Materiali organici per il Data Storage: metodi sviluppi, applicazioni. Enrico Tonelli Settembre 2003 Tesina per il Corso di Chimica Supramolecolare II Scaricabile in formato .pdf da http://members.xoom.it/sispo A.A.2002/2003 Docente: Prof. Giorgio Pagani 1 Indice: 1-Introduzione………………………………………………………….....pag.3 2-Diarileteni per memorie ottiche……………………………………....pag.4 2.1-Sintesi ………………………………………………………………...pag.5 2.2-Proprietà……..………………………..………………………………pag.6 2.3-Stabilità termica……………………………………………………….pag.6 2.4-Resistenza alla fatica…………………………………………………..pag.7 2.5-Spettro di assorbimento.……………………………………………….pag.9 2.6-Tempi di risposta e comportamento parachimico…………………….pag.13 2.7-Tecniche di lettura…………………………………………………….pag.14 2.7.1-Lettura termica……………………………………………………………...pag.14 2.7.2-Tecniche di lettura non distruttiva…………………...……………………..pag.15 2.8-I vantaggi della fase cristallina………………………………………..pag.16 3.-Fulgidi per data storage ………………….…………………………pag.17 3.1-Effetti sterici sul fotocromismo fulgidico…………………………..pag.17 3.2-Assorbimento……………………………………………………….pag.18 3.3-Preparazione e test di un sistema a base fulgidica…………………..pag.19 3.4-Sintesi………………………………………………………………..pag.23 4.-Spiropirani e spiroxazine…………………………….………………pag.24 4.1-Aggregati merocianinici degli spiropirani………………………... pag.25 4.4.1-Impaccamento e trasformazione dei PLCP………………………………pag.25 4.2-Proprietà NLO……………………………………….……………..pag.26 4.3- Conclusioni e metodi olografici………………………………... ..pag.28 5-Biomateriali per memorie ottiche: batteriodopsine……………….pag.29 5.1-Batteriodopsina come materiale per storage ottico………………...pag.29 5.2-Base delle memorie olografiche multiplexing………….........…….pag.31 5.3-Conclusioni sulla batteriodopsina………………………….....……pag.31 6- Data storage in 3D una nuova frontiera ………………………….pag.31 6.1-Introduzione……………………………………….……………….pag.31 6.2-Derivati benzospiropiranici……………………….………………..pag.32 6.3-Derivati diariletenici ad alta resistenza………………..……………pag.34 … 7-Conclusioni…………….…….………………………………………..pag.35 8-Bibliografia e fonte immagini……………..…………………………..pag.36 2 1- Introduzione: Optical Data Storage Il Data storage “ottico” si riferisce a sistemi che utilizzano la luce laser per registrare e riprodurre informazioni. I sistemi per data storage ottico attuali utilizzano sistemi basati su effetti magnetoottici e a cambiamento di fase. Questi due effetti utilizzano l’effetto di riscaldamento dovuto all’incidenza della luce laser. Infatti l’energia sotto forma luminosa è convertita in calore, dopo una accurata focalizzaione, direttamente sul sistema di stoccaggio il quale localmente aumenta la temperatura al di sopra del punto di Curie o della temperatura di fusione. Questi tipi di cambiamenti fisici locali vengono utilizzati come memorie. In contrasto con il sistema di stoccaggio dati basato sul calore,c’è quello ottico –fotocromico basato non piu’ sul calore ma sui fotoni interagenti con il materiale. La memoria su materiale in questo caso avviene per locale cambiamento di proprietà fisiche quali trasmittanza, riflettanza o la fluorescenza indotte da reazioni fotochimiche. Il sistema fotochimico ha molti vantaggi rispetto a quello basato sul calore in termini di risoluzione, velocità di scrittura, capacità multipla di stoccaggio dati in termini di lunghezza d’onda, polarizzazione e fase. Il fotocromismo è un fenomeno fisico chimico, definito come una foto trasformazione tra due specie chimiche aventi spettro di assorbimento differente. Su questo processo si basa lo studio e la realizzazione di dispositivi per il data storage. Durante la isomerizzazione non varia solamente lo spettro di assorbimento ma anche caratteristiche fisico-chimiche come l’indice rifrattivo, la costante dielettrica, il potenziale di ossidazione/riduzione, la geometria della struttura della molecola. Fino agli anni ’50 il compito del data storage era essenzialmente relegato alle prorpietà magnetiche di materiali inorganici, ad oggi con l’utilizzo ormai universale e comunemente accettato dei CDRW e DVD si apre la strada alle nuove tecnologie fotoniche si base organica sfruttando proprietà ottiche del materiale. In questa tesina tratterò peculiarità dei diarileteni, fulgidi, spiropirani e spirooxazine che ho trovato molto interessanti e candidate per futuri sviluppi per le loro peculiari caratteristiche fisico chimiche. In campo biologico meritano un capitolo a parte le batteriodopsine capaci di memorizzare informazioni al pari dei composti non biologici. Applicazioni molto interessanti di questi materiali sono i sistemi tridimensionali per lo stoccaggio di informazioni che sfruttano le caratteristiche delle molecole citate. Quest’ ultima applicazioni è stata ampiamente trattata al III Simposio internazionale del fotocromismo Organico tenuto a Fukuoka in Giappone nel 1999. 3 2-Diarileteni per memorie ottiche. I composti di questa classe sono molto ben conosciuti per la grande resistenza alla fatica, l’irreversibilità termica, e la capacità di resistere a 104 105 cicli di isomerizzazione. Lo stilbene , noto composto organico isomerizza a diidrofenantrene, lasciato al buio ed in assenza di ossigeno riprende la configurazione stilbenica, ma in presenza di aria dà irreversibilmente fenantrene. Per evitare la trasformazione irreversiile è possibile sostituire gli idrogeni con dei metili che non vengono eliminati mantenendo così la reversibilità della molecola. Figura 1:Fotociclizzazione dello stilbene. Un sistema fotocromico di questo tipo ha una vita media di un minuto a 20°C praticamente non utilizzabile. E’ stato quindi osservato che è possibile prolungare la forma diidro sostituendo gli anelli fenilici dello stilbene con anelli tiofenici. In fatti questo composto è stabile a t.a. per 15 h. Un altro problema brillantemente affrontato è dato dal fatto che l’isomerizzazione cis-trans dello stilbene è competitiva con la chiusura dell’anello, a questo proposito sono stati creati molecole che risolvono questo problema tramite l’introduzione di una anidride ftalica o un gruppo diciano che hanno la funzione di “bloccare” la molecola nello stato cis. Questa tipologia di composti mostra stabilità nella forma chiusa per tre mesi al buio anche a 80°C, prontamente si riapre se irradiato con l’appropriata lunghezza d’onda. Sperimentalmente si è notato che la stabilità nella forma chiusa è tanto maggiore quanto Figura 2:Impedimento dell'isomerizzazione cis-trans tramite gruppi diciano e anidride ftalica minore la differenza di energia tra il sistema aperto e l’aromatico, si è quindi pensato di utilizzare eteroaromatici che hanno una energia di stabilizzazione aromatica inferiore. A queste considerazioni si è giunti basandosi sulla teoria di Woodward-Hoffmann basata sulla simmetria degli orbitali π a da calcoli semiempirici MNDO. 4 2.1-Sintesi: Oltre alle anidridi diarilmaleiche che abbiamo già incontrato vengono anche sintetizzati diarilperfluorociclopenteni.Il 2,4 dimetiltiofene viene metallato in 5 e trattato con ZnCl2 in etere. La soluzione eterea è aggiunta ad una soluzione anidra di THF contenente iodobenzene e catalizzatore trifenilfosfin palladio ad ottenere feniltiofene che viene alogenato e metallato per reagire successivamente con ottafluorociclopentene a dare i prodotto desiderato. (figura3) Figura 3 E’ possibile sintetizzare anche derivati tiofenici dell’anidride diarilmaleica (i gruppi tiofenici come visto in precedenza conferiscono stabilità alla forma chiusa) secondo la sintesi indicata in figura 4. Figura 4 Il derivato dicianometilenico (num24) è accoppiato in ambiente acquoso NaOH basico in presenza di CCl4,questo 1-2 diciano derivato idrolizzato in ambiente alcalino produce l’anidride(2a). 