La tutela del paesaggio agrario in Sicilia
Aspetti normativi e valutativi
OESAAS
Osservatorio sull’Economia del Sistema AgroAlimentare della Sicilia
R E G I O N E S I C I L I AN A
ASSESSORATO AGRICOLTURA E FORESTE
CORERA S
CONSORZIO REGIONALE PER LA RICERCA
APPLICATA E LA SPERIMENTAZIONE
La tutela del paesaggio agrario in Sicilia
Aspetti normativi e valutativi
OESAAS
Osservatorio sull’Economia del Sistema AgroAlimentare della Sicilia
Responsabile della Ricerca
Gioacchino Pappalardo
Coordinamento Tecnico
Mario D’Amico
Indice
Presentazione
9
1.
Introduzione
11
2.
Evoluzione delle normative che regolamentano
l a t u t el a de l pae s ag gi o ag rar i o
13
2.1
2.2
2.3
La Convenzione Europea del Paesaggio
Il Quadro normativo nazionale
Il Quadro normativo regionale
15
20
26
3.
Ana li si d ei pri nci pali car at teri del paesa ggio a gra ri o
siciliano
29
3.1
3.2
3.2.1
3.2.2
3.3
Cenni storici
Metodologia di indagine
Articolazione degli ambiti territoriali regionali
Componenti del paesaggio agrario siciliano
Analisi dei principali caratteri del paesaggio agrario
delle colture intensive
Analisi dei principali caratteri del paesaggio agrario
delle colture tradizionali
Paesaggio agrario dei sistemi colturali complessi
31
33
33
35
39
4.
Strumenti e metodi di valutazione economica
del p aesag g i o ag rari o
85
4.1
4.2
4.3
4.4
4.5
Il paesaggio agrario come risorsa economica
La valutazione come ausilio alle decisioni pubbliche
Le tipologie di valori
La valutazione economica delle risorse ambientali
La Valutazione Contingente
87
90
92
92
98
3.4
3.5
43
49
5.
Valutazione economica del paesaggio agrario degli
“ u l i v e t i se c o l a r i ” n el t e r r i t o r i o d i C h i a r a m o n t e G u l f i
101
5.1
5.2
5.3
5.4
5.4.1
5.4.2
Il paesaggio agrario degli uliveti
Descrizione dell’area di studio
Metodologia d’indagine e descrizione del questionario
Analisi dei risultati della valutazione
Caratteri socio-economici del campione
La stima della disponibilità a pagare (DAP)
per la salvaguardia del paesaggio agrario
103
104
106
109
109
Conclusioni
121
6.
Bibliografia
113
127
Presentazione
Le problematiche inerenti la tutela e la pianificazione del paesaggio
agrario in Sicilia sono oggi di grande attualità, sia in relazione agli aspetti
estetici e turistico-culturali che per il contributo che il sistema agro-forestale può svolgere nel contrastare i processi di alterazione dei territori (desertificazione, dissesto idrogeologico, ecc.) e per lo sviluppo economico sostenibile.
La definizione di modelli di sviluppo in grado di indirizzare verso una
“corretta” pianificazione dei territori è utile per dare risposta ai nuovi bisogni espressi dalle società moderne che richiedono all’agricoltura la produzione di servizi di qualità. Per questo motivo, la valorizzazione del paesaggio agrario, per le sue forti connotazioni naturalistiche, storiche e culturali
può diventare fattore di promozione e di sviluppo i cui benefici ricadrebbero
sull’intera società, presente e futura.
Tuttavia, la messa a punto di adeguati interventi legislativi in grado di
tutelare e, allo stesso tempo, valorizzare questa importante risorsa economica risulta di difficile definizione. Se da un lato, infatti, esiste una domanda
forte di “paesaggio” da parte della società, dall’altro tale richiesta deve
conciliarsi con le esigenze tecniche ed economiche da parte di coloro che
forniscono tale bene: gli agricoltori.
Ne scaturisce pertanto la necessità di trovare soluzioni che possano
tutelare e conservare questa importante risorsa ambientale ed al contempo
garantire positivi risvolti economici a favore di coloro che producono tale
bene.
Per questo motivo, gran parte degli obiettivi comunitari, nazionali e
regionali, risultano strettamente legati al concetto di multifunzionalità dell’agricoltura ed a quei servizi qualitativi (esternalità) che non trovano una
esplicita remunerazione sul mercato.
Presentazione
La Regione Sicilia, in vista della nuova programmazione 2007-2013, sta
prestando grande attenzione ai temi legati alla tutela del paesaggio agrario.
Nell’ambito del nuovo Piano di Sviluppo Rurale, infatti, alcune misure contemplate nell’Asse 2 “Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale”
dovrebbero contribuire al conseguimento di alcuni importanti obiettivi: il
recupero e la conservazione del paesaggio agro-forestale, il mantenimento di
giusti equilibri territoriali, il sostegno alle pratiche agricole e zootecniche
rispettose dell’ambiente.
Il presente lavoro si è posto l’obiettivo di analizzare i principali caratteri che contraddistinguono il paesaggio agrario in Sicilia per cercare di
trarne una visione complessiva che aiuti a conoscerlo nelle sue emergenze,
criticità e potenzialità di sviluppo. Inoltre, riguardo al problema della giusta
ed equa remunerazione dei servizi ambientali prodotti dagli agricoltori, lo
studio fornisce un ulteriore contributo su alcuni aspetti legati alla valutazione economica del paesaggio agrario. Quest’ultima, infatti, diventa un utile
strumento ausiliario per la individuazione e la definizione di interventi normativi finalizzati alla valorizzazione delle esternalità positive prodotte dal
settore primario.
Il Presidente del CORERAS
Prof. Antonino Bacarella
2.
Introduzione
Introduzione
Negli ultimi anni le politiche comunitarie hanno dedicato un’attenzione sempre crescente alla tutela delle funzioni qualitative svolte dall’agricoltura, prevedendo specifici interventi di sostegno, attraverso l’elargizione di incentivi economici, alle attività agricole volte alla produzione
di beni e servizi compatibili con gli obiettivi di tutela e valorizzazione del
paesaggio agrario. Il presupposto per queste politiche è il riconoscimento
del ruolo multifunzionale che l’agricoltura è in grado di svolgere, specialmente in determinate aree del territorio comunitario. In tale contesto si
inseriscono le numerose misure di sostegno che tutelando le funzioni
ambientali, allo stesso tempo, “remunerano” gli agricoltori per i servizi
qualitativi (esternalità positive) che essi forniscono alla collettività.
Il problema della tutela dello spazio rurale ed in particolare del paesaggio agrario è tuttavia ancora lontano dal trovare una giusta soluzione
che possa scongiurare il rischio, ancora molto elevato, di una perdita di
questa importante risorsa economica. Di conseguenza, è ancora attuale il
problema di trovare politiche che, continuandosi a basare sul riconoscimento del ruolo “positivo” svolto dall’agricoltura, possano garantire la
messa a punto di adeguati modelli di pianificazione paesaggistica e di
quantificazione dell’entità degli aiuti per l’”offerta di amenità” da parte del
settore primario.
La soluzione a questi problemi appare comunque complessa e richiede la predisposizione, non solo, di indicatori fisici e qualitativi appropriati, ma deve tenere conto delle preferenze espresse dalla collettività in
materia d’uso dei suoli.
Prendendo spunto dalla Convenzione Europea sul Paesaggio
(Firenze 2000), che in generale definisce il paesaggio come una zona o un
territorio “così come viene percepito dalla popolazione” mettendo in gioco
la dimensione percettiva ed identificativa, non solo del singolo abitante
dei luoghi ma della cultura popolare dell’intera popolazione interessata, la
valutazione economica del paesaggio agrario, si configura come un indispensabile strumento di ausilio alle decisioni pubbliche, in particolare
quando si definiscono strategie finalizzate alla valorizzazione delle esternalità positive offerte dal settore primario.
La valutazione economica del paesaggio agrario presenta, comunque,
difficoltà operative non indifferenti poiché si tratta di stimare una risorsa
pubblica per la quale la componente di non uso del suo Valore Economico
Totale (VET) è, generalmente, rilevante.
Tra i metodi di stima del VET, quello che risulta più collaudato è il
13
Introduzione
metodo della valutazione contingente di cui esistono in letteratura numerose applicazioni (Cicia e Scarpa, 1999; Sali, 1998; Santos, 1999;
Signorello, 2001).
Con questo studio si vuole offrire un ulteriore contributo di conoscenza empirica circa le problematiche riguardanti la tutela e la corretta
pianificazione del paesaggio agrario.
Preliminarmente, si è proceduto a tracciare un quadro sulle principali normative inerenti la tutela del paesaggio agrario sia a livello comunitario che nazionale e regionale.
Successivamente, per analizzare i principali caratteri del paesaggio
agrario in Sicilia, il territorio regionale è stato esaminato secondo la suddivisione attuata dalle Linee Guida del Piano Paesistico Regionale che prevede l’individuazione di 17 ambiti territoriali. A tale scopo, utilizzando
basi cartografiche messe a punto dall’Assessorato Regionale Territorio ed
Ambiente sono state individuate le principali tipologie di uso del suolo
per ciascuno dei suddetti ambiti territoriali. Successivamente, dai risultati
ottenuti, sono state realizzate delle riclassificazioni paesaggistiche i cui
risultati sono riportati in apposite carte tematiche appositamente predisposte per ognuno dei 17 ambiti in cui è stato suddiviso il territorio regionale.
Infine, è stata condotta una stima, con il metodo della valutazione
contingente, del valore paesaggistico di un’area agricola caratterizzata
dalla presenza di una coltura agraria di elevato carattere tradizionale e di
grande valenza paesaggistica. La coltura in oggetto sono gli “uliveti secolari” che vengono ancora coltivati nel territorio di Chiaramonte Gulfi, in
provincia di Ragusa, in maniera tradizionale, ricorrendo solo marginalmente all’ausilio di mezzi meccanici o chimici.
14
1.
Evoluzione delle normative
che regolamentano la tutela
del paesaggio agrario
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
2.1 La Convenzione Europea del Paesaggio
L’analisi delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio
agrario non può che iniziare con le indicazioni fornite dalla Convenzione
Europea del Paesaggio, firmata a Firenze il 20 ottobre del 2000. La
Convenzione definisce il Paesaggio, nella sua accezione più ampia, come
un indicatore della qualità dell’ambiente, per il ruolo che ricopre sul piano
culturale, ecologico, ambientale e sociale, costituendo, pertanto, una
risorsa favorevole all’attività economica. Inoltre, il “paesaggio” è definito
come una zona o un territorio, quale viene percepito dagli abitanti del
luogo o dai visitatori, il cui aspetto e carattere derivano dall’azione di fattori naturali e/o culturali (ossia antropici). Tale definizione tiene conto
dell’idea che i paesaggi evolvono col tempo, per l’effetto di forze naturali
e per l’azione degli esseri umani. La stessa Convenzione, sottolinea,
ugualmente, l’idea che il paesaggio forma un unicum, i cui elementi naturali e culturali vengono considerati simultaneamente. La stessa definizione tende ad evidenziare la doppia natura del paesaggio, in quanto fenomeno che si origina dalla continua interrelazione delle componenti naturali
ed antropiche.
Il paesaggio, “…è in ogni luogo un elemento importante della qualità
della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori
degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana…”. Di conseguenza, esso può essere definito come sintesi delle condizioni sociali, territoriali, ecologiche di
un territorio e della popolazione che lo abita. Questa definizione pone
una questione di notevole complessità, che richiede la messa a punto di
specifici strumenti di conoscenza. Infatti, le dinamiche di trasformazione
dei fenomeni naturali (di tipo evolutivo, finché non vengono disturbati, e
quindi retroattivi in caso di alterazione) basate sui cicli della vita, sono
assai diverse da quelle delle società umane, sia che queste si manifestino in
termini di trasformazione dei luoghi, sia in termini di trasformazioni delle
culture.
Il paesaggio, come prodotto natura-cultura, presentandosi, inoltre,
come fenomeno in continua trasformazione, dà luogo a condizioni estremamente complesse, nelle quali variano continuamente gli assetti dei luoghi, e i tempi dei fenomeni interessati sono profondamente differenziati e
addirittura in continua variazione reciproca. Ciò impone una revisione
17
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
degli strumenti conoscitivi del paesaggio comunemente utilizzati, quali la
storia del territorio, l’evoluzione naturale dei contesti naturali, gli strumenti informatici (GIS compresi) nell’ottica della trasformazione del paesaggio anche secondo la dimensione temporale.
Un’ulteriore linea di lettura, è quella rappresentata dalla seconda
parte della definizione del Consiglio d’Europa: “…così come viene percepito dalla popolazione…”. Il paesaggio, infatti, è tale se entra in gioco anche
la dimensione percettiva, non solo del singolo abitante dei luoghi ma, più
che altro, della cultura popolare dell’intera popolazione interessata.
Si evidenzia, poi, un’ulteriore dimensione dinamica del fenomeno paesaggio che risulta un nuovo campo strategico di riflessione e di intervento:
la percezione e la cultura della percezione, che sono fenomeni dinamici, in
continua trasformazione perché variano in rapporto alle diverse fasce di
età e alle molteplici suddivisioni nelle quali si articola la popolazione.
La “percezione sociale del paesaggio” si propone, dunque, come ulteriore settore di indagine paesistica, per cui occorre valutare prioritariamente lo studio del suo divenire, sia in se stesso che in rapporto con gli
altri dinamismi del fenomeno paesaggio, precedentemente illustrati.
La percezione sociale del paesaggio, oltre che suggerire una nuova
chiave di lettura del tema, apre ad un ulteriore aspetto di grande rilevanza: la questione della “partecipazione”. Infatti, rispetto al grande tema
della riscoperta e della riconciliazione tra la popolazione ed il proprio
ambiente di vita (che sta alla base delle motivazioni stesse delle strategie
ecologiche contemporanee), potere fare riferimento al paesaggio come al
proprio “quadro di vita”, alla raffigurazione cioè del proprio “ambiente di
riferimento” è uno dei capisaldi della presa di coscienza della propria condizione e della possibilità di sviluppare azioni e politiche per il rinnovo dei
rapporti natura-società.
Il paesaggio può divenire, dunque, momento partecipativo di grande
rilevanza sociale acquisendo carattere di elevata potenzialità per i diversi
territori. L’aspetto partecipativo viene così sottolineato nella Relazione
Esplicativa della Convenzione: “Le popolazioni europee chiedono che le
politiche e gli strumenti che hanno un impatto sul territorio tengano conto
delle loro esigenze relative alla qualità dello specifico ambiente di vita.
Ritengono che tale qualità poggi, tra l’altro, sulla sensazione che deriva da
come se stesse percepiscono, in particolar modo visualmente, l’ambiente che
le circonda, ovvero il paesaggio e hanno acquisito la consapevolezza che la
18
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
qualità e la diversità di numerosi paesaggi si stanno deteriorando a causa di
fattori tanto numerosi, quanto svariati e che tale fenomeno nuoce alla qualità della loro vita quotidiana.
Le attività degli organi pubblici in materia di paesaggio non possono più
limitarsi a studi o a un’area ridotta di interventi, appannaggio esclusivo di
certi enti scientifici e tecnici specializzati. Il paesaggio deve diventare un
tema politico di interesse generale, poiché contribuisce in modo molto rilevante al benessere dei cittadini europei che non possono più accettare di
“subire i loro paesaggi”, quale risultato di evoluzioni tecniche ed economiche
decise senza di loro.
Il paesaggio è una questione che interessa tutti i cittadini e deve venir
trattato in modo democratico, soprattutto a livello locale e regionale. I
l riconoscimento di un ruolo attivo dei cittadini nelle decisioni che
riguardano il loro paesaggio può offrire loro l’occasione di meglio identificarsi con i territori e le città in cui lavorano e trascorrono i loro momenti di
svago. Se si rafforzerà il rapporto dei cittadini con i luoghi in cui vivono, essi
saranno in grado di consolidare sia le loro identità, che le diversità locali e
regionali, al fine di realizzarsi dal punto di vista personale, sociale e culturale. Tale realizzazione è alla base dello sviluppo sostenibile di qualsiasi territorio preso in esame, poiché la qualità del paesaggio costituisce un elemento
essenziale per il successo delle iniziative economiche e sociali, siano esse private, che pubbliche. L’obiettivo generale della convenzione è di obbligare i
pubblici poteri ad attuare, a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale, delle politiche e dei provvedimenti atti a salvaguardare, gestire e pianificare i paesaggi d’Europa, al fine di conservarne o di migliorarne la qualità
e di far sì che le popolazioni, le istituzioni e gli enti territoriali ne riconoscano il valore e l’interesse e partecipino alle decisioni pubbliche in merito”.
Se assumiamo la partecipazione come un fenomeno anch’esso dinamico, e non potrebbe essere altrimenti, l’ulteriore concetto che emerge
con chiarezza, quasi spontaneamente, è l’idea di “processualità” che investe tutti i fenomeni finora trattati. Da qui il “paesaggio come processo”,
tanto nel suo farsi, nel suo fluire, ma anche nel divenire della percezione
che di esso si ha e quindi nelle modalità del suo manifestarsi attivo tra la
popolazione (Convenzione Europea del Paesaggio, 2000).
Come possa tradursi in operatività tale tipo di approccio alla conoscenza del paesaggio, è una delle nuove frontiere cui ci si dovrà confrontare nei prossimi anni.
19
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
Per rispondere alla complessità delle istanze, delle criticità, delle stesse opzioni di sviluppo legate al paesaggio, la Regione Siciliana ha, a partire dagli anni ’90, avviato un’attività di pianificazione paesistica che ha
riguardato dapprima le piccole isole circumsiciliane, successivamente l’intero territorio regionale con le Linee Guida del Piano Territoriale
Paesistico Regionale sulla base di un’articolazione per ambiti territoriali,
sistemi e componenti del paesaggio.
La lettura del paesaggio è stata quindi affrontata attraverso il riconoscimento di specifici “segni”, in larga parte antropici che hanno, volutamente, o meno, modificato gli elementi naturali. Quest’ultimi restano
dominanti nel paesaggio rispetto agli elementi antropici quando sono
caratterizzati da morfologie imponenti (come nel caso di montagne, valli,
laghi, ecc.) ma possono divenire quasi invisibili nei casi di massiccia antropizzazione del territorio; sempre, comunque, essi “… rappresentano lo
sfondo naturale nel quale si inseriscono tutte le attività umane, costituendo le
“linee d’appoggio” su cui si impiantano gli insediamenti, le città, le campagne e le più varie attività dell’uomo” (Piano Territoriale Paesistico
Regionale, 1999).
2.2 Il Quadro normativo nazionale
La protezione e la tutela dei beni culturali, ambientali e paesaggistici
ha assunto, da tempo, rilievo nell’ordinamento giuridico italiano. Il legislatore ha affrontato approfonditamente la materia già con la legge del 1
giugno 1939 n.1089 “Tutela delle cose di interesse artistico e storico”, con
la legge del 29 giugno 1939 n.1497 “Protezione delle bellezze naturali” e
con il R.D. 3 giugno 1940, n.1357 “Regolamento per l’applicazione della
L. n.1497/39”. La Costituzione, all’art. 9, comma 2°, ha disciplinato la
tutela del paesaggio e del patrimonio artistico e storico della Nazione,
includendoli tra i cosiddetti “principi fondamentali dell’ordinamento”.
In seguito, la legge 8 agosto 1985, n.431 - legge Galasso - nel ribadire
la tutela del paesaggio, ha introdotto una visione nuova improntata sulla
integralità e globalità dello stesso.
Successivamente, al fine di armonizzare la materia, è stato promulgato, a mezzo di delega conferita al governo, il D.L.vo n. 490 del 29 ottobre
1999, meglio conosciuto come il Testo Unico (T.U.) sui Beni Culturali e
20
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
Ambientali che ha riunito tutte le disposizioni vigenti alla data del 31
ottobre 1998, apportando esclusivamente quelle modifiche necessarie per
il coordinamento formale e sostanziale. Esso disciplina sia i beni culturali
(titolo I) che quelli ambientali e paesaggistici (titolo II).
Per quanto riguarda i “beni culturali”, con questo termine si fa riferimento a tutti i beni, elencati nell’art. 2 del T.U. e considerati degni di tutela da parte dello Stato, cioè:
• cose immobili e mobili di interesse storico, archeologico o demoetno-antropologico, tra cui ville, parchi, giardini che abbiano
interesse artistico o storico;
• cose immobili che, a causa del loro riferimento con la storia politico-militare, la letteratura, l’arte e la cultura in genere, rivestano
un interesse particolarmente interessante;
• collezioni o serie di oggetti che rivestono un eccellente interesse
artistico o storico;
• beni archivistici;
• beni librari.
