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Gianfranco Cattai
nuovo Presidente della FOCSIV
Progetti e iniziative dell’
Come ha accolto la nomina a Presidente della
Focsiv?
Con sorpresa e apprensione. Il lavoro svolto negli
anni precedenti dal mio predecessore Umberto Dal
Maso, anche lui proveniente dalla stessa associazione, la Lvia, è stato notevole e coraggioso.
Dal 2008 la Federazione con gli organismi associati
ha avviato un percorso di riforma organizzativa che
si è conclusa con l’approvazione nell’ottobre 2009 di
un nuovo statuto ed un nuovo regolamento ed infine,
a dicembre, con il rinnovo delle cariche. L’editoriale
di gennaio del mensile Volontari per lo Sviluppo,
rivista di un’aggregazione di 18 organismi e della
Focsiv stessa, intitolava “Una nuova Focsiv per il
2010”. Sufficiente per esplicitare le aspettative in
atto. Aspettative che concernono il nostro modo di
essere in un contesto nazionale ed internazionale
sempre più confuso.
Qual è, in sintesi, il programma per il Suo
mandato?
Il programma per il mandato è in fase di perfezionamento: sarà impostato con il contributo dei
consiglieri ed infine condiviso con i componenti
dell’assemblea della Focsiv. Certo il programma
dovrà tenere conto della nuova impostazione dello
statuto che prevede l’apertura ad associazioni, enti,
fondazioni ed anche istituzioni oltre che ad organizzazioni non governative.
La presenza dei 65 organismi nei diversi territori
italiani è una ricchezza della Federazione ed è un
patrimonio da rafforzare perché costituisce una risorsa locale insostituibile, in quanto ha radici nella
comunità territoriale ed ecclesiale locale ed è quindi
espressione della vitalità di quella comunità.
COMUNICATO STAMPA
Roma, 6 dicembre 2009.
Nel corso dell’Assemblea nazionale della FOCSIV tenutasi a Roma il 5 e 6 dicembre, i 65 organismi soci hanno
eletto Gianfranco Cattai Presidente della Federazione.
Cattai subentra a Umberto Dal Maso, giunto alla fine del
suo mandato quadriennale, e svolgerà il suo nuovo incarico affiancato dalla neoeletta Vice Presidente Nives
Degrassi.
A completare il nuovo assetto degli organismi direttivi
della Federazione, nella stessa Assemblea è stato anche eletto il Segretario Generale nella persona di Sergio
Marelli e gli otto membri del Consiglio nazionale della
Federazione.
* * *
La rivista del Centro Servizi del volontariato di Cuneo ha formulato alcune domande al nuovo presidente della Federazione. Ne riportiamo di seguito le
parti salienti.
In base alla Sua esperienza, come definirebbe oggi la solidarietà?
L’Enciclica Populorum Progressio recita: “La solidarietà universale, che è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere“. Esercitare il senso del
dovere: un esercizio non scontato nei tempi attuali.
Solidarietà non è mai elemosina o beneficienza, ma
atto di giustizia.
Quali sono i valori su cui puntare per promuovere
il volontariato e costruire una società solidale? La
recente Enciclica Caritas in Veritate ci ricorda che
“L’amore – caritas - è una forza straordinaria che
spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace”.
Quali sono oggi i grandi ostacoli o i limiti
per il volontariato internazionale?
Spesso si ritiene che il problema dello sviluppo dei
popoli si risolve con gli investimenti finanziari. Anche, ma non solo. La cooperazione internazionale
dovrebbe promuovere occasioni di incontro culturale
ed umano, capace di affrontare con creatività e risolvere i bisogni fondamentali dell’uomo: questo è
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Progetti e iniziative dell’
possibile con persone che condividono il processo di
sviluppo economico ed umano. Il volontariato è una
di queste figure. Il volontario è innanzitutto presenza
solidale, accompagnamento nelle relazioni, rispetto e valorizzazione delle culture. Evidentemente
il volontariato non è la panacea, ma certamente
può costituire un riferimento, dei laboratori di vita
vissuta, di risultati raggiunti o anche di insuccessi
maturati.
Dal punto di vista della solidarietà, la situazione
internazionale si riflette su quella locale?
Il riferimento al fenomeno delle migrazioni è d’obbligo. Chi migra normalmente coniuga elementi
di espulsione dal proprio contesto ed elementi di
attrazione verso un altro contesto. Siamo testimoni
del fatto che chi vive con cinque litri di acqua al
giorno può contemporaneamente avere accesso in
tempo reale, attraverso la televisione, al fatto che a
poche migliaia di chilometri si possono consumare
250 litri d’acqua al giorno. Da queste constatazioni
nascono i progetti migratori che coinvolgono non
solo i singoli, ma spesso intere famiglie per cercare
la speranza di un futuro. Salvo poi scontrarsi con il
fatto che il modello dei 250 litri d’acqua al giorno
non è più un modello sostenibile e che noi stessi
faticosamente dovremo cercare alternative.
Che cosa consiglia ad un giovane che voglia
mettere a disposizione il proprio tempo per
la collettività?
Rivolgersi a quelle realtà di cittadinanza attiva che
a livello locale, ma non solo, si propongono di dare
risposte di bene comune.
Di recente il CSV Società Solidale ha pubblicato il volume fotografico “La solidarietà
che non grida, ma che è piena di speranza”.
Secondo Lei l’azione solidaristica può contribuire a creare speranza?
Purtroppo sappiamo che fa più rumore un albero
che cade che una foresta che cresce: proprio per
questo soprattutto con i giovani non dobbiamo
stancarci, come ci hanno testimoniato i nostri padri,
di persistere nell’affermare che la solidarietà è fondamentale per la speranza di un futuro possibile
Secondo Lei è più importante la giustizia o
la carità?
“Non si possono separare carità e giustizia. Non
solo la giustizia non è estranea alla carità, non solo
non è una via alternativa o parallela alla carità: la
giustizia è inseparabile dalla carità, intrinseca ad
essa”(Caritas in Veritate). Evidentemente la carità
non intesa come pietismo o elemosina.
Qual è il ruolo del volontariato nella società
odierna?
A livello nazionale non vorrei dimenticare di riprendere quanto alcuni studiosi ed anche amministratori
ci attribuiscono: il volontariato è un laboratorio
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snello e veloce capace di affrontare le situazioni
e sperimentare risposte innovative, anticipatori di
soluzioni che vengono progressivamente assunte
dai settori pubblici.
A livello internazionale innanzitutto è una sfida
culturale. Alla fine degli anni ’60, quando in Italia i
nostri “padri” hanno fatto nascere la cooperazione
internazionale, non c’erano soldi, ma c’era creatività, determinazione a inventare qualcosa di nuovo.
Negli ultimi anni la politica ha gettato la spugna. Si
tratta di lavorare per reinventare la cooperazione
del futuro e soprattutto per richiamare i nostri responsabili al dovere di investire in cooperazione a
beneficio della sicurezza internazionale
Quali secondo Lei gli spiragli di luce nel
contesto internazionale?
La cooperazione tra comunità è espressione di un
nuovo modo di concepire lo sviluppo equo e sostenibile tra i popoli fondato sulla partecipazione,
il dialogo ed il rafforzamento delle capacità degli
attori locali. Ci sono nuove esperienze che si stanno
muovendo. Purtroppo non fanno rumore, non fanno
notizia. Ripartire dal consenso che viene dal basso,
dalla volontà di persone singole, associazioni, sindaci, ricercatori, imprenditori che non si arrendono
al fatto che molti dei nostri responsabili promettono
e poi disattendono i loro impegni.
Gianfranco Cattai, impegnato nella cooperazione internazionale all’interno dell’ong LVIA
di Cuneo dal 1973, del quale è stato membro
della Presidenza fino al 1983 e responsabile del
settore progetti fino al 1988. Ha fatto più di 200
missioni sia nei Paesi beneficiari degli interventi LVIA sia in altri per studi, conferenze, scambi.
E’ attualmente il responsabile del settore comunicazione, programmi sul territorio e cooperazione decentrata.
Ha svolto numerosi altri incarichi nell’ambito della cooperazione internazionale in Italia
e in Europa. Docente dal 1992 della “Scuola
di Specializzazione in Tecnologia, Architettura
e Città nei PVS” del Politecnico di Torino. E’
presidente dal 2008 del Comitato “I giorni della
Solidarietà” costituito da trenta associati rappresentativi di circa 150 associazioni di volontariato, cooperative sociali, ong, associazioni di
promozione sociale piemontesi.
