Molte volte la pesca è stata descritta guardando alle tradizioni e al
passato. Molto poco è stato detto sugli aspetti sociali e di gestione
che operano in questo settore variegato, interdisciplinare e sempre più
complesso a motivo dei cambiamenti socioeconomici e di stili di vita
della turbolenta epoca attuale.
Il proposito di questo scritto è dare al lettore l’opportunità di guadagnare conoscenza sui possibili sentieri di indirizzo per pensare il futuro
della pesca dilettantistica, partendo dalla conoscenza del dettato legislativo che regola il settore (L.R. 7/2005 e R.R. 54/2005).
ARCI PESCA FISA
Comitato Regionale Toscano
VIE D’INDIRIZZO
PER LA PESCA
NELLE ACQUE INTERNE
DELLA REGIONE TOSCANA
Realizzato con il contributo della
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ELISABETTA VENTISETTE
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ELISABETTA VENTISETTE
VIE D’INDIRIZZO PER LA PESCA
NELLE ACQUE INTERNE DELLA REGIONE TOSCANA
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ARCI PESCA FISA TOSCANA
Via Mercadante, 28 - 50144 Firenze
Realizzato col contributo della Regione Toscana
Settore Faunistico Venatorio, Pesca Dilettantistica, Servizi alle Imprese Agricole
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Questo libro è un vero e proprio “viaggio” nel mondo della pesca in Toscana e ha il
pregio di evidenziare la valenza sociale spesso legata alle attività di pesca ricreativa e
sportiva che riescono a coinvolgere persone di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali, fino
ad arrivare a costituire un insostituibile supporto conoscitivo anche per i ragazzi e le ragazze
in età scolastica.
Pescare è stata per millenni una propensione innata nell’uomo, ma oggi per muovere alla
scoperta di questa emozionante attività è necessario una sorta di “manuale” per appassionati
e guide alla pesca che aspirino a capire le logiche di gestione di un settore tutt’altro che
banale. Questo testo riassume i principi e le finalità che la pesca dilettantistica persegue in
Toscana ed il modo di intendere una realtà che va ben oltre l’aspetto sportivo, perché fa
riscoprire il rapporto spesso perduto con il nostro territorio.
È infatti interesse comune la conoscenza e la tutela degli ambienti fluviali e dei corpi
idrici della nostra regione, come lo è il rispetto dei pesci nelle peculiarità delle loro varie
specie.
L’Assessorato alla Pesca della Regione Toscana ha voluto contribuire alla realizzazione
del libro per dare modo a tutti i cittadini di avvicinarsi ad un’attività da tempo libero e
sportiva che attivamente cerca di preservare gli equilibri dinamici, perché vitali, del
patrimonio naturalistico, fluviale e ittico.
Mettendo al centro dell’attenzione l’atteggiamento responsabile del “fattore umano”,
artefice di sviluppo sostenibile per l’intero settore primario, la pesca permette di riscoprire il
rapporto relazionale tra l’uomo e il mondo dell’acqua, risorsa sempre più preziosa per la
vita tutta, e per l’economia.
Gianni Salvadori
Assessore Agricoltura e Pesca Regione Toscana
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INDICE
CAPITOLO PRIMO
SCOPO DEL MANUALETTO DI PESCA
1.1. Finalità
1.2. Casi di studio notevoli
1.3. Metodo di lavoro
Note
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CAPITOLO SECONDO
PRESUPPOSTI PER ANDARE A PESCARE
2.1. Pesca dilettantistica e macrosettore primario
2.2. Licenza di pesca
2.2.1. Licenza di tipo B
2.2.2. Licenza di tipo C
2.2.3. Licenza di tipo D
2.2.4. Licenza di tipo A
2.3. Pesca senza licenza
Note
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15
16
16
16
16
17
17
CAPITOLO TERZO
METODI E MODI DI PESCA
3.1. Andare a pescare nel modello per prossimità e nel modello per attrazione
3.2. Metodi consentiti per la pesca
3.2.1. Canna da pesca
3.2.2. Amo
3.2.3. Moschiera e camoliera
3.2.4. Mazzacchera
3.2.5. Bilancia
3.2.6. Tirlindana
3.2.7. Retoni
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3.3. Attrezzatura
3.4. Periodi di pesca
3.5. Gare di pesca
Note
CAPITOLO QUARTO
FAUNA ITTICA
4.1. Zone di pesca in visione dinamica
4.2. Limiti di cattura e altri limiti
4.3. Principali pesci d’acqua dolce della Toscana
4.4. Altri pesci da conoscere per rispettarli
4.5. Pesci da non pescare
4.6. Indirizzi di gestione per la pesca agli alloctoni
Note
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24
24
25
27
29
30
34
35
36
37
CAPITOLO QUINTO
DOVE PESCARE E DOVE NON PESCARE
5.1. Destinazione di pesca
5.2. Posto di pesca
5.3. Tabelle di segnalazione
5.3.1. Campi gara
5.3.2. Zone di protezione
5.3.3. Zone di frega
5.3.4. Zone a regolamento specifico
5.4. Pesca da natante
5.5. Laghetti
Note
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41
42
42
42
42
42
43
43
44
CAPITOLO SESTO
TUTELA E SORVEGLIANZA
6.1. Governance e volontariato
6.2. Controlli, sanzioni, interventi
6.3. Morie di pesci
6.4. Infortunistica sul fiume
Note
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QUALCHE CONSIDERAZIONE DI SINTESI
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CAPITOLO PRIMO
SCOPO DEL MANUALETTO DI PESCA
1.1. Finalità - 1.2. Casi di studio notevoli - 1.3. Metodo di lavoro
1.1. FINALITÀ
La pesca ricreativa ha sempre goduto di elevata considerazione da parte del pubblico. Per
sua stessa natura ha delle caratteristiche che la distinguono e la rendono assolutamente
peculiare rispetto alle altre attività per il tempo libero all’aria aperta. (i) Innanzitutto, lo
spiccato radicamento sul territorio - e sull’identità del territorio - in cui si esplica ne
personalizza le varie forme in una declinazione di intensità che va dall’apparente staticità
della pesca in fiume, fino alle più energiche e lente camminate in acqua per la pesca in
torrente. (ii) Inoltre, si propone come un’attività di per sé non invasiva, perché nel
complesso le sponde dei corsi d’acqua tendono ad essere curate e preservate
naturalisticamente e generalmente non sono in competizione diretta con molte altre forme di
utilizzo alternativo. (iii) Oltretutto offre l’opportunità di stare a contatto con l’ambiente
naturale anche vicino casa, quindi senza dover affrontare i costi di lunghe percorrenze di
destinazione.
Queste caratteristiche (la pesca ricreativa è declinabile in un’ampia gamma di
personalizzazioni, vuole essere un’attività ambientalmente sostenibile, produce benessere
a costi minimi1) compendiate in un’unica attività, la pesca ricreativa appunto, la rendono
nell’immaginario collettivo un’esperienza accomunata a momenti felici capaci di
baipassare i gap generazionali e di incentivare il coinvolgimento sia individuale, sia di
intere famiglie.
D’altra parte gli stili di vita attuali hanno ridotto significativamente le occasioni di
sperimentare spontaneamente la pesca fin da ragazzi, diminuendo notevolmente la
confidenza con essa. Gli attributi di stima e di rilevanza guadagnati nel passato, se non
accompagnati da un recupero di familiarità e di consapevolezza, non bastano oggi ad
indicare un percorso di crescita per la pesca che la rafforzi sia nella statura (ossia nella
grandezza attuale), sia nella vitalità (ossia in un processo di innovazione coerente con i
bisogni emergenti della società).
Iniziare ad andare a pescare “partendo dal nulla”, ossia senza essere guidati da
qualcuno, per quanto un tempo ritenuto banale, oggigiorno può ragionevolmente
sembrare impegnativo e disincentivante. Perfino scegliere “dove” andare a pescare
diventa una decisione difficile, perché in larga misura si è perso il legame cognitivo col
territorio, quello che deriva dal frequentarlo e dallo scoprirlo in tutte le sue parti, anche
quelle meno note, con un conseguente impoverimento delle possibili occasioni di
esperienze di pesca. Il momento dell’iniziare a pescare, che fino a pochi decenni fa non
era neppure concepito come fase meritevole di attenzione specifica perché considerato
atto di per sé naturale, ha acquisito invece una valenza sua propria e preponderante, e
diventa un momento strategico per strutturare il progressivo divenire della pesca
ricreativa. Non a caso nel 2009 è nata a Firenze una Scuola di Pesca al colpo a carattere
continuativo riservata ai ragazzi. Gli insegnanti, pescatori sportivi, introducono e
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accompagnano i giovani alle prime esperienze di pesca, in un contesto collettivo volto a
formare il carattere per affrontare le competizioni sportive, ma soprattutto attento a
valorizzare la salvaguardia dell’ambiente acquatico e in particolare il rispetto della fauna
ittica.
È su questa linea di dinamismo sociale che la pesca, intesa come entità concettuale, deve
farsi proattiva e anticipare i bisogni emergenti del suo pubblico per rimanere in sintonia con
la gente. Ed è proprio sulla base di queste considerazioni che è parso utile provare a redigere
un manualetto che introduca all’andare a pescare con gli occhi di chi si accinge a provare a
farlo oggi, in una società profondamente cambiata nei ritmi e nei caratteri rispetto ai decenni
precedenti e che è tutt’ora in continuo divenire.
1.2. CASI DI STUDIO NOTEVOLI
Sono state prodotte varie pubblicazioni con l’intento di approfondire e di divulgare le
buone pratiche di pesca responsabile. Risale agli '80 il primo “Codice di Condotta
Responsabile della Pesca Sportiva”, risultato di un’ampia consultazione tra le maggiori
associazioni di pesca sportiva, col coordinamento, tra gli altri, di Arci Pesca.
Altre associazioni hanno intrapreso un analogo percorso di responsabilità col
concorso delle amministrazioni dei rispettivi governi. Ne è un esempio il Codice di
condotta per la pesca di fiume (“Code of Conduct for Coarse Anglers”) prodotto nel
Regno Unito dalla National Angling Association (2002), recepito e approvato
dall’Environment Agency2 (che poi ne ha elaborato una versione di sintesi in formato
divulgativo). Coerentemente l’Environment Agency, istituto centrale per la
regolamentazione della pesca ricreativa in Inghilterra e nel Galles, ha saputo estrapolare,
esplicitandole, le due componenti della pesca ricreativa, ossia la dimensione umana e la
dimensione faunistica3: per un verso la pesca ricreativa è diretta a “migliorare la qualità
della vita delle persone”, per un altro verso è indirizzata a “valorizzare la fauna
selvatica”. Conseguentemente l’Environment Agency deve adempiere ai suoi doveri di
mandato non solo promuovendo le buone pratiche di gestione delle risorse ittiche4, ma
anche le condizioni di pesca di per sé5.
In generale, negli ultimi anni a livello europeo e internazionale si è andato affermando
un ampio interesse per l’aspetto, oltre che naturalistico-ambientale, proprio socioeconomico della pesca ricreativa e sportiva. Si ricorda al riguardo il Codice Pratico per
la Pesca Ricreativa (“Code of Practice for Recreational Fisheries”) prodotto nel 2007
da EIFAC (European Inland Fisheries Advisor Commission), complemento e
integrazione del Codice di Condotta per la Pesca Responsabile (“Code of Conduct for
Responsable Fisheries”) realizzato dalla FAO nel 1995. In particolare l’Art.6 del
documento dell’EIFAC raccomanda alle amministrazioni di deliberare e di aggiornare
regolarmente la politica e gli indirizzi di governo per la gestione e lo sviluppo della
pesca ricreativa a livello sia nazionale, sia regionale, sia, possibilmente, internazionale6.
