INTRODUZIONE
"L'acqua il principio di tutte le cose; le piante e gli animali non sono che acqua
condensata e in acqua si risolveranno dopo la morte".
(Talete, Mileto, 640 a.C./624 a.C)
Già ai tempi del citato filosofo greco si era evidenziato il ruolo primario dell’acqua che,
insieme ad aria, terra e fuoco, era considerata una risorsa naturale molto preziosa,
indispensabile e insostituibile per la vita di tutti gli organismi viventi e per tutte le
attività umane1 oltre ad essere fondamentale per mantenere gli equilibri dell’ecosistema.
Tuttavia la mia trattazione nasce dalla considerazione che in epoca molto più recente si
sia cominciato a considerare l’acqua come un prodotto ed intorno a questa nuova
tendenza si sia sviluppato un business che negli ultimi tempi ha assunto un posto di
assoluta rilevanza.
Da questa considerazione oggettiva, prende spunto il presente lavoro, che ha lo scopo di
analizzare l’evoluzione storica, normativa ed economica di questo settore merceologico.
L’idea è che un bene, l’acqua appunto, necessario all’uomo per la sopravvivenza,
apparentemente unico e identico al gusto, in realtà è stato portato sul mercato dalle
imprese distributrici come un prodotto differenziato, distinto attraverso veri e propri
marchi, e disponibile a prezzi e su mercati diversi.
Così le acque che finiscono sulle nostre tavole non possono considerarsi tutte uguali. Il
consumatore è stimolato a rendersi consapevole al momento della scelta: scegliere di
acquistare l’acqua in bottiglia ha un prezzo, monetario e qualitativo.
Il primo capitolo, trattando di acqua in generale, prende a tema la questione della
potabilità dell’acqua, che nel tempo si è resa necessaria per garantire che l’acqua
pubblica rispondesse a specifici requisiti di qualità, idonei al suo utilizzo senza mettere
a repentaglio la vita del consumatore; ma diversa è la considerazione dell’acqua
minerale in bottiglia, di cui si tratterà dell’origine, prima come prodotto che, per via dei
1
Il fabbisogno idrico quotidiano pro capite si stima in una quantità compresa fra i 70 e i 180 litri al giorno
secondo le ricerche condotte da Mediobanca nel 1996. L’acqua infatti non viene utilizzata solo come
alimento, come acqua da bere, bensì e in maggiore quantità, per tanti altri scopi. Le indagini statistiche
hanno evidenziato che dei 150 litri di acqua stimati come mediamente necessari in un giorno per una
persona, il 59% viene usato nella zona bagno, il 29% nella zona cucina, in cui è compresa per
l’1%l’acqua da bere, ed il 12% nelle cosiddette aree esterne (giardini, spazi condominiali..).
6
suoi componenti, era considerato un prodotto salutistico, mentre si vedrà come
successivamente le imprese del settore abbiano incominciato a lavorare sull’identità
della marca, sulla ricerca di sempre maggiori quote di mercato e vantaggi competitivi
rispetto ai concorrenti.
Ad oggi, infatti, quello delle acque minerali appare come un comparto saturo, per cui ci
si deve reinventare una strategia per rimanere a galla: si può optare per fusioni o
acquisizioni, puntare su elementi intangibili, quali il brand, coinvolgere il consumatore
nel processo di scelta attraverso l’esaltazione dei propri differenziali qualitativi,
ricercare innovazioni di processo e di prodotto (a tal riguardo si deve considerare che
per prodotto si intende anche l’imballaggio che contribuisce a renderlo tale). E se un
secolo fa la pubblicità si faceva attraverso le prime televisioni, da alcuni anni qualcosa è
cambiato; la comunicazione, sempre più aggressiva, è abilmente mossa fra canali
diversi, si studia attentamente il potenziale consumatore e si cambiano i confini del
mercato di riferimento.
L’evoluzione normativa delle acque destinate al consumo umano, riassunta nel secondo
capitolo, segue la dinamica del settore: dai primi decreti regi fino ai risvolti della
politica europea, nazionale e regionale negli ultimi anni.
Nel terzo capitolo, dopo un generale distinguo fra tutte le acque destinate al consumo
umano, dettagliatamente classificate, verranno illustrate tutte le evoluzioni riguardo l’
apertura e la gestione di uno stabilimento di produzione di acque minerali, fino ad
analizzare, attraverso due casi concreti, quali possono essere le implicazioni sull’offerta
a seguito dell’introduzione di una tassa sulla produzione e di dazi all’importazione.
La parte centrale del testo, rivolta interamente all’acqua minerale in tutte le sue
sfaccettature, presenterà un’attenta analisi del mercato attraverso il supporto di dati
raccolti all’interno del settore, evidenziando i numeri sulla produzione, sul consumo,
sulla spesa per l’acqua da parte dei consumatori, mentre dal punto di vista delle
imprese, saranno forniti dati sui maggiori brand presenti sul mercato italiano ed
internazionale, sul processo di offerta che le coinvolge dalla sorgente alla distribuzione,
alla logistica e alla comunicazione. Verranno altresì presi in considerazione i controlli
che vengono effettuati durante tutte le fasi di realizzo del prodotto, con maggiore
riguardo alla problematica della cessione di sostanze nocive da parte degli imballaggi e
alla commercializzazione del prodotto.
7
Capitolo a parte tratterà della questione dell’etichetta, carta di identità del prodotto, che
ne permette la perfetta conoscibilità da parte del consumatore/acquirente, elemento
integrante e imprescindibilmente previsto dalla normativa, che dispone ciò che si deve e
ciò che si può indicare in essa.
Ultimo capitolo della parte generale sarà dedicato alle “acque in boccioni”, il cui futuro
è ancora piuttosto incerto, e che pare non possa costituire una vera minaccia, in termini
competitivi per il mercato delle acque minerali, ma che tuttavia può risultare
interessante se si considera il risparmio energetico in termini di imballaggio.
La seconda parte del lavoro, quella speciale, prenderà in esame alcuni aspetti trattati
nella parte generale calati all’interno del contesto cuneese.
Dopo una breve panoramica di quella che è l’offerta delle imprese dell’acqua presenti
sul territorio, la mia attenzione si sposterà all’analisi di due casi specifici: “l’acqua
Sant’Anna” e “l’acqua Lurisia”.
La prima si presenta coma una delle migliori imprese italiane che, nel giro di pochi
anni, ha saputo valorizzare il proprio prodotto, posizionandosi sul mercato con
determinazione e con uno sguardo che va oltre il breve periodo. Pur nelle difficoltà
economiche attuali, pur in un contesto industriale come quello italiano, criticato per la
sua scarsa innovatività e competitività, le “Fonti di Vinadio” si presentano come un
punto di riferimento per la crescita e il consolidamento del nostro sistema, che non può
far altro che guardare al futuro, alla crescente globalizzazione e all’intraprendenza di chi
vuol essere un vero imprenditore. Con particolare attenzione e curiosità, pur disponendo
di dati ancora parziali, tratterò della “bio bottle”, nuovo imballaggio bio-vegetale, che
contribuisce a mantenere la qualità dell’acqua di Vinadio con rispetto dell’ambiente e
con un risparmio energetico notevole.
Il secondo caso prende in esame l’impiego dell’acqua di Lurisia che, prodotto
qualitativamente elevato, diviene ingrediente fondamentale della “Birra Baladin”, noto
birrificio artigianale della provincia di Cuneo, che in quell’acqua ritrova le
caratteristiche necessarie per la produzione di una birra particolare, prodotta in
partnership e destinata sia al mercato locale, ma soprattutto a quello europeo-tedesco.
8
CAPITOLO 1: LA STORIA DELL’ACQUA
INTRODUZIONE
La storia dell’uomo nacque e si sviluppò in prossimità dei grandi corsi d’acqua.
Nel tempo però dall’utilizzo di acque superficiali l’uomo passò gradualmente alla
ricerca di migliori fonti di approvvigionamento e all’ideazione delle prime macchine per
il sollevamento delle acque sotterranee e la messa a punto delle tecnologie necessarie
per il trasporto di acque sorgive a distanze considerevoli.
L’uomo, nel corso della sua storia, ha sempre cercato di utilizzare un’acqua con i
requisiti di potabilità e l'approvvigionamento è stato sempre una necessità importante
fin dall'antichità.
Così già nel 3000 a.C. possiamo trovare i primi resti di un sistema centralizzato di
fornitura dell'acqua, precisamente a Nippur in Sumeria, dove vi si trovavano pozzi,
cisterne e canali sopraelevati, che insieme costituiscono ingenti opere pubbliche per
l'epoca.
Tuttavia i più famosi metodi al mondo di approvvigionamento idrico li vantiamo
proprio qui in Italia: esiste una testimonianza scritta, datata nel 97 d.C. che riguarda la
descrizione minuziosa dei nove acquedotti esistenti, numeri ragguardevoli se considerati
a posteriori, tanto che l’approvvigionamento idrico è stato stimato attorno ai 336 milioni
di litri al giorno e la lunghezza degli acquedotti oltre 80 Km complessivi2.
Nel Medioevo le risorse idriche vennero affidate ai Comuni: erano loro a doverli gestire
e a provvedere alla distribuzione adeguata, che veniva fatta con una rete costruita spesso
con tronchi di albero cavi all'interno per i tubi più grossi, e di piombo, legno o argilla
per i canali più piccoli.
Ma
solo
tra
il
diciottesimo
e
il
diciannovesimo
secolo
si
capì
che
nell'approvvigionamento occorreva considerare anche un sistema di controllo igienico e
sanitario adeguato, poiché molte acque, essendo inquinate, erano vettori di molteplici
malattie quali tifo, colera, peste, per via della promiscuità di acque per la distribuzione
ed acque di fogna. A tal riguardo, l'Inghilterra si pregia di essere stata la prima nazione
ad aver considerato questo problema, predisponendo un sistema fognario adeguato,
successivamente adottato da tutti gli altri paesi 'Occidentali'. Ma se vogliamo
2
Da: “L’acqua nella Storia”, Giorgio Temporelli, Franco Angeli, 2007
9
considerare il fenomeno delle acque in bottiglia dobbiamo risalire ad anni più recenti:
dapprima consigliate per le presunte proprietà curative, furono successivamente sempre
più utilizzate anche grazie alle qualità organolettiche dell'acqua del rubinetto non
sempre buone.
1.1 L’ORIGINE DEL TRATTAMENTO DELL’ACQUA POTABILE
Gli esseri umani immagazzinano e distribuiscono l'acqua da secoli.
Un tempo, quando vivevano come cacciatori e raccoglitori, l'acqua di fiume veniva
usata per applicazioni di acqua potabile. Ma quando le popolazioni iniziarono a
rimanere fisse in un posto per un lungo periodo di tempo, ci si insediava solitamente
vicino ad un fiume o ad un lago e quando non vi erano fiumi o laghi, l'acqua freatica,
pompata in alto attraverso i pozzi, veniva usata come acqua potabile. Tuttavia, quando
la popolazione umana cominciò a crescere notevolmente, il rifornimento idrico non fu
più sufficiente e l'acqua potabile dovette essere estratta da sorgenti diverse. Si cominciò
inoltre a sviluppare sistemi di trasporto dell'acqua, per lo più attraverso semplici
scanalature, scavate nella sabbia o nelle rocce, mentre solo più tardi si iniziarono ad
usare dei tubi vuoti3.
Infine qualcuno iniziò ad utilizzare argilla, legno e persino metallo ed in Persia si
cominciarono a cercare fiumi e laghi sotterranei.
Nell'antica Grecia, l'acqua di sorgente, l'acqua di pozzo, e l'acqua piovana furono molto
sfruttate e a causa dell’ aumento della popolazione urbana fu costretta ad
immagazzinare l'acqua in pozzi ed a trasportarla alla gente attraverso una rete di
distribuzione. L'acqua usata veniva trasportata attraverso le fogne insieme all'acqua
piovana e per questo motivo i Greci furono fra i primi a mostrare interesse verso la
qualità dell'acqua e ad usare i bacini di aerazione per la sua depurazione.
Ma fu con i Romani che si espandettero le conoscenze nel settore, conoscenza che
veniva di volta in volta aumentata attraverso gli insegnamenti appresi dai nuovi popoli
sottomessi. Così ancora oggi si possono ammirare le maestose opere pubbliche
3
Come citato in “L’acqua nella Storia”, Giorgio Temporelli, Franco Angeli, 2007: l'Egitto usava palme
vuote mentre la Cina ed il Giappone usavano canne di bambù.
10
realizzate: i grandi acquedotti e le terme imperiali, opere che resero possibile
l’urbanizzazione e la diffusione del benessere e dell’igiene sia in Roma sia in tutte le
città edificate. Per la prima volta si cominciò a parlare di “diritto delle acque” attraverso
il quale ogni azione in merito trovava un riferimento normativo che ne regolamentava
l’esecuzione. Nessun aspetto veniva trascurato: si è normato sia la classificazione di
acque pubbliche e private, sia la servitù di acquedotto, sia i diritti e doveri di chi
possedeva terre in prossimità di acque pubbliche, ed ancora era previsto un complesso
di norme per la regolamentazione e la manutenzione degli acquedotti, nonché il
controllo e le sanzioni previste nei confronti di chi effettuasse captazioni abusive.
Venne istituita la “Cura aquarum”4; un ufficio a cui competeva tutto ciò che riguardava
il tema delle acque pubbliche: dall’approvvigionamento idrico, alla manutenzione e
buon funzionamento degli acquedotti, ma anche il controllo della corretta erogazione
dell’acqua nonché la sorveglianza contro le captazioni abusive.
Tuttavia però, fin dai tempi lontani, la sola acqua non miscelata a nessun’altra bevanda,
veniva spesso considerata non adatta al consumo umano, in quanto vista come
potenziale fonte di malattie. A quei tempi infatti l’uomo faceva rilevante uso di altre
4
La magistratura delle acque e la costruzione e manutenzione degli acquedotti era affidata ai censori e, in
loro mancanza, agli edili coadiuvati da numerosi funzionari (adiutores, architecti, curatores,
procuratores). Per l’aspetto finanziario i censori erano affiancati dai questori, magistrati addetti
all’amministrazione del tesoro dello Stato. Unica eccezione è l’incarico affidato al pretore Marcio nel 146
a.C., che ebbe dal Senato il compito di far riparare gli acquedotti logorati dal tempo (quassati venustate),
di punire atti illegali di privati che si erano allacciati alle condutture pubbliche (fraudes privatorum) e di
cercare un più abbondante approvvigionamento di acqua per Roma (Front., De aq., 1,7).
Sotto Augusto il compito di occuparsi delle acque fu dato ad Agrippa che lo assolse servendosi di un
corpo di 240 schiavi di sua proprietà che divennero pubblici dopo la sua morte. Morto Agrippa,
l’imperatore stesso assunse le competenze della cura aquarum in un apposito ufficio presieduto da un suo
funzionario di rango senatorio: il curator aquarum. Costui si collocava ai livelli più alti della carriera
pubblica, godeva dei privilegi e degli onori propri dei magistrati e disponeva di un vasto seguito di
assistenti.
L’Ufficio delle acque aveva una propria sede di cui è sconosciuta quella originaria, poi trasferita nel Foro
Romano; la sua funzione specifica era quella di mantenere in efficienza gli impianti e di provvedere a tutti
gli interventi necessari. Disponeva di numeroso personale tecnico, amministrativo ed esecutivo: architecti
o ingegneri idraulici, libratores e plumbarii, ossia misuratori e posizionatori delle tubature, aquarii, ossia
operai, oltre a segretari, archivisti ed amanuensi.
11
bevande, come il tè nei paesi Orientali o il vino in quelli Occidentali.
Così, siccome l’acqua, anche se di ottima qualità, poteva degradarsi e perdere le sue
proprietà originarie se non adeguatamente conservata, le truppe romane, ad esempio,
erano sempre rifornite di vino, bevanda che, anche nelle precarie condizioni igieniche
presenti in campo militare, meglio si prestava alla conservazione grazie al tenore
alcolico e al tasso di acidità. Nei Paesi dell’Oriente era invece prevalente la bollitura: ad
esempio in Cina erano prevalenti bevande analcoliche, come il tè, che venivano
preparate tramite bollitura dell’acqua.
In Occidente tale tecnica venne introdotta molto dopo, anche se pareva però nota ai
Romani, come testimonia Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) in uno dei suoi scritti dove
riferisce che un’acqua non buona può essere corretta tramite bollitura e una qualsiasi
acqua è più salubre se bollita5.
Dopo la caduta dell’Impero Romano e con l’avvento del Medioevo si assistette ad un
progressivo “ritorno al passato”: gli impianti di distribuzione delle acque vennero in
breve tempo messi fuori uso e le grandi terme abbandonate. L’acqua per molto tempo
tornò ad essere attinta dai pozzi e dai fiumi, con un conseguente peggioramento
generale delle condizioni igieniche e con l’incremento della diffusione di epidemie,
quali il colera e il tifo.
Quindi accanto ad acque stagnanti e conservate all’aperto, che aumentavano molto il
rischio di proliferazione delle malattie, si iniziò anche a credere che il bagno non fosse
una pratica salutare e, se di piacere, simbolo di peccato. Venne allora sostituita da pezze
ed unguenti, polveri e borotalco.
Ma accanto a queste nuove pratiche, si assistette al rifiorire dell’ideologia che le
migliori acque dovevano essere chiare e non avere né sapori, né odori, né colori.
L’approvvigionamento nei borghi medioevali avveniva soprattutto attraverso i pozzi e
le cisterne, ma l’acqua piovana era considerata la migliore perché più leggera e pulita,
veniva fatta scolare dai tetti e chiusa in cisterne munite di un letto di ghiaia, che ne
consentiva la preventiva depurazione. Solo più tardi si cominciarono a costruire
acquedotti sulla falsa riga di quelli romani.
Con la fine del XV secolo tramontò l’epoca medioevale ed i nuovi schemi di pensiero
permisero di recuperare l’importante ruolo igienico ed alimentare dell’acqua.
5
Da:“ L’Acqua nella Storia”, Giorgio Temporelli, Franco Angeli, 2007, pag 43
12
Anche Michelangelo ne diede testimonianza in una lettera scritta a suo nipote nel 1549:
"…Del mio male io ne sto assai bene, a rispetto a quel che sono stato. Io ò beuto circa
dua mesi sera e mattina d'una aqqua d'una fontana che è quaranta miglia presso a
Roma le quale rompe la pietra: e questa à rotto la mia e fattomene orinar parte.
Bisogniamene fare amunizione in casa e non bere né cucinar con altra, e tenere altra
vita che non soglio"6.
Ma fu l’illuminismo settecentesco europeo ad elaborate le prime basi scientifiche per
stabilire criteri sulla potabilità dell’acqua.
Solo ad inizio Novecento si è arrivati distinguere normativamente le acque potabili da
quelle minerali naturali. Infatti le due tipologie, acque destinate al consumo umano e
acque minerali naturali, ancora ai giorni nostri sono regolamentate da recepimenti di
differenti direttive europee7.
1.2 L’ORIGINE DELL’ACQUA IN BOTTIGLIA
E' solo verso la fine dell' Ottocento che nasce l'industria delle acque minerali naturali
nei Paesi Europei a maggiore tradizione termale (come Italia, Francia, Belgio e
Germania), ove si cominciò ad avviare l'imbottigliamento di acque provenienti da
sorgenti storiche e famose per le loro virtù salutari.
In Italia i primi tentativi di commercializzazione di un’acqua minerale naturale si
verificarono intorno al 1890, cui seguì la costruzione dei primi impianti di
imbottigliamento.
Fino alla metà degli anni Sessanta il mercato delle acque minerali naturali presenta una
tendenza per lo più localistica, ancorata alla connotazione medico-terapeutica, e
rappresentativa di una nicchia specialistica del più generale settore del bere analcolico,
6
È chiara testimonianza della sua malattia e del sollievo che egli trasse bevendo quell'acqua.
7
Per le acque minerali sono presenti tre direttive comunitarie: la direttiva 80/777/CEE del 15 luglio
14980, la direttiva 96/70/CE del 28 ottobre 1996 e la direttiva 2003/40/CE del 16 maggio 2003 recepite
rispettivamente con il d.lgs. 25/01/1992, n. 105, il d.lgs.04/08/1999, n.339 e i decreti ministeriali
11/09/2003 e del 29/12/2003. Per le acque potabili sono state emanate due direttive comunitarie: la
direttiva 80/778/CEE del 15 luglio 1980 e la direttiva 98/83/CE del 3 novembre 1998, recepite
rispettivamente con il d.p.r. 24/05/1988, n. 236 e il d.lgs. 02/02/2001, n.31. La direttiva 80/778/CEE è
stata popi successivamente abrogata dalla direttiva 98/83/CE.
13
destinato ad un segmento di consumatori appartenenti alle classi sociali più agiate. È
con gli anni Settanta che si è assistito ad un ampliamento del mercato di riferimento,
quando le aziende cominciarono ad adottare politiche espansive, sia dal punto di vista
geografico sia da un punto di vista sociale. L’acqua minerale non venne più considerato
solo un prodotto curativo, ma diventa bevanda a tutti gli effetti e conseguentemente un
prodotto potenziale per l’intera popolazione.
In linea con questa tendenza fu fondamentale l'introduzione delle bottiglie in plastica,
PVC, molto più leggere di quelle in vetro precedentemente utilizzate e con minori costi
di trasporto e di distribuzione.
Su nuove motivazioni di consumo si è così innescato lo sviluppo delle acque minerali
naturali in bottiglia, seguito dall’apprezzamento da parte di fasce sempre più ampie di
consumatori, tanto che negli anni Novanta l'Italia diventa il primo paese al mondo nella
produzione di acqua minerale naturale, grazie anche alla maggiore sensibilità del
consumatore verso un tipo di alimentazione più sana e sicura; verso un prodotto idoneo
a tutte le fasce dì età e per tutte le quotidiane occasioni di consumo.
Ad oggi, il mercato del settore è in continua evoluzione, così come il complesso
apparato legislativo che lo regolamenta.
Secondo alcune ricerche condotte da Mineracqua8, il consumo dell’acqua minerale, da
un punto di vista quantitativo, sembra essere legato a variabili di varia natura:
-
andamento generale dell’economia
-
andamento dei flussi turistici, che incide sui consumi nei pubblici esercizi
-
la situazione climatica e l’andamento delle temperature, che incide sul consumo
di bevande in genere.
Dall’indagine, svolta su un campione rappresentativo di famiglie, risulta che circa il
98% di queste dichiara di acquistare acqua minerale in maniera più o meno regolare
durante l’anno. I motivi prevalenti alla base di tale abitudine sono individuabili
essenzialmente: nel gusto dell’acqua minerale che risulta più gradevole rispetto
8
Dati contenuti sul sito internet www.mineracqua.it. La “Fondazione Mineracqua” è stata costituita nel
1990 ed è l'organizzazione imprenditoriale che riunisce, rappresenta e tutela le industrie italiane che
confezionano acque minerali naturali, acque di sorgente e bevande analcoliche. La Federazione
rappresenta un importante interlocutore delle imprese produttrici di acque minerali in Italia ed è
riconosciuta dalle Amministrazioni statali e regionali e dalle Organizzazioni nazionali ed internazionali.
14
all’acqua potabile di rubinetto, e nel suo aspetto salutistico, come aiuto imprescindibile
al benessere fisico e alla salute personale anche in chiave preventiva. Da questo ultimo
punto di vista infatti, circa un quarto delle famiglie (23,3%) dichiara che l’acqua
minerale è in assoluto il prodotto più importante per la salute umana; a queste si
aggiunge un ulteriore 32% di famiglie che ritiene l’acqua minerale uno dei prodotti
alimentari più importanti.
Sarà interessante vedere nei prossimi capitoli qual è l’attuale andamento della
produzione italiana, e quali siano le ragioni che hanno portato a qualificare “l’acqua in
bottiglia” un prodotto di cui ne appare evidente, soprattutto nei numeri di vendite e
fatturato delle imprese produttrici, l’indispensabilità.
15
CAPITOLO 2: ASPETTI NORMATIVI DELLE
DIVERSE ACQUE CONFEZIONATE
DESTINATE ALL’ALIMENTAZIONE UMANA
INTRODUZIONE
Con il passare degli anni l’argomento dell’acqua è divenuto sempre di maggiore
attualità normativa: da un lato c’è l’acqua intesa come elemento indispensabile per la
vita umana, oggetto di studi e pubblicazioni scientifiche ad esse dedicate; dall’altro una
serie di interessi socio-economici a livello non solo nazionale ma europeo ed
internazionale.
Come si è detto, l’Italia detiene il record mondiale nella produzione e nel consumo di
acqua mierale naturale e, contemporaneamente risulta essere anche ai vertici europei per
il consumo pro-capite di acqua potabile.
Le acque destinate al consumo umano e quelle minerali naturali sono due tipologie di
acque ad uso umano che presentano differenze legate all’impiego 9 , alle tipologie
distributive 10 , ma soprattutto a differenti origini e trattamenti. Le acque potabili
subiscono vari trattamenti a seconda della loro provenienza, mentre le acque minerali
naturali presentano all’origine particolari caratteristiche igieniche assicurate dalla
provenienza da acquiferi protetti.
La cultura delle acque minerali nel nostro Paese trova origine nel lontano 1916, con la
legge 16 giugno 1916, n.497, che costituisce il primo atto legislativo che pone delle
regole per la produzione e la vendita delle acque minerali in Italia. Successivamente
troviamo il decreto regio del 28 settembre 1919, n.1924, in parte ancora valido, che
delinea la prima struttura normativa alla base di successivi interventi.
Ma è con la Direttiva n.80/777 CEE del Consiglio del 15 giugno 1980, recepita con il
D.Lgs 25 gennaio 1992, n.105, e con successive direttive europee e decreti integrativi,
9
Le acque potabili vengono impiegate per bere, ma anche utilizzate per l’igiene personale, per il lavaggio
o la cottura dei cibi e così via.
10
In bottiglia le acque minerali naturali, prevalentemente in condotta le acque potabili, anche se con
l’entrata in vigore del D. Lgs 2001, n.31, queste acque possono essere distribuite in bottiglia.
16
che si arriva allo stato attuale, caratterizzato da un’armonizzazione con la legislazione
sovranazionale- europea.
La legislazione italiana delle acque destinate al consumo umano trova origine nel Testo
Unico delle Leggi sanitarie, R.d. 27 giugno 1934, n.126511 e progressivi sviluppi con la
Circolare del Ministero della Sanità n.33 del 27 aprile 1977 che prende come
riferimento per vari parametri alcuni standard di qualità dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità.
Ma è nel 1985 che si ha la prima normativa organica delle acque destinate al consumo
umano, che arriva alla piena realizzazione con il DPR n.236 del 24 maggio 1988.
