante un’inspirazione profonda.*
Sincope
Convulsioni.
Collasso
Perdita di coscienza
Il n° 7 deve far seguire una sospensione nell’ingestione di liquidi.
Il n° 9 può portare a temporanea cecità.
Il n° 11 può essere persistente e secca, inefficace.
* I n° 11 - 12 - 13 sono segni/sintomi di un interessamento della zona cardio-polmonare;
questi segni/sintomi devono essere considerati gravissimi.
Se viene interessato il Sistema Nervoso Centrale il problema è molto serio e richiede un
intervento immediato.
Se si riscontrano segni che potrebbero far pensare a un coinvolgimento del sistema nervoso,
il sub deve essere portato in una camera iperbarica il più velocemente possibile.
Segni / Sintomi meno gravi (M.D.D. tipo I):
1)
Debolezza, Fatica
2)
Prurito
3)
Pizzichio.
4)
Macchie blu sulla pelle
5)
Dolori Localizzati
6)
Cambi di Umore e/o di Attenzione
Il n° 5 si presenta normalmente nelle giunture: gomito, ginocchio, spalla, ecc.. Può essere
intermittente.
Qualsiasi sintomo avvertito in acqua (p. es. in decompressione) deve essere considerato
grave. Qualsiasi sintomo di tipo I che perdura oltre l’ora o non sparisce rapidamente
dopo respirazione di Ossigeno puro e ingestione di liquidi, deve essere considerato
grave Nota che spesso M.D.D. spinali del tipo II iniziano con Segni/Sintomi striscianti e
il sub viene distratto da altre manifestazioni di dolore
Comportamenti umani distorsivi
Considera che purtroppo sono talmente normali e diffusi da imporci di dedicare un capitolo
apposito.
Esiste sempre una fortissima tendenza a non accettare, minimizzare o nascondere il
sospetto e perfino la consapevolezza di essere soggetto a M.D.D..
Il Subacqueo ha grande testardaggine nello spostare il problema ad altre cause quali sforzi,
strappi muscolari, dolori da urto, ematomi, mal di mare, ecc., ecc.. Questo comporta un
ritardo nell’attivare la procedura d’emergenza o addirittura un rifiuto di usare la procedura
immediatamente sul posto.
Le cause di questo comportamento sono psicologiche e vanno dal rifiuto mentale di essere
in difficoltà al ritenere che si risolverà tutto da solo, al pensiero frustrante di sentirsi stupido
nei confronti degli altri, al timore di dare fastidio, di rovinare la giornata, ecc..
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Technical
Ebbene a che cosa serve conoscere tutti i segni/sintomi dell’M.D.D. se poi non ci fai
caso o li nascondi?
Vale la pena di fare alcune considerazioni.
Sul fatto che tutto si risolva da sè ci sono serissimi dubbi.
Può succedere che un M.D.D. di scarsa importanza regredisca, ma se non sottoposti al
trattamento per questa che è una vera e propria malattia, i tessuti interessati saranno
stati inevitabilmente rovinati per il resto della vita (anche se non te ne rendi conto) e ti
metteranno a rischio per le immersioni future: il problema cacciato dalla porta rientra poi
dalla finestra.
Inoltre queste sono rare coincidenze “fortuite”, nella stragrande maggioranza dei casi i
segni/sintomi sono solo le prime avvisaglie di problematiche più serie che stanno per
arrivare.
In quest’ottica la giornata più aspetti e peggio sarà rovinata e il semplice “fastidio” che
in quel momento senti di dover dare agli altri sarà poi decuplicato, sottoponendo i tuoi
compagni a serie paure e forse anche a impegnativi interventi di soccorso con te non
collaborante.
Abbiamo inoltre ampiamente visto che naturalmente l’M.D.D. è un rischio sempre
presente, statisticamente non eliminabile in tutte le immersioni e di più nelle Immersioni
Profonde e con lunghe decompressioni, anche se tutte le regole sono state seguite.
Non è quindi automaticamente segno di inesperienza o di errori: se non ne hai commessi
non c’è nessuna perdita di immagine.
Se sai di aver commesso errori volontari e sei conscio di doverli denunciare con
l’ufficializzazione dei sintomi la situazione è invece comprensibilmente imbarazzante.
Ma comunque non vi è scampo, non è questo il momento per rimediare a quegli errori
che ormai sono stati fatti, questo è solo il momento di non aggiungerne altri. Ragiona: stai
pagando la tua avventatezza, è giusto, te lo meriti e a questo punto devi accettarlo.
Abbi il coraggio di prenderti le tue responsabilità e la saggezza di evitare di pagare
uno scotto ancor più caro: se sei conscio di aver commesso errori, hai validi motivi per
stare certo che la situazione si aggraverà.
In ogni caso l’allertamento della struttura di emergenza scelta deve essere fatto
subito, anche se in dubbio: ciò sta a significare che non dovrai necessariamente andare
in camera iperbarica (seguirai procedure che la struttura ti richiederà a seconda dei casi e
se si trattava di solo sospetto lo si saprà facilmente) ma la struttura di soccorso sarà stata
allertata e in caso di eventuale peggioramento sarà immediatamente operativa a grande
vantaggio di tutti e soprattutto tuo.
Operatività
Molti dei sintomi delle diverse malattie correlate all’attività subacquea sono gli stessi
e potrebbero confondere persino i più esperti del campo: in caso di dubbio, attiva il
trattamento relativo alla Malattia Da Decompressione; non è nemmeno necessario
distinguere fra tipo I e II, visto che la divisione è puramente didattica e non inficia
minimamente le procedure a intraprendersi
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Molti dei sintomi di una Malattia Da Decompressione sono uguali a quelli di Embolia
Traumatica e poiché il trattamento previsto per quest’ultima è in grandissima parte
identico a quello per la Malattia Da Decompressione, anche in questo caso una
distinzione di diagnosi non risulta essere importante.
Non tutti i pazienti hanno bisogno di una ricompressione immediata; un certo ritardo può
essere accettabile mentre la vittima viene trasportata in una camera iperbarica o in un
centro medico.
L’ossigeno deve continuare a essere somministrato anche durante il trasporto.
Quando si muove la vittima verso un centro attrezzato, occorre che venga mantenuta
sdraiata.
Questa posizione aiuta a mantenere lontane le bolle da zone critiche.
Inoltre, la vittima deve essere mantenuta al caldo.
Se il paziente viene trasportato con elicottero, la quota di volo deve essere la più bassa
possibile; raggiungere altitudini elevate causa un’ulteriore diminuzione della pressione
esterna e un possibile aggravarsi dei sintomi con conseguenti complicazioni.
Ripetiamo che l’ingestione di liquidi in abbondanza (1/2 litri) e la respirazione di Ossigeno
sono vitali.
Dal 1992 l’uso di antiaggreganti come l’aspirina è in forte dubbio e comunque viene
grandemente ridotto nelle dosi (mezza aspirina).
Noi qui non ci soffermeremo più specificatamente sui motivi e sulle varie forme con le quali
il soccorso deve venire effettuato: non è questo il corso adatto.
Consigliamo vivissimamente di frequentare un corso appropriato che ti spieghi tutto ciò che
devi sapere sull’M.D.D. e sull’uso corretto delle attrezzature consigliate e indispensabili
per la migliore cura.
RICOMPRESSIONE IN ACQUA
Tale procedura richiede troppo tempo, una quantità extra di Aria (o miscela o Ossigeno
puro) veramente ingente (e doppia: ricorda che deve essere presente almeno 1
Assistente per tutta la durata), un’attenzione professionale basata sul giusto rapporto
fra profondità e tempi (riportare un subacqueo sott’acqua può causare ulteriori problemi
con l’assorbimento di Azoto), oltre a quelli legati a condizioni fisiche ambientali che nel
mar Mediterraneo significano freddo intenso.
PTA non è contro la I.W.R. (In Water Recompression) in senso assoluto, semplicemente
prende atto che è molto complicata. Quindi ritiene sia da usare - per chi sa e può - solo
in casi disperati o in scenari che non offrano altro tipo di assistenza (luoghi remoti,
ecc.).
Non è scopo di questo Corso addentrarci in tecniche IWR
Fattori Predisponenti / Scatenanti
1)
Disidratazione
2)
Obesità
3)
Esercizio Fisico
4)
Cattiva Condizione Fisica
5)
Problemi Circolatori Generali
6)
Problemi circolatori Locali
7)
Freddo
8)
Tassi Elevati di Anidride Carbonica
44
Technical
Il punto 1 è causato dalla normale “condizione del sub”.
Infatti il sub spesso suda nel vestirsi; respira sempre miscela secca deumidificata e cede
grosse quantità di acqua a essa attraverso i polmoni; urina molto di più in acqua a causa
della pressione idrostatica che riduce la circolazione periferica a favore della centrale,
causando un’alterata interpretazione dei ricettori (sfortunatamente posti tutti nel tronco)
che interpretano ciò come un’incremento di liquidi che va normalizzato urinando (che poi
si urini o no questo non c’entra, l’acqua è stata però tolta dal sangue e immagazzinata
nei reni).
A ciò si può aggiungere la mancata ingestione di liquidi per non peggiorare eventuali
condizioni di mal di mare.
Va assolutamente evitata, per non peggiorare il già triste quadro, l’ingestione di diuretici
come caffè e alcoolici.
La disidratazione è importante perchè diminuisce il volume del sangue e lo rende meno
fluido.
Questo causa un trasporto di bolle più complicato e noi sappiamo che le bolle ci danno
fastidio solo e proprio quando si fermano.
Inoltre occorre considerare anche eventuali diete che alterano il metabolismo, riducendo
molto i liquidi che vengono eliminati già nei primi giorni di dieta.
Il punto 2 è dovuto al fatto che l’Azoto si lega meglio con i lipidi.
Si avrà in questo caso una desaturazione più lenta di quella normalmente calcolata nei
computer o nelle tabelle: dovrai usare profili più conservativi.
Si considera obeso chi è oltre il 20% sopra il proprio oggettivo peso forma.
Il punto 3 comprende gli esercizi prima, durante e dopo l’immersione.
L’esercizio velocizza il metabolismo causando un maggior accumulo di Azoto in saturazione
e un maggior rilascio dello stesso in decompressione. Ricorda che anche in superficie ti
stai decomprimendo ancora.
Questi casi portano evidentemente a un maggior rischio di M.D.D. globale e specificatamente
rivolto ai tessuti interessati allo sforzo.
Oltre a un senso stretto della parola esercizio, vi è anche un senso lato, cioè tutte le azioni
che compiamo normalmente; esercizio dunque è un pasto, una camminata, ecc..
Ogni azione che muti il nostro metabolismo oltre il normale causa rischio di M.D.D..
Una corsa, una doccia o bagno caldo, ecc. sono fattori di rischio immediato.
Un sonno può essere fattore di rischio per l’immersione ripetitiva.
Infatti in questo caso il metabolismo rallenta e così anche il rilascio d’Azoto, avendo una
quantità residua maggiore di quanto previsto dalla tabella o dal computer, in caso di
immersione ripetitiva.
Il punto 4 comprende malessere, stanchezza, sonno, malattia, ecc..
Assimilabile a cattive condizioni fisiche c’è la condizione polmonare dei fumatori.
Nota che il fumo da sigaretta altera sensibilmente gli scambi gassosi ed è fortemente
deleterio se inalato prima o dopo l’immersione.
I punti 5 e 6 causano una differente esposizione e scambio dei gas sia a livello
generale che locale.
Minore efficacia circolatoria e vascolare generale si riscontra con l’età o con malattie che
presentano questa patologia.
Localmente è riscontrabile dopo traumi muscolari, articolari o ossei (o altri).
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Nota che i traumi articolari e soprattutto ossei sono assai lunghi a guarire (si intende
a recuperare la quasi totalità delle funzionalità circolatorie interne) e devono essere
considerati fattore predisponente/scatenante anche per alcuni anni.
Il punto 7 è un fattore Predisponente/Scatenante della M.D.D. in quanto gli scambi gassosi
in soluzione sono regolati anche dal calore dei tessuti (legge di Henry). In situazioni di
anormale temperatura degli stessi viene alterata la velocità saturativa/desaturativa
dell’Azoto.
Il punto 8 è un fattore Predisponente in quanto sintomo di cattiva respirazione e/o di lavoro
fisico.
1.8
Spunti di riflessione sulla MDD
Normalmente tutte le procedure di soccorso prendono in considerazione il da farsi
fuori dall’acqua, ma se ci si rende conto o si sospetta di essere affetti da M.D.D. in
acqua?
In questo caso, come in molti altri, non può esistere un sistema preciso e assoluto,
le variabili a cui si è sottoposti sono parecchie: immersione da solo o con compagno,
compagno in difficoltà anch’egli o sano, tempo restante di decompressione, quota attuale
di decompressione, disponibilità di mezzi in acqua e/o in superficie, disponibilità di
assistenza qualificata e/o di aiuti in superficie, distanza dalla terraferma, ecc..
Siamo in una situazione estremamente intricata e nelle prossime righe più che varie
procedure standard trarremo numerosi spunti di riflessione che serviranno a meglio
programmare le immersioni constatando l’importanza dei mezzi e dell’assistenza nonché
a darti informazioni che ti possano mettere in grado di prendere autonome e personali
decisioni.
Ripetiamo che ciò che segue quindi NON sono STANDARD P.S.A., ma solo
RIFLESSIONI
Supponiamo che in decompressione a - 6 metri Tu avverta sintomi leggeri di M.D.D. o
ne abbia il dubbio
Ti sarà purtroppo chiaro che avvertiti già in acqua i sintomi, anche se modesti, sono presagio
di gravi disturbi, quindi sono probabili veloci peggioramenti con possibili precipitazioni di
manifestazioni emboliche del tipo II ovverosia neurologiche. Che fare ?
La procedura è ovviamente sempre la stessa di una sintomatologia riscontrata fuori
dall’acqua: immediato trasporto in camera iperbarica e quindi altrettanto istantanea
uscita dall’acqua
Non vi sono dubbi che il comportamento da seguire sia questo e approfittiamo di questo
specifico paragrafo per confermarlo ulteriormente e sottolinearlo.
Il fatto è che il trasporto immediato, se la sintomatologia si dichiara in acqua, in realtà non
si può quasi mai avere e in questi casi di attesa forzata (e solo in questi casi) bisogna
cercare di impiegare al meglio il ritardo, a volte anche notevole, che si sarà accumulato
prima dell’inizio del trasporto della vittima.
Infatti se i sintomi si dichiarano alla fine dell’immersione non dovremo fare altro che mettere
46
Technical
in moto e partire (se già non siamo nel viaggio di ritorno); se invece accadono in acqua ci
saranno 1 o più compagni che dovranno terminare la decompressione, o vogliamo che il
tuo incidente si ripercuota sull’intero Team?
A meno che non ci siano più barche o che una barca di passaggio si renda disponibile a
portarti a terra (eventualità fortuite), dovrai quindi aspettare che tutti gli altri sub abbiano
finito la decompressione
Tra l’altro anche le fortuite soluzioni poc’anzi citate non sono poi certo il massimo.
Potresti trovarti con uno sconosciuto che ti accompagna più velocemente in ospedale ma
non sa allertare i soccorsi giusti o intervenire su di te se durante il trasporto la situazione
si aggrava, nè saper intervenire con le attrezzature medicali sia per l’Ossigeno che per
tutte le altre casistiche (che oltretutto probabilmente non possiede in barca): saresti in
balia del fato.
Oppure potrebbe succedere che il gruppo di sub venga abbandonato a se stesso senza
nessuno pratico a calare o far risalire le bombole decompressive e tutti ne abbiamo viste
di tutti i colori: bombole che vengono mollate, tirate sulla barca con i sub ancora attaccati
al boccaglio, ecc., ecc..
Inoltre nessuno di questi avrebbe più la disponibilità della borsa di soccorso e dell’Ossigeno
normobarico che è chiaramente con te: sei proprio sicuro di essere il solo che starà
male?
Anche se ci sono più barche e l’assistente di superficie scappa con te (per darti l’eventuale
soccorso necessario) prendendo quella non d’appoggio ai subacquei, l’intero Team verrà
lasciato solo: stai creando i migliori presupposti per ingrandire il numero di incidentati
senza che questi poi abbiano telefono, assistenza umana e attrezzatura di soccorso: non
si può fare.
A meno che i subacquei non abbiano ancora pochi minuti alla risalita (in questo caso
puoi saltare sulla barca per primo approfittando dello spazio per sistemarti al meglio), o
che lo sbarco sia a una manciata di secondi (se ti accompagna una barca passata lì per
caso i minuti potrebbero essere fatali in caso di blocco respiratorio o cardiorespiratorio;
naturalmente poi sul posto ci dovrà di sicuro essere già un’ambulanza, sennò se ne avessi
bisogno chi te la può fare la C.P.R. quando sbarchi - ricorda che sei un caso grave ), dovrai
dunque restare inchiodato alla barca sino a quando l’ultimo sarà uscito dall’acqua.
E visto che si può trattare di Immersioni Profonde Tecniche, potresti aspettare anche per
uno spazio di tempo intorno a 1 ora, anche se Ti viene a prendere una motovedetta o
un’elicottero, ci vogliono sempre almeno minimo mezz’ora/45 minuti dalla chiamata e
forse di più.
Tanto vale quindi in questi casi cercare di ottimizzare i tempi d’attesa stando nell’”assetto”
più curativo possibile; cosa fare?
Innanzi tutto avvisa immediatamente il compagno e chiedi quali sono le sue
condizioni; se anch’egli accusa sintomi ed è l’unico presente in acqua non c’è dubbio,
soluzione standard: saltate in barca tutti e 2 e via con le solite procedure.
Se sei l’unico ad accusare sintomi di M.D.D., a meno che non siano possibili i 2 casi
sopraelencati, dovrai quindi molto probabilmente rassegnarti ad aspettare l’uscita di tutti.
Prendi decisioni rapidissime. Il quadro potrebbe peggiorare molto velocemente e peggio
stai meno hai capacità e voglia di ragionare e di seguire poi ciò che hai deciso di fare.
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E ricorda che tutto ciò è valido se incominci la procedura all’avvertire leggeri sintomi,
è chiaro che se improvvisamente ti vengono crisi di vomito, giramenti di vista, ecc. che non
ti rendono più padrone della situazione, non devi nemmeno tentare di fare nulla in acqua
e uscirvi quanto prima.
Dovresti già sapere quali sono le disponibilità di mezzi e uomini per un’emergenza di
questo tipo.
Supponiamo di avere proprio tutto il necessario: una bombola di Ossigeno puro a - 6
metri con liquidi succhiabili nella propria tasca o in un apposito cestino ove c’è anche la
lavagnetta per comunicazioni in superficie, un’assistente qualificato sulla barca o fuori
dall’acqua con liquidi, Ossigeno puro disponibile a richiesta e a flusso continuo e telefono
portatile per allertare il soccorso.
A questo punto non ti resta che dare un’occhiata alla quota di decompressione attuale,
hai 3 possibilità:
1)
2)
3)
a - 6 metri,
a profondità inferiore a - 6 metri,
a profondità superiore a - 6 metri.
Caso 1) Ti trovi a - 6 metri.
In questo caso la decisione è certamente quella di passare a Ossigeno Puro e bere liquidi
stando dove sei.
Il sollievo, nella stragrande maggioranza dei casi, è pressochè immediato.
L’Assistente di superficie deve essere avvisato che è in corso un’emergenza: lo farà
il compagno o puoi farlo tu solo dopo aver preso contatto con L’Ossigeno e ingerito liquidi:
per queste procedure non puoi aspettare.
Dimentica i tempi che dovresti fare, non servono più.
Stando a - 6 metri, respira Ossigeno per 25 minuti, fai una pausa di 5 minuti con gas di
fondo, riprendi la respirazione a ossigeno per altri 10 minuti.
Passa poi ai - 3 metri ed esaurisci la bombola sempre facendo una pausa di 5 minuti con
gas di fondo ogni 25 minuti di respirazione di Ossigeno.
Esci dall’acqua e affidati alle cure dell’assistente che avrà allertato il soccorso e ti farà
respirare Ossigeno puro per tutto il trasporto, stando attento a un peggioramento delle tue
condizioni e intervenendo con perizia se necessario.
Quando avrai finito la bombola a Ossigeno, avrai gas di fondo rimanente nelle bombole
e potresti essere tentato di rimanere ai - 3 metri continuando a respirare gas di fondo.
Non farlo! è enormemente più efficace respirare Ossigeno puro in superficie che non
Aria o Trimix a - 3 metri.
Non devi inoltre nemmeno pensare di scendere a profondità maggiori con l’Aria o trimix
disponibile, questo aggraverebbe fortemente le tue condizioni:
Finito l’ossigeno in acqua, respira ossigeno fuori dall’acqua!!!
Tutto ciò è valido se le tue condizioni in acqua migliorano o quantomeno rimangono
invariate.
Se le tue condizioni in acqua malauguratamente peggiorassero, non resta che uscirvi
senza alcun indugio
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Caso 2) Ti trovi a - 3 metri, ritorna ai 6 e fai esattamente come sopra scritto.
La parziale compressione delle bolle ti darà maggior sollievo e farà in modo che la
procedura curativa sia maggiormente efficace.
Caso 3) Sei oltre i - 6 metri.
L’Ossigeno non si può assolutamente respirare oltre i - 6 metri.
Le possibilità quindi sono:
A)
eguire la decompressione richiesta sino al momento in cui arrivi a - 6 metri e lì poi
respirare Ossigeno;
B)
saltare subito a Ossigeno puro a 6 metri senza fare la decompressione richiesta;
C) uscire subito dall’acqua senza alcuna sosta.
Il dubbio non c’è se sei a - 9 metri e Ti rimangono p. Es. 2 minuti a questo livello (in questo
caso passi subito a Ossigeno sui - 6 metri).
Se invece sei a - 15 e hai p. Es. 35 minuti prima di toccare i - 6 il dilemma esiste.
Ragionando per logica devi pensare che ora sei sotto M.D.D..
Le tabelle (e quindi gli stop e i tempi richiesti) servono per la prevenzione dell’M.D.D.,
non per la cura; nemmeno la procedura di decompressione omessa o interrotta (che si
richiama a un ingigantimento del piano tabellare di base) è efficace nella cura dell’M.D.D.,
quindi non ha senso continuare con esse e il punto a) deve venire escluso: i sintomi
probabilmente si aggraverebbero molto e ben prima di poter arrivare ai - 6 metri.
Dato che sei embolizzato, devi procedere nella migliore cura di tale problema.
La migliore cura è Ossigeno puro iperbarico e liquidi, quindi puoi decidere di fare
subito il salto a - 6 metri e attivare le stesse procedure viste prima., sappi però che è
piuttosto rischioso.
Mentre nei 2 casi precedenti eri rimasto a profondità costante o addirittura avevi
incrementato la stessa, ora la stai fortemente diminuendo e ciò potrebbe aggravare le
tue condizioni in modo difficilmente stimabile e possibilmente superiore alle potenzialità
curative dell’ossigeno puro/ingestione di liquidi.
Vi è da dire del resto che se invece di fermarti ai - 6 salti in barca, le tue condizioni
sarebbero ovviamente ancora peggiori e inoltre l’Ossigeno respirato a 1 Bar (invece di 1,6
Bar a - 6 metri) sarebbe una cura meno efficace.
Sotto quest’ottica (uscire per uscire) -e sempre se sai che dovrai aspettare in barca i
Tuoi compagni senza muoverti- è meglio tentare una (attenta e pronta alla fuga) sosta in
Ossigeno puro ai - 6 metri, sempreché nel frattempo le condizioni non siano peggiorate o
peggiorino durante la sosta stessa, che verrà programmata come negli altri casi.
Considerazioni iniziali
Dopo quanto esposto, desideriamo soffermarci su alcuni semplici punti-base.
1)
Se non c’è nessuno in superficie che fa da assistente, sarai da solo in barca mentre
i tuoi compagni decomprimono (immagina per 1 ora o più), o obbligherai un tuo
compagno a risalire con te per prestarti inizialmente (sul poi sarà il fato a decidere)
aiuto, con possibili gravissime conseguenze in entrambi i casi.
Nota che un assistente che non conosca le pratiche necessarie e/o non sappia
usare l’attrezzatura nel modo corretto è come non ci fosse.
Technical
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2)
3)
Visto che si parla di embolia grave e già sopraggiunta da tempo quando si esce
dall’acqua, è necessario avere non solo una bombola di Ossigeno che dia il gas a
domanda, ma anche a flusso continuo per eventuali pratiche rianimative; non serve
dunque in superficie una bombola a uso subacqueo (con erogatori).
In tutti gli scenari considerati è di grande peso la bombola di Ossigeno puro a - 6
metri, che aiuta moltissimo o può risolvere la situazione.
In quest’ottica va prevista una bombola aggiuntiva rispetto a quelle indossate, da
lasciarla utilizzare solo per le emergenze, nessuno deve utilizzarla per la normale
decompressione, altrimenti quando necessario sarà vuota o insufficiente.
Questa potrebbe essere utile anche in barca se il subacqueo è cosciente; a questo
proposito il sub respirerà Ossigeno puro se isolerà il naso con degli stringinaso
(che devono esserci nella valigia di soccorso), con la maschera (sconsigliato perchè
fastidiosa, stressante) o con le dita.
l’Ossigeno deve essere puro al 100%!
4)
Anche in acqua deve esserci la possibilità di bere.
Se non c’è un cestino apposito, ognuno deve portarsi indosso almeno 1/2 litro di
bevanda; in caso di emergenza i compagni daranno la propria parte alla vittima (che
deve bere circa 1,5 litri).
Considerazioni finali
Quanto sopra accadrebbe veramente se ti capitasse l’emergenza supposta.
Se quanto sopra esposto lo consideri elucubrazioni teoriche maniacali o “pessimistiche”,
ti dà fastidio o tendi mentalmente ad allontanarlo sentendolo come inutile, è gravissimo:
non hai ancora capito proprio nulla dell’attitudine che deve avere un Subacqueo
Tecnico, ovvero un Subacqueo che:
a)
b)
come indica la stessa parola “tecnico” è molto più riflessivo di un Subacqueo
Ricreativo e
deve operare mentalmente in tal modo non solamente per superiore tecnicismo ma
per la sua stessa Sicurezza, poiché estendendo il range operativo si può mettere in
situazioni di rischio sconosciute a un Subacqueo Ricreativo.
Se sei sorpreso dalla minuzia con la quale vengono considerati i vari scenari, è normale,
non sei abituato a pensare in questo modo così completo. Ma attenzione: completo, non
esagerato.
Ti ci devi abituare e devi usare questo sistema d’indagine in ogni sezione d’immersione al
fine di poter mettere alla luce ogni possibile problematica, dargli peso e soluzione/i.
Tale sistema risponde al nome di visualizzazione, porta all’ analisi del rischio e ha
come obiettivo quindi la prevenzione / risoluzione dei problemi e dunque per finire la
sicurezza intrinseca dell’immersione in ogni sua fase
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Technical
Questi importantissimi principi verranno spiegati nel capitolo seguente, intanto vediamo
cosa abbiamo ottenuto con i precedenti “spunti di riflessione”.
1)
2)
3)
4)
Un test sul tuo approccio iniziale al sistema d’indagine usato.
Come poc’anzi scritto, se sei fuori ottica rientra subito nei ranghi proposti o non farai
mai tuo questo corso nè saranno mai sicure le tue immersioni. Rifletti parecchio su
questo punto.
La considerazione che tale sistema d’indagine non è applicabile solo alla problematica
presentata (era solo un esempio) ma a tutte quelle che in ogni singola immersione
si possono presentare.
La codifica di tale sistema come il sistema della visualizzazione.
Nello specifico esempio portato, la difficoltà con la quale (nelle condizioni supposte,
che sono le migliori di uomini e mezzi) viene affrontato il problema di una M.D.D.
sintomatica in acqua, ti deve richiamare all’importanza della struttura globale di
emergenza.
Non vogliamo elencare la quantità infinita di scenari drammatici che si possono
verificare a seconda della mancanza di questo o quell’elemento di sicurezza;
domandati “cosa succede se …?”.
Domandatelo sempre. Non è pessimismo, è realismo.
1.9
In caso di incidenti
Registrazione / importanza
Un’accurata registrazione dei fatti in caso di incidenti ha un ruolo determinante in caso
di procedure legali e inoltre è preziosissima per rivedere e migliorare le tecniche di
prevenzione degli incidenti subacquei e rendere più adeguata la sicurezza durante le
immersioni.
È ugualmente importante registrare anche gli incidenti più piccoli che potrebbero però
avere avuto conseguenze serie: studiare gli insuccessi, gli errori, le condizioni ambientali
pericolose e le difficoltà legate all’attrezzatura, ecc., aiuta a migliorare la sicurezza
subacquea proprio dove non è ancora al massimo.
Quando hai qualche problema o ti succede un incidente, parlane con il tuo Istruttore P.T.ACMAS, egli saprà identificare le cause e concause di esso e ti dirà cosa devi fare per
immergerti nuovamente in maggiore sicurezza. Egli se lo ritiene opportuno lo comunicherà
a noi al fine di prendere le opportune contromisure a scopo didattico.
Se non fai questo, rischi di incorrere nello stesso incidente o similari in futuro. Non affidarti
solo alla tua personale capacità di giudizio, ricorda che un incidente o problema dipende
sempre da una discreta serie di fattori alcuni insospettabili che richiedono una grande
esperienza per essere identificati; chiedi aiuto e consiglio all’Istruttore P.T.A-CMAS.!
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Informazioni
1)
2)
3)
Numero di telefono e/o frequenza radio della Polizia, dei Carabinieri, dei Pompieri,
dell’Ospedale, della Capitaneria di Porto, del servizio assistenza bagnanti, della
camera iperbarica, di un medico specializzato in incidenti subacquei, del DAN o
altra assistenza specializzata
Ubicazione, numero di telefono e metodo di trasporto alla camera iperbarica aperta
e funzionante
Per ogni partecipante all’immersione: nome, numero di telefono, persona/e da
contattare in caso di emergenza
Attrezzatura
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
Kit di Pronto Soccorso completo e Manuale del Pronto Soccorso
Dispositivo per la rianimazione a Ossigeno con n° 2 erogatori preferibilmente a
domanda + 2 sacche polmone a flusso continu.
Acqua o liquidi
Coperte
Galleggianti in superficie con cimette
Equipaggiamento subacqueo di scorta, in particolare un ulteriore dispositivo a Aria.
Attrezzatura per comunicazioni
Frequentazione a un corso di salvataggio (Rescue), di primo soccorso
(Medic First Aid) e di soccorso con Ossigeno (Oxigen Provider)
Metodi di Comunicazione
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
Parola d’ordine per mandare a chiamare aiuto
Segnali manuali da usare sott’acqua e in superficie
Bandiere: di immersione e Internazionali
Fischietti
Segnali luminosi
Richiamo subacqueo o sistema di comunicazione
Radio
Telefono
Lavagna
Dopo un Incidente
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
10)
52
Tutti gli sforzi devono innanzitutto essere rivolti alla vittima
Porta in salvo la vittima e proteggila da altri pericoli
Non lasciare da sola la vittima
Attiva le procedure del Pronto Soccorso previste per lo stato di shock, mancanza di
respirazione, sanguinamento e per altre situazioni gravi legate all’attività subacquea,
come a esempio l’embolia o la malattia da decompressione. Si raccomanda sempre
l’uso di Ossigeno
Manda a chiamare aiuto e controlla che sia stato fatto, controlla la folla, ottieni
l’attrezzatura necessaria, prepara il trasporto
Usa l’attrezzatura disponibile secondo le necessità
Aiuta a trasportare la vittima nei modi corretti
Ottieni un aiuto medico professionale
Procedi velocemente e in modo semplice cercando di evitare la confusione
Mantieniti calmo, sii utile e gentile
Technical
11)
12)
13)
14)
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18)
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20)
21)
22)
23)
Non restare in silenzio, ma non rilasciare dichiarazioni a giornalisti e non fare
commenti di alcun tipo sul tuo comportamento
Non esprimere valutazioni mediche
Raccogli e conserva tutta l’attrezzatura della vittima. Registra i BAR restanti in
presenza di un testimone. Non esaminare l’attrezzatura da solo. Consegnala
all’autorità quando ti viene richiesto e fatti rilasciare una ricevuta per il materiale
consegnato
Richiedi un’autopsia e una copia del rapporto finale
Informa le autorità locali, la famiglia della vittima, il tuo legale, l’organizzazione
subacquea e la compagnia di assicurazione
Compila un modulo per incidenti
Non ammettere alcuna tua colpa
Non accettare nessuna responsabilità
Non offrire soldi in cambio di una regolazione
Non cercare di negoziare rivendicazioni
Non arrivare a conclusioni e non esprimere opinioni
Non trattare con nessun altro che non sia la tua compagnia di assicurazione
Esegui tutte queste procedure senza indugio
Dati da registrare
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
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9)
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Il nome della vittima
L’ora, la data e il luogo dell’incidente
Dettagli riguardanti l’incidente, compreso ciò che tu hai fatto prima, durante e dopo
l’incidente
Profilo immersione della vittima
Compila una lista di testimoni (nomi, indirizzi e numeri di telefono)
Compila una lista indicando il nome e il tipo di ogni pezzo dell’attrezzatura usata
dalla vittima
Somministrazione di Ossigeno
Annota le condizioni ambientali: tempo atmosferico, comprese le condizioni delle
nuvole, del vento e delle precipitazioni; le condizioni dell’acqua e del fondale,
comprese la profondità, le onde, la temperatura, le correnti, ecc.; l’entrata in grotte,
in relitti o sotto il ghiaccio
Condizioni mediche della vittima prima dell’incidente, uso di medicine e di alcool,
eventuali malattie, ultimo pasto, condizioni di sonno della notte precedente
Se l’incidente si è verificato durante la risalita, indica dettagliatamente il metodo di
risalita utilizzato
Azioni svolte dal compagno
Addestramento della vittima e brevetto: indica l’organizzazione, le date, il livello,
ecc.. L’incidente è capitato durante il periodo di preparazione? In caso affermativo,
indica tutti i dettagli
Metodi di comunicazione usati
Indica in dettaglio tutta la procedura di emergenza, chi ha risposto, cosa ha fatto
Indica qualsiasi persona o organizzazione che abbia raccolto un rapporto, verbale o
scritto
Qualsiasi informazione sulla situazione di decompressione della vittima
Assicurati che qualsiasi tua affermazione, scritta o verbale, sia il più possibile
obiettiva e non esprima opinioni
Technical
53
Modulo 1
Pure Tech Agency
Modulo 1
Pure Tech Agency
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Technical
Modulo 2
Pure Tech Agency
MODULO 2
L'immersione Tecnica
Panoramica
•
•
•
•
•
Discesa rapida controllata
Visualizzazione
Comunicazione doppio Filo
Sistema di coppia
Aborto immersione
Obiettivi
Al termine del capitolo sarai in grado di:
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
Technical
55
Pure Tech Agency
2.1
Discesa rapida controllata
Modulo 2
La discesa rapida non deve essere adottata nelle immersioni di preparazione nè a
profondità “nuove”.
Usala solo quando sei preparato e ti senti perfettamente a tuo agio per le profondità verso
cui ti stai immergendo; al raggiungimento di quella profondità rallenterai per scendere
lentamente al livello successivo.
Qui ti richiamiamo a quanto scritto in precedenza sullo shock narcotico.
Discesa rapida chiaramente non significa immergersi senza controllo.
In questo senso è abbastanza difficile avere discese superiori ai 30 metri/minuto che non
siano, più che discese, cadute disordinate.
Infatti per discesa, anche rapida, si intende quel movimento verso il basso che mantenga
sempre:
a)
la posizione stabile,
b)
la possibilità di arresto rapido,
c)
la visuale con il compagno e con i punti di riferimento principali.
La rapidità non deve inficiare nemmeno uno di questi fattori in nessun momento.
Posizione
La posizione sarà sempre piedi ingiù, verticale.
Le gambe potrebbero essere leggermente aperte a stabilizzare, e così anche le mani/
braccia.
Potrebbe essere anche a paracadutista se si deve traslare mentre si scende, pinneggiando
nella direzione desiderata, o ci si deve tenere a una cima, alla quale non ci si tira, ma sulla
quale ci si lascia cadere.
Mano pronta sul corrugato col dito già sul pulsante di immissione gas.
Operatività immediata su questo punto!
Tecnica
È preferibile arrivare il più rapidamente possibile, dopo lo stacco dalla superficie, alla
velocità che si ricerca per poi mantenerla, piuttosto che ricercarla con una lenta e continua
progressione.
Devi arrivare al punto più delicato, ovvero al punto del rallentamento o dell’eventuale
più problematico stop di emergenza, a velocità stabile e non in aumento
La velocità di discesa, indipendentemente dal numero di metri/minuto che si vogliono
usare, deve quindi essere (dopo l’accelerazione iniziale) uniforme, quindi non a scatti.
L’uniformità stabilizza la posizione, diminuisce lo stress, abitua la posizione e permette
una migliore analisi di quando rallentare (accelerazioni distraggono e confondono la mente
sull’individuazione del momento in cui rallentare).
56
Technical
Pure Tech Agency
Una discesa gestita è una discesa uniforme.
Una discesa non uniforme è una discesa gestita male, disordinata, inefficiente e
pericolosa
In diversi paesi sono state recentemente condotte numerose ricerche sulla velocità di
risalita.
Molti esperti pensano che i 18 metri al minuto previsti dalla U.S. Navy sia, in media, una
velocità troppo elevata per le immersioni non militari (e quindi senza particolari esigenze
di velocità di uscita).
La velocità suggerita da numerosi esperti è di 10 metri al minuto.
Alcuni computer hanno sino a 3 velocità di risalita, ovviamente maggiori dalle quote più
fonde sino a essere ancora più lente negli ultimi 10 metri e la spiegazione di questo
principio è facilmente intuibile.
Teniamo ben presente però che ogni metodo va bene nello scenario in cui è stato
ampiamente sperimentato e per il quale è stato studiato.
Ciò significa che diverse velocità di risalita non potranno essere usate per le tabelle, nè
per computer che hanno algoritmi diversi e/o sistemi di calcolo che prevedono differenti
valori e che probabilmente permettono velocità superiori dalle quote più basse per
poi fermare di più il sub a quote più alte e/o in decompressione.
Va quindi mantenuta la velocità prevista dall’algoritmo utilizzato per la nostra
immersione.
Risalita in galleggiamento
Per risalire, schiaccia l’insufflatore automatico e inizia l’ascesa in galleggiamento
controllato.
Fare una risalita in galleggiamento significa lasciarsi riportare in superficie dal Gas che si
espande nel Jacket.
Non pinneggiare, se non per aggiustare leggermente il tuo assetto, in quanto sprecheresti
energie e Gas.
Durante la risalita in galleggiamento controllato, assicurati di avere in mano il corrugato
di sgonfiaggio e lascia prontamente e sapientemente uscire il Gas dal tuo jacket per
controllare la velocità.
Avvicinandoti alla superficie, il tuo Jacket tenderà a gonfiarsi rapidamente, anticipa
questo problema sgonfiandolo di più
2.2
La visualizzazione
La Visualizzazione è quel processo mentale di analisi atto a individuare ogni
possibile problematica che possa sopravvenire in una specifica immersione.
L’immersione deve essere mentalmente “vista e riconosciuta” in ogni sua parte avendo
come obiettivo la precisa individuazione di tutte le problematiche che si potrebbero
presentare.
