Poste italiane s.p.a.
Sped. in a.p.
D.L. 353/2003 (conv. in
L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1,
DCB Filiale di Pistoia
Direzione, Redazione
e Amministrazione:
PISTOIA Via Puccini, 38
Tel. 0573/308372 Fax 0573/568604
e_mail: [email protected]
www.settimanalelavita.it
Abb. annuo e 45,00
(Sostenitore e 65,00)
c/cp n. 11044518 Pistoia
LaVita
dal 1897
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
C
sono atteggiamenti sufficienti. Scrive
a questo proposito “Aggiornamenti
Sociali”, la rivista dei gesuiti di Milano: “Astensionismo, disaffezione, caduta dei partiti tradizionali ci parlano di un grido di sdegno, della volontà di non fornire ulteriore legittimazione a qualcosa in cui non si ha più
fiducia, ma non necessariamente del
venir meno della passione per la democrazia e il bene comune… Non è la
società a ritirarsi dalla politica, sono i
partiti che hanno perso la capacità di
ascoltarla e di comunicare con essa:
nonostante al loro interno ci siano
anche persone seriamente impegnate,
la percezione dello scollamento dalla
realtà è ormai drammatica”.
Dal dramma non si esce se non
con un ritorno completo sui propri
passi, alla ricerca delle finalità cui
devono assolvere i partiti in una democrazia veramente funzionante. Si
dice, da parte dei competenti, che
senza partiti questa non è possibile,
ma naturalmente ciò non giustifica
tutte le storture e tutte le malefatte
a cui abbiamo dovuto assistere negli
ultimi tempi. Essi devono essere democratici al loro interno, trasparenti,
onesti nella gestione del patrimonio
comune, ispirati unicamente dal bene
di tutti e non dei propri interessi,
che per questo non riducono la loro
presenza e la loro attività semplicemente alla ricerca di posti e di
privilegi come tendono a fare oggi,
esemplari nella lotta alla dilagante
corruzione, capaci di rinunciare ai
privilegi accumulati nel corso degli
anni e di dismettere completamente
gli abiti della partitocrazia attraverso
la quale hanno potuto occupare, senza averne il diritto, sostanzialmente
tutti i posti appetibili della società,
magari indicando adepti senza una
sufficiente competenza, ritornando ai
pochi e nobili scopi che affida loro la
nostra Costituzione. La quale all’art.
49 afferma testualmente: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con
metodo democratico a determinare la
politica nazionale”.
Il cammino di ritorno è lungo e
difficile, come è stato lungo il cammino di andata. I passi fatti in avanti
ora hanno bisogno di altrettanti passi
da fare all’indietro. Un percorso che
interessa tutti, anche se non tutti
sono nelle stesse condizioni. Ma è
inutile negare che almeno qualcosa
dei mali che ora abbiamo sommariamente descritto si è attaccato a tutti.
Le persone esemplari ci sono certamente state e ci sono ancora, ma non
sono molte e, comunque, non sono
DOMENICA
24 GIUGNO 2012
T O S C A N O
Si fa presto a dire
antipolitica
on la crescita progressiva e, per ora almeno,
ininterrotta, di quel
fenomeno che va sotto
il nome di antipolitica,
la situazione italiana
si sta terribilmente aggravando, si
direbbe ogni giorno sempre di più.
La contestazione, il disgusto della gestione politica in generale e in
particolare del comportamento dei
partiti, la fuga dalla necessaria partecipazione e la distanza del mondo
reale dal mondo legale, stanno crescendo a vista d’occhio, nonostante
la presenza di un governo tecnico
che sta facendo il possibile per trarre
fuori il nostro paese dal baratro (il
termine non sembra affatto esagerato) in cui era caduto per colpa dei
governi precedenti, in concomitanza
con la crisi che da alcuni anni grava
sull’intero mondo occidentale. Una
crisi per molto tempo negata e poi
apparsa invece in tutta la sua gravità
sotto lo sguardo impaurito dell’intera
nazione.
Nessuno che voglia ragionare seriamente può approvare le critiche
smodate e senza costrutto che alcuni
movimenti stanno conducendo con un
linguaggio a volte perfino inudibile.
La stanchezza della gente è tale che,
per ora almeno, non sembra possibile chiedere un ritorno alla ragione
e nemmeno alle elementari regole
dell’educazione. L’antipolitica molto probabilmente non reggerà per
lungo tempo e non avrà certamente
i risultati attuali in caso di elezioni politiche. Ci sono esperienze nel
nostro passato che ci suggeriscono
abbastanza chiaramente queste conclusioni. I più anziani certamente
ricordano quando negli anni lontani il
movimento dell’Uomo Qualunque di
Guglielmo Giannini raggiunse punte
molto alte, riuscendo a portare alla
Camera diverse decine di deputati.
Poi il movimento abbastanza rapidamente si sgonfiò e il suo fondatore si
presentò addirittura come candidato
nelle liste elettorali di un suo nemico
diretto, che era nella fattispecie la
Democrazia Cristiana, l’allora partito
di maggioranza.
Però queste o simili considerazioni
non possono essere prese come esaustive: c’è qualcosa nell’attuale contestazione da valorizzare e da prendere
in seria, serissima considerazione.
L’esecrazione dell’antipolitica o il
sorriso compiaciuto e beffardo dinanzi al comico che la sta guidando coi
suoi gridi disarticolati e senza indicazioni organiche che aiutino il paese
a uscire dall’attuale situazione, non
25
Anno 115
e1,10
1,10
e
Mario Monti, il Presidente del consiglio, prosegue fra mille difficoltà ma con grande dignità il suo difficile
compito di risanamento del Paese
sufficienti a purificare completamente i partiti, i movimenti, i raggruppamenti che si presentano a domandare
il nostro voto.
Un cammino lungo, ma urgente,
urgentissimo, perché i tempi stringono
e la contestazione rischia di divenire
un tumore inguaribile, capace di met-
tere a repentaglio le sorti della nostra fragile e giovane democrazia. La
lezione dell’antipolitica, se così vogliamo continuare a chiamarla, è un
richiamo salutare. Domani potrebbe
essere veramente troppo tardi.
I CATTOLICI
NELL’ATTUALE
SITUAZIONE
POLITICA
Tre proposte, non del
tutto omogenee, che
possono suscitare
l’attenzione di tutti
mentre, in vista
delle prossime elezioni,
si stanno decidendo
le nostre sorti future
Pagina 2
PAPA GIOVANNI,
L’INNOVATORE
Un suo amico e
confidente ha
elencato ben trenta
novità del Papa buono
Pagina 5
I NOSTRI SOLDI
Il governatore della
Banca d’Italia,
Vincenzo Visco, ha
delineato il prossimo
cammino del nostro
Paese, gravato da
troppe tasse, per un suo
futuro migliore
Pagina 13
IL DECRETO
SULLA CRESCITA
Il governo Monti ha
emesso un corposo
elenco di iniziative per
la ripresa dell’Italia
Pagina 14
IL MESSICO
NELLE URNE CERCA
LO STOP AI NARCOS
Il gigante
latino-americano
si rivela un Paese
sempre più soggiogato
e stordito alla tv
Pagina 15
Giordano Frosini
La Vita è on line
clicca su
www.settimanalelavita.it
2
primo piano
I CATTOLICI NELL’ATTUALE TURBINIO POLITICO
L
e bocce si stanno muovendo. Grazie a Dio, anche il mondo cattolico, almeno in alcune sue parti,
sta riflettendo sulle responsabilità
del momento. La scontentezza per
l’inconsistenza abbastanza visibile
dell’influsso dei cattolici in politica
sta determinando una serie di prese di posizione assai interessanti.
Dopo il famoso convegno di Todi di
qualche mese fa, le stesse associazioni presenti hanno pubblicato un
manifesto per la buona politica, in
preparazione a un convegno che si
terrà nel mese di ottobre.
Il documento prende in esame
tutti gli argomenti reperibili oggi
sul tavolo della politica: il bene comune come espressione dei valori
dei comportamenti e della qualità
delle relazioni che caratterizzano
la comunità; lo Stato, l’economia
della società civile visti dalla parte
di chi lavora investe, genera figli e
cura le persone; gli Stati Uniti d’Europa e le riforme del sistema Italia
con l’attuazione del Federalismo
fiscale e una nuova legge elettorale.
L’intenzione di fondo è espressa
nella parte iniziale che riportiamo
integralmente.
Alcune proposte
per la nostra
riflessione
Da diversi parti
si sta riflettendo
sul futuro dei cattolici
in politica. La situazione
attuale non è soddisfacente,
ma come ci dobbiamo muovere
in questa interminabile fase di transizione
del nostro paese e dell’Europa intera?
Verso Todi 2?
“Noi pensiamo la politica come
spazio privilegiato per la costruzione del bene comune, ovvero del
bene di tutti e di ciascuno, e quindi
come forma di carità.
Noi sosteniamo la buona politica che promuove la libertà e
la giustizia, sa rispettare i valori e
interpretare i bisogni del popolo,
sa tenere nel giusto equilibrio le
dimensioni dei diritti e dei doveri,
sa trovare la strada della crescita
nell’equità senza lasciare indietro i
poveri, sa promuovere la vita e valorizzare la ricchezza come motore
dello sviluppo, sa riconoscere il
merito e mettere a frutto i talenti.
Noi difendiamo la democrazia
come valore costituente del nostro
patto sociale e contrastiamo quelle
spinte autoritarie che, mai sopite,
possono sempre riaffiorare in Italia
come in Europa, anche a causa della diffusa sfiducia nei confronti dei
partiti e delle istituzioni.
Di fronte ad un mondo che
cambia tanto rapidamente, noi
avvertiamo l’urgenza di un nuovo
impegno e la necessità di preoccuparci e occuparci dei problemi della nostra comunità, di interrogarci
sulle implicazioni etiche, culturali
e sociali delle nostre scelte e dei
nostri comportamenti.
Sentiamo che la nostra responsabilità ci spinge a partecipare alla
costruzione di un ambiente favorevole alla libera espressione delle
persone, alla ricerca di una più alta
e sapiente mediazione sociale tra
opzioni e interessi diversi nella
direzione del bene comune, all’educazione all’esercizio dei diritti e dei
doveri, alla promozione dell’inclusione sociale dei ceti e delle persone meno abbienti.
Noi vogliamo restituire ai cittadini, alle comunità, ai territori, pur
in un contesto di grande difficoltà
sociale ed economica, l’orgoglio di
essere italiani, portatori di cultura,
professionalità e creatività uniche e
apprezzate in tutto il mondo.
Noi crediamo nella capacità
dell’Italia di avviare una nuova stagione di crescita, nel quadro della
globalizzazione contemporanea,
così da riaprire il futuro dei nostri
giovani, delle nostre famiglie, dei
nostri territori, specie quelli meno
sviluppati e di tutte le persone,
anche provenienti da altri paesi, che
sono pronte a dare il loro contributo alla costruzione del futuro
della nostra Patria.
Noi guardiamo con speranza
all’Europa dei popoli come alla
nostra Patria comune perché sappiamo che da essa dipende il futuro
dei nostri figli.
Il nostro paradigma di riferimento è fondato sugli insegnamenti
della Dottrina sociale della Chiesa
che, proponendo a tutti la fecondità
di una visione trascendente dell’essere umano, richiama ai principi
della fraternità, della promozione
del bene comune, della partecipazione, della sussidiarietà e della
solidarietà.”
La parte finale contiene gli
auguri per un lavoro fecondo e
chiama a raccolta l’intero mondo
cattolico.
“Noi chiediamo e sosteniamo
una politica capace di rafforzare
valori popolari condivisi e di mobilitare grandi energie comunitarie.
Una politica coraggiosa e lungimirante, frutto della lucida consapevolezza di dover affrontare problemi
complessi, nel rapporto con una
molteplicità di attori, nella ricerca
delle soluzioni possibili. Una politica
saggia, buona e moderata capace di:
esprimere una visione sobria
dell’esercizio del potere;
promettere solo ciò che è in
grado realisticamente di garantire e
realizzare;
favorire la crescita degli ambiti
di partecipazione democratica e
l’assunzione di responsabilità sociale da parte delle persone e dei
gruppi organizzati, come condizione
per poter affrontare i problemi con
efficacia e compatibilità;
sostenere, sulla base del principio di solidarietà, la cooperazione
tra persone, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, istituzioni pubbliche nel perseguimento del bene
comune;
rispettare il pluralismo ideale ed
economico, oltre che le specifiche
autonomie;
contrastare, in ogni ambito, il
radicalismo culturale e ideologico.
Ritenere che il destino di una
comunità nazionale, e di ogni comunità, dipenda soprattutto dalla
capacità dei suoi membri, singoli e
organizzati, di sviluppare liberamente valori condivisi come condizione
per poter affrontare cambiamenti e
innovazioni;
ed essere così in grado di accogliere le persone che provengono
da altri Paesi.
Siamo consapevoli che è urgente rinnovare i contenuti e la qualità
del nostro impegno al servizio del
bene comune alla ricerca di una via
originale per l’uscita dalla crisi economica, che valorizzi e riconosca
la straordinaria qualità delle reti
familiari, sociali ed economiche, che
caratterizzano la vita delle nostre
comunità locali. Sono queste reti
che consentono al nostro Paese di
essere un protagonista economico,
sempre vitale nel contesto internazionale, solidale al suo interno,
accogliente verso gli immigrati.
Un Paese che può contare su
un patrimonio inestimabile di organizzazioni della società civile, che,
praticando il dono come gratuità,
dimostrano con i fatti cosa voglia
dire prendere sul serio il principio
di fraternità.
Nell’ottica della responsabilità,
vogliamo dunque occuparci di politica, contribuendo alla ricostruzione del senso dello Stato e al rafforzamento della qualità morale della
vita pubblica, nel pieno rispetto della laicità delle istituzioni, ma anche
nella serena consapevolezza che
l’ispirazione religiosa, lungi dall’essere delimitata alla sfera privata,
possa e debba arricchire la qualità
della vita politica e delle istituzioni
e rendere lo spazio pubblico di tutti
e di ciascuno.
Siamo convinti che questo
percorso, soprattutto in Italia e in
Europa, possa essere favorito dalla
vitalità delle comuni radici cristiane
che hanno contribuito, in modo determinante, a edificare le esperienze storiche delle economie sociali
di mercato.
Il nostro contribuito al rinnovamento della politica si articolerà
piuttosto in modo innovativo, attraverso due canali principali: per un
verso, la partecipazione alla formazione dei programmi e delle linee
di azione di governo; per l’altro
verso, il miglioramento della qualità
delle classi dirigenti, a partire da un
lavoro di condivisione e coesione
all’interno del variegato mondo
cattolico, su valori, contenuti e
modalità di presenza. Sempre nel
rispetto della specificità dei ruoli,
delle differenti missioni associative
e delle opzioni elettorali.
Nel dialogo aperto con le altre
principali culture ed esperienze sociali e politiche presenti nel Paese, il
nostro sforzo sarà teso a confrontare le posizioni ed a costruire convergenze e unità di intenti in vista
del bene comune dell’Italia.
Al fine di conseguire questi
ambiziosi ma possibili obiettivi è
necessario dotarci di modalità organizzative: per formare le persone,
in particolare le nuove generazioni,
Vita
La
n. 25 24 giugnoo 2012
all’attività politica; per produrre
analisi e proposte condivise; per
operare scelte vincolanti in base a
pratiche di democrazia deliberativa;
per interloquire con le rappresentanze che intendono condividerle;
per sostenere il dialogo strutturato
con le varie istituzioni.”
Un parere diverso
di “Agire
politicamente”
Frattanto però, il movimento
cattolico “agire politicamente”
prende le distanze dal manifesto
precedente e dalle intenzioni politiche dei loro sostenitori. “Non ci
riconosciamo nel manifesto e nel
programma in vista di una nuova
Todi” perché “non ci convince nel
merito la ‘regia ecclesiastica’ che
mette in discussione l’autonoma
responsabilità dei laici e, nel metodo, l’ambiguità del progetto”.
Almeno alcuni dei firmatari
hanno caldeggiato e sostenuto per
anni Berlusconi, poi lo hanno scaricato senza fare nessuna autocritica
sulle proprie responsabilità.
L’appello a un programma non
moderato ma più decisamente riformista è sostenuto anche dall’appello ai liberi e forti con cui Luigi
Sturzo nel 1919 dette l’avvio a quel
piccolo capolavoro che fu il Partito
Popolare.
È proprio il presidente dell’Istituto Luigi Sturzo, Roberto Mazzetta, che sul Corriere della Sera
di venerdì 15 giugno riprende il
discorso preceduto, sullo stesso
quotidiano, da un intervento del
professor Dario Antiseri che augurava la “fine della diaspora politica
dei cattolici e la formazione di un
partito sturziano di cristiani liberali
e solidali”.
La conclusione è almeno degna
di essere attentamente valutata.
Insieme a Monti?
“Se fossimo previdenti, avremmo il dovere di assegnare alle forze
riunificate e riattivate dall’associazionismo cristiano il compito di
funzionare come elemento aggregante delle energie vive del Paese,
favorendo un vasto rassemblement
capace di chiedere agli elettori di
dare una base forte e stabile di legittimità democratita alla continuità
di un’azione di governo che possa
essere efficace e credibile là dove
è necessario e decisivo esserlo, a
Bruxelles, a Berlino, a Washington.
Possiamo convenire, essendoci
guardati intorno, che il ruolo indispensabile di ‘federatore’ di quel
rassemblement spetti al capo del
governo che porta il Paese alle elezioni e chiede ai cittadini di poter
continuare un lavoro altrimenti
lasciato a metà con l’autorevolezza
che deriva solamente dalla volontà
popolare. A un simile proposito,
laico-riformatore, l’associazionismo
cristiano saprebbe anche offrire
una parte di nuova classe dirigente,
preparata e pulita, già sperimentata
nel lavoro sociale e civile in tutte le
realtà del Paese.”
Sarebbe bello che sul tema in
questione e su quanto abbiamo
pubblicato si aprisse un fecondo
dibattito fra i nostri lettori.
R.
Vita
La
24 giugno 2012
-B
uongiorno
bambini!
-Buongiorno
signora Ma-
estra!
-Oggi faremo un bel gioco, il
gioco della solidarietà.
-E cos’è signora Maestra?
-E’ una cosa semplice, vedrete
sarà anche divertente. Allora,
Luigino che nell’ultimo compito
di aritmetica hai preso 8, spiega
a Ombretta le tabelline del 7 e
del 9 perché mi pare che ultimamente non le avesse imparate
bene. E tu Francesco racconta
a Giovanni cosa abbiamo spiegato sui dinosauri la settimana
scorsa, lui purtroppo era malato
ed è rimasto un po’ indietro.
Insomma bambini cerchiamo
tutti di dare una mano a tutti. I
più bravi vadano accanto a quelli
un po’ meno bravi e li aiutino, io
intanto sarò sempre qui accanto
a voi per insegnarvi ad aiutare.
Ah bambini, dimenticavo, non
andremo avanti nel programma
fino a quando tutti non avrete
imparato quello che il vostro
compagno di banco sa più di voi!
Che bello sarebbe avere
una scuola primaria che investe in passione, che trasmette
la passione, la passione dell’insegnamento, del conoscere,
dell’altruismo nei confronti
del più debole, del meno
bravo. Investire in sacrifici,
quelli dell’insegnante e quelli
dell’alunno. La voglia e la
passione per riuscire a fare
emergere per arrivare ad
essere, se non uguale, molto
cultura
n. 25
Signora Maestra
lei è bocciata!