5 2.2-Proprietà: Nonostante i grossi progressi che hanno fatto questi materiali ci sono ampi margini di miglioramento per renderli concorrenziali nel campo delle memorie ottiche ed in particolare deve essere presa in considerazione: La capacità di stoccare informazioni di entrambi gli isomeri e quindi la stabilità termica. Resistenza alla fatica, cioè devono poter esser ciclati molte volte con una perdita non significativa di informazione. Alta sensibilità alla frequenza di luce utilizzata e risposta rapida. Capacità di lettura non distruttiva. Fra le varie caratteristiche richieste le piu’ importanti sono la stabilità termica di entrambi gli isomeri e la resistenza alla fatica. In generale gli isomeri fotogenerati colorati ritornano all’isomero iniziale se lasciati al buio per un tempo sufficientemente lungo. Questi composti termicamente reversibili sono classificati come composti T. Molti tentativi sono stati fatti per stabilizzare la specie fotogenerata per dispersione in polimeri ad alta Tg o per formazione di aggregati. Comunque in entrambi i casi o la stabilizzazione o la resistenza alla fatica risulta molto scarsa. I diarileteni,di cui abbiamo già parlato, e le furilfulgidi con gruppi differenti dagli arili rappresentano una classe di composti termicamente irreversibili (di tipo P). Le furilfulgidi pero’ hanno una capacità di lettura/scrittura di sole 100 volte prima di una forte attenuazione del segnale. 2.3-Stabilità Termica Gli anelli aperti sono termicamente stabili. La stabilità termica degli isomeri colorati ad anello chiuso è dipendente dal tipo di gruppi arilici.Quando i gruppi arilici sono furano,tiofene o tiazolo,che hanno basse energie di stabilizzazione aromatica la forma ad anello chiuso dell’isomero è stabile anche ad 80°dall’altro lato anelli chiusi fotogenerati di diarileteni con pirrolo,indolo, o anelli tiofenici che hanno energie aromatiche piuttosto alte sono termicamente instabili.Per esempio l’isomero blu ad anello chiuso fotogenerato 1,2-bis (2-ciano-1,5 dimetil-4-pirrolil) perfluorociclopentene (fig 5). F F F F F F NC N N CN Figura 5 6 ritorna alla forma aperta a temperatura ambiente. F F F F F F F F F F F F 500 h a 70°C A B 15 min a 25°C Figura 6 Notiamo la differenza di stabilità delle strutture indicate in figura 6 . Il colore rosso del composto B scompare in 15 minuti a temperatura ambiente, l’assorbimento a 471nm del composta A permane per piu’ di 500 h a 70°C. Se infatti calcoliamo le differenze di energie tra il sistema in forma aperta e quello in forma chiusa otteniamo un valore di 30.27 kcal/mole per la forma A e 43.87 Kcal/mole per la forma B. Quindi la differenza di energia del naftil derivato è molto inferiore rispetto a quella del fenil derivato. I calcoli semi empirici sono stati fatti con il modello MOPAC AM1. E’ da notare che da questo modello deviano composti diariletenici che hanno forti gruppi elettron attrattori.(Fig7). F F F F F F F F F F F F CN S S CN S CN CN CN S S S CN 3 h a 60°C 3 min a 60°C Figura 7 L’instabilità termica di questi composti è da spiegare dal fatto che il legame carbonio-carbonio fotogenerato è reso debole dai sostituenti elettron attrattori. 2.4-Resistenza alla fatica Le reazioni fotocromiche sono spesso accompagnate da un riarrangiamento dei legami chimici e durante il riarrangiamento reazioni secondarie ed indesiderate possono prendere piede. Queste reazioni secondarie limitano il numero di cicli a cui i materiali fotocromici possono essere sottoposti. Anche se la reazione secondaria è presente con un rapporto di solo 0.001 questo implica che si avrà una degradazione del materiale dopo solo 1000 ciclaggi. Perchè il materiale cominci ad 7 essere interessante da un punto di vista applicativo il numero di cili deve essere almeno di un ordine di grandezza superiore, il che significa che la reazione secondaria deve avvenire con un rapporto minore dello 0.0001 rispetto a quella principale. Per misurare sperimentalmente la resistenza alla fatica si puo’ prendere un diariletene in benzene (10-4 moli/L) ed irradiarlo con una lunghezza λ1 fino a stimolare la chiusura dell’anello, cioè fino a quando l’assorbanza raggiunge il 90% dello stato fotostazinario e successivamente con una lunghezza λ2 fino alla riapertura del’anello. Ogni 100 cicli di questo tipo viene misurata l’assorbanza di una delle due forme (aperta o chiusa). La misura del numero di cili possibili è dato dal numero di cicli al quale l’assorbanza di una delle due forme è decresciuta al 80% dell’assorbanza rispetto al primo ciclaggio. Analizziamo dei composti. Lo 1,2-Di(2,3,5 trimetiltiofene) anidride maleica e 1,2-Di (2-dimetil-5feniltiofen)perfluorociclopentene decompongono in meno di 80 ciclaggi in presenza di aria (fig8). F O O O F F F F F S S S S ciclaggi 70 in aria 480 in vuoto 80 in aria 200 in vuoto 10000 forma cristallina Figura 8 La scarsa durata è dovuta alla formazione di un endoperossido .Ed alla formazione di una forma condensata degli anelli tiofenici,(sottoprodotto).Quando gli anelli tiofenici vengono sostituiti da anelli benzotiofenici,si ha un incremento della ciclabilità dovuto al fatto che il benzotiofene ha una minore reattività con il singoletto dell’ossigeno e dal fatto che la forma condensata del tiofene (anello a sei) fig 9 non puo’ essere creata dai benzotiofeni. F F F F F F S S Forma condensata a sei sottoprodotto della ciclizzazione Figura 9 La figura del composto della figura 9 è stata ricavata da analisi cristallografiche. Il composto benzotiofenico isomerizza anche in fase cristallina dove non si è verificata la presenza del sottoprodotto ed il ciclaggio ha 8 raggiunto le 104 volte,infatti nella forma cristallina il riarrangiamento è proibito e la diffusione dell’ossigeno è soppressa. 2.5-Spettro di assorbimento La forma aperta dei diarileteni ha bande di assorbimento a lunghezze d’onda inferiori della forma chiusa. La maggior parte dei diarileteni mostra ampi shift (6500cm-1) tra la forma aperta e quella chiusa. Nella forma chiusa gli elettroni π si delocalizzano su tutti e due gli anelli tiofenici e la delocalizzazione si estende fino ai sostituenti. Lo spettro di assorbimento specie della forma chiusa dipende dai sostituenti sugli anelli tiofenici. Lo spettro di assorbimento della forma aperta dipende anche dalla struttura cicloalchenica rappresentata nella parte superiore del doppio legame. Per esempio i derivati diariletilenici dell’anidride maleica mostrano shift a lunghezza superiori dei derivati perfluorociclopentenici. I derivati dell’anidride maleica ciclizzano con luce visibile a 450-500nm. Da un punto di vista tecnoloico per applicazioni di memorie ottiche è opportuno avere composti fotocromici sensibili in una regione che va dai 650 agli 830 nm. Per questo è molto interessante analizzare l’effetto dei sostituenti al variare dello spettro di assorbimento. Entrambi 1,2-bis(2,4-dimetil-3-tienil)perfluorociclopentene e il 2,3-bis(2,4,5 trimetil-3-tienil)anidride maleica diventano rossi se irradiato con radiazione UV (figura 10). Il massimo assorbimento viene riportato a 534 e 550 nm. Quando in posizione 5 e 5’ sull’anello tiofenico si immette un fenile l’assorbimento si sposta a 562 nm ed il composto diventa blu. F F F F O F O O O O O F S S S 534nm 550nm rosso O O N 620nm S S N 562 nm rosso O O S O S blu O S (C2H5)N N(C2H5) 597 nm Figura 10 Analisi dello spettro di assorbimento in funzione dei sostituenti utilizzati 9 Lo spettro di assorbimento puo’ essere ulteriormente spostato inserendo in posizione 4 e 4’ sui fenili gruppi dietilammino. Si osserva ulteriore spostamento tramite la completa sostituzione dei gruppi tiofenici con gruppi indolo. Quando un forte gruppo elettron donatore come il benzoditiolo ed un forte gruppo elettron accettore come il dicianoetilene vengono introdotti in posizione 5 e 5’ dell’anello tiofenico si ottiene un’assorbimento a ben 828 nm il piu’ alto riportato,benche il composto sia termicamente instabile ritornando alla forma paerta in 186 min a 60°.