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Introduzione
Il dato oggettivo è che, purtroppo, le attività dirette ed indirette sull’ambiente, ad opera dell’uomo,
stanno causando, negli ultimi decenni, la scomparsa di numerose specie animali e vegetali anche in
antitesi con il quadro normativo nazionale.
In particolare, nel caso degli ambienti d’acqua dolce i prelievi idrici eccessivi, le opere di
regolarizzazione degli alvei, la costruzione di sbarramenti trasversali e l’inquinamento in forma diffusa e
puntiforme rappresentano le principali cause di perdita di variabilità biologica e di specie endemiche.
Parlare di conservazione della biodiversità non significa salvare il delfino o la tartaruga marina perché
sono “animali belli” , animali che fanno notizia ed impressione positiva sull’opinione pubblica, ma gestire
e conservare la funzionalità degli habitat naturali a cui sono associate specie animali e vegetali
caratteristiche.
Aspetti geologici delle risorgive e distribuzione
Con il termine di risorgive si indicano gli affioramenti di acque sotterranee come conseguenza della
variabilità di permeabilità dei sedimenti. Le acque di falda che circolano nei sedimenti grossolani (ghiaie)
affiorano nel momento in cui incontrano sedimenti impermeabili a granulometria fine (sabbie ed
argille). Ciò accade frequentemente nelle zone definite di “alta e media pianura” in cui i depositi
alluvionali grossolani permeabili all’acqua incontrano i terreni a granulometria fine delle zone
pianeggianti.
La fascia delle risorgive si estende infatti
con decorso pressoché continuo ai piedi
delle Alpi ed ha un’ampiezza variabile da
pochi km. fino ad oltre 50. Ad est si origina
presso le foci del fiume Isonzo per poi
risalire lungo la pianura friulana fino alla
zona di Codroipo, passa nelle vicinanze di
Pordenone e prosegue verso Vicenza. La
linea è spezzata in corrispondenza dei
Monti Lessini.
Il fenomeno di risorgenza delle acque ricompare a sud di Verona in destra idrografica del Fiume Adige;
superato il Fiume Mincio, la linea risale fino a sfiorare Brescia per poi seguire l’isoipsa dei 200 m.s.l.m.
fino a raggiungere Novara e risalire verso Borgomanero. È qui, fra Sesia e Ticino che la fascia è più
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ampia fino a 50 km ed oltre. La linea ridiscende verso il vercellese, sfiora il Po e risale verso Torino. Da
questo punto in poi la linea prosegue verso Cuneo con andamento sempre più frammentato.
Nella fascia pedeappenninica le risorgive compaiono sporadicamente ad ovest vicino al Fiume Po, a
nord di Voghera, presso Piacenza, Parma, Modena e Bologna. Le ultime sorgenti si trovano ad est nei
pressi di Rimini.
Morfologia delle risorgive
In base alla loro origine si possono distinguere due tipi di risorgenza: di sbarramento e di affioramento
(Baraldi e Pellegrini, 1978).
Le prime sono generate dalla risalita delle acque dovuta alla graduale diminuzione di permeabilità dei
sedimenti passando da quelli più grossolani caratteristici del settore di alta pianura a quelli più fini e
sempre meno permeabili della bassa pianura. È questo il caso dei corsi d’acqua di cui andremo a parlare.
Le seconde si devono all’intersezione della falda acquifera con la superficie topografica e sono
solitamente localizzate alla base dei terrazzi fluviali.
Spesso i termini risorgive e fontanili vengono erroneamente associati, poichè pur indicando tipologie
ambientali simili hanno diversa origine. Nello specifico; la risorgiva è un fenomeno naturale di
affioramento degli acquiferi profondi mentre il fontanile è il risultato di un intervento antropico di
scavo o perforazione che ha portato alla luce la falda.
Le risorgive solitamente
presentano una testa
(chiamata polla) ed un asta
di deflusso. La testa, dalla
quale proviene
l’alimentazione sotterranea,
ha forma generalmente
rotondeggiante ed
irregolare.
Verso valle la testa della
risorgiva si restringe e
forma l’asta che rappresenta
il vero e proprio decorso.
