Buvalellii Eambertino
Rambertlno Buvalelli
PC
3^30
,
(;KSi:LriiCI!AKT
KOK ROMANISCIIK LITERATUR
I
;
\
\
1
'
!
HAMBERTliNU HI VALELLl
TROVATOKK
13ULUGM:-:-K
E LE SUE RIME PROVENZALI
PIR
GIULIO BKRTONI
DRESDEN
j
CHE UTtBATUB
OEDRUCKT FCR DIE OKSn.T.saiAFT Ff
vnnuRK:;
XAX !flEMETER. UiLLM
«.8.
Gesellschaft
Romanische
fiir
Literatur.
Zweck der Gesellschaft ist die Herausgabe wichtiger, nocii niclit
oder nicht geniigend edierter romanischer Handschriften, bezw. seltener oder
gar nur in einem Exemplar vorhandener romanischer Druckwerke, insbesondere von Romanen Novellen Theaterstiicken und anderen inteiessanten
,
,
von solchen, die fiir die Kultur-, Literaturgeschichte,
Volkskunde und Dialektforschung der romanischen Lànder wertvoll sind.
Literaturwerken
,
aneli
Die Ausgaben sind
je
nach Bediirfnis
letzteren Falle erfolgt der Abdruck,
kritìsche oder Neudrucke.
abgeselien von Format
und
Im
Schrift,
welche natiirlicli fiir die Sammlung einheitlich sind, so getreu dom Originai,
daB der Neudruck dieses voUkommen ersetzt. Einleitungen, Antnerkungen usw.
bringen in deutscher, einer romanischen oder in englischer Sprache alles
zum Verstàndnis des Textes Nótige. Nach Bediirfnis werden photographìsche
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1:
Band
2:
Erstes Verwaltungsjahr 1902:
Vorgedicht der Lothringer Geste. Nach
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E. Stengel.
Band I; Text und Varianten.
He r vis von Metz,
La Leyenda del Abad Don Juan de Montemayor.
Ramon Menéndez Pidal.
Publi-
cada por
Band
Band
Zweites A^erwaltungsjahr 1903:
minori di Genova.
3: I Trovatori
glossario per
Introduzione, testo, note e
Dr. Giulio Bertoni.
4: Trubert. AltfranzòsischerSchelmenroman desDouin de Lavesne.
Nach der Handschrift mit Einleitung, Anmerkungen und Glossar
Band
5:
Band
6:
il
neu herausgegeben von Jakob Ulrich.
Die Lieder des Blondel de Nesle. Kritische Ausgabe nach
alien Handschriften von Dr. Leo Wiese, Privatdozenten an der
Universitàt Miinster i. W.
Alonso de la Vega, Tres Comedias.
Marcelino Menéndez y Pelayo de
Con un pròlogo de D.
Academia Espanola.
la
Drittes Verwaltungsjahr 1904:
Gedichte eines lombardischen Edelmannes des Quat-
Band
7:
Band
trocento. Mit Einleitung und tJbersetzungen herausgegebea
von Leo Jordan.
8: Il Canzoniere provenzale della Riccardiana Nr. 2909.
Edizione diplomatica preceduta da un' introduzione per il professore
Giulio Bertoni.
GE8ELLSCHAFT FÙR R0MANI8CHE LITERATUR
SECHSTER TATIROANG 1907
EltóTEK
BAND
DEB OANZEN REIHE BAND
17
RAMBERTmO BUVALELLI
TROVATORE BOLOGNESE E LE SUE RIME PROVENZAU
GE8ELLSCHAFT FÙR R0MANI8CHE UTERATUR
BAND
17.
RAMBERTINO BUYALELLI
TROVATORE BOLOGNESE
E LE SUE RIME PROVENZALI
vn
GIULIO BERTONI
DRESDEN
1908
QEDRUCKT FÙR DIE OESELLSCHAFT FtR ROMANISCHE UTERATDB
VKRTRETER FÙR DEN BUOHHÀNDKL:
MAX NIEMETEB, HALLI «. S.
9057^
fi
Rambertino Buvalelli
di
Bologna.
Biografia.
R. Buvalelli^ non ò uno dei
abbiano scritto in provenzale,
per
feriore,
rispetto
il
ma
poeti
migliori
è
uno
a trovatori quali
artistico,
italiani
che
In-
dei più antichi.
Sordello e
L. Cigala, resta pur sempre un cospicuo rappresentante di quella
poesia aulica d'oltre
per bocca
le
Nord
Alpi, che sonò nel
della Peoisola,
con motivi desunti dal repertorio
dei poeti italiani,
dei poeti occitanici.
n
non sua
Buvalelli , pur sapendo
modellar
e
il
strofe
la
ove affluivano,
In una città,
la
ligi
ai trovatori
attratti dal
gran lume
dello Studio, tanti studenti di diversi paesi e fra essi pure
venzali,
canti
Chi
in
il
gli
Buvalelli è tra
il
suono delle dolci
i
nieri
liriche
Lo chiamo Rambertino con
occitaniche.
Povero poeta!
i
la
.sua
stessa città stavasi
documenti bolognesi, nei quali è
si ha invece Lam-
Nei codici e nei documenti non bolognesi
Il
cognome
provenzali.
un'altra
pro-
a\Tebbe detto, mentr'egli dava opera a tessere versi
ricordato.
bertinu.
i
primi d'Italia a raccogliere nei suoi
una favella straniera, che ormai
1)
lingua
con assai graziosa e
uno dei poeti più
sobria facilita, è certamente
di Provenza.
mane^iare abilmente
verso e
Bo
Il
anel.
Il
Buvalelli trovasi storpiato nelle cronache e neieaiuo-
ms. di Parigi 856 (C) ha una volta
ms. vatic.
A
(5232) ha Bonarel.
Il
Bon anelh
cod. oetenee (D)
e
ha
Buuarel. Non mancano storpiature nelle cronache, quali Bonanel.
Brumarello, Hucanello, Kuraldo, Kiuìaldo e persino Bucabelato.
invece
Ma
la grafìa ai
può raddrizzare, mercè
Qialio Bertoni, Ramkertino
Bavalelli.
il
confronto dei documenti.
^
preparando a divenire uno dei principali centri del nuovo
Chi
guaggio letterario d^Italia?
poeti conservatori avrebbero
Chi
del
gloria
dalla
gli
i
suoi passi ingloriosi e
sua musa, oscurata
la disgraziata
sarebbe
Guinicelli,
avrebbe mai detto
avrebbe detto che pochi
gli
seguito
che nella sua medesima patria
caduta nell'oblio?
presto
che
alfine
lin-
gran piazza repub-
sulla
blicana di Bologna la strofe italiana di
Re Enzo
si
sarebbe
presto librata a volo e avrebbe squillato, fra clangore di lotte
cittadine,
baldo sirventese dei Lambertazzi e dei Geremei?
il
A
Povero poeta davvero!
come a
sorte,
lui
non toccò nemmeno
tanti altri trovatori provenzali,
in
un pietoso bio-
grafo che ne raccontasse o inventasse in lingua occitanica la
vita; cosicché le sue
nei canzonieri sotto
Colpa dei tempi, messer Rambertino!
senza nome.
voi, se
poche poesie furono trascritte nudamente
un nome spesso malconcio e talvolta affatto
Buon per
aveste prevenuti, sfidando la schizzinosità di Beatrice
li
d'Este con una lode franca in lingua italiana.
Avreste anche
dovuto, come B. dal Bornio o Sordello, procurarvi un posticino
nell'
Inferno o nel Purgatorio di Dante o perdervi del tutto fra
ludi poetici e svaghi amatorii.
lo podestà,
in
Mano! Voi
governare in latino e
—
avete voluto, messer
ciò che è peggio
— poetare
Ecco perchè non avete trovato nessuno, per
provenzale.
secoli e secoli, che si sia degnato di occuparsi di voi.^
Eppure,
In documenti e cronache
tutto oscura.
1)
Notixie
Se ne occuparono, primo
p.
— 1793
Cavedoni, Mem.
268 e parecchi
passim;
d.
il
suo
il
fra tutti, nel sec.
degli scrittori bolognesi 1782,
bolognesi 1784
il
Rambertino Buvalelli non passò del
vita di
la
p.
trovasi
XVIII il Fantuzzi,
Sa violi, Annali
350; poi L.
Tiraboschi, Storia
Acad. di Scienxe, Lettere
altri ricordati tutti
nome
e
d.
leti.
IV,
I.
Ili;
Arti di Modena, T. II,
da T. Casini,
La
Vita e
le
Poesie
di Rambertino Buvalelli, in Propugnatore XII, P. II, (1879) pp. 82 e 402.
Dopo il Casini, il nostro trovatore fu studiato da O. Schultz-Gora nella
Zeitschrift
f.
Oiorn. stor.
rem. Philologie VII (1883), p. 199 e ancora dal Casini in
Fondandosi sui codd. d'Italia, lo stesso
d.'letterat. ital., II, 399.
Casini tentò una ricostruzione delle poesie del nostro trovatore, di cui die
la
traduzione, in un opuscoletto. Le
Firenze, Carnesecchi, 1885.
f.
Rime provenzali
di R. Buvalelli,
Levy
in Literaturblatt
Si cfr. la ree. di E.
germ, u. rom. Philol., 1885,
col.
504, utile e importante.
re^strato qualche volta, qiinlo podflitt di questo o quella città
ciò vale n componsaroi della tii^laro
dell' Alt'i Itxilin,
canza di
sua vita, che
ricorre
n
HJluflioni
si
lamenta nelle eoe poeaie.
nome d'una
il
man-
suo tempo o ad avvenimenti della
fatti del
Tattovia in qneate
principessa d'Esto, ohe
può
si
— 1326)|
come vedremo, con Beutrìco (1191
identiSoarey
AinoVl*,
di
figlia
Azzo VI morì, corno ò ben noto, oel 1212 (Litta, E$Um»i, T. VII)
1)
« fa pianto da A. de Peguìlhan nella poesia 10, 90 del
OmodrìM
del Bartaoh.
può aggioogtre un
Bon noto ò il componimento di 0. de Saint Oregori (Ratto « éttf/i
altro.
ay) contenuto nel cod. C (Parigi, 856), e. 152' e pubblicato nei OtdidUé
Agli accenni agli Estensi, raooolti dal Caredoni, se ne
Mahn
del
secondo
K
codice parigino
Nasionale dì ParigL Un steoodo
12473, nell'ultima sua carta «irto reca anonimo, in una
lo stosso nianascritto della
n**
,
lozione molto diversa da quella sin qui conoaoiata e con l'aggiunta di
a uu Marchese d'Este,
lo stesso
componimento, intorno
degli studiosi è stata richiamata dal fatto ch'esso trovasi citato in
ohe può
dirsi
ebbero
Castel vetro e
il
una oanimie,
Sulla disputa ohe intorno a questo (ealo
famosa, del Petrarca.
il
on accenno
quale l'attenzione
al
Hembo, possessore del
cod. E, appena occorre di ricor«
dare l'edizione di Arnaldo Daniello del Canello e
pagg.
le
71—72
Un
del Ciao,
Decennio di M. Pietro Bembo, Torino, 1886. Allo studioso non ispiacerà cbe,
aprendo una parentesi,
io
la liberalità dei Signori di Ferrara.
ecom.
/
/
non
farai ieu
em
parì ies bel
amnz
mos eu prech deu qem
qi
loi
esondre.
III.
colli
lifer
i
doglon.
e laro
em
/
farai
non consecb.
—
—
em
ohe
gerisoha.
IV. Plus al cor blanc
E
che sobrenrat en fora
da una mano
leis
chao enò
conquest ohe
le
ram ab
qnflai
/ lais
/
enuestiret foc bru
mala guisoha.
oh«m
—
chea lan prech.
trai
fom.
/
an pia coronna
reoalioa.
aan samor
ohe sgaoh danoUL / son
olia
el rei
—
nom non
man /
de
/
londres ol marqnes deet
cho
lo
tan
— Y. Cui che sa rest enfraneeeohin
Questa lesione può
diisi
C
on vero riauuMgII tasto
modificò in parecchi ponti
marques d^Est ciò ohe in C,
ogni modo, questo tardo accenno ai
diventare
In
italiana,
si /
Dois c&
giamonto di quella, certamente più autorevole, del cod.
in
ma
agnel senbliou del sen qan ouig ohe
es sobragradiua / ol segner cui son greoh.
sabriua. / lai on conosco peoh.
choc per
dina del cor mei fa de fòr
on
per /leis
lo test,
/
/
no Ien
porterei tronch per schiuar
tondre aut su
II.
na stata
em demorì
plus dreg ohe cel del sagitarì qaireL
fé qe dei san grìgoUi.
aus dir tan la tem quan lesgarì
iauzisoha.
trai
se cella qi lontiza.
rest.
Sen breu non
scapulan cocci
/
/
qe sol ab ien respondre
iamais tan quan uiua. uais leis/ non farai peoh.
bat don noi
186^, perohd Tao»
e.
quanto nota
altro,
Dreg erazos es chea cbant
I.
dieu per samor cui per ionsser
uol nien grepischa
K,
pubblichi qui la lesiono di
cenno che contiene a un Estense mostra, se non
o.
153' non è che •coma
signorì d'Este
fa sorillo
a tu
émsti:
sfaio
mi é parso meritovok
d'essere rìlevato, per quanto, crìticamente parlandOf deatitui to di vaiai*.
che ricevette
Tom aggio
Questi cantava
(I,
54
di altri trovatori, oltre
nostro bolognese.
il
— 57):
Beatritz d'Est, la meiller etz qu'ano fos,
E
ja Dieus
Qa'el
mon
nocam sai, s'ieu de ren men,
no ere que n aia tan valen,
Qui voi gardar totas bonas razos.
Parole non dissimili, queste del Buvalelli, a quelle che sonavano
sulla
bocca dei poeti di Provenza
età!
La
frase di prammatica:
nella tornata di
espressamente
un
il
altro suo
nome
assai chiaramente (III,
»
della loro
migliore che mai fosse « trovasi
componimento, ove non è ricordato
di Beatrice,
51
donne
in lode delle
ma
soltanto
vi
allude
si
— 53):
Chansoneta, vai, ten la dreita via,
Lai en ves Est, on fìs pretz cabalos
Soiorn'e iai ab la meillor c'anc fos.
In un^altra poesia, conservata in un solo manoscritto, manca
codice
si
nome
un luogo e
ha uno spazio bianco i. Data
evidentemente
il
di
poeta di celebrare o per lo
meno
di
una donna
e
nel
l'abitudine nel nostro
di indirizzare
i
suoi versi a
Beatrice d'Este, siamo autorizzati a colmare la lacuna del manoscritto cosi (IV,
41
— 44):
Chanzon, va-t-en, bos messager,
E
[lai
vas Est], ses plus atendre,
[A na Biatritz] fai entendre
Que mon Eestaur no me pot perdre^.
Ma
altro
si
badi che questo spazio bianco può anche spiegarsi in
modo: può
credersi, cioè, che
il
poeta l'abbia lasciato a
bella posta nel suo originale, pronto a riempirlo col
altra principessa, se più gli piacesse.
che una sola poesia
sia
stata
nome d'una
Poiché non è improbabile
mandata a più
destinatari,
con
uno scambio di nome o anche con l'aggiunta di una tornata.
Chissà anzi che questa non sia in fondo l'origine delle doppie
A
tornate con due diversi nomi?
dar la preferenza
al
nome
di Beatrice ci porta la considerazione che nella stessa strofe è
1)
La
posia è contenuta nel solo codice estense
lavoro a p. 16, ed è pubblicata più avanti, fra
2)
Su
questi due ultimi versi
si
i
testi,
D
,
su cui cf r. questo
sotto
il
n<*
veda, più avanti, la nota
IV.
al testo.
rìcortlat» la
donna
componimento
dal poeta, naaootta sotto
aniftfea
Le duo donne sodo appaiate
Buvalelli (VI, 61—65):
MTioii lluHtaur*.
(li
del
U
»seiilial«
in
an
altro
Aquest novel ohaot me porUtx.
Iti on
beltatz
m
N'Elias,
Ab
En
E
et ab fin prex venu,
ioi
Tot Est a Da Beatrìz
mon Beetaor
a
lai
oo ectaL
InCmo un'ultima iUlusione a Beatrice può
del componimento V, 51
54:
sentirsi
nella tornata
—
Chansoneta, vai toet e oor
E
diras
m'a l'ana
seror,
En cai es fis pretz oabaloe,
Qae trop atendres non ee bos*.
1) Beatrice pare
Marchesella (secondo
moglie
in
ad
il
Azze
uosot d'Est«,
ma
erit. d. Ictt. Hai.,
poiché
il
Eqoicola
(cod.
est.
n" 39)
La
ital.)
proposta è ingegnosa,
registro
si
legge
mare
seguenti:
È
L Beatrice,
Sisteron
278, e
III.
10,
di
Reetori
arditiasÌBUb
ohe anche n^la Qmtmttogia
ohe Marchesella
qui la notizia non pare esatta
—
«fia
data
ad Asso da
Insonuna,
Per ora possiamo
affer-
donno estensi, cantate dai trovatori, furono
figlia di
Azze VI e
di
una
figlia di
Umberto
le
III di
Grutidrùs del Bartsoh: 10; 2, 12, 21, 31, 33, 41, 45.
in una tenzone dal Da Peguilban in 10,22 (A. do
chiama Emilia di Ravenna).
Cfr. anche Caredoni, Op. oU.,
secondo
chiamata
pure
il
(si
«mar-
Ricordata dal Buvalelli, da A. de Peguilban nelle seguenti poesie,
Savoia.
citate
ma
copulassero mai con uincolo matrimoniale*.
soltanto questo: che lo
fo data
De La Tor
del
legge veramente
si
questione è tutta da riprendere e da ristudiare.
la
p.
si
162
—
per moglie già vecchia
Este, benché non
La Ter, sarebbe
verso ha bisogno d'eesera oonetto,
modo, senza pronunciarmi,
In ogni
a quei tempi a rìceTera romaggio
Nella >Treva<
Traversari.
vuol leggere sMarqueset'apres*.
deir
la soia
Restori, Oiom. dantesco^ IX, 206), ohe
dai
veda Torraca, Bibl.
fi
non sia stata
Un'altra donna estense, cantata da Ooilhem de
dei trovatori.
il
arbitra
Casini, CHom.
Azze TI.
Un
stor. d. leti, ital, II, p. 400.
—
II.
Costansa,
accenno in Rambertino Buvalelli, Testo V, 51
Giovanna d'Este.
Sposa
di
Azze VII.
Morì nel 1233.
Ricordata in
17 (A. da Poguilhan); 344, 3 (Peire Guilhem de Luaerna); 236, 2
—
figlia
— 54. —
(Qmlham
Azzo VII, maritata ad Uberto
degli Aldobrandeschi, Conte di Maremma.
Cantata da Ramon (non Ralmenz) Bistors d'Arles. Stengel, Die prot. BlumenUw der Ckigiama,
Marburg, 1878 nn' 141, 142.
V. Cubitosa d'Asso Novello. Bioerde La Tor).
IV. Costanza.
—
data neUa 426,
1.
Figlia di
Qui
allude a una sorella della
si
donna celebrata,
e se questa
anche nella presente poesia, Beatrice, come pare,
è,
deve
l'altra
essere evidentemente Costanza d^Este, che non è però da confon-
come
dersi,
altri
ha
con quella maritata ad Uberto degli
fatto,
Aldobrandeschi, conte di
Maremma
Azzo VII.
d'Arles, cioè con Costanza di
prima moglie (una
sua
dalla
fatti
Savoia) due
e cantata da
Funa
figlie,
nome
di
figlia
Ramon
Bistorz
Azzo VI ebbe
di Umberto III
Beatrice e
in-
di
Costanza,
l'altra
che vediamo insieme ricordate nel testamento del padre.
Qui
presenta una questione di molto interesse lasciata
si
insoluta dall'ultimo
figlia
la principessa d'Este
Azzo VI, che
di
secolo e finalmente
si
occupato di proposito
siasi
che l'hanno cantata i.
di Beatrice e dei trovatori
mente
che
studioso,
trascorse la giovinezza tra
monaca
rese
Azzo
avremo qui
quale
VI
che
sono
si
stati
Beatrice
un'altra
si
la
d'Este,
di sé
O
sua pietà?
non
nipote di
la
sposò con Andrea d'Ungheria nel 1234, alla
a torto,
attribuiti
a parer mio,
Aimeric de Peguilhan^? Perchè questo
fanciulla»,
lusso del
il
Gemola, lasciando
in
gran fama per la bellezza del corpo e per
piuttosto
Sarà vera-
del nostro poeta quella Beatrice,
non
dice,
è
conforme
» amore
i
canti
di
poetico per una
all'usanza
trobadorica.
Lasciando stare che altra cosa è celebrazione poetica altra cosa
è
amore (Rambertino amava
anche
di ricordare,
con
lo
suo
il
»
Ristoro «),
omettendo
e
Schultz-Gora, che Rambaldo di
Vaqueiras cantò Beatrice di Monferrato ancor donzella
si
dice,
che
avrebbe bisogno
appoggio 3,
di
—
abbiamo un
argomento che non può tenerci a lungo dubitosi.
logia
si
oppone ad ammettere che
non
un'altra Beatrice, che
si
sa (e lo
1899,
1)
È
p.
