Area della
Salute Mentale
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Introduzione
Il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) della ASSL n. 6 Vicenza è il complesso di tutte le attività socio-sanitarie
territoriali e sanitarie ospedaliere che riguardano l’assistenza psichiatrica nel territorio della stessa.
Il DSM è costituito da una rete complessa di strutture e servizi differenziati (ospedalieri e territoriali) e ne
garantisce il funzionamento integrato e coordinato sulla base dei principi della continuità terapeutica e della
metodologia di lavoro tramite l’equipe psichiatrica multiprofessionale.
Riferimenti normativi
Legge n. 180 del 13-05-78, che rappresenta la legge di riforma dell’Assistenza Psichiatrica in Italia, con particolare
riferimento a: accertamenti e Trattamenti Sanitari Volontari e Obbligatori. Tale legge ha introdotto profondi
cambiamenti culturali e organizzativi nel settore dell’assistenza psichiatrica e fondamentalmente a un diverso
approccio nei confronti della malattia mentale. I suoi punti fondamentali sono la chiusura degli ospedali psichiatrici e
lo spostamento dell’assistenza psichiatrica da quella centrata sull’ospedale psichiatrico a quella inserita nel Sistema
Sanitario Nazionale.
Legge n. 833 (del 23-12-78) Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, che ha recepito la legge 180 del 1978.
Decreto Presidente Repubblica 10.11.99 Progetto Obiettivo “tutela della salute mentale 1998-2000 – rappresenta il
più importante intervento legislativo in psichiatria dopo la legge 180 che completa ed integra tale legge.
Punti fondamentali del provvedimento sono:
A. La Realizzazione in ogni ULSS di una rete di strutture diversificate e Servizi Psichiatrici (Territoriali
residenziali, semiresidenziali e ospedalieri) necessari per la promozione della Salute Mentale nei tre ambiti:
•
Preventivo
•
Terapeutico
•
Riabilitativo
B. La costituzione in ogni ULSS del Dipartimento di Salute Mentale che è
•
il complesso di strutture proprie di Assistenza Psichiatrica
•
la forma organizzativa che garantisce il funzionamento integrato e continuativo dei Servizi (cioè di
tutta la rete complessa e diversificata di struttura/servizi.
Il Progetto Obiettivo costituisce “adempimento prioritario” previsto dal Piano sanitario nazionale 1998-2000, che
individua la salute mentale fra le tematiche ad elevata complessità, per le quali si ritiene necessaria l’elaborazione di
specifici atti in indirizzo.
D.G.R. 22.12.00 N. 4080 Progetto Obiettivo per la tutela della salute mentale : tale Progetto Obiettivo si conferma
asse portante della organizzazione regionale per la promozione della salute mentale della popolazione. Il Modello
Regionale Veneto configura il DSM come insieme di equipe psichiatriche pluriprofessionali con competenza
territoriale definita e conferma come centro strategico di attività dell’equipe psichiatriche il Centro di Salute
Mentale. Tale modello sostanzia il cardine della qualità dell’assistenza nella continuità e completezza del ciclo
prevenzione / terapia /riabilitazione garantito, tra le dimensioni distrettuale e ospedaliera, da equipe
pluriprofessionali stanziali.
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Dati epidemiologici - Attività territoriale del DSM anno 2006
A livello territoriale sono stati contattati 3.884 utenti in totale, con un incremento di circa 300 unità rispetto
all’anno precedente. Similmente sono aumentate le prime visite (nuovi utenti o utenti non più contattati da più di due
anni), 1.075 rispetto a poco meno di mille.
Si è mantenuta l’attività domiciliare, 277 pazienti sono seguiti anche a domicilio.
Nonostante il turnover dei medici psichiatri e una sostanziale diminuzione annua del monte ore territoriale dei
medici del DSM le visite specialistiche di controllo o facenti parte di un progetto individualizzato territoriale sono
salite a 13.059. Sono stati 661 gli interventi psicologici e 997 le psicoterapie individuali, mentre ammontano a 1.076
quelle di gruppo.
Anche l’attività infermieristica ha avuto un incremento: 6.118 somministrazioni depot, 1.095 terapie infusive, 15.278
contatti infermieristici per dispensa farmaci o somministrazione per os, 28.881 i colloqui di sostegno o informativi.
Circa la tipologia e la distribuzione territoriale degli utenti è in corso una elaborazione più dettagliata anche se al
momento non sembrano emergere differenze statisticamente significative rispetto all’anno precedente.
Per quanto riguarda i principali gruppi diagnostici, comunque risultano 745 pazienti con diagnosi di disturbo d’ansia o
distimia, 563 con diagnosi di disturbo schizofrenico, 349 con disturbi deliranti o altre psicosi non organiche, 557
affetti da disturbo bipolare, 55 con diagnosi di psicosi organica (demenze o sindromi psico-organiche post
traumatiche), 279 seguiti per disturbo di personalità, 138 affetti da oligofrenia, per un totale di 2686.
Per la distribuzione territoriale va precisato che è in corso una verifica dei dati inseriti circa l’ appartenenza ai vari
distretti degli utenti in carico al momento sui 3884 utenti in carico al DSM 3275 risultano così distribuiti: Vicenza
1455 – Ovest 559 – Est 401 – Sudest 850.
Valutazione fine percorso anno 2004-2006
Il Dipartimento di Salute Mentale ha presentato 8 progetti nel Piano di Zona 2004-2006:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
attivazione di n. 5 appartamenti protetti;
attivazione di un centro intermedio socio riabilitativo propedeutico all’inserimento lavorativo;
attivazione della comunità terapeutico riabilitativa attiva nella 2^ Unità Operativa di Psichiatria;
Davide & Golia di Vicenza – L’auto aiuto nella Salute Mentale;
Definizione di un modello integrato per la valutazione, classificazione e presa in carico del soggetto con
problematiche psichiatriche e risvolti sociali;
Formazione degli Operatori per la Gestione dell’urgenza e dell’emergenza nella Salute Mentale;
Integrazione fra i servizi del Dipartimento di Salute Mentale e delle Neuropsichiatria infantile per
adolescenti con disturbo psicopatologico;
Interventi e corsi di psico-educazione per famigliari attivati presso i CSM.
Alcuni dei progetti sopra descritti non sono stati realizzati per la mancanza di copertura finanziaria e in particolare
il Progetto n. 2 e il Progetto n. 8. Altri invece sono stati effettuati in parte e sono tuttora in corso, come, per
esempio, il Progetto n. 7 nel quale è prevista l’integrazione fra i servizi del DSM e della Neuropsichiatria Infantile
soprattutto per quel che riguarda i disturbi psichiatrici nell’adolescenza. Inoltre il Progetto n. 3, che prevedeva
l’attivazione di una Comunità Terapeutico Riabilitativa attiva, non è ancora completamente decollato a causa delle
difficoltà connesse con la dimissione degli utenti psico-geriatrici in essa ospitati, difficilmente collocabili altrove. I
Progetti n. 1, 4, 5, 6 invece sono stati realizzati.
•
•
•
Da un’analisi delle schede di monitoraggio dei progetti si possono individuare alcune criticità nella realizzazione
di alcune progettualità: si è evidenziato soprattutto che alcuni progetti non hanno avuto il finanziamento
richiesto necessario per la loro realizzazione, nonostante siano stati formulati dopo un’attenta valutazione dei
bisogni relativi agli utenti psichiatrici e che ancor oggi restano in attesa di adeguata risposta (v. Progetti
“Centro intermedio socio riabilitativo propedeutico all’inserimento lavorativo” e “Interventi e corsi di psicoeducazione per famigliari attivati presso i CSM”).
Altri Progetti invece, poiché implicano la partecipazione di più servizi, sono stati solo parzialmente realizzati in
quanto è stata difficoltosa la collaborazione e soprattutto la messa a disposizione di risorse aggiuntive (v. CTRP
Attiva e Comunità Alloggio per adolescenti).
Tra i Progetti realizzati il più significativo, è stato quello relativo al Progetto che riguarda la residenzialità e
l’attivazione di 4 Appartamenti in Convenzione con il Comune di Vicenza.
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La rete territoriale dei servizi nell’area salute mentale
I Servizi di Salute Mentale del D.S.M. (Dipartimento di Salute Mentale) si possono distinguere in:
1. Servizi Ospedalieri : è il Reparto psichiatrico o S.P.D.C. (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura)
nell’Ospedale Generale per pazienti con patologie psichiatriche gravi in fase acuta che richiedono
Trattamento Ospedaliero.
Obiettivo principale del servizio ospedaliero è il contenimento della crisi (degenza media breve 10-15 gg.)
finalizzato a consentire il rientro nel proprio ambiente di vita sociale ( familiare – lavorativo) con un
programma di Cura gestito poi dal Centro di Salute Mentale.
2. Servizi Territoriali: il Centro di Salute Mentale (C.S.M.) è il Servizio Territoriale fondamentale, centrale.
Centro di Salute Mentale
-
-
Sede di Equipe pluriprofessionale integrata: psichiatri, psicologi, assistenti sociali ed infermieri
Funzione di Coordinamento e programmazione, tutte le attività/interventi nel territorio.
Centro di riferimento per tutti gli utenti del territorio Distretti Socio Sanitari.
Tipologia di pazienti in trattamento, affetti dalle seguenti patologie psichiatriche: disturbi psicotici,
disturbi dell’Umore (varie forme depressione) disturbi di Personalità, di Ansia, disturbi del
comportamento Alimentare
Modalità di funzionamento. Al C.S.M. si accede principalmente tramite l’invio del Medico di Medicina
Generale, ma può rivolgersi ad esso anche direttamente il paziente stesso, o tramite i suoi familiari,
l’assistente sociale del comune ecc. Lì, viene effettuata una prima valutazione da parte del medico
specialistica il quale arriverà a formulare una diagnosi e definire un progetto terapeutico.
La presa in carico viene quindi effettuata con le seguenti modalità:
-
-
L’attività Ambulatoriale, la più importante, consiste in:
o visite specialistiche (diagnostiche e terapeutiche)
o varie forme di Terapia:
ƒ
farmacologia
ƒ
terapeutica individuale/gruppi/famiglia
Intervento domiciliare: in casi in cui è ritenuto opportuno o per impossibilità che il paziente si rechi al
C.S.M.;
Attività e Interventi di tipo Socio – Riabilitativo (inserimenti lavoro, ecc. presso Cooperative Privato
Sociale o presso Aziende)
Nell’U.L.S.S. 6 ci sono 3 C.S.M. aperti per 10 ore al giorno.
Gli altri servizi territoriali, collegati al C.S.M., sono i servizi semiresidenziali e quelli residenziali.
I Servizi Semiresidenziali sono di due tipi:
ƒ
ƒ
Day Hospital, per utenti che necessitano di una “Ospedalizzazione parziale” e giornaliera. Si tratta di
pazienti con patologie subacute necessitanti di interventi di breve, medio termine.
Centro Diurno. Accoglie pazienti con tendenza alla cronicizzazione e con gravi difficoltà nelle
interpersonali. É orientato più in senso riabilitativo. La durata di degenza è di medio – lungo termine.
Utilizza anche l’attività di gruppo espressivo occupazionale per il recupero delle capacità della persona.
I Servizi Residenziali, concepiti per pazienti con bisogni di lungo assistenza (terapeutica e riabilitativa
prolungate) extraospedaliera, sono di tre tipi:
ƒ
Comunità. Accolgono il paziente per periodi prolungati (mesi-anni) a causa di disturbi gravi e cronici, con
carenza o assenza di un supporto familiare, in presenza di disabilità che diminuiscono l’autonomia e le
capacità sociali (abitazione, lavoro, rapporti interpersonali)
ƒ
C.T.R.P.: Comunità Terapeutica Residenziale Protetta: strutture sanitarie con Attività Terapeutiche e
Riabilitative per 12 utenti e per Operatori 24/24 ore = protezione continua.
ƒ
Comunità Alloggio e Gruppi Appartamento: strutture miste di tipo socio – sanitario.
Accolgono persone con maggiori capacità vita autonoma personale sociale (Max 6 utenti). Si tratta di
piccole Comunità semiprotette con operatori (solo alcune ore/giorno). Svolgono un’azione di
risocializzazione.
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Organizzazione del D.S.M.
Il D.S.M. Vicenza è strutturato in tre Unità (vedi organigramma successivo)
1. Strutture afferenti alla I Unità Operativa Psichiatrica del Dipartimento di Salute Mentale.
I C.S.M.
I S.P.D.C. (n. 15 posti letto)
Attività psichiatrica territoriale relativa ai
Distretti Socio Sanitari:
“VICENZA”(Circoscrizioni 1, 2, 3, 4);
“OVEST”
Sede: Contrà Mure Corpus Domini, 13 - Vicenza
Ricovera i pazienti che fanno capo
territorialmente al I° CSM e quelli dei Comuni
di Asigliano, Orgiano, Campiglia dei Berici,
Agugliaro, Sossano, Arcugnano, Longare,
Castegnero, Zovencedo, Montegalda,
Montegaldella, Grisignano di Zocco, Poiana
Maggiore.
Sede: Ospedale Civile S. Bortolo – Viale Rodolfi,
37 – Vicenza
C.T.R.P. Attiva “La Villetta”
n. 12 posti letto.
Sede: Via Volpato – Vicenza
I e II C.T.R.P.
Sede: “Complesso S. Felice” - Corso SS. Felice e
Fortunato n. 229 – Vicenza
Comunità Alloggio “Il Roseto”
n. 6 posti letto.
Sede: Viale Trento – Vicenza
Gruppi Appartamento
n. 12 posti letto.
Sede: Via dei Mille – Vicenza
Centro Diurno
n. 15 posti.
Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e
Fortunato – Vicenza
2. Strutture afferenti alla II Unità Operativa Psichiatrica del Dipartimento di Salute Mentale:
II C.S.M.
Attività psichiatrica territoriale relativa ai
Distretti Socio Sanitari:
“VICENZA” (Circoscrizioni n. 5 – 6 – 7) e
Distretto Socio Sanitario EST
Sede: Contrà Mure Corpus Domini, 13 – Vicenza
II S.P.D.C. (n. 15 posti letto)
Ricovera
i
pazienti
che
fanno
capo
territorialmente al II° CSM e agli utenti dei
Comuni di San Germano dei Berici, Villaga,
Albettone,
Barbarano,
Mossano,
Nanto,
Noventa.
Sede: Ospedale Civile S. Bortolo – Viale Rodolfi,
37 - Vicenza
III C.T.R.P.
Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e
Fortunato n. 229 – Vicenza
Comunità Alloggio “Il Cammino”
n. 10 posti letto.
Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice
e Fortunato n. 229 – Vicenza
Gruppi Appartamento
n. 11 posti letto.
Day Hospital Psichiatrico
n. 15 posti.
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Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e
Fortunato n. 229 – Vicenza
Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e
Fortunato n. 229 – Vicenza
Comunità Alloggio “Geranio”
n. 4 posti letto più 2 pronte accoglienze.
Sede: “Contrà Mure Corpus Domini n. 13 –
Vicenza
Gruppi Appartamento
n. 16 posti letto più 4 pronte accoglienze, in
fase di attivazione
Via Divisione Julia – Vicenza
3. Strutture afferenti alla III Unità Operativa Psichiatrica del Dipartimento di Salute Mentale:
III C.S.M.
Attività psichiatrica territoriale relativa al
Distretto “SUD-EST”.
Vengono inoltre effettuati 2 ambulatori
distrettuali:
− Ambulatorio di Barbarano, la sede
di Ponte di Barbarano
− Ambulatorio di Longare, presso
l’ex sede del Distretto
Sede: Ospedale di Noventa Vicentina – Via Capo
di Sopra – Noventa Vicentina
C.T.R.P. Attiva “La Fenice”
n. 11 posti letto + n. 1 di pronta accoglienza.
Sede: Via Fontana 32 – Noventa Vicentina
Gruppi Appartamento
n. 11 posti letto.
Sede: Via Cero – Noventa Vicentina
Comunità Alloggio “Casa Bianca”
n. 11 posti letto.
Sede: Via Fontana 32 – Noventa Vicentina
Centro Diurno
n. 6 posti.
Sede: Via Fontana 32 – Noventa Vicentina
Presso la Direzione del Dipartimento di Salute Mentale, è attiva l’équipe Integrazione Lavorativa del Dipartimento di
Salute Mentale, articolazione del S.I.L. aziendale (delibera U.L.S.S. n° 287/2004), che opera per le tre équipe
psichiatriche del Dipartimento.
Inoltre, il D.S.M. collabora con le associazioni dei familiari Diapsigra, Aitsam e l’Associazione di volontariato Davide
Golia.
Pagina n. 106
Pagina n. 107
Il compito ed il mandato
Il compito ed il mandato del DSM è quello di garantire la promozione e la tutela della salute mentale della
popolazione e la cura di ogni forma di malattia mentale, tramite interventi di prevenzione, cura, e riabilitazione.
Il centro strategico di attività delle équipe psichiatriche è il Centro di Salute Mentale - CSM (Polo Territoriale del
DSM), struttura organizzativa che trova la sua naturale collocazione nell’ambito territoriale dell’area distrettuale.
Il DSM garantisce anche la dimensione della cura ospedaliera mediante i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura SPDC (Polo Ospedaliero del DSM) e la funzione di legame delle équipe e del DSM con le altre branche
specialistiche in ospedale generale e all’esterno in particolare con i Medici di Medicina Generale (MMG).
Integrazione socio-sanitaria
L’area delle patologie psichiatriche è individuata tra quelle che necessitano di un intervento integrato tra le
competenze sanitarie e le competenze sociali, essendo questo il modello privilegiato di risposta in grado di
assicurare la continuità tra le azioni di prevenzione, cura e riabilitazione e reinserimento sociale.
Per attuare tale integrazione funzionale è necessario il raccordo operativo fra il Dipartimento di Salute Mentale
ed i Distretti Socio-Sanitari (Protocollo operativo fra Distretti Socio-Sanitari e Servizi Psichiatrici del DSM)
attraverso il Referente Psichiatra nominato per ogni Distretto e il Distretto stesso, sulla base di linee-guida di
collaborazione per la partecipazione alla UVMD, al collegamento con i Medici di Medicina Generale, con i vari servizi
distrettuali interessati (NPI, Disabili, Anziani), nonché con i servizi sociali comunali e territoriali presenti.
Gli obiettivi
Gli obiettivi primari del DSM sono quelli indicati dal Progetto Obiettivo Tutela della Salute Mentale e dal Progetto
Prevenzione, Cura e Riabilitazione dei Disturbi Mentali nei 3 ambiti Prevenzione Primaria, Prevenzione Secondaria,
Prevenzione Terziaria, in particolare:
•
Prevenzione Primaria: sviluppare la collaborazione e l’integrazione con i Distretti Socio-Sanitari, i Medici di
Medicina Generale, con la Neuropsichiatria Infantile, le Associazioni di Volontariato e con le Associazioni dei
Familiari.
•
Prevenzione Secondaria: attuata tramite il supporto alle famiglie e ai pazienti, mediante interventi e corsi di
psicoeducazione, interventi nel momento della crisi mediante prestazioni ambulatoriali e domiciliari da parte di
Medici e Infermieri dei Centri di Salute Mentale allo scopo di prevenire le ricadute e ridurre il numero di
richieste di interventi urgenti anche attraverso la Pronta Accoglienza.
•
Prevenzione Terziaria: attuata tramite formazione degli operatori e progetti di intervento individualizzati nei
confronti di utenti finalizzati al passaggio degli stessi dalle C.T.R.P. alla Comunità Sociale di appartenenza
anche mediante protocolli operativi con le Associazioni di Volontariato e con il Privato Sociale per l’utilizzo di
alloggi (Gruppi Appartamento) e per gli Inserimenti Lavorativi.
Emerge la necessità di soddisfare in particolare il bisogno di residenzialità - alloggio (è necessario coinvolgere i
Comuni perché mettano a disposizione appartamenti per utenti psichiatrici).
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I Distretti Socio-Sanitari
L’area delle patologie psichiatriche è individuata tra quelle che necessitano di un intervento integrato tra le
competenze sanitarie e le competenze sociali, essendo questo il modello privilegiato di risposta in grado di
assicurare la continuità tra le azioni di prevenzione, cura e riabilitazione e reinserimento sociale.
Per attuare tale integrazione funzionale è necessario il raccordo operativo fra il Dipartimento di Salute Mentale
ed i Distretti Socio-Sanitari (Protocollo operativo fra Distretti Socio-Sanitari e Servizi Psichiatrici del D.S.M.)
attraverso il Referente Psichiatra, individuato per ogni Distretto, e il Distretto stesso, sulla base di linee-guida di
collaborazione per la partecipazione alla Unità Valutativa Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.), al
collegamento con i Medici di Medicina Generale, con i vari servizi distrettuali interessati (Neuropsichiatria,
Disabili, Anziani), nonché con i servizi sociali comunali e territoriali presenti.
Le criticità attuali
Le Aree di confine con il D.S.M.
É da tener presente che la salute mentale dell’adulto può confinare in maniera longitudinale nel corso della vita con
le aree della neuropsichiatria infantile e dell’area anziani; in senso trasversale, invece, può confinare con l’area
della disabilità e delle tossicodipendenze. Si delineano in tal modo le aree di confine con la Salute Mentale che
sono:
ƒ
Minori
ƒ
Anziani
ƒ
Disabili
ƒ
Tossicodipendenze
Lo strumento per affrontare le relative problematiche e criticità è la Unità Valutativa Multidimensionale
Distrettuale (U.V.M.D.), dove competenze e operatori di aree diverse si confrontano per individuare un progetto
individualizzato condiviso e integrato rispondente alla risoluzione dei problemi/ bisogni dell’utente.
Alcune criticità rilevanti e da affrontare sono:
1. Area minori / neuropsichiatria infantile: premesso che la gestione delle problematiche connesse alla salute
mentale dei minori è di competenza fino ai 18 anni di età della Neuropsichiatria Infantile, le criticità
riguardano alcuni aspetti:
a) Situazioni familiari complesse, in cui, oltre ai problemi dell’adolescente, si evidenziano anche problemi
legati alle figure genitoriali per disagio o disturbo psichico di uno dei genitori o della coppia;
b) La valutazione delle capacità genitoriali (se sono o meno adeguati a svolgere il ruolo di genitori ad es.
per problemi di allontanamento e/o affido dei minori)
c) problemi legati ad adolescenti prossimi all’ingresso nell’età adulta che presentano disturbi psichici e
comportamentali gravi;
d) Situazioni di urgenza ed emergenza nell’adolescente con proposta di ricovero in S.P.D.C. (si pensi
all’inadeguatezza, dal punto di vista ambientale, del ricovero in un servizio psichiatrico di degenza per
adulti con patologie psichiatriche acute).
2.
Area Anziani (persone ultrasessantacinquenni). Va precisato che non sono di competenza del Dipartimento
di Salute Mentale, in quanto area prevalente è quella “Anziani”, tutte le situazioni di patologia organica
cerebrale, ovvero le diverse tipologie di demenza, nonché i disturbi comportamentali derivanti da queste.
In questi casi però va comunque garantita la consulenza psichiatrica. Solo dove esiste uno stato patologico
psichiatrico precedente o comunque un disturbo in atto di chiara pertinenza psichiatrica si prevede il
coinvolgimento come competenza sanitaria, del Dipartimento di Salute Mentale cercando di prevenire
ricoveri prolungati o impropri nei servizi afferenti alla rete psichiatrica.
3.
Area Disabili: la principale problematica, criticità, riguarda la gestione dei cosiddetti casi misti, portatori
sia di patologia psichiatrica diagnosticata che di disabilità / handicap. In tal senso vanno escluse le
persone con diagnosi primaria di disabilità psico-organica e con secondari problemi comportamentali: in
questi casi la competenza primaria è dell’area disabili con eventuale consulenza psichiatrica.
Pagina n . 109
La gestione invece dei “casi misti” di competenza sia del Dipartimento di Salute Mentale che dell’area
disabili avviene tramite l’integrazione dei due servizi (DSM e area disabili) attraverso la valutazione
multiprofessionale della UVMD che definisce l’area prevalente, sulla base del piano individualizzato, e i
livelli di responsabilità operativa dei singoli servizi.
4.
Area Tossicodipendenze. In quest’area, le problematiche e le criticità si sono molto ridotte a seguito
dell’applicazione del Protocollo di collaborazione tra Dipartimento di Salute Mentale e Dipartimento
Dipendenze secondo le linee guida Regionali e che riguarda gli utenti con doppia diagnosi (cioè di
dipendenza ed anche di grave disturbo psichiatrico in senso psicotico).
Le strategie del Dipartimento di Salute Mentale
Partendo da quanto esposto sopra e dagli obiettivi che la Conferenza dei Sindaci si è data per il prossimo triennio,
le strategie declinate successivamente rispecchiano il tentativo di rafforzare maggiormente la presenza del
Servizio Psichiatrico nel territorio, nonostante la già ragguardevole attività clinico, terapeutico, riabilitativa svolta
attraverso i suoi 3 centri. Il sostegno alla famiglia, la residenzialità territoriale, le aree di confine, con particolare
riferimento alle problematiche comportamentali degli adulti disabili, l’inserimento lavorativo, sono le linee
conduttrici del piano di zona per la psichiatria relativo agli anni 2007-2009.
Pagina n . 110
Prima Strategia
1. Area di intervento
Dipartimento di Salute Mentale
2. Titolo del progetto
POTENZIAMENTO STRUTTURE RESIDENZIALI SOCIO-RIABILITATIVE NEL TERRITORIO
DELL’ULSS: GRUPPO APPARTAMENTI
3. Politica di riferimento
Azione n. C02 - progetto SM 1.2
4. Analisi del bisogno
Si rileva una parziale carenza di strutture residenziali di tipo socio-sanitarie e in particolare Gruppi
Appartamento che diano risposta ad esigenza di tipo abitativo per utenti psichiatrici inseriti in programmi di
riabilitazione nel territorio dell’ULSS, e particolarmente in alcune zone che ne risultano sprovviste.
5. Obiettivi
Il Dipartimento di Salute Mentale in collaborazione con i DSS e i Comuni del territorio e il Privato Sociale e
Associazione dei Familiari propone l’attivazione di alcuni Gruppi Appartamento per rispondere ai bisogni di tipo
riabilitativo e di residenzialità socio-sanitaria psichiatrica della popolazione locale. I Gruppi appartamento
accoglieranno persone con problematiche psichiatriche, con parziali livelli di autonomia che necessitano di
sostegno per la gestione della propria autosufficienza, oppure sono prive di nucleo familiare o sono
temporaneamente o permanentemente impossibilitate a rimanere nel nucleo familiare di provenienza.
−
−
−
−
−
−
−
6. Azione
A. DESCRIZIONE
mappatura delle strutture residenziali già presenti e funzionanti sia a
diretta gestione del Dipartimento di Salute Mentale che del Privato Sociale
individuazione dei bisogni del territorio in particolare in quello extra urbano
attivazione in collaborazione con il Privato Sociale di Gruppi
Appartamento nel territorio individuato;
analisi di un piano di fattibilità per l’attivazione in collaborazione con il Privato Sociale di una Comunità Alloggio
per utenti psico-geriatrici
definizione di percorsi socio-riabilitativi nella successione (dopo l’acuzie): Comunità Terapeutica Residenziale
Protetta, Comunità Alloggio, Gruppi Appartamento, fino alla possibilità di abitazione autonoma
definizione e riferimento al concetto di temporaneità dell’inserimento che deve comunque essere sempre
connesso alle esigenze individuali della persona: storia, patologia, evoluzione, ambiente, famiglia
valutazione e possibile quantificazione del problema del “dopo di noi”
B. SOGGETTI COINVOLTI:
•
Referente
Soggetto istituzionale
ULSS 6 “Vicenza”
•
Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS 6 Vicenza
Nominativo
Direttore del DSM
(cui compete la responsabilità dell’organizzazione)
Nominativo
Pagina n . 111
Livello di responsabilità
Distretto Socio Sanitario
Comuni
Privato Sociale
Comuni del Distretto Socio Sanitario
Privato Sociale
Associazione dei Familiari
Regione
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Anno 2007
Utenti psichiatrici in carico al
DSM
altro
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
4
4
8
Triennio
8. Temporizzazione
Anno
Termine per la
realizzazione
Fase
Descrizione
1
Mappatura dell’attuale rete
Incontro con Distretto Socio Sanitario per
rilevazione bisogni (in base alla mappatura e
sviluppo di un piano di fattibilità declinato sul
triennio,
compreso
lo
studio
della
compartecipazione in base ai livelli essenziali di
assistenza)
Incontri con i Comuni del Distretto Socio Sanitario
individuato per la condivisione del processo e con il
Privato Sociale per la fattibilità del progetto ed
inizio dell’individuazione graduale delle strutture.
2
Anno 2007
3
4
Valutazione piano fattibilità Comunità alloggio
Psicogeritrici
1
Incontri con i Comuni per la definizione del livello
di compartecipazione;
Individuazione lista persone inseribili
Graduale inizio dell’attività
Anno 2008
2
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€
Aulss
€ 80.000
Utenti (vitto e utenze varie)
€
Giugno 2007
Luglio-novembre 2007
Settembre-dicembre
2007
Da gennaio 2008
1 semestre 2008
Quota 2008
€
€
€
€ vitto e
utenze varie
€
€
Quota 2009
€
€
€
€ vitto e
utenze varie
€
€
Triennio
€
€
€
€
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro ULSS DSM per attivazione
appartamenti
(specificare)_per il personale: 1 educatore e
2 Operatori Socio-sanitari per una previsione
di attivazione di 3 gruppi appartamento che
accoglieranno 12 utenti
€
€
€ 80.000 per
arredi
€ 30 al giorno
per ogni
utente
€ 30 al giorno
per ogni
utente
€
Totali
€ 80.000
€ 131.400
€ 131.400
€ 342.800
Pagina n . 112
€
€
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
•
•
Facilitare l’accesso e l’utilizzo ai servizi psichiatrici residenziali socio-riabilitativi a pazienti che risiedono
lontani dalla Rete dei servizi esistenti.
Valutare l’ipotesi del trasferimento della gestione di circa 17 utenti psico-geriatrici attualmente inseriti
nelle C.T.R.P. del San Felice in Comunità alloggio in convenzione con il Privato Sociale.
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
aumentare il n. di persone che possono accedere alla rete dei servizi anche per dare sollievo alle famiglie
attivazione di una Comunità Alloggio per utenti psico-geriatrici tramite riconversione di una C.T.R.P.
Indicatori di outcome (cambiamento…)
diminuire il numero di utenti inseriti nelle Comunità Alloggio e nelle C.T.R.P. del Dipartimento di Salute Mentale.
Diminuire in tempi rapidi il numero di pazienti psico-geriatrici tuttora impropriamente inseriti nelle tre C.T.R.P.
del San Felice
11. Tempi per la verifica
semestrale
x annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
X convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
linee guida
13. Note
Pagina n . 113
Seconda Strategia
1. Area di intervento
Dipartimento di Salute Mentale
2. Titolo del progetto
STUDIO DI FATTIBILITA’ PER UN’AZIONE COMPLESSIVA DI TIPO PREVENTIVO NELL’AREA
SALUTE MENTALE – PSICHIATRIA TERRITORIALE:PER LA COMUNITA’, PER LA FAMIGLIA E
NELLA SCUOLA
Premessa: un programma complessivo di prevenzione, per essere efficace richiede impegni ed azioni coordinate in
diversi settori: Settore Sanitario, Sociale e di Politica Sanitaria. Ciò non di meno possono realizzare interventi ed
attività di prevenzione anche con obiettivi parziali nell’ambito di un piano generale di Prevenzione (per es. ridurre la
disabilità cronica)
3. Politica di riferimento
Progetto di sistema SM 2.1
4. Analisi del bisogno
1.
Importanza di attuare programmi/interventi di prevenzione per favorire
l’educazione sanitaria sulla salute mentale della popolazione.
2.
Favorire l’accesso ai servizi da parte dell’utenza.
3.
Ridurre lo stigma nei confronti dei malati mentali.
In generale dare risposta al crescente bisogno di Salute Mentale e di Assistenza Socio-Sanitaria (domanda
espressa o meno) dalla popolazione/comunità con riferimento ai più recenti dati epidemiologici (aumento dei
disturbi depressivi, aumento del disagio giovanile ecc)
5. Obiettivi
− Promozione della Salute Mentale tramite interventi di prevenzione nei confronti della comunità
− Riduzione dello stigma nei confronti delle malattie mentali
6. Azione
A. DESCRIZIONE
− Tramite il coinvolgimento da parte del Dipartimento di Salute Mentale, di altri servizi dell’ULSS ed il
collegamento anche con agenzie esterne, sviluppare attività di informazione ed educazione sanitaria della
popolazione.
− Tramite strumenti quali:
¾ Carta dei servizi aggiornata per migliorare la conoscibilità e l’accessibilità della popolazione ai
servizi.
¾ Opuscolo informativo sulla salute mentale, sui principali disturbi e sulle possibilità di cura.
¾ Incontri del gruppo di lavoro dei soggetti coinvolti (formazione di un gruppo di lavoro
interdisciplinare).
¾ Iniziative di educazione sanitaria con diffusione di campagne di sensibilizzazione, informazione e
formazione su singoli problemi. Per esempio campagna contro la depressione, in particolare la
depressione post-partum (sempre più frequente e sottovalutata- corsi–gruppi per donne in
gravidanza) o sui disturbi dell’alimentazione, in continuo aumento negli adolescenti
¾ Potenziamento delle attività e interventi, in primo luogo diagnostico, in età infantile e sugli
adolescenti (vedi progetto adolescenti)
¾ Corsi di psicoeducazione per familiari di utenti psichiatrici
B. SOGGETTI COINVOLTI:
•
Referente
Soggetto istituzionale
Nominativo
ULSS 6 Vicenza
Direttore del DSM
(cui compete la responsabilità dell’organizzazione)
Pagina n . 114
•
Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS
Nominativo
Livello di responsabilità
Distretti Socio-Sanitari
SERT
Neuropsichiatria infantile
Direttore
Direttore
Direttore
Medico Medicina Generale
Comuni
Privato Sociale
Volontariato
Associazione dei familiari e altre
Associazioni di volontariato
Regione
Scuola
7. Utenti:
Tipo di utenti (Target)
Anno 2007
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
Triennio
Utenti psichiatrici
Comunità / popolazione
8. Temporizzazione
Anno
Fase
Anno 2007
1
2
3
4
Carta servizi aggiornata
Opuscolo
Inizio corsi psicoeducazione- Dipartimento
Salute Menata/Associazione dei familiari
Altre iniziative (giornata della prevenzione)
di
2
3
Campagna contro la depressione.
Giornata della Prevenzione
Collaborazione ed integrazione tra medici di
Medicina Generale e Dipartimento di Salute
Mentale
Corsi di Psicoeducazione
Giornata della Salute Mentale
1
2
3
Giornata della Prevenzione
Giornata della Salute Mentale
Corsi di Psicoeducazione
1
Anno 2008
Anno 2009
Termine per la
realizzazione
Descrizione
Giugno 2007
Dicembre 2007
Ottobre 2007
Gennaio 2008
Dicembre 2008
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Previsione di monte ore per la psicoeducazione, per la campagna contro la depressione e per la formazione ecc. Per
il notevole impegno richiesto dai diversi interventi, programmi, campagne.
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Regione
Comuni
Aulss
Utenti
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro (specificare)__________
Quota 2007
€ 10.000
€
€
€
€
€
Quota 2008
€ 15.000
€
€
€
€
€
Quota 2009
€ 15.000
€
€
€
€
€
Triennio
€ 40.000
€
€
€
€
€
€
€
€
€
Pagina n . 115
Totali
€ 10.000
€ 15.000
€ 15.000
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
−
−
−
−
−
€ 40.000
Maggiore conoscenze sulla salute mentale e consapevolezza di malattia
ed esigenza di cura da parte di persone con disagio psichico (prevedibile conseguenza di aumento delle
richieste di cura rivolte a MMG e CSM
aumento della partecipazione/collaborazione alla cura da parte di utenti
con disturbo mentale
identificazione precoce degli eventi critici per prevenire il disturbo
mentale giovanile (esordi – studi attuali Centro OMS di Verona e Milano). Coinvolgimento necessario dei
Medici di Medicina Generale.
coinvolgimento dei familiari per la comprensione del disturbo psichico
(sia come sintomo che come diversità esistenziale) per affrontare meglio le situazioni di crisi
nell’ambiente familiare
favorire lo sviluppo dei gruppi di auto mutuoaiuto
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
aumentare il numero di persone che possono accedere alla rete dei servizi anche per semplice consultazione ed
eventuali cure.
tendente diminuzione degli eventi acuti che comportano il ricovero in SPDC e gli interventi d’urgenza per la
possibilità di diagnosi e cura precoci.
Aumento del numero di contatti realizzati.
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Sensibilizzazione e coinvolgimento non solo rivolta agli utenti, ma anche ai diversi servizi coinvolti, allo scopo di
condividere ed adottare un modello comune culturale di comprensione ed intervento sul disturbo psichiatrico (per
esempio nell’adolescente).
11. Tempi per la verifica
x semestrale
annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
X accordo di programma (specificare…)
X convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
X altro (specificare…)
linee guida
Pagina n . 116
Terza Strategia
1. Area di intervento
Dipartimento di Salute Mentale / Area Disabilità
2. Titolo del progetto
PROGETTO DI COLLABORAZIONE INTEGRATA TRA DISTRETTI – AREA DISABILITA’ –
NEUROPSICHIATRIA – DSM PER SOGGETTI ADULTI “CASI LIMITE CON PROBLEMATICHE
DI CONFINE”
Va premesso rispetto a questo progetto la problematica evidenziata nell’ area della Salute Mentale dal DGR n.
4080 / 2000 : Progetto Obiettivo Regionale Tutela della Salute Mentale
•
Nei casi di incerta competenza, nei quali di norma nono sussista diretta e primaria competenza
specialistica psichiatrica (aree handicap, anziani, tossicodipendenti, ecc.), il Responsabile del Distretto
convocherà gli specialisti competenti per la presa in carico del paziente che dovrà comunque essere
garantita e realizzarsi in rapporto alla patologia stabilmente prevalente anche per le eventuali esigenze
residenziali e semiresidenziali
“…in tale situazioni la funzione organizzativa integrata del DSM garantisce il supporto di consulenza specialistica
richiesta…”
3. Politica di riferimento
Azione di sistema SM 1.1
4. Analisi del bisogno
Soggetti disabili adulti/casi limite con necessità di consulenza e valutazione integrata per riabilitazione e
integrazione socio-sanitarie e risposta alle difficoltà dei familiari quando oltre alla disabilità psichica si
presentano nel disabile sintomi psichici acuti o cronicizzati in malattia
5. Obiettivi
Azione di collaborazione tra DSM, Neuropsichiatria Infantile (NPI), Distretti per soggetti che presentino
problematicità in cui è difficile stabilire con chiarezza le competenze specialistiche dei servizi sopraelencati.
Rispondere a bisogni reali di consulenza, valutazione specialistica integrata e progettazione di riabilitazione ed
integrazione socio-sanitario per persone con patologia di confine.
6. Azione
A. DESCRIZIONE
Rilevare dal punto di vista epidemiologico utenti adulti con deficit intellettivo “limite” e presenza di eventuali
problemi comportamentali; utenti adulti con Autismo Infantile senza gravi deficit mentali che al 18esimo anno di
età non sono più di competenza del servizio di Neuropsichiatria (NPI).
Protocollo di valutazione diagnostica
ƒ
Valutazione della storia clinica pregressa con documentazione già attribuite al caso, ad esempio
precedente presa in carico della NPI, certificazioni scolastiche ecc.
ƒ
Valutazione testistica di eventuali deficit cognitivi; bilancio delle abilità e capacità adattive
ƒ
Valutazione di problematiche cliniche di tipo psichiatrico, anche con testistica
ƒ
specifica
ƒ
Definizione dell’area prevalente di problematicità
ƒ
Cura
Pagina n . 117
B. SOGGETTI COINVOLTI:
a.