Sono, inoltre, considerati beni culturali, a prescindere dall’inclusione
nelle categorie sopra menzionate, tutti quei beni che siano testimonianza
avente valore di civiltà (art. 4 T.U.). In tal modo, il legislatore ha reso il
campo d’intervento il più ampio possibile, estendendo la tutela anche a
valori simbolici che una cosa o un luogo possono rivestire. Il legislatore
ha distinto tali beni in due tipologie in considerazione della natura dei
proprietari, individuando consequenziali e differenti obblighi. Infatti, se i
beni in questione sono in proprietà di Enti pubblici e di persone giuridiche private senza scopo di lucro, è sufficiente la compilazione da parte
degli stessi di un elenco descrittivo dei beni di propria spettanza. Se, invece, i beni sono in proprietà di soggetti privati occorre la dichiarazione di
interesse particolarmente importante, da parte del Ministero o della
Regione, a seconda della tipologia dei beni. La dichiarazione viene, successivamente, notificata al proprietario, possessore o detentore delle cose che
ne formano oggetto.
La notifica sottopone in modo automatico il bene a vincolo. Da ciò
discendono obblighi e limiti nella sfera giuridica del destinatario. Infatti,
questi ogni qualvolta intenda apportare modifiche o variazioni nella desti21
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
nazione d’uso deve preliminarmente munirsi di autorizzazione o nulla
osta della competente soprintendenza.
Per quanto riguarda, invece i “beni ambientali e paesaggistici”, l’art.
139 del D.L.vo 490, individua come “beni ambientali”, e pertanto soggetti a tutela:
1) le cose immobili, con cospicui caratteri di bellezza naturale o di
singolarità geologica;
2) le ville, i giardini e i parchi, che, non contemplati dalle leggi per la
tutela delle cose d’interesse artistico o storico, si distinguono per
la loro non comune bellezza;
3) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico
aspetto avente valore estetico e tradizionale;
4) le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così
pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico da cui
si goda lo spettacolo di queste bellezze.
La dottrina ha schematizzato l’elencazione sopra riportata, distinguendo le bellezze “individue”, comprensive di quelle indicate nei primi
due punti, e le “bellezze d’insieme”, comprensive di quelle indicate nei
restanti ultimi due.
Per quanto concerne le bellezze “individue”, il pregio o il valore
oggetto di tutela è intrinseco nella cosa stessa. Per le “bellezze d’insieme”,
invece, l’interesse alla bellezza è indivisibile agli immobili, considerati
come un insieme. Dunque le singole cose immobili, anche se non rivestono particolari pregi, ricevono tutela dal momento che concorrono a determinare l’insieme. Ai fini della tutela, tali beni devono essere inseriti in
appositi elenchi, differenti per categoria, compilati da Commissioni provinciali, competenti sia a fini propositivi che compilativi.
Tali elenchi devono essere approvati dalle Autorità Regionali. Nello
specifico, le procedure si differenziano a seconda che si tratti di “bellezze
d’insieme” o “individue”. In sostanza, l’imposizione del vincolo si concretizza in un divieto, cioè in un obbligo negativo, di astensione da iniziative
che pregiudichino il bene e la sua destinazione. Non si sostanzia in una
situazione di immodificabilità assoluta, ma si richiede la preventiva autorizzazione dell’autorità pubblica per le modiche allo stato dei luoghi che
si vogliano apportare.
L’art.1 della Legge n. 431/85, trasfuso nell’art. 146 del T.U., estende il
22
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
vincolo di cui sopra ad una serie di beni individuati genericamente dal legislatore, il cui valore paesaggistico è presunto, quali, ad esempio territori
costieri, territori contermini ai laghi, corsi d’acqua, ecc. Si parla, al riguardo, di “vincolo paesistico ex lege”. L’assoggettamento a tutela, infatti, è previsto senza ricorrere ad alcun procedimento; si richiede soltanto un’attività amministrativa finalizzata alla ricognizione dei confini fisici del bene.
L’art.1 bis della Legge 431/1985, trasfuso nell’art.149 del T.U., ha
introdotto l’obbligo per le Regioni di sottoporre a specifica normativa
d’uso e di valorizzazione ambientale il territorio includente i beni ambientali sopra indicati mediante la redazione di Piani Territoriali Paesistici o di
Piani Urbanistico-Territoriali aventi le medesime finalità di salvaguardia di
valori paesistici e ambientali. In altre parole, introduce l’obbligo di redigere Piani Paesistici distinti dalla pianificazione urbanistica e territoriale o,
in alternativa, di redigere Piani Urbanistici che si riferiscano anche alla
tutela e alla gestione paesistica.
In verità, il legislatore del 1939 già disciplinava la materia dei Piani
paesistici, ma è la legge del 1985, ripresa nel T.U., che attribuisce agli stessi maggiore incidenza. Il Piano Territoriale Paesistico – P.T.P. – rappresenta, quindi, un importante mezzo di pianificazione, a mezzo del quale si
intende disciplinare l’assetto dei beni e a regolamentarne l’utilizzazione al
fine di proteggere e difendere particolari e singolari aspetti del paesaggio.
Esso è volto ad evitare che dette aree possano ricevere un utilizzo pregiudizievole per le bellezze panoramiche. Il Piano presuppone e si aggiunge
all’esistenza del vincolo paesaggistico – ambientale, inserendosi in una
fase successiva di pianificazione e programmazione degli eventuali interventi che potranno essere eseguiti.
Ai sensi dell’art. 23 del R.D. 3 giugno 1940, n.1357 “Regolamento per
l’applicazione della L. n.1497/39”, il piano territoriale paesistico doveva
stabilire le zone di rispetto delle bellezze naturali, il rapporto tra aree libere ed aree fabbricabili in ciascuna delle diverse zone, le norme per i diversi tipi di costruzione, la distribuzione e il vario allineamento dei fabbricati, le istruzioni per la scelta e la distribuzione della flora. Il piano paesistico “tradizionale”, dunque, redatto sulla base dell’assetto normativo e culturale degli anni 1939-40, ha una valenza spiccatamente estetica ed interviene strettamente sugli oggetti di tutela ai sensi delle Leggi del 1939. La
pianificazione paesistica odierna, che ha come si è detto una spiccata
matrice ambientale, nonché urbanistico-territoriale, si arricchisce ovviamente di nuovi contenuti.
23
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
Il piano ha una valenza generale ed il piano regolatore generale comunale deve uniformarsi ai suoi indirizzi. Pertanto, prescrizioni urbanistiche
o edilizie contrastanti con il piano paesistico sono da ritenersi illegittime.
Il piano viene redatto dalla competente Soprintendenza su incarico
della Regione, al seguito di un’analisi complessiva del territorio regionale
da cui scaturiscano le componenti paesistiche con i vari condizionamenti
e interconnessioni. La Regione provvede anche all’approvazione, previo
parere obbligatorio e vincolante di una Commissione speciale. Il legislatore prevede anche il riconoscimento di poteri sostitutivi in capo al Ministro
per i beni e le attività culturali, qualora le Regioni non ottemperino a tale
obbligo.
Di recente, a fronte alla crescente complessità nello sviluppo del territorio italiano e al cambiamento del quadro istituzionale con la modifica
del Titolo V della Costituzione è stato necessario aggiornare le norme
riguardanti la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale,
risalenti al 1939.
Per questo motivo, il Consiglio dei Ministri n. 141 del 16 Gennaio
2004, dopo aver ottenuto il parere positivo della Conferenza Unificata
Stato-Regioni e delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, ha definitivamente approvato il decreto legislativo che introduce il Codice per i
Beni Culturali e Paesaggistici (D. Lgs. n. 42/2004). Il provvedimento,
meglio noto come “Codice Urbani” dal nome del Ministro proponente,
sostituisce integralmente il precedente Testo Unico, il Decreto
Legislativo n. 490/99, che a sua volta raccoglieva le principali norme su
beni culturali e paesaggio, dalla Legge 1497/39 e 1089/39 alla Legge
431/85 (legge Galasso).
Il suddetto Codice, entrato in vigore il 1 Maggio 2004, è composto da
5 parti, per un totale di 184 articoli, e dall’allegato A:
1) parte prima –Disposizioni Generali
2) parte seconda – Beni Culturali
3) parte terza – Beni Paesaggistici
4) parte quarta – Sanzioni
5) parte quinta – Disposizioni Transitorie, Abrogazioni ed entrata in
vigore
6) allegato A – elenca le categorie di beni disciplinati dal Testo Unico.
Il cardine attorno al quale ruota il Codice è l’art. 9 della Costituzione,
24
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
in forza del quale la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. All’interno
del “patrimonio culturale nazionale”, si inscrivono due tipologie di beni
culturali:
• i beni culturali in senso stretto, coincidenti con le cose d’interesse
storico, artistico, archeologico ecc., di cui alla legge 1089 del 1939,
• i beni culturali in senso più ampio, costituiti dai paesaggi italiani
(già retti dalla legge 1497 del 1939 e dalla legge “Galasso” del
1985), frutto della millenaria antropizzazione e stratificazione storica del territorio italiano.
Il nuovo Codice introduce una nuova definizione di paesaggio formulata all’art. 131 (salvaguardia dei valori del paesaggio) il quale specifica:
“per paesaggio si intende una parte omogenea di territorio i cui caratteri derivano dalla natura, dalla storia umana o dalle reciproche interrelazioni”.
A seguito dell’introduzione delle nuove leggi in materia e della riforma del Titolo V della Costituzione si è arrivati anche alla distinzione tra
attività di tutela e attività di valorizzazione.
Secondo l’art. 3 del Codice la tutela consiste principalmente “nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette, sulla base di
un’adeguata attività conoscitiva, ad individuare i beni costituenti il patrimonio culturale ed a garantirne la protezione e la conservazione per fini di pubblica fruizione”.
La valorizzazione invece consiste (art. 6) “nell’esercizio delle funzioni
e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. Essa comprende anche la promozione
ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale”.
In sostanza, il fine della tutela sarebbe l’individuazione degli ambiti
paesaggistici da proteggere e conservare, mentre quello della valorizzazione consisterebbe nella promozione e nell’ottimizzazione del godimento
di tali beni da parte della società.
Per assicurare l’esercizio unitario di entrambe, l’art. 6 del Codice
opera una distinzione: mentre per i beni e le attività culturali le funzioni
di tutela sono demandate al Ministero dei Beni e delle attività culturali che
le esercita direttamente (o delegandone l’esercizio alle Regioni tramite
forme di intesa e di coordinamento), invece per i beni paesaggistici le fun25
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
zioni amministrative sono conferite specificatamente alle Regioni. In
merito alla valorizzazione, invece, il Codice la considera a tutti gli effetti
una materia concorrente disponendo esplicitamente che siano le Regioni
– attraverso la funzione legislativa – a fissare i principi fondamentali.
Il Codice, infatti, prevede ampi margini di cooperazione delle regioni e degli enti territoriali nell’esercizio dei compiti di tutela facendo in
modo che Stato, regioni ed enti locali agiscano sulla base di programmi
concordati con l’obiettivo sia di costituire un sistema integrato di valorizzazione e sia di assicurare un’azione coerente e rispondente ad una logica
unitaria di intervento, in modo da non creare frammentazioni e disparità.
Le Regioni hanno quattro anni di tempo, a decorrere dal 1 maggio
2004, per verificare la congruenza tra i piani paesistici e provvedere agli
opportuni adeguamenti, se necessari. Tuttavia, a differenza di quanto era
disposto dal Decreto Legislativo n. 490/99, hanno il potere di escludere la
richiesta per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione di opere ed interventi sia nelle zone compromesse e degradate e sia
nelle zone prima disciplinate dalla “Legge Galasso”.
2.3 Il Quadro normativo regionale
In materia di protezione dei beni culturali e naturali, è importante
ricordare che il legislatore ha previsto un sistema complesso di distribuzione delle competenze tra Stato, Regioni ed Enti Locali. Tuttavia, la
situazione della Regione Siciliana presenta aspetti del tutto peculiari.
A tale riguardo, in attuazione dell’art. 14, c.1, lett. N) dello Statuto
Speciale della Regione Siciliana (Regio Decreto Legislativo 15 maggio
1946, n.455, convertito nella legge costituzionale 26 febbraio 1948, n.2),
con il D.P.R. 30 agosto 1975 n. 635 e il D.P.R 30 agosto 1975 n. 637 è stato
disposto il passaggio delle funzioni legislative ed amministrative dagli
organi centrali e periferici dello Stato alla Regione, rispettivamente, in
materia di accademie e biblioteche e in materie di antichità, opere artistiche, musei e tutela del paesaggio. In tal senso, la Regione Siciliana ha
acquisito una potestà legislativa ed amministrativa esclusiva che, secondo
il disegno dello Statuto incontra soltanto il limite delle riforme economiche e sociali varate dallo Stato.
La Legge Regionale 1 agosto 1977, n. 80, all’art. 3 stabilisce, nello
26
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
specifico, la competenza dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ed
Ambientali per lo svolgimento delle attribuzioni regionali in materia di
beni culturali ed ambientali.
Inoltre, lo Statuto all’art. 33 stabilisce che fanno parte del patrimonio
della Regione le cose d’interesse storico, archeologico, paleontologico ed
artistico, da chiunque ed in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo
regionale.
In ottemperanza a quanto previsto dall’art.1 bis della Legge
431/1985, trasfuso nell’art.149 del T.U., che ha introdotto l’obbligo per le
Regioni della redazione di Piani Territoriali Paesistici, la Regione Siciliana,
con il D.A n.7276 del 28 dicembre 1992, ha predisposto ed approvato un
piano di lavoro per la redazione del Piano Territoriale Paesistico..
Precedentemente, l’art.5 della Legge Regionale n. 15 del 30 aprile
1991, nel ribadire l’obbligo di provvedere alla pianificazione paesistica,
aveva conferito all’Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali la facoltà di
impedire ogni modificazione del paesaggio, in aree individuate in funzione del loro interesse paesistico, sino all’approvazione del Piano Paesistico.
Si parlava al riguardo di vincoli di immodificabilità temporanea.
Successivamente, l’Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali ha provveduto all’istituzione di un Ufficio del Piano, supportato da un Comitato
Scientifico, con compiti di indirizzo e coordinamento tra le
Soprintendenze e gli altri Assessorati Regionali.
L’Ufficio del Piano ha provveduto all’elaborazione delle Linee Guida
che sono state approvate con D.A. n° 6080 del 21 maggio 1999. Le Linee
Guida investono l’intero territorio regionale, stabiliscono i criteri e le
modalità di gestione finalizzati alla tutela, individuano le caratteristiche
strutturali del paesaggio e suddividono il territorio in 17 ambiti sub-regionali, sulla base delle caratteristiche geo-morfologiche e culturali.
Infine, con il Decreto dell’Assessorato ai Beni Culturali e Ambientali
n. 5820 dell’8 maggio 2002, la Sicilia ha recepito i principi sanciti nella
Convenzione Europea del Paesaggio firmata a Firenze nell’ottobre del
2000. In tal modo, la Regione ha ribadito la volontà di promuovere e assicurare la protezione e la valorizzazione del paesaggio tramite la pianificazione e ha puntualizzato che i criteri di pianificazione debbono essere
orientati agli apporti innovativi dettati dalla Convenzione.
Un elenco completo delle principali normative di riferimento sulla
tutela del paesaggio agrario è riportato nella Tabella 1.
27
Evoluzione delle normative che regolamentano la tutela del paesaggio agrario
Tab. 1 – Elenco dei principali provvedimenti normativi
28
3.
Analisi dei principali
caratteri del paesaggio
agrario siciliano
Analisi dei principali caratteri del paesaggio agrario siciliano
3.1 Cenni stor ici
Il paesaggio agrario è il risultato di un complesso processo di interazione che coinvolge numerosi fattori sia naturali che antropici. Entrambi
concorrono a definire l’identità del paesaggio e, simultaneamente, ne
caratterizzano i processi dinamici ed economici influenzando l’espressione percettiva dello stesso.
Scorrendo brevemente l’evoluzione storica del paesaggio agrario siciliano, agli inizi del neolitico si presentava dominato da specie tipiche della
macchia mediterranea e i corsi d’acqua, specialmente quelli maggiori,
erano addirittura navigabili.
I primi insediamenti umani in Sicilia risalgono a circa 200.000.000 di
anni fa con popolazioni nomadi che basavano il loro sostentamento sull’agricoltura e la pastorizia. Col passare dei secoli, la ricerca di nuovi spazi
agricoli ha portato gradualmente alla distruzione del patrimonio forestale
con la trasformazione, verso lo stato di macchia, steppa e infine alla vera
e propria desertificazione, del primitivo patrimonio naturale della Sicilia
Con la fondazione delle prime colonie greche, intorno all’VIII secolo a.C., cominciarono a nascere numerose piccole fattorie sparse per il territorio. Tale organizzazione sarà mantenuta durante le successive epoche
e caratterizzerà il paesaggio agrario siciliano ancora oggi costellato da
bagli, casali e masserie.
Nel III sec. a.C. ebbe inizio la dominazione romana in Sicilia che
portò ad un’intensa coltivazione dei cereali. Il territorio fu riorganizzato
attraverso la centuriazione, furono creati numerosi acquedotti e nacquero
nuove fattorie e ville nobiliari che segnarono il paesaggio delle campagne.
Durante questo periodo, le concessioni terriere erano concentrate in
poche mani e neanche le invasioni barbariche modificarono tale stato, a
differenza di quanto accadde nel settentrione con la distribuzione delle
terre ai veterani.
Nel periodo della conquista araba dell’isola si mutò radicalmente l’assetto latifondista precedente, grazie alle numerose concessioni e al diritto
d’eredità per tutti i figli. Inoltre, gli arabi, accanto alla produzione di
grano, introdussero nuove colture (ortaggi, gelsi, pistacchi, datteri limoni, arance, ecc.) che causarono un profondo mutamento nella struttura del
paesaggio agrario. In particolare, la fascia costiera pianeggiante si caratterizzò per una grande varietà di colture, mentre quella interna continuò ad
essere adibita prevalentemente alla coltivazione cerealicola ed al pascolo.
31
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
Quando cominciò il periodo feudale, il paesaggio agrario siciliano
conobbe un repentino peggioramento. Ampi territori non furono, infatti,
più coltivati e ciò provocò un abbandono delle pratiche agricole intensive
arabe e un generale spopolamento dei territori interni a favore dei grossi
villaggi.
Durante il XV ed il XVI secolo, un notevole risveglio culturale fece
sì che l’umanesimo siciliano si diffondesse ben oltre i confini Italiani
(Mack Smith, 1970). Durante questi secoli il paesaggio siciliano era determinato da pratiche agricole ancora sostanzialmente primitive che sfruttavano i terreni fino all’esaurimento (Regione Siciliana, Assessorato
Territorio ed Ambiente, 1999). Nei periodi in cui i ricavi erano maggiori,
i contadini, per aumentare le produzioni, aravano parti di bosco, per poi
successivamente abbandonarle quando il mercato era saturo. Il pascolo e
l’erosione impedivano successivamente la ricrescita degli alberi. Anche il
clima, in questo periodo, divenne più arido e il legname prodotto era esiguo. L’erosione del suolo modificò anche il regime idrico, causando, da
una parte sempre più frequenti inondazioni, dall’altra la trasformazione
dei fiumi in torrenti. Si può, dunque, ritenere che in questo periodo nacquero quelle mutazioni del paesaggio siciliano che ancora oggi lo caratterizzano dal punto di vista del degrado idrogeologico (Regione Siciliana,
Assessorato Territorio ed Ambiente, 1999). Inoltre, i boschi, che in larga
parte coprivano la Sicilia ancora all’inizio del ‘400, cominciarono ad essere seriamente compromessi dalla crescente industria dello zucchero che
veniva estratto dalle canne. Le popolazioni di origine islamica furono poi
costrette a lasciare le terre e, così, vasti territori vennero abbandonati e
rimasero incolti per molti anni.
Durante il ’600, dopo alcune catastrofi naturali (eruzione dell’Etna
del 1669 e terremoto del 1693) si assistette ad una grande opera di ricostruzione e trasformazione urbanistica. La progettazione dei nuovi centri
urbani, divenne occasione per raffinate operazioni intellettuali (Mack
Smith, 1970).
Nella Sicilia occidentale furono realizzate un centinaio di nuove città
baronali, il che contribuì a riportare manodopera nei latifondi e ad accrescere le produzioni agricole.
Nel XVIII secolo, la campagna siciliana era ancora caratterizzata da
un’agricoltura estensiva tecnologicamente arretrata, con il prevalere di
seminativi nelle aree interne e della coltivazione degli agrumi nei territori
tra Palermo e Bagheria. Nella Sicilia orientale cominciarono, invece, a
32
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
manifestarsi importanti fenomeni di trasformazione della struttura fondiaria, con la diffusione dei contratti di enfiteusi, attraverso i quali i feudatari assegnavano ad affittuari porzioni della loro proprietà affinché le
coltivassero autonomamente con larghi spazi decisionali. Molte zone collinari alle pendici dell’Etna, così come sull’altopiano ibleo vedono in questo fenomeno l’origine della prima massiccia opera di “costruzione” dei
paesaggi agrari (Regione Siciliana, Assessorato Territorio ed Ambiente,
1999).
