Progetto Pastorale della Comunità Pastorale Santa Maria del Rosario in Settimo Milanese 1 INDICE GENERALE PROGETTO PASTORALE: UN CUOR SOLO CON MARIA pag.1 PREMESSA pag.4 INTRODUZIONE pag. 5 STORIA DELLA CHIESA IN SETTIMO pag. 6 1. pag. 9 L’ICONA DELLA COMUNITA’ PASTORALE 1.1. 1.2 1.3 1.4 1.5 1.6 1.7 Maria Le braccia allargate Il manto Il Rosario La santità Il martirio Lo sfondo dorato 2. ORGANISMI DELLA COMUNITA’ PASTORALE Direttivo Consiglio Pastorale unitario Consiglio degli affari economici pag.10 3. OBIETTIVO GENERALE E AMBITI PASTORALI Obiettivo generale pag.11 4. EVANGELIZZAZIONE E PASTORALE GIOVANILE Obiettivo specifico Spiegazione dell’obiettivo Stato attuale Iniziazione cristiana Preadolescenti Adolescenti 18/19enni Giovani Attività collegate all’Oratorio - sport - doposcuola - tempi comuni Catechisti dell’iniziazione cristiana Genitori iniziazione cristiana Genitori pre-adolescenti e adolescenti Catechesi e spiritualità degli adulti Formazione operatori pastorali Punti di lavoro - iniziazione cristiana pag.12 2 - pastorale giovanile genitori iniziazione cristiana genitori della scuola materna catechesi pre-battesimale 5. MISSIONE E CARITA’ Obiettivo specifico Spiegazione dell’obiettivo Operatori coinvolti: Caritas – Gruppo missionario Stato attuale - attività del gruppo caritas - attività del gruppo missionario Punti di lavoro pag. 18 6. FAMIGLIA Obiettivo specifico Operatori coinvolti Stato attuale Punti di lavoro pag.21 7. LITURGIA Obiettivo specifico Spiegazione dell’obiettivo Operatori coinvolti Stato attuale e punti di lavoro pag. 22 8. CULTURA Obiettivo specifico Spiegazione dell’obiettivo Operatori coinvolti Stato attuale e punti di lavoro pag.24 9. PER UN CAMMINO DI COMUNIONE pag.26 10.PREGHIERA A MARIA: PATRONA DELLA COMUNITA’ PASTORALE pag. 27 3 PREMESSA “Il progetto pastorale è il tentativo di esprimere in forma comunicabile, condivisa, orientativa l’esecuzione della missione di una Comunità Pastorale”1. Mi piace il termine ‘tentativo’, perché un progetto pastorale è anzitutto una strada da percorrere, una porta che si apre, una storia da continuare a scrivere. Forse qualcuno si chiederà che senso può avere un progetto pastorale, mentre altri non riuscirebbero a coglierne l’importanza. Si potrebbe anche pensare, che nella normale attività di una comunità, non ci sia nulla da inventare: ogni ambito, da quello liturgico alla carità, dalla pastorale giovanile all’evangelizzazione, alla catechesi, seguono percorsi ben fissati, scanditi dai documenti del Magistero e dalla prassi consolidata di anni di esperienza di chiunque sia chiamato a reggere la comunità. Ogni comunità è caratterizzata da una sua precisa fisionomia, da un particolare modo di essere, che è frutto della propria storia e delle persone che si sono avvicendate al suo interno. Ogni comunità ha quindi un suo specifico che nasce e si costruisce dall’apporto di ogni persona con cui è venuta a contatto. Il progetto pastorale diventa così uno strumento saggio ed indispensabile; un invito a fermarsi in ascolto della propria fisionomia di comunità, per capire insieme chi siamo, valorizzare le nostre esperienze, conoscerne le esigenze, le difficoltà e individuare le aspettative presenti in ogni ambito. Senza avere ben chiara l’identità di una comunità, si rischia di mettere in atto iniziative e progetti che non si armonizzano con la natura propria della comunità. “Il progetto pastorale si fa vivendolo: non si tratta di un documento da custodire in archivio, ma di un strumento che deve servire a motivare, ordinare, armonizzare iniziative, intenzioni, responsabilità in vista dell’adempimento della missione”2. È un cammino impegnativo, che a volte richiede pazienza, condivisione, ascolto e una continua verifica nel tempo. Da un solido progetto pastorale si può poi partire, anno per anno, con la programmazione, che orienta il cammino, aiuta a discernere i segni dei tempi, responsabilizza nell’annuncio del Vangelo, attraverso un vissuto di comunione. Affidiamo questo progetto pastorale a Santa Maria del Rosario, patrona della nostra Comunità Pastorale e ai nostri santi patroni: S. Margherita, S. Giovanni, S. Maria Nascente, S. Giorgio. Il nostro cammino sia fatto con UN CUORE SOLO CON MARIA. Don Sergio Stevan Responsabile della Comunità Pastorale Santa Maria del Rosario Settimo Milanese, 7 ottobre 2010 Festa della B. V. Maria del S. Rosario Commissione Arcivescovile per la Pastorale di Insieme e le nuove figure di ministerialità, La Comunità Pastorale, Milano 2009, p. 110. 2 Ib. 1 4 INTRODUZIONE La Chiesa di Settimo Milanese è quella porzione del Popolo di Dio chiamato alla santità e in comunione con tutta la Diocesi Milanese segue le direttive del Vescovo, secondo la Tradizione ambrosiana. Il nostro cammino di Comunità Pastorale fonda le sue radici sui primi passi dell’inizio dell’unità pastorale. Le quattro parrocchie hanno cercato attraverso l’informazione di educarsi all’unità. Il percorso adottato privilegiava i sette ambiti pastorali. Gli itinerari seguiti hanno sempre cercato di favorire la formazione permanente del Popolo di Dio a più livelli. Gli ambiti generali hanno al loro interno percorsi specifici, che tengono presente le varie fasi dell’esistenza dell’uomo: dal suo nascere al suo ritorno al Padre. La complessità della pastorale di un grande centro urbano ha richiesto al Direttivo serie riflessioni e tempi di confronto e di verifica, che ci hanno educati ad un calendario annuale. Anche al Consiglio Pastorale è stata chiesta questa dinamica di riflessione e di approfondimenti dei vari ambiti con i loro sotto-ambiti. Nascono le prime strategie di coordinamento e di riflessione su argomenti specifici attraverso le commissioni, le quali hanno come riferimento uno o più membri del Direttivo. Queste scelte mirate hanno aiutato molto il cammino pastorale, che attualmente è arricchito da un Consiglio Pastorale unitario e da un Consiglio per affari economici unitario. Possiamo sottolineare che la prima esperienza positiva di pastorale d’insieme è stata offerta dalla pastorale giovanile, che ha sempre lavorato a livello di territorio. La formazione degli educatori e animatori d’Oratorio ha permesso un lavoro in rete che nel tempo ha portato i suoi frutti per un cammino insieme. Anche la Caritas ha avuto un ruolo significativo nel lavoro territoriale, oggi molto ben coordinato. I primi passi positivi hanno aperto nuovi orizzonti di formazione unitaria: i catechisti, la liturgia, la cultura, i cori, la famiglia, le missioni. Il foglio domenicale “il rintocco”, pensato all’inizio del passaggio dall’Unità Pastorale a quello di Comunità Pastorale, come informatore unico per le quattro Chiese, ha avuto un ruolo importante di comunicazione unitaria per educarci al cambiamento di mentalità. Attualmente, possiamo dire che la formazione permanente raggiunge tutti gli ambiti. Gli operatori pastorali hanno una loro formazione specifica, i ministri straordinari della comunione eucaristica i loro tempi di verifica, gli anziani momenti di aggregazione e di catechesi, gli adulti tempi di preghiera attraverso la Lectio Divina, i Monasteri invisibili, gli Amici di S. Giovanna Antida e una catechesi a temi nei tempi forti dell’anno liturgico. Il centro culturale lavora in rete, sia sul piano strettamente culturale, sia integrando fede e arte nel corso dell’anno pastorale. La famiglia, la Caritas e le missioni cercano vie più mirate per una formazione permanente che sappia fare unità di vita, come testimonianza necessaria per ogni scelta cristiana. Il Progetto Pastorale troverà nel corso dell’anno tempi di verifica e periodicamente potrà essere aggiornato. 