Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali
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Gino Massullo, Giorgio Palmieri, Roberto Parisi, Rossano Pazzagli, Edilio Petrocelli,
Antonio Ruggieri, Saverio Russo, Ilaria Zilli
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Antonello Nardelli, Bice Tanno
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2-3
Economie
NOVEMBRE 2010 – MAGGIO 2011
Andreassi / Barba / Bellomo / Bindi / Chimisso / Cocozza / Corona /
Crisci / di Laura Frattura / Fanelli / Iarossi / Lombardi / Marracino /
Martelli / Massullo / Nardelli / Palmieri / Parisi / Pasquale /
Pasquetti / Pazzagli / Petrocelli /Presenza / Ruggieri / Zilli
In copertina:
Cristiano Carotti, Whales in the sky, acriclico, 150x120, 2007
© 2011 Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali, Edizioni Il Bene Comune
Tutti i diritti riservati
Registrazione al Tribunale di Campobasso 5/2009 del 30 aprile 2009
/ 2-3 / 2011
Indice
11
Economie
IN ITALIA
21
Economia e conoscenza. Scuola e agricoltura nel Mezzogiorno a
cavallo dell’Unità
di Rossano Pazzagli
37
Fabbriche e territorio: il ruolo dell’industria edilizia nel Mezzogiorno
di Roberto Parisi
1.
2.
3.
4.
59
Produzione edilizia e paesaggi dell’industria
Prodromi edilizi della “questione meridionale”
Acque e cemento. Percorsi edilizi verso la modernizzazione assistita
L’edilizia “organizzata” per la costruzione totale del paesaggio e delle
comunità
Gli urbanisti, l’ambiente e la città. Tecnica e politica in Italia negli
ultimi quarant’anni del Novecento
di Gabriella Corona
1.
2.
3.
4.
La pianificazione contro le implicazioni distruttive del mercato
Il recupero dei centri storici
Urbanistica e austerità
La città come ecosistema
IN MOLISE
73
Questioni agricole
di Gino Massullo
1. Dalla ripresa settecentesca alla crisi agraria
2. Novecento
3. Oggi e domani: la questione agricola come questione glocale
5
/ 2-3 / 2011
91
L’industria alimentare
di Rosa Maria Fanelli
1.
2.
3.
4.
Il sistema agroalimentare molisano
Il tessuto produttivo del settore agricolo
Struttura, importanza e dinamiche dell’industria alimentare
La dimensione territoriale quale leva strategica di sviluppo dell’industria
alimentare
5. Una lettura di sintesi delle principali filiere a tipicità regionale
109
Alla ricerca di una vocazione industriale
di Ilaria Zilli
1. Premessa
2. Fra vincoli ambientali e vincoli culturali: pecore, grano ed emigranti
3. L’’industrializzazione assistita: i vantaggi del ritardatario?
125
La modernizzazione del Molise nel secondo dopoguerra attraverso i
documenti della Svimez
di Ilenia Pasquetti
1. La realtà socio-economica del Molise negli anni cinquanta
2. L’industrializzazione guidata
3. Alcuni considerazioni in merito al piano di sviluppo
143
I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista
di Marinangela Bellomo
1.
2.
3.
4.
167
Primi intenti
Nuovi progetti di sviluppo turistico negli anni trenta
La propaganda nella promozione territoriale
Qualche riflessione finale
Il turismo. Volano per lo sviluppo locale
di Angelo Presenza
1.
2.
3.
4.
5.
6
Competitività: tutto parte da qui
Destination building: impianto teorico di riferimento
Le condizioni di competitività per la destinazione turistica
Pisu di Termoli: un esperimento di sviluppo turistico su base co-evolutiva
Conclusioni
Indice
185
Rompere l’isolamento: la rete dei trasporti fra Otto e Novecento
di Maria Iarossi
1. Una visione d’insieme
2. Tra pubblico e privato: la strada comunale obbligatoria di Castelverrino
203
Vendere patrimoni, consumare luoghi
di Letizia Bindi
213
Il Molise: condizione economico-sociale e prospettive di sviluppo
territoriale
di Paolo di Laura Frattura
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Lo scenario economico
Il mercato del lavoro
Istruzione e formazione
Formazione, ricerca e sviluppo e innovazione
Il sistema imprenditoriale
Sistema delle infrastrutture
Scenari di sviluppo
Conclusioni
IERI, OGGI E DOMANI
233
Il Molise e “la cura” della crisi
Tavola rotonda con Giovanni Cannata, Gianfranco De Gregorio, Franco Di Nucci,
Norberto Lombardi, Erminia Mignelli, Gianfranco Vitagliano, Ilaria Zilli
a cura di Antonio Ruggieri
OSSERVATORIO DEMOGRAFICO
269
La popolazione molisana in età lavorativa: quale futuro?
