A PAG. 3 Catania - anno XXX - n. 8 - 2 marzo 2014 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità LA SCUOLA IN CIMA alle PRIORITÀ del NUOVO GOVERNO “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” TRECASTAGNI: 1ª GIORNATA VOCAZIONALE Primo Concistoro di Papa Francesco: Creati 19 nuovi Cardinali Artigiani di pace Le 10 “c” di Papa Francesco: Chiesa, carità, comunione, collegialità; Camminare, costruire, confessare; Curia, collegio cardinalizio, comunità ecclesiali alle pagine 6/7 CONFERENZA: CATANIA NOBILE TRA ’500 E ’600 L a metafora del cammino ritorna frequente nei discorsi di Papa Francesco ed in occasione del primo Concistoro in San Pietro l’immagine della Chiesa in cammino è assunta ad icona dell’attuale momento storico e del pontificato di Papa Bergoglio. Ai neo cardinali, eminenze e principi della Chiesa, il Papa ha raccomandato di essere “servitori” e non “padroni” a sentirsi parte viva della Chiesa e non della “corte pontificia”. Parole forti che scardinano l’idea istituzionale e monocratica della Chiesa, favorendo il passaggio della Chiesa apparato alla dimensione comunitaria del servizio e della cooperazione. È questa una vera rivoluzione che fa assumere al primato petrino un’interpretazione, innovativa e originale, rispetto alla Tradizione. La presenza in San Pietro del Papa emerito, Benedetto XVI, al quale sono andati commossi applausi, è stato un evento particolare e storico nella documentazione dei Concistori vaticani. La Chiesa “ha bisogno di voi, della vostra collaborazione, e prima ancora della vostra comunione, comunione con me e tra di voi, ha detto Papa Francesco. La Chiesa ha bisogno del vostro coraggio, per annunciare il Vangelo in ogni occasione opportuna e non opportuna, e per dare testimonianza alla verità. La Chiesa ha bisogno della vostra preghiera, per il buon cammino del Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, viene creato cardinale. Foto Siciliani-Gennari/SIR gregge di Cristo, la preghiera che, con l’annuncio della Parola, è il primo compito del Vescovo. Giuseppe Adernò segue a pag. 2) Il Segretario generale della CEI, 0ons. Nunzio Galantino, incontra i Vescovi di Sicilia a pagina 9 107 ANNI PER LA SUORA PIÙ ANZIANA AL MONDO Una visita per conoscere le priorità dell’isola na visita quale modalità di comunione, volta a sollecitare e a raccogliere domande e indicazioni utili al lavoro della Segreteria Generale della CEI”. Il neo segretario mons. Nunzio Galantino, mercoledì scorso, ha incontrato i Vescovi dell’Isola, riuniti per la Sessione invernale, nella sede della Conferenza Episcopale Siciliana sotto la presidenza del card. Paolo Romeo. Con i presuli di Sicilia ha affrontato i diversi temi che preoccupano le Chiese di Sicilia a cominciare dalla famiglia, dalla disoccupazione e dall’immigrazione e dalle altre diverse questioni sociali. La visita era stata stabilità già nel corso dell’ultimo Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana a Roma. “Sono venuto qui per sapere cosa posso fare per i vescovi di Sicilia – ha detto Galantino cioè cosa la nostra Segreteria può fare per loro. Insomma sono venuto a prendere ordini. Non è la “U prima volta che vengo in Sicilia e infatti conosco personalmente molti dei vescovi con i quali ho lavorato in precedenza”. Tra gli argomenti affrontati quello della disoccupazione e della famiglia sono stati sotto la lente d’ingrandimento del segretario della Cei. “Dal nuovo Governo ci aspettiamo che si metta mano alla cosa pubblica - ha aggiunto - soprattutto che si stabiliscano delle priorità serie, non ideologiche o ideologizzate. In questo momento è sotto gli occhi di tutti l’importanza della centralità della famiglia, fatta di padre, madre e figli, perché sono la stragrande maggioranza delle persone. Di sicuro c’è il problema del lavoro e l’attenzione ai giovani. Insomma c’è da dare dei segnali che possano rimettere in cammino le speranze della gente. Il problema della disoccupazione è un vero dramma. Basta camminare per strada, incontrare seriamente le per- sone e non nei teatri per rendersi conto che la disoccupazione è un fatto serio, ma non da oggi. Non mi pare che la Chiesa stia con le mani in mano. Basta girare per le piccole e grandi diocesi e vedere che tipi di interventi si fanno. Però è chiaro che a coloro i quali guidano la cosa pubblica si chiede 3inRGrassR (segue a pagina 2) a pagina 12 2 Prospettive - 2 marzo 2014 sommario al n. 8 PRIMO PIANO Rapporto Istat: Decresce la Lettura in Italia _________3 Pietro il Venerabile fece tradurre il Corano _________4 Indietro nel tempo intervistando Franca Florio __5 Un volume sulla figura di Mario Cortellese ________5 INFORMADIOCESI Notizie in breve ___________6 Dall’Istituto San Luca ______6 Dall’UPG________________6 DIOCESI La vita di Sant’Agata cuntu in versi e musica _____8 Bioetica: riequilibrare lo scompenso della destrutturazione culturale ___9 A Palermo realizzato intervento pionieristico di chirurgia ricostruttiva ___11 Diritto ad esistere dei periodici no profit _____12 Direzione amministrazione e redazione: via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Progetto grafico: Patrizia Di Blasi - SRI spa. 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(Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso alle ore 13.00 di mercoledì 26 febbraio 2014 Ucraina: l’Europa sarà la soluzione dei problemi interni? eposto l’ex presidente Viktor Yanukovich, l’Ucraina si appresta al ritorno alla normalità. Entro pochi giorni si formerà un nuovo governo d’unita nazionale in attesa delle prossime elezioni. A capo del Paese è stato nominato ad interim, Oleksandr Turcinov, ex braccio destro di Yulia Tymoshenko, ex premier, protagonista nel 2004 della famosa rivolta arancione e liberata dopo quattro anni di detenzione. Cosi dopo tre mesi di proteste si è arrivati ad una sorta di resa dei conti. Ma cosa ha portato fuoco e sangue nell’ex Paese sovietico? Le proteste hanno preso il via lo scorso novembre, il 21 per l’esattezza, dopo la negazione dell’accordo di associazione con la Ue dell’allora presidente Viktor Yanukovich. Con quest’ultimo intenzionato a rilanciare le relazioni con la Russia. In risposta migliaia di persone si sono riversate in strada in segno di protesta chiedendo a gran voce di sospendere ogni accordo filorusso. Dalle proteste pacifiche si è passati alla violenza. Il 30 novembre iniziano i primi pesanti tafferugli tra polizia e manifestanti: bilancio di trentacinque persone arrestate. L’indomani, Kiev, è invasa da una folla impressionante. Trecento mila persone rivendicano libertà d’espressione e di manifestare. Si tratta della più grande manifestazione dai tempi della Rivoluzione Arancione. Intanto i rapporti economici con la Russia non vengono sospesi ma rilanciano un accordo che prevede l’investimento da parte del Cremlino di 15 miliardi di dollari in titoli di stato ucraini per ridurre di un terzo il prezzo del gas che viene venduto all’Ucraina. Le proteste sembrano calmarsi ma l’approvazione da parte del governo di leggi che limitano pesantemente raduni e cortei non autorizzati riaccendono le proteste in buona parte D (continua da pag. 1) ARTIGIANI... La Chiesa ha bisogno della vostra compassione soprattutto in questo momento di dolore e sofferenza in tanti Paesi del mondo”. Nella sequenza dei “bisogni” della Chiesa si comprende l’attualità del momento storico che attraversiamo e la necessità della collaborazione, del coraggio, della preghiera e della compassione. I tre verbi di azione: camminare, costruire, confessare, con i quali Papa Bergoglio ha iniziato il suo pontificato nel mese di marzo dello scorso anno, scandiscono, come un ritornello, il ritmo delle tappe significative del suo pontificato, che procede raccogliendo sempre positivi consensi, come dimostrano i numerosi pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, e tra questi numerosi sono anche i non praticanti, che hanno visto in Papa Francesco un nuovo modo di essere e di costruire la Chiesa. Mons. Fernandez, rettore della pontificia università argentina, uno dei primi Vescovi nominati da Papa Francesco, ha messo in evidenza l’azione e il movimento di uscire verso le periferie. La dinamica dell’esodo, del dono, dell’uscire da sé per incontrare gli altri, connotano il magistero e l’azione pastorale di Papa Francesco, che cerca, incontra, tocca la carne martoriata del Cristo nei profughi, negli emarginati, nei sofferenti. Genesi di una crisi in via di risoluzione del Paese. Il pugno duro di Yanukovich non paga. Anzi incrementa in mo anche l’ex ministro degli Esteri Arseniy Yatsenyuk, del partito di Foto AFP/SIR) bero dei venticinque edifici pubblici occupati. Sembra essere tornata una nuova tregua con il Parlamento deciso a trovare una soluzione accomodante per il bene del Paese. Ma il 18 febbraio la piazza si incendia nuovamente. La polizia ferma i manifestanti in marcia: 26 persone perdono la vita negli scontri a Kiev, 7 poliziotti e 13 dimostranti; centinaia i feriti. Poi l’epilogo finale. La Rada, il Parlamento ucraino, vota la destituzione di Viktor Yanukovich, e annuncia le elezioni presidenziali anticipate per il 25 maggio. Adesso ci sarà un governo di transizione in grado di portare il paese alle prossime elezioni di maggio. Certa la candidatura della leader Tymoshenko. Per il prossimo capo del governo, uno dei favoriti è Petro Poroshenko, parlamentare di un gruppo indipendente, ma si parla anche di Arseniy Yatsenyuk, autorevole capo dell’opposizione protagonista delle proteste e dei negoziati con Yanukovich. Quanto alle reazioni dei capi di Stato europei, ampio sostegno è arrivato da Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti con il ministro degli Esteri inglese, Hague, che ha annunciato il sostegno economico al governo di Kiev grazie al Fondo monetario internazionale. Quanto all’ex presidente, fuggito da Kiev, indagato per uccisioni di massa, voci non ufficiali lo vorrebbero in Crimea presso una base navale russa. maniera esponenziale le violenze di piazza: sale il numero delle vittime. Contro la dura politica del regime si sono scagliati negli ultimi mesi anche i tre leader dell’opposizione che hanno sostenuto le proteste in piazza. L’ex pugile Vitali Klitschko, deputato presso l’Alleanza democratica ucraina per la riforma sostenitore dell’Unione Europea e prossimo candidato come presidente alle future elezioni. Tra gli oppositori trovia- Yulia Timoshenko seconda forza politica del paese, capo dell’opposizione ed Oleh Tiahnybok, leader dei nazionalisti di estrema destra di ‘Svoboda’ (Libertà). Il 23 gennaio, altra tappa cruciale nella crisi ucraina, viene siglata una tregua tra il governo centrale e i leader dell’opposizione. Non si placano, però, le proteste nonostante l’abrogazione delle leggi anti-protesta e l’amnistia condizionata per i dimostranti. Ovvero, la liberazione previo sgom- Noi possiamo camminare quanto vogliamo, possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo e non testimoniamo il Cristo con la nostra vita e come se costruissimo un castello di sabbia, senza consistenza. Anche questa immagine s’inserisce nei ritmati richiami, alla sincera comunione, evitando la maldicenza, gli intrighi, le chiacchere, le cordate, il carrierismo, le rivalità, le invidie e le fazioni, tutti gesti che rivelano la pochezza e la debolezza della mentalità del mondo e del pensare mondano. L’invito rivolto ai 19 neo cardinali, provenienti da 15 Paesi, ad essere: “Uomini di pace” e “Artigiani di pace”, capaci di costruire con le proprie opere, preghiere e desideri, una vera pace che si affermi e si diffonda in tutto il mondo, è il segno della nuova primavera che comincia a fiorire ed il Collegio cardinalizio che si compone di 218 eminenze, di cui 122 elettori, rappresenta la Chiesa universale in cammino con Gesù che va avanti e poi il successore di Pietro che apre la fila. Le riflessioni del Santo Padre sull’azione ed il “movimento” sono chiare e precise, non si prestano a diverse interpretazioni e l’azione del camminare comporta l’accoglienza di un invito, la generosa risposta: “Eccomi” e quindi un alzarsi, uscendo dal recinto dei privilegi e delle apparenti garanzie. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani: siamo vescovi, preti, cardinali, papi, ma non discepoli del Signore! Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia - ha detto ancora Papa Francesco - abbiamo il coraggio - proprio il coraggio di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria, Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti”. Nell’esortazione che accompagna l’imposizione della berretta cardinalizia si rinnova l’invito al “coraggio”, ad essere pronti a comportarsi con fortezza” usque ad sanguinis effusionem “per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquilli- tà del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Romana Chiesa”. Ecco la regola e l’esortazione di Papa Francesco per la Chiesa di oggi “Camminiamo insieme dietro il Signore, e lasciamoci sempre più convocare da Lui, in mezzo al Popolo fedele, alla santa madre Chiesa.” Nella sequela del Cristo e nell’azione del camminare, si colloca l’invito al coraggio che si colma di speranza, di fiducia e di misericordia, che si alimenta con la carità, l’attenzione ai poveri e agli emarginati delle periferie, che rende forti nel lottare contro ogni discriminazione, così da raggiungere presto la meta e i verdi sentieri della speranza. (continua da pag. 1) UNA VISITA... problema dell’immigrazione non è un problema dell’Italia né tantomeno della Sicilia, ma di tutta quanta l’Europa, finché non ci si renderà conto di questo, purtroppo non si andrà molto lontano. Lo sanno tutti cosa sta facendo l’Italia all’indomani del dramma di Lampedusa, con l’iniziativa “Mare nostrum” che ha salvato tantissime vite proprio in questi ultimi tempi e debbo dire che i segnali ci sono. Però penso che la Chiesa ha avuto e sta avendo un ruolo davvero esemplare. Pertanto io dico che l’otto per mille alla Chiesa è proprio per questo molto ben speso”. molto di più. Si chiede di programmare e progettare in maniera tale che questo dramma possa essere almeno ridotto, tanto per cominciare”. Sul problema dell’immigrazione e dei continui sbarchi in Sicilia mons. Galantino ha le idee chiare. “Devo dire che la Sicilia viene vista da tutti quanti noi come un modello di accoglienza, non accoglienza fatta di progetti campati in aria, ma concretamente. So che le più grandi realtà di accoglienza sono quelle legate alle nostre realtà di Chiesa, quindi assodato questo è evidente che finché l’Europa non si renderà conto che il Maxwell ® ® 3 Prospettive - 2 marzo 2014 Il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri punta ad una società più coesa attraverso la scuola Una scuola dove la cultura sia bussola di scelte responsabili l nuovo Governo Renzi nasce con nomi e volti nuovi e si auspica che insieme la nuova squadra di Governo possa far uscire l’Italia dalla palude e recuperare la tanta attesa serenità e il benessere dei cittadini. Nel nome del gruppo di appartenenza del nuovo Ministro “scelta civica” è insito il programma di attenzione alla società, alla ricerca del bene comune e per la scuola alla conquista di uno “star bene a scuola” che tante volte è stato annunciato, promesso e mai conseguito. La glottologa Stefania Giannini sale adesso lo scalone d’onore del Palazzo della Minerva a Viale Trastevere, occupando il posto della collega, rettore di università, Maria Chiara Carrozza. Tutti i giornali presentano il suo profilo biografico: nata a Lucca 53 anni fa, segretario di Scelta Civica, entrata da poco nella politica e credo con buone intenzioni, annunciando impegno, merito e autonomia. Il patrimonio di entusiasmo ed energia che Renzi sta portando in politi- I ca, secondo la senatrice annuncia una nuova stagione che dovrebbe avere le caratteristiche di «un risultato storico e rivoluzionario». La matrice professionale: la glottologia, lo studio delle lingue, i rapporti con l’estero, i progetti formativi Erasmus, costituiscono segnali positivi di attenzione verso lo studio delle Lingue e ne saranno ben lieti i docenti di Inglese, di Spagnolo, di Francese e di Tedesco. Il Ministro Giannini ha enunciato alcuni principi ai quali s’ispirerà il suo lavoro: autonomia reale ai singoli istituti scolastici, valutazione, riqualificazione del personale docente (formazione e aggiornamento), sostegno alle famiglie (anticipazione del diritto allo studio). Per l’Università punterà su tre concetti chiave: «merito», «diritto allo studio» e «competizione e cooperazione». Se tutte queste cose saranno realizzate, possiamo sentirci soddisfatti, ma si teme che gli ostacoli e la lentezza della burocrazia rallentino gli entusiasmi e le buone intenzioni. La scuola ha bisogno di forze nuove, di entusiasmo e di energie per camminare e correre sul tapis roulant del progresso tecnologico e dovrebbe avere il coraggio di accogliere la richiesta di far scendere dalla car- rozza quanti sono stanchi e vivono la scuola con sofferenza, trasmettendola di conseguenza agli alunni e appesantendo il carico del disagio per i traguardi non conseguiti. Favorire il pensionamento di quanti, con quarant’anni di servizio, sono stanchi di stare a scuola, sarebbe la prima scelta operativa che darebbe slancio alla scuola che cresce, attivando un ricambio, che porti a scuola forze fresche e nuove competenze linguistiche e informatiche. Il lavoro svolto presso l’Università per stranieri di Perugia ha consentito alla senatrice Giannini di conoscere da vicino il processo d’intercultura che la scuola vive e, quindi, nel ricambio generazionale dall’abbassamento del livello culturale della società, con l’aggiunta della mancanza di politiche di incentivazione a favore dell’acquisto di libri ed una mancata promozione della Lettura da parte dei media. Se ognuno di questi elementi ha in parte contribuito all’aumento di questa disaffezione, specie negli ultimi anni, è anche vero che la famiglia ha perso notevolmente quel ruolo di educatrice nei confronti delle nuove generazioni. I più giovani, sempre più assuefatti dalle nuove tecnologie e dall’avvento del web, non possiedono più quella curiosità che in passato destava il mondo dei libri: persino la recente diffusione degli e-book non ha fermato questo processo di allontanamento graduale da queste realtà culturali. L’apporto del contesto familiare, in cui avviene di fatto la formazione dell’individuo, deve giocare un ruolo fondamentale in tal senso: se abituato da piccolo alla Lettura, al di là degli input provenienti dall’ambiente scolastico, il bambino crescendo potrà sviluppare quell’attitudine alla Lettura, che da grande gli consentirà di acquisire quegli strumenti necessari per decodificare la realtà intorno a lui. Investire sul futuro si può, basta iniziare dai gesti quotidiani e dai fondamenti della società. della scuola, anche la presenza degli alunni extracomunitari, che aumentano sempre più, potrà essere un campo di azione e di attenzione del nuovo Ministro. In questo primo semestre europeo, che sarà guidato dall’Italia, il contributo del Ministro Giannini sarà efficace, anche per la contrazione delle direzioni generali del Ministero e la scomparsa della Direzione Generale per gli Affari Internazionali. Saranno tante le priorità del mondo della scuola, spesso trascurata ed elencata sempre per ultima nella carrellata dei Ministeri. Mettere in sicurezza gli edifici scolastici, evitare gli abbandoni da parte dei giovanissimi, favorendo una scuola bella, agevole, dinamica e operativa, sostenere la formazione del personale docente ed incrementare i compensi per il personale della scuola sono auspici, consigli, suggerimenti ed oggi anche necessità, impellenze e garanzie di futuro. Il crono-programma che il giovane presidente del Consiglio ha messo in cantiere fa ben sperare che si vedranno positivi frutti ed in molti si attendono segni concreti. Questo sarà, forse, l’ultimo treno da prendere. Alcuni giornalisti hanno scritto: La Giannini si è sempre mostrata determinata, già dal momento in cui è stata nominata coordinatrice politica di Scelta Civica lo scorso novembre. Vedremo se riuscirà ad avere il peso politico sufficiente per cambiare le cose nel campo della Scuola, forse il settore tra i più martoriati della nostra Italia. È proprio in questo settore “martoriato” che occorre intervenire e puntare, se si vuole che anche gli altri settori: industria, commercio, turismo, si sviluppino e diano positivi segni di crescita. L’attenzione alla scuola, agli insegnanti, all’educazione, alle famiglie che il Presidente del Consiglio ha rivolto al mondo della scuola nel primo discorso al Senato sono segni di positività e di particolare attenzione che fanno ben sperare per le “rivoluzioni” che il Governo intende adottare per lo sviluppo della società italiana. Al nuovo Ministro si chiede, in coerenza con il nome della lista che rappresenta, di restituire alla scuola la sana educazione civica, perché gli studenti, futuri cittadini domani, si preparino con responsabilità e impegno alle tante “scelte” che dovranno affrontare e saranno tutte scelte civiche per una società migliore e si chiede, inoltre, di voler favorire ed accogliere le istanze di sperimentazione delle scuole, che desiderano attuare il progetto del Liceo in quatto anni e sono già pronte per tale sperimentazione. A.DiG. GiAd Divulgato il rapporto dell’Istat sulla situazione della Lettura negli ultimi anni in Italia isogna pur ammettere che, la maggior parte dei problemi esistenti nell’attuale società italiana, viene ormai ricondotta, e molto spesso con enorme facilità, alla situazione di crisi, in cui da qualche anno sta vivendo il Paese, ma non sempre è realmente così, soprattutto in ambito culturale ed in particolar modo nel versante della Lettura. La sempre maggiore disaffezione degli italiani nei confronti della Lettura non può di certo essere una conseguenza diretta ed incontrovertibile della crisi: se in parte potrebbe esserlo, considerato il massiccio calo delle vendite e le non poche difficoltà incontrate dalle case editrici, costrette ad attivare numerose strategie per incentivare la fruizione dei loro prodotti, non può esserlo in modo totalizzante, in quanto viene offerta all’utenza la possibilità di poter usufruire, in maniera totalmente gratuita, del ricco patrimonio librario custodito da numerosi enti, presenti in modo capillare all’interno del tessuto insediativo del Paese. Dunque, si può concludere che i dati allarmanti, contenuti nel report che l’Istat ha diffuso lo scorso dicembre e riferibili agli ultimi due anni, 2012 e 2013, non dipendono strettamente dalla sfavorevole realtà economica. Ma allora, quale elemento può rappresentare la causa di questo crescente fenomeno? Dove bisogna ricercare cause ed eventuali ‘colpevoli’? Per comprendere meglio la situazione, bisogna delineare brevemente la realtà italiana, con l’ausilio di qualche dato percentuale, emerso B Cresce la disaffezione alla Lettura. Ricominciare dalle agenzie educative dalle ultime indagini. Nel corso del 2013, soprattutto rispetto all’anno precedente, la soglia di lettori è scesa di 3 punti percentuali, per stabilizzarsi al 43%, all’interno del quale inizia ad imporsi nettamente una differenza comportamentale, relativa al genere maschile e femminile: le donne, che nel corso dell’anno leggono almeno un libro, sono il 49,3%, contro il 36,4% degli uomini. Sicuramente la lettura, soprattutto tra i giovanissimi, è fortemente condizionata dalla scuola, ma soprattutto dall’ambiente familiare. Infatti, i ragazzi con entrambi i genitori lettori hanno una propensione notevolmente maggiore alla Lettura, rispetto ad altri che non hanno nessun genitore che legga. Questo dato assume una maggiore rilevanza se si considera che, in assoluto, la fascia d’età in cui si legge di più è quella collocabile tra gli 11 ed i 14 anni, pari al ben 57,2%. Un’ulteriore differenza si registra tra le diverse zone territoriali: la percentuale di lettori al nord è decisamente maggiore, rispetto a quella del sud. Una persona su due si definisce non lettore. Inoltre, nel corso dello scorso anno si è assistito anche alla diminuzione del numero dei lettori ‘forti’, ovvero di coloro i quali leggono almeno un libro al mese: dal 14,5% del 2012 al 13,9% del 2013. Alla luce dei risultati del report, gli editori hanno espresso i loro pareri circa la situazione della Lettura nel nostro Paese e questa continua disaffezione nei confronti dei libri. La prima causa di questo fenomeno può essere rappresentata dall’inesistenza di adeguate ed efficaci politiche scolastiche, atte ad educare le nuove generazioni alla Lettura. Un fattore determinante può essere costituito 4 Prospettive - 2 marzo 2014 PRIMOPIANO Pietro il Venerabile, l’abate di Cluny che fece tradurre il Corano La frenetica corsa verso la santità ietro il Venerabile (1092-1156), abate di Cluny, è oggi pressoché sconosciuto; eppure, la sua personalità ha molti aspetti che potrebbero risultare stimolanti per la Chiesa di oggi, tra cui l’impegno per la riconciliazione e uno sguardo benevolo nei confronti delle altre religioni. La figura di Pietro il Venerabile ci riconduce alla celebre abbazia benedettina di Cluny, al suo «decoro» e al suo «nitore», che si ammirano soprattutto nella bellezza della liturgia, via privilegiata per giungere a Dio. Più ancora che questi aspetti, la personalità di Pietro richiama la santità dei grandi abati cluniacensi: a Cluny <<non ci fu un solo abate che non sia stato un santo>>, affermava nel 1080 il papa Gregorio VII. Tra questi santi si colloca Pietro il Venerabile, il quale raccoglie in sé un po’ tutte le virtù dei suoi predecessori, sebbene già con lui Cluny, di fronte agli Ordini nuovi come quello Cistercense, inizi a risentire qualche sintomo di crisi. Pietro è un esempio mirabile di asceta rigoroso con se stesso e comprensivo con gli altri. Nato attorno al 1094 nella regione francese dell’Alvernia, entrò bambino nel monastero di Sauxillanges, ove divenne monaco professo (1109) e poi priore. Il 22 agosto 1122 fu eletto abate di Cluny, e in tale carica rimase fino alla morte, avvenuta nel giorno di Natale del 1156, come egli aveva desiderato. <<Amante della pace – scrive il suo biografo Rodolfo – ottenne la pace nella gloria di Dio il giorno della pace>> (Rodolfo di Cluny, Vita, I,17: PL 189,28). Quanti lo conobbero ne esaltarono la signorile mitezza, il sereno equilibrio, il dominio di sé, la rettitudine, la lealtà, la lucidità e la speciale attitudine a mediare. <<È nella mia stessa natura – scriveva - di P essere alquanto portato all’indulgenza; a ciò mi incita la mia abitudine a perdonare. Sono assuefatto a sopportare e a perdonare>> (Ep. 192, in: The Letters of Peter the Venerable, Harvard University Press, 1967). Scriveva ancora: <<Con quelli che odiano la pace vorremmo, possibilmente, sempre essere pacifici>> (Ep. 100). E scriveva di sé: <<Non sono di quelli che non sono contenti della loro sorte, … il cui spirito è sempre nell’ansia o nel dubbio, e che si lamentano perché tutti gli altri si riposano e loro sono i soli a lavorare>> (Ep. 182). Di indole sensibile e affettuosa, sapeva congiungere l’amore per il Signore con la tenerezza verso i familiari, particolarmente verso la madre, e verso gli amici. Fu un cultore dell’amicizia, in modo speciale nei confronti dei suoi monaci, che abitualmente si confidavano con lui, sicuri di essere accolti e compresi. Secondo la testimonianza del biografo, <<non disprezzava e non respingeva nessuno…appariva a tutti amabile; nella sua bontà innata era aperto a tutti>> (Vita., I,1: PL, 189,17-19). Potremmo dire che questo santo Abate costituisce un esempio anche per i monaci e i cristiani di questo nostro