È con il D.Lgs del 2 febbraio 2001 n.31, che recepisce la direttiva 98/83/CEE del 3
novembre 1998 concernente la qualità dell’acqua destinata al consumo umano, con le
integrazioni del D.Lgs 2 febbraio 2002 n.27 in vigore dal 25 dicembre 2003, che si
afferma il quadro attuale delle acque destinate al consumo umano.
Per quanto riguarda l’etichettatura dei prodotti alimentari, uno degli aspetti più
problematici della legislazione alimentare è legato ai diversi e spesso opposti interessi
da tutelare tra cui: la protezione dei consumatori, la difesa del segreto industriale, la
tutela della libera circolazione intracomunitaria delle merci nonché la possibilità di
controllare le emergenze conseguenti a crisi alimentari. In ambito comunitario, la
disciplina in materia di etichettatura è stata regolata soprattutto attraverso l’emanazione
di direttive “orizzontali”, che prevedono precetti applicabili indistintamente a tutti i
settori, e di direttive “verticali”, che disciplinano singole tipologie di prodotto.
La prima direttiva quadro di armonizzazione risale al 18 dicembre del 1978 (Direttiva
79/112/CEE) che è stata recepita dal Decreto legislativo 109 del 1992 ed ha subito,
negli anni, numerose modificazioni. Recentemente, la Direttiva 79/112/CEE è stata
abrogata dalla Direttiva 2000/13/CE (recepita in Italia mediante il Decreto legislativo n.
181 del 23 giugno 2003).
La
normativa
comunitaria
sull’etichettatura
ha
certamente
contribuito
all’armonizzazione della disciplina in materia procedendo a riordinare il complesso e
disorganico quadro normativo esistente in ogni singolo paese membro.
11
L’art 248 prevede che: “ogni Comune deve essere fornito per uso potabile, di acqua pura e di buona
qualità”
17
Infatti le indicazioni presenti in etichetta possono avere implicazioni economiche
sull’import-export dei prodotti alimentari tra gli Stati comunitari e possono costituire
barriere non tariffarie all’ingresso di prodotti provenienti da paesi extra-Ue, se non
adeguatamente armonizzate. Nell’ambito del commercio internazionale, infatti, non
sempre vi è coincidenza tra l’applicazione negli Stati membri delle normative
comunitarie e le disposizioni legislative presenti nei paesi extra-europei. Risulta,
pertanto necessario che l’etichettatura delle merci sia sempre adeguata e conforme alle
esigenze del mercato in cui si vuole commercializzare il prodotto.
In sintesi, le rispettive legislazioni, delle acque minerali naturali e delle acque destinate
al consumo umano, non costituiscono artifici di un controllo formale, ma traggono
origine dalla necessità di governare la specificità delle due acque, così come
ripetutamente stabilito dalle direttive europee.
Non quindi l’uso, in parte sovrapponibile, ma anche e soprattutto l’origine, il
trattamento e la loro distribuzione.
2.1 LE ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO
Già il Dpr 236/1988 prevedeva la possibilità di distribuire acque destinate al consumo
umano confezionate in recipienti chiusi, ma è il decreto legislativo 31/201 che,
integrando quanto disposto dal D Lgs 4 agosto 1999 n.339 sulla disciplina delle acque
di sorgente, chiarisce le varie possibilità di commercializzazione di acque confezionate
destinate al consumo umano.
È così evidente che possono essere messe in commercio:

acque minerali naturali, normate dal decreto legislativo 25 gennaio 1992, n.105
come modificato dal decreto legislativo 4 agosto 1999 n.339 e dai successivi
atti.

acque di sorgente, normate dal decreto legislativo 4 agosto 1999 n.339

altre acque confezionate, normate dal decreto legislativo n. 31/2001
Le acque minerali naturali devono essere estratte dal sottosuolo e rispettare le tabelle di
accettabilità previste dal regolamento recante i criteri di valutazione delle caratteristiche
delle acque minerali naturali adottato con decreto n.542 del Ministero della Sanità il 12
novembre 1992, più di recente integrato con il decreto del Ministero della Sanità del 31
maggio 2001.
18
Le caratteristiche delle acque di sorgente, anch’esse obbligatoriamente estratte dal
sottosuolo, per quanto riguarda i parametri microbiologici, devono essere valutate sulla
base della normativa delle acque minerali naturali, ma i valori dei parametri
organolettici, fisici, fisico- chimici e chimici devono rispettare i limiti di accettabilità
imposti dal DPR 236/1988 e delle tabelle del D. Lgs 2 febbraio 2001, n. 31, integrato e
modificato dal D. Lgs n.27 del 2 febbraio 2002. Le acque di sorgente devono essere
riconosciute alla pari delle acque minerali naturali sulla base della domanda presentata
dal titolare della concessione mineraria o del permesso di ricerca e la loro emissione in
commercio è subordinata ad autorizzazione regionale.
Il decreto legislativo n.31/2001 consente la vendita di acque destinate al consumo
umano, diverse dalle acque minerali naturali e dalle acque di sorgente, sottoposte in
tutto e per tutto alla normativa di qualità prevista dal decreto stesso, che per alcuni
parametri è più severa di quella relativa alle acque distribuite attraverso la rete
acquedottistica. Il punto di rispetto dei parametri di conformità è quello in cui sono
imbottigliate o introdotte nei contenitori e la denominazione di vendita più frequente è
quella di “acqua da tavola”, che inglobano le “acque affinate”. Rimane fermo il divieto
per queste e per le acque di sorgente, di utilizzare denominazioni quali “acqua naturale”,
“acqua mineralizzata” e simili, in quanto la denominazione “acqua minerale naturale”è
una dicitura protetta e riservata e comporta, per le altre acque, il divieto di utilizzare
denominazioni simili suscettibili di trarre in errore il consumatore.
La figura sottostante riassume le varie tipologie di acque destinate al consumo umano.
ACQUE
ALIMENTARI
NATURALI
MINERALI
SORGENTE
POTABILI
ACQUEDOTTO
AFFINATE
Figura 1: quadro riassuntivo delle acque ad uso alimentare
19
ACQUE NATURALI
ACQUE POTABILI
DL 105/92: UTILIZZAZIONE E
COMMERCIALIZZAZIONE DELLE ACQUE
MINERALI NATURALI
DPR 326/88: QUALITA' DELLE ACQUE
DESTINATE AL CONSUMO UMANO
DL 339/99: ACQUE DI SORGENTE
DL 31/01: QUALITA' DELLE ACQUE
DESTINATE AL CONSUMO UMANO
DM 542/ 92: CRITERI DI VALUTAZIONE
DELLE CARATTERISTICHE DELLE ACQUE
MINERALI NATURALI
DM 443/90: REGOLAMENTO RECANTE
DISPOSIZIONI TECNICHE CONCERNENTI LE
APPARECCHIATURE PER IL TRATTAMENTO
DOMESTICO DELLE ACQUE POTABILI
DM 2001: MODIFICHE AL DM 542/92
CIRCOLARE 17: ANALISI
MICROBIOLOGICHE DI ACQUE MINERALI
NATURALI
CIRCOLARE 13: ANALISI CHIMICOFISICHE DI ACQUE MINERALI NATURALI
DIRETTIVA 2003/40/CEE: ELENCO, LIMITI
DI CONCENTRAZIONE ED INDICAZIONI DI
ETICHETTATURA
Tabella 1 Differenze normative relative alle acque destinate ad uso alimentare
La normativa distingue fra: acque destinate al consumo umano e acque minerali, infatti:

Le acque degli acquedotti nella maggior parte dei casi sono sottoposte a
disinfestazione. Ad eccezione del trattamento con raggi ultravioletti, la
disinfestazione comporta sempre il contatto con sostanze chimiche che lasciano
tracce e alterazioni all’acqua; i composti del cloro, comunemente impiegati,
determinano la formazione di derivati clorurati organici dotati di tossicità più o
meno elevata in funzione della loro natura e quantità.
In più la qualità dell’acqua distribuita attraverso la rete dell’acquedotto potrebbe
peggiorare durante il percorso per vari fattori esogeni, quali: tubazioni vecchie,
20
infiltrazioni, corrosione. Per questo motivo è indispensabile che vi sia sempre
un’azione disinfestante residua e un’adeguata manutenzione dei sistemi di
adduzione.
Per queste acque vi sono differenti fonti di approvvigionamento: si possono
usare sia acque sotterranee sia superficiali e anche acque salmastre se
opportunamente trattate.
La composizione chimica è variabile: attraverso le condutture di uno stesso
acquedotto possono confluire acque di differente composizione. Le acque
provenienti dalla potabilizzazione di acque superficiali (laghi, fiumi) variano il
loro contenuto di sali disciolti, talvolta in modo significativo, in funzione degli
apporti meteorici.
Il limite per il contenuto dei sali disciolti è definito ed è pari a 1.500
milligrammo per litro.

Le acque minerali sono esclusivamente di origine sotterranea, gli standard di
qualità richiesti spingono all’utilizzo di risorse prevalentemente localizzate in
aree ad elevata naturalità. Tuttavia in Italia, a causa dell’alta densità abitativa e
di insediamenti agricoli ed industriali, non tutti i giacimenti di acque minerali
sono in aree a ridotta pressione antropica.
Le acque minerali presentano dei limiti di accettabilità per alcune sostanze dette
“contaminanti” 12 diversi dai corrispondenti limiti per le acque potabili. La
caratteristica peculiare delle acque minerali naturali è la purezza originaria: i
contaminanti sono disciplinati in modo particolare, tanto da determinare le
principali differenze con le acque destinate al consumo umano in relazione alla
tipologia di controllo. 13
12
Articolo 6 del d.lgs.542/92 con le modifiche del decreto del 29 dicembre 2003
13
Ciò è ben chiarito all’art 2 del decreto 29 dicembre 2003: “nelle acque minerali naturali non devono
essere presenti le seguenti sostanze o composti derivanti dall’attività entropica; il mancato riscontro di
tali sostanze utilizzando metodi analitici con i livelli minimi di rendimento riportati in allegato II al
presente decreto, del quale fa parte integrante, costituisce garanzia di qualità per l’acqua minerale”.
L’elenco dei parametri è: 1)agenti tensioattivi, 2)oli minerali, 3)benzene, 4)idrocarburi policiclici
aromatici, 5)antiparassitari, 6)policlorobifenili, 7)composti organo alogenati, che non rientrano nei n.5-6.
21
La legislazione attuale consente la possibilità di trattamento delle acque minerali
con aria arricchita di ozono per la separazione dei composti del ferro, del
manganese, dello zolfo e dell’arsenico. Questa possibilità desta notevoli
perplessità sulle caratteristiche di purezza originaria di queste acque, ma resta
comunque il fatto che in Italia la quasi totalità delle acque minerali prodotte sul
territorio nazionale non è trattata con questo ossidante.
La acque minerali presentano una grande varietà di composizione (non c’è alcun
limite di sali disciolti), tuttavia acque con residuo fisso molto elevato o basso
non presentano i requisiti di acque che possono essere costantemente impegnate
al posto delle acque potabili e pertanto il loro uso potrebbe essere limitato ai casi
nei quali è opportuna un’azione coadiuvante alle terapie mediche. Comunque
molte acque minerali presentano una composizione che cade nel campo
caratteristico delle acque potabili; pertanto in molti casi potrebbero essere
considerate loro sostitute.
Per la valutazione delle caratteristiche delle acque minerali sono previsti esami
farmacologici-clinici e valutazioni degli effetti sull’organismo umano.
Attualmente, con le modifiche introdotte dal decreto legislativo 4 agosto 1999
n.339 al decreto legislativo 25 gennaio 1992 n.105, non è obbligatorio per le
acque minerali la valutazione sul piano farmacologico, chimico, fisiologico.14
2.2 GLI SVILUPPI DEFINITORI DELL’ACQUA MINERALE
Il punto di partenza è la definizione di acqua minerale naturale data dalla direttiva CEE
80/777, per cui:
“per acqua minerale naturale si intende, ai sensi art 5, un’acqua batteriologicamente
pura, la quale abbia per origine una falda o un giacimento sotterranei e provenga da
una sorgente con una o più emergenze naturali o perforate. L’acqua minerale naturale
si distingue nettamente dall’acqua ordinaria da bere:
- per la sua natura, caratterizzata dal tenore in minerali, oligoelementi o altri
costituenti ed eventualmente per taluni suoi effetti
14
Art 1 comma 3, lettera d del d.lgs. 105/92:“le caratteristiche di cui ai commi precedenti devono essere
valutate sul piano: geologico ed idrogeologico, organolettico, fisico, fisico-chimico, microbiologico se
necessario, farmacologico, clinico e fisiologico”.
22
-
per la sua purezza originaria, caratteristiche, queste, rimaste intatte data
l’origine sotterranea dell’acqua che è stata tenuta al riparo da ogni rischio di
inquinamento.
Questi parametri, che sono tali da conferire all’acqua minerale naturale le sue
proprietà salutari, devono essere stati valutati:
- sul piano geologico ed idrologico
- sul piano fisico, chimico e fisico-chimico
- sul piano microbiologico
- e solo se necessario,sul piano farmacologico, fisiologico e clinico.
Questa direttiva nasce della mediazione tra due diversi filoni normativi identificabili in
Europa: quello italiano e francese, che in quegli anni definiva e classificava le acque
minerali in funzione delle proprietà, e quello tedesco che operava in base alla
composizione.
L’evoluzione della legislazione italiana in materia risale al 1919 (R.D.28 settembre
1919 n.1924, che approvava il regolamento per l’esecuzione del capo IV della legge 16
luglio 191 n.947 contenente disposizioni circa le acque minerali e gli stabilimenti
termali) con la definizione delle acque minerali come acque di sorgente dotate di attività
terapeutica o di caratteristiche igieniche particolari che, pur con modifiche non
sostanziali, è rimasta in vigore per più di settant’anni, cioè fino a quando è stata data
attuazione alla Direttiva comunitaria CEE/80/777.
La direttiva CEE/80/777 è stata introdotta in Italia con il Decreto Legislativo 25 gennaio
1992 n.106 e i decreti attuativi sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiali all’inizio del
1993, sono: il decreto del Ministero della Sanità 12 novembre 1992 n.542, recante il
Regolamento sui criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali
e il decreto 13 gennaio 1993 recante i metodi di analisi per le valutazioni delle
caratteristiche microbiologiche e di composizione delle acque minerali e le modalità per
i relativi prelevamenti dei campioni. Non è più previsto che le acque minerali naturali
siano dotate di attività terapeutica, bensì di proprietà favorevoli alla salute.
La normativa è stata ulteriormente modificata attraverso la pubblicazione in Gazzetta
Ufficiale del decreto legislativo 4 agosto 1999 n.339. Tale normativa, tutt’ora vigente,
prevede che un’acqua minerale naturale debba presentare “caratteristiche igieniche
particolare ed, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute”.
L’aggiunta dell’avverbio “eventualmente” comporta che la distinzione con le ordinarie
acque potabili non sia più necessariamente legata agli effetti; in questo modo ne
consegue il venir meno del precedente obbligo di corredare sempre la domanda di
riconoscimento con gli elementi di valutazione delle caratteristiche sul piano
23
farmacologico, clinico e fisiologico. La distinzione sostanziale che rimane nella legge è
che le acque minerali naturali devono essere pure alla sorgente e tali rimanere fino al
consumo, senza alcun trattamento. La purezza va intesa, ovviamente, in senso chimico e
batteriologico.
Il decreto del Ministero della Salute del 29 dicembre 2003 ha stabilito una nuova tabella
di accettabilità. Il grafico che segue riporta appunto i nuovi valori limite per le acque
minerali.
Parametro
Antimonio
Arsenico
Bario
Boro
Cadmio
Cromo
Rame
Cianuro
Fluoruri
Piombo
Manganese
Mercurio
Nichel
Nitrati
Nitriti
Selenio
limite massimo ammissibile (mg/l)
0,005
0,01
1
5
0,003
0,05
1
0,01
5
0,01
0,5
0,001
0,02
45
0,02
0,01
Tabella 2 Nuovi valori limite per la acque minerali (LAM): componenti “naturali”
L’esame dei nuovi limiti mostra che, in generale, la purezza chimica richiesta alle acque
minerali naturali è maggiore rispetto a quella richiesta per le acque potabili.
La tabella che segue pone a confronto alcuni limiti delle acque potabili e i nuovi valori
limite delle acque minerali (LAM) (Tabella 3)
Parametro
limite D.lgs 31/2001
LAM
BORO mg/l
1
5
MANGANESE mg/l
0,05
0,5
24
L’opinione più diffusa15 è che la fissazione di limiti più elevati per boro e manganese
sia dovuta all’opportunità di continuare a consentire la commercializzazione di talune
acque minerali naturali già in commercio che, per taluni parametri, superano i limiti
delle acque distribuite tramite acquedotto e che d’altronde non hanno mai dato luogo a
inconvenienti igienico-sanitari.
2.3 LE DISCIPLINE CHE REGOLANO LE ACQUE MINERALI
La legislazione sulle acque minerali italiane, deve tenere conto di tre diverse discipline:
15

la disciplina Mineraria16

la disciplina igienico-sanitaria17

le leggi regionali18
Fonte:“Aspetti qualitativi normativi ed economici delle diverse acque confezionate destinate
all’alimentazione umana” Vincenzo Riganti, Università di Pavia.
16
La disciplina mineraria è regolata da:
-
R.D. 29/7/1927, N.1443 (Legge Mineraria)
-
Art. 826 cc
-
L. 3/4/1961, n. 283
-
L. 16/5/1970, n. 281
-
D. LVO 25/11/1996, n. 624 (Sicurezza e Salute Lavoratori), con rinvio in parte al D.P.R. 9/4/1959,
n.128 (Polizia Mineraria)
17
La disciplina igienico-sanitaria è regolata da:
-
D. LVO 25/1/1992, n.105 e succ. modifiche
-
R.D. 28/9/1919, n.1924 (in parte)
-
D.M. 20/1/1927 (in parte)
-
DECRETO 12/11/1992, n. 542
-
D.M. 13/1/1992
-
D. LVO 26/5/1997, n.155 (HACCP)
18
Il riferimento alla Costituzione è fondamentale sia perché essa rappresenta la fonte primaria del diritto,
sia perché le modifiche costituzionali apportate dalla legge costituzionale l’8 ottobre 2001 n.3 hanno
modificato il Titolo V della Costituzione che riporta disposizioni in materiala di acque minerali e termali.
Per quanto riguarda le leggi regionali, il Piemonte fa riferimento a:
-
L.R. N.25/1994
25
La tabella che segue, riassume il quadro normativo di riferimento (Tabella 4 )
Decreto Ministro della salute 29/12/2003: "Attuazione della direttiva n.2003/40/CE della Commissione
nella parte relativa ai criteri dei valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali di cui al
decreto ministeriale 12 novembre 1992, n. 542, e successive modificazioni, nonché alle condizioni di
utilizzazione dei trattamenti delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente" (G.U. n. 302 del
31/12/2003).
Decreto Ministro della salute 11/9/2003: "Attuazione della Direttiva 2003/40/CE della Commissione nella
parte relativa all'etichettatura delle acque minerali naturali e delle acque di sorgente" (G.U. n. 229 del
2/10/2003).
Decreto legislativo 23/6/2003, n. 181: "Attuazione della direttiva 2000/13/CE concernente l'etichettatura e
la presentazione dei prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità" (G.U. n. 167 del 21/7/2003).
Direttiva 2003/40/CE della Commissione del 16/5/2003 che determina l'elenco, i limiti di concentrazione
e le indicazioni di etichettatura per i componenti delle acque minerali naturali, nonché le condizioni
d'utilizzazione dell'aria arricchita di ozono per il trattamento delle acque minerali naturali e delle acque
sorgive (G.U. n. L 126 del 22/5/2003).
Circolare Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato 23/6/2001, n. 166: "Istruzioni in
materia di etichettatura e presentazione dei prodotti alimentari" (G.U. n. 66 del 20/3/2001).
Decreto Ministro della sanità del 31/5/2001: "Modificazioni al decreto 12/11/1992, concernente il
regolamento recante i criteri di valutazione delle caratteristiche delle acque minerali naturali" (G.U. n.
147 del 27/6/2001).
Decreto legislativo 4/8/1999, n. 339: "Disciplina delle acque di sorgente e modificazioni al d.lgs 25
gennaio 1992, n. 105, concernente le acque minerali naturali, in attuazione della direttiva 96/70/CE"
(G.U. n. 231 del 1°/10/1999).
Direttiva 96/70/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 28/10/1996 che modifica la direttiva
80/777/CEE del Consiglio in materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri
sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali (G.U. n. 299 del 23/11/1996).
Decreto Ministro della sanità del 13/1/1993: "Metodi di analisi per la valutazione delle caratteristiche
microbiologiche e di composizione delle acque minerali naturali e modalità per i relativi prelevamenti dei
campioni (G.U. n. 14 del 19/1/1993).
Decreto Ministro della sanità del 12/11/1992, n. 542 " Regolamento recante i criteri di valutazione delle
caratteristiche delle acque minerali naturali" (G.U. n. 8 del 12/1/1993).
Decreto Ministro della sanità del 21/3/1973: "Disciplina igienica degli imballaggi, recipienti, utensili,
destinati a venire in contatto con le sostanze alimentari o con sostanze d'uso personale" (G.U. n. 104 del
21/3/1973 - S.O.)del 17/2/1992 - S.O.).
Decreto legislativo 25/1/1992, n. 105: "Attuazione della direttiva 80/777/CEE relativa alla utilizzazione e
alla commercializzazione delle acque minerali naturali" (G.U. n. 39 del 17/2/1992 - S.O. e, per errata
corrige, G.U. n. 51 del 2/3/1992).
Direttiva 80/777/CEE del Consiglio del 15/7/1980 in materia di ravvicinamento della legislazione degli
Stati Membri sull'utilizzazione e la commercializzazione delle acque minerali naturali (G.U. n. L229 del
30/8/1980).
Decreto Ministro della sanità del 21/3/1973: "Disciplina igienica degli imballaggi, recipienti, utensili,
destinati a venire in contatto con le sostanze alimentari o con sostanze d'uso personale" (G.U. n. 104 del
21/3/1973 - S.O.)
26
2.4 LE CONCESSIONI: I PERMESSI DI COLTIVAZIONE DELLE
ACQUE IN ITALIA
La concessione dei permessi di coltivazione prevede l’autorizzazione solo a chi ne ha
titolo, previo accertamento dell’esistenza, della coltivabilità ed idoneità tecnicoeconomica.
La sua durata è proporzionale agli investimenti programmati e vincola ad una serie di
obblighi e condizioni. Tale concessione può tuttavia essere rinnovata.
Le norme comuni al permesso e alla concessione, prevedono:
 programma dei lavori
 diritti proporzionali o canoni dovuti in relazione all'area in permesso o in
concessione
 scadenza
 rinuncia
 decadenza per inosservanza
 revoca per gravi motivi di interesse pubblico.
I titolari delle concessioni possono essere persone fisiche, imprese private ma anche
Enti locali.
Alcune concessioni hanno durata perpetua 19 , mentre la maggior parte ha durata
decennale ma sono previste durate massime come quindici anni in Basilicata o
trent’anni in Emilia Romagna.
I canoni sono riscossi dalle Province a seguito di delibere regionali e il calcolo del suo
ammontare avviene relativamente alla superficie su cui ha sede la fonte e in soli sei casi
si è introdotta una tassa sui litri imbottigliati. Alcune Regioni, quali la Lombardia20, ha
avviato un processo di riforma, affiancando al tradizionale canone di concessione
19
Sono esempi: la San Pellegrino, la Bracca, la Tartavalle in Lombardia.
20
Tale innovazione è stata supportata dalla sentenza della Corte Costituzionale n.65 del 2001, la quale ha
riconosciuto la legittimità costituzionale dell’art. 22 della Legge della Regione Lombardia n.40 del 1980,
come modificato dall’art. 4, comma 21, lettera c), della L.R. 27.1.1998 n. 1, relativa alla disciplina delle
acque minerali e termali nella Regione Lombardia. La norma introduceva la corresponsione di un diritto
proporzionale annuo commisurato alla quantità emunta da parte dei concessionari dei giacimenti di acqua
minerale.
27
pagato dalle aziende produttrici per la ricerca e la coltivazione dell’acqua minerale, un
diritto proporzionale annuo commisurato alla quantità di risorsa emunta.
Le motivazioni che hanno indotto alcune Regioni ad integrare l’originario canone di
concessione risiedono nell’ammontare esiguo percepito a fronte del valore sociale ed
economico della risorsa e del mercato delle acque minerali. Attraverso tale riforma le
Regioni hanno voluto assicurare alla collettività entrate congrue in relazione al valore
economico del mercato, al fine di compensarne i costi economici e sociali inerenti lo
sfruttamento dell’acqua minerale, il contenimento degli sprechi, i costi relativi allo
smaltimento dei rifiuti di imballaggio, i costi relativi ai controlli sanitari, alle
misurazioni delle superfici da dare in concessione, ai costi amministrativi regionali e
provinciali per la gestione del settore, ad un’attenta utilizzazione delle risorse anche
sotto il profilo ecologico.
Tuttavia non tutte le Regioni italiane hanno introdotto un canone aggiuntivo
proporzionale annuo legato alla quantità di acqua emunta; così le legislazioni regionali,
nell’ambito della loro autonomia, presentano caratteri poco organici e uniformi 21 a
causa della mancanza di coordinamento a livello statale in grado di coordinare ed
21
La Legge 24 dicembre 2007, n. 244 ha elevato a 0,5 centesimi per ciascuna bottiglia d'acqua in
materiale plastico venduta al pubblico il contributo da versare al fondo di solidarietà istituito presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri (nella precedente Finanziaria il contributo era di 0,1 centesimi).
L'obiettivo è, in sostanza, di ridurre l'impatto ambientale causato dai prodotti in plastica. Tale contributo
colpisce solo i produttori di acqua e va ad aggiungersi al Contributo Ambientale Conai versato, invece, da
tutte le imprese. Tuttavia la non uniformità del contributo sul territorio nazionale desta alcune perplessità
tra i produttori che, dovendo pagare un contributo maggiore, si vedono penalizzati da un meccanismo che
sfalsa la concorrenza in favore delle aziende che imbottigliano in Regioni con contributi inferiori. Se poi
si tratta di piccoli e medi produttori che si trovano nelle Regioni con maggiore tassazione, l’onere viene a
pesare ancora di più. Per questo sarebbe auspicabile, secondo le associazioni di categoria, che i contributi
versati vadano a favore dell'ambiente, ma che se davvero è questo lo scopo, sia necessario istituire un
contributo per gli imballaggi di tutti i prodotti, non solo per i contenitori di acqua minerale. Oltretutto,
contrariamente a tanti altri beni di consumo, l'acqua minerale senza detti contenitori difficilmente
potrebbe essere venduta. Altro parametro da considerare potrebbe essere un trattamento differenziato in
base al grado d'investimento in innovazione tecnologica della singola azienda che investono in tecnologie
e lavorano affinché le proprie bottiglie siano più leggere, ergonomiche, ed abbiano insomma un impatto
ambientale più circoscritto proprio in virtù del minor utilizzo di materie prime.