In occasione del 45° anniversario
della scomparsa di don Lorenzo
Milani priore di Barbiana
(26 giugno 1967), la recente
bocciatura di cinque bambini
di prima elementare della scuola
di Pontremoli non può passare
inosservata ed induce a qualche
riflessione…
di Alessandro Orlando
simile agli altri. Un buon insegnante è anche questo. Mi
piacerebbe pensare docenti
colti, appassionati, animati da
un profondo senso di responsabilità per le conseguenze
del loro agire sulla vita di coloro che diventeranno futuri
meccanici, scienziati, medici,
impiegati, avvocati, operai nelle
fabbriche, ricercatori, architetti, commercianti, ingegneri e
perché no anche futuri insegnanti. Mi piacerebbe pensare
docenti che giornalmente traducono il proprio patrimonio
intellettuale e morale in azioni
IL GIORNALE “AVVENIRE” PRESENTA UN TESTO DI GIORDANO FROSINI
La nostalgia di Dio
da Beckett a Heidegger
di Francesco Pistoia
A
i problemi di cui si occupa il volume “Teologia
oggi” edito da Edb (pp. 260, € 24) Giordano
Frosini dedica una costante attenzione: li
pensa, li elabora, li rivede, li arricchisce, mosso sempre dal desiderio di dare una mano al fratello
assetato di cose belle e di verità. L’intento didattico, ben
mirato e calibrato, lo guida in un processo lungo e non
semplice di chiarificazione, destinato a sussultare interesse vivo e attiva partecipazione a un discorso che, di
là dalle apparenze è tutt’altro che estraneo alla cultura
del nostro tempo, alla sensibilità delle donne e degli
uomini d’oggi.
Origini della teologia cristiana, di storia del pensiero
cristiano, sguardi su letteratura e arte: una sintesi impostata non su orme fredde, ma tutta dettata da esigenze
spirituali, robusta e densa. I riferimenti all’insegnamento
tradizionale mirano a dare l’avvio a un dibattito dibattito stimolante, ricco di spunti, tutto attualità. Teologia
dogmatica, cristologica, ecclesiologia, escatologia: i
“trattati” sono sviluppati in tutti i loro risvolti, ma anche ripuliti da incrostazioni scolastiche e accademiche
pesanti e fuorvianti. Al centro c’è la Chiesa sacramento
di salvezza, c’è la Chiesa che non si estranea dai problemi dell’uomo, ma li sente suoi e li illumina: la fragilità
dell’essere umano, il senso del peccato, la tensione alla
giustizia, la sete di sapere, il rapporto tra fede e ragione,
tra teologia e filosofia, tra teologia e scienza. E il desiderio di comprendere il mondo, la creazione, il cammino
dell’uomo nella storia e verso un fine ultimo.
Frosini si avvale del patrimonio di cultura teologica dei
grandi maestri d’ogni tempo, tenendo ben fermo lo
sguardo sulle pagine della Bibbia e su quelle di un magistero incessante. E la sua teologia dall’impianto sistematico mira a delle certezze.
Ma l’ispirazione forte
del lavoro (collegabile
al “Piccolo manuale di
teologia”) va ricercata altrove e forse
fuori dell’intento
didattico. Un libro,
utile alla scuola
(non solo alle
scuole di teologia),
va letto come
espressione della
spiritualità contemporanea: un’interpretazione
delle tensioni e delle inquietudini serpeggianti nella
storia umana, nel dramma degli uomini d’oggi. I quali
non si sentono soddisfatti di tante pur mirabili conquiste e non si sentono abitatori felici della complicata
tecnopoli moderna. Le “pretese” dell’umanesimo ateo
seminano dubbi, sono laceranti, producono un vuoto
pauroso.
«Il nostro tempo, che ufficialmente ha voluto fare a
meno di Dio, nonostante tutto, ne avverte ancora il
bisogno, perché capisce sempre meglio che da solo non
potrà salvarsi». E qui Frosini raccoglie alcune “invocazioni” per «sottolineare i segni della nostalgia di Dio»:
Horkheimer («il totalmente altro»), Beckett (“Aspettando Godot”), Kafka (l’attesa del “Dio personale” o
“Dio domestico”, motivo esplicito ne “Il messaggio
dell’imperatore”), Heidegger (“Ormai solo un Dio ci
può salvare”), Camus («Bisognerebbe che l’impossibile
fosse»). Da qui il bisogno di accedere ai tesori della
Grazia, al Vangelo della Grazia. La Grazia che, se si ricorda San Paolo, «è lo stesso Spirito Santo.
e comportamenti concreti
volti a fondere il proprio lavoro con i dettami della loro
coscienza. Non si può vivere
solo di arido tecnicismo, di
parametri scontati, a volte
serve un po’ di immaginazione
e una buona dose di elasticità mentale nel giudicare,
specie se chi sta di fronte è
un bambino di sei anni. E qua
rientra l’insegnamento di don
Milani: “Quando avete buttato
nel mondo d’oggi un ragazzo
senza istruzione è come avere
buttato dal cielo un passerotto
senza ali”. Questo non vuol
dire bocciare e far ripetere
la prima elementare, perché
il bocciare in prima elementare un bambino significa aver
perso, vuol dire essere sconfitti come insegnanti e come
persone. Significa non essere
stati capaci di stimolarlo, di
capirlo, di conoscerlo, di rendersi conto dei suoi problemi,
delle sue preoccupazioni, dei
suoi sogni, e perché no, delle
sue pigrizie. Insomma di dare
tutto ciò che serve a farlo
diventare grande. Il comportamento degli insegnanti che
hanno bocciato a Pontremoli
cinque bambini della prima
elementare di cui tre extracomunitari e due italiani tra cui
un disabile merita una riflessione. Penso che dovrebbero
vergognarsi almeno un po’, in
ordine per tre motivi fondamentali: il primo perché per
un bambino non italiano imparare a scrivere e a leggere
in una lingua che non è quella
madre la difficoltà è doppia,
il secondo motivo è quello
di non aver considerato la
scuola primaria come una
scuola di base che deve dare
al bambino il primo approccio all’apprendimento e alle
conoscenze, rispettandone
però i tempi che sono diversi
da individuo a individuo.
In ultima analisi, ma non
meno importante, questi luminari della didattica dovrebbero riconoscere che il mondo della scuola non va avanti
perché si seguono normative
ministeriali che prevedono
determinati comportamenti
e decisioni a volte assurde,
3
ma perché nell’insieme ci
sono anche insegnanti di ogni
ordine e grado che svolgono
il loro lavoro mettendo continuamente in discussione
il proprio operato e che,
specie nella scuola primaria
si rendono conto di avere di
fronte delle piccole piantine
con deboli radici da seguire
e coltivare con amore, da far
crescere con comprensione
e fatica. I bambini di cinque o
sei anni di età non sono delle
erbacce da sradicare per rendere il proprio percorso più
agevole e meno faticoso. Bene
ha fatto il Ministro Profumo
a disporre un’ispezione straordinaria, speriamo che serva
per fare chiarezza su di un
Istituto che da tempo aveva
fatto parlare di sé specie
nell’ultimo anno scolastico.
Leggo su di un quotidiano
che vi sono stati ricorsi al
Tar, diffide, segnalazioni ed
infine queste cinque incredibili bocciature. Mi domando:
oggi che sono così di moda
le certificazioni degli alunni
non sarebbe forse utile proporre la certificazione degli
insegnanti? L’insegnamento
non è una guerra nella quale
c’è un avversario da vincere,
l’insegnamento presuppone
solo tanta dedizione, tanto
sacrificio e molta comprensione nei confronti dei più
deboli. I veri nemici da battere sono l’approssimazione
e l’indifferenza. Questi sono
i veri nemici che stanno uccidendo la scuola italiana.
Un’ultima considerazione: a cosa può servire l’aver
bocciato un bambino disabile
se non a mortificare ulteriormente la persona e la famiglia.
Chiedere a quel bambino di
ripetere l’anno scolastico non
è stata una prova di forza, ma
una profonda debolezza e una
grande sconfitta. Noi tutti
possiamo apprendere molto
e molte cose da una persona
diversa dagli altri e molto di
noi stessi abbiamo il dovere
di dare a questa persona, se
non altro per cercare di colmare le sue lacune. Signora
Maestra l’aver rispettato le
normative ministeriali questa
volta non ha assunto il valore
di dovere, ma il sapore di
una sterminata e purtroppo
insanabile chiusura mentale.
Mi dispiace dirglielo! Anzi no
non mi dispiace per niente!
- Signora Maestra, lei è
bocciata!
Poeti Contemporanei
I colori dell’amore
Che bello l’amore:
Ti colora la vita di rosa.
È gioia, è allegria,
Ti porta lontano con la fantasia.
Rosso è l’amore che infiamma
Come papavero al sole di giugno
Che i petali lascia nel grano dorato.
Poi viene l’autunno e il cielo scolora,
invece di azzurro si tinge di grigio.
Che brutto colore ha l’amore finito.
Marisa Gerini Soldi
4
attualità ecclesiale
L’uomo non è solo
e in balia di poteri
a volte distruttivi
di Cristiana Dobner
N
el nostro contesto urbano e inquinato la semina
si riduce a qualche vaso
da terrazzo o qualche fazzoletto di terra, micro o macro semina che sia, una qualche volta il seme
lo abbia gettato, piantato e irrigato.
Forse abbiamo il pollice verde: tutto
si sviluppa e spunta sotto le nostre
dita.
Ci crediamo se non proprio
creatori, almeno coltivatori esperti
e cadiamo in un equivoco quando ci
poniamo sul piano spirituale indicato
dalle parabole che, all’Angelus del 17
giugno, papa Benedetto illumina con
chiarezza alla luce della fede: “È Lui
il Signore del Regno, l’uomo è suo
umile collaboratore, che contempla
e gioisce dell’azione creatrice divina
e ne attende con pazienza i frutti”.
Noi siamo solo collaboratori e, come
tali, dovremmo rivolgere lo sguardo
non ai nostri piani, alle nostre idee,
ma a quel Creatore la cui “opera è
feconda nella storia”, dovremmo
contemplare, cioè ammirare, scrutare, osservare con gioia, imparare
da Lui come intervenire su noi stessi,
i nostri rapporti con gli altri, il nostro concreto costruire l’esistenza.
La tensione quindi è duplice: da Dio
alla persona umana e dalla persona
umana alla storia, cioè a noi stessi
in balia di forze più grandi e, magari,
distruttive? In realtà il seme si deve
distruggere, deve marcire, deve
scomparire.
Quando siamo immersi in uno
stato d’animo o in evento reale e
tangibile che parli di marcire e di
annientamento, il moto non può che
essere di rifiuto, di diniego. Nessuno
può essere lieto di finire in muffa.
Anche se a ben riflettere c’è una
muffa divenuta penicillina…
Il soccorso ci viene dalla stessa
natura del seme, la nostra natura,
perché sostiene papa Benedetto:
“La debolezza è la forza del seme,
lo spezzarsi è la sua potenza”.
Non ce lo deve dire quando
siamo deboli e non ce la facciamo
più, neppure quando siamo spezzati
e non esiste via d’uscita.
Infatti non ce lo dice, lo afferma
oggi quando possiamo fare nostra una certezza evangelica quale
risorsa preziosa, lo dona a tutti i
cosiddetti “deboli”, agli inconcludenti, a coloro che sono un fiasco
in partenza, a ogni esistenza che
faccia leva sul dolore dello spezzarsi e sull’incapacità di rialzarsi.
Questa consapevolezza non presuppone o postula un progetto di
debolezza ricercata e stabilita, ne
tiene solo conto e, quando questa
emerge o, magari s’impone, non si
scontra con un muro di cemento
travolgente ma con un varco accogliente di buon terreno fruttuoso
per sé e per gli altri.
Il nostro Pastore non ci esorta all’astenia ma a un “fare” che
realmente sia cristiano e si misuri
con quanto Ignazio di Loyola ha
sintetizzato: “Agisci come se tutto
dipendesse da te, sapendo poi che
in realtà tutto dipende da Dio”.
Progettazione acuta, allenamento
preciso, esecuzione pronta e rapida,
n. 25 24 giugnoo 2012
Vita
La
CONTRO LA DISSOLUZIONE
La nostra
piccola forza
eppure totalmente abbandonata,
affidata, non per insipienza ma per
somma saggezza che osserva sempre l’agire del Creatore e gli cede
il passo: noi siamo sempre secondi,
mai primi.
È la legge che governa quel
Regno che nulla ha da spartire con i
regni o le dominazioni mondane, non
ha bisogno di leader o di esperti manager, ma solo di semi che si lascino
marcire per concretare quell’opera
evangelica che Egli ci ha affidato:
“Una realtà umanamente piccola”
come il granello di senapa; “composta da chi è povero nel cuore”, da
chi è totalmente affidato, sospeso
al volere di Dio; “da chi non confida
nella propria forza, ma in quella
dell’amore di Dio”, perché non fa i
conti la propria presunta onnipotenza ma con la assoluta debolezza; “da
chi non è importante agli occhi del
mondo” ma lo è agli occhi di Dio e di
tutti i viventi che ci attendono in Paradiso; il profilo non è dei più allettanti: fare ma attendersi che magari
venga rovesciato o annullato; morire
per credere di crescere veramente;
affaticarsi per guadagnare forza ma
dovendo cedere alla debolezza… un
curriculum così stilato non verrebbe
davvero preso in considerazione da
nessuna azienda!
Sul cartellino d’identificazione
campeggerebbe una sola parola: nullo
a ogni utile servizio!
Chi però vive queste dimensioni
per scelta evangelica suggerita dallo
Spirito nel profondo, ha colto che
“proprio attraverso di loro irrompe
la forza di Cristo e trasforma ciò che
è apparentemente insignificante”.
Problemi, disastri sociali o cata-
strofi naturali, migrazioni e carestie,
come affrontarle? Come dare una
svolta a quanto tende alla dissoluzione?
Vi opponiamo “la nostra piccola
forza, apparentemente impotente
dinanzi ai problemi del mondo” e
dice bene:“Apparentemente” perché
non siamo soli, ci è richiesto solo
slancio, spostamento, una sorta di
sbilanciamento di questa pochezza
che “se immessa in quella di Dio
BENEDETTO XVI
Il seme e il terreno
Una riflessione
sull’opera feconda di Dio nella storia
“A
ttraverso immagini tratte
dal mondo
dell’agricoltura”, il seme che cresce da solo
e il granello di senape, “il Signore
presenta il mistero della Parola e
del Regno di Dio, e indica le ragioni della nostra speranza e del
nostro impegno”. Lo ha affermato
Benedetto XVI, sempre in occasione dell’Angelus di domenica
scorsa.
Umile
collaboratore
Nella prima parabola “l’attenzione
è posta sul dinamismo della semina: il seme che viene gettato nella
terra, sia che il contadino dorma
sia che vegli, germoglia e cresce
da solo. L’uomo semina con la
fiducia che il suo lavoro non
sarà infecondo. Ciò che sostiene
l’agricoltore nelle sue quotidiane
fatiche è proprio la fiducia nella
forza del seme e nella bontà del
terreno”. Questa parabola richiama “il mistero della creazione
e della redenzione, dell’opera
feconda di Dio nella storia”. “È
Lui – ha sottolineato il Papa - il
Signore del Regno, l’uomo è suo
umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice
divina e ne attende con pazienza
i frutti”. Il raccolto finale ci fa
pensare “all’intervento conclusivo
di Dio alla fine dei tempi, quando Egli realizzerà pienamente il
suo Regno”. Il tempo presente è
“tempo di semina, e la crescita del
seme è assicurata dal Signore”.
Il granello
di senape
Anche la seconda parabola utilizza l’immagine della semina. “Qui,
però – ha avvertito il Santo Padre
-, si tratta di un seme specifico, il
granello di senape, considerato
il più piccolo di tutti i semi. Pur
così minuto, però, esso è pieno
di vita, dal suo spezzarsi nasce un
germoglio capace di rompere il
terreno, di uscire alla luce del sole
e di crescere fino a diventare ‘più
grande di tutte le piante dell’orto’: la debolezza è la forza del
seme, lo spezzarsi è la sua potenza”. Così “è il Regno di Dio: una
realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore,
da chi non confida nella propria
forza, ma in quella dell’amore di
Dio, da chi non è importante agli
occhi del mondo; eppure proprio
attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è
apparentemente insignificante”.
Ottimisti malgrado
le difficoltà
L’immagine del seme – ha dichiarato Benedetto XVI - è
particolarmente cara a Gesù,
perché esprime bene il mistero
del Regno di Dio. Nelle due parabole di oggi esso rappresenta
una ‘crescita’ e un ‘contrasto’: la
crescita che avviene grazie a un
dinamismo insito nel seme stesso
e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme e la grandezza
di ciò che produce”. Per il Papa,
“il messaggio è chiaro: il Regno di
Dio, anche se esige la nostra collaborazione, è innanzitutto dono
del Signore, grazia che precede
l’uomo e le sue opere. La nostra
piccola forza, apparentemente
impotente dinanzi ai problemi
del mondo, se immessa in quella
di Dio non teme ostacoli, perché
certa è la vittoria del Signore”.
Giornata del
rifugiato e
Congresso
eucaristico
internazionale
Dopo l’Angelus, il Pontefice ha
ricordato che “ricorre mercoledì
prossimo, 20 giugno, la Giornata
mondiale del rifugiato, promossa
dalle Nazioni Unite. Essa vuole at-
non teme ostacoli, perché certa è la
vittoria del Signore”.
Non è la vittoria del podio,
della corona d’alloro, del premio in
euro saltellanti, è “l’esperienza del
miracolo d’amore” che genera un
altro atteggiamento, debole fin che si
vuole ma che “ci fa essere ottimisti,
nonostante le difficoltà, le sofferenze
e il male che incontriamo”.
Dono non prodotto, sorriso
grato non autocompiacimento,
tirare l’attenzione della comunità
internazionale sulle condizioni di
tante persone, specialmente famiglie, costrette a fuggire dalle proprie terre, perché minacciate dai
conflitti armati e da gravi forme
di violenza”. “Per questi fratelli e
sorelle così provati – ha aggiunto
- assicuro la preghiera e la costante sollecitudine della Santa Sede,
mentre auspico che i loro diritti
siano sempre rispettati e che
possano presto ricongiungersi con
i propri cari”. Il Santo Padre ha rivolto anche un pensiero all’Irlanda,
dove oggi si terrà la celebrazione
conclusiva del Congresso eucaristico internazionale, che “durante
questa settimana ha fatto di Dublino la città dell’Eucaristia, dove
molte persone si sono raccolte in
preghiera alla presenza di Cristo
nel Sacramento dell’altare. Nel
mistero dell’Eucaristia Gesù ha
voluto restare con noi, per farci
entrare in comunione con Lui e
tra di noi”.
Una nuova beata
La figura di una nuova beata è
stata poi presentata da Benedetto XVI. “Desidero ricordare con
gioia che questo pomeriggio, a
Nepi, nella diocesi di Civita Castellana, verrà proclamata beata
Cecilia Eusepi, morta a soli 18
anni – ha detto il Papa -. Questa
giovane che aspirava a diventare
suora missionaria, fu costretta ad
abbandonare il convento a causa
della malattia, che visse con fede
incrollabile, dimostrando grande
capacità di sacrificio per la salvezza delle anime”.
Vita
La
24 giugno 2012
H
a cominciato subito interrompendo la tradizione dei nomi comuni
assunti dai Pontefici nei
secoli precedenti e facendosi chiamare Giovanni XXIII, che era già
stato il nome di un antipapa. Ha abolito l’usanza dei cardinali di baciare
la pantofola del nuovo pontefice immediatamente dopo la sua elezione.