tempo, segnato da un ritmo di vita sempre più frenetico. La testimonianza di Pietro ci invita a saper unire l’amore a Dio con l’amore al prossimo, e a non stancarci nel riannodare rapporti di fraternità e di riconciliazione. Così in effetti agiva l’abate che provò a guidare il monastero di Cluny in anni non molto tranquilli per varie ragioni esterne e interne alla Comunità, riuscendo ad essere al tempo stesso severo e dotato di di riferimento fino alla traduzione latina del 1543 dell’orientalista svizzero Theodor Bibliander (15061564), ritrovate nella biblioteca dell’Abbazia. Pietro favorì gli studi e profonda umanità. Soleva dire: <<Da un uomo si potrà ottenere di più tollerandolo, che non irritandolo con le lamentele>> (Ep. 172). In ragione del suo ufficio dovette affrontare frequenti viaggi in Italia, in Inghilterra, in Germania, in Spagna. L’abbandono forzato della quiete contemplativa dell’abbazia gli pesava. Confessava: <<Vado da un luogo all’altro, mi affanno, mi inquieto, mi tormento, trascinato qua e là; ho la mente rivolta ora agli affari miei ora a quelli degli altri, non senza grande agitazione del mio animo>> (Ep. 91). Pur dovendosi destreggiare tra poteri e signorie che circondavano Cluny, riuscì comunque, grazie al suo senso della misura, alla sua magnanimità e al suo realismo, a conservare un’abituale tranquillità. Tra le personalità con cui entrò in relazione ci fu Bernardo di Chiaravalle (1090-1153) con il quale intrattenne un rapporto di crescente amicizia, pur nella diversità del temperamento e delle prospettive. Bernardo lo definiva <<uomo importante, occupato in faccende importanti>> e aveva grande stima di lui (Ep. 147), mentre Pietro definiva Bernardo <<lucerna della Chiesa>> (Ep. 164), <<forte e splendida colonna dell’ordine monastico e di tutta la Chiesa>> (Ep. 175). Con vivo senso ecclesiale, Pietro affermava che le vicende del popolo cristiano devono essere sentite nell’<<intimo del cuore>> da quanti si annoverano <<tra i membri del corpo di Cristo>> (Ep. 164). E aggiungeva: <<Non è alimentato dallo spirito di Cristo chi non sente le ferite del corpo di Cristo>>, ovunque esse si producano. Mostrava inoltre cura e sollecitudine anche per chi era al di fuori della Chiesa, in particolare per gli ebrei e i musulmani: per favorire la conoscenza di questi ultimi fece tradurre, sia pur in maniera parziale uno studio sull’Islam, conosciuto in Occidente solo come invasore barbaro ed eretico, ordinando pure che fossero tradotte in latino molte opere arabe tra cui il Corano, che rimase il testo accolse Pietro Abelardo (1079-1142) che, probabilmente, leggendo queste opere, trovò l’ispirazione per il personaggio del filosofo nella sua ultima opera: Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano, scritta proprio a Chalon-sur-Saône, in cui il filosofo è descritto come circonciso e figlio di Ismaele. Osserva al riguardo lo storico Jacques Leclercq (18911971): <<In mezzo all’intransigenza degli uomini del Medioevo – anche dei più grandi tra essi –, noi ammiriamo qui un esempio sublime della delicatezza a cui conduce la carità cristiana>> (Pietro il Venerabile, Jaca Book, 1991, p. 189). Altri aspetti della vita cristiana cari all’abate Pietro erano l’amore per l’Eucaristia e la devozione verso la Vergine Maria. Sul Santissimo Sacramento ci ha lasciato pagine che costituiscono <<uno dei capolavori della letteratura eucaristica di tutti i tempi>>, e sulla Madre di Dio ha scritto riflessioni illuminanti, contemplandola sempre in stretta relazione con Gesù Redentore e con la sua opera di salvezza. Basti riportare questa sua ispirata elevazione: <<Salve, Vergine benedetta, che hai messo in fuga la maledizione. Salve, madre dell’Altissimo, sposa dell’Agnello mitissimo. Tu hai vinto il serpente, gli hai schiacciato il capo, quando il Dio da te generato lo ha annientato… Stella fulgente dell’oriente, che metti in fuga le ombre dell’occidente. Aurora che precede il sole, giorno che ignora la notte… Prega il Dio che da te è nato, perché sciolga il nostro peccato e, dopo il perdono, ci conceda la grazia e la gloria>> (Carmina, PL 189,1018-1019). Pietro nutriva anche una predilezione per l’attività letteraria e ne possedeva il talento. Annotava le sue riflessioni, persuaso dell’importanza di usare la penna quasi come un aratro per <<spargere nella carta il seme del Verbo>> (Ep. 20). Anche se non fu un teologo sistematico, fu un grande indagatore del mistero di Dio. La sua teologia affonda le radici nella preghiera, specie in quella liturgica e tra i misteri di Cristo, egli prediligeva quello della Trasfigurazione, nel quale già si prefigura la Risurrezione. Fu proprio lui ad introdurre a Cluny tale festa, componendone uno speciale ufficio, in cui si riflette tutta la sua caratteristica pietà teologica e quella dell’Ordine cluniacense, tesa tutta alla contemplazione della gloriosa facies Christi, trovandovi le ragioni di quell’ardente gioia che contrassegnava il suo spirito e si irradiava nella liturgia del monastero. La vita dell’abate Pietro, che è certamente un grande esempio di santità monastica, alimentata alle sorgenti della tradizione benedettina, consiste <<nell’aderire tenacemente a Cristo>> (Ep. 53), in una vita claustrale contraddistinta dalla <<umiltà monastica>> (Ep. 53) e dalla laboriosità (Ep. 77), come pure da un clima di silenziosa contemplazione e di costante lode a Dio. La prima e più importante occupazione del monaco, secondo l’abate di Cluny, è la celebrazione solenne dell’ufficio divino – <<opera celeste e di tutte la più utile>> (Statuta, I,1026) – da accompagnare con la lettura, la meditazione, l’orazione personale e la penitenza osservata con discrezione (cfr. Ep. 20). In questo modo tutta la vita risulta pervasa di amore profondo per Dio e per il prossimo che si esprime nel perdono e nella ricerca della pace. Potremmo dire, che se questo stile di vita, unito al lavoro quotidiano, costituisce, per san Benedetto, l’ideale del monaco, esso concerne anche tutti noi, perché può essere, in grande misura, lo stile di vita del cristiano che vuole diventare autentico discepolo di Cristo, caratterizzato proprio dall’adesione tenace a Lui, dall’umiltà, dalla laboriosità e dalla capacità di perdono e di pace. Diac. Sebastiano Mangano Economato Per sostenere il progetto umanitario e di accoglienza ai migranti che sbarcano presso il porto di Catania, intitolato Maria Corrao, la cui organizzazione e gestione sono non lucrative, di utilità sociale e umanitaria, si può donare tramite versamenti intestati a: “Arcidiocesi di Catania”. Con la causale: “ Pro immigrati progetto Maria Corrao”. - Bollettino C.C.P. n. 11105954; - Bonifico conto corrente Banco Posta Poste Italiane filiale Catania via Etnea Cod. IBAN IT95N0760116900000011105954, per versamenti dall’estero BIC: BPPIITRRXXX; - Con bonifico bancario Unicredit Banca s.p.a. filiale Catania Duomo Cod. IBAN: IT05L0200816929000300318180, per versamenti dall’estero BIC: SWIFT: UNCRITM1H20 ® 5 Prospettive - 2 marzo 2014 PRIMOPIANO Ha visto la luce un interessante volume sulla figura di Mario Cortellese questo il titolo di un interessante volume edito dalla casa editrice Studium di Roma, 2014, che raccoglie gli Atti di un Convegno svoltosi sul medesimo argomento nei giorni, 19 e 20 ottobre 2012, a cura di Giuseppe Rossi e Salvatore Leonardi, che hanno avuto modo di ben conoscere ed apprezzare questo “laico cristiano a servizio del bene comune”. Credo che, in tempi di smarrimento e di crisi come i nostri, abbiamo bisogno di figure esemplari come quella del prof. Mario Cortellese, per la cui opera possiamo usare la categoria “diarchica”, dato che egli si dedicò , durante la sua lunga esistenza (Melegnano(MI)1913- Acireale 2010- 97 anni), con pari impegno sia nel campo ecclesiale che in quello sociopolitico. Se si passano in rassegna i vari contributi, risalta evidente che ci troviamo di fronte ad una personalità di rilievo dell’Associazionismo cattolico, non solo in ambito siciliano ma addirittura nazionale. Direttore in tempi diversi di cinque periodici cattolici: Presenza Cristiana, edito a CT, (1953- 1958); Avvenire di Sicilia edito a CT.(1961-1964); Appunti di Comunità, edito ad Acireale (19821990); Azione Fucina e Coscienza. In campo educativo il prof Cortellese è stato docente di lettere nei licei e in qualità di esperto chiamato a Roma presso il Ministero della Pubblica istruzione. Direttore della “Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico” di Acireale, intitolata a Giuseppe Lazzati, un vero testimone cristiano, che ci ha insegnato a “pensare politicamente. Inoltre, last but not least, Presidente dell’Università popolare “Giuseppe Cristaldi”. Quante mansioni, quanti incarichi assolti con È Un laico cristiano al servizio DEL BENE COMUNE impegno e dovere cristiano, una vera missione! Per quanto riguarda i vari aspetti della ricca e molteplice attività del prof Cortellese, abbiamo letto con vivo interesse la relazione di Cataldo Naro: Cristifideles Laici, un ponte fra la chiesa e il mondo, riguardante l’impegno in campo ecclesiale. Invece, per quanto riguarda l’impegno socio-politico valga il saggio di Giorgio Campanini: Tra cultura e politica. Gli intellettuali cattolici e la rinascita della democrazia in Italia. Gli impegni in campo educativo e scolastico vengono messi bene in risalto dai saggi di Giovanni Vecchio, Mario Cortellese educatore, l’impegno nella scuola; e quello di Carmelina Chiara Canta, L’importanza della partecipazione nel processo educativo: la prospettiva di Mario Cortellese. E qui bisogna rileggere le pagine che riguardano i Decreti delegati, legge 477, con la istituzione del distretto scolastico e la introduzione dei componenti della scuola nel processo educativo, pp. 278 e ss. del volume: «La novità della legge 477 del 1973, secondo il giudizio positivo di Cortellese era costituita in particolare dall’art. 7, che ha aperto la scuola al territorio mediante il “distretto scolastico” facendo di questa una struttura di “educazione permanente”, dando inizio a un processo di partecipazione democratica, che potrebbe avere notevoli sviluppi. Importante la testimonianza di Carmelina Chiara Canta: «A livello nazionale, i dirigenti di Movimenti e Associazioni (FUCI, MEIC, UCIIM ecc.) per anni hanno costituito un gruppo di lavoro, che ha animato, attraverso convegni nazionali, regionali e seminari di studio, un «laboratorio», come si direbbe oggi, dove si elaboravano con grande entusiasmo pro- getti e linee-guida da proporre e discutere con la base… Uno degli impegni più innovativi di Cortellese fu quello di analizzare i rapporti scuola- famiglia, realizzando per il Ministero una delle prime indagini in questo campo» (pp.172-173). Ci permettiamo a questo proposito di ricordare il volume: La Famiglia e la Scuola, a cura di Salvatore Latora, frutto della sezione UCIIM di Catania, 1983, pp. 312, che sviluppa lo stesso argomento. Ci preme ricordare un altro contributo importante di cui fu protagonista, insieme con altri, il prof. Cortellese. Siamo alla fine del 1993, quando ad Acireale un gruppo di professionisti che avevano maturato la propria formazione religiosa e civile in movimenti ecclesiali, soprattutto di A.C., e nella D.C., cominciarono ad accorgersi della crisi del partito, a causa del tesseramento fasullo e del fatto che ogni decisione politica veniva presa secondo interessi privati e clientelari, capirono che bisognava cambiare indirizzo. Fu allora, egli narra, che «abbiamo ritrovato Luigi Sturzo. Non solo per l’integrità della sua figura morale di prete e di cristiano politicamente impegnato, il quale, rientrando dall’esilio fascista, aveva fortemente criticato la partitocrazia pervasiva del partito, e soprattutto l’economia di uno stato accentratore, i famosi carrozzoni delle Partecipazioni statali, facili veicoli di corruzione, così contrari al principio di sussidiarietà della dottrina sociale della Chiesa. Riscoprire le radici del movimento cattolico democratico significava anche ribadire l’autonomia aconfessionale che il Concilio Vaticano II aveva con tanta chiarezza riaffermato, evitando ogni confusione di responsabilità (ibridismo!)