REALIZZAZIONE DI UN IMPIANTO IDROELETTRICO IN LOCALITA’ PEDEGNANO A PENNA SAN GIOVANNI (MC)
REGIONE MARCHE
PROVINCIA DI MACERATA
Comune di Penna San Giovanni
PROGETTO
RIPRISTINO DI UNA VECCHIA OPERA DI PRESA SUL TORRENTE TENNACOLA CON
REALIZZAZIONE DI UN NUOVO IMPIANTO IDROELETTRICO
COMMITTENTE
DILETTI MAURIZIO & C. Via Grazi, 108 - 62020 PENNA SAN GIOVANNI (MC)
STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO CENTRALE IDROELETTRICA
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE CENTRALE IDROELETTRICA
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO ELETTRODOTTO
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE ELETTRODOTTO
PENNA SAN GIOVANNI LUGLIO 2013
IL TECNICO
ING. DOMENICO MINNETTI
1. PREMESSA
Il presente Studio di Impatto Ambientale, relativo alla realizzazione nel territorio del Comune di Penna San Giovanni
(MC) di un impianto idroelettrico di produzione energetica, fa parte delle integrazioni richieste dal SERVIZIO
INFRASTRUTTURE, TERRITORIO, ENERGIA della G.R. REGIONE MARCHE in data 11/02/2013
prot. 88404.
In particolare l'Autorità competente di cui sopra, richiede, conseguentemente alla riunione del tavolo tecnico svolto in
data 18 gennaio 2013, lo Studio di Impatto Ambientale (S.I.A.) redatto ai sensi del D.P.C.M. del 27 dicembre 1988
nonché L.R.3/2012, secondo lo schema che prevede i tre quadri di riferimento:
-
programmatico;
-
progettuale;
-
ambientale.
Tale studio è stato redatto conformemente alle prescrizioni contenute nei seguenti documenti e norme:
-
D.P.C.M. del 27 dicembre 1988;
-
allegato VII alla Parte Seconda del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 ss.mm.ii. (“Informazioni da inserire
nello Studio di Impatto Ambientale”);
-
L.R. 26 Marzo 2012 n.3 (“Disciplina della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale”);
Nel seguente studio viene descritto il progetto di un impianto idroelettrico per la produzione di energia da fonte
pulita e rinnovabile, da realizzare sul torrente Tennacola nel territorio del Comune di Penna San Giovanni (MC),
località Pedegnano, al fine di valutare i condizionamenti ambientali e paesaggistici che l’opera induce nel territorio.
L’intervento in progetto consiste nella esecuzione di tutte le opere necessarie sia per il ripristino di una vecchia opera
di presa (attualmente in pessimo stato di conservazione), sia per la realizzazione di un nuovo impianto idroelettrico
per la produzione di energia. In particolare dopo aver provveduto al risanamento della vecchia opera di derivazione e
alla costruzione di un coronamento sommitale (necessario ad ottenere il dovuto gradiente idraulico), si procederà con
la realizzazione di un tragitto intubato necessario per alimentare la turbina della centrale idroelettrica che è prevista
ad una distanza di circa 600 ml.
Per la centrale idroelettrica di nuova costruzione si prevede una potenza nominale pari a 165 kW.
La portata media derivabile, variabile in funzione della stagione e considerato il deflusso minimo vitale, sarà pari a
3
3
2.68 m /s , la portata Massima sarà pari a 24.2 m /s il salto utile sarà di circa 9 ml.
L’impianto idroelettrico a flusso fluente di tipo forzato, verrà realizzato in destra idrografica rispetto al torrente
Tennacola. L'intervento prevede:
-
ripristino dell’opera di presa e derivazione della portata necessaria all’alimentazione dell’impianto, con
rilascio delle portate non necessarie e di quelle per il DMV;
-
realizzazione della vasca di alimentazione interrata, in calcestruzzo armato;
-
realizzazione della scala di risalita dei pesci, costituente anche lo scarico del DMV;
-
realizzazione della condotta idrica forzata interrata;
-
realizzazione dei locali turbina e contatori;
-
realizzazione del canale di scarico.
1.1. COMMITTENTE
DILETTI MAURIZIO & C. SAS
c.da Grazi, 108
62020 Penna San Giovanni (MC)
C.F. e numero iscrizione 01794870434
1.2. UBICAZIONE DELL’INTERVENTO
Il territorio nel quale ricade l’opera di presa e derivazione è localizzato nel Comune di Penna San Giovanni (MC), lungo
la valle del torrente Tennacola. Nello specifico, per individuare cartograficamente il sito di interesse, si forniscono le
coordinate geografiche dell'opera di presa:
-
Latitudine
43°04’05.71” Nord
-
Longitudine
13°39’94.54” Est
Catastalmente l’area di interesse ricade nel foglio N.24 del Catasto Terreni della prov. di Macerata, mentre le
particelle interessate dai vari componenti dell’impianto, per le quali è stato richiesto il certificato di destinazione
urbanistico territoriale al Comune di Penna San Giovanni, sono le seguenti: 119, 120, 121, 122, 160, 164, 165, 166,
168, 169, 172, 173, 188, 268, 288, 289, 311.
C. IDROELETTRICA
Opera di PRESA
Figura 1: Ortofoto e individuazione dell’aree
2. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
2.1.