Il fine è quello di proteggere e promuovere l’esercizio della pesca ricreativa e l’uso
sostenibile delle risorse ittiche ad essa dedicate7. Quanto suggerito come indirizzo
politico di governo è declinato a livello di gestione8 e di ricerca9.
In Toscana la duplice finalità (umanistica e naturalistica) della pesca ricreativa pare
sottintesa, restando forse ancora prioritaria l’attenzione istituzionale alla fauna.
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1.3. METODO DI LAVORO
La necessità di provare a redigere questo manualetto per la pesca dilettantistica ha lo
scopo di canonizzare e di rendere più popolari le regole, e soprattutto “il senso delle regole”
riguardo all’andare a pescare, a fronte del continuo fiorire dei bisogni di un settore che, al
pari del turbolento divenire sociale, è oggi più che mai in trasformazione. Parlare di tutta la
pesca dilettantistica parrebbe troppo generico nel suo contenuto universale per poter
esercitare una grande utilità su un pubblico adulto; anche parlare delle “buone pratiche”
potrebbe parere oggi troppo avulso dalle molteplici casistiche contestuali per non risultare
semplicistico e vischioso nel rapporto personale con l’imprevisto e col divenire.
Pertanto, per enucleare in maniera non arbitraria gli aspetti più importanti di conoscenza
della pesca dilettantistica, mi sono attenuta al percorso della rispettiva legge vigente, la
Legge Regionale 7/2005 e del relativo Regolamento n.54/R, affrontandoli con un approccio
discorsivo, con l’intento non di spiegarli – opera peraltro troppo ambiziosa per poter essere
risolta in un manualetto - quanto di soffermare l’attenzione sugli aspetti su cui è
imprescindibile essere informati per chiunque si accinga ad andare a pescare. Ho cercato di
restare fuori dalle possibili controversie su elementi particolari, e di riflettere solo sui
passaggi e sulle azioni essenziali, al contempo tenendo conto responsabilmente della
ragione “storica” necessariamente contenuta nello stesso testo legislativo.
Questo tipo di riflessione vorrebbe proseguire il percorso di costruzione di una coscienza
civica e umanistica rispetto alla pesca ricreativa, che ne possa valorizzare la cultura e quindi
il contributo specifico dell’uomo e della donna “pescatore” rispetto alla più impersonale
attenzione alla risorsa ittica (che tutti – e non solo il pescatore – dovrebbero curare perché
pertinente al più ampio contesto ambientale). Dovrebbe risultarne almeno la sensazione del
possibile rifiorire di un settore che ha bisogno di innovazione nelle modalità e nelle
relazioni, per poter iniziare, quindi, una riscoperta moderna della pesca per l’oggi.
Coerentemente col suggerimento dell’EIFAC (cfr. precedente nota 9), ho aperto ogni
capitolo con un paragrafo che precede la lettura del testo normativo con un’integrazione di
natura socio-economica. È una struttura di elaborazione che vorrebbe dischiudere verso un
raccordo unitario, e quindi suggerire una logica di trattazione sistemica, dei precetti
normativi illustrati. Rimandando alla lettura integrale di queste parti, peraltro già di per sé
molto sintetiche, di seguito mi limito ad enunciare per sommi capi le tematiche in cui si
articola il libretto, che risulta strutturato in sei capitoli.
A questo primo, dal carattere di inquadramento motivazionale, segue un capitolo che
richiama i presupposti per andare a pescare, ossia la fase della scelta del “come” si inizia. È
affrontato il tema della licenza di pesca, proprio a pretesto per fare emergere da subito la
natura interdisciplinare della pesca dilettantistica: dall’origine economica avita nel
cosiddetto “settore primario”, alla natura del “diritto” di pescare.
Il terzo capitolo è dedicato agli aspetti tecnici della pesca ricreativa (ossia ai mezzi
consentiti per pescare, all’attrezzatura e a congegni particolari come i retoni) e al tempo
della pesca (altro aspetto, quello del “quando” pescare, che richiederebbe una trattazione
interamente dedicata per essere affrontato rispetto alle differenze nell’opportunità delle
stagioni, delle condizioni atmosferiche, delle ore del giorno). Tra i fattori tecnici è stato
compreso un cenno alle gare di pesca, sebbene ancora circoscritto ai presupposti basici
carpiti dalla legge.
Il capitolo quarto certo non può che essere interamente dedicato ai pesci, come da
tradizione, seguendo però un approccio deliberatamente funzionale all’utilità informativa di
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chi va a pescare, ossia confermando il pescatore protagonista dell’approccio seguito nella
trattazione. Infatti i pesci sono elencati in maniera funzionale alle informazioni utili per chi
pesca, e quindi in successione di “livello” tra quelli che è più comune pescare fino a quelli
che non si possono proprio pescare. Al tempo stesso questa successione non casuale, ma
ragionata, tiene alta l’attenzione sulle diverse caratteristiche naturalistiche delle varie specie
di fauna ittica e quindi serve a spiegare il perché dei differenti gradi di tutela a seconda della
tipologia.
Il capitolo quinto afferisce all’aspetto territoriale del “dove” andare a pescare. Finalmente
il luogo diventa elemento strutturale esplicitamente deliberato dell’andare a pescare, e difatti
è questo che spesso determina non solo le estreme differenze tra un tipo di pesca e l’altro,
ma soprattutto le diverse caratteristiche comportamentali e di atteggiamento dei pescatori.
Infine, il capitolo sesto amplia un poco il contenuto del mero compendio legislativo,
perché cerca di affrontare gli aspetti che potrebbero essere considerati eccezionali: la
vigilanza, le procedure per intervenire in caso di morie di pesci, i più comuni e specifici
rischi in cui può imbattersi chi pesca.
Non un manualetto esaustivo, quindi, ma funzionale ad acquisire quel minimo di
sensibilità, di minor vaghezza e di spessore per la pesca dilettantistica, quale auspicio e
preludio di una nuova popolarità culturale e umanistica della pesca ricreativa oggi reale.
NOTE:
1
Caratteristica, questa riferita ai costi, un po’ diversa per la pesca sportiva che, come tutti gli sport, genera
specializzazione, perfezionamento anche tecnico e, quindi, di conseguenza, anche investimenti diretti per
acquisire un’attrezzatura perfezionata.
2
Environmental Agency nel Regno Unito è un organo pubblico esecutivo non ministeriale afferente alla
Segreteria di Stato per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali, e nel Galles è un organo di Governo
afferente al Ministero per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile.
3
Environment Agency (2000), An Environmental Vision, Bristol, UK, Environment Agency.
4
“There are two important components which recognize the human and fish dimensions of recreational
fisheries, namely <improving the quality of life> and <enhancing wildlife>. Thus the Environment Agency
has to meet its statutory obligations as the Government’s environmental regulator while promoting angling
and good fishery management practice, a situation that can lead to a conflict of interest between angling and
the environment”. Hickley P., Chare S. (2004), Fisheries for non-native species in England and Wales:
angling or the environment?, Fisheries Management and Ecology, p.204.
5
“Biodiversity is enhanced and fish stocks are managed sustainably for the benefit of wildlife and people”.
“We are the lead government agency for freshwater and migratory fisheries and work closely with
landowners and anglers to enhance both the economic and social value of fishing”. Environment Agency,
Corporate Plan 2011-15, UK, Environment Agency, p.11, 15.
6
“Article 6 – Policy and institutional frameworks. With regard to recreational fisheries, governments,
national, regional and international administrations and individual decision-makers, within their
competencies and capabilities, should: (1) establish, and regularly review and update, the policy and
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regulatory frameworks for the management and development of recreational fisheries nationally, regionally
and locally, and where necessary, internationally, to protect and promote the opportunities for recreational
fishing and the sustainable use of recreational fisheries resources; provide the necessary resources,
information and infrastructure for management, conservation and sustainable development of the sector; (2)
provide the necessary resources, information and infrastructure for management, conservation and
sustainable development of the sector; (3) ensure that representatives of the recreational fisheries sector are
consulted in the decision-making processes and involved in the other activities related to aquatic ecosystem
management, conservation and planning; (4) promote the establishment of procedures and mechanisms at the
appropriate administrative level to settle conflicts that might arise within the recreational fisheries sector,
between fisheries resources users and between other direct and indirect users of aquatic ecosystems”. EIFAC
(2008), EIFAC Code Of Practice For Recreational Fisheries, Rome, European Inland Fisheries Advisory
Commission, p.7.
7
In particolare l’Art.12 del sopracitato documento dell’EIFAC suggerisce che: la moderna ricerca sulla
pesca ricreativa, avendo bisogno di adottare un approccio multidisciplinare e interdisciplinare per la
soluzione dei problemi, estende il dominio tradizionale della ricerca biologica sui pesci ed esplicitamente la
integra con le scienze sociali ed economiche. “Recreational fisheries will need to adopt a multidisciplinary,
interdisciplinary and transdisciplinary approach to problem solving. Research programmes should promote
study designs that will succeed across research disciplines. Modern recreational fisheries research extends
the traditional fisheries biology research domain and explicitly integrates the social and economic sciences”.
EIFAC (2008), op. cit., Art.12.2.
8
EIFAC specifica che la gestione della pesca ricreativa è materia multidisciplinare che richiede l’analisi del
complesso sistema delle risorse della pesca ricreativa, l’interazione tra i sub sistemi sociale ed ecologico, e
comunicazione e cooperazione effettive tra i vari soggetti detentori d’interessi. Le decisioni di governo
dovrebbero partire dalla comprensione dell’intero sistema, e usare sia la conoscenza di tipo scientifico che
quella di tipo tradizionale. EIFAC, op. cit., Art.11.3, 11.9.
9
La moderna ricerca per la pesca ricreativa va oltre la ricerca tradizionale sulla biologia dei pesci e la integra
esplicitamente con le scienze sociali ed economiche. EIFAC, op. cit., Art.12.2.
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CAPITOLO SECONDO
PRESUPPOSTI PER ANDARE A PESCARE
2.1. Pesca dilettantistica e macrosettore primario - 2.2. Licenza di pesca – 2.2.1. Licenza
di tipo B – 2.2.2. Licenza di tipo C – 2.2.3. Licenza di tipo D – 2.2.4. Licenza di tipo A –
2.3. Pesca senza licenza
2.1. PESCA DILETTANTISTICA E MACROSETTORE PRIMARIO
La natura della pesca dilettantistica, al pari della pesca in generale, è la medesima delle
tante attività che almeno fino a non molti anni fa erano ricomprese nel c.d. “settore
primario”. Si tratta di attività che andavano incontro ai bisogni primari dell’individuo e della
società senza richiedere una trasformazione industriale dei prodotti trattati.
L’attribuzione della natura della pesca dilettantistica al “settore primario” può essere
ricondotta essenzialmente a due motivazioni. (i) Innanzitutto, in ragione delle sue
caratteristiche intrinseche, la pesca ha a che fare con l’impossessarsi di risorse naturali, al
pari della raccolta delle castagne, dei funghi, del legno, del miele, delle conchiglie e degli
altri prodotti selvatici. (ii) Inoltre nella pesca – anche se ricreativa – è sempre stato
importante il momento teleologico (da telòs, che in greco significa “scopi”), ossia di
soddisfazione del bisogno alimentare del pescatore10, non importa se ricorrente di un paniere
alimentare povero – come un tempo – o a intervallare pressoché solo simbolicamente un
paniere alimentare assai variegato – come oggigiorno -.
