DICEMBRE 2010
ANNO XXV, NUMERO 2
Caro Babbo Natale...
Londra, 1843
e strade sono inebriate dalla
gioia del Natale, i bambini
giocano, i fanciulli si baciano sotto il vischio, delle persone
escono da una chiesa cantando
“Bianco Natal”, e poi ancora panettoni a destra, alberi addobbati a sinistra, il signor Carmelo vestito da
Babbo Natale che suona una campana, tutti si salutano per i corridoi con
affettuosi sorrisi. Solo
il vecchio
Ninuzzo
Scrooge, chiuso nel
suo tetro ufficio, pare
odiare questa festa, e,
sommerso dalle carte,
costringe anche i
poveri Oliver Ponzio e
Virelli
Copperfield
(copyright by Dickens) a lavorare il 24
dicembre. Ma accade qualcosa che
provoca un profondo cambiamento
in lui! Mentre é rinchiuso nel suo
tetro ufficio, in procinto di mangiare i
biscottini che é solito sgranocchiare
durante la brevissima pausa che
concede a se stesso e ai suoi schiavi
collaboratori in ricreazione, la porta
si apre con uno scricchiolio, ed entrano i 5 fantasmi del Koiné passato,
L
presente e futuro. Terrorizzato, il
preside corre a nascondersi dietro le
miriadi di coppe vinte da generazioni
di mauroliciani, temendo ritorsioni
da parte degli spiriti. Tuttavia questi
lo tranquillizzano: sono venuti solo
per risvegliare in lui lo spirito del
Natale. Compreso il messaggio di
gioia e serenità il buon preside Ninuzzo Scrooge, al suono della campanella, esce per i corridoi a festeggiare,
incitando anche i suoi
piccoli collaboratori
umpa lumpa a uscire
dai loro studi, mangia
tanti panettoni e
regala soldi ai poveri
bambini del Maurolico. Poi, memore dei 5
fantasmi che lo aiutarono, decide di elargire 20 sterline in più ai
poveri direttori del Koiné, che così
potranno permettersi una stufa a
legna nella loro fatiscente sede. È
vero, non ci sono soldi, ma se state
leggendo questo penoso editoriale
vuol dire che l’abbiamo fatta franca
anche questa volta, mentre il buon
segretario scolastico Zio Paperone
alias “dott. Cirinà” esce dal suo
pe
siva
sclu
iné
r Ko
E
"Lode alla vita"
di Mikhaylo
Kocjubinskyi
continua a pag. 3
INCHIESTA
INTERVISTA
INCHIESTA
Messina e la
raccolta
differenziata
Nuccio Fava, fra
giornalismo e politica
Come e quanto si
informano i giovani
del Maurolico?
MESSINA
Intervista al Prefetto
Alecci: scuola, attualità
e molto altro...
Sommario
In questo numero
Si ringrazia la Libreria Ciofalo per il sostegno
2
u
continua da pag. 1
fficio/deposito esclamando come farebbe
Totò “e io pago!” Stranamente però i corsi non mancano
mai. Ed ecco allora il catalogo delle
navi dell’Iliade: corsi di Inglese
(sono più di 5), Spagnolo, Francese, Tedesco, teatro, cinematografia, scacchi, scrittura creativa,
tennis tavolo, aerobica e chi più ne
ha più ne metta! E tutto sulle spalle del povero PON(zio)! Pare che
anche Padre Scolaro, nuovo prof.
di religione, abbia chiesto delle ore
per un corso d’aggiornamento su
come dare meglio le moffe a
‘ntrasiri e nesciri, mentre il buon
prof. Macris sembra preferire un
corso d’orientamento gastronomico. Tutto questo agitarsi di corsi e
(ri)corsi, animato indubbiamente
da passione, risulta davvero produttivo? O si va avanti per inerzia,
tanto tutto fa credito? L’efficacia
della scuola, un tema tanto trattato e mai esautorato; Il giovane non
frequenta, il più delle volte, la
scuola per pura ‘’filia sophias’’, ma
semplicemente perché obbligato,
perché tappa necessaria e primaria
di un iter lavorativo. Cosa è stato
della scuola? La scuola come ricerca, come accrescimento dell’io e
soprattutto come tappa obbligata,
non per aspettative lavorative ma
per lo sviluppo di un senso critico,
che magari un giorno ci permetterà
di discernere, di avere una visione
limpida del mondo. Divenire un
adulto consapevole, filosofo e non
sofista, che conosce ma non sobilla. Spesso, i dati accidentali divengono sostanziali, in una società
sempre più simile ad un quiz o un
programma televisivo. “Se la scuola fosse più efficace, la televisione
non sarebbe tanto potente”. La
citazione ha colpito nel segno,
scuote quella già tribolante idea di
cultura. Per fortuna all’interno del
nostro Istituto vi è ancora quella
consapevolezza, sebbene affievolita, di una scuola di saggezza. Ma le
diatribe non sono certamente
venute meno, caratterizzando
questi primi mesi. In primis, le
riforme, per le quali gli alunni e gli
insegnanti si sono fortemente
mobilitati. Ognuno a suo modo.
Ma è questo che deve favorire la
scuola, la condivisione di idee, il
fermento. Il fermento ideologico,
artistico, politico. Questo è
l’obiettivo fondamentale: favorire
la crescita personale. La scuola del
nozionismo non è la scuola che desideriamo, e noi, alunni di questo regio
liceo, ne siamo in buona parte consapevoli. Caro Babbo Natale, ti scriviamo
ancora una volta, da poco più che bambini e poco meno che adulti, ma
quest’anno è un po’ diverso. Il bambino
che c’è in noi vorrebbe chiederti il gioco
più bello, quello che i bimbi, con la
mano agganciata al vestito della mam-
ma, chiedono insistentemente; ma il
giovane e la giovane che c’è in noi
chiede qualcosa di diverso, la gioia e
l’amore per ogni istante vissuto. Donaci
questa gioia ogni giorno, la gioia di
apprendere e di insegnare, sempre con
la stessa fiducia nel futuro della nostra
terra, della nostra città, del nostro
liceo.
Il direttivo
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O
gni giorno decine di turisti e di comuni cittadini percorrono Corso Cavour
e, obbligatoriamente, passano dinnanzi al liceo Maurolico. Nelle foto in
alto (scattate da Mario Restuccia V F), ecco le immagini della vergogna: la
facciata della scalinata è costellata dalle più svariate scritte, opera di qualche writer
incivile; e tale sorte è stata riservata anche ai muri che costeggiano il perimetro
dell’edificio. Tempo fa, la scuola ha installato una telecamera rivolta sull’ingresso
principale dell’Istituto. Quale il suo effettivo utilizzo? Auspichiamo che si proceda
alla ripulitura di questi muri che, ad oggi, offrono un penoso spettacolo agli occhi
dei passanti.
Il direttivo
www.museorisorgimentomessina.it
E
’ questo l’indirizzo on-line del sito, dove è possibile are un viaggio virtuale tra i documenti e le fonti storiche, ma
trovare tracce della storia risorgimentale messinese, vuole spingerlo verso una più reale e consapevole conoscenstoria ricca di passione e di intensa iniziativa popolare. Nume- za del territorio, invitandolo e guidandolo a visitare i luoghi
rosi documenti, tratti dagli archivi
più significativi della città che ospitastorici e dalle biblioteche più importanti
no, ad esempio, monumenti e lapidi,
della città, sono stati raccolti e messi a
voluti per celebrare la memoria, o
disposizione on-line per consentire ai
ancora quelle mura fortificate che
singoli utenti di interagire con segmenti
testimoniano l’intensità di una storia
di visita virtuale di una fase eroica della
di eventi rivoluzionari che ha carattestoria della nostra città. Grazie
rizzato il percorso travagliato e bellicoall’immediatezza dell’impatto didattico,
so che ha condotto all’Unità d’Italia.
attraverso il sito, lo studente ha la
Questa lapide, che trovate all’interno
possibilità di costruire un quadro sintedel sito e posta nella via I Settembre,
tico unitario, in cui gli aspetti storici La lapide posta in via I Settembre indica che il Risorgimento ha avuto
generali si intersecano con le specifiche realtà del nostro inizio proprio qui, a Messina, il I Settembre 1847; la città,
territorio, e di trovare giusti stimoli per una maggiore atten- infatti, “Fatti precorrendo e idee …”, fu la prima, fra tutte la
zione nei confronti della Storia Messinese e per una più città d’Italia, ad innalzare il Tricolore, al grido “Viva la Libertà,
precisa conoscenza dei documenti esistenti nelle Biblioteche viva il Papa, Viva l’Italia”, dando inizio così al Risorgimento. Fu
della città. Il sito è anche un’occasione per una riflessione più anche la posizione naturale della città ad assegnarle la parte
consapevole del ruolo che questa città ha rivestito in un da protagonista nella rivolta contro il Borbone ed, anche se i
processo e in un contesto più ampi, il cui risvolto ha avuto un fatti - e quelli che seguirono a distanza di un anno, nel setriverbero significativo tanto da dettare le sorti del movimento tembre del 1848 - furono fallimentari, gettarono comunque il
rivoluzionario. Il sito non vuole limitare lo studente ad effettu- seme per il destino storico di Messina, iniziatrice e martire
dell’Unità. Messina visse quegli anni da protagonista, votata
al sacrificio con le proprie scarse risorse, ma con la grande
forza dell’eroismo e dello spirito di avventura di cittadini
pronti a versare fino all’ultima goccia di sangue contro la
ferocia spietata dei borbonici. Gli ultimi superstiti dell’eroica
tragedia, che si erano sin dal primo istante votati alla morte,
finirono nel pozzo, detto dei Camiciotti, alla Maddalena
(odierna Casa dello Studente, ubicata in via C. Battisti).
Questi ed altri momenti tragici che “commossero il mondo”,
determinarono per la nostra città enormi perdite; eppure, i
manuali di storia non parlano di “Giornate di Messina”. Il 150°
anniversario dell’Unità d’Italia sia per tutti noi Docenti e
Studenti un’occasione in più per ricordare l’eroismo, lo sprezzo della vita e la capacità di sacrificio di una delle pagine più
suggestive della storia dell’isola e sia, per tutti gli Italiani, uno
stimolo a parlare senza riluttanza dei nostri eroi e a celebrare
senza complessi il Risorgimento, storia di eroi che hanno
sacrificato la vita per l’ideale dell’Italia Unita. Vi invito, pertanto, a visitare il sito e ad analizzare, con una maggiore attenzione e curiosità scientifica, queste appassionate pagine di storia
risorgimentale.
prof.ssa Teresa Schirò
3
Sarah Scazzi, quando il macabro fa share
Episodio di insaziabile accanimento mediatico che dimostra l’interesse dell’uomo verso l’orrido
E’
il 30 Agosto 2010. Seguendo distrattamente
il TG delle 20.00, abituato come sono a non
prestare particolare attenzione ai servizi sullo scontro politico, con cui si apre ogni edizione, vengo a
conoscenza dell’ennesimo caso di cronaca nera:
Sarah Scazzi, una ragazza di 15 anni, sarebbe scomparsa da ben quattro giorni, senza lasciare alcuna
traccia o indizio della sua dipartita. Si arriva a ipotizzare una fuga programmata, un rapimento di
persona o, addirittura, un episodio di stuproomicidio. Quest'ultima tesi, paradossalmente la più
vicina alla realtà, è sin dall'inizio la meno accreditata. “Sarah è viva. Non può essere stata uccisa. La
ritroveremo”. E' con tale speranza che procedono
le indagini e le ricerche, speranza fra l'altro alimentata da una frase trovata sul diario segreto della
stessa Sarah, che confermerebbe l'ipotesi di una
fuga volontaria: “Non vedo l'ora di andare via”. Nei
primi giorni dalla scomparsa appaiono su Facebook
i primi link di solidarietà alla famiglia della ragazza,
segno di una grande partecipazione emotiva alla vicenda,
soprattutto da parte dei più
giovani, coetanei di Sarah. Col
passare del tempo, però,
l'interesse collettivo nei confronti del caso Scazzi cala a
picco. Le speranze di trovare
la quindicenne viva si fanno di
giorno in giorno sempre più
esigue e, dopo un mese, l'Italia si è perfino dimenticata
della sua stessa esistenza. Una
svolta, drastica e decisiva, per
le indagini si ha 42 giorni dopo
la scomparsa, il 7 Ottobre
2010. Il cadavere della ragazza viene ritrovato, in
un lungo pozzo nei pressi di Avetrana. Lo zio Michele confessa: <<L'ho uccisa io>>. Il paese intero
sembra impazzire. Tutti si scagliano agguerriti
contro l'ORCO di casa Misseri. Come può un uomo
uccidere la nipote, sangue del suo sangue? Facebook pullula di link da far rabbrividire: “UCCIDETELO,
SCUOIATELO, PESTATELO, TRITATELO, SBRINDELLATELO!”, “RISTABILIAMO LA PENA DI MORTE IN
ITALIA”. Altri, perbenisti all'inverosimile, scrivono:
“Sarah, resterai per sempre nei nostri cuori. Ti
vogliamo bene”, “Non ti dimenticheremo mai”. Il
caso Scazzi viene, insomma, riesumato per diventare in breve tempo un vero e proprio caso nazionale.
Radio, TG e giornali prendono immediatamente la
palla al balzo, dando inizio a un vero e proprio
bombardamento mediatico. Ogni singolo dettaglio
o aggiornamento, anche insignificante, sulla vicen-
4
da diventa occasione per speciali e programmi L'accostamento vi pare forzato? E' chiaro! C'è appad'approfondimento. Matrix, Pomeriggio 5, Porta a rentemente molta differenza tra un innocuo spetPorta, Quarto grado sono solo alcuni dei tanti talk tatore e un soldato che si macchia delle più grandi
show che sfruttano il morboso interesse degli Ita- atrocità. Ma entrambi sono legati da un invisibile
liani per guadagnare soldi a palate. Il semplice caso filo conduttore, una realtà alla quale noi medesimi
di cronaca diventa, in breve, oggetto di dibattito, potremmo essere non del tutto estranei. Cos'è,
confronto, sondaggi. Diventa
Ognuno di noi ha dentro di sé una infatti, che ci spinge a
share. Tanto più quando alla già
continua lotta tra forze diametral- leggere un giallo o
intricata vicenda si aggiungono mente opposte. Più che bene e male, vedere uno splatter, se
sarebbe opportuno definirle legge
nuovi volti, nuovi protagonisti. In
non un represso (per
morale ed istinto naturale”
uno dei suoi tanti interrogatori,
fortuna) e inconscio
infatti, Michele Misseri ritratta. Non è stato lui a desiderio di sangue? E così tutto ciò che è macabro
uccidere Sarah. Avrebbe solo coperto la figlia, attira. Molto più di un servizio sulla politica o sugli
Sabrina, reale colpevole del delitto. Come la folla ultimi scandali di Villa d’Arcore. Del resto non posmilanese, nei tumulti descrittici nel 12 cap. de “I siamo rinnegare le nostre origini. Per quanto l'uoPromessi Sposi”, si sposta da un palazzo all'altro mo si possa evolvere negli usi e nelle tecniche,
della città in cerca di un capro espiatorio, così si siamo e restiamo prima di tutto degli animali. E gli
comporta il popolo Italiano all'udire tale notizia. animali si azzuffano, si sbranano, si uccidono a
Michele viene quasi dimenticato. Adesso è Sabrina vicenda. Si spiega così l'istinto omicida di molti
la colpevole. E su di lei si sfogano la rabbia, la fru- individui, il sadismo, il fenomeno dei Real Vampires
e molti dei comportamenti che, molto semplicisticamente, siamo abituati a definire come perversioni della mente umana. Si tratta, in realtà, di
un’insaziabile voglia di tornare allo stato brado,
una voglia che, se nella maggior parte degli individui viene tenuta sotto chiave, grazie a un a minima
capacità di autocontrollo, in altri tende a manifestarsi più facilmente, degenerando nei tipici atti di
violenza di cui ogni giorno sentiamo parlare e cui lo
stesso articolo è riferito. Non etichettiamo dunque
gli assassini come esseri diabolici, da mandare al
patibolo. Perché in questo stesso nostro voler
decidere sulla vita o sulla morte di un uomo, dimostreremmo di non essere tanto differenti dall'omicida che tanto disprezziamo. E' questa la prova di
quanto possa essere sottile il confine tra ciò che è
strazione e la paura di quanti iniziano a sentirsi giusto e ciò che è sbagliato. Ognuno di noi ha deninsicuri all'interno del loro stesso nucleo familiare tro di sé una continua lotta tra due forze diametraled affettivo, trovandosi costretti a “guardarsi” mente opposte. Più che bene e male, sarebbe
persino dai parenti e congiunti. E mentre gli inqui- opportuno definirle legge morale ed istinto naturarenti continuano il loro lavoro, analizzando questa le. Se generalmente è la prima ad affermarsi, per la
o quella discrepanza negli interrogatori di Misseri, nostra tendenza a vivere in società e rapportarci
orde di turisti e curiosi invadono Avetrana, piom- con i nostri simili (uomo visto come “animale sociabando sulla “casa dell’orrore”. Alcuni arrivano le”, Aristotele), non è tuttavia da escludersi la preaddirittura dalla Calabria. Sono attratti dal sangue, valenza del secondo. E più che condannare apriorida quell'alone di mistero che avvolge ogni delitto. sticamente ogni forma di devianza, dovremmo,
Ma io li riconosco. Li ho già visti. Sono sempre loro, invece, abituarci a una maggiore tolleranza e apercoloro che con un gesto del pollice decretavano la tura verso l'omicida, non giudicandolo più un hostis
vita o la morte dei gladiatori nell'antica Roma. publicus da perseguire ma, piuttosto, un uomo da
Coloro che assistevano estasiati alle lapidazioni, aiutare e ascoltare, cercando di capire le reali motialle esecuzioni pubbliche, ai roghi delle streghe nel vazioni che lo hanno condotto al grave gesto.
Medioevo. E coloro, ancora, che, in veste di S.S. al
Simone Salvo I F
servizio del terzo Reich, mandavano a morte milioni di ebrei, rendendosi complici di un genocidio.
“
Quanto costa la Chiesa agli italiani
Cifre e osservazioni sull’ingente somma che la Santa Sede costa
N
avigando su internet, mi sono imbattuta in un sito molto interessante
riguardante la Chiesa Cattolica. Estrapolando dati e osservazioni, ho deciso di scrivere
questo articolo, un po' per informazione,
un po' per critica.
Con la revisione del Concordato del 1929, il
Cattolicesimo ha cessato di essere la religione di Stato. E anche se è stata abolita la
congrua di sostentamento del clero sborsata dallo Stato, questo versamento è stato
sostituito con il finanziamento “volontario”
dell’Otto per Mille, versato da ogni cittadino ed inserito d’ufficio nei moduli della
denuncia dei redditi.
Tale meccanismo dà modo al cittadino di
scegliere a chi devolvere il contributo: allo
Stato, alla Chiesa Cattolica o
ad altre confessioni religiose,
con l’esclusione quindi di
organizzazioni
umanitarie
laiche ed enti di ricerca. Ma
com’era prevedibile, solo il
terzo dei contribuenti sceglie
a chi devolvere la quota. E
qui scatta un’astuta trappola, come recita l’art. 37 della
relativa legge di attuazione:
“In caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti,
la destinazione si stabilisce
in proporzione alle scelte
(percentualmente) espresse”. Così la Chiesa ottiene
anche i versamenti di chi
non esprime preferenza,
ottenendo
così
l’85%
dell’intero gettito relativo.
La cifra prelevata ammonta
a un miliardo per anno.
Penserete che questa somma sia destinata alle opere
di carità... ebbene no! Le
cifre ufficiali della C.E.I relative al 20022004 dicono che il 46% dell’incasso viene
destinato alle “esigenze del culto”, il 34% al
sostentamento del clero, e solo il restante
20% ad interventi caritatevoli. A questa
cifra devoluta dai cittadini, va aggiunta una
somma della stessa grandezza sborsata
dallo Stato. Prendendo come esempio il
2004, sono stati destinati 258 milioni per le
scuole cattoliche, 44 per le cinque grandi
università cattoliche, 20 per la sola Univer-
sità dell’Opus Dei, e 478 per gli stipendi dei na, e si estende per 44 ettari. Questa zona,
150.000 insegnanti di religione passati di come in pochissimi sanno, è al centro di
ruolo.
uno scandalo per l’inquinamento elettromagnetico.
Aggiungendo ai finanziamenti scolastici
quelli relativi agli istituti di sanità gestiti Ma ciò che è più degno di nota, è che su
dalla Chiesa, si può calcolare un altro mi- questo immenso patrimonio immobiliare il
liardo (tra centri di assiVaticano non paga nemil 46% dell’incasso viene destinato
stenza, orfanotrofi, omeno un euro di impoalle “esigenze del culto”, il 34% al
spedali,
ambulatori). sostentamento del clero, e solo il re- ste. Gli enti ecclesiastici
Nella pubblica istruzione stante 20% ad interventi caritatevoli” (che sono 59.000 e posla Chiesa dispone di 504
siedono 90.000 immobiseminari, 6.228 scuole materne ed asili, li, per un valore complessivo di 30 miliardi)
1.280 elementari, 1.136 secondarie e cin- sono esenti da ogni carico fiscale. Così le
que grandi università e 130 atenei. istituzioni statali e comunali perdono ogni
L’apparato di gestione è costituito da: 118 anno un ammontare valutato intorno ai 9
sedi vescovili, 12.314 parrocchie, 360 case miliardi e mezzo. I comuni italiani inoltre
generalizie di ordini religiosi, circa 1.000 perdono circa 2 miliardi l’anno, poiché gli
enti
ecclesiastici
sono
esenti
dall’ICI. L’evasione
fiscale di Santa
Romana
Chiesa,
tirando le somme,
ammonta circa a 12
miliardi
annui…
cifra che viene ripianata addebitandola in conto tassazione ai cittadini!
“
conventi (la metà dei quali, per scarse vocazioni, finisce per diventare centri alberghieri a 4 stelle).
Se si parla di ciò che possiedono la Santa
Sede e l’episcopato nell’area metropolitana
di Roma, si vede un patrimonio immobiliare
pari ad un quinto dell’area urbana che si
estende dentro il circuito delle fortificazioni, compresa l’area di Santa Maria di Galeria, che ospita la Radio Televisione Vatica-
Concludendo,
ognuno di noi dovrebbe riflettere sul
perché mantenere
uno stato estero, e
che ritorno ne abbiamo. Il Vaticano
si intromette negli
aspetti della vita
non solo esprimendo la propria opinione, ma mobilitando forze politiche. Con questo
non critico i principi
del Cattolicesimo, alcuni dei quali condivido. Ma invito voi tutti a riflettere sulla Chiesa e sulla figura del Papa, com’era ai tempi
di Gesù e cosa è diventata adesso. Invito
voi tutti a pensare con la vostra testa, a
documentarvi, a non credere a tutto ciò
che vi dicono, e a scoprire la realtà delle
cose che ci circonda.