ELEMENTI CONOSCITIVI SULLE RELAZIONI TRA L’OPERA PROGETTATA E GLI ATTI DI
PIANIFICAZIONE E PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE E SETTORIALE
Il quadro di riferimento programmatico all’interno del quale è stato contestualizzato il progetto è composto dai
seguenti strumenti di pianificazione e programmazione territoriale e settoriale:
• Documenti relativi al Piano di Tutela delle Acque (P.T.A.) delle Marche;
• Piano Paesistico Ambientale Regionale (P.P.A.R.);
• Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) per i bacini di rilievo regionale delle Marche;
• Piano Territoriale di Coordinamento (P.T.C.) della Provincia di Macerata;
• P.R.G. del Comune di Penna San Giovanni (MC).
Nei seguenti paragrafi si documenta lo stato attuale dei luoghi nell’area di intervento ed in un intorno significativo di
quest’ultima prima dell’esecuzione delle opere previste. Al fine di fornire un orientamento omogeneo si ritiene
opportuno fin da ora definire il contesto paesaggistico di riferimento come "elementi diffusi del paesaggio agrario"
(art.37 P.P.A.R) in coerenza alla classificazione stabilita dal PRG comunale.
2.2.
DESCRIZIONE DEL PROGETTO IN RELAZIONE AGLI STATI DI ATTUAZIONE DEGLI STRUMENTI PIANIFICATORI
DI SETTORE E TERRITORIALI
Lo studio delle relazioni tra le opere progettate e gli strumenti di pianificazione territoriale e settoriale vigenti, è stato
espletato attraverso la verifica degli elementi di pianificazione territoriale e del sistema dei vincoli presenti nel tratto
del canale interessato dalla realizzazione delle opere.
2.2.1.
PIANO PAESISTICO AMBIENTALE REGIONALE (PPAR)
Nell’area interessata dal progetto e nel territorio circostante, appartenente amministrativamente al Comune di Penna
San Giovanni, le risorse paesistico-ambientali vengono individuate analizzando specificatamente il contenuto delle
N.T.A. del P.P.A.R. nel contesto dei sottosistemi territoriali e delle categorie costitutive del paesaggio e la relativa
cartografia, nonché le relative N.T.A. del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Tav.
Sottoinsiemi, categorie costitutive e vincoli
Note
1
Vincoli paesistico ambientali vigenti
Corsi d'acqua (art.29)
2
Fasce morfologiche
Zona PA pedeappenninica
3
Sottosistema geologico e geomorfologico
Sottosistemi tematici
Aree GC di qualità diffusa (art.6-9)
3A
4
5
6
Sottosistema geologico e geomorfologico
Emergenze geologiche (art. 28)
_____________
Sottosistema botanico vegetazionale
Sottosistemi tematici e elementi costitutivi del sottosistema
_____________
Valutazione qualitativa del sottosistema botanico
vegetazionale
Sottosistemi territoriali generali
Aree per rilevanza dei valori paesaggistici e ambientali (art. 23)
_____________
_____________
7
Sottosistema territoriale generale
Aree di alta percettività visiva
_____________
8
Sottosistema storico culturale
Centri e nuclei storici paesaggio agrario storico (artt.38-39)
_____________
9
Sottosistema storico culturale
Edifici e manufatti storici extraurbani
_____________
10
Sottosistema storico culturale luoghi archeologici e
di memoria storica (artt. 41-42)
_____________
Sottosistema territoriale generale
Parchi e riserve naturali
Componenti della struttura geomorfologica
classificazione corsi d’acqua e crinali
_____________
11
13
Emergenze geomorfologiche (art. 28)
Crinali che individuano bacini di 2°,
3°grado
_____________
14
Foreste demaniali (art.34)
_____________
15
Centri e nuclei storici e ambiti di tutela
cartograficamente delimitati (art.39)
_____________
16
Manufatti storici extraurbani e ambiti di tutela
cartograficamente delimitati
_____________
17
Località di interesse archeologico cartograficamente
delimitate (artt. 41-42)
_____________
18
Ambiti di tutela della costa cartograficamente
delimitati(art. 32)
_____________
12
Nei seguenti stralci di cartografia del P.P.A.R. è evidenziata in rosso la zona nella quale ricade l'intervento.
-
Tav. 1 VINCOLI PAESISTICO AMBIENTALI VIGENTI (fiumi e corsi d'acqua art.29 P.P.A.R.);
Tav. 2 SOTTOSISTEMA GEOLOGICO E GEOMORFOLOGICO (fascia pedeappenninica PA);
Tav. 3 SOTTOSISTEMI TEMATICI (aree di qualità diffusa GC art.6-9 P.P.A.R.)
Tav. 12 INDIVIDUAZIONE E GERARCHIZZAZIONE DEL RETICOLO IDROGRAFICO E DELIMITAZIONE DEI BACINI.
2.2.2
VINCOLI PAESISTICO AMBIENTALI VIGENTI
Fig. 2: Tav. 1 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso (fiumi e corsi d'acqua)
2.2.3
SOTTOSISTEMA GEOLOGICO E GEOMORFOLOGICO
Fig. 3: Tav.2 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso (fascia pedeappenninica PA)
L’impianto in progetto ricade in fascia Ped-Appenninica (rif. Tav. 2 PPAR) non interessata né da emergenze geologiche
(rif. Tav. 3a PPAR) né da emergenze geomorfologiche (rif. Tav.13 PPAR non disponibile per l’area in esame).
