Area della Salute Mentale Pagina n. 101 Introduzione Il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) della ASSL n. 6 Vicenza è il complesso di tutte le attività socio-sanitarie territoriali e sanitarie ospedaliere che riguardano l’assistenza psichiatrica nel territorio della stessa. Il DSM è costituito da una rete complessa di strutture e servizi differenziati (ospedalieri e territoriali) e ne garantisce il funzionamento integrato e coordinato sulla base dei principi della continuità terapeutica e della metodologia di lavoro tramite l’equipe psichiatrica multiprofessionale. Riferimenti normativi Legge n. 180 del 13-05-78, che rappresenta la legge di riforma dell’Assistenza Psichiatrica in Italia, con particolare riferimento a: accertamenti e Trattamenti Sanitari Volontari e Obbligatori. Tale legge ha introdotto profondi cambiamenti culturali e organizzativi nel settore dell’assistenza psichiatrica e fondamentalmente a un diverso approccio nei confronti della malattia mentale. I suoi punti fondamentali sono la chiusura degli ospedali psichiatrici e lo spostamento dell’assistenza psichiatrica da quella centrata sull’ospedale psichiatrico a quella inserita nel Sistema Sanitario Nazionale. Legge n. 833 (del 23-12-78) Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, che ha recepito la legge 180 del 1978. Decreto Presidente Repubblica 10.11.99 Progetto Obiettivo “tutela della salute mentale 1998-2000 – rappresenta il più importante intervento legislativo in psichiatria dopo la legge 180 che completa ed integra tale legge. Punti fondamentali del provvedimento sono: A. La Realizzazione in ogni ULSS di una rete di strutture diversificate e Servizi Psichiatrici (Territoriali residenziali, semiresidenziali e ospedalieri) necessari per la promozione della Salute Mentale nei tre ambiti: • Preventivo • Terapeutico • Riabilitativo B. La costituzione in ogni ULSS del Dipartimento di Salute Mentale che è • il complesso di strutture proprie di Assistenza Psichiatrica • la forma organizzativa che garantisce il funzionamento integrato e continuativo dei Servizi (cioè di tutta la rete complessa e diversificata di struttura/servizi. Il Progetto Obiettivo costituisce “adempimento prioritario” previsto dal Piano sanitario nazionale 1998-2000, che individua la salute mentale fra le tematiche ad elevata complessità, per le quali si ritiene necessaria l’elaborazione di specifici atti in indirizzo. D.G.R. 22.12.00 N. 4080 Progetto Obiettivo per la tutela della salute mentale : tale Progetto Obiettivo si conferma asse portante della organizzazione regionale per la promozione della salute mentale della popolazione. Il Modello Regionale Veneto configura il DSM come insieme di equipe psichiatriche pluriprofessionali con competenza territoriale definita e conferma come centro strategico di attività dell’equipe psichiatriche il Centro di Salute Mentale. Tale modello sostanzia il cardine della qualità dell’assistenza nella continuità e completezza del ciclo prevenzione / terapia /riabilitazione garantito, tra le dimensioni distrettuale e ospedaliera, da equipe pluriprofessionali stanziali. Pagina n. 102 Dati epidemiologici - Attività territoriale del DSM anno 2006 A livello territoriale sono stati contattati 3.884 utenti in totale, con un incremento di circa 300 unità rispetto all’anno precedente. Similmente sono aumentate le prime visite (nuovi utenti o utenti non più contattati da più di due anni), 1.075 rispetto a poco meno di mille. Si è mantenuta l’attività domiciliare, 277 pazienti sono seguiti anche a domicilio. Nonostante il turnover dei medici psichiatri e una sostanziale diminuzione annua del monte ore territoriale dei medici del DSM le visite specialistiche di controllo o facenti parte di un progetto individualizzato territoriale sono salite a 13.059. Sono stati 661 gli interventi psicologici e 997 le psicoterapie individuali, mentre ammontano a 1.076 quelle di gruppo. Anche l’attività infermieristica ha avuto un incremento: 6.118 somministrazioni depot, 1.095 terapie infusive, 15.278 contatti infermieristici per dispensa farmaci o somministrazione per os, 28.881 i colloqui di sostegno o informativi. Circa la tipologia e la distribuzione territoriale degli utenti è in corso una elaborazione più dettagliata anche se al momento non sembrano emergere differenze statisticamente significative rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i principali gruppi diagnostici, comunque risultano 745 pazienti con diagnosi di disturbo d’ansia o distimia, 563 con diagnosi di disturbo schizofrenico, 349 con disturbi deliranti o altre psicosi non organiche, 557 affetti da disturbo bipolare, 55 con diagnosi di psicosi organica (demenze o sindromi psico-organiche post traumatiche), 279 seguiti per disturbo di personalità, 138 affetti da oligofrenia, per un totale di 2686. Per la distribuzione territoriale va precisato che è in corso una verifica dei dati inseriti circa l’ appartenenza ai vari distretti degli utenti in carico al momento sui 3884 utenti in carico al DSM 3275 risultano così distribuiti: Vicenza 1455 – Ovest 559 – Est 401 – Sudest 850. Valutazione fine percorso anno 2004-2006 Il Dipartimento di Salute Mentale ha presentato 8 progetti nel Piano di Zona 2004-2006: 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. attivazione di n. 5 appartamenti protetti; attivazione di un centro intermedio socio riabilitativo propedeutico all’inserimento lavorativo; attivazione della comunità terapeutico riabilitativa attiva nella 2^ Unità Operativa di Psichiatria; Davide & Golia di Vicenza – L’auto aiuto nella Salute Mentale; Definizione di un modello integrato per la valutazione, classificazione e presa in carico del soggetto con problematiche psichiatriche e risvolti sociali; Formazione degli Operatori per la Gestione dell’urgenza e dell’emergenza nella Salute Mentale; Integrazione fra i servizi del Dipartimento di Salute Mentale e delle Neuropsichiatria infantile per adolescenti con disturbo psicopatologico; Interventi e corsi di psico-educazione per famigliari attivati presso i CSM. Alcuni dei progetti sopra descritti non sono stati realizzati per la mancanza di copertura finanziaria e in particolare il Progetto n. 2 e il Progetto n. 8. Altri invece sono stati effettuati in parte e sono tuttora in corso, come, per esempio, il Progetto n. 7 nel quale è prevista l’integrazione fra i servizi del DSM e della Neuropsichiatria Infantile soprattutto per quel che riguarda i disturbi psichiatrici nell’adolescenza. Inoltre il Progetto n. 3, che prevedeva l’attivazione di una Comunità Terapeutico Riabilitativa attiva, non è ancora completamente decollato a causa delle difficoltà connesse con la dimissione degli utenti psico-geriatrici in essa ospitati, difficilmente collocabili altrove. I Progetti n. 1, 4, 5, 6 invece sono stati realizzati. • • • Da un’analisi delle schede di monitoraggio dei progetti si possono individuare alcune criticità nella realizzazione di alcune progettualità: si è evidenziato soprattutto che alcuni progetti non hanno avuto il finanziamento richiesto necessario per la loro realizzazione, nonostante siano stati formulati dopo un’attenta valutazione dei bisogni relativi agli utenti psichiatrici e che ancor oggi restano in attesa di adeguata risposta (v. Progetti “Centro intermedio socio riabilitativo propedeutico all’inserimento lavorativo” e “Interventi e corsi di psicoeducazione per famigliari attivati presso i CSM”). Altri Progetti invece, poiché implicano la partecipazione di più servizi, sono stati solo parzialmente realizzati in quanto è stata difficoltosa la collaborazione e soprattutto la messa a disposizione di risorse aggiuntive (v. CTRP Attiva e Comunità Alloggio per adolescenti). Tra i Progetti realizzati il più significativo, è stato quello relativo al Progetto che riguarda la residenzialità e l’attivazione di 4 Appartamenti in Convenzione con il Comune di Vicenza. Pagina n. 103 La rete territoriale dei servizi nell’area salute mentale I Servizi di Salute Mentale del D.S.M. (Dipartimento di Salute Mentale) si possono distinguere in: 1. Servizi Ospedalieri : è il Reparto psichiatrico o S.P.D.C. (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) nell’Ospedale Generale per pazienti con patologie psichiatriche gravi in fase acuta che richiedono Trattamento Ospedaliero. Obiettivo principale del servizio ospedaliero è il contenimento della crisi (degenza media breve 10-15 gg.) finalizzato a consentire il rientro nel proprio ambiente di vita sociale ( familiare – lavorativo) con un programma di Cura gestito poi dal Centro di Salute Mentale. 2. Servizi Territoriali: il Centro di Salute Mentale (C.S.M.) è il Servizio Territoriale fondamentale, centrale. Centro di Salute Mentale - - Sede di Equipe pluriprofessionale integrata: psichiatri, psicologi, assistenti sociali ed infermieri Funzione di Coordinamento e programmazione, tutte le attività/interventi nel territorio. Centro di riferimento per tutti gli utenti del territorio Distretti Socio Sanitari. Tipologia di pazienti in trattamento, affetti dalle seguenti patologie psichiatriche: disturbi psicotici, disturbi dell’Umore (varie forme depressione) disturbi di Personalità, di Ansia, disturbi del comportamento Alimentare Modalità di funzionamento. Al C.S.M. si accede principalmente tramite l’invio del Medico di Medicina Generale, ma può rivolgersi ad esso anche direttamente il paziente stesso, o tramite i suoi familiari, l’assistente sociale del comune ecc. Lì, viene effettuata una prima valutazione da parte del medico specialistica il quale arriverà a formulare una diagnosi e definire un progetto terapeutico. La presa in carico viene quindi effettuata con le seguenti modalità: - - L’attività Ambulatoriale, la più importante, consiste in: o visite specialistiche (diagnostiche e terapeutiche) o varie forme di Terapia: farmacologia terapeutica individuale/gruppi/famiglia Intervento domiciliare: in casi in cui è ritenuto opportuno o per impossibilità che il paziente si rechi al C.S.M.; Attività e Interventi di tipo Socio – Riabilitativo (inserimenti lavoro, ecc. presso Cooperative Privato Sociale o presso Aziende) Nell’U.L.S.S. 6 ci sono 3 C.S.M. aperti per 10 ore al giorno. Gli altri servizi territoriali, collegati al C.S.M., sono i servizi semiresidenziali e quelli residenziali. I Servizi Semiresidenziali sono di due tipi: Day Hospital, per utenti che necessitano di una “Ospedalizzazione parziale” e giornaliera. Si tratta di pazienti con patologie subacute necessitanti di interventi di breve, medio termine. Centro Diurno. Accoglie pazienti con tendenza alla cronicizzazione e con gravi difficoltà nelle interpersonali. É orientato più in senso riabilitativo. La durata di degenza è di medio – lungo termine. Utilizza anche l’attività di gruppo espressivo occupazionale per il recupero delle capacità della persona. I Servizi Residenziali, concepiti per pazienti con bisogni di lungo assistenza (terapeutica e riabilitativa prolungate) extraospedaliera, sono di tre tipi: Comunità. Accolgono il paziente per periodi prolungati (mesi-anni) a causa di disturbi gravi e cronici, con carenza o assenza di un supporto familiare, in presenza di disabilità che diminuiscono l’autonomia e le capacità sociali (abitazione, lavoro, rapporti interpersonali) C.T.R.P.: Comunità Terapeutica Residenziale Protetta: strutture sanitarie con Attività Terapeutiche e Riabilitative per 12 utenti e per Operatori 24/24 ore = protezione continua. Comunità Alloggio e Gruppi Appartamento: strutture miste di tipo socio – sanitario. Accolgono persone con maggiori capacità vita autonoma personale sociale (Max 6 utenti). Si tratta di piccole Comunità semiprotette con operatori (solo alcune ore/giorno). Svolgono un’azione di risocializzazione. Pagina n. 104 Organizzazione del D.S.M. Il D.S.M. Vicenza è strutturato in tre Unità (vedi organigramma successivo) 1. Strutture afferenti alla I Unità Operativa Psichiatrica del Dipartimento di Salute Mentale. I C.S.M. I S.P.D.C. (n. 15 posti letto) Attività psichiatrica territoriale relativa ai Distretti Socio Sanitari: “VICENZA”(Circoscrizioni 1, 2, 3, 4); “OVEST” Sede: Contrà Mure Corpus Domini, 13 - Vicenza Ricovera i pazienti che fanno capo territorialmente al I° CSM e quelli dei Comuni di Asigliano, Orgiano, Campiglia dei Berici, Agugliaro, Sossano, Arcugnano, Longare, Castegnero, Zovencedo, Montegalda, Montegaldella, Grisignano di Zocco, Poiana Maggiore. Sede: Ospedale Civile S. Bortolo – Viale Rodolfi, 37 – Vicenza C.T.R.P. Attiva “La Villetta” n. 12 posti letto. Sede: Via Volpato – Vicenza I e II C.T.R.P. Sede: “Complesso S. Felice” - Corso SS. Felice e Fortunato n. 229 – Vicenza Comunità Alloggio “Il Roseto” n. 6 posti letto. Sede: Viale Trento – Vicenza Gruppi Appartamento n. 12 posti letto. Sede: Via dei Mille – Vicenza Centro Diurno n. 15 posti. Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e Fortunato – Vicenza 2. Strutture afferenti alla II Unità Operativa Psichiatrica del Dipartimento di Salute Mentale: II C.S.M. Attività psichiatrica territoriale relativa ai Distretti Socio Sanitari: “VICENZA” (Circoscrizioni n. 5 – 6 – 7) e Distretto Socio Sanitario EST Sede: Contrà Mure Corpus Domini, 13 – Vicenza II S.P.D.C. (n. 15 posti letto) Ricovera i pazienti che fanno capo territorialmente al II° CSM e agli utenti dei Comuni di San Germano dei Berici, Villaga, Albettone, Barbarano, Mossano, Nanto, Noventa. Sede: Ospedale Civile S. Bortolo – Viale Rodolfi, 37 - Vicenza III C.T.R.P. Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e Fortunato n. 229 – Vicenza Comunità Alloggio “Il Cammino” n. 10 posti letto. Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e Fortunato n. 229 – Vicenza Gruppi Appartamento n. 11 posti letto. Day Hospital Psichiatrico n. 15 posti. Pagina n. 105 Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e Fortunato n. 229 – Vicenza Sede: “Complesso S. Felice” – Corso SS. Felice e Fortunato n. 229 – Vicenza Comunità Alloggio “Geranio” n. 4 posti letto più 2 pronte accoglienze. Sede: “Contrà Mure Corpus Domini n. 13 – Vicenza Gruppi Appartamento n. 16 posti letto più 4 pronte accoglienze, in fase di attivazione Via Divisione Julia – Vicenza 3. Strutture afferenti alla III Unità Operativa Psichiatrica del Dipartimento di Salute Mentale: III C.S.M. Attività psichiatrica territoriale relativa al Distretto “SUD-EST”. Vengono inoltre effettuati 2 ambulatori distrettuali: − Ambulatorio di Barbarano, la sede di Ponte di Barbarano − Ambulatorio di Longare, presso l’ex sede del Distretto Sede: Ospedale di Noventa Vicentina – Via Capo di Sopra – Noventa Vicentina C.T.R.P. Attiva “La Fenice” n. 11 posti letto + n. 1 di pronta accoglienza. Sede: Via Fontana 32 – Noventa Vicentina Gruppi Appartamento n. 11 posti letto. Sede: Via Cero – Noventa Vicentina Comunità Alloggio “Casa Bianca” n. 11 posti letto. Sede: Via Fontana 32 – Noventa Vicentina Centro Diurno n. 6 posti. Sede: Via Fontana 32 – Noventa Vicentina Presso la Direzione del Dipartimento di Salute Mentale, è attiva l’équipe Integrazione Lavorativa del Dipartimento di Salute Mentale, articolazione del S.I.L. aziendale (delibera U.L.S.S. n° 287/2004), che opera per le tre équipe psichiatriche del Dipartimento. Inoltre, il D.S.M. collabora con le associazioni dei familiari Diapsigra, Aitsam e l’Associazione di volontariato Davide Golia. Pagina n. 106 Pagina n. 107 Il compito ed il mandato Il compito ed il mandato del DSM è quello di garantire la promozione e la tutela della salute mentale della popolazione e la cura di ogni forma di malattia mentale, tramite interventi di prevenzione, cura, e riabilitazione. Il centro strategico di attività delle équipe psichiatriche è il Centro di Salute Mentale - CSM (Polo Territoriale del DSM), struttura organizzativa che trova la sua naturale collocazione nell’ambito territoriale dell’area distrettuale. Il DSM garantisce anche la dimensione della cura ospedaliera mediante i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura SPDC (Polo Ospedaliero del DSM) e la funzione di legame delle équipe e del DSM con le altre branche specialistiche in ospedale generale e all’esterno in particolare con i Medici di Medicina Generale (MMG). Integrazione socio-sanitaria L’area delle patologie psichiatriche è individuata tra quelle che necessitano di un intervento integrato tra le competenze sanitarie e le competenze sociali, essendo questo il modello privilegiato di risposta in grado di assicurare la continuità tra le azioni di prevenzione, cura e riabilitazione e reinserimento sociale. Per attuare tale integrazione funzionale è necessario il raccordo operativo fra il Dipartimento di Salute Mentale ed i Distretti Socio-Sanitari (Protocollo operativo fra Distretti Socio-Sanitari e Servizi Psichiatrici del DSM) attraverso il Referente Psichiatra nominato per ogni Distretto e il Distretto stesso, sulla base di linee-guida di collaborazione per la partecipazione alla UVMD, al collegamento con i Medici di Medicina Generale, con i vari servizi distrettuali interessati (NPI, Disabili, Anziani), nonché con i servizi sociali comunali e territoriali presenti. Gli obiettivi Gli obiettivi primari del DSM sono quelli indicati dal Progetto Obiettivo Tutela della Salute Mentale e dal Progetto Prevenzione, Cura e Riabilitazione dei Disturbi Mentali nei 3 ambiti Prevenzione Primaria, Prevenzione Secondaria, Prevenzione Terziaria, in particolare: • Prevenzione Primaria: sviluppare la collaborazione e l’integrazione con i Distretti Socio-Sanitari, i Medici di Medicina Generale, con la Neuropsichiatria Infantile, le Associazioni di Volontariato e con le Associazioni dei Familiari. • Prevenzione Secondaria: attuata tramite il supporto alle famiglie e ai pazienti, mediante interventi e corsi di psicoeducazione, interventi nel momento della crisi mediante prestazioni ambulatoriali e domiciliari da parte di Medici e Infermieri dei Centri di Salute Mentale allo scopo di prevenire le ricadute e ridurre il numero di richieste di interventi urgenti anche attraverso la Pronta Accoglienza. • Prevenzione Terziaria: attuata tramite formazione degli operatori e progetti di intervento individualizzati nei confronti di utenti finalizzati al passaggio degli stessi dalle C.T.R.P. alla Comunità Sociale di appartenenza anche mediante protocolli operativi con le Associazioni di Volontariato e con il Privato Sociale per l’utilizzo di alloggi (Gruppi Appartamento) e per gli Inserimenti Lavorativi. Emerge la necessità di soddisfare in particolare il bisogno di residenzialità - alloggio (è necessario coinvolgere i Comuni perché mettano a disposizione appartamenti per utenti psichiatrici). Pagina n . 108 I Distretti Socio-Sanitari L’area delle patologie psichiatriche è individuata tra quelle che necessitano di un intervento integrato tra le competenze sanitarie e le competenze sociali, essendo questo il modello privilegiato di risposta in grado di assicurare la continuità tra le azioni di prevenzione, cura e riabilitazione e reinserimento sociale. Per attuare tale integrazione funzionale è necessario il raccordo operativo fra il Dipartimento di Salute Mentale ed i Distretti Socio-Sanitari (Protocollo operativo fra Distretti Socio-Sanitari e Servizi Psichiatrici del D.S.M.) attraverso il Referente Psichiatra, individuato per ogni Distretto, e il Distretto stesso, sulla base di linee-guida di collaborazione per la partecipazione alla Unità Valutativa Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.), al collegamento con i Medici di Medicina Generale, con i vari servizi distrettuali interessati (Neuropsichiatria, Disabili, Anziani), nonché con i servizi sociali comunali e territoriali presenti. Le criticità attuali Le Aree di confine con il D.S.M. É da tener presente che la salute mentale dell’adulto può confinare in maniera longitudinale nel corso della vita con le aree della neuropsichiatria infantile e dell’area anziani; in senso trasversale, invece, può confinare con l’area della disabilità e delle tossicodipendenze. Si delineano in tal modo le aree di confine con la Salute Mentale che sono: Minori Anziani Disabili Tossicodipendenze Lo strumento per affrontare le relative problematiche e criticità è la Unità Valutativa Multidimensionale Distrettuale (U.V.M.D.), dove competenze e operatori di aree diverse si confrontano per individuare un progetto individualizzato condiviso e integrato rispondente alla risoluzione dei problemi/ bisogni dell’utente. Alcune criticità rilevanti e da affrontare sono: 1. Area minori / neuropsichiatria infantile: premesso che la gestione delle problematiche connesse alla salute mentale dei minori è di competenza fino ai 18 anni di età della Neuropsichiatria Infantile, le criticità riguardano alcuni aspetti: a) Situazioni familiari complesse, in cui, oltre ai problemi dell’adolescente, si evidenziano anche problemi legati alle figure genitoriali per disagio o disturbo psichico di uno dei genitori o della coppia; b) La valutazione delle capacità genitoriali (se sono o meno adeguati a svolgere il ruolo di genitori ad es. per problemi di allontanamento e/o affido dei minori) c) problemi legati ad adolescenti prossimi all’ingresso nell’età adulta che presentano disturbi psichici e comportamentali gravi; d) Situazioni di urgenza ed emergenza nell’adolescente con proposta di ricovero in S.P.D.C. (si pensi all’inadeguatezza, dal punto di vista ambientale, del ricovero in un servizio psichiatrico di degenza per adulti con patologie psichiatriche acute). 2. Area Anziani (persone ultrasessantacinquenni). Va precisato che non sono di competenza del Dipartimento di Salute Mentale, in quanto area prevalente è quella “Anziani”, tutte le situazioni di patologia organica cerebrale, ovvero le diverse tipologie di demenza, nonché i disturbi comportamentali derivanti da queste. In questi casi però va comunque garantita la consulenza psichiatrica. Solo dove esiste uno stato patologico psichiatrico precedente o comunque un disturbo in atto di chiara pertinenza psichiatrica si prevede il coinvolgimento come competenza sanitaria, del Dipartimento di Salute Mentale cercando di prevenire ricoveri prolungati o impropri nei servizi afferenti alla rete psichiatrica. 3. Area Disabili: la principale problematica, criticità, riguarda la gestione dei cosiddetti casi misti, portatori sia di patologia psichiatrica diagnosticata che di disabilità / handicap. In tal senso vanno escluse le persone con diagnosi primaria di disabilità psico-organica e con secondari problemi comportamentali: in questi casi la competenza primaria è dell’area disabili con eventuale consulenza psichiatrica. Pagina n . 109 La gestione invece dei “casi misti” di competenza sia del Dipartimento di Salute Mentale che dell’area disabili avviene tramite l’integrazione dei due servizi (DSM e area disabili) attraverso la valutazione multiprofessionale della UVMD che definisce l’area prevalente, sulla base del piano individualizzato, e i livelli di responsabilità operativa dei singoli servizi. 4. Area Tossicodipendenze. In quest’area, le problematiche e le criticità si sono molto ridotte a seguito dell’applicazione del Protocollo di collaborazione tra Dipartimento di Salute Mentale e Dipartimento Dipendenze secondo le linee guida Regionali e che riguarda gli utenti con doppia diagnosi (cioè di dipendenza ed anche di grave disturbo psichiatrico in senso psicotico). Le strategie del Dipartimento di Salute Mentale Partendo da quanto esposto sopra e dagli obiettivi che la Conferenza dei Sindaci si è data per il prossimo triennio, le strategie declinate successivamente rispecchiano il tentativo di rafforzare maggiormente la presenza del Servizio Psichiatrico nel territorio, nonostante la già ragguardevole attività clinico, terapeutico, riabilitativa svolta attraverso i suoi 3 centri. Il sostegno alla famiglia, la residenzialità territoriale, le aree di confine, con particolare riferimento alle problematiche comportamentali degli adulti disabili, l’inserimento lavorativo, sono le linee conduttrici del piano di zona per la psichiatria relativo agli anni 2007-2009. Pagina n . 110 Prima Strategia 1. Area di intervento Dipartimento di Salute Mentale 2. Titolo del progetto POTENZIAMENTO STRUTTURE RESIDENZIALI SOCIO-RIABILITATIVE NEL TERRITORIO DELL’ULSS: GRUPPO APPARTAMENTI 3. Politica di riferimento Azione n. C02 - progetto SM 1.2 4. Analisi del bisogno Si rileva una parziale carenza di strutture residenziali di tipo socio-sanitarie e in particolare Gruppi Appartamento che diano risposta ad esigenza di tipo abitativo per utenti psichiatrici inseriti in programmi di riabilitazione nel territorio dell’ULSS, e particolarmente in alcune zone che ne risultano sprovviste. 5. Obiettivi Il Dipartimento di Salute Mentale in collaborazione con i DSS e i Comuni del territorio e il Privato Sociale e Associazione dei Familiari propone l’attivazione di alcuni Gruppi Appartamento per rispondere ai bisogni di tipo riabilitativo e di residenzialità socio-sanitaria psichiatrica della popolazione locale. I Gruppi appartamento accoglieranno persone con problematiche psichiatriche, con parziali livelli di autonomia che necessitano di sostegno per la gestione della propria autosufficienza, oppure sono prive di nucleo familiare o sono temporaneamente o permanentemente impossibilitate a rimanere nel nucleo familiare di provenienza. − − − − − − − 6. Azione A. DESCRIZIONE mappatura delle strutture residenziali già presenti e funzionanti sia a diretta gestione del Dipartimento di Salute Mentale che del Privato Sociale individuazione dei bisogni del territorio in particolare in quello extra urbano attivazione in collaborazione con il Privato Sociale di Gruppi Appartamento nel territorio individuato; analisi di un piano di fattibilità per l’attivazione in collaborazione con il Privato Sociale di una Comunità Alloggio per utenti psico-geriatrici definizione di percorsi socio-riabilitativi nella successione (dopo l’acuzie): Comunità Terapeutica Residenziale Protetta, Comunità Alloggio, Gruppi Appartamento, fino alla possibilità di abitazione autonoma definizione e riferimento al concetto di temporaneità dell’inserimento che deve comunque essere sempre connesso alle esigenze individuali della persona: storia, patologia, evoluzione, ambiente, famiglia valutazione e possibile quantificazione del problema del “dopo di noi” B. SOGGETTI COINVOLTI: • Referente Soggetto istituzionale ULSS 6 “Vicenza” • Coattori Soggetto istituzionale ULSS 6 Vicenza Nominativo Direttore del DSM (cui compete la responsabilità dell’organizzazione) Nominativo Pagina n . 111 Livello di responsabilità Distretto Socio Sanitario Comuni Privato Sociale Comuni del Distretto Socio Sanitario Privato Sociale Associazione dei Familiari Regione 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Anno 2007 Utenti psichiatrici in carico al DSM altro Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 4 4 8 Triennio 8. Temporizzazione Anno Termine per la realizzazione Fase Descrizione 1 Mappatura dell’attuale rete Incontro con Distretto Socio Sanitario per rilevazione bisogni (in base alla mappatura e sviluppo di un piano di fattibilità declinato sul triennio, compreso lo studio della compartecipazione in base ai livelli essenziali di assistenza) Incontri con i Comuni del Distretto Socio Sanitario individuato per la condivisione del processo e con il Privato Sociale per la fattibilità del progetto ed inizio dell’individuazione graduale delle strutture. 2 Anno 2007 3 4 Valutazione piano fattibilità Comunità alloggio Psicogeritrici 1 Incontri con i Comuni per la definizione del livello di compartecipazione; Individuazione lista persone inseribili Graduale inizio dell’attività Anno 2008 2 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione € Comuni € Aulss € 80.000 Utenti (vitto e utenze varie) € Giugno 2007 Luglio-novembre 2007 Settembre-dicembre 2007 Da gennaio 2008 1 semestre 2008 Quota 2008 € € € € vitto e utenze varie € € Quota 2009 € € € € vitto e utenze varie € € Triennio € € € € Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro ULSS DSM per attivazione appartamenti (specificare)_per il personale: 1 educatore e 2 Operatori Socio-sanitari per una previsione di attivazione di 3 gruppi appartamento che accoglieranno 12 utenti € € € 80.000 per arredi € 30 al giorno per ogni utente € 30 al giorno per ogni utente € Totali € 80.000 € 131.400 € 131.400 € 342.800 Pagina n . 112 € € 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) • • Facilitare l’accesso e l’utilizzo ai servizi psichiatrici residenziali socio-riabilitativi a pazienti che risiedono lontani dalla Rete dei servizi esistenti. Valutare l’ipotesi del trasferimento della gestione di circa 17 utenti psico-geriatrici attualmente inseriti nelle C.T.R.P. del San Felice in Comunità alloggio in convenzione con il Privato Sociale. Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) aumentare il n. di persone che possono accedere alla rete dei servizi anche per dare sollievo alle famiglie attivazione di una Comunità Alloggio per utenti psico-geriatrici tramite riconversione di una C.T.R.P. Indicatori di outcome (cambiamento…) diminuire il numero di utenti inseriti nelle Comunità Alloggio e nelle C.T.R.P. del Dipartimento di Salute Mentale. Diminuire in tempi rapidi il numero di pazienti psico-geriatrici tuttora impropriamente inseriti nelle tre C.T.R.P. del San Felice 11. Tempi per la verifica semestrale x annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) X convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) linee guida 13. Note Pagina n . 113 Seconda Strategia 1. Area di intervento Dipartimento di Salute Mentale 2. Titolo del progetto STUDIO DI FATTIBILITA’ PER UN’AZIONE COMPLESSIVA DI TIPO PREVENTIVO NELL’AREA SALUTE MENTALE – PSICHIATRIA TERRITORIALE:PER LA COMUNITA’, PER LA FAMIGLIA E NELLA SCUOLA Premessa: un programma complessivo di prevenzione, per essere efficace richiede impegni ed azioni coordinate in diversi settori: Settore Sanitario, Sociale e di Politica Sanitaria. Ciò non di meno possono realizzare interventi ed attività di prevenzione anche con obiettivi parziali nell’ambito di un piano generale di Prevenzione (per es. ridurre la disabilità cronica) 3. Politica di riferimento Progetto di sistema SM 2.1 4. Analisi del bisogno 1. Importanza di attuare programmi/interventi di prevenzione per favorire l’educazione sanitaria sulla salute mentale della popolazione. 2. Favorire l’accesso ai servizi da parte dell’utenza. 3. Ridurre lo stigma nei confronti dei malati mentali. In generale dare risposta al crescente bisogno di Salute Mentale e di Assistenza Socio-Sanitaria (domanda espressa o meno) dalla popolazione/comunità con riferimento ai più recenti dati epidemiologici (aumento dei disturbi depressivi, aumento del disagio giovanile ecc) 5. Obiettivi − Promozione della Salute Mentale tramite interventi di prevenzione nei confronti della comunità − Riduzione dello stigma nei confronti delle malattie mentali 6. Azione A. DESCRIZIONE − Tramite il coinvolgimento da parte del Dipartimento di Salute Mentale, di altri servizi dell’ULSS ed il collegamento anche con agenzie esterne, sviluppare attività di informazione ed educazione sanitaria della popolazione. − Tramite strumenti quali: ¾ Carta dei servizi aggiornata per migliorare la conoscibilità e l’accessibilità della popolazione ai servizi. ¾ Opuscolo informativo sulla salute mentale, sui principali disturbi e sulle possibilità di cura. ¾ Incontri del gruppo di lavoro dei soggetti coinvolti (formazione di un gruppo di lavoro interdisciplinare). ¾ Iniziative di educazione sanitaria con diffusione di campagne di sensibilizzazione, informazione e formazione su singoli problemi. Per esempio campagna contro la depressione, in particolare la depressione post-partum (sempre più frequente e sottovalutata- corsi–gruppi per donne in gravidanza) o sui disturbi dell’alimentazione, in continuo aumento negli adolescenti ¾ Potenziamento delle attività e interventi, in primo luogo diagnostico, in età infantile e sugli adolescenti (vedi progetto adolescenti) ¾ Corsi di psicoeducazione per familiari di utenti psichiatrici B. SOGGETTI COINVOLTI: • Referente Soggetto istituzionale Nominativo ULSS 6 Vicenza Direttore del DSM (cui compete la responsabilità dell’organizzazione) Pagina n . 114 • Coattori Soggetto istituzionale ULSS Nominativo Livello di responsabilità Distretti Socio-Sanitari SERT Neuropsichiatria infantile Direttore Direttore Direttore Medico Medicina Generale Comuni Privato Sociale Volontariato Associazione dei familiari e altre Associazioni di volontariato Regione Scuola 7. Utenti: Tipo di utenti (Target) Anno 2007 Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 Triennio Utenti psichiatrici Comunità / popolazione 8. Temporizzazione Anno Fase Anno 2007 1 2 3 4 Carta servizi aggiornata Opuscolo Inizio corsi psicoeducazione- Dipartimento Salute Menata/Associazione dei familiari Altre iniziative (giornata della prevenzione) di 2 3 Campagna contro la depressione. Giornata della Prevenzione Collaborazione ed integrazione tra medici di Medicina Generale e Dipartimento di Salute Mentale Corsi di Psicoeducazione Giornata della Salute Mentale 1 2 3 Giornata della Prevenzione Giornata della Salute Mentale Corsi di Psicoeducazione 1 Anno 2008 Anno 2009 Termine per la realizzazione Descrizione Giugno 2007 Dicembre 2007 Ottobre 2007 Gennaio 2008 Dicembre 2008 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Previsione di monte ore per la psicoeducazione, per la campagna contro la depressione e per la formazione ecc. Per il notevole impegno richiesto dai diversi interventi, programmi, campagne. Fonti di finanziamento/enti finanziatori Regione Comuni Aulss Utenti Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro (specificare)__________ Quota 2007 € 10.000 € € € € € Quota 2008 € 15.000 € € € € € Quota 2009 € 15.000 € € € € € Triennio € 40.000 € € € € € € € € € Pagina n . 115 Totali € 10.000 € 15.000 € 15.000 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) − − − − − € 40.000 Maggiore conoscenze sulla salute mentale e consapevolezza di malattia ed esigenza di cura da parte di persone con disagio psichico (prevedibile conseguenza di aumento delle richieste di cura rivolte a MMG e CSM aumento della partecipazione/collaborazione alla cura da parte di utenti con disturbo mentale identificazione precoce degli eventi critici per prevenire il disturbo mentale giovanile (esordi – studi attuali Centro OMS di Verona e Milano). Coinvolgimento necessario dei Medici di Medicina Generale. coinvolgimento dei familiari per la comprensione del disturbo psichico (sia come sintomo che come diversità esistenziale) per affrontare meglio le situazioni di crisi nell’ambiente familiare favorire lo sviluppo dei gruppi di auto mutuoaiuto Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) aumentare il numero di persone che possono accedere alla rete dei servizi anche per semplice consultazione ed eventuali cure. tendente diminuzione degli eventi acuti che comportano il ricovero in SPDC e gli interventi d’urgenza per la possibilità di diagnosi e cura precoci. Aumento del numero di contatti realizzati. Indicatori di outcome (cambiamento…) Sensibilizzazione e coinvolgimento non solo rivolta agli utenti, ma anche ai diversi servizi coinvolti, allo scopo di condividere ed adottare un modello comune culturale di comprensione ed intervento sul disturbo psichiatrico (per esempio nell’adolescente). 11. Tempi per la verifica x semestrale annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto X accordo di programma (specificare…) X convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) X altro (specificare…) linee guida Pagina n . 116 Terza Strategia 1. Area di intervento Dipartimento di Salute Mentale / Area Disabilità 2. Titolo del progetto PROGETTO DI COLLABORAZIONE INTEGRATA TRA DISTRETTI – AREA DISABILITA’ – NEUROPSICHIATRIA – DSM PER SOGGETTI ADULTI “CASI LIMITE CON PROBLEMATICHE DI CONFINE” Va premesso rispetto a questo progetto la problematica evidenziata nell’ area della Salute Mentale dal DGR n. 4080 / 2000 : Progetto Obiettivo Regionale Tutela della Salute Mentale • Nei casi di incerta competenza, nei quali di norma nono sussista diretta e primaria competenza specialistica psichiatrica (aree handicap, anziani, tossicodipendenti, ecc.), il Responsabile del Distretto convocherà gli specialisti competenti per la presa in carico del paziente che dovrà comunque essere garantita e realizzarsi in rapporto alla patologia stabilmente prevalente anche per le eventuali esigenze residenziali e semiresidenziali “…in tale situazioni la funzione organizzativa integrata del DSM garantisce il supporto di consulenza specialistica richiesta…” 3. Politica di riferimento Azione di sistema SM 1.1 4. Analisi del bisogno Soggetti disabili adulti/casi limite con necessità di consulenza e valutazione integrata per riabilitazione e integrazione socio-sanitarie e risposta alle difficoltà dei familiari quando oltre alla disabilità psichica si presentano nel disabile sintomi psichici acuti o cronicizzati in malattia 5. Obiettivi Azione di collaborazione tra DSM, Neuropsichiatria Infantile (NPI), Distretti per soggetti che presentino problematicità in cui è difficile stabilire con chiarezza le competenze specialistiche dei servizi sopraelencati. Rispondere a bisogni reali di consulenza, valutazione specialistica integrata e progettazione di riabilitazione ed integrazione socio-sanitario per persone con patologia di confine. 6. Azione A. DESCRIZIONE Rilevare dal punto di vista epidemiologico utenti adulti con deficit intellettivo “limite” e presenza di eventuali problemi comportamentali; utenti adulti con Autismo Infantile senza gravi deficit mentali che al 18esimo anno di età non sono più di competenza del servizio di Neuropsichiatria (NPI). Protocollo di valutazione diagnostica Valutazione della storia clinica pregressa con documentazione già attribuite al caso, ad esempio precedente presa in carico della NPI, certificazioni scolastiche ecc. Valutazione testistica di eventuali deficit cognitivi; bilancio delle abilità e capacità adattive Valutazione di problematiche cliniche di tipo psichiatrico, anche con testistica specifica Definizione dell’area prevalente di problematicità Cura Pagina n . 117 B. SOGGETTI COINVOLTI: a. Referenti Soggetto istituzionale Nominativo DIREZIONE DEI DISTRETTI – DIREZIONE SALUTE MENTALE -AREA DISABILITA’ ADULTA ULSS b. Coattori Soggetto istituzionale ULSS Nominativo Responsabilità Fase di invio e/o passaggio Referente organizzativo clinico Area Disabilità (psicologo) SIL Distrettuale Aspetti medico-psichiatrici (psichiatra DSM referente per territorio) MMG Competenza propria Privato sociale Eventuali inserimenti Va sottolineato, prima di procedere su questo progetto che non sono primariamente di competenza del DSM: a. tutti i ritardi mentale senza significativi e persistente disturbi psichiatrici; b. l’autismo adulto, se associato a significativo deficit intellettivo; c. problematiche derivanti da traumi cronici; d. le demenze dell’adulto e dell’anziano, la cui competenza è primariamente neurologica NNPI 7. Temporizzazione Anno Fase 1 Anno 2007 2 3 Anno 2008 1 2 Descrizione Termine per la realizzazione Inizio gruppo di lavoro interdisciplinare per formulazione diagnostiche con incontri periodici Entro 30 settembre identificazione e monitoraggio dei casi limite dal punto di vista epidemiologico Dal 30 settembre al 31 dicembre formulazione di un protocollo integrato tra DSM – Area Disabilità – e Distretti Applicazione progetto integrato e proposte di verifica da parte del gruppo interdisciplinare Realizzazione progetto integrato 8. Strumenti per l’attuazione del progetto mappatura del bisogno inizio gruppo di lavoro interdisciplinare per formulazioni diagnostiche con incontri periodici) 9. Risultati attesi Soddisfazione dei bisogni di assistenza socio-sanitaria di un numero significativo di utenti con problematiche di confine Diminuzione di scompensi critici a livello sociale e della comunità Diminuzione e prevenzioni di situazioni evolutive con complicanze dal punto di vista psichiatrico (disturbi comportamentali, disturbi ad auto-etero aggressività Pagina n . 