INDICE
SESSIONE: LIBERA
Abstracts dei posters
Abitudini alimentari scorrette nei coronaropatici: è possibile
correggerle con un semplice programma di educazione sanitaria?
123
Outcomes soggettivi come indicatori della qualità dall'assistenza
ricevuta: misure di soddisfazione e di stato di salute
124
Un percorso di autovalutazione in un servizio di Medicina e Fisica
Riabilitativa
125
Guida
all'autodiagnosi
organizzativa
come
strumento
di
miglioramento: l'esperienza del Dipartimento di Diagnostica per
Immagini dell'Azienda USL di Modena
127
Day Hospital chirurgico a Correggio, sondaggio a questionario del
"Benessere " del paziente
128
Ospedale senza fumo. La strategia degli Istituti Ortopedici Rizzoli
Rizzoli di Bologna contro il tabagismo
129
Il progetto "Ospedali senza Fumo " della rete HPH Regione Piemonte
131
"Ospedali e Servizi Sanitari senza fumo " in Emilia Romagna
132
"Chi Fuma in Ospedale?" da un indagine epidemiologica alla
costruzione di percorsi di salute
134
Andamento e modificazioni dell'abitudine al fumo tra i ragazzi delle
scuole medie superiori di Forlì
135
Lotta contro il tabagismo nelle strutture sanitarie: iniziative messe in
atto dall'Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia
137
Progetto ospedale senza fumo. Applicazione ai servizi territoriali
139
Progetto "Ospedale e servizi sanitari senza fumo" le azioni dell'Azienda
USL di Ravenna
140
Progetto "Stop al Fumo "
141
"Scegli di volerti bene! Smetti di fumare": un modo di fare salute
nell'azienda ospedaliera Carreggi di Firenze
143
Progetto Star Bene in Ospedale
144
Creazione di una compagnia teatrale stabile propria costituita da
pazienti seguiti dal dipartimento di salute mentale (DSM), operatori,
artisti professionisti
150
Ospedale Senza Dolore
152
Smile: iniziative di formazione professionale ed umana dell'infermiere
153
Uscire dal fortino per costruire insieme ai cittadini un "Patto Reale e
Significativo"
154
"Acquario, Musica e colori in Ospedale" il nuovo Day Hospital
oncologico dell'Ospedale di Guastalla
155
La carta dei valori e degli impegni dell'Arcispedale Santa Maria Nuova
di Reggio Emilia
157
Malnutrizione: un progetto per valutarsi e crescere insieme
158
Un opuscolo semplice per capire come migliorare la propria
alimentazione
160
HACCP da vincolo giuridico ad opportunità gestionale
161
Impostare "oggi" corretti schemi alimentari, vuol dire "investire bene"
per la salute di domani
162
Pranza con noi ... un menù gradito anche per chi deve seguire una dieta
speciale
164
Metodologia di valutazione dell'organizzazione dei
ristorazione ospedaliera nell’ASL sperimentale di Lodi
165
servizi
di
"Alimentarsi bene per crescere meglio": progetto di epidemiologia e
prevenzione per le scuole elementari della provincia di Reggio Emilia
166
"Amico Cibo": progetto pilota per una nuova cultura della
alimentazione
167
Programma locale per l'emergenza ospedaliera. (HELP: Hospital
Emergency Local Program)
169
Istituzione di un servizio polifunzionale peril monitoraggio dei pazienti
affetti da ipertensione arteriosa e dei famigliari degli stessi
170
Continuità delle cure: collaborazione e integrazione tra MMG, fisiatri e
Fisioterapisti nell'ambito dell'Assistenza Domiciliare Integrata
171
Continuità delle cure: collaborazione ed integrazione tra PLS e
referenti delle UU.OO. pediatriche delle strutture ospedaliere
pubbliche e private accreditate al territorio
173
Monitoraggio e cura delle patologie da importazione. Progetto di
integrazione tra U.O. Malattie Infettive dell'Azienda Ospedaliera
S.Anna e le strutture territoriali di provenienza per la profilassi del
viaggiatore internazionale dell ASL della provincia di Como
174
Il lavoro di équipe determina migliori risultati assistenziali. Alcuni
indicatori di attività utilizzati nelle sezioni di LDPARE della AUSL di
Reggio Emilia
176
Un modello di continuità assistenziale di cure palliative rivolto ai
pazienti terminali: il circuito tra cure domiciliari ed hospice
178
Proposta di un percorso integrato ospedale-territorio per la continuità
assistenziale nelle fasi di accesso alla struttura ospedaliera per
ricovero urgente, ordinario e in regime di Day Hospital
179
Proposta di un percorso integrato Ospedale-territorio per la continuità
assistenziale con particolare riferimento al paziente problematico, nella
fase di dimissione della struttura ospedaliera
180
Continuità assistenziale infermieristica domicilio-Ospedale
182
Un'alleanza per la salute in età pediatrica
183
Comunicazione interprofessionale: un progetto per migliorare la
continuità delle cure
184
Percorsi riabilitativi di pazienti operati di artroprotesi d'anca e del
ginocchio
185
Continuità delle cure per pazienti non autosufficienti ed oncologici
186
Dimissioni Protette
187
La dimissione precoce/protetta della puerpera e del neonato fisiologico
191
Disease Management e Diabete
195
Progetto per la gestione del paziente affetto da neoplasia polmonare disease management -
196
La Divisione di Geriatria dell'Azienda ospedaliera e la Rete dei Servizi
per la popolazione anziana: un percorso organizzativo volto a
migliorare la continuità assistenziale
197
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
SESSIONE
“LIBERA”
122
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
POSTERS
ABITUDINI ALIMENTARI SCORRETTE NEI CORONAROPATICI: E' POSSIBILE
CORREGGERLE CON UN SEMPLICE PROGRAMMA DI EDUCAZIONE
SANITARIA?
Giuseppe Gibelli, Elena Gnocchi, Rocco Galati, Luigi Fantini,Roberto Giunta.
Divisione di Riabilitazione Cardiorespiratoria. PO. Zappatoni ASL MI 2. Cassano
d'Adda(MI)
SCOPI DEL PROGETTO:
1) ottenere dati epidemiologici sulle abitudini alimentari di una popolazione non
selezionata di pazienti coronaropatici che afferiscono ad una unità operativa di
riabilitazione.
2) valutare la possibilità di modificare favorevolmente le abitudini alimentari con
strumenti di educazione sanitaria.
METODI
Tutti i pazienti ricoverati nella UO di riabilitazione cardiologica ricevono all'ingresso un
questionario sulle abitudini alimentari con semplici spiegazioni individuali sulla
compilazione. Successivamente ogni paziente partecipa ad almeno due sedute di
educazione alimentare interattive, a una seduta di educazione sanitaria dedicata a
promuovere la conoscenza della cardiopatia ischemica, dei fattori di rischio e alle
tecniche per il controllo degli stessi, a una seduta di gruppo sugli aspetti psicologici con
particolare riguardo alla gestione dello stress e della depressione. I questionari vengono
somministrati nuovamente dopo tre mesi.
Test lipidemici, glicemia, uricemia, fibrinogeno, vengono eseguiti nell'ambito della buona
pratica medica; non vengono utilizzati per i confronti, non essendo disponibili dati di base
affidabili(i pazienti all'arruolamento sono reduci da vicende ospedaliere complesse che
certamente possono averli alterati). Si valutano le variazioni della prevalenza di abitudini
alimentari scorrette per alcuni aspetti pre-selezionati tra il primo e il secondo
questionario.
RISULTATI
I questionari somministrati all' ingresso ai primi 102 pazienti rivelano che:
• il 31% non fa mai colazione;
• il 65% consuma solo 1 porzione di legumi al mese o meno;
• il 45%, 7 o piu' porzioni di carne o salumi alla settimana,
• il 53%, 7 o piu' porzioni di formaggio alla settimana;
• l 50% non mangia mai pesce.
COMMENTO
I dati indicano un'ampia prevalenza di abitudini alimentari scorrette, teoricamente
suscettibili di miglioramento, in una popolazione non selezionata di pazienti
coronaropatici. Dati successivi indicheranno se la metodologia proposta é efficace.
123
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
OUTCOMES
SOGGETTIVI
COME
INDICATORI
DELLA
QUALITA'
DELL'ASSISTENZA RICEVUTA: MISURE DI SODDISFAZIONE E DI STATO DI
SALUTE.
Mannino S.1,2, Mosconi P3, Groth N.3,4, Cambiè G.], Stroili M.1, Belloli A.1, Apolone
G.2,3
1 ASL Sperimentale della Provincia di Lodi
2 Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Tecnologie Biomediche Avanzate
3 Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri
4 Istituto di Igiene, Università degli Studi di Siena
RAZIONALE
L'utente rappresenta una preziosa fonte di informazioni o giudizi su aspetti generali o
specifici relativi ad un momento assistenziale o ad un trattamento, indicatori soggettivi
oggi considerati complementari agli indicatori di beneficio clinico per descrivere la
qualità dell'intervento sanitario. In ottemperanza alle deliberazioni della Regione
Lombardia per l'attuazione del Sistema Qualità, la ASL Sperimentale della Provincia di
Lodi ha iniziato un progetto per rilevare routinariamente questi indicatori, avendo prima
valutato sia gli strumenti più appropriati e di più facile utilizzo sia le modalità di
applicazione più idonee. Questo progetto è condotto in collaborazione con l'Istituto di
Ricerche Farmacologiche Mario Negri, nell'ambito del progetto M.I.O.S. (MIsure di
Outcome Soggettive).
OBIETTIVI
1) Istituire ed implementare un sistema "sostenibile" di rilevazione del grado di
soddisfazione e dello stato di salute percepito su un campione rappresentativo degli
assistiti della ASL di Lodi, utilizzando metodiche e strumenti scientificamente
validati che consentano analisi quantitative e di confronto dei dati rilevati.
2) Integrare le informazioni acquisite nei programmi di formazione degli operatori, al
fine di migliorare la qualità dell'assistenza.
MATERIALI E METODI
Il progetto si articola su tutte le strutture del Presidio Ospedaliero unico della ASL in un
periodo p di tempo di 18 mesi. Sono presi in considerazione 4 momenti dell'interazione
tra la struttura sani- co tana e l'assistito: al termine di un periodo di degenza ordinaria; al
termine di una degenza in regi- 0 me di day-hospital/day surgery; dopo un contatto con il
Pronto Soccorso; dopo un contatto con il AR Centro Unico Prenotazione (CUP) per
prestazioni ambulatoriali. Il progetto prevede sia la valuta- R zione della qualità percepita
dal soggetto attraverso l'uso di misure di soddisfazione dell'assisten- vil za, sia la
valutazione (dove appropriata), dell'esito attraverso l'uso di misure dello stato di salute o
auto-riferita.
FASI OPERATIVE
1. Revisione della letteratura sugli strumenti e gli approcci metodologici, al fine di
identificare uno strumento idoneo ad una corretta misurazione della soddisfazione degli
assistiti, che tenga conto dei requisiti minimi di informazione richiesti dalla regione
Lombardia, così come della proposta dell'ISTAT di utilizzare in Italia un questionario già
strutturato e concordato in sede europea. 2.
2. Studio pilota per valutare la validità ed applicabilità dello strumento identificato.
124
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
Indagine sulle priorità/preferenze assegnate dai cittadini ai vari aspetti dell'assistenza, al
fine di consentire una corretta analisi dei risultati con confronti tra varie strutture: a)
indagine qualitativa ("focus groups"); indagine quantitativa ("utilities").
3. Rilevazione su campioni rappresentativi della popolazione degli assistiti al fine di
sperimentare l'impatto di diverse strategie e metodi di rilevazione sulla qualità dei dati
(attendibilità/validità, "compliance" degli assistiti alla rilevazione stessa) e la loro
"sostenibilità" nel tempo: consegna in reparto; spedizione postale; CATI (Computer
Assisted Telephone Interview).
4. Sintesi delle informazioni e delle esperienze acquisite nelle fasi precedenti:
- implementazione a regime dello strumento identificato utilizzando appropriate
metodiche di rilevazione su un campione rappresentativo dei dimessi (30%) e
dei richiedenti prestazione ambulatoriale presso il CUP
- analisi periodiche dei risultati, che consentano di stimare correttamente il grado
di soddisfazione degli assistiti e di esprimerlo quantitativamente al fine di
misurare possibili differenze tra le varie strutture o in una stessa struttura in
tempi successivi
- integrazione nei programmi di formazione degli operatori previsti nell'ambito del
Programma Qualità delle informazioni acquisite a tutti i livelli ed in tutte le fasi
del progetto in particolare sulle criticità emerse. La rilevazione a regime del
grado di soddisfazione degli assistiti potrà pertanto misurare anche l'impatto
effettivo di alcune componenti di questo progetto sulla qualità dell'assistenza
erogata
- rilevazione a regime dello stato di salute percepito attraverso la
somministrazione del questionario SF-12 di qualità della vita al campione
rappresentativo dei dimessi.
UN PERCORSO DI AUTOVALUTAZIONE IN UN SERVIZIO DI MEDICINA
FISICA E RIABILITATIVA
Medicina Fisica e Riabilitativa: E.Benuzzi, M. Frassini, V.Gherardi
Sistema Qualità AUSL Modena: L.Franchini, LBoni, L.Iannotti, E Novaco, M.Pivetti,
N.Poppi
CONTESTO
L'Accreditamento, inteso come metodologia per dare credito ad una struttura che è
organizzata, lavora, eroga prestazioni e servizi, determinando risultati secondo criteri di
buona qualità delle cure, comporta un approccio "sistemico" cui concorrono
responsabilità della Direzione, dei professionisti, ed il contributo dei cittadini-pazienti, in
sinergia e nel rispetto delle specifiche competenze.
OBIETTIVI
Allo scopo di sperimentare l'applicabilità del modello di Accreditamento della Regione
Emilia Romagna abbiamo ritenuto necessario attivare un percorso che preveda un
125
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
approccio graduale privilegiando l'Autovalutazione come metodo per leggere la propria
organizzazione coinvolgendo gli operatori nella verifica dei propri risultati.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ ED INDICATORI
Vengono presentati il percorso ed i risultati dell'esperienza condotta nel servizio di
Medicina Riabilitativa del Presidio Ospedaliero di Sassuolo (AUSL di Modena). Il
percorso si è svolto con attenzione alle tre dimensioni di qualità del servizio:
1. dal punto di vista dell'organizzazione
2. dal punto di vista dell'operatore
3. dal punto di vista dell'utente
Come strumento è stata scelta la "Lista di Verifica" predisposta dalla Regione Emilia
Romagna per la verifica dei requisiti necessari per l'Accreditamento ed i "Requisiti
specifici per l'Accreditamento delle strutture di Medicina Fisica e Riabilitazione". Per
facilitarne l'utilizzo, la griglia è stata semplificata e, tra i requisiti proposti, sono stati
selezionati quelli idonei ad una Unità Operativa ospedaliera.
Sono state costruite 3 Tabelle di indicatori qualitativi e quantitativi (allegate al capitolo
"Verifica dei risultati" del modello di Accreditamento della Reg. Emilia Romagna), per
esplorare tutte le aree della struttura e per completare l'autodiagnosi organizzativa.
a. Indicatori per valutare la soddisfazione e la motivazione degli operatori.
Lo strumento usato è stato un questionario le cui domande sono sostanzialmente riferibili
a quattro grandi temi:
La comunicazione interna e la circolazione delle informazioni
Formazione ed aggiornamento professionale
Percezione del proprio ruolo ed autonomia professionale
Relazioni interpersonali e gestione delle criticità
b. Indicatori di qualità percepita dall'utenza
In tale contesto il Servizio di Medicina Fisica e Riabilitativa ha partecipato al progetto
aziendale che ha portato alla costruzione della "Carta dei Servizi" definendo propri
Standard ed impegni per il miglioramento delle prestazioni offerte dal servizio.
All'assunzione e conseguente comunicazione all'esterno degli impegni assunti è seguita la
fase di valutazione del loro rispetto attraverso:
1) autovalutazione sugli standard della Carta dei Servizi
2) valutazione esterna tramite un questionario agli utenti le cui domande hanno esplorato
aspetti di qualità percepita legati al tempo di attesa, alla privacy, all'accoglienza,
all'orientamento nelle strutture sanitarie e alle relazioni interpersonali.
c. Indicatori di efficienza (Economici, di attività, di risorsa)
Rispetto alla qualità tecnico-professionale è stato costruito un set di indicatori all'interno
del Servizio. Il percorso prevede l'elaborazione dei risultati i cui indici costituiranno gli
standard di riferimento per le azioni di miglioramento successive.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI
Il percorso di Autovalutazione sviluppato ha evidenziato la necessità, per gli operatori, di
definirsi e descriversi rispetto alla propria professione non solo per le competenze di tipo
tecnico, ma anche per competenze di tipo organizzativo e relazionale. In considerazione
dei dati emersi si ipotizza un primo percorso di miglioramento, relativo ad una delle aree
ritenute più critiche (Formazione e aggiornamento professionale, Relazioni interpersonali
e gestione delle criticità).
126
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
GUIDA ALL'AUTODIAGNOSI ORGANIZZATIVA COME STRUMENTO DI
MIGLIORAMENTO: L'ESPERIENZA DEL DIPARTIMENTO DI DIAGNOSTICA
PER IMMAGINI DELL'AZIENDA USL DI MODENA.
Sistema Qualità - AUSL Modena: Lorena Franchini - Dirigente Biologo;
Viola Damen - Medico Specializzando;
Luisa Iannotti - Capo Sala;
Francesca Novaco - Dirigente Medico;
Mario Bertolani - Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini
Le organizzazioni professionali (Dipartimenti) sono oggi chiamate a funzioni di
responsabilità nella gestione appropriata delle risorse assegnate a partire dagli obiettivi
del PSN i professionisti dovranno definire le proprie missioni, i propri obiettivi e
pianificare strategie di miglioramento. In particolare il PSR dell'Emilia-Romagna
individua nel governo clinico lo strumento più idoneo per realizzare il miglioramento
continuo della qualità dei servizi e salvaguardare alti standard sanitari. In
un'organizzazione miglioramenti sostanziali e stabili possono essere ottenuti solo
introducendo una fase strutturata di analisi e di verifica dei propri risultati.
(Autovalutazione/Autodiagnosi) E' stata pertanto elaborata una guida come strumento
metodologico a disposizione dei professionisti per gestire la propria struttura
organizzativa. La guida infatti, fornisce indicazioni per gestire un Dipartimento e si
integra, nella fase di pianificazione della struttura sanitaria, con tutti gli altri strumenti a
sostegno del miglioramento proposti a livello istituzionale. La guida contiene un modello
di autodiagnosi adattato alla realtà sanitaria (in allegato), disegnato sulla base di quello
proposto da EFQM (European Foundation for Quality Management) e modificato da T.
Conti per l'Autodiagnosi Organizzativa. Il modello originale rappresenta l'organizzazione
nelle sue tre componenti principali: risultati, processi e fattori sistemici. L'adattamento
alla realtà sanitaria ha riguardato in particolare l'area obiettivi/risultati così come
suggerito dalla "Relazione Annuale 1999" - ASR Emilia Romagna in cui sono identificate
le seguenti categorie:
- migliorare la salute
- contrastare la malattia
- governare l'azienda
- contributo e soddisfazione degli stakeholders (dipendenti, cittadini, associazioni
di volontariato, istituzioni locali)
La guida dà indicazioni metodologiche ed operative sulla valutazione dei risultati in
un'organizzazione professionale, consente il successivo confronto con gli obiettivi
assegnanti e la ricerca delle cause che li hanno generati nei processi e nei fattori sistemici
(aree in cui vengono messi in campo gli strumenti del Governo Clinico).
Processi e fattori sistemici comprendono, la direzione aziendale, le strategie e i piani, le
risorse umane ed altre risorse, ma anche caratteristiche "soft" intangibili (leadership,
valori, motivazione, coinvolgimento) che sfuggono ai sistemi di misura ma che
contribuiscono all'eccellenza delle organizzazioni. In tal modo i professionisti hanno a
disposizione una guida che descrive l'intero processo di autovalutazione/autodiagnosi.
Attualmente è in atto la fase sperimentale di applicazione presso il Dipartimento di
Diagnostica per Immagini dell'Azienda USL di Modena.
127
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
Modello per la diagnosi del sistema azienda nel caso di un'azienda sanitaria
L
E
A
D
E
R
S
H
I
P
⇒
S
T
R
A
T
E
G
I
E
GESTIONE DEL
PERSONALE
⇒
P
I
A
N
I
⇒
ARCHITETTURE
ORGANIZZATIVE
⇒
⇒
P
R
O
C
E
S
S
I
E
⇒
⇐
FATTORI SISTEMICI
⇒
RISORSE
⇒
⇒
MIGLIORARE LA
SALUTE
⇒
CONTRASTARE LA
MALATTIA
⇒
GOVERNARE
L’AZIENDA
⇒
⇐PROCESSI⇒
CONTRIBUTO E
SODDISFAZIONE
STAKEHOLDERS
⇐RISULTATI⇒
DAY
HOSPITAL
CHIRURGICO
A
CORREGGIO.
SONDAGGIO
A
QUESTIONARIO DEL "BENESSERE" DEL PAZIENTE
Belluzzi, Dal Porto, Mastrovito, Rustichelli
Ospedale S. Sebastiano Correggio Day Hospital, Ambulatoriale - Comparto Operatorio
La rimodulazione della rete ospedaliera reggiana ha portato a trasformare il reparto di
Chirurgia di Correggio in un Day Hospital chirurgico Polispecialistico, creando tutta una
serie di problematiche tecniche-organizzative-relazionali che abbiamo affrontato con
entusiasmo. Per valutare l'efficacia dei nostri sforzi, abbiamo consegnato un questionario
ad un campione di pazienti nell'anno 1998 e nell'anno 1999 per avere un feed-back
relazionale con l'utenza.
Il risultato più importante è stato la gran percentuale di risposte ottenute e la scoperta che
il "comfort" per il paziente è solo in minima parte legato alla sistemazione alberghiera,
maggiormente dipende dal sistema organizzativo e dalla disponibilità degli operatori.
Gli attuali nostri indirizzi chirurgici di "chirurgia gentile", migliorando il post-operatorio,
rendono più favorevole il rapporto con i pazienti ed il loro coinvolgimento nell'iter
diagnostico-terapeutico.
128
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
OSPEDALE SENZA FUMO. LE STRATEGIE DEGLI ISTITUTI ORTOPEDICI
RIZZOLI DI BOLOGNA CONTRO IL TABAGISMO
La strategia aziendale che gli Istituti Ortopedici Rizzoli hanno deciso di seguire fin
dall'inizio per arrivare a trasformare i propri spazi in ambienti di lavoro e di cura liberi dal
fumo e dunque salubri è stato di tipo informativo-formativo anziché coercitivo.
Fondamentali sono stati, in fase preliminare, gli incontri con tutti gli operatori dei reparti
e servizi: dai quadri apicali ai dirigenti intermedi (capo-sala e coordinatori) fino all'équipe
operative. Il fine di tali incontri è stato quello di informarli e sensibilizzarli sulle finalità e
le attività del progetto aziendale contro il fumo, ma anche di coinvolgerli e impegnarli
attivamente affinché iniziassero a dare l'esempio con il loro comportamento (per esempio
non fumando in divisa nei luoghi aperti al pubblico).
Intanto nel maggio 1999 si è ufficializzata l'istituzione della Commissione aziendale per
l'Ospedale senza fumo di cui è stato nominato un responsabile dotato di poteri reali
nell'ambito delle iniziative concernenti il fumo. Occorre qui sottolineare la conflittualità
che l'applicazione del divieto di fumare suscita sia con fumatori, specie se operatori, sia
con i non fumatori. Di qui la necessità di individuare come responsabile una persona e
investita di poteri reali dal mandato della Direzione aziendale) dotata di autorevolezza in
grado di poter riprendere chiunque, a prescindere dalla sua collocazione nella gerarchia
aziendale.
Il progetto aziendale contro il fumo è stato articolato in varie fasi:
1. sperimentazione di una prima iniziativa antifumo limitatamente a una divisione degli
Istituti,
2. rilevazione della diffusione del fenomeno fumo tra tutti gli operatori degli Istituti,
3. elaborazione, sperimentazione e applicazione di una nuova segnaletica antifumo, e
progressiva estensione del divieto nelle aree protette,
4. iniziative di regolamentazione del fumo e organizzazione di corsi intensivi per
promuovere la riduzione/cessazione del fumo.
1. La prima iniziativa antifumo è stata intrapresa sperimentalmente presso una divisione
di degenza degli II.OO.R. tra l'ottobre 1997 e l'aprile 1998. L'iniziativa mirava, in primo
luogo, a indurre il personale infermieristico a riflettere sui propri comportamenti auto- ed
etero-lesivi (di rischio per i fumatori e di tolleranza per i non fumatori): riflessione che è
stata preliminare alla fase finale del progetto, chiamata emblematicamente "settimana
alternativa di vita" per l'impegno ad astenersi, dopo graduale riduzione, dal fumare per
un'intera settimana anche al di fuori dell'orario di lavoro.
2. Nel settembre 1998 è stata intrapresa una indagine estesa a tutto il personale degli
Istituti, finalizzata alla rilevazione degli aspetti sia quantitativi che qualitativi del
tabagismo. Lo strumento utilizzato è stato quello del questionario anonimo, articolato in
due parti differenziate, una per i fumatori, indagante i comportamenti di consumo e le
motivazioni alla disassuefazione, e una per i non fumatori, indagante gli atteggiamenti
verso i fumatori. In tale occasione è stata proposta la preiscrizione a un corso intensivo
per smettere di fumare, che si era già previsto di attivare nel progetto aziendale di
istituzione del centro antifumo, sì da farlo rientrare a pieno titolo tra le attività permanenti
di quest'ultimo. Ai non fumatori, invece, è stata chiesta la disponibilità non solo a parteci-
129
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
pare attivamente a campagne dissuasive contro il fumo, ma anche a fornire supporto ai
colleghi che intendessero smettere di fumare. Gli operatori che hanno compilato il
questionario sono stati 914 su un totale di 1096 dipendenti, pari all'83%. L'impegno è
quello di ripetere tale indagine almeno ogni due anni, per poter monitorare
diacronicamente il fenomeno.
3. Si è elaborata una nuova segnaletica, basata su messaggi educativi piuttosto che
proibitivi, e se ne è sperimentata l'efficacia comunicativa in diverse tipologie di servizi
(tre divisioni di degenza chiuse al passaggio del pubblico, un servizio di cura per interni
ed esterni, un'area amministrativa, e una divisione di degenza oggetto - per le sue
caratteristiche architettoniche - di intenso passaggio anche di esterni). La sperimentazione
ha comportato il sondaggio, presso operatori, utenti e visitatori, del gradimento della
segnaletica: attraverso questionario si è valutata la chiarezza e l'efficacia del messaggio, e
la capacità della sua grafica nell'attirare l'attenzione. Si è inoltre cercato di avere
suggerimenti di slogan e immagini per aiutarci a migliorare la cartellonistica stessa, che è
andata ad affiancare la segnaletica ufficiale apposta nelle zone protette. Utile si è rivelata
anche la strategia che ci ha portato a togliere i posaceneri da tutte le zone con divieto di
fumare. Inizialmente i posaceneri erano stati utilizzati per invitare, con una segnaletica
apposita, i fumatori a spegnere la sigaretta molto più efficace è stato invece toglierli
completamente, la riduzione dei fumatori è stata molto evidente. Anche
nell'individuazione degli spazi protetti si è proceduto inizialmente con gradualità, dando
la priorità ai percorsi dei pazienti (per esempio, percorsi operatori), alle aree di degenza e
agli ambulatori, alle sale riunioni, per arrivare il 31 maggio 2000, in occasione della
giornata mondiale contro il fumo a decretare gli Istituti "Ospedale senza fumo",
estendendo il divieto a tutti i luoghi aperti al pubblico.
4. La predisposizione del Regolamento aziendale si è resa necessaria non solo per attivare
i corsi per smettere di fumare e per la formazione di conduttori di corsi intensivi per
smettere di fumare, ma anche per individuare, come previsto dalla normativa, il personale
(Agenti accertatori) preposto a vigilare sul rispetto del divieto: è stato individuato un
Agente accertatore (da noi definito Educatore alla salute) per ogni unità organizzativa,
preferendo per le unità di degenza una figura infermieristica: infatti la natura relazionale
ed educativa dell'assistenza infermieristica, il suo impegno in campo preventivo e
nell'identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività, oltre al contatto
continuativo con pazienti e utenti, ne fanno il professionista più idoneo ad affermare
l'approccio educativo al problema.
Gli Agenti accertatori sono stati preventivamente formati non solo sui contenuti della
normativa, ma anche sulle modalità educative più idonee per svolgere le proprie funzioni
senza dover ricorrere sempre e prioritariamente alle sanzioni pecuniarie.
I corsi intensivi per promuovere la riduzione/cessazione del fumo (basati su tecniche
cognitivo-comportamentali apprese all'interno di un gruppo "aperto" di mutuo aiuto) sono
stati aperti anche a familiari e conviventi degli operatori (poiché risulta molto difficile, se
non impossibile, smettere di fumare quando all'interno del proprio contesto di vita vi
siano uno o più fumatori), nonché ai pazienti e ai loro familiari e alla cittadinanza in
generale.
Infine gli II.OO.R. si sono affermati come polo formativo per la realizzazione di corsi per
conduttori di corsi intensivi per smettere di fumare, organizzati in collaborazione con
l'Assessorato alle Politiche Sociali della Regione Emilia-Romagna e rivolti agli operatori
130
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
dei servizi sanitari competenti per il tabagismo delle diverse realtà sanitarie (Aziende
sanitarie ed ospedaliere) della regione: infermieri professionali, medici, psicologi,
educatori, assistenti sanitari...