Giulia Bitto V E
5
La disillusione
Quando il potere prende il posto delle principesse
R
iecheggiano per tutta la stanza, me- nuovi giovani, forse causata da qualche lasciano trascinare dalle occasioni che la
ste, le note della Prima disillusione di sindrome depressiva che ha affetto i neo- vita presenta loro, senza desiderare niente
R. Schumann, un brano in cui la dolcezza, genitori del duemila, caudi meglio, perché tanto non
Si sta perdendo la bellezza potrebbe accadere. Sarà
mista alla malinconia, ti si inietta nelle vene sando una perdita generale
dello “sperare” nelle cose
e ti porta a riflettere. Spesso, da piccola, mi di umanità e sensibilità.
anche una riflessione scioce del cercare in tutti i modi di
chiedevo che cosa volesse significare quella Premetto che lo scopo princa, ma la vera felicità sta
farle avvenire”
"disillusione" del titolo, e nemmeno il voca- cipale di queste mie afferessenzialmente in questo, a
bolario sembrava aiutarmi, con significati mazioni non è quello di mettere in dubbio mio parere, vedere realizzati i propri sogni,
quali "disincanto, delusione". Mi sembrava la potenza del realismo, l'osservare le cose non solamente di natura materialistica, ma
naturale, in quegli anni, che la speranza, il "così come sono e non come dovrebbero situazioni che riescano a riempirci interiorsogno fossero parte integrante di una per- essere" [Cit. N. Machiavelli], ma quello di mente di un bagliore spesso soffocato dai
sona e che nessuno avrebbe mai potuto evidenziare quanto si stia perdendo la bel- dolori che continuamente affrontiamo. Non
ricevere, nella sua vita, talmente tante de- lezza dello "sperare" nelle cose, e del cerca- riesco a capire che cosa resterebbe della
lusioni da non riuscire
nostra esistenza se
più ad immaginare
venissimo privati dei
qualcosa per il proprio
sentimenti, dei nostri
futuro. Evidentemente
stessi pensieri, dei
la realtà non era quenostri desideri, se
sta;
evidentemente
fossimo unicamente
era la mia ad essere, e
indirizzati al trascorrimanere, un'illusione.
rere una vita vana,
Capita che, i primi anni
che non lascerà mai
delle elementari, gli
un segno indelebile e
insegnanti ti rivolgano
importante ai postela fatidica domanda su
ri, ma solo un'inutile
"cosa tu voglia fare da
traccia di gente stangrande", restando ilari
ca e senza speranze.
ad ascoltare le profesL'incanto non è utosioni più disparate
pia, l'incanto è la
esistenti. "Io voglio
voglia di trovare un
fare l'astronauta! Io lo
senso ad una condiscienziato! Io la canzione che apparentetante! Io la principesmente non sembra
sa!". Un classico. Quasi
averlo. E' credere
certamente, la maggior parte di quelle fu- re in tutti di modi di farle avvenire.
nella giustizia, nell'uguaglianza, e non proture principesse avrebbero presto appeso Forse perché ormai si è troppo pigri per strarsi, senza un reale guadagno, al potere
al chiodo la coroncina per vestire i panni di credere in qualcosa di superiore, o forse e al denaro. Avrei voluto fare la scienziata e
donne d'affari, o qualunque altra carriera per il grande egoismo dell'uomo che pensa la cantante, poi cambiai idea, ma per quanavessero voluto intraprendere. Poni oggi, di bastarsi da sé, sono stati messi da parte to possa sforzarmi di decidere adesso. La
ad un bambino di dieci anni, questo sempli- certi valori che rendono la vita meno piatta cambierò sempre fino a quando non dovrò
cissimo quanto provocatorio quesito e ti e schietta di quanto possa essere. L'amore, dare una risposta precisa, ma di certo sarà
accorgi che, il mondo, di
la felicità, l'immaginazione, una scelta calibrata rispetto ai miei sogni,
Sarà una riflessione sciocprincipi e principesse, non
perfino la fede stessa, sono alle mie passioni, non ad una servile proca, ma la felicità sta nel
ne fabbrica più. Nella più veder realizzati i propri sogni” concetti giudicati quasi strazione al destino che, ne sono fermacomune delle ipotesi ti
astratti, nel senso che non mente convinta, non esiste.
risponderanno che vogliono (l'assenza del ci si convince da un po’ che possano essere
condizionale è l'unica caratteristica che attuati. Sono solo false speranze da bambirimarrà perpetua nello svilupparsi delle ni, e forse neanche più.
generazioni) diventare ricchi. Ecco che, a Provo sinceramente tanta tristezza nel veSophia Sorrenti II F
questo punto, torna imperterrita la disillu- dere gente, specialmente ragazzi della mia
sione. Si è già infiltrata nelle menti dei età, completamente disincantati, che si
“
“
6
Globalizzazione e diritti umani
C
on l'avvento del Terzo Millennio, la società è
entrata in un processo del tutto nuovo, destinato a cambiare profondamente le istituzioni e il
nostro stile di vita: la globalizzazione. Per globalizzazione si intende la crescente mondializzazione
dell'economia, con la formazione di un unico
grande mercato universale. Ciò ha portato alla
ribalta le multinazionali, agenzie che aprono filiali
all'estero, spesso in Asia o in Africa per sfruttare la
manodopera a basso costo dei Paesi sottosviluppati o la grande abbondanza di particolari risorse
in alcune parti del mondo, modificando però la
struttura economica dei Paesi in cui operano a
proprio vantaggio, alterandola in modo irreversibile e spesso fatale. Proprio l'eccessiva presenza di
multinazionali e società prive di scrupoli che badano solo al proprio profitto è una delle cause della
violazione dei diritti umani che avviene dappertutto, anche nei Paesi più civilizzati. Spesso molti
lavoratori vengono sfruttati in modo disumano
con uno stipendio minimo (anche meno di un
dollaro al giorno) o si ricorre al lavoro minorile per
abbattere i costi della manodopera. Violazioni dei
diritti umani sono anche le discriminazioni in genere, che siano religiose, razziali o di qualsiasi
altro tipo. Il razzismo attualmente è molto diffuso:
gli immigrati o gli extracomunitari non sono visti di
buon occhio e spesso vengono incolpati di vari
crimini, anche a torto e in assenza di prove. Hanno quello della protesta contro l'esecuzione di Ken
diritti diversi rispetto ai cittadini "normali" e sono Saro-Wiwa, poeta nigeriano condannato a morte
spesso vittime di antichi stereotipi che sopravvivo- perchè disapprovava la condotta del suo governo.
no ancora oggi, in una società tecnologica e pro- Le associazioni internazionali invitarono la Shell,
gredita. Allo scopo di garantire a ogni individuo i multinazionale petrolifera che aveva allora delle
diritti fondamentali, è stata redatta la DUDH filiali in Nigeria, a opporsi, ma i dirigenti replicaro(Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo), in no di non poter condizionare la politica degli stati
modo da indurre i governi e soprattutto le multi- in cui operavano. Ciò nonostante, qualsiasi multinazionali ad adottare una politica più corretta. nazionale influenza pesantemente la struttura dei
Inoltre sono nate numerose organizzazioni come Paesi che la ospitano. Anche i governi dovrebbero
l'Unicef, l'Ancur o Amnesty Interfare la propria parte. Spesso
Bisogna sensibilizzare i
national volte proprio a denuninfatti essi attribuiscono la colpa
giovani che sono la classe
ciare ingiustizie che violano tali
delle ingiustizie a determinate
dirigente del futuro”
norme. I diritti fondamentali
tradizioni del proprio Paese,
dell'uomo sono l'istruzione, un'assistenza medica come la sottomissione della donna nel Medio
adeguata, un lavoro equo, la libertà di espressio- Oriente. Le responsabilità dovrebbero essere
ne, di culto... Chiediamoci però se tutto ciò sia invece estese anche ai governanti, in quanto hanmesso in pratica universalmente; la risposta sarà no il potere e il dovere di cambiare le cose. Bisocertamente negativa. Dobbiamo quindi incorag- gnerebbe inoltre aumentare l'intervento della
giare i potenti, con manifestazioni, proteste e legge, oltre che nella sfera pubblica, anche in
liberi dialoghi, a darsi da fare concretamente. quella privata, dove sono spesso perpetrate vioSpesso infatti si parla troppo e si agisce poco. Non lenze e abusi di ogni genere. Il rispetto dei diritti
è sufficiente fare progetti, ma è necessario attuar- umani è una sfida. Quasi impossibile. Ma sono
li. In ogni caso, l'idea di rispetto e di tolleranza convinta che, seppur con grandi sforzi, possiamo
deve partire dai singoli. Bisogna iniziare dalla farcela. Passo dopo passo, goccia dopo goccia,
sensibilizzazione dei giovani, in quanto formeran- riusciremo a imporci. Ma bisogna partire adesso.
no la classe dirigente del futuro. Un tipico esempio del modo in cui agiscono le multinazionali è
Maria Sofia Morgante V F
“
Martiri per la libertà di tutti
M
i impressiona la generale indifferenza accanisce proprio contro la comunità cristiana?
dell’Europa tollerante e civile di fronte a Perché essa testimonia la presenza di Cristo risorto
vicende così devastanti che calpestano la dignità e che a livello sociale comporta un reale impegno di
la libertà religiosa dell’uomo e in particolare dei pace e di rispetto per gli altri. Ciò permette la convicristiani. E’ di poche settimane fa la notizia della venza con tutti. “A livello di convivenza invece
strage compiuta da Al Quaeda in una chiesa di l’islam non fa distinzione tra politica e religione. Di
Bagdad nella quale hanno
conseguenza chi non è
perso la vita 58 persone, e
musulmano è un cittadino
67 sono stati i feriti tra miliinferiore: i cristiani finiscotari iracheni fedeli cristiani e
no per diventare cittadini
kamikaze morti nel blitz delle
di seconda classe. Proprio
forze speciali. Un giovane
loro, che abitavano quei
sacerdote è stato ucciso e tra
paesi ben prima che nale vittime sembra ci sia una
scesse l’islam” Il fenomebambina di sette anni..
no della violenza estremiL’ennesimo episodio che
sta ha prodotto un grande
insanguina il Medio oriente,
esodo dall’Iraq e da tutto
e l’ennesimo in cui a pagare
il Medio-oriente perché i
con la vita sono i cristiani. Da
cristiani sono visti, non
Fondamentalisti bruciano una croce tanto dalla gente comune,
varie parti del mondo, ormai,
sono note le persecuzioni da essi subite. Ricordiamo in realtà, più disponibile al dialogo, ma dalle élites
il recente massacro nelle scuole cristiane dell’India politiche e religiose, come presenza estranea, colleEstremisti islamici, con violenza inaudita hanno gata all’occidente e causa di diminuzione di potenza
colpito gente inerme, umili lavoratori, bambini. E’ di dell’islam Ma qual è il prezzo che paga il Medio
questi giorni la vicenda di Asia Bibi, la donna cristia- Oriente se i cristiani se ne vanno? «Il venir meno di
na condannata a morte in Pakistan per blasfemia. I una presenza diversa da quella puramente islamica:
cristiani continuano ad essere attaccati in tutto il un confronto, un dialogo e con esso l’ultima possibiMedio oriente. Ciò nonostante, Benedetto XVI nel lità di aprirsi all’occidente…. I cristiani che se ne
recente sinodo medio-orientale, svoltosi a Roma, ha vano dall’Iraq difficilmente vanno in un altro paese
chiesto ai cristiani di continuare la convivenza con i del Medio oriente, in Afghanistan, o in Malesia. No,
musulmani. Ma perché l’estremismo musulmano si scappano in Occidente, in Europa, Nordamerica,
Sudamerica o Australia. Mancando una presenza
cristiana così diversa, ma anche rappresentante il
mondo moderno, l’Islam perde un termine di paragone e rischia di scivolare nell’estremismo. Ecco
perché la scomparsa dei fedeli da un paese di grande tradizione cristiana come l’Iraq, con un assetto
istituzionale non consolidato, potrebbe avere effetti
disastrosi» (P. Gheddo). L’Islam moderato è quello
della gente comune, ma la massa popolare diviene
facilmente preda dell’estremismo predicato nelle
moschee. E’ auspicabile e direi ormai urgente un
reale impegno dei Paesi europei e dell’Onu per
difendere un diritto assolutamente fondamentale
qual è quello della libertà religiosa, di tutte le religioni, per difendere le minoranze religiose nel mondo come
i cristiani perseguitati in Iraq.
L’inviolabilità del diritto di professare la propria
religione anche con gesti pubblici garantisce il
valore e la dignità dell’essere uomini liberi. Non è
possibile, da parte nostra, restare indifferenti di
fronte alle notizie di persecuzioni inflitte alle minoranze cristiane nei paesi del Medio-oriente perché
questo riguarda anche noi.. “Negli anni ’30 il poeta
T.S. Eliot avvisava che la scomparsa del cristianesimo porta con sé il venir meno di istituzioni di libertà
di cui tutti godiamo che ad esso si sono ispirate e,
con dure evoluzioni storiche, realizzate. La persecuzione dei cristiani è un colpo alla libertà di tutti,
indipendentemente dalla fede che si ha. E’ meglio
capirlo, prima che sia tardi”(D. Rondoni).
prof.ssa Palma Milazzo
7
Libertà d’informazione: un peso per il dominio politico
Intervista all’ex direttore di Tg1 e Tg3 Nuccio Fava
U
l’informazione e la libert{ Lo ritiene un progetto fattibile?
d’espressione, come garanzia della
A dire il vero, non saprei dire nulla
libertà stessa in ogni dimensione e
riguardo il piano tecnologico; direi
in ogni senso.
di sì, proprio perché “ci racconta• Cambiamo argomento: abbiamo no” che è possibile. Ma credo che il
conosciuto a scuola molte persone vero problema non sia questo, piuta cui piacerebbe entrare nel mondo tosto bisogna vedere se le risorse
del giornalismo; tuttavia agli stessi esistano e ancor prima se ha senso
viene sconsigliato, investire così immani fondi rispetto
in quanto si pro- ai due territori maggiormente
pone come un interessati. Un’opera di questo
mondo
chiuso. genere va ben oltre simili problemi,
Quali sono i suoi una volta realizzati, eventualmenconsigli per i ra- te, gli interessi stretti di Calabria e
• Cominciamo con la prima domangazzi che vorreb- Sicilia; bisogna anche chiedersi se
da: come pensa che sia cambiato il
sia più importante insistere su
bero intraprendemondo del giornalismo dai suoi
questo progetto o dedicarsi
re questa carrietempi ad oggi?
all’interesse di un ambiente godibira?
le, alla cura del territorio in cui si
È cambiato dal punto di vista tecnico, da come i giornali sono confe- Nuccio Fava con i ragazzi di Koiné che l’hanno intervistato Lo sbocco profes- vive, dell’ambiente, e anche ai cosionale immedia- siddetti flussi di traffico, che, a
zionati, e anche dalla rapidità con
cui
l’informazione
arriva; motivo di esistere, e quindi vuol to è certamente precario; se qual- differenza di ciò che si dice, sono
nell’esperienza
i t a l i a n a dire che il suo giornale può avere cuno dicesse “non ci sono spazi”, si destinati a diminuire e non a crel’informazione è sempre stata con- una funzione proprio perché quegli potrebbe comprendere, però conta scere. Se ciò fosse vero e documendizionata da interessi esterni ad altri possiedono le caratteristiche molto, come in ogni attività, una tato, che senso avrebbe fare
di cui parlavamo prima.
forte passione, congiunta alla pre- un’opera di questo genere, la quale
essa.
parazione culturale, all’interesse, certamente genererebbe problemi
• Si possono leggere diversi punti di • A proposito di politica: cosa pensa alla curiosità. Considerando, per non indifferenti inerenti al trasporvista se sfoglio questo o quel gior- della cosiddetta “legge bavaglio”? esempio, la facoltà di medicina, che to, quali ad esempio, coadiuvare un
nale...
sistema
impoCredo che sia un segnale preoccu- è a numero chiuso, non
Qualsiasi espressione di
nente di allaccio
mi
sentirei
in
grado
di
pante
della
situazione
in
cui
si
troGià, e questa è una caratteristica
tipo democratico, pone al
della linea ferromolto italiana, che altre stampe, va ora l’informazione, nel senso che dire a un ragazzo di centro l’informazione e la
viaria e autolasciar
perdere,
così
si
ha
timore
che
pure
come quelle inglese e americana,
libertà d’espressione, come
non condividono nella misura in cui un’informazione, fondamentalmen- come non vorrei dire a garanzia della libertà stessa” stradale ? E il
contesto urbano
è presente in Italia. Il fenomeno del te già così condizionata, possa una persona che ha
delle aree eventualmente interessaintenzione
di
far
parte
del
mondo
essere
una
realtà,
di
punti
di
vista,
condizionamento politico è forte
te che fine far{? Cinquant’anni fa, a
soprattutto nella Rai e in questi di libertà, di opinioni, di indagine e del giornalismo di abbandonare i
piazza Cairoli, sentivo un comizio
suoi
progetti,
perché
si
tratta
certadi
inchiesta,
per
cui
bisogna
stabiliultimi anni è diventato quasi imbadell’onorevole Rumor, che sicurarazzante e scandaloso quello che re limitazioni tali per cui eventi mente di un limite e di un condiziomente non conoscete, il quale fu
namento,
però,
paradossalmente,
come
lo
scandalo
di
Verdini
nella
avviene al suo interno, nel senso
presidente del consiglio, che, con
potrebbe
diventare
uno
sprone
a
sua
banca
a
Firenze,
della
vicenda
che, tranne la piccola isola del Tg3,
accanto l’onorevole Gullotti,
prepararsi
meglio
a
fare
questa
di
Brancher,
che
occututto il resto di
Il condizionamento politi- pano l’interesse e le professione, e proprio qui si trova l’esponente della DC più importante
radio e televisioco è forte soprattutto cronache, dal momento la scommessa. Sarebbe utile fare in Sicilia (un notabile, secondo il
ne fa capo alla
nella Rai e in questi anni è che vengono pubblicati anche esperienze come il vostro… io linguaggio di una volta), chiudendo
maggioranza di
diventato quasi imbarazzante sui giornali, sarebbero lo chiamo “giochino giornalistico” il convegno, disse alla cittadinanza
governo e quine scandaloso”
preclusi alla possibilità (risata d’intesa), stare il più possibi- “Cari cittadine e cittadini, sia chiadi a Berlusconi,
di
essere
conosciuti
se non dopo le a contatto con questo tipo di ro! Questa è l’ultima volta che paril quale possiede gi{ l’impero di
liamo del ponte come promessa,
M ed ia set .
La
c o nd i zi on e anni con i tempi di una giustizia mondo, raccontare l’informazione
perché la prossima volta che in
lenta.
Ciò
che
preoccupa,
al
di
là
del
territorio,
di
quartiere,
speridell’informazione, quella più immepubblica cassa affronteremo questo
degli
aspetti
tecnici,
è
il
tipo
di
mentare
radio
locali,
tv
limitate
al
diatamente
rilevante,
come
argomento insieme a voi, parlerementalità
che
viene
fuori
nei
conterritorio
ma
significative
e
così
l’informazione radiotelevisiva, ha
mo di un ponte che si starà già
questa subordinazione enorme. Se fronti dell’informazione, cioè vista via. Lo sbocco può derivare dal
costruendo”.
come
un
pericolo:
la
libertà
fatto
che
si
offre
un
servizio
non ci fosse l’esperienza di Sky, che
d’informazione
diviene
un
peso,
d’informazione
alla
comunit{,
così
però è una tv satellitare a pagaIntervista a cura di
mento, il panorama informativo una considerazione impressionan- da percorrere un gradino alla volAntonio Crisafulli III F
sarebbe davvero molto preoccu- te, se si pensa che il costituzionali- ta, tanto da diventare Montanelli!
Antonio Zaccone III F
pante, e tale rimane, secondo me; la smo americano fin dalle origini o • Parliamo ora di un tematica molto
cosa interessa anche un’altra novi- qualsiasi altra espressione di tipo importante: il ponte sullo stretto.
tà, ovvero La7, che ha come diretto- democratico, pone al centro
n’intervista dai toni
pacati e ragionevoli
quella rilasciataci da
Nuccio Fava, emerito giornalista,
conduttore di telegiornali ed esponente di idee democratiche, che in
questo numero affronta con noi un
tema sensibile all’opinione pubblica,
il ponte sullo stretto di Messina.
Rilevanti le sue considerazioni riguardo il mondo giornalistico, con
riferimento anche alla così discussa
“legge bavaglio”.
re Enrico Mentana, il quale, fra
l’altro, conosce bene i mondi della
Rai e di Mediaset (ha lavorato anche con me al Tg1). È interessante
che lui abbia dichiarato che se nel
Tg1 e nel Tg5 ci fosse in qualche
misura un’informazione pluralista,
un altro telegiornale non avrebbe
“
“
8
Liberi di pensare in modo "opportuno"
Ecco come ci hanno tolto Testa e Mani
"N
el nostro Paese il peggior nemico che
uno scrittore o un giornalista si trova ad
affrontare è la vigliaccheria intellettuale, e non
mi pare che il fatto sia stato dibattuto come
merita."
Lo scriveva, nel 1945, George Orwell ne "La
libertà di stampa", premessa al suo tanto discusso e censurato " Farmville". Io concordo con lui.
A distanza di anni, l'argomento non è ancora
stato sviscerato. Nel frattempo però, le difficoltà
nell'espressione di idee personali e coraggiose si
sono moltiplicate, o meglio, sono cresciute proporzionalmente alla diffusione di nuovi mezzi
comunicativi. Vale a dire che, per quanto ci si
prodighi a sostenere questa idea totalmente
astratta che è il "pluralismo dell'informazione",
in Italia la verità che si propina su tutti i giornali
è sempre e solo UNA. La verità che, continua
Orwell, risponde all' "ortodossia dominante" che
si autocensura a priori. Una consuetudine talmente acclarata nella nostra democrazia
(cristiana) che per "par condicio" non ci si schiera mai. Una democrazia di ignavi insomma. E
d'altronde sappiamo talmente bene come applicare tali misure di repressione ortodossa, che
nel 2009 l'Italia è stata collocata dalla "Freedom
of press", al penultimo posto, appena prima
della Turchia, nella scala di misurazione della
libertà di stampa nei paesi dell'Europa occidentale, aggiudicandosi il titolo di Stato
"parzialmente libero". In realtà, questo è un
dato che non tiene conto della Tradizione italiana. Qui, non occorre neanche la censura di un
istituto di vigilanza, facciamo tutto da soli: guardie e ladri insieme. Ad aggravare la situazione,
poi, si è aggiunta la cosiddetta "Legge Bavaglio"
che ha notevolmente ristretto la libertà di stampa e deformato il concetto di libertà stesso. Una
legge, questa, che punisce giornalisti ed editori
che pubblicano atti di indagine prima della fine
dell´udienza preliminare, anche se non più coperti dal segreto istruttorio. Per i giornalisti è
infatti previsto l´arresto fino a 30 giorni o l'ammenda da mille a 5 mila euro (da 2 a 10 mila
euro se si tratta di intercettazioni). Per gli editori, invece, multe da 25.800 a 464.700 euro nel
caso di pubblicazione di intercettazioni destinate alla distruzione. Pare quindi che l'Onestà
intellettuale del giornalista (come anche dell'editore) che denuncia la Disonestà sociale sarà
pesantemente sanzionata. Tuttavia, la punizione pesa solo a chi fa della libertà di stampa il
veicolo della democrazia, perché, in effetti, già
molti giornali e giornalisti, da tempo immemorabile, si sono adeguati, ancor prima della legge
repressiva, alla communis opinio secondo la
quale è meglio farsi i fatti propri e lasciare che
gli altri si sporchino le mani piuttosto che correre un qualsivoglia rischio.
Tali giornali sono quelli le cui differenze ideologiche, fondanti ciascuna realtà giornalistica,
sono andate assottigliandosi (una volta confluiti
in potenti gruppi editoriali) con gli anni, finché
in Italia non si è formata una linea informativa
omogenea fra tutte le maggiori testate giornalistiche. Gli altri, quelli che poco hanno a che fare
con la politica, che arrancano, certo non per la
scarsa qualità, subiscono sempre più le ritorsioni
della politica. Così, caro lettore, non saprai mai
se in Italia esista davvero la libertà di stampa
perché come ricorda Orwell, secondo un cliché
piuttosto noto: "in pubblico e in privato vi ammonivano perché non stava bene farlo. Magari
quello che dicevate era vero, ma comunque
inopportuno e in un modo o nell'altro faceva il
gioco dei reazionari". Così, caro scrittore, preparati a mettere in un sacco la tua libertà, perché domani la venderanno al mercato delle idee
usate.
Claudia Santonocito III F
Dati raccolti mediante sondaggio anonimo. Numero intervistati: 230. Raccolta dati e statistiche a cura di Roberto Saglimbeni II E e Antonio Crisafulli III F
9
Amor di Patria, dove sei finito?
Considerazioni sullo spirito patriottico degli italiani
I
l 24 maggio 1944, a Roma, 344 tra militari e civili furono fucilati come rappresaglia di un attacco partigiano a danno
delle truppe d’occupazione tedesche. In
seguito gli aguzzini fecero cadere il tetto
di una grotta sui cadaveri, con lo scopo di
nascondere l’eccidio. Tempo dopo vennero trovati i corpi di quegli innocenti, e
le prove ivi rinvenute utilizzate contro gli
aguzzini nei processi che li riguardarono.
Oggi in onore di coloro che furono uccisi
quel giorno è stato costruito un mausoleo presso le grotte dove i cadaveri vennero occultati (le famose “Fosse Ardeatine”).
Trovandomi qualche tempo fa a Roma
per la prima volta mi sono recato presso
il mausoleo: sono rimasto commosso nel
vedere dal vivo la testimonianza di un
fatto così drammatico; allo stesso tempo,
purtroppo, mi sono riempito di delusione: il mausoleo era infatti vuoto e privo
di turisti. Com’ è possibile che un luogo
monumentale come questo non venga
preso in considerazione né dai turisti
italiani né dai turisti stranieri, quando a
pochi passi è situato un sito fortemente
visitato come le catacombe di S. Callisto?
Possibile che nessuno abbia il desiderio di
passare di lì? Tutto ciò mi riporta alla
mente quella polemica un po’ “vecchia” e
buttata nel dimenticatoio: quella riguardante lo spirito patriottico di noi italiani,
forti da dare l’ impressione di non poter
mai tramontare.
Ancora oggi, nonostante ci sia chi inneggia alla scissione, sono sicuro che in molti
dei nostri connazionali lo spirito patriottico è solo latente: esso deve essere solo
risvegliato e rianimato. Forse basterebbe
ricordare le grandi gesta dei patrioti: chi
morì durante la guerra d’ indipendenza, o
anche, per fare un esempio più recente e
la cui memoria viene maggiormente infangata, si potrebbero ricordare i giovani
partigiani che, poco più di sessant’ anni
fa, combatterono, dando coraggiosamente la vita, per liberare l’Italia e restituire a
tutti la libertà.
Basterebbe quindi fare in modo che le
nuove generazioni leggano con più attenzione quelle poche pagine che i libri scolastici dedicano a questi argomenti, o
anche ascoltare con maggiore attenzione
il semplice, ma pieno di significato, inno
di Mameli.
la cui assenza sta minacciando l’unità
na z iona le .
P e rò
son o
pa s sa t i
centocinquant’anni da quando il nostro
paese venne unificato dai nostri padri,
che erano spinti da ideali patriottici tanto
Gabriele Ientile V C
Voti ai professori
Iniziativa costruttiva o arroganza degli alunni?
Q
ualche tempo fa, al noto liceo classico di Milano “Giovanni Berchet”, gli
studenti hanno proposto un’iniziativa che
ribalta la tradizione scolastica. Con il consenso del preside, hanno espresso un
giudizio su settanta insegnanti.