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Caratteristiche fisico-chimiche delle acque di risorgiva
Le risorgive traggono origine in pianura
dall’emersione di acquiferi sotterranei e
sono caratterizzate dall’avere condizioni
stabili sia di portata che di temperatura, in
genere quest’ultima compresa fra ì 12-13
ed i 16-18 gradi sia in inverno che in
estate.
Sono quindi acque fresche ma non fredde,
tipiche di ambienti submontani ed a
debole scorrimento, tipiche di ambienti
planiziali.
Sono in sostanza acque con caratteristiche fisico –chimiche adatte allo sviluppo dei salmonidi
localizzate in pianura, nelle quali risultano assenti le turbolenze ed i fondali sono costituiti da
sedimento fine.
L’alveo è interessato da uno sviluppo notevole delle macrofite acquatiche fra le quali le più
rappresentative sono: Potamogeton natans, Potamogeton crispus, Lemna minor, Phragmites australis, Typha latifolia,
Carex spp., Poligonum spp., Mentha acquatica ed Epilobium spp.
Un simile ambiente permette l’instaurarsi di reti trofiche complesse con un numero elevato di unità
sistematiche relative ai macroinvertebrati bentonici.
La specie ittica tipica della zona delle risorgive è la
spinarello, un piccolo pesce che richiede acque fresche,
trasparenti ed ossigenate ma a ridotta velocità di
corrente. È inoltre indispensabile al completamento del
ciclo biologico della specie la presenza di macrofite
sommerse che vengono utilizzate sia come rifugio sia
come materiale per la costruzione del nido. Altre specie
tipiche di queste acque sono il luccio, la tinca, il ghiozzo
padano ed il panzarolo, ma, molto probabilmente,
Spinarello (Gasterosteus aculeatus)
in origine, nelle risorgenze oggetto di studio,
l’unica specie naturale di accompagnamento allo spinarello era l’anguilla,
ancora presente se pur sporadica.
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Morfologia, ecologia e biologia riproduttiva dello spinarello
Lo spinarello è un piccolo pesce dal muso corto ed
appuntito con la bocca che si apre in posizione
mediana. Il corpo dal profilo sub-ovale è compresso
in senso laterale ed il peduncolo caudale è molto
sottile. La pinna dorsale è molto arretrata, preceduta
da tre spine debolmente dentellate e seguite da una
membrana di forma triangolare. Le pinne pettorali
sono discretamente sviluppate, mentre le ventrali
sono provviste di una robusta spina. La pinna anale è
arretrata, preceduta da una corta spina; la caudale, di ridotte dimensioni, ha il margine posteriore quasi
rettilineo.
Lo spinarello, piccolo pesce appartenente alla famiglia dei Gasterosteidi, originariamente molto diffuso
nella Regione Padana, ha subito in questi ultimi decenni una notevole restrizione dell’areale. La causa
principale di questa rarefazione è sicuramente imputabile al degrado ed alla scomparsa delle risorgive di
pianura a cui lo spinarello è, per caratteristiche bio-ecologiche, fortemente correlato.
Lo spinarello, al proposito, pur essendo specie euriterma ed ampiamente eurialina è esigente circa altri
parametri ambientali presenti in forma sinergica solo nei piccoli fontanili del piano: necessita di acque
con corrente moderata (non è un buon nuotatore ma bensì uno “scattista” sulle brevissime distanze),
limpide (caccia le sue prede utilizzando esclusivamente la vista), ben ossigenate e ricche di vegetazione.
La dieta è costituita da crostacei, anellidi, larve e pupe d’insetti acquatici, piccoli pesci.
Nel periodo riproduttivo, coincidente con la fine
dell’inverno (marzo-aprile), è facile distinguere le
femmine dai maschi sessualmente maturi: questi
ultimi infatti assumono la caratteristica “livrea nuziale”
con il ventre di color rosso intenso e gli occhi che
riflettono tonalità blu elettrico.
Esemplare maschio di circa 2 anni in
“livrea nuziale” impegnato nella costruzione
del nido (foto di G. Busignani)
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In questo periodo il maschio
costruisce un piccolo nido con
materiali vegetali che poi salda con una
particolare sostanza secreta dai reni ed
emessa dall’orifizio uro-genitale.
