Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/568604 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia LaVita dal 1897 G I O R N A L E C A T T O L I C O C sono atteggiamenti sufficienti. Scrive a questo proposito “Aggiornamenti Sociali”, la rivista dei gesuiti di Milano: “Astensionismo, disaffezione, caduta dei partiti tradizionali ci parlano di un grido di sdegno, della volontà di non fornire ulteriore legittimazione a qualcosa in cui non si ha più fiducia, ma non necessariamente del venir meno della passione per la democrazia e il bene comune… Non è la società a ritirarsi dalla politica, sono i partiti che hanno perso la capacità di ascoltarla e di comunicare con essa: nonostante al loro interno ci siano anche persone seriamente impegnate, la percezione dello scollamento dalla realtà è ormai drammatica”. Dal dramma non si esce se non con un ritorno completo sui propri passi, alla ricerca delle finalità cui devono assolvere i partiti in una democrazia veramente funzionante. Si dice, da parte dei competenti, che senza partiti questa non è possibile, ma naturalmente ciò non giustifica tutte le storture e tutte le malefatte a cui abbiamo dovuto assistere negli ultimi tempi. Essi devono essere democratici al loro interno, trasparenti, onesti nella gestione del patrimonio comune, ispirati unicamente dal bene di tutti e non dei propri interessi, che per questo non riducono la loro presenza e la loro attività semplicemente alla ricerca di posti e di privilegi come tendono a fare oggi, esemplari nella lotta alla dilagante corruzione, capaci di rinunciare ai privilegi accumulati nel corso degli anni e di dismettere completamente gli abiti della partitocrazia attraverso la quale hanno potuto occupare, senza averne il diritto, sostanzialmente tutti i posti appetibili della società, magari indicando adepti senza una sufficiente competenza, ritornando ai pochi e nobili scopi che affida loro la nostra Costituzione. La quale all’art. 49 afferma testualmente: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Il cammino di ritorno è lungo e difficile, come è stato lungo il cammino di andata. I passi fatti in avanti ora hanno bisogno di altrettanti passi da fare all’indietro. Un percorso che interessa tutti, anche se non tutti sono nelle stesse condizioni. Ma è inutile negare che almeno qualcosa dei mali che ora abbiamo sommariamente descritto si è attaccato a tutti. Le persone esemplari ci sono certamente state e ci sono ancora, ma non sono molte e, comunque, non sono DOMENICA 24 GIUGNO 2012 T O S C A N O Si fa presto a dire antipolitica on la crescita progressiva e, per ora almeno, ininterrotta, di quel fenomeno che va sotto il nome di antipolitica, la situazione italiana si sta terribilmente aggravando, si direbbe ogni giorno sempre di più. La contestazione, il disgusto della gestione politica in generale e in particolare del comportamento dei partiti, la fuga dalla necessaria partecipazione e la distanza del mondo reale dal mondo legale, stanno crescendo a vista d’occhio, nonostante la presenza di un governo tecnico che sta facendo il possibile per trarre fuori il nostro paese dal baratro (il termine non sembra affatto esagerato) in cui era caduto per colpa dei governi precedenti, in concomitanza con la crisi che da alcuni anni grava sull’intero mondo occidentale. Una crisi per molto tempo negata e poi apparsa invece in tutta la sua gravità sotto lo sguardo impaurito dell’intera nazione. Nessuno che voglia ragionare seriamente può approvare le critiche smodate e senza costrutto che alcuni movimenti stanno conducendo con un linguaggio a volte perfino inudibile. La stanchezza della gente è tale che, per ora almeno, non sembra possibile chiedere un ritorno alla ragione e nemmeno alle elementari regole dell’educazione. L’antipolitica molto probabilmente non reggerà per lungo tempo e non avrà certamente i risultati attuali in caso di elezioni politiche. Ci sono esperienze nel nostro passato che ci suggeriscono abbastanza chiaramente queste conclusioni. I più anziani certamente ricordano quando negli anni lontani il movimento dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini raggiunse punte molto alte, riuscendo a portare alla Camera diverse decine di deputati. Poi il movimento abbastanza rapidamente si sgonfiò e il suo fondatore si presentò addirittura come candidato nelle liste elettorali di un suo nemico diretto, che era nella fattispecie la Democrazia Cristiana, l’allora partito di maggioranza. Però queste o simili considerazioni non possono essere prese come esaustive: c’è qualcosa nell’attuale contestazione da valorizzare e da prendere in seria, serissima considerazione. L’esecrazione dell’antipolitica o il sorriso compiaciuto e beffardo dinanzi al comico che la sta guidando coi suoi gridi disarticolati e senza indicazioni organiche che aiutino il paese a uscire dall’attuale situazione, non 25 Anno 115 e1,10 1,10 e Mario Monti, il Presidente del consiglio, prosegue fra mille difficoltà ma con grande dignità il suo difficile compito di risanamento del Paese sufficienti a purificare completamente i partiti, i movimenti, i raggruppamenti che si presentano a domandare il nostro voto. Un cammino lungo, ma urgente, urgentissimo, perché i tempi stringono e la contestazione rischia di divenire un tumore inguaribile, capace di met- tere a repentaglio le sorti della nostra fragile e giovane democrazia. La lezione dell’antipolitica, se così vogliamo continuare a chiamarla, è un richiamo salutare. Domani potrebbe essere veramente troppo tardi. I CATTOLICI NELL’ATTUALE SITUAZIONE POLITICA Tre proposte, non del tutto omogenee, che possono suscitare l’attenzione di tutti mentre, in vista delle prossime elezioni, si stanno decidendo le nostre sorti future Pagina 2 PAPA GIOVANNI, L’INNOVATORE Un suo amico e confidente ha elencato ben trenta novità del Papa buono Pagina 5 I NOSTRI SOLDI Il governatore della Banca d’Italia, Vincenzo Visco, ha delineato il prossimo cammino del nostro Paese, gravato da troppe tasse, per un suo futuro migliore Pagina 13 IL DECRETO SULLA CRESCITA Il governo Monti ha emesso un corposo elenco di iniziative per la ripresa dell’Italia Pagina 14 IL MESSICO NELLE URNE CERCA LO STOP AI NARCOS Il gigante latino-americano si rivela un Paese sempre più soggiogato e stordito alla tv Pagina 15 Giordano Frosini La Vita è on line clicca su www.settimanalelavita.it 2 primo piano I CATTOLICI NELL’ATTUALE TURBINIO POLITICO L e bocce si stanno muovendo. Grazie a Dio, anche il mondo cattolico, almeno in alcune sue parti, sta riflettendo sulle responsabilità del momento. La scontentezza per l’inconsistenza abbastanza visibile dell’influsso dei cattolici in politica sta determinando una serie di prese di posizione assai interessanti. Dopo il famoso convegno di Todi di qualche mese fa, le stesse associazioni presenti hanno pubblicato un manifesto per la buona politica, in preparazione a un convegno che si terrà nel mese di ottobre. Il documento prende in esame tutti gli argomenti reperibili oggi sul tavolo della politica: il bene comune come espressione dei valori dei comportamenti e della qualità delle relazioni che caratterizzano la comunità; lo Stato, l’economia della società civile visti dalla parte di chi lavora investe, genera figli e cura le persone; gli Stati Uniti d’Europa e le riforme del sistema Italia con l’attuazione del Federalismo fiscale e una nuova legge elettorale. L’intenzione di fondo è espressa nella parte iniziale che riportiamo integralmente. Alcune proposte per la nostra riflessione Da diversi parti si sta riflettendo sul futuro dei cattolici in politica. La situazione attuale non è soddisfacente, ma come ci dobbiamo muovere in questa interminabile fase di transizione del nostro paese e dell’Europa intera? Verso Todi 2? “Noi pensiamo la politica come spazio privilegiato per la costruzione del bene comune, ovvero del bene di tutti e di ciascuno, e quindi come forma di carità. Noi sosteniamo la buona politica che promuove la libertà e la giustizia, sa rispettare i valori e interpretare i bisogni del popolo, sa tenere nel giusto equilibrio le dimensioni dei diritti e dei doveri, sa trovare la strada della crescita nell’equità senza lasciare indietro i poveri, sa promuovere la vita e valorizzare la ricchezza come motore dello sviluppo, sa riconoscere il merito e mettere a frutto i talenti. Noi difendiamo la democrazia come valore costituente del nostro patto sociale e contrastiamo quelle spinte autoritarie che, mai sopite, possono sempre riaffiorare in Italia come in Europa, anche a causa della diffusa sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni. Di fronte ad un mondo che cambia tanto rapidamente, noi avvertiamo l’urgenza di un nuovo impegno e la necessità di preoccuparci e occuparci dei problemi della nostra comunità, di interrogarci sulle implicazioni etiche, culturali e sociali delle nostre scelte e dei nostri comportamenti. Sentiamo che la nostra responsabilità ci spinge a partecipare alla costruzione di un ambiente favorevole alla libera espressione delle persone, alla ricerca di una più alta e sapiente mediazione sociale tra opzioni e interessi diversi nella direzione del bene comune, all’educazione all’esercizio dei diritti e dei doveri, alla promozione dell’inclusione sociale dei ceti e delle persone meno abbienti. Noi vogliamo restituire ai cittadini, alle comunità, ai territori, pur in un contesto di grande difficoltà sociale ed economica, l’orgoglio di essere italiani, portatori di cultura, professionalità e creatività uniche e apprezzate in tutto il mondo. Noi crediamo nella capacità dell’Italia di avviare una nuova stagione di crescita, nel quadro della globalizzazione contemporanea, così da riaprire il futuro dei nostri giovani, delle nostre famiglie, dei nostri territori, specie quelli meno sviluppati e di tutte le persone, anche provenienti da altri paesi, che sono pronte a dare il loro contributo alla costruzione del futuro della nostra Patria. Noi guardiamo con speranza all’Europa dei popoli come alla nostra Patria comune perché sappiamo che da essa dipende il futuro dei nostri figli. Il nostro paradigma di riferimento è fondato sugli insegnamenti della Dottrina sociale della Chiesa che, proponendo a tutti la fecondità di una visione trascendente dell’essere umano, richiama ai principi della fraternità, della promozione del bene comune, della partecipazione, della sussidiarietà e della solidarietà.” La parte finale contiene gli auguri per un lavoro fecondo e chiama a raccolta l’intero mondo cattolico. “Noi chiediamo e sosteniamo una politica capace di rafforzare valori popolari condivisi e di mobilitare grandi energie comunitarie. Una politica coraggiosa e lungimirante, frutto della lucida consapevolezza di dover affrontare problemi complessi, nel rapporto con una molteplicità di attori, nella ricerca delle soluzioni possibili. Una politica saggia, buona e moderata capace di: esprimere una visione sobria dell’esercizio del potere; promettere solo ciò che è in grado realisticamente di garantire e realizzare; favorire la crescita degli ambiti di partecipazione democratica e l’assunzione di responsabilità sociale da parte delle persone e dei gruppi organizzati, come condizione per poter affrontare i problemi con efficacia e compatibilità; sostenere, sulla base del principio di solidarietà, la cooperazione tra persone, famiglie, imprese, organizzazioni sociali, istituzioni pubbliche nel perseguimento del bene comune; rispettare il pluralismo ideale ed economico, oltre che le specifiche autonomie; contrastare, in ogni ambito, il radicalismo culturale e ideologico. Ritenere che il destino di una comunità nazionale, e di ogni comunità, dipenda soprattutto dalla capacità dei suoi membri, singoli e organizzati, di sviluppare liberamente valori condivisi come condizione per poter affrontare cambiamenti e innovazioni; ed essere così in grado di accogliere le persone che provengono da altri Paesi. Siamo consapevoli che è urgente rinnovare i contenuti e la qualità del nostro impegno al servizio del bene comune alla ricerca di una via originale per l’uscita dalla crisi economica, che valorizzi e riconosca la straordinaria qualità delle reti familiari, sociali ed economiche, che caratterizzano la vita delle nostre comunità locali. Sono queste reti che consentono al nostro Paese di essere un protagonista economico, sempre vitale nel contesto internazionale, solidale al suo interno, accogliente verso gli immigrati. Un Paese che può contare su un patrimonio inestimabile di organizzazioni della società civile, che, praticando il dono come gratuità, dimostrano con i fatti cosa voglia dire prendere sul serio il principio di fraternità. Nell’ottica della responsabilità, vogliamo dunque occuparci di politica, contribuendo alla ricostruzione del senso dello Stato e al rafforzamento della qualità morale della vita pubblica, nel pieno rispetto della laicità delle istituzioni, ma anche nella serena consapevolezza che l’ispirazione religiosa, lungi dall’essere delimitata alla sfera privata, possa e debba arricchire la qualità della vita politica e delle istituzioni e rendere lo spazio pubblico di tutti e di ciascuno. Siamo convinti che questo percorso, soprattutto in Italia e in Europa, possa essere favorito dalla vitalità delle comuni radici cristiane che hanno contribuito, in modo determinante, a edificare le esperienze storiche delle economie sociali di mercato. Il nostro contribuito al rinnovamento della politica si articolerà piuttosto in modo innovativo, attraverso due canali principali: per un verso, la partecipazione alla formazione dei programmi e delle linee di azione di governo; per l’altro verso, il miglioramento della qualità delle classi dirigenti, a partire da un lavoro di condivisione e coesione all’interno del variegato mondo cattolico, su valori, contenuti e modalità di presenza. Sempre nel rispetto della specificità dei ruoli, delle differenti missioni associative e delle opzioni elettorali. Nel dialogo aperto con le altre principali culture ed esperienze sociali e politiche presenti nel Paese, il nostro sforzo sarà teso a confrontare le posizioni ed a costruire convergenze e unità di intenti in vista del bene comune dell’Italia. Al fine di conseguire questi ambiziosi ma possibili obiettivi è necessario dotarci di modalità organizzative: per formare le persone, in particolare le nuove generazioni, Vita La n. 25 24 giugnoo 2012 all’attività politica; per produrre analisi e proposte condivise; per operare scelte vincolanti in base a pratiche di democrazia deliberativa; per interloquire con le rappresentanze che intendono condividerle; per sostenere il dialogo strutturato con le varie istituzioni.” Un parere diverso di “Agire politicamente” Frattanto però, il movimento cattolico “agire politicamente” prende le distanze dal manifesto precedente e dalle intenzioni politiche dei loro sostenitori. “Non ci riconosciamo nel manifesto e nel programma in vista di una nuova Todi” perché “non ci convince nel merito la ‘regia ecclesiastica’ che mette in discussione l’autonoma responsabilità dei laici e, nel metodo, l’ambiguità del progetto”. Almeno alcuni dei firmatari hanno caldeggiato e sostenuto per anni Berlusconi, poi lo hanno scaricato senza fare nessuna autocritica sulle proprie responsabilità. L’appello a un programma non moderato ma più decisamente riformista è sostenuto anche dall’appello ai liberi e forti con cui Luigi Sturzo nel 1919 dette l’avvio a quel piccolo capolavoro che fu il Partito Popolare. È proprio il presidente dell’Istituto Luigi Sturzo, Roberto Mazzetta, che sul Corriere della Sera di venerdì 15 giugno riprende il discorso preceduto, sullo stesso quotidiano, da un intervento del professor Dario Antiseri che augurava la “fine della diaspora politica dei cattolici e la formazione di un partito sturziano di cristiani liberali e solidali”. La conclusione è almeno degna di essere attentamente valutata. Insieme a Monti? “Se fossimo previdenti, avremmo il dovere di assegnare alle forze riunificate e riattivate dall’associazionismo cristiano il compito di funzionare come elemento aggregante delle energie vive del Paese, favorendo un vasto rassemblement capace di chiedere agli elettori di dare una base forte e stabile di legittimità democratita alla continuità di un’azione di governo che possa essere efficace e credibile là dove è necessario e decisivo esserlo, a Bruxelles, a Berlino, a Washington. Possiamo convenire, essendoci guardati intorno, che il ruolo indispensabile di ‘federatore’ di quel rassemblement spetti al capo del governo che porta il Paese alle elezioni e chiede ai cittadini di poter continuare un lavoro altrimenti lasciato a metà con l’autorevolezza che deriva solamente dalla volontà popolare. A un simile proposito, laico-riformatore, l’associazionismo cristiano saprebbe anche offrire una parte di nuova classe dirigente, preparata e pulita, già sperimentata nel lavoro sociale e civile in tutte le realtà del Paese.” Sarebbe bello che sul tema in questione e su quanto abbiamo pubblicato si aprisse un fecondo dibattito fra i nostri lettori. R. Vita La 24 giugno 2012 -B uongiorno bambini! -Buongiorno signora Ma- estra! -Oggi faremo un bel gioco, il gioco della solidarietà. -E cos’è signora Maestra? -E’ una cosa semplice, vedrete sarà anche divertente. Allora, Luigino che nell’ultimo compito di aritmetica hai preso 8, spiega a Ombretta le tabelline del 7 e del 9 perché mi pare che ultimamente non le avesse imparate bene. E tu Francesco racconta a Giovanni cosa abbiamo spiegato sui dinosauri la settimana scorsa, lui purtroppo era malato ed è rimasto un po’ indietro. Insomma bambini cerchiamo tutti di dare una mano a tutti. I più bravi vadano accanto a quelli un po’ meno bravi e li aiutino, io intanto sarò sempre qui accanto a voi per insegnarvi ad aiutare. Ah bambini, dimenticavo, non andremo avanti nel programma fino a quando tutti non avrete imparato quello che il vostro compagno di banco sa più di voi! Che bello sarebbe avere una scuola