Grice (1913-1988)
Cosa vuol dire comunicare?

Produrre intenzionalmente certi effetti (credenze e azioni)
su qualche altro essere umano, e far sì che il destinatario
riconosca le intenzioni comunicative dell’emittente.

È essenziale che l ’ intenzione del parlante sia
riconosciuta dall ’ interlocutore: raggiungere lo stato di
conoscenza reciproca di una intenzione comunicativa è
essere riusciti a comunicare (Bazzanella 2005:171)

La comunicazione è per Grice essenzialmente la
produzione intenzionale, razionale e trasparente da parte
di un emittente di credenze e azioni in un destinatario
(Cosenza 1997: 12)
Logica della conversazione
(Grice, Logic and conversation,
1967)
Parlante A
Intenzione
riflessiva
Comprensione:
riconoscimento delle
intenzioni di A
Ascoltatore B
Significato dell’enunciato e
significato del parlante

Significato dell’enunciato:


Collegamento codificato tra specifiche espressioni linguistiche e
certe intenzioni comunicative
Significato del parlante:

Attraverso usi ironici, metaforici, atti linguistici indiretti il parlante
si allontana dalla norma codificata, volendo far intendere altro da
quanto dice esplicitamente.
Problema dell’implicito
e del non-detto
Come si può calcolare il significato del parlante e di ciò che
si vuole intendere quando non coincide con il significato
dell’enunciato e con ciò che si dice? Come si possono
riconoscere le intenzioni del parlante in un quadro di
razionalità?
Principio di cooperazione

Conforma il tuo contributo conversazionale a quanto è
richiesto, nel momento in cui avviene, dall ’ intento
comune accettato o dalla direzione dello scambio
verbale in cui sei impegnato.
Presupposto: condivisione di uno scopo
La conversazione è un’attività sociale razionale regolata, basata sul
principio di cooperazione e il possesso di uno scopo comune
(Grice, Logica e conversazione. Saggi su intenzione, significato e
comunicazione, il Mulino, 1993; ed. or. 1989)
Massime conversazionali

Quantità
Dai un contributo tanto informativo quanto è richiesto
Non dare un contributo più informativo di quanto è richiesto

Qualità
Tenta di dare un contributo che sia vero
Non dire ciò che credi falso
Non dire ciò di cui non hai prove adeguate

Relazione
Sii pertinente

Modo
Sii perspicuo:
Evita l’oscurità di espressione
Evita le ambiguità
Sii breve
Sii ordinato nell’esposizione
Il significato delle massime

Non vogliono essere una sorta di galateo linguistico, così
come il principio di cooperazione non è un principio
etico, ma tentano di descrivere i requisiti ideali di un uso
efficace della lingua negli scambi comunicativi e
nell ’ insieme esprimono un principio di cooperazione
generale.
Punti di orientamento di ogni
interazione cooperativa e razionale
1. Quantità: ci si aspetta un contributo alla interazione commisurato
alla richiesta (né più né meno);
2. Qualità: ci si aspetta un contributo autentico, non falso,
menzognero;
3. Relazione, connessa al grado di congruenza fra i contributi: ci si
aspetta un contributo pertinente alla fase della interazione;
4. Modalità: ci si aspetta che il contributo sia esplicito, eviti ambiguità,
confusioni.
Pragmatica e retorica
Nelle massime si ritrovano le nozioni proposte dalla retorica
classica come requisiti di una comunicazione efficace:




la prima è l’equivalente del quantum opus est e del quantum satis
est;
la seconda allude alla verosimiglianza della retorica classica;
la terza era stata sviluppata dalla retorica classica nelle casistiche
relative alla narrazione e alla argomentazione: non divagare (anche
se le digressioni sono parte delle strategie retoriche centrate sul
mantenimento dell’attenzione)
relativamente alla quarta, gli accostamenti sono molti: la
perspicuitas era considerata una delle virtù dell’eloquenza, così la
brevitas (figura di pensiero); sull’ambiguità gli antichi retori hanno
molto discusso (Mortara Garavelli, Manuale di Retorica, il Mulino,
1994, pp. 69-70).
Su pragmatica e retorica: F. Venier, Il potere del discorso,
Retorica e pragmatica linguistica, Carocci, 2008
Possibili violazioni delle
massime

Non esplicita (intenzione di ingannare)

Uscita esplicita dal raggio di azione della massima e del
principio di cooperazione (es. “questo è tutto quello che
posso dire”: reticenza)

Conflitto tra il rispetto di una massima (ad es. della Quantità)
e quello di un ’ altra (ad es. del Modo): tra richiesta di
esaustività e criterio di economicità

Ostentazione della violazione: implicatura conversazionale,
tipo di inferenza intenzionale, esterna al contenuto semantico
dell’enunciato.
Violazione delle massime e implicature

Quando il parlante viola una massima, l ’ interlocutore
cerca, sulla base del principio di cooperazione, di
giustificare tale violazione attraverso una implicatura che
consiste
nell
’
inferire
da
un
enunciato
credenze/pensieri/affermazioni non esplicitati dal parlante.
Impliciti:
implicature e presupposizioni
Dire senza dire

L ’ efficacia della comunicazione consiste spesso nel
lasciare una certa quantità di informazione nell’implicito:
sia nel rappresentare che nello stabilire relazioni tra gli
interlocutori non tutto viene linguisticamente esplicitato
(Ducrot, Dire et ne pas dire, 1972):


