LANIFICIO BONA
INVENTARIO
a cura di
ANDREA MOSCONI
con la collaborazione di
ANNA MARIA ALICANDRI
coordinamento
MARIA GATTULLO
Torino 1999
SOMMARIO
INTRODUZIONE
Andrea Mosconi, Maria Gattullo, Annamaria Alicandri
1.
1.1.
1.2.
1.3.
Un Complesso Industriale Laniero
Una vicenda di uomini e di imprenditori: la famiglia Bona
Gli anni della liquidazione
1° aprile 1954: l’inizio delle attività della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”
p. IV
p. VI
p. VII
p. X
p. XIII
2. Necessità pratiche e conservazione per la memoria
2.1. L’archivio del Lanificio
2.2. Criteri per la consultazione dell’inventario
p. XVI
p. XVI
p. XX
3. Cronologia degli eventi aziendali
p. XXII
ALBERO GENEALOGICO DELLE FAMIGLIE BONA,
DELLEANI E MAGGIA
p. XXV
STRUTTURA DELL’ ARCHIVIO
p. XXVI
INVENTARIO
p. 1
ELENCO DEI DOCUMENTI FUORI FORMATO, COLLOCATI A PARTE
p. 73
Denominazione dell’archivio: Lanificio Bona di Carignano
Estremi cronologici:
1889 - 1973, con docc. dal 1816
Consistenza:
bb. 289
Ubicazione:
Archivio di Stato di Torino, in deposito dal 1982
Inventario analitico a cura di
Andrea Mosconi *,
con la collaborazione di Anna Maria Alicandri **
Coordinamento:
Maria Gattullo
* Obiettore in servizio civile
** Volontaria Associazione Amici dell’Archivio di Stato di Torino
UN COMPLESSO INDUSTRIALE LANIERO
Un cocktail direzionale corroborante?
1/3 tecnica, 1/3 intuizione, 1/3 tempestività, senza ghiaccio
e in un bicchiere molto grande per far posto alla fortuna 1
LORENZO VALERIO BONA
A metà degli anni Cinquanta del Novecento è attivo a Carignano, in provincia di Torino, un complesso
industriale legalmente costituito in tre Società per Azioni, e precisamente in due società immobiliari ( la “Società
Esercizi Riuniti Tessili”, S.E.R.T., con sede e stabilimento in via Frichieri n. 9, e la “Società Industriale Carignano”,
S.I.C., con sede e stabilimento in via Salotto n. 129) ed una società di gestione , la “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”,
che affitta stabilimento e macchine dalle due precedenti.
Le tre società sono integralmente in mano alle famiglie Bona e Delleani: le stesse che da più di un
cinquantennio hanno detenuto la proprietà e il controllo del nucleo più antico dello stabilimento; lo scopo sociale è la
fabbricazione ed il commercio dei tessuti e filati di lana ed affini: la lavorazione si svolge a ciclo completo, partendo
dalla lana greggia e giungendo ai tessuti finiti.
La gestione di queste nuove società ha inizio il 1° aprile 1954, derivando le società stesse dallo scioglimento e
dalla trasformazione della “V.E.Flli Bona” 2 , Società in nome collettivo, fondata nel 1889.
1. Una vicenda di uomini e di imprenditori: la famiglia Bona.
ANDREA MOSCONI
1.1. La Storia: la “V.E.Flli Bona”
Due uomini videro nel presente un futuro possibile: ebbero un’idea, o meglio, un’intuizione, ed ebbero
soprattutto il coraggio di credere in essa.
1
2
I due uomini erano due fratelli, Valerio Massimo ed Eugenio Bona. Il loro
Archivio Lanificio Bona (d’ora in poi ALB), b. 27, fasc. 2.
La sigla V.E. corrisponde alle iniziali dei due fratelli fondatori Valerio Massimo ed Eugenio Bona.
luogo di nascita fu il Biellese, che già nella metà dell’Ottocento “deteneva la supremazia dell’industria laniera nel
Piemonte, sulla base dei vecchi insediamenti lanieri e cotonieri al fondovalle di derivazione sei-settecentesca” 3 . Dalla
terra natale i due fratelli ereditarono quindi l’interesse per l’attività tessile, ma non fu nel Biellese che si dedicarono ad
essa, lo fecero a Carignano, che a quei tempi era un luogo eminentemente agricolo: se si arrischiarono in un ambiente
così diverso fu solo grazie alla fede nel futuro che videro. Una grande azienda tessile, sviluppata nel progresso e nel
lavoro, all’avanguardia nel campo industriale... questo fu ciò che videro, e questo fu ciò che li spinse avanti.
Valerio Massimo ed Eugenio acquisirono le basi della tecnica lavorando a Caselle Torinese per nove anni
nell’antico lanificio Laclaire, in società con i fratelli Battista e Basilio Bona. “Nel 1889, rimasto nel lanificio di Caselle
il solo Basilio, si trasferirono a Carignano, dove fondarono una nuova Ditta, il Lanificio V.E.Flli Bona” 4 : il 1° febbraio
1889 fu la data ufficiale di costituzione. La prima sede del lanificio fu un vecchio monastero adattato a stabilimento nel
1884. Gli inizi furono duri: sarebbe lungo elencare le difficoltà d’ambiente che i due fratelli dovettero superare per
trasformare progressivamente l’impianto primitivo e portarlo via via a quella capacità di produzione richiesta dal
mercato, 5 adattando l’attività imprenditoriale al veloce mutamento delle condizioni economiche, politiche e sociali. Si
potrebbe paragonare la Ditta V.E.Flli Bona di quegli anni ad una barca che affronta il primo mare; e al timone i due
fratelli misero la chiara visione delle mete, e al motore il senso della famiglia e della tradizione. Infatti ben presto entrò
a far parte nella conduzione della Ditta anche il nipote Lorenzo Delleani, che ne facilitò il consolidamento e lo
sviluppo.
Valerio Massimo Bona morì nel 1898, lo stesso anno in cui la V.E.Flli Bona vinse all’Esposizione di Torino la
Medaglia d’Oro di prima classe. Nel 1913 un altro lutto colpì la Ditta con la morte di Eugenio, l’altro fondatore. Egli,
nel testamento stilato qualche anno prima, aveva designato erede universale Lorenzo Delleani 6 .
Per non spezzare il cammino intrapreso dall’azienda, Lorenzo Delleani continuò a mantenere acceso lo spirito
vitale della famiglia chiamando sotto la sua direzione le forze giovani: Lorenzo Valerio e Gaspare, figli di Valerio
Massimo; Eugenio Delleani e Federico Maggia, suoi nipoti.
La storia della V.E.Flli Bona fu, così, destinata a svilupparsi strettamente attorno alla vicenda di una famiglia.
Il successo dell’azienda in quegli anni si può riscontrare dal numero delle maestranze occupate nella V.E.Flli Bona: nel
1889 il numero si aggirava intorno al centinaio, nel 1923, invece, raggiunse la cifra di 1800 dipendenti, divisi tra
Carignano, Voltri e nel terzo ramo dello stabilimento aperto in Carmagnola, destinato esclusivamente alla tessitura.
La Ditta si specializzò nella fabbricazione dei tessuti fini e finissimi di pura lana vale a dire: cardati, pettinati e
semi pettinati, paletots; panni da civili e militari; panni per carrozzerie di automobili; stoffe per pantaloni. La filatura di
Voltri dispose pure di un’apprezzata fabbricazione di filati pettinati fra cui uno particolare denominato “lana alpina”
specialmente adatto per l’ambiente montano.
Una delle figure predominanti nella conduzione della Ditta fu Lorenzo Valerio Bona. Dotato di un’ eclettica
cultura (capace di citare Shakespeare in un discorso di economia industriale), egli raccolse in sé l’impulso pionieristico
dei suoi maggiori e lo sviluppò nell’arte della direzione.
“Dovere dell’imprenditore è quello di sforzarsi di riconquistare alcuni criteri e convinzioni semplici che sono stati
perduti da molti: il senso della tradizione, del tempo, della libertà interiore, del prossimo, [...]” 7 : furono questi pensieri
3
V. CASTRONOVO, Imprese ed economia in Piemonte – Dalla “grande crisi” a oggi, Torino 1977, p. 3.
Racconta così un opuscolo celebrativo intitolato “Un complesso industriale laniero”, scritto per commemorare la
morte di Lorenzo Delleani avvenuta il 7 giugno 1956. (ALB, b. 25, fasc. 2)
5
Una tappa da registrare nel cammino della Ditta Bona è l’acquisto, fatto nel 1896, della filatura di lana pettinata già
De Albertis sita in Voltri (Genova).
4
pronunciati nelle sue numerose conferenze e pubblicazioni sulla figura dell’imprenditore da cui traspare la sua
coscienza civica. L’attenzione per la conservazione degli atti fu un chiaro esempio di questa sensibilità. Lorenzo
Valerio studiò in modo accurato le tecniche di archiviazione dei documenti prodotti dalla V.E.Flli Bona, anticipando il
pensiero moderno che “l’archivio è un bene patrimoniale” dell’impresa 8 . Lorenzo Valerio scrisse che “la cultura, i
mezzi tecnici, la conoscenza accumulata di cui l’impresa vive, sono l’eredità sociale con cui essa imprime la sua forma
spirituale nella comunità di cui fa parte [...]” 9 : la conservazione delle carte fu quindi per lui un atto dovuto alle
generazioni future. Quest’attenzione per l’archivio ha facilitato l’esame delle carte nell’inventario qui presentato
permettendo di applicare, in fase di riordino, il solo metodo storico 10 . Va tuttavia aggiunto che la buona conservazione
delle carte è dovuta anche al fatto che la Ditta Bona, come la maggior parte delle aziende biellesi di quegli anni, è di
carattere familiare: infatti il limite tra il privato e il pubblico in molte di queste carte è labile, ragione che avrà
probabilmente contribuito ad evitare possibili scarti e la trascuratezza nella conservazione. In ogni caso, l’attenzione di
Lorenzo Valerio in tale senso è testimoniata anche dall’accuratezza con cui raccolse nel suo ufficio un vero e proprio
archivio personale (da noi denominato “schedario” Ditta)
11
. Su di esso si appoggiò per avere una visione completa di
tutte le componenti della macchina lavorativa aziendale, evitando il rischio di scelte inadeguate.
Per uscire dalla fase di riconversione del dopoguerra e soprattutto per superare meglio di quanto si potesse la
“grande crisi” del 1929 per l’industria tessile
12
, Lorenzo Valerio si occupò delle materie prime, studiando l’andamento
dei prezzi, le incertezze nel regime doganale e il problema degli ammassi. Divenne membro del Consiglio direttivo
dell’Associazione Industria Laniera Italiana e lavorò sui problemi della distribuzione e del commercio dei prodotti
tessili
13
. L’avvento del governo fascista diede avvìo a nuovi contingentamenti all’importazione di materie prime e
predispose un regime autarchico sulle fibre in periodo di sanzioni economiche. Lorenzo Valerio Bona, di fronte alla
campagna promossa dal governo, fu vincolato all’utilizzo di nuove fibre artificiali, tipo il lanital o il rayon. L’impiego
di materie succedanee modificò, però, il ciclo di lavorazione e certamente portò all’accantonamento di tecniche come la
pettinatura e la filatura del pettinato, che erano state fino a quel momento gli elementi caratterizzanti della produzione.
Scoppiato il secondo conflitto mondiale, Lorenzo Valerio combatté partecipando ad operazioni sulla linea
greco – albanese, e si congedò come Maggiore ad anzianità nel 1941. Gaspare Bona perse invece la vita proprio sotto le
armi nel 1940 in un conflitto aereo. La V.E.Flli Bona durante la guerra mantenne tuttavia la produzione, cercando di
aggiudicarsi i grossi contratti di appalto con gli Enti dell’Esercito per forniture di panni per le divise.
Nel 1944 l’azienda acquisì la ditta MADA (Manifatture Abiti Divise e Affini) a Torino, impiegata per la
lavorazione a façon dei panni militari. Fra i danni di guerra dichiarati dalla V.E.Flli Bona ci furono quelli relativi al
bombardamento dello stabilimento di Torino e a numerosi furti, da parte di “bande armate” – secondo la dizione usata
nel verbale di denuncia dell’epoca - ossia da formazioni di partigiani, di merci e attrezzature 14 .
6
Estratti dal testamento di Eugenio Bona sono in ALB, b. 4, fasc. 6.
Cit. da una conferenza tenuta da Lorenzo Valerio Bona per l’Unione Industriale Biellese, Diritti e doveri
dell’imprenditore, Biella 1966 (ALB, b. 27, fasc. 2).
8
P. CARUCCI – M. MESSINA, Manuale di archivistica per l’impresa, Roma 1998, p. 48.
7
9
Cit. dalle Osservazioni di Lorenzo Valerio Bona (ALB, b. 27, fasc. 2)
Si rimanda all’analisi dell’archivio del Lanificio curata da M. GATTULLO nel capitolo successivo.
11
(ALB, bb. 5 – 13).
12
V. CATRONOVO, Imprese ed economia in Piemonte – Dalla “grande crisi” a oggi, Torino 1977, p. 32 ss.
13
Il curriculum degli incarichi e dei riconoscimenti di Lorenzo Valerio Bona è in ALB, b. 27, fasc. 1.
14
Lo stabilimento di Torino, in via Bologna n. 220, assunse la valenza di Società per Azioni costituendosi nel 1934 con
la denominazione di “SASIT – Società per Azioni Stabilimenti Industriali Tessili”, e divenne sede di lavorazioni di
10
1.2. Gli anni della liquidazione
Nel 1946 la V.E.Flli Bona ormai aveva raggiunto una posizione di primo piano sul mercato dei tessuti di lana,
sia per la modernità dell’attrezzatura industriale e sia per l’ampiezza della clientela. Ben pochi lanifici avevano una
propria filatura, anche quelli che usavano produrre tessuti di lana pettinata se ne provvedevano presso filature esterne.
La V.E.Flli Bona, invece, si poteva definire “a ciclo completo”: in rapporto ai suoi 300 telai aveva in più circa 12000
fusi di pettinato, che in quegli anni lavoravano per fornire anche altre ditte industriali di maglieria, oltre ai
commercianti di filati da aguglieria.