Considerazioni ulteriori del legame tra pesca e settore primario possono scaturire nel
riflettere sul momento della produzione, spesso taciuto e trascurato ma comunque
funzionale alla pesca dilettantistica, perché, al pari del prodotto agricolo, anche il “prodotto
ittico” ha bisogno di attenzioni nell’essere coltivato e raccolto. Un cenno all’importanza di
questa fase può essere letto nel richiamo esplicito fatto dalla legge che in alcuni tratti
prevede addirittura specifiche zone di protezione e zone di frega, mentre nei laghetti a
pagamento la fase della raccolta è funzionale al mantenimento delle capacità di carico
ottimali dell’impianto.
Negli ultimi decenni la pesca ricreativa non è stata usata in maniera strumentale per
procurarsi cibo perché in Toscana era ormai pratica comune ributtare in acqua il pescato in
acque interne, fatta eccezione per le acque a salmonidi. Conseguentemente il senso di
“coltivare” (ossia, dall’etimologia latina, di “prendersi cura”) le condizioni contestuali al
pescare col tempo si è affievolito e la pesca dilettantistica ha iniziato a sentirsi stretta
nell’ambito del solo settore primario.
A questa presa di coscienza ha contribuito anche la distinzione della pesca dilettantistica
(settore autonomo dalla pesca professionale) tra “pesca ricreativa” e “pesca sportiva”.
Quest’ultima (pesca sportiva) è ormai talmente specializzata da riservarsi un’identità
autoreferente, che sente stonati accostamenti troppo stretti con altri settori di appartenenza
(compreso quello sportivo), e rivendica alcuni peculiari “distinguo” anche rispetto al settore
primario (o al “mondo agricolo tout court” che dir si voglia).
D’altro canto, con l’avvento della società post-industriale non solo per la pesca, ma
pressoché per tutte le attività, e soprattutto per quelle tipiche del settore primario (in primis
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per l’agricoltura) si è iniziato inevitabilmente a riflettere su questioni di rapporti
intersettoriali perché l’ancoraggio delle attività ad un solo settore è risultato sempre più
vischioso e affannoso da sostenere. Analogamente la crescente separazione tra accesso alle
risorse (sponde, pesci, ambiente acquatico) e capacità di fruizione delle stesse (sapere dove
e come pescare) ha determinato la nascita di nuove attività di trasformazione commerciale e
di servizio.
Si sono sviluppate attività di supporto11 alla specifica azione di pesca (come l’educazione
alla pesca, la pulizia delle sponde per facilitare l’accesso al fiume, la messa in sicurezza dei
campi gara, l’organizzazione di eventi promozionali di pesca ricreativa, la selettività
organizzativa nei campionati di pesca sportiva, la comunicazione integrata tra i diversi
mezzi di informazione specializzati). Queste attività, che sono di supporto alle attività
centrali (preparazione della lenza e delle esche e azione di pesca), non devono – né ormai
possono – essere trattate separatamente per evitare che la pesca sia emarginata dai
cambiamenti sociali, dai progressi delle tecnologie industriali, dell’evoluzione della
distribuzione e dei modelli di consumo, degli spostamenti demografici anche internazionali.
Penso ai progressi nel rapporto “etico” col pescato, allo sviluppo nei materiali e nella
gamma dell’attrezzatura, alla sempre maggiore professionalità richiesta alle associazioni di
pescatori, al turismo, ma anche alla governance del fenomeno dell’immigrazione che spesso
tende a perpetrare usi e costumi del paese d’origine anche se risultano non adatti
all’ambiente di destinazione.
La pesca dilettantistica quindi, al pari e per certi aspetti forse ancor più dell’agricoltura,
in quanto disciplina applicata che ha un profondo radicamento nell’uso del territorio e del
tempo libero, dal momento che si evoluziona dal settore primario implica di fare esercizio
non tanto dispersivamente multidisciplinare (sociologico, geografico, economico,
naturalistico, giuridico, di ingegneria ambientale), ma interdisciplinare (nelle interrelazioni,
sovrapposizioni e integrazioni di competenze tra le diverse discipline a vario titolo
implicabili).
Per poter praticare la pesca viene rilasciata la “licenza di pesca”, perché il soggetto
pubblico riconosce l’interesse legittimo ad esercitarla, ma al tempo stesso vuole subordinare
l’interesse di pescare all’interesse alla conservazione delle popolazioni di pesci, con lo
scopo di raggiungere l’obiettivo del rendimento costante ottimale delle risorse ittiche
(principio della sostenibilità). Questo ragionamento assume che i due fattori – pesca
dilettantistica e risorsa ittica - siano in antitesi nelle acque interne. Sennonché sono proprio
gli sviluppi recenti del settore primario sopra ricordati che rischiano di rendere debole il
proposito e inducono osservazioni più analitiche. Infatti ad oggi la subordinazione di
priorità non ha generato di per sé automatismi che abbiano condotto a raggiungere
l’obiettivo della sostenibilità delle risorse ittiche. Semmai sono i pescatori stessi a chiedere
di perseguire un obiettivo più ambizioso, “la sostenibilità dello sviluppo” delle risorse
ittiche e del loro ambiente, inserendo quindi una variabile attiva al governo della materia
(principio dello sviluppo sostenibile). Sembrerebbe pertanto auspicabile il passaggio
dall’obiettivo della sostenibilità, a quello dello sviluppo sostenibile. Per cogliere tale
obiettivo è necessario contemplare e organizzare l’azione dell’uomo inteso come centro
decisionale collettivo pubblico o privato (uffici pesca, associazioni, società di pescatori). In
tal senso la licenza di pesca può essere considerata un pre-requisito per svolgere un’azione
di pesca realmente efficace e produttiva per il bene comune.
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CAPITOLO TERZO
METODI E MODI DI PESCA
3.1. Andare a pescare nel modello per prossimità e nel modello per attrazione – 3.2.
Mezzi consentiti per la pesca – 3.2.1. Canna da pesca – 3.2.2. Amo – 3.2.3. Moschiera e
camoliera – 3.2.4. Mazzacchera – 3.2.5. Bilancia – 3.2.6. Tirlindana – 3.2.7. Retoni –
3.3. Attrezzatura – 3.4. Periodi di pesca – 3.5. Gare di pesca
3.1. ANDARE A PESCARE NEL MODELLO PER PROSSIMITÀ E NEL MODELLO PER ATTRAZIONE
Quando la pesca era esercitata come un’attività per incrementare il magro bilancio
familiare e quindi per procacciarsi risorse alimentari, veniva attuata con i mezzi più svariati:
dai più semplici retini, alla “forchetta”, agli esplosivi. Fermo restando che il pesce è pur
sempre uno degli animali commestibili per l’uomo, è pur sempre un animale, e come tale
“va rispettato”. Se predato per fini alimentari, deve essere prelevato in maniera da ridurne al
minimo la sofferenza e in quantità tali da garantirne la sostenibilità della specie e tale da non
essere sprecato. Se invece si pratica la pesca per mero sport o diletto, allora le cautele
devono essere ancora maggiori perché il pesce sia rimesso in acqua il più possibile vivo e
vegeto. In tale logica l’attrezzatura e le modalità con cui si pesca non sono ininfluenti ai fini
dell’esercizio corretto della pesca e, d’altra parte, vanno calibrate a seconda del tipo di pesca
che si intende praticare.
La generalità di presenza della pesca, che può esplicasi su tutto il territorio regionale, non
implica identica “forma” tecnica di esercizio, perché ogni contesto locale esprime
caratteristiche sue proprie e distintive. La varianza di forma interna al settore delle acque
interne è funzione innanzitutto delle attrazioni precipue dei contesti locali, ma poi anche
della propensione allo spostamento del pescatore.
Rispetto alla prima variabile (attrattività contestuali) le tipologie naturalistiche dei luoghi
vincolano all’esercizio delle forme di pesca più tradizionali per la comunità locale. Ad
esempio nei torrenti di montagna sarà tipica la pesca alla trota, mentre nei grandi fiumi di
valle prevarrà la pesca al cosiddetto pesce bianco, con rispettive e differenti modalità di
attrezzatura e di tecnica.
Rispetto alla seconda variabile (propensione allo spostamento del pescatore) emerge il
carattere di “mobilità” proprio della pesca moderna. Invece di adattare la tecnica di pesca
alle espressioni naturalistiche dei corsi d’acqua prossimi al luogo di residenza, spesso è il
pescatore medesimo che sceglie a priori la forma di pesca a lui più congeniale e poi va ad
esercitarla nel luogo più adatto, anche lontano da casa. Infatti la facilità d’uso dei mezzi di
trasporto soprattutto privati ha affiancato all’aspetto più spontaneo della pesca di prossimità,
la variabile deliberata dello scegliere “dove” andare a pescare, conferendo spessore
all’ampiezza e profondità di gamma delle diverse tecniche alieutiche. Esempio classico di
questa traduzione moderna della pesca è il pescatore agonista che si adatta di volta in volta
alle caratteristiche dei luoghi scelti per la competizione.
Generalizzando, per andare a pescare si possono immaginare due modelli di spostamento:
modello di prossimità e modello per attrazione. Nel primo prevale la propensione
all’adattamento del pescatore alle caratteristiche offerte dal territorio più prossimo; nel
19
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secondo prevale invece l’autodeterminazione del pescatore rispetto alla forma di pesca
soggettivamente prediletta.
3.2. MEZZI CONSENTITI PER LA PESCA
La corretta fruibilità della pesca sportiva e ricreativa è garantita da regole riguardo
l’attrezzatura utilizzabile per praticarla.
La violazione delle modalità e dei mezzi consentiti per l’esercizio della pesca comporta la
sanzione amministrativa da euro 80,00 a euro 480,00.
Mezzi consentiti per la pesca dilettantistica
ACQUE DI FOCE O
SALMASTRE, SPECCHI
ACQUE A SALMONIDI
ACQUE A CIPRINIDI
LACUSTRI DI RILEVANTE
SUPERFICIE
Una Canna con Un Amo
Una, o Due, o Tre Canne, con
Una, o Due, o Tre Canne, con
Uno o Due Ami, anche multipli, Uno o Due Ami, anche multipli,
in uno spazio massimo di m.10 in uno spazio massimo di m.10
Esche Artificiali con Uno o
Esche Artificiali con Uno o Più Esche Artificiali con Uno o Più
Più Ami, anche multipli
Ami, anche multipli
Ami, anche multipli
Moschiera/Camoliera con
Moschiera/Camoliera con Uno, Moschiera/Camoliera con Uno,
Uno, o Due, o Tre Ami
o Due, o Tre Ami
o Due, o Tre Ami
No Pasturazione
Mazzacchera e Bilancia,
Mazzacchera. Bilancia, anche
anche montata su palo di
montata su palo di manovra,
manovra, con lato massimo
con lato massimo di m. 5,00 e
della rete di m. 1,50 e maglie di maglie di lato non inferiore a
lato non inferiore a cm.1
cm.1
No Uova di pesce (come esche) No Bilancia a scorrere
Nel periodo di pesca al
crognolo o latterino, nella
bilancia è ammesso l’uso di
toppa centrale di lato non
superiore a m.3 e con maglie di
lato di mm.6
Tirlindana con Uno, Due, o
No Larve di mosca
Tre Ami, anche multipli
3.2.1. Canna da pesca - L’attrezzo considerato più nobile per pescare è indubbiamente la
canna da pesca.