Per la Focsiv ha ricoperto incarichi diversi nel
tempo: da segretario di animazione (alla fine
degli anni 70), a responsabile delle relazioni internazionali ed infine direttore fino al 1994.
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VOLONTARI IN SERVIZIO
Lettere e notizie dai progetti
“Empowerment di Comunità”
Promozione delle associazioni di contadini
di Pueblo Viejo e Baba
Provincia di Los Rios - Ecuador
I primi di gennaio anche in Ecuador è cominciato l’inverno, ma le piogge torrenziali che si prevedevano non sono arrivate subito. Ha piovuto
quasi tutti i giorni, ma con clemenza, favorendo
le coltivazioni. In febbraio la situazione è peggiorata e le precipitazioni sono diventate torrenziali. Molte località della Costa e nella Provincia
di Los Rìos sono state inondate dal tracimare
dei fiumi portando a perdite umane e materiali.
Sul fronte politico il Presidente Correa sta perdendo consensi, mentre il leader dei conservatori, il sindaco di Guayaquil, Jaime Nebot, instancabilmente lavora per rafforzare l’opposizione al
governo nella città più grande del Paese.
E’ questo il contesto che ha visto la partenza, il
28 febbraio, di Giusy e Anna, le due volontarie
che hanno svolto servizio per due anni. A loro
va il nostro ringraziamento e un augurio per un
“atterraggio” sereno in Italia.
Progetti e iniziative dell’
diventato sottosegretario del MAGAP. All’incontro
sono stati invitati i dirigenti dei banchi comunali di
tutta la Provincia di Los Rìos.
La giornata è servita anzitutto a spiegare nuovamente
il progetto avviato dal Ministero oltre che a stilare
il calendario degli incontri formativi rivolti ad ogni
settore. Il progetto questa volta non si limita all’area
formativa, ma questa è propedeutica all’ottenimento
del credito da parte del Banco Nacional de Fomento
(BNF).
Il sociologo Rafael Guerrero ha sottolineato
l’importanza dei Banchi Comunali per l’economia
della Provincia e del Paese, oltre che la loro importanza
per le famiglie contadine. Il Banco Nacional de
Fomento, diversamente dal passato, si preoccupa di
valorizzare i Banchi Comunali, considerandoli vere e
proprie risorse e incrementando i fondi dei prestiti e che
avranno quindi la responsabilità di selezionare i soci.
Ha spiegato come va compilata la documentazione
per le richieste di credito. Si prevede una serie di
indicatori che servono al Ministero per classificare, in
base alla qualità, la gestione dei Banchi. Indicazioni
molto opportune perché se si sbaglia una volta si viene
esclusi per sempre dal progetto.
Il 5 gennaio si è svolto su due giornate il primo
laboratorio formativo del MAGAP con l’ingegnere
Naranjo. Sono stati invitati tutti i soci del Banco
che sono accorsi numerosi (circa una cinquantina).
Il laboratorio ha dato l’opportunità di ridiscutere il
Regolamento ad un anno dalla sua stesura e, soprattutto,
ad un anno dalla nascita del Banco. Purtroppo le due
riunioni sono risultate insufficienti per discutere a
fondo tutti i problemi. Le tematiche più importanti
riguardavano: se offrire servizi anche ai non soci, la
questione delle multe che è un tema particolarmente
sensibile, l’impiego delle utilità del Banco, alcuni
cambiamenti nel direttivo e gli interessi sui risparmi
e sui crediti.
Alcuni stralci dalla relazione di Anna e Giusy.
Banco Comunale
Il 5 dicembre si è svolto l’incontro con i rappresentanti
dei Banchi Comunali (le nostre casse cooperative)
aderenti al progetto MAGAP (del Ministero
dell’Agricoltura). L’incontro si è svolto a Vinces
e d è stato condotto da Rafael Guerrero che ora è
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Progetti e iniziative dell’
Attività con le donne
Il 7 e l’11 dicembre si sono svolte la quarta e la quinta sessione del laboratorio sulla violenza intrafamiliare presso il settore La Mercedes. Alla fine degli incontri è stata fatta una valutazione per capire perché,
diversamente dagli altri settori, dove si sono svolti
i laboratori, in questo caso la partecipazione è stata
scarsa.
Sicuramente un fattore importante è stato il luogo
dell’incontro che, per la sua vicinanza alle abitazioni,
ha un po’ bloccato la libera espressione per il timore
che qualcuno potesse sentire ciò che veniva detto. un
altro fattore, forse ancora più importante, che ha rilevato Angela (la presidente di Unión y progreso), sono
le relazioni di parentela fra le partecipanti: esprimere
una situazione di violenza che è perpetrata da un familiare di altre donne presenti, inibisce ulteriormente
la libertà di esprimersi.
Abbiamo invitato le donne a partecipare agli incontri mensili: speriamo in questo modo che quanto
seminato possa in qualche modo germogliare e farsi
più forte.
Pueblo Viejo 20 dicembre 2009
In questi giorni abbiamo conversato con il partner,
le associazioni, la Pastoral Social su quello che sarà
il loro lavoro dopo la nostra partenza. In particolare
con il Consiglio Misto e i leaderes di ogni associazione abbiamo insistito affinché in questo periodo si
cerchino delle risposte ad alcune questioni:
- riconsiderare tra i membri del Consiglio Misto il
significato e il ruolo di questa struttura;
- come si manterrà la relazione di partenariato dopo
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la partenza delle volontarie date le difficoltà di comunicazione tra il CMA e l’ACCRI;
- considerare la questione dell’Associazione La Petra che continua a non partecipare agi incontri. E’
compito delle altre due associazioni verificare il
da farsi.
Ci pare che questo sia il momento di una loro riflessione autonoma sul senso del Consiglio Misto e
sulla relazione con l’ACCRI per l’elaborazione delle
future linee da seguire.
Per ora e’ tutto. Un saluto a tutti voi!
&
Dal 27 novembre al 5 dicembre si è svolta una visita al progetto da parte del coordinatore dell’Area
Progetti e di Annalisa Ferrari.
Riportiamo le conclusioni della loro relazione.
Il lavoro da fare rimane quello di promuovere e
facilitare i meccanismi dell’auto-organizzazione,
coinvolgimento e responsabilizzazione dei protagonisti diretti. Da quanto abbiamo sentito da
più parti si confermerebbe, oggi più che mai, la
validità di questo percorso, perché le opportunità
che le istituzioni pubbliche nazionali, regionali e
provinciali stanno offrendo richiedono esattamente quelle abilità/competenze alle comunità per accedere, con maggiore possibilità di successo, a
dei benefici concreti.
A questo proposito rimane
aperto il “nodo” del CMA che
auspicavamo venisse superato in questi anni: quale configurazione in questo nuovo
scenario? Con quali obiettivi e
con quali ruoli?
L’ACCRI deve avviare una
riflessione circa il senso e la
portata, in questo nuovo scenario di attenzione del settore
pubblico, delle relazioni collaborative con la Diocesi di
Babahoyo, che ha sollecitato
la nostra presenza al fianco
delle famiglie aderenti alle associazioni campesine di Pueblo Viejo.
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“Formando para el futuro”
Progetto di promozione sociale
e formazione professionale dei
muchachos trabajadores
Provincia di Los Rios- Babahoyo - Ecuador
Le attività formative del Centro proseguono.
Nei primi mesi dell’anno il nostro partner, il Movimiento de Acción Social, è stato impegnato a
realizzare diversi incontri per un confronto con
il direttivo e l’Assemblea dei soci sulle nuove
sfide introdotte dalla nuova normativa governativa in materia di educazione e formazione scolastica. Il sostegno dell’ACCRI al progetto è in
fase conclusiva e per il MAS è giunto il momento di proseguire da solo, contando sui legami
creati da una fitta rete di istituzioni pubbliche e
private che potranno garantire nel tempo la sostenibilità del Centro Las Mercedes. Dalla relazione del Direttore del CFAM riportiamo alcune
informazioni.
Progetti e iniziative dell’
dai parenti, per facilitare la relazione scuola-famiglia.
Per tutto l’anno si è monitorato l’intervento scolastico per cercare, nel rispetto dei Piani formativi, di
adeguare la proposta educativa al target degli alunni/e. Oltre alla specifica attività formativa è ripresa
l’attività teatrale che si è rivelata una formula concreta per far diventare questi ragazzi e ragazze protagonisti, in grado di misurarsi nelle varie manifestazioni locali con i loro coetanei. Si sono svolte anche
le selezioni sportive (calcio, pallavolo, atletica) per
scegliere i ragazzi/e da inviare alle competizioni a livello cittadino e di provincia.