118 10. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) É essenziale la presenza di un referente clinico (psicologo) in ogni distretto dedicato allo scopo a tempo parziale: almeno 9 ore mensili nel 2008 e 18 ore mensili nel 2009. Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Quota 2008 Quota 2009 Triennio Regione € € € € Comuni € € € € Aulss - Distretto € € 10.000 € 20.000 € 30.000 Utenti € € € € Altri contributi finalizzati € € € € Altre istituzioni coinvolte € € € € Altro € € € (specificare)________________________ € Totali € € 10.000 Pagina n . 119 € 20.000 € 30.000 Quarta Strategia 1. Area di intervento Dipartimento di Salute Mentale / Area Disabilità / Distretti Socio Sanitari 2. Titolo del progetto PROGETTO PER DISABILI ADULTI CON PATOLOGIA SPICHIATRICA (CASI MISTI) Va premesso rispetto a questo progetto la problematica evidenziata nell’ area della Salute Mentale dal DGR n. 4080 / 2000 : Progetto Obiettivo Regionale Tutela della Salute Mentale • Nei casi di incerta competenza, nei quali di norma nono sussista diretta e primaria competenza specialistica psichiatrica (aree handicap, anziani, tossicodipendenti, ecc.), il Responsabile del Distretto convocherà gli specialisti competenti per la presa in carico del paziente che dovrà comunque essere garantita e realizzarsi in rapporto alla patologia stabilmente prevalente anche per le eventuali esigenze residenziali e semiresidenziali • “…in tale situazioni la funzione organizzativa integrata del DSM garantisce il supporto di consulenza specialistica richiesta…” 3. Politica di riferimento Azione di sistema SM 2.2 4. Analisi del bisogno Problematiche della disabilità con importanti problematiche psichiatriche e /o comportamentali aggiuntive. La scelta di tale protocollo nasce dalla necessità di rispondere ad alcuni bisogni del disabile adulto, soprattutto alle difficoltà che si presentano a lui ed ai suoi familiari, quando oltre alla disabilità si trova anche disturbato per sintomi psichici acuti o cronicizzati in malattia. 5. Obiettivi Dare una risposta efficace, attraverso a professionalità integrate tra Area Disabilità nel reciproche competenze – Distretti Socio Sanitari –. DSM Definizione dei livelli di responsabilità tra servizi. Favorire la collaborazione tra DSSB –DSM – Area Disabilità rispetto delle 6. Azione a. DESCRIZIONE 1. Definizione di linee guida per la gestione dei processi di presa in carico e trattamento 2. Qualificare e potenziare le U.O. Disabilità Distrettuale di uno psicologo a tempo parziale al fine di creare una equipe in grado di farsi carico della persona disabile e della sua famiglia come previsto dal DGR 1859/06 e come descritto nel Piano Locale della Disabilità 3. Attivazione: di un gruppo di lavoro multidisciplinare tra l’équipe disabilità distrettuale e lo specialista/psichiatra competente per territorio per le fase di valutazione, definizione diagnostica e di presa in carico integrata. N.B. Compete all’ Unità Distrettuale Disabilità la valutazione del livello intellettivo e delle abilità, mentre gli aspetti più attinenti a problematiche psichiche sono a carico del DSM. b. SOGGETTI COINVOLTI: • Referente DSM Soggetto istituzionale Nominativo ULSS 6 Vicenza – DSM Direttore di Distretto – Direttore Area Disabilità DSSB Pagina n . 120 • Coattori Soggetto istituzionale ULSS 6 Vicenza Nominativo Direttore Struttura complessa DSM Psichiatra referente per territorio – Responsabile Area Disabilità Livello di responsabilità Comuni Privato Sociale Regione 7. Utenti: Tipo di utenti (Target) Disabili gravi –componente psichiatrica Altro Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 Numero casi misti Numero casi già in carico misti + nuovi casi Triennio 8. Temporizzazione Termine per la realizzazione Anno Fase Descrizione Anno 2007 1 Mappatura dei casi misti esistenti: mappatura da parte del DSM e mappatura da parte dell’Area Disabilità. Analisi e confronti entro 31-12-2007 Anno 2008 1 Formazione di gruppo di lavoro interdisciplinare e definizione protocollo per i casi misti 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) • Qualificare e potenziare le U.O. Disabilità Distrettuale di uno psicologo a tempo parziale al fine di creare una equipe in grado di farsi carico della persona disabile e della sua famiglia come previsto dal DGR 1859/06 e come descritto nel Piano Locale della Disabilità (9 ore mensili nel 2008 e 18 ore mensili nel 2009). • ripristinare organico del DSM Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Quota 2008 Quota 2009 Triennio Regione € € € € Comuni € € € € Aulss - Distretto Utenti Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro (specificare)________________________ € € € € € 10.000 € € € € 20.000 € € € € 30.000 € € € € € € € Totali € € 10.000 € 20.000 € 30.000 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Diminuzione e abbattimento dei tempi di attesa per la doppia presa in carico di soggetti con grave disabilità e disturbi psichici Integrazione in rete con DSM, Area Disabilità Adulti, Servizi del Privato Sociale per persone affette da disabilità e patologia psichiatrica concomitante. Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) Domande appropriate di consulenza presso i CSM Indicatori di outcome (cambiamento…) Pagina n . 121 Diminuzione di scompensi psichici in soggetti con grave disabilità Diminuzione delle situazioni di criticità istituzionali (Comunità) o familiari 11. Tempi per la verifica X Semestrale X X X X 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) gruppi di lavoro pluriprofessionale edizione di linee guida altro (specificare…) annuale linee guida Pagina n . 122 Area Dipendenze Pagina n . 123 Introduzione Il fenomeno dell’uso di droghe, legali e non, è in costante trasformazione. Vengono di seguito evidenziati alcuni aspetti tipici : le sostanze in assoluto più consumate sono l’alcol ed i cannabinoidi e si nota, dopo una lieve flessione anche l’aumento del consumo di tabacco, soprattutto tra le donne; l’età d’inizio dell’assunzione è sempre più bassa e nel caso dell’alcol e delle sigarette si registrano situazioni di inizio già verso gli undici - tredici anni; circa il 45-50% dei giovani (e in altre rilevazioni il 70%) ha almeno una volta sperimentato l’uso di uno spinello mentre la percentuale aumenta all’80% nel caso del consumo alcolico; alcol, tabacco e cannabis rappresentano la porta di accesso al consumo di altre droghe (come l’eroina, la cocaina, le amfetamine) anche se solo un 10-15 % dei consumatori è poi destinato a sviluppare una dipendenza; spesso vengono sottovalutati i rischi da intossicazione per gli effetti farmacologici delle sostanze ritenendo che l’assenza di dipendenza sia una condizione che “permetta” l’uso delle stesse e a non considerarle pericolose; vi è stata in questi anni una progressiva caduta d’interesse nei confronti del problema che rischia di “normalizzarsi” come un fatto accettato ed inevitabile nella nostra società; nonostante le campagne informative moltissimi consumatori non conoscono gli effetti dannosi delle droghe utilizzate e molti pensano (come nel caso degli spinelli) che alcune droghe siano non solo innocue ma addirittura “utili” in determinate circostanze; la diffusione delle sostanze è molto influenzata dal mercato secondo la causalità circolare offerta – domanda; L’eroina “sembra” essere in calo, mentre è in forte aumento il consumo di cocaina, che ha raggiunto sul mercato prezzi molto bassi e quindi accessibili a tutte le classi sociali; non è possibile fare delle differenziazioni nel consumo in base alle tipologie familiari, il ceto sociale o le caratteristiche socio ambientali, fatta eccezione per le situazioni di dipendenza nelle quali, da un punto di vista clinico, si riscontrano fattori di vulnerabilità nella vita personale e familiare dei pazienti con problematiche spesso risalenti alla prima infanzia; sta scomparendo il “ tossicomane” tipico” ed anche gli stili di vita sono variegati e diversificati; sempre più spesso l’uso di droghe può, per molto tempo, risultare compatibile con attività scolastiche e lavorative; sul piano della prevenzione si constata la scarsa incidenza delle sole campagne informative sui danni nel modificare i comportamenti collettivi. Gli interventi preventivi nel contrastare in tempo i fattori di rischio e vulnerabilità e la promozione dei fattori protettivi dovrebbero subire un notevole incremento nella programmazione e nei finanziamenti; con la nuova legge si è inteso dare un maggiore impulso alle strategie repressive e di controllo; vi è una crisi generalizzata della agenzie educative primarie: famiglia e scuola, con notevoli problemi di reciproca fiducia e collaborazione con un sempre maggiore distacco generazionale; L’uso di droghe non è più riferibile solamente alle fasce giovanili e l’interpretazione che l’uso di droghe sia associato al disagio adolescenziale è ormai obsoleta; Sempre di più si intravedono fattori causali e matrici sociali nella genesi e nello sviluppo del fenomeno: consumismo, edonismo esasperato, caduta della tradizione e dei valori, incertezza per il futuro, disagio esistenziale diffuso caratterizzato sempre di più da una desertificazione emozionale e dal venir meno della cooperazione della solidarietà sociale. Pagina n . 124 Riferimenti Normativi • D.P.R. 9-10-1990 n. 309 e aggiornamenti legislativi (SCHEDA SINTETICA) Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. (GU n.62 del 15-3-2006- Suppl.Ordinario n.62) 1) 2) 3) 4) 5) 6) Tutte le droghe diventano uguali davanti alla legge senza più distinzione tra” leggere” e “pesanti”. La cannabis (spinelli) è trattata allo stesso modo di eroina e cocaina. Tutte le sostanze sono raggruppate in 2 Tabelle e non più in 4 come nella legge precedente. Viene reintrodotto il concetto quantitativo per distinguere tra consumo personale e spaccio. Viene punito chi acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene sostanze stupefacenti che appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale, o per quantità (in particolare se è superiore ai limiti massimi indicati nelle apposite Tabelle del Ministero della Salute ) o per modalità di presentazione (avuto riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato) o per altre circostanze dell’azione. Per il consumo personale sono sempre previste le sanzioni amministrative che ora possono arrivare fino ad 1 anno. Le attuali pene previste sono: a. per il reato di spaccio o detenzione di una quantità di sostanza superiore a quella indicata nelle Tabelle Ministeriali pene da sei a venti anni e multa da 26000 a 260000euro. In particolari condizioni (valutazione dei fatti di lieve entità) le pene detentive sono ridotte da 1 a 6 anni. In questi casi (fatti di lieve entità), nell’impossibilità di fruire della sospensione condizionata della pena, può essere chiesto il lavoro di pubblica utilità per un periodo corrispondente alla pena inflitta. b. 7) 8) 9) per il consumo personale sono sempre previste le sanzioni amministrative per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno. c. sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla; d. sospensione della licenza di porto d’armi o divieto di conseguirla; e. sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli; f. sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario Per il consumatore che sia socialmente pericoloso sono previste misure di sicurezza quali l’obbligo di presentazione alla PG, il divieto di frequentare locali pubblici, il divieto di condurre veicoli a motore. Gli arresti domiciliari sostituiscono la custodia cautelare per il tossicodipendente che sia in trattamento o ad esso intenda sottoporvisi. L’affidamento in prova terapeutico viene esteso alle pene fino a sei anni anche se tale periodo è residuo di maggior pene. L’attuale norma prevede che l’istanza, pena la sua inammissibilità contenga: 2. certificazione rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da una struttura privata accreditata per l’attività di diagnosi prevista dal comma 2, lettera d), dell’articolo 116 attestante lo stato di tossicodipendenza o di alcool dipendenza; la procedura con la quale è stato accertato l’uso abituale di sostanze stupefacenti, psicotrope o 3. l’andamento del programma concordato eventualmente in corso e la sua idoneità, ai fini del recupero 1. alcoliche; del condannato. 10) L’attuale normativa continua a mantenere il diritto all’anonimato per i pazienti che lo richiedono e in merito agli operatori cita quanto segue: Gli operatori del servizio pubblico per le tossicodipendenze e delle strutture private autorizzate ai sensi dell’articolo 116, salvo l'obbligo di segnalare all'autorità competente tutte le violazioni commesse dalla persona sottoposta al programma terapeutico alternativo a sanzioni amministrative o ad esecuzione di pene detentive, non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione della propria professione, né davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità. Pagina n . 125 11) La prescrizione dei farmaci compresi nella tabella 2 (tra i quali metadone e buprenorfina) può essere effettuata anche dai Medici di Medicina Generale che possono segnalare il caso al Servizio Pubblico. 12) Accreditamento ed equiparazione dei Servizi Pubblici e Privati. La certificazione dello stato di tossicodipendenza non è più esclusiva competenza del Servizio Pubblico. Anche le strutture private possono farla ai fini delle misure alternative al carcere e della sospensione dell’esecuzione della pena. • Direttive Regionali ¾ DGRV 3701 del 24-11-2000 “Le politiche regionali per una società libera da droghe” ¾ DGRV 2974 del 9-11-2001 e successive integrazioni : “Indirizzi per gli interventi nel Settore delle Dipendenze” Vengono individuate le priorità di intervento che puntano soprattutto a riconoscere il bisogno di creare un avanzato ed integrato sistema di risposta organizzata al problema droga basato su 5 priorità principali: 1 - il Dipartimento per le Dipendenze (la pari dignità’ tra pubblico e privato) 2 - l’enfasi sulla prevenzione 3 - la qualità dei servizi 4 - lo sviluppo tecnologico e la formazione permanente 5 - l’integrazione con gli Enti Locali. La Documentazione Regionale inoltre : - individua la necessità di continuare nella lotta alla droga, definendo un modello non solo organizzativo ma anche culturale e valoriale che si vorrebbe stesse alla base degli interventi contro le dipendenze da sostanze psicoattive (“VISION”) - costituisce il riferimento in vista del modello di gestione del Fondo Lotta alla Droga - dovrà trovare piena attuazione in modo integrato, a cura delle singole UU.LL.SS. e delle relative Conferenze dei Sindaci, tramite lo sviluppo di un Piano di Intervento Territoriale individuando gli ambienti e le organizzazioni coinvolte (Rete). Pagina n . 126 Dati epidemiologici anno 2006 Il numero degli utenti dal 1990 al 2006 è stato progressivamente crescente. Questo fatto è dovuto soprattutto al fatto che il SERT è sempre più visibile e fruibile e che quando si verificano situazioni di dipendenza ci si rivolge senza tante paure o “pregiudizi” al servizio pubblico per chiedere aiuto. L’altra faccia della medaglia (in senso negativo), è la constatazione che il fenomeno dell’uso di droghe non è in diminuzione. SERT ASL 6 – sede di Vicenza Andamento utenti tossicodipendenti (alcolisti esclusi) dal 1990 al 2006 1200 1000 800 600 400 200 0 1990 2006 SERT ASL 6 -Vicenza anno 2006 Riepilogo Dati Tossicodipendenti e Alcolisti Sono indicati con il colore blu i dati del 2005 La presente tabella indica i dati globali dell’utenza. I numeri si riferiscono ai soggetti trattati (e non alle prestazioni) e il numero di 1480 è considerevole rispetto ai carichi di lavoro. Tossidodip. 1014 918 Sede di Vicenza Alcolisti 208 172 Totali 1223 1090 115 114 143 150 258 264 1129 1032 351 322 1480 1354 Sede di Noventa TOTALI La cosa più interessante da notare in questo grafico è il rapporto tra maschi e femmine che è di 7,79, evidenziando come siano soprattutto i maschi ad avere problemi di dipendenza da droghe o quantomeno quelli che in maggior numero si rivolgono al SERT. Anno 2006 SERT ASL 6 - sede di Vicenza Totale utenti in carico : 1014 Rapporto M/F = 7,79 1200 998 1000 Maschi Femmine 800 630 600 400 266 200 92 128 102 26 10 0 Già noti Nuovi Appoggiati Totale Anno 2006 SERT ASL 6 - sede di Noventa Vicentina Totale utenti 115 M/F = 5,95 Nell’area del basso vicentino si registra la stessa cosa anche se con un rapporto inferiore. 120 109 100 80 67 maschi femmine 60 40 20 28 13 22 7 14 2 0 già noti Pagina n . 127 nuovi appoggiati totale L’età degli utenti già noti raggiunge il suo apice sopra i 39 anni. Questo dato è da considerarsi estremamente importante perché dimostra l’efficacia degli interventi in merito alla sopravvivenza e alla permanenza in trattamento. Quest’ultima è considerata nella letteratura internazionale uno dei fattori predittivi più significativi per una buona prognosi. Aldilà della cessazione o riduzione dell’uso di droghe vi è un netto miglioramento per quanto riguarda le patologie correlate e ed i comportamenti devianti. Tra i nuovi utenti è interessante notare il dato riferito ai soggetti minorenni e al lato opposto quello dei soggetti che si rivolgono al SERT dopo i 30 anni. Anno 2006 SERT ASL 6 - sede di Vicenza Tossicodipendenti-Fasce di età età 250 200 150 Già noti Nuovi 100 50 0 <15 Non si notano differenze significative nei dati di Noventa se non la conferma che tra i nuovi utenti i più rappresentati sono quelli che si collocano tra i 20 e i 24 anni. 15-19 20-24 25-29 30-34 35-39 >39 Anno 2006 SERT ASL 6 - sede di NoventaVicentina Tossicodipendenti-Fasce di età età 25 20 15 Già noti Nuovi 10 5 0 <15 15-19 20-24 25-29 30-34 35-39 >39 Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza Uso primario La dipendenza primaria per cui ci si rivolge al SERT è ancora quella dell’eroina. Si notino tuttavia le presenze significative sia della cocaina che della cannabis che sono rivelatrici di un notevole aumento dei consumi. Non è più tanto preoccupante l’uso di ecstasy (forse passato, almeno temporaneamente, di moda). Altro Eroina Cocaina Cannabis Benzodiaz. Ecstasi-Amf. Allucinogeni 0 100 200 300 400 500 600 700 Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Noventa Vicentina Uso primario La situazione a Noventa è quasi sovrapponibile a quella vicentina. Eroina Cocaina Cannabis Benzodiaz. Ecstasy-Amf Allucinogeni 0 Pagina n . 128 10 20 30 40 50 60 70 80 La prima cosa che si nota è la riduzione del rapporto maschi/femmine che per la tossicodipendenza e di 7,79 a 1 e per l’alcol è di 3,6 a 1. Un a chiara dimostrazione della diffusione del problema di dipendenza alcolica anche tra le donne. A nostro avviso questo dato non rispecchia tuttavia la realtà nel territorio perché il consumo alcolico femminile è quasi pari a quello maschile, solo che le donne hanno ancora problemi a rivolgersi ai servizi Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza Area alcologica : Utenza Totale : 208 Rapporto M/F = 3,4 180 160 161 140 115 120 100 80 60 Maschi Femmine 47 46 40 25 22 20 0 Nuovi Già noti Totale Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Noventa Area alcologica : Utenza Questo fatto si nota con maggiore evidenza nell’area del basso vicentino. Totale 143 Rapporto M/F = 5,2 160 143 140 120 Maschi Femmine 120 100 86 80 60 34 40 23 16 20 7 0 Già noti A differenza della tossicodipendenza (problema prevalentemente adolescenziale o giovanile) gli utenti più rappresentati nell’area della dipendenza alcolica sono soggetti dai 40 ai 49 anni. Questo fatto è dovuto al maggior periodo di latenza che l’alcol ha di sviluppare una dipendenza (10-15 anni) rispetto ad altre droghe come eroina e cocaina. Nuovi Totale Totale Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza Area alcologica : Fasce di età età 60 50 40 Già noti Nuovi 30 20 10 0 <19 20-29 30-39 40-49 50-59 >60 Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Noventa Area alcologica : Fasce di età età Si noti l’età elevata degli utenti in trattamento nell’area di Noventa Vicentina il cui picco si colloca dieci anni più in alto di quello vicentino almeno per quanto riguarda gli utenti già noti. Questo dimostra una permanenza in trattamento per lunghissimi periodi. Già noti Nuovi 35 30 25 20 15 10 5 0 <19 Pagina n . 129 20-29 30-39 40-49 50-59 >60 Accanto ai soggetti seguiti dal SERT vanno considerati quelli che sono in programma presso i CAT (Club per alcolisti in trattamento) e gli AA (Alcolisti Anonimi). Mancano i dati visibili dell’attività dell’Ambulatorio protetto di Gastroenterologia che fa parte della rete dei servizi e del Dipartimento Dipendenze. Lo scorso anno sono state effettuate 900 visite. Si notino anche le strutture private della rete quali le Comunità Terapeutiche residenziali e le Cooperative Sociali presso le quali sono inseriti soggetti con problemi alcol correlati. RIEPILOGO Area Alcologica Anno 2006 30 CAT 15 Gruppi AA Sede Vicenza 208 Sede Noventa 143 12 Coop. Sociali 3 CT Anno 2006 Utenti seguiti in Carcere L’assistenza ai detenuti tossicodipendenti è istituzionale del SERT. Nel 2006 sono stati seguiti e trattati 143 soggetti. compito 46 nuovi già conosciuti 97 Totale I programmi terapeutici e i trattamenti sono diversificati in base alle diverse categorie diagnostiche e alle risorse psicologiche e sociali disponibili nelle varie situazioni. A differenza di quanto comunemente si pensa i trattamenti protratti con metadone rappresentano solo una “parte “ dei trattamenti e generalmente sono applicati ai soggetti più gravi e con meno risorse psico-sociali. La maggioranza dei trattamenti è di tipo psicosociale. Va sottolineato che anche nei trattamenti con metadone è sempre associato un programma di counseling, educazione sanitaria e sostegno psicologico. 143 Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Vicenza Tipologie di intervento Buprenorfina CT Farmaci non sostitutivi Naltrexone MTD protratto MTD medio MTD breve Psico sociale 0 100 200 300 400 500 Anno 2006 SERT AUSSL 6 - sede di Noventa Vicentina Tipologie di intervento La situazione del SERT di Noventa Vicentina non presenta significative differenze se non il fatto che i trattamenti protratti con metadone sono ancora di meno rispetto all’area vicentina. Buprenorfina CT Altro Naltrexone MTD protratto MTD medio MTD breve Psico sociale 0 Pagina n . 130 20 40 60 80 100 120 140 160 600 Valutazione di fine percorso Piano di Zona 2004-2006 Per la valutazione dei Progetti del Piano di Zona 2004-2006 sono state seguite le indicazioni regionali e sono stati analizzati i seguenti punti : ¾ Le difficoltà organizzative del processo ¾ I costi ¾ Il funzionamento della rete ¾ La capacità di risposta al bisogno ¾ Gli effetti prodotti sugli utenti (outcome) ¾ Gli effetti prodotti sul sistema ¾ La soddisfazione degli utenti ¾ La soddisfazione degli operatori La valutazione di progetti e ancora di più di un “piano progettuale” composto da numerosi e diversi progetti è sempre un compito difficile. É indispensabile creare buone relazioni tra i vari soggetti, condividere obbiettivi e soprattutto creare degli indicatori validi ed omogenei per poter confrontare i dati e stabilire se gli obbiettivi sono stati raggiunti. Quando poi c’è da fare il riparto dei finanziamenti, la questione si complica perché tutti vorrebbero avere una parte degli stessi ed è impegnativo ricondurre il focus ad una programmazione e ad una strategia globale che risponda prevalentemente ai bisogni reali dell’utenza. La prima difficoltà affrontata è stata la preparazione e la realizzazione del Piano in merito alla ripartizione del Fondo Regionale Lotta alla Droga (esercizio finanziario 2003-2005). Si è cercato di individuare un pensiero e una cornice interpretativa generale, al fine di costruire un impianto strategico globale e condiviso. Questa operazione è solo parzialmente riuscita perché tutte le realtà coinvolte hanno presentato vari progetti sui quali è stato necessario effettuare tagli e/o ridimensionamenti. Per superare queste difficoltà iniziali si è provveduto, in corso d’opera, ad attuare incontri periodici e modificare parzialmente i progetti affinché rispondessero in modo efficace ai bisogni dei clienti. I progetti sono stati monitorati in progress, utilizzando idonee griglie di valutazione sia per verificare tali bisogni sia per facilitare il confronto fra gli operatori. Per fare questo lavoro, è stata richiesta una supervisione e una consulenza esterna il cui costo è stato coperto dalle apposite voci di valutazione presenti in ogni singolo progetto. I costi erano a carico del Fondo Regionale Lotta alla Droga per una quota del 75 %, mentre il restante 25% era imputato come costo di gestione di ciascun ente portatore di una progettualità. Pur essendo tutto il piano organizzato in ambiti di intervento complessi e articolati, si può affermare che, nonostante le citate difficoltà legate alla distribuzione dei fondi fra i diversi progetti, la quota complessiva è stata sufficientemente adeguata per raggiungere livelli efficaci di intervento. La rete, o meglio il coordinamento delle agenzie che gestivano i progetti, è funzionata con discreti risultati sia perché si tenevano incontri mensili di coordinamento e verifica sia perchè è stata realizzata (come accennato sopra) una formazione/consulenza con docenti universitari sulla valutazione dei progetti. Quest’ultima ha portato nel novembre 2005 all’organizzazione di un convegno sulla valutazione a cui ha partecipato come principale relatore il dott. Gregor Burkhart responsabile dell’Ufficio Prevenzione dell’OEDT di Lisbona (Osservatorio europeo sulle droghe della UE). La valutazione dei progetti, espletata tramite l’implementazione di strumenti ex ante ed ex post, ha dimostrato una discreta capacità di risposta al bisogno del territorio, avvalorato anche da un’offerta che copriva gran parte degli ambiti di target previsti (adolescenti, giovani adulti, adulti, genitori, insegnanti, datori di lavoro, operatori del territorio – formali, informali, grezzi, educatori dell’associazionismo di vario tipo, volontari, allievi e istruttori di scuola guida). L’unico ambito che sembrava scoperto, come bisogni del territorio, era quello riguardante gli adolescenti in strada. Ci si riferiva cioè a quei minori che, per varie ragioni (giovani che non vanno a scuola all’insaputa dei genitori oppure che non sono ancora entrati nel mercato del lavoro), frequentano luoghi di aggregazione tipo giocherai, o altro, durante le ore diurne, anche antimeridiane e che non di rado fanno uso di sostanze psicotrope. La modalità prevista dai moduli regionali e il percorso formativo di valutazione ha permesso di arrivare solo parzialmente una valutazione “globale” mentre è stata effettuata puntualmente una valutazione progetto per progetto. La difficoltà di effettuare una valutazione globale significativa era rappresentata dal fatto che le azioni progettuali erano molto diverse fra loro e ciascun progetto utilizzava indicatori diversi. Pagina n . 131 Tuttavia si può dire che gli strumenti utilizzati per la rilevazione dell’outcome sono stati molto precisi e questo sta ad indicare la bontà della costruzione dell’impianto valutativo. In generale si può affermare che i risultati sono stati superiori alle attese, sia in merito all’attuazione dei progetti sia in merito al rafforzamento della rete dei servizi i cui operatori hanno svolto un interessante e proficuo percorso formativo comune. L’ elemento importante a tale riguardo è la constatazione, suffragata per altro dal tipo di risposta agli stimoli progettuali, dell’importanza del lavoro di rete. Non solo la rete delle agenzie che hanno offerto i progetti, ma la rete di tutti i soggetti che le diverse azioni hanno stimolato ad attivarsi come risorse. Questa metodologia ha portato alla presa di coscienza che senza tale relazione, l’intero Piano riduce fortemente la sua efficacia e pertanto i cambiamenti sono destinati a non durare nel tempo. Organizzazione del Dipartimento per le Dipendenze Il Dipartimento è costituito da un Comitato Ristretto con funzioni di coordinamento ed elaborazione di linee guida e da un Comitato Allargato con funzioni consultive e di proposta. Il primo si riunisce una volta al mese il secondo due volte all’anno. Il Comitato Ristretto si avvale di gruppi tecnici di lavoro per la elaborazione di progetti che per diventare esecutivi devono essere approvati dal Comitato stesso. I gruppi tecnici attuali sono : 1. gruppo prevenzione 2. gruppo inserimenti socio-lavorativi 3. gruppo ricerca clinica 4. gruppo alcologia La costituzione dei due Comitati è di seguito illustrata. Le riunioni sono dirette dal Coordinatore del Dipartimento che è il Direttore del SERT. Comitato Ristretto Comitato Allargato è costituito dai componenti del Comitato Ristretto più i seguenti Coordinatore del Dipartimento Dirigente responsabile SERT di Noventa Dirigenti dei moduli del SERT Coordinatrice personale infermieristico del SERT Titolare CT “JOB Mosaico” Titolare CT “il Borgo” Titolare CT “Incontro” Titolare CT “Airone” Titolare “Consorzio Civitas” Rappresentante “CEIS” Titolare CT “Nuova Vita” Ass. Sociale della Prefettura Coordinatore Distretti Socio Sanitari Direttore Dipartimento Salute Mentale Direttore Pronto Soccorso Direttore Consultorio Familiare Direttore Servizio Educazione alla Salute Direttore Neuropsichiatria Infantile Dirigente Ufficio Piani di Zona 2 Rappresentanti MMG 1 Rappresentante Conferenza dei sindaci 1 Rappresentante Assessorato Interventi Sociali del Comune di Vicenza 1 Rappresentante del Provveditorato agli Studi 1 Rappresentante delle Cooperative di Solidarietà Sociale 1Rappresentante delle Organizzazioni sindacali 1Rappresentante Associazioni di Volontariato 1 Rappresentante AA Direttore UO Malattie Infettive Direttore UO Gastroenterologia Rappresentante ACAT Pagina n . 132 Il mandato e la visione prospettica del servizio dipendenza Alla luce di queste brevi considerazioni è compito dell’intera collettività e soprattutto dei servizi (sia pubblici che privati) incrementare il lavoro di rete e promuovere cambiamenti di tipo culturale. Per fare questo è necessario avere conoscenza del fenomeno nelle sue varie articolazioni. Questo è possibile strategicamente attraverso : Una rilevazione costante dei bisogni; Un’attenta raccolta dei dati e degli approfondimenti epidemiologici; Una documentazione nazionale ed internazionale aggiornata; Una formazione permanente degli operatori sia pubblici che privati e sempre di più in forma “congiunta”. É altresì indispensabile leggere attentamente e divulgare nei servizi le norme e le circolari esistenti in materia, sia quelle internazionali che nazionali e regionali. La complessità del fenomeno impone non solo un lavoro integrato, ma un sempre più efficace sistema di rete dei servizi che nella fattispecie trova la sua corretta applicazione nell’ottica dipartimentale. Da ultimo, è necessaria una costante riflessione e ricerca per interpretare i cambiamenti in atto e prevedere le migliori risposte possibili sul piano clinico e preventivo (ermeneutica). Tutto questo deve essere necessariamente accompagnato da un costante miglioramento del management organizzativo e soprattutto dalla valutazione dell’efficacia degli interventi secondo criteri che si riferiscano alle buone pratiche e alle evidenze scientifiche. I servizi devono pertanto essere caratterizzati da visibilità e fruibilità. La prima deve essere progressivamente migliorata attraverso l’informazione telematica e cartacea e prevedere siti di informazione online, indirizzari diffusi e distribuiti, depliant informativi compresa una forma sintetica e accessibile a tutti della Carta dei Servizi, almeno per quanto riguarda il SERT, che come servizio pubblico svolge una funzione di volano e di orientamento generale. La fruibilità deve essere assoluta, evitando le liste d’attesa, garantendo assolutamente la privacy e l’anonimato e soprattutto prevedendo vie molteplici di accesso alla rete dei servizi (pubblici e privati) e garantendo successivamente l’integrazione degli interventi all’interno di un programma personalizzato e condiviso e avente come referente un “case manager”. Tale funzione è possibile incrementando sempre di più gli incontri tra operatori pubblici e privati, i momenti di formazione congiunta e discussione dei casi e l’utilizzo di cartelle cliniche e protocolli standardizzati. Obiettivi generali • • • • • Ridurre/sospendere l’uso di sostanze stupefacenti Migliorare la qualità della vita del paziente e dei familiari Ridurre /annullare il rischio di patologie correlate e comunque curarle in caso di insorgenza Reintegrare il paziente sia da un punto di vista sociale /relazionale che da un punto di vista lavorativo /scolastico Ridurre/annullare i comportamenti devianti. Gli obbiettivi intermedi • • Ritenere il soggetto in trattamento Essere flessibili per adeguare i trattamenti agli stadi motivazionali e alle risorse disponibili Essendo la Dipendenza Patologica (definita dall’OMS come “malattia cronica recidivante”) caratterizzata da frequenti ricadute e in molti casi dalla cronicizzazione è fondamentale per la rete dei servizi avere come “mission” non solo la cura ma il “prendersi cura” dei pazienti e delle loro famiglie tarando gli interventi in base alle risorse disponibili in un dato momento e soprattutto agli stadi motivazionali in cui ci si trova ad operare. La memoria del piacere (qui intesa anche come riduzione o scomparsa del dolore fisico e psicologico) è incancellabile. Pagina n . 133 Non è possibile una “restituito ad integrum” dopo una dipendenza patologica. É invece possibile attuare un attento programma di prevenzione delle ricadute e fornire ai pazienti e alle famiglie strumenti psicologici, relazionali e comportamentali che permettano loro di acquisire nuove abilità sociali e di fronteggiamento delle difficoltà della vita. Guarire dalla dipendenza non vuol dire solo smettere di fare uso di sostanze ma modificare il proprio stile di vita ed attivare un percorso di sviluppo dell’intera personalità. Questo percorso è di lunga durata. Sintesi delle criticità e degli obiettivi per il prossimo triennio La Regione Veneto ha individuato le tre aree prioritarie di invento per i progetti nel prossimo triennio ed ha indicato contenuti e finalità degli interventi : • Prevenzione selettiva (gruppi a rischio) - AREA 1 Realizzazione di interventi rivolti prevalentemente ai comportamenti giovanili emergenti di uso e abuso delle cosiddette nuove droghe, con particolare riferimento alla cocaina, nonché al poliabuso di sostanze legali (alcol) e illegali (marijuana, hashish, ecstasy etc.) che si concentrano sugli individui o sui gruppi vulnerabili, intervenendo negli ambienti sociali (i luoghi di aggregazione e divertimento giovanile sia formali che informali) e nei momenti di maggiore rischio (soprattutto di notte e nei weekend). • Trattamento dei cocainomani e dipendenze da altre sostanze sintetiche - AREA 2 Sperimentazione di nuovi progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati, a livello ambulatoriale, semiresidenziale e residenziale presso spazi giovanili o centri non connotati o connotabili come servizi per le tossicodipendenze • Reinserimento socio lavorativo di tossicodipendenti e/o alcoldipendenti -AREA 3 Interventi, anche in forma di borsa lavoro,da effettuarsi in accordo con il S.I.L e con coinvolgimento di imprenditori, sindacati, direttamente finalizzati all’inserimento lavorativo, di tossicodipendenti e alcolisti compresi i detenuti, con l’esclusione della formazione professionale. Tutti i progetti presentati sono stati esaminati a livello regionale e licenziati in base all’idoneità rispetto alle finalità e agli obbiettivi indicati.Rientrano pertanto a pieno titolo in questo piano di zona. Tuttavia, se gli obbiettivi appaiono chiari, molte sono le “possibili” criticità da presidiare con cura: ¾ garantire un lavoro sinergico / integrato e non frammentato; ¾ puntare comunque sul raggiungimento dei targets; ¾ garantire efficacia ed efficienza negli interventi; ¾ giungere ad una valutazione non solo specifica “per area” ma anche globale. Pagina n . 134 Elenco delle strategie/progetti del Fondo Regionale Lotta alla droga Ogni progetto finanziato con i Fondi Lotta alla droga è stato illustrato in apposite schede predisposte dalla Regione in cui sono indicati : • • • • • • • • • • • • • • • Il titolo del progetto L’area di intervento Il responsabile del progetto L’area territoriale nella quale verrà realizzato il progetto La continuità con precedenti esperienze L’illustrazione e le finalità generali Gli obbiettivi specifici e la descrizione dei risultati attesi I targets e il numero previsto di soggetti da coinvolgere I tempi di realizzazione divisi per ciascuna annualità Le metodologia adottate per ciascun obbiettivo specifico Le risorse impiegate Le collaborazioni Le risorse materiali utilizzate Le modalità per la diffusione dei risultati I costi A titolo riassuntivo e per fornire un quadro di insieme si inserisce di seguito una tabella con l’elenco dei progetti suddivisi per le tre aree. Le schede di ogni singolo progetto verranno allegate al presente documento. PIANO TRIENNALE DI INTERVENTO – AREA DIPENDENZE 2006/2008 Fondo Regionale Lotta alla Droga NOME PROGETTI 1. Unità di strada mobile: Aggancio - Assistenza - Accompagnamento 2. Scuola da vivere 3. Sportello di Counselling ENTE RESPONSABILE REFERENTE AREA DI RIFERIMENTO Coop. Job Mosaico Paola Campanaro Area 1 Coop. Job Mosaico Paola Campanaro Direttore Settore Interventi Sociali Enzo Bacchion Dott. Emanuele Goldin Area 1 Comune di Vicenza 4. Blu Runner ‘06 Coop. Soc. Il Gabbiano 5. Care Job Coop. Soc. Nuova Vita 6. Low Space educhiamoci legalità nei centri aggregazione giovanile 7. 7) Makondo Mobil 8. Scuola D+ 9. Ante Diem 10. Stargate 11. Perseo 12. Speedy Gonzales 13. Sinergie alla di Area 1 Area 1 Area 1 Il Mosaico Scarl Stefano Panella Area 1 Il Borgo Onlus Centro Vicentino Di Solidarietà CEIS onlus Coop. Soc. Nuova Vita Comunità terapeutica S. Gaetano Thiene Centro Vicentino Di Solidarietà CEIS Onlus Coop. Job Mosaico Luca Sinigaglia Area 1 Marcellino Manea Area 1 Alessandro Pilan Area 2 Enzo Bacchion Area 2 Valeria Carli Area 2 Paola Campanaro Dott. Massimo Bardin Area 2 Coop. Soc. Nuova Vita Pagina n . 135 Area 3 Altre strategie/progetti L’analisi di bisogni del territorio e il dibattito all’interno del Dipartimento per le Dipendenze ha portato ad individuare altre tre aree di intervento (non previste dalle indicazioni regionali) all’interno delle quali è possibile sviluppare una progettualità da inserire nel Piano di Zona. Le tre strategie, successivamente declinate, sono le seguenti: 1. Prevenzione universale e promozione della salute nel territorio e soprattutto nelle scuole elementari e medie inferiori (favorire i fattori protettivi e ridurre o eliminare i fattori di rischio o di vulnerabilità tossicomanica) 2. La cronicità e le ricadute (interventi a favore dei soggetti con dipendenza grave e scarse o assenti risorse personali e relazionali) 3. Il consumo di alcol ed il progetto “– Alcol + Gusto” Pagina n . 