Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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DGCS
Ufficio IX
Valutazione
Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane
rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e
Sar-i Pul, Nord Afghanistan
INSERIRE UNA FOTOGRAFIA
RAPPRESENTATIVA DEL
PROGETTO
2013
Rapporto finale
VALUTAZIONE
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Valutazione ex post del progetto
“Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da
lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord
Afghanistan”
Titolo del programma
Sostegno alla reintegrazione di famiglie
afghane rientrate da lungo esilio, nelle
province di Balkh e Sar-i Pul, Nord
Afghanistan
Nazione
Afghanistan
Società esecutrice
ONG CESVI
Periodo di implementazione
del progetto
11/10/2005 – 10/01/2009
Tipo di valutazione
Ex post
Valutatore
Finpublic srl
Esperti
Prof. Luigi Marsullo
Dott. Angelo Ippolito
Ing. Marco Lazzeri
Dott.ssa Sara Dell’Ariccia
Missione sul campo
16 -22/03/2013
Finpublic srl
Le opinioni espresse nel presente rapporto sono quelle degli autori e non necessariamente riflettono il punto
di vista del Ministero degli Affari Esteri, ONG CESVI e OCSE.
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INDICE
GLOSSARIO DEGLI ACRONIMI ........................................................................................................... 4
Sintesi ................................................................................................................................................ 5
1. Quadro generale del progetto.................................................................................................... 10
2. Contesto del progetto ................................................................................................................. 13
2.1 Contesto Afghano ...................................................................................................................... 13
2.2 Breve descrizione delle necessità che il Progetto ha inteso soddisfare .................................. 15
2.3 Analisi del quadro logico – validità del design del progetto .................................................... 18
3. La valutazione indipendente ex post .......................................................................................... 21
3.1 Obiettivi ed oggetto della valutazione ..................................................................................... 21
3.2 Tipo di valutazione: scopo e utilità ........................................................................................... 21
3.3 Risorse impiegate ...................................................................................................................... 22
4. Quadro teorico e metodologico .................................................................................................. 23
4.1 Criteri della valutazione e principi metodologici adottati ....................................................... 23
5. Verifica dei principali stadi di realizzazione del progetto .......................................................... 24
6. Presentazione dei risultati .......................................................................................................... 33
6.1. Rilevanza del progetto ............................................................................................................ 33
6.2 Analisi di efficienza .................................................................................................................... 37
6.3 Analisi di efficacia ...................................................................................................................... 44
6.4 Analisi di impatto ...................................................................................................................... 51
6.5 Analisi di sostenibilità ............................................................................................................... 55
7. Conclusioni.................................................................................................................................. 57
8 Raccomandazioni e osservazioni ................................................................................................ 59
9 Lezioni apprese ............................................................................................................................. 61
ALLEGATI .......................................................................................................................................... 62
Allegato 1: Termini di riferimento .................................................................................................. 63
Allegato 2: Elenco delle persone incontrate e intervistate ............................................................ 71
Allegato 3: Sintesi stadi avanzamento progetto ............................................................................ 72
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Allegato 4: Sintesi field visit: Mazar-e-Sharif.................................................................................. 78
Allegato 5: Sintesi field visit: ex centro di formazione villaggio di Polebaboo ............................. 88
Glossario degli acronimi
AFA
Afghanistan Afghani – Moneta Afghana
AREDP
Afghan Rural Enterprise Development Program
CDC
Community Development Councils
DGCS
Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo
FP
Facilitating Partner
GDO
Grande Distribuzione Organizzata
IDP
Internal Displaced Person
MAE
Ministero Affari Esteri
NSP
National Solidarity Program
ONG
Organizzazione Non Governativa
SHURA
Autorità Locali Afghane
TBA
Traditional Birth Attendant
UNDP
United Nation Development Programme
UNHabitat
United Nations Human Settlements Programme
UNHCR
United Nation High Commissioner for Refugees
UNHRC
United Nations Human Rights Council
UTC
Unità Tecnica Centrale
UTL
Unità Tecnica Locale
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Sintesi
Informazioni sul Progetto
Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e
Sar-i Pul, Nord Afghanistan:
NUMERO DEL PROGETTO:
7685/CESVI/AFG
DONATORE:
GOVERNO ITALIANO
ORGANO ESECUTORE:
CESVI – COOPERAZIONE E SVILUPPO
SETTORE OCSE/DAC:
SERVIZI SOCIALI – PROMOZIONE DEL RUOLO
DELLA DONNA
TEMA:
SVILUPPO PARTECIPATIVO – DONNA
CATEGORIA INTERVENTO:
1
TIPO PROGETTO:
LEGATO
DATA APPROVAZIONE
PROGETTO:
30 LUGLIO 2004 Delibera N. 96 Comitato Direzionale
DATA VISTO RAGIONERIA:
N. 7636 DEL 24 GIUGNO 2005
DATA INIZIO:
11 OTTOBRE 2005
DATA CONCLUSIONE:
10 GENNAIO 2009
DURATA:
36 MESI più 3 di proroga (Richiesta proroga il 10
luglio 2006). I’ annualità spostata al 10 gennaio 2007
BUDGET:
euro 1.116.883 più euro 56.000 oneri previdenziali
TOTALE PROGETTO
RENDICONTATO:
euro 1.062.349,08
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Il progetto, a cura della ONG CESVI, prevedeva di contribuire al miglioramento della
condizione della popolazione ex-rifugiata nelle comunità di ritorno nelle province di Balkh
e Sar-I-Pul nel Nord Afghanistan; è iniziato il 10 ottobre 2005 e si è concluso il 10 gennaio
2009.
Riassunto della valutazione
RILEVANZA EFFICIENZA
EFFICACIA
IMPATTO SOSTENIBILITÀ
Centri di formazione e
assistenza per returnees
A
B
BC
C
D
Formazione/potenziamento
capacità generazione
reddito
A
A
B
B
B
Formazione/servizi sanitari
di base; levatrici
A
B
A
A
A
Mobilizzazione
comunitaria/fondi di
risparmio comuni
B
B
BC
C
D
LEGENDA: A = molto buono; B = buono; C = problemi; D = forti problemi
Il progetto ha attraversato una lunga fase di gestazione iniziata nel 2002 e terminata nel
2004.
Il lungo tempo intercorso tra la redazione del progetto e la sua esecuzione spiega in parte la
successiva difficoltà a dispiegare sul campo tutte le attività in modo compiuto. Il progetto è
rilevante per la correttezza nell'identificazione dei problemi e i bisogni reali dei
beneficiari. Durante tutta la fase di realizzazione delle attività non è mai venuto meno
l'impegno verso i beneficiari e in tal senso si è mantenuta la condivisibile logica originale.
Al momento della predisposizione del progetto, CESVI era già attiva nel Nord Afghanistan
a fronte di strutture governative appena costituite e non ancora rafforzate a livello
provinciale. In tale contesto ha intrapreso delle relazioni governative e rafforzato i rapporti
con le organizzazioni umanitarie internazionali. Ciò dimostra un'attenta analisi
preparatoria, confermata dal modo in cui sono state localizzata e quantificate sia le
famiglie ex esiliate e gli sfollati presenti nelle due province sia i corsi di formazione.
PUNTI DI FORZA
Il principale punto di forza si individua nella qualità complessiva della matrice del
quadro logico, con due riserve. La prima riguarda la difficoltà di verificare alcuni
indicatori in mancanza di un monitoraggio ad hoc. La seconda riguarda la vasta attività di
mobilizzazione comunitaria. Non considerando il fatto che, in fase operativa, tale attività si
è svolta principalmente sotto il patrocinio del programma NSP, si ritiene molto ambizioso
il numero delle famiglie da interessare in funzione delle risorse e del tempo disponibile. Si
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segnalano anche la chiarezza e consistenza dell'obiettivo generale declinato in modo
coerente nell'obiettivo specifico e il realismo nella scelta e nella quantità dei mezzi
(input) da impiegare. Il progetto ha dimostrato un soddisfacente grado di adattabilità in
molte circostanze. Gli adattamenti sono stati oggetto di corrette richieste di variante.
PUNTI DI DEBOLEZZA
 Attività di mobilizzazione comunitaria. Se la valutazione considerasse solo il
risultato dell'attivazione di fondi di risparmio comuni, i cosiddetti "saving box",
questo sarebbe stato raggiunto con un successo superiore alle attese. Infatti mentre
l'indicatore dell'attività prevedeva la costituzione dei fondi comuni in almeno il
60% dei gruppi formati, in effetti sono stati attivati in tutti i villaggi dove il
progetto ha operato. Purtroppo tale risultato deve essere condiviso con il
programma NSP.

Mancata realizzazione dell'attività specifica di consulenza dall'Italia per tematiche
collegate alla lavorazione seta, pelle e a strategie di marketing
Nonostante le molte vicissitudini sofferte che hanno rallentato l'inizio delle attività sul
territorio, si riconosce a CESVI e alla controparte RASA una notevole efficienza e
capacità di adattamento alle nuove condizioni che ha caratterizzato tutta la gestione del
progetto. Il primo coordinatore sul posto di CESVI è stato sostituito dopo i primi mesi di
attività con un'altra coordinatrice che è rimasta in carica sino al termine del progetto. Il
team operativo è stato costituito dopo l'inizio del progetto Cooperanti italiani.
Si vuole evidenziare la particolare efficienza e l'attenzione dimostrata da CESVI e
RASA nell'identificare i beneficiari delle attività di formazione. I villaggi sono stati
selezionati a seconda della consistenza dei returnees presenti (soprattutto rientrati in
Afghanistan tra il 2004 e il 2005), della disponibilità della autorità a cooperare per una
migliore implementazione del progetto e della distanza dal centro di Polebaboo (o Qadeem
per il distretto di Sholgara. Il CESVI ha ottenuto i dati numerici della consistenza di
returnees dal Ministero di Rifugiati e da UNHCR e poi la lista dei nominativi dai capi
villaggio. La selezione si è basata su questi criteri: anno di rientro, composizione del
nucleo famigliare, condizioni economiche, libertà di spostamento per le donne. La
selezione veniva quindi sottoposta alla shura di competenza (uomo o donna) per verificare:
a. che le informazioni fornite dai potenziali beneficiari fossero veritiere;
b. che i beneficiari selezionati non beneficiassero già di programmi di assistenza.
Ai fini della valutazione dell'efficienza, c'è da segnalare che l'anno intercorso tra
l'approvazione del progetto e il visto della Ragioneria (luglio 2004 – giugno 2005) ha
influito negativamente sull'operatività del CESVI nel primo anno di attività. Infatti
nell'agosto del 2004 l'Associazione aveva lasciato l'Afghanistan e al suo rientro, ad ottobre
del 2005 ha dovuto riaccreditarsi come ONG presso il Ministero dell'Economia.
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Il progetto ha subito dei ritardi rispetto al crono programma iniziale. I due centri
dovevano essere pronti entro il secondo semestre della prima annualità; invece il primo
centro (Dedhadi) è stato aperto nel terzo trimestre del primo anno e il secondo (Sholgara)
nel primo trimestre della seconda annualità. La provincia di Sar-i-Pul è stata tralasciata per
ragioni di sicurezza.
Secondo l'analisi di efficacia il progetto ha raggiunto, con difficoltà di varia natura, quasi
tutti i risultati prefissati. In particolare, preme segnalare come punto di forza l’ottima e
costruttiva relazione instaurata con tutti gli attori coinvolti nel distretto di Dedhadi, dalle
shura ai dipartimenti governativi e altre organizzazioni internazionali, ma anche con tutti i
membri delle comunità in cui è stato implementato il progetto.
Dal punto di vista finanziario le risorse rese disponibili dal MAE sono state comunque
utilizzate per il 93,23% (pari a un risparmio di risorse di euro 51.216,00) nonostante la
riduzione del progetto da due Distretti a un solo Distretto (due anni e mezzo sui tre
programmati), con conseguente riduzione di persone formate (-61 unità) e quindi minori
costi per le attrezzature e i materiali e riduzione dei costi di manutenzione per gli
autoveicoli.
Per quanto riguarda la logistica, il Team di valutazione, pur evidenziando il ritardo
dell’avvio del progetto e le cinque varianti non onerose necessarie per la continuazione del
progetto, ritiene che il CESVI abbia dimostrato un’esperienza e competenza di assoluto
livello, ma soprattutto una tenacia sul campo che ha portato, nonostante tutte le difficoltà, a
raggiungere buona parte dei risultati prefissati.
L'impatto più rilevante (e più misurabile) del progetto ha riguardato il potenziamento
delle capacità di generazione di reddito dei beneficiari che ha permesso a molti di loro di
intraprendere un'attività lavorativa tutt'ora in corso. Un buon successo l'hanno ottenuto le
beneficiarie dei corsi per levatrici tradizionali. Dai dati raccolti sul campo (principalmente
da medici), larga parte delle TBA formate nei distretti di Dehdadi e di Sholgara (n. 80)
lavorano come libere professioniste nei villaggi dove vivono appoggiandosi, quando
necessario, all'ospedale di Mazar-i-Sharif.
I dati nazionali, che riflettono con buona approssimazione i dati provinciali di Mazar-iSharif (come hanno confermato i funzionari ministeriali istituzionali intervistati), attestano
che il reddito pro-capite è considerevolmente aumentato negli ultimi dieci anni e ben oltre
il 25% previsto dal progetto per i beneficiari. Un effetto misurabile sull'aumento del tasso
di copertura e utilizzo dei servizi di salute riproduttiva nelle aree prescelte" è dato dalla
notevole riduzione sia della mortalità infantile (del 37% in dieci anni) che della mortalità
materna (44% in dieci anni), anche in questo caso ben superiore al 25% previsto nel
progetto. Il progetto CESVI ha contribuito, insieme a molte altre attività di cooperazione
internazionale, ad incrementare lo sviluppo dell'Afghanistan. A fronte di questi risultati
indubbiamente positivi non si deve dimenticare che questo martoriato Paese occupa ancora
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gli ultimi posti, insieme a altri stati come l'Eritrea, il Ciad, il Congo, etc., nella graduatoria
sull'Indice di sviluppo umano stilata dall'UNDP.
Storie di successo sono state raccolte direttamente e indirettamente dal team di valutazione
per le tessitrici di manufatti in seta. In questi casi buona parte della riuscita in questa
attività è dovuta al fatto che il CESVI al termine del corso di formazione ha offerto a tutte
le partecipanti un telaio per poter tessere i propri manufatti. Più frammentaria è apparsa la
situazione per le donne formate nella coltura dei bachi da seta. Il maggior problema
riscontrato è collegato alla commercializzazione dei prodotti finiti sia dei bozzoli che dei
filati che dei manufatti. Sul mercato locale si trovano prodotti sintetici a basso costo
provenienti da Cina e Pakistan. La controparte RASA si è impegnata molto per cercare di
vendere comunque i prodotti e i semilavorati e alla fine ci è riuscita anche se alcuni
manufatti non sono stati accettati per lo scarso livello qualitativo. Quando il progetto è
terminato le donne hanno dovuto provvedere autonomamente, con tutte le limitazioni che
la società rurale ancora impone loro. Molte tessitrici utilizzano ancora il telaio donato da
CESVI, proseguendo l'attività che permette loro di mantenere se stesse e i figli. I prodotti
rimangono sul mercato locale e sono venduti dagli uomini della famiglia (alle donne non è
permesso farlo). Non risulta che le tessitrici utilizzino i filati prodotti dalle ex colleghe
allevatrici del baco da seta; non risulta nemmeno che sia stata costituita la cooperativa,
com'era negli auspici del progetto, che avrebbe creato un sodalizio tra le filatrici e le
tessitrici. Un impatto positivo e non pianificato è stato rilevato dal team di valutazione
durante la visita sul campo. In alcuni casi i beneficiari del progetto CESVI sono diventati
loro stessi formatori di giovani ai quali stanno insegnando il mestiere.
L'analisi della sostenibilità ha rilevato che dopo la chiusura del progetto i beneficiari non
sono stati più assistiti né direttamente né indirettamente. La controparte locale RASA non
ha avuto la capacità finanziaria per sostenere l'unico centro in attività e a poco sono serviti
gli sforzi volti al coinvolgimento diretto del Ministero del Lavoro e quello degli Affari
femminili affinché prendessero in carica il centro insieme alla controparte. D'altra parte i
mobilizzatori CESVI e RASA non sono stati mai soggetti riconosciuti ufficialmente del
NSP (i mobilizing partner dell’NSP erano UNhabitat per il distretto di Dehdadi e CARE organizzazione umanitaria privata statunitense- per il distretto di Sholgara) e al termine del
progetto hanno cessato l'attività.
Il progetto ha prodotto delle professioniste (le levatrici) e degli artigiani (falegnami e
tessitrici) che ancora oggi sostengono finanziariamente se stessi e le proprie famiglie
anche se operano solo nelle proprie comunità (villaggi). Il team di valutazione ha rilevato
che il reinserimento è stato tendenzialmente più efficace e agevole per i beneficiari che
hanno seguito i primi corsi di formazione nel centro di Polebaboo e che quindi hanno
potuto contare sul supporto dei formatori e dello staff più a lungo anche al termine dei
corsi stessi. L'idea di creare un punto di riferimento stabile in grado di erogare consulenze
e servizi per i soggetti beneficiari vulnerabili era valida e nella strategia del CESVI
avrebbe dovuto proseguire sotto la gestione di RASA ma ciò non è avvenuto.
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1. Quadro generale del progetto
La presente valutazione ex post indipendente è stata commissionata dal Ministero degli
Affari Esteri italiano, Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo.
La valutazione è stata effettuata sul progetto di cooperazione allo sviluppo denominato:
“Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle
province di Balkh e Sar-l-Pul, Nord Afghanistan”.
Repubblica Islamica dell’Afghanistan
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Aree di svolgimento del progetto (in giallo)
Gli obiettivi e quindi lo scopo della valutazione possono essere così sintetizzati:
a) fornire un giudizio indipendente della “performance” del programma, ed in
particolare della misura in cui il programma nel suo insieme ha raggiunto gli
obiettivi attesi, sia attraverso un’analisi del processo di esecuzione, sia attraverso
una verifica dei risultati;
b) identificare le principali lezioni che possono essere tratte dall’esperienza, attraverso
un’analisi dei suoi punti di forza e punti di debolezza, al fine di proporne
eventualmente l’applicazione e/o il trasferimento in altre realtà;
c) formulare delle raccomandazioni in forma di proposte operative in funzione della
terza fase del programma medesimo, nonché della sua potenziale replicabilità.
Come previsto, è stato impiegato nella valutazione un team di lavoro composto da tre
esperti. Tale gruppo ha coperto tutte le aree di competenza richieste, ed è stato impegnato
in tutte le fasi della valutazione. In questo modo si sono potuti distribuire più
efficacemente i carichi di lavoro e coprire tutti gli ambiti di specifico interesse.
L'attività di valutazione ex post serve per appurare anche che le previsioni d’impatto si
siano effettivamente verificate e per identificare le cause degli eventuali scostamenti. Nelle
varie fasi della valutazione sono state impiegate le seguenti modalità di raccolta dati e
informazioni:
- Analisi documentale;
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Interviste ai soggetti coinvolti nel progetto (Ministero Affari Esteri Italiano DGCS, Unità Tecnica Locale a Kabul, ONG CESVI, Dipartimenti Governativi
Afghani, Beneficiari finali)
Osservazione diretta, attraverso il sopralluogo nei villaggi ove si sono svolti gli
interventi, accompagnati dagli attori e dai beneficiari.
Il progetto di cooperazione ha avuto inizio l’11 ottobre 2005, si è concluso il 10 gennaio
2009 ed è stato sviluppato su tre annualità. L’attività di valutazione ex post si è svolta nel
periodo tra marzo e maggio 2013.
L'obiettivo generale del progetto era di contribuire al miglioramento delle condizioni della
popolazione ex-rifugiata nelle comunità di ritorno nelle province di Balkh e Sar-I- Pul
attraverso il coinvolgimento diretto di 3.430 individui e indiretto stimato di 21.000
individui, nell’ambito del programma di rimpatrio condotto dall’UNHRC e dal Governo
Afghano. La maggior parte dei returnees ha vissuto in esilio durante i conflitti afghani,
soprattutto in Pakistan, Iran e Tagikistan. Un secondo gruppo di returnees riguarda invece
la popolazione sfollata all’interno del Paese (IDP - Internal Displaced Person) – anche a
causa della prolungata siccità durata quattro anni - successivamente rientrata nei luoghi
d’origine ovvero nelle due province.
L'obiettivo specifico del progetto, invece, era di contribuire alla reintegrazione socioeconomica di donne e giovani vulnerabili nelle aree di ritorno di Balkh e Sar-I-Pul,
mediante lo sviluppo di opportunità di potenziamento delle capacità, generazione di
reddito, mobilizzazione comunitaria e servizi sanitari di base.
Prima di raggiungere i luoghi di implementazione del progetto, il Team di valutazione ha
incontrato a Kabul i membri della locale UTL.
Gli incontri on field svolti in Afghanistan con i beneficiari finali del progetto hanno
fornito, più di ogni altra analisi, risposta sostanzialmente positiva in merito all’utilità del
progetto promosso dal CESVI. Tutte le persone intervistate (funzionari, beneficiari, ex
staff del progetto) si sono dimostrate molto disponibili al dialogo e soddisfatte per le
attività svolte e per il rapporto umano che si era instaurato, in particolare nel distretto di
Dehdadi, tra tutti i soggetti coinvolti. In quella sede più volte è stato richiesto al team di
valutazione se e quando sarebbero stati attivati nuovi corsi di formazione.
Il team considera la richiesta degli afghani non come la semplice richiesta di un aiuto o di
sostegno economico ma come l’unico modo di sentirsi parte di una comunità più ampia e
aperta; l’aiuto internazionale ha permesso alla gente dei villaggi di conoscere stili di vita
diversi in luoghi fino a qualche anno fa, a causa di leggi che vietavano qualunque forma di
apertura con l’esterno, praticamente impermeabili a qualsiasi stimolo culturale e di
elevazione sociale.
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2. Contesto del progetto
2.1 Contesto Afghano
La struttura economica, sociale e ambientale dell’Afghanistan non lascia dubbi circa la
fragilità del Paese. La geografia è una delle determinanti che, insieme ad altri fattori,
promuove o ostacola lo sviluppo economico, e su questo piano l’Afghanistan rappresenta
un caso classico di ambiente “ostile”, con un progressivo degrado del suolo dovuto sia
all’eccessivo sfruttamento del territorio da parte del bestiame, sia alla deforestazione sia
alla desertificazione aggravata dalla siccità. È un paese senza sbocco sul mare e dominato
dalle montagne (oltre il 49% del territorio è situato ad un’altitudine superiore ai 2.000 m.),
in buona parte deforestato.
I preoccupanti dati economici rendono più gravi gli elementi di fragilità naturale.
L’Afghanistan, in fondo alla classifica (175° Paese su 186) UNDP (United Nation
Development Program) relativa all’indice di sviluppo umano, rientra in entrambe le
categorie delle economie particolarmente vulnerabili (come definite dalle Nazioni Unite):
Paesi a basso reddito e Paesi senza sbocco sul mare. La probabilità alla nascita è di vivere
49 anni. La povertà è oggi molto diffusa tra la popolazione di circa 30 milioni di abitanti
con un PIL pro capite annuo di 1.000 USD (2011).
Dopo quasi un trentennio di conflitti che hanno devastato le infrastrutture del Paese, il
Governo Afghano è impegnato in una serie di riforme infrastrutturali, legislative ed
amministrative con il fondamentale supporto tecnico e finanziario della Comunità
internazionale. L'imponente sforzo volto a favorire la ricostruzione e lo sviluppo
economico del Paese si scontra, tuttavia, con criticità rilevanti, prima tra tutte l'aleatoria
situazione relativa alla sicurezza che in numerose regioni del Paese è ancora altamente
instabile e precaria. A questo si accompagna un sistema legale in materia di
regolamentazione delle attività commerciali che presenta vischiosità e scarsa trasparenza.
La difficile situazione della sicurezza resta l'incognita maggiore per lo sviluppo del Paese.
Lo scontro etnico e la violenza politica continuano a minare il processo di riconciliazione e
pacificazione che, faticosamente, si cerca di promuovere. L’incerta situazione politica, la
costante carenza di infrastrutture e la percezione di una vasta corruzione creano non poche
difficoltà agli sforzi del Governo di promuovere gli indispensabili investimenti privati. Ci
sono tuttavia alcuni segnali positivi sia sul fronte energetico sia su quello della lotta alla
corruzione.
Dal 2002 al 2009 il Prodotto Interno Lordo del Paese è cresciuto con tassi medi superiori
all'8%. Mentre i comparti industriali e dei servizi crescono generalmente a tassi costanti e
regolari, il settore agricolo è caratterizzato da alta volatilità. La produzione di cereali, che
rappresenta il 70-80% dell'intera produzione agricola nazionale è infatti estremamente
suscettibile alle condizioni climatiche estreme e può determinare variazioni nell'ordine di
5/7 punti percentuali del PIL afghano a seconda della presenza di eventi climatici
favorevoli o sfavorevoli. Il PIL afghano ha visto una crescita record del 20.4% nell'anno
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fiscale 2009/2010, grazie soprattutto all'ottima performance del settore agricolo e al
notevole flusso di aiuti internazionali. L'anno fiscale 2010/2011 ha visto l'aumento del
Prodotto Interno Lordo assestarsi su un più sostenibile 8.4% grazie al terziario in forte
espansione (con un contributo del 4,3% all'aumento del PIL) seguito dal settore agricolo
sempre in buona salute (2% dell'aumento del PIL). Con riferimento al terziario, si è distinta
la domanda di beni e servizi legati al settore delle comunicazioni, dei trasporti e della
finanza, così come all'economia della sicurezza (principalmente alimentata dagli aiuti
internazionali). (Fonte: World Bank)
Le prospettive di crescita del Paese dipendono essenzialmente dalla capacità del Governo
di assicurare stabilità politica, una crescita economica sostenibile basata sullo sfruttamento
delle risorse minerarie e dalla capacità di gestire la transizione e il trasferimento del
controllo della sicurezza dalle forze della coalizione internazionale alle forze nazionali.