ISTITUTI ORTOPEDICI RIZZOLI
Centro Antifumo - Educazione alla salute Via G. C. Pupilli 1, 40136
IL PROGETTO "OSPEDALI SENZA FUMO" DELLA RETE HPH REGIONE
PIEMONTE
Rete HPH Regione Piemonte: AASSLL 2,4,9,11,16,18,19,20,21,22 ASOAL,NO,TOMolinette
Il problema dell'abitudine al fumo è sempre di scottante attualità nel nostro Paese dove,
nonostante un movimento di opinione ed un nuovo atteggiamento culturale, rimane
ancora elevato il numero dei fumatori e di conseguenza le malattie fumo-correlate
rappresentano un gruppo di patologie molto diffuse.Da queste premesse nasce l'esigenza
che il problema fumo venga affrontato alla radice nelle strutture sanitarie, dove ancora si
riscontra un'elevata percentuale di fumatori (30/40%) tra i dipendenti. Pertanto ci è parso
prioritario l'intervento educazionale a livello degli operatori sanitari (OS), sia per
aumentarne le conoscenze sui problemi connessi al fumo, sia per ridefinire il loro "ruolo
esemplare" rispetto all'Utenza. Un ulteriore obiettivo era rappresentato dalla necessità di
stimare adeguatamente l'abitudine al fumo del personale sanitario, valutando nel
contempo la percezione che i pazienti hanno di come la struttura sanitaria affronta il
problema fumo.Infine ci si è proposti di disegnare linee guida comportamentali specifiche
per le strutture ospedaliere, favorendo nel contempo interventi attivi sul personale
dipendente, sui ricoverati ed i visitatori. L'attuazione del progetto si è svolta attraverso 11
fasi successive:
1. Istituzione di un Centro di documentazione bibliografica presso l'ASO di Alessandria
2. Indagine epidemiologica sull'abitudine al fumo negli OS e nei pazienti ricoverati,
mediante
adesione al progetto AIPO che prevedeva la somministrazione di 2 questionari appositi
3. Mostra percorso del fumo per sensibilizzare gli OS e pubblicizzare le iniziative
intraprese
4. Corso centralizzato per formatori per avere la disponibilità nelle Aziende di personale
qualificato da adibire al trattamento dei fumatori mediante gruppi di auto aiuto
5. Corsi per facilitatori realizzati in ogni Azienda dal personale precedentemente formato
6. Iniziative di counselling nelle unità operative (UO)aziendali con informazioni dirette a
gruppi target nei reparti con patologie fumo correlate e suggerimenti pratici agli OS ivi
operanti
7. Distribuzione di materiale informativo nelle UO aziendali
8. Apertura di ambulatori del fumo per il trattamento di OS e pazienti,con approccio
multidisciplinare
131
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
9. Test di Faghestom inserito in tutte le cartelle cliniche delle UO aziendali
10. Riunioni con le scuole e corsi per docenti delle scuole medie inferiori, per estendere
gli obiettivi del progetto all'intero ambito cittadino
Il progetto è stato iniziato da 9 Aziende sanitarie, 8 delle quali hanno completato le prime
4 fasi del programma. Quattro aziende hanno poi aperto un ambulatorio antifumo ed
hanno formato in loco alcuni OS per la conduzione dei gruppi di auto aiuto, che hanno
avuto un notevole successo tra gli OS, con buoni risultati a breve termine.Il test di
Faghestrom è stato inserito in tutte le cartelle cliniche degli ospedali di Asti e Vercelli,
dove si sono svolti anche iniziative di counselling nei reparti. Tre Aziende sanitarie
territoriali hanno invece iniziato un lavoro con le scuole pubbliche. Nel corso del progetto
altre 4 ASL si sono aggregate al gruppo iniziale, e stanno percorrendo il percorso
dall'inizio del programma.
In conclusione si può definire molto soddisfacente il percorso svolto negli ultimi due
anni, che ha consentito di creare una cultura "positiva" nell'approccio al problema fumo,
evitando interventi troppo coercitivi per privilegiare scelte di condivisione e di
aggregazione su principi di solidarietà e di salute pubblica.La nutrita partecipazione degli
OS ai corsi di disassuefazione è il primo indicatore della riuscita dell'iniziativa, mentre è
prevista a breve termine una seconda somministrazione di questionari agli OS e agli
Utenti, per valutare l'impatto del progetto a 2 anni dall'inizio.
"OSPEDALI E SERVIZI SANITARI SENZA FUMO" IN EMILIA-ROMAGNA
Paola Antonioli, coordinatore Progetto "Ospedali senza fumo" H.P.H. Assessorato alla
Sanità
Regione Emilia-Romagna. Direzione Medica di Presidio Azienda Ospedaliera di
Ferrara.
Maurizio Laezza, coordinatore Progetto regionale Tabagismo, Ufficio Tossicodipendenze
Assessorato Politiche Sociali Regione Emilia-Romagna
CONTESTO
La Regione Emilia-Romagna con Delibera di Giunta n. 785/1999 ha avviato il "Progetto
regionale Tabagismo", finalizzato a perseguire gli obiettivi generali del Piano Sanitario
Nazionale e Regionale concernenti la riduzione dell' abitudine al fumo nella popolazione
generale. Il Progetto H.P.H. prevede specifici interventi orientati a promuovere la cultura
del non-fumo in ambito ospedaliero. Si è pertanto deciso di costituire, in un ottica di
alleanza e di ottimizzazione delle risorse, un unico gruppo di lavoro regionale composto
di referenti di entrambi i Progetti.
OBIETTIVI E FASI DI REALIZZAZIONE:
1) rendere operativa la normativa anti-fumo negli Ospedali e nei Servizi Sanitari;
2) sensibilizzare il personale sanitario affinché si proponga come esempio di non
fumatore;
3) realizzare interventi nei confronti dei pazienti fumatori per aiutarli a smettere di
fumare;
132
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
4) sviluppare sinergie con le altre iniziative contro il fumo presenti nella comunità.
Polopolazione-target: personale sanitario, popolazione servita, popolazione generale
Indicatori di struttura, di processo e di esito. La valutazione complessiva del progetto
prevede due indicatori generali:
1) ridurre del 50% in tre anni il numero di fumatori che non rispettano il divieto di fumo
negli ospedali e servizi sanitari;
2) ridurre del 30% in tre anni il numero dei fumatori tra gli operatori sanitari.
Per ogni fase di realizzazione del progetto sono stati individuati inoltre specifici indicatori
(vedi allegati) relativi a: organizzazione del progetto, applicazione della normativa
antifumo, azioni oientate al personale, ai pazienti e alla comunità.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ:
1) affissione di apposita segnaletica per il rispetto dei divieto di fumo e disponibilità di
idoneo materiale informativo-educativo nelle sale d'attesa (posters, pieghevoli, opuscoli
di self-help)
2) indagini conoscitive sulle abitudini al fumo tra il personale sanitario;
3) sensibilizzazione dei Primari, o Dirigenti Sanitari, affinché vigilino sul rispetto del
divieto di fumo e promuovano le complementari azioni di carattere educativo nelle
strutture di loro competenza;
4) formazione del personale infermieristico addetto alle funzioni di "agente accertatore"
per un'idonea integrazione dei compiti sanzionatori ed educativi;
5) attivazione, in collaborazione con Servizi aziendali presso cui sono collocati i Centri
Antifumo, di programmi terapeutici individuali e/o di gruppo per favorire la cessazione
del fumo tra il personale sanitario e tra i pazienti assistiti;
6) formazione del personale sanitario all'attività di counseling anti-fumo;
7) indagini campionarie per verificare il rispetto della normativa anti-fumo
8) monitoraggio e valutazione, in rete, degli interventi di counseling anti-fumo;
9) protocolli e procedure organizzative in collaborazione con i SERT e i Medici di
Medicina Generale per la gestione integrata del paziente tabagista;
10) produzione di informazioni scientifiche e divulgative relative all'andamento della
morbosità e mortalità fumo-correlate a livello locale;
11) collaborazione scientifica e organizzativa con l'Associazione Italiana Pneumologi
Ospedalieri (AIPO) ed altre associazioni medico-scientifiche a livello nazionale e locale.
Valutazione dei risultati: il completamento della prima fase del Progetto è previsto entro
il 31 marzo 2001. Entro la fine di novembre 2000 sono attesi i risultati di una indagine
conoscitiva, estesa a tutte le Aziende sanitarie della Regione, sullo stato di attuazione
della prima fase.
133
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
CHI FUMA IN OSPEDALE? DA UN'INDAGINE EPIDEMIOLOGICA ALLA
COSTRUZIONE DI PERCORSI DI SALUTE
Marina PALESTRA, medico, Resp.le Servizio Educazione Sanitaria ASL Pavia ; Valter
MORO, Psicologo, Resp. le Ufficio Relazioni con il Pubblico, ASL Pavia.
CONTENUTI E MOTIVAZIONI:
L'abitudine al fumo di tabacco rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la
salute, causa ogni anno nel mondo la morte di circa tre milioni di persone ed è
responsabile di numerosissime patologie anche di elevata gravità e frequenza. Nonostante
ciò, il mondo sanitario conserva un rapporto ambivalente col fumo di tabacco: se da una
parte molti operatori stanno affrontando questa tematica con professionalità e competenza
a partire dai progetti di promozione della salute fino alla cura e riabilitazione dalla
malattia, dall'altra l'abitudine al fumo tra gli operatori sanitari è superiore che nella
popolazione in generale ed in moltissimi ambulatori, ospedali ed altre strutture sanitarie si
continua a tollerare il fumo di medici, infermieri, pazienti e visitatori. Poiché i sanitari
sono riconosciuti come testimoniale modelli di stili di vita, almeno nel campo della
salute, il messaggio che ne deriva non può che ingenerare confusione ed essere
diseducativo. Alla luce di questi dati ed al fine di contrastare la diffusione dall'abitudine
al fumo, l' A.S.L. della provincia di Pavia ha messo a punto un progetto mirato.
OBIETTIVI DEL PROGETTO:
l'obiettivo finale è ridurre la prevalenza di fumatori tra gli operatori sanitari ed eliminare
il fumo all'interno delle strutture ospedaliere.
GLI OBIETTIVI SPECIFICI SONO:
1. rendere il personale ospedaliero più consapevole dell'importanza del proprio ruolo;
2. formare il personale sanitario alla gestione del counsellig ed alla conduzione dei gruppi
di autoaiuto;
3. incoraggiare nei pazienti un ruolo attivo e di partecipazione
4. creare percorsi privilegiati ed accompagnati verso la scelta del non-fumo.
POPOLAZIONI TARGET:
pazienti - operatori sanitari - popolazione in generale
INDICATORI DI PROCESSO E DI ESITO:
X strumenti di valutazione di processo
ogni sei mesi viene verificato il grado di avanzamento del progetto, sia in termini di
quantità (n. azioni attuate/n. azioni previste) sia in termini di qualità (partecipazione dei
gruppi target, accoglimento delle proposte operative)
X strumenti di valutazione di risultato
1. n. persone che fumano in ospedale all'inizio del progetto/ n. persone che fumano alla
fine del progetto
2. n. persone che smettono di fumare/n. fumatori che accettano le proposte di
disassuefazione.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ:
Il gruppo di lavoro, che si avvale della collaborazione delle Direzione Sanitarie dei Poli
Ospedalieri, dei Centri anti-fumo, dell'AIPO, delle agenzie di volontariato, ha definito il
progetto e tutte le fasi operative:
- verifica della presenza adeguata cartellonistica sul divieto di fumare;
134
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
-
-
mettere a disposizione materiale informativo, dépliant e poster sul fumo, in
particolare nelle sale d'attesa.
predisporre, somministrare ed elaborare un questionario sulle conoscenze e
sulle abitudini nei confronti del fumo rivolto ai pazienti;
predisporre, somministrare ed elaborare un questionario sulle conoscenze e
sulle abitudini nei confronti del fumo rivolto agli operatori sanitari e no degli
ospedali
presentazione e discussione dei dati con gli operatori interessati e con i
responsabili delle strutture
elaborazione di cartellonistica con messaggi positivi di salute e pensati per
specifici target definizione di percorsi facilitati a supporto del non-fumo con
proposta attiva ai fumatori di scelte guidate (gruppi di autoaiuto, supporto di
counsellig)
predisposizione, sulla base dei dati rilevati, di corsi di formazione per operatori
sanitari.
VALUTAZIONE
II progetto è in fase di attuazione: si è costituito il gruppo di lavoro, sono stati
somministrati i questionari sia ai pazienti che agli operatori: i dati elaborati sono stati
presentati, si stanno definendo i percorsi e si sta costruendo il materiale informativo.
ANDAMENTO E MODIFICAZIONI DELL'ABITUDINE AL FUMO TRA I
RAGAZZI DELLE SCUOLE MEDIE SUPERIORI DI FORLI'
C. Monti e E Gentilini - Istituto Oncologico Romagnolo
M. Flamigni, P Galassi -Azienda U.S.L. di Forlì
A. Bergamaschi e E Zanetti - Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica-Università di
Bologna
INTRODUZIONE
La collaborazione tra l'Istituto Oncologico Romagnolo e l'Azienda U.S.L. di Forlì
nell'ambito dei progetti di prevenzione dell'abitudine al fumo tra i giovani è ormai
consolidata da un certo numero di anni rendendo possibile in questa Azienda, come nelle
altre della Romagna, la raccolta di molti dati che si riferiscono all'andamento nel tempo
dell'abitudine al fumo tra gli studenti forlivesi.
SOGGETTI E METODO
In particolare qui vengono confrontati due gruppi di studenti che frequentano la seconda
media superiore e che non hanno ricevuto alcun intervento preventivo alla scuola media.
Il primo gruppo si riferisce ad un'indagine svolta nel 1996 in tutte le scuole superiori
dell'Azienda, mentre il secondo emerge dall'indagine svolta a maggio 2000 nelle stesse
scuole. Entrambe le indagini sono state condotte mediante un questionario anonimo
autocompilato distribuito ai ragazzi durante un'ora di lezione.
RISULTATI
Nel 1996 sono stati analizzati 753 studenti di 16 anni e 239 di età superiore (frequentanti
135
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
la stessa classe), prevalentemente di 17 anni, di nazionalità italiana.
Nell'indagine del maggio 2000 sono stati analizzati 742 alunni di 16 anni e 183 di età
superiore, anch'essi prevalentemente di 17 anni e di nazionalità italiana.
In tabella sono riportati i dati relativi all'abitudine fumatoria degli allievi suddivisi per età,
per tipo di scuola frequentata e per sesso.
Indagine 1996
16 anni
17 anni
Liceo
n°=147
Tecnico
n°=433
Profess.
n°=173
Totale
n°=753
Liceo
n°=8
Tecnico
n°=123
Profess.
n°=108
Totale
n°=239
Fumatore
Ex Fum.
%
16
23
%
25
29
%
31
30
%
24
28
%
87
13
%
48
24
%
57
17
%
53
20
Non Fum.
61
46
39
48
0
28
26
27
Indagine 2000
16 anni
Liceo
Tecnico
n°=235 n°=396
%
17 anni
Profess.
n°=111
%
Totale Liceo
n°=742 n°=20
%
%
Tecnico Profess.
n°=102 n°=61
%
%
Totale
n°=183
%
%
Fumatore
Ex Fum.
13
28
18
27
30
25
18
27
15
40
36
30
46
26
37
30
Non Fum.
59
55
45
55
45
34
28
33
Indagine 1996
Fumatore
Ex Fumatore
Non Fumatore
Indagine 2000
Fumatore
Ex Fumatore
Non Fumatore
16 anni
Maschi
n°=333
%
23
21
56
16 anni
Maschi
n°=324
%
14
24
62
17 anni
Femm.
n°=416
%
26
34
40
Maschi
n°=138
%
52
19
29
17 anni
Maschi
n°=104
%
30
31
39
Femm.
n°=413
%
21
29
50
Femm.
n°=100
%
55
22
33
Femm.
n°=79
%
47
28
25
Come si può osservare l'età e il tipo di scuola frequentata influenzano fortemente tale
abitudine. Per quanto riguarda la correlazione con il sesso non esiste nella prima indagine,
mentre nella seconda si evidenzia una prevalenza di femmine fumatrici soprattutto a 17
anni (p <0,0001).
I fumatori frequentano prevalentemente amici fumatori. La famiglia conserva
136
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
un'influenza solo tra i ragazzi più giovani, mentre gli insegnanti che fumano a scuola
influenzano sia i sedicenni che i diciassettenni. Il valore modale dell'età di prova è di 14
anni nei due gruppi della prima indagine, nella seconda indagine si riscontra una
differenza tra gli studenti di 16 e di 17 anni (13 anni vs, 14 anni) con una riduzione
dell'età di inizio tra i più giovani.
CONCLUSIONI
Da questi dati, che comunque registrano una diminuzione del numero globale dei
fumatori, si possono trarre alcune indicazioni riguardo all'adeguamento dei programmi
preventivi all'abitudine al fumo realizzati nella scuola, tenendo conto che aumenta la
percentuale di adolescenti fumatrici sia a 16 che a 17 anni. Inoltre si può anche dedurre
che una scuola superiore che si regolamenta in modo da applicare il divieto di fumo e da
diffondere un messaggio educativo di prevenzione e cessazione dell'abitudine nei
confronti dei suoi studenti potrebbe influenzare in modo ancor più positivo la
diminuzione dei fumatori tra i giovani.
LOTTA CONTRO IL TABAGISMO NELLE STRUTTURE SANITARIE:
INIZIATIVE MESSE IN ATTO DALL'AZIENDA OSPEDALIERA SANTA MARIA
NUOVA DI REGGIO EMILIA
Dott. Luca Sircana, Dirigente Medico Responsabile del Presidio;
Dott. Mirco Pinotti, Dirigente Medico Direzione Sanitaria,
Dott. Luigi Rizzo, Dirigente Medico Direzione Sanitaria;
Dott. Davide Panella, Dirigente Medico Direzione Sanitaria
La Direzione Sanitaria dell'Azienda Ospedaliera Santa Maria Nuova di Reggio Emilia da
alcuni anni è promotrice di iniziative contro il fumo negli ambienti ospedalieri in quanto
considera la lotta al tabagismo una delle priorità da perseguire nell'ambito della tutela e
della promozione della salute. Ancor prima che la Regione Emilia Romagna deliberasse il
Progetto regionale tabagismo (deliberazione della giunta regionale 26 maggio 1999 n°
785), all'interno dell'Azienda, per iniziativa della Direzione Sanitaria e di alcuni
professionisti particolarmente sensibili alla problematica del fumo, era stata costituita una
"Task Force Antifumo" che si era adoperata per sensibilizzare operatori e utenti mediante
campagne informative realizzate in collaborazione con la Lega Italiana Lotta Tumori
(LILT). Tra gli interventi messi in atto si possono annoverare: la distribuzione di
locandine e la comunicazione ai Responsabili delle Unità Operative e ai Capi Sala della
possibilità per dipendenti e utenti di accedere ai corsi effettuati dalla LILT per la
disassuefazione al fumo; la collaborazione con i volontari della LILT alla distribuzione di
materiale informativo in occasione della giornata mondiale senza tabacco; il
posizionamento di grandi posacenere all'esterno dell'ospedale e di cartellonistica in posti
strategici di accesso all'ospedale e all'ingresso delle Unità Operative. A seguito
dell'adesione dell'Azienda Ospedaliera al Progetto regionale tabagismo, alcuni sanitari
sono stati individuati quali responsabili della realizzazione di sottoprogetti afferenti al
Gruppo Progetto interaziendale provincia senza fumo, coordinato dal Presidente
137
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
dell'Ordine dei Medici di Reggio Emilia. In particolare i sanitari dell'Azienda Ospedaliera
sono stati chiamati ad elaborare e rendere operativi i sottoprogetti riguardanti la
prevenzione dell'abitudine al fumo tra gli studenti della scuola dell'obbligo ed i corsi
intensivi per smettere di fumare. Quest'ultimo ha portato all'attivazione del Centro
antifumo aziendale, che svolge la propria attività in favore dei pazienti esterni e del
personale dipendente. Un terzo sottoprogetto denominato "Ospedale senza fumo" ha visto
direttamente coinvolta la Direzione Sanitaria che, in collaborazione con il sanitario
responsabile del sottoprogetto e sulla base delle indicazioni regionali, ne sta curando la
realizzazione. Ciò che segue è il resoconto di quanto sino ad ora effettuato.
L'obiettivo del progetto è la realizzazione nel più breve tempo possibile di un ospedale
libero dal fumo, che tuteli concretamente la salute degli operatori e degli utenti. Sin
dall'inizio dei lavori la Direzione Sanitaria, sulla base di positive esperienze di altre
strutture sanitarie della regione, ha ritenuto di attuare una strategia di intervento orientata
alla promozione della cultura del non fumo attraverso esempi positivi ed azioni
persuasive. Per questo motivo ha optato per l'individuazione di un referente in ogni Unità
Operativa e in ogni Servizio Amministrativo che potesse farsi portavoce delle iniziative
aziendali per la lotta contro il fumo e rappresentasse in prima persona il modello di non
fumatore o di fumatore "responsabile". Quindi ha riconosciuto nei referenti non solo gli
Agenti Accertatori incaricati della sorveglianza del rispetto del divieto di fumo previsti
dalla normativa vigente ma soprattutto gli Educatori alla Salute. L'individuazione dei
referenti è stata richiesta ai Responsabili delle Unità Operative e dei Servizi
Amministrativi mediante circolare interna. I responsabili di 50 Unità Operative e Servizi
Amministrativi, su un totale di 55, hanno nominato formalmente il referente in tempo
utile per l'incontro indetto dalla Direzione Sanitaria nel mese di luglio u.s.. Durante
l'incontro, che ha visto la partecipazione di 33 referenti, è stato presentato il Progetto
regionale tabagismo e sono state date informazioni riguardanti il ruolo svolto dai referenti
nella realizzazione delle singole fasi del Progetto. In particolare è stata richiesta la
collaborazione per la distribuzione presso le singole Unità Operative ed i singoli Servizi
Amministrativi di questionari predisposti a livello regionale per valutare l'efficacia della
segnaletica contro il fumo presente in ospedale, l'andamento dell'abitudine al fumo in
ospedale in funzione degli interventi attuati e la rilevazione dell'abitudine al fumo sul
personale dipendente. In considerazione delle assenze e della mancata nomina di 5
referenti, la Direzione Sanitaria, prima di dare attuazione alla distribuzione dei
questionari, ha ritenuto di dover programmare un secondo incontro nel mese di ottobre
dedicato a coloro che non avevano potuto partecipare al precedente del luglio u.s.,
compresi i 5 referenti la cui nomina è stata sollecitata ai Responsabili. Completata la fase
di informazione e coinvolgimento dei referenti, nel mese di ottobre, verrà dato avvio alla
distribuzione dei questionari, che sarà effettuata tenendo conto delle indicazioni regionali
e dei suggerimenti dell'Ufficio Sviluppo Organizzativo aziendale. I dati estrapolati dai
questionari al "tempo zero" e quelli risultanti dalla distribuzione in tempi successivi
consentiranno di monitorare l'efficacia degli interventi attraverso indicatori proposti dalla
regione quali, a titolo esemplificativo, la percentuale di cartelli installati rispetto a quelli
ritenuti necessari dai referenti nella propria Unità Operativa o Ufficio, ìl numero e la
percentuale di pazienti e visitatori che hanno notato la cartellonistica, la riduzione percentuale dell'abitudine al fumo tra personale, pazienti, visitatori stimata dai referenti nella
propria Unità Operativa o Ufficio.
138
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
PROGETTO OSPEDALE SENZA FUMO. APPLICAZIONE A SERVIZI
TERRITORIALI
Dott. G.P. Pagliari, Direttore Sanitario Azienda USL 1 Imperiese
Dott. R.Predonzani, Dirigente Medico di Igiene e Organizzazione Servizi Ospedalieri
Azienda USL 1 Imperiese A. S. V
R.Gagno, Settore Educazione Sanitaria, Direzione Sanitaria Azienda USL 1 Imperiese
Negli ultimi decenni si è sempre più evoluto il concetto di Ospedale promotore di salute e
non solo cura, ossia ha incorporato nella propria cultura e nel lavoro quotidiano l'idea
della promozione della salute del suo personale, dei pazienti e delle loro famiglie.
L'Azienda USL 1 Imperiese ha aderito alla Rete degli Ospedali HPH, prima nella regione
Liguria, individuando l'Ospedale di Imperia come capofila per lo sviluppo di tale
iniziativa. Uno dei progetti che per primo si è voluto affrontare è "L'Ospedale senza
fumo", nel rispetto della normativa sul divieto di fumo nelle strutture pubbliche e delle
linee guida dettate dall'OMS in materia di politica sanitaria europea. Questa Azienda ha
scelto di informare e responsabilizzare sul problema "fumo di tabacco" gli operatori senza
imporre il solo divieto. Il programma ha voluto proporre un coinvolgimento diretto, anzi
assegnare un ruolo decisionale ai soggetti dell'apprendimento in tutte le fasi del processo,
iniziando dalla determinazione degli obiettivi.
OBIETTIVI: progettare una serie di interventi mirati alla promozione della campagna
contro il fumo e adottare idonee iniziative nei Presidi Ospedalieri dell'Azienda, iniziando
dal P.O. di Imperia, individuato come "presidio pilota"; eliminare la presenza del fumo di
tabacco nelle strutture sanitarie attraverso la sensibilizzazione degli operatori ed il rispetto
della normativa vigente chiedendo una partecipazione attiva di tutti; promuovere stili di
vita sani all'interno dell'Ospedale salvaguardando i diritti dei pazienti e costituendo un
modello per la comunità; sensibilizzare l'Amministrazione per l'attuazione di un centro
per smettere di fumare presso la U.O. Pneumologica del PO. di Costarainera; instaurare
collaborazioni con enti ed associazioni che operano nel campo dell'educazione e della
promozione della salute; esportare il modello ai servizi territoriali di Assistenza Sanitaria
di Base (ASBSF) instaurando un'attiva collaborazione con i Medici di Medicina Generale
(MMG).
TARGET: personale sanitario ed amministrativo dei Presidi Ospedalieri e di ASBSF;
MMG e loro pazienti (destinatari ultimi dell'intervento); comunità compresa nel territorio
dell'Azienda USL 1 Imperiese.
INDICATORI: costituzione gruppo di lavoro interdisciplinare con individuazione di un
coordinatore; numero di iniziative utili; cartellonistica in tutte le strutture sanitarie
individuate; diffusione materiale informativo ed educativo; attivazione di un centro per
smettere di fumare; numero dei pazienti inviati al centro.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ: 1996: indagine conoscitiva, organizzazione incontri e
convegno c/o P O.Imperia, inizio collaborazione con IST di Genova, Lega Italiana
Tumori sez di Imperia, AIPO; 1997/98: coinvolgimento diretto Caposala con formazione
management e costituzione gruppi di miglioramento; individuazione aree limitate per
fumatori con affissione cartellonistica educativa nei P.O. Imperia-Costarainera; giornata
di studio in occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco; 1999/2000: diffusione
cartellonistica P.O. Sanremo-Bordighera; diffusione del progetto alle Direzioni Sanitarie
139
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
delle Aziende USL ed Ospedaliere della Liguria; diffusione materiale informativo nel
corso della Giornata Mondiale Senza Tabacco e della Giornata Nazionale del Respiro;
trasferimento del modello educativo alle sedi di ASBSF dei tre ambiti imperiesi;
attivazione ambulatorio per smettere di fuma presso 1'U.O. Pneumologica;
coinvolgimento attivo dei MMG; presentazione pubblica delle iniziative.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: controllo del rispetto della segnaletica; numero degli utenti
che accedono all'ambulatorio per smettere di fumare ed eventuale risoluzione effettiva del
problema.
PROGETTO "OSPEDALE E SERVIZI SANITARI SENZA FUMO": LE AZIONI
DELL'AZIENDA U.S.L. DI RAVENNA
Dr.ssa E. Francesconi - Responsabile progetto A. U.S.L. di Ravenna
Dr.sse C.Monti e EGentilini - Istituto Oncologico Romagnolo
Il progetto "Ospedale senza fumo" , nell'Azienda U.S.L. di Ravenna ha una storia che
risale al 1995 quando la collaborazione tra l'Istituto Oncologico Romagnolo e gli
operatori delle Direzioni Sanitarie degli ospedali di Faenza, Lugo e Ravenna, coordinati
dal Responsabile del Servizio di Educazione alla salute, portò ad attuare una serie di
azioni rivolte agli operatori sanitari. L'intento di tali azioni era di aumentare la
consapevolezza rispetto all'inquinamento da tabacco in ospedale e rispetto all'importanza
del messaggio di non fumare portato avanti da un operatore della salute. Questo progetto
aveva anche realizzato una cartellonistica educativa che era già stata approntata nei tre
ospedali nel 1996. Ma esso stentava a decollare per la mancanza di una vera
programmazione a livello direzionale. In questo senso provvidenziale è stata la creazione
del Gruppo Regionale Tabagismo il quale ha individuato, tra gli altri, questo progetto
come un obiettivo di sanità pubblica da raggiungere , dando linee guida per la sua
realizzazione concreta e stimolando così le Aziende U.S.L. ad una sua presa in carico.
L'Azienda U.S.L. di Ravenna, sempre avvalendosi della collaborazione dell'Istituto
Oncologico Romagnolo, partendo da quello che si era già fatto, si è mossa con
tempestività per realizzare quella che era stata individuata come prima fase del progetto,
relativa alla sua struttura organizzativa e all'applicazione della normativa antifumo in
ospedale.
In particolare sono state attuate le prime azioni relative alla nomina del responsabile e alla
creane di un gruppo di lavoro con il compito di sviluppare e supportare il progetto e si
sono comine a realizzare anche le azioni successive relative alla attuazione delle
disposizioni legislative ntro il fumo e al rispetto del divieto. In particolare sono stati
nominati e formati gli agenti accerri ed è stata installata la nuova cartellonistica di divieto.
Per poter valutare l'impatto di questa nuova cartellonistica, prima della sua istallazione è
stata fatta un'indagine ad un campione di pazienti e visitatori nei tre ospedali (intervistati
in una mattinata di normale attività). Il campione costituito dal 49% di maschi e dal 51 %
di femmine,con un'età mediana di 48 anni (min. 15- max. 85) e una presenza del 26,5% di
fumatori abituali, contro il 22% di ex fumatori e un 51,5% di non fumatori è stato
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
interpellato rispetto al fatto di aver notato o meno la prenza di cartelli che all'interno
dell'ospedale invitavano a non fumare. Un 88% li ha notati contro un 12% che dice di non
averli notati. Tra i fumatori la percentuale di chi ha notato i cartelli sale al 95%. Questo
dimostra che la cartellonistica precedentemente affissa era stata recepita. Alla domanda se
è una cartellonistica chiara il 75% risponde affermativamente. Il 45% dei fumatori
comunque dice di aver fumato in ospedale (corridoi, sale di attesa e cortili) a riprova del
fatto che la cartellonistica da sola non basta. L'88% del campione è a conoscenza della
normativa per cui in ospedale non si può fumare e comunque il 91% dei fumatori e il 96%
del campione totale è d'accordo con le iniziative volte ad eliminare il fumo in ospedale.
