Ristorante “ Romeo ” Andrea Lupacchini Architetto Il concept L’idea del progetto nasce da una ricerca visionaria del concepire uno spazio magico, dinamico, sorprendente, insomma fortemente emozionale, che volesse accompagnare i fruitori ad avvicinarsi ad uno stupore culinario già inebriati da quello architettonico. Sinergia tra atmosfera, architettura, design e cibo, tutti rivolti all’innovazione ed alla sperimentazione nell’ottica della ricerca, della originalità e del rifiuto naturale a trend, mode e linguaggi consolidati . Lo spazio deve emozionare. E’ un dovere di qualunque progettista che abbia le idee, il coraggio, la sensibilità di intraprendere strade originali e difficili da percorrere, ma che portino ad un obbiettivo chiaro e mirato. Questo richiede la presenza di committenti “illuminati” e lungimiranti, come in questo caso sono stati Cristina Bowerman (una dei più famosi e creativi chef italiani), Fabio Spada e Silvia Sacerdoti (proprietari con la stessa Bowerman, del ristorane due stelle Michelin, “Glass”) ed Alessandro e Pierluigi Roscioli (nomi arcinoti nella panificazione e gastronomia di altissima qualità in ambito nazionale). Dietro a sogni e visioni architettoniche, si nasconde la difficoltà della loro materializzazione in ambienti ed oggetti fisici, che passa per complesse elaborazioni di ingegnerizzazione, che devono permettere ai materiali scelti, alle lavorazioni utilizzate, alle problematiche logistiche, ecc., di non togliere nulla al “sogno”. Di base, un rifiuto per lo stereotipato, per il modaiolo, per il seriale, per il già visto che aiuta i poco coraggiosi, ma non contribuisce ad esplorare delle nuove possibilità compositive, che seguano, o anticipino, l’evoluzione dei nuovi modi e luoghi del mangiare. Il modello commerciale stesso, di questo luogo del cibo, è particolare e complesso in quanto racchiude in un unico spazio di circa 400 mq, un ristorante, un forno, una gastronomia ed un bar, in tutte le loro declinazioni morfologico‐commerciali, pensate in modo da poter lavorare in maniera autonoma o in sinergia, a seconda delle esigenze commerciali. Un ambiente flessibile, polifunzionale, poliemozionale, in grado di modificarsi negli spazi, nelle luci, negli arredi, alla molteplicità delle funzioni richieste nell’arco della giornata (per fascia oraria), o per eventi e situazioni. Il punto di partenza era un locale spoglio e malandato, adibito ad ex officina Alfa Romeo ormai dismessa (da cui anche parte del nome del locale), nel centro del quartiere Prati, a Roma. Un ambiente pensato intorno ad una sapiente composizione di contrasti, materico‐cromatico: ‐ l’involucro preesistente in mattoni ed i divani a parete in patchwork di pelli e sacchi; ‐ il legno grezzo della parete retro banco e le pareti dei locali tecnici in verniciatura lavagna; ‐ le aste bianco lucido del soffitto e le lampade organiche in tessuto; ‐ il cemento grezzo del bancone ed il rosso scintillante della resina dei lucernari; ‐ il ferro grezzo dei mobili contenitori ed i pavimenti in resina; ‐ i piani dei banconi in tavolati di legno nero grezzo ed i tavoli del ristorante in nero lucido; ‐ la lamina grezza in ferro che si sviluppa nel privè e le tende filtro in tessuto stampato. Altro obiettivo progettuale era quello di sviluppare un percorso che permettesse al visitatore di scoprire angoli e prospettive, sempre diverse, muovendosi all’interno di un involucro contenitore architettonico , contaminato da una serie elementi funzionali e formali, trattati come una sorta di “istallazioni artistiche”, che rendessero omaggio ad artisti notissimi come Anish Kapoor, Alberto Burri, Richard Serra, Mario Merz, Jannis Kounellis, Alberto Burri, Christo Javacheff, Bill Viola, Sol Le Witt, ecc., nella convinzione (quasi fissazione per Lupacchini), che arte, architettura e design debbano, e possano, convivere sempre ed in ogni tipo di progetto architettonico, compreso un luogo commerciale‐funzionale, contribuendo a stimolare un forte feedback emozionale, percettivo, sensoriale, per ogni tipo di