La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali COMITATO PROVINCIALE DI FROSINONE LA PIANIFICAZIONE SOCIALE IN PROVINCIA DI FROSINONE Da una lettura dei piani di zona distrettuali RAPPORTO DI RICERCA 1 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 2 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali La ricerca presentata in questa pubblicazione è stata realizzata dal Consorzio Parsifal e dalla Legacoop Lazio Comitato provinciale di Frosinone. Il progetto di ricerca è stato curato da Michela Colatosti La supervisione sul progetto di ricerca curata da Renato Incitti per il Consorzio Parsifal e Stefano Venditti per il Comitato provinciale di Legacoop Membri del gruppo di ricerca: Michela Colatosti, Sandra Pantanella, Luciano Sacchi, Alessia Morini per il Consorzio Parsifal - Tania Venditti per il Comitato provinciale di Legacoop Lazio Il rapporto di ricerca è stato redatto da Michela Colatosti e Sandra Pantanella Hanno collaborato al progetto:Toni Pironi, Dario Ceci, Fernando Marucci, Federico Caponera. La realizzazione delle ricerca è stata resa possibile dalla partecipazione e dalla disponibilità dei referenti istituzionali dei 4 distretti socio-assistenziali, dell’Amministrazione provinciale e dalla Asl. In particolare ringraziamo: Per il Distretto FR A, l’Assessore alle politiche sociali del Comune di Alatri Emiliano Remolo, la Coordinatrice dell’Ufficio di Piano Biancamaria Evangelisti. Per il Distretto FR B, il Presidente del Distretto sociale FR B Michele Marini, il responsabile Tecnico dell’Ufficio di Piano Sandra Calafiore. Per il Distretto FR C, il Presidente del Consorzio AIPES Maurizio Ottaviani, l’allora Direttore Generale Federica De Santis. Per il Distretto FR D, il Responsabile Area finanziario-amministrativa dell’Ufficio di Piano Patrizia Delle Colli. Per l’Amministrazione Provinciale di Frosinone l’Assessore alle politiche sociali Francesco Giorgi e il Coordinatore Settore Politiche sociali Marcello Fanfarillo. Per L’Azienda Sanitaria Locale il Direttore del Dipartimento Integrazione Socio-sanitaria Narciso Mostarda. Per le Organizzazioni Sindacali: per la CISL Pietro Maceroni, per la CGIL Eros Sbardella, per la UIL Anita Tarquini. 3 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 4 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali LA PIANIFICAZIONE SOCIALE IN PROVINCIA DI FROSINONE Da una lettura dei piani di zona distrettuali RAPPORTO DI RICERCA 5 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 6 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Sommario Indice 7 Introduzione 9 Capitolo 1. Premessa metodologica 11 1.1 La scelta del problema e la formulazione dell’ipotesi 11 1.2 Il disegno della ricerca 12 1.3 La raccolta dei dati 13 1.4 La codifica e l’analisi dei dati 13 1.5 L’interpretazione dei risultati in un processo partecipato e pubblicizzazione del rapporto di ricerca 14 Capitolo 2. La dimensione istituzionale della pianificazione sociale 16 2.1. Le modalità di gestione dei servizi sociali in provincia di Frosinone 16 2.2. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR A di Alatri 17 2.3. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR B di Frosinone 22 2.4. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR C di Sora 25 2.5. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR D di Cassino 28 2.6. Il ruolo della provincia nella dimensione istituzionale della pianificazione 30 Capitolo 3. La dimensione dell’integrazione della pianificazione sociale 33 3.1. L’integrazione socio-sanitaria 33 3.1.1. L’integrazione istituzionale 34 3.1.2. L’integrazione operativo – funzionale 35 3.1.3. L’integrazione finanziaria 36 3.1.4. L’integrazione “ percepita” e le strategie per realizzarla 38 3.2. L’integrazione con altre politiche del territorio 39 Capitolo 4. La dimensione sociale della pianificazione 43 4.1. La partecipazione del Terzo Settore 43 4.1.1. La partecipazione istituzionale del Terzo Settore 44 4.1.2. La partecipazione a livello di programmazione 47 4.1.3. Una proposta di rilettura della partecipazione del Terzo Settore 53 4.1.4. La partecipazione del Terzo Settore all’attuazione dei piani di zona 55 4.2. Il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali 64 7 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Capitolo 5. La dimensione attuativa della pianificazione sociale 66 5.1. Le strategie della progettazione esecutiva 66 5.2. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR A 68 5.3. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR B 73 5.4. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR C 78 5.5. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR D 81 Capitolo 6. La dimensione economico-finanziaria della pianificazione sociale 85 6.1. Il budget del Distretto FR A 85 6.2. Il budget del Distretto FR B 88 6.3. Il budget del Distretto FR C 91 6.4. Il budget del Distretto FR D 93 Capitolo 7. Le conclusioni 96 Bibliografia 98 Appendice – Gli strumenti della ricerca I questionari delle interviste La griglia di lettura dei piani di zona L’elenco dei progetti dei piani di zona dei Distretti L’elenco dei partecipanti al workshop 8 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Introduzione I principi di universalità, pari opportunità, non discriminazione e cittadinanza, enunciati nei primi due articoli della Legge 328 del 2000 sono complessi da realizzare. Conditio sine qua non è che vi sia un’adeguata programmazione degli interventi. Bisogna però sapere che nel settore socio-sanitario programmare vuol dire, prima di tutto, cambiare pratiche e mentalità sedimentate da decenni. Si tratta di far convergere verso un unico obiettivo enti diversi, i quali, per moltissime ragioni, hanno attraversato negli ultimi quindici anni cambiamenti straordinari. Perché lavorino insieme e siano soddisfatti dei risultati di una comune azione programmatica occorrono ascolto, dialogo, partecipazione, concertazione, integrazione e sussidiarietà. Partiamo da un assunto: l’efficacia dei servizi sociali dipende dalla loro programmazione. Sembra scontato. Ma se questo è vero, allora per conseguenza dobbiamo dedurne che la qualità degli interventi sociali non potrà mai migliorare, nella pratica, quanto stabilito attraverso il processo di programmazione. Chiunque di noi, operante nel settore, sa che i nostri servizi si realizzano attraverso uno sforzo collettivo. Non dipendono dalle singole volontà di ognuno di noi preso singolarmente, per quanto capace possa essere. Questo è il motivo per cui il Consorzio Parsifal e la Legacoop di Frosinone hanno deciso di impegnare una buona parte delle proprie risorse, non certamente illimitate, nello studio dei metodi di pianificazione sociale nei quattro distretti della nostra provincia. L’obiettivo sotteso al lavoro è ovviamente di migliorare la programmazione. Come? Innanzitutto cercando di parlare, con tutti gli enti coinvolti, lo stesso linguaggio. Poiché il linguaggio condiziona la visione della realtà, parlare lo stesso linguaggio significa accomunare le nostre visioni delle cose. Leggere insieme i documenti che insieme sono stati prodotti, valutarne insieme le criticità e i punti di forza: questo vuol dire, nello specifico, parlare lo stesso linguaggio. Il lavoro che abbiamo cominciato a fare consiste perciò essenzialmente in una proposta di lettura dei piani di zona del nostro territorio. Non limitandoci questa volta – come avevamo fatto nel 2005 – ad un’analisi essenziale dei documenti prodotti, ma coinvolgendo tutti i principali attori del processo di programmazione ed elaborando delle proposte di valutazione. La questione, dal nostro punto di vista centrale, è se spetti alle cooperative sociali proporre questa riflessione. Una domanda insidiosa. Può infatti porsi così: le imprese sociali hanno tra le loro finalità quella di sollecitare la riflessione sulle strategie di politica sociale? Fin qui la risposta è semplice: sì. Ci sembra anzi un dovere delle cooperative sociali promuovere riflessioni di questo genere, stante il fatto che la legge che le regola le destina a realizzare l’interesse generale della comunità, e non il proprio particolare, benché di tipo mutualistico. Non a tutti questo concetto di base è chiaro, e, purtroppo, neanche tra gli stessi cooperatori. 9 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Ma la domanda che ci poniamo può anche essere formulata in un altro modo. E’ giusto che le cooperative sociali si ergano da giudici e che distribuiscano, loro, pagelle ai distretti? Qui la risposta è esattamente contraria alla prima. No. Ed infatti non è quello che stiamo facendo. Noi riteniamo che i piani di zona siano un prodotto del nostro territorio e quindi anche un prodotto delle nostre cooperative sociali e delle loro organizzazioni di secondo e terzo livello. Non ci proponiamo di valutarli dall’alto, come se fossimo esterni al loro processo di elaborazione, ma di leggerli in quanto soggetti che concorrono alla loro ideazione e poi alla loro realizzazione. Il documento che presentiamo in queste pagine è stato redatto cercando di utilizzare un metodo partecipativo. Abbiamo condotto interviste con i principali leader d’opinione di tutti gli enti coinvolti nella programmazione: comuni, provincia, azienda sanitaria, sindacati, organismi del terzo settore. La prima bozza del progetto di ricerca è stata resa disponibile sul nostro portale per poter essere eventualmente emendata dagli stakeholders. Essa è stata anche oggetto di discussione di uno specifico workshop, tenuto tra i soli addetti ai lavori. E, in ogni caso, quello che presentiamo qui non è un documento conclusivo, una ricerca già bell’e pronta. E’ un progetto di ricerca, ancora interlocutorio, da discutere insieme, propedeutico alla ricerca vera e propria che, se il territorio lo vorrà, dovrà necessariamente coinvolgere tutti i soggetti interessati ed essere scritta a più mani. 10 Stefano Venditti Antonino Arena Presidente Comitato Provinciale Legacoop Presidente Consorzio Parsifal La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Cap 1. Premessa metodologica Il processo di ricerca sociale costituisce un sistema di fasi collegate e interdipendenti; può essere rappresentato come un circolo che, parte dalla scelta di un problema e dalla definizione delle ipotesi da parte del ricercatore (anche sulla base di studi precedentemente svolti), si sviluppa attraverso la formulazione di un disegno di ricerca, la raccolta dei dati, la loro codifica ed analisi ed arriva alla interpretazione dei risultati e alla verifica delle ipotesi. A questo punto il ricercatore può decidere di terminare il proprio lavoro, tuttavia il processo di ricerca non è concluso; infatti se lo studio non ha ottenuto i risultati attesi o li ha ottenuti solo parzialmente, in quanto le ipotesi di partenza sono state verificate solo in parte, il ricercatore deve ripercorrere le fasi precedenti dello studio. Può decidere quindi la rielaborazione delle ipotesi sulla base dei risultati emersi oppure, se ha constatato una sostanziale per quanto incompleta validità dell’ipotesi iniziale, potrà decidere per la replica della ricerca o per un suo approfondimento. Le attività di studio ed analisi qui presentate, relative alla pianificazione sociale dei quattro Distretti socio-assistenziali della Provincia di Frosinone, svolte dal Consorzio Parsifal e dal Comitato provinciale di Legacoop, aderiscono alla logica interna della ricerca sociale descritta sopra; infatti l’indagine relativa all’annualità 2005 e al biennio 2006/2007 appena conclusa, nasce con l’intento di approfondire i risultati già emersi dall’analisi dei Piani di Zona del 2004 e presentati ad ottobre 2005 nel corso di un convegno appositamente organizzato. In questa fase, quindi, si tenta di declinare in maniera più articolata le conclusioni già svolte in precedenza e di riproporre, in forma descrittiva, le progettazioni di zona relative agli anni 2004, 2005 e 2006/2007 sulla base di alcune specifiche dimensioni d’indagine elaborate sulla base di significativi indicatori. Vediamo allora come si è svolto il lavoro di studio realizzato da dal Consorzio Parsifal e dalla Legacoop di Frosinone, analizzandolo in relazione a ciascuna delle fasi che compongono il processo di ricerca sociale. 1.1. La scelta del problema e la formulazione dell’ipotesi La prima fase della ricerca non ha presentato particolari problemi, in quanto da parte degli interessati non c’era l’intenzione di verificare o invalidare una vera e propria ipotesi di lavoro, quanto, piuttosto, di procedere ad un approfondimento delle conoscenze e delle informazioni emerse da una prima ricerca svolta sulla progettazione di zona per l’annualità 2004, realizzata nei quattro Distretti socioassistenziali della Provincia di Frosinone. L’ “ambito problematico” di indagine da cui la ricerca parte è quindi, genericamente, quello della pianificazione territoriale delle politiche sociali nel contesto provinciale; la finalità dello studio è quella di conoscere contenuti e modalità di realizzazione della progettazione dei Piani di Zona distrettuali, per analizzare: 11 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali i processi decisionali che la sottendono; i livelli di integrazione fra le politiche pubbliche del territorio frusinate; i livelli di governance raggiunti sugli ambiti territoriali ottimali della provincia; i caratteri, le aree d’intervento e i livelli minimi di assistenza garantiti dalla progettazione esecutiva di piani di zona; gli atteggiamenti, gli interessi e le aspettative di cui sono portatori i politici e i tecnici degli organismi distrettuali, cui è demandata la definizione e la redazione dei Piani di Zona; gli aspetti di difformità e/o di omogeneità nella progettazione legate ai territori ma anche all’organizzazione politico-istituzionale dei Distretti; il grado di implementazione generale della L.n.328/2000. La ricerca, condivisa all’interno di un gruppo di lavoro misto tra operatori delle due realtà promotrici dell’iniziativa, si è svolta su due livelli: • • l’analisi documentale, con la lettura critica e il confronto fra i Piani di Zona, per l’anno 2005, dei quattro Distretti della Provincia di Frosinone; il raffronto delle evidenze emerse con i risultati della ricerca già svolta per l’annualità 2004 e una disamina della progettazione del biennio 2006/2007. l’inchiesta con intervista ai soggetti istituzionali che compongono il sistema locale di Welfare. 1.2. Il disegno della ricerca Definito il “problema”, la fase successiva della ricerca ha riguardato la messa a punto degli strumenti di indagine e l’individuazione del target di riferimento. Vale la pena di evidenziare che, in considerazione degli obiettivi e dell’oggetto posti dalla ricerca, la scelta metodologica di base è stata quella di realizzare un indagine quali-quantitativa. Per l’analisi documentale sono state predisposte: • • una griglia di lettura dei Piani di Zona e dei relativi progetti esecutivi, per le annualità 2004-2005-2006/2007, sulla base di specifici indicatori, che consentisse di individuare le dimensioni maggiormente significative ai fini della ricerca. uno schema di lettura degli accordi di programma dei Distretti e degli Statuti dei Consorzi finalizzata alla ricostruzione degli assetti istituzionali dei 4 ambiti di programmazione individuando le caratteristiche e le funzioni delle diverse componenti dell’organizzazione. Per quanto riguarda le interviste, si è scelto di svolgerle con un questionario non strutturato, cioè privilegiando domande di tipo aperto. 12 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali La selezione dei soggetti da coinvolgere nell’indagine, è avvenuta per “popolazioni” nel senso che, rispetto ai Distretti socio-assistenziali della Provincia, si è deciso di intervistare: - i Responsabili Tecnici: uno per ciascun Distretto; - i Referenti Politici: uno per ciascun Distretto. Per la Provincia sono stati coinvolti: l’Assessore alle Politiche Sociali e il Coordinatore provinciale dei progetti di rete. Per la AsL sono stati selezionati: il Direttore socio-sanitario della Asl di Frosinone e il Direttore del Dipartimento Integrazione socio-sanitaria. Per i Sindacati sono stati individuati 3 referenti provinciali per i rapporti con i Distretti delle organizzazioni dei lavoratori maggiormente rappresentative (CGIL, CISL, UIL). Per la realizzazione di queste interviste sono stati elaborati 6 questionari diversi, di cui è fornita copia in allegato. Il fine dell’inchiesta era quello di acquisire conoscenza e valutare le convinzioni, le percezioni e gli atteggiamenti della popolazione oggetto di indagine rispetto ai processi di pianificazione territoriale delle politiche sociali. 1.3. La raccolta dei dati L’analisi documentale è stata svolta in un arco di tempo compreso fra ottobre 2006 e marzo 2007, in cui sono stati reperiti i Piani di Zona dei 4 Distretti della Provincia relativi all’annualità 2005 e al biennio 2006/2007 (in particolare per quest’ultimo la presentazione alla Regione Lazio era fissata per il 31/12/06) nonché altra documentazione utile ai fini della ricerca (Statuti, Accordi di Programma, ecc.). Le interviste invece sono state svolte fra il mese di novembre 2006 e il mese di gennaio 2007; particolarmente complicato è stato rapportarsi con i referenti della Asl, tanto che, nonostante vari contatti e tentativi di contatto, non è stato possibile intervistare il Direttore socio-sanitario della Asl (Dott. Renato Sponzilli). Difficoltà si sono riscontrate inoltre con il Referente politico (Dott. Mario Riccardi) del Distretto FR D di Cassino, per il quale non si è potuto procedere a svolgere l‘intervista. In totale quindi sono state realizzate 13 interviste1. 1.4. La codifica e l’analisi dei dati Le operazioni di codifica e analisi dei dati sono state svolte in un arco di tempo compreso fra il mese di dicembre 2006 e il mese di marzo 2007, in parallelo allo svolgimento delle azioni di raccolta dei dati. 1 Parti significative di queste interviste sono state riportate in corsivo all’interno del rapporto di ricerca. 13 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Per l’analisi documentale, si è proceduto inizialmente ad uno studio delle fonti statutari e convenzionali dei Distretti per ricostruire la dimensione istituzionale della pianificazione, e successivamente ad una lettura critica dei Piani di Zona, sulla base della griglia predisposta in precedenza e al loro confronto/comparazione, rispetto alle tre annualità considerate dalla ricerca, sulla base degli specifici indicatori individuati. Per quanto attiene invece le interviste, esse sono state in un primo momento trascritte e poi raggruppate per ciascuna delle tipologie degli intervistati. A questo punto si è proceduto ad un confronto sui contenuti delle risposte, per evidenziare elementi di convergenza e differenze rispetto alle dimensioni di indagine. Le conclusioni sono state raccolte in appositi report. 1.5. L’interpretazione dei risultati in un processo partecipato e la loro pubblicizzazione L’ultima fase del lavoro di ricerca è stata quella della interpretazione dei dati raccolti e quindi dell’attribuzione di significati alle risultanza dell’analisi documentale e delle interviste. Si è effettuata una rielaborazione del materiale prodotto sulla base di quelle che, all’interno del gruppo di ricerca, sono state individuate e qualificate come, dimensioni significative della pianificazione sociale. Abbiamo riportato queste ultime nello schema sottostante: Dimensione Istituzionale Dimensione economicofinanziaria Dimensione dell’integrazione Pianificazione sociale distrettuale Dimensione dell’attuazione Dimensione sociale Graf.1. - Schema della ricerca 14 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Il materiale, così rielaborato, è stato portato poi alla discussione e alla condivisione, nella forma di una prima stesura del rapporto di ricerca, nell’ambito di un workshop dal titolo La pianificazione sociale in provincia di Frosinone. Da una lettura dei piani di zona distrettuali2 a cui sono stati invitati a partecipare i diversi attori del sistema integrato di interventi e servizi sociali provinciali. Scopi dell’iniziativa sono stati la condivisione e la partecipazione dei contenuti del rapporto di ricerca prima della pubblica diffusione dei risultati. Alcuni stralci della discussione e delle sollecitazioni emerse sono state inserite all’interno del rapporto di ricerca. Per la presentazione del rapporto di ricerca, nella sua versione definitiva, è stato poi organizzato un convegno dall’omonimo titolo3. 2 Il Workshop dal titolo La pianificazione sociale in provincia di Frosinone. Da una lettura dei piani di zona distrettuali si è tenuto il 30 maggio 2007 alla Camera di Commercio di Frosinone. Sono stati invitati a partecipare i referenti politici dei 4 distretti socio-assistenziali (Assessori ai servizi sociali e i Presidenti dei consorzi) i tecnici dei Distretti ( i membri degli Uffici di piano e i membri degli Uffici di Monitoraggio dove esistenti), l’Assessore Provinciale alle politiche sociali e i membri dell’Osservatorio Provinciale delle Politiche sociali, il Direttore socio-sanitario della Asl, le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, le cooperative sociali aderenti a Legacoop e quelle socie del consorzio Parsifal). Si è strutturato il percorso di condivisione in maniera che gli invitati, attraverso la compilazione di un’apposita scheda di partecipazione, potessero ricevere in anticipo il materiale oggetto di discussione del workshop via e mail o attraverso l’accesso in un’apposita area riservata del portale www.consorzioparsifal.it. Nella sezione APPENDICE è disponibile l’elenco dei partecipanti. Il workshop è stato registrato in maniera integrale. 3 Il Convegno è stato organizzato il 28 Giugno 2007 alla Camera di Commercio di Frosinone. 15 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Cap.2. La dimensione istituzionale della pianificazione sociale La prima dimensione presa in esame dalla nostra indagine sulle politiche sociali provinciali, ed in particolare sul processo di pianificazione territoriale, è stata quella istituzionale. Per indagarla abbiamo sottoposto ad analisi le modalità con cui avviene la gestione associata dei servizi sociali nei quattro Distretti socio-assistenziali della Provincia di Frosinone4, attraverso un esame delle fonti statutarie e convenzionali adottate dagli Enti Locali territoriali. Abbiamo integrato questo studio documentale con alcune interviste agli interlocutori istituzionali di riferimento (referenti politici e tecnici dei Distretti), al fine di comprendere la capacità delle forme gestionali adottate, di rispondere adeguatamente alle esigenze del contesto sociale e politico e di concorrere alla realizzazione di un sistema locale integrato di interventi e servizi sociali. 2.1. Le modalità di gestione dei servizi sociali in provincia di Frosinone Già a partire dalla L.R. 38/965, gli Enti Locali afferenti ai quattro Distretti socioassistenziali della Provincia di Frosinone hanno avviato, con modalità e tempi diversificati, la costruzione di primi assetti giuridico-amministrativi in grado di promuovere e realizzare l’integrazione sovracomunale dei servizi sociali: Accordo di Programma, Unione di Comuni, Protocolli d’Intesa e Consorzi. Con la 328/006 sono stati riconosciuti alle componenti del sistema locale di welfare nuovi ruoli e funzioni innovative, con la conseguenza che, in ciascuno degli ambiti territoriali ottimali della Provincia, sono stati avviati processi di ricomposizione delle politiche sociali, attraverso la strutturazione e/o il consolidamento di specifiche soggettività giuridico-amministrative o di nuove modalità di cooperazione tra gli Enti per la gestione associata di funzioni e servizi. Il risultato raggiunto oggi è un assetto provinciale per la pianificazione/erogazione dei servizi sociali che conta due Accordi di Programma tra i Comuni della zona nord, rispettivamente nei Distretti FR A e FR B e due Consorzi intercomunali nella zona meridionale, coincidenti con i Distretti FR C e FR D. Di seguito analizziamo nel dettaglio le caratteristiche organizzative e strutturali di ciascuna delle quattro forme di gestione associata dei servizi sociali, con la consapevolezza che ogni esperienza è frutto di un contesto preesistente, di relazioni politico istituzionali tra gli attori di governo, della gestione e dei servizi già presenti 4 Gli ambiti territoriali ottimali individuati dalla Regione Lazio per i Distretti Socio-Assistenziali della Provincia di Frosinone coincidono con i 4 Distretti socio-sanitari. 5 Legge Regionale n. 38/96 “Riordino, programmazione e gestione degli interventi e dei servizi socio assistenziali nel Lazio” pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio N. 26 del 20 settembre 1996 SUPPLEMENTO ORDINARIO N. 2 del 20-09-1996 6 Legge 328/00 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 265 del 13 Novembre 2000 SUPPLEMENTO ORDINARIO 16 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali sul territorio che hanno influenzato la fisionomia del sistema gestionale adottato dalle Comunità locali.7 LEGENDA • • • • Distretto Distretto Distretto Distretto FR FR FR FR A – Accordo di Programma B – Accordo di Programma C – Consorzio intercomunale D – Consorzio intercomunale Fig.1 - I Distretti socio-assistenziali della Provincia di Frosinone 2.2. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR A di Alatri Comuni (15) Acuto 1.875 ab., Alatri 28.227 ab., Anagni 21.159 ab., Collepardo 949 ab., Filettino 589 ab., Fiuggi 9.206 ab., Guarcino 1.645 ab., Paliano 7.949 ab., Piglio 4.674 ab., Serrone 3.030 ab., Sgurgola 2.637 ab., Torre Cajetani 1.376 ab., Trevi nel Lazio 1.943 ab., Trivigliano 1.591 ab., Vico nel Lazio 2.242 ab. (dati del 31/08/2006) Popolazione 89.082 abitanti8 Densità area distrettuale 656,28 kmq Assetto istituzionale Accordo di Programma (ai sensi dell’art. 34 del TUEL) Comune capofila Alatri Tab.2 - Il contesto territoriale del Distretto FR A Per la pianificazione sociale di zona, i Comuni del comprensorio del Distretto FR A hanno scelto, quale modalità di gestione associata, l’Accordo di Programma9, 7 A. Battistella, U. De Ambrogio, E.Ranci Ortigosa Il Piano di Zona Costruzione, gestione, valutazione Carocci Faber, Roma, 2004, pag.67 8 Dato tratto dal Piano di Zona – Biennio 2006-2007 9 L’istituto dell’Accordo di Programma è disciplinato dall’art. 34 del D.Lgs. 18 Agosto 2000 n. 267 Testo Unico degli Enti Locali che al comma 1 prevede” Per la definizione e l’attuazione di opere, di 17 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali individuando in Alatri il Comune capofila. L’Accordo ha una dimensione non semplicemente intercomunale ma anche interistituzionale poiché coinvolge, oltre agli Enti comunali, anche l’Amministrazione provinciale e l’Azienda Sanitaria Locale di Frosinone. Annovera, inoltre, tra i suoi firmatari (ma non tra i soggetti stipulanti l’Accordo) il Coordinamento Distrettuale del Terzo Settore10. Attraverso l’Accordo di Programma, gli Enti citati hanno convenuto di coordinarsi per l’elaborazione e la successiva attuazione del Piano di Zona distrettuale, dotandosi di una struttura politico-amministrativa articolata su tre soggetti: l’Assemblea dei Sindaci, il Comitato dei Sindaci e l’Ufficio di Piano11. Vediamone nel dettaglio le caratteristiche e le funzioni. L’organo di governo politico del Distretto è l’Assemblea dei Sindaci12 che risulta costituita dai 15 Sindaci sottoscrittori dell’Accordo di Programma o da loro delegati, dal Presidente dell’Amministrazione provinciale o da un suo delegato, dal Direttore Generale della Asl o da un suo delegato.Partecipa inoltre, per previsione espressa dello stesso Accordo di Programma, un rappresentante del Terzo Settore nominato dal proprio coordinamento, con funzioni consultive13. L’Assemblea rappresenta, dal punto di vista della realizzazione del Piano di Zona, l’organo preposto alla sua approvazione, con significative funzioni d’indirizzo politicoamministrativo: esprime i fondamentali indirizzi politico-programmatici degli interventi del Distretto, detta le linee guida dello sviluppo delle politiche sociali a livello distrettuale, approva e/o ratifica gli atti più importanti della vita del Distretto e formula ed esamina le proposte progettuali definite dai tecnici distrettuali e/o comunali; viene inoltre chiamata a decidere su questioni di particolare rilevanza, rispetto alla ricaduta sul territorio in ordine alla erogazione, distribuzione o cessazione di servizi fondamentali. L’Assemblea dei Sindaci elegge il Comitato dell’Accordo di Programma, costituito dal Sindaco del Comune Capofila o da suo delegato, dal Presidente dell’Amministrazione provinciale o suo delegato, dal Direttore generale della Asl o suo delegato e, ai fini di una rappresentatività del territorio che tenga conto anche delle interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la completa realizzazione, l’azione integrata e coordinata di Comuni, di Province e Regioni, di Amministrazioni statali e di altri soggetti pubblici, o comunque di due o più tra i soggetti predetti, il Presidente della Regione o il Presidente della Provincia o il Sindaco, in relazione alla competenza primaria o prevalente sull’opera o sugli interventi o sui programmi di intervento, promuove la conclusione di un Accordo di Programma, anche su richiesta di uno o più soggetti interessati, per assicurare il coordinamento delle azioni e per determinare i tempi, le modalità, il finanziamento ed ogni altro connesso adempimento”. 