Educazione degli adulti
Prof.ssa Elena Marescotti
Lezione del 22 marzo 2011
Dispense a solo uso didattico interno
 Elena Marescotti 2011
Università degli Studi di Ferrara
Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Scienze dell’educazione
Anno Accademico 2010/2011
 Andragogia
 Geragogia
Il concetto di andragogia
Il termine andragogia ha avuto e ha tuttora una certa fortuna,
soprattutto grazie all'uso fattone in ambito anglofono, da Malcom
Knowles, ad esempio. A ben vedere, si tratta di un termine dal
significato assai ambiguo. Non solo, infatti, ripropone gli stessi
riduttivismi del termine pedagogia (conduzione dell'adulto), con la
marcata sottolineatura del genere maschile che la parola greca da cui
deriva suggerisce, ma, nell'accezione corrente, viene usato per fare
riferimento soprattutto alle teorie di apprendimento in età adulta, e
non all'educazione degli adulti così come la scienza dell'educazione la
mette a punto. Occorre, quindi, essere molto cauti nei confronti di
questa terminologia e, soprattutto, di fronte ad una sbrigativa
contrapposizione e separazione tra andragogia e pedagogia, fatta
sulla base di una errata concezione di quest'ultima.
Laddove per pedagogia intendiamo la Scienza dell'educazione, non è
infatti necessaria alcuna andragogia, almeno non dal punto di vista
dell'educazione in età adulta.
Il concetto di andragogia
 Andragogia non può essere intesa come scienza a sé
dell'educazione.
 Non è l’adulto, né, tantomeno, l’adulto maschio – il
termine Andragogia, in effetti, più che emanciparsi dai
retaggi etimologici del termine Pedagogia li ripropone
sotto mutate vesti, forse aggravandoli ulteriormente e,
comunque, dando adito ad una frammentazione
scientifica assai discutibile! – a costituire l’oggetto di
studio, bensì l’educazione, sia pure considerata in quelle
sfaccettature peculiari connesse allo status di adulto.
 Tutt’al più, il termine può essere usato per riferirsi agli
aspetti pratici e tecnici dell’apprendimento in età adulta, ma
sempre tenendo presente che apprendimento ed educazione
NON sono la stessa cosa!
GERAGOGIA
Negli anni in cui la Pedagogia, in Italia, manifesta tentativi tra i più incisivi di
affermarsi, a pieno titolo, come disciplina scientifica – si pensi agli studi di
Giovanni Maria Bertin, Lamberto Borghi, Giuseppe Flores D’Arcais,
Francesco De Bartolomeis, Remo Fornaca, Raffaele Laporta, Aldo
Visalberghi, per citarne alcuni tra i maggiori – nasce un neologismo che, se
nei primi tempi non pare aver sollevato un dibattito, almeno nel nostro
settore, particolarmente vivace, oggi costituisce, per ragioni sia contingenti sia
di approfondimento epistemologico, un nodo cruciale della riflessione
sull’identità e sulle prerogative della Scienza dell’educazione.
In effetti, è il 1973 quando, nella letteratura medica, fa il suo
ingresso il termine “geragogia”, per designare – per il
momento ci limiteremo ad utilizzare una espressione piuttosto
generale – l’interesse per le teorie e per le pratiche di
formazione specificatamente rivolte ai soggetti anziani.
Fonte
Questa informazione, e molte altre al riguardo su cui ci
soffermeremo nel corso di queste note, è rintracciabile
al sito internet www.geragogia.net, attivo dal 2001 per
opera del Dott. Giovanni Cristianini.
Il materiale qui reperito è più che sufficiente per
supportare alcune prime considerazioni e valutazioni
circa la legittimità scientifica della geragogia intesa
come “l’insieme degli studi che hanno per oggetto
l’applicazione a fini pratici della pedagogia
dell’invecchiamento”.