visitatore. Gli ambienti (i luoghi, gli spazi, le prospettive) La strada Iniziamo il nostro viaggio nel progetto partendo dall’esterno, da via Silla. Una piccola strada caotica che si inserisce nella maglia ortogonale della viabilità del quartiere Prati, sulla quale si affacciano massicci edifici di fine ottocento caratterizzati da cornicioni e finti bugnati, tra quali spicca per dissonanza, per altezza, per colore, per materiali e stile architettonico, l’edificio contenente nel suo interno i locali del ristorante Romeo. Una porta/vetrina completamente trasparente sormontata da una finestra fissa, svelano sin dall’esterno la ricchezza e la complessità del progetto; la vetrina apre la prospettiva verso il basso ed invita ad esplorare l’interno in profondità, la finestra fissa attira lo sguardo verso l’alto catturando l’attenzione da subito con un contrasto (bacchette/lampade in tessuto), in quello che potremmo definire una sorta di “nido”, che ritroviamo come un blob che si espande in diverse forme all’interno di tutto il locale. Stimoli ricercati: l’esterno/interno, la capacità di attrarre, la prospettiva, il contrasto con la facciata, cromatismi, profondità, invito, ecc. La scala atrio Entrando dalla porta vetrata ci si trova all’interno di una sorta di “stargate”. Uno spazio “vivo”, di mediazione che si sviluppa su tutti i lati in modo diverso. In esso sono contenuti una serie di elementi (prodotti, oggetti, ecc.), che insieme all’allestimento e alla presenza dei clienti, che possono occupare liberamente questo luogo, facciano respirare da subito un atmosfera accogliente ed invitante. Rappresenta un piccolo biglietto da visita del locale e ne da subito una chiave di lettura, quella del contrasto tra il materico‐domestico, il raffinato design contemporaneo e la articolata manipolazione plastica . Verso il basso troviamo delle superfici sovrapposte come delle “sfoglie”, che generano sia i gradoni di una scala che accompagna la salita verso la sala principale, sia dei piani di seduta per il pubblico ricoperti da cuscini in ecopelle nera, sia dei piani espositivi per prodotti o oggetti. Dei divani geometrici posti su un gradone fungono da sedute, da piani di appoggio per mangiare e bere, nonché da parapetti contenitivi. Le sfoglie sono disegnate per avere tutte pedate disuguali e nessun lato parallelo, al fine di generare una percezione prospettica quasi scultorea di questo piano inclinato. La retroilluminazione di una sfoglia stacca ulteriormente i piani sovrapposti ed arriva sino alla parete d’ingresso quasi a voler catturare ulteriormente ed accompagnare verso l’interno. Verso la parete di Sinistra (cibo e design), troviamo una serie di tubi bianchi, lucidi piegati e sovrapposti, staccati dalla retrostante parete in mattoni verniciati in color marrone scuro, poggianti su una gola luminosa, celata dallo schienale in ferro del gradone‐divano. Da qui parte il tema del controsoffitto a nido che invade poi tutto il locale, tridimensionalizzandosi ed articolandosi con altri elementi. Dal muro escono una serie di mensole sottilissime in ferro, che superando i tubi si affacciano verso lo spazio interno come dei trampolini, pensati per contenere pochi prodotti simbolo (come se fossero delle sculture), che racconteranno le esposizioni stagionali, o le promozionali legate ad eventi, o dei temi legati allo svolgersi della vita del ristorante, ecc. Verso la parete di destra (cibo e domestico), troviamo un enorme mobile contenitore‐espositore in lamiera di ferro, che la ricopre quasi completamente. I piani sono tutti sfalsati tra loro e vanno a costituire delle celle dalle forme diverse, a volte retro‐illuminate (prodotti in evidenza), a volte chiuse completamente (spazi deposito), a volte chiuse con delle leggerissime grate il rete metallica (prodotti pregiati), ed infine aperte ed accessibili al pubblico (prodotti da acquistare senza ausilio del personale). Una via di mezzo tra una parete attrezzata, un espositore commerciale ed una grande “credenza” (la retina in filo metallico, infatti, è una