Ha derogato alle norme di Sisto V
(1590) che limitavano il numero dei
cardinali, portandoli subito da 70 a
75, poi a 90. Ha eletto per primo un
cardinale africano, uno cinese e uno
giapponese.
In Vaticano, da tempo immemorabile, vigeva una regola rigida:
nelle ore in cui il Papa camminava
nei giardini, era proibito ai fedeli
l’accesso alla cupola di San Pietro.
Non si voleva che la presenza di
occhi estranei turbasse i momenti
di distensione del pontefice. Papa
Giovanni venne a saperlo, e abolì la
restrizione.
Nei giardini vaticani si fermava a
parlare con i giardinieri, con i muratori. Si informava delle loro famiglie,
del loro salario.
Dalle parole impacciate di quella
gente semplice veniva a scoprire che
i salari vaticani erano bassi.
Con bontà, ma con energia, ha
dato istruzioni per conoscere le
condizioni dei lavoratori “alle sue dipendenze” decidendo di aumentare
i salari più bassi.
Ha fatto assumere alcuni operai,
che erano di ditte appaltate, direttamente dal Vaticano. Ha introdotto
l’assegno famigliare in proporzione
al numero dei figli.
Ha indetto il primo sinodo romano, il concilio Vaticano II, e avviato la
riforma del Diritto Canonico.
Ha elevato agli onori degli altari
il primo santo di colore, Martino de
Porres, mulatto dell’America del sud.
Ha ricevuto per a prima volta in Vaticano la visita del primate anglicano
di Canterbury, di vescovi ortodossi e
pastori protestanti e addirittura del
genero e della figlia di Krushov, capo
dell’Unione sovietica ancora atea. Ha
risposto per la prima volta a un telegramma del Cremlino. Ha istituito
Q
attualità ecclesiale
n. 25
Giovanni XXIII:
novità e
restaurazione
in Vaticano la prima cineteca per la
raccolta di film da tutto il mondo.
Ha tenuto per la prima volta nella
storia una Messa pontificale in rito
bizantino in San Pietro. Ha istituito il
Segretariato per i “Fratelli separati”.
Ha riformato le rubriche del
Messale e del Breviario concedendo
inoltre la comunione al pomeriggio
anche extra Messa precedendo la
riforma liturgica del Vaticano II. A
proposito di liturgia, Papa Giovanni
ha fatto eliminare l’aggettivo perfidis
accanto a Judaeis nelle grandi orazioni del Venerdì Santo e ha aggiunto il
nome di san Giuseppe nella lista dei
santi nel Canone del messale.
uesta domenica, cadendo il 24
di giugno, ospita, per così dire,
la solennità della Natività di san
Giovanni Battista che fra tutti i
nati di donna fu “eletto e consacrato a preparare la via a Cristo Signore”,
come canta il prefazio della Messa. “Fin dal
grembo materno esultò per la venuta del
Redentore; nella sua nascita preannunziò
i prodigi dei tempi messianici e, solo fra
tutti i profeti, indicò al mondo l’Agnello
del nostro riscatto”. Giovanni battezzò poi
nelle acque del Giordano lo stesso Figlio
di Dio, autore del battesimo e “rese a lui la
testimonianza suprema con l’effusione del
sangue”. Precursore nella gioia della nascita,
precursore nel dolore della morte, la figura
di Giovanni è intimamente legata a quella
di Gesù cosicché questa domenica celebra
il mistero pasquale del Cristo pienamente
realizzato nella vita del Battista. Inoltre l’importanza capitale di Giovanni nell’economia
cristiana appare dal fatto che solo di lui e di
Maria, oltre che di Gesù, la chiesa celebra
liturgicamente la nascita. Significativa è anche la scelta della data di questa solennità, il
24 di giugno, immediatamente successiva al
solstizio d’estate. Siamo nel periodo dell’anno in cui la luce solare è al massimo del suo
splendore e, nel contempo, nei giorni in cui
inizia il suo inesorabile declino: metafora
della vita dello stesso Giovanni che “fra i
nati da donna non vi è alcuno più grande di
lui” (Lc 7, 28), ma che ha detto di se stesso:
Andrea Spada, direttore del giornale L’Eco
di Bergamo fino al 1989, amico e confidente
del Papa, elenca ben trenta novità di Giovanni
XXIII. E non sono le uniche.
di Francesco Valsasnini
Ha fatto dedicare un altare a san
Giuseppe nella navata laterale sinistra
della cattedrale di San Pietro. Non
tutti i cardinali erano vescovi, anche
tra quelli prefetti di Curia, per cui
succedeva che vescovi o arcivescovi
diocesani -venendo a Roma per trat-
tare questioni di Curia- si trovassero
di fronte cardinali superiori di fatto,
ma canonicamente inferiori di dignità,
essendo solo sacerdoti.
Papa Giovanni ha stabilito che
tutti i cardinali dovevano essere vescovi. Per la prima volta come Papa ha
La Parola e le parole
Natività di San Giovanni Battista
Is 49, 1-6, Sal 139, At 13, 22-26, Lc 1, 57-66.80
“Lui deve crescere; io, invece, diminuire”
(Gv 3, 30). L’odierna solennità è, quindi,
la celebrazione della “nuova nascita” di
Giovanni, se così possiamo chiamare il suo
diminuire per lasciar crescere il Messia di
cui egli è il precursore. Nei vangeli sinottici
la figura del Battista e il suo messaggio sono
tratteggiati con gli stessi lineamenti di quelli
del Cristo proprio secondo il principio giudaico per cui “l’inviato è come l’inviante”.
E’ per questo che la prima lettura applica
al Precursore una pagina di stampo messianico, tratta dal “Secondo canto del Servo
di Jahweh (Is 49). Il vero annunziatore del
Cristo ne deve assumere quasi i connotati,
il messaggio diventa alimento e sostegno
dell’esistenza stessa dell’inviato. La figura
di Giovanni Battista è poi tratteggiata nella
seconda lettura (At 13) dal discorso di Paolo nella sinagoga di Antiochia di Pisidia. Di
Giovanni, dopo aver narrato brevemente le
principali tappe della storia d’Israele, l’apostolo sottolinea fondamentalmente il ruolo
di precursore che, predicando un battesimo
di penitenza, aveva preparato la venuta di
Gesù. Ognuno nella storia ha un suo ruolo
da compiere, una missione da espletare.
Ruolo e missione che non devono essere
fraintesi: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale
io non sono degno di slacciare i sandali”. E’
Gesù, “la Parola di salvezza” verso cui è finalizzata la missione della Chiesa che, come
Giovanni, deve indicare al mondo la salvezza
presente. Il brano del vangelo di Luca narra
la nascita del Precursore e l’imposizione del
nome al bambino. Una nascita piena di gioia
e fonte di gioia, una nascita che è quindi una
prima epifania di Dio, della sua “buona notizia”, che è anticipazione della grande gioia
del Cristo. Un nome, Giovanni, che significa
“il Signore fa grazia”. Giovanni quindi è figlio
della vecchiaia e figlio della grazia.Vecchiaia
dei suoi genitori e sterilità della madre sono
le condizioni di impotenza umana su cui
si posa la grazia del Signore, la sua misericordia. Giovanni, con la sua nascita, narra ai
suoi genitori la misericordia di Dio: egli è
per Zaccaria ed Elisabetta dono insperato
che giunge contro ogni attesa e previsione.
Giovanni è figlio del coraggio. Il coraggio
con cui Elisabetta, contro ogni consuetudine
5
visitato gli ospedali, le carceri, molti
singoli infermi.
Contrariamente all’uso comune
non ha dato alcun titolo nobiliare
ai propri fratelli o parenti: disse
scherzosamente una volta ai suoi
fratelli: «Del resto che bisogno avete
di diventare conti? Siete già contadini
e avete qualche lettera di più dei
semplici... conti. L’importante è quello che si è veramente, non i titoli».
È stato il primo Papa a visitare un
Presidente della Repubblica italiana
nel Palazzo del Quirinale. È stato il
primo Papa a ricevere un premio
internazionale, quello per la pace.
Ha attuato cambiamenti nello stile dell’Osservatore Romano. Direttore, a quel tempo, era il conte Della
Torre, scrittore severo e apprezzato.
Papa Giovanni lo incontrò in maniera
cordialissima. Poi, sempre sorridendo, gli disse: «Devo chiederle un
favore. Quando il Papa fa qualcosa lei
scrive:“Sua Santità si è benignamente
degnata di...”. E quando il Papa dice
qualcosa lei scrive: “Le sue auguste
labbra hanno pronunciato... “. Ecco,
d’ora innanzi, scriva semplicemente:
il Papa ha fatto, il Papa ha detto...».
Ha reso stabile l’usanza di affacciarsi alla finestra del suo studio la
domenica a mezzogiorno, iniziata
da Pio XII, ma non praticata regolarmente. Dapprima recitava solo
l’Angelus, poi iniziò a confidare le sue
sofferenze, a parlare della bellezza
di certe festività, prendendo spunto
dagli avvenimenti del giorno.
Altre novità sono semplici “restaurazioni”. Ha ripristinato l’uso
delle stazioni quaresimali e le visite
alle parrocchie romane, di tradizione
secolare, ma che erano state sospese
dopo la conquista di Roma da parte
dello Stato italiano nel 1870. Per primo, dopo il 1870, è uscito da Roma
per recarsi in alcune diocesi limitrofe,
Assisi e Loreto. Ha fatto rimettere
il crocifisso all’interno del Colosseo.
Riguardo all’uso del latino ha scritto
una lettera a favore della lingua comune della Chiesa, ma ha concesso
alla Chiesa polacca di cantare in
polacco i canti con i testi liturgici
della Messa. Non fu esattamente...
un papa di transizione.
famigliare e uso sociale, impone il nome
“Giovanni” al bambino e che il muto Zaccaria conferma scrivendolo su una tavoletta.
Il coraggio nasce dall’aver traversato molte
tribolazioni, dall’essere stati umiliati e provati, arrivando a conoscere ciò che nella vita
di fede è veramente essenziale: la misericordia di Dio. Perciò Giovanni è anche figlio
della fede provata. Elisabetta e Zaccaria erano “giusti davanti a Dio” (Lc 1, 6) ed erano
rimasti giusti anche nella dura prova della
sterilità. Giovanni è figlio della perseveranza,
figlio di quella fedeltà che a noi può sembrare folle o eroica, ma che per i due genitori
era semplicemente il quotidiano cammino
da percorrere senza tante storie e lamenti,
senza accuse rivolte a Dio o all’ingiustizia
della vita. Certo Zaccaria ha conosciuto
anche i cedimenti nella fede: il suo mutismo
dice a tutti noi che chi non ascolta la Parola
di Dio non può parlare, non può bene-dire.
Credere all’intervento benedicente di Dio
nella miseria della propria vita è la condizione per trasmettere agli altri la benedizione
di Dio. “Che sarà mai questo bambino?”: è
la domanda che interpella anche la Chiesa
riguardo alla sua identità e alla sua missione.
Come il Battista essa crescerà nel deserto
dell’ascolto della Parola, si lascerà guidare
dalla mano del Signore, cioè dalla logica
della croce, divenendo sempre più piccola
per far spazio allo Sposo dell’umanità: Gesù
Cristo.
Don Luca Carlesi
6
C
ontinuano, con drammatica puntualità, ogni
domenica, le stragi di
cristiani in Nigeria, seguite da rappresaglie. C’è la cinica
scommessa di una guerra civile
dietro la strategia di Boko Haram, la
sigla del terrore islamista che ormai,
domenica dopo domenica, abbiamo
imparato a conoscere.
Ancora una volta la religione è
utilizzata come pretesto di guerra.
Preso atto di questo fatto, che purtroppo serpeggia a diverse latitudini,
la risposta deve essere politica e istituzionale, come ha messo in evidenza
il portavoce vaticano, padre Federico
Lombardi, parlando di una situazione
“orribile e inaccettabile”. Bisogna
che lo Stato tuteli tutti, a partire ovviamente dai cristiani, che in alcune
zone della Nigeria sono minoranza,
ma anche in quelle stesse zone non
sono meno radicati nella cultura e
nella vita del popolo dei musulmani.
È infatti la storia a falsificare la semplificazione ideologica che vorrebbe i
cristiani semplicemente espressione
del “cultural imperialism” dell’Occidente. Affermata chiaramente
questa verità storica, ne deriva la
ferma richiesta della tutela, che è
anche nell’interesse della comunità
internazionale.<bR>
Questo vale ovviamente dove
l’emergenza è più intensa, come proprio nella fascia sub-sahariana, ma caratterizza oggi molte situazioni.<bR>
Si pensi, ad esempio, alla situazione ancora così precaria nel Kosovo, o
nella Bosnia-Erzegovina, dove, dopo
anni di convivenza, si è assistito parallelamente al collasso delle istituzioni
e all’uso strumentale della religione.
n. 25 24 giugnoo 2012
NIGERIA
La strage infinita
I Paesi occidentali
non posso rimanere
a guardare
di Francesco Bonini
Vita
La
Per non parlare delle vicende dei
Paesi mediorientali, pesantemente
segnati dall’emigrazione forzata dei
cristiani.
La logica feroce della “pulizia”
etnico-religiosa, che sembra caratterizzare in modo perverso questi
anni di globalizzazione dei mercati e
di fine delle ideologie politiche, deve
essere combattuta con tutti i mezzi.
Bisogna tutelare dalla violenza,
ma bisogna anche fare dei progressi culturali e politici. Sembra
paradossale, ma sia dal punto di
vista dell’affermazione ideale, sia da
quello della concreta applicazione, il
principio e il valore della libertà religiosa sembrano in questi anni avere
sostanzialmente regredito.
Certo è difficile invertire la
tendenza alla radicalizzazione, che
è quella alla strumentalizzazione:
serve, per questo, un grande investimento culturale, che forse deve
cominciare proprio qui in Occidente.
Giustamente il cardinale Scola ha
sottolineato, a Tunisi, che la crisi
dell’Occidente è anche una crisi
dell’“universale religioso”. Le stragi
ripetute in Nigeria, ma anche gli
esiti così incerti delle “primavere”
arabe avvertono che il tema classico
dell’Occidente, il rapporto tra fede e
libertà, è oggi una delle chiavi decisive
del mondo contemporaneo. Di questa i grandi Paesi occidentali devono
sapersi riappropriare per restituirla
al mondo islamico anche attraverso
un rinnovato e rimotivato dialogo
tra i credenti. Che è una “necessità
vitale” per tutti, oggi e domani, per
disegnare strade di sviluppo, che
sono anche di tenuta istituzionale,
come si vede in Nigeria.
Pistoia
Sette
N.
25
D
24 GIUGNO 2012
on Umberto Guidotti, da
trentotto anni missionario diocesano in Brasile e
negli ultimi tre anni anche
in Mozambico, da alcune settimane
è rientrato a casa, per un periodo di
cure e di riposo ma non ha rinunciato a condividere con amici, gruppi e
parrocchie la sua esperienza umana
e la sua riflessione teologica in continuo arricchimento.
Ad un nutrito gruppo di giovani
della parrocchia di Gello don Umberto ha narrato molto della sua
vita di sacerdote missionario, di ‘ sacerdote contento per aver lavorato
con l’entusiasmo donato dal Concilio
Vaticano II, in tempi belli per la presenza del Ratzinger teologo, che con
i suoi testi stimolò molto la teologia
della missionarietà; tempi belli grazie
alla testimonianza di cristiani come
Lazzati, La Pira, mons. Pellegrino…..’.
In quegli anni, si maturò la sua
conversione vocazionale, fondata sul
documento conciliare Presbiterorum
ordinis, in cui il mandato sacerdotale è proposto come “vastissima
missione di salvezza.. come sollecitudine per tutte le chiese”. E, grazie
all’enciclica Fidei donum di Pio XII,
era ormai possibile rimanere inseriti
nella propria realtà diocesana (senza
dover aderire ad una congregazione
missionaria) e recarsi in missione
‘per invio diocesano’.
Dal 1974, dunque, don Umberto
ha svolto il suo mandato sacerdotale,
a nome della diocesi di Pistoia, in terra brasiliana, a Manaus, poi a Balsas…
e da tre anni anche in Africa.
La realtà di missione ha determinato in don Umberto un’altra
conversione, quella antropologica,
che lo ha portato alla ‘scoperta
dell’uomo sofferente per la lebbra,
per la mancanza di diritti e di giustizia, per la privazione di una terra su
cui vivere…. nuovi volti dell’ ecce
homo del Vangelo, di quei crocifissi
che era necessario staccare dalle
loro croci...’. Vivendo con questi
crocifissi, si imponeva anche una
conversione pastorale che, ‘secondo
il metodo di Gesù, non privilegiasse
tanto l’aspetto dogmatico della
fede ma assumesse la dimensione
narrativa della catechesi, che parla
della persona e della storia di Gesù
e testimonia l’amore del Padre per
tutti i suoi figli’.
La conversazione con i giovani
è proseguita con il racconto di che
cosa don Umberto ha fatto in Brasile
‘nella difesa dei diritti umani e civili
dei senza terra, dei neri, dei poveri,
dei bambini di strada, seviziati e uccisi
dall’ordine spesso violento di quel
grande paese, ancora ingiusto e disuguale. In quel paese, i ceti dirigenti
nel sociale e nella politica, pur cattolicissimi, hanno perpetrato tanti abusi
e ingiustizie: per più di trecento anni
è stata praticata la schiavitù, presente
anche all’interno di strutture religio-
Perché i cristiani
diventino veri discepoli
e veri cittadini
Umberto Guidotti, tornato per alcuni
giorni in famiglia, ha raccontato
in un incontro coi giovani di Gello,
la vicenda della sua vita
se; per tanto tempo è mancata una
vera evangelizzazione: il cristianesimo
è divenuto un’identità anagrafica,
senza essere vera conversione; si è
tradotto in pratiche religiose, senza
L’
arte sacra ha origini remote. Fu regola comune
degli artisti produrre
immagini di persone, di
animali e di cose, in genere, secondo immagini coordinate in modo
da rappresentare temi d’interesse
popolare.
In occasioni di culto partecipato
ebbero luogo le comunicazioni sacre
mediante la parola.
Dunque si può affermare che nella specie vi fu una mirabile simbiosi
tra parola non scritta e arte.
Fu questa partecipazione basata
sulla cultura popolare, largamente
interessata da fenomeni di analfabetismo.
In tempi più recenti, a motivo
della riduzione notevole del fenomeno di analfabetismo e dello sviluppo
dell’arte anche sotto il profilo della
sua rappresentazione esterna, l’arte
sacra fu interessata da produzioni
e stili molto diversi da quelli sopra
divenire pratica di carità, nella vera
sequela di Cristo’.
Per questi motivi, sia in Brasile
che poi in Mozambico, l’attenzione e
l’impegno pastorale di don Umberto
si sono particolarmente indirizzati
alla ‘ formazione di cristiani autentici,
con i corsi di teologia etica e morale,
con l’insegnamento della Dottrina
sociale della Chiesa, rivolti agli aspiranti presbiteri e ai laici, perché tutti
possano meglio divenire discepoli
di Cristo e cittadini incarnati nella
realtà’.
Tali scelte, ha aggiunto don Guidotti, sono state favorite anche dalle
revisioni teologiche che, specie con
il Concilio, si sono affermate intorno
ai modelli di missionarietà .