Ogni maschio corteggia le femmine
che si avvicinano al proprio territorio,
producendosi in un caratteristico
nuoto a zig-zag e dopo averle
“conquistate”, le sospinge, con leggeri
colpi di muso, nel nido. Dopo la
deposizione, le uova vengono
immediatamente fecondate e la
femmina “scacciata” dal nido. Ogni
maschio può ricevere e fecondare
diverse deposizioni mentre le femmine
sono in grado di deporre fino a 15
volte nell’arco di una sola stagione
riproduttiva. Le uova vengono
sorvegliate e ventilate dal maschio con
il movimento delle pinne pettorali.
Dopo la schiusa, i piccoli vengono sorvegliati dal padre ancora per alcuni giorni prima di disperdersi
liberamente.
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Area di indagine
L’area interessata dalla emersione
spontanea delle falde si trova
immediatamente al di fuori della città
di Rimini. Presenta uno sviluppo di
circa 6 km. ed è delimitata ad ovest
dal Fiume Marecchia, ad est dal
Torrente Ausa ed a sud dai rilievi che
precedono la Repubblica di San
Marino.
Il reticolo idrografico si presenta molto
complesso a causa dello sfruttamento
antropico
collegamento
che
delle
ha
comportato
sorgenti
il
attraverso
innumerevoli fossati di scolo. I fossi tuttora
svolgono sia la funzione di fornire acqua
alle colture sia di smaltire le acque
meteoriche
in
eccesso,
impedendo
l’allagamento delle campagne. Tuttavia,
anche in base alla presenza delle biocenosi
acquatiche tipiche, è possibile distinguere 3
corpi idrici di interesse naturalistico: la Fossa delle Grazie, la Fossa Padulli e la Fossa Calastra. Singolare
appare la posizione della Risorgenza delle Grazie in quanto trova sviluppo in prossimità del tracciato
autostradale. È opportuno a questo punto ricordare come, da tempo, sia in progetto l’allargamento della
carreggiata da 2 a 3 corsie proprio nel tratto interessato dalle emergenze delle acque di falda. Inoltre, fra
il tracciato autostradale e la statale adriatica, in destra idrografica alla Fossa Padulli, era presente un
ulteriore risorgenza che è stata completamente “interrata” dal proprietario del terreno. A terra, dove
prima era ubicata la polla sorgiva, è visibile attualmente, il pozzo di captazione di proprietà
dell’acquedotto di Rimini.
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Scopi della ricerca
L’attività di rilevazione dati è stata suddivisa in due momenti temporali differenti:
Nella prima fase (luglio/agosto) è stato possibile monitorare in presenza di ambienti acquatici che si
stavano rinaturalizzando spontaneamente dopo gli ordinari interventi annuali di manutenzione idraulica
e devegetazione delle sponde.
Lo scopo è stato quello di individuare le residue popolazioni di spinarello e studiarne distribuzione e
struttura di popolazione.
La seconda fase (settembre/novembre) invece, è incominciata qualche giorno dopo la conclusione
degli interventi di ripristino idraulico, effettuate con regolarità dal Consorzio di Bonifica competente
per zona.
I tratti con presenza dello spinarello, individuati in precedenza, sono stati rivisitati per valutare in
maniera oggettiva quale fosse l’impatto delle opere di ripristino delle sezioni fluviali sulla specie.
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Materiali e metodi
I campionamenti ittiofaunistici sono stati condotti su stazioni di monitoraggio (tratti di corso d’acqua)
scelte preliminarmente sulla base dei seguenti fattori:
•
Esistenza di informazioni pregresse circa la presenza dello spinarello
•
Rappresentatività del tratto rispetto al corso d’acqua di riferimento
•
Presenza di tratti in buone condizioni ambientali
Ad ogni stazione di monitoraggio è stato infine assegnato un codice composto dal nome del corso
d’acqua campionato a cui è stata associata una numerazione crescente da monte a valle.
I campionamenti sono stati eseguiti, utilizzando le tecniche dell’elettropesca, nel corso dell’anno 2006 e
nel complesso sono stati esaminati, almeno una volta, 11 siti; di questi, 7 sono stati monitorati per due
volte e 3 per tre volte con cadenza temporale costante. Gli operatori impiegati sono stati due-cinque
per ogni uscita.