Nonostante questa ricca situazione patrimoniale, il 29 dicembre 1947 venne formalizzato l’avvenuto
scioglimento, in data 20 agosto 1947, e il conseguente passaggio in liquidazione della Ditta. I problemi erano nati
dall’interno, quindi, “per sopravvenute controversie insorte fra i soci”,come si legge nelle prime lettere giunte ai
consulenti legali nel 1946 15 . “Non è possibile continuare l’esercizio dell’azienda nello stato attuale di incertezza, di
tensione e di nervosismo”: Federico Maggia scriveva così a Lorenzo Valerio Bona sottolineando uno sfinimento dei
rapporti.
I primi dissapori con Federico Maggia iniziarono quando si dovette ridefinire le cariche sociali all’interno dell’azienda.
A differenza della modernità delle lavorazioni, il modello di direzione della V.E.Flli Bona “era legato al concetto,
largamente diffuso nell’Ottocento, di atomizzazione e di parcellizzazione delle strutture societarie gestite a livello
familiare e trasmesse ereditariamente” 16 . In una simile idea di gestione è difficile stabilire fino a che punto “vale” il
lavoro di un Titolare rispetto ad un altro, e nello stesso tempo è difficile la convivenza fra diversi ceppi familiari.
Federico Maggia, infatti, iniziò la sua disputa proprio quando Lorenzo Valerio Bona assunse combinazioni finanziarie
all’interno dell’azienda subordinando il “gruppo familiare Delleani” al quale Maggia apparteneva.
Nella lettera del 12 ottobre 1946
17
Maggia chiese “garanzie per i nuclei familiari” e accusò Lorenzo Valerio di voler
“lasciare una porta aperta al realizzo di eventualità non benevoli per i miei figli”. Nella stessa lettera, Federico Maggia
propose una divisione della Ditta in due lotti: “l’uno corrispondente ai 2/3 del patrimonio sociale da assegnare
congiuntamente ai signori comm. Lorenzo Delleani e cav. Federico Maggia, l’altro di 1/3 da assegnare al comm.
Valerio Bona”.
Intervenuta, senza esito, una richiesta da parte di Maggia di messa in liquidazione della Società, egli stesso, il
27 settembre 1947, presentò al Presidente del Tribunale di Torino istanza per la nomina di tre arbitri per la risoluzione
di tutte le controversie.
Nel lodo arbitrale del 29 dicembre 1947, oltre a dichiarare la data dell’avvenuta messa in liquidazione, vennero
nominati i liquidatori: prof. Ermanno Corte; comm. Enrico Bachi e comm. Sebastiano Giordana. Essi ebbero mandato
di allestire il progetto di ripartizione, fra i tre ex-soci, dell’intero patrimonio aziendale, “impegnandosi non a
smobilitare l’azienda, ma a conservarla in efficienza e a continuare l’esercizio per una successiva ripartizione in nuclei
vitali” 18 . Fu infatti deciso di comune accordo fra i soci che la liquidazione non avrebbe coinvolto la normale
filatura e di tintoria di lana pettinata, sostituendo lo stabilimento di Voltri. Nell’inventario del Lanificio si possono
ritrovare le fotografie che documentano i bombardamenti subiti dallo stabilimento a Torino (ALB, b. 65, fasc. 5).
15
ALB, b. 15, fasc. 1.
16
Cfr. L’archivio delle manifatture cotoniere meridionali,a cura della Sovrintendenza archivistica per la Campania,
Napoli 1986, p. 11.
17
ALB, b. 15, fasc. 1.
18
ALB, b. 84, fasc. 5.
continuazione dell’esercizio industriale, per garantire la continuità del lavoro degli operai (ormai oltre 2500):
nell’istanza al Collegio Arbitrale del 15 dicembre 1947
19
venne sottolineato che “è intendimento comune di tutti i soci
che le operazioni di ripartizione si effettuino senza la MINIMA interruzione del lavoro a tutte le maestranze”.
I liquidatori ebbero quindi una doppia veste ed un doppio mandato: da un lato dovevano essere gestori e poi
liquidatori; dall’altro ripartitori delle attività aziendali. I progetti di ripartizione furono numerosi 20 e accese furono le
polemiche a riguardo. Il 27 maggio 1949 si arrivò ad una soluzione finale di ripartizione in tre lotti:
1. in Torino: sede e stabilimento nei fabbricati della SASIT, in via Bologna n° 220, con area coperta di 17924 mq e
completo di 50 telai e di 900 fusi cardato.
2. in Carignano: sede e stabilimento in via Frichieri n° 9, con area coperta di 29764 mq e completo di 125 telai, 3000
fusi cardato e 3000 fusi pettinato. Questo lotto viene denominato Carignano Vecchio.
3. in Carignano: con due stabilimenti, di cui uno in Carmagnola (mq 3110) nei fabbricati già sede della V.E.Flli Bona
e l’altro in Carignano, da costruirsi a nuovo, e completo di 125 telai, 3000 fusi cardato, 3000 fusi pettinato.
Nel 1951 iniziarono così, dopo una gara di appalto per licitazione privata vinta dall’impresa Monateri, i lavori per la
costruzione del nuovo stabilimento in via Salotto denominato Carignano Nuovo.
Il problema delle ripartizioni delle azioni e del capitale sociale venne risolto costituendo nuove società azionarie: SIC,
SERT, SACIM, oltre alla SASIT già costituita.
SIC - Società Industriale Carignano
La società venne costituita il 27/12/1947 con sede a Torino, col nome “Immobiliare Carignano” e con il
capitale sociale di £ 1.000.000. L’Assemblea 30/06/1947 modificò la denominazione in “Industriale Carmagnola”;
quella 14/09/1949 modificò la ragione sociale nell’attuale, trasferì la sede a Carignano e aumentò il capitale sociale a £
15.000.000; quella 28/05/1951 a £ 105.000.000; quella 11/12/1951 a £ 210.000.000; quella 03/02/1953 a £
350.000.000 e infine quella 04/08/1953 a £ 455.000.000.
SERT - Società Esercizi Riuniti Tessili
La società venne costituita il 29/12/1945 con sede a Biella e con il capitale sociale di £ 1.200.000.
L’Assemblea 30/06/1947 trasferì la sede a Carignano; quella 25/06/1953 aumentò il capitale a £ 350.000.000.
Parallelamente alla messa in liquidazione, la disputa Maggia si allargò anche nell’ambito familiare sollevando
il problema delle imposte sul patrimonio. Infatti, oltre alla discussione sul “peso” delle cariche sociali, bisognava
stabilire anche il “peso” di ogni socio nel patrimonio fino ad allora (nel 1947) in comune ai due ceppi familiari. Il
problema si pose a partire dal 1940, anno della morte di Gaspare, per la conseguente ripartizione dell’eredità e delle
competenze spettanti a ciascun socio. La soluzione della crisi venne demandata ad arbitri esterni alla famiglia e definita
da un Collegio di liquidatori 21 che pronunciano la sentenza sul riparto del patrimonio e degli interessi sullo stesso,
calcolati dal 1940 al 1947, anno della messa in liquidazione. La decisione finale sul riparto degli utili, pronunciata dalla
Corte di Appello di Torino 22 , ci fu solo nel 1964.
19
20
21
22
ALB, b. 84, fasc. 5.
Questo lo si può osservare nella derivazione storica della liquidazione contenuta in ALB, b. 84, fasc. 5.
Si veda la parte denominata Arbitrato sulla causa Maggia / Eredi Bona (ALB, bb. 81 – 83).
L’avviso del deposito di sentenza è in ALB, b. 83, fasc. 4.
La liquidazione della V.E.Flli Bona terminò, invece, il 5 agosto 1953
23
mediante i sorteggi previsti dal
“verbale delle deliberazioni” dei liquidatori: si decise di abbinare alle tre soluzioni di ripartizione stabilite nel 1949, i
primi tre numeri che sarebbero stati estratti due giorni dopo sulla ruota del lotto di Firenze corrispondenti a ciascun
titolare 24 . La “Dea bendata” assegnò a Federico Maggia lo stabilimento di Torino; a Lorenzo Delleani lo stabilimento
Carignano Vecchio e a Lorenzo Valerio Bona quello Carignano Nuovo.
Federico Maggia divenne, in data 21 ottobre 1953, amministratore unico della SASIT a Torino. Per le altre
Società, il Consiglio di Amministrazione venne nominato con l’Assemblea del 4 gennaio 1954.
1.3. 1° aprile 1954: l’inizio delle attività della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”
I risultati economici dei primi esercizi finanziari della nuova società non furono brillanti, a causa delle infelici
condizioni strutturali e di congiuntura in cui si trovò l’azienda all’inizio della sua attività. Il lungo periodo di
liquidazione della “V.E.Flli Bona” comportò, infatti, un rallentamento nel controllo aziendale, soprattutto sotto il punto
di vista produttivo, e nel rinnovamento del macchinario, ed un esborso di ingenti capitali nella costruzione del nuovo
stabilimento “SIC”. La nuova società si trovò pertanto ad iniziare la sua attività con una scarsità di circolante che la
costrinse presto a ricorrere in larga misura al fido bancario, con un gravame di interessi passivi sproporzionato al
modesto giro di affari. La “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” dovette assumere tutte le maestranze di Carignano già
dipendenti della “V.E.Flli Bona”. Ciò in adempimento ad un preciso accordo collegato alle vicende della liquidazione e
composto presso la Prefettura di Torino. Secondo tale accordo, sopravvenuto ad agitazioni sindacali, gli ex-soci
convennero nel seguente impegno: “Conservazione del posto a tutti i dipendenti. Non un licenziamento potrà essere
fatto per diminuzione di lavoro; [...] Questo per un periodo di sei mesi dopo l’inizio delle attività delle nuove
aziende” 25 .
Oltre agli sforzi di riorganizzazione e di reintroduzione che seguirono la liquidazione, il Lanificio dovette
combattere contro una pessima congiuntura industriale dovuta ad una nuova crisi nel campo tessile laniero,
accompagnata naturalmente da una continua fase discendente dei prezzi della lana. Gli stock inizialmente costituiti e i
nuovi acquisti dovettero quindi sottostare ad un processo di graduale svalutazione, con pesanti conseguenze per i
risultati economici.
In definitiva solo nell’ottobre del 1957, dopo un cammino di economia aziendale difficile ma costante, cominciò un
nuovo periodo che portò ad un efficace reinserimento della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” nelle competizioni di
mercato in campo nazionale e internazionale.
“Lanifici Riuniti Bona e Delleani – SpA”
La Società venne costituita il 25/11/1953 con il nome “SEIL - Società Esercizio Industria Laniera”, con sede a
Torino e con capitale sociale di £ 1.000.000. L’assemblea 11/01/1954 modificò la denominazione nell’attuale e
23
La distanza cronologica fra la decisione del 1949 e l’effettiva ripartizione fu causata dai tempi necessari per la
costruzione del nuovo stabilimento a Carignano, per il quale si veda in ALB, b. 70, fascc. 1 – 2.
24
ALB, b. 85, fasc. 4.
25
La citazione è estratta dalle Notizie generali sull’azienda contenute nella relazione di verifica contabile in ALB, b.
202, fasc. 4.
aumentò il capitale a £ 50.000.000; quella 05/03/1954 a £ 250.000.000, quella 09/09/1954 a £ 500.000.000, quella
18/09/1956 a £ 600.000.000. Il capitale venne infine elevato a £ 700.000.000 dall’Assemblea 16/03/1959.
Il Consiglio di Amministrazione fu così composto: comm. Lorenzo Valerio Bona, presidente e amministratore
delegato; cav. Eugenio Delleani, vice presidente e amministratore delegato; ing. Carlo Bona, consigliere; comm.
Romolo Pola Bertolotti, consigliere; prof. avv. Luigi Sertorio, consigliere.
“Lanifici Riuniti Bona e Delleani”: la produzione.
I prodotti fabbricati furono essenzialmente tessuti e filati di pura lana o misti con altre fibre artificiali, sintetiche o
naturali: i tessuti rappresentarono la quasi totalità della produzione.
La fabbricazione fu a ciclo completo, partendo per il cardato dalla lana lavata, prevalentemente importata o acquistata
da commercianti italiani ed esteri, per il pettinato dal tops, o nastro di lana pettinata. Per alcuni tipi particolari di tessuti
si acquistarono, invece, direttamente i filati (specialmente di seta o di fibre artificiali o sintetiche). Il ciclo di
fabbricazione fu quello classico e comprese tintoria, filatura, ritorcitura, orditura, tessitura e rifinitura. Per alcune
operazioni (specialmente filatura, tessitura e rammendatura) si ricorse in periodi di punta allo ausilio di lavorazioni a
façon da parte di terzi. I tessuti fabbricati si suddivisero in alcune categorie fondamentali: novità per uomo o drapperia;
novità per donna o laneria; articoli classici uniti; panni e sallie (per arredamento, divise, forniture civili e militari);
panni per carrozzeria.
Mezzi tecnici della SpA “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” - impianti e macchinari:
 Stabilimento della SIC (superficie sviluppata dei reparti mq. 20.000): preparazione e filatura della lana a pettine;
ritorcitura dei filati pettinati e cardati; tintoria; tessitura.
 Stabilimento della SERT (superficie sviluppata dei reparti mq. 28.700): preparazioni miste, carderia, filatura
cardato; ritorcitura; orditura ed incollatura; tessitura; tintoria; finitura.
1.4. Gli ultimi anni.
Dopo i primi esercizi chiusi in perdita, si giunse ad una gestione della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”
largamente attiva negli anni 1959 e seguenti. Osservando il grafico 26 riportato qui di seguito [fig. ] si può notare come il
deciso sforzo di rinnovamento economico adottato, consentì di raddoppiare in soli otto anni l’iniziale giro di affari. Sullo
stesso grafico si può notare come questo risultato fosse, in larga misura, dovuto ad autofinanziamenti ed apporti di notevole
quote di denaro fresco (movimenti
illustrati dalle linee in ordinata), conseguenti per buona parte da aumenti di capitale, e per la parte residua dal concorso
delle banche attraverso fidi diretti e anticipazioni su materie prime 27 .