10 Nel Distretto FR A si è costituito un Coordinamento distrettuale del Terzo Settore, retto da un patto associativo, con le finalità di: agevolare la partecipazione dei soggetti del Terzo Settore alla programmazione/gestione dei servizi sociali distrettuali; facilitare la comunicazione e l’informazione di questi soggetti in ordine alle iniziative del Distretto; facilitare i processi di conoscenza, scambio e collaborazione tra le diverse organizzazioni. Il Coordinamento si configura come un’associazione di secondo livello tra cooperative, organizzazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale. Nonostante le previsioni dell’Accordo di Programma, il Coordinamento non ha ad oggi ancora sottoscritto l’accordo. 11 Il quadro istituzionale descritto si basa sull’Accordo di Programma 2005-2008 attualmente in vigore. L’Assemblea dei Sindaci è descritta dall’art. 11 dell’Accordo di Programma del Distretto 13 Ricordiamo in proposito che, mancando la sottoscrizione formale dell’Accordo di Programma da parte del Coordinamento Distrettuale del Terzo Settore, la presenza del suo componente nell’Assemblea non è ancora attuata. 12 18 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali esigenze delle realtà comunali meno popolose, anche da 4 Sindaci dei Comuni del Distretto di cui 2 con popolazione superiore ai 5.000 abitanti, uno con popolazione inferiore ai 5.000 e uno in rappresentanza dell’Unione dei Comuni degli Ernici14. Il Comitato rappresenta “l’organo di garanzia” dell’Accordo di Programma, sovrintendendo costantemente alla sua esecuzione e, al tempo stesso, l’“organo dell’integrazione” in quanto, tra le varie attribuzioni15 ad esso riservate, vi è anche il compito di approvare accordi interistituzionali con altri Enti territoriali, finalizzati all’integrazione socio-sanitaria e alla promozione di interventi congiunti nell’ambito della formazione, dell’istruzione e dell’occupazione. Il Comitato ha come Presidente il Sindaco del Comune di Alatri o un suo delegato che assume la qualifica di Presidente del Distretto, anche con funzioni di rappresentanza esterna. Organo operativo-gestionale fondamentale della pianificazione sociale di zona e, soprattutto, della sua successiva attuazione è l’Ufficio di Piano16, che si configura come la struttura cui sono demandati, prioritariamente, il coordinamento e la gestione a livello tecnico ed amministrativo di quanto previsto nel documento di programmazione. L’Ufficio di Piano esercita, inoltre, importanti funzioni di Comunicazione rispetto agli altri operatori e soggetti istituzionali del territorio (costante ad es. è il contatto con i referenti tecnici dei servizi sociali distrettuali e territoriali); di vigilanza e monitoraggio degli interventi attuati; di gestione finanziaria dei servizi e di predisposizione di regolamenti relativi ai servizi. La sua composizione risulta articolata in 1 componente con funzioni di Coordinatore proposto dal Comune capofila e designato dall’Assemblea dei Sindaci, 1 componente con funzioni amministrativo-contabili, 1 componente designato dalla Asl di Frosinone, 1 componente designato dall’Amministrazione provinciale, 1 componente designato dal Coordinamento del Terzo Settore che concorre alla programmazione e alla formulazione dei Piani di zona17. Si tratta di figure professionali rispondenti ai criteri di professionalità in base alla L.n. 328/00 che vengono designati tra il personale dei Comuni impiegato nel settore dei servizi sociali comunali, della Asl e della Provincia o anche nominato tra soggetti esterni alle rispettive Amministrazioni.La previsione dell’Accordo di Programma è quella di un Ufficio di Piano quale organismo stabile nella sua configurazione, orientato alla produzione del Piano di Zona annuale e quindi all’accompagnamento e al sostegno di tutto il processo di elaborazione e costruzione delle politiche sociali 14 L’Unione dei Comuni degli Ernici è composta dai Comuni di Collepardo, guardino, Torre Cajetani, Trevi nel Lazio. 15 Per l’elenco completo delle competenze, art.12 dell’Accordo di Programma. 16 Dall’art. 13 dell’Accordo di Programma 17 Per previsione dell’Accordo di Programma sarà previsto anche un gettone di presenza o rimborso spese per il personale proveniente dal Terzo Settore. La presenza nell’Ufficio di Piano diverrà operativa con la sottoscrizione dell’Accordo di Programma. 19 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali locali, così come delineato dalla 328/00, garante della partecipazione del “territorio” e delle forme organizzate della Comunità.18 Quanto descritto è l’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR A, così com’è delineato dall’Accordo di Programma sottoscritto dai Comuni del comprensorio, dalla Asl e dalla Provincia di Frosinone; completiamo il quadro offerto al lettore anticipando come, rispetto a tale assetto e alle forme previste di gestione dei servizi, si struttura la percezione dei tecnici e dei politici referenti del Distretto stesso, riguardo la sua efficacia/efficienza e la valutazione dei benefici e dei rischi che essa comporta (anche in riferimento alla scelta prevalente per una gestione diretta dei servizi di contro al contracting out in favore delle imprese sociali). Come abbiamo visto sopra, i Comuni del Distretto FR A hanno scelto, all’indomani della 328/00, l’istituto dell’Accordo di Programma per ottemperare alla necessità di pianificazione e di attuazione delle politiche sociali a livello locale; ma come è avvenuto, da parte loro, il processo di strutturazione di tale assetto istituzionale? Quali sono state le valutazioni che hanno spinto verso questo tipo di organizzazione? Quali le criticità riscontrate? Sono quesiti interessanti soprattutto per la considerazione, già accennata all’inizio del capitolo, che la “storia” dei Distretti e, quindi, l’assetto istituzionale che ne deriva è direttamente connessa alla capacità di “programmazione” e di “partecipazione ” delle politiche sociali da parte delle Amministrazioni interessate. Per esaminare questi aspetti, non rintracciabili su fonti documentali, abbiamo optato per un’indagine condotta con interviste; così è stato possibile raccogliere in modo diretto la voce dei principali protagonisti del processo di costruzione del sistema distrettuale di welfare e di rappresentarne idee, pensieri, percezioni e considerazioni importanti ai fini della ricerca. La scelta operata è stata quella di rapportarsi con le due dimensioni istituzionali fondamentali del Distretto: il livello tecnico e il livello politico. Nella visione del primo19 è emerso come il processo di istituzione del “Distretto A” non sia stata priva di difficoltà, soprattutto per la collocazione geografica di alcuni Comuni, le loro diverse esperienze ed esigenze nell’ambito dei servizi sociali (…)20. Con il tempo però si è riusciti ad organizzare i servizi in modo da poter dare risposte articolate sul territorio diversificandoli in base alle esigenze di ciascuno e facendo delle diversità un elemento di forza del Distretto. La maturazione da parte degli organi politici a superare il concetto dell’azione locale entrando in un’ottica distrettuale e nell’idea della condivisione della pianificazione e della programmazione dei servizi21 ha sicuramente giovato all’intero ambito territoriale. 18 Strategie di integrazione nella costruzione delle zone sociali. La progettazione delle zone ed i loro piani: un’analisi di casi. Ricerca a cura del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Roma 2006 19 Dall’intervista alla Coordinatrice dell’Ufficio di Piano del Distretto FR A, dott.ssa Biancamaria Evangelisti 20 Idem 21 Idem 20 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Lo strumento dell’Accordo di Programma, acquisita nel tempo una concreta funzionalità, risulta però dalla nostra indagine attualmente oggetto di ridiscussione all’interno del Distretto: aspetto già emerso in un generico giudizio di migliorabilità22 dello strumento, espresso dal piano tecnico e confermato esplicitamente dal livello politico del Distretto23: si sta discutendo per individuare una forma giuridica che consenta effettivamente al Distretto di essere un organismo autonomo. L’argomento dell’attuale assetto gestionale del Distretto socio assistenziale è stato approfondito con il livello politico, circa gli elementi di opportunità e di criticità ravvisati sino ad ora, rispetto alla capacità del medesimo di rispondere adeguatamente alle esigenze del contesto sociale e politico di riferimento. È emerso, come elemento positivo, l’argomento che l’Accordo di Programma, attraverso l’Assemblea dei Sindaci, è garante di una rappresentatività diffusa degli Enti Locali e soprattutto dei Comuni meno popolosi – la scelta dell’Accordo di Programma venne operata soprattutto per garantire tutte le componenti del Distretto, dando una pari dignità e una pari rappresentatività a tutti i Comuni all’interno dell’assise24. Questo elemento positivo dovrebbe bilanciarsi con alcuni elementi critici quali: la mancanza di soggettività giuridica che caratterizza il Distretto - il Distretto non ha personalità giuridica, di conseguenza tutti gli atti elaborati e prodotti da questi organismi politici e distrettuali sono atti di indirizzo che passano attraverso il Comune capofila25; • la struttura definita simpaticamente elefantiaca26, per la considerazione che la presenza di un’ampia pluralità di soggetti richiede comunque un lavoro costante e impegnativo di mediazione; • un sistema di finanziamento caratterizzato da un notevole scostamento temporale tra la fase programmatoria e quella di erogazione del finanziamento andiamo a programmare qualcosa su un’esigenza attuale che ci verrà finanziata fra 4 anni27. Da una valutazione complessive delle interviste svolte presso il Distretto socioassistenziale di Alatri, emerge un generale apprezzamento dell’istituto dell’Accordo di Programma, in particolare in una prospettiva “storica” rispetto al Distretto; tuttavia le considerazioni evidenziate circa il fatto che attualmente si stia discutendo la migliorabilità del sistema, fanno pendere la “bilancia della percezione” prevalentemente sugli elementi di criticità. • 22 Idem Dall’intervista all’Assessore con delega ai Servizi Sociali distrettuali del Comune di Alatri, dott. Emiliano Remolo 24 Idem 25 Idem 26 Idem 27 Idem 23 21 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 2.3. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR B di Frosinone Comuni (23) Amaseno 4.334 ab., Arnara 2.467 ab., Boville Ernica 8.927 ab., Castro dei Volsci 4.975 ab., Ceccano 22.512 ab., Ceprano 8.846 ab., Falvaterra 594 ab., Ferentino 20.730 ab., Frosinone 48.265 ab., Fumone 2198 ab., Giuliano di roma 2.353 ab., Morolo 3.145 ab., Pastena 1.605 ab., Patrica 3.059 ab., Pofi 4.450 ab., Ripi 5.387 ab., Villa S. Stefano 1.772 ab., Strangolagalli 2.585 ab., Supino 4.926 ab., Torrice 4.492 ab., Vallecorsa 2.979 ab., Veroli 20.570 ab., S. Giovanni Incarico 3.475 ab. (dati rilevati al 30/06/2006) Popolazione 184.646 abitanti (dati al 30/06/06) Densità area distrettuale 890,20 kmq Assetto istituzionale Accordo di Programma (ai sensi dell’art. 34 del TUEL) Comune capofila Frosinone Tab.2. - Il contesto territoriale del Distretto FR B Nell’ambito distrettuale FR B, il lavoro di programmazione associata del Piano di Zona ha preso avvio in un contesto normativo ed organizzativo caratterizzato dalla presenza di un Comune capoluogo di Provincia, Frosinone, inizialmente abilitato, per espressa prescrizione regionale, all’autonoma elaborazione del documento zonale annuale28. Così Frosinone è entrato nell’Accordo di Programma del Distretto FR B solo nel 2002, subentrando a Ferentino nella funzione di Capofila, per svolgere il ruolo di propulsore dell’azione integrata e coordinata di attivazione e gestione dei servizi sociali del comprensorio. L’esperienza di governo associato delle politiche sociali nell’ambito distrettuale di Frosinone, è stata avviata in una logica di continuità con le pregresse esperienze intercomunali maturate nel territorio, così come abbiamo visto accadere per Alatri. E proprio la conoscenza della realtà territoriale ha indotto i livelli politici e tecnici ad una funzionale ripartizione del Distretto in 5 sub-ambiti, in base alla popolazione e alla contiguità geografica dei Comuni, intesi come livelli intermedi in grado di integrare le esigenze dei singoli Enti Locali, anche i più piccoli, con gli orientamenti e le decisioni assunte a livello distrettuale29. 28 La Legge Regionale 38/96 conferiva alle città capoluogo di Provincia la facoltà di costituire un ambito ottimale per la programmazione dei servizi sociali; Frosinone si era indirizzata in tal senso e gli altri Comuni del Distretto B avevano provveduto a sottoscrivere forme associative indipendentemente dal capoluogo. Quando poi, nel 2001, le Linee Guida regionali, ai sensi della 328/00, sancirono l’obbligo di rivedere gli Accordi di Programma, così da consentire l’ingresso anche ai capoluoghi, Ferentino cedette il passo al Comune di Frosinone che, con propria delibera di Giunta n. 424 del 22 ottobre 2002, aderì formalmente all’Accordo di Programma distrettuale. Si aprì quindi una fase di rimodulazione degli interventi programmati negli anni precedenti finalizzata alla ridefinizione del Piano di Zona. 29 Il sub-ambito A ha Veroli come Comune referente;il sub-ambito B ha come referente Ceprano; il subambito C ha Ceccano; il sub-ambito D ha Ferentino come Comune referente e il sub-ambito E è formato da Frosinone. 22 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Fig.2. – I Sub -ambiti del Distretto FR B Fonte:Piano di zona FR B 2006/07 L’articolazione del territorio in sub-ambiti ha forgiato la stessa configurazione degli organi politici e tecnico-amministrativi del Distretto, come risulta evidente dalla lettura dell’Accordo di Programma30 e dei vari Regolamenti adottati. Vediamo quindi come tale assetto si delinea. La Struttura di Piano si presenta come un’organizzazione tecnico-amministrativa complessa, articolata in: • • • un Ufficio di Piano, che costituisce il nucleo operativo del Distretto; è composto da personale del Comune capofila, in particolare un Coordinatore Dirigente di settore, un Responsabile amministrativo e un Responsabile tecnico, supportati nella loro attività da altro personale amministrativo; cinque Uffici di sub-ambito, composti da due tecnici (assistente sociale ed amministrativo) per ciascun Comune referente, coadiuvati da un professionista di altro Comune del sub-ambito; un Ufficio di Coordinamento che raccorda l’Ufficio di piano e gli Uffici di subambito; è composto da tutti i membri dei menzionati uffici, allargato alla presenza di un referente dell’Amministrazione Provinciale e di un referente per i servizi territoriali della ASL. Il livello politico del Distretto è rappresentato dal Comitato dell’Accordo di Programma che ha lo scopo di favorire e sviluppare sul piano politico e strategico a livello territoriale l’integrazione, l’informazione ed il coordinamento dei servizi sociali con quelli sanitari, dell’istruzione, della formazione e lavoro, del privato sociale e dell’associazionismo31. Si tratta di un organo composto da 10 componenti: dal Sindaco del Comune capofila o suo delegato con funzioni di Presidente del Distretto, da 4 sindaci o delegati dei Comuni referenti di sub-ambito e da 3 sindaci o 30 Accordo di Programma del 14 Dicembre 2002 così come modificato con atto formale del Sindaco il 30.11.2004, pubblicato sul BUR Lazio del 10.02.2005, n. 4. 31 Regolamento del Comitato dell’Accordo di Programma, approvato dall’Assemblea dei Sindaci del 04.10.2005. 23 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali delegati di altrettanti Comuni del Distretto32, dal Direttore del Distretto B della Asl, dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale o suo delegato. La nomina del Comitato rientra tra le funzioni dell’organo supremo del Distretto, l’Assemblea dei Sindaci che ha una composizione che rispecchia quella del Distretto FR A con i Sindaci o loro delegati dei Comuni sottoscrittori dell’Accordo, dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale o suo delegato, dal Direttore dell’Azienda Sanitaria Locale o suo delegato. Così come i Comuni del Distretto di Alatri, anche gli Enti Locali del Distretto socioassistenziale FR B hanno scelto, all’indomani della 328/2000, l’istituto dell’Accordo di Programma come strumento per la pianificazione sovracomunale dei servizi sociali. Anche per esso, abbiamo provveduto ad analizzare, attraverso l’analisi delle interviste effettuate al responsabile tecnico e al referente politico del Distretto, le criticità riscontrate e gli elementi positivi emersi nella scelta di un’organizzazione legata all’Accordo di Programma. Nel Distretto FR B il livello tecnico elogia la flessibilità dell’organizzazione come elemento di positività – l’Accordo di Programma è un tipo di organizzazione più flessibile. E’ possibile modificare il regolamento dell’Accordo di Programma in base alle esigenze del Distretto33. Sicuramente la duttilità della struttura è valutata di gran lunga più favorevolmente rispetto all’additato elemento di criticità che emerge, per cui lo strumento dell’Accordo di Programma rende il Distretto un soggetto privo di autonomia giuridica34. Il livello politico35 – al pari di quello del Distretto FR A - biasima le lungaggini amministrative connesse con un’organizzazione che garantisce la rappresentatività dei Comuni, anche più piccoli, e che risulta economicamente più conveniente rispetto ad una eventuale forma consortile: il Consorzio come formula organizzativa sarebbe risultato di gran lunga più costoso per gli Enti Locali36. 32 appartenenti a sub-ambiti diversi, individuati sulla base delle caratteristiche demografiche e avendo cura di garantire la rappresentatività dei Comuni piccoli, medi e grandi. 33 Dall’intervista al Responsabile Tecnico dell’Ufficio di Piano del Distretto FR B Dott.ssa Sandra Calafiore 34 Idem. 35 Dall’intervista al Presidente del Distretto Sociale FR B Dott. Michele Marini 36 Idem. 24 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 2.4. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR C di Sora Comuni (27) Alvito 3.031 ab., Arce 6.029 ab., Arpino 7.614 ab., Atina 4.484 ab., Belmonte Castello 765 ab., Broccostella 2.646 ab., Campoli Appennino 1.804 ab., Casalattico 675 ab., Casalvieri 3.211 ab., Castelliri 3.560 ab., Col felice 1.853 ab., Fontana Liri 3.215 ab., Fontechiari 1.288 ab., Gallinaro 1.221 ab., Isola del Liri 12.191 ab., Monte S. Giovanni Campano 12.739 ab., Pescosolido 1.568 ab., Picinisco 1.206 ab., Posta fibreno 1.274 ab., Rocca D’Arce 1.031 ab., S. Biagio saracinisco 365 ab., S. Donato Valcomino 2.192 ab., Santopadre 1.649 ab., Settefrati 855 ab., Sora 26.029 ab.,Vicalvi 801 ab., Villa Latina 1.247 ab. (fonte Istat del censimento 2001). Popolazione 103.303 abitanti Densità area distrettuale 800 Kmq Assetto istituzionale Consorzio (ai sensi dell’art. 31 del TUEL) Sede consortile Sora Tab. 3 - Il contesto territoriale del Distretto FR C I Comuni del comprensorio del Distretto socio-assistenziale FR C di Sora, dopo aver sperimentato una iniziale forma di gestione associata dei servizi sociali con lo strumento dell’Istituzione sovracomunale37, hanno convenuto di costituirsi in Consorzio, ritenendolo una forma di cooperazione tra Enti Locali più strutturata e flessibile. Nel 2004 si dà quindi vita all’AIPES – Associazione Intercomunale Per l’Esercizio Sociale - Consorzio per i Servizi alla Persona con la finalità di: sviluppare e consolidare la cultura dei servizi socio-assistenziali, socio-sanitari, sanitari (…), assumere la gestione diretta dei servizi alla persona evitando sovrapposizioni e parcellizzazioni (…), garantire politiche d’integrazione territoriale e di solidità finanziaria tra i Comuni per l’ottimizzazione delle risorse e degli interventi, assicurare ai cittadini interventi omogenei relativamente all’offerta di servizi e ai livelli di spesa, migliorare il sistema di erogazione dei servizi, collaborare attivamente con il Terzo Settore nella progettazione e gestione dei servizi anche attraverso la sperimentazione di nuove forme di cooperazione fra pubblico e privato38. L’AIPES, in quanto Consorzio, si configura quale ente strumentale dei Comuni, dotato di personalità giuridica, di un proprio patrimonio e di autonomia gestionale. Nella nostra ricerca ne abbiamo analizzato la struttura con riferimento particolare ai tre organi fondamentali dell’Assemblea Consortile, del Consiglio d’Amministrazione e dell’Ufficio di Piano39. Per la descrizione dei primi due ci siamo avvalsi dello Statuto del Consorzio che, però, non fa espressa menzione dell’Ufficio di Piano; per illustrare l’organizzazione di quest’ultimo ci siamo basati sulle informazioni emerse dalle interviste effettuate. 37 Nel 1999, il Consorzio si trasforma in Autorità Istituzione per l'Esercizio di Servizi (AIPES), essendo stato incluso dall'Ente Regione nei 7 Ambiti Territoriali Ottimali (ATO), individuati in tutto il territorio regionale per sperimentare forme giuridico-istituzionali innovative per l'attivazione delle politiche sociali. 38 Dall’art.3 dello Statuto del Consorzio AIPES 39 Ricordiamo per completezza che la struttura del Consorzio annovera inoltre come organi: il Collegio dei revisori dei Conti (art.22 Statuto), il Direttore Generale (artt. 24-25 Statuto). 25 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali L’Assemblea Consortile è composta dai Sindaci o delegati degli Enti Locali associati, attualmente 27, ciascuno con una responsabilità pari alla quota di partecipazione deliberata. L’Assemblea, organo permanente, rappresenta la diretta espressione degli Enti consorziati ed esercita il controllo politico-amministrativo sulla regolarità dell’attività del Consorzio con particolare riferimento al mantenimento dell’equilibrio economico40. Il Consiglio d’Amministrazione è l’organo del Consorzio che ne cura gli aspetti gestionali ed è composto da 9 membri effettivi, di cui uno con funzioni di Presidente. I componenti del C.d.A. sono nominati dall’Assemblea fuori del proprio seno tra persone che abbiano i requisiti per essere eletti consiglieri comunali e provinciali ed una specifica competenza tecnica nei servizi alla persona e/o amministrativa e gestionale41. A differenza degli Accordi di Programma fin qui descritti, caratterizzati da membri dell’organo di “governo” nominati direttamente in seno all’Assemblea, nel Consorzio AIPES non vi è coincidenza di ruoli tra i delegati degli Enti Locali associati; nella prassi consolidata, tuttavia, le persone chiamate a ricoprire l’incarico di membro del Consiglio d’Amministrazione, pur non coincidendo con il Sindaco o l’Assessore, sono comunque espressione delle realtà comunali. Per quanto riguarda, infine, l’Ufficio di Piano dell’AIPES, dobbiamo considerare il fatto che questo organismo non nasce con l’avvio dei Piani di Zona dei Distretto ma è stato costituito prima della L. n. 328/2000, come un gruppo di lavoro strutturato, composto di risorse umane con competenze tecniche ed amministrative, attivo a sostegno degli organismi politici deputati al governo delle questioni socio-assistenziali dell’ambito42, già al tempo della costituzione dell’Istituzione. Attualmente l’Ufficio di Piano si presenta composto da 5 dipendenti del Consorzio: un sociologo, un assistente sociale, uno psicologo, un pedagogista e un addetto all’amministrazione. Una struttura snella, di sola espressione dell’Ente consortile, che si interfaccia con 8 assistenti sociali, recentemente assunte a contratto, che operano direttamente sui Comuni e che consentono all’AIPES di avere un costante monitoraggio sui Comuni. La forma consortile come strumento di cooperazione tra Enti Locali, per lo svolgimento in forma associata di attività sociali, è stata oggetto di studi di settore diretti a valutarne gli elementi di positività e quelli di criticità43. 40 Dall’art.12 dello Statuto del Consorzio AIPES 41 Dall’art.16 dello Statuto del Consorzio AIPES 42 Si tratta di una situazione relativamente diffusa, come dimostrato in “Strategie di integrazione nella costruzione delle zone sociali. La progettazione delle zone ed i loro piani: un’analisi di casi”. Ricerca a cura del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Roma 2006 43 Guida alla gestione associata degli Enti Locali - Quaderni dell’Amministrare - Regione Lazio Assessorato agli Affari Istituzionali, Enti Locali e Sicurezza a cura del Centro Studi e Formazione Management Pubblico, Roma 2004, pag. 43. 