Lo “scrutinio” si è tenuto negli ultimi giorni di lezione, con un questionario anonimo distribuito in ogni classe. Gli studenti
hanno
votato
la
“Conoscenza”
(preparazione nella propria disciplina), la
“Disponibilità” e altri parametri. Mi ha
molto colpito il giudizio di un ex studente
dell’Istituto: “L'arroganza dei giovani negli ultimi anni sta crescendo a dismisura;
con la scusa che questo tipo di atteggiamento è "cosa normale di questi tempi"
gli adulti stanno dando corda ad una deleteria tendenza. L'avallo del preside del
Berchet a questa iniziativa dei pagelloni
10
Il liceo G. Berchet, i cui studenti sono stati autori della
criticatissima iniziativa di valutare i loro docenti
non è altro che una prova. Qui non si
distinguono più i ruoli.” Ritengo che siano
inutili queste critiche che non possiedono
una base costruttiva e che si parli della
nostra generazione come il massimo della decadenza della società attuale.
L’iniziativa è stata molto discussa. Da un
lato può essere considerata un metodo
per valutare il lavoro dei professori,
dall'altro purtroppo può, se fatto con
superficialità, diventare non solo inutile
ma anche dannosa. Si può leggere in due
modi: la volontà degli studenti di comunicare con i professori o l'arroganza dei
primi che sono in delirio di onnipotenza e
arroganza. Il problema non sta tanto nel
fatto che i docenti siano giudicati, ma che
il giudizio sia oggettivo e privo di rancori
personali da parte degli alunni che, invocando per se stessi un giudizio equo, non
possono poi non darlo loro stessi. Dunque quest'opportunità di crescita dev'essere colta dalla scuola in modo positivo e
costruttivo e non con immaturità e superficialità.
Virginia Gregorio V E
I re senza corona
I Florio: la famiglia che introdusse la Sicilia nel mondo
I
n seguito alla
crisi economica
dovuta al terremoto del 1783 in
Calabria, due cognati, Paolo Florio
e Paolo Barbaro,
sbarcarono
in
Sicilia, a Palermo,
per avviare una
drogheria nel quartiere della Loggia,
precisamente in via
Materazzari. Possedere
un'attività
commerciale
o
abitare in quel
quartiere era sinonimo di distinzione
e prestigio sociale. Per farsi conoscere come negozianti esclusivi, i cognati si attrezzarono con un
assortimento di oltre 150 generi. In breve la piccola bottega poté vantare tra la sua clientela la nobiltà e la migliore borghesia palermitana. Agli albori
dell’800 Barbaro volle mettersi in proprio e lasciò il
cognato, che morirà sette anni dopo, lasciando
l'attività al figlio Vincenzo, di appena otto anni. La
vedova Florio fece venire a Palermo, dalla Calabria,
il cognato Ignazio, fratello di Paolo. L'attività fu
dunque gestita sotto la ragione sociale "I. & V.
Florio". Ignazio intuì che il nipote aveva brillanti
idee e quando il giovane divenne maggiorenne, lo
responsabilizzò nell'attività commerciale. Vincenzo
capì immediatamente che, per fare un salto di
qualità, era necessario viaggiare, così col benestare
della madre e dello zio intraprese un lungo viaggio
per tutta l'Europa. Il giovane si rese conto che per
ampliare la sfera di lavoro bisognava diversificare il
commercio e creare una serie di strutture collaterali che avrebbero diminuito i costi di gestione. Lo
zio, affascinato dalle rivoluzionarie proposte del
nipote, gli diede carta bianca. Nel 1826 cominciarono ad investire ingenti capitali nelle più svariate
attività economiche. Nel 1828 lo zio Ignazio morì e
lasciò a Vincenzo un immenso capitale. Egli diventò
il maggiore azionario di una compagnia di navigazione, comprò una raffineria di zucchero, un azienda vinicola a Marsala e con estratti di agrumi cominciò a produrre un'essenza: l'Amaro Florio. In
breve ampliò lo stabilimento vinicolo e divenne il
maggiore concorrente a livello mondiale degli
imprenditori che spedivano dall'Inghilterra, come
Ingham, Woodhouse e Whitaker. Nel 1833 Vincenzo sposò la nobildonna Giulia Portalupi dalla quale
ebbe tre figli: Angelina, Giuseppina e Ignazio. Nel
contempo investì nel settore tessile e, assieme ad
alcuni parlamentari, fondò la "Società dei battelli a
vapore Siciliani". Qualche anno dopo fondò invece
la "Servizi postali della Società I. & V. Florio & C."
Le operazioni di investimento non si fermarono procurò esclusivamente problemi. Investì in una
più. Nel 1840 rilevò la Fonderia Oretea. L'ultima raffineria di zucchero, e poi nel settore della pesca
attività diede oltre 400 posti di lavoro che aggiunti alle Canarie... tutti fallimenti. Nonostante il mancaai 4000 precedenti era un numero più che notevo- to successo nel settore economico, la famiglia non
le per l'epoca. Ecco che Vincenzo, assieme al giova- si fece mancare alcun lusso. Per il matrimonio della
ne figlio Ignazio, riuscì a costruire l'impero collate- figlia Igea col duca Averardo Salviati i coniugi Florio
rale che aveva sognato: vino, cotone, spezie da regalarono un giro di perle, un anello con rubini e
esportare e quindi una compagnia di navigazione, diamanti e altri costosi gioielli alla figlia, e un'autoquindi navi, quindi metallo, quidi fonderia; tutto mobile rosso fiammante al genero. Vincenzo Florio
era in loro possesso. Nel 1850 Vincenzo Florio fu il fratello minore di Ignazio; era un grande sporentrò in politica e fu nominato Governatore Nego- tivo e appassionato dei motori che nascevano;
ziante del Banco del regno dei Reali Domini al di là studiò all'Eton College e poi a Cambridge. Fu lui ad
del Faro, per poi diventare Senatore 14 anni dopo. ideare e organizzare non senza difficoltà la celeNel 1860, su richiesta di Garibaldi, il Governatore berrima gara automobilistica "Targa Florio". Negli
Florio fabbricò in brevissimo tempo diversi cannoni anni successivi al primo conflitto mondiale la figlia
e artiglieria di ogni genere. La fonderia dei Florio fu Giulia sposò il marchese Achille Belloso Alfan de
utile alla causa del Risorgimento che animò tutta Rivera mentre Ignazio e Franca, impoveriti dai
l'isola. Ma nel 1868 Vicenzo morì. Al capo dell'im- sindacati, dalle nuove tasse statali e dalla guerra
presa subentrò il ventinovenne figlio Ignazio che si stessa, lasciarono la Sicilia e si trasferirono a Roma,
occupò soprattutto di consolidare il patrimonio. in un modesto appartamento, ma pur sempre con
Estese il proprio raggio di attività fino alle Ameri- una decina di persone a servizio. Dopo qualche
che e fondò la ditta "Ceramiche Florio", famosa anno Ignazio tornò a Palermo per vendere le ultiper il logo raffigurante un cavalluccio marino, e il me azioni e gli ultimi stabili. Mentre la moglie fu
giornale "l'Ora". Nel 1893 Ignazio convolò a nozze costretta a licenziare gli ultimi fidati servitori. Il
con Franca Jacona, e con la
moglie si trasferì nella residenza dell'Olivuzza con oltre
20 persone a servizio. Nonostante la frenetica vita lavorativa, i Florio partecipavano
attivamente ad una più che
intensa vita mondana. I loro
salotti si aprirono a banchieri
del calibro dei Rothschild, dei
Vanderbit e dei Morgan, i
"gotha" della finanza mondiale. Accanto a questi, i saloni
erano aperti a re e regine di
tutta Europa, imperatori e
zar. Donna Franca possedeva
gioielli superiori per bellezza
e valore a quelli delle reali Vincenzo Florio (a destra) col campione automobilistico argentino
consorti, ma per non compe- Juan Manuel Fangio, giunto secondo alla Targa Florio del 1955
tere con le regnanti preferiva
indossare un solo gioiello di oreficeria siciliana del signor Florio abituato a parlare di milioni si sentì
'700. Notevole era anche la compagnia culturale di oltremodo demoralizzato quando scrisse alla mocui Franca si attorniava, Gabriele D'Annunzio e il glie Franca che il loro patrimonio ammontava
pittore Boldini erano alcuni tra gli ospiti preferiti ormai a circa 3000 lire. I coniugi passarono gli
dalla signora Florio. Qualcuno osò affermare -e ultimi anni della loro vita in un albergo di Roma
non a torto- che i Florio fossero dei re senza coro- senza problemi economici, sostenuti dalle figlie.
na. I primi problemi cominciarono dopo il matri- Donna Franca, come era stata chiamata per la
monio. Ignazio, in qualità di vicedirettore del Ban- prima volta da D'annunzio, morirà nell'estate del
co di Toscana, per via di un'improvvisa crisi, rim- 1950, sette anni dopo se ne andrà Ignazio. Con
borsò da gentiluomo tutti i clienti per un totale di loro morirà la famiglia che rese nota la Sicilia e la
oltre 5 milioni. La via del declino era intrapresa. fece competere nel settore economico e non solo
Nel 1896 Ignazio tentò di unire tutti i proprietari a livello mondiale.
delle miniere di zolfo siciliane fondando l' "Anglo
Domenico Pino V F
Sicilian Sulphur Company Limited & C.". Nei primi
anni la società ebbe successo, ma dopo un po' essa
11
Una donna per amico
“Fra uomo e donna non può esserci amicizia.
Vi può essere passione, ostilità, adorazione, amore, ma non amicizia” (Oscar Wilde)
I
o ho sempre creduto e ho sempre agito dispiacere o amarezza, e ricordandosi
nell’esatta convinzione che l’amicizia sempre con un sorriso.
tra un uomo e una donna potesse esistePoi c’è un altro tipo di amicizia: quella
re. Ma ho dovuto ricredermi. Ho sempre
vera, pura e sincera, quella che viene dal
riposto la mia fiducia in persone che io
profondo del cuore e che non passa col
presumevo fossero miei amici ed evidentempo o con i chilometri. Qualsiasi cosa
temente non lo erano. Ma per parlare di
amicizia tra due sessi, bisognerebbe prima definire
l’idea stessa di amicizia,
che è spesso fraintesa, o
mal capita, o data per
scontata, ma non lo è affatto. L’amicizia si presenta in
molte forme, tutti noi abbiamo diverse “categorie”
di amici: gli amici con cui si
esce, con cui si ride e si
scherza, quelli che proprio
ti stanno simpatici, che ti
fanno ridere, con cui passi
davvero bene il tuo tempo,
quelli delle sere in cui hai
bisogno di distrarti, e che ci
riescono sempre; poi ci
sono gli amici di vita, quelli
che ti vengono a prendere
quando fori una gomma,
quelli che ti accompagnano
a casa, ti tengono la testa
quando vomiti ché hai bevuto troppo, ti ascoltano
lamentarti e piangere perché con lui non funziona,
quelli anche un po' gelosi,
anche un po' materni/paterni, quelli che
io dirò adesso la banalizzerà davvero, ma
ti fanno le prediche e dispensano consiproverò lo stesso a definirla: l’amicizia
gli; e, infine, gli amici “di intelletto”, quelvera è un’affinità di anime, è essere simili
li con cui ti piace scambiare idee, sapere
anche se completamente diversi. L’amico
che ne pensano dell’ultimo film, di quel
vero contiene in sé tutte le qualità che
libro tanto osannato, della citazione diffihanno le categorie precedenti ed è molto
cile, dell’ultima lezione di filosofia, quelli
raro trovarlo, per molti impossibile.
con cui condividi i pensieri più profondi e
più intimi, le poche persone di cui ti inte- E questo legame così profondo, così raro,
ressa davvero sapere
beh credo sia impossibile
Quando tra uomo e donna
che ne pensano. Vuoi
instaurarlo con una persona
si raggiunge una tale confibene a tutti loro in
dell’altro
sesso,
perché
denza, il sentimento di amiugual modo, ci sono
l’“essere uomo” e l’“essere
cizia si trasforma automaticaovviamente quelli a
donna” presuppongono una
mente in una relazione”
cui sei più o meno
infinita diversità di base che
affezionato, e a quelli più cari vuoi un ci rende molto difficile capirci fino in fonbene sincero, quel bene che si può de- do, per cui la confidenza e la comprensioscrivere solo dicendo “non vorrei davvero ne necessaria per parlare di amicizia vera
che gli accadesse nulla di male”.
non si raggiunge quasi mai, e, quando
E queste categorie sono quelle una tale confidenza si raggiunge, per que“indifferenziate”: si possono avere amici stioni di ormoni e di natura umana, il
di questi generi sia maschi che femmine, sentimento di amicizia si trasforma autoe in genere questi cambiano nel corso maticamente in una relazione.
Su
della vita, in genere si perdono con gli quest’ultimo punto mi soffermo un po' di
anni e se ne fanno di nuovi, senza troppo più: se due persone di sesso diverso si
“
12
trovano interessanti e affascinanti
(sissignori, bisogna trovarsi affascinanti
per diventare amici) a tal punto da diventare amiche, automaticamente si troverebbero abbastanza interessanti da diventare amanti. Se si trovassero sufficientemente interessanti da diventare amiche, ma non abbastanza
da diventare amanti,
l’amicizia
automaticamente non sarebbe amicizia vera: una persona può
essere un tuo amico vero
solo quando ti piace e ti
capisce, e in quel caso è
inevitabile che diventi tuo
amante, a meno che non
sia un obbrobrio incredibile.
Quindi dobbiamo concludere che se una persona
è nostra amica vera, di
sesso opposto, e non orribile, la desidereremo come amante, e che vale
anche il contrario. Quindi
l’amicizia vera tra uomo e
donna può esistere in
caso uno dei due sia orribile? No, perché in ogni
caso l’altro lo desidererà
come amante. E nel caso
in cui siano orribili entrambi? Si desidereranno
come amanti non avendo
altra scelta. E questo è il caso più semplice: quello in cui gli amici sono single.
Se sono fidanzati come si mettono le cose? Credo che una persona fidanzata non
vada in cerca dell’amicizia vera di persone dell’altro sesso, fondamentalmente
per gli stessi motivi di prima: trova nel
fidanzato/a la comprensione e il supporto
che gli servono, non ha bisogno di un
amico vero (parlo di uno perché già è
difficile trovarne uno, figuriamoci più di
uno!) perché il fidanzato/a è anche un
amico. Ciò vale solo per gli amici di sesso
opposto, perché è ovvio che si ha bisogno
di legami forti anche con persone dello
stesso sesso nella vita. Se siete fidanzati e
sentite il bisogno di amici veri di sesso
opposto, beh vuol dire che non avete
accanto la persona giusta. Quindi
l’amicizia vera, in conclusione, esiste solo
se i due amici sono dello stesso sesso. O
no?
Silvia Sturlese III F
Listen to me!
Musica: ecco a voi l’ammaliatrice delle folle!
E
ccoci qua, con il caro vocabolario di Italiano in mano. Posiamolo sul tavolo e iniziamo la nostra ricerca. Vediamo: I, L, ecco, M.
Maramaldesco, mellificare, molitorio, quanti
termini sconosciuti! Ma poi finalmente ecco…
MUSICA. Vediamo un po'… “ L’arte del comporre armoniosamente suoni e voci e quella
di suonare strumenti”… beh, non significa
molto. Chiudo il vocabolario, e vado a prendere il mio lettore MP3. Controllo la lista
delle canzoni e mi rendo conto che c’è un po'
di tutto: dalla dolce Malika Ayane ai miei
adorati Queen, dalla Rapsodia Ungherese n. 2
di Liszt agli eclettici Muse; e poi Maroon 5,
Neffa, Lady Gaga, i fantastici Elio e le Storie
Tese, e tanti altri. Penso alla grande varietà
della mia playlist, e solo mentre cerco quale
canzone ascoltare mi rendo
conto del perché. Nello scegliere mi chiedo infatti: quale di
queste canzoni rispecchia meglio come mi sento in questo
momento? Quale potrebbe
tirarmi su di morale dopo una
faticosa giornata scolastica?
Quale farmi rilassare o divertire? E dopo questa breve riflessione,
arriva
finalmente
l’ispirazione che la sterile definizione del vocabolario non era
riuscita a darmi: capisco che la
musica è lo specchio del nostro
umore e dei nostri sentimenti,
ma anche, e soprattutto, qualcosa che ci rappresenta, che
definisce pienamente il nostro
stile e il nostro carattere. Comporre un testo e musicarlo non
basta per creare una canzone,
ci vuole qualcosa di più. C’è
bisogno di cuore e di sentimenti; tutti sarebbero, infatti, capaci di suonare,
con un po' di bravura, un brano al pianoforte,
ma pochi, pochissimi, possono renderlo speciale aggiungendo passione e personalità alla
loro esibizione, oltre che, naturalmente, la
necessaria abilità tecnica.
E così, quando troviamo finalmente il cantante o il gruppo giusto per noi, i brani che trasmettono i sentimenti che si avvicinano maggiormente a quelli che noi proviamo, ci sentiamo soddisfatti, felici, per aver trovato lo
specchio perfetto che possa rappresentare la
nostra immagine interiore. E’ un po’ come
per gli amici: ti trovi bene con chi riesce a
capirti meglio, con chi ti trovi maggiormente
in sintonia, e proprio come ognuno di noi non
ha un solo amico, possono essere tante le
canzoni che ci possono piacere e che troviamo adatte, magari non solo perché ci fanno
riflettere o commuovere, ma anche semplice-
mente divertire o distrarre, senza tanti pen- do e commovente, ma anche, al contrario di
sieri.
quanto si pensa sempre, “energizzante” un
brano di musica classica, forse anche di più di
Dopo essermi goduta la fantastica “Muscle
uno dei Sonohra (con rispetto parlando),
Museum” dei Muse, scorro nuovamente la
oppure quanto coinvolgente una canzone
mia playlist e vedo varie canzoni di David
dance degli anni ’80. Non potreste poi non
Bowie, Talking Heads, Diana Ross… e anche
inchinarvi davanti alla bravura di autori come
se naturalmente non ho la presunzione di
Mina o Lucio Battisti o Freddy Mercury, nonodire di conoscere ogni artista esistito, penso
stante appartengano al passato. E’ un po'
che probabilmente alcuni di voi non conoscacome per la moda: c’è chi segue quella del
no neanche questi cantanti piuttosto famosi
momento, per essere “in”, per sentirsi uguale
in passato. Mi viene poi in mente il fatto che,
agli altri, unificarsi, o forse anche solo per
purtroppo, anche la musica passa di moda.
pigrizia, e c’è chi invece crea un proprio stile
Quante volte sentiamo dire, o abbiamo noi
non curandosi delle tendenze del momento.
stessi detto: - Togli quella canzone dall’ipod,
Bisogna però sempre tenere presente che
ormai è “vecchia”!-, oppure ci siamo rifiutati
“De gustibus non est disputandum”, e se
di sentire una canzone perché la pensavamo
quindi i nostri gusti non sono proprio compatibili con le canzoni e gli autori
sovracitati, insieme a tutti gli altri
del passato … pazienza, io ci ho
provato!
troppo antiquata e immaginavamo che non ci
sarebbe mai potuta piacere… niente di più
sbagliato. Se il brano in questione non rispecchia più quello che siamo, o appartiene magari a un’epoca passata della nostra vita, allora,
almeno secondo me, possiamo anche cestinarlo o cancellarlo dal nostro lettore MP3.
Ma se semplicemente ci ostiniamo a non
voler conoscere niente che riguardi ciò che è
avvenuto prima della nostra nascita, considerandolo non degno di importanza o semplicemente incompatibile con noi ci perdiamo
davvero tanto. Naturalmente non penso che
ognuno di voi abbia questo brutto pregiudizio
perché, anche attraverso la mia esperienza
personale, conosco molto ragazzi che, invece,
amano spaziare nella musica e ascoltare ogni
genere e ogni cantante, e questo mi rende
molto felice. Però per chi ancora non avesse
provato quest’esperienza, dico che troverebbero incredibile quanto possa essere profon-
Bisogna poi ammettere che oggi,
attraverso i media, siamo
“bombardati” da musica di ogni
tipo: alla radio capeggiano RTL,
Kiss Kiss, Deejay, che trasmettono
i maggiori successi del momento e
le canzoni degli artisti più amati,
ma ci sono anche frequenze meno
conosciute, come quelle di Radio
Italia, dove è egemone la musica
anni ’60 e ’70, e Radio Margherita,
di gran lunga più amate, forse, dai
nostri genitori, che hanno
l’occasione di rievocare i “bei
vecchi tempi”, che da noi ragazzi.
Ma anche in TV i programmi dedicati alla musica non mancano: da
X Factor e Amici, si passa addirittura a interi canali dedicati a questa bellissima forma d’arte, primo tra tutti
MTV. E allora perché non approfittare per
espandere la nostra cultura? Perché anche la
musica può sicuramente essere compresa nel
nostro bagaglio culturale, insieme a tutto ciò
che apprendiamo a scuola. Quanto sarebbe
bello, però, riuscire a imparare la lezione di
Fisica tanto facilmente quanto il testo di una
canzone! Ma adesso, spengo il mio MP3 e
ritorno a studiare… chissà che riesca a finire
abbastanza presto “rappando” il Latino e la
storia per domani. Ah, dimenticavo: per chi
sta studiando la metrica e non riesce proprio
a capirla, provi musicando i versi esametri
dell’Eneide sulle note di “The lion sleeps tonight” … sarà piacevolmente sorpreso di come la musica possa essere utile!
(Complimenti a Silvia Cavalli per l’idea).
Adele Ferrara I F
13
La moda
Alleata del conformismo, maschera dell’insicurezza, arte per la vanità del ricco
M
oda: un termine ad ampio respiro ed
uso ma dal significato a noi vago. Ho
fatto questa domanda: “Cos’è la moda,
secondo te?” a 50 persone, per lo più adolescenti come me. Una piccola minoranza
non ne aveva la benché minima idea, sapeva solo che per loro non contava. Un’altra
piccola minoranza, per lo più dell’altro sesso, per dimostrare il proprio disinteresse,
cordialmente, mi ha mandato a pascolare
erba fresca (ovvero, a quel paese).
Per la maggioranza è QUALCOSA che deve
rispecchiare il proprio carattere e i propri
gusti, in cui sentirsi a proprio agio, o comunque distinguendosi. Quanti di loro hanno DAVVERO un proprio stile, frutto della
loro creatività e del loro gusto? Allora ho
posto a loro una seconda domanda:
“Sinceramente, tu perciò non credi di essere “ omologato” ai ragazzi della tua età?”.