(Rif:
www.unionalimentari.com/Articolo Pubblicato il 21.03.08).
28
assicurare organicità in materia di ricerca e coltivazione di acqua minerale, e richiedono
ad oggi progetti di riforma al fine di adeguare la normativa ai principi della tutela e
della valorizzazione della risorsa “acqua minerale”.
Secondo i dati raccolti da Beverfood22, stando ai dati del 2006, in Italia ci sono 189
fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari pari a 2,2
miliardi di euro, grazie all’imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua.
Ecco allora che parte di questi introiti devono essere destinati alle Regioni per la
copertura economica dei canoni di concessione. Infatti grazie al decreto Regio emanato
nel 1927, e le successive modifiche, è stato fissato un canone annuo pari a 5 lire per
ogni ettaro dato in concessione, dove, tale superficie non comprendeva solo l’area di
sussistenza delle strutture estrattive e di imbottigliamento, ma anche tutta la superficie
adiacente che deve essere “curata” per evitare fenomeni di alterazione qualitativa
dell’acqua. Lo stesso provvedimento legislativo, affida al Governo nazionale sia
l’attività decisionale sia quella di controllo sulle concessioni.
Con un successivo provvedimento, il decreto del Presidente della Repubblica n.61 del
1977, si è stato sancito il passaggio delle competenze dal Governo nazionale alle
Regioni, che hanno così incominciato a regolamentare in modo autonomo il settore.
Ad oggi in Italia esistono tre tipi di canone:
 in funzione degli ettari rientranti nella concessione (€/ha)
 in funzione del volume imbottigliato (€/m3)
 in funzione del volume emunto (€/m3).
Il primo canone è quello istituito attraverso il decreto Regio del 1927, in vigore in tutte
le Regioni o Province autonome nei cui territori insistono delle sorgenti e stabilimenti di
imbottigliamento. Il secondo e il terzo si distinguono sostanzialmente per i quantitativi
di acqua realmente remunerati alle Regioni. Nel secondo caso alle Regioni viene
corrisposto un contributo proporzionale al numero di litri effettivamente imbottigliati e
quindi commercializzati, mentre nel terzo, il canone è corrisposto sempre in funzione
del volume, ma nel conteggio rientrano anche quei quantitativi di acqua definiti “di
processo”, quantificabili intorno al 5-6%, come ad esempio quelli impiegati per il
lavaggio delle bottiglie. Quest’ultimo canone è il più corretto perché il produttore paga
in funzione dell’intera materia prima estratta.
22
Da: www.beverfood.com
29
2.5 EFFETTI DELL’INTRODUZIONE DI UNA TASSA REGIONALE
SULL’IMBOTTIGLIAMENTO
L’introduzione di una tassa sull’imbottigliamento si presenta come un interessante caso
studio per la verifica di quali potranno essere i cambiamenti dal lato dell’offerta delle
imprese di acqua minerale.
Con l'approvazione della finanziaria regionale del 2006, la Regione Piemonte ha infatti
introdotto un canone per l'imbottigliamento dell'acqua minerale, pari a 0,7 euro per
metro cubo di acqua (1.000 litri), dimezzata a 0.35 euro per metro cubo, se il
contenitore è in vetro.
Il canone appena introdotto è stato l'oggetto di numerose prese di posizione da parte
delle associazioni che riuniscono le aziende del settore, anche se le istituzioni si sono
difese affermando che l’acqua è un bene pubblico, e che quindi va pagata una
concessione per lo sfruttamento di tale bene, il cui ammontare andrà ridistribuito
soprattutto in montagna, luogo di produzione dell'acqua.
Ma come si è già detto, tale tassa è stata mal accettata dai produttori proprio in virtù
della sua non omogeneità sul territorio dello Stato italiano, andando così a falsare la
concorrenza e presentandosi come un ingente onere solo a carico di alcuni operatori del
settore, peggio ancora se piccoli o medi produttori.
Per questo, più di recente, è stata manifestata nell'ambito della Conferenza Stato Regioni, la volontà di applicare uniformemente il tipo di canone a livello nazionale.
I dati che seguono riassumono la portata dell’introito da parte della Regione Piemonte,
sulla base della produzione di acque minerali nel periodo gennaio- ottobre 2006 23 ,
evidenziando, con un po’ di curiosità, il differenziale per la produzione in vetro.
Inoltre, l’introduzione di una tassa non potrà che influire sui prezzi del prodotto, dal
momento che il comparto è fortemente condizionato dalla guerra sul prezzo. Maggior
peso sarà avvertito dai piccoli produttori, anche perché a questo si accompagnerà una
riduzione di risorse disponibili ad investimento sulla produzione.
23
Fonte: “Nord Ovest economia”, “La Stampa”, 19 aprile 2006.
30
AZIENDA
LUOGO
LITRI IN MIL
%VETRO
FONTI DI VINADIO SPA
CUNEO
518,2
0
PONTEVECCHIO SRL
TORINO
215,9
3,5
ALPE GUIZZA SPA
BIELLA
188,2
0
SAN PELLEGRINO SPA
CUNEO
159,1
22,4
DAVIDE CAMPARI SPA
VERBANIA
72,2
37,3
SPUMADOR SPA
NOVARA
30,5
0
LAURETANA SPA
BIELLA
60,9
37,2
LURISIA SRL
CUNEO
30,7
52,4
FONTI FEJA SPA
ALESSANDRIA
21,1
27
VALVERDE SRL
VERCELLI
15,2
100
FONTI SAN MAURIZIO
CUNEO
13,3
26,3
ACQUE DI VIGEZZO
VERBANIA
8,4
57,1
PIAN DELLA MUSSA SPA
TORINO
8,5
0
BOGNANCO SRL
VERBANIA
4
100
CORALBA SRL
CUNEO
3
100
TOTALE
1349,2
Tabella 5 Produzione piemontese di acque minerali nel periodo gennaio- ottobre 2006
Fonte: Mineracqua
MATERIALE
SOLO PLASTICA
SOLO VETRO
10,8
LITRI
TARIFFA
IMPORTO(EURO)
1.203.835.962
O,70 EURO/M2
842.685,17
145.807.085
0,35 EURO/ M2
51.032,48
TOTALE
1.349.643.047
Tabella 6 Introiti con l’introduzione della tassa
893.717,65
31
2.6 LA VIGILANZA E LA LEGISLAZIONE IGIENICO-SANITARIA
La normativa pone poi particolare attenzione alla vigilanza, intesa sia sui lavori della
miniera, sia sulla sicurezza negli impianti.
Ma rispetto alle miniere vere e proprie, la specificità delle acque minerali fa sì che:
 l’acqua minerale sia rinnovabile e non esauribile;
 sia caratterizzata da coltivabilità "immediata", senza ulteriori trasformazioni;
 sia prevista la salvaguardia ambientale;
 l’attività mineraria sia limitata a captazione e canalizzazione;
 lo"sfruttamento" non impoverisce la miniera.
La legislazione igienico-sanitaria prevede che l’acqua minerale abbia:
 origine profonda e protetta
 purezza batteriologica originaria
 caratteristiche chimiche costanti
 eventuali effetti favorevoli alla salute
 sia imbottigliata alla sorgente in contenitori sicuri e controllati
Per il riconoscimento ministeriale sono poi necessari:
 la denominazione dell'acqua
 il nome della sorgente e luogo di utilizzazione
 la valutazione delle caratteristiche igieniche particolari
 la valutazione delle proprietà favorevoli alla salute
 le indicazioni ed eventuali controindicazioni da riportare in etichetta
 l’approvazione di operazioni consentite
L’autorizzazione regionale è vincolata a:
 accertamento della protezione della sorgente da ogni pericolo di inquinamento
 accertamento che captazioni, canalizzazioni e serbatoi siano realizzati con materiali
adatti in modo da impedire qualsiasi modifica chimica, fisico-chimica e
batteriologica dell'acqua
 accertamento che le condizioni di utilizzazione e gli impianti di lavaggio e
imbottigliamento soddisfino le esigenze igieniche
In merito alla pubblicità, oltre alle informazioni contenute obbligatoriamente in etichetta
è necessaria una preventiva autorizzazione del Ministero della Salute, limitatamente alle
32
menzioni relative alle proprietà favorevoli alla salute, mentre è vietata qualsiasi
indicazione di proprietà di prevenzione, cura o guarigione di una malattia umana.
Per quanto riguarda la vigilanza, essa avviene sulla sorgente, sugli impianti, sul
magazzino, sul prodotto finito, sul trasporto e nella distribuzione.
La tabella che segue ha lo scopo di illustrare i controlli e gli autocontrolli sulle acque
minerali, effettuati nelle circostanze precedentemente illustrate, riportando i relativi
riferimenti normativi.
CONTROLLI E AUTOCONTROLLI SULLE ACQUE MINERALI
MICROBIOLOGICA
CHIMICA
CIRC. N.17 13/9/91
CIRC.N.19 12/5/93
CONTROLLI ALLA FONTE
CONTROLLI ALLA FONTE
da parte degli organi sanitari almeno
nelle 4 stagioni
da parte delle aziende almeno
da parte delle aziende nelle 4 stagioni e risultati portati su un
bimestrali e risultati riportati su un
registro
registro
da parte degli organi sanitari almeno nelle 4 stagioni
CONTROLLI ALL'IMPIANTO
da parte degli organi sanitari settimanali per gli stabilimenti con
produzione oltre 500.000 pezzi al dì, quindicinali per
stabilimenti con produzione fra 200.000 e 500.000 pezzi al dì,
mensili con stabilimenti di produzione sotto i 200.000 pezzi al dì
da parte delle aziende è raccomandato il controllo giornaliero su
prodotto finito e in almeno 2 punti dell'impianto e riportare i
risultati su un registro
CONTROLLO AI DEPOSITI DI IMBOTTIGLIAMENTO
E DISTRIBUZIONE
CONTROLLO ALL'IMPIANTO
da parte degli organi sanitari
settimanali per stabilimenti con
produzione oltre 500.000 pezzi al dì.
Produzione tra 200.000 e 500.000
pezzi al dì, mensili per stabilimenti
con produzioni sotto i 200.000 pezzi al
dì.
da parte delle aziende è raccomandato
un controllo giornaliero sul prodotto
finito e riportare i risultati su un
registro
CONTROLLO AI DEPOSITI DI
IMBOTTIGLIAMENTO E
DISTRIBUZIONE
organi sanitari
organi sanitari
CONTROLLI AI PUNTI VENDITA
CONTROLLI AI PUNTI VENDITA
organi sanitari
organi sanitari
CONTROLLO DI QUALITA'
le aziende devono prevedere un
controllo completo ogni 12 mesi da
effettuarsi presso un laboratorio
autorizzato (elementi costitutivi più
ricerca dei contaminanti e degli
elementi indesiderabili)
Tabella 7 Controlli e autocontrolli sulle acque minerali e relativa normativa: quadro riassuntivo
33
La tabella che segue ha invece lo scopo di chiarire le differenze fra le varie tipologie di
acqua destinate al consumo umano e le relative disposizioni normative.
ACQUA MINERALE NATURALE
ACQUA DI
SORGENTE
ACQUA
DESTINATA AL
CONSUMO
UMANO
Origine profonda e protetta
Origine profonda e
protetta
Qualsiasi origine
Batteriologicamente pura all'origine
Batteriologicamente
pura all'origine
Trattamento di
potabilizzazione
Composizione chimica costante
Composizione
chimica costante
NO
Confezionamento all'origine
Confezionamento
all'origine
NO
Proprietà favorevoli in etichetta e pubblicità
NO
NO
Parametri chimici specifici
Capacità contenitori massimo 2 litri
Riferimenti normativi:
Direttiva n.777/1980
Parametri chimici
Parametri chimici
delle acque potabili delle acque potabili
Capacità
Capacità contenitori
contenitori anche
anche oltre i 2 litri
oltre i due litri
Etichettatura e
Etichettatura e
pubblicità tali da
pubblicità tali da
non ingenerare
non ingenerare
confusione con le
confusione con le
acque minerali
acque minerali
naturali
naturali
Riferimenti
Riferimenti
normativi:
normativi:
Direttiva
Direttiva n.778/1980
n.778/1980
Direttiva n.70/1996
Direttiva n.70/1996
Direttiva n.83/1998
D.lgs n.105/1992
Direttiva n.83/1998
DPR. n.236/1988
D.lgs n.339/1999
D.lgs n.339/1999
D.lgs n.31/2001
decreto del Ministero della Salute del 29 dicembre 2003
D.lgs n.339/1999
Tabella 8 Disposizioni normative suddivise per tipologia di acqua
Già il DPR 236/1988 prevedeva la possibilità di distribuire acque destinate al consumo
umano confezionate in recipienti chiusi; ma il decreto legislativo 31/2001, integrando
quanto disposto dal decreto legislativo 4 agosto 1999 n. 339 sulla disciplina delle acque
di sorgente, chiarisce le varie possibilità di commercializzazione di acque confezionate
destinate al consumo umano. È evidente che possono essere messe in commercio:
 Acque minerali naturali, normate dal decreto legislativo 25 gennaio 1992 n.105 come
modificato dal decreto legislativo 4 agosto 1999 n.339 e dai successivi atti: decreto
del Ministero della Salute 11 settembre 2003
 Acque di sorgente, normate dal decreto legislativo 4 agosto 1999 n.339
34
 Altre acque confezionate, normate dal decreto legislativo n.31/2001
La acque minerali naturali devono essere estratte dal sottosuolo e rispettare le tabelle di
accettabilità previste dal Regolamento recante i criteri di valutazione delle
caratteristiche delle acque minerali naturali adottato con decreto n.542 del Ministero
della Sanità in data 12 novembre 1992, ultimamente integrato e modificato dal decreto
del Ministro della Sanità datato 31 maggio 2001. Le caratteristiche di acqua di sorgente,
anch’esse obbligatoriamente estratte dal sottosuolo, per quanto riguarda i parametri
microbiologici, devono essere valutate sulla base della normativa delle acque minerali
naturali, ma i valori dei parametri organolettici, fisici, fisico-chimici e chimici devono
rispettare i limiti di accettabilità previsti dal DPR 236/1988 e, dalla data di attivazione
delle tabelle del decreto legislativo 2 febbraio 2001 n.31, integrato e modificato dal
decreto legislativo n.27 del 2 febbraio 2002. Le acque di sorgente, al pari delle acque
minerali naturali, devono essere riconosciute sulla base della domanda presentata dal
titolare di concessione o sub-concessione mineraria o di permesso di ricerca, e la loro
immissione in commercio è subordinata all’autorizzazione regionale.
Il decreto legislativo n.31/2001 consente la vendita di acque destinate al consumo
umano, diverse dalle acque minerali naturali e dalla acque di sorgente, sottoposte in
tutto o in parte alla normativa di qualità prevista dal decreto stesso che, per alcuni
parametri, è più severa di quella relativa alle acque distribuite attraverso la rete
acquedottistica. Il punto di rispetto dei parametri di conformità è quello in cui sono
imbottigliate o introdotte nei contenitori e la denominazione di vendita più frequente è
quella di “acque da tavola”. In questa categoria rientrano le cosidette “acque affinate”.
Rimane valido il divieto di utilizzare per tali acque e per quelle di sorgente,
denominazioni quali acqua naturale, acqua mineralizzata e simili, e per le altre acque, il
divieto di utilizzare denominazioni simili suscettibili di trarre in errore il consumatore.
È tuttavia consentita l’importazione delle acque minerali naturali e delle acque di
sorgente estratte dal sottosuolo di un Paese terzo, se riconosciute o dall’autorità
competente di un altro Stato membro dell’Unione europea o dal Ministero della Sanità.
35
2.7 LE METODICHE ANALITICHE PER LE ACQUE MINERALI
NATURALI
I requisiti di purezza batteriologica delle acque minerali naturali sono più severi di
quelli delle acque di acquedotti; i principali requisiti chimici attualmente vigenti sono
riportati nel decreto del Ministero della Sanità del 31 maggio 2001 che fissa i valori
massimi ammissibili per i parametri chimici delle acque minerali naturali e supera il
regolamento 542/1992, così come modificato con il decreto ministeriale 29 dicembre
2003. Va osservato che, per un certo numero di contaminanti, il decreto del Ministero
della Sanità del 31 agosto 2001 prescrive che siano assenti al limite di rilevabilità del
metodo. La situazione però è ulteriormente cambiata attraverso il citato decreto del
Ministero della Salute del 9 dicembre 2003. In linea di principio, non poteva che essere
approvata la scelta di ricorrere, per le analisi, a metodologie ormai consolidate a livello
internazionale e frequentemente aggiornate, anziché attendere metodi nazionali che,
l’esperienza insegna essere sempre di lunga ed incerta elaborazione. Si osservi che la
scelta comporta che, mano a mano che i metodi analitici diverranno più sensibili, i limiti
diverranno più severi. Il decreto del 29 dicembre 2003 ha sostituito le indicazioni
analitiche dell’art 6 del D.M. 542/1992, così come sostituito dal DM 31 maggio 2001,
con la seguente dizione: “Le caratteristiche di prestazione delle metodiche analitiche
per la determinazione dei parametri sono riportate nell’allegato I di tale decreto”.
L’allegato I indica, per tali parametri i valori di esattezza, precisione e limite di
rilevabilità, in percentuale del valore parametrico. L’esattezza è la differenza tra il
valore medio di un gran numero di misurazioni ripetute ed il valore di riferimento, cioè
l’errore sistematico. La precisione misura la dispersione dei risultati intorno alla media,
che dipende solo da errori casuali. Il limite di rilevabilità è tre volte lo scarto tipo
relativo all’interno di un lotto di un campione naturale contenente una bassa
concentrazione del parametro, oppure cinque volte lo scarto tipo relativo all’interno di
un lotto di un bianco. Per i contaminanti di origine antropica, il nuovo decreto stabilisce
che nelle acque minerali naturali non devono essere presenti le seguenti sostanze:
 agenti tensioattivi
 oli minerali- idrocarburi disciolti o emulsionanti
 benzene
36
 idrocarburi policiclici aromatici
 antiparassitari
 policlorobifenili ed altri composti non compresi nelle due voci precedenti
37
CAPITOLO 3: LE ACQUE MINERALI
INTRODUZIONE
L’acqua da bere rientra con pieno diritto nella categoria dei generi di consumo di
primaria importanza. Le ragioni che oggi spingono il consumatore a privilegiare l’acqua
in bottiglia o del rubinetto sono molteplici e vanno ricercate fra costo, praticità, gusto,
abitudini familiari, impatto pubblicitario 24 . La questione si complica tenuto conto il
numero di marche disponibili sul mercato nonché la pubblicità martellante che
condiziona le scelte. Il capitolo cercherà di delineare un quadro piuttosto completo sul
prodotto in esame che, oltre alla descrizione del processo che porta l’acqua dalla
sorgente alla tavola, considererà una serie di dati utili per illustrare le dinamiche del
mercato di riferimento e per fare opportune considerazioni anche alla luce di quelli che
sono i risultati delle imprese cuneesi, di cui parlerò nella parte speciale del testo.
Data l’importanza dell’etichetta, ossia la carta d’identità del prodotto, dettagliatamente
normata dal legislatore nazionale e comunitario, dedicherò alla sua trattazione il
capitolo che segue.
24
Tali affermazioni saranno supportate dai dati sulla ricerca GFK-MINERACQUA 2007 sulle acque
minerali italiane di cui riferirò in seguito.
38
3.1 DEFINIZIONE E RICONOSCIMENTO DI UN’ACQUA
MINERALE
Secondo la definizione di acqua minerale che si ha all’art 1 del D.Lgs 25 gennaio
199225n.105 e delle successive modifiche ed integrazioni apportate dal D.Lgs 4 agosto
1999 n.339:
“Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o
giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che
hanno caratteristiche igieniche particolari ed eventualmente proprietà favorevoli alla
salute.
Le acque minerali naturali si distinguono dalla ordinarie acque potabili per la purezza
originaria e la sua conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri
costituenti ed eventualmente per taluni loro effetti. Esse vanno tenute al riparo da ogni
rischio di inquinamento.
La caratteristiche di cui ai commi precedenti devono essere valutate sul piano:
- Geologico ed idrogeologico
- Organolettico, fisico, fisico-chimico e chimico
- Microbiologico
- Se necessario farmacologico, clinico e fisiologico
La composizione, la temperatura e le altre caratteristiche essenziali delle acque
minerali debbono mantenersi costanti alla sorgente nell’ambito delle variazioni
naturali, anche in seguito ad eventuali variazioni di portata”26.
La legge in esame salvaguarda il carattere “naturale” dell’acqua minerale in quanto
prescrive che essa debba essere imbottigliata così come sgorga, essendo ammesse solo
alcune operazioni (captazione, canalizzazione, decantazione, elevazione meccanica,
stoccaggio, filtrazione ..), nonché l’aggiunta di anidride carbonica.
Il potere e la facoltà di riconoscere un’acqua minerale naturale sono attribuite al
Ministero della Salute, mentre la legge subordina l’utilizzazione delle acque minerali ad
un’autorizzazione all’utilizzo da parte della Regione che, attraverso le Aziende Sanitarie
Locali, hanno il compito di vigilare sulla utilizzazione e sul commercio delle acque e
25
Attuazione della direttiva 80/777/CEE relativa alla utilizzazione e alla commercializzazione delle acque
minerali
26
Con il D.lgs 105/92, recepimento della Direttiva 80/777/CEE, è stata modificata la definizione prevista
nel nostro ordinamento e riportata all’articolo 1 del Regio Decreto 28/09/1919 n° 1924 che recitava:
“sono considerate acque minerali quelle che vengono adoperate per le loro proprietà terapeutiche ed
igieniche speciali, sia per la bibita sia per altri usi curativi ”.
39
sottopone a preventiva autorizzazione del Ministero della Salute la pubblicità delle
stesse.
Tale autorizzazione all’utilizzo viene rilasciata dalla Regione dopo che il soggetto
richiedente ha ottenuto il riconoscimento del Ministero 27 e la concessione mineraria
dalla Provincia, previo acquisizione del parere igienico sanitario che viene richiesto al
SIAN28 dell’Asl.
La richiesta alla Regione deve essere corredata da quattro analisi batteriologiche e
chimiche con i relativi verbali di prelievo della sorgente che si intende utilizzare; l’
analisi batteriologica e chimica con il relativo verbale di prelievo della sorgente già
autorizzata; 1’analisi batteriologica e chimica con il relativo verbale di prelievo della
miscela; la relazione relativa alla miscelabilità dell’acqua; la relazione idrogeologica; il
disegno in scala 1:25 del casello della sorgente; il certificato di conformità dei materiali
utilizzati per la condotta.
Ai sensi dell’ art 4 D.lgs 339/99 al SIAN dell’Asl si deve chiedere:
- se la sorgente ed il punto di emergenza sono protetti contro ogni pericolo di
inquinamento;
- se la captazione, la canalizzazione, i serbatoi e gli impianti sono realizzati con
materiali adatti all’acqua di sorgente in modo da impedire qualsiasi modifica
chimica, fisico-chimica e batteriologica dell’acqua;
- se le condizioni di utilizzazione soddisfano le esigenze igieniche
- se gli eventuali trattamenti corrispondono a quelli indicati nel decreto di
riconoscimento.
Acquisito il parere, che è vincolante, il Direttore Generale rilascia l’autorizzazione
all’immissione in commercio che viene notificata alla ditta ed inviata al Ministero della
Salute e al Sindaco del Comune dove questa ha sede.
27
Art. 2 D.lgs 339/99
La domanda al Ministero della Salute va corredata da:
• relazione idrogeologica tesa ad illustrare gli aspetti caratterizzanti della falda;
• analisi chimiche e chimico-fisiche eseguite nelle quattro stagioni alla sorgente o singole sorgenti, e
relativi verbali di prelievo redatti dall’autorità sanitaria;
• analisi microbiologiche eseguite nelle quattro stagioni alla sorgente o singole sorgenti, e relativi verbali
di prelievo redatti dall’autorità sanitaria.
28
Servizio igiene alimenti e nutrizione
40
Il provvedimento autorizzativo viene pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regionale e
sulla Gazzetta Ufficiale per darne piena conoscibilità ai terzi.
Sono poi previste sanzioni circa l’utilizzazione e il commercio dell’acqua minerale, nei
casi in cui chi confeziona o mette i vendita un’acqua minerale agisca:
- senza autorizzazione;
- violi le prescrizioni contenute nell’autorizzazione o sottoponga l’acqua ad operazioni
non consentite;
- metta in vendita un’acqua minerale con etichette non conformi;
- violi le prescrizioni contenute nel decreto di riconoscimento.
Sono poi previsti provvedimenti urgenti a tutela della salute pubblica, come la
sospensione dell’attività, la diffida ad eliminare le cause di irregolarità o la sospensione
e la revoca del riconoscimento e dell’autorizzazione all’utilizzo.
41
3.2 I DATI: PRODUZIONE E CONSUMO DI ACQUA. IL QUADRO
COMPETITIVO ITALIANO
Come dimostra la tabella, gli Italiani primeggiano da anni nel consumo di acqua
minerale e, in ambito europeo, l’Italia risulta in principale produttore.
ANNI
PRODUZIONE
MIO
LITRES
VAR %
CONSUMI
IMPORT
EXPORT
MIO
LITRES
VAR %
MIO
LITRES
ND
ND
2350
VAR
%
PRO CAPITE
LITRES
INDEX
47
100
1980
2350
1985
3400
44,6
ND
ND
3400
44,6
65
138
1990
6100
79,4
ND
ND
6100
79,4
110
234
1991
6700
9,8
ND
ND
6700
9,8
118
251
1992
7200
7,5
ND
ND
7200
7,5
126
268
1993
7500
4,2
ND
ND
7500
4,2
131
279
1994
8000
6,7
-200
-----
7800
4
136
289
1995
8150
1,9
-270
35
7880
1
138
294
1996
8450
3,7
-320
18,5
8130
3,2
141
300
1997
8800
4,1
-380
18,8
8420
3,6
146
311
1998
9300
5,7
-450
18,4
8850
5,1
153
326
1999
9750
4,8
-490
8,9
9260
4,6
160
340
2000
10360
6,3
-680
38,8
9680
4,5
167
355
2001
10750
3,8
-730
7,4
10020
3,5
173
368
2002
11150
3,7
-1060
45,2
10090
0,7
174
370
2003
11900
7,6
-820
-22,6
11080
10,8
190
404
2004
11400
-5
-770
-6,1
10630
-5
183
389
2005
11800
3,5
-900
16,9
10900
2,6
188
400
2006
12200
3,3
-900
5,6
11250
3,2
193
411
Tabella 9 Produzioni e consumi di acque minerali e di sorgente in Italia
FONTE: valutazioni Beverfood in collaborazione con Mineracqua tenuto conto dei dati di mercato
rilevati dagli Istituti di Ricerca e di valutazioni varie provenienti dai produttori & imbottigliatori di
acque confezionate. I dati non contengono le acque trattate e le altre acque destinate al consumo
umano senza riconoscimento ministeriale.