Referenti
Soggetto istituzionale
Nominativo
DIREZIONE DEI DISTRETTI – DIREZIONE SALUTE MENTALE -AREA
DISABILITA’ ADULTA
ULSS
b. Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS
Nominativo
Responsabilità
Fase di invio e/o passaggio
Referente organizzativo clinico
Area Disabilità
(psicologo)
SIL
Distrettuale
Aspetti medico-psichiatrici (psichiatra
DSM
referente per territorio)
MMG
Competenza propria
Privato sociale
Eventuali inserimenti
Va sottolineato, prima di procedere su questo progetto che non sono primariamente di competenza del DSM:
a. tutti i ritardi mentale senza significativi e persistente disturbi psichiatrici;
b. l’autismo adulto, se associato a significativo deficit intellettivo;
c. problematiche derivanti da traumi cronici;
d. le demenze dell’adulto e dell’anziano, la cui competenza è primariamente neurologica
NNPI
7. Temporizzazione
Anno
Fase
1
Anno 2007
2
3
Anno 2008
1
2
Descrizione
Termine per la
realizzazione
Inizio gruppo di lavoro interdisciplinare per
formulazione diagnostiche con incontri periodici
Entro 30 settembre identificazione e monitoraggio
dei casi limite dal punto di vista epidemiologico
Dal 30 settembre al 31 dicembre formulazione di
un protocollo integrato tra DSM – Area Disabilità –
e Distretti
Applicazione progetto integrato e proposte di
verifica da parte del gruppo interdisciplinare
Realizzazione progetto integrato
8. Strumenti per l’attuazione del progetto
mappatura del bisogno
inizio gruppo di lavoro interdisciplinare per formulazioni diagnostiche con incontri periodici)
9. Risultati attesi
™
Soddisfazione dei bisogni di assistenza socio-sanitaria di un numero significativo di utenti con
problematiche di confine
™
Diminuzione di scompensi critici a livello sociale e della comunità
™
Diminuzione e prevenzioni di situazioni evolutive con complicanze dal punto di vista
psichiatrico (disturbi comportamentali, disturbi ad auto-etero aggressività
Pagina n . 118
10. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
É essenziale la presenza di un referente clinico (psicologo) in ogni distretto dedicato allo scopo a tempo parziale:
almeno 9 ore mensili nel 2008 e 18 ore mensili nel 2009.
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Quota 2008
Quota 2009
Triennio
Regione
€
€
€
€
Comuni
€
€
€
€
Aulss - Distretto
€
€ 10.000
€ 20.000
€ 30.000
Utenti
€
€
€
€
Altri contributi finalizzati
€
€
€
€
Altre istituzioni coinvolte
€
€
€
€
Altro
€
€
€
(specificare)________________________ €
Totali
€
€ 10.000
Pagina n . 119
€ 20.000
€ 30.000
Quarta Strategia
1. Area di intervento
Dipartimento di Salute Mentale / Area Disabilità / Distretti Socio Sanitari
2. Titolo del progetto
PROGETTO PER DISABILI ADULTI CON PATOLOGIA SPICHIATRICA (CASI MISTI)
Va premesso rispetto a questo progetto la problematica evidenziata nell’ area della Salute Mentale dal DGR n.
4080 / 2000 : Progetto Obiettivo Regionale Tutela della Salute Mentale
•
Nei casi di incerta competenza, nei quali di norma nono sussista diretta e primaria competenza
specialistica psichiatrica (aree handicap, anziani, tossicodipendenti, ecc.), il Responsabile del Distretto
convocherà gli specialisti competenti per la presa in carico del paziente che dovrà comunque essere
garantita e realizzarsi in rapporto alla patologia stabilmente prevalente anche per le eventuali esigenze
residenziali e semiresidenziali
•
“…in tale situazioni la funzione organizzativa integrata del DSM garantisce il supporto di consulenza
specialistica richiesta…”
3. Politica di riferimento
Azione di sistema SM 2.2
4. Analisi del bisogno
Problematiche della disabilità con importanti problematiche psichiatriche e /o comportamentali aggiuntive. La
scelta di tale protocollo nasce dalla necessità di rispondere ad alcuni bisogni del disabile adulto, soprattutto alle
difficoltà che si presentano a lui ed ai suoi familiari, quando oltre alla disabilità si trova anche disturbato per
sintomi psichici acuti o cronicizzati in malattia.
5. Obiettivi
Dare una risposta efficace, attraverso a professionalità integrate tra Area Disabilità nel
reciproche competenze – Distretti Socio Sanitari –. DSM
Definizione dei livelli di responsabilità tra servizi.
Favorire la collaborazione tra DSSB –DSM – Area Disabilità
rispetto delle
6. Azione
a. DESCRIZIONE
1. Definizione di linee guida per la gestione dei processi di presa in carico e trattamento
2. Qualificare e potenziare le U.O. Disabilità Distrettuale di uno psicologo a tempo parziale al fine
di creare una equipe in grado di farsi carico della persona disabile e della sua famiglia come
previsto dal DGR 1859/06 e come descritto nel Piano Locale della Disabilità
3. Attivazione: di un gruppo di lavoro multidisciplinare tra l’équipe disabilità distrettuale e lo
specialista/psichiatra competente per territorio per le fase di valutazione, definizione
diagnostica e di presa in carico integrata.
N.B. Compete all’ Unità Distrettuale Disabilità la valutazione del livello intellettivo e delle abilità, mentre gli
aspetti più attinenti a problematiche psichiche sono a carico del DSM.
b. SOGGETTI COINVOLTI:
•
Referente DSM
Soggetto istituzionale
Nominativo
ULSS 6 Vicenza – DSM Direttore di Distretto – Direttore Area Disabilità
DSSB
Pagina n . 120
•
Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS 6 Vicenza
Nominativo
Direttore Struttura complessa DSM
Psichiatra referente per territorio –
Responsabile Area Disabilità
Livello di responsabilità
Comuni
Privato Sociale
Regione
7. Utenti:
Tipo di utenti (Target)
Disabili gravi –componente
psichiatrica
Altro
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
Numero casi misti Numero casi
già in carico
misti + nuovi casi
Triennio
8. Temporizzazione
Termine per la
realizzazione
Anno
Fase
Descrizione
Anno 2007
1
Mappatura dei casi misti esistenti: mappatura da
parte del DSM e mappatura da parte dell’Area
Disabilità. Analisi e confronti entro 31-12-2007
Anno 2008
1
Formazione di gruppo di lavoro interdisciplinare e
definizione protocollo per i casi misti
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
•
Qualificare e potenziare le U.O. Disabilità Distrettuale di uno psicologo a tempo parziale al fine
di creare una equipe in grado di farsi carico della persona disabile e della sua famiglia come
previsto dal DGR 1859/06 e come descritto nel Piano Locale della Disabilità (9 ore mensili nel
2008 e 18 ore mensili nel 2009).
•
ripristinare organico del DSM
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Quota 2008
Quota 2009
Triennio
Regione
€
€
€
€
Comuni
€
€
€
€
Aulss - Distretto
Utenti
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro
(specificare)________________________
€
€
€
€
€ 10.000
€
€
€
€ 20.000
€
€
€
€ 30.000
€
€
€
€
€
€
€
Totali
€
€ 10.000
€ 20.000
€ 30.000
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
™ Diminuzione e abbattimento dei tempi di attesa per la doppia presa in carico di soggetti con grave
disabilità e disturbi psichici
™ Integrazione in rete con DSM, Area Disabilità Adulti, Servizi del Privato Sociale per persone affette da
disabilità e patologia psichiatrica concomitante.
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
Domande appropriate di consulenza presso i CSM
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Pagina n . 121
Diminuzione di scompensi psichici in soggetti con grave disabilità
Diminuzione delle situazioni di criticità istituzionali (Comunità) o familiari
11. Tempi per la verifica
X Semestrale
X
X
X
X
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
gruppi di lavoro pluriprofessionale
edizione di linee guida
altro (specificare…)
…
annuale
linee guida
Pagina n . 122
Area
Dipendenze
Pagina n . 123
Introduzione
Il fenomeno dell’uso di droghe, legali e non, è in costante trasformazione.
Vengono di seguito evidenziati alcuni aspetti tipici :
le sostanze in assoluto più consumate sono l’alcol ed i cannabinoidi e si nota, dopo una lieve flessione anche
l’aumento del consumo di tabacco, soprattutto tra le donne;
l’età d’inizio dell’assunzione è sempre più bassa e nel caso dell’alcol e delle sigarette si registrano
situazioni di inizio già verso gli undici - tredici anni;
circa il 45-50% dei giovani (e in altre rilevazioni il 70%) ha almeno una volta sperimentato l’uso di uno
spinello mentre la percentuale aumenta all’80% nel caso del consumo alcolico;
alcol, tabacco e cannabis rappresentano la porta di accesso al consumo di altre droghe (come l’eroina, la
cocaina, le amfetamine) anche se solo un 10-15 % dei consumatori è poi destinato a sviluppare una
dipendenza;
spesso vengono sottovalutati i rischi da intossicazione per gli effetti farmacologici delle sostanze
ritenendo che l’assenza di dipendenza sia una condizione che “permetta” l’uso delle stesse e a non
considerarle pericolose;
vi è stata in questi anni una progressiva caduta d’interesse nei confronti del problema che rischia di
“normalizzarsi” come un fatto accettato ed inevitabile nella nostra società;
nonostante le campagne informative moltissimi consumatori non conoscono gli effetti dannosi delle droghe
utilizzate e molti pensano (come nel caso degli spinelli) che alcune droghe siano non solo innocue ma
addirittura “utili” in determinate circostanze;
la diffusione delle sostanze è molto influenzata dal mercato secondo la causalità circolare offerta –
domanda;
L’eroina “sembra” essere in calo, mentre è in forte aumento il consumo di cocaina, che ha raggiunto sul
mercato prezzi molto bassi e quindi accessibili a tutte le classi sociali;
non è possibile fare delle differenziazioni nel consumo in base alle tipologie familiari, il ceto sociale o le
caratteristiche socio ambientali, fatta eccezione per le situazioni di dipendenza nelle quali, da un punto di
vista clinico, si riscontrano fattori di vulnerabilità nella vita personale e familiare dei pazienti con
problematiche spesso risalenti alla prima infanzia;
sta scomparendo il “ tossicomane” tipico” ed anche gli stili di vita sono variegati e diversificati;
sempre più spesso l’uso di droghe può, per molto tempo, risultare compatibile con attività scolastiche e
lavorative;
sul piano della prevenzione si constata la scarsa incidenza delle sole campagne informative sui danni nel
modificare i comportamenti collettivi. Gli interventi preventivi nel contrastare in tempo i fattori di rischio
e vulnerabilità e la promozione dei fattori protettivi dovrebbero subire un notevole incremento nella
programmazione e nei finanziamenti;
con la nuova legge si è inteso dare un maggiore impulso alle strategie repressive e di controllo;
vi è una crisi generalizzata della agenzie educative primarie: famiglia e scuola, con notevoli problemi di
reciproca fiducia e collaborazione con un sempre maggiore distacco generazionale;
L’uso di droghe non è più riferibile solamente alle fasce giovanili e l’interpretazione che l’uso di droghe sia
associato al disagio adolescenziale è ormai obsoleta;
Sempre di più si intravedono fattori causali e matrici sociali nella genesi e nello sviluppo del fenomeno:
consumismo, edonismo esasperato, caduta della tradizione e dei valori, incertezza per il futuro, disagio
esistenziale diffuso caratterizzato sempre di più da una desertificazione emozionale e dal venir meno
della cooperazione della solidarietà sociale.
Pagina n . 124
Riferimenti Normativi
•
D.P.R. 9-10-1990 n. 309 e aggiornamenti legislativi (SCHEDA SINTETICA)
Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e
riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. (GU n.62 del 15-3-2006- Suppl.Ordinario n.62)
1)
2)
3)
4)
5)
6)
Tutte le droghe diventano uguali davanti alla legge senza più distinzione tra” leggere” e “pesanti”. La
cannabis (spinelli) è trattata allo stesso modo di eroina e cocaina.
Tutte le sostanze sono raggruppate in 2 Tabelle e non più in 4 come nella legge precedente.
Viene reintrodotto il concetto quantitativo per distinguere tra consumo personale e spaccio.
Viene punito chi acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene sostanze
stupefacenti che appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale, o per quantità (in
particolare se è superiore ai limiti massimi indicati nelle apposite Tabelle del Ministero della Salute ) o per
modalità di presentazione (avuto riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato) o per
altre circostanze dell’azione.
Per il consumo personale sono sempre previste le sanzioni amministrative che ora possono arrivare fino
ad 1 anno.
Le attuali pene previste sono:
a. per il reato di spaccio o detenzione di una quantità di sostanza superiore a quella indicata nelle
Tabelle Ministeriali pene da sei a venti anni e multa da 26000 a 260000euro. In particolari
condizioni (valutazione dei fatti di lieve entità) le pene detentive sono ridotte da 1 a 6 anni.
In questi casi (fatti di lieve entità), nell’impossibilità di fruire della sospensione condizionata della
pena, può essere chiesto il lavoro di pubblica utilità per un periodo corrispondente alla pena inflitta.
b.
7)
8)
9)
per il consumo personale sono sempre previste le sanzioni amministrative per un periodo non
inferiore a un mese e non superiore a un anno.
c. sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla;
d. sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla;
e. sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli;
f. sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino
extracomunitario
Per il consumatore che sia socialmente pericoloso sono previste misure di sicurezza quali l’obbligo di
presentazione alla PG, il divieto di frequentare locali pubblici, il divieto di condurre veicoli a motore.
Gli arresti domiciliari sostituiscono la custodia cautelare per il tossicodipendente che sia in trattamento o
ad esso intenda sottoporvisi.
L’affidamento in prova terapeutico viene esteso alle pene fino a sei anni anche se tale periodo è residuo di
maggior pene. L’attuale norma prevede che l’istanza, pena la sua inammissibilità contenga:
2.
certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata accreditata
per l’attività di diagnosi prevista dal comma 2, lettera d), dell’articolo 116 attestante lo stato di
tossicodipendenza o di alcool dipendenza;
la procedura con la quale è stato accertato l’uso abituale di sostanze stupefacenti, psicotrope o
3.
l’andamento del programma concordato eventualmente in corso e la sua idoneità, ai fini del recupero
1.
alcoliche;
del condannato.
10) L’attuale normativa continua a mantenere il diritto all’anonimato per i pazienti che lo richiedono e in merito
agli operatori cita quanto segue:
Gli operatori del servizio pubblico per le tossicodipendenze e delle strutture private autorizzate ai sensi
dell’articolo 116, salvo l'obbligo di segnalare all'autorità competente tutte le violazioni commesse dalla persona
sottoposta al programma terapeutico alternativo a sanzioni amministrative o ad esecuzione di pene detentive, non
possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione della propria professione, né
davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità.
Pagina n . 125
11) La prescrizione dei farmaci compresi nella tabella 2 (tra i quali metadone e buprenorfina) può essere
effettuata anche dai Medici di Medicina Generale che possono segnalare il caso al Servizio Pubblico.
12) Accreditamento ed equiparazione dei Servizi Pubblici e Privati. La certificazione dello stato di
tossicodipendenza non è più esclusiva competenza del Servizio Pubblico. Anche le strutture private
possono farla ai fini delle misure alternative al carcere e della sospensione dell’esecuzione della pena.
•
Direttive Regionali
¾ DGRV 3701 del 24-11-2000 “Le politiche regionali per una società libera da droghe”
¾ DGRV 2974 del 9-11-2001 e successive integrazioni : “Indirizzi per gli interventi nel Settore delle
Dipendenze”
Vengono individuate le priorità di intervento che puntano soprattutto a riconoscere il bisogno di creare
un avanzato ed integrato sistema di risposta organizzata al problema droga basato su 5 priorità principali:
1 - il Dipartimento per le Dipendenze (la pari dignità’ tra pubblico e privato)
2 - l’enfasi sulla prevenzione
3 - la qualità dei servizi
4 - lo sviluppo tecnologico e la formazione permanente
5 - l’integrazione con gli Enti Locali.
La Documentazione Regionale inoltre :
- individua la necessità di continuare nella lotta alla droga, definendo un modello non solo organizzativo
ma anche culturale e valoriale che si vorrebbe stesse alla base degli interventi contro le dipendenze da
sostanze psicoattive (“VISION”)
- costituisce il riferimento in vista del modello di gestione del Fondo Lotta alla Droga
- dovrà trovare piena attuazione in modo integrato, a cura delle singole UU.LL.SS. e delle relative
Conferenze dei Sindaci, tramite lo sviluppo di un Piano di Intervento Territoriale individuando gli
ambienti e le organizzazioni coinvolte (Rete).
Pagina n . 126
Dati
epidemiologici anno 2006
Il numero degli utenti dal 1990 al 2006 è stato
progressivamente crescente. Questo fatto è dovuto
soprattutto al fatto che il SERT è sempre più visibile e
fruibile e che quando si verificano situazioni di dipendenza ci
si rivolge senza tante paure o “pregiudizi” al servizio pubblico
per chiedere aiuto. L’altra faccia della medaglia (in senso
negativo), è la constatazione che il fenomeno dell’uso di droghe
non è in diminuzione.
SERT ASL 6 – sede di Vicenza
Andamento utenti tossicodipendenti (alcolisti esclusi)
dal 1990 al 2006
1200
1000
800
600
400
200
0
1990
2006
SERT ASL 6 -Vicenza anno 2006
Riepilogo Dati Tossicodipendenti e Alcolisti
Sono indicati con il colore blu i dati del 2005
La presente tabella indica i dati globali dell’utenza. I numeri si
riferiscono ai soggetti trattati (e non alle prestazioni) e il
numero di 1480 è considerevole rispetto ai carichi di lavoro.
Tossidodip.
1014
918
Sede di
Vicenza
Alcolisti
208
172
Totali
1223
1090
115
114
143
150
258
264
1129
1032
351
322
1480
1354
Sede di
Noventa
TOTALI
La cosa più interessante da notare in questo grafico è il
rapporto tra maschi e femmine che è di 7,79, evidenziando
come siano soprattutto i maschi ad avere problemi di
dipendenza da droghe o quantomeno quelli che in maggior
numero si rivolgono al SERT.
Anno 2006 SERT ASL 6 - sede di Vicenza
Totale utenti in carico : 1014
Rapporto M/F = 7,79
1200
998
1000
Maschi
Femmine
800
630
600
400
266
200
92
128
102
26
10
0
Già noti
Nuovi
Appoggiati
Totale
Anno 2006
SERT ASL 6 - sede di Noventa Vicentina
Totale utenti 115
M/F = 5,95
Nell’area del basso vicentino si registra la stessa cosa anche
se con un rapporto inferiore.
120
109
100
80
67
maschi
femmine
60
40
20
28
13
22
7
14
2
0
già noti
Pagina n . 127
nuovi
appoggiati
totale
L’età degli utenti già noti raggiunge il suo apice sopra i 39 anni.
Questo dato è da considerarsi estremamente importante
perché dimostra l’efficacia degli interventi in merito alla
sopravvivenza e alla permanenza in trattamento. Quest’ultima
è considerata nella letteratura internazionale uno dei fattori
predittivi più significativi per una buona prognosi. Aldilà della
cessazione o riduzione dell’uso di droghe vi è un netto
miglioramento per quanto riguarda le patologie correlate e ed i
comportamenti devianti.
Tra i nuovi utenti è interessante notare il dato riferito ai
soggetti minorenni e al lato opposto quello dei soggetti che si
rivolgono al SERT dopo i 30 anni.
Anno 2006 SERT ASL 6 - sede di Vicenza
Tossicodipendenti-Fasce di età
età
250
200
150
Già noti
Nuovi
100
50
0
<15
Non si notano differenze significative nei dati di Noventa se
non la conferma che tra i nuovi utenti i più rappresentati sono
quelli che si collocano tra i 20 e i 24 anni.
15-19
20-24
25-29
30-34
35-39
>39
Anno 2006
SERT ASL 6 - sede di NoventaVicentina
Tossicodipendenti-Fasce di età
età
25
20
15
Già noti
Nuovi
10
5
0
<15
15-19
20-24
25-29
30-34
35-39
>39
Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza
Uso primario
La dipendenza primaria per cui ci si rivolge al SERT è ancora
quella dell’eroina. Si notino tuttavia le presenze significative
sia della cocaina che della cannabis che sono rivelatrici di un
notevole aumento dei consumi. Non è più tanto preoccupante
l’uso di ecstasy (forse passato, almeno temporaneamente, di
moda).
Altro
Eroina
Cocaina
Cannabis
Benzodiaz.
Ecstasi-Amf.
Allucinogeni
0
100
200
300
400
500
600
700
Anno 2006
SERT AUSSL 6 - sede di Noventa Vicentina
Uso primario
La situazione a Noventa è quasi sovrapponibile a quella
vicentina.
Eroina
Cocaina
Cannabis
Benzodiaz.
Ecstasy-Amf
Allucinogeni
0
Pagina n . 128
10
20
30
40
50
60
70
80
La prima cosa che si nota è la riduzione del rapporto
maschi/femmine che per la tossicodipendenza e di 7,79 a 1 e
per l’alcol è di 3,6 a 1. Un a chiara dimostrazione della
diffusione del problema di dipendenza alcolica anche tra le
donne. A nostro avviso questo dato non rispecchia tuttavia la
realtà nel territorio perché il consumo alcolico femminile è
quasi pari a quello maschile, solo che le donne hanno ancora
problemi a rivolgersi ai servizi
Anno 2006
SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza
Area alcologica : Utenza
Totale : 208
Rapporto M/F = 3,4
180
160
161
140
115
120
100
80
60
Maschi
Femmine
47
46
40
25
22
20
0
Nuovi
Già noti
Totale
Anno 2006
SERT AUSSL 6 - sede di Noventa
Area alcologica : Utenza
Questo fatto si nota con maggiore evidenza nell’area del basso
vicentino.
Totale
143
Rapporto M/F = 5,2
160
143
140
120
Maschi
Femmine
120
100
86
80
60
34
40
23
16
20
7
0
Già noti
A
differenza
della
tossicodipendenza
(problema
prevalentemente adolescenziale o giovanile) gli utenti più
rappresentati nell’area della dipendenza alcolica sono soggetti
dai 40 ai 49 anni. Questo fatto è dovuto al maggior periodo di
latenza che l’alcol ha di sviluppare una dipendenza (10-15 anni)
rispetto ad altre droghe come eroina e cocaina.
Nuovi
Totale
Totale
Anno 2006
SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza
Area alcologica : Fasce di età
età
60
50
40
Già noti
Nuovi
30
20
10
0
<19
20-29
30-39
40-49
50-59
>60
Anno 2006
SERT AUSSL 6 - sede di Noventa
Area alcologica : Fasce di età
età
Si noti l’età elevata degli utenti in trattamento nell’area di
Noventa Vicentina il cui picco si colloca dieci anni più in alto di
quello vicentino almeno per quanto riguarda gli utenti già noti.
Questo dimostra una permanenza in trattamento per
lunghissimi periodi.
Già noti
Nuovi
35
30
25
20
15
10
5
0
<19
Pagina n . 129
20-29
30-39
40-49
50-59
>60
Accanto ai soggetti seguiti dal SERT vanno considerati quelli
che sono in programma presso i CAT (Club per alcolisti in
trattamento) e gli AA (Alcolisti Anonimi). Mancano i dati
visibili
dell’attività
dell’Ambulatorio
protetto
di
Gastroenterologia che fa parte della rete dei servizi e del
Dipartimento Dipendenze. Lo scorso anno sono state
effettuate 900 visite. Si notino anche le strutture private
della rete quali le Comunità Terapeutiche residenziali e le
Cooperative Sociali presso le quali sono inseriti soggetti con
problemi alcol correlati.
RIEPILOGO Area Alcologica
Anno 2006
30 CAT
15 Gruppi AA
Sede Vicenza
208
Sede Noventa
143
12 Coop. Sociali
3 CT
Anno 2006
Utenti seguiti in Carcere
L’assistenza ai detenuti tossicodipendenti è
istituzionale del SERT.
Nel 2006 sono stati seguiti e trattati 143 soggetti.
compito
46
nuovi
già conosciuti
97
Totale
I programmi terapeutici e i trattamenti sono diversificati in
base alle diverse categorie diagnostiche e alle risorse
psicologiche e sociali disponibili nelle varie situazioni.
A differenza di quanto comunemente si pensa i trattamenti
protratti con metadone rappresentano solo una “parte “ dei
trattamenti e generalmente sono applicati ai soggetti più gravi
e con meno risorse psico-sociali. La maggioranza dei
trattamenti è di tipo psicosociale. Va sottolineato che anche
nei trattamenti con metadone è sempre associato un
programma di counseling, educazione sanitaria e sostegno
psicologico.
143
Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza
Tipologie di intervento
Buprenorfina
CT
Farmaci non sostitutivi
Naltrexone
MTD protratto
MTD medio
MTD breve
Psico sociale
0
100
200
300
400
500
Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Noventa
Vicentina
Tipologie di intervento
La situazione del SERT di Noventa Vicentina non presenta
significative differenze se non il fatto che i trattamenti
protratti con metadone sono ancora di meno rispetto all’area
vicentina.
Buprenorfina
CT
Altro
Naltrexone
MTD protratto
MTD medio
MTD breve
Psico sociale
0
Pagina n . 130
20
40
60
80
100
120
140
160
600
Valutazione di fine percorso Piano di Zona 2004-2006
Per la valutazione dei Progetti del Piano di Zona 2004-2006 sono state seguite le indicazioni regionali e sono stati
analizzati i seguenti punti :
¾ Le difficoltà organizzative del processo
¾ I costi
¾ Il funzionamento della rete
¾ La capacità di risposta al bisogno
¾ Gli effetti prodotti sugli utenti (outcome)
¾ Gli effetti prodotti sul sistema
¾ La soddisfazione degli utenti
¾ La soddisfazione degli operatori
La valutazione di progetti e ancora di più di un “piano progettuale” composto da numerosi e diversi progetti è
sempre un compito difficile.
É indispensabile creare buone relazioni tra i vari soggetti, condividere obbiettivi e soprattutto creare degli
indicatori validi ed omogenei per poter confrontare i dati e stabilire se gli obbiettivi sono stati raggiunti.
Quando poi c’è da fare il riparto dei finanziamenti, la questione si complica perché tutti vorrebbero avere una
parte degli stessi ed è impegnativo ricondurre il focus ad una programmazione e ad una strategia globale che
risponda prevalentemente ai bisogni reali dell’utenza.
La prima difficoltà affrontata è stata la preparazione e la realizzazione del Piano in merito alla ripartizione del
Fondo Regionale Lotta alla Droga (esercizio finanziario 2003-2005).
Si è cercato di individuare un pensiero e una cornice interpretativa generale, al fine di costruire un impianto
strategico globale e condiviso.
Questa operazione è solo parzialmente riuscita perché tutte le realtà coinvolte hanno presentato vari progetti sui
quali è stato necessario effettuare tagli e/o ridimensionamenti.
Per superare queste difficoltà iniziali si è provveduto, in corso d’opera, ad attuare incontri periodici e modificare
parzialmente i progetti affinché rispondessero in modo efficace ai bisogni dei clienti.
I progetti sono stati monitorati in progress, utilizzando idonee griglie di valutazione sia per verificare tali bisogni
sia per facilitare il confronto fra gli operatori. Per fare questo lavoro, è stata richiesta una supervisione e una
consulenza esterna il cui costo è stato coperto dalle apposite voci di valutazione presenti in ogni singolo progetto.
I costi erano a carico del Fondo Regionale Lotta alla Droga per una quota del 75 %, mentre il restante 25% era
imputato come costo di gestione di ciascun ente portatore di una progettualità.
Pur essendo tutto il piano organizzato in ambiti di intervento complessi e articolati, si può affermare che,
nonostante le citate difficoltà legate alla distribuzione dei fondi fra i diversi progetti, la quota complessiva è stata
sufficientemente adeguata per raggiungere livelli efficaci di intervento.
La rete, o meglio il coordinamento delle agenzie che gestivano i progetti, è funzionata con discreti risultati sia
perché si tenevano incontri mensili di coordinamento e verifica sia perchè è stata realizzata (come accennato
sopra) una formazione/consulenza con docenti universitari sulla valutazione dei progetti. Quest’ultima ha portato
nel novembre 2005 all’organizzazione di un convegno sulla valutazione a cui ha partecipato come principale relatore
il dott. Gregor Burkhart responsabile dell’Ufficio Prevenzione dell’OEDT di Lisbona (Osservatorio europeo sulle
droghe della UE).
La valutazione dei progetti, espletata tramite l’implementazione di strumenti ex ante ed ex post, ha dimostrato una
discreta capacità di risposta al bisogno del territorio, avvalorato anche da un’offerta che copriva gran parte degli
ambiti di target previsti (adolescenti, giovani adulti, adulti, genitori, insegnanti, datori di lavoro, operatori del
territorio – formali, informali, grezzi, educatori dell’associazionismo di vario tipo, volontari, allievi e istruttori di
scuola guida).
L’unico ambito che sembrava scoperto, come bisogni del territorio, era quello riguardante gli adolescenti in strada.
Ci si riferiva cioè a quei minori che, per varie ragioni (giovani che non vanno a scuola all’insaputa dei genitori oppure
che non sono ancora entrati nel mercato del lavoro), frequentano luoghi di aggregazione tipo giocherai, o altro,
durante le ore diurne, anche antimeridiane e che non di rado fanno uso di sostanze psicotrope.
La modalità prevista dai moduli regionali e il percorso formativo di valutazione ha permesso di arrivare solo
parzialmente una valutazione “globale” mentre è stata effettuata puntualmente una valutazione progetto per
progetto.
La difficoltà di effettuare una valutazione globale significativa era rappresentata dal fatto che le azioni
progettuali erano molto diverse fra loro e ciascun progetto utilizzava indicatori diversi.
Pagina n . 131
Tuttavia si può dire che gli strumenti utilizzati per la rilevazione dell’outcome sono stati molto precisi e questo sta
ad indicare la bontà della costruzione dell’impianto valutativo.
In generale si può affermare che i risultati sono stati superiori alle attese, sia in merito all’attuazione dei progetti
sia in merito al rafforzamento della rete dei servizi i cui operatori hanno svolto un interessante e proficuo
percorso formativo comune.
L’ elemento importante a tale riguardo è la constatazione, suffragata per altro dal tipo di risposta agli stimoli
progettuali, dell’importanza del lavoro di rete.
Non solo la rete delle agenzie che hanno offerto i progetti, ma la rete di tutti i soggetti che le diverse azioni
hanno stimolato ad attivarsi come risorse.
Questa metodologia ha portato alla presa di coscienza che senza tale relazione, l’intero Piano riduce fortemente la
sua efficacia e pertanto i cambiamenti sono destinati a non durare nel tempo.
Organizzazione del Dipartimento per le Dipendenze
Il Dipartimento è costituito da un Comitato Ristretto con funzioni di coordinamento ed elaborazione di linee
guida e da un Comitato Allargato con funzioni consultive e di proposta.
Il primo si riunisce una volta al mese il secondo due volte all’anno.
Il Comitato Ristretto si avvale di gruppi tecnici di lavoro per la elaborazione di progetti che per diventare
esecutivi devono essere approvati dal Comitato stesso. I gruppi tecnici attuali sono :
1. gruppo prevenzione
2. gruppo inserimenti socio-lavorativi
3. gruppo ricerca clinica
4. gruppo alcologia
La costituzione dei due Comitati è di seguito illustrata. Le riunioni sono dirette dal Coordinatore del Dipartimento
che è il Direttore del SERT.
Comitato Ristretto
Comitato Allargato
è costituito dai componenti del Comitato Ristretto più i
seguenti
Coordinatore del Dipartimento
Dirigente responsabile SERT di Noventa
Dirigenti dei moduli del SERT
Coordinatrice personale infermieristico del SERT
Titolare CT “JOB Mosaico”
Titolare CT “il Borgo”
Titolare CT “Incontro”
Titolare CT “Airone”
Titolare “Consorzio Civitas”
Rappresentante “CEIS”
Titolare CT “Nuova Vita”
Ass. Sociale della Prefettura
Coordinatore Distretti Socio Sanitari
Direttore Dipartimento Salute Mentale
Direttore Pronto Soccorso
Direttore Consultorio Familiare
Direttore Servizio Educazione alla Salute
Direttore Neuropsichiatria Infantile
Dirigente Ufficio Piani di Zona
2 Rappresentanti MMG
1 Rappresentante Conferenza dei sindaci
1 Rappresentante Assessorato Interventi Sociali del
Comune di Vicenza
1 Rappresentante del Provveditorato agli Studi
1 Rappresentante delle Cooperative di Solidarietà
Sociale
1Rappresentante delle Organizzazioni sindacali
1Rappresentante Associazioni di Volontariato
1 Rappresentante AA
Direttore UO Malattie Infettive
Direttore UO Gastroenterologia
Rappresentante ACAT
Pagina n . 132
Il mandato
e la visione prospettica del servizio dipendenza
Alla luce di queste brevi considerazioni è compito dell’intera collettività e soprattutto dei servizi
(sia pubblici che privati) incrementare il lavoro di rete e promuovere cambiamenti di tipo culturale.
Per fare questo è necessario avere conoscenza del fenomeno nelle sue varie articolazioni.
Questo è possibile strategicamente attraverso :
‰ Una rilevazione costante dei bisogni;
‰ Un’attenta raccolta dei dati e degli approfondimenti epidemiologici;
‰ Una documentazione nazionale ed internazionale aggiornata;
‰ Una formazione permanente degli operatori sia pubblici che privati e sempre di più in forma “congiunta”.
É altresì indispensabile leggere attentamente e divulgare nei servizi le norme e le circolari esistenti in materia, sia
quelle internazionali che nazionali e regionali.
La complessità del fenomeno impone non solo un lavoro integrato, ma un sempre più efficace sistema di rete dei
servizi che nella fattispecie trova la sua corretta applicazione nell’ottica dipartimentale.
Da ultimo, è necessaria una costante riflessione e ricerca per interpretare i cambiamenti in atto e prevedere le
migliori risposte possibili sul piano clinico e preventivo (ermeneutica).
Tutto questo deve essere necessariamente accompagnato da un costante miglioramento del management
organizzativo e soprattutto dalla valutazione dell’efficacia degli interventi secondo criteri che si riferiscano alle
buone pratiche e alle evidenze scientifiche.
I servizi devono pertanto essere caratterizzati da visibilità e fruibilità.
La prima deve essere progressivamente migliorata attraverso l’informazione telematica e cartacea e prevedere
siti di informazione online, indirizzari diffusi e distribuiti, depliant informativi compresa una forma sintetica e
accessibile a tutti della Carta dei Servizi, almeno per quanto riguarda il SERT, che come servizio pubblico svolge
una funzione di volano e di orientamento generale. La fruibilità deve essere assoluta, evitando le liste d’attesa,
garantendo assolutamente la privacy e l’anonimato e soprattutto prevedendo vie molteplici di accesso alla rete dei
servizi (pubblici e privati) e garantendo successivamente l’integrazione degli interventi all’interno di un programma
personalizzato e condiviso e avente come referente un “case manager”. Tale funzione è possibile incrementando
sempre di più gli incontri tra operatori pubblici e privati, i momenti di formazione congiunta e discussione dei casi e
l’utilizzo di cartelle cliniche e protocolli standardizzati.
Obiettivi generali
•
•
•
•
•
Ridurre/sospendere l’uso di sostanze stupefacenti
Migliorare la qualità della vita del paziente e dei familiari
Ridurre /annullare il rischio di patologie correlate e comunque curarle in caso di insorgenza
Reintegrare il paziente sia da un punto di vista sociale /relazionale che da un punto di vista lavorativo
/scolastico
Ridurre/annullare i comportamenti devianti.
Gli obbiettivi intermedi
•
•
Ritenere il soggetto in trattamento
Essere flessibili per adeguare i trattamenti agli stadi motivazionali e alle risorse disponibili
Essendo la Dipendenza Patologica (definita dall’OMS come “malattia cronica recidivante”) caratterizzata da
frequenti ricadute e in molti casi dalla cronicizzazione è fondamentale per la rete dei servizi avere come “mission”
non solo la cura ma il “prendersi cura” dei pazienti e delle loro famiglie tarando gli interventi in base alle risorse
disponibili in un dato momento e soprattutto agli stadi motivazionali in cui ci si trova ad operare.
La memoria del piacere (qui intesa anche come riduzione o scomparsa del dolore fisico e psicologico) è
incancellabile.
Pagina n . 133
Non è possibile una “restituito ad integrum” dopo una dipendenza patologica. É invece possibile attuare un attento
programma di prevenzione delle ricadute e fornire ai pazienti e alle famiglie strumenti psicologici, relazionali e
comportamentali che permettano loro di acquisire nuove abilità sociali e di fronteggiamento delle difficoltà della
vita.
Guarire dalla dipendenza non vuol dire solo smettere di fare uso di sostanze ma modificare il proprio stile di
vita ed attivare un percorso di sviluppo dell’intera personalità.
Questo percorso è di lunga durata.
Sintesi delle criticità e degli obiettivi per il prossimo triennio
La Regione Veneto ha individuato le tre aree prioritarie di invento per i progetti nel prossimo triennio ed ha
indicato contenuti e finalità degli interventi :
•
Prevenzione selettiva (gruppi a rischio) - AREA 1
Realizzazione di interventi rivolti prevalentemente ai comportamenti giovanili emergenti di uso e abuso
delle cosiddette nuove droghe, con particolare riferimento alla cocaina, nonché al poliabuso di
sostanze legali (alcol) e illegali (marijuana, hashish, ecstasy etc.) che si concentrano sugli individui o
sui gruppi vulnerabili, intervenendo negli ambienti sociali (i luoghi di aggregazione e divertimento
giovanile sia formali che informali) e nei momenti di maggiore rischio (soprattutto di notte e nei weekend).
•
Trattamento dei cocainomani e dipendenze da altre sostanze sintetiche - AREA 2
Sperimentazione di nuovi progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati, a livello ambulatoriale,
semiresidenziale e residenziale presso spazi giovanili o centri non connotati o connotabili come servizi
per le tossicodipendenze
•
Reinserimento socio lavorativo di tossicodipendenti e/o alcoldipendenti -AREA 3
Interventi, anche in forma di borsa lavoro,da effettuarsi in accordo con il S.I.L e con coinvolgimento
di imprenditori, sindacati, direttamente finalizzati all’inserimento lavorativo, di tossicodipendenti e
alcolisti compresi i detenuti, con l’esclusione della formazione professionale.
Tutti i progetti presentati sono stati esaminati a livello regionale e licenziati in base all’idoneità rispetto alle
finalità e agli obbiettivi indicati.Rientrano pertanto a pieno titolo in questo piano di zona.
Tuttavia, se gli obbiettivi appaiono chiari, molte sono le “possibili” criticità da presidiare con cura:
¾
garantire un lavoro sinergico / integrato e non frammentato;
¾
puntare comunque sul raggiungimento dei targets;
¾
garantire efficacia ed efficienza negli interventi;
¾
giungere ad una valutazione non solo specifica “per area” ma anche globale.
Pagina n . 134
Elenco delle strategie/progetti del Fondo Regionale Lotta alla droga
Ogni progetto finanziato con i Fondi Lotta alla droga è stato illustrato in apposite schede predisposte dalla
Regione in cui sono indicati :
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Il titolo del progetto
L’area di intervento
Il responsabile del progetto
L’area territoriale nella quale verrà realizzato il progetto
La continuità con precedenti esperienze
L’illustrazione e le finalità generali
Gli obbiettivi specifici e la descrizione dei risultati attesi
I targets e il numero previsto di soggetti da coinvolgere
I tempi di realizzazione divisi per ciascuna annualità
Le metodologia adottate per ciascun obbiettivo specifico
Le risorse impiegate
Le collaborazioni
Le risorse materiali utilizzate
Le modalità per la diffusione dei risultati
I costi
A titolo riassuntivo e per fornire un quadro di insieme si inserisce di seguito una tabella con l’elenco dei progetti
suddivisi per le tre aree.
Le schede di ogni singolo progetto verranno allegate al presente documento.
