stampata
su carta riciclata
n°11 Novembre 2005 Anno VI
n°
11
NOVEMBRE
2005
Free Service Edizioni
Anno VI
€
n°
7/8
LUGLIO/AGOSTO
2004
Anno V
€3,60
3,80
ciano magenta giallo nero
ciano magenta giallo nero
Rivista mensile di informazione
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S
SOMMARIO
n°11 Novembre 2005 anno VI
In copertina: Eco-segnale di Rob Minuscoli (fotomontaggio che ha fatto parte della Mostra
curata da Roberto Marinelli e allestita all’interno dell’Area Marche a ECOMONDO)
12
14
8
225
30
MANIFESTAZIONI E CONVEGNI
Eventi nell’evento: alla Fiera di Roma la 4a edizione della
Mostra-Convegno dedicata all’Energia Eolica
di Lorena Cecchini
12 SPECIALE ECOMONDO
A ECOMONDO 2005 l’ambiente in prima fila
a cura di Stefano Agostinelli
14
Attività Convegnistica
25
Area Marche
I Seminari di ARPAM e Provincia di Ancona
30
Attività Convegnistica nell’Area PolieCo
Da “Acquisti Verdi” alla nozione di rifiuto
34
“L’Italia del recupero”
Presentato a ECOMONDO l’annuale studio di FISE UNIRE
38 UNO SPAZIO DEDICATO A...
Regione Marche
Per la conservazione dell’Ambiente Marino Adriatico
Sei porti su otto hanno già
il Piano di raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi
62
52
58
56
60
40 INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
52 QUALITÀ E AMBIENTE
Predisposta una nuova Direttiva europea sui PM10
Inquinamento atmosferico e Mobilità sostenibile
Il “modello” Parma
Mediterraneo: Ambiente e Sviluppo Sostenibile
di Francesco Cuddemi
56 SERVIZI AMBIENTALI
di Stefano Agostinelli
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“Campi elettromagnetici e Salute: le risposte della Scienza”
Una giornata di studio per consolidare il rapporto tra società
civile e mondo della ricerca ambientale e sanitaria
di Giuseppe Sgorbati
46
L’efficacia del porta a porta per la raccolta differenziata
Il caso Asti
di Stefano Agostinelli
MATERIALE IN INSERTO
”Acquisti Verdi Pubblici”:
le Circolari Ministeriali con le indicazioni operative nel
settore Edile, Stradale e Ambientale e nel settore della Gomma
M&IT Consulting srl
Intervista a Marco Bandiera,
responsabile del settore ambiente di M&IT Consulting
di Stefano Agostinelli
58
Morrovalle Ambiente spa
L’evoluzione del settore rifiuti
e l’opportunità della termovalorizzazione
Intervista al Presidente Cesare Piergentili
di Sabrina Dei Nobili
60
Siglato il Protocollo d’intesa tra COBAT - COOU - Italia Navigando
Il mare ci chiama... a raccolta!
di Andrea Pietrarota
62
ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI
a cura di Stefano Agostinelli
In Germania c’è più sole?
di Dario Giardi
68
76
71
82
74
74 AGENDA 21
64
Quando il vento dell’eolico gonfia le vele del territorio
di Alberto Piastrellini
Uffici biciclette, uno strumento
per promuovere la mobilità dolce
66
76 AMBIENTE E ARTE
Parte il treno ad energia solare
Trenitalia ha presentato PVTRAIN
il 1° treno europeo ad energia solare
A Rieti, fascino, storia e cultura si fondono
di Rita Giovannelli e Shanti Scopigno
di Lorena Cecchini
80 €CO - FINANZIAMENTI
68
ARE Provincia di Ancona
Caldo Sicuro
Autocertificazione 2005-2006
per gli impianti termici della Provincia di Ancona
82 IL NOSTRO PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE
a cura di ARE
71
Bagnaia (VT)
Villa Lante: sublimi geometrie d’acqua e di verde
di Alberto Piastrellini
84 I QUESITI DEL LETTORE
Sun Service E.S.Co.
Competenze e tecnologie per il
consumo critico ed il risparmio energetico
84 BLOCK-NOTES - informazioni utili
di Alberto Piastrellini
72 A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE
Le procedure per la sicurezza alimentare
a cura di Francesca Zepponi
I PORTI D’ITALIA
a cura di Alessandro Zepponi
MANIFESTAZIONI E CONVEGNI
EVENTI
NELL’EVENTO: ALLA FIERA DI ROMA
A
LA 4 EDIZIONE DELLA MOSTRA-CONVEGNO
DEDICATA ALL’ENERGIA EOLICA
di Lorena Cecchini
Quale futuro per il nostro
Pianeta?
Se n’è discusso, con lo scambio
di conoscenze e di esperienze
tra gli operatori dei Paesi che
si affacciano sul Mediterraneo,
nel corso di una “tre giorni”,
interamente dedicata alle fonti
energetiche alternative, svoltasi
dal 29 settembre al 1° ottobre
alla Fiera di Roma.
“Il futuro dell’energia, il clima e le energie del futuro”,
è il titolo emblematico in cui
sono stati racchiusi i cinque
eventi che hanno caratterizzato
l’appuntamento.
Si è parlato di Clima ed
Emission trading, nella MostraConvegno CO2 EXPO 2005: le
opportunità dell’Italia dopo l’entrata nel Protocollo di Kyoto;
nuove tecnologie; efficienza energetica e fonti rinnovabili.
Un altro Convegno, nel programma degli eventi dedicati al
pianeta, è stato IDROGENO EXPO 2005: quarto appuntamento del genere, che ha riguardato gli aspetti produttivi e
tecnologici, i servizi relativi all’idrogeno come rinnovabile
del futuro.
GEO ENERGY 2005 ha fissato un primo appuntamento
per discutere degli aspetti legati all’impiego dell’energia
geotermica in edilizia.
A ECO MOTORI EXPO 2005, in un area test-drive è stato
invece possibile provare moto, auto e veicoli a bassa emissione, ibridi, elettrici e a idrogeno, i cui prototipi sono stati
presentati dalle maggiori case automobilistiche.
Ormai annoverato tra i primi cinque eventi del mondo, per il
secondo anno consecutivo il quinto appuntamento della serie, ma il primo riguardo all’interesse, è stato quello dedicato
all’Energia del vento: EOLICA EXPO MEDITERRANEAN
2005, che anche quest’anno ha proposto una interessante
vetrina di più 70 aziende nazionali ed internazionali, presenti
su uno spazio espositivo di 3.500 mq.
Esposizioni, ma soprattutto conferenze hanno caratterizzato
la manifestazione. Con un occhio inevitabilmente rivolto a
“Kyoto”, si sono esaminate le questioni relative alle energie
rinnovabili. Il punto della situazione sull’Eolico in Italia parte
da un dato: sono stati installati 1.500 MW, un decimo di
quelli della Germania che con 16.630 MW detiene il
record in Europa.
La sessione inaugurale, che si svolta in assenza delle autorità
8
politiche preannunciate, si è tenuta nella Sala Colonna del
Centro Congressi. Il Convegno previsto successivamente
si è tenuto in soluzione di continuità rispetto al momento
inaugurale. Chairman Oreste Vigorito dell’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) e Roberto Longo dell’APER
(Associazione Produttori Energia da fonti rinnovabili). Presenti Luciano Barra, Dirigente Generale del Ministero delle
Attività Produttive e Corrado Clini, Dirigente Generale del
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. La
presenza di Arthouros Zervos, Presidente dell’EWEA (Associazione europea per l’energia del vento), ha dato all’incontro
un importante significato di raffronto internazionale. La
sessione è stata moderata dal giornalista di “Repubblica”,
Antonio Cianciullo.
L’evento di apertura, iniziato in una sala non proprio gremita, ha però subito richiamato una viva partecipazione
con l’arrivo di Corrado Clini che, invitato da Vigorito,
dopo un’introduzione dei temi della giornata ha esordito
ricordando il proprio ruolo di Presidente dell’Osservatorio
sulle Fonti rinnovabili, del quale Luciano Barra è invece
responsabile della Segreteria Tecnica.
La concretezza della gestione del sistema elettrico italiano è nella procedura della priorità del dispacciamento
per le fonti rinnovabili
L’Osservatorio sulle Fonti rinnovabili è stato introdotto con
il D. Lgs. n. 387/2003 di recepimento della Direttiva Comunitaria 2001/77/CE, che stabilisce che gli Stati membri
raggiungano nei prossimi anni delle quote minime di energia
da produrre attraverso fonti energetiche rinnovabili.
“L’osservatorio - ha detto Clini - ha il compito di monitorare
l’applicazione della direttiva stessa, dare indicazioni, suggerimenti ed assicurare l’interfaccia con le amministrazioni,
gli operatori, le comunità locali”.
La priorità, già eseguita, è stata quella di incontrare le
associazioni dei produttori di elettricità per un confronto
sulle potenzialità delle fonti rinnovabili del Paese e sulle
possibilità concrete di raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla
direttiva europea.
“Il nostro portafoglio energetico è già assicurato da fonti
rinnovabili, ma - ha proseguito Clini - quello che rimane
da aggiungere per rispettare la direttiva europea è legato
certamente ad un ulteriore aumento delle potenzialità
nell’idroelettrico, che richiede una capacità industriale e
investimenti articolati su più fronti e più tecnologie”.
Una normativa che stenta a decollare
Non siamo di fronte ad una situazione di stallo, ma inutile
nascondere che alcuni problemi sono responsabili di rallentare una scalata sensibile dell’energia eolica e in generale
di tutte le fonti da energia rinnovabile.
Corrado Clini lo ha ammesso: “Siamo di fronte ad un ritar-
do del Governo nella finalizzazione dei decreti previsti dal
decreto legislativo 387/2003 che fa riferimento alle diverse
componenti: fotovoltaico, certificati verdi, eolico, ecc.”
Ma un fondo di ottimismo fa sperare in una seppur tardiva soluzione: “Da giugno la situazione è migliorata e nel
frattempo alcune normative sono state adottate, siamo in
dirittura di arrivo - ha dichiarato Clini - anche per le ultime,
in ritardo di un anno, ma siamo arrivati”.
“Ma i problemi non sono tutti qui - ha aggiunto il Presidente
dell’Osservatorio delle Fonti rinnovabili - ce n’è uno tutto
italiano: assicurare la priorità del dispacciamento da fonti
rinnovabili, avendo presente il criterio della sicurezza energetica che vuol dire spostare la base per l’approvvigionamento
elettrico dagli impianti a combustibile fossile a impianti a
fonti rinnovabili, avendo presente che per buona parte le
fonti rinnovabili potrebbero non assicurare la continuità
richiesta per la sicurezza energetica”.
Questo dato, interpretato dal Gestore della Rete in modo
riduttivo, ha di fatto impedito l’organizzazione del dispacciamento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili.
Allora è ovvio chiedersi: a cosa serve realizzare degli
impianti e creare energia rinnovabile se poi questa trova
difficoltà di allaccio alla rete nazionale di distribuzione
dell’energia elettrica?
Non è esattamente chiaro, comunque il Governo sta affrontando l’argomento in maniera decisiva; allo scopo è
stato aperto il confronto ed una soluzione positiva sembra
vicina.
Ma i fattori negativi non sono finiti. La chiave di successo
delle fonti rinnovabili consiste anche nel trovare soluzione
al problema delle obiezioni regionali che devono essere
assolutamente superate attraverso seri accordi di programma
tra Amministrazioni.
“Il gioco deve essere trasparente - ha affermato Clini con
tono di monito - occorre evitare che per proteggere l’ambiente il risultato sia l’incentivazione delle fonti energetiche
tradizionali. Mettere in alternativa il carbone all’eolico, è
decisamente troppo, va bene ragionare sulle tecnologie per
il carbone pulito, ma è poco “elegante” immaginare che per
proteggere l’ambiente si debbano difendere impianti obsoleti
che utilizzano carbone e vietare invece impianti eolici”.
In proposito, un punto che va affrontato e risolto è proprio
l’introduzione di adeguate garanzie che consentano la produttività degli impianti, che devono essere tali da assicurare
comunque la necessaria redditività, indipendentemente dalle
decisioni del gestore della rete: vale a dire che agli impianti,
deve essere comunque pagato un corrispettivo anche se si
decidesse di non dispacciare l’energia prodotta. Occorre che
vi sia una garanzia finanziaria che diventi di fatto sanzione
se questo principio non trova applicazione.
Un altro problema è rappresentato dalla tendenza ad una
produzione centralizzata di energia eolica. È importante che
si consideri il ruolo dell’eolico come presidio industriale di
generazione di elettricità per distretti. Si tratta di un punto
fondamentale di riorganizzazione del sistema energetico
nazionale, che permette di alleggerire la pressione sulla
rete garantendo comunque di rispondere alla domanda di
energia.
Da sinistra: Roberto Longo, Arthouros Zervos, Oreste Vigorito e Corrado Clini
9
LINEE GUIDA PER L’INSERIMENTO DI IMPIANTI EOLICI NEL TERRITORIO
Attuazione della Direttiva 2001/77/CE: cosa fa l’Italia?
Il legislatore con il Decreto Legislativo n. 387/03, che recepisce la normativa, ha introdotto una serie di misure per la promozione dell’impiego delle fonti energetiche rinnovabili nella produzione interna di elettricità. Uno strumento ben strutturato che dovrebbe consentire
di conseguire gli obiettivi nazionali previsti dalla Direttiva stessa. Il Decreto, come noto, presenta numerose novità, alcune delle quali,
purtroppo, non operative, mancando l’adozione dei relativi decreti attuativi, che pare stiano per essere emanati.
Di novità il Decreto ne contiene veramente tante, una in particolare ci sembra di rilievo e riguarda la possibilità che la Conferenza unificata
attui una congrua ripartizione dell’obiettivo nazionale tra le Regioni, che sappia tener conto di un diversificato quadro energetico riferibile a
ciascun contesto territoriale. Da qui la caratteristica che una simile ripartizione comporta un grosso impegno e una maggiore responsabilità
che grava sulle Regioni alle quali spetta la potestà di scegliere ed attuare modalità e tecnologie energetiche più adeguate.
Chiaramente è questo un primo passo per la riorganizzazione di un sistema energetico nazionale, che non può però prescindere da
un’azione di coordinamento a livello centrale.
Ma qui sorge il problema, considerando che le Linee guida, norme per lo snellimento e la razionalizzazione delle procedure di autorizzazione,
non solo dell’eolico, ma di tutti gli impianti da fonti rinnovabili, da presentare alla Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione, non sono
ancora venute alla luce. Si tratta di un’altra anomalia della normativa che dovrà essere assolutamente sanata per porre in atto la previsione
di una autorizzazione unica, che deve essere concessa dalla Regione entro 180 giorni dalla data della domanda.
L’aspetto autorizzativo degli impianti ha subìto per effetto dell’art. 12 del Decreto n. 387/2003 una rivoluzione, spostando di fatto l’obiettivo
dell’autorizzazione dai Comuni alle Regioni che, in tal modo, divengono artefici principali della programmazione e dell’assunzione dei
propri impegni.
Le Regioni si organizzano in attesa delle raccomandazioni statali
Sopperendo ad una temporanea carenza delle prescrizioni nazionali, che ufficialmente saranno emanate dal Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio di concerto con il Ministero delle Attività Produttive, alcune Regioni hanno ritenuto opportuno darsi delle proprie Linee
guida per consolidare l’inserimento degli impianti eolici sul territorio, cercando soluzioni alle difficoltà di tipo paesaggistico-ambientale e
socio-economico. Tra queste il ruolo di capofila spetta alla Regione Marche che nel febbraio 2005 ha inserito le Linee guida all’interno del
PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale), illustrato nel corso della Tavola rotonda, svoltasi il 30 settembre all’interno dell’evento
romano sulle energie, dall’Arch. Antonio Minetti (Autorità Ambientale Regionale) e dal Prof. Renato Ricci (Dipartimento Energetica dell’Università Politecnica delle Marche) che hanno posto l’accento sul citato articolo 12, finalizzato in ultima analisi a dare certezza all’operatore
finale che è così in grado di sapere se e dove è possibile fare un investimento relativo a fonti rinnovabili. Il ruolo assunto consentirà alle
Marche il coordinamento nei confronti delle altre regioni per la realizzazione degli impianti eolici.
Alessandro Brusa ha relazionato sullo studio realizzato da APER, del quale è stato uno dei coordinatori, che ha analizzato i singoli piani
regionali finora adottati, con lo scopo di rendere più omogenei ed utilizzabili i dati in essi contenuti ed inseriti in un apposito CD che
costituisce una vera e propria anagrafe della situazione attuale.
Anche Roberto Longo, (APER) Chairman della Tavola rotonda, ha avuto modo di evidenziare l’importanza dell’aspetto autorizzativo per il
quale “tutte le regioni debbono contribuire in base alle proprie risorse con l’obiettivo di conseguire dei meccanismi flessibili di ripartizione,
con la logica del “building sharing”, che diano luogo ad una contabilità tra regioni più virtuose e meno virtuose”.
“Ma ciò non toglie - ha ribadito Longo nel corso del suo intervento - che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e quello
dell’Industria propongano le loro istruzioni per i funzionamento della procedura”.
“Si deve evitare - ha detto Sergio Ferraris (“La Nuova Ecologia”) Moderatore della Tavola rotonda - che si crei una fioritura di un quadro
regionale con carenza di quello nazionale. Ciò riguarda oltre che l’aspetto normativo anche l’aspetto sociale.
“Non si deve correre il rischio - ha proseguito Ferraris - di trovarsi con un quadro normativo definito e poi imbattersi nelle barriere sociali
per l’installazione degli impianti”.
“Le pale eoliche non sono vasi di fiori”
Una tesi facilmente interpretabile, tuttavia la frase, pronunciata da Clini, sta ad indicare che gli impianti eolici
costituiscono un tipo di installazione suscettibile di appropriate valutazioni da porre in relazione, in modo preventivo,
con le esigenze paesaggistiche. Superare le difficoltà con-
10
nesse alla realizzazione degli impianti significa oltre che far
convergere gli aspetti tecnici e normativi, anche considerare
l’aspetto sociale e culturale, evitando percezioni distorte da
parte dei cittadini e la loro conseguente opposizione.
Per Luciano Barra, Direttore Generale del Ministero Attività
produttive, “Il nostro Paese non è molto indietro rispetto agli
L’arch. Antonio Minetti, Dirigente della
Regione Marche mentre illustra le Linee guida del PEAR
obiettivi sulle fonti rinnovabili. Se guardiamo a quelli fissati
dal CIPE, relativi al periodo 2000-2012, si può tranquillamente dire che siamo perfettamente in linea con gli obiettivi
intermedi. Ma dal 2005 in poi si percepisce l’esigenza di
un’accelerazione per poter raggiungere gli obiettivi fissati
per il 2012”.
Per Barra è dunque opportuno e conveniente lavorare a
pieno ritmo anche se “Siamo di fronte a problemi oggettivi
che vanno affrontati con volontà politica, ma anche tenendo presente l’esigenza di promuovere un cambiamento di
approccio alla gestione del settore energetico”.
soprattutto quelli in via di sviluppo, perché meno caro e
più abbondante”.
Di certo, comunque, i combustibili fossili, prima o poi, si
esauriranno. Per Zervos, neanche il nucleare rappresenta una
valida alternativa, anche a causa dell’irrisolto problema delle
scorie. L’EWEA indica che la strada delle fonti rinnovabili va
vista in prospettiva. “In questa ottica - ha concluso l’esperto
greco - la fonte meno cara e inesauribile è quella eolica”.
Sul fronte degli ambientalisti, Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente, non ha reputato rilevante la
prospettiva dell’esaurimento del petrolio. “È importante - ha
detto - considerare la validità ambientale ed economica
di continuare a sfuttare le fonti energetiche tradizionali,
dal momento che non sarà l’oggettività della realtà storica
a condurci verso le fonti rinnovabili, ma un serio e lungimirante impegno politico. Non si può più perdere tempo,
occorre svolgere un ruolo da protagonisti per marciare sulla
strada delle rinnovabili”.
“Se vogliamo realizzare un impianto eolico - ha proseguito
Ferrante - dobbiamo acquisire anche il consenso del territorio”.
Tutti convinti, dunque, che intraprendere la strada delle
fonti rinnovabili è un progetto irrinunciabile, in grado di
dare risposte concrete agli impegni di Kyoto.
Occorre farlo però al più presto perché l’obiettivo non è
più rinviabile.
Le sfide dall’Europa e dal mondo
Ad evidenziare il grande successo dell’eolico in Europa e
nel mondo è intervenuto Arthouros Zervos, Presidente
dell’Agenzia Europea del Vento (EWEA) che ha sottolineato
come a livello mondiale si siano superati i 50.000 MW, anche
se al conseguimento di questo traguardo hanno concorso
per lo più 5 Paesi: USA ed India e 3 europei (Germania,
Spagna e Danimarca).
“Significativo l’esempio della Spagna - ha detto Zervos - che
l’Italia potrebbe imitare viste le affinità di territorio e di clima
dei due Paesi, che lo scorso anno ha installato 2.000 MW”.
Per lo stesso risultato l’Italia, ai ritmi attuali, impiegherebbe
circa 8 anni.
“Il futuro energetico ha diverse alternative - ha proseguito
Zervos - come il Gas, che potrebbe seguire le stesse sorti di
mercato del petrolio, o il Carbone, le cui riserve saranno
sufficienti soltanto per altri 60 anni anche in considerazione
che tale opzione viene sempre più scelta da alcuni Paesi,
11
SPECIALE ECOMONDO
45.146 visitatori
A ECOMONDO 2005
L’AMBIENTE IN PRIMA FILA
Apprezzato debutto anche per RI3 RIgenera RIcarica RIusa
a cura di Stefano Agostinelli
foto di Vinicio Ruggiero
ministro indiano (New Delhi) per l’Ambiente Ashok Kumar Walia e quello
maltese George Pullicino. Nella giornata inaugurale è stato di altissimo profilo
scientifico l’incontro con gli scienziati
Wolfgang Sachs e Wolfgang Palz. A
guidare una esposizione collettiva
proveniente dall’importante regione
tedesca del Baden-Württemberg, ha visitato Ecomondo il Ministerpräsident.
Importanti le iniziative della Commissione Europea: la 3a edizione del
Programma CE Alinvest dedicato
all’ambiente e la giornata dedicata ai
trasferimenti tecnologici, coordinata
ENEA e CNR.
L’ultima giornata di ECOMONDO ha anche visto la visita del Segretario generale
dell’Opec, il kuwaitiano Adnan Shihabel Din e del ministro per lo sviluppo
angolano, Diakumpuna Sita Josè.
Inaugurata mercoledì 26 ottobre dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio, Altero Matteoli, ECOMONDO 2005 la Fiera internazionale del
recupero di materia ed energia e dello
sviluppo sostenibile, giunta alla 9a edizione e sostenuta da preziosi patrocini
e collaborazioni di massimi organismi
ed istituzioni del settore ambientale, si è
chiusa con altri traguardi prestigiosi.
“ECOMONDO 2005 - ha dichiarato il Direttore Generale di Rimini Fiera, Piero
Venturelli - è stata visitata da 45.146
operatori professionali (+1,2%) rispetto
al 2004. Un dato importante non solo
per il segno più che reca, ma anche per
la significativa incidenza d’aumento
di operatori ad alta qualificazione, sia
italiani, sia esteri, che si registra sulla
percentuale totale. Inoltre la manifestazione si è confermata manifestazione
di grande rilievo anche per i media con
285 giornalisti accreditati”.
“Questa straordinaria manifestazione ha detto il Presidente di Rimini Fiera,
Lorenzo Cagnoni - nell’assolvere alla
sua missione di esposizione fieristica
utile alle imprese protagoniste, ad ogni
edizione cerca anche di compiere e far
12
compiere alle decine di migliaia di visitatori professionali, di cittadini e di
giovani un ulteriore passo che dalla
riflessione induce ad un nuovo comportamento ambientale”.
In contemporanea a ECOMONDO,
ha debuttato RI3 RIgenera RIcarica
RIusa, il nuovo progetto espositivo
organizzato da Rimini Fiera e dedicato
al mercato della rigenerazione e ricarica dei supporti di stampa (cartucce
a getto d’inchiostro e toner), quello
del recupero del materiale elettrico ed
elettronico in surplus, come computer
e telefoni cellulari. All’esposizione si
sono affiancati momenti di incontro e si
è anche svolta la presentazione ufficiale
di AssoRitTech, la nuova associazione
nazionale degli operatori del settore.
Anche in questa edizione è stata alta
la performance d’internazionalità della
manifestazione.
In collaborazione con l’Istituto per il
Commercio Estero sono state organizzate
missioni di operatori provenienti da Bulgaria, India, Polonia, Romania, Russia e
Ungheria ed è stata inoltre programmata
una solida serie di business meeting.
Hanno visitato ECOMONDO anche il
L’area espositiva di ECOMONDO,
organizzata su dieci padiglioni, ha
visto la partecipazione di 900 imprese
suddivise in macrosettori: “Raccolta e
trasporto rifiuti, mezzi e attrezzature”; “Gestione integrata e riciclaggio
dei rifiuti, Servizi per l’ambiente”;
“Ciclo dell’acqua”; “Bonifiche dei
siti contaminati”; “Qualità dell’aria”;
“Trattamento, tecnologie, smaltimento
rifiuti”; “Energia da fonti rinnovabili”;
“Istituzioni, associazioni, formazione,
consulenza, responsabilità sociale d’impresa”; “Rischi e Sicurezza”.
Imponente ed autorevole il calendario
dei seminari organizzato dal comitato
scientifico coordinato dal Professor Luciano Morselli. In totale, nelle quattro
giornate, si sono svolti 93 eventi con
1.090 relatori. I temi hanno spaziato su
tutto il fronte delle emergenze ambientali, immaginando soluzioni, presentando
studi ed esperienze, confrontando i risultati dei progetti attivati. Un grande
dialogo a livello internazionale.
Fra le mostre, ottimo successo di
“Ecofatto”, una rassegna promossa da
Rimini Fiera e Ge.Fi. che ha presenta-
to quasi 200 oggetti di uso quotidiano
provenienti da materia riciclata e che si
presentano con un valore in più: essere
progettati e realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle sue risorse naturali.
ECOMONDO ha trasmesso ancora una
volta un accentuato profilo educativo:
oltre 3.000 fra alunni e studenti hanno
visitato la manifestazione, 1.300 bambini hanno partecipato ai laboratori
sul riciclaggio delle materie prime.
Successo per il grande spazio didattico del Conai “Riciclando s’impara”,
per le iniziative di Hera col “Decalogo
dei diritti naturali di bimbi e bimbe” e
per il progetto Kids4Energy dove per la
prima volta che anche bambini di 3-5
anni sono stati coinvolti nell’impegno
al risparmio energetico.
e CONAI, che attribuità nel 2006 un
Premio per le realizzazioni e/o iniziative delle quali sia possibile stimare i
risultati.
La prossima edizione di ECOMONDO avrà luogo a Rimini Fiera dall’8
all’11 novembre 2006.
Da segnalare infine l’importante iniziativa “Ambiente è sviluppo” presentata ad
Ecomondo dal Ministero dell’Ambiente
13
Attività Convegnistica
L’attività convegnistica di ECOMONDO 2005 è stata ampia
ed intensa: nei 4 giorni della Manifestazione si sono svolti
93 eventi con 1.090 relatori su tematiche che hanno spaziato
su tutto il fronte delle emergenze ambientali.
Nell’impossibilità di seguirli tutti anche quest’anno abbiamo
ritenuto di relazionare su alcuni che ci sembravano degni di
attenzione, senza voler in alcun modo sminuire l’importanza
e l’attualità degli studi e delle esperienze degli altri eventi.
PRODOTTI DEL RICICLO:
MERCATO CERCASI!
di Alberto Piastrellini
Mercoledì 26 ottobre, presso la grande Hall della Fiera di Rimini, sotto le capriate lignee della cupola centrale, si è svolto
l’Evento di Apertura dell’Edizione 2005 di ECOMONDO:
“Verso un nuovo mercato: I Prodotti del Riciclo - Proposte, esperienze, strumento per evitare gli sprechi e
cogliere nuove opportunità economiche”.
L’evento, a cura di GE.FI Spa e Rimini Fiera Spa è stato
promosso dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio,
dall’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti e dal Consorzio CONAI.
Teatro dell’evento la “rotonda” dedicata alla Mostra “ECOfatto”: un progetto di Rimini Fiera e GE.FI Spa con l’obiettivo
di mettere in mostra un nuovo modo di pensare, progettare
e produrre, riducendo l’impiego di risorse naturali, di materie
prime e di energia.
Scelta oculata, quella del luogo dell’evento, dato il tema in
oggetto: l’importanza di un’implementazione del mercato
dei prodotti del riciclo, senza la quale anche le buone pratiche di raccolta differenziata e scelta nei cicli produttivi di
materie prime secondarie, non avrebbero l’incisività che ci
si aspetta nei confronti della salvaguardia del territorio e
del minor spreco di energia.
In questo senso oggetti e complementi di arredo, cancelleria,
utensili per la casa e il lavoro, giochi, biciclette, prodotti per
l’edilizia, accessori e complementi per auto e moto e tanti
altri prodotti di uso quotidiano hanno oggi un valore in più:
sono progettati e realizzati, nel rispetto dell’ambiente e delle
sue risorse naturali, con l’impiego di materiali riciclati.
“Rimini fiera è orgogliosa di offrire il proprio spazio ad un
evento internazionale che ha lo scopo di sensibilizzare e
responsabilizzare imprese, consumatori e comunicatori verso
pratiche virtuose ed ecosostenibili - ha dichiarato salutando
i convenuti il Presidente di Rimini Fiera Lorenzo Cagnoni - tutto ciò rientra in un percorso già da tempo attuato
dall’Ente che rappresento”
Attesissimo l’intervento del Ministro dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio On. Altero Matteoli, che giusto pochi
minuti prima aveva inaugurato con il proverbiale “taglio del
nastro” l’edizione 2005 della manifestazione riminese.
14
“Credo che ECOMONDO sia la dimostrazione pratica di
ciò che significa una scelta politica” ha dichiarato l’On.
Matteoli.
“Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo cercato di incrementare la raccolta differenziata - ha proseguito - purtroppo i
risultati sono ancora deludenti e indicano tre diversi livelli
raggiunti sul territorio nazionale: al Nord siamo vicini al
35%, al Centro perdura un buon trend di crescita, mentre
al Sud si assiste al lavoro di pochi casi isolati”.
Proseguendo nel suo intervento il Ministro Matteoli ha
precisato che: “Accanto alla raccolta differenziata bisogna
però potenziare il riciclo dei rifiuti; in questa Fiera possiamo osservare i risultati raggiunti in questo campo dalle
aziende e lo sviluppo industriale ed economico insito in
questo percorso”.
Posizione chiara sulla destinazione ultima dei rifiuto: “Non
sono d’accordo con chi pensa che il recupero e il riutilizzo
siano la fine ultima del ciclo dei rifiuti; io continuo a dire
che si debba pensare alla termovalorizzazione e non alla
discarica”.
“Mi spiace - ha detto il Ministro - che non siamo riusciti
a tranquillizzare i cittadini sulla sicurezza garantita dai
moderni impianti di termovalorizzazione… Oggi ci può
essere compatibilità fra combustione di rifiuti, efficienza
energetica e salvaguardia dell’ambiente”.
Remo Brusaferri, Direttore generale International PET srl
è intervenuto portando l’esperienza dell’azienda in relazione alle possibilità offerte dalla commercializzazione di
materiale riciclato e riciclabile, applicando tecnologie che
permettono di dare un valore aggiunto al prodotto che
deriva dal riciclo.
“Dobbiamo lavorare sui percorsi mediali - ha incitato
Brusaferri - per contribuire a fare crescere la cultura del
riciclaggio, che già di per sé è difficile da realizzare, verso
una credibilità diffusa nei confronti dei prodotti che derivano dal riciclo”.
Di grande respiro l’intervento di Maurizio Morgantini,
Presidente Vicario della Fondazione ADI (Associazione per
il Disegno Industriale), che ha relazionato sull’importanza
di “fasare le strategie connesse al design visto l’interesse del
mondo dell’industria”.
A partire dalla storia dell’Associazione e dall’istituzione del
Premio “Compasso d’Oro” per la ricerca di nuovi valori nella
natura estetica e nella comunicazione del prodotto, Morgantini, si è speso sulla: “qualità del design come proprietà
storico-artistica tutta italiana che ha prodotto molteplici
effetti, anche normativi, per la tutela del design d’autore”.
“Il tema dei materiali prodotti dal riciclo - ha detto Morgantini - ci impone una nuova frontiera: un nuovo bacino da
cui attingere idee e a cui fornire competenze”.
Passare dalla logica del Made in Italy alle prospettive pratiche del Made for Italy, inteso come percorso di ricerca
continua per il raggiungimento di una
qualità superiore dei prodotti vuol dire
secondo, secondo Morgantini, offrire un
volano in più a quei prodotti derivanti dal
riciclo, che attualmente faticano a trovare
una posizione vantaggiosa sul mercato.
“Oggi il recupero dei materiali non è più
soltanto un valore - ha dichiarato nel suo
intervento Roberto De Santis, Presidente
Conai - ma è divenuta un’opportunità di
sviluppo industriale che passa attraverso
l’innovazione e la ricerca sollecitate proprio
dal prodotto da riciclare”.
“Per ciò che concerne gli imballaggi, il CONAI è passato
da una raccolta di 614.000 tonnellate nel 1998 a quasi
2.000.000 nel 2004!”
“Il pubblico è sensibile ai prodotti riciclati - ha commentato
entusiasticamente De Santis - da un’indagine Conai risulta
che il 75% dei consumatori è convinto che costituiscano un
grande vantaggio per l’ambiente”.
Le conclusioni dell’evento sono state affidate alle parole del
Ministro Matteoli che si è dichiarato: “Soddisfatto della strada
che si è fatta insieme ad undici anni dalla Direttiva sugli imballaggi; alla luce dei fatti devo dire che i risultati sono ottimi”.
“Molto spesso - ha proseguito Matteoli - cerchiamo di mettere
in evidenza le criticità a discapito della comunicazione sulle
cose buone già realizzate”.
“Voglio ricordare - ha concluso il Ministro - che il Ministero
dell’Ambiente è passato, nel tempo, dal Ministero che diceva
“no” a tutto, al “Ministero delle opportunità”.
I RIFIUTI TECNOLOGICI IN ITALIA, LA
RIVOLUZIONE DEL DECRETO SUI RAEE
di Monica Cerioni
Nella supertecnologica Europa si producono ogni anno 6,5
milioni di tonnellate di RAEE (Rifiuti da apparecchiature
elettriche ed elettroniche) con una produzione media procapite di circa 14 kg.
In Italia, dove questo mercato non sembra conoscere crisi,
la produzione di rifiuti tecnologici si aggira sulle 500.000
tonnellate, con un notevole tasso di crescita annuale, del
3-5%. Numeri impressionanti che spiegano i motivi del
grande interesse del settore per le novità contenute nel
D. Lgs. 151 del 25 luglio 2005 con cui sono state recepite le
nuove direttive europee 2002/95/CE sui RoHS (Restriction
of Hazardous Substances), 2002/96/CE e 2002/108/CE sulla
gestione dei RAEE.
Non è un caso che anche nei giorni di ECOMONDO 2005,
siano stati dedicati all’argomento diversi momenti di approfondimento, uno dei quali “La nuova gestione dei rifiuti
tecnologici in italia dopo il recepimento della Direttiva sui RAEE”, promosso dal Consorzio Certo (Consorzio
nazionale per l’Ecotrattamento del Rifiuto Tecnologico) ha
visto una partecipazione assai numerosa ed attenta di molti
operatori.
Coordinati dal giornalista Dario de Andrea di
Ambiente&Sicurezza - Il Sole 24Ore, a catalizzare maggiormente l’attenzione è stato il lungo e dettagliato intervento
di Paolo Pipere, Responsabile ambiente, infrastrutture e
territorio della CCIAA di Milano, che ha descritto i contenuti
del Decreto.
Le finalità sono la prevenzione della produzione di RAEE,
la promozione del reimpiego, riciclaggio e di altre forme di
recupero, l’ottimizzazione degli interventi dei soggetti che
partecipano al ciclo di vita delle AEE (produttori, distributori,
operatori del fine vita e consumatori), la riduzione dell’uso
di sostanze pericolose nelle AEE.
Già, ma quanti sono i beni tecnologici più diffusi che rientrano nel Decreto e con quali definizioni?
Sono interessati i grandi e piccoli elettrodomestici (es. frigoriferi, lavatrici, tostapane, asciugacapelli, tv, videoregistratori),
i loro rifiuti ai sensi del Ronchi, ma anche le AEE “usate”,
ovvero quelle che l’acquirente consegna al momento della
fornitura di una apparecchiatura equivalente nuova e che il
distributore può valutare se reimpiegare o disfarsene.
I RAEE si distinguono poi tra quelli:
- provenienti da nuclei domestici;
- professionali (prodotti dalle attività amministrative ed
economiche);
- “storici” ovvero derivanti da AEE immesse sul mercato
prima del 13 agosto 2005.
Se per l’immissione sul mercato di apparecchiature contenenti sostanze pericolose (tra cui piombo, mercurio,
cadmio, cromo esavalente ecc.) il divieto decorrerà dal 1°
luglio 2006, sarà invece dal 13 agosto che dovranno essere
operativi i sistemi individuali o collettivi di raccolta separata,
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ritiro e successivo trattamento dei RAEE nei centri appositi,
organizzati e gestiti dai produttori o da terzi che agiscono
in loro nome.
Se produttori e importatori sono chiamati alle maggiori responsabilità, ci sono poi i Comuni che devono assicurare la
funzionalità e l’accessibilità dei centri di raccolta dei RAEE, i
rivenditori/distributori che devono assicurare il ritiro gratuito
dell’usato purché equivalente al nuovo, provvedere alla
verifica del possibile reimpiego e al trasporto presso i centri
istituiti e last but non least (tutt’altro! ndr) i consumatori che,
opportunamente informati, devono sapere come smaltire
correttamente quei rifiuti.
Quanto agli obiettivi di recupero, la Direttiva prevede che
entro il 31/12/2006 si raggiunga l’obiettivo minimo di raccolta di 4 kg di RAEE pro capite all’anno.
Il Decreto fissa poi per diverse tipologie di RAEE differenti
percentuali di recupero in peso medio per apparecchio e di
reimpiego e riciclaggio di componenti, materiali e sostanze:
i responsabili degli impianti comunicheranno annualmente
i dati relativi ai RAEE; l’APAT assicurerà il monitoraggio
del raggiungimento degli obiettivi; sarà poi il Ministero ad
aggiornare gli obiettivi anche in conformità alle decisioni
comunitarie.
Per riepilogare dunque, dal 13 agosto 2005, il finanziamento
della gestione dei RAEE è a carico dei produttori per i prodotti che hanno immesso sul mercato a partire da questa
data e vi devono adempiere individualmente o aderendo a
un sistema collettivo (presso il Ministero è istituito un Registro dei soggetti tenuti al finanziamento); regola che vale
anche per i RAEE storici, ma le fasi della gestione sono a
carico dei produttori presenti sul mercato nell’anno solare
in cui si verificano i costi, in proporzione alla rispettiva
quota di mercato.
Tra gli obblighi di informazione più importanti, oltre ai
contenuti che devono essere riportati
sulle istruzioni per l’uso, tutte le AEE
commercializzate dopo il 13 agosto
2005 devono riportare in modo chiaro
e visibile indicazioni per identificare
il produttore e il simbolo del contenitore di spazzatura su ruote barrato,
a significare che l’apparecchio non
deve essere conferito nei normali
contenitori.
Naturalmente, all’imposizione di obblighi corrisponde anche l’applicazione
di sanzioni per il mancato rispetto, in
questi casi amministrative pecuniarie,
che vanno da 150 Euro per i distributori che non ritirano gratuitamente
le AEE fino a un massimo di 100.000
Euro di sanzione per quei produttori
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che non provvedono ad organizzare il sistema di raccolta
separata dei RAEE.
“Tra le criticità di questo Decreto, per cui sono attesi molti
decreti attuativi - ha fatto notare Pipere a conclusione del
suo intervento - segnalo il fatto che se il sistema di finanziamento è a carico del produttore, bisognerà approntare
un sistema di identificazione certa dei produttori, dal momento che la distinzione tra RAEE da nuclei domestici e
RAEE professionali non può basarsi solo sulla quantità e
che la distinzione tra AEE usato e RAEE sia a discrezione
dei distributori”.
Alla luce del nuovo contesto legislativo, quali requisiti devono avere gli operatori del fine vita delle AEE?
Nell’Albo Nazionale gestori rifiuti istituito con il Decreto
Ronchi 22/97 è prevista una specifica sottocategoria relativa
agli impianti di trattamento dei RAEE, che devono avere determinati requisiti, come le autorizzazioni di merito previste
dal D. Lgs. 22/97 e i codici CER di pertinenza.
“La qualificazione Eco&Tech classifica gli operatori coinvolti
nella filiera dei prodotti elettrici ed elettronici a fine vita e
certifica la corretta esecuzione delle attività svolte secondo
le linee guida CEI 308-2, suddividendole in 8 classi - ha
spiegato Giuseppe Pirillo, Responsabile procedura di
qualificazione Eco&Tech - Certamente, in merito ai requisiti necessari serve al più presto una pronuncia chiara
dell’Albo gestori”.
In Italia, comunque, il sistema di recupero dei RAEE non
è all’anno zero.
Nel 2002 infatti è sorto il Consorzio Certo (Consorzio Nazionale Eco Trattamento Rifiuto Tecnologico) che oggi conta
circa 35 soci e raggruppa imprese che operano nella raccolta,
trattamento e recupero del fine vita elettronico.
“Da giugno scorso abbiamo avviato la prima esperienza
collettiva in fase sperimentale - ha precisato Giorgio Papini,
neoPresidente del Consorzio Certo Per l’operatività territoriale il raggio
d’azione del sito di stoccaggio deve
essere al massimo di 160 km, l’ordine
di servizio va da un minimo di 3 giorni
a un massimo di 10, il prelievo avviene
con contenitori standard o pancali o
microraccolta presso l’utenza”.
NUOVA LEGISLAZIONE AMBIENTALE:
QUALI PROSPETTIVE?
di Alberto Piastrellini
Giovedì 27 ottobre, presso la Sala “Rischi e Sicurezza” si è
svolto il Convegno: “Quali prospettive concrete per la
legislazione ambientale?” a cura di AIAS (Associazione
Italiana Addetti alla Sicurezza), Ambiente e Lavoro e Il Sole
24 Ore, che ha esaminato il ruolo delle piccole e medie
imprese per la salvaguardia ambientale.
L’incontro, teso ad esaminare sotto il profilo applicativo
le prospettive inerenti la legislazione ambientale italiana,
in particolare alla luce della L. 308/04 (“legge delega ambientale”), che impegna il Governo ad una vasta opera di
“riordino, coordinamento e integrazione” della normativa.
Oltre a fare il punto della situazione, si è voluto dare un
momento di riflessione per fornire valutazioni, stimoli e
proposte al legislatore.
Non solo, la giornata di studio e confronto è stata intesa
anche come privilegiato punto di osservazione per esaminare, alla luce delle prospettive contenute nella bozza di
legge delega, il ruolo delle piccole e medie imprese per la
salvaguardia ambientale.
A coordinare i lavori della mattinata, Massimo Cassani,
responsabile di Ambiente e Sicurezza de Il Sole 24 Ore,
che, in apertura dei lavori ha sottolineato l’importanza
dell’annuncio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio che, in data 26 ottobre ha proposto un Testo
Unico comprendente i cinque decreti in cui dovrebbe concretizzarsi la “Legge delega”.
“Auspico che un Testo Unico semplifichi l’iter della normativa” ha dichiarato passando il testimone al primo relatore.
Paolo Togni, Capo di Gabinetto del MATT ha dominato la
prima parte della mattinata, illustrando i punti salienti della
nuova legge delega e i vari ambiti di applicazione.
“La riforma della normativa ambientale, dopo quelle della
Giustizia e della Scuola, è uno dei risultati più grandi ottenuti da questo Governo” - ha dichiarato - “L’iter burocratico
che porterà alla approvazione della legge delega è già a buon
punto: c’è stata una concertazione fra vari Ministri; presto
seguiranno una serie di tavoli tecnici e l’invio della bozza
al Consiglio dei Ministri”.
“Calcolando i tempi tecnici che intercorrono fra i vari rinvii
prima alla Conferenza degli Enti Locali, poi alle Commissioni
di Camera e Senato, infine al Consiglio dei Ministri - ha detto
Togni - e in previsione delle prossime elezioni, c’è la necessità
di concludere l’iter entro la fine di gennaio”.
Hanno acceso l’assemblea alcune affermazioni dello stesso
prof. Togni: “È corretto che ci sia un Ministero dell’Ambiente
in un sistema di governo maturo ma ciò si scontra con il fatto
che tutti i dicasteri incrociano le proprie competenze con le
istanze dell’ambiente, per cui o il Ministero finisce per essere
un dicastero di nicchia, o peggio inizia a diventare sempre
più potente in quanto sempre presente in quei processi che
rimandano ad una qualsiasi modifica dell’ambiente”
“Secondo me - ha continuato Togni - la preoccupazione
ambientale deve essere assunta a livello di Presidenza del
Governo, il Ministero dell’Ambiente va abolito per favorire
un potenziamento del sistema agenziale a livello locale”.
Dopo aver illustrato nel dettaglio alcuni aspetti della bozza
di decreto, sottolineando il fatto che “non si può chiamare
un unico provvedimento Codice dell’Ambiente dal momento
che vi mancano alcuni aspetti interessanti”, ha rimarcato un
secco: “No al Codice dell’Ambiente bensì un provvedimento
unico frutto di un lungo lavoro di omogeneizzazione della
normativa sui temi delle Autorizzazioni Ambientali; della
Tutela delle Acque; della Difesa del Suolo; della Gestione dei
Servizi idrici; dei Rifiuti e delle Bonifiche; dell’Aria, e della
riorganizzazione del Sistema del Danno Ambientale”.
“Lo sforzo per concludere questo lavoro in appena 6-8 mesi è
stato notevole - ha confessato Togni - in questa fase ci sono
state pressioni di interessi nei vari ambiti del provvedimento
piuttosto pesanti, ma il potere politico porterà comunque
all’approvazione di questa riforma malgrado la disapprovazione di alcune parti economiche e sociali”.
Roberto Caponigro, Responsabile Settore Normative Comunitarie e Internazionali dell’Agenzia per la Protezione
dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT), è intervenuto
sul processo di miglioramento della legislatura ambientale
a livello europeo e nazionale.
Plaudendo i principi, i criteri e gli strumenti per il
raggiungimento della qualità nella normativa ambientale:
“Principi che hanno costituito i mattoni della nuova proposta
di legge delega”, Caponigro ha affermato che: “Negli ultimi
dieci anni, dopo una legislatura ambientale nello spirito
della quantità, volta cioè al solo riempire vuoti normativi o
a proteggere, si è via via passati attraverso il concetto della
qualità degli interventi legislativi”.
Il rischio indicato da Caponigro, però, riguarda i processi
di recepimento delle Direttive Comunitarie da parte dei
Paesi dell’UE. “Dal 2001 le procedure di infrazione sono
aumentate dal 6 al 15% per anno e teniamo conto che nelle
politiche europee gli atti inerenti l’ambiente costituiscono il
7% del totale”
“Bisogna poi tener presente - ha proseguito Caponigro - che
Direttive omogenee a livello comunitario poi non tengono
conto delle specificità nazionali”. In questo senso sono stati
indicati fattori fisici e fattori istituzionali: “Quando si infligge una procedura di infrazione bisogna tener conto della
devoluzione perché può darsi che a commettere l’infrazione
sia una Regione e non tutto lo Stato”
Una proposta operativa è arrivata dall’Ing. Giancarlo
Bianchi, Presidente di AIAS; per la creazione di un sito
17
terminologico nelle lingue Italiana, Francese, Inglese e
Tedesca: “Con l’obiettivo di omogeneizzare la terminologia
ambientale a livello internazionale per unificare e rendere
più incisivi i processi di comunicazione e recepimento delle
Direttive Comunitarie”.
Critico il dott. Guido Morini di ASIS Ambiente - Confindustria: “Sin dal 2001, quando il Governo ha presentato una
proposta di ri-organizzazione della normativa ambientale,
crediamo nella semplificazione e rivisitazione del corpus
normativo”.
“Il lavoro fatto finora è stato enorme - ha tenuto a precisare
Morini - molte questioni sono state risolte, su altre abbiamo
dei dubbi”.
Venendo ad indicare quali sono stati i problemi indicati dal
mondo dell’industria nella bozza di normativa, Morini ha
affermato che essa: “è caratterizzata da una serie esagerata
di obblighi burocratici che sarebbe bene superare”, e ancora:
“I vincoli sono spesso repressivi e mai propositivi”.
Sul problema del recepimento delle Direttive Comunitarie
ha dichiarato: “Abbiamo chiesto l’allineamento alle norme
comunitarie e dobbiamo rispettare quest’ultime recependole
tali e quali e con la tempistica prevista… Purtroppo in Italia
si assumono le direttive EU inasprendole e ciò è sbagliato”.
Altre perplessità ha poi espresso sul concetto di “silenziodiniego” che diventa “silenzio-assenso”, e sul concetto di
“danno ambientale”: “su cui abbiamo forti critiche dal momento che manca l’allineamento europeo”.
“C’è una Direttiva che definisce correttamente il tutto ma il
governo italiano non l’ha ancora recepita seppur il provvedimento di Testo Unico ne discuta in più punti”.
Avviandosi alla conclusione del suo intervento, Morini ha
sottolineato che: “Per l’industria l’ambiente è un costo; perché diventi un elemento positivo di sviluppo c’è bisogno di
un quadro normativo chiaro ed applicabile. Purtroppo, nel
corso degli anni la sovrapposizione delle norme ha prodotto
confusione e dubbio nelle piccole e medie imprese”.
“L’operazione di riordino prevista dal Governo è cosa buona” - ha concluso Morini, “Se una norma non è buona per
l’industria allora non è buona neanche per l’ambiente”.
Forti perplessità sulla possibilità di chiudere il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e sulla sua riconversione
all’interno dei poteri propri della presidenza del Consiglio
dei Ministri, le ha espresse il dott. Rino Pavanello, Segretario Generale di Ambiente e Lavoro, andando con la memoria
alle ragioni storiche e politiche che nel 1987 portarono alla
costituzione del dicastero dell’ambiente.
Sul Testo Unico di riordino della normativa ambientale,
Pavanello si è trovato d’accordo sulla necessità di fare
chiarezza ma, rivolgendosi al collega Morini, ha dichiarato:
“Il presupposto che l’ambiente sia un costo per l’industria
è sbagliato”.
L’ambiente è res nullius secondo Pavanello e quindi, ragio-
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nevolmente, un problema che riguarda tutti.
Pavanello ha poi sollevato alcune obiezioni sulla proposta
di legge delega in merito ad alcuni mancati rapporti formali:
“Almeno ci sia una consultazione seria che coinvolga tutti
gli attori della scena ambientale”.
In merito a precisi rilievi sostanziali, Pavanello ha sottolineato la la mancanza, nella bozza di Testo Unico sull’ambiente
di: “Questioni come quelle relative alle Aree Protette; all’Energia; all’Inquinamento acustico e all’elettrosmog”.
Infine ha tirato una stoccata al mondo dell’industria, affermando che: “Le regole possono essere viste come opportunità,
non solo come lacci… del resto le parole Sviluppo Sostenibile
vorranno pur dire qualcosa”; e una conclusione aperta alla
speranza augurandosi che il settore dell’imprenditoria colga
l’occasione dell’adozione di Sistemi di Gestione Integrata.
Successivamente, a cura di Olga Chitotti, Responsabile Area
Ambiente FAST (Federazione delle Associazioni Scientifiche
e Tecniche), sono state presentate una serie di spunti e riflessioni sull’evoluzione di VAS e VIA in Italia, anche queste
ulteriori oggetto di riordino nella proposta di legge.
“Urgenza di un coinvolgimento diretto delle Regioni; necessità del rispetto del principio di sussidiarietà; introduzione
del “silenzio-assenso” diventato ora “silenzio-diniego”; esclusione dall’ambito di applicazione della VIA da una serie
di tipologie di progetti, scarso accesso alle informazioni”:
sono le perplessità che ha individuato la dott.ssa Chitotti
sulla bozza di legge delega, ribadendo però: “L’interesse a
lavorare insieme dando la disponibilità a collaborare alla
definizione del Decreto”.
Ultimo intervento della poderosa mattinata di studio, quello
di Ernesto Longo di AIAS-OASP.
“Il Decreto legislativo in itinere prevede l’incentivazione
dei Sistemi Gestionali nelle PMI e lo sviluppo di incentivi
economici per la registrazione EMAS e la certificazione ISO
140001”.
“Come mai degli 8 milioni di Euro stanziati nel 2003, a
tutt’oggi ne sono stati spesi solamente 250.000?”, si è chiesto
Longo, indicando una risposta nella: “Poca comunicazione
e incrostazioni culturali vetuste e absolete”.