Si mantenne in tal modo il delicato equilibrio economico fino al 1962, alla vigilia della più grande crisi settoriale che
l’industria laniera italiana abbia mai potuto sopportare 28 . Nel 1962 la crisi coincise con un gravosissimo rinnovo del
Contratto Nazionale di Lavoro, che segnò il principio di un processo di inflazione salariale che raddoppiò quasi il costo del
lavoro nel corso dei successivi quattro anni: la verifica è immediatamente visibile nell’ALB dove le schede individuali
degli stipendi arrivano solo fino al 1966.
26
ALB, b. 116, fasc. 3.
ALB, b. 113, fascc. 1 – 2.
28
La spiegazione della crisi che investì violentemente tutto il settore è ben delineata da V. CASTRONOVO, Imprese ed
economia in Piemonte cit., nel paragrafo “Dalla capitale della lana alla periferia tessile”, p. 98 ss.
27
Il Lanificio Bona fu provato assai duramente dalla crisi per tutto il 1964 e buona parte del 1965. Alle flessioni produttive
registrate nel campo degli articoli di novità si aggiunse la perdita di circa 500 milioni di fatturato di panni per carrozzeria,
provocata dall’improvviso mutamento di orientamento della Fiat 29 , che decise di sostituire nella maggior parte delle sue
vetture il panno di lana o misto con rivestimenti in plastica. Oltre ai provvedimenti di emergenza si procedette allo studio
di una politica pianificata a medio termine, volta alla ricerca di un nuovo equilibrio produttivo, soprattutto dal punto di
vista della standardizzazione. Proprio per quest’ultimo scopo si ricercò un finanziamento dall’Istituto Mobiliare Italiano 30 ,
nel quadro di una legge speciale che istituì un fondo apposito con concorso diretto dello Stato Italiano.
Contemporaneamente si allargò anche lo studio su nuovi articoli, con particolare riferimento alle lavorazioni miste di lana
con fibre sintetiche (dacron – lana) e alle stoffe elastiche 31 . Infine, si progettò l’allargamento a un eventuale nuovo socio
negli USA 32 per un vantaggioso inserimento in un mercato a vastissimo raggio internazionale attraverso le garanzie di
un’azienda di competenza.
Purtroppo tutti gli sforzi furono vani. Il Lanificio Bona non riuscì a risolvere il problema del precario equilibrio
fra capitale proprio e capitale di terzi, problema che si appesantì per l’impossibilità, a partire dal 1965, di accantonare le
normali quote di ammortamento sulle attrezzature fisse e sui macchinari. Le date sui documenti conservati nell’ALB non si
spingono oltre il 1973 33 : due anni prima morì Lorenzo Valerio Bona, e sembra che il Lanificio, varato ormai da più di
ottant’anni, non abbia potuto fare a meno di accompagnare l’ultimo suo grande capitano.
2. Necessità pratiche e conservazione per la memoria
MARIA GATTULLO
2.1. L’archivio del Lanificio
Con sensibilità e lungimiranza ancora oggi rare in molti settori della Pubblica Amministrazione, nell’ottobre
1960 uno degli amministratori delegati della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” scriveva ai vari uffici dell’azienda,
richiamando l’attenzione sul crescente disordine delle carte che non solo ostacolava le ricerche, ma minacciava di non
rendere più disponibili gli spazi per la futura conservazione
34
. Due punti soprattutto emergono nella lettera (che, in
omaggio agli sforzi degli archivisti e alle tante direttive disattese, si riproduce integralmente nella fig. 3): la necessità
che ciascun ufficio segnali le serie documentarie da conservare e quelle da eliminare, secondo le prescrizioni di legge, e
l’accenno ad una precedente disposizione in materia d’archivio. Questa disposizione non è stata reperita
35
, ma la sua
menzione è una conferma di quanta considerazione godesse l’archivio, come si rileverà anche più avanti.
Nelle risposte degli uffici interpellati, descrizioni abbastanza precise dei documenti prodotti si alternano a
generiche indicazioni di non meglio precisati atti da scartare. Se l’Ufficio Manodopera individuava nei libri paga, nelle
pratiche di versamento contributi e di liquidazione, nelle disposizioni dell’Unione Industriali sui contratti il materiale da
29
Dati raccolti nella relazione del 18 – 11 – 1965 contenuta in ALB, b. 21, fasc. 1.
ALB, bb. 115 – 117.
31
In ALB, b. 21, fasc. 2, è contenuto un campionario di questi nuovi tessuti.
32
È il programma denominato Op. E inventariato in ALB, bb. 19 – 22.
33
Nel 1972 – 1973 venne chiesto un finanziamento ad una impresa di partecipazioni industriali (ALB, b. 118, fasc. 4)
34
La lettera e le risposte degli uffici sono conservate in ALB, b. 262, fasc. 5: “Archivio della ditta Bona e Delleani.
Circolari, promemoria, 1960”.
35
La formula usata nelle lettere (“A suo tempo si erano incaricati i singoli uffici…”) è troppo vaga perché si possa con
certezza attribuire il riferimento al comunicato emanato in occasione della liquidazione della ditta, conservato in ALB,
b. 262, fasc. 5.
30
conservare anche oltre i quattro anni prescritti e se la Contabilità generale riteneva opportuna la conservazione per un
periodo indeterminato sia dei libri contabili sia di altri documenti “non soggetti all’obbligo legale di conservazione
(libri ausiliari, prime note, situazioni, prospetti)”, ma utili per le pratiche amministrative, d’altro canto lo stesso
responsabile dell’ufficio affermava: “Possono invece essere eliminati certi documenti di natura interna che non sarebbe
qui agevole di elencare e che l’ufficio stesso si incarica di distruggere”. Su un piano di eguale genericità restano le
comunicazioni provenienti dall’Ufficio Acquisti, in cui “normalmente…dopo sette anni , i documenti possono essere
distrutti”, dall’Ufficio Vendite i cui “dossier delle annate 1954 e 1955 (clienti, raccolta ordini, conferme, ecc.)” sono
salvati dal macero dall’intervento del prudente rag. Camparini - ma solo temporaneamente, considerati gli scarsi
riscontri nella situazione attuale -, dall’Ufficio Impianti che lascia dei grossi interrogativi sul genere di “vecchie
pratiche” contenute in “sedici classificatori… da tenere per qualche anno” e fa trasalire nell’indicazione dei copialettere
fra il materiale eliminato. Alla chiara visione della tenuta dell’archivio da parte dell’Ufficio Esportazione e alla espressa
necessità di conservazione delle carte corrisponde invece una presenza documentaria che non va oltre i libri obbligatori,
lasciando supporre che il resto dei documenti prodotti (fatture, rapporti con banche, ordini) sia confluito nelle serie
contabili generali dove è tuttora in parte rintracciabile
36
; questa ipotesi troverebbe conferma nell’orientamento
dell’ufficio, che in merito agli atti che “possono essere eliminati subito”, annotava in maniera precisa e definitiva:
“Niente”.
Una volta esaurita la ricognizione negli Uffici, la Direzione provvedeva a comunicare loro il nuovo assetto
dello spazio a disposizione negli scaffali collocati nei locali a pianterreno della SERT, in via Frichieri a Carignano,
destinati fin dall’origine a tale uso
37
. Confrontati con l’estensione attuale, gli spazi occupati visibili in pianta sembrano
ben superiori, segno evidente che il depauperamento del materiale è da attribuirsi non tanto alle pur discutibili
operazioni di scarto quanto alle vicende degli ultimi anni di vita della Ditta, al suo lento declino e infine al repentino
smantellamento. A impedire che la documentazione andasse completamente dispersa è intervenuta la Soprintendenza
archivistica che ha potuto recuperare nel 1982 il solo materiale esistente presso la palazzina sede della Direzione
38
,
descritto ora in inventario: circa un quinto di quello che originariamente doveva esserci e per il quale si erano
predisposti i nuovi spazi. Dall’ambito dell’ufficio direttivo proviene infatti una grossa parte di documentazione
superstite, mentre il resto rispecchia solo parzialmente le varie branche di attività del lanificio.
A ben guardare, l’archivio è fortemente caratterizzato da un duplice aspetto: un’impronta che lo avvicina
molto più a un archivio familiare che di impresa e, quando diventa realmente tale, di un’impresa ormai al tramonto. Le
prime quaranta buste sono quasi completamente occupate dai documenti che Lorenzo Valerio Bona aveva fatto
riordinare intorno agli anni Trenta per conservarli nel suo ufficio e usarli come base di studio per definire le linee di
politica e sviluppo aziendale, ampiamente trattate nel carteggio riservato che i titolari si scambiano
stessi titolari
40
39
. Nelle carte degli
è inoltre difficile separare quelle in qualche modo attinenti all’attività dell’azienda (atti di
compravendita di case e terreni, dichiarazioni dei redditi, ricchezza mobile, corrispondenza) da altre di carattere
36
Si vedano in particolare ALB.bb. 102-112
La planimetria dello stabilimento, sede oltre che della Direzione anche della SERT, e la destinazione d’uso dei locali
sono in ALB, b. 265, fasc. 6; la pianta è riprodotta nella foto *.
38
La consegna all’Archivio di Stato di Torino del materiale recuperato è avvenuta il 16 aprile 1982, come da verbale
agli atti, n. 45, prot. 2992/VII.3.2.
39
Per gli appunti e lo studio di Lorenzo Valerio Bona sulla classificazione delle carte, si veda ALB, b.5, fasc.1; il fasc.
2 della medesima busta contiene il titolario e l’inventario delle carte presenti nell’ufficio di Direzione (“schedario”), ora
ricostruito e corrispondente alle bb. 5-13. Le bb. 16-22 contengono il carteggio riservato, originariamente
contraddistinto sui documenti dalle lettere “R”, “RR”, “RRR”.
40
ALB, bb 23-41
37
strettamente personale. Se si passa poi a esaminare la documentazione dei singoli uffici, si deve constatare con
rammarico che le serie, alle quali normalmente si attinge per una storia di un’industria dall’interno
41
iniziano, tranne
rare eccezioni, dagli anni Quaranta del Novecento, quando cioè cominciano a manifestarsi per il Lanificio i primi segni
della crisi
42
. Fatta eccezione per i libri stipendi, presenti con continuità dal 1923, manca o è scarsamente rappresentata
tutta una tipologia di scritture contabili: i bilanci, i conti consuntivi - per i quali un riferimento si trova solo nelle
delibere di approvazione e nei prospetti di chiusura esercizio -, i mastri. Altra assenza vistosa è la serie dei libri sociali
che, nel rispetto delle norme del Codice civile, avrebbe dovuto essere nutrita, almeno dal 1953 quando la V.E. F.lli
Bona si costituisce in società per azioni
43
. Mancano invece i libri dei soci, i libri dei verbali del Consiglio di
amministrazione e del collegio sindacale, i libri delle obbligazioni
44
anteriore al 1954, il fitto carteggio prodotto per la disputa con Maggia
. Alla lacuna sopperisce, almeno per la parte
45
; dopo quella data bisogna accontentarsi dei
pochi verbali o degli estratti allegati alla certificazione di rito presentata in tribunale in occasione di mutamenti dello
stato giuridico della Ditta: documentazione esigua e tuttavia utile a segnare le tappe fondamentali delle vicende
aziendali
46
.
L’evento dirimente, ai fini del nostro discorso, sembra essere stato la messa in liquidazione della Società. La
pronuncia dei liquidatori nel 1947
47
e il conseguente protrarsi della liquidazione fino al marzo 1954 se ha costituito un
danno aziendale notevole, non ha di meno inciso negli archivi, nonostante gli sforzi della Direzione per arrivare al
nuovo assetto societario in piena efficienza sia dal punto di vista produttivo sia con una funzionale e corretta
organizzazione delle carte ritenuta essenziale nel delicato momento di transizione. Un comunicato interno, anteriore al
dicembre 1953, è un perentorio promemoria delle operazioni che ciascun ufficio doveva attivare per la formazione,
entro il 31 marzo successivo, data di cessazione della Ditta, di due archivi: uno cosiddetto “della Liquidazione”, in cui
far confluire “tutti gli archivi ed uffici della V.E. Bona” e gradualmente “tutti i libri, registri, schedari, classificatori (...)
in uso”, l’altro cosiddetto “dell’Ufficio Stralcio della Liquidazione” per gli affari in corso di svolgimento o non ancora
definiti al 31 marzo. La corretta impostazione del lavoro di assemblamento delle carte, si faceva rilevare nel
comunicato, sarebbe servito a “facilitare la formazione dell’archivio della Liquidazione e relativo ordinamento e
renderne possibile e facile la futura comune consultazione da parte delle tre aziende sorgenti dalla ripartizione”
48
.
Analoghe direttive dovevano riguardare, benché non direttamente attestate, gli uffici dello stabilimento di Torino.
La mobilitazione di forze impiegate dovette essere notevole, se ancora nel 1955 uno degli amministratori
lamentava che “per alcuni mesi molti uffici e reparti furono patologicamente fermati da inventari, divisioni di lotti,
riordinamento archivi …”
49
, in cui furono evidentemente considerati tutti i documenti presenti. Il risultato è visibile in
un inventario, datato novembre 1954, delle serie documentarie descritte per uffici, per numero di “dossier” che le
41
Si rimanda a P. Carucci, M. Messina, Manuale di archivistica per l’impresa cit. (sopra, nota 8), guida essenziale per
la definizione, l’organizzazione e il funzionamento degli archivi aziendali.
42
Per le vicende storiche e le cause che hanno determinato la crisi si rimanda al testo di Mosconi Gli anni della
liquidazione.
43
Un utile riferimento alle disposizioni di legge in materia di archivi industriali è in B. Bottiglieri e G. Subbrero,
L’archivio storico Lancia, in Le carte scoperte. Documenti raccolti e ordinati per un archivio della Lancia, Milano,
Franco Angeli, 1990, pp. 23-56, in particolare le pp. 30-33; al volume si rimanda anche per le indicazioni
bibliografiche sul tema.
44
Qualche riferimento si può trovare in ALB, bb. 120 - 123.