Sono stati realizzati dei seminari per gli insegnanti
in materia di gestione progettuale, di relazioni umane, di informatica e di taglio e cucito.
Il Vescovo della Diocesi di Babahoyo, mons. Fausto Travez, ha tenuto un seminario per tutto il personale del Centro e per i soci del MAS sulle motivazioni che sostengono l’impegno ad essere soggetto
attivo e responsabile di un Centro con finalità educative e sociali.
Per migliorare le condizioni di studio e di sicurezza nelle officine tecniche degli studenti, l’ACCRI
Gli alunni del Centro si preparano all’alza bandiera
Febbraio 2010
Nei primi mesi dell’anno alcuni insegnanti della
scuola primaria e dell’accademia, accompagnati dal
Direttore, hanno visitato le zone periferiche di Babahoyo e i luoghi di lavoro dei ragazzi (mercato, strada, discarica, ecc.) per promuovere il Centro: attività
che ha prodotto dei buoni risultati visto che è aumentato il numero degli iscritti.
Il Dipartimento di Psicologia è sempre stato molto impegnato sia per l’accompagnamento dei singoli
casi che per la rielaborazione di strumenti valutativi
del rendimento scolastico e dei cambiamenti nelle
famiglie dei ragazzi. Nelle visite alle famiglie, solitamente, la psicologa si è fatta accompagnare dall’insegnante di riferimento, quasi sempre già conosciuto
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Progetti e iniziative dell’
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Il momento solenne dell’alza bandiera
ha chiesto un contributo alla Provincia di Trento per
aiutare il MAS a realizzare alcune opere di ristrutturazione del Centro Las Mercedes: rinforzo del muro
perimetrale della Scuola, elevazione del tetto della
falegnameria, sostituzione dei tetti in amianto, messa in sicurezza dei laboratori e sistemazione dell’impianto elettrico.
I lavori sono iniziati alla fine dell’anno e si concluderanno nel mese
prossimo.
Per il Movimiento de Acción
Social quest’anno scolastico sta diventando molto importante perché è
arrivato il tempo di fare un bilancio
della situazione e di mettere in atto
il Piano di sostenibilità economica
ed accademica, totalmente locale,
in sinergia con le nuove proposte
formative ed economiche offerte
dal Governo, tramite i suoi organi
locali.
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I lavori di ristrutturazione in corso al CFAM
in alto: il muro di contenimento sul retro della scuola
sopra: saldatura delle capriate del tetto del capannone
sotto: ricostruzione del tetto del capannone di falegnameria
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“Appoggio all’autosviluppo”
Progetto di sostegno alle attività agricole
e di risparmio e credito della popolazione
di Gagal e Keunì
Provincia di Pala - Tchad
Dopo un periodo di attesa, è arrivata la relazione
del nostro partner, il BELACD, che ci aggiorna
sulle attività svolte da Miandel e Albert, gli animatori agricoli locali del progetto.
L’obiettivo del progetto è la lotta contro la povertà e l’insufficienza alimentare attraverso il rafforzamento del processo di sviluppo socio-economico nel
settore agricolo-zootecnico e del risparmio e credito
della popolazione di 18 villaggi della sottoprefettura
di Gagal.
Beneficiari sono 18 villaggi che contano circa 4.000 persone. I gruppi coinvolti sono circa 20, composti mediamente da circa 10-15 membri. Appartengono
all’etnia N’Gambaye e sono agricoltori.
Sono inoltre beneficiari i membri dei
CEC (Casse de Epargne et Crédit).
Progetti e iniziative dell’
della coltivazione.
Prosegue l’appoggio ai contadini per la sensibilizzazione e l’utilizzo di compost organico. Per quanto
riguarda l’orticoltura sono state fornite attrezzature agli ortolani ed è proseguita l’assistenza tecnica
presso i loro orti per la produzione di cavoli, carote,
cipolle, fagioli, insalata, angurie, ravanelli, ecc. Sono
state realizzate alcune sessioni di formazioni su alberi da frutto e sulla realizzazione di piccoli vivai a
Niankoilao.
Ai gruppi di stoccaggio di Yamba-Malloum e
di Dobolo è stato dato supporto nella gestione del
magazzino e nel corretto mantenimento dei prodotti agricoli presenti. I gruppi, in attività già da alcuni
anni, avendo a disposizione un fondo cassa, non hanno utilizzato proposte di credito dei CEC.
Nel mese di ottobre è stata attuata una vasta campagna di vaccinazione di animali da cortile nella
zona del progetto. La vaccinazione ha riguardato
16.558 polli, 7.811 capre, 499 pecore e 28 maiali.
E’ stata organizzata e gestita dal responsabile del
settore allevamento del Mayo-kebbi una formazione
di agenti vaccinatori che ha interessato 24 allevatori.
Settore risparmio e credito
E’ proseguita la sensibilizzazione e la formazione
dei membri dei CEC. Sono stati realizzati due incontri al mese per la revisione del portafoglio dei cinque CEC della zona e la valutazione delle richieste di
credito. La delegazione regionale di Gagal registra i
tassi di rischio più bassi e con il numero di membri
in aumento.
Miandel e Albert
Settore agricolo
Nel corso del secondo semestre 2009
l’attività si è concentrata nella realizzazione di campi dimostrativi di manioca in diverse località del progetto. Ai
contadini partecipanti sono state fornite
le talee di manioca chiedendo l’impegno
di recintare il campo e procedere alla
sarchiatura e cura per ottenere ulteriori talee a fine stagione per la diffusione
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Progetti e iniziative dell’
“Mataquito”
riscattando il patrimonio campesino
Curicò, Regione del Maule - Cile
In questi ultimi mesi le attività del progetto sono
proseguite su tutti i fronti. Sono stati realizzati molti laboratori su tematiche legate al miglioramento delle pratiche agricole anche con
l’introduzione di alcuni attrezzi nuovi, tecnologicamente compatibili con i metodi tradizionali
di coltivazione. Ci sono stati inoltre dei cambiamenti all’interno dell’équipe del progetto.
Il terribile sisma di 8.8 gradi della scala Richter
ha purtroppo segnato un’interruzione drammatica delle attività. La Regione del Maule, sede
del progetto, assieme a quella del Bio Bio più a
sud, sono state le più colpite.
Curicò 2 febbraio 2010
Carissimi,
gennaio ha significato prendere di nuovo le misure, riprendere in mano l’intero lavoro, maturare l’idea
del cambio di squadra e accogliere i nuovi componenti – nuova è soprattutto Maria Josè, visto che don
Romualdo lavora con noi da tempo – e stabilire i ruoli reciproci. Gennaio però non ha significato un’interruzione dei lavori e, nonostante il cambio d’équipe,
in questo mese si sono portate a termine tappe importanti: una migliore sistematizzazione delle famiglie,
l’introduzione e la presentazione dei nuovi integranti dell’équipe in tutte le località, la realizzazione di
materiale illustrato come il fumetto sul bosco nativo
(tuttora da distribuire) e il “manuale di agricoltura
sostenibile” per tutti i beneficiari (già distribuito), un
laboratorio pratico in 4 incontri su come si fa l’almacigo, l’introduzione di nuovi strumenti e di sementi
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per questa stagione.
Non va sottovalutata la presenza veramente numerosa agli incontri che c’è stata questo mese in tutte le
località. In questa stagione il caldo picchia qui come
non mai con punte di 33 gradi e in quasi tutti gli altri
progetti si hanno cali di assistenza sul campo, mentre
per noi è stato il contrario. Questo indica curiosità e
interesse.
Curicò, 7 marzo
Carissimi
Il ritardo con cui vi inviamo la mensile è dovuta a
cause di forza maggiore, e che forze!
Pian piano torna la normalità a Curicò dove le
strade si stanno sgombrando dalle macerie, si buttano a terra gli edifici pericolanti e si comincia già a
ricostruire dove è possibile. La città ha subito moltissimi danni strutturali, ma le attività sono state riprese
quasi immediatamente.
La sede di Curicò del Crate non ha subito nessun
danno, mentre quella di Talca sembra sia crollata in
gran parte, come quasi la totalità degli edifici fatti in
adobe (mattoni di argilla seccati al sole).