Ed ecco che questo gruppo si divideva, un
po’ come in politica, i convinti fino alla morte ed estremisti, e i “reo confessi” grazie
14
all’obbligo della segretezza delle fonti. suo stile da sera eclettico, Erickson Beamon
Quest’ultimi non sanno esattamente per- e la sua bigiotteria di alta qualità, i gioielli
ché “seguono il gregge” o principalmente lo sofisticati e estrosi di Delfina Delettrez, le
fanno per non essere diversi ed esclusi da scarpe/scultura di Anastasia Radevich e di
… qualcosa (di “fantastico”, tanto da mette- Noritaka Tatehana, e molti altri ancora.
re da parte la propria personalità!?!); anche Non bisogna però trascurare la voglia, da
pubblicità e idoli del mondo dello sport, parte dei grandi stilisti, di rendere l’alta
cinema, musica contribuiscono alla confor- moda un bene comune difatti, recentemenmazione generale che stiamo vivendo in te, questi si sono mobilitati per rendere
questo periodo.
accessibili i loro capi calando i prezzi. Negli
Finita questa prima parte per scoprire qual- ultimi tempi però si è andata diffondendosi
cosa di più sull’idea che si ha oggi di moda, l’idea degli “special projects”, ovvero promi sono posta questa domanda: cos’è la getti realizzati dai grandi stilisti in collabomoda per me, io che dico di esserne appas- razione con le marche meno “expensive”;
sionata?
non è da dimenticare la collezione
Per me la moda è di più, è arte: dietro un Autunno/Inverno 2010/2011 di Lanvin for
vestito non c’è solo della semplice stoffa e H&M, o il più popolare Alexander McQuedel filo bensì un duro lavoro, manuale e en for Puma, o meglio ancora, le certamenmentale, frutto di una grande passione che te più costose Hogan by Karl Lagerfeld (per
non si può ridurre a qualcosa
chi non lo sapesse
La moda è “essere” e ap- quest’ultimo è il diretdi commerciale, come se
parire. Non bisogna però tore
fosse una tassa del povero
artistico della
confondere l’apparire con maison Chanel!) le quali
imposta
alla vanità della
donna ricca. La moda è un il “sembrare”, o peggio ancora saranno disponibili in
con il “mascherarsi”
lusso, ma non per chi sta
Primavera.
economicamente bene, bensì
La moda è “essere” e apparire. Essere, perper chi riesce a creare con qualcosa di poco
ché essa viene creata e vissuta con passiovalore, non oggettivamente bello, ma che
ne, frutto di idee, modi di pensare e di veci rappresenta veramente, mostrando ciò
dere la vita estremamente personali. Appache pensiamo, anche se siamo controcorrire, non è però qualcosa di meno imporrente.
tante, perché l’aspetto esteriore e la prima
Ci verrebbe naturale dire che l’alta moda
cosa che vediamo in una persona e che
non ha nulla a che fare con la nostra vita
comunica moltissimo di essa, sempre se ci
quotidiana ma non è così. Beh, certamente
si veste con personalità. Non bisogna però
non sarà un capo d’alta moda o di tendenza
confondere l’apparire con il “sembrare”, o
a cambiare la nostra vita ma questo potrebpeggio ancora “mascherarsi”. Bisogna inolbe esserci utile per interrompere quella che
tre dire che dopo l’apparenza c’è ovviaè la solita routine! Spesso un abbigliamento
mente molto di più, un uomo nella sua
colorato, o un accessorio insolito, può farci
completezza; uno stile gotico può racchiuapparire non diversi, ma unici! Il mondo
dere un animo sensibile e raffinato, non
dell’alta moda, bisogna però dire, è di certo
solo dark.
esclusivo; basti pensare alla magrezza ed al
fascino intrinseco richiesto per divenire Vorrei concludere questo che è il mio pridelle modelle di fama internazionale, o al mo articolo, sperando di aver concretizzato
sudore speso dietro una macchina da cuci- maggiormente l’idea di moda, e ringrazianre per diventare non dei semplici sarti o do tantissimo Riccardo Ruggeri per il prestilisti, bensì dei Maestri della Moda.
zioso contributo e vorrei concludere citanChanel da sempre icona dell’eleganza, stile do Camilo Josè Cela: “L'abito non fa il mopuro e fine tipico degli anni ’20 al pari pas- naco, anche se ai monaci, di solito, si mette
so con le mode e le esigenze moderne, è un abito per distinguerli meglio”.
arte; potrei nominare tantissimi altri artisti,
e non solo storici detentori di eleganza
senza tempo come Yves Saint Laurent, O- Altre risposte al “sondaggio”
scar De La Renta, Givenchy, Prada, Arma- Sillogismo improprio (seguendo la moda di
ni, Alberta Ferretti e tanti altri, ma vorrei questo periodo di Facebook): Uno studente
parlare soprattutto di quegli stilisti, più o del Maurolico non segue la moda. Maria de
meno emergenti, che si sono fatti largo Filippi non segue la moda. Uno studente del
nella moda grazie solo alla loro immensa Maurolico è Maria de Filippi.
creatività; vogliamo per esempio parlare
delle collezioni eccentriche, eccessive e, a
Emanuela Ferrara IV D
mio parere, straordinarie di Alexander
McQueen, la stravaganza geniale di JC/DC
(Jean Charles de Castelbajac), Marchesa e il
“
Alessandro Manzoni
Annotazioni critiche sulla conversione religiosa e sul Giansenismo
M
anzoni passa la prima infanzia nella
casa dei suoi genitori, a Milano; poi
viene affidato, all’età di sei anni, ai
padri Somaschi, nel collegio di Merate, in Brianza. Per il sopraggiungere dei Francesi, passa in
quello di Lugano, dove l’insegnamento di Padre
Francesco Soave dà un’impronta indelebile alla
formazione futura del suo pensiero. Questo
religioso era aperto alle nuove idee illuministiche
e tentava un accordo tra fede e ragione. Il Manzoni conclude i suoi studi a Milano nel collegio
dei nobili, il Longone, retto dai Barnabiti, da dove
esce, nel 1801, e va a vivere con il padre, ormai
separato dalla moglie, Giulia Beccaria, che conviveva, a Parigi, con Carlo Imbonati, esponente
della nobiltà lombarda. Dopo queste esperienze, assume atteggiamenti sensistico illuministici, rifacendosi al pensiero di Etienne
Bonnot De Condillac, caposcuola del Sensismo e principe degli Ideologi, che riducevano
la gnoseologia all’inventario delle idee e
all’indagine sul meccanismo della conoscenza
basata sulle sensazioni. Il Condillac (17151780) influì molto sugli intellettuali italiani,
anche perché dimorò alla Corte di Parma dal
1758 al 1767. Il Manzoni si orienta verso
queste idee; si allontana dalla dottrina cristiana e assume posizioni di contrasto, come se
l’educazione religiosa precedente fosse del
tutto annullata. Dal 1801 al 1805 segue a
Milano la cultura propugnata prima
dall’Accademia dei Pugni, dal Caffè e dai rappresentanti più significativi dell’ esigenza di
rinnovamento culturale ed economico, come
il conte Pietro Verri e Cesare Beccaria, nonno
materno del Manzoni e autore del trattato
"Dei delitti e delle pene", composto all'età di 25
anni. Il Manzoni da giovane si mantiene su questa linea civile e politica e segue il Neoclassicismo, risentendo dei moduli letterari del Parini e
del Monti. Fa amicizia con Vincenzo Cuoco, esule
napoletano a Milano, perseguitato dai Borboni, il
quale influisce su di lui con il nuovo metodo
storicistico contro l’astrattismo ideologico illuministico. Nel 1805, si trasferisce a Parigi presso la
madre, Giulia Beccaria, in seguito alla morte di
Carlo Imbonati. E’ questo un periodo importantissimo per la formazione culturale e per il processo di maturazione delle sue idee, che lo condurranno alla conversione. Attraverso
l’importanza e la stima della madre, s’inserisce
nei salotti culturali e letterari della città, come
quello di Sofia Condorcet; conosce esponenti
importanti, quali lo storico Claude Fauriel e i
coniugi Cabanis. In questo ambiente viene a
contatto con esponenti dell’Illuminismo settecentesco, atei o indifferenti alla religione, con
sensisti, in campo filosofico, con giacobini in
quello politico, ma soprattutto conosce la letteratura francese, da Racine a Voltaire, e approfondisce anche il pensiero di filosofi ed oratori, come Pascal e Bossuet. Nel periodo 1805-10, a
Parigi, il Manzoni, attraverso il confronto ideologico e politico, perviene ad un abito mentale
rigoroso, che si manterrà anche dopo la conversione: la sua fede non è disgiunta dalla ragione. A
proposito della conversione, due sono le tesi.
Alcuni ritengono che essa sia avvenuta, il 2 Aprile
del 1810, ex abrupto, all’improvviso, per folgorazione divina, come quella di S. Paolo sulla via di
Damasco, in riferimento all’episodio della Chiesa
di S. Rocco, dove aveva pregato per il ritrovamento della moglie, smarritasi tra la folla durante i festeggiamenti per le nozze di Napoleone con
M. Luisa d’Austria. L’altra tesi sostiene che la
conversione sia avvenuta gradualmente. Diverse
sono le argomentazioni a sostegno di questa. Il
Manzoni ha un temperamento riflessivo, caratterizzato pure da un intenso tormento interiore. Lo
dimostra anche il matrimonio, a Milano, nel
1808, con Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere ginevrino. Il M. vorrebbe celebrarlo con
rito cattolico, nonostante gli atteggiamenti anticattolici precedenti. Questa dispensa non arriva
da Roma, e il matrimonio viene celebrato con
rituale calvinista. Nata la prima figlia, impone alla
moglie di battezzarla, nel giorno di Natale, secondo il rito cattolico. Questo accresce il disagio
interiore, che è difficile analizzare, in quanto il
poeta tenne sempre riservati i propri sentimenti
In seguito, ricelebra il suo matrimonio con rito
cattolico ed Enrichetta si converte al Cattolicesimo. A lui viene indicata una guida spirituale,
l’abate genovese Eustachio Degola, di formazione giansenistica. Tutto questo accelera il processo spirituale del ritorno alla fede dell’infanzia, nel
1810, quando egli si stabilisce definitivamente a
Milano. Anche la scelta di un’altra guida spirituale, monsignor Luigi Tosi, divenuto poi vescovo di
Pavia, anch’egli vicino alla dottrina giansenistica,
accentua il problema della presenza, nel pensiero manzoniano, di elementi giansenistici riscon-
trabili nel rigore morale, nella coerente corrispondenza fra vita e valori cristiani, nella concezione della Grazia divina, che agisce in maniera
imperscrutabile, e nel rifiuto di compromessi fra
fede e potere politico.
A sostegno della lenta conversione, si può fare
riferimento a due personaggi dei Promessi Sposi,
che riflettono il lento processo interiore verso la
conversione dell’autore stesso. Nel cap. IV, 115,
leggiamo, a proposito di Lodovico, divenuto poi
padre Cristoforo: “Più d’una volta gli era saltata
la fantasia di farsi frate”. Questa “fantasia” diviene, poi, “risoluzione” in seguito allo scontro con il
signorotto. Anche nel cap. XX, 90, leggiamo, a
proposito dell’Innominato, “Già da qualche
tempo cominciava a provare, se non un
rimorso, una cert’uggia delle sue scelleratezze”. Il seguito continua con l’analisi del grande turbamento per il suo infame passato.
Sono queste pagine chiavi di lettura, che
comprovano che la sua crisi interiore maturò
verso la conversione lentamente. In seguito,
il suo cattolicesimo si chiarisce meglio a
contatto con il sacerdote e pensatore
A. Rosmini, nel 1826, che lo avvia a una visione più ottimistica del significato della sofferenza dell’uomo su questa terra. Il dibattito
sul Giansenismo del Manzoni è molto ampio.
Gli studi di Francesco Ruffini, di Pietro Paolo
Trompeo, di Arturo Carlo Jemolo e Ferruccio
Ulivi, per citare solo i nomi di alcuni critici,
sostengono che il Giansenismo manzoniano
non può essere interpretato, in maniera
superficiale, come integralismo dottrinale e
rigorismo morale, in quanto la religiosità
dello scrittore è molto sofferta e complessa.
Egli rimane fedele ai principi della teologia cattolica, non accetta la dottrina della predestinazione
della Grazia, affermata dal Giansenismo secentesco, che, nel nella sua visione rigida si contrappone al “lassismo” dei Gesuiti e, pertanto, esorta a
un rigoroso distacco dal mondo. L’influsso del
Giansenismo è innegabile nella formazione manzoniana, ma si risolve in un processo di interiorizzazione che lo pone davanti al dramma
dell’individuo esposto agli inevitabili accadimenti
storici, dominati dalla violenza degli uomini,
come nella visione di B. Pascal, esponente del
Giansenismo di Port Royal, dopo la conversione,
e grande moralista del Seicento, che sostiene
che Dio si nasconde alla ragione, non al cuore.
L’uomo, inclinato al male, è sorretto dai doni e
dagli interventi divini, come si riscontra specialmente nel Romanzo. Il pessimismo sull’uomo, in
Manzoni, si apre, pure nella sua drammaticità, ad
una soluzione, perché, sebbene ci sia il male
nella storia dell’uomo, è presente Dio, anche se
“absconditus” alla ragione, che interviene misteriosamente, nei momenti più difficili, con la sua
Grazia.
prof. Raffaele Talotta
15
Intervista a Gilberto Idonea
Il mondo del teatro visto da un grande attore siciliano
culture che il teatro prima volta fu un trauma, per dietro. Mi ha salvato un siciliaè capace di suscita- l'emozione mi feci la pipì addos- no, l’unico che poteva capirmi:
so ed il mio costume di cartone avevo iniziato ad urlare in diare?
si sbrindellò tutto.
letto.
Nel momento in cui
si assiste a uno spet- • Ha il potere assoluto per un • Una cosa che voleva e non ha
avuto?
tacolo in lingua giorno: la prima cosa che fa?
originale si crea
Il teatro è mimica e gestualità. Forse una figlia
innanzitutto
una Rifarei quello
E’ una scommessa quella che fai femmina
curiosità. Il teatro è che ho fatto,
mimica e gestualità. sono contento portandolo nella lingua originale
• Come spiegheE’ una scommessa di essere riquella che fai por- masto un uomo libero. Anche io rebbe ad un bambino che cosa
residente e direttore Artimi sono preso la mia valigia, è la felicità?
tandolo nella lingua originale.
stico nel 1976 del “Teatro
sono andato fuori, sono andato
delle Arti”, Gilberto Idonea ha • Perché secondo Lei i Siciliani a Roma ho ricominciato dacca- La felicità è provare gioia giorno
rappresentato, in Argentina, devono andare fuori dalla Sici- po. Non devo dire grazie a nes- per giorno di quello che si ha.
Brasile, Canada, Cile, Germania, lia per affermarsi?
suno e quando mi guardo allo
Stati Uniti, Uruguay e Venezuespecchio la mattina sono felice. • Cosa pensa della tv?
la, con il patrocinio del Ministero Questo è il lato negativo della
degli Esteri, le commedie del Sicilia. Il fatto di essere stato • Il vero lusso è?
Io non la guardo molto, anche
repertorio di Angelo Musco oltre dominato, ha reso il siciliano un
se devo ammettere che mi ha
aver preso parte a numerose tipo che si adegua immediata- Il vero lusso non esiste. Il vero
dato tutto. Ci sono reti che
fiction.
mente al nuovo. Si sono battute lusso lo cercano quelli che non
non guardo mai, mandano un
le mani ai borbonici, poi ai pie- possiedono niente. Quando anmessaggio negativo, abituano
dai
ad
Ellis
Island
e
vidi
quegli
• Lei ha rievocato oltre un seco- montesi, agli arabi, ai francesi.
lo di cultura siciliana girando Battimanaro per chi arrivava oggetti che appartenevano alla la gente a prostituirsi. Purper il mondo. Perché riproporre da fuori, che era considerato il mia generazione, dissi che quel- troppo l'Italia non lo capisce.
oggi a Messina il suo “One man migliore, senza guardare all'in- li erano i giocattoli di quando
terno le proprie potenzialità. eravamo felici e non lo sapeva- • Una atto di maleducazione
show”?
Non esiste meritocrazia. Già a mo.
culturale che non sopporta?
Avevo preso un impegno con partire dal 1100 vi è la corruFranca Musco. Messina era zione. Purtroppo il siciliano • Una cosa che non ha mai capi- Il più grave per me è quello
diventata la città di questa fa- quando scopre, andando fuori, to della gente?
della gente che tiene il telefomiglia, in questo racconto vole- che ci sono tavoli dove si gioca
nino acceso al teatro. Mentre
Il
non
prendere
coscienza
della
vo narrare come figure quali onestamente cambia tavolo e
forza
che
ha
e
omologarsi
alla
c'è una scena drammatica
Martoglio, Pirandello, Buttitta non torna più al luogo di origimassa.
squilla il telefono e rispondoabbiano scritto una storia im- ne.
portantissima senza volerlo e
no pure.
• Per tutto lo spettacolo si col- • La volta che ha riso di più?
saperlo.
gono l’orgoglio e il riscatto dei
• Una cosa che avrebbe voluto
• Considerata la presenza di Siciliani, per quale motivo al La prima volta che andai negli
Stati Uniti, alloggiai allo Shera- imparare?
figure così importanti per il termine dello spettacolo Lei
ton, al 47esimo piano. Nella mia
teatro, perché non pensare ad esce di scena con la valigia di
stanza si ruppe la doccia e mi Parlare l'inglese perfettamenuna scuola di recitazione?
cartone legata con lo spago?
dissero di cambiare stanza. Io te.
non volli ed in alternativa mi
In Sicilia non
Questo è il lato negativo Quella gente ha aprirono la stanza accanto.
• Una regola che ha trasgrediesiste. Per avere
fatto una scelta
della Sicilia. Il fatto di
Faccio la doccia, esco nudo con to di recente?
una scuola di tipo essere stato dominato, ha reso dolorosa, ma che
il solo telo, cerco di aprire la
verista- naturali- il siciliano un tipo che si ade- può
risultare
mia stanza, ma non ci riesco.
stico si deve angua immediatamente al nuovo vincente. Chi lo Resto nel corridoio e chiedo Ogni tanto mangio qualcosa
dare alla Lee
ha fatto ha sofaiuto alla cameriera che, veden- che non dovrei mangiare.
Strasberg di New York. Pur- ferto, ma forse ha fatto bene.
domi in queste condizioni, scaptroppo manca in generale la Non bisogna avere paura di
pa. Prendo l'ascensore per chie- • La sua scusa preferita?
scuola del teatro, che perde prendere una valigia e andarsedere aiuto e faccio tutte le fersempre più pubblico.
ne.
mate, finché, arrivato sotto, Ne ho tante. La migliore di
• Ritiene che la comunicazione • Come e quando è cominciata trovo due uomini della sicurez- tutte è: "Scusa sto parlando
za all'uscita dell'ascensore che all'altra linea, ti richiamo."
attore-pubblico che si viene a la sua avventura con il teatro?
mi puntano le pistole addosso.
creare derivi unicamente dalla
Alzo le mani ed il telo cade giù.
Intervista a cura di
capacità espressiva e mimica o Io ho cominciato quando avevo
Allora i due agenti mi mettono
Silvia Di Carlo II E
è
importante
a n c h e dieci anni, in uno spettacolo ai
un cappello davanti ed uno di
salesiani.
Ero
timidissimo.
La
l’identificazione fra diverse
“
P
“
16
Luigi De Filippo, teatro e tradizione
L
uigi De Filippo, figlio
d'arte, (suo padre Peppino è stato insieme
allo zio Eduardo, uno dei più brillanti attori del panorama teatrale
del novecento italiano),ha debuttato a teatro nella compagnia
paterna all'età di ventun’anni. Ha
recitato in centinaia di commedie
e ha partecipato a molti film. Lo
abbiamo intervistato per voi, al
teatro Vittorio Emanuele, dove ha
messo in scena, lo scorso Maggio,
"La fortuna con la Effe Maiuscola" commedia scritta da Eduardo
De Filippo e Armando Curcio nel
1942.
De Filippo nel panorama teatrale formance, ma si è anche trovato
quando avevo 15 - 16 anni. a dover recitare davanti la macchina da presa.
• Teatro e televisione sono state Quale predilige tra i due, teatro
strettamente legate nei primi o cinema? Vantaggi e difetti di
anni di vita di quest'ultima dagli entrambe.
sviluppi della commedia italiana,
cosa pensa, tuttavia, della televi- Sicuramente prediligo il teatro, il
sione di oggi? Può ancora avere cinema è un'arte meccanica.
Se si sbaglia una scena si può ripeuno scopo educativo?
tere 100 volte. Il teatro, invece, è
molto più emozionante per l'attore, se sbaglia lo fa davanti ad un
pubblico e ci mette la sua faccia.
Nel cinema a fare davvero il film è
il regista.
• Lei ha iniziato la sua carriera
molto precocemente. Come percepiva da bambino l'esperienza
del teatro? Era consapevole della
fama che avvolgeva già in vita
suo padre?
Diciamo che i De Filippo hanno
avuto successo quando io sono
nato. Certo, all'età di sei anni mi
rendevo conto della loro fama in
No, fa schifo! Non se ne prende
modo abbastanza semplificato.
niente ( Sorride).
Diciamo che ho preso davvero
• Lei ha calcato centinaia di palcoscienza del valore della famiglia
coscenici nelle più svariate per-
• Secondo lei, come mai il teatro
non è più un divertissment popolare, ma sempre più elitario?
Quali potrebbero essere le motivazioni di tale allontanamento
dal teatro? Qual è l'idea che le
nuove generazioni potrebbero
aver sviluppato rispetto al teatro?
portata di tutti. Prima andare a
teatro era un avvenimento che
aveva un suo costo. Le nuove generazioni si sono adattate a ciò che
gli è stato offerto, cioè la televisione.
• Il teatro può ancora uno strumento di analisi della società o
resta solo un alienazione?
Sì, può esserlo ancora. Certo, non
può sconvolgere la vita di una
nazione, però può indicare delle
strade da seguire per migliorarne
la condizione.
• Un consiglio che da a tutti i
giovani che leggeranno quest'intervista.
RAGAZZI, SPEGNETE LA TELEVISIONE E ACCENDETE IL CERVELLO!
Indubbiamente, oggi c'è la televisione che prima, negli anni cinquanta, non c'era e quindi il teatro
eccelleva, sia nella qualità che
nella quantità di fruitori. Oggi,
la televisione ti entra in casa ad un
costo minimo, è un veicolo alla
Intervista a cura di
Marina Pagano III E
Roberto Saglimbeni II E
Claudia Santonocito III F
Antonio Zaccone III F
Tito e Tato: un messaggio di civiltà
E’ un mondo da preservare e coccolare. Non trascuriamolo!
C
redo sinceramente che per scrivere qualcosa occorra l’ispirazione. Il problema di “noi” giornalisti è che
andiamo a ricercare l’ispirazione chissà dove, non sapendo che è lei a doverci far visita. …e fu così che nella mia
testa risuonò una canzoncina apparentemente banale, finita casualmente sul
mio i-pod (e sul mio computer!): “Tito e
Tato”. Quanti di voi la conoscono?
Probabilmente nessuno dei lettori, dato
che è una canzone dello Zecchino
d’Oro. Per quanto possano essere
piacevoli le voci dei bambini, vi assicuro
che non è mia abitudine ascoltare
canzoni del genere. Eppure, sbaglio (e
sbagliamo!) ad avere certi pregiudizi.
Probabilmente mai un testo di una
canzone mi colpì così tanto. Tito e Tato
sono, infatti, due alieni provenienti da Marte, appena
sbarcati sulla Terra. Le voci deliziose dei due bimbi, che si
impersonificano nei due marziani, celano un messaggio
profondo e impegnato: “tutti i doni della natura rispettateli sempre più!”. La canzone infatti, analizza la situazione critica del nostro pianeta: il verde che scompare, il
mare che “non è del tutto blu”, lo smog che inquina la
nostra aria, il buco dell’ozono, l’inciviltà dell’uomo. Tito e
Tato, però, ammirano anche le bellezze del nostro paese:
i grandi palazzi, le città ricche di arte, l’immensità di
monti, laghi, fiumi, mari, la varietà di piante, fiori, frutti.
Il problema fondamentale è che senza
la pulizia, senza l’educazione
dell’uomo, senza l’impegno di noi
cittadini, l’armonia di questo pianeta
viene spezzata e la bellezza viene
deturpata. Pensate a una città che più
vi piace, una città storica magari, o
anche una piccola località balneare.
Benissimo! Ora pensatela sporca,
rovinata; pensate i suoi prati calpestati,
le cartacce sui marciapiedi, l’odore
rivoltante dello smog. E’ ancora così
bella? Forse i monumenti restano, ma
l’atmosfera è decisamente rovinata. Ora, invece, pensate
a un paesaggio naturale, una campagna ricca di frutteti e
piante di ogni genere, un lago circondato da pini, una
distesa immensa di sabbia e un mare limpido. Un’utopia,
forse! Ormai tutto ciò può solamente essere idealizzato.
Esistono posti del genere, ma il loro numero diminuisce
sempre più. Perché? Perché stiamo distruggendo il no-
stro mondo. Lo stiamo calpestando, pestando a sangue,
gli stiamo sputando addosso, lo stiamo uccidendo. Perché lo facciamo? Perché siamo persone fondamentalmente egoiste. Ogni aspetto della realtà mi convince
sempre più di ciò. Ogni nostra azione è fatta irrazionalmente e stupidamente. Sì, noi siamo degli ignoranti,
poiché non abbiamo la più pallida idea delle ripercussioni
che anche la nostra più piccola azione potrebbe avere
sull’ambiente. “Anche buttare una carta a terra?”, qualcuno si chiederà. Ebbene sì, anche quello, per un motivo
veramente ovvio: se ogni persona su questa terra buttasse, ogni giorno, una carta a terra, le nostre strade si
riempirebbero di immondizia. Non ci rendiamo conto che
per cambiare qualcosa dobbiamo essere noi i primi ad
agire, senza pensare agli altri, perché è proprio questo
che ha portato alla situazione attuale. Io non sporco, tu
non sporchi, lei non sporca, fin quando tutti noi non
sporcheremo. E’ questo che ci dicono Tito e Tato, che,
alla fine della canzone, se ne tornano sul loro pianeta,
certamente migliore di questo, lanciando un ultimo
grido: “RICORDATEVI CHE LA NATURA HA BISOGNO DI
AMORE E CURA!”.
Federica La Cava III F
17
Speciale Ecologia
«Ma tanto poi la mischiano!»