45
ALB, bb. 79 - 85
46
ALB, bb. 93 - 95
47
Per i lodi arbitrali si veda ALB, b. 84, fasc. 7 e il testo di Mosconi corrispondente alle note 15-19.
48
ALB, b. 262, fasc. 4.
49
ALB, b. 19, fasc. 1, “Promemoria” del 27 maggio 1955, probabilmente di mano di Giorgio Bona.
contenevano e per “vano” (cioè per ripiano di scaffale)
50
e nella stesura di tre corposi elenchi per gli uffici dello
stabilimento di Torino, dove l’archivio della liquidazione veniva sistemato in via S. Benigno 9, attiguo alla sede della
MADA, di cui evidentemente avrebbe seguito le sorti
51
. Il collocamento delle carte della sede principale, a Carignano,
previsto non nei soliti locali della SERT ma, per l’archivio della Liquidazione nel “fabbricato cortile casa Pussetti” e
per l’archivio dell’ufficio stralcio nella “ex Fabbrica Fiammiferi”, ne ha probabilmente pregiudicato la conservazione,
sottraendole al controllo diretto della Direzione. Fatto sta che l’avvertita esigenza di conservare documenti risalenti alla
fase più antica della storia della famiglia e della Ditta 52 risulta oggi vanificata.
La dispersione delle carte non rende giustizia dell’impegno e della cura che la Direzione, soprattutto nella
persona di Lorenzo Valerio Bona, aveva profuso per una funzione – la salvaguardia dei documenti – giustamente
considerata non secondaria nell’attività dell’azienda. Si è già fatto cenno dello “schedario” presente nel suo ufficio,
organizzato per numerazione rossa e numerazione blu
53
secondo un criterio che trova tuttora rispondenza nelle carte e
che pertanto andava rispettato. L’aggiornamento di quella prima classificazione può essere ravvisato nella risposta del
marzo 1944 dell’Ente Nazionale Italiano per l’Organizzazione Scientifica del Lavoro alla richiesta di bibliografia per
l’organizzazione di un archivio aziendale
54
. L’episodio, di per sé ricco di suggestioni se collocato nel contesto politico
generale, è una ulteriore conferma della disponibilità dei responsabili del Lanificio a migliorare la fruibilità delle loro
carte.
Si dovrebbe anche aggiungere che proprio nella parte “privata” dell’archivio è più evidente il valore attribuito
alle carte come fonti storiche 55 , oltre che strumenti di lavoro per la prassi quotidiana. Ciò che oggi dunque si potrà
leggere nell’inventario è sì lo schema degli uffici, tratteggiato per linee se non esaustive perlomeno abbastanza precise,
ma è soprattutto la struttura, vista in filigrana, dell’archivio che attenti e consapevoli amministratori avevano, nel
tempo, voluto.
2.2. Criteri per la consultazione dell’inventario
L’archivio si compone complessivamente di 289 buste con numerazione continua: di esse, le prime 93
contengono i documenti prodotti dalla ditta V.E. F.lli Bona. Le carte stesse hanno imposto di privilegiare, fra i vari
mutamenti di denominazione dopo lo scioglimento della V.E. F.lli Bona, la ragione sociale adottata il 1° aprile 1954,
“Lanifici Riuniti Bona e Delleani”, sotto cui sono stati compresi i documenti che costituiscono la seconda parte
dell’inventario. Gli estremi cronologici sono compresi fra il 1889 e il 1973, con atti dal 1816
50
56
.
ALB, b, 262, fasc. 4.
La MADA fu assegnata a Federico Maggia: si veda il testo di Mosconi corrispondente alle note 23-24.
52
Fra i documenti di maggiore interesse, l’inventario del 1954 menziona libri di cassa dal 1889, 72 libri giornale dal
1897, 36 mastri dal 1896, con altri documenti recanti una data antecedente alla costituzione della V.E. F.lli Bona
(1889) sulla cui presenza, all’epoca, nell’archivio non è possibile fare alcuna ipotesi confrontabile con la realtà. L’unico
documento citato nell’inventario del 1954 e tuttora presente (ALB, b. 72, fasc. 5) è un “copialettere clienti Voltri” del
1938-39.
53
ALB, b. 5, fascc. 1-2
54
Non si è conservata la lettera di richiesta, ma si sa dalla risposta (ALB, b. 8 fasc.1) che era partita il 19/1/1944.
L’ENIOS-Uff.Tecnico, sez. Documentazione fornisce un elenco bibliografico di ben 6 fogli, in cui compaiono 3 volumi
stranieri (uno tedesco, uno americano, uno belga) e una serie di articoli comparsi in riviste italiane e, per la maggior
parte, straniere.
55
Fanno fede le numerose annotazioni “Per la storia” reperite sugli appunti di Lorenzo Valerio Bona.
56
E’ datato 10 novembre 1816 un atto di acquisto di Giovanni Bernardo Rubino Pedrazzo dai fratelli Petiva di una
pezza di terra in Occhieppo Superiore (ora in provincia di Biella), confinante fra l’altro con beni degli eredi di Gabriele
Bona (ALB, b. 1, fasc. 1).
51
Grazie al reperimento degli antichi inventari e alle indicazioni desumibili direttamente dai
documenti, si sono potuti inventariare gli atti secondo le competenze di ciascun ufficio, la cui
denominazione risulta dagli organigrammi dell’azienda.
All’interno degli Uffici si sono enucleate le serie documentarie prodotte da ciascun organismo, riprendendo
anche qui l’ordine di elencazione seguito già nelle antiche ricognizioni e, quando possibile, le diciture seriali originali;
in taluni casi è stato indispensabile attribuire un titolo (per esempio, “Atti antichi”, “Scritture sociali”, “Archivio
particolare”), nel rispetto comunque dell’appartenenza di quel tipo di atti al settore nel cui ambito erano state prodotte.
Non si è ritenuto necessario evidenziare con accorgimenti particolari i titoli originali – ad eccezione di un paio di casi in
cui sono riportati fra virgolette -, nella consapevolezza che ciò nulla avrebbe aggiunto alla comprensione
dell’inventario. È sembrato invece opportuno far precedere i fascicoli dello “schedario” presente nell’Ufficio di
Direzione
57
dalle segnature originali alfanumeriche che ne hanno permesso la ricostruzione e giustificano l’ordine di
elencazione delle voci; lo stesso criterio si è seguito per i partitari, contraddistinti da classificazioni numeriche
originarie.
È da attribuire alla responsabilità dei riordinatori l’introduzione di una categoria presentata con la stessa
dignità di un Ufficio. Si tratta della voce “V.E. F.lli Bona in liquidazione”
58
, con cui si è voluto dar conto, già nel
titolo, della particolarità dei documenti in essa contenuti, assimilabili, per un verso ad una sorta di “archivio dei
liquidatori”, per l’altro ad una raccolta di atti semiprivati (o semipubblici) posta in essere dai titolari e dai loro incaricati
in vista della divisione della Ditta. Molti fascicoli, proprio per questa peculiarità, vanno oltre il limite temporale
imposto dalla loro collocazione nella prima sezione dell’inventario riservata alla “V.E. F.lli Bona”
invece la funzione dell’Ufficio Stralcio della Liquidazione
60
59
. chiarissima
, specularmente presente anteriormente e posteriormente al
1954: nella prima parte dell’inventario come Ufficio a sé, nella seconda come Archivio dell’Ufficio Stralcio dipendente
dall’Ufficio Amministrazione e Contabilità .
Una precisazione va ancora fatta per i primi fascicoli della “Lanifici Riuniti”, che, a rigore, avrebbero dovuto
cominciare con la data del 1° aprile 1954. In realtà, lo smembramento della Ditta è, come ovvio, il risultato di un lungo
processo di formazione: gli atti che ne attestano il travaglio non potevano che essere collocati in quella sede, come
anticipazione di una formalità che non trova nemmeno riscontro nella documentazione ufficiale, essendo datata solo 5
marzo la delibera di modificazione della denominazione sociale
61
. Il passaggio è, d’altro canto, ben più
immediatamente visibile nelle scritture contabili che chiudono o datano a partire da un giorno prefissato.
L’ultima segnalazione non può che riguardate le due società immobiliari SIC e SERT, la cui amministrazione
rientra nelle funzioni del Lanificio
62
, ma la cui autonomia relativamente agli immobili e ai macchinari ha suggerito una
inventariazione a sé stante.
57
I documenti già facenti parte dello schedario dell’Ufficio di Direzione corrispondono alle buste 5 – 13.
Corrisponde in inventario alle buste 79 – 88.
59
Per la stessa ragione, la cesura del 1954 non si è potuta rispettare per gli archivi particolari dei dirigenti e dei titolari
(bb. 14 – 41).
60
Si veda sopra, testo corrispondente alle note 47 – 48.
61
Il 30 marzo 1954 è il limite entro il quale gli azionisti possono sottoscrivere le azioni.
58
3. “Date importanti per i “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” in successione cronologica”: *
ANNA MARIA ALICANDRI
1° febbraio 1889
Costituzione della Società in nome collettivo “V.E.Flli Bona” - sede in Carignano, via Frichieri
n° 9 - tra i fratelli Valerio Massimo (38 anni) ed Eugenio Bona (35 anni). Ripartizione utili al
50%.
1896
11 novembre 1898
Acquisto della Filatura di lana pettinata, già “De Albertis”, sita in Voltri (Ge).
Morte di Valerio Massimo Bona.
I figli Lorenzo Valerio e Gaspare hanno rispettivamente 4 e 3 anni.
1912
29 marzo 1913
1915 - 1918
1919
Federico Maggia viene assunto in Ditta.
Morte di Eugenio Bona a cui succede nella direzione dell’azienda Lorenzo Delleani.
Prima guerra mondiale: Lorenzo Valerio e Gaspare Bona sono chiamati alle armi.
L’azienda è composta dai seguenti titolari: Lorenzo Delleani (presidente), Lorenzo Valerio e
Gaspare Bona (amministratori e dirigenti).
Federico Maggia e Flaminio Chiappo sono procuratori.
21 febbraio 1934
Costituzione della “SASIT - Società per Azioni Stabilimenti Industriali Tessili”, sede in
Carignano, capitale sociale £ 250.000, sede di esercizio in Torino.
1935
15 luglio 1937
Trasferimento del macchinario dallo stabilimento di Voltri a Torino.
Convenzione fra i quattro soci: Lorenzo Delleani, Lorenzo Valerio e Gaspare Bona, Federico
Maggia.
* In riferimento al titolo di una breve cronologia contenuta in ALB, b. 85, fasc. 5.
25 novembre 1940
62
Morte di Gaspare Bona. Inizio dei dissapori all’interno del gruppo dirigente.
Si vedano le bb. 223 – 227.
30 dicembre 1944
Costituzione della Società in nome collettivo “Bona & C.” con la denominazione commerciale
“SERT - Società Esercizi Riuniti Tessili”, sede in Carignano, capitale sociale £ 300.000.
29 dicembre 1945
Modifica in “SERT - SpA”, sede in Biella, capitale sociale £ 1.200.000.
27 febbraio 1947
Costituzione della Società per Azioni “SIC - Società Immobiliare Carignano”, sede in Torino,
capitale sociale £ 1.000.000.
30 giugno 1947
Modifica in “SIC - Società Immobiliare Carmagnola - SpA”, sede in Torino, capitale sociale £
13.000.000.
Trasferimento della sede sociale della SpA “SERT” da Biella a Carignano.
20 agosto 1947
14 settembre 1949
Scioglimento della “V.E.Flli Bona” e conseguente passaggio in liquidazione.
Modifica in “SIC - Società Industriale Carignano - SpA”, sede in Carignano, capitale sociale £
15.000.000.
11 dicembre 1951
Aumento di capitale sociale a £ 210.000.000 della “SIC - SpA” per finanziare la costruzione del
nuovo stabilimento a Carignano in via Salotto n° 129.
18 marzo 1953
Costituzione della “SACIM - Società per Azioni Carmagnolese Immobiliare”, sede in
Carmagnola, capitale sociale £ 1.200.000.
5 agosto 1953
21 ottobre 1953
1953
Disposizioni definitive dei liquidatori. Assegnazione per sorteggio delle quote azionarie.
Federico Maggia diventa amministratore unico della “SASIT - SpA” a Torino.
Aumenti di capitale delle SpA: “SIC” a £ 455.000.000 - Lorenzo Valerio Bona, amministratore
unico; “SERT” a £ 350.000.000 - Eugenio Delleani e Carlo Bona, amministratori delegati e
consiglieri.
25 novembre 1953
Costituzione della “SEIL - Società Esercizi Industriali - SpA”, sede in Carignano, capitale
sociale £ 1.000.000.
11 gennaio 1954
Modifica della “SEIL - SpA” in “Lanifici Riuniti Bona e Delleani - successori V.E.Flli Bona SpA”, sede in Carignano, capitale sociale £ 50.000.000.
5 marzo 1954
Modifica in “Lanifici Riuniti Bona e Delleani - SpA”, sede in Carignano, capitale sociale £
250.000.000.
1° aprile 1954
Inizio delle attività della “Lanifici Riuniti Bona e Delle ani”.
7 giugno 1956
Morte di Lorenzo Delleani.
1959
Dopo aumenti progressivi, il capitale sociale della SpA “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”
ammonta a £ 700.000.000.
1964 - 1965
Crisi della Ditta Bona e Delleani. Richiesta finanziamento all’ “IMI - Istituto Mobiliare
Italiano” di £ 1.000.000.000. Aperture al mercato straniero (Op.E).
7 dicembre 1967
Modifica in “Lanifici Riuniti Bona e Delleani di Bona dott. Giorgio - sas”, sede in Carignano,
capitale sociale £ 405.000.000.
12 febbraio 1970
Mutuo IMI di £ 200.000.000.
16 ottobre 1970
Aumento di capitale a £ 755.000.000 della sas “Lanifici Riuniti Bona e Delleani di Bona dott.
Giorgio”.
11 marzo 1971
1972 - 1973
Morte di Lorenzo Valerio Bona.
Richiesta di finanziamento alla “GEPI - Gestione E Partecipazioni Industriali”.
UN COMPLESSO INDUSTRIALE LANIERO
Un cocktail direzionale corroborante?