PIANO TRIENNALE DI INTERVENTO – AREA DIPENDENZE 2006/2008
Fondo Regionale Lotta alla Droga
NOME PROGETTI
1. Unità di strada mobile: Aggancio
- Assistenza - Accompagnamento
2. Scuola da vivere
3. Sportello di Counselling
ENTE RESPONSABILE
REFERENTE
AREA DI
RIFERIMENTO
Coop. Job Mosaico
Paola Campanaro
Area 1
Coop. Job Mosaico
Paola Campanaro
Direttore Settore
Interventi Sociali
Enzo Bacchion
Dott. Emanuele
Goldin
Area 1
Comune di Vicenza
4. Blu Runner ‘06
Coop. Soc. Il Gabbiano
5. Care Job
Coop. Soc. Nuova Vita
6. Low Space educhiamoci
legalità
nei
centri
aggregazione giovanile
7. 7) Makondo Mobil
8. Scuola D+
9. Ante Diem
10. Stargate
11. Perseo
12. Speedy Gonzales
13. Sinergie
alla
di
Area 1
Area 1
Area 1
Il Mosaico Scarl
Stefano Panella
Area 1
Il Borgo Onlus
Centro Vicentino Di
Solidarietà CEIS onlus
Coop. Soc. Nuova Vita
Comunità terapeutica S.
Gaetano Thiene
Centro Vicentino Di
Solidarietà CEIS Onlus
Coop. Job Mosaico
Luca Sinigaglia
Area 1
Marcellino Manea
Area 1
Alessandro Pilan
Area 2
Enzo Bacchion
Area 2
Valeria Carli
Area 2
Paola Campanaro
Dott. Massimo
Bardin
Area 2
Coop. Soc. Nuova Vita
Pagina n . 135
Area 3
Altre strategie/progetti
L’analisi di bisogni del territorio e il dibattito all’interno del Dipartimento per le Dipendenze ha portato ad
individuare altre tre aree di intervento (non previste dalle indicazioni regionali) all’interno delle quali è possibile
sviluppare una progettualità da inserire nel Piano di Zona.
Le tre strategie, successivamente declinate, sono le seguenti:
1.
Prevenzione universale e promozione della salute nel territorio e soprattutto nelle scuole elementari e
medie inferiori (favorire i fattori protettivi e ridurre o eliminare i fattori di rischio o di vulnerabilità
tossicomanica)
2.
La cronicità e le ricadute (interventi a favore dei soggetti con dipendenza grave e scarse o assenti risorse
personali e relazionali)
3.
Il consumo di alcol ed il progetto “– Alcol + Gusto”
Pagina n . 136
Prima Strategia
1. Area di intervento
Prevenzione Universale delle Dipendenze – Promozione della Salute
2. Titolo del progetto
AP & AP : APPIGLI E APPARTENENZE
3. Politica di riferimento
Azione n. P45 - progetto DE 2.1
4.
•
•
•
•
•
•
•
Analisi del bisogno
Abbassamento dell’età nel consumo di sostanze
Richieste dal territorio di intervento sulla scuola primaria di 2° grado
Volontà della conferenza dei Sindaci di intervento in ambito preadolescenziale
5. Obiettivi
Prevenire l’iniziazione e la sperimentazione al consumo di sostanze
Formare gli insegnanti sulle tematiche relative ai fattori di rischio, fattori di protezione, life skills.
Promuovere negli insegnanti l’acquisizione di strumenti operativi da utilizzare in classe.
Aumentare la collaborazione tra scuola e servizi pubblici al fine di promuovere la salute e la
responsabilizzazione delle scelte, ciascuno secondo le proprie competenze.
6. Azione
A. Descrizione
La metodologia, di tipo collaborativo, richiede la disponibilità dei docenti a momenti di formazione e confronto con
gli operatori del SERT, e alla realizzazione di interventi in classe. Queste figure vengono coinvolte considerando
l’importanza del loro ruolo educativo e del loro costante contatto con gli allievi che può incidere positivamente
sulle scelte e sui comportamenti adottati dagli studenti.
Il programma si concretizza in incontri di tipo formativo, di supervisione e consulenza con gli insegnanti a cui
vengono proposte specifiche unità didattiche da realizzare in classe. All’interno delle unità proposte, è previsto
anche un’attività con i genitori attraverso la produzione di lavori da realizzare con i figli a casa.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
ULSS 6 Vicenza
•
Coattori
Soggetto istituzionale
USP (Ufficio Scolastico
Provinciale)
Coord. IAF
Scuole Medie del territorio
ULSS 6 Vicenza
ULSS 6 Vicenza
Comuni del territorio delle
scuole aderenti
Nominativo
RESPONSABILE DEL SERT
Nominativo
Responsabile Ufficio Educazione alla
Salute
Livello di responsabilità
Dirigente
(Altavilla, Cavazzale e Barolini di
Vicenza per il 2007)
Distretti Est, Ovest, Vicenza
Coordinatore SEPS
Dirigente scolastico
Responsabili
Funzionario
Assessorati all’Istruzione
Dirigenti
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
studenti
Anno 2007
240
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
Triennio
500
700
1440
Pagina n . 137
insegnanti
genitori
20
150
40
300
50
400
110
850
8. Temporizzazione
Termine per la
realizzazione
Anno
Fase
Descrizione
Anno 2006/2007
1
2
3
Analisi e progettazione intervento
Realizzazione formazione con insegnanti e genitori
Valutazione e verifica del percorso
30 novembre 2006
31 Maggio 2007
30 Giugno 2007
Anno 2007/2008
1
2
3
Analisi e progettazione intervento
Realizzazione formazione con insegnanti e genitori
Valutazione e verifica del percorso
30 novembre 2007
31 Maggio 2008
30 Giugno 2008
Anno 2008/2009
1
2
3
Analisi e progettazione intervento
Realizzazione formazione con insegnanti e genitori
Valutazione e verifica del percorso
30 novembre 2008
31 Maggio 2009
30 Giugno 2009
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€
Aulss
€ 6.000,00
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro (specificare)__________________
€
Totali
€ 6.000,00
Quota 2008
€
€
€ 8.000,00
€
€
€
€
€ 8.000,00
Quota 2009
€
€
€ 10.000,00
€
€
€
€
€10.000,00
Triennio
€
€
€ 24.000,00
€
€
€
€
€ 24.000,00
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
n. di scuole coinvolte
n. di classi coinvolte
n. di studenti, insegnanti, genitori coinvolti
Aumento negli anni della percentuale del 30% dei soggetti coinvolti
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Comprensione del punto di vista dell’altro nella relazione genitori figli pari almeno al 40% delle esercitazioni
proposte
Apprendimento di strumenti da parte degli insegnanti pari almeno ad una risposta di miglioramento del 80% sui
questionari implementati
Percentuale di studenti pari al 70% che ha percepito l’acquisizione di una delle 5 competenze individuate dal
progetto (decision Making, senso critico, gestione delle emozioni, gestione dello stress, capacità di dire di no)
11. Tempi per la verifica
semestrale
X annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
13. Note
La temporalizzazione e la progettazione triennale degli interventi potrà subire delle variazioni a seconda delle
esigenze e richieste del territorio
Pagina n . 138
Seconda Strategia
1. Area di intervento
Tossicodipendenza e alcoldipendenza di lunga durata correlati a problemi sanitari, sociali, economici, abitativi
2. Titolo del progetto
PERCORSI DI STABILIZZAZIONE SOCIALE PER SOGGETTI DIPENDENTI DI LUNGA DURATA
3. Politica di riferimento
Azione n. P36 - progetto DE 3.1
4. Analisi del bisogno
I servizi specialistici che compongono il campo della cura della dipendenze si occupano del paziente in vista di un
possibile ed auspicabile cambiamento che vada dalla dipendenza all’autonomia. Questa mission operativa - che è lo
sfondo, spesso implicito, su cui si muovono gli operatori, i pazienti e i servizi che curano - è messa in crisi da un
certo numero di soggetti che dopo lunghi anni di trattamenti e di cure “non riescono a cambiare”.
Questi soggetti mettono in risalto quotidianamente ciò che sembra accertato dall’evidenza scientifica, ovvero che
la tossicomania è una malattia cronica recidivante. Pare necessario a questo proposito iniziare un lavoro di
monitoraggio e di osservazione sui numeri di questo fenomeno e sulle possibilità di intervento. Lavorare infatti sul
cambiamento e in vista della guarigione con questi soggetti sembra non funzionare. Per essi la dipendenza non è
una malattia acuta, ma una malattia di lunga durata tendenzialmente cronicizzante.
Forse è per questo motivo, dopo cioè numerosi fallimenti di svezzamento dalle sostanze, che questi pazienti, nel
linguaggio operativo, rientrano nella categoria della cronicità. Tale categoria denota da una parte la complessità
per gli operatori di trovare una cura individuale che non si può standardizzare “sul cambiamento” a tutti i costi;
dall’altra parte la fatica per queste persone ad accedere a prassi di normalizzazione sociale. Pare necessario
ragionare, dunque, su quanto e come i servizi specialistici sembrano essere appannaggio di una sorta di "privilegio
dell'acuto", rispetto al paziente cronico, caratterizzando in questo modo non solo la mentalità dell’operare sociosanitario, ma anche di conseguenza la mentalità della popolazione generale. Forse per questa riduzione “a cronici”
questi pazienti hanno nella “dipendenza “ l’unica identità sociale e spesso nei soli operatori dei servizi specialistici
l’unico riferimento affettivo, relazionale e sociale. É un fenomeno evidente che questi soggetti siano ai margini
della socialità condivisa, con l’unica necessità relazionale di stare assieme “con i propri simili”.
Ma se si analizza meglio la situazione di queste persone che definiamo croniche, dietro lo stigma sociale che si
portano dietro, manifestano nelle loro storie di vita una notevole complessità che non si può ridurre alla patologia
della tossicodipendenza. Sono spesso presenti problematicità multi fattoriali derivanti da pregressi deficit
cognitivi, relazionali e sociali, (a volte con sintomi psichiatrici) correlati a fallimenti familiari, al ritiro sociale, alla
marginalità dai servizi, ad esiti negativi nei vari tipi di trattamento specialistico. Sarebbe necessario ragionare
quanto e come questi fattori abbiano predisposto un certo stile di vita e se e quando sia avvenuta una vera e
propria integrazione sociale.
Dal punto di vista psicologico sono persone con una grande fragilità emotiva, incapaci di contenere i vissuti emotivi
che spesso vengono somatizzati; con una difficoltà a gestire situazioni di stress, frustrazione, tensione; con
un’incapacità di narrazione e di rilettura dell’esperienza che produce fallimenti successivi e “acting out”; con una
difficoltà di relazioni affettive e intime stabili, che comporta spesso molta solitudine. Questo “vissuto sociale
cronico” può costituire la base dell'esperienza che il paziente ha di sé e del mondo comportando:
ƒ
un impatto destabilizzante sulla vita quotidiana di ogni giorno,
ƒ
l’impotenza a svolgere a funzioni necessarie per sostenere la propria dignità di persona
ƒ
il diniego di reali prospettive future
ƒ
una pesante influenza sul proprio patrimonio economico
ƒ
la necessità di vivere ai margini con “i propri simili”
ƒ
una remissione quasi totale dal servizio pubblico
Negli ultimi tempi il lavoro e la riflessione degli operatori, anche a partire da queste analisi, sta cercando di
affrontare la questione secondo un altro punto di vista. Alcuni servizi del dipartimento per le dipendenze (il SerT
di Vicenza, il progetto Il laboratorio della cooperativa Nuova Vita, il progetto Sinergie della rete dipartimentale
di reinserimento socio-lavorativo) hanno cominciato a chiedersi come poter essere efficaci con questi soggetti. E
allo stesso tempo alcune agenzie del territorio (i comuni, la Caritas Diocesana, alcune associazioni di volontariato)
Pagina n . 139
hanno sviluppato un percorso analogo.
Un ipotesi di lavoro da sviluppare ( e su cui forse è possibile progettare nuove attività) può essere quella di uscire
dall’ottica della guarigione, quando non è realistica, tendendo invece all'ottenimento della migliore possibile
funzione residua. Non si valuta dunque la persona in un ottica di riduzione del danno o di “bassa soglia” (come
differenza negativa dalla guarigione desiderata), ma nella logica dell’employement di risorse e di competenze in
vista della stabilizzazione della persona. In questo senso forse di fronte ad una persona affetta da patologia di
dipendenza cronica l'obiettivo del risultato totale ha distratto la coscienza operativa dalla ricerca di risultati
limitati, accessibili, parziali. Alcuni progetti già sviluppati, come il progetto Il laboratorio della Cooperativa Nuova
Vita, hanno cercato di sostituire alla retorica del cambiamento la logica della stabilizzazione sociale e personale
della persona cronica; dalla presunzione, mai ottenibile, di una raggiunta autonomia al tentativo di perseguire il
miglior bene possibile per il paziente cronico; dalla presa in carico specializzata e isolata dei servizi preposti per
le dipendenze ad una presa in carico di rete che condivida territorialmente il problema e le possibili soluzioni; da
soluzioni standardizzate e definite a tentativi di personalizzazione dei bisogni e delle risposte.
Questa ipotesi di lavoro non passa dunque solamente per il raggiungimento di un equilibrio interno al paziente
cronico. Spesso infatti anche tra i servizi si incontrano pregiudizi, specializzazione eccessive, mancanza di
conoscenza, difficoltà di mettersi in rete, difficoltà di ascolto della situazione della persona. La strada necessaria
su cui lavorare è esplicitare il lavoro di rete territoriale come unica strada possibile. In questi casi il concetto di
cura va rivisto estensivamente, includendo tutti quegli interventi che permettano una migliore convivenza con la
malattia cronica, ovvero soprattutto nella direzione di un allargamento delle reti formali e informali di inclusione
della persona affetta da dipendenza e verso una logica politica che non solo “lotti con la sostanza”, ma si prenda
cura della condizione umana stessa della persona. In questo senso il progetto può esplorare come una parte della
presa in carico del paziente cronico possa essere in sinergia e in rete tra l'assistenza sanitaria e l'assistenza
sociale, integrando le varie dimensioni dell'inabilità in un approccio bio-psico-sociale (Oms, 1997). In questo senso
la conquista della stabilizzazione della persona cronica può solo coincidere con l’aumento della capacità di
integrazione, di cultura dell’inclusione e di collegamento di rete dell’intera comunità territoriale.
5. Obiettivo
Il progetto si pone l’obiettivo di restituire dignità sociale e stabilizzazione personale, tramite opportune attività
di ricerca, di sostegno e di rete territoriale, a persone marginali con dipendenza cronica. Per ottenere questo
risultato il progetto pone dapprima l’obiettivo sulla analisi della situazione attuale per tutti quei pazienti
dipendenti di lunga durata che hanno sviluppato a partire dal loro vissuto esistenziale e dallo stile di vita una
situazione di marginalità sociale; poi la ricerca sempre più personalizzata e individuale di nuove soluzioni
territoriali adeguate, condivise e sostenibili.
In questa direzione il progetto richiede uno sviluppo programmatico e tempistico che non limiti il lavoro ai soli
servizi interni al dipartimento per le dipendenze, ma nella ricerca di una effettivo consenso e di uno sviluppo
concreto di sinergie operative con le altre agenzie territoriali rispondendo in rete alla evidente complessità di
presa in carico di situazioni di cittadinanza marginale e patologica.
6. Azione
A. Descrizione
1. creazione, sviluppo e messa in rete di un tavolo di analisi dei bisogni, concertazione dei linguaggi e di
prassi operative nelle situazioni di dipendenza cronica;
2. costituzione di una mappatura dei servizi e delle risorse territoriali da mettere in una rete di servizi
flessibili e fruibili in tempi brevi e senza filtri;
3. promozione e valorizzazione dei servizi e de progetti che operano già con situazioni di dipendenza
cronica;
4. creazioni di eventuali attività territoriali ad hoc, dapprima sperimentali;
5. compendio formativo di attività o servizi già presenti nella rete territoriale;
6. pubblicizzazione del progetto e valorizzazione dei risultati ottenuti
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. n. 6 Vicenza
Nominativo
Dipartimento per le dipendenze
Pagina n . 140
•
Coattori
Soggetto istituzionale
Comuni
Privato Sociale
Volontariato / Associazioni
Caritas Diocesana
Nominativo
Livello di responsabilità
Compartecipazione progettuale ed
operativa
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Tossicodipendenti e
alcoldipendenti
Anno 2007
nessuno
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
In base ai
In base ai
risultati
risultati
dell’indagine
dell’indagine
Triennio
8. Temporizzazione
Anno
Descrizione
1
Fine 2007
2
Costruzione tavolo di lavoro e di concertazione
Mappatura risorse esistenti e costruzione della
rete
1
Pubblicizzazione progetto
Aprile 2008
Anno 2007
Anno 2008
Termine per la
realizzazione
Fase
9. Risorse
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Regione
Comuni
Aulss
Utenti
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro
(specificare)________________________
Quota 2007
Quota 2008
isorisorse
Totali
Fine 2007
Quota 2009
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
Triennio
€
€
€
€
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
nr. incontri del tavolo di concertazione
nr. incontri di pubblicizzazione del progetto
nr. incontri per mettere conoscere servizi e creare la rete
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Documento programmatico tra enti per lo sviluppo di una presa in carico di rete per soggetti dipendenti cronici
Convenzione tra enti per lo sviluppo di una presa in carico di rete
11. Tempi per la verifica
semestrale
X annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
Pagina n . 141
Terza Strategia
1. Area di intervento
Prevenzione universale delle dipendenze / promozione della salute
2. Titolo del progetto
- ALCOL + GUSTO
3. Politica di riferimento
Azione n. P32 - progetto DE 2.2
4. Analisi del bisogno
1) Aumento nella popolazione generale del numero di consumatori di bevande alcoliche, con tassi di
prevalenza superiori a quelli nazionali
2) L’aumento dei consumatori adolescenti e giovani di entrambi i sessi;
3) L’aumento dei comportamenti di consumo a rischio, quali il consumo fuori dei pasti e le ubriacature, in
particolare nella popolazione giovanile;
4) La precoce età di iniziazione al consumo di bevande alcoliche (l’età di prima ubriacatura nel vicentino si
situa in media verso i 13 anni);
5) Scarsa diffusione delle informazioni relative alle problematiche legate all’alcol.
5.
1)
2)
3)
4)
Obiettivi
Rendere più visibile e socialmente accettabile un comportamento analcolico o almeno “meno alcolico”.
Aumentare le informazioni sui rischi dell’abuso di alcol e sui segnali di rischio.
Favorire l’espansione della campagna su tutto il territorio dell’Ulss n.6 di Vicenza.
Sviluppare ed implementare i contatti con le realtà giovanili del territorio in quanto target maggiormente
a rischio rispetto alle nuove modalità di consumo.
6. Azione
A. Descrizione
i. Utilizzo di modalità di coinvolgimento della cittadinanza, attraverso la partecipazione ad eventi, che
promuovono occasioni di incontro, piacere e divertimento associati ad un messaggio analcolico o di
moderazione.
ii. Aumento delle informazioni, nella popolazione generale, dei rischi connessi a un uso indiscriminato di alcol
e all’esistenza di percorsi di aiuto per persone in difficoltà.
iii. Utilizzo di testimonial e normali veicoli pubblicitari per lanciare con regolarità un messaggio di maggior
benessere senza l’utilizzo dell’alcol.
iv. Ricerca e coinvolgimento di figure significative (Enti, Associazioni, Gruppi formali e non) di tutti i Comuni
dell’Ulss n.6 per l’organizzazione di eventi in tema con i messaggi della Campagna.
v. Espansione dello Spazio Giovani attraverso l’implementazione degli eventi che coinvolgono i giovani stessi
e l’utilizzo di strategie che garantiscano l’amplificazione del messaggio sui giovani coetanei.
vi. Implementazione dello Spazio Scuola mediante il coinvolgimento delle scuole del territorio dell’Ulss. n.6
di Vicenza anche con l’inserimento nel POF del Progetto –Alcol +Gusto
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
ULSS n. 6 di Vicenza
Nominativo
Coordinatore del Dipartimento per le Dipendenze
Pagina n . 142
•
Coattori
Soggetto istituzionale
Enti locali
Scuole
Associazioni
Associazioni di categoria
Cooperative
Gruppi formali e non
Nominativo
Tutti i Comuni appartenenti al
territorio dell’Ulss n.6
territorio dell’Ulss n.6
territorio dell’Ulss n.6
territorio dell’Ulss n.6
territorio dell’Ulss n.6
territorio dell’Ulss n.6
Livello di responsabilità
Compartecipazione progettuale
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Adulti
Giovani (14 /30 anni)
Alunni Scuole e doposcuola
(primarie e secondarie di 1°
grado))
Anno 2007
1800
500
250
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
2000
2200
600
800
400
1000
Triennio
6000
1900
1650
8. Temporizzazione
Anno
Fase
1
Anno 2007
2
3
4
5
6
7
1
2
3
4
Anno 2008
5
6
Descrizione
Termine per la
realizzazione
Invio di lettera di invito per la partecipazione alla
campagna
Aprile
2007
ad
Enti,
Scuole,
Associazioni, Gruppi formali e non del territorio
Ulss 6 Vicenza
Ottobre-Novembre
2006
Raccolta adesioni e predisposizione scaletta eventi
Aprile 2007
Realizzazione
eventi
(corsi,
serate
feste
analcoliche, gite....)
Valutazione Esito Campagna 2007
Gennaio-Marzo
2007
Aprile 2007
Incontri di coordinamento rete
con
gruppi
giovanili, enti associazioni del territorio dell’Ulss
n.6
Individuazione nuovi ambiti d’intervento e
strategie d’intervento per anno 2008
Invio di lettera di invito per la partecipazione alla
campagna
Aprile
2008
ad
Enti,
Scuole,
Associazioni, Gruppi formali e non del territorio
Ulss 6 Vicenza
Raccolta adesioni e predisposizione scaletta eventi
Aprile 2008
Realizzazione di eventi (corsi, serate feste
analcoliche, gite....)
Valutazione Esito Campagna 2008
Incontri di coordinamento rete
con
gruppi
giovanili, enti associazioni del territorio dell’Ulss
n.6
Individuazione nuovi ambiti d’intervento e
strategie d’intervento per anno 2009
Invio di lettera di invito per la partecipazione alla
campagna
Aprile
2009
ad
Enti,
Scuole,
Associazioni, Gruppi formali e non del territorio
Pagina n . 143
Maggio- Giugno
2007
Gennaio – Dicembre
2007
Ottobre-Dicembre
2007
Ottobre-Novembre
2007
Gennaio-Marzo
2008
Aprile 2008
Maggio- Giugno
2008
Gennaio – Dicembre
2008
Ottobre-Dicembre
2008
Ottobre-Novembre
2008
Ulss 6 Vicenza
1
Anno 2009
2
3
4
5
6
Raccolta adesioni e predisposizione scaletta eventi
Aprile 2009
Realizzazione di eventi (corsi, serate feste
analcoliche, gite....)
Valutazione Esito Campagna 2009
Incontri di coordinamento rete
con
gruppi
giovanili, enti associazioni del territorio dell’Ulss
n.6
Individuazione nuovi ambiti d’intervento
strategie d’intervento per anno 2009
Gennaio-Marzo
2009
Aprile 2009
Maggio- Giugno
2009
Gennaio – Dicembre
2009
e
Ottobre-Dicembre
2009
Invio di lettera di invito per la partecipazione alla
campagna Aprile 2010 ad Enti, Scuole, Associazioni,
Gruppi formali e non del territorio Ulss 6 Vicenza
Ottobre-Novembre
2008
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Regione
Comuni (bilancio sociale)
Aulss
Utenti
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro
(specificare)________________________
Quota 2007
€
€ 23.000,00
personale
€
€
€
Quota 2008
€
€ 25.000,00
personale
€
€
€
Quota 2009
€
€ 27.000,00
personale
€
€
€
Triennio
€
€ 50.000,00
€
€
€
€
€
€
€
€
Totali
€ 23.000,00
€ 25.000,00
€ 27.000,00
€ 50.000,00
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
numero di Comuni che aderiscono alla Campagna
numero di Associazioni che organizzano eventi
numero di scuole che aderiscono alla Campagna
numero di partecipanti agli eventi
numero di Centri Giovanili che aderiscono alla Campagna
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Assunzione di una maggiore consapevolezza rispetto ai comportamenti a rischio
11. Tempi per la verifica
semestrale
X annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
Pagina n . 144
Area
Disabilità
Pagina n . 145
Introduzione
La predisposizione del Piano Locale della Disabilità ha definito gli orientamenti, le finalità e le strategie che la
Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 6 di Vicenza di concerto con tutti i Soggetti della rete locale si propone di
realizzare nel prossimo triennio e che sono parte integrante di questo piano di zona.
I Servizi alla Persona – Principi ispiratori e finalità
La centralità della persona è la base sulla quale i Servizi Pubblici e privati definiscono e coordinano i propri
obiettivi e la propria azione nell’ambito della disabilità .
¾ La persona con disabilità nella realtà quotidiana è portatrice di esigenze connaturate al suo essere persona,
di bisogni collegati alla sua disabilità ma anche di potenzialità e risorse che debbono essere individuate e
valorizzate nel contesto sociale. L’unicità della persona, come espressione unica e originale di una identità
personale, da considerare necessariamente nella sua globalità, viene a costituirsi come il principio ispiratore di
ogni intervento messo in atto dal Sistema dei Servizi. La persona con disabilità è intesa come persona con
diritto di usufruire di pari opportunità per sviluppare il proprio Progetto di Vita.
¾ La famiglia, che per tutti rappresenta il primo e fondamentale nucleo della vita sociale, nel caso della persona
disabile è anche il primo e più importante sistema relazionale che se ne fa carico dal momento della nascita o
dal momento invalidante. Talora essa esprime ciò che la persona disabile non riesce ad esprimere e nello stesso
tempo è la principale testimone della positività e negatività dell’ambiente in cui la persona disabile vive. É
indubbio che la condizione di disabilità rende più difficile quella evoluzione che normalmente porta la persona
a differenziarsi e a rendersi autonoma dalla famiglia e allo stesso tempo complica lo sviluppo di una identità
familiare matura. L’obiettivo dei Servizi diventa quindi quello di promuovere ogni possibile intervento che
permetta alla persona disabile di realizzare il proprio Progetto di Vita e alla famiglia di costruire una propria
identità.
¾ Il nuovo approccio culturale alla disabilità che si fonda sull’integrazione del modello sociale e quello sanitario
considera la disabilità come una complessa interazione di condizioni personali, sociale ed ambientali, che
favoriscono o riducono l’attività e la partecipazione attiva della persona nella società.
¾ La cultura della domiciliarità, intesa come filosofia di vita e di intervento, legge la persona disabile nella sua
globalità, unicità e irripetibilità, portatrice di affetti, ricordi, esperienze, gioie e sofferenze. Non dimentica il
rapporto con la casa, con l’esterno, l’ambiente, il paesaggio, il paese, le relazioni, la cultura locale. I Progetti
contenuti nel Piano di Zona sono finalizzati a favorire i processi di autonomia, integrazione e cittadinanza a
salvaguardia della dignità della persona disabile, valorizzando e sostenendo contemporaneamente l’impegno
familiare mediante apporti professionali e sostegno sociale. La domiciliarità deve essere sviluppata e
realizzata nel pieno rispetto delle esigenze della persona e della disabilità .
¾ La comunità locale è chiamata ad accogliere e farsi carico della disabilità . Il territorio deve essere
accompagnato in un percorso di conoscenza e confronto con il mondo della disabilità per costruire delle
relazioni e delle forme di appartenenza che facciano crescere la persona disabile e la sua famiglia. L’obiettivo
è quello di giungere ad un sistema che coinvolga ed investa di responsabilità tutti i soggetti sociali designati a
compiere scelte decisive che influenzino la partecipazione delle persone con disabilità a tutte le aree della
vita sociale
Pagina n . 146
Riferimenti Normativi
Per quanto riguarda l’area della Disabilità la legge 104/92 ha promosso il riconoscimento dei diritti delle persone
con disabilità e ha indicato i principi fondamentali per la realizzazione dei processi e dei percorsi di integrazione
sociale, promuovendo l’attivazione di servizi ed interventi territoriali finalizzati alla prevenzione e alla diagnosi
precoce delle disabilità, alla riabilitazione, all’integrazione scolastica, all’integrazione sociale in contesto lavorativo,
alla promozione degli interventi finalizzati a favorire l’accessibilità, la vita di relazione e la partecipazione attiva
alla vita sociale e della comunità.
La legge 328 del 2000, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” ha
riconosciuto l’importante ruolo svolto dalle Associazioni di categoria, le Associazioni dei familiari delle persone
disabili, le Associazioni di Volontariato, le Cooperative sociali e le Fondazioni nel campo della promozione sociale; ha
definito i pubblici obiettivi e responsabilità che le Associazioni del Terzo Settore condividono con gli enti Pubblici,
concorrendo, anche con proprie risorse, alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
A partire dalla Legge 104/92 l’attenzione nei confronti della disabilità ha prodotto lo sviluppo di politiche sociali.
Nello specifico, per quanto riguarda l’ambito della domiciliarità, la Legge 162/98 ha promosso tutti quegli
interventi di promozione dell’autonomia personale e di supporto alla famiglia mediante interventi erogati a
domicilio, che si sono concretizzati in progetti individuali nelle situazioni di disabilità grave e gravissima e nei
progetti individuali di Vita Indipendente. La Legge 284/97 ha incentivato gli interventi a favore di ciechi
pluriminorati, la L.R. 7/99 ha previsto a carico del fondo regionale sociale un contributo a ristoro delle spese di
vitto e trasporto per le persone con disabilità grave e gravissima frequentanti i CEOD.
Per quel che attiene il servizio residenziale la DGR 751/00 e successive ha riconosciuto la quota di rilievo sanitario
alle persone con disabilità accolte nelle strutture residenziali e la LR 22/02 ha definito le nuove norme in materia
di autorizzazione all’esercizio e accreditamento
Dati epidemiologici
I servizi alle persone con disabilità e alle loro famiglie mirano a garantire dai primi anni di vita fino all’età adulta
l’integrazione scolastica, sociale e lavorativa della persona disabile, potenziandone le autonomie e le competenze
relazionali e sostenendo la famiglia stessa.
Integrazione scolastica
Il numero di minori certificati annualmente è in costante crescita. Nel 2006/2007 sono stati certificati 1203
minori, 143 dei quali seguiti da insegnate di sostegno e Operatore Socio Sanitario e 6 seguiti solo da Operatore
Socio Sanitario. Il dato precedente riferito al 2005/2006 contava 1019 minori certificati , 114 dei quali seguiti da
insegnate di sostegno e Operatore Socio Sanitario e 4 seguiti solo da Operatore Socio Sanitario.
Centri Diurni
Negli ultimi anni il numero di persone con disabilità inserite nei Centri Diurni è stato in costante crescita,
nonostante si siano verificate numerose uscite.
Ingressi nel triennio
ANNO
31.12.2004
31.12.2005
31.10.2006
C.DIURNI
IN RETE
C.DIURNI
16
30
19
FUORI RETE
1
3
7
Pagina n . 147
COMPLESSIVO
17
33
26
Uscite nel triennio
ANNO
2004
ANNO
2005
ANNO
2006
per decesso
2
1
3
per dimissioni volontarie
1
2
3
trasferimento altra
struttura
per problemi di salute
per Tirocinio sociale/Prog.
Personalizzati
2
totale
4
5
2
3
13
5
18 (1 fuori rete)
18 (2 fuori rete)
Nel triennio 2004-2005 si sono intravisti i primi risultati conseguenti all’avvio di interventi e/o progetti miranti a
percorsi di integrazione sociale nel territorio. Il dato più rilevante è relativo alle uscite dal Centro Diurno, in
particolare nell’anno 2005, da parte di persone con disabilità che hanno cessato completamente la frequenza per
intraprendere il percorso del tirocinio sociale o di un progetto personalizzato esterno al Centro, a seguito della
positiva conclusione di progetti sperimentali che hanno verificato la potenzialità della persona in un contesto
esterno.
I dati preventivi dell’anno 2007 confermano una crescita costante di inserimenti nei Centri Diurni: se le
previsioni si realizzeranno, al termine del presente anno, gli utenti medi raggiungeranno quota 492,05 cioè
16,81 utenti medi equivalenti in più rispetto allo scorso anno corrispondente a 33 nuovi inserimenti.
Consuntivo 2005
Consuntivo 2006
Previsione 2007
Privati
Pubblici
Totale
Privati
Pubblici
Totale
Privati
Pubblici
Totale
Vicenza
149,41
53,18
202,59
150,32
53,80
204,12
159,12
54,25
213,37
Est
Ovest
83,00
46,29
17,00
16,58
100,00
62,87
87,61
44,85
16,83
16,33
104,44
61,18
92,97
43,93
16,00
17,67
108,97
61,60
Sud Est
97,96
2,58
100,54
102,85
2,65
105,50
106,11
2,00
108,11
376,66
89,34
466,00
385,63
89,61
475,24
402,13
89,92
492,05
Totale
I numeri si riferiscono agli utenti medi equivalenti proiettati sull’anno
Interventi di promozione dell’autonomia personale
La Dgr 1859 del 13.06.2006 ha promosso programmi di intervento finalizzati all’acquisizione e al mantenimento di
autonomie personali che permettano di migliorare le capacità di relazione e di partecipazione alla vita sociale e
lavorativa, nonché di promozione delle attività sportive, di tempo libero e di integrazione sociale.
I progetti attivati dall’Ulss n. 6 Vicenza riconducibili a questo ambito di intervento possono essere distinti in
diverse categorie:
•
Progetti di Integrazione Sociale Personalizzati
•
Progetti di Integrazione Sociale nel Tempo Libero
•
Progetti Vita Indipendente: nel 2006 sono stati attivati 30 progetti su 44 presentati in graduatoria;
•
Progetti di Integrazione e Autonomia a favore delle persone non vedenti: coinvolgono circa una quindicina
di persone
Questi progetti sono a volte complementari al Centro Diurno e in certi casi sostitutivi ad esso.
Interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia
I primi interventi in ambito domiciliare dell’Ulss n. 6 sono partiti, a livello sperimentale, nel 2003 con l’utilizzo dei
fondi della L. 162/98.
Tutti gli interventi domiciliari tuttavia sono stati attivati laddove, anche in presenza di altri interventi e/o servizi,
la famiglia si trovava in grosse difficoltà nella gestione del proprio familiare disabile.
Le persone che in questi tre anni hanno beneficiato dell’intervento sono 67 di cui 47 minori e 20 adulti. Quasi tutti
i minori fruiscono del servizio di assistenza scolastica.
Rispetto alla compresenza di altri servizi, ad esclusione del servizio di assistenza scolastica, solo il 17% dei
beneficiari di interventi erogati a domicilio ha fruito di altri servizi aggiuntivi (comunali o prestazioni sanitarie)
Pagina n . 148
mentre un 12% ha fruito in contemporanea di un servizio diurno o di accoglienza temporanea. Nella maggior parte
degli interventi attivati il sostegno a domicilio è stato il solo servizio coinvolto.
Per quanto riguarda gli interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia previsti nel 2007 saranno
effettuati 48 interventi a favore di famiglie con figli con disabilità grave per un monte ore settimanale
complessivo di 250 ore. I fruitori di questo servizio sono per la maggior parte minori disabili ma obiettivo dell’anno
in corso è intensificare questo intervento a favore di persone con disabilità adulte.
Servizio di Accompagnamento Educativo Domiciliare (SAED)
Il Servizio di Accompagnamento Educativo Domiciliare (SAED) nasce come intervento a carattere sperimentale
alla fine degli anni ‘90 collocandosi in una posizione intermedia tra il servizio domiciliare e il servizio residenziale
con l’obiettivo generale di favorire l’inserimento di alcuni soggetti disabili all’interno di contesti di vita normale,
sperimentandosi ed interagendo con il mondo circostante. Il Servizio è indirizzato prioritariamente a giovani
disabili intellettivi perlopiù provenienti da comunità per minori per i quali, al raggiungimento della maggior età, non
è più possibile la permanenza nella struttura, il rientro in famiglia viene valutato inopportuno dai Servizi Sociali o il
supporto familiare è assente.
Sinora sono state accolte dal servizio 10 persone con disabilità 6 delle quali hanno concluso il progetto rendendosi
autonome. Attualmente quindi le persone con disabilità presenti negli appartamenti, che hanno una ricettività
potenziale di 5/6 persone, sono 4.
Accoglienza temporanea
L’accoglienza temporanea si è configurata negli ultimi anni come un servizio essenziale volto al sostegno della
famiglia e alla dilazione nel tempo dell’inserimento a carattere definitivo.
La programmazione delle accoglienze, nell’ambito di quella che rappresenta un’importante strategia di domiciliarità,
ha costituito per le famiglie l’opportunità di ottenere un valido sollievo nell’assistenza alla persona disabile che ha
portato a positivi risultati per quanto riguarda la permanenza della persona disabile nell’ambito famigliare.
Le tabelle sottostanti riportano l’andamento delle giornate di accoglienza dal 2005 al 2007 ripartite per Distretto
ed un dettaglio della suddivisione degli inserimenti in rete e fuori rete previsti per il 2007. Le strutture
appartenenti alla rete dispongono di quote di rilievo sanitario destinabili alle persone con disabilità mentre le
strutture fuori rete sono quelle strutture appartenenti al territorio dell’Ulss 6 che risultano però prive di quote o
quelle strutture fuori Ulss che possono avere o meno quote di rilievo sanitario riconosciute dalla Regione
destinabili alle persone con disabilità
(1)
Per rendere uniformi i dati dei 3 anni sono state considerate tutte le giornate poste a carico della voce di bilancio relativa all’accoglienza temporanea, anche
quelle accoglienze quindi che per decisione del Distretto e in attesa di approvazione delle linee guida, sono prolungate tutto l’anno.
ANNO 2006
Anno 2005
Vicenza
Est
Ovest
Sud Est
TOTALE
Giorni
1540
541
148
875
3104
Utenti accolti
36
12
5
9
(A)
(A) giorni da consuntivo distretti 2005.
62
Giorni
1126
391
243
1019
2779
(B)
(B) giorni da consuntivo verifica budget distrettuali 2006
(C) giorni da preventivo distretti fogli excel 2007
Pagina n . 149
ANNO 2007
Utenti accolti
44
20
3
11
Giorni
1044
824
268
1330
Utenti accolti
30
20
6
13
68
3466(C)
72
Est
Ovest
Sudest
Vicenza
7,32
ACCOGLIENZE
Inserimenti in rete (utenti medi)
1,92
0,31
2,56 (1,56**)
2,53
2007 –STIMAInserimenti fuori rete (utenti medi)
Est
0,33
Ovest
0,42
Sudest
1,08
Vicenza
0,33
2,16
PROGRAMMATE
**1 utente compreso nei 7,32 utenti medi equivalenti previsti dai Distretti è già attualmente conteggiato tra i
definitivi in quanto si tratta un accoglienza che si protrae da anni per tutto l’anno.
Gli utenti medi nuovi da inserire in rete in accoglienza programmata sono pertanto 6,32 per un totale di 8,48 utenti
medi previsti
1) Sono state considerate tutte le giornate poste a carico della voce di bilancio relativa all’accoglienza temporanea, anche quelle accoglienze quindi che per decisione del
Distretto e in attesa di approvazione delle linee guida, sono prolungate tutto l’anno
Residenzialità definitiva
Il ricorso all’inserimento definitivo in comunità rimane per molte famiglie, in situazioni di estrema difficoltà, l’unica
soluzione in grado di garantire il benessere della persona disabile stessa e della famiglia. Bisogna poi sottolineare
che l’aumento dell’aspettativa media di vita per la persona disabile, ha portato a situazioni in cui i genitori o (l’unico
genitore in vita) spesso sono anziani, non più in grado di occuparsi adeguatamente del proprio figlio.
A ciò si aggiungono poi le situazioni d’emergenza o urgenza che possono verificarsi quando l’unico famigliare che
assiste la persona disabile viene a mancare improvvisamente.
UTENTI
Est
Ovest
Sudest
Vicenza
Totale
MEDI PRESENTI A FINE ANNO NEL SERVIZIO RESIDENZIALE DEFINITIVO
2005
22,93
17,33
19,23
77,82
137,31
2006
25,77
16,61
17,00
84,62
144
2007
29,67
19,82
19,60
88,73
157,82
Il trend di inserimento degli ultimi anni risulta pressoché costantemente in aumento.
Vanno tuttavia rilevate le difficoltà connesse alla carenza di posti letto nelle strutture della rete che hanno posto
le famiglie davanti all’impossibilità di accedere alle strutture individuate per l’inserimento del proprio familiare.