“Purtroppo, nel nostro Paese - ha affermato Longo - non si
capisce ancora l’importanza dell’introduzione di Sistemi di
Gestione integrata e la diffusione di certificazioni ambientali
e strategie per l’incentivazione in questo settore”.
Le strade indicate da Longo per venire incontro alle esigenze economiche delle PMI, peraltro spesso interessate da
queste novità sono: “La valorizzazione delle certificazioni
ambientali nelle gare pubbliche; la semplificazione degli iter
amministrativi; il contenimento delle spese”.
A conclusione della mattinata i saluti del coordinatore Massimo Cassani de Il Sole 24 Ore che ha congedato la platea
sottolineando l’importanza di: “Diffondere correttamente
l’informazione scientifica e tecnica”.
UNA FONTE ENERGETICA ALTERNATIVA:
IL RISPARMIO!
di Alessandro Zepponi
All’appuntamento annuale dedicato al recupero della materia
e dell’energia non poteva mancare un approfondimento sul
tema del risparmio energetico. Nella giornata del 27 ottobre
2005, si è tenuto il Convegno “Certificati bianchi: prime
riflessioni sul nuovo mercato dell’efficienza energetica”
a cura del Kyoto Club, organizzazione non-profit di imprese, enti, associazioni, amministrazioni locali, impegnate al
raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni
di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto.
Attualmente, all’aumento dei costi energetici non corrisponde una riduzione dei consumi. Questo, oltre a pesare
sulle tasche degli utenti finali, incide pesantemente sulla
bilancia dei pagamenti dell’Italia in particolare e dell’Europa
in generale. Una strada da percorrere per ovviare a questo
problema è quella del risparmio. Dal convegno è emerso
che le potenzialità per risparmiare energia sono elevate.
A livello nazionale sono stati emanati due specifici decreti
del Ministero delle Attività Produttive il 20 luglio 2004. Tali
decreti hanno l’obiettivo di conseguire entro la fine del primo quinquennio di applicazione (2005-2009) un risparmio
di energia pari a 2,9 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti
di petrolio) all’anno, valore equivalente all’incremento annuo dei consumi nazionali di energia registrato nel periodo
1999-2001.
Come ha sottolineato Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club, che ha aperto i lavori: “tali decreti
hanno introdotto uno strumento innovativo nelle politiche
energetiche nazionali: i certificati bianchi, il cui mercato è
partito a tutti gli effetti quest’anno”.
A differenza dei certificati verdi (art. 11 D. Lgs. 79/99), che
vengono riconosciuti dal Gestore della rete di trasmissione
nazionale Spa (GRTN) a fronte della produzione di energia
elettrica da fonti rinnovabili, i certificati bianchi vengono
riconosciuti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas a
fronte del risparmio di energia elettrica e di gas ottenuti
tramite progetti specifici.
“È grazie all’Unione Europea - ha proseguito Silvestrini che sono state introdotte queste nuove regole. Il mercato
dell’efficienza energetica rappresenta una delle più interessanti possibilità per ridurre i costi energetici e contribuire
al conseguimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra
in relazione agli impegni assunti dall’Italia nell’ambito del
Protocollo di Kyoto”.
Le recenti iniziative della Commissione europea per promuovere l’efficienza energetica, sono state illustrate da Paolo
Bertoldi della Direzione Generale Joint Research Centre Ispra
della Commissione Europea.
“L’Unione Europea è un importatore netto di fonti primarie - ha affermato - per cui risulta strategico puntare al
risparmio. Gli strumenti introdotti sono numerosi a cominciare dal Libro verde sull’efficienza energetica: fare di più
con meno, approvato lo scorso giugno dalla Commissione
europea, all’etichettatura energetica obbligatoria per gli
elettrodomestici, oltre alle Direttive per l’efficienza minima,
per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, per l’efficienza
energetica negli edifici, per l’ecodesign”.
“Un altro importante strumento - ha proseguito Bertoldi - è
la Proposta di Direttiva sull’efficienza negli usi finali dell’energia e sui servizi energetici, che ha l’ambizioso obiettivo
di tagliare, a livello di ogni Stato membro, dell’1% all’anno
i consumi del settore privato e dell’1,5% all’anno i consumi
del settore pubblico, per sei anni, rispetto alla media degli
ultimi cinque anni”.
Marcella Pavan, dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas,
è entrata nel vivo del Convegno illustrando l’avvio dello
strumento dei certificati bianchi.
“I Decreti ministeriali del 20 luglio 2004 - ha spiegato impongono obblighi annuali di riduzione ai distributori
di energia elettrica e gas naturale che al 31 dicembre 2001
fornivano almeno 100.000 utenti. Per adempiere a questi
obblighi i distributori possono attuare progetti a favore dei
consumatori finali che migliorino l’efficienza energetica
delle tecnologie installate o delle relative pratiche di utilizzo.
I progetti possono essere realizzati direttamente oppure tramite società controllate o, ancora, attraverso società operanti
nei settori dei servizi energetici, le cosiddette ESCO (Energy
Services Companies). In alternativa, i distributori possono
acquistare da terzi titoli di efficienza energetica (certificati
bianchi) attestanti il conseguimento di risparmi energetici.”
I certificati bianchi sono emessi dal Gestore del mercato
elettrico a favore dei tre soggetti sopra indicati (anche senza
averne l’obbligo), riconosciuti dall’Autorità per l’energia e
per il gas, che hanno conseguito i risparmi energetici.
L’emissione dei titoli viene effettuata sulla base di una comunicazione dell’Autorità che certifica i risparmi conseguiti.
L’Autorità infatti verifica e controlla che i progetti siano stati
effettivamente realizzati in conformità con le disposizioni dei
decreti e delle regole attuative definite dall’Autorità stessa.
La compravendita dei titoli avviene mediante contratti
bilaterali o in un mercato apposito istituito e regolato dal
Gestore del mercato elettrico. Questo meccanismo consente
di raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico nel modo
più “conveniente”. Il sistema spinge a realizzare per primi i
progetti che presentano i costi minori. Si muoveranno quindi
per primi coloro che presentano costi marginali di risparmio
energetico relativamente inferiori e che hanno convenienza
a vendere i titoli. I distributori che invece incontrano costi
marginali relativamente elevati, lasciano realizzare i risparmi
da altri soggetti, acquistando i titoli.
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Tramite il sito internet dell’Autorità (www.autorita.energia.it),
tutti i distributori di energia elettrica e di gas naturale, inclusi
quelli non soggetti agli obblighi, possono accedere ad un
sistema informativo interattivo per richiedere la valutazione
dei risparmi energetici conseguiti attraverso la realizzazione
di progetti di varia natura, potendo anche effettuare il calcolo
automatico dei risparmi e controllare gli esiti delle richieste
presentate.
L’ammontare del risparmio “obbligatorio” che ogni distributrice deve generare è stabilito dall’Autorità per l’energia
elettrica e il gas, e coloro che provvedono a raggiungere
l’ammontare stabilito incorrono in sanzioni. Al fine di evitare
tali sanzioni, queste aziende possono acquistare i titoli.
Lo strumento introdotto, il certificato bianco, viene riconosciuto sulla base di un progetto, come ad esempio:
l’installazione di elettrodomestici o motori industriali ad
alta efficienza; interventi per l’isolamento termico degli
edifici; sistemi di teleriscaldamento; ecc.
“Grande importanza - ha concluso Pavan - va riconosciuta alle schede tecniche predisposte dall’Autorità per la
quantificazione dei risparmi energetici di tipo semplificato.
Attualmente le schede sono 24, altre sono in fase di consultazione”.
Tra i soggetti obbligati al risparmio c’è l’ENEL, chiamata in
causa da Pavan per il fatto di essere responsabile per l’88%
del raggiungimento degli obiettivi del 2005 per quanto riguarda l’energia elettrica.
La società era rappresentata da Roberto Venafro, Responsabile delle politiche ambientali, che ha illustrato le strategie
aziendali, tra le quali:
- lo sfruttamento della fonte geotermica in Toscana per il
teleriscaldamento;
- la diffusione delle lampade a fluorescenza;
- i sistemi di illuminazione pubblica;
- la diffusione degli impianti a metano da 1 MW per la
micro-cogenerazione di elettricità e calore.
“Uno strumento sul quale punteremo nel prossimo futuro è
rappresentato dalla comunicazione. Nel 2006 - ha affermato
Venafro - partirà infatti un’apposita campagna volta all’uso
razionale dell’energia”.
In tema di risparmio e di comunicazione, specie se rivolta
alle utenze finali, un ruolo rilevante può essere svolto dal
mondo delle Associazioni ambientaliste.
Andrea Poggio, Vice Direttore generale di Legambiente, è
intervenuto illustrando l’esperienza nelle campagne sulla
diffusione di lampade a basso consumo.
“Si tratta di campagne dalla duplice valenza: economica
e ambientale. Una lampadina a fluorescenza - ha spiegato - ha una durata di 10.000 ore, contro le 1.000 di una
lampadina a incandescenza. Questo significa che, ipotizzando un uso di 4 ore al giorno, ad esempio nel caso venga
utilizzata in cucina, in sei anni una lampada a fluorescenza
20
permette di risparmiare ben 120 euro. Una delle esperienze
meglio riuscite ha visto l’attiva partecipazione della Regione
Lombardia. Grazie a un contributo di 1,2 milioni di Euro,
derivante tra l’altro da vecchi residui degli introiti della
carbon tax, l’Ente ha acquistato 400.000 lampadine che
permetteranno ai cittadini lombardi di risparmiare ben 4
milioni di Euro sulle bollette elettriche”.
Anche le amministrazioni locali possono contribuire enormemente a risparmiare energia.
Un esempio viene dalla Provincia di Modena.
Marcello Antinucci, Direttore dell’Agenzia per l’Energia e
lo Sviluppo sostenibile di Modena, ha illustrato le possibilità
di migliorare l’efficienza energetica negli edifici pubblici.
Sono stati in particolare illustrati i bandi per l’affidamento
del Servizio energia per alcuni edifici pubblici che prevedevano il finanziamento tramite terzi. Due elementi dei bandi
meritano di essere rilevati: la previsione di obiettivo minimo
di risparmio e la partecipazione da parte della Provincia al
risparmio, ottenuto in termini di una quota percentuale.
Arturo Lorenzoni dell’Istituto Iefe - Bocconi, ha poi illustrato il fenomeno delle ESCO in Italia.
Il valore aggiunto di una ESCO è dato dalla sostituzione
dei costi di capitale con costi correnti di esercizio. Scopo
della ESCO è quello di attuare interventi di risparmio energetico. I costi di investimento degli interventi sono da essa
sostenuti. L’utente finale non deve nemmeno preoccuparsi
di accedere a forme di finanziamento. La società si ripaga
l’investimento e il costo dei servizi erogati con una parte
del risparmio energetico, effetto dell’intervento rilevato a
consuntivo. I rischi, sia finanziari sia tecnici, dell’operazione,
sono a carico della ESCO stessa. La differenza tra la bolletta energetica prima e dopo l’intervento migliorativo spetta
contrattualmente alla ESCO, per intero o in percentuale, fino
alla fine del periodo di rientro dell’investimento previsto nel
programma o contratto. Allo scadere del contratto l’utente
diventerà proprietario delle parti di impianto migliorate e,
quindi, beneficerà della maggiore efficienza del proprio
impianto.
Infine, Alessandro Valentini della Asteria srl, ESCO operante in provincia di Ascoli Piceno, ha illustrato gli interventi e
i risultati ottenuti in tema di risparmio e certificati bianchi.
Sulla base di un’indagine recentemente condotta tra i Comuni del territorio piceno è emerso un elevato potenziale
di recupero energetico e finanziario.
Si può concludere che attualmente esistono tutte le premesse
normative e operative per il decollo di un settore, quello
del risparmio energetico, che crea economia migliorandone
la sostenibilità ambientale.
RISPARMIO ENERGETICO
E PROGETTAZIONE AMBIENTALE
di Alberto Piastrellini
Venerdì 28 ottobre, il penultimo giorno della kermesse
riminese di ECOMONDO, ha visto protagonista di tutta la
giornata, presso la Sala Abete, l’Unione Nazionale dei Tecnici
degli Enti Locali (UNITEL), che ha organizzato, nell’ambito
delle “Giornate Unitel” un’intensa e articolata giornata di
studio e approfondimento sulle tematiche ambientali connesse alla progettazione edile urbana.
Due i momenti in cui i Tecnici si sono incontrati offrendo
al pubblico momenti di riflessione e presentazione di problematiche: il primo, “La Qualità Ambientale dell’Habitat
Urbano e Domestico”; il secondo, “Risparmio Energetico
e Progettazione Ambientale”.
Il primo “capitolo” del Seminario è stato offerto all’uditorio
come una sorta di introduzione al tema della riqualificazione
degli spazi pubblici urbani attraverso l’illustrazione delle
strategie di protezione solare, dalle polveri, dai rumori, con
l’obiettivo di realizzare migliori condizioni di comfort per
l’uso dinamico e la sosta, nonché una comunicazione sulle
problematiche dell’inquinamento indoor dovuto al campi
magnetici e all’impiego di materiali di finitura che emettono
sostanze nocive per la salute umana.
“Anche quest’anno UNITEL partecipa ad ECOMONDO”, ha
dichiarato il Presidente Bernardino Primiani “Per sostenere
la spinta della strategia operativa che mira alla formazione
del Tecnico operatore locale”.
“UNITEL ha organizzato oltre 150 convegni negli ultimi
due anni” ha precisato Primiani: “Siamo presenti in oltre
8.000 comuni italiani e oggi siamo chiamati ad analizza-
re approfonditamente ciò che ogni tecnico locale, a livello
urbanistico, tratta ogni giorno”.
Il presidente Primiani ha poi rimarcato come alla figura del
tecnico locale debba essere riconosciuto un ruolo preminente nella progettazione degli ambienti urbani fatto salvo
che: “Senza formazione non si riesce a fare niente”.
L’introduzione dei lavori, la presentazione del tema e la
successione degli interventi, sono stati affidati all’architetto
Gianfilippo Lo Masto componente del Direttivo UNITEL, il
quale, sottolineando che: “La sostenibilità deve rientrare nel
patrimonio progettuale dei tecnici, la qualità urbana passa
attraverso l’opera pubblica ed è garantita dalla professionalità dei tecnici - ha rilevato come - La normativa nazionale
risulti abbastanza evoluta nel campo della sostenibilità nell’ambiente urbano”.
A cura del prof. Gianni Scudo, Dipartimento Scienza e
Tecnologie dell’Ambiente Costruito, del Politecnico di Milano, c’è stato un intervento sul tema: “Progettare il comfort
negli spazi urbani”.
“Le commesse pubbliche devono passare attraverso metodologie e progettazioni bio-climatiche - ha detto il prof.
Scudo - per ridurre al minimo l’impatto energetico delle
risorse non rinnovabili”.
Presentando una serie di studi e ricerche condotti negli Stati
Uniti sin dai primi anni ’50, Scudo ha presentato l’evoluzione
dell’architettura in funzione dell’ottenimento di effetti precisi; in sostanza quel comfort termoigrometrico che incide
maggiormente sui capitolati di spesa degli edifici.
“Se questo vale per le abitazioni private e gli edifici pubblici ha detto Scudo - tanto più deve valere per gli spazi urbani
aperti dove bisogna introdurre tutta una serie di requisiti
quali: l’uso razionale delle risorse, energie rinnovabili, riduzione di energie non rinnovabili, utilizzo di materiale
riciclabile, che fino a poco tempo venivano usati solo nell’edilizia abitativa”.
“Purtroppo, da questo punto di vista, quando si realizzano
opere pubbliche, spesso si assiste ad interventi che non riqualificano veramente la qualità degli spazi, né dal punto
di vista del comfort, né da quello della salute pubblica”.
Il prof. Scudo ha concluso il suo intervento presentando
una ricerca del Politecnico di Milano, che illustra parametri
e requisiti di base per testare il comfort di spazi aperti ed
una serie di strategie urbanistiche, in questo senso, messe
in opera in varie città europee.
A cura dell’architetto Roberto Mosca, titolare della Spring
Color di Osimo (AN), l’intervento: “Finiture convenzionali e
naturali. Impatto ambientale, tossicità e chimica pulita”.
Mosca ha raccontato l’esperienza dell’azienda per la produzione di malte, pitture e vernici che, dopo aver vissuto sulla
pelle dei propri dipendenti e dei propri dirigenti la gravità
estrema di alcune malattie professionali, ha completamente
ri-convertito la sua produzione eliminando dal ciclo tutte
21
le sostanze chimiche di sintesi petrolchimica, tossiche e
cancerogene.
“Se vogliamo parlare di sostenibilità in edilizia - ha detto
Mosca - dobbiamo prima di tutto utilizzare materie prima
rinvenibili facilmente nel territorio (pigmenti naturali,
terre, ecc.)”.
“Le sostanze di derivazione chimica non sono originarie
del territorio: che senso avrebbe l’utilizzo di pigmenti usati
in America o in Australia per le pitture murali delle nostre
facciate?”.
Mosca ha poi concentrato l’attenzione dell’uditorio presentando una serie di tabelle sinottiche in cui erano mostrati i
vari componenti delle pitture tradizionali, sottolineando il
fatto che quest’ultime: “rientrano nella categoria di prodotti
chimici per la casa, non vi è obbligo di legge nello specificare
sulle etichette i componenti pericolosi per la salute”.
L’ultimo intervento della prima parte della giornata curato
dall’Urbanista Gianfranco Carignano ha avuto per tema:
“Campi magnetici a bassa frequenza. Un primo studio a
Torino sull’esposizione residenziale causata dalla distribuzione urbana”.
Carignano, dopo una breve esposizione su campi elettrici,
campi magnetici e radiazioni non ionizzanti ha presentato
i dati di una ricerca condotta in collaborazione con il Politecnico di Torino, dalla quale emerge che: “Una porzione
di popolazione residente ai piani terra (o rialzato), è potenzialmente esposta a livelli superiori a 0,2 µT”.
“Infatti - ha detto Carignano - sul totale dei residenti al piano
terra (150.000), il campione analizzato risulta di 12.837
persone, pari a circa l’8.5%. Di queste il 33,4% (4.284) vive
in appartamenti che presentano sul lato strada valori oltre gli
0,2 µT. Il 13% si trova potenzialmente esposto a valori superiori a 0,5 µT, mentre il 5% è esposto a valori oltre 1 µT”.
Premesso che le persone hanno il diritto di conoscere se gli
ambienti interni o esterni che frequentano quotidianamente
possono essere o meno fonte di esposizione ai campi magnetici, Carignano ha concluso affermando: “Piuttosto che
creare allarmismo riteniamo decisamente più opportuno
lavorare insieme agli Enti erogatori di energia elettrica o ai
produttori di apparecchiature elettriche al fine di adottare
sistemi e tecniche per ridurre ed eliminare l’emissione di
campi elettromagnetici”.
La seconda tranche della giornata è stata dedicata ad un sintetico excursus sulle relazioni problematiche fra economia, società
e ambiente, fondamenti del pensiero sostenibile, lo sviluppo di
nuovi linguaggi architettonici, i consumi degli edifici e riguardo
le soluzioni e le prospettive del risparmio energetico.
Nel pomeriggio si è trattato di risparmio energetico e progettazione ambientale.
Gianfranco Sanò, Dirigente Assoarchitetti, nel suo intervento di introduzione al tema ha sottolineato l’importanza
dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili specificando
22
che: “La diffusione di queste fonti, affinché sia realmente
incisiva, deve essere supportata da incentivazioni serie e di
un certo peso”.
Sulla problematiche della bio-architettura in rapporto al
risparmio energetico nell’edilizia, Sanò ha rimarcato che:
“Alcuni pregevoli esempi ci pervengono da committenze
pubbliche illuminate; purtroppo uso di energie rinnovabili
e materiali eco-compatibili non hanno ancora raggiunto
una propria autorevolezza nel mercato”.
“Per ora - ha concluso Sanò - sarebbe meglio parlare di
interazioni fra i tanti strumenti volti alla costruzione di
organismi architettonici sostenibili”.
Maurizio Petrangeli, Università Roma 1, a cui è stato affidato il secondo intervento introduttivo ha dichiarato che:
“Crisi energetica globale e scelta di nuove strade per la produzione di energia elettrica ci impongono scelte epocali”.
Una strada, per il prof. Petrangeli, è quella di: “Incentivare
la ricerca verso nuove tecnologie per aumentarne la richiesta
e, nel contempo, farne scendere i costi”.
Conscio che i costi per questo tipo di investimenti in edilizia
possono essere supportati, per ora, solo dalle Pubbliche
Amministrazioni, Petrangeli ha sottolineato come queste
ultime abbiano una precisa responsabilità nel merito di interventi di medie dimensioni nell’ambito della progettazione
architettonica e della pianificazione territoriale.
L’intervento di Petrangeli si è concluso con la presentazione puntuale di un progetto presentato nell’ambito di un
concorso per la progettazione di una serie di edifici a forte
valenza bioclimatica, bandito dal Comune di Roma.
“Le ragioni della sostenibilità e il valore aggiunto nell’architettura” sono state espresse dall’intervento di Claudio
Renato Fantone, Consulente UNITEL, Roma.
Come conciliare l’economia con l’ambiente e la qualità
della vita?
Quale economia è lo strumento della sostenibilità?
A queste domande Fantone ha tentato di rispondere presentando lo strumento dell’impronta ecologica e il modello
di città a metabolismo circolare.
“La città sostenibile - ha detto Fantone - è più compatta;
permette il minimo uso di mezzi di trasporto; prevede la
produzione e la diffusione di energia a livello locale, si
comporta,insomma, come un organismo autosufficiente
permettendo una reale vita urbana sostenibile”.
La relazione si è conclusa con la presentazione di alcuni progetti di “città sostenibile”, naturalmente di provenienza estera.
A chiudere la teoria degli interventi: Chiara Wolter, di
Ambiente Italia, ha relazionato sul tema: “Applicazione degli
impianti solari negli edifici pubblici”; Mario Gamberale,
Università Roma 1 che ha concluso con un intervento tecnico-normativo sul tema: “Il mercato dell’energia - normativa
e prospettive in Italia”.
ENERGIE INTELLIGENTI
NELLE PICCOLE-MEDIE IMPRESE
di Donatella Mancini
A ECOMONDO è stato presentato il 1° Forum per il Progetto Energia Intelligente PMI (Piccole e Medie Imprese),
organizzato da CNA, CONFAGRICOLTURA, CONFAPI, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO e CONFESERCENTI, con
il patrocinio dell’Unione Europea.
L’interesse delle sei Confederazioni all’argomento energia,
nasce dal fatto che le fonti di approvvigionamento energetico
hanno assunto negli ultimi decenni un’importanza strategica
per lo sviluppo e la crescita delle piccole e medie imprese
italiane. L’energia è diventata uno dei fattori più rilevanti per
la competitività delle aziende non solo a livello italiano, ma
anche internazionale. Pertanto le organizzazioni testè citate,
intendono realizzare un progetto comune “Energia intelligente per le PMI”, attraverso la definizione di linee strategiche e
progettuali, che favoriscano le imprese nell’approvvigionamento e gestione delle risorse energetiche, non trascurando
di relazionarsi, per il raggiungimento degli obiettivi, con le
principali Istituzioni e Autorità competenti.
Non si può, inoltre, prescindere dalle decisioni assunte dagli
Stati membri dell’UE in sede comunitaria circa gli obiettivi
legati allo sviluppo sostenibile, alla competitività e alla crescita dell’occupazione sanciti nell’Agenda di Lisbona, né
dagli accordi del più famoso Protocollo di Kyoto.
Ed è proprio per tutte le ragioni fin qui enunciate, che le sei
Confederazioni condividono e di conseguenza promuovono
la revisione del modello di produzione e consumo energetico; il risparmio e l’efficienza energetica; l’autoproduzione
di energia da parte delle imprese.
La realizzazione di un tale ambizioso progetto passa attraverso il raggiungimento di alcuni obiettivi. Innanzitutto la
promozione di politiche per il risparmio energetico e l’efficienza energetica, il contenimento della domanda energetica
attraverso interventi mirati al decentramento dell’offerta ed
al potenziamento dei sistemi di autoproduzione dell’energia
elettrica.
Sarà necessario, inoltre, utilizzare strumenti in grado di analizzare le dinamiche dei prezzi e dei consumi energetici del
sistema delle piccole e medie imprese, favorendo la ricerca
scientifica nel settore energetico, con particolare attenzione
alle fonti rinnovabili, alla microgenerazione e all’utilizzo
finale dell’energia.
Molto importante è anche l’aspetto formativo, con la presenza di figure professionali specializzate nella gestione delle
tematiche energetiche.
Il Progetto Energia Intelligente per le PMI si svilupperà attraverso le seguenti iniziative:
- il Forum nazionale annuale;
- la promozione di Progetti pilota interassociativi sul piano
nazionale ed europeo;
- attività di aggiornamento e seminari in collaborazione
con le Autorità ed altri soggetti interessati;
la realizzazione di un Osservatorio Energia permanente
per la PMI.
Il Forum nazionale è un momento importante per fare
il punto del progetto e per divulgare i risultati all’esterno.
L’obbiettivo, infatti, è quello di dare visibilità nazionale ai
temi dell’utilizzo energetico
sostenibile, rivolgendosi ad
un pubblico formato, soprattutto, dagli addetti ai lavori,
ossia produttori e consumatori di energia, rappresentanti
delle istituzioni maggiormente
coinvolte nella politica energetica.
Sono previsti dei brevi corsi
di aggiornamento interprovinciali per coinvolgere
anche la base associativa delle organizzazioni e proporre una panoramica sull’evoluzione
delle tecnologie più moderne.
Altri cardini del progetto sono la promozione e realizzazione
di progetti pilota interassociativi. Nell’ambito di questi
progetti sono considerati prioritari alcuni interventi, quali
ad esempio la produzione ed il recupero di biomasse vegetali e/o di escrementi animali utili in aree particolarmente
predisposte.
Il miglioramento dell’efficienza degli edificati destinati alla
produzione di energia, cioè interventi sugli impianti per la
gestione intelligente dei consumi elettrici, termici e di climatizzazione, installazione di pompe di calore e rigenerazione,
installazioni di tecnologie a fonti rinnovabili, coibentazione
e bioedilizia.
Microgenerazione e realizzazione di parchi ecoproduttivi o
isole energetiche, dove vengano gestite tutte le problematiche energetiche in maniera integrata e con la riduzione di
apporto energetico esterno.
Infine la promozione dell’efficienza e del risparmio energetico attraverso lo studio e l’applicazione delle migliori
soluzioni tecnologiche disponibili.
Per avviare tutti questi progetti pilota sarà necessario mettere in atto corsi di formazione, attività di informazione e
sensibilizzazione sui temi ambientali.
Entro il 2007 sarà realizzato un Osservatorio permanente
che fornirà dati sui consumi e relativi costi energetici delle
piccole imprese italiane e sulle caratteristiche degli impianti
di generazione, di trasporto e di impiego utilizzati dalle
stesse aziende. In questo modo si intende ottimizzare i
consumi energetici in funzione delle differenti caratteristiche
23
tecnico-riproduttive di ciascuna impresa.
Non va trascurato l’aspetto della comunicazione. I risultati
del progetto e lo stato di avanzamento del lavoro andranno
monitorati annualmente ed esposti attraverso una scheda
riassuntiva. La stampa, i mass-media e le agenzie di comunicazione verranno costantemente informate. Saranno, inoltre,
realizzate pagine web, da pubblicare in ciascuno dei portali
Internet delle organizzazioni aderenti al progetto.
Tutta la documentazione sarà raccolta sotto il titolo “Guide
utili all’uso sostenibile dell’energia”, che servirà ad illustrare
i concetti base del risparmio energetico e della microgenerazione. Questa guida sarà distribuita tra le imprese e tra il
pubblico dei consumatori utenti.
Il progetto, sopra illustrato, si inserisce in un contesto più
generale di promozione dell’utilizzo di energia intelligente.
È stato approvato di recente il bando 2005 relativo al Programma Energia intelligente per l’Europa, EIE 2003/2006,
che prevede contributi destinati all’efficienza e all’utilizzo
24
di fonti rinnovabili.
Il programma EIE è diviso in 4 settori.
Il SAVE riguarda l’uso razionale dell’energia, soprattutto
nell’industria e nell’edilizia.
L’ALTERNER concerne la produzione delle energie nuove
e rinnovabili.
Lo STEER sostiene le iniziative nell’ambito dei trasporti,
come, ad esempio, la promozione dei carburanti di origine
rinnovabile.
Infine il COOPENER sostiene le iniziative relative alla promozione di energie rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo.
Il bando, inoltre, invita a presentare proposte relative a 3
tipi di interventi:
Tipo 1: Azioni generali o progetti, dove convergono la
maggior parte dei finanziamenti erogati.
Tipo 2: Sostegno alla creazione di nuove agenzie locali e
regionali di gestione dell’energia
Tipo 3: Supporto specifico per eventi e manifestazioni.
Area Marche
I Seminari di ARPAM
e Provincia di Ancona
Anche quest’anno le Marche hanno partecipato a ECOMONDO con un proprio spazio espositivo in cui si sono collocati
soggetti pubblici e privati che, a vario titolo, sono coinvolti
nella gestione dei rifiuti o che offrono soluzioni tecnologiche
innovative per il loro trattamento.
Progettata da Vinicio Ruggiero, Direttore artistico della
Free Service srl, Agenzia di Servizi di Falconara M.ma (AN),
l’area di circa 500 mq, posta all’interno del Padiglione B1,
si connotava come una grande piazza accessibile dai 4 lati
e arricchita di isole di comunicazione tra i soggetti ospitati e
i visitatori al cui centro un’area break offriva l’opportunità
di gradita pausa tra i lavori e i contatti.
Tra gli spazi espositivi erano disseminati gli eco-segnali,
Mostra fotografica di Rob Minuscoli, curata da Roberto
Marinelli, che, attraverso foto-montaggi di cartelli per una
segnaletica stradale alternativa, comunicava in modo originale l’importanza del riciclaggio per una vita “sostenibile”.
Inoltre un piccolo spazio è stato dedicato ad una proposta
di struttura modulare in cartone ondulato per l’architettura
e l’edilizia d’emergenza, prototipo di un sistema-parete per
costruire a secco, senza l’impiego di chiodi e colle, brevettato
dai Dottorandi dell’Università Politecnica delle Marche - Dipartimento di Architettura, Costruzioni e Strutture (DACS),
l’architetto Samir El-Tawil e ingegnere Paolo Pelosi.
Ha trovato pure spazio un’apposita Area meeting dove si sono
svolte le attività convegnistiche e seminariali.
I SEMINARI DELL’ARPA MARCHE
di Nazareno Re
Proprio in occasione del primo dei due seminari che l’ARPA
Marche ha promosso, dal comune tema dell’innovazione
che si sono tenuti in due giornate successive (27-28 ottobre)
all’interno dell’Area Marche, dal titolo: “Soluzioni innovative
per il sitema Industria-Ambiente”, il Direttore Generale
ARPAM, dott. Gisberto Paoloni, aprendo i lavori ha voluto
soffermarsi e attirare l’attenzione del pubblico presente sulla
struttura dello stand che, a suo dire, costituisce un bell’esempio di “fare squadra e di come si possa e si debba collaborare
tra pubblico e privato”.
La Regione Marche ha infatti promosso lo spazio, dove sono
presenti le Province e le Aziende private, specializzate nel
settore, che non hanno fatto mancare il loro sostegno.
I lavori della prima giornata hanno costituito l’esempio di
questa collaborazione, essendo incentrati su esperienze innovative della gestione rifiuti nell’area maceratese.
Il primo dei due rapporti in programma ha affrontato il tema del Controllo innovativo dei precursori delle diossine in
un impianto di termovalorizzazione. Detto in altre parole,
la sperimentazione, ormai conclusa con pieno successo,
che la ditta Loccioni ha condotto nell’impianto COSMARI
di Tolentino o, per meglio dire, sul monitoraggio on line
dei fumi del camino dell’impianto di termovalorizzazione.
L’ing. Giuseppe Foglia, Presidente del COSMARI, ha tenuto
a precisare che l’obiettivo strategico del Consorzio è e resta
la raccolta differenziata, il recupero e il riciclaggio, e che in
questo quadro la termovalorizzazione del COSMARI è un
aspetto marginale. Oggi il Consorzio gestisce tutti i Comuni
della provincia di Macerata, con un 27% medio di raccolta
differenziata (nel 1997 era il 3%) e l’obiettivo per il 2010 è
il 40%, oltre quindi il 35% proposto dal piano nazionale. Il
termovalorizzatore del COSMARI è l’unico delle Marche e
l’impianto di monitoraggio on line dei precursori delle diossine è uno dei due esistenti in Italia.
L’illustrazione della dott.ssa Rita Bravi, che per conto della
ditta installatrice ha guidato la sperimentazione, ha suscitato
grande interesse, per chiarezza e sinteticità.
In breve: grazie a particolari sensori, si ha un monitoraggio
on line delle diossine totali che dovessero eventualmente
formarsi nel camino; in tal caso il processo di combustione,
servoassistito, viene immediatamente termoregolato; il monitoraggio è continuo durante tutto il ciclo di lavorazione;
non occorrono reattivi chimici di alcun genere; non occorre
alcuna tecnologia aggiuntiva nei laboratori.
Il secondo rapporto seminariale, coordinato dal dott. Gianni
Corvatta del Dipartimento provinciale ARPAM di Macerata,
aveva per tema le problematiche relative all’inquinamento da
solventi clorurati del basso bacino del Chienti, inquinamento
provocato ormai quindici anni fa dall’uso sconsiderato che
a quel tempo le nuove realtà produttive del calzaturiero del
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civitanovese facevano dei policloroetileni per il trattamento
dei fondi in poliuretano.
I danni sono ancora da riparare come si sa, ma nel frattempo
molto è cambiato. Quei prodotti chimici non si usano più e
molte delle ditte di allora hanno gettato la spugna, sopraffatte
prima dalle ordinanze della magistratura e poi dalla concorrenza asiatica sui prodotti di bassa qualità. Non tutte però.
L’esempio eclatante viene da Eurosuole di Civitanova, ditta
che ha invece saputo riconvertirsi radicalmente, abbandonando i solventi clorurati e trasformando il ciclo produttivo
fino a brevettare un proprio macchinario, grazie al quale il
poliuretano viene trattato semplicemente con acqua. Con
questa tecnologia, ha affermato il direttore della fabbrica
civitanovese, oggi si ottengono fondi di qualità superiore
(Eurosuole fornisce Tod’s e Nike, tra gli altri) e del tutto al
riparo dalla concorrenza, grazie al brevetto.
Nel corso della seconda giornata dedicata a “Soluzioni innovative per il Sistema Agricoltura-Ambiente”, è stato
presentato il rapporto Tecnologie impiantistiche per l’abbattimento dell’inquinamento suinicolo e per la produzione
di compost. È stato un altro interessantissimo esempio di
engineering avanzato che trae spunto dall’antica tradizione
contadina, o, come ha detto Luigi Candiracci, titolare della
Società che ha brevettato l’impianto di biodigestione dei liquami suinicoli, si limita a copiare dalla natura. La tradizione
contadina è quella che fa uso del letamaio e l’esempio tratto
dalla natura è quello della foglia che in autunno cade, pian
piano si decompone e si integra nel terreno. Sulla base di
questi principi la ditta di Cantiano (PU) costruisce e installa
in tutta Italia impianti che trasformano i fetidi e lerci liquami
degli allevamenti suini in una specie di “manna” per i campi.
Il dott. Ferdinando De Rosa, Direttore tecnico scientifico
dell’ARPAM, che ha coordinato i lavori illustrando le caratteristiche dell’impianto, l’ha definito l’“uovo di Colombo”.
Si tratta infatti di pompare continuamente i liquami dalle
stalle (quindi nessun ristagno e nessun cattivo odore) e di
farli spiovere su un letto di trucioli di legno, segatura, residui della potatura, insomma cellulosa. Si ottiene un terriccio
assolutamente secco e inodore, come quello che si usa per
il giardinaggio, ad altissimo contenuto di azoto organico e,
quindi, pregiato fertilizzante.
È quindi interventuo l’ing. Stefano Ciafani di Legambiente
che ha definito questo compost “la risposta più concreta e
avanzata alla perdita di sostanza organica e alla conseguente
tendenziale desertificazione dei terreni agricoli italiani più
intensamente coltivati”.
L’ing. Giacomo Bodo dell’ARPA Umbria, Regione che finanzia fino al 40% delle spese che gli allevatori affrontano per
questo impianto (in Umbria ce ne sono già cinque), ha dato
la chiave di lettura più convincente. Quasi tutte le Regioni
hanno ormai deliberato una sostanziale moratoria dell’uso
dell’azoto ammoniacale per concimare i terreni, perché i
guai che provoca sono di molto superiori ai benefici. Questo
azoto infatti sparso sui terreni alle alte temperature d’estate
si trasforma in pochi giorni in nitrato che le prime piogge
dilavano e portano nelle falde acquifere, inquinandole gravemente. In breve, si verificano due eventi negativi: di azoto
sul suolo non c’è più traccia; mentre l’acqua delle falde risulta
pericolosamente inquinata.
L’azoto organico del compost ottenuto dai liquami è invece
come la foglia secca: insolubile alla pioggia, si decompone
lentamente e viene assorbito dal terreno, senza alcuna possi-
26
bilità di trasformarsi in nitrato e di raggiungere la falda. Tale
fertilizzante, ottimo per colture pregiate, è assolutamente privo
di inquinanti, essendo costituito solo di liquami di maiale o
di vacca e legno, come per altro testimoniano le analisi del
Politecnico di Torino, sulla base delle quali sono giunte alla
Ditta nuove commesse dalla Lombardia e dal Veneto.
Con tali seminari l’ARPAM ha voluto mettere in mostra in una
vetrina prestigiosa come ECOMONDO, che ospita gli operatori
della tutela ambientale di mezza Europa e una moltitudine
di amministratori dei nostri enti pubblici, le eccellenze della
regione Marche in fatto di ricerca e applicazione innovativa
nel campo del recupero della materia e dell’energia.
I SEMINARI DELLA PROVINCIA DI ANCONA
di Alberto Piastrellini
Una scelta controcorrente, quella della Provincia di Ancona Assessorato all’Ambiente, di presentarsi alla manifestazione
internazionale ECOMONDO 2005, in una veste quasi confidenziale, privilegiando cioè la comunicazione interpersonale
e i rapporti umani consolidati nel tempo con i soggetti delle
Amministrazioni e delle imprese marchigiane, a scapito della
possibilità, certamente più accattivante da un punto di vista
del look, ma più frivola e vacua in termini di comunicazione
reale, offerta dai Macroeventi, Tavole Rotonde e Convegni
che si sono succeduti durante la Fiera di Rimini.
Ecco quindi che il Seminario “Gestione dei Rifiuti: Obiettivo
35%? No, di più!”, a cura della stessa Provincia, si è svolto
lontano dalle passerelle ufficiali, all’interno dello “spazio-meeting” dell’Area Marche, con la precisa volontà di catalizzare
l’attenzione degli operatori e degli attori della filiera dei rifiuti
della sola Provincia di Ancona.
“Grazie al lavoro dei collaboratori di Agenda 21 Locale coinvolti nell’organizzazione e all’Agenzia che ha realizzato lo
spazio privilegiato Area Marche - ha commentato in apertura
dei lavori l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande - quest’anno siamo di nuovo ad
ECOMONDO per sottolineare quanto la nostra partecipazione
non sia legata ad una prassi consolidata, ma ad una precisa
volontà operativa che si rinnova”.
Ringraziando tutti coloro che sono intervenuti al Seminario (tra
questi non è passata inosservata la presenza del Presidente
della Provincia di Ancona, Enzo Giancarli), l’Assessore
Casagrande ha sottolineato come quest’anno la dimensione
ricercata è stata quella di una conversazione più libera e
diretta tra gli addetti ai lavori.
Due i giorni che la Provincia ha dedicato al delicato tema dei
Rifiuti, presentando lo stato dell’arte a partire dall’esperienza
dei due Bacini coinvolti ed enucleando scenari e prospettive
future alla luce di volontà comune e partecipazione condivisa ai valori di salvaguardia ambientale, aumento della
qualità della vita, risparmio energetico, che negli ultimi anni
sono diventati l’imperativo incondizionato di qualsiasi atto
amministrativo a favore della comunità e dello sviluppo
sostenibile.
Nell’ambito della prima giornata di lavoro, mercoledì 26 ottobre, introducendo il tema in oggetto, l’Assessore Casagrande
ha dichiarato che: “I problemi maggiori che la Provincia si
è trovata ad affrontare sono quelli legati alla sintesi di una
comune linea di intervento”.
“I Consorzi coinvolti - ha sottolineato l’Assessore - devono
permettere alla Provincia e ai Comuni interessati di aprirsi a
prospettive future, dimostrando di essere capaci di assolvere ai
propri compiti istituzionali secondo un’unica strategia”.
Lanciando una provocazione, prima di passare il testimone
per il primo intervento in programma, l’Assessore Casagrande
ha dichiarato che la volontà dell’amministrazione provinciale
è quella di “andare nella direzione di un unico ATO, il tutto
nell’ambito di un percorso che vorrebbe diminuire la produzione dei precursori di rifiuti, per inviarne in discarica
sempre meno”.
“L’obiettivo che ci prefiggiamo - ha sottolineato l’Assessore - è
il superamento della soglia minima del 35% fissata dal Decreto Ronchi, ma l’imperativo è produrre di meno per smaltire
sempre di meno”!
Fare il punto sulle nuove linee di attività del proprio Consorzio è stato, in sintesi, l’intervento di Claudio Pacchiarotti,
Direttore del Consorzio “Conero Ambiente”, Bacino 1.
“Il sistema-rifiuti - ha dichiarato Pacchiarotti - va sempre più
affrontato attraverso un ampio ventaglio di attività parallele,
come risulta peraltro dal Piano Provinciale dei Rifiuti di Ancona, per la cui attuazione, nel proprio Bacino di competenza,
il Consorzio che rappresento, è sorto”.
Passando alle criticità, Pacchiarotti ha ricordato che: “nel
Bacino 1 c’è una carenza impiantistica che sarà colmata
dal nuovo impianto di trattamento dei Rifiuti Urbani di
Chiaravalle”.
A questo punto il Direttore è passato ad illustrare le caratteristiche tecniche delle nuove infrastrutture per trattamento e
smaltimento RU del Bacino 1 che l’Assemblea del Consorzio
“Conero Ambiente” ha deliberato di realizzare nella seduta
del 7 luglio scorso.
“Attualmente siamo nella fase di pubblicazione del bando per
la gara d’appalto - ha riferito Pacchiarotti - e presto, convocheremo la Conferenza dei Servizi per mettere in campo tutte le
collaborazioni che al riguardo saranno necessarie”.
“Naturalmente - ha sottolineato il Direttore - la volontà di
costruire diventerà operativa solo dopo le doverose verifiche
di legge per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente e del
territorio”.
A cura dell’Ing. Massimo Sbriscia, Dirigente IX Settore - Tutela dell’Ambiente della Provincia di Ancona, è stato tracciato
un breve excursus sulle tappe che hanno portato l’Amministrazione Provinciale a dotarsi di un Piano per la Gestione
dei Rifiuti, formulando pure l’ipotesi ben augurante che “per
la conoscenza che abbiamo delle realtà del nostro territorio,
crediamo che l’obiettivo del 35% sia superabile”.
“Spingere sulla raccolta differenziata - ha dichiarato il Dirigente - significherà avere impianti di dimensione ridotta e
comunque meno impattanti sul territorio; è necessario, però,
l’aiuto e il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera per
alleggerire discariche e strutture di trattamento”.
“Vorrebbe la logica - ha rilanciato il direttore Pacchiarotti che prima si definisce la raccolta e poi l’entità dell’impianto,
però, l’innovazione tecnologica ci consente anche il percorso
inverso. L’obiettivo del 35% di raccolta differenziata è raggiungibile a monte della realizzazione dell’impianto, anche
se va ricordato che la raccolta differenziata ha un senso se
poi si raggiunge l’effettivo riutilizzo dei materiali”.
“Va bene la raccolta differenziata, ma non disdegniamo la
risorsa della termovalorizzazione - ha fatto eco Rodolfo
Canzio Venturini del Consiglio di Amministrazione del
Consorzio “Conero Ambiente”, che, proseguendo, ha individuato - nelle diverse modalità di raccolta differenziata dei
singoli Comuni (nel Bacino 1 sono 16) le maggiori difficoltà
per accordarsi”.
Una voce dal coro dei comuni coinvolti è stata quella dell’Architetto Maria Cristina Belogi, Caposettore Servizio
Urbanistica ed Edilizia del Comune di Montemarciano:
“Nel nostro comune la media della raccolta differenziata si
attesta intorno al 20%, i cittadini operano in maniera volontaria sulla spinta dello spirito civico senza alcun riscontro
economico; un piccolo obiettivo si è raggiunto ma per un
consistente salto di qualità ci vorrebbero delle gratifiche”.
Superare le frammentazioni è la chiave di volta per effettuare
il famoso salto di qualità secondo Pacchiarotti, mentre l’ing.
Sbriscia ha voluto sottolineare ulteriormente come: “In un
territorio come il Bacino 1 non è possibile un’azione uniforme
per la differenziata; essa deve contestualizzarsi a seconda
delle realtà urbane”.
“La possibilità della tariffa - ha continuato Sbriscia - è prevista
27
dal Ronchi e ogni comune dovrebbe attivarsi in questo senso
in maniera autonoma”.
Concludendo i lavori della prima giornata, Enzo Giancarli,
Presidente della Provincia di Ancona, ha voluto sottolineare
come: “L’Ambiente sia il quadro di riferimento dove si giocherà
la partita del nostro futuro... Nel merito dei Rifiuti, vorremmo
che se ne producessero di meno a partire dalle industrie e che
se ne differenziassero di più all’atto della raccolta; solo operando in questo senso, in futuro, saranno più le discariche che
andremo a chiudere che quelle che andremo ad aprire”.
Nella seconda giornata del Seminario, giovedì 27 ottobre,
il protagonista principale sulla scena è stato il Bacino 2, a
seguito degli interventi dei Dirigenti del Consorzio CIR 33.
“Non dobbiamo essere solo ottemperanti nei confronti del
Decreto Ronchi - ha puntualizzato l’Assessore all’Ambiente
della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande - ma anche culturalmente maturi per intraprendere percorsi che ci
porteranno a chiari vantaggi economici”.
“Del resto - ha proseguito - se non si adotteranno buone
pratiche di amministrazione del territorio e delle sue problematiche, il nostro bilancio ambientale sarà irrimediabilmente
in rosso”.
A questo punto, dopo una piccola sintesi di quanto emerso
dalla giornata precedente a cura del Dirigente del IX Settore - Tutela dell’Ambiente, Massimo Sbriscia, il testimone è
passato alla dott.ssa Laura Filonzi, Direttore del Consorzio
CIR 33, Bacino 2.
“Il nostro Bacino di ambito comprende 33 comuni - ha rimarcato il Direttore Filonzi - un bacino troppo eterogeneo per
poter effettuare la raccolta differenziata con la strategia della
domiciliazione della raccolta, applicata indistintamente a
tutte le realtà”.
“Il nostro obiettivo - ha proseguito - è quello di garantire
almeno il 35%, senza stravolgere l’assetto economico di ogni
comune”.
Ha quindi illustrato il programma di interventi che il Consorzio
ha avviato e che prevede una prima sperimentazione su 14
dei 33 comuni dell’ambito.
“Secondo il nostro progetto sperimentale la raccolta a domicilio
sarà effettuata solo nei tre centri abitati più importanti (Jesi,
Senigallia e Fabriano). Nei comuni più piccoli verrà effettuata
si domicilierà solo il secco non riciclabile, provvedendo alla
raccolta delle altre tipologie di rifiuti a livello stradale attraverso contenitori più piccoli e meno impattanti sull’immagine
del centro abitato”.
Operando con questa strategia, secondo la dirigenza del Consorzio, nei comuni più piccoli si garantirà comunque il 35%
di differenziata senza attivare da subito il “porta a porta”.
“Dalle nostre stime - secondo il Direttore Filonzi - si evince che
la raccolta differenziata potrà raggiungere il 60% a seguito
di una raccolta più capillare”.
Altri punti fondamentali della strategia messa in atto dal
Consorzio CIR 33 riguardano l’implementazione dell’autocompostaggio nelle frazioni e nelle campagne e la volontà
di stimolare le strategie di raccolta autonoma laddove queste
siano già presenti.
“Pensiamo di iniziare - ha concluso il Direttore - già dall’autunno 2006 con la prima parte della sperimentazione, per
essere a pieno regime con la raccolta a partire dall’inverno
2007”.
“In questo quadro è determinante e centrale la realizzazione
dell’impianto di compostaggio a Corinaldo e di quello di trattamento della frazione secca a Maiolati - ha dichiarato Simone
28
Cecchettini, Presidente del Consorzio CIR 33 - spero che si
possa stipulare, entro il mese di novembre, la convenzione
con la Regione Marche per i finanziamenti CIPE”.
“Occorre muoversi in tempi rapidi - ha sottolineato il Presidente Cecchettini - per l’impianto di Corinaldo abbiamo
già ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale e stiamo
attendendo quella per il sito di Maiolati”.
“Sulla questione tassa-tariffa, abbiamo fatto un tavolo tecnico
con tutti i comuni sopra i 5.000 abitanti per arrivare a questo
passaggio traumatico; CIR 33 è stato un attuatore, è bene, a
questo punto - ha continuato Cecchettini - che tutti gli altri
attori della filiera agiscano secondo la stessa logica”.
“Auspico un’attività di paragone fra i due Bacini - ha concluso nel suo intervento Cecchettini - che possa essere un
momento di confronto e rilancio delle attività, poiché ormai
il tempo delle discussioni e degli studi è finito: ora bisogna,
quindi, rimboccarsi le maniche e passare ai fatti”.
Dopo l’intervento del Direttore Generale dell’ARPA Marche,
dott. Gisberto Paoloni, che ha opportunamente sottolineato
come in questo settore è importante “fare squadra” e mettere
in comune le competenze specifiche; le conclusioni sono
state affidate all’ing. Massimo Sbriscia, Dirigente IX Settore
della Provincia di Ancona, che ha rimarcato come: “Puntare
alla raccolta domiciliare sia la metodologia utile per superare
l’obiettivo previsto dal Ronchi, assumendo anche il passaggio
da tassa a tariffa come ulteriore stimolo per la partecipazione
attiva della cittadinanza e la crescita culturale di fronte agli
stimoli che le costanti emergenze ambientali ci impongono
continuamente”.
SPECIALE ECOMONDO
L’attività convegnistica nell’Area PolieCo
DA “ACQUISTI VERDI”
ALLA NOZIONE DI “RIFIUTO”
PolieCo ha messo a segno un altro bel colpo.
L’“Area Acquisti Verdi” allestita dal Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene all’interno di ECOMONDO,
Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e
dello Sviluppo Sostenibile, svoltasi a Rimini dal 26 al 29
ottobre, ha suscitato notevole interesse e successo.
Tra coloro che hanno visitato l’Area e partecipato all’attività
convegnistica che vi si è svolta, il Sottosegretario all’Ambiente
e alla Tutela del Territorio, Roberto Tortoli, la cui gradita
e partecipe presenza non è passata inosservata al pubblico
dei visitatori ed ascoltatori.
POLIECO PER GLI ACQUISTI VERDI
Per realizzare appieno uno sviluppo sostenibile reale e
duraturo, ridurre l’impatto ambientale dei prodotti e dei
processi produttivi è essenziale, come ha già messo in luce
anche l’UE.
Come raggiungere l’obiettivo?
La soluzione consiste nella Politica Integrata di Prodotto
(IPP) e nel favorire lo sviluppo di un Mercato degli Acquisti
Pubblici Verdi (GPP - Green Public Procurement) ovvero di
quella domanda-offerta di prodotti più ecologici, poiché dal
minore impatto ambientale nell’intero ciclo di vita.
Da queste considerazioni ha preso il via la Tavola Rotonda
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del 27 ottobre: “Esigenze e prospettive per lo sviluppo
della filiera degli Acquisti Verdi”; promossa da PolieCo
in collaborazione con il portale AcquistiVerdi.it e la rivista
Regioni&Ambiente, con il patrocinio del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e del Comitato Ecolabel-Ecoaudit.
“Ciò che ci sta a cuore e per cui ci stiamo impegnando ha esordito il Presidente PolieCo, Enrico Bobbio - non è
più legato solo al mondo delle materie plastiche, che pure
rappresentiamo, ma è un interesse sempre più ampio e il
convegno di oggi lo dimostra. Crediamo molto nello sviluppo degli Acquisti Verdi ed è per questo che stiamo offrendo
ai nostri soci l’assistenza necessaria ad avviare percorsi di
certificazione volontaria, di prodotto e di processo, per potersi
poi iscrivere al Repertorio del riciclaggio”.
Dopo il saluto del Presidente Bobbio, i lavori dell’incontro, moderati dal brillante Filippo Lenzerini del portale
AcquistiVerdi.it, hanno visto alternarsi rappresentanti del
consorzio, amministratori locali, esponenti di associazioni
del settore e imprenditori, ovvero tutti gli operatori che
intervengono a vario titolo lungo la filiera degli Acquisti
Verdi.