1/3 tecnica, 1/3 intuizione, 1/3 tempestività, senza ghiaccio
e in un bicchiere molto grande per far posto alla fortuna 63
LORENZO VALERIO BONA
A metà degli anni Cinquanta del Novecento è attivo a Carignano, in provincia di Torino, un complesso
industriale legalmente costituito in tre Società per Azioni, e precisamente in due società immobiliari ( la “Società
Esercizi Riuniti Tessili”, S.E.R.T., con sede e stabilimento in via Frichieri n. 9, e la “Società Industriale Carignano”,
S.I.C., con sede e stabilimento in via Salotto n. 129) ed una società di gestione , la “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”,
che affitta stabilimento e macchine dalle due precedenti.
Le tre società sono integralmente in mano alle famiglie Bona e Delleani: le stesse che da più di un
cinquantennio hanno detenuto la proprietà e il controllo del nucleo più antico dello stabilimento; lo scopo sociale è la
fabbricazione ed il commercio dei tessuti e filati di lana ed affini: la lavorazione si svolge a ciclo completo, partendo
dalla lana greggia e giungendo ai tessuti finiti.
La gestione di queste nuove società ha inizio il 1° aprile 1954, derivando le società stesse dallo scioglimento e
dalla trasformazione della “V.E.Flli Bona” 64 , Società in nome collettivo, fondata nel 1889.
1. Una vicenda di uomini e di imprenditori: la famiglia Bona.
ANDREA MOSCONI
1.1. La Storia: la “V.E.Flli Bona”
Due uomini videro nel presente un futuro possibile: ebbero un’idea, o meglio, un’intuizione, ed ebbero
soprattutto il coraggio di credere in essa.
63
64
I due uomini erano due fratelli, Valerio Massimo ed Eugenio Bona. Il loro
Archivio Lanificio Bona (d’ora in poi ALB), b. 27, fasc. 2.
La sigla V.E. corrisponde alle iniziali dei due fratelli fondatori Valerio Massimo ed Eugenio Bona.
luogo di nascita fu il Biellese, che già nella metà dell’Ottocento “deteneva la supremazia dell’industria laniera nel
Piemonte, sulla base dei vecchi insediamenti lanieri e cotonieri al fondovalle di derivazione sei-settecentesca”
65
. Dalla
terra natale i due fratelli ereditarono quindi l’interesse per l’attività tessile, ma non fu nel Biellese che si dedicarono ad
essa, lo fecero a Carignano, che a quei tempi era un luogo eminentemente agricolo: se si arrischiarono in un ambiente
così diverso fu solo grazie alla fede nel futuro che videro. Una grande azienda tessile, sviluppata nel progresso e nel
lavoro, all’avanguardia nel campo industriale... questo fu ciò che videro, e questo fu ciò che li spinse avanti.
Valerio Massimo ed Eugenio acquisirono le basi della tecnica lavorando a Caselle Torinese per nove anni
nell’antico lanificio Laclaire, in società con i fratelli Battista e Basilio Bona. “Nel 1889, rimasto nel lanificio di Caselle
il solo Basilio, si trasferirono a Carignano, dove fondarono una nuova Ditta, il Lanificio V.E.Flli Bona”
66
: il 1°
febbraio 1889 fu la data ufficiale di costituzione. La prima sede del lanificio fu un vecchio monastero adattato a
stabilimento nel 1884. Gli inizi furono duri: sarebbe lungo elencare le difficoltà d’ambiente che i due fratelli dovettero
superare per trasformare progressivamente l’impianto primitivo e portarlo via via a quella capacità di produzione
richiesta dal mercato, 67 adattando l’attività imprenditoriale al veloce mutamento delle condizioni economiche, politiche
e sociali. Si potrebbe paragonare la Ditta V.E.Flli Bona di quegli anni ad una barca che affronta il primo mare; e al
timone i due fratelli misero la chiara visione delle mete, e al motore il senso della famiglia e della tradizione. Infatti ben
presto entrò a far parte nella conduzione della Ditta anche il nipote Lorenzo Delleani, che ne facilitò il consolidamento
e lo sviluppo.
Valerio Massimo Bona morì nel 1898, lo stesso anno in cui la V.E.Flli Bona vinse all’Esposizione di Torino la
Medaglia d’Oro di prima classe. Nel 1913 un altro lutto colpì la Ditta con la morte di Eugenio, l’altro fondatore. Egli,
nel testamento stilato qualche anno prima, aveva designato erede universale Lorenzo Delleani
68
.
Per non spezzare il cammino intrapreso dall’azienda, Lorenzo Delleani continuò a mantenere acceso lo spirito
vitale della famiglia chiamando sotto la sua direzione le forze giovani: Lorenzo Valerio e Gaspare, figli di Valerio
Massimo; Eugenio Delleani e Federico Maggia, suoi nipoti.
La storia della V.E.Flli Bona fu, così, destinata a svilupparsi strettamente attorno alla vicenda di una famiglia.
Il successo dell’azienda in quegli anni si può riscontrare dal numero delle maestranze occupate nella V.E.Flli Bona: nel
1889 il numero si aggirava intorno al centinaio, nel 1923, invece, raggiunse la cifra di 1800 dipendenti, divisi tra
Carignano, Voltri e nel terzo ramo dello stabilimento aperto in Carmagnola, destinato esclusivamente alla tessitura.
La Ditta si specializzò nella fabbricazione dei tessuti fini e finissimi di pura lana vale a dire: cardati, pettinati e
semi pettinati, paletots; panni da civili e militari; panni per carrozzerie di automobili; stoffe per pantaloni. La filatura di
Voltri dispose pure di un’apprezzata fabbricazione di filati pettinati fra cui uno particolare denominato “lana alpina”
specialmente adatto per l’ambiente montano.
Una delle figure predominanti nella conduzione della Ditta fu Lorenzo Valerio Bona. Dotato di un’ eclettica
cultura (capace di citare Shakespeare in un discorso di economia industriale), egli raccolse in sé l’impulso pionieristico
dei suoi maggiori e lo sviluppò nell’arte della direzione.
“Dovere dell’imprenditore è quello di sforzarsi di riconquistare alcuni criteri e convinzioni semplici che sono stati
perduti da molti: il senso della tradizione, del tempo, della libertà interiore, del prossimo, [...]”
65
69
: furono questi pensieri
V. CASTRONOVO, Imprese ed economia in Piemonte – Dalla “grande crisi” a oggi, Torino 1977, p. 3.
Racconta così un opuscolo celebrativo intitolato “Un complesso industriale laniero”, scritto per commemorare la
morte di Lorenzo Delleani avvenuta il 7 giugno 1956. (ALB, b. 25, fasc. 2)
67
Una tappa da registrare nel cammino della Ditta Bona è l’acquisto, fatto nel 1896, della filatura di lana pettinata già
De Albertis sita in Voltri (Genova).
66
pronunciati nelle sue numerose conferenze e pubblicazioni sulla figura dell’imprenditore da cui traspare la sua
coscienza civica. L’attenzione per la conservazione degli atti fu un chiaro esempio di questa sensibilità. Lorenzo
Valerio studiò in modo accurato le tecniche di archiviazione dei documenti prodotti dalla V.E.Flli Bona, anticipando il
pensiero moderno che “l’archivio è un bene patrimoniale” dell’impresa
70
. Lorenzo Valerio scrisse che “la cultura, i
mezzi tecnici, la conoscenza accumulata di cui l’impresa vive, sono l’eredità sociale con cui essa imprime la sua forma
spirituale nella comunità di cui fa parte [...]”
71
: la conservazione delle carte fu quindi per lui un atto dovuto alle
generazioni future. Quest’attenzione per l’archivio ha facilitato l’esame delle carte nell’inventario qui presentato
permettendo di applicare, in fase di riordino, il solo metodo storico 72 . Va tuttavia aggiunto che la buona conservazione
delle carte è dovuta anche al fatto che la Ditta Bona, come la maggior parte delle aziende biellesi di quegli anni, è di
carattere familiare: infatti il limite tra il privato e il pubblico in molte di queste carte è labile, ragione che avrà
probabilmente contribuito ad evitare possibili scarti e la trascuratezza nella conservazione. In ogni caso, l’attenzione di
Lorenzo Valerio in tale senso è testimoniata anche dall’accuratezza con cui raccolse nel suo ufficio un vero e proprio
archivio personale (da noi denominato “schedario” Ditta)
73
. Su di esso si appoggiò per avere una visione completa di
tutte le componenti della macchina lavorativa aziendale, evitando il rischio di scelte inadeguate.
Per uscire dalla fase di riconversione del dopoguerra e soprattutto per superare meglio di quanto si potesse la
“grande crisi” del 1929 per l’industria tessile
74
, Lorenzo Valerio si occupò delle materie prime, studiando l’andamento
dei prezzi, le incertezze nel regime doganale e il problema degli ammassi. Divenne membro del Consiglio direttivo
dell’Associazione Industria Laniera Italiana e lavorò sui problemi della distribuzione e del commercio dei prodotti
tessili
75
. L’avvento del governo fascista diede avvìo a nuovi contingentamenti all’importazione di materie prime e
predispose un regime autarchico sulle fibre in periodo di sanzioni economiche. Lorenzo Valerio Bona, di fronte alla
campagna promossa dal governo, fu vincolato all’utilizzo di nuove fibre artificiali, tipo il lanital o il rayon. L’impiego
di materie succedanee modificò, però, il ciclo di lavorazione e certamente portò all’accantonamento di tecniche come la
pettinatura e la filatura del pettinato, che erano state fino a quel momento gli elementi caratterizzanti della produzione.
Scoppiato il secondo conflitto mondiale, Lorenzo Valerio combatté partecipando ad operazioni sulla linea
greco – albanese, e si congedò come Maggiore ad anzianità nel 1941. Gaspare Bona perse invece la vita proprio sotto le
armi nel 1940 in un conflitto aereo. La V.E.Flli Bona durante la guerra mantenne tuttavia la produzione, cercando di
aggiudicarsi i grossi contratti di appalto con gli Enti dell’Esercito per forniture di panni per le divise.
Nel 1944 l’azienda acquisì la ditta MADA (Manifatture Abiti Divise e Affini) a Torino, impiegata per la
lavorazione a façon dei panni militari. Fra i danni di guerra dichiarati dalla V.E.Flli Bona ci furono quelli relativi al
bombardamento dello stabilimento di Torino e a numerosi furti, da parte di “bande armate” – secondo la dizione usata
nel verbale di denuncia dell’epoca - ossia da formazioni di partigiani, di merci e attrezzature 76 .
68
Estratti dal testamento di Eugenio Bona sono in ALB, b. 4, fasc. 6.
Cit. da una conferenza tenuta da Lorenzo Valerio Bona per l’Unione Industriale Biellese, Diritti e doveri
dell’imprenditore, Biella 1966 (ALB, b. 27, fasc. 2).
70
P. CARUCCI – M. MESSINA, Manuale di archivistica per l’impresa, Roma 1998, p. 48.
69
71
Cit. dalle Osservazioni di Lorenzo Valerio Bona (ALB, b. 27, fasc. 2)
Si rimanda all’analisi dell’archivio del Lanificio curata da M. GATTULLO nel capitolo successivo.
73
(ALB, bb. 5 – 13).
74
V. CATRONOVO, Imprese ed economia in Piemonte – Dalla “grande crisi” a oggi, Torino 1977, p. 32 ss.
75
Il curriculum degli incarichi e dei riconoscimenti di Lorenzo Valerio Bona è in ALB, b. 27, fasc. 1.
76
Lo stabilimento di Torino, in via Bologna n. 220, assunse la valenza di Società per Azioni costituendosi nel 1934 con
la denominazione di “SASIT – Società per Azioni Stabilimenti Industriali Tessili”, e divenne sede di lavorazioni di
72
1.2. Gli anni della liquidazione
Nel 1946 la V.E.Flli Bona ormai aveva raggiunto una posizione di primo piano sul mercato dei tessuti di lana,
sia per la modernità dell’attrezzatura industriale e sia per l’ampiezza della clientela. Ben pochi lanifici avevano una
propria filatura, anche quelli che usavano produrre tessuti di lana pettinata se ne provvedevano presso filature esterne.
La V.E.Flli Bona, invece, si poteva definire “a ciclo completo”: in rapporto ai suoi 300 telai aveva in più circa 12000
fusi di pettinato, che in quegli anni lavoravano per fornire anche altre ditte industriali di maglieria, oltre ai
commercianti di filati da aguglieria.
Nonostante questa ricca situazione patrimoniale, il 29 dicembre 1947 venne formalizzato l’avvenuto
scioglimento, in data 20 agosto 1947, e il conseguente passaggio in liquidazione della Ditta. I problemi erano nati
dall’interno, quindi, “per sopravvenute controversie insorte fra i soci”,come si legge nelle prime lettere giunte ai
consulenti legali nel 1946 77 . “Non è possibile continuare l’esercizio dell’azienda nello stato attuale di incertezza, di
tensione e di nervosismo”: Federico Maggia scriveva così a Lorenzo Valerio Bona sottolineando uno sfinimento dei
rapporti.
I primi dissapori con Federico Maggia iniziarono quando si dovette ridefinire le cariche sociali all’interno dell’azienda.
A differenza della modernità delle lavorazioni, il modello di direzione della V.E.Flli Bona “era legato al concetto,
largamente diffuso nell’Ottocento, di atomizzazione e di parcellizzazione delle strutture societarie gestite a livello
familiare e trasmesse ereditariamente” 78 . In una simile idea di gestione è difficile stabilire fino a che punto “vale” il
lavoro di un Titolare rispetto ad un altro, e nello stesso tempo è difficile la convivenza fra diversi ceppi familiari.
Federico Maggia, infatti, iniziò la sua disputa proprio quando Lorenzo Valerio Bona assunse combinazioni finanziarie
all’interno dell’azienda subordinando il “gruppo familiare Delleani” al quale Maggia apparteneva.