Un’analisi a parte servirebbe per descrivere il mercato della produzione di oppiacei, per la
quale l’Afghanistan resta il maggiore produttore mondiale con una quota del 90% rispetto
al totale a livello globale (era il 52% nel 1995). Il giro d'affari ammonterebbe a 1.4 miliardi
di dollari (8% del PIL). La precaria situazione della sicurezza e il florido mercato della
droga sono elementi che minano alle fondamenta lo sviluppo economico nazionale. Questi
due fenomeni, sono sostenuti dall'esportazione di oppio il cui impatto sull'economia
afghana è sostanziale (l'81% della produzione oppiacea è attualmente dislocata nelle
regioni sud e sud-ovest del Paese dove il fenomeno dell'insorgenza talebane è più forte).
La crescita nel medio termine potrà altresì essere influenzata da tre elementi:
1) I programmi di sviluppo rurale e gli aiuti della comunità internazionale volti a
sradicare la coltivazione dell'oppio in favore di colture alternative potrebbero creare
rilevanti benefici al sistema agricolo lecito, da cui dipende il reddito di oltre 2/3
della popolazione, e contribuire in modo rilevante ad una crescita dell'economia.
2) Il Fondo Monetario Internazionale e il Governo afghano si aspettano massicci
investimenti stranieri per lo sviluppo dell'industria mineraria, date le ingenti e
ancora in gran parte inesplorate risorse minerarie e naturali di cui dispone il Paese,
un settore che potrebbe rappresentare la chiave di volta per una crescita economica
duratura.
3) Una concomitante e sostenuta crescita del commercio e dei servizi.
Di seguito si riportano alcuni indicatori dell’Afghanistan, confrontando i dati disponibili
nel 2004 e riportati nel progetto CESVI con quelli attualmente disponibili:
Rapporto finale
14
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Fonte: UNDP Human Development report 2013 / CIA World facr 2013 / Ministero Istruzione Afghanistan
INDICATORI DI SVILUPPO
DATO
ANNO
DATO
ANNO
UMANO
RILEVAZIONE
RILEVAZIONE
165 per
2001
103 per
2010
Mortalità Infantile
1,000 nati
1,000 nati
vivi
vivi
820 per
1985-2001
460 per
2010
Mortalità materna
100.000 nati
100.000
vivi
nati vivi
42,7 uomini
2001
48,5
2012
Speranza di vita
uomini
43 donne
2001
51 donne
2012
43,1%
2001
39%
2010
Tasso alfabetizzazione
uomini > 15
uomini >
anni
15 anni
12,6% donne
2001
13% donne
2010
> 15 anni
> 15 anni
50-79%
1999
30-60%
2010
Accessi servizi sanitari di base
popolazione
popolazion
rurale e rurale urbana
urbana
13%
2000
50%
2010
Accesso ad acqua potabile
popolazione
popolazion
e
INDICATORI ECONOMICI
$ 4,4
2002
$ 37,2
2010
PIL
miliardi
miliardi
$ 197
2002
$ 1.083
2010
PIL Pro-capite
Dalla lettura della tabella si evince che la situazione in Afghanistan negli ultimi dieci anni
è complessivamente migliorata grazie ai massicci interventi da parte della comunità
internazionale, a parte l’incongruenza dei dati riguardanti il tasso di alfabetizzazione e
l’accesso ai servizi sanitari di base.
2.2 Breve descrizione delle necessità che il Progetto ha inteso soddisfare
L'obiettivo generale del progetto era di contribuire al miglioramento delle condizioni della
popolazione ex-rifugiata nelle comunità di ritorno nelle province di Balkh e Sar-I- Pul
attraverso il coinvolgimento diretto di 3.430 individui e indiretto stimato di 21.000
individui, nell’ambito del programma di rimpatrio dei returnees condotto dall’UNHRC e
dal Governo Afghano. La maggior parte dei returnees ha vissuto durante i conflitti afghani
in esilio, soprattutto in Pakistan, Iran e Tagikistan. Un secondo gruppo sociale selezionato
per il progetto ha riguardato la popolazione sfollata all’interno del Paese (IDP - Internal
Displaced Person) cioè persone che per la guerra, per disastri naturali o per necessità hanno
abbandonato i luoghi d’origine e devono integrarsi nelle nuove comunità a loro estranee.
Principali dati finanziari iniziali del progetto:
- Organismo esecutore: ONG CESVI.
- Budget: euro 1.172.883,00.
- A carico DGCS: euro 812.554,00 (di cui 56.000,00 euro per oneri previdenziali).
- A carico CESVI: euro 195.139,00.
- A carico controparti locali: euro 165.190,00.
- Durata: 36 mesi (più 3 mesi di proroga).
Rapporto finale
15
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Tabella di confronto tra importi allocati e importi effettivamente rendicontati
BUDGET
ALLOCATO
PROGETTO COOPERAZIONE
ONERI PREVIDENZIALI E
ASSICURATIVI
1.116.883,00
TOTALE GENERALE
1.172.883,00
CONTRIBUTO DELIBERATO DGCS
% su tot.
generale
1.062.349,08
% su
allocato
95,12%
705.337,74
93,23%
RENDICONTATO
56.000,00
100%
756.554,00
Contributi erogati DCGS
24/08/2005
257.979,00
23/05/2007
214.047,08
30/07/2007
26.968,20
18/09/2008
141.200,57
18/02/2009
22.720,34
09/12/2010
ONERI PREVIDENZIALI E
ASSICURATIVI
42.422,55
56.000,00
TOTALE CONTRIBUTO DGCS
812.554,00
69,28%
Contributo CESVI
195.139,00
16,64%
191.821,34
Contributo monetario
81.257,34
Contributo valorizzato
110.564,00
Contributo contro parte RASA
165.190,00
14,08%
165.190,00
98,30%
100,00%
Il progetto ha avuto una durata effettiva di 39 mesi (3 mesi di proroga sono stati richiesti e
ottenuti nel corso del primo anno di attività).
Il progetto "Sostegno e reintegrazione famiglie afghane rientrate da lungo esilio, province
di Balkh e Sar-I-Pul, Nord Afghanistan", è stato implementato dalla ONG CESVI con la
partecipazione della controparte locale ONG RASA (Rabya- e- Balky Advocacy and Skill
Building Agency). Il progetto di cooperazione ha avuto inizio l’11 ottobre 2005, si è
concluso il 10 gennaio 2009 ed è stato sviluppato su tre annualità. L’attività di valutazione
ex post si è svolta nel periodo tra marzo e maggio 2013.
L'obiettivo specifico del progetto, invece, era di contribuire alla reintegrazione socioeconomica di donne e giovani vulnerabili nelle aree di ritorno di Balkh e Sar-I-Pul,
mediante lo sviluppo di opportunità di potenziamento delle capacità, generazione di
reddito, mobilizzazione comunitaria e servizi sanitari di base. Tale obiettivo doveva essere
perseguito attraverso le seguenti attività:
- Costituzione e relativo equipaggiamento di due centri, luogo pivot per le attività di
formazione e di mobilizzazione comunitaria svolte dal progetto quali formazione e
follow-up, azioni di networking e counseling per i beneficiari; formazione di 30
soggetti responsabili delle attività formative progettuali e di formatori provenienti da
altre istituzioni quali Ministeri, enti e ONG locali;
- Consulenza interne ed esterne preparatorie ai laboratori formativi da svolgere
precedentemente alla realizzazione di:
a. dieci laboratori rivolti a cento donne per la tessitura ed il ricamo della seta;
b. sei attività di formazione nel campo della sericoltura per sessanta donne;
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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-
c. sei laboratori di formazione in falegnameria per quarantotto giovani;
Formazione e servizi sanitari di base anche attraverso l’attivazione di dodici corsi di
formazione per levatrici di villaggio;
Dodici attività di mobilizzazione comunitaria rivolte a dodici gruppi di duecento
cinquanta famiglie per un totale di 3.000 famiglie (media nucleo familiare 7 persone:
3.000 x 7 = 21.000 beneficiari) volti alla costituzione di fondi di risparmio comuni, allo
sviluppo di dodici moduli di business training di settanta ore, alla selezione da parte dei
gruppi di micro-attività generatrici di reddito volte ad incrementare il fondo comune di
risparmio, al fine di supportare in modo rotatorio le esigenze del gruppo o suoi membri.
L’attività del progetto è stata svolta nella sola provincia di Balkh (12 distretti) nel Nord
dell’Afghanistan e non anche nella provincia di Sar-i-Pul dove il progetto non è mai partito
a causa di problemi collegati alla sicurezza della provincia.
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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2.3 Analisi del quadro logico – validità del design del progetto
Il quadro logico del progetto è riportato nella seguente tabella
DESCRIZIONE
Contribuire al miglioramento
della condizione della
popolazione ex-rifugiata nelle
comunità di ritorno nelle
province di Balkh e Sar-I-Pul
Obiettivo
Generale
Contribuire alla reintegrazione
socio-economica di donne e
giovani vulnerabili nelle aree di
ritorno di Balkh e Sar-i-pul,
mediante lo sviluppo di
opportunità di potenziamento
delle capacità, generazione di
reddito, mobilizzazione
comunitaria e servizi sanitari di
base
Obiettivo
Specifico
Risultato
atteso n° 1
Risultato
atteso n° 2
INDICATORI
Risultato
atteso n° 4
Dati di monitoraggio e valutazione del
Aumento
del
25%
progetto
(assessments,
interviste, Termine del programma di
reddito familiare dei
osservazione)
comparati
a
dati rimpatrio
beneficiari
statistici di base a livello nazionale
Aumento del tasso di
copertura e utilizzo dei
servizi
di
salute dati forniti dal MoPH
riproduttiva nella aree
prescelte
Barriere culturali relative
alla partecipazione
economica delle donne
appropriatamente
indirizzate
Almeno il 90% dello
staff interno ed esterno
del
progetto
adeguatamente formato
in termini di obiettivi e
metodologie
Libertà di accesso ai
mercati (infrastrutture,
stabilità politica ed
economica)
Disponibilità di un sistema di
assistenza, consulenza e
formazione che rispondono ai
bisogni di donne e giovani
Almeno il 65% dei
vulnerabili residenti in 2 distretti
beneficiari
e
ad alta densità di returnees
stakeholders fa uso dei
servizi dei 2 centri con
un buon livello di
soddisfazione
Almeno il 65% dei
beneficiari
attesi
è
direttamente coinvolto
nelle
attività.
Almeno il 50% di
attività generatrici di
Donne e giovani beneficiari
reddito di successo
hanno migliorato le proprie
avanti
dai
condizioni di vita grazie a dei portate
beneficiari
dopo
la
percorsi formativi volti al
potenziamento della capacità di formazione
generazione di reddito
Almeno il 50% di
Rapporti di attività del progetto
(organizzazione
dei
corsi
di
formazione,
soddisfazione
dei
beneficiari, beni acquisiti ete.).
Rapporti qualitativi e quantitativi sulle
attività organizzate nei centri (numero
di riunioni e seminari, numero di utenti Diritti economici delle
per
centro,
informazioni
sul donne acquisiti a livello di
coordinamento
creato
con
altre politiche del governo
istituzioni ministeri, ong a livello
provinciale e nazionale)
Rapporti qualitativi e quantitativi sulle
attività svolte (elaborazione materiale
didattico,
indici
di
frequenza,
partecipazione e risultati raggiunti dei
formandi)
• Interviste elo osservazione diretta sui
benefici ari su attività lavorative
intraprese (info su vendite, tipologia di
prodotti, metodi di marketing e di
accesso ai mercati)
• Dati qualitativi e quantitativi su corsi
di formazione (dati su partecipazione,
livello raggiunto) •
l'accesso e la qualità ai servizi di
sanità di base è migliorato per la
popolazione femminile ed
infantile a livello dei villaggi
Diminuzione del 25%
del numero dei casi
riportati di mortalità
materno-infantile
le comunità hanno rafforzato la
propria capacità autonoma di
riposta ai bisogni attraverso
forme comuni di attivazione e
gestione di fondi di risparmio
Fondi
di
risparmio
Interviste con i beneficiari e le autorità
portati
avanti
con
locali
(livelli
di
partecipazione,
successo da almeno il
successo attività e soddisfazione)
60% dei gruppi formati
Rapporto finale
CONDIZIONI ESTERNE
Miglioramento delle
condizioni socioContinuazione del
economiche del gruppo Rapporti annuali ufficiali sullo sviluppo
processo di pace e di
umano
bersaglio
stabilità rnilitare
attività generatrici di
reddito di successo
portate
avanti
dai
beneficiari
dopo
la
formazione
Risultato
atteso n° 3
FONTI DI VERIFICA
Dati di base da MoRR, ML5A, MoWA, e
agenzie internazionali
Comparazione con dati raccolti ad
inizio attività e quelli post (interviste
con autorità locali, MoPH, beneficiari)
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Il quadro logico in sede di definizione del progetto è stato ben impostato. Risulta coerente
dal punto di vista logico, dimostrando la capacità di raggiungere l’obiettivo del
miglioramento delle condizioni della popolazione ex rifugiata nelle comunità di ritorno.
L’obiettivo generale si inserisce organicamente nell’ambito degli strumenti di aiuto della
cooperazione internazionale a favore di categorie di persone particolarmente disagiate.
In altre parole, al momento della redazione di questo progetto, in Afghanistan una larga
parte della popolazione necessitava di aiuti internazionali e quindi l’attività di
cooperazione allo sviluppo avrebbe potuto riguardare molti altri obiettivi meritevoli tutti di
essere perseguiti anche perché CESVI vantava un’esperienza specifica nel Nord
Afghanistan essendosi occupata di ricostruzione di scuole, cliniche di campagna, rifugi
temporanei per famiglie rientranti da esilio, attività generatrici di reddito, ricerca di fonti di
acqua potabile, etc.
Il target ha riguardato invece una categoria di famiglie particolarmente disagiate (i
returnees e gli sfollati), rientrate dopo un lungo esilio a causa della guerra. Queste famiglie
hanno usufruito dell’importante programma della cooperazione internazionale diretto da
UNHCR (Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati), programma che
l’Organizzazione segue in altri Paesi, quali il Ruanda, il Sud Sudan, Zanzibar, etc. In
Afghanistan il programma di rimpatrio volontario è iniziato nel 2002 e fino al 2012 sono
rientrati nel Paese più di 5,7 milioni di persone (pari a circa il 20% della popolazione);
l’UNCHR ne ha assistite più di 4,7 milioni. I rimpatriati soffrono condizioni sociali
peggiori delle popolazioni locali, anche in termini di accesso ai servizi di base, possesso
della terra e mezzi di sussistenza. Tuttavia, alcuni tornano con competenze, che se
adeguatamente valorizzate, possono essere di stimolo allo sviluppo economico delle loro
comunità di ritorno. L’operatività del programma UNCHR sui returnees è limitata nel
tempo. La principale assistenza fornita riguarda l’erogazione di un grant per le prime
necessità, i materiali per ripristinare la propria abitazione, se ancora esistente, o la fornitura
di un alloggio temporaneo, l’assistenza medica primaria (vaccinazioni, etc.), l’assistenza
legale.
Il progetto
Il progetto CESVI si è inserito organicamente a valle del programma UNCHR con
l’obiettivo di migliorare la condizione delle famiglie di ex rifugiati e di sfollati, rientrati
grazie al programma di rimpatrio volontario, residenti nei distretti delle province del Nord
Afghanistan Balkh e Sar-i-Pul dove rappresentavano dal 10% al 20% della popolazione
(secondo i dati disponibili al tempo di redazione del progetto). All’interno di questa
comunità disagiata sono stati individuati in qualità di beneficiari dell’intervento i soggetti
più vulnerabili e cioè le donne e i giovani (in particolare, donne capofamiglia e giovani
senza altra possibilità di reddito). I temi dei percorsi formativi scelti per l’integrazione di
questi soggetti nelle comunità di ritorno sono condivisibili, predisposti con attenzione e
coordinati con la controparte locale RASA e il supporto del Ministero del Rimpatrio e dei
Returnees (MoRR), il Ministero della Riabilitazione e Sviluppo Rurale (MRRD), il
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Ministero degli Affari delle Donne (MoWA), il Ministero della Sanità Pubblica (MoPH) e
il Ministero dell’Agricoltura (MoA). Le attività di formazione vera e propria sono state
prevalentemente destinate alle donne: dei n. 328 formandi, n. 280 erano donne (85%). Il
disegno progettuale appare appropriato al momento dell’identificazione dell’iniziativa.
Si ritiene il quadro logico, che rifletteva il sapere e le precise implicazioni del momento
della sua definizione, non sia stato adeguatamente adattato alla nuova situazione trovata al
momento dell'inizio delle attività. In tal senso, per esempio, l'attività di mobilizzazione
comunitaria, in considerazione del programma NSP, avrebbe potuto essere rivisitata in
modo più incisivo di quanto è stato fatto, fino forse a eliminarla del tutto, concentrando le
risorse recuperate solo sulle attività di formazione.
Il progetto risulta ben pianificato, a parte l'impatto che su di esso ha avuto poi il
programma NSP; l’obiettivo di contribuire al miglioramento della condizione dei returnees
ha riguardato un problema reale per l’Afghanistan e ancora lontano dall’essere risolto.
Nell’implementazione del progetto CESVI ha coinvolto una ONG locale RASA che in
precedenza aveva dato buona prova di se in progetti di sostegno alle donne mentre in
questo progetto, come si dirà in seguito, al termine delle attività non è stata in grado di
proseguire autonomamente il supporto ai formati. L'unica osservazione che ha destato una
certa perplessità riguarda il fatto di avere previsto il coinvolgimento di 3.000 famiglie
(circa 21.000 persone) per l'attività di mobilizzazione comunitaria; tale obiettivo, se pur,
meritevole, è apparso da subito molto ambizioso e difficile da perseguire in relazione alle
risorse disponibili e alla durata del progetto
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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3. La valutazione indipendente ex post
3.1 Obiettivi ed oggetto della valutazione
La presente valutazione ex post indipendente è stata predisposta dalla Finpublic srl per
conto del Ministero degli Affari Esteri italiano, Direzione Generale per la Cooperazione
allo Sviluppo. La valutazione è stata effettuata sul progetto di cooperazione allo sviluppo
denominato: “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo
esilio, nelle province di Balkh e Sar-l-Pul, Nord Afghanistan”.
Gli obiettivi e quindi lo scopo della valutazione possono essere così sintetizzati:
a. fornire un giudizio indipendente delle “performance” del programma, ed in
particolare della misura in cui il programma nel suo insieme ha raggiunto gli
obiettivi attesi, sia attraverso un’analisi del processo di esecuzione, sia attraverso
una verifica dei risultati;
b. identificare le principali lezioni che possono essere tratte dall’esperienza, attraverso
un’analisi dei suoi punti di forza e punti di debolezza, al fine di proporne
eventualmente l’applicazione e/o il trasferimento in altre realtà;
c. formulare delle raccomandazioni in forma di proposte operative in funzione della
terza fase del programma medesimo, nonché della sua potenziale replicabilità.
Quanto ai risultati, sono stati utilizzati i seguenti criteri di valutazione:
- Efficacia degli interventi eseguiti;
- Impatto e sostenibilità delle azioni realizzate;
- Integrazione degli interventi nel contesto e adattabilità agli scenari.
Quanto ai processi, i criteri di giudizio sono stati i seguenti:
- Pertinenza dei settori e capacità di interpretare i bisogni locali;
- Qualità degli strumenti e dei formati utilizzati;
- Efficienza della struttura di gestione e dei soggetti realizzatori (ONG);
- Livello di coordinamento con Governo e altri donatori;
- Trasparenza delle procedure;
- Coinvolgimento dei beneficiari.
3.2 Tipo di valutazione: scopo e utilità
L'utilità della valutazione è quella di rendere conto ai vari interlocutori esterni (Parlamento
e opinione pubblica) sulle attività svolte attraverso un quadro conoscitivo degli esiti
conseguiti e condividere le esperienze acquisite al fine di poter indirizzare in maniera
efficace ed efficiente i futuri finanziamenti.
L'attività di valutazione ex post serve anche per appurare che le previsioni di impatto si
siano effettivamente verificate ed identificare le cause degli eventuali scostamenti. La
valutazione è effettuata attraverso analisi di varie fonti informative, indagini di dati
derivanti dalle attività di monitoraggio dei vari settori quali quello della formazione al
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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lavoro, del sostegno al reddito, del miglioramento delle condizioni sanitarie, del sostegno a
donne e giovani. Inoltre sono utilizzate interviste con le controparti governative, con i
partners del progetto, con i beneficiari diretti, con i gestori e con lo staff del progetto.
L’impianto metodologico proposto si basa oltre che sull’analisi documentale e sulle
risposte fornite dai soggetti coinvolti dal progetto, che hanno consentito di focalizzare
l’attenzione sui punti di maggior interesse e sono quindi la chiave di raccolta e di analisi
dei dati, sulla verifica dell’impatto del programma sui beneficiari finali. Le domande
valutative sono focalizzate sull’analisi dei principali documenti strategici e operativi del
Programma (proposta di finanziamento, linee guide e Piano Operativo Generale), che
hanno consentito di ricostruire la logica del programma stesso. Nelle varie fasi della
valutazione sono state impiegate le seguenti modalità di raccolta dati e informazioni:
-
-
Analisi documentale;
Interviste ai soggetti coinvolti nel progetto (Ministero Affari Esteri Italiano - DGCS,
Unità Tecnica Locale a Kabul, ONG CESVI, Dipartimenti Governativi Afghani,
Beneficiari finali)
Osservazione diretta, attraverso il sopralluogo nelle aree di svolgimento degli interventi
accompagnati dagli attori e dai beneficiari.
3.3 Risorse impiegate
Come previsto, è stato impiegato nella valutazione un team di lavoro composto da tre
esperti. Tale gruppo ha coperto tutte le aree di competenza richieste, ed è stato impegnato
in tutte le fasi della valutazione. In questo modo si sono potuti distribuire più
efficacemente i carichi di lavoro e coprire tutti gli ambiti di specifico interesse, senza
peraltro modificare il valore finanziario del servizio né la complessiva partecipazione del
team allo studio.
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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4. Quadro teorico e metodologico
4.1 Criteri della valutazione e principi metodologici adottati
La valutazione si è articolata in quattro fasi:
1. La prima fase è stata incentrata sulla raccolta delle informazioni e della
documentazione relativa al progetto. Si è provveduto a contattare l’ONG nazionale
(CESVI) che ha gestito il progetto in Afghanistan di concerto con il Ministero degli
Affari Esteri (DGCS);
2. La seconda fase ha riguardato l’analisi documentale;
3. Field visit;
4. Analisi dei dati
La valutazione
- esprime un giudizio sulla rilevanza degli obiettivi e sul loro grado di raggiungimento;
- esprime un giudizio su efficienza, efficacia, impatto e sostenibilità del progetto;
- esamina il progetto nella sua completezza, per identificare le buone pratiche e le lezioni
apprese, in modo da usarle come base conoscitiva per sviluppare i futuri pacchetti
d'assistenza tecnica;
- analizza le strategie e le modalità d'implementazione,
- tiene in considerazione i fattori di sostenibilità e l'impatto che l'implementazione di tale
programma avrà sulle condizioni educative, igieniche, sanitarie e culturali del Paese;
- stima i risultati e l'effettività dei programmi pilota a livello distrettuale, la loro
discutibilità, nonché l'effettiva capacità di gestione da parte degli enti locali.