di Massimiliano Crisci
1. Tendenze recenti dell’occupazione molisana: alcuni cenni
2. La popolazione in età lavorativa: invecchiamento dei lavoratori autoctoni
e inserimento dei migranti stranieri
3. Le migrazioni temporanee dei giovani molisani
4. L’evoluzione futura delle forze di lavoro: invecchiamento e flessione
7
/ 2-3 / 2011
STUDI E RICERCHE
279
Critica dell’ “Isola felice”. Il percorso carsico di «Proposte» nella
modernizzazione molisana
di Norberto Lombardi
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
315
Un osservatorio sulla transizione
Lettera dalla provincia
Ultima generazione
«Proposte Molisane» e la crisi della società regionale
Vita di contadini
«Molise», il confronto sul cambiamento regionale
Le nuove «Proposte Molisane»
Una diversa modernizzazione
Il Molise dopo la crisi del modello di sviluppo degli anni settanta
di Edilio Petrocelli
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
329
Alcuni settori da rivisitare e riprogrammare
L’identità regionale come autoritratto
Le indagini e le proposte degli anni sessanta
Le scelte programmatiche dopo l’istituzione dell’Ente Regione
Gli anni del cambiamento e della congiuntura economica
Le infrastrutture europee e i nuovi assetti interregionali
Il “complesso” della popolazione e la rottura dei confini territoriali
Venticinque anni di narrativa
di Sebastiano Martelli
351
Commercianti di bestiame e agricoltori: note sugli zingari in Molise
tra Sette e Ottocento
di Valeria Cocozza
INTERVISTE
367
Il caso de La Molisana: conversazione con l’ing. Carlone
di Maddalena Chimisso
373
Quale turismo? Il caso della Piana dei mulini
di Camillo Marracino
387
Percorsi di internazionalizzazione: il caso Oleifici Colavita s.p.a.
di Andrea Quintiliani
8
Indice
DIDATTICA
395
L’Atlante delle Storie. Intervista ad Antonio Brusa sul suo nuovo
manuale di storia per la scuola secondaria di II grado
di Selene Barba
399
Le mani in pasta: mulini e pastifici nella storia del Molise
di Rossella Andreassi e Gianna Pasquale
1.
2.
3.
4.
5.
6.
Premessa
Scheda descrittiva
Finalità, obiettivi e scelte di contenuto
Strumenti e materiali utilizzati
Attività proposte: fase di apprendimento
Laboratori
STORIOGRAFICA
411
Percorsi di storia del libro: l’Abruzzo nell’Ottocento. A proposito di
un recente lavoro di Luigi Ponziani
di Giorgio Palmieri
1. Fra luci e ombre: il panorama nazionale
2. L’Abruzzo tipografico
3. Le ricerche sull’Ottocento di Luigi Ponziani
MOLISANA
427
La Società operaia di San Martino in Pensilis
Antonello Nardelli legge Michele Mancini
431
Abstracts
441
Gli autori di questo numero
9
/ 2-3 / 2011 / Didattica
L’Atlante delle Storie.
Intervista ad Antonio Brusa sul suo nuovo manuale di storia
per la scuola secondaria di II grado
di Selene Barba
Il prof. Antonio Brusa1, docente di Didattica della storia presso presso il Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Università degli studi di Bari e
membro della comitato di redazione di «Glocale», ha presentato il 13 dicembre a Campobasso, presso l’I.I.S. “Sandro Pertini” il nuovo manuale di storia
L’Atlante delle storie2 destinato al biennio della scuola sec. di II grado.
L’incontro dal titolo “Spazio della Storia, tempo della geografia. Idee per
una didattica integrata” ha rappresentato un momento di formazione e riflessione sulla didattica della storia e sull’elaborazione di percorsi curricolari. È stato inoltre occasione di confronto metodologico tra docenti di diversi indirizzi di scuola nei quali il nuovo testo è gia in adozione.