Un'altra azione, relativa alla prima fase del progetto che è già stata realizzata è quella
finalizzata a conoscere l'abitudine al fumo degli operatori sanitari. I questionari sono stati
somministrati agli operatori sanitari degli ospedali di Ravenna, Lugo, Faenza e
l'elaborazione parziale dei dati introdotti (circa il 50% dei questionari totali) ha
evidenziato la presenza di un 33% di fumatori di cui 23% di medici e 37% di infermieri.
Più della metà dei fumatori (52%) desidera smettere di fumare: questo dato, se
confermato dall'elaborazione definitiva rende ragione delle azioni contenute nel progetto
per supportare il più possibile la dissassuefazione degli operatori sanitari. L'A.U.S.L. di
Ravenna si è attivata anche per questo, rendendo operativo dalla primavera un centro
antifumo che propone una terapia di gruppo con eventuale supporto farmacologico.
Inoltre mentre il 99% degli operatori ritiene importante non fumare di fronte a
pazienti/utenti, scende all' 88% la percentuale di chi ritiene importante non fumare in
ambiente sanitario, auspicando la creazione di ambienti per fumatori. Questo dato
rimanda ad una problematica fortemente discussa anche nel gruppo regionale che si è
comunque dato l'obiettivo a lungo termine di eliminare completamente il fumo di tabacco
dai Servizi Sanitari: questo non solo perché la creazione di ambienti per fumatori è
logisticamente poco percorribile nei nostri ospedali, ma soprattutto per la valenza di
messaggio educativo che hanno gli ambienti sanitari e gli operatori che in essi vi
lavorano.
PROGETTO “STOP AL FUMO”
A cura di: Dott. Flavio Boraso*, Dott Piero Fenu**, Dott. Luca Garra**,Dott.ssa
Iolanda Vigna**
* Direttore Sanitario - Ospedale Mauriziano Umberto I Torino
** Dirigente Medico - Direzione Sanitaria - Ospedale Mauriziano Umberto I Torino
Nell'ambito della lotta al tabagismo, l'Ordine Mauriziano ha elaborato un ambizioso e
articolato progetto, che ha visto la luce il 31 maggio 2000, in sincronia con la
celebrazione della "Giornata Mondiale senza Tabacco": il primo step è stato infatti
rappresentato da una conferenza-dibattito sul tema "L'Ospedale senza fumo", svoltasi in
tale data presso l'Ospedale Mauriziano di Torino. Sono intervenuti alla manifestazione
esponenti di varie discipline scientifiche (epidemiologia, oncologia, medicina del lavoro,
ginecologia, pneumologia ed al.), che hanno illustrato ad un uditorio attento e partecipe i
risultati delle ultime ricerche in materia di danni da tabagismo. In particolare sono stati
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
esposti gli studi sugli effetti respiratori da esposizione cronica al fumo passivo, sui
rapporti fra tabagismo e patologie della gravidanza, sul ruolo del buprionone nel favorire
la disabitudine al fumo e sulla complementarietà del farmaco in questione rispetto ai
sistemi tradizionali. Le speranze che il nostro progetto approdi a risultati tangibili si
fondano sulla ricerca di significative peculiarità rispetto alle innumerevoli, analoghe
iniziative, altrettanto autorevoli quanto a contributi scientifici dei "discussants", magari
enfaticamente pubblicizzate, ma destinate a rimanere mero atto liturgico, quasi si dovesse
trattare di compassionevoli e inani contributi dovuti da un universo sanitario
sostanzialmente impotente nei confronti di una calamità non arginabile. I motivi di
ottimismo che intravediamo sono desumibili dalle dinamiche della strategia progettuale,
che oltrepassa il confine consueto della sporadica kermesse, ma che intende svilupparsi su
una strategia articolata che prevede una serie di iniziative (il cui avvio è previsto entro la
fine del corrente anno), di seguito sintetizzate:
• valorizzazione ed attuazione delle iniziative di educazione alla salute: verranno
effettuati corsi di formazione sulle problematiche tabagiche aperti al pubblico e ai
dipendenti; tali corsi saranno gestiti in fase organizzativa dalla Direzione Sanitaria, a
sua volta coadiuvata da specialisti clinici dell'Ospedale Mauriziano "Umberto I" per gli
aspetti prettamente didattici: in particolare sono previsti seminari concernenti le
seguenti tematiche:
- aspetti epidemiologici del tabagismo
- fumo e tumori
- fumo e patologia della gravidanza
- danni da fumo in medicina del lavoro
- danni da fumo passivo
- metodologie per la disassuefazione dal tabagismo
per la partecipazione ai seminari stessi riteniamo che sia maggiormente proficua una
deregulation partecipativa (ingresso libero per tutti gli interessati), piuttosto che un
sistema di iscrizioni che può essere interpretato, specie dai dipendenti, come una sorta
di schedatura di soggetti fumatori; fortunatamente, la nostra struttura ospedaliera è
dotata di un'aula congressi assai capiente, tale da fronteggiare cospicue affluenze (che
peraltro auspichiamo);
• coinvolgimento degli operatori e responsabilizzazione degli stessi: i lavoratori degli
ospedali, consapevoli, attraverso le iniziative di educazione alla salute, della
drammatica entità dei danni da fumo, dovranno impegnarsi a rispettare e far rispettare
rigorosamente il divieto di fumo in ospedale (alla luce delle nuove disposizioni di
legge, è peraltro divenuto obbligatoria, per ciascuna Azienda Sanitaria,
l'individuazione di "pool" di dipendenti ufficialmente incaricati di sanzionare i soggetti
inadempienti agli obblighi di astensione dal fumo);
• effettuazione di indagini campionarie sulla popolazione ospedaliera (operatori sanitari),
al fine di valutare la prevalenza delle abitudini tabagiche, prima e dopo l'attuazione
della campagna formativa-informativa, allo scopo di verificare l'efficacia di
quest'ultima; sono inoltre in fase di individuazione indicatori utili al monitoraggio del
fenomeno (n° di trasgressori individuati, n° di segnalazioni di patologie fumo-correlate
al Servizio di Medicina del Lavoro, ecc.);
• sollecitazione dell'adesione e della partecipazione delle Aziende Sanitarie cittadine e
regionali alle iniziative anti-tabagiche (verranno promosse riunioni interaziendali, allo
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
scopo di discutere ed eventualmente attuare comuni e condivise strategie operative);
• concorsi a premio, presso le scuole dell'obbligo, concernenti le tematiche in oggetto
(premi al miglior disegno e/o al migliore componimento): la giuria sarà composta da
celebrità cittadine o nazionali, che innalzerebbero, in virtù del loro potere carismatico,
la valenza dell'iniziativa; coinvolgimento mediatico, ai fini della massima
informazione alla popolazione.
"SCEGLI DI VOLERTI BENE! SMETTI DI FUMARE": UN MODO DI FARE
SALUTE NELL'AZIENDA OSPEDALIERA CAREGGI DL FIRENZE
Pitta M., * Nutini S.,° Neri C., ^ A Manzi D.
Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva - Università degli Studi di
Firenze
* U.O. Pneumologia II - Azienda Ospedaliera Careggi, Firenze
° Direzione Sanitaria - Azienda Ospedaliera Careggi, Firenze
^ Staff Direzione Aziendale, Comunicazione interna e Relazioni^con il Pubblico Azienda Ospedaliera Careggi, Firenze
Scegli di volerti bene! Smetti di fumare" è lo slogan della campagna di sensibilizzazione
in atto nell’Azienda Ospedaliera Careggi di Firenze, visibile sui manifesti prodotti
nell'ambito del “Progetto Careggi senza fumo" e in via di allestimento nei 14 padiglioni
in cui è articolata l'azienda. Il progetto, che si avvale anche di altri strumenti comunicativi
(marchio di iniziativa, opuscolo informativo sul Centro Antifumo, mensile di
informazione e Bollettino medico aziendali) accoglie l’obiettivo primario del Piano
Sanitario Nazionale 1998-2000 di "Promuovere l'adozione di comportamenti e stili di vita
in grado di favorire la salute e di sostenere la diffusione di attività di controllo e di
riduzione dei fattori di rischio" attraverso azioni specifiche da sviluppare nei piani regionali ed aziendali, ed è mirato a: il rispetto del divieto del fumo in ospedale, la concreta
attuazione di interventi di educazione sanitaria rivolti agli operatori ed agli utenti, la
promozione della salute, la garanzia di continuità nella promozione della salute, la
garanzia di continuità nel controllo sul divieto di fumare. L'iniziativa parte dall'esperienza
avviata nel 1998 dal Centro Antifumo dell'Azienda Careggi nell'ambito del "Progetto
Ospedali senza Fumo" promosso su tutto il territorio nazionale dalla Associazione
Italiana Pneumologi Ospedalieri, con una indagine orientata alla conoscenza delle
abitudini al fumo del personale dipendente e dei pazienti ricoverati, i cui risultati,
nell'azienda, hanno messo in evidenza che la quota stimata di dipendenti fumatori è pari
al 40,5%, contro il 32% della media nazionale e che tale abitudine è più frequente nelle
donne, nel personale infermieristico e nei soggetti di età inferiore ai 40 anni.
Contestualmente e per valorizzare questa stessa iniziativa, il settore della Comunicazione
e la Direzione Sanitaria, anche in considerazione della L.R.T. n. 2/97, si sono impegnati
ai fini della realizzazione di un progetto di sensibilizzazione sul tema del fumo negli
ambienti di lavoro interni all'azienda ospedaliera e, ritenendo utile il coinvolgimento
progressivo di tutti i settori a partire da quelli sanitari, hanno voluto puntare sul metodo
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
dell'incontro diretto con gli operatori per rafforzare il messaggio dell'esigenza di
cambiamento di uno stile di comportamento, quello del fumo, che coinvolge tutti anche
come fumatori passivi. Nel corso del 1999-2000 sono stati effettuati incontri con i
responsabili di settore di tutte le unità operative, nell'ambito dei quali si è scelto di
prevenire e correggere i comportamenti non rispettosi del divieto agendo sulla
deontologia professionale e il senso di appartenenza ad un'azienda che deve "fornire
salute".
I fumatori motivati sono indirizzati al Centro Antifumo che interviene, con un approccio
multidisciplinare, mediante appropriato inquadramento clinico, supporto motivazionale e
terapia farmacologica. Si è previsto il potenziamento e la formazione degli operatori
incaricati del controllo interno del divieto di fumare mediante l'individuazione di una
"task-force" con compiti di verifica del livello di attenzione sul problema del fumo in
ospedale; la "task-force" rappresenta l'anello di congiunzione con l'associazionismo
impegnato nella promozione della salute e, pertanto, deve essere "mista", ovvero
costituita da operatori interni ed esterni, "sensibile", ovvero di supporto nella formazione,
"adeguata", ovvero in rapporto con i responsabili di settore ai fini della garanzia di continuità del controllo.
Il progetto prevede la promozione di interventi specifici di prevenzione primaria e
secondaria in settori di particolare rilevanza (fumo e gravidanza, fumo e patologie fumo
correlate, fumo passivo) mediante il coinvolgimento di specialisti universitari ed
ospedalieri che operano nell'azienda.
PROGETTO "STAR BENE IN OSPEDALE"
Dott. Gianlupo Lupi e collaboratori, Azienda USL Bologna Nord - Direzione Presidio
Ospedaliero
In questi ultimi decenni si è assistito ad un notevole sviluppo nel campo medico
scientifico che tuttavia non è stato affiancato da un parallelo rinnovamento delle strutture
ospedaliere. Comfort, funzionalità, sicurezza, sono da tutti lecitamente pretesi ma non
comunemente riscontrati. L'ospedale deve tornare a pieno titolo a far parte del circuito
sociale, della moderna "piazza" cittadina: non più luogo di esclusione e segregazione e
nemmeno luogo di isolamento psicologico per i suoi, tanti, abitatori provvisori. Da questo
insieme di spunti e sensazioni ha preso le mosse il Progetto, che si sta muovendo nel
solco delle mille iniziative di umanizzazione e miglioramento degli aspetti alberghieri che
negli ultimi anni svariati ospedali hanno trattato diffusamente, ma che rispetto ad essi ha
il pregio di essere, unico nel panorama italiano, globale e pervasivo: riguarda tutto il
Presidio Ospedaliero, tutti i servizi, tutto il personale.
OBIETTIVI:
Riconquistare credibilità e capacità di attrazione per le strutture sanitarie pubbliche del
Presidio dell'Azienda USL Bologna Nord (Regione Emilia-Romagna): dalla logica
dell'accoglienza alla disponibilità di informazioni, dalla personalizzazione del servizio al
rispetto della riservatezza, dalla cura degli aspetti estetici alla disponibilità di servizi
aggiuntivi di ristorazione, comunicazione, svago, dalla promozione di stili di vita e
comportamenti "salutevoli" all'offerta di opportunità culturali. Il tutto visto, naturalmente
come destinato non solo al cittadino degente, ma alla collettività che ruota intorno a lui:
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
familiari, amici, visitatori occasionali, utenti che fruiscono di servizi ambulatoriali. Si
punta ad un comfort globale. La partecipazione ai "Cento Progetti al Servizio dei
Cittadini" è in linea con questi scopi. E' un'iniziativa popolata di idee, di contaminazioni,
di intuizioni, di innovazioni che dimostrano come nella Sanità non esistono solo
burocrazia ed inefficienza, ma ci sono anche risorse, motivazione e competenze.
CARATTERISTICHE:
Il Progetto (e la sua metodologia) ha preso lo spunto dal Progetto "Ospedale a cinque
stelle" realizzato nell'Ospedale di Bentivoglio (ca. 200 posti letto) estendendosi ed
implementandosi, da aprile 1999, (secondo una logica di benchmarking interno che
rispetti la particolarità di ogni struttura) agli altri due Ospedali del Presidio Ospedaliero
dell'Azienda USL Bologna Nord: l'Ospedale di Budrio (ca. 100 posti letto) e l'Ospedale di
S. Giovanni in Persiceto (ca. 120 posti letto). La particolarità di questo Progetto risiede
sostanzialmente in due aspetti: l'utilizzo di una metodologia scientifica per il
miglioramento del comfort e l'utilizzo combinato e atipico delle risorse umane. La sua
realizzazione è stata basata su alcuni elementi di base: ipotesi > il miglioramento del
sistema è possibile solo attraverso una sua conoscenza esatta; metodo > modello applicato
di autovalutazione per il miglioramento del comfort alberghiero; modalità >
coordinamento centrale + lavoro decentrato a sei gruppi monotematici (Area
Abbellimento, Area Igiene/Pulizia, Area Accesso/Percorsi, Area Aspetti relazionali, Area
Privacy, Area Ristorazione). E' stato pertanto riformulato il percorso per lo sviluppo degli
aspetti alberghieri in tutte e tre le strutture (compreso l'O. di Bentivoglio) definendo un
PIANO DI LAVORO in funzione delle scadenze del 1 ° giugno 1999 e del 31 dicembre 1999
(come da allegato). Data la sua complessità operativa, un elemento fondamentale per
l'evoluzione del progetto è stata la conoscenza della reale situazione delle attività dei
servizi, delle criticità di funzionamento, delle cause che potevano essere all'origine
dell'insoddisfazione degli utenti, ma anche delle opportunità di cambiamento più
realistiche ed efficaci (analisi dell'esistente e delle potenzialità). E' stata una parte molto
delicata, nel corso della quale è stata ed è tuttora indispensabile curare i collegamenti con
la situazione preesistente e gettare le basi perché l'implementazione non fosse respinta.
Sono stati pertanto definiti: gruppo di progettazione e relativi compiti (marzo 1999);
definizione di due ulteriori Aree di studio da approfondire: "Area
umanizzazione/personalizzazione" e "Area accoglienza a relazione con l'utente" (aprile
1999); sensibilizzazione a cascata dei referenti finalizzata alla partecipazione di tutto il
personale alla partecipazione al progetto (aprile 1999); predisposizione di strumenti per la
raccolta di ulteriori proposte e analisi dati raccolti (maggio 1999); costituzione gruppi di
lavoro (maggio 1999); riunioni gruppi di lavoro (da giugno 1999). Il Piano operativo ha
risposto contemporaneamente a due finalità: programmare le fasi di lavoro, per
rispondere ad esigenze organizzative del personale coinvolto ed efficacia nei tempi di
lavoro e, parallelamente, impostare il Modello Applicato per il raggiungimento
sistematico di obiettivi crescenti di qualità, tarandolo alla realtà di riferimento. Tale
Modello segue una specifica metodologia, basata sulla formulazione di fattori, indicatori
e obiettivi di miglioramento, aggiustati in base ad una ponderazione che prevede di
misurare in termini numerici la situazione e i suoi progressi nel tempo, per il
raggiungimento sistematico di obiettivi crescenti di qualità. (ulteriori specifiche sono
nell'allegato).
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della saluteUNITÀ ORGANIZZATIVE COINVOLTE:
Il Team di progettazione è composto dal Direttore del Presidio Ospedaliero (capo
progetto), dalla Capo-sala dell'Ufficio Qualità Aziendale in veste di coadiutrice interna
alla struttura, che garantisce il collegamento tra i vari "attori" del Progetto e sostituisce il
Capoprogetto qualora impegnato in altri contesti (dal 29.12.1999 è diventata la
Responsabile del Servizio Alberghiero), dal Vice Direttore Sanitario dell'Ospedale
(componente), dal Responsabile dell'Ufficio Qualità dell'Azienda (componente), dal
Responsabile del Servizio delle Attività tecniche dell'Azienda (componente), dal
Dirigente Amministrativo del Presidio Ospedaliero, dall'Operatore Professionale
Dirigente del Personale Infermieristico del Presidio Ospedaliero (componente) e da una
Consulente esterna, per gli aspetti metodologici ed il coordinamento dei gruppi di lavoro.
Il numero dei partecipanti ai gruppi di lavoro è di 330 operatori appartenenti all'Azienda,
di diverse professionalità sanitarie, tecniche ed amministrative. E' disponibile, qualora la
Commissione di esperti lo richieda, il volume che riporta l'adesione formale di tutti gli
operatori e i gruppi tematici nei quali hanno deciso di inserirsi, dettagliato con nomi,
cognomi, qualifiche di ognuno e sede di lavoro.
RISULTATI:
Il Progetto è tuttora in piena fase di realizzazione e di implementazione, pertanto
distinguiamo: risultati raggiunti e in via di conseguimento (vedi allegato); risultati in
termini di "qualità percepita" e in termini di "trasferibilità". Dai questionari di
soddisfazione (rispetto a comfort ed accoglienza) ripetuti in questi ultimi tre anni (dal
1998 / una rilevazione per anno), si è registrato un'aumento complessivo del livello di
soddisfazione e gradimento del 23%. I reclami sono diminuiti sensibilmente, di circa il
35%. Uno dei principali risultati rimane fra tutti quello dell'ampia partecipazione degli
operatori al progetto: con l'implementazione alle strutture ospedaliere i Budrio e di S.
Giovanni in P. siamo passati da circa 88 partecipanti (a cui vanno aggiunti i 9 del team di
progettazione) a circa 330 operatori (con un aumento del 375%). Altro importante
riscontro è l'attivazione del Servizio Alberghiero come output della positività del progetto
e degli importanti riscontri che lo hanno accompagnato. Ulteriore risultato è l'attivazione
di un Sistema Premiante orientato al miglioramento. Il Progetto è infatti stato inserito nei
premi di incentivazione aggiuntiva. (vedi allegato). I risultati relativi alla trasferibilità
sono riportati nel paragrafo "Elementi del progetto che possono essere oggetto di
trasferimento". Il lungo lavoro di analisi ed elaborazione della Guida ha fornito uno
strumento operativo dettagliato per compere le due autovalutazioni (settembre 1998 e
marzo 1999), sulla cui base sono state compiute le scelte, dai responsabili delle Aree
prima e dal team di progettazione e dalla Direzione Aziendale poi, per realizzare le
iniziative di miglioramento. I risultati raggiunti dalle singole Aree sono descritti dettagliatamente all'interno del progetto allegato a cui si rimanda per sinteticità.
ELEMENTI DEL PROGETTO CHE POSSONO ESSERE IDENTIFICATI COME INNOVATIVI
La realizzazione di un Progetto simile ha richiesto una forte integrazione tra i diversi
"attori" (Dirigenti, operatori, Comuni, Istituzioni, Associazioni) ciò ha favorito lo
scambio di conoscenze e la valorizzazione delle risorse esistenti, dimostrando la "vitalità"
delle Strutture. Non di poco conto è stato il contributo di soggetti economici privati e di
Ditte sponsorizzatrici che in alcune situazioni hanno garantito quelle risorse necessarie
all'iniziativa e non sempre reperibili all'interno della struttura, il tutto in una logica di
proficua collaborazione. L'istituzione del Servizio Alberghiero dimostra la volontà e la
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
capacità della Direzione Aziendale di "consolidare" un progetto innovativo, inizialmente
avviato e sperimentato sulla realtà dell'Ospedale di Bentivoglio all'intero Presidio
Ospedaliero. Una vera riforma è stata avviata nell'Azienda per utilizzare al meglio le
risorse esistenti: dimostrazione tangibile di ciò è data dal massiccio coinvolgimento del
personale, dall'individuazione dei capi area, dei componenti dello staff del S.A. e dal
metodo di lavoro adottato che hanno implicato la modifica del ruolo "tradizionale" degli
operatori. Questi, infatti, dedicano parte della propria attività lavorativa alla realizzazione
del progetto mantenendo un'operatività interna ai Servizi di appartenenza, nell'ottica di
un'integrazione fra gli stessi. D'altra parte un elemento fondamentale per lo sviluppo del
S.A. è la conoscenza della reale situazione delle attività dei servizi, delle criticità di
funzionamento, delle cause che possono essere all'origine dell'insoddisfazione degli
utenti, ma anche delle opportunità di cambiamento più realistiche ed efficaci. Un simile
modello favorisce la valorizzazione delle capacità dei singoli e contestualmente un
arricchimento delle loro stesse professionalità, contribuendo allo sviluppo di un clima
collaborativo, di coinvolgimento e di scambio, che non può che giovare al Progetto
intrapreso.
ELEMENTI DEL PROGETTO CHE POSSONO ESSERE OGGETTO DI TRASFERIMENTO IN ALTRE
AMMINISTRAZIONI:
Bisogna sottolineare che la divulgazione dei risultati ottenuti e l'esportabilità del metodo
di miglioramento rientrano a pieno titolo nell'intento dei team progettuale di coinvolgere
l'ambiente esterno. Il Progetto non si è limitato a migliorare il servizio offerto ai cittadini
dell'Azienda, ma introduce un elemento nuovo: la predisposizione di un Modello,
corredato di strumenti operativi, applicabile, con gli adattamenti necessari , a tutte le
Aziende. A tal fine è in fase conclusiva l'elaborazione della "Guida per il miglioramento
della qualità del comfort alberghiero e dell'accoglienza" (è disponibile, qualora la
Commissione, lo richieda la bozza), nella quale tutti gli operatori del settore sociosanitario, dalle figure apicali (per la pianificazione del lavoro sul tema), alle figure di staff
e di linea (che si trovano uno strumento concreto per l'implementazione dei progetti di
miglioramento legati al comfort alberghiero e all'accoglienza) troveranno in maniera
analitica il processo, le procedure, gli indicatori e gli obiettivi di miglioramento che
dovrebbero essere raggiunti da una struttura ospedaliera (la Guida verrà distribuita ai
partecipanti del II Convegno Nazionale "Star bene in Ospedale" nell'autunno del 2000).
INDICARE LE EVENTUALI PRESENTAZIONI PUBBLICHE O ALTRE ATTIVITÀ DI DIFFUSIONE
DEL PROGETTO EFFETTUATE:
A seguito di una proposta presentata dalla nostra Azienda all'Agenzia Sanitaria Regionale
(A.S.R.) dell'E. Romagna è stato elaborato il Quaderno Qualità n° 6 "Il comfort in
ospedale": un numero monografico della collana dell'Agenzia dedicato al comfort
alberghiero nelle strutture ospedaliere (attualmente in fase di stampa). Si è realizzato il I°
Convegno Nazionale "Star bene in Ospedale", in collaborazione con l'A.S.R., e si è
istituito il Premio "5 stelle" per progetti di qualità nell'area del comfort alberghiero e
dell'accoglienza dell'utente. L'entusiasmo e la partecipazione sono stati tali (oltre 400
persone) che l'Azienda ha già pianificato-il prossimo appuntamento nell'autunno del
2000. L'Azienda ha inoltre aderito alla "Rete E. Romagnola degli Ospedali per la
promozione della Salute", stipulando un accordo con il Centro di Coordinamento della
rete italiana e l'Ufficio Europeo dell'OMS. Il Progetto è giunto tra i sei finalisti del Premio
Golden Helix Award edizione 1999 (organizzato dalla H.P.). E' stato inviato al Premio
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Andrea Alesini edizione 1999 (organizzato dal Tribunale per i diritti del malato), dove
l'Azienda ha conseguito il Premio Speciale della giuria. Sono stati realizzati numerosi
servizi ed interventi radio televisivi sia da reti nazionali che locali (si allega l'elenco). Il
Progetto è stato menzionato in diversi articoli pubblicati dai seguenti quotidiani: "Il Sole
24 ore"; "Il Resto del Carlino"; l’Unità". I1 23 febbraio p.v. sarà presentato
pubblicamente alle Autorità locali e ai cittadini mediante un dibattito aperto, a cui seguirà
la proiezione del film "Patch Adams", per stimolare la loro ulteriore partecipazione.
INDICARE LE ATTIVITÀ DI VALUTAZIONE IN ITINERE E/O EX POST DEI RISULTATI DEL
PROGETTO CHE SONO STATE EFFETTUATE:
La verifica è stata compiuta ai diversi livelli coinvolti. Dal lato degli utenti: la difficoltà
di raggiungere determinati livelli di comfort è legata anche alla enorme discrezionalità di
questa componente, per la notevole variabilità nelle preferenze degli utenti. Dunque il
"top" va continuamente misurato sui "propri pazienti". Vengono utilizzati annualmente i
seguenti strumenti di rilevazione: questionario autosomministrato a domande chiuse,
analisi dei reclami e analisi dei suggerimenti. I risultati delle rilevazioni sono resi noti nel
notiziario aziendale. Dal lato degli operatori: in questa fase di verifica del sistema si è
realizzata una seconda ricognizione della quota degli indicatori su cui si è lavorato nella
fase precedente (autovalutazione al tempo X+1= marzo 1999) allo scopo di verificare se
era stato effettivamente raggiunto il miglioramento pianificato (settembre 1998).
Materialmente i responsabili delle Aree hanno utilizzato le griglie della GUIDA AL
MIGLIORAMENTO registrando il livello (e il conseguente valore) raggiunto in seguito ai
miglioramenti ottenuti. Alla luce della applicazione sperimentale e del confronto
reale/ottimale, la quota degli indicatori è stata quindi riconsiderata ed è emerso quanto
segue: alcuni indicatori sono stati riformulati perché non sufficientemente sensibili e
significativi; altri invece permettevano una proiezione di livelli futuri di miglioramento
del comfort e relativa definizione degli obiettivi per raggiungerlo. Questi indicatori che
rispondevano alla logica incrementale, sono dunque stati proposti per la
STANDARDIZZAZIONE e l'inserimento nella Guida. Il team di progettazione ha valutato i
risultati dell'autovalutazione e approvato gli indicatori per la standardizzazione. Inoltre,
rispetto all'autovalutazione precedente (settembre 1998) ha selezionato, tra le azioni che
richiedevano investimenti, quelle finanziabili, tenendo però conto anche di quelle ancora
sospese, che per diversi motivi non erano ancora state migliorate secondo i piani (es.
l'inserimento dei nuovi carrelli di distribuzione delle vivande ha richiesto modifiche
organizzative nel servizio della cucina rispetto a quello dei reparti superiori alle
previsioni, pertanto aveva avuto solo una realizzazione parziale mentre questa
innovazione era stata considerata prioritaria e da estendere a tutto l'ospedale).
INDICARE QUALE È IL CONTRIBUTO APPORTATO DAL PROGETTO AI PROCESSI DI RIFORMA
CHE INTERESSANO DIRETTAMENTE L'AMMINISTRAZIONE:
L'ampiezza del progetto, la numerosità degli attori, la pervasività su tutti e tre gli
Stabilimenti del Presidio Ospedaliero, il coinvolgimento della Direzione Generale hanno
inciso significativamente sulla strategia complessiva dell'Azienda e sulla definizione di
"mission" del Presidio Ospedaliero. L'umanizzazione, l'accoglienza, il comfort
complessivo dell'utente sono stati valorizzati come una delle caratteristiche peculiari di
tutta l'Azienda Bologna Nord. Il forte collegamento con la costruzione della Carta dei
Servizi, con la valorizzazione degli URP e dei Comitati Consultivi Misti ha determinato
nell'Azienda un atteggiamento di forte valorizzazione del ruolo centrale dell'utente, con
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tutti i suoi bisogni e le sue legittime richieste. Tutto ciò senza dimenticare l'esigenza
imprescindibile, del risanamento economico, dell'efficacia e dell'efficienza.
INDICARE I VANTAGGI O I MIGLIORAMENTI REALIZZATI CON IL PROGETTO NEL RAPPORTO
CON I CITTADINI - UTENTI:
L'intero progetto ha come mission l'innalzamento della soddisfazione dell'utenza, pertanto
tutti i risultati raggiunti dai diversi gruppi monotematici hanno focalizzato metodi e
strumenti in grado di raggiungere in modo massiccio, su molteplici aspetti e
"immediatamente" l'utenza (si vede il progetto allegato che riporta, gruppo per gruppo, i
concreti risultati raggiunti). I feedback positivi sono molteplici: dall'enorme successo
riscosso dalle iniziative in Pediatria (fast-food, compleanni, intrattenimenti teatrali,ecc)
agli utenti che, nelle sale di attesa appaiono "incantati" a seguire messaggi informativi,
documentari e cartoni animati e sembrano aver dimenticato il perché si trovano in
ospedale. Ma insieme a questi quotidiani, importanti riscontri abbiamo utilizzato anche
strumenti di valutazione oggettiva per misurare i miglioramenti: - annualmente vengono
raccolti dei questionari di soddisfazione dell'utenza sui diversi aspetti del comfort e
dell'accoglienza. Nell'ultimo triennio attestano un incremento della soddisfazione del
23%; - mediante apposite cassette (presenti in tutti i servizi, tutti i reparti, tutte le aree
comuni, con chiara informativa sulle modalità) vengono raccolti i reclami, che,
nell'ultimo triennio sono diminuiti sensibilmente (del 35%). Interessante l'analisi dei
reclami che mostra un progressivo "diradarsi" ed una polarizzazione su aspetti isolati.