La terra continua a tremare, di notte e di giorno. A
volte le scosse di assestamento arrivano ad un’ intensità di 6 e più gradi della scala Richter. Non si dorme
tranquilli la notte con il ricordo della scossa più grande. Varie sono le previsioni che si fanno, c’è chi dice
che le scosse di assestamento continueranno a lungo
(per un mese, per tre mesi, o per un anno?) e chi invece dice di prepararsi ad un’altra grande scossa...
Nelle località quasi il 90% dei campesinos ha subito danni, e un 60% è rimasto senza casa. E’ una
stima provvisoria visto che non siamo riusciti ancora
a visitare tutti. Alla luce di questi dati le priorità del
progetto dovranno per forza cambiare.
E’ stato strano andare a visitare la gente a due giorni dal terremoto e sentirsi chiedere se si sarebbe comunque fatto il corso previsto per la settimana dall’1
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al 5 marzo. Ovviamente abbiamo rassicurato tutti sul
fatto che per ora devono pensare al miglioramento
della loro condizione e successivamente penseremo
alla continuazione delle attività del progetto.
Allo stesso tempo, siamo rimasti perplessi nel vedere quanto poco solidali siano tra di loro le persone
del campo, quanto poco si siano aiutati gli uni con
gli altri e come siano stati poco obiettivi nel darci
indicazioni su chi aveva subito maggiori danni nelle
diverse località (invidie e rancori non sono crollati
come le case con il terremoto).
Abbiamo risposto alle domande che ci ha inviato
il giornalista de Il Piccolo di Trieste (in allegato il
testo, alcune foto ed un piccolo video di una delle
visite post terremoto (a don Arnoldo) . Non abbiamo
ancora avuto il tempo di fare una video intervista.
Miglioreremo col tempo la regia!
Ci sembra di aver detto tutto, un abbraccio e a presto
Alcuni stralci dell’intervista che “Il Piccolo” ha fatto
ai volontari.
Nel momento in cui ha avuto inizio il sisma 8.8
della scala Richter che per quasi tre minuti ha scosso
il Cile stavamo dormendo nel nostro letto. D’improvviso alle tre e mezzo del mattino le scosse ci hanno
svegliati di soprassalto. Abbiamo impiegato qualche
secondo per capire di che si trattava, il nostro letto
si era trasformato in un tagadà (giostra meccanica).
Era talmente esagerato il tutto che si stentava a credere che fosse vero. Appena realizzato che si trattava
di un terremoto abbiamo cercato di uscire di casa,
ma tutto attorno a noi si muoveva, soprattutto il pavimento, tanto da faticare per raggiungere la
porta di uscita. Una volta nel cortile abbiamo atteso abbracciati che il moto sussultorio
della terra terminasse, ma gli istanti sembravano eterni. Il portone di ferro continuava a
spalancarsi e sbattere, niente restava al suo
posto! Nel sottofondo il rumore delle stoviglie
che cadevano. Al termine della grande scossa si sono spente tutte le luci e hanno iniziato
a suonare le sirene di pompieri ed ambulanze. Siamo restati lì sotto le stelle ad aspettare
il giorno. Ma le scosse si sono ripetute – e
forti – varie volte tutti i giorni da allora e si
ripetono ancora oggi.
Non possiamo negare che lo spavento è
stato tanto. Al sorgere del sole, quando abbiamo fatto un giro per la città in cerca di un
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telefono che ci mettesse in contatto con gli amici delle zone colpite e con i familiari, di sicuro preoccupati
in Italia, abbiamo capito la portata del terremoto. Il
centro di Curicò è crollato, vari edifici si sono trasformati in macerie e nel cadere hanno tagliato le
linee telefoniche ed elettriche. Un vero disastro davanti ai nostri occhi!
Le case di Curicò difficilmente superano i 5 metri
e sono costruite in adobe, un misto di paglia e fango
crudo, in questo modo antico erano costruiti anche
alcuni belli edifici storici della città. Praticamente
tutte le costruzioni in adobe sono cadute completamente durante la notte del 27, o erano così danneggiate che hanno dovuto essere subito demolite. Più
d’una decina di persone hanno perso la vita qui in
città. Tuttavia non immaginavamo che a distanza di
100 km da noi avveniva una tragedia assai più grande, il fenomeno dello tsunami che ha colpito le città
della costa del Maule, con tutte le vittime che ha lasciato dietro di se.
Purtroppo anche a Curicò come in altre città della regione ci sono stati fenomeni di sciacallaggio e
di saccheggi per cui è stato stabilito il coprifuoco da
mezzanotte alle sei del mattino, misura che tuttora
vige. Noi i saccheggi non li abbiamo vissuti in prima
persona, ma amici di Talca raccontano la difficoltà
di passare intere notti in bianco, un po’ per le scosse che si ripetono e un po’ per difendere la propria
abitazione, bastone alla mano. Molta gente incredibilmente ha approfittato di questa confusa situazione
per commettere atti vandalici come il saccheggio, non
solo nei supermercati, ma anche con i propri vicini di
casa... ad ogni modo sono una minoranza rispetto ai
cileni che hanno fatto la scelta della solidarietà.
Simona in bici tra le rovine
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Progetti e iniziative dell’
Personalmente abbiamo assaporato l’abbraccio solidale dei nostri vicini di casa cileni. Anche se finora i nostri rapporti erano
limitati ai saluti e al “como està?”, adesso
ci si avvicinava per aiutarsi, per darsi una
mano. E così si scoprono i nomi di ognuno e le notizie che, in mancanza di giornali
(anche l’edificio de “la Prensa” di Curicò è
completamente crollato), corrono di bocca
in bocca. Si avevano solo notizie di disastri
via radio, ma non immagini. Cos’era rimasto delle bellissime località di Iloca, Llico
e Constituciòn? In mancanza dei collegamenti telefonici e dei giornali ci si lasciava
andare alle congetture, specialmente se là
c’era qualche familiare in vacanza o qualche amico.
La macchina dei soccorsi è scattata quasi subito. Il popolo cileno è esperto in assistenza, nel
bene e nel male. Varie organizzazioni si sono date da
fare e hanno lanciato appelli tramite il ponte radio
che teneva informati 24 ore su 24 sulla situazione
in corso. E così in breve si sono raccolti indumenti,
acqua, e cibo da inviare nelle zone colpite dal terremoto, ma soprattutto dallo tzunami.
Noi stiamo collaborando per la raccolta di informazioni sulle condizioni delle famiglie che si trovano
nella nostra zona di intervento che servirà alla chiesa cattolica cilena e ai comuni per poter canalizzare
gli aiuti nel miglior modo. Questi consistono a breve
termine in distribuzione di alimenti e tende provvisorie, a lungo termine in costruzione di semplici abitazioni prefabbricate in legno.
Intanto abbiamo potuto assistere le persone maggiormente colpite con la distribuzione di teli di plastica, per coprire le abitazioni o gli oggetti sgombrati
dalle case e rimasti all’aperto, e qualche carriola per
togliere le macerie. Tutto materiale che era destinato
all’intervento agricolo del nostro progetto ma, vista
la necessità, è stata cambiata la destinazione.
Ci rendiamo conto che ciò che abbiamo fatto finora non è stato molto. Ma la gente ha apprezzato
molto il fatto che non li abbiamo scordati, che siamo
passati a vedere come stavano, che ci siamo fermati
ad ascoltare le loro storie di spavento e distruzione
delle loro abitazioni, i loro pianti spesso troppo solitari in remote zone del Secano.
Le comunità con cui lavoriamo non hanno ricevuto molto appoggio, si trovano in zone fuori mano e
spesso chi non vive lungo la strada principale viene
dimenticato. Oltre al fatto che spesso gli aiuti vengo-
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MISSIONE:
MISSIONE: una
una Chiesa
Chiesa in
in cammino
cammino
Marco: i primi aiuti alle famiglie del progetto
no portati nelle zone più colpite della Costa dove il
fenomeno dello tsunami ha spazzato via tutto. I politici hanno fatto qualche giro di ricognizione, ma a
volte si sono fermati nelle case dei sostenitori.
La gente del campo però non si demoralizza facilmente, alcuni hanno già ricominciato a costruire,
con i propri mezzi, delle abitazioni più stabili e migliori che una tenda, si recuperano le travi, le tegole
per il tetto della prossima casa. Insomma tutto il possibile verrà riutilizzato.
... Il nostro progetto di autosviluppo subisce dunque per forza una virata verso il progetto d’emergenza. Speriamo di essere abbastanza duttili e capaci.
