stampata su carta riciclata n°11 Novembre 2005 Anno VI n° 11 NOVEMBRE 2005 Free Service Edizioni Anno VI € n° 7/8 LUGLIO/AGOSTO 2004 Anno V €3,60 3,80 ciano magenta giallo nero ciano magenta giallo nero Rivista mensile di informazione e aggiornamento di cultura ambientale Edizioni: Free Service s.r.l. Sede amministrativa, Direzione, Redazione, Grafica: Via del Consorzio, 34 60015 Falconara M. / AN tel. 071 9161916 - fax 071 9162289 www.onon.it [email protected] [email protected] Aut.Trib. di Ancona n. 1/2000 del 4/1/2000 Direttore Responsabile: Andrea Massaro Direttore Artistico: Vinicio Ruggiero Responsabile Marketing: Fabio Bastianelli Stampa: BIEFFE s.r.l. via Zona Industriale P.I.P. 62019 Recanati (MC) Una copia: €3,80 Arretrati: €7,60 Abbonamento annuale: €37,60 Versamento su C/C postale n° 17270604 intestato a Free Service s.r.l. Via del Consorzio, 34 60015 Falconara M. (AN) Sped. in abb. postale - Pubbl. inf. al 45% Aut. Dir. Prov.le P.T. 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S SOMMARIO n°11 Novembre 2005 anno VI In copertina: Eco-segnale di Rob Minuscoli (fotomontaggio che ha fatto parte della Mostra curata da Roberto Marinelli e allestita all’interno dell’Area Marche a ECOMONDO) 12 14 8 225 30 MANIFESTAZIONI E CONVEGNI Eventi nell’evento: alla Fiera di Roma la 4a edizione della Mostra-Convegno dedicata all’Energia Eolica di Lorena Cecchini 12 SPECIALE ECOMONDO A ECOMONDO 2005 l’ambiente in prima fila a cura di Stefano Agostinelli 14 Attività Convegnistica 25 Area Marche I Seminari di ARPAM e Provincia di Ancona 30 Attività Convegnistica nell’Area PolieCo Da “Acquisti Verdi” alla nozione di rifiuto 34 “L’Italia del recupero” Presentato a ECOMONDO l’annuale studio di FISE UNIRE 38 UNO SPAZIO DEDICATO A... Regione Marche Per la conservazione dell’Ambiente Marino Adriatico Sei porti su otto hanno già il Piano di raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi 62 52 58 56 60 40 INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO 52 QUALITÀ E AMBIENTE Predisposta una nuova Direttiva europea sui PM10 Inquinamento atmosferico e Mobilità sostenibile Il “modello” Parma Mediterraneo: Ambiente e Sviluppo Sostenibile di Francesco Cuddemi 56 SERVIZI AMBIENTALI di Stefano Agostinelli 43 “Campi elettromagnetici e Salute: le risposte della Scienza” Una giornata di studio per consolidare il rapporto tra società civile e mondo della ricerca ambientale e sanitaria di Giuseppe Sgorbati 46 L’efficacia del porta a porta per la raccolta differenziata Il caso Asti di Stefano Agostinelli MATERIALE IN INSERTO ”Acquisti Verdi Pubblici”: le Circolari Ministeriali con le indicazioni operative nel settore Edile, Stradale e Ambientale e nel settore della Gomma M&IT Consulting srl Intervista a Marco Bandiera, responsabile del settore ambiente di M&IT Consulting di Stefano Agostinelli 58 Morrovalle Ambiente spa L’evoluzione del settore rifiuti e l’opportunità della termovalorizzazione Intervista al Presidente Cesare Piergentili di Sabrina Dei Nobili 60 Siglato il Protocollo d’intesa tra COBAT - COOU - Italia Navigando Il mare ci chiama... a raccolta! di Andrea Pietrarota 62 ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI a cura di Stefano Agostinelli In Germania c’è più sole? di Dario Giardi 68 76 71 82 74 74 AGENDA 21 64 Quando il vento dell’eolico gonfia le vele del territorio di Alberto Piastrellini Uffici biciclette, uno strumento per promuovere la mobilità dolce 66 76 AMBIENTE E ARTE Parte il treno ad energia solare Trenitalia ha presentato PVTRAIN il 1° treno europeo ad energia solare A Rieti, fascino, storia e cultura si fondono di Rita Giovannelli e Shanti Scopigno di Lorena Cecchini 80 €CO - FINANZIAMENTI 68 ARE Provincia di Ancona Caldo Sicuro Autocertificazione 2005-2006 per gli impianti termici della Provincia di Ancona 82 IL NOSTRO PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE a cura di ARE 71 Bagnaia (VT) Villa Lante: sublimi geometrie d’acqua e di verde di Alberto Piastrellini 84 I QUESITI DEL LETTORE Sun Service E.S.Co. Competenze e tecnologie per il consumo critico ed il risparmio energetico 84 BLOCK-NOTES - informazioni utili di Alberto Piastrellini 72 A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE Le procedure per la sicurezza alimentare a cura di Francesca Zepponi I PORTI D’ITALIA a cura di Alessandro Zepponi MANIFESTAZIONI E CONVEGNI EVENTI NELL’EVENTO: ALLA FIERA DI ROMA A LA 4 EDIZIONE DELLA MOSTRA-CONVEGNO DEDICATA ALL’ENERGIA EOLICA di Lorena Cecchini Quale futuro per il nostro Pianeta? Se n’è discusso, con lo scambio di conoscenze e di esperienze tra gli operatori dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, nel corso di una “tre giorni”, interamente dedicata alle fonti energetiche alternative, svoltasi dal 29 settembre al 1° ottobre alla Fiera di Roma. “Il futuro dell’energia, il clima e le energie del futuro”, è il titolo emblematico in cui sono stati racchiusi i cinque eventi che hanno caratterizzato l’appuntamento. Si è parlato di Clima ed Emission trading, nella MostraConvegno CO2 EXPO 2005: le opportunità dell’Italia dopo l’entrata nel Protocollo di Kyoto; nuove tecnologie; efficienza energetica e fonti rinnovabili. Un altro Convegno, nel programma degli eventi dedicati al pianeta, è stato IDROGENO EXPO 2005: quarto appuntamento del genere, che ha riguardato gli aspetti produttivi e tecnologici, i servizi relativi all’idrogeno come rinnovabile del futuro. GEO ENERGY 2005 ha fissato un primo appuntamento per discutere degli aspetti legati all’impiego dell’energia geotermica in edilizia. A ECO MOTORI EXPO 2005, in un area test-drive è stato invece possibile provare moto, auto e veicoli a bassa emissione, ibridi, elettrici e a idrogeno, i cui prototipi sono stati presentati dalle maggiori case automobilistiche. Ormai annoverato tra i primi cinque eventi del mondo, per il secondo anno consecutivo il quinto appuntamento della serie, ma il primo riguardo all’interesse, è stato quello dedicato all’Energia del vento: EOLICA EXPO MEDITERRANEAN 2005, che anche quest’anno ha proposto una interessante vetrina di più 70 aziende nazionali ed internazionali, presenti su uno spazio espositivo di 3.500 mq. Esposizioni, ma soprattutto conferenze hanno caratterizzato la manifestazione. Con un occhio inevitabilmente rivolto a “Kyoto”, si sono esaminate le questioni relative alle energie rinnovabili. Il punto della situazione sull’Eolico in Italia parte da un dato: sono stati installati 1.500 MW, un decimo di quelli della Germania che con 16.630 MW detiene il record in Europa. La sessione inaugurale, che si svolta in assenza delle autorità 8 politiche preannunciate, si è tenuta nella Sala Colonna del Centro Congressi. Il Convegno previsto successivamente si è tenuto in soluzione di continuità rispetto al momento inaugurale. Chairman Oreste Vigorito dell’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) e Roberto Longo dell’APER (Associazione Produttori Energia da fonti rinnovabili). Presenti Luciano Barra, Dirigente Generale del Ministero delle Attività Produttive e Corrado Clini, Dirigente Generale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. La presenza di Arthouros Zervos, Presidente dell’EWEA (Associazione europea per l’energia del vento), ha dato all’incontro un importante significato di raffronto internazionale. La sessione è stata moderata dal giornalista di “Repubblica”, Antonio Cianciullo. L’evento di apertura, iniziato in una sala non proprio gremita, ha però subito richiamato una viva partecipazione con l’arrivo di Corrado Clini che, invitato da Vigorito, dopo un’introduzione dei temi della giornata ha esordito ricordando il proprio ruolo di Presidente dell’Osservatorio sulle Fonti rinnovabili, del quale Luciano Barra è invece responsabile della Segreteria Tecnica. La concretezza della gestione del sistema elettrico italiano è nella procedura della priorità del dispacciamento per le fonti rinnovabili L’Osservatorio sulle Fonti rinnovabili è stato introdotto con il D. Lgs. n. 387/2003 di recepimento della Direttiva Comunitaria 2001/77/CE, che stabilisce che gli Stati membri raggiungano nei prossimi anni delle quote minime di energia da produrre attraverso fonti energetiche rinnovabili. “L’osservatorio - ha detto Clini - ha il compito di monitorare l’applicazione della direttiva stessa, dare indicazioni, suggerimenti ed assicurare l’interfaccia con le amministrazioni, gli operatori, le comunità locali”. La priorità, già eseguita, è stata quella di incontrare le associazioni dei produttori di elettricità per un confronto sulle potenzialità delle fonti rinnovabili del Paese e sulle possibilità concrete di raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla direttiva europea. “Il nostro portafoglio energetico è già assicurato da fonti rinnovabili, ma - ha proseguito Clini - quello che rimane da aggiungere per rispettare la direttiva europea è legato certamente ad un ulteriore aumento delle potenzialità nell’idroelettrico, che richiede una capacità industriale e investimenti articolati su più fronti e più tecnologie”. Una normativa che stenta a decollare Non siamo di fronte ad una situazione di stallo, ma inutile nascondere che alcuni problemi sono responsabili di rallentare una scalata sensibile dell’energia eolica e in generale di tutte le fonti da energia rinnovabile. Corrado Clini lo ha ammesso: “Siamo di fronte ad un ritar- do del Governo nella finalizzazione dei decreti previsti dal decreto legislativo 387/2003 che fa riferimento alle diverse componenti: fotovoltaico, certificati verdi, eolico, ecc.” Ma un fondo di ottimismo fa sperare in una seppur tardiva soluzione: “Da giugno la situazione è migliorata e nel frattempo alcune normative sono state adottate, siamo in dirittura di arrivo - ha dichiarato Clini - anche per le ultime, in ritardo di un anno, ma siamo arrivati”. “Ma i problemi non sono tutti qui - ha aggiunto il Presidente dell’Osservatorio delle Fonti rinnovabili - ce n’è uno tutto italiano: assicurare la priorità del dispacciamento da fonti rinnovabili, avendo presente il criterio della sicurezza energetica che vuol dire spostare la base per l’approvvigionamento elettrico dagli impianti a combustibile fossile a impianti a fonti rinnovabili, avendo presente che per buona parte le fonti rinnovabili potrebbero non assicurare la continuità richiesta per la sicurezza energetica”. Questo dato, interpretato dal Gestore della Rete in modo riduttivo, ha di fatto impedito l’organizzazione del dispacciamento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Allora è ovvio chiedersi: a cosa serve realizzare degli impianti e creare energia rinnovabile se poi questa trova difficoltà di allaccio alla rete nazionale di distribuzione dell’energia elettrica? Non è esattamente chiaro, comunque il Governo sta affrontando l’argomento in maniera decisiva; allo scopo è stato aperto il confronto ed una soluzione positiva sembra vicina. Ma i fattori negativi non sono finiti. La chiave di successo delle fonti rinnovabili consiste anche nel trovare soluzione al problema delle obiezioni regionali che devono essere assolutamente superate attraverso seri accordi di programma tra Amministrazioni. “Il gioco deve essere trasparente - ha affermato Clini con tono di monito - occorre evitare che per proteggere l’ambiente il risultato sia l’incentivazione delle fonti energetiche tradizionali. Mettere in alternativa il carbone all’eolico, è decisamente troppo, va bene ragionare sulle tecnologie per il carbone pulito, ma è poco “elegante” immaginare che per proteggere l’ambiente si debbano difendere impianti obsoleti che utilizzano carbone e vietare invece impianti eolici”. In proposito, un punto che va affrontato e risolto è proprio l’introduzione di adeguate garanzie che consentano la produttività degli impianti, che devono essere tali da assicurare comunque la necessaria redditività, indipendentemente dalle decisioni del gestore della rete: vale a dire che agli impianti, deve essere comunque pagato un corrispettivo anche se si decidesse di non dispacciare l’energia prodotta. Occorre che vi sia una garanzia finanziaria che diventi di fatto sanzione se questo principio non trova applicazione. Un altro problema è rappresentato dalla tendenza ad una produzione centralizzata di energia eolica. È importante che si consideri il ruolo dell’eolico come presidio industriale di generazione di elettricità per distretti. Si tratta di un punto fondamentale di riorganizzazione del sistema energetico nazionale, che permette di alleggerire la pressione sulla rete garantendo comunque di rispondere alla domanda di energia. Da sinistra: Roberto Longo, Arthouros Zervos, Oreste Vigorito e Corrado Clini 9 LINEE GUIDA PER L’INSERIMENTO DI IMPIANTI EOLICI NEL TERRITORIO Attuazione della Direttiva 2001/77/CE: cosa fa l’Italia? Il legislatore con il Decreto Legislativo n. 387/03, che recepisce la normativa, ha introdotto una serie di misure per la promozione dell’impiego delle fonti energetiche rinnovabili nella produzione interna di elettricità. Uno strumento ben strutturato che dovrebbe consentire di conseguire gli obiettivi nazionali previsti dalla Direttiva stessa. Il Decreto, come noto, presenta numerose novità, alcune delle quali, purtroppo, non operative, mancando l’adozione dei relativi decreti attuativi, che pare stiano per essere emanati. Di novità il Decreto ne contiene veramente tante, una in particolare ci sembra di rilievo e riguarda la possibilità che la Conferenza unificata attui una congrua ripartizione dell’obiettivo nazionale tra le Regioni, che sappia tener conto di un diversificato quadro energetico riferibile a ciascun contesto territoriale. Da qui la caratteristica che una simile ripartizione comporta un grosso impegno e una maggiore responsabilità che grava sulle Regioni alle quali spetta la potestà di scegliere ed attuare modalità e tecnologie energetiche più adeguate. Chiaramente è questo un primo passo per la riorganizzazione di un sistema energetico nazionale, che non può però prescindere da un’azione di coordinamento a livello centrale. Ma qui sorge il problema, considerando che le Linee guida, norme per lo snellimento e la razionalizzazione delle procedure di autorizzazione, non solo dell’eolico, ma di tutti gli impianti da fonti rinnovabili, da presentare alla Conferenza Stato-Regioni per l’approvazione, non sono ancora venute alla luce. Si tratta di un’altra anomalia della normativa che dovrà essere assolutamente sanata per porre in atto la previsione di una autorizzazione unica, che deve essere concessa dalla Regione entro 180 giorni dalla data della domanda. L’aspetto autorizzativo degli impianti ha subìto per effetto dell’art. 12 del Decreto n. 387/2003 una rivoluzione, spostando di fatto l’obiettivo dell’autorizzazione dai Comuni alle Regioni che, in tal modo, divengono artefici principali della programmazione e dell’assunzione dei propri impegni. Le Regioni si organizzano in attesa delle raccomandazioni statali Sopperendo ad una temporanea carenza delle prescrizioni nazionali, che ufficialmente saranno emanate dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio di concerto con il Ministero delle Attività Produttive, alcune Regioni hanno ritenuto opportuno darsi delle proprie Linee guida per consolidare l’inserimento degli impianti eolici sul territorio, cercando soluzioni alle difficoltà di tipo paesaggistico-ambientale e socio-economico. Tra queste il ruolo di capofila spetta alla Regione Marche che nel febbraio 2005 ha inserito le Linee guida all’interno del PEAR (Piano Energetico Ambientale Regionale), illustrato nel corso della Tavola rotonda, svoltasi il 30 settembre all’interno dell’evento romano sulle energie, dall’Arch. Antonio Minetti (Autorità Ambientale Regionale) e dal Prof. Renato Ricci (Dipartimento Energetica dell’Università Politecnica delle Marche) che hanno posto l’accento sul citato articolo 12, finalizzato in ultima analisi a dare certezza all’operatore finale che è così in grado di sapere se e dove è possibile fare un investimento relativo a fonti rinnovabili. Il ruolo assunto consentirà alle Marche il coordinamento nei confronti delle altre regioni per la realizzazione degli impianti eolici. Alessandro Brusa ha relazionato sullo studio realizzato da APER, del quale è stato uno dei coordinatori, che ha analizzato i singoli piani regionali finora adottati, con lo scopo di rendere più omogenei ed utilizzabili i dati in essi contenuti ed inseriti in un apposito CD che costituisce una vera e propria anagrafe della situazione attuale. Anche Roberto Longo, (APER) Chairman della Tavola rotonda, ha avuto modo di evidenziare l’importanza dell’aspetto autorizzativo per il quale “tutte le regioni debbono contribuire in base alle proprie risorse con l’obiettivo di conseguire dei meccanismi flessibili di ripartizione, con la logica del “building sharing”, che diano luogo ad una contabilità tra regioni più virtuose e meno virtuose”. “Ma ciò non toglie - ha ribadito Longo nel corso del suo intervento - che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e quello dell’Industria propongano le loro istruzioni per i funzionamento della procedura”. “Si deve evitare - ha detto Sergio Ferraris (“La Nuova Ecologia”) Moderatore della Tavola rotonda - che si crei una fioritura di un quadro regionale con carenza di quello nazionale. Ciò riguarda oltre che l’aspetto normativo anche l’aspetto sociale. “Non si deve correre il rischio - ha proseguito Ferraris - di trovarsi con un quadro normativo definito e poi imbattersi nelle barriere sociali per l’installazione degli impianti”. “Le pale eoliche non sono vasi di fiori” Una tesi facilmente interpretabile, tuttavia la frase, pronunciata da Clini, sta ad indicare che gli impianti eolici costituiscono un tipo di installazione suscettibile di appropriate valutazioni da porre in relazione, in modo preventivo, con le esigenze paesaggistiche. Superare le difficoltà con- 10 nesse alla realizzazione degli impianti significa oltre che far convergere gli aspetti tecnici e normativi, anche considerare l’aspetto sociale e culturale, evitando percezioni distorte da parte dei cittadini e la loro conseguente opposizione. Per Luciano Barra, Direttore Generale del Ministero Attività produttive, “Il nostro Paese non è molto indietro rispetto agli L’arch. Antonio Minetti, Dirigente della Regione Marche mentre illustra le Linee guida del PEAR obiettivi sulle fonti rinnovabili. Se guardiamo a quelli fissati dal CIPE, relativi al periodo 2000-2012, si può tranquillamente dire che siamo perfettamente in linea con gli obiettivi intermedi. Ma dal 2005 in poi si percepisce l’esigenza di un’accelerazione per poter raggiungere gli obiettivi fissati per il 2012”. Per Barra è dunque opportuno e conveniente lavorare a pieno ritmo anche se “Siamo di fronte a problemi oggettivi che vanno affrontati con volontà politica, ma anche tenendo presente l’esigenza di promuovere un cambiamento di approccio alla gestione del settore energetico”. soprattutto quelli in via di sviluppo, perché meno caro e più abbondante”. Di certo, comunque, i combustibili fossili, prima o poi, si esauriranno. Per Zervos, neanche il nucleare rappresenta una valida alternativa, anche a causa dell’irrisolto problema delle scorie. L’EWEA indica che la strada delle fonti rinnovabili va vista in prospettiva. “In questa ottica - ha concluso l’esperto greco - la fonte meno cara e inesauribile è quella eolica”. Sul fronte degli ambientalisti, Francesco Ferrante, Direttore Generale di Legambiente, non ha reputato rilevante la prospettiva dell’esaurimento del petrolio. “È importante - ha detto - considerare la validità ambientale ed economica di continuare a sfuttare le fonti energetiche tradizionali, dal momento che non sarà l’oggettività della realtà storica a condurci verso le fonti rinnovabili, ma un serio e lungimirante impegno politico. Non si può più perdere tempo, occorre svolgere un ruolo da protagonisti per marciare sulla strada delle rinnovabili”. “Se vogliamo realizzare un impianto eolico - ha proseguito Ferrante - dobbiamo acquisire anche il consenso del territorio”. Tutti convinti, dunque, che intraprendere la strada delle fonti rinnovabili è un progetto irrinunciabile, in grado di dare risposte concrete agli impegni di Kyoto. Occorre farlo però al più presto perché l’obiettivo non è più rinviabile. Le sfide dall’Europa e dal mondo Ad evidenziare il grande successo dell’eolico in Europa e nel mondo è intervenuto Arthouros Zervos, Presidente dell’Agenzia Europea del Vento (EWEA) che ha sottolineato come a livello mondiale si siano superati i 50.000 MW, anche se al conseguimento di questo traguardo hanno concorso per lo più 5 Paesi: USA ed India e 3 europei (Germania, Spagna e Danimarca). “Significativo l’esempio della Spagna - ha detto Zervos - che l’Italia potrebbe imitare viste le affinità di territorio e di clima dei due Paesi, che lo scorso anno ha installato 2.000 MW”. Per lo stesso risultato l’Italia, ai ritmi attuali, impiegherebbe circa 8 anni. “Il futuro energetico ha diverse alternative - ha proseguito Zervos - come il Gas, che potrebbe seguire le stesse sorti di mercato del petrolio, o il Carbone, le cui riserve saranno sufficienti soltanto per altri 60 anni anche in considerazione che tale opzione viene sempre più scelta da alcuni Paesi, 11 SPECIALE ECOMONDO 45.146 visitatori A ECOMONDO 2005 L’AMBIENTE IN PRIMA FILA Apprezzato debutto anche per RI3 RIgenera RIcarica RIusa a cura di Stefano Agostinelli foto di Vinicio Ruggiero ministro indiano (New Delhi) per l’Ambiente Ashok Kumar Walia e quello maltese George Pullicino. Nella giornata inaugurale è stato di altissimo profilo scientifico l’incontro con gli scienziati Wolfgang Sachs e Wolfgang Palz. A guidare una esposizione collettiva proveniente dall’importante regione tedesca del Baden-Württemberg, ha visitato Ecomondo il Ministerpräsident. Importanti le iniziative della Commissione Europea: la 3a edizione del Programma CE Alinvest dedicato all’ambiente e la giornata dedicata ai trasferimenti tecnologici, coordinata ENEA e CNR. L’ultima giornata di ECOMONDO ha anche visto la visita del Segretario generale dell’Opec, il kuwaitiano Adnan Shihabel Din e del ministro per lo sviluppo angolano, Diakumpuna Sita Josè. Inaugurata mercoledì 26 ottobre dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli, ECOMONDO 2005 la Fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile, giunta alla 9a edizione e sostenuta da preziosi patrocini e collaborazioni di massimi organismi ed istituzioni del settore ambientale, si è chiusa con altri traguardi prestigiosi. “ECOMONDO 2005 - ha dichiarato il Direttore Generale di Rimini Fiera, Piero Venturelli - è stata visitata da 45.146 operatori professionali (+1,2%) rispetto al 2004. Un dato importante non solo per il segno più che reca, ma anche per la significativa incidenza d’aumento di operatori ad alta qualificazione, sia italiani, sia esteri, che si registra sulla percentuale totale. Inoltre la manifestazione si è confermata manifestazione di grande rilievo anche per i media con 285 giornalisti accreditati”. “Questa straordinaria manifestazione ha detto il Presidente di Rimini Fiera, Lorenzo Cagnoni - nell’assolvere alla sua missione di esposizione fieristica utile alle imprese protagoniste, ad ogni edizione cerca anche di compiere e far 12 compiere alle decine di migliaia di visitatori professionali, di cittadini e di giovani un ulteriore passo che dalla riflessione induce ad un nuovo comportamento ambientale”. In contemporanea a ECOMONDO, ha debuttato RI3 RIgenera RIcarica RIusa, il nuovo progetto espositivo organizzato da Rimini Fiera e dedicato al mercato della rigenerazione e ricarica dei supporti di stampa (cartucce a getto d’inchiostro e toner), quello del recupero del materiale elettrico ed elettronico in surplus, come computer e telefoni cellulari. All’esposizione si sono affiancati momenti di incontro e si è anche svolta la presentazione ufficiale di AssoRitTech, la nuova associazione nazionale degli operatori del settore. Anche in questa edizione è stata alta la performance d’internazionalità della manifestazione. In collaborazione con l’Istituto per il Commercio Estero sono state organizzate missioni di operatori provenienti da Bulgaria, India, Polonia, Romania, Russia e Ungheria ed è stata inoltre programmata una solida serie di business meeting. Hanno visitato ECOMONDO anche il L’area espositiva di ECOMONDO, organizzata su dieci padiglioni, ha visto la partecipazione di 900 imprese suddivise in macrosettori: “Raccolta e trasporto rifiuti, mezzi e attrezzature”; “Gestione integrata e riciclaggio dei rifiuti, Servizi per l’ambiente”; “Ciclo dell’acqua”; “Bonifiche dei siti contaminati”; “Qualità dell’aria”; “Trattamento, tecnologie, smaltimento rifiuti”; “Energia da fonti rinnovabili”; “Istituzioni, associazioni, formazione, consulenza, responsabilità sociale d’impresa”; “Rischi e Sicurezza”. Imponente ed autorevole il calendario dei seminari organizzato dal comitato scientifico coordinato dal Professor Luciano Morselli. In totale, nelle quattro giornate, si sono svolti 93 eventi con 1.090 relatori. I temi hanno spaziato su tutto il fronte delle emergenze ambientali, immaginando soluzioni, presentando studi ed esperienze, confrontando i risultati dei progetti attivati. Un grande dialogo a livello internazionale. Fra le mostre, ottimo successo di “Ecofatto”, una rassegna promossa da Rimini Fiera e Ge.Fi. che ha presenta- to quasi 200 oggetti di uso quotidiano provenienti da materia riciclata e che si presentano con un valore in più: essere progettati e realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle sue risorse naturali. ECOMONDO ha trasmesso ancora una volta un accentuato profilo educativo: oltre 3.000 fra alunni e studenti hanno visitato la manifestazione, 1.300 bambini hanno partecipato ai laboratori sul riciclaggio delle materie prime. Successo per il grande spazio didattico del Conai “Riciclando s’impara”, per le iniziative di Hera col “Decalogo dei diritti naturali di bimbi e bimbe” e per il progetto Kids4Energy dove per la prima volta che anche bambini di 3-5 anni sono stati coinvolti nell’impegno al risparmio energetico. e CONAI, che attribuità nel 2006 un Premio per le realizzazioni e/o iniziative delle quali sia possibile stimare i risultati. La prossima edizione di ECOMONDO avrà luogo a Rimini Fiera dall’8 all’11 novembre 2006. Da segnalare infine l’importante iniziativa “Ambiente è sviluppo” presentata ad Ecomondo dal Ministero dell’Ambiente 13 Attività Convegnistica L’attività convegnistica di ECOMONDO 2005 è stata ampia ed intensa: nei 4 giorni della Manifestazione si sono svolti 93 eventi con 1.090 relatori su tematiche che hanno spaziato su tutto il fronte delle emergenze ambientali. Nell’impossibilità di seguirli tutti anche quest’anno abbiamo ritenuto di relazionare su alcuni che ci sembravano degni di attenzione, senza voler in alcun modo sminuire l’importanza e l’attualità degli studi e delle esperienze degli altri eventi. PRODOTTI DEL RICICLO: MERCATO CERCASI! di Alberto Piastrellini Mercoledì 26 ottobre, presso la grande Hall della Fiera di Rimini, sotto le capriate lignee della cupola centrale, si è svolto l’Evento di Apertura dell’Edizione 2005 di ECOMONDO: “Verso un nuovo mercato: I Prodotti del Riciclo - Proposte, esperienze, strumento per evitare gli sprechi e cogliere nuove opportunità economiche”. L’evento, a cura di GE.FI Spa e Rimini Fiera Spa è stato promosso dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, dall’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti e dal Consorzio CONAI. Teatro dell’evento la “rotonda” dedicata alla Mostra “ECOfatto”: un progetto di Rimini Fiera e GE.FI Spa con l’obiettivo di mettere in mostra un nuovo modo di pensare, progettare e produrre, riducendo l’impiego di risorse naturali, di materie prime e di energia. Scelta oculata, quella del luogo dell’evento, dato il tema in oggetto: l’importanza di un’implementazione del mercato dei prodotti del riciclo, senza la quale anche le buone pratiche di raccolta differenziata e scelta nei cicli produttivi di materie prime secondarie, non avrebbero l’incisività che ci si aspetta nei confronti della salvaguardia del territorio e del minor spreco di energia. In questo senso oggetti e complementi di arredo, cancelleria, utensili per la casa e il lavoro, giochi, biciclette, prodotti per l’edilizia, accessori e complementi per auto e moto e tanti altri prodotti di uso quotidiano hanno oggi un valore in più: sono progettati e realizzati, nel rispetto dell’ambiente e delle sue risorse naturali, con l’impiego di materiali riciclati. “Rimini fiera è orgogliosa di offrire il proprio spazio ad un evento internazionale che ha lo scopo di sensibilizzare e responsabilizzare imprese, consumatori e comunicatori verso pratiche virtuose ed ecosostenibili - ha dichiarato salutando i convenuti il Presidente di Rimini Fiera Lorenzo Cagnoni - tutto ciò rientra in un percorso già da tempo attuato dall’Ente che rappresento” Attesissimo l’intervento del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio On. Altero Matteoli, che giusto pochi minuti prima aveva inaugurato con il proverbiale “taglio del nastro” l’edizione 2005 della manifestazione riminese. 14 “Credo che ECOMONDO sia la dimostrazione pratica di ciò che significa una scelta politica” ha dichiarato l’On. Matteoli. “Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo cercato di incrementare la raccolta differenziata - ha proseguito - purtroppo i risultati sono ancora deludenti e indicano tre diversi livelli raggiunti sul territorio nazionale: al Nord siamo vicini al 35%, al Centro perdura un buon trend di crescita, mentre al Sud si assiste al lavoro di pochi casi isolati”. Proseguendo nel suo intervento il Ministro Matteoli ha precisato che: “Accanto alla raccolta differenziata bisogna però potenziare il riciclo dei rifiuti; in questa Fiera possiamo osservare i risultati raggiunti in questo campo dalle aziende e lo sviluppo industriale ed economico insito in questo percorso”. Posizione chiara sulla destinazione ultima dei rifiuto: “Non sono d’accordo con chi pensa che il recupero e il riutilizzo siano la fine ultima del ciclo dei rifiuti; io continuo a dire che si debba pensare alla termovalorizzazione e non alla discarica”. “Mi spiace - ha detto il Ministro - che non siamo riusciti a tranquillizzare i cittadini sulla sicurezza garantita dai moderni impianti di termovalorizzazione… Oggi ci può essere compatibilità fra combustione di rifiuti, efficienza energetica e salvaguardia dell’ambiente”. Remo Brusaferri, Direttore generale International PET srl è intervenuto portando l’esperienza dell’azienda in relazione alle possibilità offerte dalla commercializzazione di materiale riciclato e riciclabile, applicando tecnologie che permettono di dare un valore aggiunto al prodotto che deriva dal riciclo. “Dobbiamo lavorare sui percorsi mediali - ha incitato Brusaferri - per contribuire a fare crescere la cultura del riciclaggio, che già di per sé è difficile da realizzare, verso una credibilità diffusa nei confronti dei prodotti che derivano dal riciclo”. Di grande respiro l’intervento di Maurizio Morgantini, Presidente Vicario della Fondazione ADI (Associazione per il Disegno Industriale), che ha relazionato sull’importanza di “fasare le strategie connesse al design visto l’interesse del mondo dell’industria”. A partire dalla storia dell’Associazione e dall’istituzione del Premio “Compasso d’Oro” per la ricerca di nuovi valori nella natura estetica e nella comunicazione del prodotto, Morgantini, si è speso sulla: “qualità del design come proprietà storico-artistica tutta italiana che ha prodotto molteplici effetti, anche normativi, per la tutela del design d’autore”. “Il tema dei materiali prodotti dal riciclo - ha detto Morgantini - ci impone una nuova frontiera: un nuovo bacino da cui attingere idee e a cui fornire competenze”. Passare dalla logica del Made in Italy alle prospettive pratiche del Made for Italy, inteso come percorso di ricerca continua per il raggiungimento di una qualità superiore dei prodotti vuol dire secondo, secondo Morgantini, offrire un volano in più a quei prodotti derivanti dal riciclo, che attualmente faticano a trovare una posizione vantaggiosa sul mercato. “Oggi il recupero dei materiali non è più soltanto un valore - ha dichiarato nel suo intervento Roberto De Santis, Presidente Conai - ma è divenuta un’opportunità di sviluppo industriale che passa attraverso l’innovazione e la ricerca sollecitate proprio dal prodotto da riciclare”. “Per ciò che concerne gli imballaggi, il CONAI è passato da una raccolta di 614.000 tonnellate nel 1998 a quasi 2.000.000 nel 2004!” “Il pubblico è sensibile ai prodotti riciclati - ha commentato entusiasticamente De Santis - da un’indagine Conai risulta che il 75% dei consumatori è convinto che costituiscano un grande vantaggio per l’ambiente”. Le conclusioni dell’evento sono state affidate alle parole del Ministro Matteoli che si è dichiarato: “Soddisfatto della strada che si è fatta insieme ad undici anni dalla Direttiva sugli imballaggi; alla luce dei fatti devo dire che i risultati sono ottimi”. “Molto spesso - ha proseguito Matteoli - cerchiamo di mettere in evidenza le criticità a discapito della comunicazione sulle cose buone già realizzate”. “Voglio ricordare - ha concluso il Ministro - che il Ministero dell’Ambiente è passato, nel tempo, dal Ministero che diceva “no” a tutto, al “Ministero delle opportunità”. I RIFIUTI TECNOLOGICI IN ITALIA, LA RIVOLUZIONE DEL DECRETO SUI RAEE di Monica Cerioni Nella supertecnologica Europa si producono ogni anno 6,5 milioni di tonnellate di RAEE (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) con una produzione media procapite di circa 14 kg. In Italia, dove questo mercato non sembra conoscere crisi, la produzione di rifiuti tecnologici si aggira sulle 500.000 tonnellate, con un notevole tasso di crescita annuale, del 3-5%. Numeri impressionanti che spiegano i motivi del grande interesse del settore per le novità contenute nel D. Lgs. 151 del 25 luglio 2005 con cui sono state recepite le nuove direttive europee 2002/95/CE sui RoHS (Restriction of Hazardous Substances), 2002/96/CE e 2002/108/CE sulla gestione dei RAEE. Non è un caso che anche nei giorni di ECOMONDO 2005, siano stati dedicati all’argomento diversi momenti di approfondimento, uno dei quali “La nuova gestione dei rifiuti tecnologici in italia dopo il recepimento della Direttiva sui RAEE”, promosso dal Consorzio Certo (Consorzio nazionale per l’Ecotrattamento del Rifiuto Tecnologico) ha visto una partecipazione assai numerosa ed attenta di molti operatori. Coordinati dal giornalista Dario de Andrea di Ambiente&Sicurezza - Il Sole 24Ore, a catalizzare maggiormente l’attenzione è stato il lungo e dettagliato intervento di Paolo Pipere, Responsabile ambiente, infrastrutture e territorio della CCIAA di Milano, che ha descritto i contenuti del Decreto. Le finalità sono la prevenzione della produzione di RAEE, la promozione del reimpiego, riciclaggio e di altre forme di recupero, l’ottimizzazione degli interventi dei soggetti che partecipano al ciclo di vita delle AEE (produttori, distributori, operatori del fine vita e consumatori), la riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle AEE. Già, ma quanti sono i beni tecnologici più diffusi che rientrano nel Decreto e con quali definizioni? Sono interessati i grandi e piccoli elettrodomestici (es. frigoriferi, lavatrici, tostapane, asciugacapelli, tv, videoregistratori), i loro rifiuti ai sensi del Ronchi, ma anche le AEE “usate”, ovvero quelle che l’acquirente consegna al momento della fornitura di una apparecchiatura equivalente nuova e che il distributore può valutare se reimpiegare o disfarsene. I RAEE si distinguono poi tra quelli: - provenienti da nuclei domestici; - professionali (prodotti dalle attività amministrative ed economiche); - “storici” ovvero derivanti da AEE immesse sul mercato prima del 13 agosto 2005. Se per l’immissione sul mercato di apparecchiature contenenti sostanze pericolose (tra cui piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente ecc.) il divieto decorrerà dal 1° luglio 2006, sarà invece dal 13 agosto che dovranno essere operativi i sistemi individuali o collettivi di raccolta separata, 15 ritiro e successivo trattamento dei RAEE nei centri appositi, organizzati e gestiti dai produttori o da terzi che agiscono in loro nome. Se produttori e importatori sono chiamati alle maggiori responsabilità, ci sono poi i Comuni che devono assicurare la funzionalità e l’accessibilità dei centri di raccolta dei RAEE, i rivenditori/distributori che devono assicurare il ritiro gratuito dell’usato purché equivalente al nuovo, provvedere alla verifica del possibile reimpiego e al trasporto presso i centri istituiti e last but non least (tutt’altro! ndr) i consumatori che, opportunamente informati, devono sapere come smaltire correttamente quei rifiuti. Quanto agli obiettivi di recupero, la Direttiva prevede che entro il 31/12/2006 si raggiunga l’obiettivo minimo di raccolta di 4 kg di RAEE pro capite all’anno. Il Decreto fissa poi per diverse tipologie di RAEE differenti percentuali di recupero in peso medio per apparecchio e di reimpiego e riciclaggio di componenti, materiali e sostanze: i responsabili degli impianti comunicheranno annualmente i dati relativi ai RAEE; l’APAT assicurerà il monitoraggio del raggiungimento degli obiettivi; sarà poi il Ministero ad aggiornare gli obiettivi anche in conformità alle decisioni comunitarie. Per riepilogare dunque, dal 13 agosto 2005, il finanziamento della gestione dei RAEE è a carico dei produttori per i prodotti che hanno immesso sul mercato a partire da questa data e vi devono adempiere individualmente o aderendo a un sistema collettivo (presso il Ministero è istituito un Registro dei soggetti tenuti al finanziamento); regola che vale anche per i RAEE storici, ma le fasi della gestione sono a carico dei produttori presenti sul mercato nell’anno solare in cui si verificano i costi, in proporzione alla rispettiva quota di mercato. Tra gli obblighi di informazione più importanti, oltre ai contenuti che devono essere riportati sulle istruzioni per l’uso, tutte le AEE commercializzate dopo il 13 agosto 2005 devono riportare in modo chiaro e visibile indicazioni per identificare il produttore e il simbolo del contenitore di spazzatura su ruote barrato, a significare che l’apparecchio non deve essere conferito nei normali contenitori. Naturalmente, all’imposizione di obblighi corrisponde anche l’applicazione di sanzioni per il mancato rispetto, in questi casi amministrative pecuniarie, che vanno da 150 Euro per i distributori che non ritirano gratuitamente le AEE fino a un massimo di 100.000 Euro di sanzione per quei produttori 16 che non provvedono ad organizzare il sistema di raccolta separata dei RAEE. “Tra le criticità di questo Decreto, per cui sono attesi molti decreti attuativi - ha fatto notare Pipere a conclusione del suo intervento - segnalo il fatto che se il sistema di finanziamento è a carico del produttore, bisognerà approntare un sistema di identificazione certa dei produttori, dal momento che la distinzione tra RAEE da nuclei domestici e RAEE professionali non può basarsi solo sulla quantità e che la distinzione tra AEE usato e RAEE sia a discrezione dei distributori”. Alla luce del nuovo contesto legislativo, quali requisiti devono avere gli operatori del fine vita delle AEE? Nell’Albo Nazionale gestori rifiuti istituito con il Decreto Ronchi 22/97 è prevista una specifica sottocategoria relativa agli impianti di trattamento dei RAEE, che devono avere determinati requisiti, come le autorizzazioni di merito previste dal D. Lgs. 22/97 e i codici CER di pertinenza. “La qualificazione Eco&Tech classifica gli operatori coinvolti nella filiera dei prodotti elettrici ed elettronici a fine vita e certifica la corretta esecuzione delle attività svolte secondo le linee guida CEI 308-2, suddividendole in 8 classi - ha spiegato Giuseppe Pirillo, Responsabile procedura di qualificazione Eco&Tech - Certamente, in merito ai requisiti necessari serve al più presto una pronuncia chiara dell’Albo gestori”. In Italia, comunque, il sistema di recupero dei RAEE non è all’anno zero. Nel 2002 infatti è sorto il Consorzio Certo (Consorzio Nazionale Eco Trattamento Rifiuto Tecnologico) che oggi conta circa 35 soci e raggruppa imprese che operano nella raccolta, trattamento e recupero del fine vita elettronico. “Da giugno scorso abbiamo avviato la prima esperienza collettiva in fase sperimentale - ha precisato Giorgio Papini, neoPresidente del Consorzio Certo Per l’operatività territoriale il raggio d’azione del sito di stoccaggio deve essere al massimo di 160 km, l’ordine di servizio va da un minimo di 3 giorni a un massimo di 10, il prelievo avviene con contenitori standard o pancali o microraccolta presso l’utenza”. NUOVA LEGISLAZIONE AMBIENTALE: QUALI PROSPETTIVE? di Alberto Piastrellini Giovedì 27 ottobre, presso la Sala “Rischi e Sicurezza” si è svolto il Convegno: “Quali prospettive concrete per la legislazione ambientale?” a cura di AIAS (Associazione Italiana Addetti alla Sicurezza), Ambiente e Lavoro e Il Sole 24 Ore, che ha esaminato il ruolo delle piccole e medie imprese per la salvaguardia ambientale. L’incontro, teso ad esaminare sotto il profilo applicativo le prospettive inerenti la legislazione ambientale italiana, in particolare alla luce della L. 308/04 (“legge delega ambientale”), che impegna il Governo ad una vasta opera di “riordino, coordinamento e integrazione” della normativa. Oltre a fare il punto della situazione, si è voluto dare un momento di riflessione per fornire valutazioni, stimoli e proposte al legislatore. Non solo, la giornata di studio e confronto è stata intesa anche come privilegiato punto di osservazione per esaminare, alla luce delle prospettive contenute nella bozza di legge delega, il ruolo delle piccole e medie imprese per la salvaguardia ambientale. A coordinare i lavori della mattinata, Massimo Cassani, responsabile di Ambiente e Sicurezza de Il Sole 24 Ore, che, in apertura dei lavori ha sottolineato l’importanza dell’annuncio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio che, in data 26 ottobre ha proposto un Testo Unico comprendente i cinque decreti in cui dovrebbe concretizzarsi la “Legge delega”. “Auspico che un Testo Unico semplifichi l’iter della normativa” ha dichiarato passando il testimone al primo relatore. Paolo Togni, Capo di Gabinetto del MATT ha dominato la prima parte della mattinata, illustrando i punti salienti della nuova legge delega e i vari ambiti di applicazione. “La riforma della normativa ambientale, dopo quelle della Giustizia e della Scuola, è uno dei risultati più grandi ottenuti da questo Governo” - ha dichiarato - “L’iter burocratico che porterà alla approvazione della legge delega è già a buon punto: c’è stata una concertazione fra vari Ministri; presto seguiranno una serie di tavoli tecnici e l’invio della bozza al Consiglio dei Ministri”. “Calcolando i tempi tecnici che intercorrono fra i vari rinvii prima alla Conferenza degli Enti Locali, poi alle Commissioni di Camera e Senato, infine al Consiglio dei Ministri - ha detto Togni - e in previsione delle prossime elezioni, c’è la necessità di concludere l’iter entro la fine di gennaio”. Hanno acceso l’assemblea alcune affermazioni dello stesso prof. Togni: “È corretto che ci sia un Ministero dell’Ambiente in un sistema di governo maturo ma ciò si scontra con il fatto che tutti i dicasteri incrociano le proprie competenze con le istanze dell’ambiente, per cui o il Ministero finisce per essere un dicastero di nicchia, o peggio inizia a diventare sempre più potente in quanto sempre presente in quei processi che rimandano ad una qualsiasi modifica dell’ambiente” “Secondo me - ha continuato Togni - la preoccupazione ambientale deve essere assunta a livello di Presidenza del Governo, il Ministero dell’Ambiente va abolito per favorire un potenziamento del sistema agenziale a livello locale”. Dopo aver illustrato nel dettaglio alcuni aspetti della bozza di decreto, sottolineando il fatto che “non si può chiamare un unico provvedimento Codice dell’Ambiente dal momento che vi mancano alcuni aspetti interessanti”, ha rimarcato un secco: “No al Codice dell’Ambiente bensì un provvedimento unico frutto di un lungo lavoro di omogeneizzazione della normativa sui temi delle Autorizzazioni Ambientali; della Tutela delle Acque; della Difesa del Suolo; della Gestione dei Servizi idrici; dei Rifiuti e delle Bonifiche; dell’Aria, e della riorganizzazione del Sistema del Danno Ambientale”. “Lo sforzo per concludere questo lavoro in appena 6-8 mesi è stato notevole - ha confessato Togni - in questa fase ci sono state pressioni di interessi nei vari ambiti del provvedimento piuttosto pesanti, ma il potere politico porterà comunque all’approvazione di questa riforma malgrado la disapprovazione di alcune parti economiche e sociali”. Roberto Caponigro, Responsabile Settore Normative Comunitarie e Internazionali dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT), è intervenuto sul processo di miglioramento della legislatura ambientale a livello europeo e nazionale. Plaudendo i principi, i criteri e gli strumenti per il raggiungimento della qualità nella normativa ambientale: “Principi che hanno costituito i mattoni della nuova proposta di legge delega”, Caponigro ha affermato che: “Negli ultimi dieci anni, dopo una legislatura ambientale nello spirito della quantità, volta cioè al solo riempire vuoti normativi o a proteggere, si è via via passati attraverso il concetto della qualità degli interventi legislativi”. Il rischio indicato da Caponigro, però, riguarda i processi di recepimento delle Direttive Comunitarie da parte dei Paesi dell’UE. “Dal 2001 le procedure di infrazione sono aumentate dal 6 al 15% per anno e teniamo conto che nelle politiche europee gli atti inerenti l’ambiente costituiscono il 7% del totale” “Bisogna poi tener presente - ha proseguito Caponigro - che Direttive omogenee a livello comunitario poi non tengono conto delle specificità nazionali”. In questo senso sono stati indicati fattori fisici e fattori istituzionali: “Quando si infligge una procedura di infrazione bisogna tener conto della devoluzione perché può darsi che a commettere l’infrazione sia una Regione e non tutto lo Stato” Una proposta operativa è arrivata dall’Ing. Giancarlo Bianchi, Presidente di AIAS; per la creazione di un sito 17 terminologico nelle lingue Italiana, Francese, Inglese e Tedesca: “Con l’obiettivo di omogeneizzare la terminologia ambientale a livello internazionale per unificare e rendere più incisivi i processi di comunicazione e recepimento delle Direttive Comunitarie”. Critico il dott. Guido Morini di ASIS Ambiente - Confindustria: “Sin dal 2001, quando il Governo ha presentato una proposta di ri-organizzazione della normativa ambientale, crediamo nella semplificazione e rivisitazione del corpus normativo”. “Il lavoro fatto finora è stato enorme - ha tenuto a precisare Morini - molte questioni sono state risolte, su altre abbiamo dei dubbi”. Venendo ad indicare quali sono stati i problemi indicati dal mondo dell’industria nella bozza di normativa, Morini ha affermato che essa: “è caratterizzata da una serie esagerata di obblighi burocratici che sarebbe bene superare”, e ancora: “I vincoli sono spesso repressivi e mai propositivi”. Sul problema del recepimento delle Direttive Comunitarie ha dichiarato: “Abbiamo chiesto l’allineamento alle norme comunitarie e dobbiamo rispettare quest’ultime recependole tali e quali e con la tempistica prevista… Purtroppo in Italia si assumono le direttive EU inasprendole e ciò è sbagliato”. Altre perplessità ha poi espresso sul concetto di “silenziodiniego” che diventa “silenzio-assenso”, e sul concetto di “danno ambientale”: “su cui abbiamo forti critiche dal momento che manca l’allineamento europeo”. “C’è una Direttiva che definisce correttamente il tutto ma il governo italiano non l’ha ancora recepita seppur il provvedimento di Testo Unico ne discuta in più punti”. Avviandosi alla conclusione del suo intervento, Morini ha sottolineato che: “Per l’industria l’ambiente è un costo; perché diventi un elemento positivo di sviluppo c’è bisogno di un quadro normativo chiaro ed applicabile. Purtroppo, nel corso degli anni la sovrapposizione delle norme ha prodotto confusione e dubbio nelle piccole e medie imprese”. “L’operazione di riordino prevista dal Governo è cosa buona” - ha concluso Morini, “Se una norma non è buona per l’industria allora non è buona neanche per l’ambiente”. Forti perplessità sulla possibilità di chiudere il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e sulla sua riconversione all’interno dei poteri propri della presidenza del Consiglio dei Ministri, le ha espresse il dott. Rino Pavanello, Segretario Generale di Ambiente e Lavoro, andando con la memoria alle ragioni storiche e politiche che nel 1987 portarono alla costituzione del dicastero dell’ambiente. Sul Testo Unico di riordino della normativa ambientale, Pavanello si è trovato d’accordo sulla necessità di fare chiarezza ma, rivolgendosi al collega Morini, ha dichiarato: “Il presupposto che l’ambiente sia un costo per l’industria è sbagliato”. L’ambiente è res nullius secondo Pavanello e quindi, ragio- 18 nevolmente, un problema che riguarda tutti. Pavanello ha poi sollevato alcune obiezioni sulla proposta di legge delega in merito ad alcuni mancati rapporti formali: “Almeno ci sia una consultazione seria che coinvolga tutti gli attori della scena ambientale”. In merito a precisi rilievi sostanziali, Pavanello ha sottolineato la la mancanza, nella bozza di Testo Unico sull’ambiente di: “Questioni come quelle relative alle Aree Protette; all’Energia; all’Inquinamento acustico e all’elettrosmog”. Infine ha tirato una stoccata al mondo dell’industria, affermando che: “Le regole possono essere viste come opportunità, non solo come lacci… del resto le parole Sviluppo Sostenibile vorranno pur dire qualcosa”; e una conclusione aperta alla speranza augurandosi che il settore dell’imprenditoria colga l’occasione dell’adozione di Sistemi di Gestione Integrata. Successivamente, a cura di Olga Chitotti, Responsabile Area Ambiente FAST (Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche), sono state presentate una serie di spunti e riflessioni sull’evoluzione di VAS e VIA in Italia, anche queste ulteriori oggetto di riordino nella proposta di legge. “Urgenza di un coinvolgimento diretto delle Regioni; necessità del rispetto del principio di sussidiarietà; introduzione del “silenzio-assenso” diventato ora “silenzio-diniego”; esclusione dall’ambito di applicazione della VIA da una serie di tipologie di progetti, scarso accesso alle informazioni”: sono le perplessità che ha individuato la dott.ssa Chitotti sulla bozza di legge delega, ribadendo però: “L’interesse a lavorare insieme dando la disponibilità a collaborare alla definizione del Decreto”. Ultimo intervento della poderosa mattinata di studio, quello di Ernesto Longo di AIAS-OASP. “Il Decreto legislativo in itinere prevede l’incentivazione dei Sistemi Gestionali nelle PMI e lo sviluppo di incentivi economici per la registrazione EMAS e la certificazione ISO 140001”. “Come mai degli 8 milioni di Euro stanziati nel 2003, a tutt’oggi ne sono stati spesi solamente 250.000?”, si è chiesto Longo, indicando una risposta nella: “Poca comunicazione e incrostazioni culturali vetuste e absolete”. “Purtroppo, nel nostro Paese - ha affermato Longo - non si capisce ancora l’importanza dell’introduzione di Sistemi di Gestione integrata e la diffusione di certificazioni ambientali e strategie per l’incentivazione in questo settore”. Le strade indicate da Longo per venire incontro alle esigenze economiche delle PMI, peraltro spesso interessate da queste novità sono: “La valorizzazione delle certificazioni ambientali nelle gare pubbliche; la semplificazione degli iter amministrativi; il contenimento delle spese”. A conclusione della mattinata i saluti del coordinatore Massimo Cassani de Il Sole 24 Ore che ha congedato la platea sottolineando l’importanza di: “Diffondere correttamente l’informazione scientifica e tecnica”. UNA FONTE ENERGETICA ALTERNATIVA: IL RISPARMIO! di Alessandro Zepponi All’appuntamento annuale dedicato al recupero della materia e dell’energia non poteva mancare un approfondimento sul tema del risparmio energetico. Nella giornata del 27 ottobre 2005, si è tenuto il Convegno “Certificati bianchi: prime riflessioni sul nuovo mercato dell’efficienza energetica” a cura del Kyoto Club, organizzazione non-profit di imprese, enti, associazioni, amministrazioni locali, impegnate al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto. Attualmente, all’aumento dei costi energetici non corrisponde una riduzione dei consumi. Questo, oltre a pesare sulle tasche degli utenti finali, incide pesantemente sulla bilancia dei pagamenti dell’Italia in particolare e dell’Europa in generale. Una strada da percorrere per ovviare a questo problema è quella del risparmio. Dal convegno è emerso che le potenzialità per risparmiare energia sono elevate. A livello nazionale sono stati emanati due specifici decreti del Ministero delle Attività Produttive il 20 luglio 2004. Tali decreti hanno l’obiettivo di conseguire entro la fine del primo quinquennio di applicazione (2005-2009) un risparmio di energia pari a 2,9 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) all’anno, valore equivalente all’incremento annuo dei consumi nazionali di energia registrato nel periodo 1999-2001. Come ha sottolineato Gianni Silvestrini, Direttore scientifico del Kyoto Club, che ha aperto i lavori: “tali decreti hanno introdotto uno strumento innovativo nelle politiche energetiche nazionali: i certificati bianchi, il cui mercato è partito a tutti gli effetti quest’anno”. A differenza dei certificati verdi (art. 11 D. Lgs. 79/99), che vengono riconosciuti dal Gestore della rete di trasmissione nazionale Spa (GRTN) a fronte della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, i certificati bianchi vengono riconosciuti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas a fronte del risparmio di energia elettrica e di gas ottenuti tramite progetti specifici. “È grazie all’Unione Europea - ha proseguito Silvestrini che sono state introdotte queste nuove regole. Il mercato dell’efficienza energetica rappresenta una delle più interessanti possibilità per ridurre i costi energetici e contribuire al conseguimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra in relazione agli impegni assunti dall’Italia nell’ambito del Protocollo di Kyoto”. Le recenti iniziative della Commissione europea per promuovere l’efficienza energetica, sono state illustrate da Paolo Bertoldi della Direzione Generale Joint Research Centre Ispra della Commissione Europea. “L’Unione Europea è un importatore netto di fonti primarie - ha affermato - per cui risulta strategico puntare al risparmio. Gli strumenti introdotti sono numerosi a cominciare dal Libro verde sull’efficienza energetica: fare di più con meno, approvato lo scorso giugno dalla Commissione europea, all’etichettatura energetica obbligatoria per gli elettrodomestici, oltre alle Direttive per l’efficienza minima, per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, per l’efficienza energetica negli edifici, per l’ecodesign”. “Un altro importante strumento - ha proseguito Bertoldi - è la Proposta di Direttiva sull’efficienza negli usi finali dell’energia e sui servizi energetici, che ha l’ambizioso obiettivo di tagliare, a livello di ogni Stato membro, dell’1% all’anno i consumi del settore privato e dell’1,5% all’anno i consumi del settore pubblico, per sei anni, rispetto alla media degli ultimi cinque anni”. Marcella Pavan, dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, è entrata nel vivo del Convegno illustrando l’avvio dello strumento dei certificati bianchi. “I Decreti ministeriali del 20 luglio 2004 - ha spiegato impongono obblighi annuali di riduzione ai distributori di energia elettrica e gas naturale che al 31 dicembre 2001 fornivano almeno 100.000 utenti. Per adempiere a questi obblighi i distributori possono attuare progetti a favore dei consumatori finali che migliorino l’efficienza energetica delle tecnologie installate o delle relative pratiche di utilizzo. I progetti possono essere realizzati direttamente oppure tramite società controllate o, ancora, attraverso società operanti nei settori dei servizi energetici, le cosiddette ESCO (Energy Services Companies). In alternativa, i distributori possono acquistare da terzi titoli di efficienza energetica (certificati bianchi) attestanti il conseguimento di risparmi energetici.” I certificati bianchi sono emessi dal Gestore del mercato elettrico a favore dei tre soggetti sopra indicati (anche senza averne l’obbligo), riconosciuti dall’Autorità per l’energia e per il gas, che hanno conseguito i risparmi energetici. L’emissione dei titoli viene effettuata sulla base di una comunicazione dell’Autorità che certifica i risparmi conseguiti. L’Autorità infatti verifica e controlla che i progetti siano stati effettivamente realizzati in conformità con le disposizioni dei decreti e delle regole attuative definite dall’Autorità stessa. La compravendita dei titoli avviene mediante contratti bilaterali o in un mercato apposito istituito e regolato dal Gestore del mercato elettrico. Questo meccanismo consente di raggiungere gli obiettivi di risparmio energetico nel modo più “conveniente”. Il sistema spinge a realizzare per primi i progetti che presentano i costi minori. Si muoveranno quindi per primi coloro che presentano costi marginali di risparmio energetico relativamente inferiori e che hanno convenienza a vendere i titoli. I distributori che invece incontrano costi marginali relativamente elevati, lasciano realizzare i risparmi da altri soggetti, acquistando i titoli. 