Messina e la raccolta differenziata: rapporto difficile, forse mai iniziato
“M
a tanto poi la mischiano!”: questa, proba- circonda senza sprechi e senza inquinare. Attraverso
bilmente, è la più comune forma di giusti- speciali trattamenti ed impianti innovativi, il materiaficazione (o meglio scusa), con la quale il Messinese le raccolto viene riciclato, riutilizzato e si trasforma in
medio tende a discolparsi da una delle sue numerose materie prime. La carta serve per produrre altra
gravi mancanze. Si parla della raccolta differenziata carta, la plastica viene recuperata per altri imballaggi,
dei rifiuti. Noi Messinesi, sentendoci forse fuori dal elementi di arredo urbano e fibre tessili, il vetro
mondo, sopra le parti, non solo manchiamo della viene lavorato negli impianti di fusione e riciclato
cultura civica della differenziazione,
Ciò che nel resto d’Italia è all'infinito senza perdere mai le
ma non comprendiamo nemmeno
comportamento scontato sue qualità, l'alluminio possiede
quanto sia importante e necessario da noi può diventarlo se pren- caratteristiche ottimali per il riciassicurare un futuro più eco- diamo coscienza del fatto che clo: è una materia che dà vita ogni
sostenibile alle nuove generazioni. E' Messina è ciò che noi vogliamo volta a nuovi prodotti. Ogni cosa
Pordenone (Friuli- Venezia Giulia) il che sia davanti ai nostri occhi e ha un suo posto in natura. Ogni
davanti a quelli degli altri”
Comune capoluogo in testa alla classicosa trova posto con la raccolta
fica della raccolta differenziata: nel 2009 ha raggiun- differenziata. Chi di voi si starà interessando alla
to il 76,3% sul totale dei rifiuti. A seguire Novara lettura di questo articolo, si starà ponendo, probabil(72,8%) e Verbania (72,0%). A rivelarlo è il rapporto mente, la domanda: cosa posso fare allora? Sempli“Ecosistema Urbano”, l’annuale ricerca di Legam- ce. Sin dal 2005, il comune di Messina ha installato
biente e dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, degli speciali cassonetti, dislocati in vari punti della
realizzata con la collaborazione editoriale de Il Sole città, dove è possibile conferire i rifiuti che si possono
24 Ore. La maglia nera? Indovinate. Va a Messina che raccogliere separatamente e lì differenziare. Esemricicla appena il 3,3% dei rifiuti, preceduta di poco da pio: giornali, carta e cartone in genere perché devoSiracusa (3,8 %) e da Palermo (3,9 %). I lettori staran- no essere buttati nella comune pattumiera quando
no pensando alla sopracitata classifica come la scon- costituiscono in sé una preziosa fonte che, se rimessa
tata e retorica divisione fra un Nord “riciclone” e un in circolo, giova a noi ed all’ambiente? Stesso discorSud “sprecone”. Ed infatti Legambiente ricorda, so vale per materie quali la plastica o l’alluminio
come, a livello regionale, gli "oscar" del riciclo siano (vedi le numerose bottiglie o lattine che consumiamo
finiti prevalentemente in Veneto, con il 64% dei quotidianamente) e il vetro. La raccolta però parte
comuni più virtuosi sul fronte gestione rifiuti e, a da casa. Predisponete dei contenitori suddivisi in più
seguire, in Lombardia (25,2%), in Friuli Venezia Giulia scomparti. Esistono in commercio soluzioni ordinate
(21,9%) ed in Piemonte (19,5%). Ma ci pensa la città che creano spazi per rifiuti organici, carta, plastica,
di Salerno a fare crollare ogni nostro aprioristico medicinali scaduti, pile esaurite e metalli: contenitori
ragionamento. E’ la regina della Campania sul piano a volte correlati da etichette che offrono adeguate
della qualità ambientale e migliora di 15 posizioni la istruzioni per evitare confusioni fra i vari reparti. Ma
classifica dello scorso anno, piazzandosi al dicianno- poiché noi più giovani abbiamo una “seconda casa”
vesimo posto. Con il 60% di raccolta differenziata, la che è (o dovrebbe essere) la scuola, a tal proposito,
città campana dimostra la capacità di pianificare il affinché il nostro liceo possa positivamente contradfuturo cercando di gestire le emergenze del presente distinguersi in questa occasione, abbiamo sollecitato
con un sistema porta a porta, recupero dell'umido e chi di dovere ad introdurre in ogni aula e spazio
coinvolgimento delle associazioni e operatori locali. E comune di alunni e/o docenti, contenitori appositi
noi? Stiamo a guardare, come sottolinea il presiden- (magari di forma e di colore diverso) dove mettere
te di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, il quale da parte il materiale riciclabile che - anziché essere
ricorda che «In Molise, Sicilia, Liguria e Puglia più del mischiato, come accade sin’ora- dovrà poi essere
90% dei rifiuti finisce in discarica, facendo scempio di conferito nei cassonetti (ne sono presenti numerosi
territori bellissimi, nella zona della nostra scuola). La carta e il cartone
mentre si continua a vanno conferiti nei cassonetti di colore bianco; plastiprorogare il finan- ca, alluminio e acciaio nei cassonetti di colore giallo
ziamento all'incene- ed infine il vetro nelle campane di colore verde. Per
rimento dei rifiuti, conoscere quale sia il punto di conferimento più
sottraendo risorse vicino basta collegarsi al sito Internet
alle vere fonti rinno- www.messinambiente.it ed entrare nella sezione
vabili».
Quindi, “mappa e cassonetti”. Ma i probi e civili (pochi)
perché differenzia- cittadini messinesi hanno anche un’altra possibilità:
re? Con la raccolta le isole ecologiche, centri di raccolta attrezzati per il
differenziata
si conferimento dei rifiuti differenziati e realizzati
Nella foto, scattata al Maurolico, utilizzano i rifiuti in dall'Ato3. Sinora tre, sono presenti a Pistunina lungo
l’evidenza del consumo di carta. maniera intelligen- la SS 114, a Gravitelli ed a Spartà. Ma, prima di
I giornali, rimasti nelle classi, ver- te,
restituendoli “convertirsi” alla buona (e normale) creanza della
ranno buttati come rifiuti indistinti. all'ambiente che ci differenziazione, è necessario scrollarsi di dosso una
“
18
leggenda che è stata utilizzata (e continua ad esserlo)
come alibi dalla maggior parte dei messinesi e di cui
parlavamo all’inizio dell’articolo. Non è vero che i
rifiuti una volta differenziati vengono paradossalmente rimescolati e smaltiti tutti, indistintamente, in
discarica! O meglio, non è questa la norma. Per citare
l’esempio della carta, l’Ato 3 è convenzionata con la
Comieco che si occupa del recupero degli imballaggi
a base di cellulosa. Quest’ultima ha nel territorio
siciliano diverse piattaforme e, tra queste, quella
convenzionata con l’Ato 3 di Messina si trova a Calatabiano (CT), e così via. Ma torniamo al Maurolico.
Negli scorsi giorni abbiamo effettuato un sondaggio i
Succede a Messina: uno scooter buttato in un cassonetto in pieno centro città. Ecco il nostro ideale di
“raccolta differenziata” dei rifiuti!
cui risultati appaiono oltre che disastrosi forse anche
scontati: solo il 4% degli intervistati dichiara di effettuare sempre, spesso o a volte la raccolta differenziata dei rifiuti; la motivazione preponderante è la
faccio “perché la reputo un normale dovere civico”
seguita da “perché rispetto l’ambiente e la città in cui
vivo” ed infine “perché a scuola o a casa mi è stato
insegnato così”. Ma la stragrande maggioranza dei
ragazzi (97%) dichiara di non effettuare mai la raccolta differenziata e la motivazione con la quale il mauroliciano medio tende a discolparsi è la sopra citata
“perché credo che tutto venga mischiato indistintamente”, seguita da “perché richiede troppo tempo
ed energie” (come a dire mi siddìo). La mentalità dei
più grandi, che ha portato la nostra città ad essere
ultima anche nella classifica della differenziata, speriamo possa mutare ed ancor prima di essa, molto
più rapidamente, speriamo possa bene orientarsi
quella dei più giovani, più elastica e pronta al cambiamento. I lettori, ci auguriamo, non abbiano più
scuse e non si inventino attenuanti, prima fra tutte
quella del “ma poi tanto la mischiano..” Solamente
così la nostra città potrà risalire la china, in questa,
come in tante altre classifiche. Ciò che nel resto
d’Italia è comportamento quasi scontato da noi può
diventarlo solo se prendiamo coscienza del fatto che
Messina è ciò che noi vogliamo che sia davanti ai
nostri occhi e davanti a quelli degli altri. Con questo,
possiamo fare della nostra terra un posto migliore.
Claudio Staiti III A
Speciale Ecologia
Dati raccolti mediante sondaggio anonimo. Numero intervistati: 250. Raccolta dati e statistiche a cura di Mariachiara Pollicino II F e Claudio Staiti III A
Napoli, la città più pulita d’Italia
Il passato per capire il presente, ma a volte vorremmo non capirlo
E
bbene sì, Napoli, indiscussa capita- Il prefetto diede disposizioni in merito va perciò il divieto di gettare a qualsiale dell’immondizia, non molto tem- alla differenziazione dei rifiuti aggiun- si ora dai balconi «alcun materiale di
po prima, era considerata la sovrana gendo che «questo spazzamento dovrà qualunque natura», comprese «le acdel pulito. Paradossi storici, politici e essere eseguito in ciascuna mattina que servite per i bagni». Fa specie e
culturali. Oggi, immaginarsi Napoli lin- prima dello spuntar del sole, usando non poco che era assolutamente vietada e ordinata è ahimè follia. E pensare l’avvertenza di ammonticchiarto «lavare o di spandeNon chiediamolo solo ai
che una rurale raccolta differenziata si le immondezze al lato delle
re panni lungo le stranapoletani, chiediamolo
era stata inventata proprio nella stessa rispettive abitazioni, e di sepade
abitate».
Tutto
soprattutto a noi stessi. Leggiacittà sotto i Borboni. Val la pena ricor- rarne tutt’i frantumi di cristalcambia, e questo la
mo il grande libro della natura
dare che anche Goethe, nel suo Viag- lo, o di vetro che si troveran- consapevoli di essere causa e storia lo ha sempre
gio in Italia, aveva avuto modo di am- no, riponendoli in un cumulo a prodotto di un ambiente, mi- insegnato. Napoli sinomirare già nel 1787 il riciclo degli ali- parte». Le “immondezze” donimo di spazzatura.
gliore o peggiore”
menti in eccesso che si attuava tra Na- vevano essere prelevate nelle
Cos’è cambiato? Appapoli e le campagne tutt’intorno. Pren- ore mattutine e trasportate fuori città re nte men te
n ulla , ma q ua lcos a
dendo in esame la “Collezione delle «ne’ siti che verranno destinati». La dev’essere pur accaduto. E si arriva
Leggi e dei Decreti del Regno delle Due pena era rigorosa, poteva arrivare per- sempre e costantemente allo stesso
Sicilie” è possibile apprendere che il 3 sino alla detenzione. Era tutta la que- quesito, dov’è finito il senso civico?
Maggio 1832 l’allora Prefetto di Polizia stione igienica ad essere trattata; vige- Non chiediamolo solo ai napoletani,
borbonica Gennachiediamolo soprattutto a noi
ro Piscopo ordinò
stessi. Madre o matrigna, malq u a nto
se gue :
vagia o accogliente, la natura
«Tutt’i possessori,
accompagna inesorabilmente la
o fittuarj di case,
vita umana, modificandosi con
di botteghe, di
essa. L’ambiente non è solo un
giardini, di cortili,
contorno e noi messinesi in prie di posti fissi, o
mis, italiani, europei, ‘’terrestri’
volanti,
avranno
ne dobbiamo essere coscienti
l’obbligo di far
fino in fondo, e magari finalispazzare la estenmente, camminando per le vie
sione di strada
cittadine, diremo “Viviamo procorrispondente al
prio in una bella città’’.
davanti della riLeggiamo il grande libro della
spettiva abitazionatura con la consapevolezza
ne, bottega, cortidell’uomo consapevole di essele, e per lo sporto
re causa e prodotto di un amnon minore di palbiente, migliore o peggiore.
mi dieci di stanza
La scelta è solo nostra.
dal muro, o dal
Napoli è solo l’emblema di una politica scriteriata dell’ambiente. La raccolta
Mariachiara Pollicino II F
posto rispettivo». differenziata è perciò premessa indispensabile per evitare emergenze simili.
“
19
“Siate vicini alle Istituzioni”
A parlare ai giovani del Maurolico è il Prefetto di Messina, dott. Francesco Alecci
nei valori fondanti della no- le nostre fragilità, quello che di regressione sociale e quindi
stra Repubblica, nei valori che altrove avveniva, ovvero il si sono iniziate a sublimare
hanno connotato questo per- bisogno di divenire popolo queste differenze. Quando al
corso storico. Quindi la nostra unitariamente definito e non tavolo non c’è più posto per
adesione a questi valori è, mera aggregazione numerica tutti si comincia a dover edirei, quasi scontata, ovvia, di entità demografiche.
scludere qualcuno. E chi viene
però c’è una parte della popoescluso? Il più debole, il più
lazione dove tutto questo non • D’Azeglio disse: “Abbiamo fragile. Come? Attraverso un
è scontato, dove tutto questo è fatto l’Italia, ora facciamo gli atto di imperio? No, facendo
il frutto di una libera adesio- Italiani”. Gli italiani sono ricorso ai luoghi comuni, alle
Se no, cosa situazioni manichè, come a
ne; è una libera elezione quel- “stati fatti”?
manca
per farli?
la che accade in
quelle di coloro che sono emiQuando è iniziato, a
ognuno di voi, è
grati al nord a togliere il lavolivello internazionaIl Prefetto Francesco Alecci
C’è stato un periodo ro ai giovani, dimenticando
una scelta che
le, un periodo di crisi
o scorso 4 Novembre,
deriva dalla co- economica si sono inizia- in cui gli italiani si che, nell’immediato dopo
giornata delle Forze Arnoscenza, da una te a sublimare le differen- sono sentiti aggre- guerra, c’è stato un rimescomate e dell’Unità nazionale,
libera consape- ze tra regione e regione” gati in una fase lamento, attraverso il fenomeuna delegazione di Koiné si è volezza.
d’espansione; penso no migratorio che, se in sé
Allora
recata a Piazza Unione Euro- questa conoscenza si deve all’immediato
dopoguerra non è cosa positiva perché
pea per assistere alle celebra- arricchire, irrobustire attra- dove si usciva da vicende tra- costringeva tanti giovani a
zioni militari e civili. Abbiamo verso lo stare vicino a persone giche che noi non abbiamo lasciare la terra di proveniencolto l’occasione per porgere che sanno con umiltà, con vissuto in Sicilia ma che nel za per andare al nord a trovaresto di Italia sono state vis- re lavoro, però era tipico di
alcune domande al Prefetto di attenzione, con interesse.
sute. Paesi spaccati in due tra
Messina, dott. Francesco Alec•
Come
poter
rispondere
a
chi
quelli che cercavaci.
dopo 150 anni si sente ancora no di difendere il
• Si celebrano nel 2011 i fe- “colonizzato” più che unito?
regime fascista e
quelli che volevano
steggiamenti dei 150 anni
L’Italia
non
era
una,
lo
divencontrastarlo. Noi,
dell’Unità d’Italia. Al di là di
retorici regionalismi propri di ne attraverso dei fatti d’arme nel meridione, non
questo periodo, qual è il mi- che però erano la proiezione, abbiamo avuto in
in determinate occasioni, di famiglia fratelli che
glior modo per ricordarli?
un malumore che serpeggiava si uccidevano reciOggi, questi 150 anni, hanno già da prima nei confronti del procamente. Nonoun’occasione importante per regime borbonico qui, come stante ciò, assieme
tutta la Nazione. Essere cele- nel regime pontificio nella al resto della poponel
L a z i o , lazione
italiana,
brati, essere ricordati, diveni- M a r c h e ,
Il Palazzo del Governo di Messina
re oggetto di confronto. Quin- nell’Umbria e sopra degli op- siamo riusciti negli
pressori
au- anni ’50 e ’60 a portare il tut- una certa fase di costruzione,
di voi, che in
150 anni fa abbiamo espres- striaci. La neto verso una fase di espansio- in cui addirittura le braccia
quanto studenti
so il bisogno di divenire
cessità
di
senne. Nel momento in cui era del nord non erano sufficienti.
siete la concrepopolo unitariamente definito e
tizzazione a li- non mera aggregazione numeri- tirsi un’unica facile costruire, nel momento Oggi, a leggere i giornali, ad
p o p o l a z i o n e , in cui è facile raccogliere i ascoltare i mezzi di comunicavello di persona
ca di entità demografiche
cosa che per successi, gli aspetti positivi di zione, forse verrebbe da dire
di quella che è la
necessità di apprendere per altro, in quella fase storica, fu questa costruzione, il popolo che non c’è questo desiderio di
introiettare e rielaborare le tipica di tante altre nazioni italiano non aveva problema- restare uniti, ma è un fatto
cose che sono state apprese a europee, portò alla creazione tiche di alcun genere sotto che altera quelli che sono i
scuola, entrate in questo am- di questa unitarietà territo- l’aspetto delle preferenze e contenuti di una realtà che
bito da protagonisti. Noi adul- riale che prima non c’era. primazialità. Ma quando è invece è diversa. Noi ormai
ti, noi rappresentanti delle Quindi noi abbiamo, in quel iniziato, a livello internazio- siamo fortemente calati in
Istituzioni, abbiamo un cano- momento storico, espresso nale, un periodo di crisi eco- una dimensione europea, ci
vaccio da osservare e da ga- con le nostra capacità, talvol- nomica, questo ha comporta- piaccia o no, e ciò non ci perrantire che è quello di credere ta con le nostre debolezze, con to, nel nostro paese, una fase mette di sentirci differenti. Io
“
L
“
20
credo che, nel comune sentire,
gli Italiani non abbiamo questa spinta eccentrica. Pur tuttavia dobbiamo prendere atto
di queste difficoltà, di queste
sofferenze che vengono espresse e farle diventare elemento positivo per un discorso di aggregazione.
tono più come un peso che suppone un corpo docente re perciò una società in cui si
sereno che viva la sua attività valorizzi questo stare insieme
come un realtà positiva?
di insegnamento non con sof- 5 ore al giorno per tante settiIl valore della scuola è totale. ferenza, non con traumi, con mane, per tanti mesi e che
Nel momento in cui tutto va l’incertezza, ma con una con- soprattutto, dentro la scuola e
bene è enorme perché valoriz- tinuit{ d’azione che
La scuola presup- fuori la scuola, si
za ed incanala verso la realiz- deve essere il riflesso
pone un equili- faccia vedere a
zazione, per esempio nel mon- di una stabilizzazione
brio, un ordine, un
voi giovani una
do del lavoro, di coloro che di questo valore asso- corpo docente sereno realtà fatta di
seguono i percorsi scolastici. luto. Quello che pos- che viva la sua attività cose reali, di cose
• Parlando invece di Europa, In un momento di non flori- siamo augurare è che, non con sofferenza ma positive, non di
con continuità
la politica di chiusura delle dezza economica, che com- non solo nel liceo clascose astratte o
frontiere attuata dal nostro porta quindi una sofferenza sico che notoriamente è il fittizie. Ma tutto ciò non lo si
paese, ma anche dalla Fran- sociale, come quello che stia- luogo dove si realizza un per- vede in d’uopo, lo si deve cocia, non è contraddittoria mo vivendo oggi, in momenti corso di approfondimento e gliere. Quindi dovete stare
rispetto al progetto di un con- di grande controvertibilità su conoscenza particolarmente necessariamente vicini alle
Istituzioni, dovete stare vicini
tinente unito?
all’Amministrazione comunaChi, nelle periferie francesi, ha
le, a chi fa il Governo nel terrivissuto i fatti violenti degli
torio; anche perché altrimenti
scorsi anni e ne porta ancora
questo iato, questa lontananle ferite sulla pelle, sa bene
za non agevolerà né la possiquanto la convivenza tra etbilità per loro di avere sostenie differenti è sempre difficigno in voi, né vi metterà in
le. Riguardo l’Italia, poiché la
condizione di comprendere
nostra carta costituzionale è
veramente quello che chi amimprontata
ai
principi
ministra sta facendo. Del redell’uguaglianza, noi dobbiasto, voi sarete quelli che, fra
mo fare sì che tutto questo
tot anni, faranno la storia di
possa avvenire. Se cittadini di
questa città, nel bene e nel
altri Stati possono portare la
male, nelle cose fortemente
Il prefetto Francesco Alecci (di spalle sulla destra, NdR) alla Giornaricchezza delle loro culture e
ta dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 Novembre 2010, positive così come nelle nedelle loro vite nel nostro pae- nella cui occasione ci ha gentilmente concesso quest’intervista.
ghittosità o nelle omissioni.
se, la problematica della vera
La scuola è, insieme alle paraccettazione diventa delle temi fondamentali, cito a caso vocato alle discipline che age- rocchie, se posso dirlo, l’unico
nostre Istituzioni, che devono la realizzazione della grande volano la elaborazione men- luogo dove c’è situazione di
ammodernare le nostre nor- opera del Ponte sullo Stretto, tale ma in qualsiasi altro Isti- omogeneità. La famiglia non
mative per accoglierli. E’ chia- ma potrei parlare di tante tuto del mondo scolastico, ci riesce più purtroppo a risponro, però, che chi arriva qui altre realtà in cui vediamo sia questa presa di coscienza. dere a queste esigenze.
deve rispettare le leggi di que- che non siamo in grado di A mio avviso, il problema fonsto Paese, né più e né meno di tutelare il nostro territorio damentale è conoscere ma
come deve fare un cittadino per cui l’acqua e il fango en- non conoscere per come ci
italiano. Non arrivo
trano non nelle vogliono fare conoscere gli
A mio avviso, il pro- cantine degli
a
d ir e
c he
altri, ma farlo con le nostre
blema fondamental’immigrazione sia
altri, ma nelle attività cognitive, con la nole è conoscere con le
un arricchimento in
nostre cantine, stra autonomia valutativa. La
nostre attività cognitive,
Intervista a cura di
senso assoluto, la- con la nostra autonomia e non si riesce funzione dei docenti è talmenClaudio Staiti III A
scio questo compito
a camminare te connaturata con quella dei
valutativa”
Roberto Saglimbeni II E
ad altri. Credo invenon in chissà discendi che se i primi soffroMaria Chiara Pollicino II F
ce necessario rendere possibi- quali strade del Texas, ma no cosa possono insegnare
le che questo fenomeno av- nelle nostre strade, la funzio- agli alunni? Valori di sofferenSi ringraziano
venga nelle migliori condizio- ne della scuola è quella di za che non sono quelli di cui
Sophia Sorrenti II F
ni possibili.
mantenere un’aggregazione hanno bisogno i giovani. Queprof.ssa Federico
di questi giovani i quali hanno sti ultimi, se dovessero vivere
• Allora, secondo lei, qual è il il diritto di stare insieme in in una situazione di assimilavalore della scuola, in tutto luoghi qualificati e ragionare, zione dei valori negativi ne
questa sistema di sconforto riflettere, conoscere, impara- verrebbero automaticamente
globale, in una città come la re. Tutto questo presuppone coinvolti. Dobbiamo desideranostra che molti giovani sen- un equilibrio, un ordine, pre-
“
“
21
Lode alla Vita
In esclusiva la novella sul terremoto del 1908 dello scrittore ucraino Mykhailo Kocjubynskyi
L
a traduzione italiana, ad opera di Ganna
Skorupska, della novella ”Lode alla vita” di
Mykhailo Kocjubynskyi, uno tra i maggiori
prosatori ucraini, assume per la città di Messina
particolare importanza: è un’opera letteraria ispirata al terremoto che viene resa nota, per la prima
volta, integralmente, al pubblico italiano nel centenario della catastrofe.
La pubblicazione in Ucraina è avvenuta solo
nell’ottobre 2010 e il fascicolo è ora in uso per gli
studenti dell’Università di Mariupol, che si appresta
ad istituire una cattedra di lingua italiana.
Lo sguardo di Kocjubynskyi si posò su Messina nella
primavera del 1910, come risulta dal testo e da
lettere alla moglie e ad altri corrispondenti. La
scena tragica della città devastata viene indagata
con occhio attento, pervasivo, partecipe, solidale.
La città, pur prostrata, non ha perso l’anima né il
suo calore, tutto siciliano, che l’artista avverte
immediatamente e sottolinea a più riprese: la novella è testimone fiduciosa delle possibilità di riCosì appariva Messina a chi, come l’ucraino Kocjubynskyi, la visitava negli anni dopo il 1908
scatto e di rinascita di Messina.
Non è un caso che proprio nel 2010 sia stato individuato sui fondali del porto di Messina un piroscafo
battente bandiera russa, proveniente da Mariupol.
Allora in Russia, e di proprietà di due armatori, uno
greco (Svoronos) e l’altro italiano (Di Polone). Ancora oggi a Mariupol due tra le più importanti vie del
centro si chiamano, rispettivamente, “Italiana” e
“Greca”. Questo rende ancora più significativo il
legame tra i due porti, tra le due città fondate, in
tempi diversi, da Greci.
Proponiamo la novella a poco più cento anni dalla
catastrofe e a cento anni dalla composizione, animati da sincero amore per questa città.
Messina, novembre 2010
Daniele Macris
E
ra passato poco più di un anno da quando il terremoto aveva ridotto Messina ad
un ammasso di pietre. Era primavera, il
mare era calmo ed azzurro come il cielo; raggi di
sole inondavano gli aranceti sulle colline, e, guardando la città morta e grigia dalla nave, non riuscivo ad immaginare quella terribile notte, quando la
terra, con ira minacciosa, aveva fatto cadere una
città maestosa senza alcun sforzo, come un cane si
scrolla l’acqua di dosso, uscito dal fiume. Messo il
piede a terra pensavo di trovare un silenzio ed un
freddo da gran cimitero, ma rimasi molto sorpreso
quando vidi un asino con le ceste piene sulla groppa, che oltrepassava con cautela le pietre delle
strade distrutte, tenendosi all’ombra dei muri
demoliti delle case vicine al mare. Un ragazzo correva dietro l’asino e con ardore siciliano gridava:
Cipolla! Cipolla!...
22
A chi gridava? A chi voleva venderla? Forse a quelle
pietre che prima erano unite in un muro unico e
ora ricominciavano a vivere la propria vita, ma
isolate?
Però la gente veniva. All’improvviso dalle strade,
dagli ammassi disordinati di pietre emergevano
sagome nere e camminavano sulla terra calda
senza far alcun rumore, a gruppetti o da sole. Camminavano delle signore nei veli lunghi e neri, con i
visi morti ed impietriti, degli operai cupi e sembrava che la loro severità fosse chiusa dagli abiti neri
fino alle cravatte di crespo. Il palo sottile di ferro
del lampione si chinava innaturale sopra di loro,
come se li sorvegliasse con gli occhi di vetro. Da
una parte gorgogliava il mare, dall’altra parte pendevano i muri crepati dei palazzi senza finestre e
tetti, ma con le porte ingombrate a metà da mattoni rotti.