Ci ha stupito che durante il giro che abbiamo fatto i primi giorni per vedere se la nostra gente stava
bene o avesse sofferto del terremoto, molti ci abbiano
chiesto se si sarebbero svolte lo stesso le formazioni
sulla trasformazione degli alimenti programmate per
i prossimi giorni. Ovviamente sono stati tutti tranquillizzati: prima passiamo l’emergenza e poi pensiamo a riprendere le fila del discorso sospeso dai
sussulti della terra. Siamo in attesa di vedere come
continuare il nostro lavoro e che piega potrà prendere.
In ogni caso più che mai vogliamo stare vicini a
questa gente, che ora vuole ricostruire.
e
MISSIONE:una
unaChiesa
Chiesa
in cammino
MISSIONE:
in cammino
“Diritto all’acqua”
Progetto di gestione integrata del bacino di San Isidro
Comune di Comarapa - Santa Cruz - Bolivia
Progetto consortile Ong ACCRI -CEVI-CVCS
Tavolo diritto alll’Acqua - Regione Friuli Venezia Giulia
Acqua potabile
un diritto accessibile
E’ questo il nome del nuovo progetto che L’ACCRI ha deciso di appoggiare in partenariato con la
Asociación Ecologica del Oriente (ASEO), una Organizzazione Non Governativa che opera nel dipartimento di Santa Cruz.
Il progetto nasce dall’esigenza delle comunità residenti nel bacino del fiume San Isidro di migliorare le loro condizioni
di vita ricuperando la biodiversità di
un ecosistema messo a dura prova da
un uso indiscriminato delle risorse e
dall’inquinamento delle acque.
La mancanza di acqua potabile
costituisce un serio problema per la
salute della popolazione. La mortalità infantile nel Comune di Comarapa è dell’85 per mille ed è la più
alta dell’intero Dipartimento di Santa Cruz.
Delle 24 comunità attualmente
interessate dal progetto, 18 consumano direttamente l’acqua del fiume,
mentre le altre 6 ricevono l’acqua
dal fiume senza alcun trattamento di
Progetti e iniziative dell’
potabilizzazione.
In questi anni la popolazione ha espresso con forza la necessità di poter avere accesso all’acqua potabile e ha già compiuto alcune iniziative propedeutiche alla costruzione di un acquedotto, compresa una
raccolta di fondi per coprire la parte iniziale del costo
delle opere.
Il progetto mira ad assicurare la fornitura di acqua
potabile a 11.000 famiglie residenti nel bacino e promuovere la gestione partecipata della risorsa da parte
delle comunità beneficiarie.
L’iniziativa ha già raccolto adesione e sostegno
da parte di diverse realtà pubbliche e private.
E’ stata infatti approvata la richiesta di co-finanziamento, per l’avvio delle prime opere, presentata
alla regione FVG nell’ambito della legge regionale
per la cooperazione decentrata; la Provincia di Trento
ha approvato il sostegno al progetto per un triennio con
un contributo paro al 60 % del costo preventivato.
Inoltre gli amici di Dino Andriani hanno voluto
ricordare il suo interesse per il Sud del mondo e per il
tema della salvaguardia ambientale, impegnandosi a
sostenere i costi di una cisterna per l’acqua portabile. Vanno aggiunte poi le numerose offerte pervenute
da privati in occasione delle iniziative promosse per
presentare il progetto e raccogliere fondi (di cui si
parla a pag. 23).
Infine l’Associazione “Meolesi solidali”, che aveva sostenuto in passato il progetto dei ragazzi lavoratori in Ecuador, ha comunicato il suo impegno a
sostenere alcune opere della rete con le iniziative di
sensibilizzazione e raccolta fondi che saranno promosse tra i cittadini di Meolo (VE).
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MISSIONE: una
una Chiesa
Chiesa in cammino
MISSIONE:
Progetti e iniziative dell’
Urbelinda Ferrufino ci scrive, assieme al Consiglio Direttivo di ASEO, per aggiornarci sulla situazione molto complicata che stanno vivendo.
La Bolivia attraversa un momento politico molto
delicato nel quale vengono promossi importanti
cambiamenti che generano forti aspettative, ma
anche opposizioni.
La repentinità di alcuni cambiamenti è fonte di
conflitti che influiscono sulle relazioni tra le comunità e quindi sul progetto. Riportiamo di seguito alcuni passaggi della lunga lettera arrivata
da Santa Cruz.
Santa Cruz, 14 febbraio 2010
Cari amici dell’ACCRI,
In questi mesi alcuni fattori esterni hanno esercitato con forza la loro influenza sulle attività del
progetto.
Innanzitutto ci sono state le elezioni presidenziali che hanno confermato il Presidente Evo Morales
e che nel corso degli ultimi mesi hanno creato un
clima di incertezza e sfida, un continuo misurarsi di
forze tra il partito del Presidente (Movimiento al Socialismo) e le forze dell’opposizione che in questa
regione sono considerate separatiste, mentre il popolo veniva tirato da una parte o dall’altra secondo la
convenienza, una situazione difficile.
E’ evidente che le comunità contadine del bacino di San Isidro sono, per un 95%, simpatizzanti del
partito al governo e quindi attivisti politici. Per questo motivo, mano a mano che la campagna arrivava
alla conclusione, alcuni hanno lasciato in secondo
piano le attività del progetto.
In questo contesto, già di per sé difficile, si è inserita la campagna di legalizzazione delle proprietà
delle terre, provvedimento attuato con grande celerità dall’Istituto per la Riforma
Agraria, quale asso nella manica da giocare per sommare
voti. Questo processo, in sé positivo, non è stato però indolore
ed ha avuto ricadute negative
sull’unione delle comunità del
bacino. Alcune di esse, soprattutto delle zone più alte, hanno
iniziato a tagliare alberi mentre
in altre zone si sta faticosamente riforestando perché, per poter
accedere al titolo di proprietà,
bisogna dimostrare che tali terre
sono produttive, ovvero destinate all’agricoltura o al pascolo.
L’effetto più evidente di questa
22
situazione è che, di 24 comunità, due sono state dichiarate “terra in conflitto” generando inimicizia e
divisione per divergenze sulla definizione dei rispettivi perimetri.
Anche sul fronte amministrativo locale siamo in
una fase di stasi; sono infatti imminenti le elezioni di
sindaci e prefetti e quindi da una parte la campagna
politica continua a impegnare la gente su altri fronti
e dall’altra gli enti locali non si muovono, aspettando
di conoscere gli esiti della votazione.
Infine anche la meteorologia si accanisce. Da novembre piove tantissimo, quasi ogni giorno, e le strade sono impraticabili, con numerosi smottamenti di
terreno e frane. Un giorno un pezzo di montagna è
franato davanti a noi ed è stato un miracolo che non
ci abbia travolti. Per raggiungere certe comunità la
strada è appena uno stretto sentiero scivoloso che si
snoda tra precipizi impressionanti. L’acqua del fiume
è sempre molto alta ed impetuosa e in alcuni punti
ha eroso profondamente le rive a dimostrazione che
avevamo ragione a insistere per la loro riforestazione, l’unico modo per conservarle.
Nonostante queste difficoltà, ASEO ha proseguito
con un impegno ancora maggiore e non ha abbassato la guardia per assicurare la prosecuzione delle
opere ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati. La maggior parte delle attività continua, anche se
l’investimento economico, per i motivi che abbiamo
spiegato, è stato maggiore così come si è visto raddoppiato lo sforzo di tutti.
Contando sulla vostra alleanza solidale, vi salutiamo con affetto fraterno.
Il Consiglio Direttivo di ASEO
MISSIONE:
Chiesa
in cammino
MISSIONE:una
una
Chiesa
in cammino
Progetti e iniziative dell’
Agua para todos!
Un Natale lungo tre mesi...
Si è protratta fino a febbraio la raccolta fondi natalizia per l’acqua potabile in Bolivia
Si è conclusa a Trieste il 28 febbraio la raccolta
fondi iniziata il 12 dicembre nel gazebo del Mercatino di Natale. Una cinquantina di volontari hanno
sostenuto l’iniziativa avvicendandosi nei turni nel
gazebo del mercatino prima e nella “Sala Selva” di
Palazzo Gopcevich poi. Una serie favorevole di convergenze solidali hanno favorito l’iniziativa di sostegno alla costruzione della rete per l’acqua potabile a
San Isidro. Una raccolta che ha messo a disposizione
quasi 10 mila euro.