5 STORIA DELLA CHIESA IN SETTIMO MILANESE Era il tardo pomeriggio del 21 ottobre 1604 quando, dalla parte di Cusago, giunse in paese l’arcivescovo di Milano, il cardinale Federico Borromeo, in visita pastorale. Sceso dalla lettiga, venne accompagnato in processione verso Settimo, dove trascorse la notte, ospite del parroco Pietro Bossi. Il mattino successivo compì la visita, celebrò la Messa, amministrò la cresima, per poi partire alla volta di Vighignolo. Le cose della parrocchia procedevano abbastanza bene; ma l’atto più significativo che compì fu, dal punto di vista storico, il consenso verbale alla separazione della chiesa di San Giorgio dalla parrocchia di Santa Margherita, da cui essa dipendeva ab immemorabili. La decisione venne sancita con un decreto arcivescovile del dicembre successivo; girando per le chiese, anche le più sperdute, della vastissima diocesi ambrosiana, il cardinale Federico spesso prese decisioni di questo tipo, in nome di un servizio religioso sempre più capillare per le popolazioni rurali. Tuttavia, per ricordare che la chiesa di Seguro era figlia di quella di Settimo, l’arcivescovo stabilì che ogni anno, il giorno della festa patronale della chiesa madre, i parrocchiani di San Giorgio avrebbero offerto a quest’ultima una candela, in segno dell’antica appartenenza. Seguendo la legge, spesso curiosa, dei corsi e ricorsi storici, questo rito viene riproposto con la processione di sabato 24 ottobre 2009: un cammino che dalla quattro antiche parrocchie della nostra città le fa confluire tutte alla chiesa di Santa Margherita, destinata a sede dell’unico parroco responsabile della Comunità Pastorale intitolata alla Madonna del Rosario. Di fatto, la primazia assegnata alla chiesa di Settimo centro non è erronea dal punto di vista storico. Con tutta probabilità, infatti, fu realmente essa la prima del nostro territorio; sicuramente è quella di più antica attestazione, trovandosi testimoniato, già nel 1154, un Iohannes presbiter de Septimo, Giovanni prete di Settimo, come curato del luogo. Se cerchiamo di andare ancora più indietro nel tempo, il problema diventa conoscere quando è avvenuta la diffusione del Cristianesimo nelle nostre campagne: la risposta ci viene dalla storia cosiddetta generale, che conobbe – per semplificare - due grosse ondate di cristianizzazione della campagna milanese. La prima fu ai tempi del vescovo Ambrogio, tra IV e V secolo; la seconda, successiva di un centinaio di anni, da ricondurre all’opera della regina longobarda Teodolinda e dei suoi successori che, abbandonata la versione ariana del Cristianesimo, convertirono i loro insediamenti rurali (il modello abitativo preferito dai longobardi) in comunità cattoliche. I centri di irradiazione del Cattolicesimo furono in origine le chiese “capo di pieve”: un’antica notizia vuole che la chiesa di San Giovanni Battista di Cesano Boscone (fino al 1970 “capo di pieve” anche per le parrocchie di Settimo) venisse proprio fondata da Teodolinda. L’origine longobarda del Cristianesimo nostrano è confermata dai santi titolari delle nostre chiese: Santa Margherita, San Giorgio, San Sebastiano erano particolarmente cari al popolo dalla lunga barba. Addirittura – così anticamente succedeva a Cesano – quelle antiche genti spesso costruivano le chiese ai margini dell’abitato, circondate dal cimitero: un esempio ancora visibile è proprio l’antica parrocchiale, oggi diruta, di Vighignolo, ma sappiamo che la piazza di Settimo e quella di Seguro erano, almeno sino al Cinque – Seicento, destinate in parte anche a luogo di riposo dei defunti. Attorno alle chiese plebane, con i secoli, si costituirono collegi di sacerdoti che si recavano a celebrare nel territorio. Il passo successivo, come si intuisce, fu la fondazione di chiese e cappelle nei singoli villaggi, embrione della futura istituzione parrocchiale: e così torniamo al nostro prete Giovanni, primo “parroco” di Settimo di cui abbiamo notizia. All’epoca, con ogni probabilità come abbiamo visto, esistevano già le chiese di San Giorgio e di San 6 Sebastiano. Se è facile individuare nel 1604 la data in cui la chiesa di Seguro divenne parrocchia autonoma, il discorso si fa più complesso per Vighignolo, la cui sottomissione a Settimo è ipotizzabile in quanto – così racconta un parroco settimese di inizio Novecento, don Gerolamo Colombo – “per antichissima consuetudine” il curato di Santa Margherita aveva il diritto di cantare la Messa in San Sebastiano durante la festa patronale di Vighignolo, a gennaio. Un privilegio che, probabilmente, ricorda l’antica dipendenza da quella parrocchia, conclusasi peraltro molto precocemente, già attorno alla metà del XV secolo, quando un ricco gentiluomo, Zanino Meraviglia, decise di restaurare la chiesa del cimitero e di costruire in paese una cappella dedicata a Santa Maria Nascente, affidando entrambe alle cure dei frati di San Francesco Grande di Milano. Per un paio di secoli, sino al 1653, la parrocchia di Vighignolo venne così retta da uno (talvolta due) figli di San Francesco, scelti dai discendenti del Meraviglia. A Settimo intanto don Fabrizio Balbi, parroco ma soprattutto membro della famiglia all’epoca più in vista in paese, procedeva (1534) alla ricostruzione della chiesa di Santa Margherita, mentre fino al 1580 circa sopravvisse, in Seguro, l’antica cappella di origini altomedievali, di cui San Carlo ordinò la ricostruzione. Senza addentrarci nei particolari, vi fu in seguito un altro “giro” di riedificazioni: attorno al 1890 la chiesa di Santa Margherita ebbe le forme attuali (l’edificio del Balbi stava per crollare in testa ai fedeli durante le feste di Natale del 1885!), mentre nel 1754 – 1755 la chiesa cinquecentesca di San Giorgio ricevette le sue aggraziate forme barocchette da Giulio Galiori, architetto della Fabbrica del Duomo. Coevo alla ricostruzione di Santa Margherita, alla quale contribuì pesantemente il Municipio locale, fu l’ampliamento e restauro di Santa Maria Nascente. Per rimanere agli edifici di culto, in anni recenti le mutate esigenze delle comunità cristiane fecero sì che si costruisse la nuova chiesa di Vighignolo e quella di Seguro. Inoltre, costituita nell’immediato dopoguerra la nuova parrocchia di Cascine Olona, dapprima nell’antico Oratorio Mantegazza (1468), poi in un edificio “provvisorio”, nel 1994 il cardinale Martini consacrava la grande chiesa di San Giovanni Battista. E’ doveroso, a questo punto, fare qualche cenno alle “chiese di persone” dopo aver parlato delle chiese di pietra. Se per più di quattrocento anni le tre parrocchie “storiche” della nostra città hanno avuto una vita “giuridica” propria, esse tuttavia hanno sempre presentato i tratti comuni e tipici delle parrocchie della campagna milanese, così robustamente permeata dallo spirito e dalla pratica del cattolicesimo. Se gli atti delle visite pastorali dei tempi di San Carlo (1566 – 1581) mostrano aspetti per molti versi ancora “antichi”, con il Seicento assistiamo al fiorire di una vita parrocchiale fervente e ordinata. Il calendario liturgico (spesso, ovviamente, in parallelo con quello agricolo), le grandi feste, la dottrina, i vespri, le processioni scandivano la vita parrocchiale, in cui un ruolo importante, dal punto di vista pastorale ma anche amministrativo, era occupato dalle confraternite del Rosario e del Santissimo Sacramento, cui con gli inizi del Novecento iniziarono ad affiancarsi i primi “gruppi giovanili” (i Luigini, le Figlie di Maria), embrioni dell’Oratorio (comparso in Settimo negli anni Venti – Trenta). Stupisce, scorrendo i documenti parrocchiali, come nonostante l’indubbia durezza delle condizioni di vita i nostri antenati non mancassero di ritenere le parrocchie come cosa propria, sostenendo i parroci nei lavori agli edifici e nell’accrescere il loro decoro “artistico” e liturgico. Erano comunità molto tradizionali, nelle quali addirittura esistevano (come in Settimo, ancora a fine Ottocento) residui di decime sui prodotti agricoli; comunità che potrebbero apparire oggi chiuse, benché anche sotto i campanili, ai tempi dei primi fermenti contadini e operai, si svilupparono forme di associazionismo cattolico (l’opera di don Gerolamo Colombo, tra Otto e Novecento, fu molto significativa, e vale la pena ricordare il ruolo delle cooperative cattoliche vighignolesi nel dopoguerra). La devozione alla Madonna era fortissima: in Vighignolo ad esempio – la cui compatrona è appunto Maria Nascente – c’era la tradizione, ogni anno, di compiere una processione al 7 santuario di Rho, mentre gli uomini membri delle confraternite avevano tra i loro doveri quello di recitare tutte le domeniche mattina, in coro, l’Ufficio della Madonna. In latino, certo: ma l’importante era che ascoltasse la Regina del cielo, non che capissero loro. Tanto è importante la devozione mariana nella storia delle nostre comunità, che la “festa del paese” di Settimo e di Seguro è appunto collegata alla Madonna del Rosario, venerata nella frazione sotto le forme di una bellissima statua settecentesca. Alla pietà del tardo Ottocento, invece, risale la cara Madonna di Lourdes della chiesa di Santa Margherita, cui corrisponde, più recente, la grande pala della Madonna di Fatima, in San Giovanni Battista, e la statua nella nuova cappella del Villaggio Cavour. A queste si aggiunge l’icona della Comunità Pastorale: la Madonna del Rosario che tiene sotto il suo manto i santi patroni delle antiche chiese che oggi, sotto la sua protezione, tornano unite come lo furono secoli e secoli or sono, sempre con l’obiettivo di camminare verso la Patria celeste. 