Nella lettera del 12 ottobre 1946
79
Maggia chiese “garanzie per i nuclei familiari” e accusò Lorenzo Valerio di voler
“lasciare una porta aperta al realizzo di eventualità non benevoli per i miei figli”. Nella stessa lettera, Federico Maggia
propose una divisione della Ditta in due lotti: “l’uno corrispondente ai 2/3 del patrimonio sociale da assegnare
congiuntamente ai signori comm. Lorenzo Delleani e cav. Federico Maggia, l’altro di 1/3 da assegnare al comm.
Valerio Bona”.
Intervenuta, senza esito, una richiesta da parte di Maggia di messa in liquidazione della Società, egli stesso, il
27 settembre 1947, presentò al Presidente del Tribunale di Torino istanza per la nomina di tre arbitri per la risoluzione
di tutte le controversie.
Nel lodo arbitrale del 29 dicembre 1947, oltre a dichiarare la data dell’avvenuta messa in liquidazione, vennero
nominati i liquidatori: prof. Ermanno Corte; comm. Enrico Bachi e comm. Sebastiano Giordana. Essi ebbero mandato
di allestire il progetto di ripartizione, fra i tre ex-soci, dell’intero patrimonio aziendale, “impegnandosi non a
smobilitare l’azienda, ma a conservarla in efficienza e a continuare l’esercizio per una successiva ripartizione in nuclei
vitali” 80 . Fu infatti deciso di comune accordo fra i soci che la liquidazione non avrebbe coinvolto la normale
filatura e di tintoria di lana pettinata, sostituendo lo stabilimento di Voltri. Nell’inventario del Lanificio si possono
ritrovare le fotografie che documentano i bombardamenti subiti dallo stabilimento a Torino (ALB, b. 65, fasc. 5).
77
ALB, b. 15, fasc. 1.
78
Cfr. L’archivio delle manifatture cotoniere meridionali,a cura della Sovrintendenza archivistica per la Campania,
Napoli 1986, p. 11.
79
ALB, b. 15, fasc. 1.
80
ALB, b. 84, fasc. 5.
continuazione dell’esercizio industriale, per garantire la continuità del lavoro degli operai (ormai oltre 2500):
nell’istanza al Collegio Arbitrale del 15 dicembre 1947
81
venne sottolineato che “è intendimento comune di tutti i soci
che le operazioni di ripartizione si effettuino senza la MINIMA interruzione del lavoro a tutte le maestranze”.
I liquidatori ebbero quindi una doppia veste ed un doppio mandato: da un lato dovevano essere gestori e poi
liquidatori; dall’altro ripartitori delle attività aziendali. I progetti di ripartizione furono numerosi 82 e accese furono le
polemiche a riguardo. Il 27 maggio 1949 si arrivò ad una soluzione finale di ripartizione in tre lotti:
4. in Torino: sede e stabilimento nei fabbricati della SASIT, in via Bologna n° 220, con area coperta di 17924 mq e
completo di 50 telai e di 900 fusi cardato.
5. in Carignano: sede e stabilimento in via Frichieri n° 9, con area coperta di 29764 mq e completo di 125 telai, 3000
fusi cardato e 3000 fusi pettinato. Questo lotto viene denominato Carignano Vecchio.
6. in Carignano: con due stabilimenti, di cui uno in Carmagnola (mq 3110) nei fabbricati già sede della V.E.Flli Bona
e l’altro in Carignano, da costruirsi a nuovo, e completo di 125 telai, 3000 fusi cardato, 3000 fusi pettinato.
Nel 1951 iniziarono così, dopo una gara di appalto per licitazione privata vinta dall’impresa Monateri, i lavori per la
costruzione del nuovo stabilimento in via Salotto denominato Carignano Nuovo.
Il problema delle ripartizioni delle azioni e del capitale sociale venne risolto costituendo nuove società azionarie: SIC,
SERT, SACIM, oltre alla SASIT già costituita.
SIC - Società Industriale Carignano
La società venne costituita il 27/12/1947 con sede a Torino, col nome “Immobiliare Carignano” e con il
capitale sociale di £ 1.000.000. L’Assemblea 30/06/1947 modificò la denominazione in “Industriale Carmagnola”;
quella 14/09/1949 modificò la ragione sociale nell’attuale, trasferì la sede a Carignano e aumentò il capitale sociale a £
15.000.000; quella 28/05/1951 a £ 105.000.000; quella 11/12/1951 a £ 210.000.000; quella 03/02/1953 a £
350.000.000 e infine quella 04/08/1953 a £ 455.000.000.
SERT - Società Esercizi Riuniti Tessili
La società venne costituita il 29/12/1945 con sede a Biella e con il capitale sociale di £ 1.200.000.
L’Assemblea 30/06/1947 trasferì la sede a Carignano; quella 25/06/1953 aumentò il capitale a £ 350.000.000.
Parallelamente alla messa in liquidazione, la disputa Maggia si allargò anche nell’ambito familiare sollevando
il problema delle imposte sul patrimonio. Infatti, oltre alla discussione sul “peso” delle cariche sociali, bisognava
stabilire anche il “peso” di ogni socio nel patrimonio fino ad allora (nel 1947) in comune ai due ceppi familiari. Il
problema si pose a partire dal 1940, anno della morte di Gaspare, per la conseguente ripartizione dell’eredità e delle
competenze spettanti a ciascun socio. La soluzione della crisi venne demandata ad arbitri esterni alla famiglia e definita
da un Collegio di liquidatori 83 che pronunciano la sentenza sul riparto del patrimonio e degli interessi sullo stesso,
calcolati dal 1940 al 1947, anno della messa in liquidazione. La decisione finale sul riparto degli utili, pronunciata dalla
Corte di Appello di Torino 84 , ci fu solo nel 1964.
81
82
83
84
ALB, b. 84, fasc. 5.
Questo lo si può osservare nella derivazione storica della liquidazione contenuta in ALB, b. 84, fasc. 5.
Si veda la parte denominata Arbitrato sulla causa Maggia / Eredi Bona (ALB, bb. 81 – 83).
L’avviso del deposito di sentenza è in ALB, b. 83, fasc. 4.
La liquidazione della V.E.Flli Bona terminò, invece, il 5 agosto 1953
85
mediante i sorteggi previsti dal
“verbale delle deliberazioni” dei liquidatori: si decise di abbinare alle tre soluzioni di ripartizione stabilite nel 1949, i
primi tre numeri che sarebbero stati estratti due giorni dopo sulla ruota del lotto di Firenze corrispondenti a ciascun
titolare 86 . La “Dea bendata” assegnò a Federico Maggia lo stabilimento di Torino; a Lorenzo Delleani lo stabilimento
Carignano Vecchio e a Lorenzo Valerio Bona quello Carignano Nuovo.
Federico Maggia divenne, in data 21 ottobre 1953, amministratore unico della SASIT a Torino. Per le altre
Società, il Consiglio di Amministrazione venne nominato con l’Assemblea del 4 gennaio 1954.
1.3. 1° aprile 1954: l’inizio delle attività della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”
I risultati economici dei primi esercizi finanziari della nuova società non furono brillanti, a causa delle infelici
condizioni strutturali e di congiuntura in cui si trovò l’azienda all’inizio della sua attività. Il lungo periodo di
liquidazione della “V.E.Flli Bona” comportò, infatti, un rallentamento nel controllo aziendale, soprattutto sotto il punto
di vista produttivo, e nel rinnovamento del macchinario, ed un esborso di ingenti capitali nella costruzione del nuovo
stabilimento “SIC”. La nuova società si trovò pertanto ad iniziare la sua attività con una scarsità di circolante che la
costrinse presto a ricorrere in larga misura al fido bancario, con un gravame di interessi passivi sproporzionato al
modesto giro di affari. La “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” dovette assumere tutte le maestranze di Carignano già
dipendenti della “V.E.Flli Bona”. Ciò in adempimento ad un preciso accordo collegato alle vicende della liquidazione e
composto presso la Prefettura di Torino. Secondo tale accordo, sopravvenuto ad agitazioni sindacali, gli ex-soci
convennero nel seguente impegno: “Conservazione del posto a tutti i dipendenti. Non un licenziamento potrà essere
fatto per diminuzione di lavoro; [...] Questo per un periodo di sei mesi dopo l’inizio delle attività delle nuove
aziende” 87 .
Oltre agli sforzi di riorganizzazione e di reintroduzione che seguirono la liquidazione, il Lanificio dovette
combattere contro una pessima congiuntura industriale dovuta ad una nuova crisi nel campo tessile laniero,
accompagnata naturalmente da una continua fase discendente dei prezzi della lana. Gli stock inizialmente costituiti e i
nuovi acquisti dovettero quindi sottostare ad un processo di graduale svalutazione, con pesanti conseguenze per i
risultati economici.
In definitiva solo nell’ottobre del 1957, dopo un cammino di economia aziendale difficile ma costante, cominciò un
nuovo periodo che portò ad un efficace reinserimento della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” nelle competizioni di
mercato in campo nazionale e internazionale.
“Lanifici Riuniti Bona e Delleani – SpA”
La Società venne costituita il 25/11/1953 con il nome “SEIL - Società Esercizio Industria Laniera”, con sede a
Torino e con capitale sociale di £ 1.000.000. L’assemblea 11/01/1954 modificò la denominazione nell’attuale e
85
La distanza cronologica fra la decisione del 1949 e l’effettiva ripartizione fu causata dai tempi necessari per la
costruzione del nuovo stabilimento a Carignano, per il quale si veda in ALB, b. 70, fascc. 1 – 2.
86
ALB, b. 85, fasc. 4.
87
La citazione è estratta dalle Notizie generali sull’azienda contenute nella relazione di verifica contabile in ALB, b.
202, fasc. 4.
aumentò il capitale a £ 50.000.000; quella 05/03/1954 a £ 250.000.000, quella 09/09/1954 a £ 500.000.000, quella
18/09/1956 a £ 600.000.000. Il capitale venne infine elevato a £ 700.000.000 dall’Assemblea 16/03/1959.
Il Consiglio di Amministrazione fu così composto: comm. Lorenzo Valerio Bona, presidente e amministratore
delegato; cav. Eugenio Delleani, vice presidente e amministratore delegato; ing. Carlo Bona, consigliere; comm.
Romolo Pola Bertolotti, consigliere; prof. avv. Luigi Sertorio, consigliere.
“Lanifici Riuniti Bona e Delleani”: la produzione.
I prodotti fabbricati furono essenzialmente tessuti e filati di pura lana o misti con altre fibre artificiali, sintetiche o
naturali: i tessuti rappresentarono la quasi totalità della produzione.
La fabbricazione fu a ciclo completo, partendo per il cardato dalla lana lavata, prevalentemente importata o acquistata
da commercianti italiani ed esteri, per il pettinato dal tops, o nastro di lana pettinata. Per alcuni tipi particolari di tessuti
si acquistarono, invece, direttamente i filati (specialmente di seta o di fibre artificiali o sintetiche). Il ciclo di
fabbricazione fu quello classico e comprese tintoria, filatura, ritorcitura, orditura, tessitura e rifinitura. Per alcune
operazioni (specialmente filatura, tessitura e rammendatura) si ricorse in periodi di punta allo ausilio di lavorazioni a
façon da parte di terzi. I tessuti fabbricati si suddivisero in alcune categorie fondamentali: novità per uomo o drapperia;
novità per donna o laneria; articoli classici uniti; panni e sallie (per arredamento, divise, forniture civili e militari);
panni per carrozzeria.
Mezzi tecnici della SpA “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” - impianti e macchinari:
 Stabilimento della SIC (superficie sviluppata dei reparti mq. 20.000): preparazione e filatura della lana a pettine;
ritorcitura dei filati pettinati e cardati; tintoria; tessitura.
 Stabilimento della SERT (superficie sviluppata dei reparti mq. 28.700): preparazioni miste, carderia, filatura
cardato; ritorcitura; orditura ed incollatura; tessitura; tintoria; finitura.
1.4. Gli ultimi anni.
Dopo i primi esercizi chiusi in perdita, si giunse ad una gestione della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”
largamente attiva negli anni 1959 e seguenti. Osservando il grafico 88 riportato qui di seguito [fig. ] si può notare come il
deciso sforzo di rinnovamento economico adottato, consentì di raddoppiare in soli otto anni l’iniziale giro di affari. Sullo
stesso grafico si può notare come questo risultato fosse, in larga misura, dovuto ad autofinanziamenti ed apporti di notevole
quote di denaro fresco (movimenti
illustrati dalle linee in ordinata), conseguenti per buona parte da aumenti di capitale, e per la parte residua dal concorso
delle banche attraverso fidi diretti e anticipazioni su materie prime 89 .
Si mantenne in tal modo il delicato equilibrio economico fino al 1962, alla vigilia della più grande crisi settoriale che
l’industria laniera italiana abbia mai potuto sopportare 90 . Nel 1962 la crisi coincise con un gravosissimo rinnovo del
Contratto Nazionale di Lavoro, che segnò il principio di un processo di inflazione salariale che raddoppiò quasi il costo del
lavoro nel corso dei successivi quattro anni: la verifica è immediatamente visibile nell’ALB dove le schede individuali
degli stipendi arrivano solo fino al 1966.
88
ALB, b. 116, fasc. 3.
ALB, b. 113, fascc. 1 – 2.
90
La spiegazione della crisi che investì violentemente tutto il settore è ben delineata da V. CASTRONOVO, Imprese ed
economia in Piemonte cit., nel paragrafo “Dalla capitale della lana alla periferia tessile”, p. 98 ss.
89
Il Lanificio Bona fu provato assai duramente dalla crisi per tutto il 1964 e buona parte del 1965. Alle flessioni produttive
registrate nel campo degli articoli di novità si aggiunse la perdita di circa 500 milioni di fatturato di panni per carrozzeria,
provocata dall’improvviso mutamento di orientamento della Fiat 91 , che decise di sostituire nella maggior parte delle sue
vetture il panno di lana o misto con rivestimenti in plastica. Oltre ai provvedimenti di emergenza si procedette allo studio
di una politica pianificata a medio termine, volta alla ricerca di un nuovo equilibrio produttivo, soprattutto dal punto di
vista della standardizzazione. Proprio per quest’ultimo scopo si ricercò un finanziamento dall’Istituto Mobiliare Italiano 92 ,
nel quadro di una legge speciale che istituì un fondo apposito con concorso diretto dello Stato Italiano.