Ma cominciamo dall’inizio. Come l’anno precedente, ci era stato offerto gratuitamente un gazebo al
mercatino di Natale per una campagna di raccolta
fondi. L’illustratrice Nicoletta Costa, che da tempo desideravamo coinvolgere nelle nostre attività,
ha risposto immediatamente e con entusiasmo alla
nostra richiesta di offrire a questa campagna un
suo disegno da utilizzare per la confezione di magliette per bambini. Così sono nate le coloratissime t-shirt di Giulio Coniglio con il motto “Agua
para todos!”, stampate su magliette equosolidali
con inchiostri ecologici. Successivamente è giunta
l’adesione entusiasta del quotidiano di Trieste “Il
Piccolo” che ha messo a disposizione centinaia di
sue pubblicazioni da offrire al pubblico per racco-
gliere offerte per il progetto. Infine, quale ciliegina
sulla torta, alcuni soci si sono impegnati nella confezione di simpatici e apprezzati oggetti artigianali:
angioletti realizzati all’uncinetto e allegre marionette
costruite con l’uso di calzini colorati.
Il 22 dicembre, dopo aver sopportato stoicamente
condizioni atmosferiche polari, il mercatino si è concluso, ma la disponibilità di Nicoletta Costa unita a
quella della direzione dell’Area Cultura del Comune
di Trieste, hanno reso possibile continuare ad offrire le magliette di Giulio Coniglio direttamente nella
sala di Palazzo Gopcevich dove era stata inaugurata
da pochi giorni una mostra personale proprio della
Costa. Con questa opportunità inattesa tutte le 300
t-shirt stampate sono andate esaurite.
A queste attività si è aggiunta una raccolta fatta da
un gruppo di amici in memoria del nostro caro amico
e socio Dino Andriani.
Un grazie a tutti quanti hanno collaborato!
23
Progetti e iniziative dell’
Bullismo: che fare?
Una proposta per la gestione
dei conflitti in contesti educativi
Sono sempre più frequenti fra i giovani e destano
un crescente allarme sociale, specie in ambiente scolastico, episodi di prepotenza ed aggressività che, pur
non costituendo una novità, alzano la soglia dei normali scontri all’interno di gruppi giovanili. C’è chi,
di fronte a tali fenomeni, invoca, come in altri campi,
la “tolleranza zero” (abitualmente soltanto enunciata
e fallimentare nei risultati).
Occorre assumere una visione più complessa, che
non consideri il bullo e la vittima come pedine da
spostare sulla scacchiera e che non si proponga soltanto di ridurre la violenza del primo ed accentuare
la capacità di elaborare strategie di risposta dell’altro, ma, partendo dalla considerazione che essi fanno
parte dello stesso gruppo o classe, ragioni in termini di prevenzione. Si tratta di capire quali siano gli
apprendimenti che consentano ai ragazzi di vivere
in un contesto dove il bullismo non sia più solo una
variabile da prevenire, ma di avviare un processo di
consapevolezza sui comportamenti relativi al rispetto
di sé e dell’altro. Ciò richiede la creazione di spazi
ed occasioni di espressione dei problemi e dei vissuti
dei giovani, il miglioramento delle abilità comunicative fra adolescenti e adulti, l’acquisizione quindi di
strumenti di conoscenza dei fenomeni e dei soggetti
coinvolti.
Muove da queste considerazioni la proposta formativa che ACCRI e Senza Confini Brez Meja, con
il supporto del Centro Psicopedagogico per la pace e
la gestione dei conflitti, hanno elaborato per gli insegnanti delle scuole medie e superiori e gli educatori
MISSIONE:
MISSIONE:una
unaChiesa
Chiesa in
in cammino
cammino
dei ricreatori, e che ha trovato il sostegno convinto
del Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia
Giulia, partner delle associazioni.
L’iniziativa, diretta ad implementare le competenze degli educatori, si è posta un obiettivo ben espresso nel titolo “La gestione educativa dei conflitti come
antidoto all’emergenza bullismo”.
Il ciclo si è aperto con un seminario introduttivo
lunedì 15 marzo presso la sala conferenze del Centro
Servizi Volontariato, in Galleria Fenice. Nell’incontro
è stata presentata la metodologia del corso, modalità
interattiva volta allo scambio ed all’apprendimento
reciproco, e la sua articolazione in quattro laboratori
per un massimo di 25 partecipanti, che si terranno nei
giorni 25 marzo, 6, 13 e 19 aprile.
Il programma, che parte dall’analisi del fenomeno e degli attori del bullismo, guiderà i partecipanti
nel riconoscere, analizzare e gestire tale situazione
considerando e approfondendo anche elementi quali il cyberbulling, le emozioni e i vissuti, il problem
solving, strategie di trasformazione del conflitto, la
classe come gruppo. Ampio spazio viene dato agli interventi di prevenzione dei comportamenti a rischio
promuovendo scambi di esperienze.
Donne e frontiera/ Ženske in meja
Versione cd-rom
L’ACCRI ha aderito al progetto “Memoria e impegno” che si pone l’obiettivo di ascoltare, conoscere,
custodire le memorie di chi ha vissuto gli eventi tragici che hanno interessato l’Europa ed il cosiddetto
confine orientale per tutto l’arco del XX secolo, progetto promosso dall’associazione “Tenda della Pace
e dei Diritti” e dalle Province di Trieste e Gorizia.
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MISSIONE:una
unaChiesa
Chiesa
cammino
MISSIONE:
in in
cammino
Progetti e iniziative dell’
Per il tema trattato e per il coinvolgimento degli studenti delle scuole superiori, il progetto presenta molte similitudini con la nostra iniziativa “Da frontiere a
ponti – Ko se iz meje ustvari most”, promossa assieme a Senza Confini Brez Meja e CVCS nel triennio
2006-2008.
L’adesione dell’ACCRI a questo percorso ha offerto
l’occasione di diffondere il cd-rom “Donne e frontiera – Ženske in meja” realizzato grazie al contributo
della Provincia di Trieste in un’edizione leggera e
pratica che riproduce integralmente il volume bilingue omonimo, frutto del progetto triennale ed ormai
esaurito nella versione cartacea. Il cd-rom è stato distribuito ai 150 studenti impegnati in lavori di ricerca
storica attingendo alle fonti orali.
Per quanti fossero interessati, il cd-rom può essere
ritirato gratuitamente presso la sede dell’Associazione o spedito a domicilio corrispondendo il rimborso
delle spese postali.
La mostra interattiva
“La nostra impronta sul mondo”
parla anche sloveno ...
La mostra interattiva “La nostra impronta sul mondo”: ideata e realizzata in partenariato con il CVCS di Gorizia, il CeVI di
Udine e Solidarmondo PN-Aganis di Arzene (PN), è composta da 16 pannelli bifacciali ed è accompagnata da un quaderno
guida e da un CD per l’approfondimento
didattico per gli insegnanti. L’obiettivo della
mostra è promuovere l’assunzione di comportamenti responsabili e solidali in un’ottica di cittadinanza mondiale, educando al
rispetto dei diritti umani universali, in particolare quelli delle donne e dei bambini, e
all’utilizzo delle risorse ambientali in modo
sostenibile.
La mostra interattiva è ora disponibile
anche in lingua slovena (pannelli, quaderni, carte di ruolo) con il titolo “Naš odtis
v svetu” ed è stata presentata alle scuole
slovene della Provincia di Trieste.
25
Progetti e iniziative dell’
RICONOSCIUTA IDONEA
ESTERI
PER:
OOPERAZIONE
NDO;
ZIONE,
I VOLONTARI;
MAZIONE ED
O ED ALLA MONDIALITÀ.
PERCORSO
SIV.
CON IL MOZAMBICO
ASSOCIAZIONI (APIBIMI,
UAMM, MLAL, SOTTOSOPRA)
ETTORIALE DI
TRENTINO IN MOZAMBICO”,
ICO) IN COLLABORAZIONE
IVILI LOCALI.
PROGETTO DI SCAMBIO
N INIZIATIVE CULTURALI ED
MUOVENDO UNA RETE DI
CAIA.