8 1.L’ICONA DELLA COMUNITÀ PASTORALE L’icona di Santa Maria del Rosario, scritta da Olga Anastassopoulou, vuole essere un riferimento per la nostra Comunità Pastorale che con timore, ma altrettanta speranza, continua il suo cammino verso l’unità tra le quattro chiese della nostra città. La meta di questo cammino è diventare “un cuor solo in preghiera con Maria, Madre della Chiesa” (cfr At 1, 14b). Dopo la fuga e la dispersione del Getzemani, lo Spirito Santo a Pentecoste ricostruisce l’unità rotta dallo scandalo della croce perché gli apostoli potessero diventare missionari coraggiosi del Vangelo in tutto il mondo. I primi cristiani rappresentarono un segno convincente proprio in forza della loro unità non più dettata dalla comune appartenenza al popolo eletto, ma dalla presenza viva di Gesù Risorto che con il suo Spirito trasfigurava le loro vite. Vediamo dunque la raffigurazione iconografica del senso e degli elementi costitutivi della Comunità Pastorale. 1.1 Maria Scelta come la patrona della Comunità Pastorale ha tutta la sua grandezza nella consegna umile di sé al progetto di Dio che a partire dal suo “Eccomi” ha potuto raggiungere il mondo intero. E’ Lei il modello perfetto di ogni credente a cui vogliamo ispirarci. 1.2 Le braccia allargate Sono il segno dell’accoglienza universale della Chiesa mandata ad annunciare il Vangelo atteso da ogni uomo. Così vuole essere la nostra Comunità Pastorale: aperta a tutti gli uomini impegnati nella mai conclusa ricerca di Dio. 1.3 Il manto Maria avvolge le nostre differenze, perché ciascuno si senta chiamato dallo Spirito a mettere insieme le esperienze e i carismi in una profonda spiritualità di comunione. Tutti i veri doni dello Spirito sono per l’edificazione comune. 1.4. Il Rosario La preghiera semplice che aiuta a custodire il cuore, luogo per incontrare se stessi, per conoscere il Risorto, per trovare la gioia di annunciarlo ai fratelli. 1.5. La santità E’ la vocazione di ogni cristiano chiamato in forme diverse a diventare incarnazione dell’opera di Dio per il mondo di oggi. La missione della Chiesa è anzitutto quella di accompagnare e rendere possibile questo cammino personale verso la santità. 1.6 Il martirio I Santi patroni delle nostre quattro chiese sono tutti martiri. E’ questo il segno profetico della nostra chiamata: essere testimoni di una comunità di salvati anche davanti alle fatiche e all’incredulità del mondo. La missione è affidata a noi oggi e i martiri ci insegnano a viverla con mitezza e fermezza. 1.7 Lo sfondo dorato E’ la luce della vita divina che avvolge Maria, icona della Chiesa. Lei per prima è stata la casa del Signore fattosi uomo tra gli uomini. Ora è la Chiesa, che vivendo nel mondo ma non appartenendo al mondo, continua a portare la salvezza che viene da Gesù Cristo. Questa luce, oltre ogni ombra gettata dai limiti umani di noi credenti, brilla anche per la Comunità Pastorale: Popolo di Dio che in comunione crede, spera e ama. 9 2. ORGANISMI DELLA COMUNITÀ PASTORALE 2.1 2.2 Direttivo Il Direttivo è “il gruppo di operatori pastorali che conduce la vita ordinaria della Comunità Pastorale”3. “La responsabilità unificata di un Direttivo è presieduta dal Responsabile è una forma pensata per favorire l’esercizio di una vera comunionecollaborazione-corresponsabilità, che valorizzi le diverse ministerialità”4. “Il Direttivo è costituito per nomina arcivescovile, è presieduto dal sacerdote responsabile della Comunità Pastorale, è composto dalle persone nominate dall’Arcivescovo”5. Nella Comunità Pastorale Santa Maria del Rosario compongono il Direttivo i sacerdoti nominati nella Comunità stessa, le Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret, il diacono permanente. Al presente non sono coinvolte figure laicali. Il Direttivo si ritrova secondo una cadenza all’incirca settimanale per un momento di preghiera insieme, un tempo di programmazione e il pranzo comune. E’ stata stesa una Regola di vita del Direttivo consegnata al Vicario arcivescovile in occasione dell’istituzione della Comunità Pastorale. Consiglio Pastorale unitario “Il Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale è costituito in modo da essere adeguatamente rappresentativo delle parrocchie unite nella Comunità Pastorale. E’ presieduto dal sacerdote responsabile. Ha il compito di elaborare il Progetto Pastorale della Comunità Pastorale, di compiere le scelte che qualificano la vita della Comunità Pastorale, di definire il calendario annuale della vita pastorale, di compiere le opportune verifiche”6. Il Consiglio pastorale unitario era già attivo prima della formazione della Comunità Pastorale ma assume ora un ruolo ancora più importante soprattutto per favorire una maggiore comunione e unità all’interno della Comunità Pastorale. Si ritrova con cadenza circa mensile iniziando e concludendo l’anno con un momento di ritiro spirituale. 2.3 Consiglio degli affari economici “Nella Comunità Pastorale l’amministrazione è affidata al Responsabile e al Consiglio per gli Affari Economici della Comunità Pastorale”7. Alle quattro parrocchie della comunità riunite, viene offerta una visione d’insieme delle problematiche e delle esigenze che l’intera Comunità Pastorale esprime. I componenti del Consiglio cercano di vivere insieme esperienze di condivisione, per crescere in una maggior collaborazione, mantenendo un’autonomia patrimoniale. Ciascuna chiesa, continuerà ad amministrare al suo interno, ma al tempo stesso parteciperà attivamente, mettendo al servizio dell’intera comunità le proprie competenze per le necessità e i fabbisogni delle altre chiese. 3 COMMISSIONE ARCIVESCOVILE PER LA PASTORALE DI INSIEME E LE NUOVE FIGURE DI MINISTERIALITÀ, La Comunità Pastorale, Centro Ambrosiano, 2009, pag 23 4 Ibid., pag, 24 5 Ibid., pag, 22 6 Ibid., pag. 22. 7 Ibid., pag, 25 10 3. OBIETTIVO GENERALE E AMBITI PASTORALI 3.1 “Il Progetto Pastorale è il tentativo di esprimere in forma comunicabile, condivisa, orientativa l’esecuzione della missione di una Comunità Pastorale”8. La stesura di un Progetto Pastorale è anzitutto un lavoro di discernimento che la comunità cristiana si impegna a compiere per individuare le strade con cui adempiere la sua missione di vivere e testimoniare il Vangelo. E’ quindi un’opera che aiuta a prendere maggiormente coscienza di quale sia la natura e il compito della Chiesa per poi individuare le priorità della sua missione. Nello stesso tempo è infatti già opera di evangelizzazione perché la missione non arriva mai in un secondo tempo ma è la natura stessa della Chiesa. Il Progetto Pastorale non vuole essere uno sterile esercizio burocratico, ma l’espressione della continua tensione ad annunciare il Vangelo nella concreta realtà di oggi. Nella stesura del Progetto Pastorale è stato coinvolto soprattutto il Consiglio Pastorale unitario che vi ha lavorato per tutto l’anno. Ogni consigliere ha avuto quindi il compito di leggere la situazione della nostra città e individuare la modalità con cui la Chiesa è chiamata ad essere oggi “sale della terra e luce del mondo” [cfr. Mt 5, 13-14] nella certezza che il Vangelo ha sempre la forza di essere seme buono per ogni epoca e ogni luogo. Il progetto si articola intorno a sette ambiti di azione pastorale che furono in precedenza, evidenziati dal Card. Carlo Maria Martini e in seguito riproposti per la Comunità Pastorale di Settimo dal Vicario pastorale di zona Mons. Angelo Brizzolari, a nome del Card. Dionigi Tettamanzi. ( per semplificare la suddivisione di alcuni ambiti, abbiamo scelto di unire l’ambito missione con carità e evangelizzazione con pastorale giovanile). Per ogni ambito si è delineato un obiettivo specifico che possa essere da guida nelle scelte dei prossimi anni secondo alcuni punti di lavoro che evidenziano il cammino da intraprendere a partire dal discernimento che viene fatto sullo stato attuale e sulle esigenze della missione e della comunione attraverso gli obiettivi individuati. 