In commercio si trovano una grande varietà di canne, costruite per ogni tipo di pesce, di
corsi d’acqua e di condizioni atmosferiche. L’elenco è lungo: canne fisse, canne bolognesi,
canne da spinning, canne da fondo, canne inglesi, canne roubasienne, canne da trota in
torrente e da trota in lago, canne da carpfishing, ... È inutile stare a descriverle, anche perché
senza esperienza diretta la descrizione riuscirebbe noiosa e confusa. Comunque tutte le
tipologie di canne da pesca sono essenzialmente le varianti di due modelli fondamentali: le
canne fisse e le canne ad anello dotate di mulinello.
Le canne fisse sono le canne della tradizione, quelle usate da sempre. Il loro nome infatti
deriva dal materiale adoperato per costruirle: la canna dolce e la canna di bambù.
L’operazione di costruire la canna a più pezzi, che si incastrano tra loro dal più grande (il
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CAPITOLO QUARTO
FAUNA ITTICA
4.1. Zone di pesca in visione dinamica – 4.2. Limiti di cattura e altri limiti – 4.3. Principali
pesci d’acqua dolce della Toscana – 4.4. Altri pesci da conoscere per rispettarli – 4.5. Pesci
da non pescare – 4.6. Indirizzi di gestione per la pesca agli alloctoni
4.1. ZONE DI PESCA IN VISIONE DINAMICA
La Legge Regionale 7/2005 pone l’obiettivo di “conservazione, incremento e riequilibrio”
delle popolazioni ittiche, ma non specifica rispetto a quali parametri di riferimento da
considerare come ottimali. La vaghezza del dettato induce a presumere che quanto stabilito al
comma 1 dell’Art.1 debba essere considerato una norma direttiva, di indirizzo generale, e non
una norma prescrittiva, e che come tale sia suscettibile di applicazione flessibile.
A meglio riflettere, l’obiettivo generico è traducibile ulteriormente sia in termini
assoluti, nel senso di mirare a garantire una “capacità di carico ottimale” delle popolazioni
ittiche complessivamente considerate rispetto alle caratteristiche del letto del fiume, sia in
senso relativo rispetto all’equilibrio biologico tra le varie specie che compongono le
popolazioni ittiche di un fiume (o tratto di fiume). Riflettiamo prima sul tema più generale
del conseguimento di una capacità di carico complessiva sufficiente a permettere un
“corretto” esercizio della pesca (e rimandiamo il tema dell’equilibrio tra le varie specie
all’ultimo paragrafo di questo capitolo).
Una “matrice di portafoglio” può aiutare a teorizzare, classificandole, le svariate
situazioni reali al fine di indirizzarne il processo di sviluppo13.
Matrice strategica degli interventi
+
Intensità relativa
(PESCATORI)
-
-
Q3
MATURITÀ
Q2
SVILUPPO
Q4
MARGINALITÀ
Q1
POTENZIAMENTO
+
Tasso di crescita
(PESCI)
Sull’asse orizzontale della matrice poniamo il tasso di crescita delle opportunità di
pesca, inteso come numerosità di soggetti che compongono l’intera popolazione ittica.
Poniamo il tasso di crescita delle opportunità di pesca compreso tra valori che vanno da zero
(assenza assoluta di pesci), a uno (per ogni “punto” del fiume c’è almeno un pesce, ossia
copertura totale della capacità di carico). Questo ordinamento serve a dare il senso della
misura di potenzialità alieutica del posto di pesca.
Sull’asse verticale poniamo l’intensità relativa di pescatori, intesa come il numero di
pescatori effettivamente sopportato, rispetto alla situazione di completo sforzo di pesca.
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L’intensità relativa di pescatori va da zero (nessun pescatore), a uno (su ogni posto di pesca
teorico insiste un pescatore, fino alla situazione di completo riempimento del fiume).
Nella matrice risultano quattro quadranti che permettono di esplicitare altrettante
situazioni di pesca:
quadrante 1: elevata concentrazione di pesci e bassa concentrazione di pescatori;
quadrante 2: elevata concentrazione di pesci ed elevata concentrazione di pescatori;
quadrante 3: bassa concentrazione pesci ed elevata concentrazione di pescatori;
quadrante 4: bassa concentrazione di pesci e bassa concentrazione di pescatori;
Potenziamento - Il quadrante 1 identifica un’area strategica incerta, ossia con buone
opportunità di pesca ma non ancora sfruttate a pieno. Si può trattare di zone difficilmente
accessibili, ad esempio su torrenti di montagna, molto isolati, o comunque che implicano
elevati costi di accesso. In tal senso l’incertezza sulle possibilità di creare delle destinazioni
alieutiche efficientemente fruibili dai visitatori rende queste aree rischiose rispetto agli
investimenti economici che ne potrebbero aumentare l’attrazione e quindi l’accessibilità
(intesa come strade agevoli, aree di sosta facilmente fruibili, servizi di ristorazione, ecc.).
Per questo motivo, pur essendo ben dotati di risorse ittiche questi posti non generano un
intenso flusso di pescatori e richiedono notevoli investimenti per poter essere valorizzati.
Sviluppo - Sono aree caratterizzate da un alto flusso di pescatori in ambienti ben dotati
di fauna ittica. Sostenere una posizione di leadership richiede risorse, il cui investimento è
indispensabile se lo scopo è quello di continuare a mantenere una posizione di eccellenza.
Altrimenti è assai probabile che la situazione “cada” nel quadrante 1 (quando l’ospitalità
dell’area inizia a soffrire di trascuratezza di servizi), oppure “scivoli” nel quadrante 3
(quando viene ad essere atrofizzata la gestione delle condizioni che garantiscono la
sostenibilità delle popolazioni ittiche).
Maturità - Si tratta di aree strategiche che portano elevati flussi di pescatori ottenuti al
prezzo di pochi investimenti, più che altro “difensivi”. Non si tratta di un’area di sviluppo,
ma di un tipo di destinazione alieutica affermato nella popolarità pur se ormai scarsamente
soddisfacente nella pesca effettiva. Si tratta ad esempio di tratti di fiumi facili da
raggiungere, perché si sono posizionati come leader per la pesca in passato, ma che allo
stato attuale non garantiscono più catture soddisfacenti. Pertanto la zona sarebbe bisognosa
di ripristino. Il successo di presenze di pescatori sarà confermato finché il sistema non
entrerà palesemente nella fase di declino.
Marginalità - Si tratta di aree poco frequentate con condizioni ambientali di scarsa
presenza ittica. Possono accogliere qualche pescatore appena a sufficienza per continuare ad
essere considerate possibili zone alieutiche; magari sono soluzioni di ripiego, oppure
rischiano addirittura di disincentivare la pesca, e tendono ad essere abbandonate. Sono
pericolose per l’immagine del settore perché possono giocare un ruolo dissuasivo e pertanto
dovrebbero essere indirizzate verso un più consono posizionamento.
Ragionevolmente si può supporre che la situazione “ottimale” a cui implicitamente
suggerisce di guardare l’Art.1 della L.R. abbia come ipotetico parametro di riferimento la
situazione di pesca del quadrante 2 (elevata concentrazione di pesci ed elevata
concentrazione di pescatori), o del quadrante 1 (elevata concentrazione di pesci e bassa
concentrazione di pescatori) a motivo dell’enfasi posta sulla preminenza della risorsa ittica
rispetto all’accessibilità alla pesca.
Lo scopo della matrice di portafoglio è di maturare una visione analitica che aiuti a
decidere su quali aree investire, quanto, e a quale fine. Da riflessioni di questa natura
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dovrebbero scaturire comportamenti gestionali non omologati sul territorio regionale, ma
ragionati e coordinati in un sistema di azioni riguardo a come usare le risorse finanziarie in
maniera calibrata sulle varie situazioni. Infatti la gestione del portafoglio delle aree
alieutiche dovrebbe far leva sui punti di forza delle diverse realtà per cogliere le opportunità
di crescita complessiva.
La pesca dilettantistica è concepita come una “impresa eroica”, ossia che produce
benefici non solo per chi la esercita (il pescatore), ma anche per il bene comune della
società. Tale postulato, ampiamente riconosciuto a livello internazionale, impone che
l’analisi strategica sia sostenuta da una programmazione dello sviluppo che tenda a salvare
tutte le situazioni reali, sfuggendo alla facile tentazione di concentrarsi solo su quelle più
profittevoli. È forse alla luce di questo assunto etico, morale, di prassi, culturale e
quant’altro che bisognerebbe cercare di conferire una corretta interpretazione pratica di
sviluppo alla generalità, che rischia di sfumare in “vaghezza”, dell’obiettivo dell’Art.1.
4.2. LIMITI DI CATTURA E ALTRI LIMITI
I vari strumenti tecnici a disposizione del soggetto gestore per governare la materia della
sostenibilità dello sviluppo delle zone alieutiche sono potenti leve di influenza strategica per
la programmazione territoriale. I più usati di questi strumenti sono quelli che incidono
direttamente solo sui pesci, ossia l’analisi biologica della situazione (carte ittiche) e i
ripopolamenti, da cui derivano limiti di cattura e altri limiti. Gli altri strumenti, peculiari alla
programmazione e all’indirizzo dell’azione umana, saranno trattati nel capitolo successivo.
Per ogni giornata di pesca si applicano i seguenti limiti di cattura14: salmonidi e persico
trota 6 capi; persico reale, luccio, orata, spigola e ombrina 5 capi; cheppia 3 capi.
È vietata la pesca di esemplari delle seguenti specie ittiche aventi lunghezza inferiore a
quella indicata, misurata dall’apice del muso fino all’estremità della pinna caudale, e nei
periodi a fianco indicati:
lunghezza
Specie
dal
al
min. cm.
Sabato antecedente
Lunedì successivo alla 1a
l’ultima domenica di
Salmonidi
22
domenica di ottobre
febbraio
Luccio
40
1 gennaio
1 aprile
Tinca
30
15 maggio
30 giugno
Carpa
35
15 maggio
30 giugno
Persico trota
30
1 maggio
30 giugno
Persico reale
20
1 aprile
30 giugno
Cheppia o alosa
1 maggio
30 giugno
Anguilla
30
Barbo
18
Storione
60
Cefalo o muggine
20
Passera o rombo
25
Spigola
30
Orata
25
Ombrina
25
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4.6. INDIRIZZI DI GESTIONE PER LA PESCA AGLI ALLOCTONI
Riscontrare su un territorio la presenza di specie non native non è un fatto di per sé
nuovo. In Inghilterra diventò un fenomeno diffuso in piena epoca vittoriana, ossia quando
(dal 1860) gli inglesi iniziarono ad importare animali esotici per le più svariate motivazioni,
non ultime per diletto o ornamentali. Questo vezzo si è riversato anche sui pesci. L’ormai
comune carassio dorato altro non è che il popolarissimo pesce rosso che negli individui
inselvatichiti perde le piacevoli colorazioni gialle-rosse proprie della razza domestica.