… e ritrovare il senso della scelta di carattere popolare che Sturzo aveva sostenuto proprio di fronte ai clerico-moderati, come allora si chiamavano, del patto Gentiloni, sfidando invece sul suo stesso terreno il nascente socialismo» (pp.314,315). Pagine molto bene informate e soprattutto aderenti allo spirito di questa esemplare figura di laico cristiano, che ha operato nella chiesa Locale e nella militanza socio-politica, si trovano nei contributi del vescovo Mons Antonino Raspanti, nella Prefazione del Presidente nazionale del MEIC, Carlo Cirotto, nei saggi dei due curatori del volume, Prof. Giuseppe Rossi e Dott. Salvatore Leonardi, ma anche nel volume dal titolo: RESTA CON NOI, che raccoglie del prof. Cortellese tutti gli articoli dal 1953 al 1955 del periodico Presenza cristiana, di cui egli mi fece dono, quando il 1° luglio del 2002 andammo a trovarlo ad Acireale, per una intervista. Ribadiamo che si tratta di un bel volume per la finalità secondo cui è nato; far memoria di un personaggio degno di essere ricordato per i suoi carismi in campo ecclesiale, scolastico e socio-politico. Salvatore Latora l’intervista Indietro nel tempo intervistando Franca Florio Raffinatezza non ostentata si accompagna a compostezza interiore rovo un vecchio baule nella nuova dimora dei miei cari amici Elio e Giovanna Quiligotti, rinata a nuova vita da un’accurata ristrutturazione che ha messo in sapiente evidenza le parti antiche della casa ma fortificate da opportune coibentazioni. Deus ex machina di questa grandiosa opera di restauro è l’ingegno di Ciccio Scafidi che ha saputo riprendere quell’antica dimora “ab imis fundamentis”. E così nel filantropico e spontaneo sigillo dell’amicizia, offrendo la mia collaborazione nell’estenuante operazione di trasloco, scopro in una polverosa cassapanca, tra pile di libri di vario argomento, dalla storia romana a quella del cinema, dei dagherrotipi ingialliti dall’alito del tempo. Sono fotografie che illustrano Palermo tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento nel pieno fulgore della Bella Epoque. Ed ecco un magnetico paesaggio marino dove si staglia quasi come un solenne tempio, dimora della bellezza e dello splendore, Villa Igea. Nella terrazza della sontuosa magione, ada- T giate su comode poltrone di vimini, floride signore dagli abiti fruscianti di seta pizzi e merletti. Un leggero e penetrante profumo di zagara e gelsomino si spande nell’aria tiepida primaverile del capoluogo siciliano. Essenze odorose orientali di zenzero, patchouli e mirra, provengono dall’interno della nobile dimora, mentre i suoni marini della risacca costituiscono una naturale sinfonia di natura a quei contenuti di bellezza. Ho l’impressione che sia tutto tremendamente vero! Odo in lontananza lo scricchiolio delle ruote della carrozza sulla ghiaia, mentre sommesse voci femminili, luminose come il sole di quel mattino di primavera, rendono frizzante quella giornata. Adesso un nuovo suono giunge alle mie orecchie: il rumore metallico dei gioielli e delle perle alternato dal vellutato fruscio di abiti in macramè. E ancora si fa persistente il piacevole e conturbante odore d’oriente, questa volta di osmanto e rosa damascena con un pizzico di calda vaniglia. Una leggiadra figura femminile si accosta alla mia persona. Morbida e voluttuosa, indossa un lungo abito nero di velluto e ricami all’orlo, caratterizzato da un’ampia scollatura che mette in evidenza i candidi omeri. Una lunga collana di perle impreziosisce la sua eterea figura. Immagine sinuosa ed elegante, il volto aggraziato da un fascino che vince lo sfidare del tempo, la riconosco è lei la gran dame dell’ottocento palermitano, Franca Florio. Con la sua diafana mano, mi sfiora la spalla, morbidamente e con aggraziata eleganza si siede alla poltrona, sfoglia un libro, poi lo richiude. Il suo sguardo raggiante vibra della luce dell’eternità, la sua raffinatezza interiore è senza confini, poi sommessamente pronunzia queste parole: <<Dignità e compostezza nella buona e nella cattiva sorte. Le vicende della vita non devono abbruttire il nostro animo, il quale con la forza del pensiero deve sempre mantenersi elevato. La mia esistenza fu sì mondana, ma non sboccatamente salottiera, direi invece diplomatica, relazionata alle autorità del secolo in cui vissi. Discendo da una famiglia siciliana di alto lignaggio e il mio matrimonio con Ignazio Florio fu osteggiato dai miei genitori, perché avevo scelto di legarmi a un uomo ricco economicamente ma di condizione inferiore al mio casato. La fortuna della mia nuova famiglia la fecero le tonnare e il vino Marsala, così come anche l’inevitabile declino. In questa villa ricevetti ministri, regine e imperatori. La mia educazione? Una buona conoscenza di musica classica e lirica, le letterature straniere e la versatilità nel sapere conversare in inglese e francese. Il declino in cui versò mio marito che aveva anche una debolezza di spirito non fece mai mutare il mio animo, che rimase imperturbabile alle sciagure economiche della mia esistenza. All’epoca stupì i miei contemporanei il mio vastissimo guardaroba e la mia collana di perle con 365 grani come i giorni dell’anno, ma tutto questo se non è accompagnato da una compostezza interiore, da una raffinatezza senza ostentazione, è cosa volgare. Amabile Stefania, mantieni sempre una gradevolezza di mente, di cuore e d’azione>>. Detto questo svanì. Rimase il suo profumo ambrato in quella stanza piena di scatoloni con al centro quel vecchio e impolverato baule. Stefania Bonifacio Notizie in breve dal 3 al 9 marzo 6 Prospettive - 2 marzo 2014 Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 3 • Guida la Giornata di Fraternità del Clero a Sciara. Venerdì 7 • Ore 9.30 Catania, parrocchiaMaris Stella: Visita pastorale. • Ore 17.00 Catania, Chiesa Badia di S. Agata: celebra la S. Messa per l’Ordine di Malta. Martedì 4 • Lavoro interno per la Visita pastorale. Sabato 8 • Ore 17.30 Catania, parrocchia Maris Stella: Visita pastorale Mercoledì 5 • Ore 9.00 Arcivescovado: udienze. • Ore 18.00 Catania, Cattedrale: presiede la S. Messa ed il rito di imposizione delle Ceneri. Domenica 9 • Ore 9.30 Catania, Seminario: prende parte alla Festa diocesana dei ragazzi missionari. • Ore 11.00 Motta S. Anastasia, parrocchia S. Antonio di Padova: celebra la S. Messa in occasione dell’apertura della Missione popolare. ® Giovedì 6 • Ore 9.00 Arcivescovado: udienze. • Ore 18.00 Catania, parrocchia Maris Stella: Visita pastorale. Pastorale Universitaria Convegno “La persona al centro: la qualità delle relazioni nell’Università” L’Ufficio per la Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Catania ha organizzato un incontro sulla relazione tra docenti e studenti universitari che avrà luogo nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Catania, il 6 Marzo, a partire dalle 18,30. Il Convegno, dal titolo “Persona al Centro: La qualità delle relazioni nell’Università”, si propone come occasione di riflessione, di dialogo e di partecipazione sulla dimensione formativa e didattica che spesso sottovaluta l’aspetto relazionale fondato sul valore della persona. Interverranno il prof. Giacomo Pignataro (Rettore dell’Università degli Studi di Catania) e il prof. Giuseppe Savagnone (Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della cultura di Palermo). Introduce il Convegno p. Antonio Sapuppo (Direttore dell’Ufficio per la Pastorale Universitaria di Catania) e modera l’incontro p. Gianni Notari. Quanto e come il mondo relazionale ha cambiato volto nel contesto culturale attuale con l’emergere della soggettività individuale e l’avvento delle nuove tecnologie? E all’interno delle Università, cosa è cambiato, o cosa bisogna cambiare, nel rapporto docente – studente? Nella cornice di un ampio confronto antropologico si cercherà di mettere al centro del dibattito gli studenti ed il loro rapporto con i docenti, con l’intento di dare vita ad un nuovo stile relazionale e ad una visione più rispettosa e condivisa di tale rapporto. Questi argomenti sono emersi dal lavoro di un nutrito gruppo di universitari (Giovani universitari della pastorale universitaria di Catania) che settimanalmente si incontra per confrontarsi su questioni che affiorano dal mondo universitario. Antonio Sapuppo Dir. Uff. diocesano di Pastorale Universitaria ISTITUTO SUPERIORE di Scienze Religiose San Luca Il 25 febbraio scorso, nei locali dell’Istituto “S. Luca” di Catania, si è svolto l’incontro con il Servizio nazionale della Conferenza Episcopale Italiana per gli Studi Superiori di Teologia e di Scienze Religiose. Mons.Ignazio Sanna e don Andrea Toniolo, accompagnati dal rappresentante della Facoltà Teologica di Palermo don Giuseppe Trapani, hanno incontrato i sette docenti stabili, il rappresentante dei docenti incaricati, il rappresentante degli studente e il personale della segreteria. La visita, svolta in un clima di cordialità, ha consentito al Servizio di prendere atto dei requisiti del nostro Istituto per la concessione del biennio di specializzazione e della conseguente facoltà di rilasciare la laurea magistrale. Il colloquio ha posto in risalto i dati qualitativi del servizio che il “S. Luca” offre non soltanto alle chiese particolari della Metropolia di Catania, ma anche alle diocesi di Ragusa e di Nicosia. È stata evidenziata altresì la collaborazione con diverse agenzie educative e culturali del nostro territorio, & entralino Curia Arcivescovile di CT Arcivescovo 095 31.26.20 Segreteria arcivescovile 095 25.04.306 Segreteria arcivescovile 346 3842521 Vicario generale 095 25.04.309 Centralino curia 095 25.04.311 095 715.90.62 346 38.42.808 FAX Segreteria Arcivescovo Curia Ufficio scolastico Economato 095 25.04.357 095 25.04.358 095 25.04.359 095/25.04.360 Ufficio diocesano Pastorale dei giovani )esta del perdono - QUARESIMA 2014 Vista la novità di questo evento, mi premeva specificare alcune questioni pratiche: Nicolosi/Pedara/Trecastagni/Viagrande/Zafferana/Bongiardo). DATE E LUOGHI: giovedì 13 marzo alle ore 19.30 presso la Parrocchia S.Luigi Gonzaga di Catania (V.le M.Rapisardi 230) confluiranno i gruppi giovanili della città (in termini di vicariati, dal I al VII); FINALITÀ: Incontrare l’Arcivescovo in un momento penitenziale proposto dalla diocesi - iniziare a lavorare insieme dentro e fuori i vicariati di appartenenza – prepararsi alle confessioni con Giovani e Riconciliazione – confessarsi – fare festa dopo la riconciliazione. giovedì 20 marzo alle ore 19.30 presso il Santuario della Consolazione di Paternò affluiranno i gruppi giovanili della zona Circum (in termini di vicariati: VIII vicariato: Misterbianco/Motta/Piano Tavola; XII vicariato: Paternò / Ragalna; XIII vicariato: Biancavilla/S.M. di Licodia; XIV vicariato: Adrano; XV vicariato: Bronte/Maletto/Maniace); giovedì 27 marzo alle ore 19.30 presso il Santuario di S.Alfio, Filadelfo, Cirino di Trecastagni affluiranno i gruppi giovanili della zona Bosco (in termini di vicariato: IX vicariato: S.Giovanni La Punta/Gravina/S.Agata Li Battiati / S.Gregorio / Tremestieri Etneo; X vicariato: Belpasso/Camporotondo/Mascalucia/S.Pietro Clarenza; XI vicariato: Per coloro che ancora non avessero collaborato alla preparazione zonale di questo evento, chiedo di mettersi in contatto con me tramite cellulare (3498311049) o Facebook (direttore UPG Catania). . GRAZIE PER L’ATTENZIONE, VI ASPETTO TUTTI. P.Salvo Gulisano Direttore UPG come pure la vitalità che l’Istituto assume nella pastorale diocesana attraverso docenti e studenti. Impegnato da cinquant’anni nel suo servizio, il S. Luca attende ora il nuovo traguardo in vista di una presenza ancor più proficua nel nostro vissuto ecclesiale. Giuseppe Lombardo 7 Prospettive - 2 marzo 2014 Centro Mariapoli di Trecastagni: 1ª Giornata Vocazionale “L’OVS al servizio della Chiesa” e “La formazione dei Presbiteri nella Chiesa di Catania” sono stati i temi affrontati durante la 1ª Giornata Vocazionale svoltasi lo scorso 15 febbraio presso i locali del Centro Mariapoli di Trecastagni. All’interessante incontro, fortemente voluto da Uccio De Luca coordinatore interparrocchiale, sono intervenuti la Presidente Diocesana sig.ra Lina Lo Faro, Padre Vincenzo Nicolosi e mons. Giuseppe Schillaci rispettivamente Vice-rettore e Rettore del Seminario Arcivescovile di Catania. “L’OVS” ha sottolineato Padre Vincenzo “è un’opera al servizio della Chiesa che nasce dal cuore. Qualsiasi opera o servizio all’interno della Chiesa, o nasce da una dimensione del cuore o non è un’opera. Il cuore è la sede dell’amore. Un amore che va esplicitato, orientato e declinato in una duplice direzione: l’amore di Dio per noi e il nostro amore per Dio. L’apostolo Paolo dice che non siamo stati noi ad amare Dio ma Lui per primo ha amato noi. Il suo amore ci raggiunge in tante forme: quella più bella e di cui l’uomo ha più bisogno è la ‘misericordia’”. Dio ci ama e, dato che siamo creature umane, abbiamo la possibilità di rispondere all’amore che riceviamo. Amore non solo verso Dio ma anche verso gli altri, verso tutti, nessuno escluso, “compreso quel Giuda, quel Barabba, quel cattivo ladrone che anche lì sulla croce in punto di morte non si pente e continua a manifestare quella durezza di cuore che gli impedisce di provare un briciolo di solidarietà umana e di commiserazione verso un altro condannato alla Il servizio nella Chiesa È OPERA DEL CUORE sua stessa pena”. “L’OVS nasce come realtà legata al territorio parrocchiale” ha evidenziato Padre Vincenzo, “il suo ‘habitat’, il suo contesto vitale è la parrocchia all’interno della quale lavora, si impegna, e quando apre ‘ponti e strade’ di collaborazione con le altre realtà OVS vicine, non perde la propria identità parrocchiale ma si arricchisce. Se l’OVS diventa una realtà personale e non parrocchiale si rischia di creare, senza rendersene conto, un ‘principio tumorale’ di non-comunione, di divisione all’interno della parrocchia. Come specifico del suo servizio l’OVS ha scelto di pregare il Signore perché mandi sempre, dovunque, vocazioni al presbiterato. La preghiera per le vocazioni deve però essere ‘incarnata’, ‘vissuta’, deve trasformarsi in azione, opera, realtà, attraverso la dimensione della solidarietà e l’aiuto concreto”. “Preghiera e sostegno” ha concluso Padre Vincenzo “sono le due ali essenziali che permettono all’OVS di riuscire a mantenere quell’equilibrio necessario e fondamentale per non cadere”. Mons. Schillaci nel suo intervento ha, invece, focalizzato l’attenzione sulla formazione dei giovani presbiteri a Catania. Quello della formazione è un problema serio che richiede l’esigenza di saper cogliere ‘l’oggi’, di essere al passo con i tempi così rapidi e veloci. Ci sono però alcuni punti di riferimento che valgono sempre e che non bisogna dimenticare, come la ‘Pastore dabo vobis’ di Giovanni Paolo II, documento base per la formazione. “C’è un’icona che presento sempre ai miei ragazzi e alla quale Papa Francesco si richiama spesso” ha detto il Rettore “è l’immagine del ‘Pastore che deve fare odore di pecore’. Quando ci si occupa di formazione non si può non considerare questa immagine: è il ‘buon pastore’ che chiama e che conosce le sue pecore una per una; Egli è inviato dal Padre per pascerle e lo fa donandosi, offrendo tutto se stesso. Chi è chiamato al presbiterato non può non fissare la sguardo su Gesù, il ‘pastore supremo’ e non lasciarsi raggiungere da questo amore insuperabile. Guardare a Cristo, il ‘buon pastore’, Colui che è l’autore e il perfezionatore della fede è ciò che deve fare ogni buon discepolo, soprattutto chi si prepara domani a servire la Chiesa. Il tempo