A PAG. 3
Catania - anno XXX - n. 8 - 2 marzo 2014 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
“Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881
settimanale regionale di attualità
LA SCUOLA
IN CIMA alle
PRIORITÀ del
NUOVO GOVERNO
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
TRECASTAGNI:
1ª GIORNATA
VOCAZIONALE
Primo Concistoro di Papa Francesco: Creati 19 nuovi Cardinali
Artigiani di pace
Le 10 “c”
di Papa Francesco:
Chiesa, carità,
comunione,
collegialità;
Camminare, costruire,
confessare; Curia,
collegio cardinalizio,
comunità ecclesiali
alle pagine 6/7
CONFERENZA:
CATANIA
NOBILE TRA
’500 E ’600
L
a metafora del cammino
ritorna frequente nei discorsi di Papa Francesco ed
in occasione del primo
Concistoro in San Pietro l’immagine
della Chiesa in cammino è assunta
ad icona dell’attuale momento storico e del pontificato di Papa Bergoglio.
Ai neo cardinali, eminenze e principi della Chiesa, il Papa ha raccomandato di essere “servitori” e non
“padroni” a sentirsi parte viva della
Chiesa e non della “corte pontificia”.
Parole forti che scardinano l’idea
istituzionale e monocratica della
Chiesa, favorendo il passaggio della
Chiesa apparato alla dimensione
comunitaria del servizio e della cooperazione.
È questa una vera rivoluzione che fa
assumere al primato petrino un’interpretazione, innovativa e originale,
rispetto alla Tradizione.
La presenza in San Pietro del Papa
emerito, Benedetto XVI, al quale
sono andati commossi applausi, è
stato un evento particolare e storico
nella documentazione dei Concistori
vaticani.
La Chiesa “ha bisogno di voi, della
vostra collaborazione, e prima
ancora della vostra comunione,
comunione con me e tra di voi, ha
detto Papa Francesco.
La Chiesa ha bisogno del vostro
coraggio, per annunciare il Vangelo
in ogni occasione opportuna e non
opportuna, e per dare testimonianza
alla verità.
La Chiesa ha bisogno della vostra
preghiera, per il buon cammino del
Gualtiero Bassetti, arcivescovo
di Perugia - Città della Pieve,
viene creato cardinale.
Foto Siciliani-Gennari/SIR
gregge di Cristo, la preghiera che,
con l’annuncio della Parola, è il primo compito del Vescovo.
Giuseppe Adernò
segue a pag. 2)
Il Segretario generale della CEI, 0ons. Nunzio Galantino, incontra i Vescovi di Sicilia
a pagina 9
107 ANNI
PER LA SUORA
PIÙ ANZIANA
AL MONDO
Una visita per conoscere le priorità dell’isola
na visita quale modalità di
comunione, volta a sollecitare e
a raccogliere domande e indicazioni utili al lavoro
della Segreteria Generale della CEI”. Il neo segretario mons. Nunzio Galantino, mercoledì scorso,
ha incontrato i Vescovi dell’Isola, riuniti per la
Sessione invernale, nella sede della Conferenza
Episcopale Siciliana sotto la presidenza del card.
Paolo Romeo. Con i presuli di Sicilia ha affrontato i diversi temi che preoccupano le Chiese di Sicilia a cominciare dalla
famiglia, dalla disoccupazione e dall’immigrazione e dalle
altre diverse questioni sociali. La visita
era stata stabilità già
nel corso dell’ultimo
Consiglio permanente della Conferenza
Episcopale Italiana a
Roma.
“Sono venuto qui per
sapere cosa posso
fare per i vescovi di Sicilia – ha detto Galantino cioè cosa la nostra Segreteria può fare per loro.
Insomma sono venuto a prendere ordini. Non è la
“U
prima volta che vengo in Sicilia e infatti conosco
personalmente molti dei vescovi con i quali ho
lavorato in precedenza”.
Tra gli argomenti affrontati quello della disoccupazione e della famiglia sono stati sotto la lente
d’ingrandimento del segretario della Cei. “Dal
nuovo Governo ci aspettiamo che si metta mano
alla cosa pubblica - ha aggiunto - soprattutto che si
stabiliscano delle priorità serie, non ideologiche o
ideologizzate. In questo momento è sotto
gli occhi di tutti l’importanza della centralità della famiglia,
fatta di padre, madre
e figli, perché sono la
stragrande maggioranza delle persone.
Di sicuro c’è il problema del lavoro e
l’attenzione ai giovani. Insomma c’è da
dare dei segnali che
possano rimettere in
cammino le speranze
della gente. Il problema della disoccupazione è un vero dramma. Basta camminare per strada, incontrare seriamente le per-
sone e non nei teatri per rendersi conto che la disoccupazione è un fatto serio, ma non da oggi. Non
mi pare che la Chiesa stia con le mani in mano.
Basta girare per le piccole e grandi diocesi e vedere che tipi di interventi si fanno. Però è chiaro che
a coloro i quali guidano la cosa pubblica si chiede
3inRGrassR
(segue a pagina 2)
a pagina 12
2
Prospettive - 2 marzo 2014
sommario al n. 8
PRIMO PIANO
Rapporto Istat: Decresce
la Lettura in Italia _________3
Pietro il Venerabile fece
tradurre il Corano _________4
Indietro nel tempo
intervistando Franca Florio __5
Un volume sulla figura
di Mario Cortellese ________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________6
Dall’Istituto San Luca ______6
Dall’UPG________________6
DIOCESI
La vita di Sant’Agata
cuntu in versi e musica _____8
Bioetica: riequilibrare
lo scompenso della
destrutturazione culturale ___9
A Palermo realizzato
intervento pionieristico
di chirurgia ricostruttiva ___11
Diritto ad esistere
dei periodici no profit _____12
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Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 26 febbraio 2014
Ucraina: l’Europa sarà la soluzione dei problemi interni?
eposto l’ex presidente
Viktor Yanukovich,
l’Ucraina si appresta al ritorno alla
normalità. Entro pochi giorni si formerà un nuovo governo d’unita
nazionale in attesa delle prossime
elezioni. A capo del Paese è stato
nominato ad interim, Oleksandr Turcinov, ex braccio destro di Yulia
Tymoshenko, ex premier, protagonista nel 2004 della famosa rivolta
arancione e liberata dopo quattro
anni di detenzione. Cosi dopo tre
mesi di proteste si è arrivati ad una
sorta di resa dei conti. Ma cosa ha
portato fuoco e sangue nell’ex Paese
sovietico? Le proteste hanno preso il
via lo scorso novembre, il 21 per l’esattezza, dopo la negazione dell’accordo di associazione con la Ue dell’allora presidente Viktor Yanukovich. Con quest’ultimo intenzionato
a rilanciare le relazioni con la Russia. In risposta migliaia di persone si
sono riversate in strada in segno di
protesta chiedendo a gran voce di
sospendere ogni accordo filorusso.
Dalle proteste pacifiche si è passati
alla violenza. Il 30 novembre iniziano i primi pesanti tafferugli tra polizia e manifestanti: bilancio di trentacinque persone arrestate. L’indomani, Kiev, è invasa da una folla
impressionante. Trecento mila persone rivendicano libertà d’espressione
e di manifestare. Si tratta della più
grande manifestazione dai tempi della Rivoluzione Arancione. Intanto i
rapporti economici con la Russia non
vengono sospesi ma rilanciano un
accordo che prevede l’investimento
da parte del Cremlino di 15 miliardi
di dollari in titoli di stato ucraini per
ridurre di un terzo il prezzo del gas
che viene venduto all’Ucraina. Le
proteste sembrano calmarsi ma l’approvazione da parte del governo di
leggi che limitano pesantemente
raduni e cortei non autorizzati riaccendono le proteste in buona parte
D
(continua da pag. 1)
ARTIGIANI...
La Chiesa ha bisogno della vostra
compassione soprattutto in questo
momento di dolore e sofferenza in
tanti Paesi del mondo”.
Nella sequenza dei “bisogni” della
Chiesa si comprende l’attualità del
momento storico che attraversiamo e
la necessità della collaborazione, del
coraggio, della preghiera e della
compassione.
I tre verbi di azione: camminare,
costruire, confessare, con i quali
Papa Bergoglio ha iniziato il suo
pontificato nel mese di marzo dello
scorso anno, scandiscono, come un
ritornello, il ritmo delle tappe significative del suo pontificato, che procede raccogliendo sempre positivi
consensi, come dimostrano i numerosi pellegrini, provenienti da ogni
parte del mondo, e tra questi numerosi sono anche i non praticanti, che
hanno visto in Papa Francesco un
nuovo modo di essere e di costruire
la Chiesa.
Mons. Fernandez, rettore della pontificia università argentina, uno dei
primi Vescovi nominati da Papa
Francesco, ha messo in evidenza l’azione e il movimento di uscire verso
le periferie.
La dinamica dell’esodo, del dono,
dell’uscire da sé per incontrare gli
altri, connotano il magistero e l’azione pastorale di Papa Francesco, che
cerca, incontra, tocca la carne martoriata del Cristo nei profughi, negli
emarginati, nei sofferenti.
Genesi di una crisi
in via di risoluzione
del Paese. Il pugno duro di Yanukovich non paga. Anzi incrementa in
mo anche l’ex ministro degli Esteri
Arseniy Yatsenyuk, del partito di
Foto AFP/SIR)
bero dei venticinque edifici pubblici
occupati. Sembra essere tornata una
nuova tregua con il Parlamento deciso a trovare una soluzione accomodante per il bene del Paese. Ma il 18
febbraio la piazza si incendia nuovamente. La polizia ferma i manifestanti in marcia: 26 persone perdono
la vita negli scontri a Kiev, 7 poliziotti e 13 dimostranti; centinaia i
feriti. Poi l’epilogo finale. La Rada,
il Parlamento ucraino, vota la destituzione di Viktor Yanukovich, e
annuncia le elezioni presidenziali
anticipate per il 25 maggio. Adesso
ci sarà un governo di transizione in
grado di portare il paese alle prossime elezioni di maggio.
Certa la candidatura della leader
Tymoshenko. Per il prossimo capo
del governo, uno dei favoriti è Petro
Poroshenko, parlamentare di un
gruppo indipendente, ma si parla
anche di Arseniy Yatsenyuk, autorevole capo dell’opposizione protagonista delle proteste e dei negoziati
con Yanukovich. Quanto alle reazioni dei capi di Stato europei, ampio
sostegno è arrivato da Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti con il
ministro degli Esteri inglese, Hague,
che ha annunciato il sostegno economico al governo di Kiev grazie al
Fondo monetario internazionale.
Quanto all’ex presidente, fuggito da
Kiev, indagato per uccisioni di massa, voci non ufficiali lo vorrebbero in
Crimea presso una base navale russa.
maniera esponenziale le violenze di
piazza: sale il numero delle vittime.
Contro la dura politica del regime si
sono scagliati negli ultimi mesi
anche i tre leader dell’opposizione
che hanno sostenuto le proteste in
piazza.
L’ex pugile Vitali Klitschko, deputato presso l’Alleanza democratica
ucraina per la riforma sostenitore
dell’Unione Europea e prossimo
candidato come presidente alle future elezioni. Tra gli oppositori trovia-
Yulia Timoshenko seconda forza
politica del paese, capo dell’opposizione ed Oleh Tiahnybok, leader dei
nazionalisti di estrema destra di
‘Svoboda’ (Libertà). Il 23 gennaio,
altra tappa cruciale nella crisi ucraina, viene siglata una tregua tra il
governo centrale e i leader dell’opposizione. Non si placano, però, le
proteste nonostante l’abrogazione
delle leggi anti-protesta e l’amnistia
condizionata per i dimostranti.
Ovvero, la liberazione previo sgom-
Noi possiamo camminare quanto
vogliamo, possiamo edificare tante
cose, ma se non confessiamo e non
testimoniamo il Cristo con la nostra
vita e come se costruissimo un
castello di sabbia, senza consistenza.
Anche questa immagine s’inserisce
nei ritmati richiami, alla sincera
comunione, evitando la maldicenza,
gli intrighi, le chiacchere, le cordate,
il carrierismo, le rivalità, le invidie e
le fazioni, tutti gesti che rivelano la
pochezza e la debolezza della mentalità del mondo e del pensare mondano.
L’invito rivolto ai 19 neo cardinali,
provenienti da 15 Paesi, ad essere:
“Uomini di pace” e “Artigiani di
pace”, capaci di costruire con le proprie opere, preghiere e desideri, una
vera pace che si affermi e si diffonda
in tutto il mondo, è il segno della
nuova primavera che comincia a fiorire ed il Collegio cardinalizio che si
compone di 218 eminenze, di cui
122 elettori, rappresenta la Chiesa
universale in cammino con Gesù che
va avanti e poi il successore di Pietro
che apre la fila.
Le riflessioni del Santo Padre sull’azione ed il “movimento” sono chiare
e precise, non si prestano a diverse
interpretazioni e l’azione del camminare comporta l’accoglienza di un
invito, la generosa risposta: “Eccomi” e quindi un alzarsi, uscendo dal
recinto dei privilegi e delle apparenti
garanzie. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un
Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani:
siamo vescovi, preti, cardinali, papi,
ma non discepoli del Signore! Io
vorrei che tutti, dopo questi giorni di
grazia - ha detto ancora Papa Francesco - abbiamo il coraggio - proprio il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la Croce del
Signore; di edificare la Chiesa sul
sangue del Signore, che è versato
sulla Croce; e di confessare l’unica
gloria, Cristo Crocifisso. E così la
Chiesa andrà avanti”.
Nell’esortazione che accompagna
l’imposizione della berretta cardinalizia si rinnova l’invito al “coraggio”,
ad essere pronti a comportarsi con
fortezza” usque ad sanguinis effusionem “per l’incremento della fede
cristiana, per la pace e la tranquilli-
tà del popolo di Dio e per la libertà
e la diffusione della Santa Romana
Chiesa”.
Ecco la regola e l’esortazione di
Papa Francesco per la Chiesa di oggi
“Camminiamo insieme dietro il
Signore, e lasciamoci sempre più
convocare da Lui, in mezzo al Popolo fedele, alla santa madre Chiesa.”
Nella sequela del Cristo e nell’azione del camminare, si colloca l’invito
al coraggio che si colma di speranza,
di fiducia e di misericordia, che si
alimenta con la carità, l’attenzione ai
poveri e agli emarginati delle periferie, che rende forti nel lottare contro
ogni discriminazione, così da raggiungere presto la meta e i verdi sentieri della speranza.
(continua da pag. 1)
UNA VISITA...
problema dell’immigrazione non è
un problema dell’Italia né tantomeno
della Sicilia, ma di tutta quanta l’Europa, finché non ci si renderà conto
di questo, purtroppo non si andrà
molto lontano. Lo sanno tutti cosa
sta facendo l’Italia all’indomani del
dramma di Lampedusa, con l’iniziativa “Mare nostrum” che ha salvato
tantissime vite proprio in questi ultimi tempi e debbo dire che i segnali ci
sono. Però penso che la Chiesa ha
avuto e sta avendo un ruolo davvero
esemplare. Pertanto io dico che l’otto per mille alla Chiesa è proprio per
questo molto ben speso”.
molto di più. Si chiede di programmare e progettare in maniera tale che
questo dramma possa essere almeno
ridotto, tanto per cominciare”.