26 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Anche nella nostra ricerca abbiamo cercato di porre l’attenzione su questi aspetti, attraverso le testimonianze dei principali protagonisti del Distretto FR C. Il livello politico del Consorzio44, nel corso dell’intervista, ha ricostruito l’intero cammino di strutturazione dell’attuale forma organizzativa, focalizzando l’attenzione su alcune tappe fondamentali, snodatesi nell’arco di quasi un decennio. I Comuni del territorio furono sollecitati alla gestione associata dei servizi sociali da iniziali motivazioni di carattere pragmatico45: la Legge Regionale 38/9646 prevedeva, infatti, delle modalità di erogazione dei fondi che favorivano la cooperazione tra gli Enti e quindi, già all’indomani della sua approvazione, i Comuni del sorano decisero di avviare un processo di ricomposizione delle politiche sociali a livello sovracomunale. Il processo venne valorizzato a livello regionale, con l’ingresso del raggruppamento dei Comuni creato, nei 7 ambiti sociali selezionati per la sperimentazione di forme innovative di gestione dei servizi sociali. I Comuni avviarono, quindi, la sperimentazione di un’associazione intercomunale per le politiche sociali47 con la forma dell’Istituzione. Terminata la sperimentazione senza che l’esperienza maturata ricevesse un espresso riconoscimento sul piano normativo da parte della Regione, i Comuni dovettero cominciare ad interrogarsi su una nuova forma organizzativa che rendesse meno traumatica possibile la transizione: venne scelto il Consorzio perché ritenuto più similare al modello dell’Istituzione intercomunale48. Il timore iniziale più forte rispetto alla metamorfosi era legato ad una delle criticità della forma consortile messe più frequentemente in evidenza dagli studi esistenti in materia: l’allontanamento, lo scollamento delle realtà comunali dal Consorzio stesso, per la mancanza di una garanzia forte di rappresentatività. L’AIPES ha cercato di superare questo problema valorizzando le responsabilità dell’Assemblea consortile e costituendo un Consiglio d’Amministrazione che rappresentasse le realtà comunali sulla base non solo del criterio della popolazione ma anche tenendo conto di quello della territorialità49 sia per i Comuni della Valle del Liri che per quelli della Valle di Comino. Dal punto di vista degli elementi positivi, il Consorzio è uno strumento che garantisce l’efficacia dell’azione di governo: molto più di un Accordo di Programma che, per Il consorzio si configura come ente strumentale con personalità giuridica ed autonoma capacità operativa e imprenditoriale, istituito da Comuni. E’ dotato di propri organi e regolato dalle norme per le aziende speciali. Poiché la composizione degli organi e le modalità di funzionamento sono disciplinate in modo dettagliato dalla legge, il consorzio è caratterizzato da scarsa flessibilità e complessità istituzionale, a cui si associa una debole integrazione tra uffici e tra le strutture degli enti aderenti. Dal punto di vista degli svantaggi, oltre ad essere scarsamente integrato con i Comuni, occorre evidenziare che essendo un ente aggiuntivo, comporta dei costi aggiuntivi di funzionamento e di gestione. 44 Dall’intervista al Presidente del Consorzio AIPES dott. Maurizio Ottaviani 45 Idem 46 Legge Regionale n. 38/96 “Riordino, programmazione e gestione degli interventi e dei servizi socio assistenziali nel Lazio” pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio N. 26 del 20 settembre 1996 SUPPLEMENTO ORDINARIO N. 2 del 20-09-1996 47 L’Istituzione è un organismo strumentale dell’Ente locale per l’esercizio dei servizi sociali: caratteristica peculiare è che essa rappresenta l’espressione diretta di un solo ente locale; la sperimentazione innovativa dell’AIPES consisteva nell’estendere la portata di questo strumento per la gestione in forma associata. 48 Dall’intervista al Presidente del Consorzio AIPES dott. Maurizio Ottaviani 49 Idem 27 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali quanto snello sia, non da garanzia di operatività effettiva50. Inoltre il Consorzio è in grado di garantire la continuità dell’azione amministrativa anche nel caso di elezioni politiche che portino a mutare in maniera consistente la composizione degli organi di governo del sistema. Il livello tecnico del Distretto51, in ordine all’adeguatezza della forma organizzativa del Consorzio rispetto alle esigenze del contesto territoriale, ha evidenziato quale elemento di positività a chiarezza e la snellezza52 delle modalità di gestione dei servizi. Esse consentono al Consorzio di interpretare le esigenze dei Comuni e di tradurle nel concreto in maniera efficace attraverso uno snellimento delle procedure. 2.5. L’assetto istituzionale del Distretto socio-assistenziale FR D di Cassino. Comuni (26) Acquafondata 288 ab., Aquino 5.505 ab., Ausonia 2.583 ab., Cassino 35.433 ab., Castelnuovo P. 883 ab., Castrocielo 3.831 ab., Cervaro 7.167 ab., Colle S. Magno 816 ab., Coreno A. 1.723 ab., Esperia 4.093 ab., Pico 3.137 ab., Piedimonte S. Germano 5.270 ab., Pignataro I. 2.521 ab., Pontecorvo 13.455 ab., Roccasecca 7.717 ab., S. Giorgio a Liri 3.146 ab., S. Ambrogio S. Garigliano 960 ab., S. Andrea del Garigliano 1.576 ab. S. Apollinare 1.972 ab., Sant’Elia Fiumerapido 6.319 ab., S. Vittore del Lazio 2.718 ab., Terelle 572 ab., Vallemaio 1.026 ab., Vallerotonda 1.851 ab., Villa S. Lucia 2.683 ab., Viticuso 423 ab. (fonte Servizi anagrafici comunali rilevati al 31/12/2005) Popolazione 117.670 abitanti Densità area distrettuale 884 kmq Assetto istituzionale Consorzio (ai sensi dell’art. 31 del TUEL) Sede consortile Piedimonte San Germano Tab. 6 - Il contesto territoriale del Distretto FR D A partire dal 1996 alcuni Comuni del Distretto socio-assistenziale FR D di Frosinone53, hanno dato vita ad una forma di gestione associata dei servizi sociali, che aveva come scopo il miglioramento della qualità della vita dei cittadini e soprattutto di quelli portatori di particolari bisogni. Questo percorso di condivisione e di crescita avviato sul territorio si è arricchito, nel corso degli anni, con l’adesione della totalità dei Comuni54 di riferimento dell’area distrettuale, i quali hanno maturato, con tempi e sensibilità diversi, la riflessione sulle modalità con cui le Amministrazioni Locali possono rispondere alle esigenze dei cittadini. Lo strumento utilizzato per la definizione dell’assetto istituzionale è stato quello della convenzione fra i Comuni; gli Enti Locali hanno quindi deliberato di svolgere in modo coordinato i servizi sociali, affidandone la gestione ad un Consorzio, ente dotato di 50 Idem 51 Dall’intervista all’ allora Direttore Generale del Consorzio AIPES dott.ssa Federica De Santis 52 Idem 53 I Comuni di Aquino, Cassino, Castelnuovo Parano, Castrocielo, Cervaro, Piedimonte San Germano, Pignataro Interamna, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Sant' Elia Fiumerapido, San Vittore del Lazio e Villa Santa Lucia, si associarono unicamente per la gestione del servizio di assistenza domiciliare. 54 Coreno Ausonio nel 1998, Roccasecca nel 2000, Pontecorvo, Terelle, Acquafondata, Esperia e Pico nel 2001, Sant’Apollinare, Vallemaio, Ausonia, Colle San Magno e Viticuso nel 2002, San Giorgio a Liri, Sant’Andrea del Garigliano, Pico e Vallerotonda nel 2003. 28 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali personalità giuridica, denominato Consorzio dei Comuni del Cassinate per la Programmazione e Gestione dei Servizi Sociali. Oggi la base consortile risulta costituita da 26 Comuni, attivi con l’obiettivo di perseguire una organica politica di sicurezza sociale mediante il riordino, lo sviluppo e la gestione associata dei servizi sociali ed assistenziali, offrendo ai cittadini tutti i servizi necessari a garanzia della migliore qualità della vita. Lo Statuto del Consorzio prevede la possibilità dell’ammissione alla base consortile anche di Enti diversi dai Comuni ma fino ad oggi non si è proceduto al suo ampliamento55. E’ stata quindi creata una struttura consortile con una pluralità di organi e funzioni che descriviamo sinteticamente: All’Assemblea consortile spetta di determinare gli indirizzi generali del Consorzio e di esercitare il controllo politico-amministrativo, assicurando il raccordo tra i Comuni associati.56 L'Assemblea è costituita dal Presidente del Consorzio e dai Sindaci, o delegati, dei Comuni aderenti al Consorzio stesso. I Comuni con popolazione oltre le 15.000 unità, hanno diritto a due rappresentanti in seno all’Assemblea. Il Presidente del Consorzio, è eletto dall’Assemblea al proprio interno ed assolve anche le funzioni di Presidente dell’Assemblea. Egli ha la rappresentanza legale dell’Ente e presiede l’organo di governo della struttura che è il Consiglio d’Amministrazione.Il C.d.A. è composto, oltre che dal Presidente del Consorzio, anche da un numero di componenti compreso tra sei e nove, i quali possono essere nominati – secondo le previsioni statutarie - tra i cittadini in possesso dei requisiti di eleggibilità, candidabilità e compatibilità uniti ad una comprovata esperienza tecnicoamministrativa. La struttura tecnico-operativa che si occupa della programmazione sociale distrettuale e, in particolare, dell’attuazione del Piano di Zona è l’Ufficio di Piano. Questo, come per l’AIPES, risulta costituito dal personale dipendente in forza al Consorzio: un funzionario area finanziaria–amministrativa, uno psicologo, un assistente sociale e alcuni collaboratori amministrativi. La composizione dell’Ufficio di Piano è stata evinta non dallo statuto – che come quello dell’AIPES non lo menziona ma direttamente dalla lettura del Piano di Zona, sezione relativa alle innovazioni organizzative, operative e gestionali del Distretto. Abbiamo visto come il processo di strutturazione del Consorzio nella zona del Cassinate sia stato avviato dagli Enti Locali già qualche anno prima dell’approvazione della 328/00, nel 1996, e come negli anni successivi ci sia stata la progressiva adesione di tutte le realtà comunali dell’ambito distrettuale. 55 56 Art. 7 dello Statuto del Consorzio Dalla Carta dei Servizi del Consorzio dei Comuni del Cassinate 29 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali La forma organizzativa prescelta ha saputo ottenere nel tempo, secondo quanto dichiarato dal livello tecnico del Distretto57, un risultato sicuramente migliore sotto il profilo del coordinamento degli interventi perchè fondato sul meccanismo della delega, da parte dei Comuni, al Consorzio dell’erogazione dei servizi58: il Consorzio quindi garantirebbe l’omogeneità degli interventi sull’intero territorio. Le criticità maggiori si evidenziano, invece, sotto il profilo della capacità e dalla reale possibilità da parte del Consorzio di rispondere alle esigenze di tutti i Comuni del comprensorio, soprattutto di quelli montani, caratterizzati da un’elevata incidenza della popolazione anziana e da difficoltà di spostamento59 dell’utenza per accedere e fruire dei servizi. 2.6. Il ruolo della Provincia nella dimensione istituzionale della pianificazione Nella ricostruzione della dimensione istituzionale delle politiche sociali provinciali ed in particolare sul processo di pianificazione territoriale, un’attenzione particolare deve essere riservata al ruolo dell’Amministrazione provinciale. La L.328/0060 ha infatti attribuito alle province specifiche funzioni programmazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali in ordine: nella a. alla raccolta delle conoscenze e dei dati sui bisogni e sulle risorse rese disponibili dai comuni e da altri soggetti istituzionali presenti in ambito provinciale per concorrere all’attuazione del sistema informativo dei servizi sociali; b. all’analisi dell’offerta assistenziale per promuovere approfondimenti mirati sui fenomeni sociali più rilevanti in ambito provinciale, fornendo, su richiesta dei comuni e degli enti locali interessati, il supporto necessario per il coordinamento degli interventi territoriali; c. alla promozione, d’intesa con i comuni, di iniziative di formazione, con particolare riguardo alla formazione professionale di base e all’aggiornamento; d. alla partecipazione alla definizione e all’attuazione dei piani di zona. Nella nostra ricerca abbiamo indagato le modalità con cui la Provincia di Frosinone esercita queste funzioni rispetto ai quattro distretti socio assistenziali utilizzando sia le fonti documentali sia, soprattutto, le interviste con il livello tecnico e quello politico dell’Assessorato provinciale alle Politiche sociali. Vediamo nel dettaglio: 57 Dall’intervista alla Responsabile dell’ Area finanziario-amministrativa dell’Ufficio di Piano dott.ssa Patrizia Delle Colli 58 Idem 59 Idem 60 Art. 7 legge 328/00 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 265 del 13 Novembre 2000 SUPPLEMENTO ORDINARIO 30 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Sistema informativo. La Provincia di Frosinone collabora con la Regione Lazio per la costruzione del Sistema Informativo dei Servizi Sociali della Regione (SISS): si tratta di un progetto che ha l’obiettivo di costruire una rete informativa sui bisogni e sui servizi del territorio che abbia un criterio di omogeneità sui 5 ambiti provinciali61. La Provincia concorre all’attuazione del progetto attraverso un’articolazione specifica dell’Osservatorio provinciale delle Politiche Sociali: siamo in una fase in cui stiamo mettendo a punto degli strumenti per consentire poi ai Distretti e alla Provincia di fare la lettura dei bisogni del territorio come base per la programmazione62- ci ha riferito il livello tecnico della provincia. Si tratta di un percorso in costruzione per la buona riuscita del quale è fondamentale una stretta collaborazione tra Osservatorio provinciale e singoli Osservatori distrettuali: i Distretti hanno infatti delle strutture proprie ma la loro rete non è uniforme; se i Distretti FR A e FR B hanno degli Osservatori con una storia, un certo sedimento di esperienze anche dissimili tra loro, non è lo stesso sui Distretti FR C e FR D63. Due soli Distretti della Provincia, infatti, rispettivamente FR A e FR B, si sono dotati di Osservatori con risorse strumentali e umane che svolgono una funzione di monitoraggio e valutazione dei servizi dei piani di zona; per il Distretto FR C non c’è un ufficio specifico con tale funzione ma tutta la struttura creata per la gestione del Distretto lavora esclusivamente per il piano di zona con una supervisione dei progetti continua e costante; il Distretto FRD sta lavorando per la costituzione di una struttura stabile all’interno dell’organizzazione consortile.64 L’obiettivo della provincia è la costruzione che, raccordandosi costantemente con la non solo una funzione di ricerca all’interno dati ma soprattutto la funzione di lavorare reale processo di programmazione65. di un sistema incentrato su una struttura dimensione distrettuale, sappia svolgere degli uffici di piano per il reperimento dei sulle fonti informative per formare poi un Formazione: La Provincia di Frosinone ha avuto due esperienze positive ma non strutturate di partecipazione ad iniziative formative rivolte agli operatori dei servizi, rispettivamente nei Distretti FR A e FR C66: si tratta di iniziative singole che non si inseriscono all’interno di percorsi ancora strutturati. Coordinamento degli interventi: Abbiamo analizzato la modalità con cui la Provincia, nell’esercizio di un ruolo di coordinamento degli interventi territoriali sui quattro distretti, interagisce sul piano istituzionale con le due realtà distrettuali su FR A e FR B e con i due consorzi di FR C e FR D. Abbiamo utilizzato per questa analisi gli statuti e gli accordi di programma dei distretti. Riportiamo in tabella quanto riscontrato: 61 Dall’intervista al Coordinatore Settore Politiche Sociali provinciali dott. Marcello Fanfarillo Idem 63 Idem 64 E’ quanto emerso dalle interviste ai livelli tecnici di ciascuno dei Distretti. 65 Dall’intervista al Coordinatore Settore Politiche Sociali provinciali dott. Marcello Fanfarillo 66 Dall’intervista all’Assessore provinciale alle politiche sociali dott. Francesco Giorgi 62 31 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Distretti FR A FR B FR C FR D Strumento dell’integrazione Livello politico Livello tecnico Accordo di Programma Il Presidente dell’Amministrazione Provinciale (o suo delegato) partecipa all’Assemblea dei Sindaci e al Comitato dell’Accordo di Programma Un referente della Provincia è membro dell’Ufficio di Piano Accordo di Programma Il Presidente dell’Amministrazione Provinciale (o suo delegato) partecipa all’Assemblea dei Sindaci e al Comitato dell’Accordo di Programma Un referente della Provincia è parte dell’Ufficio di Coordinamento del Distretto - - - - Protocollo d’Intesa - Tab.5 - Livello d’integrazione istituzionale della Provincia Abbiamo completato l’analisi documentale con l’intervista al livello politico dell’Assessorato provinciale: la capacità di esercizio del ruolo di coordinamento da parte della provincia si diversifica in base alle forme giuridiche nel senso che su FR A e FR B essendo accordi di programma e quindi delle forme giuridiche che partono dal basso dove si privilegia molto la politica, la provincia partecipa addirittura in assemblea con diritto di voto: a pieno titolo quindi. Questo non avviene nei Consorzi: su Cassino non c’è un protocollo d’intesa; sul Distretto FR C siamo firmatari di un protocollo d’intesa ma abbiamo qualche difficoltà ad esercitare questa funzione. Abbiamo indicato del personale per far parte degli uffici di piano: su FR A e FR B siamo strutturati e funzionali negli Uffici di Piano;invece non accade lo stesso su FR C e FR D67. Auspichiamo un riconoscimento della funzione dell’Amministrazione provinciale in tutti i territori perché quantomeno la provincia possa sedere a pieno titolo a quei tavoli per rimuovere uno dei motivi che determinano maggiormente la disomogeneità delle prestazione e l’esigibilità dei diritti di tutti sulla nostra provincia68. Tra gli strumenti utilizzati per raggiungere quest’ultimo obiettivo, l’Amministrazione provinciale ha istituito, da due anni, un Tavolo di Coordinamento Interdistrettuale che ha una funzione importantissima: quella di coordinare l’azione dei 4 territori, di farli dialogare e anche di dotarli di una visione più ampia rispetto al proprio singolo territorio69. 67 68 69 Dall’intervista all’Assessore provinciale alle politiche sociali dott. Francesco Giorgi Idem Dall’intervista a Coordinatore Settore Politiche Sociali provinciali dott. Marcello Fanfarillo 32 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Cap.3. La dimensione dell’integrazione della pianificazione sociale L’integrazione tra politiche sociali ed altre politiche del territorio è da sempre un tema fondamentale per chi pone al centro delle priorità e delle strategie di un determinato territorio la persona umana. La complessità dei bisogni di cui è portatore ogni individuo richiede infatti una capacità di risposta del sistema di protezione sociale articolata e multiforme. Il legislatore, a diversi livelli, ha richiamato l’attenzione sull’integrazione come dimensione strategica della politica sociale, sollecitando l’avvio di forme di collegamento fra questa e le politiche sanitarie, educative, formative, del lavoro, culturali ed abitative. Nel corso della nostra indagine, abbiamo ricostruito questa dimensione dell’integrazione della pianificazione sociale dei Distretti focalizzando l’attenzione, principalmente, sull’integrazione socio- sanitaria. 3.1. L’integrazione socio-sanitaria L’integrazione socio-sanitaria delle funzioni e dei servizi rappresenta un tema particolarmente “caldo” nel contesto della pianificazione sociale ciociara. Il Piano di Zona rappresenta, per ogni ambito territoriale, una grande opportunità di realizzare l’integrazione fra i servizi sociali e quelli sanitari, in una logica di concertazione fra soggetti autonomi e con pari dignità. Tuttavia, il quadro che emerge dalla nostra ricerca, sia sul piano documentale che rispetto alle interviste agli attori istituzionali dei Distretti, è quello di un processo ancora incompiuto, che fotografa un’articolazione del territorio provinciale a “macchia di leopardo” rispetto allo sviluppo dell’integrazione. Abbiamo cercato di introdurre una prima caratterizzazione del livello di collaborazione esistente tra la Asl e i 4 Distretti socio-assistenziali, considerando le seguenti subdimensioni dell’integrazione: 1. l’integrazione istituzionale, intesa come la misura con cui i diversi soggetti istituzionali hanno saputo individuare strumenti e percorsi amministrativi per la realizzazione dell’integrazione; 2. l’integrazione operativo-funzionale, che analizza, attraverso dati quantitativi, il livello d’integrazione socio-sanitaria nella progettazione esecutiva dei piani di zona; 3. l’integrazione finanziaria, che, tenendo conto dei dati presenti nei piani di zona, esamina il livello di partecipazione della ASL alla definizione dei budget distrettuali (co-finanziamento). 33 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 3.1.1 L’integrazione istituzionale Rispetto alla prima sub-dimensione, attraverso lo studio degli Statuti e dei Piani di Zona, abbiamo analizzato il livello di formalizzazione della collaborazione realizzata dai Distretti di Frosinone con l’Azienda Sanitaria. Emerge il fatto che un primo importante obiettivo (tutt’altro che scontato) è stato conseguito: in tutti i Distretti, anche se con strumenti diversi (sottoscrizione dell’Accordo di programma o stipula di Protocolli d’Intesa), l’Azienda Asl è formalmente soggetto attivo nella programmazione dei servizi sociali. Analizziamo nel dettaglio: Distretti Strumento dell’integrazione FR A Livello politico Livello tecnico Accordo di programma Il Direttore Generale della ASl (o suo delegato) partecipa all’Assemblea dei Sindaci e al Comitato dell’Accordo di Programma Un componente dell’Ufficio di Piano è nominato dalla ASL di Frosinone Accordo di programma Il Direttore Generale della ASl (o suo delegato) partecipa all’ Assemblea dei Sindaci e al Comitato dell’Accordo di Programma Un referente dei servizi territoriali della ASL è parte dell’Ufficio di Coordinamento del Distretto _ _ _ Comitato tecnico misto ConsorzioAzienda USL FR B FR C Accordo di programma FR D Protocollo d’intesa Tab. 6. Livello d’integrazione istituzionale della ASL Nel Distretto socio-assistenziale FR A, la Asl di Frosinone risulta soggetto sottoscrittore dell’Accordo di Programma, con espresso impegno alla partecipazione nonché alla effettiva realizzazione dei progetti inseriti nel Piano di Zona e con la previsione della partecipazione del Direttore di Distretto alle Assemblee distrettuali con funzioni decisionali e di rappresentanza70. Inoltre il Direttore Generale della ASL partecipa, con un suo delegato, al Comitato dei Sindaci del Distretto. Il Distretto socio-assistenziale FR B definisce nel proprio Accordo di Programma gli ambiti dell’integrazione socio-sanitaria, attraverso la predisposizione di specifici progetti e protocolli d’intesa metodologici condivisi su iniziative, progetti e attività dei servizi sociali dei Comuni e dei servizi territoriali della ASL che promuovono il benessere e la salute dei cittadini, la prevenzione del disagio e il sostegno nelle situazioni di difficoltà per i singoli e per le famiglie71. Il Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale, attraverso il Direttore del Distretto delegato, partecipa all’Assemblea dei Sindaci e al Comitato dell’Accordo di Programma con funzioni esecutive. 70 71 Dall’accordo di programma del Distretto FR A, vedi nota n. 8. Dall’accordo di programma del distretto FR B, vedi nota n. 20 34 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Il Distretto socio-assistenziale FR C, tra le modalità d’integrazione con la ASL, prevede lo strumento dell’Accordo di Programma tra l’AIPES e l’Azienda Sanitaria72. Il Distretto socio-assistenziale FR D nel settembre 1999 ha stipulato con l’Azienda Sanitaria di Frosinone un Protocollo d’Intesa. La sottoscrizione di tale Protocollo ha portato all’adozione di programmi e modulistica comuni, nonché all’attuazione di servizi in forma integrata (assistenza domiciliare, centro socio-riabilitativo per portatori di handicap grave, interventi a favore di disagiati psichici). Tra le caratteristiche tecnico-organizzative e di sistema del Distretto FR D è previsto poi un Comitato tecnico misto Consorzio - Azienda USL, con funzioni di programmazione, coordinamento e verifica dei servizi, che si riunisce periodicamente73. 3.1.2 L’integrazione operativo - funzionale Per “misurare” questa seconda sub-dimensione dell’integrazione, la scelta operata è stata quella di analizzare il dato quantitativo relativo al numero di progetti che, all’interno dei Piani di Zona, risultano essere a rilevanza socio-sanitaria74. Abbiamo considerato come progetti a rilevanza socio-sanitaria quelli che, nelle schede progettuali, prevedono delle forme di cofinanziamento da parte della Asl75. Le indicazioni a disposizione ci consentono di estendere la confrontabilità dell’indicatore, per ciascun Distretto, a tutte e tre le annualità prese in considerazione dalla ricerca: 2004, 2005 e 2006/2007. Vediamole nel dettaglio: Tab.7- Progetti a rilevanza socio-sanitaria FR A Annualità n. progetti esecutivi n. progetti rilevanza sociosanitaria Tab. 8- Progetti a rilevanza socio-sanitaria FR B % Annualità n. progetti esecutivi n. progetti rilevanza sociosanitaria % 2004 19 15 79 2004 16 12 75 2005 18 11 61 2005 19 13 68 18 16 88 17 12 70 2006 2006 72 Dall’intervista al dott. Maurizio Ottaviani presidente del Consorzio AIPES di Sora “l’Aipes ha sottoscritto il primo Accordo di Programma della Provincia con l’Azienda Sanitaria nel 1998/1999”. 73 Dai piani di zona del Distretto FR D 74 Il numero di progetti esecutivi riportato in ciascuna delle tabelle è da intendersi comprensivo anche di quelli programmati con i fondi della D. Lgs. n. 286/98 (Testo Unico sull’immigrazione) a finanziamento provinciale. Le percentuali indicate sono approssimate. 75 Si tratta del punto 24 delle schede progettuali nel formulario CENSIS del piano di zona. Solo per il Distretto FR C non è stato possibile utilizzare questo criterio stante l’incompletezza della maggior parte delle schede progettuali nel punto 24. Si è utilizzato la tabella riassuntiva dei progetti relativa all’integrazione socio-sanitaria presente nei piani di zona del Distretto. 35 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab.9- Progetti a rilevanza socio-sanitaria FR C n. progetti esecutivi Annualità n. progetti rilevanza sociosanitaria Tab.10 - Progetti a rilevanza socio-sanitaria FRD % Annualità n. progetti esecutivi n. progetti rilevanza sociosanitaria % 2004 23 20 87 2004 19 2 11 2005 15 10 66 2005 19 2 11 2006 22 18 82 2006 20 2 10 L’ambito che conta una percentuale maggiore di progetti a rilevanza socio-sanitaria, nell’accezione considerata dalla presente ricerca, è il Distretto FR A, che, nell’ultima programmazione zonale (2006-2007), ha previsto l’integrazione sanitaria per l’87,5% dei progetti esecutivi, realizzando un aumento dei progetti integrati rispetto alle precedenti annualità (tab.7). Il Distretto FR B, nel corso delle tre annualità di programmazione prese in considerazione dalla nostra indagine, si è attestato su una percentuale di interventi integrati che oscilla fra il 68 e il 75% (tab.8). Per il Distretto FR C, l’AIPES ha previsto una progettazione integrata, per il biennio 2006-2007, pari al 82% del totale (tab.9). Un dato che colpisce è sicuramente quello del Distretto FR D; il Consorzio dei Comuni del Cassinate, rispetto agli altri ambiti distrettuali, mantiene sostanzialmente costante, in termini assoluti e percentuali, i progetti ad integrazione sanitaria, attestandosi tra il 10 e l’11% (2 progetti sul totale in ciascuna annualità considerata presentano un contributo dell’Azienda Sanitaria – tab. 10). 3.1.3 L’integrazione finanziaria Per indagare questa terza sub-dimensione dell’integrazione socio-sanitaria, abbiamo analizzato il contributo economico-finanziario della Asl ai singoli progetti esecutivi dei diversi Piani di Zona dei Distretti della Provincia di Frosinone, sotto il profilo dell’entità e della forma. A tal proposito ricordiamo il richiamo, contenuto nelle recenti Linee guida regionali ai Comuni per l’utilizzazione degli stanziamenti per il sistema integrato regionale di interventi e servizi socio-assistenziali 2006-2007, rivolto alle Asl del Lazio sulla necessità che le stesse provvedano ad integrare il budget di Distretto non solo con risorse di personale e/o strumentali, ma anche con risorse finanziarie provenienti dal proprio bilancio76. 