Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali Direttore: Gino Massullo ([email protected]) Comitato di redazione: Rossella Andreassi, Antonio Brusa, Oliviero Casacchia, Renato Cavallaro, Alberto Mario Cirese, Raffaele Colapietra, Gabriella Corona, Massimiliano Crisci, Marco De Nicolò, Norberto Lombardi, Sebastiano Martelli, Massimiliano Marzillo, Gino Massullo, Giorgio Palmieri, Roberto Parisi, Rossano Pazzagli, Edilio Petrocelli, Antonio Ruggieri, Saverio Russo, Ilaria Zilli Segreteria di redazione: Marinangela Bellomo, Maddalena Chimisso, Michele Colitti, Antonello Nardelli, Bice Tanno Direttore responsabile: Antonio Ruggieri Progetto grafico e impaginazione: Silvano Geremia Traduzioni in Inglese: Roberto Ratti e Martine Vanhèe Questa rivista è andata in stampa grazie al contributo di: Provincia di Campobasso Unioncamere Molise Unioncamere Molise Redazione e amministrazione: c/o Il Bene Comune, viale Regina Elena, 54 – 86100 Campobasso, tel. 0874 979903, fax 0874 979903, [email protected] Abbonamento annuo (due numeri): € 25,00. 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Scuola e agricoltura nel Mezzogiorno a cavallo dell’Unità di Rossano Pazzagli 37 Fabbriche e territorio: il ruolo dell’industria edilizia nel Mezzogiorno di Roberto Parisi 1. 2. 3. 4. 59 Produzione edilizia e paesaggi dell’industria Prodromi edilizi della “questione meridionale” Acque e cemento. Percorsi edilizi verso la modernizzazione assistita L’edilizia “organizzata” per la costruzione totale del paesaggio e delle comunità Gli urbanisti, l’ambiente e la città. Tecnica e politica in Italia negli ultimi quarant’anni del Novecento di Gabriella Corona 1. 2. 3. 4. La pianificazione contro le implicazioni distruttive del mercato Il recupero dei centri storici Urbanistica e austerità La città come ecosistema IN MOLISE 73 Questioni agricole di Gino Massullo 1. Dalla ripresa settecentesca alla crisi agraria 2. Novecento 3. Oggi e domani: la questione agricola come questione glocale 5 / 2-3 / 2011 91 L’industria alimentare di Rosa Maria Fanelli 1. 2. 3. 4. Il sistema agroalimentare molisano Il tessuto produttivo del settore agricolo Struttura, importanza e dinamiche dell’industria alimentare La dimensione territoriale quale leva strategica di sviluppo dell’industria alimentare 5. Una lettura di sintesi delle principali filiere a tipicità regionale 109 Alla ricerca di una vocazione industriale di Ilaria Zilli 1. Premessa 2. Fra vincoli ambientali e vincoli culturali: pecore, grano ed emigranti 3. L’’industrializzazione assistita: i vantaggi del ritardatario? 125 La modernizzazione del Molise nel secondo dopoguerra attraverso i documenti della Svimez di Ilenia Pasquetti 1. La realtà socio-economica del Molise negli anni cinquanta 2. L’industrializzazione guidata 3. Alcuni considerazioni in merito al piano di sviluppo 143 I primi passi del turismo molisano: l’epoca fascista di Marinangela Bellomo 1. 2. 3. 4. 167 Primi intenti Nuovi progetti di sviluppo turistico negli anni trenta La propaganda nella promozione territoriale Qualche riflessione finale Il turismo. Volano per lo sviluppo locale di Angelo Presenza 1. 2. 3. 4. 5. 6 Competitività: tutto parte da qui Destination building: impianto teorico di riferimento Le condizioni di competitività per la destinazione turistica Pisu di Termoli: un esperimento di sviluppo turistico su base co-evolutiva Conclusioni Indice 185 Rompere l’isolamento: la rete dei trasporti fra Otto e Novecento di Maria Iarossi 1. Una visione d’insieme 2. Tra pubblico e privato: la strada comunale obbligatoria di Castelverrino 203 Vendere patrimoni, consumare luoghi di Letizia Bindi 213 Il Molise: condizione economico-sociale e prospettive di sviluppo territoriale di Paolo di Laura Frattura 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Lo scenario economico Il mercato del lavoro Istruzione e formazione Formazione, ricerca e sviluppo e innovazione Il sistema imprenditoriale Sistema delle infrastrutture Scenari di sviluppo Conclusioni