Per tutto il XIX secolo, quando la Sicilia faceva ormai parte del Regno
d’Italia, fu prevalente il sistema latifondistico ed il paesaggio siciliano era
ancora fortemente caratterizzato dalla coltivazione massiccia del grano.
Tuttavia, la continua semina del grano, che addirittura fu incoraggiata successivamente dal regime fascista, causò un forte decremento della fertilità
dei terreni con effetti negativi anche su altre importanti produzioni agricole siciliane (olio, agrumi, ecc.).
A partire dal secondo dopoguerra si ebbero sostanziali cambiamenti.
Grazie, infatti, a nuove disponibilità irrigue si piantarono vigneti e crebbe
la produzione degli agrumi. Attualmente, i repentini cambiamenti intervenuti nel sistema economico siciliano stanno continuamente influenzando
la struttura del paesaggio agrario dell’Isola (es. la serricoltura del ragusano), che per moltissimo tempo ha invece mantenuto caratteri di forte staticità.
3.2 Metodologia di indagine
3.2.1 Articolazione degli ambiti territoriali regionali
Per esaminare il paesaggio agrario in Sicilia si è, preliminarmente,
fatto riferimento alla suddivisione del territorio regionale adottata dalle
Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico regionale che prevede la
ripartizione in 17 ambiti territoriali. Successivamente, si è ritenuto utile
procedere alla lettura di alcuni tipi di paesaggi presenti, ciascuno legati a
letture e interpretazioni consolidate e specifiche. Questo percorso di analisi ha seguito una ricomposizione di sintesi effettuata attraverso la descrizione per ambiti territoriali così come individuati dal Piano Paesistico
Regionale, per cercare di trarre una visione complessiva del territorio siciliano che aiuti a conoscerlo nelle sue emergenze, criticità e potenzialità di
sviluppo.
33
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
Questa operazione non ha avuto alcuna pretesa di esaustività, poiché
è evidente che il paesaggio può essere letto a partire da pressoché infiniti
punti di vista, tutti compresenti nella visione complessiva. Il contenuto di
questo Capitolo è volto a suggerire una modalità di approccio che dia una
chiave di lettura del territorio e delle sue peculiarità al fine di porre le basi
per realizzare una sempre più dettagliata e completa conoscenza del paesaggio agrario siciliano.
È utile, inoltre, ricordare che il paesaggio agrario della Sicilia è fortemente condizionato dalle caratteristiche morfologiche del territorio che
ne determinano una grande variabilità con forti contrasti anche in aree
geografiche limitrofe. Un esempio è quello dell’area alluvionale della pianura catanese che si trova a ridosso di un territorio contraddistinto dalla
presenza della più alta vetta dell’Italia centro-meridionale e cioè l’Etna.
Contrasti altrettanto forti sono, inoltre, dovuti alle varie forme di
vegetazione e alle profonde diversità climatiche che caratterizzano i vari
territori, con conseguente differenziazione floristica, colturale ed anche di
forme di vita rurale.
L’orografia del territorio siciliano mostra complessivamente un forte
contrasto tra la porzione settentrionale prevalentemente montuosa, con i
Monti Peloritani, costituiti da prevalenti rocce metamorfiche con versanti ripidi, erosi e fortemente degradati, i gruppi montuosi delle Madonie,
dei Monti di Trabia, dei Monti di Palermo, dei Monti di Trapani, e quella
centro-meridionale e sud-occidentale, ove il paesaggio appare nettamente
diverso, in generale caratterizzato da blandi rilievi collinari, incisi dai corsi
d’acqua, talora con qualche rilievo isolato, che si estende fino al litorale del
Canale di Sicilia. Ancora differente appare la zona sud-orientale, con morfologia tipica di altopiano e quella orientale con morfologia vulcanica.
Il Piano Territoriale Paesistico Regionale partendo proprio da queste
considerazioni è pervenuto alla identificazione dei seguenti ambiti territoriali:
1) Area dei rilievi del trapanese
2) Area della pianura costiera occidentale
3) Area delle colline del trapanese
4) Area dei rilievi e delle pianure costiere del palermitano
5) Area dei rilievi dei monti Sicani
6) Area dei rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo
7) Area della catena settentrionale (Monti delle Madonie)
8) Area della catena settentrionale (Monti Nebrodi)
34
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
9) Area della catena settentrionale (Monti Peloritani)
10) Area delle colline della Sicilia centro-meridionale
11) Area delle colline di Mazzarino e Piazza Armerina
12) Area delle colline dell’ennese
13) Area del cono vulcanico etneo
14) Area della pianura alluvionale catanese
15) Area delle pianure costiere di Licata e Gela
16) Area delle colline di Caltagirone e Vittoria
17) Area dei rilievi e del tavolato Ibleo
La localizzazione dei suddetti ambiti territoriali è riportata nella
Figura 1. In generale si può affermare che le aree montuose che caratterizzano il nord della Sicilia e rappresentate dai Monti delle Madonie, dei
Nebrodi e dei Peloritani formano la cosiddetta Catena Settentrionale,
mentre le zone caratterizzate da morfologia prevalentemente collinare,
ovvero dalla presenza di dorsali debolmente ondulati, con prevalente
costituzione argillosa, sono state inserite nelle aree 3, 6, 10, 12 e 16.
Le zone pianeggianti sono riconducibili alle aree 2, 14 e 15. Un esempio è la pianura alluvionale catanese che, ramificandosi verso l’interno,
segue l’andamento delle alluvioni dei principali corpi idrici, ai quali deve la
sua esistenza e sulla quale l’opera dell’uomo ha insediato i vasti agrumeti
che oggi la contraddistinguono.
Le zone caratterizzate dalla presenza di rilievi montuosi che non
fanno parte della Catena Settentrionale comprendono, invece, l’area dei
rilievi del territorio trapanese e del promontorio di S. Vito Lo Capo, l’area
dei Monti di Palermo e delle pianure fra essi inserite, l’area dei Monti
Sicani e l’area dell’altopiano Ibleo.
Per quanto riguarda l’edificio vulcanico dell’Etna, esso da solo rappresenta un ambito territoriale autonomo con connotati specifici che lo
diversificano da tutti gli altri.
Infine, si riscontrano gli ambiti delle colline di Mazzarino, Piazza
Armerina nonché quelle di Caltagirone e Vittoria, caratterizzate da morfologia collinare nella quale frequentemente si distingue, nelle zone sommitali, la presenza di pianori sabbiosi spesso sede di insediamenti urbani,
come nel caso di Butera, Mazzarino, Piazza Armerina e Niscemi.
Prendendo spunto, quindi, dalla suddetta territorializzazione, di
seguito si descrivono le principali caratteristiche che contraddistinguono
il paesaggio agrario nell’ambito dei 17 ambiti territoriali.
35
36
(*) Fonte: Assessorato Regionale dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione
Fig. 1 – Carta degli Ambiti Territoriali (Piano Paesistico Regionale - D.A. n. 6080 del 1999 (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
3.2.2 Componenti del paesaggio agrario siciliano
Per esaminare i principali caratteri del paesaggio agrario siciliano è
stato necessario individuare, preliminarmente, i caratteri distintivi dei vari
tipi di uso del suolo per ciascun ambito territoriale regionale. Per questo
motivo si è fatto riferimento alla classificazione riportata dall’Assessorato
Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana che, attraverso una specifica cartografia tematica, raggruppa, per caratteri di omogeneità, i vari tipi
di uso dello stesso.
Attraverso specifiche elaborazioni grafiche su base cartografica preesistente (Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente e IGM) sono
state realizzate cartografie tematiche sull’uso del suolo per ciascuno dei 17
ambiti territoriali regionali così come individuati dal Piano Territoriale
Paesistico (Figure 2 – 18).
Sulla base dei risultati riguardanti l’uso del suolo, è stata effettuata
una successiva riclassificazione paesaggistica per ognuno dei 17 ambiti territoriali regionali, creando a tal proposito delle nuove e specifiche carte
tematiche (Figure 2 bis – 18 bis).
Quest’ultima riclassificazione paesaggistica è stata realizzata seguendo le indicazioni fornite dalle seguenti fonti:
1) Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale;
2) Piano di Sviluppo Rurale della Regione Sicilia 2000-2006;
3) Riscontri diretti in campo.
In particolare, le Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico classificano come “paesaggio agrario tradizionale” le aree agricole occupate da
alcune colture arboree che ancora oggi vengono coltivati in maniera tradizionale ed estensiva come, ad esempio, l’olivo, il pistacchio, il carrubo, il
mandorlo, il nocciolo ed altre colture legnose che da sempre hanno caratterizzato l’agricoltura del territorio siciliano.
Per quanto riguarda, invece, il Piano di Sviluppo Rurale, nell’ambito
dell’Azione F3 “Ricostituzione e/o mantenimento del paesaggio agrario
tradizionale, di spazi naturali e seminaturali” si individuano alcune tipologie di paesaggio agrario costituite da colture tradizionali tipiche a carattere estensivo e specifica localizzazione: cappero, nocciolo, olivo, castagno
da frutto, pistacchio, vigneto ad alberello e frassino da manna.
Infine, sono state effettuate verifiche a campione direttamente sul
territorio per riscontrare i contenuti riportati nelle precedenti fonti informative.
37
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
Sulla base delle informazioni raccolte sono state quindi individuate,
per ciascuno dei 17 ambiti territoriali regionali, le seguenti tipologie di
paesaggio agrario:
1) paesaggio agrario delle colture intensive;
2) paesaggio agrario delle colture tradizionali;
3) sistemi colturali complessi.
Per quanto riguarda il “paesaggio agrario delle colture intensive”, esso
fa riferimento a quelle aree agricole investite con colture a carattere intensivo che caratterizzano grandi porzioni del territorio siciliano. In particolare ci si riferisce alle aree investite a:
• seminativo;
• vigneto;
• agrumeto;
• colture in serra.
Con riferimento al “paesaggio agrario delle colture tradizionali” ci si
riferisce, invece, alle aree investite a:
• oliveto;
• pistacchieto;
• carrubeto;
• mandorleto;
• noccioleto;
• legnose agrarie miste e consociazioni tra le specie suddette;
• seminativi arborati.
Per quanto riguarda i “sistemi colturali complessi”, sotto questa denominazione sono incluse varie classi di uso del suolo accomunate dalla caratteristica di presentarsi sotto forma di appezzamenti frammentati e irregolari, situati prevalentemente in prossimità dei centri abitati, dove la presenza di infrastrutture, e in generale di accentuata pressione antropica, tende
alla parcellizzazione delle aziende e alla diversificazione delle colture.
Tale proposta metodologica di “accorpare” su basi omogenee le coltivazioni che caratterizzano la struttura produttiva agricola dell’Isola, può
essere utile per classificare il territorio siciliano dal punto di vista paesaggistico anche al fine di individuare giusti criteri di salvaguardia del paesaggio agrario in funzione delle tipologie di colture presenti.
38
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
3.3 Analisi dei principali caratteri del paesaggio agrario delle colture
intensive
Per quanto riguarda il “paesaggio agrario delle colture intensive”, la
classe d’uso del suolo maggiormente presente è quella relativa ai seminativi che, secondo i dati del 5° Censimento Generale dell’Agricoltura, viene
praticata dal 48,2% delle aziende (176.096) per una SAU complessiva pari
a ha 647.235 (50,5%).
Il paesaggio dei seminativi è rappresentato prevalentemente dal frumento duro che domina le aree interne o svantaggiate della Sicilia. Gli
ambiti territoriali maggiormente interessati dalla presenza di grano duro
sono le “Colline dell’Ennese” e l’area dei “Rilievi di Lercara, Cerda e
Caltavuturo”. Il paesaggio è caratterizzato da un’apparente uniformità
interrotta da elementi naturali, come singoli alberi di olivo, mandorlo, carrubo o roccia affiorante. Tale caratteristica potrebbe, tuttavia, essere causa
di bassa biodiversità e alta vulnerabilità complessiva, legata alla natura fortemente erodibile del suolo.
Gli elementi di biodiversità sono associati prevalentemente ai rilievi
(creste rocciose emergenti nella matrice argillosa), alle zone umide (rare),
alle formazioni calanchive, che ospitano talvolta specie rare e specializzate, ed alle alberature che in alcuni casi rompono la continuità del paesaggio.
Variazioni chimico-fisiche del suolo danno origine a contrasti e sfumature di colori e la superficie si presenta nuda o coperta da seminativi ed
altra vegetazione infestante. Infine, il territorio è ricco di fabbricati rurali
di grande valenza architettonica (masserie, magazzini, stalle, muretti,
abbeveratoi, ecc.).
Nell’ambito dei seminativi rientrano altre colture erbacee ed in particolare le ortofloricole che sono localizzate in prevalenza nelle aree con
caratteristiche climatiche e pedologiche favorevoli nonché con maggiore
disponibilità idrica. Numerosi sono gli ambiti territoriali in cui si riscontra in maniera significativa la presenza delle colture ortofloricole. Tra questi spiccano l’area dei “Rilievi e delle pianure costiere del palermitano”, in
particolare nella Piana di Buonfornello presso Termini Imerese, l’area dei
“Rilievi del trapanese”, quella delle “Colline del Trapanese”, la fascia
costiera tirrenica del Messinese (ambito territoriale dei “Monti
Peloritani”), alcune zone della Piana di Catania (area della “Pianura alluvionale catanese”), le zone litoranee della provincia di Siracusa e le zone
39
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
irrigue lungo la costa meridionale dell’Isola (ambiti delle “Pianure costiere di Licata e Gela” e dei “Rilievi e tavolato ibleo”).
Infine, le colture ortofloricole si rinvengono sia in alcune fasce di terreni alluvionali lungo i corsi d’acqua principali (es. Simeto) che in quelle
aree in cui l’orticoltura viene praticata in asciutto, spesso sedi di coltivazione di varietà di pregio che rischiano la scomparsa (es. cappero).
Dopo i seminativi, la classe d’uso del suolo maggiormente presente in
Sicilia è quella relativa al vigneto. Al riguardo, la Sicilia nel 2000 ha visto
rilevati dall’ISTAT (5° Censimento generale dell’Agricoltura) 111.638
ettari di superfici coltivate ad uva da vino, di cui 59.097 ettari localizzati
nella sola provincia di Trapani (52,9%). Alle sue spalle Agrigento, con
19.713 ettari (17,6%) e Palermo con 16.762 ettari (15,0%). La quota dei
vigneti siciliani destinati alle denominazioni d’origine (DOC e DOCG) è
pari al 4%, per un equivalente di 4.154 ettari localizzati in prevalenza in
provincia di Trapani (46,1%), zona di produzione del Marsala. La vitivinicoltura siciliana è per i 3/4 imperniata sulle varietà bianche. Nel Trapanese
in particolare queste coprono il 91% delle superfici vitate, ma anche in
provincia di Palermo e di Agrigento hanno un’incidenza preponderante,
pari nell’ordine all’82 e al 65 per cento dei vigneti provinciali. Il resto dell’isola, meno importante in termini quantitativi ma certo non qualitativi,
è invece orientato verso le varietà a bacca nera. Queste occupano il 92%
dei vigneti di Siracusa e l’82% di quelli ricadenti nelle province di
Caltanissetta, Catania e Ragusa. Orientata in prevalenza verso le varietà
nere anche la viticoltura di Enna (69%) e quella di Messina (48%). Per
quest’ultima provincia, in particolare, ad inficiare l’effettiva valutazione
della composizione ampelografica interviene l’elevata superficie (11%) di
cui il Censimento non ha specificato il tipo di vitigno (CORERAS, 2003).
Sulla base delle indicazioni fornite dall’ISTAT, la vitivinicoltura siciliana assume forti valori di concentrazione e di caratterizzazione del paesaggio agrario negli ambiti territoriali dei “Rilievi del trapanese”, della
“Pianura costiera occidentale” e, soprattutto, nell’ambito delle “Colline
del trapanese” dove prevalgono i vigneti da vino.
Un altro ambito interessato è quello delle “Colline della Sicilia centro-meridionale”, in particolare nell’area dell’agrigentino dove risulta considerevole la presenza di vigneti da tavola.
In altri ambiti territoriali (“Cono vulcanico etneo” e “Colline di
Caltagirone e Vittoria”) pur riscontrandosi aree vitivinicole di grande rilevanza qualitativa con produzioni D.O.C. e I.G.T., i valori di copertura non
40
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
raggiungono grandezze quantitativamente significative rispetto ai precedenti ambiti territoriali.
Riguardo alle aree coperte a vigneto, alcune misure comunitarie non
strettamente legate a criteri di conservazione del suolo e di mantenimento dei caratteri tradizionali del paesaggio hanno portato in questi anni a
notevoli “instabilità” dell’assetto complessivo del paesaggio colturale del
vigneto, che ha visto, talora contemporaneamente, contrazioni ed estensioni in dipendenza della erogazione di contributi per l’impianto e
l’espianto (CORERAS, 2003). Inoltre, il paesaggio dei giovani vigneti
“industriali” pur garantendo una maggiore facilità nella meccanizzazione
e nella manutenzione degli impianti assicurando, al contempo, migliori
risultati economici, non ha la stessa valenza paesaggistica dei vigneti su
terrazze e degli impianti ad alberello né, tanto meno, svolge lo stesso
ruolo di conservazione del germoplasma garantito, invece, delle tradizionali varietà e cultivar locali.
A tal proposito degni di menzione sono i tradizionali vigneti ad alberello in asciutto presenti negli ambiti territoriali “Cono vulcanico Etneo”
(comuni di Bronte, Castiglione di Sicilia, Linguaglossa, Mascali, Milo,
Nicolosi, Piedimonte Etneo, Pedara, S. Alfio, Trecastagni, Viagrande,
Zafferana Etnea), “Rilievi e tavolato ibleo” (comuni di Noto, Pachino,
Rosolini), “Colline della Sicilia centro-meridionale” (province di
Agrigento e Caltanissetta), “Colline di Caltagirone e Vittoria” ed in quelli che comprendono le province di Trapani e Palermo (“Rilievi e pianure
costiere del palermitano, “Rilievi del trapanese” e “Colline del
Trapanese”).
Infine, nei vasti impianti di uva da tavola, fortemente condizionati,
dal punto di vista percettivo, dal massiccio impiego di coperture in plastica, non si rinvengono elevati valori di qualità tradizionale del paesaggio
agrario.
Passando all’esame della classe dell’uso del suolo relativa agli agrumeti, in Sicilia secondo i dati dell’ISTAT, nel corso degli anni novanta, la
superficie agrumicola è passata da 111.911 ettari (1991) a 100.759 ettari
(2002) segnando una riduzione del 10%. In particolare, 58.881 ettari sono
coltivati ad arancio, 30.666 a limone, 7.035 a mandarini e 4.177 a clementine. Sebbene tutte le specie subiscano una flessione, la più significativa ha
riguardato i limoni.
L’agrumicoltura siciliana si concentra principalmente nella Sicilia
orientale ed in particolare nelle province di Catania (35% della superficie
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
agrumicola regionale), Siracusa (23,1%) e Messina (12,2%). Il segmento
produttivo più importante è rappresentato dalla coltivazione delle arance
che, pur riguardando tutte le province siciliane, si concentra maggiormente in quelle di Catania (38,4%), Siracusa (29,2%), Enna (10,5%) ed
Agrigento (7,2%). Nella Sicilia centro-orientale dominano, inoltre, le
varietà a polpa pigmentata tra le quali spicca il “Tarocco”, mentre nella
provincia di Agrigento prevalgono gli aranceti a polpa bionda, con le
varietà del gruppo “Navel” ed in particolare la cultivar “Washington
Navel”.
Per quanto riguarda la coltivazione del limone in Sicilia è diffusa in
ugual misura nelle province di Catania (26,7% della superficie limonicola
regionale) e Messina (26,4%), seguite per importanza dalla provincia di
Palermo (24,5%) e di Siracusa (17%). La provincia di Enna, il cui territorio e tutto nell’area interna dell’Isola, è la sola che non registra significative estensioni limonicole.
Le aree maggiormente vocate alla coltivazione delle clementine ricadono in provincia di Catania (50,1% della superficie regionale) ed in quelle di Ragusa (23,9%) e Siracusa (15,8%). La mandarinicoltura è concentrata nelle province di Palermo (34,1% della superficie regionale) e
Catania (33,8%), seguite da Messina (14,9%) e Ragusa (10%).
Gli impianti agrumicoli più moderni si estendono nella Piana di
Catania e nel siracusano, soprattutto per quanto riguarda la coltura dell’arancio che interessa notevoli superfici. L’ambito territoriale principalmente interessato è quello della “Pianura alluvionale catanese”. Tuttavia, la
coltivazione degli agrumi è anche diffusa in alcune aree pianeggianti in
prossimità delle zone costiere, dove le condizioni ambientali favorevoli e
la maggiore disponibilità di acqua irrigua, hanno consentito che gli agrumeti entrassero nella composizione di paesaggi storici che trovano nella
Conca d’Oro e nella Riviera Ionica la loro espressione più importante. Gli
ambiti territoriali interessati dalla presenza di agrumeti storici sono quelli del “Cono vulcanico etneo” e dei “Rilievi e pianure costiere del palermitano”.