76 Le linee guida regionali sono state approvate con D.G.R. n. 500 del 3 agosto 2006 36 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali La tabella che segue offre chiare indicazioni circa il contributo della Asl ai progetti dei Piani di Zona nei diversi Distretti: Anno 2004 Distretto FR A Distretto FR B Distretto FR C Distretto FR D Figure professionali Risorse umane + € 411.458,74 € 14.000. Consulenze personale specializzato € 14.000 Consulenze e personale specializzato = € 14.000 € 259.564,18 Anno 2005 Figure professionali Risorse umane + € 267.423,00 Anno 2006 Figure professionali € 332.912,00 € 60.000,00 Tab.11- Co-finanziamento Asl ai budget distrettuali Il Distretto socio-assistenziale FR A, nelle diverse annualità, indica per tutti i progetti un apporto espresso in figure professionali, anche se spesso esse non sono precisamente identificate nel profilo e nella quantità (ricorre l’espressione “ altro personale socio sanitario” e manca l’indicazione numerica delle figure professionali previste). I dati quantitativi si ricavano nella successiva tabella n.43 del capitolo V. La conseguenza della mancata determinazione delle risorse messe a disposizione dell’Azienda Sanitaria in fase di programmazione, è che le risorse del sanitario non concorrono, come vedremo nel successivo Capitolo 6, alla definizione quantitativa del budget complessivo a disposizione del Distretto. Per quanto riguarda il Distretto socio-assistenziale FR B, il contributo della Asl rispetto al Piano di Zona varia nelle diverse annualità prese in considerazione; per il 2004 e il 2005 è indicato in forma mista, con un apporto di risorse umane e di risorse economiche diverso, ma in crescita tendenziale, anno per anno. E’ solo con la programmazione 2006 che il Distretto FR B quantifica l’entità delle risorse finanziarie messe a disposizione dell’Azienda Sanitaria: esse risultano pari a €. 332.912,00 ( trecentotrentaduemilanovecentodocidi/00 euro). Ai nostri fini, però, tale valore non è confrontabile con le precedenti indicazioni poiché dai dati a disposizione non siamo in grado di determinare se il contributo sia aumentato o diminuito in termini assoluti. Anche per l’AIPES di Sora, nella programmazione di zona del 2006, si giunge alla determinazione dell’entità del contributo Asl; il co-finanziamento rispetto al sistema integrato di servizi del territorio del Distretto FR C, risulta infatti definito dalle consulenze del personale sanitario specialistico (psichiatra, neurologo, ecc.), quantificate per un totale di €. 60.000,00 ( sessantamila/00 euro). Questo dato (contenuto in una specifica tabella riassuntiva del Piano di Zona 20062007 dedicata all’integrazione sanitaria) non può essere confrontato con l’Annualità 2005, dove le consulenze specialistiche della ASL non risultano quantificate, né può esserlo con le cifre indicate per l’Annualità 2004 (€.411.458,74 – quattrocentoundicimilaquattrocentocinquantotto/ 74 euro). Anche in questo caso, 37 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali come vedremo, la non determinazione del contributo, incide sulla composizione e sull’entità del budget distrettuale. Nel Distretto socio-assistenziale FR D il contributo della Asl al budget del Piano di Zona è molto limitato poiché interessa, come abbiamo visto, due sole progettualità esecutive; colpisce inoltre la sua invariabilità nel tempo (per le tre annualità considerate è sempre pari a €. 14.000 – quattordicimila euro). 3.1.4 L’integrazione “percepita” e le strategie per realizzarla Ma qual è la percezione del livello d’integrazione socio-sanitaria realizzata sui territori distrettuali, da parte dei principali protagonisti della programmazione e dell’attuazione delle politiche sociali? Siamo in grado di fornire un’indicazione delle idee che i tecnici e i politici dei Distretti di Frosinone hanno al riguardo77, in modo da consentire al lettore una valutazione complessiva dell’intero “sistema d’integrazione” provinciale. Il livello tecnico, salvo una sola eccezione, evidenzia una scarsa partecipazione della ASL alla progettazione esecutiva dei piani di zona, soprattutto sotto il profilo economico-finanziario. Anche il livello politico esprime un punto di vista critico, giudicando il processo di integrazione con la Azienda Sanitaria Locale sui Distretti ancora difficile. Le maggiori criticità riscontrate sono rappresentate da una scarsa comunicazione con l’azienda, da percorsi istituzionali finalizzati all’integrazione non ancora perfettamente definiti che portano a percepire l’Azienda Sanitaria latitante e arroccata su se stessa78; da una partecipazione economica alla spesa socio-sanitaria molto limitata rispetto alle esigenze e ai bisogni emergenti sui Distretti e che per lo più si concretizza nella messa a disposizione di figure professionali in luogo di un cofinanziamento finanziario atteso dai territori79.Quest’ultimo fatto ha come conseguenza che il comparto sociale e quindi gli Enti Locali sono costretti anche ad accollarsi gli oneri finanziari che, in un contesto di piena integrazione, sarebbero a carico della ASL80. Tuttavia va detto che, sia i tecnici che i politici dei Distretti, sono concordi nell’evidenziare un tendenziale processo di miglioramento nei rapporti con l’Azienda. E questa è una percezione che abbiamo riscontrato anche negli ambienti dell’Azienda Sanitaria, dove i rapporti con i Distretti socio-assistenziali sono stati definiti proficui ma da intensificare81. Viene rilevata, inoltre, come determinante nell’influenzare i 77 78 79 80 81 Con la sola eccezione per il Distretto FR D per il quale abbiamo l’intervista del solo livello tecnico Dall’intervista al Presidente del Consorzio Aipes Dott. Maurizio Ottaviani Dall’intervista all’Assessore ai servizi sociali intercomunali di Alatri Dott. Emiliano Remolo Dall’intervista al Direttore del Dipartimento Integrazione socio-sanitaria. dott. Narciso Mostarda 38 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali rapporti con gli Enti Locali, l’esistenza di un problema importante: quello della carenza del personale da inserire nei progetti esecutivi dei Piani di Zona82. Dall’Azienda Sanitaria emerge poi la difficoltà e l’impegno a dover fronteggiare differenze significative esistenti sul territorio provinciale: i quattro Distretti sono enormemente diversi rispetto ai fenomeni di integrazione che li attendono. Occorre individuare un filo conduttore che possa rendere omogenee le linee strategiche progettuali di integrazione socio-sanitaria di tutti i Distretti. Esistono ancora delle differenze enormi anche in termini di partecipazione alla spesa finanziaria83. Ma quali sono le strategie dell’Azienda Sanitaria per realizzare quest’ integrazione incompiuta? La chiave di volta è sicuramente quella di definire una politica d’intervento chiara – un ripensamento da parte dell’Azienda del proprio ruolo di governo dell’integrazione socio-sanitaria - accompagnata da un nuovo assetto organizzativo, che oggi si presenta articolato sulle figure di due Direttori socio-sanitari e quattro Direttori di Distretto, con il compito precipuo di spingere il sanitario verso il sociale e il sociale verso il sanitario84. L’ombra che aleggia sulla strategia territoriale della Azienda Sanitaria è quella delle risorse finanziarie: problema sempre incombente! La scommessa per un nuovo modo di realizzare l’integrazione socio-sanitaria sarà il coinvolgimento delle tante associazioni del Terzo Settore e del privato sociale attive sul territorio: attraverso la loro riqualificazione e la loro energia, in un dialogo costante con Enti Locali ed ASL, si potrà arrivare a dei Piani di Zona più efficienti, più significativi e più potenti85. 3.2. L’integrazione con le altre politiche del territorio Oltre a quella con il sanitario, abbiamo già sottolineato come strategica per la politica sociale di un determinato territorio sia l’azione convergente con altre politiche territoriali quali l’ istruzione, la formazione professionale, il lavoro, le politiche abitative… La 328/00 ripropone il tema del coordinamento e dell’integrazione in diversi articoli e lo stesso Schema di piano socio-assistenziale regionale attribuisce un’importante funzione di promotore alle province86. Abbiamo ricostruito questa dimensione della pianificazione attraverso le fonti documentali e le interviste e riproponiamo al lettore, con una finalità descrittiva, quanto emerso attraverso due sub-dimensione cardine su cui l’integrazione negli ambiti si struttura. Il livello istituzionale: 82 Idem Idem 84 Idem 85 Idem 86 Lo Schema di Piano Socio-Assistenziale Regionale 2002-2004 adottato con D.G.R. 25 ottobre 2002, n. 1408 e pubblicato sul BURL n.35 del 20 dicembre 2002 SUPPLEMETO ORDINARIO n.3, pag. 41 Le Province concorrono alla programmazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuovono l’integrazione delle politiche sociali con le altre politiche settoriali con particolare riferimento a quelle attive del lavoro, della formazione professionale, dell’istruzione, dell’educazione e della pianificazione territoriale. 83 39 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Abbiamo ricercato attraverso statuti ed accordi di programma, la presenza nella struttura organizzativa dei Distretti, oltre ai comuni, anche di altri soggetti istituzionali afferenti alle diverse politiche territoriali. Ne abbiamo ricavato che oltre alla Provincia e all’Azienda Sanitaria nelle forme che abbiamo già descritto nel precedenti paragrafi, non risultano altri soggetti sottoscrittori degli accordi di programma o soci dei Consorzi Intercomunali. Ci riferiamo in particolare, a titolo meramente esemplificativo, al CSA provinciale, all’IACP, alle Comunità Montane… Il livello di programmazione: Abbiamo indagato questa dimensione ricercando, all’interno dei piani di zona, le modalità adottate per realizzare il coordinamento con gli altri organi dello Stato e con la pluralità dei soggetti locali così come indicato nel punto 7 dei piani di zona scegliendo di limitare la presentazione al lettore delle indicazioni ricavate per i soli documenti di programmazione 2006-2007, constata una sostanziale riproduzione con le annualità precedenti. Riportiamo di seguito in immagine gli stralci dei piani di zona al punto 7: 7. Quali sono le modalità adottate per realizzare il coordinamento con gli altri organi dello Stato (ad esempio l’amministrazione penitenziaria e della giustizia e le istituzioni scolastiche) e con la pluralità dei soggetti locali? Le modalità adottate per realizzare il coordinamento con gli organi dello stato sono:87 • Monitoraggio e rilevazione sul territorio degli Enti e individuazione dei referenti • Contatti istituzionali con i referenti delle istituzioni locali e del territorio • Elaborazione e stesura di accordi programmatici ed operativi con gli Enti ed i soggetti del territorio per la partecipazione attiva alle attività progettuali ed operative del Distretto Tab. 12. Modalità di integrazione nel Distretto FR A 7. Quali sono le modalità adottate per realizzare il coordinamento con gli altri organi dello Stato (ad esempio l’amministrazione penitenziaria e della giustizia e le istituzioni scolastiche) e con la pluralità dei soggetti locali? Sono state promosse consultazioni propedeutiche alla predisposizione del Piano di Zona, con l’Amministrazione Penitenziaria e della Giustizia e le istituzioni scolastiche. Inoltre, in collaborazione con Istituzioni e Organismi dello Stato sono stati previsti protocolli d’intesa operativi per la realizzazione di interventi specifici. Tab. 13. Modalità di integrazione nel Distretto FR B 87 Abbiamo riportato le modalità adottate dal Distretto per il coordinamento con gli organi dello Stato privo dei riferimenti al Terzo Settore e ai Sindacati. 40 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 7. Quali sono le modalità adottate per realizzare il coordinamento con gli altri organi dello Stato (ad esempio l’amministrazione penitenziaria e della giustizia e le istituzioni scolastiche) e con la pluralità dei soggetti locali? Stipula di Accordi di programma e Protocolli d’Intesa Tab. 14. Modalità di integrazione nel Distretto FR C 7. Quali sono le modalità adottate per realizzare il coordinamento con gli altri organi dello Stato (ad esempio l’amministrazione penitenziaria e della giustizia e le istituzioni scolastiche) e con la pluralità dei soggetti locali? Il piano di zona di questo ambito territoriale è scaturito da una concertazione che ha coinvolto la Provincia di Frosinone, l’Azienda sanitaria di Frosinone (il coordinamento sociale e i diversi Dipartimenti), i Sindacati e le Associazioni no - profit impegnate nel sociale (facendo riferimento in particolare a quelle rappresentate dal Forum del Terzo settore di Cassino). Il coinvolgimento dei diversi attori è avvenuto tramite incontri pubblici e tavoli di lavoro. Inoltre, all’inizio di ogni anno, viene convocata una conferenza pubblica, cui partecipano le istituzioni e le associazioni presenti nel territorio, nella quale viene illustrato il documento programmatico annuale. Tab. 15. Modalità di integrazione nel Distretto FR D Quella dell’integrazione tra politiche è comunque una dimensione difficile da ricostruire, considerata la natura delle fonti utilizzate nell’ambito della nostra ricerca. Il formulario del piano di zona infatti, così come elaborato dalla Fondazione CENSIS, nella sua schematicità, rende difficoltosa l’individuazione di specifici indicatori per indagare la dimensione dell’integrazione rispetto alle singole progettualità. Nelle schede progettuali si ricavano infatti delle modalità di integrazione che concernono l’ambito socio-sanitaria ma non le altre politiche. Anche la ricerca condotta sui progetti esecutivi, nella parte relativa ai soggetti che gestiscono ha evidenziato, come vedremo successivamente nel paragrafo relativo all’attuazione del Terzo Settore, delle forme di collaborazione con altre realtà istituzionali per il solo Distretto FRB. Importanti sono anche delle forme di collaborazione interdistrettuale che si stanno sviluppando tra i distretti FR A e FR B su progettualità specifiche. Abbiamo poi indagato la percezione del grado di integrazione delle politiche sociali con altre politiche del territorio sia dal punto di vista del livello politico dei Distretti sia dal punto di vista del livello tecnico. Il quadro emerso evidenzia in generale da parte di tutti i livelli dei diversi distretti una generale propensione alla collaborazione con altre realtà territoriali. 41 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Il livello politico88 di tutti i Distretti evidenzia come l’integrazione sia una dimensione fondamentale per la politica sociale territoriale. In un caso però si evidenza come questa integrazione proceda però a rilento: occorrerebbe avviare un percorso istituzionale specifico89. 88 89 Ricordiamo che non è stato possibile intervistare il livello politico del Distretto FR D Dott. Mario Riccardi. Dall’intervista al presidente dell’Accordo di Programma del distretto FR B Michele Marini 42 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Cap.4. La dimensione sociale della pianificazione Oggetto di questa terza parte del rapporto di ricerca è la dimensione sociale della pianificazione, intesa come l’insieme dei luoghi e delle forme attraverso cui i soggetti della società civile - con specifico riferimento al Terzo Settore e alle organizzazioni sindacali - vengono coinvolti nel processo di costruzione del sistema di welfare locale90 . Abbiamo “misurato” l’intensità di questa partecipazione, valutando il livello di formalizzazione della loro presenza negli assetti gestionali dei 4 Distretti e il loro ruolo e contributo rispetto alla lettura dei contesti territoriali, per individuare bisogni e priorità e per definire le strategie dei Piani di Zona. Infine abbiamo ricercato la gradazione del loro coinvolgimento nell’attuazione degli specifici interventi progettati, focalizzando l’attenzione sulla cooperazione sociale. Nei paragrafi successivi riportiamo quanto emerso dalla ricerca circa l’evoluzione della dimensione sociale della pianificazione di zona, per ciascuno dei 4 Distretti socio-assistenziali della Provincia e rispetto alle tre annualità considerate. 4. 1. La partecipazione del Terzo Settore L’analisi del livello di partecipazione del Terzo Settore alla pianificazione delle politiche sociali locali, è stata svolta in base: • allo studio degli Statuti/Accordi di Programma dei Distretti • alla lettura dei documenti zonali nelle diverse annualità • alla disamina delle testimonianze raccolte con le interviste agli attori istituzionali del sistema. Una considerazione preliminare alla trattazione è doverosa rispetto al termine “partecipazione”: occorre, infatti, tener presente che il concetto può comprendere realtà molto diverse tra loro, che vanno dalla semplice informazione, alla consultazione, fino alla concertazione e alla co-progettazione. Purtroppo molto spesso, nei documenti locali di programmazione sociale, si tende ad utilizzare come sinonimi questi termini, per cui risulta difficile cogliere in pieno i diversi approcci dei Distretti alla costruzione di un sistema di governance locale91. E’ evidente, però, che una chiara distinzione dei tipi di coinvolgimento degli attori ai processi partecipativi è cruciale per una buona pianificazione territoriale. Nella nostra ricerca abbiamo, quindi, provveduto a rilevare nel modo più dettagliato possibile le forme di coinvolgimento del Terzo Settore, rintracciabili nelle fonti documentali analizzate e di rappresentarle, unitamente alle testimonianze emerse dalle interviste, per cercare di cogliere in pieno il ruolo del Terzo Settore nei processi programmatori. 90 Strategie di integrazione nella costruzione delle zone sociali. La progettazione delle zone e i loro Piani: un’analisi di casi. Ricerca a cura del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Roma, 2006, pag.147 91 La riforma dei servizi sociosanitari. L’impegno del volontariato. Una lettura dei Piani di Zona della Regione Lazio 2002-2004. Edizioni SPES, Roma, 2006 43 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali La ricerca è stata effettuata individuando alcune dimensioni specifiche della partecipazione, che ci consentissero, come già indicato in premessa, di fotografare con immediatezza e in maniera “ordinata” i processi strutturati nei diversi Distretti. Parliamo quindi di: • partecipazione istituzionale: intesa come formalizzazione della presenza del Terzo Settore (o delle sue singole componenti) nell’organizzazione amministrativa dei Distretti; per rappresentarla compiutamente si è cercato di individuare “le parole” della partecipazione presenti nelle fonti statutarie e convenzionali analizzate. • partecipazione a livello di programmazione: intesa come definizione, da parte dei Distretti, di modalità di coinvolgimento strutturato del Terzo Settore alla programmazione esecutiva. In proposito occorre chiarire al lettore che il rapporto di ricerca focalizza l’attenzione solo sulla recente fase di programmazione (conclusasi il 31 dicembre 2006) per le motivazione che esporremo successivamente. • partecipazione all’attuazione del Piano di Zona: abbiamo misurato il livello di coinvolgimento del Terzo Settore nella gestione dei servizi a partire dall’analisi della progettazione esecutiva. 4.1.1 La partecipazione istituzionale del Terzo Settore Con la sola eccezione del Distretto socio-assistenziale Fr A, in cui l’Accordo di Programma prevede espressamente, quale soggetto sottoscrittore, il Coordinamento del Terzo Settore , definendone ruoli e funzioni specifici all’interno degli organi della struttura, negli assetti amministrativi e organizzativi degli altri Distretti non risulta la formalizzazione di una presenza stabile del Terzo settore nella composizione degli organi distrettuali o consortili, né attraverso rappresentanze né attraverso sue singole componenti. Analizzando il testo degli Statuti e degli Accordi di Programma dei Distretti, abbiamo individuato (e qui riproposto in una griglia sintetica) “le parole della partecipazione”, rinvenendo tutti i termini utilizzati per connotare il ruolo del Terzo Settore nelle 4 strutture organizzative d’ambito prese in considerazione, con l’obiettivo di ricostruire, anche laddove non fosse esplicitamente prevista la presenza negli organi distrettuali, le funzioni che il Terzo Settore è istituzionalmente chiamato a svolgere, nella costruzione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Quest’analisi ha prodotto risultati solo per tre Distretti: nello Statuto del Consorzio dei Comuni del Cassinate non abbiamo rinvenuto, infatti, alcun riferimento al Terzo Settore. Vediamo nel dettaglio quanto emerso: 44 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 16 Le parole della partecipazione del Terzo Settore nelle fonti giuridiche FR A Le “parole” della partecipazione del Terzo Settore nell’accordo di programma INTEGRAZIONE COLLABORAZIONE 92 RACCORDO Il piano di zona individua: (…) strategie di integrazione su obiettivi comuni fra i soggetti pubblici, fra questi ed i soggetti del privato sociale e le espressioni organizzate della comunità locale; (…) forme di collaborazione e raccordo fra il pubblico e il privato 93 ADESIONE Possono aderire all’accordo i soggetti previsti all’art.1 comma 4 e 5 e all’art. 10 della legge 328/0094. L’adesione avverrà con la sottoscrizione di apposito documento a firma del legale rappresentante del soggetto aderente e non potrà comportare alcuna modifica o eccezione a quanto previsto nel presente accordo. Con la sottoscrizione dell’accordo, gli aderenti dichiarano la volontà di concorrere alla realizzazione dei contenuti del piano di zona e saranno i soggetti prioritariamente coinvolti, direttamente o tramite i loro rappresentanti per le attività previste nel piano di zona. PARTECIPAZIONE E CONSULTAZIONE 95 Partecipa alle riunioni dell’Assemblea con funzioni consultive rappresentante del terzo settore nominato dal proprio Coordinamento. il 96 Il Comitato dell’Accordo di programma (…) definisce le modalità di partecipazione dei soggetti di cui all’art. 1comma 4 della Legge 328/00 e di coordinamento degli altri soggetti del territorio 97 CONCORSO ALLA PROGRAMMAZIONE L’Ufficio di piano è costituito da un componente designato dal coordinamento del Terzo Settore che concorre alla programmazione e alla formulazione dei piani di zona PUBBLICIZZAZIONE (come sinonimo di INFORMAZIONE) 98 FR B Le “parole” della partecipazione del Terzo Settore nell’accordo di programma Fr B COLLABORAZIONE 99 CONCERTAZIONE 100 (…) Analoga iniziativa (pubblicizzazione dell’accordo di programma sottoscritto) sarà attivata, da parte dell’Ufficio di piano, presso le associazioni e di gruppi di volontariato, cooperative sociali, parrocchie, ONLUS, privato sociale,…. La realizzazione e la gestione di servizi ed attività coordinate ed in rete deve rispondere all’analisi delle necessità territoriali e promuovere interventi rivolti alla qualità della vita e azioni di prevenzione, in collaborazione con il privato sociale e con le associazioni di volontariato Il rapporto e il documento programmatico vengono preventivamente concertati con il terzo settore, le forze sociali, l’associazionismo, le organizzazioni sociali e sindacali. Seguirà una conferenza pubblica in cui il piano verrà ampiamente illustrato. Della convocazione della conferenza verrà data adeguata pubblicità. 92 Art.2 I contenuti. Dall’accordo di programma del Distretto A Art. 8. Soggetti aderenti. Dall’accordo di programma del Distretto A 94 I soggetti dell’art. 1 della legge 328/00 sono: “organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale, delle fondazioni e degli enti di patronato, delle organizzazioni di volontariato, degli enti riconosciuti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti”. L’art. 10 cita le Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB). 95 Art. 11. Assemblea dei Sindaci. Dall’accordo di programma del Distretto Fr A 96 Art. 12. Comitato dell’Accordo di programma. idem 97 Art. 13 Struttura tecnica per la gestione del piano di zona: ufficio di piano 98 Art. 18 Diffusione e pubblicizzazione 99 Nelle premesse dell’accordo di programma del Distretto Fr B 100 Art.6 Conferenza pubblica.dall’accordo di programma del Distretto Fr B 93 45 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali PARTECIPAZIONE 101 FR C Le “parole” della partecipazione del Terzo Settore nello statuto COLLABORAZIONE 102 COOPERAZIONE E CONSULTAZIONE 103 FR D Le “parole” della partecipazione del Terzo Settore nello statuto ________________ . Il comitato (…) definisce le modalità di partecipazione dei soggetti di cui all’art.1, comma 4, della 328/2000 e di coordinamento degli altri soggetti del territorio. . Finalità. (…) collaborare attivamente con il Terzo Settore nella progettazione e gestione dei servizi anche attraverso la sperimentazione di nuove forma di cooperazione fra pubblico e privato. Gestione dei servizi.(…) Il Consorzio può inoltre svolgere attività di consulenza e collaborazione con Enti pubblici o privati che operino nel campo dei servizi alla persona e può instaurare rapporti di collaborazione stabili e strutturali con il mondo del volontariato, attraverso una consultazione periodica o programmata con le associazioni interessate. Il consorzio può partecipare ad Enti, Società, Associazioni e Cooperative sociali ai sensi delle norme vigenti. ________ Quella ricostruita è una fotografia “statica” della partecipazione, così come essa è intesa sul piano prettamente formale ed istituzionale ed impressa in fonti che risalgono a periodi storici non pienamente coincidenti. Vale la pena di ricordare in proposito che, mentre il Distretto socio-assistenziale FR A ha recentemente (2005) sottoscritto l’Accordo di Programma, l’impianto complessivo dell’Accordo di Programma del Distretto Fr B, se pur con parziali modifiche apportate nel 2004, risale al 2002. Anche il nuovo statuto dell’AIPES, con la trasformazione dell’iniziale Istituzione sovracomunale in Consorzio, è del 2004; infine è il 2003 l’anno dell’approvazione dello statuto che istituisce, in forma allargata a tutti i Comuni dell’ambito distrettuale del Cassinate, la forma consortile per la gestione associata dei sevizi sociali. Quello della longevità o meno delle fonti è un elemento di contesto che, se pur non ritenuto determinante, va tenuto presente nel momento in cui si ricostruisce il quadro d’insieme dell’intensità della partecipazione istituzionale. Questa visione “statica” della partecipazione è stata accompagnata, nella nostra ricerca, dall’indagine su una dimensione più “dinamica”: quella della partecipazione del Terzo Settore al processo programmatorio, analizzata non solo attraverso le fonti documentali, ma anche con il supporto delle interviste. A seguito della constatazione di una sostanziale riproduzione dei risultati ottenuti nell’arco delle tre annualità analizzate, il gruppo di lavoro ha effettuato la scelta di riproporre al lettore una descrizione di questa dimensione limitandola alla sola programmazione 2006-2007. Vediamo nel dettaglio quanto è emerso. 101 102 103 46 Art.4. Le funzioni del Comitato dell’Accordo di programma. Idem Art. 3 dello Statuto del Consorzio AIPES Art. 4 dello statuto del Consorzio AIPES La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 3. 