19 Tramite il sito internet dell’Autorità (www.autorita.energia.it), tutti i distributori di energia elettrica e di gas naturale, inclusi quelli non soggetti agli obblighi, possono accedere ad un sistema informativo interattivo per richiedere la valutazione dei risparmi energetici conseguiti attraverso la realizzazione di progetti di varia natura, potendo anche effettuare il calcolo automatico dei risparmi e controllare gli esiti delle richieste presentate. L’ammontare del risparmio “obbligatorio” che ogni distributrice deve generare è stabilito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, e coloro che provvedono a raggiungere l’ammontare stabilito incorrono in sanzioni. Al fine di evitare tali sanzioni, queste aziende possono acquistare i titoli. Lo strumento introdotto, il certificato bianco, viene riconosciuto sulla base di un progetto, come ad esempio: l’installazione di elettrodomestici o motori industriali ad alta efficienza; interventi per l’isolamento termico degli edifici; sistemi di teleriscaldamento; ecc. “Grande importanza - ha concluso Pavan - va riconosciuta alle schede tecniche predisposte dall’Autorità per la quantificazione dei risparmi energetici di tipo semplificato. Attualmente le schede sono 24, altre sono in fase di consultazione”. Tra i soggetti obbligati al risparmio c’è l’ENEL, chiamata in causa da Pavan per il fatto di essere responsabile per l’88% del raggiungimento degli obiettivi del 2005 per quanto riguarda l’energia elettrica. La società era rappresentata da Roberto Venafro, Responsabile delle politiche ambientali, che ha illustrato le strategie aziendali, tra le quali: - lo sfruttamento della fonte geotermica in Toscana per il teleriscaldamento; - la diffusione delle lampade a fluorescenza; - i sistemi di illuminazione pubblica; - la diffusione degli impianti a metano da 1 MW per la micro-cogenerazione di elettricità e calore. “Uno strumento sul quale punteremo nel prossimo futuro è rappresentato dalla comunicazione. Nel 2006 - ha affermato Venafro - partirà infatti un’apposita campagna volta all’uso razionale dell’energia”. In tema di risparmio e di comunicazione, specie se rivolta alle utenze finali, un ruolo rilevante può essere svolto dal mondo delle Associazioni ambientaliste. Andrea Poggio, Vice Direttore generale di Legambiente, è intervenuto illustrando l’esperienza nelle campagne sulla diffusione di lampade a basso consumo. “Si tratta di campagne dalla duplice valenza: economica e ambientale. Una lampadina a fluorescenza - ha spiegato - ha una durata di 10.000 ore, contro le 1.000 di una lampadina a incandescenza. Questo significa che, ipotizzando un uso di 4 ore al giorno, ad esempio nel caso venga utilizzata in cucina, in sei anni una lampada a fluorescenza 20 permette di risparmiare ben 120 euro. Una delle esperienze meglio riuscite ha visto l’attiva partecipazione della Regione Lombardia. Grazie a un contributo di 1,2 milioni di Euro, derivante tra l’altro da vecchi residui degli introiti della carbon tax, l’Ente ha acquistato 400.000 lampadine che permetteranno ai cittadini lombardi di risparmiare ben 4 milioni di Euro sulle bollette elettriche”. Anche le amministrazioni locali possono contribuire enormemente a risparmiare energia. Un esempio viene dalla Provincia di Modena. Marcello Antinucci, Direttore dell’Agenzia per l’Energia e lo Sviluppo sostenibile di Modena, ha illustrato le possibilità di migliorare l’efficienza energetica negli edifici pubblici. Sono stati in particolare illustrati i bandi per l’affidamento del Servizio energia per alcuni edifici pubblici che prevedevano il finanziamento tramite terzi. Due elementi dei bandi meritano di essere rilevati: la previsione di obiettivo minimo di risparmio e la partecipazione da parte della Provincia al risparmio, ottenuto in termini di una quota percentuale. Arturo Lorenzoni dell’Istituto Iefe - Bocconi, ha poi illustrato il fenomeno delle ESCO in Italia. Il valore aggiunto di una ESCO è dato dalla sostituzione dei costi di capitale con costi correnti di esercizio. Scopo della ESCO è quello di attuare interventi di risparmio energetico. I costi di investimento degli interventi sono da essa sostenuti. L’utente finale non deve nemmeno preoccuparsi di accedere a forme di finanziamento. La società si ripaga l’investimento e il costo dei servizi erogati con una parte del risparmio energetico, effetto dell’intervento rilevato a consuntivo. I rischi, sia finanziari sia tecnici, dell’operazione, sono a carico della ESCO stessa. La differenza tra la bolletta energetica prima e dopo l’intervento migliorativo spetta contrattualmente alla ESCO, per intero o in percentuale, fino alla fine del periodo di rientro dell’investimento previsto nel programma o contratto. Allo scadere del contratto l’utente diventerà proprietario delle parti di impianto migliorate e, quindi, beneficerà della maggiore efficienza del proprio impianto. Infine, Alessandro Valentini della Asteria srl, ESCO operante in provincia di Ascoli Piceno, ha illustrato gli interventi e i risultati ottenuti in tema di risparmio e certificati bianchi. Sulla base di un’indagine recentemente condotta tra i Comuni del territorio piceno è emerso un elevato potenziale di recupero energetico e finanziario. Si può concludere che attualmente esistono tutte le premesse normative e operative per il decollo di un settore, quello del risparmio energetico, che crea economia migliorandone la sostenibilità ambientale. RISPARMIO ENERGETICO E PROGETTAZIONE AMBIENTALE di Alberto Piastrellini Venerdì 28 ottobre, il penultimo giorno della kermesse riminese di ECOMONDO, ha visto protagonista di tutta la giornata, presso la Sala Abete, l’Unione Nazionale dei Tecnici degli Enti Locali (UNITEL), che ha organizzato, nell’ambito delle “Giornate Unitel” un’intensa e articolata giornata di studio e approfondimento sulle tematiche ambientali connesse alla progettazione edile urbana. Due i momenti in cui i Tecnici si sono incontrati offrendo al pubblico momenti di riflessione e presentazione di problematiche: il primo, “La Qualità Ambientale dell’Habitat Urbano e Domestico”; il secondo, “Risparmio Energetico e Progettazione Ambientale”. Il primo “capitolo” del Seminario è stato offerto all’uditorio come una sorta di introduzione al tema della riqualificazione degli spazi pubblici urbani attraverso l’illustrazione delle strategie di protezione solare, dalle polveri, dai rumori, con l’obiettivo di realizzare migliori condizioni di comfort per l’uso dinamico e la sosta, nonché una comunicazione sulle problematiche dell’inquinamento indoor dovuto al campi magnetici e all’impiego di materiali di finitura che emettono sostanze nocive per la salute umana. “Anche quest’anno UNITEL partecipa ad ECOMONDO”, ha dichiarato il Presidente Bernardino Primiani “Per sostenere la spinta della strategia operativa che mira alla formazione del Tecnico operatore locale”. “UNITEL ha organizzato oltre 150 convegni negli ultimi due anni” ha precisato Primiani: “Siamo presenti in oltre 8.000 comuni italiani e oggi siamo chiamati ad analizza- re approfonditamente ciò che ogni tecnico locale, a livello urbanistico, tratta ogni giorno”. Il presidente Primiani ha poi rimarcato come alla figura del tecnico locale debba essere riconosciuto un ruolo preminente nella progettazione degli ambienti urbani fatto salvo che: “Senza formazione non si riesce a fare niente”. L’introduzione dei lavori, la presentazione del tema e la successione degli interventi, sono stati affidati all’architetto Gianfilippo Lo Masto componente del Direttivo UNITEL, il quale, sottolineando che: “La sostenibilità deve rientrare nel patrimonio progettuale dei tecnici, la qualità urbana passa attraverso l’opera pubblica ed è garantita dalla professionalità dei tecnici - ha rilevato come - La normativa nazionale risulti abbastanza evoluta nel campo della sostenibilità nell’ambiente urbano”. A cura del prof. Gianni Scudo, Dipartimento Scienza e Tecnologie dell’Ambiente Costruito, del Politecnico di Milano, c’è stato un intervento sul tema: “Progettare il comfort negli spazi urbani”. “Le commesse pubbliche devono passare attraverso metodologie e progettazioni bio-climatiche - ha detto il prof. Scudo - per ridurre al minimo l’impatto energetico delle risorse non rinnovabili”. Presentando una serie di studi e ricerche condotti negli Stati Uniti sin dai primi anni ’50, Scudo ha presentato l’evoluzione dell’architettura in funzione dell’ottenimento di effetti precisi; in sostanza quel comfort termoigrometrico che incide maggiormente sui capitolati di spesa degli edifici. “Se questo vale per le abitazioni private e gli edifici pubblici ha detto Scudo - tanto più deve valere per gli spazi urbani aperti dove bisogna introdurre tutta una serie di requisiti quali: l’uso razionale delle risorse, energie rinnovabili, riduzione di energie non rinnovabili, utilizzo di materiale riciclabile, che fino a poco tempo venivano usati solo nell’edilizia abitativa”. “Purtroppo, da questo punto di vista, quando si realizzano opere pubbliche, spesso si assiste ad interventi che non riqualificano veramente la qualità degli spazi, né dal punto di vista del comfort, né da quello della salute pubblica”. Il prof. Scudo ha concluso il suo intervento presentando una ricerca del Politecnico di Milano, che illustra parametri e requisiti di base per testare il comfort di spazi aperti ed una serie di strategie urbanistiche, in questo senso, messe in opera in varie città europee. A cura dell’architetto Roberto Mosca, titolare della Spring Color di Osimo (AN), l’intervento: “Finiture convenzionali e naturali. Impatto ambientale, tossicità e chimica pulita”. Mosca ha raccontato l’esperienza dell’azienda per la produzione di malte, pitture e vernici che, dopo aver vissuto sulla pelle dei propri dipendenti e dei propri dirigenti la gravità estrema di alcune malattie professionali, ha completamente ri-convertito la sua produzione eliminando dal ciclo tutte 21 le sostanze chimiche di sintesi petrolchimica, tossiche e cancerogene. “Se vogliamo parlare di sostenibilità in edilizia - ha detto Mosca - dobbiamo prima di tutto utilizzare materie prima rinvenibili facilmente nel territorio (pigmenti naturali, terre, ecc.)”. “Le sostanze di derivazione chimica non sono originarie del territorio: che senso avrebbe l’utilizzo di pigmenti usati in America o in Australia per le pitture murali delle nostre facciate?”. Mosca ha poi concentrato l’attenzione dell’uditorio presentando una serie di tabelle sinottiche in cui erano mostrati i vari componenti delle pitture tradizionali, sottolineando il fatto che quest’ultime: “rientrano nella categoria di prodotti chimici per la casa, non vi è obbligo di legge nello specificare sulle etichette i componenti pericolosi per la salute”. L’ultimo intervento della prima parte della giornata curato dall’Urbanista Gianfranco Carignano ha avuto per tema: “Campi magnetici a bassa frequenza. Un primo studio a Torino sull’esposizione residenziale causata dalla distribuzione urbana”. Carignano, dopo una breve esposizione su campi elettrici, campi magnetici e radiazioni non ionizzanti ha presentato i dati di una ricerca condotta in collaborazione con il Politecnico di Torino, dalla quale emerge che: “Una porzione di popolazione residente ai piani terra (o rialzato), è potenzialmente esposta a livelli superiori a 0,2 µT”. “Infatti - ha detto Carignano - sul totale dei residenti al piano terra (150.000), il campione analizzato risulta di 12.837 persone, pari a circa l’8.5%. Di queste il 33,4% (4.284) vive in appartamenti che presentano sul lato strada valori oltre gli 0,2 µT. Il 13% si trova potenzialmente esposto a valori superiori a 0,5 µT, mentre il 5% è esposto a valori oltre 1 µT”. Premesso che le persone hanno il diritto di conoscere se gli ambienti interni o esterni che frequentano quotidianamente possono essere o meno fonte di esposizione ai campi magnetici, Carignano ha concluso affermando: “Piuttosto che creare allarmismo riteniamo decisamente più opportuno lavorare insieme agli Enti erogatori di energia elettrica o ai produttori di apparecchiature elettriche al fine di adottare sistemi e tecniche per ridurre ed eliminare l’emissione di campi elettromagnetici”. La seconda tranche della giornata è stata dedicata ad un sintetico excursus sulle relazioni problematiche fra economia, società e ambiente, fondamenti del pensiero sostenibile, lo sviluppo di nuovi linguaggi architettonici, i consumi degli edifici e riguardo le soluzioni e le prospettive del risparmio energetico. Nel pomeriggio si è trattato di risparmio energetico e progettazione ambientale. Gianfranco Sanò, Dirigente Assoarchitetti, nel suo intervento di introduzione al tema ha sottolineato l’importanza dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili specificando 22 che: “La diffusione di queste fonti, affinché sia realmente incisiva, deve essere supportata da incentivazioni serie e di un certo peso”. Sulla problematiche della bio-architettura in rapporto al risparmio energetico nell’edilizia, Sanò ha rimarcato che: “Alcuni pregevoli esempi ci pervengono da committenze pubbliche illuminate; purtroppo uso di energie rinnovabili e materiali eco-compatibili non hanno ancora raggiunto una propria autorevolezza nel mercato”. “Per ora - ha concluso Sanò - sarebbe meglio parlare di interazioni fra i tanti strumenti volti alla costruzione di organismi architettonici sostenibili”. Maurizio Petrangeli, Università Roma 1, a cui è stato affidato il secondo intervento introduttivo ha dichiarato che: “Crisi energetica globale e scelta di nuove strade per la produzione di energia elettrica ci impongono scelte epocali”. Una strada, per il prof. Petrangeli, è quella di: “Incentivare la ricerca verso nuove tecnologie per aumentarne la richiesta e, nel contempo, farne scendere i costi”. Conscio che i costi per questo tipo di investimenti in edilizia possono essere supportati, per ora, solo dalle Pubbliche Amministrazioni, Petrangeli ha sottolineato come queste ultime abbiano una precisa responsabilità nel merito di interventi di medie dimensioni nell’ambito della progettazione architettonica e della pianificazione territoriale. L’intervento di Petrangeli si è concluso con la presentazione puntuale di un progetto presentato nell’ambito di un concorso per la progettazione di una serie di edifici a forte valenza bioclimatica, bandito dal Comune di Roma. “Le ragioni della sostenibilità e il valore aggiunto nell’architettura” sono state espresse dall’intervento di Claudio Renato Fantone, Consulente UNITEL, Roma. Come conciliare l’economia con l’ambiente e la qualità della vita? Quale economia è lo strumento della sostenibilità? A queste domande Fantone ha tentato di rispondere presentando lo strumento dell’impronta ecologica e il modello di città a metabolismo circolare. “La città sostenibile - ha detto Fantone - è più compatta; permette il minimo uso di mezzi di trasporto; prevede la produzione e la diffusione di energia a livello locale, si comporta,insomma, come un organismo autosufficiente permettendo una reale vita urbana sostenibile”. La relazione si è conclusa con la presentazione di alcuni progetti di “città sostenibile”, naturalmente di provenienza estera. A chiudere la teoria degli interventi: Chiara Wolter, di Ambiente Italia, ha relazionato sul tema: “Applicazione degli impianti solari negli edifici pubblici”; Mario Gamberale, Università Roma 1 che ha concluso con un intervento tecnico-normativo sul tema: “Il mercato dell’energia - normativa e prospettive in Italia”. ENERGIE INTELLIGENTI NELLE PICCOLE-MEDIE IMPRESE di Donatella Mancini A ECOMONDO è stato presentato il 1° Forum per il Progetto Energia Intelligente PMI (Piccole e Medie Imprese), organizzato da CNA, CONFAGRICOLTURA, CONFAPI, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO e CONFESERCENTI, con il patrocinio dell’Unione Europea. L’interesse delle sei Confederazioni all’argomento energia, nasce dal fatto che le fonti di approvvigionamento energetico hanno assunto negli ultimi decenni un’importanza strategica per lo sviluppo e la crescita delle piccole e medie imprese italiane. L’energia è diventata uno dei fattori più rilevanti per la competitività delle aziende non solo a livello italiano, ma anche internazionale. Pertanto le organizzazioni testè citate, intendono realizzare un progetto comune “Energia intelligente per le PMI”, attraverso la definizione di linee strategiche e progettuali, che favoriscano le imprese nell’approvvigionamento e gestione delle risorse energetiche, non trascurando di relazionarsi, per il raggiungimento degli obiettivi, con le principali Istituzioni e Autorità competenti. Non si può, inoltre, prescindere dalle decisioni assunte dagli Stati membri dell’UE in sede comunitaria circa gli obiettivi legati allo sviluppo sostenibile, alla competitività e alla crescita dell’occupazione sanciti nell’Agenda di Lisbona, né dagli accordi del più famoso Protocollo di Kyoto. Ed è proprio per tutte le ragioni fin qui enunciate, che le sei Confederazioni condividono e di conseguenza promuovono la revisione del modello di produzione e consumo energetico; il risparmio e l’efficienza energetica; l’autoproduzione di energia da parte delle imprese. La realizzazione di un tale ambizioso progetto passa attraverso il raggiungimento di alcuni obiettivi. Innanzitutto la promozione di politiche per il risparmio energetico e l’efficienza energetica, il contenimento della domanda energetica attraverso interventi mirati al decentramento dell’offerta ed al potenziamento dei sistemi di autoproduzione dell’energia elettrica. Sarà necessario, inoltre, utilizzare strumenti in grado di analizzare le dinamiche dei prezzi e dei consumi energetici del sistema delle piccole e medie imprese, favorendo la ricerca scientifica nel settore energetico, con particolare attenzione alle fonti rinnovabili, alla microgenerazione e all’utilizzo finale dell’energia. Molto importante è anche l’aspetto formativo, con la presenza di figure professionali specializzate nella gestione delle tematiche energetiche. Il Progetto Energia Intelligente per le PMI si svilupperà attraverso le seguenti iniziative: - il Forum nazionale annuale; - la promozione di Progetti pilota interassociativi sul piano nazionale ed europeo; - attività di aggiornamento e seminari in collaborazione con le Autorità ed altri soggetti interessati; la realizzazione di un Osservatorio Energia permanente per la PMI. Il Forum nazionale è un momento importante per fare il punto del progetto e per divulgare i risultati all’esterno. L’obbiettivo, infatti, è quello di dare visibilità nazionale ai temi dell’utilizzo energetico sostenibile, rivolgendosi ad un pubblico formato, soprattutto, dagli addetti ai lavori, ossia produttori e consumatori di energia, rappresentanti delle istituzioni maggiormente coinvolte nella politica energetica. Sono previsti dei brevi corsi di aggiornamento interprovinciali per coinvolgere anche la base associativa delle organizzazioni e proporre una panoramica sull’evoluzione delle tecnologie più moderne. Altri cardini del progetto sono la promozione e realizzazione di progetti pilota interassociativi. Nell’ambito di questi progetti sono considerati prioritari alcuni interventi, quali ad esempio la produzione ed il recupero di biomasse vegetali e/o di escrementi animali utili in aree particolarmente predisposte. Il miglioramento dell’efficienza degli edificati destinati alla produzione di energia, cioè interventi sugli impianti per la gestione intelligente dei consumi elettrici, termici e di climatizzazione, installazione di pompe di calore e rigenerazione, installazioni di tecnologie a fonti rinnovabili, coibentazione e bioedilizia. Microgenerazione e realizzazione di parchi ecoproduttivi o isole energetiche, dove vengano gestite tutte le problematiche energetiche in maniera integrata e con la riduzione di apporto energetico esterno. Infine la promozione dell’efficienza e del risparmio energetico attraverso lo studio e l’applicazione delle migliori soluzioni tecnologiche disponibili. Per avviare tutti questi progetti pilota sarà necessario mettere in atto corsi di formazione, attività di informazione e sensibilizzazione sui temi ambientali. Entro il 2007 sarà realizzato un Osservatorio permanente che fornirà dati sui consumi e relativi costi energetici delle piccole imprese italiane e sulle caratteristiche degli impianti di generazione, di trasporto e di impiego utilizzati dalle stesse aziende. In questo modo si intende ottimizzare i consumi energetici in funzione delle differenti caratteristiche 23 tecnico-riproduttive di ciascuna impresa. Non va trascurato l’aspetto della comunicazione. I risultati del progetto e lo stato di avanzamento del lavoro andranno monitorati annualmente ed esposti attraverso una scheda riassuntiva. La stampa, i mass-media e le agenzie di comunicazione verranno costantemente informate. Saranno, inoltre, realizzate pagine web, da pubblicare in ciascuno dei portali Internet delle organizzazioni aderenti al progetto. Tutta la documentazione sarà raccolta sotto il titolo “Guide utili all’uso sostenibile dell’energia”, che servirà ad illustrare i concetti base del risparmio energetico e della microgenerazione. Questa guida sarà distribuita tra le imprese e tra il pubblico dei consumatori utenti. Il progetto, sopra illustrato, si inserisce in un contesto più generale di promozione dell’utilizzo di energia intelligente. È stato approvato di recente il bando 2005 relativo al Programma Energia intelligente per l’Europa, EIE 2003/2006, che prevede contributi destinati all’efficienza e all’utilizzo 24 di fonti rinnovabili. Il programma EIE è diviso in 4 settori. Il SAVE riguarda l’uso razionale dell’energia, soprattutto nell’industria e nell’edilizia. L’ALTERNER concerne la produzione delle energie nuove e rinnovabili. Lo STEER sostiene le iniziative nell’ambito dei trasporti, come, ad esempio, la promozione dei carburanti di origine rinnovabile. Infine il COOPENER sostiene le iniziative relative alla promozione di energie rinnovabili nei Paesi in via di sviluppo. Il bando, inoltre, invita a presentare proposte relative a 3 tipi di interventi: Tipo 1: Azioni generali o progetti, dove convergono la maggior parte dei finanziamenti erogati. Tipo 2: Sostegno alla creazione di nuove agenzie locali e regionali di gestione dell’energia Tipo 3: Supporto specifico per eventi e manifestazioni. Area Marche I Seminari di ARPAM e Provincia di Ancona Anche quest’anno le Marche hanno partecipato a ECOMONDO con un proprio spazio espositivo in cui si sono collocati soggetti pubblici e privati che, a vario titolo, sono coinvolti nella gestione dei rifiuti o che offrono soluzioni tecnologiche innovative per il loro trattamento. Progettata da Vinicio Ruggiero, Direttore artistico della Free Service srl, Agenzia di Servizi di Falconara M.ma (AN), l’area di circa 500 mq, posta all’interno del Padiglione B1, si connotava come una grande piazza accessibile dai 4 lati e arricchita di isole di comunicazione tra i soggetti ospitati e i visitatori al cui centro un’area break offriva l’opportunità di gradita pausa tra i lavori e i contatti. Tra gli spazi espositivi erano disseminati gli eco-segnali, Mostra fotografica di Rob Minuscoli, curata da Roberto Marinelli, che, attraverso foto-montaggi di cartelli per una segnaletica stradale alternativa, comunicava in modo originale l’importanza del riciclaggio per una vita “sostenibile”. Inoltre un piccolo spazio è stato dedicato ad una proposta di struttura modulare in cartone ondulato per l’architettura e l’edilizia d’emergenza, prototipo di un sistema-parete per costruire a secco, senza l’impiego di chiodi e colle, brevettato dai Dottorandi dell’Università Politecnica delle Marche - Dipartimento di Architettura, Costruzioni e Strutture (DACS), l’architetto Samir El-Tawil e ingegnere Paolo Pelosi. Ha trovato pure spazio un’apposita Area meeting dove si sono svolte le attività convegnistiche e seminariali. I SEMINARI DELL’ARPA MARCHE di Nazareno Re Proprio in occasione del primo dei due seminari che l’ARPA Marche ha promosso, dal comune tema dell’innovazione che si sono tenuti in due giornate successive (27-28 ottobre) all’interno dell’Area Marche, dal titolo: “Soluzioni innovative per il sitema Industria-Ambiente”, il Direttore Generale ARPAM, dott. Gisberto Paoloni, aprendo i lavori ha voluto soffermarsi e attirare l’attenzione del pubblico presente sulla struttura dello stand che, a suo dire, costituisce un bell’esempio di “fare squadra e di come si possa e si debba collaborare tra pubblico e privato”. La Regione Marche ha infatti promosso lo spazio, dove sono presenti le Province e le Aziende private, specializzate nel settore, che non hanno fatto mancare il loro sostegno. I lavori della prima giornata hanno costituito l’esempio di questa collaborazione, essendo incentrati su esperienze innovative della gestione rifiuti nell’area maceratese. Il primo dei due rapporti in programma ha affrontato il tema del Controllo innovativo dei precursori delle diossine in un impianto di termovalorizzazione. Detto in altre parole, la sperimentazione, ormai conclusa con pieno successo, che la ditta Loccioni ha condotto nell’impianto COSMARI di Tolentino o, per meglio dire, sul monitoraggio on line dei fumi del camino dell’impianto di termovalorizzazione. L’ing. Giuseppe Foglia, Presidente del COSMARI, ha tenuto a precisare che l’obiettivo strategico del Consorzio è e resta la raccolta differenziata, il recupero e il riciclaggio, e che in questo quadro la termovalorizzazione del COSMARI è un aspetto marginale. Oggi il Consorzio gestisce tutti i Comuni della provincia di Macerata, con un 27% medio di raccolta differenziata (nel 1997 era il 3%) e l’obiettivo per il 2010 è il 40%, oltre quindi il 35% proposto dal piano nazionale. Il termovalorizzatore del COSMARI è l’unico delle Marche e l’impianto di monitoraggio on line dei precursori delle diossine è uno dei due esistenti in Italia. L’illustrazione della dott.ssa Rita Bravi, che per conto della ditta installatrice ha guidato la sperimentazione, ha suscitato grande interesse, per chiarezza e sinteticità. In breve: grazie a particolari sensori, si ha un monitoraggio on line delle diossine totali che dovessero eventualmente formarsi nel camino; in tal caso il processo di combustione, servoassistito, viene immediatamente termoregolato; il monitoraggio è continuo durante tutto il ciclo di lavorazione; non occorrono reattivi chimici di alcun genere; non occorre alcuna tecnologia aggiuntiva nei laboratori. Il secondo rapporto seminariale, coordinato dal dott. Gianni Corvatta del Dipartimento provinciale ARPAM di Macerata, aveva per tema le problematiche relative all’inquinamento da solventi clorurati del basso bacino del Chienti, inquinamento provocato ormai quindici anni fa dall’uso sconsiderato che a quel tempo le nuove realtà produttive del calzaturiero del 25 civitanovese facevano dei policloroetileni per il trattamento dei fondi in poliuretano. I danni sono ancora da riparare come si sa, ma nel frattempo molto è cambiato. Quei prodotti chimici non si usano più e molte delle ditte di allora hanno gettato la spugna, sopraffatte prima dalle ordinanze della magistratura e poi dalla concorrenza asiatica sui prodotti di bassa qualità. Non tutte però. L’esempio eclatante viene da Eurosuole di Civitanova, ditta che ha invece saputo riconvertirsi radicalmente, abbandonando i solventi clorurati e trasformando il ciclo produttivo fino a brevettare un proprio macchinario, grazie al quale il poliuretano viene trattato semplicemente con acqua. Con questa tecnologia, ha affermato il direttore della fabbrica civitanovese, oggi si ottengono fondi di qualità superiore (Eurosuole fornisce Tod’s e Nike, tra gli altri) e del tutto al riparo dalla concorrenza, grazie al brevetto. Nel corso della seconda giornata dedicata a “Soluzioni innovative per il Sistema Agricoltura-Ambiente”, è stato presentato il rapporto Tecnologie impiantistiche per l’abbattimento dell’inquinamento suinicolo e per la produzione di compost. È stato un altro interessantissimo esempio di engineering avanzato che trae spunto dall’antica tradizione contadina, o, come ha detto Luigi Candiracci, titolare della Società che ha brevettato l’impianto di biodigestione dei liquami suinicoli, si limita a copiare dalla natura. La tradizione contadina è quella che fa uso del letamaio e l’esempio tratto dalla natura è quello della foglia che in autunno cade, pian piano si decompone e si integra nel terreno. Sulla base di questi principi la ditta di Cantiano (PU) costruisce e installa in tutta Italia impianti che trasformano i fetidi e lerci liquami degli allevamenti suini in una specie di “manna” per i campi. Il dott. Ferdinando De Rosa, Direttore tecnico scientifico dell’ARPAM, che ha coordinato i lavori illustrando le caratteristiche dell’impianto, l’ha definito l’“uovo di Colombo”. Si tratta infatti di pompare continuamente i liquami dalle stalle (quindi nessun ristagno e nessun cattivo odore) e di farli spiovere su un letto di trucioli di legno, segatura, residui della potatura, insomma cellulosa. Si ottiene un terriccio assolutamente secco e inodore, come quello che si usa per il giardinaggio, ad altissimo contenuto di azoto organico e, quindi, pregiato fertilizzante. È quindi interventuo l’ing. Stefano Ciafani di Legambiente che ha definito questo compost “la risposta più concreta e avanzata alla perdita di sostanza organica e alla conseguente tendenziale desertificazione dei terreni agricoli italiani più intensamente coltivati”. L’ing. Giacomo Bodo dell’ARPA Umbria, Regione che finanzia fino al 40% delle spese che gli allevatori affrontano per questo impianto (in Umbria ce ne sono già cinque), ha dato la chiave di lettura più convincente. Quasi tutte le Regioni hanno ormai deliberato una sostanziale moratoria dell’uso dell’azoto ammoniacale per concimare i terreni, perché i guai che provoca sono di molto superiori ai benefici. Questo azoto infatti sparso sui terreni alle alte temperature d’estate si trasforma in pochi giorni in nitrato che le prime piogge dilavano e portano nelle falde acquifere, inquinandole gravemente. In breve, si verificano due eventi negativi: di azoto sul suolo non c’è più traccia; mentre l’acqua delle falde risulta pericolosamente inquinata. L’azoto organico del compost ottenuto dai liquami è invece come la foglia secca: insolubile alla pioggia, si decompone lentamente e viene assorbito dal terreno, senza alcuna possi- 26 bilità di trasformarsi in nitrato e di raggiungere la falda. Tale fertilizzante, ottimo per colture pregiate, è assolutamente privo di inquinanti, essendo costituito solo di liquami di maiale o di vacca e legno, come per altro testimoniano le analisi del Politecnico di Torino, sulla base delle quali sono giunte alla Ditta nuove commesse dalla Lombardia e dal Veneto. Con tali seminari l’ARPAM ha voluto mettere in mostra in una vetrina prestigiosa come ECOMONDO, che ospita gli operatori della tutela ambientale di mezza Europa e una moltitudine di amministratori dei nostri enti pubblici, le eccellenze della regione Marche in fatto di ricerca e applicazione innovativa nel campo del recupero della materia e dell’energia. I SEMINARI DELLA PROVINCIA DI ANCONA di Alberto Piastrellini Una scelta controcorrente, quella della Provincia di Ancona Assessorato all’Ambiente, di presentarsi alla manifestazione internazionale ECOMONDO 2005, in una veste quasi confidenziale, privilegiando cioè la comunicazione interpersonale e i rapporti umani consolidati nel tempo con i soggetti delle Amministrazioni e delle imprese marchigiane, a scapito della possibilità, certamente più accattivante da un punto di vista del look, ma più frivola e vacua in termini di comunicazione reale, offerta dai Macroeventi, Tavole Rotonde e Convegni che si sono succeduti durante la Fiera di Rimini. Ecco quindi che il Seminario “Gestione dei Rifiuti: Obiettivo 35%? No, di più!”, a cura della stessa Provincia, si è svolto lontano dalle passerelle ufficiali, all’interno dello “spazio-meeting” dell’Area Marche, con la precisa volontà di catalizzare l’attenzione degli operatori e degli attori della filiera dei rifiuti della sola Provincia di Ancona. “Grazie al lavoro dei collaboratori di Agenda 21 Locale coinvolti nell’organizzazione e all’Agenzia che ha realizzato lo spazio privilegiato Area Marche - ha commentato in apertura dei lavori l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande - quest’anno siamo di nuovo ad ECOMONDO per sottolineare quanto la nostra partecipazione non sia legata ad una prassi consolidata, ma ad una precisa volontà operativa che si rinnova”. Ringraziando tutti coloro che sono intervenuti al Seminario (tra questi non è passata inosservata la presenza del Presidente della Provincia di Ancona, Enzo Giancarli), l’Assessore Casagrande ha sottolineato come quest’anno la dimensione ricercata è stata quella di una conversazione più libera e diretta tra gli addetti ai lavori. Due i giorni che la Provincia ha dedicato al delicato tema dei Rifiuti, presentando lo stato dell’arte a partire dall’esperienza dei due Bacini coinvolti ed enucleando scenari e prospettive future alla luce di volontà comune e partecipazione condivisa ai valori di salvaguardia ambientale, aumento della qualità della vita, risparmio energetico, che negli ultimi anni sono diventati l’imperativo incondizionato di qualsiasi atto amministrativo a favore della comunità e dello sviluppo sostenibile. Nell’ambito della prima giornata di lavoro, mercoledì 26 ottobre, introducendo il tema in oggetto, l’Assessore Casagrande ha dichiarato che: “I problemi maggiori che la Provincia si è trovata ad affrontare sono quelli legati alla sintesi di una comune linea di intervento”. “I Consorzi coinvolti - ha sottolineato l’Assessore - devono permettere alla Provincia e ai Comuni interessati di aprirsi a prospettive future, dimostrando di essere capaci di assolvere ai propri compiti istituzionali secondo un’unica strategia”. Lanciando una provocazione, prima di passare il testimone per il primo intervento in programma, l’Assessore Casagrande ha dichiarato che la volontà dell’amministrazione provinciale è quella di “andare nella direzione di un unico ATO, il tutto nell’ambito di un percorso che vorrebbe diminuire la produzione dei precursori di rifiuti, per inviarne in discarica sempre meno”. “L’obiettivo che ci prefiggiamo - ha sottolineato l’Assessore - è il superamento della soglia minima del 35% fissata dal Decreto Ronchi, ma l’imperativo è produrre di meno per smaltire sempre di meno”! Fare il punto sulle nuove linee di attività del proprio Consorzio è stato, in sintesi, l’intervento di Claudio Pacchiarotti, Direttore del Consorzio “Conero Ambiente”, Bacino 1. “Il sistema-rifiuti - ha dichiarato Pacchiarotti - va sempre più affrontato attraverso un ampio ventaglio di attività parallele, come risulta peraltro dal Piano Provinciale dei Rifiuti di Ancona, per la cui attuazione, nel proprio Bacino di competenza, il Consorzio che rappresento, è sorto”. Passando alle criticità, Pacchiarotti ha ricordato che: “nel Bacino 1 c’è una carenza impiantistica che sarà colmata dal nuovo impianto di trattamento dei Rifiuti Urbani di Chiaravalle”. A questo punto il Direttore è passato ad illustrare le caratteristiche tecniche delle nuove infrastrutture per trattamento e smaltimento RU del Bacino 1 che l’Assemblea del Consorzio “Conero Ambiente” ha deliberato di realizzare nella seduta del 7 luglio scorso. “Attualmente siamo nella fase di pubblicazione del bando per la gara d’appalto - ha riferito Pacchiarotti - e presto, convocheremo la Conferenza dei Servizi per mettere in campo tutte le collaborazioni che al riguardo saranno necessarie”. “Naturalmente - ha sottolineato il Direttore - la volontà di costruire diventerà operativa solo dopo le doverose verifiche di legge per la salvaguardia e la tutela dell’ambiente e del territorio”. A cura dell’Ing. Massimo Sbriscia, Dirigente IX Settore - Tutela dell’Ambiente della Provincia di Ancona, è stato tracciato un breve excursus sulle tappe che hanno portato l’Amministrazione Provinciale a dotarsi di un Piano per la Gestione dei Rifiuti, formulando pure l’ipotesi ben augurante che “per la conoscenza che abbiamo delle realtà del nostro territorio, crediamo che l’obiettivo del 35% sia superabile”. “Spingere sulla raccolta differenziata - ha dichiarato il Dirigente - significherà avere impianti di dimensione ridotta e comunque meno impattanti sul territorio; è necessario, però, l’aiuto e il coinvolgimento di tutti gli attori della filiera per alleggerire discariche e strutture di trattamento”. “Vorrebbe la logica - ha rilanciato il direttore Pacchiarotti che prima si definisce la raccolta e poi l’entità dell’impianto, però, l’innovazione tecnologica ci consente anche il percorso inverso. L’obiettivo del 35% di raccolta differenziata è raggiungibile a monte della realizzazione dell’impianto, anche se va ricordato che la raccolta differenziata ha un senso se poi si raggiunge l’effettivo riutilizzo dei materiali”. “Va bene la raccolta differenziata, ma non disdegniamo la risorsa della termovalorizzazione - ha fatto eco Rodolfo Canzio Venturini del Consiglio di Amministrazione del Consorzio “Conero Ambiente”, che, proseguendo, ha individuato - nelle diverse modalità di raccolta differenziata dei singoli Comuni (nel Bacino 1 sono 16) le maggiori difficoltà per accordarsi”. Una voce dal coro dei comuni coinvolti è stata quella dell’Architetto Maria Cristina Belogi, Caposettore Servizio Urbanistica ed Edilizia del Comune di Montemarciano: “Nel nostro comune la media della raccolta differenziata si attesta intorno al 20%, i cittadini operano in maniera volontaria sulla spinta dello spirito civico senza alcun riscontro economico; un piccolo obiettivo si è raggiunto ma per un consistente salto di qualità ci vorrebbero delle gratifiche”. Superare le frammentazioni è la chiave di volta per effettuare il famoso salto di qualità secondo Pacchiarotti, mentre l’ing. Sbriscia ha voluto sottolineare ulteriormente come: “In un territorio come il Bacino 1 non è possibile un’azione uniforme per la differenziata; essa deve contestualizzarsi a seconda delle realtà urbane”. “La possibilità della tariffa - ha continuato Sbriscia - è prevista 27 dal Ronchi e ogni comune dovrebbe attivarsi in questo senso in maniera autonoma”. Concludendo i lavori della prima giornata, Enzo Giancarli, Presidente della Provincia di Ancona, ha voluto sottolineare come: “L’Ambiente sia il quadro di riferimento dove si giocherà la partita del nostro futuro... Nel merito dei Rifiuti, vorremmo che se ne producessero di meno a partire dalle industrie e che se ne differenziassero di più all’atto della raccolta; solo operando in questo senso, in futuro, saranno più le discariche che andremo a chiudere che quelle che andremo ad aprire”. Nella seconda giornata del Seminario, giovedì 27 ottobre, il protagonista principale sulla scena è stato il Bacino 2, a seguito degli interventi dei Dirigenti del Consorzio CIR 33. “Non dobbiamo essere solo ottemperanti nei confronti del Decreto Ronchi - ha puntualizzato l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande - ma anche culturalmente maturi per intraprendere percorsi che ci porteranno a chiari vantaggi economici”. “Del resto - ha proseguito - se non si adotteranno buone pratiche di amministrazione del territorio e delle sue problematiche, il nostro bilancio ambientale sarà irrimediabilmente in rosso”. A questo punto, dopo una piccola sintesi di quanto emerso dalla giornata precedente a cura del Dirigente del IX Settore - Tutela dell’Ambiente, Massimo Sbriscia, il testimone è passato alla dott.ssa Laura Filonzi, Direttore del Consorzio CIR 33, Bacino 2. “Il nostro Bacino di ambito comprende 33 comuni - ha rimarcato il Direttore Filonzi - un bacino troppo eterogeneo per poter effettuare la raccolta differenziata con la strategia della domiciliazione della raccolta, applicata indistintamente a tutte le realtà”. “Il nostro obiettivo - ha proseguito - è quello di garantire almeno il 35%, senza stravolgere l’assetto economico di ogni comune”. Ha quindi illustrato il programma di interventi che il Consorzio ha avviato e che prevede una prima sperimentazione su 14 dei 33 comuni dell’ambito. “Secondo il nostro progetto sperimentale la raccolta a domicilio sarà effettuata solo nei tre centri abitati più importanti (Jesi, Senigallia e Fabriano). Nei comuni più piccoli verrà effettuata si domicilierà solo il secco non riciclabile, provvedendo alla raccolta delle altre tipologie di rifiuti a livello stradale attraverso contenitori più piccoli e meno impattanti sull’immagine del centro abitato”. Operando con questa strategia, secondo la dirigenza del Consorzio, nei comuni più piccoli si garantirà comunque il 35% di differenziata senza attivare da subito il “porta a porta”. “Dalle nostre stime - secondo il Direttore Filonzi - si evince che la raccolta differenziata potrà raggiungere il 60% a seguito di una raccolta più capillare”. Altri punti fondamentali della strategia messa in atto dal Consorzio CIR 33 riguardano l’implementazione dell’autocompostaggio nelle frazioni e nelle campagne e la volontà di stimolare le strategie di raccolta autonoma laddove queste siano già presenti. “Pensiamo di iniziare - ha concluso il Direttore - già dall’autunno 2006 con la prima parte della sperimentazione, per essere a pieno regime con la raccolta a partire dall’inverno 2007”. “In questo quadro è determinante e centrale la realizzazione dell’impianto di compostaggio a Corinaldo e di quello di trattamento della frazione secca a Maiolati - ha dichiarato Simone 28 Cecchettini, Presidente del Consorzio CIR 33 - spero che si possa stipulare, entro il mese di novembre, la convenzione con la Regione Marche per i finanziamenti CIPE”. “Occorre muoversi in tempi rapidi - ha sottolineato il Presidente Cecchettini - per l’impianto di Corinaldo abbiamo già ottenuto la Valutazione di Impatto Ambientale e stiamo attendendo quella per il sito di Maiolati”. “Sulla questione tassa-tariffa, abbiamo fatto un tavolo tecnico con tutti i comuni sopra i 5.000 abitanti per arrivare a questo passaggio traumatico; CIR 33 è stato un attuatore, è bene, a questo punto - ha continuato Cecchettini - che tutti gli altri attori della filiera agiscano secondo la stessa logica”. “Auspico un’attività di paragone fra i due Bacini - ha concluso nel suo intervento Cecchettini - che possa essere un momento di confronto e rilancio delle attività, poiché ormai il tempo delle discussioni e degli studi è finito: ora bisogna, quindi, rimboccarsi le maniche e passare ai fatti”. Dopo l’intervento del Direttore Generale dell’ARPA Marche, dott. Gisberto Paoloni, che ha opportunamente sottolineato come in questo settore è importante “fare squadra” e mettere in comune le competenze specifiche; le conclusioni sono state affidate all’ing. Massimo Sbriscia, Dirigente IX Settore della Provincia di Ancona, che ha rimarcato come: “Puntare alla raccolta domiciliare sia la metodologia utile per superare l’obiettivo previsto dal Ronchi, assumendo anche il passaggio da tassa a tariffa come ulteriore stimolo per la partecipazione attiva della cittadinanza e la crescita culturale di fronte agli stimoli che le costanti emergenze ambientali ci impongono continuamente”. SPECIALE ECOMONDO L’attività convegnistica nell’Area PolieCo DA “ACQUISTI VERDI” ALLA NOZIONE DI “RIFIUTO” PolieCo ha messo a segno un altro bel colpo. L’“Area Acquisti Verdi” allestita dal Consorzio per il riciclaggio dei rifiuti di beni in polietilene all’interno di ECOMONDO, Fiera Internazionale del Recupero di Materia ed Energia e dello Sviluppo Sostenibile, svoltasi a Rimini dal 26 al 29 ottobre, ha suscitato notevole interesse e successo. Tra coloro che hanno visitato l’Area e partecipato all’attività convegnistica che vi si è svolta, il Sottosegretario all’Ambiente e alla Tutela del Territorio, Roberto Tortoli, la cui gradita e partecipe presenza non è passata inosservata al pubblico dei visitatori ed ascoltatori. POLIECO PER GLI ACQUISTI VERDI Per realizzare appieno uno sviluppo sostenibile reale e duraturo, ridurre l’impatto ambientale dei prodotti e dei processi produttivi è essenziale, come ha già messo in luce anche l’UE. Come raggiungere l’obiettivo? La soluzione consiste nella Politica Integrata di Prodotto (IPP) e nel favorire lo sviluppo di un Mercato degli Acquisti Pubblici Verdi (GPP - Green Public Procurement) ovvero di quella domanda-offerta di prodotti più ecologici, poiché dal minore impatto ambientale nell’intero ciclo di vita. Da queste considerazioni ha preso il via la Tavola Rotonda 30 del 27 ottobre: “Esigenze e prospettive per lo sviluppo della filiera degli Acquisti Verdi”; promossa da PolieCo in collaborazione con il portale AcquistiVerdi.it e la rivista Regioni&Ambiente, con il patrocinio del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e del Comitato Ecolabel-Ecoaudit. “Ciò che ci sta a cuore e per cui ci stiamo impegnando ha esordito il Presidente PolieCo, Enrico Bobbio - non è più legato solo al mondo delle materie plastiche, che pure rappresentiamo, ma è un interesse sempre più ampio e il convegno di oggi lo dimostra. Crediamo molto nello sviluppo degli Acquisti Verdi ed è per questo che stiamo offrendo ai nostri soci l’assistenza necessaria ad avviare percorsi di certificazione volontaria, di prodotto e di processo, per potersi poi iscrivere al Repertorio del riciclaggio”. Dopo il saluto del Presidente Bobbio, i lavori dell’incontro, moderati dal brillante Filippo Lenzerini del portale AcquistiVerdi.it, hanno visto alternarsi rappresentanti del consorzio, amministratori locali, esponenti di associazioni del settore e imprenditori, ovvero tutti gli operatori che intervengono a vario titolo lungo la filiera degli Acquisti Verdi. “La nostra Provincia si è posta da tempo il problema di un uso più sostenibile delle risorse. - ha spiegato Roberto Mariani, della Provincia di Cremona - Il GPP ha interessato dapprima la rete dei nostri 15 comuni e poi, realizzando anche un manuale, ci siamo candidati a ente capofila in Italia. L’attenzione per acquisti più ecocompatibili è un segnale importante che deve partire soprattutto dalla Pubblica Amministrazione: è un processo in cui la volontà politica degli Enti è fondamentale”. Tra le esperienze più significative della Provincia di Cremona nell’ambito del GPP, sono stati citati gli appalti per la pulizia “verde”, l’acquisto di auto ibride, l’uso di asfalti ecologici, la redazione del bilancio ambientale e di un albo di Aziende Verdi, la fornitura di carta riciclata, ma anche l’incentivazione della pratica del risparmio di carta attraverso il ricorso al supporto informatico, per esempio la rassegna stampa digitale, la scelta del mercato Equosolidale o del Biologico per snack e merendine dei distributori automatici. Assodati i vantaggi della scelta di un prodotto più rispettoso dell’ambiente, il problema è: come distinguere un prodotto realmente “eco”, da un altro che si spaccia per tale? Un aiuto in questo senso può venire dalla presenza o meno delle certificazioni, come quella per il legno rilasciata dalla PEFC, organizzazione non governativa senza fini di lucro con circa 40 soci in Italia, che con il proprio marchio garantisce che il prodotto è fatto con materie prime provenienti da boschi e foreste gestiti in maniera sostenibile. “Il nostro marchio oggi rappresenta soprattutto un messaggio per dimostrare che l’origine del prodotto è certificata e garantita - ha commentato Antonio Brunori, Segretario Generale PEFC Italia - inoltre, il fatto che il prodotto certifi- cato non costa di più dell’altro ha fatto della certificazione un vero e proprio strumento di marketing e comunicazione ambientale”. “La nostra esperienza deriva dalla produzione di cartoni per cibi e bevande in carta ecologica, che dopo l’uso, possono essere smaltiti nella carta o nell’indifferenziato o nell’umido per la produzione di compost. Il nostro cartone è certificato, lavoriamo in capannoni di legno e stiamo attenti anche ai consumi energetici - ha aggiunto Filippo Rossi, Amministratore Delegato della ditta CartONspecialist - Nonostante gli Acquisti Verdi stiano diventando un vero e proprio core business per molte aziende, manca ancora un solido collegamento tra le stesse e le amministrazioni pubbliche che optano per certe scelte. L’altra criticità in Italia è poi rappresentata dalle aziende di trasformazione che perlopiù non hanno ancora colto appieno il valore del marchio come strumento di comunicazione ambientale”. Nel mercato degli Acquisti verdi, a rivestire un certo peso sono anche le Associazioni di imprese del settore, come Federambiente che riunisce circa 250 Aziende di igiene ambientale ex municipalizzate. “Sul tema del GPP abbiamo condotto uno studio e realizzato un focus group, che danno un inquadramento della normativa, delle esperienze più mature e delle indicazioni utili per l’inserimento nei capitolati di spesa di criteri di preferenza per le forniture verdi - ha sottolineato Irene Ivoi, Consulente Federambiente - Manca ancora un grosso lavoro di sensibilizzazione, informazione e coordinamento dei gruppi presenti nella filiera. Viene da chiedersi, per esempio, come mai ancora si sia iscritto al Repertorio del Riciclaggio un numero così esiguo di aziende e che cosa fanno i Consorzi per far sì che i propri soci si iscrivano?”