citazione delle vecchie credenze dei mobili della nonna, di memoria rurale, nelle quali si conservavano i cibi preziosi fatti con prodotti naturali). L’uso della lamiera di ferro è una reinterpretazione in chiave contemporanea dei materiali usati per la realizzazione dei mobili, come ad esempio, il legno grezzo o verniciato. Verso l’alto troviamo i tubi bianchi del reticolo (nido), che si intrecciano, si attaccano, si allontanano e si dipanano nello spazio verso l’interno. Sono sospesi rispetto all’involucro scuro retrostante e lambiscono delle lampade dalla forma organica, in tessuto bianco, sospese e sovrapposte tra di loro. La sala Superato l’atrio‐scala di accesso, passando al di sotto di una imponente vecchia trave in ferro che sostiene la muratura soprastante, si accede nel grande spazio su cui si articola il locale, seguendo un moto ascensionale che ci porta dal basso, fino al livello del pavimento soprastante. Da qui è possibile vedere quasi per intero lo spazio del locale, fino alla grande parete vetrata posta in fondo. In realtà ci sono una serie di diaframmi costituiti dalle tende che possono essere abbassate, o dai mobili contenitori in ferro ad altezza uomo, o da un ulivo, ecc., che impediscono volutamente una visione troppo “scoperta”, a favore di una esortazione all’esplorazione da parte del fruitore, che muovendosi in uno spazio unitario possa essere colpito da scorci e prospettive in itinere e sempre diverse. Una delle prime cose che colpiscono l’osservatore è la presenza di due enormi sagome in vetroresina rosso lucido, che convogliano la luce naturale da due grandi lucernari posti nella copertura, all’interno del locale stesso ed una tersa sagoma che invece parte dal pavimento per estendersi sino alla copertura. Le prime due sono appese con una struttura in acciaio e non toccano l’involucro murario, in modo che la luce naturale sia interna che esterna si diffonda ed amplifichi in maniera uniforme. Guardando dal basso verso l’interno di queste sagome è possibile scorgere il cielo attraverso delle grandi vetrate prive di troppi telai. Tutta la sala è ricoperta nella parte alta da un fitto ed articolato reticolo di tubi bianchi (nido), che si intrecciano tra loro fino ad andare a costituire un affascinante e leggera struttura tridimensionale. Alcuni di questi tubi escono dal soffitto e come “aste impazzite” scendono ad illuminare i tavoli, i banconi, ecc., attraverso dei piccoli led dimmerabili posti internamente. All’interno di questo reticolo di tubi sono collocate, nella parte bassa, delle lampade dalla sezione e forma variabile, realizzate in tessuto bianco, che completano il gioco di contrasti compositivi e materici della copertura. Sul lato destro si sviluppa una parete tridimensionale in tavole di legno naturale grezzo, lunga più di 20 metri, che si articola in tre blocchi (forno pane/pizza, gastronomia, bar e wine). La parete è verticale fino a circa 2,30 m da terra e poi si piega plasticamente verso il centro del locale. È appoggiata ad un volume nero lavagna a sua volta non ortogonale ne alle pareti, ne tantomeno al soffitto, che contiene i locali tecnici adibiti a cucina, al forno, alle celle frigorifere ed ai servizi igienici per il pubblico. La parete è forata per contenere i prodotti e le attrezzature, secondo un principio di sottrazione di volumi e di materiale, ed i vani contenitori ricavati sono di color nero satinato e attrezzati con reti in ferro nero. Di fronte alla parete si estende il bancone in cemento lisciato a vista, a sua volta suddiviso nelle tre macrozone sopradescritte. Anche in questo elemento si è partiti concettualmente da parallelepipedi di cemento volutamente con una superficie non rifinita, scavati per alloggiare vetrine o ricavare funzioni di servizio. Sulla parete di sinistra sono collocati dei banconi in legno grezzo nero per il pubblico, la zona casse e una lunga parete contenente dei grandi divani a parete, realizzati con un patchwork di ecopelli di colore e texture diverse, e sacchi per il trasporto di alcuni prodotti come