Technical
57
Modulo 2
Velocità di risalita
Pure Tech Agency
In tale approccio vi deve essere dal parte del sub una vera e aggressiva voglia di
ispezione, da non confondere con la solita calma e annoiata rassegna dei compiti a cui
siamo abituati.
Modulo 2
Questo è il momento dal quale dipende la tua sicurezza in immersione. In questo
momento puoi prevedere problemi che in acqua si potrebbero tramutare in incidenti
Oltre ad avere una voglia di ispezione nuova, reale e determinata, essa va diretta
soprattutto ai piccoli o piccolissimi particolari: molto spesso un problema nasce da
fattori quasi insignificanti.
Infatti difficilmente non si sarà fatta attenzione ai fattori di sicurezza “classici”, che saranno
probabilmente sempre tutti a posto (gas, erogatori, ecc.) vuoi per abitudine nel controllarli
vuoi per l’importanza che assumono in immersioni profonde (nessuno si permette di
controllarli superficialmente, nemmeno nei check più annoiati).
Spesso invece sarà quel fattore particolare, nascosto, che in un’immersione diversa dalle
altre assume diversa importanza e può agire come causa scatenante di un problema o
una serie di problemi che potrebbero a loro volta scaturire in incidente; obiettivo finale è
modificare l’assetto di quei “pezzi” di immersione considerati a rischio.
Processo
Percorrendo minutamente l’immersione come stando in acqua, “vedere” ogni
inadeguatezza nell’equipaggiamento, nelle risorse umane, nei sistemi usati, sforzandosi
di capire come entrano in giuoco multiplo soprattutto le piccole cose, i particolari
secondari, quelli abitualmente trascurati o sottovalutati o addirittura mai considerati
prima d’ora
Il processo viene incominciato prima dell’immersione e si esaurisce solo dopo di essa.
La visualizzazione è dunque “anticipatoria” o “a posteriori” (debriefing).
Ed è più difficile da usare di quanto si pensi.
È un cocktail fra la più raziocinante logica e l’arte dell’intuizione.
Anticipatoria
Risponde alla domanda “Cosa Succede Se … ???”
Per riuscire a utilizzarla al meglio ci vuole
1)
2)
una grande predisposizione all’indagine, praticamente maniacale
una notevole esperienza, che faccia capire nitidamente, o anche solo intuire, quali
potrebbero essere i comportamenti umani, dell’attrezzatura, ecc., in determinate
condizioni.
Questo ultimo punto è assai sofisticato e dipende da una maturazione personale
conseguibile dopo numerose interessanti immersioni che abbiano avuto come conclusione
altrettanti importantissimi commenti post-immersione (debriefings).
Tali commenti, comunemente chiamati Debriefing, incorporano nel loro svolgersi quella
che viene definita Visualizzazione “A Posteriori”:
58
Technical
A posteriori (debriefing)
Risponde alla domanda “Cosa è successo e sosa poteva succedere se…???”
L’immersione è andata come voluto?
Dove sì e dove no? Perché?
Si sono verificati problemi o emergenze? Contemplati nella Visualizzazione? Hanno avuto
l’iter aspettato e voluto?
Ti sei avveduto di situazioni o scenari (accaduti o possibili) non considerati nella
Visualizzazione Anticipatoria? … ecc..
La Visualizzazione a Posteriori è perfino più importante della Visualizzazione
Anticipatoria.
Infatti se nella Visualizzazione Anticipatoria si ragiona su un’immersione futura quindi
supposta, nella Visualizzazione a Posteriori si discute su un’immersione effettuata quindi
certa e reale; in quest’ottica i risultati analitici che conseguono alla Visualizzazione A
Posteriori hanno un’assai maggiore validità oggettiva
Inoltre mentre la Visualizzazione Anticipatoria “lavora” solo sulla prossima imminente
immersione, la Visualizzazione A Posteriori “lavora” su tutte le future immersioni del
Subacqueo.
Trasferisce un’esperienza avuta sull’intera carriera subacquea.
Quindi risulta essere più importante anche sotto l’aspetto non solo della validità dei dati
ma anche del numero di immersioni a cui si riferisce.
Ottimizzazione visualizzazione anticipatoria
L’assimilazione dei risultati a posteriori porta il subacqueo ad aumentare l’efficienza della
successiva visualizzazione anticipatoria: la visualizzazione a posteriori quindi chiude e
completa il processo analitico-informativo sull’immersione che, se non ci fosse, sarebbe
rimasto fermo alla visualizzazione anticipatoria, ovvero al “cosa si pensava che succedesse”,
senza sapere se poi quanto si pensava è avvenuto o no, come e perché, e apre le porte
a un processo di continuo affinamento di conoscenza (processo dell’esperienza) che a
sua volta rende sempre più direzionale ed efficiente (e quindi più sicura) la visualizzazione
anticipatoria.
La chiave per ottenere una buona visualizzazione anticipatoria è effettuare sempre una
buona visualizzazione a posteriori delle proprie immersioni; col tempo la visualizzazione
anticipatoria “cresce” e diventa adulta, matura, efficiente, ottimale.
Certezza dei dati / distorsioni
A tal proposito fai attenzione.
Se sopra abbiamo scritto che la visualizzazione a posteriori, visto che si basa su
un’immersione effettuata quindi certa, ha validità oggettiva superiore alla visualizzazione
anticipatoria (basata su immersione supposta), vogliamo però sottolineare la parola
“certa”, dunque chiave d’accesso primaria a una superiore efficienza.
Non solo perché l’immersione è stata realmente effettuata questa è certa, il ricordo di essa
passa attraverso di noi: la “certezza” degli avvenimenti avviene dopo che il subacqueo ha
“decodificato” quanto rinchiuso nella sua “scatola nera”, ovverosia nella sua mente.
E questo processo può subire serie distorsioni date da innumerevoli fattori quali narcosi
d’azoto, stress, ecc..
Technical
59
Modulo 2
Pure Tech Agency
Pure Tech Agency
Modulo 2
Quando ciò accade, il subacqueo si trova di fronte a un’immersione con accadimenti “certi”
che in realtà non lo sono affatto.
L’interpretazione di dati incompleti o sbagliati dà risultati erronei, accettati però come giusti
dal subacqueo, che li usa come tali nella prossima visualizzazione anticipatoria.
Distorsioni comportamentali
Si viene a creare dunque una pericolosa “Esperienza Distorta” che implementa nel sub dei
comportamenti sbagliati e quindi pericolosi per sè e per gli altri.
Ecco perché è assolutamente fondamentale una buona Visualizzazione A Posteriori,
con dati davvero certi: perché viceversa non solo il sub non viene aiutato a crescere
rendendo anche ogni sua nuova immersione più sicura attraverso una maggiore capacità
Visualizzativa Anticipatoria, ma soprattutto perché se il sub ragiona su una realtà
“virtuale” assume poi comportamenti non necessari o addirittura sbagliati a tal
punto che potrebbero aggravare in futuro lo scenario, se si dovesse ripresentare.
Ciò è più frequente di quanto si immagini, e soprattutto esiste nei momenti in cui servirebbe
avere le idee più chiare, come per esempio dopo un serio problema o un incidente. Lo
potrai riscontrare proprio in questo Corso.
È noto che uno dei compiti più difficili per tutti è risalire alla causa/e di un incidente, ma
perché?
Proprio perché la Visualizzazione A Posteriori, in presenza di forte stress/ecc. rende lo
scenario “certo” ben poco affidabile.
Assai spesso il sub “sogna”, è convintissimo che gli siano capitate delle cose invece
totalmente estranee allo scenario accaduto. Quindi quando sarebbe più opportuno
effettuare una ottima Analisi A Posteriori (per mettersi nelle condizioni di non ripetere più
la brutta esperienza), si può essere in possesso di dati scarsi, devianti, ecc., ovverosia
di non essere nelle condizioni di poter chiarire veramente quanto di sbagliato c’è stato
(e potrà dunque ripetersi) nell’immersione
Non potremo mai spingere abbastanza sull’importanza di essere sempre concentrati in
immersione, di ricordare tutti i particolari di essa (che al momento sembrano insignificanti
ma che poi possano eventualmente permettere di risalire alla verità di un dato momento
anche per logica, come incastrando un puzzle) al fine di avere una buona Visualizzazione
A Posteriori. Riparleremo di questo “Sistema Investigativo” più avanti.
Non potremo mai spingere abbastanza sulla necessità di un ottimo e vero (non virtuale,
falso, artefatto) Debriefing come la chiave di volta per l’incremento di conoscenza e di
esperienza del sub. Un capitolo a parte su questo, intanto però apprendine il significato
e il valore.
Modifica il tuo comportamento! Quando esci dall’acqua, anche quando ti sembra che
non ci sia niente da dire, commenta con minuzia ogni fase dell’immersione. Vedrai che
invece scoprirai un mare di particolari che ti erano sfuggiti e di cui potrai fare tesoro in
futuro.
Poche cose nelle immersioni profonde sono importanti come un’accurata Visulizzazione
A Posteriori! Effettuala alla fine di ogni immersione!
60
Technical
Pure Tech Agency
Nessun Corso come questo te ne farà capire l’importanza e ti darà tutte le direttive per
metterti in grado di effettuarla da solo in modo estremamente efficiente. Fallo! Sempre!
Solo così potrai aumentare l’affidabilità delle successive Visualizzazioni
Anticipatorie.
Comunicazione a doppio filo
CMAS-PTA adotta un sistema di comunicazioni a “Doppio filo”, che prevede una domanda
e una risposta adeguata.
Dovrai impararlo bene perchè è la chiave di volta di ogni comunicazione gestuale efficace
in profondità.
Partiamo da un importante presupposto: escluso casi veramente speciali, in acqua non
si parla.
Si possono usare strani suoni vocali di diversa entità per attirare l’attenzione, ma la vera e
propria comunicazione si fa a gesti.
Tecnica di domanda
Visto quindi che quasi il 100% delle nostre comunicazioni dipendono da gesti, dobbiamo
essere sicuri che:
a)
b)
i gesti siano pochi: esiste sì una gamma molto vasta di segnali manuali che possono
essere utilizzati, ma rimangono sempre solo sulle pagine dei manuali, si dimenticano
e in acqua si finisce col non usarli mai.
I segnali sottoelencati sono pochi e di base, ma possono coprire la maggior parte
delle situazioni sia durante un’attività normale che in condizioni problematiche.
I segnali siano chiari e inconfondibili.
stop lo si fa con le dita completamente chiuse, n° 5 con le dita completamente aperte, 1
lo si fa con l’indice e non con il pollice che invece segnala la risalita, ecc., ecc..
Pochi e inconfondibili, basta ?
No. È un buon inizio ma, per essere veramente efficace, il sistema di comunicazione deve
prevedere altre particolarità.
Alle profondità in cui ti muoverai è sempre presente lo Stress e in caso di Aria come mix
di fondo anche una media/forte narcosi d’Azoto, quindi un sistema di comunicazione non
può non tenere conto degli effetti psichicamente deleteri che essi comportano.
Ciò significa che non possiamo assolutamente dare per scontato che il nostro compagno
abbia capito, nè che tu abbia capito quello che il tuo compagno ti sta comunicando.
Sotto forte narcosi e/o stress possiamo vedere ma non capire i segnali.
L’occhio vede ma il cervello confuso non lavora.
I segnali devono dunque essere esposti correttamente e con un’enfasi molto
maggiore
Technical
61
Modulo 2
2.3
Pure Tech Agency
Tecnica di risposta
Modulo 2
Non accetteremo il classico generico segnale di OK come unica risposta.
La risposta dovrà essere relativa alla domanda richiesta e non generica, quindi non ci
limiteremo a rispondere, ma dovremmo far capire al nostro compagno che abbiamo capito
la domanda.
Quindi nella risposta bisogna:
1)
ripetere la comunicazione posta;
2)
fare seguire la risposta.
Domanda
Tu
pinneggia
fino là
fermati
OK
Totale 5 segnali
Risposta:
Io
Pinneggio
fino a là
mi fermo
OK Totale 5 segnali
Questo fa capire a tutti e due che la comunicazione è stata recepita integralmente,
viceversa un semplice OK potrebbe lasciare dei dubbi in merito.
Nelle immersioni tecniche in Aria o Trimix non c’è tempo per i malintesi.
Meglio spendere qualche secondo in più per i messaggi, piuttosto che agire dissennatamente
nella confusione per poi riparlarsi e nuovamente non capirsi, soprattutto in presenza di
forte stress.
Inoltre questa forma di comunicazione risveglia l’attenzione di ambedue, funge da “check”
personale per i riflessi mentali e da “appunto scritto” su quello che si sta facendo, a volte
la narcosi e/o lo stress portano a dimenticare cosa si è stabilito pochi secondi prima; in
questo modo ciò risulta meno facile perchè più “meccanizzato” e tenuto sotto controllo da
tutti e due i subacquei.
questo sistema di comunicazioni è l’unico veramente efficace. Se usi altri sistemi
probabilmente non avrai comunicazione nelle Immersioni Profonde oppure sarà
confusa e deviante, quindi pericolosa.
L’OK Da solo É completamente senza significato e bandito dalle immersioni tecniche
62
Technical
Pure Tech Agency
Segnali Manuali
SEGNALI GENERICI
1) OK (equivalente al sì).
2) No
3) Non ho capito quale?
quanto?
4) Giù (scendere)
5) Su (salire)
6) Livello
7) Assetto neutro
8) Questo, quello, me,
te, noi, lui,
9) Bolle
10) Poco
11) Molto
12) Pericolo
13) Un’altra volta
14) Cima di risalita
15) Barca
16) Tempo
SEGNALI DI SENSAZIONE
1) Problema specifico
2) Qualcosa non va
generico
3) Stress
4) Stanchezza
5) Non capisco
6) Narcosi
7) Affanno
8) ..........................
Modulo 2
SEGNALI DI RICHIESTA
1) Fermati
2) Guarda
3) Ricorda
4) Vieni
5) Rilassati.
6) Stai molto vicino al tuo
buddy
7) Mettersi in fila indiana
8) Mostrare il manometro
9) Cambiare compagno,
erogatore, miscela,
direzione, ecc.,
10) Aria o Miscela esaurita,
immediata assistenza.*
11) Pinneggia
12) Lancia pallone di risalita
13) Risalita di fine immersione
14) Risalita di emergenza
Fai un rapidissimo check di questi segnali con il Team prima di un’immersione, si deve
prevedere anche una non obbligatorietà di segnalazione, avendo subito la reazione
giusta
Non li abbiamo visualizzati in quanto è meglio che siano personalizzati.
Del resto non ha alcuna importanza la standardizzazione omogenea quanto il
riconoscimento di essi nel Team.
Ti accorgerai che da alcuni possono essere meglio ricordati in forma anche
sensibilmente diversa dall’usuale o dall’aspettato. Adotta la gestualità che ti pare, basta
che sia ricordata e identificabile da tutti
2.4
Sistema di coppia
Importanza
In queste configurazioni di attrezzatura e di training, come sai, non sei autosufficiente.
Quindi per le problematiche più serie hai assolutamente bisogno del compagno (ed egli
di Te).
Il compagno è parte dell’attrezzatura. Parte fra le più importanti.
Tecnica
È noto che il “sistema di coppia” viene insegnato anche agli Open Water, ma è altrettanto
noto che esso non viene assolutamente seguito nel modo dovuto o addirittura per nulla.
Per TUTTO il tempo di un’Immersione Profonda Tecnica devi stare a un braccio di
distanza dal Tuo compagno e guardarlo bene ogni 2/3 respirazioni, mentre lo tieni
sempre sotto controllo con la coda dell’occhio
Technical
63
Pure Tech Agency
Modulo 2
Efficienza
Immergersi in coppia non significa immergersi in compagnia. Le 2 cose sono assai
diverse.
Coppia è molto di più che “compagnia”.
Coppia significa efficienza e reattività istantanea, diversameente non è coppia.
Anche supponendo una visibilità maldiviana, come potrai capire ciò che ti dice il compagno
se sei a 10 metri di distanza?
Quanto tempo impiegherai per arrivare a prestargli aiuto?
Anche “soli” 3 metri in acqua sono tanti, e ancora di più quando si dà giusto una fugace e
distratta occhiata al compagno ogni tanto e senza metodo, casualmente.
Tieni presente poi che in una immersione in Aria, la narcosi d’Azoto ti rende di per se
stessa molto meno veloce nel capire che qualcosa non va, nel decidere di intervenire,
nell’intervenire nei modi appropriati, nonché nel muoverti con velocità e coordinazione.
Devi assolutamente recuperare queste inefficienze stando a contatto strettissimo con il
tuo compagno.
Non è assolutamente difficile ed è questione di abitudine.
Realismo
Ricordati che egoisticamente questo va a tuo favore: un problema al compagno è sempre
anche tuo e se lo risolvi sul nascere va molto meglio anche per te: Ti immagini come sarà
il tuo compagno quando da 10 secondi è senz’Aria e solo allora te ne rendi conto?
E se ti trovassi tu in queste condizioni? O pensi di essere sempre tu quello che presta
aiuto?
Compagno
Operare con un ottimo sistema di coppia, significa avere dal tuo compagno lo stesso
ottimo trattamento che tu hai con lui. Significa la consapevolezza di essere tu stesso
sempre sott’occhio e il compagno a 1 o 2 metri.
Se ti accorgi che il tuo compagno non fa così, imponiglielo!
In caso contrario cambia compagno, lui non ti potrà essere d’aiuto nel momento
necessario.
Se il compagno è parte dell’attrezzatura deve essere, come tutta l’attrezzatura, a
portata di mano!
Pochi secondi o frazioni di essi sono spesso la differenza fra una situazione sotto controllo
e il panico per la coppia. Quindi anche per Te.
64
Technical
Pure Tech Agency
2.5
Aborto immersione
Sistema
Il subacqueo in difficoltà deve sempre segnalare la risalita di emergenza, perché:
A)
B)
C)
il compagno può prepararsi a risolvere l’eventuale problema verificatosi, una volta
raggiunta una profondità più confortevole;
il compagno può pensare che egli si stia spostando a profondità minori in modo
naturale, e poi rapidamente lo perde;
il compagno potrebbe anche seguirlo nella risalita, senza però rendersi conto (o
rendendosene conto in ritardo) che è in atto un’emergenza.
Il compagno deve restituire il segnale, per fargli vedere che ha capito e che è operativo,
e seguire immediatamente la risalita del subacqueo in difficoltà standogli molto vicino,
cercando di capire il problema e aiutando/favorendo lo svolgersi delle operazioni (eventuali
cambi miscela, stop decompressivi, ecc: il sub in difficoltà potrebbe essere molto confuso
e/o impossibilitato, anche da problemi tecnici, alle operazioni necessarie.
Evidentemente questo rappresenta anche il termine dell’immersione per l’eventuale resto
del Team, che risalirà assistendo la coppia dall’esterno, pronto ma senza interferire, sino
a quando uno dei due subacquei eventualmente lo richieda.
É molto importante rimanere abbastanza vicini da trovarsi a portata, farsi vedere,
senza infastidire. Il “soccorritore” deve in risalita non intervenire per nulla o il meno
possibile, solo ove sia assolutamente indispensabile. Qualsiasi intervento che può
aspettare viene rimandato alla 1° o 2° quota decompressiva, in situazione statica e
anche più mentalmente tranquilla, quindi il soccorritore in risalita deve essere “di buona
compagnia” più che operativo, anche perché qualsiasi azione in risalita ne spezza il
moto, la rende più confusa, meno efficace, meno sicura, e anche meno rapida.
Una risalita di emergenza deve avere come obiettivo primario il raggiungimento
della 1° quota decompressiva; lì lo scenario permetterà una migliore risoluzione dei
problemi presenti, quindi ove sia possibile, non dobbiamo mai cercare di risolvere
un'emergenza sul fondo!
Ricordiamo infatti che sul fondo siamo sottoposti sempre a forte Stress, e in caso di utilizzo
di Aria come miscela di fondo, anche a forte Narcosi d’Azoto e questo rallenta l’azione,
disturba la capacità di giudizio e operativa; dobbiamo muoverci da lì subito e trasferire il
problema in una situazione più facile e confortevole.
possibili errori sul fondo
Se il subacqueo in difficoltà ha dato il segnale di aborto immersione è perchè è in difficoltà
molto seria e pensa che il problema non possa essere risolto sul posto: diversamente
avrebbe invece segnalato il problema e specificato l’aiuto necessario.
Technical
65
Modulo 2
Ogni Subacqueo può decidere in ogni momento di abbandonare l’immersione in
qualsiasi momento e per qualsiasi ragione!!
Pure Tech Agency
Modulo 2
Quindi il subacqueo sotto emergenza è in equilibrio probabilmente assai difficile, equilibrio
che può ulteriormente incrinarsi sino a rompersi anche solo dopo pochi secondi; in ogni
caso una sosta forzata quando la vittima chiede di risalire non può che ingigantire la
problematica esistente.
Quindi dobbiamo evitare assolutamente di prolungare in qualsiasi modo la permanenza in
profondità, evitando di chiedere “perchè?”.
É ovvio che il soccorritore abbia non solo curiosità, ma anche interesse pratico di sapere
che sta accadendo, ma il prezzo da pagare per tale conoscenza è troppo alto.
Se il soccorritore invece di rispondere al segnale di aborto immersione e iniziare la risalita,
dovesse chiedere al compagno il perchÉ di tale segnale, farebbe un grave errore, vediamo
perché:
A) Risposta Confusa:
il soccorritore perde tempo e non arriva a nulla;
B) Risposta Precisa che identifica il problema:
il soccorritore capisce che effettivamente si deve risalire, quindi ha solo perso tempo per
domandarlo e farselo ben spiegare;
il soccorritore pensa che si possa anche non risalire e risolvere la cosa lì. Ma in questo
caso ha sicuramente ragione?
Probabilmente no, poiché è più probabile che la vittima abbia il quadro più completo del
problema;
Probabilmente sì (probabilmente!) ma anche in questo scenario rimanere dove si sta
sarebbe un errore; se il problema non è molto preoccupante, lo è comunque l’effetto (lo
stress): la vittima vuole assolutamente risalire, al punto da aver chiesto una risalita di
emergenza, da voler abortire l’immersione. Questo basta e avanza, chiude la partita.
Anche se la causa potesse effettivamente essere risolta sul posto, resterebbe la
volontà/necessità impellente di risalire della vittima, resterebbe lo stress che viene
risolto assai meglio - o solamente - risalendo rapidamente
Accontentiamo dunque subito la vittima in questo desiderio, facendo in modo che lo stress
diminuisca o non aumenti, e scrolliamoci di dosso prima possibile questa brutta situazione
senza perdere tempo pericolosamente e inutilmente.
Ricorda che, come hai visto nell’apposito capitolo, è lo STRESS la maggiore causa di
incidenti; diminuire lo stress significa operare sul problema più grosso, o in alcuni casi
l’unico.
Per questo stesso motivo bisogna capire che è totalmente sbagliato tentare di calmare la
vittima dicendogli di stare ferma, di non muoversi. La vittima è già abbastanza calma, non
è in panico se ha avuto la volontà e forza d’animo di segnalare l’emergenza e risalire in
modo più o meno controllato.
Andrà invece probabilmente in panico se gli si chiede di calmarsi e di stare dove si trova,
ovvero se il soccorritore fa intendere alla vittima di non avere capito il suo stato d’animo o
di volere imporre la sua volontà costrittiva.
Il tempo per spiegare tutto ci sarà poi: ora è tempo di risalire senza alcun indugio!
66
Technical
Pure Tech Agency
L’erore più grande che il soccorritore più fare è intervenire quando non strettamente
necessario. Nel caso di un Team bisogna intervenire solo quando richiesto dalla vittima o dal
soccorritore e senza intervenire tutti insieme creando enorme confusione e peggiorando lo
scenario di stress sia della vittima sia di tutti i componenti soccorritori in un delirio generale
in cui di lì a poco nessuno capisce più niente.
Il soccorritore se è solo e a maggiore ragione un Team numeroso, deve evitare girandole
di posizione, gesti rapidi, contatti fisici, urti involontari, estrema vicinanza, mostrarsi calmi
e determinati aiuta molto il subacqueo in difficoltà, che deve sentirsi protetto e seguito ma
non distratto, pressato, soffocato, in altre parole disturbato.
Tenere a freno la foga interventista è una delle maggiori difficoltà del compagno e del
Team, ma è essenziale per portare a termine un’operazione di “trasferimento” a quote
più facili pulita e indolore
Tieni ben presente che la vittima, oltre a sopportare le problematiche di più sopra, osserva
molto l’approccio mimico e facciale del compagno/Team e ci si “specchia”, lo “sente”
intimamente.
Vede se stesso nel compagno che gli sta davanti, tende a trasferire la sua situazione su
quella di un altro, a fuggire mentalmente dalla propria per illudersi di essere nell’immersione
di chi gli sta vicino e non ha problemi.
In questo senso il soccorritore ha una discreta forza “persuasiva” sul fatto che “le cose
vanno bene”, se lo manifesta al compagno in difficoltà.
Quindi una risalita tranquilla, composta, senza sbracciamenti o altro, darà conforto alla
vittima come una brezza di aria fresca a chi è colto da colpo di calore.
Technical
67
Modulo 2
Errori in risalita
Modulo 2
Pure Tech Agency
68
Technical
Pure Tech Agency
Modulo 3
MODULO 3
Programma Air
Panoramica
•
•
•
•
•
•
•
•
Conoscenza
Segni e sintomi
Gestione
Narcosi di medio livello
Segni e sintomi generici
Superamento del medio livello
Sistema di rientro al medio livello
Fattori predisponenti e scatenanti
Obiettivi
Al termine del capitolo sarai in grado di:
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
Technical
69
Pure Tech Agency
3.1
Air-Narcosi d’Azoto: conoscenza
L’Azoto è uno dei gas che sotto pressione manifesta maggiore potenziale narcotico (per
questo lo si sostituisce in tutto o in parte con altri gas inerti - p. es. Elio - nelle immersioni
più profonde o con narcosi limitate).
La narcosi d’Azoto, proprio per la sua caratteristica fondamentale generale che è quella
di chiudere e confondere la mente perdipiù facendo poi perdere la memoria di ciò che è
successo, nasconde una serie, forse molto più nutrita di quanto potevi immaginare, di
sintomi oscuri e secondari che ti può far bene sapere e riconoscere.
L’elenco sotto posto è fra i più completi disponibili e mette alla luce ben 37 segni/sintomi
evidenti e definiti; leggi con attenzione ogni segno/sintomo e pensa alle tue immersioni; ti
accorgerai di averli provati diverse volte e di essertene reso conto solo ora.
Modulo 3
SEGNI / SINTOMI
GENERICI :
1)
Senso di Leggerezza Mentale.
2)
Senso di Leggerezza Fisica.
3)
Senso di Maggior Confidenza/
Sicurezza.
4)
Ubriacatura.
5)
Euforia, Tendenza a Ridere.
6)
Stato Depressivo, Tendenza a Piangere.
7)
Confusione Mentale. *
SPECIFICI SECONDARI :
25) Percezione
Distorta
della
Temperatura dell’Acqua.
26) Sapore Metallico o Dolce dell’Aria.
27) Insensibilità e/o Formicolii sul Viso,
sulle Labbra e nei Piedi.
28) Percezione Distorta del Tempo.
29) Perdita o Distorsioni della Memoria
a Breve Termine.
30) Amnesia.
31) Esagerazione
dei
Movimenti
Generali,
Scrittura
Grande,
Movimenti a Scatti.
32) Allucinazioni e/o Disturbi Acustici.
33) Allucinazioni e/o Disturbi Visivi.
34) Stupore.*
35) Visione a Tunnel.*
36) Senso di Incombente Blackout.*
37) Perdita di Coscienza.*
LEGENDA:
70
SPECIFICI PRIMARI :
8)
Sensazione di Apprensione o Ansia.
9)
Fobie.
10) Minore Tolleranza allo Stress.
11) Vertigini.
12) Nausea.
13) Vomito.
14) Distorsione della Parola.
15) Compromissione della Destrezza.
16) Alterazione della Coordinazione
Muscolare, Perdita Parziale o Totale
delle Capacità Motorie.
17) Deterioramento della Capacità
di Esecuzione di Compiti di
Precisione.
18) Ritardo nell’Esecuzione di Tutti i
Compiti.
19) Ritardo nei Riflessi.
20) Rallentamento dell’Attività Mentale
Generale.
21) Difficoltà o Incapacità di Leggere gli
Strumenti. *
22) Deterioramento o Annullamento della
Capacità Percettiva Generale.*
23) Deterioramento o Annullamento
della Capacità di Giudizio*
24) Diminuzione o Annullamento delle
Capacità di Risolvere Problemi.*
Normale
Technical
Grave
Gravissimo
Pure Tech Agency
Note generici
7)
La mente è viva ma confusa globalmente, non su una specifica richiesta.
Specifici secondari:
34) Senso di immobilità psichica (quasi “assenza" o vero e proprio blocco mentale,
instupidimento) con ricezione degli stimoli esterni passiva ed esagerata. può essere
accompagnata da immobilità fisica (il sub si “lascia andare", interrompe quanto stava
facendo, compiti o anche semplice pinneggiamento in uno stato di “animazione
sospesa"). stato quasi “allucinogeno, drogato": il sub era prima ricettivo ed attivo,
poi si è stancato ed è “caduto".
35) Senso di restringimento laterale del campo visivo, di una “Forzatura" verso il centro,
con una leggera sfocatura in quella zona.
36) In una situazione di narcosi estrema, è un momento di improvvisa e inaspettata lucidità
che offre l’immediata chiara sicurezza di essere arrivati al limite massimo sopportabile
e che tutto sta per crollare addosso senza successivo rimedio. stranamente viene
vissuto senza pathos, senza paura nonostante la suddetta terribile conclusione a
cui fa arrivare. Difficile da spiegare, è uno fra i processi più strani che possono
accadere: anche se sembra assurdo e incredibile (siamo abituati a considerare
l’istinto antagonista alla fredda razionalità), questo è un comportamento istintivo (non
è voluto dal subacqueo che ormai ha perso quasi tutta la gestione dell’immersione
e si trova alla soglia del baratro) che attiva la mente per fuoriuscire dallo stato di
estrema confusione generale in cui si trova. Assomiglia ad un cambio miscela con
ead 20 metri, ma è anche più rapido. e di una rapidità piacevole, non scioccante.
accade solo se si è buoni “animali acquatici", solo se prima di questo fenomeno si
era a stress molto basso: infatti se oltre alla narcosi elevatissima esiste anche un
forte stress questo processo non può avvenire. qualcosa di automatico (non voluto)
forza e concentra tutti gli ultimi rimasugli di lucidità un un unico efficace momento.
Dura pochi secondi e si ha subito la totale consapevolezza che non durerà di più
nè che ci sarà un’altra volta; si può definire una vera e propria “illuminazione" sulla
situazione in cui ci si trova; si viene repentinamente portati per un attimo a “narcosi
e stress zero (o molto vicino)". Può bastare per togliersi dalla pessima situazione
(tramite un’immediata fuga verso l’alto), ma si deve essere rapidissimi (nota: visto
l’improvviso e totale agio in cui ci si trova si può essere portati a rimanere dove si
è oppure a cincischiare per “godersela un pò" guardandosi in giro: assolutamente
no! ): quando si chiude questa finestra la mente crolla per lo sforzo effettuato e
se non ti trovi in una situazione di narcosi assai inferiore e decrescente (ovvero a
una profondità sensibilmente inferiore e in diminuzione) sono guai serissimi (quasi
certo lo chock narcotico). purtroppo accade assai raramente: non è una scappatoia
che tutti abbiamo sempre quando siamo in fortissima difficoltà; qui infatti viene
considerato come possibile sintomo della narcosi d’azoto, non come una via di fuga
sulla quale fare affidamento, tutt’altro!
Technical
71
Modulo 3
Specifici primari:
21) La mente lavora, ma è in difficoltà o impossibilità nel leggere gli strumenti.
22) La mente lavora, ma è in difficoltà o impossibilità nel focalizzare le percezioni
provate.
23) La mente lavora, ma è in difficoltà o impossibilità nel giudicare le situazioni
affrontate.
24) La mente lavora, ma è in difficoltà o impossibilità nel risolvere i problemi posti.
Pure Tech Agency
37)
Simile allo svenimento. può essere anche intermittente. Può durare alcuni secondi/
minuti con ripresa di coscienza autonoma o interrompersi solo sopraggiungendo
uno stimolo esterno come sollecitazioni fisiche o esaurimento d’aria
Segni / sintomi gravi o gravissimi: (chiusi o) aperti
Ora che li hai visti e conosciuti bene uno a uno, puoi aver capito o intuire il motivo per
il quale alcuni segni/sintomi sono stati selezionati come Gravi o Gravissimi e altri no
(ovviamente nella loro manifestazione “tranquilla", ovvero entro range fisiologicamente
accettabili di “Medio Livello"!).
I segni/sintomi Gravi/Gravissimi sono quelli che al manifestarsi possono dare luogo a
complicanze assai rischiose (“APERTI"); ovvero che al manifestarsi aprono direttamente
e immediatamente la porta a:
Modulo 3
1)
2)
comportamenti fortemente sbagliati o al
sopraggiungere di implicazioni fisiologiche Gravi/Gravissime/Fatali.
Esempio: un senso di “Leggerezza Fisica" (n° 2) non solo non è grave di per se stesso
come implicazioni fisiologiche (svenimento, chock narcotico, ecc.), ma non porta nemmeno
a comportamenti presenti o futuri sconnessi, devianti, irresponsabili e rischiosi; il sub a
50 metri avverte un senso di leggerezza fisica, non gli succede niente e non è per questo
portato a maggiori errori: il sintomo è “chiuso" (dove comincia finisce), non “aperto".
Se invece a 50 metri avverte un senso di “Maggiore Confidenza/Sicurezza" (n° 3) ciò può
portarlo a scendere oltre, a risalire con meno aria nelle bombole o qualche minuto dopo,
a sottovalutare problemi, ecc.: questo dunque è un segno/sintomo “aperto" a ulteriori
movimenti negativi di scenario.
Rileggi nuovamente l’elenco con questo spirito critico e pensaci.
Fermati il tempo necessario, non deve essere un’operazione frettolosa e puramente
formale.
Fallo, non andare subito oltre queste righe, è questo un momento importante nel tua
comprensione e assimilazione di nozioni fondamentali assai utili nella pratica vera delle
tue Immersioni Profonde Tecniche in Aria.
Rileggi i segni/sintomi alla luce di quanto sopra spiegato: distingui bene fra chiusi e
aperti!
Narcosi d’azoto: gestione
Dato tutto quanto espresso nel capitolo precedente come bene assimilato, quello
che tu dovrai fare nelle Immersioni Profonde Tecniche è:
GESTIRE narcosi d’Azoto di medio livello
PREVENIRE l’insorgenza di narcosi d’Azoto di livello elevato/molto elevato.
È chiara l’intonazione realistica (non è possibile fare immersioni profonde con Aria
in assenza di narcosi) ma sempre prudenziale (non ti devi però spingere ai livelli
estremi di essa) di questa filosofia d’approccio.
72
Technical
Pure Tech Agency
Ma quest’approccio che termini pratici offre?
In altre parole cosa significa “ di medio livello" e come si quantifica una narcosi “molto
elevata"?
Narcosi di medio livello: qualificazione oggettiva
Quando si parla di militari bisogna capire che si tratta soprattutto di uomini
(caratteristiche fisiche di maggiore resistenza rispetto alle donne), di uomini scelti
(i subacquei non sono i fanti), con buona propensione per il rischio e molto motivati
sia perché appunto militari sia perchè in corpi di soli volontari (tutti i sub sono così),
giovani e in costantemente controllato ottimo stato di salute psico-fisica.
Probabilmente nemmeno il 5% di noi è nello stesso stato, ciò significa che oltre il
95% di noi è aldisotto o veramente molto aldisotto il loro standard.
Inoltre nelle loro operazioni hanno consapevolmente un’assistenza in superficie che
migliore proprio non si può, nemmeno minimamente paragonabile con il massimo
che noi sportivi possiamo permetterci.
Vorremmo giustificare questa nostra affermazione con parametri oggettivamente pratici e
diremmo indiscutibili.
Aldilà dell’evidenza nota a noi tutti che un sub impreparato a queste profondità può andare
totalmente fuori controllo, la Marina Militare degli Stati Uniti sconsiglia e cerca di evitare
operazioni oltre i 50 metri e vieta espressamente quelle superiori ai 60 (in Aria).
Così fanno tutti i corpi militari e di protezione civile di tutto il mondo, anzi alcuni vietano le
immersioni già oltre i 50 metri.
Quindi la risposta a quanto oggettivamente si possa ritenere un limite medio di narcosi
d’Azoto è contenuta nelle considerazioni sopraesposte; anzi mantenendo il livello massimo
di quei professionisti militari e dando la nostra qualificazione di “media", mostriamo già di
fare una scelta assai coraggiosa (poi vedremo il perchè).
A quanti storcono il naso pensando che livelli di 50/60 metri in Aria siano una bazzecola
anche se sanno che queste sono le massime quote operative mondiali di corpi militari
specializzatissimi come gli incursori, diciamo che anche noi della PTA, come visto
assolutamente indipendenti e leader mondiali nelle Immersioni Tecniche in Aria, pensiamo
che livelli di profondità di 50/60 metri siano il massimo ragionevolmente possibile.
Approfittiamo di questo momento per operare una quanto mai necessaria
puntualizzazione.
PTA non ha limiti imposti da nessuno, se non dal buon senso e dalla propria
esperienza.
PTA ha sviluppato in oltre un trentennio un addestramento superspecifico; PTA
offre correntemente il suo training ad alcuni sommozzatori della Marina Militare,
Protezione Civile, Vigli del Fuoco, Polizia, che vengono mandati, a spese dei Corpi
dello Stato, alla PTA per incrementare la loro tecnica in acqua alle alte profondità.
PTA ha conseguito 6 record del mondo di Immersioni Profonde Tecniche in Aria di
cui 2 tuttora imbattuti.
Technical
73
Modulo 3
Se vogliamo offrire termini di riscontro generali, qualificheremo come Narcosi d’Azoto di
Medio Livello quella che un subacqueo preparato e in buone condizioni generali (proprie
e di quello che lo circonda - equipaggiamento, visibilità, ecc., vedi fattori predisponenti/
scatenanti -) raggiunge a profondità comprese fra i 50 e i 60 metri.
Pure Tech Agency
Se senti di avere un rapporto troppo confidenziale con questa profondità, modificalo, sei
fuori strada: stai sottovalutando i problemi.
Narcosi di medio livello: qualificazione soggettiva
La quantificazione soggettiva è la più precisa, la più sicura (45 metri potrebbero un giorno
rivelarsi anche troppi, quindi parametri-standard possono non vestire sempre bene le
necessità) e quella che Tu quindi devi costantemente ricercare.
Ognuno ha la propria sensibilità che cambia di giorno in giorno anche di molto; a questa
dobbiamo dare retta per stabilire il nostro “medio livello".
In quest’ottica “medio livello" significherà:
Un grado di narcosi non preoccupante, in presenza del quale sei confortevole.
Modulo 3
Il sentirti confortevole non significa lo “stare bene," perchè questo è uno degli effetti
della narcosi.
Il sentirti confortevole va inteso come quello scenario in cui:
sai perfettamente il grado narcotico a cui sei sottoposto, ne fai spessissimo e senza
difficoltà il check, non sei sotto particolare stress e, pur avendo tutte le normali funzioni
ritardate o distorte, queste non lo sono in modo grave da compromettere la Tua
operatività nel caso della peggiore emergenza Ti possa capitare nel più importante
momento d’immersione.