‘Al primo e antico modello Salus
animarum, da cui derivò il più diffuso
concetto dell’extra ecclesia nulla salus,
e che imponeva quasi la frenesia del
battezzare per salvare le anime, si
sostituì, sul finire dell’Ottocento,
il modello della Plantatio Ecclesiae;
legando la missione soprattutto
all’andare in senso geografico, al
raggiungere lontani luoghi fisici, per lo
più affidati a prelature religiose, tale
modello ha prodotto, per esempio,
l’europeizzazione dell’Africa, che
da pagana è divenuta cristiana e da
incivile ha ricevuto dagli europei la
vera civiltà…’.
Oggi, grazie a Dio, la missionarietà è concepita come ‘edificazione del
Regno di Dio, (secondo quanto per
ben 127 volte si cita nel Nuovo Testamento). La missione deve, dunque,
amorizzare il mondo e umanizzarlo,
Lettera in redazione
L’arte sacra,
aiuto alla lettura
considerati.
Queste modifiche sono state
oggetto in passato, ma lo sono anche
nel presente, di discussione, in genere
sotto due diversi aspetti:
- l’evoluzione dell’arte non è
motivo sufficiente per favorire la
ricerca di modi e stili oscuri per rappresentare persone, animali e cose a
fini di religione, essendo prevalente
il criterio della piena trasparenza a
ogni livello popolare;
- l’evoluzione dell’arte invece è
motivo di rapporto temporale; essa,
pertanto, è da assumere come funzione temporale.Alcuni considerano
questi aspetti funzionali legati relativamente alla creatività dell’artista.
Una teoria che riuscisse a coordinare i due aspetti sarebbe auspicabile,
infatti non sembra possibile rimuovere gli elementi di stile legati alla
bellezza, alla consapevolezza dell’ordine naturale, alla immediatezza della
cognizione del bello estetico.
Alcuni esempi di arte sacra
espressa con stile nuovo, anche
mediante immagini provenienti da
un segno originale avanzato,sono da
condividere. D’altro canto sono stati
favorevolmente accolti dalle Commissioni d’arte sacra della Chiesa.
affrontando le sfide di quest’epoca di
cambiamento, cercando di comprendere la realtà globalizzata, operando
per la salvaguardia della terra e delle
generazioni future. Si tratta di impegnarsi a far crescere un’etica condivisa, fondata sui diritti fondamentali che
ci guidino a pensare più alla terra che
al cielo…più ai corpi che alle anime..
secondo quanto si legge nel Vangelo:
“i ciechi vedono, i sordi odono… a
tutti è annunciata la buona novella” .
Pertanto, oggi, ‘non esistono luoghi privilegiati per la missione perché
molti sono gli areopaghi della nostra
società (i giovani, i lontani, gli operai,
gli scienziati…) dove non i missionari specialisti ma ogni cristiano è
chiamato ad essere missionario per
collaborare all’edificazione del Regno
di Dio, con la testimonianza e con il
lavoro, con la pazienza e la fiducia di
Chi attende che il granello di senape
cresca…’.
Ai giovani di Gello don Umberto
ha, inoltre, accennato ad un’altra
conversione che sente prossima:
dopo tanti anni così impegnativi, forse
si sta preparando una conversione
esistenziale che, anche a causa di
vari problemi di salute, lo porterà a
tornare a Pistoia…’.
E noi, nell’augurargli che i problemi di salute vengano al più presto
superati, lo aspetteremo con ansia!
P.B.
Queste considerazioni, in conclusione, sono da collocare nell’ambito
introduttivo del presente lavoro, per
l’appunto finalizzate a disapprovare
l’arte sacra oscura e in contrasto
con elementari regole sulla rappresentazione compatibile e a favorire
una interpretazione dell’arte sacra
anche in funzione della ricerca di
stili adeguati allo sviluppo dell’arte
nel tempo.
Infine, al di là delle conclusioni
di questo intervento, mette conto
osservare che non sempre esiste
armonia tra lo stile architettonico
dei luoghi sacri e quello delle opere
d’arte sacra esposte sulle pareti di
questi luoghi. Indipendentemente dal
valore di queste opere d’arte il problema della compatibilità stilistica, nei
termini sopra considerati, dovrebbe
essere curata in modo attento e
responsabile.
Mario Agnoli
8
comunità ecclesiale
Caritas e Pastorale
Famiglia
Estate 2012:
Famiglie
insieme
P
astorale con la famiglia
e Caritas diocesana presentano Famiglinsieme
Oratorio delle famiglie.
Si tratta di un soggiorno alla “Casa
sulla roccia”, struttura diocesana
sulle colline pistoiesi. Nel mese
di agosto, genitori e figli insieme,
condividono un’esperienza in cui
le famiglie si aprono all’accoglienza.
Gli organizzatori chiedono aiuto.
C’è infatti bisogno di biancheria
(camera, bagno); giocattoli e libri
per bambini (0-13 anni); materiale
di cancelleria (colori, tempere, risme di carta…); strumenti musicali
(per bambini); un congelatore; una
lavatrice; ombrelloni, gazebo, sedie/
tavoli da giardino. Va bene - viene
specificato - anche, per quanto
possibile, materiale usato.
Informazioni presso Caritas
diocesana (tutti i giorni 10-12)
0573 976133 e presso Paola 329
9638917.
Il servizio è rivolto a famiglie che
non hanno possibilità di fare un
po’ di ferie; viene offerta loro una
settimana alla Casa sulla roccia,
con alcune gite (una al mare), e
con divertimenti vari. Si tratta
di un oratorio, ma non per i
bambini (o almeno non solo per
loro): i bambini, infatti, saranno
presenti insieme ai loro genitori, i
quali parteciperanno dell’organizzazione dando una mano (cucina,
pulizie, giochi, svaghi).
DOPO LA BEATIFICAZIONE DI CECILIA EUREPI
Le suore Mantellate
al ritorno da Nepi
La testimonianza di suor Mirella,
della Congregazione delle Mantellate di Treppio
omenica 17 giugno si è svolto il rito
per la beatificazione della probanda
Cecilia Eusepi a Nepi.
La chiesa di San Tolomeo ha
visto un’innumerevole folla di fedeli
in visita alla tomba di Cecilia. Il suo
corpo era stato riesumato il 16 febbraio scorso, a 85 anni dalla morte,
ed è stato trovato incorrotto. Ora
riposa sotto l’altare della Madonna
dell’Addolorata per cui la giovane
nutriva grande venerazione.
Le suore Mantellate di Pistoia,
rinnovando nel tempo l’affetto per
Cecilia, erano presenti a Nepi, dove
hanno pregato dinanzi alla sua tomba,
nella Chiesa di san Tolomeo, e hanno
partecipato alla celebrazione di beatificazione.
All’evento erano presenti anche
le suore Mantellate di Treppio (luogo
in cui è nata la Congregazione il 6
ottobre 1861).
“È stata una festa meravigliosa,
- afferma suor Mirella responsabile
della comunità di Treppio - una
cerimonia solenne e semplice. Le
parole sono state calibrate, intense
profonde ed espresse con il cuore,
soprattutto quelle pronunciate da
monsignor Romano Rossi, vescovo
di Viterbo, che con molto entusiasmo
ha ringraziato il Santo Padre, le autorità civili e gli animatori che hanno
collaborato alla missione diocesana
San Filippo,
restaurato
l’organo
A luglio concerto d’inaugurazione
alla presenza del sindaco di Shirakawa
organo Cacioli-Tronci (1745) della chiesa di San Filippo
torna al primitivo splendore, grazie ad un importante intervento di manutenzione finanziato dall’Accademia d’organo
«Giuseppe Gherardeschi».
«L’organo, restaurato da Hiroshi Tsuji nell’ormai lontano 1984, aveva bisogno
di un intervento di questo tipo - riferisce il maestro e canonico Umberto
Pineschi, presidente dell’Accademia Gherardeschi -, perché l’accordatura, col
passar del tempo si appanna ed il legno si muove, causando delle disfunzioni
che, anche se lievi, rovinano l’armonia generale».
L’organo, così “rinfrescato”, verrà presentato dall’organista titolare della
chiesa, Kumiko Konishi accompagnata dal violinista Bernardo Barzagli, con
un pubblico vespro d’organo martedì 17 luglio, alle ore 21. La manifestazione
si inserisce non solo in quelle del Pistoia Festival, a cura dell’assessorato
alla cultura del Comune di Pistoia, ma anche in un corso di interpretazione organistica e di visita agli organi pistoiesi organizzato dal 16 al 22
luglio a Pistoia dall’Accademia Gherardeschi per un gruppo di 20 organisti
giapponesi. Al concerto finale dei partecipanti al corso, il 22 luglio alle 21
in Sant’Ignazio, sarà presente anche il sindaco di Shirakawa,Yoshihiro Imai.
L’Accademia d’Organo «Gherardeschi» ha da poco rinnovato il suo consiglio.
Sono entrati a farne parte tre nuovi membri: Guy Bovet, già professore
d’organo al conservatorio di Losanna, e Ludger Lohmann professore d’organo al conservatorio di Stoccarda, ambedue organisti di fama mondiale, e
Masakata Kanazawa, professore di musicologia alla International Christian
University di Tokyo e presidente della Japan Association of Organists.
«L’impegno dell’Accademia Gherardeschi - conclude il maestro Pineschi - è
soprattutto un servizio alla città di Pistoia e consiste nella valorizzazione
continuativa degli organi esistenti in città, soprattutto facendoli ascoltare
tutte le domeniche e le feste di precetto durante le messe».
Patrizio Ceccarelli
PRATACCIO
In ricordo
del vescovo
Paolo
Andreotti
N
di Civita Castellana per la preparazione dell’evento. Rimane per noi oggi
il dono del messaggio di Cecilia: il
suo ‘sì’ totale, come quello di Maria.”
A rendere omaggio a Cecilia,
nell’ambito della celebrazione eucaristica lo splendido “Inno” musicale
composto da monsignor Marco
Frisina, dove si canta la dolce identità
di questa nuova beata: “nell’umiltà
cercasti la tua gloria, nel quotidiano
la vera grandezza, nell’obbedienza
semplice e sincera trovasti la tua vera
libertà… Come tuo sposo scegliesti
Cristo a lui donasti tutta la tua vita,
nel fuoco ardente all’eterno amore
arse il tuo cuore di Gioia e carità…
L’amore nutre la misericordia, dono
di gioia e di comunione, l’amore solo
costruisce il mondo, in lui la vita e
la santità.”
Daniela Raspollini
el 1996 il sindaco Valerio Sichi, intitolò la
piazza alla periferia del
paese, al vescovo missionario padre Paolo Andreotti.
In questo periodo i componenti
della Pro Loco e Misericordia rinnovano una palizzata lunga circa
cento metri che isola lo spiazzo
dal torrente Rio Buio.Vicino alla
targa del presule verrà collocato
un grande masso di pietra serena
con le generalità del religioso.
Nelle vicinanze saranno realizzato un’aiuola con fiori e due
panchine. Questo per ricordare
il vescovo montanino,che rifiutò
cariche in patria e rimase per oltre quaranta anni in Pakistan per
aiutare quelle popolazioni. Padre
Paolo era nato a Prataccio nel
1921, morì nel 1985 dopo aver
dedicato la propria esistenza alle
persone sole, ai malati, agli ultimi.
G.D.
A Capostrada
Tabernacolo
da
recuperare
CONCLUSI I LAVORI DI MANUTENZIONE
L’
Vita
La
n. 25 24 giugnoo 2012
P
ASSOCIAZIONE “IL GRANELLO DI SENAPE”
Festa di inizio
estate
S
i ripete, dopo la partecipazione e l’interesse suscitato l’anno
scorso, la festa d’inizio estate, sul tema “Terra Arte Mestieri”. Per
l’intera giornata di domenica 24 giugno dalle ore 11 fino al tardo
pomeriggio, nei prati e negli spazi dell’Associazione Il Granello di
Senape (Via di Collegigliato) s’articolerà il seguente e ricco programma.
Apertura dello spazio laboratorio con ceramisti francesi e pistoiesi, con
la presenza degli artisti Mario Girolami e Giuseppe Gavazzi, mentre
a seguire Luciano Michelacci e Dino Malvaso presenteranno “L’Orto
errante”. A seguire Luigi Tronci, con la sua incredibile collezione di strumenti a percussione, darà vita ad una performance intitolata “Musica
dalla Terra”. Alle 13.30 pranzo self-service, con un piccolo contributo
solo per i grandi, mentre i bambini saranno ospiti. Nel primo pomeriggio
avremo un laboratorio di ceramica raku, un incontro con la storia con
l’archeologa Chiara Marcotulli e la musica per e con i bambini con Luigi
Tronci. Alle ore 18 si parlerà di “Terra arte mestieri come bene comune”
con l’assessore Belliti e Ginevra Lombardi. Durante la giornata potrete
visitare la mostra-mercato dei ceramisti provenzali, incontrare gli artisti,
passeggiare negli ambienti naturali e vedere l’orto comune, assistere alla
smielatura, con la musica dal vivo di Giovanni Inglese e giochi per i bambini. L’iniziativa è coordinata dall’Arch. Roberto Agnoletti e promossa da
il Granello di Senape, con la collaborazione di Magia Verde e la Fondazione Tronci.
Un appuntamento da non mancare, liberamente aperto a tutti, un modo
diverso per passare una bella domenica.
Sarà presente il sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli.
Giuseppe Bigoni
rocedendo da via Dalmazia, a Pistoia, all’ingresso di Capostrada
è posto sulla destra un
tabernacolo risalente al XIX° secolo, poi dedicato alla Madonna di
Lourdes dalla comunità locale. Lo
stato del monumento, davanti al
quale hanno sostato in preghiera
generazioni di credenti pistoiesi,
richiedeva un urgente intervento
di recupero, a causa della mancata
manutenzione ma anche dei danni
risalenti addirittura alla Seconda
guerra mondiale. Nell’intento di
favorirne il restauro, quindi, nella
zona è stato costituito un comitato pro-tabernacolo composto
dai cittadini Renzo Lulli, Anna Lori
Capecchi, Rossana Nerozzi, Remo
Tonarelli Rodolfo Cocchi e Mauro
Scartabelli. Grazie alla collaborazione con l’architetto Paolo Caggiano è stato elaborato un progetto di restauro, approvato dai
tecnici comunali e poi sottoposto
alla Soprintendenza ai Monumenti.
Per reperire le risorse necessarie
per finanziare l’esecuzione delle
opere (complessivamente, circa
8mila euro), è stata promossa una
campagna di sottoscrizioni tra gli
abitanti di Capostrada, aperta a
chiunque volesse dare il proprio
apporto non solo per devozione,
ma anche per senso civico. Un
punto di raccolta è stato istituito
presso la farmacia del quartiere.
Vita
La
24 giugno 2012
comunità ecclesiale
n. 25
9
TESORI NASCOSTI
Il Crocifisso bronzeo
del Ceppo, un capolavoro
senza casa
di Lucia Gai
L
o scorso 12 giugno di
quest’anno è stato presentato, entro la splendida cornice della chiesa
rinascimentale di Santa Maria delle
Grazie, meglio conosciuta come “la
Madonna del Letto”, il Crocifisso in
bronzo un tempo dello Spedale del
Ceppo (attualmente Azienda Usl3),
restaurato grazie al mecenatismo
del Lions Club Pistoia. L’intervento,
attuato durante la presidenza Lions
di Claudio Geri dalla restauratrice
Elisa Pucci durante l’inverno 20112012, con la supervisione di Maria
Cristina Masdea della soprintendenza competente per territorio e
d’intesa con la direzione generale
dell’ente ospedaliero cui spetta la
proprietà dell’opera, ha felicemente
recuperato un’importante scultura
tardo-barocca settecentesca, finora
rimasta sconosciuta ai più.
Fra le competenze dell’Azienda Usl3, infatti, non sono previste
l’esposizione museale e la fruizione
continuativa da parte di visitatori
e nel patrimonio dell’ospedale in
seguito alle soppressioni di enti ecclesiastici e compagnie religiose attuate, fra tardo Settecento e primo
decennio dell’Ottocento, nel periodo di governo del granduca Pietro
Leopoldo di Asburgo-Lorena e
del vescovo di Pistoia Scipione de’
Ricci e successivamente durante
l’Impero napoleonico. Una sia pur
minima e sporadica conoscenza
delle opere custodite all’interno
del complesso ospedaliero e nella
chiesa e monastero di Santa Maria
delle Grazie che dal 1784 divenne
parte, con tutto quanto conteneva,
del patrimonio degli Spedali Riuniti,
è stata finora possibile direttamente grazie alla buona disponibilità
della direzione e del relativo personale amministrativo, indirettamente tramite le schede descrittive
compilate da esperti inviati dalla
Soprintendenza e anche grazie
all’ampia campagna fotografica Alinari, condotta a Pistoia tra la fine
dell’Ottocento ed i primi del Novecento. Schede e foto attualmente
accessibili anche mediante mezzi
informatici.
Il Crocifisso bronzeo del Ceppo, da sempre circondato (per
ininterrotta tradizione) da marcato
apprezzamento all’interno dell’ente
che lo custodisce per questo suo
handicap di visibilità da parte degli
studiosi non era entrato però nel
circuito delle opere conosciute e
indagate dal punto di vista storicoartistico, fino ad oggi. Se ne stava
chiuso in un deposito, appositamente adibito per accogliere i diversi
arredi liturgici provenienti sia dallo
stesso Spedale del Ceppo che da
altri enti religiosi soppressi, fra cui
la comunità monastica agostiniana
di Santa Maria delle Grazie.
Nella vecchia foto Alinari che
ne documentava l’aspetto rimaneva
nella didascalia la vecchia attribuzione tardo-ottocentesca della
scultura al Giambologna, importante artista del Manierismo fiorentino
operoso fra Cinquecento e inizi
Seicento. Questa foto permise allo
studioso tedesco Klaus Lankheit
nel 1962 di avvicinare il Crocifisso
pistoiese ad un illustre modello, il
Crocifisso in argento eseguito in
epoca tardo-barocca per l’altare
maggiore del tempio mediceo di
San Lorenzo a Firenze, durante il
granducato di Cosimo III dei Medici. Tuttavia Lankheit formulo allora
l’attribuzione, per quest’ultima
opera, all’importante scultore Massimiliano Soldani Benzi, raffinato
bronzista e medaglista (1656-1740).
Ne derivava che anche l’esemplare
del Crocifisso pistoiese fosse da
assegnare al medesimo artista. Così
infatti fu registrato nella relativa
scheda compilata nel 1966 per la
Soprintendenza da Marco Chiarini,
poi ripetuta nella successiva scheda
del 1975. Ma ulteriori scoperte
documentarie hanno permesso di
attribuire il Crocifisso di San Lorenzo a Firenze allo scultore-architetto principale dell’età di Cosimo
III, Giovan Battista Foggini (1652-
1725), e perciò ora è possibile
affermare con sicurezza la derivazione del Crocifisso del Ceppo dal
suo illustre esemplare fiorentino.
Ulteriori ricerche d’archivio,
condotte da chi scrive e attualmente pubblicate in un libro dedicato
all’argomento, finanziato anch’esso dal Lions Club Pistoia (Tesori
d’arte dell’Ospedale del Ceppo
di Pistoia. Un Crocifisso bronzeo
settecentesco e il suo restauro,
Pistoia, Settegiorni Editore, 2012),
consentono di collocare meglio nel
tempo e in un determinato contesto storico l’opera. Essa fu commissionata dal Commissario fiorentino
Francesco Maggio, che dal 1747 al
1767 fu soprintendente dello Spedale del Ceppo e si occupò dei primi ampliamenti e ammodernamenti
del medesimo, attuati fra 1757 e il
1762 (nuova corsia delle donne”
rinnovata Cappella delle Oblate
ospedaliere).