Atti linguistici indiretti, implicature, presupposizioni, linguaggio
figurato, tempi verbali.
In questione non è la componente proposizionale del discorso
ma il senso che il ricevente è chiamato a ricostruire -> possibili
effetti di manipolazione ideologica.
Implicatura

Concetto centrale in pragmatica

Spiegazione di come sia possibile intendere più di
quanto effettivamente si dice

Inferenza dipendente dalle attese dei partecipanti alla
interazione
Implicature conversazionali
Inferenze prodotte dagli interlocutori a partire dal
presupposto del rispetto del principio di cooperazione e
delle massime conversazionali: quando le massime non
vengono rispettate, gli ascoltatori ricercano un livello più
profondo sulla cui base, con un procedimento
inferenziale, poter calcolare il significato inteso dal
parlante (significato occasionale).

Es.
A.Dov’è Carlo?
B.C’è una VW gialla davanti alla casa di Anna
(Levinson 1985:114)
La risposta di B è apparentemente incoerente (violazione della massima
della relazione), ma segnala un intento cooperativo: rispondere pur non
possedendo informazioni sufficienti.

Es.
Una donna è una donna, è una donna, è una donna (pubblicità di un
profumo)
Violazione della massima della quantità e suggerimento di un
senso diverso

Es.
Lettera di presentazione redatta da un docente per uno studente,
con ridotto contenuto informativo (violazione della massima di
quantità: reticenza)

Es.
Meglio un passerotto in mano che un tacchino sul tetto (Bersani)
(violazione della massima della qualità e della relazione)

Implicature e figure retoriche

La riflessione sul detto non-detto consente di spiegare anche la
figuralità come ostentazione di un non dire, mette in luce cioè la
funzionalità argomentativa delle figure

Tautologia, ironia, metafora, litote, eufemismo, e iperbole (tutti tropi,
cioè trasferimenti di significato da un elemento a un altro) possono
essere riletti in termini di implicatura.
Implicature connesse alla
massima di Quantità

1. Rendi il tuo contributo tanto informativo quanto è richiesto

2. Non rendere il tuo contributo più informativo di quanto è
richiesto

Es.
G. Ferrara, Il Giornale, 8.5.2011
Di Rosa Russo Jervolino so poco. So quanto basta

Es.
Davide Boni, intervistato a Radio 24, 24.5.2011, h 8,20
D: Speranze di vittoria, ci sono?
R: Guardi, noi abbiamo l’indicazione di portare la partita fino in
fondo
Tautologia
La tautologia (“la guerra è guerra”) è totalmente non informativa,
perciò è una evidente violazione della massima della Quantità.
È dunque informativa a livello di ciò che si implica, e il fatto che
l’ascoltatore identifichi il loro contenuto informativo a questo livello
dipende dalla sua abilità di spiegare il fatto che il parlante abbia
selezionato questa particolare tautologia.

Es.
R. Zaccaria, U, 21.5.2011
Poi le elezioni sono andate come sono andate.
Litote
La litote è violazione sia della massima della Quantità che della massima della
Qualità. Già Fontanier (Le figure del discorso, 1827-30) descriveva la litote
come “l’arte di mostrare di attenuare, mediante l’espressione, un pensiero
di cui si vuole conservare tutta la forza. Si dice meno di ciò che si pensa;
ma si farà intendere più di quanto si dica”. La forza di cui parla Fontanier è
l’eccedenza di senso, il plusvalore comunicativo, che caratterizza il livello
retorico dell’enunciazione. (Mortara Garavelli, Manuale di retorica, il Mulino,
p. 179).
Dal punto di vista formale è una perifrasi che ha la struttura sintattica della
negazione del contrario (“non è male”) -> legami con l’eufemismo e l’ironia;
Dal punto di vista funzionale ha l’effetto di una iperbole.
Con la litote formalmente si attenua, funzionalmente si rafforza (Beccaria,
Dizionario di linguistica e di filologia, metrica e retorica, Einaudi).

L’esempio di Grice è
“Sapendo che un tale ha spaccato tutti i mobili, dire di lui “Era un po’ brillo”
In questo caso si può però parlare di eufemismo
Belpietro, Libero, 21.5.2011
Il governo non attraversa uno dei suoi periodi migliori, come sempre accade ad un
esecutivo a metà legislatura, quando è esaurita la luna di miele e gli elettori ancora
non vedono gli effetti delle decisioni prese (Litote+presupposizioni).
Paolo Rodari, Il Foglio, 21.5. 2011, p. 5
La notizia non è di poco conto . La comunità cistercense, infatti, è una presenza
storica a Roma (implicatura convenzionale) […]
+Tematizzazione esplicita della violazione della massima della
Quantità:
[…]C’è un dispaccio vaticano che parla di «problemi nella conduzione della
comunità». Mentre diverse voci anonime riferiscono di rapporti di amicizia «non del
tutto ortodossi» tra alcuni monaci. Che può significare tanto ma anche nulla

2. Non rendere il tuo contributo più informativo di quanto è richiesto.
La quantità di informazione fornita non deve essere eccessiva
rispetto agli scopi della comunicazione:

Il riferimento all’etnia nel caso di attori criminali può attivare l’implicatura che i
cittadini provenienti da un certo paese siano tendenzialmente criminali
Pleonasmo
La massima della Quantità viene violata anche dal pleonasmo, ridondanza
stilistica retoricamente marcata: distrae l’attenzione e complica il discorso
con il rischio di renderlo equivoco (Se a me mi cambia l’editore, a me non
me ne importa nulla: da un intervista televisiva a Montanelli, 26.4.88, cit. in
Mortara Garavelli 1988:297)
Il pleonasmo «aggiunge all’espressione di pensiero delle parole altrimenti
inutili» (Fontanier, 1827), perciò è affine alla tautologia (l’ho udito con le mie
orecchie, scendere giù, salire su).
Gli elementi ridondanti assumono una funzione di marcatezza retorica, di
messa in rilievo della parte ripetuta, che diviene così il focus informativo
dell’enunciato.
Implicature secondo la Qualità

La massima della Qualità può essere violata in molti modi:




Se l’informazione impartita non ha lo status di attendibilità che
deriva dall ’ avere giustificazioni (prove o ragioni adducibili a
sostegno)
Se il contributo si presta a una interpretazione contraddittoria ed è
impossibile costruire un quadro coerente della informazione
fornita
Se c’è il sospetto che il parlante non eviti con sufficiente rigore di
dire cose che ritiene false
La comprensione cooperativa legge cooperativamente le potenziali
contraddizioni, in modo che non risultino tali.

Delegare una enunciazione a un’altra fonte enunciativa implica una
violazione della massima della Qualità.

Ad esempio nelle recensioni di un libro, di un film, di uno spettacolo:
“Al pubblico è piaciuto” (implicatura: “non del tutto a me”): il
distanziamento dalla responsabilità enunciativa implica che non
condivido pienamente il giudizio.
Interpretabile anche come enallage: sganciamento dell ’ origine
deittica dalle coordinate personali e spazio-temporali (cfr.
Benveniste).
Ma la violazione può essere interpretata anche come indicativa di una
scarsa autoconsiderazione dell’enunciatore, che non ritenendosi
sufficientemente competente, delega il parere a un esperto, al
pubblico ecc.
La metafora

Si basa sullo sfruttamento della massima della qualità, in
quanto comporta una falsità categoriale.
Eco, Semiotica e filosofia del linguaggio, Einaudi, 1984: «la metafora è
uno strumento di conoscenza additiva, non sostitutiva», ci mostra
sotto forma di percezione sincretica di due o più entità concettuali
qualcosa che ancora non sapevamo, in caso contrario sarebbe
inutilmente ridondante e tautologica.

Es. di Sbisà (Detto non detto, Laterza, 2007):
[…] l’asimmetria è presente anche nelle particelle elementari […]
tanto che Chien Shiung Wu, fisico di notevole valore che lavora alla
Columbia University, ha commentato che Dio dev’essere mancino.
L’enunciato Dio dev’essere mancino viola la massima della Qualità e dunque
va interpretato in modo metaforico.

Es.
Scalfari su RE, 22.5.2011
[…] la fascinazione mediatica del Cavaliere di Arcore è ormai
diventata una logora liturgia che non riesce più a sedurre i fedeli
ormai in libera uscita.

Es.
«Il Fatto», 3.12.2012, p. 5
T. E oggi il movimento sceglie i candidati
“…altra stanza dove il potere romano è sempre stato di casa e
dove i leghisti, nel lontano 1994, scesi da marziani, si
trasformarono in terrestri il giorno successivo…”

Es.
«Il Giornale», 3.12.2012
Dal 2009 [Oscar Giannino] ha due cattedre, dalle quali sdottora
ogni giorno con seguito crescente, accentuato dalla palude in cui
è caduto il centrodestra. ]…]
[..]al suo secondo pulpito […]
[…] nella convinzione di trovarsi di fronte a un rito dell’intelligenza
cui ha l’onore di essere ammessa[…]
[…] per gli orfani del centro-destra a Nord del Po, Oscar è una
reliquia […]
L’ironia



Grice colloca l’ironia tra le violazioni della massima della qualità
Si tratta anche di una forma di disconferma, di svalutazione della
parola altrui
Va ricondotta al fenomeno della polifonia: presenza nello stesso
enunciato di due voci, di cui una si oppone all’altra (Mizzau,
L’ironia. La contraddizione consentita, Feltrinelli, 1984).

Es.
Il Foglio, 3.5.2011, Andrea’s Version
Avranno anche restituito un po’ di orgoglio all’America, ridato
ossigeno all ’ amor proprio, sollevato entusiasmi, avranno pure
messo la parola fine a quello che dopo l’11 settembre sembrava un
incubo inafferabile. Avranno forse dimostrato che le barbe finte della
Cia sanno ancora combinare qualcosa e saranno riusciti,
probabilmente, a convincere i più scettici che doveva pur esistere
qualche motivo, se nemmeno Obama aveva accettato di chiudere
Guantanamo. Potrà avere talune ragioni anche Hillary Clinton, a dire
che Bin Laden era altresì un mortale nemico dell ’ Islam, e a
sostenere che la storia dovrà ricordarsi di come il principale tra i
terroristi sia stato tolto dalla scena “ mentre nel mondo arabo
avanzavano le richieste di libertà e di democrazia”. Sarà tutto vero,
tutto giusto, tutto soddisfacente e sarà quindi inevitabile che, da
sinistra a destra, tutti, ma proprio tutti, applaudano. Noi vorremmo
semplicemente far notare, dopo l’animata discussione cui abbiamo
assistito, che quei crumiri dei Navy Seal hanno lavorato il 1°
maggio.