Per il 2007 sarebbero previsti 23 nuovi inserimenti corrispondenti a 14,54 medi; di questi 9,01 in strutture in
“rete” della nostra Ulss, ovvero con posti letto coperti da quote di rilievo sanitario assegnate dalla Regione, e 5,53
utenti medi da accogliere in strutture “fuori rete” (comunità o case di riposo che, eccetto una situazione specifica,
non hanno posti letto con quote di rilievo sanitario).
INSERIMENTI RESIDENZIALI DEFINITIVI 2007 Inserimenti in rete (utenti medi)
Est
2,97
Ovest
1,31
Sudest
2,11
Vicenza
2,62
9,01
14,54 utenti medi previsti
STIMA
Inserimenti fuori rete (utenti medi)
Est
1,68
Ovest
1,89
Sudest
0,49
Vicenza
1,47
5,53
Tra le persone con disabilità inserite in strutture residenziali, 7 hanno già compiuto 65 anni e nei prossimi 4 anni
fino al 2011, saranno 9 le persone inserite a tempo indeterminato a compiere 65 anni.
Valutazione fine percorso 2004-2006
Pagina n . 150
I progetti del Piano di Zona – Area Disabili – 2004-2006 sono parte di una strategia complessiva di consolidamento
dei servizi attualmente esistenti a favore delle persone con disabilità .
In particolare i progetti sono stati realizzati rispetto due grandi aree:
1. i minori disabili e le loro famiglie:
¾ Rispetto ai minori è stato elaborato un modello di presa in carico del minore disabile a partire da un
anno di vita, definendo l’aspetto delle dimissioni protette e l’accesso ai diversi servizi per l’età
infantile. La realizzazione del progetto ha visto la collaborazione di soggetti istituzionali diversi:
Ospedale, Unità Organizzativa Infanzia Adolescenza Famiglia, Unità Organizzativa Distrettuale
Disabilità , Neuropsichiatria Infantile.
¾ Un’altra importante azione messa in atto attraverso i progetti di Piano di Zona è stato il sostegno
della famiglia del minore disabile: il progetto ha visto il consolidamento dell’intervento educativoassistenziale a domicilio, effettuato prevalentemente da un operatore socio sanitario, con l’obiettivo
di fornire un aiuto personale al minore ma nel contempo dare un concreto sostegno alla famiglia,
permettendole di sostenere i suoi impegni professionali e relazionali.
¾ Una particolare valenza ha poi rivestito il progetto formativo a favore degli operatori scolastici dei
diversi Istituti Comprensivi volto al miglioramento qualitativo della relazione con il minore disabile
nell’ambito scolastico.
2. gli adulti disabili e le loro famiglie: i progetti sono stati finalizzati al potenziamento delle forme di
integrazione sociale attraverso lo sviluppo delle autonomie relazionali, sociali e occupazionali.
¾ Gli interventi principali attuati sono stati i progetti sperimentali di integrazione sociale: obiettivo
principale di tali progetti è proporre alla persona con disabilità senza capacità lavorative ma con
potenzialità di tipo relazionale, l'inserimento in contesti "normali" per permetterle di acquisire una
identità sociale e di vedere riconosciuto un proprio ruolo.
¾ Attraverso i progetti del Piano di Zona è stato dato un ulteriore impulso, anche nell’area adulti, agli
interventi educativo-assistenziali a domicilio, quali interventi sostitutivi/integrativi dell’accoglienza
programmata, finalizzati ad allontanare la possibilità di un inserimento residenziale definitivo e a
fornire alla famiglia alcuni momenti di sollievo. Tra le diverse forme di sostegno alle famiglie sono
stati poi organizzati dei gruppi di auto mutuo aiuto.
¾ Per quanto riguarda l’ambito dei servizi residenziali in questo triennio si è assistito all’avvio della
realizzazione di un rilevante progetto: la costruzione, con il contributo anche di Enti Pubblici, di due
comunità alloggio da parte di un Ente Gestore Privato per un totale di 16 nuovi posti letto.
Gli elementi critici rilevati nella verifica dei progetti sopra menzionati sono riconducibili a due principali aspetti:
1. molti progetti, finalizzati in particolare alla elaborazione di protocolli di intesa e/o interventi sinergici, nella
loro realizzazione hanno visto il coinvolgimento di soggetti istituzionali diversi tra di loro per obiettivi,
linguaggi, modalità operative. La criticità riscontrata nell’ambito di questi progetti è stata la carenza di un
coordinamento forte in grado di uniformare le diversità e accompagnare il processo;
2. la realizzazione di alcuni progetti è stata fortemente condizionata dalla carenza di risorse: le unità
organizzative coinvolte sono state spesso oberate da altre priorità e ciò non ha permesso di disporre di tempi
e risorse per l’attuazione dei progetti.
La rete dei servizi
Pagina n . 151
Lo sviluppo del sistema dei servizi alle persone con disabilità e alle loro famiglie ha visto, negli ultimi cinque anni,
un consolidamento delle risposte tradizionali ai bisogni attraverso il potenziamento di:
ƒ
ƒ
ƒ
i centri diurni atti a favorire lo sviluppo dell’autonomia relazionale, sociale e lavorativa della
persona disabile;
i servizi a sostegno del processo di integrazione scolastica;
il servizio di integrazione lavorativa attraverso percorsi di formazione e di avviamento al mondo
del lavoro della persona disabile.
In questi anni inoltre è stato sviluppato il sistema della residenzialità, che ha visto il suo punto di partenza nel
Progetto “Il mio Futuro”, mirante a dare una risposta alla problematica del “Dopo di noi”. Tale processo aveva
portato, già, nel 2003 alla programmazione e realizzazione di numerosi posti letto destinati all’accoglienza
temporanea o a tempo indeterminato della persona disabile.
Contemporaneamente sono state avviate nuove forme di sperimentazione di progetti di integrazione sociale in
ambito lavorativo e nel tempo libero con interventi personalizzati definiti in ambito di UVMD dei singoli Distretti
di appartenenza per favorire l’autonomia relazionale, sociale e occupazionale delle persone con disabilità che non
trovavano adeguate risposte nei servizi tradizionali.
Gli eventi più importanti sul piano istituzionale, programmatorio e organizzativo che hanno accompagnato in questi
ultimi cinque anni l’azione complessiva nell’ambito della disabilità sono i seguenti:
¾
¾
La stipula dell’Accordo di Programma tra Comuni e Ulss e la sottoscrizione dello stesso da parte di tutti gli
Enti Gestori e Associazioni dell’area della disabilità . Tale documento definisce e regolamenta i principi, gli
obiettivi e la metodologia sottostanti il sistema dei servizi messi tra loro in Rete per garantire delle risposte
unitarie ed omogenee alla popolazione disabile e alle famiglie. L’Accordo, la cui durata è allineata con la durata
del Piano di Zona, è scaduto il 31.12.2006: entro giugno 2007 si procederà, con la collaborazione di tutti i
soggetti coinvolti, alla stipula di una sua revisione.
Il nuovo assetto organizzativo di cui si è dotata la nostra Ulss per garantire la presa in carico delle situazioni
di bisogno del territorio, ossia l’organizzazione distrettuale del territorio e la suddivisione in Unità
Organizzative.
La Conferenza dei Sindaci
“Il comune è l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo;
spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardino la popolazione ed il territorio comunale
precipuamente nei settori organici dei servizi sociali …” (artt. 2 e 9 Legge 142/1990).
I Comuni esercitano il proprio ruolo politico di:
‰ garanzia di applicazione dei principi di legalità, trasparenza, par condicio, buona amministrazione ed
economicità
‰ promozione dei diritti di cittadinanza delle persone disabili
‰ promozione delle organizzazioni del terzo settore
mediante l’azione del singolo Comune, del Comitato dei Sindaci di Distretto, dell'Esecutivo, della Conferenza dei
Sindaci.
I Comuni esercitano la generalità delle funzioni relative alla disabilità mediante l’azione dell’Ulss, ai sensi dell’art.
6 LR 55/1982.
Essi delegano all’Ulss le funzioni attinenti all’inserimento nelle strutture residenziali e al trasporto delle persone
con disabilità ai servizi semiresidenziali, con le modalità riportate agli artt. 9 e 12 dell’Accordo di Programma per la
programmazione e la gestione dei servizi a favore delle Persone con disabilità e le loro Famiglie.
Con atto separato i Comuni possono prevedere altre deleghe all’Ulss, in accordo con essa e previa definizione del
finanziamento.
Restano in capo ai Comuni:
‰ le decisioni sulla eventuale partecipazione alla spesa da parte dell’utente (art. 3, comma 4 del Dlgs.
267/2000), previa concertazione nell’ambito del Tavolo Permanente
Pagina n . 152
gli accertamenti della situazione economica della persona disabile e della sua famiglia, quando previsto dalla
normativa (art. 3, comma 4 del Dlgs. 267/2000)
‰ i procedimenti per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati
Esercitano altresì tale ruolo con la propria rappresentanza al Tavolo Permanente per la disabilità.
‰
L’azienda U.L.S.S. n.6 di Vicenza
La Direzione dei Servizi Sociali
La Direzione dei Servizi Sociali esercita l’alta direzione sulle attività socio-sanitarie ed a elevata integrazione
sanitaria dell’Azienda, nonché le attività sociali delegate dai Comuni.
La Direzione dei Servizi Sociali collabora, per quanto di competenza, con il Direttore Amministrativo ed il
Direttore Sanitario alle attività di elaborazione del Piano Attuativo Locale, privilegiando il raccordo tra la
programmazione socio-sanitaria dell’Azienda e la programmazione socio-assistenziale degli Enti locali territoriali;
supporta la Conferenza dei Sindaci nell’elaborazione del Piano di Zona e ne segue l’attivazione; cura sul piano
tecnico operativo il rapporto tra la programmazione del Piano di Zona e la programmazione del Piano Attuativo
Locale, garantendo la saldatura tecnica sull’intera materia sociale fra l’Azienda, i Comuni, il Volontariato e le altre
realtà ed istituzioni pubbliche e private presenti e operanti sul territorio.
Per la gestione, il monitoraggio e la verifica dell’attuazione di tutte le azioni previste dalla programmazione locale
la Direzione dei Servizi Sociali si avvale della collaborazione del Coordinamento dei Distretti Sociosanitari e
dell’Ufficio Disabilità del Servizio per la non Autosufficienza.
Il Distretto Socio Sanitario
Il Distretto Socio Sanitario è stato configurato come una struttura operativa dell’Azienda U.L.SS. che è chiamata
ad assicurare l’assistenza primaria con interventi sia sanitari che socio-sanitari anche in forma integrata con gli
altri dipartimenti e servizi aziendali, compresi i servizi ospedalieri. Il distretto, quindi, viene definito una struttura
dell’Azienda U.L.SS. con un’autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria con contabilità separata
all’interno del bilancio aziendale ed è inserito all’interno della programmazione aziendale per quanto riguarda
l’ambito territoriale mediante la formulazione del Programma delle Attività Territoriali. Tale Programma riporta
tutte le azioni che, a livello territoriale, traducono le finalità e gli obiettivi generali dei Piani di Zona.
L’unità Organizzativa Distrettuale Disabilità
É una delle quattro articolazioni del Distretto Socio-Sanitario, in linea con quanto indicato dalla DGR 3242/2001. I
Responsabili delle Unità Organizzative Distrettuali Disabilità assicurano la gestione ed il coordinamento in ambito
distrettuale delle attività inerenti:
ƒ
la presa in carico della persona con disabilità e della sua famiglia
ƒ
la definizione del Progetto Individuale attraverso l’Unità Valutativa Multidimensionale
ƒ
la gestione dei rapporti con il privato sociale e con le famiglie per l’attuazione degli interventi
ƒ
il monitoraggio del budget distrettuale
L’ufficio Disabilità del Servizio per la non autosufficienza
L’ufficio, in staff alle Direzioni dei Servizi Sociali e Sanitaria coordina, supportando la Direzione nello sviluppo
delle linee strategiche, alcune funzioni aziendali nel campo della disabilità , tra cui:
ƒ
l’elaborazione di linee guida e di protocolli comuni a tutti i distretti;
ƒ
la redazione, verifica e monitoraggio dei programmi e progetti relativi all’intera U.L.SS., in particolare i
progetti del Piano di zona a valenza interdistrettuale e i progetti regionali;
ƒ
la partecipazione agli organismi di consultazione e partecipazione (Tavolo permanente di concertazione,
Centri territoriali per l’integrazione, Organismi Sindacali, ecc);
Il Tavolo Permanente di Concertazione
Pagina n . 153
Il Tavolo Permanente di Concertazione ha lo scopo di garantire e tutelare l'affermazione dei diritti
costituzionalmente garantiti delle persone con disabilità al pari degli altri cittadini, la rilevazione dei bisogni e
l'individuazione delle soluzioni ai problemi e opera perseguendo questo fine.
ƒ
Rappresenta uno strumento di concertazione e un punto di incontro, di confronto e di scambio di idee ed
esperienze tra le persone al fine di promuovere nelle sedi istituzionali competenti iniziative atte a migliore
l'integrazione sociale e la qualità della vita delle persone disabili.
ƒ
Svolge una funzione di proposta e di elaborazione dei progetti che assumono rilevanza strategica
nell'interesse delle persone disabili.
ƒ
Assicura una partecipazione rappresentativa di tutti i soggetti che hanno come finalità il prendersi cura,
progettare, fornire e gestire servizi in favore delle persone disabili.
Fanno parte del Tavolo di Concertazione Permanente:
ƒ
Il Presidente della Conferenza dei Sindaci o un Sindaco suo delegato che presiede il Tavolo;
ƒ
Un Amministratore (Sindaco o Assessore) per ciascun Distretto;
ƒ
Due rappresentanti delle Associazioni dei genitori e familiari delle persone con disabilità che frequentano
Centri Diurni Privati;
ƒ
Un rappresentante delle Associazioni dei Genitori delle Persone con disabilità che frequentano Centri
Diurni Pubblici;
ƒ
Un rappresentante di altre Associazioni di genitori di persone disabili, non rientranti nella rappresentanza
precedente;
ƒ
Un rappresentante delle Associazioni di persone con handicap di tipo fisico-sensoriale;
ƒ
Sei rappresentanti delle Associazioni, cooperative, fondazioni che gestiscono centri diurni e strutture
residenziali tenuto conto di un'equa rappresentatività territoriale;
ƒ
Il Direttore dei Servizi Sociali dell'Ulss 6 Vicenza;
ƒ
I quattro Responsabili delle Unità Operative Distrettuali per la Disabilità ;
ƒ
Il Responsabile del Servizio Interdistrettuale per la Disabilità ;
ƒ
Un rappresentante delle Organizzazioni Sindacali più rappresentative;
Compito e Mandato
L’analisi dell’evoluzione del sistema dei servizi del nostro territorio ha messo in evidenza alcuni aspetti cruciali:
ƒ
il sistema è caratterizzato da una forte complessità sulla quale incide un sensibile aumento della
popolazione disabile presa in carico, una crescente necessità di attenzione ai bisogni delle persone ed un
conseguente aumento delle Unità di offerta atte a rispondere alle diverse situazioni di bisogno.
L’evoluzione attesa è quella di un lento e progressivo aumento del bacino di utenza che usufruirà di uno o
più servizi di rete anche per il prossimo quinquennio.
ƒ
Contemporaneamente si registra l’aumento dei costi a carico degli enti pubblici per garantire la gestione
complessiva della rete.
Conseguentemente:
A) É fondamentale sviluppare forme di “Governo” più efficaci del sistema dei servizi atte a garantire:
1.
2.
3.
lo sviluppo sostenibile di un sistema articolato di Unità di Offerta per rispondere al mondo diversificato
dei bisogni;
un sistema finalizzato ad incentivare le forme di autonomia possibile per le persone disabili, favorendo la
partecipazione attiva e l’integrazione sociale;
lo sviluppo della domiciliarità come “filosofia e sistema di intervento” mirante ad aiutare la persona a
vivere nel mondo relazionale, affettivo e sociale ad essa più vicino e rassicurante, sostenendo nel
contempo la famiglia nella sua azione di partecipazione alla vita sociale.
B) L’azione di “Governo” si realizza attraverso:
1. Lo sviluppo di una Presa in carico in grado di:
ƒ
accogliere tempestivamente la segnalazione della situazione di bisogno e la domanda di aiuto;
ƒ
garantire l’integrazione sociosanitaria degli interventi;
Pagina n . 154
accompagnare in modo unitario ed omogeneo la persona e la famiglia durante le diverse fasi della
vita, garantendo un riferimento costante e chiaro a livello distrettuale.
La presa in carico sarà più efficace nella misura in cui gli operatori si potranno avvalere di una definizione
puntuale e trasparente delle Unità di Offerta attivabili per meglio rispondere alle esigenze della persona e
della famiglia. La definizione del Progetto Individuale dovrà tenere conto della sostenibilità complessiva degli
interventi. Dovranno inoltre essere chiari, a tutti gli operatori, gli obiettivi del servizio, i requisiti di accesso,
le forme di partecipazione economica e le forme di responsabilità dei diversi soggetti nelle fasi di
programmazione, gestione e verifica degli interventi attivati. In tal senso la formazione e l’informazione
continua rivolta agli operatori, diventano un impegno strategico dell’U.L.S.S.
ƒ
2. L’ Attivazione ed il sostegno del processo di regolamentazione del sistema finalizzato a garantirne la
sostenibilità economica, definendo:
ƒ
ƒ
ƒ
le forme di compartecipazione economica delle persone e/o famiglie per ciascuna tipologia di
servizio;
il contenimento della spesa a carico degli Enti Pubblici;;
l’attivazione della ricerca di risorse aggiuntive per la sostenibilità dei servizi (Fondazioni ecc,).
3. Il rinnovo del “patto” tra gli attori sociali coinvolti, a diverso livello, nella programmazione, realizzazione e
verifica del sistema dei servizi per la disabilità .
Il patto, in particolare, trova fondamento nell’adesione a:
ƒ
le Linee strategiche tracciate dal Piano Locale della Disabilità ;
ƒ
l’Accordo di Programma, in prossima revisione;
ƒ
il sistema delle responsabilità definito nella Presa in Carico;
ƒ
il nuovo sistema di contribuzione.
Obiettivi
Per l’approfondimento complessivo dell’area, si rimanda al piano per la disabilità, parte integrante del presente
piano di zona.
Gli obiettivi primari dell’area della disabilità riguardano principalmente i seguenti ambiti:
Integrazione socio sanitaria nella presa in carico
Interventi a favore della domiciliarità
Servizi residenziali
La formazione
A) INTEGRAZIONE SOCIO SANITARIA NELLA PRESA IN CARICO
Nell’ambito del Distretto Sociosanitario l’organizzazione e la gestione dei servizi si realizza attraverso interventi
sociali, sociosanitari e sanitari. La presa in carico è il processo che porta a definire le possibili risposte ai bisogni
espressi dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie, attraverso l’integrazione professionale ed istituzionale
tra diverse Unità Operative dei Dipartimenti strutturali e funzionali delle Aziende Ulss.
1) La presa in carico della persona disabile della sua famiglia:
¾
¾
Modello condiviso di presa in carico integrata e multidisciplinare della persona disabile da 0 a 64 anni
Realizzare un modello di presa in carico integrata e multidisciplinare della persona disabile da 0 a 64 anni, da
applicare in tutto il territorio Ulss, con l’obiettivo di garantire:
l’integrazione socio sanitaria per rispondere in modo globale ai bisogni della persona disabile;
la continuità assistenziale in particolare rispetto al passaggio tra l’età evolutiva e l’età adulta;
Nella realizzazione del modello di presa in carico integrata, dovranno essere definiti obiettivi, metodologia,
strumenti e operatori coinvolti. In particolare, saranno definiti i ruoli di Psicologo, Neuropsichiatria (per l’età
evolutiva ) e Psichiatra (età adulta);
In quest’ottica l’Ulss n.6 di Vicenza ha proceduto a definire un Programma di lavoro, in particolare con il
Dipartimento di Salute Mentale, con i Servizi Riabilitativi e con i Servizi di Neurologia per la definizione di
Protocolli di collaborazione e attività di partecipazione alla presa in carico della persone con disabilità in età
adulta. In particolare il Dipartimento di Salute Mentale ha inserito nell’ambito dei suoi progetti di Area due
Pagina n . 155
azioni strategiche e precisamente: un percorso di collaborazione tra DSM e Area Disabilità per la presa in
carico di persone disabili con patologie psichiatriche (casi misti) e un ulteriore percorso per la presa in carico
di persone con lievi disabilità intellettive (casi limite).
2) SVILUPPO DEL SISTEMA INFORMATIVO
Il potenziamento del sistema informativo dell’Area Disabili rappresenta uno degli obiettivi prioritari della
Direzione Strategica.
Ad oggi il sistema informativo specifico dell’Area Disabili è fondato sull’utilizzo, anche a livello distrettuale, di una
Banca Dati dove si registrano alcune prestazioni effettuate a favore delle persone con disabilità (Centri Diurni,
Servizio Residenziale) e relativo costo economico.
Nel tempo, tuttavia, la complessità degli interventi ha fatto emergere la necessità di potenziare il sistema
informativo al fine di integrare all’attuale Banca Dati, i servizi ad oggi registrati solo a livello cartaceo e,
soprattutto, creare un sistema di rete che permetta di:
ƒ
produrre in tempo reale agli operatori coinvolti nei processi di valutazione, di presa in carico e di
intervento, le informazioni utili e necessarie relative alla persona con disabilità ;
ƒ
gestire i processi della valutazione multidimensionale, della definizione dei progetti individuali e della
residenzialità nell’area della disabilità ;
ƒ
fornire ai Comuni e alle A.ULSS i dati sulle risorse impegnate, le attività svolte, le persone con disabilità
prese in carico, i risultati conseguiti;
ƒ
assolvere al debito informativo verso la Regione per la conoscenza e la valutazione dei bisogni, delle
risorse impegnate a livello locale e delle attività, ai fini della ripartizione dei contributi e della
programmazione regionale
3) LA FORMAZIONE DEGLI OPERATORI (RIMANDO ALLE AZIONE NEL CAPITOLO FORMAZIONE)
B) INTERVENTI A FAVORE DELLA DOMICILIARITÀ
La Domiciliarità costituisce il primo intervento che deve saper mettere in relazione i bisogni della persona con il
suo ambiente e con tutte le risorse che in quell’ambiente possono essere attivate allo scopo di sostenere una
qualità di vita dignitosa.
Per favorire e promuovere il rispetto della domiciliarità, il territorio deve essere attrezzato con un sistema di rete
per accogliere, per sostenere, per aiutare la famiglia che aiuta la persona disabile.
La comunità locale deve divenire, attorno alla persona e alla famiglia e ai loro problemi e risorse, sempre più un
laboratorio di solidarietà dove ogni cittadino promuove il capitale sociale della comunità stessa.
1) Riqualificazione delle unità di offerta nell’ambito dei servizi diurni
Valutazione degli attuali percorsi educativi partendo da una rilettura dei bisogni prevalenti delle persone disabili,
realizzabili nell’ambito della progettazione educativa diurna.
Sperimentazione nuovi percorsi educativi per rispondere ai bisogni specifici di persone con disabilità con
problematiche comportamentali/autismo, persone con disabilità anziane, traumatizzati cranici.
Risultati Attesi
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Definizione di nuovi percorsi (obiettivi e risorse investite) sulla base dei reali bisogni;
Definizione di un nuovo riconoscimento economico sulla base dei nuovi percorsi educativi;
Ridefinizione dei requisiti base, che devono essere presenti in tutti i Centri Diurni per attivare percorsi
educativi ben definiti anche in riferimento ai requisiti della L.R 22/2002;
Utilizzo di uno strumento di valutazione condiviso per aiutare l’UVMD nel suo processo decisionale;
Realizzare dei percorsi formativi ed informativi continui per favorire l’integrazione socio-sanitaria.
2) Definizione e realizzazione degli interventi di natura sanitaria nei Centri diurni e protocollo di somministrazione
dei farmaci: analisi e definizione degli ambiti di intervento, modalità e tempi di collaborazione delle figure
infermieristiche nella risposta ai bisogni sanitari delle persone disabili inseriti nei Centri Diurni
Pagina n . 156
Risultati attesi:
ƒ
ƒ
Garantire interventi qualificati di natura sanitaria alle persone disabili nei Centri Diurni
Adeguamento entro da parte dei Centri alla normativa in materia di prestazioni sanitarie e
somministrazione dei farmaci
3) Progettazione di nuove Unità di Offerta diverse dai Centri Diurni
Nell’ambito dei bisogni scoperti rilevati dal Gruppo di Lavoro avviare un programma di progettazione di nuove unità
di offerta rispetto a:
i soggetti usciti dal percorso scolastico senza gravità per cui non è possibile un accesso diretto al SIL ma
non è nemmeno adeguato l’inserimento in un Centro Diurno;
i soggetti con precedenti inserimenti lavorativi poi falliti;
i soggetti attualmente a casa perché non possiedono abilità lavorative ma non trovano nei Centri Diurni
un’adeguata risposta;
i soggetti inseriti in Centri Diurni con percorsi occupazionali che potrebbero essere inseriti in progetti di
integrazione sociale previa adeguata formazione;
persone con disabilità con problematiche comportamentali/autismo, persone con disabilità anziane,
traumatizzati cranici.
Risultati Attesi
Fornire una risposta adeguata a persone con disabilità che non trovano una risposta adeguata nel Centro Diurno ma,
per i quali, nel contempo non è possibile un accesso diretto al SIL. Proposta di un percorso di addestramento
relazionale ed occupazionale (formazione professionale – formazione in situazione)
4) Ridefinizione e sviluppo di Unità di Offerta Diurna finalizzate all’acquisizione e al mantenimento di autonomie
personali e promozione di attività sportive, di tempo libero e di integrazione sociale che migliorino le capacità di
relazione e di partecipazione alla vita sociale.
Risultati attesi
ƒ
ƒ
ƒ
Valorizzare e trasformare questi interventi, finora realizzati sotto forma di sperimentazioni, in Unità di
offerta con criteri di accesso e contributi economici definiti, per potenziare l’integrazione sociale delle
persone con disabilità.
In sede di costruzione del Progetto Individuale, integrare le unità di offerta di promozione dell’autonomia
personale, nella più ampia strategia di potenziamento della Domiciliarità al fine di costruire progetti
articolati, con unità di offerta complementari o sostitutive di risposte diurne tradizionali, e sostenere così
la vita relazionale in famiglia e nella comunità locale;
Mappare e reperire le risorse informali di Associazioni del Volontariato che operano da anni nel territorio
dell’Ulss n. 6 Vicenza
5) Accompagnamento al percorso di adeguamento ai nuovi requisiti di autorizzazione e accreditamento previsti
dalla L.R. 22/2002
Risultati attesi
Favorire la condivisione dei nodi più critici relativi al percorso di adeguamento ai nuovi requisiti previsti dalla L.R.
22/2002 attraverso azioni di supporto informativo e di confronto.
C) SERVIZI RESIDENZIALI
Il quadro descritto nella parte epidemiologica, evidenzia quindi un sistema della Residenzialità in costante e
progressiva evoluzione che richiede una strategia di governo condivisa e coordinata.
Tenendo in considerazione :
•
il diritto di cura della persona disabile,
•
la previsione di un andamento del fabbisogno di residenzialità in costante aumento,
•
il problema del carico economico del sistema residenzialità così come è attualmente organizzato,
•
la complessità sempre maggiore dell’evoluzione dei bisogni educativi, assistenziali e sanitari delle persone
con disabilità ospiti, legati anche all’invecchiamento della persona disabile in relazione con l’allungamento
della durata della vita determinato dalle migliori condizioni igieniche, ambientali e terapeutiche,
Pagina n . 157
•
la creazione di 46 nuovi posti letto con richiesta di copertura di quota di rilievo sanitario e distribuiti in 3
strutture così come previsto dai Piani di Zona in sede di Programmazione Locale e in linea con il fabbisogno
annuo di residenzialità territoriale indicato dalla Regione secondo il parametro dello 0,7 per mille applicato
alla popolazione residente al 31.12 dell’anno precedente,
Si evidenziano i seguenti obiettivi primari:
1) Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni degli ospiti attuali e del prossimo futuro: le Unità
Organizzative per la Disabilità Distrettuali e gli Enti Gestori collaboreranno per l’analisi del bacino di utenza
costituito dalle persone con disabilità che potrebbero accedere al sistema della residenzialità nel prossimo futuro
in modo da consentire una razionalizzazione dell’utilizzo di posti letto previsti dalla Programmazione Locale dei
Piani di Zona. Lo studio sarà finalizzato all’approfondimento dei bisogni educativi, assistenziali o sanitari prevalenti
in modo da individuare le tipologie di strutture maggiormente rispondenti a tali bisogni. Le unità di offerta previste
dalla L.R.22/02 sono: Comunità Alloggio, Comunità Residenziale per ospiti disabili in situazione di gravità, RSA.
2) Sostenibilità del sistema della residenzialità :
•
Il Gruppo di Lavoro sulla Fondazione (che sarà composto da Rappresentanti Politici, Rappresentanti delle
Associazioni delle Famiglie di persone disabili) avrà il compito di chiarire obiettivi e strumenti del
reperimento di risorse aggiuntive
•
Sarà portata avanti una verifica del sistema contributivo applicato nel sistema residenziale dell’Ulss 6,
con attenzione alle linee guida proposte dalla Regione per l’individuazione delle rette di riferimento
•
Saranno applicate le impegnative di residenzialità con le modalità e itempi definiti dalla normativa
regionale
3) Nell’ambito della Programmazione locale della Residenzialità gestione e monitoraggio dell’utilizzo dei posti letto
dedicati agli inserimenti definitivi e in accoglienza temporanea:
•
si applicano i requisiti di accesso per gli inserimenti definitivi descritti nel Piano Locale della Disabilità
•
si costruiscono e si condividono i requisiti d’accesso per gli inserimenti in accoglienza temporanea e
saranno individuati, nelle diverse strutture, posti letto dedicati esclusivamente alle Accoglienze
Temporanee, conformemente a quanto previsto dalla L.R. 22/02
•
sarà riformato il Registro Unico di Residenzialità dopo l’implementazione del Sistema Informativo
•
saranno applicate le linee guida sui servizi residenziali
•
sarà analizzata la pertinenza/adeguatezza della risposta di residenzialità per gli ospiti delle attuali
strutture esistenti (es. traumatizzati cranici, ospiti anziani, persone con disabilità con bisogni sanitari e
socio-assistenziali specifici)
•
saranno verificate opportunità ed eventualmente modalità e tempi di rientro nel territorio degli ospiti
disabili presenti nelle grandi strutture fuori Ulss. Una prima valutazione effettuata 3 anni fa da un’equipe
multidisciplinare distrettuale aveva ritenuto inadeguato lo spostamento degli ospiti.
4) Monitoraggio delle Unità d’Offerta residenziali: valutazione degli standard organizzativi, gestionali, strutturali
e della qualità di vita degli ospiti, in linea con i requisiti della L.R. 22/02.
Alla luce di quanto sarà deliberato dalla Regione, l’Ulss si impegnerà ad accompagnare le strutture nel processo di
adeguamento ai requisiti previsti dalla L.R. 22/02, individuando modalità e tempi di attuazione del percorso.
D) LA FORMAZIONE
Si tratta di un obiettivo primario del corrente piano di zona e, come è stato messo in evidenza nel Piano Locale
della Disabilità, il nuovo panorama del sistema dei servizi esige una importante condivisone da parte di tutti i
Soggetti della rete delle finalità, delle strategie da realizzare e delle modalità di “governo” del sistema stesso.
Di conseguenza la realizzazione degli obiettivi proposti dal Piano Locale della Disabiltà richiede una serie di
interventi di aggiornamento e formazione professionale che mirano a supportare i cambiamenti culturali,
metodologici e organizzativi che la complessità dei servizi esige.
L’azione formativa diventa così strategica rispetto ad alcuni ambiti di intervento ritenuti prioritari nel PLD:
Pagina n . 158
-
la ridefinizione del modello della Presa in Carico;
la promozione della cultura della domiciliarità e delle metodologie di lavoro connesse
la definizione delle collaborazioni tra servizi per garantire una migliore risposta professionale al bisogno
di integrazione sociosanitaria;
Obiettivi
La finalità di fondo è quella di costruire e condividere una strategia formativa con tutti i Soggetti della rete dei
Servizi per garantire un’azione di accompagnamento e supporto ai cambiamenti necessari per rendere
l’organizzazione dei servizi più efficaci e sostenibili.
Le Criticità Rilevate Nell’attuale Sistema Di Rete Della Disabilità
•
•
•
•
Lo sviluppo dei servizi alla persona e di sostegno alle famiglie ha seguito prevalentemente due direzioni:
l’accoglienza delle persone con disabilità nei Centri Diurni per la realizzazione di percorsi educativi e il
sostegno alla famiglia attraverso la risposta residenziale definitiva e temporanea. In questo modo, sono state
studiate e incentivate meno le unità di offerta orientate al sostegno della domiciliarità e al mantenimento delle
risorse familiari.
L’aumento del bacino di utenza servito e la conoscenza sempre più approfondita dei bisogni delle persone con
disabilità hanno portato alla emergenza dei bisogni di salute sempre più complessi: bisogni sanitari, bisogni
legati a situazioni assistenziali e relazionali molto gravi, bisogni collegati all’invecchiamento della popolazione
disabile e bisogni legati a patologie invalidanti di natura neurologica. Si tratta di situazioni che
complessivamente mettono in seria difficoltà quotidiana le famiglie, i servizi diurni e residenziali che ospitano
le persone disabili.
Lo sviluppo progressivo del sistema dei servizi ha comportato un aumento significativo e costante dei costi, sia
nella componente sanitaria in carico alla Regione e alle U.L.S.S., che in quella sociale in carico ai Comuni.
Con l’applicazione della L.R. 22/02 sull’autorizzazione al funzionamento e accreditamento si prospetta
un’importante azione di monitoraggio del percorso di adeguamento ai requisiti richiesti delle strutture
residenziali e semiresidenziali del nostro territorio.
Punti Di Forza Dell’attuale Sistema Di Rete Della Disabilità
•
•
•
Il consolidamento dei Centri Diurni da una parte e lo sviluppo del sistema di residenzialità dall’altra, hanno
permesso un graduale e progressivo aumento del bacino di utenza a cui il sistema di servizi è riuscito a fornire
una significativa risposta ai bisogni educativi e assistenziali della persona e una forma di concreto sostegno
alla famiglia.
L’evoluzione della risposta diurna, che si è espressa attraverso la continua attenzione relazionale e
professionale degli operatori rispetto il mutamento dei bisogni della persona disabile e della sua famiglia, ha
portato a sperimentare nuove forme di risposta diurna attraverso la realizzazione di progetti di integrazione
sociale innovativi con l’obiettivo di raggiungere modalità di integrazione e di inserimento in ambiti di vita
relazionale, e occupazionale della società. Parallelamente, si sono sperimentati interventi di sostegno diretto
alla persona disabile in situazione di gravità e alla sua famiglia con progetti di supporto relazionale,
assistenziale ed educativo a domicilio e nel territorio. Queste sperimentazioni sono il prodotto di una continua
ricerca della migliore risposta possibile, attraverso le collaborazioni tra operatori degli enti gestori, operatori
pubblici e famiglie.
La Rete dei servizi si è sviluppata di pari passo al dialogo tra tutti i Soggetti della Comunità Locale, frutto di
un percorso importante e continuo di riflessione, di confronto ed elaborazione di temi e di programmi inerenti
ai bisogni e alle priorità della disabilità .
Pagina n . 159
Il Piano Delle Strategie
I progetti dell’area disabili del Piano di Zona 2007-2209, presentati di seguito e inseriti nelle apposite griglie,
ricalcano quindi gli obiettivi prioritari sopra descritti.
Possono essere così sinteticamente presentati:
Strategia n. 1 Area minori e famiglie:
Sostegno delle famiglie di bambini con gravi disabilità
Strategia n. 2 Area della Presa in carico della Persona Disabile e della sua Famiglia:
Costruzione di un modello condiviso di presa in carico integrata e multidisciplinare per le persone
disabili da 0 a 64 anni
Definizione delle modalità di collaborazione con i servizi specialistici
Potenziamento del sistema informativo
Strategia n. 3 Area della Domiciliarità e Servizi Diurni
Ridefinizione e riqualificazione delle Unità di Offerta nell’ambito degli attuali Servizi Diurni
Definizione e realizzazione degli interventi di natura sanitaria nei Centri Diurni e protocollo di
somministrazione farmaci
Realizzazione di una nuova unità di offerta nell’ambito dei servizi diurni: la formazione in situazione
- Ridefinizione e sviluppo di Unità di Offerta Diurna finalizzate all’acquisizione e al mantenimento di
autonomie personali che migliorino le capacità di relazione e di partecipazione alla vita sociale e
lavorativa.
Strategia n. 4 Area dei Servizi Residenziali:
Ridefinizione e riqualificazione delle Unità di offerta residenziali
Strategia n. 5 Area della Formazione:
ridefinizione del processo della Presa in Carico;
promozione della cultura della domiciliarità e delle metodologie di lavoro connesse
a definizione delle collaborazioni tra servizi per garantire una migliore risposta professionale al
bisogno di integrazione sociosanitaria;
Pagina n . 160
Prima Strategia
1. Area di intervento
Persone con Disabilità
2. Titolo del progetto
SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE CON BAMBINI DISABILI
3. Politica di riferimento
Progetto di sistema DA 1.1
4. Analisi del bisogno
Mancanza di una rete di famiglie in grado di fornire una disponibilità di aiuto a famiglie che hanno bambini con
gravi disabilità al fine di offrirsi come punti di riferimento per una “vicinanza solidale”
5. Obiettivo
Promozione e sviluppo di una rete di famiglie disponibili ad un’azione di “vicinanza solidale” nei confronti di famiglie
con figli con disabilità grave.
6. Azione
A. Descrizione (cosa si intende fare)
In linea con quanto già esistente nell’ambito della programmazione del Servizio Affidi (Prog. B legge 422) si
intende cercare, preparare e formare delle famiglie del territorio dell’Ulss, appartenenti ad associazioni che
collaborano con gli Enti Locali per azioni di affido di minori e di sostegno a famiglie in difficoltà, per offrire una
disponibilità di aiuto alle famiglie con figli con disabilità grave finalizzato al sollievo attraverso accoglienze
temporanee e programmate o accoglienze diurne.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
Da definire
U.L.S.S.
•
Coattori
Soggetto istituzionale
U.L.S.S.
Comune di Vicenza
Associazioni
Nominativo
Responsabile U.O.Disabilità
Responsabile U.O.I.A.F.
Nominativo
Ufficio Disabilità
Responsabili
U.O.
Disabilità
DistrettualiDistretti Socio Sanitari
Unità
Organizzative
Infanzia
Adolescenza Famiglia
Associazione Rete Famiglie Aperte
Livello di responsabilità
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Famiglie con bambini disabili
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
6
8
10
Pagina n . 161
Triennio
10
8. Temporizzazione
Anno
Anno 2007
Descrizione
1
4
Costituzione del Gruppo di Lavoro e condivisione
del percorso
Individuazione del gruppo famiglie: presentazione
progetto e definizione del percorso di formazione
Definizione degli aspetti amministrativi/economici
(es. convenzione, Accordo di Programma o altre
forme)
Programmazione delle accoglienze
Ottobre 2007
1
Verifica progetto
Giugno 2008
2
3
Anno 2008
Termine per la
realizzazione
Fase
Maggio 2007
Settembre 2007
Settembre 2007
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Regione
Comuni (copertura con Fondo Disabilità)
Aulss
Utenti
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro
(specificare)________________________
Totali
Quota 2007
Quota 2008
Quota 2009
€ 58.000
€
€
€
€
€
€ 78.000
€
€
€
€
€
€ 97.000
€
€
€
€
€
Triennio
€
€ 233.000
€
€
€
€
€
€ 58.000
€ 78.000
€ 97.000
€ 233.000
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
N° famiglie coinvolte/n° famiglie potenzialmente previsto
N°accoglienze diurne, temporanee e programmate di minori disabili presso famiglie disponibili
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Sviluppo di una forma di supporto alla domiciliarità e al sollievo delle famiglie maggiormente in difficoltà nella cura
e assistenza del proprio figlio con disabilità.
costituzione di un gruppo definito di famiglie coinvolte nel progetto: riuscire ad allargare la disponibilità di
famiglie già attive nel campo della solidarietà all’ambito della disabilità grave.