3.1 OBIETTIVO GENERALE La nostra Comunità Pastorale in questo nuovo cammino ecclesiale desidera vivere la missione con un “cuor solo in preghiera con Maria, Madre della Chiesa” [At 1,14]. Vogliamo tendere insieme alla santità, aprirci all’accoglienza dei fratelli nella fede e ai lontani per spalancare le porte a Cristo accogliendo la sfida di cercare vie nuove, attraverso una spiritualità di comunione che intende dare luce agli ambiti pastorali. 8 Ibid., pag 110. 11 4. EVANGELIZZAZIONE E PASTORALE GIOVANILE 4.1 Obiettivo specifico Prendere coscienza che ogni Progetto Pastorale, deve mirare ad una formazione permanente per tutti, indispensabile per una conversione a Cristo. Si tratta di aprirci a una identità di Chiesa dove la valorizzazione dei doni sappia creare una spiritualità di comunione attenta all’uomo concreto, in tutte le sue situazioni di vita. Come popolo di Dio, in cammino, desideriamo trovare itinerari nuovi, da consegnare alle nuove generazioni. 4.2 Spiegazione dell’obiettivo Il mandato fondamentale della vita cristiana è conoscere Cristo per amarlo e farlo conoscere ad ogni uomo. Come ci ricorda la Novo Millenio Ineunte al n 16 “Non è forse compito della Chiesa riflettere la luce di Cristo in ogni epoca della storia, farne risplendere il volto anche davanti alle generazioni del nuovo millennio?” L’evangelizzazione non è solo un compito ma è parte integrante della vita cristiana. Il Battesimo, donandoci il mistero del sacerdozio comune, ci chiede di essere profeti, sacerdoti e re. La spiritualità di comunione aiuta a comprendere che i doni di Dio non sono personali, ma devono essere condivisi con gli altri. Il modo di rendere visibile il volto di Cristo sarà questo: vivere la comunione nella Chiesa, fondata sulla roccia, Cristo, non nelle cose straordinarie, ma nel vivere in pienezza il nostro posto nella storia di oggi. Sarà questo il modo di rendere visibile il volto di Cristo. Se l’esistenza umana si lascia avvolgere da Gesù, niente può essere fatto senza senso e senza valore. In particolare per la pastorale giovanile la proposta educativa degli oratori punta a favorire l’incontro dei ragazzi e dei giovani con il Signore e ad accompagnarli dall’iniziazione cristiana all’ingresso nella comunità adulta attraverso il pieno sviluppo del potenziale umano verso la maturità cristiana di ogni individuo. 4.3 Stato attuale 4.4 Iniziazione cristiana L’ambito dell’evangelizzazione ci offre una impegnata riflessione tratta dalla Novo Millenio Ineunte al n. 40 “E’ ormai tramontata, anche nei paesi di antica evangelizzazione, la situazione di una società cristiana che, pur tra le tante debolezze che sempre segnano l’uomo, si rifaceva esplicitamente ai valori evangelici. Oggi si deve affrontare con coraggio una situazione che si fa sempre più varia e impegnativa, nel contesto della globalizzazione e del nuovo mutevole intreccio di popoli e culture che la caratterizzano”. Esistono numerose e differenti iniziative di evangelizzazione normalmente legate alle differenti fasce di età a cui viene rivolta la proposta. Il catechismo dell’iniziazione cristiana viene preparato in modo unitario dai catechisti delle quattro chiese. Si attua con incontri settimanali per i ragazzi e un incontro domenicale al mese (che comprende catechesi, Messa e pranzo comunitario) anche con i genitori. Momenti importanti del “catechismo per la vita cristiana” sono la celebrazione dei Sacramenti: Confessione in terza elementare, 12 Comunione in quarta, patto d’Alleanza in quinta e Cresima all’inizio della seconda media. A partire da questa età, gli oratori promuovono anche delle attività sportive (calcio, pallavolo, tennis-tavolo) che si integrano nel cammino educativo dell’oratorio. Tempo prezioso è quello dell’oratorio estivo che raggiunge circa 800 ragazzi tra elementari e medie. La cura di un progetto educativo preciso permette che questo tempo non sia tempo di “parcheggio dei figli”, ma luogo di crescita umana e cristiana. Altra proposta del tempo estivo è quella della vacanza in montagna. 4.5. Preadolescenti (ragazzi/e di seconda e terza media) L’incontro si tiene nei rispettivi oratori con cadenza settimanale nel tardo pomeriggio o alla sera, e prevede alcuni momenti comuni. Ogni tanto durante l’anno l’incontro del venerdì si estende fino al sabato mattina e comprende il gioco, la preghiera, un momento formativo e la notte in oratorio. Questa modalità affascina i ragazzi e li avvicina al gruppo. Il cammino culmina al termine della terza media con la Professione di fede preparata dal Pellegrinaggio a Roma e dall’incontro Diocesano 14enni. Intorno a Sant’Ambrogio si organizza una “tre-giorni” di vita comunitaria e durante l’estate una settimana in montagna. Negli oratori c’è un servizio dopo-scuola in collaborazione con la Scuola Media. Gli educatori dei preadolescenti come anche quelli degli adolescenti sono dei giovani e costituiscono una equipe unitaria tra i tre oratori. Programmano insieme il percorso e propongono alcuni momenti comuni anche per i ragazzi. Gli educatori stanno imparando a collaborare costruendo un progetto unitario e questo scambio permette una grande ricchezza e una crescita nella corresponsabilità. 4.6 4.7 Adolescenti Gli adolescenti dei primi tre anni delle scuole superiori si incontrano tutti i lunedì nei rispettivi oratori, cenano insieme e affrontano un percorso formativo comune. Oggi la grande difficoltà è quella di far nascere una domanda di senso in giovani che vivono un oggi senza domani e che corrono sempre fermandosi a riflettere solo quando sono costretti dalla vita (un lutto, una sofferenza, ecc). Il loro canale preferenziale di incontro con la realtà è quello emotivo per cui il percorso di approfondimento razionale della fede non risulta immediatamente significativo. Sono giovani spesso molto impegnati e “dispersi” in tante realtà. L’incontro con la fatica e la frustrazione diventano motivo per abbandonare il percorso e non occasione per reagire. Una volta al mese si ritrovano tutti insieme. Si presta particolare cura ai nuovi arrivati e si sensibilizzano i più grandi attraverso vari compiti di servizio (aiutocatechisti, allenatori, animatori delle domeniche organizzate, volontari del doposcuola e volontari all’Istituto Sacra Famiglia). Tra Natale e la fine dell’anno si organizza una vacanza insieme e in estate una settimana in montagna. Nel periodo Quaresimale gli adolescenti vivono una settimana di vita comunitaria nella casa messa a loro disposizione presso il Santuario di Vighignolo. Durante l’Oratorio estivo svolgono il compito di animatori, dopo essersi preparati adeguatamente. Diciotto/diciannovenni Con i 18/19enni i percorsi si unificano in un gruppo solo che si incontra ogni settimana da settembre a dicembre all’oratorio di San Giovanni, da gennaio a Pasqua all’oratorio di Vighignolo e da Pasqua alla fine dell’anno all’oratorio di 13 Seguro. Il percorso segue l’itinerario catechistico proposto dalla Diocesi che ha come meta la “Redditio Symboli” (consegna della regola di vita all’Arcivescovo). Durante la Quaresima viene fatta la proposta di partecipare agli esercizi spirituali diocesani. In estate viene organizzata una vacanza con i giovani oppure la partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù e anche durante l’anno vengono curati momenti di cammino insieme al gruppo giovani. 