Questa è certamente la definizione di narcosi di “medio livello" preferibile e più precisa e
personalizzata, ma per risalire a questa definizione personale, variabile, devi essere in
grado di riconoscerla. Ecco che l’elenco dei segni/sintomi poc’anzi studiato fra le sue utilità
pratiche ha anche quella di Test.
Nelle Immersioni profonde avanzate dovrai fare sempre i conti con la narcosi d’Azoto e il
1° calcolo da fare è quello della valutazione della grandezza di essa, per essere certo di
essere costantemente entro i tuoi limiti operativi personali di “medio livello".
Qualificazione soggettiva medio livello:
segni / sintomi generici e specifici
Per tale scopo, i segni/sintomi generici sono troppo pervasivi dell’io, troppo “grandi" e
quindi troppo imprecisi per avere delle risposte definite da essi: se si assumono i segni/
sintomi generici come parametro di riferimento le differenze di condizione psichica del
Subacqueo non sono ben identificabili e subitaneamente avvertibili.
Facciamo un esempio. Un Sub è a 50 metri. Avverte leggerezza mentale e maggiore
confidenza (sintomi generici).
Scende ancora e a 55 metri la situazione non gli risulta cambiata sotto quegli aspetti.
(scendendo i sintomi non diminuiranno)
Invece, particolarmente attento e introspettivo, avverte un diverso sapore dell’Aria e si
accorge che l’acqua gli sembra divenuta leggermente meno fredda.
Questi sono segnali ben definiti, che identificano come invece la situazione narcotica sia
nitidamente cambiata: la grande attenzione a particolari specifici, a cui dovrai fare estrema
74
Technical
Pure Tech Agency
attenzione mantenendo sempre la concentrazione al massimo, ti è di grande aiuto per
darti ulteriori informazioni o conferme sul tuo stato narcotico e quindi per poterlo gestire
rimanendo certamente sempre addentro i parametri medi.
I segni/sintomi più utili a tale scopo sono dunque quelli definiti come specifici, primari o
secondari: l’insorgenza, l’evoluzione o la sparizione degli stessi darà informazioni precise
su cambi di stadio narcotico.
Quando Ti rendi conto che il livello della narcosi sta superando (o ha superato) il livello
medio (più sopra definito), devi prendere le dovute contromisure.
Qualsiasi segno/sintomo in lista contrassegnato con grave è da considerarsi manifestazione
evidente di superamento di tale soglia; in tale scenario devi immediatamente metterti in
condizione di annullare tale manifestazione, di rientrare nei ranghi di “Medio Livello".
Non perdere tempo in questo, la situazione potrebbe velocemente peggiorare in una spirale
perversa e comunque, anche se rimanesse costante, non sei in grado di affrontare tutte
le situazioni: si sono aperte delle “finestre di rischio" che devi chiudere, la Tua immersione
non è più sicura ma presenta delle zone oscure.
Infatti a un livello elevato/molto elevato di narcosi d’Azoto non è detto che Tu non riesca
a continuare l’immersione, ma non è assolutamente questo il punto!
Il fatto che come un sonnambulo tu possa continuare a farti più o meno piacevolmente il
giretto che ti sei preposto non ti deve far dimenticare che, come ormai avrai abbondantemente
capito, il punto più importante che deve sempre essere rispettato in ogni immersione è la
sicurezza e il tuo mantenimento dei parametri di sicurezza si calcola sempre così:
Se nel momento peggiore dell’immersione mi capita il guaio più serio, sono certamente
in grado di porvi rimedio?
Vogliamo dire che a livelli elevati/molto elevati di narcosi d’Azoto potresti essere anche
in grado di compiere l’immersione come voluto (pur incrementando molto il rischio: vedi
l’attenzione al tempo, al compagno, sfondamento della profondità, ecc.), ma se dovesse
malauguratamente capitarti qualche guaio serio l’impegno mentale richiesto per risolverlo
sarebbe sproporzionato alla disponibilità di lucidità e ne subiresti le (solitamente serie o
serissime) conseguenze.
Ripetiamo: un frequente check della situazione che dovesse riscontrare un grado
narcotico oltre il medio livello deve farTi immediatamente rientrare nei ranghi
Naturalmente questa situazione non avviene solamente in presenza dei segni/sintomi
in apertura contrassegnati con Grave; anche gli altri, se presenti in forma elevata o se
Technical
75
Modulo 3
Superamento del medio livello narcotico;
riconoscimento e operatività
Pure Tech Agency
troppo attinenti all’obiettivo dell’immersione, devono essere seguiti dal comportamento
anzidescritto.
Insomma il principio è questo:
Modulo 3
Facciamo 2 semplici esempi, validi per tutti gli altri segni/sintomi non contrassegnati
con Grave
Il n° 18 (ritardo nei riflessi) è accettabile sino a quando non diventa esagerato.
Il n° 16 (deterioramento della capacità di esecuzione di compiti di precisione) è
accettabile in dosi molto basse se in quell’immersione l’obiettivo è di compiere manovre
di precisione.
Escluso le manifestazioni particolarmente gravi (quelle contrassegnate con Grave ), le
altre sono comunemente e regolarmente aspettabili nelle Immersioni Profonde Tecniche
in Aria (impossibile eliminarle) e non sono nemmeno preoccupanti se gestite con le
corrette tecniche (materia di questo Corso), sino a quando anch’esse non assumono
una grandezza esagerata o compromettono direttamente lo specifico obiettivo
dell’immersione; in tal caso anche le manifestazioni inferiori (non contrassegnate)
debbono seguire lo stesso comportamento gestionale di quelle più gravi.
Sistema di rientro al medio livello narcotico
In genere - non sempre, a volte rimane una certa confusione mentale - gli effetti della narcosi
d’Azoto spariscono quando ti riporti a una profondità minore. sistema “Geografico".
A volte però questo non è possibile subito (p. es. in un’emergenza da risolvere sul fondo)
oppure non è voluto (quando si desidera restare dove si è e tentare di rientrare nei ranghi
sul posto). sistema “mentale".
In questo ultimo caso va detto che lo sforzo per “rientrare nei ranghi" deve essere
aggressivo, massimo. A prescindere dal fatto che lo impone l’urgenza della situazione,
ma è la stessa struttura della narcosi che lo richiede/permette.
Ci spieghiamo meglio: la corsa per la fuoriuscita da una forte situazione narcotica è più uno
scatto di un centometrista che una maratona o un mezzofondo. E la fase più importante
è quella della partenza: se è decisa la mente dipana rapidamente la confusione, la corsa
diventa rapida e relativamente fluida e il traguardo assai vicino; a volte bastano pochi
secondi. Ma questa è la tecnica: non serve a nulla un approccio soft al “risparmio",
pensando a una battaglia duratura ed estenuante.
Bisogna fare appello a tutte le energie, senza temere di non poterle tenere a lungo: sarà
questione di poco.
Questo naturalmente se la situazione non è troppo compromessa, come p. es. nel caso
di shock narcotico.
Lo shock narcotico o più generalmente, denominato “botta narcotica” è la condizione
più pericolosa in assoluto in cui la velocità di caduta delle facoltà mentali (in altre parole
il passaggio dal livello narcotico medio al livello elevato/molto elevato) è estremamente
repentina o quasi immediata.
Ciò ovviamente porta a una difficilissima gestione del problema a causa del fortissimo
stordimento e disorientamento generale causato non solo dalla narcosi così aggressiva
ma anche dal violento stress da ciò provocato.
Un cocktail micidiale da evitare nel più assoluto dei modi!!!
Qui non si scherza davvero e la prevenzione deve essere imperante anche e soprattutto
conoscendo e rispettando i limiti imposti dai seguenti fattori predisponenti/scatenanti.
76
Technical
Pure Tech Agency
Fattori predisponenti / scatenanti della narcosi
Oltre ai segni/sintomi già studiati, ai fini della gestione della Narcosi d’Azoto è strettamente
necessario considerare l’impatto che sull’organismo/psiche hanno alcuni fattori aggiuntivi
interni ed esterni.
Predisposizione Individuale
Aumento della P.P. dell’Anidride Carbonica.
Freddo.
Alcool o Farmaci.
Condizioni di Malessere o Stanchezza.
Velocità di Discesa.
Scarsa Visibilità.
Assenza di Punti di Riferimento
Qualsiasi tipo di Stress.
Vista l’importanza basilare che la narcosi assume nelle Immersioni Profonde Tecniche,
è il caso di fare opportuni ampliamenti di spiegazione sui fattori che ne predispongono
l’insorgenza o che la scatenano.
Innanzi tutto dobbiamo dire che, pur essendo tutti un pò l’uno e un pò l’altro, alcuni di
questi fattori sono più predisponenti e altri decisamente più scatenanti; in effetti la
narcosi non è vero che aumenti piano piano, in determinate condizioni esplode in pochi
secondi nello shock narcotico.
Questo detto, approfondiamo i punti in ordine numerico come sopra:
1)
2)
3)
4)
La predisposizione individuale, verrà testata sul campo con le varie immersioni,
variando di volta in volta solo la profondità, per controllare meglio l’efetto narcotico.
L’Aumento della P.P. dell’Anidride Carbonica è predisponente e scatenante allo
stesso modo.
Una cattiva respirazione, pinneggiata faticosa, assetto sbagliato, lavoro o sforzi,
ecc. (vedi apposito capitolo), creano una base di predisposizione molto forte; uno
sforzo in più o il sopraggiungere di altri fattori quali quelli più sopra elencati creano
una forte e rapida crisi.
Anche qui devi pensare alle varie eventualità che Ti possono capitare.
Immagina di dover soccorrere il compagno in preda a forte narcosi. Ti avvicini a lui e
lo strattoni verso l’alto. Se sei in condizioni compromesse, ai primi accenni di fatica
il mondo Ti girerà intorno e non capirai più niente.
Il Subacqueo Profondista cura moltissimo la propria respirazione, lenta e profonda
soprattutto nell’esalazione, mentre si muove in perfetto assetto e con grande lentezza
e acquaticità.
In questo modo avrai un tasso di Anidride Carbonica basso.
La fretta e la forza non vanno bene a grandi profondità!!! Ricorda! NO F.F. (Fretta Forza)!
Il Freddo è anch’esso predisponente se medio e continuo e scatenante se rapido
e intenso (violenti tagli d’acqua).
L’Alcool e i Farmaci sono predisponenti.
L’alcool ha un effetto depressivo sui centri nervosi che si assomma all’effetto
narcotico dell’Azoto ad alte pressioni.
Technical
77
Modulo 3
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
9)
Pure Tech Agency
5)
6)
I farmaci hanno effetti non ben noti che possono predisporre alla narcosi (farmaci
contro il mal di mare e altri che agiscono sul cervello, come naturalmente ipnotici,
sedativi, ecc.).
Scarse Condizioni Fisiche o Assenza di Riposo predispongono bene a una
maggiore sensibilità.
La Velocità di Discesa è un fattore scatenante importantissimo.
Modulo 3
La rapida velocità di discesa deve rallentare fortemente se abbiamo sintomi di veloce
innalzamento narcotico. Se non rallentiamo vistosamente o stoppiamo la discesa,
proprio perchè continueremo a scendere una rapida insorgenza della narcosi potrebbe
trasformarsi in crisi violenta.
NOTA BENE: qui bisogna ragionare d’anticipo.
Una discesa rapida richiede tempo per essere stoppata.
Tempo per le reazioni mentali e meccaniche.
Le operazioni sono:
1)
2)
3)
4)
5)
6)
rendersi conto che la narcosi sta per varcare la soglia.
capire di rallentare o fermarsi.
decidere come (con la stagna, con il jacket, ecc.)
raggiungere i comandi corretti.
operare sui comandi.
aspettare la reazione meccanica dell’ultima operazione effettuata.
Tutto ciò viene eseguito in narcosi ed è dunque assai più lento del normale.
E già non ci vuole poco, anche per il solo ritardo tecnico nel gonfiaggio.
Potremmo p. es. dire che nel momento in cui si sia al punto 1 a - 50 metri, si arrivi allo
stop a - 60 almeno.
Ecco perché bisogna lavorare d’anticipo: se sei già al limite quando decidi di fermarti,
visto che la situazione peggiorerà notevolmente nei secondi successivi, corri il serio e
reale rischio di fuoriuscire subito dopo dalla zona-gestione dell’immersione oltretutto nel
più rapido, peggiore e traumatico dei modi: con lo shock narcotico, e quindi di non essere
più in grado di operare correttamente.
Normalmente una discesa con sopraggiungimento dello shock narcotico si ferma
violentemente sul fondo, a volte in modo drammatico. Ottima norma prudenziale è
dunque quella di effettuare discese controllate su fondali definiti e assai poco più profondi
dell’obiettivo della discesa.
Considera la velocità di discesa con grande attenzione, specialmente se sei nel blu o
su una parete, e rallenta sempre subitissimo ai primi sintomi narcotici, non aspettare
di averli molto evidenti.
RICORDA! Quando scendi rapidamente pensa SEMPRE a 10/15 metri più avanti, non
pensare a come Ti stai sentendo ora, ma a come Ti SENTIRAI!!!
In discesa rapida ANTICIPA le sensazioni e la gestione narcotica!!!
Nota che il momento di maggiore sensibilità alla narcosi è sempre arrivato sul fondo.
In quel momento non incominciare subito l’esplorazione, concediti una pausa di 10/15
secondi che ti permetterà di adattarti alla profondità; potrai approfittarne per controllare gli
strumenti, l’attrezzatura, la posizione del compagno, ecc..
78
Technical
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Altri più evidenti sono l’apprensione, l’ansia, la paura.
Lo stress da piano d’immersione, da esercizi.
Vai al capitolo, importantissimo, sullo stress; lì apprezzerai bene cos’è e sappi che la
narcosi aumenta in forma direttamente proporzionale alla presenza di esso.
Sappi che la narcosi d’Azoto può variare di giorno in giorno per cause note e non note,
nonché di periodo in periodo per una progressiva assuefazione (naturalmente entro certi
limiti, non è un processo infinito) alla respirazione di questo gas ad alte pressioni.
Ricorda però che come c’è assuefazione, c’è anche la perdita di abitudine e devi tener
conto di questo quando da tempo non fai immersioni di un certo tipo.
3.2
La concentrazione, come?… fine non mezzo
Il modo migliore per gestire e combattere la narcosi d’Azoto è la concentrazione.
Concentrazione su tutto per capire ciò che succede e anche solo per rimanere con la
mente impegnata, sveglia, è importantissimo che tu comprenda questo punto.
La concentrazione non è finalizzata solamente ad avere risposte precise e check precisi
come prima è stato scritto; la concentrazione è anche finalizzata a se stessa.
Vedi la concentrazione come un fine (a cui quindi si deve arrivare costantemente), non un
mezzo (che quindi si userebbe solo nei momenti di bisogno, “su richiesta").
Ciò significa che se hai compiuto il check globale 3 secondi prima e tutto è OK, non
devi comunque rilassarti su questa consapevolezza.
Nel momento in cui abbassi la guardia pensando di riprenderla dopo un certo intervallo
(e sotto un certo aspetto sarebbe anche un’ipotesi accettabile visto lo stato perfetto
delle cose), la narcosi d’Azoto si insinua molto rapidamente e subdolamente in te, basta
pochissimo.
Se pensi che stiamo esagerando, sei in errore.
Un esempio molto chiaro si ha quando lo Studente effettua le prove in acqua di questo
Corso, ti parliamo proprio di questo così approfittiamo per metterti sull’avviso.
Nelle immersioni d’esame la sua concentrazione è massima e raramente la narcosi
d’Azoto ha effetti grandi.
Technical
79
Modulo 3
7/8) La scarsa visibilità è predisponente se costante e scatenante se improvvisa, così
come l’assenza di punti di riferimento.
Il fatto che a volte i 2 fattori siano concomitanti aggrava il quadro.
Oltre all’impatto psicologico negativo, l’occhio cerca il nuovo fuoco e non trovandolo
ciò contribuisce a far girare la vista con un veloce innalzamento narcotico perchè c’è
confusione mentale e mancanza di punti d’attenzione su cui concentrarTi.
Quando succede questo, guarda subito il compagno, la Tua mano e poi il computer
(concentrazione e fuoco progressivo); in questo modo l’occhio ritornerà a fuoco, il
cervello si concentrerà di nuovo su un punto d’attenzione e Tu avrai tenuto sotto
controllo il compagno, la profondità e il tempo.
9)
Già alcuni di quelli precedentemente elencati sono stress fisici e psicologici (freddo,
scarsa visibilità).
Modulo 3
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Certo può esserci qualche difficoltà, ma rimane normalmente limitata a errori anche gravi
ma all’interno di un quadro di scarso o non totale controllo narcotico: rarissimamente
(anche perchè lo studente va più profondo solo quando ha dimostrato di avere un buon
controllo al livello inferiore) lo studente esce totalmente dai binari.
Quando, normalmente all’ultimo livello chiaramente superato, l’Istruttore decide che
essendo l’ultima immersione si possa continuare a “fare un giretto" di qualche minuto
prima della risalita, nel momento in cui (o pochi secondi dopo) si segnala allo studente la
chiusura degli esercizi, più di una volta si ha il crack down.
L’effetto narcotico diventa spesso dirompente: la voglia di prendersi una pausa dall’intenso
sforzo di concentrazione è tale che quegli attimi di rilassatezza sono tanto repentini ed
efficaci che lo Studente piomba nel buio totale senza più riprendersi a meno che non sia
fortemente sollecitato.
In alcuni casi Studenti che hanno brillantemente superato la prova in acqua sono stati
presi dal panico nel minuto successivo alla stessa o minore profondità, o hanno perso
totalmente il controllo dei parametri fondamentali (tempo, profondità, consumi, direzione,
ecc.) e l’Istruttore ha dovuto “accompagnarli" come degli open water alla loro prima
immersione.
Naturalmente poi non hanno ricordato assolutamente nulla di ciò che è successo, quando
avevano invece precisa memoria dei minuti dell’immersione ancora di Corso precedenti.
Se tu potessi avere la nostra esperienza capiresti quanto devastante sia una narcosi
“lasciata entrare". Vedi proprio la persona trasfigurare in pochissimi secondi. Si nota
l’annullamento totale delle capacità psichiche nel giro di 1 atto respiratorio.
Ricordati, non devi mai abbassare la guardia, lasciarti cullare dalle certezze, farti
ingannare dalle apparenze. Devi sempre rimanere sveglio!
Abbi grande timore degli spazi di tempo - anche brevissimi - in cui non hai niente a cui
pensare, occupa la mente sempre e comunque!!!
Solo in questo modo potrai tenere sotto controllo la narcosi d’Azoto.
La concentrazione, dove? … unicamente sui parametri dell’immersione
Ancora oggi, per ottenere lo scopo di cui sopra, qualche subacqueo profondista usa il
sistema dei vecchi corallari ovvero si inventa e segue esercizi vari (tabelle, alfabeto, ecc.)
per testare costantemente la sua operatività mentale.
Fatto salvo che l’obiettivo di fondo coincide con quanto sopra proposto e che il sistema
(p. es. di costantemente ripetere l’alfabeto) ottiene lo scopo di mantenere costantemente
impegnata la mente, questa resta però impegnata nel modo più sbagliato: su qualcosa di
totalmente estraneo all’immersione.
Ciò significa che non solo non si sta in quel momento effettuando un check su un parametro
base (si è molto attenti a qualcosa che con l’immersione non c’entra nulla), ma che
addirittura un sistema di questo tipo distrae dai parametri base, sposta l'attenzione:
invece di focalizzarla su parametri utili, la devia su un parametro di per se stesso inutile.
Si finisce con essere lucidi ma non serve, visto che non si sta più controllando
l’immersione.
Per sintetizzare il concetto, si resta lucidi ma molto distratti, quasi non più “in acqua",
come quando guidi e pensi ad altro: sei ben sveglio, attivo, concentrato, ma su altro … e
non ti rendi conto dello stop. Sei sveglio ma non attento alla guida, al tuo compito mentre
conduci un veicolo.
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Technical
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Ripetiamo quindi che la costante concentrazione deve avvenire SUI PARAMETRI
BASE (manometro, profondimetro, posizione, compagno, ecc.) si riempiano i momenti
vuoti con esercizi sempre su di essi
Modulo 3
Qualsiasi altro parametro non attinente si scelga, avrà come effetto l’estraneazione del
Subacqueo dall’immersione in corso.
Inutile sottolineare quanto ciò sia grave.
Come nota di fondo vorremmo cogliere l’occasione per trasmettere il messaggio generale
che è il caso di cercare sistemi nuovi, di non affidarsi ancora a pratiche antichissime. Anzi
spesso a diffidare da esse. E comunque a metterle sempre in discussione.
I tempi sono infatti assai cambiati e ora esiste la disponibilità di sistemi e mezzi nuovi o
comunque corretti e adattati al meglio.
Questo è il contenuto di questo corso ma deve corrispondere anche alla tua attitudine
generale.
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Modulo 3
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Technical
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MODULO 4
Programma Trimix
•
•
Modulo 4
Panoramica
Il Trimix Normossico
La Programmazione
Obiettivi
Al termine del capitolo sarai in grado di:
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
Technical
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4.1
Trimix normossico
Il Corso Technical Trimix rappresenta il primo corso che abilita ad immersioni in
miscela ternaria (ossigeno - elio – azoto) normossico (dal 21 al 18% d’Ossigeno) con
decompressione fino 66 metri. Come detto nell’introduzione, la miscela respirata (Aria o
Trimix) non alterano lo schema del corso di profondismo puro.
I gas respiratori
Conosciamo ormai bene i gas che ormai siamo abituati a respirare fin da quando siamo
nati: l’ossigeno e l’azoto. Non facciamo più caso al fatto di respirare aria, e solo con i
primi corsi subacquei abbiamo preso consapevolezza della composizione di tale miscuglio
gassoso e della fisiologia di tale gas. Inoltre fino ad oggi abbiamo utilizzato esclusivamente
Aria e Eanx per le nostre immersioni, limitandoci sulle profondità. Ma è possibile respirare
altri gas? Quali? Come si comportano? Ci sono controindicazioni?..... Molto probabilmente
se non avessimo fatto dei corsi sub non sapremmo neanche dell’esistenza di quest’altra
reale possibilità.
Il gas per eccellenza nell’immersione tecnica profonda è l’elio di cui ora ne approfondiremo
la conoscenza.
Modulo 4
La storia
La scoperta dell’elio risale alla seconda metà del 1800, quando Pierre Janssen, in
Francia e, indipendentemente Norman Lockyer in Inghilterra, analizzando lo spettro della
luce solare durante un’eclissi, nel 1868, trovarono la linea di emissione di un elemento
sconosciuto. A questo elemento fu dato il nome Helios dal greco che significa proprio sole.
L’elio fu poi isolato, molto più tardi nel 1895 da William Ramsey.
L’elio è l’elemento dell’universo, più diffuso dopo l’idrogeno, ma (purtroppo…) si trova
nell’atmosfera terrestre solo in rapporto di 5 ppm.
La sua principale fonte di approvvigionamento commerciale sono alcuni giacimenti di gas
naturali negli Stati Uniti.
Per le sue singolari proprietà, di cui dopo accenneremo, l’elio ha molteplici usi tra cui:
•
•
•
•
•
•
•
Gas di riempimento palloni sonda;
Come liquido criogenico nei sistemi a superconduttività;
In ambito ospedaliero per pazienti con difficoltà respiratorie;
Saldatura in ambiente inerte di materiali leggeri come alluminio e manganese;
Per pressurizzare i serbatoi di idrogeno liquido;
Come mezzo per il trasferimento del calore nei reattori nucleari;
Come miscela respiratoria per immersioni altofondalistiche e quindi anche per noi…..
Le proprietà fisiche dell’elio e il loro confronto con
quelle degli altri gas
Lungi da voler essere un esaustivo trattato di chimica-fisica ma al fine di comprendere a
fondo la fisica e la fisiologia dell’elio è utile conoscere e rivedere alcune proprietà dei gas,
comunemente usati dai sub, e confrontarle tra loro. La comprensione di alcuni concetti,
al di la di calcoli e numeri, ci aiuterà a capire molte cose su questo gas per molti aspetti
sconosciuto e spesso perciò “temuto”.
84
Technical
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Massa
atomica
Densità
uma
gr/dm3
a 293 °k
Calore
specifico
Conducibilità
termica
Solubilità
nel plasma
Solubilità
in olio
Elio
4.002602
0.1787
5.193
0.00152
8.686
15.693
Azoto
14.00674
1.2506
1.04
0.0002558
12.831
66.129
Ossigeno
15.9994
1.429
0.92
0.0002674
23.252
110.535
Argon
39.948
1.7824
0.52
0.0001772
26.66
146.065
483.565
870
Anidride
Carbonica
J/g °k
1.98
W/cm °k
m/l (37° C)
m/l (37° C)
Le due grandezze sono direttamente proporzionali tra loro e la costante di proporzionalità
è l’accelerazione di gravità, g, che, a livello del mare misura 9,8 m/s2 perciò si può
sintetizzare matematicamente con P = m x g dove P è il peso, m la massa e g l’attrazione
gravitazionale. Attenzione entrambe le grandezze si misurano in kg! La massa viene
anche espressa in uma: unità di massa atomica poiché esprimere grandezze infinitesimali
in kg comporterebbe scrivere numeri molto lunghi. Già guardando i dati relativi alla massa
dell’elio rispetto all’ossigeno e all’azoto, comprendiamo facilmente perché l’elio sia
facilmente volatile e non si “ferma” nella nostra atmosfera, ma vola via…
Vi ricordate il principio di Archimede? “ Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta
dal basso verso l’alto pari al peso del volume del fluido spostato”. Applichiamolo per
una volta ad un gas: i palloncini dei bimbi nelle sagre o più in grande, tanto più in
grande, i vecchi dirigibili si basano su questo principio e la differenza di peso tra il gas
all’interno (elio) e quello esterno (aria). Avete voglia di fare due conti. I vecchi zeppelin
avevano una lunghezza di 240 metri e un diametro di 40. Il loro volume era perciò di
301440 metri cubi. Quel volume d’aria pesa circa 301440 kg ma se di elio circa 56.370
kg: una spinta perciò di 301440 – 56370 = 245070 kg cioè 245 tonnellate!
Un’altra grandezza importante è la densità. Essa è il rapporto fra massa e volume cioè
la quantità di materia nell’unità di volume: r = m x v dove r è la densità, m la massa e v
il volume. Confrontando i dati riguardanti la densità notiamo subito la grande differenza
tra l’elio e l’ossigeno o l’azoto. Dalla definizione di densità ci rendiamo conto del perché
respirare elio e molto più facile anche in profondità dove l’aria diventa “densa”: c’è, molto
semplicisticamente, meno materia da spostare a parità di volume.
É questo uno dei vantaggi del respirare elio in profondità che, di conseguenza determina
un minor sforzo respiratorio e consumo metabolico, una miglior capacità di penetrare in
tutti gli alveoli annullando in parte l’accumulo di CO2. Determina però anche una maggior
velocità del gas respirato che può causare una respirazione a sua veloce e superficiale
annullando i benefici.
Technical
85
Modulo 4
La massa é la quantità di materia che costituisce un corpo; da non confondersi con il
peso che è, invece è la forza con cui un corpo è attratto verso il centro della terra.
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Un aspetto importante della dinamica dell’elio, legato proprio alla sua piccola molecola,
è la velocità di diffusione cioè la velocità con cui riesce a mescolarsi in un solvente.
La velocità di diffusione è inversamente proporzionale alla radice quadrata del peso
molecolare, analiticamente:
Modulo 4
Non spaventiamoci questa formula non servirà
mai per i nostri scopi subacquei, ma proviamo
fare un piccolo calcolo almeno una volta: se
consideriamo che la molecola dell’azoto è formata
da due atomi del peso di 14 uma, il peso
molecolare dell’azoto è 28, quello dell’elio sarà 4,
avendo una molecola monoatomica, il rapporto tra i due è 7 la cui radice quadrata è 2,65.
Deduciamo perciò che la velocità di diffusione dell’elio è 2,65 volte maggiore di quella
dell’azoto. La conseguenza sembra essere catastrofica per quanto riguarda la velocità di
saturazione: l’elio entra nei nostri tessuti 2,65 volte più velocemente dell’azoto, questo è
vero ma….
Analizziamo ora la solubilità dei due gas in questione. Innanzitutto per solubilità si intende
la quantità di soluto che porta a saturazione una soluzione. Detto in parole povere quanta
materia riesce a sciogliersi in un’altra. Fin dai primi corsi ne abbiamo sentito parlare ed
ora è d’obbligo un confronto. Infatti sempre guardando la tabellina leggiamo due valori di
solubilità per ogni gas: la solubilità nel plasma e la solubilità in olio, paragonabile ai nostri
tessuti grassi.
Se approfondiamo il discorso vediamo che il rapporto tra la solubilità dell’azoto e quella
dell’elio varia da 12,831/ 8,686 = 1,47 del plasma e 66,129/15,693 = 4,21 dell’olio millilitri
per litro. Sebbene il discorso sia un pò più complesso si può già intuire che tutto sommato
l’elio non è quel gas che tanto ci complica la decompressione anzi! Infatti la quantità di gas
che entra in soluzione é il prodotto tra la velocità di diffusione e la solubilità: l’elio è più
veloce ma meno solubile dell’azoto.
Solubilità
nel plasma
m/l (37 °C)
Solubilità
in olio
m/l (37 °C)
Rapporto
solubilità
plasma-olio
Potere
narcotico
equivalente
Elio
8.686
15.693
1.81
0.24
Azoto
12.831
66.129
5.15
1
Argon
26.66
146.065
5.69
2.33
Sempre a proposito di solubilità è da notare una correlazione con il potere narcotico: dalla
tabellina, infatti, notiamo come il potere narcotico posto per l’azoto uguale ad 1 è per l’elio
0,24 cioè ben oltre 4 (1/0,24) volte meno narcotico dell’azoto. Di qui la conseguenza ovvia
di usare l’elio per le immersioni profonde!
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Technical
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Una piccola digressione sulla forma geometrica dei nostri polmoni. Ci sembra, infatti,
impossibile che in così poco volume ci sia una superficie così grande. Seguiamo
questo semplice esempio bidimensionale. Consideriamo un triangolo equilatero e
tagliamolo lungo le linee tratteggiate, ruotiamo ora lungo l’asse “a” il trapezio ottenuto
e rincolliamolo. Otteniamo così la figura 2 che ha la stessa superficie ma il perimetro
più lungo di metà del lato, in questo caso. Ora applichiamo il processo al triangolino
rimasto ed otterremo la figura 3. Immaginate ora di ripeter moltissime volte lo stesso
procedimento e magari su tutte le punte del triangolo. Alla fine avremmo una forma
geometrica simile ad un fiocco di neve con la stessa superficie iniziale ma con un
perimetro lunghissimo
Modulo 4
Conosciamo la famosa legge di Henry che dice: “A temperatura costante un gas che
esercita una pressione sulla superficie di un liquido, vi entra in soluzione finché
avrà raggiunto in quel liquido la stessa pressione che esercita sopra di esso. “ ,
ma è da sottolineare che questa soluzione dipende non solo dalla differenza di pressione,
gradiente…, dalla temperatura e dal tempo come già sappiamo dai primi corsi subacquei,
ma anche dal tipo di soluto, nel nostro caso l’elio piuttosto che l’azoto; dal solvente, tessuti
veloci paragonabili al plasma o lenti come i grassi; dalla superficie dell’interfaccia gassolvente: vi ricordate come sono fatti i polmoni? Il volume polmonare, in media sui 5 litri,
ha a disposizione una superficie di circa 70 metri quadri di interfaccia sangue-aria, infatti,
lo scambio gassoso alveolare è pressoché istantaneo!
Technical
87
Modulo 4
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Molti pensano che si raffreddino più velocemente respirando miscele contenenti elio
piuttosto che aria. Ma proviamo a fare due conti. Prendiamo in considerazione i valori
della capacità termica dell’elio paria 5,193 J/g°K e dell’aria, sapendo che sarà il 21% di
quella dell’ossigeno più il 79% di quella dell’azoto, pari a 1,015 J/g°K.
Come sub, non mi interessa quante molecole o quanti grammi di gas ci sono nei miei
polmoni o nella mia muta; quelle sono unità di massa o di peso. I polmoni e la muta
sono comunque riempiti da certo volume di gas. Quindi la perdita di calore dev’essere
calcolata in relazione alla quantità di calore necessaria a scaldare il volume del gas;
100 g di elio hanno un volume 7,16 volte maggiore di 100 g di aria alla stessa pressione
dovuta alla grande differenza di densità (elio 0.1787 g/l, azoto 1.251, ossigeno 1.429,
aria 1.288). Ora vediamo quanta energia ci vuole per riscaldare un certo volume.
Prendiamo 2 litri per fare i calcoli, così cerchiamo l’energia necessaria per riscaldare il
gas respiratorio di 20°C, dalla temperatura dell’acqua a 17°C a quella del corpo a 37°C.
Due litri di aria hanno una massa di 2 x 1.293 g = 2.586 g, due litri di elio hanno una
massa di 2 x 0.17 g = 0.34 g. L’energia necessaria perciò per riscaldare l’aria é 2.586 x
1,015 J/g°K x 20 °K = 52,5 J, per riscaldare lo stesso volume di elio 0.34 g x 5,193 J/g°K
x 20°C = 35,5 J. Noi vediamo che la perdita di calore respirando elio puro (meglio non
farlo!!) sarebbe minore di circa il 32% che se respirassimo aria. Questo sembrerebbe
vero anche per la muta stagna, e invece no perchè entra in gioco un’altra proprietà: la
conducibilità termica. La conducibilità termica dell’elio è circa sei volte più alta di quella
dell’aria a questa è la ragione per cui la perdita di calore é maggiore se insuffliamo
nella muta miscele contenenti elio. Il trasporto di calore dal corpo all’acqua circostante
é alto, non il processo di riscaldamento. La conducibilità termica nei polmoni non è un
problema perché il calore é trasportato da una parte all’altra dei polmoni, ed all’interno
del corpo. Essa é solo responsabile per la sensazione di freddo nel respirare miscele
di elio poiché il processo di riscaldamento é più veloce all’inizio della respirazione.
Per avere una miglior isolamento, l’argon è un ottimo gas poiché la sua conducibilità
termica è circa il 33% inferiore a quella dell’aria.
Insufflare la muta con l’argon e respirare miscele di elio é, perciò, la scelta più calda.
Facciamo al proposito una considerazione: prendiamo una bolla considerandola sferica,
o meglio cubica solo per comodità di calcolo. Prendiamo dapprima in considerazione un
cubetto-bolla di lato unitario il suo volume sarà 1 (1x1x1) e la sua superficie 6 (1x1x6
facce); un secondo cubetto con lato doppio avrà un volume pari ad 8 (2x2x2) ed una
superficie di 24 (2x2x6); un terzo cubetto di lato triplo, avrà volume 27 e superficie 54. Se
ora analizziamo il rapporto superficie/volume notiamo che il cubetto piccolo ha il rapporto
più grande: 6 a 1 contro 3 a 1 del cubetto medio e 2 a 1 del cubetto più grande. Ora se
applichiamo lo stesso ragionamento ad una bolla che deve desaturarsi, capiamo perché
più piccola è la bolla, prima questa desatura.
Inoltre il fatto è aiutato dalla legge di Laplace che recita: “La differenza tra la pressione
all’interno di una bolla e quella presente al suo esterno è inversamente proporzionale
al raggio della bolla stessa”. Analiticamente Pi – Pe = 2g/r. Ciò significa che tanto più
piccolo è il raggio della bolla (e perciò la bolla stessa) tanto maggiore sarà la pressione
del gas interna alla bolla rispetto alla pressione esterna. Da notare, che essendo il
raggio al denominatore se questo è zero, 2γ/r è infinito. Ne segue che la differenza tra
tensione interna e pressione esterna sarà infinita per questo necessiterebbero pressioni
grandissime, infinite, per creare dal nulla una bolla…. Per questo le bolle preesistono e la
decompressione le alimenta!
Analizziamo ora altre due caratteristiche dell’elio non meno interessanti nel loro confronto
con gli altri gas.
La prima sicuramente è la conducibilità termica espressa in watt per centimetro per
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grado: essa è “la quantità di calore trasferito in una direzione perpendicolare alla superficie
di un’area unitaria, a causa di un gradiente di temperatura, nell’unità di tempo e in
condizioni stabili”. In parole semplici esprime la capacità di una sostanza di trasmettere
il calore. Subito osserviamo la grande differenza tra l’elio e gli altri gas: circa sei volte la
conducibilità termica di azoto e ossigeno ed addirittura quasi nove volte quella dell’argon!
Ecco qui uno degli svantaggi dell’uso di miscele contenenti elio: non possiamo usarle
come coibente e quindi come gas per compensare la muta stagna, ne consegue che per
caricare la stagna dobbiamo usare un altro gas come l’aria o ancora meglio l’argon.
La seconda caratteristica, decisamente meno importante per i nostri fini, ma utile
a carattere di cultura è il calore specifico ossia la quantità di calore necessaria per
aumentare di 1 grado la temperatura di un’unità di massa di una sostanza. Qui notiamo
che il calore specifico dell’elio è circa cinque volte quello dell’azoto e dell’ossigeno quindi
quello dell’aria. Questo ci porterebbe in un primo momento a concludere che respirare
elio comporti un fabbisogno calorico superiore a quello che se respirassimo aria e di
conseguenza un più veloce raffreddamento dell’organismo. Ma dobbiamo ricordare che
l’elio è meno denso e quindi dobbiamo riscaldarne “meno”!
La Parola Trimix identifica una miscela composta da 3 gas diversi (Ossigeno + Azoto
+ Elio) in percentuali variabili senza nessun rapporto fisso tra loro, quindi è possibile
realizzare una Best Mix in base al tipo di immersione che vogliamo effettuare, scegliendo
il Grado Narcotico e la PPO2
Le miscele Trimix si suddividono in 3 tipologie
1) Ipossica
2) Normossica
1) Iperossica
FO2 < 17% (per immersioni oltre i 66 mt.)
FO2 = da 21 a 18% (per immersioni entro i 66 mt.)
FO2 > 21% (come miscela di viaggio\decompressiva)
In questo corso prenderemo in esame il TRIMIX NORMOSSICO, che utilizzeremo per le
immersioni fino a 66mt.
Il Trimix Ipossico e Iperossico, verra’ studiato nel corso Extended Technical per
immersioni da 70 a 100 mt.
Prima di utilizzare una miscela TRIMIX
É OBBLIGATORIO
analizzare la bombola con un Analizzatore Ossigeno/Elio.
Un’altra tipologia di miscela ternaria utilizzabile è rappresentata dall’Heliair, che è di facile
produzione inquanto è un mix di elio ed aria, ma non consente la realizzazione della Best
Mix, perché è possibile scegliere o il Grado Narcotico oppure la PPO2.
Technical
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Modulo 4
Il Trimix e l’Heliair
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Nelle miscele Heliair : PPO2 alta > Narcosi Alta - Narcosi Bassa > PPO2 Bassa
L’aria è composta da Ossigeno e Azoto con un rapporto costante, quindi unendo una certa
quantità di elio, abbasseremo sia l’ossigeno che l’azoto. Per realizzare la miscela Heliair,
occorre decidere il Grado Narcotico da utilizzare in immersione e determinare quanto elio
aggiungere all’aria per ottenere la miscela desiderata.