Sostenere un numero significativo di famiglie con bambini con disabilità grave che attualmente usufruiscono di
assistenza domiciliare o che chiedono periodi di accoglienza temporanee in comunità residenziali (oggi inesistenti).
11. Tempi per la verifica
X semestrale
annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
X protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
13. Note
* il progetto non prevede costi nella prima fase di individuazione, formazione delle famiglie e presentazione del
percorso perché tali azioni vengono svolte dai servizi Ulss nell’ambito delle attività istituzionali. Se il progetto
porterà a risultati positivi, le accoglienze diurne e/o programmate saranno ricomprese nella più vasta voce delle
accoglienze temporanee e finanziate attraverso il Fondo Disabilità regionale. Modalità di calcolo (n. famiglie
previste nei 3 anni * € 62 al giorno c.a. *52 settimane all’anno * 3 giorni di accoglienza alla settimana)
Pagina n . 162
Seconda Strategia
1. Area di intervento
Persone con Disabilità
2. Titolo del progetto
LA PRESA IN CARICO DELLA PERSONA DISABILE E DELLA SUA FAMIGLIA
3. Politica di riferimento
Azione di sistema DA 2.1
•
•
•
4. Analisi del bisogno
Necessità di potenziare il modello attuale di presa in carico rispetto alla multidisciplinarità delle figure
professionali che partecipano al processo al fine di consentire la continuità assistenziale in particolare
rispetto al passaggio tra l’età evolutiva e l’età adulta e la valorizzazione della persona disabile attraverso un
concreto sostegno di aiuto psicologico alla famiglia
Potenziamento della rete di collaborazione con i servizi specialistici
Potenziamento del sistema informativo di supporto a tutto il processo di presa in carico
5. Obiettivi
•
Costruzione di un modello condiviso di presa in carico integrata e multidisciplinare per le persone disabili
da 0 a 64 anni che consenta la continuità assistenziale in particolare rispetto al passaggio tra l’età
evolutiva e l’età adulta e la valorizzazione della persona disabile attraverso un concreto sostegno di aiuto
psicologico alla famiglia.
•
Definire delle modalità di collaborazione con i servizi specialistici (Dipartimento Salute Mentale, Servizio
di Riabilitazione, Servizio di Neurologia , Servizio di Neuropsichiatria) attraverso la stesura e
l’applicazione di protocolli di collaborazione che definiscono modalità operative di raccordo, operatori
professionali coinvolti.
•
Costruzione di un sistema informativo di supporto alla presa in carico
6. Azione
A. Descrizione (cosa si intende fare)
Obiettivo 1: l’azione si pone l’obiettivo di realizzare due modelli condivisi di presa in carico integrata: uno
relativamente alla fascia di età 0-17 anni e uno per la fascia 18-64 anni. nella realizzazione dei due modelli
dovranno essere definiti obiettivi, metodologia, strumenti e operatori coinvolti.
In particolare saranno definiti i ruoli di psicologo, neuropsichiatra (per l’età evolutiva) e psichiatra (per l’età
adulta) al fine di garantire una presa in carico che risponda nel modo più completo alle problematiche manifestate
e nel contempo garantire, attraverso figure professionali adeguate, la continuità assistenziale in particolare
rispetto al passaggio tra l’età evolutiva e l’età adulta. rispetto allo psicologo dovrebbe essere richiesta una
formazione specifica nell’ambito della psicologia dell’handicap, una competenza nel progettare interventi di
riabilitazione psicosociale e un approccio relazionale familiare.
L’ambito del sostegno alla famiglia è un’area di intervento che necessita di essere approfondita e dimensionata
relativamente a:
- bisogni scoperti della famiglia;
- valutazione delle risposte possibili (counseling, psicoeducazione, gruppi di auto mutuo aiuto, formazione sul
campo con le famiglie)
Obiettivo 2: Rispetto all’area della Salute Mentale, è già attivo un Gruppo di Lavoro, incaricato dal Tavolo sulle
problematiche della Salute Mentale, con l’obiettivo di definire un protocollo di collaborazione tra servizi per
migliorare la presa in carico e la definizione dei Progetti Individuali delle persone disabili in età adulta che
presentano problematiche a livello comportamentale e psichiatrico. Risultato di questa azione sarà la stesura di
un protocollo di collaborazione che definirà le modalità operative di raccordo, gli operatori professionali coinvolti
e l’entità dell’impegno dei servizi (vedere anche strategia dell’area salute mentale)
Pagina n . 163
Con i servizi di Riabilitazione e Neurologia, l’obiettivo è di attivare due specifici gruppi di lavoro per la costruzione
di altrettanti protocolli di collaborazione con i servizi dell’area disabilità.. I gruppi di lavoro approfondiranno la
tipologia del bacino di utenza disabile che necessita di una presa in carico integrata per le situazioni di bisogno
complesse (traumatizzati cranici, sclerosi multiple, sindromi neurologiche).
Obiettivo 3: il potenziamento del sistema informativo dell’Area Disabili rappresenta uno degli obiettivi prioritari
dell’Azienda U.L.S.S.
Ad oggi il sistema informativo specifico dell’Area Disabili è fondato sull’utilizzo, anche a livello distrettuale, di una
Banca Dati dove si registrano alcune prestazioni effettuate a favore delle persone disabili (Centri Diurni,
Servizio Residenziale) e relativo costo economico.
Nel tempo, tuttavia, la complessità degli interventi ha fatto emergere la necessità di potenziare il sistema
informativo al fine di integrare all’attuale Banca Dati, i servizi ad oggi registrati solo a livello cartaceo
B. Soggetti coinvolti
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. 6 Vicenza
•
Coattori
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. 6 Vicenza
Nominativo
Coordinamento Direttori di Distretto
Nominativo
Ufficio Disabilità
Direttori di Distretto
Responsabili U.O.Disabilità
Responsabili
U.O.
Infanzia
Adolescenza Famiglia
Servizio di Neuropsichiatria Infantile
Dipartimento Salute Mentale
Servizio di Riabilitazione
Servizio di Neurologia
Servizio Informatica
Livello di responsabilità
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Tutti le persone disabili per le
quali viene attivato un processo di
presa in carico
Anno 2007
c.a 700
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
Triennio
c.a 750
c.a 800
c.a 800
8. Temporizzazione
Anno
Fase
1
Descrizione
Settembre 2007
Obiettivo 1
3
costituzione del gruppo di lavoro, incontro
e
condivisione del percorso di lavoro
Costruzione di due modelli (fascia 0-18 anni e 1865 anni) che definiscono obiettivi, metodologia,
strumenti ed operatori coinvolti
Applicazione e verifica dei modelli
4
Obiettivo 2
2
5
Termine per la
realizzazione
Dicembre 2007
Dicembre 2009
Giugno 2007
Analisi e quantificazione delle situazioni di bisogno
complesse
Definizione del protocollo di collaborazione con il
DSM
Pagina n . 164
Giugno 2007
6
Anno 2007
7
8
9
Anno 2008
Anno 2009
Attivazione dei gruppi di lavoro con i servizi di
riabilitazione
e neurologia e condivisione del
programma di lavoro
Definizione e quantificazione di eventuali risorse
aggiuntive
Settembre 2007
Obiettivo n. 3
Giugno 2007
Fotografia del sistema informativo attuali,
rilevazione principali criticità
Analisi in collaborazione con il Servizio Informatica
Generale, delle caratteristiche di un servizio che
risponda
in modo adeguato e completo alle
esigenze dell’area
2
Obiettivo n. 2
Definizione e attuazione di protocolli
collaborazione
Obiettivo n. 3
Conclusione dell’analisi e sviluppo del software
1
Obiettivo n. 3
Progressiva stabilizzazione del software
1
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori*
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€
Aulss (risorse sanitarie costo Psicologo per
72 ore settimanali aggiuntive)
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
€
(specificare)________________________
Quota 2008
€
€
Finanz.
software
€
€
€
€
Ottobre 2007
Dicembre 2007
Aprile 2008
di
Dicembre 2008
Dicembre 2009
Quota 2009
€
€
Triennio
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
numero di uvmd relative a minori disabili che concordano il passaggio del caso al fine della continuità assistenziale
Numero di casi seguiti in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale
Numero di casi seguiti in collaborazione con i Servizi di Neurologia e Riabilitazione
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Garantire una presa in carico omogenea in tutti i Distretti e globale rispetto all’unicità della persona disabile
(bisogni sociali e sanitari);
Definizione dei ruoli e delle responsabilità di ciascuna Unità Organizzativa Distrettuale (Disabilità, IAF, Cure
Primarie)
Definizione dei ruoli e delle responsabilità di ciascuna figura professionale e in particolare del ruolo dello
psicologo rispetto alla costruzione, realizzazione di interventi sostegno a favore della famiglia;
Definizione dei rapporti di collaborazione con i servizi specialistici;
approfondimento circa il bacino di utenza disabile che necessita di interventi specialistici;
definizione dei protocolli di collaborazione con i servizi specialistici
produrre in tempo reale agli operatori coinvolti nei processi di valutazione, di presa in carico e di intervento,
le informazioni utili e necessarie relative alla persona con disabilità;
gestire i processi della valutazione multidimensionale, della definizione dei progetti individuali e della
residenzialità nell’area della disabilità;
fornire ai Comuni e alle A.ULSS i dati sulle risorse impegnate, le attività svolte, le persone con disabilità
prese in carico, i risultati conseguiti;
Pagina n . 165
•
assolvere al debito informativo verso la Regione per la conoscenza e la valutazione dei bisogni, delle risorse
impegnate a livello locale e delle attività, ai fini della ripartizione dei contributi e della programmazione
regionale
11. Tempi per la verifica
X semestrale
annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
X protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
13. Note
* il progetto potrà essere realizzato con risorse già esistenti ponendosi però obiettivi minimi di risultato. Il
potenziamento del processo di presa in carico dipenderà dalle risorse aggiuntive investibili nel progetto (derivanti
da una riorganizzazione distrettuale o specifico investimento), in particolare ore aggiuntive delle figure dello
Psicologo distrettuale (ipotesi costo relativo a 72 ore settimanali aggiuntive rispetto all’organico attuale)e dello
Psichiatra. L’eventuale impegno orario di uno Psichiatra deve essere concordato con il DSM.
Pagina n . 166
Terza Strategia
1. Area di intervento
Persone con Disabilità
2. Titolo del progetto
DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONI 1)
3. Politica di riferimento
Azione n. P59 - progetto DA 3.1
4. Analisi del bisogno
1) Necessità di adeguamento di alcuni Centri Diurni alla nuova tipologia di utenza
La quasi scomparsa di alcuni percorsi educativi (Educativo Occupazionale, Abilitativo e Propedeutico al Lavoro) e
l’aumento costante del numero di persone con bisogni assistenziali gravi ha indotto alcuni Centri Diurni ad un
ripensamento delle proprie unità di offerta sia rispetto al livello di preparazione professionale del personale che
degli aspetti organizzativo-strutturali delle unità di offerta;
2) Bisogni specifici
Si sta assistendo all’emersione di problematiche specifiche, indipendentemente dal percorso educativo di
appartenenza, in particolare rispetto a persone disabili con problematiche comportamentali/ autismo, persone
disabili anziane, traumatizzati cranici.
Nonostante la presenza di un numero notevole di percorsi educativi, l’analisi mette in luce la non totale congruenza
tra i percorsi così definiti e i reali bisogni manifestati.
3) Adeguamento ai requisiti di autorizzazione e accreditamento della L.R. 22/02
L’applicazione della legge sopracitata implica un accompagnamento agli Enti Gestori di Centri Diurni al percorso di
adeguamento ai nuovi requisiti di autorizzazione e accreditamento previsti dalla L.R. 22/2002
•
•
•
5. Obiettivi
Valutazione degli attuali percorsi educativi partendo da una rilettura dei bisogni prevalenti delle persone
disabili, realizzabili nell’ambito della progettazione educativa diurna.
Sperimentazione nuovi percorsi educativi per rispondere ai bisogni specifici di persone disabili con
problematiche comportamentali/autismo, persone disabili anziane, traumatizzati cranici.
Accompagnare gli Enti Gestori nel percorso di adeguamento ai nuovi requisiti di autorizzazione e
accreditamento previsti dalla L.R. 22/02 per condividere i nodi più critici del percorso e fornire azioni di
supporto informativo e di confronto
6. Azione
A. Descrizione (cosa si intende fare)
Si costituirà un gruppo di lavoro che procederà, tramite un modello condiviso, ad un confronto
approfondito sui bisogni della propria utenza al fine di valutare se, e in che misura, gli attuali percorsi
educativi rispondono realmente a questi bisogni. Obiettivo dell’azione è sperimentare nuovi percorsi
educativi per rispondere in modo più adeguato, con strumenti dedicati e personale formato, a bisogni
specifici emersi, in particolare, negli ultimi anni quali persone con esito da trauma cranico, persone con
diagnosi di Disturbi generalizzati dello sviluppo e con autismo, persone con sindromi e patologie
neurologiche che causano acquisizione di disabilità, persone disabili anziane.
Questo percorso considererà anche gli aspetti legati alle nuove norme su autorizzazione e
accreditamento previste dalla L.R 22/2002
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S.
Nominativo
Responsabile Ufficio Disabili
Pagina n . 167
•
Coattori
Soggetto istituzionale
U.L.S.S.
3° Settore
Nominativo
Ufficio Disabilità
Responsabili
U.O.
Disabilità
DistrettualiDistretti Socio Sanitari
Rappresentanti Enti Gestori Centri
Diurni Privati
Rappresentanti delle
Associazioni delle Famiglie
Rappresentanti Associazioni di
Categoria
Livello di responsabilità
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Utenti che attualmente
frequentano Centri Diurni in rete
e previsione di entrate nel
triennio
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
456
468
480
Triennio
480
8. Temporizzazione
Anno
Anno 2007
Fase
Descrizione
1
Incontro del gruppo di lavoro, condivisione del
percorso di lavoro
Costruzione e condivisione di un modello di raccolta
delle informazioni
Raccolta informazioni e confronto sui bisogni e
attività svolte
Codifica di nuovi percorsi educativi sulla base dei
bisogni emersi
2
3
4
1
Anno 2008
2
Ridefinizione del sistema contributivo sulla base
dei nuovi percorsi
Riqualificazione delle Unità di Offerta dei Servizi
Diurni secondo la L.R. 22/02
Termine per la
realizzazione
Giugno 2007
Giugno 2007
Settembre 2007
Dicembre 2007
Giugno 2008
Dicembre 2008
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori*
Quota 2007
Quota 2008
Quota 2009
Triennio
Regione
isorisorse rispetto a quanto previsto nel bilancio sociale
Comuni
Aulss
Utenti
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro
(specificare)________________________
Totali
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
Numero di nuovi percorsi educativi definiti
Numero di strutture che hanno iniziato il percorso di adeguamento alla L.R 22/2002
Numero di strutture che hanno portato a termine il percorso di adeguamento alla L.R 22/2002
Pagina n . 168
Indicatori di outcome (cambiamento…)
definizione di nuovi percorsi educativi (obiettivi e risorse investite) sulla base dei reali bisogni;
definizione di un nuovo riconoscimento economico sulla base dei nuovi percorsi educativi;
ridefinizione dei livelli essenziali di servizio che devono essere presenti in tutti i Centri Diurni per attivare
percorsi educativi ben definiti, anche in riferimento ai requisiti della L.R.22/2002, ed eventuali attività
accessorie.
11. Tempi per la verifica
X semestrale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
X accordo di programma (specificare…)
annuale
Integrazione dell’attuale Accordo di Programma per la
programmazione e realizzazione degli interventi a
favore delle persone disabili
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
13. Note
* isorisorse nell’ambito dell’annuale budget di spesa complessivo per i servizi diurni rispetto all’obiettivo di
rivalutazione dei percorsi diurni. Rispetto all’adeguamento alla normativa L. 22/2002 dei Centri Diurni pubblici i
costi saranno definibili solo dopo una prima fase di analisi della situazione esistente e degli interventi necessari
Pagina n . 169
Terza strategia/A
1. Area di intervento
Persone con Disabilità
2. Titolo del progetto
DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONE 2)
3. Politica di riferimento
Azione n. P59 - progetto DA 3.2
4. Analisi del bisogno
Il numero crescente di persone disabili inserite in Centri Diurni con bisogni educativo-assistenziali gravi ha fatto
emergere delle criticità rispetto a:
la necessità di adeguare sempre più il personale alle nuove esigenze, in particolar modo sanitarie;
la necessità di trovare modalità operative, condivise e chiare, in merito alla somministrazione dei farmaci da
parte degli OSS;
la necessità di caratterizzare meglio dei percorsi in particolare rispetto alla collaborazione con figure
specialistiche (psichiatria, neurologia etc);
5. Obiettivo
Definire ambiti di intervento, modalità e tempi di collaborazione delle figure infermieristiche nella risposta ai
bisogni sanitari delle persone disabili inserite nei Centri Diurni compreso l’aspetto delle modalità di
somministrazione dei farmaci.
6. Azione
A. Descrizione
Considerata la rilevante presenza nei Centri Diurni di persone disabili con importanti bisogni sanitari che
necessitano di interventi di natura infermieristica, compresa la somministrazione dei farmaci, che non possono
essere svolti direttamente dagli operatori dei Centri, questa specifica azione mira a definire ambiti di
intervento, modalità e tempi di collaborazione delle figure infermieristiche nella risposta ai bisogni sanitari delle
persone disabili inserite nei Centri Diurni.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S.
•
Coattori
Soggetto istituzionale
U.L.S.S.
Nominativo
Coordinamento Direttori di Distretto
Nominativo
Ufficio Disabilità
Direttori dei Distretti Socio Sanitari
Ufficio Infermieristico
Livello di responsabilità
Enti Gestori di Centri Diurni
Organizzazioni Sindacali
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Utenti che attualmente
frequentano Centri Diurni in rete
e previsione di entrate nel
triennio
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
456
468
480
Pagina n . 170
Triennio
480
8. Temporizzazione
Anno
Fase
1
Anno 2007
2
3
1
Anno 2008
2
3
Termine per la
realizzazione
Descrizione
condivisione con la Direzione dei Servizi Sociale e
la Direzione Sanitaria sulla competenza in merito
alla gestione dell’assistenza infermieristica e alla
somministrazione farmaci e relativi oneri economici
Maggio 2007
incontro tra Direttori di Distretto, Ufficio
Disabili, Responsabili U.O. Disabilità,
Ufficio Infermieristico, Organizzazioni Sindacali
per primo confronto sul tema
Analisi e mappatura dei bisogni sanitari nei Centri
Diurni Pubblici e Privati per la definizione e
quantificazione
degli
interventi
di
natura
infermieristica
compresa
l’azione
della
somministrazione dei farmaci
Giugno 2007
Studio di fattibilità e proposta e condivisione di un
protocollo per la somministrazione dei farmaci e di
presenza della figura infermieristica nei Centri
Diurni
Sperimentazione e stabilizzazione del protocollo
Realizzazione di un percorso di aggiornamento
professionale a favore
degli operatori coinvolti
Febbraio 2008
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori*
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€
Aulss
(spesa
sanitaria
della
figura €
dell’infermiere professionale equivalente)
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
(specificare)________________________ €
Totali
€
Settembre 2007
Aprile 2008
Dicembre 2008
Quota 2008
€
€
€ 24.700
Quota 2009
€
€
€ 49.400
Triennio
€
€
€ 74.100
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€ 24.700
€ 49.400
€ 74.100
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
numero di accessi del personale infermieristico nei centri diurni
Numero di utenti per i quali viene chiesto uno o più interventi infermieristici
Indicatori di outcome (cambiamento…)
garantire alle persone disabili nei Centri Diurni interventi qualificati di natura sanitaria;
adeguamento all’attuale normativa, da parte dei Centri, sulle prescrizioni in merito alle prestazioni sanitarie e alla
somministrazione dei farmaci
11. Tempi per la verifica
X semestrale
annuale
Pagina n . 171
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
X protocollo (specificare…)
Che definisca modalità e tempi di collaborazione delle
figure infermieristiche nella risposta ai bisogni sanitari
delle persone disabili inserite nei Centri Diurni.
altro (specificare…)
13. Note
Modalità di calcolo: ipotesi di ore di un infermiere professionale diviso per Distretto Socio Sanitario (da studiare
nell’analisi dei bisogni e nello studio di fattibilità successivo)
DSS VICENZA – circa 180 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto =
un infermiere a 18 ore settimanali € 15.900
DSS EST - circa 150 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto = un
infermiere a 18 ore settimanali € 15.900
DSS OVEST - circa 60 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto = un
infermiere a 10 ore settimanali € 8.800
DSS SUD EST - circa 60 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto =
un infermiere a 10 ore settimanali € 8.800
Costo complessivo annuo: € 49.400
Nel 2007 è stata ipotizzata metà spesa
Pagina n . 172
Terza Strategia/B
1. Area di intervento
Persone con Disabilità
2. Titolo del progetto
DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONE 3)
3. Politica di riferimento
Azione n. P59 - progetto DA 3.3
4. Analisi del bisogno
Nell’ambito dei bisogni scoperti rilevati dal Gruppo di Lavoro Disabili avviare un programma di progettazione
di nuove unità di offerta rispetto a:
i soggetti usciti dal percorso scolastico senza gravità per cui non è possibile un accesso diretto al SIL
ma non è nemmeno adeguato l’inserimento in un Centro Diurno;
i soggetti con precedenti inserimenti lavorativi poi falliti;
i soggetti attualmente a casa perché non possiedono abilità lavorative ma non trovano nei Centri Diurni
un’adeguata risposta;
i soggetti inseriti in Centri Diurni con percorsi occupazionali che potrebbero essere inseriti in progetti di
integrazione sociale previa adeguata formazione;
persone disabili con problematiche comportamentali/autismo, persone disabili anziane, traumatizzati
cranici.
5. Obiettivo
Realizzazione di una nuova unità di offerta nell’ambito dei servizi diurni: la formazione in situazione
6. Azione
A. Descrizione
Nell’ambito degli attuali bisogni scoperti, questa azione prevede l’analisi, lo sviluppo e la programmazione di un
percorso relazionale occupazionale e sociale attraverso una formazione teorico-pratica per accompagnare la
persona con disabilità all’inserimento nel mondo del lavoro e nella comunità sociale. Questa unità di offerta è
rivolta in particolare a soggetti disabili che non trovano una risposta adeguata nel tradizionale Centro Diurno e,
per i quali, nel contempo non è possibile un accesso diretto al SIL.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. 6 Vicenza
•
Coattori
Soggetto istituzionale
U.L.S.S.
Enti Gestori
Nominativo
Responsabile Ufficio Disabili
Nominativo
Ufficio Disabilità
Distretti
SIL
interessati a promuovere le unità di
offerta di cui sopra
Pagina n . 173
Livello di responsabilità
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
7. Utenti
25
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
40
60
60
30
40
Tipo di utenti (Target)
Anno 2007
Potenziali soggetti disabili inseriti
in un percorso di formazione in
situazione
Potenziali soggetti disabili inseriti
in attività sportive e del tempo
libero
50
Triennio
50
8. Temporizzazione
Anno
Anno 2007
Termine per la
realizzazione
Fase
Descrizione
1
costituzione del gruppo e condivisione del percorso
di lavoro
analisi del bacino dei potenziali utenti
definizione
dei
bisogni
dell’utenza,
delle
caratteristiche del contesto di formazione, delle
risorse investite, del sistema di contribuzione
definizione di un regolamento della nuova unità di
offerta
2
3
4
Maggio 2007
Giugno 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori*
Quota 2007
Regione
€
Comuni (con copertura Fondo Domiciliarità)
€ 70.000
Aulss (parte sanitaria)
€ 142.500
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
(specificare)________________________ €
Quota 2008
€
€ 112.000
€ 228.000
€
€
€
Quota 2009
€
€ 168.000
€ 342.000
€
€
€
Triennio
€
€ 350.000
€ 712.900
€
€
€
€
€
€
Totali
€ 340.000
€ 510.000
€ 1.062.900
€ 212.500
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
numero di persone disabili attualmente a casa che accedono a questa tipologia di percorso
Numero di persone disabili attualmente nei Centri Diurni che accedono a questa tipologia di percorso
Numero di persone disabili che uscite dal percorso di formazione accedono al SIL o a progetti di integrazione
sociale
Indicatori di outcome (cambiamento…)
fornire una risposta adeguata a persone disabili che presentano bisogni non coperti dalle attuali unità di offerta
nell’ambito dei servizi diurni;
strutturare una nuova unità di offerta che preveda un percorso relazionale occupazionale e sociale attraverso una
formazione teorico-pratica per accompagnare la persona con disabilità all’inserimento nel mondo del lavoro e nella
comunità sociale
11. Tempi per la verifica
Pagina n . 174
X semestrale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
X accordo di programma (specificare…)
annuale
Integrazione dell’attuale Accordo di Programma per la
programmazione e realizzazione degli interventi a
favore delle persone disabili
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
13. Note
Formazione professionale:
Costo complessivo 8.500 annuo per ogni soggetto di cui (€ 2800 sociale ed € 5.700 sanitario) – servizi diurni
Pagina n . 175
Terza Strategia/C
1. Area di intervento
Persone con Disabilità
2. Titolo del progetto
DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONE 4)
3. Politica di riferimento
Azione n. P59 - progetto DA 3.4
4. Analisi del bisogno
Necessità di ridefinire le progettualità, sorte come iniziative sperimentali, di promozione dell’autonomia
personale attraverso attività sportive, del tempo libero, nei week end, iniziative di autonomia al fine di integrare
questi interventi nella più ampia strategia di potenziamento della Domiciliarità
5. Obiettivo
Conoscere, valorizzare e sostenere le esperienze e gli interventi nell’ambito dell’autonomia personale al fine di
integrare questi interventi nella più ampia strategia di potenziamento della Domiciliarità
6. Azione
A. Descrizione
Attualmente esiste una molteplicità di progetti, la maggior parte pensati e gestiti a livello distrettuale, che
possono essere definiti di promozione dell’autonomia personale: programmi di intervento finalizzati all’acquisizione
e al mantenimento di autonomie personali che permettono di migliorare le capacità di relazione e di partecipazione
alla vita sociale e lavorativa nonché interventi di promozione delle attività sportive, di tempo libero e di
integrazione sociale.
Tuttavia la forte connotazione territoriale e la gestione distrettuale degli stessi non ha consentito ancora la
conoscenza adeguata e la divulgazione delle diverse iniziative nell’intero territorio.
Nel contempo esistono nuovo proposte da parte di diversi Enti Gestori che necessitano di una condivisione e
definizione.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. 6 Vicenza
•
Coattori
Soggetto istituzionale
U.L.S.S.
Enti Gestori
Nominativo
Responsabile Ufficio Disabili
Nominativo
Ufficio Disabilità
Distretti
Livello di responsabilità
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
interessati a promuovere le unità di
offerta di cui sopra
Componente Gruppo di Lavoro
Componente Gruppo di Lavoro
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Soggetti disabili potenzialmente
inseribili in progetti di autonomia
personale
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
50
70
100
Pagina n . 176
Triennio
100
8. Temporizzazione
Anno
Anno 2007
Fase
Descrizione
1
costituzione del gruppo e condivisione del percorso
di lavoro
Conoscenza e condivisione delle attuali iniziative
presenti nel territorio
Conoscenza e condivisione delle nuove proposte
nell’ambito dell’autonomia personale
Definizione di criteri di accesso e di contribuzione
per questa tipologia di offerta
2
3
4
Anno 2008
Termine per la
realizzazione
1
Mappatura e reperimento delle risorse informali di
Associazioni del Volontariato che operano da anni
nel territorio dell’ULSS n. 6 Vicenza
9. Risorse
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Regione
Comuni (con copertura Fondo Disabilità)
Aulss
Utenti
Altri contributi finalizzati
Altre istituzioni coinvolte
Altro
(specificare)________________________
Totali
Maggio 2007
Giugno 2007
Giugno 2007
Novembre 2007
Maggio 2008
Quota 2007
€
€ 85.386,00
€
€
€
€
Quota 2008
€
€ 86.000,00
€
€
€
€
Quota 2009
€
€ 86.000,00
€
€
€
€
Triennio
€
€ 257.386,00
€
€
€
€
€
€
€
€
€ 85.386,00
€ 86.000,00
€ 86.000,00
€ 257.386,00
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
numero di persone disabili che partecipano a progetti di autonomia personale quale integrazione ad altri servizi
Numero di persone disabili coinvolte nel prossimo triennio in iniziative innovative
Numero di Enti Gestori che propongono, nell’ambito dei propri servizi, iniziative del tempo libero
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Conoscere, valorizzare e sostenere le esperienze progettuali di questo ambito di intervento al fine di potenziare,
in termini qualitativi, l’integrazione sociale nella comunità di appartenenza delle persone disabili;
Trasformare questi interventi, realizzati sotto forma di sperimentazioni, in unità di offerta nell’ambito della
domiciliarità integrate ad altri servizi
11. Tempi per la verifica
X semestrale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
X accordo di programma (specificare…)
annuale
Integrazione dell’attuale Accordo di Programma per la
programmazione e realizzazione degli interventi a
favore delle persone disabili
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
Pagina n . 177
Quarta Strategia
1. Area di intervento
Persone con disabilità
2. Titolo del progetto
SERVIZI RESIDENZIALI
3. Politica di riferimento
Azione n. P56 - progetto DA 4.1
4. Analisi del bisogno
Attualmente nelle strutture residenziali sono ospiti persone con disabilità con bisogni sociosanitari e sanitari cui
le strutture non riescono ad assicurare risposte sempre adeguate. L’emergenza di bisogni sempre più complessi è
rappresentata da persone con disturbi del comportamento (correlate o meno a forme di autismo), persone con
disabilità acquisita (da trauma psicofisico, da patologie neurologiche come la sclerosi multipla) e persone con
disabilità ormai anziane. É sempre più importante considerare la domanda in aumento di risposte sanitarie e
specialistiche e parallelamente l’esigenza di vivere in situazioni di accoglienza idonee alle esigenze relazionali e
affettive di tutte le persone ospitate.
5. Obiettivo
Ridefinizione e riqualificazione delle Unità di Offerta Residenziali
6. Azione
A. Descrizione (cosa si intende fare)
Alla luce dei bisogni sociosanitari e sanitari emergenti delle persone con disabilità attualmente ospitate nelle
strutture e di quelle che verranno accolte, si intende qualificare in modo più adeguato le risposte offerte. In linea
con le indicazioni della normativa (L.R. 22/02), il progetto avrà il compito di approfondire la natura dei bisogni
educativi, assistenziali e sanitari del bacino di utenza in modo da apportare delle modifiche organizzative alle
attuali strutture e programmare in modo mirato le unità di offerta già in fase di realizzazione così come previsto
dai precedenti Piani di Zona.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. 6 Vicenza
•
Coattori
Soggetto istituzionale
3° Settore
U.L.S.S. 6 Vicenza
Nominativo
Responsabile Ufficio Disabili
Nominativo
Rappresentanti Enti Gestori di Servizi
Residenziali firmatari dell’Accordo di
Programma
Responsabili U.O. distrettuali per la
disabilità,
Ufficio Disabilità
Rappresentanti di associazioni
di categoria e delle Famiglie
Pagina n . 178
Livello di responsabilità
Componenti del Gruppo di Lavoro sui
Servizi Residenziali
Componenti del Gruppo di Lavoro sui
Servizi Residenziali
Componenti del Gruppo di Lavoro sui
Servizi Residenziali
Componenti del Gruppo di Lavoro sui
Servizi Residenziali
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Utenti inseriti in strutture
residenziali a tempo
indeterminato
Utenti che accedono ai posti
definiti per l’accoglienza
temporanea
Anno 2007
157
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
Triennio
164
177
177
72
76
82
82
persone
coinvolte per un
totale di circa 9
utenti medi
Utenti con rilevanti bisogni
*
*
*
sociosanitari e sanitari
* i distretti Sociosanitari saranno impegnati in uno studio per l’individuazione di questa tipologia di utenza
8. Temporizzazione
Anno
Descrizione
1
Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni
degli ospiti del prossimo futuro
Analisi pertinenza/adeguatezza della risposta di
residenzialità per gli ospiti delle attuali strutture
esistenti
Verifica opportunità e modalità rientro nel
territorio degli ospiti disabili presenti nelle grandi
strutture fuori ulss
Definizione posti letto dedicati all’accoglienza
temporanea
Riqualificazione Unità di Offerta Residenziali
secondo la L.R. 22/02
2
Anno 2007
3
4
5
1
Anno 2008
Termine per la
realizzazione
Fase
2
3
1
Anno 2009
2
Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni
degli ospiti del prossimo futuro
Riqualificazione Unità di Offerta Residenziali
secondo la L.R. 22/02
Monitoraggio disponibilità posti letto dedicati
all’accoglienza temporanea e agli inserimenti
definitivi sulla base del fabbisogno esistente
31.12.2007
31.12.2007
31.12.2007
31.12.2008
31.12.2008
Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni
degli ospiti del prossimo futuro
Monitoraggio disponibilità posti letto dedicati
all’accoglienza temporanea e agli inserimenti
definitivi sulla base del fabbisogno esistente
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) **
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
Isorisorse
Comuni
Aulss
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
(specificare)________________________ €
Pagina n . 179
Quota 2008
Quota 2009
Triennio
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
Totali
€
€
€
€
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
N. di strutture che troveranno una nuova definizione secondo quanto previsto dalla L.R. 22/02
N. di strutture nuove costituitesi per dare risposta ai bisogni sanitari e sociosanitari emergenti (creazione di
moduli dedicati per persone disabili anziane, posti letto per persone disabili con sclerosi multipla e con
problematiche comportamentali, costituzione di RSA) e rispondenti ai requisiti previsti dalla L.R. 22/02.
Aumento degli accessi al servizio di accoglienza temporanea alla luce di una definizione precisa dei posti letto che
porti ad uno sfruttamento razionale degli stessi
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Gli utenti dovranno poter accedere a Unità di Offerta autorizzate secondo la L.R. 22/02 diversificate in rapporto
ai bisogni assistenziali e sanitari emergenti
Gli Enti Gestori dovranno disporre di posti letto dedicati alle accoglienze temporanee ben definiti, cui gli utenti
potranno accedere attraverso criteri chiari ed uniformi
11. Tempi per la verifica
X semestrale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
x accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
annuale
Integrazione all’Accordo di Programma esistente
13. Note
** il raggiungimento degli obiettivi previsti verrà effettuato isorisorse per gli enti locali – U.L.S.S., con eventuale
impiego di risorse da parte del privato sociale attualmente non quantificabile e con il possibile concorso di Fondi
Regionali vincolati
Pagina n . 180
Quinta Strategia
1. Area di intervento
Persone con Disabilità
2. Titolo del progetto
LA FORMAZIONE
3. Politica di riferimento
Azione di sistema DA 4.2
4. Analisi del bisogno
Il nuovo panorama del sistema dei servizi richiede una serie di interventi di aggiornamento e formazione
professionale che mirano a supportare i cambiamenti culturali, metodologici e organizzativi che la complessità dei
servizi esige
5. Obiettivo
Costruire e condividere una strategia formativa con tutti i Soggetti della rete dei Servizi per garantire un’azione
di accompagnamento e supporto ai cambiamenti necessari per rendere l’organizzazione dei servizi più efficace e
sostenibile
6. Azione
A. Descrizione
La realizzazione di un progetto formativo a favore dei soggetti sopraccitati trova fondamento nell’evoluzione di
nuove tendenze che interessano il contesto complessivo dei servizi a favore della disabilità. Esse possono essere
così riassunte:
Percorso formativo 1: il processo di presa in carico definito nel Piano Locale della Disabilità e in linea con i principi
della L. 328/2000, propone nuovi ruoli e responsabilità rispetto ai soggetti pubblici e privati nella presa in carico
della persona disabile. I soggetti privati, in particolare, sono chiamati ad una partecipazione attiva, non solo nella
gestione e nell’offerta dei servizi ma anche nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi.
Percorso formativo 2: il tema della domiciliarità è un tema trasversale e dominante nel contesto complessivo dei
servizi a favore della disabilità: la persona disabile viene considerata nella sua globalità, unicità e irripetibilità e
ciò che la circonda ossia la casa con i suoi affetti, ricordi, esperienze, gioie e sofferenze; ma anche il rapporto con
il mondo esterno. Come intervento si mira a favorire lo sviluppo e la realizzazione della domiciliarità nel rispetto
delle esigenze della persona e della sua famiglia;
Percorso formativo 3: l’emergere di bisogni specifici e la necessità di fornire risposte, con strumenti e risorse
adeguate, in particolare rispetto a persone con esito da trauma cranico, persone con diagnosi di Disturbi
generalizzati dello sviluppo e con autismo, persone con sindromi e patologie neurologiche che causano acquisizione
di disabilità. Il percorso formativo a favore degli operatori è finalizzato quindi a perfezionare le modalità
relazionali per specifiche tipologie di bisogni.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. 6 Vicenza
•
Coattori
Soggetto istituzionale
U.L.S.S. 6 Vicenza
Rappresentanti
Nominativo
Responsabile Ufficio Disabili
Nominativo
Direttori di Distretto
Responsabili U.O.Disabilità
Ufficio Formazione
Ufficio Disabili
Associazioni
Pagina n . 181
Livello di responsabilità
Famiglie
Rappresentanti
Privati
Enti
Gestori
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Operatori pubblici della disabilità
e operatori Enti Gestori Privati,
Famiglie
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
80
80
Triennio
80
8. Temporizzazione
Anno
Fase
1
Anno 2007
2
3
Anno 2008
1
Termine per la
realizzazione
Descrizione
Costruzione della proposta formativa: obiettivi,
contenuti, modalità, relatori, soggetti coinvolti
nelle varie fasi, tempistica
Condivisione della proposta di progetto formativo
con i Direttori di Distretto
Collaborazione con Ufficio Formazione dell’Ulss
per definizione delle procedure organizzative
Realizzazione giornate formative
Giugno 2007
Luglio 2007
Settembre 2007
Dicembre 2009
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori*
Quota 2007
Regione
€
Comuni (bilancio sociale)
€ 5.000
Aulss
€
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
(specificare)________________________ €
Quota 2008
€
€ 10.000
€
€
€
€
Quota 2009
€
€ 10.000
€
€
€
€
Triennio
€
€ 25.000
€
€
€
€
€
€
€
Totali
€ 10.000
€ 10.000
€ 25.000
€ 5.000
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
N° operatori disabilità (pubblici e privati) partecipanti alle giornate formative
N. rappresentanti familiari partecipanti alle giornate formative
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Realizzare processi di presa in carico da parte dei soggetti pubblici e privati, che operano nell’ambito della
disabilità, secondo le nuove evoluzioni normative;
presidiare ed incentivare interventi a favore di persone disabili che promuovano la cultura della domiciliarità;
migliorare e perfezionare, in termini di strumenti e risorse, le modalità relazionali degli operatori pubblici e
privati a favore di persone disabili con bisogni specifici in particolare rispetto a persone con esito da trauma
cranico, persone con diagnosi di Disturbi generalizzati dello sviluppo e con autismo, persone con sindromi e
patologie neurologiche che causano acquisizione di disabilità
11. Tempi per la verifica
X semestrale
annuale
Pagina n . 182
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
X altro (specificare…)
Procedure adottate per la realizzazione degli eventi
formativi
Pagina n . 183
Area
Adulti Anziani
Pagina n . 184
Introduzione
I Nuovi Scenari Dell’assitenza Agli Anziani
™ Sono cambiate le aspettative degli anziani e delle loro famiglie rispetto ad un sistema di benessere economico
e di sicurezza sociale che hanno contribuito a creare;
™ É maturata la consapevolezza che le risorse a disposizione dei sistemi di protezione socio sanitaria non sono
illimitate e che è quindi necessario confrontarsi sempre più con una dotazione di risorse definite dall’entità
dei budget a disposizione dei diversi enti e servizi. É sempre più diffusa la consapevolezza che il sistema di
sicurezza sociale abbia raggiunto ormai un punto molto avanzato di evoluzione e che si debba operare per la
sua continua riqualificazione ed integrazione dei servizi
Questo è perseguibile in due versanti: da una parte con il miglioramento continuo della qualità dei livelli di
offerta gia presenti e con una loro maggiore integrazione nell’ambito di logiche improntate ai percorsi
assistenziali, anche tramite la differenziazione e la specializzazione delle tipologie di offerta, dall’altra con il
concorso delle risorse presenti nella società civile. Da questo punto di vista diventa strategico la
collaborazione offerta dal volontariato, ma anche gli apporti economici offerti da organismi, quali le
Fondazioni, a cui viene affidato il compito di ridistribuire in ottica solidaristica la ricchezza prodotta nei
diversi territori. In tale ottica risulterebbe utile sviluppare il coinvolgimento di organismi di rappresentanza
delle categorie economiche presenti nel territorio, che in questi anni ha dimostrato una grande sensibilità ed
apertura nei confronti delle problematiche sociali presenti nel territorio.