Contemporaneamente si allargò anche lo studio su nuovi articoli, con particolare riferimento alle lavorazioni miste di lana
con fibre sintetiche (dacron – lana) e alle stoffe elastiche 93 . Infine, si progettò l’allargamento a un eventuale nuovo socio
negli USA 94 per un vantaggioso inserimento in un mercato a vastissimo raggio internazionale attraverso le garanzie di
un’azienda di competenza.
Purtroppo tutti gli sforzi furono vani. Il Lanificio Bona non riuscì a risolvere il problema del precario equilibrio
fra capitale proprio e capitale di terzi, problema che si appesantì per l’impossibilità, a partire dal 1965, di accantonare le
normali quote di ammortamento sulle attrezzature fisse e sui macchinari. Le date sui documenti conservati nell’ALB non si
spingono oltre il 1973 95 : due anni prima morì Lorenzo Valerio Bona, e sembra che il Lanificio, varato ormai da più di
ottant’anni, non abbia potuto fare a meno di accompagnare l’ultimo suo grande capitano.
2. Necessità pratiche e conservazione per la memoria
MARIA GATTULLO
2.1. L’archivio del Lanificio
Con sensibilità e lungimiranza ancora oggi rare in molti settori della Pubblica Amministrazione, nell’ottobre
1960 uno degli amministratori delegati della “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” scriveva ai vari uffici dell’azienda,
richiamando l’attenzione sul crescente disordine delle carte che non solo ostacolava le ricerche, ma minacciava di non
rendere più disponibili gli spazi per la futura conservazione
96
. Due punti soprattutto emergono nella lettera (che, in
omaggio agli sforzi degli archivisti e alle tante direttive disattese, si riproduce integralmente nella fig. 3): la necessità
che ciascun ufficio segnali le serie documentarie da conservare e quelle da eliminare, secondo le prescrizioni di legge, e
l’accenno ad una precedente disposizione in materia d’archivio. Questa disposizione non è stata reperita
97
, ma la sua
menzione è una conferma di quanta considerazione godesse l’archivio, come si rileverà anche più avanti.
Nelle risposte degli uffici interpellati, descrizioni abbastanza precise dei documenti prodotti si alternano a
generiche indicazioni di non meglio precisati atti da scartare. Se l’Ufficio Manodopera individuava nei libri paga, nelle
pratiche di versamento contributi e di liquidazione, nelle disposizioni dell’Unione Industriali sui contratti il materiale da
91
Dati raccolti nella relazione del 18 – 11 – 1965 contenuta in ALB, b. 21, fasc. 1.
ALB, bb. 115 – 117.
93
In ALB, b. 21, fasc. 2, è contenuto un campionario di questi nuovi tessuti.
94
È il programma denominato Op. E inventariato in ALB, bb. 19 – 22.
95
Nel 1972 – 1973 venne chiesto un finanziamento ad una impresa di partecipazioni industriali (ALB, b. 118, fasc. 4)
96
La lettera e le risposte degli uffici sono conservate in ALB, b. 262, fasc. 5: “Archivio della ditta Bona e Delleani.
Circolari, promemoria, 1960”.
97
La formula usata nelle lettere (“A suo tempo si erano incaricati i singoli uffici…”) è troppo vaga perché si possa con
certezza attribuire il riferimento al comunicato emanato in occasione della liquidazione della ditta, conservato in ALB,
b. 262, fasc. 5.
92
conservare anche oltre i quattro anni prescritti e se la Contabilità generale riteneva opportuna la conservazione per un
periodo indeterminato sia dei libri contabili sia di altri documenti “non soggetti all’obbligo legale di conservazione
(libri ausiliari, prime note, situazioni, prospetti)”, ma utili per le pratiche amministrative, d’altro canto lo stesso
responsabile dell’ufficio affermava: “Possono invece essere eliminati certi documenti di natura interna che non sarebbe
qui agevole di elencare e che l’ufficio stesso si incarica di distruggere”. Su un piano di eguale genericità restano le
comunicazioni provenienti dall’Ufficio Acquisti, in cui “normalmente…dopo sette anni , i documenti possono essere
distrutti”, dall’Ufficio Vendite i cui “dossier delle annate 1954 e 1955 (clienti, raccolta ordini, conferme, ecc.)” sono
salvati dal macero dall’intervento del prudente rag. Camparini - ma solo temporaneamente, considerati gli scarsi
riscontri nella situazione attuale -, dall’Ufficio Impianti che lascia dei grossi interrogativi sul genere di “vecchie
pratiche” contenute in “sedici classificatori… da tenere per qualche anno” e fa trasalire nell’indicazione dei copialettere
fra il materiale eliminato. Alla chiara visione della tenuta dell’archivio da parte dell’Ufficio Esportazione e alla espressa
necessità di conservazione delle carte corrisponde invece una presenza documentaria che non va oltre i libri obbligatori,
lasciando supporre che il resto dei documenti prodotti (fatture, rapporti con banche, ordini) sia confluito nelle serie
contabili generali dove è tuttora in parte rintracciabile
98
; questa ipotesi troverebbe conferma nell’orientamento
dell’ufficio, che in merito agli atti che “possono essere eliminati subito”, annotava in maniera precisa e definitiva:
“Niente”.
Una volta esaurita la ricognizione negli Uffici, la Direzione provvedeva a comunicare loro il nuovo assetto
dello spazio a disposizione negli scaffali collocati nei locali a pianterreno della SERT, in via Frichieri a Carignano,
destinati fin dall’origine a tale uso
99
. Confrontati con l’estensione attuale, gli spazi occupati visibili in pianta sembrano
ben superiori, segno evidente che il depauperamento del materiale è da attribuirsi non tanto alle pur discutibili
operazioni di scarto quanto alle vicende degli ultimi anni di vita della Ditta, al suo lento declino e infine al repentino
smantellamento. A impedire che la documentazione andasse completamente dispersa è intervenuta la Soprintendenza
archivistica che ha potuto recuperare nel 1982 il solo materiale esistente presso la palazzina sede della Direzione
100
,
descritto ora in inventario: circa un quinto di quello che originariamente doveva esserci e per il quale si erano
predisposti i nuovi spazi. Dall’ambito dell’ufficio direttivo proviene infatti una grossa parte di documentazione
superstite, mentre il resto rispecchia solo parzialmente le varie branche di attività del lanificio.
A ben guardare, l’archivio è fortemente caratterizzato da un duplice aspetto: un’impronta che lo avvicina
molto più a un archivio familiare che di impresa e, quando diventa realmente tale, di un’impresa ormai al tramonto. Le
prime quaranta buste sono quasi completamente occupate dai documenti che Lorenzo Valerio Bona aveva fatto
riordinare intorno agli anni Trenta per conservarli nel suo ufficio e usarli come base di studio per definire le linee di
politica e sviluppo aziendale, ampiamente trattate nel carteggio riservato che i titolari si scambiano
degli stessi titolari
102
101
. Nelle carte
è inoltre difficile separare quelle in qualche modo attinenti all’attività dell’azienda (atti di
compravendita di case e terreni, dichiarazioni dei redditi, ricchezza mobile, corrispondenza) da altre di carattere
98
Si vedano in particolare ALB.bb. 102-112
La planimetria dello stabilimento, sede oltre che della Direzione anche della SERT, e la destinazione d’uso dei locali
sono in ALB, b. 265, fasc. 6; la pianta è riprodotta nella foto *.
100
La consegna all’Archivio di Stato di Torino del materiale recuperato è avvenuta il 16 aprile 1982, come da verbale
agli atti, n. 45, prot. 2992/VII.3.2.
101
Per gli appunti e lo studio di Lorenzo Valerio Bona sulla classificazione delle carte, si veda ALB, b.5, fasc.1; il fasc.
2 della medesima busta contiene il titolario e l’inventario delle carte presenti nell’ufficio di Direzione (“schedario”), ora
ricostruito e corrispondente alle bb. 5-13. Le bb. 16-22 contengono il carteggio riservato, originariamente
contraddistinto sui documenti dalle lettere “R”, “RR”, “RRR”.
102
ALB, bb 23-41
99
strettamente personale. Se si passa poi a esaminare la documentazione dei singoli uffici, si deve constatare con
rammarico che le serie, alle quali normalmente si attinge per una storia di un’industria dall’interno
103
iniziano, tranne
rare eccezioni, dagli anni Quaranta del Novecento, quando cioè cominciano a manifestarsi per il Lanificio i primi segni
della crisi
104
. Fatta eccezione per i libri stipendi, presenti con continuità dal 1923, manca o è scarsamente rappresentata
tutta una tipologia di scritture contabili: i bilanci, i conti consuntivi - per i quali un riferimento si trova solo nelle
delibere di approvazione e nei prospetti di chiusura esercizio -, i mastri. Altra assenza vistosa è la serie dei libri sociali
che, nel rispetto delle norme del Codice civile, avrebbe dovuto essere nutrita, almeno dal 1953 quando la V.E. F.lli
Bona si costituisce in società per azioni
105
. Mancano invece i libri dei soci, i libri dei verbali del Consiglio di
amministrazione e del collegio sindacale, i libri delle obbligazioni
106
anteriore al 1954, il fitto carteggio prodotto per la disputa con Maggia
. Alla lacuna sopperisce, almeno per la parte
107
; dopo quella data bisogna accontentarsi dei
pochi verbali o degli estratti allegati alla certificazione di rito presentata in tribunale in occasione di mutamenti dello
stato giuridico della Ditta: documentazione esigua e tuttavia utile a segnare le tappe fondamentali delle vicende
aziendali
108
.
L’evento dirimente, ai fini del nostro discorso, sembra essere stato la messa in liquidazione della Società. La
pronuncia dei liquidatori nel 1947
109
e il conseguente protrarsi della liquidazione fino al marzo 1954 se ha costituito un
danno aziendale notevole, non ha di meno inciso negli archivi, nonostante gli sforzi della Direzione per arrivare al
nuovo assetto societario in piena efficienza sia dal punto di vista produttivo sia con una funzionale e corretta
organizzazione delle carte ritenuta essenziale nel delicato momento di transizione. Un comunicato interno, anteriore al
dicembre 1953, è un perentorio promemoria delle operazioni che ciascun ufficio doveva attivare per la formazione,
entro il 31 marzo successivo, data di cessazione della Ditta, di due archivi: uno cosiddetto “della Liquidazione”, in cui
far confluire “tutti gli archivi ed uffici della V.E. Bona” e gradualmente “tutti i libri, registri, schedari, classificatori (...)
in uso”, l’altro cosiddetto “dell’Ufficio Stralcio della Liquidazione” per gli affari in corso di svolgimento o non ancora
definiti al 31 marzo. La corretta impostazione del lavoro di assemblamento delle carte, si faceva rilevare nel
comunicato, sarebbe servito a “facilitare la formazione dell’archivio della Liquidazione e relativo ordinamento e
renderne possibile e facile la futura comune consultazione da parte delle tre aziende sorgenti dalla ripartizione”
110
.
Analoghe direttive dovevano riguardare, benché non direttamente attestate, gli uffici dello stabilimento di Torino.
La mobilitazione di forze impiegate dovette essere notevole, se ancora nel 1955 uno degli amministratori
lamentava che “per alcuni mesi molti uffici e reparti furono patologicamente fermati da inventari, divisioni di lotti,
riordinamento archivi …”
111
, in cui furono evidentemente considerati tutti i documenti presenti. Il risultato è visibile in
un inventario, datato novembre 1954, delle serie documentarie descritte per uffici, per numero di “dossier” che le
103
Si rimanda a P. Carucci, M. Messina, Manuale di archivistica per l’impresa cit. (sopra, nota 8), guida essenziale per
la definizione, l’organizzazione e il funzionamento degli archivi aziendali.
104
Per le vicende storiche e le cause che hanno determinato la crisi si rimanda al testo di Mosconi Gli anni della
liquidazione.
105
Un utile riferimento alle disposizioni di legge in materia di archivi industriali è in B. Bottiglieri e G. Subbrero,
L’archivio storico Lancia, in Le carte scoperte. Documenti raccolti e ordinati per un archivio della Lancia, Milano,
Franco Angeli, 1990, pp. 23-56, in particolare le pp. 30-33; al volume si rimanda anche per le indicazioni
bibliografiche sul tema.
106
Qualche riferimento si può trovare in ALB, bb. 120 - 123.
107
ALB, bb. 79 - 85
108
ALB, bb. 93 - 95
109
Per i lodi arbitrali si veda ALB, b. 84, fasc. 7 e il testo di Mosconi corrispondente alle note 15-19.
110
ALB, b. 262, fasc. 4.
111
ALB, b. 19, fasc. 1, “Promemoria” del 27 maggio 1955, probabilmente di mano di Giorgio Bona.
contenevano e per “vano” (cioè per ripiano di scaffale)
112
e nella stesura di tre corposi elenchi per gli uffici dello
stabilimento di Torino, dove l’archivio della liquidazione veniva sistemato in via S. Benigno 9, attiguo alla sede della
MADA, di cui evidentemente avrebbe seguito le sorti
113
. Il collocamento delle carte della sede principale, a Carignano,
previsto non nei soliti locali della SERT ma, per l’archivio della Liquidazione nel “fabbricato cortile casa Pussetti” e
per l’archivio dell’ufficio stralcio nella “ex Fabbrica Fiammiferi”, ne ha probabilmente pregiudicato la conservazione,
sottraendole al controllo diretto della Direzione. Fatto sta che l’avvertita esigenza di conservare documenti risalenti alla
fase più antica della storia della famiglia e della Ditta 114 risulta oggi vanificata.
La dispersione delle carte non rende giustizia dell’impegno e della cura che la Direzione, soprattutto nella
persona di Lorenzo Valerio Bona, aveva profuso per una funzione – la salvaguardia dei documenti – giustamente
considerata non secondaria nell’attività dell’azienda. Si è già fatto cenno dello “schedario” presente nel suo ufficio,
organizzato per numerazione rossa e numerazione blu
115
secondo un criterio che trova tuttora rispondenza nelle carte e
che pertanto andava rispettato. L’aggiornamento di quella prima classificazione può essere ravvisato nella risposta del
marzo 1944 dell’Ente Nazionale Italiano per l’Organizzazione Scientifica del Lavoro alla richiesta di bibliografia per
l’organizzazione di un archivio aziendale
116
. L’episodio, di per sé ricco di suggestioni se collocato nel contesto politico
generale, è una ulteriore conferma della disponibilità dei responsabili del Lanificio a migliorare la fruibilità delle loro
carte.