Come emerge dai dati, i consumi mostrano un indiscusso trend in crescita ad eccezione
del 2004, anno che ha avuto un clima particolarmente sfavorevole al consumo di
beverage in genere. Questo dato conferma le teorie di chi, come si è visto nella parte
introduttiva, inserisce tra le variabili endogene al consumo di acqua, anche il clima.
42
I più recenti e parziali dati sulla prima parte del 2007 fanno intravedere un
consolidamento dei volumi anche per questo esercizio29.
Per quanto riguarda la composizione, il mercato italiano è costituito quasi per intero da
“acque minerali e di sorgente”, mentre le altre acque confezionate (genericamente
qualificate come “acque destinate al consumo umano”) hanno una quota del tutto
trascurabile, così come dimostra il grafico che segue.
ricche di sali minerali
medio minerale
oligominerali
minm.mineralizzate
acque di sorgente
acque da bere
Tabella 10 Ripartizione per quota delle acque da bere in Italia
Fonte: Beverfood, “Annuario del Bere” 2007/08
La produzione totale di acque minerali e di sorgente, per il 2006, è di circa 12.200
milioni di litri con un incremento, rispetto al 2005, intorno al 3%.
29
Stime dedotte dall’“Annuario del bere”, Beverfood 2007/08
43
MARKETS ELEMENTS
UdM
2006
2005
LE FONTI
N.
190
185
LE MARCHE
N.
321
310
CONCENTRAZIONE PRIMI
QUATTRO
%
54,5
55,1
CONCENTRAZIONE PRIMI
OTTO
%
73,8
73,5
PRODUZIONE
MIO LITRES
12.200
11.800
ACQUE MINERALI
MIO LITRES
11.980
11.600
ACQUE DI SORGENTE
MIO LITRES
220
200
GIRO DI AFFARI PRODUTTORI
MIO EURO
2.200
2.100
CONSUMI INTERNI
MIO LITRES
11.250
10.900
CONSUMI PRO CAPITE
LITRES
193
188
Tabella 11 Dati base su acque minerali e di sorgente
Fonte: elaborazione Beverfood su dati associativi dei produttori e degli Istituti di ricerca 2007.
La tabella mostra che l’offerta di acqua in Italia è decisamente considerevole: in
commercio esistono ad oggi circa 190 fonti, con più di trecento marche.
I primi otto produttori si contendono circa il 70% del mercato, che appare decisamente
concentrato fra le mani di grosse “imprese dell’acqua” che, come mostrerò in seguito,
mettono in campo attente strategie di mercato, di contenimento da un lato e di
espansione dall’altro.
I dati mettono in luce che le acque minerali rappresentano circa il 98% della produzione
totale, mentre le “acque di sorgente”, pur essendo state ormai introdotte da diversi anni,
non superano il 2% del totale. Esse trovano normalmente una destinazione nel settore
delle acque in boccioni (le acque minerali, invece, non possono essere confezionate in
contenitori superiori ai 2 litri) e molto più raramente nel campo delle acque in bottiglia.
I consumi pro-capite sono elevati in tutte le ragioni italiane con punte superiori ai 210
litri/annui in alcune regioni del nord; anche se la tendenza mostra una riduzione del
distacco con le regioni meridionali, dove il consumo pro capite si è ormai portato oltre i
160 litri/annui.
Per quanto riguarda la tipologia, le acque “leggere”(cioè con un basso contenuto di sali
minerali, come le oligominerali e le minimamente mineralizzate) rappresentano assieme
il 73% del consumo totale. Queste acque sono preferite dai consumatori che, nell’acqua
da bere, ricercano una spiccata funzionalità diuretica e di ricambio ed avendo pochi sali
hanno meno controindicazioni e quindi una destinazione più universale.
44
Le acque minerali vere e proprie (con residuo secco tra i 500 e i 1.500 mg/litro)
rappresentano un quarto dei volumi consumati e le acque ricche in sali assorbono solo il
2% dei consumi. Queste due categorie di acqua si caratterizzano maggiormente sul
piano gustativo e alcune, grazie all’elevato contenuto di particolari sali (es calcio,
magnesio..), si posizionano su un piano più spiccatamente funzionale.
CATEGORIE
MIO LITRE
% FONTI
RICCHE IN SALI
250
2
MEDIO-MINERALI
2800
25
OLIGOMINERALI
6900
61
MINIM.MINERALIZZATE
1300
12
TOTALE
11250
100
Tabella 12 Consumi di acque confezionate in Italia per tipologia
FONTE: Beverfood 2007, su dati aziendali e Istituti di Ricerca
CATEGORIA ACQUE
RICCHE IN SALI MINERALI
N.MARCHE
12
%
3,7
MEDIO MINERALI
57
17,5
OLIGOMINERALI
200
61,6
MINM. MINERALIZZATE
25
7,7
ACQUE DI SORGENTE
17(di cui 12 in boccioni)
5,2
ACQUE DA BERE
14(di cui 13 in boccione)
4,3
TOTALE ACQUE CONFEZIONATE
325
100
Tabella 13 Ripartizione delle acque confezionate in Italia
FONTE: Beverfood 2007
Si conferma, la netta prevalenza (64%) nei consumi di acque piatte, più comunemente
dette “naturali”, anche se in termini normativi questo termine indica tutte le acque che
vengono imbottigliate pure alla fonte. Le frizzanti, maggiormente apprezzate sul piano
della digeribilità e della dissetanza, grazie alla proprietà acidula dell’anidride carbonica,
tendono invece ad avere una migliore incidenza di consumi nella ristorazione. Tra
queste vengono preferite le effervescenti naturali, mentre le più recenti acque a lieve
effervescenza, con una briosità più leggera, hanno conquistato l’8% dei consumi totali.
Il segmento delle acque aromatizzate comincia ad avere un minimo di visibilità anche in
45
Italia, anche se siamo ancora molto lontani dai livelli di consumi raggiunti in altri Paesi
Europei.
TIPI
MIO LITRES
%
Frizzanti classiche
1450
13
Leggermente Frizzanti
850
8
Effervescenti Naturali
1850
16
Lisce, Piatte
7100
63
TOTALE
11250
100
Tabella 14 Rappresentazione dei consumi di acque confezionate in Italia distinte per tipo
FONTE: Beverfood 2007, su dati aziendali e Istituti di Ricerca
In Italia, come si è detto, e come mostra il grafico che segue, operano di fatto 18930
società imbottigliatrici, con acque che fanno riferimento a circa 200 fonti con oltre 300
marche di acque minerali e 13 marche di acque di sorgente.
VALLE D'AOSTA
1
MARCHI
ACQUE
MINERA
LI
2
PIEMONTE
16
31
LIGURIA
5
6
LOMBARDIA
TOTALE NORD
OVEST
TRENTINO
19
41
41
80
8
9
FRIULI
3
6
REGIONI
STABILIMEN
TI
SORGEN
TI
REGIONI
STABILIMEN
TI
1
CAMPANIA
8
MARCHI
ACQUE
MINERA
LI
13
3
PUGLIA
BASILICAT
A
CALABRIA
3
3
5
15
12
16
SICILIA
11
15
SARDEGNA
TOTALE
SUD
TOTALE
11
20
50
82
189
304
4
VENETO
7
15
EMILIA ROMAGNA
14
22
4
TOTALE NORD EST
32
52
4
TOSCANA
22
29
1
UMBRIA
10
17
MARCHE
11
19
1
LAZIO
17
19
2
ABRUZZO E MOLISE
6
6
1
TOTALE CENTRO
66
90
5
SORGEN
TI
13
Tabella 15 Fonti e marche delle acque minerali e di sorgente in Italia
Fonte: rilevazione 2007 annuario acque minerali Beverfood
La tabella evidenzia la presenza, divisa per tipologia, di imbottigliatori di acqua in
Italia: il paese presenta una numerosità diffusa, ma quello che occorre rilevare è che il
30
Dati estrapolati dalle ricerche svolte da Beverfood e riportate nell’annuario 2007/08
46
Piemonte, insieme a Lombardia, è una delle regioni del nord con maggior presenza.
Questo trend sarà ravvisabile anche nella provincia di Cuneo che conta ben sei imprese
d’acqua minerale, una delle quali, le “Fonti di Vinadio”, risulta essere tra i primi
maggior produttori in Italia, con ben quattro marche imbottigliate e una percentuale del
mercato maggiore al 5%.
PRODUTTORI
1 SAN PELLEGRINO, Gr.Nestlé Waters
PRINCIPALI MARCHE
QUOTE DI PRODUZIONI
MIO LITRES
%
S.Pellegrino, Levissima,
Vera, Panna, San
Bernardo, Aquarel
2.800
23
2
SAN BENEDETTO, Gr. Zoppas
S.Benedetto, Guizza,
Primavera, Nepi, Valle
Reale..
2.200
18
3
ROCCHETTA/ULIVETO, Gr. Cogedi
Uliveto, Rocchetta, Brio
Blu
850
7
4
FERRARELLE, Gr.Pontecorvo
Ferrarelle, Boario,
Vitasnella, Natia,
Santagata
800
6,5
6.650
54,5
PRIMI QUATTRO
5
SPUMADOR, Gr. Lehman Brothers
S.Antonio, S.Francesco,
S.Andrea, San Carlo
Spinone
750
6,2
6
FONTI DI VINADIO, Gr. Bertone
Sant'Anna di Vinadio,
Cime Bianche, Alte Vette,
Valle Stura
640
5,2
7
NORDA, Gr. Pessina
Norda, Lynx, Alisea,
Imperiale
570
4,7
8
M.GAUDIANELLO, Efibanca
Gaudianello, Leggera,
Festosa
390
3,2
9.000
73,8
PRIMI OTTO
9
LETE/PRATA, Gr.S.G.A.M
Lete, Prata, Ferrarelle
380
3,1
10
FONTI DEL VOLTURE, Coca Cola
Lilia, Sveva, Toka, Solaria
350
2,9
11
SANTA CROCE, Gr.Faroni
Santacroce
320
2,6
12
SANGEMINI, Gr: Bottiglieri
Sangemini, Fiuggi, Fabia,
Amerino, Aura
280
2,3
PRIMI DODICI
10.330
84,7
ATRI PRODUTTORI
1.870
15,3
TOTALE PRODUZIONE ITALIA
12.200
100
Tabella 16 I principali gruppi produttivi di acque minerali e di sorgente in Italia
FONTE: Elaborazioni annuario acque minerali Beverfood su dati aziendali 2007/08
47
Il grafico che segue mostra la ripartizione tra i principali gruppi presenti nel 2007:
questa disposizione aiuta a capire come la realtà si presenta molto concentrata nella
mani di alcuni grandi gruppi.
SAN PELLEGRINO
SAN BENEDETTO
ROCCHETTA/ULIVETO
FERRARELLE
SPUMADOR
FONTI DI VINADIO
NORDA
M.GAUDIANELLO
LETE/PRATA
FONTI DEL VOLTURE
SANTACROCE
SANGEMINI
ALTRI PRODUTTORI
Tabella 17 Ripartizione principali gruppi di produttori di acque
FONTE: Elaborazioni annuario acque minerali Beverfood su dati aziendali 2007/08
Ai vertici delle classifiche emerge “Sanpellegrino” (gruppo Nestlé Waters), che ha
cercato di acquisire la leadership anche attraverso un ricco processo di acquisizioni e
fusioni. Inoltre il gruppo ha lanciato nel corso del 2007 la sua prima acqua aromatizzata
con il marchio Nestlé Vera Flavor, indice dell’interesse a voler differenziare la propria
offerta anche attraverso questo tipo di acqua che, come abbiamo visto in precedenza,
presenta una percentuale ancora molto bassa di diffusione. Oltre a Nestlé Vera
(posizionato su un’area più competitiva di prezzo), il gruppo opera a livello nazionale
con Levissima (posizionata nell’area della purezza), San Bernardo31 (più caratterizzata
sul piano della leggerezza), che si affiancano ai marchi storici S.Pellegrino e Panna che
fanno parte della ristretta cerchia dei marchi internazionali di Nestlè Waters. Il gruppo
opera inoltre con i marchi regionali Pejo, Recoaro e Claudia, mentre nel settore delle
31
Una delle cinque fonti della Provincia di Cuneo, che analizzerò più dettagliatamente nei prossimi
capitoli.
48
acque in boccioni si posiziona con l’acqua di sorgente Aquarel32 . Non secondario il
contratto per la distribuzione in Italia dell’acqua super frizzante Perrier, proveniente
dalla consorella francese.
Azienda leader dunque, che ha saputo offrire un prodotto sia in ottica di
consolidamento, con riferimento ai marchi storici sia di espansione, se si considerano i
marchi regionali o l’acqua in boccioni o aromatizzata.
Il gruppo Veneto San Benedetto occupa stabilmente la seconda posizione sul mercato
italiano con le oligominerali San Benedetto (posizionata sulla fascia medio-alta del
32
La tabella che segue anticipa invece quelli che sono i principali produttori di acque in boccioni in
Italia, settore che prenderò in considerazione in un capitolo a parte della trattazione. Tra questi emerge
appunto il gruppo Nestlè.
COMPETITOR
SITI
PRODUTTIVI
PRINCIPALI
DISTRIBUTORI
VOLUMI DI
ACQUE 2006
VOLUMI DI
ACQUE
MIO LITRE
%
GRUPPO S.E.M.
Fanano- MO
BPM (Edea,
Gemma), WATER
TIME(Gemma)
29
16,6
CULLIGAN ITALIA
Granarolo BO,
Cesenatico FC
CULLIGAN
(Culligan Water,
Culligan Spring)
28
16
NESTLE' WATERS IT
Ormea- CN
NESTLE' WATERS
DIRECT ITALIA
(Aquarel)
25
14,3
SORGENTI XENIA
MontefiorinoMO DuroniaCB
XENIA (San
Daniele/Glaxo,
Cannavine), ALTRI
(Acqua Life, Viva
Acqua Service)
20
11,4
SORGENTIBLU
Fornovo- PR
BLU SERVICE
(Natura Blu), altri
marchi vari
18
10,3
GRUPPO NORDA
Tarsogno- PR
AQUAPOINT
(Imperiale)
14
8
13
7,4
7
4
21
12
175
100
PONTEVECCHIO
FONTE MARGHERITA
Lucerna
DI.AL (Alta Fonte,
S.Giovanni- TO Stella del Monviso..)
TorrebelvicinoVC
FONTE
MARGHERITA
(Stella alpina,
Regia..)
ALTRI
TOTALE
MERCATO
Fonte: Beverfood 2007
49
mercato) e Guizza (che presiede la fascia più economica). Il gruppo è orientato a
consolidare la propria leadership nell’Italia del Nord-Est e rafforzare la propria
posizione nelle altre parti della penisola, ad esempio il Centro-Sud, dove intende
valorizzare al massimo le fonti laziali (Acqua di Nepi) e abruzzesi (Primavera di Popoli
e G.G.Valle Reale). In questo momento la società si è mostrata particolarmente attiva
nei segmenti dei piccoli formati, dove ad oggi controlla un quarto del mercato a valore.
Nell’ultimo anno è stata semplificata la struttura azionaria di comando ed ora la società
sta valutando una possibile quotazione in borsa, anche al fine di sostenere meglio il
proprio sviluppo nazionale ed internazionale.
Il gruppo Congedi International è il terzo competitor nazionale con un posizionamento
premium per tutti i suoi marchi. La società romana ha cambiato le proprie strategie
pubblicitarie svolgendo ora un’unica campagna per le acque Uliveto e Rocchetta,
posizionate entrambe come acque della salute, con il supporto di due testimonial
d’eccezione: Alessandro del Piero per l’acqua effervescente naturale Uliveto (claim:“fa
digerire bene”) e Cristina Chiabotto per la Oligominerale Rocchetta (claim:“Vivere in
forma”), mentre il marchio Rocchetta Brio Blu viene comunicato a parte in termini di
briosità. Con oltre 38 miliardi di euro di investimenti pubblicitari, Congedi continua ad
essere il top spender nella pubblicità delle acque minerali in Italia, proprio al fine di
sostenere il posizionamento premium dei propri marchi.
Il ruolo strategico della “pubblicità” è confermata dai dati riportati nella tabella che
segue che dimostra come le imprese dell’acqua siano consapevoli che la comunicazione
sia una delle più importanti garanzie per il successo dei loro prodotti.
50
GRUPPI
MIO EURO
MIO EURO
MIO EURO
2004
2005
2006
ULIVETO/ROCCHETTA
42,7
32
38,2
LETE/PRATA SGAM
12,6
19,7
18,5
NESTLE' WATERS IALIA
17,4
18
12,7
FERRARELLE
17,8
17,5
12,1
SAN BENEDETTO
14,8
13,4
10,6
FONTI VINADIO
7,7
6,8
6,6
SORG. S.CROCE
4,2
5,1
7,4
2
4,4
7
119,2
116,9
113,1
5,8
5,8
4,6
SANGEMINI
PRIMI 8
ALTRI
TOTALE
125
122,7
Tabella 18 Investimenti pubblicitari acque confezionate in Italia
Fonte: Nielsen Media Research
117,7
Ferrarelle, dopo il passaggio dal gruppo Danone al gruppo Pontecorvo, ha puntato sul
rilancio del marchio principale con un particolare sforzo di crescita anche sui mercati
esteri. Il gruppo è molto impegnato a valorizzare gli altri marchi di acqua minerale, in
primis l’acqua Boario, che si caratterizza per un posizionamento salutistico. La società
Ferrarelle produce e distribuisce in Italia l’acqua e le bevande Vitasnella del gruppo
Danone oltre a distribuire Evian, la celebre acqua minerale del gruppo francese.
Tra i cinque primi competitor italiani nelle acque minerali si pone il Gruppo Spumador,
ora controllato dalla ex Lehman Brothers Merchant Bank.
Tuttavia tra i grandi competitor italiani, quello che sta mostrando il più alto tasso di
crescita è senza dubbio Fonti di Vinadio 33 che con l’acqua Sant’Anna, oggetto di una
martellante pubblicità comparativa, ha conquistato posizioni di leadership nella GDO ed
ha ormai superato i 600 milioni di litri di vendita. L società, come si vedrà nella parte
speciale della trattazione, vuole estendere i suoi programmi di sviluppo anche nel Sud
del Paese, dove ha attivato nuovi centri logistici, oltre che sui mercati esteri, in
Svizzera, Germania e Francia, in linea con quelli che sono i movimenti dei suoi
33
Fonte della Provincia di Cuneo di cui tratterò in modo dettagliato nei prossimi capitoli
51
principali competitors. Ma oltre alla comparazione sulle proprietà qualitative della sua
acqua, sta proponendo un nuovo tipo di imballaggio, la “bio bottle”, ottenuta da fibre
vegetali, che potrà rivoluzionare il settore beverage e far guadagnare altre posizioni sul
mercato, anche europeo più sensibile alle tematiche ecologiste ed ambientali.
Il gruppo Norda, con fonti in Veneto, Lombardia ed Emilia, occupa la settima posizione
sul mercato. La società opera con diverse acque oligominerali provenienti da fonti di
montagna confluite nel marchio ombrello Norda, ma anche con altri marchi propri e
specifici per la distribuzione organizzata. Come si è visto nella precedente tabella di
riferimento, il gruppo è attivo anche nel settore delle acque in boccioni con l’acqua
Imperiale.
Subito dopo si collocano due importanti gruppi del Sud italia: Monticchio Gaudianello
in Basilicata e SGAM in Campania con volumi tra i 350 e i 400 milioni di litro.
Entrambi hanno i loro punti di forza nel segmento delle acque effervescenti naturali,
rispettivamente con i marchi Gaudianello e Lete e stanno ampliando la propria presenza
anche sugli altri segmenti delle acque minerali.
Il fatto più rilevante sullo scenario competitivo italiano è stato l’ingresso nel settore
della multinazionale Coca Cola, leader nel beverage, attraverso l’acquisizione del
controllo delle Fonti del Volture in Basilicata. Questa nuova entrata potrà avere
significative ripercussioni nel futuro quadro concorrenziale, se si considera che sono già
state potenziate le linee di produzione e per il 2007 è stato avviato un massiccio
programma per sviluppare la distribuzione nazionale dell’acqua Lilia.
Un’altra delle aziende emergenti nel settore delle acque minerali italiane è l’abruzzese
Santacroce che, grazie anche ad una forte pressione pubblicitaria e distributiva, si è
ormai portata nel gruppo dei grandi distributori, con oltre 300 milioni di litri di
produzione.
Sangemini chiude il gruppo con una produzione molto qualificata: l’acqua Sangemini
che ha uno spiccato posizionamento funzionale grazie al suo alto contenuto di calcio.
L’azienda umbra è recentemente passata sotto il controllo del gruppo Bottiglieri che ha
concentrato i suoi interessi sulle acque minerali, i succhi e le tisane, disinvestendo nel
settore bibite gassate.
Diverso il quadro internazionale, in cui il solo gruppo italiano emergente da un punto di
vista volumetrico, è “San Benedetto”che, come mercati principali, non ha solo quello
italiano, ma anche quello spagnolo e l’Europa dell’est.
52
SEDE
PRINCIPALI
CENTRALE MERCATI
PRINCIPALI MARCHE DI
ACQUE CONFEZIONATE
MIO LITRES
NESTLE'
WATERS
SVIZZERA
Tutto il mondo
DANONE
FRANCIA
Tutto il mondo
Nestlé Pura Life, Aquarel, Perrier,
Vittel, Contrex, Panna, S. Pellegrino,
Nestlé Vera, Levissima, Buxton,
Penaclara, Poland Spring, Erikli,
Henniez,..
Acqua, Bonafont, evian, Volvic,
Badoit, Arvie, Talianas, Font Vella,
Pureza Aga, Acqua D'or, Naya,
Hayet, Vitasnella, Eden Sprinfs,
Dannon, Knjaz Milos
COCA COLA
USA
Desani, Ciel, Bonaqua, Lilia,
Apollinaris, Heppinger, Aura, Dorna,
Tutto il mondo Joy, Romerquelle, Valser, Vlasinka,
Turkuaz, Multivita, Bankia, Avra,
Gotalka,..
PEPSICO
USA
Tutto il mondo
SAN
BENEDETTO
ITALIA
Italia, Spagna,
Est Europa
GROUPE
CASTEL
FRANCE
Francia, Italia,
Cameroun,
Russia
HANSA
HEMAN
GERMANIA
Germania
MEG
GERMANIA
Germania
CRYSTAL
GEYSER
USA
Usa
Aquafina, Electropura (america
Latina), Aqua Minerale, lautraki
(Europa)
San Benedetto, Guizza, Acqua di
Nepi, Primavera, Fuencisla, Font
Natura
Cristaline, Rozana, Courmayer, St.
Yorre, Thonon, Vichy Celestins,
Vernlere
Hella, St. Michaelis, Jcobus,
Irisquelle, Geotaler, Claudius,
Werretaler
Leissinger, Tau Frisch, Saskia,
Celina, Schlossbnick
Crystal Geiser
Hassia, Elisabeten, Bad Vilbeler,
Luisen, Urquelle, Bizzi, Rosbacher,
Lichtenauer, Waldquel
Tabella 19 Competitori globali nel settore delle acque confezionate
Fonte: Elaborazioni annuario acque minerali Beverfood su dati aziendali 2007/08
HASSIA
GERMANIA
Germania
VOLUMI
BIO
LITRES
%
21,3
11,8
17,6
9,8
13,1
7,3
8,8
4,9
2,4
1,3
2,1
1,2
1,7
0,9
1,5
0,8
1,1
0,6
0,9
0,5
53
3.3 I BRANDS PRESENTI SUL MERCATO ITALIANO
I dati a disposizione 34 confermano che l’acqua minerale è la bevanda più diffusa ed
acquistata dalle famiglie italiane (con una penetrazione del 98%) ed anche la bevanda
più bevuta in assoluto con consumi pro-capite ormai prossimo ai 200/litri/anno.
Secondo una recente indagine 35 , l’acqua minerale viene acquistata sulla base di
motivazioni che fanno riferimento principalmente a due aree: il gusto e la salute.
Figura 2
Come si vede, il 2004 è stato il primo anno dal 1994 in cui il settore ha registrato una
contrazione della produzione, anche a causa di una concomitanza di cause esogene
rispetto al prodotto:
• il generale rallentamento dell’economia (con impatto sulle decisioni di spesa),
• il calo del turismo, sia nazionale che internazionale, che ha pesato particolarmente sui
consumi nei pubblici esercizi,
• la situazione climatica che ha registrato un calo medio delle temperature di circa 5°C.
Nel biennio 2005-2006 invece la produzione ha ripreso a crescere: del 3,5% nel 2005 e
del 3,4% nel 2006, portandosi a fine anno a 12.200 milioni di litri. Tenuto conto del
flusso del commercio estero (con circa un miliardo di litri esportati) i consumi interni
34
Fonte: “Annuario del bere” Beverfood 07/08
35
GfK Eurisko e Gfk Panel Services, condotta per conto di Mineracqua (l’associazione dei produttori di
acqua minerale).
54
vengono stimati 36 per il 2006 intorno agli 11.250 mio litri, corrispondenti ad un
consumo pro-capite di 194 litri/anno (primato mondiale). Le vendite nei primi mesi del
2007 sono in buona crescita per tutto il settore e, quindi, per il 2007 si prevede lo
sfondamento dei 200 litri/anno di consumo pro capite.
Le acque minerali danno vita ad un grande business, in continuo sviluppo anno per
anno. Il nostro paese è ricco di acque minerali e in ogni Regione37 sono presenti molte
sorgenti che, a seconda delle conformazioni idrogeologiche del bacino da cui
provengono, erogano acque naturali caratterizzate da parametri chimici-fisici unici.
Quest’abbondanza naturale ha visto, negli ultimi venti anni, una crescita ininterrotta
della produzione grazie anche alla nascita ed allo sviluppo di nuovi centri di
imbottigliamento oltre che ad una presenza pubblicitaria sempre più marcata.