Es.
S. Rodotà, RE, 27.4.2011
Sia lode al presidente del Consiglio. Con la disinvoltura che lo
contraddistingue ha svelato le vere carte del governo sul nucleare, carte
peraltro niente affatto coperte.

Es.
N. Porro, Il Fatto, 21.5.2011
Bertelli solo pochi mesi fa consegnava ad Aldo Cazzullo, sul
Corriere della sera, alcune considerazioni che riportiamo:
«L ’ impresa deve insegnare a collaboratori e dipendenti
l’appartenenza, a essere compartecipi di un processo che porta
risultati, che mantiene famiglie, cha manda bambini a scuola, che
trasmette l’orgoglio di far parte di un Paese. La politica deve
ricreare le condizioni dell’appartenenza, che sono fondamentali per
chiunque: l’identità italiana, il rischio d’impresa, lo sviluppo, la
ricerca». Belle parole, non c’è che dire. Magari, sapendo che si
stava preparando a vendere un quinto della propria azienda ai
cinesi, per spuntare legittime condizioni e prezzi migliori, la pappina
sull ’ «orgoglio del paese», l ’ «identità italiana» poteva
risparmiarcela.
Implicature secondo la Relazione

Grande influenza della massima di Relazione nelle
implicature conversazionali -> teoria della Pertinenza

La Pertinenza non riguarda l’oggetto del discorso o la
focalizzazione dell’attenzione sulle sue proprietà, ma
l ’ enunciato, che deve risultare un contributo
conversazionale pertinente rispetto al discorso o alla
situazione comunicativa.
Relazione e pertinenza

Sperber e Wilson (Relevance. Communication and Cognition
Blackwell 1986/1995) riducono tutte le massime a quella di
Relazione, fondata sul principio di Pertinenza.

Tale principio sarebbe innato e verrebbe seguito automaticamente
dalla mente, che tende a processare tutti gli stimoli che riceve per
ricavarne il massimo di informazione con il minimo sforzo.

Critiche di Sbisà e Caffi a questo appiattimento delle massime, che
riduce le strategie argomentative a supporto degli impliciti:

la teoria di Sperber e Wilson è una teoria cognitiva della comprensione,
una ipotesi sul funzionamento effettivo della mente

Quella di Grice è una ricostruzione razionale dei percorsi di
comprensione, che si interroga sulla legittimità di certe attribuzioni di
senso implicito e sui modi a disposizione del parlante per giustificarle.

Relazioni fra enunciati
Assumere che la massima di Relazione sia rispettata comporta
assumere che un enunciato sia la prosecuzione pertinente di ciò
che lo precede e cercare di ricostruirla

Accostamenti tematici

Es.:
I Franchi […] nutrivano per di più grandi ideali e dividevano il mondo tra
cristiani e infedeli (pagani e musulmani)
Nella scrittura giornalistica spesso gli accostamenti tematici da
elaborare mediante l ’ assunto della pertinenza servono a
comunicare implicitamente il messaggio centrale di un articolo.
Implicature secondo il Modo

Attivate da testi che appaiono poco comprensibili perché prolissi
(violazione del principio della brevitas), complicati, disordinati,
oscuri, verbosi (violazione della perspicuitas), ambigui (violazione
del principio della chiarezza).
Implicature:
 assumiamo che il testo sia stato prodotto in tale forma per essere
capito in una certa maniera e quindi che, nonostante le apparenze, il
modo di comunicazione sia adeguato a ciò che si voleva
comunicare.
 ammettiamo che l’oscurità del testo sia reale e lo renda davvero
inadeguato ma che sia in qualche modo giustificato e dunque gli
conferisca un sovrappiù di senso (ambiguità deliberata e oscurità
voluta).
Violazione della concisione

Esempio in una recensione musicale
a) X ha cantato “Nessun dorma”
b) X ha emesso una sequenza di suoni corrispondenti all’aria “Nessun dorma”
L’espressione b) viola il criterio della brevità e attiva l’implicatura che il
cantante sia stato pessimo (forma di eufemismo).
Considerazioni conclusive sull’implicatura
La
comunicazione non consiste nel processo lineare di codifica e
decodifica, ma nella presenza e accessibilità all’interno dello spazio
intersoggettivo di un insieme di enunciati, la cui disponibilità consente
di approssimare i contesti cognitivi dei partecipanti ai contesti oggettivi.
Gli impliciti consentono di mettere a disposizione questo insieme.
cultura dell ’ implicito non è una dietrologia, non cerca cause
nascoste, ma senso intersoggettivamente riconoscibile; aumenta il
nostro dominio sulla comunicazione verbale e rende possibile il
distacco critico dagli impliciti, che altrimenti assorbiamo in modo
subliminale. Perciò è anche uno strumento di difesa dagli usi
manipolatori degli impliciti nell’ambito delle comunicazioni di massa.
La