Mentre fino al 1997 i reclami erano "diffusi" a buona parte dei reparti e dei servizi ed
erano di varia natura (comprendevano dal vitto non gradevole o freddo alla mancata
cortesia di alcuni operatori), nell'attuale situazione sono praticamente assenti i reclami
relativi ad elementi di comfort e i reclami che si registrano sono per lo più relativi a
servizi non gestiti direttamente dal Presidio (uno per tutti il Centro Unico di Prenotazione,
che sconta ancora una fase di assestamento e crea sensibili disagi). Altro aspetto che ci
lusinga è l'incremento dei suggerimenti. Gli utenti si sentono "parte" della struttura e,
oltre ad attestare gratitudine per trattamenti particolarmente "umani", spesso lasciano
indicazioni precisissime su cosa si potrebbe modificare: sono loro il nostro migliore
controllo.
INDICARE I PRINCIPALI ELEMENTI DEL PROGETTO CHE NE GARANTISCONO LA
SOSTENIBILITA ORGANIZZATIVA:
Il metodo di lavoro adottato, che nasce prima di tutto per essere un Metodo Applicato e
che viene proposto per l'autovalutazione, ha come premessa un atteggiamento critico e di
revisione continua da parte degli operatori stessi. D'altra parte la possibilità di realizzare
in tempi non eterni qualcosa di concreto ha avuto il duplice scopo di provare il sistema di
miglioramento con continui aggiustamenti ed ha alimentato l'entusiasmo degli operatori.
Non ultimo, ha contribuito a togliere alla cultura della Qualità quel fantasma, sempre
presente, di ineffabilità e inconsistenza. Il Progetto, prevede, un'attività di monitoraggio,
attraverso la quale viene verificata l'efficacia degli interventi svolti attraverso un'
autovalutazione da parte degli operatori mediante lo strumento-guida, al fine di far
emergere punti di forza e di debolezza delle soluzioni sperimentate, misurare i miglioramenti, revisionare il sistema e renderlo trasferibile e utilizzabile anche da altre strutture.
Rispetto alle modalità di realizzazione la Direzione dell'Azienda ha valutato la necessità
di rendere stabili nel lungo periodo le azioni di miglioramento legate agli aspetti
alberghieri, affinché questi fossero curati in modo sistematico, con una più chiara
149
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
definizione delle competenze e degli ambiti che il lungo lavoro di elaborazione e
sperimentazione della Guida hanno fatto emergere. La costituzione del Servizio
Alberghiero (SA) avvenuta con atto deliberativo dell'Azienda il 29.12.1999 punta
all'efficacia dell'assetto organizzativo interno e all'ottimizzazione dei tempi di
realizzazione delle iniziative, perché il S.A. funge da catalizzatore di ambiti gestiti in
modo discontinuo e parcellizzato. E' stato elaborato un documento (consultabile negli
allegati) dove sono stati specificati: la struttura, il responsabile, lo staff, le aree e le
interelazioni con la struttura aziendale ed i tempi di realizzazione di tale Servizio.
CREAZIONE DI UNA COMPAGNIA TEATRALE STABILE PROPRIA
COSTITUITA DA PAZIENTI SEGUITI DAL DIPARTIMENTO DI SALUTE
MENTALE (DSM), OPERATORI, ARTISTI PROFESSIONISTI.
Azienda Sanitaria Bologna Nord - Dipartimento di Salute Mentale.
D.ssa Gallo Gabriella, Psicologa, - Bologna,
Fornire ad utenti giovani affetti da grave patologia psichiatrica una opportunità formativa
all'interno di attività artistiche orientate alla costruzione di un percorso riabilitativo che ha
il duplice scopo di creare un attività laboratoriale stabile e di migliorare sensibilmente la
qualità di vita delle persone svantaggiate e dei loro familiari.
Costituire due compagnie stabili, del Dipartimento di Salute Mentale, una teatrale, l'altra
di arte burattinaia, con obiettivi formativi, produttivi, terapautico/riabilitativi. Una prima
fase riguardante la selezione degli utenti da coinvolgere nel progetto e l'attivazione del
corso formativo (con precisi orari di lezioni, calendario scolastico, docenti, materie, ecc.)
Una seconda fase caratterizzata dall'allestimento degli spettacoli da proporre nei teatri,
nelle piazze, nelle scuole del tessuto sociale del territorio aziendale, con l'obiettivo di
esportare tale programma culturale in giro per l'Italia.
Le unità organizzative coinvolte sono quelle del CSM e del Servizio Psichiatrico di
Diagnosi e Cura (SPDC).
La partecipazione ad una serie di attività di una certa complessità (momenti di
recitazione, costruzione delle scenografie, momenti collettivi comuni, ecc.) di un gruppo
di utenti giovani del servizio psichiatrico, affetti da grave patologia. L'obiettivo di far
apprendere le modalità per costruire gli oggetti (burattini), che si usano nella
rappresentazione, ha lo scopo di abituare gli utenti ad un lavoro manuale che nel tempo
può essere una risorsa in più da utilizzate. L'allegato progetto indicherà nel dettaglio i vari
aspetti operativi ed i risultati attesi.
• Un modello assistenziale che prevede la costante interazione dell'utente stesso con
molte realtà operative che gli ruotano attorno e con le quali deve costantemente
interagire;
• la contemporanea presenza di operatori e di professionisti coinvolti nel progetto;
• l'immagine dell'utente in un quadro di crescita personale e di possibilità di
apprendimento;
• un rapporto costruttivo e positivo con la comunità sociale di riferimento;
150
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
• un'immagine decisamente diversa del mondo della psichiatria e dei suoi utenti.
L'insieme del progetto in tutte le sue parti o in alcune di esse, (formazione, attività pratica
di costruzione delle attrezzature scenografica, il momento pubblico, ecc.) possono essere
oggetto di trasferimento ad altre Amministrazioni. I contatti in atto al momento ne sono la
conferma.
1. Primo debutto dello spettacolo "Roba da gatti" 25 maggio 1999 al "Centro Minguzzi"
di Bologna;
2. Palazzo dei Congressi di Bologna in occasione del convegno Internazionale "Star bene
in Ospedale" 9 giugno 1999;
3. "Festa della Micizia" Gatteo Mare (FO) 22 settembre 1999;
4. Festa conclusiva dei Campi Solari del Comune di Pieve di Cento (BO) 30 luglio 1999;
Sorrivoli (FO) 28 agosto 1999.
5. Presentazione "Cento progetti al servizio dei cittadini" III Edizione.
Come illustrato meglio nel progetto complessivo che si allega, le verifiche sono state
effettuate ad ogni scadenza dei programmi formativi e terapeutico/riabilitativi che si era
posti ed hanno riguardato:
• gli obiettivi formativi ( capacità di produrre e realizzare un primo spettacolo,
acquisizione delle tecniche base dell'arte burattinaia, capacità di saper costruire tutti gli
elementi necessari alla realizzazione di uno spettacolo, ecc.);
• gli obiettivi terapeutico/riabilitativi ( far parte del gruppo, condividere con altri un
progetto comune, aumento delle possibilità di integrazione con il proprio territorio di
residenza, ecc.);
• gli obiettivi organizzativi ( realizzazione di un laboratorio stabile, ecc.).
1. Una risposta sanitaria basata su più momenti assistenziali coerenti con il bisogno
espresso;
2. la capacità operativa di non creare cronicità in un settore fortemente a rischio in tal
senso;
3. offrire al proprio personale stimoli professionali continui ed innovativi;
4. garantire alla Comunità di riferimento la possibilità di affrontare vecchi problemi
assistenziali con nuovi percorsi terapeutico/riabilitativi;
5. il coinvolgimento di settori della Società tradizionalmente non coinvolti nel problema;
6. utilizzare la formazione come uno degli strumenti base del processo riabilitativo.
Garantire un'attenzione assistenziale alle persone con problemi psichici che tenga conto
anche delle caratteristiche individuali (età, gravità, percorso riabilitativo, ecc.) cercando
di predispone un offerta riabilitativa, che non sia fine a se stessa, ma che possa produrre
un fattivo cambiamento nell'utente sia sul versante sanitario, che sociale.
Tutto il personale del Dipartimento di Salute Mentale è a conoscenza del progetto ed ha
partecipato a vario titolo ai momenti o di presentazione, o di realizzazione di alcuni degli
aspetti indicati. Coinvolti con costante sistematicità circa 20 operatori.
Soggetto
Ruolo
Mantegazza Tinin
Responsabile attività artistiche
Baredi Elena
Panaro Natale
Direttore artistico
Scultore specializzato
151
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
Nanni Garella
Regista teatrale
10 docenti del corso formativo
Docenti
Come indicato nel progetto complessivo che si allega, le spese sostenute sono state di
£.31.825.000. (Azienda Sanitaria Bologna Nord).
Si è in attesa di un finanziamento dalla Provincia di Bologna di £.126.000.000.
Sono stati previsti nel budget del Dipartimento di Salute Mentale per l'anno 2000 £.
100.000.000.
OSPEDALE SENZA DOLORE
Sottili Sandro, Primario del Servizio di Anestesia e Rianimazione - Clinica San Carlo
Paderno Dugnano (MI)
Il dolore dopo un intervento chirurgico è tradizionalmente considerato come ineluttabile,
e non sono lontani i tempi in cui si considerava che "un po' di dolore" aiutasse il paziente
a esser più sveglio. La fisiologia ha dimostrato come il dolore sia invece una delle
principali cause delle complicanze postoperatorie, sia attraverso meccanismi bioumorali
che attraverso meccanismi fisici (meccanica respiratoria alterata, malposizioni), da cui
possono derivare complicanze, infettive e non, di non poco conto, e problemi gravi per i
pazienti.
Contro questa idea del dolore come conseguenza inevitabile dell'intervento chirurgico il
nostro Servizio di anestesia, in accordo con la direzione della Clinica, ha deciso di
intraprendere un lavoro che coinvolgesse molti degli operatori medici e infermieristici, e ,
possibilmente, tutti i pazienti. Abbiamo quindi applicato in modo capillare tecniche
antalgiche di vario tipo in tutte le situazioni di dolore acuto. Abbiamo chiamato il
progetto "ospedale senza dolore" e presentiamo i passi che sono stati intrapresi per
ottenere lo scopo prefissato, le difficoltà incontrate, lo stato attuale del lavoro.
Il coinvolgimento del personale medico e infermieristico ha incontrato difficoltà che
erano in parte attese, e che non sono ancora state del tutto risolte. I pazienti invece, pur
con un certa incredulità iniziale, hanno accettato più di buon grado la possibilità che
veniva loro offerta. Al momento possiamo considerare che questo tipo di trattamento ha
avuto una discreta risonanza sul territorio, e che i nuovi pazienti arrivano già consci di
poter avere un trattamento analgesico avanzato. I trattamenti analgesici provati sono stati
molteplici, e sono in corso di valutazione le varie tipologie, per quanto riguarda l'efficacia
della analgesia, la sicurezza del trattamento, il costo e la accettabilità da parte del
paziente. Ulteriori passi sono stati programmati, ma la accettazione dei pazienti e il
gradimento di questo servizio da parte del personale ospedaliero ci fanno considerare
come tale metodica non possa che essere continuata, anzi , ancora maggiormente affinata
anche in campi dove ancora non ha trovato estensiva applicazione, come, ad esempio, in
Pronto Soccorso. Le difficoltà organizzative derivano dal fatto che il servizio di anestesia,
come dappertutto, è oberato da molti compiti: cerchiamo di superarli.
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
SMILE: INIZIATIVE DI FORMAZIONE PROFESSIONALE ED
DELL'INFERMIERE.
Dott.ssa Carmen Sommese, vicedirettore sanitario, MultiMedica S.p.A. –
sig. Stefano Teruzzi, collaboratore direzione sanitaria, MultiMedica S.p.A.
UMANA
CONTESTO: Come confermato da testimonianze tanti di infermieri esperti, quanto da
segnalazioni da parte di pazienti che hanno subito più ricoveri, nella realtà specifica
ospedaliera può sovente accadere che il paziente venga considerato un mero numero e che
venga trattato dallo staff che lo ha in cura in modo freddo e distaccato.. Si vuole pertanto
cercare di creare e sviluppare un'atmosfera ospedaliera serena e gioiosa, in modo da
rendere l'impatto del paziente con la struttura ospedaliera il meno traumatico possibile.
Ed è scientificamente dimostrato che una maggiore serenità aiuta il paziente a tollerare
meglio le inevitabili sofferenze che un ricovero ed una degenza comportano. Si è voluto
porre l'accento sul rapporto infermiere-paziente proprio perché la figura dell'infermiere
risulta quella che è a più stretto contatto con il paziente ed alla quale il paziente stesso si
rivolge anche per risolvere contingenti ed elementari necessità o per chiedere semplici
informazioni. Considerato che la salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri,
lo sviluppo di un approccio relazionale umano e sereno può giovare non soltanto al
paziente, ma anche all'infermiere stesso.
OBIETTIVI: Garantire che il reciproco approccio tra infermiere e paziente venga
considerato non soltanto dal punto di vista tecnico e professionale, ma anche in un
profondo senso umano, in modo da assicurare al paziente una soddisfazione psicologica
ed una calma che sorgano specificamente dal buonumore e dalla tranquillità. Fornire
all'infermiere gli strumenti necessari per affrontare correttamente tutto ciò che il paziente
gli riversa addosso con il suo comportamento. TARGET: Sessanta infermieri - cinquecento
pazienti.
ATTIVITÀ: Stages concernenti la formazione del personale infermieristico. Insegnanti: due
psichiatri, uno psicologo, tre attori teatrali. Metodi: tre gruppi condotti da due insegnanti.
Ogni infermiere ha imparato tecniche di: a) autorilassamento (autocontrollo tensione
emotiva); b) capacità di relazionarsi (disponibilità ed empatia); c) progettualità (capacità
di creare e gestire situazioni). TEMPI: Inizio: novembre 1999. Primo controllo: aprile
2000. Secondo controllo: novembre 2000. Verifica finale: maggio 2001.
INDICATORI: a) Grado di coinvolgimento di infermieri e pazienti - Misura: N° infermieri
assunti/N° infermieri coinvolti - Tipologia: Struttura; b) Soddisfazione pazienti/infemireri
- Misura: N° valutazioni di gradimento favorevoli/N° valutazioni effettuate - Tipologia:
Esito; c) Modificazione dei comportamenti ed atteggiamenti di infermieri e pazienti Misura: N° infermieri (pazienti) che realizzano comportamenti pertinenti/N° infermieri
(pazienti) coinvolti - Tipologia: Processo; d) Variazione delle conoscenze degli infermieri
- Misura: Conoscenza attesa infermieri/Conoscenza pratica infermieri - Tipologia:, Esito.
VALUTAZIONE RISULTATI: Verifica della soddisfazione psicologica dei pazienti
attraverso la realizzazione di specifiche interviste e la compilazione di apposite schede,
somministrate prima dell'avvio del progetto ed ai controlli successivi previsti. Schede ed
interviste esaminate: cinquecento. La nostra prima conclusione (aprile 2000) è che i
pazienti (90%) sono stati molto soddisfatti della qualità umana e professionale dei servizi
infermieristici (indicatore: soddisfazione). Inoltre gli infermieri coinvolti (50%),
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
rigorosamente arruolati volontariamente, (indicatore: grado di coinvolgimento) sono stati
tutti (100%) molto interessati ed onorati di aver preso parte a questo progetto (indicatore:
soddisfazione).
ALLEGATI: Scheda di valutazione del servizio infermieristico somministrata ai pazienti.
AUTORE CHE PRESENTA IL POSTER - Sig. Stefano Teruzzi - MultiMedica S.p.A. via
Milanese, 300 - 20099 SESTO SAN GIOVANNI (MI) - Tel. 02/24209268 - Fax
02/22476125.13)
OBIETTIVI RAGGIUNTI: I nostri infermieri hanno imparato (indicatore: variazione delle
conoscenze) che le "cure umane" rappresentano un anestetico naturale che elimina le
distanze tra paziente ed ospedale, in quanto serenità e sorriso, che concernono, tra l'altro,
la funzione centrale dell'intelligenza emotiva, soddisfano appieno il bisogno di cui il
paziente maggiormente necessita in un ambiente ospedaliero: sicurezza e protezione. In
questo modo, imparando a gestire in modo corretto le emozioni derivanti dagli
atteggiamenti e dallo stato dei pazienti, i nostri infermieri continuano a sviluppare le
proprie capacità terapeutiche e professionali, crescendo inoltre in maniera importante
anche a livello comportamentale ed umano.
PROSPETTIVE FUTURE: La realizzazione e la conclusione del presente progetto
rappresentano anche la base sulla quale delineare e sviluppare nel prossimo futuro
ulteriori progetti, sempre con la collaborazione di psichiatri, psicologi, attori ed
individuati, per il momento, in accordo ai seguenti obiettivi principali : a) Aiutare il
paziente ad affrontare la malattia (progetto I); b) Instaurare all'interno di MultiMedica
S.p.A. un pool di esperti per garantire e mantenere un corretto approccio
comportamentale al paziente da parte non soltanto degli infermieri, ma anche dei medici
di reparto (progetto II); c) Formare i familiari del paziente nello sviluppo di un corretto
atteggiamento nei confronti del malato e dell'ambiente che lo circonda (progetto III).
USCIRE DAL FORTINO PER COSTRUIRE INSIEME AI CITTADINI UN
"PATTO REALE E SIGNIFICATIVO."
Dr.ssa Maria MALVASI, responsabile dell'ufficio Relazioni con il Pubblico AZIENDA
SANITARIA U.S.L. N 5 REGIONE BASILICATA
BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO:
Presidio Ospedaliero di Policoro e Distretto
Sanitario. Analisi e Valutazione della qualità percepita con la partecipazione dei cittadiniutenti che diventano protagonisti e non solo fruitori passivi.
OBIETTIVO DEL PROGETTO: l'impegno dell'Azienda è quello di rimuovere quelle situazioni
che risultano particolarmente critiche ed ostacolano il buon funzionamento delle strutture
sanitarie.
POPOLAZIONE E TARGET: Tutta l'utenza che nell'arco dei sei mesi di applicazione del
metodo di analisi, ha usufruito dei servizi sanitari.
INDICATORI DI STRUTTURA, DI PROCESSO E DI ESITO: Per l'applicazione del metodo è stata
costruita una matrice che ha tenuto presente la qualità delle strutture, la qualità dei
processi e la qualità degli esiti. Si è inteso per struttura tutto ciò che è relativamente
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
stabile: la struttura fisica, gli spazi, accessibilità tecnica, le risorse fisiche, umane e
finanziare; per processo il servizio sanitario effettivamente reso e per esiti il cambiamento
nello stato di salute.
PROGRAMMA DI ATTIVITÀ: per lo svolgimento del programma, si è costituito uno staff
tecnico composto da 11 operatori sanitari e da 11 volontari di associazioni non profit , è
stata allestita una sala operativa per monitorare tutte le attività, sono state avviate
iniziative di sensibilizzazione all'interno della struttura ospedaliera per creare un ambiente
favorevole alla realizzazione dell'indagine, è stata avviata un'attività di people raising per
il reclutamento dei volontari, sono stati reclutati ed addestrati 60 volontari tra operatori
sanitari e cittadini e si è avviato il lavoro sul campo nel corso del quale sono stati
somministrati 306 questionari a degenti ed utenti dei servizi ambulatoriali, 94 operatori e
sono state compilate 18 griglie di osservazione. I risultati dell'indagine sono stati presentati in una conferenza pubblica.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: è stata precisa volontà dell'Azienda far emergere in
maniera esplicita sia i punti di forza dell'Ospedale e del distretto sia le situazioni critiche.
L'obiettivo non è stato quello di dare delle pagelle ai vari reparti e servizi, ma di aver un
quadro chiaro della situazione per poter programmare interventi mirati a rimuovere le
cause delle disfunzioni rilevate. Si è infatti costituito un "Osservatorio Permanente sulla
Qualità dei Servizi Sanitari" con la funzione di coadiuvare la direzione generale
dell'Azienda a realizzare gli obiettivi di mutamento e a definire la "strategia sinergica
della qualità" vale a dire una strategia fondata sulla partecipazione attiva e permanente
dei cittadini, operatori ed amministratori. Di qui lo slogan:
“Uscire dal fortino, per costruire insieme ai cittadini un Patto Reale e Significativo”.
Indirizzo e recapito telefonico: Dr.ssa Maria MALVASI v.le dei Caduti n° 29 Tel.
0835.596268 - Fax 0835.692436.
ACQUARIO, MUSICA E COLORI IN OSPEDALE. IL NUOVO DAY HOSPITAL
ONCOLOGICO DELL'OSPEDALE DI GUASTALLA
Architetto Dott.ssa Gloria Negri
Dott. Giampaolo Marino, Vice Direttore Sanitario Ospedale di Guastalla Ausl di Reggio
Emilia
Dott.ssa Barbara Boccafogli, Psicologa Consulente
Dott.ssa Monica Frassineti, Direttore di Direzione Medica di Presidio Ausl di Reggio
Emilia
BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO:
Il Day Ospitai Oncologico dell'Ospedale di Guastalla è stato oggetto di uno studio
all'avanguardia sull'utilizzo dei colori e delle luci nelle strutture sanitarie. Tutti gli
operatori sanitari del DH hanno partecipato attivamente alla definizione del progetto di
ristrutturazione che ha previsto, oltre a nuovi colori nelle stanze di degenza, per
migliorare l'atmosfera e l'impatto psicologico delle persone ricoverate, anche
l'introduzione della musica d'ascolto e di un acquario per favorire il rilassamento del
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
paziente prima e durante la terapia. L'equipe del DH Oncologico è guidata dal Dott.
Gianpaolo Rossi, specialista in oncologia, coadiuvato dalla Dott.ssa Giuseppina Veneri, il
Primario è il Prof. Giorgio Bellodi. Lo staff infermieristico è guidato con grande
professionalità e umanità dalla Caposala, Sig.ra Anna Aldrovandi, coadiuvata dalle
infermiere professionali Sig.ra Lidia Alberici, Sig.ra Raffaella Vernizzi e Sig.ra Simona
Darecchio. Lo studio sul colore rientra in uno scenario di ristrutturazione più vasto che
riguarderà l'ospedale di Guastalla nel suo complesso: un restyling, una ridefinizione
d'immagine. Siamo davanti a lavori di straordinaria manutenzione, gravati da tutte quelle
problematiche assistenziali, tecniche, organizzative ed economiche che possono
riguardare una struttura complessa, come l'Ospedale di Guastalla con più di 250 posti
letto, in piena attività funzionale, interessato, per di più, da un ingente progetto di
ampliamento: un cantiere dentro un cantiere
OBIETTIVI DEL PROGETTO
Le strutture sanitarie possono favorire il processo di guarigione, creando un ambiente che
contribuisca al benessere psicologico e fisiologico dell'ammalato. La medicina
psicosomatica ha evidenziato lo stretto legame esistente tra il buon esito delle terapie
mediche e chirurgiche, con lo stato emotivo e psicologico del paziente.
La somma di tutti gli elementi presenti in uno spazio architettonico: colori, luci,
arredamento, accessori, suscita una reazione emotiva immediata e istintiva che può essere
positiva o negativa, eccitante o tranquillizzante, stimolante o monotona. Il nostro
obiettivo è stato quello di coadiuvare il lavoro degli operatori, aumentando il comfort
delle strutture (infatti condizioni ambientali sbagliate aumentano la percezione soggettiva
del carico di lavoro, aumentando la sensazione di fatica e lo stress negli operatori) e di
favorire nei pazienti reazioni coerenti col programma terapeutico. L'uso del colore negli
ospedali italiani è attualmente spesso incoerente, deleterio per il benessere psicofisico del
paziente: muri bianchi o beige, porte bianche, arredamento spoglio e poco confortevole,
pavimenti molto chiari, solita luce fredda al neon sul soffitto, una deprimente uniformità
decorativa negli ambienti comuni, corridoi e sale d'attesa.
Il colore, i suoni, la luminosità, gli arredi, possono, a parità di altri fattori, contribuire a
rendere il ricovero in ospedale meno opprimente e stressante, stimolando la persona
ricoverata a un atteggiamento proattivo nei confronti della malattia, presupposto per
un'efficace azione terapeutica. Il progetto si è sviluppato in numerosi incontri tra gli
operatori sanitari, la Direzione Sanitaria e l'Architetto consulente.
Gli interventi fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi del progetto sono
stati:
- l'aumento dell'illuminazione artificiale e la sostituzione delle tradizionali plafoniere
con lampade a riflessione indiretta che emettono una luce molto simile a quella
naturale ed eliminano riflessi azzurrognoli ed effetto di abbagliamento.
- La creazione di due spazi di soggiorno dipinti e arredati in modo accogliente e
vivace.
- La scelta di tinte calde e luminose per le pareti. L'innalzamento della parte colorata
fino al soffitto (attualmente la fascia colorata si ferma a poco più di m. 1,50 dal
pavimento) .1 colori utilizzati per il reparto, il corridoio e le stanze di degenza sono
stati il rosa/pesca, in due tonalità, e il turchese. Il pesca chiaro, è stato scelto per il suo
carattere di luminosità e per il tocco di sensibilità e accoglienza femminile che
richiama, il turchese perché, essendone il complementare, equilibra il rapporto visivo
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
creando un effetto dinamico e vivace. All'interno delle stanze troveranno posto varie
tonalità di azzurro-blu attraverso gli arredi e le immagini applicate alle pareti.
- L'inserimento di un impianto stereofonico per la diffusione della musica in tutte le
stanze.
- L'inserimento di un acquario in uno dei due soggiorni.
POPOLAZIONE TARGET:
Tutti gli operatori sanitari del DH Oncologico e i pazienti in cura.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI:
Questionario test di valutazione psicologica su operatori e pazienti a sei mesi dalla
realizzazione del nuovo reparto.
LA CARTA DEI VALORI E DEGLI IMPEGNI DELL'ARCISPEDALE SANTA
MARIA NUOVA DI REGGIO EMILIA
Gruppo di progetto: Maria Ravelli, Debora Formisano, Prandi Marzia, Fratti Lodovica,
Vittoria Sturlese (Ufficio Sviluppo Organizzativo), Buzzi Rita (Controllo di gestione),
Sircana Luca, Marseglia Filomena (Direzione Medica di Presidio) Marina Lemmi
(Servizio Infermieristico)
Uno dei primi mandati che la nuova Direzione dell'ASMN ha dato all'Ufficio Sviluppo
Organizzativo è stato quello di avviare il percorso per costruire una carta dei valori e
degli impegni aziendali, che diventasse uno strumento vivo e dinamico su cui fondare
l'attività di progettazione e pianificazione annuale e i sistemi di valutazione interni. Altro
mandato molto forte è stato che la costruzione della carta doveva prevedere il
coinvolgimento attivo dei professionisti, e il confronto con i committenti e le associazioni
di volontariato.
La carta dei valori e degli impegni inoltre è stata realizzata per:
• aggiornare la missione aziendale e fornire la base per costruire le missioni
dipartimentali.
• rilanciare il Piano Aziendale di Miglioramento e Sviluppo sui valori e gli impegni
dichiarati
• capitalizzare le esperienze e l'alto livello di impegno e competenze maturate
dall'Arcispedale
nell'area dei sistemi qualità
• innovare i processi di pianificazione e di sviluppo dell'Azienda.
Il percorso iniziato nell'aprile del 2000 ha visto varie fasi. Anzitutto si è costituito un
gruppo di progetto che inizialmente ha fatto una revisione dei documenti più significativi
a livello nazionale, regionale, provinciale e aziendale (ad esempio il Piano sanitario
Nazionale, quello Regionale, gli accordi contrattuali e tutti i documenti di
programmazione e pianificazione provinciale e aziendale e altri documenti che
esprimevano le esperienze più importanti dell'ASMN). Dall'analisi, effettuata in base ai
capitoli del manuale di accreditamento della nostra Regione, è nata la prima bozza della
carta dei valori e degli impegni aziendale. Successivamente tale bozza è stata analizzata,
discussa e integrata dai professionisti dell'azienda attraverso gruppi di lavoro, focus group
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
e interviste singole.
Le interviste ai responsabili, condotte da un'agenzia esterna, hanno visto coinvolti tutti i
responsabili di dipartimento sia medici che infermieristici/tecnici, i dirigenti medici delle
unità operative e dei servizi, i dirigenti responsabili dei servizi tecnici e dei servizi
amministrativi, per un totale di circa 60 interviste. I focus group e le interviste singole a
testimoni privilegiati (cioè, quegli operatori che negli anni hanno contribuito alla
realizzazione dei progetti di miglioramento dell'azienda), sono stati effettuati da operatori
dell'Ufficio Sviluppo Organizzativo e hanno coinvolto circa 150 professionisti. Infine nei
lavori di gruppo sono stati impegnati oltre 100 professionisti. I committenti sono stati
individuati nella figura del Sindaco della nostra città e i sindaci della provincia, il
Presidente della Provincia, gli ordini professionali e i principali attori sociali ed economici del territorio.
Inoltre è stata utilizzata l'ultima indagine di soddisfazione degli utenti, effettuata nel
nostro ospedale a cura dell'EURISKO per fare un confronto tra i valori individuati come
fondamentali dai professionisti e il giudizio espresso dai cittadini/utenti.
La carta dei valori e degli impegni diventa quindi il documento di riferimento per tutte le
scelte aziendali e per l'aggiornamento dei piani specifici a breve-medio termine a livello
dipartimentale. E' anche la base di partenza per predisporre il piano di verifiche interno
sul rispetto degli impegni contenuti nella carta sia a livello dipartimentale che a livello
aziendale e per predisporre il manuale della qualità dipartimentale.
MALNUTRIZIONE: UN PROGETTO PER VALUTARSI E CRESCERE INSIEME
M.L.Amerio l, A. Palmo 2,l.Bianco 3,L.Rovera 4,P.Lenzi l,D.Tangolo l
Rete delleUOA di Dietetica e Nutrizione Clinica Regione Piemonte (ASO S. Giovanni
Battista Torino2, S. Croce Cuneo, Maggiore Novara, Mauriziano Torino4, ASL1 Torino,
ASL19 Asti1, ASL9 Ivrea ASL143)
La malnutrizione è un processo patologico che spesso si sovrappone al quadro clinico
della malattia di base determinando carenze multiple di macro e micronutrienti, ridotta
capacità di sintesi proteica, diminuzione delle difese immunologiche, maggior
suscettibilità alle infezioni, mancata cicatrizzazione, sviluppo di ulcere da decubito,
alterazioni cognitive, ritardata guarigione delle ferite, prolungata ospedalizzazione,
aumentata mortalità.