4.8 4.9 Giovani I giovani (20-25 anni) hanno un percorso unitario che si tiene all’oratorio di San Giovanni con cadenza settimanale. Si alternano incontri di catechesi, laboratori su vari argomenti, momenti di preghiera e la Lectio secondo un programma quinquennale che in questi anni è stato sperimentato per la prima volta e su cui si sta riflettendo anche a livello di decanato. E’ prevista durante l’anno la partecipazione agli Esercizi Spirituali tenuti durante la Quaresima spostandosi per tre giorni in una località adatta al silenzio. Durante l’estate viene organizzata con i 18enni una settimana di vacanza. Vengono favoriti momenti di vita comune sia residenziali che in occasione di qualche ponte di vacanza. Sono questi tempi preziosi di crescita che aiutano e favoriscono il cammino di corresponsabilità. Attività collegate all’Oratorio L’attività sportiva coinvolge molti ragazzi e li avvicina all’oratorio. Il tener conto degli orari di catechismo, il richiamare che lo sport non è l’assoluto, l’integrare ragazzi che partecipano alla catechesi con altri che non vengono, ci sembra un percorso fruttuoso. Il doposcuola raggiunge gli studenti delle scuole medie in difficoltà. Anche questo risulta una forma di aggancio per i ragazzi, che vedono qualcuno che si prende cura di loro gratuitamente, e per i volontari, che imparano a mettere i loro doni al servizio del prossimo. Strumento privilegiato, all’interno del percorso di crescita umana e cristiana nell’oratorio, è quello di favorire tempi di vita comune. Sono programmati tempi straordinari come la vacanza estiva, quella invernale, la Tre giorni medie, il pellegrinaggio a Roma per le medie e ad Assisi per i 18enni e tempi ordinari cioè tempi di vita comune durante l’anno in cui, portando avanti la scuola o il proprio lavoro, si vive insieme favorendo momenti di preghiera, di confronto e di solidarietà. Per questa attività è stata aperta una casa a Vighignolo con 16 posti letto che ogni anno ospita turni di adolescenti, di giovani e di 18enni. Lo scopo di questa iniziativa è aiutare i ragazzi a comprendere che in un tempo quotidiano ordinato è possibile studiare, dedicarsi all’amicizia, divertirsi, pregare e vivere la solidarietà. 4.10 Catechisti dell’iniziazione cristiana I catechisti dell’iniziazione cristiana preparano insieme il percorso che si svolgerà con i ragazzi delle diverse classi delle quattro Chiese della Comunità Pastorale. In occasione di questi incontri con cadenza mensile si svolge anche la formazione teologico-spirituale dei catechisti stessi. 4.11 Genitori iniziazione cristiana Sono previsti quattro incontri all’anno, in occasione delle/dei “domeniche/sabati insieme”. I percorsi non sono unificati tra le varie chiese in termini di contenuti, ma solo di date. Questi sono gli argomenti trattati: 14 - - - 4.12 Settimo: o 3° elementare Vivere è cambiare: il perdono; l’Eucaristia o 4° elementare Vivere è stupirsi: o 5° elementare Vivere è comunicare: l’alleanza o 1° media Vivere è guardare oltre: educare al desiderio. Vighignolo: o 3° elementare l’accoglienza e il perdono; o 4° elementare la celebrazione eucaristica; o 5° elementare la gioia e il servizio; o 1° media il desiderio e la pre-adolescenza. Seguro: o 3° elementare il Perdono: un amore di misericordia o 4° elementare l’Eucaristia: un dono di gratuità o 5° elementare l’Alleanza: un dialogo di fedeltà o 1° media la Chiesa: un popolo in cammino Genitori pre-adolescenti e adolescenti Sono previsti incontri ad hoc nel corso dell’anno: la settimana dell’educazione, che verte ogni anno su un tema diverso; la presentazione dei percorsi annuali per i pre-adolescenti e per gli adolescenti; la presentazione del lavoro sull’educazione all’affettività per i genitori dei ragazzi di 3° media fatto in collaborazione con gli esperti del consultorio di Rho. 4.13 Catechesi e spiritualità degli adulti Sono previste queste iniziative: la catechesi mensile per gli anziani, nelle varie chiese; i vespri nelle domeniche di Avvento e Quaresima, nelle varie chiese; la lectio divina strutturata in sette incontri unici per tutta la Comunità Pastorale; le novene dell’Immacolata e del Natale, uniche per tutta la Comunità Pastorale; gli esercizi spirituali serali predicati nella prima settimana di Quaresima; quaresimale nella città monasteri invisibili; amici di S. Giovanna Antida T. 4.14Formazione operatori pastorali Sono previsti cinque incontri che vertono ogni anno su un tema diverso, generalmente, si utilizza un documento del Magistero, unico per tutta la Comunità Pastorale. La metodologia tiene conto di una presentazione frontale, momenti di scambio e di dibattito assembleare. 4.15 Punti di lavoro Iniziazione cristiana In questo tempo particolare in cui la Diocesi sta riflettendo sull’organizzazione dell’iniziazione cristiana ci sentiamo di sottolineare alcuni punti importanti: I ragazzi che partecipano all’iniziazione cristiana sono il 95% dei ragazzi di Settimo. Dopo la Cresima il numero si riduce pesantemente. L’attenzione, la cura dei 15 passaggi di crescita e una precisa programmazione per un cammino ben orientato e definito, permettono ai ragazzi un aumento notevole di presenze ai gruppi di preadolescenti, adolescenti, 18enni e giovani. La maggior parte dei bambini sono privi di conoscenze religiose, non hanno esperienze di fede e di vita cristiana, per cui è necessario iniziare dal primo annuncio. E’ urgente aiutare i genitori al cambiamento di mentalità; i quali ritengono ancora valido l’obbligo dei sacramenti e fanno fatica a leggere, nel cammino dell’Oratorio, un significativo percorso educativo. Si ritiene importante, dal punto di vista pedagogico, stabilire per ogni anno di catechesi una tappa di riferimento che aiuti a compiere il cammino di fede con fedeltà; Pastorale giovanile Nei prossimi anni il lavoro della pastorale giovanile dovrà proseguire in queste direzioni. Attraverso momenti d’incontro ampi, che spesso comprendono, non solo lo spazio per la catechesi ma anche il gioco e la cena, si cerca di favorire un clima fraterno e d’accoglienza, differenziando i percorsi anche all’interno dello stesso gruppo preadolescenti ed adolescenti per dare ai motivati la possibilità di un cammino formativo serio e a quelli meno interessati almeno la possibilità di riflettere su alcuni valori. Ci accorgiamo sempre più di quanto sia indispensabile una proposta chiara e forte nei confronti dei ragazzi. A partire dalla Cresima alla Professione di fede e alla Redditio, si invita a scegliere “da che parte stare” richiamando continuamente alla coerenza nei confronti delle decisioni prese. A partire da settembre 2010, verrà composta la commissione di pastorale giovanile che ha il compito di leggere la situazione del cammino dei giovani e di accompagnarli dall’iniziazione cristiana fino al loro ingresso nella comunità adulta, coordinando le attività dei singoli oratori, tenendo presente le linee guida proposte dalla pastorale giovanile diocesana e dal Consiglio Pastorale della Comunità Pastorale. Sarà composta da 4 referenti del gruppo giovani; 1 referente degli educatori 18/19enni; 1 referente degli educatori medie; 1 referente per i catechisti dell’iniziazione cristiana; 3 referenti dei genitori (diversi per parrocchie e per fasce di età dei figli); 1 referente per lo sport; 1 referente per la scuola; 2 referenti per il Direttivo (Prete dell’Oratorio, una Religiosa ). La crescita avvenuta in questi anni nel numero dei volontari e delle attività dell’Oratorio dovrà essere consolidata: le esperienze particolari e intense che generano entusiasmo sono importanti, ma è ancora più fondamentale che le attività dell’Oratorio si sviluppino all’interno di una pastorale ordinaria, dove da un anno all’altro viene garantita la stabilità dei percorsi e delle equipe degli educatori. Si cercherà di aiutare gli educatori a maturare la coscienza del loro incarico e la consapevolezza di essere educatori anche di quelli che non ci sono. Si