RIZIONI:
89 12 80
20
g
MISSIONE:
MISSIONE: una
una Chiesa
Chiesa in
in cammino
cammino
promuovono
l’iniziativa
L’accri, iL cvcs (organismi associati
focsiv), solidarmondo ed iL cevi
(associati cipsi) sono "ong - organizzazione
non governative -" "onLus - organismi non
Lucrativi di utiLità sociaLe - " riconosciuti
daL ministero degLi affari esteri in base
aLLa Legge n.49/87 suLLa cooperazione
internazionaLe
per iscrizioni
ed informazioni
Area Formazione
obiettivi del corso:
> Conoscere la situazione mondiale, le
problematiche dei paesi impoveriti e i
meccanismi che generano ingiustizie e
dipendenza.
> scoprire il valore della solidarietà fra i
popoli, dell’accoglienza, della convivenza,
dell’interculturalità e della globalizzazione
analizzandone anche le attuali contraddizioni.
> offrire l’opportunità di un percorso per
realizzare un impegno di volontariato
internazionale nei paesi del sud o sul nostro
territorio.
accri
Corso introduttivo alla cooperazione
e al Volontariato internazionale
L’iniziativa si inserisce neL percorso di
formazione comune focsiv.
Via Cavana 16/a – 34124 Trieste
Tel. 040 307 899 – fax 040 310 123
[email protected] – www.accri.it
il prog
è frutt
e della
tra le r
semi di
giustizia
Si è concluso, nel mese di febbraio, il corso “SEMI DI
GIUSTIZIA”,
cvcs
per coltivare
appuntamento che da quasi un decennio gli Organismi di cooperazione inscelte di vita...
ternazionale della Regione Friuli Venezia Giulia – ACCRI.
CEVI,
e
solidarmondo
pn –CVCS
aganis
Solidarmondo PN Aganis - propongono a chi si dimostra interessato ai temi
della mondialità, delle ingiustizie sociali e del volontariato internazionale.
cevi
* * *
corso di formazione alla cooperazione
e al volontariato internazionale
A Trento un corso con lo stesso contenuto - promosso assieme al CAM
anno 2009-2010
(Consorzio Associazioni con il Mozambico)
- dal titolo NON MURI MA PONTI” si
conclude
il 20 marzo.
IL PROGETTO
FORMATIVO
PRESENTATO È FRUTTO
Si DELLA
tratta di
un
appuntamento
impegnativo, a cui tuttavia aderisce
CONDIVISIONE
E
DELLA
COLLABORAZIONE
ogni
anno un folto gruppo di persone, a dimostrazione che una
TRA LE REALTÀ ORGANIZZATRICI
buona
parte della nostra società si sente in qualche modo “interPACE E SOLIDARIETÀ: perché questi valori
non diventino un’utopia; perché ritornino ad essere
pellata”
sugli squilibri tra le varie parti del mondo, e partecipa
una speranza credibile al Nord e al Sud del mondo,
presentiamo un percorso di formazione per quanti
attivamente
e responsabilmente alle attività che propongono una
desiderano condividere questo impegno:
—
guardando
senza
veli gliuna
attuali informazione
squilibri
riflessione
critica,
più approfondita, una qualCORSO DI FORMAZIONE
del nostro mondo
ALLA COOPERAZIONE E AL
— individuando
i possibili rimedi alla causa della cooperazione tra i popoli.
che forma
di
impegno
e le potenziali risorse
VOLONTARIATO INTERNAZIONALE
— creando
le modalità di un coinvolgimento
“Semi
di giustizia”
e Non muri ma ponti” offrono un ciclo inanno 2010
— scoprendo il volontariato e la gratuità come
sulle quali investire.
contri,risorse
chepersonali
spaziano
dal significato più attuale di cooperazione
internazionale all’approfondimento delle concause e delle conseguenze delle ingiustizie sociali, all’analisi dei fenomeni legati
all’immigrazione, per migliorare la capacità di accoglienza degli
stranieri nelle nostre comunità locali.
Via Bellinzona, 4 – 34170 Gorizia
Tel. 0481 34 165 – fax 0481 53 63 05
[email protected] – www.cvcs.it
sede leGale: Via s. Michele 18
33090 arzene (PN)
sede oPeraTiVa: Via Vittorio Veneto 45
Casarsa della delizia (PN) 33072
cell. 348 889 69 61 – fax 0434 871 563
[email protected] – www.solidarmondo.it
Via Torino, 77 – 33100 Udine
Tel. 0432 548 886 – fax 0432 486 929
[email protected] – www.cevi.coop
design_ekostudio_udine
il corso è rivolto a quanti, maggiori di 18 anni,
sono interessati ai temi proposti.
con il contributo di
CAM
Consorzio
Associazioni
con il
Mozambico
NON MURI
MA PONTI
con il contributo della
Provincia Autonoma di Trento
ASSESSORATO ALL’EMIGRAZIONE, SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE,
SPORT E PARI OPPORTUNITÀ
I partecipanti (circa 40 per corso) provengono dagli ambienti più
diversi: molti gli studenti universitari, altri sono persone già occupate nel sociale, altri ancora non
hanno avuto contatti con questa specifico argomento, ma sentono la necessità di informarsi. Ciò che
li accomuna è il desiderio di formarsi una coscienza critica, di imparare a “leggere ed interpretare”
gli eventi, indipendentemente e al di là delle notizie trasmesse dai media, il bisogno di individuare
un percorso di impegno nel campo della cooperazione internazionale.
Per meglio aiutare le persone al termine del corso si è proposto un ulteriore e più approfondito
momento formativo, finalizzato alla presa di coscienza dei fattori che concorrono a formare la
motivazione ad essere e agire come volontario internazionale. Con questo seminario, dal titolo “Io
e la mia scelta di volontariato internazionale”, ci si attende che i partecipanti vengano aiutati ad
effettuare un percorso di analisi sulle proprie motivazioni e sui propri valori, in modo da poter più
facilmente individuare la possibile area di impegno per il futuro (attività a fianco delle Associazioni
in Italia, servizio di volontariato al Sud, ecc.). Un aiuto soprattutto per quanti, spinti dal desiderio
di un servizio all’estero, hanno la necessità di verificare il proprio livello di “adesione” ai contenuti
proposti, per avviare un percorso di condivisione anche delle strategie, delle metodologie, dei contenuti delle azioni di cooperazione svolte in partenariato con le popolazioni del Sud del mondo.
I due cicli formativi pertanto non si concludono con l’ultimo appuntamento, ma continuano a “crescere” nelle persone che vi hanno partecipato e, grazie all’interesse ed all’impegno di ciascuno di
loro, abbiamo la certezza che gli argomenti trattati vengono divulgati, tanto che ogni anno aumenta
il numero degli interessati, cosa che a sua volta richiede alle Associazioni un particolare impegno
per il mantenimento e per il miglioramento della proposta formativa.
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pace e so
diventino un’ut
speranza cred
presentiamo u
desiderano co
— guarda
del nos
— individ
potenz
— creand
— scopre
risorse
MISSIONE:una
unaChiesa
Chiesa
in cammino
MISSIONE:
in cammino
Progetti e iniziative dell’
Il FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE FMI
Prosegue la pubblicazione dell’approfondimento sui temi della globalizzazione
che Dino Andriani aveva preparato per il nostro bollettino
Sul finire del XIX secolo alcuni economisti neoclassici decretarono che i tre fattori produttivi (terra, capitale, lavoro) potevano essere ridotti a due, in quanto,
la terra era riconducibile ai fattori capitale e lavoro. A
dispetto della comune radice etimologica, eco-nomia e
eco-logia, il legame con la natura si spezzava, o meglio,
scompariva. Robert Solow (premio Nobel nel 1987) affermerà che “non c’è in linea di principio alcun problema, il mondo può, in effetti, andare avanti senza risorse
naturali” (citato da N. Georgescu Roegen “Bioeconomia”- Bollati Boringhieri 2003, pag.35).
Insomma la disciplina economica, si autoreferenzia,
ma così facendo ignora le leggi della termodinamica e
non tiene conto dei limiti ecologici del pianeta.
Malgrado queste avventate affermazioni, le imprese
mondiali fanno a gara per manipolare la materia prima
che “l’insopportabile” natura dona a larghe mani. Il paradosso diventa manifesto quando si consideri la gara
che i cartelli farmaceutici e agro alimentari compiono
per colonizzare e impossessarsi di ogni essere vivente,
con atti che V. Shiva definisce di pirateria.