primaria che investe in passione, che trasmette la passione, la passione dell’insegnamento, del conoscere, dell’altruismo nei confronti del più debole, del meno bravo. Investire in sacrifici, quelli dell’insegnante e quelli dell’alunno. La voglia e la passione per riuscire a fare emergere per arrivare ad essere, se non uguale, molto cultura n. 25 Signora Maestra lei è bocciata! In occasione del 45° anniversario della scomparsa di don Lorenzo Milani priore di Barbiana (26 giugno 1967), la recente bocciatura di cinque bambini di prima elementare della scuola di Pontremoli non può passare inosservata ed induce a qualche riflessione… di Alessandro Orlando simile agli altri. Un buon insegnante è anche questo. Mi piacerebbe pensare docenti colti, appassionati, animati da un profondo senso di responsabilità per le conseguenze del loro agire sulla vita di coloro che diventeranno futuri meccanici, scienziati, medici, impiegati, avvocati, operai nelle fabbriche, ricercatori, architetti, commercianti, ingegneri e perché no anche futuri insegnanti. Mi piacerebbe pensare docenti che giornalmente traducono il proprio patrimonio intellettuale e morale in azioni IL GIORNALE “AVVENIRE” PRESENTA UN TESTO DI GIORDANO FROSINI La nostalgia di Dio da Beckett a Heidegger di Francesco Pistoia A i problemi di cui si occupa il volume “Teologia oggi” edito da Edb (pp. 260, € 24) Giordano Frosini dedica una costante attenzione: li pensa, li elabora, li rivede, li arricchisce, mosso sempre dal desiderio di dare una mano al fratello assetato di cose belle e di verità. L’intento didattico, ben mirato e calibrato, lo guida in un processo lungo e non semplice di chiarificazione, destinato a sussultare interesse vivo e attiva partecipazione a un discorso che, di là dalle apparenze è tutt’altro che estraneo alla cultura del nostro tempo, alla sensibilità delle donne e degli uomini d’oggi. Origini della teologia cristiana, di storia del pensiero cristiano, sguardi su letteratura e arte: una sintesi impostata non su orme fredde, ma tutta dettata da esigenze spirituali, robusta e densa. I riferimenti all’insegnamento tradizionale mirano a dare l’avvio a un dibattito dibattito stimolante, ricco di spunti, tutto attualità. Teologia dogmatica, cristologica, ecclesiologia, escatologia: i “trattati” sono sviluppati in tutti i loro risvolti, ma anche ripuliti da incrostazioni scolastiche e accademiche pesanti e fuorvianti. Al centro c’è la Chiesa sacramento di salvezza, c’è la Chiesa che non si estranea dai problemi dell’uomo, ma li sente suoi e li illumina: la fragilità dell’essere umano, il senso del peccato, la tensione alla giustizia, la sete di sapere, il rapporto tra fede e ragione, tra teologia e filosofia, tra teologia e scienza. E il desiderio di comprendere il mondo, la creazione, il cammino dell’uomo nella storia e verso un fine ultimo. Frosini si avvale del patrimonio di cultura teologica dei grandi maestri d’ogni tempo, tenendo ben fermo lo sguardo sulle pagine della Bibbia e su quelle di un magistero incessante. E la sua teologia dall’impianto sistematico mira a delle certezze. Ma l’ispirazione forte del lavoro (collegabile al “Piccolo manuale di teologia”) va ricercata altrove e forse fuori dell’intento didattico. Un libro, utile alla scuola (non solo alle scuole di teologia), va letto come espressione della spiritualità contemporanea: un’interpretazione delle tensioni e delle inquietudini serpeggianti nella storia umana, nel dramma degli uomini d’oggi. I quali non si sentono soddisfatti di tante pur mirabili conquiste e non si sentono abitatori felici della complicata tecnopoli moderna. Le “pretese” dell’umanesimo ateo seminano dubbi, sono laceranti, producono un vuoto pauroso. «Il nostro tempo, che ufficialmente ha voluto fare a meno di Dio, nonostante tutto, ne avverte ancora il bisogno, perché capisce sempre meglio che da solo non potrà salvarsi». E qui Frosini raccoglie alcune “invocazioni” per «sottolineare i segni della nostalgia di Dio»: Horkheimer («il totalmente altro»), Beckett (“Aspettando Godot”), Kafka (l’attesa del “Dio personale” o “Dio domestico”, motivo esplicito ne “Il messaggio dell’imperatore”), Heidegger (“Ormai solo un Dio ci può salvare”), Camus («Bisognerebbe che l’impossibile fosse»). Da qui il bisogno di accedere ai tesori della Grazia, al Vangelo della Grazia. La Grazia che, se si ricorda San Paolo, «è lo stesso Spirito Santo. e comportamenti concreti volti a fondere il proprio lavoro con i dettami della loro coscienza. Non si può vivere solo di arido tecnicismo, di parametri scontati, a volte serve un po’ di immaginazione e una buona dose di elasticità mentale nel giudicare, specie se chi sta di fronte è un bambino di sei anni. E qua rientra l’insegnamento di don Milani: “Quando avete buttato nel mondo d’oggi un ragazzo senza istruzione è come avere buttato dal cielo un passerotto senza ali”. Questo non vuol dire bocciare e far ripetere la prima elementare, perché il bocciare in prima elementare un bambino significa aver perso, vuol dire essere sconfitti come insegnanti e come persone. Significa non essere stati capaci di stimolarlo, di capirlo, di conoscerlo, di rendersi conto dei suoi problemi, delle sue preoccupazioni, dei suoi sogni, e perché no, delle sue pigrizie. Insomma di dare tutto ciò che serve a farlo diventare grande. Il comportamento degli insegnanti che hanno bocciato a Pontremoli cinque bambini della prima elementare di cui tre extracomunitari e due italiani tra cui un disabile merita una riflessione. Penso che dovrebbero vergognarsi almeno un po’, in ordine per tre motivi fondamentali: il primo perché per un bambino non italiano imparare a scrivere e a leggere in una lingua che non è quella madre la difficoltà è doppia, il secondo motivo è quello di non aver considerato la scuola primaria come una scuola di base che deve dare al bambino il primo approccio all’apprendimento e alle conoscenze, rispettandone però i tempi che sono diversi da individuo a individuo. In ultima analisi, ma non meno importante, questi luminari della didattica dovrebbero riconoscere che il mondo della scuola non va avanti perché si seguono normative ministeriali che prevedono determinati comportamenti e decisioni a volte assurde, 3 ma perché nell’insieme ci sono anche insegnanti di ogni ordine e grado che svolgono il loro lavoro mettendo continuamente in discussione il proprio operato e che, specie nella scuola primaria si rendono conto di avere di fronte delle piccole piantine con deboli radici da seguire e coltivare con amore, da far crescere con comprensione e fatica. I bambini di cinque o sei anni di età non sono delle erbacce da sradicare per rendere il proprio percorso più agevole e meno faticoso. Bene ha fatto il Ministro Profumo a disporre un’ispezione straordinaria, speriamo che serva per fare chiarezza su di un Istituto che da tempo aveva fatto parlare di sé specie nell’ultimo anno scolastico. Leggo su di un quotidiano che vi sono stati ricorsi al Tar, diffide, segnalazioni ed infine queste cinque incredibili bocciature. Mi domando: oggi che sono così di moda le certificazioni degli alunni non sarebbe forse utile proporre la certificazione degli insegnanti? L’insegnamento non è una guerra nella quale c’è un avversario da vincere, l’insegnamento presuppone solo tanta dedizione, tanto sacrificio e molta comprensione nei confronti dei più deboli. I veri nemici da battere sono l’approssimazione e l’indifferenza. Questi sono i veri nemici che stanno uccidendo la scuola italiana. Un’ultima considerazione: a cosa può servire l’aver bocciato un bambino disabile se non a mortificare ulteriormente la persona e la famiglia. Chiedere a quel bambino di ripetere l’anno scolastico non è stata una prova di forza, ma una profonda debolezza e una grande sconfitta. Noi tutti possiamo apprendere molto e molte cose da una persona diversa dagli altri e molto di noi stessi abbiamo il dovere di dare a questa persona, se non altro per cercare di colmare le sue lacune. Signora Maestra l’aver rispettato le normative ministeriali questa volta non ha assunto il valore di dovere, ma il sapore di una sterminata e purtroppo insanabile chiusura mentale. Mi dispiace dirglielo! Anzi no non mi dispiace per niente! - Signora Maestra, lei è bocciata! Poeti Contemporanei I colori dell’amore Che bello l’amore: Ti colora la vita di rosa. È gioia, è allegria, Ti porta lontano con la fantasia. Rosso è l’amore che infiamma Come papavero al sole di giugno Che i petali lascia nel grano dorato. Poi viene l’autunno e il cielo scolora, invece di azzurro si tinge di grigio. Che brutto colore ha l’amore finito. Marisa Gerini Soldi 4 attualità ecclesiale L’uomo non è solo e in balia di poteri a volte distruttivi di Cristiana Dobner N el nostro contesto urbano e inquinato la semina si riduce a qualche vaso da terrazzo o qualche fazzoletto di terra, micro o macro semina che sia, una qualche volta il seme lo abbia gettato, piantato e irrigato. Forse abbiamo il pollice verde: tutto si sviluppa e spunta sotto le nostre dita. Ci crediamo se non proprio creatori, almeno coltivatori esperti e cadiamo in un equivoco quando ci poniamo sul piano spirituale indicato dalle parabole che, all’Angelus del 17 giugno, papa Benedetto illumina con chiarezza alla luce della fede: “È Lui il Signore del Regno, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti”. Noi siamo solo collaboratori e, come tali, dovremmo rivolgere lo sguardo non ai nostri piani, alle nostre idee, ma a quel Creatore la cui “opera è feconda nella storia”, dovremmo contemplare, cioè ammirare, scrutare, osservare con gioia, imparare da Lui come intervenire su noi stessi, i nostri rapporti con gli altri, il nostro concreto costruire l’esistenza. La tensione quindi è duplice: da Dio alla persona umana e dalla persona umana alla storia, cioè a noi stessi in balia di forze più grandi e, magari, distruttive? In realtà il seme si deve distruggere, deve marcire, deve scomparire. Quando siamo immersi in uno stato d’animo o in evento reale e tangibile che parli di marcire e di annientamento, il moto non può che essere di rifiuto, di diniego. Nessuno può essere lieto di finire in muffa. Anche se a ben riflettere c’è una muffa divenuta penicillina… Il soccorso ci viene dalla stessa natura del seme, la nostra natura, perché sostiene papa Benedetto: “La debolezza è la forza del seme, lo spezzarsi è la sua potenza”. Non ce lo deve dire quando siamo deboli e non ce la facciamo più, neppure quando siamo spezzati e non esiste via d’uscita. Infatti non ce lo dice, lo afferma oggi quando possiamo fare nostra una certezza evangelica quale risorsa preziosa, lo dona a tutti i cosiddetti “deboli”, agli inconcludenti, a coloro che sono un fiasco in partenza, a ogni esistenza che faccia leva sul dolore dello spezzarsi e sull’incapacità di rialzarsi. Questa consapevolezza non presuppone o postula un progetto di debolezza ricercata e stabilita, ne tiene solo conto e, quando questa emerge o, magari s’impone, non si scontra con un muro di cemento travolgente ma con un varco accogliente di buon terreno fruttuoso per sé e per gli altri. Il nostro Pastore non ci esorta all’astenia ma a un “fare” che realmente sia cristiano e si misuri con quanto Ignazio di Loyola ha sintetizzato: “Agisci come se tutto dipendesse da te, sapendo poi che in realtà tutto dipende da Dio”. Progettazione acuta, allenamento preciso, esecuzione pronta e rapida, n. 25 24 giugnoo 2012 Vita La CONTRO LA DISSOLUZIONE La nostra piccola forza eppure totalmente abbandonata, affidata, non per insipienza ma per somma saggezza che osserva sempre l’agire del Creatore e gli cede il passo: noi siamo sempre secondi, mai primi. È la legge che governa quel Regno che nulla ha da spartire con i regni o le dominazioni mondane, non ha bisogno di leader o di esperti manager, ma solo di semi che si lascino marcire per concretare quell’opera evangelica che Egli ci ha affidato: “Una realtà umanamente piccola” come il granello di senapa; “composta da chi è povero nel cuore”, da chi è totalmente affidato, sospeso al volere di Dio; “da chi non confida nella propria forza, ma in quella dell’amore di Dio”, perché non fa i conti la propria presunta onnipotenza ma con la assoluta debolezza; “da chi non è importante agli occhi del mondo” ma lo è agli occhi di Dio e di tutti i viventi che ci attendono in Paradiso; il profilo non è dei più allettanti: fare ma attendersi che magari venga rovesciato o annullato; morire per credere di crescere veramente; affaticarsi per guadagnare forza ma dovendo cedere alla debolezza… un curriculum così stilato non verrebbe davvero preso in considerazione da nessuna azienda! Sul cartellino d’identificazione campeggerebbe una sola parola: nullo a ogni utile servizio! Chi però vive queste dimensioni per scelta evangelica suggerita dallo Spirito nel profondo, ha colto che “proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è apparentemente insignificante”. Problemi, disastri sociali o cata- strofi naturali, migrazioni e carestie, come affrontarle? Come dare una svolta a quanto tende alla dissoluzione? Vi opponiamo “la nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo” e dice bene:“Apparentemente” perché non siamo soli, ci è richiesto solo slancio, spostamento, una sorta di sbilanciamento di questa pochezza che “se immessa in quella di Dio BENEDETTO XVI Il seme e il terreno Una riflessione sull’opera feconda di Dio nella storia “A ttraverso immagini tratte dal mondo dell’agricoltura”, il seme che cresce da solo e il granello di senape, “il Signore presenta il mistero della Parola e del Regno di Dio, e indica le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno”. Lo ha affermato Benedetto XVI, sempre in occasione dell’Angelus di domenica scorsa. Umile collaboratore Nella prima parabola “l’attenzione è posta sul dinamismo della semina: il seme che viene gettato nella terra, sia che il contadino dorma sia che vegli, germoglia e cresce da solo. L’uomo semina con la fiducia che il suo lavoro non sarà infecondo. Ciò che sostiene l’agricoltore nelle sue quotidiane fatiche è proprio la fiducia nella forza del seme e nella bontà del terreno”. Questa parabola richiama “il mistero della creazione e della redenzione, dell’opera feconda di Dio nella storia”. “È Lui – ha sottolineato il Papa - il Signore del Regno, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti”. Il raccolto finale ci fa pensare “all’intervento conclusivo di Dio alla fine dei tempi, quando Egli realizzerà pienamente il suo Regno”. Il tempo presente è “tempo di semina, e la crescita del seme è assicurata dal Signore”. Il granello di senape Anche la seconda parabola utilizza l’immagine della semina. “Qui, però – ha avvertito il Santo Padre -, si tratta di un seme specifico, il granello di senape, considerato il più piccolo di tutti i semi. Pur così minuto, però, esso è pieno di vita, dal suo spezzarsi nasce un germoglio capace di rompere il terreno, di uscire alla luce del sole e di crescere fino a diventare ‘più grande di tutte le piante dell’orto’: la debolezza è la forza del seme, lo spezzarsi è la sua potenza”. Così “è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola, composta da chi è povero nel cuore, da chi non confida nella propria forza, ma in quella dell’amore di Dio, da chi non è importante agli occhi del mondo; eppure proprio attraverso di loro irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è apparentemente insignificante”. Ottimisti malgrado le difficoltà L’immagine del seme – ha dichiarato Benedetto XVI - è particolarmente cara a Gesù, perché esprime bene il mistero del Regno di Dio. Nelle due parabole di oggi esso rappresenta una ‘crescita’ e un ‘contrasto’: la crescita che avviene grazie a un dinamismo insito nel seme stesso e il contrasto che esiste tra la piccolezza del seme e la grandezza di ciò che produce”. Per il Papa, “il messaggio è chiaro: il Regno di Dio, anche se esige la nostra collaborazione, è innanzitutto dono del Signore, grazia che precede l’uomo e le sue opere. La nostra piccola forza, apparentemente impotente dinanzi ai problemi del mondo, se immessa in quella di Dio non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore”. Giornata del rifugiato e Congresso eucaristico internazionale Dopo l’Angelus, il Pontefice ha ricordato che “ricorre mercoledì prossimo, 20 giugno, la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. Essa vuole at- non teme ostacoli, perché certa è la vittoria del Signore”. Non è la vittoria del podio, della corona d’alloro, del premio in euro saltellanti, è “l’esperienza del miracolo d’amore” che genera un altro atteggiamento, debole fin che si vuole ma che “ci fa essere ottimisti, nonostante le difficoltà, le sofferenze e il male che incontriamo”. Dono non prodotto, sorriso grato non autocompiacimento, tirare l’attenzione della comunità internazionale sulle condizioni di tante persone, specialmente famiglie, costrette a fuggire dalle proprie terre, perché minacciate dai conflitti armati e da gravi forme di violenza”. “Per questi fratelli e sorelle così provati – ha aggiunto - assicuro la preghiera e la costante sollecitudine della Santa Sede, mentre auspico che i loro diritti siano sempre rispettati e che possano presto ricongiungersi con i propri cari”. Il Santo Padre ha rivolto anche un pensiero all’Irlanda, dove oggi si terrà la celebrazione conclusiva del Congresso eucaristico internazionale, che “durante questa settimana ha fatto di Dublino la città dell’Eucaristia, dove molte persone si sono raccolte in preghiera alla presenza di Cristo nel Sacramento dell’altare. Nel mistero dell’Eucaristia Gesù ha voluto restare con noi, per farci entrare in comunione con Lui e tra di noi”. Una nuova beata La figura di una nuova beata è stata poi presentata da Benedetto XVI. “Desidero ricordare con gioia che questo pomeriggio, a Nepi, nella diocesi di Civita Castellana, verrà proclamata beata Cecilia Eusepi, morta a soli 18 anni – ha detto il Papa -. Questa giovane che aspirava a diventare suora missionaria, fu