cerca in modo particolare di curare il passaggio del post Cresima perché abbiano la possibilità di conoscere i ragazzi prima che possano scegliere di lasciare l’Oratorio. I cammini educativi dei ragazzi devono portare ad un crescente senso di responsabilità verso la comunità, in generale, e verso gli oratori, in particolare. Questo è possibile solo se viene fatto un salto di qualità nel sentire l’Oratorio come luogo in cui ogni ragazzo si senta a casa e di cui tutti abbiano cura. Le occasioni di servizio aiutano questo passaggio di mentalità, perché i ragazzi si mettono in gioco 16 in prima persona e capiscono che non sono solo i preti o gli educatori quelli che si possono impegnare, ma che ognuno può dare il suo contributo. Genitori iniziazione cristiana Le proposte di intervento elaborate dal gruppo di lavoro sono le seguenti: unificazione dei contenuti dei percorsi delle varie chiese; inserimento di laici che possano gradualmente supportare e, in alcuni casi, sostituire i sacerdoti nella catechesi. Genitori della scuola materna Le proposte di intervento elaborate dal gruppo di lavoro sono le seguenti: strutturare il cammino: vengono fatti diversi incontri, ma non sono percepiti come parte di un percorso; oltre al cammino ordinario, aggiungere anche gli incontri in atto durante l’anno pastorale, come quello della benedizione degli angeli custodi ecc... Catechesi pre-battesimale Un équipe di lavoro con il Direttivo ha attualmente formulato un itinerario formativo di incontri con la famiglia 17 5. MISSIONE E CARITA’ 5.1 Obiettivo specifico Vivere la carità è un atteggiamento essenziale per ogni uomo, in particolare, per il cristiano chiamato a dare un’importanza fondamentale alla dignità di ogni essere umano (ma non solo umano, più in generale verso ogni essere creato). Non si può prescindere dalla carità. San Paolo nella lettera ai Corinzi scrive che “è la via più sublime” (1Cor 12,31) , è la virtù teologale che contraddistingue il cristiano. Essa è l’amore stesso di Dio che “è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5,5) . La carità dovrà essere allora la cassa di risonanza di ogni nostra azione, nel difendere e promuovere la dignità umana. “L’amore di Cristo ci spinge” [2Cor 5,14]. La prima forma di carità è l’annuncio della salvezza portata da Gesù Cristo che è il compito destinato a tutta la Chiesa. La vita del cristiano diventa quindi missione anzitutto nella continua conversione personale e poi nel desiderio di comunicare la buona novella al prossimo che ci vive accanto. 5.2 Spiegazione dell’obiettivo La carità non è da relegare solo ad alcuni ambienti o circostanze, ma deve essere presente ovunque: in famiglia (educando i figli alla fede, alla conoscenza e al rispetto di Dio e degli uomini), sul lavoro (cercando di portare un atteggiamento costruttivo verso gli altri e non di diffidenza e ostilità), negli incontri e tra i mille impegni di ogni giorno. Sicuramente il cristiano è spinto alla carità dalla consapevolezza che la vita di ciascuno di noi è preziosa agli occhi di Dio: ciascuno di noi è una creatura irripetibile, segno tangibile dall’amore di Dio e strumento di testimonianza su questa terra della manifestazione della misericordia di Dio. Come risposta all’amore di Dio e al compito implicito riservato in modo esclusivo a ciascuno di noi derivano i due comandamenti fondamentali della vecchia e nuova Alleanza: ama il Signore tuo Dio e ama il prossimo tuo come te stesso. E’ proprio nel Comandamento Nuovo di Gesù Cristo che trova compimento il primo (Amatevi come Io vi ho amato e chiunque avrà fatto ciò ad uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avrà fatto a Me). Dal ripensamento consapevole del dono e della libertà di risposta che ci è stata data, deriva allora che ciascuno di noi dovrà essere più esigente verso se stesso, più attento a vedere il bisogno dell’altro, più accogliente, più misericordioso nel valutare situazioni e persone. In continuità con quanto già fatto nella Comunità Pastorale l’atteggiamento caritatevole, espressione tangibile del nostro” essere”, e che perciò diventa missionario (cioè di annuncio, di testimonianza in prima persona, nella vita di ogni giorno, della consapevolezza che Dio ci vuole bene) dovrà quindi essere tenuto vivo attraverso un’opportuna formazione cristiana, una costante preghiera al Padre 18 5.3 con la richiesta del discernimento delle situazioni e delle persone che incontriamo ogni giorno, una consapevolezza che si cresce cristianamente nella carità e “nell’essere” individuando e approfondendo forme di condivisione che superino l’egoismo e invece valorizzino i contributi di ciascuno per il bene di tutti. “La fede se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta” [Gc 2,17] La comunità cristiana ha quindi continuamente bisogno di essere sollecitata ed educata alla carità nell’ascolto dei bisognosi, nella vicinanza fraterna ad ogni uomo che soffre, nel tentativo di proporre risposte efficaci in cui si incarni la cura provvidente di Dio. L’atteggiamento caritatevole diventa missionario, cioè annuncio che Dio ama ogni uomo e ha sacrificato la vita del Figlio morto e risorto per portare a tutti la salvezza. Il gruppo missionario è un mezzo per realizzare la missione universale della Chiesa anzitutto con la preghiera e poi con aiuti materiali. In particolare vuole sensibilizzare la nostra Comunità Pastorale sui temi e le problematiche missionarie tenendo relazioni con i missionari che, a vario titolo, sono entrati in contatto con le nostre parrocchie. Operatori coinvolti La Caritas della Comunità Pastorale è organizzata secondo i suoi statuti Il Gruppo missionario è rappresentato da una commissione che riflette sulla mondialità e sulle emergenze di povertà e propone progetti di solidarietà per sensibilizzare tutta la Comunità 5.4 Stato attuale: Attività del gruppo Caritas Banco alimentare e guardaroba per la distribuzione di generi di prima necessità. Centro di ascolto, aperto alle persone in difficoltà per cercare di accompagnarle nella ricerca di soluzioni ai loro problemi. Auto amica, che offre il trasporto di anziani privi di aiuti o mezzi di trasporto presso nosocomi o centri specialistici. Distribuzione dei pasti caldi che il Comune, attraverso i servizi sociali, mette a disposizione delle persone bisognose. Gruppo di aiuto presso la “Comunità Sole e Luna” casa di accoglienza per persone autistiche. Gruppo di aiuto “Sacra Famiglia” residenza socio assistenziale sorta di recente nel nostro territorio. Gruppo Anziani propone momenti di catechesi e di svago. Settimana del Malato organizzata in occasione della giornata mondiale del malato con incontri di preghiera e formazione. Lo scopo è quello di valorizzare e ricordarsi di questi membri preziosi della nostra comunità cristiana che vivono una stagione particolarmente difficile della loro vita. Attività del gruppo Missionario Vendita dei prodotti equo-solidali Raccolta fondi in Avvento e Quaresima per varie realizzazioni o per povertà emergenti sul territorio 19 Organizzare una cena povera in Quaresima per raccogliere e devolvere fondi per un’iniziativa missionaria Formazione e sensibilizzazione sulle povertà, portando anche nella preghiera situazioni di emarginazione Rosario missionario in ottobre per tutta la Comunità Pastorale 5.5 Punti di lavoro La domanda da cui partire è come la nostra Comunità Pastorale può essere in ascolto accogliente, caritatevole e misericordioso. E’ chiaramente una domanda che investe l’umanità di ciascuno di noi, indipendentemente dal fatto che faccia parte di associazioni caritative o missionarie: ha a che fare con il nostro rapporto con Dio, con noi stessi e con gli altri. Da questo rapporto può derivare il nostro modo di vivere la Carità e la Missione. La gente in questo momento ha grosse difficoltà (di relazione, di solitudini, di senso della vita, economiche, di speranza): occorre cercare nuove forme di condivisione. Esiste una certa difficoltà a pensare in termini di progetto: l’ambiente comunitario non è sempre accogliente e caritatevole, talvolta la propria presenza è vissuta come un occupare un posto, non come servizio. E’ difficile a volte costruire un lavoro insieme, facendo risaltare i doni di ciascuno, all’interno dei brevi momenti di incontro. E’ peraltro vero che Gesù si serve anche del nostro coinvolgimento in situazioni episodiche per costruire il Regno: sarà quindi un discernimento più profondo che ci potrà far intuire l’azione dello Spirito anche in ambiti e situazioni che sembrano, a prima vista, fuori dal Progetto Pastorale. E’ fondamentale la formazione intesa anzitutto come un ritornare sempre alla fonte dell’agire che è l’amore di Dio per noi. E’ inoltre importante riflettere e conoscere le realtà su cui si vuole intervenire. Non dobbiamo tanto imparare o studiare, ma più semplicemente stare con il Signore. Occorre educarci all’ascolto: viviamo in un’epoca piena di parole, ma di poco ascolto. Dobbiamo metterci in ascolto di Dio e degli altri. 