Purtroppo, a causa della forte competizione con l’ampliamento dei
centri urbani e la realizzazione di infrastrutture nei territori pianeggianti,
la loro esistenza è seriamente minacciata con conseguente rischio che nei
prossimi anni un importante paesaggio storico della Sicilia possa andare
del tutto compromesso.
Anche per gli agrumeti, così come per i vigneti, il paesaggio degli
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
impianti più giovani e “industriali” tipici della pianura catanese, non ha lo
stesso valore paesaggistico degli impianti terrazzati e di quelli costituiti da
varietà che attualmente trovano scarsi sbocchi commerciali perché poco
graditi al consumatore ma di elevato significato storico e testimoniale.
Inoltre, per alcuni motivi legati sia ad aspetti fitosanitari che di natura economica e commerciale, negli ultimi anni si è registrata una drastica riduzione del numero di cultivar tradizionali, con negative conseguenze sulla
conservazione del germoplasma.
L’ultima classe d’uso del suolo che concorre alla formazione del “paesaggio agrario delle colture intensive” è quella relativa alle colture in serra
che assumono particolare importanza sia per il loro significato economico, che per quello ecologico e paesaggistico. Gli ambiti territoriali principalmente interessati sono quelli delle “Pianure costiere di Licata e Gela”,
le “Colline di Caltagirone e Vittoria” e l’area dei “Rilievi del tavolato
ibleo”. Tale tipologia di uso del suolo produce normalmente un forte
impatto visivo con conseguenze negative soprattutto in contesti territoriali di grande pregio, come era il caso dei “Macconi” di Gela o di altre aree
sottoposte a vincoli paesaggistici ai sensi della Legge 1497/39. Non è infine da trascurare il rischio legato ad un eccessivo uso di sostanze chimiche
rilasciate sul terreno che possono essere causa di inquinamento del substrato pedologico.
Il tipo di paesaggio delle colture in serra comprende i territori investiti da impianti permanenti e dalle colture sotto tunnel, che, oltre alle colture orticole riguarda in tempi più o meno recenti, le colture protette di
uva da tavola, concentrate soprattutto nella parte occidentale e sud-orientale dell’Isola (“Colline di Caltagirone e Vittoria”, “Rilievi e Tavolato
Ibleo” e “Pianure costiere di Licata e Gela”). Pur rimarcando le grandi
potenzialità economiche che il comparto orto-floricolo riveste in questi
ambiti territoriali, l’impatto paesaggistico è spesso notevole, soprattutto
in relazione al pregio dei siti occupati.
3.4 Analisi dei principali caratteri del paesaggio agrario delle colture
tradizionali
Nell’ambito del “paesaggio agrario delle colture tradizionali”, la coltura dell’olivo caratterizza in modo rilevante l’economia rurale e il paesaggio agrario di tutta l’Isola, essendo particolarmente diffusa nelle aree
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
interne collinari, prevalentemente con le varietà da olio, e in quelle di pianura, con le varietà da mensa. La diffusione dell’olivo in Sicilia ha subito
fasi alterne in relazione alle varie dominazioni che l’isola ha vissuto, raggiungendo il suo momento d’oro durante la dominazione spagnola.
L’importanza di questa coltura riguarda sia l’aspetto commerciale – l’olio
è stato sempre considerato una preziosa merce di scambio – che l’aspetto
religioso, poiché è entrato a far parte di diversi rituali religiosi non solo
cristiani.
Ad eccezione dei nuovi e moderni uliveti, la coltivazione dell’olivo è
ancora oggi legata ad impianti tradizionali, caratterizzati da alti costi di
produzione dovuti all’elevato impiego di manodopera per le operazioni di
raccolta e potatura. Nonostante ciò la Sicilia rappresenta la regione numericamente più importante, dopo la Puglia, per numero di aziende olivicole presenti all’interno del proprio territorio, con un valore pari a 196.352
(16,4% sul totale nazionale). Per quanto riguarda le superfici investite, nel
2000 l’ISTAT rilevava un dato pari a 134.478 ettari (12,7% a livello nazionale).
L’olivicoltura interessa quasi tutto il territorio della Sicilia ed in particolare le province di Agrigento, Messina, Palermo e Trapani che intercettano circa il 65% della superficie e della produzione isolana.
Oltre ad avere un notevole significato produttivo e un’identità storica caratteristica dal punto di vista paesaggistico, questa coltura svolge un
ruolo insostituibile nella difesa del suolo contro l’erosione, soprattutto
nelle aree marginali e degradate, sia con gli impianti intensivi che con le
diffuse piantagioni sotto-utilizzate o semi-abbandonate costituite da
esemplari di elevata età, irregolarmente disposti sul territorio dei fondi,
sottoposti a poche o a nessuna cura colturale. L’olivo entra, inoltre, nella
composizione del seminativo arborato in modo prevalente rispetto ad
altre colture. Limiti allo sviluppo economico dell’olivicoltura sono posti,
oltre che dall’età degli esemplari e dalla disetaneità degli impianti, dalla
difficoltà della meccanizzazione nei territori, caratteri che peraltro risultano importanti per gli aspetti testimoniali ed ecologici della coltura.
Un altro elemento importante per la composizione del “paesaggio
agrario delle colture tradizionali” è quello della frutta secca e cioè mandorlo, nocciolo, pistacchio e carrubo.
Per quanto riguarda il mandorlo, la Sicilia, secondo i dati forniti
dall’ISTAT, presenta nel 2003 oltre 50.000 ettari coltivati che la pongono
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
al primo posto tra le regioni italiane con una percentuale pari al 58,2%. La
coltivazione del mandorlo è praticata in tutte le province dell’Isola anche
se le più rappresentative sono Agrigento con un’incidenza pari al 28,5%
ed Enna con il 27,6%. Altre province con superfici significative sono:
Caltanissetta (15,8%) e Siracusa (11,9%); incidenze minori si riscontrano
in provincia di Ragusa (5,5%), in provincia di Catania (5,2%), in quella di
Palermo (4,6%) ed infine le province di Messina e Trapani che nel complesso regionale incidono per l’1,1%.
Il mandorlo caratterizza fortemente il paesaggio agrario, raggiungendo in alcuni territori (ad esempio la Valle dei Templi ad Agrigento) un elevatissimo potere di connotazione e di identificazione. Grazie alla capacità
di adattamento a diverse condizioni pedoclimatiche, svolge una importante funzione di conservazione del suolo nelle zone collinari, dove è spesso
presente in forma promiscua. Il mandorleto compare, infatti, diffusamente in consociazione con altre legnose (olivo, pistacchio, carrubo, ficodindia, ecc.).
La coltivazione del mandorlo assume particolare valenza paesaggistica nella provincia di Agrigento (ambito territoriale delle “Colline della
Sicilia centro-meridionale”), in quelle di Caltanissetta ed Enna (ambiti
“Colline di Mazzarino e Piazza Armerina” e “Colline dell’Ennese”), nelle
province di Ragusa e Siracusa ed in particolare nei comuni di Avola, Noto,
Rosolini, Siracusa, Melilli, Augusta, Solarino, Floridia, Canicattini Bagni
(ambiti delle “Colline di Caltagirone e Vittoria” e “Rilievi e Tavolato
Ibleo”), in provincia di Palermo (“Rilievi dei monti Sicani”), nonché in
alcuni comuni della provincia di Catania (Ambito del “Cono vulcanico
etneo”) e della provincia di Trapani come ad esempio Erice, Custonaci,
Valderice, S. Vito lo Capo, Castellammare del Golfo, ricadenti nell’ambito territoriale dei “Rilievi del trapanese”.
La coltura del nocciolo ha notevole interesse soprattutto nel territorio di Messina, dove, nelle difficili aree marginali dei Nebrodi e dei
Peloritani, rappresenta un elemento fondamentale per la difesa del territorio dal dissesto idrogeologico. La superficie coltivata a nocciolo in Sicilia,
secondo l’ISTAT (2003) ammonta a poco più di 15.000 ha, principalmente localizzata in provincia di Messina che con 12.500 ha incide sulla superficie regionale per l’81%. Le rimanenti superfici ricadono nella provincia
di Catania (9,9%) dove però la coltivazione del nocciolo è in progressivo
abbandono, in quella di Enna (7,5%) ed in quella di Palermo (1,6%).
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
Quest’ultima provincia è caratterizzata da una nocciolicoltura irrigua, che
non viene enfatizzata perché la disponibilità idrica viene sfruttata principalmente per colture più redditizie (ortive).
Un aspetto che caratterizza la nocciolicoltura siciliana è costituito
dall’ubicazione degli impianti che per la maggior parte ricadono in aree
protette (Parco dei Nebrodi, Parco dell’Etna e Parco delle Madonie),
caratterizzate sicuramente da svantaggi naturali e strutturali, ma che tuttavia rappresentano ormai un elemento tipico del paesaggio di quelle
zone. Inoltre, pur presentando livelli di redditività molto bassi, le aziende
nocciolicole ricadenti nelle aree parco svolgono un importante e a volte
insostituibile ruolo di conservazione dei suoli e di mantenimento di livelli occupazionali importanti per le economie locali. Le aree nocciolicole più
interessanti dal punto di vista paesaggistico ricadono negli ambiti territoriali dei “Monti Nebrodi” e dei “Monti Peloritani”, ma significativa è
anche la presenza di noccioleti all’interno dei comuni di Castiglione di
Sicilia, Linguaglossa, Mascali, Milo, S. Alfio, Randazzo (ambito del
“Cono vulcanico etneo”), di Piazza Armerina, Aidone (ambito delle
“Colline di Mazzarino e Piazza Armerina”) ed, infine di Polizzi Generosa
e Contessa Entellina (ambiti dei “Monti Sicani” e dei “Monti delle
Madonie”).
Per quanto riguarda la coltura del pistacchio è caratterizzata da un’elevata concentrazione territoriale nell’area etnea ed in particolare nei comuni di Bronte ed Adrano (circa il 90% della superficie regionale), mentre le
altre modeste estensioni si trovano nella Sicilia centro-orientale, nel territorio nisseno e nell’agrigentino e, con pochi impianti di ridotta estensione, anche nella provincia di Palermo (comuni di Polizzi Generosa e San
Cipirello) . Il principale polo produttivo è comunque localizzato nei territori comunali di Bronte (3.500 ettari) e di Adrano (500 ettari).
Particolare valenza paesaggistica assumono le superfici pistacchicole
che si realizzano, esclusivamente in Sicilia, in impianti ubicati sulle colate
laviche dell’Etna e quindi in aree marginali caratterizzate da terreni accidentati per natura e orografia, nelle quali risulta impossibile qualsiasi alternativa colturale. La produzione etnea si distingue, inoltre, per le caratteristiche organolettiche dei frutti, particolarmente pregiate, per aroma, colore, forma e pezzatura, che le differenziano da quelle degli altri Paesi produttori.
Tuttavia, a partire dagli anni ’90, nella provincia di Catania, si registra
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
un progressivo abbandono della coltura che riguarda soprattutto le aziende localizzate in condizioni particolarmente sfavorevoli (terreni scoscesi,
roccia affiorante diffusa), divenute economicamente insostenibili a causa
degli alti costi di produzione associati a basse rese unitarie. Inoltre, si è
verificata una diminuzione della superficie coltivata anche nel territorio di
Bronte ed in particolare in prossimità del fiume Simeto, dove a causa della
presenza di suoli d’origine alluvionale e della disponibilità di acqua irrigua,
molti agricoltori hanno preferito estirpare i pistacchieti ed impiantare colture più redditizie come il pero ed il pesco (CORERAS, 2005). L’ambito
territoriale principalmente interessato dalla presenza del pistacchio è quello del “Cono vulcanico etneo”.
Per quanto riguarda il carrubo, la sua superficie è negli ultimi anni in
costante diminuzione anche nell’area iblea, dove pure ha un ruolo dominante nella caratterizzazione del paesaggio agrario. Giova, inoltre, ricordare che il carrubo (Ceratonia siliqua) è insieme con l’oleastro (Olea europaea var. sylvestris) il principale costituente delle fasce di vegetazione
naturale dei versanti più caldi e aridi delle regioni mediterranee svolgendo
il duplice ruolo di elemento caratteristico della vegetazione naturale e di
coltura tradizionale di elevato valore testimoniale e paesaggistico.
Gli ambiti territoriali principalmente coinvolti sono le “Colline di
Caltagirone e Vittoria” e quello dei “Rilievi e tavolato ibleo” che riguardano in particolare la provincia di Ragusa e i territori comunali di Gela,
Niscemi, Butera, Rosolini, Noto e Canicattini Bagni. Da registrare anche
la presenza del carrubo nei territori comunali di Erice, Custonaci,
Valderice, S. Vito lo Capo e Castellammare del Golfo (ambito dei “Rilievi
del trapanese”).
Fra le colture arboree più tradizionali, ormai purtroppo poco diffuse
sul territorio regionale, è opportuno ricordare il Frassino da manna
(Fraxinus ornus, Fraxinus oxycarpa) che, per il suo significato testimoniale, riveste un alto interesse legato alla cultura locale. Dopo un periodo
della storia recente che ha visto l’espansione della coltura in ampie aree del
Palermitano, del Trapanese ed ancora della Sicilia meridionale ed orientale, la manna viene oggi prodotta esclusivamente nei territori comunali di
Castelbuono e di Pollina, all’interno del Parco delle Madonie (ambito dei
“Monti delle Madonie”).
Un ulteriore componente del “paesaggio agrario tradizionale” è il
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
seminativo arborato, che in alcune aree presenta un’elevata capacità di
caratterizzazione del territorio. In generale, il seminativo arborato si contraddistingue per la presenza significativa, dal punto di vista percettivo, di
uliveti, mandorleti e carrubeti, i quali insieme con la presenza dei muretti
a secco, connotano in maniera specifica il paesaggio agrario di ampie zone
della Sicilia. Esempi significativi sono il carrubo che predomina nell’ambito territoriale dei “Rilievi e tavolato ibleo”, “punteggiando” il paesaggio
del frumento in avvicendamento con il pascolo.
Questi pascoli rientrano fra quelli meglio sfruttati nell’Isola, con le
loro caratteristiche chiudende in pietra, e difficilmente la loro destinazione può essere modificata, anche per l’assoluta carenza di risorse idriche.
Altrove, dove la componente legnosa della classe di copertura è rappresentata dall’olivo, la caratterizzazione è soprattutto dovuta alla presenza
di esemplari secolari. Tali esemplari, in alcuni ambiti territoriali come
quelli del “Cono vulcanico etneo” e delle “Colline di Caltagirone e
Vittoria”, in particolare nel territorio comunale di Chiaramonte Gulfi in
provincia di Ragusa, superano in qualche caso il millennio di età, rappresentando veri monumenti vegetali il cui significato dal punto di vista produttivo è ovviamente ridotto. Il seminativo arborato a mandorlo si caratterizza dal punto di vista paesaggistico soprattutto per le vistose fioriture
precoci.
In generale si può affermare che, ove presente, il seminativo arborato, è riuscito a conservare il carattere tradizionale del paesaggio agrario
mantenendo livelli di stabilità ecologica molto elevati. Non mancano, tuttavia, elementi di particolare criticità come ad esempio la bassa economicità che le stesse colture sono in grado di garantire agli agricoltori.
Quest’ultimo elemento è forse il più importante tra quelli che attualmente stanno causando la continua riduzione di superficie coltivata soprattutto a carrubo e a mandorlo.
Una presenza più marginale è costituita da altri fruttiferi, quali il pero
ed il melo che, con varietà autoctone, sono molto diffusi nell’ambito territoriale del “Cono vulcanico etneo”, anche ad altitudini molto elevate
(fino a 1.400 m. s.l.m.). Purtroppo, a causa delle mutate abitudini di consumo, molte di queste antiche varietà rischiano l’estinzione con l’inevitabile perdita di un ricco patrimonio di biodiversità vegetale. Degni di menzione sono pure il pesco che ricade nei territori di Leonforte e Bivona, il
ficodindia delle zone di Niscemi, San Cono e Caltagirone (ambito delle
“Colline di Caltagirone e Vittoria”), il kaki ed il nespolo del Giappone
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Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
presenti nei territori costieri settentrionali (ambito dei “Rilievi e delle pianure costiere del palermitano”).
In generale, dalle elaborazioni grafiche riportate nelle Figure 2 bis –
18 bis, è possibile dedurre che gli ambiti territoriali principalmente interessati dalla presenza del “paesaggio agrario delle colture tradizionali”
sono quelli dei “Monti delle Madonie”, della “Pianura costiera occidentale”, delle colline di “Mazzarino e Piazza Armerina”, del “Tavolato Ibleo”,
dei “Monti Sicani”, dei “Monti Nebrodi” e dei “Monti Peloritani”. In ogni
caso, tutti gli ambiti territoriali regionali sono caratterizzati da una significativa presenza di aree agricole con valenza paesaggistica tradizionale, ad
eccezione della “Pianura alluvionale catanese”, delle “Pianure costiere di
Licata e Gela” e delle “Colline dell’Ennese” che sono invece contraddistinte, quasi esclusivamente, dalla presenza del “paesaggio agrario delle
colture intensive”.
3.5 Paesaggio agrario dei sistemi colturali complessi
Come già ricordato, il paesaggio dei “sistemi colturali complessi”
include varie classi di uso del suolo accomunate dalla caratteristica di presentarsi sotto forma di appezzamenti frammentati e irregolari, situati prevalentemente in prossimità dei centri abitati, dove la presenza di un’accentuata pressione antropica provoca fenomeni di parcellizzazione delle proprietà e di diversificazione delle colture.
Vi sono dunque inclusi le colture agrarie miste, il seminativo, le colture orticole, il vigneto in associazione con il seminativo, e in generale
tutti quegli aspetti cui il carattere dominante è impartito dalla diversificazione delle colture e dalla presenza di appezzamenti di ridotta dimensione e di forma irregolare. Il totale delle zone agricole eterogenee copre
circa il 10% dell’intera superficie dell’Isola, essendo queste particolarmente rappresentate nei territori di Ragusa (circa il 19% della superficie provinciale) e Agrigento (circa il 17% della superficie provinciale)
(Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, 2000). Secondo i dati
riportati dalle Linee Guida del Piano Territoriale Paesistico Regionale, gli
ambiti territoriali nei quali la presenza dei sistemi colturali complessi incide percentualmente in misura maggiore sono le “Colline di Caltagirone e
Vittoria” (36%), le “Colline del trapanese” (24%) e le “Pianure costiere di
Licata e Gela” (22%).
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 2 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Rilievi del trapanese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 2 bis – Riclassificazione paesaggistica dell’ambito territoriale “Rilievi del trapanese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
51
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 3 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Pianura costiera occidentale” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 3 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Pianura costiera occidentale” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 4 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Colline del trapanese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 4 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Colline del trapanese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
55
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 5 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Rilievi e pianure costiere del palermitano” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 5 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Rilievi e pianure costiere del palermitano” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 6 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Rilievi dei monti Sicani” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 6 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Rilievi dei monti Sicani” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 7 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 7 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Rilievi di Lercara, Cerda e Caltavuturo” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 8 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Monti delle Madonie” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 8 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Monti delle Madonie” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 9 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Monti Nebrodi” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 9 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Monti Nebrodi” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
65
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 10 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Monti Peloritani (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 10 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Monti Peloritani (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 11 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Colline della Sicilia centro-meridionale” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 11 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Colline della Sicilia centro-meridionale” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 12 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Colline di Mazzarino e Piazza Armerina” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 12 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Colline di Mazzarino e Piazza Armerina” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 13 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Colline dell’Ennese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 13 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Colline dell’Ennese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 14 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Cono vulcanico etneo” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 14 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Cono vulcanico etneo” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 15 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Pianura alluvionale catanese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 15 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Pianura alluvionale catanese” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 16 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Pianure costiere di Licata e Gela” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 16 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Pianure costiere di Licata e Gela” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
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(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 17 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Colline di Caltagirone e Vittoria” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 17 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Colline di Caltagirone e Vittoria” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
81
82
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 18 – Carta dell’uso del suolo nell’ambito territoriale “Rilievi e tavolato ibleo” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
(*) Fonte: Nostre elaborazioni su base cartografica messa a punto dall’IGM e dall’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente.
Fig. 18 bis – Riclassificazione paesaggistica nell’ambito territoriale “Rilievi e tavolato ibleo” (*)
Evoluzione delle normative che regolano la tutela del paesaggio agrario
83
4.