1. 2. La partecipazione a livello di programmazione Allo scopo di rilevare le diverse forme di partecipazione del Terzo Settore realizzate nell’ambito della programmazione zonale considerata, abbiamo utilizzato preliminarmente il formulario della Fondazione CENSIS, adottato in tutti i Distretti per l’elaborazione del Piano di Zona nella parte relativa al “coinvolgimento del Terzo Settore”. Il formulario, attraverso griglie molto sintetiche, consente una confrontabilità immediata del ruolo attribuito al Terzo Settore, nella programmazione di zona dai vari Distretti; purtroppo tali griglie rappresentano spesso, all’interno del documento, il solo riferimento da cui trarre delle indicazioni circa la dimensione d’indagine considerata. A nostro giudizio, l’eccessiva sintesi ha pregiudicato la descrizione del ruolo e delle forme di partecipazione del Terzo Settore, soprattutto rispetto alle prime annualità (2002 e 2003), in cui l’elaborazione del Piano di Zona era vincolata ad alcune indicazioni di contenuto ma non di forma. Riproponiamo, attraverso le griglie che seguono, il punto 6 del format predisposto dalla Regione per la redazione del Piano di Zona (che, per compiutezza d’informazione, sottolineiamo essere del tutto coincidenti con quelle delle annualità 2004 e 2005) : Tab. 17. Il coinvolgimento del Terzo settore nel format del piano di zona FR A 2006-2007 6. Quali sono le misure adottate per realizzare l’integrazione socio-sanitaria dei servizi? - - Coinvolgimento del Terzo Settore: - consultazione x - partecipazione alla stesura del Piano X - monitoraggio del Piano X - altro (specificare _____________________________________) Organizzazioni di consulte ( Consulte con sindacati e associazioni del privato sociale che hanno collaborato alla stesura del piano con proposte) x 47 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 18. Il coinvolgimento del Terzo settore nel format dei piani di zona FR B 2006-2007 6. Quali sono le misure adottate per realizzare l’integrazione socio-sanitaria dei servizi? - - Coinvolgimento del Terzo Settore: - consultazione x - partecipazione alla stesura del Piano X - monitoraggio del Piano X - altro (specificare Tavolo di Concertazione Permanente) Organizzazioni di consulte x Tab. 19. Il coinvolgimento del Terzo settore nel format del piano di zona FR C 2006-2007 6. Quali sono le misure adottate per realizzare l’integrazione socio-sanitaria dei servizi? - - Coinvolgimento del Terzo Settore: - consultazione x - partecipazione alla stesura del Piano - monitoraggio del Piano - altro (specificare _____________________________________) Organizzazioni di consulte Tab. 20. Il coinvolgimento del Terzo settore nel format del piano di zona FR D 2006-2007 6. Quali sono le misure adottate per realizzare l’integrazione socio-sanitaria dei servizi? - - 48 Coinvolgimento del Terzo Settore: - consultazione x - partecipazione alla stesura del Piano - monitoraggio del Piano x - altro (specificare _____________________________________) Organizzazioni di consulte La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Partendo dalle indicazioni del format dei piani di zona, siamo andati ad approfondire all’interno dei documenti zonali, le modalità con cui è avvenuto il coinvolgimento: abbiamo ricercato le modalità organizzative implementate, i soggetti coinvolti, i contributi apportati alla programmazione e il ruolo attribuito alle forme organizzate della società civile nella fase di monitoraggio. E’ emerso quanto segue: Tab. 21 Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore nel piano di zona 2006-2007 del Distretto FR A FR A Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore • Istituzione di un coordinamento distrettuale per il terzo settore in cui sono stati individuati i referenti per i singoli settori; Modalità organizzative • Presenza di un rappresentante del Terzo Settore come componente della Struttura di Piano come previsto dal nuovo Accordo di Programma siglato nel 2006; • Partecipazione di n. 2 rappresentanti del Terzo Settore ( Cooperative, Consorzi di cooperative, Associazioni di volontariato e di Promozione sociale) ai tavoli progettuali; • Partecipazione del Terzo settore a tutti i tavoli di lavoro permanenti ( Affidamento familiare; Scuola;Centri sociali anziani;; residenzialità minori ecc.) • Istituzione di un tavolo di lavoro permanente sul servizio di assistenza domiciliare rivolto a tutti gli operatori del Terzo Settore coinvolti e operanti nel progetto; • Partecipazione dei rappresentanti del Terzo Settore ai corsi di formazione e aggiornamento professionale, organizzati dal Distretto per gli operatori sociali; • Partecipazione maggiormente attiva e fattiva ai tavoli di lavoro per la stesura del Piano di zona ed, in generale, alla concertazione con il Terzo settore ( Cooperative sociali; Associazioni di volontariato; Enti di Patronato e Scuole) Soggetti coinvolti Hanno partecipato agli 8 tavoli di lavoro e ai 5 gruppi delle aree tematiche per la redazione del piano di zona 2006, 20 rappresentanti/referenti di organismi del Terzo Settore indicati esplicitamente nel documento di programmazione.104 Contributi apportati Non si evincono proposte, considerazioni, progettualità suggerite o emerse dal Terzo Settore Ruolo nel monitoraggio Incontri programmatici tra operatori socio-sanitari e degli Enti gestori per la predisposizione di materiale di rilevazione riguardo aspetti quantitativi e qualitativi dei servizi e delle prestazioni erogate all’utenza 104 Nell’elenco sono indicati i singoli partecipanti per nome e cognome ma non è possibile individuare le organizzazioni coinvolte. 49 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 22 Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore nel piano di zona 2006-2007 del Distretto FR B FR B Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore Tavolo di concertazione permanente Modalità organizzative Soggetti coinvolti Non emergono indicazioni sulle organizzazioni coinvolte Contributi apportati Non si evincono proposte, considerazioni, progettualità suggerite o emerse dal Terzo Settore Ruolo nel monitoraggio Non si ravvisa un ruolo del Terzo Settore Tab. 23. Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore nel piano di zona 2006-2007 del Distretto FR C FR C Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore Modalità organizzative Non si ravvisano le modalità con cui è avvenuto il coinvolgimento Soggetti coinvolti Non emergono indicazioni sulle organizzazioni coinvolte Contributi apportati Non si evincono proposte, considerazioni, progettualità suggerite o emerse dal Terzo Settore Ruolo nel monitoraggio Non si ravvisa un ruolo del Terzo Settore Tab. 24. Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore nel piano di zona 2006-2007 del Distretto FR D FR D Modalità organizzative Le modalità del coinvolgimento del Terzo Settore Il piano di zona di questo ambito territoriale è scaturito da una concertazione che ha coinvolto la Provincia di Frosinone, l’Azienda sanitaria di Frosinone (il coordinamento sociale e i diversi Dipartimenti), i Sindacati e le Associazioni no - profit impegnate nel sociale maggiormente rappresentative(facendo riferimento in particolare a quelle rappresentate dal Forum del Terzo settore di Cassino).Il coinvolgimento dei diversi attori è avvenuto tramite incontri pubblici e tavoli di lavoro. Inoltre, all’inizio di ogni anno, viene convocata una conferenza pubblica, cui partecipano le istituzioni e le associazioni presenti nel territorio, nella quale viene illustrato il documento programmatico annuale.105 Soggetti coinvolti Associazioni no-profit maggiormente rappresentative – Forum Terzo Settore di Cassino Contributi apportati Non si evincono Ruolo nel monitoraggio Dalla ricerca documentale emerge come, in tre distretti su quattro, siano stati previsti dei Tavoli di Lavoro o Tavoli/Gruppi progettuali per il coinvolgimento del Terzo Settore. 105 Da evidenziare come questa modalità indicata coincida esattamente con quella realizzata per le annualità 2004 e 2005. 50 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Abbiamo integrato l’analisi documentale con i contenuti delle interviste effettuate ai referenti istituzionali del Distretto, per offrire un quadro esaustivo del ruolo del Terzo Settore nella programmazione di zona; in particolare abbiamo indagato sul “metodo” del coinvolgimento, dialogando con il livello tecnico e sul “valore” della partecipazione parlando con il livello politico. Vediamo quanto è emerso. Nel Distretto socio-assistenziale FR A di Alatri, si fa cenno ad alcune forme di rappresentanza del Terzo Settore e ad una sua partecipazione continuativa, non legata solo all’approvazione dei Piani di Zona ma estesa anche alla fase del monitoraggio. Le indicazioni del Piano ci consentono di risalire anche al numero di incontri realizzati per la programmazione 2006-2007 e all’individuazione dei partecipanti. Non è possibile, però, ricavare delle indicazioni sui contributi apportati dai presenti ai Tavoli di lavoro. Per ciò che concerne, invece, il monitoraggio degli interventi, buona prassi del Distretto risulta quella di coinvolgere gli Enti gestori dei servizi, o le rappresentanze del Terzo Settore, in incontri con cadenza programmata, durante l’anno. Nell’intervista effettuata, il livello tecnico del Distretto FR A106, sottolinea come siano state definite le modalità organizzative nel coinvolgimento del Terzo Settore, attraverso quelli che definisce Tavoli di concertazione aperti a tutti gli attori direttamente coinvolti nei servizi alla persona: si tratta di luoghi di incontro che hanno una funzione di consultazione con le risorse territoriali per valutare le reali esigenze del Distretto e avviare un confronto per la progettazione. Dopo i Tavoli vengono attivate le Aree Tematiche dove partecipano attivamente, nella progettazione, ASL, Terzo Settore e Comuni… la Provincia un po’ meno…. Il livello tecnico evidenzia come l’interazione con il Terzo Settore avvenga prevalentemente attraverso il Coordinamento del Terzo Settore, una forma di autoorganizzazione autonoma, riconosciuta dal Distretto, che partecipa ai Tavoli attraverso propri rappresentanti e alle aree tematiche attraverso referenti della base associativa competenti per ambiti di attività. Dal punto di vista del referente politico107 del Distretto, la collaborazione con il Terzo Settore viene definita ottima. Nel Distretto socio-assistenziale FR B non si ravvisano, sul piano documentale, delle indicazioni precipue sulle modalità organizzative del coinvolgimento del Terzo Settore. Unico riferimento esplicito è quello al “Tavolo di concertazione permanente”, di cui troviamo descrizione (composizione e funzioni) all’interno di uno dei progetti esecutivi del Piano108 : il Distretto Sociale “B” ha provveduto ad istituire, già dalle annualità precedenti, un Tavolo di Concertazione 106 Dall’intervista alla Coordinatrice dell’ufficio di Piano del Distretto Fr A Dott.ssa Biancamaria Evangelisti Dall’intervista all’Assessore con delega ai servizi sociali distrettuali del Comune di Alatri dott. Emiliano Remolo 108 Si tratta del progetto n. 17 del piano dal titolo “Volontariato in rete” pag. 103. 107 51 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali permanente aperto alle Organizzazione Sindacali, alle Organizzazioni di Volontariato attive sul territorio ed al Terzo Settore in genere, coinvolgendolo in maniera determinante, attraverso incontri e consultazioni, nelle fasi di predisposizione, attivazione e monitoraggio dei Piani di Zona, che sono quindi frutto di una fattiva collaborazione tra tutti i soggetti attivi sul territorio distrettuale. Questo Tavolo di Concertazione Permanente è richiamato anche nell’intervista al livello tecnico del Distretto109, come luogo istituzionale della partecipazione:le associazioni di rappresentanza della cooperazione sociale, tra cui Legacoop, vi siedono per uno specifico progetto. Emerge poi come la partecipazione e il coinvolgimento dei soggetti del Terzo Settore siano più diffusi in una fase successiva alla progettazione, cioè nel momento dell’esecuzione dei servizi e su vari aspetti legati alla gestione di appalti e convenzioni. Sul valore della partecipazione del Terzo Settore ha espresso parole d’apprezzamento il livello politico110 del Distretto FR B che ha definito buono il livello di collaborazione con le forme organizzate della società civile;nel nostro statuto è scritto che questi soggetti devono partecipare all’elaborazione del Piano di Zona: la previsione si rende attuale attraverso delle riunioni in vista della presentazione del Piano di Zona. Nell’intervista si sottolineano, inoltre, le molte aspettative nei confronti del Terzo Settore da parte del Distretto:loro vivono e lavorano sul territorio; in gran parte di esso i servizi sono gestiti da cooperative sociali, quindi loro hanno il polso della situazione perché vivono sulla loro pelle i problemi del sociale e il loro contributo è fondamentale…anche se devo dire che a volte questo contributo non è eccezionale: c’è una gran voglia di lavorare ma il loro apporto dovrebbe essere maggiore. In sostanza viene evidenziato l’apporto conoscitivo alle problematiche sociali del contesto, in cui le realtà del Terzo Settore, ed in particolare della cooperazione sociale, si trovano ad operare. Sostanzialmente privo di riferimenti al Terzo Settore è invece il Piano di Zona del Distretto socio-assistenziale FR C di Sora; in effetti in esso si ravvisano solo delle indicazioni generiche sul mondo dell’associazionismo nella descrizione del contesto territoriale e nella definizione delle priorità ma nulla che riguardi le modalità del coinvolgimento. Per la ricostruzione territoriale del quadro di riferimento di questa dimensione, grande utilità hanno avuto le interviste raccolte. Il livello tecnico111 del Distretto FR C riferisce di un lavoro svolto a stretto contatto con le associazioni di volontariato del territorio e realizzato attraverso degli incontri, dei tavoli di coordinamento e di incontro sia con il Terzo Settore che con le organizzazioni sindacali, che si riuniscono sempre prima della progettazione del Piano di Zona e, poi, a fine anno per fare un ulteriore resoconto. 109 110 111 52 Dall’intervista al Responsabile Tecnico dell’Ufficio di Piano del Distretto Fr B Dott.ssa Sandra Calafiore Dall’intervista al Presidente del Distretto Fr B Dott. Michele Marini Dall’intervista all’allora Direttore generale del Consorzio AIPES dott.ssa Federica De Santis La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Dall’intervista emerge, diversamente da quanto indicato nel Piano di Zona, l’esistenza di una modalità organizzativa di coinvolgimento del Terzo Settore realizzata attraverso tavoli di coordinamento o incontro che potremmo definire periodici. La partecipazione a questi incontri è aperta alla generalità dei soggetti della Comunità: non ci sono incontri con rappresentanze più istituzionalizzate e specifiche. La nostra politica è far partecipare tutti perché, comunque, sul territorio non ci sono tantissime associazioni. Rispetto al coinvolgimento del Terzo Settore come soggetto responsabile nella costruzione del sistema di welfare locale, è emerso il riconoscimento di un ruolo prettamente legato alla gestione di servizi/progetti e, quindi, alla fase attuativa del Piano di Zona: per il Terzo Settore vediamo spesso che vengono a bussare alla porta per chiedere qualcosa che noi purtroppo non possiamo dare e perciò cerchiamo, quanto meno, di ascoltare le loro esigenze e di andargli incontro per quel che è possibile. Dall’intervista al livello politico112 del Distretto è emerso il riconoscimento di un ruolo importante del Terzo Settore sul territorio, soprattutto di quelle associazioni di familiari di ragazzi con disabilità psichica o disagio mentale, definite particolarmente attive. Per quanto riguarda in particolare il mondo della cooperazione sociale, coinvolto nella fase della programmazione attraverso le rappresentanze di Legacoop e Confcooperative, un apprezzamento particolare è stato espresso nei confronti del personale impiegato. Nonostante la lacuna dello Statuto del Consorzio dei Comuni del Cassinate rispetto ad un ruolo del Terzo Settore, il Piano di Zona del Distretto fa riferimento ad un coinvolgimento nella programmazione esteso alle associazioni no-profit maggiormente rappresentative, citando il Forum del Terzo Settore di Cassino. Anche qui, con le dovute differenze rispetto al Distretto FR A, si citano tavoli di lavoro e forme di rappresentanze. Non è possibile ricavare indicazioni rispetto al numero degli incontri né un’indicazione precipua dei partecipanti. Il livello tecnico113 del Distretto ha sottolineato nel corso dell’intervista come i tempi della partecipazione, spesso, non si coniughino con le ristrettezze dei tempi amministrativi e come il Terzo settore si connoti frequentemente per la richiesta di finanziamenti. 4. 1. 3. La proposta di rilettura della dimensione sociale della pianificazione Confermato quanto già evidenziato all’inizio del presente capitolo circa un uso diffuso e spesso promiscuo dei “termini della partecipazione” all’interno dei Piani di Zona, abbiamo deciso di rielaborare la dimensione sociale della pianificazione legata al 112 Dall’intervista al Presidente del Consorzio AIPES dott. Maurizio Ottaviani Dall’intervista alla responsabile Area finanziario-amministrativa dell’Ufficio di Piano dott.ssa Patrizia Delle Colli 113 53 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Terzo Settore fin qui descritta, sulla base di alcune definizioni del “coinvolgimento” in parte mutuate da ricerche esistenti, in parte frutto di rimodulazioni autonome. Il gruppo di lavoro ha quindi introdotto alcuni “termini della partecipazione”, condiviso la definizione e provveduto a ricostruire due delle dimensioni descritte quella istituzionale e quella programmatoria - alla luce delle definizioni adottate. Lo schema che segue riproduce sinteticamente le definizioni della partecipazione adottate: Graf. 2. La definizione dei termini della partecipazione CO-PROGETTAZIONE CONSULTAZIONE Attivazione di gruppi di progetto pubblicoprivati per la definizione della progettualità Approfondimento/accre scimento della conoscenza di una o più aree d’intervento CONCERTAZIONE di II^fase CONCERTAZIONE di I^fase Maturazione di un consenso sulle linee strategiche ed Maturazione di un consenso sulle linee e progettualità relative Abbiamo scelto di riprodurre i termini in una visione circolare e non in una logica incrementale per effettuare una rilettura dei contesti (sulla base di questi “indicatori terminologici”) con uno scopo puramente descrittivo e non valutativo; infatti, non sarebbe stato possibile stabilire una scala di intensità della partecipazione, stante la non omogeneità delle dimensioni indagate. Sulla base di questa premessa abbiamo, quindi, descritto i due aspetti (istituzionale e programmatorio) della dimensione sociale della pianificazione nella tabella che segue: 54 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 25. I nuovi termini della partecipazione del Terzo Settore sui Distretti. DISTRETTO FR A La partecipazione istituzionale della dimensione sociale CONCERTAZIONE DI II FASE perché con l’adesione all’accordo di programma il Terzo settore è chiamato alla condivisione dello stesso assetto organizzativo del distretto CONSULTAZIONE perché con la presenza del Terzo settore nell’Assemblea di Sindaci e nell’Ufficio di Piano si valorizza la capacità conoscitiva delle forme organizzate della società civile rispetto ai bisogni sociali qualificati del territorio La partecipazione programmatoria della dimensione sociale CONCERTAZIONE DI I FASE Attraverso forme di rappresentanza, il Terzo Settore con la presenza ai tavoli è chiamato alla maturazione di un consenso sulle linee e sulle progettualità relative alle singole aree d’intervento. DISTRETTO FR B La partecipazione istituzionale della dimensione sociale CONCERTAZIONE DI I FASE tutte le componenti del Terzo settore, secondo quanto indicato nell’accordo di programma, sono chiamate alla condivisione delle linee strategiche dei documenti di programmazione zonali. La partecipazione programmatoria della dimensione sociale CONSULTAZIONE Attraverso il Tavolo di concertazione permanente si coinvolge il Terzo settore in incontri e consultazioni DISTRETTO FR C La partecipazione istituzionale della dimensione sociale Non si hanno elementi per una definizione La partecipazione programmatoria della dimensione sociale CONCERTAZIONE DI I FASE Il Terzo Settore è chiamato alla maturazione di un consenso sulle linee e sulle strategie del piano di zona114 DISTRETTO FR D La partecipazione istituzionale della dimensione sociale Non si hanno riferimenti La partecipazione programmatoria della dimensione sociale CONCERTAZIONE DI i FASE Il Terzo Settore è chiamato alla maturazione di un consenso sulle linee e sulle strategie del piano di zona attraverso incontri e tavoli di lavoro. 4. 1. 4. La partecipazione del Terzo Settore all’attuazione dei piani di zona Per analizzare questa terza dimensione, come già anticipato, abbiamo esaminato i soggetti gestori dei progetti esecutivi dei Piani di Zona115, focalizzando l’attenzione sul livello di affidamento dei servizi al privato sociale. 114 Secondo quanto indicato dall’intervista all’allora Direttore Generale dell’AIPES dott.ssa Federica De Santis 115 Segnaliamo in proposito che, nel corso del workshop del 30 maggio è emerso come, nell’ambito dei 4 distretti diverse siano le interpretazioni circa le indicazioni del formulario CENSIS sul “soggetto che gestisce”: qualche Distretto ha infatti inteso l’espressione con riferimento all’ente titolare delle funzioni procedimentali per l’attuazione delle singole progettualità riconoscendo quindi al Comune e/o al Distretto, in quanto soggetti pubblici, una funzione preminente: il riferimento immediato è al Distretto FR A. Altri invece hanno inteso la gestione con riferimento alla fase organizzativa ed attuativa dei progetti. 55 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali La disamina della progettazione esecutiva dei Piani di Zona dei Distretti socioassistenziali a partire dal 2004, ci ha permesso di ricavare alcuni dati (quantitativi) sui soggetti chiamati all’attuazione dei singoli interventi. Rispetto al numero complessivo di progetti esecutivi di ciascun Piano di Zona, abbiamo calcolato il numero di quelli a gestione comunale, di quelli affidati alle cooperative sociali o alle associazioni di volontariato e di quelli gestiti da altri tipi di società. I dati ricavati sono stati inseriti in tabelle che riproducono il format del Piano di Zona relativo alla sezione “soggetto che gestisce”; ad esso sono state aggiunte le voci “società”, per ricondurvi i progetti (in realtà uno solo) che prevedono l’attuazione da parte di un’impresa diversa dalla cooperativa sociale e “gestione mista”. Un discorso a parte meritano, in premessa, quest’ultima voce e quella indicata come “altro”: si tratta di indicazioni che, nei diversi Distretti, comprendono realtà plurime e diversificate, che di volta in volta andremo ad esplicitare e su cui richiamiamo l’attenzione del lettore. IL DISTRETTO FR A La tabella e il grafico che seguono ripropongono al lettore i soggetti indicati nel formulario dei Piani di Zona come gestori dei servizi. Tab. 26. I soggetti gestori dei progetti esecutivi dei piani di zona del Distretto FR A DISTRETTO FR-A Annualità Progetti esecutivi Comune Cooperative Ass. volontariato Altro Società Gestione mista 2004 19 0 3 0 13 1 2 2005 18 1 2 0 9 0 6 2006 19 0 3 0 9 0 7 Graf. 3. Rappresentazione grafica dei soggetti gestori dei progetti del Distretto FR A PARTECIPAZIONE GESTIONALE DISTRETTO FR-A Gestione mista Società Altro Anno206 Anno 2005 Ass. volontariato Anno 2004 Cooperative Comune 0 56 2 4 6 8 10 12 14 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Nel Distretto socio-assistenziale FR A emerge come, negli anni, il numero di progetti esecutivi del Piano di Zona resti pressoché invariato, anche se, come vedremo nel successivo capitolo 4, alcuni di essi abbiamo avuto rimodulazioni sostanziali. Per la prima annualità, la maggior parte dei 19 progetti esecutivi (il 68,4%) annovera come gestore il Distretto, posto sotto la voce “altro”: si tratta di una gestione diretta del Comune Capofila, attraverso professionisti in convenzione. Una restante quota dei progetti (pari al 21%) prevede una “gestione di terzi”: cooperative sociali per il 15,8% (3 progetti su 19) e una forma societaria specifica (srl) per il 5,2% (1 solo progetto). Tra i soggetti gestori abbiamo, poi, forme di gestione mista nel 10,6% degli interventi programmati; in esse troviamo una varietà di enti, anche le cooperative sociali, che vengono chiamate ad un intervento integrato con altre realtà territoriali. Tab. 27. I soggetti delle gestione mista dei progetti esecutivi dei piani di zona del Distretto FR A (su singolo progetto) Gestione mista – natura degli Enti 2004 Cooperative – associazioni Associazioni di volontariato – Distretto 2005 Cooperative - associazioni di volontariato – Distretto Cooperative - associazioni di volontariato – Distretto Cooperative - società srl Distretto - agenzia specializzata Cooperative – Distretto Comune – Distretto 2006 Cooperative - associazioni di volontariato – Distretto Cooperative - associazioni di volontariato - Distretto Comune - Distretto Cooperative - società srl Associazioni di volontariato –Distretto - Agenzia specializzata Associazioni di volontariato - centri sociali anziani – Distretto Dal 2005 si avvia una programmazione destinata a coinvolgere, in una logica incrementale confermata anche dai dati del 2006, una pluralità di attori intorno al singolo intervento: i dati della gestione plurima, infatti, aumentano progressivamente, attestandosi, nel 2005, al 33,3% dei casi (6 progetti su una totalità di 18) e, nel 2006, al 36,8% (7 progetti su 19). La voce “Altro”, che, come ripetiamo, nel Piano di Zona del Distretto FRA è utilizzata per indicare il “Distretto” nell’accezione su indicata, diminuisce in termini quantitativi nel corso degli anni; il dato va spiegato in relazione al progressivo aumento delle 57 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali gestioni plurime, all’interno delle quali la presenza del Distretto rimane abbastanza costante, attestandosi intorno al 70% dei progetti esecutivi (73,6% nel 2004, 72,2% nel 2005 e 73,6% nel 2006). La ricerca mostra, quindi, come il Distretto di Alatri prediliga forme di gestione116 diretta dei servizi; il ricorso all’affidamento a terzi, ed in particolare alle cooperative sociali, considerate sia come gestori unici, sia in integrazione con altri soggetti, nel tempo si è attestato su valori compresi tra il 20% ed il 32% dei progetti ( 21% nel 2004, 27,7% nel 2005 e 31,5% nel 2006). Nel corso dell’indagine è emerso, inoltre, come sia mutata, nel corso degli anni considerati, la modalità di affidamento di alcuni servizi alle cooperative sociali: in particolare è stato introdotto il sistema dell’accreditamento in luogo dell’affidamento attraverso gare d’appalto117. IL DISTRETTO FR B. La tabella e il grafico che seguono propongono al lettore i soggetti indicati come gestori dei progetti esecutivi contenuti nel Piano di Zona del Distretto socioassistenziale di Frosinone, così come indicati nel formulario regionale. Tab.28. I soggetti gestori dei progetti esecutivi dei piani di zona del Distretto FR B DISTRETTO FR B Annualità Progetti esecutivi Comune Cooperative Ass. volontariato Altro Società Gestione mista 2004 16 4 4 0 1 0 7 2005 19 6 3 0 1 0 9 2006 17 5 4 0 1 0 7 Graf. 4. Rappresentazione grafica dei soggetti gestori dei progetti del Distretto FR B PARTECIPAZIONE GESTIONALE DISTRETTO FR-B Gestione mista Società Altro Anno 2006 Ass. volontariato Anno 2005 Anno 2004 Cooperative Comune 0 116 117 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Nell’accezione di cui alla nota 115 Dall’intervista alla Coordinatrice dell’Ufficio di Piano dott.ssa Biancamaria Evangelisti: “Abbiamo una procedura sperimentale per alcuni servizi che è l’accreditamento; in questo momento riguarda il servizio di assistenza domiciliare, gli interventi della legge 162/98, le strutture residenziali per minori”. 