20 6. 6.1 6.2 6.3 6.4 FAMIGLIA Obiettivo specifico Accompagnare le famiglie per aiutarle a vivere il Vangelo nella quotidianità delle loro case, attraverso momenti celebrativi (giornate della vita), di spiritualità domestica e di condivisione di esperienze con altre famiglie (gruppo giovani famiglie). Un’attenzione particolare viene dedicata alle famiglie in difficoltà, perché possano sentire la vicinanza umana e spirituale di tutta la comunità. Operatori coinvolti La Commissione famiglia è tra le ultime nate della nostra Comunità Pastorale. È una commissione giovane che, dopo aver raccolto le segnalazioni più evidenti circa le famiglie della città, ora cerca le strade migliori per servire la Comunità cristiana e tutti gli uomini di buona volontà. La prima urgenza identificata è stata l’animazione delle “Giornate per la vita”, celebrate all’inizio del nuovo anno: Giornata per la famiglia, Giornata per la vita, Giornata (e Settimana) del malato e Giornata della solidarietà. Stato attuale La pastorale familiare, attualmente lavora in questi ambiti: Collaborare al corso di preparazione al matrimonio cristiano. Sostenere il servizio degli operatori battesimali. Animare l’esperienza delle giovani coppie. Pensare a forme di accoglienza per le nuove famiglie che si affacciano nella vita comunitaria. Sostenere il cammino quotidiano delle famiglie attraverso la segnalazione di sussidi, per un contributo alla spiritualità familiare. Preparare con cura le “Domeniche della vita”: Giornata della famiglia, Giornata della vita, Settimana e giornata del malato, Giornata della solidarietà. Attenzione e accompagnamento delle coppie in difficoltà. Restare in stretto contatto con le iniziative esistenti sul territorio e in Diocesi, in comunione con i sacerdoti e il Direttivo. Punti di lavoro Integrare il servizio della Commissione famiglia da considerare non come impegno per le famiglie, ma come un insieme di iniziative che integrano realtà già in atto, dell’intera pastorale della Comunità Pastorale. Sviluppare percorsi di “spiritualità familiare”, Considerare il Decanato e la pastorale familiare diocesana come riferimenti fondanti per le scelte di percorsi della Commissione famiglia. Elaborare,nell’ambito della Commissione, del materiale utile per gli operatori battesimali e per la scuola materna, servizio da svolgere in collaborazione con altre Commissioni Partecipare ai momenti proposti dall’Ufficio famiglia diocesano. Consolidare la presenza di tutte le chiese nella formazione della Commissione famiglia (una coppia per ogni chiesa della Comunità Pastorale). 21 7. LITURGIA 7.1 Obiettivo specifico “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” [At 2,42]. L’agire liturgico della Comunità Pastorale vuole mettere l’Eucaristia al centro della vita cristiana personale e dell’intera comunità, per accogliere il mistero dell’amore di Dio che ci chiama e invia verso una missione che non può essere circoscritta, ma deve essere aperta alla forza dello Spirito che spinge alla conversione e alla ricerca di vie più conformi al Vangelo. Si tratta di vivere la liturgia come luogo privilegiato di crescita nella comunione; avere maggior consapevolezza che la liturgia fa scoprire la bellezza della presenza di Dio tra gli uomini. 7.2 Spiegazione dell’obiettivo 7.3 Capire e vivere la missione della Chiesa: testimoniare il Vangelo di Cristo nell’unità dei fedeli attorno all’Eucarestia. Promuovere un’alta qualità celebrativa nella nostra Comunità Pastorale perché si possa gustare la bellezza di essere popolo di Dio radunato dal Signore intorno all’unica mensa del suo Corpo e del suo Sangue. Vivere una partecipazione sempre più consapevole di tutti i membri della comunità all’Eucarestia, soprattutto quella domenicale, nella certezza che essa rimane il momento maggiormente partecipato e quindi più promettente dal punto di vista missionario. Sviluppare, a partire dalla Messa, una spiritualità che si lasci educare dai diversi tempi dell’anno liturgico, dalle sue festività più importanti come dalle ricorrenze legate alla nostra comunità, per aprirsi poi alle diverse forme di devozione sia legate alla tradizione, sia di nuova introduzione Superare l’individualismo affinché tutti si sentano protagonisti attivi all’interno della Chiesa. La celebrazione dell’Eucaristia è il momento costitutivo della Chiesa e del suo essere Corpo di Cristo in mezzo al mondo. La comunione ricevuta chiede di essere vissuta in rapporti di fraternità sincera e operosa. Rendere sempre più esplicito il legame tra la carità e il dono d’amore ricevuto nell’Eucaristia e divenire a nostra volta pane spezzato, corpo dato per la salvezza e la vita dei fratelli. Fare in modo che i momenti liturgici occasionali (soprattutto la celebrazione dei sacramenti e delle esequie cristiane) diventino occasione di missione e coinvolgimento per i “lontani”. Operatori coinvolti Le attività legate alla liturgia sono guidate dalla Commissione Liturgica che da anni si occupa di formare gli operatori liturgici, coordinare una proposta unitaria nella Comunità Pastorale e cercare di ridurre sempre di più l’improvvisazione a vantaggio di una maggiore preparazione. La composizione della Commissione Liturgica è tale da favorire la presenza di persone appartenenti alle quattro Chiese impegnate nei diversi ambiti della cura della liturgia. Numerosi operatori collaborano a vario titolo alla preparazione delle celebrazioni: lettori con turni regolari persone incaricate della sacrestia e delle suppellettili sacre 22 7.4 cantori e incaricati della musica. Attualmente nella Comunità Pastorale prestano servizio cinque CORI incaricati delle pulizie settimanali gruppo Ester per gli addobbi floreali gruppo Chierichetti per il servizio dell’altare. Dal 2010 sono presenti anche cerimonieri formati attraverso corsi diocesani. ministri straordinari della Comunione Eucaristica per la cura spirituale dei malati. Stato attuale e punti di lavoro Le celebrazioni nella nostra Comunità Pastorale paiono allo stato attuale ben curate e vissute secondo una proposta unitaria in tutte e quattro le chiese. La partecipazione degli adulti è migliorata qualitativamente; si è notato in quasi tutti un ascolto attento e vivo della Parola di Dio e dell’omelia. E’ aumentato il numero dei ragazzi della catechesi che partecipano alla Messa domenicale. In ogni chiesa viene celebrata una Messa sempre più adeguata ai ragazzi, anche grazie alla presenza dei catechisti e dei genitori. In alcune chiese è però chiaramente visibile una partecipazione alla Messa domenicale incostante da parte delle famiglie che privilegiano molto le “domeniche insieme”,mentre sono assenti nelle altre occasioni. La chiesa in cui è stata introdotta, ha riscosso un buon successo la proposta “La Messa con mamma e papà” per i bambini da 0 a 7 anni. Si auspica quindi che, anche con modalità differenti, possa essere accolta in tutte le chiese della Comunità Pastorale. Nonostante i passi compiuti non si è ancora presa totalmente coscienza della sacralità del luogo e della reale presenza di Gesù Eucarestia. Questo fa si che alcuni non avvertano ancora l’importanza della puntualità. Inoltre il ringraziamento che segue l’Eucarestia non sempre è vissuto nel raccoglimento e col giusto senso di riconoscenza. Un punto su cui occorre ancora lavorare è quello dell’animazione musicale che richiede operatori preparati sia dal punto di vista tecnico che liturgico. Non tutte le Messe domenicali sono adeguatamente servite. Dall’anno 2009-2010 è iniziato un cammino di formazione comune dei cori della Comunità Pastorale che chiede però di essere meglio pianificato anche in vista della costituzione di un repertorio comune di canti. 