“La nostra Provincia si è posta da tempo il problema di un
uso più sostenibile delle risorse. - ha spiegato Roberto Mariani, della Provincia di Cremona - Il GPP ha interessato
dapprima la rete dei nostri 15 comuni e poi, realizzando
anche un manuale, ci siamo candidati a ente capofila in
Italia. L’attenzione per acquisti più ecocompatibili è un segnale importante che deve partire soprattutto dalla Pubblica
Amministrazione: è un processo in cui la volontà politica
degli Enti è fondamentale”.
Tra le esperienze più significative della Provincia di Cremona
nell’ambito del GPP, sono stati citati gli appalti per la pulizia
“verde”, l’acquisto di auto ibride, l’uso di asfalti ecologici, la
redazione del bilancio ambientale e di un albo di Aziende
Verdi, la fornitura di carta riciclata, ma anche l’incentivazione della pratica del risparmio di carta attraverso il ricorso
al supporto informatico, per esempio la rassegna stampa
digitale, la scelta del mercato Equosolidale o del Biologico
per snack e merendine dei distributori automatici.
Assodati i vantaggi della scelta di un prodotto più rispettoso
dell’ambiente, il problema è: come distinguere un prodotto
realmente “eco”, da un altro che si spaccia per tale?
Un aiuto in questo senso può venire dalla presenza o meno
delle certificazioni, come quella per il legno rilasciata dalla
PEFC, organizzazione non governativa senza fini di lucro con
circa 40 soci in Italia, che con il proprio marchio garantisce
che il prodotto è fatto con materie prime provenienti da
boschi e foreste gestiti in maniera sostenibile.
“Il nostro marchio oggi rappresenta soprattutto un messaggio per dimostrare che l’origine del prodotto è certificata e
garantita - ha commentato Antonio Brunori, Segretario
Generale PEFC Italia - inoltre, il fatto che il prodotto certifi-
cato non costa di più dell’altro ha fatto della certificazione
un vero e proprio strumento di marketing e comunicazione
ambientale”.
“La nostra esperienza deriva dalla produzione di cartoni per
cibi e bevande in carta ecologica, che dopo l’uso, possono
essere smaltiti nella carta o nell’indifferenziato o nell’umido
per la produzione di compost. Il nostro cartone è certificato,
lavoriamo in capannoni di legno e stiamo attenti anche ai
consumi energetici - ha aggiunto Filippo Rossi, Amministratore Delegato della ditta CartONspecialist - Nonostante
gli Acquisti Verdi stiano diventando un vero e proprio core
business per molte aziende, manca ancora un solido collegamento tra le stesse e le amministrazioni pubbliche che optano
per certe scelte. L’altra criticità in Italia è poi rappresentata
dalle aziende di trasformazione che perlopiù non hanno
ancora colto appieno il valore del marchio come strumento
di comunicazione ambientale”.
Nel mercato degli Acquisti verdi, a rivestire un certo peso
sono anche le Associazioni di imprese del settore, come
Federambiente che riunisce circa 250 Aziende di igiene
ambientale ex municipalizzate.
“Sul tema del GPP abbiamo condotto uno studio e realizzato
un focus group, che danno un inquadramento della normativa, delle esperienze più mature e delle indicazioni utili per
l’inserimento nei capitolati di spesa di criteri di preferenza
per le forniture verdi - ha sottolineato Irene Ivoi, Consulente Federambiente - Manca ancora un grosso lavoro di
sensibilizzazione, informazione e coordinamento dei gruppi
presenti nella filiera. Viene da chiedersi, per esempio, come
mai ancora si sia iscritto al Repertorio del Riciclaggio un
numero così esiguo di aziende e che cosa fanno i Consorzi
per far sì che i propri soci si iscrivano?”.
“PolieCo sta approntando per i soci un pacchetto di certificazioni, che sarà definito entro l’anno - ha risposto Marco
Taddei, Consigliere di Amministrazione del Consorzio PolieCo - Per noi, che con oltre 300.000 tonnellate annue,
siamo leader europei nel riciclaggio del polietilene, il decreto
ministeriale 203/2003 costituisce una grossa opportunità,
poiché sono in PE molti beni di pubbliche forniture o utilizzati nelle opere pubbliche. Quantunque il Consorzio PolieCo
non abbia usufruito di adeguato sostegno, continueremo
ad impegnarci affinché il prodotto riciclato sia sempre più
competitivo e trovi adeguati sbocchi di mercato”.
LA CONTROVERSA NOZIONE DI RIFIUTO
La Tavola Rotonda del 28 ottobre, promossa da PolieCo,
“L’impresa dinanzi alla nozione di rifiuto: gli illeciti
penali ed amministrativi”, ha analizzato la complessità
della nozione di rifiuto, alla luce del diritto nazionale e
comunitario, che ha evidenziato in alcuni casi situazioni di
Il Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli si intrattiene a colloquio con
il Presidente del Consorzio Enrico Bobbio presso l’Area PolieCo - “Acquisti Verdi”
contraddizione o di violazione di norme, uno dell’altro.
Presente l’On. Roberto Tortoli, Sottosegretario di Stato al
Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, all’incontro
coordinato dall’Avv. Franco Giampietro dell’omonimo Studio legale, hanno preso parte il Presidente di PolieCo Enrico
Bobbio, il Prof. Franco S. Toni di Cigoli dell’Università
di Padova e del Centro Sudi PolieCo, il Magistrato Vincen-
31
Il tavolo dei relatori della Tavola Rotonda del 28 ottobre.
Da sinistra: Vincenzo Paone, Franco S. Toni di Cigoli, Roberto Rossi, Enrico Bobbio, Franco Giampietro, Roberto Tortoli, Nicola M. Aloia
zo Paone Procura della Repubblica di Asti, il Magistrato
Roberto Rossi, l’Avv. Nicola M. Aloia del Ministero delle
Attività Produttive.
“Da sempre sottolineiamo quanto sia difficile capire e interpretare la normativa in materia di rifiuti e quanto alcune
direttive comunitarie, che risultano capziose o di soggettiva interpretazione, rendano più complicato il lavoro degli
operatori del polietilene - ha esordito il Presidente PolieCo
Enrico Bobbio - In questo senso ci auspicavamo che la Legge
Delega portasse maggiore chiarezza per le imprese del settore,
ma dobbiamo constatare che non è proprio così”.
A confermare le osservazioni del Presidente, ha pensato
subito dopo il Prof. Franco S. Toni di Cigoli, del Centro
Studi PolieCo, tratteggiando il profilo di un quadro giuridico
recente, ma abbastanza strutturato tra diritto ambientale
comunitario e nazionale, dove la gerarchia delle fonti e le
materie concorrenti rispetto all’ambiente finiscono col creare
un’architettura giuridica piuttosto complessa.
“La nozione di rifiuto è molto complessa, a seconda che si
consideri come residuo o materia prima secondaria - ha
spiegato l’Avv. Franco Giampietro - La nozione a livello
comunitario non è del tutto chiara e completa, non prevede
infatti quali siano le prove della volontà di disfarsi del rifiuto:
in questo senso gli indizi da individuare sono responsabilità
del giudice nazionale. Oggi insomma la nozione di rifiuto
rimanda ai singoli mercati, ma è dalla definizione a livello
comunitario che si deve ripartire. Con la nuova legge Delega,
il mio timore è che in materia di nozione di rifiuto aumentino i conflitti tra la nostra normativa e quella comunitaria:
così si finirà ancora una volta per far scontare agli operatori
che lavorano “a valle” l’incertezza che sta a “a monte”.”
Sull’interpretazione autentica della nozione di rifiuto, da
quella della Corte di Giustizia Europea a quella del Legislatore Italiano che per le modalità in cui ha recepito le direttive
europee è incorso anche in procedure d’infrazione da parte
dell’UE, si sono soffermati anche i magistrati Vincenzo Paone
e Roberto Rossi.
Oltre a disquisire della nozione di rifiuto, la presenza del
Sottosegretario all’Ambiente Roberto Tortoli ha rappresentato
l’occasione per un confronto diretto su alcuni aspetti della
nuova Legge Delega Ambientale, i cui schemi di Testi Unici
sono stati da poco presentati e le cui anticipazioni preoccupano gli associati rappresentati dal Consorzio.
Il Presidente Bobbio ha interpretato lo stato d’animo degli
operatori del comparto dei beni in polietilene, che, pur
lavorando seriamente e correttamente, scontano tuttora le
difficoltà di una normativa poco chiara e manifestano oggi
una certa delusione per i contenuti dei Testi Unici della
Legge Delega ambientale dai quali si aspettavano finalmente
chiarezza.
32
“La mia presenza qui oggi testimonia proprio la volontà di
comprendere meglio qual è lo stato dell’arte dei rifiuti in
Italia, un problema molto sentito anche a livello europeo - ha
spiegato il SottoSegretario Roberto Tortoli - Una riscrittura
della normativa ambientale era necessaria e per il Governo
è stato un grande atto di responsabilità e coraggio assumersi
una delega tanto ampia, che ha suscitato parecchie critiche.
Questa stesura, pur essendo la seconda, non è ancora definitiva e vanno fatte tutte le opportune osservazioni di natura
politica, legislativa o di merito. Presto andrà in Consiglio
dei Ministri, poi in Conferenza Stato-Regioni, poi alle Commissioni di Camera e Senato perciò c’è tutto il tempo per il
legislatore di intervenire ancora sul testo e la mia presenza
in questa occasione testimonia la volontà di raccogliere
suggerimenti, anche del vostro settore”.
Ad entrare ancor più nel merito delle novità della Legge
Delega ambientale ha pensato poi il Consigliere PolieCo
Mirella Galli, ponendo il problema del futuro dei Consorzi
di filiera, per i quali la Legge Delega introduce il regime di
volontarietà in luogo dell’obbligatorietà com’è ora.
Ha invitato poi ad intraprendere iniziative affinché si superi
l’attuale concetto di imballaggio, per ragionare in termini
di riciclaggio per materiali, sottolineando che in Italia sono 7.000.000 le tonnellate di materie plastiche, di cui solo
2.000.000 di imballaggi.
Ha pure auspicato una revisione della definizione di “riciclaggio”, ritenendola poco chiara.
La complessità della nozione di rifiuto; i rimandi tra la definizione a livello comunitario e quella nazionale; le diverse
interpretazioni che si sono succedute; la consapevolezza
dell’incertezza del diritto, non solo ambientale; le ripercussioni vissute da chi opera nel settore: sono stati questi
i temi affrontati nel resto della tavola rotonda, cui ha fatto
seguito un vivace dibattito animato dai soci e operatori,
intervenuti numerosi.
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“L’ITALIA DEL RECUPERO”
Presentato a ECOMONDO lʼannuale studio di FISE UNIRE
Anche quest’anno FISE (Federazione
Imprese di Servizi) ha presentato a
ECOMONDO “L’Italia del recupero”
l’annuale Rapporto sullo stato del riciclo dei rifiuti in Italia, giunto alla sua
VI edizione.
Promosso dall’UNIRE (Unione Imprese
di Recupero), l’Associazione che aderisce a FISE, lo studio è stato realizzato
con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, del
Ministero delle Attività Produttive e
dell’APAT (Agenzia per la Protezione
dell’Ambiente e per i servizi Tecnici),
in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti e con il contributo
di CONAI ed ECOMONDO.
“I dati registrati nel 2004 - dichiara
il Presidente UNIRE Corrado Scapino - mostrano anche per quest’anno
l’incremento a livello generale dalle
raccolte differenziate anche tramite ingiustificati ampliamenti delle
assimilazioni dei rifiuti da attività economiche a quelli urbani operate dagli
Enti Locali. A tale incremento non
è corrisposta una pari crescita delle
quantità riciclate in ragione, per alcuni
settori, del mancato sviluppo della domanda: condizione che ha comportato,
peraltro, la non piena utilizzazione
della capacità di valorizzazione dei
rifiuti istallata nel nostro Paese”.
Questo settore, oltre a rappresentare
una risorsa non secondaria per l’economia italiana in termini di materie
prime ed energia risparmiata, offre
un contributo importante nell’ambito
degli impegni di Kyoto, considerato
che l’Italia detiene la maglia nera
per il mancato rispetto degli accordi
sulla riduzione delle emissioni climalteranti. Nel solo settore della plastica,
ad esempio, grazie al riciclo si sono
evitate emissioni di gas ad effetto serra
per circa 105 milioni di tonnellate. Tale sarebbe stato, infatti, l’inquinamento
immesso nell’ambiente se si fosse prodotto un quantitativo di nuove materie
plastiche pari a quello riciclato.
In particolare per i settori interessati
da apposite normative speciali basate
34
sulla responsabilità del produttore del
bene, UNIRE ritiene che solo con il
pieno coinvolgimento di tutta la filiera
e quindi anche dei recuperatori, possono essere assicurate soluzioni efficaci
ed economiche per il raggiungimento
degli obiettivi di recupero.
Il Rapporto, appuntamento annuale per
gli operatori del riciclo di materia, offre
una fotografia del settore in ambito nazionale e internazionale, evidenziando
trend mediante confronti con i dati degli anni precedenti al fine di misurare
fattori di crescita, ostacoli allo sviluppo
ed esigenze del comparto.
Il Rapporto abbraccia ben 9 settori del
riciclo: carta, vetro, gomma, plastica,
autoveicoli a fine vita, alluminio, acciaio, inerti, apparecchiature elettriche
ed elettroniche.
Questi le principali evidenze che emergono dal Rapporto nei singoli settori.
recupero: il tasso di raccolta presenta
una progressione di 8 punti percentuali
a partire dal 2000 (dal 41,2% al 49,2%),
il tasso di recupero cresce del 2,4% (dal
45,9% al 48,3%), mentre l’utilizzo è
sostanzialmente stazionario (55,8% nel
2000-56,6% nel 2004).
Tra i Paesi esportatori di macero destinato all’Italia, si distingue la Francia,
che diviene la prima fonte di macero
importato a discapito della Germania e
degli Stati Uniti, i quali vedono ridotti
fortemente i rispettivi quantitativi. Per i
rimanenti Paesi si assiste a una generale riduzione, ad eccezione del macero
di provenienza spagnola.
Per quanto riguarda la destinazione
dell’export, la Germania si conferma
il primo Paese di destinazione del macero (essenzialmente de-inking per
la produzione di carta da giornale),
mentre in seconda posizione emerge la
Fonte: elaborazione Unionmaceri su dati Assocarta
CARTA (Unionmaceri)
Il 2004 per il settore del recupero carta
potrebbe essere definito come “l’anno
del sorpasso”. È stato infatti l’anno in
cui, come da previsioni, la raccolta
di macero nazionale ha superato il
consumo di macero da parte delle cartiere di 100.000 tonnellate. Il comparto
presenta sostanziali differenze nell’andamento dei tassi di raccolta, utilizzo e
Cina, che nel 2004 ha importato circa
40.000 tonnellate. Accanto al tradizionale scambio commerciale con i Paesi
limitrofi, si evidenzia l’ulteriore riduzione della quota di macero destinata
alla Turchia, che scompare dalle prime
sette nazioni destinatarie del macero
nazionale, mentre la Francia fa segnare
un +82% rispetto al 2003.
strato lo scorso anno. In linea con la
media europea, invece, sono la quota
destinata alla ricostruzione (12,94%) e
quella al recupero energetico (27,20%).
Tra le altre destinazioni dei pneumatici
usati: materie prime secondarie 6,03%,
export 2%, stoccaggi censiti (4,33%).
Fonte: FEVE
VETRO (Gruppo GMR)
L’Italia si conferma il 3° paese produttore di imballaggi in vetro in Europa
Occidentale (dopo Germania e Francia)
raggiungendo le 3.582.777 tonnellate.
Tuttavia le raccolte non riescono a
intercettare quantitativi di rifiuti equivalenti a quelli registrati nel nord Europa.
Dal censimento emergono dati discordanti con quelli registrati da CO.RE.VE.,
che segnalano una riduzione dei flussi
da raccolta differenziata che cresce a
ritmo più lento nel sud del Paese dove
rappresenta solo il 15% del totale.
In Italia l’andamento della raccolta
per area fa registrare che al Sud la
progressione è ancora lenta; infatti da
190.000 si è arrivati a 205.000 tonnellate
che equivalgono al 15% della raccolta
nazionale.
Da tale analisi emergono alcune riflessioni.
In primis, il fabbisogno delle vetrerie
continua a guidare la dinamica della
raccolta e del recupero e la sua articolazione territoriale, mentre il mercato e
le contrattazioni continuano a soffrire
della posizione di assoluta predominanza di suddetti soggetti economici,
i quali condizionano anche la politica
e le decisioni del Consorzio di filiera
da essi stessi partecipato.
La seconda tendenza rilevata tra le
aziende censite si riferisce ad una
crescita relativa del multimateriale, a
confronto del monomateriale, nell’ambito di una generale riduzione della
quota di approvvigionamenti che provengono dalla raccolta differenziata: tale
dato risulta in parziale controtendenza,
come detto, con quanto dichiarato dal
Consorzio CO.RE.VE., che invece
dichiara un incremento nel medio periodo delle raccolte differenziate (circa
13% in più rispetto al 2002).
GOMMA (Argo)
L’Italia mantiene anche nel 2004 il triste primato come Paese che in Europa
recupera la minor percentuale pneumatici fuori uso. La quota di recupero
di materia del nostro Paese sul totale
dei pneumatici usati, circa 410.588
tonnellate quest’anno, è inferiore alla
media europea (il nostro 6% contro
il 25% circa in U.E.), mentre quella
destinata alla discarica ancora troppo
elevata rispetto alla media europea
(47,5% in Italia contro il 25% circa in
U.E.), nonostante il calo dal 51% regi-
Fonte: Argo
PLASTICA (Assorimap)
Il riciclo della plastica, secondo stime
europee, consente di risparmiare 25
milioni di tonnellate di petrolio grezzo
o a ridurre l’emissione di gas serra di
105 milioni di tonnellate.
Nel 2004 in Italia, in base alle indagini
e ai rilevamenti statistici, su oltre 5
milioni di tonnellate di materiali termoplastici immessi al consumo, risultano
avviati a riciclo meno del 7% del totale.
L’aumento della disponibilità di rifiuti
è essenziale per le aziende di riciclo
che hanno raggiunto, da una parte,
una dimensione internazionale e una
copertura dei mercati di trasformazione
a valle di notevole interesse economico
e ambientale e, dall’altra, una dimensione produttiva e tecnologica al di
sotto della quale non è più garantita
la sopravvivenza.
Il sistema industriale di riciclo rappresenta un settore strategico che in
ragione delle proprie caratteristiche e
peculiarità costituisce un valore per il
Paese e per l’Ambiente.
Il sistema italiano di riciclo dei rifiuti
plastici di imballaggio post-consumo
opera su rifiuti selezionati che a livello
nazionale sono di esclusiva provenienza dal Consorzio COREPLA.
La raccolta differenziata e il tasso di
riciclo crescono al 12,1%, ma esperienze estere dimostrano che sono
perseguibili obiettivi superiori su base
nazionale (Francia 44%, Svizzera 70%,
Belgio 60%, Germania 80%).
Emerge inoltre dal Piano Specifico
di Prevenzione COREPLA - triennio
2004/2006 - che continua a sussistere
un fortissimo divario dei volumi di raccolta tra il Nord e il Centro-Sud d’Italia
con una scarsa crescita della raccolta
differenziata al Centro-Sud.
Basta questo dato per comprendere
come sia strategico per il comparto
contribuire a sviluppare un modello
di raccolta, soprattutto nelle aree del
centro-sud, adeguato alle esigenze
dell’industria di riciclo in termini di
qualità e quantità.
È necessario quindi riorientare la
politica generale di raccolta e riciclo
meccanico delle materie plastiche se-
35
Attività di riciclo in Italia
2004 kton
2005 kton
2006 kton
Immesso al consumo
2.049
2.080
2.110
Riciclo COREPLA
249
273
295
Riciclo Operatori Indipendenti (extra COREPLA)
190
190
190
Totale riciclo
439
463
485
riciclo (COREPLA) su immesso al consumo
12,1%
13,1%
13,9%
Fonte: Piano Specifico di Prevenzione COREPLA
condo le finalità e gli obiettivi indicati
dalla Legge, ponendo attenzione sugli
aspetti industriali del sistema, nel rispetto assoluto di quelli ambientali.
Per quanto riguarda i rifiuti plastici in
polietilene diversi dagli imballaggi per
i quali assistiamo al consolidamento
dei risultati della raccolta e del riciclo,
la nostra Associazione, che rappresenta un elevato numero di operatori
coinvolti nel riciclo del polietilene, riconosce che questo polimero rappresenta
oltre il 50% del totale delle plastiche
prodotte ogni anno e oltre l’80% dei
rifiuti annui prodotti in agricoltura e
che lo stesso è normalmente soggetto
a forti oscillazioni di prezzo sui mercati
internazionali.
Preso atto quindi delle problematiche
espresse dal Consorzio PolieCo in
ordine alla mancata adesione di tutte
le imprese e alla conseguente impossibilità di svolgere al meglio il proprio
compito istituzionale, ASSORIMAP
auspica che quanto prima si possa
addivenire ad una chiara soluzione.
36
In ordine poi ai “testi unici ambientali” si
ritiene necessario che la nuova struttura
normativa esprima meglio la volontà di
valorizzare, incrementare e favorire lo sviluppo del riciclo, alla luce delle evoluzioni
registrate nel corso dell’ultimo decennio,
anche in relazione all’esigenza di regolamentare tutti gli aspetti di mercato, in una
visione ampia dell’economia.
AUTODEMOLIZIONE
Nel 2004 sono stati demoliti 1.473.416
veicoli (-8,4% rispetto al 2000) per un
totale di più di un 1 milione di tonnellate l’anno di materie recuperate. Anche
nei primi mesi del 2005, sino a maggio,
la tendenza si è confermata tale.
La normativa europea delinea chiaramente gli obiettivi di recupero da
perseguire all’interno delle singole nazioni: entro il 1° gennaio 2006 l’85% dei
veicoli conferiti alla demolizione dovranno
essere recuperati o reimpiegati ed entro il
2015 tale soglia dovrà salire al 95%.
Mediamente circa il 25% (in peso)
dei veicoli demoliti viene smaltito in
discarica, mentre quasi il 75% viene
reimpiegato (mediamente siamo su
percentuali basse, circa il 5%, ma molto dipende dall’età e dalle condizioni
dell’autovettura) e recuperato.
Gran parte del materiale ferroso va a
rifornire l’industria siderurgica, riducendo
il flusso di importazione del comparto.
Il settore dell’autodemolizione conta in
Italia circa 2.000 operatori autorizzati.
In Italia all’appello manca la voce recupero energetico, differentemente da altri
Paesi (come la Svizzera), quel 5% che
non è praticabile per l’assenza di forni.
Ad oggi l’unico materiale a essere
impiegato in un processo di recupero
energetico sono i pneumatici recuperati
dai veicoli, anche se in misura molto limitata (circa il 15%) che rappresentano una
percentuale comunque minima sul peso
complessivo dell’auto (circa il 4%).
La soluzione allora è molto spesso
esportare questi rifiuti oltre confine e
soprattutto in Germania.
ALLUMINIO (Cial)
Si conferma anche nel 2004 il primato
dell’Italia nella speciale classifica del
riciclo dell’alluminio. L’industria italiana
detiene ormai da anni una posizione di
rilievo nel panorama mondiale per quantità di materiale riciclato. Il nostro Paese è
infatti terzo al Mondo assieme alla Germania, dopo Stati Uniti e Giappone.
Nell’ultimo decennio la produzione italiana di alluminio riciclato è cresciuta
del 65%, toccando nel 2004 le 619 mila
tonnellate; questa quantità rappresenta il
76% dell’alluminio prodotto in Italia.
L’uso di alluminio riciclato rappresenta il
43% dell’uso totale di alluminio grezzo in
Italia (al lordo delle importazioni).
Si tratta di risultati molto importanti che
confermano una tradizione ormai consolidata nella continua ricerca e sviluppo
di tecnologie per riciclare e recuperare
alluminio pre e post consumo da riutilizzare nei diversi settori applicativi.
Dal riciclaggio dell’alluminio deriva infatti un risparmio energetico pari a 2,2
milioni di tep (tonnellate equivalente
petrolio) e quindi sono state evitate
emissioni serra pari a 6,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2).
Ottimo anche l’apporto per le fonderie
italiane che hanno trattato oltre 804
tonnellate di rottami di alluminio.
Per quanto riguarda in particolare il
settore degli imballaggi in alluminio, si
riscontrano risultati altrettanto interessanti. Nel 2004 CIAL (Consorzio Imballaggi
Alluminio), con la collaborazione di
4.500 comuni e 42 milioni di cittadini
impegnati nella raccolta differenziata, ha
recuperato 34.400 tonnellate di imballaggi usati in alluminio (30.600 avviate
a riciclo e 3.800 a recupero energetico)
pari al 51% della quantità circolante oggi
nel nostro Paese.
Sul piano internazionale, i dati più
aggiornati evidenziano come nel 2003
in Europa occidentale sono state utilizzate, nella produzione di beni di vari
settori industriali, circa 9,8 milioni di
tonnellate di alluminio. Attualmente
la produzione di alluminio primario
in Europa ammonta a 2,6 milioni di
tonnellate. Questo significa che, senza
il riciclo dell’alluminio, l’Europa occidentale dovrebbe importare circa 7,2
milioni di tonnellate di alluminio per
far fronte alle esigenze di mercato.
RISULTATI GENERALI
2002
2003
2004
Immesso al consumo
t
60.200 66.100 67.300
Recupero totale
t
30.700 33.300 34.400
51,0%
Obiettivo Recupero Totale
50,4%
51,1%
di cui:
Riciclo
t
Obiettivo Riciclo
Recupero Energetico
Obiettivo Recupero Energetico
t
25.700 28.300 30.600
42,7%
42,8%
45,5%
5.000
5.000
3.800
8,3%
7,6%
5,6%
Dati nazionali sul recupero degli
imballaggi in alluminio - Fonte CIAL
ACCIAIO (Sara)
Nel 2004 l’andamento dell’attività di raccolta dei rifiuti di imballaggio in acciaio
ha proseguito nel suo trend positivo.
Si sono infatti raccolte 344.580 tonnellate contro le 336.085 del 2003.
La raccolta degli imballaggi in acciaio
ha raggiunto nel 2004 quota 345.000
tonnellate, con un aumento di 9.000 tonnellate rispetto al risultato del 2003.
In termini percentuali sull’immesso al consumo questo ha significato una flessione
dello 0,5% rispetto ai risultati del 2003, attestandosi su una percentuale del 57,9%.
L’obiettivo di avvio al riciclo di imballaggi in acciaio prefissato dal Consorzio
Nazionale Acciaio (321.000 tonnellate) è stato superato raggiungendo le
324.330 tonnellate, realizzate nonostante una più approfondita analisi
del materiale raccolto.
La produzione nazionale di acciaio
assomma a circa 28.000.000 di tonnellate complessive, con la prevalenza
dell’impiego del rottame (forni elettrici)
nella produzione siderurgica rispetto al
minerale (ciclo integrale).
Fonte: Consorzio Nazionale Acciaio (CNA)
Il fabbisogno medio d’acquisto di
rottame della siderurgia elettrica degli
ultimi anni è pari a circa 17.000.000
tonnellate, due terzi circa delle quali
sono forniti dal gettito della raccolta
interna e un terzo viene importato dall’estero, in parte dai Paesi comunitari
ed in parte da Paesi terzi.
Il Paese che guida la classifica europea della raccolta degli imballaggi in
acciaio è il Belgio (94%), mentre l’Italia
si attesta sul 57,9% del consumo.
posto agli uffici pubblici e alle società a
prevalente capitale pubblico l’obbligo
di coprire il proprio fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di
prodotti ottenuti da materiale riciclato
in una misura non inferiore al 30%, e
dalla conseguente Circolare 15 luglio
2005, n. 5205 che fornisce le indicazioni per rendere operativo il Decreto
nel settore edile, stradale e ambientale
(ndr.: la Circolare è riportata nell’inserto di questo numero).
INERTI (Anpar)
In Italia nel 2004 sono stati prodotti circa
40 milioni di tonnellate di rifiuti inerti.
Il settore vive una situazione di profonda arretratezza: vengono infatti riciclate
solo 3,7 milioni di tonnellate, pari a circa
il 10% del totale prodotto. Quasi il 100%
di questa tipologia di rifiuti appartiene
alla categoria dei rifiuti dalle attività di
costruzione e demolizione.
ANPAR ritiene infatti che, ora più che
mai, la propria azione divulgativa della
cultura del riciclaggio e di promozione
dell’utilizzo degli aggregati riciclati sia
fondamentale al fine di sfruttare la grande opportunità di sviluppo del settore
fornita dal D.M. n. 203/2003 che ha im-
RAEE
Il consumo di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), dal 2003 al
2004, è in forte ascesa, come attestano i
dati Findomestic: elettrodomestici bruni +40% circa; piccoli elettrodomestici
+15%; telefonia +10%; elettrodomestici bianchi e office equipment +5%.
L’analisi svolta dall’APAT a partire dai
dati MUD relativi alle operazioni di
recupero dei RAEE di provenienza
urbana di 138 impianti rileva che tali
impianti trattano un totale di 89.739
tonnellate di RAEE, dei quali il 58,7% è
costituito da rifiuti pericolosi, il restante
41,3% da rifiuti non pericolosi. Il 58%
degli impianti che recuperano AEE è
localizzato al Nord, il 17% al Centro e
il 30% al Sud.
Il decreto legislativo n. 151 del 25
luglio 2005, attuativo delle Direttive
comunitarie 2002/96/CE sui rifiuti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche (c.d. RAEE) e 2002/95/CE sulla
riduzione dell’uso di sostanze di determinate sostanze pericolose in tali
apparecchiature (c.d. RoHS), introduce un nuovo e compesso sistema per
la gestione a fine vita dei RAEE, con
il diretto coinvolgimento, anche economico, dei produttori che dovranno
istituire sistemi individuali e collettivi di
recupero e trattamento dei RAEE.
Rifiuti conferiti nell’anno 2004 (in q.)
presso gli impianti di riciclaggio
Rifiuti inerti
CER 17 xx xx
NORD
2.879.230
2.038.468
CENTRO
785.563
784.118
SUD
124.755
117.709
TOTALE
3.789.549
2.940.296
Stime dei quantitativi di rifiuti prodotti in italia relativi
al gruppo cer 17.xx.xx (da costruzione e demolizione) e
al totale dei rifiuti (ANPAR)
Rifiuti inerti
CER 17 xx xx
min
max
min
max
33.900.000
40.300.000
37.900.000
46.000.000
Fonte ANPAR
37
UNO SPAZIO DEDICATO A...
Regione Marche
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
PER RISOLVERE LE QUESTIONI AMBIENTALI
di Marco Amagliani
Assessore all’Ambiente della Regione Marche
Le politiche impostate dalla Regione
Marche, in questi ultimi anni, hanno
considerato, non senza difficoltà e contraddizioni, il patrimonio naturale del
territorio come elemento portante del
“Sistema Marche” e del suo possibile
sviluppo.
Contemporaneamente si è affermata
la consapevolezza della dimensione
sovraregionale delle tematiche ambientali e la conseguente necessità di
sperimentare, con altri paesi, forme di
cooperazione internazionale in grado
di accrescere le conoscenze e sviluppare esperienze comuni.
Si sta consolidando, quindi, una politica
regionale che intende affrontare, anche
oltre i propri confini, le questioni ambientali ed in particolare, nella prima
fase di questo percorso, i temi relativi
alla gestione dei rifiuti e al patrimonio
naturale.
Di seguito sono riportate le sintesi di
alcuni Progetti che la Regione Marche
ha promosso e/o presentato.
“Agenzia per la gestione integrata
dei rifiuti nella Regione di Valona”
(Programma Life - Paesi Terzi 2002/
2003)
Il progetto è stato promosso dalla
Regione Marche anche sulla base di
precedenti esperienze condotte in
Albania.
L’approvazione, da parte della CE
di questo progetto presentato dalla
Autorità albanesi è particolarmente
significativa in quanto si tratta della
prima volta che la Regione di Valona ha
assunto la responsabilità diretta della
gestione di un progetto comunitario.
38
L’obiettivo del programma Life - Paesi
Terzi è quello di contribuire, attraverso il rafforzamento delle capacità
delle strutture amministrative esistenti
o con la costituzione di nuove strutture
amministrative, allo sviluppo della cooperazione, per accrescere lo scambio di
esperienze e favorire il trasferimento di
competenze e conoscenze, in materia
di protezione dell’ambiente e sviluppo
sostenibile, al Paese beneficiario.
In particolare, il progetto approvato si prefigge l’obiettivo di istituire,
nel rispetto del Piano Nazionale per
l’Ambiente albanese, un’Agenzia per
la gestione dei rifiuti nella Regione di
Valona. La nuova agenzia avrà sede
presso gli uffici della Regione di Valona
e sarà composta da esperti e personale
messo a disposizione dalla stessa Regione di Valona e dalle municipalità
cointeressate.
La Regione Marche è partner attivo
della Regione di Valona ed è prevista
anche la partnership di alcune municipalità della Regione di Valona (Himara,
Saranda e Lukova), la Municipalità di
Shjiak (Regione di Durazzo), dell’Agenzia delle Nazione Unite per i Servizi
Progettuali (UNOPS) e dell’Azienda
Servizi AnconAmbiente.
Le attività progettuali sono ufficialmente iniziate a partire dal gennaio 2004
e termineranno alla fine di dicembre
2005.
La Regione di Valona è caratterizzata da
un sistema di gestione dei rifiuti urbani
debole ed inefficiente con conseguente
pericolo (purtroppo già trasformatosi
in realtà in alcune aree) di contaminazione del suolo e delle acque con
seri rischi per la salute dei cittadini. In
particolare l’attuale discarica posta in
un’area urbanizzata nei pressi del litorale desta serie preoccupazioni. Questi
impatti negativi sull’ambiente e sulla
salute potrebbero anche compromettere in maniera irreparabile la vocazione
turistica dell’area che durante il periodo estivo diventa meta privilegiata del
turista albanese. Per queste ragioni e
per i rapporti di collaborazione stretti
fra i due territori a seguito del lavoro
della Regione Marche in progetti di
cooperazione in Albania sin dal 1997,
è nata l’idea di presentare a Bruxelles una strategia per lo sviluppo del
sistema di gestione dei rifiuti attorno
a Valona che rientrasse nelle quadro
delle azioni sostenute dal Programma
Life - Paesi Terzi.
La Regione Marche giocherà, grazie all’esperienza ed alla professionalità dei
suoi esperti, un ruolo fondamentale
nella formazione del personale, nella
sua costituzione e nello start-up delle
attività dell’Agenzia che dovrà puntare
a diventare un soggetto attivo sul territorio ed economicamente sostenibile.
A garanzia della sua operatività e funzionalità la nuova Agenzia Regionale
potrà contare sul pieno appoggio del
Ministero dell’Ambiente albanese, del
quale è prevista la partecipazione a
tutto il processo decisionale relativo
all’implementazione delle attività di
progetto.
La Regione Marche, in collaborazione
con l’azienda servizi AnconAmbiente,
si occuperà anche della realizzazione
di uno studio di fattibilità per la localizzazione di un complesso impiantistico
(discarica e impianti di trattamento)
all’interno della Regione di Valona,
quale strumento essenziale per iniziare un percorso di gestione dei rifiuti
adeguato a quelli che sono i principi
indicati dall’Unione Europea. Importante sarà, inoltre, l’assistenza degli
esperti dei partner italiani in materia
di pianificazione del sistema di gestione
e di comunicazione/sensibilizzazione
sulle tematiche ambientali nei confronti
dei cittadini e delle scuole.
In sintesi, le attività principali previste,
e in parte già svolte, sono:
- corsi di formazione per il personale
delle municipalità, del settore privato
e del non-profit;
- campagne pubbliche di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini;
- attività di sensibilizzazione ed
educazione ambientale nelle scuole
primarie e secondarie;
- creazione di un sistema informatizzato di raccolta dei dati sensibili e di
monitoraggio degli stessi;
- individuazione di strategie di pianificazione del sistema di gestione e dei
servizi sul territorio della Regione di
Valona;
- avvio di una rete di progetti pilota
compreso lo studio di fattibilità della
nuova discarica;
- assistenza alla creazione d’impresa
nel settore della gestione dei rifiuti;
- organizzazione di una conferenza internazionale, di incontri e
workshop sul tema della gestione dei
rifiuti.
“Gestione Integrata dei Rifiuti”
Il progetto si integra con il precedente
ed è stato approvato tramite la L. 84/
2001 che detta Disposizioni per la
partecipazione italiana alla stabilizzazione, alla ricostruzione e allo sviluppo
di paesi dell’area Balcanica, anche al
fine di coordinare gli interventi nazionali con le iniziative assunte in sede
comunitaria e multilaterale.
Come il precedente, anche questo
progetto si pone l’obiettivo di avviare
un corretto sistema di gestione integrata dei rifiuti in Albania e in Bosnia
contribuendo al miglioramento delle
capacità di pianificazione tecnica e
finanziaria da parte delle società di
gestione e raccolta dei rifiuti e degli Enti locali preposti, risolvendo,
conseguentemente, il problema della
gestione dei rifiuti che è stato definito,
dalle più importanti istituzioni internazionali come l’Unione Europea e la
Banca Mondiale, come prioritario.
“W.A.P. - Waste Management in
Adriatic Ports”
Il tema della gestione dei rifiuti è stato
proposto dalla Regione Marche anche
nell’ambito della programmazione Interreg IIIA. In questo caso si è inteso
affrontare un aspetto particolare come
quello dei rifiuti portuali che, nell’area
adriatica, costituiscono uno dei maggiori fattori di rischio ambientale.
Il progetto denominato “W.A.P. - Waste Management in Adriatic Ports”
ha l’obiettivo di migliorare il livello
di protezione ambientale del sistema
costiero adriatico attraverso l’armonizzazione dei metodi di pianificazione
e gestione dei rifiuti nei porti che si
affacciano su questo mare. Al momento
il progetto, a regia regionale, ha trovato
l’adesione di alcuni porti albanesi e del
porto di Bar in Montenegro.
L’intenzione è quella di estendere
l’iniziativa ad altre regioni adriatiche
e arrivare a un vero e proprio coordinamento transfrontaliero su queste
tematiche. In tal senso il progetto si
integra con un’altra proposta di carattere più generale che è il Progetto
D.A.M.A.C. - Difesa Ambientale del
Mare Adriatico e Comunicazioni, con
il quale si vuole avviare un processo
per la gestione integrata dell’Adriatico, un mare poco profondo ed
ambientalmente molto vulnerabile che
storicamente unisce le due sponde.
Progetti con paesi extraeuropei
L’attività regionale di cooperazione
sul tema della gestione dei rifiuti
si sta spingendo anche verso paesi
extraeuropei: abbiamo infatti iniziato
l’elaborazione di un progetto rivolto
al territorio della provincia di Sancti
Spiritus (Cuba), stiamo definendo i
presupposti per un progetto relativo
alla gestione dei rifiuti nella regione di
Massawa (Eritrea) e stiamo predisponendo un progetto sulla tematica della
gestione eco-sostenibile dei parchi naturali, marini e costieri del Vietnam.
Nel primo caso il progetto di cooperazione è impostato secondo un
programma generale di sviluppo
sostenibile del territorio della provincia di Sancti Spiritus (Cuba) in cui è
presente il Parco Nazionale costiero
di Caguanes.
Le attività saranno programmate in più
fasi comprendenti:
- la realizzazione di un centro di
educazione ambientale con diverse
funzioni educative, informative, for-
-
-
-
-
-
mative e di divulgazione, dedicato,
in un primo momento, alla diffusione dei principi della corretta gestione
dei rifiuti;
la sperimentazione di buone pratiche di gestione sostenibile dei servizi
ed in particolare per la gestione dei
rifiuti;
la promozione di attivita di formazione in materia di ecoturismo, di
agroturismo e di artigianato;
il recupero dei manufatti esistenti
(riconversione) con tecniche di
bioarchitettura, risparmio energetico, recupero acqua, ecc.;
il sostegno a studi e ricerche specifiche già segnalate dai responsabili
del monitoraggio del Parco di Caguanes;
il sostegno, attraverso l’esperienza
svolta sul nostro territorio regionale,
alla realizzazione dell’inventario informatizzato delle grotte del Parco.
Con l’Eritrea è già in corso un’iniziativa regionale (in collaborazione con
ISCOS-MARCHE, Comune di Ancona,
Provincia di Ancona e Camera di
Commercio di Ancona) rivolta all’alfabetizzazione informatica.
È già stato realizzato un centro a Massawa (regione del Mar Rosso) e sono
stati tenuti appositi corsi per funzionari
e giovani eritrei. La prospettiva è quella
di sviluppare l’esperienza formativa sui
temi ambientali ed in particolare sulla
materia della gestione dei rifiuti concordando gli argomenti più significativi
e gli approfondimenti di particolare
interesse per la realtà eritrea.
Su questi aspetti sono in corso contatti
per definire il progetto e sono emersi
alcuni elementi che potrebbero essere
oggetto di progetti pilota, come la gestione dei rifiuti portuali, considerata
fondamentale nell’ambito dell’obiettivo
di salvaguardia del delicato ecosistema
del Mar Rosso.
39
INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO
Predisposta una nuova Direttiva Europea sui PM10
INQUINAMENTO ATMOSFERICO
E MOBILITÀ SOSTENIBILE
Il “modello” Parma
di Stefano Agostinelli
Durante il periodo ottobre-marzo si verificano le maggiori
criticità per la qualità dell’aria che respiriamo perché le condizioni meteo-climatiche fanno concentrare a basse quote
gli inquinanti atmosferici, ad esclusione dell’ozono che per
la sua formazione abbisogna di una forte radiazione.
Tra questi, le polveri sottili (vedi box) costituiscono una seria
minaccia per la salute umana perché aumentano il tasso di
mortalità legato a disturbi cardio-vascolari e respiratori.
Un recente rapporto sugli effetti dei trasporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (“Health effects of transport
related air pollution”, 2005, September), frutto di 3 anni di
lavoro, evidenzia come l’inquinamento atmosferico da particolato fine (PM10) accorcia la vita media di una persona
all’interno dell’Unione Europea di 8.6 mesi che salgono a
9 mesi per un cittadino italiano (vedi tabella).
Sulla salute dei bambini, gli effetti sono ancora più pesanti:
tra le 4.000 e le 13.000 morti all’anno, tra i bambini da 0 a
4 anni, sono attribuibili all’esposizione alle polveri sottili, in
particolare nei paesi dell’Europa a 25, che hanno da poco
introdotto le strategie di riduzione degli inquinanti, previste
Le Polveri Sottili PM10
Cosa sono
Le polveri sottili sono una miscela di particelle solide e liquide
sospese in aria aventi dimensioni inferiori a 10 micron (un
micron è pari a un millesimo di millimetro).
Il PM10 è formato da metalli (Piombo, Cadmio, Zinco, Nichel,
Rame), solfati, nitrati, sabbie, ceneri, polveri di cemento e
carbone.
Come si producono
Le polveri sottili derivano dai processi di trasformazione
dell’energia.
Le principali attività dell’uomo che le originano sono:
y emissioni prodotte dal traffico veicolare
y impianti termici
y impianti industriali.
Mentre le cause naturali che concorrono alla loro produzione
sono:
y aerosol marino e biogenico (spore, pollini…)
y tempeste di sabbia
y emissioni vulcaniche
y incendi boschivi.
Cosa provocano
Le polveri, a causa delle loro dimensioni microscopiche,
riescono a depositarsi nei punti più profondi dei polmoni e
causano infezioni acute e croniche a carico dell’apparato
respiratorio e malattie cardiovascolari.
40
dalla Direttiva 99/30/CE che al 2005 (anno di applicazione
integrale) indica il valore limite di PM10 in 40 microgrammi.
Tale valore, pur rappresentando un limite adeguato a vantaggio della salute, non costituisce la soglia di concentrazione
al di sotto della quale il PM10 non produce effetti pericolosi,
come testimonia nel suo rapporto l’OMS che invita a ridurne
l’inquinamento più di quanto non sia previsto dall’attuale
normativa che, se applicata, sarebbe comunque in grado di
allungare la vita degli individui (vedi tabella), senza contare
Stima della perdita dell’attesa della vita attribuita al contributo di PM
2000
2020
Media
Intervallo
Media
Intervallo
Italia
9.0
8.5
9.6
5.6
5.3
6.0
UE 25
8.6
7.7
9.6
5.4
4.9
6.1
(Fonte: OMS Ufficio Regionale per l’Europa)
il risparmio monetario che si conseguirebbe per la diminuzione delle patologie correlate al PM e che per l’Italia si
aggirerebbe attorno ai 5 miliardi di Euro all’anno.
Eppure si può ragionevolmente pensare che siano molte le
città europee che non riescono a rientrare nei limiti specie
in Italia dove dai dati tratti dalla campagna di Euromobility
“Che PM10 che fa!”, 5 delle 8 principali città metropolitane,
alla data del 31 marzo 2005, avevano già esaurito i 35 giorni
annui di superamento del limite di PM10 (vedi grafico).
Già molte Regioni, Province e Comuni del Nord-Italia hanno
adottato provvedimenti antismog, con interventi di limitazione del traffico, quali quelli previsti dal D.M. n. 60 del
02/02/2002 di recepimento nella legislazione italiana della
Direttiva Europea.
(Fonte: Euromobility Journal, n. 1, marzo 2005)
Ecco riportati alcuni esempi tratti da notizie di stampa del
mese di ottobre:
Emilia Romagna: dal 20 ottobre 9 ore di blocco feriale dei
non kat. Diesel euro 1 fermi da gennaio. Nuovi dettagli sul
piano, approvato domenica 2 ottobre e presentato lunedì
dal Presidente Errani.
Lombardia: approvato il nuovo piano antismog. Un piano
quinquennale per ridurre l’inquinamento del 50%.
Genova: via al piano antismog. Si parte il 17 ottobre: centro
chiuso per i non kat. e da gennaio stop anche alle moto
non ecologiche.
Aosta: via alle targhe alterne. Dal 28 settembre, tutti i mercoledì e giovedì per 24 settimane.
Torino e cintura: targhe alterne mercoledì e giovedì. Dal 19
ottobre e dalle 8.30 alle 18.
Non c’è alcun dubbio che il mondo dei trasporti è responsabile, oltre che della produzione di emissioni di sostanze
climalteranti, dell’immissione nell’aria delle aree urbane
di circa 30% di PM. (vedi areogramma) Bisogna tuttavia
riconoscere che le misure di limitazione blocco del traffico
non hanno prodotto i risultati sperati, almeno per quel che
concerne il PM10 (per benzene e ossidi di azoto ci sono stati
viceversa notevoli abbassamenti di concentrazione).
Neppure una città quale Vicenza, che ha bloccato in febbraio
il traffico per 4 giorni consecutivi, è riuscita a riportare i
livelli di PM10 entro i limiti.
Finora gli amministratori hanno cercato di gestire le criticità,
ma i loro provvedimenti tampone, adottati quando si superano i limiti fissati dal D.M. n. 60/2002, non possono essere
risolutivi se non sono accompagnati da interventi strutturali
in grado di incidere sull’origine del problema che per sua
natura è transfrontaliera e per tanto richiede uno sforzo
collettivo che includa opportune azioni di pianificazione
delle politiche di trasporto e piani di sviluppo urbanistico
che considerino soluzioni alternative al trasporto privato.
La mobilità rappresenta uno dei temi più attuali nel dibattito
politico europeo e nelle strategie e politiche comunitarie
per la sostenibilità urbana.
La Commissione europea di fronte alle difficoltà denunciate da alcuni paesi di raggiungere i limiti entro i tempi
previsti ha predisposto una nuova Direttiva su smog e PM
che prevede:
- la proroga per gli Stati membri che, pur avendo preso
tutte le misure ragionevolmente possibili per rispettare i
valori-limite di PM10 non sono stati in grado tuttavia di
raggiungerli in aree specifiche, a condizione che venga
sviluppato un piano per garantire il raggiungimento di
limite (per il PM10, dicembre 2009), accompagnato da
un calendario di attuazione e da adeguata copertura
finanziaria, pena l’esclusione dalla proroga;
- l’introduzione della misurazione del PM 2.5, mantenendo
tutti gli altri standard previsti dalla Direttiva del 1999;
- scomputo delle polveri di origine naturale ai fini del calcolo dei superamenti (ad esempio, se l’alta concentrazione
deriva da fonti quali sabbie del deserto o sale marino,
questa percentuale non verrà calcolata come superamento
del valore limite, dal momento che tali fenomeni naturali
non sono controllabili.
Si pensa che tale nuova Direttiva entrerà in vigore presumibilmente entro il 2006, secondo l’ordine dei lavori di
Consiglio e Parlamento europei per le previste procedure
di co-decisione.
Nel frattempo continuano ad applicarsi le regole già esistenti.
Solo una politica integrata per la protezione della salute e
dell’ambiente potrà contrastare gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico. Alle amministrazioni pubbliche spetta
comunque il compito di assumere le decisioni legate alla
pianificazione dell’uso del territorio e dei trasporti, le cui
capacità risolutive dipendono dal grado di integrazione e
considerazione dei vari aspetti che presuppongono: da quelli
di tipo economico, sociale e ambientale a quelli di ordine
tecnologico, legislativo od oppositivo. I cittadini si attendono
che i propri amministratori siano capaci di dare risposte
adeguate a medio e lungo termine, non solo ordinanze di
limitazione del traffico, che comunque se, come detto, non
Fonte ANPA ora APAT (Agenzia per la Protezione Ambientale e per i servizi Tecnici)
sono sufficienti a risolvere il problema, hanno comunque il
merito di provocare una riflessione sul modello di mobilità
individuale ed offrire l’occasione di sperimentare modalità
alternative di trasporto, influenzando quelle tendenze al
cambiamento, nel lungo periodo, degli stili di vita.
Senza il coinvolgimento dei cittadini non è possibile pro-
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gettare e realizzare lo sviluppo sostenibile.
Indispensabili diventano però le campagne informative e di
sensibilizzazione per diffondere e promuovere una cultura
ambientale.
Non sono state molte finora le Amministrazioni che hanno
celebrato “la Settimana per la Mobilità Europea”, promosso
“la Domenica ecologica”, istituito “l’Ufficio biciclette”, offerto
incentivi e contributi per passare ad auto e motocicli più
innovativi, sostenuto l’uso
dei biocarburanti; ecc.
Perciò merita una citazione
la Città di Parma, da anni
impegnata ad individuare
soluzioni concrete per i
problemi ambientali connessi al traffico cittadino,
nella consapevolezza che
una città sostenibile non
può trascurare le politiche
di gestione e di indirizzo
della mobilità.
Ne è nato un “modello
Parma” per la mobilità
sostenibile, con interventi
selettivi su 3 aree distinte
che, a loro volta puntano su azioni specifiche,
economicamente e socialmente sostenibili:
- l’area del trasporto urbano, per una gestione innovativa
della mobilità casa-lavoro, avviando accordi con le aziende e le imprese, riducendo l’uso dell’auto privata in tutti
i contesti di trasporto urbano e incentivando l’acquisto e
l’uso di biciclette;
- l’area del trasporto pubblico e collettivo, attraverso l’arricchimento ulteriore di una già efficiente offerta dei
trasporti pubblici e lo sviluppo alternativo di trasporto
collettivo sempre più flessibile e vicino alle caratteristiche
ed esigenze di trasporto individuale;
- l’area dell’informazione e della sensibilizzazione, promuovendo iniziative e avviando progetti educativi affinché
tutti abbiano coscienza dei problemi e diretta conoscenza
dei rischi.
Non è casuale quindi che Parma sia stata sede del 1° Seminario ECOMM (European Conference Mobility Management)
dal titolo “Nuovi stili di vita urbana: la sfida per una mobilità
responsabile”, organizzato
dall’Assessorato Mobilità e
Ambiente del Comune di
Parma, in collaborazione
con il Ministero dell’Ambiente e Tutela del
Territorio, Euromobility e
Infomobility.
Nella città ducale il 26-27
ottobre, i rappresentanti
di Istituzioni centrali e locali e Mobility Manager,
provenienti da vari paesi
europei si sono scambiati esperienze e hanno
conosciuto importanti e
innovativi progetti nel
campo delle politiche
urbane.
Non si deve dimenticare
poi che Parma è Comune
capofila e sede ufficiale della convenzione dei 168 comuni
a rischio di inquinamento atmosferico che hanno sottoscritto
il Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e le Associazioni dei costruttori ed installatori di impianti, dando
vita al Progetto ICBI (Iniziativa Carburanti a Basso Impatto
Ambientale), che abbiamo analizzato in un precedente articolo (cfr.: Regioni&Ambiente n. 12/2004, pagg. 90-92).
Il nuovo Accordo ICBI
L’iniziativa ha permesso a 46.000 privati cittadini residenti nei comuni sottoscrittori della Convenzione di ricevere incentivi per passare
nelle loro auto immatricolate fra il 1988 e il 1995 dall’alimentazione
a benzina a metano/GPL, e ai comuni aderenti lo sviluppo della rete
di distribuzione, realizzando, con finanziamento del 70%, 18 impianti
di rifornimento per le flotte pubbliche.