E di nuovo gli uomini neri e le donne calme come
suore si muovevano, come i convenuti ad un funerale andavano a rendere l’estremo saluto. Più andavo avanti, più spesso incontravo quella gente in
lutto e più chiaramente avvertivo che qualcosa non
mi lasciava in pace. Dovevo aggirare intere montagne di pietrisco, travi, calce, pietre – che erano
ammucchiate qui, in mezzo alla strada – dovevo
saltare fessure sulla terra che sembravano bocche
avidamente aperte; dovevo scavalcare colonne di
marmo e dare un’occhiata alle finestre da cui mi
guardava il vuoto. E di nuovo appariva con calma
una sagoma nera da dietro l’angolo e mi fissava con
occhi silenziosi. Infine compresi che cosa mi stava
disturbando. Gli occhi! Quei terribili, spaventosi
occhi neri, che trattenevano tutto l’inferno della
notte natalizia e non potevano più vedere niente.
Può splendere il sole, possono azzurreggiare il
mare ed il cielo, può ridere la gioia ma quegli occhi
spalancati e lucenti senza vita nelle grandi orbite
volgevano lo sguardo dentro e stavano scrutando
folli i muri malfermi, il fuoco ed i cadaveri dei cari.
Mi sembrava che, se avessi fatto le foto di quegli
occhi, non sarebbero rimasti impressi sulla lastra gli
occhi umani, ma un quadro delle macerie.
Le vie laterali erano già un po’ sgombre. Però da
ambedue le parti i muri crollati delle facciate formavano uno strato di travi, materassi, libri, calce,
letti di ferro, corpi umani. Lì, dove i muri erano
ancora in piedi, ma a stento, attraverso le larghe
fessure si vedeva il cielo azzurro. A volte, fra le
porte rotte si scorgevano le scale solitarie che
portavano non si sa dove, le scale su cui nessuno
farà un passo. Da qualche parte lassù nel palazzo di
quindici piani era franato solo il muro frontale e la
parte interna della casa era rimasta aperta come se
fosse sul palcoscenico: tappezzeria a colori vivi,
letto di ferro sulla spalliera da cui pendeva
l’asciugamano, foto sulla parete, icona della Madonna al capezzale. E questa intimità della casa
altrui dove sembrava nascondersi il caldo della
mano umana, mi ha colpito più delle macerie grigie
e morte. Lo sapevo che la città era diventata un
cimitero, che da sotto le macerie non erano stati
tirati fuori ancora circa quarantamila cadaveri, che
in questa massa pressata che mi circondava, giacevano soffocati in posizioni diverse bambini, donne
e uomini. Procedevano gli scavi. Un gruppo di operai ora si chinava ora si drizzava sopra un ammasso
di pietrisco e ritmicamente si sollevavano le piccozze ed i picconi. Un poliziotto con un mantello era
seduto in alto sul muro ed il suo kepi brillava al
sole. D’un tratto si alzò, portò la mano alla visiera e
restò immobile come se salutasse qualcuno con la
mano al cappello. Mi avvicinai. Gli operai tirarono
fuori da sotto le travi una camicia da donna, poi le
gambe e le misero in un catino di rame. Poi tirarono fuori il torso, la pancia, le mammelle e di nuovo
tutto fu messo nel catino. Mi allontanai. Ebbi tanta
voglia di guardare in cielo!
bino. Il viso triste e lo sguardo spento della signora
mi fecero mettere la mano nella borsa, ma la donna non corrispose; solo scosse la testa negando.
Allora capìi che questa era una di quelle persone
che erano abituate a dare ma non avevano ancora
imparato a ricevere.
Di tanto in tanto passava un operaio con le mani
nelle tasche, avendo chiuso sul viso con le labbra
sottili un disprezzo alla sua terra, che non sapeva
Ma all’improvviso vidi dappertutto sulle macerie, in rispettare il lavoro umano. Attraverso le finestre
alto e in basso, gruppi uguali. Ed ogni momento il rotte mi guardavano un vuoto, le tende coperte di
poliziotto si alzava e portava la mano alla visiera.
ragnatela, una lampada sulla parete screpolata.
Andavo avanti.
La piazza davanti alla cattedrale era piena zeppa
così che non c’era nemmeno uno spazio libero. Era Ora fissai l’attenzione sulla figura, come impietrita,
tutta coperta dal marmo antico della chiesa, dai di un vecchietto, che solitaria nereggiava lassù, sul
resti dei pilastri, dagli ornamenti delle monofore. I cumulo delle case. Vidi la schiena gobba, il cilindro
santi a mosaico senza teste oppure con la faccia a vecchio e sformato, le sue mani piegate sulle ginocmetà giacevano tra i resti e la polvere era sotto i chia. Soltanto la punta della barba bianca brillava
piedi. La fontana antica era meno danneggiata, ma dal di sotto da sotto il cilindro sul petto nero abbotda quella notte si era seccata come se non ci fosse- tonato. E mentre sorvegliavo quella macchia immoro più lacrime per il dolore altrui. Le bocche aride bile di disperazione e tristezza, la terra cominciò a
dei tritoni stavano morendo dalla sete.
ruggire sordamente sotto i miei piedi e tremò come
il dorso di una mucca che volesse alzarsi. Il terre- Signore, sta guardando le nostre macerie?
moto! Io capii subito. Stavo agghiacciato e
Mi voltai. C’era un tale cupo vicino a me col viso guardavo come cadevano i muri che sempallido, che, evidentemente, era stato grasso. Le bravano vivi, come loro cominciavano a
borse di color giallo sotto gli occhi e sulle guance dondolarsi sopra la testa. E mentre stavo
spenzolavano liberamente e inutilmente così come aspettando che i muri mi cadessero sopra,
i suoi indumenti larghi e lisi che sembravano presi tutta la mia vita in un attimo corse davanti
dalle spalle di un altro. Nella mano sinistra teneva, ai miei occhi ed – era strano – non staccacon pudore, un mazzo di cipolla. Colsi lo sguardo vo gli occhi dalla figura triste del vecchietto. Dopo un minuto la terra si calmò, i muri
dei suoi occhi. Ah! Di nuovo quegli occhi!
si irrigidirono, di nuovo avendo buttato
- Sì, sì signore, ecco tutto quello che è rimasto dalla
soltanto le pietre, invece il vecchietto
nostra bellissima città. Chi non ha provato non può
gobbo neanche alzò la testa: era piegato
immaginare quella notte d’inferno. C’era un fuoco
nello stesso modo, col cilindro che copriva
così forte, un tale rimbombo come se tutte le forze
metà della barba, la schiena era gobba e le
del cielo, della terra e del mare tirassero insieme.
mani immobili sulle ginocchia nere.
Ho ancora un sibilo... Ero ricco e felice, signore,
avevo moglie e quattro bambini, un ufficio banca- Senza accorgermene mi trovai in viale S.
rio. Ed ora la mia famiglia e tutta la mia ricchezza Martino. Qui c’era gente e vita. Gli uomini
sono sotto le macerie e io debbo mangiare que- erano riusciti a costruire dei negozi di
legno poco spaziosi, come scatole di maccheroni.
sto!...
Vendevano cartoline per i forestieri, pane e frutta.
E con moto manierato e ardore da siciliano vero
A volte sconcertava una vetrina, dove il nuovo
alzò la mano e scosse il mazzo di cipolla così che il
velluto nero era coperto di orologi, spine, spille ed
suo fusto attraversò le macerie grigie e verdeggiò
anelli. Tutte gli oggetti erano vecchi e lisi, con le
nel cielo azzurro.
tracce dei padroni già morti e quel metallo opaco
Le mie case si trovavano non troppo lontano da nascondeva molte storie.
qui. Signore, forse vuole vederle?
In un luogo si riunì una folla prevalentemente di
donne. Si ammucchiarono intorno ad un carro
come uno sciame nero di api. Un signore perbene si
Lo ringraziai e andai avanti.
sporse sopra la folla stando in piedi sul carro. Io da
Le strade strette erano deserte e tristi come corri- lontano vidi il suo pettino bianco, il frac e le basette
doi. A destra e a sinistra c’erano masse pressate di rosse su un viso da prete.
legno, argilla, mattoni, carta, indumenti, lampade,
Diceva qualcosa alla folla. Levava le mani al cielo, le
mobili e corpi umani. Sembrava che tutte le miserie
tendeva alla gente, e la sua voce suonava persuasiche vivevano nei ripostigli della gente avevano
va ed ispirata. Mi convinsi che era un predicatore,
fatto le barricate per non lasciar venire aiuto. Sopra
che parlava dell’insignificanza e della vanità di tutta
la testa si rannicchiavano i muri distrutti, pronti a
la vita al cospetto della natura crudele e
cadere ogni momento. Giù, all’ombra delle macedell’implacabilità della morte. Mi avvicinai alla
rie, c’era seduta una donna in lutto con i capelli
folla.
neri scoperti e sulle sue ginocchia giocava un bamUna piega apparve attorno alla sua bocca.
E rimasi perplesso di vedere che tutto il carro era
ingombro di bei vasetti con etichette dorate e che
quell’uomo piacente porgeva quei vasetti brillanti
alla folla.
- Signore e signorine... – lanciava espirando profondamente e da tutto il cuore – Signore e signorine!
Voi vedete qui uno dei veri miracoli dei cosmetici
moderni. Questa crema è un mezzo sicuro per
conservare la giovinezza e la bellezza. Prima di
coricarvi, spalmate uno strato sottile di crema sulla
pelle del viso e all’indomani vi sveglierete fresche
come rose dopo la rugiada. Un vasetto costa quattro soldi...
Li dava nelle mani delle donne, prendeva un vasetto nuovo e lo teneva sopra la folla al sole splendente del sud.
-Signore e signorine! La giovinezza e la bellezza –
soltanto quattro soldi!...
E le donne nere, coperte con il crespo di lutto si
accalcavano attorno al carro e quegli occhi terribili,
risplendenti morti che non trovavano spazio nelle
orbite, che chiudevano dentro di loro i muri malfer-
mi, il fuoco, i cadaveri dei cari e che avrebbero
potuto dare le foto del disastro, seguivano attentamente ogni movimento del ciarlatano con i capelli
rossi, e le loro orecchie, ancora piene del boato
della notte terribile e del grido della morte, ascoltavano il suo discorso ispirato.
- Signore e signorine!...Voi vedete un vero miracolo...Soltanto quattro soldi per la giovinezza e la
bellezza... Volsi lo sguardo sulla valle. Lontano, in
qualche posto, con il fragore e le nuvole di polvere
che buttavano giù i muri più pericolanti delle case.
Ora qui, ora lì tra le macerie grigie si alzava il poliziotto e portava la mano al kepi facendo il saluto
militare ai morti. Ma questo non mi colpiva più. Ad
un tratto io vidi lontani i monti verdi, coperti della
luce gioiosa del sole, gli aranceti, la vastità infinita
del mare di seta e l’anima mia cantò lode alla vita
sopra questo cimitero...
Maggio, 1912
Cernighiv
23
Messina: lasciate ogni speranza, o voi che entrate
Ma non tutto è perduto: con buona volontà e organizzazione, noi giovani possiamo far ripartire la nostra città
I
o amo la mia città. È vero, sarò uno dei pochi, ma Anna. La Chiesa di S. Francesco d’Assisi
non posso negare che a Messina ci tenga veramen- all’Immacolata, in parte ricostruita, della cui struttura
te e che vedere certe cose, cose che non dovrebbero originale rimangono le absidi. Il Cimitero Monumentaaccadere, cose che non dovrebbero esistere, mi dia le, con la neoclassica costruzione della galleria del
una rabbia incredibile. Perché Messina non è una città Famedio, di cui è crollata la copertura, e di numerose
qualunque, Messina in realtà non è quella schifezza cappelle,
tra
cui
quella,
all’entrata,
che è diventata, non lo È e non DEVE esserlo. Lascian- dell’Arciconfraternita degli Azzurri. Ma molte sono le
do perdere l’incomparabile bellezza del luogo, Messi- cose che si possono salvare e portare a nuova vita! Ed
na è sempre stata una città NOBIè una vergogna, in certi casi, che
LE. Lo testimonia l’antico motto
l’amministrazione comunale non
della città: Messana Nobile Siciliae
sia mai riuscita, forse per poco
Caput; un motto che riassume la
interesse o per pigrizia, a risanare
storia di secoli, secoli in cui Messie rendere fruibili certe meraviglie
na si contese con Palermo il titolo
architettoniche e artistiche. Innandi capitale del Regno di Sicilia.
zitutto, quelli che abbiamo sotto
Messina, la Regina dello Stretto,
gli occhi giornalmente, trovandosi
cinta da quel braccio di terra che
dietro il Duomo e vicino alla noha funto da riparo per i naviganti,
stra scuola, sono i resti dell’antica
la Falce e che, ridotta più volte ad
Chiesa di S. Giacomo, costruzione
un cumulo di macerie (ricordo i
medievale che era stata sepolta
terremoti del 1783 e del 1908,
dalle macerie dei numerosi terresolo per citare i più disastrosi) è
moti e che è da qualche anno
sempre risorta… non so perché,
tornata alla luce. Quello che si
ma tutto questo mi fa pensare a
riesce a vedere dall’alto del recinquell’animale mitologico che
to che cinge gli scavi è qualcosa di
risorge sempre dalle sue stesse
veramente sconcertante: immersi
ceneri: l’Araba Fenice.
in un lago di acqua e muschio,
Messina, l’ombelico del Meditergalleggiano rifiuti di ogni genere,
raneo, sempre al centro di tutte le La Stele della Madonnina saluta la città da bottiglie di birra vuote a pacrotte commerciali, possiamo chiamarla “la quinta chetti di sigarette, passando per altra sporcizia di varia
repubblica marinara”, frenata solo dall’appartenenza natura… non voglio neanche immaginare quello che si
al Regno, e dal non riuscire a qualificarsi come entità cela alla vista, perché nascosto dal verde muschio che
statale indipendente. Messina, la città, secondo la galleggia a pelo dell’acqua! E tutto ciò ha rovinato e
tradizione, tanto amata dalla Vergine, da essere stata continua a rovinare un monumento che deve essere
scelta da Lei, e non averLa scelta come sua Patrona, tra i più importanti per la storia e l’arte cittadina! Ma
cosa che ci è testimoniata ancora oggi dalle parole “… cosa ci vuole a dare una sistemata a tutto ciò? Cosa ci
vos et ipsam civitatem benedicimus.”, impresse vuole a creare una sorta di “passeggiata archeologica”
all’entrata del porto. Messina, patria di alcuni tra i più in quella zona, che abbia come mete la Cripta del
grandi artisti italiani, tra cui Antonello e Filippo Juvara. Duomo (anch’essa in cattive condizioni) e questi resti,
Messina, bella e dannata, tanto ricca di storia e di modello Fori Imperiali di Roma? Cosa ci vuole a restinobiltà, quanto, ad oggi, degradata e in sempre mag- tuire un po’ di decoro a questa zona, troppe volte
giore caduta libera, verso un fondo che non arriva guardata con occhio storto dai numerosi turisti che,
mai, e che almeno, se arrivasse, ci potrebbe dare la vagabondi, girano per la città, quasi alla ricerca di
speranza di una risalita, la speranza di poter qualcosa che non c’è? È veramente una vergogna che,
“ricominciare” con questa Città “riuscita male”. Ma in pieno centro storico, a due passi da Piazza Duomo e
davvero Messina è riuscita male? Davvero possiamo da Piazza Municipio, ci sia uno schifo tale. Sì, perché
dire di non avere più speranze e fiducia in questa SCHIFO è l’unica parola che mi viene in mente. E poi
città?
diciamo che a Messina non c’è niente… certo! Se
Che cosa rimane della Messina di un tempo, quella anche quel poco che abbiamo non lo sappiamo sfruttutta commerci e arte, quella che era stata tra le città tare e non ci adoperiamo per renderlo migliore! Che
più fiorenti del “Mare Nostrum”?
ve rg og n a…
ve rg og n a
per
siamo noi i primi a meritare l’amministrazione comunale, che
Be’, inutile negarlo, di artistico
di vergognarci, per il poco se ne frega di tutto ciò, vergogna
rimane ben poco. Tralasciando i
pochi palazzi ridotti in rovina, che
nei confronti dei turisti che tornano
rispetto dimostrato nei
necessiterebbero di una ristruttu- confronti di questa nostra città” a casa con quest’immagine di
razione, abbiamo solo rari esempi
Messina, vergogna soprattutto per
di architetture, religiose e laiche, resistite al terremo- i messinesi! Sì, perché siamo noi i primi a fregarcene
to. Oltre ai vari monumenti sparsi per la città, abbia- di questa situazione, siamo noi i primi a sporcare
mo anche qualcos’altro che persiste, e per accorgerse- sempre di più questo luogo, siamo noi i primi a merine basta fare un giro nel centro storico; innanzitutto tare di vergognarci, per il poco rispetto dimostrato nei
quello che è uno dei maggiori esempi di arte arabo- confronti di questa nostra città.
normanna in Sicilia, la Chiesa della Ss. Annunziata dei E questo non è l’unico caso. Basta non allontanarsi
Catalani, ristrutturata di recente. Il Monte di Pietà, troppo dal centro, scendendo per la Via Tommaso
importante testimonianza artistica del cinque- Cannizzaro, dove inizia il cavalcavia che conduce alla
seicento, di cui però si conserva, purtroppo, solo il Zona Falcata. Già all’inizio di Via San Raineri notiamo
piano terra. La Chiesa di S. Maria degli Alemanni, come ciò che rimane delle antiche fortificazioni della
mirabile, forse unico, esempio di arte gotica di stampo città sia in uno stato di degrado assoluto: i resti del
francese in Sicilia. La Chiesa di Montevergine e Forte Don Blasco, ultima costruzione fortificata a sud
l’annesso convento, accanto a cui si trova l’Istituto S. della città, oltre ad essere cinti dall’acqua di mare,
“
24
sono invasi da un numero sempre maggiore di rifiuti…
continuando poi lungo la Via San Raineri, si può notare alla propria destra, il campo Rom, proprio alle
porte di quella che un tempo era stata la maggiore
costruzione fortificata del Mediterraneo: la Cittadella.
Non ho assolutamente nulla contro i Rom, ma bisogna
in qualche modo liberare la zona, trovare un posto per
vivere a questa gente e riqualificare il luogo; continuando, ci si trova poi davanti a un altro esempio di
cattiva amministrazione: in quello che era l’ingresso
da terra della Cittadella, con l’antica Porta Carolina, le
cui mura e costruzioni sono coperte per circa due terzi
da depositi alluvionali provenienti dal mare, che le
interrano per la maggior parte; ulteriore sfacelo è
offerto dai rifiuti portati là sempre dal mare, che oltre
a rovinare alla vista il luogo, rendono anche difficile il
raggiungimento delle costruzioni. Per non parlare, poi,
dell’interno della fortificazione, un luogo abbandonato e molto umido, con acqua che cola dal soffitto e
dalle pareti, quando questo potrebbe essere un altro
dei monumenti più belli e importanti della città!! Per
fortuna, però, non tutto è perduto. Infatti vi sono
numerose organizzazioni che operano per risanare e
restituire alla città luoghi del genere, troppe volte
frutto di cattiva amministrazione e di poco interesse;
una di queste è l’iniziativa Z.D.A. (Zona D’Arte) che
mira a riqualificare la Zona Falcata e a renderla fruibile
a un possibile e necessario traffico di turisti, ma anche
di messinesi, per la maggior parte ignari dell’esistenza
di un luogo, nella loro città, che ha simili potenzialità.
Proprio da noi al Maurolico è in cantiere la realizzazione di un comitato, a cui potrà prendere parte chi è
Alcuni tra i monumenti più belli e significativi della città
di Messina. In senso orario: il Duomo, Cristo Re, la
Fontana d’Orione (particolare) e la Chiesa dei Catalani.
interessato; questo comitato in collaborazione con
l’organizzazione, si pone come obbiettivo di riuscire a
lavorare nella zona e a riqualificarla.
Con la speranza che queste non rimangano solo parole al vento e che si riesca a creare iniziative di questo
genere anche per altre zone della città da risanare
(come quelle del Tirone, delle baraccopoli di Giostra e
di altre realtà), vi lascio, consapevole che, se davvero
vogliamo far ritornare alto il nome della nostra città,
dobbiamo partire dal basso, da noi giovani, che siamo
davvero il futuro di questa bella Messina!
Claudio Passaro II H
Angolo della poesia
A Messina
Come possono I passanti
non sostare a contemplarti?
Mendicante,
hai uno sguardo
di dolore affascinante.
Sia lo Ionio che il Tirreno
sono frementi nei tuoi occhi
sovrastati dal sereno
di un intenso azzurro cielo.
Come spuma sulla sabbia
bagna il pianto il tuo bel volto
piangi lacrime di rabbia
a un destino mai voluto.
Come possono i passanti
non amarti, tutti quanti?
Sotto un velo di sporcizia
la tua pelle è bruna e liscia,
luminosa sotto il sole
come il manto della spiaggia;
Tuoni e lampi sulla mia città
Pioggia,
vorticosa immagine nel cielo,
non ti fermi e ti abbatti sulla mia città,
sul mio cammino, incerto e spaventato
da tuoni e lampi: lugubri compagni di viaggio.
Nel vortice d'acqua che ricordi spande
io riverso i miei dalla forza viva
e prendon vita, unendosi ai disegni luminosi.
Forte il gemito che questo tempo scaturisce,
pare un pianto incessante,
musicale a tratti.
Il mio animo è scosso da ciò che passa,
impegnato per quanto a seguir la via
che porta da lei, unico sostegno in questa notte,
che come me il cielo esplora dalla sua finestra
e gli occhi miei sono i suoi,
lame tra le ombre,
e un desiderio comune ci unisce:
un abbraccio, mai cosi rassicurante.
Eccoti,
il temporale adesso è nulla,
incantati insieme in un armonico sonno,
mentre fuori un tetro fulmine squarcia
la cornice tempestose sulla mia città!
di te son innamorati
raggi caldi e arroventati,
accarezzan le tue gote
brezze lievi e profumate.
Come possono i passanti
passar dritti ed ignorarti?
E' un dipinto la tua chioma
dai riflessi di natura
nonostante la lordura
che si insinua nella trama.
Stracci vecchi e malandati
fascian docili il tuo corpo;
I tuoi seni son colline,
sporgon morbide e tornite,
le tue forme curvilinee
sono i Nebrodi in estate.
Con la stessa floridezza
valorizzano il creato,
la miseria a cui sei avvezza
par non ti abbia mai sfiorato.
Come possono i passanti?
Ma io sto ferma a rimirarti.
O stupenda mendicante
assomigli al sol calante
quando allaga l'orizzonte
di una tinta rosso sangue.
Sei una Psiche le cui labbra
son protese verso Amore
e il preludio di un tal bacio
l'aria pura fa vibrare.
Vi separa stretto spazio
impregnato di armonia;
non resisto a un tal esempio
di incantevole poesia.
Giorgia Arcovito III E
Il mito del mare
S'aprì al grido
di sgomento l'otre,
tesoro mal posto,
e vedemmo lanciarsi
sul mare in tempesta
l'angoscia del nostos
che si spezza nel viluppo dei remi
sulle onde impazziti.
Pietrificati gli Eoli
pur guardano,
sequenza indomita del
mito del mare.
prof. Maurizio De Francesco
Valerio Calabrò II D
25
Brezza di passione
La misura esatta
Tutto quello che vedi è la misura esatta della mia cecità,
Tra una foresta di smeraldi,
Tutto quello che senti è la misura esatta di quello che mi manca,
si leva in aria una gemma,
Tutto quello che tocchi è la misura esatta delle mie mani vuote,
che desidera innalzarsi al cielo,
Tutto quello che fai è la misura esatta della mia assenza,
Tutto quello che non sai è la misura esatta di quello che vorrei dirti,
Tutto quello che sei è la misura esatta della mia esistenza.
Ti amo.
Valentina Foti IV F
per trovare il suo posto nel mondo,
per capire il suo scopo,
ma poi capisce che il suo posto è la foresta
e sereno torna alla terra da cui era partito.
Se il desiderio di libertà ci spinge oltre,
cosa siamo noi passione o ragione?
Desiderosi di levarci in cielo come una foglia,
per trovare il nostro posto nel mondo,
per accorgerci che noi stessi siamo
parte della foresta.
Giuseppe Denaro I F
Musica che vive
Musica, valzer di note,
Un passato mai svelato
Il mio passato continua a tornare,
dopo aver provato a dimenticare
Ma lo vorrei allontanare
e i miei ricordi a cancellare,
E di te più non parlare.
in una vita da poter passare
Non voglio più restare
con le persone che io voglio amare!
Qui chiusa ad aspettare
Ambra Sambiase II H
dolce, di forza inconfessabile,
fonte di gioia e di serenità
e radice di sogni,
deboli immagini.
E' la tua voce, imperante,
mai s'è scorta in questa terra,
rigogliosa e vivente di profumi
Che tu mi venga a cercare.
che si mischiano al tuo,
Questo non posso rischiare,
fragranza indefinibile e meravigliosa.
una strage vorrei evitare;
Così un alba sbocciasti,
certo ti potrei ammazzare
timida e impaurita
in tanti modi lo potrei fare:
ma così bella,
Ti potrei accoltellare,
ti potrei sparare,
o tanti sassi ti potrei lanciare
per poter la tua testa fracassare.
che ogni cosa appariva insulsa al tuo confronto.
Ti conquistai, e mai più ti volli perdere,
un sole maestoso illuminava i nostri passi
e poche parole, inutili del resto.