Prima di utilizzare una miscela Heliair
É OBBLIGATORIO
analizzare la bombola con un Analizzatore Ossigeno
Il perché di una scelta
Le tecniche e metodologie usate nell’immersione sportiva a miscele sono derivate da
un’ampia sperimentazione in ambito militare e lavorativo. La loro pratica quindi richiederà
un addestramento rigoroso e preciso.
I vantaggi principali nell’utilizzo di miscele TMX contenenti elio sono notevoli:
Modulo 4
1.
2.
3.
Ridurre la narcosi d’azoto - intervenendo sulle frazioni dei gas inerti della miscela
si può tenere sotto controllo il livello narcotico, che in base alla quantità di Azoto che
si toglie si può abbassare notevolmente fino a quasi eliminarlo completamente con
l’Heliox (O2+HE).
Ridurre il rischio d’intossicazione da ossigeno - respirando sempre una miscela
contenente una appropriata frazione d’ossigeno (Best Mix), è possibile estendere il
range operativo che con l’aria è limitato a 66 mt (PPO2 = 1,6). Inoltre allungando i
tempi di fondo è possibile tenere sotto controllo l’esposizione complessiva al CNS.
Ridurre l’accumulo d’anidride carbonica – in base alla profondità e alla
percentuale di elio presente nella miscela respirata, la minor densità della miscela
riduce notevolmente lo sforso inspiratorio, facendoci risparmiare molta energia.
VANTAGGI:
1)
Ridurre la Narcosi d’Azoto
2)
Ridurre il Rischio d’intossicazione
da O2
3)
Ridurre l’accumulo di CO2
SVANTAGGI:
1)
Costo
2)
Tempi Decompressivi Lunghi
3)
Errori meno “perdonabili”
4)
Contro Diffusione Isobarica
5)
Freddo
6)
Attrezzatura Dedicata
Ovviamente oltre ai suddetti vantaggi, occorre anche verificare qualisono gli svantaggi
relativi alle miscele Trimix:
1.
Costo - il difetto dell’Elio è il suo costo elevato che a seconda della zona si aggira
intorno ai 20,00 Euro al metro cubo.
2.
Tempi decompressivi più lunghi – se programmiamo una immersione in Trimix
senza considerare le miscele decompressive, il Run Time si allunga in modo molto
importante, rispetto alla stessa immersione in aria. Diversamente se utiliziamo gas
90
Technical
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4.
5.
6.
HPNS:
Anche se l’Elio non ha effetto narcotico, occorre tenere presente il suo effetto sul
Sistema Nervoso. L’elio può causare la Sindrome Nervosa da Alta Pressione (HPNS),
caratterizzata da tremori, nausea, stanchezza, vertigini e contrazioni muscolari. Questa
problematica si può presentare per immersioni oltre i 150 mt, quindi trascurabile per il
nostro livello di addestramento.
4.2
La programmazione
La programmazione minuziosa delle immersioni Trimix è fondamentale per la buona
riuscita delle nostre immersioni. Occorre scegliere la miscela di fondo più adatta, il piano
decompressivo migliore, le scorte di gas adeguato al Team ed al sito d’immersione.
Una pianificazione sbagliata può essere molto pericolosa e portare a problemi di PDD
La Best Mix
Nei corsi precedenti, quando dovevamo determinare la Best Mix per una immersione con
Eanx abbiamo sempre utilizzato il Calcolo a T di “Dalton”, determinando la PPO2 respirabile
e la MOD della mix utilizzata. Utilizzando le miscele Trimix occorrerà determinare la
percentuale dei 3 gas interessati. (O2\N\HE) Inoltre occorre pianificare anche le miscele
decompressive, come già imparato dal corso Decompression
Pianifichiamo una immersione a 60 mt. x 30 minuti di fondo.
Technical
91
Modulo 4
3.
decompressivi tipo ossigeno puro e/o Ean50, si possono abbassare notevolmente i
tempi decompressivi.
Errori meno perdonabili – la rapidità di diffusione dell’elio fà si che in risalita è
necessario stare molto attenti alla velocità per evitare la formazione di bolle, eventuali
“pallonate” sono molto più pericolose rispetto ad immersioni in aria. L’addestramento
diventa molto importante.
Contro Diffusione Isobarica – nelle immersioni trimix è un problema più teorico
che reale, infatti il problema si verificherebbe quando si passa da un gas con lenta
diffisione ad uno che si diffonde velocemente soprattutto in fase decompressiva.
(Mix di Fondo Aria e Mix Deco Trimix) Nelle immersioni Trimix abbiamo il gas di
fondo molto veloce (Trimix) e in decompressione si passa a Ean50 che è molto più
lento, quindi il problema non sussiste.
Freddo – la capacità dell’Elio di condurre il rapidamente il calore, rende il Trimix
una miscela inadatta da utilizzare con la muta stagna, quindi occorre una bombola
aggiuntiva di dimensioni adeguate per gestire la muta stagna caricata ad aria o
argon. Inoltre avremo una maggiore dispersione termica derivante dalla respirazione,
quindi occorre prevedere una maggior protezione termica.
Attrezzatura dedicata – Per ottimizzare al meglio i tempi decompressivi occorre
utilizzare una o due bombole di fase caricate con O2 o/e Ean50, inoltre occorre
utilizzare una piccola bombola di Argon o Aria per la gestione della muta stagna.
Pure Tech Agency
Ossigeno - O2
La scelta della PPO2 è la parte più importante per la determinazione della Best mix, in
quanto la variazione di 1% modifica la nostra futura tabella decompressiva.
Come già visto nel corso Decompression occorre determinare l’esposizione massima per
non avere problemi di Avvelenamento da Ossigeno, sia nella fase di fondo, sia nella fase
decompressiva.
Partendo dalla PPO2 massima utilizzabile di 1,6 occorre stabilire la PPO2 relariva alla miscela
di fondo, considerando i fattori decrementanti relativi all’esposizione all’Ossigeno.
Fattori decrementanti
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)
8)
Aumento della PPCO2.
Freddo o scarsa visibiltà.
Farmaci, Droghe, Alcool
Stress o scarsa condizione Fisica.
Immersione Speleo sub
Penetrazioni in Relitti
Predisposizione Individuale
Uso O2 in Decompressione
Le immersioni con decompressione
in Trimix fino a 66 mt. spesso
sono immersioni impegnative, con
molto stress, in acqua fredda
Modulo 4
La PPO2 utilizzabile è 1,3
Pg
fg P
1,3
fg 7
-0,1 (Freddo)
-0,1 (Stress)
-0,1 (Uso O2 in Deco)
fO2 = 1,3 : 7 = 0,185 ➔ O2 18%
Azoto - N
Trattandosi di miscela ternaria, oltre alla PPO2 occorre stabilire un altro parametro, cioè quale
Grado Narcotico utilizzare durante la nostra immersione. Nella scelta del G.N. dobbiamo
tenere presente alcuni fattori tipo: il nostro allenamento a forti narcosi, forma fisica, il tipo di
immersione da svolgere, il tempo di fondo, ed è consigliato non superare i 40 mt di END.
Come sappiamo, nelle immersioni tecniche profonde occorre limitare al massimo lo stress e i
compiti da svolgere perché i tempi di reazione sono molto rallentati. Come già visto anche nei
corsi precedenti, per tenere sotto controllo l’effetto narcotico dell’azoto, il nostro organismo
richiede la massima concentrazione e allenamento, quindi un grande sforzo mentale, che
insieme allo stress può portare a delle problematiche. Un semplice strumento da utilizzare
per determinare il Grado Narcotico considerando il tempo di fondo della nostra immersione, è
rappresentato da una qualsiasi tabella in aria per immersioni ricreative. In questo modo potrò
determinare a quale profondità equivalente sarà il nostro gradi di “comodità narcotica”,
paragonando la nostra immersione tecnica ad una immersione ricreativa.
Una immersione di 10/15 minuti di fondo è molto meno impegnativa di una con
25/30 minuti
92
Technical
Pure Tech Agency
Esempio: Prendiamo la Tabella US NAVY in aria, e andiamo a cercare a quale profondità
equivale un tempo massimo di 25 minuti di fondo, entrando dai tempi massimi di esposizione,
scorro fino a trovare 25 minuti, dopo di che controllo la profondità corrispondente e in
questo caso è 30mt. Quindi la mia immersione in Trimix Normossico a 60mt per 25 min.
equivale (narcoticamente parlando) ad una immersione di 25 minuti a 30 mt in aria. (una
semplice immersione in aria a 30 mt in curva di sicurezza fatta molte volte).
Questo non significa che non devo decomprime l’azoto, ma è soltanto un metodo
per determinare il Grado Narcotico della nostra immersione. Se diversamente
scegliessi a priori, di fare questa immersione con un G.N. di 40 mt,, la nostra immersione
non equivarrebbe più una semplice immersione in curva, ma avrebbe lo stessa difficoltà
narcotica di una immersione in aria con decompressione a 40 mt per 25 minuti, e quindi
molto più impegnativa.
A 30 mt. la PPN dell’aria a 30 mt. è 3,16 (0,79x4,0)
La PPN utilizzabile è 3,16
Pg
fg P
3,6
fg 7
fO2 = 3,16 : 7 = 0,4514 ➔ N 45%
Elio - HE
La percentuale di elio da inserire nella nostra
miscela di fondo si determinerà per differenza,
avendo già calcolato quanto O2 e Azoto sono
necessari
HE = 100% – 18% – 45% = 37% - TMX 18/37 PPO2 1,3 - G.N. 30 mt.
Quindi la nostra best Mix per una immersione a 60 mt x 25 min. sarà: TMX 18/37
Pianifichiamo la miscela Heliar per la stessa immersione, per vedere che tipologia di mix
potremmo utilizzare. Visto che l’aria presenta il rapporto Ossigeno\Azoto costante (3,76),
possiamo decidere se imporre la PPO2 oppure il Grado Narcotico della mix.
Technical
93
Modulo 4
tabella da modificare!!!!!!!!!!!!!!!
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Seguendo quanto impostato nel calcolo della Best Mix, faremo la pianificazione della mix
Heliair con Grado Narcotico dei 30 mt, e con PPO2 = 1,3 per vedere le differenze.
Modulo 4
COMPOSIZIONE ARIA
79% N + 21% O2
Rapporto N/O2
0,79 / 0,21 = 3,76
Come si può vedere le 3 mix sono completamente diverse
Mix1 TMX 18/37: Mix Normossica con PPO2 = 1,3 e G.N. 30 mt.
Mix2 Heliair 18/15: Mix Normossica con PPO2 = 1,3 e G.N. 49 mt.
Mix3 Heliair 12/43: Mix Ipossica con PPO2 = 0,84 e G.N. 30 mt.
RANGE PPO2
1,2 < PPO2 > 1,4
Bassa PPO2 ➔ + Deco
Alta PPO2 ➔ - Deco
94
Ovviamente la Mix1 rappresenta la Best Mix per l’immersione
prevista a 60mt per 25 min. La Mix2 non è utilizzabile perché
ha un Grado Narcotico troppo alto (superiore anche a 47 mt.
END del Tek-In). La Mix3 è Ipossica, quindi non utilizzabile
direttamente dalla superficie e non contemplata in questo
corso.
Technical
Pure Tech Agency
La decompressione
Una volta scelta la miscela di fondo, occorre decidere che tipo di decompressione effettuare,
per poi determinare le tabelle da usare durante la nostra immersione. Possiamo utilizzare
1 Bombola Decompressiva (Ean50), oppure due Bombole Decompressive (Ean50+O2). La
scelta dipende dalla Profondità Programmata, dal Tempo di Fondo e dalla Scorta Gas.
CONFIGURAZIONE
Fino a 50 mt
Mix di Fondo + Ean50
Per determinare le nostre tabelle utilizzeremo il
programma HLPlanner, gia visto e studiato durante il
corso Decompression.
Modulo 4
da 50 mt a 66 mt
Mix di Fondo + Ean50+O2
Immersione: 25 min. a 60 mt
TMX 18/37 + Ean50+O2
La prima cosa da fare, dopo aver personalizzato il software inserendo alcuni dati personali,
è inserire la Profondità, la Mix di Fondo e il Run Time sul fondo.
Visto che dobbiamo programmare una immersione
a 60mt per 25 min. la scelta prevede due
decompressive (Ean50+O2), per diminuire il Run
Time e per ottimizzare al meglio la scorta gas.
Pianificando con VPM avremo le prime tappe molto
profonde, quindi i consumi del gas di fondo saranno
elevati. Inoltre prevediamo sempre una sosta di 5
min a 21 mt per struttare al massimo l’Oxygen
Windows con l’Ean50.
Technical
95
Pure Tech Agency
L’ultima tappa sara’ effettuata a 6 mt per sfruttare al massimo l’Ossigeno a 1,6 e per evitare
eventuali “marosi” in mare aperto. Controllando il tempo previsto per la tappa dei 6 metri,
occorre prevedere un Break con la mix di fondo per evitare problemi di sensibilizzazione
all’O2.
Modulo 4
6 mt ------- 20 min
Quindi inseriamo 5 minuti di break tra 2 cicli di ossigeno, quindi avremo:
ULTIMA TAPPA 6 mt.
1 ciclo di O2 10 min.
1 break con mix
di fondo per 5 min
1 ciclo di O2 10 min.
I 5 minuti in più relativi al Break saranno aggiunti al Run Time complessivo, quindi la nostra
immersione avrà un R.T complessivo di 78 min. (73+5)
Una volta completata la decompressione, è molto importante risalire in superficie molto
lentamente (1 mt/min), inquanto la pressione diminuisce molto rapidamente negli ultimi
metri (da 1,6 a 1,0 in 6 mt).
96
Technical
Fino a qui abbiamo programmato
soltanto l’immersione che dobbiamo
effettuare, ma dobbiamo tenere
presente
anche
eventuali
EMERGENZE,
dovute
allo
sforamento
della
quota,
al
prolungamento del tempo massimo
previsto, oppure ci potrebbe essere
l’eventualità di uscire prima del tempo
stabilito causa scarsa visibilità,
oppure per un problema improvviso.
Faremo una tabella di emergenza
che prevede 3mt in piu e 3 min. in
più rispetto all’immersione normale,
quindi 63mt x 28min. verificando che
le scorte dei gas siano sufficienti
anche e soprattutto in caso di
Emergenza. Inoltre stampando la
Tabella Estesa, abbiamo la possibilità
di effettuare la decompressione
corretta anche in caso di risalita
anticipata. Ricorda che DOVRAI
rispettare la tua tabella principale, e
non usare MAI la tabella di emergenza per cambiare in corsa la tua imersione (senza
emergenza)
LA TABELLA DI EMERGENZA VA UTILIZZATASOLO
IN CASO DI EMERGENZA
Esistono anche altri sistemi per pianificare le immersioni Trimix (Computer Multimiscela,
Ratio Deco) che andremo a vedere successivamente, ma PTA ritiene che la programmazione
migliore sia quella tabellare, come sopra indicato.
VR3 - VRX
LIQUIVISION X1
SHAREWATER PREDATOR
FURIO
DR5 – DSTC2
Computer Multimiscela
La tecnologia ha portato ad oggi ad un’ampia gamma
di Computer Subacquei Multimiscela, da utilizzare per
le immersioni tecniche. Gli algoritmi utilizzati variano
tra VPM, Buhlmann ZH-L16 con Gradient Factor, sia
per C.A. sia per CCR, integrati e non …
Ogni computer ha il proprio software per la pianificazione dell’immersione all’asciutto,
in modo da verificare le tabelle generate, le scorte gas e quanto altro necessario per
una corretta pianificazione. Seguendo il principio della RIDONDANZA, occorre avere
uno strumento alternativo al Computer MM per eventuale guasto dello stesso, quindi
profondimetro, orologio e tabelle, oppure avere due Computer MM uguali.
Technical
97
Modulo 4
Pure Tech Agency
Pure Tech Agency
Deco on fly
Premesso che una corretta pianificazione prevede lo sviluppo del piano decompressivo
tramite un software collaudato, bisogna anche dire che esistono nel panorama subacqueo
tecnico, alcuni sistemi che permettono di ricordarsi quelli che sono i tempi decompressivi
totali e che in determinati frangenti possono essere utili se non altro, come riprova che i
numeri che abbiamo pianificato o che il nostro computer ci sta dicendo, sono più o meno
corretti.
Modulo 4
Questi sistemi, chiamati mnemonici, non devono essere confusi con gli algoritmi di
calcolo della decompressione ma rappresentano solo uno strumento per ricordarsi,
appunto , i tempi di deco da fare
Tra questi sistemi ricordiamo la Ratio Deco che storicamente è stata introdotta da Andrew
Georgitsis nell’ambito delle attività didattiche del gruppo americano impegnato nel sistema
carsico di Wakulla agli inizi dell’anno 2000.
Georgitsis, che in seguito ha fondato una sua didattica, ha elaborato questo metodo
che partendo da alcuni punti fissi, quali Gas di fondo e Gas decompressivi Standard,
quote di immersione e range di tempo ben definiti, e pianificando le immersioni con un
software decompressivo si è accorto che poteva estrapolare delle semplici regolette,
utilizzabili anche in acqua, per ottenere i tempi totali di deco da fare; ha inoltre poi definito
alcune regole per la distribuzione di questi tempi alle varie quote, secondo l’approccio
decompressivo che contraddistingue il metodo DIR.
La RD identifica alcuni Set Point, caratteristici anche per il numero di miscele decompressive
da utilizzare. Per ogni “Set Point” è indicata una miscela standard che mantiene le
caratteristiche indicate e cioè: PPO2 minore di 1.4 e narcosi equivalente inferiore a 30mt.;
questi due dati ci permettono di definire un set di miscele standard perfettamente valide
per un certo range di immersioni. Inoltre per ogni Set Point è definito anche il numero di
mix deco minime da usare ed il rapporto tempo di fondo/tempo di deco
Set Point 1, avremo per un certo range temporale un rapporto 1 a 1 tra Tempo di Fondo
e Tempo di Deco con una unica miscela decompressiva.
Set Point 2, avremo per un certo range temporale un rapporto 1 a 2 tra Tempo di Fondo
e Tempo di Deco con 2 miscele decompressive.
Nel caso del SP1 il tempo decompressivo determinato verrà distribuito lungo tutta la
colonna d’acqua a partire dalla prima tappa deco.
Nel caso del SP2 il tempo decompressivo determinato verrà distribuito metà e metà tra i
due gas decompressivi.
Se le Deco sono 1: 25 min. di Fondo ➔ 25 min. di Deco in EAN50
Se le Deco sono 2: 25 min. di Fondo ➔ 50 min. di Deco 50% del tempo in EAN50
50% del tempo in O2
La RD prende in considerazione anche altri fattori legati all’immersione, da tener presente
nella pianificazione della decompressione e cioè:
98
Technical
Pure Tech Agency
1)
2)
3)
4)
Come sono messo fisicamente
Come sono andate le cose sul fondo
Come ho staccato dal fondo
Come sono risalito dal fondo alla prima tappa
Queste considerazioni sono le più importanti da fare, come scelgo poi di “spalmare le
tappe” nei vari segmenti (usando uno dei tre metodi suggeriti) è secondario.
CAMBI GAS:
EAN50 ➔ 21 mt.
O2 ➔ 6 mt.
Tappe ogni 3 mt.
Vel. di Risalita 10 mt/min.
Le “Forme Decompressive” per il segmento dell’EAN50
che possiamo utilizzare sono 3:
Fibonacci (1,2,3,5,8,13,21......)
Tappe a durata costante (velocità costante di risalita)
La S-Curve
Tappe costanti:
Questo sistema è il più semplice, inquanto il tempo relativo all’Ean50 verrà suddiviso per
le 5 tappe da eseguire:
S-Curve:
Questo sistema è un pò più complicato ed è una specie di Fibonacci Modificata che fa
lavorare di più verso le PPO2 di 1.6.
Praticamente si suddivide il tempo con una Fibonacci dove la prima tappa dura almeno 5
minuti e l’eccedenze viene spalmata dal basso dalla seconda tappa in poi.
La tappa con l’O2 è prevista tutta a 6 metri con cicli di 12minuti, alternati da un breck di 5
min di gas di fondo, la risalita è fatta risalendo ad 1mt. al minuto negli ultimi 5 mt.
Nel tempo anche altre didattiche hanno elaborato metodi mnemonici alternativi
che, a nostro avviso, rappresentano un metodo per comprendere come funziona la
decompressione, ma che non sostituiscono una buona pianificazione dell’immersione,
in quanto non supportato da dati scientifici
Technical
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Modulo 4
Fibonacci:
Occorre suddividere il tempo decompressivo per le 5 tappe, facendo una Fibonacci finchè
si può, esempio 1 – 2 – 3 – 5 – 8
In questo caso non si sfrutta la Finestra dell’Ossigeno a 21 metri, privilegiando le tappe
più superficiali.
Modulo 4
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100
Technical
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MODULO 5
L'immersione di Apprendimento
Panoramica
Immersione di apprendimento
Pianificazione generale
Breafing pianificativo
Controllo e procedure
Controlli di superficie
Breafing direzionale
Discesa
Esercizi di apprendimento
Mantenimento della max deep
Segnale dei 4 minuti
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Segnale dei 6 min e controllo
pressioni
Identificazione oggetti
Ricavare la direzione nord di
un oggetto
Segnale di 1 minuto alla
risalita
Segnale di risalita
Fuori dall'acqua
Il breafing valutativo
Note generali sull'immersione
Note generali sugli esercizi
Modulo 5
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Obiettivi
Al termine del capitolo sarai in grado di:
•
.............................................................................
•
.............................................................................
•
.............................................................................
Technical
101
Pure Tech Agency
5.1
Immersione technical
A) Immersione di apprendimento
Modulo 5
A1) Obiettivi primari di questo corso
1)
Capire e valutare i limiti oggettivi dell’aria;
2)
Capire e valutare i limiti oggettivi del Trimix;
3)
Capire e valutare i limiti soggettivi propri ed altrui;
4)
Inserire/sviluppare comportamenti profondistici specifici che estendano i limiti propri
sempre all’interno di un’ottica di realistica efficace gestione dell’immersione.
La parte che in questo corso vede maggiormente soddisfare quanto sopra, è
l’immersione d’apprendimento, che non è solamente un momento di valutazione,
ma anche e soprattutto il momento di enorme e maggiore apprendimento.
A2) Approccio
Tu ora stai leggendo queste pagine come unica finalità, quella di capire come superare
l’immersione di apprendimento.
Ciò naturalmente non è sbagliato, ma in questo caso estremamente riduttivo.
L’errore più comune e più grave che puoi commettere è di considerare questa “immersione
di apprendimento” scollegata, in tutto o anche solo in parte, dalla realtà di quelle che
saranno le tue immersioni extra-corso.
Conoscendo questo rischio, vale per noi davvero la pena di effettuare una prefazione
su tutto quanto segue, una prefazione importantissima che riguarda il tuo approccio al
sistema d’immersione che ti viene richiesto di usare in questo momento assolutamente
basilare.
È opinione comune che la teoria non segua la pratica, o che la pratica richiesta in un certo
training, di qualsiasi tipo, sia fine a se stessa. Opinioni assai diffuse perché tristemente
confermate dai fatti: purtroppo si sa ed è vero che le lauree non soddisfano la preparazione
richiesta nel mondo del lavoro, la patente d’auto non insegna a guidare, e così via..... Tutti
noi abbiamo provato così tante volte questo distacco fra corsi e realtà quotidiana che
ormai lo diamo per usuale e assunto.
Ebbene abbiamo il piacere di dirti che in questo training non è così.
A3) Corso comportamentale
Come avrai già avuto modo di capire, questo è un corso decisamente comportamentale.
Cosa significa ?
Significa che è estremamente orientato al pratico, e ha come filosofia primaria quindi
quella di impostare e/o consolidare comportamenti.
Comportamenti che sono stati scelti come i migliori per rispondere alle reali richieste di
normali e vere immersioni profonde tecniche.
L’”immersione d’apprendimento” è un condensato di tutto ciò che può accadere e di quello
che deve essere soddisfatto in tali condizioni, incluso le risposte a problemi.
Inutile fare esempi o dare dettagli, li avrai fra poche righe.
L’importante è che tu debba sempre pensare a un esercizio e alle più piccole sfumature
di esso non come fine a se stesso, ma come rappresentazione reale di una precisa
situazione/comportamento che si verificherà nelle tue prossime immersioni, e come tale
devi impararlo e metabolizzarlo.
102
Technical
Pure Tech Agency
A4) Teoria applicata
In altre parole la parte che segue sugli esercizi è un’altra parte di teoria applicata, una
seconda zona di cultura profondistica.
Ogni esercizio ed errore collegato, diverrà quindi lo spunto per parlare di comportamenti
comuni, di tecniche profondistiche specifiche, viste in una zona di immersione non teorica,
ma viste dal lato pratico, di esercizi, di cose da fare in acqua davvero, che verranno
successivamente testate.
Gli esercizi diventano non il Fine per superare il livello, ma il Mezzo per svolgere in
modo sicuro tutte le tue immersioni tecniche profonde!
A5) Apprendimento più efficace
Non useremo la teoria per introdurre l’esercizio ma il contrario: useremo l’esercizio per
introdurre la teoria applicata.
In questo modo si raggiunge il massimo possibile dell’efficacia Didattica.
Naturalmente questa completezza allungherà un po’ la lezione, ma non si può ottenere
tutto.
Diversamente avremmo una zona totalmente teorica e un’altra “meccanica” dove si
elencano ed effettuano gli esercizi senza capire bene perché questi vengono richiesti. La
solita divisione Didattica che noi vogliamo superare.
In tale ottica sforzati di pensare a cosa corrisponde nella reltà quel comportamento che ti
viene richiesto. Quando non lo capisci, chiedilo!
Ogni più piccola sfumatura non sta lì a caso ma è pensata e ponderata e risponde a
richieste che devi conoscere.
Questa “Immersione d’apprendimento” ha oltre 30 anni alle spalle di modifiche e
perfezionamenti e racchiude in se stessa moltissimo di più di quanto tu possa ora
immaginare.
Noi desideriamo che alla fine di queste pagine ti sia chiaro tutto ciò. Aiutaci, facci
domande.
Trasferisci queste righe nelle tue immersioni.
Non separare l’Immersione d’Apprendimento dalle tue Immersioni reali che effettuerai
succesivamente! In questo corso imparerai il “sistema Technical” da applicare a tutte
le tue immersioni reali!
Technical
103
Modulo 5
Noi desideriamo che tu senta l’Immersione d’Apprendimento come Vera, densa
di richieste, risposte e comportamenti Veri, ancorché certamente sintetizzati e
schematizzati.
Pure Tech Agency
Aree principali
1)
Pianificazione Generale;
2)
Briefing Pianificativo;
3)
Sistemazione Attrezzature;
4)
Controlli Procedure;
5)
Controlli in Superficie;
6)
Briefing Direzionale;
7)
Immersione;
8)
Debriefing con Valutazione.
Questi sono gli 8 settori-base di ogni immersione reale, di quelle che farai alla fine di
questo Corso.
Sappiamo che nella norma alcuni sono eseguiti male e altri non eseguiti del tutto.
Ebbene qui ti si chiede di eseguirli tutti e benissimo.
Stai attento e recettivo, poiché a seguire imparerai nuovi comportamenti che ti saranno
enormemente utili nelle tue Immersioni Profonde Tecniche.
5.2
Pianificazione generale
Modulo 5
In questo caso saltiamo la parte di utilità generale, valore e obiettivi della Pianificazione
Generale in quanto ampiamente e minutamente già discussa nei singoli macrocapitoli
precedenti sul Management dello Stress e dell’Incidentistica, sul Management della
Narcosi d’Azoto, sulla Visualizzazione, ecc.; passiamo quindi direttamente a diverse
considerazioni strutturali della Pianificazione Generale di per se stessa e ad alcune
specifiche richieste del Corso.
Oiettivi
Ottenere il sistema operativo logicamente ottimale: il più “esatto” conseguibile.
Una struttura di immersione come fosse dettata dal computer, totalmente purissima,
asettica, esclusivamente tecnica, che funga da “modello” da utilizzare in tutte le nostre
immersioni tecniche, aggiornandolo di volta in volta con le relative necessità oggettive,
relative alle specifiche immersioni.
Svolgimento:
Per ottenere quanto sopra ci si deve “allontanare il più possibile dall’acqua”. Cosa
significa?
Significa che il Team si deve riunire in condizioni di stress zero, non deve “sentire”
l’immersione, non deve ancora “viverla”.
Deve osservarla distaccato, come un’evento remoto, tanto distante da non preoccuparlo
ora, in quel momento. Deve occuparsene come fosse esercizio accademico.
Solo a emotività zero il Team potrà conseguire un risultato teoricamente perfetto, una
Pianificazione Generale davvero Efficiente.
Allontanare l’acqua significa esserci distante nel luogo (p. es. a Milano per un’immersione
in Liguria) e nel tempo: anticipata quanto serva a tale scopo; per un’immersione poco
impegnativa è possibile vada bene il giorno prima, per altre non basta una settimana. Per
immersioni da record servono mesi.
104
Technical
Pure Tech Agency
Non vi è un dato assoluto, il problema in questione è soggettivo: non si deve mentalmente
sentire l’imminenza dell’immersione.
In questo caso, per l’obiettivo che desideriamo conseguire qui, le emozioni sono un fattore
indesiderato e deviante.
Durante questo Corso, ti viene richiesto di programmare da solo l’immersione e
successivamente l’Istruttore controllerà il piano soffermandosi sulle diverse parti in
modo dettagliato. In questo Corso (per naturali esigenze di tempi e altre eventualità) la
Pianificazione Generale può essere fatta la sera prima o anche poco prima dell’entrata
in acqua. Assicurati di utilizzare il Piano di Programmazione della CMAS-PTA per le
Immersioni Profonde Tecniche
Indipendentemente dalla situazione logistica circostante (immersione dalla barca, da
riva) tu devi controllare che nessuna delle molteplici procedure che hai imparato per le
Immersioni Profonde Tecniche sia omessa o mal intrapresa.
5.3
Breafing pianificativo
Svolgimento
Viene collocato temporalmente poco prima dell’immersione; poco ma non pochissimo.
Poco poiché naturalmente tanto più ci avviciniamo all’entrata in acqua e quanto più ci
ricorderemo tutte le istruzioni, uno degli ovvi obiettivi di tutti i Briefings. Non pochissimo
poiché questo Briefing, dati gli obiettivi sopra elencati, deve essere effettuato con una
buona calma: Questo è il momento in cui, dopo aver già pianificato l’immersione, vengono
riproposte tutte le scelte operative già effettuate.
Arrivati sul posto intervengono nuovi fattori, condizioni meteomarine, mancanza di un
membro del Team, correnti eccessive non pianificate, che vanno valutati per eventuali
cambio di alcuni parametri. In caso negativo, i parametri già decisi vanno effettivamente
bene, ne siamo decisamente convinti?
Vengono dunque rapidamente ma esaurientemente ripresi tutti gli aspetti pianificati
dell’immersione dall’entrata in acqua all’uscita, dai piani standard alle emergenze; vengono
“fissati” nella mente ma anche ragionati, messi in ultima attentissima discussione.
Ogni membro del team deve operare in questo modo.
Technical
105
Modulo 5
Controllo-Conferma finale su quanto deciso nella Pianificazione Generale, controlloconferma anche non dipendente da fattori puramente tecnici (p. es. condizioni meteo,
meno aria, ecc.).
Un controllo/conferma quindi a 360°, a tutte le latitudini possibili: quindi anche emozionali,
psicologiche.
Eventuali aggiornamenti rispetto alla Pianificazione Generale, tra i quali personalizzazioni
dello schema precedente generate da esigenze emozionali e psicologiche.
Pure Tech Agency
Non è una semplice rielencazione mnemonica, ma un processo di re-analisi
è quindi attivo, non passivo. si attua, non si subisce. Non è lo scenario del tipo uno
parla e gli altri sbadigliano. Nel caso sopraggiungano nuove opinioni o richieste, il piano
pregresso si può eventualmente modificare. è l’ultima possibilità che si ha di farlo!
Svolgimento:
In esatto contrario di quanto si era fatto in sede di Pianificazione Generale, ora invece
si cerca il contatto mentale con l’acqua. Ci si avvicina ad essa il più possibile, anche
fisicamente.
L’ideale è fare tale Briefing sulla riva, in mezzo all’attrezzatura, insomma nella situazione
più mentalmente coinvolgente, non al bar o al Diving, non in locali chiusi, che offrono con
le loro mura separazione dall’acqua. Si ricercano le emozioni più nascoste, si verificano le
richieste che l’acqua impone e le si accettano.
Modulo 5
Si cambia la pianificazione anche solo per disagio, paura, improvvisa irrequietezza,
maggiore comodità mentale,volontà di maggiore rilassamento, ecc., ovvero anche
“solo” per richieste non tecniche ma umame. Addirittura umane sbagliate, ovvero
anche non tecnicamente necessarie o spiegabili.
Strategia per pianificazione onnicomprensiva
Quindi la strategia è: dotarsi della struttura d’immersione tecnicamente indubbiamente
migliore, allontanando ogni distorsione emozionale nella Pianificazione Generale.
Stendere poi questo “tappeto” sulla riva dell’acqua, “bagnarlo”, al fine di vedere se si
altera, dove non appoggia bene, e modificarlo senza mai perdere di vista i parametri
fondamentali, standoci sempre seduti sopra, quindi comunque mai “navigando a vista”
e sempre avendo uno schema pregresso e portante che possa fungere da riferimento
oggettivo e che dunque ci possa far capire - a seconda della distanza da esso - se le scelte
di modifica possono essere giuste e se siamo sotto stress.
Uilizzo delle sensazioni
Si viene dunque a inserire le proprie emozioni nelle parti che precedono l’immersione,
spostandole dove servono e togliendole dove non servono, le si allocano dove debbono
dare precise risposte, usandole come carta tornasole, come reagenti in un esperimento.
Viceversa, se si pensa di ignorarle, saranno loro a gestire te stesso, e male. Gestendole
e usandole come uno strumento conoscitivo esse ti offriranno gli spunti pianificativo/
operativi più veri, importanti, utili ed efficaci.
Impara a considerare le tue emozioni come un dato basilare, come un attrezzo, come un
aiuto.
Sarebbe un grande errore escludere l’essere umano dall’immersione, come se non
contasse nulla o come se l’animo umano si potesse dominare facilmente. Siamo
abituati a considerare sin nei minimi particolari un erogatore, una muta, un jacket. A
spaccare il capello in quattro quando scegliamo una maschera, ed al tempo stesso non
solo a non prestare la minima attenzione alle nostre emozioni, al nostro cervello, ma
addirittura a seppellirle, a scacciarle quando si presentano e non ci piacciono (quindi
quando dovremmo prestarvi più attenzione poiché preoccupanti o pericolose).
106
Technical
Pure Tech Agency
A tal proposito si consiglia di svolgere un corso di Human Factor CMAS-PTA per migliorare
e considerare anche il Fattore umano nelle immersioni Tecniche.
Nell’ambito di questo corso, l’Istruttore CMAS-PTA discuterà con te ogni aspetto
dell’immersione d’esame, con chiarezza, logica e consequenzialità. Cerca di fare
tuo questo sistema, di impadronirti della sua pratica, questo Briefing non ha solo le
classiche finalità sopraesposte ma anche finalità didattiche: devi imparare a fare un
buon Briefing.
In quest’ottica al 1° livello ti verra’ richiesto di parteciparvi attivamente e non di subirlo
passivamente, successivamente (dal 2° livello in poi) dovrai impostarlo tu al fine di
saperlo sicuramente gestire da solo, eventualmente anche come Team Leader, nelle
immersioni extra-Corso.
Quindi dovrai essere attento, sveglio, concentrato, analitico e propositivo
5.4
Controllo procedure
Quando tutti avranno terminato la sistemazione delle proprie attrezzature personali, non
che delle attrezzature secondarie di emergenza si procede al Controllo delle Procedure
pianificate.
Il processo si effettua a secco.
NON prendere questo controllo come noioso: non sei autosufficiente, nessuno a questi
livelli di Training e attrezzatura lo è: la sicurezza nelle peggiori emergenze dunque
dipende dal Team. Non puoi fare a meno di esso, non ancora.
Se dovese presentarsi una seria problematica in acqua e il Team non funzionasse,
questa si trasformerebbe in incidente. Per evitarlo è vitale un efficiente, vero e serio
Controllo Procedure.
Occorre rivedere tutti i segnali a doppio filo utilizzati nell’immersione, le varie procedure di
emergenza, perdita del compagno, perdita del gas di fondo e/o del gas decompressivo,
procedure di sicurezza in caso di scarsa visibilità, in modo che ogni componente del Team
sia parte integrante della squadra.
Technical
107
Modulo 5
Ottica di team
Dovremo iniziare a pensare come una squadra, lavora e funziona la squadra e non il
singolo.
Si noti che ciò è ancor più vero e importante con assetti e attrezzature dove il singolo non
è autosufficiente, come in questo caso.
A tal riguardo accertarsi se il TEAM nella sua interezza (dare al Team personalità
propria, come se fosse un’unica persona) ha confidenza con le procedure dei singoli
sub e se esistono punti di frizione, punti dove l’azione o non-azione del singolo potrebbe
compromettere la risposta del gruppo.
Pure Tech Agency
5.5
Controlli di superficie
Entrati in acqua, posizionata e controllata l’attrezzatura aggiuntiva di emergenza( stazione
deco)
e riuniti in gruppo nel posto e nel modo più comodo, va controllata l’attrezzatura
personale
Particolare attenzione va posta a:
a)
b)
c)
d)
e)
f)
g)
h)
i)
Controllare corretta calzata delle pinne
Vestizione della zavorra
Controllo frusta Stagna e Gav, tirare per vedere se è attaccata correttamente
posizione e funzionamento dei 2 erogatori controllando il manometro
chiusura varie clip e sottocavallo
posizione (aperta o chiusa) di eventuale isolatore.
apertura completa delle rubinetterie (non “mezzo giro indietro”, sentire il fondo
corsa!)
Controllare corretta vestizione delle bombole decompressive, verificare che il circuito
sia in pressione ma chiuso.
eventuali perdite d’aria (controllo bolle con immersione della rubinetteria)
Modulo 5
Abbiamo più volte spiegato che ti immergi non autosufficiente e che quindi in questo tipo di
immersione l’autosufficienza è di Team, non singola. è dunque il gruppo che si autotutela e
difende dai pericoli, non il singolo che da solo non avrebbe la struttura di equipaggiamento
né la capacità tecnica di utilizzarlo (Autosufficienza è una parola molto grossa, richiede
sistemi di equipaggiamento complessi e metodi di utilizzo raffinati, la si studia e mette in
atto nel Corso SOLO).
IMPORTANTE:
Il tuo compagno è “parte dell’attrezzatura”, non puoi permetterti il lusso di fidarti di
non controllare, di non andare “a vedere” personalmente.
Chiedi al Tuo compagno se è ok con l’aria. Egli guarda il manometro e scopre di avere
non 200 ma 160 bar in bombola e con un rapido (quanto sbagliato) calcolo pensa di
poterci stare in quanto 80 bar avrebbero dovuto essere di riserva (200 - 80 = 120).
Non vuole rimandare o cambiare l’immersione, nè sembrare stupido, quindi Ti risponde
“aria ok!”.
Tu lo prendi per buono e ti immergi.