136 Prima Strategia 1. Area di intervento Prevenzione Universale delle Dipendenze – Promozione della Salute 2. Titolo del progetto AP & AP : APPIGLI E APPARTENENZE 3. Politica di riferimento Azione n. P45 - progetto DE 2.1 4. • • • • • • • Analisi del bisogno Abbassamento dell’età nel consumo di sostanze Richieste dal territorio di intervento sulla scuola primaria di 2° grado Volontà della conferenza dei Sindaci di intervento in ambito preadolescenziale 5. Obiettivi Prevenire l’iniziazione e la sperimentazione al consumo di sostanze Formare gli insegnanti sulle tematiche relative ai fattori di rischio, fattori di protezione, life skills. Promuovere negli insegnanti l’acquisizione di strumenti operativi da utilizzare in classe. Aumentare la collaborazione tra scuola e servizi pubblici al fine di promuovere la salute e la responsabilizzazione delle scelte, ciascuno secondo le proprie competenze. 6. Azione A. Descrizione La metodologia, di tipo collaborativo, richiede la disponibilità dei docenti a momenti di formazione e confronto con gli operatori del SERT, e alla realizzazione di interventi in classe. Queste figure vengono coinvolte considerando l’importanza del loro ruolo educativo e del loro costante contatto con gli allievi che può incidere positivamente sulle scelte e sui comportamenti adottati dagli studenti. Il programma si concretizza in incontri di tipo formativo, di supervisione e consulenza con gli insegnanti a cui vengono proposte specifiche unità didattiche da realizzare in classe. All’interno delle unità proposte, è previsto anche un’attività con i genitori attraverso la produzione di lavori da realizzare con i figli a casa. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale ULSS 6 Vicenza • Coattori Soggetto istituzionale USP (Ufficio Scolastico Provinciale) Coord. IAF Scuole Medie del territorio ULSS 6 Vicenza ULSS 6 Vicenza Comuni del territorio delle scuole aderenti Nominativo RESPONSABILE DEL SERT Nominativo Responsabile Ufficio Educazione alla Salute Livello di responsabilità Dirigente (Altavilla, Cavazzale e Barolini di Vicenza per il 2007) Distretti Est, Ovest, Vicenza Coordinatore SEPS Dirigente scolastico Responsabili Funzionario Assessorati all’Istruzione Dirigenti 7. Utenti Tipo di utenti (Target) studenti Anno 2007 240 Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 Triennio 500 700 1440 Pagina n . 137 insegnanti genitori 20 150 40 300 50 400 110 850 8. Temporizzazione Termine per la realizzazione Anno Fase Descrizione Anno 2006/2007 1 2 3 Analisi e progettazione intervento Realizzazione formazione con insegnanti e genitori Valutazione e verifica del percorso 30 novembre 2006 31 Maggio 2007 30 Giugno 2007 Anno 2007/2008 1 2 3 Analisi e progettazione intervento Realizzazione formazione con insegnanti e genitori Valutazione e verifica del percorso 30 novembre 2007 31 Maggio 2008 30 Giugno 2008 Anno 2008/2009 1 2 3 Analisi e progettazione intervento Realizzazione formazione con insegnanti e genitori Valutazione e verifica del percorso 30 novembre 2008 31 Maggio 2009 30 Giugno 2009 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione € Comuni € Aulss € 6.000,00 Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro (specificare)__________________ € Totali € 6.000,00 Quota 2008 € € € 8.000,00 € € € € € 8.000,00 Quota 2009 € € € 10.000,00 € € € € €10.000,00 Triennio € € € 24.000,00 € € € € € 24.000,00 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) n. di scuole coinvolte n. di classi coinvolte n. di studenti, insegnanti, genitori coinvolti Aumento negli anni della percentuale del 30% dei soggetti coinvolti Indicatori di outcome (cambiamento…) Comprensione del punto di vista dell’altro nella relazione genitori figli pari almeno al 40% delle esercitazioni proposte Apprendimento di strumenti da parte degli insegnanti pari almeno ad una risposta di miglioramento del 80% sui questionari implementati Percentuale di studenti pari al 70% che ha percepito l’acquisizione di una delle 5 competenze individuate dal progetto (decision Making, senso critico, gestione delle emozioni, gestione dello stress, capacità di dire di no) 11. Tempi per la verifica semestrale X annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) 13. Note La temporalizzazione e la progettazione triennale degli interventi potrà subire delle variazioni a seconda delle esigenze e richieste del territorio Pagina n . 138 Seconda Strategia 1. Area di intervento Tossicodipendenza e alcoldipendenza di lunga durata correlati a problemi sanitari, sociali, economici, abitativi 2. Titolo del progetto PERCORSI DI STABILIZZAZIONE SOCIALE PER SOGGETTI DIPENDENTI DI LUNGA DURATA 3. Politica di riferimento Azione n. P36 - progetto DE 3.1 4. Analisi del bisogno I servizi specialistici che compongono il campo della cura della dipendenze si occupano del paziente in vista di un possibile ed auspicabile cambiamento che vada dalla dipendenza all’autonomia. Questa mission operativa - che è lo sfondo, spesso implicito, su cui si muovono gli operatori, i pazienti e i servizi che curano - è messa in crisi da un certo numero di soggetti che dopo lunghi anni di trattamenti e di cure “non riescono a cambiare”. Questi soggetti mettono in risalto quotidianamente ciò che sembra accertato dall’evidenza scientifica, ovvero che la tossicomania è una malattia cronica recidivante. Pare necessario a questo proposito iniziare un lavoro di monitoraggio e di osservazione sui numeri di questo fenomeno e sulle possibilità di intervento. Lavorare infatti sul cambiamento e in vista della guarigione con questi soggetti sembra non funzionare. Per essi la dipendenza non è una malattia acuta, ma una malattia di lunga durata tendenzialmente cronicizzante. Forse è per questo motivo, dopo cioè numerosi fallimenti di svezzamento dalle sostanze, che questi pazienti, nel linguaggio operativo, rientrano nella categoria della cronicità. Tale categoria denota da una parte la complessità per gli operatori di trovare una cura individuale che non si può standardizzare “sul cambiamento” a tutti i costi; dall’altra parte la fatica per queste persone ad accedere a prassi di normalizzazione sociale. Pare necessario ragionare, dunque, su quanto e come i servizi specialistici sembrano essere appannaggio di una sorta di "privilegio dell'acuto", rispetto al paziente cronico, caratterizzando in questo modo non solo la mentalità dell’operare sociosanitario, ma anche di conseguenza la mentalità della popolazione generale. Forse per questa riduzione “a cronici” questi pazienti hanno nella “dipendenza “ l’unica identità sociale e spesso nei soli operatori dei servizi specialistici l’unico riferimento affettivo, relazionale e sociale. É un fenomeno evidente che questi soggetti siano ai margini della socialità condivisa, con l’unica necessità relazionale di stare assieme “con i propri simili”. Ma se si analizza meglio la situazione di queste persone che definiamo croniche, dietro lo stigma sociale che si portano dietro, manifestano nelle loro storie di vita una notevole complessità che non si può ridurre alla patologia della tossicodipendenza. Sono spesso presenti problematicità multi fattoriali derivanti da pregressi deficit cognitivi, relazionali e sociali, (a volte con sintomi psichiatrici) correlati a fallimenti familiari, al ritiro sociale, alla marginalità dai servizi, ad esiti negativi nei vari tipi di trattamento specialistico. Sarebbe necessario ragionare quanto e come questi fattori abbiano predisposto un certo stile di vita e se e quando sia avvenuta una vera e propria integrazione sociale. Dal punto di vista psicologico sono persone con una grande fragilità emotiva, incapaci di contenere i vissuti emotivi che spesso vengono somatizzati; con una difficoltà a gestire situazioni di stress, frustrazione, tensione; con un’incapacità di narrazione e di rilettura dell’esperienza che produce fallimenti successivi e “acting out”; con una difficoltà di relazioni affettive e intime stabili, che comporta spesso molta solitudine. Questo “vissuto sociale cronico” può costituire la base dell'esperienza che il paziente ha di sé e del mondo comportando: un impatto destabilizzante sulla vita quotidiana di ogni giorno, l’impotenza a svolgere a funzioni necessarie per sostenere la propria dignità di persona il diniego di reali prospettive future una pesante influenza sul proprio patrimonio economico la necessità di vivere ai margini con “i propri simili” una remissione quasi totale dal servizio pubblico Negli ultimi tempi il lavoro e la riflessione degli operatori, anche a partire da queste analisi, sta cercando di affrontare la questione secondo un altro punto di vista. Alcuni servizi del dipartimento per le dipendenze (il SerT di Vicenza, il progetto Il laboratorio della cooperativa Nuova Vita, il progetto Sinergie della rete dipartimentale di reinserimento socio-lavorativo) hanno cominciato a chiedersi come poter essere efficaci con questi soggetti. E allo stesso tempo alcune agenzie del territorio (i comuni, la Caritas Diocesana, alcune associazioni di volontariato) Pagina n . 139 hanno sviluppato un percorso analogo. Un ipotesi di lavoro da sviluppare ( e su cui forse è possibile progettare nuove attività) può essere quella di uscire dall’ottica della guarigione, quando non è realistica, tendendo invece all'ottenimento della migliore possibile funzione residua. Non si valuta dunque la persona in un ottica di riduzione del danno o di “bassa soglia” (come differenza negativa dalla guarigione desiderata), ma nella logica dell’employement di risorse e di competenze in vista della stabilizzazione della persona. In questo senso forse di fronte ad una persona affetta da patologia di dipendenza cronica l'obiettivo del risultato totale ha distratto la coscienza operativa dalla ricerca di risultati limitati, accessibili, parziali. Alcuni progetti già sviluppati, come il progetto Il laboratorio della Cooperativa Nuova Vita, hanno cercato di sostituire alla retorica del cambiamento la logica della stabilizzazione sociale e personale della persona cronica; dalla presunzione, mai ottenibile, di una raggiunta autonomia al tentativo di perseguire il miglior bene possibile per il paziente cronico; dalla presa in carico specializzata e isolata dei servizi preposti per le dipendenze ad una presa in carico di rete che condivida territorialmente il problema e le possibili soluzioni; da soluzioni standardizzate e definite a tentativi di personalizzazione dei bisogni e delle risposte. Questa ipotesi di lavoro non passa dunque solamente per il raggiungimento di un equilibrio interno al paziente cronico. Spesso infatti anche tra i servizi si incontrano pregiudizi, specializzazione eccessive, mancanza di conoscenza, difficoltà di mettersi in rete, difficoltà di ascolto della situazione della persona. La strada necessaria su cui lavorare è esplicitare il lavoro di rete territoriale come unica strada possibile. In questi casi il concetto di cura va rivisto estensivamente, includendo tutti quegli interventi che permettano una migliore convivenza con la malattia cronica, ovvero soprattutto nella direzione di un allargamento delle reti formali e informali di inclusione della persona affetta da dipendenza e verso una logica politica che non solo “lotti con la sostanza”, ma si prenda cura della condizione umana stessa della persona. In questo senso il progetto può esplorare come una parte della presa in carico del paziente cronico possa essere in sinergia e in rete tra l'assistenza sanitaria e l'assistenza sociale, integrando le varie dimensioni dell'inabilità in un approccio bio-psico-sociale (Oms, 1997). In questo senso la conquista della stabilizzazione della persona cronica può solo coincidere con l’aumento della capacità di integrazione, di cultura dell’inclusione e di collegamento di rete dell’intera comunità territoriale. 5. Obiettivo Il progetto si pone l’obiettivo di restituire dignità sociale e stabilizzazione personale, tramite opportune attività di ricerca, di sostegno e di rete territoriale, a persone marginali con dipendenza cronica. Per ottenere questo risultato il progetto pone dapprima l’obiettivo sulla analisi della situazione attuale per tutti quei pazienti dipendenti di lunga durata che hanno sviluppato a partire dal loro vissuto esistenziale e dallo stile di vita una situazione di marginalità sociale; poi la ricerca sempre più personalizzata e individuale di nuove soluzioni territoriali adeguate, condivise e sostenibili. In questa direzione il progetto richiede uno sviluppo programmatico e tempistico che non limiti il lavoro ai soli servizi interni al dipartimento per le dipendenze, ma nella ricerca di una effettivo consenso e di uno sviluppo concreto di sinergie operative con le altre agenzie territoriali rispondendo in rete alla evidente complessità di presa in carico di situazioni di cittadinanza marginale e patologica. 6. Azione A. Descrizione 1. creazione, sviluppo e messa in rete di un tavolo di analisi dei bisogni, concertazione dei linguaggi e di prassi operative nelle situazioni di dipendenza cronica; 2. costituzione di una mappatura dei servizi e delle risorse territoriali da mettere in una rete di servizi flessibili e fruibili in tempi brevi e senza filtri; 3. promozione e valorizzazione dei servizi e de progetti che operano già con situazioni di dipendenza cronica; 4. creazioni di eventuali attività territoriali ad hoc, dapprima sperimentali; 5. compendio formativo di attività o servizi già presenti nella rete territoriale; 6. pubblicizzazione del progetto e valorizzazione dei risultati ottenuti B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. n. 6 Vicenza Nominativo Dipartimento per le dipendenze Pagina n . 140 • Coattori Soggetto istituzionale Comuni Privato Sociale Volontariato / Associazioni Caritas Diocesana Nominativo Livello di responsabilità Compartecipazione progettuale ed operativa 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Tossicodipendenti e alcoldipendenti Anno 2007 nessuno Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 In base ai In base ai risultati risultati dell’indagine dell’indagine Triennio 8. Temporizzazione Anno Descrizione 1 Fine 2007 2 Costruzione tavolo di lavoro e di concertazione Mappatura risorse esistenti e costruzione della rete 1 Pubblicizzazione progetto Aprile 2008 Anno 2007 Anno 2008 Termine per la realizzazione Fase 9. Risorse Fonti di finanziamento/enti finanziatori Regione Comuni Aulss Utenti Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro (specificare)________________________ Quota 2007 Quota 2008 isorisorse Totali Fine 2007 Quota 2009 € € € € € € € € € € € € Triennio € € € € 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) nr. incontri del tavolo di concertazione nr. incontri di pubblicizzazione del progetto nr. incontri per mettere conoscere servizi e creare la rete Indicatori di outcome (cambiamento…) Documento programmatico tra enti per lo sviluppo di una presa in carico di rete per soggetti dipendenti cronici Convenzione tra enti per lo sviluppo di una presa in carico di rete 11. Tempi per la verifica semestrale X annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) Pagina n . 141 Terza Strategia 1. Area di intervento Prevenzione universale delle dipendenze / promozione della salute 2. Titolo del progetto - ALCOL + GUSTO 3. Politica di riferimento Azione n. P32 - progetto DE 2.2 4. Analisi del bisogno 1) Aumento nella popolazione generale del numero di consumatori di bevande alcoliche, con tassi di prevalenza superiori a quelli nazionali 2) L’aumento dei consumatori adolescenti e giovani di entrambi i sessi; 3) L’aumento dei comportamenti di consumo a rischio, quali il consumo fuori dei pasti e le ubriacature, in particolare nella popolazione giovanile; 4) La precoce età di iniziazione al consumo di bevande alcoliche (l’età di prima ubriacatura nel vicentino si situa in media verso i 13 anni); 5) Scarsa diffusione delle informazioni relative alle problematiche legate all’alcol. 5. 1) 2) 3) 4) Obiettivi Rendere più visibile e socialmente accettabile un comportamento analcolico o almeno “meno alcolico”. Aumentare le informazioni sui rischi dell’abuso di alcol e sui segnali di rischio. Favorire l’espansione della campagna su tutto il territorio dell’Ulss n.6 di Vicenza. Sviluppare ed implementare i contatti con le realtà giovanili del territorio in quanto target maggiormente a rischio rispetto alle nuove modalità di consumo. 6. Azione A. Descrizione i. Utilizzo di modalità di coinvolgimento della cittadinanza, attraverso la partecipazione ad eventi, che promuovono occasioni di incontro, piacere e divertimento associati ad un messaggio analcolico o di moderazione. ii. Aumento delle informazioni, nella popolazione generale, dei rischi connessi a un uso indiscriminato di alcol e all’esistenza di percorsi di aiuto per persone in difficoltà. iii. Utilizzo di testimonial e normali veicoli pubblicitari per lanciare con regolarità un messaggio di maggior benessere senza l’utilizzo dell’alcol. iv. Ricerca e coinvolgimento di figure significative (Enti, Associazioni, Gruppi formali e non) di tutti i Comuni dell’Ulss n.6 per l’organizzazione di eventi in tema con i messaggi della Campagna. v. Espansione dello Spazio Giovani attraverso l’implementazione degli eventi che coinvolgono i giovani stessi e l’utilizzo di strategie che garantiscano l’amplificazione del messaggio sui giovani coetanei. vi. Implementazione dello Spazio Scuola mediante il coinvolgimento delle scuole del territorio dell’Ulss. n.6 di Vicenza anche con l’inserimento nel POF del Progetto –Alcol +Gusto B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale ULSS n. 6 di Vicenza Nominativo Coordinatore del Dipartimento per le Dipendenze Pagina n . 142 • Coattori Soggetto istituzionale Enti locali Scuole Associazioni Associazioni di categoria Cooperative Gruppi formali e non Nominativo Tutti i Comuni appartenenti al territorio dell’Ulss n.6 territorio dell’Ulss n.6 territorio dell’Ulss n.6 territorio dell’Ulss n.6 territorio dell’Ulss n.6 territorio dell’Ulss n.6 Livello di responsabilità Compartecipazione progettuale 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Adulti Giovani (14 /30 anni) Alunni Scuole e doposcuola (primarie e secondarie di 1° grado)) Anno 2007 1800 500 250 Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 2000 2200 600 800 400 1000 Triennio 6000 1900 1650 8. Temporizzazione Anno Fase 1 Anno 2007 2 3 4 5 6 7 1 2 3 4 Anno 2008 5 6 Descrizione Termine per la realizzazione Invio di lettera di invito per la partecipazione alla campagna Aprile 2007 ad Enti, Scuole, Associazioni, Gruppi formali e non del territorio Ulss 6 Vicenza Ottobre-Novembre 2006 Raccolta adesioni e predisposizione scaletta eventi Aprile 2007 Realizzazione eventi (corsi, serate feste analcoliche, gite....) Valutazione Esito Campagna 2007 Gennaio-Marzo 2007 Aprile 2007 Incontri di coordinamento rete con gruppi giovanili, enti associazioni del territorio dell’Ulss n.6 Individuazione nuovi ambiti d’intervento e strategie d’intervento per anno 2008 Invio di lettera di invito per la partecipazione alla campagna Aprile 2008 ad Enti, Scuole, Associazioni, Gruppi formali e non del territorio Ulss 6 Vicenza Raccolta adesioni e predisposizione scaletta eventi Aprile 2008 Realizzazione di eventi (corsi, serate feste analcoliche, gite....) Valutazione Esito Campagna 2008 Incontri di coordinamento rete con gruppi giovanili, enti associazioni del territorio dell’Ulss n.6 Individuazione nuovi ambiti d’intervento e strategie d’intervento per anno 2009 Invio di lettera di invito per la partecipazione alla campagna Aprile 2009 ad Enti, Scuole, Associazioni, Gruppi formali e non del territorio Pagina n . 143 Maggio- Giugno 2007 Gennaio – Dicembre 2007 Ottobre-Dicembre 2007 Ottobre-Novembre 2007 Gennaio-Marzo 2008 Aprile 2008 Maggio- Giugno 2008 Gennaio – Dicembre 2008 Ottobre-Dicembre 2008 Ottobre-Novembre 2008 Ulss 6 Vicenza 1 Anno 2009 2 3 4 5 6 Raccolta adesioni e predisposizione scaletta eventi Aprile 2009 Realizzazione di eventi (corsi, serate feste analcoliche, gite....) Valutazione Esito Campagna 2009 Incontri di coordinamento rete con gruppi giovanili, enti associazioni del territorio dell’Ulss n.6 Individuazione nuovi ambiti d’intervento strategie d’intervento per anno 2009 Gennaio-Marzo 2009 Aprile 2009 Maggio- Giugno 2009 Gennaio – Dicembre 2009 e Ottobre-Dicembre 2009 Invio di lettera di invito per la partecipazione alla campagna Aprile 2010 ad Enti, Scuole, Associazioni, Gruppi formali e non del territorio Ulss 6 Vicenza Ottobre-Novembre 2008 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Regione Comuni (bilancio sociale) Aulss Utenti Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro (specificare)________________________ Quota 2007 € € 23.000,00 personale € € € Quota 2008 € € 25.000,00 personale € € € Quota 2009 € € 27.000,00 personale € € € Triennio € € 50.000,00 € € € € € € € € Totali € 23.000,00 € 25.000,00 € 27.000,00 € 50.000,00 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) numero di Comuni che aderiscono alla Campagna numero di Associazioni che organizzano eventi numero di scuole che aderiscono alla Campagna numero di partecipanti agli eventi numero di Centri Giovanili che aderiscono alla Campagna Indicatori di outcome (cambiamento…) Assunzione di una maggiore consapevolezza rispetto ai comportamenti a rischio 11. Tempi per la verifica semestrale X annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) Pagina n . 144 Area Disabilità Pagina n . 145 Introduzione La predisposizione del Piano Locale della Disabilità ha definito gli orientamenti, le finalità e le strategie che la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 6 di Vicenza di concerto con tutti i Soggetti della rete locale si propone di realizzare nel prossimo triennio e che sono parte integrante di questo piano di zona. I Servizi alla Persona – Principi ispiratori e finalità La centralità della persona è la base sulla quale i Servizi Pubblici e privati definiscono e coordinano i propri obiettivi e la propria azione nell’ambito della disabilità . ¾ La persona con disabilità nella realtà quotidiana è portatrice di esigenze connaturate al suo essere persona, di bisogni collegati alla sua disabilità ma anche di potenzialità e risorse che debbono essere individuate e valorizzate nel contesto sociale. L’unicità della persona, come espressione unica e originale di una identità personale, da considerare necessariamente nella sua globalità, viene a costituirsi come il principio ispiratore di ogni intervento messo in atto dal Sistema dei Servizi. La persona con disabilità è intesa come persona con diritto di usufruire di pari opportunità per sviluppare il proprio Progetto di Vita. ¾ La famiglia, che per tutti rappresenta il primo e fondamentale nucleo della vita sociale, nel caso della persona disabile è anche il primo e più importante sistema relazionale che se ne fa carico dal momento della nascita o dal momento invalidante. Talora essa esprime ciò che la persona disabile non riesce ad esprimere e nello stesso tempo è la principale testimone della positività e negatività dell’ambiente in cui la persona disabile vive. É indubbio che la condizione di disabilità rende più difficile quella evoluzione che normalmente porta la persona a differenziarsi e a rendersi autonoma dalla famiglia e allo stesso tempo complica lo sviluppo di una identità familiare matura. L’obiettivo dei Servizi diventa quindi quello di promuovere ogni possibile intervento che permetta alla persona disabile di realizzare il proprio Progetto di Vita e alla famiglia di costruire una propria identità. ¾ Il nuovo approccio culturale alla disabilità che si fonda sull’integrazione del modello sociale e quello sanitario considera la disabilità come una complessa interazione di condizioni personali, sociale ed ambientali, che favoriscono o riducono l’attività e la partecipazione attiva della persona nella società. ¾ La cultura della domiciliarità, intesa come filosofia di vita e di intervento, legge la persona disabile nella sua globalità, unicità e irripetibilità, portatrice di affetti, ricordi, esperienze, gioie e sofferenze. Non dimentica il rapporto con la casa, con l’esterno, l’ambiente, il paesaggio, il paese, le relazioni, la cultura locale. I Progetti contenuti nel Piano di Zona sono finalizzati a favorire i processi di autonomia, integrazione e cittadinanza a salvaguardia della dignità della persona disabile, valorizzando e sostenendo contemporaneamente l’impegno familiare mediante apporti professionali e sostegno sociale. La domiciliarità deve essere sviluppata e realizzata nel pieno rispetto delle esigenze della persona e della disabilità . ¾ La comunità locale è chiamata ad accogliere e farsi carico della disabilità . Il territorio deve essere accompagnato in un percorso di conoscenza e confronto con il mondo della disabilità per costruire delle relazioni e delle forme di appartenenza che facciano crescere la persona disabile e la sua famiglia. L’obiettivo è quello di giungere ad un sistema che coinvolga ed investa di responsabilità tutti i soggetti sociali designati a compiere scelte decisive che influenzino la partecipazione delle persone con disabilità a tutte le aree della vita sociale Pagina n . 146 Riferimenti Normativi Per quanto riguarda l’area della Disabilità la legge 104/92 ha promosso il riconoscimento dei diritti delle persone con disabilità e ha indicato i principi fondamentali per la realizzazione dei processi e dei percorsi di integrazione sociale, promuovendo l’attivazione di servizi ed interventi territoriali finalizzati alla prevenzione e alla diagnosi precoce delle disabilità, alla riabilitazione, all’integrazione scolastica, all’integrazione sociale in contesto lavorativo, alla promozione degli interventi finalizzati a favorire l’accessibilità, la vita di relazione e la partecipazione attiva alla vita sociale e della comunità. La legge 328 del 2000, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” ha riconosciuto l’importante ruolo svolto dalle Associazioni di categoria, le Associazioni dei familiari delle persone disabili, le Associazioni di Volontariato, le Cooperative sociali e le Fondazioni nel campo della promozione sociale; ha definito i pubblici obiettivi e responsabilità che le Associazioni del Terzo Settore condividono con gli enti Pubblici, concorrendo, anche con proprie risorse, alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali. A partire dalla Legge 104/92 l’attenzione nei confronti della disabilità ha prodotto lo sviluppo di politiche sociali. Nello specifico, per quanto riguarda l’ambito della domiciliarità, la Legge 162/98 ha promosso tutti quegli interventi di promozione dell’autonomia personale e di supporto alla famiglia mediante interventi erogati a domicilio, che si sono concretizzati in progetti individuali nelle situazioni di disabilità grave e gravissima e nei progetti individuali di Vita Indipendente. La Legge 284/97 ha incentivato gli interventi a favore di ciechi pluriminorati, la L.R. 7/99 ha previsto a carico del fondo regionale sociale un contributo a ristoro delle spese di vitto e trasporto per le persone con disabilità grave e gravissima frequentanti i CEOD. Per quel che attiene il servizio residenziale la DGR 751/00 e successive ha riconosciuto la quota di rilievo sanitario alle persone con disabilità accolte nelle strutture residenziali e la LR 22/02 ha definito le nuove norme in materia di autorizzazione all’esercizio e accreditamento Dati epidemiologici I servizi alle persone con disabilità e alle loro famiglie mirano a garantire dai primi anni di vita fino all’età adulta l’integrazione scolastica, sociale e lavorativa della persona disabile, potenziandone le autonomie e le competenze relazionali e sostenendo la famiglia stessa. Integrazione scolastica Il numero di minori certificati annualmente è in costante crescita. Nel 2006/2007 sono stati certificati 1203 minori, 143 dei quali seguiti da insegnate di sostegno e Operatore Socio Sanitario e 6 seguiti solo da Operatore Socio Sanitario. Il dato precedente riferito al 2005/2006 contava 1019 minori certificati , 114 dei quali seguiti da insegnate di sostegno e Operatore Socio Sanitario e 4 seguiti solo da Operatore Socio Sanitario. Centri Diurni Negli ultimi anni il numero di persone con disabilità inserite nei Centri Diurni è stato in costante crescita, nonostante si siano verificate numerose uscite. Ingressi nel triennio ANNO 31.12.2004 31.12.2005 31.10.2006 C.DIURNI IN RETE C.DIURNI 16 30 19 FUORI RETE 1 3 7 Pagina n . 147 COMPLESSIVO 17 33 26 Uscite nel triennio ANNO 2004 ANNO 2005 ANNO 2006 per decesso 2 1 3 per dimissioni volontarie 1 2 3 trasferimento altra struttura per problemi di salute per Tirocinio sociale/Prog. Personalizzati 2 totale 4 5 2 3 13 5 18 (1 fuori rete) 18 (2 fuori rete) Nel triennio 2004-2005 si sono intravisti i primi risultati conseguenti all’avvio di interventi e/o progetti miranti a percorsi di integrazione sociale nel territorio. Il dato più rilevante è relativo alle uscite dal Centro Diurno, in particolare nell’anno 2005, da parte di persone con disabilità che hanno cessato completamente la frequenza per intraprendere il percorso del tirocinio sociale o di un progetto personalizzato esterno al Centro, a seguito della positiva conclusione di progetti sperimentali che hanno verificato la potenzialità della persona in un contesto esterno. I dati preventivi dell’anno 2007 confermano una crescita costante di inserimenti nei Centri Diurni: se le previsioni si realizzeranno, al termine del presente anno, gli utenti medi raggiungeranno quota 492,05 cioè 16,81 utenti medi equivalenti in più rispetto allo scorso anno corrispondente a 33 nuovi inserimenti. Consuntivo 2005 Consuntivo 2006 Previsione 2007 Privati Pubblici Totale Privati Pubblici Totale Privati Pubblici Totale Vicenza 149,41 53,18 202,59 150,32 53,80 204,12 159,12 54,25 213,37 Est Ovest 83,00 46,29 17,00 16,58 100,00 62,87 87,61 44,85 16,83 16,33 104,44 61,18 92,97 43,93 16,00 17,67 108,97 61,60 Sud Est 97,96 2,58 100,54 102,85 2,65 105,50 106,11 2,00 108,11 376,66 89,34 466,00 385,63 89,61 475,24 402,13 89,92 492,05 Totale I numeri si riferiscono agli utenti medi equivalenti proiettati sull’anno Interventi di promozione dell’autonomia personale La Dgr 1859 del 13.06.2006 ha promosso programmi di intervento finalizzati all’acquisizione e al mantenimento di autonomie personali che permettano di migliorare le capacità di relazione e di partecipazione alla vita sociale e lavorativa, nonché di promozione delle attività sportive, di tempo libero e di integrazione sociale. I progetti attivati dall’Ulss n. 6 Vicenza riconducibili a questo ambito di intervento possono essere distinti in diverse categorie: • Progetti di Integrazione Sociale Personalizzati • Progetti di Integrazione Sociale nel Tempo Libero • Progetti Vita Indipendente: nel 2006 sono stati attivati 30 progetti su 44 presentati in graduatoria; • Progetti di Integrazione e Autonomia a favore delle persone non vedenti: coinvolgono circa una quindicina di persone Questi progetti sono a volte complementari al Centro Diurno e in certi casi sostitutivi ad esso. Interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia I primi interventi in ambito domiciliare dell’Ulss n. 6 sono partiti, a livello sperimentale, nel 2003 con l’utilizzo dei fondi della L. 162/98. Tutti gli interventi domiciliari tuttavia sono stati attivati laddove, anche in presenza di altri interventi e/o servizi, la famiglia si trovava in grosse difficoltà nella gestione del proprio familiare disabile. Le persone che in questi tre anni hanno beneficiato dell’intervento sono 67 di cui 47 minori e 20 adulti. Quasi tutti i minori fruiscono del servizio di assistenza scolastica. Rispetto alla compresenza di altri servizi, ad esclusione del servizio di assistenza scolastica, solo il 17% dei beneficiari di interventi erogati a domicilio ha fruito di altri servizi aggiuntivi (comunali o prestazioni sanitarie) Pagina n . 148 mentre un 12% ha fruito in contemporanea di un servizio diurno o di accoglienza temporanea. Nella maggior parte degli interventi attivati il sostegno a domicilio è stato il solo servizio coinvolto. Per quanto riguarda gli interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia previsti nel 2007 saranno effettuati 48 interventi a favore di famiglie con figli con disabilità grave per un monte ore settimanale complessivo di 250 ore. I fruitori di questo servizio sono per la maggior parte minori disabili ma obiettivo dell’anno in corso è intensificare questo intervento a favore di persone con disabilità adulte. Servizio di Accompagnamento Educativo Domiciliare (SAED) Il Servizio di Accompagnamento Educativo Domiciliare (SAED) nasce come intervento a carattere sperimentale alla fine degli anni ‘90 collocandosi in una posizione intermedia tra il servizio domiciliare e il servizio residenziale con l’obiettivo generale di favorire l’inserimento di alcuni soggetti disabili all’interno di contesti di vita normale, sperimentandosi ed interagendo con il mondo circostante. Il Servizio è indirizzato prioritariamente a giovani disabili intellettivi perlopiù provenienti da comunità per minori per i quali, al raggiungimento della maggior età, non è più possibile la permanenza nella struttura, il rientro in famiglia viene valutato inopportuno dai Servizi Sociali o il supporto familiare è assente. Sinora sono state accolte dal servizio 10 persone con disabilità 6 delle quali hanno concluso il progetto rendendosi autonome. Attualmente quindi le persone con disabilità presenti negli appartamenti, che hanno una ricettività potenziale di 5/6 persone, sono 4. Accoglienza temporanea L’accoglienza temporanea si è configurata negli ultimi anni come un servizio essenziale volto al sostegno della famiglia e alla dilazione nel tempo dell’inserimento a carattere definitivo. La programmazione delle accoglienze, nell’ambito di quella che rappresenta un’importante strategia di domiciliarità, ha costituito per le famiglie l’opportunità di ottenere un valido sollievo nell’assistenza alla persona disabile che ha portato a positivi risultati per quanto riguarda la permanenza della persona disabile nell’ambito famigliare. Le tabelle sottostanti riportano l’andamento delle giornate di accoglienza dal 2005 al 2007 ripartite per Distretto ed un dettaglio della suddivisione degli inserimenti in rete e fuori rete previsti per il 2007. Le strutture appartenenti alla rete dispongono di quote di rilievo sanitario destinabili alle persone con disabilità mentre le strutture fuori rete sono quelle strutture appartenenti al territorio dell’Ulss 6 che risultano però prive di quote o quelle strutture fuori Ulss che possono avere o meno quote di rilievo sanitario riconosciute dalla Regione destinabili alle persone con disabilità (1) Per rendere uniformi i dati dei 3 anni sono state considerate tutte le giornate poste a carico della voce di bilancio relativa all’accoglienza temporanea, anche quelle accoglienze quindi che per decisione del Distretto e in attesa di approvazione delle linee guida, sono prolungate tutto l’anno. ANNO 2006 Anno 2005 Vicenza Est Ovest Sud Est TOTALE Giorni 1540 541 148 875 3104 Utenti accolti 36 12 5 9 (A) (A) giorni da consuntivo distretti 2005. 62 Giorni 1126 391 243 1019 2779 (B) (B) giorni da consuntivo verifica budget distrettuali 2006 (C) giorni da preventivo distretti fogli excel 2007 Pagina n . 149 ANNO 2007 Utenti accolti 44 20 3 11 Giorni 1044 824 268 1330 Utenti accolti 30 20 6 13 68 3466(C) 72 Est Ovest Sudest Vicenza 7,32 ACCOGLIENZE Inserimenti in rete (utenti medi) 1,92 0,31 2,56 (1,56**) 2,53 2007 –STIMAInserimenti fuori rete (utenti medi) Est 0,33 Ovest 0,42 Sudest 1,08 Vicenza 0,33 2,16 PROGRAMMATE **1 utente compreso nei 7,32 utenti medi equivalenti previsti dai Distretti è già attualmente conteggiato tra i definitivi in quanto si tratta un accoglienza che si protrae da anni per tutto l’anno. Gli utenti medi nuovi da inserire in rete in accoglienza programmata sono pertanto 6,32 per un totale di 8,48 utenti medi previsti 1) Sono state considerate tutte le giornate poste a carico della voce di bilancio relativa all’accoglienza temporanea, anche quelle accoglienze quindi che per decisione del Distretto e in attesa di approvazione delle linee guida, sono prolungate tutto l’anno Residenzialità definitiva Il ricorso all’inserimento definitivo in comunità rimane per molte famiglie, in situazioni di estrema difficoltà, l’unica soluzione in grado di garantire il benessere della persona disabile stessa e della famiglia. Bisogna poi sottolineare che l’aumento dell’aspettativa media di vita per la persona disabile, ha portato a situazioni in cui i genitori o (l’unico genitore in vita) spesso sono anziani, non più in grado di occuparsi adeguatamente del proprio figlio. A ciò si aggiungono poi le situazioni d’emergenza o urgenza che possono verificarsi quando l’unico famigliare che assiste la persona disabile viene a mancare improvvisamente. UTENTI Est Ovest Sudest Vicenza Totale MEDI PRESENTI A FINE ANNO NEL SERVIZIO RESIDENZIALE DEFINITIVO 2005 22,93 17,33 19,23 77,82 137,31 2006 25,77 16,61 17,00 84,62 144 2007 29,67 19,82 19,60 88,73 157,82 Il trend di inserimento degli ultimi anni risulta pressoché costantemente in aumento. Vanno tuttavia rilevate le difficoltà connesse alla carenza di posti letto nelle strutture della rete che hanno posto le famiglie davanti all’impossibilità di accedere alle strutture individuate per l’inserimento del proprio familiare. Per il 2007 sarebbero previsti 23 nuovi inserimenti corrispondenti a 14,54 medi; di questi 9,01 in strutture in “rete” della nostra Ulss, ovvero con posti letto coperti da quote di rilievo sanitario assegnate dalla Regione, e 5,53 utenti medi da accogliere in strutture “fuori rete” (comunità o case di riposo che, eccetto una situazione specifica, non hanno posti letto con quote di rilievo sanitario). INSERIMENTI RESIDENZIALI DEFINITIVI 2007 Inserimenti in rete (utenti medi) Est 2,97 Ovest 1,31 Sudest 2,11 Vicenza 2,62 9,01 14,54 utenti medi previsti STIMA Inserimenti fuori rete (utenti medi) Est 1,68 Ovest 1,89 Sudest 0,49 Vicenza 1,47 5,53 Tra le persone con disabilità inserite in strutture residenziali, 7 hanno già compiuto 65 anni e nei prossimi 4 anni fino al 2011, saranno 9 le persone inserite a tempo indeterminato a compiere 65 anni. Valutazione fine percorso 2004-2006 Pagina n . 150 I progetti del Piano di Zona – Area Disabili – 2004-2006 sono parte di una strategia complessiva di consolidamento dei servizi attualmente esistenti a favore delle persone con disabilità . In particolare i progetti sono stati realizzati rispetto due grandi aree: 1. i minori disabili e le loro famiglie: ¾ Rispetto ai minori è stato elaborato un modello di presa in carico del minore disabile a partire da un anno di vita, definendo l’aspetto delle dimissioni protette e l’accesso ai diversi servizi per l’età infantile. La realizzazione del progetto ha visto la collaborazione di soggetti istituzionali diversi: Ospedale, Unità Organizzativa Infanzia Adolescenza Famiglia, Unità Organizzativa Distrettuale Disabilità , Neuropsichiatria Infantile. ¾ Un’altra importante azione messa in atto attraverso i progetti di Piano di Zona è stato il sostegno della famiglia del minore disabile: il progetto ha visto il consolidamento dell’intervento educativoassistenziale a domicilio, effettuato prevalentemente da un operatore socio sanitario, con l’obiettivo di fornire un aiuto personale al minore ma nel contempo dare un concreto sostegno alla famiglia, permettendole di sostenere i suoi impegni professionali e relazionali. ¾ Una particolare valenza ha poi rivestito il progetto formativo a favore degli operatori scolastici dei diversi Istituti Comprensivi volto al miglioramento qualitativo della relazione con il minore disabile nell’ambito scolastico. 