Figura 3Le imprese di acqua in Piemonte
FONTE: Il mondo, Dossier Piemonte, 10 novembre 2006
36
Beverfood 2004
37
Il Piemonte presenta 31 marche e 3 sorgenti, mentre la Provincia di Cuneo, interessante ai fini della
nostra indagine conta ben 9 marche con 5 impianti produttivi
55
L’immagine mostra come il Piemonte sia una regione ricca di acqua che rappresenta
una risorsa strategica per quest’area e un’opportunità per le imprese che fondano il loro
business su di essa.
È utile osservare che, ai fini della ricerca, la Provincia di Cuneo è tra quelle più ricche
di imprese imbottigliatrici, tra cui emergono due dei prncipali competitors a livello
nazionale, San Pellegrino, che ha acquisito la fonte “San Bernardo” di Garessio e le
“Fonti di Vinadio”, azienda che si propone con quattro brands, uno dei quali,
Sant’Anna, è leader dei consumi.
56
3.4 LA CLASSIFICAZIONE QUANTI/QUALITATIVA DELLE
ACQUE MINERALI
Come si è già più volte ribadito, generalmente chiamiamo acqua minerale naturale
l’acqua non gassata, ma in realtà questa distinzione è attribuita all’acqua che viene
imbottigliata così come sgorga alla sorgente, per cui tutte le acque minerali sono
naturali, siano esse addizionate o meno con anidride carbonica.
Secondo la definizione che la legge dà di acqua minerale naturale38 essa si distingue da
quella potabile per la purezza originaria e per la sua conservazione, per il tenore in
minerali, oligoelementi e/o altri costituenti ed eventualmente per taluni loro effetti. Tali
caratteristiche devono essere valutate sul piano geologico ed idrogeologico;
organolettico, fisico, fisico-chimico e chimico; microbiologico e se necessario 39
farmacologico, clinico e fisiologico. La composizione, la temperatura e le altre
caratteristiche essenziali delle acque minerali naturali devono inoltre mantenersi
costanti alla sorgente.
Un elemento sostanziale che contraddistingue le acque minerali rispetto a quelle
destinate al consumo umano è dunque il concetto di purezza originaria40: dalla sorgente
alla tavola quindi si devono mantenere tali. Per questo motivo, l’acqua minerale
naturale deve essere imbottigliata così come sgorga alla sorgente, ossia deve essere
microbiologicamente pura di per sé, senza subire trattamenti in grado di modificarne la
naturalezza.
Queste ultime possono tuttavia essere sottoposte a trattamenti, quali la sedimentazione,
la separazione di elementi instabili come i composti di ferro, manganese e zolfo,
mediante filtrazione o decantazione, eventualmente preceduta da ossigenazione o
38
Articolo 1 decreto legislativo 105/1992 e successive modifiche ed integrazioni apportate dal d. lgs 4
agosto 1999 n.339.
39
Il d.lgs 4 agosto 1999 n.339 in merito agli effetti favorevoli alla salute delle acque minerali naturali
stabilisce che questi possono essere eventualmente presenti e che la loro sperimentazione clinica e
farmacologica può essere effettuata se necessario e non più obbligatoriamente. L’aggiunta di queste
dizioni comporta che la distinzione dalle normali acque potabili non sia più necessariamente legata agli
effetti salutari delle acque minerali naturali.
40
Per purezza si deve intendere purezza in senso chimico e batteriologico
57
attraverso trattamento con aria arricchita di ozono ed eliminazione e reincorporazione di
anidride carbonica.
Tali trattamenti sono consentiti purché non alterino la composizione dell’acqua in quei
componenti essenziali che le conferiscono le sue proprietà. È invece vietato sottoporre
l’acqua minerale a potabilizzazione, ad aggiunta di sostanze battericide o
batteriostatiche e qualsiasi altro trattamento in grado di modificarne il microsismo
naturale.
La dicitura “microbiologicamente pura” che troviamo su ogni etichetta di acqua
minerale, infatti, non vuol dire che l’acqua minerale sia totalmente priva di batteri, ma
che contiene una minima flora batterica saprofitica, cioè non patogena, tipica della
sorgente.
Di fronte a tali considerazioni è importante capire perché il consumatore decida di
consumare un’acqua piuttosto che un’altra, andando cioè a capire quali siano le
determinanti di tale scelta. Una prima considerazione, prima ancora di andare a
considerare specifiche ricerche a riguardo, è che il consumatore, durante il processo di
scelta, dovrebbe effetuare un’attenta lettura dell’etichetta presente sulla bottiglia
dell’acqua. E’ infatti vero che non tutte le acque imbottigliate sono uguali e che una
valga l’altra: è opportuno quindi che il consumatore sia consapevole e responsabile, e lo
strumento principale per fare ciò è l’etichetta, che riporta le caratteristiche fondamentali
del prodotto e il cui scopo è quello di tutelare e informare l'acquirente in modo corretto
e il più possibile trasparente.
Quest’ultima permette di individuare il prodotto più vicino alle proprie esigenze e di
attuare una valutazione sul rapporto qualità/prezzo ed è una garanzia per la libera
circolazione delle merci, in quanto è strumento per la tutela della salute pubblica; per la
tutela della proprietà industriale e commerciale, con indicazioni di provenienza, di
denominazioni di origine e di repressione della concorrenza sleale anche in ambito
comunitario.
Tuttavia alcune ricerche41 (di cui riferirò nel prossimo capitolo) dimostrano che, molto
spesso, il dato che più di altri diviene rilevante nella scelta è in genere il residuo fisso,
dei quali molti non sempre ne conoscono il significato.
41
RICERCA GFK- MIRACQUA 2007 SULLE ACQUE MINERALI ITALIANE
58
Una prima classificazione delle acque minerali naturali viene infatti effettuata proprio a
partire dal residuo fisso (RF)42.
Il residuo fisso esprime la quantità di sali minerali che restano in un litro d’acqua, fatto
evaporare completamente a 180°. È un parametro di tipo quantitativo in grado di fornire
un’indicazione generale sul contenuto globale di sali. Il suo valore viene generalmente
espresso in milligrammi per litro (mg/l) e permette di distinguere le acque minerali in:
 MINIMAMENTE MINERALIZZATE se il RF≤ 50 mg/l. Si tratta di acque molto
“leggere” in quanto poverissime di minerali, il che le rende rapidamente assorbibili
dall’apparato digerente e quindi in grado di determinare un rapido aumento della
diuresi. Vista la scarsa mineralizzazione, queste acque sono particolarmente indicate
per la ricostruzione del latte in polvere (non modificando il contenuto salino del latte)
e in genere per la preparazione di alimenti per la prima infanzia. Sono inoltre indicate
in tutti quei casi in cui è richiesto dalla dieta un ridotto apporto di sodio, ad esempio
nell’ipertensione arteriosa. Sono in genere caratterizzate, a causa dell’esigua
presenza di minerali, da assenza di gusto e da un limitato potere dissetante. Esse
rappresentano circa il 10% delle acque minerali in commercio.
 OLIGOMINERALI O LEGGERMENTE MINERALIZZATE se 50 mg/l ≤RF≤500
mg/l. Sono le più facilmente reperibili rappresentando il 64% delle acque minerali in
commercio. Sono caratterizzate da una contenuta concentrazione di sali e dalla
presenza in tracce di oligoelementi, generalmente metalli pesanti (rame, nichel,
zinco, cromo, cadmio, manganese, cobalto) e da qualità variabili di gas disciolti.
Oltre a favorire la diuresi, sono particolarmente indicate nella prevenzione della
calcolosi renale in quanto svolgono un’azione locale sulla muscolature delle vie
urinarie che, associata all’azione meccanica del passaggio del liquido, causano il
trasporto di eventuali calcoli lungo le vie urinarie, favorendone l’eliminazione.
Essendo acque con una composizione equilibrata di sali, sono indicate per l’uso
quotidiano, non esistendo controindicazioni sulla quantità di consumo.
 MINERALI O MEDIOMINERALI se 500 mg/l ≤RF≤1500 mg/l. Rappresentano il
23% delle acque minerali in commercio. Sono caratterizzate da una composizione
abbastanza ricca di sali minerali il che le rende particolarmente dissetanti ed indicate
nel periodo estivo o durante la pratica di attività sportive, perché consentono di
42
Cfr. decreto legislativo n.105 del 25 gennaio 1992
59
reintegrare i liquidi e i minerali persi con la sudorazione. Il loro effetto diuretico
diminuisce all’aumentare del residuo fisso.
 RICCHE DI MINERALI se il RF ≥ 1500 mg/l. Sono il 3% delle acque minerali in
commercio. Possono definirsi acque “terapeutiche” e sono sconsigliate per il
consumo quotidiano. Il loro utilizzo andrebbe infatti effettuato sotto il controllo
medico a causa dell’elevata presenza di minerali, che può dar luogo a particolari
fenomeni fisiologici e controindicazioni. Sono comunque ottimi integratori di sali
minerali e quindi particolarmente indicate in caso di intensa attività sportiva o
quando risulta necessario reintegrare il quantitativo di sali perduto.
La tabella che segue permette di distinguere fra le categorie di acqua in base al residuo
fisso e ad ognuna attribuisce il dato relativo al consumo italiano.
CATEGORIE
MIO LITRES
%
250
2
MEDIO-MINERALI
2.800
25
OLIGOMINERALI
6.900
61
MINIM. MINERALIZZATE
TOTALE
1.300
11.250
12
100
RICCHE IN SALI
Tabella 20 Consumi di acque confezionate in Italia, distinte per categoria
Fonte: Beverfood su dati aziendali ed istituti di ricerca 2007
Vi sono tuttavia altri valori riportati in etichetta, che vengono spesso menzionati
assieme al residuo fisso, di cui può risultare utile conoscerne il significato, in quanto
partecipano a determinare le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua, come il Ph, la
conducibilità, la durezza.
Il Ph è un parametro che misura il grado di acidità o alcalinità di un’acqua. Se il valore
è 7 l’acqua è considerata neutra. Con un pH ≤7 l’acqua viene detta acida, mentre al
contrario l’acqua è detta alcalina o basica. L’acqua ottimale dovrebbe avere un ph
neutro, tuttavia a seconda dell’organismo del consumatore può essere indicata un’acqua
acida, ad esempio per chi soffre di processi digestivi lenti, o di acque alcaline per chi è
affetto da acidità gastrica.
In genere le acque frizzanti ed effervescenti naturali sono caratterizzate da un pH più
basso, acido, rispetto alle naturali, per effetto dell’anidride carbonica che, sciogliendosi
nell’acqua, dà origine all’acido carbonico e ne aumenta l’acidità. Va tuttavia precisato
che sull’etichetta viene riportato il valore registrato alla sorgente, cioè quello relativo al
60
contenuto naturale di anidride carbonica. Quando l’acqua viene addizionata il valore si
abbassa, per cui il pH delle acque gasate artificialmente non corrisponde a quello
indicato sull’etichetta e tale differenza è tanto maggiore quanto l’acqua è più povera di
minerali.
La conducibilità è una controprova del residuo fisso in quanto indica il grado di
mineralizzazione delle acque: più minerali ci sono nell’acqua e più l’acqua permette il
passaggio di una corrente elettrica. Se il valore è alto si tratta di un’acqua ricca di sali,
mentre valori bassi corrispondono ad acque povere di sali.
La durezza totale indica invece la concentrazione dei sali di calcare e magnesio disciolti
nell’acqua. Tuttavia un’acqua molto dura può, ad esempio, provocare deposito di
incrostazioni nelle tubazioni, mentre, al contrario, un’acqua addolcita può essere
corrosiva per le tubazioni metalliche. Inoltre il grado di durezza può influire sul suo
sapore.
In base al quantitativo di anidride carbonica naturalmente presente, aggiunto o tolto43, le
acque minerali possono essere ulteriormente classificate in:

LISCE O PIATTE: quando la quantità di anidride carbonica libera è presente in
quantità minima e non supera i 250 mg/l

EFFERVESCENTI NATURALI: quando l’anidride carbonica libera è presente in
quantità superiore a 250 mg/l

ADDIZIONATE CON ANIDRIDE CARBONICA: quando l’anidride carbonica
aggiunta non proviene dalla medesima falda o giacimento. A seconda della
quantità di anidride carbonica aggiunta si hanno le acque frizzanti o leggermente
frizzanti

RINFORZATE CON IL GAS DELLA SORGENTE: quando l’anidride carbonica
aggiunta proviene dalla medesima falda o giacimento
43
Le acque minerali naturali sgorgano con una certa percentuale di anidride carbonica libera, per questo
troviamo tale valore anche sulle etichette delle acque lisce. Tale parametro risulta importante dal punto di
vista chimico-fisico, in quanto contribuisce a determinare le caratteristiche dell’acqua. Dalle sorgenti di
acque naturalmente gasate è possibile separare e recuperare anidride carbonica che può essere utilizzata
per addizionare l’acqua stessa (in questo caso in etichetta sarà scritto: “rinforzata con il gas della
sorgente”). La maggior parte delle acque frizzanti riporta però la dicitura “aggiunta di anidride
carbonica”, ad indicare che la anidride presente può essere di origine naturale o di sintesi, ma comunque
non proviene dalla stessa falda che alimenta la sorgente.
61

PARZIALMENTE O TOTALMENTE DEGASATE: se l’anidride carbonica
presente alla sorgente viene eliminata in parte o totalmente.
L’anidride carbonica contribuisce a rendere l’acqua gradevole al palato e maggiormente
digeribile, oltre a conferirle particolari proprietà che la rendono adatta a chi soffre di
digestione lenta. Le acque gasate sono inoltre maggiormente dissetanti poiché l’anidride
carbonica agisce da leggero anestetico sulle terminazioni nervose della mucosa orale
coinvolta nel desiderio di bere e stimola una dilatazione dello stomaco con conseguente
apparente sazietà. Sciogliendosi nell’acqua inoltre dà origine all’acido carbonico che,
avendo un certo potere batteriostatico, rende le acque gasate meno soggette ad eventuali
proliferazioni di batteri.
Sia attraverso il suo percorso in atmosfera sia in quello nel suolo, l’acqua si arricchisce
di gas, minerali, sali, ioni, cosicchè si può arrivare ad un classificazione secondo un
criterio qualitativo.
Si hanno così le acque solfate, bicarbonate, fluorurate, sodiche, definite tali anche se lo
ione che le caratterizza non raggiunge la percentuale stabilita per legge; è infatti
sufficiente che tale ione sia l’elemento dominante nella formula ionica.
La tabella che segue illustra la classificazione qualitativa dell’acqua sulla base della
presenza dello ione prevalente.
TIPI DI ACQUA
IONE
CONCENTRAZIONE (mg/l)
bicarbonata
Bicarbonato
> 600
solfata
Solfati
> 200
clorurata
Cloruro
> 200
calcica
Calcio
> 150
magnesiaca
Magnesio
> 50
fluorurata
Fluoro
>1
ferruginosa
Ferro
>1
sodica
Sodio
> 200
iposodica
Sodio
< 20
Tabella 21 Classificazione qualitativa
Fonte: da “L’acqua in tavola”, G. Temporelli Fondazione Amga, 2005
Le acque bicarbonate favoriscono la digestione, accelerando lo svuotamento gastrico, se
bevute durante i pasti, tamponando l’acidità gastrica se assunte a digiuno. Hanno una
buona azione diuretica (correlata ai valori del residuo fisso) e sono particolarmente
62
indicate per chi pratica attività sportive, in quanto bicarbonato e calcio sono in grado di
neutralizzare le scorie del metabolismo muscolare(acido lattico). Altri effetti positivi si
hanno nei casi di disturbi epatobiliari, nelle forme di cistite cronica e in campo
pediatrico vengono utilizzate per prevenire le dispepsie gastriche(vomito abituale del
lattante) e come integratore alimentare.
Le acque solfate esercitano un effetto rilassante sulla muscolatura biliare per cui sono
particolarmente indicate nella cura dei disturbi epatobiliari. Possono avere un effetto
lassativo, soprattutto se associate ad elevate concentrazioni di magnesio e quindi essere
di aiuto in alcuni casi di colite spastica.
Le acque clorurate esercitano un’azione equilibratrice sull’intestino, le vie biliari e il
fegato.
Le acque che contengono anche quantità significative di solfato di sodio possono
svolgere azione lassativa.
Le acque calciche agiscono positivamente a livello dello stomaco e del fegato. Sono
particolarmente indicate per chi non beve latte e non mangia latticini in genere a causa
di allergie, per le donne in gravidanza o in menopausa, durante la crescita e la
prevenzione dell’ipertensione.
Le acque magnesiache svolgono in prevalenza un’azione purgativa, ma trovano
applicazione anche nella prevenzione dell’arteriosclerosi poiché inducono una sensibile
dilatazione delle arterie. In condizioni di stress la concentrazione di questo minerale nel
sangue può diminuire causando crampi gastrici, ansia, cefalea, affaticabilità, vertigini e
dispnea.
Le acque fluorurate sono ideali per rinforzare la struttura dei denti e per la prevenzione
delle carie, tuttavia non se ne consiglia l’uso continuativo 44 in quanto un eccesso di
questo minerale può provocare un accumulo dello stesso nei denti e nello scheletro. Il
consumo di tali acque è indicato per le donne in gravidanza poiché la prima impronta
del dente si forma già nel feto, e nella cura dell’osteoporosi perché stabilizzano ed
aumentano la cristallinità dei minerali dell’osso.
44
Il decreto del ministro della salute dell’11/9/2003 dispone che le acque minerali naturali nelle quali la
concentrazione di fluoro sia superiore a 1,5 mg/l, debbano portare indicazione in etichetta “contiene più di
1,5,mg/l di fluoro: non è opportuno il consumo regolare da parte del lattanti e dei bambini di età inferiore
ai sette anni”.
63
Le acque ferruginose sono considerate come un integratore nei casi di anemia dovuta a
carenza di ferro, mentre ne viene consigliato il consumo a chi soffre di gastroduodenite.
Le acque sodiche hanno una funzione biologica importante in quanto il sodio influenza
positivamente l’attività neuro-muscolare, ma sono controindicate per chi soffre di
ipertensione. Le acque con tenore di sodio inferiore a 20 mg/l(iposodiche) sono invece
suggerite a che deve seguire una dieta a ridotto contenuto di sale. Va tuttavia tenuto in
considerazione che il sodio apportato dalle acque minerali è in genere molto inferiore a
quello fornito dagli alimenti e che, la maggior parte delle acque, è caratterizzata da
valori molto bassi di questo minerale.
Oltre ad elementi minerali utili, nelle acque minerali possono essere presenti sostanze
indesiderate: le più diffuse ed oggetto di discussione sono i nitrati e i nitriti che
dovrebbero essere preferibilmente assenti o contenuti in quantità molto piccole, in
quanto i nitrati introdotti nell’organismo si riducono a nitriti e a contato con le
ammine 45 formano le nitroso ammine, sostanze potenzialmente cancerogene. Questo
aspetto ha particolarmente importanza se l’acqua viene consumata in età pediatrica, in
quanto valori alti di nitrati possono essere particolarmente pericolosi per i neonati
perché possono provocagli la metaemoglobinemia46.
Quindi l’etichetta che riporta una dicitura “indicata per l’alimentazione dei neonati”47 fa
riferimento al basso contenuto dei nitrati.
La presenza di nitrati costituisce un indice di inquinamento, che può essere di natura
organica, dovuto in particolare alle deiezioni animali, oppure inorganica, provocato da
fertilizzanti usati in agricoltura o da piogge acide, ricchi di ossidi di azoto
(inquinamento industriale). Per questo la loro presenza nelle acque minerali non può
superare determinate soglie.
45
L’ammina è un composto organico basico che deriva formalmente dall’ammoniaca.
46
Patologia che impedisce al sangue di portare l’ossigeno ai tessuti. È dovuta ad un accumulo di
metaemoglobina nel sangue che può essere causato anche da malattie congenite ereditarie ma che, nelle
forme più comuni, è di origine tossica. Numerosi composti chimici naturali o sintetici, infatti, hanno la
capacità di formare metaemoglobina, una volta penetrati nei globuli rossi. Tra essi vi sono composti di
largo interesse industriale intermedi o di prodotti di partenza nella sintesi di coloranti, degli insetticidi, dei
medicamenti.. tra i quali appunto nitriti, nitroderivati, azocomposti..
47
Questo aspetto verrà considerato ad esempio durante la trattazione dell’etichetta dell’acqua Sant’Anna.
64
Una considerazione ulteriore potrebbe suggerire che la concentrazione di queste
sostanze nell’acqua da bere sia un parametro che va tenuto certamente sotto controllo,
tanto da determinare frequenti discussioni tra gli esperti del settore, ma che spesso è
presente anche in molti altri alimenti, ad esempio i salumi, in quanto usati per la loro
conservazione e conseguentemente assunti da parte dell’organismo 48
48
Quello dei nitrati è inoltre più un problema delle acque potabili ( il cui valore limite è pari a 50 mg/l per
i nitrati e 0,5 mg/l per i nitriti) che di quelle minerali, tanto è vero che non pochi acquedotti hanno dovuto
usufruire di deroghe per poter continuare ad erogare l’acqua.
65
3.5 LA RICERCA GFK-MINERACQUA 2007
La ricerca commissionata da Mineracqua49 è stata articolata in una fase qualitativa50 ed
una quantitativa51.
La prima fase prende in esame la diffusione dell’acqua minerale in Italia e conferma che
è la bevanda più diffusa e acquistata dalle famiglie italiane, rafforzando addirittura
l’indice di penetrazione che è cresciuto ancora di un punto raggiungendo così il 98%,
dato unico, che non è confermato per nessun altra bevanda.
Tale indagine mette a confronto l’acqua minerale con quella del rubinetto, evidenziando
che, sul piano del gusto, l’acqua minerale è più gradevole dell’acqua del rubinetto che,
risulta più pesante e con un gusto sgradevole di cloro.
Così anche sul piano salutistico, l’acqua minerale è migliore di quella del rubinetto
perché ha un gusto più gradevole, contribuisce maggiormente al benessere fisico, è
sicura e controllata. E’ infatti questo l’ aspetto che assume maggiore rilevanza rispetto
al passato, sulla base di tre elementi:
 la crescente consapevolezza della composizione e quindi della diversità di bisogni
che possono essere soddisfatti attraverso l’acqua minerale.
 la maggiore sensibilizzazione da parte dei mezzi di comunicazione dei benefici
dell’acqua minerale.
 la comunicazione pubblicitaria che lega l’acqua ad aspetti salutistici.
Il 23% degli intervistati ritiene che l’acqua minerale sia il prodotto più indispensabile
per la salute e circa la composizione, il consumatore italiano percepisce con una certa
chiarezza alcuni elementi, come il “residuo fisso” e alcuni tipi di sali minerali.
Il primo è percepito in termini di quantità di sali contenuti nell’acqua e/o come
indicatore di purezza e leggerezza, mentre tra i sali minerali, sono percepiti con
maggiore evidenza: il calcio (vissuto come elemento positivo in quanto fa bene alle
ossa, soprattutto agli anziani e ai bambini) ed il sodio (la cui presenza è vissuta in
chiave negativa per chi ha problemi di dieta ed ipertensione).
49
Costituita nel 1990 MINERACQUA è l'organizzazione imprenditoriale che riunisce, rappresenta e
tutela le industrie italiane che confezionano acque minerali naturali, acque di sorgente e bevande
analcooliche.
50
Condotta da GfK Eurisko attraverso la tecnica del focus group.
51
Condotta da GdK Panel Services su un campione di responsabili acquisto.
66
Il target più evoluto considera come positivi altri sali minerali come il magnesio, il
potassio, il ferro, ma pare che non sia ben chiaro invece il significato di
“oligominerale”: per alcuni è un’acqua più preziosa, per altri è un’acqua con minore
calcio o più in generale con meno sali.
Più univoca è invece la percezione delle diverse tipologie: lisce, effervescenti naturali,
leggermente gassate e gassate, con una valutazione salutistica leggermente più negativa
per queste ultime.
Al confronto con le altre bevande, l’acqua minerale presenta il beneficio distintivo della
totale innocuità e dell’immagine indiscussa di prodotto salutare.
L’acqua minerale, infatti, presenta caratteristiche “uniche” e distintive quali: il gusto
semplice (non artefatto), la composizione (è naturale, non presenta coloranti né
conservanti), la salute (è la bevanda più salutare, adatta a tutti, senza alcuna
controindicazione).
Le motivazioni al consumo pare che tendano a mettere in luce che l’acqua si beve
frequentemente, soprattutto perché disseta e perché fa stare bene; mentre le altre
bevande si consumano più occasionalmente per piacere e gratificazione.
Caso particolare poi, sono le acque aromatizzate, che sono considerate però come
prodotti di nicchia.
Per quanto riguarda le bevande più in antitesi con l’acqua minerale, sono soprattutto la
coca cola e l’aranciata che si differenziano ma non presentano grossi elementi di
interscambiabilità, per via dei seguenti aspetti: la sensorialità (sono dolci e colorate), la
composizione (contengono coloranti ed additivi), il salutismo (non sono adatte a tutti,
provocando gonfiori), la frequenza di consumi (bisogna berne in ridotte quantità).
Resta comunque fermo il ruolo dell’etichetta che è il biglietto da visita dell’acqua
minerale, un elemento chiave per comunicare informazioni e aiutare la scelta.
La composizione chimica è infatti ritenuta l’informazione più importante da quasi il
50% di coloro che leggono l’etichetta prima di scegliere il prodotto.
Ma l’indagine rivela che, se da un lato c’è una buona consapevolezza dei contenuti
espressi nell’etichetta, dall’altro vengono percepite come tutte uguali, di difficile lettura
e poco comprensibile (“simboli e sigle misteriose”, si riferisce), con il risultato che la
maggioranza ha quindi difficoltà a decodificare i contenuti.
Inoltre la ricerca evidenzia che il consumo dell’acqua minerale è diventata un’abitudine
radicata, favorita sia da un retaggio familiare ma anche dal fatto che bere acqua del
67
rubinetto è diventato impossibile per via di un gusto troppo sgradevole e anche di un
colore non naturale.
Nel percorso di scelta, la marca ha ancora il ruolo più rilevante (23%), seguita dal
prezzo (19%), dal gusto (17%) e dalle offerte speciali (13%).
La tabella che segue, schematizza questi dati riportati dalla ricerca.
Figura 4 Determinanti della scelta dell’acqua minerale
tv
prezzo
gusto
offerte speciali
Dall’indagine appare comunque evidente che l’assortimento presente nel punto vendita
sia una delle variabili che influiscono sulla scelta; in particolare, il 50% degli intervistati
lamenta una sistemazione caotica e disordinata, caratterizzata da una logica che non
aiuta ad identificare il prodotto, con un’indicazione dei prezzi spesso poco chiara.