Ora: a prescindere dal fatto che non era comunque corretto di per se, considerare gli 80
bar come riducibili all’inizio dell’immersione in quanto si riduce la scorta d’emergenza,
ma in effetti per lui forse poteva anche andare bene, infatti quegli 80 bar non erano
suoi, ma tuo.
L’aria del compagno è la tua. E così con tutto.
Problema del compagno = problema tuo
Che succede se il Tuo compagno scopre in discesa che non aveva clippato bene l’attacco
della stagna alla valvola d’ingresso? Che scende a piombo respirando sempre meno a
causa dell’effetto schiacciamento della muta, e quindi si aggrappa a te o comunque tu lo
devi soccorrere. Lo stesso per il jacket.
108
Technical
Pure Tech Agency
E se a 60 metri soffre di affanno perché non aveva aperto bene il rubinetto? Ti chiede
l’erogatore di emergenza.
E se improvvisamente la cintura di zavorra si apre perché non ben chiusa e in risalita
sfugge verso la superficie?
Si attacca a te probabilmente facendoti pallonare.
Potremmo continuare all’infinito.
Un problema del compagno è un problema tuo, inevitabilmente.
Attitudine versus compagno: efficienza e sistemizzazione
Quando due compagni provano l’un l’altro l’attrezzatura, non stanno pensando all’altro,
ma ognuno sta preoccupandosi nel miglior modo possibile di se stesso.
E non stanno pensando solo al caso di un’emergenza conclamata durante la quale
l’attrezzatura del compagno diventa la propria, ma anche per evitare che in generale si
verifichino problemi, ovvero a scopo preventivo: per essere certi che il compagno abbia
preso tutte le cautele necessarie, non abbia dimenticato nulla in mala o anche in buona
fede.
IMPORTANTE:
É assolutamente vietato, in un’Immersione Tecnica non fare tutti i controlli necessari
di persona, perchè farli sul compagno è farli a se stesso, alla propria attrezzatura
di emergenza e alla propria tranquillità in acqua che si ottiene anche attraverso la
tranquillità del compagno.
Solo quando avrai accettato quanto sopra, ovvero che il controllo dell’attrezzatura del
compagno lo fai per te stesso, effettuerai un ottimo controllo sempre, sistemizzato, anche
quando il compagno è casuale o ei sta antipatico.
E così i tuoi compagni a Te.
Controlli funzionali
Vorremmo sottolineare ulteriormente quanto già chiaro quando si scrive: “premere i
pulsanti”, “respirarvi”, “non basta l’OK”. Abbiamo visto troppi problemi per stupidaggini,
facilissimamente risolvibili in superficie e invece assai serie in acqua profonda.
Si dice che “va bene” un equipaggiamento quando lo si è PROVATO poco prima di
scendere in acqua, ovvero in superficie. Diversamente si può solo affermare “dovrebbe
andare bene”.
Quando la frusta del jacket è attaccata sembra bene al comando immissione aria si può
dire “dovrebbe essere OK”.
Quando di preme il pulsante inflow e si vede il sacco gonfiare senza fuoriuscite strane da
buchi o da valvole difettose, si può dire “sono OK frusta e sacco”.
La differenza è sostanziale, e non vogliamo spendere altre righe su considerazioni così
banali. Banali ma assai poco seguite.
Technical
109
Modulo 5
Dobbiamo ritornare sulle righe poco più sopra e chiarire bene il concetto: non si effettuano
controlli sul compagno mettendoci mani e occhi solo perché si è preoccupati della sua
salute. Non si controlla minuziosamente l’equipaggiamento del fratello o del grande amico
per poi non curarsi di chi non conosci, stai sbagliando con te stesso.
Devi capire che il controllo dell’attrezzatura del compagno è egoistico, non serve all’altro,
ma soprattutto a te.
Pure Tech Agency
ogni attrezzatura non può essere solo osservata, ma deve essere provata!!!
Controlli non visivi ma operativi! controlli funzionali !!!
IMPORTANTE:
In presenza di correnti di superficie o orde che possono disturbare e/o impedire
in corretto controllo in superficie, tutte quelle operazioni che posso essere fatte
all’asciutto, si DEVONO effettuare a bordo, guardando il nostro compagno mentre
tocca la propria attrezzatura e viceversa. L’unica cosa che occorre effettuare in
acqua è il controllo delle perdite gas e il controllo delle bombole decompressive.
Comunque si è VIETATO immergersi senza un accurato controllo di superficie.
5.6
Breafing direzionale
Quando i controlli procedure e i controlli di superficie sono stati completati e tutto è
perfettamente a posto, quando non manca più nulla di nessun genere alla preparazione
dell’immersione, si effettua un ultimo Briefing detto Direzionale, enormemente diverso
dagli altri nella forma e negli obiettivi.
Obiettivi
Detto anche Briefing Riassuntivo, focalizza i punti-chiave dell’immersione nel momento
più vicino possibile alla discesa, e per questo anche nel momento di maggiore stress:
ovvero quando è più utile e ce n’è più bisogno.
Modulo 5
Svolgimento
Ognuno dei componenti del Team espone autonomamente (fra parentesi quanto verrà
eseguito nel Corso, Esempio Livello 47 mt):
a)
b)
c)
d)
e)
f)
g)
h)
i)
j)
k)
l)
m)
n)
p)
q)
Profondità Massima (47 mt)
Profondità Operativa (45 mt)
Empo Massimo (10 min)
Velocità di Discesa (20 mt/min)
Level Off o Fermata Intermedia (40 mt)
Segnale tempo intermedio (4 min)
Segnale Controllo Aria (6 min)
Segnale Ultimo Minuto (9 min)
Segnale Fine Immersione (10 min)
Velocità di Risalita (10 mt/min)
Prima Tappa Decompressiva o Deep Stop (21 mt – 5 min)
Segnale Allerta Aria Bar Minimi (90 Bar)
Segnale Risalita Aria Bar Minimi (70 Bar)
Gestione del Compagno (Distanza dal Compagno 1 Mt)
Affermazione di Aborto Immersione (In qualsiasi momento si può Abortire
l’immersione)
OK per l’Immersione (io sono OK per scendere)
Quindi bisogna stare fermi sul posto in semicerchio in modo da vedersi tutti negli occhi,
rispondere con i segnali corretti quando ugni membro del Team effettua il proprio Breafing
Direzionale, Visualizzando l’immersione programmata.
110
Technical
Pure Tech Agency
Al termine il Team Leader, constatato l’OK di tutti, darà il segnale di OK-Immersione,
quindi non dovrai partire subito da solo, nè aspettare che si immergano prima gli altri.
Questo è esattamente lo schema-briefing direzionale che userai in TUTTE le Immersioni
Profonde Tecniche; nessuna differenza con le immersioni extra-Corso.
Il sistema, lo schema, i punti di interesse sono identici: nè uno più nè uno meno;
cambierà solo quanto è contenuto nella parentesi, che dovrà essere quanto richiesto
nella specifica immersione
Possibili errori
a) Lento
Non hai immediatezza nell’individuare i punti primari dell’immersione: li devi ragionare,
non li “senti” tuoi, non li hai assunti nel profondo: se così, in un momento di minor capacità
di ragionamento potresti “scegliere” altri punti.
Deve durare un Max. di 30 secondi, viceversa diventa inefficace per lo scopo proposto.
Devi visualizzare l’immersione.
c) Mette in discussione quanto deciso nel Briefing Pianificativo.
Non serve a questo!
La tua posizione mentale non sarà quella di ripensare a quanto deciso, ma di stampare
con marchio di fuoco le risposte nella tua mente: usa questo momento per incidere i punti
chiave dell’immersione nel Tuo cervello.
Se metti improvvisamente in discussione quanto già pensato 1000 volte e confermato
con calma e tempo a secco, è assai improbabile che ciò sia frutto di ripensamento logico
(oltretutto in un momento come questo in cui si ha pochissimo tempo a disposizione). Sarà
invece sicuramente dovuto a incertezza, timore, paura, angoscia: ovvero a stress.
Di come comportarti quindi abbiamo già scritto nel capitolo dello Stress, qui vogliamo solo
farti capire questo di te stesso e dirti non incattivirti su problemi pretestuosi, falsi.
d) Atteggiamento passivo, “molle”
Sei sulla difensiva, al pensiero dei compiti che ti attendono arretri mentalmente, li conosci
razionalmente, non li metti in discussione poiché sai che sono a posto, ma non sei convinto
di effettuarli.
Non hai l’attitudine giusta, che in questo caso è quella di moderata aggressività: queste
immersioni vanno un po’ assalite, non certo subite.
Non intendiamo entrare qui in tale argomento che è dei Corsi più avanzati, ma si sappia
che progredendo nel training si richiederà un’immersione d’”Attacco”: si richiederà
un’impostazione mentale Anticipatoria, Dinamica, decisamente Aggressiva. Si richiederà
di mettere la “5° marcia”, di elevare il numero dei giri-motore.
Nel Corso Technical Air/Trimix tale approccio deve essere introdotto e almeno abbozzato
dall’Allievo.
Technical
111
Modulo 5
b) Lungo, denso di particolari, discorsivo e non sintetico.
Confondi questo briefing con il briefing primario. Non sai distinguere i punti primari da
quelli secondari dell’immersione, non dai più valore a ciò che più valore ha.
Ti immergerai senza un chiaro filo logico portante, senza un’indicazione di via maestra da
seguire.
Quini in questo caso: sintesi = operatività acquea.
Pure Tech Agency
Quindi deve notarsi in te un sensibile cambio d’atteggiamento. In quest’ottica sii deciso,
sicuro, grintoso nelle risposte: manifesta anche a te stesso padronanza nel controllare
lo stress e una certa decisione/aggressività nell’enunciare i compiti. Ricorda che sei tu il
primo che sente come effettui il Briefing Direzionale; fallo anche per te stesso.
e) Errori o dimenticanze.
NON sono ammissibili, in questo Briefing ben poco c’è da ricordare ed è tutto di primaria
importanza, viceversa lo hai eseguito troppo dettagliato.
L’esperienza poi dice che al 95% un’errore o dimenticanza qui viene puntualmente a
ripercuotersi in acqua.
Infatti qui la compenetrazione, l’”avvicinamento all’acqua” è massimo, pressoché totale.
Il sub sta vivendo l’immersione come stando in acqua, la situazione permettere di esprimere
esattamente quello che farà.
Modulo 5
Il Briefing Direzionale dà l’immagine precisa di come il sub affronterà l’immersione in
acqua, sia a livello tecnico/pratico che a livello psicologico.
Ogni errore in questo momento è grave, anche perché verrà quasi sicuramente ripetuto
in acqua. è tutt’altro che un banale esercizio riassuntivo: è la vera “prova d’immersione”,
ed è quindi anche la prova di AMMISSIONE all’immersione.
Ascoltarlo ed eseguirlo perfettamente non solo identifica una situazione “tecnica” a
posto, ma serve anche per rinsaldare la fiducia nel compagno e in se stessi e affrontare
l’immersione nel migliore approccio psicologico possibile. Imperfezioni o errori non solo
si ripercuoteranno in acqua ma causeranno anche un senso generale d’insicurezza e
aumenteranno lo stress latente del singolo e del Team. Non si scende in acqua se non
è perfetto
Gestione di team
É consigliabile che ci sia un leader, che sarà chi ha la qualifica e l’esperienza più alta in
questo settore e in questa pratica. Il Team Leader dovrà anche scegliere l’ordine di parola
dei sub.
Il Briefing viene eseguito prima dallo stesso Team Leader, poi dai più bravi sino a scendere
a chi potrebbe avere maggiori difficoltà: in questo modo chi ha maggiori difficoltà avrà
precedentemente ascoltato buoni Briefing che avranno contribuito a costruirgli lo schema
mentale certamente meglio di quanto sarebbe stato se fosse stato il primo a parlare.
Peraltro i più bravi, quelli con lo schema più saldo in mente, potranno meglio sopportare
il tempo di latenza fra la loro enunciazione e l’immersione. Infatti se vi sono più sub i
primi dovranno ovviamente aspettare l’ultimo Briefing prima di immergersi, con inevitabile
caduta di concentrazione.
nell’ambito di questo Corso, l’Istruttore CMAS-PTA in superficie fa le veci del Team
Leader, non solo ovviamente per controllare e dirigere il tutto, ma anche per insegnarti
a fare il Team Leader, compito che un domani potresti essere chiamato a fare te.
Quindi non pensare solo al tuo ruolo, ma osserva e impara anche il ruolo dell’Istruttore,
ovvero il ruolo del Team Leader!!!
La gestione del Briefing da parte del Team Leader è complessa, in quanto dovrà ascoltare
il Breafing Direzionale di ogni membro, nel caso noti mancanze o errori, egli dovrà porre
domande, non correggere già con la risposta, ma provocare l’autocorrezione.
Una semplice correzione non viene metabolizzata e quindi è del tutto inutile, diversamente
con domante mirate si porta il subacqueo alla giusta correzione con una partecipazione
attiva, che servirà al nostro scopo.
112
Technical
Pure Tech Agency
Gli eventuali interventi del Team Leader saranno dunque chirurgici, precisi nella formulazione
delle domande, che debbono porre l’attenzione solo sull’elemento interessato e non dare
al partecipante la possibilità di confonderlo con qualcun altro.
Debbono mantenere alta la velocità e il dinamismo. Debbono allungare il meno possibile
il Briefing, debbono mantenere costantemente alto il livello di stress: il momento della
correzione non deve essere un momento in cui ci si siede e si prende una pausa, in cui ci
si fa coccolare dall’amico esperto.
Ripetizione
Nel caso che eventuali correzioni dovessero allungarsi troppo, confondere, spezzare e
fare uscire il Briefing dai binari, il Team Leader dovrà farlo ripetere da capo integralmente
sino a quando non sarà come voluto e necessario.
L’obiettivo è avere uno schema mentale unico, integrato e filante, non la comprensione
di singoli pezzi scollegati dall’insieme. L’obiettivo è l’ordinata riprogrammazione mentale,
non la correzione dei dettagli sparsi.
Tieni sempre presente che il partecipante in difficoltà può non essere l’unico che partecipa
all’immersione. Ciò significa che un allungamento dei tempi a lui dedicati si ripercuote
sugli altri partecipanti che hanno già terminato il Briefing
Prima che la corda che unisce i partecipanti del Team si spezzi insieme al filo logico
dell’immersione e alla concentrazione, il Team Leader deve decidere di sospendere
momentaneamente, ovvero rilassare il Team e ritornare 1 passo indietro.
Ci si porta dunque in stand by per un po’ e poi appena si sono ricaricate le batterie mentali
si riprende dai Controlli di Superficie.
É molto importante riprendere dai Controlli di Superficie, perchè ciò dà ancora un po’
di fiato a chi sente nuovamente sopraggiungere la parte sulla quale ha avuto difficoltà,
mentre contemporaneamente viene rinfrancato da un nuovo accurato controllo che lo
mette doppiamente al sicuro, lo conforta prima di iniziare l’immersione.
In questo modo lo Stress Latente dovrebbe essersi sensibilmente abbassato prima di
effettuare il 2° tentativo: l’esperienza dice che al 90% questo Briefing andrà bene.
Se il subacqueo presenta ancora difficoltà nel Breafing significa che non è pronto
mentalmente per l’immersione pianificata, e quindi eviteremo di farlo immergere, oppure
sospenderemo l’immersione per tutto il Team.
Non si scende in acqua se il briefing direzionale non è veramente a posto!
Technical
113
Modulo 5
Se un componente ha dei problemi con il Breafing Direzionale, rallenterà e ritarderà
lo stacco dalla superficie di tutto il Team, con conseguente calo di concentrazione di
coloro che hanno effettuato il Briefing prima, sia perché aumenta lo stress nell’assistere
a un Briefing tormentato e difficile di un loro compagno
Pure Tech Agency
Stacco dalla superficie: possibili errori
Parti prima o Dopo il TeamLeader.
Un approccio sbagliato oppure la gestione sbagliata dell’attrezzatura, può portare il
subacqueo ad avere una posizione sbagliata e non pianificata, sia in discesa, che sul fondo,
rimanendo sempre 2 metri indietro o avanti anche durante rallentamenti o accelerazioni,
anzichè al fianco (distanza dal compagno 1 braccio).
La posizione anticipatoria o ritardata, specie se costante e dunque non spiegata da
cause oggettive momentanee, indica una dose di stress non controllata, un rifiuto parziale
all’immersione. In questo caso anche se fosse anticipatoria, non indicherebbe una maggiore
aggressività o convinzione, ma un atteggiamento di “tolto il dente tolto il dolore”.
Una corretta pesata, accompagnata ad un controllo del gav in discesa, ci evita discese
incontrollate e troppo rapide. Diversamente lo stacco dalla superficie potrebbe risultare
piuttosto “violento”, con la sensazione di essere “risucchiati” dal fondo. Inoltre uno stacco
differenziato ci porta anche ad una differenza sui timer o computers
Quindi preparati mentalmente a questo, impostando già sin d’ora lo stacco in modo che
risponda al criterio di simultaneità.
IMPORTANTE:
Impara già da ora uno stacco dalla superficie in perfetta sintonia di tempi e di
velocità di caduta, ti impedirà di commettere errori in futuro.
Modulo 5
Se senti di voler fuggire (indietro o in avanti) dallo schema dell’immersione devi
riconoscere in questo un mancato dominio di stress. Riporta l’immersione entro il tuo
range di stress fisiologicamente sopportabile.
Analizza ogni tuo comportamento in modo apertamente critico. Non averne paura:
questo Ti permetterà di risolvere i problemi e di superarli, migliorandoti.
Fingere a te stesso non farà invece che peggiorarli e metterti in condizione di
pericolo.
Il Briefing Direzionale va effettuato direttamente sul punto di immersione solo quando tutto
è a posto.
Non è possibile avere compiti da effettuare terminato il Briefing Direzionale. Non è ammessa
confusione, perdita di tempo e concentrazione, movimenti dalle posizioni, ecc..
All’OK per l’Immersione del Team Leader, o subito dopo la fine del Briefing Direzionale,
la tua posizione non è corretta o l’attrezzatura deve essere ancora posta in stato
operativo.
Non è possibile farlo a riva per poi pinneggiare prima di riposizionarsi e scendere.
Non è concesso fare nulla dopo il briefing direzionale se non l’immersione.
mettiti nelle condizioni di poterti staccare dalla superficie entro max. 5 secondi dal
termine del briefing: questo è l’obiettivo che devi avere prima di dare inizio al briefing
direzionale.
114
Technical
Pure Tech Agency
Nota corso:
Assistente istruttore
Gli standard CMAS-PTA obbligano l’istruttore a non avere più di 2 allievi per ogni
sessione di acque libere. Questo sempre: non vi sono casi in cui è possibile derogare.
Nel farti capire quanto sia sicuro e curato questo corso, ti invitiamo a segnalarci
direttamente ogni diverso comportamento dell’istruttore. Grazie.
Quando ci sarà l’aiuto istruttore, a meno di diverse istruzioni dell’istruttore, egli si sarà
alla fine del briefing direzionale scomparso dalla tua vista: egli si posiziona appena
dietro le tue spalle e lì rimarrà per tutta la durata dell’immersione discesa e risalita
comprese.
È questa una procedura di grande sicurezza.
Sarai così sempre sotto controllo anche quando il 1° istruttore sarà davanti a te e,
indicandoti il cammino, potrà ovviamente perdere il tuo contatto visivo per qualche
secondo o frazione di secondo in vari momenti d’immersione (quando gira la testa).
Peraltro così sono assicurate al meglio le comunicazioni fra istruttori in quanto si
avrà una linea visiva retta fra di essi, nella quale tu starai perfettamente nel mezzo;
la CMAS-PTA ci tiene a sottolineare questo perchè vuole che tu capisca che sarai
costantemente sotto diretto controllo in qualsiasi momento dell’immersione e lo staff
sarà in comunicazione nei momenti necessari.
Tu non dovrai più preoccuparti del 2° istruttore o aiuto, sarà lui a preoccuparsi di te: a
partire da questo momento lo devi ignorare totalmente e seguire solamente il tuo 1°
istruttore (escluso in caso di emergenza quando devi ricordare che hai un’istruttore
dietro la schiena anche se non lo vedi).
Ricorda!
Puoi abbandonare l’immersione in un qualsiasi momento e per qualsiasi ragione !!!
L’istruttore è il tuo unico compagno d’immersione.
Nel caso ci sia un altro studente in acqua, questi non è da considerarsi compagno
d’immersione e va ignorato in tutto e per tutto.
Nessun segnale o richiesta di assistenza va diretto a lui. Non fare riferimento a lui
nemmeno per gli esercizi, non dovrai imitarlo, nè aspettare l’”imbeccata” per svolgere i
compiti assegnati nel test di apprendimento.
Questo perché a prescindere che se “copi” si vede chiaramente, ma così facendo
potresti sbagliare! Ti ricordiamo infatti che anch’egli è un allievo come te e può
commettere errori.
Fai la tua immersione estraniandoti completamente dalle mosse dell’altro studente
Nota corso:
Senso di posizione
Solo una cosa ti chiediamo verso un eventuale altro studente: il senso di posizione.
Devi sapere sempre dov’è l’altro studente e starci affiancato a 1 braccio di distanza.
Questo per 2 motivi:
1) di sicurezza: se non siete vicini e affiancati l’aiuto istruttore posteriore si troverà in
posizione intermedia e distante, o dovrà fare la scelta di stare dietro a 1 solo studente.
In entrambi i casi la sua velocità operativa diminuisce.
2) didattici: visto che il vero e unico compagno d’immersione (l’istruttore) sarà assai
disordinato e a volte lontano (è suo compito al fine di provocare errori), è chiaro che il
sistema di coppia non ci potrà essere con lui e quindi non sarà testabile con lui.
In tale ottica, per vedere se hai sviluppato questo importantissimo senso, trasferiamo
questo compito sull’altro allievo.
Se non vi sarà un altro allievo, dovrai sforzarti di avere un sistema di coppia il più
possibile efficace, senza compromettere i dati-base dell’immersione, con il tuo istruttore
(ovvero il tuo compagno), richiamandolo quando esce dalla programmazione
Technical
115
Modulo 5
Nota corso:
Compagno di immersione
Pure Tech Agency
5.7
Discesa
La miglior discesa che dovremmo riuscire a fare, sarà quella che ci permetterà di
guadagnare il fondo velocemente, ma nella posizione più confortevole e fisiologicamente
migliore, senza perdere il controllo del compagno, del Team, dell’ambiente, senza essere
mai costretto a interagire fisicamente con essi, sempre in ottimo controllo proprio, e
pronto a fermarsi appena necessario usando la propria attrezzatura o, in caso di effettiva
necessità, sfruttando la cima/parete.
Dopo lo stacco dalla superficie, scendi preferibilmente con i piedi all’ingiù. É consentita
anche la posizione a paracadutista, che ci permette, anche una certa traslazione orizzontale
pinneggiando, ma in assenza di forti correnti
Inoltre occorre avere sempre un contatto visivo con il compagno, il Team e con la cima/
parete, posizionati ad un braccio di distanza, mentre è da evitare il contatto fisico con
essi.
IMPORTANTE
per affettuare una corretta discesa controllata ricorda di tenere sempre in mano il
dispositivo di gonfiaggio del gav, per regolare la variazione di assetto
Modulo 5
Nota corso:
Non effettueremo tecniche di discesa veloce, perchè è da farsi quando si ha già una
grande familiarità con la profondità di arrivo, inquanto aumenta la narcosi d’Azoto e tu
questa familiarità te la stai costruendo.
Deciderai la tua velocità di discesa, nel massimo comfort.
Il tuo Istruttore si adatterà al tuo ritmo precedendoti di poco (sarà in fronte a Te e sotto
di Te di circa 1 metro) e se proprio è esageratamente rapido o lento te lo segnalerà e ti
conformerai tranquillamente alle sue disposizioni caricando o scaricando il jacket.
Non avere fretta. Controlla Te stesso e l’ambiente
5.8
Esercizi di apprendimento
Le immersioni di corso sono strutturate seguendo uno schema sempre uguale, per ogni
livello. Questo perché l’unica variabile che avremo per ogni immersione di livello diverso,
sarà solo ed esclusivamente la profondità. Così potremmo verificare meglio gli effetti della
narcosi d’azoto e dello stress con il cambiare della profondità
Gli Esercizi o meglio i compiti da svolgere durante l’immersione saranno i seguenti:
a)
b)
c)
d)
e)
f)
g)
116
Segnalazione e Fermata Intermedia (Level Off)
Non Superare la Profondità Massima Pianificata.
Segnalare i 4 Minuti d’Immersione.
Segnalare i 6 Minuti d’Immersione, Controllare le Pressioni Propria e del
Compagno.
Con la Bussola Ricavare la Direzione Nord di un Oggetto Segnalato dall’Istruttore.
Identificare e Relazionare all’Ambiente e all’Immersione gli Oggetti Segnalati
dall’Istruttore.
Segnalare 1 Minuto alla Risalita ai 9 Minuti di Immersione.
Technical
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h)
i)
j)
Segnalare la Risalita ai 10 minuti d’immersione.
Risalire senza Lasciare Nessuno sul Fondo alla Velocità di 10 m/Minuto.
Effettuare una Corretta Decompressione.
Come vedi, nulla di trascendentale; ma non è nemmeno semplicissimo come potresti
pensare.
Ora entriamo in dettaglio.
a) Segnalazione e fermata intermedia
Nel briefing ti verrà detto a che profondità ti dovrai fermare in assetto idrostatico
IMPORTANTE:
effettuare un rapido ma efficace check delle condizioni dello studente per
vedere se l’immersione può proseguire toccando nuovi livelli non esplorati
prima.
Si vuole stabilire se in quel momento sei nelle condizioni mentali e fisiche di andare oltre.
Ovvero se alla stessa profondità del livello precedentemente superato hai ancora la stessa
capacità di gestione, se confermi nuovamente l’efficienza già dimostrata nella tua ultima
immersione.
Una necessaria “prova del nove” prima di proseguire verso la maggiore profondità:
potresti infatti essere più stanco dell’immersione precedente, essere in un giorno diverso,
essere mentalmente meno predisposto ad andare oltre o meno concentrato; è un’altra
immersione, diversa dalla precedente, ciò va saputo e ai fini della sicurezza considerato
mettendo un arresto di rispetto/controllo. Non diamo nulla per scontato.
Qualche metro prima della profondità stabilita, segnalerai al compagno di rallentare e
rallenterai tu stesso insufflando la giusta quantità di aria nel jacket.
Se il compagno dovesse essere più in basso di te e vicino alla quota di stop, segnalagli
di rallentare! Ricorda, i segnali non servono solo a Te, ma anche al compagno.
Ti fermerai alla profondità stabilita, senza andare oltre, rimanendo in assetto idrostatico
neutro sino a quando l’Istruttore ti darà il segnale di possibile ulteriore discesa.
Possibili errori
a)
segnalazione troppo anticipata o troppo ritardata, rispetto alla velocità di discesa.
A prescindere dalla scarsa efficienza della segnalazione, questo evidenzia un forte stress
e/o una sensazione dell’immersione falsata. Ovvero una imprecisa immagine di come
si sta svolgendo l’immersione, di come ti stai muovendo in acqua in un ottica spaziotemporale.
Non è un errore grave, ma devi affinare le tue capacità di analisi e giudizio della tua
persona mentre si muove nell’ambiente.
E, soprattutto nel caso di segnalazione troppo anticipata, devi tenere sotto maggiore
controllo lo stress, che ti ha preso un po’ la mano (stress da esercizio).
Technical
117
Modulo 5
La fermata intermedia verrà dunque effettuata a 40 metri per il livello dei 47, a 47 metri
per il livello dei 54, a 54 metri per il livello dei 60 e a 60 metri per il livello dei 66.
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Level Off pianificato 54 mt -> Level Off Effettuato a 51 mt
Evidentemente l’errore è frutto di un forte Stress, causato dall’esercizio di Corso, ma ogni
immersione è un esercizio ci sono sempre compiti da svolgere in ogni immersione.
In quest’ottica non pensare che l’errore o imperfezione da “stress da esercizio” Ti mettano
al riparo dal commettere lo stesso passo in un’immersione fuori Corso: se effettui un
errore in un Corso, lo compirai anche in immersioni fuori Corso ma che contemplino la
stessa condizione di stress.
le immersioni “vere” hanno un MAGGIORE contenuto di stress proprio perché sono
vere e non “di Corso”. Se non riuscirai a gestire lo stress di corso, sarà difficile gestire
uno stress in una immersione vera, soprattutto in caso di emergenza. Essere eccellenti
qui per essere discreti da soli, qualcosa che può perdersi fra le righe di questo manuale
ma che invece è l’affermazione principe, la linea didattica primaria, dell’intero Corso
che stai frequentando. Non pensare al Corso, ma vivi l’immersione reale.
Modulo 5
B)
mancata segnalazione.
Esegui la fermata, ma senza averlo precedentemente segnalato al compagno.
La segnalazione è un aiuto al compagno, e quindi anche dal compagno verso di te.
Il compagno si può dimenticare del compito (qualsiasi esso sia) e ciò in alcuni casi può
causare problemi gravi. In questo tipo di immersione la segnalazione precede SEMPRE
qualcosa di importante. Qualcosa che DEVE essere fatto. Dimenticare la segnalazione
può significare dimenticare anche il compito.
IMPORTANTE:
Qualsiasi compito importante in acqua va segnalato: non considerare la segnalazione
come inutile o banale.
C) mancata segnalazione e mancato stop.
Ti sei totalmente dimenticato l’esercizio.
Nota corso:
L’istruttore ti farà scendere oltre la quota di fermata, anche se di poco, ma per constatare
l’errore, e solo dopo ti segnalerà lo stop e di eseguire l’esercizio. Lo dovrai eseguire
dove stabilito, quindi dovrai risalire alla quota e ti metterai in assetto neutro
Vediamo come la pratica della fermata intermedia ci interessa nelle immersioni extraCorso.
Qualche volta tale procedura viene (solo) pianificata o “addirittura” messa in atto da alcuni,
ma come?
“Scendiamo a 50 metri, ci diamo un OK e proseguiamo”.
Già così la frase è impostata nel modo sbagliato.
L’OK risulta essere una virgola sull’immersione, quando dovrebbe essere la nota
portante.
118
Technical
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Messo come sopra, l’OK è un lazzo insignificante, qualcosa che si dà per scontato ci sia.
Si dovrebbe invece dire: “ci diamo un ok se siamo in grado di proseguire”.
La maggior parte delle volte poi i sub si dimenticano e arrivano direttamente sul fondo.
Altre volte si ricorda 1 solo del team ma, non segnalandolo o non segnalandolo in tempo,
gli altri proseguono e così anche quello che se ne ricordava viene malamente “risucchiato”
verso il basso.
Quasi sempre succede che la fermata alla Pre-quota sia frettolosa, puramente formale,
vista come un fastidio (fatta e via, non interessa come si sia messi, l’importante è
ridiscendere velocemente): ma così a che cosa serve ?
Oppure viene dato un semplice OK al compagno che risponde con un OK impersonale
e inconsapevole, senza la procedura di comunicazione a doppio filo che assicura una
coscienza mentale sufficiente per certificare che il sub è senz’altro “sì, io sono OK per
scendere” (vedi alla fine di questo esercizio). In quest’ultimo caso l’OK non vale nulla,
forse il sub è già mentalmente sulla luna mentre ricomincia a scendere ancora più fondo.
Tutto quindi per niente.
La segnalazione in giusto anticipo, la giusta frenata, la fermata stabile al livello desiderato,
il livello di attenzione e coscienza elevato, la segnalazione corretta (che potrà in quel caso
essere di “cambio miscela”) e il controllo dell’eseguito con richiesta di “OK per scendere”,
sono procedure che, già qui assimilate, renderanno semplice e sicuro il 1° cambio miscela
nei futuri eventuali tuffi in Trimix ipossico.
Quindi: la fermata a un certo livello è un uso assai normale nelle Immersioni Profonde (in
Aria e non).
Serve per constatare le condizioni del team prima di fare l’ultimo salto. Viene sistemizzato
un comportamento che ha grande utilità nel prevenire situazioni di rischio, fermandole
prima della loro apparizione.
Nelle Immersioni Profonde Tecniche è necessario dotarsi di un sistema d’immersione che
preveda dei Controlli Standard nelle zone e nei momenti più delicati e prima di possibili
problemi specifici.
Uno dei controlli standard è questo: il team decide la pre-quota (fermata intermedia)
dove è possibile giudicare con un buon grado di affidabilità e sicurezza quale sarà il
suo comportamento alla quota-fondo. Il principio in base al quale viene impostata la
fermata intermedia è: la più vicina possibile alla profondità massima mantenendo una
sicura operatività di tutti i sub.
La fermata intermedia è uno dei check che deve essere inserito in un sistema di
management globale delle Immersioni Profonde.
L’importanza di tale check è assai rilevante nelle Immersioni in Aria ma anche come
preparatorio alle immersioni multimiscela.
L’efficacia e la validità di esso sono estremamente collegate alla precisione e completezza
della sua esecuzione.
Technical
119
Modulo 5
Eppure lo stop corretto sarebbe normalmente di 5/10 secondi; se viene prolungato è solo
perché sta intervenendo qualche difficoltà (narcosi, assetto pesante, stress, altro) e allora
è un bene che sia prolungato per potervi rimediare, risalire un attimo o eventualmente
anche (perché no) abortire l’immersione (molto meglio che mettersi, discendendo ancora,
in condizioni di poter subire un’emergenza).
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Approccio ai numeri nella subacquea tecnica.
Rileggi il principio in base al quale viene impostata la fermata.
Anche in questo caso, come moltissimi altri, la Subacquea Tecnica dà precisi standard
di comportamento senza tradurli o proporli come numeri fissi preconfezionati.
In altre parole le profondità (e in generale quant’altro, come i bar di scorta, ecc.)
rispondono e certamente soddisfano sempre precisi standard di comportamento
imposto, ma danno risultati numerici variabili a seconda dello scenario.
Ci spieghiamo meglio: non si dice che la fermata deve essere a sempre “10 metri
prima” della quota massima.
Non si dà questo standard numerico, sarebbe profondamente sbagliato: oggi può essere
10, domani 12 e dopodomani 8. Dipende dai compagni, dalla velocità di discesa, dal
luogo d’immersione, ecc., ovvero da tutti quegli elementi che in questo Corso imparerai
a considerare e valutare
Modulo 5
Questo è un cambio di approccio sostanziale, rispetto alla subacquea ricreativa. Devi
capirlo e farlo tuo.
La didattica ricreativa tende a implementare nel sub soprattutto dei numeri
La didattica tecnica invece implementa i principi e dà le informazioni e il training
necessari affinché il sub possa autonomamente capire quale sia l’applicazione pratica
corretta ed adeguata degli stessi (ovvero per poter dedurre i numeri).
In questo modo il numero arriva dopo, non appare subito.
D) Pinneggiamento forte per mantenerTi in neutro.
Non hai il controllo dell’attrezzatura, non sei capace di stabilire quanta gas devi insufflare
nel jacket.
O non ti “senti” a tuo agio e stai agendo istintivamente con pinnate di cui molto probabilmente
non ti rendi conto di muovere.
Intendiamoci: se sono leggeri colpi di pinna per mantenere la posizione nulla da dire, ma
se sono movimenti per mantenere la quota il problema è grave.
Se non sai mantenere una posizione a quella profondità, peggio sarà più in basso.
è una situazione di potenziale rischio grave che deve venire corretta istantaneamente.
Solo quando dimostrerai di avere un assetto soddisfacente potrai proseguire.
E)
Yo-yo.
Cattiva sensibilià all’assetto e ai suoi spostamenti causa esagerate insufflazioni e
altrettanto esagerati deflussi di gas dal jacket con conseguenti movimenti estesi all’insù e
all’ingiù. Questo errore identifica una capacità percettiva distorta ed invece una capacità
analitica-gestionale ancora relativamente buona.
Avere un assetto non altalenante serve anche a non perdere punti di riferimento, a evitare
eventuali contatti o urti con compagno/parete/fondo e relative conseguenze.
Serve anche a non perdere tempo su una quota che non è l’obiettivo finale.
F)
Pulsanti sbagliati.
Sotto narcosi è possibile premere il pulsante di spurgo invece di quello di flusso di gas nel
Jacket.
Incominci a scendere rapidamente. Puoi avvertire dolore alle orecchie che aumenta lo
stato di stress-confusionale.
120
Technical
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Il tuo istruttore ti segnala con una mano il pulsante di spurgo mentre l’altra mano si
muove chiaramente e ampiamente in segno di no. Se non vi è da parte tua un’immediata
azione, l’istruttore ti indica di prendere contatto con la cima/parete.
Se in qualsiasi momento la velocità di discesa comincia a essere preoccupante,
l’istruttore o l’aiuto istruttore entrano in contatto fisico con te e bloccano energicamente
la discesa. In questo caso non ti agitare. Non ti muovere. Non opporre resistenza.
Rilassati. “spegniti”. L’immersione viene naturalmente abortita.
Premere un pulsante sbagliato è una cosa che può naturalmente succedere sotto stato
narcotico o sotto stress.
Un errore così banale può portare a conseguenze assolutamente drastiche:
Non ti mettere mai in condizione di non avere possibilità di recupero. Non sottovalutare i
dettagli.
Non buttarti in situazioni che non permettono errori, specialmente sotto forte narcosi ed
ancora peggio sotto forte stress. Stai scherzando col fuoco.
Nella sopracitata situazione, come potrebbe essere anche per altre, l’errore innesta una
spirale negativa da cui non riesci più a uscire. Qui sarebbe il tuo Istruttore e l’aiuto che
risolverebbero la situazione, ma da solo?
Resta sempre con un margine di operatività mentale che prevenga l’errore o che, nel caso
si verifichi, Ti dia ancora tempo e possibilità di riflettere su come rimediare. Resta sempre
all’interno di narcosi di medio livello, non elevate!
La narcosi/stress elevati provocano l’errore e poi non ne permettono la risoluzione.
Nota corso:
quando avrai raggiunto la posizione neutra stabile e l’Istruttore considererà che tutto va
bene e si può procedere, Ti chiederà se vuoi scendere più fondo (Tu- scendere - OK).
Alla Tua risposta positiva (Io - scendere - OK -stai sempre fermo sul posto non partire
subito -), Ti segnalerà il permesso di scendere (OK - giù).
Non basta essere a posto fisicamente, bisogna avere la certezza che il compagno sia
OK anche psicologicamente, che si senta di farlo e lo VOGLIA fare! Non dare mai nulla
per scontato: chiedere sempre conferma delle prossime azioni.
Pochi secondi sono un prezzo più che ragionevole per il tutto.
Anche in questo caso, come sempre, ciò è trasferibile nelle Tue future immersioni
extra-Corso; fanne tesoro
Technical
121
Modulo 5
immagina un sub che in profondità già pinneggia fortemente per sostenersi, quindi già
estremamente negativo, in forte narcosi/stress, che per questo vuole aiutarsi col jacket
e schiaccia il pulsante di spurgo.
L’aria del jacket esce quasi tutta subito e il subacqueo cade a piombo in una discesa
improvvisa e rapidissima durante la quale la narcosi e lo stress aumentano ancora di
più e di colpo.
In questa nuova e ancor peggiore condizione come pensi che operi il sub? Se ha
sbagliato pulsante poco prima in condizioni psicofisiche migliori, pensi che capisca ora
che deve premere l’altro? Certamente no: continuerà insulsamente a tenere premuto
quello che aveva usato e a pinneggiare disperatamente ancora più forte.