2. gli adulti disabili e le loro famiglie: i progetti sono stati finalizzati al potenziamento delle forme di integrazione sociale attraverso lo sviluppo delle autonomie relazionali, sociali e occupazionali. ¾ Gli interventi principali attuati sono stati i progetti sperimentali di integrazione sociale: obiettivo principale di tali progetti è proporre alla persona con disabilità senza capacità lavorative ma con potenzialità di tipo relazionale, l'inserimento in contesti "normali" per permetterle di acquisire una identità sociale e di vedere riconosciuto un proprio ruolo. ¾ Attraverso i progetti del Piano di Zona è stato dato un ulteriore impulso, anche nell’area adulti, agli interventi educativo-assistenziali a domicilio, quali interventi sostitutivi/integrativi dell’accoglienza programmata, finalizzati ad allontanare la possibilità di un inserimento residenziale definitivo e a fornire alla famiglia alcuni momenti di sollievo. Tra le diverse forme di sostegno alle famiglie sono stati poi organizzati dei gruppi di auto mutuo aiuto. ¾ Per quanto riguarda l’ambito dei servizi residenziali in questo triennio si è assistito all’avvio della realizzazione di un rilevante progetto: la costruzione, con il contributo anche di Enti Pubblici, di due comunità alloggio da parte di un Ente Gestore Privato per un totale di 16 nuovi posti letto. Gli elementi critici rilevati nella verifica dei progetti sopra menzionati sono riconducibili a due principali aspetti: 1. molti progetti, finalizzati in particolare alla elaborazione di protocolli di intesa e/o interventi sinergici, nella loro realizzazione hanno visto il coinvolgimento di soggetti istituzionali diversi tra di loro per obiettivi, linguaggi, modalità operative. La criticità riscontrata nell’ambito di questi progetti è stata la carenza di un coordinamento forte in grado di uniformare le diversità e accompagnare il processo; 2. la realizzazione di alcuni progetti è stata fortemente condizionata dalla carenza di risorse: le unità organizzative coinvolte sono state spesso oberate da altre priorità e ciò non ha permesso di disporre di tempi e risorse per l’attuazione dei progetti. La rete dei servizi Pagina n . 151 Lo sviluppo del sistema dei servizi alle persone con disabilità e alle loro famiglie ha visto, negli ultimi cinque anni, un consolidamento delle risposte tradizionali ai bisogni attraverso il potenziamento di: i centri diurni atti a favorire lo sviluppo dell’autonomia relazionale, sociale e lavorativa della persona disabile; i servizi a sostegno del processo di integrazione scolastica; il servizio di integrazione lavorativa attraverso percorsi di formazione e di avviamento al mondo del lavoro della persona disabile. In questi anni inoltre è stato sviluppato il sistema della residenzialità, che ha visto il suo punto di partenza nel Progetto “Il mio Futuro”, mirante a dare una risposta alla problematica del “Dopo di noi”. Tale processo aveva portato, già, nel 2003 alla programmazione e realizzazione di numerosi posti letto destinati all’accoglienza temporanea o a tempo indeterminato della persona disabile. Contemporaneamente sono state avviate nuove forme di sperimentazione di progetti di integrazione sociale in ambito lavorativo e nel tempo libero con interventi personalizzati definiti in ambito di UVMD dei singoli Distretti di appartenenza per favorire l’autonomia relazionale, sociale e occupazionale delle persone con disabilità che non trovavano adeguate risposte nei servizi tradizionali. Gli eventi più importanti sul piano istituzionale, programmatorio e organizzativo che hanno accompagnato in questi ultimi cinque anni l’azione complessiva nell’ambito della disabilità sono i seguenti: ¾ ¾ La stipula dell’Accordo di Programma tra Comuni e Ulss e la sottoscrizione dello stesso da parte di tutti gli Enti Gestori e Associazioni dell’area della disabilità . Tale documento definisce e regolamenta i principi, gli obiettivi e la metodologia sottostanti il sistema dei servizi messi tra loro in Rete per garantire delle risposte unitarie ed omogenee alla popolazione disabile e alle famiglie. L’Accordo, la cui durata è allineata con la durata del Piano di Zona, è scaduto il 31.12.2006: entro giugno 2007 si procederà, con la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti, alla stipula di una sua revisione. Il nuovo assetto organizzativo di cui si è dotata la nostra Ulss per garantire la presa in carico delle situazioni di bisogno del territorio, ossia l’organizzazione distrettuale del territorio e la suddivisione in Unità Organizzative. La Conferenza dei Sindaci “Il comune è l'ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove lo sviluppo; spettano al comune tutte le funzioni amministrative che riguardino la popolazione ed il territorio comunale precipuamente nei settori organici dei servizi sociali …” (artt. 2 e 9 Legge 142/1990). I Comuni esercitano il proprio ruolo politico di: garanzia di applicazione dei principi di legalità, trasparenza, par condicio, buona amministrazione ed economicità promozione dei diritti di cittadinanza delle persone disabili promozione delle organizzazioni del terzo settore mediante l’azione del singolo Comune, del Comitato dei Sindaci di Distretto, dell'Esecutivo, della Conferenza dei Sindaci. I Comuni esercitano la generalità delle funzioni relative alla disabilità mediante l’azione dell’Ulss, ai sensi dell’art. 6 LR 55/1982. Essi delegano all’Ulss le funzioni attinenti all’inserimento nelle strutture residenziali e al trasporto delle persone con disabilità ai servizi semiresidenziali, con le modalità riportate agli artt. 9 e 12 dell’Accordo di Programma per la programmazione e la gestione dei servizi a favore delle Persone con disabilità e le loro Famiglie. Con atto separato i Comuni possono prevedere altre deleghe all’Ulss, in accordo con essa e previa definizione del finanziamento. Restano in capo ai Comuni: le decisioni sulla eventuale partecipazione alla spesa da parte dell’utente (art. 3, comma 4 del Dlgs. 267/2000), previa concertazione nell’ambito del Tavolo Permanente Pagina n . 152 gli accertamenti della situazione economica della persona disabile e della sua famiglia, quando previsto dalla normativa (art. 3, comma 4 del Dlgs. 267/2000) i procedimenti per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati Esercitano altresì tale ruolo con la propria rappresentanza al Tavolo Permanente per la disabilità. L’azienda U.L.S.S. n.6 di Vicenza La Direzione dei Servizi Sociali La Direzione dei Servizi Sociali esercita l’alta direzione sulle attività socio-sanitarie ed a elevata integrazione sanitaria dell’Azienda, nonché le attività sociali delegate dai Comuni. La Direzione dei Servizi Sociali collabora, per quanto di competenza, con il Direttore Amministrativo ed il Direttore Sanitario alle attività di elaborazione del Piano Attuativo Locale, privilegiando il raccordo tra la programmazione socio-sanitaria dell’Azienda e la programmazione socio-assistenziale degli Enti locali territoriali; supporta la Conferenza dei Sindaci nell’elaborazione del Piano di Zona e ne segue l’attivazione; cura sul piano tecnico operativo il rapporto tra la programmazione del Piano di Zona e la programmazione del Piano Attuativo Locale, garantendo la saldatura tecnica sull’intera materia sociale fra l’Azienda, i Comuni, il Volontariato e le altre realtà ed istituzioni pubbliche e private presenti e operanti sul territorio. Per la gestione, il monitoraggio e la verifica dell’attuazione di tutte le azioni previste dalla programmazione locale la Direzione dei Servizi Sociali si avvale della collaborazione del Coordinamento dei Distretti Sociosanitari e dell’Ufficio Disabilità del Servizio per la non Autosufficienza. Il Distretto Socio Sanitario Il Distretto Socio Sanitario è stato configurato come una struttura operativa dell’Azienda U.L.SS. che è chiamata ad assicurare l’assistenza primaria con interventi sia sanitari che socio-sanitari anche in forma integrata con gli altri dipartimenti e servizi aziendali, compresi i servizi ospedalieri. Il distretto, quindi, viene definito una struttura dell’Azienda U.L.SS. con un’autonomia tecnico-gestionale ed economico-finanziaria con contabilità separata all’interno del bilancio aziendale ed è inserito all’interno della programmazione aziendale per quanto riguarda l’ambito territoriale mediante la formulazione del Programma delle Attività Territoriali. Tale Programma riporta tutte le azioni che, a livello territoriale, traducono le finalità e gli obiettivi generali dei Piani di Zona. L’unità Organizzativa Distrettuale Disabilità É una delle quattro articolazioni del Distretto Socio-Sanitario, in linea con quanto indicato dalla DGR 3242/2001. I Responsabili delle Unità Organizzative Distrettuali Disabilità assicurano la gestione ed il coordinamento in ambito distrettuale delle attività inerenti: la presa in carico della persona con disabilità e della sua famiglia la definizione del Progetto Individuale attraverso l’Unità Valutativa Multidimensionale la gestione dei rapporti con il privato sociale e con le famiglie per l’attuazione degli interventi il monitoraggio del budget distrettuale L’ufficio Disabilità del Servizio per la non autosufficienza L’ufficio, in staff alle Direzioni dei Servizi Sociali e Sanitaria coordina, supportando la Direzione nello sviluppo delle linee strategiche, alcune funzioni aziendali nel campo della disabilità , tra cui: l’elaborazione di linee guida e di protocolli comuni a tutti i distretti; la redazione, verifica e monitoraggio dei programmi e progetti relativi all’intera U.L.SS., in particolare i progetti del Piano di zona a valenza interdistrettuale e i progetti regionali; la partecipazione agli organismi di consultazione e partecipazione (Tavolo permanente di concertazione, Centri territoriali per l’integrazione, Organismi Sindacali, ecc); Il Tavolo Permanente di Concertazione Pagina n . 153 Il Tavolo Permanente di Concertazione ha lo scopo di garantire e tutelare l'affermazione dei diritti costituzionalmente garantiti delle persone con disabilità al pari degli altri cittadini, la rilevazione dei bisogni e l'individuazione delle soluzioni ai problemi e opera perseguendo questo fine. Rappresenta uno strumento di concertazione e un punto di incontro, di confronto e di scambio di idee ed esperienze tra le persone al fine di promuovere nelle sedi istituzionali competenti iniziative atte a migliore l'integrazione sociale e la qualità della vita delle persone disabili. Svolge una funzione di proposta e di elaborazione dei progetti che assumono rilevanza strategica nell'interesse delle persone disabili. Assicura una partecipazione rappresentativa di tutti i soggetti che hanno come finalità il prendersi cura, progettare, fornire e gestire servizi in favore delle persone disabili. Fanno parte del Tavolo di Concertazione Permanente: Il Presidente della Conferenza dei Sindaci o un Sindaco suo delegato che presiede il Tavolo; Un Amministratore (Sindaco o Assessore) per ciascun Distretto; Due rappresentanti delle Associazioni dei genitori e familiari delle persone con disabilità che frequentano Centri Diurni Privati; Un rappresentante delle Associazioni dei Genitori delle Persone con disabilità che frequentano Centri Diurni Pubblici; Un rappresentante di altre Associazioni di genitori di persone disabili, non rientranti nella rappresentanza precedente; Un rappresentante delle Associazioni di persone con handicap di tipo fisico-sensoriale; Sei rappresentanti delle Associazioni, cooperative, fondazioni che gestiscono centri diurni e strutture residenziali tenuto conto di un'equa rappresentatività territoriale; Il Direttore dei Servizi Sociali dell'Ulss 6 Vicenza; I quattro Responsabili delle Unità Operative Distrettuali per la Disabilità ; Il Responsabile del Servizio Interdistrettuale per la Disabilità ; Un rappresentante delle Organizzazioni Sindacali più rappresentative; Compito e Mandato L’analisi dell’evoluzione del sistema dei servizi del nostro territorio ha messo in evidenza alcuni aspetti cruciali: il sistema è caratterizzato da una forte complessità sulla quale incide un sensibile aumento della popolazione disabile presa in carico, una crescente necessità di attenzione ai bisogni delle persone ed un conseguente aumento delle Unità di offerta atte a rispondere alle diverse situazioni di bisogno. L’evoluzione attesa è quella di un lento e progressivo aumento del bacino di utenza che usufruirà di uno o più servizi di rete anche per il prossimo quinquennio. Contemporaneamente si registra l’aumento dei costi a carico degli enti pubblici per garantire la gestione complessiva della rete. Conseguentemente: A) É fondamentale sviluppare forme di “Governo” più efficaci del sistema dei servizi atte a garantire: 1. 2. 3. lo sviluppo sostenibile di un sistema articolato di Unità di Offerta per rispondere al mondo diversificato dei bisogni; un sistema finalizzato ad incentivare le forme di autonomia possibile per le persone disabili, favorendo la partecipazione attiva e l’integrazione sociale; lo sviluppo della domiciliarità come “filosofia e sistema di intervento” mirante ad aiutare la persona a vivere nel mondo relazionale, affettivo e sociale ad essa più vicino e rassicurante, sostenendo nel contempo la famiglia nella sua azione di partecipazione alla vita sociale. B) L’azione di “Governo” si realizza attraverso: 1. Lo sviluppo di una Presa in carico in grado di: accogliere tempestivamente la segnalazione della situazione di bisogno e la domanda di aiuto; garantire l’integrazione sociosanitaria degli interventi; Pagina n . 154 accompagnare in modo unitario ed omogeneo la persona e la famiglia durante le diverse fasi della vita, garantendo un riferimento costante e chiaro a livello distrettuale. La presa in carico sarà più efficace nella misura in cui gli operatori si potranno avvalere di una definizione puntuale e trasparente delle Unità di Offerta attivabili per meglio rispondere alle esigenze della persona e della famiglia. La definizione del Progetto Individuale dovrà tenere conto della sostenibilità complessiva degli interventi. Dovranno inoltre essere chiari, a tutti gli operatori, gli obiettivi del servizio, i requisiti di accesso, le forme di partecipazione economica e le forme di responsabilità dei diversi soggetti nelle fasi di programmazione, gestione e verifica degli interventi attivati. In tal senso la formazione e l’informazione continua rivolta agli operatori, diventano un impegno strategico dell’U.L.S.S. 2. L’ Attivazione ed il sostegno del processo di regolamentazione del sistema finalizzato a garantirne la sostenibilità economica, definendo: le forme di compartecipazione economica delle persone e/o famiglie per ciascuna tipologia di servizio; il contenimento della spesa a carico degli Enti Pubblici;; l’attivazione della ricerca di risorse aggiuntive per la sostenibilità dei servizi (Fondazioni ecc,). 3. Il rinnovo del “patto” tra gli attori sociali coinvolti, a diverso livello, nella programmazione, realizzazione e verifica del sistema dei servizi per la disabilità . Il patto, in particolare, trova fondamento nell’adesione a: le Linee strategiche tracciate dal Piano Locale della Disabilità ; l’Accordo di Programma, in prossima revisione; il sistema delle responsabilità definito nella Presa in Carico; il nuovo sistema di contribuzione. Obiettivi Per l’approfondimento complessivo dell’area, si rimanda al piano per la disabilità, parte integrante del presente piano di zona. Gli obiettivi primari dell’area della disabilità riguardano principalmente i seguenti ambiti: Integrazione socio sanitaria nella presa in carico Interventi a favore della domiciliarità Servizi residenziali La formazione A) INTEGRAZIONE SOCIO SANITARIA NELLA PRESA IN CARICO Nell’ambito del Distretto Sociosanitario l’organizzazione e la gestione dei servizi si realizza attraverso interventi sociali, sociosanitari e sanitari. La presa in carico è il processo che porta a definire le possibili risposte ai bisogni espressi dalle persone con disabilità e dalle loro famiglie, attraverso l’integrazione professionale ed istituzionale tra diverse Unità Operative dei Dipartimenti strutturali e funzionali delle Aziende Ulss. 1) La presa in carico della persona disabile della sua famiglia: ¾ ¾ Modello condiviso di presa in carico integrata e multidisciplinare della persona disabile da 0 a 64 anni Realizzare un modello di presa in carico integrata e multidisciplinare della persona disabile da 0 a 64 anni, da applicare in tutto il territorio Ulss, con l’obiettivo di garantire: l’integrazione socio sanitaria per rispondere in modo globale ai bisogni della persona disabile; la continuità assistenziale in particolare rispetto al passaggio tra l’età evolutiva e l’età adulta; Nella realizzazione del modello di presa in carico integrata, dovranno essere definiti obiettivi, metodologia, strumenti e operatori coinvolti. In particolare, saranno definiti i ruoli di Psicologo, Neuropsichiatria (per l’età evolutiva ) e Psichiatra (età adulta); In quest’ottica l’Ulss n.6 di Vicenza ha proceduto a definire un Programma di lavoro, in particolare con il Dipartimento di Salute Mentale, con i Servizi Riabilitativi e con i Servizi di Neurologia per la definizione di Protocolli di collaborazione e attività di partecipazione alla presa in carico della persone con disabilità in età adulta. In particolare il Dipartimento di Salute Mentale ha inserito nell’ambito dei suoi progetti di Area due Pagina n . 155 azioni strategiche e precisamente: un percorso di collaborazione tra DSM e Area Disabilità per la presa in carico di persone disabili con patologie psichiatriche (casi misti) e un ulteriore percorso per la presa in carico di persone con lievi disabilità intellettive (casi limite). 2) SVILUPPO DEL SISTEMA INFORMATIVO Il potenziamento del sistema informativo dell’Area Disabili rappresenta uno degli obiettivi prioritari della Direzione Strategica. Ad oggi il sistema informativo specifico dell’Area Disabili è fondato sull’utilizzo, anche a livello distrettuale, di una Banca Dati dove si registrano alcune prestazioni effettuate a favore delle persone con disabilità (Centri Diurni, Servizio Residenziale) e relativo costo economico. Nel tempo, tuttavia, la complessità degli interventi ha fatto emergere la necessità di potenziare il sistema informativo al fine di integrare all’attuale Banca Dati, i servizi ad oggi registrati solo a livello cartaceo e, soprattutto, creare un sistema di rete che permetta di: produrre in tempo reale agli operatori coinvolti nei processi di valutazione, di presa in carico e di intervento, le informazioni utili e necessarie relative alla persona con disabilità ; gestire i processi della valutazione multidimensionale, della definizione dei progetti individuali e della residenzialità nell’area della disabilità ; fornire ai Comuni e alle A.ULSS i dati sulle risorse impegnate, le attività svolte, le persone con disabilità prese in carico, i risultati conseguiti; assolvere al debito informativo verso la Regione per la conoscenza e la valutazione dei bisogni, delle risorse impegnate a livello locale e delle attività, ai fini della ripartizione dei contributi e della programmazione regionale 3) LA FORMAZIONE DEGLI OPERATORI (RIMANDO ALLE AZIONE NEL CAPITOLO FORMAZIONE) B) INTERVENTI A FAVORE DELLA DOMICILIARITÀ La Domiciliarità costituisce il primo intervento che deve saper mettere in relazione i bisogni della persona con il suo ambiente e con tutte le risorse che in quell’ambiente possono essere attivate allo scopo di sostenere una qualità di vita dignitosa. Per favorire e promuovere il rispetto della domiciliarità, il territorio deve essere attrezzato con un sistema di rete per accogliere, per sostenere, per aiutare la famiglia che aiuta la persona disabile. La comunità locale deve divenire, attorno alla persona e alla famiglia e ai loro problemi e risorse, sempre più un laboratorio di solidarietà dove ogni cittadino promuove il capitale sociale della comunità stessa. 1) Riqualificazione delle unità di offerta nell’ambito dei servizi diurni Valutazione degli attuali percorsi educativi partendo da una rilettura dei bisogni prevalenti delle persone disabili, realizzabili nell’ambito della progettazione educativa diurna. Sperimentazione nuovi percorsi educativi per rispondere ai bisogni specifici di persone con disabilità con problematiche comportamentali/autismo, persone con disabilità anziane, traumatizzati cranici. Risultati Attesi Definizione di nuovi percorsi (obiettivi e risorse investite) sulla base dei reali bisogni; Definizione di un nuovo riconoscimento economico sulla base dei nuovi percorsi educativi; Ridefinizione dei requisiti base, che devono essere presenti in tutti i Centri Diurni per attivare percorsi educativi ben definiti anche in riferimento ai requisiti della L.R 22/2002; Utilizzo di uno strumento di valutazione condiviso per aiutare l’UVMD nel suo processo decisionale; Realizzare dei percorsi formativi ed informativi continui per favorire l’integrazione socio-sanitaria. 2) Definizione e realizzazione degli interventi di natura sanitaria nei Centri diurni e protocollo di somministrazione dei farmaci: analisi e definizione degli ambiti di intervento, modalità e tempi di collaborazione delle figure infermieristiche nella risposta ai bisogni sanitari delle persone disabili inseriti nei Centri Diurni Pagina n . 156 Risultati attesi: Garantire interventi qualificati di natura sanitaria alle persone disabili nei Centri Diurni Adeguamento entro da parte dei Centri alla normativa in materia di prestazioni sanitarie e somministrazione dei farmaci 3) Progettazione di nuove Unità di Offerta diverse dai Centri Diurni Nell’ambito dei bisogni scoperti rilevati dal Gruppo di Lavoro avviare un programma di progettazione di nuove unità di offerta rispetto a: i soggetti usciti dal percorso scolastico senza gravità per cui non è possibile un accesso diretto al SIL ma non è nemmeno adeguato l’inserimento in un Centro Diurno; i soggetti con precedenti inserimenti lavorativi poi falliti; i soggetti attualmente a casa perché non possiedono abilità lavorative ma non trovano nei Centri Diurni un’adeguata risposta; i soggetti inseriti in Centri Diurni con percorsi occupazionali che potrebbero essere inseriti in progetti di integrazione sociale previa adeguata formazione; persone con disabilità con problematiche comportamentali/autismo, persone con disabilità anziane, traumatizzati cranici. Risultati Attesi Fornire una risposta adeguata a persone con disabilità che non trovano una risposta adeguata nel Centro Diurno ma, per i quali, nel contempo non è possibile un accesso diretto al SIL. Proposta di un percorso di addestramento relazionale ed occupazionale (formazione professionale – formazione in situazione) 4) Ridefinizione e sviluppo di Unità di Offerta Diurna finalizzate all’acquisizione e al mantenimento di autonomie personali e promozione di attività sportive, di tempo libero e di integrazione sociale che migliorino le capacità di relazione e di partecipazione alla vita sociale. Risultati attesi Valorizzare e trasformare questi interventi, finora realizzati sotto forma di sperimentazioni, in Unità di offerta con criteri di accesso e contributi economici definiti, per potenziare l’integrazione sociale delle persone con disabilità. In sede di costruzione del Progetto Individuale, integrare le unità di offerta di promozione dell’autonomia personale, nella più ampia strategia di potenziamento della Domiciliarità al fine di costruire progetti articolati, con unità di offerta complementari o sostitutive di risposte diurne tradizionali, e sostenere così la vita relazionale in famiglia e nella comunità locale; Mappare e reperire le risorse informali di Associazioni del Volontariato che operano da anni nel territorio dell’Ulss n. 6 Vicenza 5) Accompagnamento al percorso di adeguamento ai nuovi requisiti di autorizzazione e accreditamento previsti dalla L.R. 22/2002 Risultati attesi Favorire la condivisione dei nodi più critici relativi al percorso di adeguamento ai nuovi requisiti previsti dalla L.R. 22/2002 attraverso azioni di supporto informativo e di confronto. C) SERVIZI RESIDENZIALI Il quadro descritto nella parte epidemiologica, evidenzia quindi un sistema della Residenzialità in costante e progressiva evoluzione che richiede una strategia di governo condivisa e coordinata. Tenendo in considerazione : • il diritto di cura della persona disabile, • la previsione di un andamento del fabbisogno di residenzialità in costante aumento, • il problema del carico economico del sistema residenzialità così come è attualmente organizzato, • la complessità sempre maggiore dell’evoluzione dei bisogni educativi, assistenziali e sanitari delle persone con disabilità ospiti, legati anche all’invecchiamento della persona disabile in relazione con l’allungamento della durata della vita determinato dalle migliori condizioni igieniche, ambientali e terapeutiche, Pagina n . 157 • la creazione di 46 nuovi posti letto con richiesta di copertura di quota di rilievo sanitario e distribuiti in 3 strutture così come previsto dai Piani di Zona in sede di Programmazione Locale e in linea con il fabbisogno annuo di residenzialità territoriale indicato dalla Regione secondo il parametro dello 0,7 per mille applicato alla popolazione residente al 31.12 dell’anno precedente, Si evidenziano i seguenti obiettivi primari: 1) Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni degli ospiti attuali e del prossimo futuro: le Unità Organizzative per la Disabilità Distrettuali e gli Enti Gestori collaboreranno per l’analisi del bacino di utenza costituito dalle persone con disabilità che potrebbero accedere al sistema della residenzialità nel prossimo futuro in modo da consentire una razionalizzazione dell’utilizzo di posti letto previsti dalla Programmazione Locale dei Piani di Zona. Lo studio sarà finalizzato all’approfondimento dei bisogni educativi, assistenziali o sanitari prevalenti in modo da individuare le tipologie di strutture maggiormente rispondenti a tali bisogni. Le unità di offerta previste dalla L.R.22/02 sono: Comunità Alloggio, Comunità Residenziale per ospiti disabili in situazione di gravità, RSA. 2) Sostenibilità del sistema della residenzialità : • Il Gruppo di Lavoro sulla Fondazione (che sarà composto da Rappresentanti Politici, Rappresentanti delle Associazioni delle Famiglie di persone disabili) avrà il compito di chiarire obiettivi e strumenti del reperimento di risorse aggiuntive • Sarà portata avanti una verifica del sistema contributivo applicato nel sistema residenziale dell’Ulss 6, con attenzione alle linee guida proposte dalla Regione per l’individuazione delle rette di riferimento • Saranno applicate le impegnative di residenzialità con le modalità e itempi definiti dalla normativa regionale 3) Nell’ambito della Programmazione locale della Residenzialità gestione e monitoraggio dell’utilizzo dei posti letto dedicati agli inserimenti definitivi e in accoglienza temporanea: • si applicano i requisiti di accesso per gli inserimenti definitivi descritti nel Piano Locale della Disabilità • si costruiscono e si condividono i requisiti d’accesso per gli inserimenti in accoglienza temporanea e saranno individuati, nelle diverse strutture, posti letto dedicati esclusivamente alle Accoglienze Temporanee, conformemente a quanto previsto dalla L.R. 22/02 • sarà riformato il Registro Unico di Residenzialità dopo l’implementazione del Sistema Informativo • saranno applicate le linee guida sui servizi residenziali • sarà analizzata la pertinenza/adeguatezza della risposta di residenzialità per gli ospiti delle attuali strutture esistenti (es. traumatizzati cranici, ospiti anziani, persone con disabilità con bisogni sanitari e socio-assistenziali specifici) • saranno verificate opportunità ed eventualmente modalità e tempi di rientro nel territorio degli ospiti disabili presenti nelle grandi strutture fuori Ulss. Una prima valutazione effettuata 3 anni fa da un’equipe multidisciplinare distrettuale aveva ritenuto inadeguato lo spostamento degli ospiti. 4) Monitoraggio delle Unità d’Offerta residenziali: valutazione degli standard organizzativi, gestionali, strutturali e della qualità di vita degli ospiti, in linea con i requisiti della L.R. 22/02. Alla luce di quanto sarà deliberato dalla Regione, l’Ulss si impegnerà ad accompagnare le strutture nel processo di adeguamento ai requisiti previsti dalla L.R. 22/02, individuando modalità e tempi di attuazione del percorso. D) LA FORMAZIONE Si tratta di un obiettivo primario del corrente piano di zona e, come è stato messo in evidenza nel Piano Locale della Disabilità, il nuovo panorama del sistema dei servizi esige una importante condivisone da parte di tutti i Soggetti della rete delle finalità, delle strategie da realizzare e delle modalità di “governo” del sistema stesso. Di conseguenza la realizzazione degli obiettivi proposti dal Piano Locale della Disabiltà richiede una serie di interventi di aggiornamento e formazione professionale che mirano a supportare i cambiamenti culturali, metodologici e organizzativi che la complessità dei servizi esige. L’azione formativa diventa così strategica rispetto ad alcuni ambiti di intervento ritenuti prioritari nel PLD: Pagina n . 158 - la ridefinizione del modello della Presa in Carico; la promozione della cultura della domiciliarità e delle metodologie di lavoro connesse la definizione delle collaborazioni tra servizi per garantire una migliore risposta professionale al bisogno di integrazione sociosanitaria; Obiettivi La finalità di fondo è quella di costruire e condividere una strategia formativa con tutti i Soggetti della rete dei Servizi per garantire un’azione di accompagnamento e supporto ai cambiamenti necessari per rendere l’organizzazione dei servizi più efficaci e sostenibili. Le Criticità Rilevate Nell’attuale Sistema Di Rete Della Disabilità • • • • Lo sviluppo dei servizi alla persona e di sostegno alle famiglie ha seguito prevalentemente due direzioni: l’accoglienza delle persone con disabilità nei Centri Diurni per la realizzazione di percorsi educativi e il sostegno alla famiglia attraverso la risposta residenziale definitiva e temporanea. In questo modo, sono state studiate e incentivate meno le unità di offerta orientate al sostegno della domiciliarità e al mantenimento delle risorse familiari. L’aumento del bacino di utenza servito e la conoscenza sempre più approfondita dei bisogni delle persone con disabilità hanno portato alla emergenza dei bisogni di salute sempre più complessi: bisogni sanitari, bisogni legati a situazioni assistenziali e relazionali molto gravi, bisogni collegati all’invecchiamento della popolazione disabile e bisogni legati a patologie invalidanti di natura neurologica. Si tratta di situazioni che complessivamente mettono in seria difficoltà quotidiana le famiglie, i servizi diurni e residenziali che ospitano le persone disabili. Lo sviluppo progressivo del sistema dei servizi ha comportato un aumento significativo e costante dei costi, sia nella componente sanitaria in carico alla Regione e alle U.L.S.S., che in quella sociale in carico ai Comuni. Con l’applicazione della L.R. 22/02 sull’autorizzazione al funzionamento e accreditamento si prospetta un’importante azione di monitoraggio del percorso di adeguamento ai requisiti richiesti delle strutture residenziali e semiresidenziali del nostro territorio. Punti Di Forza Dell’attuale Sistema Di Rete Della Disabilità • • • Il consolidamento dei Centri Diurni da una parte e lo sviluppo del sistema di residenzialità dall’altra, hanno permesso un graduale e progressivo aumento del bacino di utenza a cui il sistema di servizi è riuscito a fornire una significativa risposta ai bisogni educativi e assistenziali della persona e una forma di concreto sostegno alla famiglia. L’evoluzione della risposta diurna, che si è espressa attraverso la continua attenzione relazionale e professionale degli operatori rispetto il mutamento dei bisogni della persona disabile e della sua famiglia, ha portato a sperimentare nuove forme di risposta diurna attraverso la realizzazione di progetti di integrazione sociale innovativi con l’obiettivo di raggiungere modalità di integrazione e di inserimento in ambiti di vita relazionale, e occupazionale della società. Parallelamente, si sono sperimentati interventi di sostegno diretto alla persona disabile in situazione di gravità e alla sua famiglia con progetti di supporto relazionale, assistenziale ed educativo a domicilio e nel territorio. Queste sperimentazioni sono il prodotto di una continua ricerca della migliore risposta possibile, attraverso le collaborazioni tra operatori degli enti gestori, operatori pubblici e famiglie. La Rete dei servizi si è sviluppata di pari passo al dialogo tra tutti i Soggetti della Comunità Locale, frutto di un percorso importante e continuo di riflessione, di confronto ed elaborazione di temi e di programmi inerenti ai bisogni e alle priorità della disabilità . Pagina n . 159 Il Piano Delle Strategie I progetti dell’area disabili del Piano di Zona 2007-2209, presentati di seguito e inseriti nelle apposite griglie, ricalcano quindi gli obiettivi prioritari sopra descritti. Possono essere così sinteticamente presentati: Strategia n. 1 Area minori e famiglie: Sostegno delle famiglie di bambini con gravi disabilità Strategia n. 2 Area della Presa in carico della Persona Disabile e della sua Famiglia: Costruzione di un modello condiviso di presa in carico integrata e multidisciplinare per le persone disabili da 0 a 64 anni Definizione delle modalità di collaborazione con i servizi specialistici Potenziamento del sistema informativo Strategia n. 3 Area della Domiciliarità e Servizi Diurni Ridefinizione e riqualificazione delle Unità di Offerta nell’ambito degli attuali Servizi Diurni Definizione e realizzazione degli interventi di natura sanitaria nei Centri Diurni e protocollo di somministrazione farmaci Realizzazione di una nuova unità di offerta nell’ambito dei servizi diurni: la formazione in situazione - Ridefinizione e sviluppo di Unità di Offerta Diurna finalizzate all’acquisizione e al mantenimento di autonomie personali che migliorino le capacità di relazione e di partecipazione alla vita sociale e lavorativa. Strategia n. 4 Area dei Servizi Residenziali: Ridefinizione e riqualificazione delle Unità di offerta residenziali Strategia n. 5 Area della Formazione: ridefinizione del processo della Presa in Carico; promozione della cultura della domiciliarità e delle metodologie di lavoro connesse a definizione delle collaborazioni tra servizi per garantire una migliore risposta professionale al bisogno di integrazione sociosanitaria; Pagina n . 160 Prima Strategia 1. Area di intervento Persone con Disabilità 2. Titolo del progetto SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE CON BAMBINI DISABILI 3. Politica di riferimento Progetto di sistema DA 1.1 4. Analisi del bisogno Mancanza di una rete di famiglie in grado di fornire una disponibilità di aiuto a famiglie che hanno bambini con gravi disabilità al fine di offrirsi come punti di riferimento per una “vicinanza solidale” 5. Obiettivo Promozione e sviluppo di una rete di famiglie disponibili ad un’azione di “vicinanza solidale” nei confronti di famiglie con figli con disabilità grave. 6. Azione A. Descrizione (cosa si intende fare) In linea con quanto già esistente nell’ambito della programmazione del Servizio Affidi (Prog. B legge 422) si intende cercare, preparare e formare delle famiglie del territorio dell’Ulss, appartenenti ad associazioni che collaborano con gli Enti Locali per azioni di affido di minori e di sostegno a famiglie in difficoltà, per offrire una disponibilità di aiuto alle famiglie con figli con disabilità grave finalizzato al sollievo attraverso accoglienze temporanee e programmate o accoglienze diurne. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale Da definire U.L.S.S. • Coattori Soggetto istituzionale U.L.S.S. Comune di Vicenza Associazioni Nominativo Responsabile U.O.Disabilità Responsabile U.O.I.A.F. Nominativo Ufficio Disabilità Responsabili U.O. Disabilità DistrettualiDistretti Socio Sanitari Unità Organizzative Infanzia Adolescenza Famiglia Associazione Rete Famiglie Aperte Livello di responsabilità Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Famiglie con bambini disabili Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 6 8 10 Pagina n . 161 Triennio 10 8. Temporizzazione Anno Anno 2007 Descrizione 1 4 Costituzione del Gruppo di Lavoro e condivisione del percorso Individuazione del gruppo famiglie: presentazione progetto e definizione del percorso di formazione Definizione degli aspetti amministrativi/economici (es. convenzione, Accordo di Programma o altre forme) Programmazione delle accoglienze Ottobre 2007 1 Verifica progetto Giugno 2008 2 3 Anno 2008 Termine per la realizzazione Fase Maggio 2007 Settembre 2007 Settembre 2007 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Regione Comuni (copertura con Fondo Disabilità) Aulss Utenti Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro (specificare)________________________ Totali Quota 2007 Quota 2008 Quota 2009 € 58.000 € € € € € € 78.000 € € € € € € 97.000 € € € € € Triennio € € 233.000 € € € € € € 58.000 € 78.000 € 97.000 € 233.000 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) N° famiglie coinvolte/n° famiglie potenzialmente previsto N°accoglienze diurne, temporanee e programmate di minori disabili presso famiglie disponibili Indicatori di outcome (cambiamento…) Sviluppo di una forma di supporto alla domiciliarità e al sollievo delle famiglie maggiormente in difficoltà nella cura e assistenza del proprio figlio con disabilità. costituzione di un gruppo definito di famiglie coinvolte nel progetto: riuscire ad allargare la disponibilità di famiglie già attive nel campo della solidarietà all’ambito della disabilità grave. Sostenere un numero significativo di famiglie con bambini con disabilità grave che attualmente usufruiscono di assistenza domiciliare o che chiedono periodi di accoglienza temporanee in comunità residenziali (oggi inesistenti). 11. Tempi per la verifica X semestrale annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) X protocollo (specificare…) altro (specificare…) 13. Note * il progetto non prevede costi nella prima fase di individuazione, formazione delle famiglie e presentazione del percorso perché tali azioni vengono svolte dai servizi Ulss nell’ambito delle attività istituzionali. Se il progetto porterà a risultati positivi, le accoglienze diurne e/o programmate saranno ricomprese nella più vasta voce delle accoglienze temporanee e finanziate attraverso il Fondo Disabilità regionale. Modalità di calcolo (n. famiglie previste nei 3 anni * € 62 al giorno c.a. *52 settimane all’anno * 3 giorni di accoglienza alla settimana) Pagina n . 