Per quanto riguarda il valore della marca, nelle acque minerali risulta più debole e meno
precisa, rispetto ad altre categorie di prodotti, la percezione. Gli aspetti che
contribuiscono maggiormente a definire il valore di marca risultano essere: i controlli e
la purificazione dell’acque all’origine, la sorgente (come luogo identificativo
dell’acqua), la composizione dell’acqua stessa, il gusto specifico e riconoscibile di ogni
singola
acqua,
la
confezione
(vetro/plastica,
tipo
di
plastica,
formato,
maneggevolezza..), la pubblicità e le promozioni, il valore della storia e della tradizione
contrapposte al valore di immagine delle marche più commerciali.
Concorre alla scarsa percezione del valore di mercato l’assenza di un posizionamento
distintivo della maggioranza delle marche all’interno del mercato di riferimento (non si
riescono ad individuare i benefici specifici di ogni singolo brand).
68
3.6 LA CAPTAZIONE E L’IMBOTTIGLIAMENTO DELL’ACQUA:
CONCESSIONE E CONTROLLI
L’acqua minerale prima di arrivare sugli scaffali dei negozi e di conseguenza sulle
nostre tavole, viene sottoposta a numerose operazioni che dalle sorgenti di prelievo
consentono di ottenere il prodotto finito, cioè la bottiglia etichettata.
Le sorgenti di acque minerali si possono considerare serbatoi di acque con capacità
infinita, continuamente caricati dalle acque di precipitazione le quali, per percolazione,
attraversano le rocce arricchendosi di minerali.
La proporzione tra l’acqua che si infiltra nel terreno e quella che ruscella dipende da
molti fattori tra i quali la natura del terreno e l’intensità delle precipitazioni. La
conoscenza di questi parametri è di importanza basilare per poter determinare le
potenzialità del bacino idrogeologico e quindi l’affidabilità della falda per la produzione
industriale di acqua minerale. Per il calcolo del bilancio idrogeologico viene utilizzata
l’equazione:
P = E+R+I = E+D
P= precipitazioni
E= evaporazione
R= ruscellamento
I= infiltrazione
D= deflusso totale
A seconda del tipo di terreno, il deflusso idrico totale sarà caratterizzato da un diverso
rapporto tra il coefficiente di infiltrazione e quello di ruscellamento, mentre la loro
somma definisce il deflusso idrico totale, superficiale e sotterraneo. Il coefficiente di
evapotraspirazione è un parametro di difficile determinazione. Infatti mentre
l’evaporazione da superfici libere è un fenomeno pressoché trascurabile, la percentuale
di acqua che viene traspirata dalle pinete ed emessa nell’atmosfera è consistente e
dipende dai fattori legati alle condizioni del terreno. La particolare struttura del bacino
idrogeologico d’origine costituisce quindi, per le acque che si infiltrano nelle sue
profondità, un serbatoio si stoccaggio e mineralizzazione delle caratteristiche uniche. Le
rocce possono classificarsi in:
 IGNEE O MAGMATICHE: la loro formazione è dovuta al consolidamento dei
magmi presenti con elevate temperature nelle profondità della crosta terrestre
69
 SEDIMENTARIE: formate dal progressivo sedimentarsi di depositi rocciosi
derivanti dall’azione di diversi processi e in vari ambienti, continentali e marini.
 METAMORFICHE: sono il risultato di trasformazioni della strutture, tessitura e
composizione indotte dall’azione della pressione e della temperatura presenti nelle
profondità della crosta terrestre
Di conseguenza si può considerare l’acqua come la fase finale di un lungo processo che
dipende da: la natura delle rocce52, le pressioni parziali dei gas presenti nel sottosuolo,
le variazioni termiche incontrate durante il percorso, le sostanze chimiche presenti nelle
acque meteoriche53, il tempo di permanenza nell’acquifero, per cui a periodi maggiori
corrispondono acque più saline.
Sia le sorgenti naturali54, sia le sorgenti perforate55 richiedono un lavoro di ricerca e
captazione lungo e complesso, svolto da personale specializzato, generalmente
idrogeologi, con l’ausilio di sofisticati strumenti di ricerca e della loro esperienza che li
portano ad individuare alcuni parametri base sui quali fondare la ricerca: saranno infatti
da escludere le zone particolarmente impervie, difficilmente raggiungibili dall’energia
elettrica, quelle a rischio di inquinamento e tutti quei casi in cui sarebbe praticamente
impossibile utilizzare l’acqua.
Se poi viene individuata la sorgente, si darà il via a numerose analisi necessarie alla
determinazione dell’idoneità di imbottigliamento.
Il decreto ministeriale del 12 novembre 1992 fissa i criteri di valutazione delle
caratteristiche idrogeologiche, chimiche-fisiche e microbiologiche per le acque minerali
naturali.
L’utilizzazione di una sorgente di acqua
minerale naturale è subordinata
all’autorizzazione regionale che viene rilasciata previo accertamento che gli impianti
destinati all’utilizzazione siano realizzati in modo da escludere ogni pericolo di
inquinamento e da conservare all’acqua le sue proprietà, corrispondenti alla sua
52
Da cui dipendono i coefficienti di infiltrazione e solubilizzazione e dai quali dipendono a loro volta la
potenzialità di ricerca del bacino e la tipologia dei Sali rilasciati all’acqua.
53
Da questi hanno origine svariati tipi di acidi in grado di solubilizzare le rocce.
54
Sorgenti che naturalmente affiorano alla superficie grazie all’equilibrio chimico-fisico dovuto al
raggiungimento di una costanza nella velocità di percorrenza dell’acqua.
55
Classici pozzi che si ottengono attraverso il pompaggio di acqua dalle aree di ricarica. Si noti che tale
procedura talvolta può indurre variazioni degli equilibri chimico-fisico presenti.
70
qualificazione, esistenti alla sorgente, fatte salve le modifiche apportate mediante
operazioni consentite dal decreto normativo56.
La domanda di riconoscimento naturalmente deve essere corredate anche dai certificati
di almeno quattro analisi chimico-fisiche e altrettante microbiologiche, eseguite nelle
quattro stagioni su campioni prelevati alla sorgente (alle singole sorgenti, se l’acqua
proviene da più sorgenti) e dai relativi verbali di prelevamento redatti dall’autorità
sanitaria che ha assistito ai prelevamenti stessi.
Ai fini del rilascio dell’autorizzazione per l’utilizzo di una sorgente di acqua minerale
naturale, deve in particolare essere accertato che:
a) la sorgente o il punto di emergenza siano protetti contro ogni pericolo di
inquinamento;
b) la captazione, le canalizzazioni ed i serbatoi siano realizzati con materiali adatti
all’acqua minerale naturale, in modo da impedire qualsiasi modifica chimica, fisicochimica e batteriologica di tale acqua;
c) le condizioni di utilizzazione ed in particolare gli impianti di lavaggio e di
imbottigliamento soddisfano le esigenze igieniche; in particolare, i recipienti debbono
essere trattati o fabbricati in modo da evitare che le caratteristiche batteriologiche e
chimiche delle acque minerali naturali vengano alterate;
d) l’eventuale trattamento (quali la separazione di composti di ferro, manganese, ecc.)
corrisponda a quello indicato nel provvedimento di riconoscimento.57
Il decreto legislativo di riferimento, il d. lgs 25/1/1992, n. 105, prevede all’articolo 8,
comma 2, le operazioni che è consentito effettuare sull'acqua minerale naturale.
Innanzitutto è consentita l’aggiunta di anidride carbonica e si specifica in quali casi il
carattere di un’acqua minerale non si intende modificato, ossia ove si effettuino le
seguenti operazioni:
a) captazione, canalizzazione, elevazione meccanica, approvvigionamento in vasche o
serbatoi;
b) separazione degli elementi instabili, quali i composti del ferro e dello zolfo, mediante
filtrazione o decantazione, eventualmente preceduta da ossigenazione;
56
57
Il decreto di riferimento è il d. lgs 25/1/1992 n. 105, art.5, commi 1 e 2
Il decreto di riferimento è il d. lgs 25/1/1992 n. 105, art. 6, commi 1
71
c) separazione dei composti di ferro, manganese e zolfo nonché dell’arsenico da talune
acque minerali mediante trattamento con aria arricchita di ozono;
d) separazione di componenti indesiderabili diversi da quelli menzionati alle lettere b) e
c);
e) eliminazione totale o parziale dell’anidride carbonica libera mediante procedimenti
esclusivamente fisici, nonché incorporazione o reincorporazione di anidride carbonica.
Ovviamente, le operazioni indicate alle lettere b), c) e d) non devono comportare una
modifica della composizione dell’acqua in quei componenti essenziali che conferiscono
all’acqua stessa le sue proprietà.
In Italia ad oggi si contano circa 190 stabilimenti di imbottigliamento delle acque
minerali. Possiamo trovare stabilimenti che
 sfruttano l’acqua di una sorgente per imbottigliare una marca
 sfruttano l’acqua di più sorgenti, opportunamente miscelata, per imbottigliare una
marca
 sfruttano l’acqua di più sorgenti per imbottigliare più marche
Ed è per questa ragione che esistono più marche che stabilimenti.
In generale, le pratiche che gestiscono la concessione mineraria di un certo territorio,
non seguono la stessa prassi di quelle richieste per la costruzione dello stabilimento. Ad
esempio, l’amministrazione comunale di una località potrebbe opporsi alla costruzione
di uno stabilimento nuovo così da rendere impossibile l’imbottigliamento, oppure
concedere la concessione dopo molti anni. Per questo può accadere che molti possibili
centri di produzione di acqua minerale non vengano attivati. La situazione ottimale si
raggiunge quando le circostanze burocratiche sono favorevoli e permettono la
costruzione dello stabilimento il più vicino possibile ai punti dove l’acqua è prelevata,
come prevede lo stesso decreto, che afferma all’articolo 10 che, l’utilizzazione delle
acque minerali deve avvenire in prossimità della sorgente, così che la gestione della
risorsa idrica diventa più economica, veloce e sicura.
Ma la sicurezza dell’acqua deve essere garantita in tutte le fasi del processo in cui ci si
deve assicurare che nessun agente esterno possa venire a contatto con l’acqua, in modo
tale che le sue caratteristiche si mantengano inalterate dalla sorgente sino ai punti di
imbottigliamento. Lo stabilimento deve essere situato il più vicino possibile ai punti di
prelievo e i materiali delle tubature devono essere assolutamente atossici e asettici,
72
generalmente in acciaio inox 58 oppure PEAD 59 , ed essere costantemente sottoposti a
trattamenti di sanitizzazione.
L’acciaio inox è un materiale molto igienico perché presenta una buona resistenza
all’azione dei detergenti e dei disinfestanti; inoltre è caratterizzato da una superficie
liscia e priva di porosità, per cui le colonie batteriche trovano difficoltà d’insediamento.
Tuttavia, per arrivare sino allo stabilimento, è necessario eseguire un gran numero di
saldature di collegamento tra tubi, rubinetti, curve, zone di minor resistenza che si
offrono meglio all’attacco delle sostanze aggressive, come alcuni sali che, con il passare
del tempo, possono innescare lievi fenomeni di corrosione. Per ovviare a questi
inconvenienti all’acciaio inox viene spesso preferito il PEAD, soprattutto nei casi in cui
l’acqua debba essere trasportata per un percorso lungo ed accidentato.
Il PEAD presenta interessanti vantaggi dovuti alla mancanza di punti di saldatura ed
inoltre ha un prezzo di partenza decisamente più basso. Tale resina è assolutamente
atossica e possiede tutti i requisiti per venire a contatto con i prodotti destinati all’uso
alimentare; come l’inox, requisiti certificati dalle ditte produttrici che rilasciano dei
certificati di qualità del prodotto garantendo l’assoluta idoneità per l’impiego stabilito.
Per quanto riguarda invece le dimensioni fisiche dello stabilimento, queste sono
correlate alla capacità produttiva che si intende realizzare, capacità che tuttavia è legata
e dipende dalle caratteristiche delle sorgenti in termini di capacità del bacino e dalla
disponibilità di acqua. Oltre ai locali di lavorazione veri e propri, ai laboratori e agli
uffici, bisogna inoltre considerare i grandi volumi richiesti per lo stoccaggio e la
movimentazione del prodotto finito, per cui occorre individuare ed attrezzare aree
magazzino, possibilmente su un unico piano60ed un’area per i mezzi di trasporto adibiti
alla consegna ai vari centri di rivendita commerciale.
Tuttavia nella fase della progettazione dello stabilimento è bene bilanciare due esigenze
non necessariamente contrapposte: da un lato ottenere la massima produttività, dall’altra
non compromettere il livello qualitativo del prodotto finito 61 . In genere il cuore
58
AISI 316L.
59
Poli Etilene Alta Densità.
60
Questo aspetto è valutato sulla base del risparmio di energia che contrariamente si avrebbe in fase di
movimentazione dei carichi su più piani.
61
Al fine di evitare contaminazioni esterne alla purezza presente alla sorgente, prima regola è mantenere
in condizioni igieniche adeguate i locali.
73
dell’impianto è rappresentato dalle linee di imbottigliamento ed in particolare dalle
macchine riempitrici che si trovano in locali isolati, alle quali si può accedere tramite
porte ermetiche. Qui l’igiene è particolarmente curata: l’acqua viene depurata e
sterilizzata, mentre il personale munito di adeguati indumenti protettivi, svolge
unicamente una funzione di gestione e controllo non intervenendo mai direttamente
nelle operazioni di imbottigliamento. Tutte le aperture e i contatti con il mondo esterno
devono essere progettate in modo da proteggere i locali interni dall’accesso di elementi
contaminanti.
Il monitoraggio microbico ricopre un ruolo di primaria importanza in quanto dà
un’indicazione del livello d’igiene con cui si sta operando: spesso le sorgenti di
contaminazione possono essere gli uomini che operano all’interno, piuttosto che gli
animali, la vegetazione, il suolo, l’aria che resta il più grande ed efficiente vettore di
trasporto dei contaminanti.
Proprio per evitare che il prodotto offerto al consumatore finale possa presentare grado
di rischio per la salute, nasce l’esigenza di effettuare frequenti analisi, sia
batteriologiche sia fisico-chimiche, da parte sia di laboratori interni allo stabilimento, se
presenti, sia esterni ad esso.
Saranno allora effettuati controlli periodici di routine, sia alla sorgente sia nei vari punti
prelievo, lungo tutta la linea di imbottigliamento.
Le modalità di frequenza di tali controlli vengono stabilite dalla circolare ministeriale
del 13 settembre 1991 per quanto concerne la parte microbiologica, mentre per la parte
chimico-fisica ci si riferisce alla circolare 19 del Ministero della Sanità del 12 maggio
1993.
Attualmente la materia della acque minerali è di competenza regionale ed assume
particolare rilievo l’entrata in vigore del D.P.R. 14/01/1972 n.2 (art1), con il quale sono
state trasferite alle Regioni le competenze per l’autorizzazione all’utilizzo delle acque
minerali, all’esercizio degli stabilimenti di imbottigliamento, alla vigilanza igienicosanitaria e per la materia mineraria (permessi di ricerca, concessioni, polizia mineraria).
Questa ripartizione è stata poi anche successivamente confermata dai provvedimenti
normativi emanati in seguito e sulla base della riforma del Titolo V della Costituzione
(art 117, 118), mentre alcune Regioni hanno trasferito o stanno per trasferire le
competenze ad altri Enti Locali.
74
Per le acque minerali, vige di fatto, un doppio regime per la vigilanza igienico-sanitaria
che deriva dalle seguenti disposizioni:
 Le indicazioni per gli aspetti connessi alla vigilanza e al commercio delle acque
minerali di cui alle Circolari del Ministero della Sanità n. 17 del 13 settembre 1991 e
n.19 del 12 maggio 1993.
 L’autocontrollo igienico della produzione secondo i principi dell’ HACCP62di cui al
D. Lgs 155/97.
Alcuni autori63ritengono che la validità delle Circolari Ministeriali è decaduta in virtù
dell’entrata in vigore di uno strumento legislativo come il D.Lgs 155/97 di recepimento
di direttive comunitarie. In assenza però di una chiara determinazione ministeriale
sull’abrogazione delle regole e procedure indicate nelle Circolari 17/91 e 19/93, siamo
in presenza di un sistema che vede la vigenza contemporanea di due regimi di vigilanza
igienico-sanitaria con conseguenti problemi di interpretazione e di applicazione per tutti
gli operatori del settore.
In alcuni casi i due regimi sono anche in palese contrasto riguardo i seguenti motivi:
 Individuazione di soggetti diversi come responsabili del controllo igienico della
produzione
 Indicazione di diverse regole per le frequenze di campionamento, le tipologie di
controlli ed i laboratori di analisi
 Diverse modalità per il ritiro dal commercio delle partite non conformi
Ma tornando alla questione dei controlli, questi sono periodicamente previsti:
 alla sorgente: controlli chimici e microbiologici almeno una volta all’anno,
preferibilmente nel primo trimestre con contestuale ispezione di sorgenti, opere di
62
L'HACCP (Hazard Analysis and Critical Control Points) è un sistema di autocontrollo che ogni
operatore nel settore della produzione di alimenti deve mettere in atto al fine di valutare e stimare pericoli
e rischi e stabilire misure di controllo per prevenire l'insorgere di problemi igienici e sanitari. L’HACCP è
stato introdotto in Europa nel 1993 con la direttiva 43/93/CEE (recepita in Italia con il decreto legislativo
26 maggio 1997, n. 155), che prevede l'obbligo di applicazione del protocollo HACCP per tutti gli
operatori a qualsiasi livello della catena produttiva alimentare. Questa normativa è stata sostituita nel
2006 dal regolamento 852/2004.
63
Calà P., Mantelli F. in “Le acque minerali naturali: principali caratteristiche, tecniche di analisi,
legislazione”. Quaderni di Igiene Pubblica e Veterinaria, Pubblicazione a cura della Regione Toscana,
Dipartimento Diritto alla Salute, Firenze, Settembre 2003, pag. 1-239.
75
captazione, opere di adduzione, zone di protezione igienica, depositi di accumulo,
stabilimento di imbottigliamento, macchinari e tessere sanitarie;
 all’impianto di imbottigliamento e ai depositi di produzione: controlli chimici e
microbiologici almeno una volta al mese sul prodotto finito prelevato alla linea di
imbottigliamento, con contestuale controllo del rispetto delle norma igieniche del
personale, delle operazioni di imbottigliamento e dei locali, dei registri di cui al
D.M.16/07/1941 e della conformità alla legge delle etichette;
 ai depositi di distribuzione: controlli chimici e microbiologici almeno una volta ogni
tre mesi;
 ai punti vendita: il prelevamento di campioni per l’esecuzione dei controlli chimici e
microbiologici è effettuato secondo il programma di attività concordato tra l’azienda
Asl ed il laboratorio che esegue le analisi, in relazione al numero dei punti vendita
situati sul territorio di competenza, al fine di evitare ripetizioni di campioni uguali.
Il giudizio di accettabilità è subordinato al non superamento dei limiti previsti all’art 6
del D.M. 542 del 1992, regolamento recante i criteri di valutazione delle caratteristiche
delle acque minerali naturali.
La non conformità rispetto a quanto dichiarato in etichetta non determina giudizio di
“non accettabilità”, ma una serie più frequenti di controlli per verificare se la modalità è
occasionale o se c’è un’evoluzione di composizione che possa giustificare la modifica
dei parametri riportati in etichetta. In questo caso si dovrà provvedere ad un rinnovo di
questa, così come previsto dalla Circolare del Ministero della Sanità 19/199364 . Nel
caso in cui ci sia la segnalazione di non conformità per la componente chimica di
un’acqua minerale, sono seguite le procedure dettate dal decreto legislativo 26 maggio
1997 n. 155 che prevedono che il titolare dell’azienda sospenda l’attività di produzione
e commercializzazione dell’acqua minerale, e provveda al ritiro delle partite poste in
commercio in ogni ambito. La regione, di concerto con le aziende asl, deve verificare
l’effettivo ritiro delle partite commercializzate attraverso i registri di tracciabilità del
prodotto, estendendo l’allerta sanitario alle altre regioni e province autonome in caso di
merci distribuite in territorio extra-regionale. In caso di merci distribuite all’estero,
l’allerta deve essere esteso al Ministero della Salute. In ogni caso la regione e le aziende
64
“persistendo la modifica della composizione analitica dell’acqua minerale, si dovrà provvedere, in caso
di imbottigliamento e con i tempi tecnici necessari, alla modifica dell’etichetta”.
76
asl hanno la facoltà di provvedere al sequestro cautelativo di merci e alla chiusura di
impianti, in caso di pericolo per la salute pubblica, senza attendere l’intervento
dell’azienda produttrice. La regione può inoltre intervenire sull’autorizzazione sanitaria
con provvedimenti di sospensione e decadenza.
La
ripresa
dell’attività
produttiva
avviene
su
responsabilità
dell’azienda,
successivamente al ripristino della conformità alla legge dell’acqua minerale ed in
assenza di provvedimenti sospensivi dell’autorità. È facoltà comunque dell’autorità
sanitaria, verificare l’effettivo ripristino della conformità.
Nel caso in cui, invece, siano stati emessi provvedimenti sospensivi dell’autorizzazione,
la ripresa dell’attività produttiva avviene dopo l’accertamento della conformità
dell’acqua minerale attraverso indagini ritenute più idonee dall’autorità sanitaria in
relazione alla valutazione del rischio per la salute pubblica.
La tabella che segue riporta i parametri analizzati durante il controllo ordinario delle
acque minerali.
Parametri analizzati nel controllo ordinario delle acque minerali naturali in campioni
consegnati dagli organi del sevizio sanitario e da altre strutture di controllo(NAS): i
parametri attualmente non previsti dal D.M. 542/92, comunque inseriti nella normale
routine di controllo sono contraddistinti dalla *.
COMPONENTI PRINCIPALI
ARTICOLO 5 DEL D.M. 542/92
Odore*
SOSTANZE CONTAMINANTI
ARTICOLO 6 DEL D.M. 542/92
Arsenico
Ph
Bario
Torbidità*
Boro
Conducibilità elettrica
Cadmio
Residuo Fisso
Composti organoalogenati
Azoto ammoniacale
Cromo
Fluoruri
Piombo
Cloruri
Manganese
Solfati
Nichel*
Bicarbonati
Rame
Sodio, potassio, calcio e magnesio
Selenio
Alluminio
Nitriti
Ferro
Nitrati
Tabella 22 Parametri analizzati nel controllo ordinario delle acque minerali
Fonte: Arpat Toscana, 2003
77
Per quanto riguarda poi le procedure di imbottigliamento, è bene sapere che spesso le
acque minerali possono provenire o da un’ unica sorgente oppure dalla confluenza e
miscelazione di più sorgenti le quali, una volta arrivate nello stabilimento, vengono
sottoposte a rigorosi controlli prima e durante le varie fasi di imbottigliamento.
Tutti gli ambienti infatti sono tenuti a stretto controllo igienico65 e gli operatori hanno il
solo compito di controllare il processo, senza mai venire a diretto contatto con l’acqua.
Come già più volte detto, le acque possono essere sottoposte ad alcuni trattamenti, senza
però mai modificarne le caratteristiche di naturalezza.
Ai sensi dell’art 5 del Decreto Legislativo 339/99, il carattere dell’acqua minerale
naturale non si intende modificato dalle seguenti operazioni:
a) captazione, canalizzazione, elevazione meccanica, approvvigionamento in vasche
o serbatoi;
b) separazione degli elementi instabili, quali i composti del ferro e dello zolfo
mediante filtrazione o decantazione, eventualmente preceduta da ossigenazione, a
condizione che tale trattamento non comporti una modifica della composizione
dell'acqua in quei componenti essenziali che conferiscono all'acqua stessa le sue
caratteristiche;
c) separazione dei composti di ferro, manganese e zolfo nonché dell'arsenico da
talune acque mediante trattamento con aria arricchita di ozono, a condizione che
tale trattamento non comporti una modifica della composizione dell'acqua in quei
componenti essenziali che conferiscono all'acqua stessa le sue caratteristiche;
d) separazione di componenti indesiderabili diversi da quelli menzionati alle lettere
b) e c) a condizione che tale trattamento non comporti una modifica della
composizione dell'acqua in quei componenti essenziali che conferiscono all'acqua
stessa le sue caratteristiche;
e) eliminazione totale o parziale della anidride carbonica libera mediante
procedimenti esclusivamente fisici, nonché incorporazione o reincorporazione di
anidride carbonica.
L’art 6 di suddetto decreto impone invece il divieto di sottoporre l'acqua di sorgente ad
operazioni diverse da quelle previste nell'articolo 5; in particolare, sono vietati i
trattamenti di potabilizzazione, l'aggiunta di sostanze battericide o batteriostatiche e
65
In particolare le aree di imbottigliamento che sono in genere chiuse e in sovrapressione.
78
qualsiasi altro trattamento suscettibile di modificare il microbismo dell'acqua di
sorgente.
3.7 L’IMBALLAGGIO DEL PRODOTTO: VETRO O PET?
EFFETTI DELL’INTRODUZIONE DEL PLA
66
“L’imballaggio fa la marca. La marca fa l’imballaggio. Un prodotto deve avere
visibilità per vendere, la sua presentazione deve fare venire in mente nozioni come buon
servizio, sicurezza, igiene” (Miquel, 1999).
Le bottiglie di acqua stanno diventando un oggetto estetico, che può essere collezionato,
oltre che essere funzionale al prodotto in esse contenute, si pensi ad esempio alla
bottiglia dell’acqua San Bernardo, l’acqua minimamente mineralizzata del gruppo
Sanpellegrino -Nestlè Waters Italia, che ha rinnovato marchio, etichetta e bottiglia al
fine di evidenziare una personalità più fresca e distintiva del prodotto, pur mantenendo
un legame con le origini e la tradizione. Il restyling della confezione è stato realizzato in
collaborazione con il famoso designer Giugiaro, che in passato aveva creato per l’acqua
piemontese la famosa bottiglia con le gocce67.
66
Nei primi mesi dell’anno l’acqua minerale Sant’Anna ha lanciato la prima bio-bottiglia, puntando su
una nuova strategia di marketing tramite il rivoluzionario packaging . A fornire questo nuovo materiale è
la NatureWork LLC del Minnesota USA; si tratta di un nuovo polimero che si ottiene dalla fermentazione
del mais. Quello che caratterizza questa nuova bottiglia è la materia prima, risorsa rinnovabile che aiuta a
ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Hanno calcolato che ogni 50 milioni di bottiglie porterà a
un risparmio di 13.600 barili di petrolio, ridurrà la capacità d’emissione di anidride carbonica di 3.000
auto che percorrono 10.000 km.
L’iniziativa è sicuramente interessante e attuale ed in più questa bio bottiglia una volta deposta in
ambiente idoneo allo smaltimento si decompone completamente in circa 80 giorni.