Il grado di libertà del lettore è collegato al grado di
implicito del testo che lo sollecita ad andare oltre la
superficie, a lavorare sul non detto, ad accettare il
rapporto di complicità-sfida che si instaura con l’autore
(Mizzau, Storie come vere, Feltrinelli 1998:12)
Criteri di identificazione
dell’implicatura conversazionale





Calcolabilità: riferimento al ragionamento, alle inferenze
necessarie per comprendere l’implicatura
Non-staccabilità: è legata al contenuto semantico
dell’enunciato e non alla forma linguistica (a differenza
della presupposizione e della implicatura convenzionale)
Non-convenzionalità: dipende dal contesto
Indeterminatezza: non c’è garanzia di correttezza della
inferenza, perché il ragionamento non è di tipo logicodeduttivo, ma è spesso di tipo entimematico (le premesse
del ragionamento sono solo probabili)
Cancellabilità: si può sempre aggiungere qualcosa che
cancella l’implicatura, ovvero che la ritratta.
Presupposizioni
Il termine individua asserzioni la cui verità viene data per scontata da
chi accetta come appropriato il proferimento di un certo enunciato; è
dunque attivata da un’espressione linguistica (da un attivatore,
trigger).

Costituiscono informazioni di background, stabiliscono i limiti del
discorso

Secondo Oswald Ducrot la presupposizione è un atto giuridico:
trasforma la possibilità di parola degli interlocutori, fissando gli
obblighi per proseguire il dialogo (Caffi, p. 83)

L’interpretazione delle presupposizioni non richiede più conoscenze
di quelle contenute nella forma linguistica dell’enunciato.
Funzioni della presupposizione

La presupposizione gioca un ruolo centrale nella economia di un
testo, contribuendo alla sua connessione



Efficacia informativa: dire molto con molto poco
Rispetto della coerenza di un testo: scelta continua dei parlanti su cosa
tematizzare e cosa lasciare sullo sfondo (rapporto tema-rema);
Contribuisce a collocare un testo nella situazione comunicativa a cui
è destinato: richiama il già noto e quello che è dato per scontato

Con ciò rafforza i legami sociali, suggerendo al destinatario che lo si
ritiene parte del gruppo.

Ha funzione persuasiva perché spinge a vedere il mondo nella
prospettiva voluta dall ’ autore. Si sottrae alla discussione: per
essere discussa la presupposizione deve essere esplicitata.

Rischio di manipolazione: in quanto presentano un contenuto
informativo senza asserirlo, dandolo per condiviso (accordo con
l ’ uditorio), sono utili nei casi in cui il parlante vuole trasmettere
esplicitamente un contenuto senza affermarlo direttamente: ciò che è
messo sullo sfondo è protetto da possibili smentite (Givon 1989)
Altri motivi che spingono ad usare le presupposizioni



Riferimenti a concetti tabù o indecenti
ragioni di opportunità personale, che impediscono di fare
affermazioni che potrebbero apparire presuntuose
ripararsi da possibili critiche o contestazioni

Per un’analisi dell’uso persuasivo delle presupposizioni nella
stampa italiana:
Sbisà, Ideology and the persuasive use of presupposition, 1999

Su impliciti e presupposizioni:
Sbisà, Detto non detto, Laterza 2007
Attivatori linguistici di
presupposizione

Descrizioni definite, sintagmi nominali (presupposizione d’esistenza)

Epiteti e apposizioni

Verbi fattivi : presuppongono la verità (fattualità) del contenuto
proposizionale della frase (rendersi conto, sapere, comprendere,
rimpiangere) “Marina rimpiange di aver lasciato l’Africa > è vero che:
Marina ha lasciato l’Africa”

Verbi implicativi: implicano la verità o non verità della proposizione
complemento (riuscire, permettersi, dimenticarsi) “Sandro è riuscito a
riparare la radio > è vero che: Sandro ha riparato la radio”); Non siamo
ancora abbastanza avanti nell’apprendimento della politica, riusciamo
ancora ad essere sinceri (Primo Congresso nazionale 1994)

Verbi di cambiamento di stato (smettere, incominciare, continuare, finire di)
“Marco ha smesso di fumare >è vero che: Marco fumava”
“Gaia ha ritelefonato > è vero che: Gaia aveva già telefonato”

Verbi di giudizio (criticare, accusare)

Piano sintattico
 frasi relative parentetiche
 Frasi scisse (l’informazione presupposta è nella seconda parte
dell’enunciato) (E’ Paolo che l’ha detto....; è X che l’ha fatto;
“E’ Luca che l’ha aiutato = Qualcuno l’ha aiutato”)
 Ipotetiche controfattuali
“se non fossi andato in montagna avrei fatto l’esame > Sono
andata in montagna”;
“Se mi avesse chiesto scusa, l’avrei perdonata > non mi ha
chiesto scusa



Interrogative
Proposizioni temporali
dopo che, prima che:
“Le cose sono cambiate dopo la partenza di Giorgio > Giorgio
è
partito”
Avverbi: ancora, di nuovo, invece, anche ecc.
“La terra ha tremato di nuovo > aveva già tremato”
Descrizioni definite
(sintagmi nominali definiti)