Fig. 4: Tav.3 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso (aree di qualità diffusa GC)
Area GC: sono presenti aree di valore intermedio con caratteri geologici e geomor-fologici che distinguono il
paesaggio collinare e medio-collinare della regione. Le zone GC sono state denominate nella tav. 3 «Aree di qualità
diffusa». Nell'area di progetto non si rilevavano pericolosità di tipo geologico, geomorfologico o idrogeologico le
l'opera verrà realizzata adottando soluzioni di progetto idonee ad assicurare la loro compatibilità con:
•
il mantenimento dell’assetto geomorfologico d’insieme;
•
la conservazione dell’assetto idrogeologico delle aree interessate dalle trasformazioni;
•
il non occultamento delle peculiarità geologiche e paleontologiche che eventuali sbancamenti portino alla
luce.
2.2.4
EMERGENZE GEOLOGICHE (ART.28)
Fig. 4: Tav.3A P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.5
SOTTOSISTEMI TEMATICI E ELEMENTI COSTITUTIVI
DEL SOTTOSISTEMA BOTANICO VEGETAZIONALE (ART.33)
Fig. 5: Tav.4 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso (aree BC di qualità diffusa)
Fig. 6: Tav.5 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
L’area non ha alcuna classificazione di PPAR (rif. Tav. 4 e 5 PPAR) né è interessato da foreste demaniali (rif. Tav. 14
PPAR non disponibile per l’area in esame). Nessuna interferenza negativa con la vegetazione è ipotizzabile durante la
fase di cantiere né durante l’esercizio dell’impianto.
2.2.6.
AREA DI RILEVANZA DEI VALORI PAESISTICO AMBIENTALI (ART. 23)
Fig. 7: Tav.6 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.7.
APPARTENENZA A PERCORSI PANORAMICI O AD AMBITI DI PERCEZIONE DA PUNTI O PERCORSI
PANORAMICI
Fig. 8: Tav.7 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.8.
SOTTOSISTEMA STORICO CULTURALE (ART. 15-19 E ART. 38-42 PPAR)
Fig. 9: Tav.8 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.9.
EDIFICI E MANUFATTI EXTRA-URBANI
Fig. 9: Tav.9 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.10.
LUOGHI ARCHEOLOGICI E DI MEMORIA STORICA
Fig. 10: Tav.10 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
Non sono riportati in prossimità ritrovamenti archeologici o aree con centuriazioni romane (rif. Tav. 8, 10, 15 e 17).
Sono presenti nelle vicinanze elementi caratteristici del patrimonio storico architettonico come manufatti ed aree di
pertinenza rurale (rif. Tav.9 e 16).
Non sono invece presenti aree storiche tutelate cartograficamente delimitate (rif. Tav. 15 e 17).
L’impianto in progetto è ubicato distante rispetto a centri storici, in area classificata come area agricola e paesaggio
vegetale di cui una parte rientra nella delimitazione definita come "elementi diffusi del paesaggio agrario", art.37.
Per gli elementi diffusi è stabilito il divieto di distruzione o manomissione degli elementi stessi salvo l’ordinaria
manutenzione e fermo restando il disposto della L.R. 10gennaio 1987, n. 8 e della L.R. 13 marzo 1985, n. 7.
2.2.11.
PARCHI E RISERVE NATURALI
Fig. 11: Tav.11 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.12.
INDIVIDUAZIONE E GERARCHIZZAZIONE DEL RETICOLO IDROGRAFICO E DELIMITAZIONE DEI BACINI
Fig. 12: Tav.12 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
L’impianto in progetto si trova nelle vicinanze di un corso d’acqua di classe II.
Per i corsi d’acqua di classe I, in fascia pedappenninica, l’ambito di tutela provvisoria è fissato a 90 m. In tale
perimetro sono permesse comunque opere per la regimazione e la captazione delle acque; non sono permessi invece
movimenti di terreno che alterino in maniera sostanziale il profilo dello stesso.
L’ambito di tutela permanente è fissato a 10 m dalle sponde all’interno delle quali è comunque possibile eseguire
opere di regimazione e captazione idraulica. Infine la distanza di rispetto per la costruzione di fabbricati, per un corso
d’acqua di classe II in fascia pedappenninica, è di 30 m. Per tale prescrizione può essere applicata “l’esenzione” ai
sensi dell’art. 60 comma 3 delle NTA del P.P.A.R. essendo sancita la “Pubblica utilità” dell’intervento ai sensi del D. Lgs
387/2003).
2.2.13.
CENTRI E NUCLEI STORICI ED AMBITI DI TUTELA CARTOGRAFICAMENTE DELIMITATI
Fig. 13: Tav.15 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.14.
MANUFATTI STORICI EXTRA-URBANI E AMBITI DI TUTELA CARTOGRAFICAMENTE DELIMITATI
Fig. 14: Tav.16 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.15.
MANUFATTI STORICI EXTRA-URBANI E AMBITI DI TUTELA CARTOGRAFICAMENTE DELIMITATI
Fig. 15: Tav.17 P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.15.
VINCOLO PAESISTICO
Fig. 16: P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.16.
PIANO DI TUTELA DELLE ACQUE (P.T.A.) DELLE MARCHE
Fig. 17: P.T.A. area del progetto cerchiata in rosso (ambiente fisico)
Fig. 18: P.T.A. area del progetto cerchiata in rosso (schema idogeologico)
Fig. 19: P.T.A. area del progetto cerchiata in rosso (isoiete e stazioni di monitoraggio ambientale)
2.2.16.
