DIREZIONE SANITARIA
Distretto H3
MANUALE QUALITÀ
Della Direzione del Distretto e
dell’ Ufficio Infermieristico
Sistema di Gestione per la Qualità
VADEMECUM
ad uso degli Operatori Sanitari
DISTRETTO SANITARIO H
INDICE DELLE EDIZIONI.REVISIONI
N°
DATA
1.0
20.03.2013
MQ-RS
Edizione .Revisione 1.0
del 20.03.2013
Pagina 1 di 15
3
DESCRIZIONE
Prima emissione
Paragrafi
variati
Tutti
Prima emissione Rev. 2 del 10.05.2013
Pagine
variate
Tutte
3, 6,9,11
riduzione del rischio in fase preanalitica
riduzione del rischio per operatori e pazienti
A CURA DI :
Resp. CPSE Giancarlo Santantonio
CPSE Franco Vicini
per Rev. 2 del 10.05.2013
Dott. Francesco Silvestro
Firmato in originale
Direttore Sanitario
Distretto H3
Dott. Raffaele Galli
Firmato in originale
5DIIDHOH
*DOOL
)LUPDWRGLJLWDOPHQWHGD5DIIDHOH*DOOL
1RPHGLVWLQWRFQ 5DIIDHOH*DOOL
JQ 5DIIDHOH*DOOLF ,WDO\O ,7R $86/
50+RX $86/50+
H UJDOOL#DVOURPDKLW
0RWLYR6WRDSSURYDQGRLOGRFXPHQWR
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1
FIRMA
Ufficio Infermieristico
Pag.
FUNZIONE
DOCUMENTO DI PROPRIETA’ Distretto Sanitario H3 – RIPRODUZIONE VIETATA
manuale_qualità_
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INTRODUZIONE
Dati attendibili attestano come la grande maggioranza degli errori in medicina di laboratorio si concentri
in attività che precedono ( fase preanalitica ) o seguono (fase post analitica ) l’analisi dei campioni. in
particolare, una percentuale variabile dal 60 al 70% degli errori si concentra nella fase preanalitica,
soprattutto nelle attività in cui la componente umana è ancora determinante. In questo ambito il prelievo
ematico rappresenta la fase più critica di tutto il processo, come confermato dalla prevalenza delle non
idoneità riscontrabili(errori identificativi, campioni emolisati, insufficienti, coagulati, non idonei per tipo
o quantità ) in considerazione di ciò l’ufficio infermieristico ha elaborato la procedura in collaborazione
con la Direzione Sanitaria del Distretto che ne ha ravvisato la necessita di emanazione di una procedura
per il prelievo venoso e raccolta campioni
Campo di applicazione
Destinatari
Riferimenti bibliografici
2
Obiettivo
La presente procedura descrive la corretta gestione del prelievo
venoso, raccolta urine, feci ed esecuzione tampone orofaringeo
• uniformare il comportamento degli operatori sanitari
mettendo a disposizione conoscenze teoriche e modalità
esecutive nelle varie fasi del servizio centro prelievi
• garantire l’utilizzo di strumenti e dispositivi in condizione
di sicurezza per l’utente e l’operatore
• Attuazione di procedure appropriate per quanto possibile
standardizzate per la raccolta, etichettatura delle provette
ed invio di campioni idonei agli esami da effettuare
Centri prelievi Distretto H-3
Medici, CPS Infermieri. Studenti C.d.L. in infermieristica (tirocinio
clinico), OSS.
1. Programma nazionale per le linee guida come produrre,
diffondere e aggiornare raccomandazioni per la pratica
clinica. manuale metodologico. Istituto Superiore di
Sanità, maggio 2002. http:/pnlg.it/doc/manuale
PNLG.pdf.