costretta ad abbandonare il convento a causa della malattia, che visse con fede incrollabile, dimostrando grande capacità di sacrificio per la salvezza delle anime”. Vita La 24 giugno 2012 H a cominciato subito interrompendo la tradizione dei nomi comuni assunti dai Pontefici nei secoli precedenti e facendosi chiamare Giovanni XXIII, che era già stato il nome di un antipapa. Ha abolito l’usanza dei cardinali di baciare la pantofola del nuovo pontefice immediatamente dopo la sua elezione. Ha derogato alle norme di Sisto V (1590) che limitavano il numero dei cardinali, portandoli subito da 70 a 75, poi a 90. Ha eletto per primo un cardinale africano, uno cinese e uno giapponese. In Vaticano, da tempo immemorabile, vigeva una regola rigida: nelle ore in cui il Papa camminava nei giardini, era proibito ai fedeli l’accesso alla cupola di San Pietro. Non si voleva che la presenza di occhi estranei turbasse i momenti di distensione del pontefice. Papa Giovanni venne a saperlo, e abolì la restrizione. Nei giardini vaticani si fermava a parlare con i giardinieri, con i muratori. Si informava delle loro famiglie, del loro salario. Dalle parole impacciate di quella gente semplice veniva a scoprire che i salari vaticani erano bassi. Con bontà, ma con energia, ha dato istruzioni per conoscere le condizioni dei lavoratori “alle sue dipendenze” decidendo di aumentare i salari più bassi. Ha fatto assumere alcuni operai, che erano di ditte appaltate, direttamente dal Vaticano. Ha introdotto l’assegno famigliare in proporzione al numero dei figli. Ha indetto il primo sinodo romano, il concilio Vaticano II, e avviato la riforma del Diritto Canonico. Ha elevato agli onori degli altari il primo santo di colore, Martino de Porres, mulatto dell’America del sud. Ha ricevuto per a prima volta in Vaticano la visita del primate anglicano di Canterbury, di vescovi ortodossi e pastori protestanti e addirittura del genero e della figlia di Krushov, capo dell’Unione sovietica ancora atea. Ha risposto per la prima volta a un telegramma del Cremlino. Ha istituito Q attualità ecclesiale n. 25 Giovanni XXIII: novità e restaurazione in Vaticano la prima cineteca per la raccolta di film da tutto il mondo. Ha tenuto per la prima volta nella storia una Messa pontificale in rito bizantino in San Pietro. Ha istituito il Segretariato per i “Fratelli separati”. Ha riformato le rubriche del Messale e del Breviario concedendo inoltre la comunione al pomeriggio anche extra Messa precedendo la riforma liturgica del Vaticano II. A proposito di liturgia, Papa Giovanni ha fatto eliminare l’aggettivo perfidis accanto a Judaeis nelle grandi orazioni del Venerdì Santo e ha aggiunto il nome di san Giuseppe nella lista dei santi nel Canone del messale. uesta domenica, cadendo il 24 di giugno, ospita, per così dire, la solennità della Natività di san Giovanni Battista che fra tutti i nati di donna fu “eletto e consacrato a preparare la via a Cristo Signore”, come canta il prefazio della Messa. “Fin dal grembo materno esultò per la venuta del Redentore; nella sua nascita preannunziò i prodigi dei tempi messianici e, solo fra tutti i profeti, indicò al mondo l’Agnello del nostro riscatto”. Giovanni battezzò poi nelle acque del Giordano lo stesso Figlio di Dio, autore del battesimo e “rese a lui la testimonianza suprema con l’effusione del sangue”. Precursore nella gioia della nascita, precursore nel dolore della morte, la figura di Giovanni è intimamente legata a quella di Gesù cosicché questa domenica celebra il mistero pasquale del Cristo pienamente realizzato nella vita del Battista. Inoltre l’importanza capitale di Giovanni nell’economia cristiana appare dal fatto che solo di lui e di Maria, oltre che di Gesù, la chiesa celebra liturgicamente la nascita. Significativa è anche la scelta della data di questa solennità, il 24 di giugno, immediatamente successiva al solstizio d’estate. Siamo nel periodo dell’anno in cui la luce solare è al massimo del suo splendore e, nel contempo, nei giorni in cui inizia il suo inesorabile declino: metafora della vita dello stesso Giovanni che “fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di lui” (Lc 7, 28), ma che ha detto di se stesso: Andrea Spada, direttore del giornale L’Eco di Bergamo fino al 1989, amico e confidente del Papa, elenca ben trenta novità di Giovanni XXIII. E non sono le uniche. di Francesco Valsasnini Ha fatto dedicare un altare a san Giuseppe nella navata laterale sinistra della cattedrale di San Pietro. Non tutti i cardinali erano vescovi, anche tra quelli prefetti di Curia, per cui succedeva che vescovi o arcivescovi diocesani -venendo a Roma per trat- tare questioni di Curia- si trovassero di fronte cardinali superiori di fatto, ma canonicamente inferiori di dignità, essendo solo sacerdoti. Papa Giovanni ha stabilito che tutti i cardinali dovevano essere vescovi. Per la prima volta come Papa ha La Parola e le parole Natività di San Giovanni Battista Is 49, 1-6, Sal 139, At 13, 22-26, Lc 1, 57-66.80 “Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Gv 3, 30). L’odierna solennità è, quindi, la celebrazione della “nuova nascita” di Giovanni, se così possiamo chiamare il suo diminuire per lasciar crescere il Messia di cui egli è il precursore. Nei vangeli sinottici la figura del Battista e il suo messaggio sono tratteggiati con gli stessi lineamenti di quelli del Cristo proprio secondo il principio giudaico per cui “l’inviato è come l’inviante”. E’ per questo che la prima lettura applica al Precursore una pagina di stampo messianico, tratta dal “Secondo canto del Servo di Jahweh (Is 49). Il vero annunziatore del Cristo ne deve assumere quasi i connotati, il messaggio diventa alimento e sostegno dell’esistenza stessa dell’inviato. La figura di Giovanni Battista è poi tratteggiata nella seconda lettura (At 13) dal discorso di Paolo nella sinagoga di Antiochia di Pisidia. Di Giovanni, dopo aver narrato brevemente le principali tappe della storia d’Israele, l’apostolo sottolinea fondamentalmente il ruolo di precursore che, predicando un battesimo di penitenza, aveva preparato la venuta di Gesù. Ognuno nella storia ha un suo ruolo da compiere, una missione da espletare. Ruolo e missione che non devono essere fraintesi: “Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali”. E’ Gesù, “la Parola di salvezza” verso cui è finalizzata la missione della Chiesa che, come Giovanni, deve indicare al mondo la salvezza presente. Il brano del vangelo di Luca narra la nascita del Precursore e l’imposizione del nome al bambino. Una nascita piena di gioia e fonte di gioia, una nascita che è quindi una prima epifania di Dio, della sua “buona notizia”, che è anticipazione della grande gioia del Cristo. Un nome, Giovanni, che significa “il Signore fa grazia”. Giovanni quindi è figlio della vecchiaia e figlio della grazia.Vecchiaia dei suoi genitori e sterilità della madre sono le condizioni di impotenza umana su cui si posa la grazia del Signore, la sua misericordia. Giovanni, con la sua nascita, narra ai suoi genitori la misericordia di Dio: egli è per Zaccaria ed Elisabetta dono insperato che giunge contro ogni attesa e previsione. Giovanni è figlio del coraggio. Il coraggio con cui Elisabetta, contro ogni consuetudine 5 visitato gli ospedali, le carceri, molti singoli infermi. Contrariamente all’uso comune non ha dato alcun titolo nobiliare ai propri fratelli o parenti: disse scherzosamente una volta ai suoi fratelli: «Del resto che bisogno avete di diventare conti? Siete già contadini e avete qualche lettera di più dei semplici... conti. L’importante è quello che si è veramente, non i titoli». È stato il primo Papa a visitare un Presidente della Repubblica italiana nel Palazzo del Quirinale. È stato il primo Papa a ricevere un premio internazionale, quello per la pace. Ha attuato cambiamenti nello stile dell’Osservatore Romano. Direttore, a quel tempo, era il conte Della Torre, scrittore severo e apprezzato. Papa Giovanni lo incontrò in maniera cordialissima. Poi, sempre sorridendo, gli disse: «Devo chiederle un favore. Quando il Papa fa qualcosa lei scrive:“Sua Santità si è benignamente degnata di...”. E quando il Papa dice qualcosa lei scrive: “Le sue auguste labbra hanno pronunciato... “. Ecco, d’ora innanzi, scriva semplicemente: il Papa ha fatto, il Papa ha detto...». Ha reso stabile l’usanza di affacciarsi alla finestra del suo studio la domenica a mezzogiorno, iniziata da Pio XII, ma non praticata regolarmente. Dapprima recitava solo l’Angelus, poi iniziò a confidare le sue sofferenze, a parlare della bellezza di certe festività, prendendo spunto dagli avvenimenti del giorno. Altre novità sono semplici “restaurazioni”. Ha ripristinato l’uso delle stazioni quaresimali e le visite alle parrocchie romane, di tradizione secolare, ma che erano state sospese dopo la conquista di Roma da parte dello Stato italiano nel 1870. Per primo, dopo il 1870, è uscito da Roma per recarsi in alcune diocesi limitrofe, Assisi e Loreto. Ha fatto rimettere il crocifisso all’interno del Colosseo. Riguardo all’uso del latino ha scritto una lettera a favore della lingua comune della Chiesa, ma ha concesso alla Chiesa polacca di cantare in polacco i canti con i testi liturgici della Messa. Non fu esattamente... un papa di transizione. famigliare e uso sociale, impone il nome “Giovanni” al bambino e che il muto Zaccaria conferma scrivendolo su una tavoletta. Il coraggio nasce dall’aver traversato molte tribolazioni, dall’essere stati umiliati e provati, arrivando a conoscere ciò che nella vita di fede è veramente essenziale: la misericordia di Dio. Perciò Giovanni è anche figlio della fede provata. Elisabetta e Zaccaria erano “giusti davanti a Dio” (Lc 1, 6) ed erano rimasti giusti anche nella dura prova della sterilità. Giovanni è figlio della perseveranza, figlio di quella fedeltà che a noi può sembrare folle o eroica, ma che per i due genitori era semplicemente il quotidiano cammino da percorrere senza tante storie e lamenti, senza accuse rivolte a Dio o all’ingiustizia della vita. Certo Zaccaria ha conosciuto anche i cedimenti nella fede: il suo mutismo dice a tutti noi che chi non ascolta la Parola di Dio non può parlare, non può bene-dire. Credere all’intervento benedicente di Dio nella miseria della propria vita è la condizione per trasmettere agli altri la benedizione di Dio. “Che sarà mai questo bambino?”: è la domanda che interpella anche la Chiesa riguardo alla sua identità e alla sua missione. Come il Battista essa crescerà nel deserto dell’ascolto della Parola, si lascerà guidare dalla mano del Signore, cioè dalla logica della croce, divenendo sempre più piccola per far spazio allo Sposo dell’umanità: Gesù Cristo. Don Luca Carlesi 6 C ontinuano, con drammatica puntualità, ogni domenica, le stragi di cristiani in Nigeria, seguite da rappresaglie. C’è la cinica scommessa di una guerra civile dietro la strategia di Boko Haram, la sigla del terrore islamista che ormai, domenica dopo domenica, abbiamo imparato a conoscere. Ancora una volta la religione è utilizzata come pretesto di guerra. Preso atto di questo fatto, che purtroppo serpeggia a diverse latitudini, la risposta deve essere politica e istituzionale, come ha messo in evidenza il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, parlando di una situazione “orribile e inaccettabile”. Bisogna che lo Stato tuteli tutti, a partire ovviamente dai cristiani, che in alcune zone della Nigeria sono minoranza, ma anche in quelle stesse zone non sono meno radicati nella cultura e nella vita del popolo dei musulmani. È infatti la storia a falsificare la semplificazione ideologica che vorrebbe i cristiani semplicemente espressione del “cultural imperialism” dell’Occidente. Affermata chiaramente questa verità storica, ne deriva la ferma richiesta della tutela, che è anche nell’interesse della comunità internazionale.<bR> Questo vale ovviamente dove l’emergenza è più intensa, come proprio nella fascia sub-sahariana, ma caratterizza oggi molte situazioni.<bR> Si pensi, ad esempio, alla situazione ancora così precaria nel Kosovo, o nella Bosnia-Erzegovina, dove, dopo anni di convivenza, si è assistito parallelamente al collasso delle istituzioni e all’uso strumentale della religione. n. 25 24 giugnoo 2012 NIGERIA La strage infinita I Paesi occidentali non posso rimanere a guardare di Francesco Bonini Vita La Per non parlare delle vicende dei Paesi mediorientali, pesantemente segnati dall’emigrazione forzata dei cristiani. La logica feroce della “pulizia” etnico-religiosa, che sembra caratterizzare in modo perverso questi anni di globalizzazione dei mercati e di fine delle ideologie politiche, deve essere combattuta con tutti i mezzi. Bisogna tutelare dalla violenza, ma bisogna anche fare dei progressi culturali e politici. Sembra paradossale, ma sia dal punto di vista dell’affermazione ideale, sia da quello della concreta applicazione, il principio e il valore della libertà religiosa sembrano in questi anni avere sostanzialmente regredito. Certo è difficile invertire la tendenza alla radicalizzazione, che è quella alla strumentalizzazione: serve, per questo, un grande investimento culturale, che forse deve cominciare proprio qui in Occidente. Giustamente il cardinale Scola ha sottolineato, a Tunisi, che la crisi dell’Occidente è anche una crisi dell’“universale religioso”. Le stragi ripetute in Nigeria, ma anche gli esiti così incerti delle “primavere” arabe avvertono che il tema classico dell’Occidente, il rapporto tra fede e libertà, è oggi una delle chiavi decisive del mondo contemporaneo. Di questa i grandi Paesi occidentali devono sapersi riappropriare per restituirla al mondo islamico anche attraverso un rinnovato e rimotivato dialogo tra i credenti. Che è una “necessità vitale” per tutti, oggi e domani, per disegnare strade di sviluppo, che sono anche di tenuta istituzionale, come si vede in Nigeria. Pistoia Sette N. 25 D 24 GIUGNO 2012 on Umberto Guidotti, da trentotto anni missionario diocesano in Brasile e negli ultimi tre anni anche in Mozambico, da alcune settimane è rientrato a casa, per un periodo di cure e di riposo ma non ha rinunciato a condividere con amici, gruppi e parrocchie la sua esperienza umana e la sua riflessione teologica in continuo arricchimento. Ad un nutrito gruppo di giovani della parrocchia di Gello don Umberto ha narrato molto della sua vita di sacerdote missionario, di ‘ sacerdote contento per aver lavorato con l’entusiasmo donato dal Concilio Vaticano II, in tempi belli per la presenza del Ratzinger teologo, che con i suoi testi stimolò molto la teologia della missionarietà; tempi belli grazie alla testimonianza di cristiani come Lazzati, La Pira, mons. Pellegrino…..’. In quegli anni, si maturò la sua conversione vocazionale, fondata sul documento conciliare Presbiterorum ordinis, in cui il mandato sacerdotale è proposto come “vastissima missione di salvezza.. come sollecitudine per tutte le chiese”. E, grazie all’enciclica Fidei donum di Pio XII, era ormai possibile rimanere inseriti nella propria realtà diocesana (senza dover aderire ad una congregazione missionaria) e recarsi in missione ‘per invio diocesano’. Dal 1974, dunque, don Umberto ha svolto il suo mandato sacerdotale, a nome della diocesi di Pistoia, in terra brasiliana, a Manaus, poi a Balsas… e da tre anni anche in Africa. La realtà di missione ha determinato in don Umberto un’altra conversione, quella antropologica, che lo ha portato alla ‘scoperta dell’uomo sofferente per la lebbra, per la mancanza di diritti e di giustizia, per la privazione di una terra su cui vivere…. nuovi volti dell’ ecce homo del Vangelo, di quei crocifissi che era necessario staccare dalle loro croci...’. Vivendo con questi crocifissi, si imponeva anche una conversione pastorale che, ‘secondo il metodo di Gesù, non privilegiasse tanto l’aspetto dogmatico della fede ma assumesse la dimensione narrativa della catechesi, che parla della persona e della storia di Gesù e testimonia l’amore del Padre per tutti i suoi figli’. La conversazione con i giovani è proseguita con il racconto di che cosa don Umberto ha fatto in Brasile ‘nella difesa dei diritti umani e civili dei senza terra, dei neri, dei poveri, dei bambini di strada, seviziati e uccisi dall’ordine spesso violento di quel grande paese, ancora ingiusto e disuguale. In quel paese, i ceti dirigenti nel sociale e nella politica, pur cattolicissimi, hanno perpetrato tanti abusi e ingiustizie: per più di trecento anni è stata praticata la schiavitù, presente anche all’interno di strutture religio- Perché i cristiani diventino veri discepoli e veri cittadini Umberto Guidotti, tornato per alcuni giorni in famiglia, ha raccontato in un incontro coi giovani di Gello, la vicenda della sua vita se; per tanto tempo è mancata una vera evangelizzazione: il cristianesimo è divenuto un’identità anagrafica, senza essere vera conversione; si è tradotto in pratiche religiose, senza L’ arte sacra ha origini remote. Fu regola comune degli artisti produrre immagini di persone, di animali e di cose, in genere, secondo immagini coordinate in modo da rappresentare temi d’interesse popolare. In occasioni di culto partecipato ebbero luogo le comunicazioni sacre mediante la parola. Dunque si può affermare che nella specie vi fu una mirabile simbiosi tra parola non scritta e arte. Fu questa partecipazione basata sulla cultura popolare, largamente interessata da fenomeni di analfabetismo. In tempi più recenti, a motivo della riduzione notevole del fenomeno di analfabetismo e dello sviluppo dell’arte anche sotto il profilo della sua rappresentazione esterna, l’arte sacra fu interessata da produzioni e stili molto diversi da quelli sopra divenire pratica di carità, nella vera sequela di Cristo’. Per questi motivi, sia in Brasile che poi in Mozambico, l’attenzione e l’impegno pastorale di don Umberto si sono particolarmente indirizzati alla ‘ formazione di cristiani autentici, con i corsi di teologia etica e morale, con l’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa, rivolti agli aspiranti presbiteri e ai laici, perché tutti possano meglio divenire discepoli di Cristo e cittadini incarnati nella realtà’. Tali scelte, ha aggiunto don Guidotti, sono state favorite anche dalle revisioni teologiche che, specie con il Concilio, si sono affermate intorno ai modelli di missionarietà . ‘Al primo e antico modello Salus animarum, da cui derivò il più diffuso concetto dell’extra ecclesia nulla salus, e che imponeva quasi la frenesia del battezzare per salvare le anime, si sostituì, sul finire dell’Ottocento, il modello della Plantatio Ecclesiae; legando la missione soprattutto all’andare in senso geografico, al raggiungere lontani luoghi fisici, per lo più affidati a prelature religiose, tale modello ha prodotto, per esempio, l’europeizzazione dell’Africa, che da pagana è divenuta cristiana e da incivile ha ricevuto dagli europei la vera civiltà…’. Oggi, grazie a Dio, la missionarietà è concepita come ‘edificazione del Regno di Dio, (secondo quanto per ben 127 volte si cita nel Nuovo Testamento). La missione deve, dunque, amorizzare il mondo e umanizzarlo, Lettera in redazione L’arte sacra, aiuto alla lettura considerati. Queste modifiche sono state oggetto in passato, ma lo sono anche nel presente, di discussione, in genere sotto due diversi aspetti: - l’evoluzione dell’arte non è motivo sufficiente per favorire la ricerca di modi e stili oscuri per rappresentare persone, animali e cose a fini di religione, essendo prevalente il criterio della piena trasparenza a ogni livello popolare; - l’evoluzione dell’arte invece è motivo di rapporto temporale; essa, pertanto, è da assumere come funzione temporale.Alcuni considerano questi aspetti funzionali legati relativamente alla creatività dell’artista. Una teoria che riuscisse a coordinare i due aspetti sarebbe auspicabile, infatti non sembra possibile rimuovere gli elementi di stile legati alla bellezza, alla consapevolezza dell’ordine naturale, alla immediatezza della cognizione del bello estetico. Alcuni esempi di arte sacra espressa con stile nuovo, anche mediante immagini provenienti da un segno originale avanzato,sono da condividere. D’altro canto sono stati favorevolmente accolti dalle Commissioni d’arte sacra della Chiesa. affrontando le sfide di quest’epoca di cambiamento, cercando di comprendere la realtà globalizzata, operando per la salvaguardia della terra e delle generazioni future. Si tratta di impegnarsi a far crescere un’etica condivisa, fondata sui diritti fondamentali che ci guidino a pensare più alla terra che al cielo…più ai corpi che alle anime.. secondo quanto si legge nel Vangelo: “i ciechi vedono, i sordi odono… a tutti è annunciata la buona novella” . Pertanto, oggi, ‘non esistono luoghi privilegiati per la missione perché molti sono gli areopaghi della nostra società (i giovani, i lontani, gli operai, gli scienziati…) dove non i missionari specialisti ma ogni cristiano è chiamato ad essere missionario per collaborare all’edificazione del Regno di Dio, con la testimonianza e con il lavoro, con la pazienza e la fiducia di Chi attende che il granello di senape cresca…’. Ai giovani di Gello don Umberto ha, inoltre, accennato ad un’altra conversione che sente prossima: dopo tanti anni così impegnativi, forse si sta preparando una conversione esistenziale che, anche a causa di vari problemi di salute, lo porterà a tornare a Pistoia…’. E noi, nell’augurargli che i problemi di salute vengano al più presto superati, lo aspetteremo con ansia! P.B. Queste considerazioni, in conclusione, sono da collocare nell’ambito introduttivo del presente lavoro, per l’appunto finalizzate a disapprovare l’arte sacra oscura e in contrasto con elementari regole sulla rappresentazione compatibile e a favorire una interpretazione dell’arte sacra anche in funzione della ricerca di stili adeguati allo sviluppo dell’arte nel tempo. Infine, al di là delle conclusioni di questo intervento, mette conto osservare che non sempre esiste armonia tra lo stile architettonico dei luoghi sacri e quello delle opere d’arte sacra esposte sulle pareti di questi luoghi. Indipendentemente dal valore di queste opere d’arte il problema della compatibilità stilistica, nei termini sopra considerati, dovrebbe essere curata in modo attento e responsabile. Mario Agnoli 8 comunità ecclesiale Caritas e Pastorale Famiglia Estate 2012: Famiglie insieme P astorale con la famiglia e Caritas diocesana presentano Famiglinsieme Oratorio delle famiglie. Si tratta di un soggiorno alla “Casa sulla roccia”, struttura diocesana sulle colline pistoiesi. Nel mese di agosto, genitori e figli insieme, condividono un’esperienza in cui le famiglie si aprono all’accoglienza. Gli organizzatori chiedono aiuto. C’è infatti bisogno di biancheria (camera, bagno); giocattoli e libri per bambini (0-13 anni); materiale di cancelleria (colori, tempere, risme di carta…); strumenti musicali (per bambini); un congelatore; una lavatrice; ombrelloni, gazebo, sedie/ tavoli da giardino. Va bene - viene specificato - anche, per quanto possibile, materiale usato. Informazioni presso Caritas diocesana (tutti i giorni 10-12) 0573 976133 e presso Paola 329 9638917. Il servizio è rivolto a famiglie che non hanno possibilità di fare un po’ di ferie; viene offerta loro una settimana alla Casa sulla roccia, con alcune gite (una al mare), e con divertimenti vari. Si tratta di un oratorio, ma non per i bambini (o almeno non solo per loro): i bambini, infatti, saranno presenti insieme ai loro genitori, i quali parteciperanno dell’organizzazione dando una mano (cucina, pulizie, giochi, svaghi). DOPO LA BEATIFICAZIONE DI CECILIA EUREPI Le suore Mantellate al ritorno da Nepi La testimonianza di suor Mirella, della Congregazione delle Mantellate di Treppio omenica 17 giugno si è svolto il rito per la beatificazione della probanda Cecilia Eusepi a Nepi. La chiesa di San Tolomeo ha visto un’innumerevole folla di fedeli in visita alla tomba di Cecilia. Il suo corpo era stato riesumato il 16 febbraio scorso, a 85 anni dalla morte, ed è stato trovato incorrotto. Ora riposa sotto l’altare della Madonna dell’Addolorata per cui la giovane nutriva grande venerazione. Le suore Mantellate di Pistoia, rinnovando nel tempo l’affetto per Cecilia, erano presenti a Nepi, dove hanno pregato dinanzi alla sua tomba, nella Chiesa di san Tolomeo, e hanno partecipato alla celebrazione di beatificazione. All’evento erano presenti anche le suore Mantellate di Treppio (luogo in cui è nata la Congregazione il 6 ottobre 1861). “È stata una festa meravigliosa, - afferma suor Mirella responsabile della comunità di Treppio - una cerimonia solenne e semplice. Le parole sono state calibrate, intense profonde ed espresse con il cuore, soprattutto quelle pronunciate da monsignor Romano Rossi, vescovo di Viterbo, che con molto entusiasmo ha ringraziato il Santo Padre, le autorità civili e gli animatori che hanno collaborato alla missione diocesana San Filippo, restaurato l’organo A luglio concerto d’inaugurazione alla presenza del sindaco di Shirakawa organo Cacioli-Tronci (1745) della chiesa di San Filippo torna al primitivo splendore, grazie ad un importante intervento di manutenzione finanziato dall’Accademia d’organo «Giuseppe Gherardeschi». «L’organo, restaurato da Hiroshi Tsuji nell’ormai lontano 1984, aveva bisogno di un intervento di questo tipo - riferisce il maestro e canonico Umberto Pineschi, presidente dell’Accademia Gherardeschi -, perché l’accordatura, col passar del tempo si appanna ed il legno si muove, causando delle disfunzioni che, anche se lievi, rovinano l’armonia generale». L’organo, così “rinfrescato”, verrà presentato dall’organista titolare della chiesa, Kumiko Konishi accompagnata dal violinista Bernardo Barzagli, con un pubblico vespro d’organo martedì 17 luglio, alle ore 21. La manifestazione si inserisce non solo in quelle del Pistoia Festival, a cura dell’assessorato alla cultura del Comune di Pistoia, ma anche in un corso di interpretazione organistica e di visita agli organi pistoiesi organizzato dal 16 al 22 luglio a Pistoia dall’Accademia Gherardeschi per un gruppo di 20 organisti giapponesi. Al concerto finale dei partecipanti al corso, il 22 luglio alle 21 in Sant’Ignazio, sarà presente anche il sindaco di Shirakawa,Yoshihiro Imai. L’Accademia d’Organo «Gherardeschi» ha da poco rinnovato il suo consiglio. Sono entrati a farne parte tre nuovi membri: Guy Bovet, già professore d’organo al conservatorio di Losanna, e Ludger Lohmann professore d’organo al conservatorio di Stoccarda, ambedue organisti di fama mondiale, e Masakata Kanazawa, professore di musicologia alla International Christian University di Tokyo e presidente della Japan Association of Organists. «L’impegno dell’Accademia Gherardeschi - conclude il maestro Pineschi - è soprattutto un servizio alla città di Pistoia e consiste nella valorizzazione continuativa degli organi esistenti in città, soprattutto facendoli ascoltare tutte le domeniche e le feste di precetto durante le messe». Patrizio Ceccarelli PRATACCIO In ricordo del vescovo Paolo Andreotti N di Civita Castellana per la preparazione dell’evento. Rimane per noi oggi il dono del messaggio di Cecilia: il suo ‘sì’ totale, come quello di Maria.” A rendere omaggio a Cecilia, nell’ambito della celebrazione eucaristica lo splendido “Inno” musicale composto da monsignor Marco Frisina, dove si canta la dolce identità di questa nuova beata: “nell’umiltà cercasti la tua gloria, nel quotidiano la vera grandezza, nell’obbedienza semplice e sincera trovasti la tua vera libertà… Come tuo sposo scegliesti Cristo a lui donasti tutta la tua vita, nel fuoco ardente all’eterno amore arse il tuo cuore di Gioia e carità… L’amore nutre la misericordia, dono di gioia e di comunione, l’amore solo costruisce il mondo, in lui la vita e la santità.” Daniela Raspollini el 1996 il sindaco Valerio Sichi, intitolò la piazza alla periferia del paese, al vescovo missionario padre Paolo Andreotti. In questo periodo i componenti della Pro Loco e Misericordia rinnovano una palizzata lunga circa cento metri che isola lo spiazzo dal torrente Rio Buio.Vicino alla targa del presule verrà collocato un grande masso di pietra serena con le generalità del religioso. Nelle vicinanze saranno realizzato un’aiuola con fiori e due panchine. Questo per ricordare il vescovo montanino,che rifiutò cariche in patria e rimase per oltre quaranta anni in Pakistan per aiutare quelle popolazioni. Padre Paolo era nato a Prataccio nel 1921, morì nel 1985 dopo aver dedicato la propria esistenza alle persone sole, ai malati, agli ultimi. G.D. A Capostrada Tabernacolo da recuperare CONCLUSI I LAVORI DI MANUTENZIONE L’ Vita La n. 25 24 giugnoo 2012 P ASSOCIAZIONE “IL GRANELLO DI SENAPE” Festa di inizio estate S i ripete, dopo la partecipazione e l’interesse suscitato l’anno scorso, la festa d’inizio estate, sul tema “Terra Arte Mestieri”. Per l’intera giornata di domenica 24 giugno dalle ore 11 fino al tardo pomeriggio, nei prati e negli spazi dell’Associazione Il Granello di Senape (Via di Collegigliato) s’articolerà il seguente e ricco programma. Apertura dello spazio laboratorio con ceramisti francesi e pistoiesi, con la presenza degli artisti Mario Girolami e Giuseppe Gavazzi, mentre a seguire Luciano Michelacci e Dino Malvaso presenteranno “L’Orto errante”. A seguire Luigi Tronci, con la sua incredibile collezione di strumenti a percussione, darà vita ad una performance intitolata “Musica dalla Terra”. Alle 13.30 pranzo self-service, con un piccolo contributo solo per i grandi, mentre i bambini saranno ospiti. Nel primo pomeriggio avremo un laboratorio di ceramica raku, un incontro con la storia con l’archeologa Chiara Marcotulli e la musica per e con i bambini con Luigi Tronci. Alle ore 18 si parlerà di “Terra arte mestieri come bene comune” con l’assessore Belliti e Ginevra Lombardi. Durante la giornata potrete visitare la mostra-mercato dei ceramisti provenzali, incontrare gli artisti, passeggiare negli ambienti naturali e vedere l’orto comune, assistere alla smielatura, con la musica dal vivo di Giovanni Inglese e giochi per i bambini. L’iniziativa è coordinata dall’Arch. Roberto Agnoletti e promossa da il Granello di Senape, con la collaborazione di Magia Verde e la Fondazione Tronci. Un appuntamento da non mancare, liberamente aperto a tutti, un modo diverso per passare una bella domenica. Sarà presente il sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli. Giuseppe Bigoni rocedendo da via Dalmazia, a Pistoia, all’ingresso di Capostrada è posto sulla destra un tabernacolo risalente al XIX° secolo, poi dedicato alla Madonna di Lourdes dalla comunità locale. Lo stato del monumento, davanti al quale hanno sostato in preghiera generazioni di credenti pistoiesi, richiedeva un urgente intervento di recupero, a causa della mancata manutenzione ma anche dei danni risalenti addirittura alla Seconda guerra mondiale. Nell’intento di favorirne il restauro, quindi, nella zona è stato costituito un comitato pro-tabernacolo composto dai cittadini Renzo Lulli, Anna Lori Capecchi, Rossana Nerozzi, Remo Tonarelli Rodolfo Cocchi e Mauro Scartabelli. Grazie alla collaborazione con l’architetto Paolo Caggiano è stato elaborato un progetto di restauro, approvato dai tecnici comunali e poi sottoposto alla Soprintendenza ai Monumenti. Per reperire le risorse necessarie per finanziare l’esecuzione delle opere (complessivamente, circa 8mila euro), è stata promossa una campagna di sottoscrizioni tra gli abitanti di Capostrada, aperta a chiunque volesse dare il proprio apporto non solo per devozione, ma anche per senso civico. Un punto di raccolta è stato istituito presso la farmacia del quartiere. Vita La 24 giugno 2012 comunità ecclesiale n. 25 9 TESORI NASCOSTI Il Crocifisso bronzeo del Ceppo, un capolavoro senza casa di Lucia Gai L o scorso 12 giugno di quest’anno è stato presentato, entro la splendida cornice della chiesa rinascimentale di Santa Maria delle Grazie, meglio conosciuta come “la Madonna del Letto”, il Crocifisso in bronzo un tempo dello Spedale del Ceppo (attualmente Azienda Usl3), restaurato grazie al mecenatismo del Lions Club Pistoia. L’intervento, attuato durante la presidenza Lions di Claudio Geri dalla restauratrice Elisa Pucci durante l’inverno 20112012, con la supervisione di Maria Cristina Masdea della soprintendenza competente per territorio e d’intesa con la direzione generale dell’ente ospedaliero cui spetta la proprietà dell’opera, ha felicemente recuperato un’importante scultura tardo-barocca settecentesca, finora rimasta sconosciuta ai più. Fra le competenze dell’Azienda Usl3, infatti, non sono previste l’esposizione museale e la fruizione continuativa da parte di visitatori e nel patrimonio dell’ospedale in seguito alle soppressioni di enti ecclesiastici e compagnie religiose attuate, fra tardo Settecento e primo decennio dell’Ottocento, nel periodo di governo del granduca Pietro Leopoldo di Asburgo-Lorena e del vescovo di Pistoia Scipione de’ Ricci e successivamente durante l’Impero napoleonico. Una sia pur minima e sporadica conoscenza delle opere custodite all’interno del complesso ospedaliero e nella chiesa e monastero di Santa Maria delle Grazie che dal 1784 divenne parte, con tutto quanto conteneva, del patrimonio degli Spedali Riuniti, è stata finora possibile direttamente grazie alla buona disponibilità della direzione e del relativo personale amministrativo, indirettamente tramite le schede descrittive compilate da esperti inviati dalla Soprintendenza e anche grazie all’ampia campagna fotografica Alinari, condotta a Pistoia tra la fine dell’Ottocento ed i primi del Novecento. Schede e foto attualmente accessibili anche mediante mezzi informatici. Il Crocifisso bronzeo del Ceppo, da sempre circondato (per ininterrotta tradizione) da marcato apprezzamento all’interno dell’ente che lo custodisce per questo suo handicap di visibilità da parte degli studiosi non era entrato però nel circuito delle opere conosciute e indagate dal punto di vista storicoartistico, fino ad oggi. Se ne stava chiuso in un deposito, appositamente adibito per accogliere i diversi arredi liturgici provenienti sia dallo stesso Spedale del Ceppo che da altri enti religiosi soppressi, fra cui la comunità monastica agostiniana di Santa Maria delle Grazie. Nella vecchia foto Alinari che ne documentava l’aspetto rimaneva nella didascalia la vecchia attribuzione tardo-ottocentesca della scultura al Giambologna, importante artista del Manierismo fiorentino operoso fra Cinquecento e inizi Seicento. Questa foto permise allo studioso tedesco Klaus Lankheit nel 1962 di avvicinare il Crocifisso pistoiese ad un illustre modello, il Crocifisso in argento eseguito in epoca tardo-barocca per l’altare maggiore del tempio mediceo di San Lorenzo a Firenze, durante il granducato di Cosimo III dei Medici. Tuttavia Lankheit formulo allora l’attribuzione, per quest’ultima opera, all’importante scultore Massimiliano Soldani Benzi, raffinato bronzista e medaglista (1656-1740). Ne derivava che anche l’esemplare del Crocifisso pistoiese fosse da assegnare al medesimo artista. Così infatti fu registrato nella relativa scheda compilata nel 1966 per la Soprintendenza da Marco Chiarini, poi ripetuta nella successiva scheda del 1975. Ma ulteriori scoperte documentarie hanno permesso di attribuire il Crocifisso di San Lorenzo a Firenze allo scultore-architetto principale dell’età di Cosimo III, Giovan Battista Foggini (1652- 1725), e perciò ora è possibile affermare con sicurezza la derivazione del Crocifisso del Ceppo dal suo illustre esemplare fiorentino. Ulteriori ricerche d’archivio, condotte da chi scrive e attualmente pubblicate in un libro dedicato all’argomento, finanziato anch’esso dal Lions Club Pistoia (Tesori d’arte dell’Ospedale del Ceppo di Pistoia. Un Crocifisso bronzeo settecentesco e il suo restauro, Pistoia, Settegiorni Editore, 2012), consentono di collocare meglio nel tempo e in un determinato contesto storico l’opera. Essa fu commissionata dal Commissario fiorentino Francesco Maggio, che dal 1747 al 1767 fu soprintendente dello Spedale del Ceppo e si occupò dei primi ampliamenti e ammodernamenti del medesimo, attuati fra 1757 e il 1762 (nuova corsia delle donne” rinnovata Cappella delle Oblate ospedaliere). Tale personaggio donò nel 1761 il Crocifisso bronzeo all’ente ospedaliero pistoiese, perché stesse sempre entro l’altare, finemente decorato in stucchi, della nuova Cappella delle Oblate, eretta fra 1761 e 1762. Le suore, trasferitesi dal 1785 nella sede dell’ex-monastero agostiniano di Santa Maria delle Grazie, portarono con sé il Crocifisso che venne sistemato – adempiendo alle volontà del donatore - che venne sistemato all’interno della Cappella attigua alla chiesa di Santa Maria delle Grazie, chiamata nei documenti “Chiesino”, che serviva da loro oratorio privato e che tuttora esiste, per quanto ridotto a deposito. Il Crocifisso bronzeo - sotto- posto dopo la seconda guerra mondiale ad un deturpante intervento di sistemazione, che aveva portato alla verniciatura della preziosa superficie patinata (per cui si perse la possibilità di apprezzarne la fine lavorazione del rilievo) e alla sostituzione della croce in ebano con altra in più ‘rustico’ legno chiaro - convenientemente ora restaurato è ritornato al primitivo splendore. Si può dire che la sua esposizione, avvenuta come si è detto lo scorso 12 giugno, all’interno della chiesa di Santa Maria delle Grazie, è stata una vera festa non solo per i Lions e per tutti quanti si sono attivati per questo recupero, ma anche per i cittadini e gli studiosi presenti, arrivati in gran numero tanto da riempire la chiesa, troppo spesso normalmente ‘disabitata’, nonostante contenga una famosa e miracolosa immagine mariana trecentesca. Chiusasi questa parentesi festosa, il Crocifisso appena egregiamente restaurato “e tornato nel deposito, da cui era uscito con più dimesso aspetto. Manca infatti, nei progetti attualmente formulati per il recupero della parte storica Contro i respingimenti, per un’Italia più umana A ll’interno della campagna “Mai più respinti”, il 20 giugno Giornata mondiale del Rifugiato, è stata organizzata la proiezione in tutta Italia del film “Mare Chiuso” di Stefano Liberti ed Andrea Segre che racconta la storia dei respingimenti di centinaia di migranti in fuga dalle coste del Nordafrica e da persecuzioni e guerre. Anche nella provincia di Pistoia sono organizzate alcune proiezioni per iniziativa delle comunità parrocchiali di di Vicofaro e Ramini-Bonelle, del Centro di documentazione e progetto Don Milani di Pistoia e dalla Associazione Casa della solidarietà Rete Radiè Resch di Quarrata. Tra il maggio 2009 e il 2010 diverse centinaia di migranti africani sono stati intercettati nel canale di Sicilia e respinti in Libia dalla marina militare e dalla guardia di finanza italiana; in seguito agli accordi tra Gheddafi e Berlusconi tutte le barche dei migranti venivano sistematicamente ricondotte in territorio libico, dove non esisteva alcun diritto di protezione e la polizia esercitava indisturbata varie forme di abusi e di violenze. Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e perché tutti i testimoni sono poi stati destinati alla detenzione in Libia. Nel marzo 2011 con lo scoppio della guerra in Libia, tutto è cambiato. Migliaia di migranti africani sono scappati e tra questi anche profughi etiopi, eritrei e somali che erano stati precedentemente vittime dei respingimenti italiani e che si sono rifugiati nel campo UNHCR di Shousha in Tunisia, dove i due registi li hanno incontrati. Nel documentario sono loro a raccontare in prima persona cosa vuol dire essere respinti; sono loro a descrivere esattamente cosa è accaduto su quelle navi. Delle testimonianze dirette che ancora mancavano e che mettono in luce le violenze e le vio- lazioni commesse dall’Italia ai danni di persone indifese, innocenti e in cerca di protezione. Una strategia politica che ha purtroppo goduto di un grande consenso nell’opinione pubblica italiana, ma per le quali l’Italia è stata recentemente condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani in seguito ad un processo storico, il cui svolgimento fa da cornice alle storie narrate nel documentario. Il film è stato proiettato il 20 giugno alla Casa della Solidarietà in via delle Poggiole 225 a Lucciano-Quarrata, e il 21 giugno presso il Circolo Arci di Ramini e il 22 giugno alle 21,15 presso la parrocchia di Vicofaro. Comunità parrocchiali di Vicofaro e di Ramini-Bonelle Casa della Solidarietà Rete Radié Resch Centro di documentazione e di progetto don Lorenzo Milani e monumentale dello Spedale del Ceppo, qualsiasi accenno al ruolo della chiesa di Santa Maria delle Grazie (finora rimasta aperta in quanto cappella ospedaliera, ma certamente destinata a non esserlo più, con l’attivazione, nella zona sud di Pistoia, dell’ospedale nuovo, di prossima apertura) e soprattutto all’utilizzo e alla fruizione pubblica del patrimonio di oggetti d’arte tuttora conservati sia negli ambienti dell’ospedale vecchio, sia nel deposito degli arredi liturgici, attuale provvisoria ‘residenza’ anche del Crocifisso oggi restaurato, che è testimonianza rilevante dell’eccellenza dell’arte settecentesca anche a Pistoia. È un problema che il presente consegna agli attuali pubblici amministratori, ma anche a quanti si spendono per sensibilizzare l’opinione pubblica circa la necessità di non lasciare cadere nell’oblio un patrimonio comune che tutti ci invidiano, spesso però sprecato e disperso per colpevole mancanza di progetti adeguati. PASTORALE FAMILIARE Enrichetta Beltrame Quattrocchi ci ha lasciato Martedì 19 giugno è giunta la notizia della morte di Enrichetta Beltrame Quattrocchi avvenuta sabato 16 giugno. Per suo desiderio, la notizia si è appresa a funerale e tumulazione al Verano già eseguita. “Quando un uomo e una donna diventano uno nel matrimonio non appaiono più come creature terrestri, ma sono l’immagine stessa di Dio”. Queste parole di San Giovanni Crisostomo sono la sintesi della coppia di coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, genitori di Enrichetta e primi sposi proclamati beati nella storia della Chiesa. La coppia fu elevata agli onori degli altari non perché fondò congregazioni o partì missionaria, ma semplicemente perché visse il matrimonio nella concretezza di un cammino verso la santità e verso Dio. Ora l’ultima figlia ancora vivente, Enrichetta, instancabile nonostante i suoi 97 anni di età, ci ha lasciato. E’ ancora vivo in noi il ricordo dell’incontro con lei avvenuto lo scorso 4 dicembre nella sala maggiore del Seminario: la vitalità, la spiritualità, la gioia di vivere che trasparivano dalle sue parole e dal suo atteggiamento fanno parte, e sempre lo faranno, della memoria della pastorale familiare di Pistoia. 50 anni fa il Concilio Vaticano II lanciava un appello alla santità della famiglia e questo si è realizzato grazie ai due beati. È necessario, però, che, sulla loro scia, tutte le famiglie del nostro tempo “riprendano quota”, in modo da diventare piccole chiese, vere scuole di preghiera. 10 comunità e territorio n. 25 24 giugnoo 2012 ANSALDOBREDA «Il Governo agisca non possiamo perdere imprese» Lo ha detto il governatore della Toscana partecipando a Pistoia al forum sul Distretto per le tecnologie ferroviarie «A Sanità A Pistoia si vive più a lungo che nel resto d’Italia Lo dice una ricerca dell’Asl 3. La media è di 85,2 anni per le donne e di 80,6 per gli uomini I di Patrizio Ceccarelli Pistoia c’è un pezzo di storia industriale della Toscana che dobbiamo impegnarci a rilanciare. Non possiamo permetterci di perdere la grande impresa ferroviaria. La Regione Toscana ha acquistato treni per 250 milioni e investirà 30 milioni all’anno per 9 anni per nuovi bus per il trasporto pubblico locale. Andremo a comprare i mezzi all’estero? A questa domanda deve rispondere il Governo con una chiara scelta di politica industriale». Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, intervenendo martedì scorso a Pistoia al forum «Distretto per le tecnologie ferroviarie, l’Alta velocità e la sicurezza delle reti». «C’è dibattito aperto nell’esecutivo nazionale - ha proseguito Rossi - e lo si è visto nella presentazione dell’ultimo decreto, pur interessante, sulla crescita. Ma bisogna che il Vita La Governo si muova di più. Altrimenti perderemo uno dei nostri settori strategici». Il presidente è poi tornato sul rapporto tra grande e piccola impresa. «Con la grande impresa - ha detto - bisogna dialogare, perché è un punto di forza dell’economia a livello europeo. Una grande impresa che ha bisogno della piccola, senza contrapposizioni. Il distretto tecnologico ferroviario - ha concluso - vanta imprese di ogni dimensione e circa 3000 addetti. Qui, come in tutta la Toscana, c’è volontà di fare e di reagire. Non ci si dà per vinti». Al forum ha preso parte anche l’amministratore delegato di AnsaldoBreda, Maurizio Manfellotto. «Abbiamo un piano molto ambizioso - ha detto -, per fortuna abbiamo un po’ di contratti e aspettiamo che ne arrivino degli altri». «Il ruolo di AnsaldoBreda all’interno del Polo tecnologico ferroviario toscano - ha rilevato Manfellotto - è propulsivo, nella sua esperienza, nella sua storia, nelle sue persone e il contributo delle aziende di questa regione è importantissimo, perché è dalle aziende che nascono le idee». E una prima idea innovativa, tutta pistoiese, è stata presentata proprio nel corso del forum. Si tratta del Vip (veicolo innovativo polifunzionale), un pulmino progettato da un team di quattro aziende artigiane pistoiesi del settore ferroviario, alimentato da pannelli fotovoltaici, quindi con un’autonomia quasi illimitata e dotato di un sistema di rilevazione per fermarsi in caso di assunzione di droghe o alcool da parte del guidatore. 1812-2012 CELEBRAZIONI DEL BICENTENARIO DELLA NASCITA pistoiesi vivono a lungo e usano molto i servizi sociosanitari pubblici. È quanto emerge dall’analisi dei primi dati che andranno a comporre l’ultima relazione sanitaria dell’Asl3 di Pistoia. In particolare è cresciuta ancora la loro speranza di vita alla nascita. Dopo alcuni anni di stabilità è ripreso il trend positivo sulla longevità. Soprattutto per le donne. Quest’ultime hanno una speranza di vita di 85,2 anni e guadagnano un anno in più rispetto all’anno passato. Per gli uomini il dato continua a crescere: vivono fino a 80,6 anni (l’anno precedente 80,2). I valori medi regionali sono di 84,6 per le donne e 79,8 per gli uomini; quelli nazionali di 84,1 per le donne e 79 per gli uomini. I pistoiesi confermano, ancora una volta, il primato di cittadini più longevi d’Italia. La speranza di vita è un indicatore fondamentale che rispecchia lo stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione. L’altro dato positivo è quello relativo alla speranza di vita per chi ha più 65 anni che continua ad allungarsi: 18,5 anni per gli uomini e 22,3 per le donne e sono, anche questi, valori superiori sia alla media nazionale che regionale. Questi indicatori, insieme ad altri, sono emersi analizzando il profilo demografico dell’Azienda USL3; si tratta di informazioni che vengono attentamente osservate per orientare al meglio i servizi per i cittadini. Continuano ad aumentare i “grandi anziani”, cioè cittadini con oltre 85 anni che si attestano intorno al 3,3%. Particolare attenzione va rivolta alle complessità dei bisogni clinico-assistenziali, ma anche sociali, degli “anziani fragili” che rappresentano sempre di più una priorità e richiedono prese in carico articolate (territorio e ospedale) e multiprofessionali. La presenza degli stranieri nella Provincia di Pistoia continua ad essere significativa. Sono in totale 27.088 i cittadini che provengono principalmente dall’Albania (39%), dalla Romania (26%) e dai paesi dell’est europeo (8%). Addirittura sono presenti ben 5.718 cittadini stranieri con meno di 18 anni di età e a scuola 1 bambino su 10 è straniero. Su 2.508 bambini nati nei punti nascita degli ospedali di Pescia e Pistoia 441 sono stranieri. P.C. CONFARTIGIANATO PISTOIA Un convegno per ricordare Petizione per Filippo Pacini tagliare gli sprechi Giovedì 28 giugno 2012 al Polo Universitario-Uniser e abbassare le tasse S i intitola “Le malattie infettive 200 anni dopo la nascita di Filippo Pacini” il convegno organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia con l’alto patronato del Presidente della Repubblica. L’incontro, programmato per giovedì 28 giugno alle 9,30 presso il Polo universitario di Pistoia, si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Filippo Pacini, lo scienziato nato a Pistoia il 25 maggio 1812. Figlio di Francesco, un calzolaio, nel 1830 si iscrisse alla Scuola Medica dell’Ospedale pistoiese del Ceppo. Condusse le prime ricerche anatomiche e istologiche nella Villa di Scornio. Niccolò Puccini mise a sua disposizione un microscopio. Nel 1835 presentò alla Società Medico-fisica fiorentina un’importante relazione nella quale era illustrata la scoperta dei corpuscoli dei nervi digitali che oggi portano il suo nome e che sono responsabili della percezione della sensazione tattile e della pressione profonda. Colpito dalla portata di questa scoperta, il Granduca di Toscana donò a Filippo Pacini un microscopio assai più potente. Fu docente di anatomia all’Università di Pisa dal 1844 al 1846 e dal 1847 fu professore di anatomia e istologia all’Istituto di Studi Superiori di Firenze. Nel 1854, durante la pandemia di colera scoppiata a Firenze, esaminò sistematicamente il sangue, le feci e soprattutto le alterazioni delle mucose intestinali dei soggetti morti di colera. In queste ricerche Pacini provò la presenza nella mucosa intestinale di milioni di elementi che considerò essere microbi e li nominò vibrioni. Forte di queste osservazioni, sostenne, contro la teoria allora imperante dei “miasmi”, che il contagio era dovuto alla trasmissione interumana attraverso questo microrganismo, precorrendo così uno dei concetti fondamentali della medicina moderna, quello della causa delle malattie infettive. La scoperta di Filippo Pacini fu completamente ignorata dalla comunità scientifica. Ben 30 anni dopo, nel 1884, Robert Koch, padre della batteriologia e scopritore del bacillo della tubercolosi, all’oscuro della scoperta di Pacini, descrisse nuovamente il vibrione e fu acclamato in tutto il mondo come lo scopritore del bacillo responsabile del colera. Nel 1905 a Koch fu assegnato il Premio Nobel per la Medicina o la Fisiologia. Solo 82 anni dopo la morte a Filippo Pacini fu resa giustizia. Nel 1965 il Comitato internazionale sulla nomenclatura adottò ufficialmente la denominazione di “Vibrione del colera Pacini 1854” per indicare l’agente responsabile del colera. Nel 1870 Filippo Pacini sviluppò un metodo per la respirazione artificiale basato sulla mobilitazione ritmica degli arti superiori nel paziente privo di coscienza a causa di “sincope” e consigliò tale metodo per resuscitare le persone annegate o avvelenate da narcotici. Filippo Pacini era persona pia e caritatevole. Non si sposò mai e si prese cura costantemente delle due sorelle che erano ammalate. Morì povero il 9 luglio 1883 a Firenze. Aveva speso tutti i suoi averi per finanziare le proprie ricerche e le cure per le due sorelle. Fu sepolto nel cimitero della Misericordia a Firenze. Nel 1935 i suoi resti furono trasferiti a Pistoia nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Dal 20 giugno al 14 luglio raccolta di firme nei mercati della provincia D al 20 giugno al 14 luglio Confartigianato Pistoia sarà presente nei principali mercati della provincia di Pistoia per raccogliere le firme della petizione popolare che invita Governo e Regione a tagliare sprechi e privilegi della pubblica amministrazione e le tasse a carico di imprese e famiglie. In particolare, con la petizione della “Campagna delle forbici” si chiede che Stato e Regione Toscana provvedano a tagliare i costi e i privilegi della politica, gli sprechi degli apparati, le partecipazioni inutili e i patrimoni improduttivi, la burocrazia, le tasse e le tariffe che pesano sulle spalle di cittadini e imprese e che, in sostanza, venga razionalizzata la spesa pubblica così da liberare risorse per investire sul futuro dell’economia, della società e, in particolare, dei giovani. Con la petizione ci si spinge anche sul versante evasione, chiedendo che i soldi recuperati dall’evasione fiscale vengano utilizzati per abbattere la pressione fiscale e tributaria sui cittadini, i lavoratori e gli imprenditori che pagano regolarmente le tasse, e non siano impiegati per gonfiare la spesa pubblica alimentando l’inefficienza della macchina pubblica. “E’ un’occasione _ sottolinea il presidente di Confartigianato Pistoia Simone Balli _ per far sentire la nostra voce. Andiamo tutti a firmare”. Questo il calendario delle presenze ai mercati: mercato di Pistoia - Mercoledì 20 giugno; mercato di San Marcello - Giovedì 21 giugno; mercato di Monsummano Terme - Lunedì 25 giugno; mercato di Montecatini Terme - Giovedì 28 giugno; mercato di Agliana - Giovedì 5 luglio; mercato di Lamporecchio - Venerdì 6 luglio; mercato di Quarrata - Sabato 7 luglio; mercato di Montale - Venerdì 13 luglio; mercato di Casalguidi - Venerdì 13 luglio; mercato di Pescia - Sabato 14 luglio. Vita La 24 giugno 2012 comunità e territorio n. 25 SERRAVALLE Clochard alla riscossa Inaugurato il primo agriturismo d’Italia interamente gestito da senzatetto tori che hanno creduto nel progetto, fornendo in prestito i mezzi economici necessari per avviare il tutto e portare l’esperimento alla piena autonomia economica. I 12 senzatetto che partecipano alla sperimentazione avranno vitto, alloggio e stipendio. Per ognuno di loro è previsto un piano di accantonamento economico che li porterà, alla fine dei 12 mesi di contratto, ad essere pronti per il pieno reinserimento sociale, passando dallo status di persona in stato di 11 disagio a vera e propria risorsa. “Alla fine di questi primi dodici mesi - dice Wainer Andrea Molteni (nella foto), presidente dell’associazione Clochard alla riscossa, che dà il nome anche alla struttura - chi di loro vorrà rimanere potrà farlo. Inoltre speriamo di poter incrementare il numero degli addetti, anche con altre attività secondarie, così da poter permettere anche ad altri di avere una seconda possibilità”. Pa.Ce. Passi in avanti per l’impiantistica sportiva U P er 12 senzatetto, per la maggior parte provenienti da Milano, che fino a pochi giorni fa dormivano in un cartone, chi davanti al Castello Sforzesco, chi alla stazione centrale, è come se la vita avesse dato loro una seconda possibilità. Un sogno che si realizza. Il primo agriturismo italiano interamente gestito da clochard è ormai una realtà. È stato inaugurato domenica scorsa, nel comune di Serravalle, all’interno di un antico casale del ‘400, splendidamente restaurato, dodici camere (tutto esaurito per il primo fine settimana e prenotazioni anche per i prossimi giorni), un luogo incantevole, sulla via Marlianese. Grazie ad una coppia di coniugi che hanno messo a disposizione la struttura con 67500 mq di terreno su una collina a meno di 3 km da Montecatini Terme e a dei finanzia- STRADE A BASSA FREQUENZA DI TRAFFICO Un nuovo progetto per la viabilità ciclabile N ei mesi scorsi a Pistoia vi furono discussioni, più o meno animate, riguardo l’utilizzo della bicicletta. L’accusa indirizzata agli utilizzatori del mezzo a due ruote era volta al rispetto delle regole della viabilità stradale, che in alcuni casi non venivano rispettate dai ciclisti. Potrebbe quindi essere di rilevante importanza, l’accordo sottoscritto venerdì 15 giugno tra Provincia di Pistoia e i Comuni della Valdinievole, denominato “Strade a bassa frequenza di traffico”. In previsione dei mondiali di ciclismo 2013, che coinvolgeranno la nostra Provincia, è nato questo progetto che ha fra i principali I l vincitore della seconda edizione del concorso “Agliana racconta” è Dunia Sardi con il racconto “Il Landò di Pierotto”. La premiazione, svoltasi nei giorni scorsi presso la sala consiliare del Comune, ha visto classificarsi al secondo posto Alfiero Biagini con “L’esplosiva Polveriera”, terza piazza per Claudio Bartolini con “Il parco chiudeva a mezzanotte e Alice andava a letto alle undici”. Sono state, inoltre, segnalate le opere “L’arte celata nel gomitolo di lana” di Daniele Pierattini (vincitore dell’edizione 2011), “Mister Masetti” di Mirko Zacchei e “Magno” di Matteo Pieracci obiettivi quello di incrementare la mobilità ciclabile, facendo particolare attenzione alla cura e al mantenimento dei percorsi stradali e degli itinerari percorribili in bicicletta. Saranno dunque segnalate con un’apposita cartellonistica le strade consigliate per l’utilizzo della bici, con l’indicazione del limite massimo di velocità e l’eventuale limitazione del traffico pesante. Riprendendo il discorso iniziale, è di grande impatto il progetto intrapreso dalla Provincia di Pistoia riguardo la mobilità ciclistica, vista come un obiettivo strategico, importante per la salvaguardia della salute e la diminuzione di fattori quali stress ed inquina- mento, senza dimenticare che un territorio con più bici e meno auto è sicuramente più vivibile ed accogliente. Infine, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica del Padule di Fucecchio (anche in ottica della valorizzazione del Padule stesso), è stata realizzata una cartografia che attua una differenzazione fra percorsi naturali, percorsi naturali di progetto, percorsi su strade a bassa frequenza, piste ciclabili da realizzare e ciclostazioni. Finalmente un progetto dallo sguardo europeista ed in linea con i principi di un moderno sviluppo di mobilità ecologica e sostenibile. COMUNE DI AGLIANA “Agliana racconta” di Marco Frosini. Alla cerimonia sono intervenuti Eleanna Ciampolini, sindaco di Agliana, Paola Cipriani, responsabile della biblioteca Marcesini e presidente del Lions Club Pistoia Fuorcivitas, nonché i componenti della giuria del concorso Alberto Ciampi, Marco Giunti, Italo Frateschi, Patrizia Cappellini e Paolo Bini. Riccardo Baldini e Monica Falciani hanno curato la lettura di brani scelti dai racconti partecipanti al concorso. L’amministrazione comunale aglianese intende ringraziare il Lions Club Pistoia Fuorcivitas per la sponsorizzazione che ha permesso la pubblicazione dei racconti pervenuti. M.B. na serie di interventi di ristrutturazione e messa a norma di impianti esistenti. E’ questo, in sintesi, quello che si propone di realizzare la Provincia di Pistoia insieme ad altri comuni grazie ai finanziamenti ottenuti sui progetti di impiantistica sportiva. Si tratta di 7 progetti per un totale di finanziamento regionale di 265.000,00 euro a fronte di lavori complessivi che ammontano all’incirca a 478.000,00 oltre la metà dell’importo dei singoli progetti è quindi coperto tramite contributi regionali in conto capitale. “Abbiamo voluto dare una risposta a tutti i comuni che hanno scelto di investire sull’impiantistica sportiva – ha detto l’assessore provinciale allo sport Roberto Fabio Cappellini – con una priorità voluta anche dalla Regione per quei progetti finalizzati al risparmio energetico e per la tensostruttura da realizzare all’Istituto Agrario.” L’istituto di Via Dalmazia necessitava da molti anni, infatti, di un suo spazio dedicato all’educazione fisica e con l’apertura pomeridiana all’associazionismo sportivo permetterà in futuro all’istituto di proseguire con quella sua politica di scuola aperta alla città. Venendo ai dettagli notiamo che la Provincia di Pistoia ha ottenuto l’ok per il progetto di copertura tessile con struttura portante di campo da gioco, compresa pavimentazione ed opere murarie presso la scuola agraria “De Franceschi”; il Comune di Lamporecchio il completamento funzionale dell’impianto sportivo “I Giardinetti” e del campo sportivo di Cerbaia e acquisto attrezzature sportive per un costo di circa 56.000,00 euro; il Comune di Agliana l’installazione dell’impianto solare termico per produzione acqua calda presso gli spogliatoi Stadio comunale Bellucci spesa prevista 28.000,00 euro contro un finanziamento ottenuto per 18.000,00, il Comune di Monsummano Terme la manutenzione straordinaria bocciodromo comunale con la sostituzione del telone di copertura per un costo di 40.000,00 a fronte di un finanziamento di 20.000,00 infine il Comune di Piteglio le opere di completamento del fabbricato ospitante gli spogliatoi del campo sportivo di Prunetta spesa prevista 26.000,00 a fronte di un finanziamento di 18.000,00. E.B. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 Vita La n. 25 24 giugnoo 2012 AMBIENTE Le cime e le croci Dalla montagna un messaggio ai media perché prendano quota di Francesco Rossi È la montagna “killer” che finisce sui giornali, mentre “l’ansia consumistica” di un certo turismo ignora il senso del limite. Le deformazioni nel parlare della montagna, e d’altra parte l’importanza di una comunicazione corretta e integrale, sono state al centro della tavola rotonda su “La montagna di carta: comunicare la montagna”, che si è tenuta a Trento, all’interno del 9° Forum dell’informazione cattolica per la salvaguardia del creato organizzato da Greenaccord, in collaborazione con la Federazione dei settimanali cattolici (Fisc) e l’Unione cattolica della stampa italiana (Ucsi). Patrimonio da custodire Le Dolomiti “patrimonio dell’umanità” sono “un dato culturale da comunicare”, “un complesso di conoscenze, valori, visioni di vita”. Sono le “nostre montagne”, ma ciò “non significa che siano di nostra proprietà, da usare a piacimento, fino a distruggerle se ci fa comodo”. A ricordarlo, con il tono appassionato di chi le Dolomiti le vive, è stato don Vittorio Cristelli, giornalista e per anni direttore di “Vita Trentina”. Bisogna tener presente che “non le abbiamo fatte noi, ma qualcun Altro”, senza – con ciò – “fermarsi alla meraviglia e cadere nel deismo che chiama Dio la stessa meraviglia”. Il sacerdote ha evidenziato come vada “salvata e promossa” quella “facilità e tipicità dei rapporti umani in simbiosi con la natura” che si vivono in alta quota e possono costituire essi stessi un’attrazione. È un richiamo ai valori e alla spiritualità della montagna, e se oggi “quasi tutte le cime delle Dolomiti terminano con la croce”, non possono essere accolte le pretese di chi vorrebbe togliere quelle croci per “rispettare” i non credenti. Anzi, “quelle croci sono tipiche del paesaggio dolomitico” e “se le Dolomiti sono patrimonio dell’umanità, così lo è pure la croce”. Parte della vita D’altra parte i monti “non sono un capriccio, ma una parte strutturale del creato e della vita”, ha rimarcato lo storico Franco De Battaglia vedendo nella montagna “un’alternativa possibile”, luogo dove si vive una spiritualità “a contatto con il creato” e la cui “colonizzazione” nasce dal “patto” con cui l’uomo baratta la fatica con la libertà. “La montagna – ha riconosciuto – è un ambiente difficile”, però ha quelle risorse che servono all’uomo per vivere e “nel maso chi ci vive è il re”. Oggi, però, “i valori della gente di montagna sono fortemente influenzati dai valori della modernizzazione” e pure nella filmografia non appare più “la montagna gioiosa e romantica di 50-60 anni fa”, ha riconosciuto Gianluigi Bozza del Film festival della montagna. Non c’è un solo aspetto Certo, c’è un problema di comunicazione. “La montagna fa notizia soltanto in negativo”, ha rimarcato il giornalista Alberto Folgheraiter: dalla tragedia in alta quota all’orso che “fa notizia solo perché ‘fa il suo mestiere’, mangia le pecore”, mentre la vera notizia sarebbe “una pecora che sbrana un orso”, ha provocato. Sui giornali e nei tg si parla “solo quando c’è una tragedia alpinistica, o una frana”, ha rilevato De Battaglia denunciando “l’esasperazione di un’informazione che vede solo un aspetto della montagna”. “Il racconto della montagna si presenta dissociato”, ha aggiunto facendo riferimento alla dimensione della cronaca, a quella di una “visione emotiva” e, infine, alla spiritualità. La richiesta di “far conoscere queste montagne non solo dal punto di vista tecnico, scientifico o del marketing turistico, ma per le questioni che interessano le popolazioni alpine” è l’invito di Fabio Scalet della Provincia autonoma di Trento, mentre c’è pure chi, come Davide Sapienza, ammette che “senza la montagna” nella quale si è trasferito ormai da diversi anni non avrebbe trovato la sua “voce di scrittore”. Infine il richiamo del sociologo Nadio Delai a evitare “il mito facile della conquista”, che lui ha rappresentato con le “ciabatte infradito ai piedi” mentre si è sulle Dolomiti, come pure “l’ansia consumistica del superamento del limite”. sport pistoiese VOLLEY La Nazionale pre juniores a Pistoia O ttime notizie per gli amanti della pallavolo di Pistoia e provincia. Dallo scorso fine settimana a domenica 1° luglio la nostra provincia ospiterà la Nazionale italiana femminile pre juniores di pallavolo. Durante i giorni di presenza nel pistoiese, la Nazionale azzurra alloggerà a San Marcello Pistoiese e, oltre a svolgere regolari sedute d’allenamento al palazzetto dello sport Sandro Pertini di Bardalone, disputerà quattro partite amichevoli. Da venerdì 22 a giovedì 28 giugno sarà dalle nostre parti, per uno stage tecnico, anche la Nazionale pari età polacca, che risiederà sempre a San Marcello. Il merito della presenza sul nostro territorio della Nazionale italiana femminile pre juniores è da ascriversi al tecnico pistoiese Claudio Caramelli, ma la presenza si è concretizzata grazie alla volontà, alla passione e alla dedizione di un eccellente staff, animato dal desiderio di superare gli storici campanilismi e dall’obiettivo di diffondere la pallavolo. Il comitato organizzatore dell’evento sarà composto dal già citato Claudio Caramelli, responsabile dell’area tecnica, da Davide Saielli, Giancarlo Cecchini, Meri Malucchi, Maurizio Borgato e Luciana Faralli, tutti componenti dell’area tecnica, da Maurizio Lucchesi, responsabile dell’area organizzativa, da Gionata Bonucci, Michela Paci, Patrizia Faralli, Fabiano Petrelli e Giovanni Ferrari, componenti dell’area logistico-organizzativa, dal presidente del Comitato provinciale Fipav di Pistoia Silvano Lucarelli, responsabile dell’area rapporti con enti e mezzi di informazione, da Mario Capobianco, Claudia Caramelli, Claudia Galigani e Roberto Pagni, componenti dell’area rapporti con enti e mezzi di informazione. È stato possibile organizzare il tutto anche per merito della neonata società Pistoia Volley La Fenice del presidente Luca Olmi. La Nazionale scenderà in campo sabato 23 alle 17.30 a Bardalone per affrontare le pari età polacche, domenica 24 a Pistoia per vedersela dalle 9.45 al Pala Carrara di Pistoia in un quadrangolare (Italia Bianca, Italia Azzurra, Polonia e Montelupo Volley), lunedì 25 alle 17.30 a Bardalone sempre con la Polonia e martedì 26 alle 18 all’Auditorium di Pistoia con la Polonia (biglietti a 5 euro interi, 1 euro ridotto sino ai 14 anni). Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari I di Enzo Cabella l Pistoia Basket non ce l’ha fatta a salire in serie A. Ha perso il confronto con Brindisi, ma va applaudita ugualmente per aver disputato un campionato fantastico, arrivando a un passo dal grande traguardo e facendo gioire il suo popolo, che da tanti anni non provava emozioni così forti. E’ stata una grande squadra, quella biancorossa: ha dato spettacolo ed emozioni pur superando tante difficoltà, dall’infortunio di lunga durata del play Mathis a quelli di minor durata ma altrettanto pesanti di Yango, Toppo e Saccaggi. Una squadra che è cambiata varie volte in corso d’opera ma che ha dimostrato un carattere e uno spirito di sacrificio e di appartenenza alla maglia straordinari, una squadra che non ha mai mollato di fronte ad avversari più forti, come Reggio Emilia e Brindisi, promosse in serie A. Hardy (miglior giocatore del campionato), Jones, Galanda, Toppo, Tavernari, Gurini, Saccaggi — i sette uomini d’oro — ma anche Mathis,Yango e i giovani Tuci, Evotti e Della Torre saranno ricordati a lungo. Come Moretti, il coach che si è fatto apprezzare per il modo in cui ha saputo gestire e guidare la squadra. Spente le luci del campionato, ci sarà da pensare al prossimo. Di sicuro resteranno Toppo, Galanda, Gurini e Saccaggi, che hanno il contratto anche per l’anno prossimo. Se ne andrà sicuramente Hardy, seguito e inseguito da club importanti: la sua classe cristalkina merita altri palcoscenici. Ancora incerto il futuro di Tavernari e di ‘sua maestà’ Jones.Vedremo che cosa potrà fare la società e, in particolare, il direttore sportivo Iozzelli, che ogni anno riesce a scovare qualche talento oltre oceano. La Pistoiese ha messo i primi mattoni della nuova stagione. Il presidente Ferrari, che resta l’unico proprietario del club, ha scelto Filippo Giraldi come consulente di mercato con funzioni di...quasi direttore generale, Leonardo Gabbanini come allenatore e Giampaolo Gorelli come segretario. Uomini nuovi. Giraldi e Gabbanini sono giovani, vere avanguardie del ‘nuovo corso’ basato sui giovani. Saranno ben pochi i giocatori confermati. Giraldi dovrà riuscire a prendere giocatori di qualità che siano nel pieno della maturità (da 23 a 27 anni) e giovani in quota ‘under’. Com’è noto, ogni squadra dovrà impiegare almeno quattro di loro: uno nato nel ’92, due nel ’93 e uno nel ’94. Sarà necessario, quindi, tesserare una decina di questi giovanissimi. L’organico della Pistoiese sarà formato da 22-23 giocatori, cui saranno aggiunti due o tre giovani promettenti. Il raduno degli arancioni è fissato per il 28 luglio. Un’ultima importante considerazione: la Pistoiese parte per il secondo campionato di D con la ferma volontà di vincerlo. In bocca al lupo. Vita La 24 giugno 2012 Segnali di novità in Europa e in Italia di Paolo Bustaffa dall’Italia n. 25 GIOVANI E POLITICA Una buona notizia nel territorio. Al di là delle domande specifiche sul tema delle riforme, l’incontro romano ha posto in rilievo alcuni particolari, che possono essere intesi come messaggi a una società civile e a una cultura, che dovrebbero interrogarsi un po’ di più sulla propria qualità, mentre giudicano la qualità della classe politica. Questi giovani cattolici, senza attendere segnali esterni, si sono convocati con la consapevolezza che in un tempo difficile e rancoroso occorre dare volto e sostanza a quella laicità positiva che è condizione per liberare il confronto politico dall’ideologia e dalla logica del muro contro muro. Vivono l’essere laici in campo politico con un atteggiamento che li vede coscienti di un compito grande e, per questo, da sostenere con la forza delle idee, la fermezza della verità e la concretezza delle scelte. In un dialogo permanente con la vita e la storia della gente. Accettano la sfida e chiedono alla comunità cristiana che questo esporsi politicamente venga compreso e accolto come testimonianza plurale in uno straordinario e complesso “cortile dei gentili” qual è quello politico. Gli adulti ne terranno conto, mentre si stanno rimescolando le carte degli schieramenti in vista delle elezioni politiche? Apriranno spazi, accoglieranno provocazioni e progetti? Nascerà un’alleanza tra generazioni per una politica degna di questo nome? I riferimenti, alla POLITICA E ANTIPOLITICA I nodi da sciogliere I cattolici di fronte a una grande sfida di Alberto Campoleoni C attolici, politica e antipolitica. Sono temi di attualità nell’agenda italiana, con autorevoli commentatori che si interrogano su come uscire da una situazione di difficoltà che travolge la nostra società e che, nel livello politico, dovrebbe cercare capacità di orientamento e di gestione. Così, ad esempio, si interpretano anche gli ultimi sondaggi, che darebbero il Movimento 5 stelle quasi come primo partito in Italia se si votasse ora. Con la preoccupazione che accompagna gli osservatori dell’esperimento parmense, dove i grillini hanno ora responsabilità di guida e devono passare “dalla protesta alla proposta”. Proprio questo