Liceo scientifico statale Galileo Ferraris - Varese SCIENZA, CONOSCENZA UMANA Seconda parte Appunti di storia del pensiero scientifico per la sezione G Il tempo di Galileo Precursori di Galileo • V sec. dC, Giovanni Filopono di Alessandria Problema del proietto Se agito l'aria il corpo non si muove, una sfera che gira su se stessa non ha aria motrice che circola, ma il moto continua: la tendenza al movimento è nel corpo, non nel mezzo; Teoria della resistenza interna Rint. Tutti i corpi reali sono misti Se % pesantezza > % leggerezza, cadono e % leggerezza funge da Rint Se % leggerezza > % pesantezza salgono e % pesantezza funge da Rint Giovanni Filopono • • • I più pesanti si muovono più velocemente di quelli meno pesanti Inoltre Rint evita che nel vuoto sia v= vcaduta ÷ P - Rint Ma per i corpi puri? 1) Si apre la possibilità di effettuare la differenza Peso-Leggerezza 2) Tommaso Bradwardine (XIV s) conclude che ogni unità di materia con le sue % ha quella v di caduta v dipende dal peso specifico (assoluto) 3) Rimangono alla base i concetti di pesantezza e leggerezza. XIV s, La scuola dei “fisici parigini” • G. Buridano, Nicola di Oresme, Alberto di Sassonia Aria che gira: • • • perché il moto si ferma e non continua finché c'è aria? perché oggetti diversi hanno v diverse? I corpi più leggeri dovrebbero andare più in alto e veloci di quelli pesanti! (pietra legata a un filo: la pietra sta davanti al filo) Impetus: proprietà fisica della materia (del calore) Spiega gli stessi risultati dell'aristotelismo ma apre la strada a Galileo perché mina i fondamenti aristotelici (ad es. naturalezza del moto rettilineo uniforme e sua infinitezza) Il problema dell’accelerazione • Aristotele E' naturale che l'oggetto aumenti v man mano che si avvicina alla meta • I Commentatori Perché causa costante (peso) produce effetto variabile (P ÷ v) • Gli Aristotelici Diminuisce R aria che si rarefa aria diventa motore come nel proietto e si aggiunge al peso L’Impetus • • • Variazione impetus: somma impulso+movimento Non siamo all'inerzia, ma è confusione tra i termini impetus(=causa) e impetuosità (=proprietà) Si aggiunge all'impetus un CONATUS nel raggiungimento del luogo naturale. Alberto di Sassonia • Moto uniformemente accelerato: v = k t o v = k s ? a = v/t o a = v/s ? Tre elementi nella caduta: P(eso), I(mpetus), V(elocità) 1° tratto: P I e anche P V 2° tratto: P+I V + V 3° tratto: P+2I V + 2V ecc. Merton College, Oxford, inizio XIV s • • • • • • (1) s = vm t (2) a = v/t = cost (3) vm = ½vf s = ½ vf t vf = a t s = ½ a (t)² Tra gli altri Nicola d'Oresme. Puro esercizio intellettuale, come Descartes con Beeckman. XVI s, Benedetti (con Tartaglia: necessità di trattazioni quantitative) • 1) MOTO VIOLENTO L'aria, non solo non spinge, ma trattiene. La spiegazione è nell'impetus. Es.: fionda: moto circolare, lascio e moto rettilineo (l'impetus produce leggerezza nel corpo). Ma l'impetus è rettilineo e nella fionda si sommano due moti: impetus rettilineo + caduta naturale (K43) Nel Medioevo un solo moto per volta: salita=violento (con accelerazione all'inizio), discesa=naturale. XVI s, Benedetti • 2) MOTO NATURALE v ÷ P-FArch = Prel Se il mezzo è lo stesso, P1 > P2 Prel,1 > Prel,2 e quindi è indifferente scegliere Pass o Prel, ma Aristotele ha scelto Pass. Benedetti, come gli antichi (K30-31) sceglie Prel. Arist.: v ÷ P/ diminuendo (1/2, 1/3, ...) v segue progr. geometrica 0v Ben.: v ÷ P-FA diminuendo (1/2, 1/3,...) v segue progr. aritmetica 0 v vmax ÷ Pass XVI s, Benedetti • Conseguenze (1) Peso = Risultante Pass-FA sempre; Pass ha senso fisico solo nel vuoto (2) Se P1 = P2 il più piccolo è più veloce (conta il volume) (3) Moto su/giù non è naturale! • • Pass < FA, fluido scende e corpo sale Pass > FA, corpo scende, fluido sale XVI s, Benedetti (4) Cade argomento contro il vuoto: se un corpo viaggia verso mezzi sempre meno densi, v cresce ma rimane finita. Nel vuoto: • • a) v ÷ Pass; b) P1P2 ma uguale: o -------- a i e (K53) g i porta tanto peso come il centro di o; i e o hanno v uguale; se stacchiamo a ed e, v non cambia vg = va = ve = vo avuoto dipende solo da oggetto (5) Esiste attuale 1564-1642, Galileo • Geometrizzazione dello spazio e dissoluzione del cosmo Luogo comune: metodo galileiano = metodo sperimentale: si parte da Esperimento e si giunge univocamente ad una Legge Ma questo è il metodo aristotelico! (non medievale) 1564-1642, Galileo • • Tre punti fondamentali caratterizzano il metodo galileiano. 