ad esempio il caffè, in yuta, recuperati tra i materiali di scarto del magazzino del locale. La forma degli schienali e convessa nella parte centrale e una serie di scatole in ferro vanno a sottrarre pezzi di spalliera per proporre e contenere oggetti verso la sala. Le sedute sono sospese dal pavimento e dalle murature retrostanti. Il pavimento è interamente realizzato in resina di colore grigio con richiami di marrone e delle leggere spatolate in grigio più chiaro, per una maggiore matericità superficiale. Nella parete di fondo sono state ripristinate ed aperte delle ampie finestrature a maglia regolare, che permettono al contempo di illuminare con la luce naturale parte della sala dedicata principalmente al ristorante, e di prolungare prospetticamente la vista all’esterno verso il cortile interno dell’isolato. La parte centrale dello spazio è occupata da grandi banconi (tavoli sociali), con sgabelli, ancorati a dei mobili contenitori, espositori e diaframmi in ferro, che hanno il compito di ospitare e contenere, contribuendo all’articolazione dello spazio. Nella parte terminale un elemento complesso costituito da divano, piano con sgabelli, mobile contenitore e fioriera contenente un albero di ulivo, si snoda di fronte alla zona wine nella area ristorazione. Delle alte tende richiudibili color sabbia stampate e logate, possono scendere dal soffitto in maniera indipendente, con lo scopo di parzializzare o separare virtualmente la parte più propriamente pubblica del locale (quella forno‐gastronomia), con la parte più riservata (ristorante e wine), svolgendo la funzione di filtro semitrasparente. Tutti i tavoli della sala la struttura in ferro ed i piani in nero lucido, pensati per rappresentare una ulteriore superficie riflettente come strumento di dilatazione dello spazio; quando vengono apparecchiati ospitano delle tovagliette in legno grezzo nero, appositamente realizzate per esaltare il bianco delle ceramiche ed i colori dei cibi elaborati. Nella parte terminale della grande sala sul lato destro ci troviamo di fronte all’area privè. All’interno di una scatola in mattoni forata da un’ampia finestratura, si sviluppa dal pavimento al soffitto una “lingua” o “sfoglia” in lamiera di ferro, retro‐illuminata, con angoli vivi e superfici curve, forata nella parte verticale per ospitare una serie di ripiani per bottiglie e nella parte alta per permettere a gli stessi tubi che illuminano la sala di fendere la lamiera ed illuminare il tavolo centrale o i tavoli separati. Delle tende celate in alcuni tagli della lamiera possono essere abbassate e come delle quinte di una scena teatrale possono filtrare la vista verso l’esterno, quando eventuali clienti richiedessero di poter mangiare con una maggiore privacy. Questa zona è dedicata anche ad attività ludico ricreative che si svolgono la mattina ed il pomeriggio, con bambini e intrattenitori. Una nota di sorpresa è data dalla zona dei servizi igienici riservati al pubblico, che in contrasto con i colori sobri ed eleganti delle superfici verticali ed orizzontali dell’intero locale, si presentano come delle scatole interamente rosse sulle quali, in maniera un po’ provocatoria e ludica, si sono applicate delle grafiche che raccontano attraverso delle sagome di persone ed oggetti, quali funzioni si celano dietro le porte che si aprono sull’antibagno. La disposizione e le dimensioni dei tavoli e delle luci nella sala, è stata pensata in un ottica di flessibilità, attraverso lo spostamento modulare, progettato per diverse soluzioni di posizionamento dei tavoli sempre correttamente illuminati e nel rispetto di percorsi tecnici ottimali del personale Gli elementi architettonici (descrizione tecnica) Il “nido” L’intera superficie è stata scomposta in circa 66 sottomoduli di 2,50x2,50 m, preassemblati, trasportati e montati in opera secondo 8 diversi orientamenti. I moduli, tutti uguali tra loro, sono stati completati con gli elementi illuminanti e con diversi formati di pezzi sciolti, al fine di non renderne possibile la lettura della seriale