PIANO DI ASSETTO IDROGEOLOGICO (PAI MARCHE)
In riferimento al Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.) dell’Autorità di Bacino della Regione Marche aggiornato al
Decreto del Segretario Generale N.15 SABN del 14/02/2013, si evince quanto di seguito descritto per ogni opera:
-
Opera di Presa: non risulta in area esondabile;
Gruppo Macchine e Restituzione: non risulta in area esondabile;
Opera di rilascio: non risulta in area esondabile;
Fig. 17: P.P.A.R. area del progetto cerchiata in rosso
2.2.17
PIANO REGOLATORE GENERALE DEL COMUNE DI PENNA SAN GIOVANNI (PRG) adeguato al
P.P.A.R. ed al Piano Territoriale di coordinamento P.T.C della Provincia di Macerata
Tavola BI01 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 18:area del progetto cerchiata in rosso
Tavola EN2 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R. con trasposizione del P.T.C.
Fig. 19 area cerchiata in giallo
Tavola EN3A del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R. con trasposizione del P.T.C.
Fig. 20: area del progetto cerchiata in rosso
Tavola EN3B del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R. con trasposizione del P.T.C.
Fig. 21: area del progetto cerchiata in rosso
Tavola PP01 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 22: area del progetto cerchiata in rosso (ambiti di tutela del P.P.A.R. categorie costitutive del sottosistema geologico-geomorfologico)
Tavola PRE01 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 23: area del progetto cerchiata in rosso (vincoli preesistenti) VINCOLO PAESISTICO D.L. n.490/99
Tavola PT01A del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 24: area del progetto cerchiata in rosso (sottosistema geologico geomorfologico)
Tavola PT01B del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 25: area del progetto cerchiata in rosso (sottosistema storico-culturale)
Tavola PT01C del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 26: area del progetto cerchiata in rosso (sottosistema botanico vegetazionale)
Tavola ST01 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 27: area del progetto cerchiata in rosso (beni storico culturali)
Tavola ST02 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 28: area del progetto cerchiata in rosso (sottosistema storico-culturale)
Tavola VE01 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 29: area del progetto cerchiata in rosso (carta della vegetazione)
Tavola VE02 del P.R.G. in adeguamento al P.P.A.R.
Fig. 30: area del progetto cerchiata in rosso (sottosistema botanico vegetazionale)
Dal certificato di Destinazione Urbanistico Territoriale rilasciato dal Comune di Penna San Giovanni per le particelle
interessate dall'intervento si rileva che:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
l'area ricade in zona agricola;
non ricade all'interno di Parco o Riserva Naturale istituita;
non ricade in territorio interessato da aree SIC/ZPS di cui al DPR 357/97 e s.m.i.;
l'area ricade in zona vincolata ai sensi del D.Lgs.N42/2004 (fascia di rispetto del torrente Tennacola);
l'area ricade all'interno degli ambiti di tutela stabiliti dal P.P.A.R.
- art.29 Corsi d'acqua: ambito di tutela permanente;
- art.37 Elementi diffusi del paesaggio agrario: tutela specifica.
l'area ricade in ambiti prescrittivi di PTC o conseguenti l'adeguamento del PRG al PTC: area di riequilibrio
idrogeologico;
l'area non ricade negli ambiti di tutela di cui all'art.21 del D.Lgs 152/99 e s.m.i.;
l'area non ricade in zona sottoposta a vincolo idrogeologico di cui al R.D.L. 3267/23;
i terreni non ricadono in aree soggette ai disposti di cui al D.M. 25/10/1999 n.471 (messa in sicurezza,
bonifica e ripristino).
ARTICOLI DI INTERESSE DELLE NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE DEL PRG ADEGUATO AL PPAR
DEL COMUNE DI PENNA SAN GIOVANNI (MC)
Art. 23
Aree di tutela del P.P.A.R.
In presenza di ambiti individuati nelle tavole PSG.PT.01.A-B-C e PSG.PR.01-02-03-04-05 valgono le disposizioni che
seguono:
TG2, risorse idriche e corsi d’acqua (art. 29, N.T.A. PPAR)
Gli ambiti di tutela delle risorse idriche, cartograficamente delimitati, comprendono territori che richiedono
particolari accorgimenti per la salvaguardia della qualità e quantità delle risorse idriche sotterranee e superficiali.
Il sistema idrico superficiale è rappresentato dal reticolo idrografico dei bacini imbriferi, composto da fiumi,
torrenti, rii, fossi e sorgenti. Sono altresì presenti piccoli invasi artificiali a servizio di aziende agricole, destinati ad
uso irriguo, che non esercitano rilevante azione di impatto paesaggistico. Il reticolo idrografico così come
composto non può essere modificato. Negli ambiti di tutela dei corsi d’acqua è fissata una zona di rispetto
inedificabile per lato, cartograficamente delimitata, dove sono ammessi esclusivamente interventi di recupero
ambientale di cui all’art.57 delle N.T.A. del PPAR, nonché l’esercizio delle attività agro-silvo-pastorali, le opere di
attraversamento sia viarie che impiantistiche ed i lagoni di accumulo a fini irrigui all’interno degli ambiti di tutela
dei corsi d’acqua di 2° e 3° classe. Negli stessi ambiti si applica la tutela integrale come prevista ai sensi degli
articoli 26 e 27 delle N.T.A. del P.P.A.R.. Nella fascia contigua di mt. 10 a partire dalle sponde o dal piede esterno
dell’argine è vietata l’aratura di profondità superiore a cm. 50. All’interno del corpo idrico è vietata qualunque
trasformazione, manomissione, immissione dei reflui non depurati, salvo gli interventi volti al disinquinamento, al