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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5. Verifica dei principali stadi di realizzazione del progetto
Attività
Specifiche
Descrizione
Obiettivo
Generale
Obiettivo
Specifico
Contribuire al
miglioramento della
condizione della
popolazione exrifugiata nelle
comunità di ritorno
nelle province di Balkh
e Sar-I-Pul
Contribuire alla
reintegrazione socioeconomica di donne e
giovani vulnerabili
nelle aree di ritorno di
Balkh e Sar-i-pul,
mediante lo sviluppo
di opportunità di
potenziamento delle
capacità, generazione
di reddito,
mobilizzazione
comunitaria e servizi
sanitari di base
1. Avvio di 2
centri di
assistenza
1.1
Capacity
building per il
personale di
RASA e per lo
staff di progetto
per la gestione
dei centri
Indicatori
AVANZAMENTO ALLA FINE DEL PROGETTO
Fonti di verifica
CONDIZIONI
ESTERNE
- Continuazione del
processo di pace e
di stabilità militare
Miglioramento delle
condizioni socioeconomiche del
gruppo bersaglio
Aumento del 25%
L'obiettivo è stato raggiunto per una buona parte dei soggetti
reddito familiare dei
beneficiari
beneficiari
Aumento del tasso di
copertura e utilizzo L’obiettivo è stato raggiunto in quanto in dieci anni è
dei servizi di salute fortemente diminuito sia l’indice di mortalità infantile che
riproduttiva nella aree quello di mortalità materna
prescelte
Tutte le attività di formazione sono state effettuate come (per tutte le
previsto. Lo staff di progetto si è dimostrato efficiente e attività)
collaborativo per tutta la durata del progetto. La selezione dei
beneficiari è stata molto accurata. Purtroppo questa
esperienza si è dispersa al termine del progetto in quanto la
controparte RASA non è stata in grado di prendesi carico
neanche del solo centro di Polebaboo che ha operato per più
Rapporto finale
- Termine del
programma di
rimpatrio
- Barriere culturali
relative alla
partecipazione
economica delle
donne
appropriatamente
indirizzate
- Libertà di accesso
ai mercati
(infrastrutture,
stabilità politica ed
economica)
- Diritti economici
delle donne acquisiti
a livello di politiche
del governo
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•
1.1
•
•
Moduli formativi
in ciclo gestione
progetto, gestione
amministrativa
2 moduli formativi
• organizzati
finanziaria,
counseling (1
settimana per
modulo)
Formazione di
30 formatori
rivolto a
formatori per
2 moduli di formazione
attività del
organizzati per 30
progetto e
formatori
formatori di altre
istituzioni (
Ministeri e altre
ong locali)
1 mese business
training
1 mese
community
mobilization
1.2
Organizzazione
dei centri del
progetto
•
Selezione di due
città capoluogo di
distretto
all'interno delle 2
tempo
- Database
del progetto
- Lista dei mezzi
acquistati
- Lista dei
beneficiari
- rapporti delle
attività
Dati
sulla
soddisfazione
dei beneficiari e
delle
autorità
competenti
Rendiconti
narrativi
intermedi e finali
2 moduli di formazione
• organizzati per 30
formatori
Il progetto è iniziato ufficialmente ad ottobre 2005 ma
l'operatività sul campo si è attivata all'incirca a gennaio 2006
(CESVI non era più presente in Afghanistan dall'agosto del
2004) con l’apertura di un ufficio a Mazar-i-Sharif. Il centro
nella provincia di Sar-i-Pul non è stato mai aperto ma
neanche localizzato a causa della situazione instabile. Il primo
centro del distretto di Dehdadi (villaggio di Polebaboo) è stato
aperto in ritardo rispetto al programma. Il secondo centro nel
distretto di Sholgara (villaggio di Qadeem) è stato aperto nel
primo trimestre della seconda annualità (2007) ed è stato
chiuso i primi mesi del 2008 per ragioni di sicurezza. I centri,
ben accolti dalla comunità locale hanno rappresentato dei
2 centri attivati in 2
punti di riferimento importante per i beneficiari anche dopo il
aree selezionate
•
durante i primi mesi del termine dei corsi di formazione.
progetto
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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province di Balkh
e Saripul
•
1.3
•
Organizzazione
dei 2 centri ( pivot
per attività del
progetto e per
azioni di
networking e
counselling per i
beneficiari a
livello dei distretti)
Organizzazione
delle Attività di
networking,
lobbying e
advocacy
Incontri su
tematiche legate
ai diritti umani su
donne returnees,
promozione della
donna e
awareness su
sanità di base in
Almeno 15 Incontri
collaborazione
sulle tematiche indicate
con istituzioni e
• vengono organizzati
associazioni
nell'ambito della durata
afghane ( network
del progetto
di ong,
commissione
indipendente per
diritti umani,
ministero di
promozione della
donna, ministero
dei returnees)
Gli incontri su le tematiche descritte sono avvenute con buon
gradimento e partecipazione delle comunità locali. L'attività di
networking con altre ONG e con le istituzioni ha generalmente
funzionato arricchendo i percorsi formativi dei beneficiari.
Meno efficace si è dimostrato l'accesso ai mercati esterni dei
prodotti di seta realizzati dalle beneficiarie e l'accesso al
credito. In ogni caso tale supporto è cessato completamente
al termine del progetto.
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
•
•
2. Attività di
formazione
per
potenziament
o della
professionalit
à in diversi
settori
produttivi e i
servizi
2.1
Networking con
altre associazioni
femminili afgane
ed Istituzioni
(network ong,
camera di
commercio delle
donne, ministeri
competenti)
Organizzazione di
percorsi di
Iniziative di
accompagnament
coordinamento con altri
o dell'attività
• programmi ed
formativa svolta
istituzioni presenti sono
durante il
avviate
progetto,
eventuale
orientamento
verso programmi
nazionali di
accesso a credito
e facilitazione di
accesso a
mercati esterni
per la
commercializzazi
one dei prodotti
Realizzazione di
attività di
consulenza
preparatorie ai
laboratori di
formazione nei
settori di
sviluppo di
nuove tlpologie
di prodotti,
miglioramento
della qualità dei
prodotti e
Questa attività è stata svolta solo parzialmente e
sporadicamente. Non sono state fornite consulenze dall'Italia
ma solo, per la prima annualità, da esperti locali
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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strategie di
marketing
•
•
2.2
•
•
•
•
Consulenze in
loco da parte di
esperti afghani
Consulenze
dall'Italia da parte
• Consulenze svolte
di associazioni di
settore legate alla
lavorazione seta,
pelle e a strategie
di marketing
Realizzazione di
laboratori (10)
rivolti a 100
donne per la
tessitura e
.
ricamo della
seta e per l'avvio
di attività rnlcroimprenditoriali
aggiornamento
professionale su
tecniche di
10 laboratori
lavorazione
organizzati con almeno
modulo di
• il 65% dei beneficiari
business training
attesi partecipanti ai
corso di
corsi
alfabetizzazione
distribuzione di
telai
A seguito di variante richiesta nel luglio del 2006 (nella quale,
tra l'altro, sono stati inseriti dei nuovi centri di costo) è stata
decisa la riduzione del numero delle beneficiarie da 100 a 70.
Il tasso di partecipazione ai corsi si è avvicinato al 100%
(anche perché alle beneficiarie veniva corrisposto un per diem
dell'equivalente di 5 euro, somma notevole per le condizioni
locali). Il supporto per la vendita dei prodotti è stato limitato
alla durata del progetto. I telai che sono stati regolarmente
distribuiti alle beneficiarie rappresentano tuttora l'unica
attrezzatura di cui dispongono
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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•
2.3
•
•
•
follow up per
orientamento
professionale,
vendita e accesso
al credito
Realizzazione di
attività
generatrici di
reddito e
formazione (6)
nel campo della
sericoltura per
60 donne
Formazione da
parte di un
formatore del
MoA
Fornitura di uova
di bachi da seta
Modulo di
business training
6 attività di sericoltura
organizzate con
• almeno il 65% dei
beneficiari attesi
partecipanti ai corsi
Le attività di formazione si sono svolte regolarmente come
nelle previsioni e il tasso di partecipazione è stato prossimo al
100%. Anche in questo caso alle donne, al termine di corsi, è
stato donata l'attrezzatura base per proseguire l'attività. In
questo caso si è dimostrata più difficile la prosecuzione
dell'attività in quanto il prodotto (bozzoli o filati di seta) è un
semilavorato. Non risulta che al termine del progetto si sia
consolidata una collaborazione tra filatrici e tessitrici perché
nessuno si è occupato di integrare le attività tra le beneficiarie
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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2.4
•
•
•
•
3. Formazione
e servizi
sanitari di
base
3.1
Realizzazione di
6 laboratori di
falegnameria per
48 giovani
Organizzazione
moduli formativi
di 6 mesi
Modulo di
business training
6 laboratori di
• falegnameria
Distribuzione di
organizzati
kit di materiali agli
apprendisti
Follow up e
orientamento
professionale
Realizzazione di
12 corsi di
formazione per
120 TBAs
(Traditional birth
attendance,
levatrici di
villaggio)
A seguito di variante richiesta nel luglio del 2006 è stata
decisa la riduzione del numero dei beneficiari da 48 a 42. Il
tasso di partecipazione ai corsi si è avvicinato al 100% (anche
perché ai giovani falegnami veniva corrisposto un per diem
dell'equivalente di 5 euro, somma notevole per le condizioni
locali). I primi prodotti realizzati sono stati donati a scuole e a
istituzioni locali. In alcuni casi gli attrezzi che sono stati donati
ai beneficiari sono ancora oggi utilizzati, in altri casi l'attività è
progredita e sono state acquistate anche attrezzature
elettriche
I corsi di formazione si sono tenuti regolarmente per due anni.
Al termine del corso veniva rilasciato un attestato di
partecipazione sottoscritto anche dal Ministero della Sanità e
ciò dava modo alle donne di iniziare l'attività professionale,
seguite per un certo periodo da una formatrice esperta; pochi
mesi prima del termine del progetto, quando stavano
partendo gli ultimi corsi, è entrata in vigore la riforma del
sistema sanitario afghano che, tra l’altro, ha previsto un
periodo di studio di due anni per poter ottenere la qualifica di
levatrice. Pertanto gli ultimi corsi hanno trattato temi di igiene,
senza rilascio di attestati. In definitiva sono state formate 80
levatrici invece di 120.
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•
•
•
4.
Mobilizzazion
e comunitaria
4.1
•
•
Modulo di
formazione
secondo standard
OMS a cura di un
Almeno il 70% delle
formatore del
beneficiarie previste ha
MoH
partecipato alla
Distribuzione di
formazione organizzata
•
kit
ed è seguita nel suo
Accompagnamen
lavoro dopo la
to post corso
partecipazione alla
attraverso incontri
formazione
fra le TBAs e le
strutture sanitarie
a livello di
distretto
realizzazione di
12 attività di
mobilizzazione
comunitaria in
12 villaggi che
coinvolgono un
totale di 3000
famiglie ( 250
famiglie per
gruppo)
Organizzazione
dei gruppi, scelta
delle donne
rappresentanti di
gruppo e delle
modalità
partecipative
Accompagnamen
to e sostegno da
parte di
community
facilitators per 4
mesi per la
realizzazione di
fondi di risparmio
Almeno il 50% delle
famiglie previste sono
attive nella
• organizzazione di
attività ideate dalla
comunità e beneficia
del fondo di risparmio
Questa attività è stata profondamente modificata al momento
della fase operativa del progetto. Cesvi ha dovuto tenere
conto del programma NSP (National Solidarity Programme)
co-finanziato dalla Banca Mondiale che, al momento della
redazione del progetto (fine 2003, inizio 2004) muoveva i
primi passi. L'attività di mobilizzazione svolta ha favorito e
velocizzato l'implementazione del programma NSP nei villaggi
dove CESVI ha operato ma, di fatto, né CESVI né RASA sono
stati soggetti riconosciuti ufficialmente dal Programma. Al
termine del progetto i mobilizzatori dello staff hanno cessato
l'attività. I fondi di risparmio sono stati costituiti in tutti i villaggi
ove lo staff ha operato; è difficile attribuire questo successo a
CESVI senza considerare il contributo del NSP.
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comunitari
•
•
•
Scelta e sviluppo
di rnìcro-attìvttà
generatrici di
reddito per
incrementare i
fondi di risparmio
a cura dei
rappresentanti del
gruppo
Organizzazione di
12 moduli di
business training
Accompagnamen
to da parte di
facilitatori e
volontari di
villaggi per le
attività del gruppo
e la gestione dei
fondi di risparmio
(saving box)
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6. Presentazione dei risultati
6.1. Rilevanza del progetto
Il progetto ha attraversato una lunga fase di gestazione. Il CESVI ha proposto un
programma di cooperazione allo sviluppo a favore principalmente di donne afghane
costrette all'esilio già dal 2002. Inizialmente il progetto avrebbe dovuto svolgersi in
Tagikistan, confinante a sud con l'Afghanistan, presso i centri di accoglienza di profughi
afghani. Successivamente, grazie all'attivazione del programma di rimpatrio volontario
UNCHR, le comunità che avrebbero beneficiato del progetto erano sul punto di rimpatriare
e, pertanto, il CESVI ha aggiornato la proposta spostando le attività nel Nord Afghanistan.
Nella seconda formulazione del progetto si prevedeva di intervenire in quattro province
poi, in fase di affinamento, si è limitata l'azione in due province del Nord del Paese Balkh e
Sar-i-Pul. Il progetto nella sua configurazione finale è stato presentato nel maggio del
2004. Di seguito si riporta la cronologia dei principali eventi dalla presentazione della
domanda all'inizio delle attività sul campo.
EVENTO
DATA
Presentazione prima versione del progetto
da titolo "Sostegno al ritorno delle famiglie
afghane rifugiate in Tagikistan (Dushanbè)
attraverso la creazione di una rete di centri
di assistenza per donne e bambini in
quattro province dell'Afghanistan
settentrionale"
21-nov-01
PRESENTAZIONE PROGETTO (versione
definitiva)
mag-04
bozza di delibera
08-giu-04
approvazione delibera n. 96 Comitato
direzionale
30-lug-04
visto Ragioneria n. 7636
24-giu-05
erogazione prima quota (anticipo)
24-ago-05
inizio attività
11-ott-05
Il tempo intercorso tra la redazione del progetto e la sua esecuzione spiega in parte la
successiva difficoltà a dispiegare sul campo tutte le potenzialità in modo compiuto. Per
chiarire meglio tale affermazione si è valutata la rilevanza del progetto, nei suoi diversi
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aspetti, al momento dell’identificazione dell’iniziativa e alla luce della revisione critica al
momento della valutazione ex post.
1. Correttezza nell'identificazione dei problemi. Come riportato nell'analisi del "Quadro
logico", il progetto ha correttamente identificato i problemi e i bisogni reali dei
beneficiari. Durante tutta la fase di realizzazione delle attività non è mai venuto meno
l'impegno del CESVI verso i beneficiari e in tal senso il progetto ha mantenuto la
condivisibile logica originale;
2. Capacità locali di implementazione del progetto. Il CESVI ha indicato dall'inizio le
province d’intervento (Balhk e Sar-i-Pul) ma non i siti ove allestire i due centri
previsti, ha indicato la metodologia per farlo, intessendo una solida rete di relazioni
con le autorità locali, che avrebbero dovuto agevolare le attività, grazie al fatto che al
momento della predisposizione del progetto il CESVI vantava, come riportato
nell'analisi del "Quadro logico", una consolidata esperienza nel Nord Afghanistan
iniziata nel 2001 con interventi di sostegno alla popolazione afghana (in particolare,
donne) in esilio in Tagikistan. In fase di realizzazione però le buone relazioni
istituzionali non sono state sufficienti di per se a consentire il normale svolgimento
delle attività, in quanto per due volte il progetto, per superiori ragioni di sicurezza dei
cooperanti, ha subito delle varianti. La controparte RASA era stata scelta per la sua
esperienza e competenza per l'assistenza ai returnees; tra i suoi skill era apparsa
interessante la capacità di vendere i prodotti artigianali delle donne in alcuni centri
espositivi e commerciali di Kabul. In fase di realizzazione del progetto RASA ha
collaborato correttamente con CESVI ma al termine di questo, quando avrebbe dovuto
prendere in carico la gestione dei centri, si è ritirata. Pertanto in sede d’ identificazione
del progetto le capacità locali sono state ben soppesate.
3. Analisi attività preparatorie. Al momento della predisposizione del progetto CESVI,
come già detto, era già attiva nel Nord Afghanistan in un periodo peraltro di
transizione con un Governo, al tempo, ad - interim e con strutture governative appena
costituite e non ancora rafforzate a livello provinciale. In tale contesto sono state
intraprese delle relazioni con le autorità centrali e locali, laddove già costituite e
rafforzate le relazioni con le organizzazioni umanitarie internazionali. Un'attenta
analisi è stata inoltre condotta sulla localizzazione e quantificazione delle famiglie ex
esiliate e sugli sfollati presenti nelle due province. Inoltre sono state scelte attività di
formazione tenendo conto dei ruoli e delle occupazioni tradizionali delle donne e dei
giovani. Un'analisi è stata condotta anche sulle politiche di sostegno attive che nel
2003 muovevano i primi passi in collaborazione con le Organizzazioni internazionali.
Nel progetto si cita un programma di mobilizzazione comunitaria promosso dal
Ministero della Ricostruzione e Sviluppo Rurale, finanziato dalla World Bank,
denominato (nel progetto) National Development Program (NDP) nel quale la
controparte RASA doveva essere coinvolta nella sua implementazione. In realtà tale
importante programma era il National Solidarity Program (NSP) che ha molto influito
sulle attività del progetto CESVI come verrà spiegato meglio in seguito ma in tale
programma la controparte RASA non era coinvolta. In sede di valutazione ex post non
è possibile ritenere un’omissione grave la mancata analisi preventiva dei possibili
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impatti, proprio perché tale programma era appena stato lanciato. Pertanto, in
considerazione della situazione contingente, le analisi preliminari si possono giudicare
soddisfacenti.
4. Analisi delle consultazioni iniziali. In fase di predisposizione del progetto CESVI ha
riservato molta attenzione alle tematiche da sviluppare. A tal fine ha richiesto il
supporto e la collaborazione del Ministero del Rimpatrio e dei Returnees (MoRR), il
Ministero della Riabilitazione e Sviluppo Rurale (MRRD), il Ministero degli Affari
delle Donne (MoWA), il Ministero della Sanità Pubblica (MoPH) e il Ministero
dell’Agricoltura (MoA).
5. Punti di forza e di debolezza del disegno progettuale
PUNTI DI FORZA
5.1 La qualità complessiva della matrice del quadro logico, con due riserve. La prima
riguarda la difficoltà di verificare alcuni 'indicatori in mancanza di monitoraggi
ad hoc anche durante la fase di realizzazione del progetto . La seconda riguarda
l'attività n. 4 "mobilizzazione comunitaria" che prevedeva il coinvolgimento di
3.000 famiglie. Non considerando per ora il fatto che, in fase operativa, tale
attività si è svolta principalmente sotto il patrocinio del programma NSP, si ritiene
molto ambizioso il numero delle famiglie da interessare in funzione delle risorse e
del tempo disponibile.
5.2 La chiarezza e consistenza dell'obiettivo generale declinato in modo coerente
nell'obiettivo specifico. I risultati previsti sono pertinenti all'obiettivo specifico e,
si anticipa, sono stati complessivamente perseguiti, anche se per il risultato della
mobilizzazione comunitaria non tutti i meriti sono ascrivibili al progetto CESVI.
5.3 Gli indicatori scelti per verificare oggettivamente i risultati sono stati ben
impostati per i monitoraggi effettuati durante la realizzazione del progetto, a meno
degli indicatori che attengono all'impatto del progetto, anche perché ogni attività
di monitoraggio è cessata al temine del progetto (gennaio 2009) in quanto la
controparte RASA non ha preso carico dei centri di assistenza e consulenza
realizzati dal CESVI.
5.4 Realismo nella scelta e nella quantità dei mezzi (input) da impiegare.
5.5 Grado di flessibilità e di adattabilità al cambiamento delle circostanze. Il progetto
ha dimostrato un soddisfacente grado di adattabilità in molte circostanze. Gli
adattamenti sono stati oggetto di corrette richieste di variante.
PUNTI DI DEBOLEZZA
5.6 Attività di mobilizzazione comunitaria. Se la valutazione considerasse solo il
risultato dell'attivazione di fondi di risparmio comuni, i cosiddetti "saving box",
questo sarebbe stato raggiunto con un successo superiore alle attese. Infatti mentre
l'indicatore dell'attività prevedeva la costituzione di saving box in almeno il 60%
dei gruppi formati, in effetti tali fondi comuni sono stati attivati in tutti i villaggi
dove il progetto ha operato. Purtroppo tale risultato deve essere condiviso con il
programma NSP.
5.7 Mancata realizzazione di un’attività specifica connessa al risultato n. 2 "Donne e
giovani beneficiari hanno migliorato le proprie condizioni di vita grazie a dei
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percorsi formativi volti al potenziamento della capacità di generazione di reddito e
cioè l'attività di consulenza che prevedeva "consulenze dall'Italia da parte di
associazioni di settore legate alla lavorazione seta, pelle e a strategie di
marketing".
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6.2 Analisi di efficienza
Organizzazione e risorse umane
Nonostante le molte vicissitudini (di cui si dà cenno nei paragrafi successivi) sofferte che
hanno rallentato l'inizio delle attività sul territorio, si riconosce a CESVI e alla controparte
RASA una notevole efficienza e capacità di adattamento alle nuove condizioni che ha
caratterizzato tutta la gestione del progetto.
Il primo coordinatore espatriato di CESVI è stato sostituito dopo i primi mesi di attività con
un'altra coordinatrice che è rimasta in carica sino al termine del progetto. Alla coordinatrice si
è poi affiancato un altro cooperante italiano (non previsto nel progetto originario) con
funzioni di logista/responsabile della sicurezza. Il team operativo si è costituito dopo l'inizio
del progetto in quanto RASA disponeva solo della coordinatrice regionale insediata a Mazari-Sharif. Il personale è stato assunto nei mesi di gennaio e febbraio 2006 e subito dopo è stato
coinvolto in numerosi corsi di formazione anche presso altre organizzazioni operanti sul
territorio quali il BRAC (Bangladesh Rural Advancement Committee) con sede a Kabul e il
CCA (Cooperation Center for Afghanistan) con sede a Mazar-i-Sharif.
Organigramma
Personale locale
Direttore RASA par time
quantità
1
Capo Progetto
Amministratore
Amministratore Senior
Segretario/Interprete
Cleaner
Logisti
Business trainer/ team
leader
1
1
1
1
1
2
2
Esperto in business
training (part time)
1
Esperto in capacity
building
1
Formatore esperto (part
time)
1
Autisti
Consulente sanitario
assistenti di programma
(base a Kabul)
4
1
2
Guardiani
3
Al termine della prima annualità, in ritardo rispetto al crono programma iniziale, è stato
aperto il primo centro nel villaggio di Polebaboo (distretto di Dehdadi), realizzati i primi corsi
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di formazione per falegnami e levatrici tradizionali, organizzati incontri nei villaggi sulle
tematiche dell'educazione sanitaria, diritti umani, attivati i rapporti con i rappresentanti a
Mazar-i-Sharif del Ministero dell'Economia, del Lavoro, della Sanità, dei Rifugiati e delle
Donne. Inoltre CESVI e RASA hanno partecipato agli incontri settimanali di coordinamento
tra le varie ONG locali e internazionali, e il Ministero della Ricostruzione e Sviluppo Rurale
(MRRD) per l'implementazione del progetto NSP.
Si vuole evidenziare la particolare efficienza e l'attenzione dimostrata da CESVI e RASA
nell'identificare i beneficiari delle attività di formazione. Nella prima fase è stata effettuata la
selezione dei villaggi escludendo quelli montani, perché privi di albero da gelso, e quelli poco
sicuri. Nel primo anno tale attività è durata da maggio a giugno 2006 (quindi prima
dell'apertura del centro). A partire dal luglio 2006 (negli anni successivi si è seguita la stessa
procedura per selezionare sia i villaggi del distretto di Sholgara sia i nuovi villaggi del
distretto di Dehdadi) è iniziata la visita di tutti i villaggi del distretto di Dehdadi, scegliendone
sei tra cui Polebaboo, sulla base della presenza di returnees (soprattutto rientrati in
Afghanistan tra il 2004 e il 2005), della disponibilità della autorità a cooperare per una
migliore implementazione del progetto e della distanza dal centro di Polebaboo. Il CESVI ha
ottenuto i dati numerici della presenza di returnees dal Ministero di Rifugiati e da UNHCR. In
seguito, il personale della controparte RASA ha richiesto ai responsabili delle due shura
(maschile e femminile) dei villaggi i nominativi dei returnees presenti nella propria comunità.
Semplificando, si può dire che “li conoscevano ad uno ad uno”. I profughi, al momento del
ritorno nelle comunità di appartenenza o insediamento in una nuova comunità, erano tenuti a
registrarsi presso le autorità locali. Il personale di CESVI e RASA li ha visitati tutti,
compilando un format per la pre-selezione ai corsi. La selezione si è basata su alcuni criteri,
tra cui: anno di rientro, composizione del nucleo famigliare, condizioni economiche, libertà di
spostamento per le donne. I nominativi sono stati sottoposti alla shura per verificare:
 che le informazioni fornite dai potenziali beneficiari fossero veritiere;
 che i beneficiari selezionati non beneficiassero già di programmi di assistenza.
La notevole efficienza che si segnala come buona pratica operata nella scelta dei soggetti
beneficiari è rimasta invariata per tutta la durata del progetto.
Esecuzione del Progetto
Ai fini della valutazione dell'efficienza, c'è da segnalare che l'anno intercorso tra
l'approvazione del progetto e il visto della Ragioneria (luglio 2004 – giugno 2005) ha influito
negativamente sia sul progetto sia sull'operatività del CESVI nel primo anno di attività. Infatti
nell'agosto del 2004 l'Associazione aveva lasciato l'Afghanistan e al suo rientro, ad ottobre del
2005 ha dovuto riaccreditarsi come ONG presso il Ministero dell'Economia.
Il progetto ha subito dei ritardi rispetto al crono programma iniziale. I due centri dovevano
essere pronti entro il secondo semestre della prima annualità. In realtà il primo centro (nel
villaggio di Polebaboo, distretto di Dehadi) è stato aperto nel terzo trimestre del primo anno
mentre il secondo (nel villaggio di Qadeem, distretto di Sholgara) nel primo trimestre della
seconda annualità. Da ciò è conseguito anche un ritardo nell’inizio dei corsi di formazione.
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Secondo quanto rilevato dai valutatori, questi ritardi non hanno influito negativamente sui
corsi di formazione stessi (che in definitiva sono stati tutti svolti) ma sull’impatto del progetto
(come verrà meglio evidenziato in seguito) per quanto riguarda l’assistenza ai beneficiari
diretti al termine dei corsi di formazione. Infatti dagli incontri avuti sul campo si è verificata
una diretta corrispondenza tra la capacità di miglioramento personale del returnee e il
sostegno e assistenza tecnica ricevuti dai centri fino a quando sono rimasti attivi. Per
completezza si accenna che il centro di Qadeem è rimasto attivo solo per un anno (contro i
due previsti) per ragioni di sicurezza.
Per inquadrare correttamente l'analisi di efficienza è opportuno ricordare che tra la scrittura
del progetto, fine 2003/inizio 2004 e l'avvio, ottobre 2005, la situazione in Afghanistan,
soprattutto per quanto concerne la sicurezza delle operazioni delle organizzazioni non
governative (internazionali e locali) e le politiche governative nei previsti settori di intervento
del progetto stesso, ha subito rilevanti modificazioni che hanno costretto il CESVI a
revisionare parzialmente il progetto. Già dalle prime fasi di avanzamento del progetto per
esempio, si è verificata l’impossibilità di procedere secondo la logica originale e cioè
l’intervento in entrambe le province di Balkh e Sar-i-Pul. Le attività sono regolarmente
iniziate a ottobre 2005, secondo il programma previsto, nella provincia di Balkh ma non sono
mai cominciate nella provincia di Sar-i Pul per ragioni di sicurezza.