Si dovrebbe anche aggiungere che proprio nella parte “privata” dell’archivio è più evidente il valore attribuito
alle carte come fonti storiche 117 , oltre che strumenti di lavoro per la prassi quotidiana. Ciò che oggi dunque si potrà
leggere nell’inventario è sì lo schema degli uffici, tratteggiato per linee se non esaustive perlomeno abbastanza precise,
ma è soprattutto la struttura, vista in filigrana, dell’archivio che attenti e consapevoli amministratori avevano, nel
tempo, voluto.
2.2. Criteri per la consultazione dell’inventario
L’archivio si compone complessivamente di 289 buste con numerazione continua: di esse, le prime 93
contengono i documenti prodotti dalla ditta V.E. F.lli Bona. Le carte stesse hanno imposto di privilegiare, fra i vari
mutamenti di denominazione dopo lo scioglimento della V.E. F.lli Bona, la ragione sociale adottata il 1° aprile 1954,
“Lanifici Riuniti Bona e Delleani”, sotto cui sono stati compresi i documenti che costituiscono la seconda parte
dell’inventario. Gli estremi cronologici sono compresi fra il 1889 e il 1973, con atti dal 1816
112
118
.
ALB, b, 262, fasc. 4.
La MADA fu assegnata a Federico Maggia: si veda il testo di Mosconi corrispondente alle note 23-24.
114
Fra i documenti di maggiore interesse, l’inventario del 1954 menziona libri di cassa dal 1889, 72 libri giornale dal
1897, 36 mastri dal 1896, con altri documenti recanti una data antecedente alla costituzione della V.E. F.lli Bona
(1889) sulla cui presenza, all’epoca, nell’archivio non è possibile fare alcuna ipotesi confrontabile con la realtà. L’unico
documento citato nell’inventario del 1954 e tuttora presente (ALB, b. 72, fasc. 5) è un “copialettere clienti Voltri” del
1938-39.
115
ALB, b. 5, fascc. 1-2
116
Non si è conservata la lettera di richiesta, ma si sa dalla risposta (ALB, b. 8 fasc.1) che era partita il 19/1/1944.
L’ENIOS-Uff.Tecnico, sez. Documentazione fornisce un elenco bibliografico di ben 6 fogli, in cui compaiono 3 volumi
stranieri (uno tedesco, uno americano, uno belga) e una serie di articoli comparsi in riviste italiane e, per la maggior
parte, straniere.
117
Fanno fede le numerose annotazioni “Per la storia” reperite sugli appunti di Lorenzo Valerio Bona.
118
E’ datato 10 novembre 1816 un atto di acquisto di Giovanni Bernardo Rubino Pedrazzo dai fratelli Petiva di una
pezza di terra in Occhieppo Superiore (ora in provincia di Biella), confinante fra l’altro con beni degli eredi di Gabriele
Bona (ALB, b. 1, fasc. 1).
113
Grazie al reperimento degli antichi inventari e alle indicazioni desumibili direttamente dai
documenti, si sono potuti inventariare gli atti secondo le competenze di ciascun ufficio, la cui
denominazione risulta dagli organigrammi dell’azienda.
All’interno degli Uffici si sono enucleate le serie documentarie prodotte da ciascun organismo, riprendendo
anche qui l’ordine di elencazione seguito già nelle antiche ricognizioni e, quando possibile, le diciture seriali originali;
in taluni casi è stato indispensabile attribuire un titolo (per esempio, “Atti antichi”, “Scritture sociali”, “Archivio
particolare”), nel rispetto comunque dell’appartenenza di quel tipo di atti al settore nel cui ambito erano state prodotte.
Non si è ritenuto necessario evidenziare con accorgimenti particolari i titoli originali – ad eccezione di un paio di casi in
cui sono riportati fra virgolette -, nella consapevolezza che ciò nulla avrebbe aggiunto alla comprensione
dell’inventario. È sembrato invece opportuno far precedere i fascicoli dello “schedario” presente nell’Ufficio di
Direzione
119
dalle segnature originali alfanumeriche che ne hanno permesso la ricostruzione e giustificano l’ordine di
elencazione delle voci; lo stesso criterio si è seguito per i partitari, contraddistinti da classificazioni numeriche
originarie.
È da attribuire alla responsabilità dei riordinatori l’introduzione di una categoria presentata con la stessa
dignità di un Ufficio. Si tratta della voce “V.E. F.lli Bona in liquidazione”
120
, con cui si è voluto dar conto, già nel
titolo, della particolarità dei documenti in essa contenuti, assimilabili, per un verso ad una sorta di “archivio dei
liquidatori”, per l’altro ad una raccolta di atti semiprivati (o semipubblici) posta in essere dai titolari e dai loro incaricati
in vista della divisione della Ditta. Molti fascicoli, proprio per questa peculiarità, vanno oltre il limite temporale
imposto dalla loro collocazione nella prima sezione dell’inventario riservata alla “V.E. F.lli Bona”
invece la funzione dell’Ufficio Stralcio della Liquidazione
122
121
. chiarissima
, specularmente presente anteriormente e posteriormente
al 1954: nella prima parte dell’inventario come Ufficio a sé, nella seconda come Archivio dell’Ufficio Stralcio
dipendente dall’Ufficio Amministrazione e Contabilità .
Una precisazione va ancora fatta per i primi fascicoli della “Lanifici Riuniti”, che, a rigore, avrebbero dovuto
cominciare con la data del 1° aprile 1954. In realtà, lo smembramento della Ditta è, come ovvio, il risultato di un lungo
processo di formazione: gli atti che ne attestano il travaglio non potevano che essere collocati in quella sede, come
anticipazione di una formalità che non trova nemmeno riscontro nella documentazione ufficiale, essendo datata solo 5
marzo la delibera di modificazione della denominazione sociale
123
. Il passaggio è, d’altro canto, ben più
immediatamente visibile nelle scritture contabili che chiudono o datano a partire da un giorno prefissato.
L’ultima segnalazione non può che riguardate le due società immobiliari SIC e SERT, la cui amministrazione
rientra nelle funzioni del Lanificio
124
, ma la cui autonomia relativamente agli immobili e ai macchinari ha suggerito
una inventariazione a sé stante.
119
I documenti già facenti parte dello schedario dell’Ufficio di Direzione corrispondono alle buste 5 – 13.
Corrisponde in inventario alle buste 79 – 88.
121
Per la stessa ragione, la cesura del 1954 non si è potuta rispettare per gli archivi particolari dei dirigenti e dei titolari
(bb. 14 – 41).
122
Si veda sopra, testo corrispondente alle note 47 – 48.
123
Il 30 marzo 1954 è il limite entro il quale gli azionisti possono sottoscrivere le azioni.
120
3. “Date importanti per i “Lanifici Riuniti Bona e Delleani” in successione cronologica”: *
ANNA MARIA ALICANDRI
1° febbraio 1889
Costituzione della Società in nome collettivo “V.E.Flli Bona” - sede in Carignano, via Frichieri
n° 9 - tra i fratelli Valerio Massimo (38 anni) ed Eugenio Bona (35 anni). Ripartizione utili al
50%.
1896
11 novembre 1898
Acquisto della Filatura di lana pettinata, già “De Albertis”, sita in Voltri (Ge).
Morte di Valerio Massimo Bona.
I figli Lorenzo Valerio e Gaspare hanno rispettivamente 4 e 3 anni.
1912
29 marzo 1913
1915 - 1918
1919
Federico Maggia viene assunto in Ditta.
Morte di Eugenio Bona a cui succede nella direzione dell’azienda Lorenzo Delleani.
Prima guerra mondiale: Lorenzo Valerio e Gaspare Bona sono chiamati alle armi.
L’azienda è composta dai seguenti titolari: Lorenzo Delleani (presidente), Lorenzo Valerio e
Gaspare Bona (amministratori e dirigenti).
Federico Maggia e Flaminio Chiappo sono procuratori.
21 febbraio 1934
Costituzione della “SASIT - Società per Azioni Stabilimenti Industriali Tessili”, sede in
Carignano, capitale sociale £ 250.000, sede di esercizio in Torino.
1935
15 luglio 1937
Trasferimento del macchinario dallo stabilimento di Voltri a Torino.
Convenzione fra i quattro soci: Lorenzo Delleani, Lorenzo Valerio e Gaspare Bona, Federico
Maggia.
* In riferimento al titolo di una breve cronologia contenuta in ALB, b. 85, fasc. 5.
25 novembre 1940
124
Morte di Gaspare Bona. Inizio dei dissapori all’interno del gruppo dirigente.
Si vedano le bb. 223 – 227.
30 dicembre 1944
Costituzione della Società in nome collettivo “Bona & C.” con la denominazione commerciale
“SERT - Società Esercizi Riuniti Tessili”, sede in Carignano, capitale sociale £ 300.000.
29 dicembre 1945
Modifica in “SERT - SpA”, sede in Biella, capitale sociale £ 1.200.000.
27 febbraio 1947
Costituzione della Società per Azioni “SIC - Società Immobiliare Carignano”, sede in Torino,
capitale sociale £ 1.000.000.
30 giugno 1947
Modifica in “SIC - Società Immobiliare Carmagnola - SpA”, sede in Torino, capitale sociale £
13.000.000.
Trasferimento della sede sociale della SpA “SERT” da Biella a Carignano.
20 agosto 1947
14 settembre 1949
Scioglimento della “V.E.Flli Bona” e conseguente passaggio in liquidazione.
Modifica in “SIC - Società Industriale Carignano - SpA”, sede in Carignano, capitale sociale £
15.000.000.
11 dicembre 1951
Aumento di capitale sociale a £ 210.000.000 della “SIC - SpA” per finanziare la costruzione del
nuovo stabilimento a Carignano in via Salotto n° 129.
18 marzo 1953
Costituzione della “SACIM - Società per Azioni Carmagnolese Immobiliare”, sede in
Carmagnola, capitale sociale £ 1.200.000.
5 agosto 1953
21 ottobre 1953
1953
Disposizioni definitive dei liquidatori. Assegnazione per sorteggio delle quote azionarie.
Federico Maggia diventa amministratore unico della “SASIT - SpA” a Torino.
Aumenti di capitale delle SpA: “SIC” a £ 455.000.000 - Lorenzo Valerio Bona, amministratore
unico; “SERT” a £ 350.000.000 - Eugenio Delleani e Carlo Bona, amministratori delegati e
consiglieri.
25 novembre 1953
Costituzione della “SEIL - Società Esercizi Industriali - SpA”, sede in Carignano, capitale
sociale £ 1.000.000.
11 gennaio 1954
Modifica della “SEIL - SpA” in “Lanifici Riuniti Bona e Delleani - successori V.E.Flli Bona SpA”, sede in Carignano, capitale sociale £ 50.000.000.
5 marzo 1954
Modifica in “Lanifici Riuniti Bona e Delleani - SpA”, sede in Carignano, capitale sociale £
250.000.000.
1° aprile 1954
Inizio delle attività della “Lanifici Riuniti Bona e Delle ani”.
7 giugno 1956
Morte di Lorenzo Delleani.
1959
Dopo aumenti progressivi, il capitale sociale della SpA “Lanifici Riuniti Bona e Delleani”
ammonta a £ 700.000.000.
1964 - 1965
Crisi della Ditta Bona e Delleani. Richiesta finanziamento all’ “IMI - Istituto Mobiliare
Italiano” di £ 1.000.000.000. Aperture al mercato straniero (Op.E).
7 dicembre 1967
Modifica in “Lanifici Riuniti Bona e Delleani di Bona dott. Giorgio - sas”, sede in Carignano,
capitale sociale £ 405.000.000.
12 febbraio 1970
Mutuo IMI di £ 200.000.000.
16 ottobre 1970
Aumento di capitale a £ 755.000.000 della sas “Lanifici Riuniti Bona e Delleani di Bona dott.
Giorgio”.
11 marzo 1971
1972 - 1973
Morte di Lorenzo Valerio Bona.
Richiesta di finanziamento alla “GEPI - Gestione E Partecipazioni Industriali”.
ELENCO DEI DOCUMENTI FUORI FORMATO, COLLOCATI A PARTE
Busta 288
“Diplomi e attestati encomio” rilasciati dal Sindacato Nazionale Fascista Periti Industriali per la partecipazione dell’azienda a concorsi e fiere,
1938 - 1939.
Riferimento inventario: b. 4, fasc. 4.
Busta 288
Libro stipendi “Capi”, 1923 - 1927.
Riferimento inventario: b. 49, fasc. 1.
Busta 288
Libro stipendi “Capi e sottocapi”, 1927 - 1933.
Riferimento inventario: b. 49, fasc. 2.
Busta 288
Libro stipendi impiegati, 1937 - 1938.Riferimento inventario: b. 49, fasc. 4.
Busta 288
Libro stipendi, 1946.
Riferimento inventario: b. 49, fasc. 7.
Busta 288
Libro stipendi impiegati, 1947.
Riferimento inventario: b. 49, fasc. 8.
Busta 288
Libro stipendi impiegate, 1947.
Riferimento inventario: b. 49, fasc. 9.
Busta 289
“Diritti di importazione”, 1936 - 1940.
Riferimento inventario: b. 68, fasc. 8.
Busta 289
“Distinta schemi, moduli, registri”: raccolta moduli vecchi per l’Uff.
Contabilità, 1953.
Riferimento inventario: b. 71, fasc. 4.
Busta 289
“Mastro liquidazione”, 1958.
Riferimento inventario: b. 100, fasc. 2.
Sono inoltre collocate a parte con i fuori formato e con il medesimo numero di riferimento
in inventario le buste 203, fascc. 1-8; 213, fascc. 2-7; 214, fascc. 1, 3-4; 215, fascc. 1-4; 216,
fascc.1-2; 241, fascc. 1-12; 242, fascc. 1-11; 249; 250.
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