miglioramento della vegetazione riparia, al miglioramento del regime idraulico limitatamente alla pulizia del letto
fluviale, alla manutenzione delle infrastrutture idrauliche e alla realizzazione delle opere di attraversamento sia
viarie che impiantistiche. I lavori di pulizia fluviale (eliminazione di piante ed arbusti, di depositi fangosi e
l’eventuale riprofilatura dell’alveo) possono essere eseguiti solo nei casi di documentata e grave ostruzione
dell’alveo al deflusso delle acque e comunque senza alterare l’ambiente fluviale qualora vi siano insediate specie
faunistiche e/o botaniche protette o di evidente valore paesaggistico. Sono ammessi interventi di recupero
ambientale, di cui all’art. 57, nonché l’esercizio delle attività agro-silvo-pastorali, la realizzazione di lagoni di
accumulo a fini irrigui (all’interno degli ambiti di tutela dei corsi d’acqua di II e III classe). Per le opere di
captazione disciplinate dal D.lgs. 152/06 e s.m.i., dovrà prevedersi una zona di tutela assoluta con raggio di
almeno 10 metri a partire dall’opera di presa. In tale area, oltre alle opere di recinzione e canalizzazione delle
acque meteoriche sono consentiti esclusivamente interventi per il potenziamento, la manutenzione, il
consolidamento e/o il restauro dell’opera di captazione e dei manufatti di servizio. Sono invece previste zone di
rispetto che dovranno avere un’estensione di raggio non inferiore a 200 mt. rispetto all’opera di captazione. In
esse sono vietate tutte le attività che possono produrre effetti di inquinamento della risorsa:
- dispersione o immissione nel sottosuolo di reflui, fanghi e liquami anche depurati;
- accumulo di concimi organici;
- dispersione nel sottosuolo di acque bianche provenienti da piazzale o strade;
- spandimento di pesticidi, fertilizzanti, diserbanti;
- apertura di cave e pozzi;
- discariche di qualsiasi tipo, anche se controllate;
- stoccaggio di rifiuti, reflui, prodotti, sostanze chimiche pericolose, sostanze radioattive;
- centri di raccolta, demolizione e rottamazione di autoveicoli;
- impianti di trattamento di rifiuti; - pascolo e stazzo di bestiame;
- insediamento di fognature e pozzi perdenti, vasche di depurazione non a perfetta tenuta, subirrigazione;
- aratura profonda;
- coltivazioni a vigneto, frutteto, ortaggi;
- allevamenti zootecnici. I proprietari dei fondi ricadenti in queste zone, nel caso di richiesta di concessione
edilizia, sono obbligati a riportare, tra gli elaborati necessari per richiedere la concessione: l’ubicazione delle aree
di protezione, la mappatura di tutti gli scarichi domestici e di tutte le attività produttive, l’ubicazione di pozzi a
dispersione e di reti fognarie ed una relazione illustrativa. Qualora l’intervento per il quale si richiede la
concessione ricada, anche parzialmente, all’interno delle zone di rispetto, il proprietario dovrà impegnarsi, con
atto d’obbligo e le necessarie garanzie fidejussorie, ad attuare la chiusura delle opere disperdenti esistenti e la
realizzazione di un’adatta rete fognaria. La realizzazione di opere di captazione idrica (pozzi, bottini, ecc.) per
l’estrazione di acqua dal sottosuolo, avverrà previa richiesta di autorizzazione accompagnata da una relazione
idrogeologica contenente informazioni sulla stratigrafia, sulle caratteristiche dell’acquifero (profondità, spessore,
permeabilità, ecc.), sulla stabilità dell’area e dei manufatti limitrofi, nonché sulle modalità costruttive dell’opera di
captazione. L’analisi idrogeologica, che andrà estesa per un intorno di almeno 200 metri, rispetto all’opera di
captazione, verificherà la compatibilità della portata da emungere rispetto alla potenzialità dell’acquifero ed allo
sfruttamento già in atto. Lo smaltimento di liquami sul suolo e nel sottosuolo utilizzati anche come fertilizzanti
sarà assolutamente vietato:
- nelle aree di cava;
- nelle aree di protezione di opere di captazione idrica ad uso civile;
- nelle aree di rispetto dei corsi d’acqua;
- nelle superfici golenali.
Lo smaltimento potrà essere praticato nei casi in cui il livello statico dell’acqua e della falda acquifera sia alla
profondità di almeno 4,0 metri dal piano di campagna o a profondità maggiore rispetto alla permeabilità dei
terreni. Valgono comunque le norme più restrittive contenute nel D.Lgs. 152/2006 e le disposizioni del Piano di
Tutela delle Acque (DACR 145 del 26/01/2010).
- TB4, elementi diffusi del paesaggio agrario (art.37, N.T.A. del PPAR)
S’intendono per elementi diffusi del paesaggio agrario:
- bosco residuo a dominanza di roverella (Quercus pubescens);
- siepi stradali e poderali con olmo campestre (Ulmus minor), acero campestre (Acer campestre), corniolo (Cornus
mas), biancospino (Crataegus monogyna);
- bosco ripariale a prevalenza di salici (Salix alba, Salix eleagnos, Salix purpurea), ontano nero (Alnus glutinosa) e
pioppi (Populus nigra, Populus alba, Populus tremula);
- esemplari isolati, a piccoli gruppi sparsi o in alberature poderali e stradali di roverella, cerro (Quercus cerris); alberate residue di acero campestre consociato alla vite.
Per gli elementi diffusi é stabilito il divieto di distruzione o manomissione degli elementi stessi salvo l'ordinaria
manutenzione.
Vengono individuati tre specifici ambiti di tutela contrassegnati con i numeri 1, 2 e 3.
Negli ambiti di tutela specifica 1 (Bosco residuo a dominanza di roverella, talvolta con infestanti, Boschi residui in
genere) gli interventi vietati sono :
- accensione di fuochi all'interno del bosco.