46
2)
vedremo
lo
il
lett.
ital.
Azzo VI, poiché ora
diretta
Italia,
da F. Torraca,
Di questa attribuzione erronea è colpevole G. M.
nel 1235 Andrea d'Ungheria, la vedova
crono-
trovatore bolognese morì nel
il
Zingarelli, Intorno a due trovatori in
(Bibl. critica della
La
Buvalelli abbia cantata
sia la figlia di
subito) che
— caso,
Firenze
n. 30).
Barbieri.
Morto
un monastero, ove
si
Zingarelli adopera per la nostra Beatrice
e
si
chiuse in
spense dieci anni dopo.
3)
Sono parole che
lo
insieme per Beatrice di Monferrato a
p.
46 dell'opera
ricordata.
Settembre del 1221, e Beatrice entrò in convento verso
a quanto pu5 congetturarei , e
E
poi Lambcrtino
come abbiam
parla,
del
marchese
Aldobrandino d'Este.
dice Prisciano nel L.
Marchio Beatriccm
Ungarìae
Ilcgi
da più
49': «Morìens
e.
fu unica figlia
Ascoltiamo quel che
unicam
.
.
.
ci
Aldobnuidinut
qnac Andrete
matrimonium postca data fuit<^
in
D'altronde,
sicura
VII,
visto, d'una sorella di
Andrea d'Ungheria
Jieatrico, lucntrc In moglie di
1218,
il
morì sieorameote nel 1226.
vi
E
poichò
rcliquit
morte di Rambertino è Catte
data della
la
fatti.
fìliam
sibi
guadagnare un punto sicuro nella
il
può giovare a gettar lume
biografia del nostro poeta,
in
mezzo
ai
documenti, in cui veramente ricorrono più Rambertini Buva-
permesso di arrestarci un
sia
ci
lelli^;
i.stante
e di
esaurire
questa piccola ricerca sul trapasso del trovatore di Bologna.
Ricordo
in
breve
proposto per
invece,
le
opinioni espresse sin qui:
morto di Rambertino
la
avendo trovato
in
1225';
il
lo
il
Casini ha
Schultz-Gora
un documento del 1234
nome
il
»Lambcrtinus Guidonis Bualelli«, pare incline a portare più
giù la morte del poetai
In verità, né
Gora hanno propriamente
colto
nel
il
in
Casini né lo Schultx-
s^no, e quest'ultimo ha
scambiato un altro Rambertino col trovatore e precisamente con
un suo pronipote omonimo ^ La morte del nostro trovatore avvenne
Al Buvalelli,
invece nel 1221.
podesteria di
Modena; ma
proibito
città
alle
guelfe
il
n. 7;
i
diritti
del vescovo,
1)
Ms. della Storia
2)
n
ma
fatto
di
anno, era stata offerta
permettere che
di
recassero a governare Modena,
usurpava
in tale
la
papa Onorio III, che aveva già
la
si
Ferrara
i
propri
figli
si
quale teneva parte imperiale e
rivolse con lettera del l'Aprile*
Archivio di J^ato
nell'
in
è già stato notato dallo Schulti-Oora, Ztf.
Modena.
dt,
p. 196,
conoscendosi la data d«lla morte, pareothi docomenti (alcuni dei
quali trassero in inganno
anche
lo Schultz
-
Gora) sono fuori di soiiMione • noi
non ne faromo ncppur conno.
3) T.
pugnatore
Casini,
XU, n,
La
vita e le poe*Ì4 di R.
ButaUUi di,
in
Pro-
82, 402.
PhUologie, TVL (1883) dt, p. 199.
f. romanische
Casini in Qiom. ator. della lettcrat. Hai, II, 399.
6) Fantazzi, Notixie degli Scrittori bolognesi , II, 355 eSsTioli,
Annali bolognesi, HI, p. Il, p. 6.
4) Zeitschrift
5)
8
vescovo di Ferrara e ordinò
al
Il Casini
modenese.
babilità
trovatore
il
le
si
sottomise alFingiunzione superiore, perchè
Modena non
cronache di
respingere l'invito
al Buvalelli di
nota opportunamente che con molta profan cenno d'una podesteria tenuta
da Rambertino, e osserva che questa è l'ultima notizia che concerni
il
»Non troviamo
nostro poeta ^.
più alcuna menzione di
1229 un suo
un contratto come privo del padre: onde
è da credere che Rambertino Buvalelli venisse a morte intorno
al 1225 2. «
cronache e negli
lui nelle
atti pubblici, e solo nel
figliuolo è notato in
Ma,
verità,
in
il
Panvinio nelle Antiquitates Vero-
Rerum Veronensium) aveva
Chronicon
queste linee:
scritto
lasciato
già
VII,
(Libro
nenses
»1221.
Lambertus de Bonarello
in
magistratu mortuus est mensi Septembri.«
si
mostra anche,
Questo Bonarello
Brumarello^
sfigurato in
nelle
Istorie
della
Verona del Della Corte, Venezia 1744, p. 266, ove è
detto: »1221, Giunto il tempo di far il successore al Vialta,
fu eletto M. Lambertino Brumarello; ed a Cerea fu mandato
città di
Pietro Lambertini;
ma
essendo
il
Brumarello nel mese di Set-
tembre a miglior vita passato, poiché fu da tutta
sua giustizia ed integrità,
la
la città, per
che in quel tempo,
che
l'avea
avea mostrata, con grandissimo dolore pianto e sepolto,
retta,
fecero in suo luogo, « ecc. ecc.
Né
dell'autorità del Panvinio,
grande ad ogni modo, né
sopratutto di quella del Della Corte vorrei fidarmi, quando poi
1)
Casini Op.
2)
Sono
registra
ma
Casini,
del
cit.
l.
ci
mostrano
le
epoche determinate, e non
un Rambertino
chiaro
Buvalelli,
il
dall'indicazione
(Savioli, ni, I,
Gora,
353
II,
Zif/".,
di
cit.,
codesto
p.
si
si tratta di
luoghi e
dimentichi che nel 1199 ò attestato in Bologna
quale non può identificarsi col poeta, come è
»Macagnanus«,
poi in
che
si
legge
199, n. 7) onde nulla può
»frater Lambertuccius*.
documento
nel
luogo d'origine.
il
Bologna nel 1209
Lambertinus Guidonis Bualelli
forse del trovatore.
Si pensi ai tanti casi di
antiche cai'te, anche quando
216) e che significherà forse
p.
Rambertino Buvalelli visse
padre
Fantuzzi,
Il
e.
sarà questi proprio figlio del nostro trovatore?
fatto
D.
Op.
veramente un »frater Lambertuccius quondam Ramberti de Bualellis*,
omonimia che
di
cit.^ p. 93.
pai'ole
e
dirsi di sicuro,
Nel 1234
(Savioli,
III,
in
2,
Un
terzo
1222 (Schultzfine
è
1.50)
quanto
citato
al
un
un nipote
9
nel caso speciale
nomi non combinano, se non mi
i
a toj^lioro opil dubbio,
Syllabtis Potestaium di
il
soocorrcfUM*,
Verona che
indica chiaramente, (jualc podeHtA, per l'anno 1221, >Lamberttni]fl
de Huuarellu bononien8Ì8*«.
P2 poi cin(}uc
documenti esiatono
negli archivi veronesi, nei quali è parola del podestà BuvalcUi:
Tempore domini Rambertini de Buarello
1221. Luglio 28.
Verone
potcstatis
(S.
1221. Agosto
Anastasia rotolo 88).
Tempore domini
3.
de Bononia pot Ver.
(S.
Maria
liambortini de BuuaruUo
in organo, rotolo 331).
Tempore domini I^mbcrtioi de Widone
1221. Agosto 23.
de Bualello pot. Ver. (Ospitale 465 a).
Tempore
1221. Agosto 23.
come
ecc.,
nel
documento an-
tecedente (Ospitale 465 ò).
1221. Settembre
3.
Tempore domini Rambertini de Widone
de Buualello do Bononia pot. Ver. (Ospitale 458).
Nessun dubbio dunque
1221, che
ch'egli
Benché
il
poeta dovè accettare dopo
il
di recarsi a
gono
circa la podesteria di
Verona
la proibizione del
Modena; ma il Panvinio e il Dalla Corte aggiunmorì nel mese di Settembre. Avranno ragione?
Dalla Corte sia solito a dirle grosse, questa volta,
serrandosi forse ai panni del Panvinio,
tenne nel vero. L'ul-
sì
timo documento veronese del Buvalelli è, come abbiam
dei
?>
nel
papa
Settembre, e già
il
visto,
27 Ottobre dello stesso anno un altro
documento indica, quale podestà, Bonifacio di S. Lorenzo boloTutto ci induce a credere adunque che Rambertino
gnese 2.
Buvalelli sia veramente morto a
Verona
nel 1221.
Se ciò non bastasse, ecco venirci in aiuto una cronaca
veronese di recente scoperta con una notìzia esplìcita, a cui poasono servire di commento e di prova
circa
l'esattezza
quanto spetti
1)
le
considerazioni sovra-
Grazie ad esse, non possiamo permetterci di dubitare
esposte.
il
dei
nuovi
Annaks
veronenses
Cipolla, Antiche erotuxchc veronesi,
2) >Toiupore
(S. Spirito,
rot.
antùfni,
in
Buvalelli:
domini Bonifacii de
W 76).
S.
I,
389.
Laurencio de Boloaia pot V«roa.<
10
MCCXXI. Hoc de mense septembris
obiit
domi-
nus Lambertus Buvalelli potestas Verone^.
E
un poeta
Azzo VI.
chiaro dunque che la Beatrice estense cantata da
1221 non poteva essera che
morto nel
A
la figlia di
trasmettere un suo componimento a Beatrice d'Este,
Lambertino invoca un certo »n'Elias«, nel quale dobbiam vedere,
parmi, uno dei trovatori o giullari che
Buvalelli alla corte d^Este.
fra
i
Ma
si
recarono ai tempi del
poiché nessun »Elia«
si
trova
poeti, studiati già dal Cavedoni, che si radunarono intorno
ad Azzo
VI
e alle figlie Beatrice e Costanza, forza è di ricer-
care se alcun altro trovatore provenzale di questo
nome possa
aggiungersi alla piccola schiera dei favoriti dagli Estensi. Cinque
trovatori per lo
meno portarono
Barjols,
Elias Cairel,
d'Uisel;
ma
nome
di
Elias de
Elias:
Gausmar, Elias
poiché quattro di essi non furono mai, a quanto
è chiaro che la scelta cada sulFunico che passò
si sa, in Italia,
le
il
Elias Fonsalada, Elias
Anche
Alpi e tenzonò con donna Isabella: Elias Cairel.
dati cronologici confermano questa identificazione.
Pus chai
del Cairel
Il
la fuelha (Bartsch, Gr. 133, 9),
i
serventese
che fu com-
posto con molta verosimiglianza nel 1208 ^ ci fa sapere in
modo certo che il poeta ebbe intimità con i Marchesi di MonIl
ferrato.
Cairel,
che potrebbe
dirsi
poeta
lombardo
per
adozione, tanto risuona ne'suoi versi l'eco dei sentimenti italiani
rispetto
alle
guerre d'oriente, fu certamente in Italia, e
non è improbabile che
nelle sue peregrinazioni sia passato per
Bologna, forse per recarsi a Ferrara, e vi abbia conosciuto
il
suo fratello in arte, Eambertino'.
1) C.
Cipolla, Annales veronenses antiqui,
storico ital, n° 29
2) V.
estr. dalle
(Roma 1908),
in Bull,
dell' Istit.
p. 56.
De Bartholomaeis, Un sirventés historique
XVI (1904), p. 27.
tf Elias
Cairel,
Annales du Midi,
3) Il Casini, Prop., cii, p. 104 pensa invece a quell' Elia che tenzonò con Aimeric de Peguilhan, cioè ad Elias d'Uisel (136, 5); ma non si sa
che questo trovatore sia mai stato in Italia. Anche il Diez, che sin dal 1829
esaminò nei suoi Leben u. Werke
ci dice di
un suo
(p.
540) le tenzoni di Elias d'Uisel, nulla
possibile soggiorno nella penisola.
par molto più plausibile.
La mia congettura mi
11
Anche Peire Raimon
un
componimonto
Hiio
bunurcl
buuurcl) ac /
(/.
De
estranH.
per credere che tra
due
i
Forse
/ ioi
sia esistito
due poeti
i
{legffi:
iom / noi
anc)
(/.
mantcnir<,
e
trovarli,
il
alcuni dei loro componimenti, e
attri-
una buona ragione
Buvalelli, è
al
In
de
Ber) Rabartis
questo trovatore occitanico
)x>e8Ìo di
un codice italiano
tcre letterario.
*Pct
Prets eualor et auc
oill.
granz solaz e de
come vedremo, due
buite in
Tolosa conobbe Ramberlino K
di
lo ricorda*:
qualche rapporto di carat*
mandarono reciprooamemte
si
un vestigio
dì codesta relazione
poetica è da riconoscersi sotto la falsa attribuzione delle poesie
d'uno di
essi'.
D'altre relazioni del Buvalelli con trovatori del suo
non mancherebbe ricordo, se veramente
bola,
parecchie volte pubblicata, che porta
bort'i
e che ci mostra
altri.
io
La
de
cobbola ò molto
dubito che la
costituita dal
Peguilhan,
sconcia,
»
di
>Lam-
Bertran d'Aurei
ma non
possa dare a Lambertino.
si
nome
nome
il
nostro poeta alle prese con giullari e
Aimeric
quali
trovatori,
il
tempo
spettasse una cob-
gli
Lambert*.
e
già per questo
L'unica scorta è
Nei manoscritti
nome
il
del
nostro trovatore è sempre Lamberti e nei documenti l^amberti
Liimbcrti e giammai Lambert; sicché per lo
D^Utro
permesso.
quali
lato,
non
si
meno
può negare che
dubbio ò
il
poeti, con
i
i
avrebbe scambiato quei pochi versi, fossero oon-
egli
temporanei di Rambertino, che potè anche stringere rclarìone
Mnssafia, Del
1) Il
dell'Accad. di Vienna,
anzi che Peire
mento, ospite
2)
De
Raimon
fu
>amico e
forse.
fin' amor
lozione di d, o. 316.
(355,6)
Cfr.
pensa che
rapporti d'amicizia tra
BuTalelli e P.
mento
Xin
Choix
Il
il
MalaspLua.
riproduco
Io
il
i
Raimon da una canzone di quest'ultimo,
Mussafia dovè avere presente inyeoe
122 e V, 324, nei
la
Mussafia fosse indotto ad affennare
SUf.^ oit, p. 197.
Arehip
dell'
Che Poire Raimon sia stato in Italia
ò fatto certo da due suoi componimenti,
III,
400.
Erre, parrai,
citato ch'egli potò conoscerò nell'
3)
seo.
primo.
il
XXXII,
Arehiv,
Sobultz-Gora,
Casini (p. 424) quando
attribuita al
m
rim* prowtniaiì,
Rendiconti
LV, Yieona 1867, p. 394, n. 1, dio*
ospite del bolognese*.
Amìoo oscta-
eod. ettense di
fiIos.-8tor.,
ci.
quali
è
ricordo
il
eompooì'-
Herrig.
nel primo ventennio del
editi già in
di
Raynouard,
Guglielmo e Corrado
12
a Ferrara con uno di
dunque argomenti prò
Aimeric de Peguilhan.
essi,
Vi son
onde sarà prudente, in mancanza di prove sicure, astenerci da qualsiasi conclusione i.
e contro;
Purtroppo nessuna notizia
può ricarare
sulla sua vita si
dallo studio dei suoi versi, eccetto quei pochi accenni studiati.
La
ai
poesia del Buvalelli è tutta di maniera e s'aggira intorno
luoghi comuni dei provenzali e canta esclusivamente
soliti
l'amore, suonando tutta in lode della donna amata.
Ma
se,
togliendo lo sguardo dalle sue rime, ci diamo a
ricercare le cronache
e
i
documenti, riusciremo a rintracciare
qualche dato di fatto intorno
sue varie podesterie
nelle
cronache e
documenti
i
trovatore bolognese e a seguirlo
del
Nord 2.
hanno già svelata
ci
Non sappiamo
morte: 1221.
ma
al
nell' Italia
Intanto le
data della sua
la
purtroppo l'anno della sua nascita,
poiché in un atto, fatto pubblico già dal Savi oli, compare
col padre, nel 1198, presente al giuramento di fedeltà di quei
di Monteveglio^ e nel
può
1201
fu chiamato
podestà a Brescia,
ritenersi ch'egli sia nato durante o intorno
della seconda
metà del
sec.
il
primo decennio
XII ^
qualche anno
Alla podesteria di Brescia^ tenne dietro,
Per iscrupolo, riprodurrò,
1)
dopo
i
Eambertino, anche
testi di
poesie di incerta attribuzione,
tra le
Qui mi limiterò
la strofe in questione.
De
Lollis, Vita e poesie diSordello, Halle, 1896, p. 5 e al
Torraca, Oiorn. dant., 1896 che ne hanno parlato con maggiore larghezza.
a rimandare al
Einvio anche
cati
mie note
alle
ai testi.
Sarò brevissimo nel passare in rassegna questi dati biografici, indi-
2)
già dal
Casini e dallo
menti
già
citati
Che
Schultz - Gora.
chiamasse Guido era già noto per
le
Eimando anche
sopra.
padre del
il
trovatore
si
ricerche del Casini e risulta dai docuil
lettore
all'
Appendice e qui
limito a qualche accenno con alcune aggiunte suggeritemi da nuove ricerche
e pubblicazioni.
3)
Savioli, Op.
4) Tra
il
1198 e
Savioli, Op. eit,
Eangoni
11.)
eit.,
la
II, p. II, 210.
nuova podesteria cade un documento,
P. II, p. 228, che
e sette altri cittadini di
bolognese acquistò
della ragione.
Ne
le
ci
Bologna presente
all'atto col
quale
il
comune
case dei Eustigani per annetterle al palazzo nuovo
Casini, Prop.
cit.,
p.
86, w.
4.
Sicardo (R. I. S., VI, 618), ne
il
894) registrano nelle loro cronache bresciane
il
5)
riferito dal
mostra Eambertino con Guglielmo
Malvezzi (E.
nome
Annales Brixienses M. G. H., XVIII, 816 hanno
di
I.
S.,
Eambertino.
XIV,
Gli
soltanto »Eambertinus«.
13
Fu
dopo, quella di Milano (1208)*.
Console
come ambasciatore
in
del
Comune
di Bologna, per chiedere
di
Parma
1211, quale ambasciatore
nel
in patria,
possesso del castello di Sambuca'.
Parma ^,
seguente a
console
e
xrx,
giurò
Nel
Reggio s.
oommisaario
bolognese durante una piccola guerra con Pistoia
dell'esercito
il
Sessa legato
card.
al
la
Fu a
in peso e bontà.
d'Innocenzo III' e nel 1212 era ancora
per
Uoenn,
ad una precedente convenzione, di uguagliare
s^guito
moneta bolognese a quella
Modena
poscia, nell'anno seguente,
^uHti/ia in patria e fu del^ato a reoarri a Ferrerai
(li
rientrò
tosto a
l'osservanza
1215—16
Podestà nell'anno
Bologna con
una l^a con
di
era podestà a
il
l'officio
di
Comune
di
Mantova (M. 6. H.,
20).
A. Zen atti, che ha raccolto qualche nuova notinola intomo
a Rjimbertino*,
si
mostra incline a identificarlo con un »Bova-
ohe nel 1216 fu podestà
rellu8«
di
Gubbio ^
Dovrebbe
trat-
i Cremonesi,
speravo «Ter lume dalla
Cremona, ove erano podestà nel 1201 tin certo Lanfranoo Roggeri
Codex diplotn. Oremonae, Torino 1898, p. 181. Lo
e Beltramo de Rivula.
Coine
Bresciani abbero ad alleati
i
storia di
Schultz-Gora dubita
Sa violi,
ma
essa è attestata dal
an lodo smesso
dal nostro trovatore.
qaesta podesteria bresciana,
di
Op.eit., II, P. I, 246, ohe cita
Lambertinus Bonarelus de Bononia
1) >1208.
Fiamma
fuit
XVIII.
potsstas
mmom
Ann. metUéL
hanno
>Ijamb«rtinmi de BonarelUs du Bononia* (M. <». H., XVlJLl, 396).
Nel
2) Ghirardaoci, Hist. di Bologna, Bologna 1569, I, p. 115.
Maggio dello stesso anno era a Bologna, come appare da nn docomeoto
Mediolani.«
G.
(R. I. S., XI, 663) Gli
—
dell'
Archivio di Stato
Bologna, che pubblico in Appendice.
di
Arch. di Stato di Bologna, Registro froito^ t. 296(ofr. Ohirardacci, Op. eit., I, 116).