PRIORITÀ: A livello ospedaliero la prevalenza della malnutrizione secondaria allo stato
malattia è stata valutata del 20-50%. La malnutrizione influenza la morbilità, la mortalità
e i tempi di degenza determinando incremento dei costi di degenza.
-A livello territoriale gli anziani rappresentano una delle fasce a maggior rischio di
malnutrizione. Enoto il tendenziale incremento del numero degli anziani che si prevede
rappresenterà il 27% della popolazione nel 2030 ma ciò che avrà maggiori ripercussioni
sul fronte assistenziale sarà la crescita dei "grandi vecchi", con conseguente aumento
delle patologie croniche, della disabilità, della non autosufficienza e della probabilità di
essere istituzionalizzati (che aumenta parallelamente con l'età).
E’ stata valutata una prevalenza di malnutrizione nei soggetti anziani istituzionalizzati del
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
10-15% nelle case di riposo, del 66% nelle strutture di lungodegenza, dell' 85% nelle
Residenze Sanitarie Assistenziali. Anche tra i pazienti in Assistenza Domiciliare Integrata
è elevata la prevalenza di persone anziane (che rappresentano rispettivamente il 69% e il
61% dei soggetti seguiti presso le ASL 9 e 19 del Piemonte) e di soggetti affetti da
patologie ad alto rischio di malnutrizione. Obiettivo strategico del P.S.R. `97-99 della
Regione Piemonte era la riduzione a livello ospedaliero e territoriale della prevalenza e
della gravità della malnutrizione secondaria derivante da malattia e da stati patologici
connessi con l'età.
OBIETTIVO: del progetto della Rete Regionale delle UOA di Dietetica e N.CI. è garantire,
tramite interventi formativi ed organizzativi, ad ogni soggetto, un supporto nutrizionale
adeguato al suo stato di salute, in modo da prevenire, minimizzare o correggere lo stato di
malnutrizione
TARGET-SETTING: 1) pazienti a rischio di malnutrizione ricoverati in reparti ospedalieri di
degenza, oppure seguiti in regime di Assistenza Domiciliare Integrata o ospiti di R.S. A.
2) professionisti sanitari interessati al progetto: in Ospedale: Medici dei reparti di degenza
e Infermieri Professionali; a livello territoriale A.D.I. e R.S.A.: Medici di famiglia,
Infermieri Professionali, Personale Assistenziale.
METODOLOGIA: Utilizzando metodologie interattive vengono trattati i seguenti argomenti:
stato nutrizionale come fattore di morbilità e mortalità nelle patologie più comuni (in
particolare nei soggetti anziani), ruolo del supporto nutrizionale, ruolo dell'alimentazione
nella prevenzione delle patologie dell'età geriatrica al fine di sviluppare una "cultura "
nutrizionale. Il metodo prevede, in collaborazione con il personale sanitario,
l'individuazione di metodiche semplici per la valutazione del rischio di malnutrizione e
dello stato di nutrizione e in una seconda fase la definizione di protocolli di supporto
nutrizionale di primo livello, gestiti direttamente dal personale.
Vengono altresì elaborati protocolli per l'attivazione di supporto nutrizionale di secondo
livello con la definizione dei casi clinici in cui è opportuno richiedere l'intervento
dell'UOA di Dietetica e N.C. per l'attivazione di supporti nutrizionali specialistici o
artificiali.Si prevede l'elaborazione per le RSA, in collaborazione con il personale
sanitario o di assistenza, di specifici dietetici adatti alle esigenze cliniche e all'età degli
ospiti
RISULTATI: A livello ospedaliero è stata attuata la fase preliminare del progetto che a
livello territoriale deve essere ancora attivato. La definizione di linee guida di intervento e
del numero di pazienti richiedenti controllo dello stato nutrizionale permetterà
d'identificare gli indicatori di processo e di esito.
159
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
UN OPUSCOLO SEMPLICE PER CAPIRE COME MIGLIORARE LA PROPRIA
ALIMENTAZIONE
Dott. Cosimo Argentieri, Sig.ra Cristina Garavini, Dott.ssa Antonella Chiadini
Gruppo interaziendale HPH - Emilia Romagna
Il progetto “Alimentazione” è stato avviato nel maggio 1999 da un gruppo di lavoro
composto da rappresentanti delle Aziende Sanitarie della Rete Emiliano- Romagnola
degli Ospedali di RIMINI, IMOLA, BOLOGNA CITTA', per la promozione della salute
(Progetto H.P.H.). Il gruppo a seguito degli incontri effettuati ha focalizzato l'attenzione
sugli aspetti principali della problematica in oggetto e in particolare ha individuato quale:
OBIETTIVO GENERALE:
promuovere positivi comportamenti e stili di vita alimentari all'interno della struttura
ospedaliera che abbiano una ricaduta all'esterno
OBIETTIVI SPECIFICI:
• creare un " ponte" tra l'Ospedale e il territorio in tema di educazione alimentare
attraverso un "patto" tra gli utenti, gli operatori, i medici di medicina generale per una
sempre più motivata esigenza di approfondimento dello studio e del controllo del
rischio alimentare
• Formazione e sensibilizzazione dei degenti ed operatori sul tema dell'alimentazione
per l'adozione di modelli comportamentali positivi socialmente condivisi In questo
senso la strategia principale è stata quella di intervenire secondo azioni diverse che
tengano conto della qualità, semplicità ed efficacia della comunicazione. In tal senso
sono state formulate:
AZIONI PROGRAMMATE:
• Promozione di interventi di formazione, informazione, comunicazione rivolta ai
M.M.G.
• Censimento delle esperienze già avviate nel settore alimentare
• Elaborazione di linee guida contenenti criteri alimentari e consigli nutrizionali
• Elaborazione di indirizzi nell'ambito dell'autocontrollo (precauzioni di natura igienico
nutrizionale) e dei comportamenti alimentari
• Divulgazione delle linee guida, insieme ad un agevole questionario indispensabile per
verificare gli obiettivi da raggiungere, ai degenti dell'Ospedale, ad un gruppo campione
di operatori sanitari ed ai M.M.G. per la relativa distribuzione ai pazienti
• Elaborazione dei dati raccolti attraverso il ritorno dei questionari per il censimento
degli stessi L' elemento principale della comunicazione, in questa fase, è rappresentato
da un opuscolo la cui originalità è determinata dal fatto che comprende "linee guida"
relative ai diversi aspetti riconducibili ai rischi alimentari (criteri generali- indirizzi
sull'autocontrollo- consigli sui comportamenti alimentari) ed oltre a rivolgersi ai
degenti si collega con la medicina di base per fornire una corretta informazione
nutrizionale alla collettività.
Il gruppo si propone in futuro di focalizzare l'attenzione su alcune tematiche trasversali
come:
1. DIETETICO REGIONALE
2. RISTORAZIONE COLLETTIVA
3. NUTRIZIONE ARTIFICIALE PARENTERALE ED ENTERALE (OSPEDALIERA E
DOMICILIARE)
160
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
H.A.C.C.P: DA VINCOLO GIURIDICO AD OPPORTUNITÀ
GESTIONALE
Ferretti Annamaria responsabile dipartimento alberghiero
Torelli Giordano Coord. Servizio ristorazione Arcispedale S. Maria Nuova R.E
Al fine di ottemperare agli obblighi imposti dall'entrata in vigore del D.L. 155/75, il
cosiddetto H.A.C.C.P., si è reso necessario analizzare tutto il processo di ristorazione per
individuare i punti critici e le relative misure correttive:
1. Individuare ed attuare specifico percorso formativo;
2. Individuare i processi ed analizzarli suddividendoli nelle loro fasi;
3. Individuare le criticità e le responsabilità nelle varie fasi;
4. Darsi delle regole ed applicare i protocolli operativi;
5. Programmare i controlli;
6. Definire e monitorare gli indicatori di processo e di risultato
Il modus operandi delle figure professionali interessate (dai dispensieri agli operatori
tecnici di cucina fino agli O.T.A. ed ausiliari addetti alla somministrazione) era infatti
caratterizzato dalla personale interpretazione del ruolo ricoperto: ognuno tendeva a
regolarsi secondo il valore che attribuiva alle varie fasi del processo.
Era pertanto necessario adottare un metodo di lavoro che coinvolgesse attivamente tutti
gli attori affinché le regole che alla fine sarebbero state adottate fossero il risultato del
contributo dato dai membri del gruppo e affinchè questi ultimi divenissero i promotori
dell'applicazione costante. Si sono approntate n. 14 procedure, ognuna con i relativi
indicatori di processo e di risultato. Si sono adottati strumenti idonei ad assicurare la
riproducibilità delle procedure che permettono di individuare precise responsabilità di
tutto il processo produttivo in qualunque momento ed anche a distanza di tempo.
L'attenzione ad affinare il metodo da applicare è stata di fondamentale importanza per
assicurare il duraturo successo dell'iniziativa. Si è optato di lavorare in un gruppo
interprofessionale per meglio vincere la resistenza al cambiamento, per imparare a
mettersi in discussione e a farsi carico anche dei problemi degli altri. La complessità e la
durata dei lavori, (oltre un anno di frequenti riunioni e di sperimentazioni e verifiche
operative) hanno fatto sì che lavorare in gruppo diventasse un modus operandi per
perseguire anche altri valori che esulassero dall'iniziale esigenza di ottemperare al
disposto della legge ma che aggiungessero valore al servizio di ristorazione:
1. NELLA PRODUZIONE
La Standardizzazione
Seguire le regole è diventata una prassi quotidiana. Gli addetti si assumono precise
responsabilità personali.
L'efficienza
Si è ottenuta una sensibile riduzione del costo della giornata alimentare.
L'elasticità nei comportamenti
Disponibilità al confronto con i clienti interni e con i fruitori diretti del servizio
• disponibilità ad orientare la produzione secondo le esigenze espresse dai clienti;
• favorire soluzioni che avvicinano l'alimentazione ospedaliera a quella familiare;
• individuare soluzioni alimentari che soddisfino le esigenze particolari: di altre culture
161
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
(musulmana, cinese, ecc....) o di pazienti con esigenze specifiche
La sicurezza degli operatori
L'abitudine al rispetto delle regole e al controllo sull'effettiva applicazione hanno
modificato le abitudini degli addetti orientandoli verso l'uso dei dispositivi di protezione e
l'abbandono di quegli accessori personali (braccialetti, anelli, orologi da polso...) che
indossati durante l'attività lavorativa sono potenziale fonte di pericolo.
La Qualità dei prodotti offerti
Si è apportato un miglioramento continuo alle metodologie produttive e distributive.
2. NELLA SOMMINISTRAZIONE
Maggiore attenzione al cliente
Si è avviata una attiva partecipazione a gruppi di lavoro a livello dipartimentale con il
coinvolgendo di diverse figure professionali (cuoco, O.T.A., dietista, capo sala, …)per
creare una rete di referenti sensibili alle esigenze di tipo alberghiero dei pazienti
• Si effettua la prenotazione del pasto;
• Si presentano proposte di variazione di menù;
• Si è disponibili ad illustrare il contenuto dei piatti offerti;
• Si è attenti a segnalare i bisogni prima ignorati.
Rispetto delle norme igieniche
• Si disincentiva l'abitudine al consumo di prodotti preparati dai famigliari;
• Si soddisfano le richieste per esigenze particolari (es.: piatti arricchiti nei sapori per
pazienti con disgeusia);
• Le Unità Operative conservano correttamente i prodotti alimentari.
IMPOSTARE OGGI CORRETTI SCHEMI ALIMENTARI VUOL DIRE
"INVESTIRE BENE" PER LA SALUTE DI DOMANI
Dietista E.GRANA - Dott.ssa G. FERRANTI Ospedale S.Salvatore di S.Giovanni in
Persicelo - Az. USL Bo Nord via E. Palma 140017 S. G. Persiceto (BO) Tel. 051/6813212
PREMESSA:
Oggigiorno l'alimentazione viene sempre più spesso messa in relazione allo
stato di salute e malattia della popolazione. Il dilagare delle malattie metaboliche (obesità,
diabete, dislipidemie,...) è sicuramente frutto di abitudini alimentari scorrette, generate
dalla attuale società che propone come modelli: fast-food e messaggi televisivi che
invogliano al consumo di cibi ipercalorici a bassa qualità nutrizionale; madri sempre più
prese da impegni di lavoro e quindi sempre meno disponibili a cucinare e a preparare cibi
semplici.
E' preoccupante verificare che i presagi delle malattie del secolo si manifestano sempre
più in tenera età. Da una recente ricerca eseguita dai Pediatri di Comunità sono emersi
dati allarmanti riguardo la percentuale di bambini che, in età scolare, già manifestano
segni evidenti di sovrappeso.
Di riflesso sono numerose le richieste di accesso da parte di bambini di età fra i 6 e i 13
anni agli Ambulatori per la cura dell'Obesità e Malattie Metaboliche.
162
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della saluteOBIETTIVO:
attraverso il servizio di refezione scolastica avere la possibilità di indagare
sulle abitudini alimentari dei ragazzi; valutare eventuali situazioni su cui intervenire per
correggere errate abitudini alimentari; impostare la tabella dietetica mettendo in pratica
tutte le strategie di prevenzione possibile e proporre tale servizio come presupposto al
conseguimento di una situazione di buona salute e come supporto educativo per la
famiglia affinché il ragazzo possa avere con il cibo un rapporto più armonioso possibile.
OPERATORI COINVOLTI E SENSIBILIZZATI:
La Dietista del Presidio Ospedaliero e la Pediatra di Comunità hanno discusso assieme
alla Nutrizionista del Serv. di Prevenzione l'impostazione della tabella dietetica; hanno
incontrato le autorità scolastiche e Comunali per proporre tale progetto di educazioneprevenzione alimentare. Sono stati coinvolti gli Operatori di cucina affinché vi fosse
collaborazione a ideare e sperimentare nuove ricette in linea con le strategie individuate.
Sono seguiti incontri fra Dietista, Pediatra, Genitori, Insegnanti, ... per ribadire la
necessità di cambiare i vecchi schemi di alimentazione, pur coscienti che, a volte, il
cambio di abitudini radicate nel tempo può essere traumatico.
STRUMENTI IDEATI E AZIONI INTRAPRESE PER AFFRONTARE IL PROBLEMA:
• Schede per la rilevazione del gradimento mensa diffuse in tutti i plessi scolastici del
comprensorio per indagare i gusti dei ragazzi e raccogliere giudizi sul pasto scolastico
(Aprile-Maggio 99).
• Selezione e lettura schede da parte della Dietista e Pediatra per individuare i gusti dei
ragazzi e costruire un nuovo menù che oltre ad essere equilibrato fosse anche gradito
(Maggio-Giugno 99).
• Ideazione di un nuovo menù , più vario, impostato su 5 settimane e non più su 4
compilato tenendo conto delle ricette che avevano riscosso minor e maggior successo
(Maggio - Settembre 99).
• Prove preliminari delle nuove ricette proposte con valutazione del gradimento tramite
coinvolgimento del personale scolastico e insegnante (Maggio - Giugno 99).
• Creazione di un opuscolo informativo da diffondere alle Famiglie, quale strumento di
conoscenza del nuovo menù e comunicazione delle finalità perseguite ( Settembre 99).
• Manuale, raccolta di dati scientifici, calcoli calorici, ricette, grammature per ogni
piatto .... da dare in uso agli Operatori di cucina e da fare conoscere a tutte le persone
coinvolte; manuale da usare come fonte di riferimento durante tutti gli incontri
informativi con gli utenti, genitori e loro rappresentanti.
• Incontri pomeridiani-serali con Genitori, Op.scolastici, Cuochi, durante i quali la
Dietista e la Pediatra illustrano le finalità educative-terapeutiche del menù così
impostato e restano a disposizione per ogni chiarimento in merito ( Settembre Ottobre 99).
RISULTATI OTTENUTI: Maggiore intesa e collaborazione fra Famiglia e Insegnanti nel
proporre al bambino alimenti più sani e consoni ai fabbisogni. Graduale modificazione
dei gusti dei ragazzi e maggiore gradimento di cibi prima rifiutati (pesce, legumi,...)
AZIONI FUTURE: Dal momento che si è rilevato che le verdure e i cibi vegetali sono
"alimenti critici" e questo atteggiamento influenza negativamente il gradimento degli
utenti nei confronti del menù, si è comunicato il problema chiedendo collaborazione alle
Famiglie con l'intenzione di programmare, quanto prima, iniziative di educazione
alimentare rivolte ad una maggiore conoscenza dei tali prodotti.
163
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
Dopo un periodo ritenuto ragionevole, si verificherà il gradimento e il cambio di
atteggiamento dei ragazzi tramite sondaggio con questionari e si valuteranno ulteriori
proposte migliorative.
PRANZA CON NOI... UN MENÙ GRADITO ANCHE PER CHI DEVE SEGUIRE
UNA DIETA SPECIALE
E. Grana - M. Malaguti - P Fanin
Ospedale di S. G. Persicelo - Azienda USL Bologna Nord Via E. Palma, 1 - 40017 S. G.
Persiceto (BO)
OBIETTIVO: migliorare l'accoglienza dell'utente ricoverato a dieta personalizzata. Il pasto
consumato in ospedale deve essere un momento terapeutico, scelto con cura in funzione
della patologia dell'utente, in concomitanza con i sui gusti. Anche se il menù ospedaliero
è improntato su caratteristiche qualitative - nutrizionali che tengono conto dei principi di
sana alimentazione e prevenzione alla salute, ci sono casi in cui è necessario
caratterizzare ulteriormente l'alimentazione, impostando un menù qualitativamente e
quantitativamente controllato. E' il caso delle " Diete speciali " o personalizzate,
traduzione pratica della dieta prescritta dal medico e poi calcolata dalla Dietista. Una "
Dieta Speciale " prevede il consumo più attento possibile dei cibi previsti in dieta,
secondo una precisa distribuzione degli stessi nell'arco della giornata ; tutto ciò in
sintonia con la terapia medica (es. dieta e insulina - dieta e ipoglicemizzanti orali - dieta e
diuretici...). Coscienti del sacrificio che comportano le limitazioni alimentari imposte dal
regime dietetico, le Dietiste hanno sentito l'esigenza di supportare e seguire l'utente
consigliandolo nella scelta giornaliera del menù, educandolo a scegliere i cibi più adatti in
funzione della sua patologia. Il progetto è articolato nelle seguenti fasi: individuazione dei
comportamenti dei Pazienti che più spesso richiedono una puntualizzazione; costituzione
di un gruppo di lavoro multiprofessionale; elaborazione dell'opuscolo richiamando
l'attenzione di chi legge sui punti salienti di comportamento; presentazione dell'opuscolo
ai Primari di Reparto e all'Ufficio Qualità.
Dal Gennaio 1998 l'opuscolo informativo viene consegnato e spiegato al Paziente nel
momento in cui si comunica all'interessato l'esecuzione della dieta. Sull'opuscolo si
identificano le Dietiste, se ne comunica il recapito in Ospedale o dell'ambulatorio, il
numero telefonico e gli orari di disponibilità; si sottolinea l'importanza della dieta e
l'esigenza di non modificare di propria volontà il regime così impostato; per ogni richiesta
di cambiamento alla dieta, consultare sempre la Dietista che ogni mattina esegue la
regolare visita ai Reparti. L'opuscolo informativo raccoglie tutte le notizie inerenti il
trattamento dietetico eseguito in Ospedale e indica come potrà essere continuato il rapporto Dietiste - Utente alla dimissione. Oltre che al Paziente, questo opuscolo è rivolto ai
Parenti ai quali si vuole dare avviso del regime dietetico in atto, chiedendo la loro
collaborazione nel divieto di portare cibi e bevande dall'esterno, sia per non interferire
con la dieta speciale in atto, sia per un motivo di controllo igienico degli alimenti.
164
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
METODOLOGIA DI VALUTAZIONE DELL'ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI DI
RISTORAZIONE OSPEDALIERA NELL'ASL SPERIMENTALE DI LODI
M.G. Silvestri, M. Credali, M. di Prampero, V. Lisci, E. Maiocchi, R. Regali, M.
Carazzina, M. Piazza, S.Mannino, M. Stroili, A. Belloli.
CONTESTO: Dal 1998 l'ASL sperimentale della Provincia di Lodi ha avviato un progetto
interdipartimentale per il miglioramento della qualità del servizio di ristorazione
ospedaliera nei presidi del territorio. Nel progetto, accanto alla Direzione Sanitaria e al
Dipartimento amministrativo, è attivamente coinvolto il Dipartimento di Prevenzione, in
accordo con la strategia aziendale di "comunicazione in rete tra servizi e culture
dell'ospedale e del territorio". Nello specifico, l'integrazione tra competenze ed esperienze
ha consentito un approccio coordinato alla promozione della qualità igienica,
nutrizionale, organolettica e della conformità del servizio in linea con le norme serie ISO
9000, il D.L.gs 155/97 e la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27-1-1994
"Principi sull'erogazione dei servizi pubblici". Tra i campi d'azione su cui si snoda il
progetto, si contestualizza il monitoraggio della soddisfazione dell'utenza tematica
sviluppata nel presente lavoro.
OBIETTIVI: Verifica della soddisfazione dei degenti e operatori in relazione al pasto
consumato rispettivamente nei reparti di degenza e nelle mense aziendali della ASL della
Provincia di Lodi. Identificazione di criticità e attivazione di dinamiche di feed-back nella
revisione del menu e delle procedure di servizio.
DESTINATARI: I degenti delle strutture sanitarie afferenti al Presidio Ospedaliero Unico
dell'ASL e i dipendenti dell'ASL che fruiscono delle mense aziendali. STRUMENTI: Due
questionari ad hoc (allegati 1A DEGENTI E 1B DIPENDENTI) compilati da un campione
rappresentativo di degenti durante il ricovero e di operatori durante la pausa mensa.
INDICATORI DI PROCESSO ED ESITO: Sono stati analizzati i punteggi corrispondenti alle
risposte ai questionari sulla base di specifiche griglie di valutazione in cui sono stati
attribuiti pesi differenziati alle risposte previste dai questionari (allegati 2A DEGENTI e
2B DIPENDENTI).
PROGRAMMA DELL'ATTIVITÀ: Elaborazione dei questionari nel primo trimestre 2000;
somministrazione entro il primo semestre 2000; analisi dei risultati nel secondo semestre
2000.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Sono stati valutati rispettivamente 243 questionari per i
degenti e 296 per gli operatori (vedi allegati 3A degenti e 3B dipendenti). I dati
depongono, globalmente, per un buon livello di soddisfazione dei degenti, con un'ottima
corrispondenza tra il punteggio complessivo indicato dagli intervistati ed il punteggio
ricavato dall'analisi dei pesi da noi attribuiti alle singole risposte. Per quanto riguarda i
dipendenti, l'indagine ha evidenziato un accettabile grado di soddisfazione; tuttavia e'
stato rilevato un sensibile scostamento tra il punteggio di sintesi degli intervistati ed il
punteggio ricavato dall'analisi pesata. Tale scostamento sarebbe riconducibile ad una
scarsa concordanza nell'ambito di ciascun questionario tra i punteggi assegnati alle singole domande ed il punteggio complessivo finale. Questi dati confermano la difficoltà da
una parte di interpretare misure di esito soggettive (quali la soddisfazione dell'utente) e di
attribuire correttamente le "utilities" relative ai vari aspetti del servizio; dall'altra di
definire aprioristicamente la molteplicità di fattori che possono condizionare la
percezione della qualità del servizio stesso.
165
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
"ALIMENTARSI
BENE PER CRESCERE MEGLIO": PROGETTO DI
EPIDEMIOLOGIA E PREVENZIONE PER LE SCUOLE ELEMENTARI DELLA
PROVINCIA DI REGGIO EMILIA
Valeria Manicardi *, Marina Montorsi °, Anna Maria Benassi°, Mariannina Sciotti^
Daniela Michellini'
*Resp. Servizio Diabetologia, Ospedale di Correggio,AUSL di Reggio E.,
° Dietista ,^Insegnante, 'Pediatra, Serv Materno Infantile, AUSL di Reggio E.
Sedentarietà ed eccessi alimentari sono la causa di molte malattie croniche e
degenerative: molti studi hanno dimostrato che una sana alimentazione ed una attività
fisica costante fin dall'età infantile sono in grado di mantenerci in buona salute. In
accordo con il "patto per la salute "previsto dal piano sanitario nazionale, da competenze
trasversali dell'AUSL di Reggio E - Medico Nutrizionista e Dietista dell'ospedale,
Pediatra di comunità, Epidemiologo dell'AUSL di Reggio E.- dopo l'esperienza pilota di
"AmicoCibo"è nato il Progetto provinciale "Alimentarsi Bene per Crescere Meglio"
condotto nelle Scuole Elementari di Reggio E. per 5 anni, dal 1999 al 2004, con la collaborazione dell' Assessorato alle Politiche Economiche della Provincia di Reggio E e del
Provveditorato agli Studi .
METODOLOGIA DELL'INTERVENTO:
Il Progetto coinvolge 800 bambini che hanno iniziato la scuola elementare nel 1999-2000,
si svilupperà per 5 anni scolastici consecutivi, accompagnandoli dalla prima alla quinta, e
si è pone due obiettivi fondamentali:
A - di raccogliere dati epidemiologici su Abitudini Alimentari e Attività Fisica dei
bambini reggiani nel 2000, per promuovere ed impostare programmi di lavoro futuro da
parte dell'AUSL.
B - di condurre un Intervento di Educazione alla Salute con due obiettivi principali:-Fare
una informazione corretta in campo alimentare tra i bambini e quindi promuovere nel
tempo una "cultura" della sana alimentazione anche nelle famiglie.- promuovere e
favorire l'attività fisica, come indispensabile componente della vita del bambino, volta a
mantenere il benessere psico-fisico
C - Costruire un Progetto "Esportabile", documentando tutte le fasi operative, il materiale
prodotto, i risultati.
METODOLOGIA DEL PROGETTO:
1. Corso di Formazione per gli Insegnanti: 4 incontri all'inizio di ogni anno scolastico (12
ore) 2. Percorso didattico di tipo interdisciplinare: condotto dalle insegnanti in ogni
materia.
3. Intervento nelle classi delle Dietiste: lavoro con i bambini su Colazione, Merenda,
Frutta, educazione al gusto, etichettatura, produzione biologica,pubblicità.
4. I dati conoscitivi e le Verifiche (raccolti all'inizio e alla fine del progetto)
• Indagine conoscitiva sulle abitudini alimentari dei bambini : Recall alimentare di
un mese
• Valutazione clinica - eccesso ponderale, famigliarità per malattie cardio-vascolari e
metaboliche
• questionario sulla Attività Fisica dei bambini
166
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della saluteDIVULGAZIONE E PROMOZIONE DELLA EDUCAZIONE ALLA SALUTE:
• Manifesto del progetto distribuito in tutte le scuole, le farmacie comunali, gli
ambulatori pediatrici e Locandina informativa rivolta ai genitori dei bambini coinvolti
nel progetto (allegati)
• Produzione di 8 mini-trasmissioni televisive ("5 minuti di buona Alimentazione")
all'interno di una trasmissione pomeridiana per bambini nella TV locale
RISULTATI:
Nel corso del 1 ° anno sono stati raccolti i Questionari sulle Abitudini Alimentari e sulla
Attività fisica dei bambini, sulla percezione soggettiva del corpo, che sono in corso di
elaborazione.E' stata prodotta una cassetta audiovisiva sulla Colazione (animazione in
classe con le dietiste) distribuita nelle scuole che aderiscono al progetto.(A Scuola di
...Alimentazione). Inizia ora il 2° anno ed è stato impostato il corso per le insegnanti ed il
lavoro con i bambini in classe. In programma le visite alle "Fattorie didattiche" in corso
d'anno con l'attuazione di un percorso didattico completo (es. dalla semina alla raccolta
del grano; dalla farina al pane) Il progetto in corso è un esempio concreto di
collaborazione sinergica tra istituzioni pubbliche - Azienda Sanitaria nella sua
componente Ospedaliera e Territoriale, Provveditorato agli Studi, Provincia che
impegnano risorse umane e competenze diverse per realizzare l'obiettivo comune della
"promozione della salute".
"AMICO CIBO": PROGETTO PILOTA PER UNA NUOVA CULTURA DELLA
ALIMENTAZIONE
Valeria
Manicardi*,
Daniela
Michellini',
Marina
Montorsi°
* Resp. Servizio Diabetologia, Ospedale di Correggio,AUSL di Reggio E.
'Pediatra, Serv Materno Infantile, AUSL di Reggio E. ° Dietista
Le malattie cardiovascolari e neoplastiche sono oggi la maggiore causa di morte e di
invalidità nelle società industrializzate, ma le loro cause nascono da stili di vita scorretti
condotti per lungo tempo:una alimentazione equilibrata fin dall'età infantile è in grado di
"fare vivere meglio" e quindi di prevenire le malattie croniche e degenerative. Da
operatori dell'Ospedale - Medico Nutrizionista e Dietista in collaborazione con la
Pediatria di comunità dell'AUSL di Reggio E.- è nato il Progetto "AMICO CIBO"
(progetto di epidemiologia, prevenzione ed educazione alla salute in campo alimentare)
condotto nella Scuola Elementare Collodi di Reggio E per 4 anni, con la collaborazione
dell' Assessorato alla Sanità e all'Agricoltura e Alimentazione della Prov. di Reggio E.
METODOLOGIA DELL'INTERVENTO.
Il Progetto ha coinvolto tutti i 193 bambini (106 maschi e 87 femmine, di età compresa
tra i 6 e gli 11 anni) delle 11 classi di corso (dalla prima alla quinta), si è sviluppato per 4
anni scolastici consecutivi, e si è posto una serie di obbiettivi generali ed intermedi:
- affrontare correttamente e ad approfondire, con percorsi didattici interdisciplinari, il
tema di una alimentazione equilibrata;
- promuovere nel tempo una "cultura nuova" in campo alimentare;
167
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
- portare nelle famiglie messaggi corretti in tema di alimentazione.
RUOLO DEGLI INSEGNANTI: forniti di materiale didattico specifico e dopo un corso di
formazione iniziale, hanno condotto, nel corso di tutto l'anno, una unità didattica dedicata
all'alimentazione
RAPPORTO CON LE FAMIGLIE: informate delle attività e coinvolte con due incontri annuali
sui temi del progetto; pubblicato un manuale per le famiglie (Amico Cibo) sulle regole di
una sana alimentazione (allegato).