. “PolieCo sta approntando per i soci un pacchetto di certificazioni, che sarà definito entro l’anno - ha risposto Marco Taddei, Consigliere di Amministrazione del Consorzio PolieCo - Per noi, che con oltre 300.000 tonnellate annue, siamo leader europei nel riciclaggio del polietilene, il decreto ministeriale 203/2003 costituisce una grossa opportunità, poiché sono in PE molti beni di pubbliche forniture o utilizzati nelle opere pubbliche. Quantunque il Consorzio PolieCo non abbia usufruito di adeguato sostegno, continueremo ad impegnarci affinché il prodotto riciclato sia sempre più competitivo e trovi adeguati sbocchi di mercato”. LA CONTROVERSA NOZIONE DI RIFIUTO La Tavola Rotonda del 28 ottobre, promossa da PolieCo, “L’impresa dinanzi alla nozione di rifiuto: gli illeciti penali ed amministrativi”, ha analizzato la complessità della nozione di rifiuto, alla luce del diritto nazionale e comunitario, che ha evidenziato in alcuni casi situazioni di Il Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli si intrattiene a colloquio con il Presidente del Consorzio Enrico Bobbio presso l’Area PolieCo - “Acquisti Verdi” contraddizione o di violazione di norme, uno dell’altro. Presente l’On. Roberto Tortoli, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, all’incontro coordinato dall’Avv. Franco Giampietro dell’omonimo Studio legale, hanno preso parte il Presidente di PolieCo Enrico Bobbio, il Prof. Franco S. Toni di Cigoli dell’Università di Padova e del Centro Sudi PolieCo, il Magistrato Vincen- 31 Il tavolo dei relatori della Tavola Rotonda del 28 ottobre. Da sinistra: Vincenzo Paone, Franco S. Toni di Cigoli, Roberto Rossi, Enrico Bobbio, Franco Giampietro, Roberto Tortoli, Nicola M. Aloia zo Paone Procura della Repubblica di Asti, il Magistrato Roberto Rossi, l’Avv. Nicola M. Aloia del Ministero delle Attività Produttive. “Da sempre sottolineiamo quanto sia difficile capire e interpretare la normativa in materia di rifiuti e quanto alcune direttive comunitarie, che risultano capziose o di soggettiva interpretazione, rendano più complicato il lavoro degli operatori del polietilene - ha esordito il Presidente PolieCo Enrico Bobbio - In questo senso ci auspicavamo che la Legge Delega portasse maggiore chiarezza per le imprese del settore, ma dobbiamo constatare che non è proprio così”. A confermare le osservazioni del Presidente, ha pensato subito dopo il Prof. Franco S. Toni di Cigoli, del Centro Studi PolieCo, tratteggiando il profilo di un quadro giuridico recente, ma abbastanza strutturato tra diritto ambientale comunitario e nazionale, dove la gerarchia delle fonti e le materie concorrenti rispetto all’ambiente finiscono col creare un’architettura giuridica piuttosto complessa. “La nozione di rifiuto è molto complessa, a seconda che si consideri come residuo o materia prima secondaria - ha spiegato l’Avv. Franco Giampietro - La nozione a livello comunitario non è del tutto chiara e completa, non prevede infatti quali siano le prove della volontà di disfarsi del rifiuto: in questo senso gli indizi da individuare sono responsabilità del giudice nazionale. Oggi insomma la nozione di rifiuto rimanda ai singoli mercati, ma è dalla definizione a livello comunitario che si deve ripartire. Con la nuova legge Delega, il mio timore è che in materia di nozione di rifiuto aumentino i conflitti tra la nostra normativa e quella comunitaria: così si finirà ancora una volta per far scontare agli operatori che lavorano “a valle” l’incertezza che sta a “a monte”.” Sull’interpretazione autentica della nozione di rifiuto, da quella della Corte di Giustizia Europea a quella del Legislatore Italiano che per le modalità in cui ha recepito le direttive europee è incorso anche in procedure d’infrazione da parte dell’UE, si sono soffermati anche i magistrati Vincenzo Paone e Roberto Rossi. Oltre a disquisire della nozione di rifiuto, la presenza del Sottosegretario all’Ambiente Roberto Tortoli ha rappresentato l’occasione per un confronto diretto su alcuni aspetti della nuova Legge Delega Ambientale, i cui schemi di Testi Unici sono stati da poco presentati e le cui anticipazioni preoccupano gli associati rappresentati dal Consorzio. Il Presidente Bobbio ha interpretato lo stato d’animo degli operatori del comparto dei beni in polietilene, che, pur lavorando seriamente e correttamente, scontano tuttora le difficoltà di una normativa poco chiara e manifestano oggi una certa delusione per i contenuti dei Testi Unici della Legge Delega ambientale dai quali si aspettavano finalmente chiarezza. 32 “La mia presenza qui oggi testimonia proprio la volontà di comprendere meglio qual è lo stato dell’arte dei rifiuti in Italia, un problema molto sentito anche a livello europeo - ha spiegato il SottoSegretario Roberto Tortoli - Una riscrittura della normativa ambientale era necessaria e per il Governo è stato un grande atto di responsabilità e coraggio assumersi una delega tanto ampia, che ha suscitato parecchie critiche. Questa stesura, pur essendo la seconda, non è ancora definitiva e vanno fatte tutte le opportune osservazioni di natura politica, legislativa o di merito. Presto andrà in Consiglio dei Ministri, poi in Conferenza Stato-Regioni, poi alle Commissioni di Camera e Senato perciò c’è tutto il tempo per il legislatore di intervenire ancora sul testo e la mia presenza in questa occasione testimonia la volontà di raccogliere suggerimenti, anche del vostro settore”. Ad entrare ancor più nel merito delle novità della Legge Delega ambientale ha pensato poi il Consigliere PolieCo Mirella Galli, ponendo il problema del futuro dei Consorzi di filiera, per i quali la Legge Delega introduce il regime di volontarietà in luogo dell’obbligatorietà com’è ora. Ha invitato poi ad intraprendere iniziative affinché si superi l’attuale concetto di imballaggio, per ragionare in termini di riciclaggio per materiali, sottolineando che in Italia sono 7.000.000 le tonnellate di materie plastiche, di cui solo 2.000.000 di imballaggi. Ha pure auspicato una revisione della definizione di “riciclaggio”, ritenendola poco chiara. La complessità della nozione di rifiuto; i rimandi tra la definizione a livello comunitario e quella nazionale; le diverse interpretazioni che si sono succedute; la consapevolezza dell’incertezza del diritto, non solo ambientale; le ripercussioni vissute da chi opera nel settore: sono stati questi i temi affrontati nel resto della tavola rotonda, cui ha fatto seguito un vivace dibattito animato dai soci e operatori, intervenuti numerosi. Sede Operativa - Presidenza via del Tritone, 87 - 00187 Roma - tel. 06 42013567 - fax 06 42014978 Sportello Servizi tel. 06 42013567 - fax 06 42014978 - www.polieco.it - [email protected] Uffici Bruxelles rue Wiertz, 50/28 - 1050 Bruxelles - tel. 0032 2 4016174 - fax 0032 2 4016868 “L’ITALIA DEL RECUPERO” Presentato a ECOMONDO lʼannuale studio di FISE UNIRE Anche quest’anno FISE (Federazione Imprese di Servizi) ha presentato a ECOMONDO “L’Italia del recupero” l’annuale Rapporto sullo stato del riciclo dei rifiuti in Italia, giunto alla sua VI edizione. Promosso dall’UNIRE (Unione Imprese di Recupero), l’Associazione che aderisce a FISE, lo studio è stato realizzato con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, del Ministero delle Attività Produttive e dell’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici), in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti e con il contributo di CONAI ed ECOMONDO. “I dati registrati nel 2004 - dichiara il Presidente UNIRE Corrado Scapino - mostrano anche per quest’anno l’incremento a livello generale dalle raccolte differenziate anche tramite ingiustificati ampliamenti delle assimilazioni dei rifiuti da attività economiche a quelli urbani operate dagli Enti Locali. A tale incremento non è corrisposta una pari crescita delle quantità riciclate in ragione, per alcuni settori, del mancato sviluppo della domanda: condizione che ha comportato, peraltro, la non piena utilizzazione della capacità di valorizzazione dei rifiuti istallata nel nostro Paese”. Questo settore, oltre a rappresentare una risorsa non secondaria per l’economia italiana in termini di materie prime ed energia risparmiata, offre un contributo importante nell’ambito degli impegni di Kyoto, considerato che l’Italia detiene la maglia nera per il mancato rispetto degli accordi sulla riduzione delle emissioni climalteranti. Nel solo settore della plastica, ad esempio, grazie al riciclo si sono evitate emissioni di gas ad effetto serra per circa 105 milioni di tonnellate. Tale sarebbe stato, infatti, l’inquinamento immesso nell’ambiente se si fosse prodotto un quantitativo di nuove materie plastiche pari a quello riciclato. In particolare per i settori interessati da apposite normative speciali basate 34 sulla responsabilità del produttore del bene, UNIRE ritiene che solo con il pieno coinvolgimento di tutta la filiera e quindi anche dei recuperatori, possono essere assicurate soluzioni efficaci ed economiche per il raggiungimento degli obiettivi di recupero. Il Rapporto, appuntamento annuale per gli operatori del riciclo di materia, offre una fotografia del settore in ambito nazionale e internazionale, evidenziando trend mediante confronti con i dati degli anni precedenti al fine di misurare fattori di crescita, ostacoli allo sviluppo ed esigenze del comparto. Il Rapporto abbraccia ben 9 settori del riciclo: carta, vetro, gomma, plastica, autoveicoli a fine vita, alluminio, acciaio, inerti, apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questi le principali evidenze che emergono dal Rapporto nei singoli settori. recupero: il tasso di raccolta presenta una progressione di 8 punti percentuali a partire dal 2000 (dal 41,2% al 49,2%), il tasso di recupero cresce del 2,4% (dal 45,9% al 48,3%), mentre l’utilizzo è sostanzialmente stazionario (55,8% nel 2000-56,6% nel 2004). Tra i Paesi esportatori di macero destinato all’Italia, si distingue la Francia, che diviene la prima fonte di macero importato a discapito della Germania e degli Stati Uniti, i quali vedono ridotti fortemente i rispettivi quantitativi. Per i rimanenti Paesi si assiste a una generale riduzione, ad eccezione del macero di provenienza spagnola. Per quanto riguarda la destinazione dell’export, la Germania si conferma il primo Paese di destinazione del macero (essenzialmente de-inking per la produzione di carta da giornale), mentre in seconda posizione emerge la Fonte: elaborazione Unionmaceri su dati Assocarta CARTA (Unionmaceri) Il 2004 per il settore del recupero carta potrebbe essere definito come “l’anno del sorpasso”. È stato infatti l’anno in cui, come da previsioni, la raccolta di macero nazionale ha superato il consumo di macero da parte delle cartiere di 100.000 tonnellate. Il comparto presenta sostanziali differenze nell’andamento dei tassi di raccolta, utilizzo e Cina, che nel 2004 ha importato circa 40.000 tonnellate. Accanto al tradizionale scambio commerciale con i Paesi limitrofi, si evidenzia l’ulteriore riduzione della quota di macero destinata alla Turchia, che scompare dalle prime sette nazioni destinatarie del macero nazionale, mentre la Francia fa segnare un +82% rispetto al 2003. strato lo scorso anno. In linea con la media europea, invece, sono la quota destinata alla ricostruzione (12,94%) e quella al recupero energetico (27,20%). Tra le altre destinazioni dei pneumatici usati: materie prime secondarie 6,03%, export 2%, stoccaggi censiti (4,33%). Fonte: FEVE VETRO (Gruppo GMR) L’Italia si conferma il 3° paese produttore di imballaggi in vetro in Europa Occidentale (dopo Germania e Francia) raggiungendo le 3.582.777 tonnellate. Tuttavia le raccolte non riescono a intercettare quantitativi di rifiuti equivalenti a quelli registrati nel nord Europa. Dal censimento emergono dati discordanti con quelli registrati da CO.RE.VE., che segnalano una riduzione dei flussi da raccolta differenziata che cresce a ritmo più lento nel sud del Paese dove rappresenta solo il 15% del totale. In Italia l’andamento della raccolta per area fa registrare che al Sud la progressione è ancora lenta; infatti da 190.000 si è arrivati a 205.000 tonnellate che equivalgono al 15% della raccolta nazionale. Da tale analisi emergono alcune riflessioni. In primis, il fabbisogno delle vetrerie continua a guidare la dinamica della raccolta e del recupero e la sua articolazione territoriale, mentre il mercato e le contrattazioni continuano a soffrire della posizione di assoluta predominanza di suddetti soggetti economici, i quali condizionano anche la politica e le decisioni del Consorzio di filiera da essi stessi partecipato. La seconda tendenza rilevata tra le aziende censite si riferisce ad una crescita relativa del multimateriale, a confronto del monomateriale, nell’ambito di una generale riduzione della quota di approvvigionamenti che provengono dalla raccolta differenziata: tale dato risulta in parziale controtendenza, come detto, con quanto dichiarato dal Consorzio CO.RE.VE., che invece dichiara un incremento nel medio periodo delle raccolte differenziate (circa 13% in più rispetto al 2002). GOMMA (Argo) L’Italia mantiene anche nel 2004 il triste primato come Paese che in Europa recupera la minor percentuale pneumatici fuori uso. La quota di recupero di materia del nostro Paese sul totale dei pneumatici usati, circa 410.588 tonnellate quest’anno, è inferiore alla media europea (il nostro 6% contro il 25% circa in U.E.), mentre quella destinata alla discarica ancora troppo elevata rispetto alla media europea (47,5% in Italia contro il 25% circa in U.E.), nonostante il calo dal 51% regi- Fonte: Argo PLASTICA (Assorimap) Il riciclo della plastica, secondo stime europee, consente di risparmiare 25 milioni di tonnellate di petrolio grezzo o a ridurre l’emissione di gas serra di 105 milioni di tonnellate. Nel 2004 in Italia, in base alle indagini e ai rilevamenti statistici, su oltre 5 milioni di tonnellate di materiali termoplastici immessi al consumo, risultano avviati a riciclo meno del 7% del totale. L’aumento della disponibilità di rifiuti è essenziale per le aziende di riciclo che hanno raggiunto, da una parte, una dimensione internazionale e una copertura dei mercati di trasformazione a valle di notevole interesse economico e ambientale e, dall’altra, una dimensione produttiva e tecnologica al di sotto della quale non è più garantita la sopravvivenza. Il sistema industriale di riciclo rappresenta un settore strategico che in ragione delle proprie caratteristiche e peculiarità costituisce un valore per il Paese e per l’Ambiente. Il sistema italiano di riciclo dei rifiuti plastici di imballaggio post-consumo opera su rifiuti selezionati che a livello nazionale sono di esclusiva provenienza dal Consorzio COREPLA. La raccolta differenziata e il tasso di riciclo crescono al 12,1%, ma esperienze estere dimostrano che sono perseguibili obiettivi superiori su base nazionale (Francia 44%, Svizzera 70%, Belgio 60%, Germania 80%). Emerge inoltre dal Piano Specifico di Prevenzione COREPLA - triennio 2004/2006 - che continua a sussistere un fortissimo divario dei volumi di raccolta tra il Nord e il Centro-Sud d’Italia con una scarsa crescita della raccolta differenziata al Centro-Sud. Basta questo dato per comprendere come sia strategico per il comparto contribuire a sviluppare un modello di raccolta, soprattutto nelle aree del centro-sud, adeguato alle esigenze dell’industria di riciclo in termini di qualità e quantità. È necessario quindi riorientare la politica generale di raccolta e riciclo meccanico delle materie plastiche se- 35 Attività di riciclo in Italia 2004 kton 2005 kton 2006 kton Immesso al consumo 2.049 2.080 2.110 Riciclo COREPLA 249 273 295 Riciclo Operatori Indipendenti (extra COREPLA) 190 190 190 Totale riciclo 439 463 485 riciclo (COREPLA) su immesso al consumo 12,1% 13,1% 13,9% Fonte: Piano Specifico di Prevenzione COREPLA condo le finalità e gli obiettivi indicati dalla Legge, ponendo attenzione sugli aspetti industriali del sistema, nel rispetto assoluto di quelli ambientali. Per quanto riguarda i rifiuti plastici in polietilene diversi dagli imballaggi per i quali assistiamo al consolidamento dei risultati della raccolta e del riciclo, la nostra Associazione, che rappresenta un elevato numero di operatori coinvolti nel riciclo del polietilene, riconosce che questo polimero rappresenta oltre il 50% del totale delle plastiche prodotte ogni anno e oltre l’80% dei rifiuti annui prodotti in agricoltura e che lo stesso è normalmente soggetto a forti oscillazioni di prezzo sui mercati internazionali. Preso atto quindi delle problematiche espresse dal Consorzio PolieCo in ordine alla mancata adesione di tutte le imprese e alla conseguente impossibilità di svolgere al meglio il proprio compito istituzionale, ASSORIMAP auspica che quanto prima si possa addivenire ad una chiara soluzione. 36 In ordine poi ai “testi unici ambientali” si ritiene necessario che la nuova struttura normativa esprima meglio la volontà di valorizzare, incrementare e favorire lo sviluppo del riciclo, alla luce delle evoluzioni registrate nel corso dell’ultimo decennio, anche in relazione all’esigenza di regolamentare tutti gli aspetti di mercato, in una visione ampia dell’economia. AUTODEMOLIZIONE Nel 2004 sono stati demoliti 1.473.416 veicoli (-8,4% rispetto al 2000) per un totale di più di un 1 milione di tonnellate l’anno di materie recuperate. Anche nei primi mesi del 2005, sino a maggio, la tendenza si è confermata tale. La normativa europea delinea chiaramente gli obiettivi di recupero da perseguire all’interno delle singole nazioni: entro il 1° gennaio 2006 l’85% dei veicoli conferiti alla demolizione dovranno essere recuperati o reimpiegati ed entro il 2015 tale soglia dovrà salire al 95%. Mediamente circa il 25% (in peso) dei veicoli demoliti viene smaltito in discarica, mentre quasi il 75% viene reimpiegato (mediamente siamo su percentuali basse, circa il 5%, ma molto dipende dall’età e dalle condizioni dell’autovettura) e recuperato. Gran parte del materiale ferroso va a rifornire l’industria siderurgica, riducendo il flusso di importazione del comparto. Il settore dell’autodemolizione conta in Italia circa 2.000 operatori autorizzati. In Italia all’appello manca la voce recupero energetico, differentemente da altri Paesi (come la Svizzera), quel 5% che non è praticabile per l’assenza di forni. Ad oggi l’unico materiale a essere impiegato in un processo di recupero energetico sono i pneumatici recuperati dai veicoli, anche se in misura molto limitata (circa il 15%) che rappresentano una percentuale comunque minima sul peso complessivo dell’auto (circa il 4%). La soluzione allora è molto spesso esportare questi rifiuti oltre confine e soprattutto in Germania. ALLUMINIO (Cial) Si conferma anche nel 2004 il primato dell’Italia nella speciale classifica del riciclo dell’alluminio. L’industria italiana detiene ormai da anni una posizione di rilievo nel panorama mondiale per quantità di materiale riciclato. Il nostro Paese è infatti terzo al Mondo assieme alla Germania, dopo Stati Uniti e Giappone. Nell’ultimo decennio la produzione italiana di alluminio riciclato è cresciuta del 65%, toccando nel 2004 le 619 mila tonnellate; questa quantità rappresenta il 76% dell’alluminio prodotto in Italia. L’uso di alluminio riciclato rappresenta il 43% dell’uso totale di alluminio grezzo in Italia (al lordo delle importazioni). Si tratta di risultati molto importanti che confermano una tradizione ormai consolidata nella continua ricerca e sviluppo di tecnologie per riciclare e recuperare alluminio pre e post consumo da riutilizzare nei diversi settori applicativi. Dal riciclaggio dell’alluminio deriva infatti un risparmio energetico pari a 2,2 milioni di tep (tonnellate equivalente petrolio) e quindi sono state evitate emissioni serra pari a 6,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2). Ottimo anche l’apporto per le fonderie italiane che hanno trattato oltre 804 tonnellate di rottami di alluminio. Per quanto riguarda in particolare il settore degli imballaggi in alluminio, si riscontrano risultati altrettanto interessanti. Nel 2004 CIAL (Consorzio Imballaggi Alluminio), con la collaborazione di 4.500 comuni e 42 milioni di cittadini impegnati nella raccolta differenziata, ha recuperato 34.400 tonnellate di imballaggi usati in alluminio (30.600 avviate a riciclo e 3.800 a recupero energetico) pari al 51% della quantità circolante oggi nel nostro Paese. Sul piano internazionale, i dati più aggiornati evidenziano come nel 2003 in Europa occidentale sono state utilizzate, nella produzione di beni di vari settori industriali, circa 9,8 milioni di tonnellate di alluminio. Attualmente la produzione di alluminio primario in Europa ammonta a 2,6 milioni di tonnellate. Questo significa che, senza il riciclo dell’alluminio, l’Europa occidentale dovrebbe importare circa 7,2 milioni di tonnellate di alluminio per far fronte alle esigenze di mercato. RISULTATI GENERALI 2002 2003 2004 Immesso al consumo t 60.200 66.100 67.300 Recupero totale t 30.700 33.300 34.400 51,0% Obiettivo Recupero Totale 50,4% 51,1% di cui: Riciclo t Obiettivo Riciclo Recupero Energetico Obiettivo Recupero Energetico t 25.700 28.300 30.600 42,7% 42,8% 45,5% 5.000 5.000 3.800 8,3% 7,6% 5,6% Dati nazionali sul recupero degli imballaggi in alluminio - Fonte CIAL ACCIAIO (Sara) Nel 2004 l’andamento dell’attività di raccolta dei rifiuti di imballaggio in acciaio ha proseguito nel suo trend positivo. Si sono infatti raccolte 344.580 tonnellate contro le 336.085 del 2003. La raccolta degli imballaggi in acciaio ha raggiunto nel 2004 quota 345.000 tonnellate, con un aumento di 9.000 tonnellate rispetto al risultato del 2003. In termini percentuali sull’immesso al consumo questo ha significato una flessione dello 0,5% rispetto ai risultati del 2003, attestandosi su una percentuale del 57,9%. L’obiettivo di avvio al riciclo di imballaggi in acciaio prefissato dal Consorzio Nazionale Acciaio (321.000 tonnellate) è stato superato raggiungendo le 324.330 tonnellate, realizzate nonostante una più approfondita analisi del materiale raccolto. La produzione nazionale di acciaio assomma a circa 28.000.000 di tonnellate complessive, con la prevalenza dell’impiego del rottame (forni elettrici) nella produzione siderurgica rispetto al minerale (ciclo integrale). Fonte: Consorzio Nazionale Acciaio (CNA) Il fabbisogno medio d’acquisto di rottame della siderurgia elettrica degli ultimi anni è pari a circa 17.000.000 tonnellate, due terzi circa delle quali sono forniti dal gettito della raccolta interna e un terzo viene importato dall’estero, in parte dai Paesi comunitari ed in parte da Paesi terzi. Il Paese che guida la classifica europea della raccolta degli imballaggi in acciaio è il Belgio (94%), mentre l’Italia si attesta sul 57,9% del consumo. posto agli uffici pubblici e alle società a prevalente capitale pubblico l’obbligo di coprire il proprio fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato in una misura non inferiore al 30%, e dalla conseguente Circolare 15 luglio 2005, n. 5205 che fornisce le indicazioni per rendere operativo il Decreto nel settore edile, stradale e ambientale (ndr.: la Circolare è riportata nell’inserto di questo numero). INERTI (Anpar) In Italia nel 2004 sono stati prodotti circa 40 milioni di tonnellate di rifiuti inerti. Il settore vive una situazione di profonda arretratezza: vengono infatti riciclate solo 3,7 milioni di tonnellate, pari a circa il 10% del totale prodotto. Quasi il 100% di questa tipologia di rifiuti appartiene alla categoria dei rifiuti dalle attività di costruzione e demolizione. ANPAR ritiene infatti che, ora più che mai, la propria azione divulgativa della cultura del riciclaggio e di promozione dell’utilizzo degli aggregati riciclati sia fondamentale al fine di sfruttare la grande opportunità di sviluppo del settore fornita dal D.M. n. 203/2003 che ha im- RAEE Il consumo di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), dal 2003 al 2004, è in forte ascesa, come attestano i dati Findomestic: elettrodomestici bruni +40% circa; piccoli elettrodomestici +15%; telefonia +10%; elettrodomestici bianchi e office equipment +5%. L’analisi svolta dall’APAT a partire dai dati MUD relativi alle operazioni di recupero dei RAEE di provenienza urbana di 138 impianti rileva che tali impianti trattano un totale di 89.739 tonnellate di RAEE, dei quali il 58,7% è costituito da rifiuti pericolosi, il restante 41,3% da rifiuti non pericolosi. Il 58% degli impianti che recuperano AEE è localizzato al Nord, il 17% al Centro e il 30% al Sud. Il decreto legislativo n. 151 del 25 luglio 2005, attuativo delle Direttive comunitarie 2002/96/CE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (c.d. RAEE) e 2002/95/CE sulla riduzione dell’uso di sostanze di determinate sostanze pericolose in tali apparecchiature (c.d. RoHS), introduce un nuovo e compesso sistema per la gestione a fine vita dei RAEE, con il diretto coinvolgimento, anche economico, dei produttori che dovranno istituire sistemi individuali e collettivi di recupero e trattamento dei RAEE. Rifiuti conferiti nell’anno 2004 (in q.) presso gli impianti di riciclaggio Rifiuti inerti CER 17 xx xx NORD 2.879.230 2.038.468 CENTRO 785.563 784.118 SUD 124.755 117.709 TOTALE 3.789.549 2.940.296 Stime dei quantitativi di rifiuti prodotti in italia relativi al gruppo cer 17.xx.xx (da costruzione e demolizione) e al totale dei rifiuti (ANPAR) Rifiuti inerti CER 17 xx xx min max min max 33.900.000 40.300.000 37.900.000 46.000.000 Fonte ANPAR 37 UNO SPAZIO DEDICATO A... Regione Marche LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE PER RISOLVERE LE QUESTIONI AMBIENTALI di Marco Amagliani Assessore all’Ambiente della Regione Marche Le politiche impostate dalla Regione Marche, in questi ultimi anni, hanno considerato, non senza difficoltà e contraddizioni, il patrimonio naturale del territorio come elemento portante del “Sistema Marche” e del suo possibile sviluppo. Contemporaneamente si è affermata la consapevolezza della dimensione sovraregionale delle tematiche ambientali e la conseguente necessità di sperimentare, con altri paesi, forme di cooperazione internazionale in grado di accrescere le conoscenze e sviluppare esperienze comuni. Si sta consolidando, quindi, una politica regionale che intende affrontare, anche oltre i propri confini, le questioni ambientali ed in particolare, nella prima fase di questo percorso, i temi relativi alla gestione dei rifiuti e al patrimonio naturale. Di seguito sono riportate le sintesi di alcuni Progetti che la Regione Marche ha promosso e/o presentato. “Agenzia per la gestione integrata dei rifiuti nella Regione di Valona” (Programma Life - Paesi Terzi 2002/ 2003) Il progetto è stato promosso dalla Regione Marche anche sulla base di precedenti esperienze condotte in Albania. L’approvazione, da parte della CE di questo progetto presentato dalla Autorità albanesi è particolarmente significativa in quanto si tratta della prima volta che la Regione di Valona ha assunto la responsabilità diretta della gestione di un progetto comunitario. 38 L’obiettivo del programma Life - Paesi Terzi è quello di contribuire, attraverso il rafforzamento delle capacità delle strutture amministrative esistenti o con la costituzione di nuove strutture amministrative, allo sviluppo della cooperazione, per accrescere lo scambio di esperienze e favorire il trasferimento di competenze e conoscenze, in materia di protezione dell’ambiente e sviluppo sostenibile, al Paese beneficiario. In particolare, il progetto approvato si prefigge l’obiettivo di istituire, nel rispetto del Piano Nazionale per l’Ambiente albanese, un’Agenzia per la gestione dei rifiuti nella Regione di Valona. La nuova agenzia avrà sede presso gli uffici della Regione di Valona e sarà composta da esperti e personale messo a disposizione dalla stessa Regione di Valona e dalle municipalità cointeressate. La Regione Marche è partner attivo della Regione di Valona ed è prevista anche la partnership di alcune municipalità della Regione di Valona (Himara, Saranda e Lukova), la Municipalità di Shjiak (Regione di Durazzo), dell’Agenzia delle Nazione Unite per i Servizi Progettuali (UNOPS) e dell’Azienda Servizi AnconAmbiente. Le attività progettuali sono ufficialmente iniziate a partire dal gennaio 2004 e termineranno alla fine di dicembre 2005. La Regione di Valona è caratterizzata da un sistema di gestione dei rifiuti urbani debole ed inefficiente con conseguente pericolo (purtroppo già trasformatosi in realtà in alcune aree) di contaminazione del suolo e delle acque con seri rischi per la salute dei cittadini. In particolare l’attuale discarica posta in un’area urbanizzata nei pressi del litorale desta serie preoccupazioni. Questi impatti negativi sull’ambiente e sulla salute potrebbero anche compromettere in maniera irreparabile la vocazione turistica dell’area che durante il periodo estivo diventa meta privilegiata del turista albanese. Per queste ragioni e per i rapporti di collaborazione stretti fra i due territori a seguito del lavoro della Regione Marche in progetti di cooperazione in Albania sin dal 1997, è nata l’idea di presentare a Bruxelles una strategia per lo sviluppo del sistema di gestione dei rifiuti attorno a Valona che rientrasse nelle quadro delle azioni sostenute dal Programma Life - Paesi Terzi. La Regione Marche giocherà, grazie all’esperienza ed alla professionalità dei suoi esperti, un ruolo fondamentale nella formazione del personale, nella sua costituzione e nello start-up delle attività dell’Agenzia che dovrà puntare a diventare un soggetto attivo sul territorio ed economicamente sostenibile. A garanzia della sua operatività e funzionalità la nuova Agenzia Regionale potrà contare sul pieno appoggio del Ministero dell’Ambiente albanese, del quale è prevista la partecipazione a tutto il processo decisionale relativo all’implementazione delle attività di progetto. La Regione Marche, in collaborazione con l’azienda servizi AnconAmbiente, si occuperà anche della realizzazione di uno studio di fattibilità per la localizzazione di un complesso impiantistico (discarica e impianti di trattamento) all’interno della Regione di Valona, quale strumento essenziale per iniziare un percorso di gestione dei rifiuti adeguato a quelli che sono i principi indicati dall’Unione Europea. Importante sarà, inoltre, l’assistenza degli esperti dei partner italiani in materia di pianificazione del sistema di gestione e di comunicazione/sensibilizzazione sulle tematiche ambientali nei confronti dei cittadini e delle scuole. In sintesi, le attività principali previste, e in parte già svolte, sono: - corsi di formazione per il personale delle municipalità, del settore privato e del non-profit; - campagne pubbliche di sensibilizzazione nei confronti dei cittadini; - attività di sensibilizzazione ed educazione ambientale nelle scuole primarie e secondarie; - creazione di un sistema informatizzato di raccolta dei dati sensibili e di monitoraggio degli stessi; - individuazione di strategie di pianificazione del sistema di gestione e dei servizi sul territorio della Regione di Valona; - avvio di una rete di progetti pilota compreso lo studio di fattibilità della nuova discarica; - assistenza alla creazione d’impresa nel settore della gestione dei rifiuti; - organizzazione di una conferenza internazionale, di incontri e workshop sul tema della gestione dei rifiuti. “Gestione Integrata dei Rifiuti” Il progetto si integra con il precedente ed è stato approvato tramite la L. 84/ 2001 che detta Disposizioni per la partecipazione italiana alla stabilizzazione, alla ricostruzione e allo sviluppo di paesi dell’area Balcanica, anche al fine di coordinare gli interventi nazionali con le iniziative assunte in sede comunitaria e multilaterale. Come il precedente, anche questo progetto si pone l’obiettivo di avviare un corretto sistema di gestione integrata dei rifiuti in Albania e in Bosnia contribuendo al miglioramento delle capacità di pianificazione tecnica e finanziaria da parte delle società di gestione e raccolta dei rifiuti e degli Enti locali preposti, risolvendo, conseguentemente, il problema della gestione dei rifiuti che è stato definito, dalle più importanti istituzioni internazionali come l’Unione Europea e la Banca Mondiale, come prioritario. “W.A.P. - Waste Management in Adriatic Ports” Il tema della gestione dei rifiuti è stato proposto dalla Regione Marche anche nell’ambito della programmazione Interreg IIIA. In questo caso si è inteso affrontare un aspetto particolare come quello dei rifiuti portuali che, nell’area adriatica, costituiscono uno dei maggiori fattori di rischio ambientale. Il progetto denominato “W.A.P. - Waste Management in Adriatic Ports” ha l’obiettivo di migliorare il livello di protezione ambientale del sistema costiero adriatico attraverso l’armonizzazione dei metodi di pianificazione e gestione dei rifiuti nei porti che si affacciano su questo mare. Al momento il progetto, a regia regionale, ha trovato l’adesione di alcuni porti albanesi e del porto di Bar in Montenegro. L’intenzione è quella di estendere l’iniziativa ad altre regioni adriatiche e arrivare a un vero e proprio coordinamento transfrontaliero su queste tematiche. In tal senso il progetto si integra con un’altra proposta di carattere più generale che è il Progetto D.A.M.A.C. - Difesa Ambientale del Mare Adriatico e Comunicazioni, con il quale si vuole avviare un processo per la gestione integrata dell’Adriatico, un mare poco profondo ed ambientalmente molto vulnerabile che storicamente unisce le due sponde. Progetti con paesi extraeuropei L’attività regionale di cooperazione sul tema della gestione dei rifiuti si sta spingendo anche verso paesi extraeuropei: abbiamo infatti iniziato l’elaborazione di un progetto rivolto al territorio della provincia di Sancti Spiritus (Cuba), stiamo definendo i presupposti per un progetto relativo alla gestione dei rifiuti nella regione di Massawa (Eritrea) e stiamo predisponendo un progetto sulla tematica della gestione eco-sostenibile dei parchi naturali, marini e costieri del Vietnam. Nel primo caso il progetto di cooperazione è impostato secondo un programma generale di sviluppo sostenibile del territorio della provincia di Sancti Spiritus (Cuba) in cui è presente il Parco Nazionale costiero di Caguanes. Le attività saranno programmate in più fasi comprendenti: - la realizzazione di un centro di educazione ambientale con diverse funzioni educative, informative, for- - - - - - mative e di divulgazione, dedicato, in un primo momento, alla diffusione dei principi della corretta gestione dei rifiuti; la sperimentazione di buone pratiche di gestione sostenibile dei servizi ed in particolare per la gestione dei rifiuti; la promozione di attivita di formazione in materia di ecoturismo, di agroturismo e di artigianato; il recupero dei manufatti esistenti (riconversione) con tecniche di bioarchitettura, risparmio energetico, recupero acqua, ecc.; il sostegno a studi e ricerche specifiche già segnalate dai responsabili del monitoraggio del Parco di Caguanes; il sostegno, attraverso l’esperienza svolta sul nostro territorio regionale, alla realizzazione dell’inventario informatizzato delle grotte del Parco. Con l’Eritrea è già in corso un’iniziativa regionale (in collaborazione con ISCOS-MARCHE, Comune di Ancona, Provincia di Ancona e Camera di Commercio di Ancona) rivolta all’alfabetizzazione informatica. È già stato realizzato un centro a Massawa (regione del Mar Rosso) e sono stati tenuti appositi corsi per funzionari e giovani eritrei. La prospettiva è quella di sviluppare l’esperienza formativa sui temi ambientali ed in particolare sulla materia della gestione dei rifiuti concordando gli argomenti più significativi e gli approfondimenti di particolare interesse per la realtà eritrea. Su questi aspetti sono in corso contatti per definire il progetto e sono emersi alcuni elementi che potrebbero essere oggetto di progetti pilota, come la gestione dei rifiuti portuali, considerata fondamentale nell’ambito dell’obiettivo di salvaguardia del delicato ecosistema del Mar Rosso. 39 INFORMAZIONE E AGGIORNAMENTO Predisposta una nuova Direttiva Europea sui PM10 INQUINAMENTO ATMOSFERICO E MOBILITÀ SOSTENIBILE Il “modello” Parma di Stefano Agostinelli Durante il periodo ottobre-marzo si verificano le maggiori criticità per la qualità dell’aria che respiriamo perché le condizioni meteo-climatiche fanno concentrare a basse quote gli inquinanti atmosferici, ad esclusione dell’ozono che per la sua formazione abbisogna di una forte radiazione. Tra questi, le polveri sottili (vedi box) costituiscono una seria minaccia per la salute umana perché aumentano il tasso di mortalità legato a disturbi cardio-vascolari e respiratori. Un recente rapporto sugli effetti dei trasporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (“Health effects of transport related air pollution”, 2005, September), frutto di 3 anni di lavoro, evidenzia come l’inquinamento atmosferico da particolato fine (PM10) accorcia la vita media di una persona all’interno dell’Unione Europea di 8.6 mesi che salgono a 9 mesi per un cittadino italiano (vedi tabella). Sulla salute dei bambini, gli effetti sono ancora più pesanti: tra le 4.000 e le 13.000 morti all’anno, tra i bambini da 0 a 4 anni, sono attribuibili all’esposizione alle polveri sottili, in particolare nei paesi dell’Europa a 25, che hanno da poco introdotto le strategie di riduzione degli inquinanti, previste Le Polveri Sottili PM10 Cosa sono Le polveri sottili sono una miscela di particelle solide e liquide sospese in aria aventi dimensioni inferiori a 10 micron (un micron è pari a un millesimo di millimetro). Il PM10 è formato da metalli (Piombo, Cadmio, Zinco, Nichel, Rame), solfati, nitrati, sabbie, ceneri, polveri di cemento e carbone. Come si producono Le polveri sottili derivano dai processi di trasformazione dell’energia. Le principali attività dell’uomo che le originano sono: y emissioni prodotte dal traffico veicolare y impianti termici y impianti industriali. Mentre le cause naturali che concorrono alla loro produzione sono: y aerosol marino e biogenico (spore, pollini…) y tempeste di sabbia y emissioni vulcaniche y incendi boschivi. Cosa provocano Le polveri, a causa delle loro dimensioni microscopiche, riescono a depositarsi nei punti più profondi dei polmoni e causano infezioni acute e croniche a carico dell’apparato respiratorio e malattie cardiovascolari. 40 dalla Direttiva 99/30/CE che al 2005 (anno di applicazione integrale) indica il valore limite di PM10 in 40 microgrammi. Tale valore, pur rappresentando un limite adeguato a vantaggio della salute, non costituisce la soglia di concentrazione al di sotto della quale il PM10 non produce effetti pericolosi, come testimonia nel suo rapporto l’OMS che invita a ridurne l’inquinamento più di quanto non sia previsto dall’attuale normativa che, se applicata, sarebbe comunque in grado di allungare la vita degli individui (vedi tabella), senza contare Stima della perdita dell’attesa della vita attribuita al contributo di PM 2000 2020 Media Intervallo Media Intervallo Italia 9.0 8.5 9.6 5.6 5.3 6.0 UE 25 8.6 7.7 9.6 5.4 4.9 6.1 (Fonte: OMS Ufficio Regionale per l’Europa) il risparmio monetario che si conseguirebbe per la diminuzione delle patologie correlate al PM e che per l’Italia si aggirerebbe attorno ai 5 miliardi di Euro all’anno. Eppure si può ragionevolmente pensare che siano molte le città europee che non riescono a rientrare nei limiti specie in Italia dove dai dati tratti dalla campagna di Euromobility “Che PM10 che fa!”, 5 delle 8 principali città metropolitane, alla data del 31 marzo 2005, avevano già esaurito i 35 giorni annui di superamento del limite di PM10 (vedi grafico). Già molte Regioni, Province e Comuni del Nord-Italia hanno adottato provvedimenti antismog, con interventi di limitazione del traffico, quali quelli previsti dal D.M. n. 60 del 02/02/2002 di recepimento nella legislazione italiana della Direttiva Europea. (Fonte: Euromobility Journal, n. 1, marzo 2005) Ecco riportati alcuni esempi tratti da notizie di stampa del mese di ottobre: Emilia Romagna: dal 20 ottobre 9 ore di blocco feriale dei non kat. Diesel euro 1 fermi da gennaio. Nuovi dettagli sul piano, approvato domenica 2 ottobre e presentato lunedì dal Presidente Errani. Lombardia: approvato il nuovo piano antismog. Un piano quinquennale per ridurre l’inquinamento del 50%. Genova: via al piano antismog. Si parte il 17 ottobre: centro chiuso per i non kat. e da gennaio stop anche alle moto non ecologiche. Aosta: via alle targhe alterne. Dal 28 settembre, tutti i mercoledì e giovedì per 24 settimane. Torino e cintura: targhe alterne mercoledì e giovedì. Dal 19 ottobre e dalle 8.30 alle 18. Non c’è alcun dubbio che il mondo dei trasporti è responsabile, oltre che della produzione di emissioni di sostanze climalteranti, dell’immissione nell’aria delle aree urbane di circa 30% di PM. (vedi areogramma) Bisogna tuttavia riconoscere che le misure di limitazione blocco del traffico non hanno prodotto i risultati sperati, almeno per quel che concerne il PM10 (per benzene e ossidi di azoto ci sono stati viceversa notevoli abbassamenti di concentrazione). Neppure una città quale Vicenza, che ha bloccato in febbraio il traffico per 4 giorni consecutivi, è riuscita a riportare i livelli di PM10 entro i limiti. Finora gli amministratori hanno cercato di gestire le criticità, ma i loro provvedimenti tampone, adottati quando si superano i limiti fissati dal D.M. n. 60/2002, non possono essere risolutivi se non sono accompagnati da interventi strutturali in grado di incidere sull’origine del problema che per sua natura è transfrontaliera e per tanto richiede uno sforzo collettivo che includa opportune azioni di pianificazione delle politiche di trasporto e piani di sviluppo urbanistico che considerino soluzioni alternative al trasporto privato. La mobilità rappresenta uno dei temi più attuali nel dibattito politico europeo e nelle strategie e politiche comunitarie per la sostenibilità urbana. La Commissione europea di fronte alle difficoltà denunciate da alcuni paesi di raggiungere i limiti entro i tempi previsti ha predisposto una nuova Direttiva su smog e PM che prevede: - la proroga per gli Stati membri che, pur avendo preso tutte le misure ragionevolmente possibili per rispettare i valori-limite di PM10 non sono stati in grado tuttavia di raggiungerli in aree specifiche, a condizione che venga sviluppato un piano per garantire il raggiungimento di limite (per il PM10, dicembre 2009), accompagnato da un calendario di attuazione e da adeguata copertura finanziaria, pena l’esclusione dalla proroga; - l’introduzione della misurazione del PM 2.5, mantenendo tutti gli altri standard previsti dalla Direttiva del 1999; - scomputo delle polveri di origine naturale ai fini del calcolo dei superamenti (ad esempio, se l’alta concentrazione deriva da fonti quali sabbie del deserto o sale marino, questa percentuale non verrà calcolata come superamento del valore limite, dal momento che tali fenomeni naturali non sono controllabili. Si pensa che tale nuova Direttiva entrerà in vigore presumibilmente entro il 2006, secondo l’ordine dei lavori di Consiglio e Parlamento europei per le previste procedure di co-decisione. Nel frattempo continuano ad applicarsi le regole già esistenti. Solo una politica integrata per la protezione della salute e dell’ambiente potrà contrastare gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico. Alle amministrazioni pubbliche spetta comunque il compito di assumere le decisioni legate alla pianificazione dell’uso del territorio e dei trasporti, le cui capacità risolutive dipendono dal grado di integrazione e considerazione dei vari aspetti che presuppongono: da quelli di tipo economico, sociale e ambientale a quelli di ordine tecnologico, legislativo od oppositivo. I cittadini si attendono che i propri amministratori siano capaci di dare risposte adeguate a medio e lungo termine, non solo ordinanze di limitazione del traffico, che comunque se, come detto, non Fonte ANPA ora APAT (Agenzia per la Protezione Ambientale e per i servizi Tecnici) sono sufficienti a risolvere il problema, hanno comunque il merito di provocare una riflessione sul modello di mobilità individuale ed offrire l’occasione di sperimentare modalità alternative di trasporto, influenzando quelle tendenze al cambiamento, nel lungo periodo, degli stili di vita. Senza il coinvolgimento dei cittadini non è possibile pro- 41 gettare e realizzare lo sviluppo sostenibile. Indispensabili diventano però le campagne informative e di sensibilizzazione per diffondere e promuovere una cultura ambientale. Non sono state molte finora le Amministrazioni che hanno celebrato “la Settimana per la Mobilità Europea”, promosso “la Domenica ecologica”, istituito “l’Ufficio biciclette”, offerto incentivi e contributi per passare ad auto e motocicli più innovativi, sostenuto l’uso dei biocarburanti; ecc. Perciò merita una citazione la Città di Parma, da anni impegnata ad individuare soluzioni concrete per i problemi ambientali connessi al traffico cittadino, nella consapevolezza che una città sostenibile non può trascurare le politiche di gestione e di indirizzo della mobilità. Ne è nato un “modello Parma” per la mobilità sostenibile, con interventi selettivi su 3 aree distinte che, a loro volta puntano su azioni specifiche, economicamente e socialmente sostenibili: - l’area del trasporto urbano, per una gestione innovativa della mobilità casa-lavoro, avviando accordi con le aziende e le imprese, riducendo l’uso dell’auto privata in tutti i contesti di trasporto urbano e incentivando l’acquisto e l’uso di biciclette; - l’area del trasporto pubblico e collettivo, attraverso l’arricchimento ulteriore di una già efficiente offerta dei trasporti pubblici e lo sviluppo alternativo di trasporto collettivo sempre più flessibile e vicino alle caratteristiche ed esigenze di trasporto individuale; - l’area dell’informazione e della sensibilizzazione, promuovendo iniziative e avviando progetti educativi affinché tutti abbiano coscienza dei problemi e diretta conoscenza dei rischi. Non è casuale quindi che Parma sia stata sede del 1° Seminario ECOMM (European Conference Mobility Management) dal titolo “Nuovi stili di vita urbana: la sfida per una mobilità responsabile”, organizzato dall’Assessorato Mobilità e Ambiente del Comune di Parma, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, Euromobility e Infomobility. Nella città ducale il 26-27 ottobre, i rappresentanti di Istituzioni centrali e locali e Mobility Manager, provenienti da vari paesi europei si sono scambiati esperienze e hanno conosciuto importanti e innovativi progetti nel campo delle politiche urbane. Non si deve dimenticare poi che Parma è Comune capofila e sede ufficiale della convenzione dei 168 comuni a rischio di inquinamento atmosferico che hanno sottoscritto il Protocollo d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e le Associazioni dei costruttori ed installatori di impianti, dando vita al Progetto ICBI (Iniziativa Carburanti a Basso Impatto Ambientale), che abbiamo analizzato in un precedente articolo (cfr.: Regioni&Ambiente n. 12/2004, pagg. 90-92). Il nuovo Accordo ICBI L’iniziativa ha permesso a 46.000 privati cittadini residenti nei comuni sottoscrittori della Convenzione di ricevere incentivi per passare nelle loro auto immatricolate fra il 1988 e il 1995 dall’alimentazione a benzina a metano/GPL, e ai comuni aderenti lo sviluppo della rete di distribuzione, realizzando, con finanziamento del 70%, 18 impianti di rifornimento per le flotte pubbliche. Considerato il successo che ha conseguito il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio rifinanziato l’iniziativa (con il nuovo accordo firmato a Parma il 19 ottobre u.s.) con ulteriori 20 milioni di Euro (15 milioni destinanti alla trasformazione a metano e GPL di veicoli privati appartenenti alle categorie euro 1 e euro 2, per lo più immatricolati tra il 1° gennaio 1993 ed il 31 dicembre 2000; 5 milioni destinati a finanziare gli impianti di rifornimento per flotte di pubblica utilità). 42 Il contributo per ogni veicolo trasformato sarà di 350 Euro, a cui le Associazioni del Gas aggiungeranno un ulteriore beneficio di circa 50 Euro sotto forma di buoni-sconto per l’acquisto di GPL. “L’accordo - ha sottolineato Matteoli - rappresenta uno dei capitoli della strategia antismog adottata dal mio Ministero, che da una parte promuove la diffusione di veicoli a minor impatto ambientale in ambito urbano e dall’altra incentiva l’uso del mezzo pubblico. Grazie alle trasformazioni a GPL e metano, previste da questo accordo, riusciremo ad ottenere un importante abbattimento di un inquinante, il PM10, che oggi rappresenta uno dei rischi maggiori per l’aria delle nostre città”. Parma è stata riconfermata dal Ministero capofila nazionale dell’iniziativa, con l’Assessore all’Ambiente Pietro Vignali il nuovo presidente della Conferenza degli Assessori dei Comuni aderenti al progetto. “CAMPI ELETTROMAGNETICI E SALUTE: LE RISPOSTE DELLA SCIENZA” Una giornata di studio per consolidare il rapporto tra società civile e mondo della ricerca ambientale e sanitaria di Giuseppe Sgorbati Direttore del Dipartimento Provinciale di Milano dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia. Docente di Radiazioni Elettromagnetiche presso l’Uiversità degli Studi di Milano - Bicocca Introduzione Non è trascorsa settimana nella quale, negli ultimi dieci anni, non si siano avvicendate notizie sull’evoluzione delle conoscenze scientifiche e normative nel settore della protezione contro i campi elettromagnetici. L’attenzione dell’opinione pubblica e degli amministratori verso queste notizie è stata notevole, seppur con reazioni e risposte disomogenee. La vigilanza su questi temi, naturalmente, è stata stimolata dalla crescente presenza ed evidenza di impianti per le telecomunicazioni mobili. Tali servizi sono avvertiti dalla generalità dei cittadini come uno strumento di indiscutibile utilità, sia per l’aumento del livello di sicurezza individuale sia per l’enorme facilitazione nei contatti interpersonali. Non omogeneo invece è l’atteggiamento e la sensibilità relative ai rischi connessi alle esposizioni ai campi elettromagnetici ed alla sola presenza delle stazioni radio, necessariamente in crescita considerato che le onde radio sono il vettore attraverso lo spazio di voce e dati in questa tecnica. Questi atteggiamenti sono molto simili a quanto riscontrato in relazione a numerosi altri settori dell’innovazione tecnologica: si va, dall’accettazione acritica dei possibili rischi introdotti dalle novità tecnologiche, in nome dei vantaggi che ne derivano, al rifiuto totale di un nuovo dispositivo o prodotto in applicazione estrema del principio di cautela, qualora non vi sia prova della sua totale ed assoluta innocuità. Come in altri settori nei quali vi siano pareri contrastanti dal punto di vista della stima del rischio, anche nel caso delle telecomunicazioni mobili le posizioni in maggiore risalto, sostenute con maggiore energia, sono quelle di maggiore timore e cautela: l’ulteriore effetto dei media nell’enfatizzazione delle situazioni di maggiore conflittualità contribuisce ad aumentare il rischio percepito. Assumere decisioni nell’area della politica, sia nella funzione legislativa quanto in quella di amministrazione, di conseguenza diviene particolarmente complesso, all’interno di un processo che deve tenere in considerazione numerossissimi fattori ed elementi, per di più instabili nel tempo: le stime di rischio sanitario, le politiche di gestione del territorio, l’utilità avvertita, gli impatti estetici ed architettonici, le garanzie per la concorrenza e per il mercato, i riferimenti comunitari, la tutela dei poteri e delle autonomie locali, e infine, insieme ad altri vari fattori, il consenso dei cittadini. Tra gli elementi in evidenza nel processo decisionale, politico ed amministrativo, emergono i temi del rischio sanitario oggettivo e del consenso, ove il consenso, a sua volta, è fortemente condizionato dal rischio percepito. Gli approfondimenti ed il consolidamento della cultura nel campo del rischio sanitario sono di conseguenza, essenziali per almeno due motivi: offrire al decisore politico una base solida per la determinazione del livello socialmente accettabile dei rischi in funzione dei vantaggi associati all’uso dei campi elettromagnetici, da un lato; dall’altro, il dimensionamento corretto della percezione del rischio in seno alla cittadinanza. I temi proposti sono di grande interesse ed impatto: Il Consorzio Elettra 2000 ha deciso di riassumere lo stato dell’arte dei principali studi ed approfondimenti scientifici in un workshop, tenutosi a Venezia il 1° ottobre 2005, che ha visto inoltre una sessione dedicata ai problemi di carattere sociale ed amministrativo. Il Convegno di Venezia “Campi elettromagnetici e Salute: le risposte della Scienza” Le dinamiche e le esigenze ricordate hanno stimolato lo sviluppo di numerose ricerche, sia di tipo epidemiologico, che tipo laboratoristico e teorico, sulle correlazione tra esposizione a campi elettromagnetici a radiofrequenza e malattie. Tra gli obiettivi della giornata di studio è stata posta infatti l’esigenza di ridurre la distanza tra il mondo della scienza e della ricerca e la società civile ed i suoi rappresentanti. Per quanto concerne i contenuti più strettamente scientifici della manifestazione, sono stati illustrati lo stato d’avanzamento dei principali studi mirati a determinare l’esistenza di fattori di rischio di vario tipo, derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici impiegati nelle telecomunicazioni. Altrettanto, è stato illustrato il processo di consequenzialità tra il risultato degli studi ed il supporto delle organizzazioni scientifiche internazionali all’attività politica dei governi. Chiyoji Ohkubo (OMS), nel corso del convegno, ha illustrato il Progetto Internazionale EMF dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, strumento di promozione, coordinamento, analisi, diffusione dei risultati di studi sul rischio accreditati dalla stessa OMS sulla base di stringenti requisiti di qualità. L’obiettivo strategico del Progetto è quello della gestione complessiva del rischio, a partire dalla sua quantificazione. Considerato che i principali studi sul livello di rischio associato all’esposizione ai campi elettromagnetici sono in corso di completamento, si attende di poter redigere un rapporto complessivo sul tema entro il 2007, orientato a tre principali obiettivi: - il dimensionamento del rischio dal punto di vista sanitario; - la definizione di livelli di esposizione quale elemento di supporto alle politiche; - la formazione e l’informazione. Presupposto primario per il successo degli studi sul rischio è la conoscenza dei livelli di esposizione dovuti ai principali sistemi radioemittenti, come Ruediger Matthes appartenente alla Commissione Intenazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) ha avuto modo di illustrare. 43 I sistemi attuali per le telecomunicazioni sono basati su apparati di caratteristiche note, che agiscono in un contesto ambientale definito: sono oggi a disposizione mezzi in grado di effettuare stime di esposizione ambientale di carattere preventivo, come negli studi di compatibilità per la collocazione di nuove stazioni radioemittenti. Le rilevazioni di esposizione relative ad impianti attivi sono condotte, attualmente, con sistemi di rilevamento sofisticati, in grado di operare, oltre che nel tradizionale dominio delle frequenze, nel più moderno dominio dei codici, fatto questo reso indispensabile dall’avvento della telefonia digitale di terza generazione (UMTS). È altrettanto necessaria una conoscenza dettagliata del funzionamento dei telefoni mobili e di come le varie modalità di esercizio di rete incidano sull’emissione dell’apparato mobile, in questo caso al fine di quantificare l’esposizione dell’utente. Dal punto di vista della stima del legame tra esposizioni e rischio, gli strumenti a disposizione, attualmente, sono essenzialmente di due tipi: studi di tipo sperimentale e studi di tipo epidemiologico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha censito e classificato oltre 1.300 studi, sottoposti a revisione indipendente: dalle analisi di biofisica teorica agli studi umani epidemiologici. La metà circa di questi studi sono stati orientati alla ricerca sul cancro, e la maggioranza schiacciante di questi studi non individua alcuna forma di produzione o promozione del cancro negli esposti. Oltre 350 di questi studi hanno preso a riferimento la telefonia mobile. Comunque, gli studi sperimentali sono progettati in modo da esporre soggetti volontari, animali o preparati biologici, a campi elettromagnetici, in condizioni controllate. Isabelle Lagroye, appartenente al Laboratorio Interazioni Onde-Materia, Università di Bordeaux e Membro EBEA, ha effettuato una panoramica dei principali studi sperimentali di laboratorio svolti o in corso. Per quanto attiene agli studi su cellule in vitro, non vi è alcuna evidenza, nell’ampio insieme di studi condotti, di tossicità dei campi a radiofrequenza sulle componenti cellulari riproduttive, somatiche e metaboliche. Gli studi su animali sono stati realizzati in grande numero negli ultimi quarant’anni. 44 Per quanto riguarda gli studi che escludono aumenti significativi di temperatura corporea, coerentemente a quanto avviene nelle esposizioni di carattere ambientale, non si evidenziano alterazioni di tipo comportamentale. Sono poi in discussione risultati, non replicati in altri esperimenti, che indicherebbero una capacità dei campi a radiofrequenza di incrementare la permeabilità della barriera encefaloematica. Tutti gli studi sul cancro hanno dato esito negativo, con la sola esclusione di un esperimento realizzato su di un topo geneticamente modificato in modo da avere incrementata la probabilità di sviluppo del linfoma. La recente replica dello studio non ha confermato, comunque, i precedenti risultati. In conclusione, gli studi di laboratorio su animali non forniscono una convincente evidenza dell’esistenza di una relazione tra esposizione ai campi tipici della telefonia mobile e linfomi o altri tipi di tumore. La sperimentazione su volontari umani non fornisce evidenze sostenibili di disturbi del sonno, di disturbi cognitivi, con la sola eccezione di uno studio olandese, non ancora pubblicato, criticato comunque per carenze protocollari. Una visione di insieme degli studi svolti fornisce un’immagine rassicurante circa la relazione tra l’esposizione a campi a radiofrequenza e cancro o altri effetti di tipo “non termico”, considerata la non replicabilità dei risultati dei rari studi che hanno dato invece indicazioni in questo senso. Altrettanto si può affermare per quanto concerne gli studi di tipo teorico, non in grado di identificare alcun plausibile meccanismo biologico di induzione di danni diversi da quelli, tanto noti quanto facilmente evitabili, di tipo termico. Infine, il termine dei principali studi che hanno come oggetto l’esposizione dell’infanzia è ancora in corso, e sono previste comunque conclusioni entro il 2006. Susanna Lagorio, primo Ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità, ha effettuato un’ampia disamina degli studi epidemiologici conclusi o in corso. Sono state riassunte le evidenze epidemiologiche sullo sviluppo di tumori in relazione all’uso di telefoni cellulari, distinguendo tra studi geografici, di coorte e di tipo caso-controllo. Per quanto riguarda i primi, che analizzano lo sviluppo nel tempo dell’esposizione da un lato e dell’incidenza di tumori dall’altro, non si sono osservati, in paesi diversi, aumenti apprezzabili dell’incidenza negli ultimi 15-20 anni, pur a fronte di una vertiginosa diffusione dei telefoni mobili. Anche gli studi di coorte, sebbene di numero limitato, non hanno indicato eccessi di rischio rispetto all’atteso, né variazioni del rischio in relazione a vari parametri, come il tempo trascorso dal primo contratto d’utenza, l’età al momento della sottoscrizione del primo contratto, il tipo di cellulare (analogico o digitale) e la durata del contratto. Più articolato è il quadro delle evidenze fornite dagli studi caso-controllo che comunque, per la maggior parte, non evidenziano associazioni tra uso del cellulare e rischio di tumori negli organi più esposti alla radiazione emessa dall’apparecchio. Sulla base dell’evidenza attuale sembra quindi poco probabile che l’uso del telefono cellulare comporti un sensibile aumento del rischio di tumori. Tuttavia, l’evidenza viene giudicata non conclusiva dato il tempo relativamente breve trascorso dall’inizio della diffusione della telefonia cellulare su larga scala. Una valutazione su basi più solide sarà possibile dopo la prossima conclusione dallo studio Interphone, che ha impegnato gruppi di ricerca di 13 paesi in un’indagine caso-controllo di dimensioni molto superiori alle precedenti. Il tema della “ipersensibilità” ai campi elettromagnetici e della manifestazione di sintomi soggettivi è stato trattato, con ampiezza, da Maila Hietanen, appartenente all’Istituto Finlandese per l’Igiene del Lavoro di Helsinki e Vicepresidente ICNIRP. A partire dagli anni ’80 vi sono state numerose segnalazioni di disturbi soggettivi, non specifici, lamentati dapprima da lavoratori e successivamente anche da membri del pubblico ed attribuiti all’esposizione a campi elettromagnetici. Come possibile spiegazione del fenomeno è stata avanzata l’ipotesi che alcuni soggetti siano particolarmente suscettibili a questo agente fisico; tale ipotesi sembrava avvalorata dal fatto che molti di questi dichiaravano di poter percepire la presenza di campi anche di intensità molto bassa. Non sono stati comunque indicati criteri diagnostici per questa presunta patologia. Per verificare l’ipotesi, sono stati condotti diversi studi in condizioni controllate, dapprima su utenti di videoterminali e successivamente di altre sorgenti tra cui in particolare telefoni cellulari. Fino ad ora, questi studi non hanno indicato alcuna correlazione tra i sintomi e l’esposizione a campi elettromagnetici. Inoltre, i soggetti non sono risultati in grado di riconoscere la presenza dei campi. L’OMS ha recentemente analizzato le conoscenze scientifiche in merito, proponendo di abbandonare il termine e il concetto di ipersensibilità ai campi elettromagnetici, perché non è stata stabilita nessuna relazione causale tra sintomi ed esposizione. Paolo Vecchia, Dirigente di Ricerca Istituto Superiore di Sanità, Roma - Presidente ICNIRP ha invece analizzato le politiche di precauzione raccomandate dalle più importanti istituzioni internazionali, con particolare riguardo alla ICNIRP e all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). L’ICNIRP ha prodotto delle linee guida, proponendo limiti di esposizione che sono stati adottati come norme nazionali da numerosi stati e raccomandati dall’Unione Europea. Questi limiti sono fondati su basi rigorosamente scientifiche e sono volti a prevenire effetti che siano stati accertati dalla ricerca, in base a criteri generalmente riconosciuti. A giudizio sia dell’ICNIRP, sia dell’OMS tra questi effetti non rientrano gli ipotizzati danni a lungo termine (in particolare il cancro) dei campi a radiofrequenza. La stessa ICNIRP riconosce che ragioni sociali, tra cui le preoccupazioni del pubblico, possono giustificare l’adozione di misure di precauzione, che devono però essere tali da non minare la credibilità delle norme basate su dati scientifici. Il principio di precauzione, spesso invocato a questo proposito, ha destato diverse critiche e l’OMS propone di sostituirlo con un concetto più generale di quadro di precauzione. Le misure da adottare in questo quadro dovrebbero comunque essere valutate in base alla loro fattibilità, ai loro costi e alla loro efficacia: alcune misure proposte per la telefonia cellulare potrebbero infatti rivelarsi addirittura controproducenti. L’intervento di Paolo Vecchia ha costituito l’elemento di congiunzione con la parte della giornata di studio nella quale è stato dibattuto il rapporto tra Scienza e Società Civile, e delle indubbie difficoltà incontrate dal legislatore e dall’amministratore locale nel compendiare tra di loro i risultati della scienza ed il punto di vista dell’opinione pubblica. Le esperienze sociali e politiche a confronto sul tema del rapporto tra scienza e cittadino Attraverso la presenza del Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Pietro Armani, degli Assessori all’Ambiente della Lombardia, Domenico Zambetti, della Sicilia, Francesco Cascio, del Piemonte, Nicola De Ruggiero, dell’Assessore all’Ambiente di Venezia, Laura Fincato, e di stakeholders sociali e del mondo della comunicazione, è stato possibile affrontare il tema delicato del trasferimento nel corpo delle leggi e nella regolamentazione amministrativa dei contenuti e dei risultati della ricerca scientifica. Sebbene la legislazione italiana appichi principi di cautela superiori a quelli ritenuti opportuni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e della quasi totalità degli Stati che hanno assunto una regolamentazione sulla materia, si assiste al perdurare di fenomeni di forte deterrenza verso lo sviluppo delle reti mobili. Lo stessa forte cautela introdotta nel 1998 e confermata nel 2003 nel fissare i limiti nazionali di esposizione può aver contribuito, con un effetto paradosso, a stimolare il senso di insicurezza nei cittadini, così come l’altalenare di provvedimenti incidenti in modo significativo sulle prerogative delle autonomie locali. Perdura, inoltre, un quadro non chiaro circa la responsabilità dello Stato, delle Regioni, dei Comuni nell’operare sui fronti della gestione territoriale, dettando norme destinate a identificare le aree nelle quali è ammessa l’installazione di antenne, e di fissare norme di tipo edilizio, architettonico, estetico per l’armonizzazione delle stazioni nel contesto ambientale, urbano o naturale. Norme che, nel loro complesso o separatamente, possono entrare in conflitto, significativamente, con la copertura del territorio con un sistema a rete le cui esigenze tecniche si stanno sempre più appesantendo e complicando. Certamente il rifiuto sociale di alcuni impianti è da ritenersi correlata anche alla sensazione di degrado ambientale che ne può derivare, che porta a temere la diminuzione di valore degli immobili e delle aree. Tra le diverse ipotesi ed esigenze presentate dagli Amministratori nel corso del dibattito è emerso, tra gli altri, un elemento fortemente condiviso: il tema della salute del cittadino merita rispetto e attenzione, e non può essere strumentalizzato ai fini del conflitto politico ed essere utilizzato per creare momenti di tensione sociale. Mario Frullone, Presidente del Consorzio Elettra 2000, nel concludere i lavori del convegno, ha ricordato la funzione di supporto alle amministrazioni per la gestione dell’informazione della cittadinanza e della formazione degli operatori, e per il supporto per lo sviluppo di azioni coerenti con un quadro del rischio veritiero e condiviso a livello scientifico Altre informazioni e gli atti del convegno su www.elettra2000.it 45 L’EFFICACIA DEL PORTA A PORTA PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA Il caso Asti di Stefano Agostinelli Quando ci si avviava ad adottare lentamente (per i ricorrenti differimenti introdotti dalle annuali leggi finanziarie), ma inevitabilmente (se si vuole risolvere i problemi della raccolta differenziata e attuare il principio della politica ambientale dell’UE sui rifiuti “paghi per quanto getti”), la Tariffa, introdotta dall’art. 49 del Decreto Ronchi (1997) in luogo della Tassa per lo smaltimento dei rifiuti, sembra subire una battuta d’arresto, stante le anticipazioni di bozza di Testo Unico “Norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati”. Predisposto dalla Commissione di 24 saggi e previsto dalla Legge Delega Ambientale n. 308/2004, il testo all’art. 62 ridefinisce una tariffa che sembra assomigliare più alla vecchia tassa, senza che sia chiaro se sarà voce o meno del bilancio comunale, con tutte le ripercussioni che ne derivano per quel che concerne il rispetto del patto di stabilità. C’è poi da dire che sono ormai numerose le amministrazioni che hanno già realizzato il passaggio da tassa a tariffa e che altrettanto numerosi sono i cittadini che con la tariffa hanno visto diminuire la spesa per i rifiuti che producono. Proprio l’introduzione della tariffa, con i meccanismi premianti per i cittadini virtuosi, ha fatto conseguire in alcune realtà del paese, notevoli incrementi della percentuale di raccolta differenziata, che poi si riverberano positivamente sui costi della gestione integrata dei rifiuti. Da un’analisi effettuata dalla UIL sui costi della tassa sui rifiuti applicata nei capoluoghi di provincia italiani, emerge che nelle province che più differenziano, le tariffe si mantengono più basse, grazie alla riduzione dei costi di smaltimento. Se poi si passasse alla raccolta differenziata delle sostanze biodegradabili che costituiscono almeno il 30% dei rifiuti urbani (scarti alimentari e verdi) la percentuale di raccolta differenziata avrebbe un notevole incremento. I comuni “ricicloni” dell’annuale concorso di Legambiente attestano che il servizio di raccolta differenziata di organico e con il “porta a porta” determina una riduzione dei costi e dei rifiuti. Certo il dato non può essere generalizzato perché ogni territorio ha una sua specificità e le soluzioni gestionali per raggiungere il risultato possono essere diverse. Tenendo presente che siamo in generale ancora lontani dall’obiettivo del 35% che doveva essere raggiunto entro il 2003, che la gestione dei rifiuti urbani è critica e che, in alcune realtà, costituisce una vera e propria emergenza, il “porta a porta” è sicuramente una soluzione in grado di dare risposte adeguate, offrendo significativi risultati specialmente nei comuni di medie dimensioni. Tra l’altro si deve tener conto che tale servizio favorisce la partecipazione e il coinvolgimento degli utenti il cui grado di conoscenza economica e consapevolezza degli obiettivi costituisce elemento fondamentale per la buona riuscita di qualsivoglia progetto in materia ambientale. 46 Un esempio di come riorganizzando il servizio su questi presupposti si possa riuscire a conseguire ottimi risultati ci viene dal Comune di Asti. A conclusione del Progetto “Io ci tengo” che dal luglio 2003 ha introdotto il porta a porta in città per poi estenderlo quest’anno a tutte le frazioni, il Comune ha dedicato un Convegno e una Giornata didattico-informativa, svoltisi lo scorso mese di ottobre, nel corso dei quali alla cittadinanza, ai vari operatori coinvolti e alle scolaresche che hanno partecipato a progetti educativi in merito, sono stati illustrati i risultati conseguiti e le informazioni sulle filiere di recupero dei materiali differenziati raccolti. “Grazie al sistema del porta al porta - ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente Giovanni Pensabene - la differenziata nell’ultimo anno è passata dal 37% al 58%, mentre la produzione dei rifiuti indifferenziati smaltiti in discarica che nel 2003 era di 25.000 tonnellate, scesa a 20.000 nel 2004 arriverà a poco più di 13.000 quest’anno, attestandosi su 0,58 kg/giorno pro capite, molto meno della metà di realtà anche a noi vicine. E 3.000 famiglie utilizzano le compostiere domestiche, usufruendo tra l’altro di uno sconto del 10% sulla tassa rifiuti: un successo difficilmente riscontrabile altrove”. Queste le forze in campo sulle quali può contare il sistema del “porta a porta”: 26 mila contenitori per i vari materiali che salgono a 46 mila, aggiungendo le compostiere domestiche e le biopattumiere; 100 mezzi e 53 addetti occupati a tempo pieno (erano 23 nel 2003, al momento dell’avvio del progetto) e nella tabella sottostante sono riportati i risultati conseguiti. Tipo di raccolta 2004 - kg complessivi Previsione risultato 2005 Carta e cartone 4,648,293 + 20% Vetro 2,251,118 + 20% Plastica e lattine 1,092,015 + 50% Organico 3,100,585 + 60% Verde e ramaglie 1,120,442 + 40% 38,2 60 % raccolta differenziata L’Assessore Pensabene ha illustrato gli obiettivi per il 2006: “Consolidare il risultato del 60%, affinando ulteriormente il sistema di raccolta e migliorando la qualità dei materiali conferiti dai cittadini; incentivare il recupero delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (computer, telefonini, ecc.), in forte aumento; produrre meno imballaggi: questione, quest’ultima, molto complessa su cui anche la Regione, che ha maggiori disponibilità economiche rispetto ai Comuni, dovrà fare la sua parte”. Asti, che per i prossimi anni vorrebbe avviare la campagna “Rifiuti zero”, nel 2006 introdurrà inoltre la tariffa puntuale, che “dovrà premiare chi effettivamente fa la raccolta differenziata e, di conseguenza, produce meno scarti da inviare alla discarica - ha assicurato l’Assessore - mentre reintrodurremo il sistema del cassonetto stradale per la raccolta della plastica, abolendo i sacchetti sui marciapiedi: sulla decisione ha pesato in modo determinante, oltre all’aspetto del decoro, soprattutto il disagio segnalato dai non vedenti. Sempre per ridurre la produzione di plastica, avvieremo tramite l’ASP (Asti Servizi Pubblici) una campagna a favore dell’acqua del rubinetto”. DATI SU ASTI 73.120 abitanti, di cui 60.286 residenti nel centro urbano e 12.834 in frazione. Territorio del comune: 151,8 kmq, di cui 118,224 relativi all’area frazionale. Si tratta di una realtà estremamente diversificata: oltre al nucleo urbano ci sono ben dieci frazioni, oltre località e case sparse, per cui si è dovuto compiere uno sforzo organizzativo molto impegnativo per la buona riuscita del sistema “porta a porta” della raccolta differenziata. MODELLO OPERATIVO ADOTTATO CON IL PORTA A PORTA Posizionamento dei contenitori per rifiuti secco indifferenziato, organico carta e cartone all’interno dei cortili condominiali; plastica e lattine raccolte insieme mediante sacco stradale (per questi ultimi due materiali vedi le dichiarazioni dell’Assessore nel testo dell’articolo). Svuotamento dei contenitori da parte della società ASP (indifferenziato e organico) e della cooperativa Arcadia (carta e cartone). I cittadini che nelle giornate di passaggio degli operatori espongono fuori dal cortile, cioè sul marciapiede, i contenitori hanno diritto a uno sconto del 15% sulla tassa rifiuti. Risultato: esposizione a cura dell’utenza oltre il 50%. Immobili/utenti senza cortile serviti con contenitori stradali chiusi a chiave collocati davanti a casa. Nelle frazioni chi utilizza la compostiera domestica (tremila quelle già distribuite gratuitamente dal Comune) ha diritto a uno sconto del 10% sulla tassa rifiuti. SISTEMA INTEGRATO DEI RIFIUTI La città di Asti ospita sul proprio territorio l’ecocentro (piattaforma ecologica per lo stoccaggio dei materiali della raccolta differenziata) e due dei quattro impianti del sistema integrato dei rifiuti che servono l’intera provincia: l’impianto di pretrattamento (per il successivo invio degli scarti in discarica) e l’impianto di valorizzazione della raccolta differenziata (dove i materiali vengono ulteriormente separati). Gli altri due impianti si trovano a San Damiano (compostaggio) e Cerro Tanaro (discarica). TARIFFA Dal 2004 Asti applica la Tariffa per la copertura totale di gestione dei rifiuti, distinta tra utenze domestiche e non domestiche, con quota fissa e quota variabile a seconda della superficie, delle categorie (non domestiche) e dei componenti il nucleo familiare (domestiche). Chi utilizza la compostiera domestica (3.000 distribuite gratuitamente dal Comune) ha diritto a uno sconto del 10%; del 15% per chi espone i cassonetti fronte strada. (Per il 2006 vedi le dichiarazioni dell’Assessore nel testo dell’articolo). 47 Regioni&Ambiente n° 11 Novembre 2005 INSERTO “Acquisti Verdi Pubblici”: Le Circolari Ministeriali con le indicazioni operative nel settore Edile, Stradale e Ambientale e nel settore della Gomma (G.U. n. 171 del 25/07/2005 e G.U. n. 173 del 27/07/2005) Nel pubblicare la Circolare sugli Ammendanti, (cfr. Regioni&Ambiente n. 5/2005 pag. 66) avevamo dato notizia che erano allo studio le circolari per Inerti e Gomma, che effettivamente durante l’estate sono state emanate. In totale sono quindi 7 le categorie di materiali e di prodotti per le quali sono state dettate le modalità di iscrizione nel Repertorio del Riciclaggio (n.d.r.: per Tessile e Abbigliamento; Plastica; Carta; Legno e Arredo vedi Regioni&Ambiente n. 3/2005), secondo quanto dal D.M. 203/2003 come per le altre occasioni; riportiamo integralmente il testo di queste ultime due. Tuttavia riteniamo opportuno fare alcune considerazioni su questo percorso degli “Acquisti verdi” che, finora intrapreso da poche pubbliche amministrazioni, sta via via infoltendosi con nuovi compagni di viaggio, che cercano di imprimere un’andatura più sostenuta perché la mèta, entro il 2006, deve essere raggiunta. Fuor di metafora, le numerose iniziative che vengono prese per aggiornare e/o formare pubblici dipendenti ed imprenditori privati sul tema dei cosiddetti Acquisti verdi, testimoniano l’attualità e l’importanza dello strumento. Convegni, seminari e corsi si stanno svolgendo in ogni parte d’Italia, sia promossi dagli Enti territoriali che dalle Associazioni di categoria. Se alcune Regioni e Province si attrezzano con Delibere di indirizzo e con la programmazione di corsi di aggiornamento e di formazione dei propri dipendenti, anche attraverso la promozione di un vero e proprio “piano di azione” per la redazione di bandi di appalti e di acquisti verdi e per lo scambio proficuo di esperienze, le imprese fornitrici sviluppano idee ed effettuano studi e ricerche per proporre sempre di più sul mercato beni e servizi a ridotto impatto ambientale, cioè in grado di ridurre l’uso di risorse, la produzione di rifiuti, le emissioni inquinanti, i rischi e pericoli. A ECOMONDO 2005 il tema GPP (Green Public Procurement) è risultato fra i più dibattuti e analizzati da attori istituzionali, pubblici e privati, a dimostrazione del notevole passo in avanti che si è fatto a seguito del D.M. 203/2003. Sussiste purtroppo una carenza di informazione al cittadino che, nonostante sia sempre più sensibile alla sostenibilità ambientale e favorevolmente disposto all’acquisto di beni in materiale riciclato, non trova sul prodotto quegli elementi che lo contraddistinguono, forse anche per la preoccupazione del fabbricante che, temendo che il consumatore lo giudichi di scarsa qualità, evita di apporvi la dicitura di prodotto derivato da materia prima-seconda. La Commissione Europea che con il “Libro verde sulle Politiche Integrate di Prodotto” (2001) aveva proposto tale strumento ne sta seguendo lo sviluppo nei vari paesi. Testimoniando così l’importante ruolo che assegna ai a cura di Stefano Agostinelli “prodotti verdi” per le politiche ambientali dell’Europa, la Commissione Europea ha avviato nella scorsa primavera un’indagine preliminare presso le pubbliche amministrazioni per verificare il grado di adeguamento da loro conseguito in merito al Green Public Procurement. Anche l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, al cui interno si è costituito, come previsto dal D.M. 203/2003, il Repertorio del Riciclaggio che contiene l’elenco dei materiali riciclati e dei manufatti e beni di materiale riciclato a cui le Pubbliche Amministrazioni possono opportunamente far riferimento, ha condotto una ricerca assieme alle Facoltà di Economia dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, al fine di rilevare sul campo i prezzi di alcune tipologie di beni e manufatti in materiale riciclato post-consumo. L’indagine è avvenuta a livello nazionale nell’arco di 5 mesi (febbraio-giugno 2005) ed è stata presentata lo scorso Ottobre. I prezzi di vendita di 1424 beni e manufatti di carta, plastica, legno e gomma, prodotti o distribuiti da 127 aziende, sono stati considerati e messi a confronto per comprendere dimensioni e caratteristiche di tale mercato. “Nonostante la diffusa convinzione - vi si legge - che i beni manufatti realizzati in materiale riciclato presentino prezzi di vendita più elevati dei corrispondenti beni e manufatti in materiale vergine, si è potuto riscontrare che il prezzo di vendita sia assolutamente competitivo, a parità di prestazione e qualità offerta”. Se si considera che gli approvvigionamenti pubblici costituiscono una percentuale non indifferente del nostro P.I.L. (17% nel 1998), si deduce facilmente come questi prodotti hanno un certo peso sia per l’economia che per l’ambiente. In estrema sintesi possiamo indicare tali benefici in: - risparmio nei bilanci pubblici e aziendali; - minor sfruttamento delle materie prime; - crescita del riciclaggio e riduzione dei rifiuti; - adeguamento agli impegni di Kyoto; - sviluppo sostenibile. (n.d.r.: il testo del provvedimento delle pagine seguenti non riveste carattere di ufficialità e non è sostitutivo in alcun modo della pubblicazione ufficiale cartacea). I CIRCOLARE 15 luglio 2005, n. 5205 MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO (Gazzetta Ufficiale n. 171 del 25 Luglio del 2005) Aggregato riciclato e categorie di prodotti Indicazioni per l’operatività nel settore EDILE, STRADALE e AMBIENTALE, ai sensi del Decreto Ministeriale 8 maggio 2003, n. 203. Sono indicati, a titolo di esempio e in maniera non esaustiva, i seguenti prodotti realizzati utilizzando rifiuti da costruzione e demolizione derivanti dal post-consumo, iscrivibili nel Repertorio del riciclaggio: Categorie di prodotti ammissibili alla iscrizione nel Repertorio del riciclaggio. 1. MATERIALE RICICLATO Definizione di materiale riciclato Materiale realizzato utilizzando rifiuti post-consumo da costruzione e demolizione. Materiali riciclati ammissibili alla iscrizione nel Repertorio del riciclaggio. Sono ascrivibili, a titolo di esempio e in maniera non esaustiva, nel Repertorio del riciclaggio: A.1 aggregato riciclato per la realizzazione del corpo dei rilevati di opere in terra dell’ingegneria civile, avente le caratteristiche riportate in allegato C1; A.2 aggregato riciclato per la realizzazione di sottofondi stradali, ferroviari, aeroportuali e di piazzali civili e industriali, avente le caratteristiche riportate in allegato C2; A.3 aggregato riciclato per la realizzazione di strati di fondazione delle infrastrutture di trasporto e di piazzali civili e industriali, avente le caratteristiche riportate in allegato C3; A. aggregato riciclato risultante dal trattamento di rifiuti inorganici post-consumo derivanti dalla demolizione e dalla manutenzione, anche parziale, di opere edili e infrastrutturali; A.4 aggregato riciclato per la realizzazione di recuperi ambientali, riempimenti e colmate, avente le caratteristiche riportate in allegato C4; B. conglomerato bituminoso riciclato confezionaio con rifiuti post-consumo derivanti dalla scarifica della sovrastruttura stradale. A.5 aggregato ricilato per la realizzazione di strati accessori (aventi funzione anticapillare, antigelo, drenante, etc.), avente le caratteristiche riportate in allegato C5; Limite in peso imposto dalla tecnologia A.6 aggregato riciclato conforme alla norma armonizzata UNI EN 12620:2004 per il confezionamento di calcestruzzi con classe di resistenza Rck leq 15 Mpa, secondo le indicazioni della norma UNI 8520-2. La tecnologia impiegata per la produzione dell’aggregato riciclato non impone particolari limiti. Il limite massimo di rifiuti inerti è pertanto pari al 100%. Il limite minimo di rifiuti inerti negli aggregati riciclati è del 60%. 2. METODOLOGIA DI CALCOLO La tecnologia impiegata per la produzione del conglomerato bituminoso riciclato impone il limite minino del 20% di rifiuto inerte da scarifica. L’entità effettiva di rifiuti dovrà essere dichiarata nell’ambito della domanda compilata in base allo schema di cui all’allegato A per i conglomerati bituminosi e all’allegato B per gli aggregati riciclati, e della perizia giurata di cui all’art. 6, comma 2, lettera b) del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203. Eventuali ed ulteriori parametri, potranno essere aggiunti in funzione dell’evoluzione delle tecnologie e delle conoscenze di settore disponibili. II Nel settore edile, stradale e ambientale, il termine quantitativo per la definizione dell’obbligo di cui all’art. 3, comma 1 del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, fa riferimento all’importo annuo destinato all’acquisto di aggregati riciclati rispondenti alle definizioni di cui ai punti A1-A6. 3. OBBLIGO L’obbligo di copertura del trenta per cento del fabbisogno annuale di aggregati riciclati, di cui all’art. 3 del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, si genera nel momento in cui i prodotti iscritti al repertorio del riciclaggio presentino contestualmente: medesimo uso, ancorché con aspetto, caratteristiche o ciclo produttivo diversi, e prestazioni conformi all’utilizzo cui sono destinati rispetto a quelli realizzati a partire da materiali vergini. precedenti, deve essere trasmessa con raccomandata a.r. all’Ufficio di gabinetto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio - Commissione tecnica, decreto ministeriale 9 ottobre 2003 - via Cristoforo Colombo, n. 44 - 00147 Roma. 4. CONGRUITÀ DEL PREZZO Documentazione da produrre per l’iscrizione degli aggregati riciclati. La congruità del prezzo degli aggregati riciclati iscrivibili al Repertorio del riciclaggio si ritiene rispettata se tale valore non risulta superiore a quello relativo ai corrispondenti materiali che si vanno a sostituire. 5. ISCRIZIONE NEL REPERTORIO DEL RICICLAGGIO Documentazione da produrre per l’iscrizione dei conglomerati bituminosi: allegato A, debitamente compilato in base allo schema riservato ai materiali riciclati e accluso alla presente circolare. relazione tecnica - La domanda deve essere corredata da una relazione tecnica tesa a fornire informazioni relative al materiale di cui è richiesta l’iscrizione, con particolare riferimento alla composizione, alle possibili applicazioni, alla conformità al test di cessione di cui all’allegato 3 al decreto ministeriale 5 febbraio 1998 ed altri dati tecnici; perizia giurata - La perizia giurata deve documentare la percentuale di rifiuti derivanti dal post-consumo presente nel materiale riciclato, sulla base di analisi di processo tramite dichiarazione di un soggetto certiticatore professionalmente abilitato e/o da ente terzo notificato. Può essere presentata un’unica perizia comprendente anche più materiali riciclati da iscriversi al Repertorio del riciclaggio, a condizione che contenga le specifiche di ciascuno; - Altre informazioni utili: I soggetti interessati possono a loro discrezione corredare la richiesta di iscrizione con ulteriori informazioni utili a qualificare il materiale riciclato che intendono inserire nel Repertorio del riciclaggio (es.: marchi di qualità, possibili applicazioni, alternative di utilizzo in luogo di analoghi materiali vergini, etc.). - Invio della domanda: La domanda in originale e copia fotostatica conforme, corredata di tutta la documentazione prevista ai punti allegato B, debitamente compilato in base allo schema accluso alla presente circolare; relazione tecnica di progetto, contenente: una descrizione dell’aggregato riciclato e della relativa destinazione d’uso; la composizione dell’aggregato con dichiarazione del peso di rifiuti post-consumo da costruzione e demolizione impiegati per la realizzazione dell’aggregato; le caratteristiche prestazionali e rispondenza agli standards di cui all’allegato C; dichiarazione del rispetto del parametro di congruità del prezzo, di cui al punto 4 della presente circolare; le norme nazionali e comunitarie, anche in tema di sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il prodotto e certificazione delle medesime; perizia giurata. La perizia giurata deve documentare la percentuale di rifiuti derivanti dal post-consumo presente nell’aggregato riciclato, stilla base di analisi di processo, tramite dichiarazione di un soggetto certificatore professionalmente abilitato e/o da ente terzo notificato. Può essere presentata un’unica perizia comprendente anche più materiali riciclati da iscriversi al Repertorio del riciclaggio a condizione che contenga le specifiche di ciascuno. Su richiesta della commissione, di cui al decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio 9 ottobre 2003, la relazione tecnica andrà integrata con una valutazione economica con indicazione dei costi del singolo prodotto, soprattutto in relazione alle differenze prestazionali tra l’aggregato riciclato e analogo prodotto realizzato con materiali vergini. - Altre informazioni utili: I soggetti interessati possono a loro discrezione corredare III la richiesta di iscrizione con ulteriori informazioni utili a qualificare l’aggregato riciclato che intendono inserire nel Repertorio del riciclaggio (es: marchi di qualità, possibili applicazioni, alternative di utilizzo in luogo di analoghi materiali vergini, etc.). - Invio della domanda: La domanda in originale e copia fotostatica conforme, corredata di tutta la documentazione prevista ai punti precedenti, deve essere trasmessa con raccomandata a.r. all’Ufficio di Gabinetto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio - Commissione tecnica, decreto ministeriale 9 ottobre 2003 - via Cristoforo Colombo n. 44 - 00147 Roma. Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli ALLEGATO A SCHEMA PER CONGLOMERATI BITUMINOSI RICICLATI PER IL SETTORE EDILE, STRADALE E AMBIENTALE All’Ufficio di Gabinetto del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Commissione Tecnica D.M. 9 ottobre 2003 via Cristoforo Colombo, 44 00147 ROMA. Ai sensi dell’articolo 6 del decreto recante norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo la Società/Ditta ...................................................... con sede legale in .............................. c.a.p. .................. prov. ..............., via/piazza .............................................. cod. fisc. o partita, IVA .................................................... iscritta al registro delle ditte esercenti attività di riciclo della prov. di ............................ n. ....................... (eventuale), richiede l’iscrizione al Repertorio del riciclaggio del CONGLOMERATO BITUMINOSO RICICLATO 1. Nome commerciale del materiale: 2. Natura del materiale: 3. Codice europeo rifiuto con cui è realizzato il materiale e relativa percentuale contenuta espressa in peso: codice CER da .................. a ..................... 4. Capacità produttiva annua mc (o t) ................ 5. All’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere consultato in qualità di tecnico il sig. ................................. tel. .......................................... e-mail .........................................; indichiamo quale associazione di categoria di riferimento ........................................., nella persona del sig. .......................................... tel. .......................................... e-mail .......................................... Il tecnico Il legale rappresentante Data IV .......................................... .......................................... ALLEGATO B SCHEMA PER AGGREGATI RICICLATI PER IL SETTORE EDILE, STRADALE E AMBIENTALE All’Ufficio di Gabinetto del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Commissione Tecnica D.M. 9 ottobre 2003 via Cristoforo Colombo, 44 00147 ROMA. Ai sensi dell’articolo 6 del decreto recante norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo la Società/Ditta ...................................................... con sede legale in .............................. c.a.p. .................. prov. ..............., via/piazza ............................................. cod. fisc. o partita, IVA .................................................... iscritta al registro delle ditte esercenti attività di riciclo della prov. di ........................ n. ................. (eventuale), - le caratteristiche prestazionali e rispondenza agli standards di cui all’allegato C; - dichiarazione del rispetto del parametro di congruità del prezzo, di cui al punto 4 della presente circolare; - le norme nazionali e comunitarie, anche in tema di sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il prodotto e certificazione delle medesime. Si dichiara di essere a conoscenza del disposto dell’art.8, comma 3 del decreto recante norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo. Il tecnico Il legale rappresentante ............................................... ............................................... Data ......................................................... richiede l’iscrizione al Repertorio del riciclaggio del AGGREGATO RICICLATO 1. Nome commerciale dell’aggregato riciclato (eventuale) ...............................; 2. Codice europeo rifiuto con cui è realizzato il materiale e relativa percentuale contenuta espressa in peso: codice CER ................ da ................ a ................ % ................ ................ ................ % ................ ................ ................ % ................ ................ ................ % 3. Capacità produttiva annua mc (o t) ..........................; 4. All’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere consultato in qualità di tecnico il sig. ................................., tel. ............................, e-mail ............................; indichiamo quale associazione di categoria di riferimento .................................................., nella persona del sig. ...................................................... tel. ................................ e-mail ....................................... Si allega alla presente la perizia giurata e una relazione tecnica di progetto contenente: - una descrizione dell’aggregato riciclato e della relativa destinazione d’uso; - la composizione dell’aggregato con dichiarazione del peso di rifiuti post-consumo da costruzione e demolizione impiegati per la realizzazione dell’aggregato; V ALLEGATO C Caratteristiche e prestazionali degli aggregati riciclati ALLEGATO C1 Corpo dei rilevati PARAMETRO MODALITÀ DI PROVA Materiali litici di qualunque provenienza, pietrisco tolto d’opera, calcestruzzi, laterizi, refrattari, prodotti ceramici, malte idrauliche ed aeree, intonaci, scorie spente e loppe di fonderia di metalli ferrosi (caratterizzate secondo EN 13242). Separazione visiva sul > 70% in massa trattenuto al setaccio 8 mm (rif. UNIEN 13285: 2004) LIMITE Vetro e scorie vetrose Idem Conglomerati bituminosi Idem 15% in massa 25% in massa Altri rifiuti minerali dei quali Idem sia ammesso il recupero nel corpo stradale ai sensi della legislazione vigente 15% in totale e 5% per ciascuna tipologia Materiali deperibili: carta, Idem legno, fibre tessili, cellulosa, residui alimentari, sostanze organiche eccetto bitume; 0,1% in massa Materiali plastici cavi: corrugati, tubi o parti di bottiglie in plastica, etc. Altri materiali (metalli, gesso Idem [*], guaine, gomme, lana di roccia o di vetro, etc.) 0,6 % in massa Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**] 63 min 85 - 100% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**] 4 mm 60% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**] 0,063 mm 15% Equivalente in Sabbia Dimensione Dmax Ecocompatibilità VI UNI EN 933-8 massima UNI EN 933/1 Test di cessione di cui all’All. 3 D.M. 5 febbraio 1998 >20 = 125 mm 11 materiale dovrà risultare conforme al test di cessione previsto dal D.M. 5 febbraio 1998 [*] 11 gesso deve essere riconosciuto mediante l’osservazione del cromatismo, la valuta/ione della durezza, la presenza di effervescenza a contatto con gocce di soluzione costituita da una parte di HC1 e due parti di H2O. [**] La serie di setacci deve essere composta al minimo dai seguenti setacci delle serie ISO 3310-1, ISO 3310-2: aperture 63, 31,5, 16, 8, 4, 2, 0,5, 0,063 mm. Nota 1: La preparazione del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita, se necessario, in stufa ventilata a 50-60° (secondo UNI EN 1097/5). Nota 2: I costituenti della frazione traile unta al setaccio da 63 mm devono essere compatti e privi di vuoti interni (blocchi di roccia, mattoni pieni, calcestruzzo scevro di armatura sporgente); non possono essere accettai mattoni forati, blocchi forati e simili, se non frantumati fino a risultare passanti al setaccio da 63 mm. Nota 3 (Frequenza delle Prove); gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UNI BN 13242: 2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti il materiale va caratterizzato per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione di un periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3. Possono essere impiegati esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce. ALLEGATO C2 Ecocompatibilità Sottofondi stradali PARAMETRO MODALITÀ DI PROVA Materiali litici di qualunque provenienza, pietrisco tolto d’opera, calcestruzzi, laterizi, refrattari, prodotti ceramici, malte idrauliche ed aeree, intonaci, scorie spente e loppe di fonderia di metalli ferrosi (caratterizzate secondo EN 13242). Separazione visiva sul > 80% in massa trattenuto al setaccio 8 mm (rif. UNI EM 13285: 2004) LIMITE Vetro e scorie vetrose Idem Conglomerati bituminosi Idem 10% in massa 15% in massa Altri rifiuti minerali dei Idem quali sia ammesso il recupero nei sottofondi stradali ai sensi della legislazione vigente 15% in totale e 5% per ciascuna tipologia Materiali deperibili: Idem carta, legno, fibre tessili, cellulosa, residui alimentari, sostanze organiche eccetto bitume; 0,1 % in massa Test di cessione dì cui II materiale dovrà all’All. 3 D.M. 5 febbraio risultare conforme 1998 al test di cessione previsto dal D.M. 5 febbraio 1998 [*] Il gesso deve essere riconosciuto mediante l’osservazione del cromatismo, la valutazione della durezza, la presenza di effervescenza a contatto con gocce di soluzione costituita da una parte di HC1 e due parti di H2O. [**] La serie di setacci deve essere composta al minimo dai seguenti setacci delle serie ISO 3310-1, ISO 3310-2: aperture 63, 31,5, 16, 8, 4,2, 0,5, 0,063 mm. La preparazione del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita, se necessario, in stufa ventilata a 50-60° (secondo UNI EN 1097/5). Nota 3 (Frequenza (delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UNI EN 13242: 2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti il materiale va caratterizzalo per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione di un periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3 Possono essere impiegati esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce. Materiali plastici cavi: corrugati, tubi o parti di bottiglie in plastica, etc. Altri materiali (metalli, Idem gesso [*], guaine, gomme, lana di roccia o di vetro, etc.) Equivalente in Sabbia UNI EN 933-8 < 0,4 % in massa > 30 Perdita in peso per abra- (UNI EN 1097/2) sione con apparecchio “Los Angeles” 45 Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**] 63 mm = 100% Passante al setaccio da UN1 EN 933/1 [**] 4 mm 60% Rapporto tra il Passante UNI EN 933/1 [**] al setaccio da 0,5 mm ed il Passante al setaccio da 0,063 mm > 3/2 Passante al setaccio UNIEN933/1(**) 0,063 mm 15% Indice di forma (frazione > 4 mm) (UNI EN 933/4) 40 Indice di appiattimento (UNI EN 933/3) (frazione > 4 mm) 35 VII ALLEGATO C3 Equivalente in Sabbia Strati di fondazione PARAMETRO MODALITÀ DI PROVA Materiali litici di qualunque provenienza, pietrisco tolto d’opera, calcestruzzi, laterizi, refrattari, prodotti ceramici, malte idrauliche ed aeree, intonaci, scorie spente e loppe di fonderia di metalli ferrosi (caratterizzate secondo EN 13242). Separazione visiva sul > 90% in massa trattenuto al setaccio 8 mm (rif. UNI EN 13285) LIMITE Idem 5% in massa Conglomerati bituminosi Idem 5 % in massa Altri rifiuti minerali dei quali Idem sia ammesso il recupero in sottofondi o fondazioni stradali ai sensi della legislazione vigente 5% per ciascuna tipologia Materiali deperibili: carta, Idem legno, fibre tessili, cellulosa, residui alimentari, sostanze organiche eccetto bitume; < 0,1% in massa Materiali plastici cavi: corrugati, tubi o parti di bottiglie in plastica, etc. VIII Altri materiali (metalli, guai- Idem ne, gomme, lana di roccia o di vetro, etc.) < 0,4 % in massa Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*] 40 mm 100% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*] 20 mm >61%;<79% Passante al setaccio da UNI EN 933/I [*] l0 mm > 41%; <64% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*] 4 mm > 31%; <49% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*] 2 mm > 22%; <36% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*] 1 mm > 13%; <30% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [*] 0,5 mm > 10%; <20% Passante allo staccio da UNI EN 933/1 [*] 0,063 mm 10% Rapporto tra il Passante UNI EN 933/1 [*] al setaccio da 0,5 mm ed il Passante al setaccio da 0,063 mm > 3/2 > 30 30 Indice di forma (frazione > UNI EN 933/4 4 mm) 40 Indice di appiattimento (frazio- UNI EN 933/3 ne > 4 mm) 35 Ecocompatibilità Vetro e scorie vetrose UNI EN 933-8 Perdita in peso per abrasio- UNI EN 1097/2 ne con apparecchio “Los Angeles” Test di cessione di cui Il materiale dovrà all’All. 3 D.M. 5 febbraio risultare conforme 1998 al test di cessione previsto dal DM 5 febbraio 1998 [*] La preparazione del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita, se necessario, in stufa ventilata a 50-60° (secondo UNI EN 1097/5). Nota 1: [Iindice portante CBR della miscela, determinato in laboratorio (secondo la CNR UNI 10009 (prEN 13286/47)) su campioni costipati al 94% della massa voi umica max AASHTO Mod. con umidità compresa entro il ± 2% del valore ottimo, dovrà avere, sia immediatamente dopo il costipamento, sia dopo 4 giorni di imbibizione in acqua, un valore non inferiore a 30. Nota 3 (Frequenza delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate idraulicamente destinali a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UN! EN 13242: 2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti il materiale va caratterizzato per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione di un periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3. Possono essere impiegati esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce. ALLEGATO C4 Recuperi ambientali, riempimenti e colmate MODALITÀ DI PROVA PARAMETRO LIMITE Materiali litici di qua- Separazione visiva sul > 70% in massa lunque provenienza, trattenuto al setaccio 8 pietrisco tolto d’opera, mm (rif. UNI EN 13285) calcestruzzi, laterizi, re trattavi, prodotti ceramici, malte idrauliche ed aeree, intonaci, scorie spente e loppe di fonderia di metalli ferrosi (caratterizzate secondo EN 13242). Vetro e scorie vetrose Conglomerati minosi Idem 15% in massa bitu- Idem 25% in massa Altri rifiuti minerali dei Idem quali sia ammesso il recupero nel corpo stradale ai sensi della legislazione vigente 15% in totale e 5% per ciascuna tipologia Materiali deperibili: Idem carta, legno, fibre tessili, cellulosa, residui alimentari, sostanze organiche eccetto bitume; 0,1% in massa [*] Il gesso deve essere riconosciuto mediante l’osservazione del cromatismo, la valutazione della durezza, la presenza di effervescenza a contatto con gocce di soluzione costituita da una parte di HC1 e due parti di H2O. [**] La serie di setacci deve essere composta al minimo dai seguenti setacci delle serie, ISO 3310-1, ISO 3310-2: aperture 63, 31,5, 16, 8, 4, 2, 0,5, 0,063 mm. Nota 1: La preparazione del campione da sottoporre ad analisi granulometrica va eseguita, se necessario, in stufa ventilata a 50-60° (secondo UNI EN 1097/5). Nota 2: I costituenti della frazione trattenuta al setaccio da 63 mm devono essere compatti e privi di vuoti interni (blocchi di roccia, mattoni pieni, calcestruzzo scevro di armatura sporgente): non possono essere accettati mattoni forati, blocchi forati e simili, se non frantumati fino a risultare passanti al setaccio da 63 mm. Nota 3 (Frequenza delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UNI EN 13242:2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti il materiale va caratterizzato per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione dì un periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3. Possono essere impiegati esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce. Materiali plastici cavi: corrugati, tubi o parti di bottiglie in plastica, etc. Altri materiali (metalli, Idem gesso [*], guaine, gomme, lana di roccia o di vetro, etc.) 0,6 % in massa Passante al setaccio UNI EN 933/1 [**] da 63 mm 85-100% Passante al setaccio da UNI EN 933/1 [**] 0,063 mm 15% Ecocompatibilità Test di cessione di cui II materiale dovrà all’All. 3 D.M. 5 febbraio risultare conforme 1998 al test di cessione previsto dal D.M. 5 febbraio 1998 IX ALLEGATO C5 Strati accessori aventi funzione antigelo, anticapillare, drenante, etc. Possono essere costituiti da materiale riciclato se considerato idoneo allo scopo. Tale materiale deve rispettare le prescrizioni relative alla composizione valide per gli strati di sottofondo. PARAMETRO MODALITÀ DI PROVA LIMITE Materiali litici di Separazione visiva sul > 80% in massa qualunque prove- trattenuto a! setaccio nienza, pietrisco tolto 8 mm d’opera, calcestruzzi, laterizi, refrattari, prodotti ceramici, malte idrauliche ed aeree, intonaci, scorie spente e loppe di fonderia di metalli ferrosi (caratterizzate secondo EN 13242). Vetro e scorie ve- Idem trose 10% in massa Conglomerati bitu- Idem minosi 15% in massa Altri rifiuti minerali Idem dei quali sia ammesso il recupero nei sottofondi stradali ai sensi della legislazione vigente 15% in totale e 5% per ciascuna tipologia Materiali deperibili: Idem carta, legno, fibre tessili, cellulosa, residui alimentari, sostanze organiche eccetto bitume; 0,1% in massa Materiali plastici cavi: corrugati, tubi o parti di bottiglie in plastica, etc. Altri materiali (me- Idem talli, gesso [**], guaine, gomme, lana di roccia o di vetro, etc.) Ecocompatibilità X 0,4 % in massa Test di cessione di cui Test di cessione all’All. 3 D.M. 5 febbraio di cui all’All. 3 1998 D.M. 5 febbraio 1998 Nota (Frequenza delle Prove): gli aggregati riciclati per miscele non legate e legate idraulicamente destinati a lavori stradali e altri lavori di ingegneria civile devono essere caratterizzati conformemente a quanto indicato nella Norma Armonizzata UNI EN 13242:2004. Al fine di prevenire disomogeneità dovute alla variabilità dei materiali costituenti il materiale va caratterizzato per lotti. Tali lotti possono rappresentare la produzione di un periodo di una settimana (frequenza minima allegato C UNI EN 13242:2004) e devono comunque avere dimensione massima pari a 3000 m3 Possono essere impiegati esclusivamente lotti precedentemente caratterizzati e tale caratterizzazione è da intendersi valida esclusivamente per il lotto cui si riferisce. CIRCOLARE 19 luglio 2005 MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO (Gazzetta Ufficiale n. 173 del 27 Luglio del 2005) Settori di Utilizzo Materiali Riciclati Edilizia - Polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR, NR, BR. JR. CR CIIR. CSNI, EPDM, gomma siliconica. gomme iuoruratc. ecc.: Indicazioni relative ai materiali riciclati e beni e manufatti ottenuti con materiale riciclato, proveniente da articoli in gomma, ai sensi del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203. - Polimeri elastomerici vulcanizzati eterogenei: materiali eterogenei costituiti da diverse matrici polimeriche; - Conglomerati cementizi modificati con granulo di gomma: - Malte e pre-miscelati con polverino e granulo di gomma; 1. MATERIALE RICICLATO 1.1. Definizione di materiale riciclato Materiale realizzato utilizzando rifiuti provenienti dalle attivitità di recupero di articoli in gomma di natura diversa, nei limiti in peso imposti dalle tecnologie impiegate per la produzione del materiale medesimo. - Pre-miscelati di polverino &o granulo di gomma con altri polimeri c/o inerti: - Conglomerati resino gommosi di granulo e/o polverino e leganti poliuretanici, polimerici e/o altri leganti. Materiali riciclati in gomma ammissibili alla iscrizione nel repertorio del riciclaggio. Arredo Urbano Sono iscrivibili, a titolo di esempio e in maniera non esaustiva, nell’elenco dei materiali riciclati all’interno del repertorio del riciclaggio: 1) polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR, NR, BR, IR, CR, CIIR, CSM, EPDM, gomma siliconica, gomme fluorurate, ecc.; 2) polimeri elastomerici vulcanizzati eterogenei: materiali eterogenei costituiti da diverse matrici polimeriche; 3) materiali compositi a base di polimeri elastomerici e termoplastici (miscele di gomma e plastica); 4) bitumi modificati con polverino di gomma (tecnica wet); 5) conglomerati bituminosi con granulo di gomma (tecnica dry); 6) conglomerati cementizi modificati con granulo di gomma; 7) malte e pre-miscelati con polverino e granulo di gomma; 8) pre-miscelati di polverino e/o granulo di gomma con altri polimeri e/o inerti; 9) conglomerati resino gommosi di granulo e/o polverino e leganti poliuretanici, polimerici e/o altri leganti. Nei predetti materiali, di cui ai punti dall’1) al 9), la componente polimerica/elastomerica (rifiuto da postconsumo) può essere presente sotto forma di polverino, granuli, chips, triturato, raspatura, miscele, ecc. 1.2. Settori di utilizzo dei materiali riciclati Sono di seguito elencati a titolo di esempio e in maniera non esaustiva i settori di utilizzo dei materiali riciclati iscrivibili nel repertorio del riciclaggio, successivamente integrabili: - Materiali compositi a base di polimeri elastomerici e termoplastici (miscele di gomma e plastica); - Bitumi modificati con polverino di gomma (tecnica wet), Conglomerati bituminosi con granulo di gomma (tecnica dry); - Conglomerati cementizi modificati con granulo di gomma; - Malte e pre-miscelati con polverino e granulo di gomma; Pre-miscelati di polverino e/o granulo di gomma con altri polimeri e/o inerti; - Conglomerati resino gommosi di granulo e;’o polverino e leganti poliuretanici, polimerici e/o altri leganti. Infrastruttura Viaria e Tranviaria - Polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR, NR, BR, IR, CR, CIIR, CSM, EPDM, gomma siliconica, gomma fluorurate, ecc.: - Materiali compositi a base di polimeri elastomerici e termoplastici (miscele di gomma e plastica); - Bitumi modificati con polverino di gomma (tecnica wet), - Conglomerati bituminosi con granulo di gomma (tecnica dry): XI - Conglomerati resino gommosi di granulo e/o polverino e leganti poliuretanici, polimerici ‘c’ o altri leganti. Impianti Sportivi - Polimeri elastomerici omogenei composti da: SBR, NR, BR, IR, CR, CIIR CSM. EPDM, gomma siliconica, gomme fluorurate. ecc.: - Polimeri elastomerici vulcanizzati eterogenei: materiali eterogenei costituiti da diverse matrici polimeriche: LIMITI (MINIMI) PERCENTUALI IN PESO Stampaggio (a “compressione” 20% “transfer” e “iniezione”) Trafilatura/estrusione 2000 20% Mescolazione 20% Altre (calandratura, spalmatura, 5% ecc..) Intaso prestazionale per erba 80% artificiale - Materiali compositi a base di polimeri elastomerici’ e termoplastici (miscele di gomma e plastica); Miscelazione per la formazione di 60% pre-miscelati di polverino e o granulo di gomma con altri polimeri e/o inerti - Conglomerati resino gommosi di granulo e%o polverino e leganti poliuretanici, polimerici eio altri leganti. Miscelazione con leganti poliure- 70% tanici, polimerici e/ o altri leganti per realizzare conglomerati resinogommosi 1.3. Limiti in peso di rifiuti nel materiale riciclato. La tecnologia impiegata per la produzione del materiale riciclato in questo settore impone in linea generale limiti in peso di rifiuto in gomma molto vari in funzione sia delle caratteristiche specifiche del materiale considerato che delle prestazioni legate al suo utilizzo funzionale. Il materiale riciclato può essere utilizzato come additivo nella formulazione di mescole con altre basi elastomeriche o termoplastiche oppure tal quale agglomerato con altri materiali (resine, bitumi, cementi, ecc.) e, in questo caso tali limiti variano notevolmente in funzione del materiale e dell’applicazione. Il motivo risiede nel fatto che la gomma vulcanizzata non può essere rilavorata tal quale. L’entità effettiva di rifiuti in gomma impiegati dovrà essere dichiarata nell’ambito dell’allegato A e nella perizia a corredo della domanda. A titolo esemplificativo e non esaustivo, si riportano di seguito le percentuali minime in peso di rifiuti in gomma post-consumo contenuti nel materiale riciclato sul totale del materiale stesso per alcune delle principali tecnologie. I seguenti limiti potranno essere modificati in funzione dell’evoluzione delle tecnologie e delle conoscenze del settore disponibili. XII TECNOLOGIE Stampaggio a freddo previa con- 70% glomerazione di leganti polimerici - poliuretanici e/o altri leganti Miscelazione per conglomerati 3% bituminosi (tecnologia “dry”) Miscelazione per ia modifica dei 8% bitumi (tecnologia “wet”) Miscelazione per conglomerati 5% cementizi Miscelazione per conglomerati ce- 10% mentizi (funzione termoisolante) 2. MANUFATTI O BENI OTTENUTI CON MATERIALE RICICLATO E CATEGORIE DI PRODOTTO 2.1 Definizione di manufatto o bene ottenuto con materiale riciclato. Bene o manufatto che presenti una prevalenza in peso di materiale riciclato come definito al punto 1.1. 2.2 Categorie di prodotti ottenuti con materiale riciclato ammissibili alla iscrizione nel repertorio del riciclaggio. Sono di seguito elencate - in maniera non esaustiva le categorie di prodotti ottenuti con materiale riciclato proveniente da articoli in gomma che potranno essere integrate successivamente. Nell’ambito di ciascuna categoria sono altresì indicati a titolo di esempio e in marnera non esaustiva i beni e manufatti ottenuti con materiali riciclati iscrivibili nel repertorio del riciclaggio: Categoria Prodotti Arredo urbano e stradale - Segnaletica verticale od orizzontale: dissuasori di sosta, panettoni antiparcheggio, coni segnalatori, dossi artificiali, cordoli, new jersey, deflego, ferma mota parcheggi e altri prodotti per la viabilità; - Pavimentazioni Panchine, fioriere, porta biciclette, canalette e dossi posa carro, vasche per muri inerbiti, rotonde spartitraffico, piantane per ombrelloni, verande, tavoli e altri prodotti per l’arredo urbano; - Manto o pavimentazione in conglomerato bituminoso, o conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre, rotoli, ecc.; - Casseri, pannelli o gabbie per sottofondi drenanti e/orilevati per ingegneria civile e/o stradale; - Pavimentazioni in conglomerati resino gommosi. - Barriere stradali e ferroviarie - Lastre, tubi ed altri materiali per coibentazione; - Lastre, tubi ed altri materiali per isolamento termoacustico; - Guaine di coibentazione; - Guaine gomma - resina; - Guaine birurninose; - Manto o pavimentazione in conglomerato bituminoso, o conglomerato cementizio, eventualmenre prefabbricato in lastre, rotoli, ecc. - Pavimentazioni in conglomerati resino gommosi; - Pavimentazioni e tappeti vari; - Pannelli di isolamento rennico, acustico; - Pannelli fonoassorbenti: - Barriere viabili - Artenuatori d’urto; - Pannelli isolamento vibrazioni; - Barriere stradali, spartitraffico, attenuaiori d’urto ad assorbimento; - Tegole; - Barriere antirumore; - Pozzetti d’ispezione, scatole elettriche; - Barriere fonoassorbenti. Attrezzature per il gioco e le - Piastrelle antishock; strutture ludiche - Pavimentazioni resilienti realizzate in loco con conglomerati in gomma; - Altri manufatti per aree gioco attrezzate e di arredo urbano; - Campi in erba sintetica; - Manto o pavimentazione in conglomerato bituminoso, o conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre, rotoli, ecc.; - Pavimentazioni in conglomerati resino gommosi. Pavimentazione per interni - Pavimentazione per interni ed ed esterni esterni; - Pavimentazione antitrauma; - Pavimentazioni in conglomerali resino gommosi. Prodotti per floravivaistica Prodotti per edilizia - Vasi, fioriere; - Tubi di caduta inerti/macerie: - Igloo (vespai prefabbricati,; - Casseformi: - Canali di gronda; - Massetti alleggeriti o non con proprietà termoisolanti; - Massetti ed elementi prefabbricati in conglomerato alleggerito e/o con proprietà fonoisolanti; - Calzature - Cordoli per delimitazioni di’ spazi di lavoro e reindirizzamento del traffico veicolare; - Dissuasori di sosta o di parcheggio; - Segnaletica orizzontale e verticale in generale. Infrastrutture Viaria e tranvia- - Materassini antivibranti; ria e portuale - Pavimentazioni in conglomerati resino gommosi; - Cordoli per aiuole e tutori. XIII - Profili rotaia, pannelli sottopiasua, pannelli sotrotraversina, pannelli sottoballast, e altri articoli per l’armamento ferroviario; - Oggettistica minuta varia; - Passerelle attraversamenti ferroviari, articoli sottopiastra e sottorotaia; - Tappetini di sicurezza e pavimentazioni per postazioni di lavoro; - Alri articoli in gomma per l’armamento ferroviario; - Cordoli e segnaletica verticali per delimitazioni di percorsi pedonali. - Manto o pavimentazione in conglomerato bituminoso, o conglomerato cementizio, evenrualmente prefabbricato in lastre, roroli, ecc.; - Barriere stradali, spartitraffico, attenuatoci d’urto; - Barriere antirumore e/o fonoassorbenti; - Casseri, pannelli o gabbie per sottofondi drenanti c/o rilevati per ingegneria civile e ,/o stradale; - Respingenti per banchine portuali e per a nauuca; Impianti Sportivi - Pannelli e articoli antivibranri per l’industria; - Calzature e loro componenti; Prodotti per l’agricoltura - Materassi per l’allevamento bovino; - Pavimentazioni per stalle ed allevamenti; - Vasi, fioriere; - Calzature e componenti. Prodotti per opere di inge- - Manto o pavmentazione in gneria civile conglomerare bituminoso, o conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre, rotoli, ecc.; - Pannelli drenanti; - Manufatti eli arredo urbano e viabile. - Casseri, pannelli o gabbie per sottofondi drenanti e/o rilevati per ingegneria civile e/o stradale, - Barriere, cordoli e piastrelle antitrauma; - Argini; - Pavimenrazioni in gomma per campi da gioco; - Pavimentazioni annshock indoor e outdoor; - Campi in erba artificiale con intaso prestazionale; - Sottofondi per impianti di equitazione; - Imbottiture per ostacoli fissi e altri elementi pericolosi: - Manto o pavimentazione in conglomerato bituminoso, o conglomerato cementizio, eventualmente prefabbricato in lastre, rotoli, ecc.; - Casseri, pannelli o gabbie per sottofondi drenanti e/o rilevati per ingegneria civile e/o stradale; - Scogliere artificiali; - Balle per il controllo dell’erosione costiera; - Gabbioni per la stabilità dei pendii; - Manufatti di arredo urbano e viabile. 3. METODOLOGIA DI CALCOLO Nello specifico settore non essendo possibile a causa della disomogeneità dei prodotti contenuti nelle categorie individuate, definire un’unità di misura identificativa dell’unità di prodotto, il termine quantitativo per la definizione dell’obbligo di cui all’art. 3, comma 1, del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, per ciascuna categoria fa riferimento all’importo annuo destinato all’acquisto di manufatti e beni appartenenti alla medesima. - Manufatti di arredo urbano e viabile. Prodotti industriali vari - Ruote piene e semipiene per carrelli e cassonetti; - Respingenti e salva ciglio per carrelli, angolari per muri e colonne; XIV 4. OBBLIGO L’obbligo di copertura del trenta per cento del fabbisogno annuale di manufatti e beni appartenenti a ciascuna categoria di prodotto di cui all’art. 3 del decreto ministeriale 8 maggio 2003, n. 203, si riferisce a manufatti e beni realizzati con materiale riciclato contenuti nell’elenco inserito nel repertorio del riciclaggio. L’obbligo si genera al momento in cui i prodotti realizzati con materiali riciclati, iscritti al repertorio del riciclaggio, presentino contestualmente: medesima destinazione d’uso, ancorché con aspetto, caratteristiche merceologiche o ciclo produttivo diversi; prestazioni sostanzialmente conformi all’utilizzo cui sono destinati, rispetto ai prodotti analoghi realizzati con materiali vergini. 5. CONGRUITÀ DEL PREZZO La congruità del prezzo dei manufatti e beni realizzati con materiali riciclati iscrivibili al repertorio del riciclaggio si ritiene rispettata se tale valore non risulta superiore a quello relativo ai corrispondenti beni e manufatti realizzati con materiali vergini di analoghe caratteristiche che si vanno a sostituire. 6. Iscrizione dei prodotti in gomma nel repertorio del riciclaggio. Documentazione da produrre per l’iscrizione dei materiali riciclati: allegato A, debitamente compilato in base allo schema riservato ai materiali riciclati e accluso alla presente crrcolare; relazione tecnica. La domanda deve essere corredata anche da una relazione tecnica tesa a fornire informazioni relative al materiale di cui è richiesta l’iscrizione, con particolare riferimento alla composizione, alle possibili applicazioni ed altri dati tecnici; perizia giurata. La perizia giurata deve documentare la percentuale di rifiuti in gomma post-consumo presente nel materiale riciclato, sulla base di analisi di processo, tramite dichiarazione di un soggetto certificatore professionalmente abilitato. Può essere presentata un’unica perizia comprendente anche più materiali riciclati da iscriversi al repertorio del riciclaggio, a condizione che contenga le specifiche di ciascuno in termini di contenuto di rifiuti in gomma post-consumo; altre informazioni utili. I soggetti interessati possono a loro discrezione corredate la richiesta di iscrizione con ulteriori informazioni utili a qualificate il materiale riciclato che intendono inserire nel repertorio del riciclaggio. Documentazione da inviare per l’iscrizione dei manufatti o beni realizzati con materiale riciclato: allegato B, debitamente compilato in base allo schema riservato ai beni o manufatti realizzati con i materiali riciclati e accluso alla presente circolare; relazione tecnica di progetto, contenente: una descrizione del manufatto; l’evidenziazione delle parti realizzate in materiale riciclato; il peso complessivo del bene o manufatto; una dichiarazione del peso di materiale riciclato utilizzato per la realizzazione del manufatto o del bene; le caratteristiche prestazionali; l’indicazione della potenziale offerta del singolo prodotto; le norme nazionali e comunitarie, anche in tema di sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il manufatto e certificazione del rispetto delle medesime; dichiarazione del rispetto del parametro di congruità del prezzo, di cui al punto 5 della presente circolare. Su richiesta della commissione, di cui al decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio 9 ottobre 2003, la relazione tecnica andrà integrata con una valutazione economica con indicazione dei costi del singolo prodotto, soprattutto in relazione alle differenze prestazionali tra il bene o manufatto in materiale riciclato e analogo bene o manufatto realizzato con materiali vergini; altre informazioni utili: i soggetti interessati possono a loro discrezione corredare la richiesta di iscrizione con altre informazioni utili a qualificare il manufatto realizzato con materiale riciclato che intendono inserire nel repertorio del riciclato (es. possibili applicazioni, alternative di utilizzo in luogo di analoghi manufatti realizzati con materiali vergini, ecc.). Invio della domanda. La domanda in originale e copia fotostatica conforme, corredata di tutta la documentazione prevista ai punti precedenti, deve essere trasmessa con raccomandata a.r. al Gabinetto del Ministro dell’ambiente e tutela del territorio - Commissione tecnica decreto ministeriale 9 ottobre 2003, via Cristoforo Colombo n. 44 - 00147 Roma. Roma, 19 luglio 2005 Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio Altero Matteoli XV ALLEGATO A SCHEMA PER MATERIALI RICICLATI Al Gabinetto del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Commissione tecnica D.M. 9 ottobre 2003 - via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma Ai sensi dell’art. 6 del decreto recante norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo la società/ditta.... con sede legale in............ c.a.p. ............ prov. .........., via/piazza.... codice fiscale o partita IVA...., iscritta al registro delle ditte esercenti attività di riciclo della provincia di ..................... n. .............. (eventuale), richiede l’iscrizione al repertorio del riciclaggio del Materiale riciclato 1) nome commerciale del materiale (eventuale); 2) natura del materiale; 3) codice europeo rifiuto con cui è realizzato il materiale e relativa percentuale contenuta espressa in peso da ........ a ...........; 4) capacità produttiva annua........... kg......../mc........../ n. pezzi ........; 5) all’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere consultato in qualità di tecnico il sig....., tel. ................. e-mail....@....; indichiamo quale associazione di categoria di riferimento............., nella persona del sig.................. tel. ................. e-mail....@.... ........................... ....................................... Il tecnico Il legale rappresentante Data ................... ALLEGATO B SCHEMA PER MANUFATTI E BENI OTTENUTI CON MATERIALI RICICLATI Al Gabinetto del Ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Commissione tecnica D.M. 9 ottobre 2003 - via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma Ai sensi dell’art. 6 del decreto recante norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con XVI una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo la società/ditta.... con sede legale in................. c.a.p ............ prov. .......... via/piazza.... codice fiscale o partita IVA...., richiede l’iscrizione al repertorio del riciclaggio del Manufatto o bene ottenuto con materiale riciclato 1) nome commerciale del manufatto o bene (eventuale); 2) codice repertorio del riciclaggio del materiale/materiali utilizzati e relativa percentuale contenuta in peso nel bene o manufatto, riferita al peso totale del bene o manufatto. Codice repertorio del riciclaggio % ......................... ............... ......................... ............... ......................... ............... 3) capacità produttiva annua kg ........ /mc ....... / n. pezzi.......... 4) all’atto dell’analisi della presente richiesta potrà essere consultato in qualità di tecnico il sig. ............................. tel. ................. e-mail ...........@..............; indichiamo quale associazione di categoria di riferimento ................... nella persona del sig. .................................. tel. ................., e-mail ...........@.............. Si allega alla presente una relazione di progetto contenente: a) una descrizione del manufatto; b) l’evidenziazione delle parti realizzate in materiale riciclato; c) il peso complessivo del bene o manufatto; d) una dichiarazione del peso di materiale riciclato utilizzato per la realizzazione del manufatto o del bene; e) le caratteristiche prestazionali e qualitative che giustifichino un eventuale incremento del prezzo; f) l’indicazione della potenziale offerta del singolo prodotto; g) norme nazionali e comunitarie, anche in tema di sicurezza, salute, qualità, cui è soggetto il manufatto e certificazione del rispetto delle medesime; h) dichiarazione del rispetto del parametro di congruità del prezzo, di cui al punto 3 della presente circolare. Si dichiara di essere a conoscenza del disposto dell’art. 8, comma 3, del decreto recante norme affinché gli uffici pubblici e le società a prevalente capitale pubblico coprano il fabbisogno annuale di manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo. ........................... ....................................... Il tecnico Il legale rappresentante Data ................... QUALITÀ E AMBIENTE MEDITERRANEO: AMBIENTE E SVILUPPO SOSTENIBILE di Francesco Cuddemi Unità Tecnica per l’Internazionalizzazione del MAE Nell’arco degli ultimi due anni si sono notevolmente intensificati i rapporti di collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri e le Regioni italiane, in vista dell’avvio della nuova politica di vicinato con i Paesi confinanti del Mediterraneo e dei Balcani occidentali. Su questa stessa rivista, avevamo avuto modo di prospettare un possibile programma di cooperazione territoriale di prossimità sullo sviluppo sostenibile (F. Cuddemi, Regioni & Ambiente, n.9/2004, pagg.5758), che impegnasse Regioni, Stati e la stessa Commissione Europea nel periodo di futura programmazione 2007-2013 dei fondi strutturali e di prossimità. Il 14 e 15 dicembre del 2004, si è avviato a Matera il percorso programmatico con un primo seminario internazionale tematico, proprio dedicato all’ambiente nel Mediterraneo1. A Matera sono intervenuti oltre 250 rappresentanti di Ministeri, Regioni, Province, Città, Ong, proponendo circa 50 idee-progetto, che hanno dato vita a 15 progetti di prossimità (vedi riquadro 1). Le parti, altresì, hanno discusso ed approvato una Dichiarazione2 dove ribadiscono i principi condivisi. Le proposte progettuali emerse a Matera vedono il coinvolgimento della maggioranza delle Regioni italiane, ad eccezione di Liguria, Veneto, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e FriuliVenezia Giulia. Complessivamente l’adesione delle Regioni alle proposte progettuali si è concretizzata come adesione della stessa Regione attraverso i suoi Dipartimenti o come partecipazione di suoi Enti strumentali. È questo il caso dell’Environment Park e dell’ARPA Lombardia. Alcune proposte progettuali sono state proposte da reti di Enti Locali e città (COPPEM e Forum delle Province Adriatiche) (vedi riquadro 3). Il partenariato italiano coinvolto nei quindici progetti vede una pluralità di attori. La tipologia di attori espressa nelle proposte progettuali è così rappresentata: 52 - Province, indicate singolarmente (8) o come reti e Comuni (4); - Gruppi di Azione Locale (6) e reti di Agenzie di Sviluppo Locale-A21 (2); - enti, istituti di ricerca ed università (22); - strutture pubbliche e strutture referenti di public utilities (16); - privati (8) ma si tratta di strutture di consulenza; - Parchi Tecnologici (1); - Strutture associative ed Organismi della società civile (7). I Paesi terzi interessati dalle quindici proposte progettuali riguardano direttamente 4 Paesi dell’area Balcanica (Albania, Croazia, Serbia-Montenegro, Bosnia - Herzegovina) e 6 Paesi della sponda sud del Mediterraneo (Tunisia, Marocco, Algeria, Palestina, Giordania, Israele) (vedi riquadro 4). Dall’analisi svolta è risultato che la Area Proposte di Progetto 1 2 Balcani 3 4 5 6 7 8 9 Riva Sud del Mediterraneo 10 11 12 13 14 Mediterraneo maggioranza delle proposte di progetto contengono aspetti riconducibili ai seguenti ambiti tematici: - pianificazione e sviluppo del territorio (il tema si ritrova in 6 proposte di progetto); - sviluppo locale in ambito rurale (5); - gestione delle risorse idriche (4). Tranne alcune eccezioni, queste proposte si riferiscono alla sponda Sud del Mediterraneo. Nell’area dei Balcani, dove è concentrato il 19% delle proposte di progetto, si ha, infatti, maggiore differenziazione tematica. L’“offerta” progettuale delle Regioni italiane emersa da Matera, non include alcuna proposta sui temi “Ambiente e Salute”, “Energia”, “Sensibilizzazione ed educazione ambientale”, che, invece, costituiscono un importante terreno per un futuro lavoro delle Regioni italiane. Attività di cooperazione per la creazione di una rete rurale per lo sviluppo locale tra Italia e Balcani. Coste-entroterra. Definizione dei metodi comuni per la pianificazione del territorio. Gestione integrata delle risorse ittiche nell’area adriatica centrale Innovazione tecnologica attraverso la progettazione e la messa a rete di parchi scientifici tecnologici. Riqualificazione ambientale e urbana di bacini idrografici e loro zone adiacenti - nel Nord Albania e Basilicata. Agenda 21 integrata nel Mediterraneo. DUSAT - Diagnosi delle pressioni dell’uso del suolo sulla qualità delle acque tramite telerilevamento satellitare. Controllo dell’inquinamento delle acque dell’area industriale del Sahel e individuazione di soluzioni per la riduzione dell’impatto territoriale sull’area stessa e valle dell’insediamento. Tecniche costruttive tradizionali. Agrimedsvs. MARIMED - La pesca come fattore di sviluppo del turismo sostenibile. Laboratorio euro-mediterraneo sulla Civiltà della Transumanza Urban Transport Sustainability. Gestione sostenibile delle sugherete produttive funzionale alla tutela del paesaggio e alla promozione socio-economica delle comunità rurali nelle aree interne del Mediterraneo. 15 Lotta alla desertificazione nel Mediterraneo. Riquadro 1 - Lista delle quindici proposte di progetto risultanti dal seminario di Matera Riquadro 2 - Dichiarazione di Matera, 15 dicembre 2004 Verso un nuovo cammino di cooperazione dei governi territoriali nello spazio Mediterraneo in materia di ambiente e sviluppo sostenibile Il 14 e 15 dicembre 2004 si sono riuniti a Matera più di 250 rappresentanti di istituzioni, regioni, province, città, organismi non governativi, università, enti di ricerca e consorzi di imprese, italiane e dei paesi dello spazio Mediterraneo (Malta, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia-Montenegro e Croazia) nell’ambito del Seminario internazionale “Ambiente e sviluppo sostenibile nel Mediterraneo”. Il Seminario ha costituito un momento di utile confronto sulla possibilità e necessità di rafforzare il partenariato territoriale partendo dalla definizione di progetti che rispondono a priorità ed azioni di comuni interessi sui temi della tutela dell’ambiente e della promozione di forme sostenibili dello sviluppo economico e sociale. L’incontro si inserisce come momento di verifica e di apertura sul tema dei partenariati territoriali, in particolare nella regione mediterranea e balcanica, voluto dal Ministero degli Affari Esteri e dalle Regioni italiane quale percorso di avvicinamento alla Conferenza sulla cooperazione euromediterranea programmato per il 2005. Sotto il profilo ambientale, il bacino del Mediterraneo costituisce uno spazio unico e fortemente interdipendente che si trova ad affrontare problematiche comuni; la tematica dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile rappresentano dunque il tema principale per l’avvio di percorsi di collaborazion e, cooperazione e partenariato, improrogabili alla luce dei gravi problemi di degrado e di impoverimento delle biodiversità causati dagli attuali modelli di produzione e consumo. Lo sviluppo sostenibile costituisce un obiettivo di importanza crescente nell’agenda politica internazionale, che vede come sfide prioritarie la lotta alla povertà e la protezione dell’ambiente e delle risorse naturali. Per la sua triplice dimensione ambientale, sociale ed economica, lo sviluppo sostenibile necessita di sostanziali mutamenti nei comportamenti individuali e nelle scelte dei decisori operanti ai diversi livelli (internazionale - nazionale - territoriale) di governo politico ed amministrativo. Si è quindi concordato che l’interesse prioritario è la promozione dello sviluppo sostenibile regionale integrato tra i territori del Mediterraneo per l’avvio di un nuovo percorso che porti a: • creare un vero e proprio spazio Mediterraneo, come una nuova e opportuna grande area di stabilità, benessere, integrazione e di pace tra i popoli; • affermare lo sviluppo sostenibile, la conservazione e valorizzazione dell’ambiente come uno dei pilastri dello sviluppo economico e sociale dello spazio Mediterraneo; • assumere un ruolo primario ed una piena consapevolezza verso la Commissione Europea e gli Stati del Mediterraneo, perché i governi territoriali svolgano la loro missione istituzionale per lo sviluppo sostenibile locale; • innovare la cooperazione mettendo a punto strategie politiche comuni. Nel corso dell’incontro è emerso che la strategia di prossimità e di pre-adesione dell’UE deve guardare all’intero bacino del Mediterraneo come spazio nel quale sviluppare nuove e più forti relazioni istituzionali, economico-sociali, culturali. Le competenze dei governi territoriali in materia di pianificazione dello sviluppo sostenibile, di indirizzo e coordinamento, di promozione, inducono per vocazione e per necessità a proporsi, verso la Commissione Europea e gli Stati, tra i livelli istituzionali essenziali per realizzare la politica comune europea nel Mediterraneo sia sul versante dei Paesi in pre-adesione sia riguardo i Paesi vicini. Cosicché, nello scenario che si sta delineando, la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale nel Mediterraneo deve essere, sin nella sua fase finale di programmazione 20052006, l’occasione per avviare una stabile interlocuzione, virtuosa ed innovativa, tra i governi centrali, le istituzioni sopranazionali ed i governi territoriali. Essa deve assicurare ai territori vicini la salvaguardia e valorizzazione dei beni ambientali, la coesione sociale e il dinamismo economico. A tal fine è necessario avviare nuove forme concrete di collaborazione fondate sul valore del partenariato, sulla reciprocità degli interessi ambientali, economici, culturali e sociali, sull’integrazione e sullo sviluppo delle reti materiali ed immateriali, sul trasferimento delle conoscenze e dei risultati, sulla costruzione di relazioni stabili tra i centri del sapere, della ricerca e della programmazione territoriale. In tal senso e nel contesto degli indirizzi comunitari e delle priorità nazionali, diviene funzionale il ruolo dei governi territoriali nello svolgere una peculiare programmazione, concertazione e ripartizione delle risorse verso il territorio. Lo sviluppo dei territori deve ricercare costantemente la condivisione dei principi della sostenibilità delle risorse naturali e della tutela dell’ambiente e porli in termini di priorità nelle politiche e processi di cooperazione. Tra le aree prioritarie di cooperazione in materia ambientale, individuate nel contesto di reti e iniziative internazionali (MAP, METAP, SMAP ecc.), il seminario di Matera ha fatto emergere con forza le seguenti priorità: - l’armonizzazione normativa e degli standard sulla tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile quale precondizione per la costituzione di un linguaggio e di comportamenti comuni; - il potenziamento degli strumenti amministrativi e istituzionali per dare efficacia alle norme; - la diffusione dell’innovazione tecnologica ambientalmente favorevole, la formazione delle risorse umane; - la sensibilizzazione e partecipazione dei cittadini alla definizione di politiche di sviluppo sostenibili a livello locale. In particolare ed in vista della costituenda zona di libero scambio euromediterraneo, assume essenziale importanza lo sviluppo sostenibile nelle varie fasi dell’integrazione economica tra i territori. Il periodo che separa dall’avvio della politica di prossimità e dalla nascita della zona di libero scambio euromediterraneo deve assicurare ai nostri settori economici, industriali ed agricoli, una adeguata e necessaria formazione, trasferimento di buone pratiche e di tecnologia nel rispetto dei principi di tutela dell’ambiente e delle risorse naturali. Sarà quindi necessario minimizzare gli impatti sull’ambiente che deriveranno dalla prossima liberalizzazione degli scambi nel bacino del Mediterraneo. Il partenariato territoriale deve porsi l’obiettivo di darsi misure e sistemi di valutazione, di controllo e monitoraggio perché si possano avere progetti integrati, strutture e strategie coerenti allo sviluppo sostenibile e ai comuni destini dei popoli; Il campo di azione deve essere il territorio, con la sua geografia, le istituzioni, le persone. Il metodo del confronto sarà utile a individuare priorità ed azioni di comune interesse, e definire strategie, assi di intervento e progetti da realizzare nell’ambito di una gestione partecipativa e paritaria del partenariato territoriale mediterraneo. Tale metodo è fondamentale nella prossima integrazione in termini transfrontalieri, transnazionali e interregionali della politica di prossimità e di pre-adesione. Per dare sostegno a questa nuova fase del partenariato, occorre consolidare i gruppi di lavoro che si sono creati nei laboratori tematici a Matera, permettendo a questi gruppi di proseguire i contatti e gli approfondimenti tecnici fino alla definizione di progetti condivisi. I prossimi appuntamenti saranno in Sardegna e quindi in ChaouiaOurdiga (Marocco). Nel frattempo, le istituzioni locali sono impegnate a seguire e partecipare all’evoluzione delle politiche di pre-adesione e di prossimità, dialogando con le istituzioni finanziatrici, comunitarie e nazionali, perché sia agevolato il costituendo processo partenariale, con programmi di sostegno adeguati. La fase appena avviata a Matera ha già ricevuto l’attenzione, il sostegno e la partecipazione da parte dei governi centrali e delle istituzioni comunitarie, con la convinzione che i risultati confermeranno il successo delle istanze condivise. Le reciproche istituzioni nazionali devono tenere conto di tale istanze, delle competenze e degli interessi dei territori nel corso dei negoziati e della messa a punto dei futuri programmi di cooperazione territoriale nel Mediterraneo. 53 Riquadro 3 - Coinvolgimento delle Regioni italiane nelle proposte di progetto e capofila Riquadro 4 - Coinvolgimento dei Paesi partner nelle proposte di progetto e territori coinvolti 54 Alcune proposte, invece, non hanno una forte caratterizzazione tematica quanto, piuttosto, riflettono forti elementi e modalità metodologiche (approccio e modalità di implementazione). In una logica di rimodulazione e costruzione di un futuro programma che abbia una forte caratterizzazione tematica, si tratterà, dunque, di fare emergere con più precisione gli elementi caratterizzanti le singole iniziative, le competenze e best practices che i territori regionali esprimono, nonché valorizzare gli elementi trasversali che concorrono alla determinazione del metodo (quali ad esempio il tema del rafforzamento istituzionale, del capacity building, della partecipazione, del genere, dell’educazione, della normativa, ecc.). Secondo, quindi, quanto è emerso a Matera, l’idea e la proposta di procedere ad un programma di prossimità, specifico sull’ambiente e lo sviluppo sostenibile, dovrebbe presentare la seguente struttura tematica: - preservazione e valorizzazione delle risorse naturali e culturali incluso l’aspetto delle emergenze ambientali (sia quelle naturali che quelle causate da improprie modalità produttive); - gestione dei servizi pubblici ambientali (risorse idriche, rifiuti, energia, ecc.); - innovazione tecnologica per uno sviluppo economico sostenibile con particolare riguardo all’eco-efficienza ed alle energie rinnovabili. L’analisi dei temi proposti dovrà, necessariamente, integrarsi con i nuovi elementi progettuali che valorizzino, in ambito internazionale e di co-sviluppo, le esperienze già condotte nei propri territori dalle Regioni italiane, così come dovrebbero essere valorizzati altri elementi, che risultano avere una forte rilevanza in un’ottica di riavvicinamento territoriale dell’area mediterranea (come nel caso del Marocco verso cui, nel 2005, è stato attivato un programma Twining sui temi dell’ambiente che vede l’implicazione della Regione Basilicata accanto al Ministero dell’Ambiente italiano). Il percorso metodologico, quindi, che a partire dalle attuali proposte di progetto, porterebbe ad individuare un vero e proprio programma tematico, dovrebbe tener conto dei seguenti principi: - rimodulazione delle singole proposte progettuali/azioni per rispettare la logica di programma e per rendere coerente e completa ciascuna azione; - elaborazione di eventuali nuovi contributi progettuali ad integrazione dell’esistente nel caso questo si renda necessario per dare coerenza alle azioni; - estensione delle singole azioni ad altri Paesi/territori terzi ad oggi non inclusi e che abbiano una importante valenza rispetto a competenze acquisite e priorità analoghe a quelle dei territori fino ad ora coinvolti; - rafforzamento dell’elemento partenariale, in relazione a livelli tecnici ed istituzionali, sulla base delle proposte progettuali che si andranno a consolidare. Uno sforzo maggiore dovrà essere indirizzato a dare più forza alla presenza della regione del Mashreq (Egitto, Palestina, Israele, Libano, Siria) che non è stata ad oggi sufficientemente valorizzata. L’area orientale della sponda sud del Mediterraneo risulta infatti essere l’area di Paesi “chiave” rispetto alla costruzione di uno spazio Euro-Mediterraneo e fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di stabilità e di costruzione dello spazio euro-mediterraneo. Proprio per la loro valenza strategica nel contesto mediterraneo, e per la centralità che questi Paesi rivestono rispetto alla tematiche dello sviluppo sostenibile e della gestione delle risorse ambientali, alcuni di essi (Egitto e, anche se in maniera minore, Siria), essi sono oggetto di importanti iniziative in campo ambientale sia della cooperazione italiana così come di programmi dei principali donatori. Tuttavia, a fronte di una necessaria forte determinazione nella costruzione del programma, come degli eventuali sforzi per integrare i Paesi ad oggi assenti o marginali nel percorso metodologico che porterà a confezionare la proposta programmatica delle Regioni italiane, occorrerà usare estrema cautela al fine di evitare di suscitare aspettative che nel breve periodo non potranno essere soddisfatte proprio perché la cooperazione regionale nel bacino del Mediterraneo è ancora immatura ed essa ha bisogno di tempi lunghi perché le relazioni fiduciarie sottostanti si affermino. Di tutto questo, si discuterà nel prossimo seminario internazionale, promosso dalle Regioni italiane in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, che si terrà a Cagliari 14-15 novembre del 2005. Si tratta del secondo seminario su “Ambiente, innovazione, competitività. Le strategie vincenti per uno sviluppo sostenibile del Mediterraneo” organizzato, questa volta, dalla Regione Sardegna. La preparazione del seminario di Cagliari vede il coinvolgimento diretto, altresì, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio3, dell’OICS (Osservatorio Interregionale per la Cooperazione decentrata allo Sviluppo), dell’UTI (Unità Tecnica per l’Internazionalizzazione) della DGIE (Direzione Generale Integrazione Europea) del Ministero degli Affari Esteri e del FORMEZ (Centro di Formazione Studi). Il percorso di verifica e di rafforzamento del partenariato avviato dalle Regioni italiane nel 2004, si è arricchito nel frattempo, oltre che del supporto tecnico del progetto “Italia Internazionale. Sei Regioni per cinque continenti” della DGIE del Ministero degli Affari Esteri, anche dell’assistenza tecnica affidata al FORMEZ dalle DGMM (Direzione Generale per i paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente) e DGEU (Direzione Generale dei paesi d’Europa) del Ministero degli Affari Esteri, quale azione specifica finanziata dai fondi del CIPE (Del. n.17 e la n.83 del 2003) messi a disposizione per il Programma di sostegno alla cooperazione regionale. Note 1 www.basilicatanet.it/seminario_internazionalizzazione_05_05_2005/seminario_05_05.htm 2 Verso un nuovo cammino di cooperazione dei governi territoriali nello spazio Mediterraneo in materia di ambiente e sviluppo sostenibile (vedi riquadro2). 3 Il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio è stato precedentemente discusso con gli attori interessati ed è finalizzato a valorizzare la loro esperienza a supporto delle Regioni Obiettivo 1 anche rispetto a quanto esso svolge in campo internazionale nell’area del Mediterraneo e dei Balcani. Questo al fine di rafforzare la messa a fuoco di una proposta del sistema italiano sul tema. Questa carta nautica del 1492 di Grazioso Benincasa evidenzia come lo spazio marittimo del Mediterraneo fosse aperto e fittamente intrecciato di rapporti fra le sue città costiere che costituivano anche i punti di riferimento per la navigazione 55 SERVIZI AMBIENTALI M&IT Consulting srl Intervista a Marco Bandiera Bandiera, responsabile del settore Ambiente di M&IT Consulting di Stefano Agostinelli M&IT Consulting è una società di consulenza di direzione e formazione manageriale, nata dall’idea di sviluppare approcci innovativi alla consulenza di direzione, integrando l’esperienza dei consulenti con un forte dinamismo e la valorizzazione delle competenze nell’information technology. La società è gestita direttamente dai partner dalle esperienze professionali estremamente sinergiche e complementari, maturate in importanti società di consulenza direzionale, caratterizzati inoltre da radici culturali comuni e da una forte condivisione di valori eticoprofessionali. M&IT Consulting è stata fondata nel 2000 a Bologna, dove mantiene la sua sede principale, oggi affiancata da sedi a Milano e Roma. Per saperne di più abbiamo intervistato Marco Bandiera, Responsabile del settore Ambiente di M&IT Consulting. Quali sono le aree di attività di M&IT Consulting? Le principali aree d’intervento sono dieci: Strategia; Marketing e vendite; Organizzazione e risorse umane; Qualità - ambiente - etica; Innovazione e sviluppo dei prodotti; Acquisti e gestione fornitori; Produzione; Customer service; Information technology; Controllo di gestione e project financing. Da sempre dedichiamo un impegno particolare ai temi della qualità, dell’ambiente e dell’etica e la nostra presenza sistematica ad ECOMONDO costituisce una scelta significativa in tal senso. Che significato ha assunto per voi la partecipazione ad una manifestazione come ECOMONDO? Ciò che sto per dire non vale solo per ECOMONDO, ma si estende a tutte le manifestazioni specialistiche organizzate da Rimini Fiera, cui M&IT Consulting partecipa. La presenza dei nostri consulenti durante tutto il periodo della Fiera ci ha permesso, innanzitutto, di rac- 56 cogliere preziose indicazioni circa l’interesse degli operatori e del pubblico sui diversi temi affrontati dalla manifestazione; inoltre ci ha dato la possibilità di partecipare ai convegni più interessanti organizzati nei giorni della fiera, aumentando, così, il nostro livello d’informazione e di conoscenza. Infine, naturalmente, è stata l’occasione per attivare un grande numero di contatti, vista la concentrazione di imprese ed enti attivi o interessati al settore ambientale. Il riferimento logistico del nostro stand, invece, ha offerto alle aziende ed a tutti i soggetti interessati l’opportunità di incontrare i nostri esperti su “terreno neutro”, per affrontare i diversi argomenti del tema fieristico secondo un calendario comunicato in precedenza, che ha consentito di fissare un appuntamento e di trovare lo specialista per gli argomenti d’interesse. Nel caso particolare di ECOMONDO, ad esempio, chiunque, intervenuto presso il nostro desk, ha potuto discutere con noi o presentarci quesiti su gestione ambientale, certificazione ISO 14001, registrazione EMAS, Ecolabel e dichiarazioni ambientali di prodotto, IPPC e autorizzazione integrata ambientale, GPP e acquisti verdi, Responsabilità sociale e certificazione SA8000, ecc. Dal suo punto di vista quali sono gli interessi più spesso manifestati delle organizzazioni del nostro paese in tema di ambiente? Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo aumento di interesse da parte delle aziende private e degli enti pubblici a dotarsi di un sistema di gestione per tenere sotto controllo gli aspetti ambientali direttamente ed indirettamente legati alle proprie attività ed ai propri prodotti e servizi. Il modello più diffuso, naturalmente, è costituito dalla norma ISO 14001 e la relativa certificazione di conformità è un traguardo che sempre più spesso le organizzazioni private e pubbliche si danno. Tanto per dare un’idea dell’am- piezza di tale interesse, oltre alle tante imprese manifatturiere, oggi sono dotate di un sistema di gestione ambientale certificato importanti società operanti nel settore alberghiero e termale, amministrazioni locali come comuni o province, parchi naturali, ecc. Un altro tema su cui si concentra l’attenzione delle aziende è quello che potremmo chiamare la “caratterizzazione ambientale dei prodotti”, che comprende l’adozione di marchi e dichiarazioni ambientali per prodotti e servizi offerti ed i criteri ambientali di scelta adottati da parte di acquirenti e utilizzatori. Iniziando dal fronte della domanda, abbiamo osservato che secondo le logiche del Green Public Procurement, cioè della prescrizione legislativa per gli enti pubblici di acquistare determinate quote di prodotti ottenuti da materiali riciclati, anche soggetti privati si stanno orientando a selezionare le forniture ed i fornitori in base a criteri di sostenibilità ambientale, in ciò sollecitati dai requisiti della ISO 14001. Ciò fa aumentare fortemente la sensibilità del mercato verso l’ecocompatibilità e orienta le aziende manifatturiere e gli erogatori di servizi a sviluppare l’offerta di prodotti e servizi a forte connotazione ambientale, cioè dotati di marchi, dichiarazioni, certificazioni o registrazioni che ne dimostrino il ridotto impatto ambientale. Ecco come nasce il forte interesse verso le caratterizzazioni ambientali più o meno “guidate”, quali l’Ecolabel, l’EPD, l’Iscrizione al Repertorio del riciclaggio, le Autodichiarazioni ambientali. Il terzo filone di attualità, per le aziende che ne sono coinvolte, è quello legato ai vincoli legislativi che, in questo periodo, si focalizza in particolare sui rifiuti, specialmente quelli di apparecchiature elettriche ed elettroniche, sul controllo integrato dell’inquinamento e relativa autorizzazione integrata ambientale, sulle limitazioni all’uso di determinate sostanze. Dal punto di vista di M&IT Consulting ciò consente di offrire ai clienti supporto di consulenza non solo nell’area d’intervento più strettamente ambientale, ma un po’ su tutti gli ambiti di competenza dei nostri esperti in relazione al processo da ridisegnare o da migliorare secondo i criteri della sostenibilità ambientale. Fig. 1 Il sistema di gestione ambientale integra tutte le azioni e le iniziative in tema di ambiente Che influenza hanno queste linee evolutive sulle organizzazioni? Gli effetti più significativi e costruttivi che vediamo sono i ripensamenti che le aziende fanno dei loro prodotti/servizi e dei loro processi. Basti pensare a cosa vuol dire metabolizzare veramente quella che ho chiamato “caratterizzazione ambientale dei prodotti”. Si tratta di: - introdurre regole e criteri di ecodesing nel processo di progettazione, considerando non solo le funzioni e le prestazioni del prodotto/servizio che si sta sviluppando, ma anche tutti gli impatti ambientali legati ai materiali utilizzati, alle operazioni di realizzazione, all’impatto generato dal trasporto ed ai consumi di energia e di materie prime durante l’impiego presso l’utilizzatore, alle necessità di manutenzioni e relativa produzione di rifiuti, al riciclo/smaltimento a fine vita, ecc.; - reingegnerizzare il processo produttivo in funzione dei nuovi materiali da lavorare, delle esigenze di ridurre i consumi di energia e materie prime, la produzione di rifiuti e la generazione di emissioni, salvaguardando sia l’efficienza del processo sia la qualità e l’affidabilità del prodotto; - ripensare l’approccio di marketing e commerciale per valorizzare l’identità ambientale del prodotto e del servizio; - allineare il processo di assistenza e supporto al cliente per renderlo coerente con la caratterizzazione del prodotto. In altre parole, si tratta di dar vita ad un sistema di gestione, magari non completo come quello proposto dal modello ISO 14001, ma comunque esteso a molti processi primari dell’organizzazione. In campo ambientale, cosa caratterizza l’approccio di M&IT Consulting? In base alla nostra esperienza e coerentemente con le linee evolutive sopra tracciate, noi proponiamo ai nostri clienti un approccio “sistemico” al tema ambientale (Fig. 1). Con tale abusato aggettivo vogliamo sottolineare come qualunque intervento ambientale intrapreso dall’organizzazione debba, secondo noi, essere recepito all’interno dei processi aziendali coinvolti, attraverso un adeguamento dei flussi di attività o dei criteri di funzionamento dei processi stessi. Lo scopo, naturalmente, è far diventare prassi aziendale ciò che altrimenti rischia di rimanere un utile esercizio occasionale e, magari, di perdersi fra le Fig. 2 Iter di un progetto GPP; in evidenza le fasi che più impattano sui processi aziendali innumerevoli esperienze vissute. Riteniamo che questo sia il modo più efficace per valorizzare nel tempo qualunque scelta ambientale operata a livello di prodotto o di servizio, massimizzando le ricadute positive sugli sviluppi successivi e sui processi collegati. Così, ad esempio, nel corso dell’intervento di iscrizione al Repertorio del riciclaggio previsto dalla legislazione inerente il Green Public Procurement (Fig. 2), evidenziamo alcune attività sostanziali per mantenere e sviluppare i risultati dell’impegno profuso, portandolo “a sistema” nei processi di progettazione, approvvigionamento, realizzazione e controllo, comunicazione e marketing, vendita. Naturalmente un approccio di questo genere è facilitato all’interno delle organizzazioni dotate di un sistema di gestione ambientale o per la qualità. Tuttavia riteniamo che sia consigliabile e ancor più efficace nelle aziende che non hanno un tale sistema; dove, spesso, può costituire un primo importante passo per creare il sistema di gestione e, successivamente, svilupparlo. Per concludere, quali ritiene che saranno i servizi più richiesti dai vostri clienti nel prossimo futuro? È chiaro che, come società di consulenza, non possiamo puntare esclusivamente su pochi servizi da offrire alle aziende-clienti, ma dobbiamo mantenerci aggiornati e preparati a rispondere a tutte le esigenze attuali e future del mondo imprenditoriale e degli enti pubblici. Per quanto riguarda il settore ambientale ritengo che nei prossimi mesi saremo particolarmente impegnati nella progettazione e nello sviluppo di sistemi di gestione ISO 14001 e EMAS, nel preparare le aziende ad entrare nel mercato degli acquisti verdi (GPP) e ad ottenere il marchio Ecolabel per i loro prodotti e servizi. M&IT Consulting srl Via Longhi, 14/A - 40128 Bologna Tel. 051 6313773 - fax 051 4154298 www.mitconsulting.it 57 Morrovalle Ambiente spa L’EVOLUZIONE DEL SETTORE RIFIUTI E L’OPPORTUNITÀ DELLA TERMOVALORIZZAZIONE Intervista al Presidente Cesare Piergentili di Sabrina Dei Nobili Cesare Piergentili Presidente di Morrovalle Ambiente Dal suo osservatorio privilegiato, lei ha avuto modo di monitorare costantemente come si evolve in Italia la questione dei rifiuti. Dopo alcuni anni trascorsi dall’introduzione del Decreto Ronchi, qual è la situazione del settore? Rimane sempre una questione di grandissima attualità in Italia quella dei rifiuti: con una produzione di circa 30 milioni di tonnellate ogni anno (e con un trend costantemente in crescita) nel nostro paese il problema dei rifiuti continua ad essere a tutti gli effetti un’emergenza nazionale. Diversi anni fa, quando fu appunto emanato il Decreto Ronchi (1997) si pensava di aver trovato il modo di eliminare per sempre le discariche tradizionali e di riutilizzare attraverso il riciclaggio almeno il 40% degli scarti. Le problematiche sono tante e vanno dalle questioni ambientaliste, agli aspetti sociali e, a volte, addirittura, arrivano ad investire il fenomeno dell’illegalità: riempiono le cronache gli articoli e i servizi sulla cosiddetta “ecomafia”, ovvero quell’ambiente malavitoso che sui rifiuti, e specialmente su quelli pericolosi, prolifera e fa affari. Naturalmente, tutto ciò comporta un grave danno ambientale, con i rifiuti tossici che vengono sotterrati senza scrupoli in discariche abusive, senza alcuna garanzia per suoli e falde. La pubblica opinione, naturalmente, resta preoccupata del problema e si riaprono così vecchi interrogativi. razione. È possibile finalmente liberarsi delle discariche? Si potranno mai considerare i rifiuti come una risorsa da utilizzare, piuttosto che come scarto da eliminare? Il riciclaggio, bisogna sottolinearlo, è la maniera migliore e più logica per riuscire ad inquinare meno, cercando, allo stesso tempo, di non sprecare materie prime ed energia: ricavare alluminio riciclando vecchie lattine permette di ottenere un risparmio notevole, sia come costi di produzione, sia in termini di inquinamento. La stessa cosa si ripete per il ferro, per gli altri metalli, per il vetro e, anche se in misura inferiore, per la plastica. Ancora più emblematico il caso della carta, che permette, quando si procede al suo riciclaggio, di risparmiare anche intere foreste, che hanno una funzione importante nel nostro ecosistema. Nella maggioranza delle nazioni europee più evolute, la percentuale di materiale riciclato risulta essere più che doppio di quello che riusciamo a fare noi in Italia. Un gap che dobbiamo cercare di colmare assolutamente nel minor tempo possibile. Un altro aspetto dei rifiuti che interessa è la possibilità di recuperare energia da essi. Sono superate tecnologicamente le Per i non addetti ai lavori, la questione si riduce ad una serie di interrogativi semplici, che vertono tutti intorno al bisogno di rassicuImpianto di biogas 58 problematiche degli inquinamenti atmosferici che in passato hanno allarmato operatori e cittadini? Purtroppo, la nostra società dei consumi spreca tantissimo e con la raccolta differenziata non si riesce a raccogliere tutti rifiuti utilizzabili. È anche vero che non tutti i rifiuti sono totalmente riciclabili. A questo punto si può scegliere la soluzione transitoria di bruciare rifiuti per produrre energia. Una percentuale limitata dei rifiuti può essere comunque destinata a questo scopo. La valorizzazione termica dei rifiuti utilizza come combustibile il cosiddetto CDR (combustibile derivato dai rifiuti): si tratta cioè di una frazione selezionata di rifiuti che hanno per legge un determinato potere calorico. Questo vuol dire che non si possono bruciare rifiuti il cui rendimento energetico sia troppo scarso (anche se in alcuni casi si preferisce ancora bruciare il rifiuto tal quale, riuscendo ad ottenere comunque risultati simili). Questo processo di termovalorizzazione riesce a dare una soluzione parziale al problema dello smaltimento ed ha il vantaggio di sostituire la produzione di energia ricavata da altri impianti. La resa energetica, tuttavia, resta piuttosto bassa. D’altro canto con la termovalorizzazione si riuscirebbe a creare un risparmio di centinaia di milioni di euro, ma solo destinando a questo processo una quota considerevole di rifiuti, cioè circa il 20% del totale, e a patto che si tratti sempre di rifiuti selezionati. Un altro vantaggio che si registra è quello di evitare la produzione di CO2, con conseguenze, come sappiamo, positive sul cosiddetto effetto-serra: infatti, la stessa quantità di energia, se prodotta per via fossile, aggiungerebbe una nuova quota di anidride carbonica all’atmosfera, mentre invece con i rifiuti, il carbonio presente al loro interno era già parte della biosfera. Dell’energia termica prodotta per termovalorizzazione, solo il 20% viene convertito in energia elettrica. Il resto dell’energia recuperata può essere direttamente utilizzata, localmente, anche per produrre acqua calda o riscaldamento per serre. Rimane tuttavia il problema della sicurezza. L’opinione pubblica può essere rassicurata in merito alla validità dei controlli su questo tipo di impianti? Ovviamente, bisogna garantire delle rigide norme di sicurezza riguardo alle emissioni inquinanti, altrimenti non si può parlare di un corretto utilizzo dei processi di termovaloriz- zazione. Qualche tempo fa, la cattiva fama di cui godevano gli inceneritori nell’opinione pubblica era giustificata dalla presenza di composti pericolosi e tossici (diossine) nei residui che fuoriuscivano, soprattutto in presenza di sostanze plastiche non selezionate. Adesso, le condizioni di turbolenza e temperatura che sono presenti nella camera di combustione garantiscono l’assenza di sostanze organiche; inoltre, i fumi in uscita subiscono un lavaggio chimico-fisico (con urea, carboni attivi e latte di calce) e un abbattimento del particolato, che si ottiene facendoli passare attraverso dei sistemi di filtraggio ormai molto efficaci. Il vapore surriscaldato prodotto dentro la camera di combustione alimenta le turbine, che trasformano l’energia termica in energia meccanica. Questa energia meccanica, poi, aziona il generatore elettrico; il vapore esausto viene condensato e, in parte, recuperato. Le ceneri pesanti che avanzano dal processo (circa il 10%) possono essere poi utilizzate per la fabbricazione di asfalti e cementi o smaltite in una discarica dedicata appositamente alla tipologia di scarto. In conclusione, possiamo dire che la situazione del settore è migliorata, sia come numero di impianti, sia come qualità degli interventi? In Italia sono operativi una quarantina circa di impianti di valorizzazione termica (in Europa, ci supera la Francia che ne ha più di cento), ma la nostra produzione di energia attraverso questa via risulta ancora bassa, non solo rispetto alla Francia, ma anche rispetto ad altri paesi europei. C’è spazio, dunque, per migliorare ulteriormente. Da qualche tempo, si è aperta una nuova frontiera per il recupero di energia dai rifiuti. Si procede, non più portandoli a combustione, ma attraverso una “gassificazione” diretta, usando delle nuove tecnologie denominate torce al plasma, già da anni impiegate in Giappone per distruggere rifiuti pericolosi o nocivi. Una torcia al plasma arriva a temperature di esercizio di migliaia di gradi e non produce fumi, ma gas, eliminando i problemi di inquinamento. Il lato negativo della questione consiste nel fatto che queste apparecchiature, tecnologicamente avanzate, sono ancora piuttosto costose e bisogna valutare bene come riuscire ad impiegarle in maniera proficua. Sede legale: Piazza V. Emanuele I, 1 62010 Morrovalle (MC) Sede amministrativa: Via Romagna 62010 Morrovalle (MC) Tel. 0733 222368 r.a. fax 0733 223663 Discarica di Morrovalle 59 Siglato il Protocollo d’Intesa tra COBAT-COOU e Italia Navigando SpA IL MARE CI CHIAMA... A RACCOLTA! Prende il via il progetto che doterà la più grande rete nazionale della portualità turistica di apposite “isole ecologiche” per la raccolta delle batterie al piombo esauste e degli oli lubrificanti usati dei natanti di Andrea Pietrarota Hill & Knowlton Gaia Public Relations Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT Paolo Tomasi, Presidente del COOU Lo scorso 23 novembre, nella prestigiosa cornice di Palazzo Falconieri a Roma, il Presidente del COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste), Giancarlo Morandi, il Presidente del COOU (Consorzio Obbligatiorio degli Oli Usati), Paolo Tomasi, e l’Amministratore Delegato di Italia Navigando spa, Renato Marconi, hanno firmato un fondamentale protocollo d’intesa, alla presenza del Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Ambiente, Roberto Tortoli. Con la sottoscrizione di questo accordo, i tre soggetti interessati hanno unito le rispettive forze per dotare gran parte della rete turistico-portuale italiana di punti di conferimento di rifiuti pericolosi, quali sono le batterie al piombo esauste e gli oli lubrificanti usati - derivanti dall’attività diportistica - nelle cosiddette “isole nel porto”. Il Progetto delle isole nel porto, avviato nel 1999, in questi anni si è rivelato una soluzione davvero efficace per evitare la dispersione in mare di sostanze altamente inquinanti che potrebbero provocare danni irreversibili all’ecosistema marino. Solo l’anno scorso nei 31 porti dove sono state attivate le isole ecologiche di COBAT e COOU sono stati ritirati 137.000 Kg di batterie esauste e 289.000 kg di oli usati, che avrebbero potuto verosimilmente finire in mare. Collocando nelle aree portuali le “isole nel porto”, i diportisti, i piccoli pescatori e gli scafisti in genere hanno, così, trovato sul posto gli idonei punti di raccolta dove conferire (senza alcun costo) le vecchie batterie e gli oli usati provenienti da barche, gommoni e motoscafi, senza incorrere nella vietata, quanto incosciente e dannosa, “tentazione” di disfarsi di questi rifiuti pericolosi gettandoli sui fondali dei porti o in mare aperto. Renato Marconi, Amministratore Delegato di Italia Navigando spa Italia Navigando S.p.a., società controllata da “Sviluppo Italia” (l’Agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa e l’attrazione di investimenti) è la nuova realtà del turismo nautico italiano. Costituita nel 2002, Italia Navigando S.p.a., ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo dei flussi turistici, nazionali ed internazionali, attraverso la realizzazione di 60 una rete di porti turistici, tutti dotati di infrastrutture e servizi specializzati per la nautica da diporto, che per il 2011 si prevede, dovrebbe arrivare a contare circa 50 porti per 20.000 posti barca complessivi. Dal canto loro, i due Consorzi Obbligatori COBAT e COOU, istituiti entrambi con legge dello Stato, operano da oltre vent’anni per assicurare senza fini di lucro la raccolta gratuita e il recupero di rifiuti pericolosi quali le batterie al piombo esauste e gli oli lubrificanti usati, con risultati che pongono il nostro Paese ai vertici europei. Ogni anno i due Consorzi, infatti, raccolgono e riciclano quantità assolute elevatissime di batterie esauste ed oli usati, con percentuali prossime alla totalità dell’immesso al consumo. I vantaggi sono molteplici: prima di tutto la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, che è lo scopo istitutivo dei due enti; quindi il sensibile contributo per la bilancia dei pagamenti Italiana, attraverso il risparmio di centinaia di milioni di euro sulle importazioni di metallo piombo e di petrolio. Oggi in Italia mancano all’appello piccole percentuali residuali di batterie esauste e oli usati, ma queste percentuali, tramutate in quantità assolute, corrispondono, purtroppo, ancora a migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi, i quali sfuggendo alle reti di raccolta consortili, possono finire abbandonati sul suolo urbano, in campagna e peggio che mai in mare. Proprio per evitare la dispersione nel mare di oli e batterie esauste, i due Consorzi da anni sono impegnati nella difesa dell’ecosistema marino, collaborando con la FEE (la Fondazione Mondiale che assegna ogni anno le Bandiere Blu alle migliori spiagge ed approdi turistici) e sviluppando il progetto delle “isole nel porto”. “Con il protocollo d’intesa stipulato con Italia Navigando, i nostri Consorzi compiono un altro fondamentale passo avanti nella difesa dell’ambiente marino, una difesa che richiede, però la collaborazione di tutti, istituzioni e diportisti affinché quello che è un bene comune, il mare, possa continuare ad esserlo anche per le generazioni future. - ha affermato il Presidente del Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste, Giancarlo Morandi - Il conferimento dei residui delle nostre attività nautiche, oli e batterie esauste, nelle isole ecologiche di COBAT e COOU ci consente di tutelare l’enorme patrimonio paesaggistico, storico e culturale delle coste italiane, estese per oltre 8.000 km; ma, soprattutto, ci permetterà di essere cittadini consapevoli ed attenti: piccoli gesti per rigenerare il futuro”. “I quantitativi di oli lubrificanti usati provenienti dalle isole ecologiche sono assai incoraggianti. Ed è un risultato inevitabilmente destinato a crescere con la crescita del numero di porti ove stiamo installando nuove isole. Vorrei ricordare - ha proseguito il Presidente del Consorzio degli Oli Usati, Paolo Tomasi - che le implicazioni ambientali di un improprio comportamento sono devastanti. Basti pensare che il semplice cambio di olio (circa 5 litri) di una piccola imbarcazione, se versato in mare, inquina una superficie grande come un campo di calcio, dal momento che, come noto, l’olio galleggia sull’acqua e finisce, pertanto, per creare una sottile pellicola che non consente più lo scambio di ossigeno e, dunque, il mantenimento della vita dell’intero ecosistema sottostante”. “La firma dell’accordo di programma con COBAT e COOU, che fa seguito alla firma del Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio per supportare l’attività di salvaguardia dell’ambiente e di tutela dagli inquinamenti, rappresenta per Italia Navigando un grande passo avanti nella politica di sviluppo della portualità turistica che da sempre si accompagna all’attenzione per la tutela dell’ambiente. In quest’ottica - ha concluso l’Amministratore Delegato di Italia Navigando, Renato Marconi - siamo particolarmente soddisfatti dell’accordo siglato dai due Consorzi con il principale porto della rete di Italia Navigando: Marina di Portisco. Si tratta del primo passo per il concreto avvio del rapporto di collaborazione per la gestione delle “isole nel porto”, punti di conferimento dei rifiuti pericolosi - oli e batterie esauste - derivanti dall’attività diportistica che, se non adeguatamente raccolti, potrebbero provocare danni irreversibili all’ecosistema marino”. I primi porti turistici a costituire la rete di Italia Navigando che saranno dotati delle isole nel porto sono 8: dopo Portisco, anche Brindisi, Capri, Policoro, Procida, Taranto, Teulada, Villa Igiea, Cala dei Normanni si doteranno di tali strutture. COBAT e COOU: i fiori all’occhiello dell’“Italia che ricicla” Nel 2004 il COOU ha raccolto 210.037 tonnellate di oli usati, raggiungendo il record dei venti anni di attività del Consorzio. La quantità di olio raccolto è pari all’87% dell’olio raccoglibile; il Consorzio con 165.056 tonnellate di olio usto avviato alla rigenerazione (77,2%) detiene il primato europeo. L’anno scorso, il COBAT ha raccolto e avviato al riciclaggio quasi 192.000 tonnellate di batterie esauste (pari a circa 16 milioni di pezzi), con una percentuale di recupero prossima alla totalità dell’immesso, che ha posto l’Italia al vertice mondiale nella raccolta di questi rifiuti pericolosi e facendo risparmiare 76 milioni di euro sull’importazione di metallo piombo. 61 ENERGIE ALTERNATIVE E RINNOVABILI IN GERMANIA CʼÈ PIÙ SOLE? di Dario Giardi Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio Che cos’è l’energia solare? Quanto conta e quanto dovrebbe contare nel bilancio energetico italiano? E perché è un’opzione strategica per lo sviluppo sostenibile del nostro paese? Cerchiamo di rispondere partendo dalla domanda più semplice: la seconda. Nel bilancio energetico nazionale, l’energia solare conta poco. Anzi, è del tutto marginale se consideriamo l’intera torta energetica, dove, come si sa, la parte del leone la fanno le fonti non rinnovabili, i combustibili fossili, seguiti a distanza dalle fonti rinnovabili: idroelettrico, geotermico ed eolico; il solare fotovoltaico, la fonte rinnovabile per eccellenza, copre una fettina piccolissima. Eppure, il fotovoltaico, rappresenta un’opzione strategica per almeno tre motivi fondamentali. In primo luogo perché costituisce una fonte aggiuntiva per un paese, l’Italia, che ha il paniere energetico più povero d’Europa. Inoltre è una “fonte interna”: l’energia solare non si importa, si produce in loco. E quindi è di per sé un’opzione strategica in un paese, l’Italia, che è tra quelli al mondo che maggiormente dipendono dall’estero per l’approvvigionamento di energia. Infine c’è il Protocollo di Kyoto. Entro il 2012 l’Italia dovrà ridurre di circa 100 milioni di tonnellate le sue emissioni di carbonio, generate dai combustibili fossili. L’energia prodotta con il solare fotovoltaico è energia rinnovabile che non comporta produzione di gas serra. Per tutti questi motivi - e altri ancora l’energia che viene direttamente dal sole è davvero una scelta necessaria per lo sviluppo sostenibile dell’Italia. Ma è una scelta sufficiente? Il solare fotovoltaico sfrutta il cosiddetto “effetto fotovoltaico”, ossia la capacità delle celle di silicio di produrre direttamente energia elettrica quando irradiate 62 dalla luce solare diretta. La tecnologia sta migliorando, ma occorre un forte irraggiamento: come quello che c’è in Andalusia (Spagna) o nell’Italia meridionale. In Andalusia è tutto un fiorire di iniziative per costruire centrali solari a concentrazione. Malgrado i progressi realizzati negli ultimi anni, il fotovoltaico non è ancora competitivo rispetto alle altre fonti di energia. Tuttavia è opinione consolidata in Europa che la competitività del fotovoltaico non è più di origine tecnologica, ma economica: aumentando la domanda, si abbassano i costi di produzione e il fotovoltaico diventa spendibile sul mercato. Molti paesi stanno investendo su questa modalità. In Germania, Austria e negli altri paesi dell’Europa del nord si moltiplicano le iniziative per finanziare pannelli fotovoltaici e consentire una produzione di energia elettrica diffusa sul territorio, con minori impatti ambientali e minori spese di trasmissione dell’elettricità. In Italia, sia per quel che concerne le centrali solari che la produzione diffusa sul territorio si segna il passo. Parallelamente alla tecnologia fotovoltaica, un’ulteriore modalità di sfruttamento dell’energia solare per risparmiare energia elettrica ed incidere meno pesantemente sui consumi elettrici è il solare termico. Attraverso questa tecnologia si trasforma l’energia radiante proveniente dal sole direttamente in calore, che viene impiegato per riscaldare l’acqua dei boiler, gli ambienti domestici, le piscine, ecc. La tecnologia del solare termico è senza dubbi più matura e maggiormente competitiva rispetto al fotovoltaico. Eppure, anche in questo caso l’Italia segna il passo. Su questo solare hanno puntato molti paesi. Il paradosso è che i paesi europei che “credono” di più in questo solare sono i paesi nordici: Germania, Austria e persino la Finlandia. L’intensità del solare termico in Austria è 45 volte superiore all’Italia. In Germania vi sono 900.000 metri quadri di pannelli, contro i 45.000 italiani: 20 volte di più. Ecco, questo è un solare che va sviluppato subito, “senza se e senza ma”. L’Italia quindi non “crede” nel solare, sebbene abbia (si pensi all’ENEA) buone competenze tecnoscientifiche e abbondanza di “materia prima”. Il problema è politico. Va detto, però, che il solare, almeno nell’immediato, non è sufficiente, da solo, a sciogliere tutti i nodi energetici italiani. Deve essere sviluppato all’interno di un paniere che comprenda anche lo sviluppo delle altre energie rinnovabili nonché dell’utilizzo del risparmio energetico e della co-generazione. A livello politico è evidente una sostanziale assenza di strategie mirate. Il paradosso è rappresentato dal fatto che aziende italiane come l’ENI credono di più nel mercato internazionale che in quello interno, in netta controtendenza con tutte le altre nazioni europee dove l’approvvigionamento di pannelli fotovoltaici viene effettuato solo attraverso produttori nazionali delle rispettive nazioni (l’ENI, infatti, non ha dismesso il settore del fotovoltaico, ma lo ha incentivato, attraverso una partecipazione del 25 % nella società australiana Pacific Solar e la joint venture con il China National Photovoltaic Centre per la produzione di wafer di silicio in Cina. Ma qual è il problema concreto in Italia? Un punto critico molto importante in Italia è soprattutto la cessione di energia per un valore pari a quello consumato dall’utente. In pratica, l’utente italiano possessore di pannelli FV che produce 10 ma consuma 8, vedrà portarsi avanti in bolletta un credito di 2 sul proprio “conto energia”. Rispetto agli altri paesi questo limite penalizza fortemente la logica dell’investimento privato nel settore del FV. L’esperienza tedesca dimostra come un sistema normativo ben ideato possa sostituirsi a qualsiasi intervento pubblico di sostegno. La normativa italiana si dimostra, purtroppo, del tutto arretrata rispetto all’esperienza tedesca. Potremmo banalizzare decantando le lodi alla cultura o alla tecnologia tedesca, ma in realtà quello che ci colpisce di più è l’aspetto normativo tedesco e la reale volontà politica di realizzare uno sviluppo delle energie sostenibili. La legge tedesca sulle fonti rinnovabili nasce nel lontano 1991, oggi conta un settore con oltre 130.000 lavoratori occupati. Le normative tedesche hanno sostenuto lo sviluppo del nuovo mercato soprattutto mediante il riconoscimento di tariffe incentivanti ai produttori di energia. Grazie a questa lungimiranza politica oggi la Germania è il paese leader mondiale nell’esportazione delle tecnologie ad energia rinnovabile. Dal 2000 la normativa tedesca ha ulteriormente perfezionato il suo modello normativo vincente introducendo un sistema tariffario differenziato per incentivare in particolar modo lo sviluppo delle energie solari. Le tariffe differenziate sono una leva importante per orientare lo sviluppo dei mercati senza alcun intervento diretto dello Stato, periodicamente riviste dal Parlamento tedesco per premiare le scelte private sostenibili. Gli incentivi applicati sulle tariffe ai produttori di energia sono coperti dal prelievo in bolletta senza pesare sui conti dello Stato. L’approccio normativo della Germania ha favorito la nascita di nuove imprese e la diffusione della cultura imprenditoriale anche tra gli utenti privati, i quali da consumatori di energia sono diventati anche produttori. Nel 2004 l’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici delle utenze è stata regolarmente acquistata dalle società elettriche tedesche alla tariffa di 0,457 euro per kWh per venti anni (0,574 euro per pannelli al di sotto dei 30 kW posti su edifici). Inoltre, al proprietario dei pannelli solari FV viene garantita questa entrata economica in “conto energia” per ben venti anni sulla base della tariffa prevista dalla normativa al momento della messa in servizio dell’impianto. Un rapporto duraturo fondamentale per abbattere qualsiasi rischio dell’investimento e favorire la concessione di finanziamenti privati con rapidi piani di ammortamento. Il beneficio sociale netto è del tutto positivo. Rassicurando gli investimenti privati nel settore delle energie rinnovabili con accordi di lungo periodo, la normativa ha fatto scaturire quella scintilla fatta di acquisti-produzioneoccupazione. Il nascente mercato ha generato importanti risvolti occupazionali ed un crescente giro di affari in Germania, proveniente dal settore delle rinnovabili, pari nel 2004 a 10.000 milioni di euro. Considerando soltanto questo aspetto, le entrate fiscali generate dall’imposta sul valore aggiunto tramite l’incremento del giro d’affari hanno compensato qualsiasi costo per lo Stato. Se poi volessimo aggiungere anche il risparmio nella spesa pubblica per effetto della maggiore occupazione nel settore delle rinnovabili, l’analisi costi-benefici migliorerebbe ulteriormente. Mentre in Germania si lanciano politiche che puntano al milione di tetti fotovoltaici, in Italia, la politica preferisce chiudere gli occhi ed ignorare le sue potenzialità magari tirando fuori dal cilindro nostalgie di un passato oramai lontano ed improponibile (nucleare e carbone “pulito”). Vista la politica nel nostro Paese, non sarebbe il caso di iniziare a pensare di affittare i tetti delle nostre abitazioni agli abitanti del nord Europa? Foto Sun Service E.S.Co. 63 QUANDO IL VENTO DELL’EOLICO GONFIA LE VELE DEL TERRITORIO Il Vicepresidente della Comunità Montana di Camerino illustra lo stato dell’arte dell’eolico nel suo territorio e prevede scenari futuri di Alberto Piastrellini “Eppure il vento soffia ancora…” cantava anni fa un noto Autore recentemente scomparso e, se certamente l’immagine si prestava ad altre interpretazioni, la sostanza del concetto è certamente applicabile al clima di incertezza e calma apparente che, a partire da questa estate, caratterizza il dibattito pubblico sulla realizzazione di impianti eolici nel territorio marchigiano dell’alto maceratese. Ritornando su un argomento che, momentaneamente sopito, presenta tutte le dinamiche dell’incostante e bizzoso “Eolo”, abbiamo rivolto alcune domande a Luigi Gentilucci, Vicepresidente della Comunità Montana di Camerino e ViceSindaco di Pievetorina (MC), per conoscere lo stato dell’arte e avere indicazioni sui possibili futuri sviluppi. Vicepresidente, alla luce degli impegni assunti dal nostro Paese con la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto, cosa ne pensa della possibilità di produrre energia da fonti rinnovabili, quindi anche attraverso l’eolico? Se debbo fare un ragionamento a partire dalle esigenze del territorio, devo premettere che il Comune che rappresento ha dibattuto molto all’interno della sua maggioranza sull’opportunità o meno di realizzare l’eolico nel suo territorio. Noi siamo uno di quei comuni che, da studi precisi, è risultato idoneo a questo tipo di insediamento. Dopo diverse riflessioni a seguito dell’analisi di diversi documenti e attente verifiche dei pro e dei contro, sulla scorta anche della vocazione di questo territorio, la maggioranza di questo comune ha optato per la non disponibilità alla realizzazione di un impianto nel proprio areale di competenza. Diversa è la questione per quanto riguarda la Comunità Montana di Camerino. Ovviamente ci siamo trovati di fronte a sensibilità e problematiche diverse ed in molti casi eclatanti dal punto di vista economico, per cui ci siamo posti un comune impegno; la volontà, cioè, di non essere spettatori della possibilità e della volontà politica verso l’eolico, bensì attori attivi e protagonisti. Come soggetti abbiamo trovato una forte collaborazione di due realtà (il Comune di Serravalle di Chienti e quello di Monte Cavallo) che, sin dall’inizio hanno sostenuto l’iniziativa condividendone le linee essenziali e, proprio in questi giorni stiamo realizzando una Società ad hoc che possa essere il referente per la Regione Marche di questo insediamento di centrali eoliche. Abbiamo avuto dei contatti con la persona incaricata dalla Regione di realizzare il famoso impianto da 40 MW e sulla scorta di questo ci siamo mossi con un univoco intendimento che è quello di incentivare il maggior numero possibile di risorse alternative sul territorio. Indubbiamente credo 64 nell’eolico come risorsa, né potrebbe essere diversamente in una logica di corretta gestione del patrimonio naturale e della salvaguardia dall’inquinamento. Certo, l’impatto in termini di immagine c’è, ma è nettamente inferiore a quello di centrali di produzione di natura diversa. L’importante è che il sacrificio che le piccole comunità che vivono in questo territorio faranno, non sia compensato solo dalle semplici royalties sugli impianti (sulla cui entità marginale preferisco sorvolare). Proprio per questo crediamo nella gestione del problema da parte di una Società unica, a primogenitura pubblica, che si rapporti direttamente con il privato che collaborerà alla realizzazione. Una delle clausole inserite nel regolamento di questa costituenda società prevede che i partners, pubblici e privati, dovranno re-investire il 40% degli utili sul territorio. La costituzione di questa società ci permetterà di gestire in maniera oculata le possibilità economiche offerte dallo sfruttamento dell’energia eolica e, nel contempo, consoliderà il trend, tuttora in crescita, relativo allo sviluppo del territorio. Dalle mappe del CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano), si evince che nelle Marche, le aree vocate maggiormente ad uno sfruttamento eoliche sono le zone montane e alto-collinari delle Province di Pesaro-Urbino e Macerata. Cosa ne pensano gli abitanti della sua Comunità Montana? Nell’Alto maceratese si parla di eolico sin dal 1998, quando sono stati installati i primi anemometri. Da allora la gente ha vissuto tutti gli step del percorso di riflessione e, ovviamente, non sempre le reazioni sono state positive. Per esempio, inizialmente, nella mia comunità cittadina, c’è stato un certo interesse a realizzare impianti eolici, poi, sulla scorta di studi, progettazioni, indagini di impatto, le posizioni sono cambiate. Altrove, in altri comuni c’è stato un ampio consenso verso questo tipo di impianti. La Comunità Montana è solo portavoce della miriade di posizioni dei cittadini che rimangono comunque i veri ed unici attori della vicenda. Produzione di energia da fonti rinnovabili, risparmio energetico, salvaguardia dell’ambiente e del territorio sono concetti conciliabili? Sicuramente sì, però, trattando lo specifico di impianti eolici voglio dire che, alcuni esempi realizzati in una Regione contigua ci hanno lasciato un po’ perplessi dal punto di vista dell’impatto ambientale. Noi cercheremo di non transigere su questo punto, non vorremo, ad esempio, strade che tagliano le montagne in maniera evidente, per cui abbiamo già discusso sulle eventuali metodologie di costruzione degli impianti futuri. Dirò di più, oggi parliamo di eolico, ma alla nostra Comunità questa possibilità interessa alla luce di un quadro complessivo che prevede la costituzione di una sorta di distretto energetico rurale alternativo, comprendente non solo l’eolico, tra quei comuni il cui territorio risulti adatto a questa tipologia di investimento, offrendo così anche alle realtà meno vocate a questa impiantistica la possibilità di essere protagoniste sulla scena del risparmio energetico e della produzione energetica alternativa, attraverso altre fonti, quali le biomasse e la tri-cogenerazione (tele-riscaldamento, tele-raffreddamento, energia elettrica). Sicuramente l’eolico offre il vantaggio di essere subito remunerativo e le risorse economiche che ne derivano possono mettere in moto meccanismi ed investimenti ulteriori volti al potenziamento di tecnologie ed atteggiamenti quali quelli enunciati poc’anzi che, a differenza dell’eolico, diventano remunerativi nel lungo periodo. Consideriamo poi il fatto che, a partire dal 2013, l’eolico non usufruirà più di quegli investimenti previsti dalla Comunità Europea e che attualmente lo rendono così vantaggioso ed appetibile. Come ha vissuto la Comunità Montana di Camerino l’auto-candidatura del Comune di Fiuminata (Comunità Montana di San Severino Marche), per realizzare nel proprio territorio l’impianto da 40 MW previsto dal PEAR? Con sincerità, debbo confessare che è stata vista come una inopportuna fuga in avanti. Avevamo invitato in sede programmatica la Comunità Montana di San Severino Marche ed i Comuni interessati (Fiuminata e Sefro), ma entrambi i comuni non hanno mai partecipato alle riunioni. Solo all’indomani del convegno di Fiuminata che ha determinato l’accelerazione in avanti del comune stesso, c’è stata una cauta apertura a riprendere il dibattito da parte dell’Amministrazione di Sefro, interessata a partecipare ad una politica territoriale in grado di fornire risposte a problematiche comuni. L’autocandidatura di Fiuminata, ovviamente, non è sta- ta vissuta positivamente: niente da eccepire sulle scelte degli amministratori, ma riteniamo che questa non sia la metodologia giusta per affrontare i problemi. Essere insieme ci dà la forza necessaria ed indispensabile per poter essere credibili. Da soli non conteremmo nulla. Quindi quali saranno i vostri prossimi passi verso la realizzazione di impianti eolici nel territorio della Comunità Montana? Innanzi tutto abbiamo chiesto la mappatura del territorio alla Regione Marche. Stiamo chiedendo il riconoscimento che l’interlocutore unico della Regione Marche sia la Comunità Montana stessa. In merito, stiamo aspettando una risposta. Come dicevo prima stiamo altresì costituendo la nuova società per la gestione dell’energia eolica. Abbiamo già una società di riferimento che sarà il soggetto attuatore di questo nuovo ente. In sostanza, questa forma mutualistica fra comuni diversi si regge su un meccanismo abbastanza semplice: i comuni che hanno già svolto trattative con varie società per il riconoscimento e la quantificazione dei relativi indennizzi, non avranno ripercussioni negative rispetto a quanto già stabilito, poiché la costituenda società garantirà ciò che era stato loro offerto; in più i Comuni stessi saranno i Soci e avranno la possibilità di investire gli utili sul territorio. In questo senso si andrà a realizzare non tanto uno o più impianti per la produzione sostenibile di energia elettrica, ma si metterà in moto un meccanismo per la promozione e lo sviluppo di un territorio spesso svantaggiato dalle politiche nazionali. L’importante è che queste risorse non costituiscano meri interessi speculativi, ma vengano utilizzate dalle nostre comunità della sinclinale appenninica. Il parco eolico a Rocca San Felice (AV) 65 PARTE IL TRENO AD ENERGIA SOLARE Trenitalia ha presentato PVTRAIN il 1° treno europeo ad energia solare di Lorena Cecchini Puntando all’applicazione della tecnologia fotovoltaica, Trenitalia ha sperimentato l’utilizzazione in un settore, quello del trasporto ferroviario, in cui fino ad oggi non sono mai state utilizzate fonti d’energia rinnovabile. La realizzazione del progetto PVTrain, (Photo Voltaic Train) è stato presentato a Roma il 20 ottobre da Trenitalia. Nell’occasione si è tenuto un Convegno nel corso del quale sono state approfondite le modalità progettuali che hanno portato all’obiettivo del “treno solare”, realizzato con il supporto del Progetto Life-Ambiente della Comunità Europea, elaborato e sviluppato dalla Direzione Ingegneria Sicurezza e Qualità di Sistema di Trenitalia. Al taglio del nastro è intervenuto il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Altero Matteoli il quale ha dichiarato che “Il fotovoltaico su rotaia è una tecnologia strategica e Trenitalia avrà tutto il supporto da parte del Governo per una collaborazione fattiva in considerazione di prospettive future”. Disponibile ai necessari approfondimenti Matteoli ha detto che: “La vera scommessa è quella di fare del treno una misura infrastruttuale chiave”. PANNELLI FOTOVOLAICI SULLE SUPERFICI CURVE DI CARROZZE, CARRI MERCI E LOCOMOTORI Fino ad oggi le applicazioni di fonti energetiche alternative hanno riguardato la segnaletica e le strutture fisse, le sperimentazioni del PVTrain consentono l’uso dell’energia fotovoltaica per alimentare gli accumulatori presenti sui mezzi. Le ricerche hanno realizzato complessivamente 10 prototipi, di cui: 5 carrozze passeggeri, 2 locomotori e 3 carri merci, testando così le concrete potenzialità di applicazione sui diversi tipi di mezzi. Le esigenze tecniche hanno portato alla scelta di un mo- 66 dulo fotovoltaico (Tegola Fotovoltaica) al silicio amorfo, che consente maggiore flessibilità e assicura la funzionalità anche in condizioni di scarso irraggiamento solare. Sulle carrozze sono stati istallati moduli composti ognuno da 5 strisce di tegole fotovoltaiche delle dimensioni di 2,3 m per 1 m (detti vassoi). Mentre per locomotori e carri merci si sono usati moduli US 116, sempre al silicio amorfo. L’utilizzo dell’energia prodotta dai pannelli solari varia a seconda del tipo di veicolo su cui vengono installati i pannelli. Su carrozze e locomotive, l’energia si utilizza per la ricarica degli accumulatori in sostituzione dell’alimentazione di rete, sia in viaggio che durante la sosta, ma anche per i servizi di illuminazione ed aria condizionata. Sui carri si utilizza, invece, l’energia per la ricarica degli accumulatori e/o per garantire l’alimentazione delle elettroserrature installate per proteggere le merci durante il trasporto e per alimentare il sistema GPS (Global Positioning System). UNA STRATEGIA PER LA SOSTENIBILITÀ DEI TRASPORTI Al Convegno, animato da una rappresentanza di tecnici ed esperti, tra cui l’Amministratore Delegato di Trenitalia, Roberto Testore, è stato puntualizzato il ruolo strategico che riveste il settore ferroviario in un contesto di compatibilità ambientale dei trasporti, sostenuto in ambito nazionale dal Piano Generale dei Trasporti. Sono state ripercorse inoltre le tappe che hanno riguardato il progetto del PVTrain, concluso con due anni di ritardo rispetto al previsto, valutando anche le possibili strade che il risultato ottenuto aprirà in futuro nel settore ferroviario. Il progetto del treno solare si inserisce nella strategia ambientale dell’Azienda, che ha tra le priorità quella di integrare l’obiettivo della sostenibilità ambientale con i target economici e finanziari. In seno a questi impegni c’è innanzitutto la promozione e la realizzazione di continui miglioramenti ambientali, adottando principi di precauzione e prevenzione attraverso l’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, coniugando crescita delle attività con la riduzione delle emissioni inquinanti nell’aria e nell’acqua. Infatti il surplus del progetto PVTrain è sicuramente il risparmio di emissioni di gas ad effetto serra (calcolati in termini di CO2 equivalente). Grazie all’impiego di energia solare in sostituzione di quella da centrali convenzionali, si realizza un risparmio di 750 KWh prodotto in modo convenzionale: realizzando un -15.4% per le emissioni dirette e -25,1% per le emissioni indirette (periodo 1996-2004). C’è da dire che si tratta di risultati piuttosto superiori a quelli assunti a livello nazionale in relazione agli obiettivi del Protocollo di Kyoto (-6,5% entro il 2008-2012). L’applicazione di pannelli solari sui treni per la produzione di energia permette non solo di ottenere risparmio energetico e, contemporaneamente, di ridurre le emissioni di gas serra, ma consente anche una significativa riduzione delle altre fonti inquinanti: il rumore e il ricorso a sostanze pericolose, alla quantità di rifiuti pericolosi da recuperare e da smaltire. Effetti positivi si hanno dal prolungamento della durata di vita degli accumulatori presenti sui mezzi, per i quali la fornitura continua di energia evita continui cicli di carica/scarica legati a sospensioni dell’alimentazione derivante da pantografo, determinando quindi un allungamento del loro ciclo di vita e un relativo minor consumo che consente una diminuzione di rifiuti pericolosi da smaltire. I dati contenuti nel Rapporto Ambientale 2005, che nell’occasione Trenitalia ha diffuso, hanno infatti evidenziato il bilancio positivo sui vantaggi ambientali legati al trasporto ferroviario: nel triennio 2001-2004 si è pervenuti ad una riduzione del 18% del consumi di acqua industriale, risparmiando circa 500.000 metri cubi di acqua; il 90% dei rifiuti di ferro e metalli sono stati destinati a recupero e riciclo; il 100% degli oli esausti e delle componenti al piombo degli accumulatori sono stati avviati a recupero ed anche il 70% degli imballaggi hanno subito la stessa sorte. Importante è stata anche la progressiva certificazione secondo lo standard ambientale ISO 14001 che è stata ottenuta per 21 impianti. Roberto Testore ha infatti detto in proposito che “Trenitalia vanta una politica di sensibilità e attenzione, rinnovata in questi ultimi mesi attraverso le certificazioni, con una rendicontazione sempre più attenta e il contenimento sempre più significativo degli impatti ambientali prodotti dalle attività industriali del trasporto ferroviario, che sono già oggi i più bassi fra tutte le modalità di trasporto moderne”. “In questo sforzo - ha proseguito l’Amministratore Delegato di Trenitalia - abbiamo guardato nello specifico al fotovoltaico anche in considerazione dei possibili meccanismi premianti di tipo economico, come i certificati verdi, i quali possono garantire importanti risultati ambientali, con una compatibilità economica tale da immaginare un’applicazione in campo industriale”. VERSO QUALE FUTURO VIAGGIA PVTRAIN? Stando ai dati del rapporto ambientale 2005 di Trenitalia sembra confermato il miglioramento del trasporto ferroviario, dati positivi che permettono di rilanciare il treno come mezzo di trasporto ecologico per eccellenza. Del rapporto sull’attività del trasporto ferroviario, è opportuno osservare che i dati indicano anche il raggiungimento dell’obiettivo sicurezza, settore che ha un certo indice di positività risultando tra i più competitivi in Europa, essendo stata dimezzata, tra il 1994 e il 2004, la percentuale di incidenti sui mezzi in circolazione. In proposito, Roberto Testore ha annunciato che “Nei prossimi 4 anni si investiranno 7 miliardi per il rinnovo della flotta e 2 miliardi per la sicurezza, la nuova tecnologia e per i servizi da offrire ai clienti”. Per quanta riguarda il PVTrain, i possibili utilizzi futuri si possono individuare nel settore del trasporto merci, soprattutto di quelle preziose, o anche in quello dei tabacchi e delle merci pericolose. Trenitalia, che in tre anni ha già investito 1,2 milioni di euro, è pronta per l’acquisizione di 300 nuovi vagoni adibiti al trasporto delle merci pericolose con il possibile ausilio ora dell’energia fotovoltaica. Sicuramente, come ha anche sottolineato il Ministro Altero Matteoli: “Non è semplice togliere il primato al trasporto su gomma e portarlo sulla rotaia”. Le soluzioni tecnologiche, tuttavia, che seguono le scelte delle fonti di energia rinnovabili, rappresentano un nuovo incentivo e vanno sicuramente incoraggiate e di questo pensiero si è fatto interprete il Ministro, anche a nome del Governo. 67 Caldo Sicuro Autocertificazione 2005 - 2006 per gli impianti termici della Provincia di Ancona a cura di ARE Prosegue la campagna informativa della Provincia di Ancona per il controllo degli impianti termici I cittadini della provincia di Ancona (sono esclusi i comuni di Ancona e Senigallia), titolari di caldaie con potenza inferiore ai 35kW, avranno tempo fino alla fine di aprile 2006 per autocertificare lo stato di efficienza del proprio impianto termico. È il primo passo per l’avvio della nuova serie di controlli che la Provincia di Ancona effettuerà su tutti gli impianti di tutti i comuni con meno di 40.000 abitanti nel biennio 2005-2006. La raccolta delle autocertificazioni è stata affidata dalla Provincia all’Agenzia per il Risparmio Energetico, società nata con il progetto europeo SAVE II di cui la Provincia è il maggior socio. L’Agenzia ha aperto un call center (071-2800301) per informare i cittadini sulle modalità dell’autocertificazione. Perché è importante lo stato di efficienza delle caldaie L’energia consumata per il riscaldamento e per l’acqua calda sanitaria nell’edilizia residenziale, rappresenta circa il 15% dei consumi energetici nazionali. La qualità delle emissioni degli impianti di riscaldamento ha un importanza fondamentale per la qualità dell’aria all’interno delle nostre città. Per questi motivi, il controllo dell’efficienza e delle emissioni degli impianti di riscaldamento è un aspetto fondamentale dell’attività di controllo dell’inquinamento atmosferico e dei consumi energetici. Un impianto ben funzionante fa risparmiare energia e fa spendere meno per il riscaldamento. I controlli La legislazione italiana (L. n.10/91, D.P.R. n. 412/93 e D.P.R. n. 551/99) prevede che gli Enti Pubblici, in particolare Province e Comuni con più di 40.000 abitanti, sono tenuti a controllare singolarmente tutti gli impianti termici del proprio territorio. Sempre le stesse norme stabiliscono che il costo dei controlli sia a carico degli utenti. Per chi presenta un’autocertificazione, pagando una modica somma fissata dalla Provincia di Ancona in 5,00 Euro, il successivo controllo sarà gratuito. Per gli impianti autocertificati, la Provincia di Ancona eseguirà dei controlli a campione sul 5% del totale. Gli impianti non autocertificati con potenza inferiore a 35kW e gli impianti con potenza superiore a 35kW (per i quali non è prevista l’autocertificazione) verranno tutti controllati e dovranno sostenere il costo intero del controllo pari a circa 50 Euro. I controlli della Provincia saranno effettuati da tecnici esperti, che verificheranno le caldaie, gli impianti, la documentazio- 68 ne e i locali di installazione effettuando analisi per accertare l’efficienza degli impianti termici. È importante sapere che questi controlli non sostituiscono la manutenzione ordinaria che deve essere comunque effettuata. Infatti i controlli degli Enti Pubblici non comportano interventi sugli impianti ma soltanto la verifica dell’efficienza e della regolarità delle manutenzioni. Come autocertificarsi Solo gli impianti di riscaldamento con caldaie di potenza inferiore a 35kW, possono essere autocertificati. Per autocertificarsi occorre inviare entro il 30 aprile 2006: - la dichiarazione del manutentore, cioè il cosiddetto modulo “H” rilasciato dal proprio manutentore in occasione dell’ultima manutenzione effettuata che deve eseguire per legge, nel quale siano indicati anche i valori dell’ultima analisi del rendimento di combustione (prova fumi); - la ricevuta del versamento di 5,00 euro sul CCP n. 18058602 intestato a: Amministrazione Provinciale di Ancona - Servizio Tesoreria - causale: autocertificazioni impianti termici (mod. H DPR 412/93) Caldo Sicuro 2005-2006. I documenti andranno inviati all’Agenzia per il Risparmio Energetico, CP 422, Ancona o consegnati a mano allo sportello aperto al pubblico presso la sede dell’Agenzia ad Ancona - via dell’Artigianato, n. 9. Autocertificarsi non è obbligatorio ma conviene La campagna di autocertificazione è un’iniziativa dell’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Ancona rivolta ai cittadini, per facilitare lo svolgimento delle operazioni di controllo e ridurne il costo per gli utenti. Il costo dell’autocertificazione è di soli 5,00 Euro contro i circa 50 Euro del costo che dovrà sostenere chi non si è autocertificato. Esclusi i Comuni di Ancona e Senigallia La campagna Caldo Sicuro è rivolta ai cittadini della Provincia di Ancona ad eclusione dei Comuni di Ancona e Senigallia. Infatti i Comuni con più di 40.000 abitanti svolgono autonomamente i controlli sugli impianti termici del proprio territorio, mentre le Province sono tenute al controllo per il resto del territorio. Struttura della campagna informativa Per stimolare i cittadini ad aderire alla campagna di autocertificazione, l’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Ancona ha deciso di affidare all’Agenzia per il Risparmio Energetico di Ancona un progetto di comunicazione rivolto sia ai cittadini che agli operatori del settore. Consigli per Risparmiare energia nel riscaldamento Sottoponi la caldaia a periodica revisione secondo le norme di legge per sfruttare al massimo le sue potenzialità. Programma la caldaia e mantieni gli ambienti a temperatura media di 18°-20°: ogni grado di temperatura in meno nell’appartamento genera un risparmio del 5%. Spegni l’impianto di notte, se lo tieni acceso abbassa la temperatura a 16°. Non lasciare accesa la fiamma pilota quando non viene usata per lunghi periodi. Non coprire i radiatori con tendaggi o mobili che impediscano la circolazione dell’aria. Isola l’appartamento: coibentando pareti esterne, tetti e solai,cioè aggiungendo, dove è necessario, strati isolanti. Migliora la tenuta degli infissi e dei cassonetti, senza sigillare la casa, garantendo comunque un’areazione adeguata. Anche negli impianti di riscaldamento meno recenti è possibile installare semplici dispositivi per risparmiare energia, regolando gli apporti di calore: - con il cronotermostato, che è obbligatorio per tutti gli impianti successivi al 1993; - con le valvole termostatiche sui radiatori, che mantengono la temperatura stanza per stanza regolando l’afflusso d’acqua ai radiatori. L’Agenzia ha aperto un call center (071-2800301) dove i cittadini possono richiedere informazioni sulle modalità della autocertificazione. Il numero risponde il lunedì, il mercoledì ed il venerdì dalle 9:00 alle 12:00 ed il martedì ed il giovedì dalle 15:00 alle 17:00. Il personale dell’Agenzia è inoltre a disposizione dei cittadini che volessero consegnare di persona la propria autocertificazione presso la sede della società ad Ancona in via dell’Artigianato, n.9. È anche attivo un numero telefonico dedicato ai manutentori degli impianti termici per eventuali chiarimenti necessari relativamente alla campagna informativa. Sono anche previsti incontri tematici con i manutentori in collaborazione con le Associazioni di categoria. La campagna informativa prevede, inoltre, l’invio di brochure, l’affissione di manifesti, la pubblicazione sul sito internet della Provincia di Ancona delle informazioni necessarie a cura dell’Amministrazione Provinciale. L’Agenzia per il Risparmio Energetico L’Agenzia per il Risparmio Energetico di Ancona srl è stata costituita nell’aprile 2000 dalla Provincia di Ancona e da altri soci che hanno creduto all’iniziativa. Attualmente è una società pubblica partecipata dalla Provincia di Ancona e dal Comune di Camerata Picena. L’Agenzia fa parte del programma dell’Unione Europea SAVE II e ha come finalità principali la consapevolezza dei cittadini sulle tematiche energetiche e la diffusione tra il pubblico delle competenze in materia, ponendo una attenzione particolare alla sostenibilità ambientale ed economica dei processi energetici. Unica realtà presente nel territorio regionale, partecipa alla Rete delle Agenzie Energetiche Italiane (Renael) con la quale sviluppa in particolare progetti di comunicazione e di sensibilizzazione sulle rinnovabili e sul risparmio energetico. Agenzia per il Risparmio Energetico Via dell’Artigianato, 9 - 60127 Ancona Tel e fax 071 2804358 www.arenergia.it - [email protected] 69 SUN SERVICE E.S.Co. Competenze e tecnologie per il consumo critico ed il risparmio energetico di Alberto Piastrellini Sun Service è una società specializzata in interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica di edifici pubblici e privati, conformemente alle vigenti leggi in materia di uso razionale dell’energia e di salvaguardia dell’ambiente, da diversi anni promuove le tematiche del consumo critico e del risparmio energetico. Accreditata recentemente come Società di Servizi Energetici - E.S.Co. (Energy Service Companies), l’azienda è in grado di fornire ai propri clienti un insieme di servizi integrati finalizzati alla realizzazione di interventi per il risparmio energetico: • Diagnosi energetiche volte a verificare sia l’approvigionamento che il consumo energetico e a individuare le possibili iniziative per migliorare l’efficienza di edifici ed impianti; • Verifica della rispondenza alla normativa vigente degli impianti del Cliente e proposta di azioni per la messa a norma degli stessi; • Elaborazioni di studi di fattibilità, identificazione delle condizioni tecnico-gestionali che consentono di realizzare l’intervento e valutazione economica dell’intervento stesso; • Progettazione e realizzazione degli interventi; • Manutenzione, monitoraggio e verifica delle prestazioni e dei risultati conseguiti. Naturalmente la progettazione prevede l’impiego di moderne tecnologie che utilizzano prevalentemente energie alternative e rinnovabili nei vari settori di intervento: • Produzione di calore (pannelli solari termici, caldaie a condensazione, pompe di calore geotermico, ecc). • Produzione di energia elettrica (pannelli fotovoltaici, cogenerazione, mini idrico, biomassa, eolico, etc.); • Sistemi di regolazione, automazione e controllo. Con riferimento alla Direttiva Europea 2002/91 in materia di rendimento energetico degli edifici, recentemente recepita dal D. Lgs. 192/2005, la SUN SERVICE INFORMA A quasi un anno di ritardo dal termine previsto, è stato approvato, lo scorso 28 luglio, dal Ministero delle Attività Produttive, il Decreto che definisce i criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica dalla fonte solare, come previsto dall’art. 7 del D. Lgs 387/2003 di attuazione della direttiva 2001/77/CE, relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili. Il Decreto definisce il “conto energia” per il fotovoltaico per impianti dalla potenza compresa fra 1 e 1.000 KW. L’incentivazione sarà erogata per 20 anni per impianti la cui domanda sia stata inoltrata da persone fisiche e giuridiche (compresi soggetti pubblici, e i condomini di edifici). Le tariffe per KWh sono definite dalla taglia dell’impianto in base ad un’apposita tabella; per gli impianti la cui domanda perverrà dal 2007 la tariffa decrescerà del 2%. Aspetto interessante è quello che vede l’aggiornamento delle tariffe incentivanti effettuato a decorrere dal 1 gennaio di ogni anno sulla base del tasso di inflazione riferito ai 12 mesi precedenti (dato ISTAT). Gli impianti che avranno diritto all’incentivazione saranno solo quelli entrati in esercizio dopo il 30 settembre 2005 e la cui domanda sarà presentata ad un soggetto attuatore entro le date stabilite (la prossima è il 31 dicembre 2005 seguono per ogni anno consecutivo: 31 marzo; 30 giugno; 30 settembre e 31 dicembre). Il Decreto prevede specifiche condizioni per la cumulabilità del conto energia con altri incentivi. Per gli impianti di potenza compresa fra 1 e 20 KW, per i quali è stata inoltrata domanda nel 2005 e nel 2006, viene riconosciuto un incentivo di 0,445 Euro per ogni KWh prodotto per un periodo di 20 anni. Per gli impianti di potenza compresa fra i 20 e i 50 KW l’incentivo è pari a 0,46 Euro per ogni KWh prodotto. Infine, per gli impianti con potenza superiore a 50 KW è previsto un meccanismo di gara della tariffa. Per accedere alle agevolazioni previste dalla normativa vigente, la Sun Service che è distributore sale and service di BP solar, offre assistenza, ai propri clienti, per la presentazione della domanda al Grtn (Gestore delle rete di trasmissione nazionale) e del relativo progetto preliminare. La Banca Popolare di Ancona ha acceso, inoltre, una convenzione-prestito per finanziare gli investimenti sugli impianti fotovoltaici. Il prestito potrà avere una durata massima di 108 mesi e un tasso applicato pari all’euribor tre mesi maggiorato di un punto percentuale. Le spese per la pratica istruttoria ammontano a 50,00 Euro. Sun Service, in collaborazione con l’Agenzia per il Risparmio Energetico (ARE) e con Legambiente ha avviato un progetto sperimentale per monitorare il rendimento energetico di edifici residenziali di nuova concezione che impiegano tecnologie tendenti a valorizzare il risparmio energetico. Questi progetti sono sostenuti da una costante opera di sensibilizzazione per accrescere la consapevolezza della cittadinanza in merito alla limitata disponibilità delle fonti energetiche tradizionali e alla necessità di rispettare l’equilibrio am- bientale attraverso un utilizzo razionale e responsabile delle risorse. E.S.Co. Via Tombesi, 9 - 60131 Ancona Tel. 071 2864604 - fax 071 2866717 www.sun-service.net - [email protected] 71 A COME AGRICOLTURA, ALIMENTAZIONE, AMBIENTE LE PROCEDURE PER LA SICUREZZA ALIMENTARE a cura di Francesca Zepponi Il 28 Gennaio 2002 l’Unione Europea ha pubblicato un Regolamento, il n. 178/2002, che “stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare”. Come si può chiaramente dedurre dall’oggetto della norma, il Regolamento ha lo scopo generale di aumentare il livello di sicurezza alimentare nel territorio europeo. Infatti questo è il primo Regolamento che stabilisce i requisiti cogenti della rintracciabilità alimentare, indicata all’art. 18 e definita come: “La possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione”. Dalla definizione si desume che la rintracciabilità deve essere garantita per tutti i prodotti, compresi gli animali, destinati all’alimentazione umana: carne, pesce, uova, latte e derivati, frutta e verdura, vini e bevande, prodotti dolciari e da forno ecc., sia sfusi che confezionati. È inoltre obbligatoria per tutti gli ingredienti e sostanze che compongono l’alimento (sali, zuccheri, farine ecc.). L’obbligo è stato introdotto il 1° Gennaio 2005. Da tale data infatti ogni operatore del settore alimentare (agricoltore, allevatore, azienda di trasformazione, azienda di distribuzione, ecc.) deve essere in grado di individuare chi gli ha fornito le materie prime, i materiali e le sostanze utilizzate per la realizzazione del prodotto. Allo stesso tempo deve anche essere capace di individuare le aziende a cui sono stati venduti o conferiti i prodotti finiti, salvo nel caso della vendita al dettaglio. A tal fine ogni azienda del settore deve disporre di sistemi organizzativi e procedure documentate che consentano di mettere a disposizione delle Autorità competenti, qualora le richiedano, le informazioni al riguardo. È chiaro che affinché un sistema di rintracciabilità sia efficace l’operatore non dovrebbe limitarsi alla registrazione dei fornitori di materie prime, materiali e sostanze e delle aziende 72 a cui i prodotti finiti sono stati venduti. Ogni operatore della filiera dovrebbe anche essere in grado di seguire ciascuna partita di prodotti, la più ristretta possibile (anche se ciò a volte può risultare difficoltoso data la facile deperibilità e difficoltà di gestione di alcuni prodotti alimentari), documentando le operazioni e i controlli svolti. Quanto sopra detto fa dedurre che il Regolamento comunitario servirà soprattutto a bloccare in tempi brevi la produzione e la relativa diffusione di alimenti a rischio, a legare sempre più i prodotti al relativo territorio di provenienza e a garantire la corretta informazione al consumatore. Inoltre, qualora in qualsiasi punto della filiera venga riscontrata una non conformità dell’alimento o del mangime, la rintracciabilità consente di individuare il punto esatto della filiera in cui si è verificato il pericolo e, quindi, ritirare immediatamente il prodotto in oggetto dal mercato, con ripercussioni positive verso i consumatori. Un ulteriore obbligo dettato dall’art. 18 riguarda l’etichettatura, la quale deve risultare adeguata ed efficace, al fine di agevolare appunto la rintracciabilità dei prodotti. A questo riguardo, la legge (D. Lgs. 181/2003) impone che l’etichetta dei prodotti alimentari preconfezionati riporti obbligatoriamente determinate informazioni e cioè: - Denominazione di vendita (nome commerciale); - Elenco degli ingredienti, in ordine decrescente; - Quantità netta (peso) o nominale (numero di unità); - Termine minimo di conservazione o data di scadenza; - Nome o ragione sociale del produttore, confezionatore o venditore; - Sede dello stabilimento di produzione o confezionamento; - Luogo di origine o provenienza (questa informazione diventerà obbligatoria entro la fine del 2005 come previsto dalla Legge 24 Giugno 2004, n.157); - Lotto di appartenenza del prodotto (non obbligatorio per prodotti agricoli conferiti a centri di raccolta o di confezionamento). Oltre alle informazioni sopraelencate, obbligatorie per tutti i prodotti alimentari, la legge prevede che siano riportate PRODOTTO informazioni aggiuntive, diversificate a seconda del prodotto in questione. INFORMAZIONI AGGIUNTIVE Frutta e verdura Varietà; categoria (extra, 1° o 2° scelta); pezzatura; prezzo; origine del prodotto (nazionalità o zona di produzione). Carne bovina Stato di nascita, accrescimento, macellazione e sezionamento dell’animale; n° identificativo dello stabilimento di produzione (bollo sanitario). Formaggi N° identificativo dello stabilimento di produzione (bollo sanitario). Per i formaggi freschi e fusi e per il burro è richiesta l’indicazione del quantitativo di sale, se utilizzato. Latte alimentare Tipologia (fresco pastorizzato, sterilizzato, U.H.T., ecc.); data del trattamento termico; riferimento territoriale della mungitura (es. latte proveniente da allevamenti italiani); data di confezionamento. Vino Categoria di appartenenza (vino da tavola, DOC, ecc); gradazione alcolometrica; sede dello stabilimento di produzione e, se diverso, dello stabilimento di imbottigliamento. Il nome del vitigno o della zona geografica può essere indicato solo per i vini Doc, Docg e Igt Pesce Metodo di produzione (acquacoltura o pesca classica); area in cui la cattura ha avuto luogo (se pescato in mare aperto); Stato membro o Paese terzo in cui è stato pescato (per pesci d’acqua dolce); Paese in cui è avvenuta la fase finale di crescita (per pesci d’allevamento). Miele Dicitura “Miele” seguita dalle indicazioni della zona di origine (italiano, comunitario, extracomunitario); origine botanica del miele. Uova Il singolo uovo o la confezione di uova riporta un codice: i n° che lo compongono devono essere letti nella seguente maniera: il 1° indica il tipo di allevamento delle galline (0 – allevamento biologico; 1 – allevamento all’aperto; 2 – allevamento a terra; 3 – allevamento nelle gabbie); la 2° sigla corrisponde allo Stato in cui l’uovo è stato deposto (IT-Italia); segue il codice ISTAT del Comune o della Provincia ed infine un’ultima sigla identifica l’allevatore. 73 AGENDA 21 UFFICI BICICLETTE, UNO STRUMENTO PER PROMUOVERE LA MOBILITÀ DOLCE Per promuovere l’uso della bicicletta diversi Comuni hanno costituito nelle proprie città un apposito Ufficio Biciclette. Anche tra i soci del Coordinamento spiccano alcune realtà che si sono attivate in questa direzione, tra cui si segnala, particolarmente solerte, il Comune di Ferrara che ne ha creato uno nel 1996, primo esempio in Italia, proponendo anche la costituzione di un nuovo Gruppo di lavoro all’interno del Coordinamento Agende 21 Locali, che si dedica al confronto e allo sviluppo delle potenzialità di questi uffici, nonché al supporto della loro diffusione. Per capire meglio in cosa consista e quali siano le attività di un Ufficio Biciclette, Gianni Stefanati, Responsabile dell’ufficio di Ferrara e referente del Gruppo di lavoro, risponde ad alcune domande appositamente rivoltegli. Cos’è un Ufficio Biciclette? È una struttura interna all’amministrazione locale che si prefigge lo scopo di aumentare l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto privato realmente alternativo all’uso dell’auto. Per raggiungere l’obiettivo mette in campo azioni di promozione e comunicazione, nonché collabora con uffici tecnici fornendo contributi specialistici per una corretta definizione delle infrastrutture e delle “facilities” per ciclisti. L’Ufficio Biciclette prepara e consolida la “cultura della bicicletta”, mentre l’Ufficio Mobilità Ciclabile pianifica e progetta la rete ciclabile. Sono due cose distinte che vengono spesso confuse nelle città che muovono i primi passi su questo terreno. Perché un Comune dovrebbe costituire un Ufficio Biciclette? Ogni Amministrazione Comunale si pone il problema della gestione della mobilità e della salvaguardia della salute pubblica e l’uso diffuso della bicicletta è la più praticabile ed economica risposta che può dare per ridurre l’uso dell’auto e i danni che ne derivano. Quanto è il budget minimo necessario? Il bilancio proprio dell’Ufficio Biciclette per la promozione e l’incentivazione può variare molto da Comune a Comune, deve essere comunque sufficiente a coprire le spese per un numero definito di iniziative-azioni da sviluppare nel corso dell’anno. In sostanza a cosa serve un Ufficio Biciclette? A ricordare ad ogni livello decisionale che esiste la bicicletta come mezzo di trasporto ottimale in città. In Italia, anche nelle realtà più avanzate, si fatica a comprendere il ruolo decisivo che può avere la bicicletta nell’ambito della mobilità urbana. C’è la tendenza ad includere questo mezzo tra le opzioni di mobilità sostenibile dimenticando un dato fondamentale, cioè che la bici come l’auto permette la libertà di movimento individuale al contrario delle forme di trasporto di massa, collettive o condivise. Che differenza c’è tra un Ufficio Biciclette e un Ufficio Mobilità Ciclabile? La differenza sta nel fatto che un ufficio biciclette ha come obiettivo una città per ciclisti, a misura di bicicletta, mentre un Ufficio Mobilità Ciclabile si propone di realizzare una città ciclabile, cioè dotata di infrastrutture, sostanzialmente piste ciclabili, sottopassi, segnaletica, ecc. 74 Esiste una legge che dispone la costituzione di un Ufficio Biciclette? A differenza del Mobility Manager non esiste in Italia una normativa che determini la costituzione di un Ufficio Biciclette presso i Comuni. Al momento esiste solo una raccomandazione della Commissione Europea - DG Ambiente contenuta nel “libro arancio” Cycling: the way ahead for town and cities, pubblicato anche in Italiano dal Ministero dell’Ambiente con il titolo Città della bicicletta, città dell’avvenire. Che tipo di atto serve per costituire un Ufficio Biciclette? Una Delibera che definisca l’Unità Operativa nell’ambito di un Servizio sarebbe la cosa migliore da fare, ma all’inizio, si potrebbe intraprendere vie diverse, come l’Ordinanza del Sindaco o l’incarico nominale affidato ad un consulente esterno all’amministrazione, seppur affiancato da interni. Quale deve essere l’Assessorato di riferimento (mobilità, ambiente, agenda 21, ecc.)? Non esiste una regola anche perché le deleghe mobilità-ambiente-A21L spesso coincidono. Poiché la volontà politica deve essere determinante, è bene insediare l’Ufficio Biciclette presso l’assessore più sensibile alle relative problematiche, il quale dovrà da subito impegnarsi per rendere stabile la struttura anche in caso di cambio di delega o di passaggio di legislatura. Si può fare anche in altri Enti, tipo Provincia? L’Ufficio Biciclette è costituito prevalentemente presso singoli Comuni, ma nulla vieta che possa essere al servizio di per un Consorzio di piccoli Comuni. Venezia è al momento l’unica Provincia ad aver attivato un Ufficio Biciclette. Come fare perché l’Ufficio Biciclette abbia un peso decisionale anche in assenza di competenze tecniche specifiche? È questo uno dei problemi maggiori che incontrano i respon- logo che dovrà servire per “segnalare” ogni azione a favore della bici (depliant, cartelli, iniziative pubbliche, ecc.), deve, inoltre, strutturarsi con una sede accessibile, in una sorta di front-office sia reale che virtuale, per rispondere alle richieste dei cittadini. L’Ufficio Biciclette dovrà peraltro essere presente con proprie pagine nel sito del Comune con le iniziative messe in campo. Quali sono le prime attività di un Ufficio Biciclette? Molto dipende dalla situazione locale, in una città dove già esiste una tradizione ciclistica con piste ciclabili e servizi strutturati la prima cosa da fare è di organizzare le informazioni e riportarle su una “carta ciclabile della città”. Dove la situazione infrastrutturale, invece, è debole e i servizi scarsi si può cominciare con organizzare l’offerta con bici pubbliche o a noleggio. Quale consiglio si può dare ad un Assessore che vuole costituire un Ufficio Biciclette nel proprio Comune? Di non improvvisare e di non vergognarsi di copiare dalle realtà già attive. Non esiste un Comune più bravo, ma solo uno che ha iniziato prima. Gli errori si possono evitare più facilmente affidandosi all’esperienza di chi lavora da tempo sulle politiche di promozione della bicicletta. Contatti: Gianni Stefanati [email protected] sabili degli Ufficio Biciclette esistenti. Per ovviare, sarebbe bene specificare che l’Ufficio Biciclette ha facoltà di approvazione preventiva di tutti i progetti (urbanistica, viabilità, lavori pubblici, educazione e giovani, ambiente, trasporti pubblici, ecc.) che possono riguardare la bicicletta. Come si caratterizza un Ufficio Biciclette verso i cittadini? L’Ufficio Biciclette, una volta insediato, deve dotarsi di un 75 AMBIENTE E ARTE A RIETI, FASCINO, STORIA E CULTURA SI FONDONO di Rita Giovannelli e Shanti Scopigno foto di Massimo Renzi Un patrimonio storico-artistico in grado di stupire; una natura incontaminata ricca e rigogliosa; un centro medievale ben conservato attraversato da tante piccole strade, con imponenti palazzi “Parigi” olio su cartone - Carlo Brancaccio 76 aristocratici, antiche chiese ed edifici religiosi: questo scrigno d’arte nel cuore della penisola, è Rieti. Edward Lear, viaggiatore inglese che attraversò in lungo e in largo l’Italia alla ricerca di suggestivi luoghi da dipingere, così descrisse nel 1843 la città: “Rieti l’antica Reate, città dei Sabini, molto antica, sta sul Velino, all’estremità di una pianura ampia e fertile la cui bellezza può essere poco apprezzata solo da un visitatore frettoloso. Dalle numerose ville o dai vigneti sui fianchi delle colline boscose, che circondano dappertutto la campagna, si possono godere magnifiche vedute della città… Penso di aver osservato poche volte una scena più attraente di quella offerta dalle torri di Rieti e dal suo tranquillo mondo di vigneti, così come la vidi l’ultima sera del mio soggiorno. Il marchese Vecchiarelli, organizzò un piccolo trattenimento sulla terrazza del Cipresso… A cena restammo seduti alla luce splendente della luna piena, adagiata in mezzo ai rami dei vecchi alberi, con la città ai nostri piedi e le sue maestose montagne che formavano un fondale stupendo: la fantasia avrebbe a mala pena potuto creare una scenografia più perfetta di villeggiatura italiana…”. Per visitare Rieti bisogna andare adagio, passeggiare lentamente alla scoperta degli angoli più suggestivi, lasciarsi cullare dalla calma che avvolge il centro storico rimanendo stupiti dalla serenità dei suoi abitanti e dalla bellezza dei luoghi. L’itinerario urbano più interessante si snoda tra la via Roma e la via Garibaldi, cardo e decumano della città. Qui si affacciano i palazzi: Napoleoni, costituito da un quadrilatero con corte interna; Vecchiarelli, disegnato da Carlo Maderno con lo scenografico cortile considerato il “teatro in pietra”; Secenari, con la bella bifora del XV secolo prospiciente via Cappelletti; Vincenti Mareri, opera dell’architetto Giuseppe Valadier, situato davanti al teatro Flavio Vespasiano. Poco distanti dalla piazza principale, storiche chiese permettono di sviluppare un percorso conoscitivo sul tema degli angeli: l’“Angelo Custode” di Andrea Sacchi; gli angeli marmorei dell’ovale dell’“Immacolata Concezione” “Cavalli sellati” acquarello - Giovanni Fattori che sovrastano l’altare di Santa Barbara; gli angeli di Antonino Calcagnadoro, motivo decorativo della cappella del Crocifisso. Sono questi solo alcuni degli angeli che caratterizzano la cattedrale di Santa Maria. La settecentesca chiesa di San Rufo, al contrario custodisce il dipinto più importante della città di Rieti, “Tobiolo e l’Angelo” di Antonio Galli, detto lo “Spadarino”, opera precedentemente attribuita al Caravaggio e recentemente assegnata, come “Il Narciso” all’artista romano, fra i primi caravaggeschi. La passeggiata sulla “strada degli angeli” può continuare in direzione del Monumento ai caduti, in piazza Oberdan, ca- “Festa in costume” 1930 - Antonino Calcagnadoro ratterizzato da un armonioso angelo e poi verso la chiesa di San Giovenale, dove è possibile osservare il “Genio della Morte” di Bertel Thorvaldsen, allievo del Canova. Il bassorilievo realizzato per la tomba di Isabella Ricci Alfani, moglie di Angelo Maria Ricci, “La modella” 1893 - Federico Zandomeneghi 77 “Quartiere Tripolino” Tripoli 1925 - Antonino Calcagnadoro “La lettura” 1860 - Domenico Induno rappresenta un angelo che si staglia come un cammeo sulla pietra livida. La testa della figura è piegata leggermente di lato, gli occhi sono chiusi come se l’angelo fosse stato sopraffatto da un languido sonno, che nell’opera appare come l’immagine della morte. Oggi c’è un ulteriore valido motivo per visitare la città di Rieti: la mostra “La pittura italiana dell’Ottocento nelle collezioni private reatine con un omaggio ad Antonino Calcagnadoro nel settantesimo dalla scomparsa” (9 novembre 2005 - 26 febbraio 2006), che la Fondazione Varrone - Cassa di Risparmio di Rieti - ha allestito nella splendida cornice di Palazzo Potenziani. L’edificio, in origine proprietà dei principi Potenziani, è stato acquistato dalla Fondazione nel 2001 che ha eseguito importanti opere di restauro finalizzate a riportare l’immobile al suo antico splendore. La pittura italiana dell’Ottocento è stata 78 per lungo tempo trascurata in favore delle contemporanee scuole artistiche europee e, anche se oggi è stato possibile rivalutarla grazie alle numerose mostre realizzate negli ultimi anni e ai molteplici studi compiuti da critici e storici d’arte, molti artisti italiani sono ancora poco conosciuti e apprezzati. Per queste ragioni la Fondazione Varrone ha approntato una mostra che potesse focalizzare l’attenzione su artisti che con le loro opere hanno abbracciato tutto o quasi l’Ottocento italiano. Sono in mostra novantasei artisti che, con le loro creazioni, diedero vita ad un cambiamento di direzione nell’espressione pittorica in una panoramica che, sebbene non esaustiva, intende delineare il clima, le influenze e i principali temi trattati in un periodo caratterizzato da un continuo fermento e rinnovamento artistico. Sette delle undici sale adibite alla mostra ospiteranno le centosedici opere provenienti da collezioni private reatine. In esposizione per la prima volta al pubblico capolavori di artisti quali Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Francesco Guardi e Federico Zandomeneghi, solo per citare alcuni tra i più illustri. Le altre quattro sale ospiteranno invece le opere di un noto pittore reatino dell’Ottocento, Antonino Calcagnadoro, quale tributo in occasione del settantesimo dalla sua scomparsa. L’opera del pittore ha goduto nell’ultimo trentennio di un’ampia attenzione esegetica che ne ha scandagliato a fondo, quasi sempre con apporti degni di nota, qualità artistiche, affinità stilistiche, contenuti simbolici. Calcagnadoro è dunque abbastanza noto in tutti i suoi valori, ma la sezione della mostra ospiterà quasi tutte opere inedite, grazie alle quali sarà possibile ripercorrere il cammino artistico e le molteplici trasformazioni pittoriche di uno dei più importanti pittori del territorio reatino. Informazioni tel. 0746 491422 - cell. 338 2501943 Orario: feriali mattino (su richiesta) ore 10,00-13,00 pomeriggio ore 16,00-19,00 sabato domenica lunedì ore 10,00-22,00 ore 10,00-20,00 chiuso Catalogo: Edizioni Bora costo: € 40,00 acquistato alla mostra: € 15,00 studenti: € 8,00. €CO - FINANZIAMENTI È stato recentemente approvato il bando 2005 relativo al Programma Energia Intelligente per l’Europa (EIE) 2003-2006 che prevede contributi nel settore dell’energia volti all’efficienza e all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Il programma ha lo scopo di sostenere la politica energetica dell’Unione europea favorendo lo sviluppo sostenibile in questo specifico settore. Dedichiamo quindi la rubrica €CO-FINANZIAMENTI a presentare i contenuti del bando e le informazioni utili a riguardo. La rubrica dedica inoltre un richiamo al recente Decreto del Ministero delle Attività Produttive che ha sbloccato i contributi in conto energia per la produzione di energia elettrica da fonte solare. Al tema abbiamo dedicato uno specifico articolo nello scorso numero di ottobre. Al fine di diffondere un segnale preciso, avevamo lanciato la sfida ai soggetti beneficiari di esaurire tutta la potenza installabile già alla prima scadenza. E così è stato! Al 30 settembre 2005 le domande pervenute hanno già raggiunto la potenza installabile massima (100 MW). Il GRTN invita però a continuare a inviare le domande, in previsione di un nuovo provvedimento del Ministero delle Attività Produttive. Abbiamo quindi deciso di riportare in sintesi i contenuti del Decreto. COMMISSIONE EUROPEA Invito a presentare proposte per azioni nel settore dell’energia nel quadro del programma “Energia Intelligente-Europa” (adottato con Decisione 1230/ 2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26/06/2003 - GUUE L 176 del 15/07/2003) GUUE C 248 del 07/10/2005 Obiettivi e descrizione della programma Il programma EIE ha lo scopo di sostenere le politiche dell’Unione europea del settore dell’energia, delineate nel Libro verde sulla sicurezza dell’approvvigionamento energetico, nel Libro bianco sui trasporti e in altri testi legislativi comunitari connessi (comprese le Direttive sulla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, sulle prestazioni energetiche degli edifici e sui bio-combustibili). Scopo del programma è quello di favorire lo sviluppo sostenibile nel contesto dell’energia, apportando un contributo equilibrato al conseguimento degli obiettivi generali della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, della competitività e della tutela dell’ambiente. Il programma EIE è strutturato per 4 settori sottoelencati. SAVE: concerne il rafforzamento dell’efficienza energetica e l’uso razionale dell’energia in particolare nei settori dell’edilizia e dell’industria (escluse le azioni nell’ambito di STEER), compresa l’elaborazione e l’attuazione di misure legislative. ALTENER: concerne la promozione delle energie nuove e rinnovabili per la produzione centralizzata e decentrata di 80 energia elettrica e calore e la loro integrazione nell’ambiente locale e nei sistemi energetici (escluse le azioni nell’ambito di STEER), compresa l’elaborazione e l’attuazione di misure legislative. STEER: concerne il sostegno alle iniziative riguardanti tutti gli aspetti energetici dei trasporti, la diversificazione dei carburanti, mediante ad esempio nuove fonti di energia in fase di sviluppo e fonti di energia rinnovabili, e la promozione dei carburanti di origine rinnovabile e dell’efficienza energetica nei trasporti, compresa l’elaborazione e l’attuazione di misure legislative. COOPENER: concerne il sostegno alle iniziative relative alla promozione delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica nei paesi in via di sviluppo, in particolare nel quadro della cooperazione della Comunità con i paesi in via di sviluppo dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e del Pacifico. Le attività in questi settori del programma EIE devono ispirarsi a due grandi principi: - l’integrazione di strumenti, mezzi e soggetti; - l’integrazione dell’efficienza energetica e delle fonti di energia rinnovabili. Tipologia degli interventi Le priorità del programma EIE si articolano in 17 azioni chiave, di cui 12 di carattere verticale (per azioni che si concentrano su uno dei quattro settori) e 5 di carattere orizzontale (per azioni che riguardano diversi settori), per le quali si rimanda al testo del bando. Il bando invita a presentare proposte relative a tre tipi di azioni: Tipo 1 (Azioni generali o progetti); Tipo 2 (Sostegno alla creazione di nuove agenzie locali e regionali di gestione dell’energia); Tipo 3 (Supporto specifico per eventi e manifestazioni). La maggior parte dei finanziamenti erogati riguarda il Tipo 1. Per ciascuno dei settori specifici e delle azioni chiave il finanziamento è destinato ad azioni o progetti concernenti: a) promozione dello sviluppo sostenibile, della sicurezza dell’approvvigionamento energetico, della competitività e della tutela dell’ambiente; b) creazione, ampliamento o ristrutturazione di strutture e strumenti per lo sviluppo dell’energia sostenibile; c) promozione di sistemi e attrezzature nel settore dell’energia sostenibile per accelerarne la penetrazione sul mercato e stimolare gli investimenti diretti a facilitare la transizione dalla dimostrazione alla commercializzazione di tecnologie più efficaci; d) sviluppo delle strutture di informazione, educazione e formazione; utilizzazione dei risultati, promozione e diffusione del know-how e delle migliori pratiche; e) monitoraggio dell’attuazione e dell’impatto delle iniziative comunitarie, e delle azioni di sostegno; f) valutazione dell’impatto delle azioni e dei progetti finanziati nell’ambito del programma. Le azioni devono essere rivolte ad eliminare le barriere di mercato per una maggiore diffusione dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili. Tali azioni devono avere un significativo impatto a livello europeo e la più ampia rilevanza possibile per i cittadini e per le politiche europee. Per questo verranno preferite le proposte di elevato rilievo qualitativo che presentano piani di efficienza e un’ampia dimensione. Le azioni e i progetti elencati risultano complementari al VI Programma Quadro sulla Ricerca e lo Sviluppo Tecnologico, ma dato che il Programma EIE mira a eliminare le barriere di tipo non tecnologico, esso non finanzia i costi relativi alla ricerca, alla dimostrazione e agli investimenti in tecnologie. La durata massima per un’azione è di 36 mesi. Entità del contributo La sovvenzione intende favorire la realizzazione di un’azione che non potrebbe essere eseguita senza un aiuto finanziario comunitario secondo il principio del cofinanziamento. La Commissione prevede pertanto solo un finanziamento complementare e sussidiario ai contributi forniti dal beneficiario, dagli enti nazionali, regionali o locali e da altri organismi. Di conseguenza, l’importo della sovvenzione concessa non sarà superiore al 50% del totale dei costi ammissibili delle azioni di Tipo 1 e di Tipo 2. Per le azioni di Tipo 3, l’importo della sovvenzione non sarà superiore ad un massimale di 40.000,00 Euro e non potrà eccedere il 50% del totale dei costi ammissibili. I contributi in natura non sono considerati come costi ammissibili. Il budget totale è di 51 milioni di Euro. Beneficiari e localizzazione geografica Persona giuridica pubblica o privata, stabilita nel territorio degli Stati membri. Il programma è altresì aperto alla partecipazione di persone giuridiche dei paesi EFTA aderenti allo Spazio economico europeo e dei paesi candidati, sulla base di stanziamenti supplementari e secondo le procedure da concordare con quei paesi. Persone giuridiche di altri paesi possono essere ammesse a partecipare in casi motivati, ma non possono beneficiare del finanziamento comunitario. Le proposte di azioni relative a COOPENER devono comprendere anche organismi dei rispettivi paesi in via di sviluppo, quali subappaltatori. Presentazione domande e scadenza Per le scadenze e per una sintesi delle principali informazioni si veda la tabella. Azione Progetti (Tipo 1) Budget SAVE ALTENER STEER 40 COOPENER 5 Progetti previsti Scadenza n. minimo partecipanti 31/01/2006 Almeno 3 organizzazioni indipendenti da 3 Paesi 28/02/2006 Almeno 2 organizzazioni indipendenti da 2 Paesi Contributo 100 Agenzie per l’energia (Tipo 2) 5 25 31/01/2006 Almeno 2 autorità locali o regionali da 2 Paesi Eventi (Tipo 3) 1 25 30/11/2005 28/04/2006 1 o più organizzazioni Fino al 50% Fino al 50%; MAX 40.000 Euro Il sito dà notizia anche sulle giornate di informazione che si terranno durante il periodo di vigenza dell’invito a presentare proposte. Ministero delle Attività Produttive D.M. 28 luglio 2005 “Criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare” (Gazzetta Ufficiale n. 181 del 5 agosto 2005) Obiettivi e descrizione della misura Il decreto stabilisce un obiettivo nazionale di potenza nominale da installare pari a 300 MW entro il 2015, tuttavia gli incentivi vengono riconosciuti fino al raggiungimento di una potenza nominale di 100 MW, di cui: - 60 MW derivante da impianti di potenza maggiore o uguale a 1 kW e inferiori a 50 kW; - 40 MW derivante da impianti di potenza da 50 kW a 1 MW. Tipologia degli interventi Realizzazione di impianti fotovoltaici con potenza compresa tra 1 e 1.000 kW. Tipologia del contributo Il guadagno è dato da un lato dalla vendita dell’energia che viene prodotta, anche quella eccedente l’autoconsumo, che viene pagata allo stesso prezzo di quella che si paga in bolletta (circa 0,15 euro per kWh); dall’altro lato dall’incentivo variabile a seconda della potenza dell’impianto. Per gli impianti di potenza nominale da 1 a 20 kW, l’incentivo è di 0,445 euro per ogni kWh prodotto per un periodo di 20 anni. Per gli impianti di potenza nominale superiore a 20 e inferiori a 50 kW l’incentivo è di 0,46 euro per ogni kWh prodotto. Le domande pervenute vengono accolte sulla base della data di ricevimento. Infine per gli impianti di potenza nominale superiore ai 50 kW è previsto un sistema di incentivazione al ribasso. L’incentivo massimo è pari a 0,49 euro per ogni kWh prodotto. Viene data priorità alle domande che richiedono un incentivo minore. Gli incentivi vengono ridotti del 30% nel caso il beneficiario usufruisca della detrazione fiscale del 36% per interventi di recupero edilizio. Gli incentivi non sono previsti per impianti che usufruiscono di incentivi pubblici in conto capitale eccedenti il 20% del costo dell’investimento e che usufruiscono dei certificati verdi. Beneficiari Persone fisiche e giuridiche, compresi soggetti pubblici e condomini di edifici, responsabili degli impianti. Localizzazione geografica Territorio italiano. Presentazione domande e scadenza Le domande vanno presentate trimestralmente al Gestore della rete di trasmissione nazionale Spa (GRTN). La prossima scadenza è il 31 dicembre 2005. Ulteriori informazioni e i documenti necessari possono essere ottenuti consultando il sito internet del GRTN www.grtn.it e quello dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas www.autorita.energia.it Per avere maggiori informazioni e per scaricare l’invito a presentare le domande e il programma 2005, si rinvia alla pagina internet ufficiale: www.europa.eu.int/comm/energy/intelligent/index_en.html 81 IL NOSTRO PATRIMONIO DA SALVAGUARDARE Bagnaia (VT) VILLA LANTE: SUBLIMI GEOMETRIE D’ACQUA E DI VERDE testi e foto di Alberto Piastrellini Il viaggiatore che da Viterbo volga i suoi passi in direzione dei Monti Cimini, affascinante area verde, dotata di sentieri, tracciati per passeggiate a cavallo, aree attrezzate per pic nic e quant’altro si possa desiderare, fatto salvo il rispetto dei luoghi e della loro naturalità, può fermarsi, a circa 4 Km dalla Città dei Papi, nel piccolo centro di Bagnaia e salire verso la collina soprastante per immergersi nell’incanto di uno di quei giardini che hanno fatto la storia dell’architettura verde del ’500 italiano: Villa Lante. Oltre 22 ettari di parco, concepiti in primo luogo nei primi anni del ’500 quando il Cardinale Raffaele Riario volle creare una sua personale riserva di caccia, il “barco”, cintando con un alto muro la sommità di un intero colle. Successivamente i vari proprietari che si susseguirono nell’arco di quasi un secolo, i Cardinali: Niccolò Ridolfi (1538-1550); Giovanni Francesco Gambara (1568-1587); Federico Cornaro (1587-1590); Alessandro Peretti Montalto (1590-1623), apportarono modifiche consone alle proprie diverse esigenze e personalità aggiungendovi vari ambienti adibiti ad abitazione, scuderie, casini di caccia, seguendo i gusti e la moda del tempo in un gioco di sovrapposizioni e giustapposizioni di stili diversi. Il tutto sino al 1656 quando Villa e Giardino passarono in enfiteusi alla Veduta panoramica della Fontana del Quadrato 82 famiglia Lante della Rovere che ne mantenne la proprietà sino al 1933. Passeggiare nel Parco fra selve di elci secolari, platani, cedri ed ippocastani cullati dal gorgoglio dell’acqua che fa da motivo conduttore per tutte le fontane che si susseguono lungo il braccio principale dell’insieme architettonico (il giardino sale a terrazze sino alla cima del colle), significa andare con la memoria a suggestioni ariostesche di dame e cavalieri seduti presso ninfei e assorti in bei conversari. La grazia selvaggia di un angolo evoca l’immagine di vezzose altalene con damine rococò rubate alla tela di Fragonard… Lecci fronzuti e platani monumentali offrono coi loro tronchi spaccati e scavati dal fulmine invitanti alcove improvvisate per arcadici e pudichi amanti… Altrove geometriche siepi di bosso limitano i bordi di un labirinto verde dentro il quale vagheggiare di perdersi in compagnia di una bella Arianna senza tema del mitologico figlio di Pasife e Minosse… Ovunque il gorgoglìo morbido e chioccio dell’acqua che cade, scorre, si getta, ora impetuosa ora lenta e tranquilla, zampilla e si frange su rocce muscose e si sperde nell’aria a creare improvvisati ed effimeri arcobaleni. Il giardino non è solo un luogo di delizie e bellezza, bensì il frutto di un potente progetto volto a magnificare la potenza terrena di chi lo ha voluto (il Cardinale Gambara in primo luogo) e a celebrare la supremazia dell’uomo sulla natura. In questo senso, tutte le varie Fontane che sorgono a raccordare fra loro i diversi dislivelli in cui è separato il pendio del terreno, si schiudono, oggi come allora, al visitatore smaliziato, come le pagine di un libro di pietra e raccontano tante storie in un’allegoria piuttosto profana della Creazione. Naturalmente il “viaggio iniziatico” alla scoperta del “racconto segreto” dei giochi d’acqua di Villa Lante non tiene conto del normale percorso turistico che parte dalla parte più bassa (ingresso: Via Jacopo Barozzi) per risalire verso i terrazzamenti più alti. Proprio da qui inizia il “racconto”, dal “Monte della Pioggia” o Fontana del Diluvio; uno “scherzo” architettonico, un rustico ninfeo di rocce e pietrisco su cui si aprono sei “grotte” incorniciate da un intrico di rampicanti e capelvenere da cui sgorga e scroscia copiosa (nella parodia ideale di una “sorgente naturale”) l’acqua captata ai piedi del Monte San Valentino. La bassa vasca del ninfeo appare quasi completamente coperta dalla vegetazione galleggiante; roccia, vegetazione, acqua e opera dell’uomo rimandano a quell’idea di armonia arcaica fra Uomo e Natura. Da qui, seguendo il declivio del colle, si scende alla piccola rotonda di bosso che nasconde la Fontana dei Delfini (il nome nasce dalle otto coppie di delfini che ne caratterizzano il decoro principale), allegoria del mare e del dominio delle acque sulla terra durante il Diluvio. La fontana, di forma ottagonale si offre allo sguardo del visitatore in un insieme armonico di vasche degradanti dalle quali ogni sorta di elemento scultoreo, vasi, mascheroni, e rilievi di varia forma zampillano e gettano acqua che captata dall’ingegnoso acquedotto che raccorda fra loro tutte le creazioni idrauliche del parco, sgorga poco più avanti dalle fauci di una gambero (emblema del del Lombardelli. Sulle pareti e sui soffitti della Loggia del primo piano, un ciclo di pitture offrono al visitatore la “fotografia”dei luoghi Barco, della Villa di Bagnaia, del Palazzo di Caprarola e della Villa Estense di Tivoli, ai tempi della loro costruzione: ciclo voluto dal Cardinale Gambara per sottolineare la dipendenza ed il legame con le più potenti famiglie dei Farnese e degli Estensi. In primo piano la “Tavola del Cardinale” e in prospettiva la Fontana dei Giganti Cardinale Gambara) per defluire lungo il pendio, incanalata in un sistema di elementi scultorei modulari concatenati fra loro a rimandare al corpo metamerico di un ulteriore gigantesco gambero e fiancheggiati da una scalinata: è la Fontana della Catena. La cascatella della Catena sfocia, fra le chele del gambero, nel terrazzamento successivo aprendosi nella monumentale Fontana dei Giganti che prende il nome dalle due grandi statue sdraiate al fianco della vasca principale. I due colossi, di gusto classicheggiante raffigurano i fiumi Tevere ed Arno e alludono ai buoni rapporti fra il papato e la famiglia Medici di Firenze. Dopo il caos del Diluvio e il predominio di Nettuno, la Fontana dei Giganti rappresenta proprio il tempo di Giove, l’età della ragione in cui l’uomo è chiamato a sottomettere le forze della natura per dominarle ed asservirle al suo volere. Davanti al complesso della Fontana si apre infatti un viale spazioso dominato da un’alta vasca con i bordi molto ampi; è la Tavola del Cardinale, una fontana di utilità pensata come gigantesca mensa all’aperto dove improvvisare conviti e banchetti usufruendo di un lungo “taglio” centrale dove l’acqua serviva da rinfrescatoio per frutta e vivande. Il salto dalla terza alla seconda terrazza inserisce nel racconto l’elemento Fuoco con la Fontana dei Lumini, ripida e scenografica serie di vasche sovrapposte caratterizzate da un decoro di finte candele romane che “fiammeggiano” acqua al posto del fuoco. Da qui, lo sguardo si apre sulla crea- zione maggiore di questo magnifico parco: la Fontana del Quadrato o dei Quattro Mori. Al centro di un ampio pianoro, una cornice di labirinti di bosso incastona e racchiude un ampio quadrato d’acqua suddiviso in quattro bacini da altrettante passerelle balaustrate. Nel mezzo un triplice cerchio di vasche conduce lo sguardo verso il gruppo scultoreo che si eleva al centro del complesso: quattro figure maschili in peperino (reso nero dall’azione dell’acqua, di qui l’identificazione con dei Mori) reggono lo stemma di Sisto V, caratterizzato da una stella a varie punte che getta acqua in ogni direzione. Il “racconto” delle fontane raggiunge la sua fine: l’Uomo ha asservito il potere dei quattro Elementi della Natura e si diffonde in ogni angolo del mondo. Ma Villa Lante riserva ancora diverse sorprese come la teatrale Fontana di Pegaso (la prima che appare al visitatore), la Fontana dei Leoncini, e la curiosa Neviera, sorta di deposito per la neve da utilizzare durante i mesi caldi, voluta dal Cardinale Montalto talmente ghiotto di bevande ghiacciate al punto, così dicono, da morirne per l’abuso. Quasi coeva dello stupefacente Palazzo Farnese di Caprarola e della consorella Villa d’Este a Tivoli, l’architettura delle Palazzine di Villa Lante risulta curiosamente più semplice e funzionale quasi a voler sottolineare la predominanza del giardino sugli ambienti da abitare. Da sottolineare, la decorazione pittorica di alcuni interni, per la quale si fanno i nomi dei fratelli Zuccari, di Raffaellino da Reggio, del Tempesta e Fontana della Catena Particolare della Fontana di Pegaso Particolare della Fontana del Diluvio 83 i quesiti dei lettori: L’ESPERTO RISPONDE In quali conseguenze incorre l’impresa che effettua un trasporto di rifiuti con un automezzo non ricompreso tra quelli comunicati in occasione dell’iscrizione all’Albo? Secondo l’ormai consolidato orientamento della Corte di Cassazione (Cass. pen, Sez. III, sent. n. 1492 del 4 luglio 2000; Cass. pen, Sez. III, sent. n. 4373 del 5 febbraio 2004 ; Cass. pen, Sez. III, sent. n. 12374 del 1° aprile 2005), il trasporto di rifiuti effettuato con mezzi la cui utilizzazione non è stata comunicata all’atto dell’iscrizione nell’Albo delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, deve ritenersi svolto in violazione dei requisiti, delle condizioni e delle prescrizioni richiamate nell’atto abilitativo. Conseguentemente tale comportamento integra la violazione dell’art. 51, comma 4 del D. Lgs. n. 22 del 1997; ciò in quanto l’iscrizione è strettamente connessa alla categoria di inquadramento ed ai mezzi di trasporto utilizzati. Può un’Associazione ambientalista impugnare davanti al TAR una deliberazione comunale in materia urbanistica? In caso affermativo, può il ricorso essere proposto dalla sezione locale dell’Associazione? L’art. 18, comma 5 della Legge 8 luglio 1986 n. 349 (recante “Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale”) stabilisce che le associazioni individuate in base all’articolo 13 della medesima legge possono ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi. La giurisprudenza ha sempre ritenuto che gli articoli 13 e 18 della Legge n. 349/1986, attribuendo alle associazioni ambientalistiche una legittimazione eccezionale ad agire in giudizio a tutela dell’ambiente, non legittimassero le stesse associazioni ad impugnare provvedimenti di natura urbanistica (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, sent. n. 278 del 10 marzo 1998). Peraltro, nella recente sentenza n. 5205 del 30 settembre 2005, la Quarta Sezione del Consiglio di Stato, constatando che è sempre più difficile, se non quasi impossibile, individuare e separare block notes Milano, 23-25 novembre 2005 PVTECH EXPO 2a Mostra Convegno per l’industria manifatturiera italiana del fotovoltaico Sede: Palazzo delle Stelline - Corso Magenta, 21 - Milano Segreteria organizzativa: Artenergy Publishing srl Via A. Gramsci, 63 - 20032 Cormano (MI) Tel. 02 66306866 - fax 02 66305510 - [email protected] Parigi, 29 novembre - 2 dicembre 2005 POLLUTEC Salone internazionale delle strumentazioni, delle tecnologie e dei servizi per l’ambiente Sede: Parc des Expositions - Paris-Nord Villepinte 84 nettamente le questioni urbanistiche da quelle ambientali e rilevando che le relative opzioni ermeneutiche non possano comportare la violazione dei principi costituzionali in tema di diritto di difesa, sindacato sugli atti della pubblica amministrazione e di tutela degli interessi ambientali, ha riconosciuto la legittimazione delle associazioni ambientaliste a ricorrere avverso atti che, pur incidendo direttamente nel contesto urbanistico, siano lesivi dei valori ambientali. Relativamente al secondo quesito, va detto che, secondo l’orientamento prevalente, la speciale legittimazione delle associazioni di protezione ambientale - di intervenire nei giudizi per il danno ambientale e ricorrere in sede di giurisdizione amministrativa per l’annullamento di atti illegittimi - riconosciuta dall’articolo 18 della Legge n. 349/1986, riguarda l’associazione ambientalistica nazionale formalmente riconosciuta e non le sue propaggini territoriali, per cui queste ultime non possono ritenersi munite di autonoma legittimazione processuale, neppure per l’impugnazione di un provvedimento ad efficacia territorialmente limitata (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, sent. n. n. 5136C del 17 luglio 2004; Consiglio di Stato, Sez. IV, sent. n. 3878 dell’11 luglio 2001; T.A.R. Emilia Romagna, Parma, sent. n. 285 del 25 maggio 2005; T.A.R. Toscana, Sez. III, sent. n. 3180 dell’11 agosto 2004; T.A.R. Liguria, Genova, Sez. I, sent. n. 833 del 9 maggio 2004; T.A.R. Piemonte, Sez. I, sent. n. 1197 del 3 ottobre 2003). Va dato conto, tuttavia, che esiste anche un orientamento minoritario, secondo il quale la legittimazione ad agire va riconosciuta anche alle sezioni locali delle associazioni di tutela ambientale, giacché gli articoli 13 e 18 della Legge n. 349/1986 riconoscono in via generale tale legittimazione senza distinguere tra le varie articolazioni dell’associazione; sicché, sarebbe ingiustificatamente restrittiva un’interpretazione che, imponendo all’associazione limiti non previsti dal dettato normativo quanto alla facoltà statutaria di organizzarsi sul territorio, richiedesse sempre e comunque l’intervento degli organi centrali per l’esercizio in concreto di tale legittimazione (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, sent. n. 1414 del 17 marzo 2000; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. II, sent. n. 724 del 7 maggio 2005; T.A.R. Veneto, Sez. III, sent. n. 1629 del 1° marzo 2003; T.A.R. Marche, sent. n. 184 del 22 febbraio 2002 e n. 987 del 30 agosto 2001). Rubrica di informazioni utili Contatto italiano: Promosalons - Saloni Internazionali Francesi srl via Caradosso, 10 - 20123 Milano Tel. 02 4343531 - fax 02 4699745 [email protected] Roma, 28 novembre 2005 “Aree Marine Protette e Parchi Nazionali Costieri: best practice e esperienze a confronto” workshop promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio - Direzione Protezione della Natura Sede: Villa Celimontana - P.zza della Navicella Sede della Società Geografica Italiana Informazioni: Tel. 06 57225392 - 06 572287.05-09-22 [email protected] - [email protected] Inserto bimestrale della rivista Regioni&Ambiente Promosso da La Spezia Ravenna Savona Vado NOVEMBRE 2005 I Porti d’Italia, rivista bimestrale di approfondimento sui temi dei servizi ecologici portuali e della prevenzione dell’inquinamento, “sbarca” in questo numero in due importanti scali liguri: La Spezia e Savona. Per quanto riguarda La Spezia presentiamo una relazione dell’Autorità Portuale che affronta il tema della sostenibilità ambientale dello sviluppo dello scalo, mettendo in evidenza quanto fatto relativamente al monitoraggio precedente alle attività di dragaggio. Relativamente al porto di Savona, pubblichiamo un’intervista rivolta al Presidente dell’Autorità Portuale Cristoforo Canavese, che ci ha illustrato in modo approfondito e dettagliato l’evoluzione del porto negli ultimi anni e le linee di sviluppo che si intendono seguire. Come in ogni numero de I Porti d’Italia, l’Ansep-Unitam presenta anche le proprie aziende associate che con professionalità ed esperienza garantiscono una vasta gamma di servizi ecologici portuali e salvaguardano l’ambiente marino. Nell’abituale rubrica “Approfondimenti e normativa” il consulente tecnico dell’Ansep-Unitam, Com.te Guido Matteini, illustra la legge che ratifica l’adesione dell’Italia al Protocollo del 2003 alla Convenzione internazionale del 1992. Infine la rubrica delle “News” è interamente dedicata a Mauro Palmiero, recentemente rieletto Presidente dell’Ansep-Unitam, al quale abbiamo rivolto un’intervista. La partecipazione dell’associazione a MEDMAR 2005 (Ravenna, 26-28 ottobre 2005) è stata l’occasione per fare il punto dell’attività dell’Ansep-Unitam e per portare all’attenzione gli interventi necessari per ridurre i rischi di inquinamento del Mar Mediterraneo. Buona lettura. Il Segretario nazionale Ansep-Unitam Paolo Baldoni Autorità Portuale della Spezia ...................................................................... p. III Sviluppo e tutela ambientale SEPOR srl ...................................................................................................... p. V Un’azienda sempre all’avanguardia TRANSMARE snc ........................................................................................... p. VI Servizi marittimi nel comprensorio portuale di Savona - Vado Ligure Il porto di Savona Vado: idee chiare per il futuro ........................................ p. VII Intervista al Presidente dell’Autorità Portuale Cristoforo Canavese Approfondimenti e normativa ....................................................................... p. XI Novità legislative sul trasporto marittimo Pubblicata la legge che ratifica l’adesione dell’Italia al Protocollo del 2003 alla Convenzione internazionale IOPC Fund del 1992 News Ansep-Unitam ..................................................................................... p. XII Ansep-Unitam a MEDMAR 2005 Intervista al Presidente Mauro Palmiero Inserto bimestrale della rivista Regioni&Ambiente NOVEMBRE 2005 AUTORITÀ PORTUALE DELLA SPEZIA Sviluppo e tutela ambientale A cura dell’ Autorità Portuale della Spezia La Gestione Integrata della fascia costiera, finalizzata all’armonico sviluppo delle diverse potenzialità del Golfo della Spezia, nel rispetto e nella tutela ambientale, costituiscono un fattore discriminante e di competitività nel panorama dei traffici marittimi nazionali ed internazionali; per questo è diventata tra gli obiettivi principali di tutta la politica ambientale dell’Autorità portuale spezzina. Dove l’ecosistema risulta in equilibrio delicato e precario necessita, quindi, ridurre al minimo gli impatti salvaguardando gli aspetti ancora intatti; laddove, invece, risulta già compromesso necessita migliorare lo stato attuale, recuperando le caratteristiche naturali iniziali. L’ambizioso cammino verso l’ecosostenibilità ambientale delle attività portuali deve partire dal rispetto della normativa ambientale di tutti i settori e crescere in un processo di miglioramento continuo, permesso dall’adozione delle sempre migliori tecnologie. Perché ciò avvenga è necessario lo sviluppo di una nuova e più viva sensibilità ambientale da parte di tutti i concessionari demaniali ed, in primis, dell’organismo che ne ha il ruolo d’indirizzo programmazione e controllo. Da questo nasce la scelta dell’Ente spezzino di dotarsi di un Sistema di Gestione Ambientale conforme alla Norma UNI EN ISO 14001. La certificazione ambientale, conseguita nel Luglio 2005, ha permesso di tracciare il quadro del contesto ambientale attuale, individuando gli aspetti ambientali significativi (quindi sensibili o a rischio) di competenza diretta o indiretta dell’Autorità portuale. Dapprima sono state migliorate le procedure interne dell’Ente, relative alle attività impattanti; poi si è cercato di svolgere un ruolo trainante per i concessionari tramite una corretta divulgazione e la promozione di protocolli d’Intesa con Enti che si occupano delle problematiche ambientali. In questo contesto si inseriscono le numerose iniziative ambientali dell’Autorità portuale per le criticità/sensibilità che investono i diversi comparti dell’ecosistema costiero spezzino. Per quanto riguarda l’ambiente marino, già parzialmente compromesso, diverse sono state le iniziative volte alla tutela e al miglioramento. Considerato il forte impatto dello svasamento a mare dei rifiuti delle navi, è degna di nota la redazione, da parte dell’Autorità portuale, del Piano di Raccolta dei Rifiuti da nave in ottemperanza alle disposizioni del D.Lgs. 182/2003. Il piano è finalizzato alla riduzione degli scarichi a mare da parte delle navi e delle imbarcazioni da diporto e prevede: - l’adozione di un nuovo sistema tariffario che incentivi il corretto conferimento, migliorando la gestione di questa classe di rifiuti; - l’affidamento del servizio, tramite procedura ad evidenza pubblica, ad unico soggetto concessionario di comprovata esperienza ed opportunamente organizzato; - la divulgazione e la sensibilizzazione di tutte le categorie marittime/portuali relativamente alle principali problematiche inerenti l’inquinamento marino da nave; - l’introduzione della raccolta differenziata anche per questa categoria di rifiuti; - la facile ed accurata verifica dell’efficienza del sistema di gestione nel rispondere alle nuove necessità di smaltimento. L’impatto delle numerose attività commerciali, cantieristiche e industriali concentrate in un arco costiero così ristretto, l’impatto urbano legato a una depurazione fognaria, ad oggi, ancora insufficiente, nel contesto di un golfo separato dal mare aperto da una significativa diga foranea, hanno fortemente alterato l’equilibrio dell’ecosistema marino interno alla rada. Tali alterazioni, grazie alla discreta circolazione interna, non hanno compromesso la qualità dell’acqua, che presenta ancora i parametri sanitari necessari al mantenimento delle attività di mitilicoltura e di ittiocoltura, ma sono state registrate in maniera indelebile dai sedimenti, che risultano in diversi punti fortemente inquinati. Questo obbliga l’Autorità portuale (ed in generale qualsiasi soggetto che operi a mare) a prestare particolare attenzione anche nella realizzazione di opere di ordinaria manutenzione, quali ad esempio l’approfondimento dei canali e dei bacini portuali, impedendo l’eventuale dispersione nell’ambiente marino dei contaminati rimobilitati durante le attività. Per verificare che non si instaurino fenomeni diffusivi e dispersivi del materiale rimobilitato durante la realizzazione degli interventi a mare previsti dal nuovo Piano Regolatore Portuale ad opera delle correnti interne al golfo, l’Autorità portuale ha commissionato all’Intecno-DHI (agente esclusivo italiano della DHI danese) lo studio delle caratteristiche idrodinamiche del golfo e lo studio dei potenziali effetti delle nuove realizzazioni sulla circolazione interna alla rada. Per conoscere, poi, la risposta dell’idrodinamica marina interna al golfo alla variabilità delle condizioni meteorologiche, da tener presente in tutte le fasi operative e di monitoraggio, è stato finanziato lo studio MENFOR (condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) che ha come scopo la produzione di un metodo di previsione quantitativa dei tempi di flusso e delle ampiezze di meteomarea, basato sull’uso congiunto di barometri, mareometri, gravimetri e orologi. In collaborazione con ICRAM, ARPAL, Istituto Superiore di Sanità e USL locale, l’Autorità portuale della Spezia ha redatto, nel 2003, un dettagliato Piano di Monitoraggio per le attività di dragaggio, primo nel suo genere a livello nazionale III Piano di monitoraggio: Multibeam color del canale navigabile e dei bacini portuali nel porto mercantile (rilevamento tridimensionale della profondità del fondale). e degno di nota a livello internazionale. Il monitoraggio si estende da una fase pre-operam, volta a determinare la condizione di riferimento ossia di “bianco” (già realizzata nel 2003), ad una fase post-operam, volta ad accertare il raggiungimento di un nuovo equilibrio o il ripristino delle condizioni iniziali. Nell’ambito della fase pre-operam è stata ricostruita una fotografia dettagliata dell’area soggetta ad escavo a fini commerciali, grazie al rilievo MULTIBEAM, effettuato dai tecnici militari della nave Magnaghi, su disposizione del Dipartimento Militare Marittimo dell’Alto Tirreno. Sono state poi rilevate le caratteristiche fisico-chimiche ed ecotossicologiche della colonna d’acqua e monitorato lo stato delle biocenosi sensibili esterne alla rada tramite R.O.V. Per conoscere lo stato attuale dei fondali del porto commerciale e il loro grado di contaminazione è stata svolta una campagna di caratterizzazione dettagliata secondo una magliatura ristretta 50m per 50m. I risultati di queste analisi, riassunti nel Progetto Preliminare di Bonifica ICRAM 2005, hanno permesso l’individuazione e la delimitazione di aree da bonificare o da mettere in sicurezza d’emergenza, ai sensi del D.Lgs. 471/99. L’Autorità portuale della Spezia ha elaborato per ciascuna di queste il relativo progetto di bonifica/messa in sicurezza, (approvato dal Ministero dell’Ambiente) la cui messa in opera è, ad oggi, in itinere. Il particolare contesto geografico ha reso in passato il golfo spezzino tappa importante nelle rotte degli antichi traffici romani. Per questo l’Ente ha affidato a Marenostrum, in collaborazione con CONISMA e NOA, la realizzazione di una campagna d’indagine archeologica, propedeutica all’attività di escavo del fondale antistante la Banchina Ravano. Con rilievi Multibeam, Side-Scan Sonar, Sub Bottom Profiler e con l’ispezione di operatori subacquei esperti e saggi archeologici ad hoc, è stato possibile accertare l’assenza di eventuali reperti storici nell’area da approfondire. Per valutare l’entità dell’inquinamento legato alle acque di prima pioggia negli ambiti di propria competenza e per adottare le migliori tecnologie per mitigarlo, l’Ente ha incaricato l’Università di Genova di uno studio specifico in via di ultimazione. IV Altro punto critico emerso dall’analisi ambientale preliminare e motivo di malcontento per gli abitanti residenti nelle zone limitrofe al porto è l’impatto legato alle emissioni acustiche e atmosferiche connesse alle attività portuali. Queste forme di inquinamento presentano due componenti sovrapposte e difficilmente distinguibili tra loro: una portuale, legata alle attività di piazzale ed una urbana, legata alla viabilità. Per dare risposta a queste problematiche, che incidono direttamente sulla qualità della vita nei quartieri limitrofi alla cinta portuale, l’Autorità Portuale ha avviato una serie di Convenzioni con il Comune della Spezia e gli Enti di controllo ambientale, per lo svolgimento di campagne di monitoraggio specifiche. Per le emissioni, infatti, ad oggi si è conclusa la campagna condotta in collaborazione con ARPAL per il rilievo di PTS (con la determinazione di Pb, Cd, Ni, V), BTEX, IPA, PM10 in quattro stazioni, due interne e due esterne all’area portuale, disposte in parallelo due a due, per quantificare distintamente il contributo urbano da quello delle attività dei piazzali portuali. Contestualmente, nel periodo di giugno-luglio 2005, è stata condotta l’indagine fonometrica per valutare l’impatto acustico delle attività portuali, recepito dalle abitazioni adiacenti al perimetro portuale. I rilievi sono stati condotti in recettori abitativi interni, posti ai piani alti di edifici con finestre prospicienti all’area portuale in condizioni di finestre aperte e chiuse ed in corrispondenti recettori esterni a quota stradale. Le indagini sono state condotte in periodo diurno e notturno. Dall’analisi del clima acustico è emerso come sebbene la situazione sia difficile, rispetto al passato presenta un certo miglioramento. Vista inoltre la difficoltà nel distinguere il contributo legato alle attività portuali da quello connesso alla viabilità urbana, necessita un impegno diretto dell’amministrazione comunale e dei terminalisti per l’adozione, nei settori di competenza, di idonei sistemi mitigativi. Per rendere più efficiente il monitoraggio acustico ed atmosferico, l’Autorità portuale della Spezia ha in programma l’acquisto di un mezzo motorizzato che, attrezzato con fonometro e rilevatori di PM10, PM2,5, PTS (conformi alle prescrizioni ARPAL), funzionerà da centralina mobile, utile nelle aree critiche che necessitano di controlli più frequenti. SEPOR srl Un’azienda sempre all’avanguardia La Sepor, nata nel 1952 a La Spezia, si è sempre distinta in cinquant’anni di attività nel campo della tutela ambientale per la lungimiranza nel prevedere e implementare, nei suoi processi produttivi, l’evoluzione delle tecnologie di salvaguardia dell’ambiente. Con la realizzazione alla fine degli anni ottanta del primo impianto portuale nazionale per il trattamento di acque oleose e di sentina (in seguito ampliato ad altre tipologie di acque industriali), l’azienda ha completato il proprio ciclo produttivo che va dalle bonifiche navali ed industriali al trattamento dei reflui di risulta delle stesse. L’impianto sorge su un pontile autonomo posto all’interno del porto mercantile della Spezia e si avvale di due cicli di trattamento: chimico fisico e biologico; riceve e depura circa 40.000 tonnellate annue di acque oleose con un recupero di olio combustibile, quindi di energia riutilizzabile, di circa 4.000 tonnellate l’anno. La Sepor svolge inoltre il servizio giornaliero di ritiro rifiuti di cucina dalle navi che, prima di essere conferiti in discarica, subiscono un processo di sterilizzazione (in quanto provenienti da navi extra U.E.), al fine di eliminare eventuali microrganismi patogeni, virus, batteri e quindi forme di trasmissione di patologie infettive per gli animali; anche in questo caso l’azienda è stata una delle prime nel settore a dotarsi di un simile impianto, il cui obbligo è stato esteso a tutti i porti operanti nell’Unione Europea. Altra attività fondamentale della Sepor è il servizio antinquinamento marino che svolge quotidianamente con l’ausilio di battelli ecologici tecnologicamente avanzati di propria produzione sia nel porto mercantile che all’interno dell’arsenale militare: è in grado quindi di effettuare operazioni di emergenza nel caso di inquinamenti provocati da accidentali scarichi a mare di idrocarburi con notevoli capacità e rapidità di intervento. Oltre alle normali attività di bonifica di locali e cisterne di navi, Sepor srl si è distinta per l’attività di bonifica ambientale ed industriale in tutto il territorio nazionale. Il settore bonifiche ha sempre seguito con attenzione le necessità di rimuovere dagli impianti industriali quei residui di lavorazione che sono di ostacolo alle operazioni di manutenzione o che rappresentano un pericolo per gli operatori e l’ambiente. Le nostre operazioni di bonifica, mirate soprattutto al settore petrolifero, interessano serbatoi di stoccaggio e impianti di produzione nei quali l’asportazione preventiva dei residui di lavorazione (fondami, incrostazioni, vapori e gas) è necessaria per effettuare interventi di manutenzione in ambienti GAS-FREE. Di grande importanza è l’attività svolta per il recupero di siti industriali dismessi, dove spesso i rifiuti prodotti dalle attività lavorative, per la loro pericolosità, rendono necessarie operazioni di bonifica del suolo, degli impianti e delle strutture. La nostra dotazione di pompe specifiche, idropulitrici ad alta pressione ed autospurghi ADR, ci permette di effettuare le più svariate operazioni di bonifica e affrontare qualsiasi problematica preservando sempre l’ambiente circostante. Sepor srl significa anche Navoil srl, la società che con la propria organizzazione di rimorchiatori e motocisterne, svolge nei porti mercantili di Marina di Carrara e La Spezia il servizio di bunkeraggio alle navi per conto di Eni spa. La Direzione, per raggiungere la massima soddisfazione dei Clienti, per sviluppare ed attuare la propria politica e gestire i propri aspetti ambientali, mette in atto un sistema di gestione integrato conforme alle norme Iso 9001 e Iso 14001. Per maggiori informazioni e contatti: SEPOR TERRESTRE E MARITTIMA SRL Via del Molo, 64/B - 19126 La Spezia Tel. 0187 511535 - Fax 0187 511545 www.sepor.it - [email protected] Azienda Certificata UNI EN ISO 9001 e UNI EN ISO 14001 V TRANSMARE snc Servizi marittimi nel comprensorio portuale di Savona - Vado Ligure - - - La società, nata nei primi anni ’70 per fornire servizi barcaioli ai terminal petroliferi nella rada di Vado Ligure, è andata sempre migliorando le proprie attività, sviluppando ogni tipo di esperienza inerente l’ambito dei servizi marittimi. Oggi la Transmare snc: - offre servizi di trasporto passeggeri e merci nel compartimento marittimo di Savona; è concessionaria del servizio battellaggio nel comprensorio portuale di Savona - Vado Ligure; è concessionaria del servizio di stesura panne galleggianti e disinquinamento con skimmer nel compartimento marittimo di Savona; effettua operazioni di monitoraggio, rimorchi tra ToscanaLiguria e sud della Francia; effettua operazioni di discarica petroliere (connessione manichette, assistenza alla discarica, campionamenti cisterne) nella rada di Vado Ligure; è socio operativo di Castalia Ecolmar, operando nel compartimento marittimo di Imperia; effettua il servizio di pulizia degli specchi portuali di Savona e Vado Ligure. Allo scopo di fornire i migliori servizi nel rispetto delle norme UNI EN ISO 9002, la Transmare dispone di mezzi modernissimi adeguatamente armati ed equipaggiati. Dispone in particolare di: - due piattaforme contenenti ciascuna 500 metri di panne galleggianti off-shore pronte all’uso in 45 minuti dalla chiamata; - rimorchiatori attrezzati per il servizio speciale antinquinamento; - battelli disinquinanti; - veloci pilotine da 12 metri per l’assistenza; - mezzi di sollevamento a terra; - panne galleggianti portuali pronte all’utilizzo; - power-pack con skimmer da utilizzare a terra. Per maggiori informazioni e contatti: TRANSMARE di Conni - Polito & C. S.n.c. Via Aurelia, 322 17047 Vado Ligure (SV) Tel. e Fax 019 886062 [email protected] VI Il porto di Savona Vado: idee chiare per il futuro Intervista al Presidente dell’Autorità Portuale Cristoforo Canavese Gent.mo Presidente, se dovesse introdurre il porto di Savona oggi - magari a chi non lo ha mai visto o conosciuto - come lo descriverebbe? L’ambito di competenza dell’Autorità Portuale di Savona comprende due bacini portuali: Savona e Vado Ligure, distanti fra loro circa 4 km. I due porti costituiscono una ideale porta di accesso ai mercati del Sud Europa, cui sono collegati da efficienti canali di comunicazione. Nel nodo autostradale di Savona si incontrano l’autostrada costiera A10, verso Ventimiglia e la Francia a Ovest e Genova, Milano e Roma a Est, e la A6 verso Torino e i valichi alpini. Inoltre, da Savona partono linee ferroviarie costiere per la Francia e Genova e linee di penetrazione verso il Sud Europa, attraverso Torino e Alessandria, con elevati margini residuali di utilizzo, senza interventi infrastrutturali. Grazie alla movimentazione in costante crescita, oltre 14 milioni di tonnellate nel 2004, il porto di Savona Vado si colloca tra i primi 12 porti italiani per volume di traffico e dà occupazione a circa 2.000 persone, mentre altrettante lavorano nell’indotto. Servizi ad altissima specializzazione caratterizzano il porto che eccelle nel settore general cargo, è il più importante scalo tirrenico per l’import-export di rinfuse alimentari e il principale punto di approvvigionamento di materie prime per le industrie dell’Italia Settentrionale tramite diversi impianti specializzati per ogni tipo di rinfuse solide e liquide. Savona è home port della flotta di Costa Crociere, e vi transitano oltre 600.000 passeggeri/anno. Al porto di Vado, head office di Forship, fa capo la linea di traghetti Corsica Ferries, con circa 400.000 passeggeri/anno. Comprensorio ricco di un patrimonio d’arte e storia e favorito dalla bellezza del paesaggio, dal clima eccellente e dal mare pulito (Bandiera Blu dell’Unione Europea da tre anni consecutivi), il savonese è splendida meta per rilassanti vacanze, mentre il porto è un ideale punto di partenza per itinerari turistici su navi da crociera, traghetti o yacht. Quanto e come è cambiato il porto di Savona negli ultimi anni? Negli ultimi anni è stata portata a definitivo compimento la riforma prevista dalla legge 84/94, con la riorganizzazione dei servizi portuali e delle attività terminalistiche e la regolamentazione del lavoro portuale. Con investimenti congiunti della parte pubblica e privata, sono stati sviluppati programmi di intervento per l’espansione delle opere marittime e delle infrastrutture portuali e logistiche ed è stato avviato un articolato processo di trasformazione urbanistica e funzionale del waterfront savonese; sono state create le condizioni per l’insediamento di primari operatori internazionali in vari settori di attività, attraendo cospicui investimenti privati. Inoltre si è consolidato un costruttivo rapporto fra le diverse componenti della comunità portuale, che si è tradotto in un miglioramento della qualità dei servizi offerti dallo scalo, in risposta alle differenziate esigenze dell’utenza e dei mercati. Al di là del riscontro più evidente che viene dai buoni incrementi delle movimentazioni portuali, sono questi elementi a delineare il positivo bilancio dell’attività condotta in questi anni, in cui si sono poste solide basi per affrontare le grandi sfide del futuro. Quali restano gli obiettivi ancora da perseguire nel suo mandato, nel breve, medio e lungo termine? Il porto di Savona Vado ha sempre più un ruolo centrale per l’intero tessuto socioeconomico savonese, afflitto da un progressivo declino in molte delle sue componenti. In questo quadro, la portualità e la logistica sono indicate come gli elementi chiave per il rilancio del sistema economico della provincia. Tra i primi passi da compiere c’è sicuramente l’attuazione del Piano Regolatore Portuale, ratificato dalla Regione Liguria nell’agosto scorso. Con le espansioni previste dal Piano, il porto di Savona Vado acquisterà competitività in nuovi settori, e per l’ambito savonese si schiuderanno molteplici opportunità di sviluppo per attività legate alla distribuzione, in analogia a quanto già oggi accade nell’interporto di Vado. In quest’ottica, efficienti assi di collegamento con le regioni vicine e spazi attrezzati per attività logistiche sono elementi imprescindibili affinché il sistema locale possa inserirsi con successo nello scenario competitivo internazionale. Anche questo fronte vede l’Autorità Portuale fortemente impegnata: gli interventi per il potenziamento delle connessioni viarie dei due bacini e per il completamento del raccordo ferroviario del porto di Vado, e il progetto per la gestione del traffico ferroviario portuale sulle linee via S. Giuseppe, verso la Valbormida e i mercati interni, sono iniziative che rispondono a esigenze di mobilità già oggi evidenti, ma traguardano gli scenari di traffico legati agli sviluppi di Piano Regolatore. Quali progetti/iniziative sono già stati avviati o proseguono con particolari risultati? A che punto è il Piano Operativo Triennale? I programmi di intervento dell’Autorità Portuale per gli anni passati hanno consentito di avviare e portare a compimento le progettualità definite dal vigente Piano Regolatore: VII può rivolgersi alle strategie di sviluppo definite dal nuovo Piano Regolatore, a cominciare dall’elemento centrale costituito dalla piattaforma multipurpose (rinfuse e container) e da tutti gli interventi necessari per assicurare che le nuove iniziative possano svilupparsi senza scompensi per il territorio e l’ambiente, oltre che per le attività portuali già presenti nel comprensorio. In particolare, il nuovo terminal container di Vado Ligure avrà una superficie di circa 200.000 m2 (per una potenzialità annua di circa 600.000 TEU) e una banchina di 700 m di lunghezza, con profondità di accosto da 15 a oltre 20 m, caratteristica unica per l’alto Mediterraneo. Al fine di realizzare l’intervento in temi brevi, l’Autorità Portuale sta valutando la possibilità di utilizzare procedure di finanza di progetto previste dalla legge 109/1994, ricercando attraverso un bando internazionale un soggetto interessato a cofinanziamento, progettazione, realizzazione e successiva gestione del terminal. Individuato l’operatore con l’inizio del 2006, nel corso dell’anno sarà sviluppata la progettazione della struttura e successivamente potrà essere avviata la costruzione, con durata dei cantieri di 48 mesi. Si prevede dunque che il terminal possa essere pienamente operativo a partire dal 2010. mettendo in cantiere opere per oltre 170 milioni di Euro nell’ultimo decennio, l’Autorità Portuale ha provveduto al potenziamento delle infrastrutture portuali e logistiche, avviando nel contempo un articolato processo di trasformazione urbanistica e funzionale del waterfront savonese. Tra i principali progetti portati a termine di recente, va ricordata la realizzazione del nuovo impianto per rinfuse solide degli Alti Fondali, dove possono essere accolti i vettori di qualunque dimensione, in relazione al pescaggio (-19,50 m) e alle attrezzature di movimentazione (scaricatore continuo da 2.000 t/h). Il terminal è servito da linee ferroviarie, mentre è in corso la costruzione del raccordo alla linea funiviaria di collegamento con i parchi di stoccaggio di San Giuseppe di Cairo. Guardando al futuro, il Piano Operativo Triennale 2006/2008 VIII E per quanto riguarda il fronte passeggeri? Il Palacrociere, realizzato dall’Autorità Portuale insieme a Costa Crociere ed inaugurato il 24 novembre 2003, ha un altissimo valore simbolico quale primo elemento del piano di rinnovamento della città e quale caso esemplare di condivisione pubblico-privata per la realizzazione di un progetto che racchiude straordinarie valenze di sviluppo economico, trasformazione urbanistica, ricadute sulla comunità locale. E se i turisti che sbarcano a Savona (530.000 nel 2004, oltre 600.000 previsti nel 2005) rappresentano occasioni di crescita per il commercio e il settore turistico, essi costituiscono anche un veicolo della nuova immagine di Savona e del suo territorio nel mondo. Per questo non appena ultimata la prima fase di potenziamento del terminal, l’Autorità Portuale ha predisposto i progetti per il suo sviluppo, ponendo come primo obiettivo l’individuazione di un’ulteriore accosto dedicato, per poter ospitare simultaneamente tre navi, come richiesto da Costa Crociere. Il progetto elaborato prevede la liberazione dell’intero sporgente di Calata delle Vele dalle attività di cantieristica oggi presenti e il rettilineamento della banchina esistente sul versante interno dello sporgente, per ottenere un fronte di accosto di 325 m. Parallelamente, per accogliere al meglio gli incrementi di traffico, sarà realizzata un’espansione del Palacrociere, e saranno potenziati gli spazi dedicati ai parcheggi per le auto degli ospiti e per i pullman. I lavori per la realizzazione del nuovo progetto, per il quale è prevista una spesa di 8,7 milioni di Euro, saranno appaltati nella primavera 2006 e si concluderanno entro dicembre 2007. Si segnalano particolari esperienze di “buone pratiche” di gestione ambientale all’interno del porto? Negli ultimi anni tutte le attività poste in essere sono state pianificate con un occhio di particolare riguardo allo sviluppo compatibile della portualità Savonese con il territorio circostante. Il piano regolatore Portuale ne è la più recente tangibile dimostrazione. Mi preme ricordare l’articolato intervento, il cui inizio risale al 1999, relativo alla realizzazione del sistema di antinquinamento e di monitoraggio della qualità delle acque nere nella rada di Vado Ligure e, più recentemente, la realizzazione del nuovo terminal per le rinfuse minerali solide alle banchine degli alti fondali del bacino di Savona, da poco ultimato, che risponde nella fase costruttiva a tutte le esigenze di salvaguardia dell’ambiente circostante. Ma non solo, già da tempo è in esercizio nel nostro porto il Terminal per le rinfuse alimentari, quello per le rinfuse di nicchia e i due specializzati per lo sbarco del cemento che operano nel pieno rispetto delle autorizzazioni rilasciate dall’Amministrazione Provinciale di Savona in materia di emissioni in atmosfera. È comunque impegno costante dell’Autorità Portuale l’attività di sensibilizzazione nei confronti delle imprese verso il rispetto dell’ambiente, nonché l’azione di controllo circa la corretta esecuzione delle operazioni portuali in conformità ai dettami normativi, sia per quanto concerne i traffici rinfusieri sia per quanto riguarda la gestione dei depositi di merci IMO, sia infine per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti prodotti dalle navi che toccano il nostro scalo. In tema di rifiuti, come giudica le novità introdotte dal D.Lgs. 182 del 2003 che recepisce la Direttiva europea 59 del 2000? La direttiva Europea 59/2000 prende spunto da una triste realtà: molte, troppe navi scaricano in mare i propri rifiuti. Il D.Lgs. 182 ha il dichiarato obiettivo di limitare tale pratica assegnando ai porti nazionali il compito di riorganizzare il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti e dei residui del carico prodotti dalle navi, rendendolo più rispondente alle evoluzioni tecnologiche di cui sono dotate le navi e di realizzare impianti per il trattamento delle diverse tipologie dei rifiuti liquidi affidando il servizio a società particolarmente specializzate. Il lato debole del provvedimento è l’obbli- IX gatorietà degli investimenti abbastanza rilevanti che sono posti a carico degli utilizzatori. Questa scelta fa sorgere seri problemi agli scali di medie dimensioni o che comunque gestiscono quantitativi di rifiuti alimentari e liquidi molto modesti e tali da non consentire interventi produttivi da parte di operatori, rendendo pertanto difficoltoso in termini economici il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla disposizione di legge. Quali suggerimenti si sente di dare a chi vuole percorrere questa strada? Sicuramente quella di creare un sistema proporzionato alla propria realtà e alle risorse a disposizione tenendo presente che si tratta di un processo in continuo divenire che ha la possibilità di ampliarsi nel tempo. Importante è l’acquisizione del concetto di essenzialità del rispetto e della tutela dell’ambiente. L’Autorità Portuale di Savona, insieme a quelle di Genova e La Spezia, ha avviato il processo per la certificazione del sistema di gestione ambientale. Come procedono le attività? Con decisione unanime nel corso del 2004 i Presidenti delle Autorità Portuali liguri aderirono di buon grado alla proposta della Regione Liguria di adoperarsi per il raggiungimento della Certificazione Ambientale UNI EN ISO 14001. I colleghi hanno raggiunto la meta prefissata gli scorsi mesi e il porto di Savona sta procedendo a marce forzate verso l’audit che dovrebbe portare entro la prima decade del mese di dicembre all’ottenimento da parte del RINA della certificazione. Alcuni mesi fa è stata resa pubblica la politica ambientale dell’Autorità e in quest’ultimo periodo si sta mettendo a punto la documentazione che l’Ente certificatore ha ritenuto indispensabile per il rilascio della certificazione. Pensate di coinvolgere in questo impegnativo quanto importante processo anche i vari terminalisti e operatori del porto? Senza dubbio la certificazione ambientale dell’Autorità Portuale non è un traguardo da raggiungere, ma l’inizio di un percorso da seguire tutti assieme: ha soprattutto un significato promozionale. Attraverso la condivisione dei vantaggi derivanti da tale approccio, l’obiettivo è quello di coinvolgere tutte le imprese che creano impatti sull’ambiente. Non posso che ribadire che il raggiungimento dei risultati dipende dalle azioni concordemente intraprese da tutti i soggetti interessati alle problematiche ambientali. Quali sono gli impatti ambientali che avete preso in esame e che state cercando di ridurre? Gli obiettivi che le Amministrazioni si sono poste riguardano la riduzione dei consumi di energia elettrica e dei consumi idrici, la realizzazione di un’isola ecologica, la caratterizzazione degli scarichi a mare delle acque piovane provenienti dai piazzali, la realizzazione di una nuova viabilità di accesso al porto, la prevenzione all’inquinamento delle acque marine da idrocarburi. A questo proposito sarà operativo da fine anno il sistema di monitoraggio continuo della rada di Vado che consentirà l’attivazione immediata di interventi di emergenza in caso di eventuali sversamenti di prodotti petroliferi. Alcune di queste iniziative sono di stretta competenza dell’Amministrazione e altre vedono impegnati insieme all’Amministrazione le imprese che operano in porto e nei confronti delle quali viene esercitata influenza e controllo. È fuor di dubbio che gli impatti più significativi siano generati da attività indirette. Proprio al fine della loro regolamentazione e del loro controllo sono state definite procedure operative la cui osservanza è stata demandata al controllo del sistema di gestione ambientale. X RUBRICA Approfondimenti e normativa NOVITÀ LEGISLATIVE SUL TRASPORTO MARITTIMO Pubblicata la legge che ratifica l’adesione dell’Italia al Protocollo del 2003 alla Convenzione internazionale IOPC Fund del 1992 di Guido Matteini La legge n. 130 del 12 luglio 2005, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 13 luglio 2005, ratifica l’adesione dell’Italia al Protocollo del 2003 alla Convenzione internazionale del 1992, relativo all’istituzione di un Fondo complementare internazionale per il risarcimento dei danni causati dall’inquinamento da idrocarburi, fatto a Londra il 16 maggio 2003. Tale disposizione normativa dà piena e intera esecuzione al predetto Protocollo a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, in conformità a quanto disposto dall’articolo 21, paragrafo 2, del Protocollo stesso. Gli adempimenti più importanti di detto protocollo, come per la Convenzione originaria, riguardano i destinatari degli idrocarburi quindi il Ministero delle Attività Produttive che ai sensi degli articoli 12, e 13, del Protocollo, e sulla base degli articoli 9 e 10 del decreto del Presidente della Repubblica 27 maggio 1978, n. 504, è tenuto a trasmette le informazioni previste dall’articolo 10 del citato DPR del 1978 anche al direttore del Fondo complementare. Il risarcimento dei danni provocati dall’inquinamento da idrocarburi trasportati dalle navi e disciplinato storicamente da due convenzioni internazionali: la convenzione internazionale del 1969 sulla responsabilità civile per i danni provocati dall’inquinamento da idrocarburi (Civil Liability Convention, convenzione CLC) e la convenzione internazionale del 1971 costitutiva di un fondo internazionale per il risarcimento dei danni causati dall’inquinamento da idrocarburi (International Oil Pollution Compensation Fund, convenzione IOPC o convenzione Fondo), entrate in vigore rispettivamente nel 1975 e 1978 e successivamente modificate nel 1992, mediante due protocolli, allegati alle convenzioni stesse, entrati in vigore nel 1996. Dette Convenzioni istituiscono un sistema di responsabilità a due livelli fondato su una responsabilità oggettiva, non condizionata quindi da un comportamento dovuto a colpa o negligenza, ma limitata del proprietario della nave, e su un fondo finanziato dagli stessi destinatari degli idrocarburi che eroga un risarcimento complementare alle vittime di inquinamento da idrocarburi che non possono ottenere un risarcimento completo del danno dal proprietario della nave. Fino all’adozione del presente Protocollo il risarcimento massimo erogabile dal fondo IOPC era di circa 162 milioni di euro. La comunità internazionale, soprattutto a seguito dell’incidente dell’Erika, nel dicembre del 1999, ha messo in discussione, in questi ultimi anni, l’adeguatezza dei massimali di risarcimento, e ritenendo insufficiente il vigente sistema dell’IOPC Fund, ha percepito la necessità di creare un meccanismo complementare in grado di garantire alle vittime di inquinamento da idrocarburi un completo risarcimento per le perdite o i danni subiti. Nel febbraio del 2000 è stato istituito in sede internazionale un gruppo di lavoro per discutere sulla necessità di miglio- rare l’attuale regime internazionale di responsabilità ed il sistema risarcimento dei danni provocati da inquinamento da idrocarburi, i cui lavori si sono conclusi con l’approvazione, da parte dell’Assemblea IOPC, il 19 ottobre 2001, di una bozza di Protocollo, alla Convenzione del 1992, per l’istituzione di un “Fondo Complementare”. Successivamente il 16 maggio 2003 la suddetta bozza di Protocollo è stata adottata nel corso di un’apposita Conferenza Diplomatica tenutasi presso l’IMO di Londra. Obiettivo prioritario del Protocollo per il “Fondo Complementare” è quello di garantire risarcimenti adeguati, rapidi ed efficaci a quei soggetti che subiscono un danno causato da inquinamento da idrocarburi provocato da petroliere, nei casi in cui l’ammontare del risarcimento disponibile, nel quadro delle convenzioni CLC e IOPC del 1992, sia insufficiente a soddisfare integralmente le richieste. L’importo complessivo del risarcimento pagabile dal Fondo Complementare ai sensi del presente articolo è limitato rispetto ad ogni incidente, in modo tale che la somma totale di questo importo e 1’ammontare del risarcimento effettivamente pagato ai sensi della convenzione CLC del 1992 e della convenzione Fondo del 1992 non ecceda 750 milioni di unità di conto. Detti massimali di risarcimento, previsti dal fondo complementare sono stati fissati a 750 milioni di SDR (special drawing rights, diritti speciali di prelievo), che al momento dell’adozione corrispondevano a circa 920 milioni di euro. Con la presente legge, quindi, l’Italia, da tempo impegnata in ambito comunitario ed internazionale nella lotta all’inquinamento marino provocato da idrocarburi, conclude la procedura di ratifica del Protocollo 2003, aderendo compiutamente all’istituzione del “Fondo Complementare” a quello già previsto dalla Convenzione Internazionale del 1992 per il risarcimento dei danni provocati da inquinamento da idrocarburi. XI RUBRICA NEWS ANSEP-UNITAM Ansep-Unitam a MEDMAR 2005 Intervista al Presidente Mauro Palmiero Dal 26 al 28 ottobre 2005 si è svolta al Pala De Andrè di Ravenna la prima edizione di “Mediterranean Ports & Marittime Conference Conferen and Exhibition - MEDMAR 2005”. La manifestazione, organizzata da Camera di Commercio, Autorità Portuale, Provincia e Comune di Ravenna, ha offerto, attraverso la zona espositiva, un ideale luogo di incontro e confronto per Autorità e operatori dell’industria marittima dei Paesi del Mediterraneo. In sede di conferenza, MEDMAR ha affrontato temi di rilievo relativi ai porti e alla navigazione del Mediterraneo, quali l’armonizzazione delle normative e degli strumenti di sicurezza e di protezione ambientale, la condivisione e diffusione di nuove tecnologie, lo sviluppo di nuove vie commerciali. L’Ansep-Unitam ha partecipato ai lavori presentando importanti contributi tecnici sui delicati temi cari all’associazione, di cui presenteremo i contenuti nei prossimi numeri de “I Porti d’Italia”. Abbiamo colto l’occasione per intervistare Mauro Palmiero, recentemente rieletto Presidente dell’associazione. Sig. Mauro Palmiero, il 27 ottobre 2005 è stato rieletto per la seconda volta, all’unanimità Presidente dell’associazione Ansep-Unitam. Quali sono, oggi, gli obiettivi dell’Associazione? Con molto piacere mi ritrovo ancora una volta alla guida di un’Associazione che da 3 anni a questa parte è notevolmente cresciuta. Oggi conta 41 associati presenti nella quasi totalità dei Porti italiani. Molti dei nostri obiettivi li abbiamo raggiunti, e ogni giorno lavoriamo costantemente per il raggiungimento XII di altri, in particolare cerchiamo di consolidare i nostri rapporti sia a livello centrale con i vari Ministeri, sia a livello locale presso le varie Autorità Portuali e Autorità Marittime, con le quali collaboriamo spesso, fornendo importanti contributi tecnici, essendo la principale associazione di categoria nei servizi ecologici portuali. Oltre ad essere un valido supporto per questi enti, forniamo ogni giorno un’importante assistenza nella risoluzione di diverse problematiche quotidiane ai nostri associati. L’Associazione è dapprima impegnata alla tutela dell’ambiente marino, attraverso il buon funzionamento degli impianti di ricezione portuaria per il conferimento dei rifiuti provenienti dalle navi. Al riguardo quali tipi di inquinamento da parte delle navi sono soggetti i nostri mari? Definendo l’inquinamento come “Introduzione diretta o indiretta da parte umana, di sostanze o energia nell’ambiente marino... che provochi effetti deleteri quali danno alle risorse viventi, rischio per la salute umana, ostacolo alle attività marittime compresa la pesca, deterioramento della qualità dell’acqua per gli usi dell’acqua marina e riduzione delle attrattive”, possiamo distinguere 3 tipi di inquinamento: inquinamento sistematico, causato dall’immissione continua nel tempo di inquinanti (scarichi fognari, reflui industriali, dilavamento terreni, e così via); inquinamento operativo, causato dall’esercizio di natanti (lavaggio cisterne, scarico delle acque di zavorra e di sentina, ricaduta fumi, vernici antivegetative, e così via); inquinamento accidentale, causato da incidenti (naufragi, operazioni ai terminali, blow-out da piattaforme, rottura condotte). In particolare l’Associazione cerca attraverso le sue strutture radicate nei vari Porti, di contrastare l’inquinamento sistematico e operativo, in particolare quello dovuto allo scarico illecito di rifiuti sia solidi che liquidi in mare. www.studiogmonline.com Quali sono le conseguenze negative di tutti questi tipi di inquinamento? A tutti questi tipi di inquinamento sono strettamente legati seri danni all’ecosistema marino, tra i quali posso fare alcuni esempi: eutrofizzazione delle acque, in particolare aree come la Laguna di Venezia, distese di rifiuti solidi grassi e semisommersi, rifiuti che si spiaggiano ogni anno, chiazze di rifiuti liquidi in galleggiamento, inquinamento sommerso, diffusione di microalga giapponese. Quale problematica ha portato all’attenzione durante le giornate MEDMAR 2005 tenutosi a Ravenna? La nostra associazione ha fornito un importante contributo nell’organizzazione di due sessioni nei giorni 26 e 27 ottobre, dedicate alle problematiche ecologiche portuali dal titolo “Enviromental Protection: How to prevent Marine Pollution” e “Enviromental Protection: non accidental marine pollution from marine traffic” che ha visto l’importante partecipazione di autorevoli relatori. In tale occasione ho evidenziato come la presenza di adeguati impianti portuali di raccolta per i rifiuti e i residui del carico prodotti dalle navi, costituisce elemento indispensabile alla lotta all’inquinamento sistematico e operativo. Un’adeguata capacità impiantistica per la ricezione di tali rifiuti costituisce presupposto fondamentale per l’intercettazione degli stessi. Il D.Lgs. n. 182/2003 “Attuazione della Direttiva 2000/59/CE relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi ed i residui del carico” ha reso più incerte le percentuali dei conferimenti, in quanto ha previsto un apposito sistema derogatorio all’obbligo di conferimento dei rifiuti da parte di una nave in un porto di scalo. Consentendo quindi alla stessa di trattenere a bordo tali rifiuti. Questo comporta una serie di controlli, che spesso purtroppo non ci sono, incrementando il pericolo di abbandono dei rifiuti in mare, evitando quindi i costi di conferimento. Tutto ciò diventa alquanto più problematico considerato l’alto rischio igienico sanitario per i rifiuti alimentari di camera e cucina. Per evitare che il nostro mare diventi la pattumiera del futuro, la nostra Associazione si batte ogni giorno affinché l’obbligo anziché deroga nel conferimento, possa costituire la certezza che il rifiuto venga regolarmente smaltito anziché illecitamente abbandonato in mare. ANTINQUINAMENTO AVARIE MARITTIME BROKERAGE CREWING ELABORAZIONE DATI ESTIMO NAVALE PERIZIE E CONSULENZE SHIP MANAGEMENT SINISTRI MARITTIMI TRASPORTI MARITTIMI Studio GM - via Ruggero Fiore, 27 - 00136 Roma - tel. +39.06.39030257 - fax +39.06.39886308 - e-mail: [email protected] XIII ANSEP-UNITAM ORGANI DIRETTIVI Comitato Direttivo Mauro Palmiero - Presidente Stefano Sperti - Vice Presidente Paolo Baldoni - Segretario Antonio Orlandi - Consigliere Giuseppe Amara - Consigliere Adamo Fioretti - Consigliere Raffaele Rais - Consigliere Enrico Pipia - Consigliere Giorgio Mori - Consigliere Amerigo Cafferata - Past President Revisori dei Conti Alberto Spezialetti - Presidente Piero Castellitti Angelo Carella Giuseppe Saia Consulente Tecnico Com.te Guido Matteini ANSEP-UNITAM Sede legale: Via Molo di Levante - 00054 Fiumicino Roma Sede operativa - Segreteria: Zona Molo Sud - 60100 Ancona Tel. 071/2070614 - Fax 071/206957 www.ansepunitam.it - [email protected] Rivista mensile di informazione e aggiornamento di cultura ambientale Direttore Responsabile: Andrea Massaro Editore: Free Service s.r.l. Aut.Trib. di Ancona n. 1/2000 del 4/1/2000 Sede amministrativa, Direzione, Redazione, Grafica: via del Consorzio, 34 60015 Falconara M. (AN) Tel. 071 9161916 - Fax 071 9162289 www.onon.it [email protected] Responsabile Marketing: Fabio Bastianelli Direttore Artistico: Vinicio Ruggiero Stampa: BIEFFE s.r.l. via Zona Industriale P.I.P. 62019 Recanati (MC) ASSOCIATI ANNO 2005 AUSIMARE srl - CROTONE BATTELLIERI CAGLIARI sas - CAGLIARI BONIFICHE.COM spa - GENOVA - PALERMO C.N. TALAMONE sas - TALAMONE (Gr) CONEPO SERVIZI scarl - MARGHERA (Ve) ECOLOGIA 2001 srl - ISOLA DI CAPO RIZZUTO (Kr) ECOLOGIA OGGI - LAMEZIA TERME (Cz) ECOTARAS Società Ecologica spa - TARANTO EURECO srl - PALERMO FIUMICINO HARBOUR SERVICES srl - FIUMICINO (Rm) FULMAR snc - ANCONA GE.S.P.I. srl - AUGUSTA (Sr) GESTIONE PONTONI srl - AUGUSTA (Sr) GIUSEPPE SANTORO sas - GENOVA GMB Costruzioni srl - PALERMO Gruppo GARBAGE SERVICE srl - ANCONA GUARDIE AI FUOCHI DEL PORTO DI VENEZIA scarl - MARGHERA (Ve) I.MAR.S. srl - SAVONA srl IMPRESA TURRITANA - PORTO TORRES (Ss) LABROMARE srl - LIVORNO “LA PORTUALE II” scarl - CATANIA NIGROMARE srl - TARANTO NUOVA CARLETTI sas - PIOMBINO (Li) OROMARE spa - GENOVA PATANIA SERVIZI MARITTIMI srl - AUGUSTA (Sr) RIMORCHIATORI RIUNITI PORTO DI GENOVA - GENOVA RIMORCHIATORI SICILIANI srl - PALERMO S.A.I.G.A. srl - CAGLIARI SCAM snc - GELA (Cl) SEA SERVICE srl - TRIESTE SECOMAR - MARINA DI RAVENNA (Ra) S.E.PORT srl - CIVITAVECCHIA (Rm) SEPOR Terrestre e Marittima srl - LA SPEZIA SERVIZI ECOLOGICI PORTO DI GENOVA - GENOVA COOP. S. GIORGIO BARCAIOLI srl - SIRACUSA SIMAP srl - RAVENNA TERNULLO CRISTOFORO srl - AUGUSTA (Sr) THARROS MARITTIMA snc - ORISTANO TRANSMARE snc - VADO LIGURE (Sv) TRAPANESE TRASPORTI srl - TRAPANI ciano magenta giallo nero stampata su carta riciclata n°11 Novembre 2005 Anno VI n° 11 NOVEMBRE 2005 Free Service Edizioni Anno VI € n° 7/8 LUGLIO/AGOSTO 2004 Anno V €3,60 3,80 ciano magenta giallo nero