™ Conseguentemente, risulta fondamentale che il sistema dei servizi nel suo complesso, sia in grado di superare
le proprie rigidità connesse all’appartenenza a diverse organizzazioni operando verso una maggiore
integrazione delle proprie operatività finalizzato all’utilizzo più efficiente ed efficace delle risorse disponibili,
mettendo a disposizione dei cittadini delle risorse sempre più articolate al crescere del bisogno sanitario,
secondo la logica dei percorsi assistenziali, del lavoro per progetti e dell’integrazione dei servizi in un sistema
di rete.
La Programmazione Regionale e Locale
La programmazione regionale relativa all’area anziani si articola secondo due principali direttrici, ciascuna delle
quali ha come obiettivo la qualità dei servizi. É stata oggetto, a livello di ciascuna A.U.L.S.S., di specifica
pianificazione settoriale
™ La prima, è quella contenuta nel Piano locale della Domiciliarità e riguarda lo sviluppo dei servizi domiciliari,
comprensivi degli interventi di sostegno economico per la permanenza a domicilio ( assegno di cura) e degli
interventi di sollievo della famiglia (accesso ai centri diurni socio sanitari e agli accoglimenti temporanei),
intesi come la gamma di opportunità per garantire la permanenza a casa dell’anziano;
™ la seconda, è quella contenuta nel Piano della Non autosufficienza per la residenzialità e si riferisce
all’organizzazione e allo sviluppo del sistema dei servizi residenziali e semiresidenziali, prevedendo le
forme di integrazione del sistema della residenzialità con il sistema dei servizi domiciliari, per dare
risposte coerenti ai bisogni delle persone anziane in condizioni di fragilità.
Pagina n . 185
Riferimenti Normativi
La Regione Veneto nell’ambito della propria attività programmatoria ha ridefinito l’intero assetto strutturale della
rete dei servizi sanitari e socio sanitari che interviene nella gestione delle problematiche relative alla
popolazione adulta e anziana, attraverso una serie di provvedimenti normativi.
Relativamente al sistema delle cure ospedaliere:
D.G.R. 751 del 11 marzo 2005 "L.R. 3.3.1996, n. 5, art. 14: Modifiche attinente ad aspetti gestionali e strutturali,
delle schede di dotazione ospedaliera di cui L.R. 39/1993, approvate con D.G.R. n. 3223 del 8 novembre 2002."
relativamente al sistema delle cure domiciliari
D.G.R. 39 del 17 gennaio 2006 “Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative”
D.G.R. 460 DEL 28 febbraio 2006 “Interventi di sostegno alla domiciliarità per persone non autosufficienti
anziane e disabili. Procedure e assegnazioni per l’anno 2006.”
D.G.R. 4135 del del 19 dicembre 2006 “Assegno di cura per persone non autosufficienti. Procedure per l’anno
2007.”
Relativamente all’assistenza territoriale distrettuale
D.G.R. 561 del 3 marzo 1998 “Regolamento per la costituzione e il funzionamento delle UO.D. e successive
modificazioni”
D.G.R. 3979 del 9 novembre 1999 “ adozione scheda SVAMA “
D.G.R. 5273 del 29 dicembre 1998 “Linee guida regionali sull’attivazione delle varie forme di ADI con particolare
riferimento all’ADI “ex allegato H” del DPR n. 484/96, art 32. 2 lettera A del DPR n. 61\3/96: ADIMED e relative
previsioni di fabbisogno assistenziale. Direttive Regionali sulla fornitura ed erogazione dei farmaci in ADIMED”,
D.G.R. 3242 del 30 novembre 2001 “ Programma settoriale relativo all’assistenza territoriale –art. 13, L.R. n. 5/96
(P.S.S.R.1996/1998)”
Relativamente al sistema delle cure residenziali:
D.G.R. 751 del 10/03/2000 “Assistenza residenziale ospedaliera intensiva ed estensiva- L.R. n. 5/96 (art 13 co 3art.17) PSSR 1996-1998”
D.G.R. 4210 del 22.12.200 “Processo di attuazione della DGR. 751/2000”
D.G.R.. 312 del 9 febbraio 2001 “Assistenza residenziale estensiva extra ospedaliera per persone anziane non
autosufficienti e disabili: applicazione per l’anno 2001 DD.G.R: 741/2000 e 4210/2000”
D.G.R. 2082 del 3 agosto 2001 “Residenzialità extra ospedaliera per anziani non autosufficienti. Criteri di
determinazione delle quote individuali e giornaliere per prestazioni socio sanitarie: Anno 2001”
D.G.R. 2209 del 3 agosto 2001 “Riconoscimento delle sezioni di assistenza per pazienti in stato vegetativo
permanente, ai sensi della D.G.R. n.. 702/2001”
D.G.R. 2208 del 3 agosto 2001 “Linee guida per la standardizzazione degli approcci assistenziali in materia di
demenza senile di tipo Alzheimer nelle strutture residenziali extra ospedaliere”
D.G.R. 2989 del 22 settembre 2000 “Adempimenti regionali ex art. 1 del D.L. 28/12/98 n.. 450 convertito dalla L.
n.. 39 del 26/2/99.”
D.G.R. 3072 del 16 novembre 2001 “Centro diurno socio sanitario per anziani: linee guida per il funzionamento”
DGR 3632 del 13 dicembre 2002 “ Residenzialità a favore delle persone anziane : criteri per la mobilità”
D.G.R. 3856 del 3 dicembre 2004 . L.R. n. 5 del 3 febbraio 1996 art 13. Erogazione prestazioni sanitarie:
“Approvazione schema tipo di convenzione tra Aziende ULSS e Centri di Servizio “
L.R. N. 9 DEL 25 febbraio 2005 ART 27 “Interventi per l’assistenza delle persone non autosufficienti” comma 3.
L.R. n. 2 del 3 febbraio 2006 art. 4 “ aggiornamento dell’offerta in relazione al fabbisogno di residenzialià per
anziani non autosufficienti”
D.G.R. 4267 del 30 dicembre 2005 “assistenza residenziale extraospedaliera per anziani- Disposizioni di cui
all’Art. 27 della L.R. n9 del 2 febbraio 2005”
Decreto del Dirigente Regionale Direzione Servizi Sociali n. 70 del 6 marzo 2006 “ residenzialità extra ospedaliea
pe anziani non autosufficienti- l.r. n. 2 del febbraio 20006 art 4 “ aggiornamento dell’offerta in relazione al
fabbisogno di residenzialità per anziani non autosufficienti”
D.G.R. 1887 del 1 giugno 2006 “ L.R. n. 2 del 3 febbraio 206 art 4 .Modalità attuative”;
D.G.R. 464 DEL 28 febbaio 2006 “L’assistenza alle persone non autosufficienti
Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004”
Pagina n . 186
D.G.R. 453 del 28/02/2006“ Contributi alle Comunità religiose che assistono direttamente i propri religiosi anziani
non autosufficienti (L.R. 22/89; L.R. 21/89).”
DGR 38 DEL 17 gennaio 2006 “criteri di accesso ai servizi residenziali per persone anziane non autosufficienti”
D.G.R. n° 394 del 20febbraio 2007 “indirizzi ed interventi per l’assistenza alle persone non autosufficienti Art. 34,
comma 1, LR del 30 gennaio 2004 e art 4 della LR 2/06”
D.G.R. n° 456 del 27 febbraio 2007 “Criteri di accesso ai servizi residenziali per persone anziane non
autosufficienti – D.G.R. n° 394/07 Integrazioni allo schema tipo di regolamento di cui alla D.G.R. n° 38/06”
D.G.R. n° 457 del 27 febbraio 2007 “Disposizioni alle aziende U.L.S.S. per l’assistenza di persone non
autosufficienti nei Centri di Servizio residenziali e per la predisposizione del Piano Locale della Non –
Autosufficienza. D.G.R. n° 464/06 e D.G.R. n° 394 del 20 febbraio 2007”.
Relativamente alla costituzione del sistema informativo distrettuale
D.G.R. 312 del 9 febbraio 2001 “Assistenza residenziale estensiva extra ospedaliera per persone anziane non
autosufficienti e disabili: applicazione per l’anno 2001 della DGR 751/2000 e 4210/2000
D..R. 2210 del 3 agosto 2001 “Sistema informativo del Distretto Socio Sanitario Modulo assistenza residenziale e
semiresidenziale extraospedaliera”:
D.G.R. 3632 del 13 dicembre 2002 “Residenzialità a favore delle persone anzane . Criteri per la mobilità”
D.G.R. 1722 DEL 18 GIUGNO 2004 “Sistema Informativo di Distretto Socio Sanitario – modulo A.D.I. (Assistenza
Domiciliare Integrata) – approvazione degli standard regionali per l’acquisizione delle informazioni”
Dati Demografici Ed Epidemiologici
Caratteristiche demografiche
L’azienda ULSS n. 6 Vicenza, pur insistendo nell’ambito della Provincia di Vicenza che esprime il più basso indice di
vecchiaia delle 7 province Venete, sta progressivamente assistendo all’aumento della popolazione anziana, sia in
valore assoluto (numero di anziani) che in valore relativo (numero di anziani in rapporto agli adulti ed ai giovani) e
segue il trend evolutivo che caratterizza la regione Veneto.
Nel territorio dell’U.L.S.S. 6 l’indice di vecchiaia è di 121,69, cioè il numero di persone con più di 65 anni è
superiore del 21,6% a quelle con meno di 15 anni: vi sono delle differenze molto significative da un distretto
all’altro: il Distretto di Vicenza con un indice del 158,74 e supera i valori della media regionale mentre il Distretto
Ovest con un indice del 93,70 rappresenta il distretto con un indice di vecchiaia più basso; seguono il Distretto
Est con un indice del 101,35 e il Distretto Sud Est con un indice del 113,17.
Risulta degno di rilievo la caratteristica di genere che assume l’invecchiamento della popolazione che rappresenta,
come sesso femminile, il 60% della popolazione anziana ultra settantacinquenne
Indicativa inoltre è l’entità del fenomeno invecchiamento che sarà necessario affrontare nei prossimi 15 anni così
come evidenziate nel grafico sottostante.
Pagina n . 187
Si sta assistendo infatti ad un innalzamento della vita media che rende possibile ad una numero sempre
crescente di anziani di raggiungere età sempre più avanzate (vecchi = ultra ottantenni e grandi vecchi = ultra
novantenni). La maggior parte delle persone anziane gode oggi di buona salute e rappresenta una risorsa preziosa
per la famiglie e la comunità locale, nell’ambito delle diverse forme dell’associazionismo e dell’impegno sociale. É
però altrettanto evidente, specialmente nelle fasce più avanzate di età, un netto aumento del ricorso ai servizi
socio sanitari, con il conseguente prevedibile aumento della spesa sociale e sanitaria.
Rilevante è inoltre la riduzione della natalità e la conseguente riduzione della numerosità delle famiglie. Si assiste
ad un aumento delle famiglie mono e bi-nucleari, costituite da anziani soli, da coppie di anziani o da “famiglie
geriatriche” (dove padri e figli sono entrambi anziani) in particolare nel Comune di Vicenza.
Complessivamente, si assiste ad una consistente e continua riduzione della rete primaria di protezione sociale a
favore degli anziani in condizione di bisogno, determinata dalla parcellizzazione delle famiglie, dall’aumentata
attività lavorativa femminile esterna alla famiglia, da un diverso stile di vita delle generazioni adulte. Negli anni ‘50
le famiglie estese rappresentavano il 20% di tutte le famiglie, oggi solo il 10%. Questa situazione ha chiare
ricadute anche sui processi di riproduzione sociale ed in particolare sul lavoro di cura, qui inteso nel senso
dell’accudimento da parte delle nuove generazioni, su cui pesa l’andamento demografico della popolazione anziana,
nel senso di renderlo sempre più oneroso, difficile da organizzare e da portare avanti nel tempo.
La limitatezza delle reti parentali per fronteggiare nel lungo periodo la domanda di assistenza, inducono una
richiesta di aiuti a terzi per fronteggiare:
o L’assistenza a breve termine (assistenza domiciliare semplice ed integrata, ricoveri temporanei
riabilitativi), indotta dall’emersione di un problema acuto recente con conseguente perdita non prevista
delle autonomie e conseguente rottura dell’equilibrio assistenziale;
o
la lungo assistenza, (A.D.I., badantato e richieste di accesso a strutture residenziali e semiresidenziali)
L’impatto di questo fenomeno sulla società e sull’economia deve essere governato con lungimiranza. Da una parte,
nei confronti degli anziani che si troveranno ad avere un numero di figli/e su cui contare limitato e che quindi
riverseranno sempre più sulla collettività nuove domande sociali di sicurezza, di tempo libero e di cura o
troveranno altrimenti forme di autogestione (vedi badantato) che vanno ricondotte nell’ambito di un sistema di
garanzie di livelli minimi di assistenza.
Dati epidemiologici
Dal punto di vista epidemiologico, si sta assistendo all’ incremento della “multicronicità”, con l’estensione del tempo
della non autonomia e della disabilità dei soggetti colpiti; ciò in quanto le malattie cronico degenerative che
determinano disabilità e dipendenza, sono correlate all’età.
Pagina n . 188
Da questo nuovo contesto emergono, per numero e per difficoltà di trattamento, tre principali emergenze:
•
l’incremento delle patologie cronico degenerative complesse ed invalidanti a grande rilievo sanitario;
•
l’incremento delle patologie cronico degenerative invalidanti a basso rilievo sanitario ma a forte impatto
sociale ed assistenziale (demenza);
•
aumento generalizzato della condizione di fragilità sia in termini di salute fisica che di condizione
psicologica e sociale (anziani soli ultraottantenni);
Da un punto di vista sociale, la condizione di vita di molte persone anziane è caratterizzata da solitudine,
emarginazione sociale, con conseguenze negative sulla qualità e sulla speranza di vita.
Le disabilità sono spesso accompagnate da deterioramento cognitivo e demenza.
I dati epidemiologici, associati al progressivo invecchiamento della popolazione anziana, evidenziano un continuo
aumento delle persone affette da malattia di Alzheimer o da demenze affini.
L’incidenza della malattia e stimata:
•
dopo i 65 anni: + 0,5 % all’anno,
•
dopo gli 85 anni: + 8% all’anno.
Poiché la mortalità è bassa la prevalenza incrementa dal 3 al 47% tra i 65 e gli 85 anni.
Invecchiamento della popolazione e demenza
(ULSS 6 VICENZA)
30000
27080
25000
20000
22221
18578
15000
10000
5000
2972
3555
4332
0
1997
2002
Tot. > 75 aa.
2007
Dementi
La riduzione delle capacità funzionali dal soggetto colpito da malattia, soprattutto se cronico degenerativa,
determina una progressiva dipendenza assistenziale, con implicazioni importanti sul carico di cura delle famiglie.
Sono quindi necessarie risposte differenziate, da parte dei servizi socio sanitari, in grado di prendersi carico del
malato e della sua famiglia, fin dai primi esordi della malattia: servizi di consulenza e di diagnosi e cura, assistenza
domiciliare, centri diurni socio sanitari, accoglienze temporanee di sollievo in residenza, ed infine, nelle situazioni
di maggiore gravità complessiva l’inserimento a tempo indeterminato nelle strutture residenziali.
Risulta altrettanto essenziale, data l’entità del fenomeno, sviluppare formule di associazionismo o di volontariato
che possono inserirsi, come risorsa complementare, all’interno della fitta rete di servizi e offerte composta dalle
varie realtà di tipo sanitario e socio-assistenziale che ruotano attorno all’anziano fragile e alla sua famiglia. Queste
realtà, infine, se organizzate in associazionismo familiare, possono gestire sportelli di ascolto e di orientamento
telefonico per altri familiari che vivono analoghe situazioni.
Pagina n . 189
Valutazione Di Fine Percorso 2004-2006
L’obiettivo primario di migliorare la qualità della vita della persona anziana, stabilito per l’area anziani nel
precedente Piano di zona, è stato realizzato attraverso il potenziamento del servizio di assistenza domiciliare
integrata sia da parte dei Comuni che da parte dell’Azienda ULSS n 6 e l’attivazione di una serie di attività volte
alla valorizzazione della persona anziana e al coinvolgimento delle famiglie nella gestione delle problematiche di
famigliari non autosufficienti anche con processi di formazione ed accompagnamento (sia dal versante informativo
che partecipativo.
Per le persone non autosufficienti sono stati ottenuti risultati significativi soprattutto per quei progetti
finalizzati a migliorare l’integrazione Ospedale –Territorio che ha permesso di affinare dei percorsi assistenziali
innovativi, sia in termini organizzativi che di percorsi di formazione unitari. Esempi esemplificativi sono stati il
progetto di “apertura di un nucleo di 30 pl. Di RSA di riconversione ospedaliera presso il Centro di Servizio “Suor
Diodata Bertolo di Sandrigo”, il progetto di “apertura del centro diurno Bachelet” e il progetto “Strumenti
informativi integrati per l’assistenza a domicilio di utenti anziani con problemi sanitari e socio sanitari”.
Da una analisi delle schede di monitoraggio dei progetti, si possono individuare alcune criticità:
•
•
•
•
si è evidenziato che alcuni progetti non hanno avuto il finanziamento atteso e necessario per l’attivazione degli
stessi o, nel caso in cui il progetto era stato proposto senza previsione di risorse aggiuntive per la
realizzazione, si è riscontrato in sede di attuazione una riduzione delle risorse stesse.
per altri progetti si è potuto constatare la mancanza di un’azione progettuale più organica, in grado di
accorpare progettazioni di diverse istituzioni, fra loro omogenee od interconnesse, al fine di non disperdere le
risorse utilizzabili ( es. duplicazione della progettazione sul fenomeno badantato e la non capacità di
interconnessione fra soggetti istituzionali proponenti diversi).
Era emersa la necessità che le diverse attivazioni progettuali avessero un avvallo e una definizione di priorità
di realizzazione da parte dei diversi soggetti istituzionali coinvolti, nell’ambito delle politiche di intervento
condivise. Da questo punto di vista;
alcuni progetti che non hanno trovato realizzazione nel vigente Piano di Zona, hanno reso evidente la necessità
di sviluppare maggiormente l’azione di coordinamento istituzionale finalizzata anche al recepimento di risorse
esterne, che sempre più valorizzano interventi unitari in specifici ambiti territoriali, finalizzati alla creazione
di migliori sinergie e all’utilizzo razionale delle risorse presenti e delle risorse aggiuntive immesse dalle
fondazioni stesse. Ne è un esempio significativo il progetto Polo Assistenziale Alzheimer che ha ottenuto un
finanziamento considerevole da parte della Fondazione Cariverona e che vede coinvolti come partners per la
realizzazione l’ULSS di Vicenza, l’IPAB “Proti Salvi Trento” di Vicenza e il Comune di Vicenza. Il progetto ha
avuto inizio nel corso del 2006 con uno sviluppo biennale. La previsione contenuta nel Piano di Zona ha
rappresentato in questo caso un lavoro propedeutico all’azione di integrazione istituzionale finalizzata a
recepire risorse aggiuntive per la realizzazione del progetto stesso.
Complessivamente si può affermare che le criticità incontrate nella realizzazione dei progetti presentati nel Piano
di Zona 2004-2006 abbiano rappresentato un’importante acquisizione da parte delle diverse organizzazioni
coinvolte sulla necessità di coordinare le singole azioni nell’ambito di un sistema di offerta fortemente
interconnesso da percorsi assistenziali coerenti e condivisi, finalizzati al corretto utilizzo delle risorse esistenti e
a quelle di nuova realizzazione.
Pagina n . 190
Il Sistema dei Servizi Rivolto Alle Persone Anziane Non Autosufficienti
La Regione Veneto, consapevole che i bisogni dell’anziano sono diversi e complessi e che ciascuna persona ha diritto
ad una risposta adeguata ai “suoi problemi”, ha sviluppato un sistema organico di servizi a favore del cittadino e in
particolar modo a favore della persona anziana
Il perno di questo sistema è dato dall’integrazione tra i servizi sociali e quelli sanitari, tra gli operatori del Comune,
quelli dell’Azienda Socio-Sanitaria e del terzo settore.
Questo sistema integrato di servizi sociali e sanitari costituisce la RETE DEI SERVIZI a favore delle persone
anziane.
I principi cardine su cui si basa il sistema dei servizi sono:
™ il rispetto del principio di libera scelta del cittadino;
™ la sussidiarietà dell’intervento dei servizi pubblici rispetto alle reti primarie
™ il sistema valutativo:
o livelli valutativi progressivamente più sensibili e approfonditi al crescere della complessità del
bisogno:
ƒ
valutazione monodimensionale
ƒ
valutazione multidimensionale semplificata;
ƒ
valutazione in sede di Unità valutativa multidimensionale
o sensibilità, specificità, flessibilità degli strumenti valutativi utilizzati
™ Il Sistema della rete dei servizi deve essere inteso come un potenziale “percorso assistenziale” per la cui
realizzazione è necessario che tutti i nodi (servizi territoriali) siano e stiano strettamente collegati tra
loro in un crescendo di complessità e nell’ottica dei percorsi socio-assistenziali;
™ deve essere sufficientemente flessibile per far fronte alla mutevolezza del bisogno
™ deve essere coniugato, con una spinta verso la “sburocratizzazione” e un contemporaneo snellimento delle
procedure.
™ Deve dotarsi di adeguati strumenti di integrazione istituzionale, gestionale e professionale:
o Integrazione tra strategie e politiche aziendali: le Istituzioni della rete locale si devono
coordinare rispetto agli obiettivi strategici condivisi;
o Integrazioni operative-organizzative: oltre alla condivisione di obiettivi strategici si avviano
strumenti di coordinamento tra le unità organizzative
o Unitarietà diagnostico assistenziale: integrazione per il paziente significa trovare un sistema
capace di elaborare un piano diagnostico assistenziale unitario
ƒ
porta di accesso unica (sportello integrato);
ƒ
case manager interistituzionale;
o Unitarietà del percorso di fruizione: ottenimento del servizio, qualitativamente adeguato,
minimizzando il numero di passaggi, spostamenti, ecc., reingenerizzazione interaziendale dei
processi assistenziali.
La rete dei servizi nel territorio dell’ulss n.6
Dai dati demografici ed epidemiologici sopra riportati, emerge chiaramente l’urgenza di trovare nuove soluzioni
progettuali ed organizzative ad un mutato quadro demografico ed epidemiologico, superando le attuali rigidità dei
servizi, sperimentando soluzioni più flessibili, individuando i percorsi assistenziali più appropriati alle diverse
tipologie di bisogno.
Nel corso degli ultimi anni, le politiche intraprese dalla Regione Veneto sono state rivolte principalmente a
differenziare le unità di offerta e a sviluppare la rete degli interventi territoriali per consentire la permanenza a
casa della persona anziana.
Oggi, il quadro delle Unità di offerta sul territorio dell’U.L.S.S. n. 6 “Vicenza” è il seguente.
Pagina n . 191
Il mandato dell’area anziani nel Piano di zona
Il mandato relativo a quest’area di intervento, nell’ambito delle linee di indirizzo espresse dalla Regione Veneto, è
la costruzione di un progetto anziani globale, capace di dispiegare una rete composta da tutti i soggetti
istituzionali e non, che nell’ambito delle proprie competenze e specificità, intervengono per garantire forme
progressive di presa in carico della popolazione anziana, in un ottica di sussidiarietà rispetto alla reti primarie di
assistenza e di progressione del dispiego delle risorse socio sanitario in base all’aggravarsi dei bisogni.
Le problematiche a cui è necessario dare risposta tramite una progettazione integrata emergono dall’analisi delle
specificità socio demografiche ed epidemiologiche che caratterizzano il territorio della U.L.S.S. n. 6 “Vicenza”.
Il Piano Locale Della Domiciliarità
Introduzione
Il Piano Locale della Domiciliarità (PLD) per il triennio 2007-2009, la cui proposta è stata approvata dalla
Conferenza dei Sindaci dei Comuni del territorio dell’Azienda ULSS n. 6 in data 17/10/2006 ed ha ottenuto il visto
di congruità da parte della Regione Veneto con Decreto del Dirigente Regionale della Direzione per i Servizi Sociali
n. 356 del 19 dicembre 2006, è uno degli strumenti di programmazione di cui ogni ambito territoriale, individuato
per ULSS, si deve dotare per sostenere e governare le politiche della domiciliarità.
Il Piano intende, infatti, offrire nel proprio territorio un sistema di servizi che, con uno sguardo ai nuovi fenomeni
sociali, cominci a intercettare e classificare le nuove fragilità e nello stesso tempo rinforzi il sistema della
domiciliarità, cioè l’insieme di opportunità date ai cittadini e alle famiglie di accedere a interventi di natura sociale,
socio sanitaria e sanitaria, per sostenere la scelta della permanenza a domicilio della persona in condizioni di
dipendenza assistenziale.
Pagina n . 192
Riferimenti Normativi
La promozione della domicilarità delle persone anziane e, in parallelo, l’integrazione sociosanitaria costituiscono da
sempre i principi cardine della Regione Veneto Tali principi sono stati, infatti, recepiti dalla normativa regionale
quale precisa scelta di politica sociale.
- L.R. 30 maggio 1975 n. 64 Costituzione dei consorzi per la gestione unitaria dei servizi sociali e sanitari di
interesse locale “unità locale dei servizi sociali e sanitari”
- L.R. 15 dicembre 1982 n. 55 Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale
- D.Lgs 19 giugno 1999 n. 229 Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell’art. 1
della legge 30 novembre 1998, n. 419
- Legge 8 novembre 2000, n. 328 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi
sociali"
- L.R. 13 aprile 2001 n. 11 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del
decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112”
- L.R. 14 settembre 1994 n. 56 Norme e principi per il riordino del servizio sanitario nazionale in attuazione del
decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 “Riordino della disciplina in materia sanitaria”
- L.R. 3 febbario 1996 n. 5 Piano socio sanitario regionale per il triennio 1996/1998
- DGR Veneto 30 novembre 2001 n. 3242 Programma settoriale relativo all’assistenza territoriale – Art. 13, L.R. n.
5/96 (P.S.S.R. 1996/1998
- DGR Veneto 10 maggio 1994 n. 2034 Determinazione degli standard organizzativi/gestionali e strutturali sulle
RSA per anziani e persona non autosufficienti di cui alla L.R. n. 28/1991, art. 4 e L.R. n. 39/1993, art. 6, c. 4
- Regolamento regionale 17 dicembre 1984, n. 8 Determinazione degli standards relativi ai servizi sociali, punti 1, 2
e 3 dell’articolo 23 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 “Norme per l’esercizio delle funzioni in materia
di assistenza sociale”
- Legge regionale 20 luglio 1989, n. 22 Piano sociale regionale per il triennio 1989-91
- DGR Veneto 3 marzo 1998 n. 561 “Regolamento per la costituzione e il funzionamento delle U.U.D. e successive
modificazioni”
- DGR Veneto 9 novembre 1999 n. 3979 “Adozione schede SVAMA
- DGR 29 dicembre 1998 n. 5273 “Linee guida regionali sull’attivazione delle varie forme di ADI con particolare
riferimento all’ADI “ex allegato H” del DPR n. 484/96, art. 32.2 lettera A del DPR n. 61/3/96: ADIMED e
relative previsioni di fabbisogno assistenziale. Direttive Regionali sulla fornitura ed erogazione dei farmaci in
ADIMED”
- DGR Veneto 17 gennaio 2006 n. 39 “Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative”
- DGR Veneto 28 febbraio 2006 n. 460 “Interventi di sostegno alla domicilarità per persone non autosufficienti
anziane e disabili. Procedure e assegnazioni per l’anno 2006”
- DGR Veneto 19 dicembre 2006 n. 4135 “Assegno di cura per persone non autosufficienti. Procedure per l’anno
2007”
Pagina n . 193
La Rete dei Servizi
Unità di offerta dei Comuni
Il PLD ha raccolto una serie di dati per conoscere, su tutti i livelli di intervento, il grado di attuazione delle unità di
offerta indicate. Il materiale è stato organizzato per distretto, per mantenere una lettura sia comunale che per
ambito territoriale.
I dati rilevati (per la cui visione si rimanda al PLD, parte integrante di questo piano di zona) sono confluiti nei
seguenti quattro gruppi di tipologia omogenea:
•
Il PRIMO GRUPPO di schede rappresenta le seguenti aree:
- Area delle politiche di promozione della domiciliarità
- Area delle politiche del sostegno – interventi domiciliari
- Area delle politiche di sostegno – economico
- Area delle politiche di sostegno – sollievo
Le schede offrono una lettura immediata della tipologia dei servizi attivati nel territorio di riferimento
distrettuale e comunale, scoprendo altresì i livelli assistenziali la cui offerta non è attivata.
•
Il SECONDO GRUPPO di schede intende rappresentare l’impegno economico dei Comuni nell’ambito della
promozione della domiciliarità, cioè il grado di investimento promosso nell’ambito dell’ ”agio” (centri diurni
di tipo sociale, sostegno alle associazioni, soggiorni climatici, attività motorie e socializzazione).
•
Il TERZO GRUPPO di schede misura il numero degli operatori per tipologia di qualifica professionale, in
rapporto alla popolazione residente e all’utenza servita.
•
Il QUARTO GRUPPO di schede misura gli utenti, per tipologia di prestazione e di servizio.
Il primo gruppo di schede evidenzia che i servizi sono attivati in modo disomogeneo nei Distretti: il Distretto di
Vicenza garantisce interventi in grado di fornire una buona copertura delle aree previste. Sostanzialmente simile è
la situazione nei Distretti Est e Ovest che evidenzia la presenza di una buona unità di offerta, mentre nel
Distretto Sud-Est la situazione appare più critica con ampie zone scoperte ad eccezione del servizio sociale
professionale.
Il secondo gruppo di schede evidenzia che, pur garantendo il Distretto di Vicenza alla popolazione di età superiore
ai 64 anni, una gamma di servizi più ampia che non gli altri Distretti, la spesa annuale sia pro capite che totale è
nettamente inferiore rispetto ai territori extra urbani. Questo fatto può essere spiegato o attraverso i vantaggi
derivanti dalla maggiore densità della popolazione target in quel territorio (ciò permette la fruizione di un servizio
da parte di un maggior numero di persone a costi quindi più contenuti) o attraverso la necessità di programmare i
diversi interventi per numeri di popolazione più ampi che non quella dei singoli Comuni specie se piccoli. Di qui la
convenienza, anche economica, di addivenire a specifici accordi di programma che regolamentino la gestione
unitaria delle diverse unità di offerta.
Il terzo gruppo di schede illustra lo scostamento tra gli operatori attualmente presenti in ogni Comune (operatori
equivalenti, dato reale) e lo standard regionale (rapporto 1:6000 per gli assistenti sociali – 1:3000 per gli operatori
addetti all’assistenza – OTAA). Solo in rari casi tale standard è rispettato o superato mentre in genere esiste uno
scostamento in negativo rispetto allo standard regionale.
Il quarto gruppo di schede illustra la quantità di interventi realizzati in ognuno dei Distretti a favore della
popolazione ultrasessantaquattrenne. Nello specifico si evidenzia come il numero degli interventi pro capite sia così
distribuito:
Vicenza 0,05; Distretto Est 0,11; Distretto Ovest 0,06; distretto Sud-Est 0,07.
Unità di offerta dell’U.L.SS.
E’ stata compiuta un’analisi dell’offerta territoriale e delle risorse messe a disposizione dall’U.L.SS., relativamente
all’assistenza domiciliare integrata . Tale analisi evidenzia:
™
su un piano distrettuale, il numero degli operatori messi a disposizione, suddivisi per figure professionali (
medici, infermieri professionali, coordinatori degli infermieri professionali, fisioterapisti)
Pagina n . 194
™
sempre su un piano distrettuale, il rapporto delle stesse figure professionali rispetto al numero degli
abitanti prima complessivo, poi >= a 65 anni
™
il rapporto tra gli operatori complessivi e la popolazione >= di 65 anni, calcolato su base 1000.
I dati riportano delle disomogeneità nella distribuzione delle risorse che vanno comunque lette ed analizzate alla
luce delle caratteristiche geo/morfologiche del territorio e della distribuzione della popolazione.
Mission e Vision
I Comuni e l’ULSS, in base al ruolo e alle competenze ad essi attribuite dalla normativa, hanno il compito di tutelare
il diritto delle persone, prevalentemente anziane, di continuare a vivere nella loro casa, nel loro quartiere e paese,
sostenendo particolarmente la famiglia in quanto “nucleo” fondamentale della nostra attuale struttura sociale.
Ciò significa non solo organizzare l’offerta territoriale degli interventi diretti prevalentemente a mantenere e
sostenere la scelta della permanenza a domicilio della persona in condizioni di dipendenza assistenziale, ma anche
orientare la domanda verso un insieme di opportunità date ai cittadini e alle famiglie per accedere a interventi di
natura sociale, socio-sanitaria e sanitaria, fruibili nei diversi stadi di bisogno.
E’ nell’offerta ai cittadini attraverso due aree principali che si caratterizzano le politiche di sostegno della
domiciliarità e precisamente:
1. L’Area delle politiche di promozione della domiciliarità
2. L’Area delle politiche del sostegno che si esplica attraverso:
o
interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia: assistenza domiciliare sociale, sanitaria
(comprensiva della fornitura di protesi e ausili) e integrata sociosanitaria (ADI), telesoccorso e
telecontrollo, interventi delle reti solidaristiche della comunità locale;
o
interventi di sostegno economico: assegni di cura e contributi economici alle persone e alle famiglie,
differenziati a seconda del carico di cura, della tipologia e delle modalità di assistenza fornita, della
situazione economica;
o
interventi di sollievo alla famiglia: centri diurni, ricoveri temporanei, soggiorni climatici, ecc., per
persone in situazione di dipendenza assistenziale.
La visione del Piano consiste nel ridefinire l’unitarietà degli interventi, anche di tipo informativo, creando i
presupposti affinché i diversi enti e operatori interagiscano e definiscano, per la persona non autosufficiente e per
la sua famiglia, un progetto unitario di intervento, concordato tra gli operatori sociali e quelli sanitari e condiviso
dagli interessati.
In ciò si fonda essenzialmente il Piano Locale per la Domiciliarità: rilevare il bisogno, rilevare lo stato attuale di
offerta dei servizi, pianificare gli interventi, definire i progetti integrati che prendano in considerazione la
complessità dei bisogni e la gamma delle risorse disponibili e attivabili, individuare servizi e operatori che
costituiscano punti di riferimento certi per la famiglia.
Obiettivi Generali
¾
¾
¾
¾
¾
¾
Mantenere l’attuale livello di assistenza e di risposta ai bisogni
Offrire a tutti i cittadini dell’ULSS pari opportunità di offerta
Adeguare i livelli di informazione per l’accesso ai servizi ai cittadini;
Attivare un sistema di raccordo della domanda ai servizi ponendo in essere modalità di connessione tra i
diversi poli di accesso, favorendo un approccio facilitato a tutti i cittadini indipendentemente dalla loro
dislocazione abitativa territoriale
Favorire il rispetto delle dinamiche di appropriatezza tra domanda/offerta
Migliorare il grado di connessione tra le politiche assistenziali dell’ospedale e quelle del territorio
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Obiettivi per area specifica di intervento
¾
¾
¾
¾
Mantenere l’attuale livello di assistenza e di risposta ai bisogni
Avviare un piano per l’esame ed eventuale ampliamento dell’offerta dei servizi di “promozione alla
domiciliarità” promuovendo il confronto tra Comuni appartenenti allo stesso Distretto, ricercando in
questo modo modalità e forme di collaborazione che consentano di estendere la capacità di offerta dei
servizi/iniziative nei territori sprovvisti o carenti
Migliorare l’offerta dei servizi di “sostegno alla domiciliarità” attraverso la definizione di regolamenti
comunali, rivisitazione del protocollo d’intesa per la gestione dell’ADI, garantendo un livello essenziale di
assistenza, mediante un graduale e successivo adeguamento degli standard operatori/utenti secondo gli
indirizzi regionali e secondo il reale fabbisogno del territorio
Monitorare il protocollo sulle dimissioni protette, attivando forme di controllo per il miglioramento
continuo della qualità del processo.
Criticita’
Le criticità emerse più evidenti sono:
1.
2.
3.
la mancanza in alcuni Comuni di specifiche offerte contemplate nel processo di gestione integrata della
domiciliarità, evidenziate peraltro anche a livello regionale;
la mancanza di una chiara connessione tra SAD ed A.D.I. che affievolisce il sostegno garantito alla
famiglia soprattutto quando si è di fronte a casi complessi;
il ruolo non sempre riconosciuto della Centrale Operativa A.D.I. nella gestione dei casi e nella definizione e
coordinamento dei percorsi sanitari/socio-assistenziali e quindi la mancanza di una presa in carico davvero
unitaria.
Questi problemi spingono alla lettura più profonda del Piano Locale della Domiciliarità proposto dalla Regione e cioè
che la “domiciliarità” è un processo che parte dal concetto di presa in carico a livello promozionale preventivo e si
sviluppa nei percorsi di sostegno, nelle situazioni di involuzione, alla assistenza nelle situazioni multiproblematiche
in una sorta di continuum dove ruoli, competenze, risorse assumono pari importanza, comprese le strategie
istituzionali.
Strategie
Le amministrazioni pubbliche locali e il sistema dei servizi stanno cercando di modificare il modello culturale di
riferimento: l'anziano e la sua famiglia sono una risorsa, non un problema da risolvere. La prevenzione degli stati
invalidanti deve diventare la linea conduttrice di una previdente politica socio-sanitaria, prima ancora quindi di
qualsiasi intervento ad hoc, finalizzato a gestire direttamente il disagio conclamato.
I contenuti del Piano Locale della Domiciliarità si fondano sulla centralità della persona e della famiglia, sulla
promozione e nel sostegno della domiciliarità e si considera strettamente collegato con il sistema della
residenzialità, trovando altresì connessioni con il piano per la disabilità.
La finalità del piano per la domiciliarità è la promozione e la tutela della qualità di vita del cittadino, in particolare
dell’anziano, sia nella fase di autosufficienza che in quella di fragilità.
In tal senso devono essere considerate due linee di azione:
1. Verso la persona e la sua famiglia.
La qualità di vita di una persona dipende da tutte le azioni di promozione della salute fisica, psicologica,
sociale, della propria identità percepita, nonché dal livello di soddisfacimento riconosciuto dei bisogni
primari e secondari.
Ad obiettivi che sono ormai oggetto di attenzione da parecchi anni come il “mantenere il più possibile a
casa la persona”, il non “far girare la gente”, il rispetto dei “livelli essenziali di assistenza”, se ne stanno
gradualmente aggiungendo altri. In particolare si tratta:
•
di bisogno di relazione, segnato dalla solitudine relativa in cui tanti anziani vivono nella loro giornata;
•
di bisogno di sicurezza, connesso con la solitudine e con la maggiore insicurezza sociale percepita negli
ultimi anni;
Pagina n . 196
•
•
di difficoltosa tenuta della famiglia, nel medio-lungo periodo, nella gestione del congiunto non più
autosufficiente la cui aspettativa di vita però si è mediamente allungata;
di necessità di essere e di sentirsi adeguatamente informati su cosa la rete dei servizi può offrire.