passaggio, e cioè la capacità di organizzare in modo costruttivo una risposta politica per affrontare le sfide di oggi, è quello che impegna la riflessione I NOSTRI SOLDI Nella bufera… uno spiraglio “C “L a politica, una buona notizia” è il nome di un’associazione di giovani francesi che è stata presentata in questi giorni a Parigi. Ad accompagnarla c’è la robustezza culturale e spirituale dei gesuiti. È un battito di speranza in un’Europa in crescente e preoccupante affanno. Si pone in sintonia con iniziative analoghe che in altri Paesi europei esprimono, “spes contra spem”, la volontà delle nuove generazioni di costruire competenze e assumere responsabilità politiche. Giovani che, lontani dalle sterilità dell’autocommiserazione e della critica permanente verso gli adulti, hanno deciso di rispondere con la forza delle idee al pessimismo e all’indifferenza. Conoscono la gravità della situazione economica, la debolezza del pensiero politico e la difficoltà dei partiti nel riprendere il ruolo e rispondere alla responsabilità che la democrazia assegna loro. Sanno che, in questo travaglio culturale e sociale, l’indignazione e la protesta, pur a tratti motivate, non possono essere l’ultima e unica risposta. Non sono sprovveduti o sognatori. Lo hanno dimostrato nei giorni scorsi anche a Roma attraverso i rappresentanti di quattro associazioni cattoliche (Ac, Fuci, Agesci e Msc) che si sono misurati con tre leader politici nazionali nella sede de “La Civiltà Cattolica”. Non un episodio ma la tappa di un percorso, come altri in Italia, di formazione e d’impegno che ha radici nelle realtà associative di appartenenza e di quanti vorrebbero una rinnovata presenza dei cattolici, vuoi rieditando un partito “alla Sturzo”, vuoi cercando un leader “federatore”, capace di valorizzare diversità e coesione, sempre però proponendo un cammino costruttivo per il Paese. Su questa strada, anche, si muove la riflessione di chi continua a indicare nei partiti una risorsa importante, che non può semplicemente essere spazzata via con l’acqua sporca della politica corrotta ben conosciuta in questi anni. E forse partendo da qui viene qualche riflessione utile. Sembra esistere una insofferenza ormai insuperabile per modalità di fare politica che hanno tradito le attese delle persone e hanno portato il Paese sul baratro non solo di una crisi economica, ma soprattutto di una crisi di fiducia. I partiti ne hanno responsabilità, pur con tutti i distinguo legati agli operati personali. E la rimonta di un vento che rischia di spazzare via ogni cosa non è anzitutto una rimonta “antipolitica”. Piuttosto è la ricerca di modalità nuove, nella quale comunque si raccolgono forze vive e vitali. Il Movimento 5 stelle, per intenderci, non è antipolitica. E chi vi si raccoglie vuole poter dire qualcosa sulla nostra società, anche con tante idee, da vagliare come tali. Bisognerebbe, però, ad esempio, riflettere sull’assunto fondamentale del movimento, per cui “uno vale uno”: è possibile davvero fare politica così? Governare così? Cioè, come detto prima, passare “dalla protesta alla proposta”? Le modalità organizzative non sono indifferenti, anzi. E allora come convogliare la forza di una protesta montante, che ha con sé non solo grida, ma anche idee, passioni e giovani in prima fila e la necessità di organizzazioni luce della dottrina sociale e del magistero della Chiesa, non mancano ma come saranno tradotti in un tempo in cui il piccolo cabotaggio ha il sopravvento sul “duc in altum”? La proposta educativa della comunità cristiana terrà in maggior considerazione i temi della cittadinanza, della partecipazione, della responsabilità sociale, dell’impegno politico? Le risposte non possono tardare, c’è la crescente attesa di una speranza affidabile che, se non nasce dalla politica, ha bisogno anche della politica per mantenersi accesa e visibile nei passaggi più difficili della cronaca e della storia. “La politica, una buona notizia” è, per ora, la risposta di molti giovani italiani ed europei. capaci di tradurre in concreto e con lealtà la necessità di cambiamento, di individuare programmi percorribili per il Paese? Questa è la sfida di oggi. Ed è quella che avvertono probabilmente anche i cattolici, preoccupati di costruire il bene comune. Raccogliere le tesi nuove, le esigenze che vengono avanti – vagliandole, naturalmente – senza pregiudizi. Resta il problema di dare concretezza alle idee, di avere strumenti di azione: un partito nuovo? Un movimento? Sicuramente una convergenza intorno a un manifesto, a un progetto, che dica le grandi linee di sviluppo da proporre alla società di oggi e capace di tradursi poi in programmi concreti da mettere alla prova. Resta, forte, la questione della leadership, perché oggi più che mai un personaggio di riferimento è importante e non se ne vedono all’orizzonte (difficile riproporre facce e stili abusati). Così come si impone il problema della forma organizzativa e della capacità di rappresentanza (per semplificare: uno vale uno o uno per tutti?). Questi sono i temi sul tappeto. E non c’è tanto tempo per stare a guardare. 13 osì non va, le tasse sono troppe e bloccano la crescita”. Sono parole di Vincenzo Visco, il Governatore della Banca d’Italia, un uomo sobrio, competente e impegnato, che non va tutti i giorni in televisione e non rilascia interviste oggi per smentirne il contenuto domani. Neanche in questa occasione Visco ha parlato in televisione o ai giornalisti, quello che pensa lo ha scritto, nero su bianco, nella relazione annuale della Banca d’Italia. Non è che per questo lo possiamo considerare “vangelo” ma il tono dell’ufficialità responsabilizza la serietà del manager che quel che dice lo dice con la convinzione di chi ha la consapevolezza della gravità della situazione anche perché gode di un osservatorio unico, non ripetibile e senza preconcetti politici. Il Governatore ha detto che la crisi non sarà breve, che quest’anno si chiuderà senza che si facciano significativi passi avanti. che solo verso la fine si potrà vedere qualche spiraglio di miglioramento. Ma perché questo avvenga occorre che si mettano in campo interventi strutturali realmente efficaci e ognuno faccia, al meglio, la propria parte. Nell’attuale situazione di crisi creditizia gli imprenditori non devono “mollare” le loro imprese e, anzi, devono valutare la possibilità di aumentare il capitale sociale delle loro società. Le Banche devono sostenere le famiglie e le imprese ma devono “ripensare” alla loro capacita di offerta anche tenendo conto degli aiuti che arrivano a tassi contenuti dalla BCE. Certo il momento non è dei più facili ma va superato. In ogni caso la politica dei “tagli” deve valere per tutti e quindi anche per le banche che devono ridurre i costi, anche abbassando gli stipendi ed i “premi” dei manager, assicurare più servizi ed una migliore distribuzione del credito. Il Governo ha fatto del suo meglio ma i risultati non sono consolatori se è vero come è vero che la disoccupazione avanza, lo spread si mantiene su livelli assai alti ed i tassi elevati incidono negativamente sul PIL, i fallimenti aumentano, la parte meno fortunata della popolazione è sempre più in difficoltà. Occorre pensare di più ai giovani perché sono i giovani, in particolare, in gravi difficoltà. Si rischia che una generazione, almeno per la metà, non riesca a trovare un posto di lavoro o almeno non riesca a trovarlo alla giusta età, come lo desidera ed in condizioni di... “sicurezza”. I pochi posti di lavoro disponibili sono molto spesso precari, a tempo determinato, con contratti atipici, tali che non consentono di garantire un reddito duraturo e quindi di accendere un mutuo per acquistare casa, una situazione che di fatto ostacola anche la formazione delle nuove famiglie! In un contesto simile una pressione fiscale così alta è assolutamente insostenibile e deve essere considerata solo un rimedio passeggero, passibile di correzioni al ribasso in un tempo assai breve: ulteriori aumenti sarebbero letali! Sottraendo risorse ai cittadini si comprimono i consumi e si frena la crescita: la cura Merkel non è la cura migliore per l’Italia, probabilmente non è la cura giusta per l’intera Europa. N.G. 14 dall’italia Gli 80 miliardi di euro riflettono il proposito o la realtà? Fare di necessità virtù di Nicola Salvagnin “F are di necessità virtù” o, più prosaicamente, “fare le nozze con i fichi secchi”: interessanti modi di dire che spiegano bene come fare un decreto legge di incentivo allo sviluppo economico, senza metterci un euro o quasi. Perché, nella sostanza, l’Italia non ha soldi per irrorare né a pioggia né selettivamente il terreno dell’economia. Ecco spiegato anche il ritardo con cui è stato presentato all’opinione pubblica: c’era da creare un fumo di parole, buoni propositi, grandi motivazioni per nascondere un arrostino che non può essere né quello di una volta, né quello di altri Stati che hanno usato la leva monetaria per dare ossigeno all’economia. Non abbiamo soldi né li possiamo stampare, ecco. Quindi gli “80 miliardi di euro per la crescita” pomposamente definiti dai titoli dei giornali riflettono più le parole del ministro Passera, che la realtà. La mancanza di copertura finanziaria – il vero motivo del ritardo – si vede già dal provvedimento che estende il bonus fiscale per le ristrutturazioni edilizie dal 36 al 50% delle spese sostenute. Per giorni era passato il concetto di “per sempre”, alla fine il bonus durerà un anno, quanto quello per gli interventi di riqualificazione energetica che addirittura cala dal 55 al 50%. E queste misure sono passate solo perché il bonus è quasi interamente compensato dalla maggiore fiscalità generata dal fare uscire dal “nero” molto lavoro attorno alle case. Ma quel “quasi” ha paralizzato il governo per diversi giorni. Per il resto, si parla di 225 milioni di euro per un Piano nazionale delle città che mira a riqualificare molte periferie: il Piano è ancora sulla carta e, con quei soldi, ci si ferma alle porte di Milano e poco più. Poi sono in arrivo (su un binario ancora da identificare) finanziamenti agevolati alle imprese che assumono giovani nella green economy, e generosi crediti d’imposta a chi assume personale qualificato che in realtà ha poca difficoltà già ora ad essere assunto: sono tutti gli altri che rimangono al palo. Si fa poi un po’ di ingegneria amministrativa (l’Agenzia per l’Italia digitale, un po’ più di risorse all’Ice che fino a poco tempo fa era considerato un carrozzone che dell’Italia all’estero non sapeva promuovere nulla), e – per decreto – si rifà funzionare la giustizia civile stabilendo dei mini-indennizzi per chi non ottiene giustizia entro termini che sarebbero inaccettabili in ogni Paese occidentale, ma qui sembrano addirittura avveniristici. Forse sarà più efficace il filtro che si vuole introdurre ai processi d’appello. Francamente, l’unica norma che può suscitare d’interesse è quella fortemente voluta da Passera, che prevede una fiscalità di favore (12,5%, come i Bot) per quelle obbligazioni legate alla realizzazione di una grande opera, e ponti distesi verso i capitali Vita La n. 25 24 giugnoo 2012 DECRETO PER LA CRESCITA Corrado Passera, ministro dello sviluppo economico privati che volessero impegnarsi all’uopo. Non una novità (l’obbligazione Infrastrutture per la Tav, ad N on è vero, come si è sostenuto, che i bancomat presi d’assalto ad Atene e le elezioni di domenica 17 giugno nel Paese mediterraneo (qualunque ne sia l’esito), saranno l’emblema e la certificazione del fallimento europeo. La Grecia è una delle culle della civiltà continentale; è tra gli Stati che, per precedenti debolezze politiche e strutturali, ha subito più pesantemente la crisi originatasi negli Stati Uniti; è, al contempo, un originale e insostituibile pezzo del puzzle comunitario. Per queste ragioni – pur valutate tutte le responsabilità degli ultimi governi e il costo del suo salvataggio finanziario – la Grecia deve restare nell’eurozona e nella “casa comune” europea. E ciò che vale per la Grecia, vale per la Spagna, per Cipro, per l’Irlanda, per l’Italia e per ogni altro Stato. L’Ue, e prima ancora la Comunità economica europea, non è stata concepita come una realtà politica a geografia variabile. O, meglio, lo è solo nel senso in cui essa tende, naturalmente e giuridicamente, a ingrandirsi, ad abbracciare tutte le nazioni del Vecchio Continente; non è fatta per perdere pezzi lungo la strada. Non è mai accaduto nella sua storia; l’acquis comunitario non è preparato ad affrontare “rescissioni del contratto”. L’estensione progressiva dell’area di pace, democrazia, diritti e sviluppo economico che si è cercato di perseguire per sessant’anni corrisponde al Dna dell’Unione, ai suoi valori, alla sua missione, al suo futuro. Di sicuro la tremenda crisi economica che il mondo ha sperimentato dal 2008 in avanti ha messo a dura prova il progetto dei “padri fondatori”, ma non ne ha minato il senso. Si tratta, piuttosto, di trovare strade nuove per tenere insieme tedeschi e francesi, britannici e italiani, spagnoli, estoni, ciprioti e svedesi. Nella certezza che, diversamente, i costi sarebbero superiori. Sul piano economico, politico, sociale. E persino etico. Così, i tentativi esperiti, talvolta fortunati, in altri casi meno, di esempio), ma una buona idea della quale vedremo i frutti che farà. La ciccia in coda: si sta creando una nuova Iri in capo alla Cassa depositi e prestiti (Stato più fondazioni bancarie) che sta accumulando quote di aziende statali di primaria importanza, e che ora “comprerà” allo Stato Fintecna, Sace e Simest girandogli circa 10 miliardi di euro. Operazioni contabili per fare il lifting al nostro debito pubblico, ma anche la creazione di una holding pubblica che sempre più assomiglia all’antica Iri che industrializzò l’Italia. Con una bella dote di aziende sane e robuste, la Cdp avrebbe un capitale sufficiente per emettere obbligazioni per decine di migliaia di euro aventi due grandi qualità: non sarebbero contabilizzate nel debito pubblico, e sarebbero soldi veri da impiegare su progetti seri. Questo sì che è arrosto. Che dire? Siamo all’inizio. Quel che meno si vede è appunto la parte più importante, compreso l’iter che è iniziato per vedere come valorizzare il grande patrimonio immobiliare dello Stato, che non si deve svendere – tra l’altro: chi compra oggi? – ma nemmeno tenere lì infruttuoso e mal tenuto. Si pensi al patrimonio di caserme e aree militari in capo al ministero della Difesa. Il resto sarebbe stato materia di un decretino da metà settimana, se non ci fosse l’estrema necessità di truccare i fichi secchi come sontuosa frutta. Anche l’aspetto psicologico conta, in un momento in cui la parola “fiducia” è più importante di incentivi, sgravi, finanziamenti. RISPOSTE ALLA CRISI Tre necessari protagonisti Unità d’intenti tra Stati, Ue e società europea di Gianni Borsa rafforzare le risposte comuni alla “grande depressione”, appaiono oggi come la sola via d’uscita da questo gigantesco impasse. Il “salvataggio” europeo richiede però molteplici protagonismi. Anzitutto quello dei leader e dei governi nazionali, che non possono chiudersi in maldestri tentativi di sbarrare i confini nazionali, come se fosse possibile arginare alle frontiere il contagio della recessione. Servono politiche concertate, regole condivise e strumenti concreti all’altezza della situazione. Qui entra in scena il secondo attore, l’Ue nel suo insieme: le sue istituzioni politiche (Consiglio, Commissione, Parlamento), la Banca centrale di Francoforte, la Banca europea degli investimenti, i fondi strutturali, i fondi salva-Stati, gli eurobond e i project bond, il “fiscal compact” e tutti gli altri mezzi studiati e solo in parte realizzati per rispondere agli assalti della speculazione e alle leggi non più meccanicistiche dell’economia. Ma è necessario un terzo, fondamentale, protagonismo: quello della società europea nel suo complesso, che esiste – magari inconsapevolmente –, è una realtà costituita dai cittadini, dalle imprese, dalle scuole, dalle associazioni, dalle case e dalle chiese che fanno dell’Europa una “regione a statuto speciale”, unita nella diversità, distinta dagli altri continenti, eppure ad essi in qualche modo interconnessa per via delle sfide globali che questo tempo impone a ogni angolo del pianeta. Stati membri, istituzioni Ue, so- cietà (intesa in senso lato): le tre componenti dell’Europa presente finora si sono mosse ciascuna per la propria strada, guardandosi reciprocamente con diffidenza. I pessimi risultati sono davanti agli occhi. Per tale motivo hanno ragione coloro che indicano l’urgenza di una costruzione politica europea rafforzata e solidale, che vada ad affiancare l’unione economica e monetaria. Ogni tappa è importante: il voto greco e quello francese, i summit bi o trilaterali, i vertici a 27, la partecipazione non supina ai vari G8 o G20. La storia lo insegna: la “casa comune” si costruisce un mattone per volta; non è un lavoro lineare né scevro da errori o costi. Ma non ha realistiche alternative. Vita La I nsanguinato dai cartelli della droga che si ammazzano tra di loro e ammazzano chi li combatte, il Messico va alle urna sperando in una politica che dia al Paese maggiore sicurezza e giustizia sociale. Mentre le organizzazioni di narcotrafficanti controllano intere regioni, l’indebolimento dello Stato messicano preoccupa anche Washington, che fino ad ora aveva appoggiato la svolta liberista marcata con l’accordo di libero scambio Nafta. Ma il futuro appare incerto all’orizzonte, e tra i giovani della classe media e gli universitari si è fatto avanti un movimento di protesta sempre più forte, che ha fatto irruzione nella campagna elettorale denunciando la corruzione di tutti i partiti. Felipe Calderon, il presidente in carica, secondo gli analisti ha sbagliato tutto dichiarando guerra ai cartelli della droga senza avere né un esercito capace di combatterla né una strategia per vincerla e, a pochi giorni dalle elezioni, il peso della sua eredità deludente segna