La citazione è tratta dalla pagina di Presentazione del sito
www.geragogia.net, sottotitolato “Geriatria, Geragogia e Gerontologia online”.
www.geragogia.net
Il sito è così strutturato: Presentazione; Una premessa; L’invecchiamento; Tempo
libero e solitudine; Geragogia (a sua volta articolato nei seguenti settori: Educazione
dell’adulto; Rivoluzione geragogica; Significato di un neologismo; Geragogia e
prevenzione; Geragogia e media; Geragogia psico-sociale; Proposte di
programmazione; La malnutrizione in età senile); Alimentazione (che contiene scritti
denominati “L’educazione alimentare”); Alcolismo (che contiene scritti denominati
“L’alcolismo tardivo nell’anziano”); Alcol e invecchiamento cerebrale; Attività fisica
(che contiene scritti intitolati “Attività fisica e invecchiamento”; Links (che indica,
tra gli altri, i siti intenet della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria;
dell’Associazione Medici Italiani, della Federazione Italiana Operatori Geriatrici, del
Centro Maderna di documentazione, formazione e ricerca sulla condizione anziana);
Credits (che presenta un breve profilo dell’autore del sito, il Dott. Cristianini);
Editoriale geriatria (che periodicamente ospita articoli che affrontano problemi di
attualità); Meetings (che raccoglie i programmi di convegni, seminari, corsi di
formazione e aggiornamento, ecc. collegati alle tematiche affrontate nel sito stesso);
Notiziario (che fornisce informazioni circa l’attivazione di master universitari in
ambito geriatrico e gerontologico); Pubblicazioni (che raccoglie alcuni brevi saggi
relativi alle tematiche in oggetto); E-mail (che riporta l’indirizzo e-mail disponibile
per i contatti). Va altresì sottolineato che il materiale presente nel sito alla data di
consultazione indicata riprende pressoché totalmente quanto pubblicato nel volume
di G. Cristianini, Lezioni di geragogia (1982-1991), s. l., s. n., s. d. [stampa: Milano,
CIESSEDI s. r. l., 1992, copyright dell’Autore], pp. 191.
Ad essere discussa, per così dire, non è certamente
l’interesse o l’opportunità di formalizzare tutta una serie di
conoscenze connesse al saper invecchiare nel migliore dei
modi possibili, operazione, questa, da accogliere in maniera
quanto mai positiva. A non trovarci d’accordo è, da un lato,
l’assunzione in termini riduttivi, oltre che scorretti, del
significato e del ruolo della Pedagogia e, dall’altro,
l’ammissibilità di ibridazioni scientifico-disciplinari
confuse sia sul piano teorico sia sul piano sperimentale,
foriere di pesanti ambiguità quando non lesive della
stessa autonomia del sapere pedagogico.
Si tratta di una concezione, del resto, di cui il sito internet menzionato
non pare essere l’unico testimone e megafono: negli stessi termini si
esprimono anche altri autori, e non solo appartenenti all’area medica.
Stupisce, e al tempo stesso preoccupa, che anche “pedagogisti”, o sedicenti tali,
suffraghino posizioni di questo tipo: “Felice connubio tra pedagogia e gerontologia,
la “Geragogia” è una nuova scienza che si sta necessariamente affermando a seguito
della crescita numerica della popolazione anziana e quindi dei servizi ad essa
necessari. Tra questi, di primaria importanza, ci sono le Università della Terza Età
cioè quelle spontanee istituzioni nelle quali si cerca di mantenere vivo l’interesse
culturale, la voglia di apprendere, l’opportunità di aggiornamento, senza limiti di
età. Ma insegnare ai giovani è tutt’altra cosa che farlo agli anziani: lo hanno capito
i docenti di questi particolari atenei che, partiti baldanzosamente verso la nuova
esperienza carica di gratificanti valenze sociali con le quali incensarsi, hanno
dovuto viceversa ben presto riconoscere i limiti della loro pedagogia perché
standardizzata su modelli giovanili non automaticamente proponibili e quindi
fruibili dagli anziani. Si sta cercando perciò da qualche tempo la codificazione di
una didattica e di una metodologia informativa efficace ed omogenea a questo fine,
organizzando seminari, confronti, convegni esplorativo-sperimentali di
“Geragogia”, la scienza appunto che muove i primi passi verso il modo migliore di
insegnare alla Terza Età”.