Lo sballottamento della posizione in caduta scoordinata permetterà lo svuotamento delle
poche sacche d’aria forse rimaste nel jacket, velocizzando sempre più la discesa.
Conseguenza pressoché immediata sarà lo shock narcotico, l’affanno (aggravato
eventualmente dall’effetto compressione toracica della muta stagna) e il panico. Il tutto
mentre il sub è in caduta libera.
Risultato finale: se “non c’è fondo” ci sono serissime possibilità che il sub sparisca per
sempre.
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5.9
Mantenimento della profondità massima
Nel briefing ti sarà stata detta quale sarà la profondità massima che non dovrai superare
e quale sarà la profondità operativa
Le immersioni che andremo a svolgere saranno tutte pianificate come immersioni quadre,
con profilo decompressivo pianificato del Breafing Pianificativo tenendo presente la
profondità massima stabilita. Ovviamente questo significa che la nostra profondità operativa
dovra’ essere 2 metri inferiore, in modo da non sforare la tabella programmata. Inoltre
dovrai anche notare se il Tuo “compagno” sta andando oltre e avvisarlo del pericolo.
IMPORTANTE:
La massima profondità pianificata è da intendersi come limite massimo raggiungibile,
non come limite da raggiungere per forza, non ti viene assolutamente chiesto di far
segnare la Max. Prof. pianificata sul tuo computer!
Modulo 5
Durante le immersioni di Corso, il tuo compagno (quindi l’Istruttore), guiderà l’immersione
il quale supererà volutamente più volte la profondità max. pianificata (se l’Istruttore
rimanesse sempre alla giusta profondità non si potrebbe mai sapere con certezza se tu
hai avuto il controllo della stessa oppure no). Inoltre cercherà di farla superare anche a te
(ovviamente senza alcun contatto fisico), tenterà di rompere i tuoi schemi, li metterà alla
prova.
Tu non dovrai seguirlo e quando l’Istruttore supererà la profondità dovrai accorgertene e
richiamare la sua attenzione (con la voce, la torcia, con i gesti o altro) comunicandogli di
risalire.
Possibili errori
a)
Superi la profondità pianificata.
Sei un pessimo subacqueo che non controlla costantemente la profondità massima
pianificata.
Nota corso:
vale ciò che hai sul tuo computer, non su quello dell’Istruttore che può avere delle
fisiologiche diversità e che sarà comunque certamente andato oltre; se tu avessi 2
computer varrà quello da te dichiarato in partenza all’Istruttore come primario (quello
che segui in immersione).
il tuo istruttore non ti mette certo in pericolo facendoti superare la profondità di parecchio
quando nel momento che la superi proprio per questo stai manifestando un probabile
non controllo narcotico/stress o comunque non una gestione totale dell’immersione:
l’errore sarà sempre assai limitato e micrometrico (qualche decina di centimetri,
forse 1 metro), perché lo contiene l’istruttore (che non vuole aggravare il quadro già
probabilmente compromesso).
Ma il significato di base sarà assolutamente identico: in quel momento eri sicuramente
distratto o in difficoltà e forse avresti potuto scendere ancora molto oltre. Comunque non
hai rispettato la max. profondità.
Va inoltre detto che seppur di pochi centimetri, sarà di 2 o 3 metri in più quanto ti eri
prefisso!
122
Technical
Pure Tech Agency
Infatti, per quanto scritto poc’anzi negli OBIETTIVI, dovrai avere un limite Tuo ufficioso di
2 o 3 metri meno della max. prof. prianificata.
Quindi se buchi “ufficialmente” di “soli” 10 centrimetri ,di fatto l’errore sarà di 2 o 3 metri +
10 centimetri: non sono pochi.
Nessuna “italica” discussione quindi in merito! L’errore si è compiuto.
Se non assumi un limite di 2 o 3 metri prima della max. prof. pianificata, e naturalmente ti
adoperi nel rispettarlo come fosse quello “ufficiale”, Ti accorgerai quanto è facile andare
oltre.
Basta un attimo, il braccio del computer posizionato in basso, un’espirazione più
pronunciata o fatta quando si è sulla “linea di demarcazione”, o altro.
Come tutto il resto, questo è vero sempre, non solo nelle prove di questo Corso!
Ci deve essere una forte autocoercizione che Tu devi volere e sentire nel farTi insorgere
un riflesso condizionato: stare sempre 2 o in alcuni casi anche 3 metri sopra la massima
profondità pianificata.
Anche e soprattutto nelle immersioni fuori Corso è meglio effettuare un calcolo tabellare
qualche metro oltre la massima profondità pianificata reale, ai fini di non restare “scoperti”
su un possibile errore di profondità.
Va da sè che ciò ovviamente non significa assumere mentalmente tale maggiore profondità
“di errore” come la nuova prof. max. ufficiale, sennò si ritornerebbe al punto di partenza.
In acqua alcuni soggetti “deboli” vengono “rapiti” da altri soggetti più “forti” che se li portano
a spasso ovunque.
La debolezza di questi soggetti passivi proviene anche (ma non solo) dalla “comodità” che
essi “decidono” di avere nel momento che l’essere lucidi e razionali richiede sforzo.
In altre parole arrivano sino a una profondità autonomi, poi la narcosi e lo stress richiedono
loro energie che non hanno voglia (o che non sono in grado) di spendere. Quindi si
rilassano mettendosi in “stand by” e spostano la responsabilità dell’immersione a un altro.
Effettuano un “Transfert” cerebrale.
Si vedono dunque situazioni deliranti in cui tutti hanno reattività mentale zero, nessuno sa
chi veramente traina il gruppo al completo sbando, compagni che poi fuori dall’acqua si
dicono vicendevolmente “seguivo Te !”, ... ecc..
Ogni commento è inutile se non sottolineare che sono situazioni in Immersioni Profonde
riscontrabili molte più volte di quanto si immagini. Non si pensi che siano rare, tutt’altro!
In effetti durante le Immersioni Profonde i partecipanti sono tutti alterati (a livelli
enormemente diversi a seconda dell’esperienza e soprattutto del training specifico) dalla
narcosi e in forma ancora molto maggiore (anche se così non si pensa) dallo stress.
E questo fa sì che si vengano a creare nuovi e strani equilibri, diversi da quelli riscontrabili
e lucidamente accettabili in superficie: il Leader di superficie può non esserlo più in
profondità, sino a sparire anche completamente come immagine e come forza reale.
Mentre altri appaiono sfoderare inconsapevoli forze nascoste che come nere sirene
condizionano fortemente il comportamento del/dei sub.
Technical
123
Modulo 5
Nelle immersioni profonde esiste quello che si può chiamare “effetto gregge” o “effetto
cagnolino”: il sub si perde nel seguire una persona, qualsiasi cosa faccia.
E non necessariamente è il team leader ufficiale: la maggior parte delle volte non è una
scelta mirata ma casuale.
Pure Tech Agency
Di fatto si può aprire una nuova dimensione. Nuovi assetti di team si possono creare, che
non hanno nulla a che vedere con quanto emozionalmente provato e operativamente
testato fuori dall’acqua.
In ogni momento dell’immersione devi poter capire/giudicare quello che fanno gli altri ed
essere cosciente e padrone di quello che fai Tu.
Devi avere una “forza” mentale interna che riesca a mantenere la Tua persona divisa dalle
altre, che costruisca un “muro”, una solida barriera che Ti separi dalle intrusioni mentali
di altri e che eviti Tue fuoriuscite dai Tuoi confini, contenendoTi forzatamente sempre
all’interno di essi, qualsiasi sollecitazione fisica o psicologica Ti sia proposta.
A volte inviti, richieste, ordini, da parte di subacquei “forti” riescono ad aprire brecce nel
Tuo muro e imporsi in una mente resa debole dalla narcosi e dallo stress. Se succede e
molli per un attimo vieni “succhiato” dagli altri di cui diventi “schiavo”: esattamente come
in un incantesimo.
Non devi permettere questo, devi essere sempre TU che decidi quando e come abbassare
il ponte levatoio delle Tue mura.
IMPORTANTE:
Non devi entrare nella immersione degli altri.
Devi sempre rimanere nella tua immersione.
Questa è la regola n° 1 per gestire le immersioni.
Modulo 5
b)
Non Ti accorgi che il compagno sta superando la profondità massima pianificata.
Sei un cattivo compagno e non lo stai aiutando cercando di metterlo sull’avviso.
Oltre alle possibili conseguenze di quanto sopra nei confronti del compagno, va analizzato
anche cosa significa essere “un cattivo compagno” verso se stessi.
Non si è cattivi compagni se si è in buona gestione dell’immersione.
Una cattiva attenzione verso il compagno non è solo indice di distrazione o di leggerezza,
ma può anche voler evidenziare una chiusura esterna forzata che il sub deve mettere in
atto per non perdere il controllo base della sua immersione.
Il sub quindi chiude l’attenzione verso il mondo esterno per rivolgerla solo verso di sè,
verso il suo interno: chiama a raccolta le forze mentali distribuite in zone “periferiche” per
concentrarle solo sulla sua introspezione personale. Solo su di sè: si sente, si ascolta, si
isola, si “chiude”.
Non può concedersi altre “distrazioni”: si separa dal mondo circostante per consapevole
scelta forzata.
In questo senso il sub che risulta essere un “cattivo compagno” denuncia una condizionelimite dell’immersione: lo stress e/o la narcosi sono ben aldifuori del medio livello, non
sono più gestibili su tutte le zone dell’immersione ma unicamente su alcuni settori-base
scelti, a svantaggio di altri considerati “sacrificabili”.
IMPORTANTE:
Attenzione a quando si sposta l’attenzione su se stessi: in alcuni momenti è
normalissimo poiché coinvolti in compiti pratici o check personali, in altri è indice
di problemi abbastanza grossi.
Quando “senti” che stai facendo confluire risorse mentali sulla tua persona in modo
generico, forzato e continuativo, renditi conto che ciò è indice di problemi personali
e possibile causa di altri generali.
124
Technical
Pure Tech Agency
Usa quindi l’attenzione che hai verso il tuo compagno, o comunque verso ogni
riferimento/compito esterno, anche come check di una tua stabilità gestionale
dell’immersione, e comportati di conseguenza come sai.
c)
Ti accorgi che il compagno sta superando la profondità massima pianificata e non fai
nulla.
Sei un cattivo compagno e non lo stai aiutando cercando di metterlo sull’avviso.
In questo specifico caso viene esclusa la possibilità di una distrazione, che poteva
sussistere più sopra.
Qui tu vedi perfettamente il problema e non reagisci.
Lo scenario è quello di una modestissima apertura verso l’esterno, un’apertura solo
formale, da spettatore, fotografica e non operativa.
In quel caso può però anche succedere che riesci ad alzarti, facendo non poco sforzo.
La “sveglia” della visione di un problema deve essere usata come la sveglia della
mattina.
Una volta che suona, anche e soprattutto se siamo addormentati, non possiamo non
usarla anche per noi stessi.
è un’occasione, un’opportunità non solo per darci una mossa nell’aiutare il compagno che
in quel momento sta manifestando chiaramente un problema, ma anche per uscire dal
nostro stato dormiente pericoloso anche per noi stessi.
Facciamo tutti gli sforzi del mondo ma non giriamoci dall’altra parte e riprendiamo il sonno,
non siamo nel letto e il problema non è un sogno. Prendiamo il problema come uno schiaffo
sulla faccia, come un secchio d’acqua fredda.
Siamo in questo decisi, forti, aggressivi..
IMPORTANTE:
L’ultimo livello, quello dei 60 metri, nei nuovi standard di corso vede questa
profondità come assolutamente invalicabile.
Lo studente quindi non può essere portato oltre per nessun motivo e, dovendo
comunque testare come in tutti gli altri livelli il suo granitico mantenimento della
profondità attraverso la costante pressione al superamento, l’obiettivo ufficiale
(quindi ovviamente dichiarato in tutte le fasi pianificative) di profondità del livello
60 viene fissato in - 58 metri. Così facendo, l’istruttore mantiene i classici 2 metri di
possibilità di foramento indotto.
Tale standard lo comunichiamo anche a te, studente di questo corso, per farti
capire quanto é importante il controllo della profondità e per chiederti di segnalarci
(attraverso il modulo di controllo sicurezza e qualità che ti arriverà successivamente,
insieme al brevetto) eventuali deviazioni da tali direttive.
Technical
125
Modulo 5
Un pò lo stesso di quando sei spaventosamente pesante sul letto, suona la sveglia
presto la mattina e Ti rendi conto che devi alzarti ma non riesci a farlo e resti come
sei.
Pure Tech Agency
5.10 Segnale dei 4 minuti
Quando il timer segnerà 4 minuti lo segnalerai al compagno.
Obiettivo
Costruire uno scheletro portante temporale assai solido, che non crolli con gravosi o
inaspettati pesi.
In questo e in tutti i successivi esercizi di tempo dovrai concentrare l’attenzione su questo
parametro assolutamente di base, al fine di sviluppare un ottima e approfondita coscienza
e sensibilità interna, di come trascorre il tempo all’interno di un’immersione anche con
ampi contenuti di esercizi, stress, narcosi.
Svolgimento
Abbiamo già parlato su come definire efficaci le comunicazioni, quindi quando avrai
qualcosa da segnalare dovrà essere chiaro ed univoco.
In questo caso dunque non potrai semplicemente segnalare un 4, cosa significherebbe?
4 cosa?
Prima di segnalare il 4, batterai le dita sul computer o timer. In questo modo il significato
è chiaro (tempo, 4).
L’istruttore risponderà correttamente al segnale ricevuto. (CORREZIONE)
Nota corso:
Modulo 5
Durante i 60 secondi in cui tu puoi segnalare questo tempo, l’Istruttore tenterà di
distrarti. Nel caso che l’Istruttore non ti faccia caso, puoi effettuare la segnalazione
all’Aiuto Istruttore che hai dietro le spalle: basterà alzare le braccia sopra la testa,
battere sul computer e aprire la mano sul 4.
Con molta “classe” cercherà di portare la tua attenzione su oggetti che ti chiederà di
ricordare, sfilerà in basso magari oltre la profondità massima pianificata, farà finta di
non prestarti attenzione o non ti guarderà davvero, ecc., tutto al fine di farti aumentare
lo “stress da esercizio” (sentirai di avere sempre meno tempo per eseguirlo, per far
vedere la segnalazione) e di farti dimenticare la corretta esecuzione del compito o un
altro compito attiguo o contemporaneo.
“dichiariamo” questo comportamento dell’Istruttore qui perché forse in questo momento
sarà più evidente, ma in realtà ciò sarà la norma: l’Istruttore potrà mettere in opera
strategie di distrazione in qualsiasi momento. Ti devi abituare a gestire multiple task
(compiti multipli contemporanei).
Semplice esercizio, basta ricordarsi di segnalare all’istruttore il 4° minuto dell’immersione.
Se non te ne ricorderai sarà perché sei sotto stress, e quindi potresti non ricordare che
dietro a te c’è un aiuto anche in caso di reale emergenza!
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Technical
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Possibili errori
a)
segnalE dei 4 minuti non eseguito
Ti sei dimenticato di effettuare l’esercizio.
L’attività subaquea è legata fortemente al tempo, e questo è ancorpiù vero nella Subacquea
Tecnica dove il tempo assume significati davvero vitali per le forti differenze di carichi
decompressivi, di autonomia e di molti altri veri e propri sconvolgimenti di scenario causati
anche solamente di pochissimi minuti di differenza sul pianificato.
Già molto evidente nel settore delle Immersioni Profonde Tecniche in Aria o con miscele
Trimix Normossico, questo problema è gigantesco nelle immersioni in Trimix Ipossico.
Aumentando fortemente le quote d’immersione, anche una variazione di 1 - 2 minuti su
quanto pianificato, modifica fortemente il piano decompressivo, i consumi del gas di fondo
e l’autonomia dei gas decompressivi.
Anche in tale ottica è basilare una perfetta assimilazione del cosiddetto “Run Time”, della
“corsa del tempo”.
Il discorso merita grandissimo approfondimento sotto diverse ottiche.
Ti preghiamo di stare molto, molto attento a quanto segue e ai principi che ne
scaturiscono.
Data la velocità e semplicità dell’operazione di controllo del tempo (un’occhiata al polso)
e quindi la possibilità di ripeterla senza fastidio anche 100 volte in immersione, il sub
considera l’attenzione al tempo come cosa assunta, secondaria, questo non perché
trascurabile, ma perché semplicissima.
Ciò ha portato a comportamenti devianti assai comuni e ben identificabili soprattutto in
questo Corso: il sub guarda il timer 50 volte su 10 minuti o guarda il timer a tratti molto e
a tratti niente, senza filo logico.
Il principio che regola l’operazione di controllo tempo è infatti questo: ogni volta che il sub
ha spazio guarda il timer.
Sembrerebbe un subacqueo molto Diligente, attentissimo e scrupoloso, ma non è così.
Come può essere definito davvero “attento” un sub che guarda il timer ad esempio ai 2,36
minuti e poi ai 2,46 e poi ai 2,53? O non si ricorda che ha osservato il tempo 10 secondi
prima o non ha il “senso” del tempo che passa. E sono tristemente vere ambedue le
realtà.
Ti stupiresti nel sapere quante volte guardi il timer in immersione. Una quantità
inimmaginabile, credici, solo che poi rimuovi dal cervello l’azione fatta. Ammesso che sia
arrivata al cervello.
E quando ripensi al tempo riguardi il timer, senza ricordare se l’hai già guardato prima e
quando.
Technical
127
Modulo 5
Scriviamo “Assimilazione” e non semplice “Visione”.
La “Visione” è cosa esterna, non interna, è un’operazione che viene eseguita su
comando, in modo quasi impersonale, estraneo al resto, che esce dal contesto. Un
singolo punto di contatto uomo-macchina: in un determinato momento l’occhio va sul
timer in modo asettico e riceve l’informazione: un click fotografico.
L’”Assimilazione” è quel processo che “sente” (non “vede”) il trascorrersi del tempo
come qualcosa di fisiologico, come la fatica o altro, e attraverso il quale il sub è in grado
di stabilire con sufficiente approssimazione a che punto si trova dell’immersione senza
osservare il timer o comunque senza osservarlo continuamente
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Ciò non solo perché è un’operazione rapidissima e non fastidiosa, ma soprattutto perché
l’osservazione del timer è sempre eseguita col sistema dell’”ESCLUSIONE”, del “sì e del
no”.
ESEMPIO: Segnale del 4 minuto, il sub dirige l’occhio verso il timer già alla ricerca di
quella lettura o di una molto prossima d’allerta.
Se il subacqueo leggesse “2” non ricorderà l’informazione perché considerata non
“d’allerta”, ovvero non “importante” (all’erta = importante, diversamente no).
Quindi dopo pochissimo tempo si ricorda solo che probabilmente non è 5, nè 4 e nemmeno
3 , non avendo “letto” un dato di Allerta, perchè dal suo sguardo fugace e rapido al timer
ha ricavato una “sensazione”, non un dato.
Inoltre questo sistema “a esclusione” che non offre informazioni definite, provoca
un’innalzamento dello Stress Latente, in quanto fa entrare il subacqueo in uno stato di
“perenne Ansia” causata dalla non totale coscienza di come si sta muovendo nello spazio/
tempo dell’immersione.
Uno stadio che non è confusionale ma quasi pre-confusionale, una situazione abbastanza
inconsciamente scomoda da sopportare.
Modulo 5
Il sistema del “sì o no” o del “VICINO / LONTANO” è usato molto ampiamente anche in
altri settori, per esempio la profondità, non importa a che profondità siamo, si capisce
solo che non si è vicini o non si è superato la max. prof., la riserva d’aria, non si leggono
i bar, si guarda solo se il manometro è in zona rossa o no, e così via.
Un sistema d’interpretazione dell’informazione, che possiamo definire “semaforico”, non è
certo un approccio da ritenere veramente attento.
Definiamolo per quello che è: un approccio non intelligente, ove per intelligente si intende
non solo rendersi conto di ciò che NON è ma soprattutto di ciò che è.
Il subacqueo va in acqua con dei divieti, e sta attento solo a essi.
Il subacqueo va in acqua con attenzione a ciò che NON deve fare, non a ciò che sta
facendo.
Il principio (sbagliato) è questo: è più importante ciò che non devo fare rispetto a quello
che sto facendo.
Questa banalizzazione dello scenario non tiene però conto che ciò che sto facendo inficia
pesantemente l’immersione e quindi anche quello che NON devo fare.
Se io so cosa sto facendo in un determinato momento dell’immersione, come ad esempio
a che profondità sono e a che velocità sto scendendo, oppure a che minuto sono e quanto
veloce il tempo sta passando, ho molte minori probabilità di effettuare un successivo
controllo trovandomi un dato sbagliato, ovvero ho molte meno probabilità di effettuare un
controllo che improvvisamente e sorprendentemente mi dica di essere sul “NO”.
Mentre l’approccio del “sì e no” è meccanico, automatico, in fin dei conti anche un po’
casuale, chi “sente”, chi “vive” i parametri dell’immersione gestisce intelligentemente le
richieste di informazioni e quindi:
A) perde meno tempo quando non è importante e b) investe più tempo quando è
importante (dunque risulta meno fallace).
Questa è la vera attenzione, quella che risulta da ragionamento il quale a sua volta
deriva da un senso dell’immersione in tutti i suoi parametri
128
Technical
Pure Tech Agency
Quindi controllare il tempo per 5 volte durante il 1° minuto per stare attento alla segnalazione
dei 4 non è logico e normale, anzi per noi non è un segno di grande attenzione, ma è un
errore, significa che non stai “vivendo” attivamente l’immersione, che non hai coscienza
del punto in cui stai, che non hai sviluppato un’”orologio interno”.
E che quindi potresti poi anche guardare nel momento sbagliato, se distratto da altre
occupazioni, proprio l’attimo dei 4 minuti in quanto anche in quella zona temporale il
controllo sarà automatico, semicasuale, volto a riempire un vuoto, ma se il vuoto non
c’è (occupazione in esercizi o emergenze) non avrai sentito internamente l’esigenza di
intensificare l’attenzione e quindi ti scapperà.
Il cambio di approccio generale che ti richiediamo è enorme, assolutamente
sostanziale.
Uno dei noti effetti della narcosi e/o dello stress è l’alterazione della memoria a breve
termine e del senso del tempo.
Se non stai attento ai controlli ricordantoteli e non sviluppi un solido e affidabile orologio
interno corri il rischio di pensare che siano passati 10 secondi e invece sono passati 4 o 5
minuti. Problema assai grave come è intuibile.
Per questo motivo nel Corso Technical CMAS-PTA c’è un’enorme attenzione al tempo, il
pressante incedere dei minuti Tti obbliga a capirli, a “sentirli” anche durante altre attività a
cui sarai sottoposto.
Se ogni volta che segni un punto sul foglio poi lo cancelli, avrai sempre solo 1 punto
sul foglio e che durerà assai poco. Con 1 solo punto non si disegna un grafico. La tua
mente è come il foglio, se ogni input che hai non lo memorizzi e immagazzini e lo metti
in relazione con gli altri, non riuscirai mai a disegnare grafici, e così a crearti una tua
prima direzione interna del movimento del tempo.
In una seconda fase, per completare poi lo sviluppo dell’orologio interno, dovrai chiedere
l’informazione allo strumento solo quando lo ritieni logicamente necessario e non a caso,
al fine di avere una CONFERMA di quanto ritieni debba segnare il timer.
IMPORTANTE:
Quando l’errore sarà ripetutamente e in ogni situazione fisiologico, avrai raggiunto
il senso del tempo.
E così per il consumo, per la profondità, per la velocità di risalita, ecc.: per tutti i
parametri base dell’immersione.
Technical
129
Modulo 5
come si sviluppa un orologio interno?
Ricordando ogni rilevazione precedente come dato preciso e non come sensazione,
mettendola in rapporto con l’attuale, pensando dunque allo spazio intercorso sforzandosi
di capirlo, di valutarlo solo ora come sensazione e di farlo tuo.
Avere dunque ricordo di più rilevazioni durante l’immersione per poterne disegnare un
grafico mentale che segni l’andamento del fattore.
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Devi sviluppare un senso interno dei parametri base dell’immersione, che ti permetta di
essere cosciente di come ti stai muovendo in acqua. Sempre, non solo sui limiti di allerta
o di guardia.
Devi avere un’orologio, un profondimetro, un manometro, INTERNO, attivo durante TUTTA
l’immersione.
A tale scopo non devi usare gli strumenti con un’approccio del “sì e no” o del “vicino o
lontano”, ma vedere e capire da loro quale è lo stato attuale e ricordarlo.
Ovvero fare dei controlli un’attività intelligente, mirata alla consapevolezza di quanto è e di
come varia, non di quanto non è e basta.
Segnae dei 4 minuti in anticipo.
Al 3° minuto effettui il segnale dei 4 minuti, pensando di leggere sul timer 4.
Può succedere perché:
1)
lo stress da esercizio ti porta a voler intenzionalmente anticipare l’evento al punto da
creare un’illusione ottica da autoconvincimento. Evento raro, ma non impossibile;
2)
la narcosi crea un’illusione ottica da aspettativa. Evento anch’esso raro ma non
impossibile.
Modulo 5
Fortissimi livelli di stress e/o narcosi portano alla fuga dalla realtà vera, per rifugiare il
sub in una realtà virtuale. In questo caso e in altri, ricordati bene che quanto scriviamo
dopo uno specifico esercizio è sempre da riportarsi generalmente.
Essere “zombies” può significare anche questo: travisare i parametri di immersione, vivere
una realtà virtuale scollegata dall’immersione che si vive.
Quante volte può succedere? Non lo si può sapere, ma probabilmente più di quante si
pensi. Del resto, quante volte hai potuto testare il tuo comportamento? Quante volte hai
potuto confrontarti seriamente con qualcuno credibile e che conosce approfonditamente
tutte le problematiche di cui sopra? Possiamo forse dire nessuna?
Quindi attenzione a non considerare questo errore solo teorico o esagerato, forse raro,
ma non poi così tanto
Segnale dei 4 minuti in ritardo.
Al 5° minuto effettui il segnale dei 4 minuti, pensando di leggere sul timer 4.
Ti accorgi di essere al 5 minuto, ma segnali ugualmente il 4° coscientemente
Può succedere perché:
Sia il punto 1 che il punto 2 sono assimilabili a quanto scritto sopra.
Nota corso:
Se ti accorgi di avere passato il minuto, (ipotesi 2) o lasci perdere perchè comunque
l’esercizio è di fatto saltato, oppure segnali quanto effettivamente vedi e quindi 5 min.
Diversamente come potrà l’Istruttore sapere con certezza che tu sapevi che era 5 e
non 4?
L’Istruttore dovrà propendere per l’ipotesi 1) anche quando magari non è così.
Per evitare equivoci o malintesi, segnala sempre ciò che vedi o non segnalare nulla.
Segnale dei 4 minuti con la procedura di comunicazione sbagliata.
Non batti precedentemente il dito sul timer, o ti poni con la mano nascosta, non aperta
bene, ecc.. sono contenuti nell’apposito capitolo sulle comunicazioni.
130
Technical
Pure Tech Agency
5.11 Segnale dei 6 minuti e controllo pressioni
Quando il timer segnerà 6 minuti lo segnalerai al compagno e controllerai la pressione Tua
e del compagno.
Obiettivi
Segnalazione dei minuti: come per i 4 minuti; la ripetitività degli esercizi di tempo è
didattica, serve a dare le distanze, a costruire il senso temporale di esse.
Controllo pressioni: check sul consumo e sull’autonomia effettuato direttamente e in
maniera attiva a tutti i partecipanti .
Svolgimento
Segnalazione dei minuti: dopo aver battuto le dita sul timer segnerai 5 con la mano
apertissima e dall’altra 1 con l’indice.
Controllo Pressioni: prima controlli la TUA e incidila nella tua mente. Ricordatene.
Poi chiedila al tuo compagno (l’Istruttore) : indica la persona a cui è rivolta la domanda e
poi prendi con una mano il manometro e con l’altra battici sopra mostrando bene il tutto
(manometro e gesto).
Quando il compagno te lo mostra, osservane dunque il valore, controlla se eventualmente
è fuori dal pianificato (in tal caso segnala la risalita) e comunque ricordatene, fissalo bene
in mente.
Se il compagno non capisce ripeti la richiesta.
Se il compagno non dà segni di intendere segnala la risalita.
Modulo 5
Possibili errori
Dimenticanza del segnale dei 6 minuti.
Segnalazione dei 6 minuti in anticipo
Segnalazione dei 6 minuti in ritardo.
Segnalazione dei 6 minuti con procedura di comunicazione sbagliata.
la valutazione di questi errori è stata già fatta in precedenza (capitolo dei 4 minuti).
Nota Corso:
Nota corso:
in base a esigenze particolari (p. es. torcia impugnata da una mano) si può decidere di
usare una procedura di segnalazione diversa dal 5+1 contemporaneo su 2 mani. Mettiti
d’accordo con l’Istruttore.
In ogni caso l’errore sarà il non avere usato la procedura precedentemente pianificata
Mancato controllo delle pressioni
Non effettui nessun controllo dei manometri, ne il tuo ne quello del Compagno
Certamente è peggio se ti sei dimenticato di guardare anche il tuo manometro, ma resta
un errore comunque gravissimo in un sistema di immersione non autosufficiente: può
compromettere l’intera gestione dell’immersione sia in un caso che nell’altro, quando
manca Gas manca alla coppia indipendentemente da chi ne abbia meno in bombola.
Technical
131
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Il consumo aumenta molto con la profondità e aumentando il consumo diminuisce
contemporaneamente la scorta per le emergenze e per la decompressione in una spirale
perversa che può farti uscire rapidamente dai parametri pianificati.
Quasi nulla è peggio di avere scarsa autonomia.
Riduce ogni tipo di operatività anche aumentando lo stress e aprendo a rischi
decompressivi.
IMPORTANTE:
Non sei più in curva e in poca acqua.
Non puoi più avere comportamenti superficiali con questo parametro, che va ben
seguito durante tutta l’immersione. Specialmente se dopo questo Corso vorrai
continuare verso maggiori profondità (Extended Technical, dove la lancetta del
manometro scende assai velocemente) qui dovrai avere già assunto un perfetto
controllo dei consumi e dell’autonomia.
Mancato ricordo delle pressioni.
Hai effettuato il controllo dei manometri in maniera corretta, ma non ti ricordi la pressione
propria e/o del compagno.
Quanto scritto per il tempo vale nello stesso modo per la pressione. E per sviluppare un
“manometro interno” devi avere input, vari punti di riferimento che ti facciano capire a che
velocità si sta esaurendo la scorta Gas.
Modulo 5
Se non ricordi le pressioni, significa che non ci sei stato attento in acqua. O meglio che
hai guardato il manometro solo per vedere se è sul livello di guardia.
Ovvero hai usato il sistema del “sì e del no”, dell’”esclusione”, già ben visto e considerato
nel capitolo precedente
Sbagliata procedura di segnalazione del tempo
Fra i diversi possibili casi segnaliamo il seguente esempio: se la mano del 5 sarà chiusa
indicherà stop, se nell’altra segnerai 1 col pollice, indicherai la risalita.
A questa comunicazione il team dovrà fermare ogni attività e risalire!
Imparare i corretti segnali è fondamentale per la gestione di una corretta immersione. Il
segnale di Emergenza (pollice che indica la risalita) è considerato da tutto il Team come
segnale di risalita immediata, e non Discutibile.
Contatti fisici
A mancate risposte del compagno, prendi tu in mano il suo manometro e lo guardi.
Oppure operi in modo da “svegliare” il compagno, toccandolo in vari modi.
Il contatto fisico è sempre un’intrusione nella nostra sfera personale. Se nella vita di tutti
i giorni può essere semplicemente fastidioso, in acqua può essere assai più deleterio e
in condizioni psichiche alterate (stress, narcosi) viene avvertito come una vera e propria
aggressione che può scatenare reazioni inconsulte che vedrebbero anche te coinvolto.
132
Technical
Pure Tech Agency
Non si può mai sapere per certo e nemmeno intuire cosa succederà, specialmente se il
sub in difficoltà è apparentemente totalmente passivo, ovvero sembra subire tutto quanto
gli venga proposto senza reagire; in questo caso il “risveglio” è sempre possibile e lo
sarebbe in modo probabilmente traumatico.
Questo perché il sub che appare in quel modo si trova in una situazione personalmente
relativamente confortevole (diversamente ne fuggirebbe); riportarlo bruscamente alla
realtà potrebbe provocare risposte aggressive, da “sveglia al can che dorme”.
Oltretutto i contatti fisici non sono necessari: tutto ciò che dobbiamo comunicare lo
possiamo fare anche senza contatto.
Tieni ben presente che quando operi in questo modo (dopo che sei scocciato e senti
di perdere tempo e di “odiare” un po’ il tuo compagno perché non capisce) hai anche
una mimica aggressiva: se ti potessi guardare in faccia allo specchio in quel momento ti
potresti stupire e spaventare tu per primo. Dunque ulteriore aggravante a cui forse non
pensavi.
Quindi non possiamo sapere cosa pensa il compagno. Ma certamente una cosa possiamo
conoscerla per certo: quello che non pensa.
Sappiamo per certo che il compagno, nel vedere allungarsi il braccio, NON pensa che stai
prendendogli il manometro. Se così fosse te l’avrebbe porto prima.
Più in generale: non pensa mai a quello che gli hai chiesto di fare un attimo prima!
Il problema è che quando un subacqueo mette le mani addosso a un altro pensa che la
pericolosità del gesto sia molto diminuita dalla (presunta) ovvietà dello stesso.
In questo caso p. es. quando vai a prendergli il manometro ritieni che il gesto sia evidente,
perché è in basso a sinistra, perché è il tempo di farlo, perché glie lo hai fatto vedere 3
volte prima.
Ma, come abbiamo già scritto, è una sensazione sbagliata.
Sensazione che si deve tramutare in logicizzazione, che deve diventare ragionamento.
Ragionamento che dice che non c’è nulla di ovvio, per il ricevente, in un gesto che non
capisce affatto: egli, per rimanere sempre all’interno dello stesso esempio, non si ricorda
più dove ha il manometro e nemmeno se ce l’ha, non sa che è quello il momento di
guardarlo perché ha perso la concezione del tempo, ecc..
E così via per tutti gli altri contatti, che di ovvio non possono avere nulla.
Ma c’è un altro evidente motivo per cui il contatto è comunque inutile.
Supponiamo che tu riuscissi a leggere il manometro senza reazioni problematiche e
vedessi che ha 195 bar. Ebbene? Vista la grande scorta continueresti l’immersione? Con
un compagno zombie?
A quel punto il problema imminente non è la scorta d’aria, ma la gestione dell’immersione
che il compagno ha perso: si risale; il manometro si controllerà dopo, quando il compagno
sarà confortevole.
Tanto l’aria che c’è non cambia e anzi risalendo rapidamente ne avrà consumata meno.
Technical
133
Modulo 5
supponiamo che con il manometro in mano e battendo su di esso tu non riesca a farti
capire dal compagno nemmeno ripetendo la sequenza più volte. Se decidi di andare
a guardarlo tu, cosa può succedere? Cosa penserà il compagno vedendo una mano
arrivare decisa verso di lui? Che gli strappi l’erogatore? Che lo tiri più sotto?
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IMPORTANTE:
i contatti fisici sono assolutamente banditi dalle immersioni profonde, sempre.
Oltretutto non sono necessari: se dobbiamo dare AIUTO, lo possiamo fare senza
toccare.
Se dobbiamo “svegliare” un dormiente anche.
Si potrà comunicare, spiegare ciò che deve essere fatto o dare ordini autoritari con occhi
duri e comandi chiari che il più delle volte vengono seguiti dal dormiente senza nemmeno
saperlo.
Nel caso di compagno passivo è consigliabile indicarlo con il braccio teso e il dito puntato
“Tu !”, ciò lo sveglia nella maggioranza dei casi.
Oppure, sfruttando il conosciuto “effetto cagnolino”, farsi seguire verso l’alto.
A tale proposito è bene mettersi sulla sua linea di visuale, che spesso è persa nel vuoto.
Si cercherà di avvicinarsi per “agganciarlo” mentalmente, mantenendo però una distanza
di rispetto e una postura che impedisca un’aggressione con contatto, sempre prevedendo
la possibilità di una fuga veloce.
Per questo motivo sottolineiamo che nemmeno la classica “mano di conforto” è ammessa:
ti ravvicina troppo a un subacqueo che sta perdendo o ha già perso il controllo. Inoltre il
contatto umano non sempre fa piacere e comunque non si sa se verrebbe inteso come
tale nel momento in cui viene porto.
Invece di confortarlo nel momento di difficoltà (stress, narcosi, affanno, ecc.) è molto
meglio farlo salire di quota; lasciamo i romanticismi e le vecchie tecniche paleozoiche e
operiamo con logica.
L’unico momento in cui sono possibili i contatti fisici è il soccorso.
In tal caso si agirà dalle spalle tirando verso l’alto la vittima dalla rubinetteria.
Modulo 5
RAGIONA. Esci dai luoghi comuni, dalle sensazioni, dalle tradizioni, cerca di capire
quali sono i tuoi difetti comportamentali e modificali.
PENSA. Fai dell’attività subacquea profonda qualcosa di meno romantico e più logico.
Sempre, in tutte le eventualità. Non seguire istinti o comportamenti tradizionali o antichi.
Questo è il momento.
Nota corso:
l’Istruttore stimolerà il tuo contatto fisico; userà il manometro come esca.
Te lo farà vedere e no, mai a sufficienza per potere distinguerne bene i bar.
Oppure prenderà in mano altri oggetti, perderà tempo. Cercherà di portarti
all’esasperazione, quando vedrai solo questo compito come importante (forse
dimenticandone altri quali profondità, tempo, ecc.) e sarai enormemente tentato di
prendere il suo manometro in mano per chiudere “facilmente e rapidamente” l’esercizio
e non pensarci più.
Vogliamo che tu resista a questo forte istinto.
Ricorda che l’Istruttore tenta di rompere i tuoi schemi, di vedere quanto sono forti, di
vedere se resti nella tua immersione o vai nella sua. Ricorda che sei in addestramento
da Multiple Tasks.
Alla 3° richiesta eventualmente non evasa devi segnalare la risalita di aborto
immersione; l’Istruttore ti segnalerà che si può proseguire.
134
Technical
Pure Tech Agency
5.12 Identificazione oggetti
Specialmente nella fase più profonda, ma in realtà in qualsiasi momento dell’immersione,
il tuo Istruttore potrà indicarti vari oggetti che dovrai identificare e ricordare, collocandoli
anche negli specifici contesti dell’Immersione.
Obiettivi
1)
Sviluppare un processo di estrema attenzione sul soggetto interessato, approfondendo
al massimo la rapida analisi di esso, mentre per questo non si perde di vista tutto il
resto: focalizzazione del punto senza estraniazione dall’ambiente.
Anzi sviluppare un sistema che proprio dall’attenzione su quel punto ottenga un
richiamo generale verso l’attenzione all’immersione tutta: l’oggetto diventa un mezzo
per alzare la tensione dell’attenzione e sfruttarla su tutto quanto.
2)
Preparare il terreno ideale per un commento all’immersione realmente efficace, utile
e istruttivo.
Possibili errori
Non ricordare alcuni o tutti gli oggetti.
Non relazionare gli oggetti con i parametri base e
con i parametri accessori dell’immersione.