Considerato il successo che ha conseguito il Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio rifinanziato l’iniziativa (con il nuovo accordo
firmato a Parma il 19 ottobre u.s.) con ulteriori 20 milioni di Euro (15
milioni destinanti alla trasformazione a metano e GPL di veicoli privati
appartenenti alle categorie euro 1 e euro 2, per lo più immatricolati
tra il 1° gennaio 1993 ed il 31 dicembre 2000; 5 milioni destinati a
finanziare gli impianti di rifornimento per flotte di pubblica utilità).
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Il contributo per ogni veicolo trasformato sarà di 350 Euro, a cui le
Associazioni del Gas aggiungeranno un ulteriore beneficio di circa 50
Euro sotto forma di buoni-sconto per l’acquisto di GPL.
“L’accordo - ha sottolineato Matteoli - rappresenta uno dei capitoli
della strategia antismog adottata dal mio Ministero, che da una parte
promuove la diffusione di veicoli a minor impatto ambientale in ambito
urbano e dall’altra incentiva l’uso del mezzo pubblico. Grazie alle trasformazioni a GPL e metano, previste da questo accordo, riusciremo ad
ottenere un importante abbattimento di un inquinante, il PM10, che oggi
rappresenta uno dei rischi maggiori per l’aria delle nostre città”.
Parma è stata riconfermata dal Ministero capofila nazionale dell’iniziativa, con l’Assessore all’Ambiente Pietro Vignali il nuovo presidente
della Conferenza degli Assessori dei Comuni aderenti al progetto.
“CAMPI ELETTROMAGNETICI E SALUTE:
LE RISPOSTE DELLA SCIENZA”
Una giornata di studio per consolidare il rapporto tra
società civile e mondo della ricerca ambientale e sanitaria
di Giuseppe Sgorbati
Direttore del Dipartimento Provinciale di Milano
dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia.
Docente di Radiazioni Elettromagnetiche presso l’Uiversità degli Studi di Milano - Bicocca
Introduzione
Non è trascorsa settimana nella quale,
negli ultimi dieci anni, non si siano avvicendate notizie sull’evoluzione delle
conoscenze scientifiche e normative nel
settore della protezione contro i campi
elettromagnetici. L’attenzione dell’opinione pubblica e degli amministratori
verso queste notizie è stata notevole,
seppur con reazioni e risposte disomogenee. La vigilanza su questi temi,
naturalmente, è stata stimolata dalla
crescente presenza ed evidenza di impianti per le telecomunicazioni mobili.
Tali servizi sono avvertiti dalla generalità dei cittadini come uno strumento di
indiscutibile utilità, sia per l’aumento
del livello di sicurezza individuale sia
per l’enorme facilitazione nei contatti
interpersonali.
Non omogeneo invece è l’atteggiamento e la sensibilità relative ai rischi
connessi alle esposizioni ai campi
elettromagnetici ed alla sola presenza
delle stazioni radio, necessariamente
in crescita considerato che le onde
radio sono il vettore attraverso lo spazio di voce e dati in questa tecnica.
Questi atteggiamenti sono molto simili
a quanto riscontrato in relazione a
numerosi altri settori dell’innovazione
tecnologica: si va, dall’accettazione
acritica dei possibili rischi introdotti
dalle novità tecnologiche, in nome dei
vantaggi che ne derivano, al rifiuto totale di un nuovo dispositivo o prodotto
in applicazione estrema del principio di
cautela, qualora non vi sia prova della
sua totale ed assoluta innocuità.
Come in altri settori nei quali vi siano
pareri contrastanti dal punto di vista
della stima del rischio, anche nel caso
delle telecomunicazioni mobili le posizioni in maggiore risalto, sostenute
con maggiore energia, sono quelle di
maggiore timore e cautela: l’ulteriore
effetto dei media nell’enfatizzazione
delle situazioni di maggiore conflittualità contribuisce ad aumentare il
rischio percepito. Assumere decisioni
nell’area della politica, sia nella
funzione legislativa quanto in quella
di amministrazione, di conseguenza
diviene particolarmente complesso,
all’interno di un processo che deve
tenere in considerazione numerossissimi fattori ed elementi, per di più
instabili nel tempo: le stime di rischio
sanitario, le politiche di gestione del
territorio, l’utilità avvertita, gli impatti
estetici ed architettonici, le garanzie
per la concorrenza e per il mercato,
i riferimenti comunitari, la tutela
dei poteri e delle autonomie locali, e
infine, insieme ad altri vari fattori, il
consenso dei cittadini. Tra gli elementi
in evidenza nel processo decisionale,
politico ed amministrativo, emergono i
temi del rischio sanitario oggettivo e del
consenso, ove il consenso, a sua volta,
è fortemente condizionato dal rischio
percepito.
Gli approfondimenti ed il consolidamento della cultura nel campo del
rischio sanitario sono di conseguenza, essenziali per almeno due motivi:
offrire al decisore politico una base
solida per la determinazione del livello socialmente accettabile dei rischi
in funzione dei vantaggi associati
all’uso dei campi elettromagnetici, da
un lato; dall’altro, il dimensionamento
corretto della percezione del rischio in
seno alla cittadinanza. I temi proposti
sono di grande interesse ed impatto: Il
Consorzio Elettra 2000 ha deciso di
riassumere lo stato dell’arte dei principali studi ed approfondimenti scientifici
in un workshop, tenutosi a Venezia il 1°
ottobre 2005, che ha visto inoltre una
sessione dedicata ai problemi di carattere sociale ed amministrativo.
Il Convegno di Venezia
“Campi elettromagnetici e Salute:
le risposte della Scienza”
Le dinamiche e le esigenze ricordate
hanno stimolato lo sviluppo di numerose ricerche, sia di tipo epidemiologico,
che tipo laboratoristico e teorico, sulle
correlazione tra esposizione a campi
elettromagnetici a radiofrequenza e
malattie. Tra gli obiettivi della giornata
di studio è stata posta infatti l’esigenza
di ridurre la distanza tra il mondo della
scienza e della ricerca e la società civile
ed i suoi rappresentanti.
Per quanto concerne i contenuti più
strettamente scientifici della manifestazione, sono stati illustrati lo stato
d’avanzamento dei principali studi mirati a determinare l’esistenza di fattori
di rischio di vario tipo, derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici
impiegati nelle telecomunicazioni.
Altrettanto, è stato illustrato il processo
di consequenzialità tra il risultato degli
studi ed il supporto delle organizzazioni scientifiche internazionali all’attività
politica dei governi.
Chiyoji Ohkubo (OMS), nel corso
del convegno, ha illustrato il Progetto
Internazionale EMF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, strumento
di promozione, coordinamento, analisi,
diffusione dei risultati di studi sul rischio accreditati dalla stessa OMS sulla
base di stringenti requisiti di qualità.
L’obiettivo strategico del Progetto è
quello della gestione complessiva del
rischio, a partire dalla sua quantificazione. Considerato che i principali studi
sul livello di rischio associato all’esposizione ai campi elettromagnetici sono in
corso di completamento, si attende di
poter redigere un rapporto complessivo
sul tema entro il 2007, orientato a tre
principali obiettivi:
- il dimensionamento del rischio dal
punto di vista sanitario;
- la definizione di livelli di esposizione
quale elemento di supporto alle politiche;
- la formazione e l’informazione.
Presupposto primario per il successo
degli studi sul rischio è la conoscenza dei livelli di esposizione dovuti ai
principali sistemi radioemittenti, come
Ruediger Matthes appartenente alla
Commissione Intenazionale per la
Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) ha avuto modo di
illustrare.
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I sistemi attuali per le telecomunicazioni sono basati su apparati di
caratteristiche note, che agiscono in
un contesto ambientale definito: sono
oggi a disposizione mezzi in grado di
effettuare stime di esposizione ambientale di carattere preventivo, come negli
studi di compatibilità per la collocazione di nuove stazioni radioemittenti.
Le rilevazioni di esposizione relative
ad impianti attivi sono condotte, attualmente, con sistemi di rilevamento
sofisticati, in grado di operare, oltre
che nel tradizionale dominio delle frequenze, nel più moderno dominio dei
codici, fatto questo reso indispensabile
dall’avvento della telefonia digitale di
terza generazione (UMTS).
È altrettanto necessaria una conoscenza dettagliata del funzionamento
dei telefoni mobili e di come le varie
modalità di esercizio di rete incidano
sull’emissione dell’apparato mobile,
in questo caso al fine di quantificare
l’esposizione dell’utente.
Dal punto di vista della stima del
legame tra esposizioni e rischio, gli
strumenti a disposizione, attualmente,
sono essenzialmente di due tipi: studi
di tipo sperimentale e studi di tipo epidemiologico.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha censito e classificato oltre 1.300
studi, sottoposti a revisione indipendente: dalle analisi di biofisica teorica
agli studi umani epidemiologici. La
metà circa di questi studi sono stati
orientati alla ricerca sul cancro, e la
maggioranza schiacciante di questi
studi non individua alcuna forma di
produzione o promozione del cancro
negli esposti. Oltre 350 di questi studi
hanno preso a riferimento la telefonia
mobile. Comunque, gli studi sperimentali sono progettati in modo da esporre
soggetti volontari, animali o preparati
biologici, a campi elettromagnetici, in
condizioni controllate.
Isabelle Lagroye, appartenente al
Laboratorio Interazioni Onde-Materia,
Università di Bordeaux e Membro EBEA,
ha effettuato una panoramica dei principali studi sperimentali di laboratorio svolti
o in corso. Per quanto attiene agli studi su
cellule in vitro, non vi è alcuna evidenza,
nell’ampio insieme di studi condotti, di
tossicità dei campi a radiofrequenza sulle
componenti cellulari riproduttive, somatiche e metaboliche. Gli studi su animali
sono stati realizzati in grande numero
negli ultimi quarant’anni.
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Per quanto riguarda gli studi che
escludono aumenti significativi di
temperatura corporea, coerentemente
a quanto avviene nelle esposizioni di
carattere ambientale, non si evidenziano alterazioni di tipo comportamentale.
Sono poi in discussione risultati, non
replicati in altri esperimenti, che indicherebbero una capacità dei campi
a radiofrequenza di incrementare la
permeabilità della barriera encefaloematica.
Tutti gli studi sul cancro hanno dato
esito negativo, con la sola esclusione
di un esperimento realizzato su di un
topo geneticamente modificato in modo da avere incrementata la probabilità
di sviluppo del linfoma. La recente replica dello studio non ha confermato,
comunque, i precedenti risultati.
In conclusione, gli studi di laboratorio
su animali non forniscono una convincente evidenza dell’esistenza di una
relazione tra esposizione ai campi tipici
della telefonia mobile e linfomi o altri
tipi di tumore.
La sperimentazione su volontari umani
non fornisce evidenze sostenibili di disturbi del sonno, di disturbi cognitivi,
con la sola eccezione di uno studio
olandese, non ancora pubblicato,
criticato comunque per carenze protocollari.
Una visione di insieme degli studi svolti
fornisce un’immagine rassicurante circa
la relazione tra l’esposizione a campi a
radiofrequenza e cancro o altri effetti di
tipo “non termico”, considerata la non
replicabilità dei risultati dei rari studi
che hanno dato invece indicazioni in
questo senso.
Altrettanto si può affermare per quanto
concerne gli studi di tipo teorico, non
in grado di identificare alcun plausibile meccanismo biologico di induzione
di danni diversi da quelli, tanto noti
quanto facilmente evitabili, di tipo
termico.
Infine, il termine dei principali studi
che hanno come oggetto l’esposizione
dell’infanzia è ancora in corso, e sono
previste comunque conclusioni entro
il 2006.
Susanna Lagorio, primo Ricercatore
presso l’Istituto Superiore di Sanità, ha
effettuato un’ampia disamina degli studi epidemiologici conclusi o in corso.
Sono state riassunte le evidenze epidemiologiche sullo sviluppo di tumori
in relazione all’uso di telefoni cellulari, distinguendo tra studi geografici,
di coorte e di tipo caso-controllo. Per
quanto riguarda i primi, che analizzano
lo sviluppo nel tempo dell’esposizione
da un lato e dell’incidenza di tumori
dall’altro, non si sono osservati, in
paesi diversi, aumenti apprezzabili
dell’incidenza negli ultimi 15-20 anni,
pur a fronte di una vertiginosa diffusione dei telefoni mobili.
Anche gli studi di coorte, sebbene di
numero limitato, non hanno indicato
eccessi di rischio rispetto all’atteso, né
variazioni del rischio in relazione a vari
parametri, come il tempo trascorso dal
primo contratto d’utenza, l’età al momento della sottoscrizione del primo
contratto, il tipo di cellulare (analogico
o digitale) e la durata del contratto.
Più articolato è il quadro delle evidenze
fornite dagli studi caso-controllo che
comunque, per la maggior parte, non
evidenziano associazioni tra uso del
cellulare e rischio di tumori negli organi
più esposti alla radiazione emessa dall’apparecchio. Sulla base dell’evidenza
attuale sembra quindi poco probabile
che l’uso del telefono cellulare comporti un sensibile aumento del rischio
di tumori. Tuttavia, l’evidenza viene
giudicata non conclusiva dato il tempo
relativamente breve trascorso dall’inizio
della diffusione della telefonia cellulare su larga scala. Una valutazione su
basi più solide sarà possibile dopo
la prossima conclusione dallo studio
Interphone, che ha impegnato gruppi
di ricerca di 13 paesi in un’indagine
caso-controllo di dimensioni molto
superiori alle precedenti.
Il tema della “ipersensibilità” ai campi
elettromagnetici e della manifestazione
di sintomi soggettivi è stato trattato, con
ampiezza, da Maila Hietanen, appartenente all’Istituto Finlandese per l’Igiene
del Lavoro di Helsinki e Vicepresidente
ICNIRP. A partire dagli anni ’80 vi sono
state numerose segnalazioni di disturbi soggettivi, non specifici, lamentati
dapprima da lavoratori e successivamente anche da membri del pubblico
ed attribuiti all’esposizione a campi
elettromagnetici. Come possibile spiegazione del fenomeno è stata avanzata
l’ipotesi che alcuni soggetti siano particolarmente suscettibili a questo agente
fisico; tale ipotesi sembrava avvalorata
dal fatto che molti di questi dichiaravano di poter percepire la presenza di
campi anche di intensità molto bassa.
Non sono stati comunque indicati
criteri diagnostici per questa presunta
patologia. Per verificare l’ipotesi, sono
stati condotti diversi studi in condizioni
controllate, dapprima su utenti di videoterminali e successivamente di altre
sorgenti tra cui in particolare telefoni
cellulari. Fino ad ora, questi studi non
hanno indicato alcuna correlazione
tra i sintomi e l’esposizione a campi
elettromagnetici. Inoltre, i soggetti non
sono risultati in grado di riconoscere la
presenza dei campi.
L’OMS ha recentemente analizzato le
conoscenze scientifiche in merito, proponendo di abbandonare il termine e
il concetto di ipersensibilità ai campi
elettromagnetici, perché non è stata
stabilita nessuna relazione causale tra
sintomi ed esposizione.
Paolo Vecchia, Dirigente di Ricerca
Istituto Superiore di Sanità, Roma - Presidente ICNIRP ha invece analizzato le
politiche di precauzione raccomandate
dalle più importanti istituzioni internazionali, con particolare riguardo alla
ICNIRP e all’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS). L’ICNIRP ha prodotto delle linee guida, proponendo
limiti di esposizione che sono stati
adottati come norme nazionali da numerosi stati e raccomandati dall’Unione
Europea. Questi limiti sono fondati su
basi rigorosamente scientifiche e sono
volti a prevenire effetti che siano stati
accertati dalla ricerca, in base a criteri
generalmente riconosciuti. A giudizio
sia dell’ICNIRP, sia dell’OMS tra questi effetti non rientrano gli ipotizzati
danni a lungo termine (in particolare
il cancro) dei campi a radiofrequenza.
La stessa ICNIRP riconosce che ragioni
sociali, tra cui le preoccupazioni del
pubblico, possono giustificare l’adozione di misure di precauzione, che
devono però essere tali da non minare
la credibilità delle norme basate su dati
scientifici. Il principio di precauzione,
spesso invocato a questo proposito, ha
destato diverse critiche e l’OMS propone di sostituirlo con un concetto più
generale di quadro di precauzione. Le
misure da adottare in questo quadro
dovrebbero comunque essere valutate
in base alla loro fattibilità, ai loro costi e alla loro efficacia: alcune misure
proposte per la telefonia cellulare
potrebbero infatti rivelarsi addirittura
controproducenti.
L’intervento di Paolo Vecchia ha costituito l’elemento di congiunzione
con la parte della giornata di studio
nella quale è stato dibattuto il rapporto tra Scienza e Società Civile, e
delle indubbie difficoltà incontrate dal
legislatore e dall’amministratore locale
nel compendiare tra di loro i risultati
della scienza ed il punto di vista dell’opinione pubblica.
Le esperienze sociali e politiche a
confronto sul tema del rapporto tra
scienza e cittadino
Attraverso la presenza del Presidente
della Commissione Ambiente della
Camera dei Deputati, Pietro Armani, degli Assessori all’Ambiente della
Lombardia, Domenico Zambetti,
della Sicilia, Francesco Cascio, del
Piemonte, Nicola De Ruggiero, dell’Assessore all’Ambiente di Venezia,
Laura Fincato, e di stakeholders
sociali e del mondo della comunicazione, è stato possibile affrontare il
tema delicato del trasferimento nel
corpo delle leggi e nella regolamentazione amministrativa dei contenuti
e dei risultati della ricerca scientifica.
Sebbene la legislazione italiana appichi
principi di cautela superiori a quelli
ritenuti opportuni dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità e della quasi
totalità degli Stati che hanno assunto
una regolamentazione sulla materia, si
assiste al perdurare di fenomeni di forte
deterrenza verso lo sviluppo delle reti
mobili. Lo stessa forte cautela introdotta nel 1998 e confermata nel 2003
nel fissare i limiti nazionali di esposizione può aver contribuito, con un
effetto paradosso, a stimolare il senso
di insicurezza nei cittadini, così come
l’altalenare di provvedimenti incidenti
in modo significativo sulle prerogative
delle autonomie locali.
Perdura, inoltre, un quadro non chiaro
circa la responsabilità dello Stato, delle
Regioni, dei Comuni nell’operare sui
fronti della gestione territoriale, dettando norme destinate a identificare
le aree nelle quali è ammessa l’installazione di antenne, e di fissare norme
di tipo edilizio, architettonico, estetico
per l’armonizzazione delle stazioni nel
contesto ambientale, urbano o naturale.
Norme che, nel loro complesso o separatamente, possono entrare in conflitto,
significativamente, con la copertura del
territorio con un sistema a rete le cui
esigenze tecniche si stanno sempre
più appesantendo e complicando.
Certamente il rifiuto sociale di alcuni
impianti è da ritenersi correlata anche
alla sensazione di degrado ambientale
che ne può derivare, che porta a temere la diminuzione di valore degli
immobili e delle aree.
Tra le diverse ipotesi ed esigenze presentate dagli Amministratori nel corso
del dibattito è emerso, tra gli altri, un
elemento fortemente condiviso: il tema
della salute del cittadino merita rispetto
e attenzione, e non può essere strumentalizzato ai fini del conflitto politico ed
essere utilizzato per creare momenti di
tensione sociale.
Mario Frullone, Presidente del Consorzio Elettra 2000, nel concludere i
lavori del convegno, ha ricordato la
funzione di supporto alle amministrazioni per la gestione dell’informazione
della cittadinanza e della formazione
degli operatori, e per il supporto per
lo sviluppo di azioni coerenti con un
quadro del rischio veritiero e condiviso
a livello scientifico
Altre informazioni e gli atti del convegno su www.elettra2000.it
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L’EFFICACIA DEL PORTA A PORTA
PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
Il caso Asti
di Stefano Agostinelli
Quando ci si avviava ad adottare lentamente (per i ricorrenti differimenti introdotti dalle annuali leggi finanziarie),
ma inevitabilmente (se si vuole risolvere i problemi della
raccolta differenziata e attuare il principio della politica
ambientale dell’UE sui rifiuti “paghi per quanto getti”), la
Tariffa, introdotta dall’art. 49 del Decreto Ronchi (1997)
in luogo della Tassa per lo smaltimento dei rifiuti, sembra
subire una battuta d’arresto, stante le anticipazioni di bozza
di Testo Unico “Norme in materia di gestione dei rifiuti e di
bonifica dei siti inquinati”.
Predisposto dalla Commissione di 24 saggi e previsto dalla
Legge Delega Ambientale n. 308/2004, il testo all’art. 62 ridefinisce una tariffa che sembra assomigliare più alla vecchia
tassa, senza che sia chiaro se sarà voce o meno del bilancio
comunale, con tutte le ripercussioni che ne derivano per
quel che concerne il rispetto del patto di stabilità.
C’è poi da dire che sono ormai numerose le amministrazioni
che hanno già realizzato il passaggio da tassa a tariffa e che
altrettanto numerosi sono i cittadini che con la tariffa hanno
visto diminuire la spesa per i rifiuti che producono.
Proprio l’introduzione della tariffa, con i meccanismi premianti per i cittadini virtuosi, ha fatto conseguire in alcune
realtà del paese, notevoli incrementi della percentuale di
raccolta differenziata, che poi si riverberano positivamente
sui costi della gestione integrata dei rifiuti.
Da un’analisi effettuata dalla UIL sui costi della tassa sui rifiuti applicata nei capoluoghi di provincia italiani, emerge che
nelle province che più differenziano, le tariffe si mantengono
più basse, grazie alla riduzione dei costi di smaltimento.
Se poi si passasse alla raccolta differenziata delle sostanze
biodegradabili che costituiscono almeno il 30% dei rifiuti
urbani (scarti alimentari e verdi) la percentuale di raccolta
differenziata avrebbe un notevole incremento.
I comuni “ricicloni” dell’annuale concorso di Legambiente
attestano che il servizio di raccolta differenziata di organico
e con il “porta a porta” determina una riduzione dei costi e
dei rifiuti.
Certo il dato non può essere generalizzato perché ogni
territorio ha una sua specificità e le soluzioni gestionali per
raggiungere il risultato possono essere diverse.
Tenendo presente che siamo in generale ancora lontani
dall’obiettivo del 35% che doveva essere raggiunto entro
il 2003, che la gestione dei rifiuti urbani è critica e che, in
alcune realtà, costituisce una vera e propria emergenza, il
“porta a porta” è sicuramente una soluzione in grado di
dare risposte adeguate, offrendo significativi risultati specialmente nei comuni di medie dimensioni. Tra l’altro si deve
tener conto che tale servizio favorisce la partecipazione e
il coinvolgimento degli utenti il cui grado di conoscenza
economica e consapevolezza degli obiettivi costituisce elemento fondamentale per la buona riuscita di qualsivoglia
progetto in materia ambientale.
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Un esempio di come riorganizzando il servizio su questi
presupposti si possa riuscire a conseguire ottimi risultati ci
viene dal Comune di Asti.
A conclusione del Progetto “Io ci tengo” che dal luglio 2003
ha introdotto il porta a porta in città per poi estenderlo
quest’anno a tutte le frazioni, il Comune ha dedicato un
Convegno e una Giornata didattico-informativa, svoltisi lo
scorso mese di ottobre, nel corso dei quali alla cittadinanza,
ai vari operatori coinvolti e alle scolaresche che hanno partecipato a progetti educativi in merito, sono stati illustrati i
risultati conseguiti e le informazioni sulle filiere di recupero
dei materiali differenziati raccolti.
“Grazie al sistema del porta al porta - ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente Giovanni Pensabene - la differenziata
nell’ultimo anno è passata dal 37% al 58%, mentre la
produzione dei rifiuti indifferenziati smaltiti in discarica
che nel 2003 era di 25.000 tonnellate, scesa a 20.000 nel
2004 arriverà a poco più di 13.000 quest’anno, attestandosi su 0,58 kg/giorno pro capite, molto meno della metà
di realtà anche a noi vicine. E 3.000 famiglie utilizzano
le compostiere domestiche, usufruendo tra l’altro di uno
sconto del 10% sulla tassa rifiuti: un successo difficilmente
riscontrabile altrove”.
Queste le forze in campo sulle quali può contare il sistema
del “porta a porta”: 26 mila contenitori per i vari materiali
che salgono a 46 mila, aggiungendo le compostiere domestiche e le biopattumiere; 100 mezzi e 53 addetti occupati
a tempo pieno (erano 23 nel 2003, al momento dell’avvio
del progetto) e nella tabella sottostante sono riportati i
risultati conseguiti.
Tipo di raccolta
2004 - kg complessivi
Previsione risultato 2005
Carta e cartone
4,648,293
+ 20%
Vetro
2,251,118
+ 20%
Plastica e lattine
1,092,015
+ 50%
Organico
3,100,585
+ 60%
Verde e ramaglie
1,120,442
+ 40%
38,2
60
% raccolta differenziata
L’Assessore Pensabene ha illustrato gli obiettivi per il 2006:
“Consolidare il risultato del 60%, affinando ulteriormente
il sistema di raccolta e migliorando la qualità dei materiali
conferiti dai cittadini; incentivare il recupero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (computer, telefonini,
ecc.), in forte aumento; produrre meno imballaggi: questione,
quest’ultima, molto complessa su cui anche la Regione, che
ha maggiori disponibilità economiche rispetto ai Comuni,
dovrà fare la sua parte”.
Asti, che per i prossimi anni vorrebbe avviare la campagna
“Rifiuti zero”, nel 2006 introdurrà inoltre la tariffa puntuale,
che “dovrà premiare chi effettivamente fa la raccolta differenziata e, di conseguenza, produce meno scarti da inviare
alla discarica - ha assicurato l’Assessore - mentre reintrodurremo il sistema del cassonetto stradale per la raccolta
della plastica, abolendo i sacchetti sui marciapiedi: sulla
decisione ha pesato in modo determinante, oltre all’aspetto
del decoro, soprattutto il disagio segnalato dai non vedenti.
Sempre per ridurre la produzione di plastica, avvieremo
tramite l’ASP (Asti Servizi Pubblici) una campagna a favore
dell’acqua del rubinetto”.
DATI SU ASTI
73.120 abitanti, di cui 60.286 residenti nel centro urbano e
12.834 in frazione.
Territorio del comune: 151,8 kmq, di cui 118,224 relativi
all’area frazionale. Si tratta di una realtà estremamente diversificata: oltre al nucleo urbano ci sono ben dieci frazioni,
oltre località e case sparse, per cui si è dovuto compiere uno
sforzo organizzativo molto impegnativo per la buona riuscita
del sistema “porta a porta” della raccolta differenziata.
MODELLO OPERATIVO ADOTTATO CON IL PORTA A PORTA
Posizionamento dei contenitori per rifiuti secco indifferenziato,
organico carta e cartone all’interno dei cortili condominiali;
plastica e lattine raccolte insieme mediante sacco stradale (per
questi ultimi due materiali vedi le dichiarazioni dell’Assessore
nel testo dell’articolo).
Svuotamento dei contenitori da parte della società ASP (indifferenziato e organico) e della cooperativa Arcadia (carta
e cartone). I cittadini che nelle giornate di passaggio degli
operatori espongono fuori dal cortile, cioè sul marciapiede,
i contenitori hanno diritto a uno sconto del 15% sulla tassa
rifiuti. Risultato: esposizione a cura dell’utenza oltre il 50%.
Immobili/utenti senza cortile serviti con contenitori stradali
chiusi a chiave collocati davanti a casa.
Nelle frazioni chi utilizza la compostiera domestica (tremila
quelle già distribuite gratuitamente dal Comune) ha diritto a
uno sconto del 10% sulla tassa rifiuti.
SISTEMA INTEGRATO DEI RIFIUTI
La città di Asti ospita sul proprio territorio l’ecocentro (piattaforma ecologica per lo stoccaggio dei materiali della raccolta
differenziata) e due dei quattro impianti del sistema integrato
dei rifiuti che servono l’intera provincia: l’impianto di pretrattamento (per il successivo invio degli scarti in discarica) e
l’impianto di valorizzazione della raccolta differenziata (dove
i materiali vengono ulteriormente separati).
Gli altri due impianti si trovano a San Damiano (compostaggio) e Cerro Tanaro (discarica).
TARIFFA
Dal 2004 Asti applica la Tariffa per la copertura totale di
gestione dei rifiuti, distinta tra utenze domestiche e non domestiche, con quota fissa e quota variabile a seconda della
superficie, delle categorie (non domestiche) e dei componenti
il nucleo familiare (domestiche).
Chi utilizza la compostiera domestica (3.000 distribuite gratuitamente dal Comune) ha diritto a uno sconto del 10%; del
15% per chi espone i cassonetti fronte strada.
(Per il 2006 vedi le dichiarazioni dell’Assessore nel testo
dell’articolo).
47
Regioni&Ambiente
n° 11 Novembre 2005
INSERTO
“Acquisti Verdi Pubblici”:
Le Circolari Ministeriali con le indicazioni operative nel
settore Edile, Stradale e Ambientale e nel settore della Gomma
(G.U. n. 171 del 25/07/2005 e G.U. n. 173 del 27/07/2005)
Nel pubblicare la Circolare sugli Ammendanti, (cfr.
Regioni&Ambiente n. 5/2005 pag. 66) avevamo dato
notizia che erano allo studio le circolari per Inerti e
Gomma, che effettivamente durante l’estate sono state
emanate. In totale sono quindi 7 le categorie di materiali
e di prodotti per le quali sono state dettate le modalità
di iscrizione nel Repertorio del Riciclaggio (n.d.r.: per
Tessile e Abbigliamento; Plastica; Carta; Legno e Arredo
vedi Regioni&Ambiente n. 3/2005), secondo quanto dal
D.M. 203/2003 come per le altre occasioni; riportiamo
integralmente il testo di queste ultime due.
Tuttavia riteniamo opportuno fare alcune considerazioni
su questo percorso degli “Acquisti verdi” che, finora
intrapreso da poche pubbliche amministrazioni, sta via
via infoltendosi con nuovi compagni di viaggio, che
cercano di imprimere un’andatura più sostenuta perché
la mèta, entro il 2006, deve essere raggiunta.
Fuor di metafora, le numerose iniziative che vengono
prese per aggiornare e/o formare pubblici dipendenti ed
imprenditori privati sul tema dei cosiddetti Acquisti verdi,
testimoniano l’attualità e l’importanza dello strumento.
Convegni, seminari e corsi si stanno svolgendo in ogni
parte d’Italia, sia promossi dagli Enti territoriali che dalle
Associazioni di categoria. Se alcune Regioni e Province
si attrezzano con Delibere di indirizzo e con la programmazione di corsi di aggiornamento e di formazione dei
propri dipendenti, anche attraverso la promozione di un
vero e proprio “piano di azione” per la redazione di bandi di appalti e di acquisti verdi e per lo scambio proficuo
di esperienze, le imprese fornitrici sviluppano idee ed
effettuano studi e ricerche per proporre sempre di più
sul mercato beni e servizi a ridotto impatto ambientale,
cioè in grado di ridurre l’uso di risorse, la produzione di
rifiuti, le emissioni inquinanti, i rischi e pericoli.
A ECOMONDO 2005 il tema GPP (Green Public Procurement) è risultato fra i più dibattuti e analizzati da
attori istituzionali, pubblici e privati, a dimostrazione
del notevole passo in avanti che si è fatto a seguito del
D.M. 203/2003.
Sussiste purtroppo una carenza di informazione al
cittadino che, nonostante sia sempre più sensibile alla
sostenibilità ambientale e favorevolmente disposto all’acquisto di beni in materiale riciclato, non trova sul
prodotto quegli elementi che lo contraddistinguono,
forse anche per la preoccupazione del fabbricante che,
temendo che il consumatore lo giudichi di scarsa qualità, evita di apporvi la dicitura di prodotto derivato da
materia prima-seconda.
La Commissione Europea che con il “Libro verde sulle Politiche Integrate di Prodotto” (2001) aveva proposto tale
strumento ne sta seguendo lo sviluppo nei vari paesi.
Testimoniando così l’importante ruolo che assegna ai
a cura di Stefano Agostinelli
“prodotti verdi” per le politiche ambientali dell’Europa, la
Commissione Europea ha avviato nella scorsa primavera
un’indagine preliminare presso le pubbliche amministrazioni per verificare il grado di adeguamento da loro
conseguito in merito al Green Public Procurement.
Anche l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, al cui
interno si è costituito, come previsto dal D.M. 203/2003,
il Repertorio del Riciclaggio che contiene l’elenco dei
materiali riciclati e dei manufatti e beni di materiale
riciclato a cui le Pubbliche Amministrazioni possono
opportunamente far riferimento, ha condotto una ricerca assieme alle Facoltà di Economia dell’Università
degli Studi “La Sapienza” di Roma, al fine di rilevare sul
campo i prezzi di alcune tipologie di beni e manufatti
in materiale riciclato post-consumo.
L’indagine è avvenuta a livello nazionale nell’arco di
5 mesi (febbraio-giugno 2005) ed è stata presentata lo
scorso Ottobre.
I prezzi di vendita di 1424 beni e manufatti di carta,
plastica, legno e gomma, prodotti o distribuiti da 127
aziende, sono stati considerati e messi a confronto
per comprendere dimensioni e caratteristiche di tale
mercato.
“Nonostante la diffusa convinzione - vi si legge - che i
beni manufatti realizzati in materiale riciclato presentino prezzi di vendita più elevati dei corrispondenti beni
e manufatti in materiale vergine, si è potuto riscontrare
che il prezzo di vendita sia assolutamente competitivo,
a parità di prestazione e qualità offerta”.
Se si considera che gli approvvigionamenti pubblici costituiscono una percentuale non indifferente del nostro
P.I.L. (17% nel 1998), si deduce facilmente come questi
prodotti hanno un certo peso sia per l’economia che
per l’ambiente. In estrema sintesi possiamo indicare
tali benefici in:
- risparmio nei bilanci pubblici e aziendali;
- minor sfruttamento delle materie prime;
- crescita del riciclaggio e riduzione dei rifiuti;
- adeguamento agli impegni di Kyoto;
- sviluppo sostenibile.
(n.d.r.: il testo del provvedimento delle pagine seguenti
non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in
alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea).
I
CIRCOLARE 15 luglio 2005, n. 5205
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL
TERRITORIO
(Gazzetta Ufficiale n. 171 del 25 Luglio del 2005)
Aggregato riciclato e categorie di prodotti
Indicazioni per l’operatività nel settore EDILE,
STRADALE e AMBIENTALE, ai sensi del Decreto
Ministeriale 8 maggio 2003, n. 203.
Sono indicati, a titolo di esempio e in maniera non esaustiva, i seguenti prodotti realizzati utilizzando rifiuti da
costruzione e demolizione derivanti dal post-consumo,
iscrivibili nel Repertorio del riciclaggio:
Categorie di prodotti ammissibili alla iscrizione nel Repertorio del riciclaggio.
1. MATERIALE RICICLATO
Definizione di materiale riciclato
Materiale realizzato utilizzando rifiuti post-consumo da
costruzione e demolizione.
Materiali riciclati ammissibili alla iscrizione nel Repertorio
del riciclaggio.
Sono ascrivibili, a titolo di esempio e in maniera non
esaustiva, nel Repertorio del riciclaggio:
A.1 aggregato riciclato per la realizzazione del corpo dei
rilevati di opere in terra dell’ingegneria civile, avente le
caratteristiche riportate in allegato C1;
A.2 aggregato riciclato per la realizzazione di sottofondi
stradali, ferroviari, aeroportuali e di piazzali civili e industriali, avente le caratteristiche riportate in allegato C2;
A.3 aggregato riciclato per la realizzazione di strati di
fondazione delle infrastrutture di trasporto e di piazzali
civili e industriali, avente le caratteristiche riportate in
allegato C3;
A. aggregato riciclato risultante dal trattamento di rifiuti
inorganici post-consumo derivanti dalla demolizione e
dalla manutenzione, anche parziale, di opere edili e
infrastrutturali;
A.4 aggregato riciclato per la realizzazione di recuperi
ambientali, riempimenti e colmate, avente le caratteristiche riportate in allegato C4;
B. conglomerato bituminoso riciclato confezionaio con
rifiuti post-consumo derivanti dalla scarifica della sovrastruttura stradale.
A.5 aggregato ricilato per la realizzazione di strati accessori (aventi funzione anticapillare, antigelo, drenante,
etc.), avente le caratteristiche riportate in allegato C5;
Limite in peso imposto dalla tecnologia
A.6 aggregato riciclato conforme alla norma armonizzata
UNI EN 12620:2004 per il confezionamento di calcestruzzi con classe di resistenza Rck leq 15 Mpa, secondo le
indicazioni della norma UNI 8520-2.
La tecnologia impiegata per la produzione dell’aggregato
riciclato non impone particolari limiti. Il limite massimo
di rifiuti inerti è pertanto pari al 100%. Il limite minimo
di rifiuti inerti negli aggregati riciclati è del 60%.
2. METODOLOGIA DI CALCOLO
La tecnologia impiegata per la produzione del conglomerato bituminoso riciclato impone il limite minino del
20% di rifiuto inerte da scarifica.
L’entità effettiva di rifiuti dovrà essere dichiarata nell’ambito della domanda compilata in base allo schema di cui
all’allegato A per i conglomerati bituminosi e all’allegato
B per gli aggregati riciclati, e della perizia giurata di cui
all’art. 6, comma 2, lettera b) del decreto ministeriale 8
maggio 2003, n. 203.
Eventuali ed ulteriori parametri, potranno essere aggiunti in funzione dell’evoluzione delle tecnologie e delle
conoscenze di settore disponibili.
II
Nel settore edile, stradale e ambientale, il termine quantitativo per la definizione dell’obbligo di cui all’art. 3, comma
1 del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, fa riferimento all’importo annuo destinato all’acquisto di aggregati
riciclati rispondenti alle definizioni di cui ai punti A1-A6.
3. OBBLIGO
L’obbligo di copertura del trenta per cento del fabbisogno annuale di aggregati riciclati, di cui all’art. 3 del
decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, si genera
nel momento in cui i prodotti iscritti al repertorio del
riciclaggio presentino contestualmente: medesimo uso,
ancorché con aspetto, caratteristiche o ciclo produttivo
diversi, e prestazioni conformi all’utilizzo cui sono destinati rispetto a quelli realizzati a partire da materiali
vergini.
precedenti, deve essere trasmessa con raccomandata
a.r. all’Ufficio di gabinetto del Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio - Commissione tecnica, decreto
ministeriale 9 ottobre 2003 - via Cristoforo Colombo, n.
44 - 00147 Roma.
4. CONGRUITÀ DEL PREZZO
Documentazione da produrre per l’iscrizione degli
aggregati riciclati.
La congruità del prezzo degli aggregati riciclati iscrivibili
al Repertorio del riciclaggio si ritiene rispettata se tale
valore non risulta superiore a quello relativo ai corrispondenti materiali che si vanno a sostituire.
5. ISCRIZIONE NEL REPERTORIO DEL RICICLAGGIO
Documentazione da produrre per l’iscrizione dei
conglomerati bituminosi:
allegato A, debitamente compilato in base allo schema
riservato ai materiali riciclati e accluso alla presente
circolare.
relazione tecnica - La domanda deve essere corredata da una relazione tecnica tesa a fornire informazioni
relative al materiale di cui è richiesta l’iscrizione, con
particolare riferimento alla composizione, alle possibili
applicazioni, alla conformità al test di cessione di cui
all’allegato 3 al decreto ministeriale 5 febbraio 1998 ed
altri dati tecnici;
perizia giurata - La perizia giurata deve documentare la
percentuale di rifiuti derivanti dal post-consumo presente
nel materiale riciclato, sulla base di analisi di processo
tramite dichiarazione di un soggetto certiticatore professionalmente abilitato e/o da ente terzo notificato. Può essere
presentata un’unica perizia comprendente anche più materiali riciclati da iscriversi al Repertorio del riciclaggio, a
condizione che contenga le specifiche di ciascuno;
- Altre informazioni utili:
I soggetti interessati possono a loro discrezione corredare
la richiesta di iscrizione con ulteriori informazioni utili
a qualificare il materiale riciclato che intendono inserire
nel Repertorio del riciclaggio (es.: marchi di qualità,
possibili applicazioni, alternative di utilizzo in luogo di
analoghi materiali vergini, etc.).
- Invio della domanda:
La domanda in originale e copia fotostatica conforme,
corredata di tutta la documentazione prevista ai punti
allegato B, debitamente compilato in base allo schema
accluso alla presente circolare;
relazione tecnica di progetto, contenente:
una descrizione dell’aggregato riciclato e della relativa
destinazione d’uso;
la composizione dell’aggregato con dichiarazione del peso di rifiuti post-consumo da costruzione e demolizione
impiegati per la realizzazione dell’aggregato;
le caratteristiche prestazionali e rispondenza agli standards di cui all’allegato C;
dichiarazione del rispetto del parametro di congruità del
prezzo, di cui al punto 4 della presente circolare;
le norme nazionali e comunitarie, anche in tema di
sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il prodotto e
certificazione delle medesime;
perizia giurata. La perizia giurata deve documentare la
percentuale di rifiuti derivanti dal post-consumo presente
nell’aggregato riciclato, stilla base di analisi di processo,
tramite dichiarazione di un soggetto certificatore professionalmente abilitato e/o da ente terzo notificato.
Può essere presentata un’unica perizia comprendente
anche più materiali riciclati da iscriversi al Repertorio
del riciclaggio a condizione che contenga le specifiche
di ciascuno.
Su richiesta della commissione, di cui al decreto del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio 9
ottobre 2003, la relazione tecnica andrà integrata con
una valutazione economica con indicazione dei costi del
singolo prodotto, soprattutto in relazione alle differenze
prestazionali tra l’aggregato riciclato e analogo prodotto
realizzato con materiali vergini.
- Altre informazioni utili:
I soggetti interessati possono a loro discrezione corredare
III
la richiesta di iscrizione con ulteriori informazioni utili a
qualificare l’aggregato riciclato che intendono inserire nel
Repertorio del riciclaggio (es: marchi di qualità, possibili
applicazioni, alternative di utilizzo in luogo di analoghi
materiali vergini, etc.).
- Invio della domanda:
La domanda in originale e copia fotostatica conforme,
corredata di tutta la documentazione prevista ai punti
precedenti, deve essere trasmessa con raccomandata
a.r. all’Ufficio di Gabinetto del Ministero dell’ambiente e
della tutela del territorio - Commissione tecnica, decreto
ministeriale 9 ottobre 2003 - via Cristoforo Colombo n.
44 - 00147 Roma.
Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio,
Altero Matteoli
ALLEGATO A
SCHEMA PER CONGLOMERATI BITUMINOSI RICICLATI PER IL SETTORE EDILE, STRADALE E
AMBIENTALE
All’Ufficio di Gabinetto del Ministro
dell’Ambiente e Tutela del Territorio
Commissione Tecnica D.M. 9 ottobre 2003
via Cristoforo Colombo, 44
00147 ROMA.
Ai sensi dell’articolo 6 del decreto recante norme affinché
gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico
coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una
quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura
non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo
la Società/Ditta ......................................................
con sede legale in .............................. c.a.p. ..................
prov. ..............., via/piazza ..............................................
cod. fisc. o partita, IVA ....................................................
iscritta al registro delle ditte esercenti attività di riciclo della
prov. di ............................ n. ....................... (eventuale),
richiede l’iscrizione al Repertorio del riciclaggio del
CONGLOMERATO BITUMINOSO RICICLATO
1. Nome commerciale del materiale:
2. Natura del materiale:
3. Codice europeo rifiuto con cui è realizzato il materiale
e relativa percentuale contenuta espressa in peso:
codice CER
da .................. a .....................
4. Capacità produttiva annua mc (o t) ................
5. All’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere
consultato in qualità di tecnico il sig. .................................
tel.
..........................................
e-mail
.........................................;
indichiamo quale associazione
di categoria di riferimento
.........................................,
nella persona del sig.
..........................................
tel.
..........................................
e-mail
..........................................
Il tecnico
Il legale rappresentante
Data
IV
..........................................
..........................................
ALLEGATO B
SCHEMA PER AGGREGATI RICICLATI PER IL SETTORE EDILE, STRADALE E AMBIENTALE
All’Ufficio di Gabinetto del Ministro
dell’Ambiente e Tutela del Territorio
Commissione Tecnica D.M. 9 ottobre
2003
via Cristoforo Colombo, 44
00147 ROMA.
Ai sensi dell’articolo 6 del decreto recante norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale
pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti
e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale
riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo
la Società/Ditta ......................................................
con sede legale in .............................. c.a.p. ..................
prov. ..............., via/piazza .............................................
cod. fisc. o partita, IVA ....................................................
iscritta al registro delle ditte esercenti attività di riciclo
della prov. di ........................ n. ................. (eventuale),
- le caratteristiche prestazionali e rispondenza agli standards di cui all’allegato C;
- dichiarazione del rispetto del parametro di congruità
del prezzo, di cui al punto 4 della presente circolare;
- le norme nazionali e comunitarie, anche in tema di
sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il prodotto e
certificazione delle medesime.
Si dichiara di essere a conoscenza del disposto dell’art.8,
comma 3 del decreto recante norme affinché gli uffici
pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una
quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo.
Il tecnico
Il legale rappresentante
...............................................
...............................................
Data .........................................................
richiede l’iscrizione al Repertorio del riciclaggio del
AGGREGATO RICICLATO
1. Nome commerciale
dell’aggregato riciclato (eventuale) ...............................;
2. Codice europeo rifiuto con cui è realizzato il materiale
e relativa percentuale contenuta espressa in peso:
codice CER ................ da ................ a ................ %
................
................
................ %
................
................
................ %
................
................
................ %
3. Capacità produttiva annua mc (o t) ..........................;
4. All’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere
consultato in qualità di tecnico il sig. .................................,
tel. ............................, e-mail ............................;
indichiamo quale associazione di
categoria di riferimento ..................................................,
nella persona del sig. ......................................................
tel. ................................ e-mail .......................................
Si allega alla presente la perizia giurata e una relazione
tecnica di progetto contenente:
- una descrizione dell’aggregato riciclato e della relativa
destinazione d’uso;
- la composizione dell’aggregato con dichiarazione del
peso di rifiuti post-consumo da costruzione e demolizione impiegati per la realizzazione dell’aggregato;
V
ALLEGATO C
Caratteristiche e prestazionali degli aggregati riciclati
ALLEGATO C1
Corpo dei rilevati
PARAMETRO
MODALITÀ DI PROVA
Materiali litici di qualunque provenienza, pietrisco
tolto d’opera, calcestruzzi,
laterizi, refrattari, prodotti
ceramici, malte idrauliche
ed aeree, intonaci, scorie
spente e loppe di fonderia
di metalli ferrosi (caratterizzate secondo EN 13242).
Separazione visiva sul > 70% in massa
trattenuto al setaccio 8
mm (rif. UNIEN 13285:
2004)
LIMITE
Vetro e scorie vetrose
Idem
Conglomerati bituminosi
Idem
15% in massa
25% in massa
Altri rifiuti minerali dei quali Idem
sia ammesso il recupero nel
corpo stradale ai sensi della
legislazione vigente
15% in totale e
5% per ciascuna
tipologia
Materiali deperibili: carta, Idem
legno, fibre tessili, cellulosa, residui alimentari,
sostanze organiche eccetto
bitume;
0,1% in massa
Materiali plastici cavi: corrugati, tubi o parti di bottiglie
in plastica, etc.
Altri materiali (metalli, gesso Idem
[*], guaine, gomme, lana di
roccia o di vetro, etc.)
0,6 % in massa
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**]
63 min
85 - 100%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**]
4 mm
60%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**]
0,063 mm
15%
Equivalente in Sabbia
Dimensione
Dmax
Ecocompatibilità
VI
UNI EN 933-8
massima UNI EN 933/1
Test di cessione di
cui all’All. 3 D.M. 5
febbraio 1998
>20
= 125 mm
11 materiale dovrà
risultare conforme
al test di cessione
previsto dal D.M. 5
febbraio 1998
[*] 11 gesso deve essere riconosciuto mediante l’osservazione del cromatismo, la
valuta/ione della durezza, la presenza di effervescenza a contatto con gocce di soluzione
costituita da una parte di HC1 e due parti di H2O.
[**] La serie di setacci deve essere composta al minimo dai seguenti setacci delle serie
ISO 3310-1, ISO 3310-2: aperture 63, 31,5, 16, 8, 4, 2, 0,5, 0,063 mm.
Nota 1: La preparazione del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita,
se necessario, in stufa ventilata a 50-60° (secondo UNI EN 1097/5).
Nota 2: I costituenti della frazione traile unta al setaccio da 63 mm devono essere compatti
e privi di vuoti interni (blocchi di roccia, mattoni pieni, calcestruzzo scevro di armatura
sporgente); non possono essere accettai mattoni forati, blocchi forati e simili, se non
frantumati fino a risultare passanti al setaccio da 63 mm.
Nota 3 (Frequenza delle Prove); gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate
idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere
caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UNI BN 13242:
2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti
il materiale va caratterizzato per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione
di un periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e
devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3. Possono essere impiegati
esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi
valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce.
ALLEGATO C2
Ecocompatibilità
Sottofondi stradali
PARAMETRO
MODALITÀ DI PROVA
Materiali litici di qualunque provenienza, pietrisco
tolto d’opera, calcestruzzi,
laterizi, refrattari, prodotti
ceramici, malte idrauliche
ed aeree, intonaci, scorie
spente e loppe di fonderia di metalli ferrosi
(caratterizzate secondo
EN 13242).
Separazione visiva sul > 80% in massa
trattenuto al setaccio 8
mm (rif. UNI EM 13285:
2004)
LIMITE
Vetro e scorie vetrose
Idem
Conglomerati bituminosi
Idem
10% in massa
15% in massa
Altri rifiuti minerali dei Idem
quali sia ammesso il
recupero nei sottofondi
stradali ai sensi della
legislazione vigente
15% in totale e
5% per ciascuna
tipologia
Materiali
deperibili: Idem
carta, legno, fibre tessili,
cellulosa, residui alimentari, sostanze organiche
eccetto bitume;
0,1 % in massa
Test di cessione dì cui II materiale dovrà
all’All. 3 D.M. 5 febbraio risultare conforme
1998
al test di cessione
previsto dal D.M. 5
febbraio 1998
[*] Il gesso deve essere riconosciuto mediante l’osservazione del cromatismo, la
valutazione della durezza, la presenza di effervescenza a contatto con gocce di soluzione
costituita da una parte di HC1 e due parti di H2O.
[**] La serie di setacci deve essere composta al minimo dai seguenti setacci delle serie
ISO 3310-1, ISO 3310-2: aperture 63, 31,5, 16, 8, 4,2, 0,5, 0,063 mm. La preparazione
del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita, se necessario, in stufa
ventilata a 50-60° (secondo UNI EN 1097/5).
Nota 3 (Frequenza (delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate
idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere
caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UNI EN 13242:
2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti il
materiale va caratterizzalo per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione di un
periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono
comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3 Possono essere impiegati esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi valida
esclusivamente per il lotto cui si riferisce.
Materiali plastici cavi:
corrugati, tubi o parti di
bottiglie in plastica, etc.
Altri materiali (metalli, Idem
gesso [*], guaine, gomme, lana di roccia o di
vetro, etc.)
Equivalente in Sabbia
UNI EN 933-8
< 0,4 % in massa
> 30
Perdita in peso per abra- (UNI EN 1097/2)
sione con apparecchio
“Los Angeles”
45
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**]
63 mm
= 100%
Passante al setaccio da UN1 EN 933/1 [**]
4 mm
60%
Rapporto tra il Passante UNI EN 933/1 [**]
al setaccio da 0,5 mm ed
il Passante al setaccio da
0,063 mm
> 3/2
Passante al setaccio UNIEN933/1(**)
0,063 mm
15%
Indice di forma (frazione
> 4 mm)
(UNI EN 933/4)
40
Indice di appiattimento (UNI EN 933/3)
(frazione > 4 mm)
35
VII
ALLEGATO C3
Equivalente in Sabbia
Strati di fondazione
PARAMETRO
MODALITÀ DI PROVA
Materiali litici di qualunque
provenienza, pietrisco tolto
d’opera, calcestruzzi, laterizi,
refrattari, prodotti ceramici,
malte idrauliche ed aeree, intonaci, scorie spente e loppe
di fonderia di metalli ferrosi
(caratterizzate secondo EN
13242).
Separazione visiva sul > 90% in massa
trattenuto al setaccio
8 mm (rif. UNI EN
13285)
LIMITE
Idem
5% in massa
Conglomerati bituminosi
Idem
5 % in massa
Altri rifiuti minerali dei quali Idem
sia ammesso il recupero in
sottofondi o fondazioni stradali ai sensi della legislazione
vigente
5% per ciascuna
tipologia
Materiali deperibili: carta, Idem
legno, fibre tessili, cellulosa,
residui alimentari, sostanze
organiche eccetto bitume;
< 0,1% in massa
Materiali plastici cavi: corrugati, tubi o parti di bottiglie in
plastica, etc.