In un caso l’economia sembra farsi carico dell’ambiente. Ciò avviene quando la razionalità economica
deve fare i conti con l’inquinamento e i suoi costi. La
soluzione del problema è presto stata trovata attribuendo alla società l’onere di “riparare il danno” che non è
sopportato, pertanto, dall’attore che lo ha causato. Ma
la “trovata” più geniale, in verità tragica, sta nell’asserzione che ci sono angoli del mondo (leggi l’Africa) largamente sottoinquinati e nei quali i costi per il disinquinamento sarebbero molto meno elevati, in ragione dei
bassi salari, rispetto ai paesi del Nord .(S.Latouche “Il
mondo ridotto a mercato” Ed.Lavoro 1998, pag.108).
Nei suoi scritti A. Sen rivendica al suo paese la “tradizione argomentativa “che è alla base della democrazia e affonda le sue radici in tempi antichi. In India si
vive l’eterodossia, l’eclettismo, il dialogo, è questa la
sua forza, il segreto di tenere in vita un paese di oltre un
miliardo di individui, divisi linguisticamente, religiosamente, culturalmente. Nonostante tutti i problemi non
ancora risolti, la tradizione argomentativa manifesta attenzione nei confronti di alcuni nodi, specialmente in
alcuni degli stati della federazione indiana, attenzione
che ha fatto si che la mortalità infantile passasse dal
170 all’87 per mille del 1980 nel 2003 (-83) mentre in
Cina il calo fu meno sostenuto passando dal 64 al 40
per mille (-24), anche la speranza di vita alla nascita
ha segnato dei progressi relativi più marcati in India,
passando dai 50 anni (media del periodo 70-75) ai 63
(periodo 2000-2005) con un guadagno di 13 anni, mentre in Cina la speranza di vita si è allungata di circa 8
anni (Fonte:Rapporto Undp 2005)
Il dialogo altro nome della tradizione argomentativa,
che è il presupposto di ogni democrazia, è alla base, ad
esempio, della riduzione del tasso di natalità verificatosi in alcune regioni di questo paese. Dialogo favorito
da un dibattito aperto in cui “le donne alfabetizzate”
sono state le principali protagoniste di questa svolta e
ciò senza odiose imposizioni (A. Sen “La democrazia
degli altri” Mondatori 2004, pag. 64). Analoghe argomentazioni sono presenti nel recente libro inchiesta di
Federico Rampini che denuncia i frettolosi luoghi comuni intorno a questo paese di cui ignoriamo tutto della tradizione, della cultura pluralista, della capacità di
dialogo fra diversi (F: Rampini “ L’impero di Cinindia”
Mondatori 2006, pag. 39).
Giunti alla fine di questa analisi sulla globalizzazione, appare chiaro che chi scrive è modestamente,
27
Progetti e iniziative dell’
schierato fra coloro che sono critici nei confronti del
fenomeno.
Una prima schiera di autori non considera la globalizzazione intrinsecamente nefasta. La critica che
muovono riguarda la “governance”. Questa è inficiata
da una miscela perversa di ideologia e politica che ha
imposto ai PVS soluzioni standard. Ricette che in verità
favorisc per mille ono gli interessi del mondo ricco e,
anziché sradicare la povertà, la rendono più marcata.
Su questa linea ci pare porsi, fra gli autori citati, J. Stiglitz.
Un secondo filone di critici si contraddistingue per
la radicalità delle posizioni assunte. Per costoro considerare la globalizzazione come fenomeno incontrastabile, significa diventare complici di un mondo senza
equità e giustizia. La globalizzazione, in ultima analisi,
crea un mondo di privilegiati e di vittime, di padroni e
di schiavi, di garantiti e di lasciati allo sbando. I fondi
pensione – così Latouche – degli inglesi e degli americani sono pagati dai giovani asiatici (S. Latouche op.
cit. – pag.23). Ormai, per Latouche, il predominio del
mercato finanziario e la sua tirannia hanno tolto alle
autorità politiche nazionali ogni capacità di influenza,
perché sotto la spinta del progresso tecnologico e del
pensiero unico il potere gestionale oltrepassa lo stato
nazione.
Ma esiste un altro pericolo che tenacemente viene
ignorato: il limite naturale del pianeta. Il futuro diverrà
inquietante se verrà lasciato in mano a burocrati e manager che conoscono una sola legge: quella del profitto,
e sognano un mondo senz’anima e senza un progetto
che sia umano.
Molti filosofi della scienza (fra essi Thoms Kuhn)
ritengono che le scienze siano un prodotto della cultura.
Gli uomini di scienza partono da un riferimento concettuale condiviso dalla comunità scientifica, ma non per
questo immutabile. Questo quadro concettuale di riferimento è il cosiddetto paradigma scientifico, esso può
mutare nel tempo non solo quando i metodi di indagine
cambiano e si perfezionano, ma anche quando muta la
visione complessiva che l’uomo ha di sé e del mondo
in cui vive. Come guardando un paesaggio ogni osservatore può cogliere particolari che sono più congegnali
alla propria sensibilità, al proprio livello culturale, alla
propria specializzazione…. così lo scienziato coglie
uno degli aspetti della realtà, trascurando altri aspetti in
quanto ritenuti ininfluenti, accidentali, … poco correlabili al quadro culturale di riferimento.
La strada della rivoluzione culturale in campo scientifico, legata al mutato paradigma, non è facile. Max
Plank e lo stesso Darwin non si facevano illusioni e legavano ogni cambiamento alla scomparsa fisica degli
oppositori.
Eppure nelle scienze esatte le rivoluzioni si sono
verificate (si pensi al passaggio dal sistema geocentri-
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MISSIONE:
MISSIONE: una Chiesa in cammino
co a quello eliocentrico, o l’insufficiente applicabilità
della fisica newtoniana a dar conto di certi fenomeni
che viceversa divenivano plausibili con la fisica eisteiniana). Nulla di tutto ciò è avvenuto fra gli esperti
delle dottrine del sottosviluppo .Per costoro il paradigma dominante affermava che per uscire dalla povertà,
bisognava crescere e ciò era possibile attraverso quello
che veniva chiamato lo sgocciolamento, la teoria dei
vantaggi comparati, la modernizzazione forzata; ma
si sono dimostrati incapaci di verificare l’applicabilità delle loro teorie, il raggiungimento degli obiettivi, il
conseguimento di un più elevato e dignitoso tenore di
vita delle persone che vivono nei PVS. Si sono sottratti
a ogni confronto con la realtà a conferma che il loro
paradigma è di natura fondamentalmente ideologico.
(S. George, op. cit. pag.348 ss.).
L’arancia blu, ovvero l’immagine del nostro pianeta
visto dallo spazio, ha indotto molti di noi, a riflettere
sui messaggi che questa icona possa suggerire. Da lassù
non si scorgono confini razziali, né etnici, né culturali,
né religiosi. Tutti racchiusi all’interno di un perimetro
circolare al di fuori del quale c’è il vuoto, il buio, per
ricordarci visivamente l’assenza della vita. Questa immagine senza confini ci rimanda – dirà Sachs – a un
“implicito messaggio imperiale” globale, proprio perché non contiene barriere.
Ma esiste un confine invalicabile. Ed è la stessa visione a suggerircelo: viviamo nella finitezza fisica del
nostro mondo. In quel perimetro circolare sono racchiuse tutte le ricchezze, le risorse che hanno favorito la
vita tutta, anche quella dei nostri progenitori e in quel
perimetro sono confinate le speranze delle generazioni future. L’arancia blu e il vuoto nero dell’universo
sono una rappresentazione antinomica: vita e non vita.
Quell’arancia blu sarà ancora tale negli anni a venire?
Conserverà il nostro pianeta il suo colore? O nel futuro la terra sarà simile alla “pallida luna” senza vita o
l’arroganza dell’uomo la renderà simile al pianeta rosso
simulacro di una vita che fu?
Il futuro è nelle nostre mani. Osservazione banale,
ma oggi va riferita non alla vita personale di ciascuno,
la posta in gioco è ben più elevata, questa generazione
sarà responsabile della vita o della morte del pianeta.
Dobbiamo rifiutarci di “svilire la Terra riducendola a un complesso di risorse naturali“ o peggio a un
ricettacolo di rifiuti, dobbiamo ridare all’uomo la dignità di cui è stato privato da quando è diventato risorsa.
Scienza e tecnica devono sposarsi con la natura, ”in favore della natura”, mai contro la natura, scienza e tecnica non strumento di dominio dell’uomo contro altri
uomini e contro l’ambiente, ma veicolo di conoscenza,
conoscenza passo indispensabile per amare. (L. Boff
“Grido della Terra, grido dei poveri” Cittadella 1996,
(Segue al prossimo numero)
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