Sul problema dell’immigrazione e
dei continui sbarchi in Sicilia mons.
Galantino ha le idee chiare. “Devo
dire che la Sicilia viene vista da tutti
quanti noi come un modello di accoglienza, non accoglienza fatta di progetti campati in aria, ma concretamente. So che le più grandi realtà di
accoglienza sono quelle legate alle
nostre realtà di Chiesa, quindi assodato questo è evidente che finché
l’Europa non si renderà conto che il
Maxwell
®
®
3
Prospettive - 2 marzo 2014
Il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri punta ad una società più coesa attraverso la scuola
Una scuola dove la cultura sia
bussola di scelte responsabili
l nuovo Governo Renzi
nasce con nomi e volti
nuovi e si auspica che insieme la
nuova squadra di Governo possa far
uscire l’Italia dalla palude e recuperare la tanta attesa serenità e il
benessere dei cittadini.
Nel nome del gruppo di appartenenza del nuovo Ministro “scelta civica”
è insito il programma di attenzione
alla società, alla ricerca del bene
comune e per la scuola alla conquista di uno “star bene a scuola” che
tante volte è stato annunciato, promesso e mai conseguito.
La glottologa Stefania Giannini sale
adesso lo scalone d’onore del Palazzo della Minerva a Viale Trastevere,
occupando il posto della collega, rettore di università, Maria Chiara Carrozza.
Tutti i giornali presentano il suo profilo biografico: nata a Lucca 53 anni
fa, segretario di Scelta Civica, entrata da poco nella politica e credo con
buone intenzioni, annunciando
impegno, merito e autonomia.
Il patrimonio di entusiasmo ed energia che Renzi sta portando in politi-
I
ca, secondo la senatrice annuncia
una nuova stagione che dovrebbe
avere le caratteristiche di «un risultato storico e rivoluzionario».
La matrice professionale: la glottologia, lo studio delle lingue, i rapporti
con l’estero, i progetti formativi Erasmus, costituiscono segnali positivi
di attenzione verso lo studio delle
Lingue e ne saranno ben lieti i
docenti di Inglese, di Spagnolo, di
Francese e di Tedesco.
Il Ministro Giannini ha enunciato
alcuni principi ai quali s’ispirerà il
suo lavoro: autonomia reale ai singoli istituti scolastici, valutazione,
riqualificazione del personale docente (formazione e aggiornamento),
sostegno alle famiglie (anticipazione
del diritto allo studio). Per l’Università punterà su tre concetti chiave:
«merito», «diritto allo studio» e
«competizione e cooperazione».
Se tutte queste cose saranno realizzate, possiamo sentirci soddisfatti,
ma si teme che gli ostacoli e la lentezza della burocrazia rallentino gli
entusiasmi e le buone intenzioni.
La scuola ha bisogno di forze nuove,
di entusiasmo e di energie per camminare e correre sul tapis roulant del
progresso tecnologico e dovrebbe
avere il coraggio di accogliere la
richiesta di far scendere dalla car-
rozza quanti sono
stanchi e vivono la
scuola con sofferenza,
trasmettendola
di
conseguenza
agli
alunni e appesantendo
il carico del disagio
per i traguardi non
conseguiti.
Favorire il pensionamento di quanti, con
quarant’anni di servizio, sono stanchi di
stare a scuola, sarebbe la prima scelta
operativa che darebbe
slancio alla scuola
che cresce, attivando
un ricambio, che porti
a scuola forze fresche
e nuove competenze
linguistiche e informatiche.
Il lavoro svolto presso
l’Università per stranieri di Perugia
ha consentito alla senatrice Giannini
di conoscere da vicino il processo
d’intercultura che la scuola vive e,
quindi, nel ricambio generazionale
dall’abbassamento del livello culturale della società, con l’aggiunta della mancanza di politiche di incentivazione a favore dell’acquisto di libri
ed una mancata promozione della
Lettura da parte dei media. Se ognuno di questi elementi ha in parte contribuito all’aumento di questa disaffezione, specie negli ultimi anni, è
anche vero che la famiglia ha perso
notevolmente quel ruolo di educatrice nei confronti delle nuove generazioni. I più giovani, sempre più
assuefatti dalle nuove tecnologie e
dall’avvento del web, non possiedono più quella curiosità che in passato
destava il mondo dei libri: persino la
recente diffusione degli e-book non
ha fermato questo processo di allontanamento graduale da queste realtà
culturali. L’apporto del contesto
familiare, in cui avviene di fatto la
formazione dell’individuo, deve giocare un ruolo fondamentale in tal
senso: se abituato da piccolo alla
Lettura, al di là degli input provenienti dall’ambiente scolastico, il
bambino crescendo potrà sviluppare
quell’attitudine alla Lettura, che da
grande gli consentirà di acquisire
quegli strumenti necessari per decodificare la realtà intorno a lui. Investire sul futuro si può, basta iniziare
dai gesti quotidiani e dai fondamenti
della società.
della scuola, anche la presenza degli
alunni extracomunitari, che aumentano sempre più, potrà essere un
campo di azione e di attenzione del
nuovo Ministro.
In questo primo semestre europeo,
che sarà guidato dall’Italia, il contributo del Ministro Giannini sarà efficace, anche per la contrazione delle
direzioni generali del Ministero e la
scomparsa della Direzione Generale
per gli Affari Internazionali.
Saranno tante le priorità del mondo
della scuola, spesso trascurata ed
elencata sempre per ultima nella carrellata dei Ministeri.
Mettere in sicurezza gli edifici scolastici, evitare gli abbandoni da parte
dei giovanissimi, favorendo una
scuola bella, agevole, dinamica e
operativa, sostenere la formazione
del personale docente ed incrementare i compensi per il personale della
scuola sono auspici, consigli, suggerimenti ed oggi anche necessità,
impellenze e garanzie di futuro.
Il crono-programma che il giovane
presidente del Consiglio ha messo in
cantiere fa ben sperare che si vedranno positivi frutti ed in molti si attendono segni concreti. Questo sarà,
forse, l’ultimo treno da prendere.
Alcuni giornalisti hanno scritto: La
Giannini si è sempre mostrata determinata, già dal momento in cui è stata nominata coordinatrice politica di
Scelta Civica lo scorso novembre.
Vedremo se riuscirà ad avere il peso
politico sufficiente per cambiare le
cose nel campo della Scuola, forse il
settore tra i più martoriati della
nostra Italia.
È proprio in questo settore “martoriato” che occorre intervenire e puntare, se si vuole che anche gli altri
settori: industria, commercio, turismo, si sviluppino e diano positivi
segni di crescita.
L’attenzione alla scuola, agli insegnanti, all’educazione, alle famiglie
che il Presidente del Consiglio ha
rivolto al mondo della scuola nel primo discorso al Senato sono segni di
positività e di particolare attenzione
che fanno ben sperare per le “rivoluzioni” che il Governo intende adottare per lo sviluppo della società italiana.
Al nuovo Ministro si chiede, in coerenza con il nome della lista che rappresenta, di restituire alla scuola la
sana educazione civica, perché gli
studenti, futuri cittadini domani, si
preparino con responsabilità e impegno alle tante “scelte” che dovranno
affrontare e saranno tutte scelte civiche per una società migliore e si
chiede, inoltre, di voler favorire ed
accogliere le istanze di sperimentazione delle scuole, che desiderano
attuare il progetto del Liceo in quatto anni e sono già pronte per tale sperimentazione.
A.DiG.
GiAd
Divulgato il rapporto dell’Istat sulla situazione della Lettura negli ultimi anni in Italia
isogna pur ammettere
che, la maggior parte
dei problemi esistenti nell’attuale
società italiana, viene ormai ricondotta, e molto spesso con enorme
facilità, alla situazione di crisi, in cui
da qualche anno sta vivendo il Paese,
ma non sempre è realmente così,
soprattutto in ambito culturale ed in
particolar modo nel versante della
Lettura.
La sempre maggiore disaffezione
degli italiani nei confronti della Lettura non può di certo essere una conseguenza diretta ed incontrovertibile
della crisi: se in parte potrebbe esserlo, considerato il massiccio calo delle vendite e le non poche difficoltà
incontrate dalle case editrici, costrette ad attivare numerose strategie per
incentivare la fruizione dei loro prodotti, non può esserlo in modo totalizzante, in quanto viene offerta
all’utenza la possibilità di poter usufruire, in maniera totalmente gratuita, del ricco patrimonio librario
custodito da numerosi enti, presenti
in modo capillare all’interno del tessuto insediativo del Paese. Dunque,
si può concludere che i dati allarmanti, contenuti nel report che l’Istat
ha diffuso lo scorso dicembre e riferibili agli ultimi due anni, 2012 e
2013, non dipendono strettamente
dalla sfavorevole realtà economica.
Ma allora, quale elemento può rappresentare la causa di questo crescente fenomeno? Dove bisogna
ricercare cause ed eventuali ‘colpevoli’? Per comprendere meglio la
situazione, bisogna delineare brevemente la realtà italiana, con l’ausilio
di qualche dato percentuale, emerso
B
Cresce la disaffezione alla Lettura.
Ricominciare dalle agenzie educative
dalle ultime indagini.
Nel corso del 2013, soprattutto
rispetto all’anno precedente, la
soglia di lettori è scesa di 3 punti
percentuali, per stabilizzarsi al 43%,
all’interno del quale inizia ad imporsi nettamente una differenza comportamentale, relativa al genere
maschile e femminile: le donne, che
nel corso dell’anno leggono almeno
un libro, sono il 49,3%, contro il
36,4% degli uomini. Sicuramente la
lettura, soprattutto tra i giovanissimi,
è fortemente condizionata dalla
scuola, ma soprattutto dall’ambiente
familiare. Infatti, i ragazzi con
entrambi i genitori lettori
hanno una propensione
notevolmente maggiore
alla Lettura, rispetto ad
altri che non hanno nessun
genitore che legga. Questo
dato assume una maggiore
rilevanza se si considera
che, in assoluto, la fascia
d’età in cui si legge di più è
quella collocabile tra gli 11
ed i 14 anni, pari al ben
57,2%. Un’ulteriore differenza si registra tra le
diverse zone territoriali: la
percentuale di lettori al
nord è decisamente maggiore, rispetto a quella del
sud. Una persona su due si
definisce non lettore. Inoltre, nel corso dello scorso
anno si è assistito anche alla diminuzione del numero dei lettori ‘forti’,
ovvero di coloro i quali leggono
almeno un libro al mese: dal 14,5%
del 2012 al 13,9% del 2013.
Alla luce dei risultati del report, gli
editori hanno espresso i loro pareri
circa la situazione della Lettura nel
nostro Paese e questa continua disaffezione nei confronti dei libri. La
prima causa di questo fenomeno può
essere rappresentata dall’inesistenza
di adeguate ed efficaci politiche scolastiche, atte ad educare le nuove
generazioni alla Lettura. Un fattore
determinante può essere costituito
4
Prospettive - 2 marzo 2014
PRIMOPIANO
Pietro il Venerabile, l’abate di Cluny che fece tradurre il Corano
La frenetica corsa verso la santità
ietro il Venerabile
(1092-1156), abate di
Cluny, è oggi pressoché sconosciuto;
eppure, la sua personalità ha molti
aspetti che potrebbero risultare stimolanti per la Chiesa di oggi, tra cui
l’impegno per la riconciliazione e
uno sguardo benevolo nei confronti
delle altre religioni. La figura di Pietro il Venerabile ci riconduce alla
celebre abbazia benedettina di
Cluny, al suo «decoro» e al suo
«nitore», che si ammirano soprattutto nella bellezza della liturgia, via
privilegiata per giungere a Dio. Più
ancora che questi aspetti, la personalità di Pietro richiama la santità dei
grandi abati cluniacensi: a Cluny
<<non ci fu un solo abate che non sia
stato un santo>>, affermava nel 1080
il papa Gregorio VII. Tra questi santi si colloca Pietro il Venerabile, il
quale raccoglie in sé un po’ tutte le
virtù dei suoi predecessori, sebbene
già con lui Cluny, di fronte agli Ordini nuovi come quello Cistercense,
inizi a risentire qualche sintomo di
crisi. Pietro è un esempio mirabile di
asceta rigoroso con se stesso e comprensivo con gli altri. Nato attorno al
1094 nella regione francese dell’Alvernia, entrò bambino nel monastero
di Sauxillanges, ove divenne monaco professo (1109) e poi priore. Il 22
agosto 1122 fu eletto abate di Cluny,
e in tale carica rimase fino alla morte, avvenuta nel giorno di Natale del
1156, come egli aveva desiderato.
<<Amante della pace – scrive il suo
biografo Rodolfo – ottenne la pace
nella gloria di Dio il giorno della
pace>> (Rodolfo di Cluny, Vita,
I,17: PL 189,28). Quanti lo conobbero ne esaltarono la signorile mitezza,
il sereno equilibrio, il dominio di sé,
la rettitudine, la lealtà, la lucidità e la
speciale attitudine a mediare. <<È
nella mia stessa natura – scriveva - di
P
essere alquanto portato all’indulgenza; a ciò mi incita la mia abitudine a
perdonare. Sono assuefatto a sopportare e a perdonare>> (Ep. 192, in:
The Letters of Peter the Venerable,
Harvard
University
Press, 1967). Scriveva
ancora: <<Con quelli che
odiano la pace vorremmo, possibilmente, sempre essere pacifici>>
(Ep. 100). E scriveva di
sé: <<Non sono di quelli
che non sono contenti
della loro sorte, … il cui
spirito è sempre nell’ansia o nel dubbio, e che si
lamentano perché tutti
gli altri si riposano e loro
sono i soli a lavorare>>
(Ep. 182). Di indole sensibile e affettuosa, sapeva
congiungere l’amore per
il Signore con la tenerezza verso i familiari, particolarmente verso la
madre, e verso gli amici.