Gli interventi consentiti sono:
- ceduazione del bosco secondo turni previsti per legge.
Sono previsti interventi volti a facilitare l'espansione delle cenosi forestali originarie, nelle radure ed in aree
marginali adiacenti, con processi di ricolonizzazione in atto.
Tale ricostituzione potrà avvenire con la posa a dimora di specie arbustive e arboree autoctone, la cui scelta non
dovrà discostarsi dai tipi vegetanti allo stato spontaneo.
Gli ambiti di tutela specifica 2 comprendono: Siepi stradali e poderali con olmo comune, Esemplari isolati, in filari
o a piccoli gruppi, Alberate. Per la tutela delle siepi e degli esemplari isolati si rimanda alle normative regionali già
in vigore (L.R. n. 6/2005). Ad integrazione sono vietati i seguenti interventi:
- potature che stravolgano il normale portamento della specie nelle siepi;
- posa a dimora di specie diverse da quelle che tipizzano il tipo di siepe.
Gli interventi consentiti:
- potature effettuate nel rispetto delle dimensioni e del portamento originari delle specie che caratterizzano la
siepe.
Nel caso di richiesta di abbattimento di esemplari arborei, in sede di approvazione comunale, si potrà integrare
una clausola che preveda, ove possibile e a discrezione del proprietario o conduttore del fondo, di lasciare
crescere altre piante della stessa specie, scelte tra quelle nate da seme nelle vicinanze dell'esemplare abbattuto
(es. roverella), onde non depauperare eccessivamente il paesaggio agrario, caratterizzato proprio dagli elementi
arborei sparsi e per assicurare il rinnovamento, altrimenti impossibile, di tali elementi. Nel caso di parere
favorevole riguardo allo sfoltimento di specie d'alto fusto protetta costituente un filare di particolare interesse
naturalistico e paesaggistico, si dovrà garantire l'integrità del filare stesso mediante sostituzione con un nuovo
esemplare della stessa specie o di specie idonea, di dimensioni pari a un terzo di quelle della pianta abbattuta.
Gli ambiti di tutela specifica 3 di cui alla Circolare n.1 del 23/01/1997 “Criteri ed indirizzi per l’attuazione di
interventi in ambito fluviale della Regione Marche” interessano la vegetazione riparia a prevalenza di salici. La
tutela si esercita sulle superfici occupate dalla vegetazione ripariale e su quelle aree prospicienti per almeno 10
metri a partire dal margine esterno della stessa (ambito annesso). Tale ambito potrà essere ridotto solo in
particolari casi di intervento di pubblica utilità.
Gli interventi vietati sono:
- introduzione di specie estranee e/o infestanti;
- alterazione geomorfologica del terreno ed escavazione di materiali lungo gli argini occupati da vegetazione
riparia;
- captazione di quantitativi di acqua che comprometterebbero il mantenimento della vegetazione riparia.
Gli interventi consentiti sono:
- abbattimento della vegetazione infestante (robinia, ailanto);
- ceduazione del bosco secondo i turni previsti per legge;
- taglio degli individui senili, secondo le norme previste dalla legge e a condizione di nuova piantumazione con
essenze idonee per il tipo di ambiente, a seguito di domanda di abbattimento da inoltrare al Comune, se trattasi
di zona vincolata paesaggisticamente;
- sfoltimento di rovi, di specie lianose o di altro genere che nei casi di eccessiva colonizzazione rischino di ostruire
l'alveo del corso d'acqua;
- sfoltimento della vegetazione in caso di eccessiva copertura arborea che possa costituire pericolo per il transito
e/o possa compromettere lo svolgimento delle consuete pratiche agricole.
In particolare, al fine di evitare fenomeni di dilavamento ed erosione del terreno, invasione delle sedi stradali con
acqua e fango, dovuti per lo più alla omessa manutenzione dei corsi d'acqua, i cui alvei risultano spesso
pregiudicati al libero deflusso delle acque si ritiene opportuno indicare alcuni interventi da effettuarsi, anche in
aderenza alla legislazione vigente (art.li 913, 914, 915, 916, 917 Codice Civile; art. 96 R.D. 523/1904, D.P.R. 14
aprile 1993):
- pulizia e mantenimento dei fossi, da effettuarsi a cura dei conduttori dei fondi agricoli, frontisti a corsi d'acqua
pubblici e privati, attraverso:
- ripulitura degli alvei da rovi, canne, specie infestanti, specie arboree (ad esclusione di quelle protette ai sensi
della L.R. n. 6/2005 e da ogni altro materiale);
- regimazione delle acque di sgrondo dei campi;
- arature del terreno mantenendo una fascia di rispetto a tutela del corso d'acqua, a partire dalla sommità della
sponda (naturale) o dal piede esterno dell’argine (artificiale), da due a quattro metri lineari, mantenendo tale
superficie a prato.
- TS3, edifici e manufatti storici (art.40, N.T.A. del PPAR)
Manufatti e aree di pertinenza di eccezionale pregio (A1)
Nei manufatti ed aree di pertinenza di eccezionale pregio, individuati, e nell’ambito di tutela ottenuto ampliando
di una fascia larga mt. 30 l’area definita dalla congiungente gli spigoli esterni dei manufatti segnalati, valgono le
prescrizioni di cui alla categoria A1.
Manufatti ed aree di pertinenza di elevato pregio (A2)
Nei manufatti ed aree di pertinenza di elevato pregio, individuati, e nell’ambito di tutela ottenuto ampliando di
una fascia larga mt. 20 l’area definita dalla congiungente gli spigoli esterni dei manufatti segnalati, valgono le
prescrizioni di cui alla categoria A2.