67
La nuova veste stilistica e grafica della bottiglia ha mantenuto la caratteristica principale della prima
versione disegnata da Giugiaro nel 1994, le famose 88 gocce che ne ricoprivano la superficie. Ora le
gocce sono diventate 105 e scendono lungo l’intero involucro, fin quasi al fondo, a toccare l’etichetta,
esaltandone il profilo attraverso una maggiore eleganza e attualità, incrementandone, non in ultimo,
l’ergonomia, con una forma più affusolata. La goccia diventa segno ed espressione del mutamento nella
continuità: una marca legata alle sue origini ma proiettata al futuro. Oltre al design, S. Bernardo rinnova
marchio ed etichetta. Il nuovo marchio mantiene il classico lettering originario ma poggia su fondo
bianco, essenziale, acquisendo più luminosità e trasparenza. Nella bottiglia in vetro il nuovo marchio è
impresso in rilievo sul vetro in verticale, sottolineando ulteriormente la preziosità di questa confezione
destinata prioritariamente al consumo nella ristorazione di qualità. La nuova etichetta è metallizzata,
79
Fare marketing vuol anche dire saper vendere un “prodotto”, l’acqua appunto, che è
normalmente alla portata dei potenziali acquirenti ad un costo di gran lunga minore.
Ci si interroga allora su che cosa possa indurre la gente all’acquisto?
Il punto è che quello che si vende non è solo “acqua”, ma un prodotto completo, capace
di guarire da mali reali o immaginari, in grado di rendere più belli, più magri o più alla
moda; ed anche la bottiglia da semplice bene diventa un “logo”, un oggetto di moda,
uno status symbol.
Gli “imballaggi” per l’acqua minerale sono, come già accennato, parte integrante del
prodotto stesso che spesso può essere facilmente identificato attraverso i colori, le forme
e i materiali sempre più fantasiosi del suo involucro.
Per un lungo periodo di tempo, le uniche bottiglie di acqua che si potevano trovare in
vendita erano di vetro: un materiale ottimo, ma pesante.
Alla fine degli anni ‘60 si è iniziato ad usare PVC (policloruro di vinile), per arrivare,
negli anni ‘80 ad un nuovo tipo di plastica, il PET (polietilene terftalato) che sta
progressivamente rimpiazzando il PVC. Attualmente la plastica, sia PVC che PET, è il
materiale più frequentemente usato: circa il 70% delle bottiglie di acqua minerale sono
fatte in plastica.
I grafici sottostanti mettono in evidenza l’impatto dei materiale nel packaging mix delle
acque minerali.
CONTENITORI
MIO LITRES
%
BOTTIGLIE IN PET
8.800
78
BOCCIONI PC & PET
200
2
BOTTIGLIE IN VETRO
2.250
20
TOTALE
11.250
100
Tabella 23 L’impatto dei materiale nel packaging mix
Fonte: Beverfood su dati dei produttori ed Istituti di ricerca, 2007
elegante e istintiva; migliora la visibilità e conferisce alla bottiglia un tono di più moderna e distintiva
classicità.
80
Figura 5 Rappresentazione dei materiali di imballaggio, attraverso grafico a torta
bottiglie in pet
bottiglie in vetro
boccioni pc e pet
Tuttavia considerando l’enorme quantità di plastica necessaria per l’imballaggio
dell’acqua in bottiglia, e che il riciclo della plastica è un processo difficile e costoso a
causa del poco valore commerciale della materia seconda e dello scarso peso del rifiuto,
spesso ci si scontra con problemi di carattere ambientale piuttosto seri, anche a causa
dell’acido cloridrico, delle diossine e dei metalli pesanti che possono essere rilasciati dal
processo di combustione. Inoltre, oltre un terzo, in peso, del rifiuto bruciato rimane
sotto forma di ceneri, in cui si concentrano altri composti tossici, non emessi con i fumi.
Un problema enorme, poi, sono i milioni di bottiglie abbandonate nell’ambiente, gettate
nei corsi d’acqua e nel mare: durano migliaia di anni e quindi costituiscono un forte
elemento di degrado, ma anche di pericolo di morte per alcuni animali, come i delfini.
Ma gli imballaggi non producono solo rifiuti consumano anche energia. Per produrre
PET vengono richiesti 5,9 GJ per 1000 litri, 8850 GJ per la produzione annua mondiale.
E i consumi salgono per la produzione di bottiglie di vetro: 13,7 GJ per 1000 litri.
Evoluzione verso un processo più garantista verso l’ambiente sembra sia dimostrato
dall’introduzione di una bottiglia “bio”, che tuttavia, è appena comparsa sul mercato, e
di cui non si conosce ancora l’evoluzione all’interno del sistema di imballaggio. Come
dimostrano i dati, le bottiglie in Pet risultano essere le più in voga tra le acque minerali,
81
per cui oggi le marche più famose non commercializzano l’acqua esclusivamente in
vetro, ma anche in bottiglie PET68, materiale accolto molto favorevolmente dal mercato.
Ad oggi il PET (che ha sostituito praticamente per intero il PVC) è il materiale più
utilizzato per il confezionamento dell’acqua, seguito dal vetro (per lo più impiegato nel
canale delle consegne a domicilio e nei centri di ristorazione) e del cartone politenato
(più noto come brick). Vi è poi il Policarbonato(PC) che è utilizzato soprattutto per
alcuni tipi di acqua in boccioni, mentre all’estero sono reperibili confezioni in lattina di
alluminio.
È importante rilevare come il materiale per il confezionamento è determinante per la
buona conservazione del prodotto e quindi la qualità dello stesso al momento del
consumo; quindi deve essere idoneo a venire a contatto con gli alimenti e non deve
rilasciare sostanze che possono essere nocive per l’uomo, anche se va tenuto in
considerazione che ogni materiale tende a rilasciare, in piccola parte, alcune delle
sostanze di cui è costituito.
I materiali plastici, in particolare il PVC, sono stati infatti oggetto di pesanti critiche
proprio a causa della possibile cessione di sostanze che possono essere dannose per la
salute dell’uomo. Sicuramente il vetro offre numerosi vantaggi quali: l’igienicità, la
maggiore protezione e la capacità di trattenere l’anidride carbonica; tuttavia i suoi
svantaggi sono legati: alla fragilità del materiale, agli alti costi di trasporto, alla
necessità di utilizzare un cestello per assemblare più bottiglie, tutti motivi che hanno
contribuito alla nascita e alla progressiva diffusione della bottiglia in plastica (PVC,
PET).
Il PVC è stato il primo materiale ad essere utilizzato in alternativa al vetro per la
fabbricazione di contenitori per bibite e acqua minerale. Ha il vantaggio di essere meno
costoso, più leggero e quindi più facilmente trasportabile, ma è anche stato oggetto di
critiche, sia perché poco adatto al confezionamento di acque addizionate con anidride
carbonica, perché troppo permeabile ai gas, sia a causa della possibilità di cessione di
alcune sostanze tossiche , in particolare del suo monomero (MonoVinilCloruro)69. Oggi
68
Polietine tereftalico
69
Molecola generalmente di basso peso molecolare che può reagire con molecole uguali o diverse per
dare origine a polimeri (composti chimici, generalmente di natura organica, di elevato peso molecolare,
ottenuti partendo da un monomero) o a capolimeri (polimero ottenuto da due o più monomeri di natura
diversa)
82
comunque il PVC viene prodotto in sicurezza e non rappresenta un pericolo per la salute
umana, ma è stato quasi interamente sostituito dal PET (PoliEtileneTereftalato) che,
rispetto al PVC, risulta più trasparente, resistente e impermeabile ai gas, quindi indicato
anche per il confezionamento delle acque addizionate con anidride carbonica. Inoltre il
PET può essere riciclato70e reimpiegato per ottenere fibre di poliestere per tessuti.
Le bottiglie di PET possono tuttavia contenere tracce di acetaldeide, un prodotto che
potrebbe avere origine durante le operazioni di formatura della bottiglia, che risulta
innocuo per la salute dell’uomo (in quanto presente in concentrazioni basse), ma che
può causare maleodorazioni e modificare il gusto dell’acqua.
Per quanto riguarda la sua composizione chimica, esso è composto di lunghe catene di
molecole, cosiddette macromolecole ed è proposto in due classi di qualità:
 PET amorfo ( cioè non cristallino), adatto solo alla produzione di fogli o fibre
 PET in parte cristallino, che può essere impiegato per la produzione di bottiglie.
L’utilizzazione di diversi tipi di qualità complica il riciclaggio. Per questo unico motivo
le bottiglie per bevande sono raccolte separatamente.
Le bottiglie per bevande di PET possono inoltre essere trasportate come preforme alla
stazione di imbottigliamento, con grande risparmio di spazio, per poi essere soffiate sul
posto nella forma finale.
Il PET è oggi impiegato già in 150 paesi del mondo: è molto diffuso soprattutto negli
Usa dove circa la metà di bottiglie è venduto in Pet, e in Europa; il suo impiego a livello
mondiale raggiunge circa 7,5 milioni di tonnellate71.
Il fabbisogno di tale materiale è aumentato negli ultimi cinque anni di circa il 115%,
senza dimenticare che è anche impiegato nella produzione di fibre tessili. Nel 2003 il
fabbisogno di bottiglie per bevande di PET in Europa si assestava a circa 1,86 milioni di
tonnellate. La quota raccolta è passata dal 25% nel 2002 al 34% nel 2003.
Come materiale da imballaggio per alimenti, soprattutto bevande, il PET è dominante
da anni in tutto il mondo, anche perché gli imballaggi di PET soddisfano i più severi
70
Gli stabilimenti di imballaggi che producono le bottiglie in PET devono versare al CONAI
(CONSORZIO NAZIONALE IMBALLAGGI) una quota per il cosidetto “contributo ambientale”.
L’obbligatorietà del versamento di tale contributo è stabilita dagli artt. 38 e 41 del d.lgs. 22/97 (Decreto
Ronchi) secondo i quali la ripartizione dei costi deve avvenire in proporzione alla quantità totale, al peso
e alla tipologia del materiale di imballaggio immessi sul mercato nazionale. Nel caso della plastica la
quota è di 72,30 €/tonn.
71
Dati estrapolati da una ricerca condotta nel 2005 dalla “Verein PRS Pet- Recycling Schweiz”di Zurigo
83
requisiti igienici e presentano inoltre un’alta stabilità chimica, senza influire sulla
qualità o la durata dei contenuti: è molto più impermeabile al gas di tante altre materie
plastiche, anche se non raggiunge le proprietà di barriera del vetro. Per questo motivo
sempre più industrie investono nella stratificazione con plasma. Così l’industria
francese Sidel, leader mondiale per le macchine soffiatrici di preforme, nel maggio
1999 ha tentato il processo «Actis»: processo nel quale si applica sulla parete interna
della bottiglia di PET, sottovuoto, uno strato di carbonio amorfo, grazie a un
procedimento col plasma. A seguire anche l’azienda tedesca Krones 72 annuncia il
procedimento «Bestpet», che consiste in uno strato esterno di ossido di silicio, processo
sviluppato con la Coca-Cola Company, la Leybold e l‘Università di Essen. La svizzera
Tetra Pak ha addirittura sviluppato e brevettato due procedimenti per la stratificazione
della barriera: nel procedimento «Glaskin» Tetra Pak applica sulla parete interna della
bottiglie uno strato trasparente di ossido di silicio.
I numerosi test condotti su bottiglie in PET hanno evidenziato che, a seguito di
condizionamento termico a 40°C per 10 giorni, si registra un rilascio di sostanze non
nullo, ma comunque inferiore ai limiti stabiliti dalla legge73. Questo vuol dire che le
quantità
migrante
dal
contenitore
non
sono
in
grado
di
compromettere
significativamente la salubrità del prodotto.
Naturalmente le indicazioni riportate in etichetta, quali “conservare al riparo dalla luce,
in luogo asciutto, fresco, pulito e senza odore”, devono essere rispettate e non solo per
le acque in contenitori di PET ma per qualsiasi tipo di materiale, compreso il vetro.
La procedura automatizzata per il riempimento delle bottiglie in PET prevede che dalla
preforma, attraverso la soffiatura in appositi stampi, si arrivi alla bottiglia finale. Le
bottiglie formate vengono velocemente trasferite, utilizzando nastri trasportatori, al
circuito di imbottigliamento nel quale vengono sottoposte alle seguenti operazioni
meccanizzate:
 Sciacquatura
 Riempimento
 Tappatura
72
Partner dell’azienda di Vinadio che tratterò in seguito nella parte speciale
73
Limiti di migrazione globale (D.M.21/3/1973- allegato V), migrazione dei coloranti (D.M.: 21/3/1973-
allegato IV), e migrazione specifica di alcuni costituenti quali l’acido tereftalico (D.M. 26/1/1993, n.220)
il glicole etilenico (D.M. 28/3/2003, n.123); e l’acetaldeide (D.M. 15/6/200, n.210).
84
 Controllo degli eventuali pezzi difettosi
 Etichettatura
 Timbratura del lotto di lavorazione
 Imballaggio in fardelli da 6 bottiglie con film termoretraibile74
 Invio al magazzino per la preparazione dei pallets e la spedizione.
Per quanto riguarda il vetro, questo è il più antico materiale di imballaggio di acque in
bottiglia. In generale, il suo impiego risale a circa 5000 anni fa.
È un materiale ceramico (un solido inorganico, non metallico), ed è definito anche come
un liquido super-raffreddato, o meglio come un solido, amorfo, inorganico prodotto per
fusione e raffreddato senza cristallizzazione.
Le sue tanto apprezzate doti di trasparenza ed inerzia chimica gli derivano proprio
dall'organizzazione amorfa dei suoi costituenti che viene raggiunta attraverso il
processo di vetrificazione di materie prime tutte inorganiche e di natura cristallina,
combinate in precise proporzioni secondo la loro specifica funzione. Per far perdere
ogni specificità individuale dei componenti della massa vetrificante e realizzare lo stato
amorfo, le materie prime vengono riscaldate e fuse in un processo che richiede un
grande dispendio energetico.
Per questo il costo finale dei contenitori di vetro dipende in larga misura dalla spesa
energetica necessaria alla vetrificazione delle materie prime; si comprende dunque
l'importanza di inserire nella miscela vetrificante il rottame di vetro che, essendo già
allo stato amorfo, permette un risparmio energetico consistente (circa un 3% di
risparmio ogni 10% di rottame aggiunto).
Il vetro è un materiale tipicamente fragile, privo di comportamento plastico, si rompe
durante la deformazione elastica dando luogo, come tutti i materiali ceramici, alla
cosiddetta "frattura fragile"(estesa propagazione della sollecitazione e della rottura che
da luogo a linee di rottura caratteristiche attraverso la cui osservazione è possibile
risalire alle cause di rottura).
74
Il termoretraibile è il polietilene che estruso sotto forma di film sottile, sottoposto a una fonte di calore
(furno, fiamma, ecc.), si ritira aderendo al prodotto. Dopo il raffreddamento, il film mantiene la sua nuova
connotazione. Questo principio è usato per imballare degli oggetti, garantendone stabilità e protezione.
Per ottenere un film termoretraibile, il polietilene è filmato da estrusori in bolla. (def. Wikipedia)
85
Resiste senza rompersi a notevoli carichi compressivi e la resistenza di un contenitore
cilindrico di vetro è inversamente proporzionale al diametro e proporzionale allo
spessore delle pareti (una bottiglia pesante sopporta anche 70 bar di pressione interna)
ma è decisamente più sensibile a sforzi tensili che sono amplificati da difetti e
discontinuità della superficie che si manifestano, in particolare, durante le fasi di
raffreddamento.
Tuttavia il vetro è il materiale con il coefficiente di espansione termica più basso ed è
riciclabile indefinitamente, per fusione e raffreddamento.
Pur avendo una notevolissima inerzia chimica (solo l'acido fluoridrico e soluzioni
alcaline molto concentrate lo possono degradare significativamente), anche il vetro è
soggetto ad interazioni con i prodotti con cui viene a contatto. Il sodio presente nel
reticolo amorfo del vetro non è legato fortemente alla struttura e può essere rilasciato se
il vetro è soggetto al cosiddetto attacco acido; ossia ad un scambio ionico tra idrogeno e
ioni alcalini (Na, K).
Molto più pericoloso è l'attacco alcalino perché comporta la distruzione del reticolo e
quindi il rilascio di silicati ed è accelerato dalla temperatura.
La legge sanitaria italiana (D.M. 21.3.1973) autorizza a contatto con gli alimenti tre
categorie di vetro, per ciascuna delle quali sono previste diverse forme di controllo della
migrazione globale ed, in un caso, anche di quella specifica per il piombo, come rivela
la tabella che segue.
CONDIZIONI DI
MIGRAZIONE
IMPIEGO
GLOBALE E SPECIFICA
in qualsiasi
vetro borosilicato e
condizione di
MG in acqua distillata a
sodico-calcico,
contatto compresa
120°C per 30 minuti
incolore o colorato
la sterilizzazione
per contenitori e
vetro sodico calcico
vasellame da
MG in acqua distillata a
anche opacizzato
utilizzare al di
80°C per 2 ore
sotto di 80°C
per vasellame e
MG sul terzo attacco in
bicchieri, per
vetro al piombo
acqua distillata a 40°C per 24
contatto breve e
ore.
ripetuto
CATEGORIA COMPOSIZIONE
VETRO A
VETRO B
VETRO C
Tabella 24 Categorie di vetro ammesse dalla legge per il contatto alimentare
Per quanto riguarda la procedura automatizzata per il riempimento delle bottiglie in
vetro, essa è simile a quella per il PET, anche se risulta più complicata e dispendiosa:
86
Se le bottiglie sono del tipo VAR (vuoti a rendere), prima di essere immesse nel circuito
dell’imbottigliamento, vanno adeguatamente lavate, sterilizzate e risciacquate. L’intero
processo viene fatto con l’ausilio di apposite “lavatrici”.
In alcuni casi si possono avere le bottiglie di tipo VAP, ossi vetro a perdere, in quanto
dopo il suo utilizzo la bottiglia di vetro viene eliminata e può essere riciclata assieme
all’altro vetro solo se collocata negli appositi cassoni per la raccolta differenziata.
Il trasporto delle bottiglie nelle varie zone degli stabilimenti avviene con nastri
trasportatori classici, il che risulta più lento, dispendioso e rumoroso rispetto la trasporto
ad aria dei contenitori in PET e le bottiglie che appaiono più rovinate vengono
individuate, quindi scartate e distrutte.
Gli stabilimenti di imbottigliamento sono in genere provvisti di propri laboratori
scientifici attraverso i quali vengono eseguite le numerose analisi interne di routine, in
particolare:
 Laboratori materiali, dove vengono studiate le varie caratteristiche dei contenitori
 Laboratorio chimico dove si eseguono le analisi interne riguardanti la composizione
dell’acqua
 Laboratorio microbiologico, dove vengono fatti i test di controllo sulla carica
batteriologica nei vari punti di prelievo del circuito di imbottigliamento (centinaia al
giorno).
Per quanto riguarda i controlli sui materiali, si fa riferimento all’art 11 della Legge 30
aprile 1962, n.283 che ha per oggetto “la disciplina igienica della produzione e della
vendita delle sostanze alimentari e delle bevande”, successivamente modificato con il
Dpr 23/09/1982, n.777 e il decreto legislativo 25/1/1992, n.108.
La legislazione stabilisce il seguente principio generale, ossia che “ i materiali non
devono cedere sostanze nocive e non devono alterare le caratteristiche organolettiche
degli alimenti e delle bevande con cui vengono a contatto”.
Una normativa specifica, invece, inizia con il Decreto del Ministero della Sanità del
21/3/1973, aggiornato nel corso degli anni, che stabilisce la regolamentazione d’uso dei
seguenti materiali ed oggetti:
 materie plastiche
 cellulosa rigenerata
 elastomeri e gomma naturale
87
 carta e cartone
 ceramiche e vetro
 legno
 prodotti tessili
 cera di paraffina e cere microcristalline
Ai sensi di questa normativa, il vetro deve presentare alcuni requisiti fondamentali,
quali: inerzia chimica, impermeabilità, facile formatura e colorazione, buona resistenza
e trasparenza e facile sanitizzazione. Ma tali requisiti trovano una serie di limiti d’uso
che derivano dalla sua fragilità e pesantezza e produce reazioni misurabili con
determinate sostanze. Per esempio, nel caso dell’acqua distillata, il sodio viene ceduto
come idrossido in ragione di 10-15 ppm in un anno. Invece l’uso di vetro borosilicato
(con il 6% di boro) riduce l’azione di cessione a 0,5 ppm/anno.
Per il confezionamento delle acque minerali le bottiglie in vetro non vengono utilizzate
più di venti volte perché si smerigliano con l’usura e non mantengono più la
trasparenza. L’idoneità dei contenitori di vetro deve essere accertata con prove di
migrazione globale75. I limiti di riferimento sono: 8 mg/dm² per la migrazione globale76.
Il vetro può essere considerato un materiale non inquinante perché possiede tre
importanti caratteristiche: è chimicamente inerte, è riciclabile ed è riutilizzabile. Però,
per produrre vetro bianco o giallo è necessario disporre di rottame dello stesso colore,
mentre quello di colore misto può esser utilizzato solo per il vetro verde.
In Italia, ad esempio, si attua la sola raccolta di “vetro misto”.
Per le materie plastiche l’idoneità dei contenitori deve essere accertata con prove di
migrazione globale (D.M. 21/3/1973, allegato V, sezione I), migrazione di coloranti
(D.M.21/3/1973- allegato IV, sezione VII) e migrazione specifica di particolari
costituenti e coadiuvanti tecnologici (D.M. 21/3/1973- allegato IV, Sezione 2 e 3).
Nel caso delle bottiglie in PET i limiti di riferimento sono: 10 mg/dm² per la migrazione
globale (D.M.21/3/1973, art 5).
Restano poi da considerare il PC77 , che è un polimero usato per la fabbricazione di
moltissimi manufatti di uso quotidiano; viste le sue proprietà di elevata trasparenza,
75
D.M. 23/3/1973- allegato V, sezione I
76
D.M. 21/3/1973 Allegato II, sezione 5-Vetro
77
Policarbonato: materiale plastico con cui sono costruiti alcuni boccioni per acqua
88
resistenza agli urti ed al calore e atossicità viene impiegato anche come contenitore di
liquidi alimentari tra i quali anche l’acqua. Il suo impiego nel settore è però pressoché
limitato ai boccioni da 5 galloni (18,5 litri) per le acque potabili e di sorgente dei
cosidetti “water cooler” (refrigeratori di acqua), presenti in molti uffici. Il PC sopporta
bene gli stress dei trattamenti di pulizia e disinfezione, per cui tali contenitori sono in
genere di tipo “vuoto a rendere” che consente di evitare sprechi di materiale.
In ultimo il CP è costituito da un foglio multistrato realizzato da una particolare unione
di carta, polietilene, alluminio: la carta dà la forma e l’estetica al contenitore, il
polietilene ne garantisce l’impermeabilità mentre il foglio di alluminio interposto
fornisce una protezione supplementare in grado di assicurare una lunga e buona
conservazione del prodotto. Il CP viene distribuito alle aziende imbottigliatrici
sottoforma di bobina, saranno poi le stesse aziende a realizzare la forma finita da
riempire. Tra i numerosi vantaggi di questo tipo di contenitore ci sono: la leggerezza,
l’atossicità e il grande potere isolante in grado di conservare inalterate per lungo tempo
le caratteristiche del liquido. Forse a causa della sua non trasparenza, questo materiale è
stato impiegato per confezionare altre bibite e poco usato nel caso dell’acqua minerale.
89
3.8 IL TRASPORTO E LA CONSERVAZIONE DELL’ACQUA
La possibilità di usufruire di strumenti sempre più sensibili permette agli analisti di
identificare nelle bottiglie di acque minerali la presenza, anche in quantità basse di
sostanze indesiderabili. La maggior parte di queste non costituiscono una vera e propria
minaccia per la salute dell’uomo, ma possono alterare l’acqua e peggiorarne la sua
qualità e quindi impedirne la commercializzazione. L’acqua, essendo priva di colore e
di sapore, risulta infatti facilmente alterabile, anche se la presenza di sostanze estranee è
esigua. La maggior parte degli inquinanti possono provenire dalla bottiglia stessa, come
si è detto nel paragrafo precedente, e dagli additivi utilizzati per migliorare l’estetica del
confezionamento. E questo vale sia per il PET, molto più spesso oggetto di critica, ma
anche per il vetro stesso. Con il PET i primi accorgimenti si devono già osservare in
fase di produzione quando, per riscaldamento e compressione, si passa dai granuli alla
preforma e quindi alla bottiglia in forma finale. In questa fase, infatti, si forma
l’acetaldeide, in grado di alterare sensibilmente il gusto dell’acqua. Non è certo una
sostanza pericolosa 78 ma il suo sapore dolciastro risulta decisamente sgradevole se
liberato nell’acqua.
Inoltre le colle usate per il fissaggio delle etichette, in particolari condizioni di stress
possono dare luogo al trasferimento si solventi.
Per quanto riguarda le bottiglie di vetro, queste come si è detto, sono quasi tutte di tipo
VAR (vetro a rendere), per cui una volta rientrate nello stabilimento vengono sottoposte
a trattamenti di lavaggio, disinfestazione e nuovo riempimento. Tuttavia durante questo
procedimento, si ha il rischio di nuove contaminazioni, sia per quanto riguarda la
bottiglia, sia per quanto riguarda il tappo si serraggio. Quindi è dalla catena di
imbottigliamento che si deve agire con spirito preventivo, sia nei confronti degli odori,
sia dei sapori.
Successivamente le bottiglie finite vengono riunite in pallets e caricate su autotreni per
la distribuzione capillare; è da qui che inizia la fase di trasporto e giacenza nei
magazzini e negozi che può durare anche parecchi mesi se non anni.
Durante questo periodo, le bottiglie sono sottoposte a continue sollecitazioni ambientali
come stress termici, alternanza buio-luce, esposizione ai raggi solari e così via. Ne
78
Basti pensare che è contenuta in molte altre sostanze quali il vino, la birra, gli alcolici ed alcuni frutti
90
consegue che, ad esempio la struttura del PET, ne esce indebolita. Benché il degrado
della bottiglia non si percepisca ad occhio nudo, in effetti si verifica una maggiore
permeabilità dei gas e degli agenti esterni presenti ed un aumento di cessione di
nutrienti utilizzabili dalla flora batterica autoctona, normalmente presente nelle acque
minerali. Tuttavia lo sviluppo microbico, oltre che dal materiale, può svilupparsi sia per
la temperatura di stoccaggio, sia per il volume del contenitore. Per questo la legge ha
fissato dei valori che non devono essere superati, quali:
 ALLA SORGENTE la carica microbica totale non deve essere superiore a 20
UFC/ml a 20°C dopo 72 ore e 5UFC/ml a 37°C dopo 24 ore.