4) Gli Annaies Parmenses maiores (M. 6. H., XVIII, p. 666) registrano: >Dominus Lambortinus Guidonis Buvali de Bononia foit potsstas
3)
Parme
Jonii
in 1213.
fuit
Et
in
ilio
anno,
die dominico secando
cium de Modiolanensibas.«
5) U 6 Settembre 1214, secondo
6) A. Zenatti, Arrigo Tìuta e
Firenze 1896,
p.
16 (Bibl.
crii. d. leti.
il
i
Savioli.
primordi
Ck)d.
7)
dipUm.
delia lirica
t^ùnu*,
Hai. diretta da F. Tornea, n*4)
ha avvertito per prìmo che Lambertino fa capitano
Fumi,
btrantis mensis
preliam de Castro Leone, quando Cremonenses babueront caro-
del popolo in Orvieto.
della città di Orwieto, p. 244.
Lucarelli, Mentorie di Gubbio, atta
dì
GastaUo,
p. 156.
^
14
primo semestre, perchè nel 1215 e nel secondo semestre
tarsi del
del
1216
Annali di Mantova
che
tratti
si
Veramente
Buvalelli fu podestà di Mantova.
il
lo
gli
ma
chiamano Lambertino de Bivialdo,
del nostro trovatore è fatto certo da un docu-
mento del 3 Giugno 1216 nel quale è registrata la seguente
degli ambasciatori di Verona a Rambertino di
dichiarazione
Guido Buvalello »podestà di Mantova ^«: che gli nomini d'Ostiglia e Bartolomeo da Palazzo di Verona rispetteranno i diritti
dei
contigui
loro
Buvalelli
la
In
mantovani.
possidenti
adoprò per
si
pace
anno,
tale
Mantovani
tra
e
il
Bresciani
(D'Arco, VI, 20)2.
il
Nel 1217 fu chiamato podestà a Modena ^
secondo semestre e abbandonò nel 1218 questa
Vi dimorò
città
per
la
podesteria di Genova, patria di trovatori, nella quale fu con-
Nel 1221 era podestà a Verona,
fermato tre anni di seguito^.
ove morì, come abbiamo veduto, nel mese di Settembre
1) Il
documento, nel quale
è stato stampato da
C
il
nome
compare
del trovatore
Cipolla, Documenti per la storia
diplomatiche fra Verona e Mantova nel
corretto,
delle relazioni
sec.
XIII, in Bihl. Histor. Italica,
p.
199 avendo trovato negli An-
Series altera, voi. I, Hoepli 1901, p. 30.
nales
2) Lo Schultz-Gora, Ztf.,
Mantuani (M. G. H. , XIX,
crede che
il
cit.,
20) D. Lambertinus de Bivialdo,
Ma
Buvalelli sia stato podestà a Mantova.
dopo
le
non
prove
addotte, l'identificazione è sicura.
3) Il
Modena
Fantuzzi nega a torto che
il
Buvalelli
sia
stato
podestà di
(li, 353).
4)
Pane
Ogerio
scrive
all'a.
1218
»fuit
regimine
in
civitatis
potestas Rambertinus Guidonis de Bovarello civis Bononiensis« (M.
XVin,
p.
138) e
all'a.
bertino* (id. id., p. 140).
1220 indictione
1219: »potestate existente prefato domino
E
Marchisio Scriba registra all'anno 1220: »Anno
civis fuit Januensis civitatis potestas; qui confirmatus in
tatem
La
hoc anno, triennio
et illustris cuncta sagaciter et prudenter disponens, civi-
satis feliciter
5)
H,,
Ram-
dominus Rambertinus Guido de Bovarello Bononiensis
8.
tanquam strenuus
Cr.
ac laudabiliter gubernavit (M.
notizia è data esplicitamente dai nuovi
(Bull. Ist. stor. ital. n« 29, 1908) p. 56.
Cr.
H., XVIII,
Annales
142).
veteres veronenses
16
H
Poesie.
La musa
della
di Rambertino Buvalelli
Essa ripeto
qualità.
donna e
d'animo
stato
solito
dei
quasi
ciascuna
trovatori
poesia d'oltre
del
occitanici,
Alpi ^
corrispondente nella
secondo l'orecchio
che registriamo nelle note
vocabolo.
è quello
frasario
potrebbe aggiungere che
si
Si avverte in Rambertino una maggiore
libertìl nell'uso dell'elisione,
licenza,
H
poeta.
e
trova la sua
espressione
le
non eccelle per grandi
comuni provenzali sull'amore
non considerata disgiunta, ne'sooi
sulla natura,
dallo
effetti,
luoghi
i
italiano, e
testi,
ai
qualche
nell'uso di alcun
In genere, la sua poesia è semplice, piana e quindi
Tanto
di facile intelligenza.
di
guadagnato per
l'editore!
Maestri nell'arte del trovare furono per Rambertino
occitanici
scesi di buon'ora
stessa Bologna,
anni della sua
venza
forse
gli
piuttosto
vita.
A
che Genova, ove passò
E
cosa^.
anche essere talvolta una sol
non dimentichiamo che
attcstano
presso
quali
le
sue
viveva a quei
dunque
bolognese; e
di poeta, sì
le
cittìl,
ove
si
quando Genova
componimenti del
gli stessi
relazioni
con
Marchesi
i
tempi quel maestro
provenzali che fu Aimerio de Peguilhan.
furon
formò
la
Sono
d'Este,
di
rime
Bologna e Ferrara
musa
del trovatore
^li era già in voce
da dar forse consigli e ammaestramenti agli ancor
lo accolse,
giovinetti trovatori genovesi, quali Percivalle
1)
ultimi
gli
studenti, dotti nell'arte poetica, e con gli studenti
Buvalelli
i
poeti
Bologna invece convenivano dalla Pro-
trovatori, che poterono
i
i
e scuola gli fu forse la
in Italia,
i
Dona,
Grillo, e
motivi cho trovansi anche nella lirica francese, la qoale
modella, come ò ben noto, sulla provenxale.
Mi
si
limito a rimandare allo
Jeanroy, De nostratibus medii aevipo&i» quifrimum ìyriea AquUama»
earmina imitati sint, Paris 1889 e H. Binet, Le styU de la l^riqm
courtoise
2)
eit Franee atix XII* et XIII» eièeles, Paris 1891.
Boneompagno chiamò Bologna >caput exercitii liberali8«, e ooo
torto, perchè prima di fiorire por gli stadi del diritto, lo stadio ebbe
fama per gli esercizi letterari. A. Oaudenzi, Lo Shidio di Bohgmm mi
primi due secoli della sua esistenxa, Bologna, 1901, p. 126. Lo aleno
Boncompagno, lodando Bernardo di Ventadom, dichiara di ooaoaoWM lo
a
belle canzoni e le dolci melodie.
Casini, Prop. cit,
p. 108.
16
ben anche L. Cigala, Simon Doria e Bonifacio Calvo, benché
i dati cronologici incerti non permettano di fissare con sicurezza
la
data della loro nascita.
Contengono poesie di Rambertino Buvalellì, o per
attribuite a questo trovatore,
E
D.
il
celebre codice estense, messo insieme nel Veneto
sul finire del sec.
—
due
ha
sec.
XV
lasciato
XIV
XIII
in
ai
nome
il
Duchi
nel » verso «
al
e pervenuto
dopo aver
fatto
Giovanni Malipiero, che
Nel
dell'ultima guardia 2.
esso apparteneva a un certo maestro Pietro di Ceneda,
quale vi scrisse di suo pugno
il
due luoghi diversi,
da
rovescio,
rilevati
La
sua ben nota descrizione.
scritta
XIV,
di Ferrara,
della biblioteca di
non lungi da Treviso,
nome
o sull'inizio del sec.
—
dopo
secoli
parte nel sec.
vi
meno
lo
seguenti canzonieri provenzali ^r
i
destra
già
il
suo
dal Mussafia nella
Ceneda è
come appare da
firma del maestro di
a
sinistra,
questo facsimile:
Letta
con uno specchio o capovolta, servendosi della
lastra
fotografica, si ottiene:
in carattere del sec.
1)
Adopero
le
XIV
sigle
del
^.
Bartsch, Qrundri/S %ur Oeschtchte der
prov. Ldteratur, Elberfeld 1872, p. 27.
2) La storia esterna di questo manoscritto non è ancor stata fatta
oggetto di molte ricerche.
Gli eruditi si sono accontentati sin qui di attri-
buire a questo codice un'origine estense,
come
se esso fosse stato compilato
Converrà
ormai abbandonare questa vecchia opinione e attenersi a quella espressa
qui sopra nel testo e confortata da me di sicure prove nelle Annales du
Midi, XIX, 238.
3) Mi sono indugiato un poco su questo codice perchè mi è sempre
parso che alla firma di Pietro da Ceneda si sia data minore importanza di
quella che le conviene di fatto.
nella corte d'Este,
in ciò preceduti dal Cavedoni e dal Galvani.
,
—
17
Cod.
C.
Cfr.
(Iella
Nazionale
Parigi,
di
fondo frane. 866.
Cataloyne dea niunnscrUit fran^iU, I, 129
A.
Studi di
L.
143.
Cod. vaticano 5232 edito per intero da C.
rom., Ili,
filol.
1 sgg.,
Cod. vaticano 3206.
Ouch, XI,
p.
a cui
rimanda
si
XIV.
Sec.
23; Griitzinacher, Archir
il
De
LoUia,
lettore.
Cfr. Bartroh, JaJir-
nnter. Spr.
d. St. d.
f.
XXXIV, 418 e Gròber, Ranian. Siudien, II, 433.
71 Sup. Codice strettamente imG. Cod. ambrosiano
parentato col ms. rìccardiano Q. Reca la notazione musicale
u.
LiL,
R
dei componimenti.
i^,
camente
Cod. Riccardiuno 2909 da
me
nel voi. 8 della «Gesellschuft
Appartiene
al
sec.
f.
pubblicato diplomatiruiuanÌ8che Lìteraturc
XIV.
N. Codice ora a Cheltenham,
in
possesso di John Fen-
wich, descritto da H. Suchier, Riv. di filol rom.j II, 49 sgg.
(sec.
P.
P. Codice della Laurcnziana in Firenze PI. XLI, cod. 42
XIV). Edito nei volumi 49 e 50 dellMrc/wV dell' Herrig.
8. Ms. in Oxford, fiodlejana, Douoe 269, descrìtto da
Meyer, Documents vianuserits de Vane. UH. de la Frattcef
Paris, 1871, p. 247.
La
cobbola, attribuita a Lamberto, di cui abbiano discorso
nelle
pagine precedenti,
edito
dii
I
1.
negli Studi di
componimenti, che figurano
scrìtti sotto
il
nome
in
AD'P; ma
in
3205),
rom., V, lagg.
citati
mano-
Bruenti:
i
dexiriers.
quest'ultimo
Vat
(cod.
filol.
uno o più dei
del Buvalelli, sono
Al cor m'estai Vamoros
manoscritti
H
trova nel ms.
si
Gauchat e Kehrli
Si
manca
trova
il
in
tre
nome
del
poeta.
Ar quan Jlorissan li vergier. Si rinviene soltanto in !).
D'un salut me voill entremetre. Si l^ge in c{uattro
codici: ]>, S sotto il nome del nostro poeta; in I>G, attribuita a Raimbaut de Vaqueiras e in Q sotto U nome di Ri2.
3.
cardus.
4.
Eu
sai la fior plus beila d'autra fior.
al nostro poeta in due codd.
5.
Oes de chantar
A e C.
nom
È
attribuita
Figura anonima in
voill getfttir.
ms. D*.
Giulio Bortoni, lUmbMtiiio
BorklaUi.
L e N.
Si trova nel solo
2
18
Mout
6.
Cfr. la poesia
chantera de joi e volunUers.
seguente.
Pos vei quel temps
7.
menti
sotto
leggono in
si
nome
il
A
e in
Questi due componi-
s'asserena.
ma
T;
di Rambertino,
nel primo codice figurano
mentre nel secondo sono
attri-
Guillem Ademar.
buiti a
S'a
8.
al nostro, in
mon Restaur pogues plazer.
A C D% è anonimo in N.
Si legge, attribuito
Questo componi9. Si de irobar agues meillor razo.
mento è attribuito a Rambertino in C, a Raimbaut de Vaqueiras
in G, g e O^, a Raimbaut d'Aurenga in S, a Ricardus in Q,
ed è anonimo in L e N.
Pos chai la
componimento
Tutti gli
altri
attribuito
è
codici (A
a
»
C D* E H I K R)
C
Nel solo registro di
foilla del garric.
11.
questo
Nel solo ms. D^.
Totx m'era de chantar gequitx.
10.
Lamberti de Bonanel«.
lo
danno concordemente
a Elias Cairel.
Pos vei parer
12.
D*
ms.
Il solo
la fior el glai.
KMT
danno a Peire Raimon de Toloza
la
H
e
attri-
C D^
buisce questa poesia a »Lambertin de Bonanel«, mentre
I
a Guillem
de Bergueda.
Us novels pensamens Tn'estai. Anche per questo
il solo ms. D* si pronuncia in favore di Ram-
13.
componimento,
Gli
bertino.
il
si
bagaglio poetico
che
C D D*^
oppongono
di
Peire
I
K e,
che
pongono
lo
Raimon de Toloza
e
il
tra
cod. N,
dà a Peirol.
lo
14.
El temps
componimento, che
attribuisce
col cod.
d'estiu
il
C
quan
a
Dande
di Pradas
Questo
Vauzel.
s'alegron
Bartsch, OrundrijB
d.
è
prov. Lit. 124, 9
stato
pubblicato
da A. Keller, Lieder Guillems v. Berguedan, Leipzig 1849,
n" 17 tra quelli del Berguadan, a cui lo dà il cod. H. Due
altri
ms,
L
e
N
lo
recano anonimo,
1)
Nel Qrundri^
mento
è
dato al Buvalelli; invece
quelli
di
R. de Vaqueiras.
ma
il
Suchier, Piv. di
del Bartsch (281, 9) è detto che in
registra
il
componi-
nostro testo nella serie dì
L'errore è corretto in
sammlungen der Troubadours,
il
fllol.
Grò ber, Die
in Boni. Sludien, li, pp.
Lieder-
419, 549, 664.
19
rom., II, 162 penia ohe appartenga
E
del Buvalelli
poiché
per due, in
non
verità,
ma
difficoltà,
per
la terza (n* 9) si
non molto.
tra
Tutte queste attribuzioni non hanno
I poeti che
contendono a liambertino
valore pel
meno
autorevoli.
1.
Ricardus, a
2.
Raimbaut de
condo G, di 3
Bruenti:
i
cui spetterebbero, secondo
Q,
nn'
i
3
e 9.
Vaqueiras, che sarebbe autore, se-
Per quest'ultimo componimento, anche 8
e 9.
G;
schiera con
vanto di esser legittimi
il
componimento sono
autori di questo o quel
per
G
primo l'attribuziuue di
il
è confor-
da D*.
tata
Guillem Ademar, ohe contende
3.
componimenti
nel
lo stesso
ch'esse sono date da manoscritti più o
fatto
4.
Raimbaut d'Aurenga,
5.
£lia8 Cairel, a cui
registro
in
T
al
ms.
A
i
e 7.
solamente
a cui S attribuisce
tutti
afifaccia
n* 9.
compreso C, che
codici,
i
nome
il
il
di Rambertino,
danno
n» 11.
il
6.
Peire Raimon de Toloza, a
di codici restituisce
Peirol.
8.
Vediamo
Intanto,
si
43'
N
U
gli attribuisce
di darci
le
Berbezill,
ma
poesie;
e
9
si
di
il
dà
gli
il
u*
Ili,
n" 13.
conto di queste attribuzioni.
il
rubrìcatore di
cui
il
primo
Q intende
ha dato poco prima
cade certamente in errore, perchè
trovano a
e.
50'~' subito dopo
quelli
L'errore è facilmente dimostrabile:
Raimbaut de Vaqueiras.
componimenti del Vaqueiras
Ricardus
con G:
attribuiti
tutto
maggior numero
mettere subito fuori di combattimento
componimenti 3
di
modo
Ricart do
— 45')
il
solo ms.
Il
Ricardus. Con questo nome
poeta:
designare
(ce.
può
ms.
Il solo
se c'è
cui
componimenti 12 e 13.
i
Guillem de Berguedan.
7.
i
eono
può leg^
ohe appartenga a Rambcrtino, come vedremo
germcnte dubitiire
si
d
manoecritta viene a confor-
tradizione
rautorità della
tarne l'attribuzione (nn' 4, 8);
i
N
Buvalelli perchè in
al
trova insieme a tre {>oc8Ìe puro anonime che paiono essere
si
a
—
,
in
Q —
ivi
compresi 8 e 9y
offrono una serie che si accorda in
2*
20
R. de Vaqueiras
Eicardus
Ql.2.3.4.5.6
G3. 4. 5. 6. 7.
81
E. de Vaqueiras
E
QeG
dipendono nelle pagine in questione da
un^unìca fonte, così non resta dubbio che » l'attribuzione di
siccome
Q
non ha nessun valore
Q
in questo caso per
non va tenuto conto.
e di essa
e ci svela
suoi inganni
i
Ricardus non
all'evidenza che
2.
«
—
G
parla
Dimostrato
punto autore di 3 e 9, e che
codesta attribuzione non è che l'effetto di una svista del rubricatore
sempre R. de Vaqueiras a contendere a
resta
di Q,,
Rambertino
due
le
altri
S
poeti.
Cominciamo dal
poesie.
trovatore bolognese
il
solo ms.
il
C^;
ma
Parlano per
n" 9.
gli altri lo
danno ad
a Raimbaut d'Aurenga e parmi
attribuisce
lo
è
Ecco perchè. Di già la
Aurenga e trovandosi essa in tutti
può pensare ad una più tarda aggiunta:
che questo codice colga nel segno.
tornata contiene
i
il
nome
non
manoscritti,
si
A mon
di
diable* qui bels motz sap entendre,
T'en vai, chanso, e
te denh'aprendre,
si
Pueis poirai dir q'eu sui ben cosselhatz
De mon
cosselh, qu'es d'Aurengua laissatz.
Ora la biografia del Buvalelli, quale noi conosciamo, non
può permetterci di dargli questo componimento che viene ad
attestare nel suo autore una conoscenza di luoghi, che Ram1)
Vedremo
tra poco
un
altro
poeta (E.
d' Aurenga),
dal
momento che
tratta
si
che
di
i
nn' 7 e 8 in
ma
ciò
G
non turba
un poeta che non
si
debbono
il
attribuii-si
ad
nostro ragionamento,
chiama Eicardus.
Per
ora riproduco materialmente lo stato di G.
2)
Eiproduco
attribuzione
di
le parole
Q, in
B
da
me
scritte,
canxon. provenx.
a proposito appunto di questa
della
Riecardiana no 2909,
Dresden 1905, p. XXX, n. 1. L'affinità di G e Q era già
prima di me, dal Grober, Romaiiisehe Studien, II, 6.
3)
Abbiamo
già dal Grober,
già avvertito l'errore
Secondo
Lambertino, mentre a
4) Il
ponimento,
ms.
e.
il
2
Bartsch
lo
C ha Amors
fatta col
il
del Bai"tsch,
ms.
stata dimostrata,
(^n 281, 9, corretto
attribuirebbe
il
nostro n°
9 a
dà a E. de Vaqueiras.
drable^ come ho da una fotografia del commetodo del bianco sul nero, che ho sotto gli occhi.
21
berti no
non
mai
visita
Oltre a ciò, una forte ragione contro
'.
rattribu/Iono al Ruvalelli mi è venuta dalPesame attento del
ras.
G.
(]ueHto canzoniere, le poesie del
li)
dopo la compilazione
1. Se tot ma donna
scritto, fatto
Sauis e
3.
Ja non cugei
4.
Guerra
5.
Leu pot hom,
6.
Eissamen
7.
D'un saluz mi
8.
Si de trobar agues mellor nuso.
vczcr,
ai guerreiat,
vuell entremetre,
compare
del poeta, che
sopra
è scritto
in carattere
un'abrasione.
perchè è spiegato da alcune lettere che trovansi
Il
proposte dall'amanuense
riore della
53*):
ni plais,
nome
il
(e.
fola,
rosso sul primo componimento,
—
di quest'ultimo
et amor»,
2.
Si badi però che
Perchè?
Vaqueiru lono date
ai mano-
che comparo anche nell'indice, in testa
in quest'ordine,
e.
—
al nibricatore
53' e che dicono: daitretiga.
sul
margine supe-
rubrìcatore aveva
Il
copiato daureìiga, che cancellò di poi, essendosi accorto che
i
componimenti
nuense
si
1
—6
spiega,
sono del Vaqueiras.
se
si
due
fossero distinti in
ammette che
L'errore dell'amaotto componimenti
gli
che aveva sotto
serie nel modello,
gli
occhi, e cioè:
1)
pensa
Diversamonte
afferma essere
nome
il
il
»wohl nur versohrieben*
;
ma
fonti;
ma
CN
Eu
mon
sai la
è
il
N
2. S'a
3.
tlor.