A. Angeloni, A. Ancona, Geragogia ludicomotoria multidisciplinare, Roma, Società
Stampa Sportiva, 1990, p. 7, corsivo nostro. Dalla quarta di coperta del volume,
apprendiamo che entrambi gli autori sono insegnanti di Educazione Fisica e uno dei
due, Alfredo Angeloni, è presentato anche come “pedagogista”.
Ma torniamo al sito www.geragogia.net e, in particolare, alle
definizioni di “geragogia” che in esso vengono fornite, l’aspetto
per noi più interessante, dato che tali definizioni non mancano
mai di chiamare in causa la Pedagogia, sia come disciplina –
della quale, comunque, non si dimostra di sapere nulla che vada
oltre o al logoro senso comune o alle generiche accezioni
riscontrabili in un qualsiasi dizionario della lingua italiana – sia
come termine di aggettivazione per contrassegnare tutto ciò che,
in qualche modo, ha a che fare con l’insegnamento, con
l’attività tutoriale, finanche con l’animazione e
l’intrattenimento che si colorino di intenzionalità formativa e
culturale in genere.
 Un approccio, questo, che se può essere compreso – ma
comunque mai giustificato – laddove provenga dall’“uomo
della strada”, per via di un immaginario collettivo duro ad
estinguersi, riteniamo non possa essere in alcun modo
perdonato ad un intellettuale, ad un ricercatore e docente
universitario quale è, appunto, Giovanni Cristianini, “già
primario internista ospedaliero, da oltre vent’anni
professore a contratto di “Geragogia e Terapia
Occupazionale” presso la Scuola di Geriatria dell’Università
di Padova”.
 Così, espressioni come “pedagogia dell’invecchiamento”,
“orientamenti inediti di taglio psico-pedagogico”,
“intromissioni pedagogiche”, “momento pedagogico di una
profilassi dell’invecchiamento”, solo per riportare qualche
esempio, ricorrono per tutto il testo senza essere
accompagnate da alcuna spiegazione argomentata, quasi si
desse per assodato, e per scontato, il loro senso.
Seppure, come denuncia l’Autore, il materiale pubblicato sul
sito derivi dalle considerazioni emerse in aula durante le sue
lezioni agli specializzandi della Scuola di Geriatria, dalle
migliori tesi di specializzazione degli studenti medesimi e dagli
appunti del docente stesso “che, nella preparazione delle
lezioni, cerca generalmente di sviluppare i principali
argomenti di interesse educazionale, correlati al processo
dell’invecchiamento umano, senza fini trattatistici,
ovviamente, e con risultanze di semplice interesse antologico e
didattico”, ovvero non vi sia la manifesta volontà di presentare
uno studio sistematico e rigoroso nel settore della Scienza
dell’educazione, l’Autore, di fatto, si addentra, talora
indirettamente talora esplicitamente, nel merito di che cosa
siano la Pedagogia e l’educazione o, meglio, nel merito del “a
che cosa” esse servano.
È la stessa sorte, del resto, che subiscono anche espressioni come
“educazione degli adulti” e “educazione permanente”, per le quali
non si è ritenuto opportuno nessun ricorso agli specialisti del settore
e ai numerosi studi che, soprattutto negli ultimi trent’anni – da
Lorenzetto a Demetrio, da Mencarelli a Alberici a Tramma – ne hanno
sondato l’impianto storico-teorico, le connotazioni politico-sociali, le
possibilità operative.