162 Seconda Strategia 1. Area di intervento Persone con Disabilità 2. Titolo del progetto LA PRESA IN CARICO DELLA PERSONA DISABILE E DELLA SUA FAMIGLIA 3. Politica di riferimento Azione di sistema DA 2.1 • • • 4. Analisi del bisogno Necessità di potenziare il modello attuale di presa in carico rispetto alla multidisciplinarità delle figure professionali che partecipano al processo al fine di consentire la continuità assistenziale in particolare rispetto al passaggio tra l’età evolutiva e l’età adulta e la valorizzazione della persona disabile attraverso un concreto sostegno di aiuto psicologico alla famiglia Potenziamento della rete di collaborazione con i servizi specialistici Potenziamento del sistema informativo di supporto a tutto il processo di presa in carico 5. Obiettivi • Costruzione di un modello condiviso di presa in carico integrata e multidisciplinare per le persone disabili da 0 a 64 anni che consenta la continuità assistenziale in particolare rispetto al passaggio tra l’età evolutiva e l’età adulta e la valorizzazione della persona disabile attraverso un concreto sostegno di aiuto psicologico alla famiglia. • Definire delle modalità di collaborazione con i servizi specialistici (Dipartimento Salute Mentale, Servizio di Riabilitazione, Servizio di Neurologia , Servizio di Neuropsichiatria) attraverso la stesura e l’applicazione di protocolli di collaborazione che definiscono modalità operative di raccordo, operatori professionali coinvolti. • Costruzione di un sistema informativo di supporto alla presa in carico 6. Azione A. Descrizione (cosa si intende fare) Obiettivo 1: l’azione si pone l’obiettivo di realizzare due modelli condivisi di presa in carico integrata: uno relativamente alla fascia di età 0-17 anni e uno per la fascia 18-64 anni. nella realizzazione dei due modelli dovranno essere definiti obiettivi, metodologia, strumenti e operatori coinvolti. In particolare saranno definiti i ruoli di psicologo, neuropsichiatra (per l’età evolutiva) e psichiatra (per l’età adulta) al fine di garantire una presa in carico che risponda nel modo più completo alle problematiche manifestate e nel contempo garantire, attraverso figure professionali adeguate, la continuità assistenziale in particolare rispetto al passaggio tra l’età evolutiva e l’età adulta. rispetto allo psicologo dovrebbe essere richiesta una formazione specifica nell’ambito della psicologia dell’handicap, una competenza nel progettare interventi di riabilitazione psicosociale e un approccio relazionale familiare. L’ambito del sostegno alla famiglia è un’area di intervento che necessita di essere approfondita e dimensionata relativamente a: - bisogni scoperti della famiglia; - valutazione delle risposte possibili (counseling, psicoeducazione, gruppi di auto mutuo aiuto, formazione sul campo con le famiglie) Obiettivo 2: Rispetto all’area della Salute Mentale, è già attivo un Gruppo di Lavoro, incaricato dal Tavolo sulle problematiche della Salute Mentale, con l’obiettivo di definire un protocollo di collaborazione tra servizi per migliorare la presa in carico e la definizione dei Progetti Individuali delle persone disabili in età adulta che presentano problematiche a livello comportamentale e psichiatrico. Risultato di questa azione sarà la stesura di un protocollo di collaborazione che definirà le modalità operative di raccordo, gli operatori professionali coinvolti e l’entità dell’impegno dei servizi (vedere anche strategia dell’area salute mentale) Pagina n . 163 Con i servizi di Riabilitazione e Neurologia, l’obiettivo è di attivare due specifici gruppi di lavoro per la costruzione di altrettanti protocolli di collaborazione con i servizi dell’area disabilità.. I gruppi di lavoro approfondiranno la tipologia del bacino di utenza disabile che necessita di una presa in carico integrata per le situazioni di bisogno complesse (traumatizzati cranici, sclerosi multiple, sindromi neurologiche). Obiettivo 3: il potenziamento del sistema informativo dell’Area Disabili rappresenta uno degli obiettivi prioritari dell’Azienda U.L.S.S. Ad oggi il sistema informativo specifico dell’Area Disabili è fondato sull’utilizzo, anche a livello distrettuale, di una Banca Dati dove si registrano alcune prestazioni effettuate a favore delle persone disabili (Centri Diurni, Servizio Residenziale) e relativo costo economico. Nel tempo, tuttavia, la complessità degli interventi ha fatto emergere la necessità di potenziare il sistema informativo al fine di integrare all’attuale Banca Dati, i servizi ad oggi registrati solo a livello cartaceo B. Soggetti coinvolti • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. 6 Vicenza • Coattori Soggetto istituzionale U.L.S.S. 6 Vicenza Nominativo Coordinamento Direttori di Distretto Nominativo Ufficio Disabilità Direttori di Distretto Responsabili U.O.Disabilità Responsabili U.O. Infanzia Adolescenza Famiglia Servizio di Neuropsichiatria Infantile Dipartimento Salute Mentale Servizio di Riabilitazione Servizio di Neurologia Servizio Informatica Livello di responsabilità Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Tutti le persone disabili per le quali viene attivato un processo di presa in carico Anno 2007 c.a 700 Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 Triennio c.a 750 c.a 800 c.a 800 8. Temporizzazione Anno Fase 1 Descrizione Settembre 2007 Obiettivo 1 3 costituzione del gruppo di lavoro, incontro e condivisione del percorso di lavoro Costruzione di due modelli (fascia 0-18 anni e 1865 anni) che definiscono obiettivi, metodologia, strumenti ed operatori coinvolti Applicazione e verifica dei modelli 4 Obiettivo 2 2 5 Termine per la realizzazione Dicembre 2007 Dicembre 2009 Giugno 2007 Analisi e quantificazione delle situazioni di bisogno complesse Definizione del protocollo di collaborazione con il DSM Pagina n . 164 Giugno 2007 6 Anno 2007 7 8 9 Anno 2008 Anno 2009 Attivazione dei gruppi di lavoro con i servizi di riabilitazione e neurologia e condivisione del programma di lavoro Definizione e quantificazione di eventuali risorse aggiuntive Settembre 2007 Obiettivo n. 3 Giugno 2007 Fotografia del sistema informativo attuali, rilevazione principali criticità Analisi in collaborazione con il Servizio Informatica Generale, delle caratteristiche di un servizio che risponda in modo adeguato e completo alle esigenze dell’area 2 Obiettivo n. 2 Definizione e attuazione di protocolli collaborazione Obiettivo n. 3 Conclusione dell’analisi e sviluppo del software 1 Obiettivo n. 3 Progressiva stabilizzazione del software 1 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori* Quota 2007 Regione € Comuni € Aulss (risorse sanitarie costo Psicologo per 72 ore settimanali aggiuntive) Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro € (specificare)________________________ Quota 2008 € € Finanz. software € € € € Ottobre 2007 Dicembre 2007 Aprile 2008 di Dicembre 2008 Dicembre 2009 Quota 2009 € € Triennio € € € € € € € € € € 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) numero di uvmd relative a minori disabili che concordano il passaggio del caso al fine della continuità assistenziale Numero di casi seguiti in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale Numero di casi seguiti in collaborazione con i Servizi di Neurologia e Riabilitazione • • • • • • • • • Indicatori di outcome (cambiamento…) Garantire una presa in carico omogenea in tutti i Distretti e globale rispetto all’unicità della persona disabile (bisogni sociali e sanitari); Definizione dei ruoli e delle responsabilità di ciascuna Unità Organizzativa Distrettuale (Disabilità, IAF, Cure Primarie) Definizione dei ruoli e delle responsabilità di ciascuna figura professionale e in particolare del ruolo dello psicologo rispetto alla costruzione, realizzazione di interventi sostegno a favore della famiglia; Definizione dei rapporti di collaborazione con i servizi specialistici; approfondimento circa il bacino di utenza disabile che necessita di interventi specialistici; definizione dei protocolli di collaborazione con i servizi specialistici produrre in tempo reale agli operatori coinvolti nei processi di valutazione, di presa in carico e di intervento, le informazioni utili e necessarie relative alla persona con disabilità; gestire i processi della valutazione multidimensionale, della definizione dei progetti individuali e della residenzialità nell’area della disabilità; fornire ai Comuni e alle A.ULSS i dati sulle risorse impegnate, le attività svolte, le persone con disabilità prese in carico, i risultati conseguiti; Pagina n . 165 • assolvere al debito informativo verso la Regione per la conoscenza e la valutazione dei bisogni, delle risorse impegnate a livello locale e delle attività, ai fini della ripartizione dei contributi e della programmazione regionale 11. Tempi per la verifica X semestrale annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) X protocollo (specificare…) altro (specificare…) 13. Note * il progetto potrà essere realizzato con risorse già esistenti ponendosi però obiettivi minimi di risultato. Il potenziamento del processo di presa in carico dipenderà dalle risorse aggiuntive investibili nel progetto (derivanti da una riorganizzazione distrettuale o specifico investimento), in particolare ore aggiuntive delle figure dello Psicologo distrettuale (ipotesi costo relativo a 72 ore settimanali aggiuntive rispetto all’organico attuale)e dello Psichiatra. L’eventuale impegno orario di uno Psichiatra deve essere concordato con il DSM. Pagina n . 166 Terza Strategia 1. Area di intervento Persone con Disabilità 2. Titolo del progetto DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONI 1) 3. Politica di riferimento Azione n. P59 - progetto DA 3.1 4. Analisi del bisogno 1) Necessità di adeguamento di alcuni Centri Diurni alla nuova tipologia di utenza La quasi scomparsa di alcuni percorsi educativi (Educativo Occupazionale, Abilitativo e Propedeutico al Lavoro) e l’aumento costante del numero di persone con bisogni assistenziali gravi ha indotto alcuni Centri Diurni ad un ripensamento delle proprie unità di offerta sia rispetto al livello di preparazione professionale del personale che degli aspetti organizzativo-strutturali delle unità di offerta; 2) Bisogni specifici Si sta assistendo all’emersione di problematiche specifiche, indipendentemente dal percorso educativo di appartenenza, in particolare rispetto a persone disabili con problematiche comportamentali/ autismo, persone disabili anziane, traumatizzati cranici. Nonostante la presenza di un numero notevole di percorsi educativi, l’analisi mette in luce la non totale congruenza tra i percorsi così definiti e i reali bisogni manifestati. 3) Adeguamento ai requisiti di autorizzazione e accreditamento della L.R. 22/02 L’applicazione della legge sopracitata implica un accompagnamento agli Enti Gestori di Centri Diurni al percorso di adeguamento ai nuovi requisiti di autorizzazione e accreditamento previsti dalla L.R. 22/2002 • • • 5. Obiettivi Valutazione degli attuali percorsi educativi partendo da una rilettura dei bisogni prevalenti delle persone disabili, realizzabili nell’ambito della progettazione educativa diurna. Sperimentazione nuovi percorsi educativi per rispondere ai bisogni specifici di persone disabili con problematiche comportamentali/autismo, persone disabili anziane, traumatizzati cranici. Accompagnare gli Enti Gestori nel percorso di adeguamento ai nuovi requisiti di autorizzazione e accreditamento previsti dalla L.R. 22/02 per condividere i nodi più critici del percorso e fornire azioni di supporto informativo e di confronto 6. Azione A. Descrizione (cosa si intende fare) Si costituirà un gruppo di lavoro che procederà, tramite un modello condiviso, ad un confronto approfondito sui bisogni della propria utenza al fine di valutare se, e in che misura, gli attuali percorsi educativi rispondono realmente a questi bisogni. Obiettivo dell’azione è sperimentare nuovi percorsi educativi per rispondere in modo più adeguato, con strumenti dedicati e personale formato, a bisogni specifici emersi, in particolare, negli ultimi anni quali persone con esito da trauma cranico, persone con diagnosi di Disturbi generalizzati dello sviluppo e con autismo, persone con sindromi e patologie neurologiche che causano acquisizione di disabilità, persone disabili anziane. Questo percorso considererà anche gli aspetti legati alle nuove norme su autorizzazione e accreditamento previste dalla L.R 22/2002 B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. Nominativo Responsabile Ufficio Disabili Pagina n . 167 • Coattori Soggetto istituzionale U.L.S.S. 3° Settore Nominativo Ufficio Disabilità Responsabili U.O. Disabilità DistrettualiDistretti Socio Sanitari Rappresentanti Enti Gestori Centri Diurni Privati Rappresentanti delle Associazioni delle Famiglie Rappresentanti Associazioni di Categoria Livello di responsabilità Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Utenti che attualmente frequentano Centri Diurni in rete e previsione di entrate nel triennio Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 456 468 480 Triennio 480 8. Temporizzazione Anno Anno 2007 Fase Descrizione 1 Incontro del gruppo di lavoro, condivisione del percorso di lavoro Costruzione e condivisione di un modello di raccolta delle informazioni Raccolta informazioni e confronto sui bisogni e attività svolte Codifica di nuovi percorsi educativi sulla base dei bisogni emersi 2 3 4 1 Anno 2008 2 Ridefinizione del sistema contributivo sulla base dei nuovi percorsi Riqualificazione delle Unità di Offerta dei Servizi Diurni secondo la L.R. 22/02 Termine per la realizzazione Giugno 2007 Giugno 2007 Settembre 2007 Dicembre 2007 Giugno 2008 Dicembre 2008 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori* Quota 2007 Quota 2008 Quota 2009 Triennio Regione isorisorse rispetto a quanto previsto nel bilancio sociale Comuni Aulss Utenti Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro (specificare)________________________ Totali 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) Numero di nuovi percorsi educativi definiti Numero di strutture che hanno iniziato il percorso di adeguamento alla L.R 22/2002 Numero di strutture che hanno portato a termine il percorso di adeguamento alla L.R 22/2002 Pagina n . 168 Indicatori di outcome (cambiamento…) definizione di nuovi percorsi educativi (obiettivi e risorse investite) sulla base dei reali bisogni; definizione di un nuovo riconoscimento economico sulla base dei nuovi percorsi educativi; ridefinizione dei livelli essenziali di servizio che devono essere presenti in tutti i Centri Diurni per attivare percorsi educativi ben definiti, anche in riferimento ai requisiti della L.R.22/2002, ed eventuali attività accessorie. 11. Tempi per la verifica X semestrale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto X accordo di programma (specificare…) annuale Integrazione dell’attuale Accordo di Programma per la programmazione e realizzazione degli interventi a favore delle persone disabili convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) 13. Note * isorisorse nell’ambito dell’annuale budget di spesa complessivo per i servizi diurni rispetto all’obiettivo di rivalutazione dei percorsi diurni. Rispetto all’adeguamento alla normativa L. 22/2002 dei Centri Diurni pubblici i costi saranno definibili solo dopo una prima fase di analisi della situazione esistente e degli interventi necessari Pagina n . 169 Terza strategia/A 1. Area di intervento Persone con Disabilità 2. Titolo del progetto DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONE 2) 3. Politica di riferimento Azione n. P59 - progetto DA 3.2 4. Analisi del bisogno Il numero crescente di persone disabili inserite in Centri Diurni con bisogni educativo-assistenziali gravi ha fatto emergere delle criticità rispetto a: la necessità di adeguare sempre più il personale alle nuove esigenze, in particolar modo sanitarie; la necessità di trovare modalità operative, condivise e chiare, in merito alla somministrazione dei farmaci da parte degli OSS; la necessità di caratterizzare meglio dei percorsi in particolare rispetto alla collaborazione con figure specialistiche (psichiatria, neurologia etc); 5. Obiettivo Definire ambiti di intervento, modalità e tempi di collaborazione delle figure infermieristiche nella risposta ai bisogni sanitari delle persone disabili inserite nei Centri Diurni compreso l’aspetto delle modalità di somministrazione dei farmaci. 6. Azione A. Descrizione Considerata la rilevante presenza nei Centri Diurni di persone disabili con importanti bisogni sanitari che necessitano di interventi di natura infermieristica, compresa la somministrazione dei farmaci, che non possono essere svolti direttamente dagli operatori dei Centri, questa specifica azione mira a definire ambiti di intervento, modalità e tempi di collaborazione delle figure infermieristiche nella risposta ai bisogni sanitari delle persone disabili inserite nei Centri Diurni. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. • Coattori Soggetto istituzionale U.L.S.S. Nominativo Coordinamento Direttori di Distretto Nominativo Ufficio Disabilità Direttori dei Distretti Socio Sanitari Ufficio Infermieristico Livello di responsabilità Enti Gestori di Centri Diurni Organizzazioni Sindacali 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Utenti che attualmente frequentano Centri Diurni in rete e previsione di entrate nel triennio Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 456 468 480 Pagina n . 170 Triennio 480 8. Temporizzazione Anno Fase 1 Anno 2007 2 3 1 Anno 2008 2 3 Termine per la realizzazione Descrizione condivisione con la Direzione dei Servizi Sociale e la Direzione Sanitaria sulla competenza in merito alla gestione dell’assistenza infermieristica e alla somministrazione farmaci e relativi oneri economici Maggio 2007 incontro tra Direttori di Distretto, Ufficio Disabili, Responsabili U.O. Disabilità, Ufficio Infermieristico, Organizzazioni Sindacali per primo confronto sul tema Analisi e mappatura dei bisogni sanitari nei Centri Diurni Pubblici e Privati per la definizione e quantificazione degli interventi di natura infermieristica compresa l’azione della somministrazione dei farmaci Giugno 2007 Studio di fattibilità e proposta e condivisione di un protocollo per la somministrazione dei farmaci e di presenza della figura infermieristica nei Centri Diurni Sperimentazione e stabilizzazione del protocollo Realizzazione di un percorso di aggiornamento professionale a favore degli operatori coinvolti Febbraio 2008 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori* Quota 2007 Regione € Comuni € Aulss (spesa sanitaria della figura € dell’infermiere professionale equivalente) Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro (specificare)________________________ € Totali € Settembre 2007 Aprile 2008 Dicembre 2008 Quota 2008 € € € 24.700 Quota 2009 € € € 49.400 Triennio € € € 74.100 € € € € € € € € € € € € € 24.700 € 49.400 € 74.100 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) numero di accessi del personale infermieristico nei centri diurni Numero di utenti per i quali viene chiesto uno o più interventi infermieristici Indicatori di outcome (cambiamento…) garantire alle persone disabili nei Centri Diurni interventi qualificati di natura sanitaria; adeguamento all’attuale normativa, da parte dei Centri, sulle prescrizioni in merito alle prestazioni sanitarie e alla somministrazione dei farmaci 11. Tempi per la verifica X semestrale annuale Pagina n . 171 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) X protocollo (specificare…) Che definisca modalità e tempi di collaborazione delle figure infermieristiche nella risposta ai bisogni sanitari delle persone disabili inserite nei Centri Diurni. altro (specificare…) 13. Note Modalità di calcolo: ipotesi di ore di un infermiere professionale diviso per Distretto Socio Sanitario (da studiare nell’analisi dei bisogni e nello studio di fattibilità successivo) DSS VICENZA – circa 180 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto = un infermiere a 18 ore settimanali € 15.900 DSS EST - circa 150 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto = un infermiere a 18 ore settimanali € 15.900 DSS OVEST - circa 60 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto = un infermiere a 10 ore settimanali € 8.800 DSS SUD EST - circa 60 persone disabili distribuite nei diversi Centri Diurni (pubblici e privati) del Distretto = un infermiere a 10 ore settimanali € 8.800 Costo complessivo annuo: € 49.400 Nel 2007 è stata ipotizzata metà spesa Pagina n . 172 Terza Strategia/B 1. Area di intervento Persone con Disabilità 2. Titolo del progetto DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONE 3) 3. Politica di riferimento Azione n. P59 - progetto DA 3.3 4. Analisi del bisogno Nell’ambito dei bisogni scoperti rilevati dal Gruppo di Lavoro Disabili avviare un programma di progettazione di nuove unità di offerta rispetto a: i soggetti usciti dal percorso scolastico senza gravità per cui non è possibile un accesso diretto al SIL ma non è nemmeno adeguato l’inserimento in un Centro Diurno; i soggetti con precedenti inserimenti lavorativi poi falliti; i soggetti attualmente a casa perché non possiedono abilità lavorative ma non trovano nei Centri Diurni un’adeguata risposta; i soggetti inseriti in Centri Diurni con percorsi occupazionali che potrebbero essere inseriti in progetti di integrazione sociale previa adeguata formazione; persone disabili con problematiche comportamentali/autismo, persone disabili anziane, traumatizzati cranici. 5. Obiettivo Realizzazione di una nuova unità di offerta nell’ambito dei servizi diurni: la formazione in situazione 6. Azione A. Descrizione Nell’ambito degli attuali bisogni scoperti, questa azione prevede l’analisi, lo sviluppo e la programmazione di un percorso relazionale occupazionale e sociale attraverso una formazione teorico-pratica per accompagnare la persona con disabilità all’inserimento nel mondo del lavoro e nella comunità sociale. Questa unità di offerta è rivolta in particolare a soggetti disabili che non trovano una risposta adeguata nel tradizionale Centro Diurno e, per i quali, nel contempo non è possibile un accesso diretto al SIL. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. 6 Vicenza • Coattori Soggetto istituzionale U.L.S.S. Enti Gestori Nominativo Responsabile Ufficio Disabili Nominativo Ufficio Disabilità Distretti SIL interessati a promuovere le unità di offerta di cui sopra Pagina n . 173 Livello di responsabilità Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro 7. Utenti 25 Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 40 60 60 30 40 Tipo di utenti (Target) Anno 2007 Potenziali soggetti disabili inseriti in un percorso di formazione in situazione Potenziali soggetti disabili inseriti in attività sportive e del tempo libero 50 Triennio 50 8. Temporizzazione Anno Anno 2007 Termine per la realizzazione Fase Descrizione 1 costituzione del gruppo e condivisione del percorso di lavoro analisi del bacino dei potenziali utenti definizione dei bisogni dell’utenza, delle caratteristiche del contesto di formazione, delle risorse investite, del sistema di contribuzione definizione di un regolamento della nuova unità di offerta 2 3 4 Maggio 2007 Giugno 2007 Ottobre 2007 Novembre 2007 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori* Quota 2007 Regione € Comuni (con copertura Fondo Domiciliarità) € 70.000 Aulss (parte sanitaria) € 142.500 Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro (specificare)________________________ € Quota 2008 € € 112.000 € 228.000 € € € Quota 2009 € € 168.000 € 342.000 € € € Triennio € € 350.000 € 712.900 € € € € € € Totali € 340.000 € 510.000 € 1.062.900 € 212.500 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) numero di persone disabili attualmente a casa che accedono a questa tipologia di percorso Numero di persone disabili attualmente nei Centri Diurni che accedono a questa tipologia di percorso Numero di persone disabili che uscite dal percorso di formazione accedono al SIL o a progetti di integrazione sociale Indicatori di outcome (cambiamento…) fornire una risposta adeguata a persone disabili che presentano bisogni non coperti dalle attuali unità di offerta nell’ambito dei servizi diurni; strutturare una nuova unità di offerta che preveda un percorso relazionale occupazionale e sociale attraverso una formazione teorico-pratica per accompagnare la persona con disabilità all’inserimento nel mondo del lavoro e nella comunità sociale 11. Tempi per la verifica Pagina n . 174 X semestrale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto X accordo di programma (specificare…) annuale Integrazione dell’attuale Accordo di Programma per la programmazione e realizzazione degli interventi a favore delle persone disabili convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) 13. Note Formazione professionale: Costo complessivo 8.500 annuo per ogni soggetto di cui (€ 2800 sociale ed € 5.700 sanitario) – servizi diurni Pagina n . 175 Terza Strategia/C 1. Area di intervento Persone con Disabilità 2. Titolo del progetto DOMICILIARITA’ E SERVIZI DIURNI (AZIONE 4) 3. Politica di riferimento Azione n. P59 - progetto DA 3.4 4. Analisi del bisogno Necessità di ridefinire le progettualità, sorte come iniziative sperimentali, di promozione dell’autonomia personale attraverso attività sportive, del tempo libero, nei week end, iniziative di autonomia al fine di integrare questi interventi nella più ampia strategia di potenziamento della Domiciliarità 5. Obiettivo Conoscere, valorizzare e sostenere le esperienze e gli interventi nell’ambito dell’autonomia personale al fine di integrare questi interventi nella più ampia strategia di potenziamento della Domiciliarità 6. Azione A. Descrizione Attualmente esiste una molteplicità di progetti, la maggior parte pensati e gestiti a livello distrettuale, che possono essere definiti di promozione dell’autonomia personale: programmi di intervento finalizzati all’acquisizione e al mantenimento di autonomie personali che permettono di migliorare le capacità di relazione e di partecipazione alla vita sociale e lavorativa nonché interventi di promozione delle attività sportive, di tempo libero e di integrazione sociale. Tuttavia la forte connotazione territoriale e la gestione distrettuale degli stessi non ha consentito ancora la conoscenza adeguata e la divulgazione delle diverse iniziative nell’intero territorio. Nel contempo esistono nuovo proposte da parte di diversi Enti Gestori che necessitano di una condivisione e definizione. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. 6 Vicenza • Coattori Soggetto istituzionale U.L.S.S. Enti Gestori Nominativo Responsabile Ufficio Disabili Nominativo Ufficio Disabilità Distretti Livello di responsabilità Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro interessati a promuovere le unità di offerta di cui sopra Componente Gruppo di Lavoro Componente Gruppo di Lavoro 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Soggetti disabili potenzialmente inseribili in progetti di autonomia personale Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 50 70 100 Pagina n . 176 Triennio 100 8. Temporizzazione Anno Anno 2007 Fase Descrizione 1 costituzione del gruppo e condivisione del percorso di lavoro Conoscenza e condivisione delle attuali iniziative presenti nel territorio Conoscenza e condivisione delle nuove proposte nell’ambito dell’autonomia personale Definizione di criteri di accesso e di contribuzione per questa tipologia di offerta 2 3 4 Anno 2008 Termine per la realizzazione 1 Mappatura e reperimento delle risorse informali di Associazioni del Volontariato che operano da anni nel territorio dell’ULSS n. 6 Vicenza 9. Risorse Fonti di finanziamento/enti finanziatori Regione Comuni (con copertura Fondo Disabilità) Aulss Utenti Altri contributi finalizzati Altre istituzioni coinvolte Altro (specificare)________________________ Totali Maggio 2007 Giugno 2007 Giugno 2007 Novembre 2007 Maggio 2008 Quota 2007 € € 85.386,00 € € € € Quota 2008 € € 86.000,00 € € € € Quota 2009 € € 86.000,00 € € € € Triennio € € 257.386,00 € € € € € € € € € 85.386,00 € 86.000,00 € 86.000,00 € 257.386,00 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) numero di persone disabili che partecipano a progetti di autonomia personale quale integrazione ad altri servizi Numero di persone disabili coinvolte nel prossimo triennio in iniziative innovative Numero di Enti Gestori che propongono, nell’ambito dei propri servizi, iniziative del tempo libero Indicatori di outcome (cambiamento…) Conoscere, valorizzare e sostenere le esperienze progettuali di questo ambito di intervento al fine di potenziare, in termini qualitativi, l’integrazione sociale nella comunità di appartenenza delle persone disabili; Trasformare questi interventi, realizzati sotto forma di sperimentazioni, in unità di offerta nell’ambito della domiciliarità integrate ad altri servizi 11. Tempi per la verifica X semestrale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto X accordo di programma (specificare…) annuale Integrazione dell’attuale Accordo di Programma per la programmazione e realizzazione degli interventi a favore delle persone disabili convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) Pagina n . 177 Quarta Strategia 1. Area di intervento Persone con disabilità 2. Titolo del progetto SERVIZI RESIDENZIALI 3. Politica di riferimento Azione n. P56 - progetto DA 4.1 4. Analisi del bisogno Attualmente nelle strutture residenziali sono ospiti persone con disabilità con bisogni sociosanitari e sanitari cui le strutture non riescono ad assicurare risposte sempre adeguate. L’emergenza di bisogni sempre più complessi è rappresentata da persone con disturbi del comportamento (correlate o meno a forme di autismo), persone con disabilità acquisita (da trauma psicofisico, da patologie neurologiche come la sclerosi multipla) e persone con disabilità ormai anziane. É sempre più importante considerare la domanda in aumento di risposte sanitarie e specialistiche e parallelamente l’esigenza di vivere in situazioni di accoglienza idonee alle esigenze relazionali e affettive di tutte le persone ospitate. 5. Obiettivo Ridefinizione e riqualificazione delle Unità di Offerta Residenziali 6. Azione A. Descrizione (cosa si intende fare) Alla luce dei bisogni sociosanitari e sanitari emergenti delle persone con disabilità attualmente ospitate nelle strutture e di quelle che verranno accolte, si intende qualificare in modo più adeguato le risposte offerte. In linea con le indicazioni della normativa (L.R. 22/02), il progetto avrà il compito di approfondire la natura dei bisogni educativi, assistenziali e sanitari del bacino di utenza in modo da apportare delle modifiche organizzative alle attuali strutture e programmare in modo mirato le unità di offerta già in fase di realizzazione così come previsto dai precedenti Piani di Zona. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. 6 Vicenza • Coattori Soggetto istituzionale 3° Settore U.L.S.S. 6 Vicenza Nominativo Responsabile Ufficio Disabili Nominativo Rappresentanti Enti Gestori di Servizi Residenziali firmatari dell’Accordo di Programma Responsabili U.O. distrettuali per la disabilità, Ufficio Disabilità Rappresentanti di associazioni di categoria e delle Famiglie Pagina n . 178 Livello di responsabilità Componenti del Gruppo di Lavoro sui Servizi Residenziali Componenti del Gruppo di Lavoro sui Servizi Residenziali Componenti del Gruppo di Lavoro sui Servizi Residenziali Componenti del Gruppo di Lavoro sui Servizi Residenziali 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Utenti inseriti in strutture residenziali a tempo indeterminato Utenti che accedono ai posti definiti per l’accoglienza temporanea Anno 2007 157 Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 Triennio 164 177 177 72 76 82 82 persone coinvolte per un totale di circa 9 utenti medi Utenti con rilevanti bisogni * * * sociosanitari e sanitari * i distretti Sociosanitari saranno impegnati in uno studio per l’individuazione di questa tipologia di utenza 8. Temporizzazione Anno Descrizione 1 Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni degli ospiti del prossimo futuro Analisi pertinenza/adeguatezza della risposta di residenzialità per gli ospiti delle attuali strutture esistenti Verifica opportunità e modalità rientro nel territorio degli ospiti disabili presenti nelle grandi strutture fuori ulss Definizione posti letto dedicati all’accoglienza temporanea Riqualificazione Unità di Offerta Residenziali secondo la L.R. 22/02 2 Anno 2007 3 4 5 1 Anno 2008 Termine per la realizzazione Fase 2 3 1 Anno 2009 2 Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni degli ospiti del prossimo futuro Riqualificazione Unità di Offerta Residenziali secondo la L.R. 22/02 Monitoraggio disponibilità posti letto dedicati all’accoglienza temporanea e agli inserimenti definitivi sulla base del fabbisogno esistente 31.12.2007 31.12.2007 31.12.2007 31.12.2008 31.12.2008 Analisi e approfondimento delle tipologie di bisogni degli ospiti del prossimo futuro Monitoraggio disponibilità posti letto dedicati all’accoglienza temporanea e agli inserimenti definitivi sulla base del fabbisogno esistente 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) ** Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione Isorisorse Comuni Aulss Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro (specificare)________________________ € Pagina n . 179 Quota 2008 Quota 2009 Triennio € € € € € € € € € € € € Totali € € € € 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) N. di strutture che troveranno una nuova definizione secondo quanto previsto dalla L.R. 22/02 N. di strutture nuove costituitesi per dare risposta ai bisogni sanitari e sociosanitari emergenti (creazione di moduli dedicati per persone disabili anziane, posti letto per persone disabili con sclerosi multipla e con problematiche comportamentali, costituzione di RSA) e rispondenti ai requisiti previsti dalla L.R. 22/02. Aumento degli accessi al servizio di accoglienza temporanea alla luce di una definizione precisa dei posti letto che porti ad uno sfruttamento razionale degli stessi Indicatori di outcome (cambiamento…) Gli utenti dovranno poter accedere a Unità di Offerta autorizzate secondo la L.R. 22/02 diversificate in rapporto ai bisogni assistenziali e sanitari emergenti Gli Enti Gestori dovranno disporre di posti letto dedicati alle accoglienze temporanee ben definiti, cui gli utenti potranno accedere attraverso criteri chiari ed uniformi 11. Tempi per la verifica X semestrale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto x accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) altro (specificare…) annuale Integrazione all’Accordo di Programma esistente 13. Note ** il raggiungimento degli obiettivi previsti verrà effettuato isorisorse per gli enti locali – U.L.S.S., con eventuale impiego di risorse da parte del privato sociale attualmente non quantificabile e con il possibile concorso di Fondi Regionali vincolati Pagina n . 180 Quinta Strategia 1. Area di intervento Persone con Disabilità 2. Titolo del progetto LA FORMAZIONE 3. Politica di riferimento Azione di sistema DA 4.2 4. Analisi del bisogno Il nuovo panorama del sistema dei servizi richiede una serie di interventi di aggiornamento e formazione professionale che mirano a supportare i cambiamenti culturali, metodologici e organizzativi che la complessità dei servizi esige 5. Obiettivo Costruire e condividere una strategia formativa con tutti i Soggetti della rete dei Servizi per garantire un’azione di accompagnamento e supporto ai cambiamenti necessari per rendere l’organizzazione dei servizi più efficace e sostenibile 6. Azione A. Descrizione La realizzazione di un progetto formativo a favore dei soggetti sopraccitati trova fondamento nell’evoluzione di nuove tendenze che interessano il contesto complessivo dei servizi a favore della disabilità. Esse possono essere così riassunte: Percorso formativo 1: il processo di presa in carico definito nel Piano Locale della Disabilità e in linea con i principi della L. 328/2000, propone nuovi ruoli e responsabilità rispetto ai soggetti pubblici e privati nella presa in carico della persona disabile. I soggetti privati, in particolare, sono chiamati ad una partecipazione attiva, non solo nella gestione e nell’offerta dei servizi ma anche nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi. Percorso formativo 2: il tema della domiciliarità è un tema trasversale e dominante nel contesto complessivo dei servizi a favore della disabilità: la persona disabile viene considerata nella sua globalità, unicità e irripetibilità e ciò che la circonda ossia la casa con i suoi affetti, ricordi, esperienze, gioie e sofferenze; ma anche il rapporto con il mondo esterno. Come intervento si mira a favorire lo sviluppo e la realizzazione della domiciliarità nel rispetto delle esigenze della persona e della sua famiglia; Percorso formativo 3: l’emergere di bisogni specifici e la necessità di fornire risposte, con strumenti e risorse adeguate, in particolare rispetto a persone con esito da trauma cranico, persone con diagnosi di Disturbi generalizzati dello sviluppo e con autismo, persone con sindromi e patologie neurologiche che causano acquisizione di disabilità. Il percorso formativo a favore degli operatori è finalizzato quindi a perfezionare le modalità relazionali per specifiche tipologie di bisogni. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale U.L.S.S. 6 Vicenza • Coattori Soggetto istituzionale U.L.S.S. 6 Vicenza Rappresentanti Nominativo Responsabile Ufficio Disabili Nominativo Direttori di Distretto Responsabili U.O.Disabilità Ufficio Formazione Ufficio Disabili Associazioni Pagina n . 181 Livello di responsabilità Famiglie Rappresentanti Privati Enti Gestori 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Operatori pubblici della disabilità e operatori Enti Gestori Privati, Famiglie Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 80 80 Triennio 80 8. Temporizzazione Anno Fase 1 Anno 2007 2 3 Anno 2008 1 Termine per la realizzazione Descrizione Costruzione della proposta formativa: obiettivi, contenuti, modalità, relatori, soggetti coinvolti nelle varie fasi, tempistica Condivisione della proposta di progetto formativo con i Direttori di Distretto Collaborazione con Ufficio Formazione dell’Ulss per definizione delle procedure organizzative Realizzazione giornate formative Giugno 2007 Luglio 2007 Settembre 2007 Dicembre 2009 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori* Quota 2007 Regione € Comuni (bilancio sociale) € 5.000 Aulss € Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro (specificare)________________________ € Quota 2008 € € 10.000 € € € € Quota 2009 € € 10.000 € € € € Triennio € € 25.000 € € € € € € € Totali € 10.000 € 10.000 € 25.000 € 5.000 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) N° operatori disabilità (pubblici e privati) partecipanti alle giornate formative N. rappresentanti familiari partecipanti alle giornate formative Indicatori di outcome (cambiamento…) Realizzare processi di presa in carico da parte dei soggetti pubblici e privati, che operano nell’ambito della disabilità, secondo le nuove evoluzioni normative; presidiare ed incentivare interventi a favore di persone disabili che promuovano la cultura della domiciliarità; migliorare e perfezionare, in termini di strumenti e risorse, le modalità relazionali degli operatori pubblici e privati a favore di persone disabili con bisogni specifici in particolare rispetto a persone con esito da trauma cranico, persone con diagnosi di Disturbi generalizzati dello sviluppo e con autismo, persone con sindromi e patologie neurologiche che causano acquisizione di disabilità 11. Tempi per la verifica X semestrale annuale Pagina n . 182 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) X altro (specificare…) Procedure adottate per la realizzazione degli eventi formativi Pagina n . 183 Area Adulti Anziani Pagina n . 