58 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 29. I soggetti delle gestione mista dei progetti esecutivi dei piani di zona del Distretto FR B (per singolo progetto) Gestione mista – natura degli Enti 2004 Comune ( in 7 comuni) cooperative(in un caso) convenzione diretta in 15 comuni Cooperative –altro (religiosi-ONLUS) Cooperative- altro (utenti) Comuni del distretto- cooperative- altro: Asl Comune capofila con protocolli d’intesa con ogni singolo soggetto coinvolto (patronatoassociazioni Comune, casa Circondariale, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale e di volontariato, Scuole pubbliche, Centri per l’Impiego, utenti, CSSA di Frosinone, privati Cooperative – associazioni di volontariato 2005 Comune ( in 8 comuni: 7 tramite convenzione diretta – 1 tramite assunzione) cooperative (in 2 casi) altro: varie forma di collaborazione in 13 comuni Comune ( in 7 comuni tramite convenzione diretta – 1 tramite assunzione) cooperative (in 2 casi) Comune – cooperative – Associazioni di volontariato Cooperative- altro (utenti) Comuni del distretto- cooperative- altro: Asl Comune capofila con protocolli d’intesa- convenzione con associazioni di volontariato Comune, casa Circondariale, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale e di volontariato, Scuole pubbliche, Centri per l’Impiego, utenti, CSSA di Frosinone, privati Comune in convenzione con cooperative - private Comune in integrazione con Asl, cooperative che gestiscono i SAD comunali, associazioni di volontariato 2006 Comune( in 16 casi) cooperative 8 in 6 casi) altro: varie forme di collaborazione nei 13 comuni Comune( in 3 casi) cooperative ( in 18 casi) Comune – cooperative – associazioni di volontariato Cooperative- altro (utenti) Comuni del distretto – cooperative – altro: Asl Comune, casa Circondariale, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale e di volontariato, Scuole pubbliche, Centri per l’Impiego, utenti, CSSA di Frosinone Comune in convenzione con cooperative - private Dall’analisi emerge come, nel corso delle annualità considerate, il numero di progetti esecutivi del Piano di Zona sia mutato, anche con alcune modifiche circa la natura degli interventi programmati; in particolare alcuni progetti sono stati eliminati, altri sono stati introdotti ex novo ed altri ancora, sperimentati su soli ambiti comunali, sono stati poi rimodulati per una dimensione distrettuale o di sub-ambito. Vedremo il 59 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali dettaglio di quanto detto nel successivo Capitolo 4, relativo allo studio della continuità dei progetti. Entrando nel merito dell’analisi qui svolta, vediamo che, per l’annualità 2004, la maggior parte dei 16 progetti esecutivi (43,75%) annovera come gestore una pluralità di soggetti; li abbiamo ricondotti alla voce ”gestione mista” e ne abbiamo esplicitato la natura nella tabella n.31. A differenza di quanto accade nel Distretto di Alatri, dove la previsione di una molteplicità di soggetti sta ad indicare un intervento integrato di più attori sulla stessa tipologia di bisogno, nel Distretto socio-assistenziale FR B non sempre l’indicazione plurima è utilizzata in questa accezione: accade per 3 di essi (ad esempio il progetto “Centro diurno Alzheimer Madonna della Speranza”, in cui i Comuni del Distretto, una cooperativa sociale e la Asl si integrano con differenti ruoli e funzioni nella prestazione del servizio), mentre per gli altri 4 la dicitura “gestione mista” connota una disomogenea modalità di affidamento del servizio nei Comuni del comprensorio. Ad esempio il Servizio Sociale Professionale fotografa una situazione in cui il soggetto che gestisce è, in 7 Comuni, direttamente l’Ente Locale con il proprio personale, in una realtà una cooperative sociale (con stipula di una convenzione) e nei restanti 15 Comuni del personale in convenzione diretta (indicata nella voce “altro”). Rispetto al numero complessivo dei progetti del Piano di Zona - Annualità 2004, si rileva un ex equo tra gli interventi ad esclusiva gestione diretta del Distretto (attraverso il Comune Capofila) e quelli affidati unicamente alle cooperative sociali: si attestano entrambi al 25% dei progetti totali. Il dato muta, però, se si considera la presenza delle cooperative sociali nelle forme di “gestione mista”: in questo caso, riaggregando i dati, la presenza della cooperazione sociale si attesta al 56,25% degli interventi (9 su 16). La gestione diretta del Distretto, che per Alatri abbiamo visto più volte essere ricondotta alla voce “Altro” della tabella, nel Piano di Zona di Frosinone è indicata nella voce “Comune”: anche per essa, la lettura in combinazione con la gestione mista, eleva leggermente la percentuale al 31,25%. La voce “Altro” viene utilizzata anche per indicare la gestione di un progetto da parte di una IPAB. L’annualità 2005 segna per il Distretto di Frosinone un incremento delle proposte progettuali del Piano di Zona: gli interventi programmati diventano 19, con una gestione diversificata che rappresentiamo brevemente. La percentuale di progetti a gestione diretta (esclusivamente distrettuale o attraverso il Comune Capofila), riportato in tabella nella voce “Comune”, è pari al 31,5% (6 su 19): considerate anche le gestioni miste, la presenza del Comune Capofila, aumenta attestandosi al 36,9% (7 su 19). Prevalente è il dato sulle gestioni miste, come nel 2004: esse sono il 47,36% degli interventi programmati (9 su 19). La tabella n. 34 contiene l’indicazione della natura 60 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali degli Enti coinvolti: rispetto a quanto detto in precedenza sul significato attribuito alla gestione mista, specifichiamo al lettore che, nel 2005, rinveniamo alcuni progetti (7 su 9) da considerare come forme di interventi integrati di una pluralità di soggetti, mentre solo 2 vanno ricondotti ad una disomogeneità delle forme di gestione di servizi presente sul territorio. Per quanto, infine, concerne l’entità del contributo della cooperazione sociale all’attuazione degli interventi del Piano di Zona del 2005, il dato si attesta al 15,8% (3 progetti su 19) per le gestioni esclusive, valore che aumenta al 57,9% (11 progetti su 19) nel momento in cui consideriamo anche la collaborazione di altri soggetti alla gestione dei singoli progetti. La voce “Altro” si riferisce, anche nel 2005, alla gestione di un’IPAB. Per il 2006 si conferma la prevalenza delle gestioni miste rispetto ai 17 progetti esecutivi del Piano di Zona: esse rappresentano, infatti, il 41,1% degli interventi (7 su 17). La gestione diretta dei progetti da parte del Distretto, attraverso il Comune Capofila, si attesta sul 29,4% (5 su 17), mentre la cooperazione sociale, come soggetto unico, rappresenta il 23,5% del totale (4 su 17)118: quest’ultimo dato aumenta ancora una volta se si considerano anche le forme di collaborazione con altre realtà territoriali e sale al 58,8% (10 progetti su 17 dove sono previsti, quali soggetti gestori, anche le cooperative sociali). La voce “Altro” comprende, come per le precedenti annualità, la gestione di un servizio da parte di un’IPAB, presente sul territorio del Distretto e a cui si è scelto di dare continuità nel tempo. IL DISTRETTO FR C La tabella e il grafico che seguono propongono al lettore i soggetti indicati come gestori dei progetti esecutivi contenuti nel Piano di Zona del Distretto socioassistenziale C di Sora, così come indicati nel formulario regionale. Tab. 30 I soggetti gestori dei progetti esecutivi dei piani di zona del Distretto FR C DISTRETTO FR-C Annualità Progetti esecutivi Comune Cooperative Ass. volontariato Altro Società Gestione mista 2004 24 1 19 0 3 0 1 2005 15 1 11 0 3 0 0 2006 21 1 17 0 3 0 0 118 Occorre esplicitare che il dato comprende anche il progetto Struttura residenziale per disabili privi di famiglia “Marano come noi” che nel format sul soggetto che gestisce annovera la dicitura “ private”: in realtà si tratta di una struttura nata su finanziamento regionale a seguito di un bando vinto da una cooperativa sociale. 61 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Graf. 5. Rappresentazione grafica dei soggetti gestori dei progetti del Distretto FR C PARTECIPAZIONE GESTIONALE DISTRETTO FR-C Gestione mista Società Anno 2006 Altro Anno 2005 Ass. volontariato Anno 2004 Cooperative Comune 0 5 10 15 20 Come emerge chiaramente dai dati a disposizione, il Consorzio AIPES del Distretto Fr C fa un considerevole ricorso alle realtà della cooperazione sociale, nell’attuazione degli interventi esecutivi dei Piani di Zona. Le cooperative sociali sono indicate, infatti, come gestori dei servizi nella quasi totalità dei progetti: nell’82,6% dei casi nel 2004; il 73,3% nel 2005 e l’81% nel 2006. Il resto delle progettualità è riservato in modo pressoché esclusivo (salvo per un progetto) alla gestione diretta da parte del Consorzio, indicato nella voce “Altro” della tabella. La modalità di affidamento prevalente dei servizi da parte del consorzio AIPES è l’appalto pubblico.119 IL DISTRETTO FR D. La tabella e il grafico che seguono propongono al lettore i soggetti indicati come gestori dei progetti esecutivi contenuti nel Piano di Zona del Distretto socioassistenziale D di Cassino, così come indicati nel formulario regionale. 119 62 Dall’intervista all’ allora Direttore Generale del Consorzio Aipes Dott.ssa Federica De Santis La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 31. I soggetti gestori dei progetti esecutivi dei piani di zona del Distretto FR D DISTRETTO FR-D Annualità Progetti esecutivi Comune Cooperative Ass. volontariato Altro Società Gestione mista 2004 19 1 4 0 14 0 0 2005 19 1 4 0 14 0 0 2006 20 1 4 0 15 0 0 Graf. 6. Rappresentazione grafica dei soggetti gestori dei progetti del Distretto FR D PARTECIPAZIONE GESTIONALE DISTRETTO FR-D Gestione mista Società Altro Anno 2006 Anno 2005 Ass. volontariato Anno 2004 Cooperative Comune 0 5 10 15 Nel Distretto socio-assistenziale FR D, il numero dei progetti esecutivi del Piano di Zona è rimasto pressoché inalterato negli anni; solo nel 2006 si è osservato l’incremento di un progetto, come abbiamo modo di vedere dalla tabella sovrastante. La gestione degli interventi è affidata in maniera sostanziale al Consorzio dei Comuni del Cassinate: si tratta, quindi, di una gestione diretta dei servizi, realizzata per lo più attraverso il ricorso alle agenzie di lavoro interinale120. Le cooperative sociali sono indicate come gestori solo per il 20% circa dei progetti. 120 Dall’intervista alla dott.ssa Patrizia Delle Colli, Responsabile area finanziario-amministrativa dell’Ufficio di Piano del Consorzio dei Comuni del Cassinate: i servizi sul Distretto Fr D vengono affidati attraverso gare d’appalto aperte anche alle cooperative sociali per il trasporto e la mensa sociale; si ricorre al lavoro interinale per l’assistenza domiciliare: la motivazione di quest’ultima scelta sta nel miglior trattamento retributivo ai lavoratori rispetto a quello assicurato dalle cooperative e positivo è anche il fatto che l’agenzia interinale si occupa delle sostituzioni degli operatori in caso di assenza. 63 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 4. 2. Il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali Un’analisi della dimensione sociale della pianificazione non può prescindere dalla considerazione del ruolo rivestito dal sindacato nel processo di costruzione dei Piani di Zona distrettuali. Per indagare tale dimensione, come già chiarito nella premessa metodologica, abbiamo fatto riferimento agli statuti e agli accordi di programma per ricostruire il ruolo riconosciuto ai sindacati in relazione alla 2 dimensioni su cui la dimensione sociale della pianificazione si struttura: quella istituzionale e quella programmatoria. Abbiamo poi ricostruito le percezioni delle organizzazioni sindacali, rispetto al loro coinvolgimento nella programmazione distrettuale, attraverso alcune interviste a rappresentanti delle medesime. Sul piano istituzionale, non abbiamo rinvenuto una presenza definita e stabile delle OOSS all’interno delle strutture organizzative dei Distretti. Il loro intervento è prevalentemente circostanziato alla fase della programmazione dei piani di zona. La forma con cui è avvenuto il coinvolgimento si rintraccia nei diversi documenti di programmazione: Nel piano di zona del distretto FR A 2006-2007 si fa riferimento alle organizzazioni di consulte con i Sindacati e le associazioni del privato sociale che hanno collaborato con proposte alla stesura del piano di zona e ancora a incontri programmati e tavoli di lavoro per la concertazione e la condivisione con Sindacati ed Enti di Patronato delle proposte progettuali inserite nel Piano di zona. E’ possibile ricostruire anche le indicazioni delle organizzazioni che hanno partecipato: CGIL, CGIL FP, CISL, UIL. Nel piano di zona FR B si ritrova un breve accenno al Tavolo di Concertazione Permanete già descritto in relazione al piano di zona. Nel Distretto FR C non abbiamo riferimenti documentali. Nel Distretto FR D ritrova, come già indicato per il Terzo Settore che, il piano di zona di questo ambito territoriale è scaturito da una concertazione che ha coinvolto la Provincia di Frosinone, l’Azienda sanitaria di Frosinone (il coordinamento sociale e i diversi Dipartimenti), i Sindacati e le Associazioni no - profit impegnate nel sociale maggiormente rappresentative(facendo riferimento in particolare a quelle rappresentate dal Forum del Terzo settore di Cassino).Il coinvolgimento dei diversi attori è avvenuto tramite incontri pubblici e tavoli di lavoro. Le rappresentanze dei lavoratori, come le diverse componenti del Terzo Settore, hanno salutato l’approvazione della L. n. 328 del 2000 come l’inizio di un loro pieno riconoscimento quali parti attive nella programmazione e nell’attuazione delle politiche sociali e collaboratori dell’Amministrazione Pubblica. Dalla nostra ricerca, però, emerge come alcune di queste aspettative siano rimaste insoddisfatte e come, 64 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali nonostante l’espresso obbligo, disposto dalla Regione Lazio per i Distretti, alla concertazione con i sindacati121, per alcuni degli intervistati, la nostra Provincia si presenti ancora con una situazione a “macchia di leopardo”. Nella nostra indagine abbiamo analizzato il ruolo delle Organizzazioni Sindacali all’interno dell’impianto dei Distretti socio-assistenziali della Provincia. Esse tendono a valorizzare il proprio ruolo, riconoscendo il sindacato quale attento conoscitore delle realtà territoriali; si tratta, quindi, di un ruolo di fattiva collaborazione e concertazione, principalmente sulla base delle conoscenze che noi assumiamo nel nostro lavoro quotidiano122; ad esempio, la parte del sindacato che si occupa delle questioni inerenti la Terza Età, è in grado di dare indicazioni su come impostare i servizi che riguardano questa fascia di popolazione, come l’assistenza domiciliare o le case di riposo. La capacità conoscitiva rende, quindi, il sindacato un valido interlocutore per la concertazione nell’elaborazione dei Piani di Zona123. E’ questa capacità conoscitiva che rende le OO.SS. coinvolte nella stesura di importanti protocolli, primo tra tutti “ il patto per il sociale”124 con l’Amministrazione provinciale. Qual è la modalità con cui il Sindacato viene coinvolto nella definizione delle politiche sociali? Rispetto a questo abbiamo riscontrato delle difficoltà relative al fatto che alcuni Distretti ( come ad esempio FR D)125 non svolgono azione di concertazione e interpellano le organizzazioni sindacali solo nella fase finale dell’elaborazione dei piani di zona, quando ormai la stesura è stata effettuata. Per quanto riguarda i rapporti con il Terzo Settore le organizzazioni sindacali li definiscono sostanzialmente buoni soprattutto per ciò che concerne gli spunti per la programmazione degli interventi da effettuare ma sicuramente da migliorare sotto l’aspetto dei conflitti più strettamente sindacali, quelli cioè che riguardano il rapporto diretto con i lavoratori. 121 122 123 124 125 Dalle linee guida regionali Dall’intervista a Eros Sbardella per la CGIL Dall’intervista ad Anita Tarquini UIL Dall’intervista a Pietro Maceroni CISL Dall’intervista ad Eros Sbardella per la CGIL 65 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Cap.5. La dimensione attuativa della pianificazione sociale Oggetto di questa quarta parte del Rapporto di ricerca è la dimensione attuativa della pianificazione sociale locale, intesa come l’insieme dei progetti esecutivi che discendono dalla definizione delle linee strategiche dei Piani di Zona dei Distretti. Attraverso la disamina delle testimonianze raccolte con le interviste somministrate agli attori istituzionali del sistema, abbiamo analizzato la loro percezione rispetto ad alcuni aspetti cardine della progettazione esecutiva126: criticità del contesto, criteri di scelta dei progetti, tempi e difficoltà di realizzazione. Parallelamente, a partire dall’analisi documentale, abbiamo proceduto ad individuare specifici indicatori quantitativi, per indagare ulteriori elementi e caratteristiche della progettazione esecutiva, quali: la continuità nel tempo, le macroaree d’intervento privilegiate, il livello di compartecipazione degli utenti alla spesa dei servizi, i livelli minimi di assistenza garantiti, i destinatari più frequenti, la presenza o meno di liste d’attesa, la quantificazione delle risorse umane coinvolte nei progetti. 5.1. Le strategie della progettazione esecutiva In questo paragrafo esponiamo quanto emerso dalle interviste ai tecnici dei Distretti socio-assistenziali di Frosinone, circa alcuni aspetti essenziali della progettazione esecutiva dei Piani di Zona: le criticità riscontrate rispetto alla definizione dei progetti/servizi, i criteri di scelta privilegiati, i tempi di realizzazione fissati e le difficoltà nella realizzazione incontrate. Per quanto attiene alla prima dimensione, vale a dire le caratteristiche territoriali, sociali, culturali ed economiche che, per ciascun Distretto, pongono le maggiori problematicità/criticità rispetto alla progettazione esecutiva del Piano di Zona, i tecnici intervistati hanno individuato soprattutto nelle caratteristiche geomorfologiche del territorio e amministrative dei Comuni, i fattori che più di altri hanno imposto attenzione e cura alla definizione dei servizi e degli interventi. In particolare sono state messe in evidenza caratteristiche quali: l’ampiezza del territorio, la presenza di Comuni grandi e piccoli con esigenze diverse, le difficoltà dei Comuni montani a fruire di tutta una serie di servizi ed anche le differenti tradizioni ed esperienze legate alla erogazione e alla gestione dei servizi sociali. Alcuni tecnici hanno fornito anche le soluzioni che il Distretto ha elaborato per ovviare a tali difficoltà, quali la massimizzazione dell’uso del SAD per rispondere alle 127 esigenze dell’utenza e la suddivisione amministrativa del territorio in ulteriori sub128 ambiti, funzionali alle caratteristiche dei Comuni . Rispetto al tema dei criteri di scelta per la selezione dei progetti esecutivi del P.d.Z., tutti i tecnici hanno fatto riferimento, quale criterio principale e perno della 126 Nel corso del workshop del 30 maggio i tecnici dei distretti presenti hanno voluto sottolineare come i progetti esecutivi dei piani di zona sia da intendersi in termini di una programmazione non immediatamente attuativa che richiede, al momento della realizzazione, processi ulteriori di definizione e modulazione. 127 Dall’intervista all’allora Direttore Generale dell’Aipes Dott.ssa Federica De Santis 128 Dall’intervista alla Responsabile dell’Ufficio di Piano del Distretto Fr B Dott.ssa Sandra Calafiore 66 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali scelta, all’adeguamento alle Linee Guida Regionali e quindi ai LIVEAS stabiliti dalla 129 normativa. Secondo uno dei tecnici intervistati, in questo modo si garantisce la continuità dei servizi e si porta il Piano di Zona a regime. L’importanza della continuità nella scelta dei servizi e degli interventi sociali locali, è 130 stata sottolineata anche da un secondo tecnico , che ha fatto presente quanto conti, nella selezione dei progetti del Piano di Zona, il vicolo all’esistente e il rispetto di quanto è più diffuso sul territorio. Non a caso 3 intervistati su 4 hanno sottolineato, a proposito delle scelte progettuali, il valore dell’analisi del territorio svolta negli anni, con la pratica del lavoro sul campo ed anche avvalendosi di appositi organismi (osservatori sociali) con funzioni di rilevazione, analisi e valutazione dell’esistente. Uno dei tecnici131 ha insistito particolarmente sulla capacità di ascolto del territorio del proprio Distretto, sottolineando la partecipazione, il coinvolgimento e il dialogo costante con gli attori del sistema praticato a monte della progettazione. Un altro tecnico132 ha invece sottolineato la difficoltà ad inserire elementi di innovazione nella progettazione zonale, anche in considerazione dell’esiguità del budget regionale, che costringe a destinarlo prevalentemente a stabilizzare sul territorio il pacchetto dei LIVEAS. Una ulteriore dimensione da noi indagata in relazione alla progettazione esecutiva, è stata quella degli elementi in base ai quali vengono stabiliti i tempi di realizzazione dei progetti. Si è evidenziata una certa variabilità: uno dei tecnici 133 si è limitato a ricordare che la durata annuale dei progetti è legata alla presentazione con tale cadenza del P.d.Z.; gli altri hanno introdotto elementi di riflessione. Ad esempio è stata fatta diffusamente presente la difficoltà legata ai ritardi con cui i finanziamenti vengono accreditati dalla Regione (non sono ancora arrivati i fondi del 2004), così uno ha sottolineato come ci si concentri sulla continuità dei LIVEAS anche per questo 134 problema, il tutto a discapito dell’innovazione ; un altro ha fatto presente lo scarto fra il momento progettuale e quello realizzativo dei progetti 135 ; il terzo ha evidenziato che, in ogni caso, bisogna garantire la continuità dei progetti, poiché la compiuta valutazione di un intervento sociale non si può svolgere prima di 5 anni 136 . Per concludere l’analisi degli elementi strategici della progettazione esecutiva, abbiamo indagato la percezione dei tecnici rispetto ai fattori che ostacolano o favoriscono la realizzazione degli interventi programmati. 129 Dall’ intervista alla Responsabile d.ssa Delle Colli Dall’intervista al Responsabile Tecnico dell’Ufficio di Piano del Distretto FR B d.ssa Sandra Calafiore 131 Dall’intervista alla Coordinatrice dell’Ufficio di Piano del Distretto FR A d.ssa Biancamaria Evangelisti 132 Dall’intervista all’ allora Direttore Generale del Consorzio AIPES d.ssa Federica De Santis 133 Dall’ intervista alla responsabile Area finanziario-amministrativa dell’Ufficio di Piano del consorzio dei Comuni del Cassinate d.ssa Delle Colli 134 Dall’intervista all’ allora Direttore Generale del Consorzio AIPES d.ssa Federica De Santis 135 Dall’intervista alla Coordinatrice dell’Ufficio di Piano del Distretto FR A d.ssa Biancamaria Evangelisti 136 Dall’intervista a al Responsabile Tecnico dell’Ufficio di Piano del Distretto FR B d.ssa Sandra Calafiore 130 67 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali A questa domanda due dei tecnici137 intervistati hanno risposto evidenziando che le maggiori difficoltà sono legate al ritardo dei finanziamenti regionali in corso, che comporta attualmente una sofferenza economica dei Comuni e del Distretto e, a breve, una oggettiva mancanza di cassa; un altro dei tecnici ha invece evidenziato la 138 difficoltà a gestire in modo coordinato i servizi integrati con la ASL . 5.2. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR A LA CONTINUITA’ La Tabella 32 ci offre una prima indicazione del livello di continuità degli interventi programmati dal Distretto socio-assistenziale FR A dal 2004 e ci consente di verificarne l’andamento nelle due annualità successive, prese in considerazione dalla nostra ricerca. Si tratta di dati quantitativi che descrivono indicativamente le scelte stategiche effettuate dal Distretto e che è utile accompagnare con una sintetica descrizione di quanto emerso dal confronto delle singole progettualità inserite nei Piani di Zona. Come nota metodologica, si fa presente che i dati della tabella sono stati ricavati dalle schede progettuali del formulario CENSIS di redazione del P.d.Z. estrapolando i dati relativi ai punti: 2) “Nuovo progetto” e 3) “Progetto già avviato”; le indicazioni emerse sono state poi confrontate con le tabelle riepilogative dei progetti, inserite a conclusione dei documenti zonali. Tab. 32. Continuità dei progetti esecutivi dei Piani di Zona: Distretto FR A N. progetti esecutivi N. nuovi progetti N. progetti già avviati 2004 19 8 11 2005 18 7 11 2006 18 1 17 Il Piano di Zona del Distretto socio-assistenziale di Alatri prevede, nel 2004, 19 progetti esecutivi, di cui 11 (pari al 57,9%) qualificati, in ciascuna scheda progettuale, come già avviati sul Distretto. Gli altri 8 risultano nuovi progetti rispetto alla programmazione 2003. Nel 2005 i progetti esecutivi diventano 18: si assiste ad una rimodulazione del P.d.Z. per effetto della quale vengono esclusi alcuni interventi ed altri vengono inseriti. 