Strumenti e metodi di
valutazione economica
del paesaggio agrario
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
4.1 Il paesaggio agrario come risorsa economica
L’attribuzione di un valore economico al paesaggio agrario, per le
valenze culturali ed emozionali ad esso associate e derivanti dal suo godimento estetico, può sembrare priva di fondamento e difficilmente quantificabile. Ciò vuol dire che “il legame che unisce un individuo al paesaggio
che lo circonda sarebbe del tutto soggettivo e quindi non identificabile né
misurabile” (Tempesta 1997). Di conseguenza, non potrebbe essere definibile nessuna funzione di domanda individuale e/o sociale del paesaggio,
poiché manca il presupposto essenziale per la definizione di un qualsiasi
valore economico (Tempesta 1997).
Numerosi studi al riguardo hanno però dimostrato che esistono preferenze quantificabili nei confronti del paesaggio agrario (Daniel, Booster,
1976; Anderson, 1981; Gobster, Chenoweth, 1989; Gregory, Davis, 1992;
Angilieri, Toccolini, 1993; Tempesta, 1995). Inoltre, lo stesso paesaggio
agrario è un bene economico in grado di soddisfare sia bisogni di tipo
estetico-culturali che bisogni di tipo ricreativo.
Infatti nelle moderne società, che hanno già soddisfatto i propri bisogni primari, vengono richieste all’agricoltura nuove tipologie di servizi
sconosciuti fino a poco tempo fa. È aumentata pure la sensibilità a tutelare il patrimonio storico-culturale, per trasmetterlo intatto alle future
generazioni. In quest’ottica, il paesaggio agrario assume la caratteristica di
bene culturale, poiché conserva al suo interno elementi tipici del paesaggio storico. A tale riguardo, l’imposizione di vincoli d’uso, oltre a favorire la conservazione del paesaggio, tende implicitamente ad attribuire un
preciso valore economico ad esso derivante dalla rinuncia ai benefici che
conseguirebbero alla trasformazione del territorio ed alla sua modificazione (Tempesta 1997).
La società moderna mostra, quindi, una precisa domanda di paesaggio che, di conseguenza, assume un valore economico. Tuttavia, tale
domanda può modificarsi nel tempo poiché risulta mutevole la percezione che un individuo mostra nei confronti del territorio che lo circonda.
Ulteriori aspetti legati al significato economico di “paesaggio” sono
quelli relativi al concetto di scarsità ed alla distinzione dei beni disponibili in quantità illimitata rispetto a quelli disponibili in quantità limitata.
Come autorevolmente affermato in letteratura (Randall, 1987), i problemi di allocazione efficiente si pongono soltanto per quei beni disponibili
87
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
in quantità limitata che possono essere superati solo se si verificano le
seguenti tre condizioni: (Mansfield, 1975; Prestamburgo M., 1994):
1) vi sia uguaglianza tra il saggio marginale di sostituzione tra tutti i
consumatori per tutti i beni consumati;
2) vi sia uguaglianza tra le imprese del saggio marginale di sostituzione dei fattori produttivi impiegati per ottenere i beni consumati;
3) vi sia uguaglianza tra saggio marginale di sostituzione dei beni
consumati e saggio marginale di trasformazione della produzione.
A parte i mercati di libera concorrenza che riescono a soddisfare queste condizioni, per alcune tipologie di beni il mercato non esiste oppure
non è in grado di garantire un’allocazione efficiente in senso paretiano,
anche sotto forma di libera concorrenza (Randall, 1987).
Tale situazione si verifica quando si tratta:
1) di beni pubblici puri;
1) di beni che producono esternalità.
I beni ambientali si configurano come beni pubblici in grado di fornire esternalità; affinché essi possano divenire beni privati è necessario,
quindi, che siano gravati di diritti pieni di proprietà che consentano la
rivalità e l’escludibilità nel consumo. Inoltre, è necessario che vi sia la possibilità economica di far rispettare tali diritti, in maniera tale che i costi
derivanti dall’imposizione dei principi di rivalità ed escludibilità siano
inferiori ai benefici economici derivanti dall’utilizzazione economica di
una risorsa (Tempesta, 1997).
Per quanto appena detto, il paesaggio agrario è:
1) un bene pubblico, non valendo per esso ne il principio della rivalità, ne quello dell’escludibilità nel consumo;
2) produce esternalità in seguito alle attività agricole.
Di conseguenza, il mercato da solo non è in grado di garantire l’allocazione ottimale della risorsa “paesaggio agrario” e solamente un intervento esterno potrà ricondurre il quadro paesaggistico verso assetti in
grado di rispondere alle richieste della società.
Al fine di ricercare soluzioni di compromesso tra esigenze produttive e tutela ambientale, le politiche territoriali devono affrontare problemi
di riequilibrio delle diversità socio-economiche attualmente esistenti tra le
88
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
varie parti del territorio. Negli ultimi anni, alla luce delle recenti normative, non ultima la Convenzione Europea sul Paesaggio, si è cominciato a
mettere in evidenza talune funzioni caratteristiche dei comprensori agrosilvo-pastorali, in precedenza trascurate. Si è affermata, in particolare, una
politica territoriale basata su interventi specifici programmati dal basso
con il coinvolgimento attivo delle componenti sociali ed economiche presenti in un’area.
In particolare, la Convenzione Europea afferma che il paesaggio è
“frutto della percezione identitaria dei luoghi il cui carattere è il risultato dell’azione e dell’interazione dei fattori umani e naturali”.
Per questo motivo, la Convenzione ritiene indispensabile coinvolgere
i soggetti pubblici e privati nella definizione e nella realizzazione di politiche paesaggistiche volte alla protezione, alla gestione e alla pianificazione
dei paesaggi, tramite l’adozione di misure specifiche che consentano:
• la conoscenza dei valori dei paesaggi,
• la valutazione della loro rilevanza,
• la pianificazione del paesaggio nel raggiungimento degli obiettivi
di qualità paesaggistica.
Gli obiettivi di pianificazione e gli strumenti attuativi, tradizionalmente scaturenti da intendimenti impositivi dell’autorità economica pianificatrice, oggi tendono a contenere una matrice meno autoritaria, attenzionando specificità locali e definite peculiarità, pur nell’ambito di una
visione generale di attività economiche intersettoriali e globalmente interdipendenti a livello territoriale. Al riguardo, com’è noto, la politica comunitaria sullo sviluppo rurale degli ultimi anni, mostra un crescente interesse verso strumenti di cooperazione e di concertazione tra soggetti pubblici istituzionali e soggetti privati. Sia la Pubblica Amministrazione che i
soggetti economici privati, agiscono nella consapevolezza che la moderna
politica di sviluppo economico di un comprensorio, deve integrare, oltre
ai tradizionali obiettivi quantitativi, anche i nuovi obiettivi qualitativi.
Nel caso specifico delle politiche agricole, l’Unione Europea ha riservato una grande importanza alle azioni relative alla cura del territorio, dell’ambiente ed alla salute dell’uomo, puntando sulla conversione dell’attività agricola verso finalità volte alla produzione di servizi ambientali a
favore della collettività.
Risulta, nondimeno, evidente come questo tipo di impegno non
89
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
possa in alcun modo prescindere dalla garanzia di un’adeguata remunerazione dei servizi prodotti dagli agricoltori e debba quindi essere supportato da contributi finanziari integratori di redditi e da un’attenta programmazione degli stessi interventi ammissibili.
Il paesaggio agrario, tuttavia, è un bene economico pubblico che produce esternalità per le quali non è possibile definire pieni e chiari diritti di
proprietà, ponendosi, di conseguenza il problema di un’efficiente allocazione. Per conseguire quest’obiettivo è necessario, quindi, un intervento
esterno dell’operatore pubblico che, di concerto con i soggetti potenzialmente coinvolti nell’uso del territorio, mira a riportare le condizioni ad
una situazione di efficienza. Tuttavia, per raggiungere lo scopo è preliminarmente importante valutare gli effetti delle azioni pubbliche e private, al
fine di comparare i costi e i benefici dell’intervento sull’intera collettività
(Tempesta, 1997).
In definitiva, la valutazione economica del paesaggio agrario, intende
verificare il grado di congruità tra le previsioni formulate e le preferenze
espresse dalla collettività in materia d’uso del territorio, divenendo uno
strumento di ausilio alle decisioni pubbliche, specialmente quando si definiscono strategie di politica agraria finalizzate alla valorizzazione delle
esternalità positive prodotte dal settore primario.
4.2 La v alutazione come ausilio alle decisioni pubbliche
Il quadro teorico fin qui delineato trova una sua importante valenza
operativa nei processi di decisione pubblica finalizzati all’introduzione di
normative di controllo degli impatti ambientali, dove la valutazione è vista
come uno strumento ausiliario alle decisioni. In tal senso, “la valutazione
ambientale ha lo scopo di identificare le alternative migliori sulla base di procedure e metodi formalizzati” (Bentivegna, 1996).
L’ambiente è uno dei campi nel quale è più sviluppato l’impiego della
valutazione come ausilio alle decisioni pubbliche. L’importanza della valutazione ambientale risiede nell’incapacità di autocontrollo del sistema
sociale nei confronti dell’ambiente che richiede un intervento pubblico
per regolare i comportamenti degli attori. La complessità del problema
non consente, tuttavia, di applicare le tradizionali procedure decisionali di
tipo burocratico-amministrativo e per questo motivo occorre “valutare”.
90
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
L’intervento pubblico nei confronti dell’ambiente è costituito da
incentivi e regolamentazioni. In ambedue i casi, l’obiettivo è quello di
riportare i comportamenti degli agenti dentro il sentiero della compatibilità ambientale.
Il tipo di regolamentazione adottato è diverso se i comportamenti
degli agenti sono routinari o non routinari (Bentivegna, 1996).
Nei comportamenti routinari, sono sufficienti norme prescrittive per
il loro controllo ed il ruolo dello Stato è di controllare l’applicazione delle
regole; la valutazione svolge un ruolo importante solo durante la definizione della regola stessa. Occorre allora valutare quali siano le alternative
migliori per i loro effetti sia sull’ambiente sia sugli attori interessati e,
quindi selezionare quelle migliori. Così facendo, la valutazione aiuterà a
superare gli aspetti conflittuali che si svilupperanno fra le parti, poiché
nessuno accetterà passivamente gli effetti delle norme.
I comportamenti non routinari non possono, invece, essere regolati
da norme precise perché non sono conosciuti gli effetti che esse possono
provocare. In questo caso, il decisore non può stabilire a priori quale sia
l’alternativa preferibile e quindi deve valutare caso per caso, costruendo
una procedura specifica, nella quale i processi negoziali svolgono un ruolo
molto importante. In questo caso, l’aspetto negoziale si sviluppa anche
nella fase di realizzazione dell’intervento e la valutazione assume un ruolo
complesso perché, nei confronti della Pubblica Amministrazione, assolve
a due esigenze:
1) migliora la gestione delle politiche ambientali valutandone i relativi effetti;
2) dà un’immagine di razionalità all’azione pubblica, giustificandone
e legittimandone le decisioni.
La valutazione viene quindi percepita come uno strumento conoscitivo in grado di favorire la collaborazione tra amministratori, imprese e
comuni cittadini. In tal modo, diventa uno strumento di trasparenza delle
decisioni poiché, mostrando come si è giunti ad una scelta, aumenta la
partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti. In definitiva, la valutazione potrebbe creare i presupposti per il raggiungimento di risultati che
non sono più frutto di compromessi, bensì di un consenso condiviso tra
gli attori interessati.
91
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
4.3 Le tipologie di valori
Nella valutazione dei beni ambientali non è sufficiente fare riferimento al solo valore d’uso, ma è necessario prendere in considerazione anche
i valori di non uso. Fra quest’ultimi i più interessanti sono:
• il valore di opzione,
• il valore di esistenza,
• il valore di legato,
• il valore di accesso.
Il valore di opzione è il prezzo che i consumatori potenziali sono
disposti a pagare per riservarsi la possibilità, cioè l’opzione, di consumare
nel futuro un certo bene e/o servizio.
Il valore di esistenza è il valore che assume un bene per il solo fatto
che esiste.
Il valore di legato o di eredità si riferisce alla possibilità di un uso
futuro del bene, al momento non prevedibile. Nell’accezione ambientalista, il concetto di patrimonio si riferisce non agli usi individuali ma alle
generazioni.
Il valore di accesso ha origine dalla constatata importanza per un individuo di poter usufruire in futuro di un bene oggi indisponibile. Il suo
significato è legato alla probabilità di accadimento e non alla dimensione
dell’evento. Il valore d’accesso rappresenta, quindi, il prezzo che si è
disposti ad assegnare alla probabilità di disporre o di godere nel futuro di
un bene esistente ma che oggi è indisponibile.
La sommatoria di tutte le suddette tipologie di valori, compresi i
valori d’uso, compongono il cosiddetto Valore Economico Totale (VET).
4.4 La valutazione economica delle risorse ambientali
I metodi di valutazione economica delle risorse ambientali si articolano in due famiglie e cioè le procedure che si basano direttamente o indirettamente sul mercato e quelle che si basano sulla misurazione dell’utilità. Le tecniche che fanno riferimento al mercato, si basano sulle preferenze rivelate e si fondano sull’osservazione dei comportamenti rivelati direttamente o indirettamente sul mercato per misurare, secondo i casi, la
92
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
disponibilità a pagare o la disponibilità ad accettare. In base ai criteri di
rilevazione, si avranno metodi diretti, nel caso di dichiarazione degli interessati o metodi indiretti, nel caso di analisi di comportamenti. In base al
contesto in cui sono collocate queste rilevazioni, si parlerà di contesti reali
e contesti ipotetici.
Tra i metodi indiretti in contesti reali, i più utilizzati sono il Prezzo
Edonico (Hedonic Price) ed il Costo del Viaggio (Travel Cost). Anche se
molto utilizzati, non producono una valutazione completa del bene
ambientale, in quanto stimano solo il valore d’uso e non considerano i
valori di esistenza; inoltre presuppongono che il mercato deve essere perfettamente concorrenziale con i consumatori pienamente informati.
Tra i metodi diretti in contesto ipotetico, la tecnica più utilizzata è la
Valutazione Contingente, la quale, pur con molte critiche, appare la più
idonea per stimare i valori di non uso legati ad una risorsa ambientale.
La valutazione economica dei beni ambientali deve sottendere la stessa logica che conduce alla formazione dei prezzi di mercato dei beni economici. Il concetto principale cui fare riferimento per la stima monetaria
dei beni ambientali è la “disponibilità a pagare” (DAP) o “ad accettare”
(DAA) una somma di moneta per consumare un bene o, rispettivamente,
per rinunciarvi. La disponibilità a pagare discende dalla funzione di
domanda, cioè dalla intersezione tra prezzo e quantità ed equivale al prezzo potenziale che un consumatore, in relazione alla sua funzione di utilità individuale, attribuisce ad una determinata quantità di bene. La DAP
e/o la DAA sono quindi le misure relative alle contrattazioni che conducono alla formazione dei prezzi di mercato.
Da un punto di vista metodologico, in assenza di una misura cardinale dell’utilità per la stima della DAP (o della DAA) si ricorre generalmente alle misure di variazione del benessere, cioè alle misure del surplus del
consumatore. Più precisamente, anziché misurare in denaro le variazioni
di utilità dei soggetti, vengono misurate le variazioni del reddito monetario equivalenti o in grado di compensare le variazioni di benessere conseguenti gli effetti prodotti sullo stock dei beni e sui flussi dei servizi
ambientali delle diverse ipotesi di utilizzazione.
Anche se da un punto di vista teorico le misure corrette della disponibilità a pagare sono rappresentate dalle misure del surplus del consumatore di Hicks – la Variazione Compensativa e la Variazione Equivalente –
tuttavia, da un punto di vista operativo, e in rapporto ai metodi utilizzati,
93
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
il surplus del consumatore può essere inteso nell’accezione marshalliana,
oppure in termini di funzione di spesa, oltre che ovviamente nelle misure
hicksiane.
Il concetto del surplus del consumatore occupa dunque un posto rilevante e al contempo controverso nell’ambito dell’economia ambientale.
La controversia riguarda aspetti di natura teorica ed operativa. I primi ruotano intorno alla validità delle misure del surplus del consumatore; i
secondi sono, invece, relativi alla scelta della misura più confacente in rapporto al caso concreto di stima. Infatti, se da una parte c’è un generale
consenso sull’uso del surplus del consumatore come misura dei benefici
ambientali, dall’altra questa convergenza di opinioni è minore per ciò che
concerne le misure da utilizzare e, di conseguenza, il modo di procedere
operativamente alla quantificazione monetaria.
Il surplus marshalliano è rappresentato dalla eccedenza che si è disposti a pagare per un bene, piuttosto che farne a meno, su quanto effettivamente si paga, cioè dal guadagno in termini di utilità che il consumatore
trae dall’attività di scambio. La sua misura è data dall’area compresa tra la
linea di prezzo e la curva ordinaria di domanda.
Utilizzando un sistema ordinale di preferenze si offrono quattro
misure del surplus del consumatore: la variazione compensativa, il surplus
compensativo, la variazione equivalente ed il surplus equivalente. Nessuna
di queste misure risulta concettualmente e dimensionalmente uguale a
quella di Marshall.
Il surplus compensativo ed il surplus equivalente differiscono dalle
rispettive misure di variazione perché in teoria dovrebbero essere utilizzati ogni qualvolta al consumatore non sono consentite possibilità di scelta
circa la quantità da consumare, come è il caso dei beni ambientali e dei
beni pubblici in generale, in cui l’individuo è posto di fronte ad un’offerta strutturalmente rigida.
La variazione compensativa è misurata a partire dal livello iniziale di
benessere, nel senso che il consumatore è disposto ad accettare una
somma minima di moneta per controbilanciare il peggioramento del suo
stato di benessere, ed è disposto a pagare una somma massima di moneta
per ottenere un miglioramento del suo livello di soddisfazione totale.
La variazione equivalente ha invece come riferimento il livello di
benessere futuro, e considera il consumatore come disposto a pagare una
somma massima di moneta per evitare che avvenga un peggioramento del
94
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
suo benessere, e come disposto ad accettare una somma minima di moneta
per rinunciare ad una prevista variazione positiva del suo livello di utilità.
La situazione appena esposta è riassunta nel prospetto seguente:
Misura di variazione
del benessere
Cambiamento
in positivo
Cambiamento
in negativo
Variazione Equivalente –
Diritto di proprietà
implicito nel cambiamento
DAA per rinunciare
al cambiamento
DAP per evitare
il cambiamento
Variazione Compensativa –
Diritto di proprietà implicito
nello status quo
DAP per ottenere DAA per accettare
il cambiamento
il cambiamento
Le definizioni esposte delle misure di Hicks fanno emergere la possibilità di identificare la disponibilità a pagare con la variazione compensativa quando il livello di benessere aumenta e con la variazione equivalente
quando il livello di benessere diminuisce.
Allo stesso modo, la disponibilità ad accettare coincide con la variazione equivalente nel caso di un previsto miglioramento della situazione
di benessere e coincide con la variazione compensativa nel caso di un atteso peggioramento del livello di utilità.
In pratica, sono quattro le misure del surplus del consumatore di
Hicks, visto che la disponibilità a pagare, così come alternativamente la
disponibilità ad accettare, assume ora il significato di variazione compensativa, ora quello di variazione equivalente. È da osservare, inoltre, che la
disponibilità a pagare risulta sempre minore della disponibilità ad accettare in presenza di beni normali e di effetto reddito positivo.
La specificazione della relazione quantitativa tra le due misure di
variazione passa necessariamente attraverso la conoscenza dei rapporti fra
queste e la misura marshalliana del surplus del consumatore. Perché questo sia possibile occorre rendere le tre misure, per così dire, omogenee
rispetto all’approccio ordinale delle misure hicksiane e a quello cardinale
della misura marshalliana. In altre parole si tratta di esprimere tutte e tre
le misure in termini di aree sottese dalle funzioni di domanda. A tal fine,
si ricorre al concetto di funzione di domanda hicksiana o compensata che
95
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
esprime la quantità domandata di bene in funzione del prezzo quando il
consumatore riceve una compensazione positiva o negativa tale da consentirgli di mantenersi nella curva di indifferenza iniziale, mentre una funzione di domanda ordinaria indica la quantità di bene domandata in funzione dei prezzi a reddito costante.
La costruzione diretta della curva di domanda compensata può essere ottenuta indirettamente dai dati di mercato, utilizzando, ad esempio, il
concetto di funzione di spesa, la quale indica la somma minima di spesa
(reddito) necessaria a raggiungere uno specifico livello di utilità. La funzione di spesa può essere interpretata come il duale della massimizzazione della funzione di utilità individuale. Si dimostra, attraverso il lemma di
Hotelling, che le derivate parziali delle funzioni di spesa rispetto al prezzo costituiscono la curva di domanda compensata o hicksiana. Le derivate rispetto alla quantità, con l’opportuno cambiamento di segno, identificano, invece, la curva di domanda compensata inversa. Quest’ultima derivata esprime la quantità di moneta che il consumatore è disposto a pagare
per ottenere una quantità in più del bene. Questa proprietà è alla base di
alcuni metodi indiretti della valutazione dei beni ambientali.