IERI, OGGI E DOMANI 233 Il Molise e “la cura” della crisi Tavola rotonda con Giovanni Cannata, Gianfranco De Gregorio, Franco Di Nucci, Norberto Lombardi, Erminia Mignelli, Gianfranco Vitagliano, Ilaria Zilli a cura di Antonio Ruggieri OSSERVATORIO DEMOGRAFICO 269 La popolazione molisana in età lavorativa: quale futuro? di Massimiliano Crisci 1. Tendenze recenti dell’occupazione molisana: alcuni cenni 2. La popolazione in età lavorativa: invecchiamento dei lavoratori autoctoni e inserimento dei migranti stranieri 3. Le migrazioni temporanee dei giovani molisani 4. L’evoluzione futura delle forze di lavoro: invecchiamento e flessione 7 / 2-3 / 2011 STUDI E RICERCHE 279 Critica dell’ “Isola felice”. Il percorso carsico di «Proposte» nella modernizzazione molisana di Norberto Lombardi 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 315 Un osservatorio sulla transizione Lettera dalla provincia Ultima generazione «Proposte Molisane» e la crisi della società regionale Vita di contadini «Molise», il confronto sul cambiamento regionale Le nuove «Proposte Molisane» Una diversa modernizzazione Il Molise dopo la crisi del modello di sviluppo degli anni settanta di Edilio Petrocelli 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 329 Alcuni settori da rivisitare e riprogrammare L’identità regionale come autoritratto Le indagini e le proposte degli anni sessanta Le scelte programmatiche dopo l’istituzione dell’Ente Regione Gli anni del cambiamento e della congiuntura economica Le infrastrutture europee e i nuovi assetti interregionali Il “complesso” della popolazione e la rottura dei confini territoriali Venticinque anni di narrativa di Sebastiano Martelli 351 Commercianti di bestiame e agricoltori: note sugli zingari in Molise tra Sette e Ottocento di Valeria Cocozza INTERVISTE 367 Il caso de La Molisana: conversazione con l’ing. Carlone di Maddalena Chimisso 373 Quale turismo? Il caso della Piana dei mulini di Camillo Marracino 387 Percorsi di internazionalizzazione: il caso Oleifici Colavita s.p.a. di Andrea Quintiliani 8 Indice DIDATTICA 395 L’Atlante delle Storie. Intervista ad Antonio Brusa sul suo nuovo manuale di storia per la scuola secondaria di II grado di Selene Barba 399 Le mani in pasta: mulini e pastifici nella storia del Molise di Rossella Andreassi e Gianna Pasquale 1. 2. 3. 4. 5. 6. Premessa Scheda descrittiva Finalità, obiettivi e scelte di contenuto Strumenti e materiali utilizzati Attività proposte: fase di apprendimento Laboratori STORIOGRAFICA 411 Percorsi di storia del libro: l’Abruzzo nell’Ottocento. A proposito di un recente lavoro di Luigi Ponziani di Giorgio Palmieri 1. Fra luci e ombre: il panorama nazionale 2. L’Abruzzo tipografico 3. Le ricerche sull’Ottocento di Luigi Ponziani MOLISANA 427 La Società operaia di San Martino in Pensilis Antonello Nardelli legge Michele Mancini 431 Abstracts 441 Gli autori di questo numero 9 / 2-3 / 2011 / Didattica L’Atlante delle Storie. Intervista ad Antonio Brusa sul suo nuovo manuale di storia per la scuola secondaria di II grado di Selene Barba Il prof. Antonio Brusa1, docente di Didattica della storia presso presso il Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Università degli studi di Bari e membro della comitato di redazione di «Glocale», ha presentato il 13 dicembre a Campobasso, presso l’I.I.S. “Sandro Pertini” il nuovo manuale di storia L’Atlante delle storie2 destinato al biennio della scuola sec. di II grado. L’incontro dal titolo “Spazio della Storia, tempo della geografia. Idee per una didattica integrata” ha rappresentato un momento di formazione e riflessione sulla didattica della storia e sull’elaborazione di percorsi curricolari. È stato inoltre occasione di confronto metodologico tra docenti di diversi indirizzi di scuola nei quali il nuovo testo è gia in adozione. 