23 8.Cultura 8.1 8.2 Obiettivo specifico Offrire momenti di proposta culturale che siano occasione di apertura, confronto e coinvolgimento aperto a tutti, con particolare attenzione a conoscere e valorizzare il patrimonio culturale cristiano, espressione di una bellezza che interpella ogni uomo. Spiegazione dell’obiettivo 8.3 Sviluppare un’attività di discernimento nei confronti della cultura e dei fatti del nostro tempo. Particolare attenzione andrà posta sui temi morali più importanti, quali quelli riguardanti il diritto alla vita o i valori educativi , per aiutare la comunità cristiana a confrontarsi con gli stimoli che vengono dalla contemporaneità partendo da un robusto senso della propria identità. Approfondire la conoscenza dei documenti ufficiali della Chiesa (Encicliche, Esortazioni Apostoliche…) a partire dal Magistero più recente e sostenere, insieme all’attività della Buona Stampa, l’importanza della stampa e della letteratura cristiana. Conoscere il patrimonio storico e culturale della cristianità, al fine di sviluppare nella nostra comunità il gusto del Bello, del Vero e del Buono. Da sempre la Chiesa ha promosso la produzione artistica come mezzo adeguato ed efficace di annuncio del Vangelo. In questo senso si svilupperanno maggiormente conferenze, pubblicazioni e visite guidate nei più importanti luoghi storico/religiosi del nostro territorio, per imparare a leggere storia-arte-cultura con una visione cristiana di scoperta della salvezza anche attraverso l’umano e il bello. Operatori coinvolti Il Centro Culturale “Fides et Ratio”, nella sua struttura definitiva, è stato costituito nel novembre 2007 dopo un cammino di formazione di quasi un anno. Approvato lo statuto, sono state elette nel febbraio 2008 le persone del consiglio Direttivo che resteranno in carica fino al 2011. Il Consiglio è composto da membri laici provenienti da tutte e quattro le chiese e dal Parroco, presidente del Centro. La Buona stampa vede coinvolti alcuni volontari delle quattro chiese che si organizzano per un servizio svolto principalmente in occasione delle Messe domenicali. 8.4 Stato attuale e punti di lavoro Il centro culturale ha fino ad oggi sviluppato principalmente le seguenti iniziative: Pubblicazione di materiale storico (sotto forma di collane di Quaderni e Schede Storiche) riguardante il nostro territorio ed in particolare la storia delle parrocchie della nostra Comunità Pastorale. Mediante lo strumento scritto si è cercato di portare alla conoscenza dei parrocchiani e di tutti i cittadini il patrimonio storicoartistico del nostro territorio, nonché alcune conoscenze legate alla Tradizione della Chiesa nel senso più ampio. Conferenze di tema storico, artistico o spirituale. Organizzazione di serate di elevazione spirituale con concerti di musica sacra in occasione delle feste patronali o di particolari momenti dell’anno, il Centro Culturale Visite guidate alle chiese ed alle città d’arte. 24 In occasione di alcuni tempi forti dell’anno liturgico, quale la Quaresima, il Centro Culturale organizza una serie di conferenze di tema sociale e religioso. La Buona Stampa ha cura in particolare di diffondere la stampa cattolica Si riscontra scarso interesse per il quotidiano Avvenire mentre hanno maggiore diffusione i periodici San Paolo (Famiglia Cristiana, Giornalino, G-Baby). Nella parrocchia di Santa Margherita la Buona Stampa svolge un servizio di libreria che è andato crescendo nel corso degli anni. In occasione delle feste patronali e in particolari circostanze la buona stampa ha curato banchetti di vendita straordinaria di libri e oggettistica sacra. Ancora da sviluppare è l’attenzione per i temi di più stretta attualità. Per intervenire sui temi di maggiore dibattito nel quotidiano sarà necessaria una grande capacità organizzativa per la quale ci sarà bisogno del sostegno di tutta la comunità. Per quello che riguarda la Buona Stampa è da favorire una maggiore integrazione e uno sviluppo e potenziamento in alcune chiese della Comunità Pastorale. 25 9. PER UN CAMMINO DI COMUNIONE “Un cuor solo con Maria”. La scelta di questo slogan è il cuore del nostro desiderio di camminare insieme. Il Sinodo Diocesano 47° ricorda: “ la Chiesa, in quanto è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano (cfr LG 1), è realtà di comunione. Ciò caratterizza essenzialmente la vita e la missione del popolo di Dio nel suo insieme, ma anche la condizione e l’azione di ciascun fedele”. (SD 47°, num. 132,1) Il cammino che si intraprende, con il progetto pastorale, impegna tutti a vivere la responsabilità nel valorizzare tutti i carismi presenti nella nostra Comunità Pastorale. Presbiteri, Diaconi, Comunità religiose e Laici sono chiamati intorno alla Parola per formarsi alla spiritualità di comunione. I Presbiteri sono chiamati a crescere nella comunione fraterna, per essere l’esempio vivente per tutto il Popolo di Dio. La missione condivisa da ciascuno, anche se realizzata in modi diversi, li abilita nel loro servizio di guida. I Diaconi, esprimono il carisma della diaconia della carità, sostenendo i Presbiteri e donando la loro esperienza, attraverso ruoli più immediati di mediazione tra i fratelli nella fede Le due comunità religiose, Ancelle del Santuario e le Suore della Carità di S. Giovanna Antida Thouret, testimoniano la radicalità evangelica a tutta città di Settimo attraverso un servizio dedito all’educazione dei piccoli per le Ancelle del Santuario e l’evangelizzazione e il servizio ai poveri per le Suore della Carità di S. Giovanna Antida. I Laici, che il Battesimo ha reso conformi a Cristo, in modi diversi testimoniamo nella storia la loro fede in Cristo, formano un unico Corpo in Cristo, in comunione con gli altri carismi. La presenza di una varietà di carismi all’interno della Chiesa, richiama il valore della diversità dei carismi, la bellezza e la ricchezza della varietà dei doni dello Spirito, che sarà necessario valorizzare, perché la Comunità di S. Maria del Rosario, nel suo cammino di comunione, possa esprimere sempre più l’immagine di una Chiesa fraterna che si prende cura del bene di tutti. Infatti”A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio” (Cfr LG 12) 26 Preghiera a S. Maria del Rosario: patrona della Comunità Pastorale Maria donna dell’ascolto tu sai quanto bisogno di silenzio è necessario per incontrare il tuo Figlio Gesù, insegna alla nostra Comunità Pastorale il segreto dell’ascolto della Parola di Dio. Maria spesso abbiamo bisogno di distoglierci dalla frenetica vita quotidiana per entrare in noi stessi, per riscoprire il perché del nostro vivere e la verità dei nostri sentimenti. Sentiamo spesso il bisogno, di incontrare nel profondo del cuore, il tuo Figlio Gesù per conoscerlo di più, per scoprire il suo disegno di amore, che viene dato, sempre nuovo ogni giorno, in ciascuno di noi. Maria aiutaci a conoscere e custodire la verità, come hai fatto tu nella nascosta casa di Nazareth. Educaci nel silenzio, all’infinita larghezza delle vedute dello Spirito, e donaci di scoprire le continue meraviglie che operi nella storia della nostra città di Settimo Milanese. S. Maria del Rosario, accogli le attese delle nostre quattro parrocchie, la loro ricchezza e la loro povertà. Diventa per loro Madre e Maestra. Siamo certi che se tu le prendi per mano, si sentiranno protetti dal tuo amore e cammineranno con più sicurezza sulle strade della comunione, della corresponsabilità, della gioia e dell’unità. Amen. 27 Nella ricorrenza del quarto centenario della canonizzazione di San Carlo Borromeo (1610 – 2010) Settimo Milanese 7 ottobre 2010 28