[4.
Questo accordo
può
far
ha
il
di dubitare,
perché
N(Ànon. Cfr.i^iV.^rosk,
1. Si
Restaur,
nel testo, mostrerà,
Eu
cui grado forse
non
si
II, 162):
de cantar,
meo
Restanr,
sai la fior,
EI tomps d'estio Onmdrifi 124,9].
pensare ohe più o
meno
indirsttamsnie
siano parenti per ciò che riflette almeno Lambertino; parsati atolts
il
l'onliiis
medesimo:
de Bonanhel):
Si do trobar,
2. S'a
3.
in
s^ue
trova piuttosto in
quanto al nostro poeta v'ò ragione
componimenti
C (Lamberti
1.
ohe
OQ. Il OrSbsr é
compooimsnto • nsUa
a Rambertino e che C e N hanno diveas
si
dare grande importanza al fatto che
serie di quelli anonimi attribuibili
dei
R
la considerazione,
parmi, che la cattiva trascrizione
|K)rtato a
Rom. SKmJmm, IT, p. 490 ohe
de Vaq-, >o peoao)
S (invece dì
Ordber,
di K. d'Aur. in
potrà mai determinare.
C
s
N
22
R. de Vaqueiras:
R
d'Aurenga:
Vaq.
ovvero: R. de
per un
e ch^egli,
nome
il
3, 4,
2,
6.
5,
4,
3,
8.
7,
1,
2,
d'Aur.
7; R.
6,
5,
8.
errore del tutto materiale, abbia saltato
Per più ragioni adunque
n°
il
9
8 di G)
(F
togliere al Buvalelli, al quale si potrà in vere lasciare,
qualche leggero scrupolo,
induceva sinora ad
n°
il
attribuire
componimento compare due
baut de Vaqueiras
(e,
ponimenti
sola ragione che
poeta bolognese
ove fu Rambertino,
Corte d'Este,
La
(7 di G).
al
non può più
ch^esso
stare
trovatore
3
3 non
n°
il
E
194'').
con
sempre che
resta
ciò che è curioso si è
attribuzione
diversa
il
nome
quello
e l'altra sotto
(e. 181*^)
sezione del manoscritto estense,
figurano
in
sotto
Ne
codice
dal
attestato
Rambertino
di
era attribuito al
nostro
del
i
due com-
nella
medesima
che
D'Aurenga
spiegato,
sotto
il
e in
nome
compare chiaramente con
clusione:
sulla
sicurezza se
il
(e
dei
nostro
n.
Vaqueiras,
in
G
figura
per
il
da
circolò
come
G
errore
è
e Q,
nella
Q
per un altro errore, già da noi
di
Ricardus).
l'attribuzione
scorta
componimento
De
mentre nella fonte di
estense;
del Vaqueiras,
il
del
e
il
quella che si palesa
cioè in
viene che nel Veneto
nome
il
D
Ram-
di
per copia o estratto del così detto libro di Alberico (forse
Romano).
Ma
compilato alla
ritenersi
volte; l'una sotto
si
con
che l'attribuzione è attestata dal ms. D.
era che questa:
lasciando
serie
il
del primo poeta e abbia proposto al rubricatore soltanto
D'Aurenga.
può
1,
codici,
non
D'altro
lato
di Rambertino.
si
3 appartenga o no
in
S
Con-
può affermare con
al trovatore bolo-
Ciò non ostante qualche ragione, dirò così, di carat-
gnese ^
tere linguistico pesa sulla bilancia in favore dell'attribuzione al
Buvalelli.
rima
in
un
Sia
il
adoperato
parmi,
al v. 16.
D'Aurenga,
l'obl.
sia
il
de Vaqueiras non avrebbero,
amador, per amaire, attestato dalla
Questa infrazione
alle
leggi della declinazione
periodo antico e in trovatori eccellenti, quali
ricordati,
1)
non
si
i
due sopra
spiegherebbe troppo facilmente; mentre in un
Per questa ragione
lo
pubblichiamo più avanti nell'ultimo posto
tra le poesie dovute sicuramente al Buvalelli.
28
poeta italiano, sia pure dei più antichi ohe
provenzale,
e
hì
Anche
metriche.
può
di n'es e di n'a» è
che
compare
il
ci
(=^
no
abitudini del
nello
str. II
piuttosto che a un
tiQ
e
Tcli-
w. 22
e 34
tjref,
e nei
nostro poeta (III, 46,
V'è poi un
occitanici.
meno dubbiosi. Al v. 29
^senhaU di liambertino >mon Restaur*, sotto
aveva costume di nascondere la donna amata.
permette di mostrarci
convien
ciò,
io
noto
il
quale egli
Con
nil
mentre è rarissima nei trovatori
fatto
verso della
ohe avrebbe detto tetra o letraa o
provenzale,
sione, nello stesso verso, di
n'es),
1*
parola tetre del
la
pensare a un trovatore italiano,
far
abUMio poetato
possono ammettere alcune irr^^lnrìtA linguistiche
siamo giunti
riconoscerlo,
probabilità che è quasi certezza.
e delle espressioni giova a determinare
quando non soccorra,
modo da
in
a un
grado di
Talvolta Tesarne della tioguA
l'autore
togliere
di
un
testo,
Offà dubbio,
lo
studio dei manoscritti.
Vanta
Ademar
buoni
sUtresì
contro
Vaticano è parso a
bertino che
il
T
quanto
ficativo, in
quelle
di
Costituiscono
Nell'una
le
A
in
due poesie
il
(nn'
si
airautorìtà del cod.
sono occupati di Ram-
naturalmente,
Ma
campo.
193
— 194)
in questione
si
osservi che
è assai signi-
chiudono
la serie
sono inframmezzate ad
adunque una coppia per so
(6) la tornata svela,
mondo VI
fronte
coloro che
tutti
Ilambertino e non
anche,
presente
Di
dovesse cedere
dei componimenti
l'ordine
di
ras.
patenùtù su 6 e 7 Goillem
di
diritti
Buvalelli.
il
il
stante.
Si
esse.
tenga
contenuto delle due poesie.
quale protettore del poeta, Rai-
di Tolosa:
S«ign'en Monal, non ero quo tarxo gaire
Quo eu veirai en Raimon mon seignor,
Que loogamen n'ai estat, so m'es vis,
Qu'ei 66 de pretz oabsls e gOTemaire*
1)
buzione
sarebbe
Sohaltz-Oora, Ztf. oit, p. 201 oonsidera inreoe gioita rattriA e dà a Rambortino il componimento. Secondo hii, Mooial
di
un
>senbal<
sarebbe suo
padre.
per
Ma
il
Ammettere che Rambertioo
giustificato
dai
giovane conto Raimondo VII e
ove
avrebbe conosoiati
sia stato io
documenti, che
né giullare nò trovatore
li
ci
Sn Rainon
trovatore italiano?
Provenza, sarebbe on ardir» non
hua oonosoere
di professione.
il
on poeta, ohe non eia
Resterebbe che la
24
ammira un gioco
e nella seconda si
così caratteristico e ori-
ginale di rime^, da far dubitare veramente che autore ne possa
essere
nostro trovatore, abituato a ricalcare
il
menti sullo stampo
diciamo in nota, che
Buvalelli
il
i
suoi componi-
Niente porta poi a credere, come
altrui.
si
sia recato in
Provenza e
sopra tutto che abbia fatto parte del circolo letterario, se posso
Raimondo
così chiamarlo, di
di
Tolosa 2.
Credo che non occorra lungo discorso a dimostrare che
Rambertino non può vantare nessuna pretesa
11
da
attribuito
tutti
C
nel registro di
i
sul
codici a Elias Cairel.
esso figura sotto
il
nome
componimento
Il solo fatto
che
del trovatore bolo-
gnese, è annullato dall'essere riportata nello stesso manoscritto
la poesia tra quelle del Cairel
3.
I nn' 13 e 13 debbono appartenere a Peire
Raimon de
Tolosa, come è dimostrato dal numero dei manoscritti e dal
Nessun dubbio dunque può aversi
valore di essi*.
dubbio
si
poesie,
che
mai avuto)
è
fatta in Italia,
al Concilio
di
E
poi,
mento deve essere
di
(e
nessun
queste
due
tolosano.
lo
Schultz-Gora ricorda che nel 1215 Raimondo fu
Laterano e ritornò per Genova;
Mantova.
codici
l'attribuzione
sono state sempre date a Pietro
concordemente
Raimondo, trovatore
stata
circa
ma
Rambertino
allora era podestà
come spiegare l'appellativo »mon seignor«? Il componidi Peire Raimon, e a spiegamo la diversa attribuzione nei
non sarà forse estranea l'amicizia di questo trovatore col nostro italiano.
1) IjO schema del componimento è già stato esaminato dal Levy,
cìt., 1885, col. 504.
due componimenti non mi paiono adunque
Literaturhlatt
2) 1
sopra esposte, opera del Buvalelli.
Rambertino, tra
3)
E
le poesie incerte,
Tuttavia
li
,
stampo
per
in
le considerazioni
fondo
ai testi di
per iscrupolo mio e per comodità del lettore.
componimento edito dal De Bartholomaeis nell'opuscolo ricorL'autore non ha sollevato con ragione alcun
il
dato nelle pagine precedenti.
dubbio circa l'attribuzione di esso
4) Basterà
MTa,
contro
mento
sotto
fonte
D*,
il
il
dire,
solo
nome
per
D%
il
al Cairel.
Raimon parlano CD'^IK
n° 12, che per P.
che contiene nella medesima sezione
del tolosano.
il
componi-
Sono codici che non hanno relazione
di
(Grober, Rom. Studien, II, p. 558); Cosi per 13, contro
hanno C D D" I K e. Le relazioni che corsero tra Peire Raimon e
tra loro
si
Rambertino Buvalelli possono aiutarci a spiegare
Scritta
sopra
Raimon potè
un
foglio
volante,
la falsa attribuzione di D".
a ragion d'esempio, una poesia di Peire
introdursi tra quelle del Buvalelli.
S6
Insomma, Hiilia scorta dcllii tradizione mano«crìtta, debbono ritenersi sicuramento del Huvalelli sei componimenti e
due ^Vì poHsono essere attribuiti con qualche efitaim: il n* 3
e iinu cobla, che figura sotto
quale
è parlato
si
cadono per verità
autore d
il
nome
pagine
nello
Ma
maggiori dubbi.
i
Lambert io H, delU
Su quest'ultima
di
precedenti
componimenti ora perduti.
altri
l'immortale
poeta della
manoscritte
al
Secchia
^
certo
Buvalelli fu
il
Alessandro Tassoni,
Kapitnc,
Vocabolario della Crusca,
in
alcune
giunte
conservate in copia
entro un esemplare della Bibl. estense, potè citare alla voce
questo verso:
»lai«
£
moven
d'allegrezza
lais
d'amor
Lamberto
che non
buibile al trovatore dì Bologna.
camente
avuto
sue
nelle
mano
tra
carte
le
cioè,
XVI;
tra
i
disgraziatamente perduti,
che
lelli
1)
dol
il
tempo
Tassoni confessò pubbliPetrarca (1609) di aver
Gio. Maria
al
figlio
Barbieri,
mercè
(Ludovico) del
la
celebre
sicché può essere presentata questa
manoscritti provcnzsdi
si
del
Barbieri,
lecessero altre poesie del Buva-
ha invidiate^.
ci
liend.
dell' Ace.
di Viemta,
LXXVI,
il
lavoro
201 sgg. (O. ttor.-
Oròber, Romanwek» Studien, II, p. 606 sgg. Paò
mio volume su O. M. Baròtri e gli studi romamxi
XVI, Modena, 1905, p. 40.
Delle CkmtidtroMioHi del TM&oni
le
pagine del
anohe consultarsi
nel see.
Bovalel
Sui codd. provenzali del Barbieri, ricordo sopra tatto
Mussafia,
fìlos.)
di
legava
provenzalista del sec.
che,
Il
Cbìèsideraxioìn al
dimestichezza che lo
ipotesi:
di
trova in nessun componimento appartenente o attri-
si
il
—
—
—
hanno due redazioni: l'una più lunga a stampa, l'altra
la prima
ancora inedita, in un codice doli' Archivio del Collegio di S. Cario in Modena.
si
scrìtto di
mano
dall'aoousa
dell'autore.
occitanici, scrive:
gindicio,
mio
ma
il
Tassoni, difendendo
il
Petrarca
dal
ho uoluto
et persona di
In quest'ultima
Nostradama (1575) di aver saccheggiato i poeti
> Perciò che in questo io non sono stato al mio senpUoe
mossagli
il
i)arcre del signor
Lodouico Barbieri oompatriots
molta intelligensa et dottrina:
il
quale havaDdo aook'e^
a mia contempiatiouo trascorse l'opere di questi poeti, molte delle quali
tiene tradotte da suo padre in nostra lingua d'Italia, non solo dod babbtamo
trouati furti scoperti
ma
cosi
poche cose, ch'babbiano conformità con quello
del Petrarca, ch'io no son restato stupito* (Cod. F. 4, n* 2,
e
2).
TESTI.
L
(A,
68«;
0.
D,
195^ P, a 36^ De
o. o.
Casioi, Propugnatore oit,
LoUis Studi, in, |». 902 (A);
433 (D); Le riime pro0., p. 21.)
Al cor m'ostai l'amoros desirers
I.
Qi
Et
m'aleuja la gran dolor q'ieu seo,
estai se
Que
5
E
E
per 90
no pens
de
Ni erba
Mais
Que
lo
lais tot
d'ai
mais e plazeoterB,
autre pensameli,
mais d'amar fimuneD
fairc gais sonetz e leugers.
Pero nom
10
autres peosen;
[)ot intrar
Per que m'cs douz
Que
II.
dedinz tan doussameo
mais noi
sol
fai
chantar
flora ni roeera
vertz ni foilla d'aiguilen,
amora quim ten
lo
cor iauzen,
sobrc totz amadors sui sobrers
celei cui sui totz domengen;
Ni de ren al non ai cor ni taien,
Mais de servir son gen cors avinen
Gai et adreich, on cs mos coeairers.
D'amar
15
Prions sospira e loncs cossirs d'esmai
III.
M'a mas
20
Tant
al]
als A.
10 aigilen P.
—
13.
cor la bella cn cui m'enten,
es valens e de
1, 1 destriere
2 gran] greu P.
8
al
Mas s'ill saubes cum m'auci malamcn
Lo mais d'amor e la pena qu'ieu trai,
—
—
—
A
fin
prets verai
de roe. A.
—
—
—
12 Qus] Oàr
A..
16 sempre -iere).
4 autre] atUree A.
(e così ai vv. 4, 5, 9, 12, 13,
3 m] sei DA.
dinx P.
II, 9 ekantar] ckatUare D.
—
ni
rxtaitre]
—
—
11 <tHÌm ten] qui ten A; q[uam ten,
cui sui] sui deest D.
Preuonx sospir P; consir
—
V.
16 adrtiek]
odnùt D.
III,
17
I\mon D;
30
E
tan
a tota gen,
fai lauzar
si
Q'ieu ere n'agra merce,
de
Q'ill es la flors
IV.
25
A
coman
dieu
E
On
la terra
pais,
tant grans bes e tanta beutatz
Qu'ieu tant desir.
Don tals doussor
Quim ten lo cor
Q'on
E
35
Dieus, coras
Anz
las bellas faissos,
meraveill s'ieu en soi enveios;
ben dreitz q'eu l'am per
de servir e d'amar leialmen
es
Cum
son
rie prez retraire
Quan mi soven
dels bels diz
quem
dels plazers,
Granz esforz fauc
Qu'eu degra estar
A
coven,
tal
en mas chanzos.
E
Bella dompna, cui
45
lai.
et adreich, cortes e conoissen,
Nom
VI.
de
ben remir son gen cors covenen,
Gai
E
deissen
cossir son rie pretz eabalos
El douz esgart e
40
me
inz al cor
iai,
la verai
frese e gai e rizen,
q'ieu estei ades cossir
Qant bem
V.
escien,
on ili estai
on nasquet, eissamen
sa valor e son gen cors plazen
El douz
30
mon
las meillors q'ieu sai.
amoros
saubetz far tan gen,
hom sui veramen,
car me loigne de vos;
totz
temps a genoillos
vostre [s] pes, tro que fos franchamen,
S'eser pogues, per vostre
mandamen,
Bon'amistatz mesclada entre nos dos.
22 gen] gon
— IV,
D. — Bl
D
;
ien P.
meillor P.
25 com
29 qora
lo
—
am
cor gai e
V, 35 adreich] adreix D.
—
23 cré\ crey P.
P.
—
fr.
D
d. ».
47
D
:
g. esf. es
s'eser]
car
Qesser D.
mi
lo
loing d.
v.
24 la meillor
cors fr. e g. k.
VI, 42 plaxer P.
44 Q.
43 veramen] leialmen A; uiamen P.
—
26 ou nasquet D.
—
P.
—
—
—
32
Com
saubetx] sabetx
esf. fi
D
;
28 beltà D.
quant
me
45 a gen.] degenoillos
D.
D P.
las
—
—
—
loigniei
AD.
—
81
Vn.
Bona dompnu,
iniUpiirlicr jai^^lM
8Ì
Nuill (leBtorbicr volon metrc ontre nos,
50
No'n
ja
ajoii
poder a
lor viven,
Q'ieus amarai totz tcmps celadainen,
Et on
Vili.
qu'ieu an,
mos
cora reman ab vos.
Beatritz d'E^t, la meiller etz qu'ano foe,
E
55
ja
Dieus nocam
sai,
sHeu de reu meoi
Qu'el luon non ere qe n'aja
Qui
tiint
valen,
voi gardar totas bonas razos.
Traduzione.
Al cuor mi
I.
sta l'amoroso desiderio, che
gian dolore ch'io sento, e
più non
può entrare
vi
allevia
altro
il
che
per che mi è dolce
altro pensiero;
male e piacente, che per ciò lascio ogni
non penso
mi
sta dentro tanto dolcemente,
si
il
pensamento, e
non che d'amar finamente e di fare suoni
d'altro se
gai e leggieri.
n. Però non mi
né
foglia
gaudente,
cui
di
sì
fa cantare fiore né roseto, né erba verde
ma
rosa,
che su
soltanto
tutti
amore che mi
tiene
core
il
amanti sono superiore d'amar colei
sono tutto devoto;
nò di altra cosa ho cuore o talento,
che di servire
suo gentile corpo avvenente, gaio e
salvo
ove è
diritto,
III.
messo
ella
al
il
il
mio pensiero.
Profondi sospiri e lunghi pensieri di dolore mi ha
cuore
sapesse
la
bella,
che
amo
cui m'intendo),
(in
come mi uccide malamente
il
ma, se
mal d'amore e
il
dolore ch'io traggo, tsinto è valente e di fino pregio verace e
tanto
si
fa lodare a tuttji gente, ch'io credo ne avrebbe mercede,
a mio avviso, poiché
rV.
A
ella è
il
fiore delle migliori ch'io so.
dio raccomando la terra, ove ella sta, e
paese, ove nacque, ìstessamcnte e
il
suo valore e
il
il
dolce
suo gentile
corpo piacente ove giace tanto gran bene e tanta bellezza, ch'io
tanto desidero.
VII, 50 volen D.
55
s'ieu] deest P.
Donde mi discende
Dio, quando la vedrò!
—
—
53 wo» «or P.
-
57 totfu raxos D; topUu
b.
VUI, 54 meiUor
r.
P.
P.
—
32
tale dolcezza entro al cuore,
che dovunque
e ridente
si
lei, della
donna amata).
io
che mi tiene
V. Quando bene mi penso
e
ben
rimiro
cortese
suo
il
gentile
conoscente e
e
non mi meraviglio
il
il
corpo
là (cioè: di
suo ricco pregio superiore
avvenente gaio e
diritto,
dolce sguardo e le belle sembianze,
ne sono desideroso; anzi è ben giusto
s'io
modo, come
ch'io l'ami per tal
e di ritrarre
il
cuore fresco gaio
il
penso sempre di
sia,
di servire e d'amare lealmente
suo ricco pregio nelle mie canzoni,
VI. Quando mi sovviene dei bei detti amorosi e dei
piaceri, che mi sapeste fare tanto gentilmente, bella donna,
cui sono
tani
uomo veramente,
da voi;
piedi,
sin
ch'io
faccio grandi sforzi perchè
mi
allon-
dovrei stare sempre a ginocchioni
ai
vostri
che fosse francamente mescolata fra noi una buona
amicizia, se essere potesse per vostro comando.
VII. Buona donna, se
maldicenti dileggiatori voglion
i
mettere qualche disturbo fra noi, non ne abbiano già potere in
loro vivente, che io
vada,
il
vi
amerò sempre celatamente,
mio cuore rimane con
Vili. Beatrice d'Este,
mi
e già dio non mai
io
non credo che
al
e
ove
io
voi.
siete
salvi,
s'io
mondo
sia
migliore che mai fosse,
la
mento
qualche cosa, che
in
una tanto valente, chi vuol
guardare ogni buona ragione.
n.