IL PERCORSO DIDATTICO: - 1° anno: comprensione e conoscenza dei principi nutritivi. 2°anno: lettura e conoscenza delle etichette, degli additivi, dei conservanti. - 3°anno:
analisi e decodifica dei messaggi pubblicitari. - 4°anno: conoscenza dei prodotti
alimentari locali e dei cicli produttivi; esperienze pratiche sul campo (es. dal latte al
formaggio; il laboratorio chimico; la spesa guidata) (v.allegato).
I DATI CONOSCITIVI E LE VERIFICHE (raccolti all'inizio e alla fine del progetto)
a - Indagine conoscitiva sulle abitudini alimentari dei bambini :Record alimentare di un
giorno.
b - Valutazione clinica - da parte dei medici promotori del progetto - familiarità per
malattie cardiovascolari e metaboliche, eccesso ponderale, colesterolemia , con prelievo
al dito (Reflotron); e
c - questionario "Vero - Falso - Non so" : indagine sulla qualità delle conoscenze dei
bambini.
RISULTATI: Abitudini Alimentari - rispetto ai LARNS: eccessivo consumo di proteine
animali , di zuccheri semplici , di grassi saturi;- eccessivo apporto di colesterolo con la
dieta (solo il 31% dei bambini ha un apporto normale di colesterolo dietetico);- scarso
consumo di amidi e di fibre. Dopo 4 anni di lavoro si sono avuti significativi
cambiamenti soprattutto di qualità:- diminuito il consumo di zuccheri semplici e di grassi
di origine animale; ridotta l'assunzione di colesterolo con la dieta ed aumentato il
consumo di amidi. Obesità: l' 11,6% dei bambini è risultato obeso e il 6,3% in sovrappeso
in accordo con altri dati italiani;il 67% dei bambini ha almeno un genitore in sovrappeso
od obeso. Colesterolo: elevata la prevalenza di ipercolesterolemia, che è scesa però in 4
anni dal 31,6% al 22,5% e la colesterolemia media da 162 a 156 mg/dl ; I bambini con
ipercolesterolemia all'inizio del progetto (gruppo a rischio)sono stati quelli che hanno
ottenuto i migliori risultati anche in campo alimentare, con una significativa riduzione
dell'apporto di grassi saturi e di colesterolo nella dieta ed una conseguente riduzione del
colesterolo nel sangue, a dimostrazione che l'attenzione alle scelte alimentari, ottenuta
con il lavoro di educazione, ha permesso la correzione di un fattore di rischio rilevante
nel tempo. L'esperienza è stata pubblicata nel Volume "Amico Cibo" ( allegato).
CONCLUSIONI: i risultati ottenuti dimostrano che la Prevenzione può e deve cominciare
fin dall'infanzia e la scuola è il luogo ideale per diffondere e fare vivere una "cultura
dell'alimentazione" che ci aiuti a vivere meglio.
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
PROGRAMMA LOCALE PER L'EMERGENZA OSPEDALIERA (HELP:
HOSPITAL EMERGENCY LOCAL PROGRAM)
Azienda Ospedaliera "G.Salvini" Garbagnate Milanese Furio Zucco* Antonio Franzesi*
Enrico Borselli* Giacinta Isorni * Fabrizio Brioschi * Annamaria Doniselli °
*
Dipartimento
di
emergenza-accettazione
P.O.
Garbagnate
Milanese.
°Ufficio Formazione Permanente A. 0. G. Salvini
Presso l'Azienda G.Salvini é attivo già da 3 anni, all'interno del progetto globale di
formazione permanente, uno specifico Gruppo di progetto per la formazione del
personale ospedaliero nel settore dell'emergenza urgenza. In base alle normative regionali
sul tema dell'emergenza urgenza, nell'Azienda sono stati realizzati 2 DEA (presso i PO di
Garbagnate e RHO rispettivamente) ed un PS ( presso il P.O. di Bollate). Sono presenti
nell'Azienda 3 Servizi di Anestesia e Rianimazione (1 per ciascun PO x un totale di 18
p.1.), 2 UO di Cardiologia dotate di UCC (Garbagnate e Rho), una UO di neonatologia
(Rho). Tutti e 3 i PO sono dotati di gruppi operatori, presso i quali giornalmente vengono
eseguiti interventi relativi a tutte le specialita' chirurgiche, tranne la neurochirurgia e la
cardiochirurgia. E' comunque attiva presso il PO di Garbagnate Milanese una UO di
Chirurgia vascolare dotata di 64 p.1. Va tra l'altro ricordato che dal 1995, presso il PO di
Garbagnate, e' stata attivata una automedica di soccorso avanzato con equipe di
rianimazione a bordo (mezzo Als), operativa dalle 8 alle 20 7 giorni su 7. Il mezzo ed il
personale su di esso operativo, intervengono in dipendenza funzionale e secondo i
protocolli operativi della Centrale Operativa 118 di Milano. Da anni lo sviluppo locale
delle tematiche inerenti all'emergenza-urgenza intra ed extraospedaliera ha spinto
numerosi operatori dell'azienda ad aumentare il livello di qualificazione relativamente
alle linee guida, ai protocolli, alle modalita' di intervento piu' accreditate a livello di
organismi nazionali ed internazionali. L'Azienda, garantendo la caratteristica di
permanenza al Gruppo di progetto sulla formazione nell'emergenza urgenza, ha inteso
dare un forte segnale sull'importanza data a questo settore nelle linee strategiche
pluriennali. Il progetto rappresenta percio' una fisiologica evoluzione dell'attuale
situazione di interesse nel settore ed un tentativo di pianificazione della crescita culturale
degli operatori sanitari ospedalieri nel settore delle problematiche inerenti al rischio
immediato o potenziale di vita dei pazienti, sin dal momento dell'arrivo in
accettazione/PS . L'attuazione del progetto si articola sui seguenti punti:
• Creazione di un Centro di formazione all'interno dell'Ufficio di Formazione
Permanente specificamente orientato all'educazione nel settore dell'emergenza
urgenza.
• Selezione e preparazione di ulteriori formatori, soprattutto nell'area dell'intervento per
il politraumatizzato.
• Preparazione del materiale didattico e delle strumentazioni.
• Organizzazione annuale dei corsi, bi-trisettimanali, mensili o semestrali, a seconda
degli obiettivi di formazione. Tutti i corsi devono prevedere la valutazione e la
certificazioni finali.
• Programma di stages semestrali su argomenti specifici (ad es. intubazione difficile,
stimolazione cardiaca d'emergenza), con formatori esterni, orientata a piccoli gruppi di
discenti delle aree critiche. (SAR, Cardiologie).
169
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
• Creazioni di sinergie specifiche con Universita' agli studi di Varese (particolarmente
avanzata in questo settore), con la Centrale 118 di Milano (omogeneizzazioni edi
protocolli di intervento) e con il CATI di Milano.
• Elaborazione di un piano aziendale comune per la gestione del materiale e delle
strumentazioni di emergenza presenti presso le UUOO Aziendali.
• Elaborazione di un sistema comune di verifica continuo di efficacia del piano. Ciò sarà
possibile applicando indicatori di attività, grado di coinvolgimento e di partecipazione,
gradimento, variazione della conoscenza, modifica dei comportamenti, outcome
clinico.
Strategia di informazione diffusa sulle tematiche dell'urgenza ed emergenza e sulla
importanza della partecipazione ai corsi di formazione.
ISTITUZIONE DI UN SERVIZIO POLIFUNZIONALE PER IL MONITORAGGIO
DEI PAZIENTI AFFETTI DA IPERTENSIONE ARTERIOSA E DEI FAMILIARI
DEGLI STESSI
Dr A. Piccoli*, Dr.ssa L. Platto**, Dr.ssa S. Calebich**, Dr. A. Cordoni^.
* Coordinatore Locale dei Progetti HPH; ** Dirigenti I° livello U. O. di Medicina
Interna; ^ Responsabile UO di Medicina Interna. Clinica San Rocco di Franciacorta OME (Brescia).
Come è noto I' ipertensione arteriosa rappresenta, oltre che uno dei maggiori fattori di
rischio cardiovascolari conosciuti, anche una delle più frequenti richieste di prestazione
medica. Da importanti studi epidemiologici sia internazionali (NHANES, condotto negli
Stati Uniti) che nazionali (studio PAMELA) è risultato evidente come a) la percentuale
dei soggetti ipertesi che sa di essere tale sia molto bassa (circa 50 - 70 %), b) la
percentuale dei soggetti ipertesi trattati e ben controllati non raggiunga spesso il 20%. Si
ravvisa quindi la necessità di individuare i soggetti a rischio (inteso come rischio
cardiovascolare globale) ed i pazienti con valori pressori elevati, al fine di fornire una
educazione ed un approccio corretto per la terapia farmacologica e non farmacologica
dell' ipertensione arteriosa, proprio per prevenire le complicanze e ridurre al minimo
l'ospedalizzazione.
OBIETTIVI: Sono stati individuati secondo le indicazioni della Dichiarazione di Budapest e
secondo le linee guida dell' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e della Società
Internazionale dell' Ipertensione Arteriosa (ISH) (Journal of Hypertension 1999; 17:151153) e prevedono:
a) l' identificazione e valutazione dei pazienti ipertesi e dei familiari degli stessi;
b) incremento delle disponibilità e della qualità dell' informazione, della comunicazione
di programmi educativi e di apprendimento per il gruppo target per aumentare il grado di
conoscenza;
c) lo sviluppo nell' ospedale di un database epidemiologico della zona della Franciacorta
(Brescia) particolarmente orientato verso la prevenzione delle complicanze legate ai
maggiori fattori di rischio cardiovascolari
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salutePOPOLAZIONE TARGET:
Tutti i pazienti ipertesi (secondo le linee OMS/ISH) e familiari
degli stessi.
INDICATORI:
Di processo: N° di incontri effettuati/N° paz. e familiari coinvolti; Di
risultato: N° paz. partecipanti/N° totale paz. coinvolti; N° familiari partecipanti/N° totale
paz. coinvolti (livello di coinvolgimento); N° di valutazioni di gradimento favorevoli/N°
totale dei destinatari dell'intervento (livello di gradimento); livello delle informazioni
osservate nei destinatari/livello di informazioni attese (indicatore di variazione di
conoscenza);
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ: Il progetto è iniziato nel Gennaio 2000 e nel nostro
Ambulatorio di Diagnosi e Cura dell' Ipertensione Arteriosa sono stati valutati i pazienti
ipertesi e i familiari degli stessi inviati dai medici curanti della zona (preventivamente
informati su progetto) oltre a coinvolgere i pazienti afferenti al Reparto di degenza dell'
U.O. di Medicina Interna. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a screening di danno
d'organo e stratificati in base al rischio cardiovascolare globale. Dopo 5 mesi è stato
effettuato un primo incontro educazionale, sui 2 previsti, rivolto a verificare l'interesse dei
pazienti e dei familiari per questo tipo di iniziativa, e il loro grado di conoscenza dei
problemi relativi all'ipertensione. li progetto infatti prevede un altro incontro invece
mirato sulla terapia farmacologia e non farmacologica dell'ipertensione arteriosa.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: è stata già effettuata dopo 6 mesi dall'inizio del progetto e
soprattutto dopo il primo incontro educazionale e ne prevede un'altra tra 6 mesi dopo il II
incontro educazionale. Nel corso di questo primo anno verranno raccolti i dati
epidemiologici (che per brevità non è possibile riportare) nel territorio dove opera la
Clinica San Rocco. Questi ultimi ed altri parametri, verranno valutati per un ulteriore altra
anno. L'insieme dei pazienti e familiari coinvolti verranno seguiti per un altro anno per
monitorare gli end-point primari (mortalità' totale e cardiovascolare) e secondari (numero
di ospedalizzazioni, numero di controlli ambulatoriali ecc.). Il Poster e/o la presentazione
orale mostra: dati e risultati dei primi 8 mesi del progetto.
CONTINUITÀ DELLE CURE: COLLABORAZIONE E INTEGRAZIONE
TRA MMG, FISIATRI E FISIOTERAPISTI NELL'AMBITO DELL'ASSISTENZA
DOMICILIARE INTEGRATA.
Dr.ssa Anna Sannino, Responsabile Staff Educazione Sanitaria/Miglioramento Qualità,
Dr.ssa Isabella Cerofolini, Responsabile Servizio ADI - Dipartimento ASSI.
BREVE DESCRIZIONE:
La Riabilitazione rappresenta un servizio che diventerà sempre più
indispensabile a seguito del progressivo incremento delle patologie croniche legate
all'invecchiamento della popolazione. Si assiste infatti ad una diminuzione delle malattie
acute e ad un corrispondente aumento delle patologie croniche invalidanti. La medicina
riabilitativa è una pratica medica che deve prevedere interventi e soluzioni operative
differenti a seconda delle necessità del paziente. Pertanto l'impostazione di un piano
integrato di intervento che preveda cure ospedaliere e specialistiche accanto a cure
ambulatoriali e domiciliari diventa indispensabile. Le ASL hanno il compito di garantire,
171
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
attraverso la rete dei servizi territoriali distrettuali, le risorse professionali necessarie per
assistere al proprio domicilio i pazienti non autosufficienti, anche nel campo della
riabilitazione: in particolare la ASL di Como eroga prestazioni di riabilitazione
domiciliare, a seconda della zona considerata, con quattro modalità
organizzative/operative differenti. Questo progetto quindi si propone di studiare e
contestualizzare il bisogno espresso e non espresso della popolazione riguardo a questa
area di intervento e per offrire ai pazienti un completo programma riabilitativo, intende
definire un percorso integrato socio-sanitario con il presidio di riabilitazione ospedaliera
di Longone al Segrino.
OBIETTIVI:
• Migliorare la prognosi e la qualità di vita dei pazienti in cura;
• Definire una linea guida sulla graduazione degli interventi di competenza in pazienti
con pato
logie post-acute e con patologie croniche e recidivanti per un compiuto e integrato
percorso tera
peutico-assistenziale.
• Aumentare la soddisfazione degli utenti (pazienti e familiari).
POPOLAZIONE TARGET:
pazienti con patologie post-acute e con patologie croniche e recidivanti bisognosi di
riabilitazione domiciliare.
INDICATORI:
Realizzazione Linea Guida SI/NO
N°pazienti presi in carico in conformità alla Linea Guida
N° totale pazienti presi in carico N° richieste valutate N° richieste pervenute
Intervallo (gg.) intercorso tra la richiesta valutata e primo accesso>_ 15gg. per l'80% dei
pazienti N° questionari di soddisfazione con punteggio positivo N° totale questionari
compilati
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ:
Costituzione gruppo di lavoro multidisciplinare con la partecipazione di:Responsabile
Servizio ADI, Referente del Dipartimento SSB, MMG, Fisiatri, Fisioterapisti e TDR
ospedalieri e dei distretti.
Analisi delle modalità in uso e adozione di un'unica modalità di presa in carico.
Condivisione di un modello integrato di intervento e stesura di Linea guida . Valutazione
del grado di soddisfazione degli utenti. Verifica finale da parte del gruppo. Dr.ssa
Cerofolini.
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
CONTINUITÀ DELLE CURE: COLLABORAZIONE E INTEGRAZIONE TRA
PLS E REFERENTI DELLE UU.OO. PEDIATRICHE DELLE STRUTTURE
OSPEDALIERE PUBBLICHE E PRIVATE ACCREDITATE DEL TERRITORIO.
Anna Sannino -Responsabile Staff Educazione Sanitaria/ Miglioramento Qualità, Ugo
Brancaccio - Responsabile Dipartimento Servizi Sanitari di Base ASL prov. di Como.
BREVE DESCRIZIONE:
L' azienda sanitaria locale della provincia di Como ha inserito tra le priorità del suo
programma di lavoro nel triennio 2000/2002, lo sviluppo di iniziative volte ad aumentare
il grado di consenso e di soddisfazione da parte dell'utenza. In particolare ha voluto
riservare uno spazio di particolare attenzione ai bambini, promuovendo tra gli operatori
competenti una riflessione sulle tradizionali modalità di assistenza e sulla possibilità di
avviare concretamente un rapporto di collaborazione con le strutture ospedaliere . In tal
senso si è ritenuto indispensabile incontrare i pediatri di libera scelta, che rappresentano
gli interlocutori privilegiati per questa fascia di utenza e pianificare insieme l'avvio di un
percorso di miglioramento della qualità delle cure. Attraverso la sperimentazione di un
progetto di assistenza domiciliare estemporanea, si è posto in premessa la necessità di
stabilire "regole di comportamento" condivise tra tutti i professionisti che a vario titolo si
dedicano alla salute del bambino. Sulla scorta di quanto segnalato dai pediatri , si è quindi
deciso di affrontare il tema delle polmoniti e broncopolmoniti in età pediatrica.
OBIETTIVI DEL PROGETTO:
• Coinvolgere e responsabilizzare i PLS nel processo di condivisione degli obiettivi di
razionalizzazione e qualificazione delle attività.
• Garantire assistenza ai bambini in caso di patologie acute ad elevata necessità di tutela
sanitaria secondo linee guida condivise.
• Migliorare la soddisfazione delle famiglie assistendo il bambino nel proprio ambiente
di vita per quanto consentano le sue condizioni di salute e ricorrendo alla
ospedalizzazione solo nei casi di reale necessità.
• Stabilizzare o se possibile invertire il trend dei ricoveri e del ricorso allo specialista
ospedaliero per tali patologie.
• Avviare rapporti di collaborazione con le UU.00. pediatriche delle strutture pubbliche e
private accreditate.
POPOLAZIONE TARGET:
Soggetti in età pediatrica iscritti con i PLS, con diagnosi di broncopolmonite e/o
polmonite.
INDICATORI:
- N. PLS che aderiscono al progetto/N. totale PLS della provincia di Como. Range ->
60%
- Stesura Linea guida. Range SI/NO
- N. PLS che aderiscono alla Linea Guida/N. PLS coinvolti sul progetto. Range >_
70%
- N. Questionari sulla utilità della Linea guida con valutazione positiva dei PLS. Range
>_ 80%
- N. Questionari di soddisfazione alle famiglie con valutazione positiva/ questionari
compilati Range >_ 80%
173
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
-
Inversione o stabilizzazione Trend dei ricoveri per le patologie individuate (DRG
specifici)
ATTIVITÀ:
Costituzione di un comitato tecnico-scientifico con la partecipazione di rappresentanti
ASL (responsabile del dipartimento dei servizi sanitari di base e responsabile dello staff
miglioramento qualità) e rappresentanti dei PLS .
Presentazione del progetto ai PLS e ai Direttori di Distretto.
Attivazione di un gruppo di lavoro costituito da PLS, pediatri ospedalieri e rappresentante
della qualità aziendale per la stesura di una linea guida di comportamento in caso di
polmoniti/broncopolmoniti in età pediatrica.
Revisione della letteratura scientifica, confronto di esperienze tra i componenti del
gruppo e definizione di raccomandazioni per orientare il comportamento clinico.
Predisposizione del documento e presentazione della LG a tutti i pediatri di libera scelta e
alle direzioni sanitarie delle strutture pubbliche e private accreditate del territorio.
Valutazione, tramite questionario ad hoc, della "bontà della linea guida" secondo i PLS ed
acquisizione del relativo consenso.
Invio della LG a tutti MMG/PLS e direzioni Sanitarie delle strutture ospedaliere del
territorio. Monitoraggio dell'andamento del progetto e dell'adesione dei PLS alle Linee
Guida. Sorveglianza del n. casi di polmoniti/broncopolmoniti insorgenti per la durata del
progetto. (tramite schede di segnalazione casi predisposte e inviate dai PLS ai distretti)
Valutazione del grado di consenso delle famiglie (tramite questionario consegnato dai
genitori del bambino affetto da polmonite/broncopolmonite presso il distretto sanitario di
appartenenza) Valutazione dell'andamento dei ricoveri per le patologie individuate
tramite studio DRG.
ALLEGATI:
Linea Guida e schede di segnalazione, questionari per la valutazione della LG ,
questionari per la misurazione del grado di soddisfazione delle famiglie.
MONITORAGGIO E CURA DELLE PATOLOGIE DA IMPORTAZIONE. PROGETTO
DI INTEGRAZIONE TRA L'U.O. MALATTIE INFETTIVE DELL'AZIENDA
OSPEDALIERA S. ANNA E LE STRUTTURE TERRITORIALI DI PREVENZIONE
PER LA PROFILASSI DEL VIAGGIATORE INTERNAZIONALE DELL'AZIENDA
SANITARIA LOCALE DELLA PROVINCIA DI COMO.
Dr.ssa Anna Sannino, Responsabile Staff Educazione Sanitaria/ Miglioramento Qualità,
Dr.ssa Maria Gramegna, Responsabile Servizio Medicina Preventiva nelle Comunità,
Dr.ssa Alessandra Busnelli,Responsabile UO Prevenzione Distretto di Mariano C., Dr.
Gianluigi Gariboldi, Responsabile U. O. Prevenzione Distretto di Lomazzo F.no
Mornasco.
BREVE DESCRIZIONE:
In questi ultimi anni, è notevolmente aumentato il numero di
residenti che si sono recati all'estero per turismo, lavoro, studio, volontariato, in
particolare verso paesi dove le condizioni igienico-sanitarie sono precarie.
Contestualmente, l'accelerazione dei flussi migratori ha determinato un incremento del
174
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
numero di soggetti provenienti dalle regioni della fascia intertropicale contribuendo a
rendere significativo il numero di patologie cosiddette da "importazione" o "esotiche". A
tale fenomeno molto evidente in provincia di Como, non si accompagna una rete integrata
di servizi e di sostegno culturale in tema di patologie tropicali. E' pur vero che la maggior
parte di queste patologie è prevenibile attraverso l'adozione di appropriate misure di
profilassi e che le strutture sanitarie ASL hanno riservato spazi di consulenza al
viaggiatore internazionale attraverso l'attivazione di ambulatori dedicati, oltre
all'effettuazione di eventuale vaccino e chemioprofilassi. Pertanto, per costruire una
visione integrata del fenomeno, adottare le strategie di prevenzione più adeguate e offrire
accessi preferenziali per particolari tipi di utenza o problematiche specifiche, si è
ravvisata la opportunità di avviare una collaborazione diretta con la U.O. Malattie
Infettive dell'Azienda Ospedaliera S. Anna ed è stato istituito all'interno del Servizio di
Medicina Preventiva nelle Comunità il Centro di Profilassi Internazionale, Medicina dei
Viaggi e delle Migrazioni a valenza provinciale. (CePIM)
OBIETTIVI:
• Offrire risposte omogenee all'utenza, garantire facilità di accesso presso le varie sedi
ASL per raggiungere soprattutto categorie a rischio sociale (p.e. comunità di immigrati)
• Definire strategie di intervento integrato ospedale-territorio.
• Avviare una sorveglianza epidemiologica delle patologie da importazione, attraverso il
coinvolgi mento delle istituzioni che hanno contatti con popolazioni immigrate (es.
centri di accoglienza);
• Definire rapporti di collaborazione con i MMG, farmacie comunali e agenzie turistiche.
POPOLAZIONE TARGET:
Viaggiatori internazionali, in particolare immigrati.
INDICATORI:
• Definizione delle procedure organizzative (Delibera istitutiva del CePIM e adozione
del protocollo organizzativo)
• Predisposizione del materiale informativo per l'utenza
• N° ambulatori dedicati alla profilassi delle patologie da importazione, attivati presso le
varie sedi ASL;
• Protocollo di intesa con l'U.O. Malattie Infettive Azienda Ospedaliera S.Anna;
• N° totale malattie da importazione segnalate (MMG, H, altre istituzioni)
• N° casi di malaria insorgenti in soggetti non afferenti al CePIM
N° totale casi di malaria insorgenti nei residenti
• N° casi di TBC in soggetti extracomunitari
N° totale casi di TBC insorgenti nei residenti
• Corso di informazione/formazione MMG/PLS
• N° agenzie turistiche a cui è stato distribuito il materiale informativo.
ATTIVITÀ:
• Gruppo di lavoro multidisciplinare per la realizzazione delle procedure organizzative e
del materiale informativo per fornire informazioni corrette e omogenee su tutto il
territorio provinciale.
• Ottimizzare le risorse a disposizione per creare la rete di ambulatori dedicati.
• Tavolo tecnico con U.O. Malattie Infettive per la stesura del protocollo di intesa e
schede di segnalazione dei casi.
175
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
• Collaborare con il Dipartimento SSB per la definizione del pacchetto formativo ed
avviare rapporti con MMG.
VALUTAZIONE:
N° viaggiatori che si sottopongono a vaccino profilassi.
N° viaggiatori a cui viene proposta
N° viaggiatori che rifiutano la vaccinoprofilassi
N° totale viaggiatori che accedono al CePIM
N° viaggiatori ricoverati presso U.O. Malattie infettive per malattie esotiche con storia di
viaggio recente
N° soggetti che accedono all'U.O. M. Infettive tramite protocollo di intesa
N° soggetti che accedono agli ambulatori ASL per counseling
(colloquio e materiale informativo, vaccino/chemioprofilassi)
N° soggetti che accedono agli ambulatori ASL tramite richiesta medico curante
N° totale soggetti che accedono
N° MMG partecipanti al corso di aggiornamento/formazione
N° totale MMG
IL LAVORO DI ÉQUIPE DETERMINA MIGLIORI RISULTATI ASSISTENZIALI.
ALCUNI INDICATORI DI ATTIVITÀ UTILIZZATI NELLE SEZIONI DI
L.D.P.A.R.E. DELLA A.U.S.L. DI REGGIO EMILIA.
P.G. Ferretti*(RS), L. Veneri**(DM), S. Tolomelli**(DM), P Magnani**(DM), E.
Scalabrini * *(DM), GP Bergamini * *(DM), N. Borciani * * *(DM), M. Frassineti * *
*(RP), M. Martini***(DS).
*Responsabile Lungodegenza Azienda USL di Reggio Emilia e dell'Unità
Operativa di Geriatria, Ospedale di Guastalla. **Referenti Sezioni di Lungodegenza
degli Ospedali di Guastalla, Correggio, Montecchio, Scandiano, Castelnuovo Monti.
***Direzione Sanitaria Presidio Ospedaliero AUSL Reggio Emilia.
INTRODUZIONE: Diventa di anno in anno più evidente l'effetto dell'invecchiamento
demografico della popolazione, in particolare gli ultra settantacinquenni che spesso
presentano molteplici patologie ed un evidente rischio di effetti collaterali durante il
ricovero ospedaliero. Dai dati in letteratura risulta che 1/3 dei pazienti anziani ricoverati
per malattia acuta in ospedale, al momento della dimissione ha perso la capacità di
svolgere una o più attività della vita quotidiana (Sager 1996). Altri dati suggeriscono che
ove si è ottenuta un'organizzazione del lavoro per équipe e per obiettivi, i risultati al
momento della dimissione sono stati migliori rispetto all'assistenza tradizionale
(Landeffeld).
OBIETTIVI: Quando si è trattato di organizzare la Lungodegenza nella Azienda USL
abbiamo posto come obiettivo: il miglioramento del programma assistenziale il recupero
di una o più attività della vita quotidiana dei pazienti, impostando un approccio
assistenziale comprensivo non solo della cura della malattia, ma della cura globale della
persona negli aspetti psico-funzionali e sociali.
176
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salutePOPOLAZIONE:
La popolazione target è rappresentata, per la maggior parte, da pazienti
anziani ultra 75 anni clinicamente multiproblematici. Il restante è costituito da pazienti di
media età provenienti da reparti chirurgici. Dall'analisi dei dati relativi all'attività svolta
dalle sezioni di Lungodegenza per l'anno 1999, risulta infatti un 80% dei casi provenienti
da reparti internistici e un 20 % da reparti chirurgici. Tra le patologie prevalenti le
malattie cerebrovascolari (38%), cardiovascolari (21%).
PROGRAMMA ATTIVITÀ: Sono stati individuati e applicati comportamenti assistenziali
codificati (discussione del progetto, compartecipazione negli obiettivi, linee guida). Per la
valutazione del paziente, dei suoi bisogni e per la formulazione del progetto assistenziale,
sono state utilizzate le Schede Nursing, costituite da una prima parte che valuta le attività
della vita quotidiana (Activity Daily Leaving), una seconda parte la polipatologia e la
severità della malattia (indice di comorbilità di Garrefield) ed infine una terza parte che
definisce il nursing sanitario tutelare e socio-comportamentale (cattedra di Geriatria di
Modena). La compilazione è stata eseguita dall'infermiere e dal medico per le rispettive
competenze professionali. Nel reparto per acuti, per valutare l'indicazione al
trasferimento, vengono compilate parti di questo strumento. All'ingresso in
Lungodegenza. l'ulteriore compilazione permette di raccogliere le indicazioni necessarie
per la formulazione del progetto assistenziale. Alla dimissione, viene completata la
compilazione del documento dal quale è possibile effettuare una verifica sull'avvenuto
recupero di una o più funzioni, assenti al momento dell'ingresso in reparto del paziente e
sull'efficacia del programma assistenziale effettuato dagli operatori.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: L'analisi a distanza di un anno dall'introduzione dello
strumento, là dove adeguatamente applicato, ha evidenziato il recupero di una o due
attività in media della vita quotidiana dei pazienti ed una riduzione dei carichi
assistenziali per gli operatori. I pazienti nella maggior parte dei casi sono tornati a
domicilio (60%), altri proseguono la degenza nelle strutture del territorio. La
formulazione di un progetto assistenziale, in base alla valutazione precisa dei bisogni e la
verifica dei risultati al momento della dimissione, la presenza di comportamenti assistenziali codificati (discussione del progetto, compartecipazione negli obiettivi, linee guida)
permette di ottenere dei risultati nel recupero e/o mantenimento funzionale del paziente.
A nostro parere alcuni degli indicatori utilizzati possono servire per la misura
dell'efficacia e dell'efficienza del lavoro in équipe.
Autore - Dott. PG Ferretti. Tel. 0522 837236 Responsabile Lungodegenza Azienda USL
di Reggio Emilia e dell'Unità Operativa di Geriatria, Ospedale di Guastalla.