Fu un cultore dell’amicizia, in modo speciale nei
confronti dei suoi monaci, che abitualmente si
confidavano con lui, sicuri di essere
accolti e compresi. Secondo la testimonianza del biografo, <<non disprezzava e non respingeva nessuno…appariva a tutti amabile; nella
sua bontà innata era aperto a tutti>>
(Vita., I,1: PL, 189,17-19). Potremmo dire che questo santo Abate
costituisce un esempio anche per i
monaci e i cristiani di questo nostro
tempo, segnato da un ritmo di vita
sempre più frenetico. La testimonianza di Pietro ci invita a saper unire l’amore a Dio con l’amore al prossimo, e a non stancarci nel riannodare rapporti di fraternità e di riconciliazione. Così in effetti agiva l’abate
che provò a guidare il monastero di
Cluny in anni non molto tranquilli
per varie ragioni esterne e interne
alla Comunità, riuscendo ad essere
al tempo stesso severo e dotato di
di riferimento fino alla traduzione
latina del 1543 dell’orientalista svizzero Theodor Bibliander (15061564), ritrovate nella biblioteca dell’Abbazia. Pietro favorì gli studi e
profonda umanità. Soleva dire:
<<Da un uomo si potrà ottenere di
più tollerandolo, che non irritandolo
con le lamentele>> (Ep. 172). In
ragione del suo ufficio dovette
affrontare frequenti viaggi in Italia,
in Inghilterra, in Germania, in Spagna. L’abbandono forzato della quiete contemplativa dell’abbazia gli
pesava. Confessava: <<Vado da un
luogo all’altro, mi affanno, mi
inquieto, mi tormento, trascinato qua
e là; ho la mente rivolta ora agli affari miei ora a quelli degli altri, non
senza grande agitazione del mio animo>> (Ep. 91). Pur dovendosi
destreggiare tra poteri e signorie che
circondavano Cluny, riuscì comunque, grazie al suo senso della misura,
alla sua magnanimità e al suo realismo, a conservare un’abituale tranquillità. Tra le personalità con cui
entrò in relazione ci fu Bernardo di
Chiaravalle (1090-1153) con il quale
intrattenne un rapporto di crescente
amicizia, pur nella diversità del temperamento e delle prospettive. Bernardo lo definiva <<uomo importante, occupato in faccende importanti>> e aveva grande stima di lui (Ep.
147), mentre Pietro definiva Bernardo <<lucerna della Chiesa>> (Ep.
164), <<forte e splendida colonna
dell’ordine monastico e di tutta la
Chiesa>> (Ep. 175). Con vivo senso
ecclesiale, Pietro affermava che le
vicende del popolo cristiano devono
essere sentite nell’<<intimo del cuore>> da quanti si annoverano <<tra i
membri del corpo di Cristo>> (Ep.
164). E aggiungeva: <<Non è alimentato dallo spirito di Cristo chi
non sente le ferite del corpo di Cristo>>, ovunque esse si producano.
Mostrava inoltre cura e sollecitudine
anche per chi era al di fuori della
Chiesa, in particolare per gli ebrei e
i musulmani: per favorire la conoscenza di questi ultimi fece tradurre,
sia pur in maniera parziale uno studio sull’Islam, conosciuto in Occidente solo come invasore barbaro ed
eretico, ordinando pure che fossero
tradotte in latino molte opere arabe
tra cui il Corano, che rimase il testo
accolse Pietro Abelardo (1079-1142)
che, probabilmente, leggendo queste
opere, trovò l’ispirazione per il personaggio del filosofo nella sua ultima opera: Dialogo tra un filosofo, un
giudeo e un cristiano, scritta proprio
a Chalon-sur-Saône, in cui il filosofo
è descritto come circonciso e figlio
di Ismaele. Osserva al riguardo lo
storico Jacques Leclercq (18911971): <<In mezzo all’intransigenza
degli uomini del Medioevo – anche
dei più grandi tra essi –, noi ammiriamo qui un esempio sublime della
delicatezza a cui conduce la carità
cristiana>> (Pietro il Venerabile,
Jaca Book, 1991, p. 189). Altri
aspetti della vita cristiana cari all’abate Pietro erano l’amore per l’Eucaristia e la devozione verso la Vergine
Maria. Sul Santissimo Sacramento ci
ha lasciato pagine che costituiscono
<<uno dei capolavori della letteratura eucaristica di tutti i tempi>>, e
sulla Madre di Dio ha scritto riflessioni illuminanti, contemplandola
sempre in stretta relazione con Gesù
Redentore e con la sua opera di salvezza. Basti riportare questa sua
ispirata elevazione: <<Salve, Vergine benedetta, che hai messo in fuga
la maledizione. Salve, madre dell’Altissimo, sposa dell’Agnello
mitissimo. Tu hai vinto il serpente,
gli hai schiacciato il capo, quando il
Dio da te generato lo ha annientato… Stella fulgente dell’oriente, che
metti in fuga le ombre dell’occidente. Aurora che precede il sole, giorno
che ignora la notte… Prega il Dio
che da te è nato, perché sciolga il
nostro peccato e, dopo il perdono, ci
conceda la grazia e la gloria>>
(Carmina, PL 189,1018-1019). Pietro nutriva anche una predilezione
per l’attività letteraria e ne possedeva il talento. Annotava le
sue riflessioni, persuaso
dell’importanza di usare
la penna quasi come un
aratro per <<spargere
nella carta il seme del
Verbo>> (Ep. 20). Anche
se non fu un teologo
sistematico, fu un grande
indagatore del mistero di
Dio. La sua teologia
affonda le radici nella
preghiera, specie in quella liturgica e tra i misteri
di Cristo, egli prediligeva
quello della Trasfigurazione, nel quale già si
prefigura la Risurrezione. Fu proprio lui ad
introdurre a Cluny tale
festa,
componendone
uno speciale ufficio, in
cui si riflette tutta la sua
caratteristica pietà teologica e quella dell’Ordine
cluniacense, tesa tutta
alla contemplazione della gloriosa
facies Christi, trovandovi le ragioni
di quell’ardente gioia che contrassegnava il suo spirito e si irradiava nella liturgia del monastero. La vita dell’abate Pietro, che è certamente un
grande esempio di santità monastica,
alimentata alle sorgenti della tradizione benedettina, consiste <<nell’aderire tenacemente a Cristo>> (Ep.
53), in una vita claustrale contraddistinta dalla <<umiltà monastica>>
(Ep. 53) e dalla laboriosità (Ep. 77),
come pure da un clima di silenziosa
contemplazione e di costante lode a
Dio. La prima e più importante occupazione del monaco, secondo l’abate
di Cluny, è la celebrazione solenne
dell’ufficio divino – <<opera celeste
e di tutte la più utile>> (Statuta,
I,1026) – da accompagnare con la
lettura, la meditazione, l’orazione
personale e la penitenza osservata
con discrezione (cfr. Ep. 20). In questo modo tutta la vita risulta pervasa
di amore profondo per Dio e per il
prossimo che si esprime nel perdono
e nella ricerca della pace. Potremmo
dire, che se questo stile di vita, unito
al lavoro quotidiano, costituisce, per
san Benedetto, l’ideale del monaco,
esso concerne anche tutti noi, perché
può essere, in grande misura, lo stile
di vita del cristiano che vuole diventare autentico discepolo di Cristo,
caratterizzato proprio dall’adesione
tenace a Lui, dall’umiltà, dalla laboriosità e dalla capacità di perdono e
di pace.
Diac. Sebastiano Mangano
Economato
Per sostenere il progetto umanitario
e di accoglienza ai migranti che sbarcano presso il porto di Catania, intitolato Maria Corrao, la cui organizzazione e gestione sono non lucrative, di
utilità sociale e umanitaria, si può
donare tramite versamenti intestati
a: “Arcidiocesi di Catania”. Con la
causale: “ Pro immigrati progetto
Maria Corrao”.
- Bollettino C.C.P. n. 11105954;
- Bonifico conto corrente Banco
Posta Poste Italiane filiale Catania via
Etnea Cod. IBAN
IT95N0760116900000011105954,
per versamenti dall’estero BIC:
BPPIITRRXXX;
- Con bonifico bancario Unicredit
Banca s.p.a. filiale Catania Duomo
Cod. IBAN:
IT05L0200816929000300318180,
per versamenti dall’estero BIC:
SWIFT: UNCRITM1H20
®
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Prospettive - 2 marzo 2014
PRIMOPIANO
Ha visto la luce un interessante volume sulla figura di Mario Cortellese
questo il titolo di un
interessante volume
edito dalla casa editrice Studium di
Roma, 2014, che raccoglie gli Atti di
un Convegno svoltosi sul medesimo
argomento nei giorni, 19 e 20 ottobre
2012, a cura di Giuseppe Rossi e
Salvatore Leonardi, che hanno avuto
modo di ben conoscere ed apprezzare questo “laico cristiano a servizio
del bene comune”.
Credo che, in tempi di smarrimento e
di crisi come i nostri, abbiamo bisogno di figure esemplari come quella
del prof. Mario Cortellese, per la cui
opera possiamo usare la categoria
“diarchica”, dato che egli si dedicò ,
durante la sua lunga esistenza (Melegnano(MI)1913- Acireale 2010- 97
anni), con pari impegno sia nel campo ecclesiale che in quello sociopolitico.
Se si passano in rassegna i vari contributi, risalta evidente che ci troviamo di fronte ad una personalità di
rilievo dell’Associazionismo cattolico, non solo in ambito siciliano ma
addirittura nazionale. Direttore in
tempi diversi di cinque periodici cattolici: Presenza Cristiana, edito a
CT, (1953- 1958); Avvenire di Sicilia
edito a CT.(1961-1964); Appunti di
Comunità, edito ad Acireale (19821990); Azione Fucina e Coscienza.
In campo educativo il prof Cortellese è stato docente di lettere nei licei
e in qualità di esperto chiamato a
Roma presso il Ministero della Pubblica istruzione. Direttore della
“Scuola diocesana di formazione
all’impegno sociale e politico” di
Acireale, intitolata a Giuseppe Lazzati, un vero testimone cristiano, che
ci ha insegnato a “pensare politicamente. Inoltre, last but not least, Presidente dell’Università popolare
“Giuseppe Cristaldi”. Quante mansioni, quanti incarichi assolti con
È
Un laico cristiano al servizio
DEL BENE COMUNE
impegno e dovere cristiano, una vera
missione!
Per quanto riguarda i vari aspetti della ricca e molteplice attività del prof
Cortellese, abbiamo letto con vivo
interesse la relazione di Cataldo
Naro: Cristifideles Laici, un ponte
fra la chiesa e il mondo, riguardante
l’impegno in campo ecclesiale. Invece, per quanto riguarda l’impegno
socio-politico valga il saggio di
Giorgio Campanini: Tra cultura e
politica. Gli intellettuali cattolici e
la rinascita della democrazia in Italia.
Gli impegni in campo educativo e
scolastico vengono messi bene in
risalto dai saggi di Giovanni Vecchio, Mario Cortellese educatore,
l’impegno nella scuola; e quello di
Carmelina Chiara Canta, L’importanza della partecipazione nel processo educativo: la prospettiva
di Mario Cortellese.
E qui bisogna rileggere le pagine che riguardano i Decreti
delegati, legge 477, con la istituzione del distretto scolastico e la
introduzione dei componenti
della scuola nel processo educativo, pp. 278 e ss. del volume:
«La novità della legge 477 del
1973, secondo il giudizio positivo di Cortellese era costituita in
particolare dall’art. 7, che ha
aperto la scuola al territorio
mediante il “distretto scolastico” facendo di questa una struttura di “educazione permanente”, dando inizio a un processo
di partecipazione democratica,
che potrebbe avere notevoli sviluppi. Importante la testimonianza di Carmelina Chiara
Canta: «A livello nazionale, i
dirigenti di Movimenti e Associazioni (FUCI, MEIC, UCIIM ecc.) per
anni hanno costituito un gruppo di
lavoro, che ha animato, attraverso
convegni nazionali, regionali e seminari di studio, un «laboratorio»,
come si direbbe oggi, dove si elaboravano con grande entusiasmo pro-
getti e linee-guida da proporre e discutere con la base… Uno degli
impegni più innovativi di Cortellese
fu quello di analizzare i rapporti
scuola- famiglia, realizzando per il
Ministero una delle prime indagini
in questo campo» (pp.172-173).
Ci permettiamo a questo proposito di
ricordare il volume: La Famiglia e la
Scuola, a cura di Salvatore Latora,
frutto della sezione UCIIM di Catania, 1983, pp. 312, che sviluppa lo
stesso argomento.
Ci preme ricordare un altro contributo importante di cui fu protagonista,
insieme con altri, il prof. Cortellese.
Siamo alla fine del 1993, quando ad
Acireale un gruppo di professionisti
che avevano maturato la propria formazione religiosa e civile in movimenti ecclesiali, soprattutto di A.C.,
e nella D.C., cominciarono ad accorgersi della crisi del partito, a causa
del tesseramento fasullo e del fatto
che ogni decisione politica veniva
presa secondo interessi privati e
clientelari, capirono che bisognava
cambiare indirizzo. Fu allora, egli
narra, che «abbiamo ritrovato Luigi
Sturzo. Non solo per l’integrità della
sua figura morale di prete e di cristiano politicamente impegnato, il
quale, rientrando dall’esilio fascista,
aveva fortemente criticato la partitocrazia pervasiva del partito, e soprattutto l’economia di uno stato accentratore, i famosi carrozzoni delle
Partecipazioni statali, facili veicoli
di corruzione, così contrari al principio di sussidiarietà della dottrina
sociale della Chiesa. Riscoprire le
radici del movimento cattolico
democratico significava anche ribadire l’autonomia aconfessionale che
il Concilio Vaticano II aveva con tanta chiarezza riaffermato, evitando
ogni confusione di responsabilità
(ibridismo!)… e ritrovare il senso
della scelta di carattere popolare che
Sturzo aveva sostenuto proprio di
fronte ai clerico-moderati, come
allora si chiamavano, del patto Gentiloni, sfidando invece sul suo stesso
terreno il nascente socialismo»
(pp.314,315). Pagine molto bene
informate e soprattutto aderenti allo
spirito di questa esemplare figura di
laico cristiano, che ha operato nella
chiesa Locale e nella militanza
socio-politica, si trovano nei contributi del vescovo Mons Antonino
Raspanti, nella Prefazione del Presidente nazionale del MEIC, Carlo
Cirotto, nei saggi dei due curatori del
volume, Prof. Giuseppe Rossi e
Dott. Salvatore Leonardi, ma anche
nel volume dal titolo: RESTA CON
NOI, che raccoglie del prof. Cortellese tutti gli articoli dal 1953 al 1955
del periodico Presenza cristiana, di
cui egli mi fece dono, quando il 1°
luglio del 2002 andammo a trovarlo
ad Acireale, per una intervista.
Ribadiamo che si tratta di un bel
volume per la finalità secondo cui è
nato; far memoria di un personaggio
degno di essere ricordato per i suoi
carismi in campo ecclesiale, scolastico e socio-politico.
Salvatore Latora
l’intervista
Indietro nel tempo intervistando Franca Florio
Raffinatezza non ostentata si accompagna
a compostezza interiore
rovo un vecchio baule
nella nuova dimora dei
miei cari amici Elio e Giovanna Quiligotti, rinata a nuova vita da un’accurata ristrutturazione che ha messo
in sapiente evidenza le parti antiche
della casa ma fortificate da opportune coibentazioni. Deus ex machina
di questa grandiosa opera di restauro
è l’ingegno di Ciccio Scafidi che ha
saputo riprendere quell’antica dimora “ab imis fundamentis”.