Attivano la presupposizione d’esistenza:
Es.: La Padania ha diritto a libere elezioni/ ha diritto alla
autonomia fiscale
La presupposizione esistenziale del sintagma nominale può essere
sfruttata a fini ideologici per postulare l’esistenza di una entità
immaginata. Se l’interlocutore non controbatte immediatamente, se
non reagisce al fatto che viene instaurato un simile referente,
assume come dato che questo sintagma nominale abbia un
referente. E tutto ciò che viene in qualche modo, apertamente o
surrettiziamente, posto nel discorso, nella sua prosecuzione viene
ad essere presupposto, divenendo un pacchetto di informazioni che,
se non contestate, sempre più difficilmente possono essere poi
rifiutate.
Rilevanza dell’analisi di termini astratti in chiave presupposizionale:
“Il miglioramento delle condizioni di vita ha esteso il mercato dell’auto”
Non si dice: “Le condizioni di vita sono migliorate”, ma il miglioramento è posto
come un fatto
“La modernità”
Effetto reificante del sintagma nominale definito, legato alla presupposizione
esistenziale di tali sintagmi



Lo stupore dell’Alto commissariato (RE, 16.5.09)
Il gregge dei fannulloni cacciati dalla polizia e riassunti dai giudici (Il
Giornale 16.1.2009)
L’ipocrisia europea della pausa preelettorale, negli USA non esiste
(Severgnini, CdS, 7.11.12, p. 3)
Le presupposizioni d’esistenza conferiscono status di informazione scontata
all ’ esistenza degli oggetti, situazioni o eventi a cui l ’ enunciato fa
riferimento.
La presupposizione veicolata da un nome proprio o da un sintagma nominale
definito implica non solo l ’ esistenza ma anche l ’ unicità dell ’ oggetto
indicato.
Nella stampa, la cronaca di attualità e quella politica, per non dover introdurre
sulla scena tutti i personaggi dell’evento ripetuto o ripercorrere eventi e
situazioni pre-esistenti, si avvale regolarmente di presupposizioni
d’esistenza

Es.
Il governo algerino ha giudicato inaccettabile la presa di posizione dell’Onu
nei confronti dei recenti massacri in Algeria…

Es.
St. “Dopo piazza Fontana, ecco piazza della Loggia: l’ansia di far coincidere una verità
storica precostituita (le bombe fasciste) con la verità dibattimentale ha condotto a una
serie di inevitabili fallimenti” (Libero, 15.4.2012, p. 19)
Epiteti e apposizioni
Assumono come dati e condivisi dei giudizi
Il
leggendario Ulisse
“i postcomunisti di Veltroni e di Mussi”
 “i comunisti di Cossutta”
“i comunisti riciclati di D’Alema”
“Gli azzeccagarbuglio del potere”
“I saggi a intermittenza”
“I soci”
“gli espedienti”
“il ribaltone”
“la presunta maggioranza”
“Il bilancio positivo della sinistra di governo”

Le elezioni-sondaggio di ottobre (Il Giornale)
Nell’Italia bella, coraggiosa, non addomesticata dai media, in
cui ho viaggiato (Colombo su L’Unità, 14.10.2007)
Il lieto evento
Questa lodevole iniziativa
La violenta aggressione
La spinosa questione
La solenne cerimonia

Scavolini, la più amata dagli italiani






Cambiamento di stato

Presupposizione lessicale-semantica del verbo smettere (verbo di
cambiamento di stato)


E così hai smesso con la droga?
Quando smetterai di raccontar balle?
La presupposizione può essere usata come arma più o meno
occulta di persuasione e di manipolazione (propaganda politica,
interrogatori)

Es. Sbisà 2007
“ La carriera politica non era più un servizio da rendere alla
repubblica, ma un’occasione per arricchirsi. I tribuni della plebe
avevano smesso di difendere i diritti del popolo”.

Es.
“Alla vigilia del voto europeo Prodi e D’Alema hanno ricominciato
a parlarsi” (La Repubblica)
(Il disaccordo è presupposto, sta sullo sfondo)

Es.
“Trasporti, ricomincia il calvario”
(Informazione presupposta sullo stato dei trasporti)

Es. Campagna elettorale di Berlusconi 2001
Volevamo continuare a restare liberi dai vincoli di
un’organizzazione. Pensavamo che fosse giusto proseguire così e
fummo comitato elettorale per le elezioni europee del 1994 e per le
elezioni regionali del 1995. Cominciammo a cambiare idea quando
vedemmo che era elevatissimo il numero delle schede recanti il
voto per Forza Italia che venivano annullate. Cambiammo
definitivamente idea quando vedemmo quante schede furono
annullate nelle elezioni del 1996.
Continuare, proseguire, cominciare: cambiamento di stato
Vedere che: verbo fattivo
Verbi fattivi
Accorgersi, comprendere, ricordare, dimenticare, riconoscere, sapere,
percepire, constatare, prendere atto, rendersi conto, capire, avere la
consapevolezza che, riconoscere, essere spiacenti di..)
Implicano la fattualità della proposizione richiamata
Amplificazione dell’effetto di non contestabilità.
L’uditorio è portato alla naturale accettazione delle premesse
Accorgersi
Ci
si accorse che la macchina giudiziaria colpiva in modo selettivo
(Berlusconi, 1994)
Tutti
i partiti ex cattolici sembrano assolutamente incapaci di dare una
risposta a Giovanni Paolo II (…) sulle “emergenze nazionali che egli ha
individuato(…): politica a sostegno della famiglia, scuola libera e
creazione di lavoro vero e stabile. Neanche si accorgono che D’Alema,
su questi temi, cerca di scavalcarli (…). (“Il Giornale”, 9 settembre
1997, in Sbisà 1999)
“Forse
non ve ne siete accorti, ma ieri mattina si è chiusa un’epoca”
(B. Tobagi, RE, 15.4.2012)