Al termine di ciascun campionamento è stata compilata una
scheda, composta di tre parti: la prima indicante
informazioni sull’ubicazione della stazione di
campionamento (nome del corso d’acqua, comune, località,
data, codice della stazione, grado di antropizzazione del
territorio), la seconda relativa ad alcuni parametri di
interesse idrobiologico e la terza relativa ai dati
sull’ittiofauna.
L’attività di campo ha previsto inoltre il rilevamento
della temperatura e del tasso di ossigeno disciolto sia in
% di saturazione che in mg/l. attraverso l’impiego di
uno specifico ossimetro HANNA Instruments 9143
con compensazione automatica per altitudine e salinità.
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I parametri fisici di interesse idrobiologico presi in considerazione sono stati:
Altezza sul livello del mare (m.s.l.m.): è stata desunta da apposito altimetro.
Stato di morbida o di magra: è definita in rapporto alle condizioni di piovosità stagionale.
Larghezza media dell’alveo bagnato (m) rappresentativa del tratto esaminato.
Lunghezza totale del tratto campionato espressa in metri.
% di pools ( buche): percentuale dell’area campionata in cui sono presenti buche.
% di riffles (raschi): percentuale dell’area campionata in cui sono presenti increspature e turbolenze.
% di runs ( correnti): percentuale dell’area campionata con profondità e velocità di corrente costante
% di massi: percentuale del fondo coperto da materiale con diametro superiore a 350 mm.
% di sassi: percentuale del fondo coperto da materiale con diametro compreso fra 100 e 350mm.
% di ciottoli: percentuale del fondo coperto da materiale con diametro compreso fra 35 e 100 mm.
% di ghiaia: percentuale del fondo coperto da materiale con diametro compreso fra 2 e 32 mm.
% di sabbia: percentuale del fondo coperto da materiale con diametro inferiore a 2 mm.
% di fango: percentuale del fondo coperto da materiale con diametro inferiore a 0.0039mm.
copertura vegetale delle sponde: valutazione soggettiva riguardo l’integrità della vegetazione riparia.
vegetazione acquatica: valutazione soggettiva riguardo l’entità della copertura vegetale del fondo.
presenza di rifugi: valutazione soggettiva attraverso punteggio da 1 a 5 riguardo la disponibilità di rifugi
a disposizione dell’ittiofauna (1= assenti 2=scarsi 3=presenti 4=abbondanti 5=molto abbondanti).
uso del territorio: indica il grado di antropizzazione espresso dal territorio circostante il corso d’acqua.
antropizzazione (0-5): indica l’impatto antropico sul corso d’acqua sia per quanto riguarda gli scarichi
sia per le modificazioni strutturali (briglie, arginature, taglio di vegetazione di sponda ecc.). Il valore
aumenta con l’aumentare dell’alterazione di origine antropica.
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Operazioni di campo
Le specie ittiche sono state campionate attraverso
pesca elettrica, utilizzando lo storditore elettrico ELT
725 spallabile e con potenza massima fino a 650 volt.
L’analisi è stata di tipo quantitativo nella quasi totalità
dei casi poiché si è operato mediante passaggi ripetuti
in settori dei corsi d’acqua preventivamente delimitati
(Moran, 1951; Zippin, 1956 e 1958; Seber e Le Cren,
1967).
Alla conclusione delle operazioni di campionamento gli esemplari catturati sono stati narcotizzati con
2-fenossietanolo e quindi per ogni individuo sono stati rilevati i seguenti parametri biologici:
•
Lunghezza totale con approssimazione +/1mm. (misurata dall’apice della bocca
all’estremità della pinna caudale)
•
Peso con approssimazione +/- 0,1 grammo
attraverso l’utilizzo di una bilancia analitica
•
Poichè lo spinarello non possiede scaglie, si è deciso di attribuire l’età degli animali campionati
semplicemente dall’osservazione dei picchi di frequenza delle strutture di popolazione. I dati
così ottenuti sono stati confrontati con le età oggettive di animali di età compresa fra 0 e 2 anni
allevati in acquario dopo aver riprodotto le stesse caratteristiche abiotiche e biotiche del
fontanile di provenienza.
•
Dopo aver misurato il tratto campionato attraverso rotella metrica ogni pesce è stato rilasciato
nel medesimo punto di prelievo, ad eccezione degli “esotici” che sono stati soppressi.
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