2. Verso l’integrazione della rete.
Il definire i diritti esigibili del cittadino in relazione ai livelli di servizio disponibili, alla loro qualità ed
accessibilità comporta un controllo ed una rivalutazione continua dei programmi assistenziali. La necessità
inoltre di definire un percorso di strategie che evolvono con il mutare del bisogno, non deve far
dimenticare che i principi di sussidiarietà, solidarietà, responsabilità, sostenibilità devono costituire
sempre la matrice base di qualsiasi progetto.
Punti fondanti di questo sistema “flessibile” di welfare devono comunque essere:
1.
la necessità di sviluppare progetti integrati di prevenzione, oltre a quelli di cura. (promozione e
sostegno alla domiciliarità);
2.
rendere omogenei gli interventi su tutto il territorio dell’U.L.S.S., diffondendo le pratiche migliori.
Individuare un minimo comune denominatore sostenibile dell’offerta richiede implicitamente:
a. che tutti gli attori della rete per la domiciliarità mettano a disposizione, proporzionatamente
al bisogno potenziale ma con criterio solidale, proprie risorse per garantire un’azione
complessiva comune. Questo a maggior ragione se si tratta di dare risposta ad un bisogno
complesso che richiede azioni articolate sia a livello valutativo (U.V.M.D.) che a livello
operativo (es. A.D.I. e Sad);
b. che tutti gli attori della rete possano agevolmente comunicare ed acquisire informazioni utili
per la risoluzione di specifici problemi. Un sistema informativo, funzionalmente unico ed
omogeneo, è essenziale per raggiungere questo obiettivo;
c. che tutti gli attori diventino sempre più capaci, nei diversi livelli di responsabilità, di
conoscere il proprio territorio, i cambiamenti in atto o in prospettiva; di programmare e
progettare gli interventi. Per questo motivo, la promozione della “socializzazione” dei dati
deve essere perseguita individuando e condividendo quelle poche ma essenziali informazioni
che permettano il monitoraggio dei processi e dei risultati;
3.
promuovere lo studio per l’attivazione di nuove forme di gestione integrata a livello istituzionale che
possano calarsi in ambiti distrettuali, interdistrettuali ed aziendali.
Le strategie, sono declinate nel piano della domiciliarità cui si rimanda. Detto documento è parte integrante del
presente piano di zona.
Le strategie richiamate sono le seguenti:
La promozione della domiciliarità
ƒ
ƒ
ƒ
ricognizione delle realtà private e del volontariato presenti nel territorio
attivazione di percorsi di sensibilizzazione e di informazione locali nei
confronti del cittadino
attivazione forme di aggregazione sociale e culturale a favore delle
persone anziane
ƒ
ƒ
Il supporto per la domiciliarità
mantenere, per l’anno 2007, l’attuale livello di riposta ai bisogni in
considerazione del prevedibile aumento della domanda
relativamente al SAD – A.D.I.:
o tutti i comuni dovranno attivare / avvalersi di un servizio
Sad integrato con l’A.D.I. distrettuale
o incremento progressivo delle risorse umane destinate al
SAD come esplicitato al punto 2.2.1 della PARTE II;
o individuazione di un modello gestionale che espliciti i diversi
Pagina n . 197
ƒ
ƒ
ƒ
Area trasversale
ƒ
ƒ
ƒ
gradi di integrazione tra SAD ed A.D.I. (diversi livelli
compartecipativi)
o potenziamento dell’A.D.I. come esplicitato al punto 2.2.2.
o impegno annuale dell’AULSS a verificare e programmare il
piano delle risorse sanitarie da mettere a disposizione
promozione rivolta ad alcuni Centri di Servizio per la disponibilità:
o di attivare posti letto sollievo
o di attivare accoglimenti diurni
(prog. Sperimentale): attivare / aggiornare il protocollo delle
dimissioni protette
sviluppare il sistema informativo territoriale raccordando U.L.S.S. e
comuni
sportello integrato: definire nel 2007 un modello organizzativo
sostenibile
predisposizione dei regolamenti delle Amministrazioni Locali
attivazione di cicli formativi per il personale dell’ulss e dei comuni
Pagina n . 198
Piano Locale Della Non Autosufficienza
La programmazione regionale della residenzialità extraospedaliera per anziani non autosufficienti.
La politica regionale riferita ai servizi residenziali persegue i seguenti obiettivi:
•
l’integrazione completa del sistema della residenzialità nel più complessivo sistema di risposta alla non
autosufficienza tramite l’inserimento nella pianificazione territoriale locale (Piano di Zona) e nella
pianificazione settoriale (Piano Locale della Domiciliarità e Piano Locale della non autosufficienza per la
residenzialità).
•
L’allocazione di risorse sociosanitarie definita in conformità a parametri oggettivi e alle necessità delle
diverse realtà territoriali. In tal senso, a ciascuna Azienda U.L.S.S. viene assegnato, da parte della Regione, un
numero prefissato di “impegnative di residenzialità” ritenuto adeguato al bisogno del territorio (D.G.R. 464/06
e D.G.R. 457/2007).
•
Il monitoraggio e il miglioramento continuo della qualità per assicurare livelli adeguati di assistenza attraverso
i processi autorizzativi e di accreditamento istituzionale, così come definiti dalla L.R. 22/2002, e dai requisiti
per i servizi socio sanitari e sociali di cui alla D.G.R. 84 del 16 gennaio 2007.
•
La centralità del cittadino e le garanzie per la libera scelta della struttura meglio rispondente alle aspettative
della persona anziana. Tale diritto si concretizza nella possibilità di poter accedere a strutture autorizzate
all’esercizio, localizzate in realtà territoriali anche diverse da quella di residenza.
Per Centri di Servizio autorizzati si fa riferimento a quelle strutture che dispongono al proprio interno di
posti letto accreditati alla gestione di impegnative di residenzialità.
Fermo restando il diritto del cittadino non autosufficiente a scegliere la struttura che più risponda alle sue
necessità, la Regione intende regolamentare il flusso delle domande di accoglimento nei Centri di Servizio e
soprattutto salvaguardare il diritto del cittadino anche in ordine a criteri di priorità e di bisogno individuale.
Per questo ciascuna U.L.S.S. è chiamata a redigere il Registro Unico della Residenzialità quale strumento di
gestione degli accessi alle strutture residenziali. Gli accessi avvengono sulla base di una graduatoria ordinata
per punteggio di gravità complessiva, determinato da una valutazione multidimensionale e multiprofessionale
attraverso l’utilizzo della SVAMA in sede di UVMD. Viene in tal modo garantito da un lato il diritto individuale
della “libera scelta”, dall’altro quello di precedenza a favore di chi ha maggiore necessità sanitaria e sociale.
•
Sviluppo di un sistema informativo regionale ad hoc che attivi un flusso di dati standardizzati utile, da un lato
al monitoraggio delle unità di offerta e implementato dai Centri di Servizio favorendo il cittadino
nell’attuazione del principio di libera scelta, dall’altro permettendo di avere in tempo reale anche da parte
degli attori della rete (U.L.S.S., Comuni, Dipartimenti ospedalieri, Distretti Sociosanitari, ecc.) le disponibilità
di servizi di accoglienza da parte dei Centri di Servizio
La programmazione Locale
La Conferenza dei Sindaci e l’Azienda U.L.S.S. sono chiamate ad attuare a livello locale gli indirizzi della
programmazione regionale, con il Piano Locale della non autosufficienza per la Residenzialità (PLNA) quale
strumento operativo del Piano di Zona.
In particolare il PLNA dovrà essere articolato nei seguenti punti:
a)
b)
c)
analisi del fenomeno della non autosufficienza nel contesto territoriale dell’Azienda U.L.S.S. con
indicazione degli obiettivi prioritari da perseguire nella programmazione territoriale;
definizione del sistema dei servizi socio/sanitari esistenti sul territorio per le persone non
autosufficienti, evidenziando il raccordo tra i servizi della domiciliarità e della residenzialità;
definizione del sistema di accesso ai servizi residenziali con riferimento all’approvazione del regolamento
unico di accesso ai servizi. A seguito dell’ approvazione della nuova D.G.R. 464/06, D.G.R. 394 del 20
febbraio 2007 e sino alla conclusione del progetto sperimentale sui carichi assistenziali della scheda
SVAMA, di cui alla D.G.R. 2831 del 4 ottobre 2005 l’UVMD con l’approvazione del progetto personalizzato
si dovrà esplicitamente indicare il livello di intensità assistenziale appropriato ai bisogni della persona
valutata, che comunque dovrà essere riportato nella impegnativa di residenzialità. Sino all’approvazione del
progetto suddetto le UVMD possono utilizzare come riferimento quanto disposto sull’argomento dalla
D.G.R. 464/06.
Pagina n . 199
d)
e)
f)
Articolazione del sistema di offerta esistente dei servizi residenziali. In tale sezione dovrà essere
rappresentata la situazione dell’offerta residenziale presente sul territorio e comprendente, per ogni
Centri di Servizio esistente nella zona, i seguenti aspetti: i riferimenti normativi e la data di
autorizzazione al funzionamento, la capacità ricettiva totale, i posti letto autorizzati al funzionamento per
non autosufficienti, i posti destinati al sollievo e all’accoglienza temporanea e gli eventuali posti letto per
autosufficienti autorizzati. In particolare per i posti autorizzati per non autosufficienti dovrà essere
esplicitato il numero di quelli dedicati all’accoglienza di 1° livello e quelli dedicati all’accoglienza di 2°
livello, gli eventuali posti dedicati alle sezioni SAPA e SVP. Si specifica che ogni tipologia di posto dovrà
comunque rientrare nella capacità ricettiva totale autorizzata. Nell’ambito dei posti di secondo livello
devono essere ricompresi quelli identificati precedentemente come HRSA, che ai sensi della L.R. 2/06
sono stai riportati tra i posti di 2° livello. Vengono a cessare pertanto le disposizioni specifiche relative a
tale tipologia di posti di residenzialità di cui alla D.G.R. 1729/03, con particolare riferimento alla durata
dell’accoglienza.
Articolazione della programmazione e della qualificazione del sistema di offerta. In tale sezione deve
essere indicato lo sviluppo della programmazione nel sistema della residenzialità, tenendo conto dei vincoli
e dei limiti di cui alla tab. 2 della D.G.R. 457/07. Dovranno essere definiti in particolare l’allocazione dei
posti autorizzati/accreditati all’assistenza di 1° livello e di 2° livello, secondo le indicazioni di cui alla
D.G.R. 464/06 e D.G.R. 394 del 20 febbraio 2007. La programmazione della rete di offerta entro i limiti
di cui alla tab. 2 dovrà essere rappresentata in una apposita scheda articolata su 2 sezioni e dovrà indicare
nella prima sezione la previsione dello sviluppo attuale e nella seconda sezione la previsione relativa alla
nuove strutture. In questa sezione dovranno essere indicate le previsioni derivanti da atti, provvedimenti
già in essere oppure da esiti di valutazione dalla Conferenza dei Sindaci rispetto ad eventuali nuovi
insediamenti. Un’ ulteriore scheda con analoga rappresentazione di programmazione dovrà riguardare la
realizzazione di Centri Diurni Socio-sanitari.
La realizzazione di progettualità innovative e sperimentali. Devono riguardare le modalità di raccordo tra
domiciliarità e residenzialità oppure la sperimentazione di nuove modalità di accoglienza e potranno essere
realizzati attraverso l’utilizzo flessibile di impegnative di residenzialità nella misura max del 1,5% del
totale assegnato. La sperimentazione inserita nel PLNA potrà essere avviata solo dopo approvazione del
relativo progetto da parte della Direzione Regionale per i Servizi Sociali.
Le linee guida per lo sviluppo di tale programmazione locale sono state espresse dalla Regione Veneto con D.G.R.
457 del 27 febbraio 2007 e sono in fase di avanzata attuazione. I documenti di analisi da cui derivano le scelte
della programmazione locale sono stati presentati negli incontri tenutisi nei diversi ambiti territoriali, nelle sedi
dei comitati di distretto, con il coinvolgimento delle strutture residenziali di ciascun territorio. Ritenendo che le
linee di sviluppo della programmazione locale dell’offerta di servizi residenziali debbano essere il frutto di un’ampia
condivisione e confronto fra tutti i soggetti istituzionali coinvolti, si è ritenuto opportuno rimandare l’adozione
del Piano Locale per la non autosufficienza per la residenzialità, al termine di questa fase di coinvolgimento, che si
concluderà entro il 7 giugno 2007.
Pertanto nell’ambito del presente documento si anticipa la descrizione della rete dei servizi residenziali per
anziani presenti nel territorio dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 “Vicenza” e gli obiettivi prioritari da perseguire nella
programmazione territoriale; che verranno compiutamente sviluppati nell’ambito del PLNA di prossima adozione e
che diventeranno parte integrante del Piano di Zona dei Servizi Socio Sanitari per gli anni 2007-2009.
Pagina n . 200
Il piano delle strategie
1. Area Sistema Di Gestione Impegnative Di Residenzialità E Garanzie Alla Libera Scelta
Criticità
L’applicazione del Regolamento per l’accesso alle strutture residenziali porterà a profonde trasformazioni
delle pratiche di selezione ed accoglienza delle persone anziane non autosufficienti, al fine di garantire
l’effettiva espressione della libera scelta del cittadino. “Nell’ambito della residenzialità e la semi
residenzialità, la libera scelta si concretizza nella facoltà del cittadino, o di chi per lui lo rappresenti
avente titolo, di scegliere il Centro di Servizio maggiormente rispondente al bisogno espresso, alle
aspettative di assistenza sanitaria e sociale compatibile con le proprie condizioni economiche”.
Per dare effettiva applicazione a tali principi occorre
o che l’offerta residenziale, di ridotta e di media intensità assistenziale, sia effettivamente distribuita
in maniera equa su tutto il territorio dell’A. U.L.S.S.;
o che il cittadino, per esprimere una scelta consapevole, sia adeguatamente informato sull’offerta
presente su tutto il territorio A. U.L.S.S., in particolare su: carta dei servizi, rette praticate, posti
letto disponibili;
o che il sistema di gestione degli ingressi sia costantemente monitorato per garantire l’effettiva
espressione della libera scelta da parte delle persone collocate nella graduatoria;
o che sia implementato un sistema capace di svolgere una funzione di governo clinico dei percorsi per
l’accesso alle strutture, sia sul versante della domanda che su quello dell’offerta.
Obiettivo
Garantire le condizioni per l’effettiva espressione della libera scelta da parte dei cittadini presenti nella
graduatoria unica d’accesso, tramite:
•
un’adeguata articolazione nel territorio delle diverse tipologie di offerta,
•
lo sviluppo di sistemi d’informazione aggiornati e coerenti sulle caratteristiche dell’offerta,
•
il monitoraggio degli ingressi nei posti letto accreditati dei diversi Centri di Servizio.
Strategie
1)
2)
3)
4)
sviluppo, nell’ambito delle disposizioni regionali, dell’offerta di posti letto accreditati per la gestione
di impegnative di media/ridotta intensità assistenziale in modo da garantirne la migliore articolazione
in ambito distrettuale, su tutto il territorio dell’A. U.L.S.S. 6;
sviluppo, nell’ambito delle disposizioni regionali relative a impegnative di residenzialità e requisiti per
autorizzazione e accreditamento, dell’offerta di semiresidenzialità nei territori che ne sono privi;
Attivazione del progetto “C’è un posto letto?” per permettere ad utenti, operatori dei servizi sociali e
sanitari di accedere ad informazioni costantemente aggiornate dai gestori dei servizi residenziali e
semiresidenziali, relative a tipologia di offerta, costo del servizio, disponibilità quotidiana di
accoglimenti;
Sviluppo e sperimentazione del sistema informativo per un’efficiente e trasparente gestione delle
impegnative di residenzialità, la garanzia e il rispetto delle libera scelta e delle priorità di ingresso
attraverso il monitoraggio degli ingressi in strutture residenziali e semiresidenziali tramite la
sperimentazione di un sistema informativo flessibile e costantemente aggiornato.
Pagina n . 201
2. Area Accoglimenti Temporanei
Criticita’
-
-
L’aumento e l’invecchiamento della popolazione anziana stanno determinando un continuo incremento
quantitativo e qualitativo della domanda di assistenza e ciò richiede uno sforzo collettivo per
prefigurare nuove forme di sostegno alle famiglie che sono chiamate a rispondere in tempi medio
lunghi alla gestione dei propri famigliari anziani in condizione di dipendenza.
Sul versante della offerta emergono nuove forme di intervento auto-gestite dalla società civile
(assistenti familiari/badanti), stimate dall’Osservatorio Regionale Anziani in un numero equivalente ai
posti letto presenti in un territorio, che indicano una propensione degli anziani e delle loro famiglie per
forme di assistenza domiciliari, fortemente personalizzate e sostenibili sul piano economico, in grado
di garantire l’assistenza continua sulle 24 ore. Tali interventi richiedono di essere integrati in percorsi
assistenziali in grado di offrire garanzie sulla qualità e la continuità degli interventi assistenziali
erogati a domicilio, attraverso forme di supporto flessibili e articolate erogate da servizi facilmente
accessibili (ricoveri temporanei, accoglimenti diurni).
Obiettivi
-
-
-
Sostenere le famiglie che assistono in modo continuativo l’anziano non autosufficiente a domicilio
attraverso l’offerta di ospitalità residenziale temporanea per periodi di sollievo e di trattamenti
finalizzati alla riabilitazione o alla risoluzione di criticità particolari.
Prolungare i tempi dell’assistenza a domicilio e migliorare l’appropriatezza dell’intervento.
Offrire risposte differenziate ai bisogni della persona non autosufficiente (bisogni riabilitativi, di
riattivazione dopo un evento acuto, di stabilizzazione clinica, di rimodulazione dell’assistenza) che
altrimenti, in una fase prossima all’evento acuto e non ancora stabilizzata, verrebbero facilmente
valutati idonei all’accoglimento definitivo in residenza, concorrendo all’aumento delle liste di attesa.
Estendere le prassi di accesso e le metodiche d’intervento utilizzate nella RSA di Sandrigo agli altri
Centri di Servizio dedicati.
Sviluppare forme di valutazione in grado di garantire la migliore continuità assistenziale al termine del
ricovero temporaneo verso altre forme di intervento.
Migliorare l’appropriatezza e l’adeguatezza tra i bisogni di assistenza e i percorsi assistenziali
proposti.
Incrementare l’offerta e l’accesso ai servizi residenziali per rispondere ai bisogni emergenti del
territorio, con le risorse disponibili.
Strategie
1.
Ampliare l’accoglimento temporaneo a maggiore intensità assistenziale, attualmente svolto dal Nucleo RSA
di Sandrigo, inizialmente a due nuclei dell’I.P.A.B. "Proti-Salvi-Trento" (Reparto Torri) per complessivi 30
posti letto e, successivamente, a un nucleo residenziale dell’area Sud-Est, attraverso la riqualificazione
con risorse sanitarie di un numero di impegnative specializzate di media intensità assistenziale.
Sono destinate, nella fase iniziale, a tale funzione il 2,5% di impegnative di residenzialità assegnate
all’Azienda U.L.S.S. n. 6 “Vicenza” e l’1,5% destinate dalla D.G.R. 457/2007 alla sperimentazione di nuove
forme di gestione delle problematiche di non autosufficienza.
2.
Sviluppare gli accoglimenti temporanei di sollievo presso tutte le strutture con nuclei a ridotta intensità
assistenziale, nei posti letto accreditati, garantendo la priorità di tali accoglimenti rispetto ad
accoglimenti definitivi per:
•
aumentare la possibilità di accesso ai servizi residenziali degli utenti non autosufficienti, sullo
stesso numero di posti letto, fornendo quindi risposte differenziate ad una molteplicità di bisogni
che altrimenti dovrebbero essere orientati verso l’accoglimenti in regime privato, con oneri più
elevati per il cittadino.
Pagina n . 202
3. Area Qualificazione Dell’Assistenza Alla Persona Con Demenza
Criticità
L’analisi effettuata nella lista di attesa sulla base dei profili accolti dai Centri Servizio dell’U.L.S.S. n° 6
"Vicenza" evidenzia la prevalenza di persone con problematiche di deterioramento cognitivo e di demenza (profili
6, 7, 8, 9, 11, 15, 16,17).
Ciò evidenza la necessità che la rete dei servizi sia strutturata in un sistema di interventi socio-sanitari che
consenta un’adeguata attenzione agli aspetti diagnostici e terapeutici e un’assistenza qualificata a breve, medio e
lungo termine, durante l’evoluzione della malattia fino allo stadio più grave; altresì forme di sostegno, supporto e
sollievo alle famiglie e favorire il mantenimento, se possibile, della persona malata presso la propria casa.
Se da una parte sembra ormai condivisa l’importanza di qualificare tutti i Centri di Servizio nella gestione
assistenziale della persona demente, con l’accrescimento delle competenze professionali negli operatori che
devono affrontare quotidianamente la complessità della cura e le criticità rappresentate dai problemi
comportamentali dell’ospite, dall’altra risulta opportuno specificare nel territorio, in modo omogeneo e
facilmente fruibile, i nuclei dedicati alla gestione della malattia nelle fasi di maggiore complessità assistenziale.
È utile, tuttavia, prevedere nuclei con la compresenza di livelli di intensità assistenziale differenziati (ridotta e
media) per garantire una continuità assistenziale alla persona accolta e alla sua famiglia, lungo il decorso di una
patologia che presenta fasi di diverso carico assistenziale.
Obiettivi
• Migliorare la capacità di presa in carico e la competenza nella gestione assistenziale delle persone affette da
decadimento cognitivo da parte di tutti i Centri di Servizio del territorio dell’U.L.S.S. n° 6 "Vicenza".
• Evidenziare l’offerta dei servizi per la presa in carico di persone che presentano problematiche di demenza
con diversi gradi di gravità – afferenti ai profili di ridotta e di media intensità assistenziale -, che richiedono
l’assunzione di specifiche prassi assistenziali e la sperimentazione di modelli organizzativi gestionali in grado di
garantire sostenibilità economica e appropriatezza degli interventi assistenziali.
• Migliorare l’utilizzo dei posti di semiresidenzialità e di residenzialità dedicati a tali persone e del nucleo
S.A.P.A. (Servizio Alta Protezione Alzheimer) nell’ambito di percorsi assistenziali che mirino a stabilizzare le
condizioni del paziente per permettere il suo rientro a domicilio, anche tramite percorsi di sostegno e
formazione alle famiglie.
Strategie
1)
2)
3)
4)
5)
Monitoraggio e verifica delle situazioni in lista di attesa presenti nei Centri di Servizio con profili
caratterizzanti il deterioramento cognitivo rispetto ai seguenti indicatori:
a. quantità e differenziazione per profilo;
b. tempo di permanenza in lista di attesa;
c. percorsi assistenziali di accoglienza e di dimissione;
d. orientamento delle richieste di accoglimento.
Sviluppo in ciascun territorio distrettuale di almeno un nucleo dedicato a pazienti con problematiche di
demenza: l’A.U.L.S.S. di impegna a sostenere tali progettualità con prestazioni specialistiche nell’ambito
delle convenzioni integrative e/o con potenziamento di personale specialistico e riabilitativo.
Sviluppo dei servizi di consulenza e diagnosi dedicati a persone con decadimento cognitivo/ demenza;
Offerta di percorsi di formazione rivolti sia ad operatori territoriali che a quelli dei Centri Servizio per
migliorare la capacità di presa in carico di tali tipologie di pazienti e garantire la continuità assistenziale e
il corretto utilizzo delle risorse di residenzialità dedicate.
Attivazione del nucleo S.A.P.A. (Servizio Alta Protezione Alzheimer), sulla base delle risultanze della
sperimentazione in atto nell’ambito del progetto “Polo Assistenziale Alzheimer” .
Pagina n . 203
4. Area disabilità adulta
Criticità
Si assiste ad un aumento delle richieste d’inserimento nei Centri di Servizio relative a persone con
disabilità adulte. La presenza di queste nei Centri di Servizio per anziani non autosufficienti è un fenomeno
connesso:
alle mutate condizioni della popolazione con disabilità (aumento della speranza di vita) che fa
prevedere la necessità di garantire l’ingresso nel prossimo decennio di circa 60 persone attualmente
seguite dall’area disabili; ulteriormente, nella lista di attesa al 31/12/2006 sono presenti 39 persone;
all’aumento della popolazione inferiore ai 65 anni con disabilità acquisita a seguito di incidenti
gravemente invalidanti o per la presenza di gravi patologie cronico degenerative, che difficilmente
possono essere assistite a domicilio;
alla non rispondenza degli standard organizzativi (figure professionali) previsti per le comunità
protette per disabili rispetto ai bisogni di intervento sanitari elevati; ciò ha portato ad un progressivo
inserimento nelle diverse tipologie della residenzialità (area anziani) di quote di persone con disabilità
inferiori a 65 anni.
Si evidenzia la necessità di aumentare la competenza dei Centri di Servizio nella gestione di persone
non autosufficienti che, in età adulta, esprimono bisogni non sempre assimilabili all’esperienza acquisita con gli
anziani e introducono variabili di complessità nella gestione e di criticità nell’assistenza all’interno delle
strutture.
-
Obiettivo
Migliorare la capacità di presa in carico da parte dei Centri di Servizio di persone con problematiche che
richiedono l’assunzione di prassi e metodiche assistenziali specifiche, tramite l’individuazione, nei nuclei di
ridotta e di media intensità assistenziale, di posti letto dedicati per l’accoglimento di persone non
autosufficienti in età adulta.
Strategie
1.
2.
3.
4.
Monitoraggio delle situazioni di persone non autosufficienti in età adulta presenti all’interno dei Centri di
Servizio: verificando la tipologia di bisogni e il percorso assistenziale che hanno condotto alla definizione
di un progetto di accoglimento residenziale definitivo; rilevando su base annuale del fabbisogno e della
richiesta di accesso nei Centri Servizio da parte di persone disabili.
Individuazione, con il concorso delle strutture interessate, di nuclei dedicati a pazienti non autosufficienti
in età adulta, con il supporto dei servizi specialistici che intervengono nel progetto di assistenza.
Sviluppo di percorsi formativi con le strutture coinvolte per l’adozione di specifiche metodiche
d’intervento.
Individuazione dell’offerta di residenzialità dedicata all’accoglimento di tali patologie: il sistema di
accesso è quello previsto dai criteri adottati dall’Azienda U.L.S.S. n° 6 "Vicenza" e osserva le seguenti
previsioni normative regionali:
•
La DGR 464/2006 che nell’andare a definire il fabbisogno di residenzialità prevede una dotazione
massima di 152 posti letto, corrispondente allo 0,06% della popolazione residente compresa nella
fascia d’età inferiore a 64 anni.
Pagina n . 204
5. Area Volontariato E Reti Informali
Criticità
Il numero di persone non autosufficienti con disabilità gravi che richiedono un impegno assistenziale
crescente, a fronte di standard di personale predefiniti nei livelli minimi, impone la necessità di trovare nuove
modalità di supporto nell’ambito dei Centri di Servizio, da parte del volontariato e delle reti informali
(familiari).
Inoltre, la famiglia non delega mai totalmente l’anziano alle istituzioni: essa infatti riveste diversi ruoli e
funzioni, direttamente o attraverso l’incarico a personale privato, che non sempre sono conosciuti agli addetti
alla cura della persona; questi apporti possono essere vissuti più come vincoli che come risorse disponibili.
L’attività svolta dal volontariato nell’area degli anziani e all’interno dei Centri di Servizio costituisce una realtà
storica e consolidata che si integra, supporta e completa il livello qualificato di assistenza offerto alle persone
utenti. Il Centro Servizi per il Volontariato di Vicenza conta più di dieci Associazioni iscritte che operano a
vario titolo nel territorio dell’Azienda U.L.S.S. n° 6 "Vicenza". Alcune di queste svolgono il proprio intervento
nelle strutture residenziali, altre a livello domiciliare; inoltre, i servizi socio-assistenziali dichiarano la
presenza di molti altri volontari attivi e non appartenenti ad associazioni organizzate.
Appare strategico, pertanto, nell’ottica della qualificazione dei servizi offerti dai Centri di Servizio, agire
nella direzione della valorizzazione delle forme di volontariato esistenti e dell’individuazione di nuove
esperienze di attivazione delle reti informali in quanto i volontari e i familiari sono riconosciuti come soggetti
portatori di risorse e saperi propri e possono essere gli alleati nel perseguimento degli obiettivi di salute
dell’ospite. Tuttavia, la rete dei servizi potrà interagire in un’ottica di valorizzazione e di reciprocità con il
volontariato nella misura in cui questo sarà in grado di sviluppare competenza e capacità di integrazione con i
Centri di Servizio per favorirne l’adeguato e appropriato intervento anche all’interno di ambiti ad elevata
complessità assistenziale (nuclei Alzheimer, Hospice, ecc.).
Obiettivi
•
•
•
•
•
•
Attivare forme innovative di partecipazione e di supporto da parte delle reti informali.
Sviluppare la consapevolezza all’interno della rete dei servizi sul ruolo e sulla funzione del volontariato e
delle reti primarie nei confronti dell’anziano fragile, per favorirne l’adeguato coinvolgimento e valorizzarne
le peculiarità.
Qualificare l’intervento offerto dal volontariato, dai famigliari o da altri soggetti incaricati dalle famiglie
nell’ambito dei Centri di Servizio per migliorare la qualità del livello di assistenza complessivamente reso.
Diffondere la conoscenza tra i volontari sulle modalità di accesso alla rete dei servizi, sviluppando anche
l’acquisizione di alcune sensibilità e competenze nella gestione degli anziani fragili.
Sviluppare le competenze di aiuto e solidarietà negli aspiranti volontari.
Coinvolgere la famiglia nel Progetto di benessere dell’anziano.
Strategie
1)
2)
3)
4)
5)
Rilevazione dell’attività svolta da parte di volontari o di personale privato nell’ambito delle residenze,
identificando le tipologie di attività in cui sono coinvolti.
Organizzazione condivisa di percorsi di formazione, favorendo l’incontro diretto fra volontari e gli
operatori che intervengono negli stessi ambiti territoriali.
Sviluppo attività formativa rivolta a volontari e a personale privato, con rilascio di attestati di
partecipazione.
Definizione di una regolamentazione uniforme della presenza di volontari e assistenti private presso i
Centri di Servizio.
Promozione - creazione di gruppi di auto mutuo aiuto.
Pagina n . 205
Area
Trasversale
Servizio
di Integrazione Lavorativa
S.I.L.
Pagina n . 206
Introduzione
“Gli Stati riconoscono il diritto delle persone con disabilità al lavoro, su base di parità con gli altri; ciò include il
diritto all’opportunità di mantenersi attraverso il lavoro che esse scelgono o accettano liberamente in un mercato
del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l’inclusione e l’accessibilità alle persone con
disabilità.”
Nota: Tratto dalla Convenzione Internazionale “ I diritti delle persone con disabilità” , approvata dall’Assemblea
Generale delle Nazioni Unite – New York 13.12. 2006 (art. 24 – Lavoro e Occupazione)
Descrizione
Formalmente istituito nell’agosto 2004 in applicazione, ma di fatto già operante dagli anni ’80 come “area
integrazione lavorativa “ del Servizio Disabili, il S.I.L. dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 è un servizio interdistrettuale, in
staff alla Direzione dei Servizi Sociali, le cui funzioni organizzative e di coordinamento sono svolte dal
Responsabile SIL e dall’Ufficio di Coordinamento, mentre a livello territoriale l’operatività è svolta da un’équipe
(formata da assistenti sociali ed educatori professionali) presso ciascuno dei quattro distretti, da un’équipe presso
il Dipartimento per le Dipendenze e da un’équipe presso il Dipartimento per Salute Mentale. Ciascuna equipe si
avvale della consulenza degli specialisti di riferimento delle persone in carico.
Il S.I.L. svolge le funzioni e i compiti previsti dalla legge regionale n. 16/2001 e dalla successiva D.G.R. n. 3350 del
2001 ed in particolare:
•
la conoscenza e la valutazione delle potenzialità e dei bisogni individuali delle persone e delle aziende;
•
la programmazione e gestione dei percorsi individualizzati di inclusione lavorativa;
•
il monitoraggio delle esperienze;
•
la promozione di collaborazioni tra soggetti istituzionali del mondo imprenditoriale, del sistema della
formazione professionale, della cooperazione sociale, del volontariato e delle associazioni degli utenti e dei
familiari che operano specificatamente nel settore.
I soggetti coinvolti nell’ambito dell’integrazione lavorativa collaborano con modalità di formalizzazione
diversificata quali:
Protocollo d’intesa tra Provincia e Ulss per la gestione della legge n. 68/99 “Diritto al lavoro dei disabili”
Convenzione tra Ulss e Consorzio Prisma per l’attività di formazione in situazione presso le cooperative
aderenti,
Convenzioni dirette tra Ulss e Aziende per la realizzazione di progetti personalizzati di formazione in
situazione
Convenzioni tra Ulss, Centri per l’impiego e aziende per convenzioni di programma e progetti d’integrazione
lavorativa personalizzati finalizzati al collocamento ai sensi della Legge n. 68/99.
Negli anni 2005 - 2006, per dare impulso agli inserimenti lavorativi, molto si è lavorato in collaborazione con i due
Centri per l’Impiego, nell’ambito delle stipula di convenzioni di programma con aziende del territorio.
Tale strumento consente una migliore programmazione territoriale delle azioni di inclusione lavorativa e delle
attività S.I.L. in genere.
Gli utenti del S.I.L.
Attualmente pervengono al S.I.L., via-via sempre più numerose, richieste di presa in carico. Richiedono sostegno
nell'inserimento al lavoro, non solo persone con disabilità intellettiva o affette da patologia di natura psichica, ma
anche persone con disabilità di natura sensoriale e fisica o con problemi d’alcolismo o di tossicodipendenza e in
situazione di grave svantaggio sociale per motivi di disadattamento e/o d’emarginazione sociale.
Oltre ai disoccupati, si rivolgono al servizio anche lavoratori già collocati da anni che, per le modificate condizioni
psichiche o fisiche, sono a rischio di perdere il posto di lavoro.
Pagina n . 207
Chiedono consulenza anche aziende, che hanno già instaurato un regolare contratto d’assunzione con persone
disabili, ma che necessitano di supporto per risolvere problemi che potrebbero influire sulla prosecuzione del
rapporto di lavoro.
Il territorio e il S.I.L.
La crisi economica che recentemente ha coinvolto anche le aziende vicentine ha determinato la modificazione
strutturale di molte di esse, che sempre più per poter restare sul mercato nazionale e internazionale, devono
elevare la qualità della loro produzione introducendo nuove tecnologie e/o delocalizzando le attività nei Paesi
dell’Est Europa o dell’Asia.
In particolare si nota che vengono spostate in altre zone produttive quelli attività semplici di manovalanza o
assemblaggio che fino a pochi anni fa consentivano l’inserimento nella aziende delle persone con bassa scolarità e
qualificazione professionale.
Tali azioni, inevitabili dal punto di vista della aziende e volte a soddisfare le esigenze di mercato, di riflesso stanno
incrementando un’inevitabile discrepanza tra la domanda di lavoro qualificato (sono richiesti tecnici, laureati in
discipline economiche e tecnologiche) e l’offerta proveniente dai lavoratori, in particolari quelli con disabilità, che
non sempre appunto, presentano adeguata preparazione o professionalità.
In questi ultimi mesi si nota che l’economia vicentina sta dando segnali concreti di reazione, ma poiché, come noto,
le aziende possono essere competitive solo se coltivano l’innovazione tecnologica e l’applicazione di nuovi sistemi
produttivi, coloro che aspirano ad entrare oggi nel mondo del lavoro devono necessariamente elevare la loro
preparazione.
E questo non sempre è alla portata della maggior parte delle persone con disabilità.
Per uscire da questa situazione di stallo sono necessari corsi di formazione professionale e l’ampliamento delle
attività di tirocinio e formazione in ambito lavorativo, nonché azioni di sostegno per le persone che sono già state
incluse nel mondo del lavoro.
I dati epistemologici
Presso i due Centri per l’Impiego presenti sul territorio dell’ULSS, situati rispettivamente a Vicenza e Lonigo, sono
iscritte n. 1409 persone riconosciute invalide civili e disabili dalle apposite Commissione Sanitarie di Prima
Istanza e in attesa di occupazione (dato del 01.01.07) di cui:
- n. 1285 presso il Centro per l’Impiego di Vicenza
- n. 124 presso il Centro per l’Impiego di Lonigo (residenti nel territorio corrispondente all’ex Dss Sud – zona di
Noventa Vicentina).
Grazie alla collaborazione (Protocollo d’Intesa) in atto tra Servizi per l’Impiego e S.I.L. si sono realizzate le
seguenti convenzioni individuali d’integrazione lavorativa finalizzate all’assunzione presso aziende del territorio:
- anno 2003 n. 63
- anno 2004 n. 57
- anno 2005 n. 37
- anno 2006 n. 77
Pagina n . 208
Il piano delle strategie
Il S.I.L. fa propria l’evoluzione culturale del concetto di integrazione verso l’introduzione del concetto di
inclusione, laddove si intende indicare l’agire inclusivo che promuove consapevolezza nella persona con disabilità e/o
in situazione di svantaggio (“sapere di saper fare”), ne sostiene la partecipazione e l’autodeterminazione.
Il S.I.L. nel sostenere la persona nel raggiungimento dell’obiettivo dell’inclusione lavorativa, assume i
metodi della programmazione e di empowerment (le azioni e gli interventi formativi centrati sull'empowerment
mirano a rafforzare il potere di scegliere dei singoli, migliorandone le competenze e le conoscenze) realizzando i
seguenti progetti personalizzati, diversificati in funzione dei bisogni delle persone svantaggiate:
1. Orientamento per valutare in situazione di lavoro le potenzialità e le attitudini della persona sul piano
dell’autonomia, dell’apprendimento, nonché per agevolare l’apprendimento di regole di base per l’inclusione
lavorativa
2. Formazione in situazione, finalizzata alla maturazione complessiva della personalità, alla riabilitazione di
funzioni e competenze nella sfera psicologica, psicomotoria e/o relazionale all’acquisizione di competenze
sociali, all’apprendimento di abilità lavorative
3. Mediazione al collocamento finalizzata all’apprendimento di abilità lavorative specifiche, il raggiungimento
e il mantenimento di un rapporto di lavoro
⇒
I Progetti d’inserimento sociale in contesto lavorativo gestiti dal S.I.L. (D.G.R. n. 3953/2001 e
D.G.R. n. 3787/2002), consentono a persone con gravi disabilità, che non possiedono capacità
lavorative, ma con residuali capacità relazionali e occupazionali, di mantenere una discreta autonomia a
livello personale. Favoriscono altresì la loro partecipazione alla vita sociale mediante l’inclusione in
ambienti lavorativi (aziende private, enti pubblici, fondazioni, cooperative sociali).
Questa tipologia d‘intervento è proposta talvolta in alternativa all’inserimento in struttura
assistenziale, con una conseguente minor spesa a carico del Bilancio ULSS.
Pagina n . 209
Prima Strategia
1. Area di intervento
Area Salute Mentale
Area Persone con Disabilità
Servizio Integrazione Lavorativa
2. Titolo del progetto
SOSTEGNO E MANTENIMENTO DEL POSTO DI LAVORO DI LAVORATORI CON DISABILITA’
E/O PERSONE IN SITUAZIONE DI SVANTAGGIO SOCIALE .
3. Politica di riferimento
Azione di sistema SIL 1.1
4. Analisi del bisogno
I risultati conseguiti dal S.I.L. nel corso degli anni, soprattutto se rapportati a quelli derivanti dall'applicazione
dell'abrogata legge 482/68, sono stati molto significativi. Oltre al considerevole numero di persone disabili
collocate al lavoro ogni anno, sono da considerare indicatori di risultato la permanenza delle stesse nel luogo di
lavoro, per periodi di tempo più lunghi rispetto al passato e la piena soddisfazione espressa da molte aziende
riguardo agli interventi posti in essere.
Ogni persona inserita presenta una propria storia personale, un proprio percorso di vita che può influenzare anche
l’aspetto del mantenimento dell’occupazione lavorativa in quanto non tutti riescono ad affrontare allo stesso modo
un contesto d’inserimento lavorativo. Un certo numero delle persone disabili inserite negli anni, necessita pertanto
del sostegno e monitoraggio continuo da parte degli operatori SIL in ragione di particolari situazioni di fragilità
emotiva o per la persistenza di alcune difficoltà di gestione di aspetti relazionali o familiari.