Ancora, tra gli alloctoni più popolari si potrebbero ricordare la carpa, il pesce gatto ed il
temolo. Un alloctono ormai totalmente “integrato” in Toscana è il persico trota (Micropterus
salmoides) perché è addirittura tutelato nel Regolamento attuativo della L.R. 7/05, con un
periodo di divieto di pesca ed una misura minima. Al contrario, le simpatiche tartarughine
d’acqua non sono altrettanto benviste. Spesso ricevute come premio dai bambini alle fiere e
facilmente tenute in casa, poi sono state rilasciate nei fiumi dove si sono riprodotte, hanno
raggiunto dimensioni importanti e hanno infestato argini ed acque. Altri esempi
negativamente noti di proliferazione di alloctoni sono il cosiddetto “gambero killer” nel
Lago di Massaciuccoli15, e le “cozze zebrate” che in poco tempo hanno completamente
colonizzato l’invaso di Bilancino.
Come principio generale l’immissione di pesci alloctoni è illegale, perché è suscettibile
di mettere a rischio addirittura la sopravvivenza delle specie native. I pericoli maggiori
sono rappresentati dalle cosiddette “specie alloctone invasive”, ossia quelle specie capaci
di riprodursi molto velocemente e in numero importante, e che quindi risultano poi
difficilissime da debellare, eradicare o anche più semplicemente contenere. Quando la
capacità riproduttiva o d’accrescimento è superiore a quella dei pesci nativi, infatti, la
competizione per il cibo e per gli habitat dove deporre le uova diventa un problema
preoccupante. All’introduzione di pesci nuovi è correlato il rischio di introduzione anche
di malattie e di parassiti sconosciuti ai pesci nativi e per questo molto pericolosi. Di
conseguenza, le immissioni di pesce possono essere fatte solo da persone autorizzate, al
fine di salvaguardare al meglio le condizioni sanitarie e l’habitat delle popolazioni di
ittiofauna autoctona (Art.14 L.R.). Chi introduce nei corpi idrici della regione fauna ittica
estranea a quella autoctona senza la prescritta autorizzazione è soggetto alla sanzione
amministrativa da euro 80,00 a euro 480,00 e a un’ulteriore sanzione da euro 10,00 a euro
20,00 per ciascun capo.
D’altra parte, all’istintiva attrazione umana per gli animali estranei all’habitat locale è
riconducibile il fenomeno del cosiddetto “big game”, inteso come caccia a prede grosse
esotiche. In quest’ultima categoria rientra la pesca al siluro, divenuto purtroppo un tema di
attualità per la Toscana soprattutto negli ultimi anni. Il siluro è riconosciuto a livello
internazionale come specie invasiva, a causa delle sue enormi capacità di accrescimento
(soprattutto in un clima temperato come il nostro) e l’elevatissima capacità riproduttiva. La
combinazione di queste due caratteristiche, sommata al fatto che si nutre anche di altri pesci,
lo rendono un pericolo da parte dei pesci autoctoni troppo svantaggiati nella sopravvivenza.
Per cercare di controllare, di contenere e di regolamentare la pericolosa passione in
particolare per il big game, e quindi per continuare a salvaguardare e tutelare le specie
autoctone, i principi legislativi dovrebbero essere supportati e rafforzati da politiche coerenti
che li possano implementare. A tal fine è stato il Regno Unito ad introdurre una chiara
politica basata su un approccio di “scala mobile” tra gli obiettivi opposti di “conservazione
degli habitat nativi” e di “divertimento del pubblico con gli alloctoni” (vedi figura). In tal
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modo è stato possibile acconsentire all’introduzione delle specie non native (che erano
comunque diffuse) ma sotto il controllo di appropriate circostanze16.
La scala mobile per il controllo degli alloctoni
PESCA
PESCA
ARTIFICIALE
NATURALE
divertimento
conservazione
Valutazione
contestuale
Le specie non native sono ammesse in ambienti di pesca artificiali (es. laghi e laghetti
chiusi o creati appositamente) mentre continuano ad essere vietate in contesti di pesca
naturali (fiumi e laghi naturali). Una siffatta politica per la pesca ricreativa persegue lo
scopo di facilitare le opportunità di pesca in circostanze controllate e con le adeguate
procedure di sicurezza. Senza vietare rigidamente la passione per la pesca al pesce non
nativo, si riesce a bilanciare l’obiettivo del divertimento del pubblico con quello della
conservazione naturale17.
NOTE:
13
“L’analisi di portafoglio è probabilmente la tecnica di analisi strategica più famosa e più ampiamente
applicata che sia mai stata elaborata. L’idea base è quella di rappresentare le aree d’affari dell’impresa
diversificata all’interno di un semplice schema grafico che può essere impiegato a sostegno di quattro aspetti
della formulazione strategica: l’allocazione delle risorse, la formulazione della strategia di business, la
definizione degli obiettivi e l’analisi del bilanciamento di portafoglio.” In particolare la matrice strategica
degli interventi per la pesca si ispira alla classica matrice Boston Consulting Group. “Oltre ad essere
assolutamente semplice la matrice BCG presenta dei vantaggi che possono essere così riassunti: i) come per
gli altri metodi di analisi di portafoglio, tutte le attività dell’impresa possono essere rappresentate in un unico
diagramma; ii) poiché sono richieste soltanto informazioni su due variabili, l’analisi può essere preparata
facilmente e velocemente; iii) aiuta dirigenti ad alto livello a sintetizzare enormi quantità di informazioni
dettagliate rivelando le differenze chiave di posizionamento delle singole attività; iv) l’analisi è versatile,
oltre a confrontare la posizione delle diverse attività, questo quadro di riferimento può essere usato per
esaminare i potenziali risultati di prodotti diversi, di regioni diverse, di canali di distribuzione diversi e di
diversi consumatori; v) costituisce un utile punto di partenza per un’analisi e una discussione più dettagliate
delle posizioni competitive e delle strategie delle singole attività.” Grant R. M. (1994), L’analisi strategica
nella gestione aziendale, Il Mulino, Bologna, p.403, pp. 406-407.
14
I suddetti limiti sono derogabili solo quando i corpi idrici siano sottoposti a forme di gestione
convenzionata.
37
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15
Nel Lago di Massaciuccoli il gambero della Louisiana o gambero killer ebbe particolare diffusione attorno
al 1990. Per cercare di contenerlo le autorità del Parco aumentarono perfino le concessioni per l’esercizio
della pesca professionale. Con la cattura del crostaceo, i pescatori di mestiere fecero ottimi affari in virtù di
un mercato favorevole specie in Umbria e nella stessa Versilia. A Viareggio quei gamberi venivano infatti
commercializzati come “astici di lago”. Le richieste si sono poi esaurite poiché i gamberi rimasti nel lago
sono pochi e di piccole dimensioni.
16
Hickley p., Chare S. (2004), Fisheries for non-native species in England and Wales: angling or the
environment?, Fisheries Management and Ecology, 11, p.208.
17
Per un approfondimento sul tema della gestione del siluro si veda Ventisette E. (2010), Il siluro. Tematiche
di gestione nei Paesi europei, ricerca realizzata da Arci Pesca Toscana con contributo della Regione
Toscana.
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CAPITOLO QUINTO
DOVE PESCARE E DOVE NON PESCARE
5.1. Destinazione di pesca – 5.2. Posto di pesca – 5.3. Tabelle di segnalazione - 5.3.1. Campi
gara - 5.3.2. Zone di protezione - 5.3.3. Zone di frega – 5.3.4. Zone a regolamento specifico
– 5.4. Pesca da natante – 5.5. Laghetti
5.1. LA DESTINAZIONE DI PESCA
In un’esperienza di pesca tutto inizia dall’individuare il luogo dove andare a pescare. I
posti di pesca sono comunemente conosciuti e si individuano per esperienza diretta, in
maniera pressoché analoga a come si trovano i giardini pubblici: si chiede alle persone del
luogo; si conoscono perché sono noti; si inizia a frequentarli assieme agli amici della
propria associazione alieutica, o perché qualcuno ci porta o ce li indica; i più popolari si
trovano sulla stampa specializzata. Poi si sceglie quale visitare a seguito delle informazioni
raccolte.
La pesca, poiché coinvolge un ampio spettro di usi delle sponde, tradizionalmente non è
quasi mai stata considerata come obiettivo di sviluppo di per sé stessa, e pertanto tende a
risultare nascosta nella complessità del “locale”. Il risultato è un panorama mimetico di
infrastrutture localmente frammentate, nate per considerazioni di opportunità e di
convenienza. In effetti il successo degli interventi di programmazione per le destinazioni di
pesca dipende in massima misura dal contesto politico e amministrativo locale, dalle
condizioni naturalmente date per la pesca, e dalle risorse umane ad esse dedicate. Però un
approccio totalmente spontaneista non sempre porta a raggiungere efficienza di
programmazione nel medio e lungo periodo.
Potrebbe allora risultare utile provare a strutturare concettualmente l’intero spazio
regionale in un modello spaziale che cerchi di compendiare quanto detto nei capitoli
precedenti riguardo sia ai modelli di spostamento, sia alla matrice strategica di sviluppo
delle aree di pesca. Un modello concettuale che si prefigga di indicare un sentiero di
sviluppo preferenziale per la pesca dilettantistica su cui orientare i livelli locali e regionale
di partecipazione e di governo, benché da testare su casi empirici, potrebbe risultare utile
per due fini. Innanzitutto per descrivere e prevedere il modo in cui si affermano e
funzionano le aree di destinazione alieutica più popolari. In secondo luogo, per esplorare le
fattispecie normative evocate dalla L.R., al fine di suggerire criteri di pianificazione che
rispettino le caratteristiche di una “buona destinazione di pesca”, così definita tenendo conto
tanto della prospettiva del pescatore-visitatore, quanto di quella dei residenti-ospiti che
devono consentire al suo successo.
In primo luogo, per destinazione alieutica intendo un “nodo”, ossia un centro spaziale di
aggregazione di attrazioni, di servizi e di infrastrutture (vedi figura).
La struttura spaziale di un nodo è composta da un “nucleo centrale”, ossia un’attrazione,
punto di riferimento significativo per il pescatore, a sua volta circondato da una “cintura di
contorno”, ossia un retroterra che fornisce il contesto fisico e fisiologico entro cui si
contestualizza l’esperienza di pesca. La fascia di contorno è a sua volta circondata da una
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“zona di chiusura”, che è l’area di influenza esterna e che contiene ogni servizio che possa
supportare l’esperienza di pesca.
Il nodo
museo Ŷ
negozio di pesca Ŷ
ristorante Ŷ
Comune Ŷ
benzina Ŷ
bar Ŷ piazza Ŷ
hotel Ŷ
strada
parcheggio
argine
sponda
ZONA DI
CHIUSURA
CINTURA
NUCLEO
fiume
Ciò premesso, volendo costruire un modello concettuale per la strutturazione spaziale di
una destinazione per la pesca, le componenti che concorrono a determinare dove andare a
pescare sono sostanzialmente il nucleo, il pescatore, il mercato.
i) Il “nucleo” è quindi l’elemento centrale di destinazione di tutte le gite di pesca.