Nel settembre del 2005 si sono tenute le elezioni democratiche e l'istituzione di un governo
provvisorio. I signori della guerra, divisi nelle due fazioni di Jamiat e Jumbeshi, operanti nel
Nord Afghanistan sono stati ufficialmente destituiti dalle forze governative ma continuavano
ad operare nell'area. A causa del non completo controllo sul territorio erano avvenuti casi di
banditismo lungo l'unica strada asfaltata che collega le maggiori città del Nord (via della
seta), tra cui anche Mazar-i-Sharif e Sar-i-Pul. Nelle province vicine a Balkh si erano
sviluppati episodi di violenza, che non sono mai stati tipici queste aree. Il progetto è iniziato
ufficialmente ad ottobre del 2005 ma le attività sul campo sono cominciate nel gennaio 2006.
I primi mesi sono stati impiegati per aprire l'ufficio a Mazar-i-Sharif e per un'altra serie di
attività organizzative e burocratiche tra cui quella, non prevista né prevedibile, della necessità
di riaccredito del CESVI nel nuovo registro delle agenzie non governative tenuto dall'allora
neo costituito Ministero dell'Economia che aveva sostituito il Ministero della Pianificazione
dove il CESVI era iscritto dall'anno 2001.
Le lungaggini burocratiche (CESVI ha chiesto il supporto dell'Ambasciata italiana a Kabul),
che hanno limitato l'operatività sul campo dell'associazione, unitamente al deterioramento
delle condizioni di sicurezza nella provincia di Sar-i-Pul e al fatto che tra il 2005 e il 2006 si è
dispiegata in quasi tutto l'Afghanistan l'attività di mobilizzazione comunitaria promossa dal
più volte citato NSP, hanno costretto il CESVI a presentare il 10 luglio 2006 (e poi il 19
settembre 2006) una variante non onerosa con la quale si richiedeva:
a. Riduzione dell'area d’intervento alla sola provincia di Balkh;
b. Introduzione di un’ulteriore espatriato con la funzione di logista responsabile della
sicurezza;
c. Acquisto di attrezzature per la sicurezza (radio e telefoni satellitari);
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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d. Proroga di tre mesi per chiudere la prima annualità (da ottobre 2006 a gennaio 2007);
e. Variazione delle attività di mobilizzazione comunitaria in considerazione di
un'analoga attività condotta nell'ambito dell'iniziativa NSP;
f. Altre variazioni.
Un altro episodio che ha influito negativamente sull’efficienza del progetto è stata la chiusura
anticipata del centro di Qadeem nel distretto di Sholgara (distante 60 Km da Mazar-i-Sharif) a
causa di forti dissapori con le autorità religiose (mullah provenienti dal Pakistan) e il
governatore della Provincia (contrario alle attività di miglioramento della condizione
femminile), insediatosi dopo l’apertura del centro. Questo centro è stato scelto in sostituzione
di quello che doveva essere realizzato nella provincia di Sar-i-Pul. Il centro poi è stato attivato
in ritardo, rispetto al crono programma, nel secondo anno del progetto e non nel primo; infine
è rimasto operativo solo un anno e non due come pianificato.
Nonostante queste numerose limitazioni il programma di formazione ai beneficiari è stato
realizzato secondo quanto previsto non nel progetto originario ma secondo le modifiche
richieste (e approvate) nella prima variante del luglio 2006 (beneficiari dei corsi di
falegnameria ridotti da n. 48 a n. 42, tessitrici seta ridotte da n. 100 a n. 70) salvo un ulteriore
episodio di natura legislativa, sopravvenuto pochi mesi prima della scadenza del progetto, che
ha influito sull'ultimo blocco di corsiste per levatrici tradizionali (TBA). Nella seconda metà
di settembre 2008 mentre erano pronti i corsi di formazione nel distretto di Dehdadi è entrata
in vigore la riforma del sistema sanitario afghano che, tra l’altro, sanciva due anni di
formazione per poter ottenere la qualifica di levatrice. Pertanto non è stato più possibile
proseguire tali corsi; vincoli di budget e di programma in via di chiusura hanno impedito al
CESVI di presentare una richiesta di variante per adattare l’iniziativa alle nuove esigenze.
Pertanto le TBA formate (e fornite di attestato controfirmato dal Ministero della Sanità) sono
state n. 80 e non n. 120. Negli ultimi mesi di operatività del progetto, i cooperanti italiani
hanno chiuso l'ufficio di Mazar-i-Sharif e si sono trasferiti a Kabul per le operazioni di
completamento del progetto, la presentazione dei report finali ai vari Ministeri coinvolti e per
la conclusione delle procedure di donazione delle attrezzature acquistate.
Controllo e monitoraggio interno
Durante l’esecuzione del progetto, sono stati adottati i seguenti meccanismi di monitoraggio e
valutazione:
 Realizzazione di una riunione settimanale d’informazione con la partecipazione di tutti
i membri dell’equipe di progetto, sotto la coordinazione del Capo Progetto espatriato.
 Realizzazione di riunioni periodiche con i beneficiari per individuare eventuali
problemi e per proporre aggiustamenti.
o Missione di monitoraggio dall'Italia condotta dalla desk officer responsabile,
della durata di due settimane ogni anno.
All’inizio di ogni annualità è stato formulato il Piano Operativo Annuale (POA) e la
corrispondente pianificazione finanziaria, strumenti che hanno consentito un costante
monitoraggio sull’esecuzione delle attività previste. Per cause di forza maggiore, i cooperanti
Rapporto finale
40
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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hanno dovuto affrontare una situazione instabile già nelle fasi iniziali delle attività sul campo.
Ciò ha messo alla prova la qualità della gestione del rischio e cioè la capacita di adattamento
ai cambiamenti. Con riferimento a quanto riportato nel capitolo “analisi del quadro logico” il
disegno del progetto si è dimostrato coerente in modo ampiamente soddisfacente con i
requisiti e le esigenze dei beneficiari finali. Infatti le attività previste iniziavano laddove
terminava l’intervento di rimpatrio da parte dell’UNHCR e queste hanno effettivamente
aiutato i returnees a integrarsi o a reintegrarsi, fornendogli l’occasione di acquisire delle
competenze per intraprendere un’attività lavorativa autonoma.
Quadro finanziario
La trasmissione della documentazione di rendicontazione è stata trasmessa in tempi
ragionevoli dalla chiusura delle annualità. Principali dati finanziari iniziali del progetto:
- Organismo esecutore: ONG CESVI.
- Budget: euro 1.172.883,00.
- A carico DGCS: euro 812.554,00 (di cui 56.000,00 euro per oneri previdenziali).
- A carico CESVI: euro 195.139,00.
- A carico controparti locali: euro 165.190,00.
- Durata: 36 mesi.
Tabella di confronto tra importi allocati e importi effettivamente rendicontati
BUDGET
PROGETTO
COOPERAZIONE
ONERI PREVIDENZIALI E
ASSICURATIVI
TOTALE GENERALE
CONTRIBUTO DELIBERATO
DGCS
Contributi erogati DCGS
ALLOCATO
% su tot.
generale
1.116.883,00
% su
allocato
1.062.349,08
95,12%
705.337,74
93,23%
1.172.883,00
100%
756.554,00
257.979,00
23/05/2007
26.968,20
18/09/2008
2° ANNO 15
apr 2008
141.200,57
18/02/2009
22.720,34
42.422,55
56.000,00
812.554,00
69,28%
195.139,00
16,64%
191.821,34
Contributo monetario
81.257,34
Contributo valorizzato
110.564,00
Rapporto finale
1° ANNO 9
febbr 2007
214.047,08
30/07/2007
Contributo contro parte RASA
DATA
RENDICONTA
ZIONE
56.000,00
24/08/2005
09/12/2010
ONERI PREVIDENZIALI E
ASSICURATIVI
TOTALE CONTRIBUTO
DGCS
Contributo CESVI
RENDICONTATO
165.190,00
14,08%
165.190,00
98,30%
100,00%
41
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Il progetto ha avuto una durata effettiva di 39 mesi (3 mesi di proroga sono stati richiesti e
ottenuti nel corso del primo anno di attività).
Nella seguente tabella sono confrontati, per capitolo di spesa, i costi previsti con quelli
effettivamente consuntivati dal progetto.
Codice
Voci di spesa
1
SELEZIONE E FORMAZIONE VOLONTARI E COOPERANTI
1.01
Selezione formazione volontari
1.02
Selezione formazione cooperanti
Costo
effettivo
Costo previsto
1.032,0
TRATTAMENTO ECONOMICO VOLONTARI E COOPERANTI
0
2.01
Trattamento economico volontari
0
2.02
Trattamento economico cooperanti
2.03
Spese di gestione volontari e cooperanti
2
169.813,0
5.786,0
1.032,0
in % sul
totale
0,10%
158.534,3 14,92%
9.297,0
0,88%
68.811,2
6,48%
ALTRE VOCI DI SPESA
0
3.01
Perfezionamento tecnico-professionale volontari e cooperanti
0
3.02
Altro personale italiano
3.03
Personale locale
227.380,0
215.158,5 20,25%
3.04
Formazione di personale e quadri locali
210.140,0
180.402,5 16,98%
3.05
Borse di studio
3.06
Attrezzature
3.07
Costruzioni
3.08
Terreni
3.09
Risorse finanziarie accessorie
3.10
Missioni di verifica e monitoraggio
23.529,0
24.914,4
2,35%
3.11
Studio del progetto
30.347,0
30.095,5
2,83%
3.13
Spese generali
71.870,0
67.380,6
6,34%
1.116.792,0 1.062.349,1
100%
3
61.162,0
159.850,0
46.280,0
43.577,0
4,10%
0
109.603,0
TOTALE GENERALE
DIFFERENZA
Rapporto finale
151.173,9 14,23%
111.972,3 10,54%
54.442,9 -4,87%
42
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Il seguente grafico riporta l'incidenza percentuale delle varie voci di spesa sul totale del costo
consuntivato.
Selezione formazione
cooperanti
Trattamento economico
cooperanti
Spese di gestione
volontari e cooperanti
2,83%
2,35%
Altro personale italiano
6,34%
0,10%
0,88%
10,54%
14,92%
4,10%
20,25%
14,23%
16,98%
Personale locale
6,48%
Formazione di personale e
quadri locali
Attrezzature
Costruzioni
Risorse finanziarie
accessorie
Missioni di verifica e
monitoraggio
Studio del progetto
Spese generali
Rapporto finale
43
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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6.3 Analisi di efficacia
Si esaminano di seguito le principali differenze emerse dall’analisi documentale tra gli attività
del progetto e i risultati effettivamente perseguiti. In sintesi, le attività previste nel progetto
riguardavano:
Attività 1 (Logistica): Costituzione di due centri, uno nel distretto di Sholgara e uno nel
distretto di Dehdadi, per le attività di formazione e mobilizzazione comunitaria, formazione di
formatori.
Attività 2 (Formazione):
- dieci laboratori rivolti a cento donne per la tessitura ed il ricamo della seta (ridotte poi
a n. 70 a seguito di variante);
- sei attività di formazione nel campo della sericoltura (baco da seta) e filatura per
sessanta donne;
- sei laboratori di formazione in falegnameria per quarantotto giovani (ridotti poi a n. 42
a seguito di variante);
Attività 3 (Formazione):
- dodici corsi di formazione rivolta a centoventi donne per levatrici di villaggio, al fine
di migliorare le condizioni sanitarie di base;
Attività 4 (Mobilizzazione comunitaria):
- dodici attività di mobilizzazione comunitaria rivolte a dodici gruppi di duecento
cinquanta famiglie per un totale di 3000 famiglie (media nucleo familiare 7 persone:
3000 x 7 = 21000 beneficiari) volti alla costituzione di fondi di risparmio comuni, allo
sviluppo di dodici moduli di business training di settanta ore, alla selezione da parte
dei gruppi di micro-attività generatrici di reddito volte ad incrementare il fondo
comune di risparmio, al fine di supportare in modo rotatorio le esigenze del gruppo o
suoi membri.
Nella seguente tabella si riporta il confronto tra le principali attività previste e i risultati
conseguiti
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Descrizione
1. Avvio di 2 centri di
assistenza
Attività propedeutiche
Capacity building per il
personale di RASA e
per lo staff di progetto
per la gestione dei
centri
Indicatori
2 moduli formativi
organizzati
Formazione di 30
formatori rivolto a
formatori per attività
del progetto e
formatori di altre
istituzioni (Ministeri e
altre ong locali)
2 moduli di formazione
organizzati per 30
formatori
2 moduli di formazione
organizzati per 30
formatori
realizzazione dei due
centri
Organizzazione dei
centri del progetto
Lo staff di progetto è stato costituito e istruito a seguito
dell'inizio delle attività sul campo. In considerazione del lavoro
fatto, dei risultati comunque conseguiti in un periodo di
instabilità, del buon ricordo che questa esperienza ha lasciato
nei villaggi ove ha operato, come ha avuto modo di verificare il
team di valutazione, il giudizio sull'efficacia di queste attività
propedeutiche e senz'altro positivo.
-
sono stati effettivamente costituiti due centri entrambi nella
provincia di Balkh, uno nel villaggio di Pulebaboo, distretto
di Dehadi, , entrato in funzione nel 2006, l’altro nel villaggio
di Qadeem, distretto di Sholgara, entrato in funzione nel
2007. Nella fase iniziale del progetto, ottobre 2005, il CESVI
ha richiesto e ottenuto dal MAE l’esclusione della provincia
di Sar-e-Pul per motivi di sicurezza. Per gli stessi motivi il
centro di Qadeem è stato chiuso nel marzo del 2008 e
pertanto ha funzionato solo pochi mesi. Per questo
progetto, così come per tutti quelli che operano in aree
sensibili e fortemente instabili, si è dimostrato sul campo
che la sicurezza dei cooperanti e degli operatori sia il primo
requisito che deve possedere l’area di intervento affinché
un progetto di cooperazione sia realizzabile. La chiusura del
centro di Qadeem ha comunque causato la perdita di
risorse finanziarie, sia quelle per l’allestimento della sede
che ha funzionato solo pochi mesi, sia quelle impiegate per
pagare lo staff del progetto riguardo l’individuazione e la
scelta di buona parte dei potenziali corsisti dei villaggi
gravitanti sul centro. In definitiva a Qadeem sono state
formate 80 persone mentre le attività di selezione sono
iniziate dal 2007 ed hanno interessato tutto lo staff di
CESVI e quello della controparte RASA per diverse
settimane.
Indicatori
2 centri attivati in 2 aree
selezionate durante i
primi mesi del progetto
gestione centri
Organizzazione delle
Attività di networking,
lobbying e advocacy
Risultato raggiungimento Attività 1: 75%
(il centro di Polebaboo ha funzionato per tutto il tempo previsto
– punteggio 50/50 mentre il centro di Quadeem ha funzionato
solo per un anno rispetto ai due anni pianificati a seguito di
variante dopo l’esclusione dal progetto della provincia di Sar-iPul: punteggio 25/50)
Indicatori
Almeno 15 Incontri sulle
tematiche indicate
vengono organizzati
nell'ambito della durata
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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del progetto
Iniziative di
coordinamento con altri
programmi ed istituzioni
presenti sono avviate
2. Attività di
formazione per
potenziamento della
professionalità in
diversi settori
produttivi e i servizi
2.1 Realizzazione di
attività di consulenza
preparatorie ai
laboratori di
formazione nei settori
di sviluppo di nuove
tipologie di prodotti,
miglioramento della
qualità dei prodotti e
strategie di marketing
indicatori
Consulenze svolte
2.2 Realizzazione di
laboratori (10) rivolti a
100 donne per la
tessitura e ricamo della
seta e per l'avvio di
attività rnlcroimprenditoriali
indicatori
10 laboratori organizzati
con almeno il 65% dei
beneficiari attesi
partecipanti ai corsi
2.3 Realizzazione di
attività generatrici di
reddito e formazione
(6) nel campo della
sericoltura per 60
donne
-
Corsi di formazione effettivamente realizzati:
DISTRETTO DI DEHDADI
2007
2008
24
-
9
33
Sericoltura (baco e filatura)
10
30
40
Tessitura seta
12
35
47
Falegnameria
2009
TOT.
DISTRETTO DI SHOLGARA
Falegnameria
-
9
-
9
Sericoltura (baco e filatura)
-
20
-
20
Tessitura seta
-
23
-
23
indicatori
6 attività di sericoltura
organizzate con almeno
Rapporto finale
46
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Corsi di Formazione Pianificat Pianificat
i da
i con
progetto variante
il 65% dei beneficiari
attesi partecipanti ai
corsi
2.4 Realizzazione di 6
laboratori di
falegnameria per 48
giovani
6 laboratori di
falegnameria organizzati
Falegnameria
48
42
Sericoltura (baco e
filatura)
60
60
Tessitura seta
100
70
TOTALE
208
172
Differen Differenza
za da
con variante
progetto
Realizz
ati
-6
0
0
0
70
-30
0
172
-36
0
42
60
Risultato raggiungimento Attività 2: 82,69%
Risultato raggiungimento Attività 2 con varianti: 100%
3. Formazione e servizi
sanitari di base
3.1 Realizzazione di 12
corsi di formazione per
120 TBAs (Traditional
birth attendance,
levatrici di villaggio)
DISTRETTO DI DEHDADI
Corso per levatrici di villaggio
(TBA – Traditional Birth
Attendants)
2007
2008
40
2009
TOT.
12
-
52
28
-
28
indicatori
DISTRETTO DI SHOLGARA
Almeno il 70 delle
Corso per levatrici di villaggio
beneficiarie previste ha
partecipato alla
(TBA – Traditional Birth
formazione organizzata
Attendants)
ed è seguita nel suo
lavoro dopo la
partecipazione alla Corsi di Formazione
Pianificati
formazione
Corso per levatrici di villaggio (TBA –
Traditional Birth Attendants)
120
Realizzati
Differenza
80
- 40
Risultato raggiungimento Obiettivo 3: 66,66%
Il basso valore di questo indicatore non è dipeso da CESVI ma da una
causa di forza maggiore. Infatti nella seconda metà di settembre 2008
mentre erano pronti i corsi di formazione nel distretto di Dehdadi è
entrata in vigore la riforma del sistema sanitario afghano che, tra
l’altro, ha previsto un periodo di studio di due anni per poter ottenere
la qualifica di levatrice; non è più stato possibile proseguire tali corsi;
vincoli di budget e di programma in via di chiusura hanno impedito al
CESVI di presentare una richiesta di variante per adattare l’iniziativa
alle nuove esigenze. Pertanto, d’accordo con gli uffici locali del
Ministero della sanità di Mazar-e-Sharif e il relativo dipartimento di
Dehdadi. si è deciso di orientare la formazione delle 40 beneficiarie
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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già selezionate verso corsi avanzati di igiene, senza però poi poter
rilasciare l’attestato di partecipazione.
4. Mobilizzazione
comunitaria
DISTRETTO DI DEHDADI
realizzazione di 12
attività di
mobilizzazione
comunitaria in 12
villaggi che
coinvolgono un totale
di 3000 famiglie ( 250
famiglie
2007
2008
2009
TOT.
Dato
5.443 non
fornito
Mobilizzazione comunitaria
(n. persone coinvolte)
Saving box (n. villaggi)
6
Mobilizzatori
7
6
12
24
-
13
20
DISTRETTO DI SHOLGARA
per gruppo)
Mobilizzazione comunitaria
indicatori
9.981
20
6
6
(n. persone coinvolte)
Almeno il 50% delle
famiglie previste sono
attive nella
organizzazione di attività
ideate dalla comunità e
beneficia del fondo di
risparmio
Saving box (n. villaggi)
Mobilizzatori
Mobilizzazione
comunitaria
Numero persone
coinvolte
-
Pianificata
7
-
Realizzata
7
Differenza
21.000
15.524
-5.576
Saving box
12
30
+18
Mobilizzatori
12
27
+15
Risultato Raggiungimento Attività 4:
Persone coinvolte dal progetto: 73,93%*
Saving box: 250%
Mobilizzatori: 225%
* al netto dei dati non forniti per il 2009
-
Rapporto finale
Per questo obiettivo si è reso necessario limitare l’osservazione
alla costituzione dei fondi di risparmio realizzati, confrontandoli
con quelli previsti nel progetto iniziale e, in tal senso, il risultato è
estremamente positivo, in quanto tale attività è stata condotta in
30 villaggi contro i 12 previsti. Tale risultato però è falsato dal
fatto che mentre inizialmente le attività di mobilizzazione
comunitaria da svolgere in 12 villaggi da parte di CESVI e RASA
prevedevano azioni più vaste e incisive (organizzazione 12 nuovi
gruppi di 250 famiglie, raccogliere i risparmi comuni, progettare
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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micro-attività generatrici di reddito nel settore, per esempio, della
lavorazione di prodotti alimentari, produzione di confetture e
salse, allevamento di pollame, lavorazione di tappeti, etc.) tali da
rappresentare un ‘collante’ per le altre attività, in realtà questa
componente è diventata marginale e secondaria. Infatti, in fase
operativa CESVI ha dovuto confrontarsi con il programma NSP e
quindi l’attività di mobilizzazione comunitaria si è orientata a
supportare e a sostenere questo importante programma. Infatti, in
sede di variante è stata revisionata questa attività a seguito della
mobilizzazione comunitaria attivata dal progetto NSP (National
Solidarity Program) nella provincia di Balkh. Non è stato più
possibile quindi, come inizialmente previsto, organizzare nuovi
comitati di villaggio (12 gruppi di famiglie) ma si è reso
necessario appoggiarsi a quelli già esistenti (shura) mentre la
responsabilità della gestione dei fondi di risparmio comuni è a
carico del “facilitating partner” del NSP.
In conclusione, si può affermare che il progetto promosso dal CESVI ha raggiunto, con
difficoltà di varia natura, quasi tutti i risultati prefissati. In particolare, preme segnalare come
punto di forza l’ottima e costruttiva relazione instaurata con tutti gli attori coinvolti nel
distretto di Dehdadi, dalle shura ai dipartimenti governativi e altre organizzazioni
internazionali, ma anche con tutti i membri delle comunità in cui è stato implementato il
progetto. Inoltre, la validità sia dei temi dei corsi sia di parte delle attività di mobilizzazione
comunitaria (lavorazione della seta e saving box) proposti dal CESVI è dimostrata dal fatto
che gli stessi sono sostenuti e riproposti dal Governo afghano, che li sta sviluppando in tutto il
Paese. Tuttavia, è bene evidenziare che le condizioni contingenti del labile livello di sicurezza
hanno influito sull’impatto del progetto CESVI costringendone l’operatività al solo distretto
di Dedhadi.
Il punto di maggior debolezza del progetto probabilmente è stato quello di voler perseguire un
obiettivo troppo vasto e ambizioso per le risorse disponibili e in un contesto mutevole come
quello afghano.
Dal punto di vista finanziario le risorse rese disponibili dal MAE sono state comunque
utilizzate per il 93,23% (pari a un risparmio di risorse di euro 51.216,00) nonostante la
riduzione del progetto da due Distretti a un solo Distretto (due anni e mezzo sui tre
programmati), con conseguente riduzione di persone formate (-61 unità) e quindi minori costi
di attrezzature e materiale e riduzione di costi di manutenzione per gli autoveicoli.
Un risultato dichiarato in sede di presentazione della domanda e non raggiunto, era il
rafforzamento della controparte locale, ONG RASA, affinché diventasse referente principale
per tutte le altre organizzazioni internazionali e alla quale sono state donate tutte le
Rapporto finale
49
Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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attrezzature acquistate dal CESVI per la realizzazione del progetto e che, invece, al termine
del III anno di attività ha abbandonato ogni attività relativa alla sostenibilità del progetto.
Altra considerazione riguarda l’aspetto economico del progetto. Infatti ad ogni partecipante ai
corsi è stato erogato un contributo giornaliero di circa 4-5 dollari. Si ritiene tale importo forse
troppo elevato rispetto la condizione afghana del tempo.
Per quanto riguarda le attività generatrici di reddito si evidenzia un’incongruenza nell’analisi
costi-benefici del progetto CESVI; nel documento programmatico presentato al MAE si legge
che il prezzo di mercato di una sciarpa di seta (nel 2004) sarebbe di 15 USD, il costo della
materia prima 10 USD e quindi il guadagno per l’artigiana ammonterebbe a 5 USD. In
mancanza di un mercato di sbocco nei Paesi più avanzati, tali dati non possono essere
applicabile al contesto afghano. Il prezzo di vendita è sicuramente spropositato come il Team
ha potuto costatare in loco, dove i prodotti in seta sono venduti nei mercati locali a un prezzo
che oscilla tra 2 e 4 euro.
Tuttavia, considerando il difficile contesto afghano, Paese nel quale è praticamente
impossibile poter pianificare un’attività a medio/lungo termine e dove la sicurezza è
bassissima tale da rendere gli spostamenti molto difficili, a seguito del sopralluogo effettuato
dal Team di valutazione nell’unica area (Distretto di Balkh) nella quale il programma è stato
portato avanti per tutto il triennio, il risultato può essere considerato più che soddisfacente, sia
in riferimento alle tematiche economiche e sociali promosse sia con riferimento ai risultati.
Per quanto riguarda la logistica, il Team di valutazione, pur evidenziando il ritardo dell’avvio
del progetto e le cinque varianti non onerose necessarie per la continuazione del progetto,
ritiene che il CESVI abbia dimostrato un’esperienza e competenza di assoluto livello, ma
soprattutto una tenacia sul campo che ha portato, nonostante tutte le difficoltà, a raggiungere
buona parte degli risultati prefissati.