(figura 7). La posizione dei sostituenti controlla il massimo di assorbimento su entrambi gli isomeri. Alte sensibilità richiedono inoltre un alto coefficiente di estinzione molare ed alte rese quantiche. La ε puo’ essere aumentata utilizzando dei gruppi elettron donatori ed elettron accetori come fatto con i gruppi dimetilammino sugli anelli fenilici.Ulteriore incremento nel coefficinete di assorbimento è riscontrato in diariletileni che hanno gruppi oligotiofenici o polienici. quindi per aumentare il valore di ε è necessario introdurre gruppi elettronricchi ed avere ampie conugazioni π.(fig 11). F F F F F F S S S R S S S S S N R N Figura 11 Composto ad alto ε4.3*104 M-1cm-1 in acetonitrile ;λmax=704 nm I diarileteni con anelli a 5 atomi eterociclici hanno due conformazioni: con i due anelli in simmetria speculare o in conformazione parallela ed in simmetria C2 o conformazione antiparallela. La fotociclizzazione puo’ avvenire solamente nella forma antiparallela. Figura 12 reazioni di ciclizzazione Quasi tutte le molecole sottoposte a radizione dell’opportuna luhezza d’onda ciclizzano il che significa che si ha una resa prossima a 1. Il 10 problema sta nell’aumentare la concentrazione di composto antiparallelo nella miscela e per aumentare questa concentrazione esistono vari approcci. Il primo approccio consiste nell’utilizzare sostituenti ingombranti sull’anello tiofenico.Questo sistema ha portato il rapporto antiparallelo da 0,64 a 0,94 utilizzando gruppi isopropile. Un’altra tecnica è quella di incorporare i diariletileni in uno scheletro polimerico.(fig 14). Figura 14 struttura polimerica che costringe la molecola in configurazine antiparallela Figura 13 Confinamento di un diariletene Un’altro metodo è quello di includere un diariletene in uno spazio confinato (fig13). Quando la struttura ha una configurazione planare questa “calza” bene e viene costretta a mantenere questa conformazione antiparallela. A questo scopo si utilizzano ciclodestrine che hanno cavità il cui diametro dipende dal numero di unità glupiranose presenti. Così addizionando 10 equivalenti di β-ciclodestrine il rapporto di configurazione antiparallela passa da 0,63 a 0,94. Queste misurazioni si possono fare con tecniche di tipo NMR. 2.6-Tempi di risposta e comportamento parachimico La dinamica delle reazioni di ciclizzazione e cicloreversione di diariletileni sono state studiate con laser da pico e femtosecondi. Studi di questo tipo sono stati fatti sul composto ftalico di figura 2 . 11 L’isomero aperto è stato eccitato con luce laser a 355 nm in esano e si è seguita la formazione dell’isomero ad anello chiuso a 560 nm, l’evoluzione dello spettro ha impiegato alcune decine di picosecondi,questo cambiamento è attribuibile alla reazione di fotociclizzazione. La cicloreversione invece è stato stimato avvenire in 2-3 picosecondi. Una delle principali caratteristiche dei composti fotocromici che ne impediscono l’utilizzo pratico come mezzo di memorizzazione di dati è che non mantengono l’informazione memorizzata per un numero sufficientemente elevato di letture. Le reazioni fotocromiche procedono in maniera proporzionale al numero di elettroni assorbiti dal composto. Così i sistemi visti finora non possono essere utilizzati come memorie perchè sarebbero distrutti dopo alcuni processi di lettura. Un sistema per evitare questo inconveniente è quello di “bloccare” il sistema fotocromico in modo da permettere numerose letture senza distruggere la matrice memorizzata. Un diariletene con gruppi arileterociclici ha due conformazioni e la ciclizzazione può avvenire solo da una delle due ciclizzazioni ,quella antiparallela. Figura 15 :Comformazione bloccata da legami ad H. La reazione fotocromica di fugura 15 è completamente proibita in cicloesano, perchè il composto è legato in simmetria parallela da legami intramolecolari ad idrogeno. La reazione puo’ essere attivata aggiungendo etanolo, infatti si puo’ raggiungere un plateau di conversione parallela- antiparallela di 0.51. Quindi in questo caso l’etanolo agisce da interruttore per sboccare il sistema! L’interruttore puo’ anche essere la temperatura. Infatti nella decalina si osserva fotociclizzazione a 100°C, e non viene osservata alcuna reattività fino a 60°C. In questi sistemi il mezzo di memorizzazione puo’ essere letto con laser a bassa intensità e cancellato con laser che possano produrre un temperatura di 100-150°C. Un’altro sistema per bloccare il sistema è quello elettrochimico. 12 2.6.1-Bloccaggio elettrochimico Attivato da una luce di 312nm in acetonitrile il composto 81° della fig.16 si trasforma nell’81b colorandosi di un blu intenso. La conversione è al di sopra del 98%. Il colore blu scompare irradiando il composto con una luce di lunghezza d’onda > di 600nm. E’ stata esaminata l’attività elettrochimica dei due isomeri in acetonitrile e si è visto che l’isomero ad anelli aperto è elettricamente inerte nel range di ± 1V,mentre l’isomero ad anello chiuso ha un’ossidazione reversibile ad idrochinone a +0.72 mV. La forma chinoidica (82 nella figura) è fotochimicamente stabile.Infatti irradiandola con una frequenza > 600 nm per otto ore si ha un decremento del solo 2% del massimo di assorbanza! A pari condizioni l’isomero ad anello chiuso perde completamente la colorazione in meno di 10 min. Questa tipologia di locking puo’ essere usata per la lettura del sistema chinoidico che mantiene il colore blu del sistema chiuso ed è stabile fotochimicamente. Figura 16 Sistema di “bloccaggio” chimico-elettrochimico della molecola. 13 2.7-Tecniche di lettura 2.7.1-Lettura termica Diarileteri possono essere 6 letti non piu’ di 10 volte utilizzando laser a Figura 17 Spettro in trasmittanza di aree non registrate (sopra) e registrate (sotto). bassissima potenza (20nW), prima di perdere la definizione del segnale in lettura. Oppure è possibile utilizzare un sistema combinato due laser. Il laser di lunghezza λ1 converte le molecole nell’area di registrazione da A a B e la trasmittanza al valore di λ2 decresce come mostrato in figura 17. Le aree non registrate hanno solo isometri di tipo A. Quindi l’area non mostra assorbimento a λ2. La differenza di trasmittanza a λ2 è fra le aree registrate o meno è utilizzato come segnale di lettura. Durante la lettura la λ2 causa la fotoreazione da B a A. Dopo molte operazioni di lettura ,la trasmittanza dell’area registrata aumenta e la memoria è distrutta. Quando il sistema fotocromico ha una temperatura limite di scrittura Tc piu’ alta della temperatura ambiente nel processo da A a B , è possibile mantenere l’intensità del segnale costante anche dopo molte letture. Un laser di potenza è usato per scrivere. Il laser scalda il mezzo sopra la Tc e permette la conversione da A a B. Il contrasto tra le aree registrate e non registrate viene letto con due laser λ1 e λ2 , con il primo dotato di una potenza ridotta. Come risultato della forma B in accoppiamento con il laser di lettura λ2 , l’area registrata è tenuta ad una temperatura maggiore della Tc,relativamente all’area non registrata poichè non assorbe λ2. Il simultaneo irraggiamento con il laser λ1 assicura che la reversione dalla forma B ad A è cancellata nelle aree in cui effettivamente c’è informazione dalla riscrittura di λ1. In questa maniera la trasmittanza delle aree registrate rimane costante. Isomerizzazione da A a B nelle aree non registrate on accade poichè manca il fattore termico dato dal laser λ2. Usando qusto metodo il contrasto fra le aree utilizzate e quelle vuote rimane costante anche dopo molte operazioni di lettura. 