(D,
e.
194* Mussafia,
p.
443; Casini, Propugnatore
prov. di B. B. cit,
Er quant
I.
Eill auzel
florisson
li
cit.,
p. 5.)
verger
chanton per lor
jai,
Voill far ab gai sonet leuger
Coinda chanzon, pos a
5
De
lei piai,
cui eu chan, q'es tan plasenz
Q'als pros fai e als conoissenz
Totas
E
si
las autras desplazer
honrar e car tener.
p.
426 e Le rime
88
Tant
Il
10
E
ai [de joi e] d'alegrar
tant 8011 tuit miei coDsir gai
Qe
oapdelar cuit tot l'emper,
Quant
E
Qals es
15
cum d'amor me
m'albir
cel q'easer volra
Ad
de cui sui
oil
vai;
taboia
jauseiuE,
genchor del mont vexer,
la
Q'eaten
noill lo
aus far saber.
Car envejos e lausengicr
III.
Per cui mainz bea d'amor deohai
20
Men fan
Qe moii
Anz
paor, per q'en
joi
Q'aillors sia
E
25
fis
Complit son
Pos
Me
oil,
Per
Qe
moe peasameni;
cors en sap lo ver.
tuit
mei
desirer,
dont moe cors no
s'estrai.
reten per son cavaler.
Qui qe
30
ni retrai,
mantaa gena
puosc o ben far sena temer,
Pos mos
rV.
non die
faz cujar a
sufiTer
n'aia dol ni esglal
aizoil sui tant
ben volenz,
totas [lasj autras valenz
Nom
poirion tant far plazer,
Per q'eu partis mon bon e^per.
La
V.
bell'ab lo cors plazenter,
Poe da
35
Prec,
lei
pari
nim parCnd,
c'ab lo joi entier
Mi
socorra, q'atendrem
Sa
vermeilla bocha rienz;
Q'aissi co
Lo deu
40
nom
seil piai,
ili
fai
promee eiseamena
atendrc, al
meu
|)arer,
Sei dreit d'amor voi mantfenjer.
y, 34 parirai] patiirai, D.
Uialio B«rtoBÌ, RuikwtiM BaviMli.
34
A
VI.
mon
Restaur, qar es valenz,
Al laus de toz los conoissenz,
Faz mon joi e mon chan saber
Car
li
plazon tuit mei piacer.
Traduzione.
Ora che
I.
fioriscono
lor gioia, voglio fare
verzieri e gli uccelli cantano per
i
con gaio e breve suono leggero una gra-
ziosa canzone, poi che piace a lei, di cui io canto, che è tanto
piacente, che fa spiacere ai prodi e conoscenti tutte le altre e
sé onorare e tener cara.
Tanto ho di gioia e di allegrezza e tanto sono
II.
i
mi penso come mi va d'amore,
e quegli che vorrà sapere chi
è colei, di cui io sono gioioso, vada
del
mondo, che
III.
decade
di
tutti
miei pensieri gai, che credo guidare tutto Fimpero, quando
il
farglielo sapere.
Perchè invidiosi e lusingatori,
bene d'amore,
non dire né
me
ritrarre
la
sia
ciò senza temere, poiché
il
Compiuti sono
dalla quale
mia
i
molto
quali
anzi faccio credere a
gioia,
mio pensiero, e posso ben far
il
mio
tutti
mio cuore non
il
cavaliere, chiunque
per
ne fanno paura; ond'io ne sopporto
molte genti che altrove
IV.
a vedere la più gentile
non ardisco
altrimenti
fin
i
cuore ne sa
il
vero.
miei desideri, poi che colei,
diparte,
si
mi
ritiene
per suo
ne abbia duolo e tormento; per questo
sono tanto affezionato, che tutte
le altre
le
donne valenti non mi
potrebbero far tanto piacere, per cui io cacciassi la mia buona
speranza.
V. La
bella dal corpo
piacente (poiché da
lei
non mi
parto né mi partirò) prego, se le aggrada, che mi soccorra con
la
intera
gioia
che
ridente;
che attendere
così
come
ella
mi
fa
la
promise,
sua vermiglia bocca
istessamente
lo
deve
attendere, al mio parere, se vuol mantenere diritto d'amore.
VI. Al Mio Ristoro, poiché é valente, secondo
di tutti
perchè
i
le
conoscenti, faccio sapere
piacciono tutti
i
il
mio canto e
miei piaceri.
la
la lode
mia
gioia,
86
in.
A, a 68^ C,
Eu
1.
E
5
338'; L,
123^
o.
Haooa N.
sai la fior plus bella d'autra fior
plus plazen, als dite dels oooois8eiui|
En
E
0.
cui cs mais prete e valore e sens,
deu per dreich
Car
noil faill res
Qu'en
maior lausor
|>ortar
C'autra del mon, que
hom Mobea
ealire,
de ben, c'om pooaca dire;
es seos, honore e oorteaia,
lieis
Gens acuillire ab tant bella paria,
C'om no la ve que non sia envejoe
10
Del sicu
rie prctz poiat sobrels plus proe.
E
die vos ben c'anc no trobet hom fior,
Qui tant Hembles coinda e sobravioenat
Ni c'ab semblans douts e gais e plasam
II.
Saubes poiar son pretz e sa valor,
15
Tant cum ili fai, que hom non pot escrìre
Los sieus boa aips ni sa beutat devirc
E s'ieu no'n die de ben tant cum dcvrìa,
Per so mcn lais que dire noi sabria;
Tant es sos pretz sobriers e can* e bos,
20
m.
Qui
E
plus eu ditz, mais
troba razos.
i
quim volgues enquerre
bom
d'està flor
moa eeoieos
Qui me n'enqnicr semblnni deaoopotweiM
Cala es
ni
don,
Puois tant au
I,
aemtx
L.
1 ftors L.
—
—
2
3 deeet C.
10 dtì
16 que] quot L.
m,
—
de sa
ricor;
M*
plut adrmi pimtr
eenùgitmu 0; jrfa4 c%' L; porimr ptr értg C.
5 fw] em L.
—
notL.->7<^'«»/m«]MiO, mI^'L.— 8 0«M]OeflL.—
«MW riek pm, far potar wbr^ phu pro8 L; poiat mlrab C
U, 12 Qm] 9IM C, D;
quan
dire
0Ì
—
— 6fio«/]fioyC,
hom
dite
C.
—
18
•
— 16 ptr to mtm
qhom
dire n.
21 qinC\ enquertD.
24 aueh
L
dMst
t.
—
—
C —
13 fueU «. C; dottU] dolek L.
oor mi fai truahìar • friro G. —- 17 omm\
L: qm] qmar (X
— 22 don] onC;
emL;
—
20 éOt]
H L, —
U iKL, — 28 wwè a &
f
36
25
Qu'il es de pretz al som, qui queis n'azìre,
E
hom
totz
pros deu aver gran dezire
Qn^el vis dels
30
IV.
serai totz
Mas una
ren die ben de part la
A
E
floria,
temps mais deziros,
ve totz temps sera
la
hom
ioios.
fior
ten entendens
prezans e de las plus valens,
las
qui sen fan saben e chausidor,
Que
Gart
A
si
lieis
Aprop
De
c'om sa beutat devire
tot enans
Ni que de
40
prat on es
fior el
totz aicels qez
De
35
celei, cui totz jois guia,
oills
La bella
Don ieu
Que qui
vezer sia jauzire,
lieis
mezeis
qui^l es ni sis faria
vezer; que, s'aisso nois taignia,
l'esgart
non sera poderos
ren parlar, tan tornerà oblidos.
Et es trop laig c'aprop tant bella fior
Es hom pauzatz ab tans de marrimens
V.
Que
noill
puosca sivals sos covinens
Dire e mostrar, ni'n tan dar mirador
45
Nois taing que
Si de
Car
ja s'esgart
bon pretz
sii es pros,
amans
n'es
ab
hom
nis remire.
e servire;
l'esgart doblaria
Lo pretz el sens, qu'en cent dobles valria,
Don totz temps mais desirans e cochos
50
Deuri'estar del sieu cors amoros.
—
26 dej L.
27 de
sempren A, sera] mora L.
trestotx,
L;
hent% L.
—
se
lieis]
—
l.
C, de lieis D.
IV, 31 ben deest L.
—
—
32
30
totx temps]
toix] trastotx C,
—
qom
ten per ent. C.
34 sau36 son dous esgar plaxentier ah
37 Oart] Mani A; meteis A; quen necies f. L.
38 q^le
aicels]
selhs
C,
L;
ce/«
35 devire] remire C.
—
—
— V, 41 JKt L.
— 42 Es hom pauxatx] sia hom pessatx A; si hom pessantx L. — 43 noill]
— 45 que ia sesgart no tanh
noi L. — 44 dir ni mostrar en
— 47
hom
remire. — 46 non es amans seruire
selh C. —
— 50 Deuria A, L; essser C.
48 nalgria L.
49 cochos] doptos
geni rire C.
—
sa ynolh tanheria C, noi L.
—
39 seria C.
t.
ci.
qties
—
40 torna C.
C.
C.
-
L.
si'l]
37
VI.
Guuuonetey
vai, ten
k
dreha
Lai en vere
Eìst,
on
fi»
prcU oabalos
Soiorn' e
iai
ab
via.
la meillor c'aoo fo8.
Traduzione.
Io so
1.
fiore
il
più bello
d'iiltro fiore
e più placente, a'detti
dei conoscenti, in cui è più pregio e valore e senooi e deve
uomo
per diritto portar maggior lode che altra del mondo, che
sapesse cingere, perchè non
possa dire: in
le
manca cosa
è senno, onore e cortesia, gentfle aocog^iere
lei
con tanto bella compagnia, ch'uomo non
E
vede che non
la
invidioso del suo ricco pregio elevato sopra
IL
di bene, oh'aomo
i
dicovi bene che mai non trovò
sia
più valenti.
uomo
fiore,
che
tanto sembrasse gentile e sopmvvenente, né che con sembianti
dolci e gai e piacenti sapesse innalzare suo
tanto
come
fa;
ella
prc^o e suo
che uomo non può scrivere
valore,
suoi buoni
i
né divisare la sua bellezza; e s'io non ne dico tanto di
abiti
bene come dovrei, per ciò
me
tanto è alto e caro e buono
ne lascio che dire non lo saprei;
il
suo
pr^o,
chi più ne dice più
trova ragione di dirne.
E
mi volesse domandare di questo fiore quale
è e donde; ben mi dice il mio sa{)ere che chi me ne chiede,
mi sembra sconoscente poi che tanto si ode dire della sua
III.
chi
avvenenza; che
ella è al
sommo
di pregio, chiunque se ne adiri,
ed ogni uomo prode deve avere gran desiderio
occhi di
gli
o\%
fiorito,
lei,
cui guida ogni
che
di
io
gioia,
il
bel
vedere con
di
fiore
e
il
prato
sarò sempre più desideroso, che chi la
vede sempre ne sarà gioioso.
IV.
quelli
Ma
una cosa dico bene da parte del
che son
tenuti
a
tatti
delle
più
fiore
intendenti delle pregevoli e
valenti e che se ne faimo conoscitori e ammiratori, che prima
che
sé
uomo
divisi la
medesimo
sua bellezza o che sia lieto di vederla guardi
chi egli è e so si farebbe a
VI, 52 /ay dreit uè» C; on]
53 la m.]
le tn.
L.
tot
lei
vedere; che, se
C; iai enuas o t»
fi
prt*
e,
L.
38
questo non
convenisse, dopo lo sguardo non sarà capace di
si
dir nulla, tanto diventerà obblioso.
Ed
V.
male che appresso tanto bel
è troppo
l'uomo colpito da tanto smarrimento, che non
dire e mostrare
non
si
con
lo
fiore
sia
possa almeno
suo convenente, né in tanto chiaro specchio
il
conviene che già
buon pregio non
le
è
guardi
si
uomo
e
amante e servitore; perchè
sguardo raddoppierebbe
il
pregio e
rimiri,
si
s'egli è
senno,
il
se
di
prode,
che in
cento doppi varrebbe, donde sempre più desideroso e bramoso
dovrebbe star del suo corpo amoroso.
VI. Canzonetta va,
la dritta via,
tieni
là inverso Este,
pregio superiore soggiorna e sta con la migliore che
ove
fin
mai
fosse.
IV.
D,
e.
194 e.
—
Mussafia,
p. 444.
Casini,
Le rime
Propugnatore
cit.,
eli, p. 11.
Ges de chantar nom voill gequir
Et ai razos qua chantar deja,
I.
Que negus no me
'D'amor,
5
si
Per cho dei chantar volunters
Que
poiar pois e no dessendre
D'amor
et
»Q,ui ren
aug dir e contendre:
non
a,
Perdre non dei
II.
10
port'enveja
vos en voill ver dir;
ren non pot perdre.«
lo
gent servir,
Q'ai fait a cella qim guerreja
De
cent sospirs,
si
deus
me
veja,
Aitan corals que del morir
Me
E
15
desfida toz lo premers,
si
Que
Que
mi
fai trop
ren
nom
tant no
ben entendre
vai lo Ione atendre,
i
poria derdre.
p.
429;
89
E
Ili.
per zo pens, quant dei dormir,
qWar
Si nuBCNi es
mi deja
Midons, qui sobram «eignoreja
20
Tunt que per
Mas
tant es
me
Qu'adee
Mos
E
rV.
25
nom
[>auo
mm
somoii de roDtendre
men deu
pos tant vai, no
—
Mi
—
rent ab
Nom
Ne
Non
qui vera
me
mi
felneia
fai soffrir,
amica vertaders
fina
nos voi vers amor deffeodre;
zo
voi voill cn grat prcndre
q'il
nom
Q'autra
pot baissar ni erdre.
Chanzon, va-t-en, boe mesaagers,
E
[lai
vas Est], ses plus atendre,
[A na Biatritz]
fai
entendre
Que mon Restaur no me
IX.
e8{)erdre.
fai languir,
leis,
cum
fai
que iam recreja
quei! plaz
Mas
VII.
me
si tot
es razons
nom
Car zo
Si
40
qu'elam pot dar e vcndre.
voill,
D'amar
Qe
lauzengicrs
qu'ab autra rendre
leis,
nul maltrait
Pero
3jì
erdre?
Dune quem farai? Nos tain partir?
Oc, eu
Per que?
Quar trop foUeja
Qui sec Bon dan e sec plaideja.
Oc, quar mal grat de
VI.
fullir;
cors ver cui eu dei atendre;
—
30
fai
cors plajsantersi
45
pot perdre.
Joven beutaz e prcz enters
S'es
mes
el
ben
el
grand
el
roondre
£n la [plus bella], ses contcndrc,
Que sap prea ga^oar tea perdre.
ni, ^3 Mos con]
aértit ereis
tm
2ùm
totuir D.
—
oor D.
~
IV, 25 tam] <m.
VII, 43 ^J Va$ D.
~ 88
Àtmtn
«
40
Traduzione.
Punto
I.
di cantare
non mi voglio
lasciare e
ho ragioni
che cantar debba, che nessuno non mi porta desiderio d'amore,
se ve ne voglio ver dire; per ciò
debbo cantar
poggiar posso e non discendere d'amore,
mare: »chi nulla ha, nulla può perdere.
II.
Perdere non debbo
quella che
mi guerreggia
il
e
volentieri
odo dire e
che
affer-
ho fatto a
mi vegga)
prima e sì mi
gentile servire, che
di cento sospiri (così dio
tanto corali che del morire mi disfida a tutta
fa troppo bene intendere che
nulla
non mi vale
lungo at-
il
tendere, che tanto non vi potrei arrivare.
E perciò penso, quando debbo morire, se ragione
mi debba amare la mia donna, che sopra mi signoreggia
tanto che per poco non mi fa divenir folle; ma tanto è il suo
corpo piacente che sempre mi consiglia di amarlo il mio cuore,
a cui devo attendere, e poi che tanto vale, non me ne deve
III.
è che
innalzare?
IV. Dunque che mi farò?
Sì,
— Perchè?
io.
Non
si
conviene
Perchè troppo folleggia chi segue
il
partire?
suo danno
Sì perchè a malgrado dei referendarj
e segue la disputa
mi rendo con lei, che con altra non mi voglio rendere, che
ella mi può donare e vendere e nessun maltrattamento non
mi fa allontanare.
V. Però se bene mi fa languire, non è ragione che già
mi ricreda d'amar lei, che verso me infierisce, perchè ciò che
piace mi fa soffrire si come fino amico veritiero che non si
le
vuole difendere da amore;
ma
ciò che ella vuole, voglio prendere
che altra non può né abbassarmi ne'sollevarmi.
in grado,
Canzone, vattene, buon messaggero, e
VI.
là verso Este,
senza più attendere, a donna Beatrice fa intendere che
il
mio
Ristoro non mi può perdere.
VII.
bene e
il
Gioventù, bellezza e pregio intero
grande e
il
minore nella più
si
è
messo
e
il
bella, senza contradizione,
che sappia guadagnar pregio senza decadere.
41
V.
A,
60'; C,
0.
0.
338% D,
S'a
I.
u.
iùmea K.
105*.
CmIdÌ. Rinu, p ìX
mon Restaur pogues pUzcr,
qu'il me volguet restaurar
Tant
I» dan
ai
q'icMi
prcs per amar,
Mais en fcira son prctz
5 Cautre bea, so me par,
Mas merces; s'ieu
Mi |)ogue8 mirar,
cn
10
noi
faill
miruill
tal
gnint honor
M'agra deus faich do
Don ai
De liei
valer,
hi gcnsor,
estat tant volontos
servir totas sazos.
Pois mon Restaur non puosc weaw
Lo douz ris nil plazcn esgar,
De mos huoills non sai mais que far,
Q'aillors nom poirion valer;
II.
Quant
15
20
quant icu cuich dormir
E
quant m'es velli sospir e plor
prenc los draps
trassaill,
cobertor
leis
Quant mi soven
del gen respos.
E
cortesia e gen parlar,
Per
E
e sui joios
Restaura a pretz e saber
Tant
25
ci
Puois chant per
Mos
III.
ieu noi vei, soven badaill
E
E
(|U*a
chnscun se
(jne sos pretz
s'ieu
fai prezar,
deu mais valer
n'agues joya o fennaill
Plus fora
rics
d'un amiraill,
C'ades vei dublar sa valor
I,
fw
—
mi C.
3 lo
—
dant D;
8 faix D.
los datts A.
—
15 noi vei] nona uei A;
belh C.
—
23 ehctseus
ni, 22
D.
25
—
—
5 eo m»] yiM km D.
li, 12 lo belh rit C.
ttohtei D.
—
/l]
o iota o
f.
D;
A;
ioi
noi] notti D;
14 immnJ no D; non A.
19 Pttoi*]
cortesia ab gen parlar
j. o
—
EC —
20 g$n]
e cori, e e g. p. D.
m$
farm. A.
—
42
En
30
Mos
IV.
gens Restaurs a en poder
Totz
E
E
35
pretz et en gran lauzor
fin
Per qu'ieu n'estau plus cossiros
Quant no vei sas bellas faissos.
bos aips qu'hom pot pensar,
los
sap
OS taing, mieills honrar
lai,
plus cortesamen valer,
Per que vas
De
Fatz a
Que
lei
de bon sofridor,
l'afans
mi sembla doussor;
Per que fora
40
Quem
Anz
E
servir e
merce clamar
servirs
mi deu
valer;
Sis fai tant que per lieis mais vaili,
En
sui
Pel
de plus avinen
fin
E
et
taill
en ves amor
pretz e per la rie or
Qu'es en
VI.
desesper,
en sa merce estar
Ves midonz
50
nom
Restaur
voill
Que bos
45
dreitz e razos
n'avengues qualqu^onratz dos.
De mon
V.
no m^anuaill
lieis
servir, e s^ieu n'ai trebaill,
e cabalos
lieis rics
creis ades totas sazos.
Chansoneta, vai tost e cor
E
diras
m'a l'una
seror,
En cui es fis pretz cabalos,
Que trop atendres non es bos.
Traduzione.
I.
Se
al
mio Ristoro potesse piacere tanto
volesse ristorare
il
danno
ch'io
—
33
os]
30 Quant] quar C.
IV, 31 Puois mos
ois A.
37 sofridor] seruidor A.
50 manca AD.
ch'ella
mi
ho preso per amare, più ne
—
—
—
VI, 51 va D; vaiten de corr
r.
k\ a
en] ai en D.
V, 44 bos]
C.
—
mos
C.
54 atendre D.
—
—
48
farebbe
suo pregio valere; ch'altro bene, ciò {Munii, non
manca, salvo mercè; alo
in
tale specchio
grande onore m'avrebbe dio fatto della
stato tanto desideroso di 8or\'ir
ogni stagione.
lei
Poi che non posso vedere
II.
pifì
le
mi potetti mirare,
gentile, onde tono
dolce rìso e
il
sguardo del mio Ristoro, dei miei occhi non so
che altrove non mi potrebbero valere; quando
io
piacente
fl
che
pift
non
fare,
vedo,
la
spesso mi annoio, e quando io credo dormire, trasalgo e prendo
i
drappi e
))oi
coperta e quando mi svq^lio sospiro e piango;
la
canto per
quando mi sovviene
e sono gioioso,
lei
della
gentile risposta.