Emblematico, al riguardo, è il seguente passo: “La geragogia, che è la
pedagogia della terza età e si colloca nell’ambito dell’educazione
dell’adulto, attende ancora oggi una completa sistemazione
metodologica che le consenta di inserire proficuamente l’anziano (e
chi si accinge a diventarlo) in attività di tipo educazionale e formativo,
grazie alle quali l’adulto presenile possa imparare a vivere la sua vita
in un modo diverso da quello ereditato, con prospettive inedite ed una
nuova creatività”
 L’educazione degli adulti, in questa prospettiva, viene a configurarsi non
come una necessità logica della Scienza dell’educazione bensì come una
opportunità dettata dalle contingenze della nostra temperie storica, ove
“la maggior parte delle persone mature abbisogna di un riciclaggio
continuo nei settori più svariati”.
 Pertanto, e in conseguenza del prolungarsi della vita media degli
individui, non si può non avvertire l’esigenza di “una pedagogia quanto
più attiva possibile, al punto che questa deve trapassare direttamente
nell’azione che, in campo gerontologico, significa soprattutto prevenzione”.
 Anche se ci si imbatte nell’espressione “scienza pedagogica”, è evidente
come, in realtà, al sapere sull’educazione non si riconosca alcuna valenza
speculativa sull’essenza e sulle finalità del suo oggetto di studio, bensì
una funzione meramente utilitaristica, da spendersi immediatamente
nella prassi per assolvere i compiti individuati o suggeriti dalla
gerontologia.
Forse perché per Pedagogia si intende il metodo di insegnamento o,
più specificatamente, un insieme di tattiche, più o meno stimolanti,
per trasmettere agli anziani quei precetti volti a rendere il processo di
invecchiamento una fase serena della vita dell’individuo e per far sì
che essi se ne approprino in maniera consapevole e motivata. Si
tratta, in definitiva, di veicolare, di far circolare in maniera pervasiva
e proficua, tutte quelle informazioni e attività che possono giovare
alla salute e alla longevità: assumere le corrette abitudini alimentari;
svolgere gli esercizi fisici adeguati; evitare i fattori di rischio;
conoscere la biologia dell’invecchiamento e le malattie che possono
accelerarne il processo, ecc.
 Non a caso, Cristianini introduce ad hoc sia l’“educazione
sanitaria” sia l’“educazione alimentare” come momenti fondamentali
della formazione geragogica, affidando in particolar modo alla
seconda il compito di “diffondere… alla massa della popolazione… i
temi fondamentali di una nuova dietetica antisenile che sgomberi il
campo dai molti pregiudizi e segua lo stesso rigore scientifico con cui
sono affrontati gli altri aspetti della prevenzione medica”

Gli esempi potrebbero continuare numerosi a
supportare l’idea di fondo che anima questo genere di
considerazioni:
l’idea, cioè, che l’educazione sia semplicemente un
qualcosa che può essere preso a prestito per divulgare
quanto si ritiene di più valido ci possa essere per
migliorare la qualità della vita degli individui, qualcosa
che consenta la sensibilizzazione della pubblica
opinione, avvalendosi di tutti i mezzi di comunicazione,
che possono essere impiegati per “una pedagogia di
indirizzo collettivo”
???
Se, per un verso, preme chiarire che non è la condivisione di tale
finalità ultima a suscitare disappunto – come potremmo non essere
d’accordo? – per altro verso le modalità con cui tale obiettivo intende
essere perseguito paiono non solo scorrette, ma anche, al tempo stesso,
contraddittorie. All’educazione, infatti, svilita a mera strumentalità
divulgativa, non è garantita alcuna autonomia. E, di qui, la
contraddittorietà:
 In una prospettiva di più ampio respiro, com’è possibile perorare la
causa di un autentico miglioramento della qualità della vita laddove si
depaupera la possibilità della Pedagogia di essere scienza?
 Come si può pretendere di incrementare le capacità degli individui di
gestire al meglio la propria esistenza laddove si va a colpire o,
addirittura, ad annientare, quella disciplina – la Pedagogia, appunto –
che in maniera più esplicita, rispetto a tutte le altre discipline, ravvisa
nella trasformazione miglioristica della realtà, cioè nel processo
educativo, il perno della propria ricerca?