14 2.7.2-Tecniche di lettura non distruttive Sono state proposte vaie tecniche di lettura sfruttando il fatto che alcuni composti sono fluorescenti in un range di lunghezza d’onda non distruttivi o assorbono nell’infrarosso. Per esempio il diariletene di figura 11 mostra fluorescenza nella forma aperta La fig 18 mostra lo spettro di assorbimento della struttura aperta (linea tratteggiata) e chiusa (linea continua) in metanolo. Irraggiando la forma aperta con 400-500 nm non da’ reazione, la ciclizzazione avviene a lunghezze inferiori di 400 nm. L’isomero chiuso ha un’ampia banda a 704nm Figura 18 spettro di assorbimento del composto in fig.11(- - -) forma aperta, la linea continua rappresenta la forma chiusa. e la cicloreversione puo’ essere effettuata irradiando con luce>600 nm. L’isomero ad anello aperto ha una forte emissione a 589 nm quando eccitato con luce a 400-500nm.L’isomero ad anello chiuso a queste frequenze ha solo una bassa fluorescenza (il 3% dell’coisomero aperto). La grande differenza di fluorescenza puo’ essere usata come segnale di lettura non distruttivo quando questa puo’ essere rilevata senza influenzare il rapporto tra le due specie. La banda a 459 nm della forma aperta è chimicamente inattiva e la banda analoga della forma chiusa ha bassa attività,con una conversione < 10% per un ora di esposizione. La differenza fra l’isomero a forma aperta e quello a forma chiuso puo’ essere anche verificato da luce la cui intensità non causi alcun cambiamento molecolare in modo che possa essere possibile la lettura molte volte senza sensibili perdite di segnale. La regione dello stretching del doppio legame carbonio-carbonio (1400-1650 cm-1) sono molto sensibili per discernere la forma aperta da quella chiusa del composto di fig19. F F F F F F F F UV F F F F Vis S S S S Figura 19 Infatti la forma aperta mostra tre bande a 1637,1592,1544 cm-1 ,la prima è dovuta al doppio legame del perfluorociclopentene e le altre si possono associare ai doppi legami degli anelli tiofenici. Nella 15 forma chiusa compaiono tre nuove bande 1612,1574 e 1503 cm-1 che rappresenta no i nuovi doppi legami del sistema così riarrangiato. Anche se è possibile notare la differenza dello spettro IR in questi composti lo spettro è piuttosto debole così per aumentarne l’intensità sono stati introdotti vari sostituenti in posizione 5 e 5’.Uno spettro piu’ intenso è stato riscontrato nel composto di figura 20. F F F F F F F F S H3CO F F F UV Vis S F S H3CO S OCH3 OCH3 Figura 20 aumnto dell'intensità spettro IR tramite introduzione di gruppi IR attivi L’isomero chiuso di fig 20 ha una forte banda di assorbimento IR a 1495cm-1 e questa banda non è osservata nell’isomero ad anello aperto. E’ possibile quindi costruire un dispositivo che scriva e cancelli in UV-Vis e legga nell’infrarosso mentenendo l’integrità dell’informazioni anche dopo numerose letture dei dati memorizzati. 2.8-I vantaggi della fase cristallina I composti che sviluppano capacità fotocromiche in fase cristallina sono rari,tuttavia quando cio’ si verifica si hanno un’insieme di proprietà che li rendono particolarmente interessanti per applicazioni per il data storage. Infatti in fase cristallina entrambi gli isomeri sono termicamente stabili, non ossidabili in quanto l’ossigeno diffonde con difficoltà in fase cristallina. La fase di colorazione decolorazione del cristallo puo’ essere fatta per piu’ di 10000 volte, la resistenza alla fatica è notevolmete incrementata in fase cristallina. La resa quantica è molto alta poichè le molecole sono già impaccate in conformazine antiparallela e sono costrette a mantenerla dalla struttura cristallina. In fase cristallina sono minimizzate le reazioni competitive con solventi o matrici. Il tempo di cilizzazione in fase cristallina è molto rapido <10ps. 16 3-Fulgidi per data storage Cosa sono le fulgidi? Il loro nome lo prendono dal verbo latino “fulgere” R1 O R2 O R3 R4 O fulgide dovuto alla loro peculiarità di formare cristalli brillanti R1 COOH R2 di un’ampia varietà di colori. Per essere fotocromiche, e quindi essere interessanti per il data storage, devono R3 COOH R4 avere almeno un anello aromatico sull’atomo di carbonio esterno al doppio legame. in modo tale che si formi una struttura 1,3,5 esatriene e A.fulgenico ci sia un’elettrociclizzazione che coinvolga 6 elettroni π. Figura 21 Esempio di fulgide Il fotocromismo di una fulgide si sviluppa attraverso una forma chiamata E (senza colore), dalla geometria del doppio legame tra l’anidride succinica e l’anello aromatico e la forma colorata fotociclizzata chiamata C. Esiste anche un’altra rezione fotochimica delle fulgidi che è quella E-Z che è una reazione concorrente alla fotociclizzazione, infatti il composto C si crea solamente dal composto E, una trasformazione E-Z impedisce la fotociclizzazione del composto. Ar R1 R3 R4 forma Z O R1 UV O O O O Ar R3 UV R4 O O UV O Ar O Vis UV forma E forma C Figura 22 Trasformazioni delle fulgidi 3.1-Effetti sterici sul fotocromismo fulgidico: Il fotocromismo di una fulgide è dato da una reazione reversibile di elettrociclizzazione che richiede che ci siano tre legami doppi coniugati in una conformazione cis-cis-cis in modo tale che gli atomi di carbonio che Figura 23 17 formano il singolo legame possano chiudersi se fotostimolati. Quindi la conformazione delle fulgidi allo stato fondamentale influenza la resa di forociclizzazione.Uno dei fattori che influenza e governa la formazione del composto è l’ingombro sterico attorno al gruppo esatrienico. E stato studiata dal Prof. Yokoyama l’influenza sterica di gruppi alchilici sul carbonio metilenico prossimi al gruppo furanico, (fig23). In particolare è stato dimostrato che la resa dell’isomerizzazione EC fotostimolato con UV (ФEC(UV)) aumenta con l’aumentare delle dimensioni del gruppo alchilico e viceversa l’isomerizzazione EZ (ФEz(UV)) tende a diminuire o a scomparire.tab1. Tabella 1 E’ stato inoltre scoperto che il gruppo adamantilidene (9-10 fig 23) incrementa la resa di apertura dell’anello in luce visibile(ФCE(Vis)) fino a 5 volte rispetto ai composti numereta da 4 a 8 fig 23.Comportamenti simili si sono verificati anche in tienilfulgidi e indolilfulgidi. 3.2-Assorbimento E’ possibile, lavorando sulla struttura della molecola spostare il massimo di assorbimento delle fulgidi per adattarle al dispositivo di lettura laser impiegato, che ha una determinata lunghezza d’onda. Per esempio, utilizzando un laser AlGaAs che emette luce a 800 nm, si dovrebbe avere una fulgide nella forma C, che assorbe in quella regione di spettro. Invece la fulgide di fig.24 assorbe a 500nm. Dato che l’assorbimento nella forma C Figura 24 furan fulgide in forma C nella regione del visibile * corrisponde ad una transizione ππ un aumennto dell’effetto elettron donatore dell’anello furanico puo’ indurre uno spostamento a lughezze d’onda maggiori. I prof. Tomoda studio’ le intensivamente oxazolilfulgidi,motaletteratura a nome del Prof. Fan è disponibile per gli studi effettuati sulle pirril fulgidi e Yokoama studio’ le indolilfulgidi che rappresentano una classe delle fulgidi capaci con particolari sostituenti di assorbire anche ad 800 nm! 18 Si riporta come esempio in figura 25 il composto 19C una dimetilammino indolilfulgide che oltre ad avere bande di assorbimento al lughezze d’onda molto superiori fulgidi mostra carattesristica Figura 25 alle una comuni peculiare collegata con l’effetto elettron donatore cioè il fatto che la (ФEC(UV)) e la (ФCE(Vis)) diventano inferiori all’aumentare delle capacità elettron donatori del gruppo. Corrispondente ad un aumneto della lunghezza d’onda di assorbimento si osserva anche un aumento del coefficiente di assorbimento molare. I composti dal 14 al 21 sono posti in ordine crescente per quanto riguarda sia le lughezze d’onda di assorbimento che i coefficienti di assorimento molare. Dall’altra parte si osserva il comportamento inverso di gruppi elettron accettori, in fatti questi sono in grado di spostare i massimi di assorbimento a lughezze d’onda inferiori sia della forma E che della forma C edaumentare il (ФCE(Vis)) .E’ quindi possibile un’alta modulabilità delle proprietà ottiche delle fulgidi. 