1 Antonio Brusa, tra i massimi esperti italiani di Didattica della storia, è docente di questa disciplina presso il Dipartimento di scienze storiche e sociali dell’Università di Bari. Ha organizzato e diretto il master in Didattica del Patrimonio. Ha insegnato Didattica della storia presso la Ssis-Puglia e altre Ssis italiane. Ha fatto parte delle commissioni Brocca, De Mauro e Ceruti, per la riforma dei programmi di storia per la scuola di base e superiore. Fa parte dell’Osservatorio Nazionale sull’Intercultura. Ha fatto parte di numerosi progetti di ricerca didattica internazionali, in collaborazione con le università della Sorbona, Barcellona, Valencia, le scuole di formazione superiore di Liegi, Lilla e Santarem e il Centro Pedagogico Didattico di Berna. Ha fondato e codiretto «I Viaggi di Erodoto. Rivista di storia e didattica storica». Ha fondato e dirige la rivista di didattica storica «Mundus». Fa parte del comitato scientifico di «Didactica de las ciencias experimentales y sociales», dell’università di Valencia. È membro del Comitato di redazione di «Glocale. Rivista molisana di storia e scienze sociali». Le sue numerose pubblicazioni (fra manuali, libri e articoli) di didattica della storia sono in italiano, francese, spagnolo e tedesco. 2 Antonio Brusa, L’atlante delle storie, G.B. Palumbo, Palermo 2010. Il testo è un dispositivo per insegnare storia nel biennio delle scuole secondarie di II grado che si compone di vari strumenti: un manuale in II volumi: L’alfabeto della storia e La sintassi della storia, l’Atlante on-line (sito web con molti materiali predisposti per la LIM), TreD (Atlante in tre dimensioni che contiene unità didattiche interdisciplinari) e il Backstage, supporto didattico e storiografico per il docente. 395 / 2-3 / 2011 / Didattica L’intervista nasce con l’intento di creare un’ulteriore modalità di informazione e di favorire un dibattito sull’insegnamento della disciplina che, dal basso, credo, non possa concretizzarsi se non con eventuali proposte progettuali da perseguire “in solitudine” nelle singole scuole oppure da condividere anche attraverso la costruzione di reti tra istituti scolastici diversi, favorite dallo spazio messo a disposizione da «Glocale». Prof. Brusa, qual è la ragione che l’ha spinta a curare un manuale di storia per la scuola sec. di II grado? Sarebbe stato inutile scrivere un manuale simile a quelli già esistenti. Io avevo in mente un manuale diverso da quelli che oggi sono in circolazione e le ragioni che mi hanno a scriverlo sono tre. Innanzitutto un manuale deve avere un linguaggio chiaro, non professorale, un tono narrativo, quanto più possibile coinvolgente. Secondo, dentro il racconto devono essere nascosti i problemi, che il docente deve far emergere. Terzo, l’aggiornamento. La maggior parte dei manuali è aggiornata per quanto riguarda il periodo che l’autore del manuale conosce bene; tutto il resto, purtroppo non lo è, in moltissimi casi. Ora, la storiografia obsoleta non parla più, né agli adulti né ai ragazzi. È stato sollecitato dagli operatori della scuola nei suoi incontri in giro per l’Italia? Spesso. Ritengo, infatti, che il manuale possa essere uno strumento laboratoriale utile per chi insegna. Lavoro solitamente – nelle scuole e con gli insegnanti – sulla metodologia, sulla creazione di strumenti didattici e chiaramente quando faccio un manuale la mole enorme delle esperienze realizzate, giochi, esercitazioni ritorna prepotentemente. Di conseguenza l’utilizzo del manuale può contribuire alla formazione del docente? Il volume che si chiama Backstage non è la tipica guida, con le verifiche corrette e qualche suggerimento didattico. Nasce come un testo di formazione per il docente che vuole migliorare. Un tale strumento di lavoro, così flessibile e nuovo, potrebbe generare difficoltà di gestione per chi non è esperto? 