184 Introduzione I Nuovi Scenari Dell’assitenza Agli Anziani Sono cambiate le aspettative degli anziani e delle loro famiglie rispetto ad un sistema di benessere economico e di sicurezza sociale che hanno contribuito a creare; É maturata la consapevolezza che le risorse a disposizione dei sistemi di protezione socio sanitaria non sono illimitate e che è quindi necessario confrontarsi sempre più con una dotazione di risorse definite dall’entità dei budget a disposizione dei diversi enti e servizi. É sempre più diffusa la consapevolezza che il sistema di sicurezza sociale abbia raggiunto ormai un punto molto avanzato di evoluzione e che si debba operare per la sua continua riqualificazione ed integrazione dei servizi Questo è perseguibile in due versanti: da una parte con il miglioramento continuo della qualità dei livelli di offerta gia presenti e con una loro maggiore integrazione nell’ambito di logiche improntate ai percorsi assistenziali, anche tramite la differenziazione e la specializzazione delle tipologie di offerta, dall’altra con il concorso delle risorse presenti nella società civile. Da questo punto di vista diventa strategico la collaborazione offerta dal volontariato, ma anche gli apporti economici offerti da organismi, quali le Fondazioni, a cui viene affidato il compito di ridistribuire in ottica solidaristica la ricchezza prodotta nei diversi territori. In tale ottica risulterebbe utile sviluppare il coinvolgimento di organismi di rappresentanza delle categorie economiche presenti nel territorio, che in questi anni ha dimostrato una grande sensibilità ed apertura nei confronti delle problematiche sociali presenti nel territorio. Conseguentemente, risulta fondamentale che il sistema dei servizi nel suo complesso, sia in grado di superare le proprie rigidità connesse all’appartenenza a diverse organizzazioni operando verso una maggiore integrazione delle proprie operatività finalizzato all’utilizzo più efficiente ed efficace delle risorse disponibili, mettendo a disposizione dei cittadini delle risorse sempre più articolate al crescere del bisogno sanitario, secondo la logica dei percorsi assistenziali, del lavoro per progetti e dell’integrazione dei servizi in un sistema di rete. La Programmazione Regionale e Locale La programmazione regionale relativa all’area anziani si articola secondo due principali direttrici, ciascuna delle quali ha come obiettivo la qualità dei servizi. É stata oggetto, a livello di ciascuna A.U.L.S.S., di specifica pianificazione settoriale La prima, è quella contenuta nel Piano locale della Domiciliarità e riguarda lo sviluppo dei servizi domiciliari, comprensivi degli interventi di sostegno economico per la permanenza a domicilio ( assegno di cura) e degli interventi di sollievo della famiglia (accesso ai centri diurni socio sanitari e agli accoglimenti temporanei), intesi come la gamma di opportunità per garantire la permanenza a casa dell’anziano; la seconda, è quella contenuta nel Piano della Non autosufficienza per la residenzialità e si riferisce all’organizzazione e allo sviluppo del sistema dei servizi residenziali e semiresidenziali, prevedendo le forme di integrazione del sistema della residenzialità con il sistema dei servizi domiciliari, per dare risposte coerenti ai bisogni delle persone anziane in condizioni di fragilità. Pagina n . 185 Riferimenti Normativi La Regione Veneto nell’ambito della propria attività programmatoria ha ridefinito l’intero assetto strutturale della rete dei servizi sanitari e socio sanitari che interviene nella gestione delle problematiche relative alla popolazione adulta e anziana, attraverso una serie di provvedimenti normativi. Relativamente al sistema delle cure ospedaliere: D.G.R. 751 del 11 marzo 2005 "L.R. 3.3.1996, n. 5, art. 14: Modifiche attinente ad aspetti gestionali e strutturali, delle schede di dotazione ospedaliera di cui L.R. 39/1993, approvate con D.G.R. n. 3223 del 8 novembre 2002." relativamente al sistema delle cure domiciliari D.G.R. 39 del 17 gennaio 2006 “Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative” D.G.R. 460 DEL 28 febbraio 2006 “Interventi di sostegno alla domiciliarità per persone non autosufficienti anziane e disabili. Procedure e assegnazioni per l’anno 2006.” D.G.R. 4135 del del 19 dicembre 2006 “Assegno di cura per persone non autosufficienti. Procedure per l’anno 2007.” Relativamente all’assistenza territoriale distrettuale D.G.R. 561 del 3 marzo 1998 “Regolamento per la costituzione e il funzionamento delle UO.D. e successive modificazioni” D.G.R. 3979 del 9 novembre 1999 “ adozione scheda SVAMA “ D.G.R. 5273 del 29 dicembre 1998 “Linee guida regionali sull’attivazione delle varie forme di ADI con particolare riferimento all’ADI “ex allegato H” del DPR n. 484/96, art 32. 2 lettera A del DPR n. 61\3/96: ADIMED e relative previsioni di fabbisogno assistenziale. Direttive Regionali sulla fornitura ed erogazione dei farmaci in ADIMED”, D.G.R. 3242 del 30 novembre 2001 “ Programma settoriale relativo all’assistenza territoriale –art. 13, L.R. n. 5/96 (P.S.S.R.1996/1998)” Relativamente al sistema delle cure residenziali: D.G.R. 751 del 10/03/2000 “Assistenza residenziale ospedaliera intensiva ed estensiva- L.R. n. 5/96 (art 13 co 3art.17) PSSR 1996-1998” D.G.R. 4210 del 22.12.200 “Processo di attuazione della DGR. 751/2000” D.G.R.. 312 del 9 febbraio 2001 “Assistenza residenziale estensiva extra ospedaliera per persone anziane non autosufficienti e disabili: applicazione per l’anno 2001 DD.G.R: 741/2000 e 4210/2000” D.G.R. 2082 del 3 agosto 2001 “Residenzialità extra ospedaliera per anziani non autosufficienti. Criteri di determinazione delle quote individuali e giornaliere per prestazioni socio sanitarie: Anno 2001” D.G.R. 2209 del 3 agosto 2001 “Riconoscimento delle sezioni di assistenza per pazienti in stato vegetativo permanente, ai sensi della D.G.R. n.. 702/2001” D.G.R. 2208 del 3 agosto 2001 “Linee guida per la standardizzazione degli approcci assistenziali in materia di demenza senile di tipo Alzheimer nelle strutture residenziali extra ospedaliere” D.G.R. 2989 del 22 settembre 2000 “Adempimenti regionali ex art. 1 del D.L. 28/12/98 n.. 450 convertito dalla L. n.. 39 del 26/2/99.” D.G.R. 3072 del 16 novembre 2001 “Centro diurno socio sanitario per anziani: linee guida per il funzionamento” DGR 3632 del 13 dicembre 2002 “ Residenzialità a favore delle persone anziane : criteri per la mobilità” D.G.R. 3856 del 3 dicembre 2004 . L.R. n. 5 del 3 febbraio 1996 art 13. Erogazione prestazioni sanitarie: “Approvazione schema tipo di convenzione tra Aziende ULSS e Centri di Servizio “ L.R. N. 9 DEL 25 febbraio 2005 ART 27 “Interventi per l’assistenza delle persone non autosufficienti” comma 3. L.R. n. 2 del 3 febbraio 2006 art. 4 “ aggiornamento dell’offerta in relazione al fabbisogno di residenzialià per anziani non autosufficienti” D.G.R. 4267 del 30 dicembre 2005 “assistenza residenziale extraospedaliera per anziani- Disposizioni di cui all’Art. 27 della L.R. n9 del 2 febbraio 2005” Decreto del Dirigente Regionale Direzione Servizi Sociali n. 70 del 6 marzo 2006 “ residenzialità extra ospedaliea pe anziani non autosufficienti- l.r. n. 2 del febbraio 20006 art 4 “ aggiornamento dell’offerta in relazione al fabbisogno di residenzialità per anziani non autosufficienti” D.G.R. 1887 del 1 giugno 2006 “ L.R. n. 2 del 3 febbraio 206 art 4 .Modalità attuative”; D.G.R. 464 DEL 28 febbaio 2006 “L’assistenza alle persone non autosufficienti Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004” Pagina n . 186 D.G.R. 453 del 28/02/2006“ Contributi alle Comunità religiose che assistono direttamente i propri religiosi anziani non autosufficienti (L.R. 22/89; L.R. 21/89).” DGR 38 DEL 17 gennaio 2006 “criteri di accesso ai servizi residenziali per persone anziane non autosufficienti” D.G.R. n° 394 del 20febbraio 2007 “indirizzi ed interventi per l’assistenza alle persone non autosufficienti Art. 34, comma 1, LR del 30 gennaio 2004 e art 4 della LR 2/06” D.G.R. n° 456 del 27 febbraio 2007 “Criteri di accesso ai servizi residenziali per persone anziane non autosufficienti – D.G.R. n° 394/07 Integrazioni allo schema tipo di regolamento di cui alla D.G.R. n° 38/06” D.G.R. n° 457 del 27 febbraio 2007 “Disposizioni alle aziende U.L.S.S. per l’assistenza di persone non autosufficienti nei Centri di Servizio residenziali e per la predisposizione del Piano Locale della Non – Autosufficienza. D.G.R. n° 464/06 e D.G.R. n° 394 del 20 febbraio 2007”. Relativamente alla costituzione del sistema informativo distrettuale D.G.R. 312 del 9 febbraio 2001 “Assistenza residenziale estensiva extra ospedaliera per persone anziane non autosufficienti e disabili: applicazione per l’anno 2001 della DGR 751/2000 e 4210/2000 D..R. 2210 del 3 agosto 2001 “Sistema informativo del Distretto Socio Sanitario Modulo assistenza residenziale e semiresidenziale extraospedaliera”: D.G.R. 3632 del 13 dicembre 2002 “Residenzialità a favore delle persone anzane . Criteri per la mobilità” D.G.R. 1722 DEL 18 GIUGNO 2004 “Sistema Informativo di Distretto Socio Sanitario – modulo A.D.I. (Assistenza Domiciliare Integrata) – approvazione degli standard regionali per l’acquisizione delle informazioni” Dati Demografici Ed Epidemiologici Caratteristiche demografiche L’azienda ULSS n. 6 Vicenza, pur insistendo nell’ambito della Provincia di Vicenza che esprime il più basso indice di vecchiaia delle 7 province Venete, sta progressivamente assistendo all’aumento della popolazione anziana, sia in valore assoluto (numero di anziani) che in valore relativo (numero di anziani in rapporto agli adulti ed ai giovani) e segue il trend evolutivo che caratterizza la regione Veneto. Nel territorio dell’U.L.S.S. 6 l’indice di vecchiaia è di 121,69, cioè il numero di persone con più di 65 anni è superiore del 21,6% a quelle con meno di 15 anni: vi sono delle differenze molto significative da un distretto all’altro: il Distretto di Vicenza con un indice del 158,74 e supera i valori della media regionale mentre il Distretto Ovest con un indice del 93,70 rappresenta il distretto con un indice di vecchiaia più basso; seguono il Distretto Est con un indice del 101,35 e il Distretto Sud Est con un indice del 113,17. Risulta degno di rilievo la caratteristica di genere che assume l’invecchiamento della popolazione che rappresenta, come sesso femminile, il 60% della popolazione anziana ultra settantacinquenne Indicativa inoltre è l’entità del fenomeno invecchiamento che sarà necessario affrontare nei prossimi 15 anni così come evidenziate nel grafico sottostante. Pagina n . 187 Si sta assistendo infatti ad un innalzamento della vita media che rende possibile ad una numero sempre crescente di anziani di raggiungere età sempre più avanzate (vecchi = ultra ottantenni e grandi vecchi = ultra novantenni). La maggior parte delle persone anziane gode oggi di buona salute e rappresenta una risorsa preziosa per la famiglie e la comunità locale, nell’ambito delle diverse forme dell’associazionismo e dell’impegno sociale. É però altrettanto evidente, specialmente nelle fasce più avanzate di età, un netto aumento del ricorso ai servizi socio sanitari, con il conseguente prevedibile aumento della spesa sociale e sanitaria. Rilevante è inoltre la riduzione della natalità e la conseguente riduzione della numerosità delle famiglie. Si assiste ad un aumento delle famiglie mono e bi-nucleari, costituite da anziani soli, da coppie di anziani o da “famiglie geriatriche” (dove padri e figli sono entrambi anziani) in particolare nel Comune di Vicenza. Complessivamente, si assiste ad una consistente e continua riduzione della rete primaria di protezione sociale a favore degli anziani in condizione di bisogno, determinata dalla parcellizzazione delle famiglie, dall’aumentata attività lavorativa femminile esterna alla famiglia, da un diverso stile di vita delle generazioni adulte. Negli anni ‘50 le famiglie estese rappresentavano il 20% di tutte le famiglie, oggi solo il 10%. Questa situazione ha chiare ricadute anche sui processi di riproduzione sociale ed in particolare sul lavoro di cura, qui inteso nel senso dell’accudimento da parte delle nuove generazioni, su cui pesa l’andamento demografico della popolazione anziana, nel senso di renderlo sempre più oneroso, difficile da organizzare e da portare avanti nel tempo. La limitatezza delle reti parentali per fronteggiare nel lungo periodo la domanda di assistenza, inducono una richiesta di aiuti a terzi per fronteggiare: o L’assistenza a breve termine (assistenza domiciliare semplice ed integrata, ricoveri temporanei riabilitativi), indotta dall’emersione di un problema acuto recente con conseguente perdita non prevista delle autonomie e conseguente rottura dell’equilibrio assistenziale; o la lungo assistenza, (A.D.I., badantato e richieste di accesso a strutture residenziali e semiresidenziali) L’impatto di questo fenomeno sulla società e sull’economia deve essere governato con lungimiranza. Da una parte, nei confronti degli anziani che si troveranno ad avere un numero di figli/e su cui contare limitato e che quindi riverseranno sempre più sulla collettività nuove domande sociali di sicurezza, di tempo libero e di cura o troveranno altrimenti forme di autogestione (vedi badantato) che vanno ricondotte nell’ambito di un sistema di garanzie di livelli minimi di assistenza. Dati epidemiologici Dal punto di vista epidemiologico, si sta assistendo all’ incremento della “multicronicità”, con l’estensione del tempo della non autonomia e della disabilità dei soggetti colpiti; ciò in quanto le malattie cronico degenerative che determinano disabilità e dipendenza, sono correlate all’età. Pagina n . 188 Da questo nuovo contesto emergono, per numero e per difficoltà di trattamento, tre principali emergenze: • l’incremento delle patologie cronico degenerative complesse ed invalidanti a grande rilievo sanitario; • l’incremento delle patologie cronico degenerative invalidanti a basso rilievo sanitario ma a forte impatto sociale ed assistenziale (demenza); • aumento generalizzato della condizione di fragilità sia in termini di salute fisica che di condizione psicologica e sociale (anziani soli ultraottantenni); Da un punto di vista sociale, la condizione di vita di molte persone anziane è caratterizzata da solitudine, emarginazione sociale, con conseguenze negative sulla qualità e sulla speranza di vita. Le disabilità sono spesso accompagnate da deterioramento cognitivo e demenza. I dati epidemiologici, associati al progressivo invecchiamento della popolazione anziana, evidenziano un continuo aumento delle persone affette da malattia di Alzheimer o da demenze affini. L’incidenza della malattia e stimata: • dopo i 65 anni: + 0,5 % all’anno, • dopo gli 85 anni: + 8% all’anno. Poiché la mortalità è bassa la prevalenza incrementa dal 3 al 47% tra i 65 e gli 85 anni. Invecchiamento della popolazione e demenza (ULSS 6 VICENZA) 30000 27080 25000 20000 22221 18578 15000 10000 5000 2972 3555 4332 0 1997 2002 Tot. > 75 aa. 2007 Dementi La riduzione delle capacità funzionali dal soggetto colpito da malattia, soprattutto se cronico degenerativa, determina una progressiva dipendenza assistenziale, con implicazioni importanti sul carico di cura delle famiglie. Sono quindi necessarie risposte differenziate, da parte dei servizi socio sanitari, in grado di prendersi carico del malato e della sua famiglia, fin dai primi esordi della malattia: servizi di consulenza e di diagnosi e cura, assistenza domiciliare, centri diurni socio sanitari, accoglienze temporanee di sollievo in residenza, ed infine, nelle situazioni di maggiore gravità complessiva l’inserimento a tempo indeterminato nelle strutture residenziali. Risulta altrettanto essenziale, data l’entità del fenomeno, sviluppare formule di associazionismo o di volontariato che possono inserirsi, come risorsa complementare, all’interno della fitta rete di servizi e offerte composta dalle varie realtà di tipo sanitario e socio-assistenziale che ruotano attorno all’anziano fragile e alla sua famiglia. Queste realtà, infine, se organizzate in associazionismo familiare, possono gestire sportelli di ascolto e di orientamento telefonico per altri familiari che vivono analoghe situazioni. Pagina n . 189 Valutazione Di Fine Percorso 2004-2006 L’obiettivo primario di migliorare la qualità della vita della persona anziana, stabilito per l’area anziani nel precedente Piano di zona, è stato realizzato attraverso il potenziamento del servizio di assistenza domiciliare integrata sia da parte dei Comuni che da parte dell’Azienda ULSS n 6 e l’attivazione di una serie di attività volte alla valorizzazione della persona anziana e al coinvolgimento delle famiglie nella gestione delle problematiche di famigliari non autosufficienti anche con processi di formazione ed accompagnamento (sia dal versante informativo che partecipativo. Per le persone non autosufficienti sono stati ottenuti risultati significativi soprattutto per quei progetti finalizzati a migliorare l’integrazione Ospedale –Territorio che ha permesso di affinare dei percorsi assistenziali innovativi, sia in termini organizzativi che di percorsi di formazione unitari. Esempi esemplificativi sono stati il progetto di “apertura di un nucleo di 30 pl. Di RSA di riconversione ospedaliera presso il Centro di Servizio “Suor Diodata Bertolo di Sandrigo”, il progetto di “apertura del centro diurno Bachelet” e il progetto “Strumenti informativi integrati per l’assistenza a domicilio di utenti anziani con problemi sanitari e socio sanitari”. Da una analisi delle schede di monitoraggio dei progetti, si possono individuare alcune criticità: • • • • si è evidenziato che alcuni progetti non hanno avuto il finanziamento atteso e necessario per l’attivazione degli stessi o, nel caso in cui il progetto era stato proposto senza previsione di risorse aggiuntive per la realizzazione, si è riscontrato in sede di attuazione una riduzione delle risorse stesse. per altri progetti si è potuto constatare la mancanza di un’azione progettuale più organica, in grado di accorpare progettazioni di diverse istituzioni, fra loro omogenee od interconnesse, al fine di non disperdere le risorse utilizzabili ( es. duplicazione della progettazione sul fenomeno badantato e la non capacità di interconnessione fra soggetti istituzionali proponenti diversi). Era emersa la necessità che le diverse attivazioni progettuali avessero un avvallo e una definizione di priorità di realizzazione da parte dei diversi soggetti istituzionali coinvolti, nell’ambito delle politiche di intervento condivise. Da questo punto di vista; alcuni progetti che non hanno trovato realizzazione nel vigente Piano di Zona, hanno reso evidente la necessità di sviluppare maggiormente l’azione di coordinamento istituzionale finalizzata anche al recepimento di risorse esterne, che sempre più valorizzano interventi unitari in specifici ambiti territoriali, finalizzati alla creazione di migliori sinergie e all’utilizzo razionale delle risorse presenti e delle risorse aggiuntive immesse dalle fondazioni stesse. Ne è un esempio significativo il progetto Polo Assistenziale Alzheimer che ha ottenuto un finanziamento considerevole da parte della Fondazione Cariverona e che vede coinvolti come partners per la realizzazione l’ULSS di Vicenza, l’IPAB “Proti Salvi Trento” di Vicenza e il Comune di Vicenza. Il progetto ha avuto inizio nel corso del 2006 con uno sviluppo biennale. La previsione contenuta nel Piano di Zona ha rappresentato in questo caso un lavoro propedeutico all’azione di integrazione istituzionale finalizzata a recepire risorse aggiuntive per la realizzazione del progetto stesso. Complessivamente si può affermare che le criticità incontrate nella realizzazione dei progetti presentati nel Piano di Zona 2004-2006 abbiano rappresentato un’importante acquisizione da parte delle diverse organizzazioni coinvolte sulla necessità di coordinare le singole azioni nell’ambito di un sistema di offerta fortemente interconnesso da percorsi assistenziali coerenti e condivisi, finalizzati al corretto utilizzo delle risorse esistenti e a quelle di nuova realizzazione. Pagina n . 190 Il Sistema dei Servizi Rivolto Alle Persone Anziane Non Autosufficienti La Regione Veneto, consapevole che i bisogni dell’anziano sono diversi e complessi e che ciascuna persona ha diritto ad una risposta adeguata ai “suoi problemi”, ha sviluppato un sistema organico di servizi a favore del cittadino e in particolar modo a favore della persona anziana Il perno di questo sistema è dato dall’integrazione tra i servizi sociali e quelli sanitari, tra gli operatori del Comune, quelli dell’Azienda Socio-Sanitaria e del terzo settore. Questo sistema integrato di servizi sociali e sanitari costituisce la RETE DEI SERVIZI a favore delle persone anziane. I principi cardine su cui si basa il sistema dei servizi sono: il rispetto del principio di libera scelta del cittadino; la sussidiarietà dell’intervento dei servizi pubblici rispetto alle reti primarie il sistema valutativo: o livelli valutativi progressivamente più sensibili e approfonditi al crescere della complessità del bisogno: valutazione monodimensionale valutazione multidimensionale semplificata; valutazione in sede di Unità valutativa multidimensionale o sensibilità, specificità, flessibilità degli strumenti valutativi utilizzati Il Sistema della rete dei servizi deve essere inteso come un potenziale “percorso assistenziale” per la cui realizzazione è necessario che tutti i nodi (servizi territoriali) siano e stiano strettamente collegati tra loro in un crescendo di complessità e nell’ottica dei percorsi socio-assistenziali; deve essere sufficientemente flessibile per far fronte alla mutevolezza del bisogno deve essere coniugato, con una spinta verso la “sburocratizzazione” e un contemporaneo snellimento delle procedure. Deve dotarsi di adeguati strumenti di integrazione istituzionale, gestionale e professionale: o Integrazione tra strategie e politiche aziendali: le Istituzioni della rete locale si devono coordinare rispetto agli obiettivi strategici condivisi; o Integrazioni operative-organizzative: oltre alla condivisione di obiettivi strategici si avviano strumenti di coordinamento tra le unità organizzative o Unitarietà diagnostico assistenziale: integrazione per il paziente significa trovare un sistema capace di elaborare un piano diagnostico assistenziale unitario porta di accesso unica (sportello integrato); case manager interistituzionale; o Unitarietà del percorso di fruizione: ottenimento del servizio, qualitativamente adeguato, minimizzando il numero di passaggi, spostamenti, ecc., reingenerizzazione interaziendale dei processi assistenziali. La rete dei servizi nel territorio dell’ulss n.6 Dai dati demografici ed epidemiologici sopra riportati, emerge chiaramente l’urgenza di trovare nuove soluzioni progettuali ed organizzative ad un mutato quadro demografico ed epidemiologico, superando le attuali rigidità dei servizi, sperimentando soluzioni più flessibili, individuando i percorsi assistenziali più appropriati alle diverse tipologie di bisogno. Nel corso degli ultimi anni, le politiche intraprese dalla Regione Veneto sono state rivolte principalmente a differenziare le unità di offerta e a sviluppare la rete degli interventi territoriali per consentire la permanenza a casa della persona anziana. Oggi, il quadro delle Unità di offerta sul territorio dell’U.L.S.S. n. 6 “Vicenza” è il seguente. Pagina n . 191 Il mandato dell’area anziani nel Piano di zona Il mandato relativo a quest’area di intervento, nell’ambito delle linee di indirizzo espresse dalla Regione Veneto, è la costruzione di un progetto anziani globale, capace di dispiegare una rete composta da tutti i soggetti istituzionali e non, che nell’ambito delle proprie competenze e specificità, intervengono per garantire forme progressive di presa in carico della popolazione anziana, in un ottica di sussidiarietà rispetto alla reti primarie di assistenza e di progressione del dispiego delle risorse socio sanitario in base all’aggravarsi dei bisogni. Le problematiche a cui è necessario dare risposta tramite una progettazione integrata emergono dall’analisi delle specificità socio demografiche ed epidemiologiche che caratterizzano il territorio della U.L.S.S. n. 6 “Vicenza”. Il Piano Locale Della Domiciliarità Introduzione Il Piano Locale della Domiciliarità (PLD) per il triennio 2007-2009, la cui proposta è stata approvata dalla Conferenza dei Sindaci dei Comuni del territorio dell’Azienda ULSS n. 6 in data 17/10/2006 ed ha ottenuto il visto di congruità da parte della Regione Veneto con Decreto del Dirigente Regionale della Direzione per i Servizi Sociali n. 356 del 19 dicembre 2006, è uno degli strumenti di programmazione di cui ogni ambito territoriale, individuato per ULSS, si deve dotare per sostenere e governare le politiche della domiciliarità. Il Piano intende, infatti, offrire nel proprio territorio un sistema di servizi che, con uno sguardo ai nuovi fenomeni sociali, cominci a intercettare e classificare le nuove fragilità e nello stesso tempo rinforzi il sistema della domiciliarità, cioè l’insieme di opportunità date ai cittadini e alle famiglie di accedere a interventi di natura sociale, socio sanitaria e sanitaria, per sostenere la scelta della permanenza a domicilio della persona in condizioni di dipendenza assistenziale. Pagina n . 192 Riferimenti Normativi La promozione della domicilarità delle persone anziane e, in parallelo, l’integrazione sociosanitaria costituiscono da sempre i principi cardine della Regione Veneto Tali principi sono stati, infatti, recepiti dalla normativa regionale quale precisa scelta di politica sociale. - L.R. 30 maggio 1975 n. 64 Costituzione dei consorzi per la gestione unitaria dei servizi sociali e sanitari di interesse locale “unità locale dei servizi sociali e sanitari” - L.R. 15 dicembre 1982 n. 55 Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale - D.Lgs 19 giugno 1999 n. 229 Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale, a norma dell’art. 1 della legge 30 novembre 1998, n. 419 - Legge 8 novembre 2000, n. 328 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" - L.R. 13 aprile 2001 n. 11 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle autonomie locali in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112” - L.R. 14 settembre 1994 n. 56 Norme e principi per il riordino del servizio sanitario nazionale in attuazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502 “Riordino della disciplina in materia sanitaria” - L.R. 3 febbario 1996 n. 5 Piano socio sanitario regionale per il triennio 1996/1998 - DGR Veneto 30 novembre 2001 n. 3242 Programma settoriale relativo all’assistenza territoriale – Art. 13, L.R. n. 5/96 (P.S.S.R. 1996/1998 - DGR Veneto 10 maggio 1994 n. 2034 Determinazione degli standard organizzativi/gestionali e strutturali sulle RSA per anziani e persona non autosufficienti di cui alla L.R. n. 28/1991, art. 4 e L.R. n. 39/1993, art. 6, c. 4 - Regolamento regionale 17 dicembre 1984, n. 8 Determinazione degli standards relativi ai servizi sociali, punti 1, 2 e 3 dell’articolo 23 della legge regionale 15 dicembre 1982, n. 55 “Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale” - Legge regionale 20 luglio 1989, n. 22 Piano sociale regionale per il triennio 1989-91 - DGR Veneto 3 marzo 1998 n. 561 “Regolamento per la costituzione e il funzionamento delle U.U.D. e successive modificazioni” - DGR Veneto 9 novembre 1999 n. 3979 “Adozione schede SVAMA - DGR 29 dicembre 1998 n. 5273 “Linee guida regionali sull’attivazione delle varie forme di ADI con particolare riferimento all’ADI “ex allegato H” del DPR n. 484/96, art. 32.2 lettera A del DPR n. 61/3/96: ADIMED e relative previsioni di fabbisogno assistenziale. Direttive Regionali sulla fornitura ed erogazione dei farmaci in ADIMED” - DGR Veneto 17 gennaio 2006 n. 39 “Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative” - DGR Veneto 28 febbraio 2006 n. 460 “Interventi di sostegno alla domicilarità per persone non autosufficienti anziane e disabili. Procedure e assegnazioni per l’anno 2006” - DGR Veneto 19 dicembre 2006 n. 4135 “Assegno di cura per persone non autosufficienti. Procedure per l’anno 2007” Pagina n . 193 La Rete dei Servizi Unità di offerta dei Comuni Il PLD ha raccolto una serie di dati per conoscere, su tutti i livelli di intervento, il grado di attuazione delle unità di offerta indicate. Il materiale è stato organizzato per distretto, per mantenere una lettura sia comunale che per ambito territoriale. I dati rilevati (per la cui visione si rimanda al PLD, parte integrante di questo piano di zona) sono confluiti nei seguenti quattro gruppi di tipologia omogenea: • Il PRIMO GRUPPO di schede rappresenta le seguenti aree: - Area delle politiche di promozione della domiciliarità - Area delle politiche del sostegno – interventi domiciliari - Area delle politiche di sostegno – economico - Area delle politiche di sostegno – sollievo Le schede offrono una lettura immediata della tipologia dei servizi attivati nel territorio di riferimento distrettuale e comunale, scoprendo altresì i livelli assistenziali la cui offerta non è attivata. • Il SECONDO GRUPPO di schede intende rappresentare l’impegno economico dei Comuni nell’ambito della promozione della domiciliarità, cioè il grado di investimento promosso nell’ambito dell’ ”agio” (centri diurni di tipo sociale, sostegno alle associazioni, soggiorni climatici, attività motorie e socializzazione). • Il TERZO GRUPPO di schede misura il numero degli operatori per tipologia di qualifica professionale, in rapporto alla popolazione residente e all’utenza servita. • Il QUARTO GRUPPO di schede misura gli utenti, per tipologia di prestazione e di servizio. Il primo gruppo di schede evidenzia che i servizi sono attivati in modo disomogeneo nei Distretti: il Distretto di Vicenza garantisce interventi in grado di fornire una buona copertura delle aree previste. Sostanzialmente simile è la situazione nei Distretti Est e Ovest che evidenzia la presenza di una buona unità di offerta, mentre nel Distretto Sud-Est la situazione appare più critica con ampie zone scoperte ad eccezione del servizio sociale professionale. Il secondo gruppo di schede evidenzia che, pur garantendo il Distretto di Vicenza alla popolazione di età superiore ai 64 anni, una gamma di servizi più ampia che non gli altri Distretti, la spesa annuale sia pro capite che totale è nettamente inferiore rispetto ai territori extra urbani. Questo fatto può essere spiegato o attraverso i vantaggi derivanti dalla maggiore densità della popolazione target in quel territorio (ciò permette la fruizione di un servizio da parte di un maggior numero di persone a costi quindi più contenuti) o attraverso la necessità di programmare i diversi interventi per numeri di popolazione più ampi che non quella dei singoli Comuni specie se piccoli. Di qui la convenienza, anche economica, di addivenire a specifici accordi di programma che regolamentino la gestione unitaria delle diverse unità di offerta. Il terzo gruppo di schede illustra lo scostamento tra gli operatori attualmente presenti in ogni Comune (operatori equivalenti, dato reale) e lo standard regionale (rapporto 1:6000 per gli assistenti sociali – 1:3000 per gli operatori addetti all’assistenza – OTAA). Solo in rari casi tale standard è rispettato o superato mentre in genere esiste uno scostamento in negativo rispetto allo standard regionale. Il quarto gruppo di schede illustra la quantità di interventi realizzati in ognuno dei Distretti a favore della popolazione ultrasessantaquattrenne. Nello specifico si evidenzia come il numero degli interventi pro capite sia così distribuito: Vicenza 0,05; Distretto Est 0,11; Distretto Ovest 0,06; distretto Sud-Est 0,07. Unità di offerta dell’U.L.SS. E’ stata compiuta un’analisi dell’offerta territoriale e delle risorse messe a disposizione dall’U.L.SS., relativamente all’assistenza domiciliare integrata . Tale analisi evidenzia: su un piano distrettuale, il numero degli operatori messi a disposizione, suddivisi per figure professionali ( medici, infermieri professionali, coordinatori degli infermieri professionali, fisioterapisti) Pagina n . 194 sempre su un piano distrettuale, il rapporto delle stesse figure professionali rispetto al numero degli abitanti prima complessivo, poi >= a 65 anni il rapporto tra gli operatori complessivi e la popolazione >= di 65 anni, calcolato su base 1000. I dati riportano delle disomogeneità nella distribuzione delle risorse che vanno comunque lette ed analizzate alla luce delle caratteristiche geo/morfologiche del territorio e della distribuzione della popolazione. Mission e Vision I Comuni e l’ULSS, in base al ruolo e alle competenze ad essi attribuite dalla normativa, hanno il compito di tutelare il diritto delle persone, prevalentemente anziane, di continuare a vivere nella loro casa, nel loro quartiere e paese, sostenendo particolarmente la famiglia in quanto “nucleo” fondamentale della nostra attuale struttura sociale. Ciò significa non solo organizzare l’offerta territoriale degli interventi diretti prevalentemente a mantenere e sostenere la scelta della permanenza a domicilio della persona in condizioni di dipendenza assistenziale, ma anche orientare la domanda verso un insieme di opportunità date ai cittadini e alle famiglie per accedere a interventi di natura sociale, socio-sanitaria e sanitaria, fruibili nei diversi stadi di bisogno. E’ nell’offerta ai cittadini attraverso due aree principali che si caratterizzano le politiche di sostegno della domiciliarità e precisamente: 1. L’Area delle politiche di promozione della domiciliarità 2. L’Area delle politiche del sostegno che si esplica attraverso: o interventi erogati a domicilio e di supporto alla famiglia: assistenza domiciliare sociale, sanitaria (comprensiva della fornitura di protesi e ausili) e integrata sociosanitaria (ADI), telesoccorso e telecontrollo, interventi delle reti solidaristiche della comunità locale; o interventi di sostegno economico: assegni di cura e contributi economici alle persone e alle famiglie, differenziati a seconda del carico di cura, della tipologia e delle modalità di assistenza fornita, della situazione economica; o interventi di sollievo alla famiglia: centri diurni, ricoveri temporanei, soggiorni climatici, ecc., per persone in situazione di dipendenza assistenziale. La visione del Piano consiste nel ridefinire l’unitarietà degli interventi, anche di tipo informativo, creando i presupposti affinché i diversi enti e operatori interagiscano e definiscano, per la persona non autosufficiente e per la sua famiglia, un progetto unitario di intervento, concordato tra gli operatori sociali e quelli sanitari e condiviso dagli interessati. In ciò si fonda essenzialmente il Piano Locale per la Domiciliarità: rilevare il bisogno, rilevare lo stato attuale di offerta dei servizi, pianificare gli interventi, definire i progetti integrati che prendano in considerazione la complessità dei bisogni e la gamma delle risorse disponibili e attivabili, individuare servizi e operatori che costituiscano punti di riferimento certi per la famiglia. Obiettivi Generali ¾ ¾ ¾ ¾ ¾ ¾ Mantenere l’attuale livello di assistenza e di risposta ai bisogni Offrire a tutti i cittadini dell’ULSS pari opportunità di offerta Adeguare i livelli di informazione per l’accesso ai servizi ai cittadini; Attivare un sistema di raccordo della domanda ai servizi ponendo in essere modalità di connessione tra i diversi poli di accesso, favorendo un approccio facilitato a tutti i cittadini indipendentemente dalla loro dislocazione abitativa territoriale Favorire il rispetto delle dinamiche di appropriatezza tra domanda/offerta Migliorare il grado di connessione tra le politiche assistenziali dell’ospedale e quelle del territorio Pagina n . 195 Obiettivi per area specifica di intervento ¾ ¾ ¾ ¾ Mantenere l’attuale livello di assistenza e di risposta ai bisogni Avviare un piano per l’esame ed eventuale ampliamento dell’offerta dei servizi di “promozione alla domiciliarità” promuovendo il confronto tra Comuni appartenenti allo stesso Distretto, ricercando in questo modo modalità e forme di collaborazione che consentano di estendere la capacità di offerta dei servizi/iniziative nei territori sprovvisti o carenti Migliorare l’offerta dei servizi di “sostegno alla domiciliarità” attraverso la definizione di regolamenti comunali, rivisitazione del protocollo d’intesa per la gestione dell’ADI, garantendo un livello essenziale di assistenza, mediante un graduale e successivo adeguamento degli standard operatori/utenti secondo gli indirizzi regionali e secondo il reale fabbisogno del territorio Monitorare il protocollo sulle dimissioni protette, attivando forme di controllo per il miglioramento continuo della qualità del processo. Criticita’ Le criticità emerse più evidenti sono: 1. 2. 3. la mancanza in alcuni Comuni di specifiche offerte contemplate nel processo di gestione integrata della domiciliarità, evidenziate peraltro anche a livello regionale; la mancanza di una chiara connessione tra SAD ed A.D.I. che affievolisce il sostegno garantito alla famiglia soprattutto quando si è di fronte a casi complessi; il ruolo non sempre riconosciuto della Centrale Operativa A.D.I. nella gestione dei casi e nella definizione e coordinamento dei percorsi sanitari/socio-assistenziali e quindi la mancanza di una presa in carico davvero unitaria. Questi problemi spingono alla lettura più profonda del Piano Locale della Domiciliarità proposto dalla Regione e cioè che la “domiciliarità” è un processo che parte dal concetto di presa in carico a livello promozionale preventivo e si sviluppa nei percorsi di sostegno, nelle situazioni di involuzione, alla assistenza nelle situazioni multiproblematiche in una sorta di continuum dove ruoli, competenze, risorse assumono pari importanza, comprese le strategie istituzionali. Strategie Le amministrazioni pubbliche locali e il sistema dei servizi stanno cercando di modificare il modello culturale di riferimento: l'anziano e la sua famiglia sono una risorsa, non un problema da risolvere. La prevenzione degli stati invalidanti deve diventare la linea conduttrice di una previdente politica socio-sanitaria, prima ancora quindi di qualsiasi intervento ad hoc, finalizzato a gestire direttamente il disagio conclamato. I contenuti del Piano Locale della Domiciliarità si fondano sulla centralità della persona e della famiglia, sulla promozione e nel sostegno della domiciliarità e si considera strettamente collegato con il sistema della residenzialità, trovando altresì connessioni con il piano per la disabilità. La finalità del piano per la domiciliarità è la promozione e la tutela della qualità di vita del cittadino, in particolare dell’anziano, sia nella fase di autosufficienza che in quella di fragilità. In tal senso devono essere considerate due linee di azione: 1. Verso la persona e la sua famiglia. La qualità di vita di una persona dipende da tutte le azioni di promozione della salute fisica, psicologica, sociale, della propria identità percepita, nonché dal livello di soddisfacimento riconosciuto dei bisogni primari e secondari. Ad obiettivi che sono ormai oggetto di attenzione da parecchi anni come il “mantenere il più possibile a casa la persona”, il non “far girare la gente”, il rispetto dei “livelli essenziali di assistenza”, se ne stanno gradualmente aggiungendo altri. In particolare si tratta: • di bisogno di relazione, segnato dalla solitudine relativa in cui tanti anziani vivono nella loro giornata; • di bisogno di sicurezza, connesso con la solitudine e con la maggiore insicurezza sociale percepita negli ultimi anni; Pagina n . 196 • • di difficoltosa tenuta della famiglia, nel medio-lungo periodo, nella gestione del congiunto non più autosufficiente la cui aspettativa di vita però si è mediamente allungata; di necessità di essere e di sentirsi adeguatamente informati su cosa la rete dei servizi può offrire. 