Il passaggio dal sistema ordinale al sistema cardinale, oltre a consentire l’espressione della disponibilità a pagare e della disponibilità ad accettare in termini di area sottesa dalla curva di domanda compensata, offre la
possibilità di utilizzare il concetto di elasticità della domanda rispetto al
reddito. Nel caso di un peggioramento del benessere individuale (ad
esempio un depauperamento quali-quantitativo dell’ambiente), la variazione compensativa risulta maggiore in valore assoluto del surplus del
consumatore di Marshall e questo, a sua volta, maggiore della variazione
equivalente. Nel caso, invece, di un miglioramento del benessere individuale (ad esempio l’incremento nell’offerta di un bene ambientale), la
variazione equivalente risulta maggiore del surplus del consumatore di
Marshall e questo, a sua volta, maggiore della variazione compensativa. Di
solito queste disuguaglianze vengono fatte dipendere dall’elasticità della
domanda rispetto al reddito, nel senso cioè che quanto più alta è questa
tanto maggiore è la differenza fra le diverse misure.
Quando l’effetto reddito è zero, le due misure di variazione di Hicks
coincidono tra loro e con la misura di Marshall. Nel tentativo di risolvere
la controversia intorno alle misure del surplus del consumatore, Willig ha
formulato espressioni rigorose in base alle quali misurare quantitativa96
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
mente le differenze esistenti fra la variazione compensativa, la variazione
equivalente e il surplus del consumatore di Marshall. Queste differenze,
correlate principalmente all’elasticità della domanda rispetto al reddito e
alla percentuale di spesa assorbita dal consumo del bene, secondo Willig
appaiono insignificanti nella maggior parte delle situazioni, quando cioè il
reddito viene speso tra un elevato numero di beni. Talché, l’errore che si
commetterebbe nell’assumere il surplus di Marshall quale misura empirica delle più corrette, teoricamente, misure hicksiane sarebbe trascurabile
ed addirittura più piccolo degli errori insiti nella stima econometrica dei
parametri della funzione di domanda.
Le conclusioni di Willig, riferendosi ad un ambito di variazione di
benessere causate da modificazioni del livello dei prezzi, costituiscono la
più importante giustificazione teorica dei metodi di stima dei beni
ambientali che, utilizzando informazioni di mercato, misurano il surplus
del consumatore di Marshall.
Nell’ambito dell’economia ambientale, però, le conclusioni di Willig,
contrastano fortemente con l’evidenza empirica, la quale mostra continuamente che le misure non solo non risultano vicine fra di loro, ma rivelano un grado di differenza addirittura superiore a quello che può essere
teoricamente previsto in base alle formule fornite da Willig e successivamente modificate da Randall e Stoll in relazione a tipiche situazioni
ambientali.
Krutilla e Fischer hanno osservato che la disponibilità a pagare è
minore della disponibilità ad accettare per il fatto che mentre un consumatore può chiedere quale somma di compensazione qualunque cifra
indipendentemente dal suo reddito, non può invece essere disposto a
pagare una cifra più grande di quanto l’ammontare del suo reddito gli consenta.
Tuttavia, le cause della notevole divergenza fra le misure del surplus
del consumatore vanno molto probabilmente ricercate in altre direzioni.
Se si considera, infatti, che la stima della disponibilità a pagare o ad accettare viene di solito effettuata ricorrendo a metodi di ricerca diretta (interviste e questionari) è probabile che gran parte della differenza sia da attribuire a comportamenti strategici del consumatore, ad atteggiamenti di
avversione al rischio o ancora alla ridotta partecipazione attiva dei soggetti all’indagine. In questi casi le formule di Willig e di Randall e Stoll
mostrano tutta la loro utilità in quanto, permettendo di precisare quanta
97
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
della differenza tra le misure è da imputare all’effetto reddito e quanta è
da attribuire, invece, ai comportamenti del consumatore, possono per
certi aspetti indicare il grado di veridicità e di accuratezza delle risposte
ottenute con i questionari e le interviste.
Un’ultima questione che resta da definire è quale fra variazione compensativa e variazione equivalente bisogna scegliere in linea di principio.
Di solito si preferisce optare per le misure compensative, perché considerate più coerenti con il criterio di potenziale miglioramento paretiano e
perché nell’ambito delle procedure operative, esse vengono stabilite dal
consumatore in maniera meno ambigua delle misure equivalenti. In verità, sembrerebbe più opportuno e coerente, come suggerisce Mishan, utilizzare la variazione compensativa quando si vuole scoraggiare la realizzazione di progetti che causano la compromissione dell’integrità di un ecosistema e la variazione equivalente quando l’obiettivo sia l’incoraggiamento delle scelte che mirano a tutelare o a migliorare la qualità ambientale.
4.5 La Valutazione Contingente
La Valutazione Contingente stima il valore economico di un bene per
il quale non esiste un mercato esplicito (es. l’ambiente). In particolare,
attraverso metodi diretti (interviste) si individua la “Disponibilità a pagare” (DAP) per ottenere un certo bene, ovvero la “Disponibilità ad accettare” (DAA) per rinunciarvi.
Comunemente si impiega un normale questionario, in cui le domande per la stima della DAP e della DAA sono realizzate in vari modi ma
quelli più utilizzati in letteratura sono:
• il metodo Open-Ended: viene richiesta la disponibilità a pagare per
un bene (o, in alternativa, la disponibilità ad accettare una compensazione per la sua assenza) senza fornire alcuna indicazione sulla
cifra da pagare (o da accettare).
• Il metodo Close-Ended in forma binaria (dichotomous choice): l’intervistato è chiamato a rispondere SI o NO ad una certa cifra
monetaria che gli viene proposta. Con tale metodo si cerca di
superare la probabile difficoltà che l’intervistato incontra nell’attribuire un valore preciso ad un bene ambientale, nei confronti del
quale può avere scarsa familiarità.
98
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
La valutazione contingente quindi può essere considerata “un complesso processo di comunicazione interattiva tra ricercatore ed intervistato
dove lo scopo del ricercatore è ben definito, mentre non lo è quello dell’intervistato” (Signorello, 1998). Quest’ultimo può partecipare all’intervista in
vario modo, o collaborando positivamente, o assumendo comportamenti
strategici da free rider, oppure semplicemente non fornendo risposte
attendibili pur essendo animato da buoni propositi. Per questi motivi il
questionario utilizzato deve essere incentive compatible, per eliminare, o
ridurre al minimo, questi comportamenti distorti. Un altro punto di grande importanza sono le circostanze che determinano le transazioni.
Quest’ultime, infatti, sono necessarie per stimare correttamente il valore
economico di un bene. Per i beni privati, ciò è relativamente facile da
osservare, grazie all’esistenza di mercati espliciti; per i beni ambientali, tali
informazioni possono essere desunte solo in termini ipotetici attraverso
un questionario. In altre parole, il questionario “è una conversazione strutturata, che dà luogo ad una forma di interazione sociale simile a quella
espressa dal mercato da cui tuttavia differisce per il fatto che le scelte non sono
rivelate (revealed choices) bensì dichiarate (stated choices) e dipendenti da
un contesto assolutamente virtuale” (Signorello, 1998).
Di conseguenza, in uno studio di valutazione contingente deve essere ben chiaro il bene oggetto di stima e si deve simulare una transazione
soddisfacente, in cui i potenziali acquirenti siano bene informati e perseguano il loro massimo interesse.
Per questi motivi, in qualsiasi proposta di transazione economica vi
sono sempre tre elementi fondamentali (Signorello, 1998):
1) il bene oggetto di transazione;
2) il relativo meccanismo di pagamento;
3) il contesto istituzionale che la governa.
Per quanto riguarda il bene, è indispensabile che nel questionario vi
sia una descrizione esatta di esso e dei suoi caratteri principali. Deve essere, inoltre, ben definito un ipotetico cambiamento nello stato qualitativo
e quantitativo del bene stesso, a partire dal quale si individuano le corrispondenti misure di variazione del benessere. Inoltre, quando si ipotizza
una modifica del bene, si deve rispettare la condizione di coeteris paribus,
cioè descrivere il bene con e senza il progetto o la politica di intervento.
Per quanto riguarda il meccanismo di pagamento, per evitare com99
Strumenti e metodi di valutazione economica del paesaggio agrario
portamenti strategici da parte dell’intervistato, vengono spesso utilizzati
strumenti di tipo volontaristico.
Infine, il contesto istituzionale che governa la transazione dipende
dall’oggetto e dallo scopo della stima. Se, infatti, il bene è pubblico, il quadro di riferimento istituzionale sarà quello della democrazia diretta basata sul referendum, considerando cioè gli intervistati alla stregua di elettori che col voto esprimono le loro preferenze in merito alla decisione pubblica ipotizzata.
100
5.
Valutazione economica
del paesaggio degli “uliveti
secolari” nel territorio
di Chiaramonte Gulfi
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
5.1 Il paesaggio agrario degli uliveti
Da qualunque punto di vista si guardi al paesaggio mediterraneo, da
quello delle scienze naturali, agronomiche e del territorio, dell’economia
o delle lettere e delle arti, non si può non incontrare, con una evidenza
innegabile nel tempo e nello spazio, l’olivo. Per i geografi, anzi, è proprio
la sua presenza a definire i confini dell’area mediterranea.
L’olivo è una specie che, grazie anche all’opera di selezione svolta nei
secoli dagli olivicoltori ed alla relativa stabilità genetica, si è adattato alle
condizioni ecologiche anche più estreme delle regioni mediterranee caratterizzate da prolungate e intense carenze idriche, spesso coniugate ad elevate temperature, scarso spessore, salinità nel terreno e frequenza di
incendi. L’olivo è presente in 18 regioni italiane, con l’eccezione della Val
d’Aosta e del Piemonte, dando origine in ognuna di esse a sistemi colturali e, quindi, a paesaggi specificamente adattati e quindi diversificati, che
possono ritenersi i più antichi del nostro Paese perché sostanzialmente
immutati in termini sia biologici (genetici) che strutturali (modelli di
impianto, forme di allevamento). Ciò nonostante, per ragioni storiche ed
ecologiche è comunque difficile definire un modello olivicolo “italiano”,
al punto che è proprio la diversificazione a costituire la principale caratteristica dei paesaggi olivicoli, individuando sia i tratti comuni che segni di
diversità, nell’eterogeneità del patrimonio varietale e nell’adattarsi secolare delle tecniche colturali alle condizioni ambientali, climatiche, economiche e sociali.
Tale diversità ha portato gli agricoltori ad intraprendere imponenti
trasformazioni fondiarie fino a rendere coltivabili, con le sistemazioni del
suolo nelle aree montane e collinari ma anche in pianura per ridurre i
rischi dell’asfissia radicale a cui l’albero è particolarmente sensibile, territori altrimenti non utilizzabili e a portare la coltura quasi oltre i suoi limiti ecologici o più semplicemente agronomici. Le ragioni di così grande
impegno risiedono certamente nel valore alimentare ed economico del
prodotto principale, l’olio, che ha nei secoli costituito oggetto di lucrosi
commerci verso paesi sempre più lontani che lo richiedevano per diverse
utilizzazioni industriali prima ancora che alimentari; queste ultime, un
tempo quasi esclusivo privilegio dei popoli produttori, sono oggi universalmente apprezzate per i caratteri organolettici e le proprietà salutistiche.
Da sempre, comunque, l’olivicoltura tradizionale è stata multifunzio103
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
nale. La finalità produttiva per la legna, i frutti o le frasche per il foraggio
animale è quella fondante ed è stata esercitata nei limiti, alcune volte
drammatici, della ridotta disponibilità di risorse o di avverse condizioni
economiche e sociali contribuendo a garantire un’alimentazione sana, un
prodotto apprezzato dai mercati ma anche la salvaguardia ambientale e la
qualità paesaggistica. Il modello colturale tradizionale era volto ad obiettivi produttivi attraverso il ricorso a processi riproducibili che annullavano o riducevano la necessità di risorse esterne all’agrosistema e assicuravano la conservazione e la fertilità del suolo. L’olivo, del resto, per i suoi
caratteri bio-agronomici ben si presta alla coltura in sistemi complessi in
termini strutturali e funzionali. La stabilità ecologica che ne deriva è evidente sia dal punto di vista fitosanitario, solo pochi insetti, infatti, risultano dannosi oltre la soglia di tolleranza, che della difesa del suolo visto che,
anche quando si sono intraprese onerose trasformazioni fondiarie queste,
pur avendo profondamente alterato le condizioni ecologiche di base, sono
risultate sostenibili, com’è dimostrato dalla secolare sopravvivenza di
imponenti terrazzamenti sui fianchi di tante colline e montagne italiane.
Oltre alle funzioni produttive e ambientali i paesaggi dell’olivicoltura
tradizionale hanno anche un’evidente funzione culturale determinata da
una forte identità estetica ed etica. Sono il risultato, che mirabilmente ha
espresso la pittura o la letteratura e che appartiene all’immaginario europeo (l’olivo richiama i paesaggi del sud e dell’eterna primavera), di una
natura disegnata dal lavoro dell’uomo e resa da questo armoniosa e amichevole. In un olivo secolare o in un antico impianto terrazzato si ritrovano la fatica, il lavoro e i sentimenti di intere comunità agricole che si sono
succedute nei secoli.
5.2 Descrizione dell’ar ea di studio
Uno dei comuni siciliani più interessati dalla presenza degli uliveti
secolari è Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, che rappresenta il
territorio preso in esame per la stima del valore economico totale del paesaggio agrario degli “uliveti secolari”.
Chiaramonte Gulfi sorge sulla vetta d’un colle ai cui piedi, verso
Levante, esisteva il piccolo centro di Gulfi. Faceva parte della Contea di
104
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
Modica e la sua rinascita è da attribuire ai Chiaramonte, la famiglia nobiliare che gli impose il nome.
Il comune dista 21 Km da Ragusa, alla cui provincia appartiene, conta
8.096 abitanti ed ha una superficie di 12.663 ettari per una densità abitativa di 66 abitanti per chilometro quadrato (ISTAT, 2001). Sorge in una
zona montuosa, posta a 668 metri sopra il livello del mare.
Il centro abitato, immerso nel verde, è l’emblema del paesaggio della
provincia iblea che, pur essendo la più piccola della Sicilia, è anche la più
varia. É invidiabile, infatti, la posizione panoramica che fa definire
Chiaramonte Gulfi il “balcone di Sicilia”; da ogni balcone e terrazza della
città si può dominare uno dei panorami più ampi della Sicilia, da Gela
all’Etna, con tutta la valle dell’Ippari ed i suoi paesi: Comiso, Vittoria,
Acate, Gela e le dorsali degli Erei fino a Caltagirone, oltre ad una bella
fetta del mare d’Africa e gli lblei.
In questa ampia e fertile pianura, mani pazienti di gente sapiente ha
tramandato da padre in figlio la cultura dell’ulivo dando vita a rigogliosi
uliveti secolari, simbolo di questa terra, che dominano su tutto il paesaggio della zona e che da sempre vengono chiamati “olivi saraceni”.
“Saraceni” sono, infatti, gli olivi secolari che secondo la tradizione
risalgono ai tempi della dominazione araba in Sicilia. Questo nome fu dato
in virtù di un innesto particolare praticato, pare, proprio dai saraceni sulle
varietà di oleastri e ulivi preesistenti in Sicilia. Questa tecnica agraria fu
adottata, probabilmente, per aumentare la produzione olearia.
Questi alberi leggendari, veri e propri monumenti della natura, continuano a verdeggiare in particolar modo nelle contrade: Ganzeria,
Morana, Muti, Paraspola e Santa Margherita, ubicate nella parte settentrionale del paese. In questi luoghi si possono ammirare esemplari disposti al di fuori di ogni simmetrico disegno d’impianto in appezzamenti talvolta recintati dai tipici “muri a secco”.
L’età di questi alberi è certamente considerevole, fino a 2000 anni, ma
la sua determinazione è molto difficile perché i caratteri del legno e dell’accrescimento annuale, non consentono di adoperare i metodi classici
della dendrocronologia. I nuovi fusti che si producono annualmente dalle
gemme avventizie di cui sono ricche le formazioni neoplasiche (conosciute comunemente come ovoli), che si trovano alla base del tronco (il pedale o ciocco) e che si sovrappongono fino a sostituire quello originario
nelle piante molto vecchie, sono all’origine della sua particolare forma
contorta e della sopravvivenza millenaria dell’albero.
105
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
I chiaramontani sono molto legati a quest’albero perché rappresenta
un patrimonio storico tramandato dagli antenati e soprattutto perché è
una risorsa economica della loro terra; infatti, a parte alcune piccole industrie per la produzione di scarpe, carpenteria metallica, sedie, lavorazione
del marmo, prefabbricati in cemento e conserviere, l’economia chiaramontana è principalmente agricola basata soprattutto sull’olivicoltura.
La superficie di Chiaramonte Gulfi destinata alla coltivazione di ulivo
è di 2.446,12 ha (ISTAT, 2000), in cui sono coltivate pressappoco 390.000
piante, di cui, secondo informazioni raccolte in loco, circa il 40% secolari.
L’impegno degli agricoltori e l’amore per l’ulivo ha portato alla produzione di oli extravergine che hanno ottenuto il riconoscimento della
Denominazione di Origine Protetta (DOP) da parte dell’Unione
Europea. Grazie alla qualità dell’olio che vi si produce, Chiaramonte Gulfi
è divenuta, da alcuni anni, famosa in tutto il mondo. L’olio extravergine di
oliva DOP “Monti Iblei” ha ricevuto negli ultimi anni notevoli riconoscimenti nazionali ed internazionali.
La varietà maggiormente presente nel territorio è la Tonda iblea, un
tempo chiamata “cetrale”; questa varietà di olivo è coltivata in tutto il territorio perché meglio si adatta alle condizioni climatiche e pedologiche.
Sono diffuse e vengono anch’esse utilizzate per la produzione di olio
DOP, le varietà Moresca e la Nocellara etnea.
Dimostrazione dell’importanza che i chiaramontani danno all’ulivo e
al suo frutto sono le numerose sagre e rassegne che vengono svolte ogni
anno; dal 2004, inoltre, a Chiaramonte si svolge, all’inizio di dicembre, la
rassegna olivicola denominata “Olio e nons’Olio” una festa dove vengono
riproposti, gesti, usanze, odori e sapori che si tramandano nel tempo.
Inoltre, l’olivo e le tradizioni ad esso legate sono ricordate e custodite nel
museo dell’olio, uno degli otto musei presenti a Chiaramonte Gulfi. Nel
museo si susseguono strumenti di tecnologia estrattiva dell’oliva risalenti
anche al XVII secolo, come ad esempio una pressa del 1614, una mola in
pietra, giare, strumenti di misura dell’olio, utensili e suppellettili vari.
Nella Figura 19 è riportata la localizzazione territoriale dell’area di
studio.
5.3 Metodologia d’indagine e descrizione del questionario
Per stimare il valore monetario del paesaggio agrario degli “uliveti
secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi si è ricorso ad un approccio
106
Fig. 19 – Localizzazione dell’area d’indagine – Chiaramonte Gulfi (RG)
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
107
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
di valutazione contingente, essendo questa l’unica tecnica che consente di
stimare sia i valori d’uso sia quelli di esistenza.
A tale scopo è stato elaborato un questionario cercando di rispettare
quanto più possibile le indicazioni suggerite in letteratura.
Il questionario è stato articolato nelle seguenti sezioni:
a) individuazione della percezione del valore storico ed ambientale
del paesaggio agrario degli “uliveti secolari” e della generale disponibilità a pagare per la tutela di esso:
b) caratteri socio-economici dell’intervistato.
La prima sezione comprende alcune domande relative al grado di
conoscenza che la comunità locale di Chiaramonte Gulfi ha nei confronti del paesaggio agrario degli “uliveti secolari” presenti nel suo territorio e
sull’importanza attribuita alla salvaguardia di esso. Inoltre, è stato richiesto se l’intervistato fosse a conoscenza che il mantenimento di questo paesaggio rappresenta una risorsa economica importante per lo sviluppo economico dell’area. Per questo motivo, la responsabilità della salvaguardia di
questa risorsa è un compito che spetta prioritariamente alla comunità
locale che deve impegnarsi anche attraverso la concessione di incentivi
economici a favore degli agricoltori che si impegnano a conservarlo.