1. Rapporto tra evidenza e complessità che riassumiamo in due identità contrapposte: Aristotele: eventi familiari eventi semplici Galilei: eventi familiari eventi complessi Le leggi fisiche non sono evidenti. Questo significa due cose: nell'osservazione della natura non si parte dall'esperienza, né dall'esperimento inaugura una tradizione (meccanica relativistica, quantistica) che, per sopportare il peso della complessità ricorrerà a un positivismo antirealista, convenzionalista (interpretazione di Copenhagen) 1564-1642, Galileo • 2. Ruolo della matematica nella natura e dunque nella fisica Aristotele: La matematica è geometria e aritmetica: la loro fusione (pitagorica) non ha avuto successo; l'aritmetica si occupa del discreto mentre la natura è un continuo e quindi l'aritmetica si adatta male alla natura; la geometria euclidea si fonda su uno spazio continuo, ma anche omogeneo e isotropo, cosa che non accade allo spazio fisico: fisica e matematica sono incompatibili. Galilei: tradizione pitagorica, platonica, ma soprattutto archimedea: leggi quantitative che riducono la complessità, interpretandola. La matematica è un linguaggio che funziona perché la realtà sottostante è matematica. 1564-1642, Galileo • 3. Ruolo dell'esperimento (assente nella fisica medievale) (K p.43 n.23, K p.41 n.15) Non è l'esperimento aristotelico, ma non perché è mentale o perché sia esperimento e non esperienza, bensì perché deforma i fenomeni familiari (violenta la natura, come lamenta Goethe e come sottolinea Prigogine) E' spesso mentale, mai eseguito da Galilei Il nuovo tipo di esperimento galileiano segue sia all'ipotesi che alla deduzione, anzi usa la deduzione come obiettivo. 1564-1642, Galileo • • • L'esempio: il moto uniformemente accelerato E' esperienza comune che i corpi in caduta accelerino, almeno nel primo tratto di caduta. Nel rispetto del “rasoio di Occam” (K137), si fa l'ipotesi più semplice, e cioè che l'accelerazione sia uniforme: tale ipotesi fu fatta da Cartesio e da Galileo separatamente e da entrambi commettendo un famoso medesimo errore (sull'errore di Galileo K100-105, di Cartesio K105-114 e 135-136). 1564-1642, Galileo • • • Nei Discorsi Galileo corregge l'errore e fa la nuova ipotesi: che sia at (K137), partendo da due affermazioni: (1) La caduta dei corpi avviene con accelerazione costante; (2) (definizione) Accelerazione costante significa uguali v in uguali t. 1564-1642, Galileo Per controllare sperimentalmente la (1) occorre verificare che v t, cioè che v = k t. Sapendo che il corpo parte da fermo e al tempo zero, si ha viniziale=0, tiniziale=0. Bisogna valutare vfinale e tfinale, ma per vfinale bisogna scegliere due punti vicini tra i quali valutare la distanza e il tempo di percorrenza. Occorre così disporre di misuratori di tempi molto brevi, se si pensa che per una caduta di 10 m il tempo richiesto è di circa 1.4 s, misuratori di tempo che ai tempi di G. non esistevano e dunque egli non poteva effettuare una verifica diretta della sua ipotesi. 1564-1642, Galileo • L'idea di G. è la seguente: 1. Devo verificare sperimentalmente la mia ipotesi A; 2. Non posso farlo materialmente; 3. Deduco matematicamente da A una proposizione equivalente B (A B); 4. Verifico sperimentalmente B; 5. Risulta verificata A. 1564-1642, Galileo • • • Per affermare il passo (5) devo credere che la natura segua le leggi matematiche, utilizzate in (3). Il passo (3) è simile al seguente. Se v = k t, si ha che vmedia = ½ vfinale 1564-1642, Galileo • Dunque essendo s = vmedia t, si ha s = ½ vfinale t • Essendo quindi vfinale = a t, si ottiene che s = ½ a (t)², cioè: s = ½ a t2. • • • E' dimostrato matematicamente dunque che: v = k t s/t2 = costante e la proposizione B da sottoporrre a verifica è la proporzionalità diretta tra s e t2.