3.3-Preparazione e test di un sistema di memorizzazione a base fulgidica Molte proprietà di un materiale sono necessarie per poterlo trasformare in un mezzo di registrazione dati tra cui: 9 Stabilità termica 9 Resistenza alla fatica 9 Possibilità di lettura non distruttiva 9 Alta efficienza delle fotoreazioni (il che implica alte rese quantiche ed alti coefficienti di assorbimento molare) 9 Alta velocità delle fotoreazioni 9 Sensibilità alla luce lase utilizzata 9 Solubilità in una matrice polimerica La parte piu’ complicata da realizzare resta la possibilità di lettura senza distruggere le informazioni per un numero molto alto di volte,la soluzione generalmente adottata è quella di utilizzare in lettura 19 una regione spettrale in cui il composto dà un segnale ma non cambia la struttura chimica.(esempi visti per la fluorescenza del composto e la lettura sfruttando l’IR). Dal Prof Tomoda furono preparati dischi ottici a base Strato di resina acrilica 10 µm Strato riflettente Al 0.15 µm di oxazolil fulgidi e furilfulgidi (fig 23), con una struttura del disco come indicata in fig.26. Il disco è stato prima irradiato con luce UV in modo da Strato fulgide-polimetilmetaclilato 0.5µm renderlo completamente colorato ( stato cancellazine Substrato vetroso punti con laser agli ioni di Ar (514,5nm). Il miglior della matrice) e poi registrato per decolorazione per rapporto segnale-rumore fu di 49 db con la struttura oxazolfulgidica di fig .27 . Et2N Figura 26 Struttura del disco impiegato per la memorizzazione O N O O O Figura 27 La lettura di questo mezzo avviene con lo stesso laser adoperato per la scrittura sfruttando la differenza di reattività; risulta deleterio in molte tipologie di oxazofulgidi si riescono ad effettuare 50 operazioni di lettura sul composto di fig 27 mantenendo quasi costante il livello si segnale/rumore. Con altre tipologie di oxazofulgidi il segnale si dimezza dopo solamente 20 letture. Il prof Matzui sfrtuttando le peculiari caratteristiche del 5-dimetilamminoindolilfulgide (il num19 fig 25)cioè per il fatto che il ФCE(Vis) dipende dalla lunghezza d’onda e che diventa zero per al diminuire della frequenza il che significa che ad ampie lughezze d’onda non si ha fotoreazione anche se c’è assorbimento.Questa caratteristica puo’ essere applicata per una lettura non distruttiva. nfatti questo dispositivo viene scritto con un laser He-Cd a 325 Nm ,e viene letto sfruttando la differenza di intensità del fascio riflesso con un laser a 784 nm (non provoca fotoreazioni Vedi fig28) tipo AlGaAs e questo permette di effettuare 100.000 letture avendo ancora 80% del segnale iniziale! 20 Figura 28Punti resa di decolorazione a 550 nm. Linea Spetro di assorbimento Figura 29Struttura disco contenente composto 19 fig 25. E’ possibile sfruttare la fluorescenza? In linea di principio con le fulgidi la fluorescenza non puo’ essere sfruttata perchè non si osservano fenomeni di fluorescenza in questi composti a meno di sintetizzare una fulgimmide con una parte in grado di ricevere i fotoni della luce (antenna) ,ed una parte fluorescente in grado di essere rivelata. Cio’ è stato fatto usando antracene come molecola antenna e un estere amminocumarinico come accettore /rivelatore fluorescente connesso all’azoto della fulgimmide. 21 Figura 30 Il trasferimento di energia dall’antracene alla parte cumarinica della molecola avviene attraverso la forma E della fulgimmide,quindi si ha fluorescenza tipica della molecola cumarinica. Dopo aver esposto il campio a luce di 320 nm si ha fotociclizzazione e si cade nello stato fotostazionario C che non permette il trasferimento di carica piochè lo stato intermedio della fulgimmide in questo caso è piu’ basso di quello della molecola cumarinica e funziona da trappola,non si ha quindi emissione per fluorescenza ma si ha un emissione non radiativa.La variazione del segnale di fluorescenza della molecola nello stato E e C è usato come metodo di lettura non distruttivo poichè le lughezze d’onda impiegate per generare fluorescenza non inducono fotociclizzazione. 22 3.4-Sintesi La reazione piu’ utilizzata è quella di Stobbe,questa reazione di tipo aldolico produce un emi 2alchiliden succin estere da dialchil succinato e un aldeide o un chetone. Si forma il lattone A che in genere è formato da una miscela didiastereoisomeri, che possono anche essere isolati , seguita dall’apertura dell’anello B. L’esterificazione seguita da una seconda condensazione di Stobbe porta al lattone C o al emi estere D che idrolizzato porta al diacido E. Le fulgidi con forti gruppi elettron attrattori tipo indolo, possono essere isolati dopo cromatografia su silice nella forma E, dovuta alla semplicità di isomerizzazione della forma da Z ad E.La scelta della base è molto importante in questo tipo di reazioni ,normalmente si utilizza tBuOk in tBuOH oppure EtONa in toluene. Nel caso in cui l’ingombro sterico dei sostituenti sia molto alto tale da impedire il procedere della reazione si possono sostituire le basi con LDA in THF. ORc CO2Rc O Ra O O Rb COORc CO2Rc Ra O O Rd Re Ra O Rb CO2H H+ CO2Rc O O Ra Rb H CO 2Rc Rb B Rb A FULGIDE CO 2Rc Ra Rb B 1. base O 2. perdita acqua Rd Rd CO2H Re KOH Ra CO 2H Rb E CO 2Rc Ra Re R1 aq.EtOH Rd CO2H CO2Rc R2 D O Rb tBuOH tBuOK Re Ra O Rd H CO 2Rc Re C Figura 31 Condensazione di Stobbe. 23 Un’altra via seguita è quella della carbonilazione catalizata da palladio del Prof Kiji che a partire dall’2,3 –butindiolo in presenza di ossido di carbonio e palladio diacetato come catalizzatore ad elevate temperature ed elevate pressioni produce la fulgide edil corrispondente acido fulgenico. Questo metodo è molto utili per generare fulgidi molto impedite stericamente. Infatti la Stolbe anche con LDA non riesce a far reagire 2,5-dimetil3—pivaloilfurano con dietilisopropilidensuccinato, la reazione del prof Kiji invece dà la fulgide con una resa del 59% e 20% diacido. 4-Spiropirani e spiroxazine: La scoperta delle reazioni fotocromiche degli spiropirani fu di Fischer e Hirshberg nel 1952, e fu di quest’ultimo l’idea di utilizzare questi composti come memorie riscrivibili. Tipico esempio di reazioni fotocromiche è la rottura del legame C-O per via fotochimica nell’anello spiropiranico e spirooxazinico. NO2 hv1 N R O N NO 2 R calore/hv2 spiropirano merocianinna N N R O hv1 O calore/hv2 spiroxazina N N R O merocianina Figura 32 Esempi di tipici spiropirani e spiroxazine Recentemente si hanno notizie di interessanti studi su memorie ottiche in 3D basate sulla conversione spiropirano-merocianina creato dall’assorbimento di due fotoni. A riguardo di questa classe di composi svilupperò tre principali aspetti, quali la formazione di strutture organizzate con risposte ottiche modificabili da un campo elettrico, risposte ottiche non lineari e l’olografia prodotta da questi sistemi. 