E così nel filantropico e spontaneo
sigillo dell’amicizia, offrendo la mia
collaborazione nell’estenuante operazione di trasloco, scopro in una
polverosa cassapanca, tra pile di libri
di vario argomento, dalla storia
romana a quella del cinema, dei
dagherrotipi ingialliti dall’alito del
tempo. Sono fotografie che illustrano Palermo tra la fine dell’ottocento
e gli inizi del novecento nel pieno
fulgore della Bella Epoque. Ed ecco
un magnetico paesaggio marino
dove si staglia quasi come un solenne tempio, dimora della bellezza e
dello splendore, Villa Igea. Nella terrazza della sontuosa magione, ada-
T
giate su comode poltrone di vimini,
floride signore dagli abiti fruscianti
di seta pizzi e merletti. Un leggero e
penetrante profumo di zagara e gelsomino si spande nell’aria tiepida
primaverile del capoluogo siciliano.
Essenze odorose orientali di zenzero, patchouli e mirra, provengono
dall’interno della nobile dimora,
mentre i suoni marini della risacca
costituiscono una naturale sinfonia
di natura a quei contenuti di bellezza. Ho l’impressione che sia tutto
tremendamente vero! Odo in lontananza lo scricchiolio delle ruote della carrozza sulla ghiaia, mentre sommesse voci femminili, luminose
come il sole di quel mattino di primavera, rendono frizzante quella
giornata.
Adesso un nuovo suono giunge alle
mie orecchie: il rumore metallico dei
gioielli e delle perle alternato dal
vellutato fruscio di abiti in macramè.
E ancora si fa persistente il piacevole e conturbante odore d’oriente,
questa volta di osmanto e rosa damascena con un pizzico di calda vaniglia. Una leggiadra figura femminile
si accosta alla mia persona.
Morbida e voluttuosa, indossa
un lungo abito nero di velluto
e ricami all’orlo, caratterizzato
da un’ampia scollatura che
mette in evidenza i candidi
omeri. Una lunga collana di
perle impreziosisce la sua eterea figura.
Immagine sinuosa ed elegante,
il volto aggraziato da un fascino che vince lo sfidare del
tempo, la riconosco è lei la
gran dame dell’ottocento
palermitano, Franca Florio.
Con la sua diafana mano, mi
sfiora la spalla, morbidamente
e con aggraziata eleganza si
siede alla poltrona, sfoglia un
libro, poi lo richiude. Il suo sguardo
raggiante vibra della luce dell’eternità, la sua raffinatezza interiore è senza confini, poi sommessamente pronunzia queste parole: <<Dignità e
compostezza nella buona e nella cattiva sorte. Le vicende della vita non
devono abbruttire il nostro animo, il
quale con la forza del pensiero deve
sempre mantenersi elevato.
La mia esistenza fu sì mondana, ma
non sboccatamente salottiera, direi
invece diplomatica, relazionata alle
autorità del secolo in cui vissi.
Discendo da una famiglia siciliana di
alto lignaggio e il mio matrimonio
con Ignazio Florio fu osteggiato dai
miei genitori, perché avevo scelto di
legarmi a un uomo ricco economicamente ma di condizione inferiore al
mio casato. La fortuna della mia
nuova famiglia la fecero le tonnare e il vino Marsala, così come
anche l’inevitabile declino. In
questa villa ricevetti ministri,
regine e imperatori. La mia educazione? Una buona conoscenza
di musica classica e lirica, le letterature straniere e la versatilità
nel sapere conversare in inglese e
francese. Il declino in cui versò
mio marito che aveva anche una
debolezza di spirito non fece mai
mutare il mio animo, che rimase
imperturbabile alle sciagure economiche della mia esistenza.
All’epoca stupì i miei contemporanei il mio vastissimo guardaroba e la mia collana di perle con
365 grani come i giorni dell’anno,
ma tutto questo se non è accompagnato da una compostezza interiore, da una raffinatezza senza
ostentazione, è cosa volgare.
Amabile Stefania, mantieni sempre
una gradevolezza di mente, di cuore
e d’azione>>.
Detto questo svanì. Rimase il suo
profumo ambrato in quella stanza
piena di scatoloni con al centro quel
vecchio e impolverato baule.
Stefania Bonifacio
Notizie in breve dal 3 al 9 marzo
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Prospettive - 2 marzo 2014
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 3
• Guida la Giornata di Fraternità
del Clero a Sciara.
Venerdì 7
• Ore 9.30 Catania, parrocchiaMaris Stella: Visita pastorale.
• Ore 17.00 Catania, Chiesa
Badia di S. Agata: celebra la S.
Messa per l’Ordine di Malta.
Martedì 4
• Lavoro interno per la Visita
pastorale.
Sabato 8
• Ore 17.30 Catania, parrocchia
Maris Stella: Visita pastorale
Mercoledì 5
• Ore 9.00 Arcivescovado: udienze.
• Ore 18.00 Catania, Cattedrale:
presiede la S. Messa ed il rito di
imposizione delle Ceneri.
Domenica 9
• Ore 9.30 Catania, Seminario:
prende parte alla Festa diocesana dei ragazzi missionari.
• Ore 11.00 Motta S. Anastasia,
parrocchia S. Antonio di Padova: celebra la S. Messa in occasione dell’apertura della Missione popolare.
®
Giovedì 6
• Ore 9.00 Arcivescovado: udienze.
• Ore 18.00 Catania, parrocchia
Maris Stella: Visita pastorale.
Pastorale Universitaria
Convegno “La persona
al centro: la qualità delle
relazioni nell’Università”
L’Ufficio per la Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Catania ha
organizzato un incontro sulla relazione tra docenti e studenti universitari che avrà luogo nell’Aula Magna
del Rettorato dell’Università di
Catania, il 6 Marzo, a partire dalle
18,30. Il Convegno, dal titolo “Persona al Centro: La qualità delle
relazioni nell’Università”, si propone come occasione di riflessione, di
dialogo e di partecipazione sulla
dimensione formativa e didattica che
spesso sottovaluta l’aspetto relazionale fondato sul valore della persona.
Interverranno il prof. Giacomo
Pignataro (Rettore dell’Università
degli Studi di Catania) e il prof. Giuseppe Savagnone (Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della cultura di
Palermo). Introduce il Convegno p.
Antonio Sapuppo (Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria di
Catania) e modera l’incontro p.
Gianni Notari. Quanto e come il
mondo relazionale ha cambiato volto nel contesto culturale attuale con
l’emergere della soggettività individuale e l’avvento delle nuove tecnologie? E all’interno delle Università,
cosa è cambiato, o cosa bisogna
cambiare, nel rapporto docente –
studente? Nella cornice di un ampio
confronto antropologico si cercherà
di mettere al centro del dibattito gli
studenti ed il loro rapporto con i
docenti, con l’intento di dare vita ad
un nuovo stile relazionale e ad una
visione più rispettosa e condivisa di
tale rapporto. Questi argomenti sono
emersi dal lavoro di un nutrito gruppo di universitari (Giovani universitari della pastorale universitaria di
Catania) che settimanalmente si
incontra per confrontarsi su questioni che affiorano dal mondo universitario.
Antonio Sapuppo
Dir. Uff. diocesano
di Pastorale Universitaria
ISTITUTO SUPERIORE
di Scienze Religiose San Luca
Il 25 febbraio scorso, nei locali dell’Istituto
“S. Luca” di Catania, si è svolto l’incontro
con il Servizio nazionale della Conferenza
Episcopale Italiana per gli Studi Superiori di
Teologia e di Scienze Religiose. Mons.Ignazio Sanna e don Andrea Toniolo, accompagnati dal rappresentante della Facoltà Teologica di Palermo don Giuseppe Trapani, hanno
incontrato i sette docenti stabili, il rappresentante dei docenti incaricati, il rappresentante
degli studente e il personale della segreteria.
La visita, svolta in un clima di cordialità, ha
consentito al Servizio di prendere atto dei
requisiti del nostro Istituto per la concessione
del biennio di specializzazione e della conseguente
facoltà di rilasciare la laurea magistrale.
Il colloquio ha posto in risalto i dati qualitativi del servizio che il “S. Luca” offre non soltanto alle chiese
particolari della Metropolia di Catania, ma anche alle
diocesi di Ragusa e di Nicosia.
È stata evidenziata altresì la collaborazione con diverse agenzie educative e culturali del nostro territorio,
&
entralino Curia
Arcivescovile di CT
Arcivescovo
095 31.26.20
Segreteria
arcivescovile
095 25.04.306
Segreteria
arcivescovile
346 3842521
Vicario
generale
095 25.04.309
Centralino
curia
095 25.04.311
095 715.90.62
346 38.42.808
FAX
Segreteria
Arcivescovo
Curia
Ufficio
scolastico
Economato
095 25.04.357
095 25.04.358
095 25.04.359
095/25.04.360
Ufficio diocesano Pastorale dei giovani
)esta del perdono - QUARESIMA 2014
Vista la novità di questo evento, mi premeva specificare
alcune questioni pratiche:
Nicolosi/Pedara/Trecastagni/Viagrande/Zafferana/Bongiardo).
DATE E LUOGHI:
giovedì 13 marzo alle ore 19.30 presso la Parrocchia
S.Luigi Gonzaga di Catania (V.le M.Rapisardi 230)
confluiranno i gruppi giovanili della città (in termini di
vicariati, dal I al VII);
FINALITÀ:
Incontrare l’Arcivescovo in un momento penitenziale
proposto dalla diocesi - iniziare a lavorare insieme dentro e fuori i vicariati di appartenenza – prepararsi alle confessioni
con Giovani e Riconciliazione –
confessarsi – fare festa dopo la riconciliazione.
giovedì 20 marzo alle ore 19.30 presso il Santuario
della Consolazione di Paternò affluiranno i gruppi giovanili della zona Circum (in termini di vicariati: VIII
vicariato: Misterbianco/Motta/Piano Tavola; XII vicariato: Paternò / Ragalna; XIII vicariato:
Biancavilla/S.M. di Licodia; XIV vicariato: Adrano;
XV vicariato: Bronte/Maletto/Maniace);
giovedì 27 marzo alle ore 19.30 presso il Santuario di
S.Alfio, Filadelfo, Cirino di Trecastagni affluiranno i
gruppi giovanili della zona Bosco (in termini di vicariato: IX vicariato: S.Giovanni La Punta/Gravina/S.Agata
Li Battiati / S.Gregorio / Tremestieri Etneo; X vicariato: Belpasso/Camporotondo/Mascalucia/S.Pietro
Clarenza; XI vicariato:
Per coloro che ancora non
avessero collaborato alla
preparazione zonale di questo
evento, chiedo di mettersi in contatto con me tramite cellulare
(3498311049) o Facebook (direttore UPG Catania). .
GRAZIE PER L’ATTENZIONE,
VI ASPETTO TUTTI.
P.Salvo Gulisano
Direttore UPG
come pure la vitalità che l’Istituto assume nella pastorale diocesana attraverso docenti e studenti.
Impegnato da cinquant’anni nel suo servizio, il S.
Luca attende ora il nuovo traguardo in vista di una
presenza ancor più proficua nel nostro vissuto ecclesiale.
Giuseppe Lombardo
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Prospettive - 2 marzo 2014
Centro Mariapoli di Trecastagni: 1ª Giornata Vocazionale
“L’OVS al servizio della Chiesa” e
“La formazione dei Presbiteri nella
Chiesa di Catania” sono stati i temi
affrontati durante la 1ª Giornata
Vocazionale svoltasi lo scorso 15
febbraio presso i locali del Centro
Mariapoli di Trecastagni. All’interessante incontro, fortemente voluto
da Uccio De Luca coordinatore
interparrocchiale, sono intervenuti la
Presidente Diocesana sig.ra Lina Lo
Faro, Padre Vincenzo Nicolosi e
mons. Giuseppe Schillaci rispettivamente Vice-rettore e Rettore del
Seminario Arcivescovile di Catania.
“L’OVS” ha sottolineato Padre Vincenzo “è un’opera al servizio della
Chiesa che nasce dal cuore. Qualsiasi opera o servizio all’interno della
Chiesa, o nasce da una dimensione
del cuore o non è un’opera. Il cuore
è la sede dell’amore. Un amore che
va esplicitato, orientato e declinato
in una duplice direzione: l’amore di
Dio per noi e il nostro amore per
Dio. L’apostolo Paolo dice che non
siamo stati noi ad amare Dio ma Lui
per primo ha amato noi. Il suo amore ci raggiunge in tante forme: quella più bella e di cui l’uomo ha più
bisogno è la ‘misericordia’”. Dio ci
ama e, dato che siamo creature umane, abbiamo la possibilità di rispondere all’amore che riceviamo. Amore non solo verso Dio ma anche verso gli altri, verso tutti, nessuno
escluso, “compreso quel Giuda, quel
Barabba, quel cattivo ladrone che
anche lì sulla croce in punto di morte non si pente e continua a manifestare quella durezza di cuore che gli
impedisce di provare un briciolo di
solidarietà umana e di commiserazione verso un altro condannato alla
Il servizio nella Chiesa
È OPERA DEL CUORE
sua stessa pena”. “L’OVS nasce
come realtà legata al territorio parrocchiale” ha evidenziato Padre Vincenzo, “il suo ‘habitat’, il suo contesto vitale è la parrocchia all’interno
della quale lavora, si impegna, e
quando apre ‘ponti e strade’ di collaborazione con le altre realtà OVS
vicine, non perde la propria identità
parrocchiale ma si arricchisce. Se
l’OVS diventa una realtà personale e
non parrocchiale si rischia di creare,
senza rendersene conto, un ‘principio tumorale’ di non-comunione, di
divisione all’interno della parrocchia. Come specifico del suo servizio l’OVS ha scelto di pregare il
Signore perché mandi sempre,
dovunque, vocazioni al presbiterato.
La preghiera per le vocazioni deve
però essere ‘incarnata’, ‘vissuta’,
deve trasformarsi in azione, opera,
realtà, attraverso la dimensione della
solidarietà e l’aiuto concreto”. “Preghiera e sostegno” ha concluso
Padre Vincenzo “sono le due ali
essenziali che permettono all’OVS
di riuscire a mantenere quell’equilibrio necessario e fondamentale per
non cadere”. Mons. Schillaci nel suo
intervento ha, invece, focalizzato
l’attenzione sulla formazione dei
giovani presbiteri a Catania. Quello
della formazione è un problema
serio che richiede l’esigenza di saper
cogliere ‘l’oggi’, di essere al passo
con i tempi così rapidi e veloci. Ci
sono però alcuni punti di riferimento
che valgono sempre e che non bisogna dimenticare, come la ‘Pastore
dabo vobis’ di Giovanni Paolo II,
documento base per la formazione.