VIII
Altri materiali (metalli, guai- Idem
ne, gomme, lana di roccia o
di vetro, etc.)
< 0,4 % in massa
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*]
40 mm
100%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*]
20 mm
>61%;<79%
Passante al setaccio da UNI EN 933/I [*]
l0 mm
> 41%; <64%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*]
4 mm
> 31%; <49%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*]
2 mm
> 22%; <36%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*]
1 mm
> 13%; <30%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*]
0,5 mm
> 10%; <20%
Passante allo staccio da UNI EN 933/1 [*]
0,063 mm
10%
Rapporto tra il Passante UNI EN 933/1 [*]
al setaccio da 0,5 mm ed
il Passante al setaccio da
0,063 mm
> 3/2
> 30
30
Indice di forma (frazione > UNI EN 933/4
4 mm)
40
Indice di appiattimento (frazio- UNI EN 933/3
ne > 4 mm)
35
Ecocompatibilità
Vetro e scorie vetrose
UNI EN 933-8
Perdita in peso per abrasio- UNI EN 1097/2
ne con apparecchio “Los
Angeles”
Test di cessione di cui Il materiale dovrà
all’All. 3 D.M. 5 febbraio risultare conforme
1998
al test di cessione
previsto dal DM 5
febbraio 1998
[*] La preparazione del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita,
se necessario, in stufa ventilata a 50-60° (secondo UNI EN 1097/5).
Nota 1: [Iindice portante CBR della miscela, determinato in laboratorio (secondo la CNR
UNI 10009 (prEN 13286/47)) su campioni costipati al 94% della massa voi umica max
AASHTO Mod. con umidità compresa entro il ± 2% del valore ottimo, dovrà avere, sia
immediatamente dopo il costipamento, sia dopo 4 giorni di imbibizione in acqua, un
valore non inferiore a 30.
Nota 3 (Frequenza delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate
idraulicamente destinali a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere
caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UN! EN 13242:
2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti
il materiale va caratterizzato per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione
di un periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e
devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3. Possono essere impiegati
esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi
valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce.
ALLEGATO C4
Recuperi ambientali, riempimenti e colmate
MODALITÀ DI PROVA
PARAMETRO
LIMITE
Materiali litici di qua- Separazione visiva sul > 70% in massa
lunque provenienza, trattenuto al setaccio 8
pietrisco tolto d’opera, mm (rif. UNI EN 13285)
calcestruzzi, laterizi, re
trattavi, prodotti ceramici, malte idrauliche
ed aeree, intonaci,
scorie spente e loppe
di fonderia di metalli
ferrosi (caratterizzate
secondo EN 13242).
Vetro e scorie vetrose
Conglomerati
minosi
Idem
15% in massa
bitu- Idem
25% in massa
Altri rifiuti minerali dei Idem
quali sia ammesso il
recupero nel corpo
stradale ai sensi della
legislazione vigente
15% in totale e 5% per
ciascuna tipologia
Materiali deperibili: Idem
carta, legno, fibre tessili, cellulosa, residui
alimentari, sostanze
organiche
eccetto
bitume;
0,1% in massa
[*] Il gesso deve essere riconosciuto mediante l’osservazione del cromatismo,
la valutazione della durezza, la presenza di effervescenza a contatto con gocce
di soluzione costituita da una parte di HC1 e due parti di H2O.
[**] La serie di setacci deve essere composta al minimo dai seguenti setacci
delle serie, ISO 3310-1, ISO 3310-2: aperture 63, 31,5, 16, 8, 4, 2, 0,5, 0,063
mm.
Nota 1: La preparazione del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita, se necessario, in stufa ventilata a 50-60° (secondo UNI
EN 1097/5).
Nota 2: I costituenti della frazione trattenuta al setaccio da 63 mm devono
essere compatti e privi di vuoti interni (blocchi di roccia, mattoni pieni,
calcestruzzo scevro di armatura sporgente): non possono essere accettati
mattoni forati, blocchi forati e simili, se non frantumati fino a risultare passanti
al setaccio da 63 mm.
Nota 3 (Frequenza delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate e
legate idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile
devono essere caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma
Armonizzata UNI EN 13242:2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute
alla variabilità dei materiali costituenti il materiale va caratterizzato per lotti.
Tali lotti possono rappresentare la produzione dì un periodo di una settimana
(frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono comunque avere
dimensione massima pari a 3000 m3. Possono essere impiegati esclusivamente
lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi valida
esclusivamente per il lotto cui si riferisce.
Materiali plastici cavi:
corrugati, tubi o parti
di bottiglie in plastica, etc.
Altri materiali (metalli, Idem
gesso [*], guaine,
gomme, lana di roccia
o di vetro, etc.)
0,6 % in massa
Passante al setaccio UNI EN 933/1 [**]
da 63 mm
85-100%
Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**]
0,063 mm
15%
Ecocompatibilità
Test di cessione di cui II materiale dovrà
all’All. 3 D.M. 5 febbraio risultare conforme
1998
al test di cessione
previsto dal D.M. 5
febbraio 1998
IX
ALLEGATO C5
Strati accessori aventi funzione antigelo, anticapillare, drenante, etc.
Possono essere costituiti da materiale riciclato se considerato idoneo allo scopo. Tale materiale deve rispettare
le prescrizioni relative alla composizione valide per gli
strati di sottofondo.
PARAMETRO
MODALITÀ DI PROVA
LIMITE
Materiali litici di Separazione visiva sul > 80% in massa
qualunque prove- trattenuto a! setaccio
nienza, pietrisco tolto 8 mm
d’opera, calcestruzzi,
laterizi, refrattari,
prodotti ceramici,
malte idrauliche ed
aeree, intonaci, scorie spente e loppe di
fonderia di metalli
ferrosi (caratterizzate
secondo EN 13242).
Vetro e scorie ve- Idem
trose
10% in massa
Conglomerati bitu- Idem
minosi
15% in massa
Altri rifiuti minerali Idem
dei quali sia ammesso il recupero nei
sottofondi stradali ai
sensi della legislazione vigente
15% in totale e
5% per ciascuna
tipologia
Materiali deperibili: Idem
carta, legno, fibre
tessili, cellulosa,
residui alimentari,
sostanze organiche
eccetto bitume;
0,1% in massa
Materiali
plastici
cavi: corrugati, tubi
o parti di bottiglie in
plastica, etc.
Altri materiali (me- Idem
talli, gesso [**],
guaine,
gomme,
lana di roccia o di
vetro, etc.)
Ecocompatibilità
X
0,4 % in massa
Test di cessione di cui Test di cessione
all’All. 3 D.M. 5 febbraio di cui all’All. 3
1998
D.M. 5 febbraio
1998
Nota (Frequenza delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate
e legate idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria
civile devono essere caratterizzati conformemente a quanto indicato nella
Norma Armonizzata UNI EN 13242:2004. Al fine di prevenire disomogeneità
dovute alla variabilità dei materiali costituenti il materiale va caratterizzato
per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione di un periodo di una
settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3 Possono essere impiegati
esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è
da intendersi valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce.
CIRCOLARE 19 luglio 2005
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL
TERRITORIO
(Gazzetta Ufficiale n. 173 del 27 Luglio del 2005)
Settori di Utilizzo
Materiali Riciclati
Edilizia
- Polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR, NR,
BR. JR. CR CIIR. CSNI, EPDM,
gomma siliconica. gomme
iuoruratc. ecc.:
Indicazioni relative ai materiali riciclati e beni e
manufatti ottenuti con materiale riciclato, proveniente da articoli in gomma, ai sensi del decreto
ministeriale 8 maggio 2003, n. 203.
- Polimeri elastomerici vulcanizzati eterogenei: materiali
eterogenei costituiti da diverse
matrici polimeriche;
- Conglomerati cementizi modificati con granulo di gomma:
- Malte e pre-miscelati con polverino e granulo di gomma;
1. MATERIALE RICICLATO
1.1. Definizione di materiale riciclato
Materiale realizzato utilizzando rifiuti provenienti dalle
attivitità di recupero di articoli in gomma di natura diversa, nei limiti in peso imposti dalle tecnologie impiegate
per la produzione del materiale medesimo.
- Pre-miscelati di polverino &o
granulo di gomma con altri polimeri c/o inerti:
- Conglomerati resino gommosi
di granulo e/o polverino e leganti poliuretanici, polimerici
e/o altri leganti.
Materiali riciclati in gomma ammissibili alla iscrizione
nel repertorio del riciclaggio.
Arredo Urbano
Sono iscrivibili, a titolo di esempio e in maniera non
esaustiva, nell’elenco dei materiali riciclati all’interno del
repertorio del riciclaggio:
1) polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR,
NR, BR, IR, CR, CIIR, CSM, EPDM, gomma siliconica,
gomme fluorurate, ecc.;
2) polimeri elastomerici vulcanizzati eterogenei: materiali
eterogenei costituiti da diverse matrici polimeriche;
3) materiali compositi a base di polimeri elastomerici e
termoplastici (miscele di gomma e plastica);
4) bitumi modificati con polverino di gomma (tecnica wet);
5) conglomerati bituminosi con granulo di gomma
(tecnica dry);
6) conglomerati cementizi modificati con granulo di
gomma;
7) malte e pre-miscelati con polverino e granulo di
gomma;
8) pre-miscelati di polverino e/o granulo di gomma con
altri polimeri e/o inerti;
9) conglomerati resino gommosi di granulo e/o polverino
e leganti poliuretanici, polimerici e/o altri leganti.
Nei predetti materiali, di cui ai punti dall’1) al 9), la
componente polimerica/elastomerica (rifiuto da postconsumo) può essere presente sotto forma di polverino,
granuli, chips, triturato, raspatura, miscele, ecc.
1.2. Settori di utilizzo dei materiali riciclati
Sono di seguito elencati a titolo di esempio e in maniera
non esaustiva i settori di utilizzo dei materiali riciclati
iscrivibili nel repertorio del riciclaggio, successivamente
integrabili:
- Materiali compositi a base
di polimeri elastomerici e termoplastici (miscele di gomma
e plastica);
- Bitumi modificati con polverino di gomma (tecnica wet),
Conglomerati bituminosi con
granulo di gomma (tecnica
dry);
- Conglomerati cementizi modificati con granulo di gomma;
- Malte e pre-miscelati con polverino e granulo di gomma;
Pre-miscelati di polverino e/o
granulo di gomma con altri
polimeri e/o inerti;
- Conglomerati resino gommosi
di granulo e;’o polverino e leganti poliuretanici, polimerici
e/o altri leganti.
Infrastruttura Viaria e Tranviaria
- Polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR, NR,
BR, IR, CR, CIIR, CSM, EPDM,
gomma siliconica, gomma
fluorurate, ecc.:
- Materiali compositi a base
di polimeri elastomerici e termoplastici (miscele di gomma
e plastica);
- Bitumi modificati con polverino di gomma (tecnica wet),
- Conglomerati bituminosi con
granulo di gomma (tecnica
dry):
XI
- Conglomerati resino gommosi
di granulo e/o polverino e leganti poliuretanici, polimerici
‘c’ o altri leganti.
Impianti Sportivi
- Polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR, NR,
BR, IR, CR, CIIR CSM. EPDM,
gomma siliconica, gomme
fluorurate. ecc.:
- Polimeri elastomerici vulcanizzati eterogenei: materiali
eterogenei costituiti da diverse
matrici polimeriche:
LIMITI (MINIMI) PERCENTUALI IN PESO
Stampaggio (a “compressione” 20%
“transfer” e “iniezione”)
Trafilatura/estrusione 2000
20%
Mescolazione
20%
Altre (calandratura, spalmatura, 5%
ecc..)
Intaso prestazionale per erba 80%
artificiale
- Materiali compositi a base
di polimeri elastomerici’ e termoplastici (miscele di gomma
e plastica);
Miscelazione per la formazione di 60%
pre-miscelati di polverino e o granulo di gomma con altri polimeri
e/o inerti
- Conglomerati resino gommosi di granulo e%o polverino e
leganti poliuretanici, polimerici
eio altri leganti.
Miscelazione con leganti poliure- 70%
tanici, polimerici e/ o altri leganti
per realizzare conglomerati resinogommosi
1.3. Limiti in peso di rifiuti nel materiale riciclato.
La tecnologia impiegata per la produzione del materiale
riciclato in questo settore impone in linea generale limiti
in peso di rifiuto in gomma molto vari in funzione sia
delle caratteristiche specifiche del materiale considerato
che delle prestazioni legate al suo utilizzo funzionale. Il
materiale riciclato può essere utilizzato come additivo
nella formulazione di mescole con altre basi elastomeriche o termoplastiche oppure tal quale agglomerato
con altri materiali (resine, bitumi, cementi, ecc.) e, in
questo caso tali limiti variano notevolmente in funzione
del materiale e dell’applicazione.
Il motivo risiede nel fatto che la gomma vulcanizzata
non può essere rilavorata tal quale.
L’entità effettiva di rifiuti in gomma impiegati dovrà essere dichiarata nell’ambito dell’allegato A e nella perizia
a corredo della domanda.
A titolo esemplificativo e non esaustivo, si riportano
di seguito le percentuali minime in peso di rifiuti in
gomma post-consumo contenuti nel materiale riciclato
sul totale del materiale stesso per alcune delle principali
tecnologie.
I seguenti limiti potranno essere modificati in funzione
dell’evoluzione delle tecnologie e delle conoscenze del
settore disponibili.
XII
TECNOLOGIE
Stampaggio a freddo previa con- 70%
glomerazione di leganti polimerici
- poliuretanici e/o altri leganti
Miscelazione per conglomerati 3%
bituminosi (tecnologia “dry”)
Miscelazione per ia modifica dei 8%
bitumi (tecnologia “wet”)
Miscelazione per conglomerati 5%
cementizi
Miscelazione per conglomerati ce- 10%
mentizi (funzione termoisolante)
2. MANUFATTI O BENI OTTENUTI CON MATERIALE
RICICLATO E CATEGORIE DI PRODOTTO
2.1 Definizione di manufatto o bene ottenuto con
materiale riciclato.
Bene o manufatto che presenti una prevalenza in peso
di materiale riciclato come definito al punto 1.1.
2.2 Categorie di prodotti ottenuti con materiale
riciclato ammissibili alla iscrizione nel repertorio
del riciclaggio.
Sono di seguito elencate - in maniera non esaustiva le categorie di prodotti ottenuti con materiale riciclato
proveniente da articoli in gomma che potranno essere
integrate successivamente.
Nell’ambito di ciascuna categoria sono altresì indicati
a titolo di esempio e in marnera non esaustiva i beni
e manufatti ottenuti con materiali riciclati iscrivibili nel
repertorio del riciclaggio:
Categoria
Prodotti
Arredo urbano e stradale
- Segnaletica verticale od orizzontale: dissuasori di sosta, panettoni
antiparcheggio, coni segnalatori,
dossi artificiali, cordoli, new jersey,
deflego, ferma mota parcheggi e
altri prodotti per la viabilità;
- Pavimentazioni Panchine, fioriere,
porta biciclette, canalette e dossi
posa carro, vasche per muri inerbiti, rotonde spartitraffico, piantane
per ombrelloni, verande, tavoli e
altri prodotti per l’arredo urbano;
- Manto o pavimentazione in
conglomerato bituminoso, o
conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre,
rotoli, ecc.;
- Casseri, pannelli o gabbie per
sottofondi drenanti e/orilevati per
ingegneria civile e/o stradale;
- Pavimentazioni in conglomerati
resino gommosi.
- Barriere stradali e ferroviarie
- Lastre, tubi ed altri materiali per
coibentazione;
- Lastre, tubi ed altri materiali per
isolamento termoacustico;
- Guaine di coibentazione;
- Guaine gomma - resina;
- Guaine birurninose;
- Manto o pavimentazione in
conglomerato bituminoso, o
conglomerato cementizio, eventualmenre prefabbricato in lastre,
rotoli, ecc.
- Pavimentazioni in conglomerati
resino gommosi;
- Pavimentazioni e tappeti vari;
- Pannelli di isolamento rennico,
acustico;
- Pannelli fonoassorbenti:
- Barriere viabili
- Artenuatori d’urto;
- Pannelli isolamento vibrazioni;
- Barriere stradali, spartitraffico, attenuaiori d’urto ad assorbimento;
- Tegole;
- Barriere antirumore;
- Pozzetti d’ispezione, scatole
elettriche;
- Barriere fonoassorbenti.
Attrezzature per il gioco e le - Piastrelle antishock;
strutture ludiche
- Pavimentazioni resilienti realizzate in loco con conglomerati in
gomma;
- Altri manufatti per aree gioco
attrezzate e di arredo urbano;
- Campi in erba sintetica;
- Manto o pavimentazione in
conglomerato bituminoso, o
conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre,
rotoli, ecc.;
- Pavimentazioni in conglomerati
resino gommosi.
Pavimentazione per interni - Pavimentazione per interni ed
ed esterni
esterni;
- Pavimentazione antitrauma;
- Pavimentazioni in conglomerali
resino gommosi.
Prodotti per floravivaistica
Prodotti per edilizia
- Vasi, fioriere;
- Tubi di caduta inerti/macerie:
- Igloo (vespai prefabbricati,;
- Casseformi:
- Canali di gronda;
- Massetti alleggeriti o non con
proprietà termoisolanti;
- Massetti ed elementi prefabbricati
in conglomerato alleggerito e/o con
proprietà fonoisolanti;
- Calzature
- Cordoli per delimitazioni di’ spazi di lavoro e reindirizzamento del
traffico veicolare;
- Dissuasori di sosta o di parcheggio;
- Segnaletica orizzontale e verticale
in generale.
Infrastrutture Viaria e tranvia- - Materassini antivibranti;
ria e portuale
- Pavimentazioni in conglomerati
resino gommosi;
- Cordoli per aiuole e tutori.
XIII
- Profili rotaia, pannelli sottopiasua, pannelli sotrotraversina,
pannelli sottoballast, e altri articoli
per l’armamento ferroviario;
- Oggettistica minuta varia;
- Passerelle attraversamenti
ferroviari, articoli sottopiastra e
sottorotaia;
- Tappetini di sicurezza e pavimentazioni per postazioni di lavoro;
- Alri articoli in gomma per l’armamento ferroviario;
- Cordoli e segnaletica verticali per
delimitazioni di percorsi pedonali.
- Manto o pavimentazione in
conglomerato bituminoso, o
conglomerato cementizio, evenrualmente prefabbricato in lastre,
roroli, ecc.;
- Barriere stradali, spartitraffico,
attenuatoci d’urto;
- Barriere antirumore e/o fonoassorbenti;
- Casseri, pannelli o gabbie per
sottofondi drenanti c/o rilevati per
ingegneria civile e ,/o stradale;
- Respingenti per banchine portuali
e per a nauuca;
Impianti Sportivi
- Pannelli e articoli antivibranri per
l’industria;
- Calzature e loro componenti;
Prodotti per l’agricoltura
- Materassi per l’allevamento
bovino;
- Pavimentazioni per stalle ed
allevamenti;
- Vasi, fioriere;
- Calzature e componenti.
Prodotti per opere di inge- - Manto o pavmentazione in
gneria civile
conglomerare bituminoso, o
conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre,
rotoli, ecc.;
- Pannelli drenanti;
- Manufatti eli arredo urbano e
viabile.
- Casseri, pannelli o gabbie per
sottofondi drenanti e/o rilevati per
ingegneria civile e/o stradale,
- Barriere, cordoli e piastrelle
antitrauma;
- Argini;
- Pavimenrazioni in gomma per
campi da gioco;
- Pavimentazioni annshock indoor
e outdoor;
- Campi in erba artificiale con
intaso prestazionale;
- Sottofondi per impianti di equitazione;
- Imbottiture per ostacoli fissi e
altri elementi pericolosi:
- Manto o pavimentazione in
conglomerato bituminoso, o
conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre,
rotoli, ecc.;
- Casseri, pannelli o gabbie per
sottofondi drenanti e/o rilevati per
ingegneria civile e/o stradale;
- Scogliere artificiali;
- Balle per il controllo dell’erosione
costiera;
- Gabbioni per la stabilità dei
pendii;
- Manufatti di arredo urbano e
viabile.
3. METODOLOGIA DI CALCOLO
Nello specifico settore non essendo possibile a causa
della disomogeneità dei prodotti contenuti nelle categorie individuate, definire un’unità di misura identificativa
dell’unità di prodotto, il termine quantitativo per la definizione dell’obbligo di cui all’art. 3, comma 1, del decreto
ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, per ciascuna categoria
fa riferimento all’importo annuo destinato all’acquisto di
manufatti e beni appartenenti alla medesima.
- Manufatti di arredo urbano e
viabile.
Prodotti industriali vari
- Ruote piene e semipiene per
carrelli e cassonetti;
- Respingenti e salva ciglio per carrelli, angolari per muri e colonne;
XIV
4. OBBLIGO
L’obbligo di copertura del trenta per cento del fabbisogno annuale di manufatti e beni appartenenti a ciascuna
categoria di prodotto di cui all’art. 3 del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, si riferisce a manufatti e
beni realizzati con materiale riciclato contenuti nell’elenco inserito nel repertorio del riciclaggio.
L’obbligo si genera al momento in cui i prodotti realizzati
con materiali riciclati, iscritti al repertorio del riciclaggio,
presentino contestualmente:
medesima destinazione d’uso, ancorché con aspetto, caratteristiche merceologiche o ciclo produttivo diversi;
prestazioni sostanzialmente conformi all’utilizzo cui
sono destinati, rispetto ai prodotti analoghi realizzati
con materiali vergini.
5. CONGRUITÀ DEL PREZZO
La congruità del prezzo dei manufatti e beni realizzati
con materiali riciclati iscrivibili al repertorio del riciclaggio si ritiene rispettata se tale valore non risulta
superiore a quello relativo ai corrispondenti beni e
manufatti realizzati con materiali vergini di analoghe
caratteristiche che si vanno a sostituire. 6. Iscrizione dei
prodotti in gomma nel repertorio del riciclaggio.
Documentazione da produrre per l’iscrizione dei materiali riciclati:
allegato A, debitamente compilato in base allo schema
riservato ai materiali riciclati e accluso alla presente
crrcolare;
relazione tecnica.
La domanda deve essere corredata anche da una relazione tecnica tesa a fornire informazioni relative al
materiale di cui è richiesta l’iscrizione, con particolare
riferimento alla composizione, alle possibili applicazioni
ed altri dati tecnici;
perizia giurata.
La perizia giurata deve documentare la percentuale di
rifiuti in gomma post-consumo presente nel materiale
riciclato, sulla base di analisi di processo, tramite dichiarazione di un soggetto certificatore professionalmente
abilitato.
Può essere presentata un’unica perizia comprendente
anche più materiali riciclati da iscriversi al repertorio
del riciclaggio, a condizione che contenga le specifiche
di ciascuno in termini di contenuto di rifiuti in gomma
post-consumo;
altre informazioni utili.
I soggetti interessati possono a loro discrezione corredate
la richiesta di iscrizione con ulteriori informazioni utili
a qualificate il materiale riciclato che intendono inserire
nel repertorio del riciclaggio.
Documentazione da inviare per l’iscrizione dei manufatti
o beni realizzati con materiale riciclato:
allegato B, debitamente compilato in base allo schema
riservato ai beni o manufatti realizzati con i materiali
riciclati e accluso alla presente circolare;
relazione tecnica di progetto, contenente:
una descrizione del manufatto;
l’evidenziazione delle parti realizzate in materiale riciclato;
il peso complessivo del bene o manufatto;
una dichiarazione del peso di materiale riciclato utilizzato
per la realizzazione del manufatto o del bene;
le caratteristiche prestazionali;
l’indicazione della potenziale offerta del singolo prodotto;
le norme nazionali e comunitarie, anche in tema di
sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il manufatto e
certificazione del rispetto delle medesime;
dichiarazione del rispetto del parametro di congruità del
prezzo, di cui al punto 5 della presente circolare.
Su richiesta della commissione, di cui al decreto del
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio 9
ottobre 2003, la relazione tecnica andrà integrata con
una valutazione economica con indicazione dei costi
del singolo prodotto, soprattutto in relazione alle differenze prestazionali tra il bene o manufatto in materiale
riciclato e analogo bene o manufatto realizzato con
materiali vergini;
altre informazioni utili: i soggetti interessati possono
a loro discrezione corredare la richiesta di iscrizione
con altre informazioni utili a qualificare il manufatto
realizzato con materiale riciclato che intendono inserire
nel repertorio del riciclato (es. possibili applicazioni,
alternative di utilizzo in luogo di analoghi manufatti
realizzati con materiali vergini, ecc.).
Invio della domanda.
La domanda in originale e copia fotostatica conforme,
corredata di tutta la documentazione prevista ai punti
precedenti, deve essere trasmessa con raccomandata
a.r. al Gabinetto del Ministro dell’ambiente e tutela del
territorio - Commissione tecnica decreto ministeriale
9 ottobre 2003, via Cristoforo Colombo n. 44 - 00147
Roma.
Roma, 19 luglio 2005
Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
Altero Matteoli
XV
ALLEGATO A
SCHEMA PER MATERIALI RICICLATI
Al Gabinetto del Ministro
dell’Ambiente e Tutela del Territorio
Commissione tecnica D.M. 9 ottobre 2003
- via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma
Ai sensi dell’art. 6 del decreto recante norme affinché gli
uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico
coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con
una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella
misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo la
società/ditta.... con sede legale in............ c.a.p. ............
prov. .........., via/piazza.... codice fiscale o partita IVA....,
iscritta al registro delle ditte esercenti attività di riciclo
della provincia di ..................... n. .............. (eventuale),
richiede l’iscrizione al repertorio del riciclaggio del
Materiale riciclato
1) nome commerciale del materiale (eventuale);
2) natura del materiale;
3) codice europeo rifiuto con cui è realizzato il materiale e relativa percentuale contenuta espressa in peso
da ........ a ...........;
4) capacità produttiva annua........... kg......../mc........../
n. pezzi ........;
5) all’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere
consultato in qualità di tecnico il sig....., tel. .................
e-mail....@....; indichiamo quale associazione di categoria
di riferimento............., nella persona del sig..................
tel. ................. e-mail....@....
...........................
.......................................
Il tecnico
Il legale rappresentante
Data ...................
ALLEGATO B
SCHEMA PER MANUFATTI E BENI OTTENUTI CON
MATERIALI RICICLATI
Al Gabinetto del Ministro
dell’Ambiente e Tutela del Territorio
Commissione tecnica D.M. 9 ottobre 2003
- via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma
Ai sensi dell’art. 6 del decreto recante norme affinché gli
uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico
coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con
XVI
una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella
misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo la
società/ditta.... con sede legale in................. c.a.p ............
prov. .......... via/piazza.... codice fiscale o partita IVA....,
richiede l’iscrizione al repertorio del riciclaggio del
Manufatto o bene ottenuto con materiale riciclato
1) nome commerciale del manufatto o bene (eventuale);
2) codice repertorio del riciclaggio del materiale/materiali
utilizzati e relativa percentuale contenuta in peso nel
bene o manufatto, riferita al peso totale del bene o
manufatto.
Codice repertorio del riciclaggio
%
.........................
...............
.........................
...............
.........................
...............
3) capacità produttiva annua kg ........ /mc ....... /
n. pezzi..........
4) all’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere
consultato in qualità di tecnico il sig. .............................
tel. ................. e-mail ...........@..............; indichiamo quale
associazione di categoria di riferimento ................... nella
persona del sig. ..................................
tel. ................., e-mail ...........@..............
Si allega alla presente una relazione di progetto contenente:
a) una descrizione del manufatto;
b) l’evidenziazione delle parti realizzate in materiale
riciclato;
c) il peso complessivo del bene o manufatto;
d) una dichiarazione del peso di materiale riciclato utilizzato per la realizzazione del manufatto o del bene;
e) le caratteristiche prestazionali e qualitative che giustifichino un eventuale incremento del prezzo;
f) l’indicazione della potenziale offerta del singolo
prodotto;
g) norme nazionali e comunitarie, anche in tema di
sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il manufatto e
certificazione del rispetto delle medesime;
h) dichiarazione del rispetto del parametro di congruità
del prezzo, di cui al punto 3 della presente circolare.
Si dichiara di essere a conoscenza del disposto dell’art. 8,
comma 3, del decreto recante norme affinché gli uffici
pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una
quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo.
...........................
.......................................
Il tecnico
Il legale rappresentante
Data ...................
QUALITÀ E AMBIENTE
MEDITERRANEO:
AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE
di Francesco Cuddemi
Unità Tecnica per l’Internazionalizzazione del MAE
Nell’arco degli ultimi due anni si sono
notevolmente intensificati i rapporti di
collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri e le Regioni italiane, in vista
dell’avvio della nuova politica di vicinato
con i Paesi confinanti del Mediterraneo
e dei Balcani occidentali. Su questa
stessa rivista, avevamo avuto modo di
prospettare un possibile programma di
cooperazione territoriale di prossimità
sullo sviluppo sostenibile (F. Cuddemi,
Regioni & Ambiente, n.9/2004, pagg.5758), che impegnasse Regioni, Stati e la
stessa Commissione Europea nel periodo di futura programmazione 2007-2013
dei fondi strutturali e di prossimità. Il 14
e 15 dicembre del 2004, si è avviato a
Matera il percorso programmatico con
un primo seminario internazionale
tematico, proprio dedicato all’ambiente
nel Mediterraneo1.
A Matera sono intervenuti oltre 250
rappresentanti di Ministeri, Regioni,
Province, Città, Ong, proponendo circa
50 idee-progetto, che hanno dato vita a
15 progetti di prossimità (vedi riquadro 1). Le parti, altresì, hanno discusso
ed approvato una Dichiarazione2 dove
ribadiscono i principi condivisi.
Le proposte progettuali emerse a Matera vedono il coinvolgimento della
maggioranza delle Regioni italiane,
ad eccezione di Liguria, Veneto, Valle
d’Aosta, Trentino-Alto Adige e FriuliVenezia Giulia.
Complessivamente l’adesione delle
Regioni alle proposte progettuali si
è concretizzata come adesione della stessa Regione attraverso i suoi
Dipartimenti o come partecipazione
di suoi Enti strumentali. È questo il
caso dell’Environment Park e dell’ARPA Lombardia. Alcune proposte
progettuali sono state proposte da
reti di Enti Locali e città (COPPEM e
Forum delle Province Adriatiche) (vedi
riquadro 3).
Il partenariato italiano coinvolto nei
quindici progetti vede una pluralità di
attori. La tipologia di attori espressa
nelle proposte progettuali è così rappresentata:
52
- Province, indicate singolarmente (8)
o come reti e Comuni (4);
- Gruppi di Azione Locale (6) e reti di
Agenzie di Sviluppo Locale-A21 (2);
- enti, istituti di ricerca ed università
(22);
- strutture pubbliche e strutture referenti di public utilities (16);
- privati (8) ma si tratta di strutture di
consulenza;
- Parchi Tecnologici (1);
- Strutture associative ed Organismi
della società civile (7).
I Paesi terzi interessati dalle quindici
proposte progettuali riguardano direttamente 4 Paesi dell’area Balcanica
(Albania, Croazia, Serbia-Montenegro,
Bosnia - Herzegovina) e 6 Paesi della
sponda sud del Mediterraneo (Tunisia,
Marocco, Algeria, Palestina, Giordania,
Israele) (vedi riquadro 4).
Dall’analisi svolta è risultato che la
Area
Proposte di Progetto
1
2
Balcani
3
4
5
6
7
8
9
Riva Sud del Mediterraneo 10
11
12
13
14
Mediterraneo
maggioranza delle proposte di progetto contengono aspetti riconducibili
ai seguenti ambiti tematici:
- pianificazione e sviluppo del territorio (il tema si ritrova in 6 proposte di
progetto);
- sviluppo locale in ambito rurale (5);
- gestione delle risorse idriche (4).
Tranne alcune eccezioni, queste proposte si riferiscono alla sponda Sud del
Mediterraneo.
Nell’area dei Balcani, dove è concentrato
il 19% delle proposte di progetto, si ha, infatti, maggiore differenziazione tematica.
L’“offerta” progettuale delle Regioni
italiane emersa da Matera, non include
alcuna proposta sui temi “Ambiente e
Salute”, “Energia”, “Sensibilizzazione ed educazione ambientale”, che,
invece, costituiscono un importante
terreno per un futuro lavoro delle
Regioni italiane.
Attività di cooperazione per la creazione di una rete rurale per
lo sviluppo locale tra Italia e Balcani.
Coste-entroterra. Definizione dei metodi comuni per la pianificazione del territorio.
Gestione integrata delle risorse ittiche nell’area adriatica centrale
Innovazione tecnologica attraverso la progettazione e la messa
a rete di parchi scientifici tecnologici.
Riqualificazione ambientale e urbana di bacini idrografici e loro
zone adiacenti - nel Nord Albania e Basilicata.
Agenda 21 integrata nel Mediterraneo.
DUSAT - Diagnosi delle pressioni dell’uso del suolo sulla qualità
delle acque tramite telerilevamento satellitare.
Controllo dell’inquinamento delle acque dell’area industriale del
Sahel e individuazione di soluzioni per la riduzione dell’impatto
territoriale sull’area stessa e valle dell’insediamento.
Tecniche costruttive tradizionali.
Agrimedsvs.
MARIMED - La pesca come fattore di sviluppo del turismo
sostenibile.
Laboratorio euro-mediterraneo sulla Civiltà della Transumanza
Urban Transport Sustainability.
Gestione sostenibile delle sugherete produttive funzionale alla
tutela del paesaggio e alla promozione socio-economica delle
comunità rurali nelle aree interne del Mediterraneo.
15 Lotta alla desertificazione nel Mediterraneo.
Riquadro 1 - Lista delle quindici proposte di progetto risultanti dal seminario di Matera
Riquadro 2 - Dichiarazione di Matera, 15 dicembre 2004
Verso un nuovo cammino di cooperazione
dei governi territoriali nello spazio Mediterraneo in materia di ambiente e sviluppo
sostenibile
Il 14 e 15 dicembre 2004 si sono riuniti a
Matera più di 250 rappresentanti di istituzioni, regioni, province, città, organismi
non governativi, università, enti di ricerca
e consorzi di imprese, italiane e dei paesi
dello spazio Mediterraneo (Malta, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia Erzegovina,
Serbia-Montenegro e Croazia) nell’ambito
del Seminario internazionale “Ambiente e
sviluppo sostenibile nel Mediterraneo”. Il
Seminario ha costituito un momento di
utile confronto sulla possibilità e necessità di rafforzare il partenariato territoriale
partendo dalla definizione di progetti che
rispondono a priorità ed azioni di comuni
interessi sui temi della tutela dell’ambiente
e della promozione di forme sostenibili dello
sviluppo economico e sociale.
L’incontro si inserisce come momento
di verifica e di apertura sul tema dei
partenariati territoriali, in particolare nella
regione mediterranea e balcanica, voluto dal
Ministero degli Affari Esteri e dalle Regioni
italiane quale percorso di avvicinamento alla
Conferenza sulla cooperazione euromediterranea programmato per il 2005.
Sotto il profilo ambientale, il bacino del
Mediterraneo costituisce uno spazio
unico e fortemente interdipendente che si
trova ad affrontare problematiche comuni;
la tematica dell’ambiente e dello sviluppo
sostenibile rappresentano dunque il tema
principale per l’avvio di percorsi di collaborazion e, cooperazione e partenariato,
improrogabili alla luce dei gravi problemi
di degrado e di impoverimento delle biodiversità causati dagli attuali modelli di
produzione e consumo.
Lo sviluppo sostenibile costituisce un
obiettivo di importanza crescente nell’agenda politica internazionale, che vede
come sfide prioritarie la lotta alla povertà
e la protezione dell’ambiente e delle risorse
naturali. Per la sua triplice dimensione ambientale, sociale ed economica, lo sviluppo
sostenibile necessita di sostanziali mutamenti nei comportamenti individuali e nelle
scelte dei decisori operanti ai diversi livelli
(internazionale - nazionale - territoriale) di
governo politico ed amministrativo.
Si è quindi concordato che l’interesse
prioritario è la promozione dello sviluppo
sostenibile regionale integrato tra i territori
del Mediterraneo per l’avvio di un nuovo
percorso che porti a:
• creare un vero e proprio spazio Mediterraneo, come una nuova e opportuna
grande area di stabilità, benessere, integrazione e di pace tra i popoli;
• affermare lo sviluppo sostenibile, la
conservazione e valorizzazione dell’ambiente come uno dei pilastri dello
sviluppo economico e sociale dello
spazio Mediterraneo;
• assumere un ruolo primario ed una piena
consapevolezza verso la Commissione
Europea e gli Stati del Mediterraneo,
perché i governi territoriali svolgano
la loro missione istituzionale per lo
sviluppo sostenibile locale;
• innovare la cooperazione mettendo a
punto strategie politiche comuni.
Nel corso dell’incontro è emerso che la
strategia di prossimità e di pre-adesione
dell’UE deve guardare all’intero bacino del
Mediterraneo come spazio nel quale sviluppare nuove e più forti relazioni istituzionali,
economico-sociali, culturali.
Le competenze dei governi territoriali in
materia di pianificazione dello sviluppo
sostenibile, di indirizzo e coordinamento, di
promozione, inducono per vocazione e per
necessità a proporsi, verso la Commissione
Europea e gli Stati, tra i livelli istituzionali
essenziali per realizzare la politica comune
europea nel Mediterraneo sia sul versante
dei Paesi in pre-adesione sia riguardo i
Paesi vicini.
Cosicché, nello scenario che si sta
delineando, la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale nel
Mediterraneo deve essere, sin nella sua
fase finale di programmazione 20052006, l’occasione per avviare una stabile
interlocuzione, virtuosa ed innovativa, tra
i governi centrali, le istituzioni sopranazionali ed i governi territoriali. Essa deve
assicurare ai territori vicini la salvaguardia
e valorizzazione dei beni ambientali, la
coesione sociale e il dinamismo economico. A tal fine è necessario avviare nuove
forme concrete di collaborazione fondate
sul valore del partenariato, sulla reciprocità degli interessi ambientali, economici,
culturali e sociali, sull’integrazione e sullo
sviluppo delle reti materiali ed immateriali,
sul trasferimento delle conoscenze e dei
risultati, sulla costruzione di relazioni stabili
tra i centri del sapere, della ricerca e della
programmazione territoriale.
In tal senso e nel contesto degli indirizzi
comunitari e delle priorità nazionali, diviene
funzionale il ruolo dei governi territoriali
nello svolgere una peculiare programmazione, concertazione e ripartizione delle
risorse verso il territorio.
Lo sviluppo dei territori deve ricercare
costantemente la condivisione dei principi
della sostenibilità delle risorse naturali e
della tutela dell’ambiente e porli in termini
di priorità nelle politiche e processi di
cooperazione.
Tra le aree prioritarie di cooperazione
in materia ambientale, individuate nel
contesto di reti e iniziative internazionali
(MAP, METAP, SMAP ecc.), il seminario
di Matera ha fatto emergere con forza le
seguenti priorità:
- l’armonizzazione normativa e degli
standard sulla tutela dell’ambiente e lo
sviluppo sostenibile quale precondizione
per la costituzione di un linguaggio e di
comportamenti comuni;
- il potenziamento degli strumenti amministrativi e istituzionali per dare efficacia
alle norme;
- la diffusione dell’innovazione tecnologica
ambientalmente favorevole, la formazione delle risorse umane;
- la sensibilizzazione e partecipazione dei
cittadini alla definizione di politiche di
sviluppo sostenibili a livello locale.
In particolare ed in vista della costituenda
zona di libero scambio euromediterraneo,
assume essenziale importanza lo sviluppo
sostenibile nelle varie fasi dell’integrazione
economica tra i territori.
Il periodo che separa dall’avvio della politica
di prossimità e dalla nascita della zona di
libero scambio euromediterraneo deve
assicurare ai nostri settori economici, industriali ed agricoli, una adeguata e necessaria
formazione, trasferimento di buone pratiche
e di tecnologia nel rispetto dei principi di
tutela dell’ambiente e delle risorse naturali. Sarà quindi necessario minimizzare gli
impatti sull’ambiente che deriveranno dalla
prossima liberalizzazione degli scambi nel
bacino del Mediterraneo.
Il partenariato territoriale deve porsi l’obiettivo di darsi misure e sistemi di valutazione,
di controllo e monitoraggio perché si possano avere progetti integrati, strutture e
strategie coerenti allo sviluppo sostenibile
e ai comuni destini dei popoli;
Il campo di azione deve essere il territorio, con la sua geografia, le istituzioni, le
persone.
Il metodo del confronto sarà utile a
individuare priorità ed azioni di comune
interesse, e definire strategie, assi di intervento e progetti da realizzare nell’ambito
di una gestione partecipativa e paritaria del
partenariato territoriale mediterraneo. Tale metodo è fondamentale nella prossima
integrazione in termini transfrontalieri, transnazionali e interregionali della politica di
prossimità e di pre-adesione.
Per dare sostegno a questa nuova fase del
partenariato, occorre consolidare i gruppi
di lavoro che si sono creati nei laboratori
tematici a Matera, permettendo a questi
gruppi di proseguire i contatti e gli approfondimenti tecnici fino alla definizione di
progetti condivisi. I prossimi appuntamenti
saranno in Sardegna e quindi in ChaouiaOurdiga (Marocco).
Nel frattempo, le istituzioni locali sono
impegnate a seguire e partecipare all’evoluzione delle politiche di pre-adesione e di
prossimità, dialogando con le istituzioni
finanziatrici, comunitarie e nazionali, perché sia agevolato il costituendo processo
partenariale, con programmi di sostegno
adeguati.
La fase appena avviata a Matera ha già
ricevuto l’attenzione, il sostegno e la
partecipazione da parte dei governi centrali e delle istituzioni comunitarie, con la
convinzione che i risultati confermeranno
il successo delle istanze condivise.
Le reciproche istituzioni nazionali devono
tenere conto di tale istanze, delle competenze e degli interessi dei territori nel corso dei
negoziati e della messa a punto dei futuri
programmi di cooperazione territoriale nel
Mediterraneo.
53
Riquadro 3 - Coinvolgimento delle Regioni italiane nelle proposte di progetto e capofila
Riquadro 4 - Coinvolgimento dei Paesi partner nelle proposte di progetto e territori coinvolti
54
Alcune proposte, invece, non hanno
una forte caratterizzazione tematica
quanto, piuttosto, riflettono forti elementi e modalità metodologiche (approccio
e modalità di implementazione).
In una logica di rimodulazione e costruzione di un futuro programma che abbia
una forte caratterizzazione tematica, si
tratterà, dunque, di fare emergere con
più precisione gli elementi caratterizzanti
le singole iniziative, le competenze e best
practices che i territori regionali esprimono,
nonché valorizzare gli elementi trasversali
che concorrono alla determinazione del
metodo (quali ad esempio il tema del
rafforzamento istituzionale, del capacity
building, della partecipazione, del genere,
dell’educazione, della normativa, ecc.).
Secondo, quindi, quanto è emerso a
Matera, l’idea e la proposta di procedere ad un programma di prossimità,
specifico sull’ambiente e lo sviluppo
sostenibile, dovrebbe presentare la
seguente struttura tematica:
- preservazione e valorizzazione delle risorse naturali e culturali incluso
l’aspetto delle emergenze ambientali
(sia quelle naturali che quelle causate
da improprie modalità produttive);
- gestione dei servizi pubblici ambientali
(risorse idriche, rifiuti, energia, ecc.);
- innovazione tecnologica per uno
sviluppo economico sostenibile con
particolare riguardo all’eco-efficienza ed alle energie rinnovabili.
L’analisi dei temi proposti dovrà, necessariamente, integrarsi con i nuovi
elementi progettuali che valorizzino, in
ambito internazionale e di co-sviluppo,
le esperienze già condotte nei propri
territori dalle Regioni italiane, così come
dovrebbero essere valorizzati altri elementi,
che risultano avere una forte rilevanza in
un’ottica di riavvicinamento territoriale
dell’area mediterranea (come nel caso
del Marocco verso cui, nel 2005, è stato
attivato un programma Twining sui temi
dell’ambiente che vede l’implicazione della Regione Basilicata accanto al Ministero
dell’Ambiente italiano).
Il percorso metodologico, quindi, che a
partire dalle attuali proposte di progetto, porterebbe ad individuare un vero e
proprio programma tematico, dovrebbe
tener conto dei seguenti principi:
- rimodulazione delle singole proposte
progettuali/azioni per rispettare la logica
di programma e per rendere coerente e
completa ciascuna azione;
- elaborazione di eventuali nuovi contributi progettuali ad integrazione dell’esistente
nel caso questo si renda necessario per
dare coerenza alle azioni;
- estensione delle singole azioni ad
altri Paesi/territori terzi ad oggi non
inclusi e che abbiano una importante valenza rispetto a competenze
acquisite e priorità analoghe a quelle
dei territori fino ad ora coinvolti;
- rafforzamento dell’elemento partenariale,
in relazione a livelli tecnici ed istituzionali, sulla base delle proposte progettuali
che si andranno a consolidare.
Uno sforzo maggiore dovrà essere indirizzato a dare più forza alla presenza
della regione del Mashreq (Egitto, Palestina, Israele, Libano, Siria) che non è
stata ad oggi sufficientemente valorizzata.
L’area orientale della sponda sud del Mediterraneo risulta infatti essere l’area di
Paesi “chiave” rispetto alla costruzione
di uno spazio Euro-Mediterraneo e fondamentale per il raggiungimento degli
obiettivi di stabilità e di costruzione dello
spazio euro-mediterraneo.
Proprio per la loro valenza strategica
nel contesto mediterraneo, e per la
centralità che questi Paesi rivestono
rispetto alla tematiche dello sviluppo
sostenibile e della gestione delle risorse ambientali, alcuni di essi (Egitto e,
anche se in maniera minore, Siria), essi
sono oggetto di importanti iniziative in
campo ambientale sia della cooperazione italiana così come di programmi
dei principali donatori.
Tuttavia, a fronte di una necessaria forte determinazione nella costruzione del
programma, come degli eventuali sforzi
per integrare i Paesi ad oggi assenti o
marginali nel percorso metodologico
che porterà a confezionare la proposta
programmatica delle Regioni italiane,
occorrerà usare estrema cautela al fine
di evitare di suscitare aspettative che nel
breve periodo non potranno essere soddisfatte proprio perché la cooperazione
regionale nel bacino del Mediterraneo
è ancora immatura ed essa ha bisogno
di tempi lunghi perché le relazioni fiduciarie sottostanti si affermino.
Di tutto questo, si discuterà nel prossimo seminario internazionale,
promosso dalle Regioni italiane in collaborazione con il Ministero degli Affari
Esteri, che si terrà a Cagliari 14-15 novembre del 2005. Si tratta del secondo
seminario su “Ambiente, innovazione,
competitività. Le strategie vincenti
per uno sviluppo sostenibile del
Mediterraneo” organizzato, questa
volta, dalla Regione Sardegna.
La preparazione del seminario di Cagliari
vede il coinvolgimento diretto, altresì, del
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio3, dell’OICS (Osservatorio Interregionale per la Cooperazione decentrata
allo Sviluppo), dell’UTI (Unità Tecnica per
l’Internazionalizzazione) della DGIE (Direzione Generale Integrazione Europea) del
Ministero degli Affari Esteri e del FORMEZ
(Centro di Formazione Studi).
Il percorso di verifica e di rafforzamento
del partenariato avviato dalle Regioni
italiane nel 2004, si è arricchito nel frattempo, oltre che del supporto tecnico del
progetto “Italia Internazionale. Sei Regioni per cinque continenti” della DGIE del
Ministero degli Affari Esteri, anche dell’assistenza tecnica affidata al FORMEZ dalle
DGMM (Direzione Generale per i paesi
del Mediterraneo e del Medio Oriente)
e DGEU (Direzione Generale dei paesi
d’Europa) del Ministero degli Affari Esteri,
quale azione specifica finanziata dai fondi
del CIPE (Del. n.17 e la n.83 del 2003)
messi a disposizione per il Programma di
sostegno alla cooperazione regionale.
Note
1
www.basilicatanet.it/seminario_internazionalizzazione_05_05_2005/seminario_05_05.htm
2
Verso un nuovo cammino di cooperazione
dei governi territoriali nello spazio Mediterraneo in materia di ambiente e sviluppo
sostenibile (vedi riquadro2).
3
Il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente
e della Tutela del Territorio è stato precedentemente discusso con gli attori interessati ed è
finalizzato a valorizzare la loro esperienza a supporto delle Regioni Obiettivo 1 anche rispetto
a quanto esso svolge in campo internazionale
nell’area del Mediterraneo e dei Balcani. Questo
al fine di rafforzare la messa a fuoco di una
proposta del sistema italiano sul tema.
Questa carta nautica del 1492 di Grazioso Benincasa evidenzia come lo spazio marittimo del Mediterraneo fosse aperto e fittamente intrecciato di rapporti
fra le sue città costiere che costituivano anche i punti di riferimento per la navigazione
55
SERVIZI AMBIENTALI
M&IT Consulting srl
Intervista a Marco Bandiera
Bandiera, responsabile
del settore Ambiente di M&IT Consulting
di Stefano Agostinelli
M&IT Consulting è una società di
consulenza di direzione e formazione manageriale, nata dall’idea di
sviluppare approcci innovativi alla
consulenza di direzione, integrando
l’esperienza dei consulenti con un
forte dinamismo e la valorizzazione
delle competenze nell’information
technology.
La società è gestita direttamente dai
partner dalle esperienze professionali
estremamente sinergiche e complementari, maturate in importanti società di
consulenza direzionale, caratterizzati
inoltre da radici culturali comuni e da
una forte condivisione di valori eticoprofessionali.
M&IT Consulting è stata fondata nel
2000 a Bologna, dove mantiene la sua
sede principale, oggi affiancata da sedi
a Milano e Roma.
Per saperne di più abbiamo intervistato
Marco Bandiera, Responsabile del settore Ambiente di M&IT Consulting.
Quali sono le aree di attività di
M&IT Consulting?
Le principali aree d’intervento sono
dieci: Strategia; Marketing e vendite;
Organizzazione e risorse umane; Qualità - ambiente - etica; Innovazione e
sviluppo dei prodotti; Acquisti e gestione
fornitori; Produzione; Customer service; Information technology; Controllo
di gestione e project financing.
Da sempre dedichiamo un impegno
particolare ai temi della qualità, dell’ambiente e dell’etica e la nostra presenza
sistematica ad ECOMONDO costituisce
una scelta significativa in tal senso.
Che significato ha assunto per voi
la partecipazione ad una manifestazione come ECOMONDO?
Ciò che sto per dire non vale solo per
ECOMONDO, ma si estende a tutte le
manifestazioni specialistiche organizzate da Rimini Fiera, cui M&IT Consulting
partecipa.
La presenza dei nostri consulenti
durante tutto il periodo della Fiera
ci ha permesso, innanzitutto, di rac-
56
cogliere preziose indicazioni circa
l’interesse degli operatori e del pubblico sui diversi temi affrontati dalla
manifestazione; inoltre ci ha dato la
possibilità di partecipare ai convegni
più interessanti organizzati nei giorni
della fiera, aumentando, così, il nostro
livello d’informazione e di conoscenza.
Infine, naturalmente, è stata l’occasione per attivare un grande numero di
contatti, vista la concentrazione di
imprese ed enti attivi o interessati al
settore ambientale.
Il riferimento logistico del nostro stand,
invece, ha offerto alle aziende ed a
tutti i soggetti interessati l’opportunità
di incontrare i nostri esperti su “terreno
neutro”, per affrontare i diversi argomenti del tema fieristico secondo un
calendario comunicato in precedenza,
che ha consentito di fissare un appuntamento e di trovare lo specialista per
gli argomenti d’interesse. Nel caso
particolare di ECOMONDO, ad esempio, chiunque, intervenuto presso il
nostro desk, ha potuto discutere con
noi o presentarci quesiti su gestione
ambientale, certificazione ISO 14001,
registrazione EMAS, Ecolabel e dichiarazioni ambientali di prodotto, IPPC e
autorizzazione integrata ambientale,
GPP e acquisti verdi, Responsabilità
sociale e certificazione SA8000, ecc.
Dal suo punto di vista quali sono gli
interessi più spesso manifestati delle organizzazioni del nostro paese
in tema di ambiente?
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad
un progressivo aumento di interesse
da parte delle aziende private e degli
enti pubblici a dotarsi di un sistema
di gestione per tenere sotto controllo
gli aspetti ambientali direttamente ed
indirettamente legati alle proprie attività ed ai propri prodotti e servizi. Il
modello più diffuso, naturalmente, è
costituito dalla norma ISO 14001 e la
relativa certificazione di conformità è
un traguardo che sempre più spesso le
organizzazioni private e pubbliche si
danno. Tanto per dare un’idea dell’am-
piezza di tale interesse, oltre alle tante
imprese manifatturiere, oggi sono dotate di un sistema di gestione ambientale
certificato importanti società operanti
nel settore alberghiero e termale, amministrazioni locali come comuni o
province, parchi naturali, ecc.