Tale personaggio donò nel 1761
il Crocifisso bronzeo all’ente ospedaliero pistoiese, perché stesse
sempre entro l’altare, finemente
decorato in stucchi, della nuova
Cappella delle Oblate, eretta fra
1761 e 1762.
Le suore, trasferitesi dal 1785
nella sede dell’ex-monastero agostiniano di Santa Maria delle Grazie,
portarono con sé il Crocifisso che
venne sistemato – adempiendo
alle volontà del donatore - che
venne sistemato all’interno della
Cappella attigua alla chiesa di Santa
Maria delle Grazie, chiamata nei
documenti “Chiesino”, che serviva
da loro oratorio privato e che
tuttora esiste, per quanto ridotto a
deposito.
Il Crocifisso bronzeo - sotto-
posto dopo la
seconda guerra
mondiale ad
un deturpante
intervento di sistemazione, che
aveva portato
alla verniciatura
della preziosa
superficie patinata (per cui si
perse la possibilità di apprezzarne
la fine lavorazione
del rilievo) e alla
sostituzione della
croce in ebano
con altra in più
‘rustico’ legno
chiaro - convenientemente ora restaurato è ritornato al
primitivo splendore.
Si può dire che la
sua esposizione, avvenuta come si è detto
lo scorso 12 giugno,
all’interno della
chiesa di Santa Maria
delle Grazie, è stata una vera festa
non solo per i Lions e per tutti
quanti si sono attivati per questo
recupero, ma anche per i cittadini
e gli studiosi presenti, arrivati in
gran numero tanto da riempire la
chiesa, troppo spesso normalmente
‘disabitata’, nonostante contenga
una famosa e miracolosa immagine
mariana trecentesca.
Chiusasi questa parentesi
festosa, il Crocifisso appena egregiamente restaurato “e tornato
nel deposito, da cui era uscito con
più dimesso aspetto. Manca infatti,
nei progetti attualmente formulati
per il recupero della parte storica
Contro i respingimenti,
per un’Italia più umana
A
ll’interno della campagna
“Mai più respinti”, il 20
giugno Giornata mondiale
del Rifugiato, è stata organizzata la proiezione in tutta Italia del
film “Mare Chiuso” di Stefano Liberti
ed Andrea Segre che racconta la storia dei respingimenti di centinaia di
migranti in fuga dalle coste del Nordafrica e da persecuzioni e guerre.
Anche nella provincia di Pistoia sono
organizzate alcune proiezioni per
iniziativa delle comunità parrocchiali
di di Vicofaro e Ramini-Bonelle, del
Centro di documentazione e progetto Don Milani di Pistoia e dalla
Associazione Casa della solidarietà
Rete Radiè Resch di Quarrata.
Tra il maggio 2009 e il 2010
diverse centinaia di migranti africani
sono stati intercettati nel canale di
Sicilia e respinti in Libia dalla marina
militare e dalla guardia di finanza italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi tutte le barche dei
migranti venivano sistematicamente
ricondotte in territorio libico, dove
non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata
varie forme di abusi e di violenze.
Non si è mai potuto sapere ciò che
realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun
giornalista era ammesso sulle navi
e perché tutti i testimoni sono poi
stati destinati alla detenzione in Libia.
Nel marzo 2011 con lo scoppio della
guerra in Libia, tutto è cambiato.
Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche profughi etiopi,
eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel
campo UNHCR di Shousha in Tunisia,
dove i due registi li hanno incontrati.
Nel documentario sono loro a raccontare in prima persona cosa vuol
dire essere respinti; sono loro a descrivere esattamente cosa è accaduto
su quelle navi. Delle testimonianze
dirette che ancora mancavano e che
mettono in luce le violenze e le vio-
lazioni commesse dall’Italia ai danni di
persone indifese, innocenti e in cerca
di protezione. Una strategia politica
che ha purtroppo goduto di un
grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per le quali l’Italia è
stata recentemente condannata dalla
Corte Europea per i Diritti Umani
in seguito ad un processo storico,
il cui svolgimento fa da cornice alle
storie narrate nel documentario. Il
film è stato proiettato il 20 giugno
alla Casa della Solidarietà in via delle
Poggiole 225 a Lucciano-Quarrata,
e il 21 giugno presso il Circolo Arci
di Ramini e il 22 giugno alle 21,15
presso la parrocchia di Vicofaro.
Comunità parrocchiali di
Vicofaro e di Ramini-Bonelle
Casa della Solidarietà
Rete Radié Resch
Centro di documentazione
e di progetto
don Lorenzo Milani
e monumentale dello
Spedale del Ceppo, qualsiasi accenno al ruolo della
chiesa di Santa Maria delle
Grazie (finora rimasta aperta
in quanto cappella ospedaliera,
ma certamente destinata a
non esserlo più, con l’attivazione, nella zona sud di
Pistoia, dell’ospedale nuovo,
di prossima apertura) e
soprattutto all’utilizzo e
alla fruizione pubblica del
patrimonio di oggetti d’arte tuttora conservati sia
negli ambienti dell’ospedale
vecchio, sia nel deposito
degli arredi liturgici, attuale
provvisoria ‘residenza’ anche
del Crocifisso oggi restaurato,
che è testimonianza rilevante
dell’eccellenza dell’arte settecentesca anche a Pistoia.
È un problema che il presente consegna agli attuali
pubblici amministratori, ma
anche a quanti si spendono per
sensibilizzare l’opinione pubblica
circa la necessità di non lasciare
cadere nell’oblio un patrimonio
comune che tutti ci invidiano,
spesso però sprecato e disperso
per colpevole mancanza di progetti
adeguati.
PASTORALE FAMILIARE
Enrichetta
Beltrame
Quattrocchi
ci ha lasciato
Martedì 19 giugno è giunta la notizia
della morte di Enrichetta Beltrame
Quattrocchi avvenuta sabato 16
giugno. Per suo desiderio, la notizia
si è appresa a funerale e tumulazione
al Verano già eseguita.
“Quando un uomo e una donna
diventano uno nel matrimonio
non appaiono
più come creature terrestri, ma sono
l’immagine stessa di Dio”. Queste
parole di San Giovanni Crisostomo
sono la sintesi della coppia di coniugi
Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi,
genitori di Enrichetta e primi sposi
proclamati beati nella storia della
Chiesa. La coppia fu elevata agli
onori degli altari non perché fondò
congregazioni o partì missionaria, ma
semplicemente perché visse il matrimonio nella concretezza di un cammino verso la santità e verso Dio.
Ora l’ultima figlia ancora vivente,
Enrichetta, instancabile nonostante
i suoi 97 anni di età, ci ha lasciato. E’
ancora vivo in noi il ricordo dell’incontro con lei avvenuto lo scorso
4 dicembre nella sala maggiore del
Seminario: la vitalità, la spiritualità, la
gioia di vivere che trasparivano dalle
sue parole e dal suo atteggiamento
fanno parte, e sempre lo faranno,
della memoria della pastorale familiare di Pistoia.
50 anni fa il Concilio Vaticano II lanciava un appello alla santità della famiglia e questo si è realizzato grazie
ai due beati. È necessario, però, che,
sulla loro scia, tutte le famiglie del
nostro tempo “riprendano quota”,
in modo da diventare piccole chiese,
vere scuole di preghiera.
10 comunità e territorio
n. 25 24 giugnoo 2012
ANSALDOBREDA
«Il Governo agisca
non possiamo
perdere imprese»
Lo ha detto il governatore della Toscana partecipando a
Pistoia al forum sul
Distretto per le tecnologie ferroviarie
«A
Sanità
A Pistoia si vive
più a lungo
che nel resto
d’Italia
Lo dice una ricerca dell’Asl 3.
La media è di 85,2 anni per le donne
e di 80,6 per gli uomini
I
di Patrizio Ceccarelli
Pistoia c’è un
pezzo di storia
industriale della Toscana che
dobbiamo impegnarci a rilanciare.
Non possiamo permetterci di perdere la grande impresa ferroviaria. La
Regione Toscana ha acquistato treni
per 250 milioni e investirà 30 milioni
all’anno per 9 anni per nuovi bus per
il trasporto pubblico locale. Andremo a comprare i mezzi all’estero?
A questa domanda deve rispondere
il Governo con una chiara scelta di
politica industriale».
Lo ha detto il presidente della
Regione Toscana, Enrico Rossi, intervenendo martedì scorso a Pistoia al
forum «Distretto per le tecnologie
ferroviarie, l’Alta velocità e la sicurezza delle reti».
«C’è dibattito aperto nell’esecutivo nazionale - ha proseguito Rossi
- e lo si è visto nella presentazione
dell’ultimo decreto, pur interessante, sulla crescita. Ma bisogna che il
Vita
La
Governo si muova di più. Altrimenti
perderemo uno dei nostri settori
strategici».
Il presidente è poi tornato sul
rapporto tra grande e piccola impresa. «Con la grande impresa - ha
detto - bisogna dialogare, perché è
un punto di forza dell’economia a
livello europeo. Una grande impresa
che ha bisogno della piccola, senza
contrapposizioni. Il distretto tecnologico ferroviario - ha concluso
- vanta imprese di ogni dimensione
e circa 3000 addetti. Qui, come in
tutta la Toscana, c’è volontà di fare
e di reagire. Non ci si dà per vinti».
Al forum ha preso parte anche
l’amministratore delegato di AnsaldoBreda, Maurizio Manfellotto.
«Abbiamo un piano molto ambizioso - ha detto -, per fortuna abbiamo un po’ di contratti e aspettiamo
che ne arrivino degli altri».
«Il ruolo di AnsaldoBreda all’interno del Polo tecnologico ferroviario toscano - ha rilevato Manfellotto
- è propulsivo, nella sua esperienza,
nella sua storia, nelle sue persone e
il contributo delle aziende di questa
regione è importantissimo, perché è
dalle aziende che nascono le idee».
E una prima idea innovativa, tutta
pistoiese, è stata presentata proprio
nel corso del forum.
Si tratta del Vip (veicolo innovativo polifunzionale), un pulmino
progettato da un team di quattro
aziende artigiane pistoiesi del settore
ferroviario, alimentato da pannelli
fotovoltaici, quindi con un’autonomia
quasi illimitata e dotato di un sistema
di rilevazione per fermarsi in caso
di assunzione di droghe o alcool da
parte del guidatore.
1812-2012 CELEBRAZIONI DEL BICENTENARIO DELLA NASCITA
pistoiesi vivono a lungo e usano molto i servizi sociosanitari pubblici. È quanto emerge dall’analisi dei primi dati che andranno a
comporre l’ultima relazione sanitaria dell’Asl3 di Pistoia. In particolare è cresciuta ancora la loro speranza di vita alla nascita. Dopo
alcuni anni di stabilità è ripreso il trend positivo sulla longevità.
Soprattutto per le donne. Quest’ultime hanno una speranza di vita di
85,2 anni e guadagnano un anno in più rispetto all’anno passato. Per gli
uomini il dato continua a crescere: vivono fino a 80,6 anni (l’anno precedente 80,2). I valori medi regionali sono di 84,6 per le donne e 79,8
per gli uomini; quelli nazionali di 84,1 per le donne e 79 per gli uomini. I
pistoiesi confermano, ancora una volta, il primato di cittadini più longevi
d’Italia. La speranza di vita è un indicatore fondamentale che rispecchia lo
stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione. L’altro
dato positivo è quello relativo alla speranza di vita per chi ha più 65 anni
che continua ad allungarsi: 18,5 anni per gli uomini e 22,3 per le donne e
sono, anche questi, valori superiori sia alla media nazionale che regionale.
Questi indicatori, insieme ad altri, sono emersi analizzando il profilo demografico dell’Azienda USL3; si tratta di informazioni che vengono attentamente osservate per orientare al meglio i servizi per i cittadini. Continuano ad aumentare i “grandi anziani”, cioè cittadini con oltre 85 anni
che si attestano intorno al 3,3%. Particolare attenzione va rivolta alle
complessità dei bisogni clinico-assistenziali, ma anche sociali, degli “anziani fragili” che rappresentano sempre di più una priorità e richiedono
prese in carico articolate (territorio e ospedale) e multiprofessionali. La
presenza degli stranieri nella Provincia di Pistoia continua ad essere significativa. Sono in totale 27.088 i cittadini che provengono principalmente
dall’Albania (39%), dalla Romania (26%) e dai paesi dell’est europeo (8%).
Addirittura sono presenti ben 5.718 cittadini stranieri con meno di 18
anni di età e a scuola 1 bambino su 10 è straniero. Su 2.508 bambini nati
nei punti nascita degli ospedali di Pescia e Pistoia 441 sono stranieri.
P.C.
CONFARTIGIANATO PISTOIA
Un convegno per ricordare
Petizione per
Filippo Pacini
tagliare gli sprechi
Giovedì 28 giugno 2012 al Polo Universitario-Uniser
e abbassare le tasse
S
i intitola “Le malattie infettive 200 anni dopo la
nascita di Filippo Pacini” il
convegno organizzato dalla
Fondazione Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia con l’alto patronato
del Presidente della Repubblica.
L’incontro, programmato per giovedì 28 giugno alle 9,30 presso il Polo
universitario di Pistoia, si inserisce
nell’ambito delle celebrazioni per il
bicentenario della nascita di Filippo
Pacini, lo scienziato nato a Pistoia il
25 maggio 1812.
Figlio di Francesco, un calzolaio, nel 1830 si iscrisse alla Scuola
Medica dell’Ospedale pistoiese del
Ceppo. Condusse le prime ricerche
anatomiche e istologiche nella Villa di
Scornio. Niccolò Puccini mise a sua
disposizione un microscopio.
Nel 1835 presentò alla Società
Medico-fisica fiorentina un’importante relazione nella quale era illustrata la scoperta dei corpuscoli dei
nervi digitali che oggi portano il suo
nome e che sono responsabili della
percezione della sensazione tattile e
della pressione profonda.
Colpito dalla portata di questa
scoperta, il Granduca di Toscana
donò a Filippo Pacini un microscopio
assai più potente.
Fu docente di anatomia all’Università di Pisa dal 1844 al 1846 e dal
1847 fu professore di anatomia e
istologia all’Istituto di Studi Superiori
di Firenze.
Nel 1854, durante la pandemia di
colera scoppiata a Firenze, esaminò
sistematicamente il sangue, le feci e
soprattutto le alterazioni delle mucose intestinali dei soggetti morti di colera. In queste ricerche Pacini provò
la presenza nella mucosa intestinale
di milioni di elementi che considerò
essere microbi e li nominò vibrioni.
Forte di queste osservazioni, sostenne, contro la teoria allora imperante
dei “miasmi”, che il contagio era
dovuto alla trasmissione interumana
attraverso questo microrganismo,
precorrendo così uno dei concetti
fondamentali della medicina moderna, quello della causa delle malattie
infettive. La scoperta di Filippo Pacini fu
completamente ignorata dalla comunità scientifica. Ben 30 anni dopo,
nel 1884, Robert Koch, padre della
batteriologia e scopritore del bacillo
della tubercolosi, all’oscuro della
scoperta di Pacini, descrisse nuovamente il vibrione e fu acclamato in
tutto il mondo come lo scopritore
del bacillo responsabile del colera.
Nel 1905 a Koch fu assegnato il
Premio Nobel per la Medicina o la
Fisiologia. Solo 82 anni dopo la morte
a Filippo Pacini fu resa giustizia. Nel
1965 il Comitato internazionale sulla
nomenclatura adottò ufficialmente
la denominazione di “Vibrione del colera Pacini 1854” per indicare l’agente
responsabile del colera.
Nel 1870 Filippo Pacini sviluppò un metodo per la respirazione
artificiale basato sulla mobilitazione
ritmica degli arti superiori nel paziente privo di coscienza a causa di
“sincope” e consigliò tale metodo
per resuscitare le persone annegate
o avvelenate da narcotici.
Filippo Pacini era persona pia e
caritatevole. Non si sposò mai e si
prese cura costantemente delle due
sorelle che erano ammalate. Morì
povero il 9 luglio 1883 a Firenze.
Aveva speso tutti i suoi averi per
finanziare le proprie ricerche e le
cure per le due sorelle. Fu sepolto nel
cimitero della Misericordia a Firenze.
Nel 1935 i suoi resti furono trasferiti
a Pistoia nella Chiesa di Santa Maria
delle Grazie.
Dal 20 giugno al 14 luglio raccolta di firme
nei mercati della provincia
D
al 20 giugno al 14 luglio Confartigianato Pistoia sarà presente
nei principali mercati della provincia di Pistoia per raccogliere
le firme della petizione popolare che invita Governo e Regione
a tagliare sprechi e privilegi della pubblica amministrazione e le
tasse a carico di imprese e famiglie.
In particolare, con la petizione della “Campagna delle forbici” si chiede
che Stato e Regione Toscana provvedano a tagliare i costi e i privilegi della
politica, gli sprechi degli apparati, le partecipazioni inutili e i patrimoni
improduttivi, la burocrazia, le tasse e le tariffe che pesano sulle spalle di
cittadini e imprese e che, in sostanza, venga razionalizzata la spesa pubblica così da liberare risorse per investire sul futuro dell’economia, della
società e, in particolare, dei giovani.
Con la petizione ci si spinge anche sul versante evasione, chiedendo che
i soldi recuperati dall’evasione fiscale vengano utilizzati per abbattere la
pressione fiscale e tributaria sui cittadini, i lavoratori e gli imprenditori
che pagano regolarmente le tasse, e non siano impiegati per gonfiare la
spesa pubblica alimentando l’inefficienza della macchina pubblica.
“E’ un’occasione _ sottolinea il presidente di Confartigianato Pistoia Simone Balli _ per far sentire la nostra voce. Andiamo tutti a firmare”.
Questo il calendario delle presenze ai mercati: mercato di Pistoia - Mercoledì 20 giugno; mercato di San Marcello - Giovedì 21 giugno; mercato
di Monsummano Terme - Lunedì 25 giugno; mercato di Montecatini Terme - Giovedì 28 giugno; mercato di Agliana - Giovedì 5 luglio; mercato di
Lamporecchio - Venerdì 6 luglio; mercato di Quarrata - Sabato 7 luglio;
mercato di Montale - Venerdì 13 luglio; mercato di Casalguidi - Venerdì 13
luglio; mercato di Pescia - Sabato 14 luglio.
Vita
La
24 giugno 2012
comunità e territorio
n. 25
SERRAVALLE
Clochard alla riscossa
Inaugurato il primo agriturismo d’Italia
interamente gestito da senzatetto
tori che hanno creduto nel progetto, fornendo in prestito i mezzi
economici necessari per avviare
il tutto e portare l’esperimento
alla piena autonomia economica.
I 12 senzatetto che partecipano
alla sperimentazione avranno vitto,
alloggio e stipendio. Per ognuno di
loro è previsto un piano di accantonamento economico che li porterà, alla fine dei 12 mesi di contratto, ad essere pronti per il pieno
reinserimento sociale, passando
dallo status di persona in stato di
11
disagio a vera e propria risorsa.
“Alla fine di questi primi dodici
mesi - dice Wainer Andrea Molteni
(nella foto), presidente dell’associazione Clochard alla riscossa, che dà
il nome anche alla struttura - chi
di loro vorrà rimanere potrà farlo.
Inoltre speriamo di poter incrementare il numero degli addetti,
anche con altre attività secondarie,
così da poter permettere anche
ad altri di avere una seconda possibilità”.
Pa.Ce.
Passi in avanti
per l’impiantistica
sportiva
U
P
er 12 senzatetto, per la
maggior parte provenienti da Milano, che fino a
pochi giorni fa dormivano
in un cartone, chi davanti al Castello Sforzesco, chi alla stazione centrale, è come se la vita avesse dato
loro una seconda possibilità. Un
sogno che si realizza. Il primo agriturismo italiano interamente gestito
da clochard è ormai una realtà. È
stato inaugurato domenica scorsa,
nel comune di Serravalle, all’interno
di un antico casale del ‘400, splendidamente restaurato, dodici camere
(tutto esaurito per il primo fine
settimana e prenotazioni anche per
i prossimi giorni), un luogo incantevole, sulla via Marlianese.
Grazie ad una coppia di coniugi
che hanno messo a disposizione la
struttura con 67500 mq di terreno
su una collina a meno di 3 km da
Montecatini Terme e a dei finanzia-
STRADE A BASSA FREQUENZA DI TRAFFICO
Un nuovo progetto
per la viabilità ciclabile
N
ei mesi scorsi a Pistoia vi
furono discussioni, più o
meno animate, riguardo
l’utilizzo della bicicletta.
L’accusa indirizzata agli utilizzatori
del mezzo a due ruote era volta al
rispetto delle regole della viabilità
stradale, che in alcuni casi non venivano rispettate dai ciclisti. Potrebbe
quindi essere di rilevante importanza, l’accordo sottoscritto venerdì
15 giugno tra Provincia di Pistoia e
i Comuni della Valdinievole, denominato “Strade a bassa frequenza di
traffico”. In previsione dei mondiali
di ciclismo 2013, che coinvolgeranno la nostra Provincia, è nato questo progetto che ha fra i principali
I
l vincitore della seconda edizione del concorso “Agliana
racconta” è Dunia Sardi con
il racconto “Il Landò di Pierotto”.
La premiazione, svoltasi nei
giorni scorsi presso la sala consiliare del Comune, ha visto classificarsi al secondo posto Alfiero Biagini
con “L’esplosiva Polveriera”, terza
piazza per Claudio Bartolini con “Il
parco chiudeva a mezzanotte e Alice andava a letto alle undici”.
Sono state, inoltre, segnalate le
opere “L’arte celata nel gomitolo di
lana” di Daniele Pierattini (vincitore dell’edizione 2011), “Mister Masetti” di Mirko Zacchei e “Magno”
di Matteo Pieracci
obiettivi quello di incrementare la
mobilità ciclabile, facendo particolare attenzione alla cura e al mantenimento dei percorsi stradali e degli
itinerari percorribili in bicicletta.
Saranno dunque segnalate con
un’apposita cartellonistica le strade
consigliate per l’utilizzo della bici,
con l’indicazione del limite massimo
di velocità e l’eventuale limitazione
del traffico pesante. Riprendendo il
discorso iniziale, è di grande impatto il progetto intrapreso dalla Provincia di Pistoia riguardo la mobilità
ciclistica, vista come un obiettivo
strategico, importante per la salvaguardia della salute e la diminuzione
di fattori quali stress ed inquina-
mento, senza dimenticare che un
territorio con più bici e meno auto
è sicuramente più vivibile ed accogliente. Infine, in collaborazione con
il Consorzio di Bonifica del Padule
di Fucecchio (anche in ottica della
valorizzazione del Padule stesso), è
stata realizzata una cartografia che
attua una differenzazione fra percorsi naturali, percorsi naturali di
progetto, percorsi su strade a bassa
frequenza, piste ciclabili da realizzare e ciclostazioni. Finalmente un
progetto dallo sguardo europeista
ed in linea con i principi di un moderno sviluppo di mobilità ecologica e sostenibile.
COMUNE DI AGLIANA
“Agliana
racconta”
di Marco Frosini.
Alla cerimonia sono intervenuti
Eleanna Ciampolini, sindaco di
Agliana, Paola Cipriani, responsabile
della biblioteca Marcesini e presidente del Lions Club Pistoia Fuorcivitas, nonché i componenti della
giuria del concorso Alberto Ciampi,
Marco Giunti, Italo Frateschi, Patrizia Cappellini e Paolo Bini.
Riccardo Baldini e Monica Falciani
hanno curato la lettura di brani
scelti dai racconti partecipanti al
concorso. L’amministrazione comunale aglianese intende ringraziare il
Lions Club Pistoia Fuorcivitas per
la sponsorizzazione che ha permesso la pubblicazione dei racconti
pervenuti.
M.B.
na serie di interventi di ristrutturazione e messa a norma di
impianti esistenti. E’ questo, in sintesi, quello che si propone di
realizzare la Provincia di Pistoia insieme ad altri comuni grazie ai
finanziamenti ottenuti sui progetti di impiantistica sportiva.
Si tratta di 7 progetti per un totale di finanziamento regionale di
265.000,00 euro a fronte di lavori complessivi che ammontano all’incirca
a 478.000,00 oltre la metà dell’importo dei singoli progetti è quindi coperto tramite contributi regionali in conto capitale.
“Abbiamo voluto dare una risposta a tutti i comuni che hanno scelto
di investire sull’impiantistica sportiva – ha detto l’assessore provinciale
allo sport Roberto Fabio Cappellini – con una priorità voluta anche dalla
Regione per quei progetti finalizzati al risparmio energetico e per la tensostruttura da realizzare all’Istituto Agrario.”
L’istituto di Via Dalmazia necessitava da molti anni, infatti, di un suo spazio
dedicato all’educazione fisica e con l’apertura pomeridiana all’associazionismo sportivo permetterà in futuro all’istituto di proseguire con quella
sua politica di scuola aperta alla città.
Venendo ai dettagli notiamo che la Provincia di Pistoia ha ottenuto l’ok
per il progetto di copertura tessile con struttura portante di campo
da gioco, compresa pavimentazione ed opere murarie presso la scuola
agraria “De Franceschi”; il Comune di Lamporecchio il completamento
funzionale dell’impianto sportivo “I Giardinetti” e del campo sportivo di
Cerbaia e acquisto attrezzature sportive per un costo di circa 56.000,00
euro; il Comune di Agliana l’installazione dell’impianto solare termico per
produzione acqua calda presso gli spogliatoi Stadio comunale Bellucci
spesa prevista 28.000,00 euro contro un finanziamento ottenuto per
18.000,00, il Comune di Monsummano Terme la manutenzione straordinaria bocciodromo comunale con la sostituzione del telone di copertura
per un costo di 40.000,00 a fronte di un finanziamento di 20.000,00
infine il Comune di Piteglio le opere di completamento del fabbricato
ospitante gli spogliatoi del campo sportivo di Prunetta spesa prevista
26.000,00 a fronte di un finanziamento di 18.000,00.
E.B.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
Vita
La
n. 25 24 giugnoo 2012
AMBIENTE
Le
cime
e
le
croci
Dalla montagna un messaggio
ai media perché prendano quota
di Francesco Rossi
È
la montagna “killer” che
finisce sui giornali, mentre
“l’ansia consumistica” di
un certo turismo ignora il
senso del limite. Le deformazioni
nel parlare della montagna, e d’altra parte l’importanza di una comunicazione corretta e integrale,
sono state al centro della tavola
rotonda su “La montagna di carta:
comunicare la montagna”, che si è
tenuta a Trento, all’interno del 9°
Forum dell’informazione cattolica
per la salvaguardia del creato
organizzato da Greenaccord, in
collaborazione con la Federazione dei settimanali cattolici (Fisc)
e l’Unione cattolica della stampa
italiana (Ucsi).
Patrimonio
da custodire
Le Dolomiti “patrimonio
dell’umanità” sono “un dato
culturale da comunicare”, “un
complesso di conoscenze, valori,
visioni di vita”. Sono le “nostre
montagne”, ma ciò “non significa
che siano di nostra proprietà, da
usare a piacimento, fino a distruggerle se ci fa comodo”. A ricordarlo, con il tono appassionato
di chi le Dolomiti le vive, è stato
don Vittorio Cristelli, giornalista e per anni direttore di “Vita
Trentina”. Bisogna tener presente
che “non le abbiamo fatte noi, ma
qualcun Altro”, senza – con ciò –
“fermarsi alla meraviglia e cadere
nel deismo che chiama Dio la
stessa meraviglia”. Il sacerdote ha
evidenziato come vada “salvata e
promossa” quella “facilità e tipicità dei rapporti umani in simbiosi
con la natura” che si vivono in
alta quota e possono costituire
essi stessi un’attrazione. È un richiamo ai valori e alla spiritualità
della montagna, e se oggi “quasi
tutte le cime delle Dolomiti terminano con la croce”, non possono essere accolte le pretese di
chi vorrebbe togliere quelle croci
per “rispettare” i non credenti.
Anzi, “quelle croci sono tipiche
del paesaggio dolomitico” e “se
le Dolomiti sono patrimonio
dell’umanità, così lo è pure la
croce”.
Parte della vita
D’altra parte i monti “non sono
un capriccio, ma una parte strutturale del creato e della vita”, ha
rimarcato lo storico Franco De
Battaglia vedendo nella montagna
“un’alternativa possibile”, luogo dove si vive una spiritualità
“a contatto con il creato” e la
cui “colonizzazione” nasce dal
“patto” con cui l’uomo baratta
la fatica con la libertà. “La montagna – ha riconosciuto – è un
ambiente difficile”, però ha quelle
risorse che servono all’uomo per
vivere e “nel maso chi ci vive è il
re”. Oggi, però, “i valori della gente di montagna sono fortemente
influenzati dai valori della modernizzazione” e pure nella filmografia non appare più “la montagna
gioiosa e romantica di 50-60 anni
fa”, ha riconosciuto Gianluigi Bozza del Film festival della montagna.
Non c’è un solo
aspetto
Certo, c’è un problema di comunicazione. “La montagna fa
notizia soltanto in negativo”, ha
rimarcato il giornalista Alberto
Folgheraiter: dalla tragedia in alta
quota all’orso che “fa notizia solo
perché ‘fa il suo mestiere’, mangia
le pecore”, mentre la vera notizia
sarebbe “una pecora che sbrana
un orso”, ha provocato. Sui giornali e nei tg si parla “solo quando
c’è una tragedia alpinistica, o una
frana”, ha rilevato De Battaglia
denunciando “l’esasperazione di
un’informazione che vede solo un
aspetto della montagna”. “Il racconto della montagna si presenta
dissociato”, ha aggiunto facendo
riferimento alla dimensione della
cronaca, a quella di una “visione
emotiva” e, infine, alla spiritualità.
La richiesta di “far conoscere
queste montagne non solo dal
punto di vista tecnico, scientifico
o del marketing turistico, ma
per le questioni che interessano
le popolazioni alpine” è l’invito
di Fabio Scalet della Provincia
autonoma di Trento, mentre c’è
pure chi, come Davide Sapienza,
ammette che “senza la montagna”
nella quale si è trasferito ormai da
diversi anni non avrebbe trovato
la sua “voce di scrittore”. Infine
il richiamo del sociologo Nadio
Delai a evitare “il mito facile della
conquista”, che lui ha rappresentato con le “ciabatte infradito ai
piedi” mentre si è sulle Dolomiti,
come pure “l’ansia consumistica
del superamento del limite”.
sport pistoiese
VOLLEY
La Nazionale
pre juniores a Pistoia
O
ttime notizie per gli amanti della
pallavolo di Pistoia e provincia.
Dallo scorso fine settimana a domenica 1° luglio la nostra provincia ospiterà la Nazionale italiana femminile
pre juniores di pallavolo. Durante i giorni di
presenza nel pistoiese, la Nazionale azzurra
alloggerà a San Marcello Pistoiese e, oltre
a svolgere regolari sedute d’allenamento
al palazzetto dello sport Sandro Pertini di
Bardalone, disputerà quattro partite amichevoli. Da venerdì 22 a giovedì 28 giugno sarà dalle
nostre parti, per uno stage tecnico, anche la Nazionale pari età polacca, che risiederà sempre
a San Marcello. Il merito della presenza sul nostro territorio della Nazionale italiana femminile pre juniores è da ascriversi al tecnico pistoiese Claudio Caramelli, ma la presenza si è
concretizzata grazie alla volontà, alla passione e alla dedizione di un eccellente staff, animato
dal desiderio di superare gli storici campanilismi e dall’obiettivo di diffondere la pallavolo. Il
comitato organizzatore dell’evento sarà composto dal già citato Claudio Caramelli, responsabile dell’area tecnica, da Davide Saielli, Giancarlo Cecchini, Meri Malucchi, Maurizio Borgato e Luciana Faralli, tutti componenti dell’area tecnica, da Maurizio Lucchesi, responsabile
dell’area organizzativa, da Gionata Bonucci, Michela Paci, Patrizia Faralli, Fabiano Petrelli e
Giovanni Ferrari, componenti dell’area logistico-organizzativa, dal presidente del Comitato
provinciale Fipav di Pistoia Silvano Lucarelli, responsabile dell’area rapporti con enti e mezzi
di informazione, da Mario Capobianco, Claudia Caramelli, Claudia Galigani e Roberto Pagni,
componenti dell’area rapporti con enti e mezzi di informazione. È stato possibile organizzare
il tutto anche per merito della neonata società Pistoia Volley La Fenice del presidente Luca
Olmi. La Nazionale scenderà in campo sabato 23 alle 17.30 a Bardalone per affrontare le
pari età polacche, domenica 24 a Pistoia per vedersela dalle 9.45 al Pala Carrara di Pistoia
in un quadrangolare (Italia Bianca, Italia Azzurra, Polonia e Montelupo Volley), lunedì 25 alle
17.30 a Bardalone sempre con la Polonia e martedì 26 alle 18 all’Auditorium di Pistoia con la
Polonia (biglietti a 5 euro interi, 1 euro ridotto sino ai 14 anni).
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
I
di Enzo Cabella
l Pistoia Basket non ce l’ha fatta a
salire in serie A. Ha perso il confronto con Brindisi, ma va applaudita
ugualmente per aver disputato un
campionato fantastico, arrivando a un passo
dal grande traguardo e facendo gioire il suo
popolo, che da tanti anni non provava emozioni così forti. E’ stata una grande squadra,
quella biancorossa: ha dato spettacolo ed
emozioni pur superando tante difficoltà,
dall’infortunio di lunga durata del play Mathis a quelli di minor durata ma altrettanto
pesanti di Yango, Toppo e Saccaggi. Una
squadra che è cambiata varie volte in corso
d’opera ma che ha dimostrato un carattere
e uno spirito di sacrificio e di appartenenza
alla maglia straordinari, una squadra che
non ha mai mollato di fronte ad avversari
più forti, come Reggio Emilia e Brindisi,
promosse in serie A. Hardy (miglior giocatore del campionato), Jones, Galanda,
Toppo, Tavernari, Gurini, Saccaggi — i sette
uomini d’oro — ma anche Mathis,Yango e
i giovani Tuci, Evotti e Della Torre saranno
ricordati a lungo. Come Moretti, il coach
che si è fatto apprezzare per il modo in
cui ha saputo gestire e guidare la squadra.
Spente le luci del campionato, ci sarà da
pensare al prossimo. Di sicuro resteranno
Toppo, Galanda, Gurini e Saccaggi, che hanno il contratto anche per l’anno prossimo.
Se ne andrà sicuramente Hardy, seguito e
inseguito da club importanti: la sua classe
cristalkina merita altri palcoscenici. Ancora
incerto il futuro di Tavernari e di ‘sua maestà’ Jones.Vedremo che cosa potrà fare la
società e, in particolare, il direttore sportivo Iozzelli, che ogni anno riesce a scovare
qualche talento oltre oceano.
La Pistoiese ha messo i primi mattoni della
nuova stagione. Il presidente Ferrari, che
resta l’unico proprietario del club, ha scelto
Filippo Giraldi come consulente di mercato
con funzioni di...quasi direttore generale,
Leonardo Gabbanini come allenatore e
Giampaolo Gorelli come segretario. Uomini nuovi. Giraldi e Gabbanini sono giovani,
vere avanguardie del ‘nuovo corso’ basato
sui giovani. Saranno ben pochi i giocatori
confermati. Giraldi dovrà riuscire a prendere giocatori di qualità che siano nel pieno
della maturità (da 23 a 27 anni) e giovani
in quota ‘under’. Com’è noto, ogni squadra
dovrà impiegare almeno quattro di loro:
uno nato nel ’92, due nel ’93 e uno nel ’94.
Sarà necessario, quindi, tesserare una decina di questi giovanissimi. L’organico della
Pistoiese sarà formato da 22-23 giocatori, cui saranno aggiunti due o tre giovani promettenti. Il raduno degli arancioni è fissato
per il 28 luglio. Un’ultima importante considerazione: la Pistoiese parte per il secondo
campionato di D con la ferma volontà di
vincerlo. In bocca al lupo. Vita
La
24 giugno 2012
Segnali di novità
in Europa
e in Italia
di Paolo Bustaffa
dall’Italia
n. 25
GIOVANI E POLITICA
Una buona notizia
nel territorio.
Al di là delle domande specifiche sul tema delle riforme, l’incontro romano ha posto in rilievo alcuni particolari, che possono essere
intesi come messaggi a una società
civile e a una cultura, che dovrebbero interrogarsi un po’ di più sulla
propria qualità, mentre giudicano la
qualità della classe politica.
Questi giovani cattolici, senza
attendere segnali esterni, si sono
convocati con la consapevolezza
che in un tempo difficile e rancoroso occorre dare volto e sostanza
a quella laicità positiva che è condizione per liberare il confronto
politico dall’ideologia e dalla logica
del muro contro muro.
Vivono l’essere laici in campo politico con un atteggiamento che li
vede coscienti di un compito grande e, per questo, da sostenere con
la forza delle idee, la fermezza della
verità e la concretezza delle scelte.
In un dialogo permanente con la
vita e la storia della gente.
Accettano la sfida e chiedono
alla comunità cristiana che questo
esporsi politicamente venga compreso e accolto come testimonianza plurale in uno straordinario e
complesso “cortile dei gentili” qual
è quello politico.
Gli adulti ne terranno conto,
mentre si stanno rimescolando le
carte degli schieramenti in vista
delle elezioni politiche? Apriranno
spazi, accoglieranno provocazioni
e progetti? Nascerà un’alleanza tra
generazioni per una politica degna
di questo nome? I riferimenti, alla
POLITICA E ANTIPOLITICA
I nodi da sciogliere
I cattolici di fronte a una grande sfida
di Alberto Campoleoni
C
attolici, politica e antipolitica. Sono temi
di attualità nell’agenda
italiana, con autorevoli
commentatori che si interrogano
su come uscire da una situazione
di difficoltà che travolge la nostra
società e che, nel livello politico,
dovrebbe cercare capacità di
orientamento e di gestione.
Così, ad esempio, si interpretano anche gli ultimi sondaggi,
che darebbero il Movimento 5
stelle quasi come primo partito
in Italia se si votasse ora. Con la
preoccupazione che accompagna
gli osservatori dell’esperimento
parmense, dove i grillini hanno
ora responsabilità di guida e devono passare “dalla protesta alla
proposta”.