A seguito il buon numero di inserimenti realizzati negli anni e proporzionalmente al conseguente aumento del
numero delle persone che necessitano di sostegno è necessario razionalizzare ed individuare nuove strategie
idonee a supportare il maggior numero di lavoratori a parità di risorse di personale SIL.
L’applicazione della metodologia introdotta dai Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (Gruppi AMA) (attività facilitata da un
operatore, rivolta ed orientata all’interno di un piccolo gruppo di persone che condividono uno stesso problema o
disabilità di natura fisica, psichica o mentale) appare una possibile strategia da adottare per sostenere e
supportare più persone a parità di risorse.
Nel contempo la persona, avendo la possibilità di esporre i propri problemi e di confrontarsi con altri che vivono la
stessa esperienza, affronta con maggior forza ed energia la quotidianità (metodologia dell’empowerment , tipica
del lavoro sociale).
5. Obiettivi
9
9
Sostenere i percorsi di inclusione lavorativa mediante una metodologia di Gruppi AMA e di Empowerment
Prevenire eventuale perdita del posto di lavoro (evento che causa effetti negativi sul piano individuale e
familiare nonché socio-assistenziale) con conseguente rientro al SIL della persona come “lavoratore in cerca
di occupazione” (che comporta un’intensificazione dell’intervento degli operatori).
Pagina n . 210
6. Azione
A. Descrizione
Si intende avviare un primo Gruppo di Auto Mutuo Aiuto a livello sovradistrettuale, ed un secondo gruppo il
prossimo anno, omogenei per “natura di disabilità” ed un Gruppo AMA presso il DSM.
All’interno di ciascun gruppo vi è la presenza di un educatore e/o assistente sociale delle equipe del Servizio
Integrazione Lavorativa, di comprovata esperienza, con il ruolo di facilitatore.
Ciascun gruppo sarà costituito sulla base di un numero minimo di 6 persone interessate all’attività e fino ad
numero massimo di 12 utenti.
Il Gruppo AMA si riunirà indicativamente ogni 2 o 3 settimane, per circa 2 ore.
Il facilitatore si rapporterà all’équipe SIL di riferimento qualora tale figura non coincida con quella del tutor
SIL/referente del caso, e con gli specialisti di riferimento.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
ULSS 6 Vicenza
•
Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS 6 Vicenza
Nominativo
Servizio Integrazione Lavorativa
Nominativo
Livello di responsabilità
Distretti socio sanitari – U.O.
Disabilità/Equipe SIL territoriali
Dipartimento Salute Mentale – Equipe
SIL del DSM
7. Utenti
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
24
36
48
Tipo di utenti (Target)
Lavoratori con disabilità
Triennio
108
8. Temporizzazione
Anno
Fase
1
Anno 2007
2
3
1
Termine
per
realizzazione
Descrizione
Individuazione lavoratori con disabilità interessati
a partecipare ai Gruppi AMA
Avvio di un primo Gruppo AMA per lavoratori con
disabilità mentale e/o fisica e/o sensoriale, a livello
sovradistrettuale;
avvio di un Gruppo AMA per lavoratori con
disabilità psichica
Monitoraggio attività sull’andamento dei Gruppi
AMA (Facilitori/Resp. SIL)
3
Individuazione lavoratori con disabilità interessati
a partecipare ai Gruppi AMA
Avvio di un ulteriore Gruppo AMA per lavoratori
con disabilità mentale e/o fisica e/o sensoriale;
Monitoraggio attività con il Responsabile SIL
Dei 3 gruppi AMA
1
Ripresa attività gruppi AMA
Anno 2008
2
Anno 2009
2
Monitoraggio attività sull’andamento dei Gruppi
AMA (Facilitori/Resp. SIL)
Pagina n . 211
Settembre 2007
Novembre 2007
Periodica
Settembre 2008
Novembre 2008
Periodica
Settembre 2008
Periodica
la
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€ 3.621,00
Aulss
€ 3.012,00
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Totali
€ 6.633,00
Quota 2008
€
€ 5.438,00
€ 3.012,00
€
€
€
Quota 2009
€
€ 5.438,00
€ 3.012,00
€
€
€
Triennio
€
€ 14.497,00
€ 9.036,00
€
€
€
€
€
€
€ 8.450,00
€ 8.450,00
€ 23.533,00
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
Numero dei casi seguiti con costante monitoraggio rispetto il numero dei casi inseriti con percorso SIL
Numero dei casi che chiedono l’inserimento nei Gruppi AMA rispetto il numero dei casi che chiedono sostegno
individuale al mantenimento del posto di lavoro
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Diminuzione del rischio di perdita del posto di lavoro da parte dei lavoratori con disabilità inseriti
Razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse del personale SIL
Crescita della cultura dell’ auto mutuo aiuto come strategia di sostegno alla persona
11. Tempi per la verifica
X semestrale
annuale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
X protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
Pagina n . 212
Seconda Strategia
1. Area di intervento
Area Persone con Disabilità
Area Dipendenze
Area Salute mentale
Servizio Integrazione Lavorativa
2. Titolo del progetto
FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE DEGLI OPERATORI S.I.L.
3. Politica di riferimento
Azione di sistema SIL 2.1
4. Analisi del bisogno
Il S.I.L. Servizio Integrazione Lavorativa dell'Azienda Ulss n. 6 è articolato in sei équipe (una in ognuno dei
quattro distretti socio – sanitari, una presso il Dip. per le Dipendenze ed una presso il Dipartimento per la Salute
Mentale) e si occupa di dell'inclusione sociale e lavorativa di tutte le fasce di disabilità nonché delle persone in
situazione di svantaggio seguite dal Ser.t. e dal D.S.M.
Il S.I.L. ha un ruolo strategico nel panorama dei servizi socio-sanitari che si occupano di inclusione lavorativa e
richiede elevata preparazione e competenza professionale da parte degli assistenti sociali e degli educatori
professionali che operano in qust'ambito d'intervento. A queste figure professionali è richiesta:
•
capacità di lettura dei cambiamenti dei fenomeni socio-economici del territorio
•
capacità di valutazione delle abilità personali, relazionali, lavorative nonché le autonomie complessive che
presenta una persona in situazione di svantaggio sociale e/o con disabilità
•
capacità di valutazione dei contesti sociali e aziendali in ogni variabile (VINCOLI E RISORSE) che
potenzialmente potrebbero interferire negativamente sul buon esito di un percorso d'integrazione
•
flessibilità nel relazionarsi con le persone che si accompagnano nei percorsi d'integrazione socio-lavorativa in
relazione alla diversa natura di natura di disabilità che ognuna di esse presenta (fisica, intellettiva, psichica,
sensoriale);
•
capacità nella mediazione del processo d'inclusione sociale e/o lavorativa in cui gli attori (le persone che sono
affiancate dagli operatori e le aziende che accolgono le proposte d'inserimento) rappresentano
quotidianamente diverse storie, diversi percorsi di vita, diversi modi di intendere il diritto che viene
affermato dalle persone con disabilità ad un ruolo sociale attivo e di partecipazione alla costruzione di una
comunità democratica in cui ognuno può dare un apporto in base alle proprie abilità.
L'operatore del S.I.L., in ragione della complessità dell'area in cui si troverà ad operare, proviene in genere da
altre esperienze lavorative nel sociale e/o nella disabilità, in particolare da esperienze di mediazione con le singole
persone, le famiglie, i contesti sociali. Altresì la particolarità degli interventi richiesti richiede un continuo
aggiornamento professionale per rafforzare le competenze specifiche proprie degli operatori S.I.L. riguardo a
tematiche divenute cruciali nel corso di questi ultimi anni, quali ad esempio la nuova Convenzione Internazionale sui
diritti delle persone con disabilità (approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006), il
mutamento del mercato del lavoro nel nostro territorio e l'acquisizione di ulteriori e specifiche competenze
relazionali, in particolare a livello di sviluppo delle abilità di mediazione con le aziende, volte a favorire l'inclusione
lavorativa e sociale delle persone con disabilità e/o in situazione di svantaggio sociale.
5. Obiettivi
Pagina n . 213
•
•
•
•
Rafforzamento delle competenze degli operatori S.I.L. negli ambiti:
della disabilità, del sistema socio-economico, delle norme di riferimento, della rete e organizzazione dei
servizi nonché dei metodi e strumenti di valutazione per la realizzazione di progetti personalizzati di
inclusione sociale e lavorativa.
Acquisizione di maggiori competenze riguardo le strategie comunicative e di marketing da utilizzare
nell'attività di mediazione con le aziende.
Potenziamento delle strategie di empowerment nell'ambito delle azioni necessarie al sostegno al
mantenimento del posto di lavoro da parte delle persone che sono state accompagnate nel percorso
d'inclusione.
Approfondire le conoscenze relative le procedure di risoluzione dei rapporti di lavoro in conseguenza alla
riduzione delle capacità lavorative della persona con disabilità
6. Azione
A. Descrizione
Con il presente progetto si intende creare opportunità di formazione e di aggiornamento professionale per gli
operatori del S.I.L. a due livelli:
I livello: per gli operatori che recentemente hanno iniziato ad occuparsi dei percorsi d'integrazione sociale
e/o lavorativa
II livello: per gli operatori che da anni già si occupano di quest'ambito e necessitano di approfondimenti
culturali, normativi e metodologici per rafforzare le proprie competenze quali "operatori della mediazione".
Un corso di I livello sarà attivato a cura della Regione Veneto – Assessorato alle Politiche Sociali, Volontariato
e No Profit ed è destinato a n. 2 operatori SIL per ognuna delle 21 A.ULSS del Veneto). L'organizzazione è
curata dal A. ULSS n. 4 Alto Vicentino.
Un corso di II livello sarà attivato da questa A.ULSS per gli operatori delle proprie équipe S.I.L. entro il
2007 .
Si prevede l'organizzazione di ulteriori giornate di aggiornamento, su tematiche da definirsi in base alla
mutamento economico sociale che si realizzerà in tale epoca, nel 2008 (almeno 2) e nel 2009 (almeno 2).
A. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
Nominativo
ULSS n. 6 Vicenza
Servizio Integrazione Lavorativa
•
Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS n. 6 Vicenza
Nominativo
Distretti socio sanitari
Livello di responsabilità
U.O. per la Disabilità – Operatori delle
Equipe SIL
Dipartimento per la Prevenzione delle
Dipendenze
Dipartimento per la Salute Mentale
Regione Veneto
Assessorato alle Politiche
Volontariato e No Profit
Pagina n . 214
Sociali,
Operatori dell'Equipe SIL
Operatori dell'Equipe SIL
Coordinamento Regionale deiSIL
7. Destinatari
Numero di destinatari complessivo previsto
Tipo di utenti (Target)
Operatori delle équipe S.I.L. dei
Distretti socio sanitari, del Dip.
Dipendenze, del Dip. Salute
Mentale *
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
Triennio
27
27
27
27
8. Temporizzazione
Anno
Fase
Descrizione
Termine
per
realizzazione
Anno 2007
1
Corso di formazione di I livello
Entro Ottobre 2007
2
Corso di formazione e aggiornamento di II livello
Entro Dicembre 2007
Anno 2008
1
Giornate di aggiornamento di II livello
Entro dicembre 2008
Anno 2009
1
Giornate di aggiornamento di II livello
Entro dicembre 2009
la
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€ 4.445,00
Aulss
€ 1.555,00
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
€
Quota 2008
€
€ 1.482,00
€
518,00
€
€
€
€
Quota 2009
€
€ 1.482,00
€
518,00
€
€
€
€
Triennio
€
€ 7.409,00
€ 2.591,00
€
€
€
€
Totali
€ 2.000,00
€
€ 10.000,00
€ 6.000,00
2.000,00
10. Risultati attesi
Indicatori di output
Numero degli operatori impiegati nel SIL/ numero degli operatori che parteciperanno alla formazione
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Sviluppo e potenziamento della abilità degli operatori nella mediazione con le aziende
Diffusione di nuova cultura dell'inclusione socio lavorativa della persona con disabilità e/o in situazione di
svantaggio sociale acquisita dagli operatori grazie alla formazione continua.
11. Tempi per la verifica
semestrale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
protocollo (specificare…)
X altro (specificare…)
X annuale
Incarichi di docenza a professionisti del settore
(docenti di diritto, di psicologia, di comunicazione, di
marketing, consulenti del lavoro, specialisti psichiatri,
esperti dell'inclusione sociale e lavorativa)
13. Note
* gli operatori coinvolti sono i 27 operatori che attualmente si occupano del S.I.L. (assistenti sociali,
educatori professionali, operatori socio sanitari). La formazione rientrerà nel Piano formativo Aziendale.
Pagina n . 215
Terza Strategia
1. Area di intervento
Area Persone con Disabilità
Servizio Integrazione Lavorativa
2.
Titolo del progetto
PROGETTO ORIENTAMENTO : SVILUPPO E VALORIZZAZIONE DEI RAPPORTI DI RETE PER
L’INCLUSIONE LAVORATIVA DI GIOVANI PERSONE CON DISABILITA’ IN FUORIUSCITA
DAL CENTRO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE “PIA SOCIETA’ SAN GAETANO DI
VICENZA.
3.
Politica di riferimento
Azione n. P56 - progetto SIL 3.1
4.
Analisi del bisogno
Le giovani persone con disabilità al termine del percorso scolastico/formativo, in genere verso il 18° anno d’età,
necessitano di un servizio di orientamento e accompagnamento al mondo del lavoro.
Questo accompagnamento è svolto grazie ad una collaborazione tra le scuole superiori e i centri di formazione
professionale e gli operatori delle équipe S.I.L territoriali, in prossimità del termine della frequenza
scolastica/formativa, in accordo con le famiglie degli allievi.
Talvolta però si è constatato che quando la presa in carico, delle giovani persone con disabilità aspiranti
all’ingresso nel mondo del lavoro, avviene al termine del percorso formativo, si determina inevitabilmente un
periodo in cui il giovane rimane inattivo, essendo necessario al SIL un congruo periodo di tempo per conoscere e
valutare le abilità e autonomie personali-relazionali-professionali acquisite dall’allievo. Se la famiglia non vi ha già
provveduto, in taluni casi è inoltre necessario fornire informazioni ai fini dell’avvio dell’iter dell’accertamento
dell’invalidità civile e della disabilità, documentazione necessaria per l’avvio di un percorso S.I.L.
Si tratta pertanto di anticipare il coinvolgimento del S.I.L., durante gli anni di frequenza del Centro di Formazione
Professionale (CFP), degli allievi con disabilità per garantire continuità nell’intervento dei servizi.
L’adesione dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 all’Iniziativa Comunitaria EQUAL Fase II – Progetto “Re.Integra”, già avviato
nel 2006 e che proseguirà fino a giugno 2008, ha previsto la realizzazione e sviluppo di un’ampia rete di attori
coinvolti nelle attività di inclusione sociale e lavorativa. La rete vede impegnata: la Provincia di Vicenza, le quattro
Azienda Socio Sanitarie della provincia, CGIL, Consorzio PRISMA, ASCOM, API Industria, CUOA Impresa,
FICIAP Federazione Italiana Centri Istruzione Addestramento Professionale, C.P.V. Centro Produttività Veneto.
Per l’ultimo anno di sviluppo del progetto si prevede un potenziamento della rete e del raccordo tra formazione,
mondo del lavoro e servizi di accompagnamento all’inclusione lavorativa.
Il Centro di Formazione Professionale “Pia Società San Gaetano”, già attivo da anni nei settori: meccanico
(macchine utensili, carpenteria, auto), grafico ed elettrico dal corrente anno scolastico ha avviato il nuovo settore
formativo denominato “scuola alberghiera” da cui la necessità di rinforzare i rapporti con il SIL nello sviluppo del
percorso di vita del giovane con disabilità e con il territorio al fine di individuare nuovi contesti lavorativi in cui
effettuare i previsti stage formativi, nonché sensibilizzare i datori del lavoro in vista della successiva inclusione
lavorativa stabile degli allievi.
5.
Obiettivi
Potenziare il servizio di orientamento e accompagnamento delle giovani persone con disabilità dal mondo della
formazione professionale al mondo del lavoro, in accordo con le relative famiglie.
9 Sviluppare e valorizzare i rapporti esistenti tra il S.I.L., i Servizi per l’Impiego della Provincia di Vicenza, il
mondo della formazione professionale e le associazioni dei datori di lavoro.
9 Implementazione stabile di tale modalità di collaborazione tra gli attori del territorio.
9 Implementazione del servizio di orientamento al mondo del lavoro e diffusione omogenea sul territorio ULSS.
9 Diffusione della buona prassi operativa alle altre realtà scolastiche e formative del territorio.
9
Pagina n . 216
6.
Azione
A. Descrizione
Con il presente progetto si intende creare una continuità di percorso dal mondo della formazione
professionale verso il mondo del lavoro mediante forme di conoscenza e accompagnamento, durante il
percorso formativo professionale di ogni singolo allievo con disabilità residente nel territorio afferente ad
ULSS 6, fin dall’inizio della frequenza al CFP.
Il CFP e il SIL, attraverso gli operatori delle équipe territoriali, elaboreranno congiuntamente iniziative volte
a formulare nuove opportunità formative e di osservazione/orientamento in contesto formativo/lavorativo a
favore degli allievi con disabilità. Inoltre saranno previsti incontri periodici tra i docenti del CFP e gli
operatori dell’équipe SIL di riferimento, in accordo con l’allievo e la sua famiglia, in previsione di una
successiva presa in carico.
Questa modalità di collaborazione consentirà a giovani con disabilità, che intendono proseguire il loro
percorso verso l’inclusione sociale e lavorativa e che manifestano la volontà di essere seguiti dai servizi, un
passaggio fluido e graduale al termine del percorso formativo professionale al Servizio Integrazione
Lavorativa che li accompagnerà verso il mondo del lavoro applicando metodologie di “presa in carico globale” e
di “empowerment”.
L’attuazione degli stages avverrà in collaborazione con le aziende ed esercizi economici presso i quali si
realizzeranno i tirocini formativi in contesto lavorativo saranno individuati grazie alla collaborazione di
ASCOM (Associazione Commercianti della Provincia di Vicenza) e API (Associazione Piccole Industrie della
Provincia di Vicenza).
Durante il percorso scolastico/formativo i tirocini saranno monitorati dal tutor del CFP in collaborazione con
l’équipe SIL, che resterà presente nel percorso di integrazione lavorativa che sarà eventualmente attivato al
termine della frequenza al Centro di Formazione Professionale, in accordo con l’interessato e la sua famiglia.
Una volta completato il percorso formativo, al giovane sarà proposto un inserimento lavorativo in un’azienda o
esercizio commerciale del territorio ai sensi della Legge n. 68/1999 “Diritto al lavoro dei disabili”, nell’ambito
del rapporto di collaborazione in atto tra ULSS/Servizi per l’Impiego/Aziende del territorio.
B. Soggetti coinvolti
•
Referente
Soggetto istituzionale
ULSS n. 6 Vicenza
Nominativo
Servizio Integrazione Lavorativa
•
Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS n. 6 Vicenza
Nominativo
Distretti socio sanitari
Provincia di Vicenza
Servizi per l’Impiego
FICIAP Veneto
Associazioni
lavoro
7.
dei
datori
di
Centro di Formazione Professionale
“Pia Società San Gaetano” Vicenza
ASCOM
API Industria
Livello di responsabilità
U.O. per la Disabilità – Equipe SIL
Responsabile Progetto Re.Integra
Centri per l’Impiego di Vicenza
Centri per l’Impiego di Lonigo
Docenti degli allievi in situazione di
handicap e/o disabilità
Referente di progetto
Referente di progetto
Utenti
Tipo di utenti (Target)
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
Triennio
Adolescenti con disabilità
frequentanti il CFP “San Gaetano”
5
19
7
Pagina n . 217
7
8.
Temporizzazione
Anno
Fase
1
Anno 2007
2
1
Anno 2008
2
3
4
1
Anno 2009
2
3
4
Termine
per
realizzazione
Descrizione
Stipula
di
un
protocollo
d’intesa
tra
CFP/Ulss/ASCOM/API/Provincia di Vicenza
Avvio della conoscenza degli allievi con disabilità
del CFP “S. Gaetano”, e delle loro famiglie, da parte
degli operatori SIL
Individuazione dei contesti aziendali per lo
svolgimento degli stage formativi
Realizzazione degli stage del CFP
Valutazione, Elaborazione e presentazione al
giovane e alla sua famiglia del Progetto d’intervento
SIL (per gli allievi che terminano la frequenza al
CFP)
Avvio dei percorsi formativi SIL per gli allievi che
terminano la frequenza al CFP
Individuazione dei contesti aziendali per lo
svolgimento degli stage formativi
Realizzazione degli stage del CFP
Valutazione, Elaborazione e presentazione al
giovane e alla sua famiglia del Progetto d’intervento
SIL (per gli allievi che terminano la frequenza al
CFP)
Avvio dei percorsi formativi SIL per gli allievi che
terminano la frequenza al CFP
9.
Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€ 4.750,00
Aulss
€
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro INIZIATIVA COMUNITARIA EQUAL
II – Fondo sociale U.E. (vedi note)
€
400,00
Totali
€ 5.150,00
la
Settembre 2007
Ottobre 2007
Entro Marzo 2008
Entro maggio 2008
Entro giugno 2008
Entro ottobre 2008
Entro Marzo 2009
Entro maggio 2009
Entro giugno 2009
Entro ottobre 2009
Quota 2008
€
€ 6.650,00
€
€
€
€
Quota 2009
€
€ 6.650,00
€
€
€
€
Triennio
€
€ 18.050,00
€
€
€
€
€
€
€
€
€
400,00
€ 18.050,00
6.650,00
6.650,00
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
Numero dei casi seguiti rispetto il numero dei casi ipotizzato
Numero dei casi che trovano un’inclusione lavorativa mediante L. 68/99 a seguito l’applicazione del presente
progetto
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Miglioramento della modalità di collaborazione tra gli organismi coinvolti
Valutazione della complessità dei casi seguiti e risultati raggiunti
Aumento dell’utilizzo del SIL da parte dei giovani con disabilità residenti nel territorio
Diffusione della buona prassi operativa agli altri CFP/Scuole superiori del territorio
Pagina n . 218
11. Tempi per la verifica
semestrale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
convenzione (specificare…)
X protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
X annuale
Attuativo della collaborazione in rete
13. Note
* Il costo per l’elaborazione del presente progetto e degli incontri con la rete, necessari alla formulazione del
protocollo d’intesa sono posti a carico del Progetto Re.Integra.
Il costo relativo l’intervento degli operatori delle équipe SIL rientrerà nella normale attività di servizio a carico
del Bilancio sociale (Comuni).
Il numero dei casi da seguire si basa sul numero degli allievi con disabilità attualmente frequentanti il CFP “San
Gaetano” e sul numero presunto di iscrizioni per i prossimi anni scolastici. Conseguentemente è ipotetica anche la
spesa per l’attività degli operatori.
Pagina n . 219
Quarta Strategia
1. Area di intervento
Area Dipendenze
Area Disabili
Servizio Integrazione Lavorativa
2.
Titolo del progetto
“OSMOSI:NUOVE OPPORTUNITA’ PER LE IMPRESE SOCIALI”
3.
Politica di riferimento
Progetto di sistema SIL 3.2
4.
Analisi del bisogno
Il progetto “Osmosi: nuove opportunità per le imprese sociali” rientra nell’ Iniziativa Comunitaria Equal - fase II,
progetto finanziato dal Fondo Sociale Europeo, presentato alla Regione Veneto su iniziativa di Irecoop Veneto in
partnership con le Aziende ULSS n. 6 Vicenza, ULSS n. 3 Bassano Del Grappa, ULSS n. 10 San Donà di Piave,
Unioncamere Veneto, Università di Padova, ANCI Veneto, Confcooperative Veneto, Emmerre Spa, Banca di
Credito Cooperativo del Veneziano
L’Azienda Ulss n. 6 ha aderito con deliberazione del Direttore Generale n. 399 del 23/10/2006.
L’adesione dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 all’Iniziativa Comunitaria EQUAL Fase II – Progetto “OSMOSI”, avviato nel
2006 e che proseguirà fino a giugno 2008, ha previsto la realizzazione e sviluppo di un’ampia rete di attori
coinvolti nelle attività di ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra imprese sociali e aziende pubbliche
allo scopo di rafforzare le azioni d’inclusione lavorativa a favore di persone in situazione di svantaggio
sociale e/o con disabilità.
5.
Obiettivi
Accompagnare e sostenere l’emergere di una nuova cultura dell’impresa sociale.
Creazione di nuove opportunità d’inclusione lavorativa a favore di persone in situazione di svantaggio sociale,
in particolare con problemi di dipendenza da alcol e sostanze illegali e/o di persone con disabilità.
9 Sperimentazione, sviluppo e valorizzare di nuovi rapporti tra l’Azienda ULSS e le imprese sociali del territorio
nell’ambito dell’inclusione sociale e lavorativa di persone in situazione di svantaggio sociale e/o con disabilità.
9
9
6.
Azione
A. Descrizione
Nell’ambito del progetto OSMOSI sono poste in essere azioni finalizzate allo sviluppo dell’imprenditoria
sociale. Tali azioni sono:
◊ costruzione di un modello d’intervento con l’ausilio di una ricognizione socio-economica curata dall’Università
di Padova,
◊ ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra imprese sociali e aziende pubbliche,
◊ ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra imprese sociali e distretti produttivi del Veneto,
◊ realizzazione di una agenzia per la sostenibilità dell’impresa sociale,
◊ realizzazione di un networking transnazionale con la Repubblica Slovacca.
L’azione che coinvolge direttamente l’Azienda ULSS 6 è la ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra
imprese sociali e aziende pubbliche che trova corrispondenza nelle attività di promozione e creazione di
opportunità di inclusione lavorativa a favore degli utenti in situazione di svantaggio sociale e/o disabilità
seguiti dal Servizio Integrazione Lavorativa.
Con il presente progetto, a seguito l’individuazione di alcune attività la cui esecuzione sarà affidata a imprese
Pagina n . 220
sociali (cooperative sociali di tipo “B”), si intende inserire nel mondo del lavoro almeno 5 persone in situazione
di svantaggio sociale e/o con disabilità (4 per l’area dipendenze e 1 per l’area disabili) in due diverse tipologie
di attività. In particolare per l’attività che coinvolgerà le persone seguite dal Ser.T. è stato elaborato un
Piano di Sperimentazione, che descrive le azioni previste, gli operatori coinvolti (sia per il SIL che per
Cooperative) e le finalità di inclusione lavorativa delle persone beneficiarie finali del progetto.
É prevista una diffusione e pubblicizzazione dell’esperienza allo scopo di diffondere la buona prassi operativa,
in particolare presso altri enti pubblici del territorio.
B. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
Nominativo
IRECOOP Veneto
Responsabile Progetto EQUAL - OSMOSI
•
Coattori
Soggetto istituzionale
ULSS n. 6 Vicenza
Distretti socio sanitari
Servizio Approvvigionamenti Generali
Cooperativa JOB MOSAICO
Cooperativa NOVA
Cooperativa ELICA
Confcooperative Veneto
7.
Nominativo
Servizio Integrazione Lavorativa
Dipartimento per le Dipendenze
Livello di responsabilità
Referente di progetto
Direzione e Equipe SIL del Dip.
Dipendenze
U.O. Disabilità - Equipe SIL
Area acquisti beni e servizi non sanitari
Responsabile
Responsabile
Responsabile
Utenti
Tipo di utenti (Target)
Persone in situazione di svantaggio
sociale e/o con disabilità
8.
Temporizzazione
Anno
Fase
1
Anno 2007
2
3
4
1
Anno 2008
Numero di utenti
Anno 2007
2 Dip.
Dipendenze
1 PcD
complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
2 Dip.
=
Dipendenze
1 PcD
Biennio
4 Dip. Dipendenze
1 PcD
Termine
per
realizzazione
Descrizione
Stipula di una convenzione per l’affidamento del
servizio di facchinaggio – attività esterna alla sede
ospedaliera tra AUlss e Imprese Sociali e avvio
dell’inserimento lavorativo di n. 2 utenti dell’équipe
SIL del Dip. Dipendenze
Avvio dell’inserimento lavorativo di una persona con
disabilità presso l’edicola dell’Ospedale di Vicenza
la cui gestione è affidata alla Coop. sociale Elica di
Longare
Monitoraggio della sperimentazione del progetto
Monitoraggio dei percorsi d’inclusione lavorativa
Avvio di ulteriori due percorsi d’integrazione
lavorativa presso il Servizio di facchinaggio
Monitoraggio della sperimentazione del progetto
2
Maggio 2007
Maggio 2007
Periodico
Periodico
Gennaio 2008
Periodico
Monitoraggio dei percorsi d’inclusione lavorativa
3
Valutazione conclusiva della sperimentazione
Pagina n . 221
Periodico
Giugno 2008
la
4
Valutazione conclusiva del Progetto OSMOSI
Giugno 2008
5
9.
Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€
Aulss
€
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
INIZIATIVA
COMUNITARIA
EQUAL II – Fondo sociale U.E. (vedi note) € 11.000,00
Quota 2008
€
€
€
€
€
€
Quota 2009
€
€
€
€
€
€
Triennio
€
€
€
€
€
€
€ 5.300,00
€
€ 16.300,00
Totali
€ 5.300,00
€
€ 11.000,00
=
=
€ 16.300,00
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
Numero dei casi seguiti rispetto il numero dei casi ipotizzato
Numero delle cooperative coinvolte nella realizzazione del presente progetto
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Adeguatezza della modalità di collaborazione tra Imprese sociali/Sil/Servizio Approvvigionamenti Ulss rispetto il
Piano di Sperimentazione
Valutazione della complessità dei casi seguiti e risultati raggiunti
2008 – Eventuale rinnovo dell’affidamento diretto delle attività alle cooperative sociale, da parte dell’Azienda
ULSS, a seguito il buon esito della sperimentazione
Pubblicizzazione e diffusione delle buone pratiche operative ad altri enti pubblici del territorio come modalità di
collaborazione in rete a sostegno dell’impresa sociale e dell’inclusione lavorativa di persone in situazione di
svantaggio sociale e/o persone con disabilità.
11. Tempi per la verifica
semestrale
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
X convenzione
X annuale
Per l’affidamento del servizio di facchinaggio
e per l’affidamento della gestione dell’edicola
dell’Ospedale di Vicenza
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
13.
Note
* Il costo per l’elaborazione del presente progetto, del Piano di Sperimentazione, degli incontri con la rete,
nonché le attività di tutor sui percorsi d’integrazione lavorativa e di monitoraggio sono posti a carico del Progetto
OSMOSI.
Pagina n . 222
Quinta Strategia
1. Area di intervento
Area Persone con Disabilità – Servizio Integrazione Lavorativa
2. Titolo del progetto
INCLUSIONE SOCIALE E LAVORATIVA DI PERSONE CON TRAUMA CRANICO E SPINALE
3. Politica di riferimento
Progetto di sistema SIL 1.2
4. Analisi del bisogno
La Cooperativa Solidale “EASY” si rivolge a ragazzi vittime di incidenti stradali che dopo un lungo periodo di
riabilitazione e recupero funzionale vengono inseriti in un percorso di formazione in un ambiente lavorativo
protetto.
Spesso si tratta di ragazzi il cui inserimento è proposto alla Cooperativa EASY dal reparto di Medicina Fisica e
Riabilitazione dell’Ospedale di Vicenza, allo scopo di completare la riabilitazione dal punto di vista del recupero
delle abilità sociali e lavorative.
Le attività formative e lavorative della Cooperativa Easy si realizzano nei settori: grafico,
imbustamento/etichettatura/consegna e volantinaggio, organizzazione convegni, campagne di sensibilizzazione
asociale, sanitario, ambientale, traduzione e stesure di testi arabo/italiano.
Alcune delle persone inserite presso la cooperativa, acquisiscono sufficienti abilità relazionali, lavorative e di
autonomia personale che rendono possibile l’avvio di un percorso d’integrazione sociale e lavorativa presso aziende
o enti del territorio allo scopo di realizzarne le aspirazioni di un ruolo sociale attivo ed inclusivo nel mondo del
lavoro, laddove inclusione sta per “presenza partecipata e consapevole” al contesto di appartenenza.
Si tratta pertanto di dare continuità all’azione posta in essere dalla Cooperativa EASY attraverso una presa
in carico globale della persona con disabilità derivante da trauma cranico e spinale, da parte dei Servizi
Territoriali e nella fattispecie dal SIL, allo scopo di accompagnare l’interessato in un percorso d’inclusione
sociale e/o lavorativa e di supportare le famiglie nella gestione quotidiana della persona che potrà così
trascorrere parte della giornata in un contesto “altro”.
9
9
9
5. Obiettivi
Ampliare il servizio di accompagnamento al mondo del lavoro offerto dal S.I.L., già in atto a favore delle
persone con diverse disabilità, anche alle persone inserite presso la Cooperativa Solidale EASY.
Dare continuità ai percorsi formativi e occupazionali attraverso azioni di inclusione sociale e lavorativa nelle
aziende ed enti presenti sul territorio.
Sviluppare e valorizzare i rapporti tra il S.I.L., i Distretti Socio Sanitari, l’Unità Operativa Ospedaliera di
Medicina Fisica e Riabilitazione, i Servizi per l’Impiego della Provincia di Vicenza , gli Enti pubblici del
territorio allo scopo favorire l’inclusione sociale e lavorativa della persone con disabilità derivante da trauma
cranico e spinale.
6. Azione
A. Descrizione
Con il presente progetto si intende creare una continuità nel percorso di riabilitazione, recupero delle
autonomie personali, sociali, relazionali e di formazione lavorativa alle persone con disabilità derivante da
trauma cranico e spinale che sono dimesse dall’Unità Operativa Ospedaliera di “Medicina Fisica e
Riabilitazione”.
Accade che talune persone, dopo aver subito un così importante cambiamento nella propria vita, necessitino di
un lungo percorso di riabilitazione e ri-acquisizione delle autonomie personali, anche con la necessità di
Pagina n . 223
attivare altre abilità rispetto quelle possedute prima dell’evento.
La Cooperativa Solidale EASY ha avviato una serie di servizi e attività per accompagnare queste persone in
un percorso di recupero delle autonomie personali e lavorative.
Si rende ora necessario creare un trait d’union tra la Cooperativa, le realtà economiche/produttive e gli enti
pubblici e locali del territorio al fine di proseguire nel processo d’inclusione sociale e lavorativa e tale azione è
resa possibile dalla presenza sul territorio ULSS del Servizio Integrazione Lavorativa che da anni si occupa,
nell’ambito di una rete territoriale già sviluppata in sinergia con i Servizi per l’Impiego della Provincia di
Vicenza, dell’integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità mediante l’adozione di strumenti
quali:
tirocini di orientamento e formazione in contesto lavorativo ai sensi D.I. n. 142/1998
tirocini di formazione finalizzati all’assunzione presso aziende ai sensi L. n. 68/1999.
Inoltre il S.I.L. ai sensi della DGR n. 3953/2001 e della DGR n. 3787/2002 può attivare progetti
d’integrazione sociale che consentano a persone con gravi disabilità che non possiedono abilità lavorative, ma
che presentano residuali capacità relazionali e occupazionali, di mantenere una discreta autonomia a livello
personale e favoriscono la loro partecipazione alla vita sociale mediante l’inclusione in ambienti lavorativi quali
ad esempio enti pubblici, fondazioni, case di riposo per anziani, aziende private, scuole.
Con il presente progetto si intende creare un raccordo tra U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione/Distretto
Socio Sanitario/Equipe SIL Distrettuale (U.O. per la disbailità)/Cooperativa Solidale EASY/ aziende
pubbliche e private del territorio.
Luogo privilegiato per la progettualità dei percorsi d’integrazione sociale e lavorativa resta la U.V.M.D. che
valuterà la richiesta di presa in carico presentata al Distretto - U.O. per la Disabilità/SIL attivata
dall’interessato e/o dalla sua famiglia su invio dell’U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione.
C. Soggetti coinvolti:
•
Referente
Soggetto istituzionale
A. ULSS n. 6
•
Coattori
Soggetto istituzionale
A. ULSS n. 6
Provincia di Vicenza
Nominativo
Servizio Integrazione Lavorativa
Nominativo
Distretti socio sanitari
U.O. Ospedaliera di Medicina Fisica e
Riabilitazione
Livello di responsabilità
U.O. per la Disabilità – Equipe SIL
Direzione
Centri per l’Impiego di Vicenza
Centri per l’Impiego di Lonigo
Servizi per l’Impiego
Cooperativa Solidale EASY
Aziende del territorio
Presidente
Enti pubblici e locali del
territorio
7. Utenti
Tipo di utenti (Target)
Persone con disabilità derivante
da trauma cranico e spinale
Anno 2007
4
Numero di utenti complessivo previsto
Anno 2008
Anno 2009
4
Pagina n . 224
4
Triennio
12
8. emporizzazione
Anno
Descrizione
1
Avvio di un ulteriore progetto d’integrazione
sociale in cooperativa
Anno 2007
1
Anno 2008
2
1
Anno 2009
Termine per la
realizzazione
Fase
2
3
4
5
Avvio in contesto lavorativo esterno (verso aziende
private) di una persona che ha completato il
percorso di formazione al lavoro in cooperativa
Avvio in contesto lavorativo esterno di una persona
che ha completato il progetto d’integrazione
sociale presso la cooperativa
Avvio di un nuovo progetto d’integrazione
lavorativa in Cooperativa
Avvio di un nuovo progetto d’integrazione sociale in
Cooperativa
Avvio in contesto lavorativo esterno di una persona
che ha completato il progetto d’integrazione
sociale in cooperativa
Avvio di un nuovo progetto d’integrazione sociale in
Cooperativa
Avvio in contesto lavorativo esterno di una persona
che ha completato il progetto d’integrazione
sociale in cooperativa
Giugno 2007
Entro dicembre 2008
Entro dicembre 2008
Entro gennaio 2009
Entro gennaio 2008
Entro giugno 2009
Entro luglio 2009
Entro dicembre 2009
9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento)
Fonti di finanziamento/enti finanziatori
Quota 2007
Regione
€
Comuni
€
Aulss
€
Utenti
€
Altri contributi finalizzati
€
Altre istituzioni coinvolte
€
Altro
€
Quota 2008
€
€
€
€
€
€
€
Quota 2009
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
€
Totali
€
€
€
€
Triennio
10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza)
Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…)
Numero dei casi seguiti rispetto il numero dei casi ipotizzato
Numero dei casi che trovano un’inclusione lavorativa mediante L. 68/99 a seguito l’attuazione del presente
progetto
Numero dei casi che trovano un’inclusione sociale (DGR n. 3953/2001 e DGR n. 3787/2002) a seguito l’attuazione
del presente progetto
Indicatori di outcome (cambiamento…)
Sviluppo e potenziamento della modalità di collaborazione tra i servizi e gli organismi coinvolti
Valutazione della complessità dei casi seguiti e risultati raggiunti
Aumento dell’utilizzo del SIL da parte delle persone con disabilità derivante da trauma cranico e spinale
Diffusione della buona prassi operativa
11. Tempi per la verifica
X semestrale
annuale
Pagina n . 225
12. Strumenti per l’attuazione del progetto
accordo di programma (specificare…)
X convenzione (specificare…)
Per i singoli inserimenti in progetti di formazione
lavorativa o in progetti d’integrazione sociale
protocollo (specificare…)
altro (specificare…)
13. Note
Si prevede l’avvicendamento delle persone in progetti di formazione al lavoro (nei limiti fissati dlla legge 381/91) e
progetti d’integrazione sociale allo scopo di preparare e accompagnare le persone con disabilità ad un successivo
inserimento lavorativo o in progetti d’integrazione sociale in contesti “altri” rispetto la cooperativa EASY, a
seconda del grado di autonomia raggiunto e delle residue abilità lavorative.
Ad oggi, risultano attivi presso la Coop. EASY n. 1 progetto d’integrazione lavorativa e n. 2 Progetti d’integrazione
sociale, mentre un ulteriore Progetto d’integrazione sociale sarà avviato a maggio 07.
Pagina n . 226
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Piano di Zona (seconda parte)