“C’è un’icona che presento sempre
ai miei ragazzi e alla quale Papa
Francesco si richiama spesso” ha
detto il Rettore “è l’immagine del
‘Pastore che deve fare odore di pecore’. Quando ci si occupa di formazione non si può non considerare
questa immagine: è il ‘buon pastore’
che chiama e che conosce le sue
pecore una per una; Egli è inviato dal
Padre per pascerle e lo fa donandosi,
offrendo tutto se stesso. Chi è chiamato al presbiterato non può non fissare la sguardo su Gesù, il ‘pastore
supremo’ e non lasciarsi raggiungere
da questo amore insuperabile. Guardare a Cristo, il ‘buon pastore’,
Colui che è l’autore e il perfezionatore della fede è ciò che deve fare
ogni buon discepolo, soprattutto chi
si prepara domani a servire la Chiesa. Il tempo trascorso in seminario è
il tempo dello ‘stare’ con Lui. Questo ‘stare’ con Lui comporta un
atteggiamento di ‘docibilità’: quella
disposizione a non sentirsi mai arrivati ma ad imparare sempre, anche
attraverso l’ascolto dell’altro, fondamentale per chi si inserisce in un
cammino di Chiesa. Ma lo ‘stare’
comporta anche un ‘entrare in rapporto di intimità con il Signore’, cioè
‘sentire quello che Lui sente’, quindi
avere il suo stesso cuore. Altra
immagine a cui si fa riferimento
durante la formazione in seminario è
la ‘lavanda dei piedi’: Gesù si spoglia, assumendo la nostra stessa condizione, depone tutto e indossa un
semplice grembiule che cinge attorno alla sua vita e comincia a lavare i
piedi ai suoi discepoli. Ciò significa
avere a cuore la ‘comunione’. L’esperienza dello ‘stare’ con Lui è la
stessa della vita comune vissuta con
uno spirito di semplicità, di accoglienza e di servizio reciproco. Non
è facile ‘fare comunione’ e ‘vivere la
comunione’. Ecco perché gli anni di
formazione in seminario sono fondamentali in quest’ottica: perché
domani si possa essere veramente al
servizio della comunità e ministri
della comunione. C’è un tempo per
‘stare’ ma anche un tempo per ‘andare’” ha concluso mons. Schillaci,
“Papa Francesco invita la Chiesa ad
‘uscire’ perché c’è bisogno di testimoni gioiosi del Vangelo del nostro
tempo”.
Caterina Maria Torrisi
Nella chiesa Sant’Agata alla Badia incontro del Kiwanis Club Catania Est-SiciliAntica
S.Agata: novità documentali e luoghi agatini
’accogliente chiesa Sant’Agata
alla Badia, con la partecipazione
del rettore padre Massimiliano Parisi e a cura
dei club catanesi Kiwanis Est e SiciliAntica,
ha ospitato un’incontro culturale di grande
interesse storico in onore della santa Patrona
dal tema “Sant’Agata: novità documentali e
luoghi agatini”.
Dopo l’introduzione del presidente Kiwanis
avv. Vincenzo Martines e del dott. Elio
Garozzo governatore eletto insieme al dott.
Nunzio Spampinato luogotenente governatore, mons. Gaetano Zito, vicario episcopale
per la cultura, preside dello Studio teologico
San Paolo, docente di Storia della Chiesa e
studioso di fama internazionale nel settore
degli archivi ecclesiastici, ha evidenziato
come la comunità cittadina sia da poco in
possesso di due nuovi documenti medievali,
tesori di inestimabile valore storico: una
copertina pergamenacea, in uno stato ottimale di conservazione, di un volume edito nel
1522 e contenente un brano risalente alla II
metà del sec. XII della Passio della protomartire, la testimonianza cartacea più antica
su Sant’Agata presente a Catania.
La pergamena faceva parte di un codice
voluminoso e in alto, al centro, riporta il
n.125 di foliazione: della consistenza complessiva non si hanno altre informazioni e
non è stato finora possibile individuare chi lo
ha prodotto, per chi, quale uso se ne è fatto,
da dove esso proviene. Il frammento membranaceo, rifilato per la cucitura e acquistato
L
da un antiquario bolognese, contiene un brano del testo della Passio Sanctae Agathae. La
pergamena ha il testo disposto in due colonne, su un solo lato. Sottoposta ad esame
spettroscopico non sono state rinvenute tracce di pregressa scrittura. Il
documento fa retrodatare la
documentazione custodita a
Catania perché il frammento
per la fisionomia che presenta
trova congrua collocazione
fra l’ampio stuolo di volumi
liturgici e paraliturgici di
stampo peninsulare, dal formato molto grande, databile
tra l’11° e il 12° secolo e
doveva far parte di una
biblioteca monastica benedettina dell’Italia centrale.
L’altro importantissimo documento medievale è un sigillo
plumbeo, il più antico
“signum”(stemma) della diocesi rifondata dai Normanni
dopo la “cattività islamica”. È venuto fuori
dall’originale fondo pergamenaceo benedettino delle Biblioteche Riunite Civica e Antonino Ursino Recupero: due pergamene contengono il sigillo pendente del vescovo Ruggero De Oco (XII-XIII sec.) con sul recto la
raffigurazione “bizantina” di età normanna di
Sant’Agata con il nome in greco, che richiama quella regale della Cappella Palatina di
Palermo e sul verso l’immagine di San Gior-
gio “cavaliere normanno”. Erano stati solo
valorizzati il testo delle pergamene ma non i
sigilli plumbei conosciuti dal 1927 ma mai
studiati. Oggi vengono acquisiti ufficialmente il più antico stemma della Chiesa di Cata-
nia e la più antica raffigurazione di Sant’Agata presente in città.
L’ing. Giambattista Condorelli, presidente di
SiciliAntica, chiamato ad illustrare come
potesse apparire Catania al tempo della protomartire Agata, ha chiarito subito che non si
poteva che agire per deduzione e con una
buona dose di immaginazione, non disponendo oggi di alcuna carta topografica dell’epoca. Non rimaneva allora che osservare assie-
me sullo schermo, con attenzione, lo splendido disegno a volo d’uccello realizzato da
ignoto nella seconda metà del Cinquecento
(stampa nota come Braun Hogenberg) e
impostare su di esso qualche ragionamento.
L’oratore si è soffermato sulla
Catania nel 251 dopo Cristo: la
città, dopo la promozione a colonia romana dal 21 dopo Cristo,
priva di una non necessaria cinta
muraria, si era arricchita di importanti edifici pubblici: anfiteatro,
teatro, circo, terme; l’area occupata dall’abitato non doveva discostarsi molto da quella del sec.
XVI, dato che extramoenia è stata
trovata solo la grande necropoli di
tramontana, un’area sepolcrale
molto estesa da Santa Maria di
Gesù al Piano del Carmine, con
nessun resto di unità abitativa.
Il relatore ha focalizzato la struttura urbana del tempo e in particolare la parte più ricca alle falde della
collina di Montevergine dove sono ancora
visibili resti di una magnifica Domus romana. Nell’Alto Medioevo le distruzioni e le
ricostruzioni con mezzi e stimoli intellettuali
minori che non in passato generarono la
maglia urbana descritta da Braun un secolo
prima dell’eruzione del 1669 e del terremoto
del 1693.
Antonino Blandini
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Prospettive - 2 marzo 2014
DIOCESI
Visita al Museo Diocesano
pprossimandosi l’inizio
della Quaresima, il visitatore che si addentra al Museo Diocesano Catanese, non può fare a
meno di volgere l’attenzione agli
arredi sacri esposti all’interno di
teche illuminate, in particolare tra la
sesta e la seconda sala. In quest’ultima, tra le opere di raffinata argenteria
messinese, balza evidente il monumentale Repositorio, prodotto nel
1799. Derivato dal latino repositorium, ovvero ripostiglio, odepositum,
sepulcrum, ovvero urna o sepolcro,
esso viene utilizzato dal Giovedì al
Venerdì della Settimana Santa. Con
lo sviluppo del culto eucaristico, dal
XVI secolo è invalso l’uso di portare
in processione le ostie consacrate
nell’altare predisposto per la reposizione provvisoria fino al giorno
dopo, a compimento della Messa in
Caena Domini del Giovedì Santo.
Presso l’altare avviene l’adorazione
del SS. Sacramento, che si conclude
con la collocazione della pisside nel
repositorio che viene chiuso a chiave.
Il modello di quest’ultimo, che si
afferma in epoca post-tridentina, si
configura come un’urna di forma trapezoidale, con uno sportello che si
apre ad altezza tale da permettere di
A
L’arte sacra invita a riflettere
SUL MISTERO DELLA FEDE
riporre facilmente la pisside. Il coperchio, sormontato dal globo con la
crocetta, può presentarsi in legno
dorato e dipinto con simboli eucaristici o della Passione, quali ad esempio l’agnello mistico, il pellicano e
gli strumenti della crocifissione. La
ritualizzazione che attiene alla reposizione dell’eucaristia, in una prima
fase solo come processione, risale al
XII-XIII secolo, in rapporto al graduale evolversi del culto eucaristico.
Dal XVI secolo in poi si afferma l’usanza di deporre l’immagine del
Redentore morto in un sepolcro, circondandolo di fiori e di lumi ed esponendo sopra di esso il SS. Sacramento nell’ostensorio ricoperto da un
velo, come oggetto di culto. Questa
consuetudine, diffusasi nella Germania meridionale e in Austria, si orienterà in Italia sull’adozione di un’urna, ovvero capsa chiusa a chiave. Il
luogo della custodia sarà dunque non
più il semplice tabernacolo, ma un
luogo ben addobbato, e la reposizione acquisirà man mano un aspetto di
differenti tipi di semi, quali ceci, lenticchie, orzo e grano che producono
germogli di forme diverse e dal colore latteo, dopo essere stati collocati
sepoltura. In epoca barocca si toccherà l’apice dell’ornamentazione e
degli arredi concernenti l’altare della
reposizione. Nelle cinque settimane
quaresimali che precedono la Santa
Pasqua, in alcune famiglie si coltiva
l’usanza di seminare, in cestini di
vimini, o in piattini e vasi di creta,
negli angoli più bui della casa. Tali
composizioni, arricchite da fiori
colorati, completano in chiesa l’addobbo dell’altare della reposizione,
chiamato anticamente “sepolcro”. Il
rito dei “Sepolcri” si riconduce ai primi secoli del Cristianesimo, quando
si vegliava la croce deposta insieme
all’Eucaristia in un sepolcro, dal
Venerdì Santo al mattino di Pasqua.
In seguito si allestì il sepolcro in
modo ricercato, per far convergere
l’attenzione dei fedeli sull’attesa della Resurrezione, scegliendo un altare
laterale della chiesa arricchito da fiori bianchi, porpora, candele, grano
bianco quale simbolo della sepoltura
di Cristo, e simboli della tradizione
pasquale quali il sudario e la croce. Si
poneva anche la statua della Madre
Addolorata con la veste nera, ornata
da magnifici ricami in oro, e in evidenza il cuore trafitto dalla spada. Da
sempre l’animo dei fedeli si lascia
avvolgere dalla bellezza di tale allestimento.E l’arte sacra, con i suoi
preziosi esemplari, continua a suscitare nel visitatore una riflessione sul
mistero della fede.
Anna Rita Fontana
All’auditorium del Collegio delle suore domenicane del Sacro Cuore di Gesù il martirio della Patrona catanese
La vita di Sant’Agata cuntu in versi e musica
n privilegio veramente
eccezionale
hanno
goduto le ex allieve e i loro familiari
del Collegio delle suore domenicane
del Sacro Cuore di Gesù durante la
grande festa patronale di Catania in
onore di Sant’Agata: un’ora di commosso e religioso silenzio ha pienamente coinvolto il pubblico numeroso
ed attento che gremiva l’auditorium
del prestigioso istituto scolastico di
via Milano-via Martino Cilestri, per
ascoltare e rivivere in modo veramente fuori dal comune le strazianti torture e i tragici momenti del crudele ed
inumano martirio della comune ed
amata santa Patrona, nei giorni della
beata memoria del sacrificio e della
suprema testimonianza di Agata, la
protomartire di Catania.
Il maestro paternese Turi Marchese
–poeta, favolista, cultore di tradizioni
popolari, autore di testi teatrali, canti
e ballate- nell’opera in 600 versi
rimati dialettali e in musica “La vita
di Sant’Agata” ripropone alla tradizionale e comunicativa maniera dei
cantastorie siciliani l’antica e classica
forma popolare declamatoria e cantata di letteratura religiosa e catechetica
del “Cuntu”, in cui sono messi in evidenza, oltre al contesto storico in cui
matura l’olocausto verginale e martiriale di Agata, alcuni elementi che
caratterizzano l’eroica figura della
giovane santa delle sanguinose persecuzioni romane anticristiane.
L’autore ha cantato da artista e da
devoto il sacrificio della giovane cristiana catenese della metà del III
secolo sottolineando con la forza evocativa del canto popolare il coraggio
con cui la martire visse la sua fede in
Cristo al quale con mistico amore
sponsale si era consacrata quale testimone del Vangelo.
Tanti sono i versi emblematici che
toccano l’animo degli ascoltatori tra i
quali quelli che esaltano la ricorrenza
“natalizia” della martire: “5 Frivaru,
Catania fa gran festa/ a dda suruzza ca
è la Patruna;/la teni nta lu cori e nta la
testa/ccu parma, giugghiu, cruci e
U
curuna”. L’aspetto pedagogico della
condotta cristiana, cioè “rivoluzionaria”, di Agata emerge da alcune quartine: “Ma Agata, sicura, cci dichiara
(a Quinziano) ca la so liggi fa l’omini
schiavi;/ ppi la libertà la strada è chiara,/ nta la fidi a Cristu c’è la chiavi”.
La presidente prof. Santuzza Quattrocchi Paradiso, nel presentare l’arti-
sta, ha rievocato l’atmosfera festiva
che si respira in città nei giorni in cui
“scoppia l’orgoglio della festa vertiginosa” in onore della “piccola e coraggiosa Vergine”.
Unanime è stato l’apprezzamento,
sottolineato da intensi applausi, della
cantata dalla straordinaria efficacia
catechetica comunicata con la mente
e con il cuore secondo la più nobile
tradizione della gente etnea, che
ricorre ad Agata per la liberazione dai
terremoti e dalla lava. Ciò dimostra
come, in modo semplice e popolare,
sia possibile diffondere con tanta
potenza espressiva e comunicativa i
contenuti del cammino di fede e della
vera e grande devozione tramandataci
dai padri.
Lo scorrere cronologico dei vari
momenti della narrazione poetica e
musicata della commovente Passio
della Verginella, cristofora, vergine
velata, consumata e coronata, è stato
impreziosito dall’inedita ed apprezzata proiezione delle 18 immagini del
martirio di S. Agata, scolpite a bassorilievo nel 1590 dallo scultore napoletano Scipione di Guido sui pannelli
degli schienali in noce degli stalli
superiori del coro dei canonici,
addossato alle pareti dell’abside maggiore del Duomo.
L’opera del bravo e versatile artista
paternese non è il frutto di un’invenzione perché si è mantenuto fedele
alla narrazione che la tradizione e la
storia ci hanno consegnato a proposito del martirio della megalomartire
catanese.