Proprio questo passaggio, e cioè
la capacità di organizzare in modo
costruttivo una risposta politica
per affrontare le sfide di oggi, è
quello che impegna la riflessione
I NOSTRI SOLDI
Nella
bufera… uno
spiraglio
“C
“L
a politica, una
buona notizia”
è il nome di
un’associazione
di giovani francesi che è stata presentata in questi giorni a Parigi. Ad
accompagnarla c’è la robustezza
culturale e spirituale dei gesuiti. È
un battito di speranza in un’Europa
in crescente e preoccupante affanno. Si pone in sintonia con iniziative
analoghe che in altri Paesi europei
esprimono, “spes contra spem”, la
volontà delle nuove generazioni di
costruire competenze e assumere
responsabilità politiche.
Giovani che, lontani dalle sterilità dell’autocommiserazione e
della critica permanente verso gli
adulti, hanno deciso di rispondere
con la forza delle idee al pessimismo e all’indifferenza.
Conoscono la gravità della situazione economica, la debolezza del
pensiero politico e la difficoltà dei
partiti nel riprendere il ruolo e
rispondere alla responsabilità che
la democrazia assegna loro. Sanno
che, in questo travaglio culturale e
sociale, l’indignazione e la protesta,
pur a tratti motivate, non possono
essere l’ultima e unica risposta.
Non sono sprovveduti o sognatori.
Lo hanno dimostrato nei giorni
scorsi anche a Roma attraverso i
rappresentanti di quattro associazioni cattoliche (Ac, Fuci, Agesci e
Msc) che si sono misurati con tre
leader politici nazionali nella sede
de “La Civiltà Cattolica”. Non un
episodio ma la tappa di un percorso, come altri in Italia, di formazione e d’impegno che ha radici nelle
realtà associative di appartenenza e
di quanti vorrebbero una rinnovata presenza dei cattolici, vuoi
rieditando un partito “alla Sturzo”, vuoi cercando un leader “federatore”, capace di valorizzare
diversità e coesione, sempre però
proponendo un cammino costruttivo per il Paese. Su questa strada,
anche, si muove la riflessione di
chi continua a indicare nei partiti
una risorsa importante, che non
può semplicemente essere spazzata via con l’acqua sporca della
politica corrotta ben conosciuta
in questi anni.
E forse partendo da qui viene
qualche riflessione utile. Sembra
esistere una insofferenza ormai
insuperabile per modalità di
fare politica che hanno tradito
le attese delle persone e hanno
portato il Paese sul baratro non
solo di una crisi economica, ma
soprattutto di una crisi di fiducia.
I partiti ne hanno responsabilità,
pur con tutti i distinguo legati agli
operati personali. E la rimonta di
un vento che rischia di spazzare
via ogni cosa non è anzitutto una
rimonta “antipolitica”. Piuttosto è
la ricerca di modalità nuove, nella
quale comunque si raccolgono
forze vive e vitali. Il Movimento 5
stelle, per intenderci, non è antipolitica. E chi vi si raccoglie vuole
poter dire qualcosa sulla nostra
società, anche con tante idee, da
vagliare come tali. Bisognerebbe, però, ad esempio, riflettere
sull’assunto fondamentale del movimento, per cui “uno vale uno”:
è possibile davvero fare politica
così? Governare così? Cioè, come
detto prima, passare “dalla protesta alla proposta”? Le modalità
organizzative non sono indifferenti, anzi.
E allora come convogliare la forza
di una protesta montante, che ha
con sé non solo grida, ma anche
idee, passioni e giovani in prima
fila e la necessità di organizzazioni
luce della dottrina sociale e del magistero della Chiesa, non mancano
ma come saranno tradotti in un
tempo in cui il piccolo cabotaggio
ha il sopravvento sul “duc in altum”? La proposta educativa della
comunità cristiana terrà in maggior
considerazione i temi della cittadinanza, della partecipazione, della
responsabilità sociale, dell’impegno
politico?
Le risposte non possono tardare, c’è la crescente attesa di una
speranza affidabile che, se non nasce dalla politica, ha bisogno anche
della politica per mantenersi accesa
e visibile nei passaggi più difficili
della cronaca e della storia.
“La politica, una buona notizia” è,
per ora, la risposta di molti giovani
italiani ed europei.
capaci di tradurre in concreto e
con lealtà la necessità di cambiamento, di individuare programmi
percorribili per il Paese?
Questa è la sfida di oggi. Ed è
quella che avvertono probabilmente anche i cattolici, preoccupati di costruire il bene comune.
Raccogliere le tesi nuove, le
esigenze che vengono avanti – vagliandole, naturalmente – senza
pregiudizi. Resta il problema di
dare concretezza alle idee, di avere strumenti di azione: un partito
nuovo? Un movimento? Sicuramente una convergenza intorno
a un manifesto, a un progetto, che
dica le grandi linee di sviluppo da
proporre alla società di oggi e capace di tradursi poi in programmi
concreti da mettere alla prova.
Resta, forte, la questione della
leadership, perché oggi più che
mai un personaggio di riferimento
è importante e non se ne vedono
all’orizzonte (difficile riproporre
facce e stili abusati). Così come si
impone il problema della forma
organizzativa e della capacità di
rappresentanza (per semplificare:
uno vale uno o uno per tutti?).
Questi sono i temi sul tappeto. E
non c’è tanto tempo per stare a
guardare.
13
osì non va, le tasse
sono troppe e bloccano la crescita”.
Sono parole di Vincenzo Visco, il Governatore della Banca
d’Italia, un uomo sobrio, competente e
impegnato, che non va tutti i giorni in
televisione e non rilascia interviste oggi
per smentirne il contenuto domani.
Neanche in questa occasione Visco ha
parlato in televisione o ai giornalisti,
quello che pensa lo ha scritto, nero su
bianco, nella relazione annuale della
Banca d’Italia. Non è che per questo
lo possiamo considerare “vangelo” ma
il tono dell’ufficialità responsabilizza
la serietà del manager che quel che
dice lo dice con la convinzione di chi
ha la consapevolezza della gravità
della situazione anche perché gode di
un osservatorio unico, non ripetibile e
senza preconcetti politici.
Il Governatore ha detto che la crisi non
sarà breve, che quest’anno si chiuderà
senza che si facciano significativi passi
avanti. che solo verso la fine si potrà vedere qualche spiraglio di miglioramento.
Ma perché questo avvenga occorre che
si mettano in campo interventi strutturali realmente efficaci e ognuno faccia,
al meglio, la propria parte.
Nell’attuale situazione di crisi creditizia
gli imprenditori non devono “mollare” le
loro imprese e, anzi, devono valutare
la possibilità di aumentare il capitale
sociale delle loro società.
Le Banche devono sostenere le famiglie
e le imprese ma devono “ripensare” alla
loro capacita di offerta anche tenendo
conto degli aiuti che arrivano a tassi
contenuti dalla BCE. Certo il momento
non è dei più facili ma va superato. In
ogni caso la politica dei “tagli” deve
valere per tutti e quindi anche per le
banche che devono ridurre i costi, anche
abbassando gli stipendi ed i “premi” dei
manager, assicurare più servizi ed una
migliore distribuzione del credito.
Il Governo ha fatto del suo meglio ma i
risultati non sono consolatori se è vero
come è vero che la disoccupazione
avanza, lo spread si mantiene su livelli
assai alti ed i tassi elevati incidono
negativamente sul PIL, i fallimenti aumentano, la parte meno fortunata della
popolazione è sempre più in difficoltà.
Occorre pensare di più ai giovani
perché sono i giovani, in particolare,
in gravi difficoltà. Si rischia che una
generazione, almeno per la metà, non
riesca a trovare un posto di lavoro o
almeno non riesca a trovarlo alla giusta
età, come lo desidera ed in condizioni
di... “sicurezza”. I pochi posti di lavoro
disponibili sono molto spesso precari, a
tempo determinato, con contratti atipici,
tali che non consentono di garantire un
reddito duraturo e quindi di accendere
un mutuo per acquistare casa, una
situazione che di fatto ostacola anche
la formazione delle nuove famiglie!
In un contesto simile una pressione
fiscale così alta è assolutamente insostenibile e deve essere considerata
solo un rimedio passeggero, passibile di
correzioni al ribasso in un tempo assai
breve: ulteriori aumenti sarebbero letali!
Sottraendo risorse ai cittadini si comprimono i consumi e si frena la crescita:
la cura Merkel non è la cura migliore
per l’Italia, probabilmente non è la cura
giusta per l’intera Europa.
N.G.
14 dall’italia
Gli 80 miliardi
di euro riflettono
il proposito
o la realtà?
Fare di necessità virtù
di Nicola Salvagnin
“F
are di necessità
virtù” o, più prosaicamente, “fare
le nozze con i fichi
secchi”: interessanti modi di dire
che spiegano bene come fare un
decreto legge di incentivo allo sviluppo economico, senza metterci un
euro o quasi. Perché, nella sostanza,
l’Italia non ha soldi per irrorare né a
pioggia né selettivamente il terreno
dell’economia. Ecco spiegato anche
il ritardo con cui è stato presentato
all’opinione pubblica: c’era da creare
un fumo di parole, buoni propositi,
grandi motivazioni per nascondere
un arrostino che non può essere né
quello di una volta, né quello di altri
Stati che hanno usato la leva monetaria per dare ossigeno all’economia.
Non abbiamo soldi né li possiamo
stampare, ecco.
Quindi gli “80 miliardi di euro per
la crescita” pomposamente definiti
dai titoli dei giornali riflettono più
le parole del ministro Passera, che
la realtà. La mancanza di copertura
finanziaria – il vero motivo del ritardo – si vede già dal provvedimento
che estende il bonus fiscale per le
ristrutturazioni edilizie dal 36 al 50%
delle spese sostenute. Per giorni era
passato il concetto di “per sempre”,
alla fine il bonus durerà un anno,
quanto quello per gli interventi
di riqualificazione energetica che
addirittura cala dal 55 al 50%. E
queste misure sono passate solo
perché il bonus è quasi interamente
compensato dalla maggiore fiscalità
generata dal fare uscire dal “nero”
molto lavoro attorno alle case. Ma
quel “quasi” ha paralizzato il governo
per diversi giorni.
Per il resto, si parla di 225 milioni
di euro per un Piano nazionale delle
città che mira a riqualificare molte
periferie: il Piano è ancora sulla carta
e, con quei soldi, ci si ferma alle porte
di Milano e poco più. Poi sono in
arrivo (su un binario ancora da identificare) finanziamenti agevolati alle
imprese che assumono giovani nella
green economy, e generosi crediti
d’imposta a chi assume personale
qualificato che in realtà ha poca difficoltà già ora ad essere assunto: sono
tutti gli altri che rimangono al palo.
Si fa poi un po’ di ingegneria
amministrativa (l’Agenzia per l’Italia
digitale, un po’ più di risorse all’Ice
che fino a poco tempo fa era considerato un carrozzone che dell’Italia
all’estero non sapeva promuovere
nulla), e – per decreto – si rifà funzionare la giustizia civile stabilendo dei
mini-indennizzi per chi non ottiene
giustizia entro termini che sarebbero
inaccettabili in ogni Paese occidentale, ma qui sembrano addirittura
avveniristici. Forse sarà più efficace
il filtro che si vuole introdurre ai
processi d’appello.
Francamente, l’unica norma che
può suscitare d’interesse è quella
fortemente voluta da Passera, che
prevede una fiscalità di favore (12,5%,
come i Bot) per quelle obbligazioni
legate alla realizzazione di una grande
opera, e ponti distesi verso i capitali
Vita
La
n. 25 24 giugnoo 2012
DECRETO PER LA CRESCITA
Corrado Passera, ministro dello sviluppo economico
privati che volessero impegnarsi
all’uopo. Non una novità (l’obbligazione Infrastrutture per la Tav, ad
N
on è vero, come si è
sostenuto, che i bancomat presi d’assalto
ad Atene e le elezioni
di domenica 17 giugno nel Paese
mediterraneo (qualunque ne sia
l’esito), saranno l’emblema e la
certificazione del fallimento europeo. La Grecia è una delle culle
della civiltà continentale; è tra gli
Stati che, per precedenti debolezze politiche e strutturali, ha
subito più pesantemente la crisi
originatasi negli Stati Uniti; è, al
contempo, un originale e insostituibile pezzo del puzzle comunitario. Per queste ragioni – pur valutate tutte le responsabilità degli
ultimi governi e il costo del suo
salvataggio finanziario – la Grecia
deve restare nell’eurozona e nella
“casa comune” europea. E ciò che
vale per la Grecia, vale per la Spagna, per Cipro, per l’Irlanda, per
l’Italia e per ogni altro Stato.
L’Ue, e prima ancora la Comunità
economica europea, non è stata
concepita come una realtà politica a geografia variabile. O, meglio,
lo è solo nel senso in cui essa
tende, naturalmente e giuridicamente, a ingrandirsi, ad abbracciare tutte le nazioni del Vecchio
Continente; non è fatta per perdere pezzi lungo la strada. Non
è mai accaduto nella sua storia;
l’acquis comunitario non è preparato ad affrontare “rescissioni del
contratto”. L’estensione progressiva dell’area di pace, democrazia,
diritti e sviluppo economico che
si è cercato di perseguire per
sessant’anni corrisponde al Dna
dell’Unione, ai suoi valori, alla sua
missione, al suo futuro.
Di sicuro la tremenda crisi economica che il mondo ha sperimentato dal 2008 in avanti ha
messo a dura prova il progetto
dei “padri fondatori”, ma non
ne ha minato il senso. Si tratta,
piuttosto, di trovare strade nuove per tenere insieme tedeschi
e francesi, britannici e italiani,
spagnoli, estoni, ciprioti e svedesi.
Nella certezza che, diversamente,
i costi sarebbero superiori. Sul
piano economico, politico, sociale.
E persino etico.
Così, i tentativi esperiti, talvolta
fortunati, in altri casi meno, di
esempio), ma una buona idea della
quale vedremo i frutti che farà.
La ciccia in coda: si sta creando
una nuova Iri in capo alla Cassa
depositi e prestiti (Stato più fondazioni bancarie) che sta accumulando
quote di aziende statali di primaria
importanza, e che ora “comprerà”
allo Stato Fintecna, Sace e Simest
girandogli circa 10 miliardi di euro.
Operazioni contabili per fare il lifting
al nostro debito pubblico, ma anche
la creazione di una holding pubblica
che sempre più assomiglia all’antica
Iri che industrializzò l’Italia.
Con una bella dote di aziende
sane e robuste, la Cdp avrebbe un
capitale sufficiente per emettere
obbligazioni per decine di migliaia di
euro aventi due grandi qualità: non
sarebbero contabilizzate nel debito
pubblico, e sarebbero soldi veri da
impiegare su progetti seri. Questo
sì che è arrosto.
Che dire? Siamo all’inizio. Quel
che meno si vede è appunto la parte
più importante, compreso l’iter che è
iniziato per vedere come valorizzare
il grande patrimonio immobiliare
dello Stato, che non si deve svendere
– tra l’altro: chi compra oggi? – ma
nemmeno tenere lì infruttuoso e
mal tenuto. Si pensi al patrimonio
di caserme e aree militari in capo al
ministero della Difesa.
Il resto sarebbe stato materia di
un decretino da metà settimana, se
non ci fosse l’estrema necessità di
truccare i fichi secchi come sontuosa
frutta. Anche l’aspetto psicologico
conta, in un momento in cui la parola
“fiducia” è più importante di incentivi, sgravi, finanziamenti.
RISPOSTE ALLA CRISI
Tre necessari
protagonisti
Unità d’intenti tra Stati, Ue e società europea
di Gianni Borsa
rafforzare le risposte comuni alla
“grande depressione”, appaiono
oggi come la sola via d’uscita da
questo gigantesco impasse. Il “salvataggio” europeo richiede però
molteplici protagonismi. Anzitutto
quello dei leader e dei governi nazionali, che non possono chiudersi
in maldestri tentativi di sbarrare
i confini nazionali, come se fosse
possibile arginare alle frontiere il
contagio della recessione. Servono politiche concertate, regole
condivise e strumenti concreti
all’altezza della situazione. Qui entra in scena il secondo attore, l’Ue
nel suo insieme: le sue istituzioni
politiche (Consiglio, Commissione,
Parlamento), la Banca centrale di
Francoforte, la Banca europea degli investimenti, i fondi strutturali,
i fondi salva-Stati, gli eurobond e i
project bond, il “fiscal compact” e
tutti gli altri mezzi studiati e solo
in parte realizzati per rispondere
agli assalti della speculazione e
alle leggi non più meccanicistiche
dell’economia.
Ma è necessario un terzo, fondamentale, protagonismo: quello
della società europea nel suo
complesso, che esiste – magari
inconsapevolmente –, è una realtà
costituita dai cittadini, dalle imprese, dalle scuole, dalle associazioni,
dalle case e dalle chiese che fanno
dell’Europa una “regione a statuto
speciale”, unita nella diversità, distinta dagli altri continenti, eppure
ad essi in qualche modo interconnessa per via delle sfide globali
che questo tempo impone a ogni
angolo del pianeta.
Stati membri, istituzioni Ue, so-
cietà (intesa in senso lato): le tre
componenti dell’Europa presente
finora si sono mosse ciascuna
per la propria strada, guardandosi
reciprocamente con diffidenza.
I pessimi risultati sono davanti
agli occhi. Per tale motivo hanno
ragione coloro che indicano l’urgenza di una costruzione politica
europea rafforzata e solidale, che
vada ad affiancare l’unione economica e monetaria. Ogni tappa è
importante: il voto greco e quello
francese, i summit bi o trilaterali, i
vertici a 27, la partecipazione non
supina ai vari G8 o G20. La storia
lo insegna: la “casa comune” si
costruisce un mattone per volta;
non è un lavoro lineare né scevro
da errori o costi. Ma non ha realistiche alternative.
Vita
La
I
nsanguinato dai cartelli
della droga che si ammazzano tra di loro e
ammazzano chi li combatte, il Messico va alle urna
sperando in una politica che
dia al Paese maggiore sicurezza e giustizia sociale. Mentre
le organizzazioni di narcotrafficanti controllano intere
regioni, l’indebolimento dello
Stato messicano preoccupa
anche Washington, che fino
ad ora aveva appoggiato la
svolta liberista marcata con
l’accordo di libero scambio
Nafta. Ma il futuro appare
incerto all’orizzonte, e tra i
giovani della classe media e
gli universitari si è fatto avanti
un movimento di protesta
sempre più forte, che ha fatto irruzione nella campagna
elettorale denunciando la
corruzione di tutti i partiti.
Felipe Calderon, il presidente in carica, secondo
gli analisti ha sbagliato tutto
dichiarando guerra ai cartelli della droga senza avere
né un esercito capace di
combatterla né una strategia
per vincerla e, a pochi giorni
dalle elezioni, il peso della
sua eredità deludente segna
la candidata del suo partito,
il Partito conservatore Pan,
Josefina Vazquez Mota.
L’alternativa è tornare al
vecchio Partito rivoluzionario
istituzionale Pri, che ha governato il Paese per settant’anni
di seguito, fino al Duemila, e
scegliere Enrique Pena Nieto, il candidato -secondo il
Wall Street Journal- costruito
come personaggio delle tv: il
giornale statunitense ha infatti denunciato che tra i due
principali network del Paese,
Televisa e Azteca, ci sarebbe
stato un patto per imporre
e spalleggiare la candidatura
V
iene da Atene il
segnale più rasserenante per la tenuta
dell’eurozona e per
il G20, che si è riunito il 18
e 19 giugno a Los Cabos, in
Messico, con l’intento di delineare una grande strategia
di crescita a livello globale,
in grado di frenare gli effetti
della crisi che dal 2008 ha
contagiato buona parte del
mondo “occidentale”, Europa
in primis. Le elezioni legislative greche promuovono infatti
i partiti pro-europei, che si
apprestano a formare un
governo il cui primo compito
sarà tener fede agli impegni
assunti verso la troika (Ue,
Bce, Fmi): rigore e riforme
in cambio dicopiosi aiuti per
salvare il Paese dal default,
e con esso gettare un galleggiante alla moneta unica.