ripetizione, ma anzi della totale e casuale logica aggregativa. I tubi sono stati realizzati su misura in polietilene e contengono nel loro interno, i passaggi dell’intero cablaggio a bassa tensione dell’impianto domotico e delle gemme a led dimmerabili, per l’illuminazione dei tavoli, dei banconi e dei tavoli sociali. Le superfici di rotazione in resina rossa e lucernari Sono state realizzate con un complesso sistema CAD‐CAM. Il modello tridimensionale architettonico, che è stato fornito dal progettista, è stato tradotto in un linguaggio macchina che ha premesso la realizzazione dei controstampi in poliuretano espanso. Utilizzando tecnologie tipiche della lavorazione della vetroresina nel campo dello yacht design, sono state prefabbricate delle scocche sugli stampi suddetti. Per problemi di dimensioni e trasportabilità (il diametro di ogni scocca e di circa 5 m per una altezza di circa 3,80 m), ogni macroelemento è stato suddiviso in tre parti, che una volta trasportate in cantiere sono state riassemblate tra loro a costituire gli elementi unitari che sono oggi visibili. Nella vetroresina, nella parte superiore, è stata affogata una struttura in acciaio che ha permesso il sollevamento e la attuale sospensione delle scocche al solaio di copertura. Le scocche sono collocate in corrispondenza di due grandi lucernari in vetro di circa 9 mq ognuno, realizzati forando il preesistente solaio di copertura, ed inserendo delle strutture di ripartizione in acciaio. Un sistema di vetri a scomparsa a chiusura automatica, permette di utilizzare la parte superiore dei lucernari come dei grandi camini di ventilazione, dai quali evacuare aria calda a favore dell’immissione dal basso di aria fresca, attraverso le grandi finestre vetrate verso il cortile interno e le porte e finestre della zona d’ingresso, per un ricircolo naturale dell’aria ed una ottimizzazione della climatizzazione interna. La luce naturale che si riflette sulla superficie lucida rossa, viene diffusa all’interno del locale, secondo delle tonalità calde, in continua evoluzione dinamica al semplice annuvolarsi o rassenerarsi del cielo e dell’inclinazione dei raggi solari. Le lampade “sasso” in tessuto elastico 13 lampade di grandi dimensioni (oscillano dal 130 cm ai 220 cm), con tre forme diverse, sono sospese sotto al reticolo di tubi. Sono realizzate su disegno del progettista con una struttura in scheletro di acciaio contenente i corpi illuminanti e le lampade d’emergenza, schermati da pannelli di policarbonato opalino, il tutto rivesto in lycra bianca removibile per manutenzione ed eventuali lavaggi. La luce è dimmerabile e svolgono una duplice funzione: emozionale (come fossero delle lanterne volanti di orientale memoria, quando sono accese, oppure dei grandi sassi bianchi quando sono spente), ed illuminotecnica (luce calda omnidirezionale di bassa intensità). La loro forma organica che ricorda dei grandi sassi bianchi levigati, è particolarmente apprezzabile quando a luci spente vengono illuminate dalla luce naturale o da altre luci artificiali. L’involucro brutale preesistente ( mattoni, discendenti a vista, travi in cemento, imperfezioni architettoniche, ecc.). L’edificio preesistente bonificato e ristrutturato, implementato delle nuove bucature è stato lasciato a vista nella sua integrità. Si possono notare i discendenti dell’acqua piovana, le imperfezioni delle ricuciture dei mattoni che si sono sovrapposte negli anni, le travi in cemento della copertura, le differenti texture tra mattoni pieni e mattoni forati di tamponatura, ecc. tutto è stato ricoperto e nobilitato da una tinteggiatura e spruzzo di colore marrone bruciato, che ha omogeneizzato l’involucro facendolo diventare una pelle variegata che contiene delle raffinate istallazioni architettoniche‐funzionali. L’imprecisione della superficie dell’involucro, nei suoi fuori asse, rattoppi murari, riprese di intonaco apparentemente brutale, aggiunge un ulteriore elemento di contrasto spaziale e materico al resto dell’intervento. Il bancone in monoliti di cemento Un