Forse questo accade perché si ritiene che per questi aspetti sia
sufficiente la medicina e che, dove la medicina non è in grado
di arrivare, non resti che affidarsi a princìpi di carattere
ontologico-trascendentale.
È quanto emerge in questo passaggio, teso a delineare le linee
direttrici della natura umana che la geragogia è chiamata a
seguire: “L’uomo è di per sé pervaso da un’incommensurabile
energia vitale che lo spinge ad una continua ricerca della
felicità, di cui la vita, e non la morte, è il metro di misura; ogni
uomo è irripetibile, nel senso che Qualcuno (sic) lo ha pensato
diverso da ogni altro essere umano. La diversità è dunque la sua
naturale espressione, mentre socialità ed organizzazione
agiscono soltanto come complemento della sua personalità”
Geragogia, geragoghi e
geragogisti… questi sconosciuti
 Il linguaggio riguarda non solo la comunicazione di
un sapere scientifico, ma anche e soprattutto la sua
fondazione. Quindi, non pare possibile impiantare
seriamente la disciplina geragogica, anche solo come
materia di insegnamento e di studio, sulla base di una
terminologia estremamente farraginosa come quella
che si evince dal sito www.geragogia.net
 Vediamo alcune definizioni, allora, di questa sedicente
disciplina, cercando di sottolinearne gli aspetti di
maggiore criticità.
Alcune definizioni
“La geragogia, oggi, può essere riguardata come l’insieme degli studi che
hanno per oggetto l’applicazione a fini pratici della pedagogia
dell’invecchiamento o, tutt’al più, può considerarsi una disciplina ancora
in formazione che si propone d’insegnare le strategie per mantenere un
invecchiamento fisiologico il più a lungo possibile” annota Cristianini,
rifacendosi a quanto sostenuto da Angiolo Sordi nel 1973 introducendo per la
prima volta tale neologismo nella trattatistica, per indicare “quella branca
gerontologica interdisciplinare che, in analogia alla scienza pedagogica,
presiede a quell’insieme d’insegnamenti, il cui apprendimento e la cui
attuazione dovrebbe condurre al fine ultimo di una vecchiaia vitale e
attiva”. E, ancora, egli sostiene che “l’espressione “geragogia” dev’essere
intesa come vera e propria educazione ad invecchiare, e rappresenta
quindi il momento pedagogico di una profilassi dell’invecchiamento che
richiede, innanzi tutto, la ricerca di uno stile di vita idoneo alla
vecchiaia… in senso più generale, la geragogia dev’essere intesa, oggi,
quale educazione all’invecchiamento, anche e soprattutto, sul piano
igienico e della prevenzione primaria”
 Non si vede bene in cosa consista l’analogia con la “scienza pedagogica”
(dizione, del resto, assai infelice), né se pensiamo alla Pedagogia italiana degli
anni Settanta del Novecento né, tantomeno, ai prodotti della comunità
scientifica pedagogica negli anni a noi più recenti.
 Per trovare una somiglianza tra la geragogia così intesa e la Pedagogia,
occorre risalire a quando la Pedagogia ancora non esisteva neppure di nome,
ovvero occorre ritornare al significato e al ruolo del pedagogo della Grecia
classica, e rilevare, comunque, che si tratta solo di una somiglianza, peraltro
un po’ forzata, giacché è noto a tutti, ormai, che la funzione primigenia del
pedagogo era una funzione, così come ci insegna l’etimologia del termine, più
di mero “accompagnamento” che non di “guida” nel senso più pieno, e
plurisfaccettato, che oggi potremmo attribuire a questo termine.