2. Verso l’integrazione della rete. Il definire i diritti esigibili del cittadino in relazione ai livelli di servizio disponibili, alla loro qualità ed accessibilità comporta un controllo ed una rivalutazione continua dei programmi assistenziali. La necessità inoltre di definire un percorso di strategie che evolvono con il mutare del bisogno, non deve far dimenticare che i principi di sussidiarietà, solidarietà, responsabilità, sostenibilità devono costituire sempre la matrice base di qualsiasi progetto. Punti fondanti di questo sistema “flessibile” di welfare devono comunque essere: 1. la necessità di sviluppare progetti integrati di prevenzione, oltre a quelli di cura. (promozione e sostegno alla domiciliarità); 2. rendere omogenei gli interventi su tutto il territorio dell’U.L.S.S., diffondendo le pratiche migliori. Individuare un minimo comune denominatore sostenibile dell’offerta richiede implicitamente: a. che tutti gli attori della rete per la domiciliarità mettano a disposizione, proporzionatamente al bisogno potenziale ma con criterio solidale, proprie risorse per garantire un’azione complessiva comune. Questo a maggior ragione se si tratta di dare risposta ad un bisogno complesso che richiede azioni articolate sia a livello valutativo (U.V.M.D.) che a livello operativo (es. A.D.I. e Sad); b. che tutti gli attori della rete possano agevolmente comunicare ed acquisire informazioni utili per la risoluzione di specifici problemi. Un sistema informativo, funzionalmente unico ed omogeneo, è essenziale per raggiungere questo obiettivo; c. che tutti gli attori diventino sempre più capaci, nei diversi livelli di responsabilità, di conoscere il proprio territorio, i cambiamenti in atto o in prospettiva; di programmare e progettare gli interventi. Per questo motivo, la promozione della “socializzazione” dei dati deve essere perseguita individuando e condividendo quelle poche ma essenziali informazioni che permettano il monitoraggio dei processi e dei risultati; 3. promuovere lo studio per l’attivazione di nuove forme di gestione integrata a livello istituzionale che possano calarsi in ambiti distrettuali, interdistrettuali ed aziendali. Le strategie, sono declinate nel piano della domiciliarità cui si rimanda. Detto documento è parte integrante del presente piano di zona. Le strategie richiamate sono le seguenti: La promozione della domiciliarità ricognizione delle realtà private e del volontariato presenti nel territorio attivazione di percorsi di sensibilizzazione e di informazione locali nei confronti del cittadino attivazione forme di aggregazione sociale e culturale a favore delle persone anziane Il supporto per la domiciliarità mantenere, per l’anno 2007, l’attuale livello di riposta ai bisogni in considerazione del prevedibile aumento della domanda relativamente al SAD – A.D.I.: o tutti i comuni dovranno attivare / avvalersi di un servizio Sad integrato con l’A.D.I. distrettuale o incremento progressivo delle risorse umane destinate al SAD come esplicitato al punto 2.2.1 della PARTE II; o individuazione di un modello gestionale che espliciti i diversi Pagina n . 197 Area trasversale gradi di integrazione tra SAD ed A.D.I. (diversi livelli compartecipativi) o potenziamento dell’A.D.I. come esplicitato al punto 2.2.2. o impegno annuale dell’AULSS a verificare e programmare il piano delle risorse sanitarie da mettere a disposizione promozione rivolta ad alcuni Centri di Servizio per la disponibilità: o di attivare posti letto sollievo o di attivare accoglimenti diurni (prog. Sperimentale): attivare / aggiornare il protocollo delle dimissioni protette sviluppare il sistema informativo territoriale raccordando U.L.S.S. e comuni sportello integrato: definire nel 2007 un modello organizzativo sostenibile predisposizione dei regolamenti delle Amministrazioni Locali attivazione di cicli formativi per il personale dell’ulss e dei comuni Pagina n . 198 Piano Locale Della Non Autosufficienza La programmazione regionale della residenzialità extraospedaliera per anziani non autosufficienti. La politica regionale riferita ai servizi residenziali persegue i seguenti obiettivi: • l’integrazione completa del sistema della residenzialità nel più complessivo sistema di risposta alla non autosufficienza tramite l’inserimento nella pianificazione territoriale locale (Piano di Zona) e nella pianificazione settoriale (Piano Locale della Domiciliarità e Piano Locale della non autosufficienza per la residenzialità). • L’allocazione di risorse sociosanitarie definita in conformità a parametri oggettivi e alle necessità delle diverse realtà territoriali. In tal senso, a ciascuna Azienda U.L.S.S. viene assegnato, da parte della Regione, un numero prefissato di “impegnative di residenzialità” ritenuto adeguato al bisogno del territorio (D.G.R. 464/06 e D.G.R. 457/2007). • Il monitoraggio e il miglioramento continuo della qualità per assicurare livelli adeguati di assistenza attraverso i processi autorizzativi e di accreditamento istituzionale, così come definiti dalla L.R. 22/2002, e dai requisiti per i servizi socio sanitari e sociali di cui alla D.G.R. 84 del 16 gennaio 2007. • La centralità del cittadino e le garanzie per la libera scelta della struttura meglio rispondente alle aspettative della persona anziana. Tale diritto si concretizza nella possibilità di poter accedere a strutture autorizzate all’esercizio, localizzate in realtà territoriali anche diverse da quella di residenza. Per Centri di Servizio autorizzati si fa riferimento a quelle strutture che dispongono al proprio interno di posti letto accreditati alla gestione di impegnative di residenzialità. Fermo restando il diritto del cittadino non autosufficiente a scegliere la struttura che più risponda alle sue necessità, la Regione intende regolamentare il flusso delle domande di accoglimento nei Centri di Servizio e soprattutto salvaguardare il diritto del cittadino anche in ordine a criteri di priorità e di bisogno individuale. Per questo ciascuna U.L.S.S. è chiamata a redigere il Registro Unico della Residenzialità quale strumento di gestione degli accessi alle strutture residenziali. Gli accessi avvengono sulla base di una graduatoria ordinata per punteggio di gravità complessiva, determinato da una valutazione multidimensionale e multiprofessionale attraverso l’utilizzo della SVAMA in sede di UVMD. Viene in tal modo garantito da un lato il diritto individuale della “libera scelta”, dall’altro quello di precedenza a favore di chi ha maggiore necessità sanitaria e sociale. • Sviluppo di un sistema informativo regionale ad hoc che attivi un flusso di dati standardizzati utile, da un lato al monitoraggio delle unità di offerta e implementato dai Centri di Servizio favorendo il cittadino nell’attuazione del principio di libera scelta, dall’altro permettendo di avere in tempo reale anche da parte degli attori della rete (U.L.S.S., Comuni, Dipartimenti ospedalieri, Distretti Sociosanitari, ecc.) le disponibilità di servizi di accoglienza da parte dei Centri di Servizio La programmazione Locale La Conferenza dei Sindaci e l’Azienda U.L.S.S. sono chiamate ad attuare a livello locale gli indirizzi della programmazione regionale, con il Piano Locale della non autosufficienza per la Residenzialità (PLNA) quale strumento operativo del Piano di Zona. In particolare il PLNA dovrà essere articolato nei seguenti punti: a) b) c) analisi del fenomeno della non autosufficienza nel contesto territoriale dell’Azienda U.L.S.S. con indicazione degli obiettivi prioritari da perseguire nella programmazione territoriale; definizione del sistema dei servizi socio/sanitari esistenti sul territorio per le persone non autosufficienti, evidenziando il raccordo tra i servizi della domiciliarità e della residenzialità; definizione del sistema di accesso ai servizi residenziali con riferimento all’approvazione del regolamento unico di accesso ai servizi. A seguito dell’ approvazione della nuova D.G.R. 464/06, D.G.R. 394 del 20 febbraio 2007 e sino alla conclusione del progetto sperimentale sui carichi assistenziali della scheda SVAMA, di cui alla D.G.R. 2831 del 4 ottobre 2005 l’UVMD con l’approvazione del progetto personalizzato si dovrà esplicitamente indicare il livello di intensità assistenziale appropriato ai bisogni della persona valutata, che comunque dovrà essere riportato nella impegnativa di residenzialità. Sino all’approvazione del progetto suddetto le UVMD possono utilizzare come riferimento quanto disposto sull’argomento dalla D.G.R. 464/06. Pagina n . 199 d) e) f) Articolazione del sistema di offerta esistente dei servizi residenziali. In tale sezione dovrà essere rappresentata la situazione dell’offerta residenziale presente sul territorio e comprendente, per ogni Centri di Servizio esistente nella zona, i seguenti aspetti: i riferimenti normativi e la data di autorizzazione al funzionamento, la capacità ricettiva totale, i posti letto autorizzati al funzionamento per non autosufficienti, i posti destinati al sollievo e all’accoglienza temporanea e gli eventuali posti letto per autosufficienti autorizzati. In particolare per i posti autorizzati per non autosufficienti dovrà essere esplicitato il numero di quelli dedicati all’accoglienza di 1° livello e quelli dedicati all’accoglienza di 2° livello, gli eventuali posti dedicati alle sezioni SAPA e SVP. Si specifica che ogni tipologia di posto dovrà comunque rientrare nella capacità ricettiva totale autorizzata. Nell’ambito dei posti di secondo livello devono essere ricompresi quelli identificati precedentemente come HRSA, che ai sensi della L.R. 2/06 sono stai riportati tra i posti di 2° livello. Vengono a cessare pertanto le disposizioni specifiche relative a tale tipologia di posti di residenzialità di cui alla D.G.R. 1729/03, con particolare riferimento alla durata dell’accoglienza. Articolazione della programmazione e della qualificazione del sistema di offerta. In tale sezione deve essere indicato lo sviluppo della programmazione nel sistema della residenzialità, tenendo conto dei vincoli e dei limiti di cui alla tab. 2 della D.G.R. 457/07. Dovranno essere definiti in particolare l’allocazione dei posti autorizzati/accreditati all’assistenza di 1° livello e di 2° livello, secondo le indicazioni di cui alla D.G.R. 464/06 e D.G.R. 394 del 20 febbraio 2007. La programmazione della rete di offerta entro i limiti di cui alla tab. 2 dovrà essere rappresentata in una apposita scheda articolata su 2 sezioni e dovrà indicare nella prima sezione la previsione dello sviluppo attuale e nella seconda sezione la previsione relativa alla nuove strutture. In questa sezione dovranno essere indicate le previsioni derivanti da atti, provvedimenti già in essere oppure da esiti di valutazione dalla Conferenza dei Sindaci rispetto ad eventuali nuovi insediamenti. Un’ ulteriore scheda con analoga rappresentazione di programmazione dovrà riguardare la realizzazione di Centri Diurni Socio-sanitari. La realizzazione di progettualità innovative e sperimentali. Devono riguardare le modalità di raccordo tra domiciliarità e residenzialità oppure la sperimentazione di nuove modalità di accoglienza e potranno essere realizzati attraverso l’utilizzo flessibile di impegnative di residenzialità nella misura max del 1,5% del totale assegnato. La sperimentazione inserita nel PLNA potrà essere avviata solo dopo approvazione del relativo progetto da parte della Direzione Regionale per i Servizi Sociali. Le linee guida per lo sviluppo di tale programmazione locale sono state espresse dalla Regione Veneto con D.G.R. 457 del 27 febbraio 2007 e sono in fase di avanzata attuazione. I documenti di analisi da cui derivano le scelte della programmazione locale sono stati presentati negli incontri tenutisi nei diversi ambiti territoriali, nelle sedi dei comitati di distretto, con il coinvolgimento delle strutture residenziali di ciascun territorio. Ritenendo che le linee di sviluppo della programmazione locale dell’offerta di servizi residenziali debbano essere il frutto di un’ampia condivisione e confronto fra tutti i soggetti istituzionali coinvolti, si è ritenuto opportuno rimandare l’adozione del Piano Locale per la non autosufficienza per la residenzialità, al termine di questa fase di coinvolgimento, che si concluderà entro il 7 giugno 2007. Pertanto nell’ambito del presente documento si anticipa la descrizione della rete dei servizi residenziali per anziani presenti nel territorio dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 “Vicenza” e gli obiettivi prioritari da perseguire nella programmazione territoriale; che verranno compiutamente sviluppati nell’ambito del PLNA di prossima adozione e che diventeranno parte integrante del Piano di Zona dei Servizi Socio Sanitari per gli anni 2007-2009. Pagina n . 200 Il piano delle strategie 1. Area Sistema Di Gestione Impegnative Di Residenzialità E Garanzie Alla Libera Scelta Criticità L’applicazione del Regolamento per l’accesso alle strutture residenziali porterà a profonde trasformazioni delle pratiche di selezione ed accoglienza delle persone anziane non autosufficienti, al fine di garantire l’effettiva espressione della libera scelta del cittadino. “Nell’ambito della residenzialità e la semi residenzialità, la libera scelta si concretizza nella facoltà del cittadino, o di chi per lui lo rappresenti avente titolo, di scegliere il Centro di Servizio maggiormente rispondente al bisogno espresso, alle aspettative di assistenza sanitaria e sociale compatibile con le proprie condizioni economiche”. Per dare effettiva applicazione a tali principi occorre o che l’offerta residenziale, di ridotta e di media intensità assistenziale, sia effettivamente distribuita in maniera equa su tutto il territorio dell’A. U.L.S.S.; o che il cittadino, per esprimere una scelta consapevole, sia adeguatamente informato sull’offerta presente su tutto il territorio A. U.L.S.S., in particolare su: carta dei servizi, rette praticate, posti letto disponibili; o che il sistema di gestione degli ingressi sia costantemente monitorato per garantire l’effettiva espressione della libera scelta da parte delle persone collocate nella graduatoria; o che sia implementato un sistema capace di svolgere una funzione di governo clinico dei percorsi per l’accesso alle strutture, sia sul versante della domanda che su quello dell’offerta. Obiettivo Garantire le condizioni per l’effettiva espressione della libera scelta da parte dei cittadini presenti nella graduatoria unica d’accesso, tramite: • un’adeguata articolazione nel territorio delle diverse tipologie di offerta, • lo sviluppo di sistemi d’informazione aggiornati e coerenti sulle caratteristiche dell’offerta, • il monitoraggio degli ingressi nei posti letto accreditati dei diversi Centri di Servizio. Strategie 1) 2) 3) 4) sviluppo, nell’ambito delle disposizioni regionali, dell’offerta di posti letto accreditati per la gestione di impegnative di media/ridotta intensità assistenziale in modo da garantirne la migliore articolazione in ambito distrettuale, su tutto il territorio dell’A. U.L.S.S. 6; sviluppo, nell’ambito delle disposizioni regionali relative a impegnative di residenzialità e requisiti per autorizzazione e accreditamento, dell’offerta di semiresidenzialità nei territori che ne sono privi; Attivazione del progetto “C’è un posto letto?” per permettere ad utenti, operatori dei servizi sociali e sanitari di accedere ad informazioni costantemente aggiornate dai gestori dei servizi residenziali e semiresidenziali, relative a tipologia di offerta, costo del servizio, disponibilità quotidiana di accoglimenti; Sviluppo e sperimentazione del sistema informativo per un’efficiente e trasparente gestione delle impegnative di residenzialità, la garanzia e il rispetto delle libera scelta e delle priorità di ingresso attraverso il monitoraggio degli ingressi in strutture residenziali e semiresidenziali tramite la sperimentazione di un sistema informativo flessibile e costantemente aggiornato. Pagina n . 201 2. Area Accoglimenti Temporanei Criticita’ - - L’aumento e l’invecchiamento della popolazione anziana stanno determinando un continuo incremento quantitativo e qualitativo della domanda di assistenza e ciò richiede uno sforzo collettivo per prefigurare nuove forme di sostegno alle famiglie che sono chiamate a rispondere in tempi medio lunghi alla gestione dei propri famigliari anziani in condizione di dipendenza. Sul versante della offerta emergono nuove forme di intervento auto-gestite dalla società civile (assistenti familiari/badanti), stimate dall’Osservatorio Regionale Anziani in un numero equivalente ai posti letto presenti in un territorio, che indicano una propensione degli anziani e delle loro famiglie per forme di assistenza domiciliari, fortemente personalizzate e sostenibili sul piano economico, in grado di garantire l’assistenza continua sulle 24 ore. Tali interventi richiedono di essere integrati in percorsi assistenziali in grado di offrire garanzie sulla qualità e la continuità degli interventi assistenziali erogati a domicilio, attraverso forme di supporto flessibili e articolate erogate da servizi facilmente accessibili (ricoveri temporanei, accoglimenti diurni). Obiettivi - - - Sostenere le famiglie che assistono in modo continuativo l’anziano non autosufficiente a domicilio attraverso l’offerta di ospitalità residenziale temporanea per periodi di sollievo e di trattamenti finalizzati alla riabilitazione o alla risoluzione di criticità particolari. Prolungare i tempi dell’assistenza a domicilio e migliorare l’appropriatezza dell’intervento. Offrire risposte differenziate ai bisogni della persona non autosufficiente (bisogni riabilitativi, di riattivazione dopo un evento acuto, di stabilizzazione clinica, di rimodulazione dell’assistenza) che altrimenti, in una fase prossima all’evento acuto e non ancora stabilizzata, verrebbero facilmente valutati idonei all’accoglimento definitivo in residenza, concorrendo all’aumento delle liste di attesa. Estendere le prassi di accesso e le metodiche d’intervento utilizzate nella RSA di Sandrigo agli altri Centri di Servizio dedicati. Sviluppare forme di valutazione in grado di garantire la migliore continuità assistenziale al termine del ricovero temporaneo verso altre forme di intervento. Migliorare l’appropriatezza e l’adeguatezza tra i bisogni di assistenza e i percorsi assistenziali proposti. Incrementare l’offerta e l’accesso ai servizi residenziali per rispondere ai bisogni emergenti del territorio, con le risorse disponibili. Strategie 1. Ampliare l’accoglimento temporaneo a maggiore intensità assistenziale, attualmente svolto dal Nucleo RSA di Sandrigo, inizialmente a due nuclei dell’I.P.A.B. "Proti-Salvi-Trento" (Reparto Torri) per complessivi 30 posti letto e, successivamente, a un nucleo residenziale dell’area Sud-Est, attraverso la riqualificazione con risorse sanitarie di un numero di impegnative specializzate di media intensità assistenziale. Sono destinate, nella fase iniziale, a tale funzione il 2,5% di impegnative di residenzialità assegnate all’Azienda U.L.S.S. n. 6 “Vicenza” e l’1,5% destinate dalla D.G.R. 457/2007 alla sperimentazione di nuove forme di gestione delle problematiche di non autosufficienza. 2. Sviluppare gli accoglimenti temporanei di sollievo presso tutte le strutture con nuclei a ridotta intensità assistenziale, nei posti letto accreditati, garantendo la priorità di tali accoglimenti rispetto ad accoglimenti definitivi per: • aumentare la possibilità di accesso ai servizi residenziali degli utenti non autosufficienti, sullo stesso numero di posti letto, fornendo quindi risposte differenziate ad una molteplicità di bisogni che altrimenti dovrebbero essere orientati verso l’accoglimenti in regime privato, con oneri più elevati per il cittadino. Pagina n . 202 3. Area Qualificazione Dell’Assistenza Alla Persona Con Demenza Criticità L’analisi effettuata nella lista di attesa sulla base dei profili accolti dai Centri Servizio dell’U.L.S.S. n° 6 "Vicenza" evidenzia la prevalenza di persone con problematiche di deterioramento cognitivo e di demenza (profili 6, 7, 8, 9, 11, 15, 16,17). Ciò evidenza la necessità che la rete dei servizi sia strutturata in un sistema di interventi socio-sanitari che consenta un’adeguata attenzione agli aspetti diagnostici e terapeutici e un’assistenza qualificata a breve, medio e lungo termine, durante l’evoluzione della malattia fino allo stadio più grave; altresì forme di sostegno, supporto e sollievo alle famiglie e favorire il mantenimento, se possibile, della persona malata presso la propria casa. Se da una parte sembra ormai condivisa l’importanza di qualificare tutti i Centri di Servizio nella gestione assistenziale della persona demente, con l’accrescimento delle competenze professionali negli operatori che devono affrontare quotidianamente la complessità della cura e le criticità rappresentate dai problemi comportamentali dell’ospite, dall’altra risulta opportuno specificare nel territorio, in modo omogeneo e facilmente fruibile, i nuclei dedicati alla gestione della malattia nelle fasi di maggiore complessità assistenziale. È utile, tuttavia, prevedere nuclei con la compresenza di livelli di intensità assistenziale differenziati (ridotta e media) per garantire una continuità assistenziale alla persona accolta e alla sua famiglia, lungo il decorso di una patologia che presenta fasi di diverso carico assistenziale. Obiettivi • Migliorare la capacità di presa in carico e la competenza nella gestione assistenziale delle persone affette da decadimento cognitivo da parte di tutti i Centri di Servizio del territorio dell’U.L.S.S. n° 6 "Vicenza". • Evidenziare l’offerta dei servizi per la presa in carico di persone che presentano problematiche di demenza con diversi gradi di gravità – afferenti ai profili di ridotta e di media intensità assistenziale -, che richiedono l’assunzione di specifiche prassi assistenziali e la sperimentazione di modelli organizzativi gestionali in grado di garantire sostenibilità economica e appropriatezza degli interventi assistenziali. • Migliorare l’utilizzo dei posti di semiresidenzialità e di residenzialità dedicati a tali persone e del nucleo S.A.P.A. (Servizio Alta Protezione Alzheimer) nell’ambito di percorsi assistenziali che mirino a stabilizzare le condizioni del paziente per permettere il suo rientro a domicilio, anche tramite percorsi di sostegno e formazione alle famiglie. Strategie 1) 2) 3) 4) 5) Monitoraggio e verifica delle situazioni in lista di attesa presenti nei Centri di Servizio con profili caratterizzanti il deterioramento cognitivo rispetto ai seguenti indicatori: a. quantità e differenziazione per profilo; b. tempo di permanenza in lista di attesa; c. percorsi assistenziali di accoglienza e di dimissione; d. orientamento delle richieste di accoglimento. Sviluppo in ciascun territorio distrettuale di almeno un nucleo dedicato a pazienti con problematiche di demenza: l’A.U.L.S.S. di impegna a sostenere tali progettualità con prestazioni specialistiche nell’ambito delle convenzioni integrative e/o con potenziamento di personale specialistico e riabilitativo. Sviluppo dei servizi di consulenza e diagnosi dedicati a persone con decadimento cognitivo/ demenza; Offerta di percorsi di formazione rivolti sia ad operatori territoriali che a quelli dei Centri Servizio per migliorare la capacità di presa in carico di tali tipologie di pazienti e garantire la continuità assistenziale e il corretto utilizzo delle risorse di residenzialità dedicate. Attivazione del nucleo S.A.P.A. (Servizio Alta Protezione Alzheimer), sulla base delle risultanze della sperimentazione in atto nell’ambito del progetto “Polo Assistenziale Alzheimer” . Pagina n . 203 4. Area disabilità adulta Criticità Si assiste ad un aumento delle richieste d’inserimento nei Centri di Servizio relative a persone con disabilità adulte. La presenza di queste nei Centri di Servizio per anziani non autosufficienti è un fenomeno connesso: alle mutate condizioni della popolazione con disabilità (aumento della speranza di vita) che fa prevedere la necessità di garantire l’ingresso nel prossimo decennio di circa 60 persone attualmente seguite dall’area disabili; ulteriormente, nella lista di attesa al 31/12/2006 sono presenti 39 persone; all’aumento della popolazione inferiore ai 65 anni con disabilità acquisita a seguito di incidenti gravemente invalidanti o per la presenza di gravi patologie cronico degenerative, che difficilmente possono essere assistite a domicilio; alla non rispondenza degli standard organizzativi (figure professionali) previsti per le comunità protette per disabili rispetto ai bisogni di intervento sanitari elevati; ciò ha portato ad un progressivo inserimento nelle diverse tipologie della residenzialità (area anziani) di quote di persone con disabilità inferiori a 65 anni. Si evidenzia la necessità di aumentare la competenza dei Centri di Servizio nella gestione di persone non autosufficienti che, in età adulta, esprimono bisogni non sempre assimilabili all’esperienza acquisita con gli anziani e introducono variabili di complessità nella gestione e di criticità nell’assistenza all’interno delle strutture. - Obiettivo Migliorare la capacità di presa in carico da parte dei Centri di Servizio di persone con problematiche che richiedono l’assunzione di prassi e metodiche assistenziali specifiche, tramite l’individuazione, nei nuclei di ridotta e di media intensità assistenziale, di posti letto dedicati per l’accoglimento di persone non autosufficienti in età adulta. Strategie 1. 2. 3. 4. Monitoraggio delle situazioni di persone non autosufficienti in età adulta presenti all’interno dei Centri di Servizio: verificando la tipologia di bisogni e il percorso assistenziale che hanno condotto alla definizione di un progetto di accoglimento residenziale definitivo; rilevando su base annuale del fabbisogno e della richiesta di accesso nei Centri Servizio da parte di persone disabili. Individuazione, con il concorso delle strutture interessate, di nuclei dedicati a pazienti non autosufficienti in età adulta, con il supporto dei servizi specialistici che intervengono nel progetto di assistenza. Sviluppo di percorsi formativi con le strutture coinvolte per l’adozione di specifiche metodiche d’intervento. Individuazione dell’offerta di residenzialità dedicata all’accoglimento di tali patologie: il sistema di accesso è quello previsto dai criteri adottati dall’Azienda U.L.S.S. n° 6 "Vicenza" e osserva le seguenti previsioni normative regionali: • La DGR 464/2006 che nell’andare a definire il fabbisogno di residenzialità prevede una dotazione massima di 152 posti letto, corrispondente allo 0,06% della popolazione residente compresa nella fascia d’età inferiore a 64 anni. Pagina n . 204 5. Area Volontariato E Reti Informali Criticità Il numero di persone non autosufficienti con disabilità gravi che richiedono un impegno assistenziale crescente, a fronte di standard di personale predefiniti nei livelli minimi, impone la necessità di trovare nuove modalità di supporto nell’ambito dei Centri di Servizio, da parte del volontariato e delle reti informali (familiari). Inoltre, la famiglia non delega mai totalmente l’anziano alle istituzioni: essa infatti riveste diversi ruoli e funzioni, direttamente o attraverso l’incarico a personale privato, che non sempre sono conosciuti agli addetti alla cura della persona; questi apporti possono essere vissuti più come vincoli che come risorse disponibili. L’attività svolta dal volontariato nell’area degli anziani e all’interno dei Centri di Servizio costituisce una realtà storica e consolidata che si integra, supporta e completa il livello qualificato di assistenza offerto alle persone utenti. Il Centro Servizi per il Volontariato di Vicenza conta più di dieci Associazioni iscritte che operano a vario titolo nel territorio dell’Azienda U.L.S.S. n° 6 "Vicenza". Alcune di queste svolgono il proprio intervento nelle strutture residenziali, altre a livello domiciliare; inoltre, i servizi socio-assistenziali dichiarano la presenza di molti altri volontari attivi e non appartenenti ad associazioni organizzate. Appare strategico, pertanto, nell’ottica della qualificazione dei servizi offerti dai Centri di Servizio, agire nella direzione della valorizzazione delle forme di volontariato esistenti e dell’individuazione di nuove esperienze di attivazione delle reti informali in quanto i volontari e i familiari sono riconosciuti come soggetti portatori di risorse e saperi propri e possono essere gli alleati nel perseguimento degli obiettivi di salute dell’ospite. Tuttavia, la rete dei servizi potrà interagire in un’ottica di valorizzazione e di reciprocità con il volontariato nella misura in cui questo sarà in grado di sviluppare competenza e capacità di integrazione con i Centri di Servizio per favorirne l’adeguato e appropriato intervento anche all’interno di ambiti ad elevata complessità assistenziale (nuclei Alzheimer, Hospice, ecc.). Obiettivi • • • • • • Attivare forme innovative di partecipazione e di supporto da parte delle reti informali. Sviluppare la consapevolezza all’interno della rete dei servizi sul ruolo e sulla funzione del volontariato e delle reti primarie nei confronti dell’anziano fragile, per favorirne l’adeguato coinvolgimento e valorizzarne le peculiarità. Qualificare l’intervento offerto dal volontariato, dai famigliari o da altri soggetti incaricati dalle famiglie nell’ambito dei Centri di Servizio per migliorare la qualità del livello di assistenza complessivamente reso. Diffondere la conoscenza tra i volontari sulle modalità di accesso alla rete dei servizi, sviluppando anche l’acquisizione di alcune sensibilità e competenze nella gestione degli anziani fragili. Sviluppare le competenze di aiuto e solidarietà negli aspiranti volontari. Coinvolgere la famiglia nel Progetto di benessere dell’anziano. Strategie 1) 2) 3) 4) 5) Rilevazione dell’attività svolta da parte di volontari o di personale privato nell’ambito delle residenze, identificando le tipologie di attività in cui sono coinvolti. Organizzazione condivisa di percorsi di formazione, favorendo l’incontro diretto fra volontari e gli operatori che intervengono negli stessi ambiti territoriali. Sviluppo attività formativa rivolta a volontari e a personale privato, con rilascio di attestati di partecipazione. Definizione di una regolamentazione uniforme della presenza di volontari e assistenti private presso i Centri di Servizio. Promozione - creazione di gruppi di auto mutuo aiuto. Pagina n . 205 Area Trasversale Servizio di Integrazione Lavorativa S.I.L. Pagina n . 206 Introduzione “Gli Stati riconoscono il diritto delle persone con disabilità al lavoro, su base di parità con gli altri; ciò include il diritto all’opportunità di mantenersi attraverso il lavoro che esse scelgono o accettano liberamente in un mercato del lavoro e in un ambiente lavorativo aperto, che favorisca l’inclusione e l’accessibilità alle persone con disabilità.” Nota: Tratto dalla Convenzione Internazionale “ I diritti delle persone con disabilità” , approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – New York 13.12. 2006 (art. 24 – Lavoro e Occupazione) Descrizione Formalmente istituito nell’agosto 2004 in applicazione, ma di fatto già operante dagli anni ’80 come “area integrazione lavorativa “ del Servizio Disabili, il S.I.L. dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 è un servizio interdistrettuale, in staff alla Direzione dei Servizi Sociali, le cui funzioni organizzative e di coordinamento sono svolte dal Responsabile SIL e dall’Ufficio di Coordinamento, mentre a livello territoriale l’operatività è svolta da un’équipe (formata da assistenti sociali ed educatori professionali) presso ciascuno dei quattro distretti, da un’équipe presso il Dipartimento per le Dipendenze e da un’équipe presso il Dipartimento per Salute Mentale. Ciascuna equipe si avvale della consulenza degli specialisti di riferimento delle persone in carico. Il S.I.L. svolge le funzioni e i compiti previsti dalla legge regionale n. 16/2001 e dalla successiva D.G.R. n. 3350 del 2001 ed in particolare: • la conoscenza e la valutazione delle potenzialità e dei bisogni individuali delle persone e delle aziende; • la programmazione e gestione dei percorsi individualizzati di inclusione lavorativa; • il monitoraggio delle esperienze; • la promozione di collaborazioni tra soggetti istituzionali del mondo imprenditoriale, del sistema della formazione professionale, della cooperazione sociale, del volontariato e delle associazioni degli utenti e dei familiari che operano specificatamente nel settore. I soggetti coinvolti nell’ambito dell’integrazione lavorativa collaborano con modalità di formalizzazione diversificata quali: Protocollo d’intesa tra Provincia e Ulss per la gestione della legge n. 68/99 “Diritto al lavoro dei disabili” Convenzione tra Ulss e Consorzio Prisma per l’attività di formazione in situazione presso le cooperative aderenti, Convenzioni dirette tra Ulss e Aziende per la realizzazione di progetti personalizzati di formazione in situazione Convenzioni tra Ulss, Centri per l’impiego e aziende per convenzioni di programma e progetti d’integrazione lavorativa personalizzati finalizzati al collocamento ai sensi della Legge n. 68/99. Negli anni 2005 - 2006, per dare impulso agli inserimenti lavorativi, molto si è lavorato in collaborazione con i due Centri per l’Impiego, nell’ambito delle stipula di convenzioni di programma con aziende del territorio. Tale strumento consente una migliore programmazione territoriale delle azioni di inclusione lavorativa e delle attività S.I.L. in genere. Gli utenti del S.I.L. Attualmente pervengono al S.I.L., via-via sempre più numerose, richieste di presa in carico. Richiedono sostegno nell'inserimento al lavoro, non solo persone con disabilità intellettiva o affette da patologia di natura psichica, ma anche persone con disabilità di natura sensoriale e fisica o con problemi d’alcolismo o di tossicodipendenza e in situazione di grave svantaggio sociale per motivi di disadattamento e/o d’emarginazione sociale. Oltre ai disoccupati, si rivolgono al servizio anche lavoratori già collocati da anni che, per le modificate condizioni psichiche o fisiche, sono a rischio di perdere il posto di lavoro. Pagina n . 207 Chiedono consulenza anche aziende, che hanno già instaurato un regolare contratto d’assunzione con persone disabili, ma che necessitano di supporto per risolvere problemi che potrebbero influire sulla prosecuzione del rapporto di lavoro. Il territorio e il S.I.L. La crisi economica che recentemente ha coinvolto anche le aziende vicentine ha determinato la modificazione strutturale di molte di esse, che sempre più per poter restare sul mercato nazionale e internazionale, devono elevare la qualità della loro produzione introducendo nuove tecnologie e/o delocalizzando le attività nei Paesi dell’Est Europa o dell’Asia. In particolare si nota che vengono spostate in altre zone produttive quelli attività semplici di manovalanza o assemblaggio che fino a pochi anni fa consentivano l’inserimento nella aziende delle persone con bassa scolarità e qualificazione professionale. Tali azioni, inevitabili dal punto di vista della aziende e volte a soddisfare le esigenze di mercato, di riflesso stanno incrementando un’inevitabile discrepanza tra la domanda di lavoro qualificato (sono richiesti tecnici, laureati in discipline economiche e tecnologiche) e l’offerta proveniente dai lavoratori, in particolari quelli con disabilità, che non sempre appunto, presentano adeguata preparazione o professionalità. In questi ultimi mesi si nota che l’economia vicentina sta dando segnali concreti di reazione, ma poiché, come noto, le aziende possono essere competitive solo se coltivano l’innovazione tecnologica e l’applicazione di nuovi sistemi produttivi, coloro che aspirano ad entrare oggi nel mondo del lavoro devono necessariamente elevare la loro preparazione. E questo non sempre è alla portata della maggior parte delle persone con disabilità. Per uscire da questa situazione di stallo sono necessari corsi di formazione professionale e l’ampliamento delle attività di tirocinio e formazione in ambito lavorativo, nonché azioni di sostegno per le persone che sono già state incluse nel mondo del lavoro. I dati epistemologici Presso i due Centri per l’Impiego presenti sul territorio dell’ULSS, situati rispettivamente a Vicenza e Lonigo, sono iscritte n. 1409 persone riconosciute invalide civili e disabili dalle apposite Commissione Sanitarie di Prima Istanza e in attesa di occupazione (dato del 01.01.07) di cui: - n. 1285 presso il Centro per l’Impiego di Vicenza - n. 124 presso il Centro per l’Impiego di Lonigo (residenti nel territorio corrispondente all’ex Dss Sud – zona di Noventa Vicentina). Grazie alla collaborazione (Protocollo d’Intesa) in atto tra Servizi per l’Impiego e S.I.L. si sono realizzate le seguenti convenzioni individuali d’integrazione lavorativa finalizzate all’assunzione presso aziende del territorio: - anno 2003 n. 63 - anno 2004 n. 57 - anno 2005 n. 37 - anno 2006 n. 77 Pagina n . 208 Il piano delle strategie Il S.I.L. fa propria l’evoluzione culturale del concetto di integrazione verso l’introduzione del concetto di inclusione, laddove si intende indicare l’agire inclusivo che promuove consapevolezza nella persona con disabilità e/o in situazione di svantaggio (“sapere di saper fare”), ne sostiene la partecipazione e l’autodeterminazione. Il S.I.L. nel sostenere la persona nel raggiungimento dell’obiettivo dell’inclusione lavorativa, assume i metodi della programmazione e di empowerment (le azioni e gli interventi formativi centrati sull'empowerment mirano a rafforzare il potere di scegliere dei singoli, migliorandone le competenze e le conoscenze) realizzando i seguenti progetti personalizzati, diversificati in funzione dei bisogni delle persone svantaggiate: 1. Orientamento per valutare in situazione di lavoro le potenzialità e le attitudini della persona sul piano dell’autonomia, dell’apprendimento, nonché per agevolare l’apprendimento di regole di base per l’inclusione lavorativa 2. Formazione in situazione, finalizzata alla maturazione complessiva della personalità, alla riabilitazione di funzioni e competenze nella sfera psicologica, psicomotoria e/o relazionale all’acquisizione di competenze sociali, all’apprendimento di abilità lavorative 3. Mediazione al collocamento finalizzata all’apprendimento di abilità lavorative specifiche, il raggiungimento e il mantenimento di un rapporto di lavoro ⇒ I Progetti d’inserimento sociale in contesto lavorativo gestiti dal S.I.L. (D.G.R. n. 3953/2001 e D.G.R. n. 3787/2002), consentono a persone con gravi disabilità, che non possiedono capacità lavorative, ma con residuali capacità relazionali e occupazionali, di mantenere una discreta autonomia a livello personale. Favoriscono altresì la loro partecipazione alla vita sociale mediante l’inclusione in ambienti lavorativi (aziende private, enti pubblici, fondazioni, cooperative sociali). Questa tipologia d‘intervento è proposta talvolta in alternativa all’inserimento in struttura assistenziale, con una conseguente minor spesa a carico del Bilancio ULSS. Pagina n . 209 Prima Strategia 1. Area di intervento Area Salute Mentale Area Persone con Disabilità Servizio Integrazione Lavorativa 2. Titolo del progetto SOSTEGNO E MANTENIMENTO DEL POSTO DI LAVORO DI LAVORATORI CON DISABILITA’ E/O PERSONE IN SITUAZIONE DI SVANTAGGIO SOCIALE . 