blocco di cemento grigio lungo 20 metri. Diviso in tre blocchi che contengono i preziosi prodotti selezionati. Un materiale agli antipodi degli arredi e dell’immaginario gastronomico. Ma un contrasto magico che si è svelato sin dalla prima sovrapposizione di forme come quella del pane direttamente appoggiate sul piano grezzo. Un contrasto di colori e sensazioni decisamente affascinante. La superficie dei banconi dovendo essere sottoposta all’azione aggressiva dei liquidi somministrati (dal caffè alle bevande gassate), e dovendo assecondare la manutenibilità e la rapida e semplice pulizia, è stata realizzata con uno speciale prodotto che mantiene inalterato il colore, le bucature e soprattutto l’igiene, senza le problematiche ovvie, che si sarebbero riscontrate con un cemento a faccia vista gettato in opera. L’obiettivo comunque era quello di collocare dei blocchi monolitici sfaccettati, che avessero una severità formale, in un materiale atipico, che lasciassero solo il posto alle superfici espositive dei prodotti alimentari, oppure delle forme scavate per permettere l’inserimento delle gambe per le sedute su sgabelli, come nella parte verso la zona wine, che consente la seduta al banco su sgabelli. Il mobile/parete retro banco in legno La parete retro banco si estende per circa 22 metri ed un’altezza di circa 3,50. Contiene tutta una serie di vani e passaggi tecnici come ad esempio il punto centrale di comando domotico, attraverso gestione touchscreen, dell’intera impiantistica del locale. Rivestita da tavole di larghezze e spessori diversi poste in senso verticale ad esaltare la piegatura della parte superiore presenta diversi vani e bucature a vista. Le bucature sono attrezzate con quanto richiesto tecnicamente dalla relativa zona di lavoro. Non esistono elementi che escono da questa parete tridimensionale, tutto è scavato, e per sottrazione di volumi sono ricavati gli spazi interni. Le superfici dei vani scavati sono nero satinato ad evidenziare una differenza con la pelle in legno superficiale. I divani a parete/patchwork materici 4 grandi divani occupano le campate scandite dai pilastri in mattoni. Sono larghi ed alti circa 3 m e sono stati realizzati con pannelli removibili (secondo le tecnologie utilizzate dall’industria automobilistica), indipendenti tra loro e rivestiti in 6 tipi di ecopelle con colori e texture superficiali diversificate, oltre a dei sacchi di yuta per il trasporto di alimenti, di riciclo. Ogni divano ha una forma ed una composizione cromo‐
materica differente, e in tutti sono presenti delle asole che lasciano lo spazio a delle scatole in lamiera di ferro fortemente aggettanti dal muro, che si inseriscono nella composizione come se fossero delle tessere tridimensionali di un mosaico cromatico, e che contengono vini, prodotti e oggetti domestici. La lamiera piegata in ferro, del privè Una grande sfoglia di lamiera piegata e tagliata si libra nell’involucro materico in mattoni, grazie ad una retroilluminazione superficiale, e costituisce parete, soffitto e pavimento di un luogo speciale. Le superfici sono raccordate da curve che ricordano quasi le pareti di un astronave. Nella parte verticale un taglio nella lamiera lascia il posto a delle mensole in ferro che non toccano la parete retrostante in mattoni e che grazie ad una luce radente sul retro, donano una sensazione di leggerezza alle bottiglie esposte. Altri tagli lasciano lo spazio alle tende che chiudono il privè, ai faretti direzionali che illuminano degli scorci, ai tubi bianchi che illuminano i tavoli. Una lunga asola, sempre in ferro, taglia la muratura laterale contrapposta all’ampia finestra, e ne ricava uno spazio espositivo per bottiglie ed oggetti. I mobili in ferro, sculture, diaframmi Come abbiamo detto precedentemente al centro della sala sono stati collocati dei grandi mobili espositori e contenitori in lamiera di ferro da 3mm di spessore. Completamente tagliati al laser e sapientemente saldati a vista (sembrano quasi cuciti da un sarto), hanno forme diverse e complesse. Sono dislocati