Manufatti ed aree di pertinenza di pregio (A3)
Nei manufatti ed aree di pertinenza di pregio, individuati, e nell’ambito di tutela ottenuto ampliando di una fascia
larga mt. 20 l’area definita dalla congiungente gli spigoli esterni dei manufatti segnalati, valgono le prescrizioni di
cui alla categoria A3.
Beni storico culturali (manufatti e percorsi storici)
Nei manufatti segnalati sono ammessi gli interventi di cui alla categoria A1; nell’ambito di tutela
cartograficamente delimitato si applica la tutela integrale come definita ai sensi degli artt. 26 e 27 delle N.T.A. del
PPAR.
Nei percorsi storici cartograficamente segnalati sono consentiti: interventi di manutenzione e restauro della sede
viaria; manutenzione e restauro delle cunette, di scarpate laterali, di alberature ed arredi presenti; ampliamenti o
variazioni di tracciati solo in caso di comprovata esigenza.
- Tavola PRE01 - Vincolo Paesaggisitico (D.Lgs. n. 490/99) D.Lgs. n.42/2004 "Codice Beni Culturali e Paesaggistici"Fascia di rispetto del Torrente Tennacola.
- Tavola EN2 - Ambito prescrittvo del PTC e conseguente adeguamento del PRG al PTC - AREA DI RIEQUILIBRIO
IDROGEOLOGICO.
3. QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
3.1.
SOLUZIONI ADOTTATE ED INQUADRAMENTO DEL TERRITORIO
Il territorio nel quale ricade l’opera di presa e derivazione è localizzato nel Comune di Penna San Giovanni (MC), lungo
la valle del torrente Tennacola. Nello specifico, per individuare cartograficamente il sito di interesse, si forniscono le
coordinate geografiche dell'opera di presa:
-
Latitudine
43°04’05.71” Nord
-
Longitudine
13°39’94.54” Est
Catastalmente l’area di interesse ricade nel foglio N.24 del Catasto Terreni della prov. di Macerata, mentre le
particelle interessate dai vari componenti dell’impianto sono le seguenti: 119, 120, 121, 122, 160, 164, 165, 166, 168,
169, 172, 173, 188, 268, 288, 289, 311.
C. IDROELETTRICA
Opera di Presa
Figura 1: Ortofoto e individuazione dell’aree
3.2.
MODALITA’ PROGETTUALI ESECUTIVE
Nella tavola 2 vengono indicate le principali caratteristiche delle opere in progetto.
In sintesi i componenti da realizzare sono:
•
ripristino dell’opera di presa e derivazione della portata necessaria all’alimentazione dell’impianto, con
rilascio delle portate non necessarie e di quelle per il DMV;
•
realizzazione della vasca di alimentazione interrata, in calcestruzzo armato;
•
realizzazione della scala di risalita dei pesci, costituente anche lo scarico del DMV;
•
realizzazione della condotta idrica forzata interrata;
•
realizzazione dei locali turbina e contatori;
•
realizzazione del canale di scarico.
Il ripristino dell’opera di presa verrà attuato tramite opere in calcestruzzo armato, necessarie per garantire la
conservazione degli interventi nel tempo. L’altezza totale dell’opera finita sarà di 3,0 metri, misurata a partire
dall’alveo di deflusso attuale del torrente, ed occuperà trasversalmente tutta la sezione necessaria fino al raccordo
con le scarpate naturali. Lateralmente, sulla porzione meridionale dell’opera di presa, verrà realizzata la vasca di
alimentazione della condotta forzata, con tutti i sistemi di regolazione ed arresto dei flussi idrici tramite saracinesche a
controllo remoto. La soglia sommitale della vasca, collegata alla scala a chiocciola per il DMV e la risalita del pesce,
sarà ubicata a 20 cm più in basso, rispetto alla soglia massima costituente lo sfioro della briglia di derivazione. Il salto
finale utile al calcolo della potenza prodotta sarà quindi di 9,0 metri (291,0 metri slm - 282 metri s.l.m.).
La vasca di alimentazione della condotta, sempre in calcestruzzo armato con pareti da 20 cm e chiusa superiormente
con una griglia di sghiaiamento, avrà una lunghezza utile interna di 5,95 metri, una larghezza e un’altezza interna utili
di 2,50 metri. La parte superiore esterna della vasca sarà sormontata da un setto perimetrale in calcestruzzo, alto 1,1
metri e avente funzione di incanalamento e contenimento dei flussi idrici in entrata e di sostegno per le saracinesche
di regolazione. La parete posta verso il torrente presenterà un’apertura di 0,9 x 1,3 metri, necessaria per permettere il
DMV e il collegamento con la scala di risalita del pesce.
La vasca prevedrà un’alimentazione regolata da una saracinesca di afflusso regolabile, gestita con controllo remoto
tramite software dedicato. Lo scarico di fondo dei fanghi accumulati nella vasca verrà attuato con una saracinesca
interna ad apertura manuale.
La condotta forzata di alimentazione della turbina sarà realizzata con tubi in PRFV (vetroresina) o PE dal diametro
interno di 90 cm, lunga circa 600 metri.
Il dimensionamento della condotta è stato attuato prendendo come valore di riferimento la portata media del
torrente Tennacola, pari a 2,68 mc/sec, valore ottenuto scorporando dalla portata media calcolata del torrente (2,80
mc/sec) il valore del deflusso minimo vitale (0,12 mc/sec). Utilizzando la relazione di Hazen-Williams, per un
coefficiente di scabrezza del tubo pari a 120, considerando 600 metri di condotta con un dislivello piezometrico di 9,0
metri, si ottiene una portata utile del tubo di circa 2,68 mc/s.