Poi buio, più nulla intorno a me,
Tutto questo sarei disposta a fare
suoni confusi e a tratti inquietanti,
Per potermi un’esistenza migliore creare
ma questo sappiate, non mi turba,
E per potermi di te liberare,
la tua presenza è viva e va scuotendo
E continuare a cercare
gli alberi con un gemito e un sospiro.
Quella normalità che mi sembra mancare
E che da sempre ho desiderato trovare;
e infine per sperare,
26
Valerio Calabrò II D
Solo la sera sa...
Pensieri
Sopito da ricordi assaporo un pensiero,
Socchiudo gli occhi e cerco respiro in me,
E viaggio in uno spazio mio...
Dove non esiste che la mia realtà...
Unica, densa senza tempo
Ma lascio che trasporti le mie paure... Le mie speranze...
Ancora di un passato che stenta ad annegare
Di un passato mai troppo rinnegato
E madre di un presente... Deforme
A fatica sopprimo la parola...
Figlia di un pensiero di diversità
A fatica sopprimo il sogno
Figlio di un'idea naturale
A fatica sopprimo un domani
Figlio di un futuro incerto
Ora quiete della notte...
Rapisci le mie sensazioni
Sopisci i miei tumulti
Stordisci le mie emozioni
Ma se puoi... sospira alle mie speranze!
Sul far della sera
il mio animo si inquieta
la mia mente si rasserena.
Il tramonto di ogni splendore
ingannevole e senza pudore
pone fine alla finzione
che stravolge, logora, esaurisce
la coscienza e le viscere
di una mente ormai assente.
Tra le ombre danzanti
prendon forme vaganti
pensieri terrificanti
desideri vibranti
passioni estenuanti
sentimenti tremanti
che periscono al mattino
quando il coraggio non è vicino
a chi vive con amarezza
in una società senza consapevolezza.
Giulia Pinizzotto V F
Roberta Sofia II F
Lungomare
In ricordo
Sulle ruggenti onde
del grigio mare in tempesta,
ghermita dagli echi profondi
e dai balzi di spuma
sedotta alle sponde,
con lume incerto, l'Anima incede
solingo nocchiero
Qui
seduta in una stanza
la tua rimembranza
mi uccide
qui
parole al vento
si alza un lamento
ti sento
lì
nella luce infinita
la mia tormenta udita
odi sgomento
Riccardo Finocchiaro III C
Sogni di amarezza
Qualcosa si sta per muovere
mentre io scrivo questi versi
piangendo
Qualcosa si muove
mentre la mia speranza
in agonia muore
Qualcosa si muoverà
se il mio sentimento
sincero resterà
Mentre scrivo versi disperati
il mio cuore
vive momenti dannati
Sento aghi di ghiaccio
penetrare nelle mie vene
per poi sciogliersi
nel mio sangue
di cherosene
Mi soffermo sui tuoi occhi
cosi vivi e sinceri
e mi sorprendo
lì
il vasto cielo
impenetrabile velo
ci divide
lassù almen si ride
qui
lacrime in abbondanza
parlo al vento in una
stanza
Giulia Bitto V E
come un bambino
che vede zaffiri neri
e pensa
a coloratissimi ceri
Tu, simile a Melpomene
la superi per bellezza
e con il tuo viso giovane
sei piena di dolcezza
Con zefiri misteriosi
mi regali una carezza
mentre io compongo
Sogni di amarezza
Andrea Santoro V F
27
Recensioni & Riflessioni
Dov’è arrivata la letteratura italiana?
Considerazioni di una lettrice delusa dal romanzo Acciaio, di Silvia Avallone
I
l romanzo di cui voglio parlarvi è “Acciaio”
di Silvia Avallone. Premetto che la mia
non vuole essere una recensione, bensì
una riflessione. La cosa che mi ha fatto subito
riflettere e mi ha particolarmente stupita in
questo libro è stato il linguaggio.
Mi sembra naturale che un libro
così premiato ed elogiato dalla
critica sia scritto in un linguaggio
ricercato, originale, pungente. La
prima qualità di uno scrittore non
dovrebbe essere il sapere scrivere
bene? Invece NO! Quella che dovrebbe essere la dote fondamentale di uno scrittore in questo libro
non è presente. In ogni periodo
all’interno del libro ci sono volgarità gratuite ed espressioni dialettali,
sembra quasi che l’autrice per
forza debba essere volgare, scontata e banale. Inoltre, l’uso della
punteggiatura è troppo frequente, tanto che
molti discorsi che vengono introdotti non vengono conclusi come il lettore si aspetterebbe,
o peggio non vengono affatto continuati in
altri periodi. Questo libro, inoltre, a parte, a
mio avviso, i numerosi errori di forma presenti, dà anche dei messaggi particolarmente
sbagliati. Infatti, il linguaggio scadente è il
mezzo per pensieri sbagliati e inutili che
invitano chi legge ad isolarsi dal mondo, ad
allontanare ogni problema e insultare tutti
coloro che ti vogliono più bene. Perché que-
sto non è solo “FIGO” ma anche la normalità
di un mondo impossibile da cambiare. Inoltre
vorrei approfondire un’altra cosa: come mai
un libro che, molto probabilmente, 20 anni fa
non sarebbe stato neanche pubblicato, nel
2010 vince addirittura il Premio Campiello
come opera prima? I tempi in cui viviamo sono
bui anche per la letteratura a quanto pare, e si
tende purtroppo ad abbandonare ogni canone stilistico e letterario. Ritornando, ad
“Acciaio”questo affronta delle tematiche valide, ma non può e non potrà mai essere di
alto livello com’è stato definito! Il
mio non vuole essere un articolo
moralista, ma voglio dire: se anche
la letteratura diventa scadente e
volgare come la televisione, come
parleremo? Come penseremo? I
libri hanno sempre dato ad ogni
generazione cultura e insegnamenti, se si perdono questi la
società va in rovina definitivamente. La cultura è il fondamento di
ogni società, la cultura nasce sui
libri, ogni qualvolta che aprite un
libro e che incominciate a leggerlo, pensate a come possa incidere
positivamente o negativamente su
di voi. Dobbiamo imparare a contrastare questo abbassamento culturale che sembra inondarci attraverso libri, programmi e personaggi
televisivi alquanto dubbi.
Federica Fusco V E
Fahrenheit 451
«C
L’incredibile attualità di un romanzo paradossale
apite ora perché i libri
sono odiati e temuti?
Perché rivelano i pori sulla
faccia della vita. La gente
comoda vuole soltanto facce
di luna piena, di cera, facce
senza pori, senza peli, inespressive».
Incredibile e sotto certi aspetti frustrante la velata profezia
sulla televisione, capace di
intorbidire le menti e soggiogarle alla prassi comune, di
Ray Bradbury nel suo capolavoro fantascientifico Fahrenheit 451; situazioni pirandelliane, paradossali, ma in modo inquietante non lontane dalla nostra
realtà. Noi stessi oggi siamo testimoni diretti di ciò che il mezzo televisivo può fare,
della sua capacità di assimilare, distorcere e
28
distruggere la libertà culturale. Ogni giorno nei telegiornali ci viene comunicato
il peggio, dalla cronaca nera
al come cucinare una torta
gustosa, alle notizie riguardanti
la
politica
e
l’economia distorte o peggio omesse, perché, come
nella società del protagonista del libro, Guy Montag,
la massa deve vedere e
sentire, ridere e piangere
come e quando lo dice la
TV, strumento di controllo
di cui usufruisce il governo per impedirci di
pensare e per plasmarci e renderci tutti
felici e ignoranti.
Terribile, ma purtroppo vero, mi sembra di
avvicinarmi ogni giorno di più al mondo di
Fahrenheit 451, rivedo per le strade la stes-
sa gente sempre di fretta che parla di tutto,
ma non dice niente, gente che non si perde
la trasmissione in TV dell’ultimo atteso
reality e prende pillole di “felicitina” per
colmare il vuoto della propria esistenza.
Fahrenheit 451 è un libro che fa riflettere e
rivendica con allarmismo e profetico avvertimento l’importanza dei libri nell’esistenza
dell’essere umano che considero ormai
affetto da anoressia culturale, causata
dall’avvento di un’informazione frivola e
ributtante, propugnata dalle televisioni
pubbliche e private. In questo panorama
nichilista la lettura di un libro può significare un barlume di luce e speranza da seguire
per ritrovare, come è stato per Montag, un
mondo non ancora offuscato dalle tenebre
della società tecnologica imperante.
Francesca Vitarelli V F
La realtà e l’apparire: la lezione di Dylan Dog
S
alve ragazzi, innanzitutto complimenti per il coadiuvato dal grande ed amato Mauro Marchevostro straordinario lavoro (grazie! NdR), a selli, autore de “Il lungo addio” e da Tiziano Sclavi,
cui, però, si potrebbe aggiungere uno spazio il geniale creatore dell’indagatore londinese. La
su un argomento che potrebbe interessare e, prima tavola non è sempre significativa in un fuperché no, anche appassionare i ragazzi, che utiliz- metto, ma questa volta è come se il comic volesse
zi un linguaggio semplice ma
partire subito in quarta; vi è
incisivo, diretto e senza mezzi
raffigurato qualcosa, che potermini; a cui i ragazzi possano
trebbe essere descritto come un
ispirarsi positivamente, che
“inferno dantesco”; solo dopo
permetta loro di allargare gli
un secondo sguardo si capisce
orizzonti e sviluppare un amore
che tutto ha un senso, ma solo
per la lettura, che si sta via via
nella mente dello sfortunato
spegnendo. Per questo vi proJohnny. Infatti, è proprio lui
pongo una critica mensile sul
“l’autore” della prima vignetta e
fumetto italiano, di cui Dylan
Venturi ha solo raffigurato su
Dog potrebbe essere il soggetto,
carta ciò che egli ha fatto sul
in cui inserirò le risposte alle
muro del suo scantinato in cui
domande che di volta in volta mi
vive come un animale, solo con
L’albo 81 di Dylan Dog, Johnny Freak
verranno rivolte. Qui di seguito
se stesso, dorme sulla sua papropongo la recensione di Dylan Dog 81, del Giu- glia, mangia nella sua ciotola, riparato dalla sua
gno 1993, Johnny Freak. Come da buon fumetto cuccia. Il suo unico sfogo è il disegno, nel quale
Anni ’90, Johnny Freak esordisce con una sequen- può esprimere le sue più recondite sensazioni. Egli
za di una decina di tavole “mute”, ovvero senza è un reietto della società, appunto un freak, uno
dialoghi; ma proprio in quel silenzio, interrotto storpio; senza gambe, riesce ad esprimersi solo
solo dal fragore delle fiamme e dalla tosse del mediante suoni gutturali ed il disegno. Quest’Albo
povero Johnny, si sviluppa la storia, che sarà ricca è, infatti, un manifesto della filosofia di Dylan nei
ed emozionante. Ai pennelli c’è Andrea Venturi, confronti dei diversi, di cui Johnny diventerà un
anche autore de “L’uomo che visse due volte”, “nome simbolo ed un grido di battaglia”. Dylan
A
ritrova Johnny in un ripostiglio di un parco di Londra, dove si è rifugiato dopo l’incendio della sua
casa. Non prova verso di lui né paura né ribrezzo,
anzi lo accarezza e gli dice « Non aver paura…,
amico». Marcheselli offre al lettore un intreccio
molto più intricato di quanto si potrebbe pensare:
parla della cruda e triste realtà, dove dei genitori
lo ritengono un figlio “impuro” e fanno di lui una
riserva di organi per il fratello puro, ma gravemente malato, e dove figli di industriali, avvocati e
deputati passano la notte a bastonare cani e ad
appiccare incendi, una realtà dove l’amore può
superare l’odio e l’odio l’amore. In questo mondo
dove troppo spesso l’odio supera l’amore e dove si
tiene conto più dell’esteriorità che dell’interiore,
Dylan Dog è un monito per dire basta alla superficialità dell’essere il migliore, perché, come dice
Dylan stesso, il migliore è un’utopia. Lo stereotipo,
che si può osservare in questa scuola, è spesso
lampante: molti cercano di apparire, non di essere,
sono corpi a viso bianco, e, anche chi cerca di
essere diverso, è uguale ad un altro, che cerca di
essere diverso. È questa la lezione di Dylan Dog,
vivi la tua vita per te e per gli altri.
Angelo Scuderi IV F
Intervista allo scrittore Andrea Genovese
ndrea Genovese è uno scrittore messinese, da anni
residente a Lione, autore di
opere in prosa e poesia strettamente
connesse alla sua realtà d’origine, il
quartiere di Giostra degli anni ‘50-’60.
Collaboratore del Corriere della Sera,
ha fondato il Francia la rivista Belvedere, oltre ad aver visto la radiodiffusione di una sua commedia in lingua
francese da parte della prestigiosa France Culture.
Scrittore di frontiera, a cavallo tra terra d’origine e
patria adottiva, ha recentemente presentato
l’ultimo capitolo della sua trilogia messinese,
Lo specchio di Morgana, presso la Libreria Ciofalo.
• Possiamo definirla “letterato d’opposizione”?
Non mi piace la parola “letterato” o intellettuale,
bensì uomo d’opposizione, quello sì.
• Lei ha scelto di iniziare la sua storia proprio dal
liceo Maurolico, sua scuola per un breve periodo.
Quanto è stato presente il Maurolico nella sua
vita?
Il Maurolico in sé poco, molto mi è rimasto soprattutto l’ambiente. Quello mi ha dato molto.
• Che atmosfera si respirava in quegli anni?
C’era molta fraternit{ tra i compagni ed in fondo
c’era una sensibilit{ piuttosto dolce. Questo lo
posso dire anche se non posso dare • La Messina degli anni ’50 e ’60 è vista con nostalun più ampio giudizio storico perché gia. E’ giusto questo sentimento di melanconico
la mia esperienza al Maurolico è amarcord?
piuttosto breve.
Ogni generazione è portata a rivedere il passato
• All’epoca era marcata la differenza meglio del presente. Può restare questa nostalgia
tra le classi sociali?
di un passato vissuto perché è quello in periodo in
cui si è vissuta la propria vita ma non penso che le
Sì, anche scolasticamente parlando, il
stesse necessità più o meno esistono ancora oggi.
Maurolico passava per l’Istituto dei
La necessità di essere presenti con coscienza critifigli delle famiglie più agiate.
ca è un dovere di tutti ancora oggi.
• Ai suoi tempi le periferie, i sobborghi cittadini
• E’ necessario rimanere in città per fare ciò o si
erano isolati socialmente e politicamente dal
deve andar via?
resto della “Messina bene”. Oggi la città sembrerebbe un po’ più amalgamata pur persistendo una Questo dipende dalla lotteria della vita. Non c’è
sorta di differenziazione con le periferie ed i villag- una regola, una legge. Se si potesse in questa città
avere la certezza di un futuro degno penso che
gi. Come reputa questa situazione?
nessuno avrebbe in testa l’idea di partire. Voi gioSì, ci sono queste realtà isolate, prive di alcun vani, alcune esperienze fuori dovete farle. Per
servizio sociale e questo perché tanti piccoli comu- alcuni di noi era già tanto andare a Villa San Gioni autonomi sono diventati quartieri di Messina e vanni.
non si è pensato ad un adeguato sviluppo sociale.
• In questo scenario che ruolo può avere un gior• Come reputa la situazione della cultura a Messi- nale degli studenti come il nostro?
na?
Un ruolo importante, innanzitutto quello di struC’è qualche vivacit{ ma dal punto di vista ufficiale, mento per scambiare idee, per cresce e mantenere
delle istituzioni la situazione mi sembra piuttosto un attitudine critica sulle cose.
povera. Esistono sì degli operatori culturali che
hanno delle qualità ma purtroppo, tutto questo
non fa notizia, non porta ad una situazione veraIntervista a cura di
mente creativa.
Claudio Staiti III A
29
New York - Model United Nations
Intervista a Diletta Costanzo, Direttrice Generale dell’Associazione Diplomatici
• Innanzitutto Ti chiedo di presen- luppati o la lotta al terrorismo. La
tarti ai lettori del Koiné. Chi è Diletta grande forza dell’ONU è poi contestualmente quella di raccogliere, in
Costanzo?
un’unica grande Organizzazione,
Sono
il
Direttore
Generale lingue, culture, etnie, religioni, modi
dell’Associazione Diplomatici, un di intendere e di vedere il mondo,
ente di formazione che da 11 anni si totalmente differenti tra loro, ma
occupa della preparazione di studen- non per questo inconciliabili.
ti delle scuole medie, superiori e delle
università per la partecipazione ai • Come Tu stessa hai ricordato, il
MUN, delle simulazioni dell’ONU, che progetto “New York-Model United
si tengono ogni anno presso il Palaz- Nations” inizialmente era riservato
zo di Vetro di New York, ma in tempi soltanto all’ambito universitario.
e modi differenti anche a Boston e Perché si è deciso poi di estenderlo
Singapore.
anche agli studenti delle scuole superiori?
• Quando inizia l’avventura
di Diplomatici, e da quale
slancio?
dell’entusiasmo dimostrato dai ra- Nel contesto della simulazione molte
gazzi.
volte si cerca, da una parte, di smussare quelli che sono i punti di contra• Hai appena menzionato alcuni sto tra i Paesi e di cercare, soprattutpremi, ci vuoi ricordare quali sono to a proposito di temi meno
stati i riconoscimenti internazionali “scottanti”, come quelli che riguardapiù significativi, ottenuti dalla dele- no cioè il bene di popolazioni afflitte
gazione italiana, condotta e formata da problematiche molto serie, delle
dalla Tua associazione?
posizioni convergenti da espletare
poi nella risoluzione finale. Dall’altra
I più significativi sono stati sicuraparte però è anche vero che il dibattimente i premi per la “Best Delegato acceso, il confronto, a tratti anche
tion”, ottenuta per tre volte
molto aspro, tra delegati, al fine di
nell’ambito del progetto delle scuole
esprimere il punto di vista dello Stato
superiori, quello per il miglior
che si rappresenta, è un aspetto for“Position Paper” per la delegazione
mativo peculiare e insostituibile
dell’esperienza
della
simulazione.
• Nel corso del Tuo
L’avventura di Diplomatici
intervento questa sera
nasce 11 anni fa, da un’idea
(15 Novembre ndr), in
dell’attuale presidente, il
occasione della cerimoDott. Claudio Corbino, che
nia di consegna degli
insieme ad altri colleghi
attestati, hai invitato noi
dell’Universit{ di Catania,
ragazzi a rivendicare il
volle costituire un gruppo
nostro diritto alla mobisperimentale di studenti
lità internazionale. Cosa
universitari, che furono i
intendi a questo propoprimi italiani a prendere
sito?
parte alla simulazione di
New York, pur non sapendo
Da questo punto di vista
in realtà di cosa si trattasse
forse gli studenti siciliain particolare. Nacque infatni sono un po’ penalizzati dalla ricerca di un struti. E’ vero che i ragazzi,
mento innovativo che potescon un progetto del
se aprire nuovi orizzonti ai
genere, si pongono al
giovani, varcando i confini
centro di una realtà
della Sicilia e dell’Italia, e
nuova, sconosciuta, che
portandoli a misurare le
è appunto quella della
proprie abilità e competenmobilità internazionale.
ze in un contesto internazioIo credo che il tradizionale. Questa esperienza,
nale percorso didattico
vissuta dai primi parteciche gli studenti seguono
I partecipanti al progetto MUN 2010 in una foto di gruppo a New York
panti con grande entusianelle scuole, debba essesmo, ebbe un risultato posiLa decisione di estenderlo anche alle sperimentale delle scuole medie, re integrato oggigiorno con esperientivo, che ha dato vita all’Associazione
scuole superiori nasce dal fatto che vinto nel 2008 da una piccola delega- ze del genere, che non sono soltanto
Diplomatici, nella forma in cui la
nei ragazzi della tua età abbiamo zione di una scuola media di Catania, dei viaggi-studio volti a migliorarne
conosciamo oggi.
visto una scommessa molto stimolan- la Menzione Speciale ricevuta le competenze linguistiche, ma che
• Le Nazioni Unite molto spesso te. Noi organizziamo questo progetto dall’UNA-USA (United Nations Asso- offrono agli studenti stessi un “plus”,
vengono accusate di essere una da 6 anni per le scuole superiori e da ciation of United States of America), cioè la possibilità di aprirsi a scenari
organizzazione il cui funzionamento 4 per le scuole medie e abbiamo in considerazione dei 10 anni di internazionali e quindi a nuove culappare per molti versi troppo com- riscontrato come, nulla togliendo attivit{ di Diplomatici e dell’alto ture, a nuove realtà, a lavorare in
plesso, lento, farraginoso. Come agli universitari, gli adolescenti siano livello di preparazione dei nostri sinergia con loro coetani che hanno
rispondere a queste critiche? Quali ancora più entusiasti di prendere delegati. Ma ovviamente bisogna sogni, aspirazioni, desideri comuni,
sono cioè i punti di forza di questa parte alle simulazioni, vivendo con ricordare tutte le “Honorable Men- pur provenendo da altre scuole eurograndissima partecipazione tanto il tions” collezionate in questi 11 anni pee, americane, asiatiche, africane o
istituzione?
momento della preparazione, che di attività, che hanno reso australiane. Da ciò i ragazzi non
Sicuramente il maggiore punto di viene svolto in Italia presso le sedi l’Associazione Diplomatici l’ente possono che uscirne arricchiti, non
forza delle Nazioni Unite è la collabo- delle scuole di provenienza, quanto europeo più premiato ai Model Uni- solo dal punto di vista didattico, ma
anche da quello umano.
razione tra i Paesi membri, il fatto quello della simulazione stessa. Devo ted Nations.
cioè che all’interno delle varie com- aggiungere poi che sono stati proprio
• Frequentando personalmente, lo
missioni (nella simulazione così come i delegati delle scuole superiori a
scorso anno, l’Advanced Delegate
nella realt{), s’instaurino dei rappor- regalarci le maggiori soddisfazioni in
Intervista a cura di
ti diplomatici tra Stati che, pur essen- termini di riconoscimenti, a partire Course, mi è stato insegnato dai
ragazzi
dello
staff
dell’Associazione
do fisicamente, geograficamente dal vostro liceo che lo scorso anno ha
Alberto Nicotina II B
lontani, nel corso dei lavori, riescono visto 4 studenti premiati (Nivia Ca- che la diplomazia è, letteralmente,
“la
prosecuzione
della
guerra
senza
a trovare dei punti in comune, par- tarsini II B - Chiara Levorato II B,
tendo proprio dalla risoluzione di Giuseppe Puglisi ex III B - Ambra l’uso delle armi”. Puoi spiegare meproblematiche internazionali quali la Torre II E, ndr), su 11 partecipanti, glio questo concetto ai nostri lettori?
fame o le epidemie nei paesi sottosvi- un ottimo risultato che è l’emblema
30
Ricordi e considerazioni post-elezioni
S
crivo dopo aver passato una serata a guardare “Vieni
via con me” il nuovo programma su rai 3 condotto da
Fabio Fazio e Roberto Saviano, due ore di rara televisione,
che ha fornito informazione, cultura e tante risate attraverso il genio comico di Benigni. Mi ha commosso: è stato
un tripudio di storia, riflessione, speranza e amore per
questo vecchio paese. Ciò che mi ha spinto a scrivere
questo articolo è la dedizione che le persone hanno
messo in questo programma, e più generalmente nel loro
lavoro, che sarà la stessa che io metterò nel mio compito
di rappresentante. Mi sento ancora dentro la felicità che
ho provato quando Andrea Prestamburgo mi chiamò
urlandomi “Rappresentante!!” e pensare che non avevo
capito perché tutti mi avevano applaudito quando me ne
andai prima dal seggio elettorale, probabilmente per la
preoccupazione che ancora non mi abbandonava e per
scaramanzia. Ed ora sono rappresentante in questo liceo
che è cambiato tantissimo. La politica di questo istituto mi
ha sempre interessata, quasi stregata, fin da quand’ero
piccola. Sembra ieri quando ero in IV ginnasio e il grande
Salvo Tuccari mi instradava nella politica del maurolico,
portandomi con sè durante la propaganda elettorale di
quell’anno. Poi è arrivata la candidatura in V ginnasio, con
“Pippi” Versaci e già la voglia di impressionare, di far
capire a tutti quanto realmente tenevo al liceo, si era
impossessata del mio corpo e mente....che felicità quando fui fregiata del titolo di “ginnasiale più votata” ! L’anno
scorso è stato un anno di nuove scoperte all’interno del
gruppo “Use your illusions” (sì parlo proprio di voi, Presta
e Cinzietta!). L’estate e la creazione di un nuovo ciclo di
rappresentanza ha mosso un po’ le acque calme che
caratterizzavano la decennale “Use your illusions” portan-
do alla morte allegorica della lista e alla separazione di
quei pochi che erano rimasti...Ed è nata “Make it happen”, si è formato un gruppo unito e con una grande
forza di immaginazione, e
probabilmente è per questo
che vi abbiamo convinti,
perché in quello che abbiamo
detto durante la propaganda
ci credevamo e ci continuiamo a credere, e lo metteremo in atto: make it happen =
rendilo possibile! Comunque
scrivo questo articolo per
ringraziarvi con tutto il cuore,
anima e corpo per aver avuto
fiducia in me, in noi, per aver
reso un vero e proprio sogno
possibile, poche sono state le
ragazze nel consiglio di istituto o nella politica in generale,
e pochissime sono quelle che
valgono veramente, che
credono in ciò che dicono, che sanno che noi possiamo
fare bene come gli uomini, ai quali spesso diamo la nostra
fiducia perché hanno sempre avuto, dall’inizio della storia
del mondo, i ruoli fondamentali. In questo mondo in
continuo cambiamento dobbiamo dare una “shakerata”
alla società anche noi, dobbiamo farci valere, dimostrare
ciò che sappiamo fare, avere le “palle” di alzare la testa e
dire “io non ci sto, so che posso dare un buon contributo
alla società!” e non sto parlando solo della politica ma in
generale in tutti i campi. Non siamo tutte escort. Questo
fenomeno di “velinismo” circoscritto alla politica non
aiuta a promuovere la pari dignità di sessi in ogni ambito
della vita pubblica, crea uno stereotipo femminile, tramite anche la televisione dove
nella maggior parte dei programmi si vedono culi e cosce
svolazzanti, oserei dire, mortificante e diseducativo per le
generazioni nuove. Qualche
giorno fa una persona mi
diceva di non stupirmi se fra
un paio di anni le future madri
saranno orgogliose di dire
“mia figlia è una escort, è
andata con tizio..”. Ma uno
spiraglio di luce io lo intravedo, soprattutto dal risultato di
queste elezioni scolastiche
dove ben due ragazze sono
riuscite ad imporsi in questo
regime maschile. Concludo
dicendo che sono molto
orgogliosa di tutti gli studenti di questo istituto che si
sono mostrati delle menti pensanti e soprattutto fiduciose nel genere femminile. Io vi ringrazio ancora ragazzi,
spero di non deludervi. Con l’auspicio che i miei predecessori, coloro che hanno sempre riposto fiducia in me, mi
aiutino “dall’alto” e mi sostengano sempre. Grazie a tutti,
grazie Make it happen!