Esemplificando, si può identificare nel campo gara per l’agonista, o nella zona di pesca
del pescatore ricreativo. I nuclei potrebbero essere classificati con diversi gradi di
rilevanza (di primo, secondo, terzo livello) a seconda del loro precipuo grado di
attrattività relativa.
ii) I “pescatori” costituiscono la domanda di mercato, e come tali possono essere compresi
nei bisogni attraverso un’analisi per segmenti, funzionale al tipo di esperienza cercato
(pescatori di fiume, pescatori di torrente, pescatori di lago, pescatori con la famiglia,
pescatori sportivi, pescatori ricreativi, ecc.).
iii) Il “mercato” è qui inteso come soggetto collettivo di duplice natura, pubblica (di vario
livello amministrativo) e privata (associazioni e società di pescatori), capace di
influenzare la domanda e di influire sulle caratteristiche del nodo. Rappresenta
l’informazione o l’immagine ricevuta dal pescatore riguardo a ciò che potrebbe essere il
nucleo. I mercati esercitano un filtro determinante nel fornire informazioni specifiche
sulle attrazioni prima di partire e sui servizi ad esse collegati. Si pensi al ruolo esercitato
dal mercato in un campionato di pesca, dove le destinazioni delle varie prove sono tutte
scelte e predeterminate dal comitato organizzatore.
Enunciate le tre variabili protagoniste, si possono immaginare almeno tre modelli
strutturali per una destinazione alieutica.
Destinazione con un singolo nodo – L’esempio tipico può essere una gara, ossia una
situazione in cui i pescatori arrivano direttamente alla specifica destinazione indicata dal
mercato (campo di gara) e restano sul posto che è spazialmente ben delimitato e attorno al
quale sono concentrati tutti i possibili servizi.
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Destinazione con più nodi – È una situazione in cui la destinazione offre più nodi
attrattivi alternativi in uno spazio ravvicinato (comprensivi di attrazione e componenti di
servizio). In tale contesto, uno di questi nodi potrebbe assurgere alla forma di nodo di primo
livello, ad esempio perché eletto “zona a regolamento specifico, al fine di concorrere allo
sviluppo delle aree rurali circostanti”. Infatti la sinergia che si crea tra i nodi di vario livello
ivi compresi può essere di per sé attrattiva per motivare l’arrivo dei pescatori e sostenere le
condizioni di economicità complessiva necessarie a sostenere la validità della z.r.s. nel
lungo periodo.
Destinazioni a catena – Esempio comune di questo modello sono i fiumi e i torrenti
aperti alla libera pesca, ossia una situazione in cui la gita di pesca comprende una gamma di
possibili scelte di destinazioni specifiche, non necessariamente alternative, ma
complementari. La decisione di visitare uno solo o più di questi nodi può essere o non
essere programmata e rimanda al modello di spostamento per prossimità, questa volta
integrato concettualmente dalla funzione esercitata dal mercato che stimola lo spostamento
verso certi nuclei, anziché verso altri spazialmente altrettanto prossimi18.
Benché la componente di servizio sia sempre stata importante per decretare la
soddisfazione dell’esperienza del pescatore e per l’indotto economico della destinazione
(carburante, ristorazione, negozi di pesca, ecc.), tradizionalmente non è stata considerata un
fattore determinante per l’attrattività di pesca del luogo; questo atteggiamento sta
cambiando. Infatti sta diventando sempre più sfocata la separazione tra il core alieutico
(pescosità) e il prodotto ampliato (che include componenti di servizio come accurata pulizia
delle sponde, accessibilità al posto di pesca con posti auto e sentieri d’accesso praticabili,
prestigio dell’area, confort complessivo dei servizi di ospitalità). La componente del
servizio (e, all’opposto, del disservizio) ha influenza marginale ma al contempo sempre più
decisiva nella scelta della destinazione. In tal senso, i tre modelli strutturali di destinazione
alieutica considerano il nodo, e le relazioni tra nodi in accezione sistemica, e non il solo
nucleo.
5.2. POSTO DI PESCA
In via generale, la violazione dei luoghi per l’esercizio della pesca o delle disposizioni
delle tabelle di segnalazione comporta la sanzione amministrativa da euro 30,00 a euro
180,00.
Lo specifico spazio dove il pescatore si posiziona lungo l’acqua è il “posto di pesca” e
spetta al primo occupante (Art.3 Reg. 54/R). Il primo occupante ha diritto a che il pescatore
sopraggiunto si collochi ad una distanza minima di 15 metri. Ovviamente questo non
preclude assolutamente che si possa pescare anche molto vicini l’uno all’altro, situazione
del resto consigliata ai giovanissimi in modo che in caso di difficoltà o di pericolo il
soccorso sia immediato. La facoltà del diritto del primo occupante può essere esercitata nei
casi di litigiosità. Tale distanza è raddoppiata (quindi diventa di 30 metri) per la pesca con la
bilancella o per la pesca da natante. Durante il legittimo esercizio della pesca, il praticante
ha diritto a non subire turbative da parte di terzi.
Il posto di pesca è quindi un concetto importante per il pescatore, in quanto ivi esplica
tutte le operazioni che costituiscono la sua esperienza personale di pesca: dalle operazioni
per ottimizzare l’attrezzatura, alle manovre di lancio, al recupero del pescato senza rischiare
di “annodare” con pescatori incautamente troppo vicini. Non tutti i posti di pesca godono
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CAPITOLO SESTO
TUTELA E SORVEGLINZA
6.1. Governance e volontariato – 6.2. Controlli, sanzioni, interventi – 6.3. Morie di pesci –
6.4. Infortunistica sul fiume
6.1. GOVERNANCE E VOLONTARIATO
Se inteso come azione di un singolo individuo l’andare a pescare rende sostanzialmente
prolisso pensare a un testo legislativo dedicato, alla necessità di pagare una licenza, al
bisogno di strutture organizzative preposte pubbliche o private. In fondo nessuna canna da
pesca singolarmente considerata sarebbe mai capace di provocare danni ambientali, né
tantomeno turbative sociali, tali da meritare l’attenzione istituzionale di livello addirittura
regionale. E nessuna canna da pesca, sempre singolarmente considerata, non avrebbe
neppure la forza di portare un qualche beneficio a così ampio raggio. La pesca degna di
attenzione pubblica necessariamente è un concetto che coinvolge una pluralità di soggetti.
Data la rilevanza dell’accezione plurale, ormai da quasi mezzo secolo l’operare
dell’associazionismo per la pesca ha permesso di alleggerire le vischiosità burocratiche
precipue di ogni operosità, incentivando slanci di imprenditorialità diffusa (per quanto senza
fini di lucro) che hanno favorito crescita e coesione sociale. Per chi va a pescare il
volontariato puro ha un’operatività focalizzata nel compiere l’atto di pesca o al più
nell’osservarlo come spettatore (da quest’ultima traduzione è nata la vigilanza ittica delle
associazioni). Si tratta comunque di fatti meramente operativi che ormai si esprimono
pressoché esclusivamente nella vita delle società sportive per l’organizzazione di gare.
Infatti anche per la pesca col tempo si è andata progressivamente attenuando la pervasività
del volontariato capace di guardare a una costruzione collettiva di alto livello delle
tematiche comuni. Quella che era un tempo la vita di circolo, in cui ha preso forma anche
l’associazionismo alieutico in un’epoca di fermento culturale fatto di socialità partecipata, è
stato oltrepassato poi da nuove forme organizzative d’impresa per il tempo libero20.
Pertanto l’aspetto propriamente associativo direzionale oggi resta traducibile pressoché
esclusivamente in una accezione stretta, che pone inevitabilmente il volontariato della pesca
in competizione con altre funzioni sociali (ad esempio sanità, educazione, cultura, ecc.). Al
pari di questi settori con cui di fatto è in concorrenza data l’universale scarsità della risorsa
tempo, e del tempo libero in particolare, anche per la pesca le progettualità del volontariato,
per motivare la partecipazione, devono essere immediatamente concretizzabili e produrre
risultati evidenti. Di conseguenza tendono ad esplicarsi su progetti frammentati,
opportunistici, concentrati nel tempo di un evento, di piccola scala e difficilmente sostenibili
nella continuità del lungo periodo.
Per cercare di pensare il futuro di questo settore alla luce dell’attuale contesto sociale,
penso che occorra richiamare l’attuale natura della pesca dilettantistica: evoluzionata dalle
avite caratteristiche di attività del macrosettore primario tout court, ha integrato una
pluralità di attributi che hanno richiesto una sua traduzione gestionale in termini di
erogazione di servizi. Come proprio dell’erogazione di qualsiasi servizio, il fattore umano è
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determinante per la soddisfazione finale, che dipende proprio dalla coincidenza tra obiettivi
di chi fornisce il servizio (associazione) e aspettative di chi ne trae vantaggio (pescatore),
come schematizzato nella figura a seguire21. La soddisfazione del vivere l’andare a pescare
può essere visto come un confronto tra quanto offerto dal soggetto organizzatore del
servizio (ad esempio il comitato dell’associazione alieutica che organizza una gara) e il
gruppo di pescatori che fruiscono di quella formula di esperienza.
I gap nell’analisi di customer satisfaction
Gap di sintonia
Gap di coinvolgimento
Gap di allineamento
QUALITÀ
RECEPITA
ATTESA
Gap di realizzazione
EVENTO DI
PESCA
Gap di progettazione
QUALITÀ
Gap di valore
PESCATORI
ORGANIZZATORI
QUALITÀ
PIANIFICATA
Gap di percezione
Gap di consonanza
QUALITÀ
PERCEPITA
Il soggetto organizzatore pianifica un certo evento, sul quale il gruppo di pescatori
formula un’aspettativa per decidere se aderirvi o meno. Una volta vissuta quell’esperienza
di pesca, il gruppo di pescatori valuterà se la qualità percepita da quell’occasione è
maggiore o minore alle proprie attese. D’altra parte, anche gli organizzatori formuleranno
dei giudizi sul grado di attinenza tra quanto programmato e quanto effettivamente sono
riusciti a realizzare. Al fine di massimizzare i risultati dell’organizzazione bisognerà tendere
a minimizzare il grado di dissonanza tra i vari gap che si creano lungo il processo di lavoro.
Però la soddisfazione finale di chi fruisce di un servizio, oltre che dal fattore umano,
dipende altresì dallo specifico momento e dallo specifico luogo in cui è erogato il servizio,
ossia da variabili difficilmente standardizzabili e che richiedono una dedizione progettuale
per poter essere comunque controllate, e quindi gestite, nell’intervallo di varianza del
risultato atteso. Si intravede il sentiero di un percorso organizzativo fatto di competenze non
improvvisate nella programmazione e nell’erogazione dell’opportunità di pesca, intesa come
servizio complesso, comprensivo di tutti gli attributi a complemento del semplice atto del
pescare che però ormai sono sempre più imprescindibili.
La soddisfazione del pescatore “nuovo” andrà perseguita in un “sistema associativo di
erogazione” che cerchi di prevedere e intervenire nei casi di dissonanza tra lo spontaneismo
organizzativo locale e le reali esigenze del pubblico. Il processo di crescita di dirigenza non
è facile, perché i pescatori di un luogo si condizionano a vicenda e perché i volontari
incidono sulla qualità del servizio frapponendo non di rado veti e resistenze al progresso. In
particolare l’impossibilità di delocalizzare il servizio (al contrario dei prodotti tangibili
ovviamente la pesca non può essere immagazzinata in un unico centro di produzione e poi
distribuita) rende fondamentale investire sulla capacità di pianificare e di implementare
strategie di localizzazione e di dimensionamento dei centri di aggregazione sul territorio che
non sembrano più in grado di rigenerarsi autonomamente. Si tratterebbe quindi di iniziare a
ripensare una struttura organizzativa regionale basata sull’efficienza (come un tempo) ma
necessariamente anche su efficaci competenze progettuali e operative22.