1
Antonio Brusa, tra i massimi esperti italiani di Didattica della storia, è docente di questa
disciplina presso il Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Università di Bari. Ha organizzato e diretto il master in Didattica del Patrimonio. Ha insegnato Didattica della storia
presso la Ssis-Puglia e altre Ssis italiane. Ha fatto parte delle commissioni Brocca, De Mauro
e Ceruti, per la riforma dei programmi di storia per la scuola di base e superiore. Fa parte
dell’Osservatorio Nazionale sull’Intercultura. Ha fatto parte di numerosi progetti di ricerca
didattica internazionali, in collaborazione con le università della Sorbona, Barcellona, Valencia, le scuole di formazione superiore di Liegi, Lilla e Santarem e il Centro Pedagogico Didattico di Berna.
Ha fondato e codiretto «I Viaggi di Erodoto. Rivista di storia e didattica storica». Ha fondato e dirige la rivista di didattica storica «Mundus». Fa parte del comitato scientifico di «Didactica de las ciencias experimentales y sociales», dell’università di Valencia. È membro del
Comitato di redazione di «Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali». Le sue numerose pubblicazioni (fra manuali, libri e articoli) di didattica della storia sono in italiano, francese, spagnolo e tedesco.
2
Antonio Brusa, L’atlante delle storie, G.B. Palumbo, Palermo 2010. Il testo è un dispositivo per insegnare storia nel biennio delle scuole secondarie di II grado che si compone di vari
strumenti: un manuale in II volumi: L’alfabeto della storia e La sintassi della storia, l’Atlante
on-line (sito web con molti materiali predisposti per la LIM), TreD (Atlante in tre dimensioni
che contiene unità didattiche interdisciplinari) e il Backstage, supporto didattico e storiografico per il docente.
395
/ 2-3 / 2011 / Didattica
L’intervista nasce con l’intento di creare un’ulteriore modalità di informazione e di favorire un dibattito sull’insegnamento della disciplina che,
dal basso, credo, non possa concretizzarsi se non con eventuali proposte
progettuali da perseguire “in solitudine” nelle singole scuole oppure da
condividere anche attraverso la costruzione di reti tra istituti scolastici diversi, favorite dallo spazio messo a disposizione da «Glocale».
Prof. Brusa, qual è la ragione che l’ha spinta a curare un manuale di storia per la scuola sec. di II grado?
Sarebbe stato inutile scrivere un manuale simile a quelli già esistenti. Io
avevo in mente un manuale diverso da quelli che oggi sono in circolazione e
le ragioni che mi hanno a scriverlo sono tre.
Innanzitutto un manuale deve avere un linguaggio chiaro, non professorale,
un tono narrativo, quanto più possibile coinvolgente.
Secondo, dentro il racconto devono essere nascosti i problemi, che il docente
deve far emergere.
Terzo, l’aggiornamento. La maggior parte dei manuali è aggiornata per
quanto riguarda il periodo che l’autore del manuale conosce bene; tutto il resto, purtroppo non lo è, in moltissimi casi. Ora, la storiografia obsoleta non
parla più, né agli adulti né ai ragazzi.
È stato sollecitato dagli operatori della scuola nei suoi incontri in giro per
l’Italia?
Spesso. Ritengo, infatti, che il manuale possa essere uno strumento laboratoriale utile per chi insegna. Lavoro solitamente – nelle scuole e con gli insegnanti – sulla metodologia, sulla creazione di strumenti didattici e chiaramente quando faccio un manuale la mole enorme delle esperienze realizzate,
giochi, esercitazioni ritorna prepotentemente.
Di conseguenza l’utilizzo del manuale può contribuire alla formazione del
docente?
Il volume che si chiama Backstage non è la tipica guida, con le verifiche
corrette e qualche suggerimento didattico. Nasce come un testo di formazione per il docente che vuole migliorare.
Un tale strumento di lavoro, così flessibile e nuovo, potrebbe generare difficoltà di gestione per chi non è esperto?
396
Barba, L’Atlante delle Storie. Intervista ad Antonio Brusa
Dipende dal lettore. Il testo è costituito da tre parti.