177
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
UN MODELLO DI CONTINUITA' ASSISTENZIALE DI CURE PALLIATIVE
RIVOLTO AI PAZIENTI TERMINALI: IL CIRCUITO TRA CURE DOMICILIARI
ED HOSPICE
Azienda Ospedaliera "G.Salvini" Garbagnate Mil.se
Furio Zucco * Walter Reina * Franco Rizzi * Donata Castelli' –
*Unità di Cure Palliative e Terapia del Dolore ° Coordinatore locale rete lombarda
HPH
Il problema dell'assistenza alle persone in fase avanzata e terminale per malattia
inguaribile rappresenta ormai in Italia una emergenza. E' percio' in atto nel nostro Paese
un tentativo di riorganizzazione delle attivita' sanitarie e socio-assistenziali che,
coinvolgendo le forze dell'associazionismo non profit, ed in particolare del volontariato,
crei percorsi di continuita' asistenziale per le persone malate in fase termiaale e per le loro
famiglie. La continuità deve prevedere interventi fra loro integrati da parte dei differenti
soggetti istituzionali coinvolti, in prima istanza le Aziende Ospedaliere e le ASL, e da
parte di tutti gli operatori in esse attivi.
Nella realta' dell'Azienda Ospedaliera G.Salvini e' attiva da anni una attivita' di cure
palliative e di terapia del dolore operante al domicilio dei pazienti in fase avanzata e
terminale di malattia (circa 350-400 pazienti seguiti ogni anno sino all'exitus) ed
all'interno delle strutture ospedaliere con prestazioni di ricovero ed ambulatoriali. Con
DGR n.41602/99 e' stato approvato il progetto speciale di realizzazione della Unita'
Operativa di Cure Palliative e Terapia del Dolore (UOCPTD), con Hospice, all'interno del
piano di strategico triennale. (l'hospice di 14 posti letto ha ottenuto un finanzianmeto di
2.1 miliardi attraverso l'utilizzo dei fondi messi a disposizione dalla L39/99) L'attività si è
recentemente ampliata, estendendosi su un territorio abitato da circa 4-50.000 persone
(Distretti Sanitari di Garbagnate e Rho della ASL n. 1 della Provincia di Milano),
offrendo possibilita' di richiamo per utenti provenienti dallle zone a nord della metropoli
milanese.
E' in atto un processo di implementazione dei seguenti punti:
• l'attività formativa rivolta al personale sanitario, assistenziale ed al volontariato attivo
nel settore della medicina palliativa (oltre al personale della UOCPTD verranno
organizzati corsi di formazione sule cure palliative per i medici di medicina generale)
• l'attività educativa rivolta' ai familiari delle persone malate
• l'attività informativa indirizzata a tuttta la popolazione residente.
La realizzazione del progetto si sta articolando sui seguenti punti:
1. Formazione di una equipe polidisciplinare specialistica in cure palliative in grado di
erogare tutti i livelli assistenziali previsti dalla rete (home care, ambulatorio,
ospedalizzazione diurna, ricovero in hospice, consulenza presso le UUOO
specialistiche dei P.O. dell'Azienda G. Salvini). (in atto)
2. Elaborazione e successiva applicazione di linee guida e protocolli operativi per
l'attivita' di cure palliative. (in atto)
3. Elaborazione di indicatori quali-quantitativi di organizzazione, processo, outcome e
gradimento, che permettano tra l'altro, il confronto con altre realta' operative.
(operativo)
4. Elaborazione e stipula di convenzione fra l'Azienda Ospedaliera G.Salvini e 1'ASL
178
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
n. 1 della Provincia di Milano, per l'erogazione delle cure palliative. (operativo)
5. Stipula di una convenzione per il trasporto a domicilio di farmaci, presidi ed ausilii.
(da completare)
6. Elaborazione e stipula di convenzione fra l'AO G.Salvini e l'Universita' agli studi di
Milano Facolta' di Medicina per la formazione del personale medico ed infermieristico.
(completato)
7. Potenziamento della sinergia con le Associazioni non profit operative a livello locale
nel settore delle cure palliative (Presenza Amica e Porta Aperta) e cooperazione con la
Federazione per le Cure Palliative (organizzazione federativa che raggruppa 31
organizzazioni non profit operative nelle cure palliative a livello nazionale).
PROPOSTA DI UN PERCORSO INTEGRATO OSPEDALE-TERRITORIO PER LA
CONTINUITA' ASSISTENZIALE NELLE FASI DI ACCESSO ALLA STRUTTURA
OSPEDALIERA PER RICOVERO URGENTE, ORDINARIO E IN REGIME DI DAY
HOSPITAL
Dr.ssa G. Chierici, dir medico 1 liv.Ospedale di Guastalla; Dr Vignoli, dir medico 1
liv.Ospedale Castelnovo ne 'Monti; Dr Bagnulo, dir medico 1 livOspedale di Correggio;
Sig.ra E.Menozzi,Capo Sala Ospedale di Guastalla; Sig.ra S.Boaretto, Capo Sala
Ospedale di Montecchio Emilia.AUSL RE.
Le modifiche dell'assetto strutturale e organizzativo del S.S.N. e l'obiettivo di
rimodulazione della rete ospedaliera sono orientate verso una sempre maggiore
deospedalizzazione; tale processo che tende a potenziare da un lato la rete assistenziale
territoriale richiede d'altro canto una selezione accurata dei ricoveri e delle richieste di
assistenza da parte della struttura ospedaliera che devono essere motivate e comunque
presupporre sempre il coinvolgimento del MMG. Scopo del progetto é quello di
formulare una proposta di accoglienza nella struttura ospedaliera nei vari regimi di
ricovero che sia rispondente alle necessita' dell'utenza, tempestiva e adeguata ma che
tenga presente il ruolo centrale del MMG nella gestione del paziente il quale viene
coinvolto come parte attiva nell'autogestione della propria salute e lo renda protagonista
nella promozione e salvaguardia della stessa.
OBIETTIVI DEL PROGETTO
GENERALI:
a) integrazione tra servizi territoriali e ospedalieri,
b) responsabilizzazione del cittadino-utente nella gestione della propria salute,
c) informazione-formazione del personale sanitario e del cittadino in merito alla
promozione della salute.
SPECIFICI:
a) coinvolgimento dei MMG,
b) comunicazione-collaborazione tra MO e MMG,
c) semplificazione dei percorsi di accesso ai reparti e D.H.,
POPOLAZIONE TARGET:
179
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
Paziente, medici ospedalieri, medici di medicina generale, famiglie, infermieri
dell'ospedale e del territorio, assistenti sociali,psicologi,tecnici della riabilitazione,
associazioni di volontariato.
INDICATORI:
Per ricoveri ordinari e urgenti:
a) N° ricoveri con scheda di accesso ospedaliero,
b) N° ricoveri senza richiesta del curante/N° tot. Ricoveri.
PER ATTIVITA' DI D.H.:
a) N° valutazioni chieste dal MMG,
b) N° di contatti telefonici tra MMG e MO,
c) N° valutazioni eseguite in equipe.
Attualmente l'indagine proposta ha solo carattere conoscitivo in quanto non esiste
uniformita' di dati raccolti in tutto il territorio aziendale.
PROGRAMMA DELLE ATTI VITA':
il percorso di accesso alla struttura ospedaliera per ricoveri ordinari/urgenti e in D.H.
necessita di un sistema di regolamentazione che non puo' prescindere dalla collaborazione
tra M.O. e MMG. Infatti il progetto illustra un iter che prende in considerazione le
modalita' di accesso all'ospedale attualmente ricorrenti e propone una possibile soluzione
inerente la decisione di ricovero che coinvolge attivamente il MMG e il MO nella
gestione del paziente in tutte le fasi al fine di accelerare i tempi previsti per gli
accertamenti, ridurre per quanto possibile i tempi di degenza e comunque per decidere in
equipe l'iter diagnostico-terapeutico previsto per ogni singolo caso. E' previsto come
immediato futuro sviluppo del progetto un coinvolgimento attivo dei MMG per poter
valutare insieme le eventuali difficoltà o problemi inerenti la proposta cosi' formulata e/o
le vie piu' semplici di attuazione della stessa. Valutazione dei risultati: viene effettuata
attraverso griglie di raccolta dati che vengono valutate in base agli indicatori previamente
definiti e agli obiettivi prefissi.
PROPOSTA DI UN PERCORSO INTEGRATO OSPEDALE-TERRITORIO PER LA
CONTINUITA' ASSISTENZIALE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AL
PAZIENTE PROBLEMATICO, NELLA FASE DI DIMISSIONE DALLA
STRUTTURA OSPEDALIERA.
Dr.ssa G. Chierici, dirmedico 1 liv.Ospedale di Guastalla; Dr Vignoli, dir medico 1
liv.Ospedale Castelnovo ne 'Monti; Dr Bagnulo, dir medico 1 liv.Ospedale di Correggio;
Sig.ra E.Menozzi, Capo Sala Ospedale di Guastalla; Sig.ra S.Boaretto, Capo Sala
Ospedale di Montecchio Emilia.AUSL RE.
La rimodulazione della rete ospedaliera e le modifiche in tema di ristrutturazione e
riorganizzazione del SSN sono orientate verso una sempre maggiore deospedalizzazione
che tra le varie problematiche presenta quella a maggior impatto sociale relativa alla
necessita' di una dimissione tempestiva e protetta per i pazienti con problematiche socioassistenziali complesse. Scopo del progetto é quello di formulare una proposta di
180
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
dimissione dalla struttura ospedaliera che sia rispondente alle necessità assistenziali del
singolo paziente ma che tenga presente il ruolo emergente del paziente, quando
autonomo, e della famiglia /società nei casi di maggior "fragilità" nell'autogestione della
propria salute e lo renda protagonista nella promozione e salvaguardia della stessa.
OBIETTIVI DEL PROGETTO:
a) recupero complessivo della persona,
b) prevenzione ricoveri ripetuti,
c)favorire il rientro al domicilio.
POPOLAZIONE TARGET:
paziente, medici ospedalieri, medici di medicina generale, famiglie,infermieri
dell'ospedale e del territorio,assistenti sociali, psicologi, tecnici della riabilitazione,
associazioni di volontari ato,UVG, servizio assistenza anziani.
INDICATORI:
Per dimissioni protette: a) % dimissioni protette/ tot. Ricoveri, b) tempo di attesa UVG, c)
tempo di attesa tra segnalazione e dimissione d) degenza media pazienti in dimissione
protetta.
Per dimissioni non protette: a) N°schede/N° ricoveri, b) N° griglie verificate/ N° griglie.
L'indagine e' attualmente solo di tipo conoscitivo in quanto occorre rendere omogeneo il
sistema di raccolta dati su tutto il territorio aziendale.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ:
Per quanto riguarda le dimissioni, si propone un percorso di integrazione tra ospedale e
territorio dove siano ben definiti i ruoli professionali degli operatori coinvolti nelle
dimissioni protette e che comunque siano tesi a promuovere, per quanto possibile, il ruolo
attivo del paziente/famiglia nella promozione e salvaguardia della salute. Per le
dimissioni "non protette", si cerca di promuovere il progetto providere che riaffida la
responsabilita'della salute al paziente che diventa protagonista attivo della tutela della
stessa, attraverso una adeguata informazione/formazione che gli fornisca gli strumenti
necessari all'obiettivo. E' stato recentemente iniziato un programma di collaborazione
interattiva con il Gruppo responsabile della continuita' assistenziale domiciliare al fine di
rendere piu"agevoli e uniformi i percorsi di integrazione Ospedale-Territorio.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: viene effettuata attraverso griglie di raccolta dati che
vengono valutate in base agli indicatori previamente definiti e agli obiettivi prefissi (es.
Allegati A e B).
181
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
CONTINUITA' ASSISTENZIALE INFERMIERISTICA DOMICILIO-OSPEDALE
L. Brusa Dir Medico SAST - M.Alberganti Oper.Prof.Coord. SASTASL13 Novara
M. Frattini Oper Prof. Coord. Distretto ASL 13 Novara
A. Biancardi Infermiere Distretto - R. Buttafava Dir Medico Distretto ASL 13 Novara
L. Colombo, Caposala Direzione Medica
B.Paggi, Caposala Servizio Farmaceutico ASL13 Novara
C.Pozzoni, Caposala Controllo di Gestione
M. Procino, Dir Medico UO Chirurgia ASL 13 Novara
T Vallerani Infermiere Distretto ASL 13 Novara
ASL 13 Novara è formata da 3 Presidi Ospedalieri inseriti in un territorio molto vasto che
rappresenta Azienda Sanitaria Locale corrispondente a un'intera Provincia, serve altresì
circa 320mila abitanti suddivisi in 4 Distretti (ex USL). E' stata così individuata la
carenza di scambi di informazioni tra i presidi Ospedalieri ed i Servizi territoriali con
conseguente scarsa integrazione nell'erogazione dell'assistenza La modalità di risoluzione
di questo problema risulta facilmente attuabile attraverso l'implementazione di procedura
qualificate di "comunicazione bidirezionale con l'utilizzo di semplici strumenti come una
scheda sanitaria che accompagni il paziente nei vari servizi es. cure domiciliari e ricoveri
ospedalieri, in modo da evitare duplicazione dei trattamenti sanitari, perdita di
informazioni.
OBIETTIVI:
Ob.vo di salute: attraverso la modifica della metodologia di lavoro mediante
un'integrazione delle competenze procedurali degli operatori ospedalieri e territoriali.Le
ricadute sulla salute pubblica sono difficilmente stimabili, resta invece ipotizzabile un
effetto positivo sulla qualità percepita dell'utente inerente al non abbandono da parte del
servizio sanitario e alla continuità assistenziale garantita e tempestiva legata
all'introduzione di questa nuova procedura.
Ob.vo educativo: è quello di voler aumentare le conoscenze degli operatori coinvolti
nell'utilizzo della nuova modulistica rispetto ai pazienti presi in carico, agendo sui
comportamenti del singolo e dell'èquipe. I destinatari sono tutti gli operatori sanitari
ospedalieri e territoriali coinvolti direttamente o indirettamente nell'assistenza al paziente,
la popolazione - target sono tutti coloro che necessitano di assistenza opedaliera e
territoriale
INDICATORI DI RISULTATO:
n° paz. dimessi dai Presidi forniti di scheda e viceversa
n° to. Paz.dimessi dai Presidi che passano in ass. dom.
Standard: passaggio da zero a 70%
INDICATORI DI PROCESSO:
n° operat. Convocati agli incontri
n° operat. presenti
Standard: 70-80%
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ: (vedi scheda allegata)
Dopo una prima fase di sperimentazione durata sei mesi si è provveduto a una verifica
sulla validità dello strumento attraverso la somministrazione di un questionario
precedentemente predisposto dal gruppo di lavoro(vedi allegato). I risultati ottenuti hanno
dimostrato la validità dello strumento ma la scarsa disponibilità degli operatori al suo
182
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
utilizzo in quanto visto come un ulteriore vincolo burocratico. Si è provveduto a
convocare un incontro con gli operatori coinvolti nel progetto dove si è rivista la scheda, i
presenti in accordo con i promotori del progetto hanno deciso di mantenere lo strumento
così com'è proponendosi di promuoverne l'utilizzo.
UN'ALLEANZA PER LA SALUTE IN ETA' PEDIATRICA
L. Brusa Dir. Medico SASTASL 13 Novara - M.Frattini op. Prof Coord. ASV Distretto
ASL 13 Novara - L. Tanzi Op. Prof. coord. Ostetrica ASL 13 Novara - P. Sacco Ass.
Sociale NPI ASL 13 Novara - C. Colli Dir. Medico UO Neonatologia Presidio ASL 13
Novara - P.Alba Infermiera Neonatologia ASL 13 Novara - S. Amico Ostetrica Presidio
ASL 13 Novara
Nella'ASL 13 di Novara è presente un solo punto Nascita situato presso il Presidio di
Borgomanero che risulta decentrato rispetto il territorio dove sono presenti numerosi
punti consultoriali con scarsa integrazione fra le strutture e carenza nel passaggio di
comunicazione tra le diverse realtà a cui gli utenti (mamma-bambino) afferiscono.
OBIETTIVI: migliorare la collaborazione tra le strutture ospedaliere e i servizi territoriali
incrementando le conoscenze sulle reciproche competenze e prestazioni erogate
• migliorare l'utilizzo delle risorse -servizi da parte dell'utenza
• rendere più flessibile la struttura ospedaliera attraverso uno scambio di rapporti coi
servizi territoriali
POPOLAZIONE-TARGET: donne in puerperio e soggetti in età pediatrica
INDICATORE DI PROCESSO: Mancanza di strumenti formalizzati propri dell'ASL -4
Costruzione di una Carta dei Servizi Pediatrica
COSTRUZIONE DI UN GRUPPO DI LAVORO: verifica dell'esistenza di qualche strumento
omologo - costruzione della bozza dello strumento - stesura di protocolli comuni
Ospedale H Territorio - stesura della carta dei Servizi - Presentazione dello strumento agli
operatori coinvolti
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: progetto in itinere.
183
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
COMUNICAZIONE
INTERPROFESSIONALE:
UN
PROGETTO
PER
MIGLIORARE LA CONTINUITÀ DELLE CURE
Dr. M. Tavola, Prof. R. Massei, Dr.ssa P. Monti, Dr.ssa L. Chiappa, Dr. R. Galbiati, Dr.
G. Barbaglio, M. Sozzi, I. Redaelli, Dr. S. Sforzini, Dr. R. Rotasperti
Comitato
Tecnico
Rete
Ospedali
per
la
Promozione
della
Salute
Ospedale di Lecco - Direttore Generale Ospedale di Lecco
ANALISI DEL CONTESTO:
Tra i mandati agli Ospedali che hanno aderito alla Rete HPH in
regione Lombardia vi era quello di sviluppare almeno un progetto inerente la "Continuità
delle cure". Nella complessa ed eterogenea realtà della "cartella clinica" si è rilevata
l'assenza od estrema carenza di sintesi dei problemi clinici e di bisogni assistenziali dei
pazienti. Tale aspetto può essere causa di incomprensioni, errori, ritardi nella
prosecuzione delle cure e dell'assistenza nei pazienti. Di riflesso si possono creare
disguidi di diversa entità nei rapporti tra i sanitari, con il paziente stesso e anche con i
famigliari. Entità del fenomeno: degenze superiori a 48 ore: 39.000 ricoveri su 41.000
ricoveri/anno. Il Comitato Tecnico Ospedaliero ha pertanto sviluppato un progetto per
migliorare la comunicazione interprofessionale.
I. Obiettivi del progetto
• Migliorare la comunicazione e la collaborazione tra i diversi reparti ospedalieri e tra
l'ospedale ed il territorio.
• Migliorare la continuità e la qualità delle cure e dell'assistenza.
• Rendere più tempestivi, trasparenti e completi i rapporti con i pazienti ed i famigliari.
• Aumentare la disponibilità e la qualità dei programmi educativi e di formazione
continua del
personale, al fine di uniformare procedure di sintesi dell'assistenza medica ed
infermieristica.
• Ottenere con l'informatizzazione un quadro clinico ed assistenziale sintetico.
POPOLAZIONE TARGET: Pazienti che vengono trasferiti all'interno dell'ospedale, in altri
ospedali e dimessi a domicilio. Personale medico ed infermieristico. Famigliari,
associazioni di pazienti. Responsabili ASL e Medici di medicina generale.
INDICATORI: N° adesioni al progetto / N° responsabili aziendali coinvolti nel progetto % ;
N° reparti che aderiscono al progetto / N° reparti coinvolti nel progetto %; N° di reparti
che applicano sistematicamente il progetto / N° reparti coinvolti nel progetto %; N° di
pazienti trasferiti o dimessi con documentazione / N° totale di pazienti trasferiti o dimessi
%; riduzione dei reclami presso URP legati a carenza o incompletezza di informazioni.
METODOLOGIA DI INTERVENTO:
Alleanze: fondamentale la condivisione e l'approvazione dei progetto da parte di:
Direzione generale, Responsabile della qualità, Comitato tecnico-scientifico, responsabile
Ufficio Infermieristico, Collegio dei Primari.
Definizione di tempi, risorse e strumenti.
Fase operativa: 1) Intraospedaliera: definizione di un gruppo di lavoro operativo, analisi
delle realtà già esistenti, definizione di una parte della cartella clinica orientata per
problemi e dedicata alla sintesi dei problemi clinici e dei bisogni assistenziali.
Informatizzazione di tali informazioni correlandole ai dati amministrativi del paziente.
Introduzione graduale nei diversi reparti dei Presidi Ospedalieri iniziando dai reparti con
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
più alto numero di trasferimenti interni. Aggiornamento e formazione del personale
sull'utilizzo di tali schede modificando i comportamenti individuali e collettivi
attualmente in uso. 2) Coinvolgimento associazioni di pazienti sin dalla fase operativa. 3)
Successivo coinvolgimento della medicina territoriale come momento di collaborazione e
di verifica.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI:
Risultati attesi: 100% dei pazienti trasferiti e dimessi accompagnati da adeguata sintesi
clinicaassistenziale.
Miglior collaborazione e comunicazione tra gli operatori sanitari con riduzione di disguidi
e incomprensioni.
Incremento del tempo dedicato alla clinica ed all'assistenza, migliori rapporti con i
pazienti ed i parenti e riduzione dei reclami.
Allegata tabella sui tempi previsti per lo sviluppo del progetto.
PERCORSI RIABILITATIVI DI PAZIENTI OPERATI DI ARTROPROTESI
D'ANCA E DEL GINOCCHIO
1 Dr. C. Bargnani *, Dr.ssa A.Perini **, Dr.C.Taranto **, Dr. A. Piccoli ^
*Responsabile UO Riabilitazione Clinica S. Rocco Ome. ** Dirigenti I livello UO
Riabilitazione Clinica S. Rocco Ome. A Coordinatore Locale dei Progetti HPH.
Lo studio origina dalla necessità di monitorare i percorsi riabilitativi e l'esito degli
interventi in pazienti operati di artroprotesi d'anca e di ginocchio presso il nostro Centro a
causa della elevata incidenza di questa patologia (vengono eseguiti circa 500 interventi
all'anno: 300 protesi di anca, 200 di ginocchio) e della diversificata provenienza dei
pazienti da diverse regioni italiane. La raccolta dei dati sugli esiti a lungo termine del
trattamento iniziato nella nostra struttura ha come obiettivo principale, di migliorare la
disponibilità verso i bisogni socio-saniari di questo gruppo di pazienti poihè porta ad
ampliare l'entità e la qualità dell'informazione sui trattamenti riabilitativi di cui gli stessi
possono usufruire nonchè sull'efficacia dei trattamenti effettuati nella nostra Struttura in
fase precoce pre e postoperaoria..
OBIETTIVI: Il progetto pertanto si propone di verificare il percorso riabilitativo di questi
pazienti dopo la dimissione dalla nostra Struttura al fine di migliorare l'offerta di servizi.
INDICATORI: Ci si propone di monitorare ogni 3 mesi il grado di coinvolgimento e il
grado di partecipazione misurando a) la percentuale:N° pazienti dimessi/N° pazienti
conclusi con follow up completo; b) la capacità di creare reti territoriali mediante l'indice
N° istituzioni esterne attualmente coinvolte (21)/N° istituzioni che parteciperanno
effettivamente alla fornitura dei dati; l'efficacia del trattamento mediante: valore della
scala di valutazione prima dell'intervento/valore della stessa scala dopo l'intervento.
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ: La raccolta dei dati avviene attraverso la valutazione del
paziente prima e 2 mesi dopo l'intervento da parte degli specialisti ortopedico e fisiatra
mediante l'uso della scala HHS (Harris Hip Score ) per le protesi di anca e secondo i
protocolli della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia per artroprotesi di
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
ginocchio (SF-36) e Oxford Knee score. L'entità e la qualità degli interventi riabilitativi
effettuati viene valutata mediante specifico questionario da noi elaborato. Per enfatizzare
l'importanza della continuità di un corretto trattamento riabilitativo viene consegnato ad
ogni paziente al momento della dimissione un opuscolo informativo. I centri di
riabilitazione a cui afferiscono i pazienti dopo la dimissione sinora contattati, hanno aderito all'iniziativa.
VALUTAZIONE DEI RISULTATI: quest' ultima avverrà attraverso gli indici suddetti al
termine del periodo di osservazione previsto di 1 anno.
Il Poster mostra: tabelle, esempi delle scale in uso, elenco strutture esterne che
partecipano al progetto.
CONTINUITÀ DELLE CURE PER PAZIENTI NON AUTOSUFFICIENTI ED
ONCOLOGICI
Dott.ssa Rosanna Carbognani - Responsabile del Distretto, Dott. Giacomo Casoli Responsabile Servizio Medicina di Base, Dott. r Maurizio Ubaldi - Referente Medici di
Medicina Generale, Sig.ra Luisa Emiliani - Responsabile Servizio Assistenza
Anziani,D.A.I Adriana Costi - Ufficio Infermieristico Distrettuale
CONTESTO:
Distretto di Castelnovo né Monti - Azienda USL di Reggio Emilia .
Territorio montano che comprende un totale di 33.000 abitanti circa con un tasso di
anziani pari a 11,9% La rete dei Servizi è composta da un presidio Ospedaliero (153 p.1 )
, tre Case Protette Convenzionate (129 p.l) una RSA (30 p.l), il Servizio di Assistenza
Domiciliare ed il Servizio Assistenza Anziani.
MOTIVAZIONI E ASPETTI DI COERENZA:
il processo di cura non inizia e non termina esclusivamente con il ricovero ospedaliero e
deve intendersi completo solo se le componenti di prevenzione, educazione alla salute,
riabilitazione e cura sono in simbiosi.
OBIETTIVO:
garantire la continuità delle cure a tutti i pazienti non autosufficienti ed oncologici,
promuovere e valorizzare l'azione partecipata del nucleo famigliare.
POPOLAZIONE TARGET:
Utenti oncologici. Utenti non autosufficienti dimessi dalla struttura ospedaliera. Utenti
non autosufficienti in carico alla Medicina di Base. Utenti non autosufficienti in carico al
SAA
Indicatori di struttura, di processo e di esito:
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ:
a) attivazione di un gruppo multidisciplinare sanitario e socio assistenziale
b) elaborazione del protocollo distrettuale "Dimissioni Protette"
c) attivazione dell'Ufficio Infermieristico Distrettuale
d) attivazione del Coordinamento Infermieristico e Tecnico Distrettuale
e) revisione delle cartelle infermieristiche ospedaliere, RSA, Case Protette rivolte alla
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
valutazione funzionale ed al bisogno di tutela socio-sanitaria del paziente e della famiglia
f) revisione della scheda di collegamento che diventa relazione socio-sanitaria
g) istituzione dell'Osservatorio Distrettuale delle Lesioni da compressione
h) costruzione di strumenti informativi rivolti agli Utenti alla famiglia agli stessi
Operatori
i) colloqui educativi con i famigliari
j) colloqui informativi con i Medici di Medicina Generale ideazione e sviluppo di
strumenti di collegamento con la struttura ospedaliera
k) verifiche attraverso l'utilizzo del registro delle non conformità e del registro eventi
sentinella
VALUTAZIONE DEI RISULTATI:
a) numero di dimissioni protette attivate
b) numero ADI - NODO e prese in carico SID
c) numero utenti in carico al SAA
d) numero di progetti educativi sulle lesioni da compressione attivati
e) dati annuali di insorgenza lesioni da compressione
f) standard di prodotto della cartella infermieristica
"DIMISSIONI PROTETTE"
Ospedale
e
Distretto
di
Carpi,
Azienda
U.S.L.
di
Modena
Anna Maria Pietrantonio*, Francesca Novaco**, Ivanna Boni***, Viola Damen***,
Manuela
Lorenzetti****,
Giuseppe
Gaglianò*****,
Iolanda
Po******.
* Direttore di Stabilimento, Ospedale di Carpi, ** Responsabile Sistema Qualità
Aziendale, *** Sistema Qualità Aziendale, **** Responsabile Servizio Assistenza di
Base, Distretto n° di Carpi, ***** Medico di Medicina Generale, Distretto n°I di Carpi,
****** Ufficio Igiene Ospedaliera, Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena.
Ospedale e Distretto di Carpi:
Gruppo di lavoro: Ivanna Boni ............................ Sistema Qualità
Anna Maria Pietrantonio ..................................... Direttore di Stabilimento
Giorgio Reggiani .................................................. Medicina Riabilitativa
Lorella Rossetti ..................................................... Medicina I'
Paola Zombini ...................................................... Ufficio Infermieristico
Manuela Lorenzetti ............................................... Medicina di Base
Emidia Dondi ....................................................... Distretto
Lorella Rossi ......................................................... Servizio Infermieristico Domiciliare
Giuseppe D'Arienzo .............................................. Salute Anziani
Suor Maria Fumagalli .......................................... Salute Anziani
PREMESSA
Il progetto "Dimissioni Protette" è stato realizzato a cura dell'Ospedale e il Distretto di
Carpi (Azienda U.S.L. di Modena), nell'ambito delle attività della Rete H.P.H.
dell'Emilia Romagna, a cui l'Azienda U.S.L. ha formalmente aderito a far tempo da
Marzo 1999. Il progetto rappresenta un'articolazione del progetto interaziendale
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
"Continuità Assistenziale" a cui attualmente aderiscono, oltre alla U.S.L. di Modena,
U.S.L. di Reggio Emilia, U.S.L. di Parma, U.S.L. di Bologna Sud, U.S.L. di Piacenza,
Ospedaliera di Parma.
MATERIALI E METODI
Progetto: "CONTINUITA' ASSISTENZIALE"
Definizione, finalità, articolazione specifica del progetto
Il Gruppo di lavoro interaziendale ha affrontato la tematica della "Continuità
Assistenziale" con l'obiettivo di realizzare percorsi assistenziali condivisi tra Medici di
Medicina Generale e Medici Ospedalieri (e più in generale tra Professionisti che operano
nel sistema di offerta sanitaria), sulla base di una integrazione dei professionisti e con il
coinvolgimento delle rappresentanze dei Cittadini, Sindacati e Volontariato, coinvolti
mediante informazione sull'utilizzo corretto dei servizi sanitari e mediante la raccolta
dell'espressione degli specifici bisogni.
La finalità del lavoro è quella di promuovere e realizzare:
a) percorsi sanitari integrati, con un più razionale utilizzo delle risorse sanitarie con
l'aspettativa di una maggior efficacia delle cure sanitarie
b) condizioni che consentano al cittadino una maggior conoscenza sulla offerta di
prestazioni sanitarie ed un miglior utilizzo dei percorsi in relazione agli specifici bisogni
di salute.
Articolazione specifica del progetto:
Il progetto riconosce tre aree di intervento, secondo una progressione che consente la
graduale realizzazione delle modifiche culturali necessarie per il raggiungimento
dell'obiettivo generale:
- attività di informazione
- sensibilizzazione in ambito aziendale e nella comunità nella quale la singola azienda
si inserisce
- costruzione di un clima di collaborazione tra i professionisti
- definizione di strumenti organizzativi
- clinici di continuità assistenziale e di strumenti informativi per i pazienti ed i
familiari.