137 Dalle interviste alla Coordinatrice dell’Ufficio di Piano del Distretto FR A d.ssa Biancamaria Evangelisti e alla d.ssa Delle Colli del Consorzio Dei Comuni del Cassinate 138 Dall’intervista all’ allora Direttore Generale del Consorzio AIPES Dott.ssa Federica De Santis 68 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali L’analisi condotta sui singoli progetti ha portato ad evidenziare una discrepanza tra quanto emerso dai punti 2 e 3 del format per le singole progettualità e quanto indicato dalla tabelle riepilogative. Infatti il formulario 2005 indica un solo “Nuovo 139 ma confrontando la tabella riepilogativa dei progetti del 2004 con quella progetto” del 2005, il quadro che si ricostruisce è parzialmente difforme. Rispetto al 2004, nel 2005 vengono infatti inseriti i progetti n.6 Trasporto occasionale e n.7 Formazione; il progetto n.11 del P.d.Z. 2004 la Casa Famiglia viene rimodulato in un nuovo progetto finalizzato all’accreditamento sperimentale di strutture residenziali per minori e lo ritroviamo, nel 2005, con il titolo Residenzialità per minori. Stessa sorte per il progetto Sportello del cittadino, (progetto n.6 del P.d.Z. 2004) che viene rimodulato e trasformato nel Segretariato sociale in rete. Ulteriore rimodulazione subiscono gli interventi legati al D.Lgs. n.286/1998: il progetto n.16 La Coccinella e il progetto n.17 Cittadini senza frontiere sono le nuove proposte del P.d.Z. 2005. Il primo viene introdotto ex novo, pur risultando dare continuità ad interventi già sperimentati sui Comuni del Distretto con il Fondo Emergenza Stranieri; il secondo è chiamato ad inglobare, dal punto di vista delle azioni, i precedenti progetti del Piano 2004 Sportello stranieri e Corso di Alfabetizzazione per extracomunitari. Nella programmazione del 2005 non viene reinserito il progetto Casa di prima accoglienza per extracomunitari. Nell’ambito, poi, delle responsabilità familiari scompare rispetto al P.d.Z. 2004 il progetto Bambino maltrattato e famiglia e fa il suo ingresso, per espressa prescrizione regionale, il progetto Sportello famiglia. Scompare inoltre il progetto Sostegno alle famiglie Alzheimer che verrà riproposto, in una nuova veste, solo nel 2006. Da questa ricostruzione si evidenzia come, le progettualità introdotte per la prima volta nella programmazione 2005 fossero in realtà non una sola ma 7: è questo il dato che abbiamo riportato nella tabella. Vediamo cosa è accaduto invece nella programmazione più recente, elaborata nel dicembre dello scorso anno. Il numero dei progetti complessivi, per il biennio 2006-2007, coincide con quello del 2005: sono 18. Si assiste inoltre ad una sostanziale continuità con gli interventi programmati in precedenza: viene introdotto, come già accennato, un progetto a sostegno dei malati di Alzheimer e delle loro famiglie ( n.16 Centro Alzheimer) e scompare lo Sportello famiglia. LE MACRO AREE D’INTERVENTO Abbiamo proposto nella Tabella n.33 alcuni dati quantitativi sulla progettazione esecutiva, rispetto alle macro-aree d’intervento sociale, connotate per la maggior parte, da specifici destinatari. Una di queste macroaree, la trasversale, è stata utilizzata per ricondurvi quelle progettualità che risultano avere una pluralità di destinatari. Fonte specifica per questa rielaborazione è stato il punto 7) “Macroarea” contenuto nelle singole schede progettuali del formulario CENSIS. La voce da noi 139 Si tratta del progetto n. 7 Formazione 69 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali introdotta in tabella, Mancata indicazione, è utilizzata per connotare l’assenza di riferimenti nelle schede. Tab. 33. Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR A per macro aree d’intervento Macro Aree d’intervento 2004 N. 2005 % N. 2006 % N. % Diritti minori e resp. Familiari 6 31,5 4 22,2 4 22,2 Disabilità 1 5,2 1 5,6 1 5,6 Trasversale 8 42,2 11 61,1 11 55,5 Anziani 1 5,3 0 0 1 5,6 Disagio adulto 0 0 0 0 0 0 Contrasto alla povertà 0 0 0 0 0 0 Immigrazione 3 15,7 2 11,1 2 11,1 Mancata indicazione 0 0 0 0 0 0 19 100% 18 100% 18 100% TOTALE LA COMPARTECIPAZIONE DEGLI UTENTI ALLA SPESA SOCIALE La Tabella n.34 descrive il numero di progetti esecutivi dei Piani di Zona del Distretto FR A di Alatri per i quali è prevista una qualche forma di compartecipazione degli utenti alla spesa. Da essa è possibile evincere, sia in termini assoluti che percentuali, quanti siano, per ciascuna annualità, gli interventi per i quali il Distretto richiede all’utente una contribuzione per fruire delle prestazioni. Fonte specifica per questa rielaborazione è stato il punto 22) “Esiste una compartecipazione da parte degli utenti” del formulario CENSIS di redazione del P.d.Z. Tab. 34. Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR A: compartecipazione degli utenti alla spesa N. progetti esecutivi N progetti con compartecipazione totale utenti N. progetti con compartecipazione parziale utenti N. progetti senza compartecipazione utenti 2004 19 0 0 3 15,8% 16 84,2% 2005 18 0 0 3 16,7% 15 83,3% 2006 18 0 0 2 11,1% 16 88,9% È evidente che la situazione è pressoché invariata nelle tre annualità considerate: il Distretto prevede forme di contribuzione parziale a carico degli utenti che riguardano, in media nelle tre annualità, il 14,5% degli interventi. Il resto dei progetti prevede la fruizione delle prestazioni socio-assistenziali in forma gratuita. Non sono previste forme di contribuzione totale. 70 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali I LIVEAS La tabella n.35 descrive i livelli minimi di assistenza previsti dal Distretto FR A di Alatri, utilizzando come fonte il punto 6) “Liveas” della scheda progettuale regionale. Tab. 35. Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR A: livelli minimi di assistenza 2004 2005 2006 Segretariato sociale 2 6 6 Strutture residenziali 2 2 2 Strutture semiresidenziali 1 0 1 Assistenza domiciliare 2 2 3 Pronto intervento sociale 3 2 2 Centro di accoglienza diurno 1 1 1 Servizio sociale 1 Disagio ed esclusione sociale 3 2 2 No Liveas 1 2 2 Non indicato 1 2 2 Il dato ripostato è da considersi solo indicativo per l’impossibilità di ricondurre alcune progettualità relative alle diverse annualità qualificate come liveas, 5 in tutto, allo schema della nostra tabella.140 L’UNIVERSALITÀ DEI DIRITTI SOCIALI E LE LISTE D’ATTESA La Tabella n.36 descrive in sintesi il numero di progetti per i quali sono presenti liste d’attesa. Anche in questo caso il dato è stato elaborato a partire dai contenuti delle schede progettuali del formulario regionale di presentazione del P.d.Z., in particolare il punto 20) “Liste di attesa”. Tab. 36: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR A: liste d’attesa N. progetti esecutivi N. progetti con lista d’attesa N. progetti senza lista d’attesa 2004 19 4 21% 15 79% 2005 18 4 22% 14 78% 2006 18 5 28% 13 72% L’analisi dettagliata dei contenuti delle schede progettuali, ci ha consentito di risalire anche alle motivazioni della presenza delle liste di attesa per alcuni servizi; pertanto ne diamo conto al lettore. Nel P.d.Z. 2004, dei 19 progetti presenti, 15 non 140 Per il progetto Officina delle piccole e grandi imprese qualificato come liveas quale servizio ricreativo ed educativo. Il progetto Corso di alfabetizzazione indicato come integrazione sociale e culturale,il progetto n. affido.Lo stesso per trasporto occasionale n6 del 2005 qualificato quale liveas in termini di contrasto alla povertà; lo stesso per sportello famiglia come sostegno alle famiglie 71 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali prevedono liste d’attesa (79% degli interventi); la lista d’attesa è invece prevista per 4 di essi e le motivazioni sono di varia natura: • progetto n. 2 Servizio di assistenza domiciliare distrettuale: numero richieste; • progetto n. 8. Comunità alloggio per disabili: gli inserimenti sono a lungo termine; • progetto n. 10. Famiglia cerca famiglia: famiglie formate e selezionate in attesa di minore; • progetto n. 15. Interventi di aiuto L.n. 162/1998: le richieste sono superiori alle disponibilità. Per le annualità successive, progetti/servizi con liste di attesa e motivazioni rimangono identiche; l’unico distinguo al riguardo è relativo al 2006: infatti si aggiunge ai progetti con lista d’attesa, il n. 16 Centro Alzheimer, con motivazione: numero richieste. LE RISORSE UMANE La Tabella sottostante (n.37) fornisce una descrizione dei progetti esecutivi del Piano di Zona del Distretto FR A di Alatri, rispetto alla specifica indicazione del numero di figure professionali impiegate. Lo schema è stato elaborato raccogliendo i dati contenuti nel punto 18) “Personale coinvolto nel progetto”, presente nelle singole schede progettuali del formulario CENSIS. Tab.37: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR A: risorse umane N. progetti esecutivi N. progetti con definizione quantitativa del personale % 2004 19 10 53% 2005 18 3 17% 2006 18 1 6% Si tratta di un’informazione, quella delle risorse umane, che si è ritenuto importante acquisire, anche in relazione al piano economico-finanziario dei progetti. Quest’ultimo, infatti, prevede nel suo format l’indicazione del costo delle risorse umane; è evidente che soltanto con una definizione chiara delle professionalità, anche quantitativa, si riesce a progettare un servizio o un intervento che - già destinato, per il meccanismo di finanziamento dei Piani di Zona, ad un avvio spesso lontano dal momento della sua programmazione - potrà risultare congruo e sostenibile. I dati raccolti sul Distretto FR A di Alatri, soprattutto nel 2006, mostrano comunque progetti con una scarsa indicazione quantitativa delle risorse professionali da impiegare. 72 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 5.3. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR B LA CONTINUITA’ La Tabella n.38 offre un’indicazione sul livello di continuità degli interventi programmati dal Distretto socio-assistenziale FR B di Frosinone, a partire dal 2004 e ci consente di verificarne l’andamento nelle due annualità successive, prese in esame dalla presente ricerca. I criteri utilizzati per l’elaborazione e la presentazione dei dati sono gli stessi già indicati per il Distretto FR A nel precedente paragrafo. Tab. 38. Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR B: continuità N. progetti esecutivi N. nuovi progetti N. progetti già avviati 2004 16 3 13 2005 19 3 16 2006 17 2 15 Il Piano di Zona del Distretto di Frosinone prevedeva nel 2004 un complesso di 16 progetti esecutivi, di cui 13 (pari all’ 81%), qualificati come già avviati sul Distretto stesso. I restanti tre (19%) risultano, nel format del CENSIS, privi di indicazioni specifiche; tuttavia dai contenuti della scheda progettuale emerge il fatto che si tratta di servizi nuovi per l’ambito distrettuale, di servizi magari già avviati, dal Comune di Frosinone o da altre realtà comunali, in maniera autonoma, che vengono inseriti per la prima volta nella pianificazione di zona. Nello specifico parliamo di questi interventi: Piano distrettuale di interventi in favore di immigrati D. Lgs. n.286/1998 (Progetto n.13), Programma di interventi e attività in favore di detenuti ed ex detenuti (Progetto n.14) e Sportello famiglia (Progetto n.15). Ai fini della nostra indagine sono stati considerati nuovi progetti proprio perché, se pur già sperimentati, sono stati inseriti per la prima volta nel Piano di Zona e destinati ad un’utenza distrettuale. Nel 2005 i progetti esecutivi del Piano di Zona diventano 19, grazie all’introduzione di altre 3 proposte: Progetto n.17 Disagio psichico, Progetto n.18 Programma di interventi per la socializzazione e la prevenzione del disagio adolescenziale, Progetto n.19 Formazione ed aggiornamento professionale degli operatori della Struttura di Piano. In questo caso e con la sola eccezione del progetto sul disagio psichico (che potenzia sperimentazioni già avviate su altri Comuni del comprensorio) si tratta di interventi effettivamente nuovi, inseriti per la prima volta nel Piano di Zona del Distretto. Il numero dei progetti già avviati nel 2005 era quindi pari a 16 (84%) mentre la nuova progettazione ha riguardato tre soli interventi (16%). Nel 2006 il Piano di Zona ha subito una rimodulazione complessiva degli interventi. Il Progetto Sportello Famiglia è stato ampliato, comprendendo un Ufficio Accreditamento Strutture Residenziali e Semiresidenziali e assumendo la nuova denominazione di Sportello Unico Sociale (Progetto n.14); è stato poi inserito, per diretta indicazione della Regione Lazio a collocare le strutture del “Dopo di Noi” nei 73 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Piani Zona, il Progetto n. 16 Marano come noi, già attivo nel Comune di Ceccano. Ex novo è stato inserito un Progetto (n.17) finalizzato alla valorizzazione del volontariato e denominato Volontariato in rete; non sono stati riproposti: il Piano distrettuale d’interventi in favore d’immigrati D. Lgs .n.286/1998 (n.13 nel 2005), il Progetto sul Disagio psichico (n. 17 del 2005), l’Intervento formativo per gli operatori della Struttura di Piano (Progetto n.19 nel 2005), il Programma di interventi per la socializzazione e la prevenzione del disagio adolescenziale (Progetto n.18). Pertanto, dalla nuova programmazione, risultano 17 progetti esecutivi inseriti nel P.d.Z. relativo al biennio 2006-2007, di cui 15 proseguono interventi già avviati (88% del totale) e 2 attivano nuovi servizi (12%). LE MACRO AREE D’INTERVENTO Come già visto in relazione alla progettazione esecutiva del Distretto FR A, la Tabella n.41, riepilogativa delle macro aree di intervento per destinatari specifici, raccoglie i dati di questa dimensione per le tre annualità del P.d.Z. oggetto della nostra ricerca, del Distretto socio-assistenziale di Frosinone. Per la lettura e la comprensione delle evidenze emerse, valgono le indicazioni metodologiche e di contenuto già esposte in precedenza. Tab. 39: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto Fr B: macro aree d’intervento Macro Aree d’intervento 2004 2005 2006 N. % N. % N. % Diritti minori e resp. familiari 6 37,5% 6 31,5% 5 29,4 Disabilità 2 12,5% 3 15,8% 3 17,6 Trasversale 5 31,25% 7 36,8% 7 41,16 Anziani 1 6,25% 1 5,2% 1 5,9 Disagio adulto 1 6,25% 1 5,2% 1 5,9 Contrasto alla povertà 0 0% 0 0% 0 0 Mancata indicazione 1 6,25% 1 5.2% 0 0 TOTALE 16 100% 19 100% 17 100% LA COMPARTECIPAZIONE DEGLI UTENTI ALLA SPESA SOCIALE La Tabella n.40 descrive il numero di progetti esecutivi del Piano di Zona del Distretto FR B di Frosinone per i quali è prevista la compartecipazione degli utenti alla spesa sociale. Anche in questo caso la fonte di riferimento per l’elaborazione e la sintesi del dato è stato il format regionale CENSIS per la presentazione del P.d.Z., punto 22). 74 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 40 Progetti esecutivi dei Piani di Zona Distretto FR B: compartecipazione utenti N. progetti esecutivi N progetti con compartecipazione totale utenti N. progetti con compartecipazione parziale utenti N. progetti senza compartecipazione utenti 2004 16 1 6,25% 8 50% 7 43,75% 2005 19 1 5,26% 8 42,1% 11 57,89% 2006 17 2 11,7% 8 47% 9 53% Dalla Tabella è possibile evincere quanti siano gli interventi programmati per i quali il Distretto, attraverso il Comune capofila o gli altri Comuni del comprensorio, richiede una compartecipazione alla spesa per le prestazioni, che può essere totale o parziale. Forniamo al lettore alcune indicazioni per la lettura dei dati: per utenti si intendono sia le persone fisiche portatrici di bisogni qualificati, sia gli Enti locali o gli altri organismi pubblici che si avvalgono di alcuni servizi. In particolare questa nota vale per due progettualità presenti nel Piano di Zona del Distretto FR B: il Progetto n.7 Centro Informativo di Monitoraggio e Valutazione Servizi Sociali e il Progetto n.8 Struttura di Piano; • vi sono alcuni progetti, le Ludoteche (presente con indicazioni numeriche diverse in tutte le annualità del Piano di Zona) e la Struttura residenziale per disabili privi di famiglia “Marano come noi di Ceccano” (presente solo nel Piano di Zona 2006), per i quali la compartecipazione è indicata contemporaneamente come totale e parziale; • l’espressione “parziale” viene indicata nella quasi totalità dei casi per indicare che la contribuzione è richiesta solo in alcuni Comuni o solo per determinate fasce di reddito dell’utenza. Analizzando i dati della tabella più nel dettaglio: • a) nel 2004 sui 16 progetti esecutivi complessivi: 7 non prevedono la compartecipazione degli utenti alla spesa sociale, 2 sono privi di indicazioni (n.13 e n.14), un progetto (le Ludoteche, come già specificato) presenta una doppia indicazione - totale e parziale – per la compartecipazione; altri 7 risultano a contribuzione parziale: solo in alcuni Comuni, solo per alcune spese (come quelle per RCT per gli utenti della Legge n.162/98), solo per determinate fasce di reddito. b) nel 2005 sui complessivi 19 progetti, il 57,89% degli interventi risulta gratuito, mentre il 47% sono a contribuzione parziale, con le medesime caratteristiche indicate per il 2004. L’11,7% si riferisce ai due progetti già indicati per i quali la contribuzione è contemporaneamente parziale e totale. c) nella programmazione 2006-2007, rispetto ai complessivi 17 progetti esecutivi del Piano di Zona, 9 di essi (53%) non prevedono la compartecipazione degli utenti alla spesa. Il 47% risulta a contribuzione parziale. 75 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali I LIVEAS La successiva Tabella n. 41 descrive i livelli minimi di assistenza previsti nel Distretto FR B di Frosinone, utilizzando come fonte il punto n. 6 della scheda progettuale regionale. La voce “No liveas” presente in Tabella raccoglie sia i casi in cui, nel formulario, sia stata omessa l’indicazione, sia quelli in cui il progetto non ricada nei servizi e negli interventi classificati dalla Regione come tali. Tab.41: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR B: livelli minimi di assistenza 2004 2005 2006 Segretariato sociale 1 1 1 Strutture residenziali 3 2 2 Strutture semiresidenziali 3 3 3 Assistenza domiciliare 1 1 2 Assistenza domiciliare integrata 1 1 1 Pronto intervento sociale 1 1 1 Centro di accoglienza diurno 0 0 0 No Liveas 7 11 8 L’UNIVERSALITÀ DEI DIRITTI SOCIALI E LE LISTE D’ATTESA La Tabella n.42 descrive i progetti del P.d.Z. del Distretto FR B, per i quali sono previste liste d’attesa. Il dato è stato elaborato attraverso al lettura e la raccolta delle indicazioni contenute nel punto 20) “Liste di attesa” del formulario regionale del CENSIS. Tab. 42: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR B: liste d’attesa N. progetti esecutivi N. progetti con lista d’attesa N. progetti senza lista d’attesa 2004 16 4 9 2005 19 4 15 2006 17 5 12 Nella programmazione 2004, sui 16 progetti totali, 9 non prevedono liste d’attesa; si tratta del 56% degli interventi programmati. La lista d’attesa è prevista, invece, per 4 di essi (25%) per le motivazioni che seguono: • 76 Progetto n.2 - Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata: le richieste sono superiori alle disponibilità di ore risorsa; La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Progetto n.3 - Centri Diurni per Disabili: le richieste risultano superiori alla capienza logistica delle strutture; il numero degli operatori non è sufficiente alla gestione del progetto specifico; • Progetto n.4 - Centri Socio Educativi per Minori: i centri socio educativi per minori sono stati collegati con la scuola che richiede, sempre più frequentemente, interventi di sostegno scolastico ed extra scolastico per minori multiproblematici appartenenti a nuclei familiari disagiati seguiti dal Servizio sociale; • Progetto n.10 – Legge n. 162/1998: limitate risorse disponibili. Si tratta delle medesime motivazioni che ritroveremo nelle successive annualità 2005 e 2006; aggiungiamo che 3 degli interventi programmati nel 2004 (12,5%) non presentano alcuna indicazione rispetto all’esistenza o meno di una lista d’attesa. Inoltre nella programmazione 2006, tra i progetti per i quali sono indicate le liste d’attesa, ritroviamo anche il Progetto n.17 - Volontariato in rete, con la seguente motivazione: si prevede l’analisi e la valutazione delle effettive risorse e della qualità delle prestazioni offerte dal mondo del volontariato. • LE RISORSE UMANE La Tabella sottostante (n.43) fornisce, come già chiarito per il Distretto di Alatri, una descrizione dei progetti esecutivi dei Piani di Zona del Distretto FR B di Frosinone, rispetto alla presenza, più o meno dettagliata e puntuale, dell’indicazione quantitativa delle figure professionali impiegate. In questo caso, i dati raccolti per le tre annualità messe a confronto, mostrano progetti esecutivi che contengono una chiara indicazione quantitativa delle risorse professionali da impiegare nei servizi. Tab. 43: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR B: risorse umane N. progetti esecutivi N. progetti con definizione quantitativa del personale 2004 16 16 2005 19 18 2006 17 17 77 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali 5.4. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR C LA CONTINUITA’ Il Distretto FR C di Sora prevede nel Piano di Zona dell’annualità 2004, 23 progetti esecutivi; 8 di essi risultano servizi ed interventi legati alla L. n.285/1997. Il P.d.Z. 2005 annovera invece 15 progetti; non ripropone alcuna progettualità 141 relativa alla L. n.285/1997 . Nel 2006, infine, i progetti esecutivi della pianificazione zonale diventano 22: rispetto alle precedenti annualità vengono riproposti gli interventi vincolati dalla L. 142 n.285/1997 ma con un progetto in meno. N. progetti esecutivi N. nuovi progetti N. progetti già avviati 2004 23 0 23 2005 15 0 15 2006 22 0 15 Tab. 44: Progetti esecutivi del Piano di Zona Distretto FR C LE MACRO AREE D’INTERVENTO Anche per il Distretto socio-assistenziale C di Sora, abbiamo proposto i dati quantitativi sulla progettazione esecutiva, in relazione alle macro aree d’intervento sociale, connotate da specifici destinatari. Per la lettura e la comprensione delle evidenze emerse, valgono le indicazioni metodologiche e di contenuto esposte nei precedenti paragrafi relativi ai Distretti di Alatri e Frosinone, per la stessa dimensione di analisi della ricerca. 141 142 78 E’ quanto emerge dalla versione del piano di zona FR C 2005 pubblicata sul sito: www.aipes.it Si tratta della ludoteca di M.S.G. Campano che non viene riproposta nel 2006 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 45: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR C: macro aree d’intervento Macro Aree d’intervento 2004 N. Diritti minori e resp. familiari 2005 % N. 2006 % N. % 10 43% 2 13,3% 9 40,9% Disabilità 6 26% 6 40% 6 27,2% Trasversale 1 4,3% 1 6,6% 1 4,5% Anziani 3 13% 3 20% 3 13,6% Disagio adulto 1 4,3% 2 13,3% 1 4,6% Contrasto alla povertà 1 4,3% 1 6,6% 1 4,6% Immigrazione 0 0 0 0 0 0 Mancata indicazione 0 0 0 0 0 0 23 100% 15 100% 22 100% TOTALE LA COMPARTECIPAZIONE DEGLI UTENTI ALLA SPESA SOCIALE La Tabella n.46 descrive il numero di progetti esecutivi dei Piani di Zona del Distretto FR C di Sora, per i quali è prevista la compartecipazione degli utenti alla spesa sociale; fonte specifica per questa elaborazione, il punto 22) delle schede progettuali del formulario CENSIS. Tab. 46: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR C: compartecipazione utenti N. progetti esecutivi N progetti con compartecipazione totale utenti N. progetti con compartecipazione parziale utenti N. progetti senza compartecipazione utenti 2004 23 4 9 13 56% 2005 15 4 8 7 47% 2006 22 5 10 10 45,5% Osservando la tabella svolgiamo alcune considerazioni: a) nel 2004, 13 dei 23 progetti esecutivi inseriti nel Piano di Zona non prevedono la contribuzione a carico dell’utente; si tratta del 56% degli interventi. Il resto dei progetti prevede un contributo che assume forme diverse: per 5 di essi un contributo esclusivamente parziale; per altri 4 una contribuzione, indicata al tempo stesso come parziale e totale; b) nel 2005 sono 7 su 15 gli interventi (47%) che non prevedono la contribuzione da parte degli utenti; 4 prevedono invece una contribuzione solo parziale e 4, infine, una contribuzione contemporaneamente indicata come totale e parziale; 79 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali c) nel 2006, 10 dei 22 progetti non prevedono forme di contribuzione; 5 prevedono invece una contribuzione solo parziale; 5 infine una contribuzione totale e parziale ad un tempo. Un progetto non reca indicazioni. LIVEAS La tabella n. 47 descrive i livelli minimi di assistenza del Distretto FR C di Sora, secondo le indicazioni metodologiche e le dimensioni di analisi già esposte in precedenza. Ricordiamo che la voce “no liveas” della tabella comprende sia i casi di omessa indicazione, sia quelli di interventi che non rientrano nella classificazione regionale dei liveas stessi. Tab. 47: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR C: livelli minimi di assistenza 2004 2005 2006 Segretariato sociale 2 2 2 Strutture residenziali 1 1 1 Strutture semiresidenziali 1 1 1 Assistenza domiciliare 4 4 4 Assistenza domiciliare integrata 0 0 0 Pronto intervento sociale 1 1 1 Centro di accoglienza diurno 4 4 4 10 3 10 No Liveas L’UNIVERSALITÀ DEI DIRITTI SOCIALI E LE LISTE D’ATTESA La successiva Tabella n.48 descrive, per le annualità 2004, 2005 e 2006, i progetti del Piano di Zona del Distretto socio-assistenziale FR C di Sora, per i quali sono previste liste d’attesa. Tab. 48: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR C: liste d’attesa N. progetti esecutivi N. progetti con lista d’attesa N. progetti senza lista d’attesa 2004 23 2 16 2005 15 1 9 2006 22 2 13 Nella programmazione di zona del 2004, 16 progetti su 22 totali non prevedono liste d’attesa; si tratta del 72% degli interventi programmati. La lista d’attesa è prevista invece per 2 di essi (9%), con le motivazioni che seguono: 80 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Progetto n.14 - Misure di contrasto alla povertà: nell’arco del 2004 sono stati interessati al progetto 30 nuclei familiari. Sono state presentate altre richieste a cui dover rispondere; • Progetto n.17 - Centri estivi: visto il numero di partecipanti vengono organizzati gruppi per dare la possibilità a tutti di partecipare. Infine per il 2004, abbiamo 5 indicazioni mancanti. • Nel 2005, sui 15 progetti elaborati, 9 non prevedono una contribuzione alla spesa da parte degli utenti; uno invece, il Progetto 14 già indicato, prevede la stessa motivazione espressa per il 2004. Nella programmazione del 2006, i progetti senza lista d’attesa diventano 13; mantengono la lista di attesa le due progettualità indicate sopra e con la medesima motivazione. Anche in questo caso risultano 5 le mancate indicazioni circa la presenza di lista di attesa per l’accesso al servizio. LE RISORSE UMANE La Tabella sottostante (n.49) fornisce una descrizione dei progetti esecutivi del Piano di Zona del Distretto FR C di Sora, per le annualità 2004, 2005 e 2006, che nel punto 18) “Personale coinvolto nel progetto” delle schede progettuali del formulario CENSIS, mostrano in dettaglio la quantificazione delle risorse professionali da impiegare. Tab. 49: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR C: risorse umane N. progetti esecutivi N. progetti con definizione quantitativa del personale % 2004 23 12 52% 2005 15 12 80% 2006 22 11 50% Come si nota agevolmente, il maggior dettaglio per questa dimensione di analisi è relativa al P.d.Z. del 2005; negli altri anni l’indicazione quantitativa del personale è definita solo nel 50 - 52% dei progetti. 5.5. I caratteri della progettazione esecutiva del Distretto FR D LA CONTINUITÁ La tabella seguente rende conto della continuità presente nella progettazione esecutiva del Piano di Zona, relativo alle annualità 2004, 2005 e 2006, del Distretto FR D di Cassino. 81 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab.50 La continuità dei progetti esecutivi del Piano di Zona del Distretto FR D N. progetti esecutivi N. nuovi progetti N. progetti già avviati 2004 19 0 19 2005 19 0 19 2006 20 1 19 Dall’analisi dei dati raccolti nella Tabella n.50 emerge una sostanziale continuità della programmazione degli interventi da parte del Distretto FR D di Cassino, sia nel numero, sia nella natura degli interventi programmati. L’unica differenza di rilievo riguarda il 2006, anno in cui è stata inserita una nuova progettualità relativa a alla Promozione dell’affidamento familiare. LE MACRO AREE D’INTERVENTO Nella Tabella n.51 abbiamo riportato i dati quantitativi sulla progettazione esecutiva del Distretto di Cassino, in relazione alle macro aree d’intervento sociale, connotate da specifici destinatari. Per la lettura e la comprensione delle evidenze emerse, valgono le indicazioni metodologiche e di contenuto esposte nei precedenti paragrafi relativi agli altri Distretti della Provincia di Frosinone. Tab. 51: le macroaree d’intervento dei progetti del P.d.Z. del Distretto FR D Macro Aree d’intervento 2004 N. 2005 % N. 2006 % N. % Diritti minori e resp. familiari 5 26,3 5 26,3 6 30% Disabilità 7 36,8 7 36,8 7 35% Trasversale 4 21 4 21 4 20% Anziani 2 10,5 2 10,5 2 10% Disagio adulto 0 0 0 0 0 0 Contrasto alla povertà 1 5,2 1 5,2 1 5% Immigrazione 0 0 0 0 0 0 Mancata indicazione 0 0 0 0 0 0 19 100% 19 100% 20 100% TOTALE LA COMPARTECIPAZIONE DEGLI UTENTI ALLA SPESA SOCIALE La Tabella n.52 descrive il numero di progetti esecutivi dei Piani di Zona del Distretto FR D del Cassinate, per i quali è prevista la compartecipazione degli utenti alla spesa sociale. 