Il Panorama, presenta in modo essenziale la storia del mondo antico. I Paesaggi, sono il racconto delle diverse fasi della storia, come in realtà un docente
se le aspetta, e i Primi Piani, sono i laboratori. Il testo, dunque, si presenta
come un atlante, composto da grandi carte, le prime pagine sono le carte sul
mondo, poi sull’Europa e sulle città. Se il lettore è attento, legge le varie parti
e ne coglie la specificità, il manuale funziona. Se legge le varie parti come tanti capitoli di un testo, il manuale funziona di meno, lo riconosco.
È posta una particolare attenzione alla storia dell’evoluzione umana. C’è
un taglio antropologico che consente “raccordi” con l’attualità e aiuta a
demolire alcuni stereotipi?
Una delle differenze tra la storia che racconto e quella solitamente insegnata riguarda la preistoria. Normalmente, questa viene considerata il periodo “a
parte”, quello antropologico, per così dire. Poi comincia la storia. Invece nel
manuale che ho costruito la preistoria entra nella storia, le offre l’idea di
“nicchia ecologica”. È un modo di essere che caratterizza la formazione
dell’uomo e la sua evoluzione, ancora oggi. Analogamente, anche l’idea di
evoluzione è vista come un qualcosa di concluso con l’avvento del Sapiens.
Secondo le teorie più accreditate, io considero invece l’evoluzione umana
non ancora terminata, ma ancora in atto, addirittura, oggi ci evolviamo in un
modo ancora più accelerato.
Alcuni studenti che stanno utilizzando il testo sono attratti dalle immagini.
Si tratta di una precisa strategia metodologica?
Negli ultimi anni ho notato che, quando all’università facevo dei laboratori
con le immagini, i ragazzi erano più attenti, più coinvolti, che non sui testi
scritti. Mi suggerivano, quasi, che le immagini appartenevano al loro modo
di comunicare. Poi, analizzando i vari manuali (ne ho una biblioteca di oltre
mille dall’Ottocento ad oggi), mi sono reso conto che gli editori non hanno
la stessa considerazione delle immagini: ne è una riprova che sono quasi
sempre le stesse.
Per questo, insieme ai miei collaboratori, abbiamo cercato immagini nuove,
diverse. Abbiamo curato, in modo particolare, le didascalie: queste non servono a descrivere ciò che “si vede”, ma a spiegare ciò che lo storico vede
nell’immagine. Abbiamo inventato delle didascalie raccontate. A queste
condizioni l’immagine diventa un buon tramite tra il linguaggio spontaneo
dei ragazzi, quello visivo e quello a cui si deve arrivare, il linguaggio colto
degli storici.
397
/ 2-3 / 2011 / Didattica
L’approccio storico-geografico e l’attenzione posta al linguaggio potrebbero favorire l’inserimento di studenti stranieri?
Ho studiato i manuali di storia facilitati che ci sono in giro. Si basano su
un’iperfacilitazione linguistica (che può anche andar bene) ma anche su una
deproblematizzazione degli argomenti. Mi chiedo a cosa serve questo tipo di
insegnamento. Non può esserci formazione senza problemi. È una rinuncia a
formare questi ragazzi. Tanto vale addestrarli a situazione di uso corrente, di
vita quotidiana.
Se si scomodano i romani bisogna porre dei problemi. Altrimenti non vale
la pena insegnarli. Il punto è che devono essere dei problemi condivisi da me
e dal ragazzo che viene da altri Paesi. Quindi, non possono che essere problemi sentiti nel mondo contemporaneo.
Altro elemento, la narrazione. Si può confrontare il linguaggio di questo
manuale con quello degli altri e si vedrà che la lunghezza delle frasi, la scelta
delle parole seguono norme abbastanza rigorose. L’obiettivo è quello di cercare di farsi capire, per quanto uno storico possa fare, dai ragazzi.
Concretamente come si lavora, come si coordina un team di 20 giovani ricercatori?
È stata una bella esperienza. Alcuni di loro, miei ex-studenti, avevano vissuto un’esperienza lavorativa come membri dell’Associazione Historia Ludens di Bari. Altri erano alla prima esperienza professionale.
Innanzitutto c’è stata una fase d’addestramento, di formazione. Abbiamo
lavorato molto, duramente. Ma, alla fine, abbiamo lavorato tutti con passione, ciascuno con un suo contributo di creatività.
398
Finito di stampare
nel mese di agosto 2011
da Morconia Print s.r.l. - Morcone (Bn)
per conto
delle Edizioni Il Bene Comune
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Testo completo - Glocale Rivista molisana di storia e studi sociali