Successivamente, si è passati alla valutazione economica vera e propria attraverso l’espressione da parte dell’intervistato della sua disponibilità a pagare. A tal fine è stato ipotizzato uno scenario in cui, a causa degli
elevati costi di manodopera e dei bassi prezzi di vendita dell’olio, in un
breve arco temporale gli impianti di uliveti secolari potrebbero scomparire per essere sostituiti o da nuovi uliveti impiantati con tecniche moderne
o da altre colture più redditizie, come ad esempio quelle in serra. Inoltre,
le piante secolari di olivo sono sempre più spesso oggetto di lucrose speculazioni poiché, anche illegalmente, vengono estirpate e reimpiantate in
ville e giardini. Per evitare la scomparsa di questa risorsa ambientale,
un’ipotesi sarebbe quella di prevedere specifici programmi di tutela tra cui
la costituzione di un “Parco paesaggistico degli uliveti secolari”.
L’obiettivo del Parco sarà quello di tutelare con specifiche norme tutti
gli elementi caratterizzanti il paesaggio agrario (uliveti secolari, muretti a
secco, terrazzamenti, ecc.).
Ipotizzando uno scenario in cui non ci siano i fondi pubblici necessari a sovvenzionare il “Parco paesaggistico degli uliveti secolari” la solu108
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
zione è che ciascuna famiglia residente a Chiaramonte Gulfi paghi,
annualmente, una specifica tassa che finanzi la gestione del Parco. I fondi
così raccolti saranno destinati agli agricoltori e serviranno a:
1) compensare gli stessi per la rinuncia a coltivare specie economicamente più convenienti (colture in serra) e/o per la rinuncia ad
impiantare nuovi uliveti specializzati;
2) incentivarli a continuare l’attività agricola in condizioni operative
difficili mantenendo gli “uliveti secolari”;
3) retribuire gli agricoltori per il “bene ambientale” e quindi per il
“servizio” che forniscono alla società.
In cambio, la comunità di Chiaramonte Gulfi riceverà alcuni vantaggi derivanti sia dalle produzioni di olio di alta qualità che dai flussi turistici richiamati dalla presenza del Parco Paesaggistico.
La scelta di un simile scenario ipotetico deriva da considerazioni
effettuate alla luce delle recenti linee normative che vedono i soggetti
locali direttamente responsabili della tutela e salvaguardia delle risorse
culturali e paesaggistiche. In particolare, la Convenzione Europea sul
Paesaggio e il Codice “Urbani” per la tutela dei beni ambientali stabiliscono che l’attuazione delle azioni di sviluppo che riguardano la gestione
delle risorse ambientali è demandata agli Enti territoriali operanti in loco
che definiscono, negoziandoli con la popolazione locale e gli attori economici, l’entità e le caratteristiche degli interventi, le fasi ed i finanziamenti
per la loro realizzazione. Qualunque iniziativa presa unilateralmente da un
Ente e/o soggetto pubblico e privato senza la condivisione degli obiettivi
con gli altri operatori, rappresenta quindi un andamento in controtendenza con quelli che sono gli orientamenti normativi in materia di tutela e
valorizzazione delle risorse ambientali.
Descritto lo scenario, si è passato alla formulazione della domanda
vera a propria sulla disponibilità a pagare di ciascun intervistato.
Nella seconda sezione, infine, sono stati raccolti i principali caratteri
socio-economici degli intervistati.
5.4 Analisi dei risultati della valutazione
5.4.1 Caratteri socio-economici del campione
Le interviste sono state condotte in modo diretto (face to face) nel
109
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
periodo compreso tra ottobre e novembre 2005. Il numero di soggetti
intervistati, tutti residenti nel comune di Chiaramonte Gulfi e scelti in
maniera casuale, è stato complessivamente pari a 252. Di questi, 7 hanno
rifiutato l’intervista e di conseguenza il campione effettivo su cui sono
state effettuate le analisi è costituito da 245 individui.
Per quanto riguarda l’età media degli intervistati, essa è pari a 41,0.
I soggetti contattati sono costituiti da 142 uomini (58%) e 103 donne
(42%).
Per quanto riguarda il grado di istruzione è predominante la presenza di diplomati, che rappresentano il 47,3% del totale. Ad essi seguono
coloro i quali hanno conseguito la licenza media, con una percentuale pari
al 34,3% ed i laureati con l’11,4%. Con riferimento a coloro i quali hanno
conseguito la licenza elementare, rappresentano, invece, il 6,1%; infine un
solo intervistato ha dichiarato di non essere in possesso di alcun titolo di
studio ed un altro di aver conseguito invece la laurea breve triennale.
Dal punto di vista occupazionale, 150 soggetti (61,2%) si trovano in
condizione professionale, mentre i rimanenti 95 (38,8%) si trovano in
condizioni non professionali (studenti, disoccupati, casalinghe e pensionati).
L’occupazione prevalente nel campione intervistato è rappresentata
da impiegati e da studenti, ciascuno con il 15,1% del totale; ad essi seguono gli operai con il 13,1% e le casalinghe con il 9,8%. Per quanto riguarda
i professionisti, incidono per l’8,6%, mentre i commercianti sono pari al
6,9% del totale. Significativa è la presenza degli agricoltori che sono risultati in totale 20 con una percentuale dell’8,2%.
Per quanto riguarda la dimensione media dei nuclei familiari, è risultata prevalente quella pari a 4 unità con una percentuale del 44,1%, seguita dai nuclei con 3 unità (26,1%) e da quelli con due unità (13,1%).
All’interno degli stessi nuclei familiari, la percentuale di quelli che
presentano componenti di età inferiore a 14 anni è stata pari al 39,6%.
Con riferimento alla classe di reddito degli intervistati, sono risultati
prevalenti quelli con reddito compreso nella classe tra 10.000 e 20.000
euro/anno che rappresentano il 37,1% del totale. Ad essi seguono i soggetti con reddito compreso tra i 20.000 e i 30.000 euro/anno, con il 26,1%
e coloro che percepiscono un reddito pari a 30.000 e 40.000 euro/anno,
con una percentuale dell’8,6%. Da segnalare che circa il 20% degli intervistati ha preferito non rispondere a tale quesito.
110
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
Per quanto riguarda, invece, la percentuale di intervistati che ha un
parente agricoltore, essa è del 73,5%. Alla domanda se l’intervistato, o
altro membro del suo nucleo familiare, possedesse terreni agricoli con
impianti secolari di uliveti, hanno risposto positivamente il 62,9%.
Una caratteristica interessante è, infine, quella se l’intervistato faccia
parte di associazioni di volontariato e/o ambientaliste e se in passato abbia
fatto una donazione monetaria a questo tipo di associazioni. A questo
riguardo, il 18,8% degli intervistati fa parte di associazioni di questo tipo
ed il 66,9% degli intervistati ha fatto nel passato, almeno una volta, una
donazione monetaria.
Nelle tabelle 2 - 10 sono riportate le frequenze con le relative percentuali per ognuna delle variabili socio-economiche relative al campione
intervistato.
Tab. 2 - Ripartizione del campione intervistato per sesso
Tab.
Ripartizione
del campione
intervistato
Tab.22 –
- Ripartizione
del campione
intervistato
per sesso per sesso
Frequenza Percentuale Percentuale Percentuale
Indicazioni
Frequenza Percentuale Percentualevalida
Percentuale
cumulata
Indicazioni
valida
cumulata
Femmine
103
42,0
42,0
42,0
FemmineMaschi
103
142 42,0
58,0 42,0
58,0 42,0 100,0
Maschi
142
58,0
58,0
100,0
Totale
245
100,0
100,0
Totale
245
100,0
100,0
3 – Ripartizione
delincampione
intervistato
per condizione professionale
Tab.Tab.
3 - Ripartizione
del campione
tervistato per
condizione professionale
Tab. 3 - Ripartizione del campione in tervistato per condizione professionale
Frequenza Percentuale Percentuale Percentuale
Indicazioni
Frequenza Percentuale Percentualevalida
Percentuale
cumulata
Indicazioni
valida
cumulata
Imprenditore/Professionista
21
8,6
8,6
8,6
Imprenditore/Professionista
21
8,6
8,6
8,6
Dirigente/Funzionario
2
,8
,8
9,4
Dirigente/Funzionario
2
,8
,8
9,4
Insegnante
12
4,9
4,9
14,3
Insegnante
12
4,9
4,9
14,3
Commerciante
17
6,9
6,9
21,2
Commerciante
17
6,9
6,9
21,2
Impiegato
37
15,1
15,1
36,3
Impiegato
37
15,1
15,1
36,3
Operaio
32
13,1
13,1
49,4
Operaio
32
13,1
13,1
49,4
Studente
37
15,1
15,1
64,5
Studente
37
15,1
15,1
64,5
Agricoltore
20
8,2
8,2
72,7
Agricoltore
20
8,2
8,2
72,7
Allevatore
2
,8
,8
73,5
Allevatore
2
,8
,8
73,5
Casalinga
24
9,8
9,8
83,3
Casalinga
24
9,8
9,8
83,3
Disoccupato o in attesa di lavoro
19
7,8
7,8
91,0
Disoccupato o in attesa di lavoro
19
7,8
7,8
91,0
Pensionato
18
7,3
7,3
98,4
Pensionato
18
7,3
7,3
98,4
Altro, in condizione professionale
4
1,6
1,6
100,0
Altro, in condizione professionale
4
1,6
1,6
100,0
Totale
245
100,0
100,0
Totale
245
100,0
100,0
111
Tab. 4 - Ripartizione del campione
intervistato per titolo di studio
Disoccupato o in attesa di lavoro
Pensionato
Altro, in condizione professionale
Totale
19
18
4
245
7,8
7,3
1,6
100,0
7,8
7,3
1,6
100,0
91,0
98,4
100,0
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
Tab.
Ripartizione
del campione
intervistato
Tab. 44- –
Ripartizione
del campione
intervistato
per titolo di per
studiotitolo di studio
Indicazioni
Nessuno
Licenza elementare
Lçicenza media
Diploma
Laurea
Altro
Totale
Frequenza
Percentuale
Percentuale
valida
Percentuale
cumulata
1
15
84
116
28
1
245
,4
6,1
34,3
47,3
11,4
,4
100,0
,4
6,1
34,3
47,3
11,4
,4
100,0
,4
6,5
40,8
88,2
99,6
100,0
Tab. 5 – Ripartizione del campione intervistato per la presenza di agricolTab. 5 - Ripartizione del campione intervistato per la presenza di
tori
in famiglia
agricoltori
in famiglia
Indicazioni
NO
SI
Totale
Frequenza
Percentuale
Percentuale
valida
Percentuale
cumulata
65
180
245
26,5
73,5
100,0
26,5
73,5
100,0
26,5
100,0
99
Tab.
Ripartizione
del campione
intervistato
per di
la presenza di olivicolTab. 66 -–Ripartizione
del campione
intervistato
per la presenza
Tab. 5 - Ripartizione del campione intervistato per la presenza di
olivicoltori
in
famiglia
tori
in famiglia
agricoltori
in famiglia
Indicazioni
Indicazioni
NO
NO
SI
SI
Totale
Totale
Frequenza
Frequenza
Percentuale
Percentuale
91
65
154
180
245
245
37,1
26,5
62,9
73,5
100,0
100,0
Percentuale
Percentuale
valida
valida
37,1
26,5
62,9
73,5
100,0
100,0
Percentuale
Percentuale
cumulata
cumulata
37,1
26,5
100,0
100,0
Tab.76
delcampione
campione
intervistato
la presenza
di
Tab.
7- -Ripartizione
–Ripartizione
Ripartizione
del campione
intervistato
numero
Tab.
del
intervistato
perper
numero
di per
compone
Tab.
5
Ripartizione
del
campione
intervistato
per
la
presenza
di
olivicoltori
in
famiglia
del
nucleo
familiare
tiagricoltori
del
nucleo
familiare
in famiglia
Frequenza
Frequenza Percentuale
Percentuale Percentuale
Percentuale Percentuale
Percentuale
Indicazioni
Indicazioni
Frequenza Percentuale Percentuale
Percentuale
valida
cumulata
valida
cumulata
Indicazioni
valida
cumulata
NO1
916
37,1
37,1
37,1
2,4
2,4
2,4
NOSI
65
26,5
26,5
26,5
154
62,9
62,9
100,0
2
32
13,1
13,1
15,5
SI Totale
180
73,5
73,5
100,0
245
100,0
100,0
3
64
26,1
26,1
41,6
Totale
245
100,0
100,0
4
108
44,1
44,1
85,7
N°
unità
5
26
10,6
10,6
96,3
112
6
8
3,3
3,3
99,6
8
1
,4
,4
100,0
Tab.
Ripartizione
perper
numero
di compone
Tab.76- -Totale
Ripartizionedel
delcampione
campioneintervistato
intervistato
la presenza
di
245
100,0
100,0
di componen-
economica
del paesaggio
degli “uliveti
secolari”
territorio
di Chiaramonte Gulfi
Valutazionedel
Tab. 8 - Ripartizione
Tab. 8 - Ripartizione
del campione
intervistato
campione
per
intervistato
numero
per
di compone
numeronel di
compone
il nucleo familiare
il nucleo
confamiliare
età inferiore
con età
a 14
inferiore
anni a 14 anni
Tab. 8 - Ripartizione del campione intervistato per numero di compone
Frequenza Frequenza
PercentualePercentuale
PercentualePercentuale
PercentualePercentuale
il–nucleo
familiare con
etàcampione
inferiore a 14intervistato
anni
Indicazioni
Indicazioni
Tab.
8
Ripartizione
del
per numero
di compovalida
cumulata
Tab. 8 - Ripartizione
del campione
intervistato per
numero valida
dicumulata
compone
Frequenza
Percentuale
Percentuale
0 148
il nucleo
con
età inferiore
a 60,4
14 anni
148
60,460,4
60,4
nenti
il0familiare
nucleo
familiare
con
età
inferiore
a 14
anni60,460,4Percentuale
Indicazioni
valida
cumulata
1 N°
1 78
78
31,8
31,8
31,8
31,8
92,2
92,2
N°
Frequenza Percentuale Percentuale Percentuale
148
60,4
60,4
60,4
Unità Indicazioni
2Unità
20 19
19 7,8
7,8
7,8
7,8
100,0
100,0
valida
cumulata
1 245
78
31,8
31,8
92,2
N°0
Totale
Totale
245
100,060,4 100,0
100,060,4 100,0 60,4
148
Unità
2
19
7,8
7,8
100,0
1
78
31,8
31,8
92,2
N°
Totale
245
100,0
100,0
Unità
2
19
7,8
7,8
100,0
Totale
245
100,0
100,0
Tab. 9 - -Ripartizione
Tab. 9 - -Ripartizione
del campione
del campione
intervistato per
intervistato
l'appartenenza
per l'appartenenza
ad associazioni
ad associazioni
di volontariatdi volontariat
e/o ambientalistiche
e/o ambientalistiche
Tab. 9 – Ripartizione del campione intervistato per l’appartenenza ad
Tab. 9 - -Ripartizione del campione intervistato per l'appartenenza ad associazioni di volontariat
Frequenza Frequenza
PercentualePercentuale
PercentualePercentuale
PercentualePercentuale
associazioni
di volontariato
e/o ambientalistiche
e/o Indicazioni
ambientalistiche
Indicazioni
valida
cumulata
cumulata
Tab. 9 - -Ripartizione del campione intervistato per l'appartenenza advalida
associazioni
di volontariat
NO ambientalistiche
NO
e/o
199 Frequenza
19981,2Percentuale
81,281,2Percentuale
81,281,2Percentuale
81,2
Indicazioni
valida
cumulata
associazioniassociazioni
di volontariato
di volontariato
sociale
sociale 35
35
14,3
14,3
14,3
14,3
95,5
95,5
Frequenza Percentuale Percentuale Percentuale
NO
Indicazioni
199
81,2
81,2
81,2
associazioniassociazioni
ambientalistiche
ambientalistiche
11
11 4,5
4,5
4,5
4,5
100,0
100,0
valida
cumulata
associazioni di volontariato sociale 245
35
14,3
14,3
95,5
Totale
Totale
245
100,081,2 100,0
100,081,2 100,0 81,2
NO
199
associazioni ambientalistiche
11
4,5
4,5
100,0
associazioni di volontariato sociale
35
14,3
14,3
95,5
Totale
245
100,0
100,0
associazioni ambientalistiche
11
4,5
4,5
100,0
Totale
245
100,0
100,0
Tab. 10 - Ripartizione
Tab.Tab.
10 - Ripartizione
del
delintervistato
campione
per
intervistato
classe diper
reddito
classe
di reddito per classe di reddito
10 campione
– Ripartizione
del
campione
intervistato
Frequenza Frequenza
PercentualePercentuale
PercentualePercentuale
PercentualePercentuale
Tab. 10
- Ripartizione
del campione intervistato per classe di reddito
Indicazioni
Indicazioni
valida
valida cumulata cumulata
Percentuale5,3
Percentuale5,3
<
10.000
anno
< 10.000 €/anno
13 Frequenza
5,3
5,3
13 5,3 Percentuale
5,3
Tab.
10 - €/Ripartizione
del campione intervistato per classe
di reddito
Indicazioni
Tra 10.000 eTra
20.000
10.000
€/anno
e 20.000 €/anno
91
37,1
37,1 valida 37,1
42,4cumulata42,4
91
37,1
Frequenza Percentuale
Percentuale
Percentuale
<30.000
10.000
€/anno
13
5,3 26,1
5,3
5,3
Indicazioni
Tra 20.000 eTra
20.000
€/anno
e 30.000 €/anno
64
26,1
68,6
64
26,1
26,1
68,6
valida
cumulata
Tra
10.000
e 40.000
20.000 €/€/anno
anno
918,6
37,1
37,1
42,4
Tra <
30.000
e
Tra
40.000
30.000
/
€
anno
e
21
8,6
77,1
21
8,6
8,6
77,1
10.000 €/anno
13
5,3
5,3
5,3
Tra
20.000
30.000 €/anno
64
26,1
26,1
68,6
Tra Tra
40.000
eTra
50.000
€/anno
ee€/50.000
3 91
1,237,1
78,442,4
3 1,237,1
1,2
1,2
78,4
10.000
e40.000
20.000
anno €/anno
Tra
30.000
e€/40.000
€/anno
21
8,6
8,6
77,1
OltreTra
50.000
Oltre
/
€
anno
50.000
anno
2 ,826,1
,8
,8
79,2
2 64
,826,1
79,268,6
20.000 e 30.000 €/anno
Tra
40.000
e
50.000
/
€
anno
3
1,2
1,2
78,4
NonTra
risponde
None risponde
51
20,8
20,8 100,077,1 100,0
51 21
20,8 8,6
20,8 8,6
30.000
40.000 €/anno
Oltre
50.000
€
/
anno
2
,8
,8
79,2
Totale
Totale
245
245 3
100,0 1,2 100,0 100,0 1,2 100,0
Tra 40.000
e 50.000 €/anno
78,4
Non risponde
51
20,8
20,8
100,0
Oltre 50.000 €/anno
2
,8
,8
79,2
Totale
245
100,0
100,0
Non risponde
51
20,8
20,8
100,0
Totale
245
100,0
100,0
La
stima
a pagare
(DAP)
ladel
salvaguardia
del
3.2 La stima
5.3.2 5.4.2
La
della
stima
disponibilità
della della
disponibilità
a disponibilità
pagarea(DAP)
pagare
per
(DAP)
la salvaguardia
per laper
salvaguardia
paesaggio
del paesaggio
agrario agra
paesaggio agrario
L’esame
L’esame
della
domanda
della
domanda
relativa
alla
relativa
generale
allaalla
generale
disponibilità
disponibilità
pagareaper
pagare
contribuire
alla agra
5.3.2
La stima
della
disponibilità
a pagare
(DAP)
per
laa salvaguardia
del per
paesaggio
L’esame
della
domanda
relativa
generale
disponibilità
a pagare
percontribuire
alizzazione
realizzazione
dell’ipotetico
dell’ipotetico
“Parco
Paesaggistico
Paesaggistico
Secolari”,
Uliveti
Secolari”,
ha
mostrato
ha
mostrato
che
su che
contribuire
alla
realizzazione
dell’ipotetico
“Parco
Paesaggistico
degli
5.3.2 La
stima
delladella
disponibilità
a“Parco
pagare
(DAP)
perUliveti
la degli
salvaguardia
del
paesaggio
agrario
L’esame
domanda
relativa
alladegli
generale
disponibilità
a pagare
per
contribuire
Uliveti
Secolari”,
ha
mostrato
che
su
245
intervistati
in
complesso,
il
5 intervistati
245
intervistati
in complesso,
in complesso,
ilrelativa
24,1%,
ilpari
24,1%,
a 59pari
unità,
a 59
si
unità,
sono
sipagare
sono
dichiarati
in disaccordo.
in disaccord
L’esame
della
domanda
alla
generale
disponibilità
adichiarati
per
contribuire
allache
realizzazione
dell’ipotetico
“Parco
Paesaggistico
degli
Uliveti
Secolari”,
ha mostrato
24,1%, pari a 59 unità, si sono dichiarati in disaccordo.
este persone
Queste
persone
hanno
hanno
dichiarato
di Paesaggistico
essere
ndifferenti
dii essere
ndifferenti
ia 59
al
rispetto
bene
al
bene
di
oggetto
eche
stima
realizzazione
dell’ipotetico
“Parco
degli
Uliveti
Secolari”,
ha
mostrato
su e
245 intervistati
inpersone
complesso,
ildichiarato
24,1%,
pari
unità,
si oggetto
sono
dichiarati
disaccord
Questedichiarato
hanno
dirispetto
essere
indifferenti
rispetto
alstima
beneindi
oggetto
di stima
e poiché
l’indifferenza
appare
sincera,
il in
valore
245 intervistati
in complesso,
il 24,1%,
pari
andifferenti
59 espressa
unità,
si
sono al
dichiarati
disaccordo.