Rapporto finale
50
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6.4 Analisi di impatto
L’analisi d'impatto corrisponde alla valutazione degli effetti a lungo termine, positivi e
negativi, primari e secondari, previsti e imprevisti, prodotti direttamente o indirettamente da
questo progetto. L'obiettivo "Contribuire al miglioramento della condizione della popolazione
ex-rifugiata nelle comunità di ritorno nelle province di Balkh e Sar-I-Pul non è stato
sicuramente perseguito nella provincia di Sar-i-Pul, dove il progetto non è stato implementato
per ragioni di sicurezza. L'obiettivo comunque è stato generalmente raggiunto, anche se non
tutti i risultati sono ascrivibili al progetto stesso. I dati nazionali, che riflettono con buona
approssimazione i dati provinciali di Mazar-i-Sharif (come hanno confermato i funzionari
istituzionali intervistati), attestano che il reddito pro-capite è considerevolmente aumentato
negli ultimi dieci anni e ben oltre il 25% previsto dal progetto per i beneficiari. Un effetto
misurabile sull' "aumento del tasso di copertura e utilizzo dei servizi di salute riproduttiva
nelle aree prescelte" (come recita l'indicatore dell'obiettivo specifico) è dato dalla notevole
riduzione della mortalità infantile (del 37% in dieci anni) e della mortalità materna (44% in
dieci anni), anche in questo caso ben superiore al 25% previsto nel progetto. Il progetto
CESVI ha contribuito, insieme a molte altre attività di cooperazione internazionale, a
incrementare lo sviluppo dell'Afghanistan. A fronte di questi risultati indubbiamente positivi
non si deve dimenticare che questo martoriato Paese occupa ancora gli ultimi posti, insieme a
altri stati come l'Eritrea, il Ciad, il Congo, etc., nella graduatoria sull'Indice di sviluppo umano
stilata dall'UNDP (United Nation Development Program).
L'obiettivo è stato raggiunto anche con il concorso di altri strumenti. Il progetto ha contribuito
a perseguire l'obiettivo grazie all'indubbio merito di essersi occupato di soggetti
particolarmente vulnerabili che probabilmente, in mancanza di queste attività, avrebbero
incontrato maggiori, se non insormontabili, difficoltà ad inserirsi o reinserirsi nelle comunità
di ritorno. Nonostante tutte le conferenze svolte sui diritti delle donne risulta ancora precaria
la condizione femminile sia nei villaggi dove si è svolto il progetto che in tutto l’Afghanistan
anche dopo dodici anni dalla cacciata del regime talebano che, con la sua rigida
interpretazione dei dettami islamici, teneva le donne praticamente prigioniere nelle proprie
case limitandone, specialmente in ambiente rurale, gli spostamenti.
La legge sull’eliminazione della violenza contro le donne è entrata in vigore in Afghanistan
nel 2009 per decreto presidenziale. Successivamente tale legge era stata portata in Parlamento
da attiviste per i diritti alle donne che volevano rendere più solida la legge con un voto
parlamentare. La legge mette al bando sia il matrimonio tra minorenni che la baad, la pratica
tradizionale della compravendita delle donne per sedare le dispute tra i vari clan famigliari.
Criminalizza anche la violenza domestica e viene stabilito che le vittime di uno stupro non
devono essere incriminate per il reato di adulterio o fornicazione. Il percorso parlamentare di
questa legge è stato contrastato, anche da parte di alcune parlamentari che temevano che se le
donne stuprate non fossero state più considerate come adultere, in Afghanistan sarebbe
scoppiato il caos perché esse si sarebbero sentite legittimate a iniziare relazioni extraconiugali
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con altri uomini certe che, se scoperte, avrebbero potuto accusare il loro partner di averle
stuprate senza incorrere in nessuna punizione.
Secondo il team di valutazione, l'impatto più rilevante (e più misurabile) del progetto ha
riguardato il potenziamento delle capacità di generazione di reddito dei beneficiari che ha
permesso a molti di loro di intraprendere un'attività tutt'ora in corso. Un buon successo
l'hanno ottenuto le beneficiarie dei corsi per levatrici tradizionali. Dai dati raccolti sul campo
(principalmente da medici), larga parte delle TBA formate nei distretti di Dehdadi e di
Sholgara (n. 80) lavorano come libere professioniste nei villaggi dove vivono appoggiandosi,
quando necessario, all'ospedale di Mazar-i-Sharif.
Altre storie di successo sono state raccolte direttamente e indirettamente dal team di
valutazione per le tessitrici di manufatti in seta. In questi casi buona parte della riuscita è
dovuta al telaio che il CESVI ha donato alle beneficiarie al termine dei corsi di formazione.
Più frammentaria è apparsa la situazione per le donne formate nella coltura dei bachi da seta.
L'Afghanistan ha occupato un ruolo importante nel settore della seta e della produzione di
tappeti di seta nel mercato internazionale. Fino a trent'anni fa la provincia di Balkh era un
grande produttore del Nord dell'Afghanistan. Durante gli anni di conflitto, il livello di
produzione dei bozzoli di seta è diminuito perché i fabbricanti non sono stati in grado di
continuare la loro attività. Lentamente l'attività dei bozzoli ha ripreso grazie anche al sostegno
internazionale.
I corsi di formazione sono stati preparati con cura e i formatori scelti d'intesa con il Ministero
dell'Agricoltura e il supporto della ONG giapponese, Peace Wind Japan dotata di competenze
specifiche sulla materia. Inoltre durante alcuni corsi è stato possibile inserire un corso di
filatura e di colorazione dei filati (non previsti dal progetto e comunque utilmente inserito
senza che le partecipanti percepissero alcun per diem). Il maggior problema riscontrato a valle
di questi corsi di formazione è collegato alla commercializzazione dei prodotti finiti sia dei
bozzoli che dei filati che dei manufatti in quanto, come già detto, il mercato della seta in
Afghanistan ha subito un netto ridimensionamento. A ciò si aggiunge il fatto che i manufatti
tessili più tradizionali in vendita sono sintetici e provengono da Cina e Pakistan, sono di
qualità inferiore e il prezzo è assolutamente competitivo. La controparte RASA si è impegnata
molto per cercare di vendere comunque i prodotti e i semilavorati e alla fine ci è riuscita
anche se alcuni manufatti non sono stati accettati per lo scarso livello qualitativo. Quando il
progetto è terminato RASA ha cessato la difficile l'attività di commercializzazione dei
prodotti. Le donne hanno dovuto provvedere autonomamente, con tutte le limitazioni che la
società rurale ancora impone loro. Molte tessitrici, che comunque utilizzano ancora il telaio
donato da CESVI, proseguono l'attività che permette loro di mantenere se stesse e i figli
(molte donne sono vedove sono tornate a vivere o presso la propria famiglia di origine o, più
spesso, presso la famiglia del marito. La parziale indipendenza acquisita con il lavoro ha
permesso loro di scegliere, per esempio, se sposarsi di nuovo o no). I prodotti rimangono sul
mercato locale e venduti dagli uomini della famiglia (alle donne non è permesso farlo). Non
risulta che le tessitrici utilizzino i filati prodotti dalle ex colleghe allevatrici del baco da seta;
non risulta nemmeno che sia stata costituita la cooperativa, com'era negli auspici del progetto
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(tentativo riportato nella relazione sul secondo stato di avanzamento), che avrebbe creato un
sodalizio tra le filatrici e le tessitrici. Un impatto positivo e non pianificato è stato rilevato dal
team di valutazione durante la visita sul campo. In alcuni casi le beneficiarie del progetto
CESVI sono diventate loro stesse formatrici di giovani donne alle quali stanno insegnando il
mestiere.
La sorte delle allevatrici del baco da seta è più precaria. Risulta che solo poche allevatrici
hanno proseguito l'attività in proprio, altre hanno trovato occupazione in strutture organizzate
nell'ambito di altri progetto di cooperazione. La difficile situazione si può spiegare con il fatto
che il bozzolo o i filati sono semilavorati che devono raggiungere determinati livelli
qualitativi per trovare acquirenti. Inoltre occorre curare con molta maestria il baco affinché la
resa di bozzoli per confezione di uova sia soddisfacente.
I falegnami hanno intrapreso l'attività artigianale con una certa continuità di lavoro, visto che
la domanda per finestre, porte, riparazione di mobili, scale, attrezzature per l'agricoltura,
stalle, recinti, etc. è stabile. In alcuni casi i laboratori sono stati attrezzati nella propria
abitazione, altri hanno affittato dei locali più grandi. Alcuni falegnami sono andati a lavorare
presso altri artigiani, oppure si sono associati tra loro. Il pagamento per le loro prestazioni può
avvenire anche in alimenti o servizi. Generalmente svolgono questo lavoro come attività
principale e riescono così a mantenere le proprie famiglie.
Mobilizzazione comunitaria
L'impatto del progetto è stato positivo se si considera che i fondi comuni sono stati attivati in
tutti i villaggi dove hanno operato i mobilizzatori di CESVI e RASA, sia nel distretto di
Dehdadi che in quello di Sholgara. Durante la missione, il team di valutazione ha rilevato
come siano stati 'utilizzati’ questi fondi comuni sul posto: recentemente sono sati svolti corsi
di formazione di lingua inglese e per l’utilizzo di personal computer mentre nel prossimo
futuro sarà realizzato nei villaggi un sistema di approvvigionamento idrico di acqua potabile
che sarà distribuita mediante pompe manuali da installare lungo le strade. Nel distretto di
Sholgara è stato realizzato un ponte sul fiume Sholgara che collega le due sponde e rinforzati i
relativi argini. Precedentemente gli abitanti erano costretti ad attraversare il fiume con delle
chiatte o a compiere un lungo tragitto su strade dissestate per raggiungere un ponte più a valle.
Il programma NSP convive con un altro programma nazionale denominato AREDP Afghan
Rural Enterprise Development lanciato nel 2010 (con il supporto della Banca Mondiale), che
si riprende perché in questo programma viene sviluppato il concetto dei “saving box” cioè i
fondi comuni alimentati in ogni villaggio dagli abitanti su base volontaria, fondi che si
possono chiedere in prestito per intraprendere attività generatrici di reddito o per far fronte a
spese famigliari impreviste.
In definitiva quindi, il progetto CESVI nella componente delle attività di mobilizzazione
comunitaria ha “incrociato” questi due programmi ancora attivi e vitali, facilitando da una
parte l’aggregazione delle comunità dei villaggi (nel distretto di Dehdadi) e quindi attività dei
“Facilitating Partner (FP)” (del programma NSP con il quale il progetto CESVI si è
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relazionato) e dall’altra addirittura anticipando il programma AREDP per quanto riguarda
l’istituzione e l’utilizzo dei “saving box”.
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6.5 Analisi di sostenibilità
Controparte locale RASA
I corsi di formazione per il personale locale hanno avuto un impatto limitato sullo staff della
controparte che non ha dimostrato particolare interesse e predisposizione a portare avanti le
attività in modo autonomo e indipendente. Il capacity building e la formazione giornaliera di
cui il personale della controparte è stato beneficiario nel corso dei tre anni di progetto non si
sono dimostrati sufficienti a motivarli e ad aumentare il senso di ownership del progetto
stesso. Il centro di Polebaboo dove si sono svolti i corsi di formazione per i tre anni di attività
è stato dismesso alla conclusione del progetto in quanto la controparte non ha avuto la
necessaria capacità finanziaria al loro sostentamento e a poco sono serviti gli sforzi volti al
coinvolgimento diretto del Ministero del Lavoro e quello degli Affari femminili affinché
prendessero in carica i centri insieme alla controparte. Attualmente l’immobile è affittato da
un contadino che vi ha insediato i propri animali da cortile.
Il supporto ai soggetti beneficiari (returnees e IDP) non è proseguito neanche indirettamente
tramite l' NSP. È già noto che durante l'operatività del progetto le attività di mobilizzazione
comunitaria presso i villaggi sono avvenute al fine di implementare il programma NSP e che
questa attività è stata modificata rispetto a quanto previsto dal progetto per adattarla alla
nuova situazione. I mobilizzatori CESVI e RASA hanno sicuramente contribuito a
promuovere, per esempio, la nascita dei fondi comuni in alcuni villaggi ma non sono stati mai
soggetti riconosciuti ufficialmente del NSP. Infatti i soggetti formalmente incaricati
dell'implementazione del programma NSP erano UNhabitat (Programma delle Nazioni Unite
per gli insediamenti umani) per il distretto di Deh e CARE (una delle più grandi
organizzazioni umanitarie private del mondo; ha sede ad Atlanta, in Georgia) per il distretto di
Sholgara. Pertanto al termine del progetto, i mobilizzatori formati da CESVI hanno cessato
l'attività. Qualcuno è stato assunto in altre organizzazioni umanitarie, qualcuno è diventato
poliziotto, altri si sono trasferiti a Mazar-i-Sharif.
Il progetto non è stato inserito dunque in alcuna struttura istituzionale locale anche se molti
temi trattati, per esempio i corsi di formazione per la tessitura di prodotti di seta, sono stati
ripresi in altri programmi gestiti dal Ministero degli Affari Femminili anche se le beneficiarie
sono le donne afghane, non necessariamente returnees o IDP.
Il progetto ha mantenuto tutta la sua rilevanza e validità iniziale nelle attività formative per il
potenziamento delle professionalità che sono state realizzate con la piena partecipazione dei
beneficiari e con un continuo coordinamento e supporto delle istituzioni locali. Il progetto ha
prodotto delle professioniste (le levatrici) e degli artigiani (falegnami e tessitrici) che ancora
oggi sostengono finanziariamente se stessi e le proprie famiglie anche se operano solo nelle
proprie comunità (villaggi). Il team di valutazione ha rilevato che il reinserimento è stato
tendenzialmente più efficace e agevole per i beneficiari che hanno seguito i primi corsi di
formazione nel centro di Polebaboo e che quindi hanno potuto contare sul supporto dei
formatori e dello staff anche al termine dei corsi stessi. L'idea di creare un punto di
riferimento stabile in grado di erogare consulenze e servizi per i soggetti beneficiari
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vulnerabili era valida e nella strategia del CESVI avrebbe dovuto proseguire sotto la gestione
di RASA ma ciò non è avvenuto.
Il team di valutazione ha potuto rilevare sul campo la buona qualità delle relazioni che furono
instaurate tra l'ex staff del CESVI e le comunità locali che hanno lasciato traccia fino ad oggi.
Molte informazioni riportate in questo rapporto sono state fornite da persone che avevano
lavorato nel progetto e si sono rese disponibili ad accompagnare i valutatori e a individuare i
beneficiari.
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7. Conclusioni
Nella provincia di Balkh i returnees costituiscono una percentuale significativa della
popolazione. Il rientro di un elevato numero di profughi e sfollati nella propria terra in poco
tempo (come è avvenuto nel corso del 2004 e 2005) rappresenta in prospettiva un gesto di
entusiasmo per il futuro del Paese nonché una priorità strategica nazionale. Nell'immediato
questi soggetti hanno affrontato quotidianamente condizioni più dure che nei campi profughi
sia in termini socio-economici che di sicurezza, a causa della carenza dei servizi sanitari, di
strade e infrastrutture, di opportunità di lavoro. Questo progetto si proponeva di intervenire
sulla difficoltà di accesso alle risorse economiche da parte dei returnees, individuando
percorsi di potenziamento delle professionalità in settori tradizionali ma non direttamente
agricoli laddove nelle province del Nord Afghanistan è difficile trovare forme di reddito non
rurali. Le donne in aree non urbane sono per la maggior parte coinvolte nelle attività agricole
familiari ma ciò presuppone la proprietà o il possesso di un lembo di terra, situazione non
scontata per i returnees.
Il progetto ha avuto il pregio di aver effettivamente favorito la reintegrazione di soggetti
vulnerabili (donne e giovani) nelle comunità di ritorno e questo risultato giustifica da solo la
bontà e la validità di gran parte delle attività svolte.
L’obiettivo generale, contribuire al miglioramento della condizione della popolazione exrifugiata nelle comunità di ritorno nelle province di Balkh e Sar-I-Pul, era sicuramente
ambizioso in un contesto mutevole come quello afghano. La provincia di Sar-i-Pul è stata
esclusa da subito dal progetto per ragioni di sicurezza. In considerazione delle traversie che
hanno accompagnato lo svolgimento delle attività non si ritiene negativa tale rinuncia. La città
di Sar-i-Pul dista circa 120 km da Mazar-i-Sharif e probabilmente impiantare così lontano da
Mazar un centro di formazione avrebbe determinato problemi impegnativi di logistica e
coordinamento.
Tra i fattori che hanno influenzato negativamente il raggiungimento dell’obiettivo,
sicuramente i ripetuti cambi nelle aree d’implementazione delle attività (cambi dovuti a
ragioni di sicurezza), sono stati tra i più rilevanti.
Il processo verso il raggiungimento dell’obiettivo generale, nel distretto di Deh dove si è
operato con continuità per oltre due anni, si è svolto in maniera più lineare e con buoni
risultati; l’iniziativa ha visto un elevato grado di partecipazione dei beneficiari diretti,
valutabile non solo in base alla quotidiana presenza ai corsi, ma anche nella qualità dei
risultati ottenuti; le comunità obiettivo hanno anch’esse dimostrato interesse e attivismo nei
confronti della presente iniziativa, essendo costantemente presenti nelle varie fasi
dell’implementazione. Più difficile invece la valutazione dell’impatto dell’iniziativa nel
distretto di Sholgara in cui le attività sono state implementate per circa un anno e con continue
interruzioni.
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Per quanto concerne la formazione professionale, i corsi relativi all’allevamento del baco da
seta, alla filatura, la colorazione e la tessitura hanno trovato una buona risposta dei beneficiari
data l’esistenza di una tradizione legata alla lavorazione della seta proprio nella regione di
Mazar-i-Sharif. Ciò nonostante, la difficoltà della ricostruzione socio-economica in un paese
che stenta ad uscire da un conflitto armato che persiste da anni, le limitate possibilità per le
donne di entrare nel mercato del lavoro e la scarsa qualità dei prodotti ottenuti nel corso dei
percorsi formativi ha reso più lungo l’inserimento nel mercato del lavoro delle beneficiarie, a
differenza di quanto è accaduto per i beneficiari dei corsi di falegnameria.
Nel corso di svolgimento delle attività peraltro era già stata avvertita la difficoltà degli
sbocchi di mercato. Probabilmente è mancata una reazione adeguata per intervenire sul
problema. Una soluzione era a portata di mano e cioè quella adottata per le levatrici che hanno
potuto contare su una formatrice esperta per il follow-up. Un altro intervento indicato nel
report di stato di avanzamento ma non messo in pratica sarebbe stato la costituzione di una
cooperativa tra filatrici (baco da seta) e tessitrici; tale iniziativa avrebbe reso più sostenibile il
progetto.
Le risorse per tali varianti si sarebbero potute reperire riducendo o addirittura eliminando
l’attività di mobilizzazione comunitaria che, prevista come collante di tutte le iniziative si è di
fatto trasformata in attività marginale e secondaria. Ciò nonostante l’attività ha raggiunto i
risultati previsti con la fattiva collaborazione dello staff del progetto. In tutti i villaggi sono
stati per esempio costituiti i fondi comuni e gli abitanti vi hanno contribuito in base alla
propria disponibilità. I fondi così raccolti sono stati utilizzati per l’implementazione di piccoli
progetti, come la riabilitazione di ponti e strade o l’acquisto di piccoli generatori per dotare di
corrente elettrica il villaggio.
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8. Raccomandazioni e osservazioni
Il proponente, ONG CESVI, aveva operato in Afghanistan già dal 2001, implementando
progetti di ricostruzione scuole (7 scuole ricostruite), cliniche di campagna (3), rifugi
temporanei per famiglie rientranti dopo lungo esilio (1900). Oltre a ciò, sono state realizzate
diverse attività generatrici di reddito (falegnamerie, tappezzerie, etc.) e scavati 12 pozzi rurali
profondi 55 metri. Le persone coinvolte possono essere stimate all’incirca in 150.000 unità. Il
progetto promosso presso il MAE – DGCS - nel 2004 e avviato nel 2005, ricalca per grandi
linee l’attività già eseguite dal CESVI nella zona a Nord dell’Afghanistan.
Nel periodo d’implementazione del progetto, in Afghanistan c’erano circa 240.000 profughi,
per via del conflitto e dell’insicurezza; altri 89.000 erano profughi a causa dei disastri naturali
e 5,2 milioni di rifugiati rientrati dal 2002 in Afghanistan dal Pakistan e dall’Iran. Come
evidenziato dalla tabella di seguito riportata che si riferisce solo agli sfollati interni oggetto di
un programma di assistenza specifico del Governo Afghano (IDP), il CESVI ha individuato
esattamente l’area d’Intervento più idonea all’implementazione del progetto:
Tab. n. 1: The majority returned in Afghanistan.
Region
Families Individuals Individuals
%
North
31,354
171,283
34.7%
South
4,179
22,268
4.5%
Southeast 696
4,001
0.8%
East
2,579
14,193
2.9%
West
38,103
157,116
31.8%
Central
18,533
102,327
20.7%
Highland 3,969
21,848
4.4%
Various
95
520
0.1%
Total
99,508
493,556
100.0%
IDP return pattern since 2002. Fonte UNHRC
Nonostante l’esperienza maturata nel Paese nei quattro anni precedenti all’avvio del progetto,
il CESVI ha trovato diverse difficoltà di logistica e sociali nell’implementare le attività
proposte, dovendo alla fine ridurre il progetto ad un’unica area di intervento.
Raccomandazioni
1. Si raccomanda di accelerare quanto possibile le procedure ministeriali tra
l’approvazione dei progetti e l’inizio delle attività sul campo . In questo progetto l'anno
intercoso ha influito negativamente sull'efficienza, in quanto nel frattempo CESVI aveva
lasciato l'Afghanistan e quindi, anche a seguito della variazione della normativa, al suo
ritorno nel Paese ha dovuto riaccreditarsi presso il Ministero dell'Economia e tale
procedura (grazie anche all'intervento dell'Ambasciata italiana a Kabul) si è risolta solo a
ottobre 2006 (un anno dopo l'inizio ufficiale del progetto).
2. Si raccomanda una maggiore flessibilità nel considerare le spese per attrezzature
strettamente attinenti i corsi di formazione (nel caso del progetto CESVI, per esempio, i
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kit di attrezzi e i telai donati ai beneficiari) come spese per formazione e non come spese
di attrezzature quali computer, arredi, etc,. In questo modo il budget per questi strumenti
di lavoro potrebbe essere più sostanzioso e, di conseguenza, i corsi di formazione
potrebbero avere un impatto e una sostenibilità più accentuata.
3. Si raccomanda di richiedere un aggiornamento del piano finanziario, che per esigenze
normative è molto stringente quando, come nel caso del presente progetto, trascorrano
molti mesi tra l’approvazione e l’inizio delle attività sul campo..
4. Si raccomanda di valutare con maggiore attenzione il contributo per diem erogato in
favore dei beneficiari (corsisti), in funzione delle condizioni economiche del Paese ove si
opera, considerando anche la possibilità di utilizzare parte di contributo economico in
maniera indiretta, cioè per l’acquisto di ulteriori materie prime e attrezzature da donare ai
beneficiari per agevolarli nella loro successiva attività lavorativa. Nel progetto CESVI il
signor Gulomsahi del villaggio di Pulebaboo, per esempio, ha ricevuto 32.400 afghani e
cioè € 540 per 108 giorni di formazione (€ 5 al giorno), pari a 8 mesi di retribuzione in
rapporto al reddito medio pro-capite del tempo (reddito pro-capite medio triennio 200609 circa $ 800). Si segnala che in sede di workshop il CESVI ha sottolineato che il
contributo per diem elevato è servito per incentivare i soggetti beneficiari a partecipare
alle attività di formazione.
5. Nel progetto CESVI un punto debole è stato la commercializzazione dei filati e i
manufatti (sciarpe, veli, foulard, etc.) di seta prodotti dalle beneficiarie. Per affrontare
positivamente tale problema, probabilmente comune anche ad altri analoghi progetti di
cooperazione, si raccomanda di promuovere un’attività di sensibilizzazione presso i
principali operatori nazionali - o locali - della GDO (per esempio COOP Italia,
Esselunga, Conad, etc.) con l’obiettivo di impegnarli all’acquisto, per un certo importo
annuale, di parte dei manufatti prodotti (che possono avere un mercato in Italia e che
rispettano la normativa italiana) nell’ambito di progetti di cooperazione allo sviluppo cofinanziati dal Ministero, rifacendosi all’esempio del commercio equo e solidale.
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9 Lezioni apprese
Il basso livello di sicurezza nel Nord Afghanistan al momento dello svolgimento del progetto
ha inciso negativamente sull'efficienza, efficacia e impatto del progetto stesso costringendo
nello stesso tempo il CESVI a modificare le attività. Da ciò si ricava che la sicurezza del
territorio ove si va ad operare dovrebbe essere un prerequisito per programmi di cooperazione
allo sviluppo di durata pluriennale e con obiettivi di ampio respiro. Pertanto qualora fosse
necessario intervenire comunque in contesti instabili sarebbe opportuno limitare nel tempo e
nello spazio l'operatività del progetto o renderlo molto flessibile senza sottoporlo a rigidi
vincoli di rendicontazione.
Rispetto ad un problema complesso quale il reinserimento dei returnees, Cesvi ha presentato
un progetto altrettanto complesso ma che sulla carta aveva delle componenti di integrazione
che potevano semplificarne ed agevolare le attività. Ciò è avvenuto solo in parte e non per
demerito del CESVI. Pertanto a corollario di quanto esposto nel precedente paragrafo, nei
Paesi instabili anche di fronte a problematiche complesse sarebbe consigliabile intervenire
con progetti semplici e facilmente controllabili.
Qualora il Ministero valutasse l'opportunità di proporre un progetto analogo a quello del
CESVI si ritengono consigliabili le seguenti raccomandazioni: si suggerisce di concentrarsi in
attività generatrici di reddito che abbiano un mercato più ampio di quello della seta, in quanto
l’invasione di prodotti cinesi e pakistani sul mercato di Mazar-e-Sharif ha vanificato parte
degli sforzi di commercializzazione dei prodotti. Alternativamente, in virtù dei buoni risultati
ottenuti con parte delle beneficiarie, si potrebbe concentrare l’attenzione su corsi di
formazione di “secondo livello”, volti a migliorare qualitativamente il prodotto finito, e ad
aprire le porte a mercati limitrofi o addirittura internazionali. In secondo luogo, dato il
perdurare dell'incertezza della situazione politica e di sicurezza e la relativa limitazione nei
movimenti che ha coinvolto lo staff del progetto, si suggerisce una centralizzazione delle
attività nella città principale nella provincia in cui s’intende implementare l’iniziativa (nel
caso dell’iniziativa in oggetto, Mazar-e-Sharif); se da una parte è vero che questo potrebbe
limitare la capacità di indirizzare le attività verso i beneficiari più vulnerabili, dall’altra
limiterebbe indubbiamente i rischi per lo staff locale e internazionale. Infine, l’iter e i lunghi
tempi di approvazione di progetti di questo tipo in paesi come l’Afghanistan, dove le
condizioni politiche e di sicurezza sono estremamente volatili, rendono necessarie continue
revisioni delle iniziative; è pertanto auspicabile uno snellimento delle procedure di
finanziamento in modo che le iniziative possano essere modificate rapidamente in corso
d’opera e rese più aderenti e adatte al contesto.
Ai fini della sostenibilità nel tempo di questa tipologia di progetti è necessario investire
adeguate risorse e impegno per rafforzare le controparti locali per mantenere, consolidare e
accrescere i buoni risultati ottenuti nel corso delle attività. In sede di workshop, CESVI ha
ribadito l’importanza di questo fattore e in tal senso si è adoperata nei successivi progetti e in
quelli in corso di svolgimento.
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ALLEGATI
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ALLEGATO N. 1
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
DIREZIONE GENERALE PER LA COOPERAZIONE ALLO
SVILUPPO
Ufficio IX
Sezione Valutazione
TERMINI DI RIFERIMENTO
PER LA VALUTAZIONE INDIPENDENTE
"Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle
province di Balkh e Sar-l- Pul, Nord Afghanistan"
AID N. 7685
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MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI
DIREZIONE GENERALE PER LA COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO
TITOLO DEL PROGETTO:
"Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di
Balkh e Sar-l-PuI, nord Afghanistan" (AID N. 7685)
LUOGO DEL PROGETTO:
AFGHANISTAN
LINGUA DEL PROGETTO:
Italiano, Inglese
ORGANISMO ESECUTORE:
CESVI
DURATA:
36 mesi
BUDGET:
EURO 1.172.883,00
EURO
812.554,00
A CARICO DGCS:
A CARICO DEL CESVI:
EURO 195.139,00
A CARICO DELLE CONTROPARTI LOCALI: EURO 165.190,00
DONATORE:
Rapporto finale
Governo Italiano
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Obiettivi del progetto
Il progetto "Sostegno e reintegrazione famiglie afgane rientrate da lungo esilio, province
di Balkh e Sar-l-Pul, Nord Afghanistan", è stato implementato dalla ONG CESVI con la
partecipazione della controparte locale: "RASA- Rabya- e- Balky Advocacy and Skill
Building Agency". L'obiettivo principale del progetto è di contribuire al miglioramento
delle condizioni della popolazione ex-rifugiata nelle comunità di ritorno nelle province di
Balkh e Sar-l- Pul.
L'obiettivo specifico del progetto, invece, è contribuire alla reintegrazione socioeconomica di donne e giovani vulnerabili nelle aree di ritorno di Balkh e Sar-l-Pul,
mediante lo sviluppo di opportunità di potenziamento delle capacità, generazione di
reddito, rnobilizzazione comunitaria e servizi sanitari di base, tali obiettivi vanno
raggiunti attraverso azioni integrate tendenti a raggiungere:
-
costituzione e relativo equipaggiamento di due centri, che rappresentano il
luogo pivot per le attività di formazione e di mobilizzazione comunitaria svolte
dal progetto quali formazione e follow-up, azioni di networking e counseling
per i beneficiari; formazione di 30 soggetti responsabili delle attività formati ve
progettuali e di formatori provenienti da altre istituzioni quali Ministeri, enti e
ONG locali;
-
realizzazione di attività di consulenza interne ed esterne preparatorie ai
laboratori formativi da svolgere precedentemente alla realizzazione di: numero
dieci laboratori rivolti a cento donne per la tessitura ed il ricamo della seta;
numero sei attività di formazione nel campo della sericoltura per sessanta
donne; numero sei laboratori di formazione in falegnameria per quarantotto
giovani;
-
attivazione di dodici corsi di formazione per levatrici di villaggio, al fine di
migliorare le condizioni sanitarie di base; organizzazione di dodici attività di
mobilizzazione comunitaria rivolte a dodici gruppi di duecentocinquanta
famiglie volti alla costituzione di fondi di risparmio comuni, allo sviluppo eli
dodici moduli di business training di settanta ore, alla selezione da parte dei
gruppi di micro-attività generatrici di reddito volte ad incrementare il fondo
comune di risparmio, al fine di supportare in modo rotatorio le esigenze del
gruppo o suoi membri.
Il progetto ha preso avvio nel 2005 e si è concluso ne1 2009.
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2. Utilità della valutazione
L'utilità della valutazione è la seguente:
-
rendere conto ai vari interlocutori esterni (Parlamento e opinione pubblica)
sulle attività svolte attraverso un quadro conoscitivo degli esiti conseguiti;
-
Condividere le esperienze acquisite al fine di poter indirizzare i futuri
finanziamenti nel settore in Macedonia.
3. Scopo della Valutazione
La valutazione dovrà
 esprimere un giudizio sulla rilevanza degli obiettivi e sul loro grado di
raggiungimento;
 esprimere un giudizio su efficienza, efficacia, impatto e sostenibilità del progetto;
 esaminare il Progetto nella sua completezza, per identificare le buone pratiche e le
lezioni apprese, in modo da usarle come base conoscitiva per sviluppare i futuri
pacchetti d'assistenza tecnica;
 analizzare le strategie e le modalità d'implementazione, come fornire
raccomandazioni da integrare nel programma di sostegno alla formazione, alle
condizioni sanitarie e lavorative nella Repubblica Islamica dell' Afghanistan;
 tenere in considerazione i fattori di sostenibilità e l'impatto che l'implementazione
di tale programma avrà sulle condizioni educative, igieniche, sanitarie e culturali
del Paese;
 stimare i risultati e l'effettività dei programmi pilota a livello distrettuale, la loro
discutibilità, nonché l'effettiva capacità di gestione da parte degli enti locali;
Infine, la valutazione terrà in considerazione:
1. efficacia ed impatto dell’assistenza tecnica e formazione fornita e degli
strumenti utilizzati a tal fine;
2. funzionamento dei Centri di formazione, nonché i risultati prodotti dai
laboratori;
3. analisi delle capacità gestionali degli enti coinvolti nel programma.
4. Quadro analitico suggerito
Il team di valutazione può includere altri aspetti in conformità con lo scopo della
valutazione.
La chiave dei criteri di valutazione ruota attorno ai seguenti aspetti:
 Rilevanza: Il valutatore dovrà verificare il grado in cui il Progetto tiene conto
del contesto e dei problemi amministrativi del Paese. La valutazione
riesaminerà la misura con la quale gli obiettivi del Progetto sono coerenti con
i requisiti e le esigenze del beneficiario. La valutazione stimerà se l'approccio
è strategico e in che misura il CESVI ha usato le risorse per l’attuazione del
Progetto. Nel valutare la rilevanza deIl 'iniziativa bisognerà tenere conto: i) in
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che misura gli obiettivi dell'iniziativa sono validi, ii) In che misura gli
obiettivi dell'iniziativa sono coerenti, iii) percezione dell'utilità dell'iniziativa
da parte del destinatario.
 Validità del design del progetto: La valutazione riesaminerà la misura con la
quale il design del progetto è stato logico e coerente.
 Efficienza: Analisi dell'ottimizzazione nell'utilizzo delle risorse per
conseguire i risultati del Progetto. Nel valutare l'efficienza sarà utile
considerare i) Se i risultati sono stati raggiunti con i costi previsti, ii) Se i
risultati sono stati raggiunti nel tempo previsto, iii) Se l'alternativa utilizzata
era la più efficiente (minori costi o minori tempi) rispetto alle altre. La
valutazione indicherà come le risorse e gli inputs sono stati convertiti in
risultati.
 Efficacia: La valutazione misurerà il grado e l'entità di raggiungimento degli
obiettivi del programma. Nel valutare l'efficacia del progetto sarà utile
considerare i) Se l'obiettivo generale e specifico del progetto sono stati
chiaramente identificati e quantificati, ii) Verificare se le caratteristiche
progettuali del progetto sono coerenti con 1'obiettivo generale e l'obiettivo
specifico, iii) verificare in che misura gli obiettivi generali sono stati
raggiunti, iv) Analizzare i principali fattori che hanno influenzato il
raggiungimento degli obiettivi.
 Impatto: La valutazione misurerà gli effetti diretti ed indiretti provocati dal
progetto nel contesto di riferimento. Nel valutare l'impatto si dovrà tenere
conto di quali reali cambiamenti l'iniziativa ha provocato nella collettività. La
valutazione stimerà l'orientamento strategico del progetto in relazione al
contributo apportato.
Sostenibilità: Si valuterà la capacità del progetto di produrre e riprodurre
benefici nel tempo. Nel valutare la sostenibilità del progetto sarà utile
considerare in che misura i benefici del progetto continuano anche dopo che è
cessato l'aiuto della DGCS, ii) verificare i principali fattori che hanno
influenzato il raggiungimento o il non raggiungimento della sostenibilità del
progetto.
5. Outputs
Gli outputs dell’esercizio saranno:
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 Un rapporto finale in inglese e in italiano con i risultati e le raccomandazioni per
indirizzare i citati criteri chiave di valutazione.
 Quattro pagine di sommario del Rapporto di Valutazione del Progetto in inglese e
in italiano.
6. Metodologia
L'attività di valutazione ex post dovrà appurare che le previsioni di impatto si siano
effettivamente verificate ed identificare le cause degli eventuali scostamenti. La
valutazione sarà effettuata attraverso analisi di varie fonti informative, indagini di
dati derivanti dalle attività di monitoraggio dei vari settori quali quello della
formazione al lavoro, del sostegno al reddito, del miglioramento delle condizioni
sanitarie, del sostegno a donne e giovani. Inoltre saranno utilizzate interviste con le
controparti governative, con i partners del progetto, con i benefici ari diretti ovvero
con la popolazione delle suddette zone, con i gestori e con lo staff del progetto. A
questo scopo, il valutatore intraprenderà una missione in situ nella Repubblica
Islamica dell’Afghanistan.
7. Disposizioni gestionali, piano di lavoro e quadro temporale
1 Desk Analysis
Revisione della documentazione
r
relativa al progetto.
2 Field Visit
Il team di valutazione visita i luoghi
10 giorni lavorativi
del
progetto,
intervista le parti coinvolte, i
benefici ari e raccogli informazioni
supplementari. e
7 giorni lavorativi
Bozza
del
rapporto
di
4 giorni lavorativi
valutazione.
4. Commenti delle parti La prima stesura del rapporto di 10 giorni lavorativi
interessate e feedback valutazione circola tra le parti
per
commenti e feedback. Questi
nteressate
vengono consolidati ed inviati al team
di valutazione
3. Rapporto di valutazione
5. Workshop
Workshop sulla presentazion della 2 giorni lavorativi
e
bozza del rapporto di valutazione
con il
coinvolgiment delle parti interessate
presso
la DGCS
o
6. Relazione finale
Il Team di valutazione mette A punto il 7 giorni lavorativi
rapporto
a a puntodiil valutazione incorporando
commenti.
i
C'
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E' previsto che il valutatore conduca consultazioni ed incontri con i rappresentanti delle
seguenti istituzioni:
- Ministero del Rimpatrio
- Ministero della Pubblica Sanità
- Governatorato di Sar-I- Pul
- Ministero dell’Agricoltura
- ONG CESVI
- RASA – Rabya – e –Balky Advocacy and Skill Building Agency
Profilo del valutatore
-
Ottima conoscenza nel campo della valutazione di progetti di cooperazione allo
sviluppo
Laurea magistrale
Esperienza in interviste, ricerche documentate, redazione e scrittura di relazioni
Eccellenti capacità analitiche e di sintesi
Eccellenti capacità comunicative e di scrittura
Eccellente padronanza della lingua inglese
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FORMATO SUGGERITO PER IL RAPPORTO DI VALUTAZIONE
Riassume i dati chiave del progetto (Titolo e numero del
progetto, donatore, data d’inizio e di completamento, budget,
area tecnica, amministratore dell’unità della DGCS,
reportage geografico) e dati chiave di valutazione (tipo di
valutazione, amministratore dell’unità della DGCS, data
d’inizio e di completamento della missione valutativa, data
di presentazione del nome/i del valutatore/i del rapporto
valutativo).
Massimo di 3-5 pagine. Dovrebbe mettere a fuoco i risultati
Riassunto
chiave e le raccomandazioni. Nel presentare il ruassunto si
dovrebbe tenere presente che ciò comparirà sul database di
valutazione, accessibile sulla intranet della DGCS e sul sito
web pubblico.
Breve contestualizzazione del - Breve descrizione degli obiettivi e della logica del
progetto.
progetto e della sua logica
- Strategia
approvata
del
progetto
e
durata
dell’implementazione, inclusa la revisione concordata.
- Stato d’implementazione e consegna del progetto
Obiettivo. Portata e clienti della - Tipo di valutazione.
- Breve descrizione dello scopo e della portata della
valutazione
valutazione.
- Clienti e fulcro analitico della valutazione.
- Breve descrizione della metodologia usata.
Metodologia
- Fonti informative, inclusi commenti sulle divergenze e
sulle limitazioni.
- Commenti sui limiti della metodologia e dei problemi
incontrati nella raccolta dei dati.
- Breve revisione dei principali stadi d’implementazione
Revisione dell’implementazione
del progetto, evidenziando pietre miliari e sfide più
rilevanti.
Basata su domande chiave di valutazione del quadro di
Presentazione dei risultati
lavoro analitico che potrebbe concentrarsi su questioni
chiave (viste nell’Annex 1)
Concludere la valutazione facendola derivare dai risultati dai
Conclusioni
risultati e dalle comunicazioni principali.
Le raccomandazioni dovrebbero essere volte al
Raccomandazioni
miglioramento dei progetti futuri e delle strategie generali
della DGCS e pertanto presentate in un modo conciso ed
azionabile, rendendo concreti i suggerimenti per ottenere
risultati migliori (le raccomandazioni dovrebbero essere
numerate).
Osservazioni, intuizioni e pratiche estratte dalla valutazione
Lezioni apprese
di interesse generale al di là della sfera del progetto, che
contribuiscono ad una più ampia cultura organizzativa.
Dovrebbero includere i TORs e la lista delle persone
Annex
contattate come qualsiasi altra informazione rilevante.
Copertina
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
9.
10.
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ALLEGATO N. 2: Elenco delle persone incontrate e intervistate
1. Di Calisto Maurizio, Responsabile UTL Kabul
2. Vettolani Isabella, UTL Kabul
3. Papalia Giuseppe, Secondo Segretario Ambasciata Kabul
4. Friba Majeed, Department Of Women’s Affairs;
5. Gulalai Hotak, Department of Labor, Social Affairs, Martyrs & Disabled;
6. Asadulla Shakifi, Regional Balkh Hospital, Officer Health;
7. Abdul Basidayni, Rural Rehabilitation and Development Department;
8. Rabani Dastgeer, Department Ministry of Economic;
9. Formatori e Formati;
10. Capo villaggio di Pulebaboo.
11. Dott. Shakifi
12. Nooria Khadi
13. Abdul Hay Abdullah
14. Said Talib
15. Hamidullah
16. Naseer Ahmad,
17. Ghulam Farooq
18. Mohammad Nabi, Logista Progetto CESVI nonché accompagnatore del Team
di Valutazione
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ALLEGATO N. 3: Sintesi stadi avanzamento progetto
Primo anno di attività (11.10.2005 - 10.01.2007)
- Si segnala la variante non onerosa del 10.07.2006 con la quale si richiede per motivi di
sicurezza la riduzione dell’intervento alla sola provincia di Balkh e contestuale
slittamento inizio progetto nel distretto di Sholgara alla seconda annualità.
- Importo erogato dal MAE: euro 257.979,00 euro (come anticipo)
I primi sei mesi di attività sono stati dedicati allo start up dell’attività in loco (logistica) e
alla messa in sicurezza della missione. Successivamente si è proceduto all’assesment nei
12 distretti, con incontri con i Governatori e i capi dipartimento coinvolti nelle attività
previste e successivamente con visite sul campo. A seguito di questi incontri è stato deciso
di avviare l’attività solo nei distretti di Deh (2.000 returnees) e Sholgara (6.000 returnees)
in quanto considerati idonei, sia per la disponibilità delle autorità locali sia per la presenza
di alberi di gelso necessari per l’allevamento del baco da seta. Nei primi mesi sono stati
effettuati due corsi di formazione per i membri dello staff locale RASA e CESVI sulla
gestione del progetto da parte di consulenti italiani. Alla fine di maggio 2006 è stato tenuto
un corso amministrativo e finanziario e, in totale nell’intero anno sono stati tenuti sei corsi
su tutti gli argomenti oggetto del programma (contabilità di base, NSP, Organizzazione e
management).
La variante non onerosa, causata da fattori di natura diversa, ha determinato un ritardo
nell’implementazione delle attività previste di tre mesi. Dopo la fase iniziale di start up di
circa 6 mesi, sono stati avviati i corsi di formazione per i beneficiari finali del progetto,
scelti in base all’anno di rientro in Afghanistan, alla composizione del nucleo famigliare,
alle condizioni economiche e alla libertà di spostamento delle donne. Durante il primo
anno le attività del progetto sono state svolte solo nel distretto di Deh dove sono stati
selezionati 6 villaggi, i quali avevano una elevata presenza di returnees e una buona
disponibilità delle autorità locali a cooperare. Il villaggio scelto come pivot, Pulebaboo, era
facilmente raggiungibile dagli altri 5 villaggi, ovvero Nawabad, Shirabad ulya, Pusthebag,
Nigori, Hazar Jerib.
Durante il primo anno di attività, la partecipazione ai corsi di uomini e donne è stata molto
alta e le tematiche affrontate riguardavano i diritti umani, gender ed educazione sanitaria.
Sono stati avviati tre laboratori di falegnameria: secondo i formatori, su 24 beneficiari del
corso, 12 saranno in grado di avviare un’attività autonoma, 8 necessitano di un
affiancamento per un periodo limitato e 4 non saranno in grado di avviare l’attività
autonomamente. Il compenso erogato ai beneficiari al 10.01.07 per la partecipazione ai
corsi è stato di 770.100 AFA pari a 15.532,92 dollari (447,20 dollari a partecipante).
La formazione e informazione sanitaria – principalmente corsi per assistenza al parto -, ha
visto il coinvolgimento di 40 donne, le quali al termine del corso sono state seguite da una
formatrice esperta che ha raccolto i dati degli interventi effettuati dalle partecipanti al corso
ed i risultati sono stati più che soddisfacenti. La somma erogata a favore delle beneficiarie
è stata di 156.000 AFA pari a 3.146,52 dollari.
Per quanto riguarda la creazione e gestione di fondi comuni, in ogni comunità è stato
costituito un fondo di risparmio comunitario per avviare piccoli progetti. Per la gestione
dei fondi sono stati formati 7 mobilizzatori e la capacità di gestione del fondo variava da
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villaggio a villaggio. La somma erogata ai formatori e per l’acquisto dell’attrezzatura è
stato di 15.000,00 dollari.
Oltre alla formazione dei membri delle comunità afghane, si è resa necessaria la
formazione del personale dell’ONG locale RASA per la gestione del progetto e per la
gestione finanziaria e amministrativa. Alla formazione hanno partecipato sia membri dello
staff RASA sia membri dello staff CESVI, utilizzando la metodologia predisposta
dall’NSP (National Solidarity Program) elaborata da UNHabitat in collaborazione con il
Governo afghano per sviluppare le capacità delle comunità in termini di identificazione,
pianificazione, gestione e monitoraggio dei programmi di sviluppo. Durante la prima
annualità sono stati utilizzati materiali informativi di Save the Children e UNHCR ha
donato 500 saponi a dimostrazione di un efficace coordinamento della comunità
internazionale volto alla massimizzazione delle risorse.
I corsi sono stati organizzati in due sessioni: una per le donne una per gli uomini e
periodicamente si sono avuti incontri con i rappresentanti governativi a Mazar-e-Sharif
presso il Dipartimento dell’Economia, il Dipartimento del Lavoro e Sanità, il Dipartimento
dei Rifugiati e il Dipartimento delle Donne ai quali veniva consegnato un report dettagliato
sulle attività del progetto. Al termine della prima annualità, le attività poste in essere per
raggiungere gli obiettivi del progetto, hanno dato risultati soddisfacenti. Dai laboratori di
falegnameria sono stati ottenuti dei buoni manufatti che sono stati donati alle scuole, agli
ospedali e alle moschee. Un effetto collaterale positivo è stato la volontà da parte dei
formatori e dei formandi di avviare parallelamente un corso di alfabetizzazione (non
retribuito) per due mesi che si è tenuto presso il centro del CESVI a Deh.
La formazione per levatrici di villaggio (TBAs – Traditional Birth Attendant) si è rivelata
particolarmente difficoltosa poiché le donne in Afghanistan non hanno capacità decisionale
per cui, a seguito della prima fase di selezione, sono seguite numerose defezioni alle quali
è dovuta seguire una seconda selezione con relativo slittamento dell’inizio dei corsi. Al
termine del percorso formativo, alle beneficiarie è stato distribuito un kit di strumenti utili
per lo svolgimento dell’attività in field e un attestato di partecipazione al corso
riconosciuto dal Ministero della Salute.
L’attività di mobilizzazione comunitaria ha creato le maggiori difficoltà organizzative a
causa della problematica relazione tra le due shura (maschile e femminile) esistenti in ogni
villaggio. Sono stati selezionati 7 mobilizzatori, un uomo e sei donne per porre le basi per
una maggiore connessione tra le due entità al fine di giungere ad una migliore
interconnessione per una efficiente ed efficace gestione dei fondi messi a disposizione
dall’NSP e dalla comunità locale. Dopo le difficoltà iniziali, dai rapporti stilati dai
mobilizzatori e consegnati al CESVI, è emerso che le due shura hanno cominciato a
collaborare cercando una soluzione comune ai problemi di volta in volta affrontati. È da
registrare che durante il primo anno di attività la gestione dei “saving box” destinati alla
raccolta e alla gestione dei fondi della collettività non sono stati gestiti dal partner locale
(UNHabitat: facilitating partner dell’NSP per il Distretto di Deh) ma da un soggetto
nominato dalla shura e senza alcun tipo di formazione e quindi non in grado di tenere i
registri delle entrate e delle uscite, creando ulteriori problemi.
I fattori che hanno influenzato il progetto nella prima annualità sono stati diversi. Primo tra
tutti, la sicurezza, che ha portato il CESVI in alcuni periodi a ridurre al minimo le attività
se non a sospenderle. Nell’area d’implementazione del progetto, a partire dal 2006 si è
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sviluppato il fenomeno del banditismo. Ciò è stato determinato dal peggioramento delle
condizioni economiche dell’area a causa dell’incapacità del Governo Afghano di trovare
soluzioni alternative alla distruzione dei campi di oppio che spesso rappresentano l’unico
introito per molti nuclei famigliari dell’area a Nord dell’Afghanistan. Tale incapacità da
parte del Governo centrale di controllare l’area oggetto dell’attività del progetto ha
determinato molti disagi per l’avvio delle attività del progetto.
Secondo anno di attività (11.01.2007 / 10.01.2008)
-
Importo erogato dal MAE: euro 241.015,28
Nelle comunità del distretto di Deh, in cui l’iniziativa è stata implementata dal primo anno,
la partecipazione maschile e femminile è stata elevata sia nel primo che nel secondo anno,
nel quale sono stati selezionati per la prosecuzione del progetto altri sei villaggi: Karmalik,
Ferqa, Pusht-e-Bagh-e Sofla, Shirabad-e Sofla, Uzbakha e Shaikhabad.
Per quanto riguarda il distretto di Sholgara, partito nel secondo anno di attività, sono state
riscontrate diverse difficoltà, legate principalmente alla sicurezza. Tale distretto si trova a
60 km da Mazar-e-Sharif, collegato da poche strade in pessime condizioni. Inoltre, il
rapporto con le autorità locali è stato difficile fin da subito. Infatti, in molti casi le autorità
non hanno dato la legittimazione necessaria per la corretta implementazione delle attività.
Si sono avuti casi di pirateria, con attacchi alle auto delle ONG che trasportavano il denaro
da distribuire tra i partecipanti ai corsi e ai formatori. Anche la scelta dei beneficiari per la
partecipazione ai corsi è stata complicata, in quanto gli esclusi hanno avviato ritorsioni nei
confronti dello staff, che ha segnalato le minacce al dipartimento del Ministero
dell’Economia di Mazar e Sharif che non è riuscito a stabilizzare la situazione. Nonostante
tutti i problemi, i corsi di formazioni sono stati avviati e portati a termine. La metodologia
utilizzata nel distretto di Sholgara per la formazione dei mobilizzatori è quella messa a
punto dall’NSP elaborato da UNHabitat in collaborazione col Governo Afghano per
sviluppare le capacità delle comunità in termini di identificazione, pianificazione, gestione
e monitoraggio dei propri programmi di sviluppo. Il secondo centro è stato costruito a
Qadeem – nel distretto di Sholgara – per la sua posizione centrale rispetto agli altri sei
villaggi selezionati, ovvero Qadeem, Tajeki Afghani, Elatan, Qabaqcha, Tashqildi, Safi
Dawlat Zai. Durante la seconda annualità, come da variante approvata, sono stati realizzati
i seguenti laboratori:
Deh:
1. laboratorio per l’allevamento del baco da seta, 10 beneficiarie
1. laboratorio di tessitura, 12 beneficiarie
Sholgara:
1. laboratorio di falegnameria, 9 beneficiari
1. laboratorio per l’allevamento del baco da seta, 20 beneficiarie
1. laboratorio di tessitura, 23 beneficiarie
Il laboratorio di sericoltura è iniziato in entrambi i distretti il 17.04.2007 e ogni
partecipante ha ricevuto 300 AFA (5,70 €) per ogni giorno di presenza. La seta realizzata è
stata venduta con non poche difficoltà nei vicini mercati nei quali erano presenti prodotti
sintetici provenienti dalla Cina o Pakistan di qualità inferiore e con un prezzo più
competitivo. Si è cercato di trovare altri mercati di sbocco in città più lontane per facilitare
il contatto tra i produttori e i commercianti di seta.
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Per l’attività di sericoltura, il contributo economico totale per il secondo anno per i due
distretti è stato di 534.600 AFA pari a 12.460,83 dollari.
Nei laboratori di tessitura avviati nel 2007 le beneficiarie sono state impegnate per 6 giorni
a settimana per 4 ore al giorno. Ogni beneficiaria ha ricevuto 200 AFA al giorno pari a
4,66 dollari. Per l’attività di tessitura, il contributo economico per i due distretti è stato di
810.400 AFA pari a 18.889,37 dollari. Per la partecipazione al laboratorio di falegnameria
a Sholgara, ogni beneficiario ha ricevuto 200 AFA al giorno per la partecipazione al corso
e il contributo economico totale per l’attività è stato di 191.400 AFA pari a 4.461,29
dollari.
La formazione sanitaria per le 40 levatrici di villaggio dei due distretti è stata svolta per 13
giorni in classe e 13 giorni in ospedale a Mazar e Sharif e al piccolo ospedale di Sholgara
osservando direttamente il lavoro delle trainers. Al termine del corso sono stati rilasciati
degli attesati di partecipazione firmati dal Ministero della Salute e un kit di strumenti di
prima necessità per lo svolgimento dell’attività in field.
La mobilizzazione comunitaria ha coinvolto entrambi i distretti, organizzando 1.325
incontri a cui hanno partecipato 9.981 persone. A causa del diverso livello di preparazione
dei mobilizzatori dei due distretti, sono stati avviati due programmi di formazione
differenti, dando maggiore attenzione alla preparazione dei mobilizzatori di Sholgara.
Durante il secondo anno di attività vi sono stati diversi fattori che hanno rallentato e a volte
bloccato la regolare prosecuzione delle attività. Nel 2007 c’è stata una escalation di
violenza anche nel nord del Paese, considerato “tranquillo”. Al riguardo è utile ricordare, al
fine di comprendere meglio le condizioni in cui si operava, l’uccisione di un cooperante
tedesco nella provincia di Sar-e-Pul nel mese di marzo 2007, diversi attacchi contro le
truppe ISAF, attacchi a civili sulle strade maggiormente frequentate e contro le scuole. A
ciò si aggiunge il difficile rapporto con le autorità locali di Sholgara che ha portato
all’interruzione delle attività due volte.
Terzo anno di attività (11.01.2008 / 10.01.2009)
-
Importo erogato dal (MAE): euro 206.343,46 (compreso il saldo)
Nel corso della terza e ultima annualità, il CESVI ha presentato un’ ulteriore variante
(approvata il 14.04.2008) che permetteva di completare il progetto nel solo distretto di
Deh, eliminando quello di Sholgara dove le attività erano iniziate da pochi mesi ma dove
non sussistevano più le condizioni di sicurezza. I nuovi villaggi del distretto di Deh
selezionati per la terza annualità sono: Said Jan, Ishani, Regestan, Trukmena, Shirmast,
Hussain Khil, Paghmani, Zambokan, Mashi, Tokhta, Nawabad Tokhta e Khaspaz.
Tuttavia, il fatto di aver concentrato, seppur per pochi mesi, le risorse su un unico distretto,
ha permesso di avviare nuovi corsi rivolti a tutti i mobilizzatori coinvolti nel triennio.
Prima di abbandonare il distretto di Sholgara sono state avviate tutte le attività di
mediazioni possibili con le autorità locali, anche tramite l’intervento dell’autorità
governativa di Mazar e Sharif, senza riuscire nell’intento di ristabilire una situazione di
normalità.
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È da registrare che durante il terzo anno di attività la controparte locale RASA, tramite la
direttrice – unica figura locale in grado di continuare il progetto – ha completamente
abbandonato ogni attività, che ha finito per vanificare gli eventuali ulteriori sviluppi del
lavoro svolto dal CESVI.
Dall’altro lato, invece, è stato possibile constatare l’ottimo framework con le altre
organizzazioni nazionali e internazionali operanti nei diversi settori. Il network si è
dimostrato essere un utile strumento per il coordinamento delle attività di intervento. La
assidua partecipazione a incontri settoriali e l’organizzazione di tavole rotonde a cui sono
stati invitati a partecipare anche rappresentanti dei ministeri coinvolti (Economia, Lavoro,
Sanità, Rifugiati e Donne), ha evitato la sovrapposizione delle attività delle diverse
organizzazioni operanti nella provincia di Balkh e lo scambio costante di informazioni, ha
permesso l’ottimizzazione delle risorse disponibili.
La formazione dei mobilizzatori ha coinvolto 13 soggetti (11 donne e 2 uomini). La
metodologia utilizzata ha fatto riferimento anche nell’ultima annualità al programma del
NSP che propone un nuovo sviluppo sostenibile, al fine di potenziare la comunità al punto
da essere in grado di prendere decisioni e controllare le risorse impiegate durante l’intero
ciclo del progetto.
Durante la terza e ultima annualità, a causa, dell’entrata in vigore della riforma del sistema
sanitario, non è stato possibile formare ulteriormente TBA (Traditional Birth Attendands)
nei villaggi; inoltre i vincoli di budget e di tempo non hanno permesso di presentare
un’ulteriore variante che tenesse conto di questa modifica normativa. Tuttavia, d’accordo
con il dipartimento della Sanità di Mazar-e-Sharif, si è deciso di procedere alla selezione di
40 beneficiarie per partecipare a corsi avanzati di igiene, senza però poter rilasciare
l’attestato di partecipazione e il kit di strumenti previsto. Alle donne partecipanti al corso
d’igiene è stato corrisposto un compenso totale di 156.000 AFA pari a 3.626,28 dollari.
Nell’ultima annualità sono stati realizzati:
1 laboratorio per l’allevamento del baco da seta, 30 beneficiarie
1 laboratorio di tessitura, 35 beneficiarie
1 laboratorio di falegnameria, 9 beneficiari
Le beneficiarie sono state divise in due gruppi: allevamento del baco da seta e filatura. Una
novità del terzo anno è stata l’introduzione di un corso di colorazione della seta.
Nonostante la produzione di un prodotto qualitativamente apprezzabile si è riscontrata nel
terzo anno, come negli anni precedenti, una notevole difficoltà per la vendita dei prodotti
realizzati. Il ricavato dei prodotti venduti è stato ripartito equamente tra le beneficiarie. Il
compenso distribuito alle partecipanti ai corsi per l’allevamento del baco da seta è stato di
502.500 AFA pari a 13.072,54 dollari e 927.500 AFA pari a 24.128,92 dollari per due mesi
di formazione.
Al laboratorio di falegnameria hanno partecipato 9 giovani returnees, grazie al quale hanno
appreso le tecniche per la realizzazione di tavoli, sedie, panche e leggii. Alla fine del corso
erano in grado di realizzare anche porte e finestre. Ad ogni beneficiario sono stati dati 250
AFA per ogni presenza e il contributo totale erogato è stato di 238.250 AFA pari a
6.198,07 dollari. A corollario delle attività generatrici di reddito sono stati organizzati corsi
di alfabetizzazione (non retribuiti) della durata di 1 ora per 4 mesi.
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Durante l’ultima annualità, nel mese di ottobre 2008, il CESVI ha fatto richiesta al MAE di
una V variante non onerosa, per consentire la procedura di donazione delle attrezzature
utilizzate per gli uffici di Mazar-e-Sharif in favore della controparte locale ONG RASA e
per il trasferimento del progetto dalla provincia di Balkh a Kabul, al fine di consentire le
operazioni di chiusura del progetto e in particolare, per presentare i report finali ai vari
ministeri coinvolti, in particolare al Ministero dell’Economia, che attraverso la sua
struttura A.C.B.A.R. (Agency Coordinating Body for Afghan Relief) supervisiona
l’operato delle ONG nazionali ed internazionali che operano in Afghanistan.
Rapporto finale
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Allegato 4: Sintesi field visit: Mazar-e-Sharif
Durante la visita in loco, il Team di valutazione ha incontrato ed intervistato:
A.
B.
C.
D.
E.
F.
G.
Friba Majeed, Department Of Women’s Affairs;
Gulalai Hotak, Department of Labor, Social Affairs, Martyrs & Disabled;
Asadulla Shakifi, Regional Balkh Hospital, Officer Health;
Abdul Basidayni, Rural Rehabilitation and Development Department;
Rabani Dastgeer, Department Ministry of Economic;
Formatori e Formati;
Capo villaggio di Pulebaboo.
Tutti i soggetti intervistati hanno mostrato la massima disponibilità e collaborazione. Sono
state poste sia domande specifiche sul progetto sia domande di carattere generale in merito
alla situazione dell’Afghanistan durante l’implementazione del progetto e sulla situazione
attuale, al fine di avere un ulteriore elemento di analisi sull’impatto del progetto nella
provincia di Balkh.
Prima di riportare il resoconto delle domande e delle risposte dei funzionari intervistati,
sono opportune due precisazioni:
a. A parte il Dott. Shakifi dell’ospedale di Mazar e Sharif che ha avuto esperienza
diretta nel progetto CESVI, gli altri funzionari (figure apicali degli uffici
ministeriali di Mazar e Sharif) sono stati nominati dopo il termine del progetto di
cooperazione e quindi le informazioni fornite sono state da loro raccolte presso gli
uffici stessi (il team di valutazione, tramite l’accompagnatore locale, aveva
precedentemente provveduto ad informare gli interlocutori sui contenuti generali
dell’intervista);
b. A parte il Dott. Shakifi dell’ospedale di Mazar e Sharif, nessun altro interlocutore
conosce l’inglese. Pertanto le domande, fornite dal team di valutazione, sono state
poste in lingua locale dall’accompagnatore che poi ha tradotto in inglese le risposte.
A. Department Of Women’s Affairs, Friba Majeed
1. QUAL È LA SITUAZIONE DELLE DONNE IN AFGHANISTAN E NELLA
PROVINCIA DI BALKH?
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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Il mio dipartimento ha come obiettivo principale la diffusione e la tutela dei diritti delle
donne. In secondo luogo, ma non meno importante, è il sostegno che offriamo loro per la
ricerca di un lavoro. Purtroppo nella società afghana le donne hanno ancora molte
difficoltà dovute alla mancanza di libertà che le limita negli spostamenti e nell’accesso a
tutte le strutture pubbliche e private.
2. IN CHE MISURA, A SUA CONOSCENZA, GLI OBIETTIVI DEL
PROGRETTO
CESVI
HANNO
CENTRATO
LE
PRIORITÀ
IDENTIFICATE DAL DIPARTIMENTO PER GLI AFFARI FEMMINILI
NELLA PROVINCIA DI BALKH E I BISOGNI EFFETTIVI DELLA
POPOLAZIONE?
Il CESVI, con i corsi di formazione per la coltivazione del baco da seta e tessitura della
seta, ha sicuramente favorito un’attività generatrice di reddito utile e facilmente replicabile.
Ciò è condiviso dal mio Dipartimento. Anzi, in questo momento stiamo svolgendo dei
programmi di formazione sulla tessitura della seta molto simili a quelli del CESVI. Ad
oggi il progetto è stato implementato in 5 Province del Nord Afghanistan (Balkh, Jawzian,
Faryab, Samangan e in alcune aree della provincia di Baghlan). Questo progetto non è
destinato specificamente ai returnees però alcune donne che partecipano ai corsi sono
rientrate dall’Iran o da province interne all’Afghanistan, e oggi, grazie ai corsi di
formazione riescono a produrre ottimi prodotti. Ci occupiamo anche della
commercializzazione dei prodotti e cominciamo a raccogliere proposte di acquisto anche
da alcune società estere.
3. QUINDI LA SUA VALUTAZIONE DEL PROGETTO E’ POSITIVA?
Il progetto ha avuto sicuramente degli effetti positivi per le donne coinvolte. Tuttavia, mi
risulta che con la fine del progetto nessuno ha continuato a seguire l’attività delle
beneficiarie. Inoltre, in questo periodo nel distretto di Sholgara rileviamo una costante e
intensa migrazione interna; e l’UNHCR cerca di offrire loro un supporto, ma la cosa di cui
hanno realmente bisogno, ed è il motivo principale che genera questo disagio interno alla
comunità, è l’assenza di opportunità di lavoro.
4. IL DIPARTIMENTO HA MONITORATO L’ATTIVITÀ DI FORMAZIONE
IN LOCO O LA VALUTAZIONE È STATA FATTA SULLA BASE DEI
DATI FORNITI DAL CESVI/RASA?
Mi risulta che CESVI periodicamente riferiva riguardo l’attività svolta. Fin da subito il mio
ufficio ha collaborato con il CESVI condividendone gli obiettivi e cercando di trovare le
soluzioni migliori per superare le difficoltà che si presentavano periodicamente. Ad
esempio, ci è stato riferito il fatto che i filati di seta avevano difficoltà a trovare un mercato
di sbocco. Oggi posso affermare con soddisfazione che il problema allora segnalato dal
CESVI è stato affrontato e risolto grazie all’impegno di altre Amministrazioni con la
collaborazione di Agenzie internazionali. Infatti nel programma in corso ci occupiamo
anche di raccogliere parte dei manufatti prodotti nelle cinque province che poi vengono
venduti o in Paesi confinanti o in Paesi più lontani. Gli altri prodotti si vendono nei mercati
locali delle principali città di ognuna delle cinque provincie.
5. QUALI SONO LE CONDIZIONI ATTUALI DELLE DONNE
“RETURNEES”?
Nonostante le difficoltà dovute principalmente alla ridotta possibilità delle donne di
assumere decisioni e di lavorare in proprio, problema che riguarda gran parte delle donne
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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che non vivono in città, e non solo quelle rientrate dall’esilio, stiamo riuscendo a
coinvolgere con il nostro programma anche alcune donne che abitano nei villaggi.
6. QUAL’E’ IL RAPPORTO TRA RETURNEES E RESIDENTI?
Non buoni a causa della precaria situazione economica del Paese. Il lavoro manca per
molti residenti i quali, nel momento in cui vedono giungere decine di persone che vengono
addirittura pagate per frequentare corsi di formazione, cercano di opporsi al loro
insediamento anche perché non tengono conto dei benefici indiretti che il progetto ha su
tutta l’area di intervento.
B. Regional Balkh Hospital, Officer Health Asadulla Shakifi
1. QUAL’E’ LA SITUAZIONE SANITARIA NELLA PROVINCIA DI
BALKH?
Posso affermare che oggi più del 50% delle persone della provincia ha accesso alle
strutture sanitarie pubbliche, e noi siamo molto felici che le persone prestano attenzione
alla propria salute e il Governo afghano, le ONG e le Organizzazioni internazionali che
lavorano nel settore della salute hanno aiutato molto a diffondere i sani principi per una
corretta salvaguardia della salute. La nostra struttura ospedaliera ha aperto tre nuovi centri
ospedalieri, di modeste dimensioni, ma che riescono a salvare molte vite umane, nei
distretti di Balkh, Bamioti e Jalalabad.
2. IN CHE MISURA IL PROGRAMMA DEL CESVI HA IDIVIDUATO LE
PRIORITÀ STRATEGICHE DEL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ
NELLA PROVINCIA DI BALKH E I BISOGNI EFFETTIVI DELLA
POPOLAZIONE?
È bene precisare che la situazione sanitaria e igienica in Afghanistan è molto precaria in
generale. Il corso per le assistenti al parto (TBA) avviato dal CESVI, che ho conosciuto
direttamente, è stato sia importante che interessante. Infatti, dato il numero elevato di
bambini partoriti da ogni donna afghana (in media ogni donna partorisce sei bambini) la
formazione di assistenti all’interno di villaggi mal collegati alla città a causa delle strade
dissestate, ha permesso sicuramente di migliorare le condizioni di parto dal punto di vista
igienico e, soprattutto, queste assistenti hanno imparato a riconoscere i parti difficili,
consigliando il trasferimento immediato presso un centro ospedaliero, salvando la vita a
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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molte donne e bambini. L’ospedale provinciale di Mazar conta 6 dipartimenti dislocati sul
territorio dotati di strumenti e medicinali.
3. IL DIPARTIMENTO HA MONITORATO L’ATTIVITÀ DI FORMAZIONE
IN LOCO O LA VALUTAZIONE È STATA FATTA SULLA BASE DEI
DATI FORNITI DAL CESVI?
Naturalmente. C’è stata sin da subito una completa sintonia tra noi e l’ONG CESVI. Il
problema sanitario è in Afghanistan un’emergenza prioritaria. Nel 2012 la mortalità
infantile nel primo anno di vita è stata di circa 100 bambini su ogni 1.000 nati. Avere un
sostegno nella formazione in attività come quella promossa dal CESVI è stato per noi
molto importante, in quanto grazie alla presenza delle assistenti al parto, riusciamo ad
avere una migliore copertura del territorio; ciò favorisce la riduzione della mortalità
infantile. Purtroppo siamo ancora lontani da risultati soddisfacenti e c’è tanto da fare.
4. IN CHE MISURA GLI INTERVENTI PROMOSSI DAL CESVI HANNO
CONTRIBUITO
AL
MIGLIORAMENTO
DELLE
CONDIZIONI
SANITARIE DI BASE?
Il progetto prevedeva la realizzazione di diversi corsi di formazione attraverso
l’apprendimento in classe e successivamente le insegnanti (infermiere professioniste e
medici) assistevano le corsiste sul campo. Ciò ha permesso loro di acquisire l’informazione
e le tecniche necessarie a garantire la sicurezza durante il parto. È bene ricordare che al
termine del periodo di formazione e a seguito del feedback positivo dei trainers, veniva
rilasciato un diploma riconosciuto dal Ministero della Salute che ha permesso a queste
donne di svolgere la libera professione, che esercitano tuttora, nella provincia di Balkh e
alcune di loro lavorano anche come assistenti in questo ospedale.
5. IN CHE MISURA GLI EFFETTI DEL PROGRAMMA SONO STATI
RIPRODOTTI DOPO LA CONCLUSIONE DEL PROGRAMMA?
Sono stati avviati 2 progetti similari finanziati e gestiti direttamente dal Governo afghano:
uno prevede la formazione di ostetriche e un altro serve per formare infermiere. Il secondo
corso di formazione, ricalca la metodologia utilizzata dal CESVI e prevede quindi un
periodo di formazione teorica e una formazione sul campo, attraverso l’assistenza a
personale specializzato.
6. CI SONO STATE DELLE DIFFICOLTA’ ORGANIZZATIVE O
METODOLOGICHE TRA IL DIPARTIMENTO DELLA SANITÀ E IL
CESVI?
Purtroppo si. Infatti, è doveroso segnalare che nel 2008 è cambiata la normativa di
riferimento per lo svolgimento di alcune attività considerate “sensibili”, ovvero quelle
attività che hanno un impatto diretto sulla vita delle persone. Tra queste attività rientra
anche quella di TBA, per la quale sono stati fissati requisiti più stringenti (due anni di
studio e successivo esame) che non hanno permesso al CESVI di organizzare ulteriori corsi
di formazione nonostante la domanda di assistenti al parto sia diffusa.
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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C. Rural Rehabilitation and Development Department, Abdul Basidayni
1. IN CHE MISURA LA STRATEGIA DEL PROGRAMMA DEL CESVI HA
INDIVIDUATO LE PRIORITÀ STRATEGICHE IDENTIFICATE DAL
GOVERNO AFGHANO E AI BISOGNI EFFETTIVI DELLA
POPOLAZIONE?
L’Afghanistan è un Paese che vive da sempre emergenze umanitarie. L’agricoltura è il
settore economico principale in Afghanistan e per molte famiglie la coltivazione dei campi
rappresenta l’unica possibilità di procurarsi il cibo o di generare reddito attraverso la
vendita dei prodotti nei mercati locali.
Il programma del CESVI non ha apportato dei benefici diretti allo sviluppo rurale perché
tale programma aveva altri obiettivi. Tuttavia, ci sono stati dei benefici indiretti che vado
ad esporre:
Il CESVI ha avviato programmi sia di formazione individuale che di mobilizzazione
collettiva. In tale ambito si prevedevano incontri con la popolazione dei villaggi per la
creazione di attività generatrici di reddito attraverso la creazione di uno strumento di
risparmio locale che stiamo riuscendo a replicare in modo soddisfacente con un altro
programma promosso dalla Banca Mondiale. Sto parlando del “Saving Box” cioè un fondo
di risparmio al quale partecipano, in forma volontaria, gli abitanti di un villaggio dal quale
possono attingere gli stessi residenti per avere dei finanziamenti (a basissimo tasso) per
avviare delle attività commerciali.
2. IN CHE MISURA GLI INTERVENTI PROMOSSI DAL CESVI HANNO
CONTRIBUITO AL RIPRISTINO/RAFFORZAMENTO DELLE ATTIVITÀ
GENERATRICI DI REDDITO?
Il nostro Dipartimento sta realizzando – con un discreto successo - attività similari a quelle
avviate dal CESVI, attraverso il programma denominato Afghan Rural Enterpise
Development Program (AREDP). Il programma prevede anche la realizzazione di “Saving
Box” e viene portato avanti in 40 villaggi della provincia di Balkh, nei quali vengono
realizzate forme di collaborazione all’interno della comunità. Settimanalmente un
rappresentante del Ministero tiene degli incontri presso i villaggi per verificare la corretta
contabilizzazione delle risorse finanziarie e naturalmente la corretta gestione delle stesse.
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Le risorse che confluiscono nel fondo possono essere poi richieste per avviare attività
commerciali e produttive.
Ci sono due modalità per la creazione dei “Saving Box”:
1. La prima modalità prevede che la partecipazione al fondo comune avviene su
base volontaria da parte dei membri della comunità.
2. La seconda modalità prevede che chi intende partecipare alla creazione del
fondo ne faccia esplicita richiesta alla Shura locale. L’adesione determina un
obbligo per il partecipante al Saving Box in quanto è obbligato a versare il
corrispondente di 1 o 2 euro al mese per ogni componente del nucleo familiare.
3. COME FUNZIONA NELLO SPECIFICO IL SAVING BOX E COME
VIENE GESTITO?
Un soggetto che vuole intraprendere o ampliare un’attività commerciale o produttiva, può
chiedere un sostegno economico attingendo alle risorse del fondo. Il Saving Box si basa
esclusivamente sulla fiducia. Infatti, è la comunità che decide se una persona è meritevole
di un prestito o no, e ciò dipende dalla fiducia che la comunità ha nei confronti del
richiedente.
Se la comunità ritiene meritevole il soggetto richiedente, viene fatta richiesta al nostro
Dipartimento il quale valuta la validità del progetto che si intende implementare. Se il
progetto è valido viene stipulato un agreement in base al quale viene stabilito che la
somma di denaro ricevuta dovrà essere restituita in un periodo di tempo ben definito.
4. IN QUALE MISURA IL PROGRAMMA APPENA ILLUSTRATO E
PROMOSSO DAL CESVI HA CONTRIBUITO AD AUMENTARE LE
CAPACITÀ DELLE COMUNITÀ LOCALI DI MIGLIORARE I PROCESSI
DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE?
È evidente il beneficio che deriva dall’implementazione di tale attività. In primo luogo
consente al Governo Afghano di limitare gli esborsi finanziari per sostenere le economie
locali. In secondo luogo si sta migliorando il rapporto all’interno delle comunità per il fatto
che ogni soggetto che partecipa al Saving Box si sente responsabile direttamente delle
attività create con i fondi comuni.
5. QUANTI SONO GLI AGREEMENTS STIPULATI DALL’INIZIO DEL
PROGRAMMA AD OGGI?
Purtroppo non sono in grado di darvi una risposta precisa ma credo in un paio di anni siano
stati stipulati circa 100 agreements.
6. LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE SOSTIENE IL PROGETTO DEL
DIPARTIMENTO DELLA RIABILITAZIONE RURALE E SVILUPPO?
Fortunatamente si. Il Governo danese ad esempio, quando è venuto a conoscenza di questa
iniziativa, si è prodigato per la promozione del “saving box” nella nostra provincia e sta
seguendo in un villaggio lo sviluppo di questo progetto. Oggi il programma AREDP è
attivo in quattordici province dell’Afghanistan e coinvolge circa un migliaio di villaggi.
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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D. Department of Labor, Social Affairs, Martyrs & Disabled, Gulalai
Hotak
1. QUAL È LA SITUAZIONE LAVORATIVA NELLA PROVINCIA DI
BALKH E L’IMPATTO CHE HANNO I RETURNEES SUL MERCATO
DEL LAVORO?
Non buona perché la situazione attuale dei returnees non è soddisfacente, in quanto non
esiste un programma specifico per loro. I returnees hanno difficoltà a trovare lavoro. Io
posso suggerire che se ci sono delle ONG o altri progetti umanitari per aiutare e assistere
returnees, disabili, vedove o bambini orfani, devono provvedere a trovargli un lavoro.
2. SAPREBBE DIRCI DOVE ARRIVA L’AIUTO DELLA COMUNITA’
INTERNAZIONALE?
Il fenomeno dei returnees è un fenomeno negativo generato dai Paesi confinanti quando
vogliono destabilizzare un’economia o un’area.
La comunità internazionale (UNHCR United Nation Hight Commissioner for Refugees–
Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) interviene immediatamente per
sostenere queste persone. Purtroppo tale attività di prima accoglienza non ha una
prosecuzione. In parole povere i returnees vengono abbandonati in questi centri di prima
accoglienza. Il fenomeno dei returnees ha riguardato dal 2003 al 2013 circa 5.7 milioni di
persone e solo per il 2013 i returnees ad oggi sono 172.000 e gli sfollati ammontano a
700.000 unità (programma IDP). Quelli che ritornano volontariamente hanno un contributo
di 150 dollari a testa (ci sono ancora 2.5 milioni di potenziali returnees nei Paesi confinanti
con l’Afghanistan) e un aiuto a trovare un alloggio.
3. POTREBBE FORNIRCI UNA PERCENTUALE DI OCCUPATI NELLA
PROVINCIA DI BALKH?
Rapporto finale
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Ritengo che in questa provincia abbiano un lavoro circa il 60% degli uomini e solo il 2025% delle donne. Le donne possono lavorare solo se autorizzate dal marito o dalla famiglia
se non sono sposate. Tale statistica è personale perché i dati ufficiali sono ancora carenti.
4. QUAL È LA SITUAZIONE LAVORATIVA DELLE DONNE?
Non c’è lavoro in generale, ma per le donne la situazione è molto più difficile per la scarsa
capacità decisionale e la quasi inesistente possibilità di spostarsi liberamente. Ciò limita
fortemente qualunque attività e, se anche una donna avesse la possibilità di realizzare dei
prodotti artigianali non avrebbe la possibilità di raggiungere il mercato per vedere i
prodotti, se non accompagnata da un parente maschio. Tale situazione scoraggia qualunque
iniziativa. C’è da dire un’altra cosa. Il tasso di analfabetismo in Afghanistan è elevato,
specialmente per la popolazione che ha più di 20-25 anni anche perché quando dovevano
frequentare la scuola c’era la guerra e prima i Talebani. Per le donne che vivono nei
villaggi, e sono la maggioranza della popolazione, il tasso di analfabetismo è ancora più
elevato. Le bambine e le ragazze vanno a scuola solo se la scuola è vicino a casa. Penso
che le donne afghane siano molto intelligenti e se fosse loro permesso di studiare di più,
saprebbero conquistarsi maggiore libertà e trovare o inventarsi un lavoro più facilmente.
Attualmente, nei villaggi di questa provincia ritengo che frequentino la scuola circa 20
ragazze ogni cento: è un numero molto basso, è vero, ma dieci anni forse erano solo 2-3 su
cento. Spero che tra dieci anni tutte le donne potranno ricevere almeno un’ istruzione di
base.
5. LEI CONOSCE IL PROGRAMMA PROMOSSO DAL CESVI?
Io lavoro in questo Dipartimento dal 2010 e non ho informazioni dirette sul programma
CESVI nella provincia di Balkh, ma sapevo che c’erano dei progetti implementati dal
vostro Ministero degli Esteri e prima di incontrarvi mi sono informata sul progetto. Da una
veloce analisi, l’ho trovato molto interessante, specialmente il contesto afghano del tempo
ed ho potuto constatare che l’ONG italiana aveva una buona conoscenza della condizione
dei returnees e delle donne afghane, promuovendo delle attività che sicuramente hanno
avuto un impatto positivo nel distretto in cui è stato implementato.
In questo momento però è necessario migliorare il coordinamento delle attività del
Governo afghano con i progetti promossi dalle organizzazioni internazionali e dalle ONG.
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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E. Department Ministry Of Economic, Rabani Dastgeer
1. ESISTE UN COORDINAMENTO TRA IL MINISTERO DELL’ECONOMIA
E LE ONG E TRA LE STESSE ONG?
Negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto, le ONG si recavano in
Afghanistan senza avere ben chiara la situazione, creando una sovrapposizione di attività e
lasciando “scoperte” intere aree di attività, che in una situazione di emergenza determinata
dalla guerra sono comunque fondamentali per il Paese.
In seguito, per porre un freno a tale situazione abbiamo messo a punto delle normative al
fine di trarre il massimo beneficio dall’aiuto della comunità internazionale. La normativa
attualmente in vigore è del 2010 è ha l’obiettivo di rappresentare meglio al nostro
Ministero e al Governo afghano le attività che la NGO vuole intraprendere nel nostro
Paese. Il provvedimento si chiama NGO LAW: Counterpart International – Initiative to
Promote Afghan Civil Society and International Center for Not-for-Profit Law ed è un vero
manuale operativo che deve essere rispettato dalle ONG. A seguito dell’emanazione di tale
legge, ogni ONG che volesse avviare delle attività in Afghanistan, deve opportunamente
contattare il Dipartimento dell’Economia il quale, indirizza nel modo migliore l’attività
promossa dalla ONG. Nel caso in cui non fosse possibile per la ONG modificare la sua
iniziale posizione per adattarla alle esigenze della provincia, viene individuata un’area
nella quale una simile attività non è stata ancora sviluppata precedentemente. Nel 2012
abbiamo dovuto chiudere le attività di circa 200 ONG estere perché non avevano rispettato
la legge non inviando i report periodici per più di due anni.
2. COME AVVIENE QUESTA COORDINAZIONE?
Come dicevo, le ONG devono inviarci una richiesta formale dalla quale si evinca la finalità
del progetto e le modalità di esecuzione. Un fattore fondamentale sul quale si basa il
rilascio dell’autorizzazione è la sicurezza dell’area nella quale implementare il progetto. Se
l’istruttoria ha esito positivo rilasciamo un’autorizzazione per lo svolgimento dell’attività.
In media, ogni sei mesi, le ONG che operano in Afghanistan devono riferire al nostro
Dipartimento sullo stato delle attività. Qualora ciò non avvenisse l’autorizzazione viene
revocata. Al termine del periodo di gestione del programma viene rilasciato un attestato di
gradimento per l’attività svolta.
Inoltre per poter lavorare l’ONG deve assumere una o due persone nate e residenti in
Afghanistan o avere un rappresentante legale in Afghanistan.
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Valutazione ex post del progetto “Sostegno alla reintegrazione di famiglie afghane rientrate da lungo esilio, nelle province di Balkh e Sar-i Pul, Nord Afghanistan”
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3. CONOSCE IL PROGRAMMA DEL CESVI?
Si anche se indirettamente. È stato un progetto interessante e con qualche problema di
sicurezza. Infatti mi risulta che in certe occasioni l’attività del progetto è stata rallentata se
non sospesa a causa dell’instabilità dell’area in termini di sicurezza. I miei collaboratori mi
hanno riferito che il nostro Dipartimento è dovuto intervenire, su sollecitazione del
CESVI, con gli amministratori locali e la shura dei villaggi per trovare un punto di incontro
e far proseguire il progetto.
4. A SUO PARERE, I CORSI DI FORMAZIONE DI FALEGNAMERIA PER I
GIOVANI E QUELLI DI SERICOLTURA, TESSITURA DELLA SETA E
ASSISTENZA AL PARTO PER LE DONNE REALIZZATI DAL CESSVI
HANNO
CONTRIBUITO
A MIGLIORARE
LA SITUAZIONE
ECONOMICA DELLE COMUNITÀ LOCALI?
Sicuramente ci sono stati dei vantaggi sia per la comunità residente che per i returnees.
Probabilmente, così come accade per altri progetti di formazione, non tutti i partecipanti ai
corsi CESVI sono riusciti poi a trovare un lavoro ma nel complesso il risultato è positivo.
Mi sembra che la scelta dei temi dei corsi sia stata molto opportuna e abbia aiutato molte di
queste persone a trovare un lavoro e a mantenersi. Siamo molto riconoscenti alle ONG per
questo loro generoso sostegno allo sviluppo del nostro Paese e guardiamo con favore ogni
nuovo contributo in tal senso.
5. IN CHE MISURA IL PROGRAMMA DEL CESVI HA INDIVIDUATO LE
PRIORITÀ STRATEGICHE IDENTIFICATE DAL GOVERNO AFGHANO
E I BISOGNI EFFETTIVI DELLA POPOLAZIONE?
L’Afghanistan si trova in una situazione difficile, sia socialmente che economicamente per
l’assenza di lavoro. L’unica fonte di sostentamento per molte famiglie proviene dalla
produzione in proprio di prodotti agricoli. Sono consapevole che le attività delle ONG
migliorano la condizione sociale e sanitaria del nostro popolo ma non sono in grado di
determinare lo sviluppo vero e proprio. Abbiamo bisogno di incrementare la produzione
agricola irrigando i nostri terreni, di impiantare fabbriche per la trasformazione dei prodotti
agricoli, dobbiamo favorire le attività imprenditoriali private, costruire nuove strade e
migliorare quelle esistenti nonché edificare nuove centrali elettriche e potenziare la rete di
distribuzione. Ci aspettiamo molte soddisfazioni a breve dall’industria mineraria. Per la
prima volta l'Afghanistan ha l’opportunità di trasformare le sue risorse di minerali e di
idrocarburi in una grande ricchezza per il nostro popolo. Anche per questo settore in forte
espansione abbiamo la necessità di collaborare con il settore privato per mobilitare le
ingenti risorse necessarie per sostenere le attività minerarie. Certo, so bene che tutto ciò
non è compito del CESVI né delle altre ONG ma del nostro Governo, con il sostegno della
Banca Mondiale e dei Paesi come l’Italia che ora può investire e guadagnare nel nostro
Paese dopo averci aiutato a risollevarci.
Rapporto finale
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Allegato 5: Sintesi field visit: ex centro di formazione villaggio di Polebaboo, incontro
con le autorità locali (shura), alcuni beneficiari e con membri dello staff locale ex
CESVI
Il team di valutazione ha ritenuto opportuno visitare il solo centro di Polebaboo nel
distretto di Dedhadi e non anche quello del villaggio di Qadeem nel distretto di Sholgara in
considerazione sia della distanza - circa 60 km di strade dissestate dalla città di Mazar e
Sharif (dove alloggiava il team) e per questo ritenuto ancora poco sicuro -, sia soprattutto
perché tale centro ha operato, in modo discontinuo, solo per un anno (dalla primavera del
2007 ai primi mesi del 2008).
In data 20 marzo 2013, la missione di valutazione ha visitato il villaggio di Pulebaboo,
distretto di Deh, che si trova a circa 15 km dal centro di Mazar-i Sharif, capoluogo della
provincia di Balkh.
Il villaggio di Pulebaboo è stato scelto dal CESVI come luogo pivot per l’implementazione
del progetto in quanto si trova al centro di un complesso di altri villaggi nei quali sono stati
selezionati i corsisti (returnees) ed effettuate le attività di mobilizzazione: Nawabad,
Shirabad ulya, Pusthebag, Nigori, Hazar Jerib, Uzbeka, Karmalik, Shaikabad, Ferga,
Shirabad Sofia, Hussain Khil, N. Tokhta, Tokhta, Paghmani, Mashi, Zambokan, Shir Mast,
Khanaqa Kalan, Registan, Said Jan, Turkamana, Khasa Paz.
Foto n. 1 - Strada principale di Pulebaboo
Foto n. 2 traversa strada principale Polebaboo
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Durante la visita i residenti del villaggio hanno mostrato curiosità e disponibilità ad
assisterci e a rispondere a tutte le nostre domande, tanto che la visita si è conclusa con un
invito a pranzo presso l’abitazione di un rappresentante della shura del villaggio, al quale
hanno partecipato anche membri locali dello staff del progetto CESVI. Ciò evidenzia gli
ottimi rapporti a suo tempo instaurati tra la comunità locale e i promotori del progetto.
Foto n. 3 – casa del capo villaggio: da sinistra: mobilizzatore, addetti alla logistica, membro del team di
valutazione
Le Autorità locali e gli ex mobilizzatori hanno mostrato il villaggio e poi presentato alcuni
residenti e i returnees. I primi, beneficiari indiretti del progetto, hanno comunque
dimostrato di apprezzare il lavoro svolto e l’impressione generale ricevuta circa le relazioni
tra residenti e returnees è positiva (e diversa rispetto a quella fornita dalle autorità) in
quanto i residenti (almeno in questo villaggio) hanno cercato di sostenere l’integrazione
degli esiliati; inoltre, questi ultimi, spesso hanno contribuito allo sviluppo sociale dei locali
raccontando loro la propria esperienza di usi e costumi appresi all’estero in Paesi più
avanzati dell’Afghanistan. Tra i returnees ci sono sia ex residenti (costretti all’esilio) sia
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sfollati. Le informazioni raccolte dal Team sono contrastanti da quelle ufficiali. Secondo
alcuni returnees e sfollati, le organizzazioni internazionali hanno fornito loro solo
assistenza saltuaria dal punto di vista economico e nessun alloggio; a questo hanno
provveduto meglio i residenti. Nel villaggio oggetto di valutazione e pivot dell’area di
implementazione del progetto, i returnees provenivano dal Pakistan e dall’Iran.
Foto n. 4 - Sede della Shura di Pulebaboo.
Foto 5: Rappresentanti della Shura
Dopo gli incontri con i rappresentanti del villaggio (shura), il team è stato condotto nel
luogo in cui venivano effettuati i corsi di formazione. Attualmente il proprietario
dell’edificio ha affittato il fondo ad un contadino che alleva mucche e anatre. Di seguito si
riportano alcune foto del sito.
Foto n. 6, 7 e 8: Edificio in cui si sono tenuti i corsi di formazione
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Foto n. 7
Foto n. 8
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Foto 9 e 10: aule in cui si tenevano i corsi di formazione
Foto n. 10
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Foto n. 11 - Addetto alla sicurezza del centro di formazione
Successivamente il Team ha incontrato alcuni beneficiari dei corsi, preventivamente
individuati dagli ex mobilizzatori. Ci è stato riferito che è stato molto difficile trovare delle
donne disponibili ad incontrare degli estranei. Alla fine ne hanno trovata una che ha
accettato grazie all’approvazione del cognato, sempre presente durante l’incontro. Il Team
si è recato presso l’abitazione di un uomo che otto anni fa ha accolto in casa sua la cognata,
moglie di suo fratello morto di malattia dopo il rientro da quattro anni di esilio in Pakistan.
La signora Nooria Khadi (patronimico) di 38 anni abita con i suoi quattro figli nel villaggio
di Pushtebag. Il CESVI la selezionò per un corso di tessitura della seta. La signora lavora
in una piccola stanza dell’abitazione del cognato e produce con il telaio donatole dal
CESVI dei veli e manufatti di seta di pregevole fattura che vende sul mercato locale. Il
reddito che percepisce le permette di mantenere i suoi figli e vivere dignitosamente;
probabilmente, grazie anche a questa sua indipendenza economica ha deciso di non
risposarsi. L’opportunità offertale dal CESVI ha rappresentato, come da lei dichiarato, la
sua salvezza senza la quale forse si sarebbe ridotta ad elemosinare per strada, come buona
parte delle donne vedove afghane che non sono istruite e non sanno svolgere attività
artigianali.
Foto n. 12 – Signora Nooria con il telaio donato dal CESVI
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Foto n. 13 - telaio utilizzato per la tessitura della seta
Foto n. 14- fusi utilizzati per la lavorazione
Nooria durante la verifica del Team era accompagnata dal cognato, come vuole la
tradizione afghana, (le donne devono essere accompagnate da un parente maschio durante
le uscite pubbliche), ci ha mostrato i suoi prodotti, che sono di alta qualità e realizzati in
maniera egregia.
Foto n. 15 e 16 - prodotto finito
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Foto n. 16
Foto n. 17 - Albero da gelso (ancora spoglio) le cui foglie nutrono i bachi da seta
Una o due volte a settimana il cognato della donna, si reca a Mazar-I-Sharif per vendere i
prodotti in un mercato della città. La vendita viene effettuata anche nel villaggio di
Pulebaboo e nei villaggi limitrofi.
Una piacevole sorpresa per il team è stato scoprire che la signora non soltanto lavora con
profitto ma ha intenzione di ampliare la propria attività; a tal fine sta formando tre giovani
donne alla tessitura della seta. Il prezzo di vendita dei prodotti non è fisso ma varia in base
alle possibilità economiche dell’acquirente e oscilla per l’equivalente di 2- 4 dollari.
È bene ricordare che nei paesi islamici, i veli e i foulards utilizzati per coprire i capelli e il
viso, sono utilizzati non come accessori ma sono degli indumenti essenziali per le donne
afghane, senza i quali non è possibile uscire di casa, come è possibile verificare dalle foto
seguente scattate a Pulebaboo davanti ad una scuola pubblica femminile.
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Foto n. 18 e 19 - giovani donne all’uscita di scuola con abiti tradizionali
Foto n. 19
In definitiva si può affermare che, nonostante non tutte le beneficiarie abbiano proseguito
l’attività di tessitura o di sericoltura - circa il 40% secondo l’opinione degli ex
mobilizzatori che conoscevano le beneficiarie una ad una - per cause diverse (per esempio
per il trasferimento in altri villaggi, gli impegni famigliari o il divieto del coniuge), i corsi
di formazione del CESVI hanno tenuto conto degli aspetti socio-culturali del luogo,
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consentendo in tal modo alle formate la possibilità di lavorare in un settore artigianale ben
consolidato nella cultura afghana.
Il Team ha visitato poi due falegnamerie gestite da alcuni partecipanti ai corsi. La prima si
trova nell’abitazione di Abdul Hay Abdullah nel villaggio di Nigori, il quale durante gli
anni del conflitto è esiliato in Iran dove è rimasto per otto anni con la madre Mashad e gli
altri cinque tra fratelli e sorelle.
Foto n. 20 - Vista della falegnameria dall’esterno
Foto n. 21 - beneficiario con attestato rilasciato dal CESVI
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Foto n. 22- falegnameria con gli utensili donati dal CESVI
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Il falegname ha mostrato spontaneamente l’attestato di partecipazione ottenuto al termine
del corso al fine palesare la sua gratitudine per l’attività svolta dal CESVI.
Come detto, dopo il lungo esilio in Iran, il ritorno in Afghanistan è stato molto duro anche
se il conflitto era terminato. Infatti precedentemente Adbul Hay lavorava la terra ma la
prolungata siccità ha distrutto i raccolti e costretto molte persone, tra cui tutti i suoi fratelli,
a spostarsi nuovamente, questa volta rimanendo in Afghanistan, verso la città alla ricerca
di un lavoro. Per lui, per buona sorte e soprattutto per volontà e impegno dimostrati, il
corso tenuto dal CESVI gli ha permesso di restare nel suo villaggio avviando un’attività
propria ma soprattutto gli ha premesso di restare vicino all’anziana madre che altrimenti
avrebbe dovuto sopportare l’ulteriore trauma di una nuova migrazione senza una precisa
destinazione.
La seconda falegnameria è gestita da due giovani che, dopo la partecipazione ai corsi del
CESVI, hanno deciso di mettersi insieme e affittare un locale sulla via che collega il
villaggio di Karmalik a Polebaboo.
Foto n. 23 - beneficiari della seconda falegnameria visitata
Foto n. 24 - Insegna della Falegnameria e vista dalla strada
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I due ragazzi, Said Talib e Hamidullah, durante gli anni del conflitto si sono rifugiati
rispettivamente in Iran (il giovane a destra nella foto) per 2 anni mentre l’altro ha trovato
rifugio in Pakistan, dove vi è rimasto per 3 anni.
Grazie al corso svolto dal CESVI, i due ragazzi sono riusciti ad integrarsi facilmente
all’interno di una comunità che non conoscevano in quanto provenienti da un villaggio più
a sud ma che al loro ritorno dall’esilio era ancora sotto il controllo dei talebani e quindi
molto pericoloso per la loro sicurezza a causa dei bombardamenti aerei delle forze militari
internazionali che colpivano anche le case civili occupate dai talebani.
L’attività dei due falegnami è svolta sulla via principale del villaggio di Karmalik, per cui
gli affari sembrano andare bene, tanto da permettergli di acquistare un macchinario
alimentato da corrente elettrica e di avere alle loro dipendenze due giovani apprendisti.
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Foto n. 25 - macchinario elettrico acquistato per l’ampliamento dell’attività
Foto n. 26 - giovani praticanti
Foto n. 27 - beneficiario del corso
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Foto n. 28 - prodotto realizzato
Dopo la visita alle due falegnamerie, il Team è stato invitato dal un rappresentante della
Shura presso la propria abitazione dove sono stati invitati anche i mobilizzatori Naseer
Ahmad, che aveva operato nel distretto di Deh e Ghulam Farooq che aveva operato nel
distretto di Sholgara.
La selezione di costoro nel progetto del CESVI è avvenuta in accordo con le shura dei loro
villaggi. I due mobilizzatori sono rappresentati nella foto seguente (secondo e quarto
partendo da sinistra).
Foto n. 29 - mobilizzatori:
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Le attività dei mobilizzatori, una dozzina di persone in tutto, consisteva nel promuovere le
attività di mobilizzazione nei villaggi (sviluppo delle capacità delle comunità in termini di
identificazione, pianificazione, gestione e monitoraggio dei propri programmi di sviluppo,
secondo la metodologia prevista nel manuale per l’implementazione del NSP – National
Solidarity Program), selezionare e poi gestire i rapporti tra i returnees, residenti, Mullah,
Shura, ONG e Autorità Afghane. Un compito molto delicato e fondamentale per la riuscita
del programma.
Naseer (barba e sciarpa al collo), durante il conflitto, era esiliato in Pakistan. Al suo
rientro, come ha dichiarato, era difficile trovare lavoro. Quando CESVI e la controparte
RASA hanno cominciato ad operare nel distretto di Dedhadi ha colto l’occasione per
presentare la sua candidatura; è stato scelto e questo compito gli ha permesso di integrarsi
rapidamente e di renderlo popolare in tutti i villaggi dove sono state svolte attività di
mobilizzazione.
La storia di Farooq (quarto della foto da sinistra) è diversa; è uno sfollato che è fuggito con
la sua famiglia dalla sua provincia natia Jalalabad (confinante con il Pakistan) durante la
guerra. Farooq si è candidato, ed è stato scelto, per il distretto di Sholgara. In tale distretto,
come già riferito, le attività sono durate meno di un anno e il centro di Qadeem è stato
chiuso per problemi di sicurezza. Il CESVI ha comunque apprezzato l’impegno di Farooq e
lo ha convinto a continuare la collaborazione nel distretto di Dedhadi, anche se questo era
distante dalla sua abitazione. Ora egli è diventato poliziotto e lavora a Mazar e Sharif.
Nel progetto iniziale del CESVI del 2004 si fa cenno ad un programma promosso in
Afghanistan dal Ministero della Ricostruzione e Sviluppo Rurale (Ministry of Rural
Rehabilitation and Development MRRD) denominato “National Development Program”
cofinanziato dalla Banca Mondiale. In realtà tale programma è il più volte citato “National
Solidarity Program” lanciato nel 2003 e quindi nel 2004 si trovava alle sue fasi iniziali.
L’NSP ha avuto uno sviluppo impetuoso. Nel 2010 è stata lanciata la terza fase del
programma, che è ancora in corso; è attivo in tutte le province del Paese e il suo budget
complessivo ha superato il miliardo di dollari. Questo programma riguarda lo sviluppo
rurale attraverso il miglioramento delle condizioni sociali delle comunità e la realizzazione
di infrastrutture (a livello di villaggi o gruppi di villaggi) promossi con la mobilizzazione
delle stesse comunità, denominate CDCs (Community Development Councils) dove sono
rappresentate anche le donne. Questi rappresentanti si identificano nell’organismo della
shura maschile e femminile (a suo tempo le shura erano state costituite dai Talebani sotto
la direzione dei mullah per detenere un controllo capillare del territorio). Questo
programma convive con un altro programma nazionale già citato nell’intervista con il
funzionario del MRRD e denominato AREDP Afghan Rural Enterprise Development
lanciato nel 2010 (con il supporto della Banca Mondiale), che si riprende perché in questo
programma viene sviluppato il concetto dei “saving box” cioè i fondi comuni alimentati in
ogni villaggio dagli abitanti su base volontaria, fondi che si possono chiedere in prestito
per intraprendere attività generatrici di reddito o per far fronte a spese famigliari
impreviste.
In definitiva quindi, il progetto CESVI nella componente delle attività di mobilizzazione
comunitaria ha “incrociato” correttamente questi due programmi ancora attivi e vitali,
facilitando da una parte l’aggregazione delle comunità dei villaggi (nel distretto di Deh) e
quindi attività dei “Facilitating Partner (FP)” (del programma NSP con il quale il progetto
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CESVI si è relazionato) e dall’altra addirittura anticipando il programma AREDP per
quanto riguarda l’istituzione e l’utilizzo dei “saving box”.
Il Team ha chiesto se nei villaggi dove ha operato il CESVI ci siano stati degli interventi
promossi da questi programmi. Per quanto riguarda l’NSP è stato riferito che si sono
recentemente svolti corsi di formazione di lingua inglese e per l’utilizzo di personal
computer mentre nel prossimo futuro sarà realizzato nei villaggi un sistema di
approvvigionamento idrico di acqua potabile che sarà distribuita mediante pompe manuali
(del tipo indicato della seguente foto scattata a Mazar e Sharif) da installare lungo le strade.
Foto n. 30 – pompa per acqua potabile:
Nel distretto di Sholgara è stato realizzato un ponte sul fiume Sholgara che collega le due
sponde e rinforzati i relativi argini. Precedentemente le persone erano costrette ad
attraversare il fiume con delle chiatte o a compiere un lungo tragitto su strade dissestate per
raggiungere un ponte più a valle. Per quanto riguarda infine l’utilizzo dei fondi dei saving
box è stato riferito di richieste di prestito per l’acquisto di due mucche, per la cura di una
malattia, per un matrimonio, per il funerale di un parente del richiedente che è deceduto
lontano dal villaggio e che, prima della morte, aveva espresso la volontà di essere sepolto
nel suo villaggio natale.
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