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Le associazioni non possono essere lasciate sole nel perseguire la crescita sostenibile del
settore perché la mancanza di istituzionalizzazione dei risultati conquistati vanifica le tappe
raggiunte e costringe a ripartire sempre daccapo.
La dimensione regionale della pesca dilettantistica, confacente alla natura della rispettiva
legge, in vista di un futuro più che mai imminente è chiamata a supportare l’evoluzione
associativa e ad elaborare logiche integrate collaborative che trovino coerenza di
declinazione organizzativa e operativa nel livello amministrativo di ampio raggio, per
cercare economie di scala capaci di produrre soluzioni coerenti sull’intero territorio anziché
frammentazione negli opportunismi del localismo. Solo in questo senso il settore potrà
sentirsi al sicuro nella sua identità, perché difeso e spronato da una cultura decisionale
consapevole di produrre reale e diffuso bene comune sostenibile.
6.2. CONTROLLI, SANZIONI, INTERVENTI
Sono incaricati di far rispettare le disposizioni della legge sulla pesca nelle acque interne:
i) gli agenti dipendenti dagli enti locali;
ii) gli agenti dipendenti di parchi nazionali o regionali;
iii) gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria;
iv) le guardie volontarie delle associazioni di pescatori, venatorie o ambientaliste;
v) altri ai quali sia attribuita la qualifica di “guardia giurata”.
Competente dell’applicazione delle sanzioni è la Provincia nel cui territorio è accertata
l’infrazione.
Nell’esercizio della vigilanza le guardie ittiche possono richiedere l’esibizione della
licenza e del pescato alle persone trovate in esercizio di pesca.
Le guardie ittiche hanno anche ruolo di sorveglianti ambientali: chi cagiona danno alla
fauna ittica attraverso scarichi inquinanti o uso di sostanze nocive è soggetto a sanzione
amministrativa da euro 300,00 a euro 900,00. I responsabili, inoltre, sono tenuti a risarcire
alla Provincia i costi per la ricostruzione del patrimonio ittiofaunistico e per l’eventuale
ripristino del corpo idrico.
Le guardie ittiche possono ispezionare i luoghi pubblici di vendita del pesce. È vietato
detenere (e anche commerciare) le specie ittiche allo stato fresco dopo due giorni da quando
ne è vietata la pesca. È vietata anche la detenzione (e il commercio) dei pesci di misura
inferiore a quella consentita, o catturati o uccisi con mezzi non leciti. Fa eccezione il
materiale allevato o di importazione la cui provenienza risulti da idonea documentazione. La
violazione di questi divieti comporta la sanzione amministrativa da euro 80,00 a euro
480,00.
Nel caso un responsabile della vigilanza commetta infrazioni previste dalla legge sulla
pesca, le sanzioni amministrative sono raddoppiate.
La funzione principale di tutte le guardie ittiche è controllare il rispetto di quanto previsto
dalle normative sulla pesca (legge e regolamenti). Ma è sempre più sentita l’esigenza che al
tradizionale compito di controllo sanzionatorio, si affianchi una figura propositiva di “guida
alla pesca”. Al riguardo pare significativo riportare quanto registrato in una recente indagine
condotta sui pescatori della provincia di Pistoia23. Si tratta di un territorio particolare nel
senso che, nella geografia della pesca, la provincia di Pistoia si presenta come distinta in
due macroaree: l’una, specialmente in pianura, priva di corsi d’acqua utili per la pesca
sportiva, ma ben dotata di laghetti; l’altra, nella parte più alta e montana, percorsa da
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torrenti tuttora abbastanza ben conservati nei quali si alimenta e trova rifugio la trota.
Conseguentemente la partecipazione alla pesca si divide qui abbastanza banalmente tra chi
pesca in laghetto guidato da un poco scindibile connubio tra la passione e la necessità, e chi,
recandosi in un corso d’acqua “vicino”, tende a insidiare la trota. Da questi due
comportamenti, diversi e in apparenza distanti, pare comunque sia emerso un elemento di
contatto: l’esigenza di una migliore attenzione alla componente umana, che si traduce nel
bisogno di regole più certe e nel bisogno, affine, di maggiore informazione sui posti di
pesca. Dalla stessa indagine è emersa anche una sorta di delusione o comunque di
insoddisfazione per la consistenza delle risorse ittiche. È ragionevole pensare che ricorrere
esclusivamente a soluzioni “facili” (come i ripopolamenti, che tra l’altro erano comunque
già stati fatti) non possa portare a risultati duraturi nel lungo periodo se non si interviene
prima sulle cause della scarsa vivibilità alieutica dell’ambiente di destinazione. Per questo il
ricorso a una figura, o comunque a un soggetto, che sappia indirizzare dove e come andare a
pescare, affiancando chi si cimenta a provare, e offrendogli quindi elementi di sicurezza
anziché la sensazione dell’isolamento, sono variabili essenziali per comunicare l’andare a
pescare come un’attività utile sia durante il suo esercizio, sia per riportare qualche pescetto a
casa nella certezza assoluta di non aver causato alcun danno all’ambiente ma, anzi, di aver
partecipato alla vivibilità del territorio. La formazione di queste tipologie di figure di
riferimento potrebbe costituire il volano per recuperare opportunità alla pesca reale.
6.3. MORIE DI PESCI
Le morie di pesci in acque libere rappresentano un evento non raro che può essere
determinato da vari fattori: ambientali, infettivi, antropici. In caso di moria di fauna ittica
nelle acque libere l’evento deve essere segnalato alla Polizia Provinciale competente per
territorio, che coordina l’intervento. Nel caso in cui in una Provincia venga concordato che
il coordinamento è affidato ad uno degli altri enti interessati, ne va data comunicazione al
Settore Medicina Predittiva e Preventiva dell’Assessorato Diritto alla Salute della Regione
Toscana (Decreto 6481 del 15 dicembre 2009).
La Polizia Provinciale, dopo aver valutato preliminarmente se ricorrano le condizioni per
l’intervento congiunto:
i) attiva l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana ed il
Servizio Veterinario della Azienda USL competenti per territorio (di seguito
denominati “ARPAT” e “Servizio Veterinario”) per procedere alle verifiche sulle
cause ambientali o infettive della moria;
ii) contatta il Laboratorio di Ittiopatologia presso la Sezione di Pisa dell’Istituto
Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana per concordare l’invio dei
campioni ed un eventuale sopralluogo;
iii) contatta il Comune competente per territorio per l’organizzazione delle attività
di recupero delle carcasse;
iv) informa dell’evento gli uffici pesca competenti.
La Polizia Provinciale effettua documentazione fotografica dell’insieme e di singoli
pesci; compila le schede di rilevamento dati e assicura, direttamente o tramite gli altri enti
coinvolti, il trasporto dei campioni al Laboratorio di Ittiopatologia nei tempi stabiliti.
Entro il 28 febbraio di ogni anno, il Laboratorio di Ittiopatologia e l’ARPAT, tramite un
unico referente regionale, trasmettono congiuntamente i dati accompagnati da una relazione
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al Settore Medicina Predittiva e Preventiva dell’Assessorato Diritto alla Salute ed al Settore
Politiche agroambientali, attività faunistico - venatorie e pesca dilettantistica della Regione
Toscana. Entro il 30 giugno, il competente Settore dell’Assessorato Diritto alla Salute della
Regione Toscana provvede alla diffusione dei dati ai soggetti interessati.
6.4. INFORTUNISTICA SUL FIUME
La pesca è un’attività all’aria aperta che dovrebbe essere praticata secondo spontaneità,
senza particolari avvertenze se non il buon senso comune. Cionondimeno è sempre
consigliabile iniziare l’esperienza di pesca in compagnia di una persona più esperta (che può
essere un familiare, un amico, o un pesatore delle associazioni di pesca). Quando si va sul
fiume a pescare non ci sono parapetti che “proteggono” da accidentali scivoloni in acqua
sugli argini dei fiumi, e quindi imparare a muoversi né troppo lontano né troppo vicino dal
bordo dell’acqua, per quanto gesto spontaneo, per poter essere fatto con sicurezza richiede
una certa pratica che si acquisisce tramite l’osservazione e l’esperienza diretta. Non è
improbabile che si possa riportare qualche livido (o addirittura rompersi qualche osso)
scivolando accidentalmente sull’erba dell’argine mentre si tenta di raggiungere il fiume. È
pertanto consigliabile di cercare le apposite scalette di cui in genere sono provviste le zone
di pesca più frequentate.
L’attività di pesca è solo apparentemente poco faticosa. In realtà raggiungere il posto di
pesca con una ponderosa attrezzatura non sempre è facile, e stare delle ore sotto il sole o al
freddo (ovviamente a seconda delle stagioni) richiede di acquisire confidenza su come
prendersi cura della propria persona dal cappello per il sole, agli stivali per proteggersi
dall’acqua e dal fango. Soprattutto in inverno stare a pescare con i piedi accidentalmente
bagnati può comportare dal più semplice raffreddore, alle più gravi malattie da
raffreddamento. All’opposto, d’estate pescare anche solo un’ora senza protezioni sotto il
sole può causare un’insolazione con tanto di svenimento.
Un momento particolarmente “rischioso” è la fase del lancio. Assolutamente non bisogna
mai pescare in prossimità di fili elettrici dell’alta tensione, perché durante il lancio
potrebbero rimanere impigliati alla lenza accidentalmente.
Sempre nella fase di lancio bisogna prestare la massima attenzione a non agganciare con
l’amo sé stessi, persone vicine, o eventuali passanti. La tecnica per rimuovere un amo da
pesca varia in base al tipo di amo, alla profondità del punto intrappolato e alla parte del
corpo interessata. Bisogna sempre ricorrere ad un consulto specialistico per l’eventuale
rimozione in sala operatoria nei casi in cui la manovra possa arrecare gravi complicanze (ad
esempio perché in prossimità dell’occhio). La preparazione per la rimozione al Pronto
Soccorso consiste anzitutto nella raccolta di informazioni sul tipo di amo (con o senza
ardiglione), sulle circostanze della lesione, e sulla copertura vaccinale dell’infortunato
(eventualmente per ricorrere alla profilassi per il tetano). Tutto ciò che è attaccato all’amo,
come residui di filo o esche, dovrebbe essere rimosso utilizzando tronchesi al fine di
stabilizzare l’amo prima di iniziare qualsiasi procedura di rimozione. Il gancio rimanente e
la cute circostante dovrebbero poi essere abbondantemente disinfettati. Gli specialisti
impiegheranno un anestetico locale prima di effettuare la rimozione vera e propria.
Al pescatore è richiesto di saper distinguere le varie specie ittiche, e di conoscerne le
principali caratteristiche, perché alcuni pesci potrebbero riservare spiacevoli sorprese.
Particolare attenzione va prestata in caso di cattura del pesce gatto e dell’anguilla.
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Il pesce gatto ha degli aculei velenosi nelle pinne pettorali e dorsali, tali da provocare
punture molto dolorose. I segni e i sintomi di una puntura di pesce includono immediato e
forte dolore, una puntura o una più grande lacerazione, il sanguinamento, la nausea, il
rigonfiamento della parte colpita, persino lo shock. Se la spina è visibile, occorre rimuoverla
(magari con l’aiuto di pinze estetiche) e irrorare la ferita con acqua dolce o soluzione salina.
Far valutare la situazione da un medico e controllare l’infortunato per l’eventuale
insorgenza di reazioni allergiche o infezioni della ferita.