 Si tratta di un passaggio essenziale per gli studiosi dei problemi educativi,
un passaggio che Cristianini salta del tutto, arrivando a sostenere che “se il
pedagogo è colui che educa il fanciullo, il geragogo per analogia dovrebbe
essere quel tale che educa il vecchio o, in qualche modo, si propone di
insegnargli qualcosa”
 Evidentemente, nonostante si faccia sfoggio di sapere cosa sia l’educazione
permanente[1] e si includa la geragogia al suo interno, non si ritiene valido il
termine educatore per designare colui che educa, e neppure il termine docente
per indicare colui che insegna!
 Il vero compito della geragogia, si commenta nel corso della trattazione, è
quello “d’insegnare anzitutto all’anziano un nuovo orientamento interiore nel
modo di gestire l’esistenza”, un compito che “spetta alla società, che non può
limitarsi all’assistenza degli anziani, ma deve pedagogizzare (sic!) in via
preventiva se stessa”. Ci sembra difficile, anzi, impossibile, a questo punto,
anche solo sperare di poter realizzare il proposito formulato da Cristianini: “se
vogliamo porre le prime basi di una gerontologia adeguata all’uomo è necessario
che il linguaggio geragogico diventi universale e miri, attraverso un vasto
programma educazionale, a ridare autentiticità e valore alla vecchiaia”.

[1]. È, questa, in realtà, una presunzione del tutto infondata, poiché si afferma che l’educazione
permanente sia “la concezione… di educare anche i vecchi, superando l’antica didattica
puerocentrica, sulla base di una nuova pedagogia sperimentale, intesa come teoria
interdisciplinare e ideata in funzione applicativa di una molteplicità di scienze educazionali”
(Ibidem). In poche righe, tra le più ingarbugliate e insensate che possa capitare di leggere,
Cristianini butta a gambe all’aria un secolo di ricerca in educazione, misconoscendo gli apporti
maturati in seno ad alcuni tra i suoi principali versanti di indagine (la storiografia
dell’educazione, la didattica, la pedagogia sperimentale, l’educazione degli adulti).
 In definitiva, non solo non appaiono chiari i rapporti tra geragogia e
Pedagogia – e laddove lo sono, si rivelano del tutto insoddisfacenti – ma
neppure quelli tra geragogia, geriatria e gerontologia: un ulteriore problema,
questo, tutt’altro che secondario, ma sul quale non ci soffermeremo, poiché
richiederebbe l’esercizio di competenze che non abbiamo[1].
 Così come non risulta chiaro il ruolo della Psicologia e, a tale proposito, ci
limiteremo a rimarcare la fallacia di un’altra definizione di geragogia, che si
aggiunge a quelle già fornite infittendone la nebulosità: “come può definirsi
dunque la geragogia? Può essere indicata come la psicopedagogia
dell’invecchiamento e, sul piano pratico, delineata come la prevenzione del
decadimento psichico, fisico e sociale nell’età anziana”
Psicopedagogia
???
[1]. Un esempio per tutti: non è dato comprendere se l’espressione
“geragogia educazionale” (ibidem, sezione “Geragogia e mezzi di
comunicazione”) sia da intendersi come sinonimo di geragogia.
Di fronte a tutto ciò, non stupisce più di tanto il fatto che il geragogo si
presenti come un personaggio assai misterioso. Talvolta indicato come
geragogo tout court, talvolta come medico geragogo, talvolta come
geragogista – è lecito domandarsi: tre denominazioni diverse per
indicare la stessa figura, oppure rispondenti ad altrettante, e distinte,
figure? – “dovrà occuparsi non soltanto di igiene, di fattori di rischio, di
alimentazione, di attività fisica e di farmaci… ma principalmente ed
anzitutto di fornire all’anziano nuovi scopi esistenziali che gli
consentano ancora di vivere da protagonista e di non essere relegato
fuori ruolo come uno spettatore triste ed umiliato della vita”, alla luce del
fatto che “il pianeta senile è fatto di uomini che attendono una seconda
redenzione”.
Un medico?
Una guida spirituale?
Un personal trainer?
Di certo, stando così le cose, di sicuro non un
educatore, a meno che non si preveda una
formazione specifica – vale a dire pedagogica –
in tal senso.