III.
tile
Il
mio Ristoro ha pregio e sapere e cortesia e gen-
parlare, tanto che
a ciascuno
suo pregio deve più valere; e se
che
fa pregiare, per
si
io
più sarci ricco di un emiro, che sempre vedo doppiare
valore in fino pregio e in gran
il
ne avessi gioia o sicurtA,
lodo,
per ch'io
ne
il
suo
sto
più
pensoso, quando non vedo le sue belle sembianze.
y.
mio
Il
costumi che
si
gentile
Ristoro
può pensare e sa
ha
là
in
potere
dove
si
tutti
onorare e più cortesemente valere, per che verso
stanco di servire; e
soffcritorc,
s'io
buoni
i
conviene meglio
lei
non mi
ne ho travaglio, agisco a legge di buon
chò l'affanno mi sembra dolcezza: per che sarebbe
mi venisse qualche onorato dono.
dritto e ragione che
VI. Del mio Ristoro non mi dispero, anà voglio
in
sua
mercè sperare e servire e mercè chiamare, che buon servire
mi deve valere; se
si
fa tanto che per lei più valga, ne
di più bell'aspetto verso la
pr^o
mia donna e verso amore pel
e per la ricchezza che in
lei
sono
fino
è ricca e 8U|)erìore e cresce
sempre ogni stagione.
VII. Canzonetta, va subito e corri e mi
sorella,
in
cui è
non è buono.
fin
pregio
superiore,
dirai
che troppo
uU'una
as{>ettare
44
VI
D,
e.
194=—
**.
~
Mussafia, p. 444; Casini, Propugnatore
Le Rime
cit.,
cit.,
p.
430;
p. 14.
Toz m'era de chantar gequiz
Tro q'uei vei q'es l'ivernz passatz
I.
E
vei per vergers e per praz
La
5
fior e l'erba
Els
Per qem
E
De
mon
alegraz,
fin
cor plaz
m etrai me
en essai
don el s'es abeliz,
Que bon chantar farà oimai.
zo,
Mas
II.
un pauc
sui
pois que a
Q'eu chant,
10
reverdir
aiizels cridar e braidir;
Qe
tant sui pensius e marriz
sai qem die ni qem faz.
Demandaz cum? Voill o sapchaz,
15
no
Pos vos tant o volez auzir.
Er es ben greus fais a soffrir
Dels rics crois manenz renegaz
Q'eu vei en l'auzor grat poiatz
O
ili
paubre d'aver
Degrant
20
verai
fin
Fol, tu que diz?
estar.
Per cui aven, eus o
dirai.
Dire mei farez a enuiz
III.
Mas non puosc
Que cellas, per
al,
tant sui iratz,
cui es baissaz
Prez e qui fan ioven morir
25
E
fan
amor
An mes
Et
I,
en]
4
flor\ flors
ni en D.
—
Proptign., p. ASO
ebaissax D, Gas.
II,
e ioi
faillir,
en soan los presatz
acoillon cels cui lor plaz
D,
Gas.
—
5 Els auxels] El auxels D, Gas.
15 Er] en D, Gas.
mauex; Le rime,
p.
—
16 manenz]
14: matienx.
—
III,
— S me
manex D;
Gas,
23 es baissax]
46
E
30
E
voill al dir,
35
maM mal
estai.
con en prez deliz
deduich e solaz,
iois e
Cum
E
gai,
quaiit n'an log gratz mais soffriz
Ha dompnas,
rV.
de nien
vallcn Bon
ili
Que
Non
no
90 que far d^ras
faÌ2
pogrox lo scglc enantir,
Amar
honrar et acoillir
Cela eo cui son fìnan bontaz,
Per que represas no fossaz;
E
cachar cels de cui se
Que ben
40
Ves
Et
V.
ttiing
qc cels
fai,
sia anni/
cui nuilla bootaz nos trahi
aissi forai
monz
garìs
El vostre prez ders et auchaz
Que
per vostras
Pograz tot
45
Ab
fìnas beltaz
mont
enriquir,
cavalcar et ab gamir
Mainz
El
Io
rics torneis
d'amor for'essauchaz ;
iois
90
viram mesclas,
feran
li
valen, co sai,
El vostre prez fora'n auziz
50
E
loing e pres e chai e
Mos
VI.
E
65
chanz, vai tost e esernis
fai t'audir
Qe9
en
Om
faras
Et eu
On
lai.
cu ves toc laz
tal loc seras
tal,
amar
cantas
e grazi r,
per ver o jwis
dir,
serai maldiz e blasmaz
Et er
t'aitals astres
De qem
donaz
plaz fort q 'aissi ten vai;
—
IV, 36 fintu] Gas. fini(u (Proptiffn., p. 431).
30 al] lai D.
46 Mt'roiw] tft'rM» D.
43 fituu] fina D.
V, 42 vostre] nostre D.
VI, 66 serai] seran D, Gas,
—
—
46
Que
E
60
pels pros seras acoilliz
volran te mal
savai.
li
me
Aquest novel chant
VII.
N'Elias,
portatz,
on es beltaz
Ab
ioi et
En
ves Est a na Beatriz
E
65
lai
ab
prez verai,
fin
mon Restaur
a
lai
on
estaì.
Traduzione.
Tutto m'era lasciato di cantare,
I.
l'inverno è passato
l'erba rinverdire
e
uccelli gridare
gli
sono un poco allegrato, e poiché
mi mettrò
canti,
prova di
in
che oggi vedo che
fin
vedo per verzieri e per prati
e
al
mio
onde
ciò,
il
il
fiore e
cantare; per che
e
fin
mi
cuore aggrada ch'io
mio cuore
s'è piaciuto,
che sarà piacevole cantare ormai.
Ma
IL
tanto sono pensoso e smarrito che non so che
mi dico né che mi
sappiate,
ciò
peso a
vedo
ve
voi
volete
ciò
soffrire quello dei ricchi croi
nel piìi alto grado,
saliti
d'avere,
io
Domandate come?
faccio.
poiché
ma
udire.
Voglio che
é
ben grave
manenti rinnegati, che
ove dovrebbero stare
Folle, che dici?
fedeli e veraci.
Or
io
poveri
i
Per cui avviene,
lo dirò.
me
Dire
Ili,
con pena,
farete
lo
ma non
posso
altri-
menti, tanto sono adirato, che quelle, per cui è abbassato
il
pregio e che fanno morire la grazia e fanno fallire amore e
gioia,
hanno messo
cui loro piace, e
ne hanno
Ah
sono
si
il
fini
tratta,
sofferto,
i
pregiati e accolgono
non voglio
dir altro,
ma
quelli,
quando
sta male.
donne! come é pregio distrutto e gioia e disdotto
quando non
solazzo,
innalzare
disdegno
in
valenti di niente sono giocondi: che
male grazie
le
IV.
e
i
fate
ciò
che far dovreste; e potreste
mondo, amare onorare e accogliere quelli in cui
bontà, onde non foste riprese; e cacciar quelli di cui
il
che
ben
si
conviene che sia vilipeso colui, verso
quale nessuna bontà non
59 pros] pres D.
—
si trae.
VII, 61 chant] chanx D, Gas.
47
y.
E
così sarebbe
fl
mondo
potreste arricchire tutto
mondo
il
vottro pregio
fl
delle vostre
vedremmo
e noi
beltà
fini
fanfi molti
con cavalcare o con armare e la gioia d'amore
tornei
ricchi
migliorato e
metto
innalzato ed elevato, poiché per
sarebbe esaltata; ciò farebbero
i
valenti, questo so, e
pregio ne sarebbe celebrato e lungi e presso e qua e
VI. Mio canto, va rapido e scorto e
fatti
ogni lato, che in tale luogo sarai cantato, ove
mi
il
vostro
là.
udire verso
farai
amare
e gradire e in tale, per vero ciò posso dire, ove sarò male8arà data tal sorte di che mi piace
detto e biasimato;
e
molto che
accada
accolto
così
ti
ti
ti
ne vada), che dai prodi sarai
(te
vorranno male
i
malvagi.
VII. Questo novello canto mi portate, o
è beltà con
Beatrice e a
Mio -Ristoro
là
sir Elia, là
ove
verace, inverso E^ste a donna
pregio
gioia e fino
dove
sta.
vn.
D
'
Q,
194 ') ; D (B,
50' {Ricardus,
*
(I>* 0.
0.
o.
181
•>
R.
de,
Vaqueiras) ; 0, e. 57 ' (/?. de Vaqtmirms);
8, e. 210.
428 e Rime di R. Bup., cit,
D'un
I.
cfr.
l'introil.);
salut
me
voill
Ctr.
Cubi,
/Vx»|».
cit,
p. 8.
entremetre
Tal quc a midonz sapcha dir
Tot mon talan e mon desir
El ben ci mal niescladamen,
5
Q'eu
n'ai el ioi el
Car eu
sai
ben,
pessamcn;
s'ill
o saubes
Com l'am senz cor galiador,
Quem penna per servidor
Sivals, o n'aurìa merces.
n.
10
E
puoifl
anar
n'i
puos, per letre
Lail voill mandar, que so venir
mm-
D', D*, 0, S, aaluft Q. mi OQ. mlr$wutm% 0. miti
3 7b< mom t.]
^ a D», D»; qa 0, ca Q; midtm 8.
4 mesclada emx D', D*, 0, Q, 8.
7b< manca b tutti i mss., salro S.
6 Mf 0, 8.
7 Oom]
5 é/ «o* manca in D^ pe*»ammmD\ D*, 0, Q,
II, 10 n'i] noit 0, Q; no i8.
lì Li 8;
8.
9. «m <mna 8.
1, 1 salux,
tremetre 8.
0^
—
$evenir Q.
— 2 que a]
—
—
—
m
—
&
—
—
—
48
Li deuria del gent servir
Q'ai faich e faz de bon talen;
E
15
dobla ades
De
lei servir,
mon pessamen
m'aiut fes;
si
Ni no fo anc nulz amador
Qui fos tan leials vers amor:
Q'eu am e ges no trob merees.
Nom^poiria midonz demetre
ni.
20
Nulz mesfaiz e
nom
plevir,
lei
Se trop amar
n'es faillimen,
Sim
E
25
puos
sili
Car anc vers
trai fin'amors
vit faillir,
a garen;
se lo ver dir en volgues,
Ben sai qem
Lo genz cors
A
cui fos
fora valedor
gais de la genchor
anc clamai merees,
Per que mi plaz saluz trametre
IV.
A
30
mon Restaur que
pretz ab rie captenemen:
Com
pogra dono far faillimen
los bos faiz et enantir
Ves mi
Non
35
sap grazir
Toz
Son
qu'el seu servir sui
mes?
sai ni d'aicho n'ai temor,
Car tant
i
a sen e valor
Per q'eu dei ben trobar merees.
Mon
V.
cor non puosc aillors ametre,
Ni nom puosc ges de
leis partir;
—
—
14 pessa13 talenz D^, D*, G, Q, S.
12 gen^ Q, genx G. gen S.
15 leis Q, lei (con abrasione di -s) G, Del s. S.
i
codd.
17 Hai tan Q, leial S. In G il verso è aggiunto in margine.
16 nul S.
20 mesfait Q, nul mesfait S, sili] sii G Q,
in, 19 non G, midon S.
23 Sin
22 n'es] no nes Q. faillimenx tutti i codd.
sol puose S.
24 seu G Q.
25 qeu Q G
D^, D', fis amors en S garenx tutti i mss.
27 aue clamar S.
IV, 28 mi plax] me sap G Q.
D ^ D *, ualidor S.
32 donc\ adone
31 captenemenz tutti i ms. {rix e. S).
29 rastor S.
34 Ne ia de cho non
33 col S.
(aduno) Q G. faillimenx tutti i mss.
35 tant ia] ia G. In Q tant è aggiunto sul rigo, ies S.
ai paor S.
V, 37 cors Q.
36 deu G.
menx
—
tutti
—
—
—
—
—
—
—
—
,
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
49
Que
farai
donc?
tot dei soffrir
Pena e trebaìU cubertamen
Tant que merces e ohausimen
40
En
prend'al seu core ben apre»,
Qui
Se
VI.
S'ab
mir.
Ben
45
68 gonzer q'en mirador
cuit q'el
mene nota
mon non ea
socor,
merces.
Car qui
es leials servidor
De ben
cor envcrs son seignor
Dcu ben
per dreit trobar merces.
Traduzione.
Voglio intraprendere un saluto tale che a mia donna
I.
sappia dire tutto
il
il
mio talento e
il
mio desire e
male mischiatamcnte (insieme), ch'io ne ho e
il
la
bene e
gioia e
come
l'inquietudine; perchè io so bene se ella questo sapesse,
che mi prenderebbe per suo
senza cuore ingannatore,
l'amo
servo (amante) almeno, o ne avrebbe mercè.
E
II.
poiché non posso andarvi, là
(mandare), che
ho
le
dovrebbe sovvenire del
intendimento di
e
gentil
sapere
servire,
che
buona volontà, e raddoppia sempre il mìo
servirla (amarla), se mi aiuti fede; e non fu
fatto e faccio di
anche nessun amante che fosse tanto
io
le voglio far
amo e non trovo mercè.
in. Non mi potrebbe
sì
le
fallire,
la
leale verso
mia donna sensare nessun
se
non è
fallo
e
il
troppo
amare;
se
volessi
dime
mi sarebbe aiutatore il gentil cuore gaio
fosse mai domandato mercè.
IV.
Per che mi piace trasmettere
che sa gradire
39 dotte»
ehtmaimmx
m. 8, m] a
48 Dtben
8.
tutti
Q.
tutti
i
buoni
fatti
»\
il
fallo,
lei
non mi vide
mi
trae
posso promettere, perchè mai verso di
amore a testimonio;
amore; che
vero,
il
fino
ben so che
della più bella a cui
saluti al
e far prc^redirc
mio Ristoro,
il
suo prc^o
— 40 puu brab. 8, mbtrUtmtm
mas. — 41 fMi 8,
— 42iVi»Q, — 43 Q$ 9» gmuor a — 45 «•/
— VI, 46 Cbr
Oa qui Q, hial 8, mrmdon D*. —
&
i
tutti
mss.
Tatta la tornata
^
S.
manca
in
ei«Uo B«rtoBÌ, BwbMtiao BanMIL
i
D*.
4
50
con ricco contegno; come potrebbe dunque far mancamento
verso di me, che son messo al suo servire?
Non
ciò
non ho timore, perchè tanto vi ha senno
che
io
e
[lo]
so, e di
valore,
per
debbo bene trovar mercè.
V. Non posso mettere altrove il mio cuore, e non posso
lei (= lasciar di amarla); che farò dunque?
punto partire da
Debbo
soffrire tutta
mercede
il
e scelta
più bello che
pena e travaglio copertamente, tanto che
ne prenda
si
suo corpo bene appreso, che è
miri allo specchio.
soccorre, ben penso che al
VI.
al
Per che chi è
mondo non
leale
Se con mercè non mi
esiste mercè.
servo (amante) di buon cuore
inverso al suo signore deve bene per dritto trovare mercè.
POESIE DI DUBBIA ATTRIBUZIONE'.
1) Faccio qo) seguire
p.
dae
testi,
d«
me
23, che paionmi appartenere, per ragioni
a Quillom Ademar.
Aggiungo per ultimo
quale rimando alla >note al testo* a
p.
indicati coi
nomerì C e 7 a
bteme ed estane
la oobbola di
già esprssw,
«Lambert*, sulla
66.
4*
L
A (Bonanel), o. 69'-^ T (Ageour),
Studi di
L
176'.
o.
nm,,
filol.
m,
OMini,
p.
U rim» diR,B.,p,2»^
206, n* 194.
Pois vei quel temps s'aserena
£
E
g'csmera e meillura,
per
de
ioi
verdura
la
Quel bels temps
amena,
clars nos
Estera ben qu'ieu chantes
5
Si pogues e m'al^res:
Mas som
tol ioi e chantar,
Cab amor
non puosc trobar
Merce; maiamen mi mena,
10
IL'
Que
sol
Ben
pert m'ententa e
Cum
Lo
E
cel
E
fam
c'a
m.
et
prò
nuills
semena
enduro
li
hom
lai noi
Mal son
20
mitol T.
tenie T.
prò
21
2 eternerà
on
grot,
s'a ventura
s'escarìda lo mena.
1.
—
eel] eil
—
ni mesuro,
— 6 « dMti T. — 7
— II, 11 mfamtmUt] tn*blat T. — li firn] ttmT. ^ per m 9t
A. — 20 t'eeearUa] talmni» T. —
4 cel bel L elar T.
— 8 eambamor T. —
— 12
T ^ 13
col a.]
nois pot gardar
Lai oia voi amore mi mena
li tenges T.
OM
tonies,
convegna anar,
Noi garda dreìch
I,
cara,
pert son trcbaill adcs;
Mas
Que
E
ma
que geta en l'arena
biat e ara e
sofrc
Per so
15
de mi non pren cura.
10 Que] £K T.
il
18 eoueigna
on ttoU amor.
Iti,
54
Per
q'ieu sui en greu rancura
C'atressi
25
Quand
E
li
cum
la balena^
marinier son sus
Guida estar ferm chascus,
Elais fai totz perillar;
Atressi voi de mi far
Amors; quand aissim malmena,
30
De mort
Mout
IV.
es estragn'aventura.
Ai
las,
cum
sui
Qe
car
mos
cors nois refrena
D'amar
35
sui en aventura.
lieis,
en greu pena!
que tant m'es dura,
M^es SOS cors escurs e brus;
No
sai que men disses plus.
Mas en queis deu hom fiar,
Quan so qu^ieu plus pens amar
Fai enves mi desmesura
40
Em
mostra
Peccai
V.
E
orgoill
fai c'aissim
em malmena?
malmena
noi garda ies dreitura.
Ai, dompna, on totz
iois
snatura.
Per quem tormenta nim pena
45
Tant
fort vostr'amors ni vos?
Ja non vos es negus pros,
Ni
dels sieu mezeis baissar
Nuils autz
hom
nois pot honrar;
Sim don de vos bon'estrena
50
Dieus, tortz es e desmesura.
Mout
VI.
es bella a
desmesura
Genta fresca bianca e lena
—
—
—
27 Elals] elos T.
29 quand aissim] eenaisi mi.
30 De
mort] e de morir.
IV, 31 es estragn'] ai estraigna A.
33 qe can
man cor no refrena T.
36 que men] cem T.
37 fiar deest A.
38 ce plus pos a. T.
V, 42 dreitura] mesura T.
43 deest T.
45 amor T.
46 negus] nuli T.
48 autx deest T.
50 es deest T.
VI, 51 a desmesura] outra misura A.
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
—
55
quem
Cill
Do
55
ten en
n
ben non n
nuill
oadoia;
fraichiira;
Molt 68 806 con bols 6 bo6
E
avinont e proe;
ili
No la puosc tant gent lauzar,
Cam 8aup toU bes formar
Ab Botil sabcr natura:
i
60
VII.
Mout en
desir bon'cstrena.
Dompna,
s'iea rai
De
envdoe
clamar merce vas voe,
Sapchatz, cocha m'o fai far,
Per que nous deu cnoiar,
65
Qu'ieuB
am
Que no
fetz Paris Elena.
Dompna,
Vili.
si
plus senes misura
razos vos par
Per merce qu'o deiatz far,
Aleujatz mi la greu pena
70
Quem
faitz sofrir aspr'e dura.
n.
À(Bonanel),
o. 60**;
T
(A9emar),
Studi di
Mout
I.
Un
176\
o.
romoma,
chantera de
ioi
Casini,
III, p.
Le rime di
RR^
p.26;
205, n* 193.
e voluntiers
leu sonet per dar m'csbaudimen,
con(^e8 que chans
S'ieu
5
fÙol.
Mi poguee dar
al
Cusanssa es e
totz
ni alegrìcrs
cor al^ramen,
temps Taug
retraire
— 57 tawuHr] mmar T. — 58 mmp]
T. — 60 htm'\ d06it T. — 711,
61 s'ieu] aen T, mmìm] mutio» A. — 63 eocha deest T. — 64 nom»]
tMM T. — 66
mieura] a de»me$ura T. — Vili, 67 Bomm itm^^ma T.
— 68 per meroee o d. 1. — 70 aspra A.
gioi T. — 2 dar m'] darmi T. — 3 eim tm$» unni im a. T.
I,
55 beU] belT
sap
T.
—
59
Am
».
1
—
56iU
deest T.
eoiii eaber fiat
dura
56
Que
Qel
s'alegron tuìch
C^om non
Mas mi
n.