I progetti di riferimento, definiti nell'ambito delle tre aree sono:
Attività di informazione-sensibilizzazione Illustrazione e condivisione del progetto da
in ambito aziendale e nella comunità nella parte degli attori coinvolti, definizione delle
quale la singola azienda si inserisce.
priorità di intervento.
Guida Ospedaliera (rivolta ai Medici di
Costruzione di un clima di collaborazione Medicina Generale)
tra i professionisti.
Guida del Servizio Medicina di Base
(rivolta alle Unità Operative Ospedaliere)
Definizione di strumenti organizzativi clinici di continuità assistenziale e di
strumenti informativi.
DIMISSIONI PROTETTE
Percorso di accesso al Pronto Soccorso
Progetto: "DIMISSIONI PROTETTE"
Il tema delle "Dimissioni Protette" rappresenta una tematica cruciale nell'ambito della
188
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
"Continuità Assistenziale" in quanto costituisce un momento "critico" del percorso di
cura che vede coinvolte le strutture ospedaliere e i servizi sanitari e sociali. Per le
motivazioni sovraesposte, dopo aver avviato le prime iniziative finalizzate alla
realizzazione di un clima di collaborazione tra i professionisti ospedalieri e i M.M.G.
necessari per l'avvio di un clima di collaborazione e le basi per un lavoro congiunto, si è
definito come prioritario affrontare la tematica delle dimissioni protette. Il progetto è stato
condotto dalla Direzione Sanitaria dello Stabilimento Ospedaliero, Direzione di Distretto
con il coinvolgimento della Unità Operativa Sistema Qualità, che ha provveduto al coordinamento del progetto e al supporto metodologico.
STRUMENTI E METODI
Secondo la logica metodologica prevista nella stesura dei progetti H.P.H. si è provveduto
al coinvolgimento dei diversi attori coinvolti al fine di elaborare protocolli condivisi tra le
parti. Le strutture e gli attori interessati che hanno contribuito alla stesura di un
documento concordato e condiviso, vengono elencati nella seguente tabella:
Servizi U.S.L.
Servizi Territoriali
Servizio Qualità Aziendale
Direzione Sanitaria dello
Stabilimento Ospedaliero
Direzione Sanitaria di
Distretto
U.U.O.O. dello Stabilimento
Ospedaliero di Carpi
Servizi Distrettuali coinvolti
(Medicina di base,
Assistenza
Anziani, UVG)
Servizio Infermieristico
Rappresentanti Medici
Medicina Generale
Responsabile Servizio
Assistenza Anziani
Servizi Sociali dei diversi
comuni afferenti allo
Stabilimento Ospedaliero
Rappresentative dell'utenza
e volontariato
Tribunale dei diritti del
malato
Comitati Consultivi Misti
Associazioni Sindacati
Pensionati
Associazioni di volontariato
maggiormente coinvolte
Il modello di riferimento utilizzato (Autovalutazione e Accreditamento delle strutture
sanitarie della regione Emilia Romagna) prevede come strumento operativo, la
realizzazione di "procedure". Ciò ha consentito di rendere oggettiva, sistematica e
verificabile la descrizione delle singole attività che vanno a costituire il percorso. La
descrizione delle procedure in essere mediante supporto di flow chart ha consentito di
identificare con chiarezza le attività svolte, le responsabilità degli attori coinvolti, le
interfacce del processo assistenziale, ridisegnando, là dove necessario, comportamenti
operativi già esistenti e le modalità di interazione delle diverse parti del processo.
Data la complessità del processo d'insieme e la specificità che al suo interno si
determinano per effetto delle diverse tipologie di pazienti per cui viene realizzata la
dimissione protetta, sono stati identificati i seguenti sottoprocessi:
"Dimissioni Protette" sottoprocessi identificati:
1. Dimissione Protetta per il paziente neoplastico (Processo NODO)
189
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
2. Dimissione Protetta per il paziente che necessita di cure domiciliari (Processo
ADI/SADI)
3. Dimissione Protetta per il paziente geriatrico con problemi sanitari e/o sociosanitari
(Processo UVG)
4. Dimissione Protetta per il paziente disabile (Processo RIABILITAZIONE)
5. Dimissione Protetta per il paziente malato di AIDS e patologie correlate (Processo
ADMA)
Per ciascun tipo di paziente è stata quindi elaborata una procedura di Dimissioni Protette.
Per ognuno dei processi sono stati identificati fattori di qualità quali ad esempio: tempi di
attesa, igiene, sicurezza, accessibilità, comfort ambientale, ecc., e per la misura di ognuno
di essi è stati definito uno o più indicatori con standard di riferimento e definizione delle
modalità di misura e monitoraggio nel tempo.
Sempre nell'ambito del modello proposto per la stesura dei progetti H.P.H., nella finalità
di fornire ai pazienti e alla famiglia strumenti utili per la gestione della salute in prima
persona, si è inoltre provveduto alla elaborazione di materiale informativo in relazione ai
principali problemi di aiuto alla persona (mobilizzazione, igiene, prevenzione di decubiti,
ecc.) che si pongono all'atto della dimissione ospedaliera con rientro al domicilio. Il
materiale informativo è stato predisposto in italiano, francese, inglese e arabo.
CONCLUSIONI
La procedura elaborata dal gruppo di lavoro formalizzata e introdotto nella operatività da
alcuni mesi ha consentito, mediante il coinvolgimento attuato tra tutti i professionisti
interessati, la realizzazione di:
a) forme di maggior attenzione ai problemi legati alla Dimissione Protetta;
b) una maggiore snellezza dei percorsi che senz'altro contribuisce a migliorare il lavoro
degli operatori coinvolti;
c) un miglior dialogo con le rappresentanze dei cittadini, Comitato Consultivo Misto,
Pensionato Anziani, ecc., che vedono realizzato, mediante la collaborazione attuata
all'atto della stesura della procedura, modalità operative che rappresentano anche
l'espressione della loro voce e dei loro bisogni;
d) maggiore omogeneità a riguardo delle modalità assistenziali offerte al paziente
coinvolto nella Dimissione Protetta, sia a livello ospedaliero che al domicilio, mediante
l'avvio di corsi di aggiornamento che hanno interessato congiuntamente gli operatori
dei diversi livelli assistenziali;
e) maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali che consentono di evitare vuoti di
presa in carico anche per i pazienti che presentano problemi non strettamente attinenti
all'ambito sanitario.
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
LA DIMISSIONE PRECOCE/PROTETTA DELLA PUERPERA E DEL NEONATO
FISIOLOGICO
Coordinatore del Progetto: Dr Eugenio magnati (Direttore Sanitario Azienda
Ospedaliera I.C.P. Milano)
Staff del programma: Dr Paolo Bruno - Dirigente Medico - Direzione Sanitaria
Prof Piergiorgio Crosignani - Dirigente Medico II livello Responsabile Dipartimento
Ostetr. Ginecologia
Dr Fabio Mosca - Dirigente Medico II livello Responsabile Dipartimento Neonatologia
LLD. Fabio Gavazzi Dirigente Infermieristico Nucleo Qualità Direzione Sanitaria LLD.
Cristina Cerati Dirigente Infermieristico Nucleo Qualità Direzione Sanitaria Dr
Maurizio De Micheli Responsabile Ufficio Relazioni con il Pubblico
Dott.ssa Anna Sacchetti Psicologa Responsabile ASSI ASL Città di Milano A.F.D.
Mariangela Negri Coordinatore ostetriche Direz. Sanitaria Ospedaliere As. Soc. M. Pia
Zuretti Coordinatore ostetriche Consulente Asl Città Territoriali Milano Alleanze
Azienda Sanitaria Locale Città di Milano
BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO DI ATTUAZIONE
DELLE MOTIVAZIONI E DEGLI ASPETTI DI COERENZA
DELLA
ESPERIENZA,
(con la mission della struttura di appartenenza)
Si è rilevato che nel decorso fisiologico della gravidanza e dell'evento parto-nascita il
protrarsi della degenza non favorisce la relazione madre-neonato-padre, (v. Enkin, Keirse,
Chalmers - "l'efficacia delle procedure di assistenza alla gravidanza e al parto").
A tale proposito nell'area materno infantile degli Istituti Clinici di Perfezionamento sono
state attivate diverse iniziative volte all'umanizzazione dell'assistenza, come il roomingin, il "Nido aperto", un nuovo approccio per la promozione dell'allattamento al seno,
incontri tra puerpere e Ostetriche per favorire la condivisione e l'informazione
appropriata.
La letteratura indica chiaramente come la dimissione precoce debba prevedere un
supporto domiciliare post-dimissione: solo in questo caso essa può rappresentare
un'opzione " in più" per le famiglie; il semplice accorciamento della degenza senza
nessuna altra attività supportiva o con supporto solo ambulatoriale, invece, espone i
neonati e le mamme ai rischi che sono ormai ben documentati in letteratura.
Per una discussione sull'insufficienza di modelli di dimissione precoce che sono in verità
sono modelli di "ospedalizzazione breve", e anche di quelli con follow-up ambulatoriale,
si veda la review di Braveman et al.
Il corollario di quanto detto è dunque che la dimissione precoce deve prevedere, nella sua
organizzazione, un coordinamento tra la fase ospedaliera e quella territoriale.
La legge Regionale n° 16/'87, sulla "tutela della donna partoriente e del bambino
ospedalizzato" dispone che "dopo il parto deve essere garantita l'assistenza domiciliare
alla madre e al bambino, in modo da favorire la dimissione precoce della donna
dall'Ospedale". Tale provvedimento legislativo ha consentito la realizzazione di progetti
sperimentali realizzati in tempi e con modalità diverse nei 2 Presidi Ospedalieri dell'A.O.
ICP, Via Commenda - Istituto L.Mangiagalli e V.Buzzi.
La valutazione di queste esperienze ha evidenziato l'opportunità di istituzionalizzare il
servizio di Dimissione Precoce/Protetta (DP/P) alla luce dei bisogni di salute della coppia
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
madre-neonato e di rispondere affermativamente alla proposta della ASL Città di Milano
per una gestione congiunta del servizio di DPP/P nel Comune di Milano.
OBIETTIVI DEL PROGETTO:
Obiettivo generale:
- Tutelare il benessere psico-fisico della donna e del neonato
Obiettivi intermedi:
- Promuovere e salvaguardare la continuità della relazione madre-neonato con la
famiglia
- Aiutare i neo genitori a sviluppare la competenza la competenza nei confronti del
nuovo nato e a far emergere le proprie capacità di accudimento
- Riconoscere le competenze del neonato
- Informare la donna sui servizi territoriali esistenti e sulle modalità di accesso
Obiettivi specifici:
- Rafforzare nella coppia le capacità genitoriali
- Proteggere il ritorno a casa tramite un'assistenza individualizzata e continuativa
- Favorire e sostenere l'allattamento materno
- Rispettare i ritmi sonno/veglia/alimentazione del neonato
- Fornire a domicilio consigli di puericultura in relazione ai bisogni individuali
- Riconoscere precocemente il rischio sanitario
POPOLAZIONE TARGET:
Tutte le puerpere residenti a Milano che hanno partorito nei punti nascita dell'Azienda
Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento e i loro neonati, a condizione che:
1. rispondano ai rispettivi criteri di ammissibilità predefiniti in un protocollo concordato
dal gruppo di lavoro composto da Medici Ginecologi, Medici Neonatologi, Ostetriche
2. accolgono favorevolmente la proposta di adesione al Servizio di Dimissione precoce
protette
INDICATORI
-
N. Pazienti coinvolti/ n. totale pazienti coinvolgibili (%)
N.valutazioni di gradimento favorevoli/ n. Destinatari intervento (%)
accessi ad altri servizi territoriali (consultorio familiare)/ n. totale famiglie DPP (%)
rischio di ammissione (generale): numero neonati della DPP riamessi < 7 giorni/totale
neonati DPP / Numero neonati non DPP riamessi <7 giorni/totali neonati DPP
rischio di ammissione (iperbilirubinemia): Numero neonati della DPP riamessi < 7
giorni/totale neonati DPP / Numero neonati non DPP riamessi <7 giorni/totali neonati
DPP
-
rischio di ammissione (cardiopatia congenita): Numero neonati della DPP riamessi <
7 giorni/totale neonati DPP / Numero neonati non DPP riamessi <7 giorni/totali
neonati DPP
rischio di ammissione (disidratazione): Numero neonati della DPP riamessi < 7
giorni/totale neonati DPP / Numero neonati non DPP riamessi <7 giorni/totali
neonati DPP
rischio di ammissione (infezione): Numero neonati della DPP riamessi < 7
giorni/totale neonati DPP / Numero neonati non DPP riamessi <7 giorni/totali neonati
rischio di ammissione (gravi anomaloie cong. GAC): Numero neonati della DPP
riamessi per Gac < 7 giorni/totale neonati DPP / Numero neonati non DPP riamessi
per Gac <7 giorni/totali neonati
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
-
rischio di ricovero entro il mese di vita (generale): Numero neonati della DPP
riamessi < 30 giorni/totale neonati DPP / numero neonati non DPP riamessi < 30
giorni/totali neonati non DPP
- rischio di riscontro anomalie congenite (lca,criptorchidismo,anomalie o Ortopediche
dermatologiche): Numero riscontri alla visita domiciliare/ Totale neonati DPP
- successo allattamento al seno esclusivo a 15 giorni a 40 giorni, a 3 mesi, a 6 mesi:
>Numero neonati DPP allattati esclusivamente al seno a 15 gg/tot DPP/ numero
neonati non DPP allattati esclusivamente al seno a 15 gg/tot non DPP
>Numero neonati DPP allattati esclusivamente al seno a 40 gg/tot DPP/ Numero
neonati non DPP allattati esclusivamente al seno a 40 /tot non DPP
>Numero neonati DPP allattati esclusivamente al seno a 3 mesi /tot DPP/ Numero
neonati non DPP allattati esclusivamente al seno a 3 mesi /tot non DPP
>Numero neonati DPP allattati esclusivamente al seno a 6 mesi /tot DPP/ Numero
neonati non DPP allattati esclusivamente al seno a 6 mesi /tot non DPP
PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ:
Identificazione del gruppo operativo composto da:
a) Ostetriche dell'A.O. icp e della ASL Città di Milano, Neonatologi.
b) Due Coordinatori, uno per le ostetriche territoriali, uno per le ostetriche
ospedaliere c) Una ostetrica supervisore
d) Una Psicologa supervisore
Costituzione del Gruppo di valutazione
OBIETTIVI:
- riesaminare e predisporre la stesura definitiva del Protocollo d'intesa ASL-ICP;
- riesaminare ed approvare i criteri di ammissibilità della puerpera e del neonato;
- rivedere e definire gli strumenti operativi (opuscolo informativo, cartella ostetricaneonatologica domiciliare, questionari)
- valutare la congruenza tra la definizione del progetto e la sua attuazione, apportando le
necessarie modifiche;
- valutare le esigenze di aggiornamento/formazione e formulare idonee proposte;
- definire la fase di verifica (questionario sulla qualità percepita e studio prospettico)
- garantire l'integrazione fra l'attività ospedaliera e l'attività territoriale
- definire la diffusione del materiale divulgativo all'utenza
Corso di formazione per Ostetriche
"Assistenza del puerperio a domicilio dopo dimissione precoce protetta dall'Ospedale" al
fine di unificare la performance professionale del gruppo operativo, identificare i criteri di
ammissibilità per la puerpera e per il neonato, creare idonei strumenti operativi:
- Cartella ostetrica-neonatologica domiciliare per la registrazione degli interventi
assistenziali
- Scheda di follow-up
- Opuscolo informativo agli utenti
Definizione dell'articolazione del servizio
- Preselezione della puerpera
- Preselezione del neonato a 12 ore dalla nascita
- Presa in carico della puerpera e del neonato
• In base alla rispondenza ai criteri di ammissibilità, dopo 12 ore dal parto l'ostetrica
incaricata ha il primo contatto con la puerpera per fornire informazioni sul servizio di
193
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
DP/P, consegnare l'opuscolo informativo , promuovere la DP/P e il roomig-in
• Tra 12-48 ore incontro tra la puerpera e l'ostetrica che le presterà assistenza a
domicilio: colloquio, possibilmente anche in presenza del marito, compilazione della
cartella ostetrica e neonatologica domiciliare, scambio del recapito telefonico e
appuntamento per la prima visita domiciliare
• In III giornata di puerperio prima visita domiciliare dell'Ostetrica
• In IV giornata seconda visita domiciliare dell'ostetrica
• Tra la IV e la VI giornata è prevista la visita del neonatologo a domicilio, salvo diversa
richiesta da parte dell'Ostetrica
• Tra la V e la VI giornata terza visita domiciliare dell'ostetrica; sarà rilasciata una copia
della cartella ostetrica-neonatologica domiciliare, verrano date puntuali informazioni
sui servizi territoriali del distretto di appartenenza che si occupano della neo-famiglia e
del bambino nella fascia 0-3 anni; poi viene lasciato in busta affrancata il questionario
della qualità percepita che si invita a compilare a 15 giorni dal parto
• A 15 giorni, a 40 giorni, a 3 mesi e 6 mesi la puerpera verrà contattata telefonicamente
per la compilazione delle schede di follow-up
- Visita domiciliare del Medico Neonatologo
Durante il controllo domiciliare, il Neonatologo eseguirà una visita generale, valutando lo
stato di idratazione, il colorito cutaneo, la respirazione e la frequenza cardiaca, gli aspetti
motori-sensoriali e comportamentali, la cura dell'ombellico, l'anamnesi per quanto
riguarda allattamento, diuresi e alvo e la conoscenza delle misure anti SIDS,verrà inoltre
eseguito lo screening neonatale
VALUTAZIONE DEI RISULTATI:
STRUMENTI DI VALUTAZIONE:
- Questionari per la rilevazione della qualità percepita
- Schede di follow up
METODOLOGIA DI VALUTAZIONE
- Monitoraggio mensile effettuato dal Nucleo di Valutazione sulle stato di avanzamento
del progetto (verbali riunioni)
- Studio prospettico del tipo "caso-controllo"
ALLEGATI: TABELLE
- Opuscolo informativo
- Criteri di ammissibilità madre/neonato
- Cartella ostetrica-neonatologica domiciliare
- Modello per la richiesta del consenso informato
- Scheda di non adesione al servizio di DP/P
- Schede di follow-up
- Questionario per la rilevazione della qualità percepita
- Tabella riassuntiva dell'attività di DP/P - 1°anno di attività
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
DISEASE MANAGEMENT E DIABETE
Dr Umberto Valentini, Dr Antonino Cimino U.O.Diabetologia, Presidio Spedali Civili,
D.ssa
Loretta
Jacquot,
Direzione
Sanitaria
Presidio
Spedali
Civili
Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia
Il Disease Management (DM) è un approccio globale alla malattia, basato sull'analisi di
dati clinici ed economici e sulla creazione di un modello dell'intero iter diagnosticoterapeutico della patologia considerata; è finalizzato al miglioramento dei servizi erogati e
alla razionalizzazione delle risorse. Il DM si articola in: creazione di un gruppo di
progetto; raccolta e valutazione dei dati; scelta delle priorità di intervento, sviluppo ed
implementazione degli interventi concordati; misurazione dei risultati ed avvio di un ciclo
continuo di qualità. Di seguito viene descritto il progetto di D M applicato alla malattia
diabetica in corso a Brescia e parte dei risultati ottenuti. Il progetto e' nato da un contratto
di ricerca tra la Eli Lilly e gli Spedali Civili di Brescia; coinvolgendo l'ASL di Brescia, 15
Medici di Medicina Generale (MdMG), l'Associazione Diabetici della Provincia di
Brescia. Oggetto dello studio sono stati 2.754 pazienti diabetici seguiti dall'Unita'
Operativa Diabetologica(cartella informatizzata) e 686 assistiti dai MdMG(cartella
informatizzata). Gli ambiti di lavoro sono 1) Pazienti: soddisfazione dell'assistenza
ricevuta, adesione ai trattamenti, qualità della vita. Questo ambito e' stato indagato con un
questionario compilato da 533 pazienti ed integrato da una scheda clinica; 2) Categorie
cliniche: rispetto dei protocolli diagnostico/terapeutici; efficacia clinica;. 3) Categorie
economiche: costi per: presidi, visite, esami, accertamenti, farmaci, ricoveri, trattamento
dialitico. Risultati 1) Pazienti: il questionario ha evidenziato una peggiore qualità della
vita nei pazienti passati dalla terapia orale a quella insulinica, con peggiore controllo
metabolico e con complicanze croniche. Il 25% giudica eccessivo l'intervallo di tempo tra
una visita e l'altra, il 32.8% troppo lunga l'attesa in ambulatorio, il 19.3% insufficienti gli
orari di apertura; il 59% dichiara di non seguire correttamente nel tempo la terapia. 2)
Categorie cliniche:131 pazienti sono seguiti in modo integrato con la struttura
specialistica; 98 sono scompensati o hanno complicanze croniche e non sono mai afferiti
alla struttura specialistica . Il rispetto dei protocolli diagnostico-terapeutici è buono per i
pazienti seguiti dalll'U.O.Diabetologia (3.6 HbAlc per anno per paziente; il 94% dei
pazienti ha eseguito una visita oculistica nell'anno ), mentre non è valuatbile quello dei
MdMG per l'eseguita dei dati. L'efficacia clinica: la media dell' HbAlc eseguita nell'anno
e' risultata 7.6%(2745 pazienti dell'UOD); la stratificazione per fasce di età permette di
rilevare che il 71% dei pazienti con valori di HbA1c elevati (>7.9%) sono anziani
(>70anni) e identifica quei pazienti (11%) in cui il controllo metabolico deve essere
migliorato. Abbiamo trovato una relazione scadente controlo metabolico (HBAlc) e
ricoveri, complicanze croniche e ricoveri. 3) Costi: Il costo annuo medio per paziente è
stato di 3 milioni 707mila Lire (costo complessivo £ 10.211.102.000; il 60% è dovuto ai
ricoveri, di cui 1\3 evitabili). Questo progetto ha permesso di: - identificare e trattare in
modo intensivo i pazienti in scadente controllo metabolico; - migliorare la qualità
percepita dei servizi erogati attraverso la carta dei servizi dell'UOD, la riorganizzazione
delle modalità di accesso e di visita ; - progettare e realizzare corsi formazione dei
MdMG dell'ASL utilizzando l'esperienza e le necessità dei 15 MdMG partecipanti al
progetto; - intensificare gli interventi di educazione terapeutica. Il DM si e' rivelato uno
strumento utile per misurare la qualità dell'assistenza diabetologica in termini di efficacia,
195
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
efficienza e qualità percepita dall'utente, identificare gli ambiti di intervento, realizzarli e
misurarne i risultati. Gli strumenti principali di miglioramento nel percorso di DM sono la
formazione degli operatori sanitari, l'educazione terapeutica del paziente e il
coinvolgimento Aziendale.
PROGETTO PER LA GESTIONE DEL PAZIENTE AFFETTO DA NEOPLASIA
POLMONARE - DISEASE MANAGEMENT
Toffanetti
R.,
Agostini
L.,
Vezzani
G.,
Trenti
L.*,Zucchi
L.
U. O. Pneumologica - Arcispedale S. Maria Nuova - Reggio Emilia
*Ist. Di Tossicologia e Farmacologia Clinica - Univ. Studi di Modena e Reggio E.
La sopravvivenza a 5 anni in Emilia-Romagna di soggetti affetti da cancro del polmone è
attorno al 10%. Per l'anno 2000 sono attesi circa 2360 nuovi casi tra i maschi e 560 nella
popolazione femminile. Questi dati associati alle giornate di degenza in ambiente
pneumologico, previste intorno alle 130.000, impongono l'attivazione di un processo
clinico-terapeutico che assista il paziente affetto da cancro del polmone integrando le
diverse azioni degli specialisti che collaborano col pneumologo nel rispetto delle esigenze
di un'aspettativa di vita migliore per i pazienti e i familiari. (Cfr.: Gruppi di lavoro
regionali - Obiettivi di salute - Bologna - 2.10.2000).
OBIETTIVO DEL PROGETTO:
L'attivazione della 229 in merito alla "Continuità di cura" ed alla ricostruzione del
percorso assistenziale presuppone il trasferimento dell'atto medico dalle funzioni ai
processi e individua un responsabile del processo, dalla diagnosi al decesso, che va oltre i
limiti del reparto, del dipartimento e dell'Azienda, ma si muove per garantire una qualità
trasversale dell'atto medicoassistenziale.
POPOLAZIONE TARGET:
Popolazione dei pazienti affetti da neoplasia polmonare accertata della provincia di RE.
Programma di attività - Accoglienza del paziente, presentazione di un programma
terapeutico a più livelli con opzioni variabili durante il percorso, gestione continua del
rapporto col Curante, con la Famiglia e con le Strutture territoriali e di Volontariato.
INDICATORI:
Sono volti a controllare le azioni di prevenzione per ridurre l'incidenza del tumore del
polmone per migliorare il percorso diagnostico-terapeutico, per dare al paziente un
trattamento efficace e consentirgli di mantenere il livello più alto possibile di qualità di
vita. Le Strutture coinvolte sono la Medicina di Base, la Medicina del Lavoro, la
Medicina Specialistica Ambulatoriale di territorio e ospedaliera e l'Unità Operativa di
Pneumologia. In ambito ospedaliero le competenze professionali anche trasversali ai vari
dipartimenti: oncologo, radioterapista, chirurgo toracico, terapista del dolore, riabilitatore,
psicologo e assistente sociale. Il processo va controllato attraverso la creazione di una
cartella unica integrata interdipartimentale che indichi tutte le procedure effettuate.
Indicatori di risultato sono individuati attraverso 1) scale di valutazione della qualità della
vita 2) scale di autovalutazione del grado di ansia ( di Zung W.W.K). 3) Scale di
196
- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
autovalutazione della depressione ( di Zung W.W.K). Tutto il processo tende alla
visualizzazione dei risultati con l'obiettivo di attivare un registro tumori aggiornato, di
aumentare la percentuale di diagnosi con questo processo e di ridurre la percentuale di
diagnosi allo stadio III B e IV.
LA DIVISIONE DI GERIATRIA DELL'AZIENDA OSPEDALIERA E LA RETE
DEI SERVIZI PER LA POPOLAZIONE ANZIANA: UN PERCORSO
ORGANIZZATIVO VOLTO A MIGLIORARE LA CONTINUITÀ ASSISTENZIALE
A.Ferrari * G.Bellesia * M.L.Davoli* C.Casali ** P.Naldi** L.Meli ** L.Sircana***
*U. O. di Geriatria - Dipartimento Medico II' - Azienda Ospedaliera A.S.M.N. - Reggio
Emilia
** Direzione Sanitaria - Azienda Ospedaliera A.S.M.N. - Reggio Emilia
* * * Servizio Sociale Ospedaliero - Azienda U.S.L. - Reggio Emilia
PREMESSA:
L'integrazione funzionale in rete di tutti i servizi rivolti alla popolazione anziana fragile
risulta essenziale per garantire la continuità delle cure.
La realizzazione di Aziende Sanitarie autonome, suddivise in produttrici e acquirenti di
prestazioni, ha reso più problematico il raccordo tra le Divisioni di Geriatria inserite nelle
Aziende Ospedaliere ed i servizi territoriali per la popolazione anziana in genere afferenti
alle Aziende U.S.L. Nel Distretto di Reggio Emilia , fino all'Agosto 99, coesistevano una
rete di specialisti Geriatri territoriali afferenti alla Medicina di Base (A.U.S.L), una
Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) a gestione diretta (A.U.S.L), un Servizio
Assistenza Anziani (S.A.A.) operante attraverso UVG con personale geriatrico della
AUSL una Divisione di Geriatria della Azienda Ospedaliera completamente avulsa dal
sistema di rete. In questo contesto la valutazione dei pazienti anziani ricoverati nei presidi
dell'Azienda Ospedaliera e bisognosi di usufruire dei servizi di rete era eseguita dalle
UVG territoriali. Ciò comportava tempi eccessivamente lunghi per la definizione del
percorso assistenziale, in contrasto con la necessità di garantire "una risposta modulata
per intensità coniugata alla continuità assistenziale" come previsto dalla riorganizzazione
sanitaria in Emilia Romagna.
OBIETTIVI:
- realizzare un collegamento operativo stabile tra Azienda Ospedaliera e rete dei Servizi
Territoriali per la popolazione anziana nel rispetto delle normative vigenti
- ridurre i tempi di attesa per la valutazione della UVG e la definizione di un percorso
personalizzato alla dimissione per tutti i pazienti anziani fragili ricoverati nelle Divisioni
dell'Azienda Ospedaliera per i quali emergesse la necessità di utilizzare la rete dei Servizi
Territoriali.
INDICATORI DI RISULTATO:
- ingresso di un rappresentante della Azienda Ospedaliera nell'Ufficio di Direzione del
S.A.A.
- riduzione dei tempi di attesa tra la presa in carico da parte del Servizio Sociale
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- 4° Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della salute-
Ospedaliero e la valutazione da parte della U.V.G
PERCORSO ORGANIZZATIVO:
La realizzazione del progetto si è svolta per tappe successive:
- sensibilizzazione della Direzione Aziendale ai problemi sopra esposti nel contesto di
una ridefinizione dei percorsi interni per le dimissioni protette.
- stesura di un documento formale contenente l'analisi dell'esistente, le criticità emerse, le
proposte riorganizzative ed invio dello stesso alla Direzione dell'Azienda U.S.L. e al
Sindaco del Comune sede di Distretto
- firma dell'Accordo di Programma Distrettuale (art. 14, punto 1 della Legge Regionale
n°5/94) da parte dell'Azienda Ospedaliera con ingresso di un suo delegato nell'Ufficio di
Direzione del S.A.A. Distrettuale, costituzione di una UVG Ospedaliera.
RISORSE AGGIUNTIVE COINVOLTE:
- 1 Medico geriatra per n° 2 ore/die/5gg/settimana
-1 Infermiere Prof. per n° 2 ore/die/5 gg/settimana
RISULTATI E CONCLUSIONI:
1) Ingresso di un membro dell'Az. Ospedaliera nell'ufficio di Direzione del SAA.
distrettuale
2) Tempo d'attesa tra "presa in carico " da parte del Servizio Sociale Ospedaliero e
Valutazione UVGH: da 11,41 a 7,08 (rilevazione campione 45 casi stesso periodo 1998 e
40 casi stesso periodo 1999; non ancora disponibili i dati del periodo correlato del 2000).
198
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SESSIONE LIbERA - Ospedali per la promozione della salute