Premessa sull’argomento
Non basterebbero 50 pagine per scrivere tutto quello che vorremmo comunicare: siamo alla
presenza del punto che globalmente dà più il senso dell’immersione. Siamo all’immersione
nel suo insieme, tutta.
Nel commento post-immersione ti verrà chiesto di dire cos’è successo all’interno di essa.
Dove hai visto la foglia (prima o dopo i 4 minuti?), la cernia (prima o dopo la fermata
intermedia?), o la lenza (prima della foglia ?).
Ti verranno richiesti i minuti, le profondità, ecc., degli accadimenti.
E di legarli insieme, ovvero di raccontare l’immersione, non parti di essa, spezzoni,
schegge senza senso.
Nel commento a secco (debriefing) si vedrà se hai sviluppato un’orologio interno, un
profondimetro interno, che a una richiesta di informazione sapranno rispondere con
indicazioni precise.
Precise, non “assolutamente esatte” o “perfette”.
Non ci serve sapere se lo spuntone di roccia è stato visto a - 41,3 metri: ci basta che Tu
riferisca 40 e non p. es. 30.
Technical
135
Modulo 5
Svolgimento
L’Istruttore indicherà (con il dito, con la lampada, ecc.) un oggetto di chiara familiarità.
Identificalo e osservane ogni dettaglio sostanziale (colore, grandezza, ecc) ed eventuali
segni particolari.
Inserisci poi l’oggetto nello svolgimento dell’immersione: prendi nota mentale di quando
questo è avvenuto (a che minuto, prima o dopo un esercizio, prima o dopo un altro oggetto,
ecc.), a che profondità, e in che contesto (durante un esercizio, mentre risalivi, vicino a
una parete, sopra una tana di una murena, ecc.).
Ovvero congiungi l’oggetto con l’immersione nella sua globalità.
Tieni bene in mente tutte queste informazioni.
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Modulo 5
Se è passato il 4°minuto puoi rispondere “intorno al 5° minuto”, ma non puoi dire 8°
minuto.
Certo in ogni momento puoi guardare il computer dove c’è esattamente tempo e profondità,
ma non è estremamente consigliabile in futuro, va bene solo le prime volte. Arricchiresti
la già nutrita serie di “note scritte “che hai preso in altri momenti al punto di non poter
oggettivamente più ricordare tutto e comunque non riusciresti a fare tuo l’obiettivo di
questo esercizio che è: contribuire a costruire e verificare il “senso” dell’immersione del
Subacqueo.
Ecco perché se l’approssimazione rientra in limiti fisiologici e accettabili, preferiamo che tu
ci dica “intorno al 5° minuto” piuttosto che “al 4° minuto e 32 secondi”, perché in quest’ultimo
caso abbiamo una memoria di ferro, ma nel caso precedente abbiamo - accanto comunque
sempre alla memoria - anche il senso interno del tempo, che è sicuramente meno preciso
ma che è conquista personale vera, è salto evolutivo, non semplice lettura strumentale.
Inoltre nel secondo caso non potremmo mai sapere se il sub distratto pensava p. es. di
essere all’8° minuto quando ha guardato il timer che gli ha detto 4.32, e se così fosse
sarebbe grave. Perché ?
Perché dobbiamo combattere contro un’immersione che troppo spesso non viene vissuta,
il Subacqueo in immersione vede il proprio essere dall’alto, come stando a tavolino in
superficie.
Appoggia tutte le sue richieste agli strumenti con la tecnica del “sì e del no”, estraniandosi
dall’ambiente circostante.
Vive la sua immersione all’interno dei parametri-base (e solo quelli) ma in modo automatico,
meccanico, artificioso.
In realtà non è quasi in acqua fonda. Potrebbe essere in piscina o sulla luna.
É anche un sistema per allontanare un ambiente che sente un po’ ostile, pericoloso, e
rifugiarsi nei numeri che diano l’assoluta sicurezza (diamine, sono numeri !) di essere
a posto, creandosi una specie di sfera impenetrabile che tenga psicologicamente
separato quanto c’è aldi fuori di essi. Acqua = Rischio.
Il Subacqueo in questo caso è assai poco subacqueo e molto macchina, molto
“sommergibile”.
E non è certamente quello che desideriamo in un profondista, che in questo modo si rende
poco conto di quanto lo circonda e quindi non riesce a prevenire possibili situazioni di
rischio e quando queste arrivano gli piombano addosso come un macigno, svegliandolo di
colpo e gettandolo improvvisamente in una condizione quasi aliena, non familiare, perfino
ostile.
Chi non vive realmente l’immersione, una volta fuori dall’acqua non la sa ricostruire,
o la ricostruisce solo a pezzi, solo a flash anche estremamente precisi perché aveva
guardato il computer e se n’è semplicemente meccanicamente ricordato accanto a
vuoti totali, assoluti, nessun dato, nessuna immersione, perché lui, la sua persona, lì
non c’era. C’era solo il suo computer, l’erogatore, ecc..
Chi vive l’immersione così non riesce a dargli un senso logico, un iter credibile, uscirà
dall’acqua senza aver forato la profondità, senza aver bucato il tempo, nei corretti range
di consumo, ecc., ma non saprà dire se la ruota di camion che ha visto era a - 55 o a - 22
metri. Nè se si trovava al 12° o al 25° minuto d’immersione.
Ammesso che si ricordi di averla vista, visto che non era un parametro fondamentale, visto
che era aldifuori della sfera, visto che faceva parte dell’ambiente esterno “inutile”.
136
Technical
Pure Tech Agency
Abbiamo analizzato migliaia di immersioni profonde. Conosciuto centinaia di Subacquei
profondisti. E pochissimi fra questi erano in grado di raccontare l’immersione, peraltro
con notevolissima difficoltà e in modo didatticamente definibile “stentatamente
sufficiente”.
Tu pensi che stiamo esagerando, ma qui c’è una realtà che non ti immagini nemmeno
se ti sforzi al massimo, ma non ti preoccupare, lo capirai dopo le immersioni, lo vedrai
con i tuoi occhi.
In queste righe non vogliamo convincerti, ma solo scrivere quanto necessario per
prepararti a quel momento, al fine di comprenderlo appieno.
Se chiediamo a un Subacqueo “esperto” di raccontarci la sua immersione per
esempio di 30 minuti, a stento se ne ricorderà sì e no circa 4. Forse 5.Minuti. E non
necessariamente in questi 4 minuti la descrizione sarà puntuale e certa, anzi!
Sarà piena di madornali errori e pure fantasie, veri e propri sogni, o ricordi di immersioni
precedenti rimasti latenti nel subconscio e improvvisamente riapparsi con la totale,
assoluta convinzione che siano di quella immersione.
Se poi separatamente chiediamo al suo compagno di raccontarci l’immersione, il più
delle volte sembrerà incredibile che siano andati in acqua insieme.
Su alcuni rari punti di apparente accordo, un sub dirà che il canale con il corallo era
a 43 metri e l’altro a 57. Che la spigola era stata vista all’andata e non al ritorno, al 6°
minuto e non al 13°, e così via.
Abbiamo detto inservibile, ma a che cosa ? A tantissimo.
I tre possibili errori che si possono verificare, pur essendo differenti hanno lo stesso
Valore.
Pratico, di Sicurezza ed Evolutivo.
Valore Pratico
Ricordarsi bene tutta l’immersione ottiene 2 obiettivi pratici:
Godere di quanto visto e provato, è forse il più ovvio ma anche il primario, forse quello
che sta al disopra di tutti. Un uomo, ancor prima di un subacqueo, investe tempo e denaro
in un hobby per poi fare suo quello che ne deriva. Chi si occupa del fai da te alla fine del
lavoro avrà l’armadio che voleva, che non butterà via. Chi passa una giornata a sciare
torna a casa con i ricordi, le sensazioni, ecc., non le annulla quasi tutte quando scende
dalla funivia e sale in macchina.
Il subacqueo invece cancella il 90% di quanto visto, vissuto e provato appena mette la
testa fuori dall’acqua. Ma allora che ci è andato a fare? Non serve scrivere oltre, è fin
troppo ovvio.
Technical
137
Modulo 5
Ad un’investigazione attenta, sotto domande logiche (che poi imparerai), si scopre che
quei 4 minuti di ricordi non combaciano affatto non solo con quanto riferisce il compagno
ma nemmeno se presi in considerazione per ogni singolo subacqueo. Non funzionano,
sono pieni di contraddizioni, un fatto non può essere conseguente all’altro o ne smentisce
altri, non si riescono a mettere insieme, non “girano”.
Quindi nel 99% dei casi si ha un ricordo di circa 10 forse il 20% (nel migliore dei casi)
dell’immersione.
Ricordo totalmente inservibile poiché, oltre a essere troppo scarso, è anche interrotto,
frammentato, a pezzi, e quei pezzi sono densi di false certezze, di errori o nel migliore dei
casi, di innumerevoli inesattezze.
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Specialmente quando i ricordi, ora che la caccia è vietata e così la raccolta di qualsiasi
oggetto, sono l’unica cosa che possiamo accantonare. Nota poi bene che un’immersione,
fra tutto, non è economica.
Impostare le immersioni con efficienza, cogliendo gli obiettivi voluti, è meno ovvio
ma non difficile. Consideriamo aneddoti reali.
Spesso i subacquei profondisti si immergono su relitti, alcuni di essi sono mete classiche
e i gommoni fanno quasi la fila. Preparandosi si ascoltano i commenti di chi esce, si
chiedono informazioni.
Chi dice scarsa visibilità, chi ottima. Chi dice di aver visto la prua e chi la poppa. A volte si
seguono indicazioni di chi ha posto una cima fissa di discesa e quando si arriva sul fondo
si scopre uno scenario completamente diverso da quanto descritto.
I subacquei confondono e non ricordano quasi nulla e raccontano sciocchezze incredibili
senza rendersi conto e credendoci pienamente, ci giocherebbero la fidanzata.
Senza contare che soffrono della poco nota ma ora qui ufficializzata “arteriosclerosi
fulminante subacquea”.
Non temere, non è una malattia, è un comportamento. Che però assomiglia tremendamente
alla malattia degenerativa cerebrale tipica degli anziani. I quali leggono il giornale 100
volte, e ogni volta è come fosse la prima. I quali fanno 20 volte la stessa domanda e a ogni
volta che gli si risponde è come fosse la prima.
Ebbene ci sono parecchi subacquei che fanno l’immersione sempre sullo stesso punto e
ogni volta è come fosse la prima, perchè non riconoscono gli scenari già visti molte volte.
Modulo 5
Vedono la nassa abbandonata, per la 24° volta, e poi in superficie non se ne
ricordano.
Alla 25° immersione sullo stesso punto rivedranno la stessa nassa con stupore e
meraviglia. Grandi ed evanescenti.
Non sarebbe nemmeno tanto grave se per fare quell’immersioni si è fatto un viaggio di
200 km. in macchina, 45 minuti di barca, perso molto altro tempo per altre operazioni e
speso in totale molti Euro e in quest’ottica è invece drammaticamente stupido.
Valore di Sicrezza
Allo stesso modo succede con reti, lenze e quanto di altro potenzialmente pericoloso
hanno incontrato sul cammino: cancellate dalla mente.
O ricordate ma da un’altra parte, situate in un punto sbagliato.
A 47 metri invece che a 62. Dopo la nassa invece che prima.
Peggio ancora, poichè questo offre la falsa sicurezza che in quel punto non c’è alcun
rischio (la rete si pensa sia da un’altra parte) quando invece non è così.
Dobbiamo renderci conto che ricordare minutamente l’immersione, i suoi punti base,
farsi dei punti di riferimento precisi e prenderne nota, è una pratica che non solo rende
molto più efficienti e logiche le immersioni (rivedo la nassa, so che fino a lì ho esplorato,
passo all’altra fiancata che non ho mai visto), ma che anche le rende molto più SICURE
(so sempre dove sono, ritorno con velocità sulla cima dell’ancora, so con precisione la
collocazione dei rischi quali lenze, reti, ecc.).
Valore Evolutivo
Un discorso meno semplice: per “evoluzione” di un Subacqueo intendiamo il miglioramento
globale e particolare della sua funzionalità come tale.
L’evoluzione si ha, dopo degli ovvi training specifici che lo inizino all’attività e/o gli forniscano
i sistemi operativi specifici d’approccio, fondamentalmente attraverso l'esperienza.
138
Technical
Pure Tech Agency
Ed è quindi proprio qui, per capire come il sub possa diventare evoluto e continuamente
evolversi, che dobbiamo fermare la nostra attenzione: sull’esperienza.
La parola “subacqueo esperto” è troppo spesso equivocata e usata con una leggerezza
e facilità inaudita: viene a essere solamente accoppiata agli anni di attività e al numero
di immersioni: alla forma e non alla sostanza.
Esperienza non vuole significare abitudine. Un sub esperto non è un sub abitudinario.
L’abitudine non implica l’evoluzione, anzi a volte la esclude -.
Un Subacqueo ricreativo con 5 anni di attività e 500 immersioni entro i 40 metri è un
subacqueo ricreativo esperto, un Subacqueo profondista con 5 anni di attività e 200
immersioni oltre i 40 metri (p. es. dai 40 ai 60) è un profondista esperto e diventa
addirittura un profondista espertissimo se le profondità diventano 70, 80, 90 ... e oltre!
Quindi il significato vero della parola esperto è quello di un Subacqueo che si è arricchito in
tecniche varie, che dal suo primo momento di immersione ha operato diverse modifiche ai
suoi sistemi, comportamentali e non. Un subacqueo che cresce non in età o in immersioni,
ma in cultura, in prove, in giudizio, ecc.. Questo è un esperto.
Per contro, il sub che con 1000 immersioni non ha cambiato nulla rispetto alla sua
immersione n° 1 non può definirsi esperto: la millesima immersione è infatti uguale alla
prima! Allora anche alla prima era già esperto?
Che può scaturire anche da una conferma di un fatto o comportamento: non si impara, non
si diventa “esperti” solo sugli errori. Luogo comune questo assolutamente sbagliato.
Si impara molto anche sulle positività e quindi ciò che so mi è andato molto bene in
immersione. lo mantengo, e questo mi evita di cambiarlo impropriamente nella prossima
immersione magari andando incontro a problemi, inoltre mi offre determinate certezze che
possono modificare il mio assetto in positivo su altri parametri .
Quindi anche fatti positivi e non solo errori, portano a modifiche sul sistema
d’immersione.
Basta che siano accaduti, ricordati, e riconosciuti come tali.
In realtà tutto sia buono che cattivo, può far guadagnare mutamenti comportamentali.
Tutto è input. Tutto è analizzabile. Tutto è giudicabile. Tutto fa esperienza.
Non si butta niente (un’espressione che ritroverai spesso nel commento postimmersione).
Alla luce di quanto più sopra spiegato, vediamo quindi come si costruisce la vera
esperienza, di qual’è l’iter per ottenerla:
Fatto Accaduto - Ricordo - Analisi - Giudizio - Modifica Comportamentale
(esperienza).
Solo questo è il sistema per evolvere, e quindi solo chi segue questo sistema diventa
veramente esperto.
Gli altri hanno solo un logbook lungo. Torniamo ora a rivederli.
Technical
139
Modulo 5
Esperienza è dunque modifica comportamentale
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Modulo 5
Forse è vero che un sub ricreativo con 500 immersioni entro i 40 metri è esperto. Egli
avrà passato un tempo di fondo assai rilevante (supponiamo 30 minuti per immersione
= 250 ore) e in condizioni di stress e narcosi assolutamente basse, quindi con una
ragionevole buona possibilità di ricordare lucidamente la maggior parte dell’accaduto
e dunque con la possibilità di analizzarlo, giudicarlo e modificarsi, migliorarsi (ovvero
diventare esperto).
Il sub profondista con 200 immersioni fra i 40 e i 60 metri intanto ha meno immersioni,
se non altro perché non ne può fare 2 o 3 al giorno, ma poi in ognuna di esse il Tempo
di Fondo sarà stato enormemente più limitato sia per i consumi sul fondo sia per i tempi
decompressivi lunghi (supponiamo 200 immersioni per 20 minuti di fondo = 67 ore).
Siamo dunque 250 ore contro 70.
Ma non solo: il profondista si sarà trovato in condizioni di stress e narcosi che ,se non è
predisposto e conosce tecniche specifiche, non gli permettono di ricordare lucidamente la
maggior parte dell’accaduto, ovvero si ricorderà sì e no 10 di queste ore profonde.
Se poi addirittura si sarà spinto più in basso (p. es. 70, 80, 90 metri e oltre) il tempo di
fondo sarà stato o di alcuni minuti o di qualche manciata di secondi, naturalmente con una
capacità percettiva e mnemonica praticamente azzerata.
Profondista dunque “espertissimo”? Assolutamente no.
L’esperienza si basa su quanto viene, per ogni immersione, scritto sulla mente e non sul
logbook.
In base a queste varie considerazioni possiamo quindi affermare che:
a)
la pratica di un subacqueo profondista viene a essere senza ombra di dubbio molto
minore nel suo settore di quanta abbia un ricreativo nel proprio.
b)
questa minore base pratica viene a essere drasticamente diminuita (o in alcuni casi
totalmente azzerata) in efficienza dalla scarsissima o pressoché nulla conoscenza e
ricordo di quanto è successo e si è fatto durante.
Senza il ricordo, di quanto è successo non ci può essere analisi, non può dunque scaturire
alcun giudizio che porti a una modifica comportamentale. = Esperienza zero.
Addirittura se la memoria di quanto successo è imprecisa o sbagliata, questa peggiora
il quadro poiché porta ad analisi imprecise o sbagliate con giudizi imprecisi o sbagliati
che portano a modifiche comportamentali o d’attrezzature imprecise o sbagliate che
peggiorano la sicurezza, invece di migliorarla. = Esperienza pessima.
Ricostruire l’intera immersione ricordando bene e con certezza tutti i punti fondamentali,
le sensazioni provate, ecc., non è solo utile dal punto di vista pratico (fai tua l’immersione,
la ricordi, la usi per le successive ottimizzandole e conseguendo sempre nuovi obiettivi),
ma anche dal punto di vista sicurezza (identifichi punti di rischio).
Inoltre è l’unica maniera per progredire, conoscendo quanto c’è di migliorabile.
Attenzione ai subacquei profondisti “esperti”: quelli che non ricordano minutamente
l’immersione non lo saranno mai. Saranno solo degli ascensori, che scendono e salgono
come programmato ma che restano uguali dalla 1° corsa sino alla fine della loro vita
meccanica.
Non confondere un Subacqueo esperto con un Subacqueo ascensore con molte corse.
Tu devi diventare un Subacqueo esperto vero. Questo Corso ti sta spiegando come e ti
implementerà il sistema.
Lo imparerai e lo farai funzionare sempre.
140
Technical
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Il sistema è quello di fare attenzione a tutto e ricordare, collegando i ricordi in un’iter logico
e ordinato.
Ciò ti sarà d’immenso aiuto per un debriefing che è il momento di CRESCITA più importante
del Subacqueo, quello che ogni volta effettua l’UPGRADE sul software/hardware e quindi
reimposta al meglio le successive immersioni.
Dati Certi: la moneta con cui si compra l’esperienza.
PRINCIPIO: non si butta niente.
FUNZIONALITà: un’immersione è funzionale alle altre.
Mancata identificazione dell’oggetto.
Descrivere in grandi linee l’oggetto, senza arrivare al riconoscimento completo
dell’oggetto.
L’occhio ha visto, ma il processo di giudizio, di riconoscimento, di “decodifica input” non
c’è stato.
Il cervello non ha “messo insieme” non ha elaborato i dati forniti. Non è stato capace
di dare un nome, ovvero un senso compiuto a quella serie di dettagli, non ne ha colto
l’essenza.
In questo caso l’attenzione è buona ma la capacità di ragionamento no. Ovvero si vive
uno status di attenzione superficiale, non globale. Attenzione fotografica, non intelligente.
L’immagine si “ferma sulla retina” e non ci si sforza di farla arriva al cervello. La capacità
analitica è compromessa: vedi ma non capisci.
Durante un’immersione non di Corso avviene il seguente fatto: appena arrivato sul
fondo, a circa 50 metri, un sub A passa all’erogatore di emergenza e segnala l’aborto
immersione.
Il compagno Z assai stranito però risponde prontamente al segnale, segue lo sfortunato
ed entrambi escono dall’acqua.
A secco si effettua l’opportuno debriefing.
Alle domande poste in tutti i modi “cosa hai visto succedere in acqua” il compagno Z
risponde con estrema completezza di dettaglio di aver notato benissimo nel sub A il cambio
di erogatore con quello di emergenza, che aveva la frusta lunga che correva sul petto, ecc.
ecc.. Ovvero con quello di emergenza.
Il compagno Z ricorda anche tutti i dettagli sulla posizione, ecc.. Ricostruzione perfetta, ma
fotografica, non dell’evento nella sua sostanza.
Fu incredibile come nemmeno fuori dall’acqua da solo Z non riusciva a mettere insieme
che lì era accaduta l’emergenza (aveva accettato il segnale di aborto immersione, ma non
aveva capito a cosa era seguito), che quel gesto stava a significare problema.
Technical
141
Modulo 5
Quindi fissa nella tua mente l’immagine come fosse una fotogramma, ma un fotogramma
che ha uno sfondo, dove il soggetto non è ritagliato ma immerso in un contesto, metti a
fuoco anche il contesto.
Pensa che non stai scattando fotografie, ma riprendendo con una telecamera.
Mentre vedi ragiona con la testa, non solo con gli occhi. Capisci quello che vedi.
L’immagine deve essere ricordata come processo logico, non come semplice impressione
sulla retina.
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Anche fuori dall’acqua Z non aveva riportato alcuna “sensazione” che lo potesse instradare
in tal senso.
Quindi Z vide perfettamente il gesto, nei minimi particolari, ma - pur chiarissimo e molto
importante - non ne capì il senso. Non gli diede il significato, il nome.
Z non arrivò alla seguente conclusione: cambio con erogatore di emergenza = problema
serio.
Nota bene che questa “falsa attenzione” è più comune di quanto credi in situazioni
narcotiche e soprattutto stressanti.
L’occhio ti guarda instupidito, riceve i dati ma il cervello è assente; non li elabora.
La vera attenzione è infatti nelle immersioni profonde un processo mentale a volte
impegnativo, e che per questo si mette da parte rilassandosi, perdendo parte di
concentrazione. Riposandosi.
L’attenzione ai dati deve servire per arrivare a qualcosa: è un mezzo, non un fine.
I dati servono solo se li ordiniamo in strutture logiche, viceversa sono inutili figurine
sparse.
Capire ciò che succede non è solo stare attenti ai particolari, ma elaborarli, se non
recepisci la sostanza delle cose, non sei operativo, nei confronti degli altri e anche di
te stesso
Modulo 5
Non ricordarne i particolari sostanziali.
Identificare subito l’oggetto indicato, senza però inserirlo nel contesto specifico
dell’immersione.
L’occhio ha certamente visto tutti i particolari sostanziali (viceversa il cervello non avrebbe
potuto elaborarli per fornire l’identificazione), e la capacità analitica in buono stato ha
subito codificato l’oggetto ( ha capito cosa significavano i particolari messi insieme).
Una volta datogli un nome, è poi caduto l’interesse sui particolari i quali non sono stati
considerati o rianalizzati a fondo con anche l’obiettivo di ricordarli e riportarli.
Sicuramente minore dell’errore precedente.
Nell’Esempio precedente non avremmo saputo di che colore fosse la frusta dell’erogatore,
nè la marca dell’erogatore, ecc., ma avremmo capito che era in atto un problema. Ne
avremmo identificato il significato.
Che è certamente l’obiettivo primario al fine della gestione dell’immersione e dell’operatività
di risposta.
Quindi un errore sotto alcuni aspetti anche comprensibile, i particolari sono un mezzo per
riconoscere l’oggetto, non il fine, e riconosciuto l’oggetto cade l’importanza di essi, cessa
la loro funzione, non interessano più, sempre che il nostro compagno non sia passato ad
utilizzare l’erogatore di una bombola decomrpessiva!
Ma quando non interessano più cade l’attenzione.
Cerca comunque di fare attenzione anche a tutti i particolari, forzati su questo, sono
“esercizio” per mantenere sempre costante e alta la concentrazione.
Inoltre i particolari sostanziali servono o possono servire a 100 cose in sede di
debriefing.
142
Technical
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1) Quando un comportamento non è gravemente errato, è comunque molto
migliorabile.
2) Non si butta niente, è un’educazione visiva e mentale che, conquistata, ti farà
estremamente comodo in mille occasioni.
3) Non deve cadere l’attenzione. Una volta “capito” l’oggetto non ci si deve rilassare.
Non devono esserci oscillazioni di tensione di attenzione.
5.13 Ricavare la direzione nord di un oggetto
Specialmente nella fase più profonda, ma in realtà in qualsiasi momento dell’immersione,
il tuo Istruttore ti segnalerà un oggetto di cui dovrai ricavare la direzione con la bussola.
E ricordarla.
Svolgimento
Osservi l’oggetto e la direzione che l’Istruttore ti indica in maniera chiarissima con il
movimento del suo braccio o della lampada.
Potrebbe essere un oggetto allungato con direzione propria (p. es. un ramo diritto), oppure
anche come quell’oggetto sia posto nei confronti di un altro oggetto o punto di riferimento
(parete, masso, cima di risalita, ecc.); potrebbe essere anche una linea sulla sabbia o
similare.
Effettui la corretta rilevazione di direzione con la bussola senza appoggiarti a nulla. Dopo
di che giri la ghiera casualmente.
La Tua bussola NON deve essere ferma sulla rilevazione quando esci dall’acqua o in
decompressione!
Possibili errori
Direzione non ricordata.
Non Ti ricordi i gradi Nord.
In un’immersione reale, questa potrebbe essere la direzione del punto di ritorno, o di
qualsiasi altro punto importante.
Imparare a tenere a mente i punti-base dell’immersione è una pratica mai troppo messa
a punto e seguita
Vari gradi di incapacità o difficoltà nell’esecuzione esercizio.
Sbagli la direzione, ci metti tempo eccessivo, non riesci a girare la ghiera, ecc.
Questo compito richiede una buona abilità e grande agio in acqua, nonché il controllo delle
funzioni mentali fini. Devi capire la direzione dell’oggetto, ricordare il funzionamento della
bussola, utilizzarla in modo corretto.
Technical
143
Modulo 5
Obiettivi
Definire con che grado di abilità e sicurezza si affronta un’operazione complessa,
consequenziale e fine all’interno di un’immersione già in “multiple tasks” esterni.
Definire con che velocità si effettua. Definire gli eventuali punti di frizione o stop nel
processo generale.
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Su quest’ultimo punto devi stare attento che l’ago sia sempre libero e che un’inclinazione
della bussola non lo fermi. è indiscutibilmente un’operazione che richiede alta
concentrazione, specialmenete se eseguita senza appoggio sul fondo.
Come abbiamo già scritto, in un’immersione reale questa potrebbe essere la direzione del
punto di ritorno, o di qualsiasi altro punto importante. Quindi come in tutti gli altri esercizi
del Corso Technical il valore è insito in se stesso. Difficoltà o impossibilità di esecuzione
si traducono in problemi diretti: non riusciresti a stabilire quella direzione. Ma non finisce
qui.
In questo esercizio si vede bene se un processo complesso inserito in un’immersione non
semplice riesce a essere evaso, come e in quanto tempo.
Oppure, in caso contrario, dove è il problema: se di narcosi, di stress, “meccanico”,
quant’altro valutabile, per poi relazionarlo alla genericità dei casi, che seguono lo stesso
schema simil-operativo.
Ogni difficoltà riscontrata in questo esercizio è una difficoltà riscontrabile in ogni
compito fine di qualsiasi tipo sganciare una bombola da un moschettone, sciogliere un
nodo, districarti da una rete, chiudere il rubinetto di una bombola (individuando quale
e operando senza appoggio), ecc.. Questo è il senso ampio dell’esercizio, che ti deve
fare riflettere.
Modulo 5
Infatti le operazioni complesse e sequenziali, specie se sono “fini”, hanno un’elevata
possibilità di errore, di rallentamento di azione o anche di stop operativi: il sub incespica,
si “incanta”, e a volte si ferma.
Ed il meccanismo intero si arresta, anche completamente.
Sino ad arrivare a momenti in cui si fa strada la confusione mentale, lo “stupore”.
Infatti quando l’azione rallenta o si arresta, al sub si eleva lo stress dato dall’ansia di
arrivare alla fine e dalla rabbia e/o paura scaturite dall’impotenza/difficoltà di riuscita.
E ciò non fa altro che diminuire ulteriormente le possibilità operative e di concentrazione/
gestione del compito.
Un processo negativo, un’involuzione delle facoltà, in cui il controllo narcotico ma - anche in
questo caso - soprattutto dello STRESS ha un ruolo assolutamente primario. Un processo
che qui stiamo testando.
Devi essere pronto a questo tipo di scenario che devi poter affrontare!
Dobbiamo essere certi di poter svolgere processi sequenziali e fini sotto narcosi e stress.
Il tuo essere subacqueo tecnico deve avere questo come scoglio, come base di confronto
e come obiettivo irrinunciabile.
Questi scenari sono proprio quelli che possono creare problemi se non evasi o che
sopraggiungono quando è accaduto qualcosa di serio, in altre parole proprio questi sono
i processi operativi che debbono essere messi in atto quando accade un’emergenza
di qualsiasi tipo!
Contatto con fondo/parete/altro.
Abbiamo detto che tale operazione deve essere svolta in assetto neutro, quindi se una
pinna tocca il fondo ci darebbe un bell’aiuto che non è concesso.
L’Istruttore interrompe la tua rilevazione e ti segnala di staccarti dal punto/i di contatto.
144
Technical
Pure Tech Agency
Domandati anche se eri cosciente di essere in contatto e se sentivi la tua posizione con il
mondo circostante.
Nota corso:
esercizio richiesto anche su relitti anche se la bussola risulta inservibile in presenza
di ingenti masse ferrose. Ma anche se i dati saranno sbagliati la pratica dell’esercizio
sarà la stessa.
5.14 Segnale di 1 minuto alla risalita
Quando il timer segnerà 9 minuti segnalerai al compagno che manca 1 minuto alla
risalita.
Obiettivi
Capire l’efficienza e la sicurezza delle comunicazioni dirette.
Implementare il sistema dei pre-segnali, che serve in molti altri momenti ma specialmente
in quello della risalita. Il Subacqueo si prepara alla risalita che avverrà dopo 1 minuto
Svolgimento
Batterai sul timer e poi indicherai 1 minuto con l’indice: sarà evidente che non è un segnale
di tempo di fondo ma di tempo alla risalita.
Il “senso del tempo” non Ti sta avvisando che è estremamente prossimo il termine
dell’immersione e la risalita.
Oltre all’incremento del rischio di sforamento tempo, che abbiamo già definito gravissimo
per i noti motivi, ciò significa che non ti stai preparando fisicamente (attrezzature, ecc.) e
psicologicamente alla risalita, che ti coglierà di sorpresa.
IMPORTANTE:
La risalita è forse il punto più importante dell’immersione; non puoi non essere
conscio che sta arrivando, e ufficializzarlo al compagno. Non puoi non prepararti,
affinché la risalita ti trovi nelle migliori condizioni.
Segnali i 9 minuti in anticipo o c) Segnali i 9 minuti in ritardo.
Abbiamo già considerato questo errore negli altri esercizi di tempo.
Segnali i 9 minuti con la procedura di comunicazione sbagliata.
Esempi:
a)
segnali “1” con il pollice senza precedentemente aver battuto sul timer (segnale di
aborto immersione).
b)
dopo aver battuto sul timer segnali “1” con il pollice (segnale di risalita).
c)
segnali i 9 minuti (5 in una mano e 4 nell’altra) invece che “1 alla risalita”.
Technical
145
Modulo 5
Possibili errori
Non segnali il minuto alla risalita.
Ti dimentichi l’esercizio quindi non segnali l’ultimo minuto.
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Nota corso:
Nell’esempio a) se non batti sul timer, l’Istruttore deve pensare a una richiesta di aborto
immersione, e questo è certamente possibile anche in prossimità o - perché no - proprio
alla fine immersione.
Anzi, è giusto in questo momento che il fatto va considerato più seriamente a causa
della estrema scarsità di tempi operativi.
Quindi se l’Istruttore non ha la certezza assoluta che si tratta di un’evidente dimenticanza
formale, farà immediatamente seguire una risalita controllata, senza esitazioni o ulteriori
richieste. Dobbiamo limitare al massimo tutti i rischi.
Va da sè che l’immersione dovrà essere ripetuta, e potrebbe essere un peccato se tutto
era andato bene. Stai quindi molto, molto attento a non segnalare l’Aborto Immersione
per errore!
Oltretutto, allarmeresti tutto il Team per nulla
Modulo 5
Comunicazione Diretta:
Se in un’immersione hai 25 minuti di fondo ed è stato deciso di comunicare la pre-risalita
2 minuti prima, comunicando il tempo di fondo ti troverai a dover comunicare 23.
A parte l’evidente difficoltà pratica, ciò non ti offrirà la sicurezza che il compagno abbia
capito quanto deve: egli potrebbe mal calcolare “25 - 23 = 4” e quindi pensare che mancano
4 minuti alla risalita.
Oppure potrebbe non ricordarsi del corretto tempo di fondo. Potrebbe essere che pensi
che sia di 30 minuti (magari perché nell’immersione precedente era così) e quindi dedurne
che mancano 7 minuti alla risalita.
In tutti i casi tu avrai avuto una risposta positiva (i minuti sono anche per lui 23) e penserai
che lui avrà capito che mancano 2 minuti e non è vero. L’equivoco si manifesterà nel
momento peggiore.
Questo problema si supera direzionando la comunicazione su quanto serve: l’importanza di
questa comunicazione non sta nel tempo di fondo, ma nel tempo che manca alla risalita.
Pre-Segnali:
Questo è un pre-segnale. Un pre-segnale si definisce tale perché non ha importanza
propria, ma ha importanza rivolta a qualcos’altro.
Ovvero non segnala nulla di primario, potrebbe non esserci, è stato “messo lì” non perché
in quel punto ci sia qualcosa che vada segnalato ma perchè quel punto è vicino a un altro
estremamente importante, basilare per l’immersione.
Potremmo definirlo un pre-allarme, se il segnale successivo fosse di allarme. è insomma
un semaforo giallo, di “allerta”.
Appunto allerta il subacqueo quando sta per entrare in una situazione delicata, importante,
basilare, critica.
Evita che gli arrivi addosso “inaspettata” o di sorpresa.
Elevando l’attenzione del subacqueo, previene un ritardo o una dimenticanza dell’azione
successiva.
Strategia dei Pre-Segnali
a)
Affinché sia veramente efficace, il pre-segnale deve essere dato ragionevolmente
distante per permettere l’operatività necessaria ma il più possibile vicino all’azione
sulla quale deve allertare per non essere scollegato all’evento. L’incontro di queste
2 esigenze genera il perfetto pre-segnale.
146
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su questo esercizio è illogico dare il pre-segnale ai 9 minuti e 50 secondi (è praticamente
inutile, 10 secondi non servono a niente) come è sbagliato darlo ai 7 minuti (l’attenzione
ha tempo di cadere nei 3 minuti successivi, allocazione temporale troppo distante
dall’evento). Ovviamente altre esigenze di allerta seguono altri parametri
b)
Il pre-segnale va inserito SEMPRE sulle azioni-controlli PRIMARI che vengono
effettuate durante l’immersione.
Esempi classici sono la profondità (check delle condizioni psico-fisiche-attrezzatura),
pressione (check della riserva), risalita (check del pronti a ..), ma anche a tutte quelle
situazioni accessorie e anche personali o di Team che si dovessero considerare
primarie.
Il pre-segnale NON va inserito su altre situazioni: confonderebbe l’immersione e
distrarrebbe dalle funzioni-base.
1) In questo e altri segnali, evita i passaggi indiretti, le elucubrazioni, i calcoli. Comunica
sempre il risultato finale, l’obiettivo della comunicazione. Usa sempre la comunicazione
diretta.
2) Inserisci Pre-Segnali in ogni situazione importante. Gestiscili intelligentemente,
allocali in modo che non siano formali ma il più efficienti possibile.
5.15 Segnale di risalita
Obiettivi
Assicurarsi che al termine del tempo pianificato faccia seguito l’immediato termine
dell’immersione.
Assicurarsi che tu gestisca questo delicatissimo momento nel modo corretto: controllando
lo stress da risalita, ricordandoti di tutti i sub in acqua, dirigendo loro una comunicazione
selettiva ed efficiente e assicurandoti della loro risalita. Non dovrai abbandonare nessuno
sul fondo.
Svolgimento
Batterai il dito sul timer e darai il segnale di risalita.
Qui ti devi ricordare di darlo anche all’Aiuto Istruttore che sta dietro a te.
Non dovrai considerare nemmeno ora un eventuale altro Allievo.
Ti assicurerai che il segnale sia stato ricevuto e compreso, nonché naturalmente condiviso,
attraverso la corretta “chiusura” di comunicazione del compagno con il sistema a “Doppio
Filo”.
Viceversa solleciterai la risalita d’emergenza dando aiuto ed eventualmente anche
soccorso.
Technical
147
Modulo 5
Allo scoccare dei 10 minuti termina l’immersione e devi dare segnale di risalita all’intero
Team.
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Possibili errori
Segnale non dato o dato in anticipo o in ritardo.
Già abbiamo scritto su questi possibili errori.
Nota corso:
Il tempo di fondo non potrà essere superato, per ovvi motivi di sicurezza; l’Istruttore
aspetterà 1 minuto per possibile differenza fisiologica di tempo sui computers.
Allo scoccare del suo 12° minuto l’Istruttore darà il segnale di risalita a cui tu darai
immediatamente seguito
Abbiamo già scritto molto sula gravità gli errore di tempo, ma in questa particolare
rilevazione di tempo, è assolutamente grave.
Focalizza l’attenzione sui punti assolutamente base dell’immersione, non puoi davvero
mai perderli di vista e utilizza il pre-segnale di risalita rimanendo ancorpiù fortemente
allertato dopo di esso
Segnale dato con le procedure di comunicazione sbagliate.
Sono stati già considerati nelle pagine precedenti.
Modulo 5
Qui vogliamo soffermarci sull’errore che genera il segnale di “Aborto Immersione”.
Notevole, come intuitivo: intanto perché sei proprio al termine dell’immersione quindi lo
spazio operativo in caso di reale emergenza è il più ridotto (quindi l’Istruttore tenderà a
non crearsi il dubbio e a seguire immediatamente la richiesta di aborto immersione).
Inoltre per questo segnale è più facile la confusione: qui i 2 segnali sono più simili
rispetto al precedente esercizio dove questo errore è assai meno probabile
In questo momento dell’immersione molto delicato, occorre stare ancora più attenti di
quanto raccomandato nel precedente esercizio (1 minuto alla risalita) sulla maldestra
produzione del segnale di “Aborto Immersione”, a non confondere il segnale di “Tempo
(batti sul timer) di risalire (pollice all’insù)” con “Aborto Immersione (solo subito il pollice
all’insù, senza alcuna spiegazione precedente)”.
Segnale di ritorno non ricevuto o ricevuto sbagliato.
Non aspetti che i componenti del Team rispondano al segnale oppure accetti un segnale
non corretto.
Non reagisci quando il compagno manifesta inefficienza operativa.
Come già ben visto nel capitolo sulle Comunicazioni a Doppio Filo, sai che tale sistema
richiede una risposta appropriata, atta a certificare che chi risponde ha bene inteso la
comunicazione, ne è d’accordo ed è operativo immediatamente.