24 4.1-Aggregati merocianinici degli spiropirani La forma merocianinica del cromoforo colorata ha forte tendenza all’impaccamento.Quando i dipoli sono impaccati testa- testa la struttura prende il nome di impaccamento tipo J. Il loro assorbimento così impilate vine spostato verso il rosso. Viceversa, nel caso di un impaccamento testa- -coda lo shift è verso il blu. Quando gli spiropirani sono irradiati in un solvente non polare tendono ad impaccarsi in sferette submicrometriche che si tendono a posizionare lungo le linee di forza del campo elettrico applicato. La tendenza all’impaccamento è così forte che gli aggregati si formano dall’evaporazione del solvente dovuta alla costituzione del film in PMMA. Particolarmente stabili sono gli aggregati J scopri da Hashida di spiropirani con lunghe catene idrocarburiche covalentemente collegate ad entrambi le parti indolinica e benzopiranica dei fotocromofori. Questa tipologia di aggregati sono stati preparati per realizzare film sottili multistrato su vetro. Peculiarità di questo dispositivo è dovuta al fatto che ogni strato risponde a lunghezze d’onda differenti (infatti il massimo d’assorbimento è ben definito e differente per ogni strato). Può essere quindi utilizzato come memoria ottica a multifrequenza! 4.1.1-Impaccamento trasformazioni dei PLCP (Cristalli liquidi polimerici e fotocromici) La costituzione di polimeri side-chain apre numerose opportunità di costruire una mesofase polimerica infatti è possibile ingegnerizzare la lunghezza degli spaziatori flessibili, il peso molecolare, la struttura della catena principale. Si riportano nella figura 33 successiva esempi poliacrilici, poliammidici e polisilossanici. Le transizione di fase PLCP dei sono influenzate dalla termocromia dei gruppi spiropiraniciFig.33 25 merocianinici. Spettacolari cambiamenti di colori sono stati individuati nei copolimeri dei polisilossano, infatti l’elevata flessibilità dei tratti di questa catena porta la Tg al di sotto della temperatura ambiente, dove sono presenti le trasformazioni fotocromiche di questi polimeri. Irradiare il polimero con luce visibile lo colora di giallo, irradiando seguentemente il polimero giallo con luce UV si ottiene un colore rosso profondo. Il film giallo irradiato con UV a -20°C diventa blu intenso e può essere riconvertito in giallo irradiandolo con luce visibile. Il film blu è stabile sotto i 20° sotto lo zero e diventa rosso riscaldato a -10°C. Il film rosso è termicamente stabile, tuttavia diventa giallo per irradiamento con luce visibile. Il colore rosso porpora corrisponde ad aggregati merocianininci che causa il cross linking delle macromolecole. Il colore blu è stato attribuito a gruppi merocianinici isolati. Il colore giallo corrisponde all’assorbimento dello spiropirano. Orientando in presenza di un forte campo elettrico i dipoli presenti nel materiale (1KV/mm), è possibile con tecniche di assorbimento dicroico nel visibile stabilire il parametro d’ordine di questo tipo di composti. Si ottiene un parametro d’ordine di 0,1-0,2 che è un valore molto basso considerando che il DANS nello stesso copolimero ha un valore di 0,5. Questo si spiegherebbe dal fatto che il DANS ha una maggiore compatibilità con lo strato sottostante di ancoraggio. Quindi il basso parametro d’ordine è correlato al fatto che i gruppi merocianinici formati dallo spiropirano si sistemano all’esterno dei domini mesogenici. Questo è anche confermato dalla bassa correlazione tra la cinetica di decolorazione e l’assenza di conversione fotocromica all’allineamento del film. 4.2-Proprietà NLO: Dai microcristalli merocianinici si è riscontrata una forte generazione di terza armonica (THG), con l’indice di rifrazione del materiale dipendente dall’intensità. Per esempio gli autori della molecola indicata in figura 34 hanno scoperto che le lunghe catene alchiliche danno stabilità alla formazione degli aggregati di tipo J . I film di spiropirano formano in una matrice di PMMA aggregati merocianinici se irradiati con luce UV. Il massimo di THG è stato riscontrato a 1,8 µm che corrispondono alla risonanza di assorbimento dei tre fotoni con l’assorbimento dell’aggregato J. E’ da notare che la THG di film irradiati è 50 volte superiore di quella di film non irradiati. Gli aggregati J sono stabili piu’ di un anno a temperatura ambiente, e possono essere convertiti a spiropirano scaldando a 80°C. 26 N H37C18 O H45C22COCH2 NO2 hv1 O N calore/hv2 H37C18 NO 2 H45C22COCH2 Figura 33 L’assorbimento a due fotoni (TPA) è stato usato come mezzo di registrazione di informazioni in tre dimensioni. Utilizzando un laser molto focalizzato il TPA accadrà solo nella zona di focalizzazione del laser. Dato un pixel della matrice nel volume, la memorizzazione del dato potrà essere indirizzata selettivamente agendo sulle coordinate! Infatti per gli assorbimenti lineari è possibile solo una memorizzazione di informazioni in due dimensioni. Utilizzando laser estremamente focalizzati, si avrà il fenomeno del TPA Fig 35 solo nelle aree di volume definite dal fascio focalizzato. Il processo può essere schematizzato come in figura 35 utilizzando spiropirano come molecola e la sua merocianina come molecola corrispondente fluorescente. La scrittura avviene con due laser uno a 1064 nm( forte )ed uno più debole a 532 nm per il secondo fotone, questo trattamento crea la merocianina in quel pixel di volume identificato dal fuoco del laser. Questa informazione può essere letta monitorando la fluorescenza della merocianina con un laser a 1064 nm, infatti dopo in processo di scrittura solo questa forma puo’ dare fluorescenza con un laser a tale lunghezza d’onda. Le informazioni registrate possono essere cancellate per irradiamento on laser di potenza superiore o per riscaldamento. 27 4.3-Conclusioni metodi olografici: In numerose pubblicazioni, riscontrabili nella bibliografia in calce a questa tesina, ho riscontrato la possibilità di utilizzare substrati polimerici di varia natura drogati con spiropirani o spioxazione per applicazioni olografiche utilizzabili con luce visibile e tempi di reazioni brevissimi( real time recording). La modulazione ottica dei reticoli di registrazione olografica è stata raggiunta modulando il fascio di eccitazione UV. Per esempio la sensibilità del composto e la frequenza di modulazione possono essere aumentate cambiando la procedure di memorizzazione ottica o aumentando la potenza dei raggi laser utilizzati. Negli esperimenti esposti negli articoli, le potenze laser arano limitate così anche la frequenza di modulazione era limitata a soli 5 Hz. I risultati olografici vengono raggiunti tramite trasformazioni termiche e f nm e cancellati con nm e cancellati a fotochimiche tra spirooxazine ed almeno due forme colorate merocianiniche. In altre procedure di registrazione i polimeri dopati con lo spiropirano venivano scritti con luce UV e letti con laser Ar a 633 nm. Queste procedure hanno alte rese di esposizione e efficienze di diffrazione, tuttavia dipendono pesantemente dalla potenza del laser e dallo spessore del rivestimento. Per poter sfruttare la scrittura con frequenza IR si utilizza un polimero precolorato trattato con spiropirano. In questo caso la scrittura avviene per decolorazione termica, anche se una piccola parte del processo può essere attribuita ad un fattore ottico. In esperimenti di questo tipo, condotti cin laser ad anidride carbonica,si sono raggiunte soluzioni di 40 linee/mm. Figura 36 Pattern di intereferenza registrati su uin film polimerico, prodotti da laser CO2 28 5-Biomateriali per memorie ottiche con incredibili proprietà: batteriodopsine. Proteine fotocromiche sono rare in natura tuttavia esistono proteine che hanno una funzione basilare nella fotosintesi e nella percezione visiva. Il meccanismo molecolare risulta molto complesso e molto efficacie tanto da spingere l’efficienza di questi dispositivi molto vicina ai limiti fisici. Una proteina molto semplice e rappresentativa della classe è la batteriodopsina (BD). BD è prodotta dall’ halobacteria ed è responsabile delle capacità fotosintetiche.Cio’ che rende particolar,mente interessante la BD per applicazioni data storage è il fatto che è incredibilmente stabile alla degradazione termica e chimica. Ma ancora maggiori sono la sensibilità alla luce e la capacità di ciclaggio (il numero di volte che può essere riscritta), che è molto superiore a qualsiasi molecola sintetica. Secondariamente la BD può essere ampiamente modificabile ed essere quindi base per numerose applicazioni. Questa proteina è prodotta da un batterio che vive nelle saline in condizioni estreme, soluzioni saline estremamente concentrate e calde, livelli di ossigeno molto bassi .L’efficienza della BD di conversione dell’energia solare in energia chimica è del 15%. La BD si trova in forma cristallina,integrata nella membrana cellulare del batterio. La BD è coperta da una membrana esterna che fa da pompa per gli ioni H+ in ci si viene a creare un gradiente di concentrazione di protoni che è alla base della creazione dell’energia chimica della cellula ( trasformazine ADP in ATP). Questo ciclo energetico reagisce principalmente alla luce con picco nel giallo-verde. La struttura cristallina della proteina è quella che dà incredibili proprietà di stabilità alla proteina. Infatti questa proteina è stabile a secco fino a 140°C. La proteina è ricoperta da uno strato lipidico di alcune centinaia di nanometri, ed è stabile in solventi apolari tipo esano. La protezione lipidica ha funzione di trasporto molto simili a quelle che ha il silicio per gli elettroni nelle celle solari. Infatti la BD converte l’energia luminosa in energia chimica, trasportando i protoni attraverso il rivestimento lipidico esterno che mantenendo un gradiente funziona da pompa. 5.1Batteriodopsina come materiale per storage ottico: I limiti teorici di un sistema ottico basato su BD possono essere raggiunti in base alla qualità del media ottico ed in particolare delle caratteristiche di omogeneità, sensibilità alle lunghezze d’onda impiegate, contrasto, apertura, tempo di memorizzazione e stabilità nel tempo. La parte impegnativa nel produrre un dispositivo con una batteriodopsina è quella di inglobarla in una matrice polimerica,con la difficoltà che tal proteina non regge i solventi più comuni da laboratorio. Anche il processo di evaporazione del solvente risulta essere molto critico, poichè la BD si separa facilemte dallo strato lipidico che la protegge e che mantiene il gradiente di concentrazione di H+ necessario. 29 Come substrato per la BD si può utilizzare il vetro o PPMA o PS. Si sono realizzati vetri a base di BD immerse con tecnica sol-gel . E BD immerse in gel di polietilenglicole. Gli autori non descrivono mai in dettaglio come si realizza il processo di compatibilizzazione della BD con il polimero od il vetro poichè questo è il fattore decisivo per rendere il dispositivo commerciale e spesso è coperto da brevetto. Infatti le ottime qualità della BD devono in qualche modo essere rese compatibili con un dispositivo commerciale utilizzabile s larga scala. Per memorizzare dati a lungo termine e rendere inattiva la struttura alla luce è necessaria una procedure chiamata di “gating”, cioè fare in modo che la scrittura avvenga alla presenza di due stimoli uno luminoso ed un altro che puo’ essere anch’ esso luminoso, oppure in presenza di un campo elettrico o magnetico. Nella BD è possibile utilizare una tecnica di assorbimento a due fotoni, infatti l’assorbimento a due fotoni comporta variazioni chimiche differenti e porta il materiale in una fase stabile. Questa tecnica evita che il materiale sensibile alle frequenze nel visibile possa essere cancellato se esposto accidentalmente alla luce. 3D data storage: Questa tecnica viene attuata utilizzando per la scrittura l’intersezione di due raggi laser. Ogni raggio porta la metà dell’energia necessaria per far transire la BD dallo stato B ad M o vice versa. ( Gli stati B ed M sono stati generati da conformazioni cis trans attorno al doppio legame tra il tredicesimo ed il quattordicesimo carbonio della BD, ognuno ha specifici assorbimenti e stabilità). Le due lunghezze d’onda utilizzate devono sottostare alla relazione: 1/λ eccitazione= 1/λ1+1/λ2 Per evitare fenomeni di assorbimento a doppio fotone si possono utilizzare due lunghezze d’onda differenti che soddisfino l’equazione. Di grande vantaggio è la possibilità di scegliere le due lunghezze d’onda in uno spettro entro il quale il materiale risulta trasparente. E’ stato rilevato che la BD ha una sezione d’urto molto alta per l’assorbimento a due fotoni, questa caratteristica la rende estremamente adatta ad una memorizzazione in 3D. Attualmente la conservazione dell’informazione per lunghi periodi è possibile se il media viene raffreddato. Se la scrittura è relativamente semplice, il problema nasce nella lettura del singolo punto all’interno della matrice che un suo volume. Questo problema all’interno della BD è stato risolto utilizzando le sue proprietà fotoelettriche per individuare il segnale di “1” o “0” nella cella di materiale individuata meccanicamente da attuatori meccanici che spostano il laser con precisione nella cella si volume con dimensioni lineari di 3-6 µm. Inizialmente i due laser si incontrano e “scrivono l’informazine facendo transire il sistema dallo stato Fig 37 B alo stato M (parte A fig 37). Successivamente in 30 lettura i due laser si rincontrano fanno transire il sistema da M a B generando un segnale elettrico che può essere raccolto alla superficie del materiale da degli elettrodi. (parte B fig 37).Successivamente alla lettura l’informazione dovrà essere ripristinata dalla coppia di laser riscrivendola e facendo transire il sitema di nuovo da B a M, questa transizione non genera segnale elettrico. 5.2-Basi delle memorie olografiche multiplexing: Nel data storage olografico 106 punti binari di informazione possono essere registrati in parallelo, sulla stessa unità minima di volume registrabile. Infatti una volta registrato il primo gruppo di dati, il materiale viene ruotato, spostato, oppure viene variato l’angolo con il raggio di riferimento. Questa procedura prende il nome di multplexing angolare. Successivamente un’ altro gruppo di dati puo’ essere scritto nello stessa locazione fisica. Più gruppi di dati vengono registrati nella stessa locazione fisica, minore sarà il rapporto segnale su rumore, perchè l’ultimo gruppo di dati diminuisce il contrasto di quelle scritte precedentemente. Per ricostruire l’informazione memorizzata con questa tecnica, è necessario posizionare i laser esattamente nella stessa posizione. 5.3-Conclusioni sulla batteriodopsina: E’ un fantastico esempio di come le biotecnologie e la scienza dei materiali hanno trovato un punto di incontro. La Bd ha delle fantastiche peculiarità “tecniche” , stablità chimica e termica sufficienti per creare delle applicazioni, esistono le tecniche per modificarne le funzioni ed adattarle al dispositivo e creare un materiale innovativo su larga scala. Le potenzialità della BD sono state scoperte 20 anni fa e su questo aspetto sono stati scritti numerosi articoli ed anche un libro (Vsevolodov, N. Biomolecular Electronics:An Introduction via photosentitive proteins.Birkhauser:Boston,1988), gli sforzi attuali sono direzionati ad integrare questo fantastico biomateriale in sistemi tecnici, e fino ad ora non esiste un sistema tecnico dove sia possibile semplicemente togliere un componente e sostituirlo con la BD, è necessario quindi ridisegnare i sistemi per ospitare questo nuovo ed innovativo elemento. 