3. Politica di riferimento Azione di sistema SIL 1.1 4. Analisi del bisogno I risultati conseguiti dal S.I.L. nel corso degli anni, soprattutto se rapportati a quelli derivanti dall'applicazione dell'abrogata legge 482/68, sono stati molto significativi. Oltre al considerevole numero di persone disabili collocate al lavoro ogni anno, sono da considerare indicatori di risultato la permanenza delle stesse nel luogo di lavoro, per periodi di tempo più lunghi rispetto al passato e la piena soddisfazione espressa da molte aziende riguardo agli interventi posti in essere. Ogni persona inserita presenta una propria storia personale, un proprio percorso di vita che può influenzare anche l’aspetto del mantenimento dell’occupazione lavorativa in quanto non tutti riescono ad affrontare allo stesso modo un contesto d’inserimento lavorativo. Un certo numero delle persone disabili inserite negli anni, necessita pertanto del sostegno e monitoraggio continuo da parte degli operatori SIL in ragione di particolari situazioni di fragilità emotiva o per la persistenza di alcune difficoltà di gestione di aspetti relazionali o familiari. A seguito il buon numero di inserimenti realizzati negli anni e proporzionalmente al conseguente aumento del numero delle persone che necessitano di sostegno è necessario razionalizzare ed individuare nuove strategie idonee a supportare il maggior numero di lavoratori a parità di risorse di personale SIL. L’applicazione della metodologia introdotta dai Gruppi di Auto Mutuo Aiuto (Gruppi AMA) (attività facilitata da un operatore, rivolta ed orientata all’interno di un piccolo gruppo di persone che condividono uno stesso problema o disabilità di natura fisica, psichica o mentale) appare una possibile strategia da adottare per sostenere e supportare più persone a parità di risorse. Nel contempo la persona, avendo la possibilità di esporre i propri problemi e di confrontarsi con altri che vivono la stessa esperienza, affronta con maggior forza ed energia la quotidianità (metodologia dell’empowerment , tipica del lavoro sociale). 5. Obiettivi 9 9 Sostenere i percorsi di inclusione lavorativa mediante una metodologia di Gruppi AMA e di Empowerment Prevenire eventuale perdita del posto di lavoro (evento che causa effetti negativi sul piano individuale e familiare nonché socio-assistenziale) con conseguente rientro al SIL della persona come “lavoratore in cerca di occupazione” (che comporta un’intensificazione dell’intervento degli operatori). Pagina n . 210 6. Azione A. Descrizione Si intende avviare un primo Gruppo di Auto Mutuo Aiuto a livello sovradistrettuale, ed un secondo gruppo il prossimo anno, omogenei per “natura di disabilità” ed un Gruppo AMA presso il DSM. All’interno di ciascun gruppo vi è la presenza di un educatore e/o assistente sociale delle equipe del Servizio Integrazione Lavorativa, di comprovata esperienza, con il ruolo di facilitatore. Ciascun gruppo sarà costituito sulla base di un numero minimo di 6 persone interessate all’attività e fino ad numero massimo di 12 utenti. Il Gruppo AMA si riunirà indicativamente ogni 2 o 3 settimane, per circa 2 ore. Il facilitatore si rapporterà all’équipe SIL di riferimento qualora tale figura non coincida con quella del tutor SIL/referente del caso, e con gli specialisti di riferimento. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale ULSS 6 Vicenza • Coattori Soggetto istituzionale ULSS 6 Vicenza Nominativo Servizio Integrazione Lavorativa Nominativo Livello di responsabilità Distretti socio sanitari – U.O. Disabilità/Equipe SIL territoriali Dipartimento Salute Mentale – Equipe SIL del DSM 7. Utenti Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 24 36 48 Tipo di utenti (Target) Lavoratori con disabilità Triennio 108 8. Temporizzazione Anno Fase 1 Anno 2007 2 3 1 Termine per realizzazione Descrizione Individuazione lavoratori con disabilità interessati a partecipare ai Gruppi AMA Avvio di un primo Gruppo AMA per lavoratori con disabilità mentale e/o fisica e/o sensoriale, a livello sovradistrettuale; avvio di un Gruppo AMA per lavoratori con disabilità psichica Monitoraggio attività sull’andamento dei Gruppi AMA (Facilitori/Resp. SIL) 3 Individuazione lavoratori con disabilità interessati a partecipare ai Gruppi AMA Avvio di un ulteriore Gruppo AMA per lavoratori con disabilità mentale e/o fisica e/o sensoriale; Monitoraggio attività con il Responsabile SIL Dei 3 gruppi AMA 1 Ripresa attività gruppi AMA Anno 2008 2 Anno 2009 2 Monitoraggio attività sull’andamento dei Gruppi AMA (Facilitori/Resp. SIL) Pagina n . 211 Settembre 2007 Novembre 2007 Periodica Settembre 2008 Novembre 2008 Periodica Settembre 2008 Periodica la 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione € Comuni € 3.621,00 Aulss € 3.012,00 Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Totali € 6.633,00 Quota 2008 € € 5.438,00 € 3.012,00 € € € Quota 2009 € € 5.438,00 € 3.012,00 € € € Triennio € € 14.497,00 € 9.036,00 € € € € € € € 8.450,00 € 8.450,00 € 23.533,00 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) Numero dei casi seguiti con costante monitoraggio rispetto il numero dei casi inseriti con percorso SIL Numero dei casi che chiedono l’inserimento nei Gruppi AMA rispetto il numero dei casi che chiedono sostegno individuale al mantenimento del posto di lavoro Indicatori di outcome (cambiamento…) Diminuzione del rischio di perdita del posto di lavoro da parte dei lavoratori con disabilità inseriti Razionalizzazione nell’utilizzo delle risorse del personale SIL Crescita della cultura dell’ auto mutuo aiuto come strategia di sostegno alla persona 11. Tempi per la verifica X semestrale annuale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) X protocollo (specificare…) altro (specificare…) Pagina n . 212 Seconda Strategia 1. Area di intervento Area Persone con Disabilità Area Dipendenze Area Salute mentale Servizio Integrazione Lavorativa 2. Titolo del progetto FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE DEGLI OPERATORI S.I.L. 3. Politica di riferimento Azione di sistema SIL 2.1 4. Analisi del bisogno Il S.I.L. Servizio Integrazione Lavorativa dell'Azienda Ulss n. 6 è articolato in sei équipe (una in ognuno dei quattro distretti socio – sanitari, una presso il Dip. per le Dipendenze ed una presso il Dipartimento per la Salute Mentale) e si occupa di dell'inclusione sociale e lavorativa di tutte le fasce di disabilità nonché delle persone in situazione di svantaggio seguite dal Ser.t. e dal D.S.M. Il S.I.L. ha un ruolo strategico nel panorama dei servizi socio-sanitari che si occupano di inclusione lavorativa e richiede elevata preparazione e competenza professionale da parte degli assistenti sociali e degli educatori professionali che operano in qust'ambito d'intervento. A queste figure professionali è richiesta: • capacità di lettura dei cambiamenti dei fenomeni socio-economici del territorio • capacità di valutazione delle abilità personali, relazionali, lavorative nonché le autonomie complessive che presenta una persona in situazione di svantaggio sociale e/o con disabilità • capacità di valutazione dei contesti sociali e aziendali in ogni variabile (VINCOLI E RISORSE) che potenzialmente potrebbero interferire negativamente sul buon esito di un percorso d'integrazione • flessibilità nel relazionarsi con le persone che si accompagnano nei percorsi d'integrazione socio-lavorativa in relazione alla diversa natura di natura di disabilità che ognuna di esse presenta (fisica, intellettiva, psichica, sensoriale); • capacità nella mediazione del processo d'inclusione sociale e/o lavorativa in cui gli attori (le persone che sono affiancate dagli operatori e le aziende che accolgono le proposte d'inserimento) rappresentano quotidianamente diverse storie, diversi percorsi di vita, diversi modi di intendere il diritto che viene affermato dalle persone con disabilità ad un ruolo sociale attivo e di partecipazione alla costruzione di una comunità democratica in cui ognuno può dare un apporto in base alle proprie abilità. L'operatore del S.I.L., in ragione della complessità dell'area in cui si troverà ad operare, proviene in genere da altre esperienze lavorative nel sociale e/o nella disabilità, in particolare da esperienze di mediazione con le singole persone, le famiglie, i contesti sociali. Altresì la particolarità degli interventi richiesti richiede un continuo aggiornamento professionale per rafforzare le competenze specifiche proprie degli operatori S.I.L. riguardo a tematiche divenute cruciali nel corso di questi ultimi anni, quali ad esempio la nuova Convenzione Internazionale sui diritti delle persone con disabilità (approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006), il mutamento del mercato del lavoro nel nostro territorio e l'acquisizione di ulteriori e specifiche competenze relazionali, in particolare a livello di sviluppo delle abilità di mediazione con le aziende, volte a favorire l'inclusione lavorativa e sociale delle persone con disabilità e/o in situazione di svantaggio sociale. 5. Obiettivi Pagina n . 213 • • • • Rafforzamento delle competenze degli operatori S.I.L. negli ambiti: della disabilità, del sistema socio-economico, delle norme di riferimento, della rete e organizzazione dei servizi nonché dei metodi e strumenti di valutazione per la realizzazione di progetti personalizzati di inclusione sociale e lavorativa. Acquisizione di maggiori competenze riguardo le strategie comunicative e di marketing da utilizzare nell'attività di mediazione con le aziende. Potenziamento delle strategie di empowerment nell'ambito delle azioni necessarie al sostegno al mantenimento del posto di lavoro da parte delle persone che sono state accompagnate nel percorso d'inclusione. Approfondire le conoscenze relative le procedure di risoluzione dei rapporti di lavoro in conseguenza alla riduzione delle capacità lavorative della persona con disabilità 6. Azione A. Descrizione Con il presente progetto si intende creare opportunità di formazione e di aggiornamento professionale per gli operatori del S.I.L. a due livelli: I livello: per gli operatori che recentemente hanno iniziato ad occuparsi dei percorsi d'integrazione sociale e/o lavorativa II livello: per gli operatori che da anni già si occupano di quest'ambito e necessitano di approfondimenti culturali, normativi e metodologici per rafforzare le proprie competenze quali "operatori della mediazione". Un corso di I livello sarà attivato a cura della Regione Veneto – Assessorato alle Politiche Sociali, Volontariato e No Profit ed è destinato a n. 2 operatori SIL per ognuna delle 21 A.ULSS del Veneto). L'organizzazione è curata dal A. ULSS n. 4 Alto Vicentino. Un corso di II livello sarà attivato da questa A.ULSS per gli operatori delle proprie équipe S.I.L. entro il 2007 . Si prevede l'organizzazione di ulteriori giornate di aggiornamento, su tematiche da definirsi in base alla mutamento economico sociale che si realizzerà in tale epoca, nel 2008 (almeno 2) e nel 2009 (almeno 2). A. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale Nominativo ULSS n. 6 Vicenza Servizio Integrazione Lavorativa • Coattori Soggetto istituzionale ULSS n. 6 Vicenza Nominativo Distretti socio sanitari Livello di responsabilità U.O. per la Disabilità – Operatori delle Equipe SIL Dipartimento per la Prevenzione delle Dipendenze Dipartimento per la Salute Mentale Regione Veneto Assessorato alle Politiche Volontariato e No Profit Pagina n . 214 Sociali, Operatori dell'Equipe SIL Operatori dell'Equipe SIL Coordinamento Regionale deiSIL 7. Destinatari Numero di destinatari complessivo previsto Tipo di utenti (Target) Operatori delle équipe S.I.L. dei Distretti socio sanitari, del Dip. Dipendenze, del Dip. Salute Mentale * Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 Triennio 27 27 27 27 8. Temporizzazione Anno Fase Descrizione Termine per realizzazione Anno 2007 1 Corso di formazione di I livello Entro Ottobre 2007 2 Corso di formazione e aggiornamento di II livello Entro Dicembre 2007 Anno 2008 1 Giornate di aggiornamento di II livello Entro dicembre 2008 Anno 2009 1 Giornate di aggiornamento di II livello Entro dicembre 2009 la 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione € Comuni € 4.445,00 Aulss € 1.555,00 Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro € Quota 2008 € € 1.482,00 € 518,00 € € € € Quota 2009 € € 1.482,00 € 518,00 € € € € Triennio € € 7.409,00 € 2.591,00 € € € € Totali € 2.000,00 € € 10.000,00 € 6.000,00 2.000,00 10. Risultati attesi Indicatori di output Numero degli operatori impiegati nel SIL/ numero degli operatori che parteciperanno alla formazione Indicatori di outcome (cambiamento…) Sviluppo e potenziamento della abilità degli operatori nella mediazione con le aziende Diffusione di nuova cultura dell'inclusione socio lavorativa della persona con disabilità e/o in situazione di svantaggio sociale acquisita dagli operatori grazie alla formazione continua. 11. Tempi per la verifica semestrale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) protocollo (specificare…) X altro (specificare…) X annuale Incarichi di docenza a professionisti del settore (docenti di diritto, di psicologia, di comunicazione, di marketing, consulenti del lavoro, specialisti psichiatri, esperti dell'inclusione sociale e lavorativa) 13. Note * gli operatori coinvolti sono i 27 operatori che attualmente si occupano del S.I.L. (assistenti sociali, educatori professionali, operatori socio sanitari). La formazione rientrerà nel Piano formativo Aziendale. Pagina n . 215 Terza Strategia 1. Area di intervento Area Persone con Disabilità Servizio Integrazione Lavorativa 2. Titolo del progetto PROGETTO ORIENTAMENTO : SVILUPPO E VALORIZZAZIONE DEI RAPPORTI DI RETE PER L’INCLUSIONE LAVORATIVA DI GIOVANI PERSONE CON DISABILITA’ IN FUORIUSCITA DAL CENTRO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE “PIA SOCIETA’ SAN GAETANO DI VICENZA. 3. Politica di riferimento Azione n. P56 - progetto SIL 3.1 4. Analisi del bisogno Le giovani persone con disabilità al termine del percorso scolastico/formativo, in genere verso il 18° anno d’età, necessitano di un servizio di orientamento e accompagnamento al mondo del lavoro. Questo accompagnamento è svolto grazie ad una collaborazione tra le scuole superiori e i centri di formazione professionale e gli operatori delle équipe S.I.L territoriali, in prossimità del termine della frequenza scolastica/formativa, in accordo con le famiglie degli allievi. Talvolta però si è constatato che quando la presa in carico, delle giovani persone con disabilità aspiranti all’ingresso nel mondo del lavoro, avviene al termine del percorso formativo, si determina inevitabilmente un periodo in cui il giovane rimane inattivo, essendo necessario al SIL un congruo periodo di tempo per conoscere e valutare le abilità e autonomie personali-relazionali-professionali acquisite dall’allievo. Se la famiglia non vi ha già provveduto, in taluni casi è inoltre necessario fornire informazioni ai fini dell’avvio dell’iter dell’accertamento dell’invalidità civile e della disabilità, documentazione necessaria per l’avvio di un percorso S.I.L. Si tratta pertanto di anticipare il coinvolgimento del S.I.L., durante gli anni di frequenza del Centro di Formazione Professionale (CFP), degli allievi con disabilità per garantire continuità nell’intervento dei servizi. L’adesione dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 all’Iniziativa Comunitaria EQUAL Fase II – Progetto “Re.Integra”, già avviato nel 2006 e che proseguirà fino a giugno 2008, ha previsto la realizzazione e sviluppo di un’ampia rete di attori coinvolti nelle attività di inclusione sociale e lavorativa. La rete vede impegnata: la Provincia di Vicenza, le quattro Azienda Socio Sanitarie della provincia, CGIL, Consorzio PRISMA, ASCOM, API Industria, CUOA Impresa, FICIAP Federazione Italiana Centri Istruzione Addestramento Professionale, C.P.V. Centro Produttività Veneto. Per l’ultimo anno di sviluppo del progetto si prevede un potenziamento della rete e del raccordo tra formazione, mondo del lavoro e servizi di accompagnamento all’inclusione lavorativa. Il Centro di Formazione Professionale “Pia Società San Gaetano”, già attivo da anni nei settori: meccanico (macchine utensili, carpenteria, auto), grafico ed elettrico dal corrente anno scolastico ha avviato il nuovo settore formativo denominato “scuola alberghiera” da cui la necessità di rinforzare i rapporti con il SIL nello sviluppo del percorso di vita del giovane con disabilità e con il territorio al fine di individuare nuovi contesti lavorativi in cui effettuare i previsti stage formativi, nonché sensibilizzare i datori del lavoro in vista della successiva inclusione lavorativa stabile degli allievi. 5. Obiettivi Potenziare il servizio di orientamento e accompagnamento delle giovani persone con disabilità dal mondo della formazione professionale al mondo del lavoro, in accordo con le relative famiglie. 9 Sviluppare e valorizzare i rapporti esistenti tra il S.I.L., i Servizi per l’Impiego della Provincia di Vicenza, il mondo della formazione professionale e le associazioni dei datori di lavoro. 9 Implementazione stabile di tale modalità di collaborazione tra gli attori del territorio. 9 Implementazione del servizio di orientamento al mondo del lavoro e diffusione omogenea sul territorio ULSS. 9 Diffusione della buona prassi operativa alle altre realtà scolastiche e formative del territorio. 9 Pagina n . 216 6. Azione A. Descrizione Con il presente progetto si intende creare una continuità di percorso dal mondo della formazione professionale verso il mondo del lavoro mediante forme di conoscenza e accompagnamento, durante il percorso formativo professionale di ogni singolo allievo con disabilità residente nel territorio afferente ad ULSS 6, fin dall’inizio della frequenza al CFP. Il CFP e il SIL, attraverso gli operatori delle équipe territoriali, elaboreranno congiuntamente iniziative volte a formulare nuove opportunità formative e di osservazione/orientamento in contesto formativo/lavorativo a favore degli allievi con disabilità. Inoltre saranno previsti incontri periodici tra i docenti del CFP e gli operatori dell’équipe SIL di riferimento, in accordo con l’allievo e la sua famiglia, in previsione di una successiva presa in carico. Questa modalità di collaborazione consentirà a giovani con disabilità, che intendono proseguire il loro percorso verso l’inclusione sociale e lavorativa e che manifestano la volontà di essere seguiti dai servizi, un passaggio fluido e graduale al termine del percorso formativo professionale al Servizio Integrazione Lavorativa che li accompagnerà verso il mondo del lavoro applicando metodologie di “presa in carico globale” e di “empowerment”. L’attuazione degli stages avverrà in collaborazione con le aziende ed esercizi economici presso i quali si realizzeranno i tirocini formativi in contesto lavorativo saranno individuati grazie alla collaborazione di ASCOM (Associazione Commercianti della Provincia di Vicenza) e API (Associazione Piccole Industrie della Provincia di Vicenza). Durante il percorso scolastico/formativo i tirocini saranno monitorati dal tutor del CFP in collaborazione con l’équipe SIL, che resterà presente nel percorso di integrazione lavorativa che sarà eventualmente attivato al termine della frequenza al Centro di Formazione Professionale, in accordo con l’interessato e la sua famiglia. Una volta completato il percorso formativo, al giovane sarà proposto un inserimento lavorativo in un’azienda o esercizio commerciale del territorio ai sensi della Legge n. 68/1999 “Diritto al lavoro dei disabili”, nell’ambito del rapporto di collaborazione in atto tra ULSS/Servizi per l’Impiego/Aziende del territorio. B. Soggetti coinvolti • Referente Soggetto istituzionale ULSS n. 6 Vicenza Nominativo Servizio Integrazione Lavorativa • Coattori Soggetto istituzionale ULSS n. 6 Vicenza Nominativo Distretti socio sanitari Provincia di Vicenza Servizi per l’Impiego FICIAP Veneto Associazioni lavoro 7. dei datori di Centro di Formazione Professionale “Pia Società San Gaetano” Vicenza ASCOM API Industria Livello di responsabilità U.O. per la Disabilità – Equipe SIL Responsabile Progetto Re.Integra Centri per l’Impiego di Vicenza Centri per l’Impiego di Lonigo Docenti degli allievi in situazione di handicap e/o disabilità Referente di progetto Referente di progetto Utenti Tipo di utenti (Target) Numero di utenti complessivo previsto Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009 Triennio Adolescenti con disabilità frequentanti il CFP “San Gaetano” 5 19 7 Pagina n . 217 7 8. Temporizzazione Anno Fase 1 Anno 2007 2 1 Anno 2008 2 3 4 1 Anno 2009 2 3 4 Termine per realizzazione Descrizione Stipula di un protocollo d’intesa tra CFP/Ulss/ASCOM/API/Provincia di Vicenza Avvio della conoscenza degli allievi con disabilità del CFP “S. Gaetano”, e delle loro famiglie, da parte degli operatori SIL Individuazione dei contesti aziendali per lo svolgimento degli stage formativi Realizzazione degli stage del CFP Valutazione, Elaborazione e presentazione al giovane e alla sua famiglia del Progetto d’intervento SIL (per gli allievi che terminano la frequenza al CFP) Avvio dei percorsi formativi SIL per gli allievi che terminano la frequenza al CFP Individuazione dei contesti aziendali per lo svolgimento degli stage formativi Realizzazione degli stage del CFP Valutazione, Elaborazione e presentazione al giovane e alla sua famiglia del Progetto d’intervento SIL (per gli allievi che terminano la frequenza al CFP) Avvio dei percorsi formativi SIL per gli allievi che terminano la frequenza al CFP 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione € Comuni € 4.750,00 Aulss € Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro INIZIATIVA COMUNITARIA EQUAL II – Fondo sociale U.E. (vedi note) € 400,00 Totali € 5.150,00 la Settembre 2007 Ottobre 2007 Entro Marzo 2008 Entro maggio 2008 Entro giugno 2008 Entro ottobre 2008 Entro Marzo 2009 Entro maggio 2009 Entro giugno 2009 Entro ottobre 2009 Quota 2008 € € 6.650,00 € € € € Quota 2009 € € 6.650,00 € € € € Triennio € € 18.050,00 € € € € € € € € € 400,00 € 18.050,00 6.650,00 6.650,00 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) Numero dei casi seguiti rispetto il numero dei casi ipotizzato Numero dei casi che trovano un’inclusione lavorativa mediante L. 68/99 a seguito l’applicazione del presente progetto Indicatori di outcome (cambiamento…) Miglioramento della modalità di collaborazione tra gli organismi coinvolti Valutazione della complessità dei casi seguiti e risultati raggiunti Aumento dell’utilizzo del SIL da parte dei giovani con disabilità residenti nel territorio Diffusione della buona prassi operativa agli altri CFP/Scuole superiori del territorio Pagina n . 218 11. Tempi per la verifica semestrale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) convenzione (specificare…) X protocollo (specificare…) altro (specificare…) X annuale Attuativo della collaborazione in rete 13. Note * Il costo per l’elaborazione del presente progetto e degli incontri con la rete, necessari alla formulazione del protocollo d’intesa sono posti a carico del Progetto Re.Integra. Il costo relativo l’intervento degli operatori delle équipe SIL rientrerà nella normale attività di servizio a carico del Bilancio sociale (Comuni). Il numero dei casi da seguire si basa sul numero degli allievi con disabilità attualmente frequentanti il CFP “San Gaetano” e sul numero presunto di iscrizioni per i prossimi anni scolastici. Conseguentemente è ipotetica anche la spesa per l’attività degli operatori. Pagina n . 219 Quarta Strategia 1. Area di intervento Area Dipendenze Area Disabili Servizio Integrazione Lavorativa 2. Titolo del progetto “OSMOSI:NUOVE OPPORTUNITA’ PER LE IMPRESE SOCIALI” 3. Politica di riferimento Progetto di sistema SIL 3.2 4. Analisi del bisogno Il progetto “Osmosi: nuove opportunità per le imprese sociali” rientra nell’ Iniziativa Comunitaria Equal - fase II, progetto finanziato dal Fondo Sociale Europeo, presentato alla Regione Veneto su iniziativa di Irecoop Veneto in partnership con le Aziende ULSS n. 6 Vicenza, ULSS n. 3 Bassano Del Grappa, ULSS n. 10 San Donà di Piave, Unioncamere Veneto, Università di Padova, ANCI Veneto, Confcooperative Veneto, Emmerre Spa, Banca di Credito Cooperativo del Veneziano L’Azienda Ulss n. 6 ha aderito con deliberazione del Direttore Generale n. 399 del 23/10/2006. L’adesione dell’Azienda U.L.S.S. n. 6 all’Iniziativa Comunitaria EQUAL Fase II – Progetto “OSMOSI”, avviato nel 2006 e che proseguirà fino a giugno 2008, ha previsto la realizzazione e sviluppo di un’ampia rete di attori coinvolti nelle attività di ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra imprese sociali e aziende pubbliche allo scopo di rafforzare le azioni d’inclusione lavorativa a favore di persone in situazione di svantaggio sociale e/o con disabilità. 5. Obiettivi Accompagnare e sostenere l’emergere di una nuova cultura dell’impresa sociale. Creazione di nuove opportunità d’inclusione lavorativa a favore di persone in situazione di svantaggio sociale, in particolare con problemi di dipendenza da alcol e sostanze illegali e/o di persone con disabilità. 9 Sperimentazione, sviluppo e valorizzare di nuovi rapporti tra l’Azienda ULSS e le imprese sociali del territorio nell’ambito dell’inclusione sociale e lavorativa di persone in situazione di svantaggio sociale e/o con disabilità. 9 9 6. Azione A. Descrizione Nell’ambito del progetto OSMOSI sono poste in essere azioni finalizzate allo sviluppo dell’imprenditoria sociale. Tali azioni sono: ◊ costruzione di un modello d’intervento con l’ausilio di una ricognizione socio-economica curata dall’Università di Padova, ◊ ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra imprese sociali e aziende pubbliche, ◊ ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra imprese sociali e distretti produttivi del Veneto, ◊ realizzazione di una agenzia per la sostenibilità dell’impresa sociale, ◊ realizzazione di un networking transnazionale con la Repubblica Slovacca. L’azione che coinvolge direttamente l’Azienda ULSS 6 è la ricerca e sperimentazione di rapporti innovativi tra imprese sociali e aziende pubbliche che trova corrispondenza nelle attività di promozione e creazione di opportunità di inclusione lavorativa a favore degli utenti in situazione di svantaggio sociale e/o disabilità seguiti dal Servizio Integrazione Lavorativa. Con il presente progetto, a seguito l’individuazione di alcune attività la cui esecuzione sarà affidata a imprese Pagina n . 220 sociali (cooperative sociali di tipo “B”), si intende inserire nel mondo del lavoro almeno 5 persone in situazione di svantaggio sociale e/o con disabilità (4 per l’area dipendenze e 1 per l’area disabili) in due diverse tipologie di attività. In particolare per l’attività che coinvolgerà le persone seguite dal Ser.T. è stato elaborato un Piano di Sperimentazione, che descrive le azioni previste, gli operatori coinvolti (sia per il SIL che per Cooperative) e le finalità di inclusione lavorativa delle persone beneficiarie finali del progetto. É prevista una diffusione e pubblicizzazione dell’esperienza allo scopo di diffondere la buona prassi operativa, in particolare presso altri enti pubblici del territorio. B. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale Nominativo IRECOOP Veneto Responsabile Progetto EQUAL - OSMOSI • Coattori Soggetto istituzionale ULSS n. 6 Vicenza Distretti socio sanitari Servizio Approvvigionamenti Generali Cooperativa JOB MOSAICO Cooperativa NOVA Cooperativa ELICA Confcooperative Veneto 7. Nominativo Servizio Integrazione Lavorativa Dipartimento per le Dipendenze Livello di responsabilità Referente di progetto Direzione e Equipe SIL del Dip. Dipendenze U.O. Disabilità - Equipe SIL Area acquisti beni e servizi non sanitari Responsabile Responsabile Responsabile Utenti Tipo di utenti (Target) Persone in situazione di svantaggio sociale e/o con disabilità 8. Temporizzazione Anno Fase 1 Anno 2007 2 3 4 1 Anno 2008 Numero di utenti Anno 2007 2 Dip. Dipendenze 1 PcD complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 2 Dip. = Dipendenze 1 PcD Biennio 4 Dip. Dipendenze 1 PcD Termine per realizzazione Descrizione Stipula di una convenzione per l’affidamento del servizio di facchinaggio – attività esterna alla sede ospedaliera tra AUlss e Imprese Sociali e avvio dell’inserimento lavorativo di n. 2 utenti dell’équipe SIL del Dip. Dipendenze Avvio dell’inserimento lavorativo di una persona con disabilità presso l’edicola dell’Ospedale di Vicenza la cui gestione è affidata alla Coop. sociale Elica di Longare Monitoraggio della sperimentazione del progetto Monitoraggio dei percorsi d’inclusione lavorativa Avvio di ulteriori due percorsi d’integrazione lavorativa presso il Servizio di facchinaggio Monitoraggio della sperimentazione del progetto 2 Maggio 2007 Maggio 2007 Periodico Periodico Gennaio 2008 Periodico Monitoraggio dei percorsi d’inclusione lavorativa 3 Valutazione conclusiva della sperimentazione Pagina n . 221 Periodico Giugno 2008 la 4 Valutazione conclusiva del Progetto OSMOSI Giugno 2008 5 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione € Comuni € Aulss € Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro INIZIATIVA COMUNITARIA EQUAL II – Fondo sociale U.E. (vedi note) € 11.000,00 Quota 2008 € € € € € € Quota 2009 € € € € € € Triennio € € € € € € € 5.300,00 € € 16.300,00 Totali € 5.300,00 € € 11.000,00 = = € 16.300,00 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) Numero dei casi seguiti rispetto il numero dei casi ipotizzato Numero delle cooperative coinvolte nella realizzazione del presente progetto Indicatori di outcome (cambiamento…) Adeguatezza della modalità di collaborazione tra Imprese sociali/Sil/Servizio Approvvigionamenti Ulss rispetto il Piano di Sperimentazione Valutazione della complessità dei casi seguiti e risultati raggiunti 2008 – Eventuale rinnovo dell’affidamento diretto delle attività alle cooperative sociale, da parte dell’Azienda ULSS, a seguito il buon esito della sperimentazione Pubblicizzazione e diffusione delle buone pratiche operative ad altri enti pubblici del territorio come modalità di collaborazione in rete a sostegno dell’impresa sociale e dell’inclusione lavorativa di persone in situazione di svantaggio sociale e/o persone con disabilità. 11. Tempi per la verifica semestrale 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) X convenzione X annuale Per l’affidamento del servizio di facchinaggio e per l’affidamento della gestione dell’edicola dell’Ospedale di Vicenza protocollo (specificare…) altro (specificare…) 13. Note * Il costo per l’elaborazione del presente progetto, del Piano di Sperimentazione, degli incontri con la rete, nonché le attività di tutor sui percorsi d’integrazione lavorativa e di monitoraggio sono posti a carico del Progetto OSMOSI. Pagina n . 222 Quinta Strategia 1. Area di intervento Area Persone con Disabilità – Servizio Integrazione Lavorativa 2. Titolo del progetto INCLUSIONE SOCIALE E LAVORATIVA DI PERSONE CON TRAUMA CRANICO E SPINALE 3. Politica di riferimento Progetto di sistema SIL 1.2 4. Analisi del bisogno La Cooperativa Solidale “EASY” si rivolge a ragazzi vittime di incidenti stradali che dopo un lungo periodo di riabilitazione e recupero funzionale vengono inseriti in un percorso di formazione in un ambiente lavorativo protetto. Spesso si tratta di ragazzi il cui inserimento è proposto alla Cooperativa EASY dal reparto di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ospedale di Vicenza, allo scopo di completare la riabilitazione dal punto di vista del recupero delle abilità sociali e lavorative. Le attività formative e lavorative della Cooperativa Easy si realizzano nei settori: grafico, imbustamento/etichettatura/consegna e volantinaggio, organizzazione convegni, campagne di sensibilizzazione asociale, sanitario, ambientale, traduzione e stesure di testi arabo/italiano. Alcune delle persone inserite presso la cooperativa, acquisiscono sufficienti abilità relazionali, lavorative e di autonomia personale che rendono possibile l’avvio di un percorso d’integrazione sociale e lavorativa presso aziende o enti del territorio allo scopo di realizzarne le aspirazioni di un ruolo sociale attivo ed inclusivo nel mondo del lavoro, laddove inclusione sta per “presenza partecipata e consapevole” al contesto di appartenenza. Si tratta pertanto di dare continuità all’azione posta in essere dalla Cooperativa EASY attraverso una presa in carico globale della persona con disabilità derivante da trauma cranico e spinale, da parte dei Servizi Territoriali e nella fattispecie dal SIL, allo scopo di accompagnare l’interessato in un percorso d’inclusione sociale e/o lavorativa e di supportare le famiglie nella gestione quotidiana della persona che potrà così trascorrere parte della giornata in un contesto “altro”. 9 9 9 5. Obiettivi Ampliare il servizio di accompagnamento al mondo del lavoro offerto dal S.I.L., già in atto a favore delle persone con diverse disabilità, anche alle persone inserite presso la Cooperativa Solidale EASY. Dare continuità ai percorsi formativi e occupazionali attraverso azioni di inclusione sociale e lavorativa nelle aziende ed enti presenti sul territorio. Sviluppare e valorizzare i rapporti tra il S.I.L., i Distretti Socio Sanitari, l’Unità Operativa Ospedaliera di Medicina Fisica e Riabilitazione, i Servizi per l’Impiego della Provincia di Vicenza , gli Enti pubblici del territorio allo scopo favorire l’inclusione sociale e lavorativa della persone con disabilità derivante da trauma cranico e spinale. 6. Azione A. Descrizione Con il presente progetto si intende creare una continuità nel percorso di riabilitazione, recupero delle autonomie personali, sociali, relazionali e di formazione lavorativa alle persone con disabilità derivante da trauma cranico e spinale che sono dimesse dall’Unità Operativa Ospedaliera di “Medicina Fisica e Riabilitazione”. Accade che talune persone, dopo aver subito un così importante cambiamento nella propria vita, necessitino di un lungo percorso di riabilitazione e ri-acquisizione delle autonomie personali, anche con la necessità di Pagina n . 223 attivare altre abilità rispetto quelle possedute prima dell’evento. La Cooperativa Solidale EASY ha avviato una serie di servizi e attività per accompagnare queste persone in un percorso di recupero delle autonomie personali e lavorative. Si rende ora necessario creare un trait d’union tra la Cooperativa, le realtà economiche/produttive e gli enti pubblici e locali del territorio al fine di proseguire nel processo d’inclusione sociale e lavorativa e tale azione è resa possibile dalla presenza sul territorio ULSS del Servizio Integrazione Lavorativa che da anni si occupa, nell’ambito di una rete territoriale già sviluppata in sinergia con i Servizi per l’Impiego della Provincia di Vicenza, dell’integrazione sociale e lavorativa delle persone con disabilità mediante l’adozione di strumenti quali: tirocini di orientamento e formazione in contesto lavorativo ai sensi D.I. n. 142/1998 tirocini di formazione finalizzati all’assunzione presso aziende ai sensi L. n. 68/1999. Inoltre il S.I.L. ai sensi della DGR n. 3953/2001 e della DGR n. 3787/2002 può attivare progetti d’integrazione sociale che consentano a persone con gravi disabilità che non possiedono abilità lavorative, ma che presentano residuali capacità relazionali e occupazionali, di mantenere una discreta autonomia a livello personale e favoriscono la loro partecipazione alla vita sociale mediante l’inclusione in ambienti lavorativi quali ad esempio enti pubblici, fondazioni, case di riposo per anziani, aziende private, scuole. Con il presente progetto si intende creare un raccordo tra U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione/Distretto Socio Sanitario/Equipe SIL Distrettuale (U.O. per la disbailità)/Cooperativa Solidale EASY/ aziende pubbliche e private del territorio. Luogo privilegiato per la progettualità dei percorsi d’integrazione sociale e lavorativa resta la U.V.M.D. che valuterà la richiesta di presa in carico presentata al Distretto - U.O. per la Disabilità/SIL attivata dall’interessato e/o dalla sua famiglia su invio dell’U.O. Medicina Fisica e Riabilitazione. C. Soggetti coinvolti: • Referente Soggetto istituzionale A. ULSS n. 6 • Coattori Soggetto istituzionale A. ULSS n. 6 Provincia di Vicenza Nominativo Servizio Integrazione Lavorativa Nominativo Distretti socio sanitari U.O. Ospedaliera di Medicina Fisica e Riabilitazione Livello di responsabilità U.O. per la Disabilità – Equipe SIL Direzione Centri per l’Impiego di Vicenza Centri per l’Impiego di Lonigo Servizi per l’Impiego Cooperativa Solidale EASY Aziende del territorio Presidente Enti pubblici e locali del territorio 7. Utenti Tipo di utenti (Target) Persone con disabilità derivante da trauma cranico e spinale Anno 2007 4 Numero di utenti complessivo previsto Anno 2008 Anno 2009 4 Pagina n . 224 4 Triennio 12 8. emporizzazione Anno Descrizione 1 Avvio di un ulteriore progetto d’integrazione sociale in cooperativa Anno 2007 1 Anno 2008 2 1 Anno 2009 Termine per la realizzazione Fase 2 3 4 5 Avvio in contesto lavorativo esterno (verso aziende private) di una persona che ha completato il percorso di formazione al lavoro in cooperativa Avvio in contesto lavorativo esterno di una persona che ha completato il progetto d’integrazione sociale presso la cooperativa Avvio di un nuovo progetto d’integrazione lavorativa in Cooperativa Avvio di un nuovo progetto d’integrazione sociale in Cooperativa Avvio in contesto lavorativo esterno di una persona che ha completato il progetto d’integrazione sociale in cooperativa Avvio di un nuovo progetto d’integrazione sociale in Cooperativa Avvio in contesto lavorativo esterno di una persona che ha completato il progetto d’integrazione sociale in cooperativa Giugno 2007 Entro dicembre 2008 Entro dicembre 2008 Entro gennaio 2009 Entro gennaio 2008 Entro giugno 2009 Entro luglio 2009 Entro dicembre 2009 9. Risorse (indicare le fonti di finanziamento) Fonti di finanziamento/enti finanziatori Quota 2007 Regione € Comuni € Aulss € Utenti € Altri contributi finalizzati € Altre istituzioni coinvolte € Altro € Quota 2008 € € € € € € € Quota 2009 € € € € € € € € € € € € € € Totali € € € € Triennio 10. Risultati attesi (cambiamenti misurabili sullo stato di salute dell’utenza) Indicatori di output (es. n. di utenti, n. di accessi ai servizi…) Numero dei casi seguiti rispetto il numero dei casi ipotizzato Numero dei casi che trovano un’inclusione lavorativa mediante L. 68/99 a seguito l’attuazione del presente progetto Numero dei casi che trovano un’inclusione sociale (DGR n. 3953/2001 e DGR n. 3787/2002) a seguito l’attuazione del presente progetto Indicatori di outcome (cambiamento…) Sviluppo e potenziamento della modalità di collaborazione tra i servizi e gli organismi coinvolti Valutazione della complessità dei casi seguiti e risultati raggiunti Aumento dell’utilizzo del SIL da parte delle persone con disabilità derivante da trauma cranico e spinale Diffusione della buona prassi operativa 11. Tempi per la verifica X semestrale annuale Pagina n . 225 12. Strumenti per l’attuazione del progetto accordo di programma (specificare…) X convenzione (specificare…) Per i singoli inserimenti in progetti di formazione lavorativa o in progetti d’integrazione sociale protocollo (specificare…) altro (specificare…) 13. Note Si prevede l’avvicendamento delle persone in progetti di formazione al lavoro (nei limiti fissati dlla legge 381/91) e progetti d’integrazione sociale allo scopo di preparare e accompagnare le persone con disabilità ad un successivo inserimento lavorativo o in progetti d’integrazione sociale in contesti “altri” rispetto la cooperativa EASY, a seconda del grado di autonomia raggiunto e delle residue abilità lavorative. Ad oggi, risultano attivi presso la Coop. EASY n. 1 progetto d’integrazione lavorativa e n. 2 Progetti d’integrazione sociale, mentre un ulteriore Progetto d’integrazione sociale sarà avviato a maggio 07. Pagina n . 226