Ciò serve a evitare malintesi, equivoci, e/o a far capire a chi domanda il grado di
percezione/attività mentale dell’interlocutore.
In quest’ottica se il compagno risponde solamente “OK”, o fa un cenno di capo, o quanto
altro non corretto, devi intendere che non è in gestione della propria immersione. Che è
sotto narcosi, stress, o entrambi o comunque che è in difficoltà
148
Technical
Pure Tech Agency
Se ignori questo stato e risali, oppure prendi per buono il segnale sbagliato e ti giri per
cercare l’altro sub, ecc. si deve considerare che hai o avresti potuto abbandonare il
subacqueo sul fondo
Invece devi incalzarlo nel modo già visto in precedenza (indicare bene “Tu!”, mimica
imperativa, farsi seguire verso l’alto, - oppure al limite trasportare da posizione posteriore -).
Se, perché sei stato impreciso, frettoloso, superficiale, stressato, ecc., abbandoni qualcuno
sul fondo, in quelle condizioni la probabilità che un suo problema (che peraltro sta già
presentando con il suo status compromesso) si tramuti in incidente è la più elevata di tutta
l’immersione poiché il subacqueo in difficoltà avrebbe scarsa autonomia per accorgersi/
risolvere e poiché quando te ne vai, non ci sarà nessuno che potrà allertarlo o aiutarlo.
Se non lo è già, senza ulteriori sollecitazioni visive e/o di movimento si potrebbe
addormentare dove si trova e “svegliare” quando esaurisce l’aria, senza ricordare
dov’è, da solo, con molta strada da percorrere e decompressione da effettuare
Nota corso:
Il sistema di comunicazioni CMAS-PTA a “doppio filo” anche qui - e soprattutto qui deve essere rispettato.
L’unico modo per essere certo della risposta è quello di averla precisa e compiuta,
qualità di risposta che non è in grado di dare un sub se non è nel controllo della sua
immersione.
Ti rammentiamo che impersonali ok, segni di sì col viso, ecc.., non significano niente.
E quindi non valgono nulla.
Una comunicazione inefficace viene considerata abbandono di subacqueo.
Imponiti di aspettare la corretta risposta. Quando la testa vuole rapidamente girarsi
dall’altra parte per guadagnare tempo ripeti mentalmente dentro di te: “aspetto...”.
Schema operativo: segnalo - aspetto
Segnale non dato a tutto il team e/o segnale dato al sub sbagliato.
Nel dare il segnale di fine immersione, ti dimentichi di un subacqueo oppure lo confondi
con un altro.
Consideriamo errore dare il segnale a chi non devi.
Sei mentalmente presente e sai quello che stai facendo, o distribuisci segnali di risalita a
tutto ciò che si muove, magari anche al pesce Napoleone che passa di lì per caso?
Desideriamo constatare che durante tutta l’immersione, pur non vedendolo, non ti sei
dimenticato che avevi un Istruttore dietro la testa (oggi a cui chiedere aiuto se necessario
per quanto riguarda il Corso, ma domani potrebbe essere chiunque: un’altra coppia del
Team, ecc.).
Questo perché il momento della risalita è estremamente delicato: in un attimo si può
assistere al delirio del Team.
Technical
149
Modulo 5
al 3° segnale corretto da parte dell’allievo senza relativa risposta o risposta inefficiente,
o dopo che l’allievo hai operato come più sopra (escluso ovviamente il trasporto),
l’Istruttore darà il segnale di “fine esercizio” e si continua la risaluta interrotta
dall’Istruttore
Pure Tech Agency
Coppie che si rompono, segnali non dati, segnali dati ognuno alla sua maniera e in modo
sbadato o puramente formale-meccanico (senza vera attenzione), segnali dati ma non
ricevuti (non capiti), subacquei che partono verso la superficie per conto loro, ecc..
L’affiatamento e i nervi saldi del Team si vedono nel momento della risalita, dove in un
momento può prodursi lo sbando generale alla “ognuno per sè e Dio per tutti”. Perché ?
è il momento di ufficializzare qualcosa che sempre abbiamo saputo ma forse mai
abbiamo capito e in nessuna sede se ne è parlato: lo stress da risalita.
Infatti il momento della risalita è quello dove si ha la maggiore sensazione di rischio
accompagnata dall’improvvisa assenza del motivo per cui vale la pena correrlo:
l’immersione.
Modulo 5
Supponiamo di mettere l’immersione su una vecchia stadera: a sinistra le cose brutte
(la fatica, il rischio, ecc.) e a destra le cose belle (la gioia, il divertimento, la libertà, il
godimento, ecc.).
Ebbene il momento della risalita vede il peso delle cose brutte (è il momento di
maggior fatica: decompressione, e il momento di maggior rischio: minore riserva d’aria,
minore tempo di reazione in caso di eventuale emergenza, ecc.) aumentare mentre
il contrappeso delle cose belle sparisce completamente: di fatto da quel momento
quella non è più immersione, è solo il lavoro, lo scotto che dobbiamo sopportare per
averla fatta. La bilancia dunque cade a piombo verso sinistra. E così il nostro equilibrio
psicologico
Il momento della risalita è quello in cui ci si chiede (anche se in immersione non abbiamo
avuto nemmeno il minimo problema) se le tabelle andranno bene, se avremo fatto bene i
calcoli di autonomia, ecc..
Inoltre è sempre possibile un’M.D.D., il “mostro nero” del sub, che si incontra in risalita e
non certo in discesa o sul fondo. Si dà quindi inizio al momento della verità, si sa che se
qualcosa non è andato bene in risalita verrà fuori (hai sentito freddo, hai faticato molto, hai
assorbito più inerte del normale, com’era il tuo assetto? Sta per arrivare l’esame).
Tutto questo in pochi secondi: il cambio di scenario mentale fra tranquilla, piacevole
situazione di fondo e situazione lavorativa-preoccupata risalita è velocissimo e, per
alcuni versi, scioccante.
Escluso le emergenze, nessun altro cambio di scenario in un’immersione è così violento
(p. es. la discesa permette la mente di abituarsi gradualmente al raggiungimento della
massima profondità).
Ecco dunque che, visto che comunque non si può più stare sul fondo perché il tempo è
finito, vale la pena di levarsi da lì il più presto possibile e la risalita viene vissuta quasi
come una vera e propria emergenza: non si risale, si fugge, chiudendosi in se stessi
per poi aprirsi durante le prime tappe decompressive e magari solo lì accorgersi che
manca qualcuno perso per strada o sul fondo. Questo è lo “stress da risalita
150
Technical
Pure Tech Agency
Nota corso:
L’istruttore tenderà a tenerti sul fondo, prendendosela comoda.
Risponderà male ai segnali, mentre tu sentirai la spinta a salire sempre più forte.
Vogliamo vedere se gestirai la situazione, se ti ricorderai di tutti, se capirai a chi stai
dando il segnale, se vedrai e analizzerai le risposte e le situazioni o se la tua mente
starà pensando ad altro, se sarà già fuggita verso l’alto cercando la superficie.
Del resto l’occasione è troppo ghiotta.
Siamo in presenza del momento che in tutta una normale immersione assomiglia di
più a un’emergenza.
Dato che per motivi eccezionalmente ovvi non possiamo nè certo vogliamo provocare
emergenze vere durante il corso, e che però il corso deve preparare alle emergenze
vere, siamo nella necessità didattica di trovare qualcosa che all’emergenza assomigli
pur non essendolo, ed educare/testare il sub su di essa
1) Preparati mentalmente alla situazione, sai che succederà: è umano e, come abbiamo
visto, spiegabilissimo e logico, ma proprio per questo non ti spaventare, vivilo come un
momento di particolare stress, ma gestiscilo. Resta calmo e operativo. Non Ti fare
prendere da esso, non agire istintivamente. Non è un’emergenza, non viverla come
tale.
2) Adotta un periodo-cuscinetto.
Il segnale di pre-risalita funziona bene anche a questo, dopo il segnale di pre-risalita
pensa a ciò che dovrai fare, guarda dov’è il compagno, l’Aiuto Istruttore, sistemati
l’attrezzatura, ecc..: quando arriverà il momento di risalire sarai preparato, non lo
sentirai così imperante e aggressivo e, se ti sarai preoccupato di comunicarlo, sarà
così per il tuo compagno e per l’intero Team.
3) Ricordati di chi non vedi.
Fai “girare” la mente a 360°, non chiuderla: è il segreto per la migliore gestione delle
immersioni, specie nei momenti di stress. Quindi scegli fra un sub e un altro, chiediti chi
è, riconoscilo, non dare il segnale 2 volte alla stessa persona, o alla persona sbagliata.
Controlla sempre se ti manca qualcuno.
Terminata la corretta segnalazione inizieremo la nostra risalita, mantenendo la giusta
velocità, e rispettando il profilo decompressivo precedentemente pianificato.
Technical
151
Modulo 5
Se non gestisci un’azione sì stressante ma sempre assolutamente normale, come potrai
pensare di cavartela un un’emergenza seria?
Se in un’immersione vera nel momento della risalita scoppiasse un “O” ring? Sapresti
distinguere che rubinetto chiudere? Sapresti importi di restare a gestire la situazione o
non capiresti più niente, non saresti di nessun aiuto anzi di disturbo? Forse scapperesti
verso la superficie? Se non sai distinguere ora un altro Allievo dall’Assistente, come potrai
ricordarti i particolari dell’attrezzatura che hai studiato a secco prima di entrare in acqua?
Come potrai mettere in atto le procedure di emergenza pianificate?
In una reale emergenza scoppierà il delirio o - pur naturalmente sotto forte stress - riuscirai
a capire cosa succede e quello che ti circonda e agire assennatamente?
Se succedesse a te un problema serio nel momento della risalita e il tuo compagno o
l’intero Team si comportasse come sopra?
Inutile scrivere che un segnale non dato viene considerato “Subacqueo abbandonato sul
fondo”.
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5.16 Fuori dall’acqua
Fai tutto con estrema calma, ricorda che hai fatto un’immersione profonda e stressante, e
mantieni la concentrazione, non sono ancora terminati i Tuoi compiti.
Fai il punto della situazione: aspetta ancora un attimo per rilassarti completamente.
Mentre sei ancora freschissimo, ti stai spogliando e sentendo se le tue condizioni fisiche
sono normali, non fare scomoda conversazione e invece ripensa ancora all’immersione
nelle varie fasi questa volta con tutti i particolari che poi l’Istruttore ti chiederà nel
debriefing.
Anche se malauguratamente dovessi essere certo di non avere superato l’esame, non devi
assolutamente fare l’errore di non ripensare a tutto, Ti servirà moltissimo per la prossima
immersione.
Rivisualizza freddamente ogni tuo comportamento, la posizione del compagno e
dell’Istruttore, del team rispetto a tutto il contorno, le profondità e i tempi in cui si sono
succeduti gli eventi, ogni cosa.
Mentre stai facendo questo non ti distrarre, non farti prendere da un’eventuale sconforto o
disappunto nè da eccitazione; cerca di isolarti dal mondo circostante.
Solo quando avrai rivissuto come al cinema tutta la tua immersione e avrai memorizzato
anche i particolari , potrai rilassarti completamente, mentre procedi alle procedure di
svestizione e sistemazioni varie, che possono comprendere il rifocillamento o quanto
considerato necessario o utile.
5.17 Il debreafing valutativo
Modulo 5
Quando sarai a posto con tutto e il Team si potrà riunire senza distrazioni o compiti che
interrompano il colloquio, dovrai raccontare e commentare la tua immersione.
Obiettivo
Costruire l’Eesperienza. Come visto precedentemente la nostra esperienza si forma sia
con le cose positive che con quelle negative che verranno esposte ed analizzate con la
Visualizzazione a Posteriori
Svolgimento
Deve toccare tutte le fasi dell’immersione, anche quelle che l’hanno preceduta/pianificata,
al fine di constatare dove stavano gli errori e migliorare non solo l’acqua ma TUTTO il
processo.
Però sarebbe sbagliato cominciare dall’inizio (la pianificazione).
Risulta preferibile partire dalla fine (l’immersione), dalla coda e non dalla testa.
Analizzando quello che è successo in immersione e identificati quindi al meglio gli errori
accaduti in acqua, poi possiamo andare a testare meglio dove l’errore è stato “preparato”
nelle fasi che hanno preceduto l’immersione.
Al fine di andare poi a modificare più specificamente anche quelle fasi.
Se iniziassimo dalla pianificazione, lavoreremmo su un’immagine dell’immersione non
completa, su degli errori o imperfezioni non analizzati o nemmeno ricordati, e quindi non
potremmo valutare al meglio quali cambi pianificatori (o di controlli, ecc.) impostare per le
prossime volte.
152
Technical
Pure Tech Agency
L’efficienza del debriefing sulle fasi precedenti l’immersione sarebbe dunque notevolmente
diminuita.
Quindi prima analisi dell’immersione e poi di tutte le fasi che l’hanno preceduta.
Sistema investigativo a doppia copertura
Analizzare l’immersione secondo per secondo con un sistema logico ed efficiente: il
sistema è quello investigativo, occorre Visualizzare l’immersione appena effettuata.
Hai dei punti che sono gli esercizi, le direttive eseguite, gli oggetti visti, ecc.: questi sono i
punti di riferimento dell’immersione; senza dei punti di riferimento a cui appigliarsi quando
nascono i dubbi sarai nella confusione più totale.
Poi hai dei ricordi meno forti.
Innanzi tutto cerca di distinguere fra ricordo vero e ricordo falso.
Il ricordo falso non è quello del Subacqueo che sa di mentire, naturalmente.
è quello del Subacqueo che mente a se stesso senza saperlo, creandosi una realtà
virtuale.
Che riempie momenti vuoti con veri e propri sogni, ricordi di immersioni passate,
certezze create da domande o da opinioni espresse dal compagno
Il tuo Istruttore, nell’insegnarti il sistema investigativo e i motivi per cui usarlo, ti farà
volutamente cadere più volte in questi tranelli per farti capire l’errore e quanto è facile
commetterlo.
Dopo che l’Istruttore ti avrà fatto cadere nel tranello e che tu avrai l’assoluta convinzione
di quanto visto e vissuto, come farai a renderti conto e credere nuovamente certamente
che era falso?
Perché l’Istruttore te lo dirà subito, dimostrandoti logicamente che è impossibile che
quanto a cui tu credevi sia successo: questo è il sistema investigativo.
L’Istruttore avrà scelto di inventarsi una realtà virtuale in un momento dell’immersione
“coperto” più volte da punti di riferimento precisi: questi attesteranno l’impossibilità di tale
realtà.
“Coperto” significa “giustificato” da “prove”.
Le “prove” sono i “Paletti” che metti in immersione.
Questi sono in primis ovviamente gli stessi punti-base dell’immersione, che qui sono quindi
visti come le fondamenta di un edificio narrativo solido e certo.
Ma poi sono tutti quelli che, indipendentemente dalla loro importanza in immersione,
possono servire dopo allo scopo.
P. es. una semplicissima foglia sul fondo può servire enormemente nel commento postimmersione come punto di riferimento per attestare la veridicità di un fatto accaduto dopo,
prima, più in alto, più in basso, ecc..
Technical
153
Modulo 5
Ti chiederà “Ti ricordi quando hai visto XYZ?” e Tu gli risponderai di sì,ti sembrerà di
vederlo, ne sarai certo, e invece è pura invenzione.
Costruirà delle falsissime realtà anche comportamentali (manovre fatte in acqua o
altro) alle quali tu non risponderai “No” oppure “Non Ricordo” come dovresti, ma alle
quali crederai ciecamente non perché hai fiducia in quanto ti dice l’Istruttore, ma perché
le starai vivendo, ci crederai davvero! Ed invece sono realtà virtuali
Pure Tech Agency
Ecco che tutti i parametri fondamentali (tempo, profondità, ecc.) vengono a essere
punti di un tracciato, di un grafico, che è l’immersione. I minuti, i metri, la sequenza
precedente e successiva degli esercizi, la posizione del Team e quant’altro attesteranno
chiaramente che può o non può esistere quanto raccontato. Incanaleranno quanto
pensato in un iter logico.
Importantissimo dunque “mettere i PALETTI “, non lasciare zone temporali vuote,
crearsi autonomamente dei punti di riferimento precisi e ben ricordati che servono solo
a quello, che verranno buoni dopo: appigli a cui ti attaccherai quando dovrai raccontare
la tua immersione.
Ricorda! I “Paletti” sono le FONDAMENTA del Debriefing
A nulla è servito fare degli sforzi immensi in acqua per focalizzare tutto quanto è successo,
per ricordare ogni cosa, la successione degli eventi, gli esercizi, l’assetto, i problemi, ecc.
se poi non li si richiama e li si studia con estrema attenzione: è come avere un file pieno di
input e lasciarlo nel computer senza far girare il programma di analisi.
Il fatto di ricordare tutto, di avere le immagini esatte, ecc. non è fine a se stesso, non
ha solo finalità di attenzione e concentrazione in acqua, ma ha come obiettivo anche la
valutazione degli eventi.
Valutazione degli eventi solo durante la quale il Subacqueo cresce, fa esperienza, diviene
esperto.
In questa ottica si può quindi certamente affermare che l’immersione è un mezzo per
arrivare alla valutazione di essa, che il fine dell’immersione è il commento ad essa. Come
fosse un esercizio, anche dopo questo Corso.
Qui cresci. Qui metti a frutto tutto ciò che hai fatto in acqua, giusto o sbagliato, basta che
te lo ricordi bene.
Se non ricordi di avere avuto un problema, lo riporterai nelle prossime immersioni.
Modulo 5
Una buona pianificazione fa la sicurezza dell’immersione a seguire, un buon debriefing
fa la sicurezza di tutte le immersioni a seguire.
La pianificazione lavora su 1 immersione sola e con il bagaglio di esperienza
acquisito.
Il debriefing lavora su tutto il futuro del sub e incrementando il suo bagaglio di
esperienza, migliorandolo.
La pianificazione è “chiusa”, il debriefing è “aperto”.
Inoltre la pianificazione lavora su un’immersione supposta, il debriefing lavora su
un’immersione certa.
Non potremo mai spingere sufficientemente a un eccellente debriefing
a)
b)
c)
Facile crearsi - anche da solo - scenari fallaci e crederci religiosamente;
Non fidarti delle tue impressioni, a non fidarti delle tue stesse certezze, a testare la
loro autenticità.
Per testare l’autenticità delle cose, il sistema è quello del collegamento degli scenari
e delle “doppie coperture”.
Ogni scenario deve essere logicamente spiegato dall’iter degli eventi vissuti e deve essere
“autenticato”, “coperto”, almeno da almeno 2 zone certe d’immersione. Il sistema non deve
quindi essere “narrativo” ma “investigativo”: mettere in dubbio, chiedersi se è possibile,
cercare più conferme in più direzioni.
E, quando te ne sarai appropriato per bene, addirittura “anticipatorio”: ancor prima di
esprimere un’azione supposta, deve essere stato fatto un ragionamento che ne stabilisce
la possibilità d’esistenza, la collocazione corretta.
154
Technical
Pure Tech Agency
A tale scopo sono imprescindibili punti fermi, certi punti di riferimento: “paletti” di
segnalazione posizionati nei luoghi critici.
In quest’ottica dunque riempi gli spazi vuoti con dei riferimenti.
Non lasciare ampie aree senza “paletti”, poi saranno vuote, piene di interrogativi, e non
serviranno a niente.
Vivi la tua immersione pensando al dopo. Costruisci la tua immersione con il commento
alla stessa come obiettivo finale: starai costruendo la tua esperienza.
svolgimento: valutazione - reimpostazione fasi precedenti l’immersione
Alla luce di quanto effettivamente successo in immersione e discusso del Debreafing, è
possibile verificare quali sono stati gli errori nelle fasi precedenti e essa:
1)
Com’era la Pianificazione?
2)
Com’è stato il Briefing Pianificativo?
3)
Le attrezzature erano sistemate in modo appropriato?
4)
Le procedure avevano qualche lacuna?
5)
Sono stati fatti tutti i controlli?
6)
E il Briefing Direzionale ha funzionato per lo scopo preposto?
Ogni fase precedente l’immersione va qui analizzata e valutata non solo sotto l’aspetto
funzionale (è stato fatto come doveva essere fatto, ci sono state dimenticanze, ecc.), ma
deve anche rispondere a:
Ha tenuto effettivamente conto di tutto quello accaduto?
Ha tenuto effettivamente conto di tutto quello che sarebbe potuto accadere (ovvero:
qualcosa di imprevisto che non è fortunatamente successo, ma che durante
l’immersione ci si è resi conto sarebbe potuto succedere)?
Potrai così constatare se la pianificazione ha effettivamente tenuto conto di tutto quanto
accaduto in immersione, se nei controlli è sfuggito qualcosa di cui ci si è fortunatamente
resi conto dopo, se il Briefing Direzionale ha dimenticato delle direttive che poi in acqua
non sono state seguite, ecc., ecc..
Per quindi arrivare a concludere per ognuna delle 6 fasi precedenti l’immersione:
Dove è migliorabile e cosa è opportuno includa la prossima volta.
Gli errori in acqua dipendono anche da errori commessi fuori dall’acqua.
Migliorare l’immersione significa migliorare, reimpostare, anche tutto quanto la precede.
L’immersione non si chiude con l’uscita dall’acqua: si chiude qui.
5.18 Note generali sull’immersione di apprendimento
Istruzioni dell’istruttore CMAS-PTA
L’Istruttore, oltre agli esercizi sopracitati, potrà rivolgersi a te per varie motivazioni e
correzioni; segui ciò che ti dice con attenzione senza però focalizzare troppo l’attenzione
solamente su di quello dimenticandoti tutto l’ambiente circostante e gli esercizi di base che
rimangono; sii sempre attento a tutto ciò che comunque di base devi fare!
Technical
155
Modulo 5
a)
b)
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Segnalazioni classiche riguarderanno l’assetto, importantissimo nelle immersioni profonde
Tecniche.
I movimenti in acqua (a volte nervosi e a scatti), la respirazione (a volte affannosa e corta)
e la rilassatezza generale: se vedrà che sei nervoso ti darà un segno rassicurante di “
relax, è tutto sotto controllo !”; in quest’ultimo caso l’Istruttore ravvisa una carica di stress
eccessiva mentre tutto sta invece andando bene: tranquillizzati.
Modulo 5
Narcosi da azoto
Alle profondità a cui andrai, dovrai fare i conti con la narcosi d’Azoto.
Questo non ti deve preoccupare, stai facendo giusto un Corso che serve a riconoscerla in
tutti i suoi aspetti anche oscuri e a metterla sotto forte controllo.
Ti viene però richiesto di segnalarla quando e come la provi.
Il Tuo Istruttore ti spiegherà il segnale.
Quando durante l’immersione la proverai nonché ai cambi positivi (maggiore) di intensità
della stessa, dovrai segnalarla al tuo Istruttore.
Questo non necessariamente segnerà la fine dell’immersione, tutt’altro.
Non pensare che se segnali una buona narcosi d’Azoto per forza si debba risalire, sarebbe
andare contro i principi del Corso!
Non pensare peraltro nemmeno un secondo che se non la segnali nessuno lo capisca,
lo staff. P.T.A. è in grado di definire con grande precisione il grado di narcosi che tu stai
provando.
Ma allora perchè ti si chiede di segnalarla?
Affinché TU lo capisca.
Devi essere in grado di capire senza “addormentarti” i cambi di effetto narcotico e reagire
a essi come primo passo facendo vedere che lo sai, che lo senti. Così facendo lo dichiari
anche ufficialmente a te stesso, e ti dai la sveglia.
Se lo sai ti comporterai diversamente adattandoti alla situazione e non sarà la situazione
a piegarti silenziosamente alla sua volontà.
Lo staff CMAS-PTA, data la conoscenza della problematica e l’esperienza accumulata
nel training di Immersioni Profonde Tecniche nelle più varie situazioni, capirà benissimo
ogni cambio di situazione psicologica solo vedendo come ti muovi, come respiri o anche
guardandoti negli occhi, ma vuole sapere se anche te sei consapevole e te ne stai subito
rendendo conto.
Questo Ti fa capire che il Tuo Istruttore non interromperà l’immersione se ci sono dei
manifesti segni di narcosi, a meno che non ritenga che sia in pericolo la sicurezza dello
Studente.
L’Istruttore CMAS-PTA ritiene che sia più pericolosa una situazione in cui sussista una
narcosi relativamente modesta però non avvertita, che non una relativamente forte ma
avvertita come tale dallo Studente dunque non incontrollata.
Ricorda! Nelle immersioni profonde il problema non è di sentire narcosi o meno, ma di
valutarla bene per quello che è capendo come e se puoi controllarla!
Il Tuo Istruttore può sapere quanto sei in narcosi, ma non quanto tu pensi di esserlo e
questa valutazione è estremamente importante per la tua sicurezza e quella del team.
Se quindi non gli verrà segnalato un grado di narcosi equivalente a quello che egli sa che
tu provi, te lo farà poi notare nel debriefing o, in caso che la diversità sia compromissoria
per la sicurezza, fermerà l’immersione.
156
Technical
Pure Tech Agency
In quest’ottica cercare di tenere nascosta una situazione di narcosi per non vedere
sospesa l’immersione può avere l’effetto contrario; segnalandola all’Istruttore egli
invece saprà che Tu sai e si sentirà più tranquillo.
Ricorda: Stai facendo questo Corso giusto per gestire la narcosi d’Azoto, non per
andare profondo immunizzandoti a essa
Il carico di stress di queste immersioni è dovuto anche dal timore che nascano incidenti,
dalla preparazione di Istruttori che forse non conosci personalmente, ecc., ecc., ecc..
Tutto normale e giusto, ma togliti dalla testa queste distorsioni.
Quando ti prepari a un’immersione di Corso, devi pensare solo a fare gli esercizi
assegnati.
Lascia a prima o dopo tutte le possibili considerazioni generali.
Oltretutto questi non sono tuoi problemi, ma dello staff CMAS-PTA
Pensa che il metodo è sperimentatissimo, l’intera struttura di assistenza in superficie/in
acqua è eccellente e che hai 1 Istruttore solo per te che ha una grande esperienza e che
è certificato per un’operatività molto superiore a quella a cui ti stai avvicinando.
Un’altra occasione di stress “cattivo”, è di vedere l’Istruttore come nemico da battere. Non
è così.
Non permettere che nasca conflittualità, agonismo, rivalità, astio.
Libera la mente da queste problematiche, non addurre stress “sporco” allo stress “pulito”
che ti deve spronare a fare tutto alla perfezione; concentrati al massimo solo su ciò che
devi fare e non pensare ad altro.
Questa, nel corso, è la giusta attitudine.
5.19 Note sugli esercizi
Per l’immersione di apprendimento
Le facciamo ora che li conosci bene a fondo.
Questi sono gli esercizi che ci vogliono per un training di immersioni sportive e ora
spieghiamo perché.
Training ricreativo: informativo, non pratico - applicativo
Dato per scontato che non si debbano imparare tecniche di lavoro, rimane la domanda su
come deve essere questo tipo di training.
Le associazioni ricreative tradizionali hanno anch’esse, nella specialità Deep Diver (fino a
40 metri), un metodo di riconoscimento della narcosi d’Azoto.
Technical
157
Modulo 5
Stress
Il fatto che Tu sia teso prima dell’immersione è assolutamente normale.
Anzi l’Immersione di Apprendimento è costruita in modo che crei appositamente una certa
dose di stress: se tu non fossi stressato ci sarebbe qualche problema nel training.
La CMAS-PTA però vuole dirti alcune cose a riguardo: abbiamo già visto che lo stress è in
parte utile perchè serve, se “usato” nel modo giusto, ad aumentare la concentrazione sui
compiti spronandoti a una maggiore concentrazione.
Se invece usato nel modo sbagliato o se presente in quantità esagerata può sortire l’effetto
contrario: favorire la deconcentrazione e la confusione mentale.
A questo proposito ti suggeriamo di tenere lo stress “buono” e di non considerare lo stress
“cattivo”.
Pure Tech Agency
Normalmente all’Allievo vengono fatte eseguire alcune elementari operazioni matematiche
a quella quota.
Ripetute dopo qualche ora a secco, lo Studente può notare quale sia stata la differenza di
tempo impiegata per fare lo stesso lavoro e anche se gli stessi risultati sono diversi.
Nel caso di risultati identici (anche matematicamente sbagliati ma con lo stesso sbaglio)
con tempi superiori l’Allievo ha una narcosi sotto controllo (non causa confusione mentale)
e tocca con mano quanto però è il ritardo mentale.
Nel caso anche di difformità di risultato si rileva nell’Allievo anche confusione: la narcosi ha
il sopravvento sull’intero processo mentale e non solo sui tempi di elaborazione di esso.
In questo caso si fa notare all’Allievo che in caso di emergenza non solo avrebbe capito
e reagito alla situazione in ritardo, ma che avrebbe anche avuto un’alta incidenza
probabilistica di errore nella valutazione e/o nella risoluzione del problema.
Modulo 5
Lo Studente ha un’informazione che prima non aveva e questo è bene, anche perchè
comincia a capire quali possano essere i prima insospettabili effetti della narcosi, ma
terminata questa constatazione di massima molto generale e, come vedremo poi, creatasi
su un esercizio sbagliato, non sperimenta o ottiene alcuna applicazione pratica.
In parole povere viene didatticamente usata come prova che esiste una problematica,
punto e basta.
Il subacqueo sa che deve starci attento, ma non come.
Questo risultato forse non è nemmeno il 10% di tutto ciò che il subacqueo deve sapere.
Un test di questo tipo non risponde a una marea di altre domande assolutamente
necessarie a un sub che voglia essere preparato alle Immersioni Profonde Tecniche.
Dove sta il vero problema: multiple tasks
Numerosi studi sono stati fatti da tempo in U.S.A. dalle associazioni tecniche per vedere
quale è il limite umano di resistenza alla narcosi d’Azoto.
Parecchi fra i più noti Deep Diver si sono prestati per vari anni a test sul campo (e poi
vedremo che differenza hanno con quelli in camere iperbariche, fattore anche questo a
considerarsi di enorme importanza).
Personaggi estremamente allenati hanno eseguito ogni tipo di test a profondità variabili
sino a un massimo di 91 metri (300 piedi).
La prima considerazione da farsi è che ogni tipo di test, se eseguito singolarmente, dà dei
risultati di concentrazione mentale accettabilissimi e addirittura per certi versi sorprendenti,
avvicinando molto, dopo un po’ di pratica, i risultati ottenuti in profondità con quelli ottenuti
a secco.
Esercizi solo mentali quali conti o operazioni logiche varie, oppure solo pratici, lavori
che richiedessero solo coordinazione motoria, non avevano quindi differenze evidenti
nemmeno tra di loro.
Se c’è stata sorpresa nell’apprezzare in questi lavori singoli una performance migliore
dell’aspettato, altrettanta si è avuta, ma in negativo, quando gli uomini sono stati costretti
a fare più esercizi contemporaneamente.
Questo ha causato, anche solo quando si trattò di fare 2 compiti, una caduta di performance
notevolissima e in alcuni casi 3 esercizi alle profondità limite hanno causato situazioni di
emergenza, naturalmente risolte perfettamente grazie alle condizioni di estrema sicurezza
a cui gli eccellenti subacquei venivano sottoposti.
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Questo ha confermato ciò che già si sapeva, ma ingigantito l’importanza del fenomeno:
gli esercizi multipli aumentano moltissimo lo stress a cui è sottoposto il sub sotto
narcosi, sino a farlo arrivare al punto di rottura (in cui diventa incapace di gestire la
situazione globale) con rapidità drammatica.
Il subacqueo in un’immersione anche normalissima è sempre sotto esercizi multipli,
nell’assoluta normalità il sub deve controllare il Gas, il tempo, la profondità, il compagno,
l’assetto e tutta la propria attrezzatura, ecc., ecc., ecc..
Valore del test ricreativo o medico
La situazione di un sub che se ne va a spasso in acqua è molto diversa da quella del sub
in ginocchio sul fondo con un’esercizio matematico sulla lavagna e addirittura il controllore
che gli dice quando risalire perchè si è esaurito il tempo, è alla scorta pianificata dell’Aria,
ecc., ecc.: in quest’ultima condizione il sub si dimentica quasi anche di essere in acqua e
si concentra talmente sull’unico compito da svolgere alienando quasi tutto il resto; non è
assolutamente così per il subacqueo “normale”.
Se poi questo test viene eseguito in camera iperbarica arriviamo ad alienare anche
il freddo, il buio, un certo senso di pericolo sempre inconsciamente avvertito quando
si è in acqua molto profondi, ecc., ecc.: lì proviamo quanto l’uomo resista alla narcosi
d’azoto e stress, ma non il subacqueo
Test in multiple tasks su esercizi di base
La scelta oculata può quindi UNICAMENTE essere quella di effettuare test multipli e in
acqua.
Resta solo da definire quali.
A questo punto si impone la considerazione di un principio: dato ciò che sappiamo,
complicare troppo le cose ha come ovvio risultato l’impossibilità umana di eseguire gli
esercizi.
D’altro canto semplificarle troppo ci farebbe tornare all’inutilità pratica del test; che fare?
Semplice, che il test richieda tutti gli esercizi-base già esistenti nell’attività subacquea, nè
uno di più nè uno di meno.
E che queste “note caratteristiche di base” siano eseguite assai bene.
Un test/training di questo tipo Ti dà esattamente ciò che ci vuole per un subacqueo sportivo,
non scarta nulla e non è sovradimensionato.
A questo punto puoi ben capire gli esercizi che la CMAS-PTA ha scelto per il training: sono
le fondamenta su cui costruire tutte le nostre immersioni, nulla di più e nulla di meno: se
poi alcune di queste immersioni avranno altre particolarità aggiuntive (penetrazioni, cambi
di miscela, ecc.) potrai seguire altri corsi specifici, ma l’impostazione correttissima della
struttura portante di ogni immersione sarà rispettata appieno.
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Modulo 5
Dunque non è proponibile nè un test in camera iperbarica, nè un test con singolo compito;
non è che siano del tutto inutili, ma sono enormemente riduttivi (tra l’altro non considerano
nemmeno la personale acquaticità dell’individuo) e danno informazioni di contorno molto
teoriche e ben secondarie (se non in alcuni casi addirittura devianti) rispetto a quelle che
noi necessitiamo come subacquei.
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La grandissima attenzione ai particolari in questi esercizi-base, ti permette di addentrarti
poi fin nelle pieghe più nascoste della narcosi d’Azoto e dello Stress e di poterli ben
gestire, ti permette di riconoscerli istantaneamente per ciò che sono.
Modulo 5
Esercizi identici per ogni livello
Se per ogni livello ci fossero esercizi diversi, oltre a confondere e variare la “programmazione
di base” che vogliamo, non si riuscirebbe mai a capire a fondo se il livello è stato superato
perchè gli esercizi erano per te più facili o al contrario è stato sbagliato perchè gli esercizi
erano per te più difficili di quelli del livello precedente.
Gli esercizi sono quindi sempre assolutamente identici, questo sistema identifica negli
eventuali nuovi errori commessi a maggiore profondità la sola responsabilità di una cattiva
gestione della narcosi d’Azoto/Stress.
Peraltro pur così ogni nuova immersione è diversa da quella precedente.
Non è mai possibile farsi a priori uno schema mentale consequenziale fisso (p. es. sapere
che la Fermata Intermedia arriva prima dei 4 minuti, ecc.): allungandosi le profondità
e diversificando notevolmente l’Istruttore, non ti sarà possibile fare leva su schemi
preconfezionati.
Inoltre potrà succedere che tale minuto scatti mentre stai eseguendo un altro ’esercizio (p.
es. la fermata prefissata) in modo che tu debba forzatamente operare in Multiple Tasks.
L’Istruttore concentrerà apposta compiti, in modo da rompere ancor meglio e definitivamente
possibili schemi fissi.
Che quindi non potrai monitorare tutti i parametri insieme, ma dovrai stare sempre attento
a tutto.
Particolari pratici
Per quanto riguarda i particolari pratici sulle prove in acqua, l’Istruttore ti informerà a
seconda dei casi.
Qui vogliamo sottolinearne uno, ricorda che il tempo è importante e a questo non sei
abituato inoltre occorre considerare molto di più anche la profondità.
Un altro bruttissimo vizio che i subacquei generalmente hanno è di guardare il computer
solo per 1 informazione.
C’è una soluzione a tutto questo:
la CMAS-PTA fa notare che c’è meno di 1 cm. di distanza fra le varie informazioni, perchè
non approfittare della soddisfazione di un’informazione per fare un check a tutte le altre?
Ogni volta che guardi la profondità devi guardare anche il tempo d’immersione e
viceversa; stanno sullo stesso braccio a meno di 1 cm. Di distanza !
Ricorda: profondità - tempo, tempo - profondità , sempre così: schema mentale !
Per avere una chiara idea della valutazione di base che verrà fatta dopo la tua immersione,
studia con attenzione la SCHEDA ERRORI posta fra qualche pagina.
Quando è necessario ripetere l’immersione
Arrivato a questo punto della lettura immaginiamo che sarai un po’ preoccupato.
Ti sei certamente reso conto che svolgere il compito alla perfezione è quasi impossibile,
soprattutto nelle prime immersioni durante la mancanza di abitudine a questi controlli
giuoca un ruolo non indifferente.
Anche lo staff CMAS-PTA sa che è così e non ti devi preoccupare.
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Sebbene ogni esercizio richiesto abbia la sua importanza, vi sono degli errori che NON
pregiudicano direttamente l’accesso al livello superiore.
una mancata segnalazione della fermata programmata non è un errore grave, così
come una discesa troppo lenta o lo stesso ritardo di segnalazione dei 6 minuti
congiuntamente al non aver annotato la pressione a un componente del team.
Non ti preoccupare di qualche mancanza che volta per volta sarà discussa e corretta (ci
ricordiamo che stai imparando).
Indipendentemente quindi dal numero e (se si escludono i 3 esercizi che sono elencati
poco più sotto) dalla gravità delle stesse, il tuo Istruttore dovrà avere il seguente giudizio:
Immersione con errori ma sufficientemente gestita.
Non dovrà invece avere il senso di confusa e sconnessa gestione dell’immersione,
ovverosia:
Sono però fisse 3 direttive che Dovrai Assolutamente Rispettare:
1) La profondità massima,
2) Il tempo massimo,
3) Il non aver dimenticato nessuno sul fondo
Se anche solo una di queste 3 sarà minimamente disattesa, il livello non potrà essere
accordato qualsiasi sia stato il comportamento in acqua restante (anche perfetto).
Molto bene sono a Manuale spiegati questi esercizi e tutti i sistemi per non sbagliarli; se
hai ancora qualche dubbio non esitare a rivolgerti all’Istruttore.
Però il resto ce lo devi mettere Tu.
Buon Corso.
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Modulo 5
Immersione non sufficientemente gestita. Senza iter, filo portante, casuale.
In questo caso non potrà fare altro, anzi dovrà assolutamente, invalidare la prova.
Tutto sommato dunque devi dare la sensazione globale di buon manager della tua
immersione, non ti si chiede certo l’impossibile, tranquillizzati.
Con la forza poi con la quale le direttive base ti saranno inculcate durante l’istruzione
gomito a gomito con i tuoi Istruttori vedrai che avrai un’assimilazione delle stesse con una
rapidità a te stesso assolutamente inaspettata.
Modulo 5
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Modulo 5
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Modulo 5
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Modulo 5
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