Arianna De Arcangelis II H
Amo la mia scuola perché...
La breccia di Porta Pia ai nostri giorni...
Altro che Camera dei Segreti...!
Le giovani Mauroliciane debbono fare i conti con
gli “spifferi d’aria” presenti nel bagno della palestra: una versione aggiornata del Colosseo!
In questa scuola è normale che, camminando per il
cortile, un bel giorno, ci si veda spuntare da sotto terra un divano. Un incantesimo degno di Harry Potter!
31
Elezioni Consiglio d’Istituto
LISTA I “SAPERE AUDE”
LISTA III “TO BE RIGHT”
LISTA II “IMAGINE”
Mariagiulia Previti III A
50
Massimo Conti Nibali III C * 167
Giovanni Piccolo III D
54
Cosimo Galletti III D
47
Carlo Cucinotta III E
114
Alessandro Candido III G
22
Francesco Garofalo III D
34
Manfredi Carnevale III C
76
Mariasole Rinciari I A
19
Chiara Passalacqua II A
23
Ferdinando Chimenz I A
54
Giorgia Giunta III D
13
Laura Basile IV A
14
Carmengiulia Rifatto II D
23
Giulia Pinizzotto V F
13
Alessio Bottari III F
11
Katerina Sisci V E
23
Andrea Turano III D
11
Giulia Recupero I C
7
Giovanni Bertolami II G
21
Gabriele Todaro IV D
8
Alberto Maimone V G
3
Emanuele Migliardo IV A
16
Cristina Rizzo V E
7
LISTA IV “WE CARE”
LISTA V “MAKE IT HAPPEN”
Massimiliano Arrigo II C *
95
Arianna De Arcangelis II H * 151
Davide Bosurgi II G
62
Carlo Benedetto III G *
101
Fausto Consolo II C
52
Antonio Crisafulli III F
68
Roberto Castorina I C
26
Luigi Genovese V G
65
Chiara Levorato II B
25
Cinzia Orlando I C
42
Cristiana Giacobbe I D
18
Andrea Prestamburgo II A
35
Chiara Zanghì IV F
15
Marco Palmeri V D
25
Arianna Toscano V A
12
Stefano Lembo I H
19
* eletto/a Rappresentante d’Istituto
Elezioni Consulta Provinciale
LISTA I “IMAGINE”
LISTA II “TO BE RIGHT”
Pierfrancesco Carpita III C
Giuseppe Romeo III E
Sergio Messina III D
155
LISTA IV “SCHOOL IN ACTION”
Roberto Saglimbeni II E
51
LISTA V “MEMENTO AUDERE SEMPER”
Giovanni Torre II H
Paola Benvenga II B *
Claudio Staiti III A **
Gabriele Lo Forti III G
315
Alessandra Verzera V G
Francesco Calogero I C
Antonio La Pedalina II A
120
LISTA VI “SAPERE AUDE”
Ettore Di Stefano II F
57
LISTA VII “COME ON OVER”
Alessio Vetrano V G
LISTA III “MAKE IT HAPPEN”
34
Andrea Pronestì II F
LISTA VIII “LABOR OMNIA VINCIT”
Francesco Trischitta II D
Valerio Calabrò II D
*eletta Consigliere Provinciale
**viste le dimissioni dell’ex Consigliere Massimo Conti Nibali III C, viene eletto Consigliere Provinciale quale primo dei non eletti
32
36
42
Gli onorevoli 2010/2011
Viaggio attraverso i gironi infernali della politica mauroliciana
U
n giorno il candidato n°47, Antonio La
Trippa, decide di entrare nel nostro regio
liceo per farsi propaganda anche tra i
giovani. Però, varcando la soglia della scuola, si
accorge di essere arrivato troppo tardi, perché la
scuola è già piena, ma che dico, straripante di
candidati. Così comincia il suo giro turistico nel
Maurolico, e, per prima cosa, nota un tizio, un
certo Roberto Castorina, che affigge su una bacheca un foglio, stile manifesto del partito comunista, con scritto perché votare la sua lista: "We
care". Alle sue spalle ecco invece i suoi compagni,
tra cui spicca il capolista vittorioso Massimiliano
Arrigo, che è stato capace di portare alla
sua seconda vittoria la lista, forse anche
con la giusta intuizione di cambiare Bob,
lasciando lo stile rasta di Marley per il più
pacato Dylan. Ma io, vedendo il piccolo
napoletano confuso, mi offro di fargli da
guida per i corridoi della scuola, e, oltrepassando la porta del cortile, scorgo,
insieme a lui, gli illuministi della scuola
(siamo messi molto male allora), i filosofi
di "Sapere aude", che speriamo accettino
stoicamente non la morte, ma i deludenti
(almeno per loro) risultati politici. Ma il
bello deve ancora venire! Ecco la storica lista "To
be right", guidata nella sua marcia verso le Termopili (cioè verso morte certa) dall'instancabile Giovanni Piccolo, che sembra ormai candidarsi per
abitudine ogni anno. All'improvviso però sentiamo
dei cori angelici che provengono dal piano di
sopra! Saliamo in fretta le scale e vediamo De
Arcangelis e Benedetto (spiegato l'arcano!) alla
guida della loro "Make it happen", accompagnati
da figure (o luoghi comuni?) come Andrea Prestamburgo, marchiato ormai come candidato
panza e presenza, e dal loro simbolo, l'araba fenice: viene spontaneo chiedersi dunque se per
vincere abbiano chiesto aiuto ad Albus Silente;
chissà quanti brogli sorretti dalla stregoneria
(hanno anche Harry Potter in lista!). Abbastanza
confusi da questo marasma vorremmo sederci da
qualche parte, ma, non abbiamo il tempo neanche di guardarci attorno, che ecco una squadra di
supereroi ci assale e ci trasporta come un fiume in
piena: il primo di questi, Massimo Conti Nibali
(vincitore del premio Nobel per l'integrità morale)
non ci da il tempo neanche di chiedere spiegazioni, che tira un'informe matassa bianca dallo zaino
mentre ci scaraventa a piedi all'aria. Ora, non so
perché, appena alzati ci troviamo con delle magliette bianche con scritto "Imagine" addosso! Il
povero La Trippa non sa più che fare, dato che
viene pure trasportato involontariamente nella
fiumara dei loro special guest(s) pronti a promettere di tutto (per la cronaca, se ora che sei salito
non mi procuri il parcheggio per il mio mezzo ti
metto sotto XD). Distrutti da questo tornado elettorale ci indirizziamo verso il “punto ristoro” (per
ristorarci), ma, tornando nel cortile, una scena
apocalittica attira la nostra meraviglia: in una
improvvisata arena stile colosseo, formata da
banchi e sedie, 16 gladiatori combattono per il
podio di consigliere provinciale! Ci informiamo
allo sportello scommesse, dove pare che la lista
del Gladiatorre sia appunto la favorita (però forse
stavolta i plebisciti del DVCE hanno fatto cilecca),
ma la lotta è ardua. In effetti la guerra di questi 16
candidati per un solo posto (stile Highlander, ne
rimarrà uno solo!) è ricca di colpi di scena: ecco i
lavoratori di "Labor vincit omnia" (Virgilio si è
rivoltato nella tomba), a destra gli illusi sognatori
di "Imagine" (stavolta è John Lennon ad essersi
rivoltato), a sinistra ancora i filosofi di "Sapere
Aude" (ecco il turno di Kant), "To be right" (voi
non avete neanche qualcuno da far rivoltare se
non noi stessi!), "Make it happen" (probabilmente
sconfitti per la mancanza di Silente, ucciso pochi
minuti prima da Piton), "Come on over" (no comment), e, infine, un'amazzone che sembra far
strage di avversari! Si chiama Paola e sembra non
solo coraggiosa, ma anche seria e responsabile a
prima vista, e allora che c'è da dire su questa
nuova vincitrice?, beh, benvenga! (oddio questa
era davvero brutta come battuta XD). Ma a fine
battaglia accade l'impensabile! Affacciato dalla
finestra con aria di comando il nostro dictator (da
intendere alla latina), si insomma, il nostro Pontefice Massimo decide di lasciare almeno la sua
carica di consigliere provinciale (menomale) al
secondo vincitore della tenzone, Claudio Staiti
(speriamo che non ci censuri l'articolo insieme ai
suoi 4 colleghi/cavalieri dell'apocalisse), coronando la vittoria totale di "School in Action". Ma, alla
fine dei giri di giostra, i veri vincitori morali di
questa tornata elettorale alla Consulta sono loro:
gli intrepidi eroi della lista 3,14, “Gutta Cavat
Lapidem”, Mario Restuccia e Marcello Turano di V
F. Al motto manzoniano di “Fate Luogo” hanno
sbaragliato la concorrenza, vincendo almeno in
simpatia. Hanno messo su un volantino il cui programma satireggiava i punti che, di classe in classe, presentavano le liste “vere”. Eccone per voi
una rapida selezione:
ed anche di tutti i cortili, anzi di tutti gli edifici di
Messina, anzi del mondo intero, tutto con i miliardi dei fondi della Provincia; Organizzazione di
tornei non solo per maschi e femmine, ma anche
per neutri, di tutti gli sport più acclamati come il
tiro al piattello, che negli anni passati ha visto
molti partecipanti al torneo internazionale tra i
licei classici, il badminton, il volano a 5 ed il lancio
del cancellino a squadre, nuovo sport olimpico;
Istituzione di una giornata dell’arte tra le scuole di
Messina ed Hong Kong, e di una relativa settimana dell’arte inserita nel mese dell’arte, dove ci
sarà arte in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Tutti gli
artisti possono partecipare, chiunque sia
in grado di disegnare una linea potrà
esporre i propri disegni; Molti di voi
hanno motorini, macchinette, monopattini e space shuttle, dunque intendiamo
costruire un parcheggio libero per tutti
gli studenti, con 1000⁵ posti per ogni
mezzo. Il parcheggio principale sarà nei
dintorni, nei pressi di San Pietroburgo,
con una sede anche direttamente
all’interno del Duomo, sul campanile ed
un posto per carri armati in ogni aula;
Organizzazione delle seguenti feste
d’istituto gratuite, abbiamo già parlato con i locali
più in voga di Messina e di La Mecca per le serate:
Festa di Inizio Anno, Cerimonia di Halloween,
Banchetto di Natale, Bisboccia di Capodanno,
Celebrazione di Pasqua, Ballo per la Festa della
Donna, Festa di Fine Anno, Party di Fine Ginnasio,
Cerimonia per la consegna dei Diplomi, Veglione
Estivo, Abbuffata Domenicale, Serata del Lunedì,
Party del Martedì, Ballo del Mercoledì, Notte del
Giovedì, Venerdì by night, Serata Sabato, Brindisi
per il Compito In Classe; Fiera del Dolce e della
Pannocchia, con stand per le patate, gli agrumi, gli
spinaci e la focaccia. Ogni mese verranno chef da
Parigi nel nostro liceo per cibarci gratuitamente;
Diffusione dello Statuto degli Studenti e delle
Studentesse con 20 copie per alunno, copie stampate sul muro, cerimonia di inizio lezioni ogni
giorno con lettura del suddetto Statuto, 20 ore
settimanali di interrogazioni sullo Statuto; Riunione per i 25 anni del Koiné, con la presenza del
Presidente Della Repubblica, del Segretario Generale dell’ONU, di Obama, di Giulio Cesare, di Giuseppe Garibaldi, di Franco Di Mare e per l’evento
verrà riesumato e riportato in vita Francesco
Maurolico.
E, salutando l'ultimo vincitore di questa
"Ragnarok" elettorale, Davide Bosurgi (neo presidente del comitato) posso accompagnare il deluso
(e alquanto sconvolto, come alla fine molti di voi
durante il periodo elettorale) Antonio La Trippa
Pubblicazione dei verbali della Consulta Provincia- all'uscita della nostra scuola, più confuso che
le e di tutte le altre consulte sul Koiné, che credo persuaso su quanto accaduto in questa giornata di
sia il giornalino scolastico, su Facebook, su YouTu- preoccupante follia.
be, sulla Gazzetta dello Sport ed anche sul TG4
Il nipote di Mubarak
(sono in corso le trattative con Emilio Fede); Ristrutturazione del Cortile Interno del nostro Liceo,
33
Reazioni alle cavolate
C
redo che, almeno una volta nella vita, vi sarà
capitato di non rispondere in modo corretto
ad una domanda che vi era stata posta da un insegnante. Supponiamo infatti che, durante
l’interrogazione di un vostro compagno,
l’insegnante ponga un quesito e, non sapendo
l’interrogato rispondere, lo rivolga a voi. Ci sono
molte varianti riguardo questa situazione: può
succedere che voi, mentre la domanda veniva
posta, foste distratti, immersi in pensieri che solo
voi conoscete, quindi non abbiate sentito la prima
parte della domanda, o, nella peggiore delle
ipotesi, non abbiate minimamente idea
dell’argomento di cui si sta parlando. In questo
caso la domanda vi coglierà di sorpresa.
Un’altra possibilità è che voi abbiate udito la
domanda ma, non conoscendo la risposta,
abbiate gettato lo sguardo sul libro nel disperato tentativo, se non di ritrovarvi miracolosamente sotto il naso l’informazione che vi serve,
almeno di nascondervi dal professore e magari
evitare che la domanda venga posta proprio a
voi. Di solito, in questo caso, il professore non
incontra il vostro sguardo e non vi chiama, anche
se può capitare che, notando il vostro patetico
tentativo di mimetizzarvi con la sedia, lo faccia.
Dopo un episodio come questo, spesso succede di
rispondere male, in modo incoerente, insomma, di
“sparare una cavolata” con i fiocchi. Incredibilmente, c’è anche qualche alunno un po’ strafottente
che, sapendo a priori di non essere in grado di
rispondere, dice di sua spontanea volontà qualcosa di assurdo e incoerente alla domanda
dell’insegnante, giusto per stimolare le risatine dei
suoi compagni, fare la figura di quello che “non ha
paura del prof”, beccandosi puntualmente il suo
US
L
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DIX
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strameritato brutto voto.
A questo punto ciò che succederà dipende
dall’insegnante e dalla gravità della cavolata.
Il professore in questione potrebbe fare uno sguardo perplesso, puntandovi addosso gli occhi e dicendo “diciamo meglio” oppure “sei proprio sicuro?” o “ pensaci meglio”. Certe volte è possibile
correggersi da soli, anche se difficilmente. Altri
professori, invece, corrugano la fronte, buttano gli
occhi al cielo, chiedendosi perché mai voi non
sappiate la risposta giusta, poi rivolgono la doman-
da a qualcun altro. Può anche essere che, preso da
un moto di bontà, il prof. faccia finta di non aver
sentito (o forse non senta davvero nonostante
siate a un metro), dicendo “cosa?” e dandovi una
chance per correggervi. L’insegnante potrebbe
addirittura essere divertito dalla vostra risposta, e
scherzarci sopra, facendovi battute del tipo “e
questo secondo quale teoria?” o cose simili. Nella
peggiore delle ipotesi, il professore si adirerà con
voi, più o meno visibilmente: potrebbe rimproverare te ed il compagno di banco, nel caso foste
distratti, e mettervi uno sul registro, iniziare a
esclamare che il vostro non è il metodo di studio
giusto e che forse non avete neanche un metodo
III A
Alunno: "Sono
bond, Don Abond"
III E
Prof.ssa: (riferendosi a Manzoni)
VD
34
Silvia Cavalli I F
Professore: "Dove muore Mastro Don Gesualdo?" Fuori diluvia. Alunna entra in classe:
Alunna: "A casa del genero…". Professore: "E chi è "Professore, siccome sono tutta bagnata,
il genero?". Alunna: "Il marito della figlia…". Pro- posso andare a chiedere ai bidelli se hanno il
fessore: "Non lo metto in dubbio…"
phon?"
Professore: "Domani porta Professoressa: "Seguiamo Professore: "cosa vuol
la giustificazione"
un ordine ortodosso nelle dire “quam multa”?
cose.."
Alunno: "Lo prometto,
"Alunno: "ehm.. la
Alunno: "Ma siamo Cattolici!"
parola di boyscout!"
quale multa! "
VB
(e probabilmente nemmeno uno studio)! Potrebbe
anche mettersi ad urlare a tutta la classe, nel caso
interroghi più persone impreparate, chiedendosi
cosa abbiano i ragazzi di questo secolo e perché
importi loro così poco della loro cultura, iniziando,
forse, ad esagerare un pochino nel generalizzare.
Oppure gli occhi del prof. diverranno color sangue,
le orecchie inizieranno a fumare, dalla loro gola si
udrà un ruggito e... ma questo solo nei cartoni
animati! Passando dalla teoria alla pratica, vorrei
illustrarvi un episodio che mi ha fatto sorridere e
riflettere: sappiamo tutti che il dittongo oe in
latino si legge e, come ae, no? Solo che ae lo
si incontra spesso, oe un po’ meno, quindi
può sfuggire la giusta pronuncia. Un bel giorno un mio compagno lesse, durante
l’interrogazione, proelio così come è scritto.
All’udire il terribile errore, rabbrividii pensando alla reazione che la professoressa avrebbe
potuto avere, riportando alla mente precedenti di anni passati. Pronta a vedere il mio
compagno, rimproverato per questo errore
banalissimo, vergognarsi della disattenzione, mi
dovetti invece ricredere. La professoressa infatti
esclamò bonariamente: “ bè, vedo che preferisci la
lettura scientifica!” e ridacchiò. Così il mio compagno si corresse subito e il tutto si risolse senza
eccessive preoccupazioni. Infine vi invito a pensare
dieci volte prima di dare una risposta di cui non
siete sicuri, perché non sempre il professore avrà
una reazione tanto pacata e le conseguenze potrebbero ricadere sul vostro voto, oltre al fatto che
potreste finire sul Discipulus dixit! :D
"Chi era la madre di Don Alejandro?".
Alunno: "Lady Gaga?!"
Professoressa: "Il verbo μισθóω si trova spesso nelle
versioni". Alunno: "Sì, professoressa. Si usa spesso
anche
nel
gioco
delle
carte…".
Professoressa:
"Davvero?". Alunno: "Sì. Soprattutto quando si gioca
a Sette e mezzo. Μισθóω, carta, μισθóω, carta… "
Professore: "Alunno parlami
della tragedia di Frinico..."
Alunno: "Si ...allora la tragedia si
chiama "La presa di Milito"..
(era la presa di Mileto)
Alunno: "Prof., mi scusi,
Vf
energia termica si scrive
E.T.?"
La Redazione
Il direttivo
I redattori
Claudio Staiti III A
Roberto Saglimbeni II E
Maria Chiara Pollicino II F
Antonio Crisafulli III F
Domenico Pino V F
Gabriele Ientile V C
Andrea Santoro V F
Riccardo Finocchiaro III C
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Arianna De Arcangelis II H
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Claudio Passaro II H
Giulia Pinizzotto V F
Ambra Sambiase II H
Ringraziamo per il loro contributo
Prof.ssa Palma Milazzo
Prof.ssa Teresa Schirò
Prof. Maurizio de Francesco
Prof. Daniele Macris
Nell’approssimarsi delle vacanze, vogliamo
porgere a tutti gli alunni, docenti ed al personale A.T.A dell’Istituto, i nostri migliori auguri
di un sereno Natale e di un felice 2011.
Prof. Raffaele Talotta
Il direttivo
Logo 2010/2011 ideato e realizzato da Domenico Pino V F
Vignetta Ipse Dixit “La prof.ssa Befana” ideata e realizzata da Federica Vitale II A
Stampato presso Società Cooperativa Spignolo a.r.l. Via Maffei, 8 - Messina tel. 090 717340 - Fax 090 6415659
35
PICCOLOMINI: "Giuseppe non è rivoluzionario,
nonostante la stella a cinque punte che porta sulla
maglietta!" (era il simbolo della Converse!)
CUCINOTTA: "Allora, non puoi scrivere prima
con la penna nera e poi con quella blu. Ma
questa volta te la faccio passare, dato che
nero e azzurro stanno bene insieme... "
MACRIS: "Teocrito introduce il colpo di fulmine, quello che i francesi
chiamano coupe de foudre e a Messina si dice palu ‘nta faccia…"
RAGNO: "Quando il virus è fagocitato... lo
infilano nell’acido, tipo i mafiosi"
GIUNTA: "Per piacere,
rispondete all’appello
in silenzio…"
CALECA: (ad un alunno che aveva il cappuccio in testa ) "V., per favore, ti trasformi
da Eminem in un alunno?"
CUCINOTTA: "Alcuni studiosi, per spaccare il capello, dicono che l’Iliade si sviluppa in 51 giorni. Altri per spaccare
ancora il capello dicono che in realtà si tratta di 51 giorni, 5
minuti e tre ore…"
RIZZO: "Voi conoscete Battiato?" – Alunno:
"Franco?" – RIZZO: "Perché? C’è qualcun altro che si
chiama Battiato?!"
(un compagno gioca al cellulare e ha lo sguardo rivolto
verso il basso)
SCOLARO: "Ma tu hai il cellulare o la cerniera aperta...?
Spero sia il cellulare!"
PICCOLOMINI: "Mi dai una retta?
Oltre a darmi retta?"
RAGNO: "Le cellule embrionali
sono quelle cellule che non sanno cosa fare da grandi!"
PICCOLOMINI: "Il coefficiente angolare m ha
un significato ben preciso"
L’Arch.
MACRIS: "Io non mi devo vergognare
guardandomi allo specchio…" – Alunna: "Perché gli altri si vergognano?"
MACRIS: "No, neanche si guardano…"
VILLARI: "C’è un vocabolario serio (guardando quello
di un’alunna).. oltre a questa schifezza?"
BAMBARA (per chiedere ad un alunno
di leggere in metrica): "Luigi, canta tu!"
FUCA’: "Svetonio era un po' il
Novella 2000 dell'antichità!"
INTERSIMONE: " Naturalmente
conoscete tutti la famosissima
storiella della formica sciupona e
della cicala parsimoniosa…"(ma
non era al contrario?!)
Alunno: "Scusi, non ho capito! Che significato
ha la lettera m?"
PICCOLOMINI: "No! Non ha nessun significato!
E' solo una lettera convenzionale!"
MACRIS: "Caligola fece senatore un suo cavallo, non molto
diverso da oggi, dove al posto
dei cavalli, nel senato ci sono
le cavalline..."
Alunno: "Professore, il mio
compagno non mette il libro
in mezzo! "
VENUTO: "Forza B. metti il
libro in mezzo"
Alunno: "Ma prof., così impara a non portare il libro!"
VENUTO: "B. ma ragiona, è
mai possibile che A. porti il
libro di fisica? Metti che lo
vedono in giro, lo prendono
per pazzo!"
RIZZO: "Di solito si è rivoluzionari a 20 anni e con
le pantofole a 40… Voi che siete con le pantofole
adesso, forse a 40 anni sarete rivoluzionari... "
SALANDRA: "Anche se mangiamo cavolfiori, nessuna parte di
noi è cavolfiore… "
MACRIS: "Le occupazioni al
Maurolico durano come la
neve a Dinnammare..."
VETRO’: "Da oggi in poi ad ogni vostra festa di compleanno pretendo
che invitiate almeno 10 escort perché
ormai non c’è festa senza escort!"
INTERSIMONE: "Ragazzi svegliatevi!!...
Vabbè che non è primavera…."
VENUTO (a un ragazzo entrato tutto affannato in classe) "Dove eri? In bagno?"
Alunno: "No, ero a parlare la prof.ssa X"
VENUTO: "Ah no, perché essendo entrato
tutto affannato pensavo fossi stato rincorso dalla tazza…"
[email protected]
Puoi leggere on-line questo giornale e rivedere le uscite passate qui:
Marina Arena nel 2005 ha partecipato, con il
http://www.maurolicomessina.it/koine_2010_2011.ph
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