396 Barba, L’Atlante delle Storie. Intervista ad Antonio Brusa Dipende dal lettore. Il testo è costituito da tre parti. Il Panorama, presenta in modo essenziale la storia del mondo antico. I Paesaggi, sono il racconto delle diverse fasi della storia, come in realtà un docente se le aspetta, e i Primi Piani, sono i laboratori. Il testo, dunque, si presenta come un atlante, composto da grandi carte, le prime pagine sono le carte sul mondo, poi sull’Europa e sulle città. Se il lettore è attento, legge le varie parti e ne coglie la specificità, il manuale funziona. Se legge le varie parti come tanti capitoli di un testo, il manuale funziona di meno, lo riconosco. È posta una particolare attenzione alla storia dell’evoluzione umana. C’è un taglio antropologico che consente “raccordi” con l’attualità e aiuta a demolire alcuni stereotipi? Una delle differenze tra la storia che racconto e quella solitamente insegnata riguarda la preistoria. Normalmente, questa viene considerata il periodo “a parte”, quello antropologico, per così dire. Poi comincia la storia. Invece nel manuale che ho costruito la preistoria entra nella storia, le offre l’idea di “nicchia ecologica”. È un modo di essere che caratterizza la formazione dell’uomo e la sua evoluzione, ancora oggi. Analogamente, anche l’idea di evoluzione è vista come un qualcosa di concluso con l’avvento del Sapiens. Secondo le teorie più accreditate, io considero invece l’evoluzione umana non ancora terminata, ma ancora in atto, addirittura, oggi ci evolviamo in un modo ancora più accelerato. Alcuni studenti che stanno utilizzando il testo sono attratti dalle immagini. Si tratta di una precisa strategia metodologica? Negli ultimi anni ho notato che, quando all’università facevo dei laboratori con le immagini, i ragazzi erano più attenti, più coinvolti, che non sui testi scritti. Mi suggerivano, quasi, che le immagini appartenevano al loro modo di comunicare. Poi, analizzando i vari manuali (ne ho una biblioteca di oltre mille dall’Ottocento ad oggi), mi sono reso conto che gli editori non hanno la stessa considerazione delle immagini: ne è una riprova che sono quasi sempre le stesse. Per questo, insieme ai miei collaboratori, abbiamo cercato immagini nuove, diverse. Abbiamo curato, in modo particolare, le didascalie: queste non servono a descrivere ciò che “si vede”, ma a spiegare ciò che lo storico vede nell’immagine. Abbiamo inventato delle didascalie raccontate. A queste condizioni l’immagine diventa un buon tramite tra il linguaggio spontaneo dei ragazzi, quello visivo e quello a cui si deve arrivare, il linguaggio colto degli storici. 397 / 2-3 / 2011 / Didattica L’approccio storico-geografico e l’attenzione posta al linguaggio potrebbero favorire l’inserimento di studenti stranieri? Ho studiato i manuali di storia facilitati che ci sono in giro. Si basano su un’iperfacilitazione linguistica (che può anche andar bene) ma anche su una deproblematizzazione degli argomenti. Mi chiedo a cosa serve questo tipo di insegnamento. Non può esserci formazione senza problemi. È una rinuncia a formare questi ragazzi. Tanto vale addestrarli a situazione di uso corrente, di vita quotidiana. Se si scomodano i romani bisogna porre dei problemi. Altrimenti non vale la pena insegnarli. Il punto è che devono essere dei problemi condivisi da me e dal ragazzo che viene da altri Paesi. Quindi, non possono che essere problemi sentiti nel mondo contemporaneo. Altro elemento, la narrazione. Si può confrontare il linguaggio di questo manuale con quello degli altri e si vedrà che la lunghezza delle frasi, la scelta delle parole seguono norme abbastanza rigorose. L’obiettivo è quello di cercare di farsi capire, per quanto uno storico possa fare, dai ragazzi. Concretamente come si lavora, come si coordina un team di 20 giovani ricercatori? È stata una bella esperienza. Alcuni di loro, miei ex-studenti, avevano vissuto un’esperienza lavorativa come membri dell’Associazione Historia Ludens di Bari. Altri erano alla prima esperienza professionale. Innanzitutto c’è stata una fase d’addestramento, di formazione. Abbiamo lavorato molto, duramente. Ma, alla fine, abbiamo lavorato tutti con passione, ciascuno con un suo contributo di creatività. 398 Finito di stampare nel mese di agosto 2011 da Morconia Print s.r.l. - Morcone (Bn) per conto delle Edizioni Il Bene Comune