trascorso in seminario è il tempo dello ‘stare’ con Lui. Questo ‘stare’ con Lui comporta un atteggiamento di ‘docibilità’: quella disposizione a non sentirsi mai arrivati ma ad imparare sempre, anche attraverso l’ascolto dell’altro, fondamentale per chi si inserisce in un cammino di Chiesa. Ma lo ‘stare’ comporta anche un ‘entrare in rapporto di intimità con il Signore’, cioè ‘sentire quello che Lui sente’, quindi avere il suo stesso cuore. Altra immagine a cui si fa riferimento durante la formazione in seminario è la ‘lavanda dei piedi’: Gesù si spoglia, assumendo la nostra stessa condizione, depone tutto e indossa un semplice grembiule che cinge attorno alla sua vita e comincia a lavare i piedi ai suoi discepoli. Ciò significa avere a cuore la ‘comunione’. L’esperienza dello ‘stare’ con Lui è la stessa della vita comune vissuta con uno spirito di semplicità, di accoglienza e di servizio reciproco. Non è facile ‘fare comunione’ e ‘vivere la comunione’. Ecco perché gli anni di formazione in seminario sono fondamentali in quest’ottica: perché domani si possa essere veramente al servizio della comunità e ministri della comunione. C’è un tempo per ‘stare’ ma anche un tempo per ‘andare’” ha concluso mons. Schillaci, “Papa Francesco invita la Chiesa ad ‘uscire’ perché c’è bisogno di testimoni gioiosi del Vangelo del nostro tempo”. Caterina Maria Torrisi Nella chiesa Sant’Agata alla Badia incontro del Kiwanis Club Catania Est-SiciliAntica S.Agata: novità documentali e luoghi agatini ’accogliente chiesa Sant’Agata alla Badia, con la partecipazione del rettore padre Massimiliano Parisi e a cura dei club catanesi Kiwanis Est e SiciliAntica, ha ospitato un’incontro culturale di grande interesse storico in onore della santa Patrona dal tema “Sant’Agata: novità documentali e luoghi agatini”. Dopo l’introduzione del presidente Kiwanis avv. Vincenzo Martines e del dott. Elio Garozzo governatore eletto insieme al dott. Nunzio Spampinato luogotenente governatore, mons. Gaetano Zito, vicario episcopale per la cultura, preside dello Studio teologico San Paolo, docente di Storia della Chiesa e studioso di fama internazionale nel settore degli archivi ecclesiastici, ha evidenziato come la comunità cittadina sia da poco in possesso di due nuovi documenti medievali, tesori di inestimabile valore storico: una copertina pergamenacea, in uno stato ottimale di conservazione, di un volume edito nel 1522 e contenente un brano risalente alla II metà del sec. XII della Passio della protomartire, la testimonianza cartacea più antica su Sant’Agata presente a Catania. La pergamena faceva parte di un codice voluminoso e in alto, al centro, riporta il n.125 di foliazione: della consistenza complessiva non si hanno altre informazioni e non è stato finora possibile individuare chi lo ha prodotto, per chi, quale uso se ne è fatto, da dove esso proviene. Il frammento membranaceo, rifilato per la cucitura e acquistato L da un antiquario bolognese, contiene un brano del testo della Passio Sanctae Agathae. La pergamena ha il testo disposto in due colonne, su un solo lato. Sottoposta ad esame spettroscopico non sono state rinvenute tracce di pregressa scrittura. Il documento fa retrodatare la documentazione custodita a Catania perché il frammento per la fisionomia che presenta trova congrua collocazione fra l’ampio stuolo di volumi liturgici e paraliturgici di stampo peninsulare, dal formato molto grande, databile tra l’11° e il 12° secolo e doveva far parte di una biblioteca monastica benedettina dell’Italia centrale. L’altro importantissimo documento medievale è un sigillo plumbeo, il più antico “signum”(stemma) della diocesi rifondata dai Normanni dopo la “cattività islamica”. È venuto fuori dall’originale fondo pergamenaceo benedettino delle Biblioteche Riunite Civica e Antonino Ursino Recupero: due pergamene contengono il sigillo pendente del vescovo Ruggero De Oco (XII-XIII sec.) con sul recto la raffigurazione “bizantina” di età normanna di Sant’Agata con il nome in greco, che richiama quella regale della Cappella Palatina di Palermo e sul verso l’immagine di San Gior- gio “cavaliere normanno”. Erano stati solo valorizzati il testo delle pergamene ma non i sigilli plumbei conosciuti dal 1927 ma mai studiati. Oggi vengono acquisiti ufficialmente il più antico stemma della Chiesa di Cata- nia e la più antica raffigurazione di Sant’Agata presente in città. L’ing. Giambattista Condorelli, presidente di SiciliAntica, chiamato ad illustrare come potesse apparire Catania al tempo della protomartire Agata, ha chiarito subito che non si poteva che agire per deduzione e con una buona dose di immaginazione, non disponendo oggi di alcuna carta topografica dell’epoca. Non rimaneva allora che osservare assie- me sullo schermo, con attenzione, lo splendido disegno a volo d’uccello realizzato da ignoto nella seconda metà del Cinquecento (stampa nota come Braun Hogenberg) e impostare su di esso qualche ragionamento. L’oratore si è soffermato sulla Catania nel 251 dopo Cristo: la città, dopo la promozione a colonia romana dal 21 dopo Cristo, priva di una non necessaria cinta muraria, si era arricchita di importanti edifici pubblici: anfiteatro, teatro, circo, terme; l’area occupata dall’abitato non doveva discostarsi molto da quella del sec. XVI, dato che extramoenia è stata trovata solo la grande necropoli di tramontana, un’area sepolcrale molto estesa da Santa Maria di Gesù al Piano del Carmine, con nessun resto di unità abitativa. Il relatore ha focalizzato la struttura urbana del tempo e in particolare la parte più ricca alle falde della collina di Montevergine dove sono ancora visibili resti di una magnifica Domus romana. Nell’Alto Medioevo le distruzioni e le ricostruzioni con mezzi e stimoli intellettuali minori che non in passato generarono la maglia urbana descritta da Braun un secolo prima dell’eruzione del 1669 e del terremoto del 1693. Antonino Blandini 8 Prospettive - 2 marzo 2014 DIOCESI Visita al Museo Diocesano pprossimandosi l’inizio della Quaresima, il visitatore che si addentra al Museo Diocesano Catanese, non può fare a meno di volgere l’attenzione agli arredi sacri esposti all’interno di teche illuminate, in particolare tra la sesta e la seconda sala. In quest’ultima, tra le opere di raffinata argenteria messinese, balza evidente il monumentale Repositorio, prodotto nel 1799. Derivato dal latino repositorium, ovvero ripostiglio, odepositum, sepulcrum, ovvero urna o sepolcro, esso viene utilizzato dal Giovedì al Venerdì della Settimana Santa. Con lo sviluppo del culto eucaristico, dal XVI secolo è invalso l’uso di portare in processione le ostie consacrate nell’altare predisposto per la reposizione provvisoria fino al giorno dopo, a compimento della Messa in Caena Domini del Giovedì Santo. Presso l’altare avviene l’adorazione del SS. Sacramento, che si conclude con la collocazione della pisside nel repositorio che viene chiuso a chiave. Il modello di quest’ultimo, che si afferma in epoca post-tridentina, si configura come un’urna di forma trapezoidale, con uno sportello che si apre ad altezza tale da permettere di A L’arte sacra invita a riflettere SUL MISTERO DELLA FEDE riporre facilmente la pisside. Il coperchio, sormontato dal globo con la crocetta, può presentarsi in legno dorato e dipinto con simboli eucaristici o della Passione, quali ad esempio l’agnello mistico, il pellicano e gli strumenti della crocifissione. La ritualizzazione che attiene alla reposizione dell’eucaristia, in una prima fase solo come processione, risale al XII-XIII secolo, in rapporto al graduale evolversi del culto eucaristico. Dal XVI secolo in poi si afferma l’usanza di deporre l’immagine del Redentore morto in un sepolcro, circondandolo di fiori e di lumi ed esponendo sopra di esso il SS. Sacramento nell’ostensorio ricoperto da un velo, come oggetto di culto. Questa consuetudine, diffusasi nella Germania meridionale e in Austria, si orienterà in Italia sull’adozione di un’urna, ovvero capsa chiusa a chiave. Il luogo della custodia sarà dunque non più il semplice tabernacolo, ma un luogo ben addobbato, e la reposizione acquisirà man mano un aspetto di differenti tipi di semi, quali ceci, lenticchie, orzo e grano che producono germogli di forme diverse e dal colore latteo, dopo essere stati collocati sepoltura. In epoca barocca si toccherà l’apice dell’ornamentazione e degli arredi concernenti l’altare della reposizione. Nelle cinque settimane quaresimali che precedono la Santa Pasqua, in alcune famiglie si coltiva l’usanza di seminare, in cestini di vimini, o in piattini e vasi di creta, negli angoli più bui della casa. Tali composizioni, arricchite da fiori colorati, completano in chiesa l’addobbo dell’altare della reposizione, chiamato anticamente “sepolcro”. Il rito dei “Sepolcri” si riconduce ai primi secoli del Cristianesimo, quando si vegliava la croce deposta insieme all’Eucaristia in un sepolcro, dal Venerdì Santo al mattino di Pasqua. In seguito si allestì il sepolcro in modo ricercato, per far convergere l’attenzione dei fedeli sull’attesa della Resurrezione, scegliendo un altare laterale della chiesa arricchito da fiori bianchi, porpora, candele, grano bianco quale simbolo della sepoltura di Cristo, e simboli della tradizione pasquale quali il sudario e la croce. Si poneva anche la statua della Madre Addolorata con la veste nera, ornata da magnifici ricami in oro, e in evidenza il cuore trafitto dalla spada. Da sempre l’animo dei fedeli si lascia avvolgere dalla bellezza di tale allestimento.E l’arte sacra, con i suoi preziosi esemplari, continua a suscitare nel visitatore una riflessione sul mistero della fede. Anna Rita Fontana All’auditorium del Collegio delle suore domenicane del Sacro Cuore di Gesù il martirio della Patrona catanese La vita di Sant’Agata cuntu in versi e musica n privilegio veramente eccezionale hanno goduto le ex allieve e i loro familiari del Collegio delle suore domenicane del Sacro Cuore di Gesù durante la grande festa patronale di Catania in onore di Sant’Agata: un’ora di commosso e religioso silenzio ha pienamente coinvolto il pubblico numeroso ed attento che gremiva l’auditorium del prestigioso istituto scolastico di via Milano-via Martino Cilestri, per ascoltare e rivivere in modo veramente fuori dal comune le strazianti torture e i tragici momenti del crudele ed inumano martirio della comune ed amata santa Patrona, nei giorni della beata memoria del sacrificio e della suprema testimonianza di Agata, la protomartire di Catania. Il maestro paternese Turi Marchese –poeta, favolista, cultore di tradizioni popolari, autore di testi teatrali, canti e ballate- nell’opera in 600 versi rimati dialettali e in musica “La vita di Sant’Agata” ripropone alla tradizionale e comunicativa maniera dei cantastorie siciliani l’antica e classica forma popolare declamatoria e cantata di letteratura religiosa e catechetica del “Cuntu”, in cui sono messi in evidenza, oltre al contesto storico in cui matura l’olocausto verginale e martiriale di Agata, alcuni elementi che caratterizzano l’eroica figura della giovane santa delle sanguinose persecuzioni romane anticristiane. L’autore ha cantato da artista e da devoto il sacrificio della giovane cristiana catenese della metà del III secolo sottolineando con la forza evocativa del canto popolare il coraggio con cui la martire visse la sua fede in Cristo al quale con mistico amore sponsale si era consacrata quale testimone del Vangelo. Tanti sono i versi emblematici che toccano l’animo degli ascoltatori tra i quali quelli che esaltano la ricorrenza “natalizia” della martire: “5 Frivaru, Catania fa gran festa/ a dda suruzza ca è la Patruna;/la teni nta lu cori e nta la testa/ccu parma, giugghiu, cruci e U curuna”. L’aspetto pedagogico della condotta cristiana, cioè “rivoluzionaria”, di Agata emerge da alcune quartine: “Ma Agata, sicura, cci dichiara (a Quinziano) ca la so liggi fa l’omini schiavi;/ ppi la libertà la strada è chiara,/ nta la fidi a Cristu c’è la chiavi”. La presidente prof. Santuzza Quattrocchi Paradiso, nel presentare l’arti- sta, ha rievocato l’atmosfera festiva che si respira in città nei giorni in cui “scoppia l’orgoglio della festa vertiginosa” in onore della “piccola e coraggiosa Vergine”. Unanime è stato l’apprezzamento, sottolineato da intensi applausi, della cantata dalla straordinaria efficacia catechetica comunicata con la mente e con il cuore secondo la più nobile tradizione della gente etnea, che ricorre ad Agata per la liberazione dai terremoti e dalla lava. Ciò dimostra come, in modo semplice e popolare, sia possibile diffondere con tanta potenza espressiva e comunicativa i contenuti del cammino di fede e della vera e grande devozione tramandataci dai padri. Lo scorrere cronologico dei vari momenti della narrazione poetica e musicata della commovente Passio della Verginella, cristofora, vergine velata, consumata e coronata, è stato impreziosito dall’inedita ed apprezzata proiezione delle 18 immagini del martirio di S. Agata, scolpite a bassorilievo nel 1590 dallo scultore napoletano Scipione di Guido sui pannelli degli schienali in noce degli stalli superiori del coro dei canonici, addossato alle pareti dell’abside maggiore del Duomo. L’opera del bravo e versatile artista paternese non è il frutto di un’invenzione perché si è mantenuto fedele alla narrazione che la tradizione e la storia ci hanno consegnato a proposito del martirio della megalomartire catanese. Nella stesura del testo della “ballata sacra” ci sono dei passaggi che incarnano l’autentica e poco nota forma poetica della lingua siciliana. Ciò dimostra come il vero cantastorie sia in grado di interpretare e diffondere i contenuti della devozione in modo tipicamente popolare e devozionale. Alla conclusione della struggente ed originale cantata agatina la poetessa Geppina Macaluso di Enna ha letto la poesia da lei composta “Cchi festa ranni” dedicata alla “miraculusa Patruna, facciuzza d’angilu bedda, piccidduzza ranni Sant’Ajta, meravigliusa stidda lucenti suli risplendenti pi tutti nuj e pi sempri si’ a Santuzza”. Blanc Cavalieri di Malta: 900 anni dopo e…in lingua siciliana l centro studi “Vittorio Bachelet” di Misterbianco presieduto dall’avv. Salvatore Saglimbene ha ospitato in una serata eccezionale e partecipata una vivace “cantata storica” in lingua siciliana sul Sovrano Militare Ordine di Malta, interpretata, facendo rivivere la storia del passato, al suono della chitarra con rara maestria dal cantastorie misterbianchese Luigi Di Pino, eclettico autore dei testi e dei versi e compositore di musica, e introdotta dall’avv. Ferdinando Testoni Blasco, delegato granpriorale di Catania dello SMOM. Oggi fare il cantastorie è un mestiere raro che va controcorrente allo sviluppo tecnologico e mentre prima la loro presenza nei paesi riempiva le piazze, oggi la diffusione delle notizie tramite sms ed in tempo reale sembra annullare la loro fantastica rievocazione delle storie del passato, I spesso dimenticate perché nessuno ne parla. La storia dell’Ordine in Sicilia, affidata alla bravura di un artista cultore delle nostre tradizioni, è diventata così molto appassionante e coinvolgente per le molteplici vicende che scandiscono gli spostamenti dei Priorati. “Vinni pi cantari a ciatu chinu la carità di n’Ordini sovranu di la fide cristiana paladinu”. Con questi versi il cantastorie è entrato nel vivo della storia che, nel 1113, vede partire i cavalieri crociati per liberare Gerusalemme e i luoghi santi di Palestina. Cipro, Rodi, Costantinopoli, Brindisi le diverse tappe della guerra contro i Turchi e Musulmani, le tante battaglie, le sconfitte, la scelta dell’arcipelago di Malta come sede del Priorato che dopo le invasioni napoleoniche si trasferì prima a Catania e poi a Roma dove ha sede tuttora in via dei Condotti. I cartelli illustrativi delle scene di guerra, delle battaglie navali, dei personaggi più eminenti della storia dell’Ordine e della famosa e splendida vittoria dei Cristiani a Lepanto, il 7 ottobre 1571, origine della festa della Madonna del Rosario, della simbolica stella a 8 punte hanno attirato l’attenzione del qualificato pubblico che da ascoltatore diventa quasi attore e protagonista nella storia raccontata con vivo coinvolgimento. Opere di carità, ospedali, assistenza ai malati a Lourdes sono i segni di una presenza di servizio nella Chiesa e nel mondo che l’Ordine espleta ancora seguendo il carisma dei fondatori. Nella strofa conclusiva del lungo racconto “sentu nto munnu picca umanitati; d’aiuto e d’assistenza c’è la siti” Di Pino ha sintetizzato il valore storico-morale dell’Ordine e come questa nobile istituzione risponda oggi ai bisogni della società civile con il servizio di carità e d’assistenza per i deboli e gli ammalati. A.B. 9 Prospettive - 2 marzo 2014 DIOCESI Conferenza: Catania nobile tra ’500 e ’600: uomini, dimore, circolazioni di beni IL PATRIMONIO ARCHITETTONICO memoria storica della Città etnea ra i secoli XVI e XVII Catania fu un notevole centro del sapere nel campo teologico, umanistico, artistico e letterario, grazie alla secolare presenza dei Benedettini con la loro lunga tradizione di trasmettitori della cultura classica, dei Francescani e del loro Studium teologico con insegnanti continentali di formazione umanistica, dei Domenicani nell’elaborazione della cultura filosofica, ai quali si era aggiunto lo Studium generale Siciliae con le facoltà giuridica, medica e teologica, volto alla formazione di ‘tecnici’ e professionisti. I professori Domenico Ligresti e Maria Concetta Calabrese, docenti di Storia moderna presso il Dipartimento di Studi politici e sociali dell’Università, hanno tenuto nella sala conferenze del palazzo della cultura Platamone-San Placido, una conferenza su “Catania Nobile tra ’500 e ’600. Uomini, dimore, circolazioni di beni”. L’introduzione dell’assessore comunale ai Saperi e alla Bellezza condivisa, prof. Orazio Licandro, ordinario di Diritto Romano ed Epigrafia T giuridica alle Università Magna Graecia di Catanzaro e Sapienza di Roma, ha evidenziato il contesto delle strategie di politiche culturali volte a rafforzare la memoria diffusa della storia della città e del suo inestimabile patrimonio lungo i millenni, incentrato in modo particolare sui suoi sontuosi palazzi oggi recuperati e destinati alla fruizione pubblica (Biscari, Sigona, Manganelli, ecc.), come i due studiosi hanno poi spiegato nell’esaminare le vicende dell’aristocrazia della città etnea negli ultimi secoli, prima dello sconvolgente terre-maremoto che la distrusse ab imis fundamentis. Dai relatori è stata focalizzata, in particolare, la figura paradigmatica del magnifico mecenate Alvaro Paternò, senatore romano, ambasciatore di Catania presso Giulio II e la Repubblica di Firenze, la cui vita coincise con il lungo regno di Ferdinando il Cattolico (di cui fu confidente ed amico) e che è passato alla storia come l’autore del famoso cerimoniale, laico e religioso, del 1522, ancor oggi richiamato dal fasto della festa di S. Agata. Fu un periodo sto- rico fondamentale per la storia del mondo, denso di cambiamenti ed eventi, fase di transito dal Medio Evo alla “modernità”, inizio della “mondializzazione”, della cultura laica, della perdita dell’unità dei cristiani d’Occidente, della “rivoluzione” militare, della formazione della Sicilia moderna. In questa temperie i siciliani, ha osservato il prof. Ligresti, non furono immobili, né separati dal resto d’Europa, né arretrati. La vita stessa di Alvaro è testimonianza di una realtà densa di stimoli religiosi e culturali, investita da nuovi bisogni materiali ed economici, così come da nuove pratiche e idee politiche. Suggestiva la ricostruzione virtuale della Catania ancora medievale nella Studio Teologico S. Paolo Servizio di bioetica “Dott. Angelo Cafaro” Salute: riequilibrare lo scompenso della destrutturazione culturale ontinuiamo a riflettere anche questa settimana sul rapporto medico-paziente che consideriamo emblematico di quel divenire antropologico che connatura l’attuale dipanarsi del dibattito etico nei rapporti sociali. La medicina è stata tra gli ambiti più importanti e sviluppati di applicazione dell’etica. In ventiquattro secoli, partendo dalla codificazione ippocratica dei comportamenti medici, il rapporto medico-paziente, medicina-malattia, professione medica-scienza ha avuto modo di svilupparsi e di equilibrarsi nei risvolti dei comportamenti sociali e umani. Negli ultimi decenni, però, e per l’accelerazione delle scoperte scientifiche e per un mutamento antropologico e sociale difficilmente prevedibile, l’organizzazione della proposta medica e l’approccio al corpo ed alla salute hanno subito una destrutturazione culturale che ha scompensato l’equilibrio e lo sviluppo citato. L’ambito medico si è diluito, di fatto, in un contesto sanitario che si avvale di competenze professionali diverse ed esprime condizioni informative delle proprie logiche che, spesso, sono esterne all’interesse precipuo del medico e del paziente. E se, da un lato, gli operatori sanitari, in senso lato tutti coloro che si occupano di sanità, sentono sempre più il bisogno di riflettere sul valore etico del proprio operato e sui principi e i criteri morali a cui è giusto C ispirarsi nella pratica clinica e assistenziale, non sempre, dall’altro, le informazioni di cui dispongono sono sufficienti a comporre un pensiero organico che si concretizzi in comportamenti efficaci. Per altro le relazioni basate sul valore della cura esaltano la sensibilità e la responsabilità di individui che non hanno nella cura del malato. Né, ad esempio, riteniamo che un programma informativo che metta a disposizione le conoscenze mediche a tutti gli operatori, compresi i formatori e i soggetti culturali, sia il solo strumento possibile per percorrerla. Dobbiamo infatti annotare che gli “standards consueti e abituali della avuto modo di assorbire e di maturare le dinamiche del rapporto medico paziente e che, pur disponendosi ad espressioni solidaristiche, mancano sostanzialmente delle conoscenze opportune per orientare e valutare i loro comportamenti. Va da sé che lo sforzo di progredire sulla strada dell’etica sanitaria non può che nascere dall’impegno complessivo e unitario di tutte le figure professionali che entrano in gioco nell’assistenza e pratica medica” costituiscono per il medico il terreno di cultura delle esperienze personali e professionali. Questo terreno produce un indeterminato numero di atteggiamenti, ognuno dei quali commisurato alle necessità della relazione con la singola persona assistita ed alla circostanza del rapporto con lei. Nel paziente la percezione, per contro, della risposta ad una domanda di salute si traduce nella attesa di una sostanziale univocità, universalità di applicazione di quegli standards che vengono interpretati come soluzioni confezionate ad ogni necessità. A dispetto della individualità e della domanda e dell’offerta di salute che, invece, è il presupposto fondamentale della cura. Il coinvolgimento nel dibattito di ogni individuo diventa essenziale, perlomeno per dare congruità a concetti che in sostanza tendono a determinare uno scollamento continuo del tessuto sociale, a determinare una distanza sempre maggiore tra individuo e società e che implicano una dispersione della responsabilità sia in termini ontologici che giudiziari. Concetti che permettono, come leggiamo ed ascoltiamo dai media, l’abuso anche linguistico di parole come cliente, privacy, cambiamento, fragilità, accettazione, spreco, qualità in sanità. Concetti che, in fin dei conti, sono fondamentali per il riconoscimento dei valori della persona e della società in ogni settore e non solo in sanità. Santo Fortunato Servizio di Bioetica, Studio Teologico S. Paolo Se desiderate avere chiarimenti su questioni di bioetica, potete contattarci inviando una vostra richiesta al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected] struttura urbana e nell’economia che si fondava sulla triade “piana, Etna, mare” ed era fiorente nei commerci con la partecipazione di catalani, genovesi, pisani, veneziani, ecc.. Verso Catania – sede dello Studium generale Siciliae e centro vivacissimo di cultura teologica, umanistica, artistica, accademica e letterariaconfluivano i beni e le rendite della curia vescovile e dell’estesa diocesi, delle case patrizie, dei proprietari terrieri, dei massari della Piana e dei vigneri del Monte, dei grassi monasteri come quello benedettino. Accanto al patriziato, che con il sistema della “mastra nobile” deteneva il monopolio di accesso alle più alte cariche municipali o regie, ha precisato il prof. Ligresti, operavano l’esteso ceto artigianale, le professioni private e pubbliche, il numeroso clero gerarchicamente disposto, diversi corpi militari, milizie delle corporazioni, ecc.. Anche il vescovado aveva un suo corpo amministrativo. Il gruppo di famiglie i cui componenti avevano ottenuto almeno una volta incarichi di giurato, era costituito da 57 lignaggi, con in testa i Paternò delle diverse casate; seguivano le famiglie Rizzari, Riccioli, Platamone, La Valle, Anicito, Ansalone, Castello, Gioeni, Asmundo, ecc.. Una ristretta oligarchia, litigiosa e violenta, unita nella rivendicazione di un ruolo monopolistico nel governo della città. I contrasti e le divisioni tra le fazioni ribelli si manifestarono con virulenza alla morte di re Ferdinando, il 26 gennaio 1516. A Catania la rivolta fu domata duramente dal viceré Ettore Pignatelli. La prof. Calabrese, in particolare, si è anche intrattenuta su documenti, atti, testamenti, donazioni, contratti e inventari, spesso post mortem, delle ricche e potenti famiglie mercantili baronali che possedevano ingenti risorse economiche e un gran numero di beni (mobili, arredi, armi, abiti, quadri, argenterie, arazzi, gioielli, corredi, ecc.) di grande valore venale, storico ed artistico dai quali si evincono la loro politica patrimoniale e matrimoniale legata al prestigio sociale, i raffinati gusti e l’elegante stile di vita di un’epoca, con l’abolizione della feudalità e del maggiorascato, del tutto tramontata. La studiosa, attenta conoscitrice di prezioso ed imponente materiale archivistico e documentario di fondamentale importanza per le ricerche scientifiche, ha fatto un ampio excursus socio-politico ed economico sulle vicende storico-biografiche e sui patrimoni di note famiglie aristocratiche e patrizie catanesi (i Sigona, i Biscari, i Manganelli, ecc.), facoltose possidenti e titolari di ricche rendite di imprese agricole, commerciali, bancarie. Tali studi hanno rinnovato il panorama storiografico sulla nobiltà cittadina, eliminando tanti luoghi comuni e stereotipi dell’aristocrazia nullafacente e inoperosa, demistificando secolari pregiudizi. Memorex 10 Prospettive - 2 marzo 2014 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo LA TENEREZZA VIII DOM T.O. / A - Is 49,14-15; Sal 61/62,2-3.6-9; 1 Cor 4,1-5; Mt 6,24-34 Isaia si pone il problema se una madre possa dimenticarsi del suo bambino, se una madre possa non commuoversi del frutto delle sue viscere. La risposta è senz’altro negativa. Ma siccome può avvenire che una madre, snaturata, dimentichi il suo bambino, il profeta aggiunge che anche se “costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”. Dio non si dimenticherà mai. È la dichiarazione più netta della tenerezza di Dio nei confronti dell’uomo. Lui ci ama veramente e di tutto cuore: questa è la sua risposta quando ci lamentiamo perché il Signore ci ha abbandonato. Nella fase dello scoraggiamento questa presa di posizione di Dio è necessaria perché si esca fuori dallo scoraggiamento. Siccome questo scoraggiamento si riferisce alla nostra relazione con Lui san Paolo ci ricorda che tutto quello che noi siamo e abbiamo viene da Dio e noi siamo soltanto gli amministratori e i servi. Ciò che da noi si richiede è la fedeltà. Lo scoraggiamento non è forse una forma di infedeltà? Se siamo amministratori e servi, i doni sono da custodire non facendone oggetto di proprietà personale ma mettendoli a disposizione degli altri, evitando tutte le condi- zioni che possono renderne difficile la fruizione e che invece possono significare una appropriazione indebita. Importa assai poco a Paolo essere giudicato dai Corinti “il mio giudice è il Signore!- dice Paolo - non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo”. L’appropriazione indebita sarebbe uguale al comportamento di pagani quando si preoccupano del loro vestito e di ciò che devono mangiare. L’atteggiamento del cristiano deve essere di amore e di tenerezza verso quel Padre che pensa ai gigli dei campi, agli uccelli del cielo. E chi di noi potrebbe aggiungere un solo secondo in più alla nostra vita? Nessuno. E allora dice Gesù: “Non preoccupatevi dunque dicendo “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte questo vanno alla ricerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno”. Di che cosa allora bisogna preoccuparsi? Del regno di Dio e della sua giustizia. Questa deve essere l’unica nostra preoccupazione, altri menti saremmo nella condizione deprecata dal vangelo di avere due padroni. E in questo caso “Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”. Essere più chiari nei confronti di Dio non potrebbe essere un atto di tenerezza nostra nei suoi confronti? Perché non ricambiare: da tenerezza a tenerezza? Leone Calambrogio San Paolo in briciole Lettera ai Colossesi Col 1,1-10 La lettera ai Colossesi si apre con i saluti da parte di Paolo e da parte di Timoteo, definito “fratello”. Paolo sente la necessità di salutare “i fratelli” che chiama “santi e credenti”. Ringrazia Dio per la fede e la carità che hanno “verso tutti i santi a causa della speranza che li attende nei cieli”. Epafra è il loro evangelizzatore e chi porta le notizie a Paolo. Paolo lo riconosce come “nostro compagno nel ministero” e presso i Colossesi “fedele ministro di Cristo”. Questi hanno avuto “l’annuncio dalla parola di verità del Vangelo” giunto fino a loro. Esso “porta frutto e si sviluppa come avviene in tutto il mondo” e avviene, alla stessa maniera, anche fra loro dal giorno in cui hanno ascoltato e conosciuto la grazia di Dio nella verità. Le preghiere di Paolo per i Colossesi sono volte a che “abbiano piena conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché il loro comportamento sia degno del Signore per piacergli in tutto portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio”. L.C. Il Sacerdote accoglie la sfida di Gesù per costruire un altro modo di essere uomini Cercate il Regno, trovate la libertà Sfida Gesù rilancia la sua sfida per un altro modo di essere uomini: non preoccupatevi delle cose, c’è dell’altro che vale di più. La tentazione di guardare indietro, di consolarci dei frutti dello Spirito può toccare tutti. Dobbiamo stare in guardia perché la novità di Dio è davanti a noi e propone mete e appuntamenti ai quali non dobbiamo sottrarci. Il rilancio dell’azione missionaria della Chiesa, un impegno più forte per accogliere le sfide dei tempi nuovi e corrispondervi nella fede e nella carità, la gioia di saperci chiamati a un’inesauribile esperienza di grazia e di sequela del Maestro e Signore Gesù, sono il principio ispiratore di quanto oggi siamo chiamati a essere e a operare. Nessuna nostalgia, nessun rimpianto, nessuna evasione dalle urgenze del presente. Ci lasciamo invece animare da un’ardente speranza, da una profonda passione per il Regno che viene e da un impegno capace di esprimere nell’oggi degli uomini la bellezza della promessa di Dio per il futuro. Ricominciare Incoraggiati dal soffio dello Spirito, ripartiamo non solo all’insegna della memoria umile e grata, ma anche e soprattutto all’insegna di un compito da assumere, di una rinnovata passione da condividere e che esprimiamo con la parola “ricominciare”, “ripartire”. Ricominciare dalla Paro- la, ripartire dalla Parola è l’invito che ci viene rivolto, affidandoci al tempo stesso alla Parola che sola può salvare le nostre anime e imprimere sempre di nuovo slancio, senso, bellezza, alla nostra vita e alla nostra missione. Quale stupore ci prende di fronte a quanto il Signore ha operato e opera in noi! Egli conosce le paure e le ansie che a volte abbiamo nel cuore. Come potremmo non riconoscere, nell’insistenza con la quale “a tempo e fuori tempo” annunciamo la Parola del Signore, un puro dono della sua grazia, che al di là di ogni merito e di ogni previsione umana suscita in tanti cuori cammini di vera santità e di operosa carità? Per questo lodiamo il Signore: non per i risultati umanamente percepibili, riscontrabili col metro delle indagini o dei calcoli statistici, bensì per quei frutti della grazia e quella crescita del seme buono che solo l’occhio della fede intravede e che si rivela nel pudore e nella discrezione. Benediciamo il Signore anzitutto per i credenti, antichi e nuovi, che ascoltano la Parola del Signore insieme con noi e attraverso il nostro umile ministero. Lo lodiamo per la terra buona dove è caduto il seme del Vangelo producendo il trenta, il sessanta e anche il cento per uno. Sentiamo di potere dire, con quanti hanno creduto, che la Parola del Signore illumina e riscalda veramente, ci parla e ci parla nell’oggi della vita, ci spinge e ci spinge sui sentieri del Regno di Dio. La Parola Ringraziamo il Signore per il miracolo della sua Parola, inesauribile nutrimento di fede, per il fuoco che essa ha fatto e fa ardere nel nostro petto e nel petto di tanti! È per noi e per tanti Parola di vita eterna, che alimenta la fede, tiene accesa la speranza, nutre la carità anche in ore difficili. Lampada ai nostri passi è la Parola di Dio. Rendiamo grazie per quel tanto di luce, che di volta in volta vuole concederci perché procediamo nell’umiltà e nella verità, nella consolazione spirituale e nella speranza. Benediciamo il Signore per l’accoglienza che vuole riservare al nostro ministero anche fra i non credenti e fra tanti uomini e donne in ricerca. Il Signore sa che non ci aspettiamo di ricevere tanta comprensione, ascolto, risonanza. Quanti incontri ci stupiscono e ci rendono grati ancora più alla Parola di Dio, da cui ogni dialogo riparte sempre. Quando la grazia del Signore tocca qualcuno che nella libertà apre il cuore al Signore, comprendiamo l’importanza di stare a piedi scalzi davanti al roveto che arde e non si consuma, come davanti alla terra santa dell’opera unicamente del Signore. Lodiamo e benediciamo il Signore per i cammini di dialogo e di amicizia, di reciproco arricchimento e di crescita nella luce e nella verità, per i frutti cresciuti anche in terra arida. Ringraziamo il Signore anche per i tanti ascoltatori a volte distratti, per tutti i credenti e non credenti poco pensosi o poco disposti a mettersi in discussione, che il Signore ci fa incontrare. Non ci nascondiamo di avere spesso sofferto e pregato per loro, nel desiderio che il fuoco del Signore li raggiungesse. In molti cogliamo lampi della grazia del Signore, magari espressi solo con la capacità di deplorare il male, di lamentarsi del poco bene. A questi spesso offre di più l’eloquenza dei gesti della carità della Chiesa che non la forza delle parole. Li affidiamo così al Signore, perché le scintille di luce che li raggiungono non vadano perdute, perché le spine non soffochino del tutto la Parola e i semi fruttifichino nel tempo. Ringraziamo il Signore per la fede in cui ci custodisce e fa crescere noi e quelli che ci affida. Questa lode non basterà a dire al Signore la profondità della gratitudine per questo dono, l’unico necessario, l’unico veramente prezioso, rispetto al quale è lode al Signore il silenzio e l’offerta segreta del cuore. E sentiamo veramente la profonda verità di ciò che è scritto: “Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli camminano nella verità”. p. Angelico Savarino 11 Prospettive - 2 marzo 2014 omnibus A Palermo realizzato intervento pionieristico di chirurgia ricostruttiva, unico in Italia Una finestra sul futuro Palermo è stato restituito il volto al quarantenne colpito da un raro tumore alle ossa mascellari (osteosarcoma). Un intervento di ricostruzione cranio facciale, unico in Italia eseguito dal prof. Matteo Tutino, direttore dell’UOC di Chirurgia plastica-craniomaxillofacciale dell’azienda ospedaliera palermitana, insieme all’équipe medica dell’Azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello. Il cancro aveva “divorato” bocca, palato, labbra, naso fino agli zigomi e alla base del cranio. Un caso chirurgico rifiutato da altri ospedali italiani. Il paziente aveva il viso totalmente deformato e da un anno e mezzo veniva alimentato tramite PEG, non poteva né parlare né mangiare, nè bere, respirava male. “Abbiamo ridato dignità a questo uomo – dice Tutino – ora ha un volto”. A STORIA È stato un paziente complesso sia per la sede che per il tipo di tumore raro (osteosarcoma), che colpisce maggiormente altri distretti corporei, la gamba e il bacino. La localizzazione di questo tumore sul viso è rarissima; ha una storia particolare, già affetto da tumore, operato precedentemente è stato irradiato per rino-faringioma, ma dopo dieci anni nella sede irradiata (nella sede della radioterapia) ha avuto la manifestazione di un’altra malattia osteo-sarcoma. Operato una prima volta in un ospedale del Nord per la ricostruzione del palato, ha subito dai cinque ai sei interventi. Adesso si trovava con tumore recidivato in rapida evoluzione e incontrollabile che nel giro di 15 giorni anche dopo embolizzazione (ultima spiaggia) è raddoppiato, e vedendolo in quelle condizioni i medici consigliarono di vederlo tra un mese e non l’hanno voluto operare, poiché erano convinti che sarebbe vissuto a stento qualche settimana. Il prof. Tutino, con coraggio e determinazione professionale ha tolto il tumore, infatti adesso nella cavità del cranio non ha tumore nonostante abbia le metastasi polmonari, sottolinea “ho fiducia nelle condizioni in cui si trova; non possiamo dire quanto vivrà, ma abbiamo cercato di migliorare in ogni caso la qualità del- la vita, respira normalmente, non beveva bene da due anni, ci aspettiamo grazie alla camera iperbarica, una volta che la ferita rimargina bene, una riabilitazione odontoiatrica, applicando una protesi otturatoria per la graduale riabilitazione masticatoria ortognatodontica”. Lella Battiato Intervista al Prof. Tutino Qual è l’obiettivo? Noi vogliamo ottenere che mangi normalmente. Le difficoltà incontrate? Un intervento ad alto indice di mortalità sul tavolo operatorio (intraoperatorio), ma realizzato in un unico step con la rimozione del tumore e la ripresa delle caratteristiche del volto, capacità di parlare e respirare. La situazione attuale del paziente? “È diventato uno di noi con umore alto, passeggia nella corsia del corridoio, scherza con le infermiere, ha scritto su un foglio “rivedrò la primavera”. Sul piano psicologico il paziente può essere visto in fase di recupero e sta ripristinando (la sua autostima) e la sua ferita corporea, importante è la sintesi tra armonia e funzione”. Come è stato programmato il lavoro? Noi impostiamo il nostro lavoro secondo un approccio multidisciplinare attento ai bisogni fisici e psicologici del paziente. Ho diretto il team multidisciplinare lavorando in équipe, a cui hanno partecipato Damiano Mazzarese, primario di anestesia di rianimazione, il dott. Silvio Licata, chirurgo vascolare, in dieci minuti ha isolato le arterie del collo, per consentire il controllo e l’arresto di un’eventuale emorragia che si pote- va verificare durante l’intervento asportando il tumore, dott.ssa C. Mossuto, D. Bagnasco, D. Burrascano, i terapisti G. Giacobelli e Marino, per la camera iperbarica, (indicata perché questo tipo di tumore trova limitazione della crescita in presenza di ossigeno ma ancor di più per facilitare la pronta guarigione delle ferite chirurgiche) a Partinico; si fanno settimanalmente esami necessari a diagnosticare eventuale recidiva del tumore. Per la terapia riabilitativa della deglutizione, l’otorino dott. Gino sta eseguendo una ginnastica funzionale particolare, nonché l’endoscopista Li Calzi, il broncoscopista che studia gli aspetti correlati alla respirazione e primario di servizio di radiologia Francesco Gioia, contribuisce nell’interpretazione scrupolosa della diagnostica per immagini. Intervento pionieristico? Sicuramente, ma la particolarità di questo intervento non è per il trapianto facciale ma per la rarità del caso. Dal punto di vista scientifico aprirà le porte a nuove terapie riabilitative endorali, e gli orizzonti all’utilizzo nella fase di ricostruzione secondaria di cellule staminali. Siamo stati autorizzati come Unità e centro di riferimento regionale per la banca di tessuti e medicina rigenerativa ed essere operativi entro sei mesi per fare i primi espianti e trapianti di tessuto. Il suo approccio con il paziente? Un problema umano di ogni medico cha ha fatto parte del team, ma anche un impegno morale, per un uomo devastato da una grave malattia, per rientrare in famiglia ed uscire da Villa Sofia senza maschera, che ognuno di noi si è portato a casa, ma con distacco abbiamo partecipato tutti; una buona integrazione con il team di medici e infermieri (pre- e post-operatoria) che hanno saputo come affrontare il problema poiché preparati alla procedura durante svariati incontri di preparazione all’intervento. Il successo di questo intervento? L’approccio multidisciplinare è questa la chiave del successo della terapia chirurgica, dal medico all’infermiere ognuno a saper svolgere il proprio ruolo, ma anche motivazionale all’intervento era stato da me svolto personalmente sia col paziente che con i suoi parenti. Ho condiviso le sofferenze con lui, ci ha sensibilizzato poiché mi ha detto “preferisco morire sul tavolo operatorio, che vivere in quelle condizioni”. I dati dell’anno giudiziario 2013 del Tribunale ecclesiastico siculo ono state oltre un migliaio (1.133 per la precisione), le cause trattate dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo nel corso dell’anno 2013. Lo ha comunicato il presidente del Tribunale mons. Vincenzo Murgano, nel corso dell’inaugurazione del nuovo anno del Tribunale Ecclesiastico Regionale Siculo, che è stato celebrato martedì scorso nell’Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia. Tra i dati snocciolati nel corso della presentazione, l’esclusione dell’indissolubilità del Matrimonio e l’esclusione della prole che sono tra i motivi di gran lunga addotti per la nullità nelle cause matrimoniali e concluse con sentenza nel corso dell’anno 2013 presso l’organo giudiziario Ecclesiastico. S La fragilità dei legami sgretola le famiglie Alla base dello sgretolamento delle famiglie la fragilità dei legami”. “Nel quotidiano servizio in Tribunale – afferma mons. Murgano - assistiamo con dolore al dramma dello sgretolarsi di famiglie che spesso crollano proprio per la fragilità dei legami, legami nei quali il sentimento di amore iniziale era intrecciato con fragilità personali, dubbi relazionali, individualismo sempre più accentuato, difficoltà a concepire il matrimonio come legame indissolubile e impegno di fedeltà per sempre. Ciò che maggiormente preoccupa è il constatare come negli ultimi anni sono in netta crescita i casi di simulazione parziale per esclusione del- Serra Club a Caltagirone Il distretto 77 Sicilia e Calabria di Serra International si è arricchito di un nuovo club. È stato costituito il Serra club nella diocesi di Caltagirone, con la benedizione del Vescovo Mons. Calogero Peri ofm. capp.. La cerimonia, con la consegna della charter d’incorporazione in Serra International, ha visto la partecipazione del presidente nazionale, avv. Antonio Ciacci, del vicepresidente internazionale, dott. Dante Vannini, e di numerose autorità civili e serrane presso la chiesa SS.mo Salvatore sede del mausoleo del servo di Dio don Luigi Sturzo. l’indissolubilità e per esclusione della prole”. Mons. Murgano ha poi fornito i dati riguardanti l’attività del Tribunale nell’anno trascorso. Nell’anno 2013 sono state introdotte 296 cause che si sono aggiunte alle 837 pendenti al 1° gennaio 2013 e pertanto ne sono state trattate 1133. Nello stesso anno si sono concluse con sentenza 309 cause - di cui 241 con sentenza affermativa e 68 con sentenza negativa - 18 sono state archiviate e 8 sono state dichiarate perente, per un totale di 335 cause concluse. A queste si aggiungono 26 cause per le quali il Collegio ha ritenuto necessario un dilata, per l’acquisizione di nuove prove, al fine di poter raggiungere la certezza morale. Nell’anno 2013 sono state pubblicate 300 sentenze, cui vanno aggiunte le 21 in attesa di pubblicazione alla data del 31 dicembre e sono state inviate al Tribunale di Appello 277 cause, di cui 272 al Tribunale Ecclesiastico Regionale Campano e d’Appello e 5 al Tribunale della Rota Romana. Al 1° Gennaio 2014, l’organico del Tribunale risulta così costituito: Vicario Giudiziale, 24 Giudici, 1 Uditore, 20 Difensori del Vincolo, 1 Promotore di Giustizia, 3 Patroni sta- bili, 1 Cancelliere, 1 Responsabile Amministrativa, 1 Archivista, 9 Notai stabili, 17 Notai esterni, 3 Ausiliari. All’albo dei Procuratori e Patroni sono iscritti 91 Avvocati, di cui 33 Avvocati Rotali. All’albo dei Periti sono iscritti 7 Psichiatri, 50 Psicologi, 2 Ginecologi, 1 Andrologo, 2 Traduttori e 5 Grafologi. Commentando questi risultati Mons. Murgano si è detto particolarmente soddisfatto per il lavoro svolto. In particolare ha evidenziato come rispetto al 2012, quando c’erano 894 cause pendenti, al 2013 quando erano 837, nel 2014 si è giunti a 798 cause pendenti, nonostante vi sia stato un aumento delle cause introdotte. “Questo si è reso possibile – commenta Murgano – grazie alla reimpostazione del lavoro del Tribunale e alla razionalizzazione delle risorse con l’istituzione di una nuova figura, il Giudice ponente, un giudice della stessa diocesi delle parti che cura in loco l’istruttoria della causa”. La prolusione è stata tenuta dal Presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, il cardinale Francesco Coccopalmerio che ha sviluppato il tema: “Questioni relative alla attuale riforma del diritto penale canonico”. Alla cerimonia hanno preso parte i vescovi delle 18 diocesi siciliane e numerose altre autorità religiose, civili e militari dell’Isola. Grapin 12 Prospettive - 2 marzo 2014 RUBRICHE 107 anni per suor Candida Bellotti, la religiosa più anziana del mondo “Non poteva esserci gioia più grande che festeggiare il compleanno con papa Francesco”. Così suor Candida Bellotti, che compie 107 anni, ha commentato lo scambio di battute con il Pontefice, subito dopo la messa mattutina alla Domus Santa Marta. Appartenente alla congregazione delle Ministre degli Infermi di San Camillo, suor Candida è la religiosa più anziana del mondo. È stata perfino disposta ad incontrare i giornalisti, curiosi di conoscere la storia gioiosa di questa vocazione centenaria. E lei ha risposto a tutti con piglio fermo e battuta pronta, stupendo per la profonda carica umana. “In più di 80 anni di vita religiosa non mi sono mai pentita della mia scelta”, ha tenuto a precisare. “Solo chi prova la felicità di accostarsi al Signore può capire quanto è abbondante il suo amore per noi, e quanta serenità lascia nel cuore”. Dieci i Papi che si sono succeduti durante la vita di suor Candida, fino a Francesco. “A lui – ha commentato – vanno le nostre preghiere e il nostro sostegno”. Il segreto di tanta longevità? “Ascoltare la voce di Cristo ed essere docili alla sua volontà. In tutta la mia vita ho sempre pensato: dove il Signore mi mette, quello è il posto giusto per me”. E a chi le chiedeva la sua preghiera preferita, la suora camilliana ha risposto: “Il ...note bibliografiche Suor Candida (al secolo Alma Bellotti) è nata a Quinzano (Verona) il 20 febbraio del 1907. Terza di dieci figli, padre ciabattino e madre casalinga, è cresciuta in una famiglia semplice e profondamente cattolica. Inizia giovanissima a lavorare come sarta; intorno ai vent’anni comincia a sentire dentro di sé il desiderio di farsi suora. Il suo confessore la indirizza verso “la croce rossa” di san Camillo. Così il 5 gennaio del 1931, egli ultimi tempi i contributi all’editoria si sono costantemente ridotti. In particolare da due anni a questa parte, il gettito statale è stato diminuito di circa un terzo, ma i periodici non profit, disciplinati dal comma 3 art. 3 della legge 250/90, nello stesso periodo hanno subito una contrazione di quasi due terzi dei contributi: dicembre 2011 = 100%; dicembre 2012 = 66,7%; dicembre 2013 = 44,7% È evidente la diversità di trattamento (nel taglio) rispetto a tutti gli altri beneficiari dei contributi all’editoria. Per questo, in ogni sede e in tutte le forme, la Federazione Italiana dei N accompagnata dal padre e dal fratello, fa il suo ingresso nell’Istituto delle Ministre degli Infermi di Lucca. Concluso il noviziato, prende i voti il 16 luglio del 1932, alla presenza dell’allora arcivescovo di Lucca monsignor Antonio Torrini. Forte dei Marmi, Roma (dove ha conseguito il diploma di infermiera), Torino, Camaiore, Viareggio sono alcune delle località in cui ha operato, nel servizio ai malati e come formatrice di nuove vocazioni. Nel 2000, all’età di 93 anni, è stata trasferita nella casa madre di Lucca per un meritato riposo. Lucida e dinamica, dal mattino alla sera segue pienamente la vita della comunità: partecipa agli atti comuni e alle celebrazioni eucaristiche, e non fa mancare il suo contributo gioioso e sagace. ® Santo Rosario. Ma c’è anche un’altra preghiera che ripeto spesso durante la giornata. Recita così: Signore, ti lodo, ti adoro e ti ringrazio, per il tuo amore e la tua misericordia”. Semplice da memorizzare, e ricca di contenuto. La figura di suor Candida è un esempio straordinario di vocazione camilliana vissuta con coerenza e vivace semplicità, testimoniando il messaggio caritatevole di san Camillo verso i malati e i più bisognosi. ® I periodici no profit chiedono il diritto ad esistere settimanali cattolici sta chiedendo che la percentuale riservata ai periodici non profit venga elevata dal 5 al 7%. Allo stato attuale si tratta dell’unico modo per rimediare a un evidente disparità nei tagli. Si chiede di modificare l’Articolo 2, comma 4: Il presente articolo non si applica ai con- tributi di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 250. Le risorse complessivamente destinabili a tali contributi sono pari al 5 per cento dell’importo stanziato, per i contributi diretti alla stampa, sul pertinente capitolo del bilancio del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. In caso di insufficienza delle risorse stanziate, si procede alla liquidazione del contributo mediante riparto proporzionale tra gli aventi diritto. Ed in particolare la Fisc chiede que- sta modifica: da “sono pari al 5 per cento dell’importo stanziato” a “sono pari al 7 per cento dell’importo stanziato” Tale richiesta viene inoltrata per avere il diritto ad esistere in un momento di crisi generale che colpisce particolarmente la stampa. Sarebbe veramente un grave vulnus per l’opinione pubblica zittire coloro che, per le traversie della vita, in una società distratta si sono guadagnati il triste appellativo di “fantasmi”, dei quali proprio i periodici cattolici si sono fatti megafono. ‘12 anni schiavo’, il cinema ripropone la schiavitù quale ferita della dignità dell’uomo I film delle verità scomode rriva nelle sale italiane il film ‘12 anni schiavo’ pluricandidato agli Oscar di Los Angeles del 2 marzo - ha conquistato 9 nomination - del regista inglese Steve McQueen che conduce lo spettatore nella Louisiana di metà ottocento nella triste realtà dello schiavismo. La pellicola racconta la storia vera di Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), musicista di colore, nato libero, nello Stato di New York. Sposato e padre di due bambini viene drogato, rapito e venduto come schiavo da chi credeva amico. Arriva cosi a trent’anni nel 1841 nel Sud degli Stati Uniti: comincia la sua lunga odissea. Colpa delle diverse leggi che vigevano negli Stati americani prima della Guerra Civile, per cui a Washington (dove il protagonista fu rapito) la schiavitù era legale, a differenza di quello che succedeva a New York, città in cui viveva normalmente Northrup. Solomon si ritroverà, suo malgrado in una piantagione di cotone. Ci rimarrà per A dodici lunghi anni. Sarà spogliato oltre che della dignità di uomo persino del suo nome diventando semplicemente Platt, un “nigger” senza alcuna storia personale. Anni bui per la storia americana che ancora oggi si confronta con una realtà che il cinema ripropone quotidianamente, quasi a voler esorcizzare e cancellare la grave ferita che ha segnato le coscienze americane. Nell’ultimo anno l’industria cinematografica statunitense ha prodotto due film con un comune denominatore, la schiavitù. Il primo, Lincoln, film biografico del 2012 diretto da Steven Spielberg, narra della storia del presidente che mise fine alla schiavitù americana. Il secondo, ‘Django Unchained’, di Quentin Tarantino è ambientato due anni prima della guerra civile americana, ed ha come protagonista Jamie Foxx nel ruolo di Django, schiavo che troverà vendetta e libertà; naturalmente nello stile unico del regista Tarantino. Film, questi ultimi, diversi ma che riportano un pezzo di sto- ria americana sul grande schermo. Cosi anche ‘12 anni schiavo’ si inserisce in un filone che cerca di fare i conti con la schiavitù mostrando al pubblico una visione distaccata e trasparente. Stavolta il regista inglese sceglie la strada della brutalità delle immagini, della concretezza dei gesti, della crudeltà nascosta tra le parole che nelle offese bruciano più di centinaia di colpi di frusta. Se Tarantino racconta a suo modo la liberazione di uno schiavo, McQueen, invece lo fa, in maniera concreta, senza alcun ‘edulcorante’. La schiavitù viene denunciata in maniera esplicita e senza troppi giri di parole. Non si stupirà lo spettatore, quindi, se durante le sequenze del film il regista con lunghi piani-sequenza mostrerà percosse, fustigazioni, e torture di ogni genere in maniera estrema, al limite del sadismo. Senza cedere, però, al pietismo e alla commiserazione. Mentre risolverà la questione legale - la causa del protagonista contro chi l’ha rapito e venduto - solo con delle didascalie nei titoli di coda. Il protagonista del film ritornerà, dunque, libero solo nel 1853, otto anni prima che scoppiasse la prima Guerra di secessione statunitense e 12 anni prima che il presidente americano Abraham Lincoln abolisse la schiavitù. Troverà la libertà grazie all’interessamento e alla pietà umana di Bass, abolizionista canadese, interpretato da Brad Pitt. Una sceneggiatura (John Ridley) che lascia da parte la retorica e preferisce guardare in faccia la realtà anche se brutale e violenta. Insomma un film per stomaci pesanti ma dal grande impatto emotivo. La pellicola, si diceva all’inizio, è tra le più attese dell’anno dopo la prima mondiale al festival di Toronto di settembre dove ha vinto il premio del pubblico. L’Academy americana lo ha candidato nelle seguenti categorie: Miglior film, Miglior attore (Chiwetel Ejiofor), Miglior attore non protagonista (Michael Fassbender), Miglior attrice non protagonista (Lupita Nyong’o), Miglior regia (Steve McQueen), Miglior sceneggiatura non originale (John Ridley) Miglior montaggio (Joe Walker), Miglior scenografia (Adam Stockhausen), Migliori costumi (Patricia Norris). E di sicuro sarà un successo. Filippo Cannizzo