Xiaohui Zheng
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Bollettino Economico della Cina nel II Semestre 2013
Indice
I.
Overview dei risultati economici cinesi
1.1 Principali indicatori economici
1.2 Reditto
1.3 Consumo
II. Overview dell’ambiente politico ed economico in Cina
2.1 Le politiche chiave
2.2 Le riforme piu’ rilevanti
2.2.1 Riforma amministrativa
2.2.2 Riforma fiscale
2.2.3 Riforma del sistema finanziario
2.2.4 Riforma in materia di politica di investimento
2.2.5 Urbanizzazione
III. Commercio estero
3.1 Import-export
3.2 Commercio con l’Italia
3.3 Investimenti cross-border
3.3.1 Foreign direct investment (FDI)
3.3.2 Outbound direct investment (ODI)
3.3.3 ODI cinesi in Italia
IV. Tendenze, opportunita’ e sfide
4.1 Tendenze
4.1.1 Economia a proprieta’ mista
4.1.2 Esaurimento del vantaggio demografico
4.1.3 Consumi informatici
4.2 Opportunita’
4.2.1 Settore dei servizi
4.2.2 Shanghai Free Trade Zone (SFTZ)
4.2.3 Skyrocketing e-commerce
4.3 Sfide
4.3.1 Sovracapacita’ produttiva
4.3.2 Debito pubblico locale
4.3.3 Incertezze esterne
4.4 Opportunita’ per le imprese italiane
4.4.1 Farmaceutica
4.4.2 Elettrodomestici e apparecchiature elettriche ad impiego
speciale
4.4.3 Mobili e arredamenti
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Fonti:
I dati presenti in questo Bollettino economico provengono dalle seguenti fonti esterne,
per le quali CCIC non garantisce l’accuratezza né la veridicità:
− National Bureau of Statistics (NBS)
− Ministry of Commerce People’s Republic of China (MOFCOM)
− Ministry of Finance People’s Republic of China
− Ministry of Environmental Protection People’s Republic of China (MEP)
− National Audit Office (NAO)
− China Banking Supervisory Commission (CBSC)
− China Custom
− People’s Bank of China (PBoC), China Monetary Policy Report, Quarter Two, 2013
− China Internet Network Information Center (CNNIC)
− Beijing Municipal Statistics Bureau
− Organization for Economic Co-operation and Development (OECD)
− EU SME Centre
− Istituto Nazionale per il Commercio Estero (ICE)
− Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT)
− Ambasciata d'Italia in Cina
− Fondazione Italia Cina
− Manuale d'Asia, Nuove prospettive dalla Muraglia
− The Economist
− Reuters
− Bloomberg
− Forbes
− Il Sole 24 Ore
− AgiChina 24
− China Daily
− Financial Times
− Yahoo Finance
− World Gold Council
− REN 21
− Wall Street Journal
− Bbc.com.uk
− Tradingeconomy.com
− Goldprice.org
− Mondoforex.com
− Worldlabor.com
A cura di:
Sabrina Zheng
Revisione:
Segretario Generale
Giulia Ziggiotti
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Abstract
Il 2013 ha continuato a testimoniare il rallentamento della crescita del PIL cinese. Tuttavia,
con attenti supporti del governo cinese e come dimostrato dalla stabilita’ degli altri indicator i
macroeconomici, dall’indice di inflazione agli investimenti fissi, alla crescita
dell’occupazione ecc., l’economia cinese ha evitato l’hard landing. E’ stato il primo anno di
esercizio della nuova leadership cinese guidata dal presidente Xi Jinping e del Terzo Plenum
del 18esimo Comitato Centrale del PCC. Il rinnovato governo ha lanciato un vasto pacchetto
di riforme economiche e sociali, con l’obiettivo di trasformare l’economia cinese,
precedentemente fondata su investimenti pubblici e manodopera a basso costo, in una trainata
da domanda interna, qualita’ e tecnologia. Riforme di rilevanza vitale sono state varate nel
2013 in varie aree, dalla riforma B2V in area fiscale alla costruzione della Shanghai Free
Trade Zone per promuovere l’apertura del mercato finanziario e la liberalizzazione della
convertibilita’ del RMB, la promozione della forma di proprieta’ mista, la liberalizzazione del
settore delle telecomunicazioni e una serie di altre industrie precedentemente monopolizzate
dalle grandi SOE verso investitori domestici privati e quelli internazionali, il supporto
massiccio su scala nazionale dello sviluppo dell’industria informatica e dell’espansione
internazionale delle imprese domestiche. Il commercio tra Cina e Italia ha visto una maggiore
crescita delle importazioni su quella delle esportazioni, una tendenza in linea con la politica di
stimolo dei consumi domestici. Sotto la strategia nazionale di “andare all’estero”, finalizzato
sia all’espansione commerciale delle imprese cinesi sia all’acquisizione di maggiore peso
politico di Pechino sulla scena internazionale, gli investimenti diretti all’estero della Cina
hanno conosciuto crescita notevole nel 2013. La piu’ grande economia emergente globale con
il suo processo di urbanizzazione rappresenta una enorme fonte di opportunita’ per le imprese
italiane, dalla farmaceutica agli elettrodomestici, i mobili e arredamenti ecc., se queste ultime
possono avvalorarsi dei vantaggi competitivi nelle varie industrie dove l’Italia e’
all’avanguardia rispetto al resto del mondo.
4
I.
Overview dei risultati economici cinesi
La Cina sta ben procedendo sulla strada delle riforme verso un’economia di mercato per
realizzare il suo ideale di una società equa ed equilibrata. Nel 2013, il governo cinese ha
tagliato piùdi 300 voci di controllo e approvazione amministrative, semplificato le procedure
per gli investimenti stranieri diretti, esentato le piccole e medie imprese (in seguito PMI) da
alcune imposte, sostituito la business tax con la value added tax (in seguito VAT), rilassato le
limitazioni sui tassi d’interesse e inaugurato la Shanghai Pilot Free Trade Zone (in seguito
Shanghai FTZ) mentre proseguiva la costruzione della Qianhai Shenzhen-Hongkong Modern
Service Industry Cooperation Zone (inseguito Qianhai cooperation zone). Il 2013 ha visto la
crescita del settore dei servizi eccedere quella del settore manifatturiero che rappresenta un
passo di progresso nella ristrutturazione e riequilibrio dell’economia cinese. Le cifre di
vendite e-commerce nell’anno sono state vertiginose, con notevole sviluppo del settore
logistico e costante crescita degli investimenti privati e del mercato del consumo interno.
1.1 Principali indicatori economici
1.1.1 PIL
L’economia nazionale cinese ha mantenuto una crescita stabile e relativamente rapida nel
2013 ma l’era della crescita del PIL a due cifre e’ passata. Il prodotto interno lordo (PIL)
dell’anno è stato 56.884,5 miliardi di yuan, +7,7% (in eccesso della stimata 7,5%) rispetto al
PIL nel 2012. La crescita in ogni trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è
stata 7,7%, 7,5%,7,8% e 7,7% rispettivamente. In base all’andamento negli ultimi anni, Il PIL
cinese ha mostrato una tendenza di rallentamento (Grafico 1.1.1).
Fonte: National Bureau of Statistics
Grafica 1.1.1
5
Del PIL complessivo, il valore aggiunto contribuito dal settore primario èstato 5695,7 miliardi di
yuan, +4% rispetto al 2012 ed èammontato a 10,3% del PIL, quello dal settore secondario èstato
24968,4 miliardi di yuan, +7,8% ed èammontato a 43,6% del PIL e quello dal terziario èstato
26220,4 miliardi di yuan, 46,1% del PIL (+8,3%). E’ la prima volta che il contributo in termini di
valore aggiunto del settore dei servizi ha sorpassato quello del manifatturiero. Il peso del terziario
sul PIL per le economie sviluppate e’ intorno al 70%: USA 75,3%, Giappone 68,1%, Francia
72,4%. La grafica 1.1.2 mostra una tendenza crescente del percentuale del terziario cinese.
Contributo al PIL Cinese del Settore
Secondario e Terziario
50
47.9
48
47.3
47.4
46.2
46.7
46.6
45.3
46
43.6
46.1
44
44.6
42
40
40.9
41.9
41.8
2007
2008
43.4
43.2
43.4
2009
2010
2011
38
36
2006
Settore secondario
Fonte: NBS
Grafico 1.1.2
Fonte: NBS
2012
2013
Settore terziario
Grafico 1.1.3
1.1.2 PMI
Il Purchasing Managers Index (PMI) è l'Indice composito dell'attività manifatturiera di un
Paese, il valore è espresso in percentuale. Riflette la capacità dell'acquisizione di beni e
servizi. Tiene conto di nuovi ordini, produzione, occupazione, consegne e scorte nel settore
manifatturiero. Un valore inferiore al 50% indica una contrazione del settore. Un valore
superiore al 50% indica un'espansione. In base ai dati pubblicati dall’Ufficio Nazionale di
Statistica (National Bureau of Statistic, NBS in seguito) cinese, il PMI medio cinese nel 2013
e’ stato 50,8%. Il secondo semestre ha visto un riscaldamento dell’attivita’ manifatturiera,
dopo il valore PMI minimo toccato a giugno di 50,1% (Grafico 1.1.4). Il valore massimo
dell’anno di 51,4% e’ stato registrato a ottobre e novembre, con un nuovo calo a 51% a
dicembre.
6
Fonte: NBS
Grafico 1.1.4
PMI per Paesi Nov e Dec 2013
70
60
50
40
30
Nov
20
Dec
10
0
Fonte: Department of Science and Technology Information
Grafico 1.1.5
1.1.3 BCI
Il Business Climate Index è una misura fondamentale della prospettiva macroeconomica
utilizzata dalla Cina. Il valore dell’indice spazia da 0 a 200 ed è derivato dall’indagine a circa
20000 imprese cinesi, con la lettura di un valore sopra 100 che indica un clima per attivita’
commerciali solido e sentimenti di fiducia, e un valore sotto 100 che segnala un sentimento di
sfiducia. L’indice per la Cina si e’ mantenuto sopra 100 nel secondo semestre 2013 indicando
che le imprese cinesi hanno nel complesso un outlook positivo sull’economia cinese. In base
ai dati del NBC, il BCI e’ stato 119,5 nel quarto trimestre del 2013, diminuito di 2 punti
rispetto al terzo trimestre, ma le imprese continuano ad operare nell’intervallo positivo. Il BCI
che riflette il clima per il quarto trimestre e’ stato 120,2--2,3 punti in piu’ rispetto al terzo
trimestre--, il BCI stimato (entrepreneur expectation index, ossia ECI) che riflette
l’anticipazione del clima per business futuro e’ stato 119,1, in riduzione di 4,8 punti (Grafic o
1.1.6). In termini di livello di profitti delle imprese, 77,9% delle imprese hanno affermato che
il livello di profitti nel quarto trimestre e’ stato “normale” o “meglio che normale”, con un
aumento di 2,6% sul livello del terzo trimestre.
L’indagine del NBS ha mostrato che il clima per business corrente e’ positivo e la prospettiva
degli imprenditori sul futuro e’ stata un ottimismo moderato (Chinadaily.com.cn).
7
Fonte: NBS
Grafico 1.1.7
In termini di diverse industrie, quella di trasmissione di informazione, software e servizi IT ha
il valore di BCI piu’ alto (136,7) mentre quella di alberghi e ristorazione offriva l’outlook
meno promettente ed e’ stata l’unica ad avere un indice BCI sotto il valore critico (74,7).
Fonte: NBS
Grafico 1.1.8
In termini di sub-classi dell’industria, le industrie con alta prosperita’ in ordine decrescente
sono state tabacco, farmaceutico, alimentare, autoveicoli, vini, bevande e te’ raffinato,
manifatture di strumenti di misurazione e metri, manifatture di macchinari e attrezzi elettrici,
lavorazione di cibi da prodotti agricoli, mobili e printing. Tutte hanno indice sopra 130. Le
industrie con bassa prosperita’ in ordine crescente sono state acciaio, petrolio, manifatture di
fibre chimiche, riciclaggio e recupero di rifiuti e riparazione di prodotti in metalo, macchinari
e attrezzi fabbricati. Tutte hanno indice sotto 110. In termini di diverse regioni, i BCI delle
regioni dell’est, centro e ovest della Cina sono stati 120,1, 122,3, 114,1 rispettivamente, in
riduzione di 2,3, 0,8 e 2,2 punti sul trimestre precedente.
8
Fonte: NBS
Grafico 1.1.9
1.1.4 Prezzi e inflazione
I prezzi al consumo sono stati nel complesso stabili nel 2013, con un indice al consumo (CPI)
di 2,6%, che coincide con il CPI 1 nel 2012 mentre e’ sotto il valore medio di 3,11%
dell’ultimo decennio. I CPI mensili hanno oscillato fra -0,9% e 1,1%. In termini di diversi
beni, quelli alimentari e agricoli hanno registrato aumenti di prezzo maggiori: 4,7% e 3,2%
rispettivamente. Trasporto e telecomunicazioni sono gli unici settori che hanno visto una
riduzione del livello di prezzi (-0,4%) secondo la statistica del NBC.
L’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali (PPI2 ) nel 2013 e’ stato -1,9%, di
nuovo negativo dopo il -5,4% nel 2009, e i prezzi d’acquisto dei prodotti fabbricati sono
aumentati di 2%. All’origine dell’andamento degli indici CPI e PPI, rispettivamente, il mix
dei seguenti fattori: (aumento CPI) aumento notevole dei prezzi degli alimenti, alti costi di
distribuzione di beni e servizi in Cina , incremento dell’offerta monetaria; (diminuzione PPI)
sovracapacita’ sia delle industrie tradizionali che di quelle emergenti che hanno
inevitabilmente creato pressione verso il basso sui prezzi franco fabbrica o magazzino.
1.L'indice dei prezzi al consumo (CPI) è, come tutti gli indici dei prezzi, una misura statistica formata dalla media dei prezzi ponderati per mezzo di uno
specifico paniere di beni e servizi. Tale paniere ha come riferimento le abitudini di acquisto di un consumatore medio. Il CPI misura, dunque, l'aumento del livello generale
dei prezzi, cioèl'inflazione al consumo per il periodo considerato.
2.L'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali misura le variazioni nel tempo dei prezzi che si formano nel primo stadio di commercializzazione ovvero
prezzi franco fabbrica o magazzino, al netto dell'IVA, di varie voci di prodotto, rilevati presso un campione di imprese.
9
Fonte:NBS
Grafico 1.1.10
Fonte:NBS
CPI per Categorie 2013
Voci
Livello generale dei prezzi
Alimenti
Tabacco, liquori e articoli
Abbigliamento
Elettrodomestici e servizi di manutenzione
Articoli medicinali, per sanita' e uso personale
Trasporto e telecomunicazioni
Ricreazione, educazione, articoli e servizi per attivita' culturali
Case
Fonte: NBS
Grafico 1.1.11
Media nazionale
2.6
4.7
0.3
2.3
1.5
1.3
-0.4
1.8
2.8
Grafico 1.1.11
1.1.5 Investimenti fissi
Nel 2013 gli investimenti fissi sono aumentati di 19,3% rispetto al 2012, con una crescita
reale di 18,9%. Il tasso di crescita e’ in continuo rallentamento dal 2009, tuttavia, in termini
assoluti, le cifre sono state indubbiamente notevoli: gli investimenti fissi completati nell’anno
sono stati 44707,4 miliardi di yuan, che ammontavano a 76,7% del PIL nazionale dell’anno.
Le percentuali di investimenti fissi rispetto al PIL medio dell’undicesimo, decimo e nono
“Piano quinquennale” 3 sono 59,5%, 41,58% e 32,83% rispettivamente. Gli investimenti
(esclusi quelli delle famiglie rurali) nel settore primario, secondario e terziario sono
ammontati a 924,1 miliardi di yuan (+32,5%), 18480,4 miliardi di yuan (+17,4%) e 24248,2
miliardi di yuan (+21%) rispettivamente. Gli investimenti nei settori bancario (+35,3%),
agricolo (+32,4%) e vendita all’ingrosso e al dettaglio (+30%) hanno visto la crescita piu’
rapida mentre gli investimenti nel manifatturiero, immobiliare e settore green, ammontati a
14737 miliardi, 11142,4 miliardi e 3759,8 miliardi di yuan rispettivamente,
sono stati i piu’
notevoli in termini assoluti.
3. Piano quinquennale: i Piani Quinquennali della Repubblica Popolare Cinese sono documenti molto importanti che forniscono le linee guide per lo sviluppo
macroeconomico della Cina. Si tratta dei blueprint sviluppati da un comitato di pianificazione statale sotto il Partito Comunista Cinese (PCC) che provvede gli
obiettivi complessivi relativi alla crescita economi ca e sociale. I Piani Quinquennali contengono schema istituzionale, strat egie e iniziative per lo sviluppo
economico, prevedendo target di crescita e determinando industrie e regioni chiave del paese che il governo centrale vuole particolarmente supportare.
10
Marcata e’ la tendenza che le regioni della Cina centrale e occidentale stanno diventando
quelle a crescita piu’ forte. Nel 2013 gli investimenti nelle zone orientali sono ammontati
17909,2 miliardi di yuan (+17,9% rispetto al 2012), 10589,4 miliardi di yuan (+22,2%) nelle
zone centrali, 10922,9 milardi di yuan (22,8%) nelle zone occidentali e 4736,7 miliardi di
yuan (+18,4%) nella Cina del nord-est.
Un’analisi su investimenti, consumi, import-export e prezzi in Cina nel 2014 a cura
dell’Accademia di Scienze Sociali (CASS) ha messo in evidenza tre fattori favorevoli per gli
investimenti nel 2014: 1.il piano di riforme verso un’economia basata sul mercato sancito al
Terzo Plenum del Diciottesimo Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (Terzo
Plenum in seguito); 2.i provvedimenti di riduzione fiscale per le imprese; 3.costruzione delle
zone speciali per lo sviluppo e cooperazione economica come il Shanghai FTZ e Qianhai
Shenzhen-Hongkong Modern Service Industry Cooperation Zone (Qianhai Cooperation
Zone). D’altro lato, si può individuare anche dei fattori sfavorevoli: 1.il rallentamento della
crescita delle entrate pubbliche; 2. la sovracapacitàdi varie industrie che richiede di frenare la
crescita degli investimenti; 3.restrizione delle fonti di finanziamento nel sistema finanziario
cinese: nel 2013 il governo cinese ha implementato una politica creditizia restrittiva per
evitare, tra altro, aumento eccessivo dei prezzi nel mercato immobiliare, ma la politica ha
compromesso anche vari altri progetti di investimento in infrastrutture.
Fonte: NBS
Grafico 1.1.12
11
Table 4: Fixed Assets Investment (Excluding Rural Households) and
Its Grow th by Sector in 2013
Unit: 100 million yuan
Increase over
Sector
Investment
2012 (%)
436,528
19.6
Agriculture, Forestry, Animal Husbandry and Fishing
11,611
32.4
Mining
14,750
10.9
147,370
18.5
19,744
18.4
3,737
1.4
Wholesale and Retail Trade
12,695
30.0
Transport, Storage and Post
36,194
17.2
Lodging and Catering Serv ices
6,001
17.5
Inf ormation Transmission, Computer Services and Software
3,216
19.5
Banking
1,250
35.3
111,424
20.3
Leasing and Business Serv ices
5,922
26.1
Scientif ic Research and Technical Service
3,149
27.2
37,598
26.9
Serv ices to Households, maintenance and Other Services
2,037
20.8
Education
5,486
19.1
Health and Social Work
3,184
21.7
Culture, Sports and Entertainment
5,251
23.0
Public Management, Social Security and Social Organization
5,908
-2.3
Total
Manuf acturing
Production and Supply of Electricity, Heat, Gas and Water
Construction
Real Estate
[15]
Water Conserv ancy, Environment and Public Facilities Management
Fonte: NBS
Grafico1.1.13
1.1.6 Mercato immobiliare
L’incertezza del mercato immobiliare e’ stata uno dei fattori maggiori che hanno influenzato
l’economia cinese nel 2013. Gli investimenti nello sviluppo di proprieta’ immobiliari
nell’anno sono ammontati a 8601,3 miliardi di yuan. La crescita cumulata a dicembre 2013 e’
stata 19,8%, in riduzione di 3 punti percentuali rispetto a gennaio. Specificamente, gli
12
investimenti in costruzioni residenziali, uffici ed edifici ad uso commerciale sono ammontati
rispettivamente a 5895,1 miliardi di yuan che corrispondeva ad una crescita annuale di 19,4%,
465,2 miliardi di yuan (+38,2%) e 1194,5 miliardi di yuan (+28,3%).
Fonte: NBS
Grafico 1.1.14
1.1.7 Occupazione
L’occupazione ha continuato a crescere nel 2013. A fine anno, la popolazione occupata
ammonta a 769,77 millioni, di cui 382,4 millioni (49,68% del totale occupato) di popolazione
urbana, 13,1 millioni in piu’ rispetto al 2012 (Grafico 1.1.15). Il tasso di disoccupazione a
fine anno e’ stato 4,05%, in lieve calo rispetto al 4,09% nel 2012. Il numero di lavoratori
migranti4 per l’intero 2013 e’ stato 268,94 millioni (+2,4%). In base al “China 2010-2012
social demands of college graduates and training quality survey” condotta da Mycos, societa’
di consulenza sull’occupazione dei laureati, il tasso di impiego dei laureati nel 2012 a sei mesi
dalla laurea e’ stato 91,5%, in lieve aumento rispetto al 90,8%. Le facolta’ di giurisprudenza,
produzione di cartoni animati, biotecnologia, scienza e ingegneria biologiche, matematica,
educazione fisica, lingua inglese e arte e design sono state, con il termine usato da Mycos, le
“facolta’ rosse”, ossia quelle che hanno i tassi di impiego e salari relativamente piu’ bassi, per
il terzo anno consecutivo. Le “facolta’ verdi”, ossia quelle che vedono una continua crescita
dei tassi di impiego e livelli di salari, includono ingegneria geologica, ingegneria di porti,
corsi navigabili e progetti costieri, ingegneria navale e marittima, ingegneria petrolifera,
ingegneria mineraria, ingegneria di transporti e stocaggio di olio e gas, ingegneria di
lavorazione dei minerali, ingegneria di installazione e controllo dei processi, idrologia e
ingegneria delle risorse idriche e scienza contabile. In termini di soddisfazione per impiego a
sei mesi dalla laurea, i laureati in scienza economica hanno espresso il livello di soddisfazione
4. Lavoratori migranti: in Cina riferiscono ai lavoratori con uno status anagrafico definito come residenti delle regioni rurali (nong cun hu kou) che si sono
trasferiti a lavorare nelle citta’.
13
piu’ alto (61%), mentre quelli in scienza agricola il livello piu’ basso (53%); il settore piu’
soddisfacente e’ quello di gestione finanziaria di proprieta’ dello stato (76%); quello meno
soddisfacente vendita al dettaglio di prodotti elettronici e elettrodomestici(40%), i laureati
impiegati in enti pubblici o di ricerca hanno la soddisfazione piu’ alta (69%), mentre quelli
in imprese private la piu’ bassa (50%); la professione con la soddisfazione piu’ alta agente
per la supervisione, riscossione fiscale ( 82% ) , quella con soddisfazione piu’ bassa
commessa/o di vendita al dettaglio (32%).
Fonte: NBS
Grafico 1.1.16
1.1.8 Finanza pubblica
I. Entrate pubbliche
Nel 2013 le entrate pubbliche sono state 12914,3 miliardi di yuan, in aumento di 10,1%
rispetto al 2012 e sono ammontate a 22,7% del PIL cinese dell’anno. Specificamente, 11049,7
miliardi di yuan sono state entrate fiscali, +9,8% rispetto al 2012.
14
Fonte: NBS
Grafico 1.1.17
Fonte: NBS
Grafico 1.1.18
II. Spesa pubblica
Nel 2013 la spesa pubblica e’ ammontata a 13970 miliardi di yuan, +10,9% rispetto all’anno
precedente. Istruzione (15,75%), previdenza sociale e occupazione (10,32%) e servizi
pubblici generali (9,82%) sono state le aree di maggiore spesa del governo cinese.
Composizione Spesa Pubblica 2013
Gestione delle riserve
di grano e oli, 1.18%
Gestione di risorse del
sottosuolo e attivita'
meteologiche, 1.36%
Attivita' culturali, sportive e
mediatiche, 1.80%
Interessi passivi del debito
pubblico, 2.19%
Servizi commerciali, 0.98%
Supervisione mercato
finanziario, 0.27%
Affari esteri, 0.25%
Altro, 2.54%
Risparmio energetico, 2.42%
Costruzione edilizia
popolare, 3.17%
Istruzione, 15.75%
Ricerca di risorse, 3.51%
Previdenza sociale e
occupazione, 10.32%
Scienza e tecnologia, 3.62%
Servizi pubblici
generali, 9.85%
Difesa nazionale, 5.30%
Sicurezza pubblica, 5.57%
Sanita', 5.88%
Trasporti, 6.64%
Fonte: NBS
Gestione dell'agricoltura,
selvicoltura e acque, 9.47%
Servizi alle comunita'
urbane e rurali, 7.92%
Grafico 1.1.19
15
III. Deficit pubblico
Il deficit pubblico nel 2013 e’ stato 1060,1 miliardi di yuan, corrispondente ad una crescita
molto forte di +24,7% rispetto al 2012, con un tasso di deficit di 1,86% (la soglia allarmante
stabilita dall’UE e’ 3%). Il deficit pubblico e’ una importante misura del rischio di credito
della finanza pubblica di un paese. Come indicato dal portavoce del ministro di finanza cinese
Dai Bohua, a causa degli effetti ritardati della riforma fiscale avviata nel 2013, non si prevede
crescita notevole delle entrate pubbliche mentre si prevede un aumento della spesa pubblica,
soprattutto nelle aree di previdenza sociale, servizi pubblici e supporto al settore privato per
implementare la riforma strutturale mantenendo crescita economica. Pertanto, si prevede un
incremento del deficit pubblico e del debito pubblico emesso dal governo centrale e quelli
locali.
Il crescente squilibrio tra entrate e spese pubbliche e’ attualmente uno dei problemi maggiori
che la Cina si trova ad affrontare. Il governo cinese ha cercato di riequilibrare le entrate e
spese pubbliche tramite varie misure che includono l’applicazione degli standard di sobrieta’
a tutti gli ufficiali statali e la riforma relativa alle “tre spese”, che sono le tre tipologie di spese
di rappresentanza fatte dagli impiegati di enti pubblici per 1.viaggio all’estero per motivo di
lavoro; 2.acquisto, uso e manutenzione d’auto e 3. ricevimento ufficiale . In aprile 2012 il
dipartimento di Stato cinese ha imposto agli enti pubblici di tutti i livelli l’obbligo di
pubblicazione dei preventivi delle “tre spese”, con l’erogazione degli “otto provvedimenti” e
“ sei proibizioni” 5 allo scopo di prevenire a sprechi e usi opportunistici dei fondi pubblici.
Sono stati gia’ ottenuti risultati positivi: le “tre spese” sono ridotte da 9.47 miliardi di yuan
nel 2010 a 7.97 miliardi di yuan nel 2013 (-15,84%).
Fonte: NBS
Grafico 1.1.20
16
1.1.9 Riserve valutarie e tasso di cambio
La Cina ha continuato ad incrementare le sue riserve valutarie nel 2013. A fine anno, la Cina
deteneva 3821,3 miliardi di dollari di riserve valutarie, mantenendo il suo primato nella
graduatoria mondiale. Le riserve sono aumentate di 509,7 miliardi di dollari, un +13,34%
rispetto ai 3310 miliardi di dollari nel 2012.
Il tasso di cambio RMB contro dollaro a fine 2013 e’ stato 6,0969, un apprezzamento di 3,1%
rispetto al 6,2855 a fine 2012. A partire dal quarto semestre del 2012, si e’ assistito a notevoli
apprezzamenti della valuta cinese. In base alle statistiche della banca centrale cinese, il prezzo
medio del RMB in termini di dollari ha visto un incremento totale di 1984 punti base nel 2013,
dopo aver rinnovato per 41 volte il proprio record.
Fonte: NBS
Grafico 1.1.21
Fonte: NBS
Grafico 1.1.22
1.1.10 Offerta monetaria
IL mercato finanziario e’ stato stabile nel 2013. A fine anno, il saldo dell’offerta monetaria in
senso stretto (M1)6 e’ stata 33700 miliardi di yuan, +9,3% rispetto al 2012. L’offerta
5. Otto provvedimenti e sei proibizioni: gli “ otto provvedimenti” sono dei provvediment i di standard di condotta stabiliti dal Partito Comunista Cinese per gli
uffi ciali statali, finalizzati a migliorare l’effici enza dell’apparato burocratico ed eliminare il formalism o burocratico mentre le “sei proibizioni” bandiscono
prodigalita’, sprechi e usi opportunistici dei fondi pubblici e corruzione all’interno della burocrazia.
17
monetaria in senso largo (M2)7 e’ stata 110700 miliardi di yuan, in aumento di 13,6%. Il saldo
di circolante e’ stato 5900 miliardi di yuan, con una variazione anno su anno di 7,2%. La
velocita’ dell’espansione monetaria e’ stata notevolmente ridotta dopo il picco raggiunto nel
2009. Tale andamento e’ in linea con la politica monetaria prudente--ma piu’ rilassata rispetto
al 2012--che e’ stata annunciata alla Central Economic Work Conference a dicembre 2012. La
conferenza ha deciso che flessibilta’, espansione controllata del volume di finanziamenti e
attivita’ creditizie dell’intera societa’ sono i principi chiave della politica monetaria per il
2013. In base alle statistiche del NBS, finanziamenti da tutte le risorse dell’intera societa’ in
Cina nel 2013 sono ammontati a 17300 miliardi di yuan, in eccesso di 1500 miliardi di yuan,
+9,5% sul 2012. A fine 2013, il saldo dei depositi in RMB e altre valute detenute da tutti gli
istituti finanziari sono stati 107100 miliardi di yuan, in aumento di 13,45% rispetto all’inizio
dell’anno e di cui il saldo in RMB e’ stato a 104400 miliardi di yuan , 97,5% del valore totale.
Il saldo dei prestiti in RMB e altre valute di tutti gli istituti finanziari e’ stato 76600 miliardi
di yuan, +13,82%, di cui 71900 miliardi di yuan in RMB (+14,13%).
Fonte: NBS
Grafico 1.1.23
1.2 Reddito
In base ai dati rilasciati dal NBS, il reddito disponibile pro capite annuale dei residenti urbani8
e’ stato 26955 yuan nel 2013, l’ottantanovesimo al mondo, con una crescita reale di 7% sul
2012, il valore per i residenti agricoli e’ stato 8896 yuan, con una crescita reale di 9,3%. Il
coefficiente Gini, che e’ la misura di ineguaglianza piu’ comunemente utilizzata, e’ stato
0,473 per la Cina nel 2013, il minimo nell’ultimo decennio, ma ancora notevolmente sopra la
soglia allarmante internazionale di 0,4. In base allo standard dell’ONU, un coefficiente Gini
6. M1 (o liquiditàprimaria), che comprende l e banconot e e monete in circolazione (il circol ante), nonchél e altre attivitàfinanziari e che possono fungere da mezzo di
pagamento, quali i depositi in conto corrente, se trasferibili a vista mediante assegno, e i traveler's cheque; non vengono fatte rientrare in questo aggregato le banconote e
monete depositate, quindi non in circolazione, per evitare il doppio conteggio, una volta come banconote e monete, l'altra come depositi in conto corrente
7. M2 (o liquiditàsecondaria), che comprende M1 piùtutte le altre attivitàfinanzi arie che, come la moneta, hanno elevata liquiditàe valore certo in qualsiasi momento futuro
(essenzialmente i depositi bancari e d'altro tipo, ad esempio quelli postali, non trasferibili a vista mediante assegno)
18
tra 0,4 e 0,5 indica una significativa diseguaglianza reddituale mentre valore sopra 0,6 indica
forte squilibrio nella distribuzione reddituale. Maggiore e’ il coefficiente Gini, magg iore e’ il
rischio di conflitti e instabilita’ sociali causati dalla diseguaglianza reddituale. Come risulta
da grafico 1.1.26, il coefficiente Gini cinese ha raggiunto un picco nel 2008 (0,491) per poi
diminuire progressivamente.
Fonte: NBS
Fonte: NBS
Fonte: NBS
Grafinco 1.1.24
Grafico 1.1.25
Grafico 1.1.26
8. In base al sistema anagrafico, ovvero sistema di “ hukou”, cinese, si assegna ad ogni cittadino lo status di residente urbano o agricolo in base alla sua residenza
geografi ca e le relazioni familiari. Lo status agricolo e’ escluso da vari servizi pubblici e benefi ci di cui i residenti urbani possono invece usufruire, ad esempio
l'iscrizione in alcune scuole, l’acquisto di case in citta’, servizi sanitari e previdenziali ecc . Pertanto tale sistema e’ da tempo fortemente criticato come uno dei
maggiori fattori che impedisce la distribuzione equa ed efficiente delle risorse e il processo di urbanizzazione in Cina.
19
1.3 Consumo
Il commercio nazionale ha visto una crescita a ritmo sostenuto nel 2013. Il valore totale delle
vendite al dettaglio dei beni al consumo e’ stato 23781 miliardi di yuan, in aumento di 13,1%
rispetto al 2012. ed e’ ammontato a 42% del PIL dell’anno, in lieve calo sul 2012. Le vendite
al dettaglio dei beni al consumo nelle aree urbane sono state 20585,8 miliardi di yuan,
+12,9% sul 2012, mentre quelle nelle aree rurali sono state 3195,2 miliardi di yuan (+14,6%).
Il reddito prodotto dalle vendite al dettaglio di merci e’ stato 21224,1 miliardi di yuan
(+13,6%) e quello prodotto dall’industria di ristorazione e’ stato 2556,9 miliardi di yuan
(+9%). Dal 2003, il consumo annuo pro capite e’ cresciuto ad un ritmo medio di 8%.
Ciononostante, la forza trainante preponderante dell’economia cinese e’ ancora rappresentata
dagli investimenti. Il sorpasso del valore dei consumi su quello degli investimenti nel
contributo al PIL nel 2012 e’ stato rapidamente rovesciato nel 2013, a dimostrazione della
difficolta’ per la Cina di riequilibrare la sua economia.
Legge di Engel. Secondo la legge di Engel, il percentuale della spesa per gli alimenti sulla
spesa totale pro capite e’ una misura del livello di poverta’ o ricchezza di un paese. Quanto
maggiore e’ il percentuale, tanto povero e’ il paese. Tale percentuale si riduce con lo sviluppo
socio-economico e l’aumento dei redditi nel paese. Nel 2013 l’indice utilizzato in base alla
legge di Engel e’ stato 35% per la popolazione urbana e 37,7% per la popolazione agricola, in
variazione di -1,2% e -1,6% rispetto al 2012 rispettivamente.
Alto livello di risparmio. Il tasso di risparmio della popolazione cinese e’ tra i piu’ alti al
mondo. In base ai dati di IFM, nel 2013, il saldo di depositi pubbici e privati a fine anno e’
ammontato a 29011,1 miliardi di yuan, con un tasso di risparmio di 51% del PIL cinese che e’
il terzo piu’ alto al mondo (con Qatar: 59% e Kuwait: 56% al primo e secondo posto).
Sebbene la Cina ha visto notevole aumento dei consumi interni in valore assoluto a partire
dall’avvio della politica di “riforme e apertura” intrapresa dal governo sotto Deng Xiaoping,
la velocita’ di tale crescita, specialmente quella per i residenti rurali, e’ notevolmente inferiore
rispetto a quella del reddito pro capite e del PIL. L’alto tasso di risparmio e’ legato
principalmente a: 1. una cultura che promuove la parsimonia tipica di molti paesi asiatici che
hanno tassi di risparmio assai piu’ alti rispetto ai paesi occidentali; 2. un sistema di previdenza
e protezione sociale ancora inadequato che spinge la popolazione a risparmiare per affrontare
20
vari bisogni futuri, ad esempio disoccupazione, sanita’, pensione, istruzione dei figlio ecc.; 3.
un sistema di credito per i consumi ancora sottosviluppato che non permette i cinesi a
finanziare i consumi con vari prodotti di credito e li spinge a risparmiare; 4. sottovalutazione
dei consumi: alcune voci di consumi non sono inclusi nella misurazione o sono difficili da
misurare con precisione, ad esempio, gli affitti di casa.
21
II. Overview dell’ambiente politico, economico in Cina
La Central Economic Work Conference 9 tenutasi a dicembre 2012 ha attentamente analizzato
lo scenario economico domestico della Cina e quello internazionale. La nuova leadership
guidata dal presidente Xi Jinping ha identificato le seguenti priorita’ per il 2013: accelerare la
ristrutturazione dell’economia cinese verso un modello fondato su domanda interna, qualitàe
crescita sostenibile; allargare l’apertura economica e proteggere gli interessi degli investitori
stranieri; proseguire gli interventi nel mercato immobiliare; allargare il credito bancario,
soprattutto a supporto delle PMI nei settori prioritari; internazionalizzare la valuta cinese
attraverso la progressiva liberalizzazione della convertibilità del RMB.
2.1 Le politiche chiave
L’economia cinese ha registrato un rallentamento nel primo semestre del 2013, con una
crescita delle entrate fiscali negativa, un sistema finanziario che soffriva di mancanza di
liquidità e un calo delle esportazioni. Di fronte all’indebolimento economico, invece di
lanciare un pacchetto di stimolo monetario che per lo piùha effetti fugaci, il governo cinese
ha risposto con l’introduzione del suo piano di riforme provvedendo ad una politica fiscale
proattiva che ha attuato la riduzione delle imposte a varie industrie, una politica monetaria
prudente, che e’ in linea con le politiche perseguite nel 2012, per mantenere un livello di
inflazione contenuta, una politica sociale focalizzata nel supportare “la fascia piùdebole della
popolazione” (2012 Central Economic Work Conference), un’espansione del credito bancario
ad un ritmo appropriato e graduale liberalizzazione dei tassi di interesse. A luglio 2013, la
banca centrale cinese (the People’s Bank of China, in seguito PBoC) ha dichiarato
l’abolizione della limitazione che i tassi di prestito (esclusi i prestiti per case) applicati dagli
istituti finanziari non possono essere inferiori a 0,7 volte il benchmark della banca centrale e
quelli dagli istituti di credito rurali non possono eccedere 2,3 volte il limite superiore imposto
dalla PBoC. E’ stata una mossa molto significativa che ha aperto l’era della liberalizzazione
dei tassi di prestito. A ottobre 2013, il meccanismo di quotazione centralizzata dei “tassi di
interesse di base”10 èentrato in funzionamento. In base a tale meccanismo, i tassi di interesse
di base vengono calcolati come la media ponderata dei tassi quotati da nove banche principali
cinesi e sono pubblicati sul Sito dei Tassi Interbancari a Shanghai. Tutte queste riforme sono
state passi importanti nella costruzione di un sistema di formazione dei prezzi efficiente e
trasparente. Il mercato immobiliare è stato uno dei fattori di maggiore influenza
9: La Central Economic Work Conference in Cina si e’ svolta regolarmente alla fine di ogni anno dal 1994. E’ la conferenza economica di livello più alto del paese.
I leaders cinesi riesaminano i lavori economici nell’ultimo anno e delineano piani economici per l’anno successivo.
10.I tassi di interesse di base sono i tassi di interesse applicati dalle banche commerciali ai clienti più importanti. Altri tassi di interesse possono essere più
alti o più bassi.
22
sull’economia cinese nell’ultimo decennio. Per il 2013, la Cina ha deciso di mantenere le
misure restrittive sul mercato immobiliare giàin vigore per prevenire ad una eccessiva salita
dei prezzi delle case alimentata da capitale speculativo. Le misure piùrilevanti includevano la
proibizione dell’acquisto della terza casa e un nuovo standard di imposta su proprietà
immobiliari prima introdotto a Shanghai e Chongqing nel 2010 e che potra’ essere
implementato in altre città.
2.2 Le riforme più rilevanti
2.2.1 Riforma amministrativa
Semplificazione e snellimento delle procedure amministrative degli enti pubblici sono state le
misure chiave nella riforma della pubblica amministrazione. Con le parole del premier Li
Keqiang durante la conferenza stampa dopo il NPC (National People’s Congress) e il CPPCC
(Chinese People’s Political Consultative Conference),“Saràlasciato al mercato e alla società
a fare ciò di cui il mercato e la società sono capaci”. Durante il 2013, il Dipartimento di Stato
ha abrogato la richiesta di approvazione o delegato il potere di approvazione a governi locali
per circa 60% delle voci di investimento che precedentemente richiedevano l’autorizzazione
del governo centrale, allo scopo di stimolare la proattivitàdelle imprese. Eccezione fatta per i
progetti concernenti la sicurezza nazionale, sicurezza ecologica, distribuzione strategica delle
forze produttive, esplorazione strategica delle risorse e altri progetti concernenti maggiori
interessi pubblici, i progetti di investimento sono lasciati alla discrezione delle imprese senza
necessitàdi ottenere approvazione governativa.
2.2.2 Riforma fiscale
La leadership cinese si e’ posta l’obiettivo di costruire un sistema fiscale moderno entro il
2020. La riforma fiscale, ha spiegato il ministro della Finanza cinese, Lou Jiewei, si focalizza
su sei categorie di imposte: value-added tax (in seguito VAT), imposta sul consumo, risorse,
reddito individuale, proprietà immobiliari e ambientale. La riforma con il maggiore impatto
per le aziende, soprattutto quelle straniere, è quella che prevvede la sostituzione della
business tax con la VAT, citata da molti analisti come “riforma B2V”.
Riforma B2V. La riforma B2V èiniziata nel 2012 con le industrie di trasporto e una parte dei
servizi commerciali a Shanghai, con l’obiettivo di ridurre gli oneri fiscali e di conseguenza i
costi sostenuti dalle aziende e incoraggiare le cooperazioni tra queste ultime e i loro suppliers
23
in quanto le aziende possono chiedere deduzione del VAT attraverso le fatture emesse dai
suppliers. In base ai dati delle autorità fiscali cinesi, la riforma ha fatto risparmiare 140
miliardi di yuan (1,27% del PIL 2013) di oneri fiscali alle imprese nel 2013. La riforma è
stata successivamente estesa in altre città e altri settori con lo sviluppo piu’ significativo a
giugno, quando il settore di telecomunicazioni èstato incluso. Secondo Sun Gang, ricercatore
all’Istituto di Ricerca per la Scienza Fiscale sotto il Ministero di Finanza , un’iniziativa con
maggiore impatto sarebbe l’estensione della riforma B2V all’industria finanziaria, che sarà
tuttavia difficile perchéattualmente il settore paga un business tax di 5% mentre il VAT è11%.
Inoltre, il numero massiccio di transazioni nel settore finanziario significa un volume
alquanto considerevole di fatture che pongono una sfida alla divisione di compliance delle
istituzioni finanziarie e possono aumentare i costi operativi. Ciononostante, secondo Sun, un
piano rudimentale di riforma B2V nel settore finanziario uscirà a fine 2014 e sarà
implementata nel I semestre del 2015. Un’altra misura di riforma fiscale che conduce a
maggiori costi operativi per le aziende riguarda l’imposta sulle risorse, che sarà calcolata in
base al valore di vendita che al valore di output da fabbrica. Secondo Jia Kang, capo
dell’Istituto di Ricerca per la Scienza Fiscale al Ministero di Finanza, probabile l’aumento dei
prezzi delle risorse dopo il cambiamento della base imponibile, malgrado le resistenze da
varie parti. L’imposta sul carbone, ad esempio, sarà 10 volte il livello corrente.
Riforma dell’imposta su proprietàimmobiliari. L’imposta su proprieta’ immobiliari e’ un tipo
di imposta su proprieta’ che ha come oggetto di riferimento le proprieta’ immobiliari riscossa
dal proprietario ed e’ calcolata sulla base del valore residuo delle proprieta’ immobiliari o
degli affitti. L’imposta su proprieta’ immobiliari in Cina e’ stata introdotta nel 1986.
Originariamente era applicata solo a proprieta’ immobiliari commerciali escludendo quelle
per abitazione. Il tasso applicato era 1,2% del valore residuo delle proprieta’ immobiliari e
12% dell’affitto prodotto dalle proprieta’ immobiliari. Il 28 gennaio 2011, la riforma di
imposta su proprieta’ immobiliari e’ stata avviata a Shanghai e Chongqing. A Shanghai,
l’imposta e’ stata applicata a nuove case acquistate dopo la prima da residenti e nuove case
acquistate da non-residenti, il tasso di imposta e’ 0,6%. A Chongqing, l’imposta e’ stata
applicata a ville e appartamenti di lusso e case dopo la prima acquistate da soggetti che non
possiedono lo status anagrafico di lavoratore ne’ hanno investimenti a Chongqing. Il tasso di
imposta e’ 5%-1,2%. La riforma e’ finalizzata a realizzare tre obiettivi principali: 1. contenere
acquisti speculativi, controllare l’aumento eccessivo dei prezzi delle case prevenendo
24
all’over-heating del mercato immobiliare; 2. aumentare le entrate fiscali dei governi locali che
saranno impiegate nella costruzione di case a prezzi accessibili e nel provvedimento di altri
servizi pubblici; 3. redistribuzione reddituale attraverso tassazione a soggetti che possiedono
piu’ proprieta’ immobiliari, ovvero soggetti abbienti. Dopo l’implementazione sperimentale
della riforma a Shanghai e Chongqing, i mercati di proprieta’ immobiliari di alto profilo nelle
due citta’ hanno visto considerevole riduzione del volume di compra-vendita e stabilizzazione
dei prezzi delle case. A maggio 2013, il governo ha annunciato la decisione di stendere la
riforma di imposta su proprieta’ immobiliari in altre citta’ e si focalizzera’ per il momento su
nuove costruzioni. Secondo le opinioni diffuse del settore, le citta’ di Shenzhen, Guangzhou e
Hangzhou dove i prezzi di case sono relativamente piu’ alti hanno maggiore probabilita’ di
essere selezionate come i nuovi puni pilota per implementare la riforma che produrra’ impatto
sui prezzi delle case, volume di compra-vendia nonche’ sul mercato azionario e creditizio.
2.2.3 Riforma del sistema finanziario
Il documento pubblicato dal Dipartimento di Stato il 7 luglio 2013 ha elencato gli obiettivi e
misure principali della riforma in campo finanziario che la Cina ha deciso di implementare a
partire dalla seconda metà dell’anno: 1. Mantenere una politica monetaria prudente
controllando attentamente l’offerta monetaria; 2. Promuovere le riforme nelle aree e settori
“prioritari”, che includono soprattutto quelli concernenti tecnologia, protezione ambientale e
previdenza sociale; 3. Combinare varie risorse finanziarie per supportare le piccole e medie
imprese (in seguito PMI); 4. Rafforzare il supporto creditizio per lo sviluppo dell’agricoltura,
delle campagne e della vita degli agricoltori; 5. Sviluppare il credito per il consumo per
stimolare la domanda interna; 6. Supportare le imprese nazionali ad “andare all’estero” (vedi
3.3.2) attraverso il provvedimento di un sistema regolamentare completo di investimenti
outbound per investitori domestici qualificati; 7. Accelerare lo sviluppo di un mercato
finanziario stratificato; 8. Avvalorare ulteriormente la funzione dell’assicurazione nel
mantenere la stabilitàdel mercato finanziario creando il sistema di assicurazione dei depositi;
9. Introdurre il capitale privato nell’industria finanziaria permettendo l’istituzione di banche
private a media o piccola dimensione; 10. Implementare attentamente i meccanismi di
controllo dei rischi finanziari. Il documento ha previsto le misure specifiche per lo sviluppo di
un mercato finanziario stratificato: i.ottimizzare la struttura del mercato azionario basata sulla
divisione tra la piattaforma primario, quella per le PMI (Small and Medium Sized Enterprises
25
Board) e quella per start-ups (Start-up Board), e sui provvedimenti istituzionali per
l’emissione di titoli, la formazione dei loro prezzi, le operazioni di fusione e acquisizione ecc;
ii. Rilassare lo standard contabile d’accesso per le imprese innovative e quelle in rapida
crescita; iii. Aumentare l’emissione di corporate bond, commercial paper a medio e lungo
termine e finanziamenti attraverso private equity per le PMI; iv. Regolamentare e favorire lo
sviluppo di vari tipi di investitori istituzionali, tra cui vari fondi di investimento, private
equity, venture capital, e incoraggiare la creazione di fondi innovativi; v. accelerare lo
sviluppo del mercato dei futures e l’innovazione dei prodotti finanziari per avvalorare della
loro funzione di pricing, diversificazione dei rischi e da deposito del valore.
2.2.4 Riforma in materia di politica di investimento
Un’altra soluzione chiave data dal Terzo Plenum è il provvedimento di maggiore apertura al
mercato globale e business stranieri. Restrizioni nei confronti degli investitori stranieri sono
stati rilassati per una serie di industrie, come quelle di servizi per bambini e anziani, design
architettonico, contabilità e revisione contabile, commercio, logistica e e-commerce. Le
industrie da liberalizzare gradualmente spaziavano dai servizi finanziari, all’educazione,
cultura e cura medica, mentre l’industria manifatturiera è stata liberalizzata ulteriormente. Le
imprese straniere e domestiche hanno cominciato a essere trattate sotto eque condizioni
giuridiche e possono investire in tutte le aree non incluse nella “lista negativa” 11 del governo
cinese. Il documento del Dipartimento di Stato ha indicato inoltre che il governo ha avuto
intenzione di scegliere piùaree qualificate per sviluppare parchi, porti o zone di commercio
liberi, in aggiunta del programma pilota a Shanghai. Alle imprese tecnologiche private èstata
concessa la possibilità di condurre ricerca su attrezzature militari, loro produzione e
manutenzione.
2.2.5 Urbanizzazione
Una delle missioni del governo cinese nel secondo semestre del 2013 è stata quella di
promuovere ulteriormente il processo di urbanizzazione. A tale scopo la Cina ha deciso di
implementare riforme istituzionali prima nei distretti con economia piu’ sviluppata, riformare
il sistema dello “hukou” e della previdenza sociale, migliorare i servizi pubblici, integrare i
lavoratori migranti nelle cittàed estendere la copertura dei servizi pubblici a tutti i residenti
11. Lista negativa: e’ la lista di settori non aperti a investitori stranieri stabilita dalle autorita’ cinesi. E’ un approccio di management innovativo che aumenta la libert a’
degli investitori stranieri in quanto tutti i settori non inclusi nella lista negativa gli sono aperti.
26
qualificati, promuovere la riforma sui meccanismi di gestione delle terre e incoraggiare
investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da parte del capitale privato.
Fonte: NBS
Grafico 2.2.1
27
3.Commercio estero
3.1 Import-export
Nel 2013 le esportazioni e importazioni cinesi sono state in stabile crescita. Il valore totale di
merci importate ed esportate è stato 4160 miliardi di dollari, in aumento di 7,6% sull’anno
precedente. Il valore di merci esportate da Cina e quello di merci importate in Cina sono stati
2209,6 miliardi e 1950,4 miliardi di dollari (Grafico 3.1.1), in aumento di +7,9% e 7,3% su 2012
rispettivamente. Il saldo commerciale di esportazioni meno importazioni cinesi èstato 259,2
miliardi di dollari, con una crescita di 28,9 miliardi di dollari (+12,55%). La crescita della
percentuale del saldo commerciale sul valore totale di import ed export ha cominciato a ridursi dal
2009. La crisi finanziaria, ha commentato Shen Gaoming, professore al Centro di Ricerca
dell’Economia Cinese dell’Università di Pechino, ha frenato la crescita del saldo commerciale
della Cina. Considerando la lenta ripresa dell’economia mondiale e l’apprezzamento consistente
del RMB, e’ probabile che il saldo commerciale nel 2014 non oscilli significativamente. Le
esportazioni e importazioni dei servizi nel 2013 èstato 539,6 miliardi di dollari, in aumento di
14,7% su 2012: 210,6 miliardi (+10,6%) per le importazioni e 329,1 miliardi di dollari per le
esportazioni che hanno visto una forte crescita di 17,5% e portato ad un deficit di esportazioni
meno importazioni di 118,5 miliardi di dollari. Tra i partners principali della Cina si sono
annoverati prima di tutti l’Unione Europea, seguita dagli Stati Uniti e dal Giappone, che insieme
contavano 33,5% del valore totale di commercio con l’estero della Cina. Le esportazioni nei paesi
ASEAN (+19,5%), Hong Kong (+19%) e Russia (+12,6%) e le importazioni da Taiwan (+18,5%),
Stati Uniti (+14,8%) hanno visto crescita più rapida mentre le importazioni da Russia, India e
Hong Kong hanno visto riduzione piùnotevole, -10,2%, -9,6% e -9,3% rispettivamente (Grafico
3.1.2).
Come ha analizzato Shen Danyang, portavoce del Ministero del Commercio (in seguito MoC),
rispetto al 2008, lo status quo del commercio con l’estero della Cina ha conosciuto miglioramenti
significativi in vari aspetti: miglioramento della struttura del mercato globale: il peso dei mercati
emergenti nel commercio con l’estero della Cina è passato da 53,8% a 61,2% del valore totale;
miglioramento della distribuzione geografica delle attività di commercio con l’estero all’interno
della Cina: le import-export delle regioni centrali e occidentali sono cresciute da 10,3% a 15,5%
del valore totale. La cittàdi Chongqing, ad esempio, ha visto nel 2013 una crescita di importazioni
ed esportazioni di 29,1%, il più alto tasso di crescita registrato nel centro-ovest della Cina;
miglioramento della composizione dei soggetti operanti: il percentuale delle esportazioni da
28
imprese private è passato da 26,8% a 41,5%, +14,7%; ottimizzazione della composizione dei
prodotti importati ed esportati: il peso dei prodotti hi-tech è incrementato da 29% a 39,9%. Il
valore dei prodotti meccanici ed elettronici importati ed esportati eccedeva per la prima volta 2000
miliardi di dollari raggiungendo 2105,6 miliardi di dollari, con cui la Cina ha mantenuto il primato
mondiale per il quinto anno consecutivo. Il valore per l’UE, Giappone e Stati Uniti è 1292,43
miliardi, 981,46 miliardi e 558,47 miliardi di dollari rispettivamente.; miglioramento nella
composizione delle tipologie di commercio: il commercio generale contava 52,8% nel 2013,
+4,6% ripetto al 48,2% del 2008, mentre il percentuale del commercio di lavorazione èridotto da
41,1% a 32,5%, a dimostrazione della graduale riduzione della dipendenza dell’economia cinese
da low-end industrie e il suo spostamento verso gli estremi della catena di produzione mondiale.
Riguardo la situazione nel 2014, il deprezzamento delle valute dei mercati emergenti crea
maggiore pressione competitiva per la Cina. D’altro canto, l’accelerazione della ripresa
economica delle economie sviluppate puòincrementare la domanda di beni e servizi per l’export
cinese. Se la ripresa dell’economia americana nel 2014 sarà stabile, l’incremento del maggiore
mercato dei consumi al mondo rappresenta una condizione favorevole per le esportazioni dalle
economie emergenti. Inoltre, la politica monetaria restrittiva degli Stati Uniti porterà in breve
termine all’apprezzamento del dollaro e all’influsso del capitale dall’estero negli USA. La “fuga”
del capitale, da un lato, influenzera’ la stabilitàdel mercato finanziario cinese e i prezzi degli asset,
e dall’altro, compromettera’ la crescita economica degli altri paesi emergenti creando impatto
negativo sulle esportazioni cinesi verso questi ultimi. In base alle stime di Goldman Sachs, si
aspetta una crescita economica per i 5 paesi PIIGS dell’UE nel 2014. La ripresa dell’Europa
rappresenta indubbiamente una condizione favorevole per l’export cinese. La prospettiva per il
commercio con l’estero nel 2014 è positiva nel suo complesso, ha analizzato Gao Hucheng, il
ministro del Dipartimento di Commercio, industrie come quelle di ferrovie ad alta velocità,
generazione di energia, produzione di impianti industriali potranno diventare nuove forze trainanti
della crescita dell’export, che la Cina cerca di mantenere anche attraverso il consolidamento dei
settori tessili e delle altre industrie ad alta intensitàdi lavoro dove la Cina ha tradizionalmente
goduto di vantaggio competitivo.
Fonte: NBS
Grafico 3.1.1
29
[T
yp
e a
qu
ote
Fonte: NBS
Table 3.1.2
fro
m
3.2 Commercio
the con l’Italia
Nel 2013 il valore
doc di commercio totale tra Cina e Italia ha raggiunto 43,3 miliardi di dollari,
in aumento del
um3,34% rispetto al 2012. Le esportazioni da Cina in Italia sono ammontate a
25,75 miliardient
di dollari, in lieve aumento rispetto a i 25,66 miliardi di dollari nel 2012,
mentre le importazioni
da ll’ Italia in Cina hanno registrato una crescita molto piu’
or
considerevole,the
+8,1% da16,24 miliardi a 17,55 miliardi di dollari, portando ad un saldo
commerciale su
per la Cina di 8,2 miliardi di dollari (-1,22 miliardi di dollari su 2012) (Grafici
3.2.1, 3.2.2). Gli
m ultimi anni hanno visto una tendenza di graduale contrazione di export cinesi
in Italia, da ma
ricondurre a molteplici fattori, tra cui la consistente inflazione in Cina,
l’apprezzamento
ry della valuta cinese e la crisi finanziaria in Europa che hanno portato
all’aumento del
of costo dei prodotti cinesi e al ridimensionamento della domanda per le
esportazioni cinesi
an del mercato italiano. La domanda cinese per i prodotti italiani si èinvece
mantenuta relativamente
stabile. Sotto l’attuale disegno di riforma verso un’economia basata
int
sul mercato eere
sui consumi interni e caratterizzata da sempre maggiore apertura all’estero del
governo cinese,
sti e considerando recettivita’ che il Made in Italy ha ricevuto nel mercato cinese,
si prevede notevole
ng potenziale di crescita dell’export italiano in Cina.
Delle esportazioni
poi italiane in Cina, i prodotti di punta restano i macchinari, che contavano
38% del valore
nt.totale delle esportazioni italiane in Cina (Grafico 3.2.3). Gli autoveicoli hanno
visto la crescita
Yo più notevole (+73,37% rispetto al 2012). Nell’area bancaria, gli scambi
sino-italiani sono
u quasi raddoppiati (+45,12%).
ca
n
po
siti
on
the
tex
Fonte: NBS
t
bo
Grafico 3.2.1
Fonte: NBS
Grafico 3.2.2
30
Fonte: ICE
Grafico 3.2.3
Delle esportazioni cinesi in Italia, i macchinari sono ammontati a 35% del valore totale.
Tuttavia, il percentuale dei macchinari elettrici sono stati in notevole calo negli ultimi tre anni,
dal 23,8% nel 2011 al 15,8% nel 2013, in riduzione di 3,95 miliardi di dollari, quasi 50% del
valore nel 2011. Le categorie che hanno registrato crescita maggiore includevano calzature,
mobili e articoli da letto e filamento e tessuti di cottone.
Fonte: ICE
Grafico 3.2.4
3.3 Investimenti cross-border
In base al documento rilasciato al 2012 Central Economic Work Conference, i compiti del
governo cinese nel 2013 includevano quelli di stabilizzare l’influsso di investimenti stranieri
diretti e contemporaneamente estendere gli investimenti cinesi all’estero, continuare a
31
proteggere i diritti e gli interessi degli investitori stranieri e i diritti di proprieta’ intellettuale,
aumentare la quota della Cina nel mercato internazionale stimolando allo stesso tempo le
importazioni per supportare la ristrutturazione dell’economia cinese ed equilibrare il bilancio
commerciale. Le misure più rilevanti per raggiungere tali obiettivi includevano rilassare il
controllo sui progetti di investimento e minimizzare interventi del governo nella formazione
dei prezzi di beni e servizi, come èstato annunciato dal NDRC. Il 25 settembre 2013, una
nuova versione del catalogo di progetti di investimento è stata rilasciata, la quale ha
ulteriormente ridotto il numero di investimenti da imprese che richiedono revisione e
approvazione dal governo centrale e altre agenzie governative.
3.3.1 Foreign direct investment (FDI)
Nel 2013 il flusso di investimenti stranieri diretti in Cina e’ ammontato a 124 miliardi di
dollari, 8,5% de i flussi di FDI mondiali ed e’ stato il valore piu’ alto finora per la Cina e il
secondo nella graduatoria mondiale dopo gli USA. Il 2013 ha visto l’istituzione di 22773
imprese con investimenti stranieri diretti nei settori non-finanziari in Cina, -8,6% sull’anno
precedente, e i capitali stranieri effettivamente utilizzati sono stati 117,6 miliardi di dollari,
+5,3% (Grafico 3.3.11). I settori che hanno attratto più capitali sono stati manifatturiero,
immobiliare e vendite all’ingrosso e al dettaglio mentre quelli in piùrapida crescita sono stati
produzione e distribuzione di elettricità, gas e acqua (+48,2%), leasing e servizi commerciali
(+26,2%) e vendite all’ingrosso e al dettaglio (+21,7%). L’accelerazione della liberalizzazione
dei tassi di interesse, ulteriore apertura del conto capitale, supporto alle banche private e
maggiore libertàalle imprese per emettere debito in valute straniere e completare transazioni
cross-border che la Cina sta implementando potranno creare incentivo significativo agli
investitori stranieri.
Fonte: NBS
Grafico 3.3.11
32
3.3.2 Outbound direct investment (ODI)
“Andare all’estero”, ovvero strategia di internazionalizzazione, è una delle quattro nuove
strategie nazionali della Cina: 1.sviluppo delle regioni settentrionali della Cina,
2.urbanizzazione, 3.strategia di formazione di talenti e 4.“andare all’estero”, e consiste nel
partecipare la cooperazione e competizione internazionale attraverso investimenti diretti,
contratti di progetti all’estero e delegazione di lavoratori espatriati all’estero. Giàdurante la
terza sessione dell’Eleventh People’s Congress of China nel 2008, l’ex premier Wen Jiabao
sottolineo’ la prioritàdi tale strategia: supportare le operazioni di fusioni e acquisizioni delle
imprese qualificate; incoraggiare i settori che corrispondono ai bisogni del mercato estero a
trasferire la capacità produttiva all’estero; favorire cooperazioni che producono benefici
reciproci nell’utilizzo delle risorse.
La Cina ha previsto una serie di supporti e incentivi per favorire gli ODI delle imprese
nazionali, dai fondi governativi specifici, fondi di investimento industriali, a supporto
creditizio, incentivi fiscali e servizi pubblici offerti dal MOC, dai servizi di informazione con
pubblicazione periodica di report, analisi settoriali (ad esempio,
<<Guida per paesi di
investimenti e cooperazioni all’estero>>, <<Relazione sull’ambiente di investimento e
commercio per paesi>>) ai corsi di formazione per le risorse umane. Nel 2013 il MOC ha
accelerato la costruzione di una rete nazionale di punti di assistenza per i lavoratori espatriati
all’estero.
Nel 2013, gli ODI cinesi all’estero sono ammontati a 107,84 miliardi di dollari, +22,8%
rispetto al 2012 ed e’ stato il valore piu’ alto finora per la Cina e il secondo nella graduatoria
mondiale dopo gli USA che ha un valore di ODI di 338,3 miliardi di dollari. Gli investitori
cinesi hanno investito in 5090 imprese all’estero in 156 paesi. Il valore di investimenti
non-finanziari e’ stato 90,17 miliardi di dollari (Grafico 3.3.31), in aumento del 16,8% sul
2012. Con il processo della globalizzazione, gli ODI delle imprese cinesi sono entrate nella
sua fase di accelerazione, supportata dai 4000 miliardi di yuan di riserve valutarie tenute dalla
Cina e dall’affermazione del RMB come moneta internazionale. Degli ODI cinesi, quelli
verso Hong Kong, ASEAN, UE, Australia, USA, Russia e Giappone sono ammontati a 65,45
miliardi di dollari, 72,6% del valore totale e con una crescita annuale di 9,1%. Gli
investimenti a Hong Kong, UE e Giappone sono ridotti di 6%, 13,6% e 23,5% rispettivamente
mentre quelli in Russia, USA, Australia e ASEAN sono aumentati di 518,2%, 125%, 82,4% e
29,9% rispettivamente. Circa 90% degli investimenti sono stati indirizzati verso i settori dei
servizi commerciali, minerario, ingrosso e retail, maniffatturiero, costruzioni, trasporto e
33
logistica. Le industrie delle costruzioni e cultura, sport e intrattenimento sono i settori con le
piùrapida crescita: +129,1% e +102,2% rispettivamente. Gli ODI in RMB sono ammontati a
85,6 miliardi di yuan, in aumento del 193% rispetto ai 29,2 miliardi di yuan nel 2012 e più
che triplicato dei 20,15 miliardi di yuan nel 2011. Il 2013 ha visto un mercato di M&A
(mergers and acquisitions, ossia fusioni e acquisizioni) assai dinamico: sono stati conclusi 424
deal di M&A, relativi a 70 paesi (o regioni), con un valore totale di 51,463 miliardi di dollari,
+53,7% rispetto ai 33,48 miliardi di dollari del 2012. I settori principali includevano miniere,
manifatture, real estate, leasing e servizi commerciali e trasmissione informatica. I mercati
americano ed europeo sono stati le principali destinazioni di investimenti per la Cina nel 2013,
l’anno in cui gli investimenti cinesi negli USA hanno conosciuto una crescita del 125%. Il
deprezzamento dell’euro e l’incertezza prodotta dalla crisi finanziaria hanno contribuito ad
accelerare gli investimenti cinesi nell’Europa. In base ad una analisi di Rhodium Group, tra
2010 e 2021, gli ODI cinesi raggiungeranno 1000-2000 miliardi di dollari dei quali 1/4
saranno indirizzati verso l’Europa attraverso operazioni di M&A o “Green Field
Investment”12 .
Fonte: MOC
Grafico 3.3.31
3.3.3 ODI cinesi nell’Italia
Con l’approvazione o registrazione presso il MOC, fino al 2010, 68 istituzioni cinesi hanno
effettuatuo investimenti diretti in Italia. Gli investimenti hanno visto costante crescita fino al
2010, l’anno in cui il valore e’ invece sceso a 118,54 millioni di dollari a causa dell’impatto
della crisi economica globale (Grafico 3.3.31). Gli investitori principali sono stati le grandi
state-owned enterprise (SOE), che contavano 53% mentre imprese private 29%. Le principali
.
12 Green Field Investment e’ una forma di investimento diretto all’estero dove una azienda madre intraprende un’iniziativa in un paese straniero tramite la costruzione
di nuovi impianti operativi. In aggiunta di costruire nuovi impianti, le aziende madre di solito creano anche nuovi posti di lavoro a lungo termine nel paese straniero
tramite assunzione di nuovi lavoratori.
34
forme di ODI delle imprese cinesi in Italia includevano istituzione di centri di ricerca e
design,formazione di joint-venture o partecipazione societaria e operazioni di fusioni e
acquisizioni (M&A) che e’ diventata una forma sempre piu’ importante negli ultimi anni . In
termini di settori, gli investimenti cinesi in Italia si sono indirizzati principalmente verso i
settori di elettrodomestici, veicoli, trasposto e logistica, servizi commerciali e industria tessile .
In termini di distribuzione geografica, le destinazioni preferite dagli investitori cinesi sono
state Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio. Le motivazioni principali che hanno attratto il
capitale cinese in Italia sono: 1. Posizione strategica: la Cina si e’ convinta che sia oggi l’Italia,
non la Grecia, il Portogallo , o la Spagna, il Paese piu’ adatto per penetrare in Europa, a
collegarsi con i 800 millioni di consumatori del bacino mediterraneo e delle regioni
balcaniche e fino a condizionare le politiche UE. Non a caso la banca centrale cinese ha
investito in settori stategici, dall’energia alle comunicazioni, e per la prima volta, attrave rso
Generali, si e’ affacciata nella finanza; 2. La fama internazionale del” made in Italy” : “made
in Italy”, “design italiano” sono largamente concepiti come sinonimi di qualita’ e creativita’
nel mercato cinese e l’Italia possiede una lunga tradizione di cultura di brand. Acquisizione di
marchi italiani influenti possono facilitare le imprese cinesi ad entrare e farsi accettare dai
consumatori europei nonche’ quelli internazionali e domestici ; 3. Un mercato dei consumi
maturo: l’Italia e’ una delle otto economie maggiori al mondo: i suoi 58 millioni di
consumatori sono piu’ propensi ad accettare nuovi prodotti e servizi; 4. Costi relativamete
piu’ bassi: i prezzi in Italia sono crollati dopo il 2009, fino a rendere investimenti convenienti.
Inoltre, i costi di trasporto e logistica via Italia sono 25%-37% piu’ bassi rispetto a quelli
legati all’itinerario via paesi del nord Europa e il costo di forza lavoro medio in Italia e’ piu’
basso di quelli per le altre economie europee maggiori, ad esempio, i costi totali annuali di
sviluppo di software per IT e telecomunicazioni a Milano nel 2013 sono stati 3 ,7 millioni
mentre quelli per Londra e Monaco 5,3 millioni; 5. Incentivi e politiche favorevoli: i. Riforma
amministrativa: la riforma del lavoro nel 2003 ha simplificato la burocrazia italiana e le
procedure amministrative, promuovendo la trasparenza e flessibilita’; ii. privatizzazione di
vari settori creano numerose opportunita’ per le imprese straniere con intenzione di espandere
nel mercato italiano. Possono investire sia con investimenti diretti sia attraverso
partecipazione societaria; iii. Strategia di sviluppo del Sud d’Italia: le regioni meridionali
sono caratterizzate da economia meno sviluppata rispetto al resto dell’Italia, godono di una
serie di incentivi finanziari e creditizi, politiche di supporto per assunzione, supporti per
progetti di investimeto in infrastrutture; iv. Politiche a sostegno della raccolta di capitali da
35
parte delle imprese: le imprese straniere ricevono trattamenti nazionali, godono degli stessi
trattamenti fiscali e altri incentivi per le imprese italiane. Il governo italiano prevede una serie
di servizi per favorire investimenti e raccolta di capitale dagli investitori stranieri, che
includono integrazione, esenzione fiscale, prestiti a bassi tassi di interesse, garanzia di credito
ecc.
I prossimi passi degli investitori cinesi, secondo alcuni analisti di Pechino, saranno le
infrastrutture, porti e aeroporti, e istituti di credito leader e internazionalizzati, da Unicredit e
Intesa, se possibile prima della vetrina globale dell’Expo a Milano, priorita’ dopo quella di
Shanghai. Un netto cambio di strategia, rispetto al decennio Wen Jiabao: dalla pretesa di
acquisire la maggioranza di molte aziende, alla disponibilita’ ad acquistare piccole quote in
poche imprese strategiche di prima fascia. L’obiettivo fondamentale per la Cina non cambia:
ottenere un peso politico ed economco decisivo nel Paese piu’ mediterraneo dell’Europa.
Questo spiega perche’ Pechino ha scelto di stare sempre appena sopra il 2%, livello che rende
obbligatorio comunicare il proprio ingresso tra i soci alla Consob e dunque ai mercati, e la
pubblicita’ serve a leggittimare il nuovo ruolo leader di Pechino sulla scena internazionale.
Per il periodo successivo, le imprese cinesi possono aumentare gli investimenti in settori
tradizionali, come quelli di autoveicoli, trasmissione informatica e telecomunicazioni, scienza
della vita, logistica, turismo, moda ecc., che le permettono di prima acquisire il know-how
tecnologico e del design e patrimoni fissi, e successivamente estendere la rete di vendita
dall’Italia in tutta l’Europa e stabilire sedi di produzione in Europa. Inoltre, dal 28 gennaio
2013, i cittadini cinesi posono investire nel mercato immobiliare italiano, che e’ caratterizzato
da livello di rischio piu’ basso, buona qualita’ delle proprieta’ e diritto di proprieta’
permanente. Energie rinnovabili, che e’ uno dei settori attualmente in particolare necessita’ di
investimenti in Italia, puo’ offrire particolari opportunita’ di investimento per le imprese
cinesi. In alcune aree, le imprese cinesi gia’possiedono migliori tecnologie e capacita’
produttiva rispetto alle imprese italiane. L’industria fotovoltaica e’ tra gli esempi piu’
significativi. Reguardo la forma di investimento, M&A ha visto una popolar ita’ crescente.
Tuttavia, il percentuale di casi di successo di ODI cinesi in Italia e’ 30% piu’ basso rispetto a
quello in altri paesi europei. I fattori principali includono: difficolta’ nell’ottenimento
tempestivo di informazioni a causa della lunga distanza geografica tra i due paesi; un
complicato sistema in Cina di procedure amministrative e lunga tempistica per compiere ODI;
le imprese cinesi non sono ancora ben educate a utilizzare media italiana a creare clima e
opinione pubblica favorevoli per le proprie operazioni di investimento; difficolta’
36
nell’individuare e valutare il target piu’ adatto. Con la ripresa dell’economia italiana e i vari
vantaggi competitivi dell’Italia e del “Made in Italy”, e considerando la politica per
l’espansione nel mercato internazionale della Cina e le sue consistenti reserve valutarie, si
prevede largo spazio di crescita per gli ODI cinesi in Italia.
Investimenti Non-finanziari Diretti Cinesi in Italia 2005-2010 (millioni di dollari)
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Flows di ODI
7.46
7.63
8.1
5
46.05
13.27
Stock di ODI
21.6
74.41
127.13
133.6
191.68
223.8
Valore investito 14.53
41.02
676.15
69.3
118.865 118.535
Fonte: MOC
Grafico 3.3.31
Dist rib u zio n e Geo g rafica e S et t o riale d eg li ODI Cin esi in It alia 2010
L omba rdi a Pi e monte
V e n e t o E m i l i a - R o m a g n aL a z i o
A l t r e r e g i o n i *T o t a l e
E l e ttrodome s ti c i 3
1
5
1
10
Auto
1
6
1
1
9
Trasporto e logistica
3
1
3
7
Servizi commerciali
4
1
5
Industria tessile
4
4
Elettronico e digitale
5
1
6
Telecomunicazioni
1
2
2
5
Prodotti metalici
3
1
1
5
Meccanica
3
1
4
Prodotti chimici
2
2
Servizi finanziari
2
2
Altro**
3
2
1
1
1
8
Totale
34
10
7
2
7
7
67
*Ca mp a n i a , Li gu ri a , Ma rch e , To s ca n a e B a s i l i ca ta
**Bi ci cl e tte , gi oi e l l i , gi oca tol i , a rti col i pl a s ti ci , ci bo, ta ba cchi e a l tri ge ne ri
Fonte: www.chathamhouse.org.uk
Target
2001 Meneghetti
2003 Wilson
2004 Benelli
2005 Elios
2007 HPM Europe spa
2007 Omas srl
2008 CIFA
2009 Elba
Fonte: MOC
Grafico 3.3.32
Casi di M&A Maggiori di Imprese Cinesi in Italia
Acquirente
Settore
Quota societaria N. addetti
Haier
Elettrodomestici
100
100
Wenzhou Hazan Shoes Co. Ltd Tessile
90
ND
Qianjiang Motorcycle
Moto
100
100
Flying Eagle Electric
Elettrodomestici
ND
54
Sunward Equipment Co. Ltd.
Meccanico
51
6
Xinyu Hengdeli Holdings Ltd.
Lusso
90
48
Zoomlian
Meccanico
60
70
Haier
Elettrodomestici
20
150
Grafico 3.3.33
37
4.Tendenze, sfide e opportunità
Nonostante il “miracolo” economico nell’ultimo trentennio, oggi la Cina si trova di fronte ad
una serie di rischi e sfide, dal rallentamento della crescita economica, continuo aumento dei
costi di produzione, alla sovracapacità produttiva, disuguaglianza reddituale, sviluppo
squilibrato tra regioni costieri e quelle interne, insostenibilità ambientale.
Il Terzo Plenum a novembre 2013 ha delineato il blueprint per lo sviluppo economico e
sociale futuro della Cina rilasciando il piùgrande pacchetto di riforme dopo gli anni ’90 verso
una economia di mercato. Stabilizzare la crescita del PIL, ristrutturare ovvero riequilibrare
l’economia cinese, mantenere una politica monetaria prudente e una politica fiscale proattiva
come nel 2013, espandere offerta creditizia e i mercati finanziari, promuovere maggiore
apertura economica attraverso negoziazioni su nuove zone di commercio libere e ulteriore
liberalizzazione dei tassi di interesse e di cambio, e mantenere la stabilità del mercato
immobiliare saranno i focus della politica macroeconomica cinese nel 2014. Riguardo al
mercato finanziario, il governo ha sottolineato l’importanza del controllo dei rischi del debito
dei governi locali. Le riforme saranno un passo chiave per assicurare che la Cina possa
entrare a far parte del gruppo dei paesi di fascia reddituale alta entro il 2022 e raggiungere un
PIL pro capite di 17000 dollari entro 2030. Tuttavia, secondo gli economisti piu’ moderati, la
crescita della seconda economia piùgrande al mondo rallenteràa livelli di 7-8% all’anno nel
prossimo decennio con il crescente costo della manodopera.
La presenza cinese nell'azionariato dei grandi gruppi quotati italiani èstato commentato dal
ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan che ha dichiarato "stiamo osservando un
interessamento crescente e concreto dei cinesi nei confronti del nostro Paese, nel quale le
decisioni di investimento sono sempre a lungo termine". La Cina, spiega Padoan, "vuole
investire in Italia con una logica diversa dal 'mordi e fuggi': è la dimostrazione che si può
lavorare per aumentare il livello degli investimenti". Il nodo da sciogliere resta la modalità
con cui verranno condotti questi investimenti.
4.1 Tendenza
4.1.1 Economia a proprietàmista
38
Lo sviluppo dell’economia non-pubblica in Cina e’ stato difficile a causa di dimensione,
capacita’ tecnologica e di governance limitate ed emarginazione dovuta al monopolio delle
SOE. Il pacchetto di riforme sancito dal Terzo Plenum ha previsto di promuovere l’economia
non-pubblica tramite lo sviluppo della forma di proprieta’ mista fondata su partecipazioni
incrociate tra capitale pubblico, capitale collettivo e capitale non-pubblico e partecipazioni
societarie da parte degli addetti che permette di allineare gli interessi dei proprietari del
capitale e dei lavoratori. Sotto le decisioni del partito, le SOE e altre imprese possono
cambiare la forma proprietaria e il capitale non-pubblico può diventare soci nelle SOE in
alcuni settori ed è possibile per il personale delle multinazionali di tenere azioni nelle loro
aziende. I settori da liberalizzare includono quelli di energia e risorse, ferrovie e
telecomunicazioni. Le imprese private che sono state da lungo tempo emarginate in molti
settori in Cina ora si trova di fronte ad enormi opportunità.
Per le industrie a competizione generale, come quelle di elettrodomestici, tessile, servizi
commerciali generali, che sono caratterizzate da basse barriere all’ingresso e alta intensita’
competitiva e le cui fluttuazioni non creano impatto straordinario sull’economia e societa’, le
SOE devono ridurre la propria partecipazione e possono incoraggiare la partecipazione del
capitale non-pubblico attraverso lo sviluppo della forma proprietaria mista. Per le industrie
strategiche, concernenti lo sviluppo e la protezione della sicurezza dell’economia nazionale
come quelle di aciaio, auto, chimica, elettronico, costruzione navale, le industrie concernenti
l’esplorazione e utlizzo delle risorse e lo sviluppo di nuove tecnologie, il capitale pubblico
deve mantenere il ruolo predominante incoraggiando tuttavia la partecipazione dei soggetti
non-pubblici, soprattutto nei processi complementari e “non-core”. Anche i monopoli come
quella delle telecomunicazioni, gestione di poste, rete elettrica, ferrovie, porti e aeroporti, e i
servizi pubblici come somministrazione dell’acqua, gas e riscaldamento, cominciano ad
essere liberalizzati con il capitale pubblico che detiene il controllo nelle aree vitali. Nelle
industrie non-profit, delicate e ad alto rischio sociale come sanita’, istruzione, invece,
proprieta’ pubblica deve avere ruolo predominante, ed esse non sono incluse nel piano di
ulteriore liberalizzazione e privatizzazione previsto dal Terzo Plenum.
L’introduzione del
capitale non-pubblico e’ finalizzata a intensificare la competizione, migliorare l’efficienza e la
qualita’ dei servizi e promuovere la competitivita’ internazionale delle imprese cinesi.
39
4.1.2 Esaurimento del vantaggio demografico
Allo sviluppo economico della Cina nell’ultimo trentennio ha dato contributo fondamentale
l’offerta abbondante di manodopera a basso costo. Tuttavia, con lo stesso boom economico
cinese, tale vantaggio, comunemente riferita in Cina come “dividendo demografico”, si sta
esaurendo. Uno dei fattori principali e’ il basso tasso di fecondita’ che ha accompagnato lo
sviluppo economico cinese. Attulamente il tasso di fecondita’ totale13 della Cina e’ 1,73,
mentre 2,1 e’ il tasso di sostituzione di generazione, ossia il tasso di fecondita’ totale che
permtte un paese di mantenere approssivamente costante la propria struttura demografica. A
partire dal 2010, molte delle maggiori citta’ industriali cinesi hanno sofferto la mancanza
della manodopera forzando i datori di lavoro ad aumentare continuamente i livelli di salari e
2010 e’ stato riferito come l’anno del punto di svolta lewisiano in Cina, che compare quando
e’ necessario aumentare i salari per attirare forza lavoro necessaria. Attualmente la forza
lavoro nelle zone rurali vede continua contrazione mentre quella nelle citta’ e’ ancora in
aumento a causa della migrazione di lavoratori dalle campagne. A lungo termine, il livello di
salari tende ad aumentare continuamente, i salari dei lavoratori migranti e quelli per i
neo-laureati tendono ad accostarsi progressivamente. Questo costituisce indubbiamente una
grande sfida per le numerose imprese cinesi ad alta intensita’ di lavoro che si occupano di
industrie a basso valore aggiunto e per cui bassi costi di produzione rappresentano un
vantaggio competitivo vitale. D’altro lato, tuttavia, lo sviluppo economico della Cina e’
caratterizzato da notevole squilibrio geografico. Mentre le regioni costiere sopportano la
pressione proveniente dalla necessita’ di aumento salariale, il centro e ovest della Cina,
caratterizzato da sviluppo economico ritardato, ancora dispongono di forza lavoro a costo
relativamente piu’ basso. Pertanto la Cina puo’ aiutare la sua industria ad alta intensita’ di
lavoro a sovravvivere e guadagnare tempo per trasformarsi progressivamente attraverso il
trasferimento verso le regioni centrali e settentrionali promuovendo allo stesso tempo
l’innovazione e la trasformazione delle industrie costiere in quelle ad alta intensita’ di
capitale.
4.1.3 Consumi informatici
Promuovere i consumi informatici trasformandoli in forza trainante dei consumi domestic i e’
diventato una delle politiche fondamentali del governo cinese, come e’ stato annunciato nei
“Consigli sulla promozione dei consumi informatici e consumi domestici” pubblicato dal
NDRC il 14 Agosto 2013 (i Consigli in seguito). In base ai dati del Ministero dell’Industria e
13. Il tasso di fecondità totale (abbr eviato abitualmente con TFT) è un indicator e statistico utilizzato in demografia, chiamato anche più comunemente "n umer o
medio di figli per donna". Solitamente si indica con il valor e TFT = 2 un livello di nascite che per mette ad una popolazione di ripr odur si mantenendo costante la pr opria
str uttura demografica. Ciò è chiar amente una appr ossimazione, in quanto pr esuppone che tutti i par ametr i rimangano costanti, soprattutto quelli della mor talità.
Comunque valor i di TFT minor i di 2 indicano un gener ale invecchiamento e ca lo de lla popo lazione, mentr e valori di TFT maggior i di 2 indicano un pr ogr essivo
r ingiovanimento e aumento della popolazione.
40
Tecnologia Informatica cinese (MIIT), 2013 ha visto rapida crescita dei consumi informatici,
il cui valore totale ha raggiunto 2200 miliardi di yuan, con un tasso di crescita tendenziale di
28%. Di questo totale, consumi di prodotti informatici sono ammontati a 1200 miliardi di
yuan mentre consumi di servizi informatici ha superato 1000 miliardi di yuan, alimentati dalla
forte crescita dei servizi Internet, Internet mobile e altre applicazioni. Internet mobile e’
attualmente l’area con il piu’ grande potenziale di crescita: da gennaio ad agosto nel 2013, il
numero di utenti 3G e’ aumentato di 118,49 millioni dando un contributo di 142%
all’aumento del numero degli utenti di telefono mobile. La media mensile di traffico Internet
consumato per utente e’ stato 128,3 mega bite, con un aumento tendenziale di 40,7%.
L’e-commerce e’ un’altra area a forte crescita: il valore di fatturato totale di e-commerce nel
2013 ha superato 10 trillioni di yuan. A dicembre 2013, il MIIT ha rilasciato per la prima
volta la licenza di operatore virtuale a imprese private e cio’ rappresenta un passo
significativo nell’introduzione del capitale privato nel settore di telecominicazioni. A
dicembre 2013, il governo cinese ha reso noto le 68 citta’ scelte come punti pilota per
sperimentare le politiche di promozione dei consumi informatici. La “sperimentazione”
prevede la cooperazione tra governi locali, settore informatico e di telecomunicazioni,
imprese e comunita’ nella costruzione di infrastrutture TD-LTE14 e per banda larga che deve
essere inclusa nella pianificazione territoriale di ogni citta’, sviluppo di prodotti informatici
intelligenti, integrazione di piattaforme cloud per i servizi pubblici, espansione di piattaforme
e-commerce per le PMI ecc.
In base ai Consigli del NDRC, entro il 2015, il valore dei consumi informatici in Cina
superera’ 3,2 trillioni di yuan, con una crescita media annuale sopra 20%. Del valore totale, i
consumi informatici basati su Internet ammontera’ a 2,4 trillioni, con una crescita media
annuale di 30%. Anche i settori correlati vedranno una crescita di 1,2 trillioni di yuan. Il
valore delle transazioni e-commerce superera’ 18 trillioni di yuan e il valore di vendite al
dettaglio online 3 trillioni di yuan. Ha indicato il vice ministro del MIIT Mao Weiming, nel
2014 il MIIT ridurra’ di piu’ di un terzo il numero di voci soggette ad approvazione
amministrativa, ad esempio la tariffazione dei servizi di telecomunicazioni e la qualificazione
di imprese produttrici di sistema informatici integrati. Inoltre, la costruzione della rete 4G e’
un’altra priorita’ del MIIT che cominciera’ a rilasciare la licenza per la rete 4G entro l’anno
prossimo.
4.2 Opportunità
14. TD-LTE, l’acr onimo di time-division long-t er m evoluti on, e’ una tecnologia e standar d di telec omunicazioni 4G, sviluppata da una coalizione
inter nazionale di soci eta’, che inc ludono China Mobile, Datang Telecom, Huawei, Noki a Solutions and Networ ks, Qualcomm, Samsung e ST-Er icsson. E’
una delle due var ianti dello standar d long-ter m evolution, l’altr o e’ fr equency-division long-ter m evolution.
41
La transizione della Cina da un’economia fondata su investimenti pubblici, export e
manodopera a basso costo ad un modello di sviluppo trainato da consumi interni e settore
terziario rappresenta un’enorme fonte di opportunità per le imprese private e gli investitori
stranieri.
4.2.1 Settore dei servizi
Si prevede una rapida crescita del settore dei servizi in Cina per il periodo successivo. Fra 5
anni, secondo Zheng Xinli, vice presidente del Centro Cinese per gli Scambi Economici
Internazionali, un think tank governativo, la crescita del settore terziario creerà110 millioni
di nuovi posti di lavoro e la percentuale di forza lavoro occupata nell’industria dei servizi sarà
aumentata da 36% a 50% del forza lavoro totale del paese. Una delle forze principali a
sostenere tale crescita sara’ il continuo aumento del reddito pro capite. Il salario minimo in 30
province cinesi ha visto un aumento medio di 22,8% anno su anno nel 2013. Una
distribuzione reddituale piu’ equa, soprattutto verso le fasce di popolazione a basso reddito, e’
uno degli obiettivi primari del 12esimo Piano Quinquennale (2011-2015) del Partito
Comunista Cinese (PCC in seguito). L’aumento reddituale dei gruppi a basso reddito
stimolera’ significativamente la crescita dei consumi domestici in quanto questi ultimi hanno
la piu’ alta propensione al consumo. L’ultimo ventennio ha visto una porzione dei cinesi
affermarsi come i primi membri della classe media. Il prossimo decennio continuera’ a vedere
crescita sostenuta di questa popolazione. In base ad una analisi di McKincy& Company, entro
il 2022, piu’ di 75% dei consumatori urbani in Cina entreranno a far parte della classe media,
definita, secondo Forbes, dalla fascia reddituale di 61400 yuan a 368400 yuan (10000 a 60000
dollari). Solo 4% delle famiglie urbane cinesi erano in tale fascia nel 2000 mentre il
percentuale e’ stato 68% nel 2013. Tale espansione e’ stata alimentata da iniziative nel
mercato del lavoro per promuovere l’aumento salariale e riforme finanziarie che favoriscono
lo sviluppo delle imprese private per indirizzare piu’ reddito verso le famiglie. L’aumento
reddituale dei gruppi a basso reddito e l’espansione della classe media porteranno prima di
tutto a forte crescita nel settore dei prodotti di consumo, in particolare il segmento dei prodotti
di consumo di massa a basso costo e quello dei prodotti di lusso. Inoltre, l’aumento reddituale
elevera’ anche gli standard di vita della popolazione cinese e favorira’ lo sviluppo del settore
dei servizi. I servizi commerciali, logistica, servizi finanziari, revisione contabile, consulenza,
servizi legali e quelli per viaggio e telecomunicazioni hanno una prospettiva particolarmente
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positiva considerando l’attuale piano di riforme finanziarie, la sempre maggiore spesa delle
famiglie cinesi nel turismo e tassi di penetrazione ancora non alti di Internet e telefoni
cellulari nelle zone rurali. Inoltre, la politica demografica del figlio unico15 della Cina ha
portato all’accelerato invecchiamento della struttura demografica. Questa condizione, in
aggiunta a maggiore disponibilita’ reddituale, implica che anche la cura sanitaria geriatrica e i
servizi di cura assistita sono aree che offrono significative opportunita’.
4.2.1 Shanghai Free Trade Zone (SFTZ)
Shanghai Free-Trade Zone (SFTZ), ufficialmente China (Shanghai) Pilot Free-Trade Zone, e’
lanciata il 29 settembre 2013, e’ la prima zona di commercio libera nella Cina continentale.
La zona copre un’area di 29 chilometri quadrati e integra quattro zone esistenti del distretto di
Pudong. Il governo intende espandere la zona gradualmente a coprire l’intero distretto. La
SFTZ è un terreno di sperimentazione per l’economia cinese. A novembre 2013, 1434
aziende sono state registrate nella FTZ, tra cui 38 finanziate da capitali esteri. In base all’
“Opinione sul Supporto Finanziario per la Costruzione della SFTZ” (Opinione in seguito)
rilasciata a dicembre 2013 dalla banca centrale cinese e finalizzata alla promozione della
convertibilità dello yuan, i residenti nella SFTZ possono aprire trade account libero, che
permette transazioni sia in RMB che in altre valute, investimenti nei mercati dei titoli esteri e
trasferimento dei redditi prodotti nella SFTZ a conti esteri. D’altro lato, la banca centrale ha
rafforzato la supervisione per prevenire all’influsso di capitali speculativi; imprese registrate
nella FTZ possono investire nei mercati azionari e dei futures a Shanghai e le loro aziende
madre possono emettere bond denominati in yuan nella mainland Cina. L’Opinione ha
previsto anche la liberalizzazione dei tassi d’interesse, che avverrà solo in maniera controllata
e graduale, in quanto la PBoC èconsapevole dei potenziali rischi di una apertura del conto
capitale e una liberalizzazione dei tassi d’interesse troppo aggressive. Secondo un research
note di ANZ Research, la stabilità del sistema finanziario domestico èuna priorità assoluta
per la PBoC. Imprese registrate nella SFTZ possono ottenere esenzione dal pagamento di
imposte per investimenti outbound in asset non-monetari. L’esenzione è offerta per un
periodo di meno di 5 anni e sarà cancellata se le imprese trasferiscono o ritirano i loro
outbound investimenti in 5 anni. Inoltre, imprese che falliscono entro 5 anni cessano di essere
eligibili per tale politica. La PBoC ha rimosso i controlli sui tassi di prestito a luglio e
rimuoverà il tetto sui tassi di deposito per conti con piccole quantità di valute straniere
15. La politica del figli o unico è st ata una delle politiche di contr ollo de lle nascit e att uata dal gover no ci nese nell'ambito della pianificazione
familiar e per contr astar e il for tissimo incr emento demogr afico del paese. La politica è stata intr odotta in modo or ganico nel 1979 e abolita dalla
Cor te Supr ema cinese nel 2013.
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“quando le condizioni sono mature”, secondo una dichiarazione pubblicata dalla PBoC sul
suo website, e l’eliminazione totale dei controlli sui tassi di deposito è considerata dagli
analisti come il passo finale verso la piena liberalizzazione dei tassi di interesse in Cina. Le
politiche di liberalizzazione e gli incentivi fiscali della SFTZ rendono piu’ attrattivo investire
in Cina per le imprese straniere, facilitandole a trasferire i profitti tra Cina e l’estero e
permettendole ad accedere a nuove aree di business precedentemente soggette a limitazioni
molto restrittive, ad esempio, i servizi finanziari per i quali covertibilita’ del RMB e il libero
flusso di capitali sono fondamentali. In questo modo, la costruzione della SFTZ stimolera’ i
flussi commerciali, le import ed export e favorira’ la trasformazione di Shanghai in un centro
commerciale e finanziario internazionale.
4.2.2 Skyrocketing e-commerce
L’e-commerce e’ una altra area con straordinario potenziale di crescita e sviluppo. L’11
novembre (11.11) 2012, la cosiddetta “ festa dei singles”, il giro di fatturato su Taobao ha
raggiunto 19,1 miliardi di yuan mentre, in base ai dati della Camera di Commercio di
Tianjing, il fatturato totale nel primo semestre del 2012 dei 30 store di medio-grande
dimensione monitorati dalla Camera e’ stato 15,2 miliardi di yuan, meno del fatturato
giornaliero di taobao. E il volume esplosivo di transazioni ha portato all’over-booking per
varie aziende logistiche durato per circa due settimane. Nel 2013, il volume di transazioni del
mercato e-commerce in Cina e’ stato 10,2 trillioni, con una crescita tendenziale di 29,9%. Il
tasso di crescita si e’ mantenuto sopra il 17% dal 2009 (Grafico 4.2.21). I tre segmenti
principali: B2B, retail e acquisti da gruppo, e altro contavano rispettivamente 80,4%, 17,6%,
0,6% e 1,4% del fatturato totale (Grafico 4.4.22). Specificamente, il fatturato del segmento
B2B e’ ammontato a 8,2 tillioni, +31,2% rispetto al 2012, con un reddito totale di 20,5
miliardi di yuan (+28%). A fine 2013, le imprese occupate nel segmento sono state 12000. In
termini di reddito operativo, Alibaba di Jack Ma ha mantenuto il primato, con un market
share di 44,5% mentre Shanghai Ganglian E-Commerce Holdings Co.,Ltd., Global Sources,
Hc360.Com si trovano dal secondo al quarto posto rispettivamente.
Uno dei maggiori fattori favorevoli per lo sviluppo del settore e-commerce in Cina e’ il
supporto governativo, che include l’incoraggiamento dell’utilizzo di piattaforme e- commerce
da parte delle imprese per promuovere commerci internazionali, la costruzione di parchi
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industriali per le imprese e-commerce in varie citta’, l’implementazione di “Cina in banda
larga” come una delle strategie nazionali che prevede la costruzione di infrastrutture di
trasmissione informatica e telecomunicazioni su scala nazionale. Inoltre, il govero cinese
vede nell’industria e-commerce un’importante forza trainante per stimolare i consumi
domestici che sono il focus nel suo piano di ristrutturazione economica. In base ai dati
rilasciati da China Internet Network Information Center (CNNIC), a fine 2013, il numero di
utenti Internet in Cina e’ stato 618 millioni, aumentato di 24 volte rispetto al 2000. Il numero
di utenti Internet da cellulari ha conosciuto crescita assai forte e sostenuta negli ultimi anni
(Grafico 4.2.23) : nel 2013, il numero e’ stato 500 millioni con crescita tendenziale di 19,8%.
L’attuale tasso di penetrazione di Internet e’ stato 45,8%, al 78esimo posto mondiale. Con il
provvedimento di un sistema infrastrutturale adequato, politiche favorevoli e considerando il
volume della popolazione e continuo aumento salariale, e’ ragionevole aspettarsi largo spazio
di crescita per il settore e-commerce che fornira’ forza trainante anche per le industrie
correlate come logistica, servizi di pagamenti, e-finance, sviluppo di applicazioni per
e-commerce. Secondo un report della rinomata compania di consulenza Bain&Company, il
mercato e-commerce in Cina raggiungera’ un valore di fatturato di 14 trillioni di yuan nel
2014.
Fonte: Centr o di Ricer ca di E-commer ce Cinese
Fonte: Centr o di Ricer ca di E-commer ce Cinese
Gr afico 4.2.21
Gr afico 4.2.22
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Fonte: Centr o di Ricer ca di E-commer ce Cinese
Gr afico 4.2.23
4.3 Sfide
La rapida crescita economica ha comportato anche una serie di problemi e squilibri che la
Cina si trova oggi ad affrontare per riuscire nel progetto di trasformazione della sua
economia.
Sovracapacità. Nell’ultimo ventennio, gli investimenti sono stati uno dei motori principali
della crescita economica della Cina. Tuttavia il surriscaldamento degli investimenti ha portato
al problema dell’eccessiva offerta rispetto alla domanda: le industrie tradizionali come quella
di ferro e acciaio, alluminio, metallurgia, coke, automobile, cemento, produzione di energia,
tessile, elettrodomestici, immobiliare tutte soffrono di sovracapacita’ produttiva, che e’
ancora piu’ grave nei settori emergenti come energia voltaica e quella eolica. USA, Giappone
e molti altri paesi hanno da tempo sviluppato un sistema di statistica e analisi
dell’utilizzazione della capacita’ produttiva 16 , che e’ uno degli indicatori fondamentali della
capacita’ e competitivita’ industriale e dell’andamento dell’economia industriale, mentre in
Cina il NBS attualmente non compila e pubblica questa misura. In base al Rapporto
sull’Andamento dell’Economia Industriale Cinese 2012 del MIIT, il settore di ferro e acciaio
cinese soffre una sovracapacita’ produttiva di 160 millioni di tonnellate, quello di cemento
piu’ di 300 tonnellate. Fra le industri emergenti, capacita’ inattiva dell’industria della
produzione di turbine eoliche supera 40%; la capacita’ produttiva dell’industria voltaica ha
raggiunto 40GW che eccede la capacita’ installata totale del resto del mondo. La
sovracapacita’ produttiva e’ la sfida maggiore per il governo cinese nei prossimi cinque anni.
16.L’utilizzazione della cap acita’ produttiva (in inglese capacity utilization) e’ una misura fondam entale della situazione di utilizzo della capacita’ produttiva ed
definita come il rapporto tra l’output effettivo prodotto con gli impianti installati e l’output potenziale che potrebbe essere prodotto con gli stessi impianti se utilizzati
a pieno.
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Tale problema portera’ alla diminuzione degli investimenti delle imprese, rallentamento del
rinnovo dei patrimoni fissi e la chiusura o fusione di fabbriche, che aumentera’ a sua volta la
disoccupazione, colpendo i redditi e consumi della popolazione aggravando la pressione al
ribasso dell’economia.
Debito pubblico locale . Al Central Economic Work Conference a dicembre 2013, prevenire
al rischio del debito pubblico locale e’ stato elencato come una missione chiave nel 2014. In
base alle statistiche pubblicate il 30 dicembre 2013 dal National Audit Office (NAO in
seguito), fino alla fine di giugno 2013, il debito pubblico locale totale e’ ammontato a 17,9
trillioni di yuan, in aumento di 7,2 trillioni di yuan rispetto al 10,7 trillioni di yuan del giugno
2010. La crescita del debito pubblco locale e’ entrata nella fase di acelerazione a partire dal
2008. Ha indicato il direttore della facolta’ di accounting all’Universita’ di Pechino, Lin
Shuanglin, dal 1996 al 2010, il tasso di crescita annuale medio del debito pubblico locale e’
stato 27% mentre e’ cresciuto al 48% nel 2008 e 68% nel 2009. Il percentuale del debito
pubblico locale sul PIL nel 1996 e’ stato 3% che e’ diventato 29% nel 2013. Secondo le
statistiche del NAO sul debito pubblico locale di un campione di 36 governi locali, 9
capoluoghi provinciali hanno avuto tasso di indebitamento sopra 100% con il massimo di
219,57%. In base alle stime di China Merchants Securities, il tasso di indebitamento medio
dei governi locali e’ salito dal 36,8% nel 2009 al 47,6% alla fine del 2012. Al netto degli asset
non-operativi, il tasso di indebitamento medio diventa 73,6%.
In osservanza della China Budget Law, i governi locali non possono emettere direttamente
obbligazioni municipali. I governi locali istituiscono i cosiddetti “city investment companies”
come le piattaforme per la raccolta di finanziamenti. I rischi derivanti dal debito pubblico
locale derivano da tre fattori principali:1. difficolta’ di una misurazione precisa dell’autentico
livello del debito a causa dell’opacita’ dei conti delle piattaforme di finanziamenti locali. Le
stime del valore del debito pubblico locale nel 2010 della PBoC e della China Banking
Supervisory Commission (in seguito CBSC) che sono tutte e due autorita’ accreditate in Cina,
14,376 trillioni e 9,09 trillioni di yuan rispettivamente, ad esempio, si disaccordavano
significativamente: per quasi 5 trillioni di yuan. Da qui il rischio di difficile supervisione e
controllo della situazione da parte del governo centrale; 2. alta dipendenza dai prestiti bancari
delle city investent companies. I prestiti dalle banche commerciali contavano 79,01% del
debito pubblico locale alla fine di giugno 2011. Tale dipendenza rappresenta uno dei rischi
maggiori per la stabilita’ del sistema finanziario cinese. Con i regolamenti della CBSC che
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limitavano le banche commerciali ad aumentare ulteriormente il livello di prestiti alle
piattaforme di finanziamenti locali, il percentuale di tali prestiti e’ sceso al 57% nel 2013.; 3.
basso ROA (reddito sul valore degli asset investiti) e limitata capacita’ di pagamento dei
governi locali. I finanziamenti ottenuti tramite l’indebitamento sono stati indirizzati soprattuto
verso la costruzione urbanistica e delle frastrutture di trasporto ecc. Solo la vendita dei terreni
producono reddito ai governi locali mentre tutti gli altri investimenti possono produrre
cashflow positivi solo in lungo termine mentre producono interessi. Sotto l’attuale livello di
indebitamento i governi devono spendere piu’ di 1 trillione di yuan all’anno per servire gli
interessi di debito, che corrispondono ad un terzo dei capitali disponibili per investimenti dei
governi locali. Nel 2013, il ROA delle piattaforme di finaziamenti locali e’ solo 3% di fronte
ad un tasso d’interesse medio dei pestiti bancari di 6%-7%. Cio’ implica che il livello del
debito si moltiplichera’ inevitabilmente. I governi locali hanno ricorso principalmente a due
“soluzioni”: land leasing e “pagare il debito vecchio con quello nuovo”. Ma tutte e due
soluzioni comportano nuovi rischi: con la bolla speculativa nel mercato immobiliare in molte
citta’ di terza, quarta fascia, un eventuale crollo dei prezzi delle proprieta’ immobiliari
provochera’ la crisi dei crediti bancari con terreni in ipoteca mentre nuovi indebitamenti non
portano che all’ulteriore gonfiamento del debito pubblico locale.
Incertezze esterne . I’incertezza delle politiche delle economie avanzate è uno dei princ ipali
fattori che influenzano l’ambiente esterno per la Cina: è altamente probabile l’uscita del
governo statunitense dalla politica di quantitative easing che può produrre impatto notevole
sul mercato di capitale, tassi di cambio e import-export delle economie emergenti. Un
secondo fattore è il rallentamento delle economie emergenti che stanno diventando partner
sempre più importanti nel commercio con l’estero della Cina con un percentuale di 61,2% del
valore totale delle export cinesi. A medio-lungo termine, ha detto il portavoce del MOC, il
rallentamento dell’economia cinese e la ripresa americana porteranno alla fuga dei capitali dal
mercato cinese agli USA e nuovi mercati emergenti. Tutto ciò produrrà impatto severo sul
mercato immobiliare, livello del debito pubblico locale, mercato del lavoro e l’intera
economia cinese.
4.4 Opportunitàper le PMI italiane
Sotto le attuali politiche di riforma strutturale e tendenze macroeconomiche, con lo sviluppo
economico, il processo di urbanizzazione che gradualmente cambiano il modo di vivere dei
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cinesi, la Cina vedra’ notevole crescita di domanda interna per vari beni e servizi che traera’
lo siluppo dei settori correlati. L’Italia, la settima economia piu’ grande al mondo, e’
all’avanguardia in diverse industrie e cio’ la rende un buon partner per rispondere ai bisogni
del mercato cinese. Le imprese italiane devono avvalorarsi dei propri vantaggi competitivi
industriali e tecnologici per catturare le opportunita’ offerta dal mercato cinese.
4.4.1 Farmaceutica
L’industria farmaceutica e’ un settore dove l’Italia gode di notevole vantaggio competitivo ed
e’ piu’ rilevante rispetto alle altre industrie in termini di competitivita’, efficienza, intensita’ di
capitale per le attivita’ di R&D, quantita’ di esportazioni e qualita’ di risorse umane. L’Italia e’
preceduto solo da Germania nella graduatoria europea per il valore aggiunto e numero di
imprese dell’industria farmaceutica. Nel 2013, il valore aggiunto dell’industria e’ ammontato
a 28 miliardi di euro, con 62300 occupati nel settore, di cui piu’ di 90% possiedono laurea
universitaria. I prodotti farmaceutici hanno un peso fondamentale nelle export italiane: il
valore di esportazioni nel 2013 e’ stato 19,6 miliardi di euro, che corrispondono al 71% del
valore aggiunto totale. Dal 2008 al 2013, il settore farmaceutico, in controtendenza degli
effetti recessvi della crisi finanziaria internazionale e crisi del debito pubblico europeo, ha
visto una crescita delle esportazioni del 64%. Inoltre il settore farmaceutico e’ stato quello
piu’ attivo nelle attivita’ di R&D. Gli investimenti annuali medi del settore supera 2,3 miliardi
di euro, di cui 1,2 miliardi di euro per R&D. Il percentuale di imprese innovative raggiunge
81% (solo dopo la Germania). L’industria si concentra soprattutto in Lombardia e Lazio. Il
valore di esportazioni di Lazio ammonta a 42% del valore totale, il piu’ alto tra le regioni
italiane.
La Cina rappresenta un mercato con enorme potenziale per l’industria farmaceutica. Nel 2013,
come ha sottolineato Fang Fang, la direttrice di marketing della societa’ di consulenza del
settore farmaceutico IMS Health,
la Cina e’ diventato il secondo mercato farmaceutico al
mondo superando il Giappone. Il valore di vendita di medicine via ospedali e canali retail e’
stato 683,9 miliardi di yuan, +11,4% su 2012. I valori sono stati 578,8 miliardi di yuan
(+13,8%) per le vendite via ospedali e 105,1 miliardi yuan per i canali retail (+13,2%), 509,1
miliardi di yuan per le imprese domestiche cinesi e 174,8 miliardi di yuan (+13.2%) per
quelle straniere. Il valore del mercato delle apparecchiature mediche in Cina ha superato i 15
miliardi di dollari, indicazione di opportunita’ senza precedenti per i fornitori internazionali. Il
piano di riforme economiche e sociali del governo cinese ha previsto maggiori investimenti
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nella prevenzione di malattie e infrastrutture sanitarie e mediche per la popolazione. Cio’
implica notevole crescita nella domanda di attrezzature di diagnosi, come macchina per
radiografia, scanner ultrasuono, endoscopio e macchina di elettrocardiogramma. Tecnologie
innovative come la fotocamera in forma di pilola deglutibile, che puo’ sostituire le costose
endoscopia e colonscopia, hanno prospettiva di mercato altamente positiva.
4.4.2 Elettrodomestici e macchinari elettrici ad impiego speciale
Elettrodomestici e apparecchiature elettriche ad uso speciale sono stati i prodotti di
esportazione principali dell’Italia. Attualmente, ci sono piu’ di 200 imprese nel settore che
hanno creato 130 mila posti di lavoro. Il valore aggiunto del settore e’ stato 13 miliardi di
euro nel 2013, di cui 9 miliardi di euro prodotti dalle esportazioni. L’Italia e’ all’avanguardia
nello sviluppo e nella produzione di grandi elettrodomestici, cappe aspiranti e altri
elettrodomestici da cucina e elettrodomestici ad alta efficienza energetica. Le imprese hanno
investito piu’ di 10 miliardi di euro nel miglioramento dell’efficienza energetica e nella
riduzione di emissione di anidride carbonica dei proprio prodotti. L’organizzazione della
produzione e’ caratterizzata dalla cooperazione tra grandi produttori e numerose PMI: circa
90 piccoli e medi produttori specializzati possiedono 31000 adetti tecnici, sono allocati in
diversi parchi industriali, di cui il distretto di produzione di cappe aspiranti di Fabriano e’ un
esempio rappresentativo, e forniscono i componenti ai grandi produttori. Dal 2002, di fronte
alla competizione dei paesi dell’est europa che hanno costi di manodopera piu’ bassi, il settore
in Italia ha visto produzione e fatturato di vendita in continua declinazione. La crisi
economica ha ulteriormente aggravato la contrazione del mercato. Le imprese sopravvivono
attraverso la focalizzazione sul segmento di fascia alta e maggiori investimenti in R&D e
sviluppo di prodotti ecologici.
Il mercato di elettrodomestici cinese offrono grande potenziale di crescita. Il processo di
urbanizzazione, l’incremento reddituale delle famiglie e il miglioramento della qualita’ di vita
e maggiore coscienza ecologica della popolazione alimenteranno la crescita della domanda di
prodotti di fascia alta e alla diversificazione delle preferenze. Le imprese italiane possono
realizzare crescita strategica attraverso l’incontro a questi bisogni.
4.4.3 Mobili e arredamenti
Mobili e arredamenti, insieme a moda e lavorazione degli alimenti, e’ il settore trainante del
Made in Italy. Il contributo del settore al PIL italiano ammonta a 6% circa. Nel 2013, mobili e
50
arredamenti ha prodotto un valore aggiunto di 27,5 miliardi di euro (mobili 17,7 miliardi,
arredamenti 9,8 miliardi di euro), con una variazione tendenziale di -3,2%; le esportazioni
sono ammontate a 12,7 miliardi di euro, +2,4% rispetto al 2012 e 46% del valore aggiunto
totale. Il numero di imprese del settore nel 2013 e’ stato 67222, in riduzione di 2411 su 2012;
il numero di occupati 366832, in riduzione di 6821. Il settore di mobili e arredamenti italiano
e’ caratterizzato da un alto livello di concentrazione geografica, artigianato di alta qualita’ e
rinomate competenza creativa e di design. L’Italia possiede l’intera catena industriale di
mobili e arredamenti, dalla produzione e lavorazione di
legname, alla produzione,
montaggio e lucidatura di componenti e pezzi interi. Forza traiante dell’industria sono le
numerose PMI di tipo familiare che si concentrano nei 16 parchi industriali in Italia. Tale
caratteristica permette il settore mobili e arredamenti italiano di essere altamente flessibile e
capace di adattarsi ai mercati rapidamente. L’Italia e’ il maggiore esportatore europeo di
mobili in legno. Negli ultimi anni, il settore ha visto un processo di consolidamento per creare
vantaggi derivanti dall’economia di scala. Le imprese sopravvissute sono state proattive nella
riduzione dei costi attraverso innovazione tecnologica, nell’espansione delle esportazioni e
nella promozione del brand. Un modo per creare vantaggio di economia di scala e’ quello di
sviluppare societa’ cooperativa di imprese, per promuovere attivita’ di R&D, marketing e
partecipazione collettiva nelle esposizioni commerciali.
I mobili e arredamenti italiani sono altamente apprezzati dai consumatori cinese. La quota
dell’Italia nel mercato di mobili e arredamenti importati in Cina nel 2013 e’ stata 13%,
all’indietro solo della Germania. Il numero di visitatori cinesi alla Fiera dei mobili a Milano
2013 ha superato 100 mila. A maggio 2013, la Federazione Italiana dell’Industria del Legno e
dei Mobili (la Federazione in seguito) e la Societa’ di Esibizioni di Bologna hanno stipulato
un atto per l’istituzione del joint-venture IDI-Italia Casa Prestigiosa a Shanghai che si
occupera’ dell’organizzazione di vari eventi come le presentazioni del “Club Made in Italy”
per il settembre 2014 e la Italian Fine Furniture Exhibition in 2016. L’obiettivo dell’intrapresa
e’ quella di promuovere lo sviluppo delle imprese italiane del settore del legno e dei mobili in
Cina assistendole nella ricerca di progetti e partner nella distribuzione
e facilitare la
visitazione da parte degli imprenditori cinesi di fiere ed esibizioni in Italia. La Federazione e
la societa’ di esibizione di Bologna hanno concluso diversi accordi di cooperazione con un
gruppo di imprese cinesi a giugno 2013 che includevano colosso in real estate Vanke Group,
uno dei maggiori distributori al dettaglio di mobili, Easyhome e Associazione dei Mobili di
Shanghai.
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Bollettino Economico della Cina nel II Semestre 2013 - China