Quem
10
amador,
fin
li
d^amor es tant bos e tant
iois
mas
a ben,
cel q^es
fis,
amaire.
fis
auci l'amoros desiriers
mout longamen;
ten et m'a tengut
C^ab bels semblanz e ab digz plazentiers
Me
La
mis
cor lo fuoc d'amor arden
al
plus bella qez ano nasques de maire;
Per qu'eu mi teing
E
III.
foram meills fos
Don
Car
aillors
mos
penssiers
leu agues calacom iauzimen,
de
ies
Non
20
on es mos
lai,
mas
aten ieu
S'avrai aitant, car
ira e
Quem
promet
ioi c'ab
Deu bon'amor
cossiriers,
pessamen;
es la bellaire,
ili
C'us bos espers adoussa
IV.
ad honor,
lo trebaill
Et on plus art cum l'aurs plus fis deveing
Envers amor qem fai ira e maltraire.
15
ma
dolor,
merce, so m'es
vis,
trobar bons merceìaire.
Gais cors adreitz gens francs e vertadiers
25
Per dieu
mi bon chausimen:
aiatz ves
Que cum la naus que mena lo tempiers
Que sobrel mar sofre pena e tormen.
Ni a
conseill
6 ssalegrom T.
ce
12
f.
a.
Me
l'aurs]
T.
—
II,
comlaur
T.
calurs fos T, mos]
man
e.
T.
—
21
am
A, fuoc]
—
A.
fioc T.
T.
—
—
tempesta T.
guidaire] gardaire T.
e
11
—
23 Qitem]
—
—
q'es guidaire,
tan dout^ T.
—
cam
am
b.
s.
et
8 bes
T.
—
T.
Me
—
mas
cels
ditx pi. T.
13 qex anc] ceanc T.
aucum
18 cai
car ella es bellaire
ben A; bons] bon T, francs A.
lo
—
16 fai ira] faire
mon
{adosa T)] madoussa A.
nao cemena
non dieu
7 cel gioi T,
10 m'a]
mi mes
mis]
—
si
—
—
15 eum-
III, 17 fora T, fos aillors]
T.
—
19 ce delai ones tut
22 bos] doutp T, adoussa
T, merce] merces T.
—
IV, 25 gens francs desunt T.
28 sobrel] sobre
T.
—
24 bon']
—
29 si non]
27 la
ma
T,
67
30
Sui eu en gran
E
pcrill
per voftr'amor
dompna, vet cui eetau aolis,
Traitz m'a bon port si oum ete debooaire.
voB,
mi foa pros ni mestien
Ves ma dompna, ben agra b<ni telan;
y.
Si bela lauzars
36
Mas hom non poi dire tant es aobrien
Lo sieu rio prctz fin e car e valen
Quo iintur» quo tan gen la saup faire
Qan la formct plus bella e meillor,
Totz Ics boa aipa del mon en lieia assis:
40
Per qu'ad uutra mos cors noia poi
Mas a mos ops fo mais lo ioms primiers
QHeu vi la bella ab la cara rizen,
Cane pois non fui de mos huoills parsoniert
Ni de mon cor c'adcs mi vant fugen;
VI.
45
Cab
E
Ni
ant pres lor luoo e lor repaire
lieis
vas mi son fellon e traidor,
Que nom
Vn.
atrairc.
dizon de
novellas,
don
ja
lieis
ni joc ni ria
mos
cors s'esclaire.
Domidieu prec q'es verais cha|)dellaire,
50 Seigne'n Monal, qu'el vos cresca honor
Eus don venccr totz vostres enemics
E cobrar Ver q'ac lo coms vostre paire.
Vni.
Seigne'n Monal, non ere que tarze gaire
55
Que eu veirai
Que longamen
mon
en Raimon
seignor,
n'ai estat, so m'es vis,
Qu^el es de pretz capdels e govemaìre.
31 cstaue T.
sap T.
—
—
V, 33
«W
—
39 Qan] car T.
bel
40
—
—
huoills] Itogli T, parsoniera] giustifier T.
copista di T, deve aver saltato
repaire
—
E
uas mi son follon
48 mos eors
s'esci.] lo
verais] quelleis T.
—
e.
—
35 din] dir T.
lousarT
VI, 43
cor no p. T.
mon
una
Il eod.
ha
eor meselaire T.
50 aeigner T.
—
44 fiigum T.
riga, poiché
:
lor loo
—
37
mu^]
fui] fo I,
— 45— 46
panh
il
mmieano
le
en tracor
qm ooo dìgoD.
VII, 49
Dameéinu
:
lor
T, {'«t
58
ni.
Lambertz.
H,
n" 197 Studi di
filol.
rom., V, n» 197.
Seigner, scel qi la putìa
Men
laissa s'en fai honor;
Qu'eu m'o teing a manentia,
Qi m'en
5
CWc
No
Qe
8
mi
laissei
prez ni largor,
ma
voill far autre labor,
fotres m'ac tal labor,
Qu'eu
10
fai
a nuill iorn de
laissei la clerezia
E
teng
E
lo
mon
con per
H; derexia H.
vet per prior
refreitor.
via
NOTE
AI TESTI.
Note
ai tostL
I.
hanno
I tre codici
divergenza signifìcante
V.
43
ìeialmen
d'accordo al
discordano:
A
tra loro stretti rapporti;
riscontra
qua e
là:
v.
{ueramen
42
Cosi
DP
altri
fatti,
il
I
{Que DP),
in
cui
altri
P, Pro-
e gai
seguente schema:
.
I
I
r
y
I
I
D
29.
A
ranno ancora
(sabetx)
pongo, in base a questi e ad
V.
tuttaria qualche
12 Cor
D, uiamen P).
contro A faaubeix); ma
44 /SD (« P)» v. 31 gai e fr. D, fr.
v.
v.
si
P
Preferisco l'interpunzione del
Levy, Op. e L
eit.,
t^
quella del Casini: qu'ieu tan desir, dieus, coras la vetrai.
V.
54.
Casini ammette,
Il
andato perduto tra
i
w. 54
aenia ragione, ohe un yerso aia
— 66.
n.
Ortografia dell'unico ms.
D. Quando
si ò preferita generalmente la giafia di
V.
19.
Così nel ms.
q'm.
Il
inteoe
i
ma. MOO pmeqM,
A.
Caa. legge q'm.
ma
non r'è
ragione di mutare la lettera del codice.
V.
V.
y.
34.
da
37.
Sa
41.
lei.
Casini, Ritne, p. 6 sostituisce, senaa ngìooei
vermeilla.
Restaur.
Sa, non la (Casini, Rim», p.
Questo «senhaU
fu usato
.
43:
Belh Rostaar, sol qo'ab voe pnasoa trobar maroe,
dan mot ohasoon qae per amie
ha
«mm.
il
ms.
anche da SordeUo
nel pianto di Blacasso (De Lollis, Sord., p. 166),
À mon
6),
non
ta.
62
m.
e
L.
mentre
C va
ms.
I]
A
Eccone
AL,
e plits
aips ni sa beutat
plaxen
AL:
v.
E
C,
2.
fronte ad
di
plus
CA
als ditx; v. 16.
adreit
L
Los
plaxer,
sieus bos
C: per so mon cor mi
fronte a
di
devire,
C: son douz esgar plazentier db gen
tremolar e frire; v. 36.
mentre
evidentemente a se,
considerato
alcune prove:
ni que de
vexer
lieis
sia jauzire,
ecc.
Può
fai
rire,
affer-
marsi adunque che siano esistite due redazioni di questo componi-
mento,
è
l'una
cui
di
sono
differenze
rappresentata
che non
e tante,
tali
ma
sare ad alterazioni di copisti,
tramanda
al V.
16
la
esito poi
tremblar e frire),
La
seconda edizione migliorata.
Le
da D.
mentre
parentela di
i
ritocchi
ad affermare che
prima redazione del componimento
brutto
il
l'altra
può legittimamente pen-
bisogna ammettere che
Non
siano dovuti allo stesso autore.
ci
da C,
si
(si
A ed L
AeL è
noti,
ci
ad
C
es.,
danno
la
senza dubbio
come è dimostrato dall'apparato delle varianti, ma al
49 compare in L un dopos, che si dovrà leggere doptos, di
fronte a un cochos di A e al v. 52 L ha una lezione inferiore
assai stretta,
V.
Propongo adunque
ad A.
il
seguente schema:
I
X
I
C
e per la seconda redazione:
A
Dopo
ciò,
L
sarà ch'io dica quali ragioni
inutile
a preferire la lezione di
dovuto
AL
sempre,
preferirla
se
nel maggior
mi abbiano
numero
di
indotto
Avrei
casi.
non mi avesse tenuto dal
farlo
la
considerazione che l'opinion mia è basata sopra una congetura plausibile, se si vuole,
V.
si
35.
ma
pur sempre soggetta
devire.
troverebbe al
v.
45
alla sorte delle congetture.
Trovasi già in rima al
della strofe seguente.
v. 16.
Remire
di
C
68
37.
V.
aveva
V.
La
qui'l.
ma
letto: qu'il;
Anche
47.
^w
lettura:
</
ò domia
qui occorre, senta dubbio,
qui:
perchè occorre
ai'l,
Lery.
n OMai
pronome
m^f^hfl^^
al
il
il
maaohila
IV.
D.
Ortografia dell'unico ras.
Su questo verbo è da
derdre.
16.
V.
Provmx. Suppi-Wtìrierbueh,
23.
V.
p.
D
Così nel ma.
dei.
Lotj,
oonaoltarai
104.
II,
deu del Casini {Rime di
R R,
12) deve dunque essere una svista.
w. 26
— 27.
Levy, Op.
Il
Dono quem
Oc, ea.
—
e
Ms. faras nos
Ohe
plaideja
sia
di
e penso che
— 44.
a
Dovremo
p. 39.
nos in vols, o quello di ten
in
iam9
Jo muto anche faras in farai,
In luogo di: vas [na Biatrìtzj leggo [A nafi.]
ms. vada collocato soltanto nel verso pre-
itas del
il
alle varianti
un sostantivo, e non già una forma verbale, è
stato veduto dal Levy.
w. 43
trop foleja
plaideja.
Faras va aggiunto
ten.
mutamento
il
eU. ruol leggere:
Quar
Per que?
Qui seo son dan e seo
accettare
l.
Vola t'en partir?
faras?
cedente [Ui vas Est].
Cfr.
VI, 64.
V.
C
20
stacca
si
bl ten de corr
nous
casi
ttei;
A
un po'da
30 quar
helh (gen)^
(tost
22 ab gen
da
sta
solo,
AD
ai
e cor).
A ai
il
v.
50
al v.
stacca da
in
37
si
E (piuois)
44 mos
31 Puoia mo» ntkntr».
con servidor
Notevole la mancanza di tutto
19
beik (doux),
estar (uperar)^
D'altro lato,
(e e genf-,
ma
w. 12
42
fquant),
D:
(hos)
vr.
15
In questi
accorda con
C
A D.
\
X
I
C
y. 15.
di
A
nous
Il Casini
vei.
(Rime di
R
AD
I
1
y
7
i
1
R,
p.
17) accetta
la
Ciò rappresenta già un miglioramento di
lenone
fronte
64
Propugn.
al volvei dell'edizione anteriore.
indovinata
lezione,
facilmente
cit,,
Levy,
dal
443.
p,
Op. e
La buona
è
data
444) e men
vaili
l.
cit,
dal ms. C.
{Propugn.
vaili
cit.,
p.
deve leggere evidentemente anuaill {Lex. rom.,
Si
p. 18).
cit.,
man
Casini:
35.
V.
{Rime
IV, 345 »anuaillar«).
Levy, Op.
Cfr.
dt. e
cit.
l.
Yl.
seguita
L'ortografìa,
Els auzels.
V. 5.
anche leggere:
V. 10.
Op.
cit.
naturalmente
è
quella
el
E
auzels.
che potrebbesi
chiaro
Cfr. al v. precedente:
la flor(s) e l'erba.
senso di questo verso è stato ben colto dal Levy,
e, che
l.
Ms.
e Vauxelfs).
Il
w. 18
stampa,
nella
D.
dell'unico ms.
de Born
cita B.
— 19.
Levy, Op.
l.
6,
52
Stimming).
(ediz.
e, traduce giustamente:
»wo
die
an Besitz Armen, die treu und wahr sind, sich befìnden mu6ten«,
contro
»dove
Casini:
il
prò veri di fino
i
avere verace dovrebbero
stare «.
V.
23.
Ms.
es.
del copista italiano di
Per
solo
D*
legge
V)
di
ricordo
D,
Questo ms. ha qua e là qualche forma
nel componimento
es.
attribuisce per errore a
(str.
Eistabilisco
poiché e deve essere considerato come un errore
sicuramente es,
italiana.
riprodotto tal quale dal Casini.
e,
E
Q''eu conosco.
aver incontrati,
Uns
novels pessamenx, che
Eambertino
(cfr.
non mancano
pp. 18 e 24),
italianismi, che
altri
senza notarli, durante
il
si
i
miei studi sul
celebre ms. estense.
V.
42.
ders.
Part. pass, di derdre.
Worterbuch, II, 105,
vv.
45
— 46.
Levy,
Provenx. Suppl.-
col. 2.
Il Casini
interpreta erroneamente
»con caval-
care e con preparare molti ricchi tornei, assaltando e azzuffandosi «.
È
chiaro
Levy,
Si
che
Litterat.
la
difficoltà è presentata
cit.,
col.
può anche pensare
507
(e
meglio,
»con cavalcare e con armare
mesclatx.«
Mesclar
tornei
da viran, che secondo
significherebbe
noi
ricorre
a
Bertr.
molti
ricchi
de Born,
batalha o gìwrra trovasi nei testi antichi provenzali.
e
il
sehen«.
mio parere) a viram,
vedremmo
in
»man wurde
cioè:
tornei
mesclar
65
vn.
G
mas.
fl
per
oome appare
si
4
TT.
Numerosi
eoo.
Tot
V.
ma
(Unif,
ad 8,
15, 10, 27 ec&).
Onde
6,
DSD*
n
1.
V. 10.
v.
Il Li
<{ di fronte
D%
D*,
fteooa dagli altri
(eomj^
seguente schema:
il
4|
scUutx fsalux) di tutti
omaggio
biato in salut, in
È
Utre.
un
alla
— 46
mss. va naturalmente cam-
italianismo.
Cfr.
per
obi.
p. 23.
nom.
il
Rime,
p.
9 traduce: *nè
di
dò
senso della frase ò appunto l'opposto, perche
il
esempi al
Altri
del nostro poeta, p. 39.
Casini,
34.
i
grammatica.
amador ò un caso
16.
rV, 45
Qum
7
(man),
dall'apparato delle varianti (9,
8
y.
man
oasi di accordo di
i
può proporre
\.
8 d
vanno naturalmente insieme;
()
i
n'ho timore*,
n* di n'o»
1'
sta per no.
Nota
al testo di
>Lambert<.
Seigner, oel qui
Questa strofe, attribuita a un
(cod.
H)
—
il
solo ms., che la
oobbole
la putia.
> Lambert*
oontoiga —
(Oauchat-Kehrli,
quattro
nn'
194
chi
mai Amerigo [de Peguilhan] lascerebbe
I.
3207
una
serie
nm., Y,
ohe furono scambiate dai seguenti poeti:
Pigerà
(Figueira).
Questi domanda a Bolran d'Aurei a
ricohesu, che ha messi insieme in
&me,
è
l'ultima di
Studi di fUoL
di
— 197)
,
nel codice Yatic.
Italia,
il
suo avere e
dato ch'egli morisse prima di Ognissanti:
Olalio B«rtoal,
>«Hlii
BKvaMli.
la
eoa
sopportando freddo e
5
66
Figera:
Bertran d'Aurei, se moria
N'Aimerics anz de martror,
Digatz a cui laissaria
Son aver e sa
ricor,
C'a conques en Lombardia
Suffertan freit e langor.
9om
dison gl'albergador.
Pero ben fez
la
E
gran lauzor,
dis del rei
mezia^
Sol q'el so tegna ad honor.
II.
tran
N'Aimerics de Piguillan.
d'Aurei a chi mai
Domanda
allo stesso
Figueira avrebbe lasciato
il
cuore traditore pieno d'inganno, di bugia,
il
suo
Berfalso
noia e di follia di
di
vergogna e di disonore, dato che fosse stato ucciso da un certo
signor Uggeri.
Bertran d'Aurei.
III.
e dice
che
il
minore l'inganno e la
il
lasciare a
messer Giovannetto-il-
noie e la follia a Uggeri
falsità, -le
tore e a Messer Budello
nesimo e
Risponde ad Aimeric de Peguìlhan
Figueira potrebbe
disonore e a messer Lamberto
il
bere a messer
Compito -fiore
e
i
ribaldi
il
putta-
il
a
fingi-
messer
Amatore:
Bertran d'Aurei
li
respondet:
N' Aimeric laissar porrla
A'n ^oanet
lo
menor
L'enian et la tricharia,
Car
E
el
viu
d'aitai labor,
l'enoiz e la folla
A'n N'Auzer
E
a'n
fegnedor
lo
Budel desonor
Et a'n Lambert
la putla
El beure a'n Complt-fl.or
Els arloz a Nn'Amador.
IV.
i
testi di
Risponde
»Lambertz«
dubbia autenticità.
Ogni
la strofe pubblicata
da noi fra
lettore potrà tradurla,
se crede,
con
1) Allusione a un componimento
(Crescini, Manuale^^ p. 338):
di
A. de PeguUhan,
Al bon metge maestre Frederic
di, metgia,
que de metgar nois
tric.
che
finisce
«7
Qui basterà dire cho Ttutoro
per suo conto.
Il
De LoUia
(nn'
198 — 200) S
e
Giammai
bel
cosi
spada non credo
colpo di
vedesse quale qneUo che dette mssser Uggeri sul rìso a
si
messer Guglielmo Ootasegnata* ...
A
questo colpo allude anche
Sordello in una cobbola contenuta nel medesimo cani.
Pare poi che Sordello rìceTesse, in questa o
una cobbola,
De
XU,
42).
n* 237.
in altia occasione,
quale risponde seccato
alla
(Canz. lauienz. PI.
H,
Aimeric de Peguilhan, ohe
a sentir
fiasco sul capo,
ciò
nello quali
un corto Paves, Figueira e Aimeric de Peguilhan.
l>arlano
Quest'ultimo dice:
che
H
o«to
con tre altre, ohe
allaccia questo quattro oobbole
seguono immediatamente nel oaox.
glorU di
ti
grande onore.
abitudini, che non son proprio fatte per fare
il
trovatore di Ooito
Anche queste due ultime
Lollis vuol riattaccare alle precedenti
un
scriTO sa
Di contro,
strofi
il
il
Torraca
considera lo prime quattro coble per so stanti'.
penso anch'io che non abbiamo ragioni
Qiuinto a me,
a
cienti
dieci
le
il
Da
un solo
nella ([ualc
Peguiliian
vi
avvenuto in una
198—200
il
anche che
anno
la
di
come a cosa
già nota e può ben
siano posteriori qualche poco (dico
strofi
1) C.
De
ttor. d.
medesima occasione,
tratti
cioè nel
potrebbe identificarne l'autore con
si
Lollis,
BibL, XI), HaUe
Oiom.
si
un
di
di storia) all'avveoii^ento.
a. 8.,
il
Vita e pouie tU SordeUo di
1896, p. i • Pro
UttertUura ilaliama,
SonMh
XXX (1897),
1216 o 1220',
Buvalelli, ohe
OoHo
H
(nn' 194, 195, 196,
197, 198, 199, 200 o 237) andapnero considento «aaiemo. benché
(194—197) abbia rime
2) Ctr. F. Torraca,
3) 8ì badi
PkiioL, IV, 439).
A me
di fare
U
prima
proprie.
V. li»i.
Oiomaie aamtescv, iV ^io-.n>j
di H, n* 194, ti allude a una poesia di
surìtta intomo al 1218 (Bartsch, Znt4eMrifl fìkr
li De Lollis pensa al 1220; U Tonaca al 1216.
in
(.'
ohe nella cobla
A. de Peguilhan che fa
nm.
(l
maUt, in
Anche il Levy,
é» Oodio,
p. 125.
nella sua ed. del Figueira riteneva die le oobbole di
serie
faitto
Supposto
cobbola di Lamberto fosse stata scrìtta nel medesimo
e, se vuoisi, nella
difficilmente
poema e
suffi-
tutt'e
un buon oolpo da Uggeri;
qualche poco, perchè nessuno ammetterà che
memorando, degno
bettola,
e 237 c'è un accenno alla
Figueira ebbe
allude
che queste quattro
darsi
fatto,
Nei num.
strofi.
volgare lotta
ma
a
riferir
qui non importa del resto precisare
U data,
il
che sarebbe imi
eoo eaatteitt, per manoanaa di elementi.