la candidata del suo partito, il Partito conservatore Pan, Josefina Vazquez Mota. L’alternativa è tornare al vecchio Partito rivoluzionario istituzionale Pri, che ha governato il Paese per settant’anni di seguito, fino al Duemila, e scegliere Enrique Pena Nieto, il candidato -secondo il Wall Street Journal- costruito come personaggio delle tv: il giornale statunitense ha infatti denunciato che tra i due principali network del Paese, Televisa e Azteca, ci sarebbe stato un patto per imporre e spalleggiare la candidatura V iene da Atene il segnale più rasserenante per la tenuta dell’eurozona e per il G20, che si è riunito il 18 e 19 giugno a Los Cabos, in Messico, con l’intento di delineare una grande strategia di crescita a livello globale, in grado di frenare gli effetti della crisi che dal 2008 ha contagiato buona parte del mondo “occidentale”, Europa in primis. Le elezioni legislative greche promuovono infatti i partiti pro-europei, che si apprestano a formare un governo il cui primo compito sarà tener fede agli impegni assunti verso la troika (Ue, Bce, Fmi): rigore e riforme in cambio dicopiosi aiuti per salvare il Paese dal default, e con esso gettare un galleggiante alla moneta unica. “I greci hanno scelto di restare legati all’Europa e ancorati all’euro. Questa è una vittoria per l’Europa”, ha affermato Antonis Samaras, leader del partito conservatore Nuova democrazia, appena diffusi i risultati che davano la sua formazione vincente, seppur di pochi punti percentuali, 24 giugno 2012 dall’estero n. 25 MESSICO Nelle urne cerca lo stop ai Narcos Il gigante latino-americano si rivela un Paese sempre più soggiogato e stordito alla tv di Angela Carusone Felipe Calderon, il Presidente in carica di Pena Nieto, perché muove soldi, pubblicità e contratti. Inoltre, recentemente, uno dei maggiori quotidiani del Paese, Reforma, ha mostrato le prove di versamenti di denaro di Pena Nieto ad alcuni giornalisti di radio e tv perché parlassero bene di lui durante le loro trasmissioni. La forza della televisione si riconferma quindi anche in quest’occasione. Il Paese, d’altro canto, è di quelli che ha fatto della tv il proprio totem.Affidandole, addirittura, anche l’educazione. Nel cuore dello Stato di Morelos, dove proprio un secolo fa, all’epoca della rivoluzione del 1910, i contadini guidati da Emiliano Zapata esigevano un’educazione gratuita e di qualità, così come in numerosi altri villaggi messicani, le lezioni scolastiche vengono dispensate da una postazione televisiva: è la tele-scuola. “Questa formula -spiega Etelvina Sandoval Flores, dell’Università pedagogica nazionale- inizialmente era stata presentata come provvisoria, in attesa che venissero costruiti nuovi college. Ma si è perpetuata al punto che -aggiunge- oggi uno studente su cinque è iscritto a una telescuola”. Negli ultimi due mandati presidenziali, la politica liberista ha fatto sì che il numero di tele-scuole crescesse in gran fretta: sotto la presidenza di Vicente Fox (2000-2006) è aumentato del 120 per cento, ed è raddoppiato dopo l’elezione di Felipe Calderon nel 2006. Oggi il 20 per cento degli studenti delle scuole pubbliche, circa un milione e mezzo di ragazzi, studia davanti alla televisione, soprattutto nelle zone rurali o nelle periferie delle città. Secondo Annette Santos, UNIONE EUROPEA Da Atene a Los Cabos Crisi e ripresa: voto pro-Europa in Grecia, ora l’attenzione al G20 di Gianni Borsa sulla sinistra radicale di Syriza, il cui primo obiettivo era lo stop all’austerità imposta dall’Ue a una Grecia sull’orlo del fallimento. In realtà in Grecia tutto cambia e nulla cambia. Al governo tornano i partiti che avevano portato il Paese alle soglie del baratro –e Nuova democrazia ha grandi responsabilità in tal senso-; del resto gli elettori hanno inviato un segnalo chiaro, accettando i pesanti costi sociali finora imposti alla popolazione, e gli altri che dovessero seguire, pur di non isolare la nazione dall’Europa. Proprio dall’Europa arrivano i primi commenti di apprezzamento per l’esito della consultazione, gli auspici per la rapida formazione del governo, la promessa di aiuti concreti. “L’Eurogruppo riconosce i no- tevoli sforzi già compiuti dai cittadini greci ed è convinto che continuare con le riforme di bilancio e strutturali sia la migliore garanzia per superare le attuali sfide economiche e sociali”, si sono affrettati a scrivere in una nota congiunta i Paesi aderenti all’euro, ribadendo “l’impegno ad assistere la Grecia nei suoi sforzi per fare fronte alle principali sfide dell’economia”. La troika – si annuncia – tornerà ad Atene appena si sarà installato il nuovo governo. Stesso messaggio giunge da Consiglio e Commissione Ue: “I greci si sono espressi, rispettiamo in pieno la loro scelta democratica e confidiamo che i risultati delle elezioni consentano la rapida formazione di un governo”. Da Bruxelles giungono pa- role convinte: la Grecia si conferma parte integrante dell’Unione europea e di Eurolandia. “Il secondo programma di aggiustamento economico accordato con l’Eurogruppo è la base su cui costruire una ripresa della crescita, della prosperità e per far ripartire l’occupazione nel Paese”. Dichiarazioni del medesimo tono arrivano da quasi tutte le capitale europee, a partire da Berlino, Parigi (dove il presidente Hollande ha rafforzato la sua posizione politica con il secondo turno delle elezioni parlamentari) e Roma, oltre che da Washington e dal Fondo monetario internazionale. E mentre ad Atene si procede verso la formazione della compagine ministeriale, l’attenzione si sposta a Los dell’istituto di valutazione dell’educazione, su un campione di 60 tele-scuole prese in esame in ambienti sociali differenti, la maggior parte degli allievi consegue appena un livello di comprensione di base in spagnolo e matematica: risultati molto inferiori a quelli delle scuole tradizionali. Inoltre, spiega, la tele-scuola “riproduce in maniera lampante le diseguaglianze sociali, e gli allievi più poveri ottengono i risultati peggiori”. “Gli allievi non imparano nulla con la televisione, si tratta più di effetti speciali che di pedagogia”, gli fa eco Josè Figueroa, direttore didattico, criticando i nuovi progetti del governo in proposito. “È un problema di investimenti”, aggiunge. Nell’ultimo decennio, viene sottolineato, la percentuale del prodotto interno lordo destinato all’educazione è scesa in Messico dal 5,4 al 5 per cento. In uno studio del 2010 realizzato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) emerge che in Messico la spesa per ciascun allievo si colloca ben al di sotto della media dei suoi Paesi membri: 2.111 dollari nella scuola primaria, contro il triplo (6.741 dollari) in media all’interno dell’Ocse; mentre nella scuola secondaria, che include la tele-scuola, il rapporto è di uno a quattro, 1.814 dollari per allievo contro 7.598 in media Ocse. Ed ecco il perché della scuola della tv, che il governo descrive come “moderna” e “innovatrice”. Ma che in realtà serve solo a risparmiare sull’educazione e, più in generale, a orientare l’opinione pubblica. Cabos. In partenza per il Messico, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e quello della Commissione, José Manuel Barroso, hanno affermato: “Ribadiremo ai partner del G20 il nostro impegno a tutelare la stabilità finanziaria e l’integrità della zona euro”. Il vertice delle maggiori potenze economiche del pianeta tratterà soprattutto i temi della crisi economica, le azioni per la crescita, lo sviluppo, la sicurezza alimentare, la crescita verde, il commercio mondiale. “Informeremo i nostri partner di ciò che stiamo facendo per rafforzare e approfondire ulteriormente la nostra unione economica affinché sia commisurata alla nostra unione monetaria”, sottolineano i due leader Ue portando lo sguardo avanti sino al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno, decisivo in materia.Van Rompuy e Barroso chiederanno al contempo agli altri partner di “riconoscere le proprie responsabilità, dando un forte impulso per riequilibrare l’economia mondiale”. 15 Dal mondo Betlemme Risale all’epoca del primo tempio biblico, ossia a tremila anni prima di Cristo, un sigillo di argilla che reca la più antica memoria di Betlemme mai riscontrata: riportato a luce da archeologi ‘israeliani’ nella cosiddetta città di Davide, sito archeologico fuori le mura di Gerusalemme dove si suppone che re Davide abbia edificato il suo palazzo, il sigillo ha grandezza di 1,5 centimetri. Eli Shukton, archeologo della autorità israeliana per le antichità, dichiara che il reperto serviva forse a marcare la merce che veniva inviata a Gerusalemme dalla città dove, tremila anni dopo, sarebbe nato Gesù Cristo. Il sigillo riporta una iscrizione legata al settimo anno di regno di un re, non si sa se Ezekiah, Manasseh o Josiah. Scozia indipendente Il premier scozzese Alex Salmond ha promosso il lancio della più grande campagna popolare della storia scozzese, titolata “Yes Scotland” e tesa a raccogliere un milione di firme per sostenere un referendum nel 2014 per l’indipendenza: se si avvererà, ciò potrebbe rappresentare la fine dei 305 anni di unione con Londra. L’idea di una separazione dalla corona non convince gli scozzesi, a causa delle possibili conseguenze negative sull’economia della terra di settentrione dell’isola. Se dovesse prevalere il “sì”, per Londra nascerebbero problemi come quello inerente la gestione della flotta di sottomarini nucleari Trident con basi nei porti scozzesi, e come quello di amministrare i ricchi giacimenti di petrolio. Bimbi in Africa Sedici paesi africani hanno ridotto drasticamente la mortalità infantile, una inversione di tendenza avviata nel 2005 con un calo al ritmo del 4,4% l’anno. Più che gli aiuti esteri, sono risultate efficaci le politiche adottate dai governi africani in termini di investimenti nella sanità: soprattutto farmaci e insetticidi, elementi che hanno permesso di ridurre i decessi per malattie facilmente curabili come la malaria; a ciò va unito il contributo costituito dal rapido sviluppo di paesi come l’Etiopia, il Ghana e l’Uganda. Insieme a questi stati, figurano nella rosa dei sedici interessati dal confortante fenomeno: Senegal, Kenya, Zambia, Mozambico, Tanzania, Madagascar, Nigeria, Benin, Niger, Mali, Malawi, Guinea. 16 musica e spettacolo È con il film di Billy Wilder del 1963, “Irma la dolce”, che si associa sempre la simpatica figura di Shirley MacLaine, attrice nata nel 1934, sorella nientepopodimenoche Warren Beatty, premiata lo scorso 7 giugno con il Life achievement award dall’American Film Institute. In quel lavoro, a colori, di un Wilder comunque già affetto da segni di stanchezza e non privo di lungaggini, si racconta di un gendarme inappuntabile che si innamora di una prostituta e che, per esserne l’unico amante, si traveste ogni giorno da ricco signore, con accento british, benda sull’occhio e naturalmente impotente. E’ una commedia spumeggiante in taluni passi, ricca di equivoci, ambientata in una Parigi meticolosamente ricostruita in studio, con un Lemmon in palla ma è Shirley a svettare con la sua leggerezza eccezionale e la sua capacità di essere aggraziata pur nelle vesti di un ruolo così poco gradevole. Nondimeno “Irma la dolce” -come spesso accade- non è all’altezza del primo episodio girato dalla triade Wilder-Lemmon-MacLaine, cioè “L’appartamento”, commedia che sfocia nel dramma e viceversa con una sapienza narrativa che mai più ha raggiunto gli stessi equilibri nell’intera storia hollywoodiana. MacLaine è qui la ragazza dell’ascensore di una grossa compagnia d’assicurazioni, di cui s’innamora l’impacciato impiegatuccio C.C. Baxter -un Lemmon da antologia. Solo I n un tripudio di coloratissimi costumi, suggestive e sontuose ambientazioni storiche - quelle delle regge sabaude torinesi - dinamismo cinematografico e citazioni disneyane, mescolando abilmente teatro e commedia, musica sinfonica e lirica, disegni animati e scenografici balli, Carlo Verdone, domenica 3 e lunedì 4 giugno, ha messo in scena su Rai1 la sua personale fiaba sulla bontà e sul perdono: “Cenerentola. Una favola in diretta” - quarto progetto dopo i film televisivi “Rigoletto”, “La Traviata” e “La Tosca”, tutti ideati e prodotti da Andrea Andermann – ha così celebrato in prima serata e in mondovisione l’opera lirica italiana, nel caso specifico Rossini, nel dichiarato intento di appassionare un pubblico quanto più ampio possibile, fatto non di soli melomani. Un allestimento imponente, che ha visto al lavoro un centinaio di uomini e decine di telecamere, dispiegato nelle quattro location sabaude - Palazzo Vita La n. 25 24 giugno 2012 CINEMA Shirley MacLaine, la dolce da un ex regista pubblicitario, James L. Brooks, che per questo lavoro si portò a casa gli Oscar come miglior regista, sceneggiatore e produttore, un tris riuscito in precedenza -guarda un po’- solo al Billy Wilder de “L’appartamento”. Un altro Oscar lo ottenne Shirley proprio per il ruolo di Aurora, vedova un poco inacidita dalla vita, sempre in conflitto con la figlia destinata a morire di cancro e un poco ammansita dalla vicinanza di uno stralunato astronauta, interpretato da un Jack Nicholson ispiratissimo. Proprio ai due Jack della sua carriera (l’altro è Lemmon, ovviamen- te) andò il suo primo ringraziamento quando, nella serata dei Golden Globe 1998, fu insignita del Cecil B. De Mille Award alla carriera -agli Oscar invece ringraziò anche quelle persone che aveva conosciuto in altre vite, essendo l’attrice una fervente sostenitrice della teoria della reincarnazione. In questi ultimi anni MacLaine ha offerto partecipazioni interessanti (“In her shoes” o la riedizione di “Vita da strega”) ma resta l’impressione, nonostante la sua innata leggerezza, di un’immensa attrice che passa nei suoi film solo per raccogliere gli applausi di una carriera strepitosa. Shirley MacLaine e Jack Lemmon nel film “Irma la dolce” Premio alla carriera dell’American Film Institute di Francesco Sgarano che lei è testardamente cotta del principale, tale Sheldrake, non solo ammogliato e con prole ma anche uomo viscido e insensibile che, alla fine, ha quel che si merita. Un capolavoro ineguagliabile nel suo genere (ma anche, prescindendo dai generi, un risultato eccellente tout-court), dove Shirley, ora con il suo sorriso triste, ora con il suo broncio, ora con la sua ingenuità da adolescente alle prime armi, è semplicemente fantastica. “Wilder si occupava sempre di Lemmon, a me non dedicava granchè del suo tempo” ha detto una volta l’attrice a proposito di quel set ma c’è ragionevolmente da credere che Wilder non s’intrattenesse troppo con lei perchè era già tutto perfetto. Ancora prima de “L’appartamento” c’è “Qualcuno verrà”, in cui Shirley non se la cava male tra Frank Sinatra e Dean Martin, in questo melò di Vincent Minnelli, che resta uno dei più belli dei ‘50. Dopo questi esordi era inevitabile che il prosieguo non fosse alla stessa vertiginosa altezza; bisogna aspettare il ‘77 per trovare un altro titolo di reale riguardo, “Due vite, una svolta”, accanto all’altra prima donna del cinema statunitense, Anne Bancroft, dove i ballettomaniaci, se non altro, potranno ammirare le prodezze di Mikahil Baryshnikov. Tuttavia l’occasione per dimostrare fino in fondo la sua maturità d’attrice Shirley MacLaine la coglie con un film di buoni sentimenti, forse un po’ caramelloso, ma di sicuro impreziosito da una recitazione sopra la media: “Voglia di tenerezza”, diretto TELEVISIONE Il trionfo della bontà In mondovisione da Torino la “Cenerentola” kolossal di Carlo Verdone di Silvia Mauro Reale,Villa dei Laghi a La Mandria, la Reggia di Venaria e la Palazzina di Caccia di Stupinigi - tra le quali si sono spostati i cantanti a gran velocità, con tanto di scorta della polizia e sirene spiegate. Il tutto accompagnato dalle musiche di Rossini, eseguite, in diretta dall’Auditorium Toscanini, dai 64 elementi dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, sotto la direzione del maestro Gianluigi Gelmetti. Un dispiegamento di notevole potenza tecnica per un progetto dalla chiara vocazione spettacolare, come si intuisce subito dal delizioso prologo sull’infanzia di Cenerentola, realizzato sull’ouverture con i disegni animati di Annalisa Corsi e Maurizio Forestieri, così come dalla scenografica scena del gran ballo, con le danze di Paolo Molovich e il Balletto dell’Esperia nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, fino all’altrettanto maestoso finale dell’incoronazione, nella suggestiva Sala del trono dei Savoia, in un trionfo cromatico di meravigliosi costumi di stampo settecentesco. Carlo Verdone, erede della commedia italiana, non ha fatto mancare, ovviamente il suo tocco, affidando al padre e alle sorellastre, due bravissime Anna Kasyan e Annunziata Vestri, intermezzi dal sapore comico e brillante, a tratti grottesco. Ben scelta per il ruolo di protagonista, una dolce Cenerentola, anche il mezzosoprano ucraino Lena Belkina, così come Carlo Lepore nel ruolo di Don Magnifico e Edgardo Rocha in quello del principe Don Ramiro. Su uno dei suoi migliori palcoscenici, quella Torino grande capitale culturale, è andata dunque in onda, su una ribalta planetaria, una commedia umana universale, manifesto di tutta la cultura italiana: la “Cenerentola” di Carlo Verdone, in questa spettacolare messa in scena, recupera la sua originaria matrice popolare e, pur adottando soluzioni registiche ed effetti speciali da grande kolossal - o per meglio dire, proprio in virtù di tali accorgimenti - si racconta con chiarezza ai suoi telespettatori, nel pieno rispetto della tradizione. Forse non sarà piaciuta ai puristi del genere, ma lo spirito giocoso di Rossini ha trovato la sua degna celebrazione. E, come in ogni favola che si rispetti, non è mancato l’insegnamento morale per il pubblico: la purezza d’animo e l’onestà hanno puntualmente trionfato. Sostieni LaVita Abbonamento 2012 Sostenitore 2012 Amico 2012 euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. 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