82 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Ancora una volta la fonte specifica da cui è stata tratta elaborazione, è il punto 22) “Esiste una compartecipazione da parte degli utenti” presente nelle schede progettuali del formulario CENSIS. Tab.52: I progetti esecutivi del Piano di Zona Distretto FR D: compartecipazione degli utenti alla spesa N. progetti esecutivi N progetti con compartecipazione totale utenti N. progetti con compartecipazione parziale utenti N. progetti senza compartecipazione utenti 2004 19 0 7 12 2005 19 0 7 12 2006 20 0 8 12 I LIVEAS La Tabella n.53 descrive i livelli minimi di assistenza previsti dal Piano di Zona del Distretto FR D di Cassino, utilizzando come fonte il punto 6) della scheda progettuale del CENSIS. Ancora una volta vale la nota circa la voce “No liveas” che comprende sia i casi di omessa indicazione, sia quelli di progettualità che effettivamente non rientrano in tale classificazione, così come elaborata dalla Regione. Tab. 53: Progetti esecutivi Piano di Zona Distretto FR D: livelli minimi di assistenza 2004 2005 2006 Segretariato sociale 2 2 1 Strutture residenziali 1 1 1 Strutture semiresidenziali 2 2 2 Assistenza domiciliare 5 5 6 Assistenza domiciliare integrata 0 0 0 Pronto intervento sociale 2 2 2 Centro di accoglienza diurno 7 7 7 No Liveas 0 0 1 L’UNIVERSALITÀ DEI DIRITTI SOCIALI E LE LISTE D’ATTESA La Tabella seguente (n.54) descrive per le annualità 2004, 2005 e 2006, i progetti del Piano di Zona del Distretto socio-assistenziale FR D di Cassino, per i quali sono previste liste d’attesa. Ricordiamo ancora una volta che abbiamo ricostruito questo dato attraverso al lettura del punto n. 20 “Liste di attesa” presente nelle singole schede progettuali del formulario CENSIS. 83 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab.54 Progetti esecutivi dei Piani di Zona FRD per liste d’attesa N. progetti esecutivi N. progetti con lista d’attesa N. progetti senza lista d’attesa 2004 19 4 15 2005 19 4 15 2006 20 5 14 Alcuni commenti per il lettore. Nella programmazione del 2006, sono 5 i progetti per i quali è indicata la presenza di una lista d’attesa e 14 quelli per i quali essa non è prevista. Uno dei nuovi progetti, Promozione dell’affido familiare, invece, non esplicita il dato in esame. Le motivazioni relative ai 5 progetti con liste di attesa, sono assenti in tre casi, mentre per gli altri due (i progetti: Ludoteche consortili e Centro diurno occupazionale per portatori di handicap adulti c/o Cassino) è proposta la medesima considerazione, vale a dire che “le risorse disponibili non consentono di accogliere tutte le richieste”. Privi di motivazione rispetto alla presenza delle liste d’attesa sono: il progetto Assistenza domiciliare portatori di handicap grave, il progetto Assistenza domiciliare disabili e il Centro di età evolutiva. La situazione descritta, con l’eccezione di quanto esplicitato nel progetto di Promozione dell’affido familiare, corrisponde esattamente a quella delle annualità 2004 e 2005. LE RISORSE UMANE La Tabella seguente (n.55) fornisce una descrizione dei progetti esecutivi del Piano di Zona del Distretto FR D di Cassino, per le annualità 2004, 2005 e 2006, che, rispetto al punto 18) “Personale coinvolto nel progetto” delle schede progettuali del formulario CENSIS, mostrano una dettagliata e specifica indicazione delle figure professionali impiegate. Tab. 55: Progetti esecutivi del Piano di Zona Distretto FR D: risorse umane N. progetti esecutivi N. progetti con definizione quantitativa del personale % 2004 19 19 100% 2005 19 19 100% 2006 20 20 100% In questo caso, i dati raccolti per le tre annualità messe a confronto, mostrano progetti esecutivi che contengono tutti una precisa indicazione quantitativa delle risorse professionali da impiegare nei servizi. 84 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Cap.6. La dimensione economico-finanziaria della pianificazione sociale Secondo quanto disposto dalla L. n. 328/2000143, la spesa sociale per gli interventi socio-assistenziali e sociosanitari programmati dai Distretti, è finanziata con le risorse del Fondo Nazionale per le Politiche sociali, le quali vengono ripartite ai Comuni dalla Regione, secondo i criteri di riparto definiti, annualmente, con specifiche Linee Guida. Alle risorse del Fondo Nazionale se ne aggiungono altre, provenienti per lo più dalle Regioni in forma diretta; nel Lazio, in particolare, esse sono relative al Fondo Regionale destinato all’attuazione del piano socio-assistenziale e al Fondo sociosanitario regionale per la non autosufficienza. A seguito della riduzione della quota proveniente dal Fondo Nazionale, nel 2006, la Regione Lazio ha aggiunto risorse ulteriori, attraverso una “Integrazione regionale dello Stato delle risorse indistinte per l’attuazione della Legge 328”. Il budget a disposizione dei singoli Distretti per la programmazione degli interventi del Piano di Zona, viene definito in proporzione a specifici indici, legati alla popolazione residente, alle sue caratteristiche e a quelle del territorio, nonché all’incidenza di particolari fenomeni sociali. Compongono inoltre il budget, le risorse della Azienda Sanitaria Locale, ove previste, la quota del co-finanziamento a carico dei Comuni e quella dell’Amministrazione Provinciale per specifici interventi nonché, in qualche caso, una quota di compartecipazione degli utenti alla spesa sociale Considerate queste premesse nella nostra ricerca, per indagare la dimensione economico-finanziaria della pianificazione sociale di zona, abbiamo analizzato la composizione del budget dei 4 Distretti della Provincia di Frosinone, tenendo in considerazione la sua accezione più ampia comprensiva di tutte le componenti citate; l’analisi è stata svolta per le annualità 2004, 2005 e 2006, a partire dai contenuti delle tabelle riassuntive dei progetti poste in ciascun dei Piano di Zona. Presentiamo, dunque, le evidenze emerse in modo dettagliato per Distretto. 6.1. Il budget del Distretto FR A di Alatri. Per il Distretto FR A di Alatri, i dati raccolti evidenziano, nel corso del triennio in esame, un contenuto aumento dell’entità del budget complessivo di Distretto, fra il primo e il secondo anno e una sostanziale stabilità fra questo e il 2006. Tab. 55. Finanziamento totale Distretto FR A - Annualità 2004 / 2005 / 2006 Distretto FR A Anno Budget 2004 € 1.568.927,26 2005 € 1.702.276,31 2006 € 1.752.138,00 143 Vedi nota n. 4 pagina 16 85 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Graf. 7. Andamento finanziamento totale Distretto FR A - Annualità 2004 / 2005 / 2006 D IS T R E T T O F R A - AN D AME N T O B U D G E T € € € € € € € 7.500.000,00 6.500.000,00 5.500.000,00 4.500.000,00 3.500.000,00 2.500.000,00 1.500.000,00 € 500.000,00 2004 2005 2006 B udget Per quanto riguarda la composizione del budget del Distretto FR A, è facile osservare come pressoché costante sono rimaste, nel tempo, l’entità della contribuzione della Provincia e la quota di co-finanziamento da parte dei Comuni; la prima si è attestata tra il 5 e il 6% del finanziamento totale e la seconda tra il 15 e il 17%. Discorso a parte meritano, invece, la contribuzione dell’Azienda Sanitaria Locale e la voce “Altro” contenuta nella tabella riassuntiva del format di presentazione del Piano; la prima, come già evidenziato nel Capitolo 3, pur intervenendo nelle singole progettualità esecutive con proprie risorse professionali, non concorre alla determinazione del budget per la mancata indicazione quantitativa degli importi relativi a tali risorse. Alla voce “Altro”, invece, sono state ricondotte, nel corso del tempo, significati e risorse differenti: • per l’annualità 2004 la tabella riassuntiva dei progetti, reca la generica espressione “Terzo settore” ma non specifica nulla di più rispetto a tale contributo; • per le annualità 2005 e 2006, a questa voce sono stati ricondotti i finanziamenti che, secondo le Linee Guida regionali avevano un vincolo di destinazione: le risorse vincolate alla L. n. 285/1997, quelle del Fondo per la non autosufficienza e i Fondi per la L. n. 162/1998. In particolare, per il 2006, in tale voce è stato compreso anche il co-finanziamento degli utenti del SAD, quantificato in € 50.000,00. Le tabelle sottostanti riproducono la composizione del budget totale del Distretto per singole annualità. 86 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab. 56. Composizione del budget totale del Distretto FR A - Annualità 2004 Distretto FR A 2004 Finanziamento regionale 1.200.451,27 Provincia 77 97.628,70 6 270.847,29 17 ASL 0,00 0 Altro 0,00 0 € 1.568.927,26 100 Comune Totale Tab. 57. Composizione del budget totale del Distretto FR A – Annualità 2005 Distretto FR A 2005 Finanziamento regionale 1.015.852,00 Provincia Comune ASL 5 260.000,00 15 0,00 0 333.344,00 20 € 1.702.276,00 100 Altro144 Totale 60 93.080,00 Tab. 58. Composizione del budget totale del Distretto FR A – Annualità 2006 Distretto FR A 2006 Finanziamento regionale Provincia Comune ASL 145 Altro Totale 987.353,00 56 99.600,00 6 267.000,00 15 0,00 0 398.185,00 23 € 1.752.138,00 100 Il grafico seguente invece illustra e rende confrontabile la composizione del budget relative alle singole annualità. 87 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Graf. 8. La composizione del budget totale del Distretto FR A nelle singole annualità DISTRETTO FR-A € 1.400.000,00 € 1.200.000,00 € 1.000.000,00 Anno 2004 € 800.000,00 Anno 2005 € 600.000,00 Anno 2006 € 400.000,00 € 200.000,00 € 0,00 Fin.reg Prov Comuni Asl Altro Fonti di finanziamento 6.2. Il budget del Distretto FR B di Frosinone Per il Distretto FR B di Frosinone, i dati raccolti evidenziano, nel corso del triennio in esame, un’oscillazione nell’entità del budget totale, che porta ad una sua riduzione complessiva di circa mezzo milione di euro. Tab. 59. Finanziamento totale Distretto FR B - Annualità 2004 / 2005 / 2006 Distretto FR B Anno 2004 2005 2006 88 Budget € 7.458.628,09 € 6.439.296,10 € 6.950.174,00 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Graf. 9 Andamento del finanziamento totale del Distretto FR B nelle tre annualità 2004-2005-2006 D IS T R E T T O F R -B AN D A ME N T O B U D G E T € € € € € 7.500.000,00 6.500.000,00 5.500.000,00 4.500.000,00 3.500.000,00 € 2.500.000,00 € 1.500.000,00 € 500.000,00 2004 2005 2006 B udget Per quanto riguarda la composizione del budget del Distretto FR B, è opportuno fare alcune considerazioni: • la Provincia non concorre con le proprie risorse finanziarie quantificate alla definizione del budget distrettuale; infatti la tabella riassuntiva dei progetti contenuta nel Piano di Zona, fa riferimento alle risorse umane e alla formazione messa a disposizione dall’Amministrazione Provinciale ma non ne quantifica l’entità146; • per la ASL rimandiamo alla descrizione della natura della composizione al precedente paragrafo 3.1.3.; • ci soffermiamo, in tale sede, sulle caratteristiche della voce “Altro” contenute nella tabella riassuntiva: a) per il 2004 è rappresentato dal volontariato e dai volontari in servizio civile, nonché, in due progetti, da un contributo economico che probabilmente deriva dalla contribuzione parziale richiesta agli utenti dei servizi; b) nel 2005 altro comprende le associazioni di volontariato, “la rete” nel progetto del Centro Alzheimer e la “rete + 99.000 euro nel progetto dell’IPAB Ferrari; c) nel 2006 si indicano le risorse umane delle associazioni di volontariato e le rette degli utenti per le medesime progettualità147. Le tabelle sottostanti riproducono la composizione del budget totale del Distretto per singole annualità. 146 Nel 2005 risorse umane per gli Interventi legati alla L. 285/97 la formazione per il progetto Centro diurno Alzheimer Madonna della Speranza. A queste si aggiunge per il 2006 anche le risorse umane del progetto Ufficio di Piano. 147 Il progetto Centro diurno Alzheimer Madonna della Speranza rette utenti per €. 60.000,00 e il progetto Casa di Riposo IPAB Ferrari Ceprano retet utenti per €. 99.000,00. 89 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab.60. Composizione del budget totale del Distretto FR B - Annualità 2004 Distretto FR B 2004 Finanziamento regionale 2.867429,49 Provincia 0 4.259.664,22 58 259.564,18 3 98.000 1 € 7.458.628,09 100 Comune ASL Altro Totale 38 0,00 Tab.66 Composizione del budget totale del Distretto FR B - Annualità 2005 Distretto FR B 2005 Finanziamento regionale 2.635.135,10 Provincia Comune ASL Altro Totale 41 0,00 0 3.437.738,00 53 267.423,00 4 99.000,00 2 € 6.439.296,10 100 Tab.68 Composizione del budget totale del Distretto FR B - Annualità 2006 Distretto FR B 2006 Finanziamento regionale Provincia 2677262 39 0 0 3781000 54 ASL 332912 5 Altro 159000 2 Comune Totale € 6.950.174,00 100 Il grafico seguente, invece, illustra e rende confrontabile la composizione del budget relativa alle singole annualità. Graf . 10 La composizione del budget totale del Distretto FR B nelle singole annualità 90 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali DISTRETTO FR-B € 4.500.000,00 € 4.000.000,00 € 3.500.000,00 € 3.000.000,00 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 € 2.500.000,00 € 2.000.000,00 € 1.500.000,00 € 1.000.000,00 € 500.000,00 € 0,00 Fin.reg Prov comuni Asl Altro Fonti di finanziamento 6.3. Il budget del Distretto FR C di Sora Per il Distretto FR C di Sora, si evidenzia, nel corso del triennio in esame, un’oscillazione nell’entità del budget totale, con una notevole contrazione nel 2005 e una nuova espansione nel 2006 che lo riporta ai valori del 2004. Tab. 63. Finanziamento totale Distretto FR C - Annualità 2004 / 2005 / 2006 Distretto FR C Anno 2004 2005 2006 Budget € 2.877.457,35 € 2.194.090,45 € 2.803.599,22 Graf. 11 Andamento del finanziamento totale del Distretto FR C nelle tre annualità 2004-2005-2006 D IS T R E T T O F R -C AND AME NT O B U D G E T € 7.500.000,00 € 6.500.000,00 € 5.500.000,00 € 4.500.000,00 € 3.500.000,00 € 2.500.000,00 € 1.500.000,00 € 500.000,00 2004 2005 2006 B udget 91 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Anche per quanto riguarda la composizione del budget del Distretto FR C, è opportuno fare alcune considerazioni: • la Provincia non concorre con le proprie risorse finanziarie alla definizione del budget distrettuale in nessuna delle tre annualità considerate; • per l’Azienda Sanitaria rimandiamo alla descrizione della natura della composizione al precedente paragrafo 3.1.3.; • la voce “Altro” della tabella riassuntiva non presenta indicazioni che ci consentano di descriverne la natura. Le tabelle sottostanti riproducono la composizione del budget totale del Distretto per singole annualità. Tab.64. Composizione del budget totale del Distretto FR C - Annualità 2004 Distretto FR C 2004 Finanziamento regionale 1.542.079,00 Provincia 0,00 54 0 Comune 714.785,65 25 ASL 411.458,74 14 Altro 209.133,96 Totale € 2.877.457,35 7 100 Tab.65. Composizione del budget totale del Distretto FR C - Annualità 2005 Distretto FR C 2005 Finanziamento regionale 1.397.183,00 Provincia Comune ASL Altro Totale 64 0,00 0 603.285,65 27 0,00 0 193.621,80 9 € 2.194.090,45 100 Tab.66. Composizione del budget totale del Distretto FR C - Annualità 2006 Distretto FR C 2006 Finanziamento regionale Provincia 1.519.733,83 54 0 0 Comune 689.785,35 25 ASL 370.458,74 13 Altro 223.621,30 8 € 2.803.599,22 100 Totale 92 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Il grafico illustra e rende confrontabile la composizione del budget in relazione alle singole annualità. Graf.12 La composizione del budget totale del Distretto FR C nelle singole annualità DISTRETTO FR-C €1.800.000,00 €1.600.000,00 €1.400.000,00 €1.200.000,00 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 €1.000.000,00 €800.000,00 €600.000,00 €400.000,00 €200.000,00 €0,00 Fin.reg Prov comuni Asl Altro Fonti di finanziamento 6.4. Il budget del Distretto FR D di Cassino Per il Distretto FR D di Cassino, nel corso del triennio in esame, si osserva una notevole contrazione dell’entità del budget totale, concentrata però solo nell’ultimo anno, dopo un biennio di sostanziale tenuta. Tab. 67. Finanziamento totale Distretto FR C - Annualità 2004 / 2005 / 2006 Distretto FR D Anno 2004 2005 2006 Budget € 2.726.013,00 € 2.736.712,00 € 1.876.213,50 93 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Graf. 13 Andamento del finanziamento totale del Distretto FR D nelle tre annualità 2004-2005-2006 D IS T R E T T O F R -D AN D AME N T O B U D G E T € 7.500.000,00 € 6.500.000,00 € 5.500.000,00 € 4.500.000,00 € 3.500.000,00 € 2.500.000,00 € 1.500.000,00 € 500.000,00 2004 2005 2006 B udget Sulla composizione del budget del Distretto FR D, bisogna far presente quanto segue: • la Provincia non concorre con le proprie risorse finanziarie alla definizione del budget distrettuale in nessuna delle tre annualità considerate; • per l’Azienda Sanitaria Locale le risorse finanziarie messe a disposizione sono identiche nelle tre annualità considerate, come già evidenziato nel paragrafo 3.1.3.; • la voce “Altro” della tabella riassuntiva del Piano di Zona sta ad indicare, per ciascuna delle singole annualità, per lo più contributi dell’utenza ma anche un contributo aggiuntivo vincolato alla L.285/97 e un contributo dell’associazionismo. Le tabelle sottostanti riproducono la composizione del budget totale del Distretto per le singole annualità esaminate. 94 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Tab.68. Composizione del budget totale del Distretto FR D - Annualità 2004 Distretto FR D 2004 Finanziamento regionale 1.759.394,00 Provincia Comune ASL 0 453.000,00 53 14.000,00 4 499.619,00 2 € 2.726.013,00 100 Altro Totale 41 0,00 Tab.69. Composizione del budget totale del Distretto FR D - Annualità 2005 Distretto FR D 2005 Finanziamento regionale 1.794.766,00 Provincia Comune ASL 0 458.000,00 17 14.000,00 1 469.946,00 17 € 2.736.712,00 100 Altro Totale 65 0,00 Tab.70. Composizione del budget totale del Distretto FR D - Annualità 2006 Distretto FR D 2006 Finanziamento regionale 934267,5 Provincia Comune ASL Altro Totale 50 0 0 458000 24 14000 1 469946 25 € 1.876.213,50 100 Il grafico illustra e rende confrontabile la composizione del budget in relazione alle singole annualità anche per il Distretto di Cassino. Graf.14 La composizione del budget totale del Distretto FR C nelle singole annualità DISTRETTO FR-D €2.000.000,00 €1.800.000,00 €1.600.000,00 €1.400.000,00 €1.200.000,00 Anno 2004 Anno 2005 Anno 2006 €1.000.000,00 €800.000,00 €600.000,00 €400.000,00 €200.000,00 €0,00 Fin.reg Prov comuni Asl Altro Fonti di finanziamento 95 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Cap.7. Le conclusioni Il rapporto di ricerca inquadra, secondo delle dimensioni d’indagine specifiche, il tema della pianificazione territoriale delle politiche sociali nel contesto provinciale, analizzato secondo la logica circolare della ricerca sociale. Già all’epoca del primo approccio conoscitivo con questo tema, nel 2005, ci rendemmo conto della complessità della realtà da analizzare: lo studio della pianificazione sociale attraverso la lettura dei piani di zona riusciva solo a fotografare singole fasi di un processo “di lavori in corso” – non solo di carattere organizzativo ma soprattutto culturale - che contrassegnava i distretti della provincia: i comuni cominciavano a maturare una visione sovracomunale di definizione ed attuazione delle politiche sociali, ad interrogarsi sulle modalità di gestione associata dei servizi sociali, a confrontarsi con altre realtà istituzionali e del Terzo Settore presenti sul proprio territorio. A partire dalla consapevolezza delle difficoltà sottese in questo processo di cambiamento, abbiamo approfondito le precedenti conclusioni attraverso questa indagine che ha confermato una Provincia di Frosinone caratterizzata da una linea di demarcazione tra i 2 accordi di programma della zona nord e i 2 consorzi nella zona sud che si contraddistinguono, ciascuno, per modalità e forme differenti nella definizione ed attuazione delle politiche sociali locali. Da questa constatazione, il tema non può essere solo quale, di queste due forme giuridiche per la gestione associata dei servizi sociali, sia la migliore: meglio il consorzio o l’accordo di programma? Certo è un dibattito importante per quanto poi concerne l’operatività e l’effettività degli interventi ma non può essere quello di primaria importanza. Al centro della questione c’è l’esigenza di un assetto politico istituzionale caratterizzato da livelli di governo chiari e precisi nella definizione delle politiche sociali locali capace di concedere la giusta attenzione ai seguenti aspetti prioritari emersi dallo studio: • la definizione di priorità e di strategie d’intervento sociale sistemiche • l’apertura all’integrazione e alla costruzione di reti stabili di cooperazione e collaborazione con i soggetti istituzionali e non • la regia del processo di programmazione sociale che non sia la somma di singoli interventi ma l’espressione di una politica sociale territoriale. Conseguentemente, la definizione dell’assetto distrettuale, così come l’abbiamo individuato, passa non solo per un processo interno alle sole amministrazioni comunali già in parte avviato, ma anche attraverso processi esterni che investono le caratteristiche e la propensione all’integrazione di quelli che abbiamo definito sopra come soggetti istituzionali e non: primi tra tutti l’Azienda sanitaria Locale e il Terzo Settore. Rispetto alla prima, cioè l’Azienda Sanitaria Locale, la nostra ricerca, proprio per la natura delle fonti utilizzate, riesce a fornire un quadro molto sommario rispetto alla 96 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali complessità del tema dell’integrazione socio-sanitaria che si scontra con problematiche di carattere politico, organizzativo ed economico-finanziario che possiamo cogliere soltanto in parte nella progettazione dei piani di zona: ciò che abbiamo constatato è una situazione diversificata sui 4 distretti rispetto non solo alle modalità del rapporto con la struttura organizzativa complessiva del distretto, ma soprattutto in ordine alla quantità e all’entità delle fonti finanziarie messe a disposizione. Anche qui, sul tema dell’integrazione socio-sanitaria, ritroviamo l’esigenza di una definizione dei livelli di governo chiari e definiti: una necessità che si avverte oggi in tutta la sua attualità per la proposta contenuta nel nuovo Atto Aziendale dell’Azienda sanitaria Locale di Frosinone di modificare ed elevare a 6 il numero dei distretti sanitari della nostra provincia, facendo venir meno la coincidenza tra gli ambiti territoriali ottimali per la programmazione degli interventi sociali e i Distretti sanitari che ha caratterizzato per anni la nostra provincia. Per quanto riguarda il Terzo Settore, il suo rapporto nei confronti dei distretti sociali, così come emerge dallo studio svolto, non è privo di criticità: se da una parte, infatti, i distretti riconoscono il Terzo settore come una risorsa primaria del territorio, dall’altra essi lo considerano come unico interlocutore, quando invece esso consta di differenti componenti, tra loro distinti da caratteristiche sostanziali e non accessorie. Così inteso, il Terzo settore mostra, se non con qualche timido tentativo sul territorio, di non aver ancora raggiunto la maturazione necessaria a garantire una rappresentanza unitaria che tenga conto della particolare natura dei singoli soggetti. In conclusione, nella Provincia di Frosinone, ad una pressoché costante disponibilità di risorse economiche nel tempo risponde una crescita esponenziale dei bisogni sociali sul territorio che paventa una prospettiva di concreta difficoltà nella copertura dei servizi al cittadino. Una lungimirante pianificazione da parte degli organi di governo dovrebbe tenere conto di questo aspetto per approdare ad un sistema integrato provinciale in cui il reciproco sostegno delle componenti (pubbliche e private) di volta in volta interessate, possa rispondere tanto in materia di ricerca di risorse, creando delle partnership che ampliano le prospettive di accesso a sistemi di finanziamento aggiuntivi, quanto in materia di prossimità al cittadino, mettendo a disposizione la propria capillare presenza sul territorio. La ricerca presentata vuole essere un contributo al processo di definizione delle strategie di politica sociale provinciale, cominciando proprio dallo sviluppo di un linguaggio specifico comune. 97 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali Bibliografia AA.VV., Strategie di integrazione nella costruzione delle zone sociali. La progettazione delle zone ed i loro piani: un’analisi di casi, a cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Roma, 2006. Baldoni E., Baroni B., Mattioni A., Pastori G. (a cura di), Il sistema integrato dei servizi sociali. Commento alla l. n. 328 del 2000 e ai provvedimenti attuativi dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, Milano, 2003. Cesari Marina, I servizi sociali: il nuovo ruolo dei Comuni nella organizzazione e gestione del sistema integrato di welfare, Maggioli, 2005. David Hall, Irene Hall, La ricerca collaborativi nei servizi sociali Microindagini per risolvere problemi e migliorare la qualità, Centro Sudi Erickson, 2000. Francesco Longo, Aziende sociali comunali: rischi e benefici, in Prospettive Sociali e Sanitarie n. 1/2004, Edizione IRS. Franco Pesaresi, La gestione associata dei servizi sociali, in Appunti sulle politiche sociali n. 3 -2006, Gruppo Solidarietà, Ancona. Giuseppe Guerini, Flaviano Zandonai, Piani di zona e impresa sociale, in Prospettive Sociali e Sanitarie n. 16/ 2004, Edizione IRS. Il Sistema dei distretti socio assistenziali nella provincia di Frosinone: elementi di base per una lettura del territorio, in I Quaderni dell’Osservatorio n.1 – Provincia di Frosinone - Assessorato alle Politiche Sociali. La riforma dei servizi sociosanitari, SPES - Collana Strumenti n. 2/2006, Roma, 2006. N. Battistella, U. De Ambrogio, E. Ranci Ortigosa, Il Piano di zona Costruzione, gestione, valutazione, Carocci Faber, Roma, 2004. Quaderni dell'amministrare, Regione Lazio "Guida alla gestione associata degli Enti Locali", a cura del CEMAN, 2004. Rapporto di valutazione del processo di costruzione dei piani di zona in Emilia Romagna, Regione Emilia Romagna - Assessorato alle Politiche Sociali, Immigrazione, Progetto giovani, Cooperazione Internazionale, Aprile, 2003. Il Sistema dei distretti socio assistenziali nella provincia di Frosinone: elementi di base per una lettura del territorio, in I Quaderni dell’Osservatorio” n.1 – Provincia di Frosinone - Assessorato alle Politiche Sociali 98 La pianificazione sociale in provincia di Frosinone Da una lettura dei piani di zona distrettuali APPENDICE Gli strumenti di lavoro 99