Un altro tema su cui si concentra l’attenzione delle aziende è quello che
potremmo chiamare la “caratterizzazione ambientale dei prodotti”, che
comprende l’adozione di marchi e
dichiarazioni ambientali per prodotti e
servizi offerti ed i criteri ambientali di
scelta adottati da parte di acquirenti e
utilizzatori. Iniziando dal fronte della
domanda, abbiamo osservato che
secondo le logiche del Green Public
Procurement, cioè della prescrizione
legislativa per gli enti pubblici di acquistare determinate quote di prodotti
ottenuti da materiali riciclati, anche
soggetti privati si stanno orientando a
selezionare le forniture ed i fornitori in
base a criteri di sostenibilità ambientale, in ciò sollecitati dai requisiti della
ISO 14001.
Ciò fa aumentare fortemente la sensibilità del mercato verso l’ecocompatibilità
e orienta le aziende manifatturiere e
gli erogatori di servizi a sviluppare
l’offerta di prodotti e servizi a forte
connotazione ambientale, cioè dotati
di marchi, dichiarazioni, certificazioni o registrazioni che ne dimostrino
il ridotto impatto ambientale. Ecco
come nasce il forte interesse verso le
caratterizzazioni ambientali più o meno
“guidate”, quali l’Ecolabel, l’EPD, l’Iscrizione al Repertorio del riciclaggio, le
Autodichiarazioni ambientali.
Il terzo filone di attualità, per le aziende
che ne sono coinvolte, è quello legato ai vincoli legislativi che, in questo
periodo, si focalizza in particolare sui
rifiuti, specialmente quelli di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sul
controllo integrato dell’inquinamento
e relativa autorizzazione integrata
ambientale, sulle limitazioni all’uso di
determinate sostanze.
Dal punto di vista di M&IT
Consulting ciò consente di
offrire ai clienti supporto
di consulenza non solo
nell’area d’intervento più
strettamente ambientale, ma
un po’ su tutti gli ambiti di
competenza dei nostri esperti
in relazione al processo da
ridisegnare o da migliorare
secondo i criteri della sostenibilità ambientale.
Fig. 1 Il sistema di gestione ambientale integra
tutte le azioni e le iniziative in tema di ambiente
Che influenza hanno queste linee
evolutive sulle organizzazioni?
Gli effetti più significativi e costruttivi
che vediamo sono i ripensamenti che le
aziende fanno dei loro prodotti/servizi
e dei loro processi. Basti pensare a cosa vuol dire metabolizzare veramente
quella che ho chiamato “caratterizzazione ambientale dei prodotti”.
Si tratta di:
- introdurre regole e criteri di ecodesing nel processo di progettazione,
considerando non solo le funzioni
e le prestazioni del prodotto/servizio
che si sta sviluppando, ma anche
tutti gli impatti ambientali legati ai
materiali utilizzati, alle operazioni
di realizzazione, all’impatto generato dal trasporto ed ai consumi
di energia e di materie prime durante l’impiego presso l’utilizzatore,
alle necessità di manutenzioni e
relativa produzione di rifiuti, al
riciclo/smaltimento a fine vita, ecc.;
- reingegnerizzare il processo produttivo in funzione dei nuovi materiali
da lavorare, delle esigenze di ridurre
i consumi di energia e materie prime,
la produzione di rifiuti e la generazione di emissioni, salvaguardando
sia l’efficienza del processo sia la
qualità e l’affidabilità del prodotto;
- ripensare l’approccio di marketing e
commerciale per valorizzare l’identità ambientale del prodotto e del
servizio;
- allineare il processo di assistenza
e supporto al cliente per renderlo
coerente con la caratterizzazione
del prodotto.
In altre parole, si tratta di dar vita ad un
sistema di gestione, magari non completo come quello proposto dal modello
ISO 14001, ma comunque esteso a molti
processi primari dell’organizzazione.
In campo ambientale, cosa caratterizza l’approccio
di M&IT Consulting?
In base alla nostra esperienza e coerentemente con le linee evolutive
sopra tracciate, noi proponiamo ai
nostri clienti un approccio “sistemico”
al tema ambientale (Fig. 1).
Con tale abusato aggettivo vogliamo
sottolineare come qualunque intervento
ambientale intrapreso dall’organizzazione debba, secondo noi, essere recepito
all’interno dei processi aziendali coinvolti, attraverso un adeguamento dei
flussi di attività o dei criteri di funzionamento dei processi stessi.
Lo scopo, naturalmente, è far diventare prassi aziendale ciò che altrimenti
rischia di rimanere un utile esercizio
occasionale e, magari, di perdersi fra le
Fig. 2 Iter di un progetto GPP; in evidenza le fasi
che più impattano sui processi aziendali
innumerevoli esperienze vissute.
Riteniamo che questo sia il modo più
efficace per valorizzare nel tempo qualunque scelta ambientale operata a livello
di prodotto o di servizio, massimizzando
le ricadute positive sugli sviluppi successivi e sui processi collegati.
Così, ad esempio, nel corso dell’intervento di iscrizione al Repertorio del
riciclaggio previsto dalla legislazione
inerente il Green Public Procurement
(Fig. 2), evidenziamo alcune attività
sostanziali per mantenere e sviluppare i risultati dell’impegno profuso,
portandolo “a sistema” nei processi di
progettazione, approvvigionamento,
realizzazione e controllo, comunicazione e marketing, vendita.
Naturalmente un approccio di questo
genere è facilitato all’interno delle organizzazioni dotate di un sistema di
gestione ambientale o per la qualità.
Tuttavia riteniamo che sia consigliabile
e ancor più efficace nelle aziende che
non hanno un tale sistema; dove, spesso, può costituire un primo importante
passo per creare il sistema di gestione
e, successivamente, svilupparlo.
Per concludere, quali ritiene che
saranno i servizi più richiesti dai
vostri clienti nel prossimo futuro?
È chiaro che, come società di consulenza,
non possiamo puntare esclusivamente su
pochi servizi da offrire alle aziende-clienti, ma dobbiamo mantenerci aggiornati e
preparati a rispondere a tutte le esigenze
attuali e future del mondo imprenditoriale e degli enti pubblici.
Per quanto riguarda il settore ambientale
ritengo che nei prossimi mesi saremo
particolarmente impegnati nella progettazione e nello sviluppo di sistemi di
gestione ISO 14001 e EMAS, nel preparare
le aziende ad entrare nel mercato degli acquisti verdi (GPP) e ad ottenere il marchio
Ecolabel per i loro prodotti e servizi.
M&IT Consulting srl
Via Longhi, 14/A - 40128 Bologna
Tel. 051 6313773 - fax 051 4154298
www.mitconsulting.it
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Morrovalle Ambiente spa
L’EVOLUZIONE DEL SETTORE
RIFIUTI E L’OPPORTUNITÀ
DELLA TERMOVALORIZZAZIONE
Intervista al Presidente Cesare Piergentili
di Sabrina Dei Nobili
Cesare Piergentili
Presidente di Morrovalle Ambiente
Dal suo osservatorio privilegiato,
lei ha avuto modo di monitorare
costantemente come si evolve in
Italia la questione dei rifiuti.
Dopo alcuni anni trascorsi dall’introduzione del Decreto Ronchi, qual
è la situazione del settore?
Rimane sempre una questione di grandissima attualità in Italia quella dei rifiuti:
con una produzione di circa 30 milioni
di tonnellate ogni anno (e con un trend
costantemente in crescita) nel nostro
paese il problema dei rifiuti continua
ad essere a tutti gli effetti un’emergenza
nazionale. Diversi anni fa, quando fu
appunto emanato il Decreto Ronchi
(1997) si pensava di aver trovato il modo di eliminare per sempre le discariche
tradizionali e di riutilizzare attraverso il
riciclaggio almeno il 40% degli scarti.
Le problematiche sono tante e vanno
dalle questioni ambientaliste, agli aspetti
sociali e, a volte, addirittura, arrivano
ad investire il fenomeno dell’illegalità:
riempiono le cronache gli articoli e i servizi sulla cosiddetta “ecomafia”, ovvero
quell’ambiente malavitoso che sui rifiuti,
e specialmente su quelli pericolosi, prolifera e fa affari. Naturalmente, tutto ciò
comporta un grave danno ambientale,
con i rifiuti tossici che vengono sotterrati senza scrupoli in discariche abusive,
senza alcuna garanzia per suoli e falde.
La pubblica opinione, naturalmente,
resta preoccupata del problema e si
riaprono così vecchi interrogativi.
razione. È possibile finalmente
liberarsi delle discariche? Si potranno mai considerare i rifiuti come
una risorsa da utilizzare, piuttosto
che come scarto da eliminare?
Il riciclaggio, bisogna sottolinearlo, è la
maniera migliore e più logica per riuscire
ad inquinare meno, cercando, allo stesso
tempo, di non sprecare materie prime
ed energia: ricavare alluminio riciclando
vecchie lattine permette di ottenere un
risparmio notevole, sia come costi di produzione, sia in termini di inquinamento.
La stessa cosa si ripete per il ferro, per
gli altri metalli, per il vetro e, anche
se in misura inferiore, per la plastica.
Ancora più emblematico il caso della
carta, che permette, quando si procede
al suo riciclaggio, di risparmiare anche
intere foreste, che hanno una funzione
importante nel nostro ecosistema. Nella
maggioranza delle nazioni europee più
evolute, la percentuale di materiale riciclato risulta essere più che doppio di quello
che riusciamo a fare noi in Italia. Un gap
che dobbiamo cercare di colmare assolutamente nel minor tempo possibile.
Un altro aspetto dei rifiuti che interessa è la possibilità di recuperare
energia da essi.
Sono superate tecnologicamente le
Per i non addetti ai lavori, la questione si riduce ad una serie di
interrogativi semplici, che vertono
tutti intorno al bisogno di rassicuImpianto di biogas
58
problematiche degli inquinamenti
atmosferici che in passato hanno
allarmato operatori e cittadini?
Purtroppo, la nostra società dei consumi spreca tantissimo e con la raccolta
differenziata non si riesce a raccogliere
tutti rifiuti utilizzabili. È anche vero che
non tutti i rifiuti sono totalmente riciclabili. A questo punto si può scegliere la
soluzione transitoria di bruciare rifiuti
per produrre energia. Una percentuale
limitata dei rifiuti può essere comunque
destinata a questo scopo. La valorizzazione termica dei rifiuti utilizza come
combustibile il cosiddetto CDR (combustibile derivato dai rifiuti): si tratta cioè
di una frazione selezionata di rifiuti che
hanno per legge un determinato potere
calorico. Questo vuol dire che non si
possono bruciare rifiuti il cui rendimento
energetico sia troppo scarso (anche se in
alcuni casi si preferisce ancora bruciare
il rifiuto tal quale, riuscendo ad ottenere
comunque risultati simili). Questo processo di termovalorizzazione riesce a
dare una soluzione parziale al problema
dello smaltimento ed ha il vantaggio di
sostituire la produzione di energia ricavata da altri impianti. La resa energetica,
tuttavia, resta piuttosto bassa.
D’altro canto con la termovalorizzazione
si riuscirebbe a creare un risparmio di
centinaia di milioni di euro, ma solo
destinando a questo processo una quota
considerevole di rifiuti, cioè circa il 20%
del totale, e a patto che si tratti sempre di
rifiuti selezionati. Un altro vantaggio che si
registra è quello di evitare la produzione di
CO2, con conseguenze, come sappiamo,
positive sul cosiddetto effetto-serra: infatti,
la stessa quantità di energia, se prodotta per
via fossile, aggiungerebbe una nuova quota
di anidride carbonica all’atmosfera, mentre
invece con i rifiuti, il carbonio presente al
loro interno era già parte della biosfera.
Dell’energia termica prodotta per termovalorizzazione, solo il 20% viene
convertito in energia elettrica. Il resto
dell’energia recuperata può essere
direttamente utilizzata, localmente,
anche per produrre acqua calda o
riscaldamento per serre.
Rimane tuttavia il problema della
sicurezza.
L’opinione pubblica può essere rassicurata in merito alla validità dei
controlli su questo tipo di impianti?
Ovviamente, bisogna garantire delle
rigide norme di sicurezza riguardo
alle emissioni inquinanti, altrimenti
non si può parlare di un corretto
utilizzo dei processi di termovaloriz-
zazione. Qualche tempo fa, la cattiva
fama di cui godevano gli inceneritori
nell’opinione pubblica era giustificata
dalla presenza di composti pericolosi
e tossici (diossine) nei residui che
fuoriuscivano, soprattutto in presenza
di sostanze plastiche non selezionate.
Adesso, le condizioni di turbolenza e
temperatura che sono presenti nella
camera di combustione garantiscono
l’assenza di sostanze organiche; inoltre,
i fumi in uscita subiscono un lavaggio
chimico-fisico (con urea, carboni attivi
e latte di calce) e un abbattimento del
particolato, che si ottiene facendoli
passare attraverso dei sistemi di filtraggio ormai molto efficaci. Il vapore
surriscaldato prodotto dentro la camera
di combustione alimenta le turbine, che
trasformano l’energia termica in energia
meccanica. Questa energia meccanica,
poi, aziona il generatore elettrico; il
vapore esausto viene condensato e, in
parte, recuperato. Le ceneri pesanti che
avanzano dal processo (circa il 10%)
possono essere poi utilizzate per la
fabbricazione di asfalti e cementi o
smaltite in una discarica dedicata appositamente alla tipologia di scarto.
In conclusione, possiamo dire che
la situazione del settore è migliorata, sia come numero di impianti, sia
come qualità degli interventi?
In Italia sono operativi una quarantina
circa di impianti di valorizzazione termica (in Europa, ci supera la Francia
che ne ha più di cento), ma la nostra
produzione di energia attraverso questa via risulta ancora bassa, non solo
rispetto alla Francia, ma anche rispetto
ad altri paesi europei. C’è spazio, dunque, per migliorare ulteriormente.
Da qualche tempo, si è aperta una nuova frontiera per il recupero di energia
dai rifiuti. Si procede, non più portandoli a combustione, ma attraverso una
“gassificazione” diretta, usando delle
nuove tecnologie denominate torce al
plasma, già da anni impiegate in Giappone per distruggere rifiuti pericolosi
o nocivi. Una torcia al plasma arriva a
temperature di esercizio di migliaia di
gradi e non produce fumi, ma gas, eliminando i problemi di inquinamento.
Il lato negativo della questione consiste
nel fatto che queste apparecchiature,
tecnologicamente avanzate, sono ancora piuttosto costose e bisogna valutare
bene come riuscire ad impiegarle in
maniera proficua.
Sede legale:
Piazza V. Emanuele I, 1
62010 Morrovalle (MC)
Sede amministrativa:
Via Romagna
62010 Morrovalle (MC)
Tel. 0733 222368 r.a.
fax 0733 223663
Discarica di Morrovalle
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Siglato il Protocollo d’Intesa tra COBAT-COOU e Italia Navigando SpA
IL MARE CI CHIAMA... A RACCOLTA!
Prende il via il progetto che doterà la più grande rete nazionale della portualità turistica di apposite
“isole ecologiche” per la raccolta delle batterie al piombo esauste e degli oli lubrificanti usati dei natanti
di Andrea Pietrarota
Hill & Knowlton Gaia Public Relations
Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT
Paolo Tomasi, Presidente del COOU
Lo scorso 23 novembre, nella prestigiosa
cornice di Palazzo Falconieri a Roma,
il Presidente del COBAT (Consorzio
Obbligatorio Batterie Esauste), Giancarlo Morandi, il Presidente del COOU
(Consorzio Obbligatiorio degli Oli Usati),
Paolo Tomasi, e l’Amministratore Delegato di Italia Navigando spa, Renato
Marconi, hanno firmato un fondamentale protocollo d’intesa, alla presenza
del Sottosegretario di Stato del Ministero
dell’Ambiente, Roberto Tortoli.
Con la sottoscrizione di questo accordo,
i tre soggetti interessati hanno unito le
rispettive forze per dotare gran parte
della rete turistico-portuale italiana di
punti di conferimento di rifiuti pericolosi, quali sono le batterie al piombo
esauste e gli oli lubrificanti usati - derivanti dall’attività diportistica - nelle
cosiddette “isole nel porto”.
Il Progetto delle isole nel porto, avviato
nel 1999, in questi anni si è rivelato una
soluzione davvero efficace per evitare
la dispersione in mare di sostanze
altamente inquinanti che potrebbero
provocare danni irreversibili all’ecosistema marino. Solo l’anno scorso nei
31 porti dove sono state attivate le
isole ecologiche di COBAT e COOU
sono stati ritirati 137.000 Kg di batterie
esauste e 289.000 kg di oli usati, che
avrebbero potuto verosimilmente finire
in mare.
Collocando nelle aree portuali le “isole
nel porto”, i diportisti, i piccoli pescatori e gli scafisti in genere hanno, così,
trovato sul posto gli idonei punti di raccolta dove conferire
(senza alcun costo) le vecchie batterie e gli oli usati provenienti da barche, gommoni e motoscafi, senza incorrere
nella vietata, quanto incosciente e dannosa, “tentazione” di
disfarsi di questi rifiuti pericolosi gettandoli sui fondali dei
porti o in mare aperto.
Renato Marconi, Amministratore Delegato
di Italia Navigando spa
Italia Navigando S.p.a., società controllata da “Sviluppo
Italia” (l’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa e
l’attrazione di investimenti) è la nuova realtà del turismo
nautico italiano. Costituita nel 2002, Italia Navigando S.p.a.,
ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dei flussi turistici,
nazionali ed internazionali, attraverso la realizzazione di
60
una rete di porti turistici, tutti dotati di infrastrutture e servizi specializzati per la nautica da diporto, che per il 2011
si prevede, dovrebbe arrivare a contare circa 50 porti per
20.000 posti barca complessivi.
Dal canto loro, i due Consorzi Obbligatori COBAT e COOU,
istituiti entrambi con legge dello Stato, operano da oltre
vent’anni per assicurare senza fini di lucro la raccolta gratuita
e il recupero di rifiuti pericolosi quali le batterie al piombo
esauste e gli oli lubrificanti usati, con risultati che pongono
il nostro Paese ai vertici europei.
Ogni anno i due Consorzi, infatti, raccolgono e riciclano
quantità assolute elevatissime di batterie esauste ed oli
usati, con percentuali prossime alla totalità dell’immesso
al consumo.
I vantaggi sono molteplici: prima di tutto la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, che è lo scopo istitutivo dei
due enti; quindi il sensibile contributo per la bilancia dei
pagamenti Italiana, attraverso il risparmio di centinaia di
milioni di euro sulle importazioni di metallo piombo e di
petrolio.
Oggi in Italia mancano all’appello piccole percentuali residuali di batterie esauste e oli usati, ma queste percentuali,
tramutate in quantità assolute, corrispondono, purtroppo,
ancora a migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi, i quali
sfuggendo alle reti di raccolta consortili, possono finire
abbandonati sul suolo urbano, in campagna e peggio che
mai in mare.
Proprio per evitare la dispersione nel mare di oli e batterie
esauste, i due Consorzi da anni sono impegnati nella difesa
dell’ecosistema marino, collaborando con la FEE (la Fondazione Mondiale che assegna ogni anno le Bandiere Blu
alle migliori spiagge ed approdi turistici) e sviluppando il
progetto delle “isole nel porto”.
“Con il protocollo d’intesa stipulato con Italia Navigando,
i nostri Consorzi compiono un altro fondamentale passo
avanti nella difesa dell’ambiente marino, una difesa che
richiede, però la collaborazione di tutti, istituzioni e diportisti affinché quello che è un bene comune, il mare, possa
continuare ad esserlo anche per le generazioni future. - ha
affermato il Presidente del Consorzio Obbligatorio Batterie
Esauste, Giancarlo Morandi - Il conferimento dei residui
delle nostre attività nautiche, oli e batterie esauste, nelle
isole ecologiche di COBAT e COOU ci consente di tutelare
l’enorme patrimonio paesaggistico, storico e culturale delle
coste italiane, estese per oltre 8.000 km; ma, soprattutto, ci
permetterà di essere cittadini consapevoli ed attenti: piccoli
gesti per rigenerare il futuro”.
“I quantitativi di oli lubrificanti usati provenienti dalle
isole ecologiche sono assai incoraggianti. Ed è un risultato
inevitabilmente destinato a crescere con la crescita del
numero di porti ove stiamo installando nuove isole. Vorrei
ricordare - ha proseguito il Presidente del Consorzio degli
Oli Usati, Paolo Tomasi - che le implicazioni ambientali di
un improprio comportamento sono devastanti. Basti pensare
che il semplice cambio di olio (circa 5 litri) di una piccola
imbarcazione, se versato in mare, inquina una superficie
grande come un campo di calcio, dal momento che, come
noto, l’olio galleggia sull’acqua e finisce, pertanto, per creare una sottile pellicola che non consente più lo scambio di
ossigeno e, dunque, il mantenimento della vita dell’intero
ecosistema sottostante”.
“La firma dell’accordo di programma con COBAT e COOU,
che fa seguito alla firma del Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio per supportare
l’attività di salvaguardia dell’ambiente e di tutela dagli inquinamenti, rappresenta per Italia Navigando un grande
passo avanti nella politica di sviluppo della portualità turistica che da sempre si accompagna all’attenzione per la tutela
dell’ambiente. In quest’ottica - ha concluso l’Amministratore
Delegato di Italia Navigando, Renato Marconi - siamo particolarmente soddisfatti dell’accordo siglato dai due Consorzi
con il principale porto della rete di Italia Navigando: Marina
di Portisco. Si tratta del primo passo per il concreto avvio
del rapporto di collaborazione per la gestione delle “isole
nel porto”, punti di conferimento dei rifiuti pericolosi - oli e
batterie esauste - derivanti dall’attività diportistica che, se
non adeguatamente raccolti, potrebbero provocare danni
irreversibili all’ecosistema marino”.
I primi porti turistici a costituire la rete di Italia Navigando
che saranno dotati delle isole nel porto sono 8: dopo Portisco, anche Brindisi, Capri, Policoro, Procida, Taranto,
Teulada, Villa Igiea, Cala dei Normanni si doteranno di
tali strutture.
COBAT e COOU: i fiori all’occhiello dell’“Italia che ricicla”
Nel 2004 il COOU ha raccolto 210.037 tonnellate di oli usati,
raggiungendo il record dei venti anni di attività del Consorzio.
La quantità di olio raccolto è pari all’87% dell’olio raccoglibile;
il Consorzio con 165.056 tonnellate di olio usto avviato alla
rigenerazione (77,2%) detiene il primato europeo. L’anno scorso, il COBAT ha raccolto e avviato al riciclaggio quasi 192.000
tonnellate di batterie esauste (pari a circa 16 milioni di pezzi),
con una percentuale di recupero prossima alla totalità dell’immesso, che ha posto l’Italia al vertice mondiale nella raccolta di
questi rifiuti pericolosi e facendo risparmiare 76 milioni di euro
sull’importazione di metallo piombo.
61
ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI
IN GERMANIA
CʼÈ PIÙ SOLE?
di Dario Giardi
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
Che cos’è l’energia solare?
Quanto conta e quanto dovrebbe
contare nel bilancio energetico
italiano?
E perché è un’opzione strategica
per lo sviluppo sostenibile del nostro paese?
Cerchiamo di rispondere partendo dalla
domanda più semplice: la seconda.
Nel bilancio energetico nazionale,
l’energia solare conta poco. Anzi, è
del tutto marginale se consideriamo
l’intera torta energetica, dove, come si
sa, la parte del leone la fanno le fonti
non rinnovabili, i combustibili fossili,
seguiti a distanza dalle fonti rinnovabili:
idroelettrico, geotermico ed eolico; il
solare fotovoltaico, la fonte rinnovabile per eccellenza, copre una fettina
piccolissima.
Eppure, il fotovoltaico, rappresenta
un’opzione strategica per almeno tre
motivi fondamentali.
In primo luogo perché costituisce una
fonte aggiuntiva per un paese, l’Italia,
che ha il paniere energetico più povero
d’Europa.
Inoltre è una “fonte interna”: l’energia
solare non si importa, si produce in
loco. E quindi è di per sé un’opzione
strategica in un paese, l’Italia, che è
tra quelli al mondo che maggiormente
dipendono dall’estero per l’approvvigionamento di energia.
Infine c’è il Protocollo di Kyoto. Entro
il 2012 l’Italia dovrà ridurre di circa 100
milioni di tonnellate le sue emissioni
di carbonio, generate dai combustibili
fossili. L’energia prodotta con il solare fotovoltaico è energia rinnovabile
che non comporta produzione di gas
serra.
Per tutti questi motivi - e altri ancora l’energia che viene direttamente dal
sole è davvero una scelta necessaria
per lo sviluppo sostenibile dell’Italia.
Ma è una scelta sufficiente?
Il solare fotovoltaico sfrutta il cosiddetto
“effetto fotovoltaico”, ossia la capacità
delle celle di silicio di produrre direttamente energia elettrica quando irradiate
62
dalla luce solare diretta. La tecnologia
sta migliorando, ma occorre un forte
irraggiamento: come quello che c’è in
Andalusia (Spagna) o nell’Italia meridionale. In Andalusia è tutto un fiorire
di iniziative per costruire centrali solari
a concentrazione. Malgrado i progressi
realizzati negli ultimi anni, il fotovoltaico non è ancora competitivo rispetto
alle altre fonti di energia. Tuttavia è
opinione consolidata in Europa che la
competitività del fotovoltaico non è più
di origine tecnologica, ma economica:
aumentando la domanda, si abbassano
i costi di produzione e il fotovoltaico
diventa spendibile sul mercato. Molti
paesi stanno investendo su questa
modalità. In Germania, Austria e negli altri paesi dell’Europa del nord si
moltiplicano le iniziative per finanziare
pannelli fotovoltaici e consentire una
produzione di energia elettrica diffusa
sul territorio, con minori impatti ambientali e minori spese di trasmissione
dell’elettricità. In Italia, sia per quel
che concerne le centrali solari che
la produzione diffusa sul territorio si
segna il passo.
Parallelamente alla tecnologia fotovoltaica, un’ulteriore modalità di
sfruttamento dell’energia solare per
risparmiare energia elettrica ed incidere meno pesantemente sui consumi
elettrici è il solare termico. Attraverso
questa tecnologia si trasforma l’energia
radiante proveniente dal sole direttamente in calore, che viene impiegato
per riscaldare l’acqua dei boiler, gli
ambienti domestici, le piscine, ecc. La
tecnologia del solare termico è senza
dubbi più matura e maggiormente
competitiva rispetto al fotovoltaico.
Eppure, anche in questo caso l’Italia
segna il passo. Su questo solare hanno
puntato molti paesi. Il paradosso è che
i paesi europei che “credono” di più
in questo solare sono i paesi nordici:
Germania, Austria e persino la Finlandia. L’intensità del solare termico in
Austria è 45 volte superiore all’Italia. In
Germania vi sono 900.000 metri quadri
di pannelli, contro i 45.000 italiani: 20
volte di più. Ecco, questo è un solare
che va sviluppato subito, “senza se e
senza ma”.
L’Italia quindi non “crede” nel solare,
sebbene abbia (si pensi all’ENEA)
buone competenze tecnoscientifiche
e abbondanza di “materia prima”.
Il problema è politico. Va detto, però,
che il solare, almeno nell’immediato,
non è sufficiente, da solo, a sciogliere
tutti i nodi energetici italiani. Deve
essere sviluppato all’interno di un paniere che comprenda anche lo sviluppo
delle altre energie rinnovabili nonché
dell’utilizzo del risparmio energetico e
della co-generazione.
A livello politico è evidente una sostanziale assenza di strategie mirate.
Il paradosso è rappresentato dal fatto
che aziende italiane come l’ENI credono di più nel mercato internazionale
che in quello interno, in netta controtendenza con tutte le altre nazioni
europee dove l’approvvigionamento di
pannelli fotovoltaici viene effettuato solo attraverso produttori nazionali delle
rispettive nazioni (l’ENI, infatti, non ha
dismesso il settore del fotovoltaico,
ma lo ha incentivato, attraverso una
partecipazione del 25 % nella società
australiana Pacific Solar e la joint venture con il China National Photovoltaic
Centre per la produzione di wafer di
silicio in Cina.
Ma qual è il problema concreto in
Italia?
Un punto critico molto importante in
Italia è soprattutto la cessione di energia
per un valore pari a quello consumato
dall’utente. In pratica, l’utente italiano
possessore di pannelli FV che produce
10 ma consuma 8, vedrà portarsi avanti
in bolletta un credito di 2 sul proprio
“conto energia”. Rispetto agli altri paesi
questo limite penalizza fortemente la
logica dell’investimento privato nel
settore del FV. L’esperienza tedesca
dimostra come un sistema normativo
ben ideato possa sostituirsi a qualsiasi
intervento pubblico di sostegno.
La normativa italiana si dimostra,
purtroppo, del tutto arretrata rispetto all’esperienza tedesca. Potremmo
banalizzare decantando le lodi alla
cultura o alla tecnologia tedesca, ma
in realtà quello che ci colpisce di più
è l’aspetto normativo tedesco e la reale
volontà politica di realizzare uno sviluppo delle energie sostenibili. La legge
tedesca sulle fonti rinnovabili nasce nel
lontano 1991, oggi conta un settore
con oltre 130.000 lavoratori occupati.
Le normative tedesche hanno sostenuto lo sviluppo del nuovo mercato
soprattutto mediante il riconoscimento
di tariffe incentivanti ai produttori di
energia. Grazie a questa lungimiranza
politica oggi la Germania è il paese
leader mondiale nell’esportazione delle
tecnologie ad energia rinnovabile.
Dal 2000 la normativa tedesca ha ulteriormente perfezionato il suo modello
normativo vincente introducendo un
sistema tariffario differenziato per
incentivare in particolar modo lo sviluppo delle energie solari. Le tariffe
differenziate sono una leva importante per orientare lo sviluppo dei
mercati senza alcun intervento diretto
dello Stato, periodicamente riviste dal
Parlamento tedesco per premiare le
scelte private sostenibili. Gli incentivi
applicati sulle tariffe ai produttori di
energia sono coperti dal prelievo in
bolletta senza pesare sui conti dello
Stato. L’approccio normativo della Germania ha favorito la nascita di nuove
imprese e la diffusione della cultura
imprenditoriale anche tra gli utenti
privati, i quali da consumatori di energia sono diventati anche produttori.
Nel 2004 l’energia elettrica prodotta
dai pannelli fotovoltaici delle utenze
è stata regolarmente acquistata dalle
società elettriche tedesche alla tariffa
di 0,457 euro per kWh per venti anni
(0,574 euro per pannelli al di sotto dei
30 kW posti su edifici). Inoltre, al proprietario dei pannelli solari FV viene
garantita questa entrata economica in
“conto energia” per ben venti anni sulla
base della tariffa prevista dalla normativa al momento della messa in servizio
dell’impianto. Un rapporto duraturo
fondamentale per abbattere qualsiasi
rischio dell’investimento e favorire la
concessione di finanziamenti privati
con rapidi piani di ammortamento.
Il beneficio sociale netto è del tutto
positivo. Rassicurando gli investimenti
privati nel settore delle energie rinnovabili con accordi di lungo periodo,
la normativa ha fatto scaturire quella
scintilla fatta di acquisti-produzioneoccupazione. Il nascente mercato ha
generato importanti risvolti occupazionali ed un crescente giro di affari
in Germania, proveniente dal settore
delle rinnovabili, pari nel 2004 a 10.000
milioni di euro. Considerando soltanto
questo aspetto, le entrate fiscali generate dall’imposta sul valore aggiunto
tramite l’incremento del giro d’affari
hanno compensato qualsiasi costo per
lo Stato. Se poi volessimo aggiungere
anche il risparmio nella spesa pubblica
per effetto della maggiore occupazione
nel settore delle rinnovabili, l’analisi
costi-benefici migliorerebbe ulteriormente.
Mentre in Germania si lanciano politiche che puntano al milione di tetti
fotovoltaici, in Italia, la politica preferisce chiudere gli occhi ed ignorare le
sue potenzialità magari tirando fuori dal
cilindro nostalgie di un passato oramai
lontano ed improponibile (nucleare e
carbone “pulito”).
Vista la politica nel nostro Paese, non
sarebbe il caso di iniziare a pensare di
affittare i tetti delle nostre abitazioni
agli abitanti del nord Europa?
Foto Sun Service E.S.Co.
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QUANDO IL VENTO DELL’EOLICO
GONFIA LE VELE DEL TERRITORIO
Il Vicepresidente della Comunità Montana di Camerino illustra
lo stato dell’arte dell’eolico nel suo territorio e prevede scenari futuri
di Alberto Piastrellini
“Eppure il vento soffia ancora…”
cantava anni fa un noto Autore
recentemente scomparso e, se certamente l’immagine si prestava ad
altre interpretazioni, la sostanza del
concetto è certamente applicabile al
clima di incertezza e calma apparente che, a partire da questa estate,
caratterizza il dibattito pubblico
sulla realizzazione di impianti
eolici nel territorio marchigiano dell’alto maceratese.
Ritornando su un argomento che, momentaneamente sopito,
presenta tutte le dinamiche dell’incostante e bizzoso “Eolo”, abbiamo rivolto alcune domande a Luigi Gentilucci,
Vicepresidente della Comunità Montana di Camerino e ViceSindaco di Pievetorina (MC), per conoscere lo stato dell’arte
e avere indicazioni sui possibili futuri sviluppi.
Vicepresidente, alla luce degli impegni assunti dal nostro Paese con la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto,
cosa ne pensa della possibilità di produrre energia da
fonti rinnovabili, quindi anche attraverso l’eolico?
Se debbo fare un ragionamento a partire dalle esigenze
del territorio, devo premettere che il Comune che rappresento ha dibattuto molto all’interno della sua maggioranza
sull’opportunità o meno di realizzare l’eolico nel suo territorio. Noi siamo uno di quei comuni che, da studi precisi,
è risultato idoneo a questo tipo di insediamento. Dopo
diverse riflessioni a seguito dell’analisi di diversi documenti
e attente verifiche dei pro e dei contro, sulla scorta anche
della vocazione di questo territorio, la maggioranza di questo
comune ha optato per la non disponibilità alla realizzazione
di un impianto nel proprio areale di competenza.
Diversa è la questione per quanto riguarda la Comunità
Montana di Camerino. Ovviamente ci siamo trovati di fronte
a sensibilità e problematiche diverse ed in molti casi eclatanti dal punto di vista economico, per cui ci siamo posti
un comune impegno; la volontà, cioè, di non essere spettatori della possibilità e della volontà politica verso l’eolico,
bensì attori attivi e protagonisti. Come soggetti abbiamo
trovato una forte collaborazione di due realtà (il Comune
di Serravalle di Chienti e quello di Monte Cavallo) che, sin
dall’inizio hanno sostenuto l’iniziativa condividendone le
linee essenziali e, proprio in questi giorni stiamo realizzando una Società ad hoc che possa essere il referente per la
Regione Marche di questo insediamento di centrali eoliche.
Abbiamo avuto dei contatti con la persona incaricata dalla
Regione di realizzare il famoso impianto da 40 MW e sulla
scorta di questo ci siamo mossi con un univoco intendimento che è quello di incentivare il maggior numero possibile
di risorse alternative sul territorio. Indubbiamente credo
64
nell’eolico come risorsa, né potrebbe essere diversamente
in una logica di corretta gestione del patrimonio naturale
e della salvaguardia dall’inquinamento. Certo, l’impatto in
termini di immagine c’è, ma è nettamente inferiore a quello
di centrali di produzione di natura diversa.
L’importante è che il sacrificio che le piccole comunità che
vivono in questo territorio faranno, non sia compensato
solo dalle semplici royalties sugli impianti (sulla cui entità
marginale preferisco sorvolare). Proprio per questo crediamo
nella gestione del problema da parte di una Società unica, a primogenitura pubblica, che si rapporti direttamente
con il privato che collaborerà alla realizzazione. Una delle
clausole inserite nel regolamento di questa costituenda società prevede che i partners, pubblici e privati, dovranno
re-investire il 40% degli utili sul territorio. La costituzione di
questa società ci permetterà di gestire in maniera oculata le
possibilità economiche offerte dallo sfruttamento dell’energia eolica e, nel contempo, consoliderà il trend, tuttora in
crescita, relativo allo sviluppo del territorio.
Dalle mappe del CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano), si evince che nelle Marche, le aree
vocate maggiormente ad uno sfruttamento eoliche
sono le zone montane e alto-collinari delle Province
di Pesaro-Urbino e Macerata.
Cosa ne pensano gli abitanti della sua Comunità Montana?
Nell’Alto maceratese si parla di eolico sin dal 1998, quando
sono stati installati i primi anemometri. Da allora la gente ha
vissuto tutti gli step del percorso di riflessione e, ovviamente,
non sempre le reazioni sono state positive. Per esempio,
inizialmente, nella mia comunità cittadina, c’è stato un certo interesse a realizzare impianti eolici, poi, sulla scorta di
studi, progettazioni, indagini di impatto, le posizioni sono
cambiate. Altrove, in altri comuni c’è stato un ampio consenso verso questo tipo di impianti. La Comunità Montana
è solo portavoce della miriade di posizioni dei cittadini che
rimangono comunque i veri ed unici attori della vicenda.
Produzione di energia da fonti rinnovabili, risparmio
energetico, salvaguardia dell’ambiente e del territorio
sono concetti conciliabili?
Sicuramente sì, però, trattando lo specifico di impianti eolici voglio dire che, alcuni esempi realizzati in una Regione contigua
ci hanno lasciato un po’ perplessi dal punto di vista dell’impatto
ambientale. Noi cercheremo di non transigere su questo punto,
non vorremo, ad esempio, strade che tagliano le montagne in
maniera evidente, per cui abbiamo già discusso sulle eventuali
metodologie di costruzione degli impianti futuri.
Dirò di più, oggi parliamo di eolico, ma alla nostra Comunità questa possibilità interessa alla luce di un quadro
complessivo che prevede la costituzione di una sorta di
distretto energetico rurale alternativo, comprendente non
solo l’eolico, tra quei comuni il cui territorio risulti adatto a
questa tipologia di investimento, offrendo così anche alle
realtà meno vocate a questa impiantistica la possibilità di
essere protagoniste sulla scena del risparmio energetico e
della produzione energetica alternativa, attraverso altre fonti,
quali le biomasse e la tri-cogenerazione (tele-riscaldamento,
tele-raffreddamento, energia elettrica).
Sicuramente l’eolico offre il vantaggio di essere subito remunerativo e le risorse economiche che ne derivano possono
mettere in moto meccanismi ed investimenti ulteriori volti
al potenziamento di tecnologie ed atteggiamenti quali quelli
enunciati poc’anzi che, a differenza dell’eolico, diventano
remunerativi nel lungo periodo.
Consideriamo poi il fatto che, a partire dal 2013, l’eolico non usufruirà più di quegli investimenti previsti dalla Comunità Europea
e che attualmente lo rendono così vantaggioso ed appetibile.
Come ha vissuto la Comunità Montana di Camerino
l’auto-candidatura del Comune di Fiuminata (Comunità Montana di San Severino Marche), per realizzare
nel proprio territorio l’impianto da 40 MW previsto
dal PEAR?
Con sincerità, debbo confessare che è stata vista come una
inopportuna fuga in avanti. Avevamo invitato in sede programmatica la Comunità Montana di San Severino Marche ed
i Comuni interessati (Fiuminata e Sefro), ma entrambi i comuni non hanno mai partecipato alle riunioni. Solo all’indomani
del convegno di Fiuminata che ha determinato l’accelerazione in avanti del comune stesso, c’è stata una cauta apertura a
riprendere il dibattito da parte dell’Amministrazione di Sefro,
interessata a partecipare ad una politica territoriale in grado
di fornire risposte a problematiche comuni.
L’autocandidatura di Fiuminata, ovviamente, non è sta-
ta vissuta positivamente: niente da eccepire sulle scelte
degli amministratori, ma riteniamo che questa non sia la
metodologia giusta per affrontare i problemi.
Essere insieme ci dà la forza necessaria ed indispensabile
per poter essere credibili. Da soli non conteremmo nulla.
Quindi quali saranno i vostri prossimi passi verso
la realizzazione di impianti eolici nel territorio della
Comunità Montana?
Innanzi tutto abbiamo chiesto la mappatura del territorio
alla Regione Marche. Stiamo chiedendo il riconoscimento
che l’interlocutore unico della Regione Marche sia la Comunità Montana stessa. In merito, stiamo aspettando una
risposta. Come dicevo prima stiamo altresì costituendo la
nuova società per la gestione dell’energia eolica. Abbiamo
già una società di riferimento che sarà il soggetto attuatore
di questo nuovo ente.
In sostanza, questa forma mutualistica fra comuni diversi
si regge su un meccanismo abbastanza semplice: i comuni
che hanno già svolto trattative con varie società per il riconoscimento e la quantificazione dei relativi indennizzi, non
avranno ripercussioni negative rispetto a quanto già stabilito,
poiché la costituenda società garantirà ciò che era stato loro
offerto; in più i Comuni stessi saranno i Soci e avranno la
possibilità di investire gli utili sul territorio.
In questo senso si andrà a realizzare non tanto uno o più
impianti per la produzione sostenibile di energia elettrica,
ma si metterà in moto un meccanismo per la promozione
e lo sviluppo di un territorio spesso svantaggiato dalle politiche nazionali.
L’importante è che queste risorse non costituiscano meri
interessi speculativi, ma vengano utilizzate dalle nostre
comunità della sinclinale appenninica.
Il parco eolico a Rocca San Felice (AV)
65
PARTE IL TRENO
AD
ENERGIA
SOLARE
Trenitalia ha presentato PVTRAIN il 1° treno europeo ad energia solare
di Lorena Cecchini
Puntando all’applicazione della tecnologia fotovoltaica, Trenitalia ha sperimentato l’utilizzazione in un settore, quello
del trasporto ferroviario, in cui fino ad oggi non sono mai
state utilizzate fonti d’energia rinnovabile.
La realizzazione del progetto PVTrain, (Photo Voltaic
Train) è stato presentato a Roma il 20 ottobre da Trenitalia. Nell’occasione si è tenuto un Convegno nel corso del
quale sono state approfondite le modalità progettuali che
hanno portato all’obiettivo del “treno solare”, realizzato
con il supporto del Progetto Life-Ambiente della Comunità
Europea, elaborato e sviluppato dalla Direzione Ingegneria
Sicurezza e Qualità di Sistema di Trenitalia.
Al taglio del nastro è intervenuto il Ministro dell’Ambiente
e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli il quale ha
dichiarato che “Il fotovoltaico su rotaia è una tecnologia
strategica e Trenitalia avrà tutto il supporto da parte del
Governo per una collaborazione fattiva in considerazione
di prospettive future”.
Disponibile ai necessari approfondimenti Matteoli ha detto
che: “La vera scommessa è quella di fare del treno una misura infrastruttuale chiave”.
PANNELLI FOTOVOLAICI SULLE SUPERFICI CURVE DI
CARROZZE, CARRI MERCI E LOCOMOTORI
Fino ad oggi le applicazioni di fonti energetiche alternative
hanno riguardato la segnaletica e le strutture fisse, le sperimentazioni del PVTrain consentono l’uso dell’energia fotovoltaica
per alimentare gli accumulatori presenti sui mezzi. Le ricerche
hanno realizzato complessivamente 10 prototipi, di cui: 5 carrozze passeggeri, 2 locomotori e 3 carri merci, testando così le
concrete potenzialità di applicazione sui diversi tipi di mezzi.
Le esigenze tecniche hanno portato alla scelta di un mo-
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dulo fotovoltaico (Tegola Fotovoltaica) al silicio amorfo,
che consente maggiore flessibilità e assicura la funzionalità
anche in condizioni di scarso irraggiamento solare. Sulle
carrozze sono stati istallati moduli composti ognuno da 5
strisce di tegole fotovoltaiche delle dimensioni di 2,3 m per
1 m (detti vassoi). Mentre per locomotori e carri merci si
sono usati moduli US 116, sempre al silicio amorfo. L’utilizzo
dell’energia prodotta dai pannelli solari varia a seconda del
tipo di veicolo su cui vengono installati i pannelli.
Su carrozze e locomotive, l’energia si utilizza per la ricarica
degli accumulatori in sostituzione dell’alimentazione di rete,
sia in viaggio che durante la sosta, ma anche per i servizi
di illuminazione ed aria condizionata.
Sui carri si utilizza, invece, l’energia per la ricarica degli accumulatori e/o per garantire l’alimentazione delle elettroserrature
installate per proteggere le merci durante il trasporto e per
alimentare il sistema GPS (Global Positioning System).
UNA STRATEGIA PER LA SOSTENIBILITÀ DEI TRASPORTI
Al Convegno, animato da una rappresentanza di tecnici ed
esperti, tra cui l’Amministratore Delegato di Trenitalia, Roberto
Testore, è stato puntualizzato il ruolo strategico che riveste il
settore ferroviario in un contesto di compatibilità ambientale
dei trasporti, sostenuto in ambito nazionale dal Piano Generale
dei Trasporti. Sono state ripercorse inoltre le tappe che hanno
riguardato il progetto del PVTrain, concluso con due anni di
ritardo rispetto al previsto, valutando anche le possibili strade
che il risultato ottenuto aprirà in futuro nel settore ferroviario.
Il progetto del treno solare si inserisce nella strategia
ambientale dell’Azienda, che ha tra le priorità quella di
integrare l’obiettivo della sostenibilità ambientale con i
target economici e finanziari. In seno a questi impegni c’è
innanzitutto la promozione e la realizzazione di continui
miglioramenti ambientali, adottando principi di precauzione
e prevenzione attraverso l’utilizzo delle migliori tecnologie
disponibili, coniugando crescita delle attività con la riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria e nell’acqua. Infatti
il surplus del progetto PVTrain è sicuramente il risparmio
di emissioni di gas ad effetto serra (calcolati in termini di
CO2 equivalente). Grazie all’impiego di energia solare in
sostituzione di quella da centrali convenzionali, si realizza
un risparmio di 750 KWh prodotto in modo convenzionale:
realizzando un -15.4% per le emissioni dirette e -25,1% per
le emissioni indirette (periodo 1996-2004). C’è da dire che si
tratta di risultati piuttosto superiori a quelli assunti a livello
nazionale in relazione agli obiettivi del Protocollo di Kyoto
(-6,5% entro il 2008-2012). L’applicazione di pannelli solari
sui treni per la produzione di energia permette non solo di
ottenere risparmio energetico e, contemporaneamente, di
ridurre le emissioni di gas serra, ma consente anche una
significativa riduzione delle altre fonti inquinanti: il rumore
e il ricorso a sostanze pericolose, alla quantità di rifiuti pericolosi da recuperare e da smaltire. Effetti positivi si hanno
dal prolungamento della durata di vita degli accumulatori
presenti sui mezzi, per i quali la fornitura continua di energia evita continui cicli di carica/scarica legati a sospensioni
dell’alimentazione derivante da pantografo, determinando
quindi un allungamento del loro ciclo di vita e un relativo
minor consumo che consente una diminuzione di rifiuti pericolosi da smaltire. I dati contenuti nel Rapporto Ambientale
2005, che nell’occasione Trenitalia ha diffuso, hanno infatti
evidenziato il bilancio positivo sui vantaggi ambientali legati
al trasporto ferroviario: nel triennio 2001-2004 si è pervenuti
ad una riduzione del 18% del consumi di acqua industriale,
risparmiando circa 500.000 metri cubi di acqua; il 90% dei
rifiuti di ferro e metalli sono stati destinati a recupero e riciclo; il 100% degli oli esausti e delle componenti al piombo
degli accumulatori sono stati avviati a recupero ed anche il
70% degli imballaggi hanno subito la stessa sorte.
Importante è stata anche la progressiva certificazione secondo lo standard ambientale ISO 14001 che è stata ottenuta
per 21 impianti.
Roberto Testore ha infatti detto in proposito che “Trenitalia
vanta una politica di sensibilità e attenzione, rinnovata in
questi ultimi mesi attraverso le certificazioni, con una rendicontazione sempre più attenta e il contenimento sempre più
significativo degli impatti ambientali prodotti dalle attività
industriali del trasporto ferroviario, che sono già oggi i più
bassi fra tutte le modalità di trasporto moderne”.
“In questo sforzo - ha proseguito l’Amministratore Delegato di
Trenitalia - abbiamo guardato nello specifico al fotovoltaico
anche in considerazione dei possibili meccanismi premianti
di tipo economico, come i certificati verdi, i quali possono
garantire importanti risultati ambientali, con una compatibilità economica tale da immaginare un’applicazione in
campo industriale”.
VERSO QUALE FUTURO VIAGGIA PVTRAIN?
Stando ai dati del rapporto ambientale 2005 di Trenitalia
sembra confermato il miglioramento del trasporto ferroviario, dati positivi che permettono di rilanciare il treno come
mezzo di trasporto ecologico per eccellenza. Del rapporto
sull’attività del trasporto ferroviario, è opportuno osservare
che i dati indicano anche il raggiungimento dell’obiettivo sicurezza, settore che ha un certo indice di positività
risultando tra i più competitivi in Europa, essendo stata
dimezzata, tra il 1994 e il 2004, la percentuale di incidenti
sui mezzi in circolazione. In proposito, Roberto Testore ha
annunciato che “Nei prossimi 4 anni si investiranno 7 miliardi per il rinnovo della flotta e 2 miliardi per la sicurezza,
la nuova tecnologia e per i servizi da offrire ai clienti”.
Per quanta riguarda il PVTrain, i possibili utilizzi futuri si
possono individuare nel settore del trasporto merci, soprattutto di quelle preziose, o anche in quello dei tabacchi e
delle merci pericolose.
Trenitalia, che in tre anni ha già investito 1,2 milioni di euro,
è pronta per l’acquisizione di 300 nuovi vagoni adibiti al
trasporto delle merci pericolose con il possibile ausilio ora
dell’energia fotovoltaica.
Sicuramente, come ha anche sottolineato il Ministro Altero
Matteoli: “Non è semplice togliere il primato al trasporto su
gomma e portarlo sulla rotaia”.
Le soluzioni tecnologiche, tuttavia, che seguono le scelte delle
fonti di energia rinnovabili, rappresentano un nuovo incentivo
e vanno sicuramente incoraggiate e di questo pensiero si è
fatto interprete il Ministro, anche a nome del Governo.
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Caldo Sicuro
Autocertificazione 2005 - 2006 per gli impianti termici della Provincia di Ancona
a cura di ARE
Prosegue la campagna informativa della Provincia di
Ancona per il controllo degli impianti termici
I cittadini della provincia di Ancona (sono esclusi i comuni di Ancona e Senigallia), titolari di caldaie con potenza
inferiore ai 35kW, avranno tempo fino alla fine di aprile
2006 per autocertificare lo stato di efficienza del proprio
impianto termico.
È il primo passo per l’avvio della nuova serie di controlli
che la Provincia di Ancona effettuerà su tutti gli impianti
di tutti i comuni con meno di 40.000 abitanti nel biennio
2005-2006.
La raccolta delle autocertificazioni è stata affidata dalla
Provincia all’Agenzia per il Risparmio Energetico, società
nata con il progetto europeo SAVE II di cui la Provincia è
il maggior socio.
L’Agenzia ha aperto un call center (071-2800301) per informare i cittadini sulle modalità dell’autocertificazione.
Perché è importante lo stato di efficienza delle caldaie
L’energia consumata per il riscaldamento e per l’acqua calda
sanitaria nell’edilizia residenziale, rappresenta circa il 15%
dei consumi energetici nazionali.
La qualità delle emissioni degli impianti di riscaldamento
ha un importanza fondamentale per la qualità dell’aria all’interno delle nostre città.
Per questi motivi, il controllo dell’efficienza e delle emissioni
degli impianti di riscaldamento è un aspetto fondamentale
dell’attività di controllo dell’inquinamento atmosferico e dei
consumi energetici.
Un impianto ben funzionante fa risparmiare energia e fa
spendere meno per il riscaldamento.
I controlli
La legislazione italiana (L. n.10/91, D.P.R. n. 412/93 e D.P.R.
n. 551/99) prevede che gli Enti Pubblici, in particolare Province e Comuni con più di 40.000 abitanti, sono tenuti
a controllare singolarmente tutti gli impianti termici del
proprio territorio.
Sempre le stesse norme stabiliscono che il costo dei controlli
sia a carico degli utenti.
Per chi presenta un’autocertificazione, pagando una modica
somma fissata dalla Provincia di Ancona in 5,00 Euro, il
successivo controllo sarà gratuito.
Per gli impianti autocertificati, la Provincia di Ancona eseguirà dei controlli a campione sul 5% del totale.
Gli impianti non autocertificati con potenza inferiore a 35kW
e gli impianti con potenza superiore a 35kW (per i quali
non è prevista l’autocertificazione) verranno tutti controllati
e dovranno sostenere il costo intero del controllo pari a
circa 50 Euro.
I controlli della Provincia saranno effettuati da tecnici esperti,
che verificheranno le caldaie, gli impianti, la documentazio-
68
ne e i locali di installazione effettuando analisi per accertare
l’efficienza degli impianti termici.
È importante sapere che questi controlli non sostituiscono
la manutenzione ordinaria che deve essere comunque
effettuata.
Infatti i controlli degli Enti Pubblici non comportano interventi sugli impianti ma soltanto la verifica dell’efficienza e
della regolarità delle manutenzioni.
Come autocertificarsi
Solo gli impianti di riscaldamento con caldaie di potenza
inferiore a 35kW, possono essere autocertificati.