Es.
Adesso quel quotidiano-partito s’accorge di non controllare più le
zucche del Paese. Si accorge che c’è un mondo che sta cambiando
per vie diverse da quelle che per anni hanno disegnato nella loro
redazione. Si accorge che la rivoluzione nella pubblica
amministrazione la fa Brunetta, non la Cgil […] si accorge che la
vera integrazione non si realizza attraverso formule vuote del
buonismo veltroniano, ma facendo rispettare le leggi. Capisce che il
mondo sta cambiando, senza chiedere permesso a Scalfari….
perché sa che quello è lo strumento migliore di intimidazione per chi
lavora nei giornali (Mario Giordano, «Il Giornale», 16.1.2009)
Sapere che

Non sapevamo che questa non era una vera democrazia (Berlusconi)

“Lo scienziato francese sapeva bene che se una soluzione di un
sale viene frapposta fra due prismi di spato d ’ Islanda…è
necessario ruotare uno dei due cristalli di un certo numero di
gradi per permettere a tutta la luce di attraversarlo” (Sbisà,
Detto non detto, Laterza)

“Sappiamo che la campagna intrisa di odio personale, diretto, per
l’uomo, più che per le sue politiche, ha prodotto il rifiuto del Sud,
ancora prigioniero di un passato che neppure i progressi economici,
lo sviluppo urbano, sono riusciti a cancellare. Che il Nord Est è
democratico, ed etnicamente integrato, come lo era 150 or sono,
negli anni della Guerra civile, quando gli schiavi fuggivano verso il
settentrione, per tornare a sentirsi esseri umani” (RE, 7.11.12., p.2)
“Le
motivazioni di quella sentenza riportano delle verità stabilite:
sappiamo che ad organizzare la strage è stato il movimento
neofascista di Ordine Nuovo […], sappiamo che sono stati Giovanni
Ventura e Franco Freda che però non si possono più processare e
sappiamo anche che i servizi segreti stranieri ne furono informati dopo
l ’ attentato mentre quelli italiani si adoperarono per coprire i
responsabili e depistare le indagini” (C. Lucarelli, L’Unità, 15.4.2012)
Campagna elettorale 2001
Sapere (Berlusconi)
 Sappiamo che i vecchi
bolscevichi non ci
apprezzeranno mai
Sapere (Rutelli)
 Sappiamo che sono
cose che si dicono in
campagna elettorale
/ sappiamo che la
concertazione non è
tabù

Accumulo di presupposizioni: verbi fattivi + verbi di
cambiamento di stato

Volevamo continuare a restare liberi dai vincoli di
un’organizzazione. Pensavamo che fosse giusto proseguire così
e fummo comitato elettorale per le elezioni europee del 1994 e
per le elezioni regionali del 1995. Cominciammo a cambiare idea
quando vedemmo che era elevatissimo il numero delle schede
recanti il voto per Forza Italia che venivano annullate.
Cambiammo definitivamente idea quando vedemmo quante
schede furono annullate nelle elezioni del 1996 (Berlusconi,
campagna elettorale 2001).




Non siamo ancora abbastanza avanti nell’apprendimento della
politica, riusciamo ancora ad essere sinceri (Primo Congresso
nazionale 1994)
Non sapevamo che questa non era una vera democrazia
Ci si accorse che la macchina giudiziaria colpiva in modo
selettivo
Mi accorsi, capii, percepii
Amplificazione dell’effetto di non contestabilità.
L’uditorio è portato alla naturale accettazione delle premesse.

Anche i verbi fattivi si prestano a un uso strategico, cioè a far
passare come un dato di fatto qualcosa che invece è discutibile, una
opinione personale, una doxa, piuttosto che un fatto
gente sa che l’articolo 18 è di scarsa rilevanza (cfr. Caffi,
Pragmatica, Carocci, 2009)
La

Faccio passare come una informazione oggettiva ciò che è una
opinione soggettiva, discutibile, cioè aperta alla discussione, perché
è molto più difficile mettere in discussione qualcosa che è posto
sullo sfondo piuttosto che qualcosa che viene affermato
esplicitamente.
Anche in funzione accattivante, per rendere il destinatario partecipe del
processo informativo (rafforzamento dei legami di gruppo):


Il lettore sa bene che….
Come tutti sappiamo…..

“I ds hanno fatto da collante in situazioni anche molto
difficili, consapevoli della necessità di dare al paese una
prospettiva nuova” (L’Unità)
Essere spiacenti di

“Siamo spiacenti di non poter ammettere i bambini alla
cerimonia”

“Siamo spiacenti di non poter pubblicare il suo articolo”
Relative parentetiche
Gerarchia di importanza tra le informazioni: alcune informazioni sono
marginalizzate, messe tra parentesi (frasi relative non restrittive).
Testi informativi che vogliono essere concisi spesso affidano informazioni
di sfondo a relative non restrittive

Es. (Sbisà 2007)
La classe più umile, che non poteva avere incarichi nella vita cittadina, era formata dagli
operai, che lavoravano alle dipendenze degli artigiani, e dai pochi contadini che coltivavano le
terre di proprietà del Comune.