“I greci hanno scelto di restare legati all’Europa e ancorati
all’euro. Questa è una vittoria
per l’Europa”, ha affermato
Antonis Samaras, leader del
partito conservatore Nuova
democrazia, appena diffusi
i risultati che davano la sua
formazione vincente, seppur
di pochi punti percentuali,
24 giugno 2012
dall’estero
n. 25
MESSICO
Nelle urne
cerca lo stop
ai Narcos
Il gigante latino-americano
si rivela un Paese
sempre più soggiogato
e stordito alla tv
di Angela Carusone
Felipe Calderon, il Presidente in carica
di Pena Nieto, perché muove
soldi, pubblicità e contratti.
Inoltre, recentemente, uno dei
maggiori quotidiani del Paese,
Reforma, ha mostrato le prove
di versamenti di denaro di
Pena Nieto ad alcuni giornalisti di radio e tv perché parlassero bene di lui durante le loro
trasmissioni. La forza della televisione si riconferma quindi
anche in quest’occasione. Il
Paese, d’altro canto, è di quelli
che ha fatto della tv il proprio
totem.Affidandole, addirittura,
anche l’educazione. Nel cuore
dello Stato di Morelos, dove
proprio un secolo fa, all’epoca
della rivoluzione del 1910, i
contadini guidati da Emiliano
Zapata esigevano un’educazione gratuita e di qualità, così
come in numerosi altri villaggi
messicani, le lezioni scolastiche vengono dispensate da
una postazione televisiva: è la
tele-scuola.
“Questa formula -spiega Etelvina Sandoval Flores,
dell’Università pedagogica
nazionale- inizialmente era
stata presentata come provvisoria, in attesa che venissero
costruiti nuovi college. Ma
si è perpetuata al punto che
-aggiunge- oggi uno studente
su cinque è iscritto a una telescuola”.
Negli ultimi due mandati
presidenziali, la politica liberista ha fatto sì che il numero di
tele-scuole crescesse in gran
fretta: sotto la presidenza di
Vicente Fox (2000-2006) è aumentato del 120 per cento, ed
è raddoppiato dopo l’elezione
di Felipe Calderon nel 2006.
Oggi il 20 per cento degli studenti delle scuole pubbliche,
circa un milione e mezzo di
ragazzi, studia davanti alla televisione, soprattutto nelle zone
rurali o nelle periferie delle
città. Secondo Annette Santos,
UNIONE EUROPEA
Da Atene a Los Cabos
Crisi e ripresa: voto pro-Europa in Grecia,
ora l’attenzione al G20
di Gianni Borsa
sulla sinistra radicale di Syriza, il cui primo obiettivo era
lo stop all’austerità imposta
dall’Ue a una Grecia sull’orlo
del fallimento.
In realtà in Grecia tutto cambia e nulla cambia. Al governo
tornano i partiti che avevano
portato il Paese alle soglie del
baratro –e Nuova democrazia ha grandi responsabilità
in tal senso-; del resto gli elettori hanno inviato un segnalo
chiaro, accettando i pesanti
costi sociali finora imposti alla
popolazione, e gli altri che
dovessero seguire, pur di non
isolare la nazione dall’Europa.
Proprio dall’Europa arrivano i
primi commenti di apprezzamento per l’esito della consultazione, gli auspici per la rapida formazione del governo,
la promessa di aiuti concreti.
“L’Eurogruppo riconosce i no-
tevoli sforzi già compiuti dai
cittadini greci ed è convinto
che continuare con le riforme
di bilancio e strutturali sia la
migliore garanzia per superare le attuali sfide economiche
e sociali”, si sono affrettati a
scrivere in una nota congiunta
i Paesi aderenti all’euro, ribadendo “l’impegno ad assistere
la Grecia nei suoi sforzi per
fare fronte alle principali sfide
dell’economia”. La troika – si
annuncia – tornerà ad Atene
appena si sarà installato il
nuovo governo.
Stesso messaggio giunge da
Consiglio e Commissione
Ue: “I greci si sono espressi,
rispettiamo in pieno la loro
scelta democratica e confidiamo che i risultati delle
elezioni consentano la rapida
formazione di un governo”.
Da Bruxelles giungono pa-
role convinte: la Grecia si
conferma parte integrante
dell’Unione europea e di
Eurolandia. “Il secondo programma di aggiustamento
economico accordato con
l’Eurogruppo è la base su cui
costruire una ripresa della
crescita, della prosperità e per
far ripartire l’occupazione nel
Paese”.
Dichiarazioni del medesimo
tono arrivano da quasi tutte
le capitale europee, a partire
da Berlino, Parigi (dove il presidente Hollande ha rafforzato la sua posizione politica
con il secondo turno delle elezioni parlamentari) e Roma,
oltre che da Washington e dal
Fondo monetario internazionale. E mentre ad Atene si
procede verso la formazione
della compagine ministeriale,
l’attenzione si sposta a Los
dell’istituto di valutazione
dell’educazione, su un campione di 60 tele-scuole prese
in esame in ambienti sociali
differenti, la maggior parte
degli allievi consegue appena
un livello di comprensione di
base in spagnolo e matematica: risultati molto inferiori a
quelli delle scuole tradizionali.
Inoltre, spiega, la tele-scuola
“riproduce in maniera lampante le diseguaglianze sociali,
e gli allievi più poveri ottengono i risultati peggiori”. “Gli
allievi non imparano nulla con
la televisione, si tratta più di
effetti speciali che di pedagogia”, gli fa eco Josè Figueroa,
direttore didattico, criticando
i nuovi progetti del governo in
proposito. “È un problema di
investimenti”, aggiunge.
Nell’ultimo decennio, viene sottolineato, la percentuale
del prodotto interno lordo
destinato all’educazione è
scesa in Messico dal 5,4 al 5
per cento. In uno studio del
2010 realizzato dall’Organizzazione per la cooperazione e
lo sviluppo economico (Ocse)
emerge che in Messico la
spesa per ciascun allievo si
colloca ben al di sotto della
media dei suoi Paesi membri:
2.111 dollari nella scuola primaria, contro il triplo (6.741
dollari) in media all’interno
dell’Ocse; mentre nella scuola
secondaria, che include la
tele-scuola, il rapporto è di
uno a quattro, 1.814 dollari
per allievo contro 7.598 in
media Ocse.
Ed ecco il perché della
scuola della tv, che il governo
descrive come “moderna” e
“innovatrice”. Ma che in realtà serve solo a risparmiare
sull’educazione e, più in generale, a orientare l’opinione
pubblica.
Cabos. In partenza per il
Messico, il presidente del
Consiglio europeo, Herman
Van Rompuy, e quello della
Commissione, José Manuel
Barroso, hanno affermato:
“Ribadiremo ai partner del
G20 il nostro impegno a tutelare la stabilità finanziaria e
l’integrità della zona euro”. Il
vertice delle maggiori potenze economiche del pianeta
tratterà soprattutto i temi
della crisi economica, le azioni per la crescita, lo sviluppo,
la sicurezza alimentare, la
crescita verde, il commercio
mondiale. “Informeremo i
nostri partner di ciò che stiamo facendo per rafforzare e
approfondire ulteriormente
la nostra unione economica
affinché sia commisurata alla
nostra unione monetaria”,
sottolineano i due leader Ue
portando lo sguardo avanti
sino al Consiglio europeo
del 28 e 29 giugno, decisivo
in materia.Van Rompuy
e Barroso chiederanno al
contempo agli altri partner
di “riconoscere le proprie
responsabilità, dando un forte
impulso per riequilibrare
l’economia mondiale”.
15
Dal mondo
Betlemme
Risale all’epoca del primo
tempio biblico, ossia a tremila anni prima di Cristo, un
sigillo di argilla che reca la
più antica memoria di Betlemme mai riscontrata: riportato a luce da archeologi
‘israeliani’ nella cosiddetta
città di Davide, sito archeologico fuori le mura di Gerusalemme dove si suppone
che re Davide abbia edificato il suo palazzo, il sigillo ha
grandezza di 1,5 centimetri.
Eli Shukton, archeologo
della autorità israeliana per
le antichità, dichiara che
il reperto serviva forse a
marcare la merce che veniva inviata a Gerusalemme
dalla città dove, tremila anni
dopo, sarebbe nato Gesù
Cristo. Il sigillo riporta una
iscrizione legata al settimo
anno di regno di un re, non
si sa se Ezekiah, Manasseh
o Josiah.
Scozia
indipendente
Il premier scozzese Alex Salmond ha promosso il lancio
della più grande campagna
popolare della storia scozzese, titolata “Yes Scotland”
e tesa a raccogliere un milione di firme per sostenere
un referendum nel 2014 per
l’indipendenza: se si avvererà, ciò potrebbe rappresentare la fine dei 305 anni di
unione con Londra. L’idea
di una separazione dalla
corona non convince gli
scozzesi, a causa delle possibili conseguenze negative
sull’economia della terra di
settentrione dell’isola. Se
dovesse prevalere il “sì”, per
Londra nascerebbero problemi come quello inerente
la gestione della flotta di
sottomarini nucleari Trident
con basi nei porti scozzesi,
e come quello di amministrare i ricchi giacimenti di
petrolio.
Bimbi in Africa
Sedici paesi africani hanno
ridotto drasticamente la
mortalità infantile, una inversione di tendenza avviata
nel 2005 con un calo al ritmo del 4,4% l’anno. Più che
gli aiuti esteri, sono risultate
efficaci le politiche adottate
dai governi africani in termini di investimenti nella
sanità: soprattutto farmaci e
insetticidi, elementi che hanno permesso di ridurre i decessi per malattie facilmente
curabili come la malaria; a
ciò va unito il contributo
costituito dal rapido sviluppo di paesi come l’Etiopia, il
Ghana e l’Uganda. Insieme
a questi stati, figurano nella
rosa dei sedici interessati
dal confortante fenomeno:
Senegal, Kenya, Zambia,
Mozambico, Tanzania, Madagascar, Nigeria, Benin, Niger,
Mali, Malawi, Guinea.
16 musica e spettacolo
È
con il film di Billy
Wilder del 1963,
“Irma la dolce”,
che si associa sempre la simpatica figura di
Shirley MacLaine, attrice nata
nel 1934, sorella nientepopodimenoche Warren Beatty,
premiata lo scorso 7 giugno
con il Life achievement award
dall’American Film Institute.
In quel lavoro, a colori, di un
Wilder comunque già affetto
da segni di stanchezza e non
privo di lungaggini, si racconta
di un gendarme inappuntabile che si innamora di una
prostituta e che, per esserne
l’unico amante, si traveste
ogni giorno da ricco signore,
con accento british, benda
sull’occhio e naturalmente
impotente. E’ una commedia
spumeggiante in taluni passi,
ricca di equivoci, ambientata
in una Parigi meticolosamente
ricostruita in studio, con un
Lemmon in palla ma è Shirley
a svettare con la sua leggerezza eccezionale e la sua
capacità di essere aggraziata
pur nelle vesti di un ruolo così
poco gradevole. Nondimeno
“Irma la dolce” -come spesso
accade- non è all’altezza del
primo episodio girato dalla
triade Wilder-Lemmon-MacLaine, cioè “L’appartamento”,
commedia che sfocia nel
dramma e viceversa con una
sapienza narrativa che mai più
ha raggiunto gli stessi equilibri
nell’intera storia hollywoodiana. MacLaine è qui la ragazza
dell’ascensore di una grossa
compagnia d’assicurazioni, di
cui s’innamora l’impacciato
impiegatuccio C.C. Baxter -un
Lemmon da antologia. Solo
I
n un tripudio di coloratissimi costumi,
suggestive e sontuose
ambientazioni storiche - quelle delle regge sabaude torinesi - dinamismo
cinematografico e citazioni
disneyane, mescolando
abilmente teatro e commedia, musica sinfonica e
lirica, disegni animati e scenografici balli, Carlo Verdone, domenica 3 e lunedì 4
giugno, ha messo in scena
su Rai1 la sua personale
fiaba sulla bontà e sul perdono: “Cenerentola. Una
favola in diretta” - quarto
progetto dopo i film televisivi “Rigoletto”, “La
Traviata” e “La Tosca”, tutti
ideati e prodotti da Andrea
Andermann – ha così celebrato in prima serata e in
mondovisione l’opera lirica
italiana, nel caso specifico
Rossini, nel dichiarato intento di appassionare un
pubblico quanto più ampio
possibile, fatto non di soli
melomani.
Un allestimento imponente, che ha visto al lavoro
un centinaio di uomini
e decine di telecamere,
dispiegato nelle quattro
location sabaude - Palazzo
Vita
La
n. 25 24 giugno 2012
CINEMA
Shirley MacLaine, la dolce
da un ex regista pubblicitario,
James L. Brooks, che per questo lavoro si portò a casa gli
Oscar come miglior regista,
sceneggiatore e produttore,
un tris riuscito in precedenza
-guarda un po’- solo al Billy
Wilder de “L’appartamento”.
Un altro Oscar lo ottenne
Shirley proprio per il ruolo
di Aurora, vedova un poco
inacidita dalla vita, sempre in
conflitto con la figlia destinata
a morire di cancro e un poco
ammansita dalla vicinanza di
uno stralunato astronauta,
interpretato da un Jack Nicholson ispiratissimo. Proprio
ai due Jack della sua carriera
(l’altro è Lemmon, ovviamen-
te) andò il suo primo ringraziamento quando, nella serata
dei Golden Globe 1998, fu
insignita del Cecil B. De Mille
Award alla carriera -agli Oscar
invece ringraziò anche quelle
persone che aveva conosciuto
in altre vite, essendo l’attrice
una fervente sostenitrice della
teoria della reincarnazione. In
questi ultimi anni MacLaine
ha offerto partecipazioni interessanti (“In her shoes” o la
riedizione di “Vita da strega”)
ma resta l’impressione, nonostante la sua innata leggerezza,
di un’immensa attrice che
passa nei suoi film solo per
raccogliere gli applausi di una
carriera strepitosa.
Shirley MacLaine e Jack Lemmon nel film “Irma la dolce”
Premio alla carriera dell’American
Film Institute
di Francesco Sgarano
che lei è testardamente cotta
del principale, tale Sheldrake,
non solo ammogliato e con
prole ma anche uomo viscido
e insensibile che, alla fine, ha
quel che si merita. Un capolavoro ineguagliabile nel suo
genere (ma anche, prescindendo dai generi, un risultato
eccellente tout-court), dove
Shirley, ora con il suo sorriso
triste, ora con il suo broncio,
ora con la sua ingenuità da
adolescente alle prime armi,
è semplicemente fantastica.
“Wilder si occupava sempre
di Lemmon, a me non dedicava granchè del suo tempo”
ha detto una volta l’attrice a
proposito di quel set ma c’è
ragionevolmente da credere
che Wilder non s’intrattenesse troppo con lei perchè
era già tutto perfetto. Ancora
prima de “L’appartamento”
c’è “Qualcuno verrà”, in cui
Shirley non se la cava male tra
Frank Sinatra e Dean Martin,
in questo melò di Vincent Minnelli, che resta uno dei più belli
dei ‘50. Dopo questi esordi
era inevitabile che il prosieguo
non fosse alla stessa vertiginosa altezza; bisogna aspettare il
‘77 per trovare un altro titolo
di reale riguardo, “Due vite,
una svolta”, accanto all’altra prima donna del cinema
statunitense, Anne Bancroft,
dove i ballettomaniaci, se non
altro, potranno ammirare le
prodezze di Mikahil Baryshnikov. Tuttavia l’occasione per
dimostrare fino in fondo la
sua maturità d’attrice Shirley MacLaine la coglie con
un film di buoni sentimenti,
forse un po’ caramelloso, ma
di sicuro impreziosito da una
recitazione sopra la media:
“Voglia di tenerezza”, diretto
TELEVISIONE
Il trionfo della bontà
In mondovisione da Torino la “Cenerentola”
kolossal di Carlo Verdone
di Silvia Mauro
Reale,Villa dei Laghi a La
Mandria, la Reggia di Venaria e la Palazzina di Caccia
di Stupinigi - tra le quali si
sono spostati i cantanti a
gran velocità, con tanto di
scorta della polizia e sirene
spiegate. Il tutto accompagnato dalle musiche di
Rossini, eseguite, in diretta
dall’Auditorium Toscanini,
dai 64 elementi dell’Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai, sotto la direzione
del maestro Gianluigi Gelmetti.
Un dispiegamento di notevole potenza tecnica per
un progetto dalla chiara vocazione spettacolare, come
si intuisce subito dal delizioso prologo sull’infanzia
di Cenerentola, realizzato
sull’ouverture con i disegni
animati di Annalisa Corsi
e Maurizio Forestieri, così
come dalla scenografica
scena del gran ballo, con le
danze di Paolo Molovich
e il Balletto dell’Esperia
nella Palazzina di Caccia di
Stupinigi, fino all’altrettanto
maestoso finale dell’incoronazione, nella suggestiva
Sala del trono dei Savoia,
in un trionfo cromatico
di meravigliosi costumi di
stampo settecentesco.
Carlo Verdone, erede della
commedia italiana, non ha
fatto mancare, ovviamente
il suo tocco, affidando al
padre e alle sorellastre, due
bravissime Anna Kasyan e
Annunziata Vestri, intermezzi dal sapore comico e
brillante, a tratti grottesco.
Ben scelta per il ruolo di
protagonista, una dolce
Cenerentola, anche il mezzosoprano ucraino Lena
Belkina, così come Carlo
Lepore nel ruolo di Don
Magnifico e Edgardo Rocha
in quello del principe Don
Ramiro.
Su uno dei suoi migliori
palcoscenici, quella Torino
grande capitale culturale, è
andata dunque in onda, su
una ribalta planetaria, una
commedia umana universale, manifesto di tutta la
cultura italiana: la “Cenerentola” di Carlo Verdone,
in questa spettacolare messa in scena, recupera la sua
originaria matrice popolare
e, pur adottando soluzioni
registiche ed effetti speciali
da grande kolossal - o per
meglio dire, proprio in virtù di tali accorgimenti - si
racconta con chiarezza ai
suoi telespettatori, nel pieno rispetto della tradizione.
Forse non sarà piaciuta ai
puristi del genere, ma lo
spirito giocoso di Rossini
ha trovato la sua degna celebrazione. E, come in ogni
favola che si rispetti, non
è mancato l’insegnamento
morale per il pubblico: la
purezza d’animo e l’onestà
hanno puntualmente trionfato.
Sostieni
LaVita
Abbonamento 2012
Sostenitore 2012
Amico 2012
euro
45,00
euro 65,00
euro 110,00
c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8
I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero
0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico
Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia.
Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente
in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio.
LaVita
Settimanale cattolico toscano
Direttore responsabile:
Giordano Frosini
STAMPA: Tipografia Artigiana Pistoia
IMPIANTI: Palmieri e Bruschi Pistoia
FOTOCOMPOSIZIONE:
Graficamente Pistoia tel. 0573.308372
e-mail: [email protected] - [email protected]
Registrazione Tribunale di Pistoia
N. 8 del 15 Novembre 1949
e-mail: [email protected]
sito internet: www.settimanalelavita.it
Scarica

n. 25 24 giugno - La vita – Giornale Cattolico Toscano