Per autocertificarsi occorre inviare entro il 30 aprile 2006:
- la dichiarazione del manutentore, cioè il cosiddetto modulo “H” rilasciato dal proprio manutentore in occasione
dell’ultima manutenzione effettuata che deve eseguire per
legge, nel quale siano indicati anche i valori dell’ultima
analisi del rendimento di combustione (prova fumi);
- la ricevuta del versamento di 5,00 euro sul CCP n. 18058602
intestato a: Amministrazione Provinciale di Ancona - Servizio Tesoreria - causale: autocertificazioni impianti termici
(mod. H DPR 412/93) Caldo Sicuro 2005-2006.
I documenti andranno inviati all’Agenzia per il Risparmio
Energetico, CP 422, Ancona o consegnati a mano allo
sportello aperto al pubblico presso la sede dell’Agenzia ad
Ancona - via dell’Artigianato, n. 9.
Autocertificarsi non è obbligatorio ma conviene
La campagna di autocertificazione è un’iniziativa dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Ancona rivolta ai
cittadini, per facilitare lo svolgimento delle operazioni di
controllo e ridurne il costo per gli utenti.
Il costo dell’autocertificazione è di soli 5,00 Euro contro i
circa 50 Euro del costo che dovrà sostenere chi non si è
autocertificato.
Esclusi i Comuni di Ancona e Senigallia
La campagna Caldo Sicuro è rivolta ai cittadini della Provincia di Ancona ad eclusione dei Comuni di Ancona e
Senigallia.
Infatti i Comuni con più di 40.000 abitanti svolgono autonomamente i controlli sugli impianti termici del proprio
territorio, mentre le Province sono tenute al controllo per
il resto del territorio.
Struttura della campagna informativa
Per stimolare i cittadini ad aderire alla campagna di autocertificazione, l’Assessorato all’Ambiente della Provincia di
Ancona ha deciso di affidare all’Agenzia per il Risparmio
Energetico di Ancona un progetto di comunicazione rivolto
sia ai cittadini che agli operatori del settore.
Consigli per Risparmiare energia nel riscaldamento
Sottoponi la caldaia a periodica revisione secondo le norme
di legge per sfruttare al massimo le sue potenzialità.
Programma la caldaia e mantieni gli ambienti a temperatura media di 18°-20°: ogni grado di temperatura in meno
nell’appartamento genera un risparmio del 5%.
Spegni l’impianto di notte, se lo tieni acceso abbassa la
temperatura a 16°.
Non lasciare accesa la fiamma pilota quando non viene
usata per lunghi periodi.
Non coprire i radiatori con tendaggi o mobili che impediscano la circolazione dell’aria.
Isola l’appartamento: coibentando pareti esterne, tetti e
solai,cioè aggiungendo, dove è necessario, strati isolanti.
Migliora la tenuta degli infissi e dei cassonetti, senza sigillare
la casa, garantendo comunque un’areazione adeguata.
Anche negli impianti di riscaldamento meno recenti è possibile installare semplici dispositivi per risparmiare energia,
regolando gli apporti di calore:
- con il cronotermostato, che è obbligatorio per tutti gli
impianti successivi al 1993;
- con le valvole termostatiche sui radiatori, che mantengono la temperatura stanza per stanza regolando
l’afflusso d’acqua ai radiatori.
L’Agenzia ha aperto un call center (071-2800301) dove i
cittadini possono richiedere informazioni sulle modalità
della autocertificazione.
Il numero risponde il lunedì, il mercoledì ed il venerdì dalle
9:00 alle 12:00 ed il martedì ed il giovedì dalle 15:00 alle
17:00.
Il personale dell’Agenzia è inoltre a disposizione dei cittadini
che volessero consegnare di persona la propria autocertificazione presso la sede della società ad Ancona in via
dell’Artigianato, n.9.
È anche attivo un numero telefonico dedicato ai manutentori
degli impianti termici per eventuali chiarimenti necessari
relativamente alla campagna informativa.
Sono anche previsti incontri tematici con i manutentori in
collaborazione con le Associazioni di categoria.
La campagna informativa prevede, inoltre, l’invio di brochure, l’affissione di manifesti, la pubblicazione sul sito internet
della Provincia di Ancona delle informazioni necessarie a
cura dell’Amministrazione Provinciale.
L’Agenzia per il Risparmio Energetico
L’Agenzia per il Risparmio Energetico di Ancona srl è stata
costituita nell’aprile 2000 dalla Provincia di Ancona e da
altri soci che hanno creduto all’iniziativa. Attualmente è
una società pubblica partecipata dalla Provincia di Ancona
e dal Comune di Camerata Picena.
L’Agenzia fa parte del programma dell’Unione Europea SAVE II
e ha come finalità principali la consapevolezza dei cittadini
sulle tematiche energetiche e la diffusione tra il pubblico delle
competenze in materia, ponendo una attenzione particolare alla
sostenibilità ambientale ed economica dei processi energetici.
Unica realtà presente nel territorio regionale, partecipa alla
Rete delle Agenzie Energetiche Italiane (Renael) con la quale
sviluppa in particolare progetti di comunicazione e di sensibilizzazione sulle rinnovabili e sul risparmio energetico.
Agenzia per il Risparmio Energetico
Via dell’Artigianato, 9 - 60127 Ancona
Tel e fax 071 2804358
www.arenergia.it - [email protected]
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SUN SERVICE E.S.Co.
Competenze e tecnologie per il consumo critico ed il risparmio energetico
di Alberto Piastrellini
Sun Service è una società specializzata
in interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica di edifici pubblici e
privati, conformemente alle vigenti leggi
in materia di uso razionale dell’energia
e di salvaguardia dell’ambiente, da diversi anni promuove le tematiche del
consumo critico e del risparmio energetico. Accreditata recentemente come
Società di Servizi Energetici - E.S.Co.
(Energy Service Companies), l’azienda è
in grado di fornire ai propri clienti un
insieme di servizi integrati finalizzati
alla realizzazione di interventi per il
risparmio energetico:
• Diagnosi energetiche volte a verificare sia l’approvigionamento che il
consumo energetico e a individuare
le possibili iniziative per migliorare
l’efficienza di edifici ed impianti;
• Verifica della rispondenza alla normativa vigente degli impianti del
Cliente e proposta di azioni per la
messa a norma degli stessi;
• Elaborazioni di studi di fattibilità,
identificazione delle condizioni tecnico-gestionali che consentono di
realizzare l’intervento e valutazione
economica dell’intervento stesso;
• Progettazione e realizzazione degli
interventi;
• Manutenzione, monitoraggio e verifica delle prestazioni e dei risultati
conseguiti.
Naturalmente la progettazione prevede
l’impiego di moderne tecnologie che
utilizzano prevalentemente energie alternative e rinnovabili nei vari settori
di intervento:
• Produzione di calore (pannelli
solari termici, caldaie a condensazione, pompe di calore geotermico,
ecc).
• Produzione di energia elettrica
(pannelli fotovoltaici, cogenerazione,
mini idrico, biomassa, eolico, etc.);
• Sistemi di regolazione, automazione e controllo.
Con riferimento alla Direttiva Europea
2002/91 in materia di rendimento
energetico degli edifici, recentemente recepita dal D. Lgs. 192/2005, la
SUN SERVICE INFORMA
A quasi un anno di ritardo dal termine previsto, è stato approvato, lo scorso 28 luglio,
dal Ministero delle Attività Produttive, il Decreto che definisce i criteri per l’incentivazione
della produzione di energia elettrica dalla fonte solare, come previsto dall’art. 7 del D. Lgs
387/2003 di attuazione della direttiva 2001/77/CE, relativa alla promozione dell’energia
elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili.
Il Decreto definisce il “conto energia” per il fotovoltaico per impianti dalla potenza
compresa fra 1 e 1.000 KW.
L’incentivazione sarà erogata per 20 anni per impianti la cui domanda sia stata inoltrata da
persone fisiche e giuridiche (compresi soggetti pubblici, e i condomini di edifici).
Le tariffe per KWh sono definite dalla taglia dell’impianto in base ad un’apposita tabella;
per gli impianti la cui domanda perverrà dal 2007 la tariffa decrescerà del 2%.
Aspetto interessante è quello che vede l’aggiornamento delle tariffe incentivanti effettuato
a decorrere dal 1 gennaio di ogni anno sulla base del tasso di inflazione riferito ai 12 mesi
precedenti (dato ISTAT).
Gli impianti che avranno diritto all’incentivazione saranno solo quelli entrati in esercizio
dopo il 30 settembre 2005 e la cui domanda sarà presentata ad un soggetto attuatore
entro le date stabilite (la prossima è il 31 dicembre 2005 seguono per ogni anno
consecutivo: 31 marzo; 30 giugno; 30 settembre e 31 dicembre).
Il Decreto prevede specifiche condizioni per la cumulabilità del conto energia con altri
incentivi.
Per gli impianti di potenza compresa fra 1 e 20 KW, per i quali è stata inoltrata domanda
nel 2005 e nel 2006, viene riconosciuto un incentivo di 0,445 Euro per ogni KWh prodotto
per un periodo di 20 anni.
Per gli impianti di potenza compresa fra i 20 e i 50 KW l’incentivo è pari a 0,46 Euro per
ogni KWh prodotto.
Infine, per gli impianti con potenza superiore a 50 KW è previsto un meccanismo di gara
della tariffa.
Per accedere alle agevolazioni previste dalla normativa vigente, la Sun Service che
è distributore sale and service di BP solar, offre assistenza, ai propri clienti, per la
presentazione della domanda al Grtn (Gestore delle rete di trasmissione nazionale) e del
relativo progetto preliminare.
La Banca Popolare di Ancona ha acceso, inoltre, una convenzione-prestito per finanziare gli
investimenti sugli impianti fotovoltaici. Il prestito potrà avere una durata massima di 108
mesi e un tasso applicato pari all’euribor tre mesi maggiorato di un punto percentuale.
Le spese per la pratica istruttoria ammontano a 50,00 Euro.
Sun Service, in collaborazione con
l’Agenzia per il Risparmio Energetico
(ARE) e con Legambiente ha avviato un
progetto sperimentale per monitorare
il rendimento energetico di edifici
residenziali di nuova concezione che
impiegano tecnologie tendenti a valorizzare il risparmio energetico. Questi
progetti sono sostenuti da una costante
opera di sensibilizzazione per accrescere la consapevolezza della cittadinanza
in merito alla limitata disponibilità delle fonti energetiche tradizionali e alla
necessità di rispettare l’equilibrio am-
bientale attraverso un utilizzo razionale
e responsabile delle risorse.
E.S.Co.
Via Tombesi, 9 - 60131 Ancona
Tel. 071 2864604 - fax 071 2866717
www.sun-service.net - [email protected]
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A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE
LE PROCEDURE PER LA
SICUREZZA ALIMENTARE
a cura di Francesca Zepponi
Il 28 Gennaio 2002 l’Unione Europea ha pubblicato un Regolamento, il n. 178/2002, che “stabilisce i principi e i requisiti
generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità
Europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel
campo della sicurezza alimentare”.
Come si può chiaramente dedurre dall’oggetto della norma,
il Regolamento ha lo scopo generale di aumentare il livello
di sicurezza alimentare nel territorio europeo.
Infatti questo è il primo Regolamento che stabilisce i requisiti
cogenti della rintracciabilità alimentare, indicata all’art. 18
e definita come: “La possibilità di ricostruire e seguire il
percorso di un alimento, di un mangime, di un animale
destinato alla produzione alimentare o di una sostanza
destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di
un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della
trasformazione e della distribuzione”.
Dalla definizione si desume che la rintracciabilità deve essere
garantita per tutti i prodotti, compresi gli animali, destinati all’alimentazione umana: carne, pesce, uova, latte e derivati, frutta e
verdura, vini e bevande, prodotti dolciari e da forno ecc., sia sfusi
che confezionati. È inoltre obbligatoria per tutti gli ingredienti e sostanze che compongono l’alimento (sali, zuccheri, farine ecc.).
L’obbligo è stato introdotto il 1° Gennaio 2005.
Da tale data infatti ogni operatore del settore alimentare
(agricoltore, allevatore, azienda di trasformazione, azienda
di distribuzione, ecc.) deve essere in grado di individuare
chi gli ha fornito le materie prime, i materiali e le sostanze
utilizzate per la realizzazione del prodotto. Allo stesso tempo
deve anche essere capace di individuare le aziende a cui
sono stati venduti o conferiti i prodotti finiti, salvo nel caso
della vendita al dettaglio.
A tal fine ogni azienda del settore deve disporre di sistemi
organizzativi e procedure documentate che consentano di
mettere a disposizione delle Autorità competenti, qualora
le richiedano, le informazioni al riguardo.
È chiaro che affinché un sistema di rintracciabilità sia efficace
l’operatore non dovrebbe limitarsi alla registrazione dei fornitori di materie prime, materiali e sostanze e delle aziende
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a cui i prodotti finiti sono stati venduti. Ogni operatore della
filiera dovrebbe anche essere in grado di seguire ciascuna
partita di prodotti, la più ristretta possibile (anche se ciò a
volte può risultare difficoltoso data la facile deperibilità e
difficoltà di gestione di alcuni prodotti alimentari), documentando le operazioni e i controlli svolti.
Quanto sopra detto fa dedurre che il Regolamento comunitario servirà soprattutto a bloccare in tempi brevi la
produzione e la relativa diffusione di alimenti a rischio,
a legare sempre più i prodotti al relativo territorio di
provenienza e a garantire la corretta informazione al consumatore.
Inoltre, qualora in qualsiasi punto della filiera venga riscontrata una non conformità dell’alimento o del mangime, la
rintracciabilità consente di individuare il punto esatto della
filiera in cui si è verificato il pericolo e, quindi, ritirare
immediatamente il prodotto in oggetto dal mercato, con
ripercussioni positive verso i consumatori.
Un ulteriore obbligo dettato dall’art. 18 riguarda l’etichettatura, la quale deve risultare adeguata ed efficace, al fine
di agevolare appunto la rintracciabilità dei prodotti.
A questo riguardo, la legge (D. Lgs. 181/2003) impone che
l’etichetta dei prodotti alimentari preconfezionati riporti
obbligatoriamente determinate informazioni e cioè:
- Denominazione di vendita (nome commerciale);
- Elenco degli ingredienti, in ordine decrescente;
- Quantità netta (peso) o nominale (numero di unità);
- Termine minimo di conservazione o data di scadenza;
- Nome o ragione sociale del produttore, confezionatore o
venditore;
- Sede dello stabilimento di produzione o confezionamento;
- Luogo di origine o provenienza (questa informazione diventerà obbligatoria entro la fine del 2005 come previsto
dalla Legge 24 Giugno 2004, n.157);
- Lotto di appartenenza del prodotto (non obbligatorio per
prodotti agricoli conferiti a centri di raccolta o di confezionamento).
Oltre alle informazioni sopraelencate, obbligatorie per tutti
i prodotti alimentari, la legge prevede che siano riportate
PRODOTTO
informazioni aggiuntive, diversificate a seconda del prodotto
in questione.
INFORMAZIONI AGGIUNTIVE
Frutta e verdura
Varietà; categoria (extra, 1° o 2° scelta); pezzatura; prezzo; origine del prodotto (nazionalità o zona di produzione).
Carne bovina
Stato di nascita, accrescimento, macellazione e sezionamento dell’animale; n° identificativo dello stabilimento di produzione
(bollo sanitario).
Formaggi
N° identificativo dello stabilimento di produzione (bollo sanitario).
Per i formaggi freschi e fusi e per il burro è richiesta l’indicazione del quantitativo di sale, se utilizzato.
Latte alimentare
Tipologia (fresco pastorizzato, sterilizzato, U.H.T., ecc.); data del trattamento termico; riferimento territoriale della mungitura (es.
latte proveniente da allevamenti italiani); data di confezionamento.
Vino
Categoria di appartenenza (vino da tavola, DOC, ecc); gradazione alcolometrica; sede dello stabilimento di produzione e, se
diverso, dello stabilimento di imbottigliamento.
Il nome del vitigno o della zona geografica può essere indicato solo per i vini Doc, Docg e Igt
Pesce
Metodo di produzione (acquacoltura o pesca classica); area in cui la cattura ha avuto luogo (se pescato in mare aperto); Stato
membro o Paese terzo in cui è stato pescato (per pesci d’acqua dolce); Paese in cui è avvenuta la fase finale di crescita (per
pesci d’allevamento).
Miele
Dicitura “Miele” seguita dalle indicazioni della zona di origine (italiano, comunitario, extracomunitario); origine botanica del
miele.
Uova
Il singolo uovo o la confezione di uova riporta un codice: i n° che lo compongono devono essere letti nella seguente maniera:
il 1° indica il tipo di allevamento delle galline (0 – allevamento biologico; 1 – allevamento all’aperto; 2 – allevamento a terra; 3
– allevamento nelle gabbie); la 2° sigla corrisponde allo Stato in cui l’uovo è stato deposto (IT-Italia); segue il codice ISTAT del
Comune o della Provincia ed infine un’ultima sigla identifica l’allevatore.
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AGENDA 21
UFFICI BICICLETTE, UNO STRUMENTO
PER PROMUOVERE LA MOBILITÀ DOLCE
Per promuovere l’uso della bicicletta diversi Comuni hanno
costituito nelle proprie città un apposito Ufficio Biciclette.
Anche tra i soci del Coordinamento spiccano alcune realtà
che si sono attivate in questa direzione, tra cui si segnala,
particolarmente solerte, il Comune di Ferrara che ne ha
creato uno nel 1996, primo esempio in Italia, proponendo
anche la costituzione di un nuovo Gruppo di lavoro all’interno del Coordinamento Agende 21 Locali, che si dedica al
confronto e allo sviluppo delle potenzialità di questi uffici,
nonché al supporto della loro diffusione.
Per capire meglio in cosa consista e quali siano le attività di
un Ufficio Biciclette, Gianni Stefanati, Responsabile dell’ufficio di Ferrara e referente del Gruppo di lavoro, risponde
ad alcune domande appositamente rivoltegli.
Cos’è un Ufficio Biciclette?
È una struttura interna all’amministrazione locale che si
prefigge lo scopo di aumentare l’uso della bicicletta come
mezzo di trasporto privato realmente alternativo all’uso
dell’auto. Per raggiungere l’obiettivo
mette in campo azioni di promozione
e comunicazione, nonché collabora con
uffici tecnici fornendo contributi specialistici per una corretta definizione
delle infrastrutture e delle “facilities”
per ciclisti.
L’Ufficio Biciclette prepara e consolida la “cultura della
bicicletta”, mentre l’Ufficio Mobilità Ciclabile pianifica e
progetta la rete ciclabile.
Sono due cose distinte che vengono spesso confuse nelle
città che muovono i primi passi su questo terreno.
Perché un Comune dovrebbe costituire un Ufficio
Biciclette?
Ogni Amministrazione Comunale si pone il problema della
gestione della mobilità e della salvaguardia della salute pubblica e l’uso diffuso della bicicletta è la più praticabile ed
economica risposta che può dare per ridurre l’uso dell’auto
e i danni che ne derivano.
Quanto è il budget minimo necessario?
Il bilancio proprio dell’Ufficio Biciclette per la promozione
e l’incentivazione può variare molto da Comune a Comune,
deve essere comunque sufficiente a coprire le spese per
un numero definito di iniziative-azioni da sviluppare nel
corso dell’anno.
In sostanza a cosa serve un Ufficio
Biciclette?
A ricordare ad ogni livello decisionale
che esiste la bicicletta come mezzo di
trasporto ottimale in città.
In Italia, anche nelle realtà più avanzate,
si fatica a comprendere il ruolo decisivo
che può avere la bicicletta nell’ambito
della mobilità urbana. C’è la tendenza
ad includere questo mezzo tra le opzioni di mobilità sostenibile dimenticando
un dato fondamentale, cioè che la bici
come l’auto permette la libertà di movimento individuale al contrario delle
forme di trasporto di massa, collettive
o condivise.
Che differenza c’è tra un Ufficio Biciclette e un Ufficio
Mobilità Ciclabile?
La differenza sta nel fatto che un ufficio biciclette ha come
obiettivo una città per ciclisti, a misura di bicicletta, mentre
un Ufficio Mobilità Ciclabile si propone di realizzare una
città ciclabile, cioè dotata di infrastrutture, sostanzialmente
piste ciclabili, sottopassi, segnaletica, ecc.
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Esiste una legge che dispone la costituzione di un
Ufficio Biciclette?
A differenza del Mobility Manager non esiste in Italia
una normativa che determini la costituzione di un Ufficio Biciclette presso i Comuni. Al momento esiste solo
una raccomandazione della Commissione Europea - DG
Ambiente contenuta nel “libro arancio” Cycling: the way
ahead for town and cities, pubblicato anche in Italiano dal
Ministero dell’Ambiente con il titolo Città della bicicletta,
città dell’avvenire.
Che tipo di atto serve per costituire un Ufficio Biciclette?
Una Delibera che definisca l’Unità Operativa nell’ambito di
un Servizio sarebbe la cosa migliore da fare, ma all’inizio,
si potrebbe intraprendere vie diverse, come l’Ordinanza
del Sindaco o l’incarico nominale affidato ad un consulente
esterno all’amministrazione, seppur affiancato da interni.
Quale deve essere l’Assessorato di riferimento (mobilità, ambiente, agenda 21, ecc.)?
Non esiste una regola anche perché le deleghe mobilità-ambiente-A21L spesso coincidono. Poiché la volontà politica deve
essere determinante, è bene insediare l’Ufficio Biciclette presso
l’assessore più sensibile alle relative problematiche, il quale dovrà da subito impegnarsi per rendere stabile la struttura anche
in caso di cambio di delega o di passaggio di legislatura.
Si può fare anche in altri Enti, tipo Provincia?
L’Ufficio Biciclette è costituito prevalentemente presso singoli
Comuni, ma nulla vieta che possa essere al servizio di per un
Consorzio di piccoli Comuni. Venezia è al momento l’unica
Provincia ad aver attivato un Ufficio Biciclette.
Come fare perché l’Ufficio Biciclette abbia un peso
decisionale anche in assenza di competenze tecniche
specifiche?
È questo uno dei problemi maggiori che incontrano i respon-
logo che dovrà servire per “segnalare” ogni azione a favore
della bici (depliant, cartelli, iniziative pubbliche, ecc.), deve,
inoltre, strutturarsi con una sede accessibile, in una sorta
di front-office sia reale che virtuale, per rispondere alle
richieste dei cittadini.
L’Ufficio Biciclette dovrà peraltro essere presente con proprie
pagine nel sito del Comune con le iniziative messe in campo.
Quali sono le prime attività di un Ufficio Biciclette?
Molto dipende dalla situazione locale, in una città dove già
esiste una tradizione ciclistica con piste ciclabili e servizi
strutturati la prima cosa da fare è di organizzare le informazioni e riportarle su una “carta ciclabile della città”.
Dove la situazione infrastrutturale, invece, è debole e i servizi scarsi si può cominciare con organizzare l’offerta con
bici pubbliche o a noleggio.
Quale consiglio si può dare ad un Assessore che vuole
costituire un Ufficio Biciclette nel proprio Comune?
Di non improvvisare e di non vergognarsi di copiare dalle
realtà già attive. Non esiste un Comune più bravo, ma solo
uno che ha iniziato prima. Gli errori si possono evitare più
facilmente affidandosi all’esperienza di chi lavora da tempo
sulle politiche di promozione della bicicletta.
Contatti: Gianni Stefanati [email protected]
sabili degli Ufficio Biciclette esistenti. Per ovviare, sarebbe
bene specificare che l’Ufficio Biciclette ha facoltà di approvazione preventiva di tutti i progetti (urbanistica, viabilità,
lavori pubblici, educazione e giovani, ambiente, trasporti
pubblici, ecc.) che possono riguardare la bicicletta.
Come si caratterizza un Ufficio Biciclette verso i cittadini?
L’Ufficio Biciclette, una volta insediato, deve dotarsi di un
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AMBIENTE E ARTE
A RIETI, FASCINO, STORIA
E CULTURA SI FONDONO
di Rita Giovannelli e Shanti Scopigno
foto di Massimo Renzi
Un patrimonio storico-artistico in grado
di stupire; una natura incontaminata
ricca e rigogliosa; un centro medievale
ben conservato attraversato da tante
piccole strade, con imponenti palazzi
“Parigi” olio su cartone - Carlo Brancaccio
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aristocratici, antiche chiese ed edifici
religiosi: questo scrigno d’arte nel cuore
della penisola, è Rieti.
Edward Lear, viaggiatore inglese che
attraversò in lungo e in largo l’Italia
alla ricerca di suggestivi luoghi da
dipingere, così descrisse nel 1843 la
città: “Rieti l’antica Reate, città dei
Sabini, molto antica, sta sul Velino,
all’estremità di una pianura ampia e
fertile la cui bellezza può essere poco
apprezzata solo da un visitatore frettoloso. Dalle numerose ville o dai vigneti
sui fianchi delle colline boscose, che
circondano dappertutto la campagna,
si possono godere magnifiche vedute
della città… Penso di aver osservato
poche volte una scena più attraente
di quella offerta dalle torri di Rieti e
dal suo tranquillo mondo di vigneti,
così come la vidi l’ultima sera del mio
soggiorno. Il marchese Vecchiarelli,
organizzò un piccolo trattenimento
sulla terrazza del Cipresso… A cena
restammo seduti alla luce splendente
della luna piena, adagiata in mezzo ai
rami dei vecchi alberi, con la città ai
nostri piedi e le sue maestose montagne
che formavano un fondale stupendo: la
fantasia avrebbe a mala pena potuto
creare una scenografia più perfetta di
villeggiatura italiana…”.
Per visitare Rieti bisogna andare adagio,
passeggiare lentamente alla scoperta
degli angoli più suggestivi, lasciarsi cullare dalla calma che avvolge il centro
storico rimanendo stupiti dalla serenità
dei suoi abitanti e dalla bellezza dei
luoghi. L’itinerario urbano più interessante si snoda tra la via Roma e la
via Garibaldi, cardo e decumano della
città. Qui si affacciano i palazzi: Napoleoni, costituito da un quadrilatero con
corte interna; Vecchiarelli, disegnato
da Carlo Maderno con lo scenografico
cortile considerato il “teatro in pietra”;
Secenari, con la bella bifora del XV
secolo prospiciente via Cappelletti;
Vincenti Mareri, opera dell’architetto
Giuseppe Valadier, situato davanti al
teatro Flavio Vespasiano.
Poco distanti dalla piazza principale,
storiche chiese permettono di sviluppare un percorso conoscitivo sul tema
degli angeli: l’“Angelo Custode” di
Andrea Sacchi; gli angeli marmorei dell’ovale dell’“Immacolata Concezione”
“Cavalli sellati” acquarello - Giovanni Fattori
che sovrastano l’altare di Santa
Barbara; gli angeli di Antonino
Calcagnadoro, motivo decorativo della cappella del Crocifisso.
Sono questi solo alcuni degli
angeli che caratterizzano la
cattedrale di Santa Maria.
La settecentesca chiesa di San
Rufo, al contrario custodisce
il dipinto più importante della
città di Rieti, “Tobiolo e l’Angelo” di Antonio Galli, detto lo
“Spadarino”, opera precedentemente attribuita al Caravaggio e
recentemente assegnata, come
“Il Narciso” all’artista romano,
fra i primi caravaggeschi. La
passeggiata sulla “strada degli angeli” può continuare in
direzione del Monumento ai
caduti, in piazza Oberdan, ca-
“Festa in costume” 1930 - Antonino Calcagnadoro
ratterizzato da un armonioso angelo e
poi verso la chiesa di San Giovenale,
dove è possibile osservare il “Genio
della Morte” di Bertel Thorvaldsen,
allievo del Canova. Il bassorilievo realizzato per la tomba di Isabella Ricci
Alfani, moglie di Angelo Maria Ricci,
“La modella” 1893 - Federico Zandomeneghi
77
“Quartiere Tripolino” Tripoli 1925 - Antonino Calcagnadoro
“La lettura” 1860 - Domenico Induno
rappresenta un angelo che si staglia
come un cammeo sulla pietra livida. La
testa della figura è piegata leggermente
di lato, gli occhi sono chiusi come se
l’angelo fosse stato sopraffatto da un
languido sonno, che nell’opera appare
come l’immagine della morte.
Oggi c’è un ulteriore valido motivo
per visitare la città di Rieti: la mostra
“La pittura italiana dell’Ottocento
nelle collezioni private reatine con un
omaggio ad Antonino Calcagnadoro
nel settantesimo dalla scomparsa”
(9 novembre 2005 - 26 febbraio 2006),
che la Fondazione Varrone - Cassa di
Risparmio di Rieti - ha allestito nella
splendida cornice di Palazzo Potenziani. L’edificio, in origine proprietà dei
principi Potenziani, è stato acquistato
dalla Fondazione nel 2001 che ha
eseguito importanti opere di restauro
finalizzate a riportare l’immobile al suo
antico splendore.
La pittura italiana dell’Ottocento è stata
78
per lungo tempo trascurata in favore
delle contemporanee scuole artistiche
europee e, anche se oggi è stato possibile rivalutarla grazie alle numerose
mostre realizzate negli ultimi anni e ai
molteplici studi compiuti da critici e
storici d’arte, molti artisti italiani sono
ancora poco conosciuti e apprezzati.
Per queste ragioni la Fondazione
Varrone ha approntato una mostra
che potesse focalizzare l’attenzione
su artisti che con le loro opere hanno
abbracciato tutto o quasi l’Ottocento
italiano. Sono in mostra novantasei artisti che, con le loro creazioni, diedero
vita ad un cambiamento di direzione
nell’espressione pittorica in una panoramica che, sebbene non esaustiva,
intende delineare il clima, le influenze
e i principali temi trattati in un periodo
caratterizzato da un continuo fermento
e rinnovamento artistico.
Sette delle undici sale adibite alla
mostra ospiteranno le centosedici
opere provenienti da collezioni private
reatine. In esposizione per la prima
volta al pubblico capolavori di artisti
quali Giovanni Fattori, Giuseppe De
Nittis, Francesco Guardi e Federico
Zandomeneghi, solo per citare alcuni
tra i più illustri.
Le altre quattro sale ospiteranno invece
le opere di un noto pittore reatino dell’Ottocento, Antonino Calcagnadoro,
quale tributo in occasione del settantesimo dalla sua scomparsa. L’opera del
pittore ha goduto nell’ultimo trentennio
di un’ampia attenzione esegetica che
ne ha scandagliato a fondo, quasi sempre con apporti degni di nota, qualità
artistiche, affinità stilistiche, contenuti
simbolici. Calcagnadoro è dunque abbastanza noto in tutti i suoi valori, ma
la sezione della mostra ospiterà quasi
tutte opere inedite, grazie alle quali
sarà possibile ripercorrere il cammino
artistico e le molteplici trasformazioni
pittoriche di uno dei più importanti
pittori del territorio reatino.
Informazioni
tel. 0746 491422 - cell. 338 2501943
Orario:
feriali mattino (su richiesta) ore 10,00-13,00
pomeriggio
ore 16,00-19,00
sabato
domenica
lunedì
ore 10,00-22,00
ore 10,00-20,00
chiuso
Catalogo:
Edizioni Bora
costo: € 40,00
acquistato alla mostra: € 15,00
studenti: € 8,00.
€CO - FINANZIAMENTI
È stato recentemente approvato il bando 2005 relativo al Programma Energia Intelligente per l’Europa (EIE) 2003-2006 che
prevede contributi nel settore dell’energia volti all’efficienza e
all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Il programma ha lo scopo di
sostenere la politica energetica dell’Unione europea favorendo
lo sviluppo sostenibile in questo specifico settore. Dedichiamo
quindi la rubrica €CO-FINANZIAMENTI a presentare i contenuti del bando e le informazioni utili a riguardo.
La rubrica dedica inoltre un richiamo al recente Decreto del
Ministero delle Attività Produttive che ha sbloccato i contributi in conto energia per la produzione di energia elettrica
da fonte solare. Al tema abbiamo dedicato uno specifico articolo nello scorso numero di ottobre. Al fine di diffondere un
segnale preciso, avevamo lanciato la sfida ai soggetti beneficiari di esaurire tutta la potenza installabile già alla prima
scadenza. E così è stato! Al 30 settembre 2005 le domande
pervenute hanno già raggiunto la potenza installabile massima (100 MW). Il GRTN invita però a continuare a inviare
le domande, in previsione di un nuovo provvedimento del
Ministero delle Attività Produttive. Abbiamo quindi deciso
di riportare in sintesi i contenuti del Decreto.
COMMISSIONE EUROPEA
Invito a presentare proposte per azioni nel settore
dell’energia nel quadro del programma “Energia
Intelligente-Europa” (adottato con Decisione 1230/
2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 26/06/2003 - GUUE L 176 del 15/07/2003)
GUUE C 248 del 07/10/2005
Obiettivi e descrizione della programma
Il programma EIE ha lo scopo di sostenere le politiche dell’Unione europea del settore dell’energia, delineate nel Libro
verde sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico,
nel Libro bianco sui trasporti e in altri testi legislativi comunitari connessi (comprese le Direttive sulla produzione di
elettricità da fonti rinnovabili, sulle prestazioni energetiche
degli edifici e sui bio-combustibili).
Scopo del programma è quello di favorire lo sviluppo sostenibile nel contesto dell’energia, apportando un contributo
equilibrato al conseguimento degli obiettivi generali della
sicurezza dell’approvvigionamento energetico, della competitività e della tutela dell’ambiente.
Il programma EIE è strutturato per 4 settori sottoelencati.
SAVE: concerne il rafforzamento dell’efficienza energetica
e l’uso razionale dell’energia in particolare nei settori dell’edilizia e dell’industria (escluse le azioni nell’ambito di
STEER), compresa l’elaborazione e l’attuazione di misure
legislative.
ALTENER: concerne la promozione delle energie nuove e
rinnovabili per la produzione centralizzata e decentrata di
80
energia elettrica e calore e la loro integrazione nell’ambiente
locale e nei sistemi energetici (escluse le azioni nell’ambito
di STEER), compresa l’elaborazione e l’attuazione di misure
legislative.
STEER: concerne il sostegno alle iniziative riguardanti tutti
gli aspetti energetici dei trasporti, la diversificazione dei carburanti, mediante ad esempio nuove fonti di energia in fase
di sviluppo e fonti di energia rinnovabili, e la promozione
dei carburanti di origine rinnovabile e dell’efficienza energetica nei trasporti, compresa l’elaborazione e l’attuazione
di misure legislative.
COOPENER: concerne il sostegno alle iniziative relative
alla promozione delle energie rinnovabili e dell’efficienza
energetica nei paesi in via di sviluppo, in particolare nel
quadro della cooperazione della Comunità con i paesi in
via di sviluppo dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e
del Pacifico.
Le attività in questi settori del programma EIE devono ispirarsi a due grandi principi:
- l’integrazione di strumenti, mezzi e soggetti;
- l’integrazione dell’efficienza energetica e delle fonti di
energia rinnovabili.
Tipologia degli interventi
Le priorità del programma EIE si articolano in 17 azioni
chiave, di cui 12 di carattere verticale (per azioni che si
concentrano su uno dei quattro settori) e 5 di carattere
orizzontale (per azioni che riguardano diversi settori), per
le quali si rimanda al testo del bando.
Il bando invita a presentare proposte relative a tre tipi di
azioni:
Tipo 1 (Azioni generali o progetti);
Tipo 2 (Sostegno alla creazione di nuove agenzie locali e
regionali di gestione dell’energia);
Tipo 3 (Supporto specifico per eventi e manifestazioni).
La maggior parte dei finanziamenti erogati riguarda il Tipo 1.
Per ciascuno dei settori specifici e delle azioni chiave il finanziamento è destinato ad azioni o progetti concernenti:
a) promozione dello sviluppo sostenibile, della sicurezza
dell’approvvigionamento energetico, della competitività
e della tutela dell’ambiente;
b) creazione, ampliamento o ristrutturazione di strutture e
strumenti per lo sviluppo dell’energia sostenibile;
c) promozione di sistemi e attrezzature nel settore dell’energia sostenibile per accelerarne la penetrazione sul
mercato e stimolare gli investimenti diretti a facilitare la
transizione dalla dimostrazione alla commercializzazione di tecnologie più efficaci;
d) sviluppo delle strutture di informazione, educazione e
formazione; utilizzazione dei risultati, promozione e
diffusione del know-how e delle migliori pratiche;
e) monitoraggio dell’attuazione e dell’impatto delle iniziative
comunitarie, e delle azioni di sostegno;
f) valutazione dell’impatto delle azioni e dei progetti finanziati nell’ambito del programma.
Le azioni devono essere rivolte ad eliminare le barriere di
mercato per una maggiore diffusione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Tali azioni devono avere
un significativo impatto a livello europeo e la più ampia
rilevanza possibile per i cittadini e per le politiche europee.
Per questo verranno preferite le proposte di elevato rilievo
qualitativo che presentano piani di efficienza e un’ampia
dimensione.
Le azioni e i progetti elencati risultano complementari al VI
Programma Quadro sulla Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico,
ma dato che il Programma EIE mira a eliminare le barriere
di tipo non tecnologico, esso non finanzia i costi relativi alla
ricerca, alla dimostrazione e agli investimenti in tecnologie.
La durata massima per un’azione è di 36 mesi.
Entità del contributo
La sovvenzione intende favorire la realizzazione di un’azione
che non potrebbe essere eseguita senza un aiuto finanziario
comunitario secondo il principio del cofinanziamento. La
Commissione prevede pertanto solo un finanziamento complementare e sussidiario ai contributi forniti dal beneficiario,
dagli enti nazionali, regionali o locali e da altri organismi. Di
conseguenza, l’importo della sovvenzione concessa non sarà
superiore al 50% del totale dei costi ammissibili delle azioni di
Tipo 1 e di Tipo 2. Per le azioni di Tipo 3, l’importo della sovvenzione non sarà superiore ad un massimale di 40.000,00 Euro
e non potrà eccedere il 50% del totale dei costi ammissibili.
I contributi in natura non sono considerati come costi ammissibili. Il budget totale è di 51 milioni di Euro.
Beneficiari e localizzazione geografica
Persona giuridica pubblica o privata, stabilita nel territorio
degli Stati membri. Il programma è altresì aperto alla partecipazione di persone giuridiche dei paesi EFTA aderenti allo
Spazio economico europeo e dei paesi candidati, sulla base
di stanziamenti supplementari e secondo le procedure da
concordare con quei paesi. Persone giuridiche di altri paesi
possono essere ammesse a partecipare in casi motivati, ma
non possono beneficiare del finanziamento comunitario. Le
proposte di azioni relative a COOPENER devono comprendere anche organismi dei rispettivi paesi in via di sviluppo,
quali subappaltatori.
Presentazione domande e scadenza
Per le scadenze e per una sintesi delle principali informazioni si veda la tabella.
Azione
Progetti
(Tipo 1)
Budget
SAVE
ALTENER
STEER
40
COOPENER
5
Progetti
previsti
Scadenza
n. minimo partecipanti
31/01/2006
Almeno 3 organizzazioni
indipendenti da 3 Paesi
28/02/2006
Almeno 2 organizzazioni
indipendenti da 2 Paesi
Contributo
100
Agenzie per l’energia
(Tipo 2)
5
25
31/01/2006
Almeno 2 autorità locali
o regionali da 2 Paesi
Eventi (Tipo 3)
1
25
30/11/2005
28/04/2006
1 o più organizzazioni
Fino al 50%
Fino al 50%;
MAX 40.000 Euro
Il sito dà notizia anche sulle giornate di informazione che
si terranno durante il periodo di vigenza dell’invito a presentare proposte.
Ministero delle Attività Produttive
D.M. 28 luglio 2005 “Criteri per l’incentivazione
della produzione di energia elettrica mediante
conversione fotovoltaica della fonte solare”
(Gazzetta Ufficiale n. 181 del 5 agosto 2005)
Obiettivi e descrizione della misura
Il decreto stabilisce un obiettivo nazionale di potenza nominale da installare pari a 300 MW entro il 2015, tuttavia
gli incentivi vengono riconosciuti fino al raggiungimento di
una potenza nominale di 100 MW, di cui:
- 60 MW derivante da impianti di potenza maggiore o
uguale a 1 kW e inferiori a 50 kW;
- 40 MW derivante da impianti di potenza da 50 kW a 1 MW.
Tipologia degli interventi
Realizzazione di impianti fotovoltaici con potenza compresa
tra 1 e 1.000 kW.
Tipologia del contributo
Il guadagno è dato da un lato dalla vendita dell’energia
che viene prodotta, anche quella eccedente l’autoconsumo,
che viene pagata allo stesso prezzo di quella che si paga
in bolletta (circa 0,15 euro per kWh); dall’altro lato dall’incentivo variabile a seconda della potenza dell’impianto. Per
gli impianti di potenza nominale da 1 a 20 kW, l’incentivo
è di 0,445 euro per ogni kWh prodotto per un periodo di
20 anni. Per gli impianti di potenza nominale superiore a
20 e inferiori a 50 kW l’incentivo è di 0,46 euro per ogni
kWh prodotto. Le domande pervenute vengono accolte sulla
base della data di ricevimento. Infine per gli impianti di
potenza nominale superiore ai 50 kW è previsto un sistema
di incentivazione al ribasso. L’incentivo massimo è pari a
0,49 euro per ogni kWh prodotto. Viene data priorità alle
domande che richiedono un incentivo minore.
Gli incentivi vengono ridotti del 30% nel caso il beneficiario
usufruisca della detrazione fiscale del 36% per interventi
di recupero edilizio. Gli incentivi non sono previsti per
impianti che usufruiscono di incentivi pubblici in conto
capitale eccedenti il 20% del costo dell’investimento e che
usufruiscono dei certificati verdi.
Beneficiari
Persone fisiche e giuridiche, compresi soggetti pubblici e
condomini di edifici, responsabili degli impianti.
Localizzazione geografica
Territorio italiano.
Presentazione domande e scadenza
Le domande vanno presentate trimestralmente al Gestore
della rete di trasmissione nazionale Spa (GRTN). La prossima
scadenza è il 31 dicembre 2005.
Ulteriori informazioni e i documenti necessari possono essere ottenuti consultando il sito internet del GRTN
www.grtn.it e quello dell’Autorità per l’energia elettrica e
il gas www.autorita.energia.it
Per avere maggiori informazioni e per scaricare l’invito a
presentare le domande e il programma 2005, si rinvia alla
pagina internet ufficiale:
www.europa.eu.int/comm/energy/intelligent/index_en.html
81
IL NOSTRO PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE
Bagnaia (VT)
VILLA LANTE:
SUBLIMI GEOMETRIE D’ACQUA E DI VERDE
testi e foto di Alberto Piastrellini
Il viaggiatore che da Viterbo volga i
suoi passi in direzione dei Monti Cimini, affascinante area verde, dotata
di sentieri, tracciati per passeggiate a
cavallo, aree attrezzate per pic nic e
quant’altro si possa desiderare, fatto
salvo il rispetto dei luoghi e della loro
naturalità, può fermarsi, a circa 4 Km
dalla Città dei Papi, nel piccolo centro
di Bagnaia e salire verso la collina soprastante per immergersi nell’incanto
di uno di quei giardini che hanno fatto
la storia dell’architettura verde del ’500
italiano: Villa Lante.
Oltre 22 ettari di parco, concepiti in
primo luogo nei primi anni del ’500
quando il Cardinale Raffaele Riario volle creare una sua personale riserva di
caccia, il “barco”, cintando con un alto
muro la sommità di un intero colle.
Successivamente i vari proprietari che
si susseguirono nell’arco di quasi un
secolo, i Cardinali: Niccolò Ridolfi
(1538-1550); Giovanni Francesco
Gambara (1568-1587); Federico
Cornaro (1587-1590); Alessandro Peretti Montalto (1590-1623), apportarono
modifiche consone alle proprie diverse
esigenze e personalità aggiungendovi
vari ambienti adibiti ad abitazione,
scuderie, casini di caccia, seguendo i
gusti e la moda del tempo in un gioco
di sovrapposizioni e giustapposizioni
di stili diversi.
Il tutto sino al 1656 quando Villa e
Giardino passarono in enfiteusi alla
Veduta panoramica della Fontana del Quadrato
82
famiglia Lante della Rovere che ne
mantenne la proprietà sino al 1933.
Passeggiare nel Parco fra selve di elci
secolari, platani, cedri ed ippocastani
cullati dal gorgoglio dell’acqua che fa
da motivo conduttore per tutte le fontane che si susseguono lungo il braccio
principale dell’insieme architettonico (il
giardino sale a terrazze sino alla cima
del colle), significa andare con la
memoria a suggestioni ariostesche di
dame e cavalieri seduti presso ninfei e
assorti in bei conversari.
La grazia selvaggia di un angolo
evoca l’immagine di vezzose altalene
con damine rococò rubate alla tela di
Fragonard… Lecci fronzuti e platani
monumentali offrono coi loro tronchi
spaccati e scavati dal fulmine invitanti
alcove improvvisate per arcadici e
pudichi amanti… Altrove geometriche siepi di bosso limitano i bordi
di un labirinto verde dentro il quale
vagheggiare di perdersi in compagnia
di una bella Arianna senza tema del
mitologico figlio di Pasife e Minosse…
Ovunque il gorgoglìo morbido e chioccio dell’acqua che cade, scorre, si getta,
ora impetuosa ora lenta e tranquilla,
zampilla e si frange su rocce muscose e
si sperde nell’aria a creare improvvisati
ed effimeri arcobaleni.
Il giardino non è solo un luogo di
delizie e bellezza, bensì il frutto di un
potente progetto volto a magnificare
la potenza terrena di chi lo ha voluto
(il Cardinale Gambara in primo luogo)
e a celebrare la supremazia dell’uomo
sulla natura.
In questo senso, tutte le varie Fontane che sorgono a raccordare fra loro
i diversi dislivelli in cui è separato il
pendio del terreno, si schiudono, oggi
come allora, al visitatore smaliziato,
come le pagine di un libro di pietra e
raccontano tante storie in un’allegoria
piuttosto profana della Creazione.
Naturalmente il “viaggio iniziatico” alla scoperta del “racconto segreto” dei
giochi d’acqua di Villa Lante non tiene
conto del normale percorso turistico
che parte dalla parte più bassa (ingresso: Via Jacopo Barozzi) per risalire
verso i terrazzamenti più alti.
Proprio da qui inizia il “racconto”, dal
“Monte della Pioggia” o Fontana del
Diluvio; uno “scherzo” architettonico,
un rustico ninfeo di rocce e pietrisco su
cui si aprono sei “grotte” incorniciate
da un intrico di rampicanti e capelvenere da cui sgorga e scroscia copiosa
(nella parodia ideale di una “sorgente
naturale”) l’acqua captata ai piedi del
Monte San Valentino.
La bassa vasca del ninfeo appare quasi
completamente coperta dalla vegetazione galleggiante; roccia, vegetazione,
acqua e opera dell’uomo rimandano a
quell’idea di armonia arcaica fra Uomo
e Natura.
Da qui, seguendo il declivio del colle,
si scende alla piccola rotonda di bosso
che nasconde la Fontana dei Delfini
(il nome nasce dalle otto coppie di
delfini che ne caratterizzano il decoro
principale), allegoria del mare e del
dominio delle acque sulla terra durante
il Diluvio.
La fontana, di forma ottagonale si offre
allo sguardo del visitatore in un insieme armonico di vasche degradanti dalle
quali ogni sorta di elemento scultoreo,
vasi, mascheroni, e rilievi di varia forma
zampillano e gettano acqua che captata
dall’ingegnoso acquedotto che raccorda fra loro tutte le creazioni idrauliche
del parco, sgorga poco più avanti dalle
fauci di una gambero (emblema del
del Lombardelli.
Sulle pareti e sui soffitti della Loggia
del primo piano, un ciclo di pitture
offrono al visitatore la “fotografia”dei
luoghi Barco, della Villa di Bagnaia,
del Palazzo di Caprarola e della Villa
Estense di Tivoli, ai tempi della loro
costruzione: ciclo voluto dal Cardinale
Gambara per sottolineare la dipendenza
ed il legame con le più potenti famiglie
dei Farnese e degli Estensi.
In primo piano la “Tavola del Cardinale” e in prospettiva la Fontana dei Giganti
Cardinale Gambara) per defluire lungo
il pendio, incanalata in un sistema di
elementi scultorei modulari concatenati
fra loro a rimandare al corpo metamerico di un ulteriore gigantesco gambero
e fiancheggiati da una scalinata: è la
Fontana della Catena.
La cascatella della Catena sfocia, fra le
chele del gambero, nel terrazzamento
successivo aprendosi nella monumentale Fontana dei Giganti che prende il
nome dalle due grandi statue sdraiate
al fianco della vasca principale. I due
colossi, di gusto classicheggiante
raffigurano i fiumi Tevere ed Arno e
alludono ai buoni rapporti fra il papato
e la famiglia Medici di Firenze.
Dopo il caos del Diluvio e il predominio di Nettuno, la Fontana dei Giganti
rappresenta proprio il tempo di Giove, l’età della ragione in cui l’uomo è
chiamato a sottomettere le forze della
natura per dominarle ed asservirle al
suo volere.
Davanti al complesso della Fontana si
apre infatti un viale spazioso dominato da un’alta vasca con i bordi molto
ampi; è la Tavola del Cardinale, una
fontana di utilità pensata come gigantesca mensa all’aperto dove improvvisare
conviti e banchetti usufruendo di un
lungo “taglio” centrale dove l’acqua
serviva da rinfrescatoio per frutta e
vivande.
Il salto dalla terza alla seconda terrazza
inserisce nel racconto l’elemento Fuoco
con la Fontana dei Lumini, ripida e
scenografica serie di vasche sovrapposte caratterizzate da un decoro di finte
candele romane che “fiammeggiano”
acqua al posto del fuoco.
Da qui, lo sguardo si apre sulla crea-
zione maggiore di questo magnifico
parco: la Fontana del Quadrato o dei
Quattro Mori.
Al centro di un ampio pianoro, una
cornice di labirinti di bosso incastona
e racchiude un ampio quadrato d’acqua
suddiviso in quattro bacini da altrettante passerelle balaustrate. Nel mezzo
un triplice cerchio di vasche conduce
lo sguardo verso il gruppo scultoreo
che si eleva al centro del complesso:
quattro figure maschili in peperino (reso nero dall’azione dell’acqua, di qui
l’identificazione con dei Mori) reggono
lo stemma di Sisto V, caratterizzato da
una stella a varie punte che getta acqua
in ogni direzione.
Il “racconto” delle fontane raggiunge la
sua fine: l’Uomo ha asservito il potere
dei quattro Elementi della Natura e si
diffonde in ogni angolo del mondo.
Ma Villa Lante riserva ancora diverse
sorprese come la teatrale Fontana di
Pegaso (la prima che appare al visitatore), la Fontana dei Leoncini, e la
curiosa Neviera, sorta di deposito per la
neve da utilizzare durante i mesi caldi,
voluta dal Cardinale Montalto talmente
ghiotto di bevande ghiacciate al punto,
così dicono, da morirne per l’abuso.
Quasi coeva dello stupefacente Palazzo
Farnese di Caprarola e della consorella
Villa d’Este a Tivoli, l’architettura delle
Palazzine di Villa Lante risulta curiosamente più semplice e funzionale
quasi a voler sottolineare la predominanza del giardino sugli ambienti
da abitare.
Da sottolineare, la decorazione pittorica di alcuni interni, per la quale si
fanno i nomi dei fratelli Zuccari, di
Raffaellino da Reggio, del Tempesta e
Fontana della Catena
Particolare della Fontana di Pegaso
Particolare della Fontana del Diluvio
83
i quesiti dei lettori: L’ESPERTO RISPONDE
In quali conseguenze incorre l’impresa che effettua un
trasporto di rifiuti con un automezzo non ricompreso tra quelli comunicati in occasione dell’iscrizione
all’Albo?
Secondo l’ormai consolidato orientamento della Corte di
Cassazione (Cass. pen, Sez. III, sent. n. 1492 del 4 luglio
2000; Cass. pen, Sez. III, sent. n. 4373 del 5 febbraio 2004 ;
Cass. pen, Sez. III, sent. n. 12374 del 1° aprile 2005), il
trasporto di rifiuti effettuato con mezzi la cui utilizzazione
non è stata comunicata all’atto dell’iscrizione nell’Albo delle
imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, deve ritenersi
svolto in violazione dei requisiti, delle condizioni e delle
prescrizioni richiamate nell’atto abilitativo.
Conseguentemente tale comportamento integra la violazione dell’art. 51, comma 4 del D. Lgs. n. 22 del 1997; ciò in
quanto l’iscrizione è strettamente connessa alla categoria di
inquadramento ed ai mezzi di trasporto utilizzati.
Può un’Associazione ambientalista impugnare davanti al TAR una deliberazione comunale in materia
urbanistica? In caso affermativo, può il ricorso essere
proposto dalla sezione locale dell’Associazione?
L’art. 18, comma 5 della Legge 8 luglio 1986 n. 349 (recante
“Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia
di danno ambientale”) stabilisce che le associazioni individuate in base all’articolo 13 della medesima legge possono
ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi.
La giurisprudenza ha sempre ritenuto che gli
articoli 13 e 18 della Legge n. 349/1986, attribuendo alle associazioni ambientalistiche
una legittimazione eccezionale ad agire
in giudizio a tutela dell’ambiente, non
legittimassero le stesse associazioni ad
impugnare provvedimenti di natura urbanistica (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V,
sent. n. 278 del 10 marzo 1998).
Peraltro, nella recente sentenza n.
5205 del 30 settembre 2005, la
Quarta Sezione del Consiglio di
Stato, constatando che è sempre
più difficile, se non quasi impossibile, individuare e separare
block notes
Milano, 23-25 novembre 2005
PVTECH EXPO
2a Mostra Convegno per
l’industria manifatturiera italiana del fotovoltaico
Sede: Palazzo delle Stelline - Corso Magenta, 21 - Milano
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Parigi, 29 novembre - 2 dicembre 2005
POLLUTEC
Salone internazionale delle strumentazioni,
delle tecnologie e dei servizi per l’ambiente
Sede: Parc des Expositions - Paris-Nord Villepinte
84
nettamente le questioni urbanistiche da quelle ambientali
e rilevando che le relative opzioni ermeneutiche non possano comportare la violazione dei principi costituzionali in
tema di diritto di difesa, sindacato sugli atti della pubblica
amministrazione e di tutela degli interessi ambientali, ha
riconosciuto la legittimazione delle associazioni ambientaliste a ricorrere avverso atti che, pur incidendo
direttamente nel contesto urbanistico, siano lesivi dei
valori ambientali.
Relativamente al secondo quesito, va detto che, secondo
l’orientamento prevalente, la speciale legittimazione delle associazioni di protezione ambientale - di intervenire
nei giudizi per il danno ambientale e ricorrere in sede di
giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi - riconosciuta dall’articolo 18 della Legge n. 349/1986,
riguarda l’associazione ambientalistica nazionale formalmente riconosciuta e non le sue propaggini territoriali, per cui
queste ultime non possono ritenersi munite di autonoma
legittimazione processuale, neppure per l’impugnazione di
un provvedimento ad efficacia territorialmente limitata (cfr.
Consiglio di Stato, Sez. V, sent. n. n. 5136C del 17 luglio
2004; Consiglio di Stato, Sez. IV, sent. n. 3878 dell’11 luglio
2001; T.A.R. Emilia Romagna, Parma, sent. n. 285 del 25
maggio 2005; T.A.R. Toscana, Sez. III, sent. n. 3180 dell’11
agosto 2004; T.A.R. Liguria, Genova, Sez. I, sent. n. 833 del
9 maggio 2004; T.A.R. Piemonte, Sez. I, sent. n. 1197 del 3
ottobre 2003).
Va dato conto, tuttavia, che esiste anche un orientamento
minoritario, secondo il quale la legittimazione ad agire va
riconosciuta anche alle sezioni locali delle associazioni di
tutela ambientale, giacché gli articoli 13 e 18 della Legge
n. 349/1986 riconoscono in via generale tale legittimazione
senza distinguere tra le varie articolazioni dell’associazione;
sicché, sarebbe ingiustificatamente restrittiva un’interpretazione che, imponendo all’associazione limiti non previsti
dal dettato normativo quanto alla facoltà statutaria di organizzarsi sul territorio, richiedesse sempre e comunque
l’intervento degli organi centrali per l’esercizio in concreto
di tale legittimazione (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, sent.
n. 1414 del 17 marzo 2000; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II,
sent. n. 724 del 7 maggio 2005; T.A.R. Veneto, Sez. III, sent.
n. 1629 del 1° marzo 2003; T.A.R. Marche, sent. n. 184 del
22 febbraio 2002 e n. 987 del 30 agosto 2001).
Rubrica di informazioni utili
Contatto italiano: Promosalons - Saloni Internazionali Francesi srl
via Caradosso, 10 - 20123 Milano
Tel. 02 4343531 - fax 02 4699745
[email protected]
Roma, 28 novembre 2005
“Aree Marine Protette e Parchi Nazionali Costieri:
best practice e esperienze a confronto”
workshop promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del
Territorio - Direzione Protezione della Natura
Sede: Villa Celimontana - P.zza della Navicella
Sede della Società Geografica Italiana
Informazioni: Tel. 06 57225392 - 06 572287.05-09-22
[email protected] - [email protected]
Inserto bimestrale della rivista Regioni&Ambiente
Promosso da
La Spezia
Ravenna
Savona Vado
NOVEMBRE 2005
I Porti d’Italia, rivista bimestrale di approfondimento sui temi dei servizi ecologici portuali e della prevenzione dell’inquinamento, “sbarca” in questo numero in due importanti scali liguri: La Spezia e Savona.
Per quanto riguarda La Spezia presentiamo una relazione dell’Autorità Portuale che affronta il tema della sostenibilità
ambientale dello sviluppo dello scalo, mettendo in evidenza quanto fatto relativamente al monitoraggio precedente alle attività di dragaggio. Relativamente al porto di Savona, pubblichiamo un’intervista rivolta al Presidente dell’Autorità Portuale
Cristoforo Canavese, che ci ha illustrato in modo approfondito e dettagliato l’evoluzione del porto negli ultimi anni e le
linee di sviluppo che si intendono seguire.
Come in ogni numero de I Porti d’Italia, l’Ansep-Unitam presenta anche le proprie aziende associate che con professionalità
ed esperienza garantiscono una vasta gamma di servizi ecologici portuali e salvaguardano l’ambiente marino.
Nell’abituale rubrica “Approfondimenti e normativa” il consulente tecnico dell’Ansep-Unitam, Com.te Guido Matteini, illustra la legge che ratifica l’adesione dell’Italia al Protocollo del 2003 alla Convenzione internazionale del 1992. Infine la
rubrica delle “News” è interamente dedicata a Mauro Palmiero, recentemente rieletto Presidente dell’Ansep-Unitam, al quale
abbiamo rivolto un’intervista. La partecipazione dell’associazione a MEDMAR 2005 (Ravenna, 26-28 ottobre 2005) è stata
l’occasione per fare il punto dell’attività dell’Ansep-Unitam e per portare all’attenzione gli interventi necessari per ridurre i
rischi di inquinamento del Mar Mediterraneo.
Buona lettura.
Il Segretario nazionale Ansep-Unitam
Paolo Baldoni
Autorità Portuale della Spezia ...................................................................... p. III
Sviluppo e tutela ambientale
SEPOR srl ...................................................................................................... p. V
Un’azienda sempre all’avanguardia
TRANSMARE snc ........................................................................................... p. VI
Servizi marittimi nel comprensorio portuale di Savona - Vado Ligure
Il porto di Savona Vado: idee chiare per il futuro ........................................ p. VII
Intervista al Presidente dell’Autorità Portuale Cristoforo Canavese
Approfondimenti e normativa ....................................................................... p. XI
Novità legislative sul trasporto marittimo
Pubblicata la legge che ratifica l’adesione dell’Italia al Protocollo del 2003
alla Convenzione internazionale IOPC Fund del 1992
News Ansep-Unitam ..................................................................................... p. XII
Ansep-Unitam a MEDMAR 2005
Intervista al Presidente Mauro Palmiero
Inserto bimestrale della rivista Regioni&Ambiente
NOVEMBRE 2005
AUTORITÀ PORTUALE DELLA SPEZIA
Sviluppo e tutela ambientale
A cura dell’ Autorità Portuale della Spezia
La Gestione Integrata della fascia costiera, finalizzata all’armonico sviluppo delle diverse potenzialità del Golfo della
Spezia, nel rispetto e nella tutela ambientale, costituiscono
un fattore discriminante e di competitività nel panorama
dei traffici marittimi nazionali ed internazionali; per questo
è diventata tra gli obiettivi principali di tutta la politica ambientale dell’Autorità portuale spezzina.
Dove l’ecosistema risulta in equilibrio delicato e precario
necessita, quindi, ridurre al minimo gli impatti salvaguardando gli aspetti ancora intatti; laddove, invece, risulta già
compromesso necessita migliorare lo stato attuale, recuperando le caratteristiche naturali iniziali.
L’ambizioso cammino verso l’ecosostenibilità ambientale
delle attività portuali deve partire dal rispetto della normativa ambientale di tutti i settori e crescere in un processo
di miglioramento continuo, permesso dall’adozione delle
sempre migliori tecnologie.
Perché ciò avvenga è necessario lo sviluppo di una nuova
e più viva sensibilità ambientale da parte di tutti i concessionari demaniali ed, in primis, dell’organismo che ne ha il
ruolo d’indirizzo programmazione e controllo. Da questo
nasce la scelta dell’Ente spezzino di dotarsi di un Sistema
di Gestione Ambientale conforme alla Norma UNI EN ISO
14001.
La certificazione ambientale, conseguita nel Luglio 2005,
ha permesso di tracciare il quadro del contesto ambientale attuale, individuando gli aspetti ambientali significativi
(quindi sensibili o a rischio) di competenza diretta o indiretta
dell’Autorità portuale.
Dapprima sono state migliorate le procedure interne dell’Ente, relative alle attività impattanti; poi si è cercato di
svolgere un ruolo trainante per i concessionari tramite una
corretta divulgazione e la promozione di protocolli d’Intesa
con Enti che si occupano delle problematiche ambientali.
In questo contesto si inseriscono le numerose iniziative
ambientali dell’Autorità portuale per le criticità/sensibilità
che investono i diversi comparti dell’ecosistema costiero
spezzino.
Per quanto riguarda l’ambiente marino, già parzialmente
compromesso, diverse sono state le iniziative volte alla
tutela e al miglioramento.
Considerato il forte impatto dello svasamento a mare dei
rifiuti delle navi, è degna di nota la redazione, da parte dell’Autorità portuale, del Piano di Raccolta dei Rifiuti da nave
in ottemperanza alle disposizioni del D.Lgs. 182/2003.
Il piano è finalizzato alla riduzione degli scarichi a mare
da parte delle navi e delle imbarcazioni da diporto e prevede:
- l’adozione di un nuovo sistema tariffario che incentivi il
corretto conferimento, migliorando la gestione di questa
classe di rifiuti;
- l’affidamento del servizio, tramite procedura ad evidenza
pubblica, ad unico soggetto concessionario di comprovata
esperienza ed opportunamente organizzato;
- la divulgazione e la sensibilizzazione di tutte le categorie
marittime/portuali relativamente alle principali problematiche inerenti l’inquinamento marino da nave;
- l’introduzione della raccolta differenziata anche per questa
categoria di rifiuti;
- la facile ed accurata verifica dell’efficienza del sistema
di gestione nel rispondere alle nuove necessità di smaltimento.
L’impatto delle numerose attività commerciali, cantieristiche
e industriali concentrate in un arco costiero così ristretto,
l’impatto urbano legato a una depurazione fognaria, ad
oggi, ancora insufficiente, nel contesto di un golfo separato
dal mare aperto da una significativa diga foranea, hanno
fortemente alterato l’equilibrio dell’ecosistema marino interno alla rada.
Tali alterazioni, grazie alla discreta circolazione interna, non
hanno compromesso la qualità dell’acqua, che presenta
ancora i parametri sanitari necessari al mantenimento delle
attività di mitilicoltura e di ittiocoltura, ma sono state registrate in maniera indelebile dai sedimenti, che risultano in
diversi punti fortemente inquinati.
Questo obbliga l’Autorità portuale (ed in generale qualsiasi
soggetto che operi a mare) a prestare particolare attenzione
anche nella realizzazione di opere di ordinaria manutenzione, quali ad esempio l’approfondimento dei canali e
dei bacini portuali, impedendo l’eventuale dispersione
nell’ambiente marino dei contaminati rimobilitati durante
le attività.
Per verificare che non si instaurino fenomeni diffusivi e
dispersivi del materiale rimobilitato durante la realizzazione
degli interventi a mare previsti dal nuovo Piano Regolatore
Portuale ad opera delle correnti interne al golfo, l’Autorità
portuale ha commissionato all’Intecno-DHI (agente esclusivo
italiano della DHI danese) lo studio delle caratteristiche
idrodinamiche del golfo e lo studio dei potenziali effetti delle
nuove realizzazioni sulla circolazione interna alla rada.
Per conoscere, poi, la risposta dell’idrodinamica marina interna al golfo alla variabilità delle condizioni meteorologiche,
da tener presente in tutte le fasi operative e di monitoraggio,
è stato finanziato lo studio MENFOR (condotto dall’Istituto
Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) che ha come scopo
la produzione di un metodo di previsione quantitativa dei
tempi di flusso e delle ampiezze di meteomarea, basato
sull’uso congiunto di barometri, mareometri, gravimetri e
orologi.
In collaborazione con ICRAM, ARPAL, Istituto Superiore di
Sanità e USL locale, l’Autorità portuale della Spezia ha redatto, nel 2003, un dettagliato Piano di Monitoraggio per le
attività di dragaggio, primo nel suo genere a livello nazionale
III
Piano di monitoraggio: Multibeam color del canale navigabile e dei bacini portuali nel porto mercantile
(rilevamento tridimensionale della profondità del fondale).
e degno di nota a livello internazionale. Il monitoraggio
si estende da una fase pre-operam, volta a determinare la
condizione di riferimento ossia di “bianco” (già realizzata
nel 2003), ad una fase post-operam, volta ad accertare il
raggiungimento di un nuovo equilibrio o il ripristino delle
condizioni iniziali.
Nell’ambito della fase pre-operam è stata ricostruita una
fotografia dettagliata dell’area soggetta ad escavo a fini
commerciali, grazie al rilievo MULTIBEAM, effettuato dai
tecnici militari della nave Magnaghi, su disposizione del
Dipartimento Militare Marittimo dell’Alto Tirreno. Sono state
poi rilevate le caratteristiche fisico-chimiche ed ecotossicologiche della colonna d’acqua e monitorato lo stato delle
biocenosi sensibili esterne alla rada tramite R.O.V.
Per conoscere lo stato attuale dei fondali del porto commerciale e il loro grado di contaminazione è stata svolta
una campagna di caratterizzazione dettagliata secondo una
magliatura ristretta 50m per 50m. I risultati di queste analisi,
riassunti nel Progetto Preliminare di Bonifica ICRAM 2005,
hanno permesso l’individuazione e la delimitazione di aree
da bonificare o da mettere in sicurezza d’emergenza, ai sensi
del D.Lgs. 471/99.
L’Autorità portuale della Spezia ha elaborato per ciascuna
di queste il relativo progetto di bonifica/messa in sicurezza,
(approvato dal Ministero dell’Ambiente) la cui messa in
opera è, ad oggi, in itinere.
Il particolare contesto geografico ha reso in passato il golfo
spezzino tappa importante nelle rotte degli antichi traffici
romani. Per questo l’Ente ha affidato a Marenostrum, in
collaborazione con CONISMA e NOA, la realizzazione di una
campagna d’indagine archeologica, propedeutica all’attività
di escavo del fondale antistante la Banchina Ravano. Con
rilievi Multibeam, Side-Scan Sonar, Sub Bottom Profiler e
con l’ispezione di operatori subacquei esperti e saggi archeologici ad hoc, è stato possibile accertare l’assenza di
eventuali reperti storici nell’area da approfondire.
Per valutare l’entità dell’inquinamento legato alle acque
di prima pioggia negli ambiti di propria competenza e
per adottare le migliori tecnologie per mitigarlo, l’Ente ha
incaricato l’Università di Genova di uno studio specifico in
via di ultimazione.
IV
Altro punto critico emerso dall’analisi ambientale preliminare
e motivo di malcontento per gli abitanti residenti nelle zone
limitrofe al porto è l’impatto legato alle emissioni acustiche
e atmosferiche connesse alle attività portuali.
Queste forme di inquinamento presentano due componenti
sovrapposte e difficilmente distinguibili tra loro: una portuale, legata alle attività di piazzale ed una urbana, legata
alla viabilità.
Per dare risposta a queste problematiche, che incidono
direttamente sulla qualità della vita nei quartieri limitrofi
alla cinta portuale, l’Autorità Portuale ha avviato una serie
di Convenzioni con il Comune della Spezia e gli Enti di
controllo ambientale, per lo svolgimento di campagne di
monitoraggio specifiche.
Per le emissioni, infatti, ad oggi si è conclusa la campagna
condotta in collaborazione con ARPAL per il rilievo di
PTS (con la determinazione di Pb, Cd, Ni, V), BTEX, IPA,
PM10 in quattro stazioni, due interne e due esterne all’area
portuale, disposte in parallelo due a due, per quantificare
distintamente il contributo urbano da quello delle attività
dei piazzali portuali.
Contestualmente, nel periodo di giugno-luglio 2005, è
stata condotta l’indagine fonometrica per valutare l’impatto acustico delle attività portuali, recepito dalle abitazioni
adiacenti al perimetro portuale. I rilievi sono stati condotti
in recettori abitativi interni, posti ai piani alti di edifici con
finestre prospicienti all’area portuale in condizioni di finestre
aperte e chiuse ed in corrispondenti recettori esterni a quota
stradale. Le indagini sono state condotte in periodo diurno
e notturno.
Dall’analisi del clima acustico è emerso come sebbene la
situazione sia difficile, rispetto al passato presenta un certo
miglioramento. Vista inoltre la difficoltà nel distinguere il
contributo legato alle attività portuali da quello connesso
alla viabilità urbana, necessita un impegno diretto dell’amministrazione comunale e dei terminalisti per l’adozione, nei
settori di competenza, di idonei sistemi mitigativi.
Per rendere più efficiente il monitoraggio acustico ed atmosferico, l’Autorità portuale della Spezia ha in programma
l’acquisto di un mezzo motorizzato che, attrezzato con
fonometro e rilevatori di PM10, PM2,5, PTS (conformi alle prescrizioni ARPAL), funzionerà da centralina mobile, utile nelle
aree critiche che necessitano di controlli più frequenti.
SEPOR srl
Un’azienda sempre all’avanguardia
La Sepor, nata nel 1952 a La Spezia, si è sempre distinta in
cinquant’anni di attività nel campo della tutela ambientale
per la lungimiranza nel prevedere e implementare, nei suoi
processi produttivi, l’evoluzione delle tecnologie di salvaguardia dell’ambiente.
Con la realizzazione alla fine degli anni ottanta del primo
impianto portuale nazionale per il trattamento di acque
oleose e di sentina (in seguito ampliato ad altre tipologie di
acque industriali), l’azienda ha completato il proprio ciclo
produttivo che va dalle bonifiche navali ed industriali al
trattamento dei reflui di risulta delle stesse.
L’impianto sorge su un pontile autonomo posto all’interno
del porto mercantile della Spezia e si avvale di due cicli di
trattamento: chimico fisico e biologico; riceve e depura circa
40.000 tonnellate annue di acque oleose con un recupero
di olio combustibile, quindi di energia riutilizzabile, di circa
4.000 tonnellate l’anno.
La Sepor svolge inoltre il servizio giornaliero di ritiro rifiuti
di cucina dalle navi che, prima di essere conferiti in discarica, subiscono un processo di sterilizzazione (in quanto
provenienti da navi extra U.E.), al fine di eliminare eventuali
microrganismi patogeni, virus, batteri e quindi forme di
trasmissione di patologie infettive per gli animali; anche in
questo caso l’azienda è stata una delle prime nel settore a
dotarsi di un simile impianto, il cui obbligo è stato esteso
a tutti i porti operanti nell’Unione Europea.
Altra attività fondamentale della Sepor è il servizio antinquinamento marino che svolge quotidianamente con l’ausilio
di battelli ecologici tecnologicamente avanzati di propria
produzione sia nel porto mercantile che all’interno dell’arsenale militare: è in grado quindi di effettuare operazioni
di emergenza nel caso di inquinamenti provocati da accidentali scarichi a mare di idrocarburi con notevoli capacità
e rapidità di intervento.
Oltre alle normali attività di bonifica di locali e
cisterne di navi, Sepor srl
si è distinta per l’attività
di bonifica ambientale
ed industriale in tutto il
territorio nazionale.
Il settore bonifiche ha
sempre seguito con attenzione le necessità di
rimuovere dagli impianti
industriali quei residui di
lavorazione che sono di
ostacolo alle operazioni
di manutenzione o che rappresentano un pericolo per gli
operatori e l’ambiente. Le nostre operazioni di bonifica, mirate soprattutto al settore petrolifero, interessano serbatoi di
stoccaggio e impianti di produzione nei quali l’asportazione
preventiva dei residui di lavorazione (fondami, incrostazioni,
vapori e gas) è necessaria per effettuare interventi di manutenzione in ambienti GAS-FREE. Di grande importanza
è l’attività svolta per il recupero di siti industriali dismessi,
dove spesso i rifiuti prodotti dalle attività lavorative, per la
loro pericolosità, rendono necessarie operazioni di bonifica
del suolo, degli impianti e delle strutture. La nostra dotazione di pompe specifiche, idropulitrici ad alta pressione ed
autospurghi ADR, ci permette di effettuare le più svariate
operazioni di bonifica e affrontare qualsiasi problematica
preservando sempre l’ambiente circostante.
Sepor srl significa anche Navoil srl, la società che con la
propria organizzazione di rimorchiatori e motocisterne,
svolge nei porti mercantili di Marina di Carrara e La Spezia
il servizio di bunkeraggio alle navi per conto di Eni spa.
La Direzione, per raggiungere la massima soddisfazione dei
Clienti, per sviluppare ed attuare la propria politica e gestire i
propri aspetti ambientali, mette in atto un sistema di gestione
integrato conforme alle norme Iso 9001 e Iso 14001.
Per maggiori informazioni e contatti:
SEPOR TERRESTRE E MARITTIMA SRL
Via del Molo, 64/B - 19126 La Spezia
Tel. 0187 511535 - Fax 0187 511545
www.sepor.it - [email protected]
Azienda Certificata UNI EN ISO 9001 e UNI EN ISO 14001
V
TRANSMARE snc
Servizi marittimi nel comprensorio portuale di Savona - Vado Ligure
-
-
-
La società, nata nei primi anni ’70
per fornire servizi barcaioli ai terminal petroliferi nella rada di Vado
Ligure, è andata sempre migliorando le proprie attività, sviluppando
ogni tipo di esperienza inerente
l’ambito dei servizi marittimi.
Oggi la Transmare snc:
- offre servizi di trasporto passeggeri e merci nel compartimento marittimo di Savona;
è concessionaria del servizio battellaggio nel comprensorio portuale di Savona - Vado Ligure;
è concessionaria del servizio di stesura panne galleggianti e disinquinamento con skimmer nel compartimento
marittimo di Savona;
effettua operazioni di monitoraggio, rimorchi tra ToscanaLiguria e sud della Francia;
effettua operazioni di discarica petroliere (connessione
manichette, assistenza alla discarica, campionamenti
cisterne) nella rada di Vado Ligure;
è socio operativo di Castalia Ecolmar, operando nel
compartimento marittimo di Imperia;
effettua il servizio di pulizia degli specchi portuali di
Savona e Vado Ligure.
Allo scopo di fornire i migliori servizi nel rispetto delle
norme UNI EN ISO 9002, la Transmare dispone di mezzi
modernissimi adeguatamente armati ed equipaggiati.
Dispone in particolare di:
- due piattaforme contenenti ciascuna 500 metri di panne
galleggianti off-shore pronte all’uso in 45 minuti dalla
chiamata;
- rimorchiatori attrezzati per il servizio speciale antinquinamento;
- battelli disinquinanti;
- veloci pilotine da 12 metri per l’assistenza;
- mezzi di sollevamento a terra;
- panne galleggianti portuali pronte all’utilizzo;
- power-pack con skimmer da utilizzare a terra.
Per maggiori informazioni e contatti:
TRANSMARE di Conni - Polito & C. S.n.c.
Via Aurelia, 322
17047 Vado Ligure (SV)
Tel. e Fax 019 886062
[email protected]
VI
Il porto di Savona Vado:
idee chiare per il futuro
Intervista al Presidente dell’Autorità Portuale Cristoforo Canavese
Gent.mo Presidente, se dovesse
introdurre il porto di Savona
oggi - magari a chi non lo ha
mai visto o conosciuto - come
lo descriverebbe?
L’ambito di competenza dell’Autorità Portuale di Savona comprende
due bacini portuali: Savona e Vado Ligure, distanti fra loro circa
4 km. I due porti costituiscono
una ideale porta di accesso ai
mercati del Sud Europa, cui sono
collegati da efficienti canali di
comunicazione.
Nel nodo autostradale di Savona si incontrano l’autostrada
costiera A10, verso Ventimiglia e la Francia a Ovest e Genova, Milano e Roma a Est, e la A6 verso Torino e i valichi
alpini. Inoltre, da Savona partono linee ferroviarie costiere
per la Francia e Genova e linee di penetrazione verso il Sud
Europa, attraverso Torino e Alessandria, con elevati margini
residuali di utilizzo, senza interventi infrastrutturali.
Grazie alla movimentazione in costante crescita, oltre 14
milioni di tonnellate nel 2004, il porto di Savona Vado si
colloca tra i primi 12 porti italiani per volume di traffico e
dà occupazione a circa 2.000 persone, mentre altrettante
lavorano nell’indotto.
Servizi ad altissima specializzazione caratterizzano il porto
che eccelle nel settore general cargo, è il più importante
scalo tirrenico per l’import-export di rinfuse alimentari e il
principale punto di approvvigionamento di materie prime per
le industrie dell’Italia Settentrionale tramite diversi impianti
specializzati per ogni tipo di rinfuse solide e liquide.
Savona è home port della flotta di Costa Crociere, e vi
transitano oltre 600.000 passeggeri/anno. Al porto di Vado,
head office di Forship, fa capo la linea di traghetti Corsica
Ferries, con circa 400.000 passeggeri/anno.
Comprensorio ricco di un patrimonio d’arte e storia e favorito dalla bellezza del paesaggio, dal clima eccellente e
dal mare pulito (Bandiera Blu dell’Unione Europea da tre
anni consecutivi), il savonese è splendida meta per rilassanti
vacanze, mentre il porto è un ideale punto di partenza per
itinerari turistici su navi da crociera, traghetti o yacht.
Quanto e come è cambiato il porto di Savona negli
ultimi anni?
Negli ultimi anni è stata portata a definitivo compimento
la riforma prevista dalla legge 84/94, con la riorganizzazione dei servizi portuali e delle attività terminalistiche e
la regolamentazione del lavoro portuale. Con investimenti
congiunti della parte pubblica e privata, sono stati sviluppati programmi di intervento per l’espansione delle opere
marittime e delle infrastrutture portuali e logistiche ed è
stato avviato un articolato processo di trasformazione urbanistica e funzionale del waterfront savonese; sono state
create le condizioni per l’insediamento di primari operatori
internazionali in vari settori di attività, attraendo cospicui
investimenti privati.
Inoltre si è consolidato un costruttivo rapporto fra le diverse componenti della comunità portuale, che si è tradotto
in un miglioramento della qualità dei servizi offerti dallo
scalo, in risposta alle differenziate esigenze dell’utenza e
dei mercati.
Al di là del riscontro più evidente che viene dai buoni incrementi delle movimentazioni portuali, sono questi elementi a
delineare il positivo bilancio dell’attività condotta in questi
anni, in cui si sono poste solide basi per affrontare le grandi
sfide del futuro.
Quali restano gli obiettivi ancora da perseguire nel suo
mandato, nel breve, medio e lungo termine?
Il porto di Savona Vado ha sempre più un ruolo centrale
per l’intero tessuto socioeconomico savonese, afflitto da
un progressivo declino in molte delle sue componenti. In
questo quadro, la portualità e la logistica sono indicate come
gli elementi chiave per il rilancio del sistema economico
della provincia.
Tra i primi passi da compiere c’è sicuramente l’attuazione
del Piano Regolatore Portuale, ratificato dalla Regione Liguria
nell’agosto scorso. Con le espansioni previste dal Piano,
il porto di Savona Vado acquisterà competitività in nuovi
settori, e per l’ambito savonese si schiuderanno molteplici
opportunità di sviluppo per attività legate alla distribuzione, in analogia a quanto già oggi accade nell’interporto di
Vado.
In quest’ottica, efficienti assi di collegamento con le regioni
vicine e spazi attrezzati per attività logistiche sono elementi
imprescindibili affinché il sistema locale possa inserirsi con
successo nello scenario competitivo internazionale. Anche
questo fronte vede l’Autorità Portuale fortemente impegnata: gli interventi per il potenziamento delle connessioni
viarie dei due bacini e per il completamento del raccordo
ferroviario del porto di Vado, e il progetto per la gestione
del traffico ferroviario portuale sulle linee via S. Giuseppe,
verso la Valbormida e i mercati interni, sono iniziative che
rispondono a esigenze di mobilità già oggi evidenti, ma
traguardano gli scenari di traffico legati agli sviluppi di
Piano Regolatore.
Quali progetti/iniziative sono già stati avviati o proseguono con particolari risultati? A che punto è il Piano
Operativo Triennale?
I programmi di intervento dell’Autorità Portuale per gli anni
passati hanno consentito di avviare e portare a compimento le progettualità definite dal vigente Piano Regolatore:
VII
può rivolgersi alle strategie di sviluppo definite dal nuovo
Piano Regolatore, a cominciare dall’elemento centrale costituito dalla piattaforma multipurpose (rinfuse e container)
e da tutti gli interventi necessari per assicurare che le nuove iniziative possano svilupparsi senza scompensi per il
territorio e l’ambiente, oltre che per le attività portuali già
presenti nel comprensorio.
In particolare, il nuovo terminal container di Vado Ligure
avrà una superficie di circa 200.000 m2 (per una potenzialità annua di circa 600.000 TEU) e una banchina di 700 m
di lunghezza, con profondità di accosto da 15 a oltre 20
m, caratteristica unica per l’alto Mediterraneo. Al fine di
realizzare l’intervento in temi brevi, l’Autorità Portuale sta
valutando la possibilità di utilizzare procedure di finanza
di progetto previste dalla legge 109/1994, ricercando attraverso un bando internazionale un soggetto interessato a
cofinanziamento, progettazione, realizzazione e successiva
gestione del terminal. Individuato l’operatore con l’inizio del
2006, nel corso dell’anno sarà sviluppata la progettazione
della struttura e successivamente potrà essere avviata la
costruzione, con durata dei cantieri di 48 mesi. Si prevede
dunque che il terminal possa essere pienamente operativo
a partire dal 2010.
mettendo in cantiere opere per oltre 170 milioni di Euro
nell’ultimo decennio, l’Autorità Portuale ha provveduto al
potenziamento delle infrastrutture portuali e logistiche,
avviando nel contempo un articolato processo di trasformazione urbanistica e funzionale del waterfront savonese.
Tra i principali progetti portati a termine di recente, va
ricordata la realizzazione del nuovo impianto per rinfuse
solide degli Alti Fondali, dove possono essere accolti i vettori
di qualunque dimensione, in relazione al pescaggio (-19,50
m) e alle attrezzature di movimentazione (scaricatore continuo da 2.000 t/h). Il terminal è servito da linee ferroviarie,
mentre è in corso la costruzione del raccordo alla linea
funiviaria di collegamento con i parchi di stoccaggio di San
Giuseppe di Cairo.
Guardando al futuro, il Piano Operativo Triennale 2006/2008
VIII
E per quanto riguarda il fronte passeggeri?
Il Palacrociere, realizzato dall’Autorità Portuale insieme a
Costa Crociere ed inaugurato il 24 novembre 2003, ha un
altissimo valore simbolico quale primo elemento del piano
di rinnovamento della città e quale caso esemplare di condivisione pubblico-privata per la realizzazione di un progetto
che racchiude straordinarie valenze di sviluppo economico,
trasformazione urbanistica, ricadute sulla comunità locale.
E se i turisti che sbarcano a Savona (530.000 nel 2004, oltre
600.000 previsti nel 2005) rappresentano occasioni di crescita
per il commercio e il settore turistico, essi costituiscono
anche un veicolo della nuova immagine di Savona e del
suo territorio nel mondo. Per questo non appena ultimata la
prima fase di potenziamento del terminal, l’Autorità Portuale
ha predisposto i progetti per il suo sviluppo, ponendo come primo obiettivo l’individuazione di un’ulteriore accosto
dedicato, per poter ospitare simultaneamente tre navi, come
richiesto da Costa Crociere.
Il progetto elaborato prevede la liberazione dell’intero
sporgente di Calata delle Vele dalle attività di cantieristica
oggi presenti e il rettilineamento della banchina esistente sul
versante interno dello sporgente, per ottenere un fronte di
accosto di 325 m. Parallelamente, per accogliere al meglio
gli incrementi di traffico, sarà realizzata un’espansione del
Palacrociere, e saranno potenziati gli spazi dedicati ai parcheggi per le auto degli ospiti e per i pullman. I lavori per
la realizzazione del nuovo progetto, per il quale è prevista
una spesa di 8,7 milioni di Euro, saranno appaltati nella
primavera 2006 e si concluderanno entro dicembre 2007.
Si segnalano particolari esperienze di “buone pratiche”
di gestione ambientale all’interno del porto?
Negli ultimi anni tutte le attività poste in essere sono state
pianificate con un occhio di particolare riguardo allo sviluppo compatibile della portualità Savonese con il territorio
circostante. Il piano regolatore Portuale ne è la più recente
tangibile dimostrazione. Mi preme ricordare l’articolato
intervento, il cui inizio risale al 1999, relativo alla realizzazione del sistema di antinquinamento e di monitoraggio
della qualità delle acque nere nella rada di Vado Ligure e,
più recentemente, la realizzazione del nuovo terminal per
le rinfuse minerali solide alle banchine degli alti fondali del
bacino di Savona, da poco ultimato, che risponde nella fase
costruttiva a tutte le esigenze di salvaguardia dell’ambiente
circostante. Ma non solo, già da tempo è in esercizio nel
nostro porto il Terminal per le rinfuse alimentari, quello per
le rinfuse di nicchia e i due specializzati per lo sbarco del
cemento che operano nel pieno rispetto delle autorizzazioni rilasciate dall’Amministrazione Provinciale di Savona in
materia di emissioni in atmosfera. È comunque impegno
costante dell’Autorità Portuale l’attività di sensibilizzazione
nei confronti delle imprese verso il rispetto dell’ambiente,
nonché l’azione di controllo circa la corretta esecuzione
delle operazioni portuali in conformità ai dettami normativi,
sia per quanto concerne i traffici rinfusieri sia per quanto
riguarda la gestione dei depositi di merci IMO, sia infine
per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti prodotti dalle navi
che toccano il nostro scalo.
In tema di rifiuti, come giudica le novità introdotte dal
D.Lgs. 182 del 2003 che recepisce la Direttiva europea
59 del 2000?
La direttiva Europea 59/2000 prende spunto da una triste
realtà: molte, troppe navi scaricano in mare i propri rifiuti.
Il D.Lgs. 182 ha il dichiarato obiettivo di limitare tale pratica
assegnando ai porti nazionali il compito di riorganizzare il
servizio di raccolta e gestione dei rifiuti e dei residui del
carico prodotti dalle navi, rendendolo più rispondente alle
evoluzioni tecnologiche di cui sono dotate le navi e di realizzare impianti per il trattamento delle diverse tipologie dei
rifiuti liquidi affidando il servizio a società particolarmente
specializzate. Il lato debole del provvedimento è l’obbli-
IX
gatorietà degli investimenti abbastanza rilevanti che sono
posti a carico degli utilizzatori. Questa scelta fa sorgere seri
problemi agli scali di medie dimensioni o che comunque
gestiscono quantitativi di rifiuti alimentari e liquidi molto
modesti e tali da non consentire interventi produttivi da
parte di operatori, rendendo pertanto difficoltoso in termini
economici il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla
disposizione di legge.
Quali suggerimenti si sente di dare a chi vuole percorrere questa strada?
Sicuramente quella di creare un sistema proporzionato alla
propria realtà e alle risorse a disposizione tenendo presente
che si tratta di un processo in continuo divenire che ha la
possibilità di ampliarsi nel tempo. Importante è l’acquisizione del concetto di essenzialità del rispetto e della tutela
dell’ambiente.
L’Autorità Portuale di Savona, insieme a quelle di
Genova e La Spezia, ha avviato il processo per la certificazione del sistema di gestione ambientale. Come
procedono le attività?
Con decisione unanime nel corso del 2004 i Presidenti delle
Autorità Portuali liguri aderirono di buon grado alla proposta
della Regione Liguria di adoperarsi per il raggiungimento
della Certificazione Ambientale UNI EN ISO 14001. I colleghi
hanno raggiunto la meta prefissata gli scorsi mesi e il porto
di Savona sta procedendo a marce forzate verso l’audit che
dovrebbe portare entro la prima decade del mese di dicembre all’ottenimento da parte del RINA della certificazione.
Alcuni mesi fa è stata resa pubblica la politica ambientale
dell’Autorità e in quest’ultimo periodo si sta mettendo a
punto la documentazione che l’Ente certificatore ha ritenuto
indispensabile per il rilascio della certificazione.
Pensate di coinvolgere in questo impegnativo quanto
importante processo anche i vari terminalisti e operatori del porto?
Senza dubbio la certificazione ambientale dell’Autorità
Portuale non è un traguardo da raggiungere, ma l’inizio
di un percorso da seguire tutti assieme: ha soprattutto un
significato promozionale. Attraverso la condivisione dei
vantaggi derivanti da tale approccio, l’obiettivo è quello
di coinvolgere tutte le imprese che creano impatti sull’ambiente. Non posso che ribadire che il raggiungimento dei
risultati dipende dalle azioni concordemente intraprese da
tutti i soggetti interessati alle problematiche ambientali.
Quali sono gli impatti ambientali che avete preso in
esame e che state cercando di ridurre?
Gli obiettivi che le Amministrazioni si sono poste riguardano la riduzione dei consumi di energia elettrica e dei
consumi idrici, la realizzazione di un’isola ecologica, la
caratterizzazione degli scarichi a mare delle acque piovane
provenienti dai piazzali, la realizzazione di una nuova viabilità di accesso al porto, la prevenzione all’inquinamento
delle acque marine da idrocarburi. A questo proposito sarà
operativo da fine anno il sistema di monitoraggio continuo
della rada di Vado che consentirà l’attivazione immediata
di interventi di emergenza in caso di eventuali sversamenti
di prodotti petroliferi.
Alcune di queste iniziative sono di stretta competenza
dell’Amministrazione e altre vedono impegnati insieme
all’Amministrazione le imprese che operano in porto e nei
confronti delle quali viene esercitata influenza e controllo. È
fuor di dubbio che gli impatti più significativi siano generati
da attività indirette. Proprio al fine della loro regolamentazione e del loro controllo sono state definite procedure
operative la cui osservanza è stata demandata al controllo
del sistema di gestione ambientale.
X
RUBRICA
Approfondimenti
e normativa
NOVITÀ LEGISLATIVE SUL TRASPORTO MARITTIMO
Pubblicata la legge che ratifica l’adesione dell’Italia al Protocollo del 2003
alla Convenzione internazionale IOPC Fund del 1992
di Guido Matteini
La legge n. 130 del 12 luglio 2005, pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale del 13 luglio 2005, ratifica l’adesione dell’Italia al
Protocollo del 2003 alla Convenzione internazionale del
1992, relativo all’istituzione di un Fondo complementare
internazionale per il risarcimento dei danni causati dall’inquinamento da idrocarburi, fatto a Londra il 16 maggio 2003.
Tale disposizione normativa dà piena e intera esecuzione al
predetto Protocollo a decorrere dalla data della sua entrata
in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 21,
paragrafo 2, del Protocollo stesso.
Gli adempimenti più importanti di detto protocollo, come
per la Convenzione originaria, riguardano i destinatari degli idrocarburi quindi il Ministero delle Attività Produttive
che ai sensi degli articoli 12, e 13, del Protocollo, e sulla
base degli articoli 9 e 10 del decreto del Presidente della
Repubblica 27 maggio 1978, n. 504, è tenuto a trasmette
le informazioni previste dall’articolo 10 del citato DPR del
1978 anche al direttore del Fondo complementare. Il risarcimento dei danni provocati dall’inquinamento da idrocarburi
trasportati dalle navi e disciplinato storicamente da due
convenzioni internazionali: la convenzione internazionale
del 1969 sulla responsabilità civile per i danni provocati
dall’inquinamento da idrocarburi (Civil Liability Convention,
convenzione CLC) e la convenzione internazionale del 1971
costitutiva di un fondo internazionale per il risarcimento dei
danni causati dall’inquinamento da idrocarburi (International Oil Pollution Compensation Fund, convenzione IOPC
o convenzione Fondo), entrate in vigore rispettivamente
nel 1975 e 1978 e successivamente modificate nel 1992,
mediante due protocolli, allegati alle convenzioni stesse,
entrati in vigore nel 1996.
Dette Convenzioni istituiscono un sistema di responsabilità
a due livelli fondato su una responsabilità oggettiva, non
condizionata quindi da un comportamento dovuto a colpa
o negligenza, ma limitata del proprietario della nave, e su
un fondo finanziato dagli stessi destinatari degli idrocarburi
che eroga un risarcimento complementare alle vittime di
inquinamento da idrocarburi che non possono ottenere
un risarcimento completo del danno dal proprietario della
nave. Fino all’adozione del presente Protocollo il risarcimento massimo erogabile dal fondo IOPC era di circa 162
milioni di euro.
La comunità internazionale, soprattutto a seguito dell’incidente dell’Erika, nel dicembre del 1999, ha messo in discussione, in questi ultimi anni, l’adeguatezza dei massimali
di risarcimento, e ritenendo insufficiente il vigente sistema
dell’IOPC Fund, ha percepito la necessità di creare un meccanismo complementare in grado di garantire alle vittime
di inquinamento da idrocarburi un completo risarcimento
per le perdite o i danni subiti.
Nel febbraio del 2000 è stato istituito in sede internazionale
un gruppo di lavoro per discutere sulla necessità di miglio-
rare l’attuale regime internazionale di responsabilità ed il
sistema risarcimento dei danni provocati da inquinamento
da idrocarburi, i cui lavori si sono conclusi con l’approvazione, da parte dell’Assemblea IOPC, il 19 ottobre 2001, di
una bozza di Protocollo, alla Convenzione del 1992, per
l’istituzione di un “Fondo Complementare”. Successivamente
il 16 maggio 2003 la suddetta bozza di Protocollo è stata
adottata nel corso di un’apposita Conferenza Diplomatica
tenutasi presso l’IMO di Londra.
Obiettivo prioritario del Protocollo per il “Fondo Complementare” è quello di garantire risarcimenti adeguati, rapidi
ed efficaci a quei soggetti che subiscono un danno causato
da inquinamento da idrocarburi provocato da petroliere,
nei casi in cui l’ammontare del risarcimento disponibile,
nel quadro delle convenzioni CLC e IOPC del 1992, sia
insufficiente a soddisfare integralmente le richieste. L’importo complessivo del risarcimento pagabile dal Fondo
Complementare ai sensi del presente articolo è limitato
rispetto ad ogni incidente, in modo tale che la somma
totale di questo importo e 1’ammontare del risarcimento
effettivamente pagato ai sensi della convenzione CLC del
1992 e della convenzione Fondo del 1992 non ecceda 750
milioni di unità di conto. Detti massimali di risarcimento,
previsti dal fondo complementare sono stati fissati a 750
milioni di SDR (special drawing rights, diritti speciali di
prelievo), che al momento dell’adozione corrispondevano
a circa 920 milioni di euro.
Con la presente legge, quindi, l’Italia, da tempo impegnata
in ambito comunitario ed internazionale nella lotta all’inquinamento marino provocato da idrocarburi, conclude la
procedura di ratifica del Protocollo 2003, aderendo compiutamente all’istituzione del “Fondo Complementare” a quello
già previsto dalla Convenzione Internazionale del 1992 per
il risarcimento dei danni provocati da inquinamento da
idrocarburi.
XI
RUBRICA
NEWS
ANSEP-UNITAM
Ansep-Unitam a MEDMAR 2005
Intervista al Presidente Mauro Palmiero
Dal 26 al 28 ottobre 2005 si è svolta al Pala De Andrè di
Ravenna la prima edizione di “Mediterranean Ports & Marittime Conference
Conferen and Exhibition - MEDMAR 2005”. La
manifestazione, organizzata da Camera di
Commercio, Autorità Portuale, Provincia e
Comune di Ravenna, ha offerto, attraverso
la zona espositiva, un ideale luogo di incontro e confronto per Autorità e operatori
dell’industria marittima dei Paesi del Mediterraneo. In sede di conferenza, MEDMAR
ha affrontato temi di rilievo relativi ai porti
e alla navigazione del Mediterraneo, quali
l’armonizzazione delle normative e degli
strumenti di sicurezza e di protezione
ambientale, la condivisione e diffusione
di nuove tecnologie, lo sviluppo di nuove
vie commerciali. L’Ansep-Unitam ha partecipato ai lavori presentando importanti contributi tecnici sui delicati temi cari
all’associazione, di cui presenteremo i contenuti nei prossimi
numeri de “I Porti d’Italia”. Abbiamo colto l’occasione per
intervistare Mauro Palmiero, recentemente rieletto Presidente
dell’associazione.
Sig. Mauro Palmiero, il 27 ottobre 2005 è stato rieletto
per la seconda volta, all’unanimità Presidente dell’associazione Ansep-Unitam. Quali sono, oggi, gli obiettivi
dell’Associazione?
Con molto piacere mi ritrovo ancora una volta alla guida di
un’Associazione che da 3 anni a questa parte è notevolmente
cresciuta. Oggi conta 41 associati presenti nella quasi totalità
dei Porti italiani. Molti dei nostri obiettivi li abbiamo raggiunti,
e ogni giorno lavoriamo costantemente per il raggiungimento
XII
di altri, in particolare cerchiamo di consolidare i nostri rapporti
sia a livello centrale con i vari Ministeri, sia a livello locale
presso le varie Autorità Portuali e Autorità Marittime, con le
quali collaboriamo spesso, fornendo importanti contributi
tecnici, essendo la principale associazione di categoria nei
servizi ecologici portuali.
Oltre ad essere un valido supporto per questi enti, forniamo
ogni giorno un’importante assistenza nella risoluzione di
diverse problematiche quotidiane ai nostri associati.
L’Associazione è dapprima impegnata alla tutela dell’ambiente marino, attraverso il buon funzionamento
degli impianti di ricezione portuaria per il conferimento
dei rifiuti provenienti dalle navi. Al riguardo quali tipi
di inquinamento da parte delle navi sono soggetti i
nostri mari?
Definendo l’inquinamento come “Introduzione diretta o indiretta da parte umana, di sostanze o energia nell’ambiente
marino... che provochi effetti deleteri quali danno alle risorse viventi, rischio per la salute umana, ostacolo alle attività
marittime compresa la pesca, deterioramento della qualità
dell’acqua per gli usi dell’acqua marina e riduzione delle
attrattive”, possiamo distinguere 3 tipi di inquinamento: inquinamento sistematico, causato dall’immissione continua
nel tempo di inquinanti (scarichi fognari, reflui industriali,
dilavamento terreni, e così via); inquinamento operativo,
causato dall’esercizio di natanti (lavaggio cisterne, scarico
delle acque di zavorra e di sentina, ricaduta fumi, vernici antivegetative, e così via); inquinamento accidentale, causato
da incidenti (naufragi, operazioni ai terminali, blow-out da
piattaforme, rottura condotte).
In particolare l’Associazione cerca attraverso le sue strutture
radicate nei vari Porti, di contrastare l’inquinamento sistematico e operativo, in particolare quello dovuto allo scarico
illecito di rifiuti sia solidi che liquidi in mare.
www.studiogmonline.com
Quali sono le conseguenze negative di tutti questi tipi
di inquinamento?
A tutti questi tipi di inquinamento sono strettamente legati
seri danni all’ecosistema marino, tra i quali posso fare alcuni esempi: eutrofizzazione delle acque, in particolare aree
come la Laguna di Venezia, distese di rifiuti solidi grassi e
semisommersi, rifiuti che si spiaggiano ogni anno, chiazze
di rifiuti liquidi in galleggiamento, inquinamento sommerso,
diffusione di microalga giapponese.
Quale problematica ha portato all’attenzione durante
le giornate MEDMAR 2005 tenutosi a Ravenna?
La nostra associazione ha fornito un importante contributo
nell’organizzazione di due sessioni nei giorni 26 e 27 ottobre,
dedicate alle problematiche ecologiche portuali dal titolo
“Enviromental Protection: How to prevent Marine Pollution”
e “Enviromental Protection: non accidental marine pollution
from marine traffic” che ha visto l’importante partecipazione
di autorevoli relatori.
In tale occasione ho evidenziato come la presenza di adeguati impianti portuali di raccolta per i rifiuti e i residui del
carico prodotti dalle navi, costituisce elemento indispensabile
alla lotta all’inquinamento sistematico e operativo.
Un’adeguata capacità impiantistica per la ricezione di tali
rifiuti costituisce presupposto fondamentale per l’intercettazione degli stessi.
Il D.Lgs. n. 182/2003 “Attuazione della Direttiva 2000/59/CE
relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti
dalle navi ed i residui del carico” ha reso più incerte le percentuali dei conferimenti, in quanto ha previsto un apposito
sistema derogatorio all’obbligo di conferimento dei rifiuti da
parte di una nave in un porto di scalo. Consentendo quindi
alla stessa di trattenere a bordo tali rifiuti. Questo comporta
una serie di controlli, che spesso purtroppo non ci sono,
incrementando il pericolo di abbandono dei rifiuti in mare,
evitando quindi i costi di conferimento.
Tutto ciò diventa alquanto più problematico considerato
l’alto rischio igienico sanitario per i rifiuti alimentari di
camera e cucina.
Per evitare che il nostro mare diventi la pattumiera del
futuro, la nostra Associazione si batte ogni giorno affinché
l’obbligo anziché deroga nel conferimento, possa costituire
la certezza che il rifiuto venga regolarmente smaltito anziché
illecitamente abbandonato in mare.
ANTINQUINAMENTO
AVARIE MARITTIME
BROKERAGE
CREWING
ELABORAZIONE DATI
ESTIMO NAVALE
PERIZIE E CONSULENZE
SHIP MANAGEMENT
SINISTRI MARITTIMI
TRASPORTI MARITTIMI
Studio GM - via Ruggero Fiore, 27 - 00136 Roma - tel. +39.06.39030257 - fax +39.06.39886308 - e-mail: [email protected]
XIII
ANSEP-UNITAM
ORGANI DIRETTIVI
Comitato Direttivo
Mauro Palmiero - Presidente
Stefano Sperti - Vice Presidente
Paolo Baldoni - Segretario
Antonio Orlandi - Consigliere
Giuseppe Amara - Consigliere
Adamo Fioretti - Consigliere
Raffaele Rais - Consigliere
Enrico Pipia - Consigliere
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Revisori dei Conti
Alberto Spezialetti - Presidente
Piero Castellitti
Angelo Carella
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Consulente Tecnico
Com.te Guido Matteini
ANSEP-UNITAM
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ASSOCIATI ANNO 2005
AUSIMARE srl - CROTONE
BATTELLIERI CAGLIARI sas - CAGLIARI
BONIFICHE.COM spa - GENOVA - PALERMO
C.N. TALAMONE sas - TALAMONE (Gr)
CONEPO SERVIZI scarl - MARGHERA (Ve)
ECOLOGIA 2001 srl - ISOLA DI CAPO RIZZUTO (Kr)
ECOLOGIA OGGI - LAMEZIA TERME (Cz)
ECOTARAS Società Ecologica spa - TARANTO
EURECO srl - PALERMO
FIUMICINO HARBOUR SERVICES srl - FIUMICINO (Rm)
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GE.S.P.I. srl - AUGUSTA (Sr)
GESTIONE PONTONI srl - AUGUSTA (Sr)
GIUSEPPE SANTORO sas - GENOVA
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Gruppo GARBAGE SERVICE srl - ANCONA
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I.MAR.S. srl - SAVONA srl
IMPRESA TURRITANA - PORTO TORRES (Ss)
LABROMARE srl - LIVORNO
“LA PORTUALE II” scarl - CATANIA
NIGROMARE srl - TARANTO
NUOVA CARLETTI sas - PIOMBINO (Li)
OROMARE spa - GENOVA
PATANIA SERVIZI MARITTIMI srl - AUGUSTA (Sr)
RIMORCHIATORI RIUNITI PORTO DI GENOVA - GENOVA
RIMORCHIATORI SICILIANI srl - PALERMO
S.A.I.G.A. srl - CAGLIARI
SCAM snc - GELA (Cl)
SEA SERVICE srl - TRIESTE
SECOMAR - MARINA DI RAVENNA (Ra)
S.E.PORT srl - CIVITAVECCHIA (Rm)
SEPOR Terrestre e Marittima srl - LA SPEZIA
SERVIZI ECOLOGICI PORTO DI GENOVA - GENOVA
COOP. S. GIORGIO BARCAIOLI srl - SIRACUSA
SIMAP srl - RAVENNA
TERNULLO CRISTOFORO srl - AUGUSTA (Sr)
THARROS MARITTIMA snc - ORISTANO
TRANSMARE snc - VADO LIGURE (Sv)
TRAPANESE TRASPORTI srl - TRAPANI
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su carta riciclata
n°11 Novembre 2005 Anno VI
n°
11
NOVEMBRE
2005
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Anno VI
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n°
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2004
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