Es. (Sbisà 2007)
Dopo il crollo del Muro e la fine dell’impero sovietico, la Grecia, che era la periferia del
Vecchio continente, si è trovata a essere il cuore di quell’Europa sudorientale che va dai
Balcani, di cui questo paese è parte integrante, alle rive del Mar Nero.
Nei testi giornalistici le relative sono usate con funzioni informative sugli
antefatti della notizia, ma anche per comunicare giudizi interpretativi
e valutativi, resi così intangibili.

Es.
Con i primi – ovvero con la religione del talento – quando devi
ricostruire il Paese, estraendolo dalle macerie in cui l’hanno
abbandonato gli statisti falliti del ventennio breve e i tecnici saccenti
dell’Annozero.
…per stare con i ragazzi dei call center, gli schiavi del terzo
millennio che nel racconto dei media non hanno mai un volto.
(Telese, «Pubblico», 18.9.12)
Ipotetiche controfattuali

Es.
“Sarebbe sciocco negare che la valenza interna dell’elezione di
domani prevalga – nel mondo politico, nell ’ informazione,
nell’opinione pubblica – sulla valenza europea: così come sarebbe
sciocco negare che per tanti italiani questo appello alle urne risulti
privo della drammaticità e del fascino delle politiche e anche delle
amministrative: dal cui esito discendono conseguenze concrete,
palpabili, quantificabili”. («Il Giornale»)
Avverbi

Es.
“La destinazione europea di Forza Italia è invece già scritta”

Es.
“Certo: pensiamo all’Europa e al Parlamento di Strasburgo, che non è
ancora una centrale operativa ma è pur sempre una cassa di risonanza
solenne”.

Es.
“Europa: ancora pacchi bomba”

Es.
“La Fiat crolla anche in borsa”
Frasi scisse

Es.
“Quello che i cittadini si aspettano da noi..”

Es.
“Ed è ancora questa sinistra, i ds in particolare, che ha contribuito
in modo determinante, impegnando i suoi ministri, a far concludere
la trattativa per il contratto dei metalmeccanici che da sempre è uno
dei perni intorno al quale ruotano i rapporti tra imprenditori e
lavoratori e che prefigura alcune delle linee di sviluppo della
società” («L’Unità»)
Il problema è che
 Il dramma è che
Cfr. Caffi

Costruzione propria delle frasi scisse:
Presuppongono che ci sia un problema, un dramma ecc.
Domanda retorica e di
presupposizione

Es.
“Quanti soldi butti via ogni giorno con il tuo conto?”
Vedi anche le interrogative nei titoli: posizione/creazione di un problema.
La forma interrogativa viene sfruttata per introdurre un nuovo argomento con
una certa enfasi; nei testi pubblicitari per prendere in considerazione un
quesito specifico e per creare un bisogno
Atti esercitivi
(consigli, avvertimenti, permessi, esortazioni)
Es.
Come l’Europa, l’Italia non può permettersi né distrazioni, né rilassamenti.
(Mario Monti)
 Potrebbe darsi che l’Italia si permetta distrazioni o rilassamenti
(ammonimento: l ’ atto di ammonire dà per scontato che il
comportamento che si vuole che il destinatario eviti è uno in cui
questi, lasciato a sé stesso, potrebbe facilmente cadere)
Es.
“Se vogliono vincere, devono ritrovare lo spirito che li mise insieme, dando
prova di decisione e coerenza.” (Belpietro, LI, 17.5.11, p. 3)
Caso simile al precedente: ammonimento. Presupposto: lo spirito che li ha uniti è
smarrito, come pure la capacità di decisione e coerenza
Funzioni della
presupposizione

Testuali:


La presupposizione gioca un ruolo centrale nella economia di un
testo, contribuendo alla sua connessione
Informative:



Efficacia informativa: dire molto con molto poco
Rispetto della coerenza di un testo: scelta continua dei parlanti su cosa
tematizzare e cosa lasciare sullo sfondo (rapporto tema-rema);
Contribuisce a collocare un testo nella situazione comunicativa a cui è
destinato: richiama il già noto e quello che è dato per scontato

Persuasive




Rafforza i legami di gruppo, suggerendo al destinatario che lo si ritiene
parte del gruppo
Spinge a vedere il mondo nella prospettiva voluta dall’autore. Si sottrae
alla discussione: per essere discussa la presupposizione deve essere
esplicitata.
Rischio di manipolazione: in quanto presentano un contenuto
informativo senza asserirlo, dandolo per condiviso, sono utili nei casi in
cui il parlante vuole trasmettere un contenuto senza affermarlo
direttamente: ciò che è messo sullo sfondo è protetto da possibili
smentite (Givon 1989)
Altri motivi che spingono ad usare le presupposizioni



Riferimenti a concetti tabù o indecenti
Ragioni di opportunità personale, che impediscono di fare affermazioni
che potrebbero apparire presuntuose
Ripararsi da possibili critiche o contestazioni
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Tani-Lezione del 4 aprile 2013