6-Data storage in 3D: una nuova frontiera 6.1-Introduzione Dispositivi per il data storage ottico sono utilizzati quotidianamente come i CD ( Compact Disks) o MO (Dischi Magneto ottici). La capacità di memorizzare immagini puo’ essere enormemente 31 superiore nei dischi ottici in quanto il laser utilizzato per scrivere e leggere l’informazione puo’ essere focalizzato anche su un µm. La massima densità raggiungibile è comunque limitata fisicamente dalla diffrazione delle onde elettromagnetiche. Infatti anche utilizzando leni infinitamente grandi e con un alto numero di apertura, il fascio non potrebbe essere focalizzato più della metà della lunghezza d’onda. A seguito di ciò sono stati fatti degli sforzi per aggirare questo ostacolo. Si sono sviluppati laser e dispositivi in grado di lavorare a lunghezze d’onda più corte quindi nel verde-blu. Infatti dimezzando il raggio del laser scrivente la capacità di storage di informazioni quadruplica. Per ottenere 1000 volte la densità di storage di informazioni bisognerebbe utilizzare lunghezze d’onda di 22-26 nm, questa richiesta è impossibile perché né apparecchi laser né tantomeno le lenti sono state progettate per lavorare a tali frequenze. Un terzo approccio che promette incredibili incrementi nella densità di memorizzazione è tramite lo sviluppo di materiali fotocromici. Questi materiali reagiscono fotochimicamente con la luce, in maniera totalmente differente a quella dovuta al calore attualmente in uso. Infatti le caratteristiche della luce quali la lunghezza d’onda, polarizzazione o la fase possono essere utilizzate per incrementare notevolmente la densità di memorizzazione. In particolare descriverò un processo in grado,utilizzando materiali fotocromici, di sfruttare un terzo assere di scrittura. Infatti i normali media di memorizzazione scrivono su una superficie x-y, questo particolare tipo di memorizzazione sfrutta il materiale nel volume e non sulla superficie! Come visto in precedenza i material fotocromici sono quasi esclusivamente di tipo sintetico a parte alcuni rarissimi casi biologici tipo la batteriodopsina a cui ho dedicato una piccola parte della tesina. Come visto precedentemente nel dettaglio per ogni classe di composti fotocromici, le caratteristiche necessarie poiché il composto venga poi utilizzato come media per data storage sono la stabilità termica di entrambi li isomeri, la resistenza alla fatica nei cicli di scrittura e cancellazione,risposta rapida,alta sensibilità, capacità di lettura non distruttiva. Nelle sezioni che seguiranno andro’ ad analizzare la tecnica del 3D recording su strutture chimiche già analizzate indettaglio come le strutture dei derivati benzospiropiranici. 6.2-Derivati benzospiropiranici Rentzepis fu il primo a dimostrare che è possibile utilizzare questi composti per il data storage in 3D. Il sistema utilizzato è quello di figura 38. L’isomero A ha una banda di assorbimento a meno di 32 450 nm e sotto UV si converte nell’isomero B che ha una banda di assorbimento a circa 600 nm. Isomero B fluoresce a 700nm sottoposto a fotoecitazione con luce di 500-700 nm.(Fig. 39) In figura 40 è illustrato il principio di funzionamento proposto da Rentzepis. Nel suo modello si utilizzano due fasci laser per accedere al punto nel volume del materiale. Per poter scrivere dei dati è necessario utilizzare due fasci a 1064nm e 532 nm ( che corrispondono ad un fascio a 355nm). All’intersezione dei due fasci l’isomero A fotoisomerizza nel B. E’ stata utilizzata un sistema di lettura simile,ma non utilizzabile in pratica poiché distruttivo. Precedentemente ho trattato sistemi di lettura non distruttivi, tra i piu’ promettenti si ricordi quello a variazione di indice di rifrazione, lettura in IR e fluorescenza. UV Cl N A O NO 2 Cl NO 2 N Vis O B Fig.38 Fig.40 Fig.39 Fu fatto un esperimento molto interessante scrivendo la lettera “A” e “B” su un layer di 24x24 bit, e una lettera successiva su uno strato superiore distante 70 µm e si utilizzò un microscopio laser a scansione come quello di fig. 41. La lettura fu fatta sfruttando le differenze di diffrazione nel bulk del materiale, e si mostra in fig 42 la lettura dei due layer. Questa tipologia di materiali ha Fig.41 problemi di stabilità termica come discusso nel capitolo specifico di questa tesina. Nonostante possa 33 essere etto 7000 volte senza aver significative perdite di segnale, è di vitale importanza utilizzare fonti di luce a bassissima energia per la fase di lettura. Fig.42. Lettura dei bit di due layer distranti 70 µm nel bulk di un spirobenzopirano fotocromico. 6.3-Derivati diariletenici ad alta resitenza: In figura 43 ho rappresentato un diariletene contenente anelli eterociclici in particolare un F2 F2 F2 F2 F2 UV F2 F2 F2 F2 F2 F2 F2 1,2-bis(2-metil-1-benzotiofen-3-il) perpluorociclopentene.Questo composto è stabile sino a 200 °C, e la forma chiusa e S S Vis S S Fig. 43 colorata è stabile a 80° per tre mesi. In più la reazione di ciclizzazione può essere fatta per 10000 volte senza perdita di significativa di segnale. I diarileteni sono i più promettenti materiali fotocromici per future applicazioni nello storage 3D. Con questo materiale per registrare l’informazione tramite il processo di assorbimento a due fotoni si è utilizzato un solo laser con un sistema di lenti focalizzatrici. Infatti la probabilità di assorbimento di due fotoni e proporzionale al quadrato dell’intensità del raggio, si avrà fotoisomerizzazione solo nel punto in cui si ha la focalizzazione, cioè solo nel punto in cui l’intensità è molto alta.La tecnica permette di scrivere in un preciso punto del volume senzaintaccare la parte di materiale circostante. Con questa tecnica sono stati scritti ben 26 layer differenti. 34 Fig 44: Lettura dei 26 layer scritti su supporto fotocromico con tecnica 3D 7-Conclusioni: Da quanto illustrato in questo lavoro, la ricerca ha mostrato che esiste la possibilità di portare il data storage a livello nanometrico, senza tuttavia dover utilizzare sorgenti di raggi X, ma sfruttando le potenzialità di particolari materiali organici. Dal 1983 quando la Philips e la Sony presentarono il rpimo CD-ROM della capacità di 640 Mbyte ad oggi con i moderni DVD-ROM che hanno una capacità di 18 Gbyte, nonostante l’incredibile aumento della densità di informazione per centimetro quadrato, comunque la tecnologia non è cambiata, in questi anni si è solamente migliorata una tecnologia esistente. Completamente differente è la possibilità aperta in questi ultimi anni e discussa in questo lavoro di archiviare dati a livello molecolare. E’ stato dimostrato che è possibile seguire questo percorso, ora i sistemi per poter diventare di uso comune ed essere utilizzati in maniera massiccia necessita di essere ingegnerizzati . Il Dott Peter Vettinger, impiegato alla IBM sostiene che con le attuali tecnologie sarà possibile nell’arco di 5 anni avere la disponibilità di 100Gbyte, nello spazio di un normale CD. Ricerche commerciali mostrano la continua richiesta da parte dei mercati di capacità di storage elevati e con tempi di accesso sempre inferiori, che si stanno sviluppando sempre più in concomitanza con la disponibilità di connessioni a banda larga su scala domestica. I materiali attuali stanno raggiungendo un limite fisico invalicabile. Una risposta a questa incessante domanda arriverà dai materiali organici fotocromici analizzati in questo lavoro. 35 8-Bibliografia 1. Waldeck, D. H. Chem. Rev. 1991, 415 (Sulle reazioni dello stilbene) 2. Miyaura, M.; Yanagi, T.; Suzuki, A. Synth. Commun. 1981, 11, 513 (particlorari sintesi con iodo e bromo benzene) 3. Smets, G. Adv. Polym. Sci. 1983, 50, 17. (dispersione in matrici polimeriche) 4. Negami, N.; Abe. Y. J. Mater. Sci. 1995, 30, 5789. 5. Uchida, K.; Kido, Y.; Yamaguchi, T.; Irie, M. Bull. Chem. Soc. Jpn. 1998, 71, 1101.(stabilità termica) 6. Abe, S.; Uchida, K.; Yamazaki, I.; Irie, M. Langmuir 1997, 13, 5504. 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