6*
68
uomo noto per
già era
i
suoi pubblici uffici ed era già stato chia-
mato podestà
in varie città.
pompa
cobbola,
fa
nella
Quel linguaggio da
trivio,
di
che
si
non è certamente degno d'un podestà,
quale Rambertino, che fu confermato in carica tre anni a Genova
per
il
suo senno e
si
come dicono
buon nome,
suo
il
Yero è che
genovesi.
annali
gli
può anche essere un buon podestà e
timorate
mancando
decisive,
che
ma
nostre;
delle
è vero altresì che non v'hanno ragioni
per credere una cosa
documenti,
i
Ognuno pensi
l'altra.
scri-
meno
vere de'versi sconci; vero è che le bocche del sec. XIII eran
ciò
che
vuole.
che
Io,
piuttosto
ho
passato
qualche buona ora insieme a Rambertino Buvalelli e a traverso
suoi
un
di spirito e
tribuirgli
petto
sentimento del beUo, rifuggo dall'at-
aristocratico
codesti
a darglieli e
il
i
ho sentito, o mi è parso di sentire, una certa finezza
versi
dieci
Ma
versi.
degli
eruditi
provenzalisti,
più spiace;
ma
il
non mi
io
Intorno a certe questioni
adonterei.
per avventura,
se altri tenesse,
tenesse proprio con quell'ardore, che scalda talvolta
ci
il
scandalizzerei
perder tempo a chi
perderlo intomo ad altre,
spiace anche
né
piìi sa
a chi
sa poco!
Note metriche*.
Nella
metrica
tratti
che svelano
lirica
italiana
frequenti
delle
di
le
R. Buvalelli
abitudini
origini
la
possono
si
del
italiane
sinalefe
che nella poesia provenzale.
e
ravvisare
alcuni
verseggiatore.
Nella
sono assai più
l'elisione
Si
potrebbe anzi dire, in
generale, che mentre in Provenza è assai diffuso lo iato^, in Italia
l'elisione
Di codesta infra-
tende subito a divenire legge costante.
zione alle sottili
norme occitaniche
ci
dà esempio Bonifacio Calvo 2,
1) Mi limito, nelle note metriche, come già in quelle dedicate ai
a studiare i soli componimenti di Rambertino. Non tocco di quelli
di dubbia attribuzione, che ho riprodotti per iscrupolo eccessivo, convinto
testi,
qual sono che non siano del Buvalelli.
2) Sullo iato e l'elisione in provenzale, rimando a un opuscoletto di
Hiat u. Elision im Provenxalischen, Marburg 1885 {Atisg.
Abhandl. aus d. Oebiete d. roman. Philol., hgg. von E. Stengel).
A. Pleines,
u.
3) L'osservazione è già stata fatta dallo
roman. Phil., XXI 573
M. Pelaez, Qiorn. stor. d.
f.
in
un cenno
leti,
ital.,
Schultz- Gora,
critico
XXIX,
Zeitsehrift
dell'edizione del Calvo di
fase.
2
—
3.
69
quale dorremo ora aggiungere Q Buvalelli'.
al
componimonto
dì
Eu
III
sai
norme
contraria alle
() -)-
olia sopprime a
la fior,
Vo
dirittura
ad a,
Vn,
di fio dinanzi
inCitti,
k
a
nel
ùuUefe
B tal-
VII, 22:
e,
faillimeii.
do bon pretz n*es amane e eenrire, o dinanzi
Si
34:
Non
pnm.
Car aCl es proe ab
m,
dopo qui,
nat temor'.
ni d'aicho
sai
Registro anche la caduta di e nel
d
dopo
ti,
m,
47:
l'eagart doblarìa'
37:
Oart
Un
Quatti
permette
si
Provenza: tomer^^^tèidot,
di
Se trop amar n'u
Anche ni, 46:
40
r.
ai
meteis qui'l ee ni sia farìa^
^
altro caso di sinalefe
abbiamo nel componimento
Tbst
m'ara
de chantar gequit», VI, 65:
E
n
Levy,
di,
Lit.
mon
a
col.
507
Synaloephe la^^pn (nicht
pare che
Levy
il
sia
Rostaur
on
eetai.
>Zu bemeriwn
osserva:
^,
nel
lai
denn die Ha. bat
vero.
La
sinalefe
lai
ist
die atarke
Non mi
et a), e
on non sarebbe
ammissibile neppure nella metrica italiana antica e moderna (per
ee.
credo che
là /ove) .e
il
all'uso italiano,
ha
et,
non se la sarebbe pormeaai.
Buvalelli
Indino invece ad accettare, come
poesibile, la sinalefe
^,
conforme
anche perohò roeaervazione del Levy, che
non infirma per nulla
la noetra suppceizione.
il
cod.
Nell'originale
avevasi forse la nota tironiana, che può bene interpretarsi per et
e in provenzale; e {wi et poteva
Nel
in
D
V.
42 dd componimento
eeperar,
1)
in
luogo di ettari
anche leggerai aemplioemente
V
S'a
mon
Se queeta
Betiamr
ai
leiione è
e.
legge
da pre-
Un altro trovatore,
ohe laeoia sfuggir» alcuni italianiami Dalla oompo*
In genere, poaiiam dire ehe te abHadiBi
dei troTatorì italiani non sono ancora slate atndiate, oobm bmcìloro rapporti con le nonne provonsali e itahane.
Stanno contro le oaanae trobadorìcbe. «Das oinno wild in kebam
vokaliscbem Anlant elidi«rt<, Pleines, Op. ei/., p. 67.
siziono de'sQoi versi, è B. Zorzi.
metricho
tano, nei
2)
Falle vor
3)
mente
il
Casini legge {Rum dt, p. 25) *'ii. ma qui oooorre evideate»
pronomo maschile (e non già il femminile), altrimeati il senso bob
poeta dice ohe
corro spedito.
II
pregio e
senno.
il
il
A
chi ?
È
il
gtiardo dell'amata farebbe raddoppiare
chiaro che si tntta dt
ob noma
stampa qm'iL Per la oorreakaie, otr. p. 63.
5) espertw non flgnre, per mia dimentioaDsa, onde fMoio qni ammoida, tra le varianti, a p. 42.
4) Casini
70
(l'ho
ferirsi
preferita nella traduzione e avrei dovuto preferirla,
anche
verità,
dall'ital.
nel
testo),
E. Buvalelli attinse
il
promossa
elisione
suoi schemi ai poeti di Provenza.
i
componimento (VI) presenta uno schema
solo
ha esempio nella
sarlo,
forte
sperare.
Un
che
ha qui una
si
in
lirica
Nulla
Buvalelli abbia creato codesto tipo?
ma
che in
considerazione,
la
di cui
non
si
Dovremo per questo credere
occitanica.
tutti
gli
ci
vieta di pen-
altri
componimenti
il
trovatore bolognese è pedissequo seguace dei trovatori occitanici
e
ch'egli
non
contenuto
splende
de'suoi
modellata
questione
sia
naufragio
dell'antica
per
certo
forma
nella
originalità
mi induce a credere che
versi,
un
sopra
provenzale
testo
fu
occitanica
lirica
tale,
e
nel
poesia
la
perduto.
in
Il
che anche questa
congettura può essere affacciata, tanto più che in questo caso, pur
non costando nulla, non può
né comoda, ne incomoda.
dirsi
E una
congettura e nulla più.
I.
Al cor m'estai l'amoros desiriers.
%o ^10 ^10 %o %o ^10 ^10 ^10- ^ strofi doppie con doppia tornata.
Maus, Peire Cardenals Strophenhau in Ausg. u. Ahìi. V,
p.
89
registra per errore
hanno questo
nostro
il
schema con 8
Eamb. Buvalelli
e
sillabe,
cioè:
i
poeti che
3;
Aim. de
tra
Bertr.
Peg. 43; B. de Vent. 40; 461, 63; P. Brem. 17; Marc. 3; Matfre
Erm.
Donna de Villanova
5;
47 (Maus,
ag
bg ag bg
Cg
Cg
dg
^8 ^8Cfr.
E
461, 23.
Er quant florisson
IL
^^ ^8
1;
si
aggiunga P. Card.
p. 16).
Maus,
pp.
8
das 13;
Bonif. Calvo
è
108
5
— 109.
strofi
unisonanti
con
tornata
schema,
con
tutti
Questo
presentato da Bertr. Carb. 61;
versi di
sili.,
dg.
verger,
li
14;
Elias Fons.
1;
i
Dande de Pra-
P. Yidal 35;
Guill.
Uc
d'Albi 1.
III.
Eu
sai la fior plus bella d'autra fior,
5
^10 ^lo'
^10 ^lo'
^10 %o %o10) ^10
"io ^10 ^lo'
"io ^lo'
"io ^10
con una tornata (schema degli ultimi tre versi)
strofi
unisonanti
71
Schema
qnello di
a
Bomigliaiito
sentano questo schema, con
12,2, 68
4G1,
(24);
versi
186,
sillabe :
U
Maus,
Cfr.
Bertr.
Ter 8;
de Carb.
Ouir.
118, n* 548.
p.
Pro-
d'OUr
Ram-
e d femminili.
bertino ha
Qes de chantar nom toìH geqair.
rV.
ag b^' bg' a^ c^ d^' d,'
Le strofi sono
Maus, p. 120,
dg' d,' e^'.
Cfr.
Bom
con 8 sillabe: B. de
S'a
y.
Bg
de
man BuUmr.
8*0
10
di
Ouill.
d'Arie 43, 70; Lanfr. Cig. 8.
V
^8
N
i^s
5
e^'.
strofi
oon doppia tornata <%
iinisonanti.
n* 697.
Presentano Io atetao schema
1; Raim.
de Mirav.
mon Restaur pogues
^ ^
^
^8 ^8
6.
plazer.
^ ^^^^ unisonanti oon tor-
^-
nata costituita dallo schema degli ultimi quattro TersL
Cfr.
con 8
Maus,
sillabo:
Pradas 3;
Presentano lo atetao adienia
118, n" 649.
p.
Garin d'Àpcher 6; Raimb. de Vaq. 23;
Raimbaut
Oauc. Faidit 5, 8; 461,
1;
Bel 13; Sordel 23, con
461, 237;
e fera.;
tPradaac 2,.o e d sono fem.
De
Cfr.
Dande de
149;
Aim. de
Bertr. Carb. 47.
In
Lollis, Sordello, p. 133.
Totz m'era de chantar gequits.
VI.
ag b, b^ c^ 0^ b, b^ d, a^ dg.
6
strofi
oniaonanti
e
trai-
nata costituita dallo schema degli ultimi 6 versi.
Conosco
Cfr.
Maus,
p.
questo
123,
solo
n*
schema
546,
nella
letteratura
quale aggiunge,
il
accanto al numero 8, che indica le
Vn. D'un salut me
•s'b^bgi^Cgd^e^e^d^.
proveniale.
a torto,
un(?)
sillabe.
voill entremetre.
Cinque
strofi
oniaonaati
ooa
tornata e^ e, d^.
Nel Hans,
8.
Lamb. de Bov.
p.
3.
123,
n*
685
trovo:
a 10
Si tratta evidentemente di
nella poesia del Buvalelli tutti
i
a.,
b 7
a.,
un errore,
versi sono di otto sillabe.
ode 8
poioliè
APPENDICE.
.
l
(Aj-obivio di Stato di
In
n
Anno
nomine.
Cristi
'j
Bologna, liegùtro gro9$o,
einsdem
Cremonenai et magistro
Qracia
domino Prevestinu de Sesso de Re^o,
Maccagnanis,
et
deoretoniin
et
CCXI,
die
Prosentibas domino
dootore
et
domino Manilietto de
domino Micliaelo de CalcagrìJe
indice,
et
aliis
In camera domini episcopi Mutinensis, dominus Aito legom
multis.
dootor et dominus
Ubertinus judex
,
Rambertinus Quidonis Buvalelli
et
potestatis
Bononie et Comunis
0. Albanonsi
dominus
et
dominus Guido Alberici de Scannabiocie Ck>mu-
Bononie ambaxatores ex parte
nis
205'.)
milleBimo
eneris XII madio exeunte, indictione XIV.
episcopo
o.
ac domini
electo
domini W[illelmi] de Posteria
illius
terre
suppUcaverunt domino
pape legato, ut
plaoeret ei ad
si
presens non dèberct intrare Bon. civitatem et de hoc plores rationee
assignaverunt eis quia eius adventus poterat generare discordiam
et
scandalum
magnum
rìum quod quidam
civ.
Cum
inter cives.
enim oertum
nem extensem, alii vero dominum Salinguorram
unum sint accensi, velintque plures eorum
,
in
Ugoni
do Guarmasio
ex precepto domini
sit et
et in
hoc ardore
prestare atudliom
ad recuperandam Ferrariam cÌTitatem,
tum quia saoramentis
imperatoris,
teneuda putaret se teneri.
racionibus
Alij vero cives putent
quibusdam protentis ab
dunt se teneri ex sacramentis
factis
eis,
tum
factia
concordia de pace domini Marchionis et domini Salingnerre
auxiliiun
noto-
Bononie diligtmt doiuinum Azzonem llarohio-
in
mann-
non esse dandom
et quia
de pace domini
non
ore*
ìfardiioiiia et
domini Salinguerre manutenenda, et quia non oredant predictom
dominum Marchionem pacem fregiaee et specialiter
rumdam litterarum destinatarum a predicto domino
Episcopo bononiensi.
bon.
prrteztn qoalegato
domino
In quibus oontinebatiur quod nollui
dTiam
debet dare auxilium Ugoni de Guarmasio Tel
randam Ferrariam civitatem
et
si
alij
ad recope-
hoc tacere attemptareDt quod
76
excommunicationi
talibus
oriretur
a
caverunt, ut dictum est,
si
ei
placeret,
episcopo
predicto
discordia
et
dìstructio
iam
dicto
ne
subicerentur,
domino
legato,
non veniret ad civitatem Bononie
placeret
ei
tempore autem
placuerit dictam civitatem visitare,
ei
suppli-
et speciali ter
quod non vetabant venire ad dictam civitatem
adstineret,
alio
omnem honorem
ex
ut ad presens,
dicebant
interim
ergo
Bononie,
civitatis
congruo
et
hoc
set ut si
si
ei
reverentiam
exhiberent.
Ego Oradinus de Burgonovo Dei
notarius interfui et
gratia
imperiali auctoritate
dominorum ambaxatorum iussu
scripsi.
Nota
finale.
Le pagine
il
precedenti erano già stampate, quando apparve
nuovo mnnuale del Casini, Leileraiura ikUianOf
I voi. del
Rooiu- Milano, 1909; ove,
Er quant
flon'ssotì
n" li (p. 82).
p.
260,
Ca8Ìni roUe gcntìhnentc ch'io
Il
oompooimento
fl
che nella nostra
verger,
ti
legga
si
testo e la sua traduzione, e delle mie
ediz. porta
ri vedessi
il
il
suo
modeste cure intorno a
quel componimento egli ha dato conto con parole di cui gli
sono molto grato.
Al
fmenj pnrt nim partirai, mentre
pos da tei noni jtart nim jxirtirai; e io non vedo
sopprimere da lei e di mantenere partirai (ohe pnft
sua vecchia lezione pos
il
cod. dìl
ragione di
34 ^li ha preferito però maatencre
v.
la
fio
essere un italianismo del copista del ms.
partrai è realmente quella corretta.
Anche
Matiuatetto^, p. 482.
di
»alle
la
lode«^,
lodic
ho
io
lievemente
giato
meglio
è
com'
la
d'un libro destinato
bene.
Nella mia
rispettata,
in
due
p.
(Cas. qu'eu,
pk),
del
grafìa
ma
Al
il
v.
2
e
là
D
testo
e
il
o
«seooodo
Casini ha can-
forse,
trattandosi
nostra
il
del ms. è rigorosamente
Ora,
Cr.
VI
edito
l^gc
ms. ha realmente
Baraltlli (Owillipfcift
f.
raa.
dd>bo riparare a una
(p. 44) Ibx m'era de
dal
Cresci ni,
combina
lesione
^tirt,
-i).
1) Oom' è ikapoto, tam$ d sosi nuMch.
App«I, Ckrut*, XI, 8,42.
N«ektiH ta R.
lodc<
>alhi
grafia
—
anche
trovasi
La
legga lautf e invece
si
scuole secondarie superiori, ha fatto
alle
com|K)nimento n'
338.
punti.
42
Qua
odirione la
Il
chantar gequix
v.
tradurre
fatto.'
com' è natumlc.
dimenticanza.
nualetto^
al
D) mentre la forma
ad es., Crescini,
Cfr.,
Jfis-
tutto, salvo
mentr'io
ho
q'itei
Io ho fiducia di aver
indeol.
Ut
in
ZVII.
Cfr, a ragion d'cNSi-
^ 77).
ma
colto nel segno;
certamente ragione
lascio decidere ad altri.
al v.
ove ha
8,
letto
Noto anche
accettati alcuni emendamenti del Levy.
piacere che egli pure ha letto viram al
come vuole
ms.
il
ha giustamente
ch^egli
E
vedo
46. ^
v.
L. Savioli, Ann. hologn. 1784
di
citazione
posta tra parentesi; a
bertino; a p. 12,
V.
29 verai! a
p.
62,
1.
8
1.
AL;
1) Sulla lezione del v.
p.
a
64,
20,
1.
p.
— 93
46 ho voluto richiedere
2 n. 1
va
pass,
Ram-
legga:
si
mi
Infine,
8 parla;
a p. 30,
45,
31 Ha.)
p.
v.
16 poveri.'^
1.
il
B.
Cr.
Levy
del suo parere,
modo da mostrare che
ed egli mi ha gentilmente risposto in
aveva pensato a viram
p.
18
1.
49 dopos L, a
var. al v.
da
l'altra
3 e p. 11,
4 ricavare;
86
p.
p. 7,
1.
con
altresì
—
concesso dì soggiunger qui alcune correzioni: a
sia
la
del resto
ha poi
Il Cresc.
per primo rn'en en,
anch' egli
Ich kann zu viran Ihnen leider
(29. III. 1908):
nichts Neues sagen; ich meine es ist zu denken »man wiirde sehen« (oder
viram »wir wurden*). Il L. adunque non si decide espressamente per
l'una lezione piuttosto che per l'altra.
2)
Mi
corre
infine
Nazionale di Parigi
,
ch'io
E
di
ringraziare
di
Ringrazio particolarmente
per la loro gentilezza.
mi concesse
l'obbligo
i
sigg.
G. Mercati alla Vaticana e A. Eatti
trar profitto
delle
il
L. Dorez
all'
alla
Ambrosiana
che
prof. T. Casini,
sue traduzioni delle poesie di E.
ho sottoposte a un rigoroso controllo, e ho
rifatte
B.,
in più punti.
mi sono giovato per alcuni passi assai duri (discussi nelle »note ai testi»)
Levy (Lit. cit. l. cit.). Per i casi, ove l'esame dei codd.
delle osservazioni del
veniva a dar ragione, senza contrasto,
17 cossirs Gas. cossir; II 34 da
Gas. laux;
VII 86
dei
lei Gas.
L. (e cioè: I 8 gais Gas. gai,
al
[men], 37 sa Gas.
l'emendamento
Gas. deu) o dove
elementare e del tutto sicuro (cioè:
I,
si
42 laus
la,
presentava
42 sauhetx, sapeste Gas. sapete, 51
no'n Gas. non, 56 Qu'el Gas. Quel; III 10 sobrels Gas. sobr'els, 17 no'n
Gas. non, 24 ricor; 44 ni'n Gas. nin;
Restaur tra due
virgole;
er Gas. en, 22 al,
Gas. saluz,
fare
23
una nota
fin'
VI 4
IV
^ port' Gas. 2>ort;
tant Gas. altant,
11 Gas.
13
.
.
.
apres,)
ho stimato
accontentandomi di questa enumerazione.
mon
eum?
56 serai Gas. seran; VII,
Gas. fin, 42 prend'al
speciale,
V
fior Gas. flors, 5 els Gas. el;
1
15
salut
inutile
INDICE.
Pi*.
Biografia di R. BuvaloUi
16
Poesie
Testi
1
e traduzione
29
Testi di dubbia attribuzione
53
Note
61
ai
testi
Note metriche
68
Appendice
76
Bachdrackerei des Waìsenhauses in Halle
a. S.
-
Band
0:
KiiKii-iuuirni'
l).r
P'^'.'Im'ii
Vdii
ViortOH
Band
Jnkob
r
i
Uh
V«ru
Libro de \
thòquv Nutioriai
Una Sacra Kn|>|>i
Baiid 11:
Band
Band
'
f
>i
12:
I/Kstoìr»
Il
13:
Die
:
Riatampate
ci, Piaa.
rniit Rawii.
altf
r
Mohrift,
3loti
U
Bibltored Morel-Ffttio.
«rsst.
ed illustrata |wr cura
Joiiit|i|i.
••p.488d«
nrit
10: El
Haad-
>iiifltÌtoht
orkaogMi
t
und
FituUoa Vii
BM>d
14: Altitalioni^
no
der
^di^n aus der
und Anni'
Band
15:
Band
16:
Friedmaiiii.
Antonio Muflox. Aventm
Druck %'un 1730 neu hor
Cancionero y obras
|K>r A. Pax
Publicudo
fla.
XXXVIU.
owitnle mit finleitoog
i<«ftf»ben von Wilh«lm
•
I
proauL
u
lo
ti.
Nach dea
Baist
Fernando de La Torre.
vu!i (ì.
y Mciia.
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