2. Gruppo di studio intersocietario SIBioC-SIMeL-CISMEL
sulla variabilità extra analitica del dato di laboratorioDocumenti biochimica clinica, 2008, vol.32 n 6
3. Clinical and Laboratory Standards Institute. procedures
for the collection of diagnostic blood specimens by
venipuncture. Approved Standard, H3-a6 ed Wayne, PA:
clsi,2007
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Oggetto
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Formazione dell’operatore
Introdurre corsi di formazione, basati su didattica frontale, tutoraggio e pratica
(esecuzione di un numero minimo di prelievi ) per tutti i professionisti abilitati
al prelievo ematico(informazioni di base sulle modalità idonee per la raccolta di
campioni biologici, sulla loro gestione e conservazione)
Dispositivi per il prelievo ematico
Utilizzare dispositivi che prevedono l’integrazione di aghi monouso, sistemi di
supporto (holder o camicie ) e provette primarie sottovuoto (“vacuum”)
le siringhe rappresentano una possibile alternativa qualora :
 in situazioni d’emergenza, non sia possibile reperire dispositivi di cui
sopra
 particolari situazioni anatomiche e/o fisiche che
rendono impossibile o sconsigliabile utilizzare i dispositivi di cui sopra.( vene
facilmente collassabili quando sottoposte alla pressione negativa del vuoto
presente nel tubo primario)
Utilizzare dispositivi monouso che prevedono l’eliminazione di tutte le parti a diretto
contatto con il sangue dell’utente.
Utilizzare sistemi che non consentono di rincappucciare aghi e ogni altro possibile oggetto tagliente
utilizzato nel corso del prelievo
Se non utilizzabile ago tradizionale preferire “butterfly” di calibro 20 o 21 G
Riservare l’utilizzo “butterfly” 23 G a situazioni specifiche quali:
-
fragili , e/o su soggetti sottoposti a frequenti prelievi
espressa richiesta da parte dell’utente
Vanno utilizzati tassativamente aghi tradizionali in corso di particolari
indagini ( ad ex. Aggregazione piastrinica)
Riservare le ago cannule ai soli prelievi per “curve” ematiche.
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vene difficilmente accessibili per sede o calibro, e /o particolarmente
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Norme relative all’utente
Identificare correttamente l’utente
Controllo della tessera sanitaria o altro documento, documentazione verbale dell’identità da parte
dell’utente, verifica del nome sulla prescrizione
Utilizzare un solo set di provette destinate ad un solo utente per volta
Prelevare sempre e solo un utente alla volta
Accertarsi delle condizioni fisiche
dell’utente, ottenendo informazioni relativi al digiuno e sulla
condizione emotiva contingente, qualora non sia in condizioni idonee al prelievo, questo deve essere
differito in altra data.
Controllare la prescrizione, verificando che il numero
ed il tipo di esami coincidano con quelli accettati
Siti preferenziali di prelievo
(in ordine
decrescente ): vene centrali dell’avambraccio(cubitale
e cefalica), vena basilica, vena dorso del braccio, vena
del polso e della mano. Le vene dei piedi
rappresentano l’ultima risorsa.
Sono da evitare:
-ampie cicatrici a seguito di ustioni o chirurgia,
braccio omologo ad esito di mastectomia, siti contigui
ad ematomi .trombi o edemi
Per favorire il rigonfiamento della vena è possibile :
-
riscaldare brevemente il sito di prelievo con acqua calda
massaggiare il sito in senso opposto al flusso venoso
Non è opportuno percuotere il sito
Anche se il prelievo andrebbe idealmente portato a termine senza
stasi venosa, l’applicazione del laccio emostatico rappresenta
prassi consolidata per favorire l’identificazione del sito più idoneo
ed evitare il collasso del vaso durante la procedura. Esistono
tuttavia evidenze che la misurazione di alcuni parametri (albumina,
elettroliti,
ematocrito,
tempo
di
protrombina,
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D-
dimero
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-
riscaldare brevemente il sito di prelievo con un panno caldo
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-
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,fibrinogeno )
può essere influenzata da entità (pressione esercitata dal laccio ) e durata (tempo di applicazione del
laccio )
Posizionare il laccio circa 10 cm al di sopra del sito prescelto,
utilizzare una pressione sufficiente a generare stasi venosa
ma non a causare dolore, fastidio o ostacolare la circolazione
arteriosa ( il polso arterioso deve essere palpabile) non
mantenere il laccio in sede per più di un minuto, quando è
necessario più tempo per identificare la vena idonea o
terminare il prelievo, il laccio può essere rilasciato e
riapplicato.
L’uso del laccio è comunque da evitare
nel prelievo per la determinazione del pH venoso
Prima di procedere al prelievo è necessario
detergere
accuratamente
la
cute
utilizzando
preferibilmente un batuffolo di ovatta imbevuta di alcool isopropilico al
70% o qualsiasi altro prodotto idoneo alla scopo, procedendo sempre
nello stesso verso (onde evitare di render vana la detersione )
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Vedi Manuale V. 2.0. Procedure Trasporto Campioni Biologici per tipologia contenitori
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Norme relative al campionamento
Indossare i guanti durante il prelievo.
Utilizzare tubi primari con etichette che indichino il tipo di provetta necessaria ed il volume di campione
richiesto.
Etichettare le provette prima del prelievo, mai dopo.
Seguire una sequenza specifica per la raccolta delle provette (“order of draw” )
Qualora sia richiesto il prelevamento di una sola provetta destinata ad esami di coagulazione e/o
emocromo, è necessario raccogliere ed eliminare una provetta precedente qualora si facesse ricorso al
“butterfly”
Procedure per il prelievo venoso
Per quanto riguarda la procedura dell’inserimento dell’ago in vena, non è possibile formulare
raccomandazioni specifiche, poiché ogni prelevatore deve sviluppare una prassi individuale consona e
familiare, finalizzata all’espletamento della procedura nel
miglior modo possibile
Nella malaugurata circostanza in cui il prelievo fallisca, si
raccomanda di evitare d’accanirsi con l’ago all’interno del
sito di prelievo
I caso di fallimento al primo tentativo :
- avanzare o arretrare cautamente l’ago
- sostituire la provetta
- se l’esito è ancora negativo estrarre l’ago e ritentare
- dopo due tentativi falliti, trasferire ( se possibile ) ad un collega
Verificare che la quantità di sangue aspirato sia idonea
Agitare delicatamente 4 - 5 volte le provette contenenti anticoagulante
Non aprire mai le provette sottovuoto né trasferire sangue da una
provetta all’altra
In caso di errori verificare la necessità di raccogliere altri campioni o
contattare il laboratorio analisi per possibili soluzioni
all’utente di operare una pressione moderata sullo stesso, mantenendo il braccio disteso.
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immediatamente un batuffolo di ovatta sul sito di prelievo, chiedendo
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Rilasciare il laccio prima di estrarre l’ago dalla vena, posizionare
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Norme da eseguire al termine del prelievo
Verificare lo stato di salute dell’utente (segni di malessere o
collasso ) e l’insorgenza di eventuali complicazioni ( soprattutto
ematomi) es. per abiti troppo stretti
Eliminare il materiale contaminato in appositi contenitori di
sicurezza idonei per il riconoscimento del tipo di materiale
Non rincappucciare, spezzare o frantumare l’ago utilizzato
Altre norme generali
Poiché il prelievo ematico per quanto banale, rappresenta pur sempre una procedura invasiva, il
prelevatore deve sempre mantenere un comportamento consono alla situazione ed osservare sempre un
atteggiamento di disponibilità e cortesia
Procedure per raccolta esami delle urine
Dal protocollo della Medicina di Laboratorio V. 2.0 del marzo 2013 si riporta quanto segue :
•
•
Urinocoltura
Trasferimento delle urine, dal contenitore consegnato dall’utente, nella idonea provetta
vacutainer di trasporto, disponibile presso tutti i centri prelievi o da richiedere in Farmacia e
contraddistinta dal tappo di gomma verde con dicitura “urine colture”
Raccolta urine delle 24/h per esami routinari
Trasferimento delle urine, dal contenitore consegnato dall’utente, nella
idonea provetta vacutainer di trasporto, disponibile presso tutti i centri
prelievi o da richiedere in Farmacia e contraddistinta dal tappo di
gomma giallo con annotata quantità emessa nelle 24/h
Raccolta urine delle 24/h per esami batteriologici
La raccolta dovrà essere effettuata dal paziente in apposito contenitore
graduato, lo stesso sarà inviato al laboratorio analisi di riferimento dopo
opportuna identificazione
Le provette vanno identificate apponendovi le etichette stampate tramite il Sw di gestione del
Laboratorio ( nome cognome del paziente, numero e data di accettazione, tipo di esame da
effettuare).
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•
Esame chimico-fisico delle urine
Trasferimento delle urine, dall’apposito contenitore consegnato dall’utente, nella idonea provetta
vacutainer di trasporto ,disponibile presso tutti i centri prelievi o da richiedere alla farmacia e
contraddistinta dal tappo di gomma giallo
Pag.
•
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Norme da eseguire al termine della raccolta della urine
Eliminare le urine residue nella vuota ed i recipienti vuoti negli appositi contenitori
Istruzioni per un corretto uso dei Dispositivi di protezione individuale (DPI)
Le presenti istruzione operative definiscono i DPI ed uso ottimale nelle diverse situazioni nella gestione
del centro prelievi, debbono essere osservate da tutti gli operatori sanitari e socio sanitari assegnati al
centro prelievi, che possano avere contatto con materiale biologico
Tipi di DPI e zone da proteggere
Dispositivo
Guanti
Apparato Respiratorio
Occhiali
Maschere con visiera,
Mascherine naso bocca
8
Occhi
Modalità e manovra
Prelievo ematico
Raccolta campioni urine- feci
Esecuzione
tampone
Orofaringeo
Esecuzione
tampone
Orofaringeo
Raccolta campione urine-feci
Esecuzione
tampone
Orofaringeo
Raccolta campione urine- feci
Pag.
Zona da proteggere
Mani
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Guanti
2.2.8 Norme tecniche EN 420
EN 388
EN 374 /1
EN 374 /2
EN 374 /3
EN 407
EN 421
EN 511
EN 455/1
EN 455/2
EN 1082–1
UNI-EN 60903
Norma generale: taglie, pittogrammi etc.
Guanti di protezione contro i rischi meccanici
Guanti di protezione contro prodotti chimici e
microrganismi: Terminologia e requisiti
prestazionali
Guanti di protezione contro prodotti chimici e
microrganismi: Determinazione della resistenza
alla penetrazione
Guanti di protezione contro prodotti chimici e microrganismi:
Determinazione della resistenza alla permeazione
Guanti di protezione contro il calore o il fuoco
Guanti per radiazioni ionizzanti
Guanti di protezione contro il freddo
Guanti per ambienti sanitari: utilizzati per la
protezione dalla contaminazione incrociata
dell’utilizzatore e del paziente
Guanti per ambienti sanitari: fornisce le
definizioni dei vari tipi di guanti e le taglie e la
resistenza prima e dopo l’invecchiamento
Guanti e proteggi-braccia di maglia metallica
Guanti elettricamente isolanti
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Pag.
a) usare guanti sterili per le procedure che determinano il contatto con aree del corpo normalmente
sterili;
b) usare guanti da esplorazione per le procedure che determinano il contatto con mucose,
escrezioni, secrezioni, sangue e altri liquidi corporei, e per altre procedure diagnostiche e
assistenziali che non richiedono l’uso di guanti sterili;
b) Possibilmente cambiare i guanti dopo il contatto con il paziente ed eliminarli nei contenitori per
rifiuti speciali; se contaminati con materiale biologico il cambio è tassativo.
9
L’uso dei guanti è importante in quanto riduce il rischio di trasmissione dell’infezione da un soggetto
all’altro e da oggetti e strumenti contaminati alle persone. I guanti non sostituiscono la necessità di
lavarsi le mani, in quanto possono presentare dei microfori, oppure perché le mani si possono
contaminare durante la rimozione dei guanti stessi. Il principio che deve guidare la scelta e l’impiego dei
guanti deve essere l’appropriatezza dei guanti all’uso per il quale sono stati costruiti, con le seguenti
indicazioni generali:
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c) non lavare o disinfettare i guanti chirurgici o i guanti da esplorazione per il riuso; usare guanti per
uso domestico per procedure come la pulizia dello strumentario o degli ambienti. I guanti
utilizzati per tali scopi possono essere decontaminati e riutilizzati, separatamente per usi puliti e
sporchi, ma debbono essere eliminati se sono lesionati o se hanno riportato punture o altri segni
di
deterioramento.
In ogni caso con i guanti utilizzati per l’assistenza non vanno toccate superfici come porte e
telefoni, ma è necessario rimuoverli prima oppure usare, ad esempio, i gomiti per aprire le porte.
Indicazioni generali per l'uso di guanti medicali:
•
•
•
•
•
Avere le mani pulite
o per prevenire la trasmissione di infezioni: i guanti non rappresentano
una barriera assoluta; in caso di rottura o microforatura la flora
cutanea (residente e transitoria) presente sulle mani potrebbe
contaminare il paziente o gli oggetti (ferri, sonde, cateteri,...) che si
stanno manipolando
o per non contaminare il contenitore da cui i guanti sono prelevati
Tenere le unghie corte
o per evitare sollecitazioni eccessive sulla punta delle dita dei guanti e
conseguenti lesioni
Non indossare anelli e braccialetti in quanto non consentono una buona
igiene delle mani e potrebbero lesionare i guanti
Evitare che le maniche della divisa vengano a contatto con i guanti. Se
necessaria una protezione per braccia e corpo, usare camici monouso (o
riutilizzabili con capacità di barriera) a manica lunga
Evitare l'applicazione di creme prima di indossare i guanti in quanto alcune
creme possono interferire con la permeabilità del guanto e la calzata del
guanto può risultare ostacolata
Procedura di utilizzo
evitandone l'eccessivo stiramento
tirandoli alla base delle dita per calzarli
verificando che non siano troppo stretti o eccessivamente larghi sui
polpastrelli o sul palmo della mano
Sostituire i guanti:
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•
•
•
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Indossare i guanti:
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•
•
•
•
•
•
•
•
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tra diversi tipi di procedure sullo stesso paziente se rimangono a lungo a
contatto con sangue o altri liquidi organici
in caso di contatto con sostanze chimiche in grado di danneggiarli
con cadenza regolare in caso di intervento chirurgico prolungato (verificare
il tempo di permeazione con il fornitore)
se occorre una pausa durante le manovre asettiche
se c'è un prolungato contatto con sudore o altri liquidi organici
possibilmente tra un paziente e l'altro ; se contaminati con materiale biologico il
cambio è tassativo.
quando presentano lacerazioni, fori, danneggiamenti
dopo ogni procedura in cui può aver avuto luogo una contaminazione
Rimozione:
•
•
•
•
Dopo l'uso:
•
•
•
rimuovere un guanto partendo dal polsino
tenerlo nella mano rimasta guantata
con la mano libera rimuovere il secondo
guanto prendendolo dall'interno
infilare il primo guanto all'interno del secondo
smaltire i guanti nel contenitore dei rifiuti pericolosi
non riutilizzarli e non lavarli
lavarsi le mani
Per maggiori specifiche vedi Manuale DPI Distretto Sanitario H3
Mascherine e protezioni respiratorie
Tipo di protezione
Filtrante FFP2
Filtrante FFP3
Intervento chirurgico, manovre
odontoiatriche
Assistenza a pazienti con
infezione trasmessa per via
aerea
Assistenza a pazienti con SARS
Assistenza a pazienti con
infezione trasmessa per via
aerea, durante esecuzione di
broncoscopie, induzione
dell'espettorazione,
manipolazione intenzionale di
agenti biologici di gruppo 3 e
4 in laboratorio
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Mascherine in TNT a 4
strati
Manovre invasive, paziente in
isolamento da droplet
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Mascherine in TNT a 3 strati
Impiego
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Sono indicate per prevenire l’inalazione e la trasmissione di droplets (goccioline), che generalmente si
diffondono a breve distanza (inferiore a un metro), e di nuclei di goccioline e nuclei evaporati, che invece
restano sospesi nell’aria e possono percorrere distanze maggiori. Le mascherine contribuiscono inoltre a
scoraggiare chi le indossa a toccarsi naso e bocca.
Se l’infezione è trasmessa tramite goccioline, la mascherina deve essere indossata da tutti coloro che si
avvicinano molto al paziente. Per le malattie trasmesse attraverso nuclei di goccioline, l’uso della
maschera è raccomandato per tutti coloro che entrano nella camera; in questo caso le comuni
mascherine chirurgiche potrebbero essere poco efficaci per prevenire l’inalazione di nuclei di goccioline,
per cui è indicato l’impiego di protezioni respiratorie particolari (respiratori o filtranti facciali). Le
mascherine devono essere usate una sola volta, e poi eliminate nei rifiuti speciali.
Per maggiori specifiche vedi Manuale DPI Distretto Sanitario H3
Occhiali con o senza schermi laterali
Occhiali a visiera/maschere
Schermi facciali (incorporano generalmente fascia girotesta, protezione anteriore, elmetto, cappuccio di
protezione o altro dispositivo di supporto adeguato)
Schermi a mano per la saldatura (dispositivo a mano che protegge gli occhi, il viso e il collo).
Elmetto per la saldatura (dispositivo indossato sulla testa, che protegge gli occhi, il viso, il collo e la parte
superiore della testa completamente o in parte)
di Scarso
Scarso
Buono o molto Buono
buono
per Molto buono
Buono
Accettabilità
l'utente
Uso continuativo
Molto buono
Molto buono
Scarso
Discreto
Scarso
Discreto
Schermi facciali
Eccellente
Buono
o
Eccellente
Discreto
Buono per brevi
periodi
Discreto
Discreto
Note sulla protezione da rischio chimico
La protezione degli occhi deve essere scelta in base allo stato fisico, alle operazioni e al livello di tossicità
dei prodotti in uso:
• Occhiali di sicurezza con schermi laterali sono richiesti per chiunque operi in laboratorio
• Gli occhiali di sicurezza proteggono gli occhi dai materiali solidi (schegge) ma sono meno efficaci nel
proteggere dagli schizzi
• Le maschere si utilizzano quando è possibile che ci siano schizzi o se si è costretti a portare occhiali
da vista. Devono avere aperture per evitare l'appannamento.
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Protezione
collo e faccia
Indossabilità
Livello di protezione
Occhiali con schermi
Maschere
Buono
Buono
Eccellente
Scarso
Buono
Eccellente
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Occhiali
Schizzi frontali
Schizzi laterali
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• Schermi facciali o maschere protettive sono richiesti quando si versa o si travasano materiali
corrosivi o liquidi pericolosi soprattutto se in grande quantità. Gli schermi non sono un sostituto
dei protettori oculari, si devono usare entrambe le protezioni.
• Chi indossa lenti a contatto deve essere informato dei particolari rischi che comportano (ad es.
assorbimento di agenti chimici dall’aria), soprattutto se del tipo gas permeabile. Gas e vapori
possono condensarsi tra lente e occhio causando danni permanenti all'occhio stesso. Schizzi che
arrivassero dietro la lente sarebbero difficili da rimuovere con i lavaggi oculari. Inoltre, alcuni tipi
di solventi “sciolgono” le lenti polimeriche.
• Prima di indossare occhiali e schermi essi devono essere ispezionati per evidenziare eventuali
danni o deterioramenti.
Per maggiori specifiche vedi Manuale DPI Distretto Sanitario H3
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Conferimento dei Campioni biologici
Pag.
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Tratto dal Manuale V. 2.0. Procedure Trasporto Campioni Biologici
cui si fa riferimento integralmente per la presente sezione
DOCUMENTO DI PROPRIETA’ Distretto Sanitario H3 – RIPRODUZIONE VIETATA
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Manuale Prelievo Biologico