Queste
persone
hanno
dichiarato
di essere
i
rispetto
bene oggetto
di stima e
Queste persone hanno dichiarato di essere
ndifferenti
i
rispetto al bene oggetto di 113
stima e
101
101
poiché l’indifferenza espressa appare sincera, il valore pari a zero della loro DAP non può
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
essere rimosso dall’analisi statistica. Peranto
qu riguarda, invece, le persone che hanno
dichiarato una disponibilità a pagare maggiore
di zero, esse sono risultate 186, pari al
pari a zero della loro DAP non può essere rimosso dall’analisi statistica.
75,9%.
Per quanto riguarda, invece, le persone che hanno dichiarato una disponibilità
pagare
maggiore
di zero, solute
esse
risultate
186,
pari al 75,9%.
In Tabella
11 asono
riportate
le frequenze
as sono
assunte
dalla
disponibilità
a pagare,
In Tabella 11 sono riportate le frequenze assolute assunte dalla dispononché i valori delle frequenze relative e cumulate. Com’è possibile osservare, le più alte
nibilità a pagare, nonché i valori delle frequenze relative e cumulate.
requenze assolute
si registrano
in corrispondenza
di Euroassolute
50,00 esi di
Euro 30,00
Com’è possibile
osservare,
le più alte frequenze
registrano
in con
di Euro
di al
Euro
30,00Altri
con valori
percentuali
pari rispetpercentuali corrispondenza
pari rispettivamente
al 50,00
19,2%e e
15,1%.
monetari
che hanno
tivamente al 19,2% e al 15,1%. Altri valori monetari che hanno registrato
registrato elevate frequenze di risposta sono stati 20,00 Euro con una percentuale del
elevate frequenze di risposta sono stati 20,00 Euro con una percentuale
10,6%, 100,00
con100,00
il 9,4%Euro
e 10,00
con el’8,2%.
un’unità
campionaria
del Euro
10,6%,
conEuro
il 9,4%
10,00 Inoltre,
Euro con
l’8,2%.
Inoltre, ha
campionaria
mostrato
valoredidella
mostrato unun’unità
valore della
DAP pariha
a 700
Euro eun
un’altra
250DAP
Euro.pari a 700 Euro e
un’altra di 250 Euro.
Tab.
11- Frequenze
– Frequenze
e relative
percentuali
DAP nel campione interTab. 11
e relative
percentuali
della DAP neldella
campione
intervistato
vistato
Indicazioni
,00
5,00
10,00
15,00
20,00
25,00
30,00
40,00
50,00
60,00
70,00
80,00
90,00
100,00
150,00
250,00
700,00
Totale
Frequenza
Percentuale
Percentuale
valida
Percentuale
cumulata
59
2
20
2
26
1
37
11
47
5
3
2
2
23
3
1
1
245
24,1
,8
8,2
,8
10,6
,4
15,1
4,5
19,2
2,0
1,2
,8
,8
9,4
1,2
,4
,4
100,0
24,1
,8
8,2
,8
10,6
,4
15,1
4,5
19,2
2,0
1,2
,8
,8
9,4
1,2
,4
,4
100,0
24,1
24,9
33,1
33,9
44,5
44,9
60,0
64,5
83,7
85,7
86,9
87,8
88,6
98,0
99,2
99,6
100,0
Nella Tabella 12 sono riportate alcune statistiche descrittive della
DAP relativa al campione intervistato. Dall’esame della stessa tabella, si
evince che il valore medio è pari a Euro 37,69, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 30,74 e 44,65 Euro.
114
102
Nella Tabella 12 sono riportate alcuneatistiche
st
descrittive della DAP relativa al
campione intervistato. Dall’esame della stessa
bella,
ta si evince che il valore medio è pari a
Euro 37,69, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 30,74 e 44,65 Euro.
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
Il grafico della disponibilità a pagare è riportato nella Figura 20 in cui è possibile
osservare che la distribuzione della DAP è asimmetrica positiva con coda a destra e
Il grafico della disponibilità a pagare è riportato nella Figura 20 in cui
leptocurtica
cioè con
un andamento
moltoù pi
appuntito
rispetto
lla
a curva normale
è possibile
osservare
che la distribuzione
della DAP
è asimmetrica
positi- o
va con coda a destra e leptocurtica cioè con un andamento molto più
gaussiana.
appuntito rispetto alla curva normale o gaussiana.
Tab.
12-–Statistiche
Statistiche
descrittive
della Disponibilità
a Pagare (DAP)
Tab. 12
descrittive
della Disponibilità
a Pagare (DAP)
Indicazioni
Media
Intervallo di confidenza
per la media al 95%
Statistica
37,6939
30,7379
44,6499
32,2449
30,0000
3055,418
55,2758
,00
700,00
700,00
42,5000
7,505
84,894
Limite inferiore
Limite superiore
Media 5% trim
Mediana
Varianza
Deviazione std.
Minimo
Massimo
Intervallo
Distanza interquartilica
Asimmetria
Curtosi
Errore std.
3,5314
,156
,310
Fig. 20 – Disponibilità a pagare del campione intervistato
Fig. 20 - Disponibilità a pagare del campione intervistato
200
Frequenza
100
Dev. Stand = 55,28
Media = 37,7
N = 245,00
0
0,0
200,0
100,0
DAP
400,0
300,0
600,0
500,0
700,0
103
115
Poiché le rilevazioni effettua
te hanno registrato anche alcuni valori molto elevati (70
0,0
200,0
100,0
400,0
300,0
600,0
500,0
700,0
DAP
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
Poiché le rilevazioni effettua
te hanno registrato anche alcuni valori molto elevati (700
Poiché
le
rilevazioni
effettuate
hanno
registrato
anche
alcuni
valori
o) sono stati stimati sia la media 5% Trim
med che gli
stimatori
M, utili
quando
ci sono
molto elevati (700 Euro) sono stati stimati sia la media 5% Trimmed che
con valori anomali
o estremi
rispetto
al resto
dei casi.
gli stimatori
M, utili
quando
ci sono
casi con valori anomali o estremi
rispetto
al riportati
resto deinella
casi. Tabella 13.
risultati ottenuti
sono
I risultati ottenuti sono riportati nella Tabella 13.
Tab. Tab.
13 –13Stimatori
della
Disponibilità
a Pagare
- Stimatori M
M della
Disponibilità
a Pagare
DAP
Stimatore
a
M di Huber
28,6328
Stimatore
di Tukey a
doppio
b
peso
25,9476
Stimatore
M di
c
Hampel
28,6981
Onda di
d
Andrew
25,8695
a) Laa.
costante
di ponderazione
è 1,339 - b) Laècostante
La costante
di ponderazione
1,339.di ponderazione è 4,685 - c) Le costanti di ponderazione sono 1,700,
3,400 e 8,500 - d) La costante di ponderazione è 1,340*pi.
b. La costante di ponderazione è 4,685.
c. Le costanti di ponderazione sono 1,700, 3,400 e 8,500
stime effettuate
mettono
in evidenza che i valori medi calcolati da
d.Le
La costante
di ponderazione
è 1,340*pi.
questi stimatori di discostano dal valore medio normalmente calcolato.
Ciò indica la presenza di alcuni valori anomali che si ritiene essere intrinseci ad ogni stima con la versione Open-Ended. La distanza tra i valori
medi ottenuti normalmente e quella con gli Stimatori M, indica che nel
campione potrebbero esserci stati, da parte di alcuni intervistati, atteggiamenti che hanno in qualche modo inficiato la significatività della stima
stessa. Ciò è confermato dal plot Box and Whisker della Figura 21, il quale
rivela la presenza di n. 2 casi anomali in cui la DAP assume valori uguali,
rispettivamente a 700 e a 250 Euro.
104
Per quanto riguarda le relazioni esistenti tra la disponibilità a pagare
del campione intervistato ed alcune principali variabili socio-economiche,
è possibile mettere in evidenza come la DAP sia positivamente correlata
con le classi di reddito (Figura 22). In altre parole, all’aumentare del reddito, aumenta anche la disponibilità a pagare degli intervistati.
Per quanto riguarda, invece, il titolo di studio, le elaborazioni effettuate non hanno messo in evidenza una particolare relazione con la DAP,
ad eccezione di coloro che sono in possesso della laurea che hanno invece
dichiarato una DAP media significativamente più elevata rispetto a tutti
gli altri (Figura 23).
Notevoli differenze sono state inoltre registrate tra la DAP media e
la condizione professionale degli intervistati. La DAP è infatti risultata
più alta per coloro che svolgono l’attività di insegnanti e
116
discostano dal valore medio normalmente calcolato. Ciò indica la presenza di alcuni valor
anomali che si ritiene essere intrinseci ad ogni stima con la versione
Open-Ended
. La
economica
del paesaggio deglie“uliveti
secolari”
nel territorio
di ChiaramonteM,
Gulfi
distanza tra i valori mediValutazione
ottenuti
normalmente
quella
con
gli Stimatori
indica che nel
campione potrebbero esserci stati, da parte
alcuni
di intervistati, atteggiamenti che hanno in
Al contrario
i valori
mediCiò
più bassi
della DAPdal
qualcheprofessionisti/imprenditori.
modo inficiato la significatività
della stima
stessa.
è confermato
Box
plot
sono stati rilevati per i disoccupati e le casalinghe, probabilmente dovuto
and Whisker
della
Figura
21,
il quale
rivela la
presenza
di n. 2 casi anomali
in cui la DAP
al fatto
che
queste
ultime
categorie
risultano
economicamente
più svanassumetaggiate
valori uguali,
rispettivamente
a 700
rispetto
ad altre (Figura
24). e a 250 Euro.
Fig. 21 – Plot Box and Whisker della Disponibilità a Pagare
Fig. 21 - Plot Box and Whisker della Disponibilità a Pagare
800
48
600
400
104
200
DAP
0
-200
N=
245
DAP
Per quanto riguarda le relazi
oni esistenti tra la disponibilità a pagare del campione
intervistato ed alcune principali variabili soci
o-economiche, è possibile mettere in evidenza
come la DAP sia positivamente correlata con le classi di reddito (Figura 22). In altre parole
all’aumentare del reddito, aumenta anche la disponibilità a pagare degli intervistati.
Per quanto riguarda, invece, il titolo studio,
di
le elaborazioni effettuate non hanno
messo in evidenza una particolare relazione con la DAP, ad eccezione di coloro che son
105
117
che queste ultime categorie risultano economicamente più svantaggiate rispetto ad al
(Figura 24).
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
Fig. 22 – Relazione tra la DAP media e le classi di reddito
Fig. 22 - Relazione tra la DAP media e le classi di reddito
200
> € 50. 000
€ 40. 000 - € 50. 000
€ 30. 000 - € 40. 000
€ 20. 000 - € 30. 000
€ 10. 000 - € 20. 000
non risponde
0
< € 10. 000
Media di DAP
100
Importo reddito
Fig. 23 – Relazioni tra la DAP media ed il Titolo di studio
Fig. 23 - Relazioni tra la DAP media ed il Titolo di studio
100
80
Media di DAP
60
40
20
106
0
al
la
di
a
ia
ed
re
ta
118
Fig. 24 - Relazioni tra la DAP media e la condizione professionale
tro
e
ur
m
a
za
om
pl
en
lic
en
em
el
no
za
u
ss
en
lic
ne
Titolo studio
ia
ed
en
m
re
ta
Titolo studio
Valutazione economica del paesaggio degli “uliveti secolari” nel territorio di Chiaramonte Gulfi
Fig. 24 – Relazioni tra la DAP media e la condizione professionale
Fig. 24 - Relazioni tra la DAP media e la condizione professionale
100
80
Media di DAP
60
40
20
0
tro ato
al
n
io
ns
to
pe upa
cc
so a
di
g
lin
sa
ca
re
to
va
le
re
al
to
ol
ric
ag te
en
ud
st
o
ai
er
op
to
a
eg nte
pi
a
ci
im
er
m
i
m
e
ar
co ant
on
zi
gn
se /fun
in
te
en sta
i
rig
di
on
si
es
of
pr
Condizione professionale
107
119
6.
Conclusioni
Conclusioni
In questo studio sono stati esaminati alcuni aspetti normativi e valutativi riguardanti la tutela del paesaggio agrario in Sicilia.
A tale scopo, dopo aver effettuato una disamina delle principali normative in materia, sono stati analizzati i principali caratteri che contraddistinguono il paesaggio agrario siciliano. Al riguardo, prendendo spunto da
quanto riportato in specifiche cartografie tematiche, il territorio regionale è stato analizzato secondo la suddivisione riportata nel Piano Paesistico
Regionale che individua 17 ambiti territoriali. Per ognuno di essi, partendo dalla cartografia relativa all’uso del suolo, si è proceduto ad una “riclassificazione” paesaggistica individuando tre tipologie di paesaggio agrario e
cioè quello delle colture intensive, quello delle colture tradizionali ed, infine, quello dei sistemi colturali complessi. Le relative analisi hanno evidenziato che le specie che connotano il paesaggio agrario delle colture intensive sono i seminativi, i vigneti, gli agrumeti e le colture in serra. Ciascuna
di esse, presenta nell’ambito del territorio regionale tratti distintivi differenti potendosi distinguere, nel caso degli agrumi e dei vigneti, impianti
realizzati con tecniche colturali moderne ed impianti che, invece, presentano un elevato valore storico dovuto sia alla tecnica tradizionale di coltivazione che allo loro ubicazione territoriale. Per quanto riguarda i seminativi, essi caratterizzano vaste aree della Sicilia centrale formando un paesaggio uniforme, raramente interrotto da elementi naturali o antropici;
infine le colture in serra, pur avendo un’indiscutibile importanza dal
punto di vista economico, esercitano un notevole impatto sull’ambiente
dal punto di vista estetico-visivo soprattutto in contesti territoriali di
grande pregio.
Con riferimento al paesaggio agrario delle colture tradizionali, le specie più importanti sono l’olivo, che da sempre connota il paesaggio agrario
della Sicilia, e altre colture legnose in particolare specie di frutta in guscio:
mandorlo, nocciolo, pistacchio e carrubo che caratterizzano ampie porzioni del territorio siciliano, a volte in contesti ambientali assolutamente
unici. È il caso, ad esempio, del pistacchio sulle sciare laviche dell’Etna, del
nocciolo all’interno del Parco dei Nebrodi, del mandorlo nella Valle dei
Templi ad Agrigento e del carrubo che insieme ai “muretti a secco” contribuisce a formare il tipico paesaggio agrario dell’Altopiano Ibleo. Infine,
non è da tralasciare la valenza paesaggistica assunta da alcune colture frutticole che attualmente rischiano seriamente la scomparsa come, ad esempio, i meleti dell’Etna ed il frassino da manna nel palermitano.
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Conclusioni
L’analisi condotta, ha messo in evidenza la notevole ricchezza di paesaggio agrario di cui può disporre la Sicilia ma, al contempo, le criticità esistenti per quanto riguarda una sua corretta conservazione e valorizzazione. A tale riguardo, le problematiche di natura economica concernenti la
tutela del paesaggio agrario sono ancora lontane dal trovare giuste e definitive soluzioni. Come autorevolmente affermato in letteratura, appare
chiaro che il mercato e le forze che in esso agiscono, non sono in grado di
realizzare da sole un assetto paesaggistico ottimale a livello sociale. Si
rende quindi necessario un intervento correttivo esterno per favorire e stimolare la diffusione di situazioni più prossime a quelle ottimali per la
società.
Gli strumenti disponibili per raggiungere questo obiettivo possono
essere molteplici, ma un elemento comune appare la necessità di conoscere la domanda di esternalità positive da parte della società da cui derivare
l’assetto paesaggistico e l’equilibrio ottimo a livello sociale. Ciò comporta che un momento fondamentale nell’analisi del paesaggio agrario, qualora essa sia finalizzata all’adozione di strumenti di politica agraria, sarà dato
dalla ricerca di funzioni di preferenza sociale che prefigurano in qualche
modo la funzione di domanda di paesaggio espressa dalla società.
Questo passaggio appare necessario anche alla luce di quanto affermato dalle recenti normative, che assegnano alle comunità locali un ruolo
primario nella tutela del paesaggio agrario, in quanto quest’ultimo è il
frutto delle secolari interazioni tra natura e azione dell’uomo.
Al fine di conoscere la percezione che una comunità locale ha nei
confronti del paesaggio agrario, nel presente rapporto sono stati proposti
e discussi i risultati di un’applicazione della Valutazione Contingente che
ha stimato il Valore Economico Totale (VET) del paesaggio agrario degli
“uliveti secolari” nel territorio comunale di Chiaramonte Gulfi in provincia di Ragusa.
I dati utili alla stima sono stati raccolti con interviste dirette compiute nel periodo ottobre-novembre del 2005 ad un campione casuale di 245
individui adulti residenti nel comune di Chiaramonte Gulfi (RG).
Pur con alcune cautele, si può ritenere che il valore della disponibilità a pagare ottenuto dall’indagine svolta, corrisponda all’importo che il
campione intervistato ritiene dovrebbe essere destinato alle politiche di
tutela, riqualificazione e promozione della risorsa in esame. Anche l’analisi statistica sembra suggerire che i valori della disponibilità a pagare sti124
Conclusioni
mati siano da considerarsi abbastanza fondati, perché coerenti con la teoria economica e ben correlati alle caratteristiche socio-economiche del
campione.
I risultati ottenuti hanno segnalato un’elevata percezione da parte
della collettività chiaramontana verso le problematiche relative alla conservazione del paesaggio agrario degli “uliveti secolari”. A tal proposito, il
75,9% del campione intervistato si è dichiarato disponibile a contribuire
finanziariamente a programmi di tutela e conservazione dello stesso.
È da sottolineare, comunque, che la disponibilità a pagare del campione intervistato sembra influenzata da alcuni caratteri socio-economici non
trascurabili. Tra questi si ricorda, innanzitutto, il reddito degli intervistati; è apparso, infatti, evidente come aumentando il livello del reddito degli
individui, aumenti pure l’attenzione verso l’ambiente che si traduce, di
conseguenza, verso una maggiore disponibilità a nuovi esborsi monetari.
La tipologia occupazionale ha pure un certo ruolo ed appare correlata positivamente al titolo di studio. Alcune categorie occupazionali come
gli imprenditori, i liberi professionisti e gli insegnanti hanno mostrato una
maggiore disponibilità a contribuire alla tutela del paesaggio agrario
rispetto ad altre categorie caratterizzate da un titolo di studio inferiore.
Nel complesso, l’atteggiamento individuale circa l’importanza attribuita alla conservazione dello spazio rurale, pare essere una variabile non
secondaria nel definire la disponibilità a pagare per le politiche ambientali. In altri termini, le caratteristiche socio-economiche giocano un ruolo
non trascurabile e di non facile definizione. Sulla base delle elaborazioni
statistiche svolte sui dati espressi dal campione, si è pervenuti ad una stima
della disponibilità a pagare media pari a € 37,69. E’ stato altresì determinato il valore mediano della DAP del campione, che è risultato pari a € 30,00.
L’importanza della DAP media e mediana sono di immediata percezione nelle applicazioni di politica economica; la DAP media esprime i
benefici totali dell’intervento una volta moltiplicata per l’ampiezza della
popolazione. La DAP mediana individua, invece, il costo massimo procapite per un intervento che otterrebbe almeno il 50% dei consensi.
Questi valori che esprimono sia un valore d’uso che un valore di non
uso, appaiono congrui soprattutto se si considera il tipo di bene oggetto
di stima e analoghe esperienze estimative condotte in passato. Pur nei
limiti imposti dalle condizioni di svolgimento, i valori monetari ottenuti
dall’esperimento, opportunamente aggregati rispetto alla popolazione di
125
Conclusioni
riferimento, possono costituire una sufficiente base di partenza per future applicazioni al settore della tutela del paesaggio agrario.
Per esempio, potranno essere utili per svolgere eventuali analisi costibenefici delle politiche di intervento pubblico di tutela, per individuare
schemi di concessione di contributi agli agricoltori più adeguati rispetto a
quelli attualmente in vigore, oppure per agevolare, anche in questo ambito, meccanismi di contribuzione privata volontaria o forme di tasse locali
finalizzate a costituire fondi monetari a favore degli agricoltori impegnati a svolgere seriamente il ruolo di primi difensori del paesaggio agrario.
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Finito di stampare nel febbraio 2007
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