secondo degli assi non ortogonali, ma legati ad aspetti percettivi e funzionali di flussi. L’elemento compositivo comune che lega questi mobili, è quello di avere dei macroparallelepipedi di partenza che vengono scavati da scatole aggettanti, aperte o chiuse, con ante in lamiera stessa o telai in rete metallica. Delle sculture ? Dei Mobili ? Degli espositori ? Dei sostegni per i banconi ? Dei diaframmi visivi ? …. In realtà tutto questo. I banconi sociali e la fioriera con albero All’interno del locale si sviluppano grandi superfici orizzontali legate al mangiare in piedi o su sgabelli. Dei banconi o dei tavoli sociali realizzati in tavole di legno massello appena piallate, dallo spessore di 8 cm e di lunghezze che vanno dai 4 ai 7 m. Legno massello, tronchi rileggibili anche dal basso (vedi bancone cassa posto all’ingresso che si percepisce salendo dal basso), con spessori diversi, verniciati in nero opaco, dove la venatura o la presenza di nodi riflette la luce secondo delle tonalità che arrivano ai blu. La tessitura delle tavole segue la direzione principale di penetrazione nello spazio. Uno di questi piani si articola nello spazio passando dall’essere prima schienale per un divano, poi piano espositivo con un mobile in ferro, poi ancora piano bar per consumo in piedi o su sgabelli. Nel suo sviluppo si distende intorno ad un albero di ulivo collocato sotto una scocca lucernario, inserito in una scultorea fioriera in ferro, ricoperta di corteccia. Il pavimento in resina Tutti i circa 400 mq del pavimento sono stati ricoperti da un pavimento in resina armata. Le possibili vibrazioni del solaio in travi di ferro e voltine di mattoni e le pessime condizioni del pavimento originale hanno richiesto una lavorazione complessa dei diversi strati di resinatura che hanno richiesto strati di reti armate ed epossidiche, che hanno consentito la perfetta realizzazione del pavimento. Il colore scelto su diversi tipi campionature fatte realizzare appositamente ed il trattamento materico superficiale, sono stati scelti appositamente per le caratteristiche funzionali e di illuminazione di questo luogo. Le tende sala e mobile pane Delle tende elettriche riportanti i loghi del ristorante Romeo alte 450 cm e larghe 110 cm, sono state collocate al centro della sala. Sono comandabili separatamente in modo da consentire una parziale o totale azione di filtro. I tessuti sono stati lasciati non completamente coprenti, al fine di poter intravedere in profondità le principali linee delle macroforme, separando allo stesso tempo visivamente la zona pubblica (forno‐gastronomia), dalla zona più riservata (ristorante‐ wine). Ogni volta che si abbassa o alza una tenda cambia la sensazione percettiva della sala, a seconda che si filtri l’infilata dei tavoli sulla parete di sinistra o dei banconi sul lato destro. Visto che la zona forno, nelle ore serali (quelle di intensa attività del ristorante), non rimane in funzione e rimarrebbe sguarnita di prodotti da esporre, si è collocata una grande tenda nera, scorrevole elettrica logata in grigio e bianco, che scendendo nel mobile retro banco, copre le mensole vuote che durate il giorno sono stracolme di tutti i tipi di pane, dolci e pizza. Scheda Progetto Progetto Architettonico: Andrea Lupacchini Architetto, Roma Collaboratori: arch. Luca Solazzo, arch. Marco Ciampa, arch. Eleonora Palazzi Allestimento : Cimadon s.r.l Opere Edili : Edil Tre s.r.l. Opere in Ferro : Brandolini & C Banchi e Retrobanchi : Kait s.r.l. Impianti Elettrici Domotici : Delta Impianti Progetto Illuminotecnico : Canofari Illuminazione Pavimentazioni Resina : Spazio Resina Italia Cucine e Aspirazione : Electrolux Forno e Panificazione : Emitec Impianti Meccanici : New Eurolift Anno di redazione: 2011 (settembre) Anno di realizzazione: 2012 (novembre) Committente: Ristorante Romeo s.r.l., Fabio Spada, Cristina Bowerman, Alessandro Roscioli, Pierluigi Roscioli, Silvia Sacerdoti Luogo: Roma, Via Silla 26A Superficie: mq 400 
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Ristorante “ Romeo ”