I locali turbina e generazione verranno realizzati in calcestruzzo armato, prevalentemente interrati. Le dimensioni dei
locali saranno valutati in relazione alle caratteristiche della turbina, del generatore e dei relativi accessori. Allo stato
attuale si prevede una pianta utile interna di circa 18,0 mq. Il locale contatori ed apparati di misura, in pianta di circa
6,0 mq, sarà invece realizzato in aderenza alla parete meridionale esterna del locale turbina e risulterà totalmente
fuori terra. Le porzioni fuori terra dei due vani saranno rivestite in materiali idonei a garantire l’inserimento con
l’ambiente circostante.
Relativamente alla turbina, la necessità di modulare i flussi in entrata ed in uscita in relazione alle portate fortemente
variabili del torrente, obbligherà all’uso di un modello Ossberger.
La turbina in questione, avendo sistemi di regolazione efficaci, è l’unica in grado di operare con variazioni delle portate
comprese tra 0,25 e 2,5 mc/s. Il dimensionamento della turbina verrà attuato per una produzione di energia compresa
tra 100 e 200 Kwe. La turbina verrà accoppiata ad un generatore asincrono collegato in parallelo e predisposto per
fornire energia alla vicina centrale ENEL in media tensione.
Il rilascio delle acque avverrà tramite un canale di scarico interrato, allo stato attuale previsto in calcestruzzo armato e
lungo circa 10,0 metri.
3.2.1 TRACCIATO LOC. PEDEGNANO PENNA SAN GIOVANNI (MC)
Il tratto di linea aerea è necessario per all'allaccio alla rete elettrica della centrale idroelettrica di nuova costruzione
nei pressi del torrente Tennacola. I pali utilizzati sono:
1. palo tipo 12G24 con fondazione interrata 1.50x1.50x1.50 (Penna San Giovanni)
2. palo tipo 16E17 con fondazione interrata 0.90x0.90x1.80 (Penna San Giovanni)
3. palo tipo 16H24 con fondazione interrata 1.90x1.90x2.00 (Penna San Giovanni)
1. PREMESSA
Il presente Studio di Impatto Ambientale è relativo alla realizzazione, nel territorio del Comune di Penna San Giovanni
(MC) ed in parte nel Comune di Servigliano (FM), di un elettrodotto MT con tensione nominale 20.000 V avente parte
della linea in cavo sotterraneo e parte in cavo aereo. Il nuovo collegamento destinato al trasporto di energia, collega la
linea esistente "CRITOLI" DH0029301 nella contrada Caselunghe di Penna San Giovanni ad una cabina di consegna
posizionata in prossimità di C.MICONI (cab. più vicina 35826 PEDEGNANO) nel comune di Servigliano (FM).
La realizzazione di questa nuova linea si rende necessaria per il collegamento alla rete elettrica dell'impianto
idroelettrico di potenza 165 kW sito in località C.DA Pedegnano SN Penna San Giovanni (MC), secondo le indicazioni di
fornite da ENEL Distribuzione in base al preventivo avente codice di rintracciabilità: TICA T0519198 del 05.04.2013.
Pertanto tale documentazione, integrativa e sostitutiva del precedente preventivo ENEL, è stata redatta a seguito
della nuova TICA fornita da ENEL il 05.04.2013 per il collegamento dell'impianto idroelettrico.
La soluzione tecnica data da ENEL prevede:
- linea in cavo sotterraneo Al 185 mm2 su terreno naturale 400metri;
- linea in cavo aereo Al 150 mm2 comprensiva di sostegni e fondazioni 1600metri;
- linea in cavo aereo Al 35 mm2 comprensiva di sostegni e fondazioni 200metri;
- allestimento cabina di consegna in derivazione;
- dispositivo di sezionamento motorizzato da palo su linea aerea esistente.
Tale studio è stato redatto conformemente alle prescrizioni contenute nei seguenti documenti e norme:
-
D.P.C.M. del 27 dicembre 1988;
-
allegato VII alla Parte Seconda del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 ss.mm.ii. (“Informazioni da inserire
nello Studio di Impatto Ambientale”);
-
L.R. 26 Marzo 2012 n.3 (“Disciplina della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale”);
Nel seguente studio viene descritto il progetto dell'elettrodotto per il trasporto di energia al fine di valutare i
condizionamenti ambientali e paesaggistici che l’opera induce nel territorio.
L’intervento in progetto consiste nella esecuzione di tutte le opere necessarie per la costruzione di una linea in cavo
2
2
sotterraneo Al 185 mm su terreno naturale e di una linea in cavo aereo Al 150 mm comprensiva di sostegni e
fondazioni.
1.1. COMMITTENTE
DILETTI MAURIZIO & C. SAS
c.da Grazi, 108
62020 Penna San Giovanni (MC)
C.F. e numero iscrizione 01794870434
1.2. UBICAZIONE DELL’INTERVENTO
Il territorio nel quale ricade l’opera è localizzato nei Comuni di Penna San Giovanni (MC) e di Servigliano (FM).
Comune di
Penna San
Giovanni
CAB.
MC 35819
Comune di
Servigliano
CAB.
AP 69 T 5
Figura 1: Ortofoto e individuazione del TRACCIATO
GIALLO=TRATTO LINEA INTERRATA
AZZURRO=TRATTO LINEA AEREA
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STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE