PEI / PROGETTO EDUCATIVO D’ ISTITUTO “ MARIA AUSILIATRICE”
REGGIO CALABRIA
PEI / PROGETTO EDUCATIVO D’ ISTITUTO “ MARIA AUSILIATRICE”
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SCUOLA MARIA AUSILIATRICE
LOCALI, SPAZI, ATTREZZATURE
PROGETTO EDUCATIVO D’ ISTITUTO
SCUOLA PARITARIA
SCUOLA DELL’INFANZIA “MADRE LINDA LUCOTTI”
PEI
18 AULE per lo svolgimento delle attività
didattiche
SCUOLA PRIMARIA “MARIA AUSILIATRICE”
SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO “MARIA AUSILIATRICE
Salone multimediale
Laboratorio informatico
Laboratorio musicale
Laboratorio artistico
Laboratorio di tecnologia
Palestra
SCUOLA PARITARIA “MARIA AUSILIATRICE”
Cortili
VIA MARIA AUSILIATRICE, 3
89133 - REGGIO CALABRIA
Sala mensa
Cappella
Campi sportivi
Giardini
ATTIVITA’ LIBERE
Laboratorio di Informatica
Laboratorio di musica
Laboratorio artistico
Laboratorio di tecnologia
Laboratorio di lingua inglese
Laboratorio di Teatro
Attività sportive
Certificazione europea di computer (ECDL)
Doposcuola
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PROGETTO EDUCATIVO D’ ISTITUTO
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Carissimi Studenti,
Genitori,
Docenti
della nostra scuola…
PEI
SCUOLA PARITARIA
“MARIA AUSILIATRICE”
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Con molta gioia consegno il PEI ( Progetto educativo di Istituto ) a ciascuno di voi che,
nella diversità dei ruoli, ma in convergenza di intenti, date vita, con le FMA, alla
Comunità Educante della nostra Scuola “Maria Ausiliatrice” di Reggio Calabria, Via
Maria Ausiliatrice, 3.
Questo Progetto Educativo, rinnovato ed elaborato in fedeltà creativa a quanto espresso
nel Progetto Educativo Nazionale della Scuola e Formazione Professionale dei Salesiani
di Don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, è coerente con quanto enunciato nel
POF, accoglie pienamente gli Orientamenti Pastorali dell’Episcopato italiano per il
decennio 2010-2011: “Educare alla vita buona del Vangelo” e segue le linee guida della
legislazione scolastica vigente.
La sfida educativa odierna chiede a tutti gli educatori un investimento considerevole,
capace di rinnovare gli itinerari educativi e socioculturali per renderli più adatti al tempo
presente e significativi per la vita delle persone, con una attenzione particolare agli adulti,
chiamati a rispondere alla “grande emergenza educativa”, come afferma Benedetto XVI
nella lettera alla Diocesi di Roma del gennaio 2008.
SCUOLA MARIA AUSILIATRICE
a Lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del
Vangelo.Questo Progetto, fedele al Vangelo, invita ad investire, con l’apporto delle
diverse componenti del mondo scolastico, ecclesiale e civile, in una scuola che promuova
anzitutto una cultura umanistica e sapienziale, e così prepari gli studenti ad affrontare le
sfide del nostro tempo.
La scuola deve abilitare all’uso sapiente dei nuovi linguaggi, alla cittadinanza attiva e ai
valori che la sorreggono: solidarietà, gratuità, legalità e rispetto delle diversità, mantenere
aperto il dialogo con gli altri soggetti educativi – in primo luogo – la famiglia, con i quali
è chiamata a perseguire obiettivi convergenti. Solo così si può realizzare il sogno di Don
Bosco: rendere i giovani “onesti cittadini e buoni cristiani”.
Reggio Calabria, 31/01/2011
Fedeli al nostro carisma educativo, noi FMA insieme a tutti i nostri collaboratori laici
sentiamo l’urgenza di impegnarci con rinnovato slancio in questo servizio a beneficio dei
giovani e per il bene della società.
Il Progetto educativo è il cuore del sistema educativo che orienta ogni scelta, ogni attività
didattica ed educativa, curriculare ed extra curriculare.
La nostra scuola è situata a nord della città di Reggio Calabria, in un quartiere
accogliente, aperto ai valori umani e cristiani, ma provato dalle antiche e attuali
problematiche sociali. Nutriamo sicure speranze in un futuro migliore, perché Don Bosco
ci ha insegnato che “l’educazione è cosa di cuore e solo Dio ne ha la chiave”, spetta a noi,
tutti, promuovere la formazione integrale dei destinatari della nostra missione, per dare
qualità alla nostra azione educativa.
Nel presente Progetto rivive la storia carismatica delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Noi
FMA, come Madre Mazzarello, condividiamo nello stile femminile il carisma di Don
Bosco, che si esprime nella pedagogia del Sistema Preventivo fondato sui classici tre
pilastri: ragione, religione, amorevolezza, principi che rivelano una visione armonica della
persona, dotata di ragione, affettività, volontà, apertura al trascendente.
“Educare alla vita buona del Vangelo” significa per tutti noi, genitori, docenti e studenti
farci discepoli appassionati del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a una
umanità nuova e piena. Egli parla all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono
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Articolazione
del Progetto
ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO
pag. 8
1.
PROFILO STORICO:
pag. 11
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pag. 14
1.1. L’esperienza di Valdocco
1.2. L’esperienza di Mornese
1.3. L’esperienza di Reggio Calabria
2.
ESSERE GIOVANI OGGI
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pag. 18
pag. 19
2.1. In dialogo con la contemporaneità
2.2. La grande sfida educativa
2.3 Per un identikit dei nostri ragazzi
3.
IL NUCLEO DELL’OFFERTA FORMATIVA
3.1. L’educazione integrale
3.2. Orizzonti di riferimento della didattica
3.3. La relazione educativa
3.4. Funzione e criteri della relazione educativa
pag. 22
pag. 23
pag. 24
pag. 26
4.
LA COMUNITÀ EDUCANTE
4.1. Modello comunitario e spirito di famiglia
4.2. I Membri della Comunità Educante
4.3. Il ruolo educativo della famiglia
pag. 28
pag. 29
pag. 31
5.
FATTORI DI QUALITÀ E RIUSCITA
5.1. Il servizio pubblico paritario della nostra scuola
5.2. Valutazione complessiva e certificazione del nostro operare
5.3. Le risorse
5.4 La gestione della scuola
pag. 34
pag. 34
pag. 35
Il testo di questo Progetto si apre con il Profilo storico della scuola salesiana:
l’esperienza di Don Bosco a Valdocco, quella di Maria Domenica Mazzarello a Mornese,
le origini della nostra scuola e del nostro Istituto “Maria Ausiliatrice”
Nel secondo capitolo “Le domande dei giovani e delle famiglie”, l’attenzione si posa
sulla società attuale e, in particolare, sulla realtà giovanile in cui vivono i nostri alunni.
La nostra offerta formativa, a partire dalle sfide educative che ci interpellano, viene
sintetizzata nel terzo capitolo che si sofferma in particolare sugli aspetti fondamentali di
essa:
l’educazione integrale
gli orizzonti di riferimento della didattica
la relazione educativa
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La nostra scuola è strutturata storicamente in forma comunitaria e si colloca all’interno
della Chiesa e della società civile con una sua specifica identità, derivante
dall’integrazione tra le varie componenti che connotano l’intera comunità educativa:
il capitolo quarto prende infatti in considerazione la struttura della comunità educativa in
tutte le sue articolazioni, con particolare riferimento alla centralità del ruolo educativo
ricoperto dalla famiglia.
Il capitolo sviluppa i seguenti aspetti:
™
™
™
™
™
la comunità religiosa
i docenti
i genitori
gli allievi
il ruolo educativo della famiglia
1
Profilo storico
Un importante fattore di qualità e di riuscita è la verifica costante delle esperienze e dei
processi educativi attivati.
Si ottempera in questo modo ad una delle esigenze costitutive del Progetto educativo
salesiano, che verifica continuamente la validità del proprio operato. Per la riuscita del
proprio Progetto educativo la scuola si avvale delle risorse offerte dall’impegno delle
varie componenti che interagiscono al suo interno.
Un elemento particolarmente qualificante del continuo processo di perfezionamento dei
servizi offerti è il conseguimento della certificazione di qualità. Tali aspetti sono esposti
nel quinto ed ultimo capitolo.
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1.1. L’ESPERIENZA DI VALDOCCO
Giovanni Bosco era un ragazzino vissuto nella piccola cascina dei Becchi - Castelnuovo
d’Asti - (Prov. Asti) nella seconda metà dell’Ottocento, che ebbe chiara coscienza di
essere chiamato ad una missione singolare in favore dei giovani, specie quelli più poveri
ed abbandonati. Tutto iniziò nella notte del febbraio 1827 quando Giovannino a 12 anni
lascia alle sue spalle una casa povera, per cercare un lavoro che gli permetta di
sopravvivere alla miseria che in quel tempo imperversa nella campagna piemontese.
Il piccolo Giovanni Bosco impara, negli anni, a raccogliere intorno a sé schiere di
coetanei cui riesce a comunicare amicizia sincera, affetto e amore per il Signore.
Cresciuto nella fede e consolidato nelle proprie convinzioni, Giovanni entra in seminario
nell’ottobre del 1835 per consacrare la sua vita al servizio della Chiesa e dei giovani.
Dopo esser divenuto sacerdote Don Bosco riconosce nella Torino del tempo, la più
europea fra le città italiane, il campo fecondo per realizzare i propri ideali. Proprio lì, in
occasione della festa dell’Immacolata del 1841, il giovane prete inizia il catechismo per i
ragazzi sbandati che a quel tempo affollavano le strade di Torino, in piena rivoluzione
industriale.
Dopo molti anni , riconoscerà in quell’8 dicembre 1841 la data da cui prende avvio tutta
la sua opera educativa.
Egli non si limita alla formazione religiosa, ma offre a quei giovani che popolavano i
cantieri e le periferie della città, una casa per essere accolti, un cortile per giocare, una
scuola per studiare, una Chiesa per pregare.
Nucleo dell’oratorio di S. Francesco di Sales, la prima opera salesiana, sarà la “Tettoia
Pinardi”, inaugurata nella Pasqua del 1846: uno stabile situato a Valdocco, il più
malfamato quartiere di Torino.
Tra quelle anguste mura, il 26 gennaio 1854, Don Bosco accoglierà l’impegno di un
piccolo gruppo di giovani decisi a spendere la propria vita al servizio dei ragazzi e della
missione educativa del sacerdote torinese:
da questo gruppo avrà origine la congregazione dei Salesiani oggi diffusa e conosciuta in
tutto il mondo.
IL SOGNO DEI NOVE ANNI
Tutta l’opera educativa di Don Bosco è segnata profondamente da un
sogno che il santo fece a nove anni. Egli racconta di essersi trovato in un
cortile affollato da ragazzi che schiamazzavano, bestemmiavano e si
picchiavano tra loro e di aver usato pugni e parole per tentare di separarli.
In quel momento gli apparve un uomo che disse: «Non con le percosse,
ma con la mansuetudine e con la carità dovrai acquistare i tuoi amici».
Uno dei cardini del sistema preventivo di Don Bosco si fonda infatti
sull’amorevolezza. Il sogno prosegue con l’apparizione di una misteriosa
signora, nella quale poi Don Bosco riconoscerà la Madonna, che mostra
gli stessi giovani trasformati in agnelli e commenta così l’accaduto:
«Ecco il tuo campo dove dovrai lavorare. Renditi umile, forte e robusto».
É un invito ad impegnare tutte le forze in prospettiva della sua missione
utilizzando ragione e fede che, assieme all’amorevolezza,
costituiscono i pilastri del sistema preventivo.
1.2. L’ESPERIENZA DI MORNESE
Negli stessi anni in cui Don Bosco iniziava ad occuparsi dei giovani emarginati nella città
di Torino, in un piccolo paese del Monferrato, Mornese, una ragazza, Maria Domenica
Mazzarello, dopo aver appreso il mestiere di sarta, avvia un piccolo laboratorio di cucito
per le adolescenti del paese.
Successivamente, insieme alle sue amiche, apre un oratorio e una piccola casa di
accoglienza in cui educare le bambine ai valori cristiani.
Un giorno, ormai depauperata delle sue energie fisiche a causa del tifo contratto,
riflettendo su come avrebbe potuto continuare a fare del bene, ebbe l’impressione che la
Madonna stessa rafforzasse la sua vocazione ad occuparsi delle giovani del paese con le
parole: «A te le affido».
Le strade percorse dai due educatori accomunati dalla stessa scelta di vita, dedicarsi
completamente al bene dei ragazzi, finirono per convergere.
Era l’ottobre del 1864, quando Don Bosco, in visita ai paesi del Monferrato insieme ai
suoi giovani, incontrò Maria Domenica con le sue compagne. Sarà lo stesso Don Bosco,
nel
1872, a dare il nome di “Figlie di Maria Ausiliatrice” al nascente Istituto aggregato alla
Società Salesiana.
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Tale scelta esprime la profonda devozione del santo nei confronti di Maria Ausiliatrice,
come materna protettrice di ogni giovane che entri in una casa salesiana. L’Istituto andò
sviluppandosi rapidamente e, nel 1876, le Costituzioni, elaborate dallo stesso Don
Bosco, ebbero la prima approvazione diocesana; nello stesso anno venne aperta l’opera di
Torino-Valdocco, all’ombra della Basilica di Maria Ausiliatrice e accanto a Don Bosco.
La missione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, facendo proprio il sistema educativo
salesiano, si impegnerà a promuovere l’educazione integrale dei giovani, superando,
come era già accaduto per i Salesiani, i confini regionali per estendersi in tutto il mondo.
“A TE LE AFFIDO”: IL CARISMA DELLE SALESIANE
Come l’opera educativa di Don Bosco nasce dal sogno dei nove anni,
così la missione delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Suore Salesiane)
trae origine da un’intuizione profetica di Maria Mazzarello, così narrata
dalle fonti storiche: «Passava un giorno per Borgoalto, quando le parve
di vedere di fronte un gran caseggiato, con tutta l’apparenza esteriore
di un collegio di numerose giovanette. Si fermò a guardare piena di
stupore
e disse fra sé: “Cos’è mai questo che io vedo? Ma qui non c’è mai stato
questo palazzo! Che succede?” E sentì come una voce: “A te le affido”.
Maria si allontanò rapidamente di là e procurò di non ripensarvi;
ma sì, quelle giovanette erano sempre lì, quasi a chiamarla, specialmente
ogniqualvolta era costretta a ripassare per quell’altura».
1.3. L’ESPERIENZA DI REGGIO CALABRIA
Il nostro Istituto, “Maria Ausiliatrice” sorge in Via Maria Ausiliatrice, n° 3 nella città di
Reggio Calabria, a pochi passi dal centro cittadino. Nacque grazie alla tenacia di un
gruppo di suore animate dallo spirito salesiano e dall’amore verso la gioventù. All’inizio
la comunità delle FMA, sorgeva nei pressi della Parrocchia San Pio X, in “baracche”
costruite nel dopoguerra ed adibite ad accogliere fanciulli abbandonati o con situazioni di
disagio familiare. Si inizia l’apostolato con l’organizzazione di colonie estive ( come si
evince dalle Cronache dell’ Istituto). Giorno dopo giorno, pietra su pietra, il progetto di
una struttura ospitale e confortevole che fosse casa e scuola al tempo stesso, prese forma e
consistenza, con l’aiuto di collaboratori e sostenitori, fino a raggiungere le dimensioni
attuali.
Il giorno 15 giugno del 1966, alle ore 15:00 la Comunità delle Suore F.M.A. prende
possesso dell’ Istituto, guidata dalla rev. Direttrice Suor Maria Valery. La casa è tutta da
preparare, la Direttrice esorta ciascuna a ringraziare di cuore il buon Dio e l’ Ausiliatrice
per il dono di questa nuova opera che a piccoli, ma decisi passi, inizia il suo cammino di
lavoro e di sacrifici, nella missione educativa in tutto l’arco evolutivo.
La nostra scuola nasce come “ Scuola Magistrale” nel 1962 nella sede provvisoria di Via
Benassai, nei locali del centro cittadino, in seguito trasferita nei locali dell’attuale
Istituto, ottiene l’Approvazione con la Convenzione del 25/11/1987. Il 9 ottobre 1990
viene avviata la Sperimentazione del Liceo con il “ Progetto Egeria” così la Scuola
Magistrale passa dai tre anni ai cinque anni. Purtroppo per mancanza d’iscrizioni, viene
chiusa definitivamente nell’anno scolastico 1997/1998.
Nel 1995/1996, l’Istituto dà inizio alla “Scuola Media “Maria Ausiliatrice che ottiene il
Legale Riconoscimento con Decreto 10500 del 19 settembre 1996 .Segue il
riconoscimento della Parità con il D.G. Prot. 11473/2 del 11/ 09/2001.
La Scuola Materna, “Madre Linda Lucotti”, ha inizio nel 1963, in Via Benassai, 3
- con sezione unica fino al 1965. Grazie alla richiesta provvidenziale del Parroco della
Parrocchia Pio X, Don Lillo Altomonte e alla collaborazione dell’Ispettrice Sr. Anna
Ippolito, detta Scuola, viene trasferita in una struttura autonoma dell’attuale Istituto,
“Maria Ausiliatrice”, in Via Modena San Sperato, costruita con i contributi del Ministero
della P.I.
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Essa inizialmente raccoglie tutti i bambini del rione, distribuiti in 5 sezioni; il suo
funzionamento è Autorizzato dalla Direzione Didattica “Artuso” San Sperato, fino al
raggiungimento della Parità Scolastica, avvenuta il 30/09/2001 con D.G. Prot.
N.° 11224/30. Attualmente funziona con tre sezioni.
Dal settembre 2008, aderendo al Bando dell’Ufficio Regionale per la Calabria – Sezione
Primavera - dà avvio nel suo interno, alla “Sezione Primavera” per i bimbi dai 24 ai 36
mesi. A tale scopo, vengono ristrutturati ed adeguati alcuni ambienti adibiti a questa
attività. Il servizio, molto apprezzato e richiesto dal territorio, pur non avendo ottenuto
ancora il giusto riconoscimento dalle Autorità competenti, continua a carico delle famiglie
che lo richiedono.
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Essere
giovani oggi
Per esigenza di continuità didattica ed educativa, l’Istituto “Maria Ausiliatrice” dà avvio
funzionamento della Scuola Elementare a partire dal 10/09/1979 ( a. s. 1979-1980) con
l’Autorizzazione annuale della Direzione Didattica “Artuso” San Sperato fino al
raggiungimento della Parità Scolastica, avvenuta con D.G. Prot. 11491/4 del 11/09/2001.
Si registra un incremento progressivo, dovuto alla qualità del servizio per cui si le classi
aumentano passando da 5 a 8 e successivamente a 11.
Il 3 novembre 2006 l’ Istituto chiede e ottiene la Certificazione di Qualità per ogni
ordine di Scuola: Scuola dell’Infanzia “Madre Linda Lucotti” – Scuola Primaria e Scuola
Secondaria di 1° Grado “Maria Ausiliatrice” approvato dal Lloyd’s Register Quality
Assurance Italy Srl per conformità alle norme di sistemi di gestione UNI EN ISO 9001:
2001. Attualmente l’Istituto Maria Ausiliatrice accoglie complessivamente n. 442 alunni
distribuiti nei tre ordini di Scuola suddetti.
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LE SFIDE DELLA CONTEMPORANEITÀ
Siamo in presenza di una rivoluzione pervasiva tra le più sconvolgenti, non solo a livello
tecnologico e non solo in alcuni Paesi. Possibilità e nuove responsabilità si sono
spalancate grazie all’enorme sviluppo delle scienze biologiche e dell’ingegneria genetica
insieme al sorprendente potere della tecnologia.
Il cambiamento influisce sui contenuti del pensiero e sull’esperienza della vita quotidiana.
Sono posti in gioco i sistemi politici, le convinzioni, gli atteggiamenti morali, la scelta del
progetto di vita.
(Realtà complessa)
La persona umana è messa sempre più profondamente in questione nella sua dimensione
biologica come nella coscienza di se stessa. Inquietanti sono le possibilità raggiunte dalla
scienza di intervenire sulla vita umana. Si assiste ad un pericoloso squilibrio tra possibilità
tecniche e coscienza etica.
La grande rete elettronica trasforma il pianeta, diffonde elementi positivi e negativi del
fenomeno della globalizzazione e soprattutto riduce le distanze e riorganizza il tempo.
Sono modificate le categorie umane dello spazio e del tempo. Si parla di ambiente fluido,
liquido. Questo cambio produce una frattura senza precedenti con il passato e il futuro.
Il divario tra chi può usufruire delle nuove tecnologie e chi ne è escluso è sempre più
profondo e contribuisce a rendere i poveri sempre più poveri.
Oggi più che mai non si può pensare a un cammino educativo senza tener conto del
contesto in cui si è chiamati a vivere ed è quindi solo partendo da questa realtà, da queste
sfide, che si possono formulare, insieme con le giovani e i giovani, i percorsi più adeguati
al loro progetto di vita. (Trasformazione del tempo e dello spazio)
COORDINATE PER UNA LETTURA CRITICA DELL’OGGI
In un tempo di grande complessità e di crisi antropologica, non è possibile descrivere la
cultura giovanile se non incorrendo in generalizzazioni indebite. Non è neppure possibile
pensare ai giovani come a una fascia d’età omogenea. In realtà possono essere molto
diversi per tanti motivi: individuali, familiari, economici, culturali, religiosi.
Comunque, l’essere giovani in questo tempo pone dinanzi ad alcune coordinate che
connotano e spesso determinano l’esistenza. Per essere educatori ed educatrici realisti e
attenti, in fedeltà alla proposta carismatica di don Bosco e Maria Domenica Mazzarello, è
necessario conoscere e riflettere su queste caratteristiche, perché è proprio nella situazione
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attuale che si gioca l’impegno dell’accompagnamento delle nuove generazioni.
Vi è un contesto mondiale, con i suoi dinamismi e le sue incertezze, le sue possibilità e i
suoi rischi in cui emerge prepotentemente l’anelito della pace e della giustizia.
(Coordinate del mondo giovanile)
Vi è un ambiente di vita più immediato, quotidiano, con le sue opportunità e le sue
contraddizioni, le sue aperture e le sue resistenze. Nel clima di cambio veloce, diventa
problematica l’interazione tra i vari livelli e contesti rendendo così incerto il percorso di
ciascuno.
Accompagnare le giovani e i giovani vuol dire non solo conoscere le loro potenzialità e
carenze, i contesti di vita, ma accettare di cambiare con loro. Tra le coordinate emergenti
ne evidenziamo alcune.
La vita parallela: la gestione originale e nuova del tempo è uno degli elementi che
caratterizza gran parte del pianeta giovanile. Il quotidiano è scandito in prevalenza dai
tempi extra istituzionali, fuori dalle mura familiari, scolastiche, dai luoghi di culto.
Al di là dello studio, del lavoro, dell’esperienza religiosa, infatti, in molti contesti
socioculturali le migliori energie, la creatività, l’espressione vitale vengono spese in un
tempo altro che si svolge anche in spazi diversi da quelli tradizionali: le discoteche, i
centri commerciali, le strade, i concerti…. Sono i nuovi areopaghi che segnalano la forte
creatività giovanile, le risorse esuberanti, la sete di felicità, da sempre presente nel cuore
umano, ma che in ogni epoca pone domande differenti in situazioni diverse.
La vita parallela si svolge per lo più nelle ore notturne dove le giovani e i giovani
esprimono libertà, ricerca di piacere, divertimento, compagnia, lontano dal mondo degli
adulti.
Non si possono certo dimenticare le bambine, i bambini, le/gli adolescenti che in molti
Paesi hanno come unica casa la strada e sono costretti a vivere di espedienti, sottoposti
allo sfruttamento, a violenze di ogni genere soprattutto durante la notte. Il tempo nella vita
di strada è scandito dalla legge della sopravvivenza, dal riuscire ad accaparrarsi anche con
il furto o l’inganno ciò di cui si ha bisogno. Esistono situazioni in cui giovani donne e
uomini sperimentano il tempo solo come vita senza occupazione, senza risorse. Questo
avviene nelle grandi periferie delle metropoli o, in altro modo, nei villaggi sperduti,
lontani dagli agglomerati urbani, dove le giovani generazioni sono comunque raggiunte
dai segnali mediatici e con maggior fatica riescono a integrare le esperienze del loro
vissuto.
Lo sguardo di chi vuole educare e osserva con occhio sapiente la storia coglie in queste
diverse segnaletiche la domanda, lo stimolo a procedere, come don Bosco e Maria
Domenica Mazzarello, nel fare proposte affascinanti e valide che coinvolgano l’intera
persona in qualunque situazione ambientale o culturale si trovi.
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(Domanda di coinvolgimento) La società multiculturale: il mondo è diventato un sistema
di interazioni di tipo nuovo e di nuova intensità, che lo rende molto diverso da quello del
passato in cui i cambi culturali erano più contenuti nel tempo e nello spazio.
Tutti costatiamo il fenomeno della mobilità diffusa. Le grandi migrazioni interne ed
esterne dei vari Paesi, l’incontro, in ogni situazione quotidiana, con persone appartenenti
ad altre culture o religioni dispone la giovane e il giovane a un’apertura maggiore nei
confronti della diversità e induce alla tolleranza. L’ambiente culturale, relazionale,
territoriale, comunitario in cui si attua il processo di crescita è frutto di questi flussi e delle
trasformazioni culturali che essi producono. Per questo, un percorso educativo che aiuti a
passare dalla multicultura di fatto all’intercultura risulta la formula pedagogica vincente
per un’integrazione positiva, per sviluppare una cultura della pace, per l’arricchimento
reciproco e per rispondere alla domanda di educazione di bambine, bambini, giovani
immigrati. La maggiore mobilità giovanile, in alcuni Paesi provocata dalla necessità di
sopravvivenza, dalla fuga dalla povertà, dalla guerra, e in altri motivata dallo studio, da
tempi di vacanza, favorisce la conoscenza, gli scambi, il confronto, l’apertura a una
solidarietà più consapevole facilitata dal fenomeno dell’interdipendenza dei popoli.
Il mondo virtuale: si parla sempre più spesso di non luoghi per indicare gli ambienti dove
molti giovani pongono la loro dimora. La massiccia presenza dei media elettronici, anche
nei Paesi poveri, la telefonia mobile, la radio, la TV, la musica, la playstation, le riviste, i
fumetti costituiscono come un oceano dove chi è giovane naviga con sempre maggior
frequenza.
In esso può estraniarsi dalla realtà, o usare nuovi modi di comunicare che gli permettono
di vivere situazioni inedite, incontri plurimi ed emozioni intense. Le comunità virtuali che
possono sorgere in questi non luoghi consentono di uscire dalla solitudine, di allacciare
rapporti diversi. Si tratta di un fenomeno che sta crescendo in modo esponenziale e che
esige un approfondimento. Non riusciamo ancora a prevedere il peso di queste novità
rivoluzionarie sulla vita delle nuove generazioni, ma sicuramente si dovranno fare i conti,
in campo educativo, con il sorgere di un nuovo tipo di comunicazione e di contatto con la
realtà.
La pluriappartenenza: globalizzazione e localizzazione si fondono in tutte le parti del
mondo. Ciò modifica il rapporto di appartenenza dei cittadini nei confronti del proprio
Stato. In particolare, le giovani e i giovani vivono una pluralità di modi di
socializzazione, sperimentano differenti appartenenze e costruiscono la propria identità
con molti riferimenti. Possono essere studenti e lavoratori part time; vivere fuori casa e
mantenere rapporti quotidiani con la famiglia; frequentare allo stesso tempo la parrocchia,
la discoteca, il club sportivo. Le modalità di partecipazione giovanile nelle associazioni e
nei gruppi organizzati sono caratterizzate da fluidità. Si entra e si esce con una certa
facilità. Si nota discontinuità nella frequentazione e le appartenenze non sono sempre
coinvolgenti. Ciò vale anche per le associazioni di volontariato che rivestono il ruolo di
mezzo esplorativo, per avere cioè molteplici esperienze, prima di compiere scelte che
segnino in modo vincolante, se non irreversibile, la propria vita. La pluriappartenenza
tuttavia può rappresentare anche l’antidoto ad una chiusura egoistica nel gruppo familiare
o degli amici e segnala un’apertura verso situazioni diverse. Del resto, i mutamenti nel
mondo del lavoro richiedono oggi persone che siano duttili, che abbiano doti umane e le
competenze spendibili in qualunque professione.
( Dalla multicultura all’intercultura) La precarietà: è il denominatore comune che affiora
in qualsiasi ambito ci si trovi a vivere e a operare. Il percorso di crescita dei giovani e
delle giovani è segnato dalla difficoltà di progettare il futuro. È precario il rapporto
studio-lavoro, riuscita professionale-riconoscimento sociale e stabilità economica. Tale
incertezza di fondo si riflette sui sentimenti e sulle decisioni.
I fattori di stabilità della vita individuale e sociale (lavoro e famiglia) sono messi in crisi
dai fattori di esclusione sociale. Di qui deriva l’incertezza di fronte a scelte definitive.
Risulta infatti difficile pensare a qualsiasi tipo di sistemazione senza una sicurezza
economica, senza un’occupazione stabile. Anche i sentimenti risentono dell’impossibilità
di definire una rotta sicura per la propria esistenza.
La professionalità, raggiunta con sforzo e impegno, risulta spesso poco spendibile appena
la si è conquistata. E questo non vale soltanto per l’Occidente dove l’incertezza si
manifesta nella difficoltà di entrare a far parte del mercato del lavoro, ma la medesima
precarietà la si misura notevolmente amplificata nei Paesi dove la povertà impedisce
anche solo di pensare a un futuro vivibile.
La condizione delle comunità rurali, di coloro che abitano le periferie degradate, induce
un numero sempre crescente di ragazze e ragazzi ad abbandonare le proprie famiglie per
cercare fortuna. Molti intraprendono un viaggio in cui speranza e incertezza si alternano
continuamente e a poco a poco si tramutano in disillusioni e sogni infranti, facendo
emergere la fatica del vivere.
(Nuovo tipo di comunicazione) Dal senso diffuso di incertezza può derivare il relativismo
etico, una soggettivizzazione esasperata, che porta a mancanza di progettualità, chiusura
nel presente, frammentazione dell’identità, esperienza virtuale del tempo e dello spazio.
Tuttavia esiste qualche lato positivo della precarietà che può diventare risorsa e stimolo
alla ricerca: desiderio di mettere alla prova le proprie qualità e capacità di adattamento;
necessità di cambiare ambiente e occasione per fare utili confronti, costruire rapporti con
varie persone; maggiore duttilità. La ricerca di spiritualità: proprio dal segno della
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PEI / PROGETTO EDUCATIVO D’ ISTITUTO “ MARIA AUSILIATRICE”
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precarietà deriva l’esigenza, soprattutto da parte delle giovani generazioni, di porre la
propria speranza in una realtà più stabile e significativa.
C’è una ricerca religiosa che non si tiene nascosta come un tempo, ma che viene ammessa
e socializzata nei gruppi. Non è ancora una domanda di fede, ma apertura al desiderio di
Dio, che spesso si identifica con la bellezza, la felicità, l’amore, la solidarietà.
Tale ricerca, di per sé altamente positiva, può tuttavia comportare il rischio di mettere
tutte le proposte sullo stesso piano. Ne deriva quel nomadismo spirituale che fa accogliere
indifferentemente forme radicali e integriste di religiosità, la new age e il cristianesimo,
l’islam e il buddismo, l’esoterismo e le sette. Stanno sorgendo nuovi modi d’intendere
Dio lontani dalla visione rivelata da Gesù. L’immagine di Dio che si sta affermando è,
spesso, quella panteista.
Questi tipi diversi di visione e di ricerca del sacro interpellano gli adulti, la comunità
cristiana a realizzare un annuncio comprensibile, in sintonia con le attese giovanili,
cercando di intuirne i linguaggi e i simboli, che possono mediare il sacro e in particolare
l’annuncio evangelico. (Risorse e limiti della pluriappartenenza)
Quale proposta educativa?
In una cultura caratterizzata da una profonda crisi antropologica non è facile capire quali
siano i passi da compiere per una proposta di qualità di vita e in particolare, per i cristiani,
in vista di un incontro con Gesù, autore della vita. Occorre un atteggiamento di umile
ricerca, nella consapevolezza che l’esperienza del limite umano può condizionare e al
tempo stesso stimolare ogni progetto esistenziale teso al raggiungimento della felicità.
Annunciare il Signore Gesù non è opera di specialisti, ma dell’intera comunità.
La vita cristiana, infatti, ha una radice profondamente comunitaria e la spiritualità di
comunione, che Giovanni Paolo II ha posto al centro dell’attenzione di tutta la Chiesa,
non fa che rimandare a questa radice che ha il suo fondamento in Dio, il quale si rivela
con amore nella storia umana: Padre, Figlio e Soffio di vita.
La grande sfida che l’attuale situazione giovanile e culturale lancia alle comunità
educanti riguarda la ricomprensione della presenza dell’adulto in quanto educatore e in
quanto capace di lavorare in sinergia.
E ciò per rispondere al più grave disagio che esprimono le giovani e i giovani, cioè la
sensazione di essere abbandonati a se stessi, di non avere punti di riferimento credibili,
guide che li incoraggino e li sostengano, adulti disposti a “perdere tempo” con loro.
Anche nelle famiglie a volte prevale il silenzio, la delega, l’indifferenza e questo può
aumentare l’aggressività di bambini e adolescenti.
profondo senso ecclesiale, sente di dover essere casa di chi non ha casa, impegnata a
realizzare una pedagogia d’ambiente in cui si sperimenti lo spirito di famiglia, fatto di
accoglienza, fiducia, corresponsabilità. Come cristiani, abbiamo il tesoro del messaggio
evangelico e il compito di tradurlo nelle categorie dell’oggi. L’ascolto è il primo
atteggiamento richiesto per entrare in contatto con la gioventù. Saper ascoltare la
domanda, anche inespressa, significa creare la possibilità di un cammino comune nella
ricerca di una risposta, che non sarà mai categorica e definitiva, ma suscettibile di apertura
e approfondimento. L’annuncio e l’accompagnamento iniziano da questa attenzione
silenziosa e piena di amore ai bisogni inespressi. Collegata all’ascolto, è l’esigenza di
comunicazione. Le giovani e i giovani esprimono la voglia di contatto, di dialogo
attraverso ogni canale, sia quello del faccia a faccia, sia quello mediato dai news media.
Questi hanno il vantaggio di eliminare le distanze e di arrivare anche nei non luoghi dove
la maggioranza dei giovani vive, al di là degli oratori, centri giovanili, scuole ecc.
Integrando ascolto e comunicazione si può garantire una continuità nel tempo, essere
presenti anche in ore privilegiate dal mondo giovanile e raggiungere spazi diversi, luoghi
vitali che altrimenti sarebbe impossibile contattare.
Secondo la tradizione salesiana, l’anima dell’educazione è la passione per le giovani e i
giovani, l’arte di donare loro fiducia, di amare ciò che essi amano, di accompagnarli nella
ricerca di senso. Oggi questa ricerca è diventata particolarmente complessa data l’enfasi
del soggettivismo. Ognuno è portato a cercare solo in se stesso il significato del proprio
esistere. Invece di confrontarsi con una realtà capace di rappresentare il fine ultimo
dell’esistenza umana, si pone a fondamento la percezione individualistica che nasce
dall’esperienza del qui e ora. Ma proprio da questa situazione di relativismo esistenziale
nasce
spesso l’esigenza di cercare un fondamento che apra ad orizzonti più ampi. È compito
dell’educazione stimolare, accompagnare la ricerca per giungere a costruire quel senso
profondo della realtà che fa vivere pienamente.
Di fronte a tali esigenze, si profila necessaria una solida formazione delle educatrici e
degli educatori nell’ottica del Sistema preventivo come spiritualità e metodo: una
preparazione fatta insieme, nell’arricchimento reciproco tra religiose, laiche, laici e gli
stessi giovani.La società complessa richiede elaborazione critica degli eventi e dei
messaggi per individuare le cause dei fenomeni politici e socio-religiosi dei quali non ci si
può limitare ad essere soltanto spettatori.
(Incertezza nelle scelte) In una società in cui i rapporti familiari sono in crisi e cresce il
fenomeno delle bambine e dei bambini di strada, la comunità salesiana, animata da un
Nessuno può affrontare una scalata da solo. La
In rete (Apertura al desiderio di Dio)
cordata, già cara a don Bosco, che coinvolgeva nella sua opera educativa ogni genere di
persone: dal calzolaio, al fornaio, al ministro, oggi è divenuta l’unica modalità per operare
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a tutti i livelli, in particolare nell’educazione. Tuttavia, si costata che mentre le
multinazionali, i partiti politici e le banche ricercano alleanze per un tornaconto
economico o di potere, è invece meno facile che si faccia rete e ci sia scambio di saperi e
di esperienze tra le agenzie educative.
A volte si preferisce lavorare da soli anziché confrontarsi e procedere insieme. Si sceglie
di seguire le proprie intuizioni piuttosto che accettare soste e correzioni di rotte che
potrebbero donare nuova sicurezza al cammino. Da tempo, anche nel nostro Istituto,
siamo stimolate ad operare in dialogo e in comunione con le comunità ecclesiali, i diversi
gruppi della Famiglia salesiana, la società civile, soprattutto con coloro che si occupano di
educazione. Crediamo nella dimensione comunitaria della pastorale giovanile. Siamo
consapevoli che il lavorare insieme, con un senso aperto alla missione, porta a rispondere
alle domande concrete delle giovani, dei giovani e a progettare nuove forme di servizio.
Crediamo pure che questo modo di pensare e operare incide sulla capacità di
coinvolgimento dei laici e degli stessi giovani, soprattutto di quelli più sensibili, disposti
ad essere evangelizzatori dei loro coetanei. Agire è il verbo della speranza: una virtù
dinamica capace di ideare e attuare orizzonti di futuro. Lavorare insieme, oltre che essere
arricchente, è senz’altro positivo perché favorisce, con l’apporto di tutti, la dimensione
integrale dell’educazione a cui ci richiama continuamente il sogno dei nostri fondatori.
3
Il nucleo
dell’offerta formativa
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3.1 L’ EDUCAZIONE INTEGRALE
La tradizione salesiana testimonia la propria creatività e professionalità progettuale e
organizzativa attraverso azioni didattiche ed educative che rispondono ad una visione
antropologica ispirata all’umanesimo cristiano.
Le nostre Scuole, mediante l’incontro vivo e vitale con il patrimonio culturale e
professionale in dialogo con la rivelazione cristiana , divengono luogo di formazione
integrale delle persone e di educazione alla fede.
Gli educatori sono costantemente disponibili all’ascolto individuale e personalizzato de
giovani; essi sono fraternamente in mezzo a loro con una presenza attiva ed amichevole
favorendo e promuovendo ogni loro iniziativa di crescita che li aiuti a superare i
condizionamenti e a realizzarsi nella libertà.
Il cammino dell’educazione integrale parte dalle loro domande esplicite di cultura
generale; punta alla qualità dell'offerta, in confronto con gli standards di altre istituzioni
nazionali, soprattutto, europei e si concretizza attraverso:
lo sviluppo della dimensione affettiva, sociale e politica intese come graduale
partecipazione e corresponsabilità nei rapporti di convivenza civile;
la promozione dell’orientamento come modalità educativa ai fini dell'individuazione e del potenziamento delle capacità della persona in crescita che, realizzando
integralmente se stessa, le consentano di inserirsi in modo creativo e critico nella
società in trasformazione;
l’accompagnamento dei giovani la maturazione di solide convinzioni che li
rendano gradualmente responsabili delle proprie scelte umane e cristiane;
la scoperta di un progetto originale di vita cristiana da assumerlo con
consapevolezza.
3.2 ORIZZONTI DI RIFERIMENTO DELLA DIDATTICA
Nella scuola salesiana la proposta, il modello comunitario di educazione, i processi di
insegnamento e di apprendimento, come le discipline di studio, il metodo di lavoro
didattico, l'ambiente e la vita intera che vi si svolge trovano la loro ispirazione nel
Vangelo .
Don Bosco, nel suo ruolo di educatore si preoccupò di avviare i giovani al mondo del
lavoro, valorizzando le risorse e le attitudini personali di ciascuno, nella convinzione che
“ ognuno fa con piacere quello che sa di poter far… così tutti lavorano non solo con
industria ma con amore”
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L'azione educativa, come quella didattica, finalizzata all’individuazione degli interessi e
delle risorse del singolo, si avvale di strategie adeguate quali:interventi di recupero
individuali, gruppi di livello d’apprendimento e percorsi modellati sulle potenzialità di
ogni allievo.
La Scuola, tuttavia, ponendosi come comunità educativa operante respinge ogni forma di
individualismo impegnandosi a salvaguardare identità e solidarietà, apprendimento e
partecipazione, aggregazione spontanea e raggruppamento formale, in una
dimensione dialettica tra bisogni personali e sociali.
Peculiare, infatti, del sistema educativo salesiano, è lo spazio dato all'agire sociale,
all'apertura all'altro, in cui la stessa scuola diventa luogo di accoglienza.
Da ciò scaturisce l'esigenza di proporre il progetto "accoglienza", inteso come possibilità
di vivere pienamente la dimensione familiare in ogni realtà salesiana, improntata
all'ospitalità come apertura agli interessi dei giovani ("sforzatevi di comprenderli, di
amare ciò che essi amano" secondo le parole di Don Bosco).
La dimensione Oratoriana, finalizzata anch'essa a promuovere lo spirito di famiglia, è
ampiamente recuperata e valorizzata nella proposta di attività extra curricolari ludiche,
culturali, sportive, di volontariato, che favoriscono il protagonismo giovanile e rafforzano
valori come l'amicizia, la solidarietà, il gruppo.
Altra prerogativa del sistema educativo salesiano è l'ascolto dei giovani:
per citare ancora Don Bosco "si dia agio agli allievi di esprimersi liberamente.
L'educatore li lasci parlare molto, ma egli parli poco".
Si tratta di una necessità particolarmente sentita, come emerge da alcuni sondaggi
effettuati fra i nostri alunni.
3.3. LA RELAZIONE EDUCATIVA
Secondo lo spirito del Sistema Preventivo di Don Bosco, nella relazione educativa
didattica il docente:
ƒ
va incontro all'alunno nella sua situazione personale;
ƒ
aiuta a superare, servendosi anche dei supporti offerti dalle nuove tecnologie,
le difficoltà di apprendimento e di metodo di studio e di lavoro,
consapevole che queste non sono isolabili dall'insieme della struttura
personale e dalle situazioni familiari e ambientali;
ƒ
fa appello alla ragione dell'alunno con amorevolezza, portandolo
a percepire di essere comunque accolto con amicizia;
ƒ
accoglie ognuno nella sua irripetibile individualità;
Ne scaturiscono alcune conseguenze nei processi attivati:
per educare non è sufficiente voler bene al giovane:
è necessario che egli si accorga ed accetti di essere amato;
ƒ
l'azione educativa didattica viene così individualizzata, assicura la
realizzazione del principio dell'uguaglianza delle opportunità;
ƒ
l'insegnante accompagna gradualmente l'alunno verso decisioni personali
libere che gli permettono di realizzare un proprio progetto di vita, una professione,
un apporto irripetibile alla comunità civile e alla Chiesa.
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TRE PILASTRI DEL SISTEMA PREVENTIVO
Appartiene al Sistema Preventivo la fiducia
nella ragione, fondamento della suprema
dignità dell’uomo.
L’educazione, come arte di sviluppare le
migliori energie latenti nella persona, si
presenta anche come arte di guidare il ragazzo
a pensare rettamente, a ragionare, a valutare
criticamente.
I giovani sono portati a vivere di forti emozioni,
di sensazioni, di piacere.
É necessario allora guidarli e orientarli
con la chiarezza delle idee e delle certezze, con
la forza degli ideali.
Il compito di chi educa è di aiutare a riflettere,
a ritornare sul proprio vissuto, a verificarlo.
Don Bosco era convinto che non potesse
esserci vera educazione
senza il secondo pilastro della triade del
Sistema Preventivo: la religione.
Egli la intendeva non come un’idea filosofica e
neppure come un insieme
di pie pratiche, ma come quadro di riferimento,
ispirazione di fondo
di tutta la sua opera educativa, cioè l’esperienza
della più alta felicità
che si possa gustare, l’esperienza del bene,
della pace, della gioia,
della salvezza in Cristo.
Per Don Bosco l’amorevolezza è una realtà
complessa che si esprime
in tratto benevolo, confidenza, familiarità,
amicizia, sollecitudine, castità,
affetto. Questo terzo pilastro del Sistema
preventivo assume oggi un’intensità
particolare. Infatti le relazioni a livello sociale
sono spesso fondate
su principi di forza, di potere, di dominio.
Ad un educatore salesiano è chiesto di
proporre un modello relazionale
evangelico basato sulla cura, sulla familiarità e
sull’affetto.
Un tale clima è sicuramente più efficace
quando è realizzato
e testimoniato dall’intera comunità educante.
3.4. FUNZIONI E CRITERI
DELLA RELAZIONE EDUCATIVA
Nelle sue varie espressioni la relazione educativa didattica si avvale di una serie di
processi in cui assume diverse funzioni:
ƒ una funzione interpretativa, in quanto è aiuto concreto per una diagnosi
essenziale del mondo e dell'uomo contemporaneo ai fini della formulazione di
giudizi oggettivi sulle situazioni concrete, le strutture, i sistemi, le ideologie dal
punto di vista del messaggio evangelico e dei valori fondamentali;
ƒ una funzione di progettualità personalistica, in quanto il giovane non è
chiamato solo ad analizzare, giudicare, denunciare, ma pure ad impegnarsi
nell'elaborazione ed attuazione di audaci progetti di azione in vista della sua
realizzazione personale e dell'esercizio della sua professione;
ƒ una funzione etico-culturale, in quanto supera la pura elaborazione delle norme
dell’agire e offre nella persona dell’educatore, che accoglie con amorevolezza il punto
di vista del giovane, un modello di vita.
La comunità educativa progetta e mette in opera, attraverso l'esercizio di professionalità
direttiva e docente, processi di insegnamento e di apprendimento ispirati ad una duplice
logica:
ƒ educativa, in quanto non si limita a fronteggiare alcune situazioni
di emergenza, ma entra nella soluzione dei veri problemi riguardanti
la maturazione dei giovani;
ƒ di scuola, e, quindi, di rigore metodologico e di sempre più ampi
orizzonti conoscitivi delle discipline di studio.
La scuola promuove l’acquisizione di sintesi personali fra vita e cultura, maturate
attraverso un personale e graduale percorso di apprendimento.
Le discipline di studio constano di modi propri di approccio al reale e di risultati
organizzati, sempre perfettibili.
Di conseguenza il primario e fondamentale lavoro entro una scuola consiste nel far
evolvere ogni disciplina verso il suo massimo di educabilità possibile perché essa, e
non aggiunte estrinseche, sia la principale fonte di educazione.
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4.1. MODELLO COMUNITARIO
E SPIRITO DI FAMIGLIA
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La comunità educante
La comunità soggetto di educazione
Don Bosco e Madre Mazzarello hanno dato vita originariamente a comunità educative,
ispirate allo stile di famiglia; solo successivamente, per dare continuità al servizio
educativo e pastorale, hanno istituito comunità religiose, strutturate secondo un modello
comunitario di educazione.
Seguendo l’ispirazione carismatica dei nostri fondatori, la comunità educativa della nostra
scuola è promossa da una comunità religiosa. In essa entrano in diverso titolo, con pari
dignità e nel rispetto delle vocazioni, dei ruoli
e delle competenze specifiche, religiosi e laici, genitori, allievi ed exallievi, uniti da un
patto educativo, che li vede impegnati nel comune processo di formazione.
La comunità educativa, nella quale i nostri ragazzi vivono la loro esperienza scolastica e
di crescita integrale è:
Soggetto ecclesiale poiché in essa la comunità cristiana assume senza riserve la
dimensione educativa e culturale della propria esperienza di Fede
Soggetto civile, al cui interno l’uomo matura la sua personalità e, in comunione
con gli altri, apprende e incomincia ad assolvere il dovere di sviluppare un’attività
o una funzione che contribuisce al progresso
materiale e spirituale della società
Soggetto dell’educazione, che fa nascere relazioni interpersonali aperte e serene;
feconde esperienze di gruppo e associative, come luoghi vitali indispensabili alla
crescita personale e sociale. Realizza la qualità dell’educazione attraverso il
rafforzamento del rapporto tra obiettivi pastorali, educativi e didattici
Modello di conduzione educativa conforme allo spirito di famiglia del carisma
salesiano, capace di rispondere alle esigenze partecipative dei giovani e alle attuali
trasformazioni culturali e istituzionali della società.
Lo spirito di famiglia
La nostra struttura, come vuole la tradizione salesiana, è una “casa”. Infatti i primi giovani
hanno cercato con Don Bosco un posto stabile, una casa nella quale abitare, perché non la
possedevano.
Don Bosco ha offerto ai giovani una vera struttura familiare.
Le stesse realtà che hanno caratterizzato le prime Case di Don Bosco, sono quelle che oggi - anche per la nostra scuola, sono i punti cardine affinché i nostri alunni trovino in
essa:
un luogo nel quale vivere, dove la parola “vivere” esprime la pienezza della vita
che porta ad una completa realizzazione in quanto ci si sente “amati”
un cortile dove l’educatore incontra il giovane nella sua spontaneità, mentre
gioca e quindi si manifesta per ciò che è; dove si instaura un rapporto anche di
amicizia e fiducia reciproca
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un luogo di preghiera per cui la Cappella diventa il “cuore” stesso della Casa
dove tutti gli alunni vengono accompagnati per vivere momenti di incontro con il
Signore, nella consapevolezza che i sacramenti della
Riconciliazione e dell’Eucarestia sono i pilastri di una vita di fede coscientemente
vissuta
un ambiente di studio dove si educa l’alunno ad assumersi i propri impegni e le
proprie responsabilità, ponendolo sempre al centro di ogni intervento didattico,
con le sue capacità ed attitudini da potenziare ed Indirizzare.
4.2. I MEMBRI DELLA COMUNITÀ EDUCANTE
La comunità educante è costituita dalla comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dai
docenti e dagli educatori, dai giovani, dai genitori e da altri membri della Famiglia
Salesiana che, a vari livelli, condividono la comune missione attraverso ruoli diversificati
e complementari.
La comunità educante è una realtà complessa, in costruzione e in crescita.
In essa vi è un nucleo animatore costituito dalla Comunità Religiosa, da genitori,
educatrici/educatori, e da giovani cristiani che cercano di testimoniare con la loro
esistenza i valori ispirati al Vangelo.
La comunità religiosa
Nella comunità educante la comunità FMA si impegna a promuovere l’identità salesiana,
lo spirito, lo stile del Sistema Preventivo per ampliare, in modo dinamico e rispettoso, il
nucleo delle persone che assumono e condividono la finalità evangelizzatrice del progetto
educativo. L’intento è di creare una comunità cristiana di riferimento, garante dell’identità
salesiana dell’istituzione educativa anche quando accoglie giovani non credenti o
appartenenti ad altre religioni. La comunità religiosa, attraverso i suoi organismi
“costituzionali”, è titolare del servizio educativo, scolastico e formativo, ed è
responsabile:
dell’identità, della direzione, animazione e gestione della scuola
della scelta, dell’assunzione e preparazione dei docenti e dei collaboratori
dell’accettazione degli allievi che chiedono di essere accolti nella nostra scuola
della crescita della capacità di collaborazione tra docenti, allievi e genitori, nel
rispetto dei ruoli e delle competenze
degli ambienti e delle attrezzature necessarie al buon andamento dell’attività
scolastica e formativa
dell’approvazione della programmazione annuale, dell’amministrazione
scolastica, delle eventuali convenzioni e di tutti quegli atti che coinvolgono la
responsabilità delle Figlie di Maria Ausiliatrice
La direzione dell’istituto è affidata alla Direttrice della comunità, garante legale
dell’organizzazione e dei processi scolastici anche nei confronti di terzi.
Nella tradizione salesiana la Direttrice:
SCUOLA MARIA AUSILIATRICE
mantiene vivo lo spirito e lo stile educativo di Don Bosco e di Maria Domenica
Mazzarello – fondatori dell’Istituto – tra i docenti, i genitori e gli allievi
si fa garante del carisma salesiano nei riguardi della comunità ecclesiale e della
società civile
promuove la collaborazione, la corresponsabilità e la formazione permanente
delle varie componenti della comunità educativa
fa parte di diritto del Consiglio di istituto e ha la facoltà di partecipare al
Collegio docenti, ai Consigli di classe, alle Assemblee
si avvale della collaborazione di presidi, coordinatrici di settore, responsabile
amministrativa, responsabile segreteria, coordinatori
I docenti
I docenti, religiosi e laici, sono inseriti a pieno titolo nell’impegno educativo pastorale,
secondo l’identità e il progetto della nostra scuola. Con la loro competenza professionale
essi assumono corresponsabilmente il progetto
educativo e, pur con modalità diverse ma convergenti, contribuiscono all’inculturazione e
allo sviluppo del carisma.
La professionalità educativa dei docenti valorizza la relazione educativa secondo lo stile
salesiano e si connota per una fondamentale dimensione etica, intesa come testimonianza
personale che li rende credibili agli
occhi degli alunni. I docenti
si impegnano a conoscere adeguatamente e attualizzare il Sistema preventivo
di Don Bosco
partecipano attivamente, nell’ottica della corresponsabilità e collegialità, ai
diversi momenti della progettazione, attuazione e verifica educativo
didattica e a tutti i momenti formativi offerti dalla Scuola
esercitano la libertà di insegnamento nell’esercizio della propria funzione,
che esplicano nell’elaborazione educativa e didattica della cultura e nella
programmazione, attivazione e valutazione dei processi di insegnamento
apprendimento
procedono con rigore metodologico, impegnandosi nell’aggiornamento
sistematico, secondo una visione cristiana della vita, dell’uomo, della storia
I genitori
Sono i primi e principali responsabili dell’educazione dei figli. Questa responsabilità si
manifesta nella condivisione del progetto educativo che costituisce un terreno di dialogo,
di confronto e di collaborazione.
É auspicabile dunque che scelgano la scuola in coerenza con i principi in cui credono. In
particolare i genitori si impegnano a:
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PEI / PROGETTO EDUCATIVO D’ ISTITUTO “ MARIA AUSILIATRICE”
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SCUOLA MARIA AUSILIATRICE
accompagnare i loro figli nel percorso educativo-didattico proposto dalla
scuola
partecipare alla ricerca e realizzazione di proposte educative,
all’approfondimento dei problemi, all’organizzazione delle attività, anche tramite
gli organi collegiali
prendere parte in modo attivo e costante alla vita dell’istituto nei suoi momenti
di programmazione e revisione educativa, di formazione culturale e spirituale, di
feste e celebrazioni
Gli allievi
Sono portatori del diritto/dovere all’istruzione e ad un’educazione integrale che sviluppi
rutti gli aspetti della loro personalità.
Come titolari della “libertà di apprendimento”, sono protagonisti primari del cammino
culturale, educativo e cristiano proposto dalla scuola.
Valorizzano l’esperienza scolastica e vi partecipano con entusiasmo.
La loro collaborazione, nel compimento del proprio dovere, nella partecipazione alla vita
della comunità, nella crescita della fede e nella realizzazione di progetti di vita motivati e
liberamente maturati, li abilita all’assunzione di responsabilità, rendendoli via via
disponibili anche al servizio sociale ed ecclesiale.
Gli allievi, in modo proporzionato all’età, si impegnano a:
o acquisire coscienza di essere protagonisti primari del proprio cammino
formativo
o rendersi disponibili a collaborare criticamente all’elaborazione, realizzazione,
verifica del progetto educativo
o rendere gradualmente più autentiche le motivazioni di scelta della scuola
cattolica salesiana
o offrire alla comunità educativa il proprio contributo di sensibilità, creatività,
apertura al futuro
o acquisire la capacità di attenzione agli altri, di collaborazione costruttiva, di
elaborazione logica e critica del pensiero, di comunicazione autentica
o rispettare le disposizioni del regolamento disciplinare
4.3. IL RUOLO EDUCATIVO DELLA FAMIGLIA
Il Sistema Preventivo di Don Bosco è ispirato alla famiglia e sviluppa uno stile
familiare nelle relazioni. Lo stile educativo di don Bosco diviene per le famiglie, che
fanno parte della comunità educativa della nostra
scuola, proposta di uno stile di relazione e di crescita dei coniugi e di dialogo educativo
con i figli. Lo scambio degli apporti reciproci diviene, nella scuola, stile di vita informata
al Sistema Preventivo di don Bosco, fatto culturale e ausilio anche per l’approfondimento
delle discipline di studio.
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(“Progetto educativo nazionale delle scuole salesiane d’Italia”).
La nostra scuola, assumendo come stile educativo il Sistema Preventivo di Don Bosco,
pone in primo piano l’esigenza di formare una comunità educante, animata dallo spirito
di famiglia, “via pedagogica” efficace quando rispecchia i criteri qualificanti un ambiente
salesiano che, in fedeltà al carisma dei fondatori, sa cogliere anche nelle sfide germi di
speranza e s’impegna a percorrere un itinerario di autoformazione» (Linee orientative)
della missione educativa delle FMA, 2005, p. 5). La famiglia si pone dunque sia come
modello di riferimento educativo- organizzativo, sia come imprescindibile Ente
protagonista della stessa comunità educante.
A sua volta la comunità educante ha fiducia nell’istituzione umana della famiglia, cui
spetta in primo luogo il compito fondamentale e difficile dell’educazione dei figli. Con lo
specifico salesiano, la nostra scuola accoglie pienamente il progetto di educazione
cristiana espresso dalla Chiesa riguardo al ruolo educativo della famiglia a cui compete in
maniera “propria e caratteristica” l’educazione dei figli.
Il magistero della Chiesa non solo mette in luce la rilevanza del ruolo educativo della
famiglia, ma anche la necessità che essa sia sostenuta da altre agenzie educative. Tra esse
spicca in modo particolare la scuola come strumento di aiuto qualificato alla famiglia.
Da ciò deriva l’importanza che la nostra scuola attribuisce alla costruzione di un
dialogo positivo con le famiglie degli alunni.
Siamo convinti infatti che solo un’azione congiunta di famiglia e scuola, può dare
all’alunno, immerso in un contesto socio-culturale altamente frammentato, un orizzonte
unitario in cui possa avviare un cammino di crescita e di maturazione integrale.
É infatti problematico aiutare il ragazzo a unificare la propria esistenza in un orizzonte
di senso, se riceve messaggi contraddittori dalle varie agenzie educative con cui entra in
contatto, in modo particolare dalla famiglia e dalla scuola in cui trascorre una parte
significativa della sua giornata.
Dal dialogo scuola-famiglia nasce il patto educativo che avvia il processo di formazione
che vede collaborare in modo diretto e integrato le due realtà.
Questo patto esprime in maniera chiara e visibile il rapporto tra famiglia e scuola,
incentrato sulla condivisione degli ideali che fondano la motivazione delle scelte
educative, in primis quella dell’iscrizione dei figli ad una scuola cattolica, e sulla fiducia
reciproca.
Inoltre è importante sottolineare che il patto educativo tra famiglia e scuola non è solo un
atto formale che si attua con l’iscrizione, ma ha bisogno di essere alimentato.
Il processo educativo, infatti, è per sua natura dinamico e necessita della presenza,
partecipazione e collaborazione dei genitori in tutto l’arco del periodo in cui il ragazzo
frequenta la scuola.
La nostra scuola cura il dialogo con la famiglia attraverso una molteplicità di proposte che
costituiscono un’opportunità formativa e di confronto finalizzata al bene degli alunni.
In particolare un gruppo di famiglie ha aderito all’ Associazione AGESC
( Associazione Genitori Scuole Cattoliche) , una realtà per sua stessa natura aperta alla
partecipazione di tutti i genitori degli alunni, che si raccorda all’associazione nazionale
del “Forum delle famiglie” e che persegue l’intento di attivare percorsi di condivisione e
formazione attorno alle tematiche educative più urgenti fra quelle che interpellano la
famiglia contemporanea.
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SCUOLA MARIA AUSILIATRICE
SCUOLA MARIA AUSILIATRICE
La nostra Scuola con il riconoscimento della Parità Scolastica, che comporta l’effettiva
equiparazione giuridica, è inserita nel sistema scolastico nazionale per tutti i servizi
educativi e didattici coerenti con il sistema d’istruzione statale.
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5.2. VALUTAZIONE COMPLESSIVA
E CERTIFICAZIONE DEL NOSTRO OPERARE
Fattori di qualità e riuscita
5.1. IL SERVIZIO PUBBLICO PARITARIO
DELLA NOSTRA SCUOLA
La nostra scuola svolge un servizio qualificato a favore di tutti i giovani, senza distinzione
di sesso, di razza, di lingua, di religione, di cultura, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali, pertanto compie un servizio pubblico che vuole essere alla portata di
tutti quelli che se ne vogliono servire. Inserita nel contesto istituzionale della scuola
italiana, la nostra comunità educativa è attenta alle diverse condizioni
economiche e sociali, in tal modo riduce gli ostacoli che limitano nelle famiglie l'esercizio
della libertà di educazione, di istruzione e di scelta di personali percorsi formativi.
Come scuola cattolica offriamo una formazione religiosa ispirata ai principi del Vangelo e
della tradizione salesiana che si inserisce nel progetto di educazione integrale della
persona.
Un importante fattore di qualità e di riuscita è la verifica costante dei processi e delle
esperienze educative attivate. Si ottempera in questo modo ad una delle esigenze
costitutive del progetto educativo salesiano, finalizzato a verificare continuamente la
validità del proprio operato per motivare validamente il consenso e la partecipazione di
tutte le componenti educative (insegnanti in primo luogo, alunni e genitori).
Ciò si realizza attraverso somministrazione di questionari e sondaggi atti a rilevare la
soddisfazione dell’utenza e l’efficacia delle proposte avanzate. Un aspetto particolarmente
significativo dei processi di autovalutazione è l’attivazione del percorso che ha portato al
conseguimento della Certificazione di Qualità, ( UNI ENI ISO)
9001 : 2000 in data 3 novembre 2006 e successivo rinnovo certificato UNI ENI ISO
9001: 2008) e che attesta la validità e l’opportunità delle singole procedure attivate dalla
scuola in ogni sua attività.
La verifica prevista è considerata uno strumento di discernimento, di trasferibilità delle
iniziative e di risignificazione delle opere.
Diverse motivazioni rendono necessaria la valutazione del sistema scolastico e formativo
e l'individuazione di indicatori che rilevino il rapporto tra le risorse impiegate, i processi
attivati, i risultati educativi e didattici ottenuti.
La verifica prevista è considerata uno strumento di discernimento.
Ai fini della valutazione del sistema scolastico e formativo è necessario, infatti, stabilire
criteri, attraverso l’individuazione di adeguati indicatori, che rilevino il rapporto tra le
risorse impiegate, i processi attivati, i risultati educativi e didattici ottenuti.
Questi diventano i punti di partenza per la riprogettazione dell’Offerta Formativa con
l’attenzione al miglioramento continuo proprio del Sistema di Qualità e rispondente alle
finalità del nostro Progetto Educativo.
5.3. LE RISORSE
Fattori costitutivi della qualità e della riuscita della scuola sono le risorse di cui essa si
avvale, umane, strutturali ed economiche.
Un posto di rilievo occupano i docenti: gli insegnanti e gli operatori scolastici
sono costantemente impegnati in attività di formazione, che rappresentano una tappa
fondamentale per la realizzazione di ogni intento progettuale. Con la formazione degli
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educatori la nostra comunità educativa progetta il suo avvenire investendo sulla propria
identità e sulla qualità della propria offerta formativa. Analogamente anche i genitori
rientrano a pieno titolo, con pari dignità e nel rispetto dei ruoli e delle competenze
specifiche tra le risorse a disposizione della scuola.
Gli alunni, nel sistema educativo salesiano, sono protagonisti e soggetti del progetto
educativo, sollecitati a partecipare in modo attivo alla vita della scuola perché divenuti
consapevoli di far parte di una comunità che
supera e coinvolge la singola persona nel positivo confronto con gli altri.
ORGANIGRAMMA
Progetto
Educativo
Nazionale
5.4 LA GESTIONE DELLA SCUOLA
Organigramma funzionale Istituto Maria Ausiliatrice Scuola dell’Infanzia Primaria - Secondaria di 1° grado, Via Maria Ausiliatrice Reggio Calabria –
89133 LEGENDA
Organismo
La nostra scuola è gestita dall’Ente Giuridico “Istituto Maria Ausiliatrice di Reggio
Calabria ”. Si tratta di un Ente concordatario non commerciale, senza fine di lucro.
La gestione delle risorse economiche, degli immobili e delle attrezzature viene fatta
secondo il progetto educativo e con la dovuta trasparenza, coinvolgendo tutte le
componenti della comunità educante.
La comunità religiosa contribuisce in maniera consistente al pareggio del bilancio della
scuola con il lavoro dei propri membri, mettendo a disposizione tempo, competenze,
ambienti e strutture.
La scuola inoltre ha l’opportunità di partecipare ad alcuni finanziamenti pubblici erogati
per iniziative e progetti didattici a enti scolastici di Stato o paritari.
Il rendiconto amministrativo della scuola (bilancio paritario) viene distinto da quello della
comunità religiosa. La retta della scuola e’ approvata dal Consiglio della comunità
religiosa e ratificata dal Consiglio della Scuola.
Direttrice/Gestore
Turco Elisabetta
di Vigilanza
Posizione di
fatto apicale
Dipendenza
gerarchica
Preposti
Collegamenti
COMUNITA’ EDUCANTE : ovale
Consiglio della
scuola
(Cfr. All. A)
Posizione formale apicale
Organismo
coordinam.
Segretaria della
scuola
Di Tella Italia
Economa
Schiraldi Giuseppina
Nucleo di
valutazione
Coordinatore della
educazione alla fede
NUZZO A.M.
(Cfr.All. B)
Personale ATA
(Cfr.All. C)
Rappresentante
della Direzione
Auditor
Zindato Maria
Trecroci Caterina
(Cfr All.F)
Turco Elisabetta
Assemblea di
genitori, docenti
Responsabile di
Qualità
Trecroci Caterina
Assemblea di
classe/sezione
RSPP (Resp. Servizi
Pre.
Prot.. elavoratori)
prevenz
proteziolavoratori)
Ing.neFederico
Luca
Preside
Inf. / Prim. Sec I°
Collegio dei
docenti
Caruso Maria
(Cfr. All. E )
OVC
Classe/Interclasse
Intersezione
(Cfr. All. G)
Coordinatrice di livello
Infanzia - Frangipane A.
Primaria - Ranieri G.
Coordinatrice
di livello Sec. I°Grado
DOCENTI
Di Tella Italia
COORDINATORI/TUTOR
(Cfr All. D)
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Scuola Paritaria “Maria Ausiliatrice”
Via Maria Ausiliatice, 3
Tel. 0965/673207 – Fax 0965/673027
E-Mail: [email protected]
www.istitutomariaausiliatrice.org
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SCUOLA PARITARIA