Anche un morso, ad esempio di un’anguilla che è un pesce piuttosto vorace, può essere
terrorizzante, benché le lesioni di norma non siano pericolose per la vita e richiedano solo
un normale primo soccorso. La prima preoccupazione dopo un morso deve essere quella di
prevenire ulteriori lesioni (possibilmente tagliare la lenza senza tentare di slamare
l’animale). È consigliabile indossare indumenti protettivi (o guanti) se si assiste
qualcun’altro che sta sanguinando. Per controllare l’emorragia occorre applicare una
medicazione sulla ferita ed esercitare una pressione diretta. Se la ferita è a carico di
un’estremità, è meglio elevarla. Una volta che l’emorragia sarà finita, bisognerà bendare la
ferita, stringendo abbastanza ma evitando di bloccare la circolazione.
In caso di taglio da arbusti, da erba o da sassi, occorre pulire i tagli accuratamente,
irrorare e strofinare la ferita con acqua dolce o soluzione salina, rimuovere ogni detrito
visibile, poi coprire con una medicazione sterile e bendare. Controllare l’eventuale
insorgenza di reazioni allergiche o infezioni, accertando l’eventuale comparsa di segni come
gonfiore, arrossamento, febbre, pus e, ovviamente, a seconda del caso contattare il Pronto
Soccorso.
Soprattutto è bene ricordare che la prudenza non è mai troppa; tant’è che persino i
pescatori agonisti, che certo sono esperti, acquistano annualmente uno speciale “bollino
assicurativo” per tutelarsi contro eventuali incidenti che potrebbero capitare durante l’atto di
pesca.
NOTE:
20
“È evidente a tutti che quello che offriva un circolo all’inizio della sua storia non può essere riproposto tale
e quale oggi: la società è cambiata e con essa i bisogni e i desideri delle persone. (…) Senza nulla togliere
all’impegno e alla dedizione di chi oggi continua a farlo, compreso chi scrive, mi pare che con il passare del
tempo cresca il distacco della società dai circoli e dalle loro attività (…) La mancanza di persone nuove,
giovani leve che portassero un contributo fresco e al passo dei tempi ha inciso sulla difficoltà della vecchia
guardia di adattarsi al mondo che cambiava così rapidamente. Una vecchia guardia che in molti casi, forse, si
sente, per conservare vecchie abitudini, un po’ troppo <padrona> di un bene da condividere e aprire con
altri” Taccetti G. (2009), I circoli, guardando al domani, in Cappellini L., Nesti P.F., Taccetti G., Dicevamo
dei circoli…, Ed. ACLI, Lastra a Signa (Firenze), pp. 175-177.
21
Lauro N.C., Balbi S., Scepi G. (1997), L’analisi multidimensionale dei dati per la misurazione della
customer satisfaction nei servizi, La statistica per le imprese, vol.1, SIS, 1997, p. 567.
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22
“Io credo che si debba innanzitutto ripartire dai rapporti umani: tutto il resto (iniziative, servizi e
quant’altro) verrà di conseguenza. Mi sentirei di proporre la creazione di una figura che possa agevolare la
socializzazione e l’impegno in ogni struttura: una sorta di tutor. Un tutor formato e preparato in modo che
sappia dialogare con le persone”. Taccetti G., op cit., p. 179.
23
L’indagine è stata condotta nel periodo maggio - ottobre 2010 su un campione rappresentativo per
circoscrizioni (Piana dell’Ombrone, Montagna Pistoiese, Valdinievole) dei pescatori sul territorio provinciale
(residenti in provincia di Pistoia anche se praticano l’attività alieutica solo in altre località, e residenti in altre
circoscrizioni purché esercitino la pesca in Pistoia). Le interviste sono state effettuate su 103 pescatori di
ambo i sessi tra i 18 e i 70 anni, mediante questionario preformulato somministrato per via diretta (faccia a
faccia) dagli intervistatori. Ventisette E. (2011), Pensiero e comportamento dei pescatori in provincia di
Pistoia, Indagine realizzata da Arci Pesca Toscana con contributo della Provincia di Pistoia Servizio
Agricoltura, Patrimonio naturale ed ittio-faunistico, Gestione aree protette, Tipografia Il David, Firenze.
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QUALCHE CONSIDERAZIONE DI SINTESI
Se la pesca fosse considerata un’attività individuale da tempo libero fine a sé stessa
difficilmente si legittimerebbe il ruolo del soggetto pubblico rispetto al suo esercizio, perché
al più l’attenzione istituzionale sembrerebbe una pesante ingerenza negli stili di vita degli
individui.
L’intervento pubblico si comprende allorché la pesca è praticata come un’attività capace
di produrre vantaggio plurale. In questa accezione emergono le responsabilità del soggetto
collettivo (pubblico e associativo) nel definire la “correttezza” del modo di praticarla e
nell’indirizzare le vie strategiche di sviluppo del settore.
La lettura ragionata della L.R. e del relativo R.R. permette di riscattare la pesca
dall’essere considerata un’attività da tempo libero fine a sé stessa, e fa emergere il “processo
di gestione” da essa implicitamente svolto nell’ambito del macrosettore primario,
promuovendo una relazione tra le circostanze sociali esterne ed i fattori gestionali interni al
suo mondo. In tal modo la pesca non professionale in acque interne risulta caratterizzata dal
comportamento umano, inteso quale risultante di fattori ambientali, sociali ed individuali,
suggerendo di indagare più approfonditamente le modalità di funzionamento e di
organizzazione del settore per ricavarne lumi sulle possibilità concrete di sviluppo affinché
gli individui e la collettività nel praticarla scelgano in modo responsabile e consapevole
comportamenti favorevoli alla tutela del benessere fisico, sociale, animale e ambientale.
La visione sempre più interdisciplinare, memore della genesi dal settore primario, cerca
oggi posizionamento della pesca nel turbolento scenario dell’epoca attuale, tra coordinate
dinamiche di natura economica, sociale, rappresentativa. In un’epoca estremamente inquieta
quale l’attuale, i cambiamenti economico-sociali incrementali hanno accelerato
l’obsolescenza delle tradizionali forme organizzative con cui per secoli se ne è trasmessa la
conoscenza (contatto personale padre-figlio da una parte, e contesto associativo quale
grande attrattore sociale e referente della comunità locale dall’altra). Il cambiamento sociale
registra un ritmo molto più accelerato di quello delle singole parti componenti la tecnologia
della pesca: si usano sempre canna e lenza, e per i neofiti l’acquisizione dell’attrezzatura
basica tutt’oggi non è proibitiva né come prezzo né come uso degli elementi. Pertanto è
presumibile supporre che la dinamica di cambiamento richieda di preservare l’evoluzione
sostanzialmente lineare per la conoscenza nelle componenti elementari del come si pesca,
ma al tempo stesso di indurre e di provocare un mutamento nell’architettura progettuale
afferente alle componenti del sistema organizzativo.
Si fa strada l’opportunità di iniziare ad usare strumenti di gestione nuovi per il settore,
quali la matrice di sviluppo, i modelli di spostamento, processi gestionali per la
soddisfazione dei vari segmenti di pescatori. Emerge altresì l’importanza della “comunità
interorganizzativa” costituita dal rapporto istituzioni – associazioni ai rispettivi livelli
rispettivamente di governo e di legittimazione, che cerca di definire il cambiamento rispetto
al ruolo e alla posizione nel contesto relazionale interdisciplinare.
Le modalità gestionali proposte sono nuove per il settore, comunque da testare nella
rispettiva portata applicativa.
Pensando alla “matrice di sviluppo” proposta, future possibilità di sperimentazione si
potrebbero vedere ad esempio in una programmazione ragionata nell’uso dei campi gara in
modo da dare ampia visibilità alle manifestazioni annualmente in programma e quindi
guadagnare efficienza di promozione. Per un campo gara nella fase di maturità, quali ne
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esistono lungo l’Arno (ad esempio il Terrapieno, posizionato in maniera prospiciente al più
grande parco urbano fiorentino) potrebbero essere create le condizioni per usarlo
continuativamente al fine di accrescere la fidelizzazione dei cittadini e dei turisti verso la
pesca. Certo questo necessita del presupposto di una coscienza operativa dei comitati
organizzatori che non tenda all’isolamento e all’autoreferenzialità, ma che ambisca a
intercettare il più ampio interesse sociale. Se non si accetta il confronto con queste sfide
innovative il rischio per la pesca è quello di retrocedere sul percorso di bene comune
alacremente conquistato nei decenni passati.
Per sviluppare le potenzialità di fare da collante tra i caratteri della ruralità più
tradizionalmente avita e l’ambiente urbano in cui sempre più insistentemente è chiamata ad
esprimersi, la pesca, al pari degli altri settori, ha bisogno di guadagnare efficienza facendosi
perno di innovazione in una accezione ampia di imprenditorialità diffusa sul territorio, ma
allo stesso tempo chiedendo coerenza e chiarezza nell’indirizzo strategico regionale. La
frammentarietà territoriale nella quale purtroppo invece trova tutt’oggi applicazione, per un
concorso di responsabilità ascrivibili sia alla totalizzante sussidiarietà amministrativa, sia
alle fragilità dell’associazionismo, frenano e in molti casi inibiscono l’innovazione del
settore nelle possibili risposte ai reali bisogni di una società in incessante evoluzione e
conseguentemente sempre più bisognosa di servizi efficaci.
L’emergere di prestazioni di supporto all’azione centrale, come l’educazione alieutica, la
cadenzata ma continuativa pulizia e messa in sicurezza dei campi gara, la promozione della
pesca ricreativa praticata collettivamente, la ricerca di visibilità dei campionati agonistici di
ampio raggio, la diversa gestione funzionale delle specie ittiche, sono fattori che stimolano
l’evoluzione del settore verso una presa di coscienza della propria precipua ampiezza
operativa e complessità gestionale.
Si fanno strada quindi dinamiche sistemiche di ordinamento delle direttrici di sviluppo
organizzativo della pesca dilettantistica, che sollecitano un governo (istituzionale) e una
governance (associativa) della materia sempre più coerenti e integrate tra le discipline e tra
le multiformi articolazioni territoriali reali in cui essa si manifesta. Sentiero di indirizzo
strategico avventuroso e tutt’altro che banale per un periodo storico segnato dalla crisi
economico-finanziaria e da inquietudini istituzionali che fanno apparire ancora più
fluttuante il terreno su cui lavorare.
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Finito di stampare
nel mese di settembre 2012
presso la Tipografia Il David - Firenze
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Molte volte la pesca è stata descritta guardando alle tradizioni e al
passato. Molto poco è stato detto sugli aspetti sociali e di gestione
che operano in questo settore variegato, interdisciplinare e sempre più
complesso a motivo dei cambiamenti socioeconomici e di stili di vita
della turbolenta epoca attuale.
Il proposito di questo scritto è dare al lettore l’opportunità di guadagnare conoscenza sui possibili sentieri di indirizzo per pensare il futuro
della pesca dilettantistica, partendo dalla conoscenza del dettato legislativo che regola il settore (L.R. 7/2005 e R.R. 54/2005).
ARCI PESCA FISA
Comitato Regionale Toscano
VIE D’INDIRIZZO
PER LA PESCA
NELLE ACQUE INTERNE
DELLA REGIONE TOSCANA
Realizzato con il contributo della
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ELISABETTA VENTISETTE
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vie d`indirizzo per la pesca nelle acque interne