Nella stesura del testo della “ballata
sacra” ci sono dei passaggi che incarnano l’autentica e poco nota forma
poetica della lingua siciliana. Ciò
dimostra come il vero cantastorie sia
in grado di interpretare e diffondere i
contenuti della devozione in modo
tipicamente popolare e devozionale.
Alla conclusione della struggente ed
originale cantata agatina la poetessa
Geppina Macaluso di Enna ha letto la
poesia da lei composta “Cchi festa
ranni” dedicata alla “miraculusa
Patruna, facciuzza d’angilu bedda,
piccidduzza ranni Sant’Ajta, meravigliusa stidda lucenti suli risplendenti
pi tutti nuj e pi sempri si’ a Santuzza”.
Blanc
Cavalieri di Malta: 900 anni dopo e…in lingua siciliana
l centro studi “Vittorio
Bachelet” di Misterbianco presieduto dall’avv. Salvatore
Saglimbene ha ospitato in una serata
eccezionale e partecipata una vivace
“cantata storica” in lingua siciliana
sul Sovrano Militare Ordine di Malta, interpretata, facendo rivivere la
storia del passato, al suono della chitarra con rara maestria dal cantastorie misterbianchese Luigi Di Pino,
eclettico autore dei testi e dei versi e
compositore di musica, e introdotta
dall’avv. Ferdinando Testoni Blasco,
delegato granpriorale di Catania dello SMOM.
Oggi fare il cantastorie è un mestiere
raro che va controcorrente allo sviluppo tecnologico e mentre prima la
loro presenza nei paesi riempiva le
piazze, oggi la diffusione delle notizie tramite sms ed in tempo reale
sembra annullare la loro fantastica
rievocazione delle storie del passato,
I
spesso
dimenticate
perché nessuno ne parla.
La storia dell’Ordine
in Sicilia, affidata alla
bravura di un artista
cultore delle nostre tradizioni, è diventata
così molto appassionante e coinvolgente
per le molteplici vicende che scandiscono gli
spostamenti dei Priorati. “Vinni pi cantari a ciatu chinu la
carità di n’Ordini sovranu di la fide
cristiana paladinu”.
Con questi versi il cantastorie è
entrato nel vivo della storia che, nel
1113, vede partire i cavalieri crociati
per liberare Gerusalemme e i luoghi
santi di Palestina. Cipro, Rodi,
Costantinopoli, Brindisi le diverse
tappe della guerra contro i Turchi e
Musulmani, le tante battaglie, le
sconfitte, la scelta dell’arcipelago di
Malta come sede del Priorato che
dopo le invasioni napoleoniche si
trasferì prima a Catania e poi a Roma
dove ha sede tuttora in via dei Condotti. I cartelli illustrativi delle scene
di guerra, delle battaglie navali, dei
personaggi più eminenti della storia
dell’Ordine e della famosa e splendida vittoria dei Cristiani a Lepanto, il
7 ottobre 1571, origine della festa
della Madonna del Rosario, della
simbolica stella a 8 punte hanno attirato l’attenzione del qualificato pubblico che da ascoltatore diventa quasi attore e protagonista nella storia
raccontata con vivo coinvolgimento.
Opere di carità, ospedali, assistenza
ai malati a Lourdes sono i segni di
una presenza di servizio nella Chiesa
e nel mondo che l’Ordine espleta
ancora seguendo il carisma dei fondatori.
Nella strofa conclusiva del lungo
racconto “sentu nto munnu picca
umanitati; d’aiuto e d’assistenza c’è
la siti” Di Pino ha sintetizzato il
valore storico-morale dell’Ordine e
come questa nobile istituzione
risponda oggi ai bisogni della società civile con il servizio di carità e
d’assistenza per i deboli e gli ammalati.
A.B.
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Prospettive - 2 marzo 2014
DIOCESI
Conferenza: Catania nobile tra ’500 e ’600: uomini, dimore, circolazioni di beni
IL PATRIMONIO ARCHITETTONICO
memoria storica della Città etnea
ra i secoli XVI e XVII
Catania fu un notevole
centro del sapere nel campo teologico, umanistico, artistico e letterario,
grazie alla secolare presenza dei
Benedettini con la loro lunga tradizione di trasmettitori della cultura
classica, dei Francescani e del loro
Studium teologico con insegnanti
continentali di formazione umanistica, dei Domenicani nell’elaborazione della cultura filosofica, ai quali si
era aggiunto lo Studium generale
Siciliae con le facoltà giuridica,
medica e teologica, volto alla formazione di ‘tecnici’ e professionisti.
I professori Domenico Ligresti e
Maria Concetta Calabrese, docenti
di Storia moderna presso il Dipartimento di Studi politici e sociali dell’Università, hanno tenuto nella sala
conferenze del palazzo della cultura
Platamone-San Placido, una conferenza su “Catania Nobile tra ’500 e
’600. Uomini, dimore, circolazioni
di beni”.
L’introduzione dell’assessore comunale ai Saperi e alla Bellezza condivisa, prof. Orazio Licandro, ordinario di Diritto Romano ed Epigrafia
T
giuridica alle Università Magna
Graecia di Catanzaro e Sapienza di
Roma, ha evidenziato il contesto delle strategie di politiche culturali volte a rafforzare la memoria diffusa
della storia della città e del suo inestimabile patrimonio lungo i millenni, incentrato in modo particolare sui
suoi sontuosi palazzi oggi recuperati
e destinati alla fruizione pubblica
(Biscari, Sigona, Manganelli, ecc.),
come i due studiosi hanno poi spiegato nell’esaminare le vicende dell’aristocrazia della città etnea negli
ultimi secoli, prima dello sconvolgente terre-maremoto che la distrusse ab imis fundamentis.
Dai relatori è stata focalizzata, in
particolare, la figura paradigmatica
del magnifico mecenate Alvaro
Paternò, senatore romano, ambasciatore di Catania presso Giulio II e la
Repubblica di Firenze, la cui vita
coincise con il lungo regno di Ferdinando il Cattolico (di cui fu confidente ed amico) e che è passato alla
storia come l’autore del famoso cerimoniale, laico e religioso, del 1522,
ancor oggi richiamato dal fasto della
festa di S. Agata. Fu un periodo sto-
rico fondamentale per la storia del
mondo, denso di cambiamenti ed
eventi, fase di transito dal Medio
Evo alla “modernità”, inizio della
“mondializzazione”, della cultura
laica, della perdita dell’unità dei cristiani d’Occidente, della “rivoluzione” militare, della formazione della
Sicilia moderna.
In questa temperie i siciliani, ha
osservato il prof. Ligresti, non furono immobili, né separati dal resto
d’Europa, né arretrati. La vita stessa
di Alvaro è testimonianza di una
realtà densa di stimoli religiosi e culturali, investita da nuovi bisogni
materiali ed economici, così come
da nuove pratiche e idee politiche.
Suggestiva la ricostruzione virtuale
della Catania ancora medievale nella
Studio Teologico S. Paolo
Servizio di bioetica “Dott. Angelo Cafaro”
Salute: riequilibrare lo scompenso
della destrutturazione culturale
ontinuiamo a riflettere
anche questa settimana
sul rapporto medico-paziente che
consideriamo emblematico di quel
divenire antropologico che connatura l’attuale dipanarsi del dibattito etico nei rapporti sociali. La medicina è
stata tra gli ambiti più importanti e
sviluppati di applicazione dell’etica.
In ventiquattro secoli, partendo dalla
codificazione ippocratica dei comportamenti medici, il rapporto medico-paziente, medicina-malattia, professione medica-scienza ha avuto
modo di svilupparsi e di equilibrarsi
nei risvolti dei comportamenti sociali e umani. Negli ultimi decenni,
però, e per l’accelerazione delle scoperte scientifiche e per un mutamento antropologico e sociale difficilmente prevedibile, l’organizzazione
della proposta medica e l’approccio
al corpo ed alla salute hanno subito
una destrutturazione culturale che ha
scompensato l’equilibrio e lo sviluppo citato. L’ambito medico si è diluito, di fatto, in un contesto sanitario
che si avvale di competenze professionali diverse ed esprime condizioni informative delle proprie logiche
che, spesso, sono esterne all’interesse precipuo del medico e del paziente. E se, da un lato, gli operatori sanitari, in senso lato tutti coloro che si
occupano di sanità, sentono sempre
più il bisogno di riflettere sul valore
etico del proprio operato e sui principi e i criteri morali a cui è giusto
C
ispirarsi nella pratica clinica e assistenziale, non sempre, dall’altro, le
informazioni di cui dispongono sono
sufficienti a comporre un pensiero
organico che si concretizzi in comportamenti efficaci. Per altro le relazioni basate sul valore della cura
esaltano la sensibilità e la responsabilità di individui che non hanno
nella cura del malato. Né, ad esempio, riteniamo che un programma
informativo che metta a disposizione
le conoscenze mediche a tutti gli
operatori, compresi i formatori e i
soggetti culturali, sia il solo strumento possibile per percorrerla.
Dobbiamo infatti annotare che gli
“standards consueti e abituali della
avuto modo di assorbire e di maturare le dinamiche del rapporto medico
paziente e che, pur disponendosi ad
espressioni solidaristiche, mancano
sostanzialmente delle conoscenze
opportune per orientare e valutare i
loro comportamenti. Va da sé che lo
sforzo di progredire sulla strada dell’etica sanitaria non può che nascere
dall’impegno complessivo e unitario
di tutte le figure professionali che
entrano in gioco nell’assistenza e
pratica medica” costituiscono per il
medico il terreno di cultura delle
esperienze personali e professionali.
Questo terreno produce un indeterminato numero di atteggiamenti,
ognuno dei quali commisurato alle
necessità della relazione con la singola persona assistita ed alla circostanza del rapporto con lei. Nel
paziente la percezione, per contro,
della risposta ad una domanda di
salute si traduce nella attesa di una
sostanziale univocità, universalità di
applicazione di quegli standards che
vengono interpretati come soluzioni
confezionate ad ogni necessità. A
dispetto della individualità e della
domanda e dell’offerta di salute che,
invece, è il presupposto fondamentale della cura. Il coinvolgimento nel
dibattito di ogni individuo diventa
essenziale, perlomeno per dare congruità a concetti che in sostanza tendono a determinare uno scollamento
continuo del tessuto sociale, a determinare una distanza sempre maggiore tra individuo e società e che implicano una dispersione della responsabilità sia in termini ontologici che
giudiziari.
Concetti che permettono, come leggiamo ed ascoltiamo dai media, l’abuso anche linguistico di parole
come cliente, privacy, cambiamento,
fragilità, accettazione, spreco, qualità in sanità. Concetti che, in fin dei
conti, sono fondamentali per il riconoscimento dei valori della persona
e della società in ogni settore e non
solo in sanità.
Santo Fortunato
Servizio di Bioetica,
Studio Teologico S. Paolo
Se desiderate avere chiarimenti su
questioni di bioetica, potete contattarci inviando una vostra richiesta
al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]
struttura urbana e nell’economia che
si fondava sulla triade “piana, Etna,
mare” ed era fiorente nei commerci
con la partecipazione di catalani,
genovesi, pisani, veneziani, ecc..
Verso Catania – sede dello Studium
generale Siciliae e centro vivacissimo di cultura teologica, umanistica,
artistica, accademica e letterariaconfluivano i beni e le rendite della
curia vescovile e dell’estesa diocesi,
delle case patrizie, dei proprietari
terrieri, dei massari della Piana e dei
vigneri del Monte, dei grassi monasteri come quello benedettino.
Accanto al patriziato, che con il
sistema della “mastra nobile” deteneva il monopolio di accesso alle più
alte cariche municipali o regie, ha
precisato il prof. Ligresti, operavano
l’esteso ceto artigianale, le professioni private e pubbliche, il numeroso clero gerarchicamente disposto,
diversi corpi militari, milizie delle
corporazioni, ecc.. Anche il vescovado aveva un suo corpo amministrativo.
Il gruppo di famiglie i cui componenti avevano ottenuto almeno una
volta incarichi di giurato, era costituito da 57 lignaggi, con in testa i
Paternò delle diverse casate; seguivano le famiglie Rizzari, Riccioli,
Platamone, La Valle, Anicito, Ansalone, Castello, Gioeni, Asmundo,
ecc.. Una ristretta oligarchia, litigiosa e violenta, unita nella rivendicazione di un ruolo monopolistico nel
governo della città. I contrasti e le
divisioni tra le fazioni ribelli si manifestarono con virulenza alla morte di
re Ferdinando, il 26 gennaio 1516. A
Catania la rivolta fu domata duramente dal viceré Ettore Pignatelli.
La prof. Calabrese, in particolare, si
è anche intrattenuta su documenti,
atti, testamenti, donazioni, contratti
e inventari, spesso post mortem, delle ricche e potenti famiglie mercantili baronali che possedevano ingenti
risorse economiche e un gran numero di beni (mobili, arredi, armi, abiti,
quadri, argenterie, arazzi, gioielli,
corredi, ecc.) di grande valore venale, storico ed artistico dai quali si
evincono la loro politica patrimoniale e matrimoniale legata al prestigio
sociale, i raffinati gusti e l’elegante
stile di vita di un’epoca, con l’abolizione della feudalità e del maggiorascato, del tutto tramontata. La studiosa, attenta conoscitrice di prezioso ed imponente materiale archivistico e documentario di fondamentale
importanza per le ricerche scientifiche, ha fatto un ampio excursus
socio-politico ed economico sulle
vicende storico-biografiche e sui
patrimoni di note famiglie aristocratiche e patrizie catanesi (i Sigona, i
Biscari, i Manganelli, ecc.), facoltose possidenti e titolari di ricche rendite di imprese agricole, commerciali, bancarie.
Tali studi hanno rinnovato il panorama storiografico sulla nobiltà cittadina, eliminando tanti luoghi comuni e
stereotipi dell’aristocrazia nullafacente e inoperosa, demistificando
secolari pregiudizi.
Memorex
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Prospettive - 2 marzo 2014
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
LA TENEREZZA
VIII DOM T.O. / A - Is 49,14-15; Sal 61/62,2-3.6-9; 1 Cor 4,1-5; Mt 6,24-34
Isaia si pone il problema se una madre
possa dimenticarsi del suo bambino, se
una madre possa non commuoversi del
frutto delle sue viscere. La risposta è senz’altro negativa. Ma siccome può avvenire
che una madre, snaturata, dimentichi il
suo bambino, il profeta aggiunge che
anche se “costoro si dimenticassero, io
invece non ti dimenticherò mai”. Dio non
si dimenticherà mai. È la dichiarazione
più netta della tenerezza di Dio nei confronti dell’uomo. Lui ci ama veramente e
di tutto cuore: questa è la sua risposta
quando ci lamentiamo perché il Signore ci
ha abbandonato. Nella fase dello scoraggiamento questa presa di posizione di Dio
è necessaria perché si esca fuori dallo scoraggiamento.
Siccome questo scoraggiamento si riferisce alla nostra relazione con Lui san Paolo
ci ricorda che tutto quello che noi siamo e
abbiamo viene da Dio e noi siamo soltanto
gli amministratori e i servi. Ciò che da noi
si richiede è la fedeltà. Lo scoraggiamento
non è forse una forma di infedeltà? Se siamo amministratori e servi, i doni sono da
custodire non facendone oggetto di proprietà personale ma mettendoli a disposizione degli altri, evitando tutte le condi-
zioni che possono renderne difficile la
fruizione e che invece possono significare
una appropriazione indebita. Importa
assai poco a Paolo essere giudicato dai
Corinti “il mio giudice è il Signore!- dice
Paolo - non vogliate perciò giudicare nulla
prima del tempo”.
L’appropriazione indebita sarebbe uguale
al comportamento di pagani quando si
preoccupano del loro vestito e di ciò che
devono mangiare.
L’atteggiamento del cristiano deve essere
di amore e di tenerezza verso quel Padre
che pensa ai gigli dei campi, agli uccelli
del cielo. E chi di noi potrebbe aggiungere
un solo secondo in più alla nostra vita?
Nessuno. E allora dice Gesù: “Non preoccupatevi dunque dicendo “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo? Di tutte questo vanno alla
ricerca i pagani. Il Padre vostro celeste,
infatti, sa che ne avete bisogno”. Di che
cosa allora bisogna preoccuparsi? Del
regno di Dio e della sua giustizia. Questa
deve essere l’unica nostra preoccupazione,
altri menti saremmo nella condizione
deprecata dal vangelo di avere due padroni. E in questo caso “Nessuno può servire
due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e
disprezzerà l’altro.
Non potete servire Dio e la ricchezza”.
Essere più chiari nei confronti di Dio non
potrebbe essere un atto di tenerezza
nostra nei suoi confronti? Perché non
ricambiare: da tenerezza a tenerezza?
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Lettera ai Colossesi Col 1,1-10
La lettera ai Colossesi si apre con i saluti
da parte di Paolo e da parte di Timoteo,
definito “fratello”.
Paolo sente la necessità di salutare “i fratelli” che chiama “santi e credenti”. Ringrazia Dio per la fede e la carità che hanno “verso tutti i santi a causa della speranza che li attende nei cieli”. Epafra è il loro
evangelizzatore e chi porta le notizie a
Paolo. Paolo lo riconosce come “nostro
compagno nel ministero” e presso i
Colossesi “fedele ministro di Cristo”.
Questi hanno avuto “l’annuncio dalla
parola di verità del Vangelo” giunto fino a
loro. Esso “porta frutto e si sviluppa come
avviene in tutto il mondo” e avviene, alla
stessa maniera, anche fra loro dal giorno
in cui hanno ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità. Le preghiere di
Paolo per i Colossesi sono volte a che
“abbiano piena conoscenza della volontà
di Dio con ogni sapienza e intelligenza
spirituale, perché il loro comportamento
sia degno del Signore per piacergli in tutto
portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio”.
L.C.
Il Sacerdote accoglie la sfida di Gesù per costruire un altro modo di essere uomini
Cercate il Regno, trovate la libertà
Sfida
Gesù rilancia la sua sfida per un altro
modo di essere uomini: non preoccupatevi delle cose, c’è dell’altro che
vale di più.
La tentazione di guardare indietro, di
consolarci dei frutti dello Spirito può
toccare tutti.
Dobbiamo stare in guardia perché la
novità di Dio è davanti a noi e propone mete e appuntamenti ai quali
non dobbiamo sottrarci.
Il rilancio dell’azione missionaria
della Chiesa, un impegno più forte
per accogliere le sfide dei tempi nuovi e corrispondervi nella fede e nella
carità, la gioia di saperci chiamati a
un’inesauribile esperienza di grazia
e di sequela del Maestro e Signore
Gesù, sono il principio ispiratore di
quanto oggi siamo chiamati a essere
e a operare.
Nessuna nostalgia, nessun rimpianto, nessuna evasione dalle urgenze
del presente. Ci lasciamo invece animare da un’ardente speranza, da una
profonda passione per il Regno che
viene e da un impegno capace di
esprimere nell’oggi degli uomini la
bellezza della promessa di Dio per il
futuro.
Ricominciare
Incoraggiati dal soffio dello Spirito,
ripartiamo non solo all’insegna della memoria umile e grata, ma anche
e soprattutto all’insegna di un compito da assumere, di una rinnovata
passione da condividere e che esprimiamo con la parola “ricominciare”,
“ripartire”. Ricominciare dalla Paro-
la, ripartire dalla Parola è l’invito
che ci viene rivolto, affidandoci al
tempo stesso alla Parola che sola può
salvare le nostre anime e imprimere
sempre di nuovo slancio, senso, bellezza, alla nostra vita e alla nostra
missione.
Quale stupore ci prende di fronte a
quanto il Signore ha operato e opera
in noi! Egli conosce le paure e le
ansie che a volte abbiamo nel cuore.
Come potremmo non riconoscere,
nell’insistenza con la quale “a tempo
e fuori tempo” annunciamo la Parola del Signore, un puro dono della
sua grazia, che al di là di ogni merito e di ogni previsione umana suscita in tanti cuori cammini di vera santità e di operosa carità? Per questo
lodiamo il Signore: non per i risultati umanamente percepibili, riscontrabili col metro delle indagini o dei
calcoli statistici, bensì per quei frutti
della grazia e quella crescita del
seme buono che solo l’occhio della
fede intravede e che si rivela nel
pudore e nella discrezione.
Benediciamo il Signore anzitutto per
i credenti, antichi e nuovi, che ascoltano la Parola del Signore insieme
con noi e attraverso il nostro umile
ministero. Lo lodiamo per la terra
buona dove è caduto il seme del Vangelo producendo il trenta, il sessanta
e anche il cento per uno. Sentiamo di
potere dire, con quanti hanno creduto, che la Parola del Signore illumina
e riscalda veramente, ci parla e ci
parla nell’oggi della vita, ci spinge e
ci spinge sui sentieri del Regno di
Dio.
La Parola
Ringraziamo il Signore per il miracolo della sua Parola, inesauribile
nutrimento di fede, per il fuoco che
essa ha fatto e fa ardere nel nostro
petto e nel petto di tanti! È per noi e
per tanti Parola di vita eterna, che
alimenta la fede, tiene accesa la speranza, nutre la carità anche in ore
difficili. Lampada ai nostri passi è la
Parola di Dio. Rendiamo grazie per
quel tanto di luce, che di volta in volta vuole concederci perché procediamo nell’umiltà e nella verità, nella
consolazione spirituale e nella speranza.
Benediciamo il Signore per l’accoglienza che vuole riservare al nostro
ministero anche fra i non credenti e
fra tanti uomini e donne in ricerca. Il
Signore sa che non ci aspettiamo di
ricevere tanta comprensione, ascolto, risonanza. Quanti incontri ci stupiscono e ci rendono grati ancora più
alla Parola di Dio, da cui ogni dialogo riparte sempre.
Quando la grazia del Signore tocca
qualcuno che nella libertà apre il
cuore al Signore, comprendiamo
l’importanza di stare a piedi scalzi
davanti al roveto che arde e non si
consuma, come davanti alla terra
santa dell’opera unicamente del
Signore. Lodiamo e benediciamo il
Signore per i cammini di dialogo e di
amicizia, di reciproco arricchimento
e di crescita nella luce e nella verità,
per i frutti cresciuti anche in terra
arida.
Ringraziamo il Signore anche per i
tanti ascoltatori a volte distratti, per
tutti i credenti e non credenti poco
pensosi o poco disposti a mettersi in
discussione, che il Signore ci fa
incontrare. Non ci nascondiamo di
avere spesso sofferto e pregato per
loro, nel desiderio che il fuoco del
Signore li raggiungesse. In molti
cogliamo lampi della grazia del
Signore, magari espressi solo con la
capacità di deplorare il male, di
lamentarsi del poco bene. A questi
spesso offre di più l’eloquenza dei
gesti della carità della Chiesa che
non la forza delle parole. Li affidiamo così al Signore, perché le scintille di luce che li raggiungono non
vadano perdute, perché le spine non
soffochino del tutto la Parola e i
semi fruttifichino nel tempo.
Ringraziamo il Signore per la fede in
cui ci custodisce e fa crescere noi e
quelli che ci affida. Questa lode non
basterà a dire al Signore la profondità della gratitudine per questo
dono, l’unico necessario, l’unico
veramente prezioso, rispetto al quale
è lode al Signore il silenzio e l’offerta segreta del cuore. E sentiamo
veramente la profonda verità di ciò
che è scritto: “Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli
camminano nella verità”.
p. Angelico Savarino
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Prospettive - 2 marzo 2014
omnibus
A Palermo realizzato intervento pionieristico di chirurgia ricostruttiva, unico in Italia
Una finestra sul futuro
Palermo è stato restituito il volto al quarantenne colpito da un raro tumore alle ossa
mascellari (osteosarcoma). Un intervento di ricostruzione cranio facciale,
unico in Italia eseguito dal prof.
Matteo Tutino, direttore dell’UOC
di Chirurgia plastica-craniomaxillofacciale dell’azienda ospedaliera
palermitana, insieme all’équipe
medica dell’Azienda ospedaliera
Villa Sofia-Cervello. Il cancro aveva
“divorato” bocca, palato, labbra, naso
fino agli zigomi e alla base del cranio. Un caso chirurgico rifiutato da
altri ospedali italiani.
Il paziente aveva il viso totalmente
deformato e da un anno e mezzo
veniva alimentato tramite PEG, non
poteva né parlare né mangiare, nè
bere, respirava male. “Abbiamo ridato dignità a questo uomo – dice Tutino – ora ha un volto”.
A
STORIA
È stato un paziente complesso sia per
la sede che per il tipo di tumore raro
(osteosarcoma), che colpisce maggiormente altri distretti corporei, la
gamba e il bacino. La localizzazione
di questo tumore sul viso è rarissima;
ha una storia particolare, già affetto
da tumore, operato precedentemente è stato irradiato per rino-faringioma,
ma dopo dieci anni nella
sede irradiata (nella sede
della radioterapia) ha avuto la manifestazione di
un’altra malattia osteo-sarcoma.
Operato una prima volta in un ospedale del Nord per la ricostruzione del
palato, ha subito dai cinque ai sei
interventi. Adesso si trovava con
tumore recidivato in rapida evoluzione e incontrollabile che nel giro di 15
giorni anche dopo embolizzazione
(ultima spiaggia) è raddoppiato, e
vedendolo in quelle condizioni i
medici consigliarono di vederlo tra
un mese e non l’hanno voluto operare, poiché erano convinti che sarebbe
vissuto a stento qualche settimana.
Il prof. Tutino, con coraggio e determinazione professionale ha tolto il
tumore, infatti adesso nella cavità del
cranio non ha tumore nonostante
abbia le metastasi polmonari, sottolinea “ho fiducia nelle condizioni in
cui si trova; non possiamo dire quanto vivrà, ma abbiamo cercato di
migliorare in ogni caso la qualità del-
la vita, respira normalmente, non
beveva bene da due anni, ci aspettiamo grazie alla camera iperbarica, una
volta che la ferita rimargina bene,
una riabilitazione odontoiatrica,
applicando una protesi otturatoria per
la graduale riabilitazione masticatoria ortognatodontica”.
Lella Battiato
Intervista al Prof. Tutino
Qual è l’obiettivo? Noi vogliamo ottenere che
mangi normalmente.
Le difficoltà incontrate? Un intervento ad alto
indice di mortalità sul tavolo operatorio (intraoperatorio), ma realizzato in un unico step con la
rimozione del tumore e la ripresa delle caratteristiche del volto, capacità di parlare e respirare.
La situazione attuale del paziente? “È diventato uno di noi con umore alto, passeggia nella
corsia del corridoio, scherza con le infermiere,
ha scritto su un foglio “rivedrò la primavera”.
Sul piano psicologico il paziente può essere
visto in fase di recupero e sta ripristinando (la
sua autostima) e la sua ferita corporea, importante è la sintesi tra armonia e funzione”.
Come è stato programmato il lavoro? Noi
impostiamo il nostro lavoro secondo un approccio multidisciplinare attento ai bisogni fisici e
psicologici del paziente. Ho diretto il team multidisciplinare lavorando in équipe, a cui hanno
partecipato Damiano Mazzarese, primario di
anestesia di rianimazione, il dott. Silvio Licata,
chirurgo vascolare, in dieci minuti ha isolato le
arterie del collo, per consentire il controllo e
l’arresto di un’eventuale emorragia che si pote-
va verificare durante l’intervento asportando il
tumore, dott.ssa C. Mossuto, D. Bagnasco, D.
Burrascano, i terapisti G. Giacobelli e Marino, per la camera iperbarica, (indicata perché
questo tipo di tumore trova limitazione della
crescita in presenza di ossigeno ma ancor di più
per facilitare la pronta guarigione delle ferite
chirurgiche) a Partinico; si fanno settimanalmente esami necessari a diagnosticare eventuale
recidiva del tumore. Per la terapia riabilitativa
della deglutizione, l’otorino dott. Gino sta eseguendo una ginnastica funzionale particolare,
nonché l’endoscopista Li Calzi, il broncoscopista che studia gli aspetti correlati alla respirazione e primario di servizio di radiologia Francesco Gioia, contribuisce nell’interpretazione
scrupolosa della diagnostica per immagini.
Intervento pionieristico? Sicuramente, ma la
particolarità di questo intervento non è per il
trapianto facciale ma per la rarità del caso. Dal
punto di vista scientifico aprirà le porte a nuove
terapie riabilitative endorali, e gli orizzonti
all’utilizzo nella fase di ricostruzione secondaria
di cellule staminali. Siamo stati autorizzati
come Unità e centro di riferimento regionale per
la banca di tessuti e medicina rigenerativa ed
essere operativi entro sei mesi per fare i primi
espianti e trapianti di tessuto.
Il suo approccio con il paziente? Un problema
umano di ogni medico cha ha fatto parte del
team, ma anche un impegno morale, per un
uomo devastato da una grave malattia, per rientrare in famiglia ed uscire da Villa Sofia senza
maschera, che ognuno di noi si è portato a casa,
ma con distacco abbiamo partecipato tutti; una
buona integrazione con il team di medici e
infermieri (pre- e post-operatoria) che hanno
saputo come affrontare il problema poiché preparati alla procedura durante svariati incontri di
preparazione all’intervento.
Il successo di questo intervento? L’approccio
multidisciplinare è questa la chiave del successo
della terapia chirurgica, dal medico all’infermiere ognuno a saper svolgere il proprio ruolo, ma
anche motivazionale all’intervento era stato da
me svolto personalmente sia col paziente che
con i suoi parenti. Ho condiviso le sofferenze
con lui, ci ha sensibilizzato poiché mi ha detto
“preferisco morire sul tavolo operatorio, che
vivere in quelle condizioni”.
I dati dell’anno giudiziario 2013 del Tribunale ecclesiastico siculo
ono state oltre un
migliaio (1.133 per la
precisione), le cause trattate dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo nel corso dell’anno 2013. Lo ha
comunicato il presidente del Tribunale mons. Vincenzo Murgano, nel
corso dell’inaugurazione del nuovo
anno del Tribunale Ecclesiastico
Regionale Siculo, che è stato celebrato martedì scorso nell’Aula
Magna della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. Tra i dati snocciolati nel corso della presentazione, l’esclusione dell’indissolubilità del
Matrimonio e l’esclusione della prole che sono tra i motivi di gran lunga
addotti per la nullità nelle cause
matrimoniali e concluse con sentenza nel corso dell’anno 2013 presso
l’organo giudiziario Ecclesiastico.
S
La fragilità dei legami sgretola le famiglie
Alla base dello sgretolamento delle
famiglie la fragilità dei legami”.
“Nel quotidiano servizio in Tribunale – afferma mons. Murgano - assistiamo con dolore al dramma dello
sgretolarsi di famiglie che spesso
crollano proprio per la fragilità dei
legami, legami nei quali il sentimento di amore iniziale era intrecciato
con fragilità personali, dubbi relazionali, individualismo sempre più
accentuato, difficoltà a concepire il
matrimonio come legame indissolubile e impegno di fedeltà per sempre.
Ciò che maggiormente preoccupa è
il constatare come negli ultimi anni
sono in netta crescita i casi di simulazione parziale per esclusione del-
Serra Club a Caltagirone
Il distretto 77 Sicilia e Calabria di Serra International si è
arricchito di un nuovo club. È stato costituito il Serra club
nella diocesi di Caltagirone, con la benedizione del Vescovo
Mons. Calogero Peri ofm. capp.. La cerimonia, con la consegna della charter d’incorporazione in Serra International,
ha visto la partecipazione del presidente nazionale, avv.
Antonio Ciacci, del vicepresidente internazionale, dott.
Dante Vannini, e di numerose autorità civili e serrane presso
la chiesa SS.mo Salvatore sede del mausoleo del servo di
Dio don Luigi Sturzo.
l’indissolubilità e per esclusione della prole”.
Mons. Murgano ha poi fornito i dati
riguardanti l’attività del Tribunale
nell’anno trascorso. Nell’anno 2013
sono state introdotte 296
cause che si sono aggiunte alle 837 pendenti al 1°
gennaio 2013 e pertanto
ne sono state trattate
1133. Nello stesso anno
si sono concluse con sentenza 309 cause - di cui
241 con sentenza affermativa e 68 con sentenza
negativa - 18 sono state
archiviate e 8 sono state
dichiarate perente, per un
totale di 335 cause concluse. A queste si aggiungono 26 cause per le quali il Collegio ha ritenuto
necessario un dilata, per l’acquisizione di nuove prove, al fine di poter
raggiungere la certezza morale.
Nell’anno 2013 sono state pubblicate 300 sentenze, cui vanno aggiunte
le 21 in attesa di pubblicazione alla
data del 31 dicembre e sono state
inviate al Tribunale di Appello 277
cause, di cui 272 al Tribunale Ecclesiastico Regionale Campano e d’Appello e 5 al Tribunale della Rota
Romana.
Al 1° Gennaio 2014, l’organico del
Tribunale risulta così costituito:
Vicario Giudiziale, 24 Giudici, 1
Uditore, 20 Difensori del Vincolo, 1
Promotore di Giustizia, 3 Patroni sta-
bili, 1 Cancelliere, 1 Responsabile
Amministrativa, 1 Archivista, 9
Notai stabili, 17 Notai esterni, 3
Ausiliari. All’albo dei Procuratori e
Patroni sono iscritti 91 Avvocati, di
cui 33 Avvocati Rotali. All’albo dei
Periti sono iscritti 7 Psichiatri, 50
Psicologi, 2 Ginecologi, 1 Andrologo, 2 Traduttori e 5 Grafologi.
Commentando questi risultati Mons.
Murgano si è detto particolarmente
soddisfatto per il lavoro svolto. In
particolare ha evidenziato come
rispetto al 2012, quando c’erano 894
cause pendenti, al 2013 quando erano 837, nel 2014 si è giunti a 798
cause pendenti, nonostante vi sia stato un aumento delle
cause
introdotte.
“Questo si è reso possibile – commenta
Murgano – grazie alla
reimpostazione
del
lavoro del Tribunale e
alla razionalizzazione
delle risorse con l’istituzione di una nuova
figura, il Giudice
ponente, un giudice
della stessa diocesi
delle parti che cura in
loco l’istruttoria della
causa”.
La prolusione è stata
tenuta dal Presidente del Pontificio
Consiglio per i testi legislativi, il cardinale Francesco Coccopalmerio che
ha sviluppato il tema: “Questioni
relative alla attuale riforma del diritto penale canonico”. Alla cerimonia
hanno preso parte i vescovi delle 18
diocesi siciliane e numerose altre
autorità religiose, civili e militari
dell’Isola.
Grapin
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Prospettive - 2 marzo 2014
RUBRICHE
107 anni per suor Candida Bellotti,
la religiosa più anziana del mondo
“Non poteva esserci gioia più
grande che festeggiare il compleanno con papa Francesco”.
Così suor Candida Bellotti, che compie 107 anni, ha commentato lo
scambio di battute con il Pontefice,
subito dopo la messa mattutina alla
Domus Santa Marta. Appartenente
alla congregazione delle Ministre
degli Infermi di San Camillo, suor
Candida è la religiosa più anziana
del mondo. È stata perfino disposta
ad incontrare i giornalisti, curiosi di
conoscere la storia gioiosa di questa
vocazione centenaria. E lei ha risposto a tutti con piglio fermo e battuta
pronta, stupendo per la profonda
carica umana.
“In più di 80 anni di vita religiosa
non mi sono mai pentita della mia
scelta”, ha tenuto a precisare. “Solo
chi prova la felicità di accostarsi al
Signore può capire quanto è abbondante il suo amore per noi, e quanta
serenità lascia nel cuore”. Dieci i
Papi che si sono succeduti durante la
vita di suor Candida, fino a Francesco. “A lui – ha commentato – vanno
le nostre preghiere e il
nostro sostegno”.
Il segreto di tanta longevità? “Ascoltare la voce
di Cristo ed essere
docili alla sua volontà.
In tutta la mia vita ho
sempre pensato: dove
il Signore mi mette,
quello è il posto giusto
per me”. E a chi le chiedeva la sua preghiera
preferita, la suora camilliana ha risposto: “Il
...note bibliografiche
Suor Candida (al secolo Alma Bellotti) è nata a Quinzano (Verona) il
20 febbraio del 1907. Terza di dieci
figli, padre ciabattino e madre casalinga, è cresciuta in una famiglia
semplice e profondamente cattolica.
Inizia giovanissima a lavorare come
sarta; intorno ai vent’anni comincia
a sentire dentro di sé il desiderio di
farsi suora. Il suo confessore la indirizza verso “la croce rossa” di san
Camillo. Così il 5 gennaio del 1931,
egli ultimi tempi i contributi all’editoria si
sono costantemente ridotti. In particolare da due anni a questa parte, il
gettito statale è stato diminuito di
circa un terzo, ma i periodici non
profit, disciplinati dal comma 3 art. 3
della legge 250/90, nello stesso
periodo hanno subito una contrazione di quasi due terzi dei contributi:
dicembre 2011 = 100%; dicembre
2012 = 66,7%; dicembre 2013 =
44,7%
È evidente la diversità di trattamento
(nel taglio) rispetto a tutti gli altri
beneficiari dei contributi all’editoria.
Per questo, in ogni sede e in tutte le
forme, la Federazione Italiana dei
N
accompagnata dal padre e dal fratello, fa il suo ingresso nell’Istituto
delle Ministre degli Infermi di Lucca. Concluso il noviziato, prende i
voti il 16 luglio del 1932, alla presenza dell’allora arcivescovo di
Lucca monsignor Antonio Torrini.
Forte dei Marmi, Roma (dove ha
conseguito il diploma di infermiera), Torino, Camaiore, Viareggio
sono alcune delle località in cui ha
operato, nel servizio ai malati e
come formatrice di nuove vocazioni. Nel 2000, all’età di 93 anni, è
stata trasferita nella casa madre di
Lucca per un meritato riposo. Lucida e dinamica, dal mattino alla sera
segue pienamente la vita della
comunità: partecipa agli atti comuni
e alle celebrazioni eucaristiche, e
non fa mancare il suo contributo
gioioso e sagace.
®
Santo Rosario. Ma c’è anche un’altra preghiera che ripeto spesso
durante la giornata. Recita così:
Signore, ti lodo, ti adoro e ti ringrazio, per il tuo amore e la tua misericordia”. Semplice da memorizzare, e
ricca di contenuto.
La figura di suor Candida è un
esempio straordinario di vocazione camilliana vissuta con coerenza
e vivace semplicità, testimoniando
il messaggio caritatevole di san
Camillo verso i malati e i più bisognosi.
®
I periodici no profit chiedono il diritto ad esistere
settimanali cattolici
sta chiedendo che la
percentuale riservata
ai periodici non profit
venga elevata dal 5 al
7%.
Allo stato attuale si
tratta dell’unico modo
per rimediare a un evidente disparità nei
tagli.
Si chiede di modificare l’Articolo 2, comma
4: Il presente articolo
non si applica ai con-
tributi di cui all’articolo 3, comma 3,
della legge 7 agosto 1990, n. 250. Le
risorse complessivamente destinabili
a tali contributi sono pari al 5 per
cento dell’importo stanziato, per i
contributi diretti alla stampa, sul
pertinente capitolo del bilancio del
Dipartimento per l’informazione e
l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In caso di insufficienza delle risorse stanziate, si procede alla liquidazione del contributo
mediante riparto proporzionale tra
gli aventi diritto.
Ed in particolare la Fisc chiede que-
sta modifica: da “sono pari al 5 per
cento dell’importo stanziato” a
“sono pari al 7 per cento dell’importo stanziato”
Tale richiesta viene inoltrata per avere il diritto ad esistere in un momento di crisi generale che colpisce particolarmente la stampa.
Sarebbe veramente un grave vulnus
per l’opinione pubblica zittire coloro
che, per le traversie della vita, in una
società distratta si sono guadagnati il
triste appellativo di “fantasmi”, dei
quali proprio i periodici cattolici si
sono fatti megafono.
‘12 anni schiavo’, il cinema ripropone la schiavitù quale ferita della dignità dell’uomo
I film delle verità scomode
rriva nelle sale italiane
il film ‘12 anni schiavo’ pluricandidato agli Oscar di Los
Angeles del 2 marzo - ha conquistato 9 nomination - del regista inglese
Steve McQueen che conduce lo spettatore nella Louisiana di metà ottocento nella triste realtà dello schiavismo. La pellicola racconta la storia
vera di Solomon Northup (Chiwetel
Ejiofor), musicista di colore, nato
libero, nello Stato di New York. Sposato e padre di due bambini viene
drogato, rapito e venduto come
schiavo da chi credeva amico. Arriva
cosi a trent’anni nel 1841 nel Sud
degli Stati Uniti: comincia la sua
lunga odissea. Colpa delle diverse
leggi che vigevano negli Stati americani prima della Guerra Civile, per
cui a Washington (dove il protagonista fu rapito) la schiavitù era legale,
a differenza di quello che succedeva
a New York, città in cui viveva normalmente Northrup. Solomon si
ritroverà, suo malgrado in una piantagione di cotone. Ci rimarrà per
A
dodici lunghi anni. Sarà spogliato
oltre che della dignità di uomo persino del suo nome diventando semplicemente Platt, un “nigger” senza
alcuna storia personale. Anni bui per
la storia americana che ancora oggi
si confronta con una realtà che il
cinema ripropone quotidianamente,
quasi a voler esorcizzare e cancellare la grave ferita che ha segnato le
coscienze americane. Nell’ultimo
anno l’industria cinematografica statunitense ha prodotto due film con
un comune denominatore, la schiavitù. Il primo, Lincoln, film biografico
del 2012 diretto da Steven Spielberg,
narra della storia del presidente che
mise fine alla schiavitù americana. Il
secondo, ‘Django Unchained’, di
Quentin Tarantino è ambientato due
anni prima della guerra civile americana, ed ha come protagonista Jamie
Foxx nel ruolo di Django, schiavo
che troverà vendetta e libertà; naturalmente nello stile unico del regista
Tarantino. Film, questi ultimi, diversi ma che riportano un pezzo di sto-
ria americana sul grande schermo.
Cosi anche ‘12 anni schiavo’ si inserisce in un filone che cerca di fare i
conti con la schiavitù mostrando al
pubblico una visione distaccata e trasparente. Stavolta il regista inglese
sceglie la strada della brutalità delle
immagini, della concretezza dei
gesti, della crudeltà nascosta
tra le parole che nelle offese
bruciano più di centinaia di
colpi di frusta. Se Tarantino
racconta a suo modo la liberazione di uno schiavo,
McQueen, invece lo fa, in
maniera concreta, senza
alcun ‘edulcorante’. La
schiavitù viene denunciata in
maniera esplicita e senza
troppi giri di parole. Non si
stupirà lo spettatore, quindi,
se durante le sequenze del
film il regista con lunghi piani-sequenza mostrerà percosse, fustigazioni, e torture di
ogni genere in maniera estrema, al limite del sadismo.
Senza cedere, però, al pietismo e alla
commiserazione. Mentre risolverà la
questione legale - la causa del protagonista contro chi l’ha rapito e venduto - solo con delle didascalie nei
titoli di coda.
Il protagonista del film ritornerà,
dunque, libero solo nel 1853, otto
anni prima che scoppiasse la prima
Guerra di secessione statunitense e
12 anni prima che il presidente americano Abraham Lincoln abolisse la
schiavitù. Troverà la libertà grazie
all’interessamento e alla pietà umana
di Bass, abolizionista canadese,
interpretato da Brad Pitt. Una sceneggiatura (John Ridley) che lascia
da parte la retorica e preferisce guardare in faccia la realtà anche se brutale e violenta. Insomma un film per
stomaci pesanti ma dal grande
impatto emotivo. La pellicola, si
diceva all’inizio, è tra le più attese
dell’anno dopo la prima mondiale al
festival di Toronto di settembre
dove ha vinto il premio del pubblico. L’Academy americana lo
ha candidato nelle seguenti
categorie: Miglior film, Miglior
attore (Chiwetel Ejiofor),
Miglior attore non protagonista
(Michael Fassbender), Miglior
attrice non protagonista (Lupita
Nyong’o), Miglior regia (Steve
McQueen), Miglior sceneggiatura non originale (John Ridley)
Miglior montaggio (Joe Walker), Miglior scenografia
(Adam Stockhausen), Migliori
costumi (Patricia Norris). E di
sicuro sarà un successo.
Filippo Cannizzo
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N° 08 Domenica 2