Il possesso di un “sufficiente bagaglio
geragogico”– visto che non si sa in cosa debba
consistere – e la “vocazione per affrontare un
impegno tanto gravoso” non paiono né congrui
né bastevoli requisiti.
4. Per concludere: una proposta
 Quest’ultimo aspetto mette in risalto, in maniera macroscopica,
che non si può contare su una solida impalcatura teorica che
giustifichi e regga il peso di una geragogia come scienza o,
comunque, come disciplina organica e razionalmente strutturata.
 Tanti sono i dubbi e le domande che la lettura di questo sito
internet ingenera, soprattutto nella mente di chi si occupa dei
problemi della Pedagogia e dell’educazione: ad alcune di questi
abbiamo dato voce, altri si possono facilmente rintracciare tra le
righe. Il quesito in grado di racchiuderli, emblematicamente, nel
loro insieme, potrebbe suonare grossomodo così: ferma restando
l’intenzione di fondare la geragogia in analogia alla Pedagogia,
perché mai al pedagogista o all’educatore o al docente di scuola non
si richiede di essere pediatra, mentre al geragogo-geragogista si
richiede di essere un medico o un operatore sanitario?
È, ovviamente, un quesito retorico, la cui risposta
non farebbe altro che ripercorrere le difficoltose
vicissitudini del cammino della Pedagogia verso il
suo farsi Scienza dell’educazione e, al contempo,
additare gli atavici fraintendimenti cui ancora è
sottoposta. Tralasciando per un momento le singolari
asserzioni di Cristianini e concentrandoci, piuttosto,
sulle riflessioni di più vasto raggio che hanno
sollecitato, anche in ottica costruttiva e non solo di
denuncia, crediamo di poter sintetizzare le nostre
posizioni in merito in tre punti fondamentali
1) Il rifiuto della geragogia
come scienza analoga alla
Pedagogia
2) La necessità di un proficuo
raccordo fra Medicina e Scienza
dell’educazione, condotto
mediante una seria attività
divulgativa, ad evitare indebite
incursioni disciplinari e
deprecabili ibridazioni
3) L’esclusività della voce della
Scienza dell’educazione per ciò
che concerne la
concettualizzazione
dell’educazione e, pertanto, la
corretta utilizzazione del suo
lessico scientifico.
 La proposta che ne deriva – in merito alla cosiddetta formazione
“geragogica” dei medici e degli operatori sanitari – quale logica conseguenza, è
quella di introdurre, nei curricula universitari di tutti i corsi di laurea con
velleità di formare anche degli educatori, l’insegnamento della Scienza
dell’educazione, in primis, e della disciplina ad essa facente capo di “Educazione
degli adulti”, affinché un simile proposito assuma le vesti di un progetto
formativo rigoroso.
 Ci sembra questa l’unica strada da percorrere per promuovere
responsabilmente un piano di ricerca quanto mai importante – quello
dell’educazione in età senile – per il quale la Pedagogia, ossia la Scienza
dell’educazione, non necessita di doppioni né, tantomeno, di equivoci innesti.
Vale la pena ribadirlo: l’educazione, come oggetto di conoscenza scientifica da
parte della Pedagogia, si configura in maniera unitaria e permanente, il che ne
postula la validità in qualunque contesto culturale e per qualunque “categoria”
di individui. Cambiano, naturalmente, le modalità, gli strumenti e i problemi
specifici del suo perseguimento e, a questo proposito, gli apporti degli altri
saperi possono rivelarsi senza alcun dubbio preziosi.
 Quando tali saperi, poi, si strutturano come scienze, l’apporto che possono
dare alla Pedagogia investe a pieno titolo anche il settore teoretico.
 È questa la vera, grande sfida del rapporto con la Medicina, da condursi su
un piano dialettico che postuli e, pertanto, che rispetti l’autonomia di entrambe.
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Andragogia e Geragogia 22 marzo 2011