 DOPO L’IMBOTTIGLIAMENTO tale concentrazione non deve superare le
100UFC/ml a 20°C dopo 72 ore e 20UFC/ml a 37°C dopo 24 ore.
 DURANTE LA COMMERCIALIZZAZIONE si possono trovare valori molto
superiori. Il Ministero della Sanità non stabilisce valori rigidi, tuttavia si ritiene che,
nei casi in cui vengono raggiunti e superati i valori di 1000UFC/ml per le acque
gassate e 10000UFC/ml per le acque lisce, si dovrebbe procedere all’accertamento
delle cause del fenomeno.
Negli stabilimenti di imbottigliamento è normale prassi gestire un “archivio bottiglie”,
attraverso cui è possibile effettuare ricerche e risalire alle cause nei casi in cui vengano
segnalati inconvenienti sul prodotto finito. Le bottiglie vengono catalogate e conservate
in un locale arieggiato e luminoso simulante cioè le condizioni medie in cui il prodotto
viene stoccato nei magazzini. Tuttavia non va dimenticato che, come riportano le
etichette, il modo migliore per conservare le bottiglie di acqua minerale è “tenerle al
riparo dalla luce solare, in luogo fresco, asciutto, pulito e senza odori”.
È evidente come queste condizioni non vengano molto spesso rispettate, sia dal
consumatore finale, sia nelle fasi intermedie di trasporto e stoccaggio.
La legge poi, a tutela del consumatore, prevede altresì un termine entro il quale
“preferibilmente” è consigliabile effettuare la consumazione dell’acqua, anche se non vi
sono delle controindicazioni pericolose per la salute umana legate all’invecchiamento
del prodotto. Come si è detto, se l’acqua è correttamente conservata si possono avere al
massimo delle alterazioni organolettiche.
91
3.9 LA COMMERCIALIZZAZIONE DELL’ACQUA: GLI
INVESTIMENTI IN PUBBLICITA’ E LA PUBBLICITA’
INGANNEVOLE.
Per pubblicizzare le loro acque le imprese spendono notevoli cifre, a testimonianza che
il potenziale di vendita è strettamente legato agli investimenti pubblicitari i quali, a loro
volta, sono tanto maggiori quanto maggiori sono le società o il gruppo cui appartiene la
marca. Tuttavia, come dimostra la tabella, nonostante il cospicuo numero di marche
presente sul territorio italiano, per quanto riguarda gli investimenti, questi vengono
effettuati nella maggior parte dei casi da imprese medio-grandi.
GRUPPI
MIO EURO
MIO EURO2
MIO EURO3
2004
2005
2006
ULIVETO/ROCCHETTA
42,7
32
38,2
LETE/PRATA SGAM
12,6
19,7
18,5
NESTLE’ WATERS IALIA
17,4
18
12,7
FERRARELLE
17,8
17,5
12,1
SAN BENEDETTO
14,8
13,4
10,6
FONTI VINADIO
7,7
6,8
6,6
SORG. S.CROCE
4,2
5,1
7,4
2
4,4
7
119,2
116,9
113,1
5,8
5,8
4,6
SANGEMINI
PRIMI 8
ALTRI
TOTALE
125
122,7
Tabella 25 Investimenti pubblicitari delle acque confezionate italiane
Fonte: Nielsen Media Research, 2007
117,7
Per quanto riguarda le diciture riportate in etichetta, non sono ammesse frasi indicanti la
superiorità dell’acque minerale naturale rispetto alle altre acque minerali o altre
affermazioni che abbiano scopo pubblicitario 79 . In termini generali nella pubblicità,
sotto qualsiasi forma, è vietato fare riferimento a caratteristiche o proprietà che l’acqua
minerale naturale non possiede. Restano poi vietate le indicazioni che attribuiscono ad
79
D.lgs. 25/1/1992, n. 105 art.11 comma 5
92
un’acqua minerale naturale proprietà per la prevenzione, la cura o la guarigione di una
malattia umana80.
Nella pubblicità delle acque minerali naturali poste in vendita con una designazione
commerciale diversa dal nome della sorgente o del suo luogo di utilizzazione, è vietato
usare espressioni o segni che possano indurre in errore il consumatore circa il nome
della sorgente o il luogo della sua utilizzazione. Per questo la pubblicità è sottoposta alla
preventiva approvazione del Ministero della salute limitatamente alle menzioni relative
alle proprietà favorevoli alla salute, alle indicazioni e alle eventuali controindicazioni e,
per quanto riguarda il giudizio sulla pubblicità comparativa, è l’Autorità garante della
concorrenza e del mercato a pronunciarsi sui ricorsi diretti ad ottenere che siano inibiti
gli atti di pubblicità ingannevoli o di pubblicità comparativa ritenuti illeciti ovvero che
ne sia impedita la continuazione e che ne siano rimossi gli effetti81.
Negli ultimi decenni le accese dinamiche competitive, in atto in quasi tutti i settori,
hanno condotto le aziende ad adottare strategie in grado di garantire un vantaggio
competitivo forte e difendibile. Questo stato di fatto risulta valido anche all’interno del
comparto agro-alimentare ed ancora di più nel settore delle acque minerali. Difatti, tali
strategie competitive pongono l’impresa all’interno di un’ottica marketing oriented, con
il cliente al centro dell’attenzione. In tal approccio risulta di notevole importanza
conoscere e soddisfare i desideri e i bisogni dei consumatore ed è fondamentale definire
una strategia di posizionamento per attrarre al meglio specifici segmenti di mercato. In
particolare il posizionamento definisce il modo in cui la marca o l’impresa vogliono
essere percepite dai clienti-target (Lambin, 2004). Questo rappresenta l’elaborazione
mentale, di un prodotto e della sua immagine al fine di conferire, di fronte al
consumatore, una collocazione apprezzata e diversa da quella della concorrenza (Ries,
1981). Le strategie di posizionamento sono condotte agendo sulle leve del marketing
mix e il posizionamento viene costruito partendo da caratteristiche oggettive ed
soggettive. In particolare in quei mercati in cui le possibilità di differenziazione
oggettiva sono limitate, come quello dell’acqua, la comunicazione rappresenta un
efficace ed efficiente mezzo di differenziazione tra i concorrenti (Lambin, 2004). Nel
comparto agro-alimentare le strategie di differenziazione sono estremamente importanti.
80
D.Lgs 25/1/1992, n.105, art 17, commi 1 e 3
81
D. Lgs 25/1/1992, n.105, art 17, commi 2 e D.Lgs 25/1/1992, n.74, art 74 modificato dall’art 5 del
D.Lgs 25/2/2000, n.67
93
In particolare, nel mercato delle acqua minerali, per le caratteristiche stesse del mercato,
la comunicazione pubblicitaria riveste un ruolo di primaria importanza.
Tale importanza, come si è notato attraverso i dati relativi agli investimenti pubblicitari,
si registra nell’elevato livello di budget destinato alla comunicazione su carta stampata,
tanto che i big spender negli ultimi tempi hanno incrementato in maniera significativa
(circa 24%) gli investimenti destinati alla comunicazione su stampa quotidiana,
passando dagli 11 milioni di euro investiti nell’anno 2004 ai quasi 14 milioni nell’anno
2006 (Mark up 2007).
Di fronte ad uno scenario di questo tipo nasce il problema di studiare quali possano
essere le caratteristiche rilevanti che sono utilizzate in comunicazione per determinare il
posizionamento competitivo dei vari brands operanti in un determinato settore agroalimentare.
Per quanto riguarda le acque minerali, l’Italia costituisce uno dei più importanti mercati
europei; in generale, come si è visto nei precedenti capitoli, le cause che hanno
caratterizzato lo sviluppo di una domanda così intensa, sono da ricercarsi nell’ambito
del crescente e diffuso orientamento degli italiani verso stili di vita ed abitudini
alimentari improntate a consumi salutistico-naturali, che sono state interessate da un
processo di progressiva sostituzione del consumo di acqua di acquedotto82 determinata
da una sempre più sentita esigenza di igienicità, purezza e gusto del prodotto, oltre che
da immagini legate al consumo di un bene confezionato in sostituzione di uno sfuso.
(Beverfood 2004, Torazza 2005).
Le previsioni si orientano verso ulteriori incrementi delle quantità consumate, dovuti
agli stessi fattori che fino ad oggi ne hanno determinato lo sviluppo, tra questi
l’inquinamento delle falde acquifere e quindi la sfiducia verso l’acqua del rubinetto, il
calo dei prezzi medi, la disponibilità di molteplici tipologie, sia di prodotto sia di
packaging 83 ,che hanno permesso di rispondere alle varie esigenze del consumatore
moderno (Bernieri 2001, Beverfood 2004).
82
Allo stato del 2005, come afferma Torazza, il processo di sostituzione dell’acqua del rubinetto può
considerarsi praticamente terminato, essendo circa del 97% il tasso di penetrazione dell’acqua minerale
nelle famiglie italiane.
83
Come si è visto, l’introduzione del contenitore in materiale plastico, prima in pvc poi in pet, più pratico
e leggero della classica bottiglia in vetro, costituisce uno degli elementi fondamentali che ha contribuito
allo sviluppo del settore.
94
Le quantità prodotte sono così aumentate notevolmente negli anni, ma dal punto di
vista strutturale, sebbene il numero di imprese sia elevato84, il settore si caratterizza per
il suo elevato grado di concentrazione85.
In questo contesto, sono diverse le strategie di marketing implementate dalle aziende
per cercare di conquistare le preferenze dei consumatori.
In generale, siccome il prodotto è percepito come poco differenziato per le sue
caratteristiche fisiche, vi è scarsa fedeltà alla marca. E in questo contesto il prezzo
costituisce una delle leve di marketing più utilizzate dalle imprese per ottenere la
preferenza dei consumatori.
In considerazione di ciò, molto spesso le aziende ben dislocate sul territorio, presentano
considerevoli vantaggi competitivi in termini di costo, poiché sono in grado di
contenere i costi di trasporto e conseguentemente di applicare prezzi al consumo più
vantaggiosi ( De Jacobis 1999, Rovaris 2001).
Sempre a causa dell’elevata sostituibilità del prodotto, il grado di penetrazione della
brand nel canale distributivo rappresenta un altro fattore critico di successo soprattutto
per quelle imprese che non hanno la possibilità di dotarsi di efficaci startegie di
differenziazione (Pieri 1995).
Sebbene la politica di prezzo e la presenza nei canali distributivi rappresentino i
principali strumenti a disposizione delle aziende per perseguire vantaggi competitivi, la
competizione tra le imprese leader si sviluppa soprattutto attraverso l’implementazione
di strategie “no price”.
Una delle strategie adottate è data dalla segmentazione dell’offerta basata soprattutto
sull’aspetto funzionale e sui benefici offerti dalle diverse tipologie di acqua (Acerbi
2000).
Un ulteriore strumento può essere costituito dalla diversificazione di prodotto tanto che,
alcune imprese, hanno deciso di ampliare la gamma di prodotti offerti puntando sulla
produzione di bevande analcoliche86.
Tuttavia, essendo pochi gli elementi oggettivi su cui costruire il proprio vantaggio
differenziale, in generale, le strategie maggiormente implementate dalle imprese che
84
Ad oggi di parla di 190 fonti con più di 300 marche di acque imbottigliate (Beverfood 2006)
85
I primi quattro produttori (San Pellegrino, San Benedetto, Italaquae, Rocchetta/Uliveto) realizzano
circa il 60% della produzione totale.
86
Si vedrà più avanti il caso dell’acqua Lurisia, che oltre all’acqua produce chinotto e birra.
95
ricercano per il proprio prodotto un “premium price”, sono costituite su caratteristiche
immateriali del prodotto. Per questo l’immagine risulta essere una variabile assai
rilevante: contribuisce a costruire una forte identità dell’azienda e in taluni casi dei
singoli brands offerti, inasprendo la competizione tra le imprese esistenti che già
operano nel settore così da scoraggiare nuovi potenziali investitori.
Per l’implementazione di strategie di differenziazione basate sull’immagine, la
comunicazione pubblicitaria sembra occupare un posto di importante rilievo (Brescia
2002). Le imprese che godono delle quote di mercato più alte, come dimostra la tabella
sottostante, risultano essere i maggiori top spender in questo settore.
AZIENDA
2004
2005
2006
TOTALE
CO.GE.DI (Uliveto, Rocchetta, Brio Blu)
42.672
32.029
38.233
112.934
S.G.A.M (Lete, Prata)
12.306
19.688
18.514
50.805
NESTLE' (Levissima, Vera; Panna)
17.352
18.002
12.655
48.009
FERRARELLE(Ferrarelle, Vitasnella)
17.793
17.519
12.060
47.372
SAN BENEDETTO (San Benedetto)
14.828
13.389
10.590
38.807
FONTI VINADIO (Sant'Anna di Vinadio)
7.702
6.787
6.608
21.097
SANTA CROCE (S. Croce)
4.185
5.129
7.429
16.743
SANGEMINI
1.997
4.489
6.976
13.743
118.835
117.032
113.065
349.510
totale prime otto aziende
totale mercato
125.000
122.658
117.712
365.370
Tabella 26 Investimenti pubblicitari delle principali aziende italiane (valori netti in migliaia di
euro-sconti medi di mercato).
Fonte: Nielsen media Reaserch (Mark up 2007)
In generale la tv costituisce il principale mezzo per la diffusione del messaggio
pubblicitario (80% circa), seguono gli investimenti su stampa quotidiana e periodici (10
e 3,5%) e radio, mentre cinema e affissione rimangono ancora canali marginali (Mark
up 2007).
Le imprese produttrici di acque minerali, con circa 125 milioni di euro investiti 87 ,
costituiscono il terzo settore che investe maggiormente in pubblicità, dopo i fuori pasto
dolci (circa 222 milioni di euro) e i prodotti da forno (172 milioni di euro).
87
Da: “Mark up” 2007
96
La tabella rappresenta gli investimenti pubblicitari nel mercato dei beni di largo
consumo.
MACROSETTORE
Alimentari
VALORI NETTI IN MIGLIAIA DI EURO
1.139.448
bevande/alcolici
534.548
di cui acque minerali
125.519
gestione casa
290.570
Toiletries
337.778
TOTALE
2.427.863
Tabella 27 Investimenti pubblicitari per macrosettori Fonte: Nielsen media Research (Make up,
2007)
Relativamente al media mix, sebbene la tv abbia un ruolo maggioritario nella diffusione
del messaggio pubblicitario di tutti i beni di largo consumo, specificatamente al settore
delle acque minerali, non è trascurabile il ruolo su stampa quotidiana. Le motivazioni
che sono alla base della scelta di investire in questo canale risiedono probabilmente
nella possibilità offerta da questo mezzo, ossia di realizzare una segmentazione
territoriale che giova sia ai piccoli produttori locali, sia ai “big spender”88.
88
Secondo i dati acquisiti da Make up 2007, i big spender hanno incrementato in maniera significativa
(circa il 24%) gli investimenti destinati alla comunicazione su stampa quotidiana, passando dagli 11
milioni di euro investiti nell’anno 2004 ai quasi 14 milioni nell’anno 2006.
97
CAPITOLO 4: LA BOTTIGLIA FINITA.
L’ETICHETTA
INTRODUZIONE
La direttiva 2003/40 del maggio 2003 della Commissione Europea del 14 maggio 2003
impone ai produttori limiti più restrittivi per alcune componenti dell’acqua minerale con
riguardo soprattutto a quelle sostanze che possono essere pericolose per la salute, al di
là di determinati valori.
A partire dal 1° gennaio 2006 le acque minerali devono, al momento del loro
confezionamento, essere conformi ai limiti di concentrazione massimi stabiliti dalla
direttiva medesima, disposti nell’allegato I, dove sono elencate sedici componenti
naturalmente presenti nelle acque minerali naturali e i rispettivi limiti massimi il cui
superamento può presentare un rischio per la salute, come ad esempio il bario,
l’arsenico, il cianuro, il boro ecc..
La direttiva comunitaria prevede altresì il ricorso a trattamenti a base di aria arricchita
da ozono per eliminare i residui di alcuni metalli pesanti e dell’arsenico; tale operazione
dovrà però essere riportata in etichetta in prossimità dell’indicazione della
composizione analitica con la dicitura: “acqua sottoposta ad una tecnica di ossidazione
autorizzata all’aria arricchita di ozono”.
È inoltre previsto che, in caso di concentrazione di fluoro superiore a 1,5 mg/l,
l’etichetta debba riportare in prossimità della denominazione di vendita, in caratteri
molto visibili, l’indicazione: “contiene più di 1,5 mg/l di fluoro: non è opportuno il
consumo regolare da parte dei lattanti e dei bambini di età inferiore ai 7 anni”.
Questa direttiva è stata recepita nella legislazione nazionale:
a) con decreto del Ministero della salute di concerto con il Ministro delle attività
produttive dell’11 settembre, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 229 del 2 ottobre
2003, per la parte relativa all’etichettatura delle acque minerali naturali ed anche delle
acque di sorgente.
b) con decreto del Ministero della salute 29 dicembre 2003, pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale n. 302 del 31 dicembre 2003 per la parte relativa ai criteri di valutazione delle
caratteristiche delle acque minerali naturali nonché delle condizioni di utilizzazione dei
trattamenti delle acque medesime.
108
La tabella che segue, illustra quali sono stati gli adempimenti conseguenti
all’introduzione di tale normativa. (Tabella 28)
98
SCADENZA DEI
TERMINI
ADEMPIMENTI
RIFERIMENTI
NORMATIVI
01-lug-04
indicazione in etichetta del contenuto di
fluoro
D.M. 11/09/2003, ARTT 1 e
3
01-lug-0498
indicazione in etichetta del trattamento con
aria arricchita di ozono
D.M. 11/09/2003 ARTT 2 e
3
31-ott-04
invio al ministero della salute dei certificati
di analisi chimica dei parametri antimonio,
arsenico e manganese
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 17 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
01-gen-05
decorrenza sospensione della validità del
decreto di riconoscimento dell'acqua
minerale naturale, in caso di mancata
ricezione, entro i termini previsti, della
citata certificazione (fatta sempre salva la
valutazione di merito)
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 17 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
15-gen-04
le acque minerali naturali devono essere
conformi ai nuovi limiti di comunicazione
massima ammissibile per manganese e
arsenico
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 18 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
31-dic-04
termine massimo di applicazione dei nuovi
limiti di concentrazione di arsenico e
manganese, in caso di messa in atto di
trattamenti con aria arricchita di ozono
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 18 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
31-dic-04
le acque minerali naturali devono essere
conformi ai nuovi limiti di comunicazione
massima ammissibile per l'antimonio
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 18 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
31-dic-06
le acque minerali naturali devono essere
conformi ai limiti di concentrazione
massima stabiliti dalla nuova normativa
anche per i parametri fluoro e nichel
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 18 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
31-ott-06
invio al ministero della salute dei certificati
di analisi chimica dei parametri nichel e
fluoro
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 17 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
01-gen-07
decorrenza sospensione del decreto di
riconoscimento dell'acqua minerale
naturale, in caso di mancata ricezione, entro
i termini previsti, della citata certificazione
(fatta sempre salva la valutazione di merito)
D.M. 12/11/1992 N. 542
ART 17 (aggiunto dal D.M.
29/12/2003 ART 4)
È consentito commercializzare, fino ad esaurimento scorte, le acque minerali naturali e di sorgente
prodotte, confezionate ed etichettate entro il 1° luglio 2004.
109
L'etichettatura di un prodotto alimentare ha, per il consumatore, una importante
funzione di tutela, informandolo sul prodotto che sta acquistando e consentendogli di
scegliere quello che è maggiormente rispondente alle proprie esigenze. Le norme
concernenti l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari
tendono ad esser analoghe nell'ambito dei paesi dell' Unione Europea.
In geneale l'etichettatura, la presentazione e la pubblicità di un prodotto alimentare non
devono:
- indurre in errore l'acquirente sulle effettive caratteristiche, qualità, composizione, e
luogo di origine del prodotto;
- evidenziare caratteristiche come particolari, quando tutti i prodotti alimentari
analoghi le possiedono;
- attribuire all'alimento proprietà atte a prevenire, curare o guarire malattie, nè
accennare proprietà farmacologiche.
Molte forme di pubblicità insidiose ed ingannevoli si concretizzano aggiungendo in
etichetta delle aggettivazioni atte ad esaltare indebitamente un prodotto. Per quanto
riguarda le acque minerali, il decreto legislativo 25/1/1992, n. 105, definisce quali sono
le indicazioni che obbligatoriamente devono essere presenti e quelle che le aziende
possono decidere di inserire, in modo facoltativo.
4.1 L’ETICHETTA: DISPOSIZIONI NORMATIVE
L'etichetta è una sorta di "carta d'identità" dell'acqua minerale, grazie alla quale è
possibile conoscere i suoi elementi caratterizzanti.
L’etichettatura dei prodotti alimentari può certamente essere considerata tra gli aspetti
più problematici della legislazione alimentare in quanto in essa si manifestano diverse e
talvolta opposte esigenze. Tra queste si possono ricordare la protezione dei consumatori,
la difesa del segreto industriale, la tutela della libera circolazione intracomunitaria delle
merci nonché la possibilità di controllare le emergenze conseguenti a crisi alimentari.
Queste ultime, anche grazie ad una precisa etichettatura, possono essere gestite sia
prevedendo il ritiro mirato dal mercato degli alimenti rischiosi per la salute (fornendo,
quindi, informazioni ai consumatori o ai funzionari responsabili dei controlli) sia
isolando il punto della filiera che ha prodotto l’alimento a rischio, evitando, quindi, che
il pericolo si riproduca e si diffonda.
110
In ambito comunitario, la disciplina in materia di etichettatura è stata regolata
soprattutto attraverso l’emanazione di direttive “orizzontali”, che prevedono precetti
applicabili indistintamente a tutti i settori, e di direttive “verticali”, che disciplinano
singole tipologie di prodotto. La prima direttiva quadro di armonizzazione risale al 18
dicembre del 1978 (Direttiva 79/112/CEE). Essa è stata recepita dal Decreto legislativo
109 del 1992 99 ed ha subito, negli anni, numerose modificazioni. Recentemente, la
Direttiva 79/112/CEE è stata abrogata dalla Direttiva 2000/13/CE (recepita in Italia
mediante il Decreto legislativo n. 181 del 23 giugno 2003100).
In generale, si può dire che, la normativa comunitaria sull’etichettatura ha certamente
contribuito all’armonizzazione della disciplina in materia in vigore nei diversi Stati
membri. È da notare, tuttavia, che ogni Stato membro ha recepito questa normativa
privilegiando, ad esempio, le esigenze di nazionali operatori industriali e commerciali,
le tipicità locali, le abitudini alimentari del Paese.
A tale direttiva, in ogni caso, deve essere riconosciuto il merito di aver compiuto un
riordino della disciplina inerente l’etichettatura alimentare, la cui regolamentazione,
essendo stata più volte oggetto di modificazioni, era ormai caratterizzata da un
articolato complesso e disorganico quadro.
Le indicazioni presenti sull'etichettatura possono avere, quindi, implicazioni
economiche sull’import-export di prodotti alimentari tra gli Stati comunitari e possono
costituire barriere non tariffarie all’ingresso di prodotti da paesi extra-Ue. Nell’ambito
del commercio internazionale, infatti, non sempre vi è coincidenza tra l’applicazione
negli Stati membri delle normative comunitarie e le disposizioni legislative presenti nei
paesi extra-europei. Risulta, pertanto, necessario che l’etichettatura delle merci sia
sempre adeguata e conforme alle esigenze del mercato in cui si vuole commercializzare
il prodotto.
La normativa in merito all’etichettatura delle acque minerali 101 prevede che siano
indicate alcune informazioni obbligatorie in etichetta o sui recipienti delle acque
minerali naturali:
99
Decreto legislativo 27/1/1992 n. 109: “attuazione delle direttive 89/395/CEE e 89/396/CEE concernenti
l’etichettatura, la presentazione e la pubblicità dei prodotti alimentari” (G.U. n. 39 del 17/2/1992)
100
Decreto legislativo 23/6/2003 n.181: “attuazione della direttiva 2000/13/CE concernente l’etichettatura
e la presentazione di prodotti alimentari, nonché la relativa pubblicità” (G.U. n. 167 del 21/7/2003)
101
D.lgs 25/1/1992 n.105 art 11, comma1, D.M. 11/9/2003 art 1 e 2
111
 la denominazione legale “acqua minerale naturale” integrata, se del caso, con le
seguenti informazioni:
- “totalmente degassata”, se l’anidride carbonica libera presente alla sorgente è stata
totalmente eliminata
- “parzialmente degassata”, se l’anidride carbonica libera presente alla sorgente è
stata parzialmente eliminata
- “rinforzata col gas della sorgente”, se il tenore di anidride carbonica libera,
proveniente dalla stessa falda o giacimento, è superiore a quello della sorgente
- “aggiunta di anidride carbonica”, se all’acqua minerale naturale è stata aggiunta
anidride carbonica non prelevata dalla stessa falda o giacimento
- “naturalmente gassata” o “effervescente naturale”, se il tenore di anidride
carbonica libera, superiore a 250 mg/l è uguale a quello della sorgente, tenuto
conto della eventuale reintegrazione di una quantità di anidride carbonica,
proveniente dalla stessa falda o giacimento dell’acqua minerale, pari a quella
liberata nel corso delle operazioni che precedono l’imbottigliamento, nonché delle
tolleranze tecniche abituali
 il nome commerciale dell’acqua minerale naturale , il nome della sorgente, il luogo
di utilizzazione della stessa102
 l’indicazione della composizione analitica103, risultante dalle analisi effettuate, con i
componenti caratteristici; per il fluoro, se la sua concentrazione supera il valore di
1,5 mg/l, a seguito del entrata in vigore della Direttiva 2003/40, è obbligatorio
effettuare la seguente indicazione in etichetta: “contiene più di 1,5 mg/l di fluoro:
non ne è opportuno il consumo regolare da parte dei lattanti”. Tale indicazione deve
figurare in prossimità immediata della denominazione di vendita dell’acqua minerale
naturale in caratteri nettamente visibili.
 la data in cui sono eseguite le analisi di cui al punto precedente e il laboratorio presso
il quale dette analisi sono state effettuate
102
Talora è indicata l’altezza della fonte: non è un’indicazione obbligatoria anche se può risultare
interessante conoscere questo parametro, perché in linea di massima si presuppone che più la fonte è alta,
minori sono i rischi di inquinamento.
103
La composizione analitica è la composizione dettagliata del residuo fisso, ossia l’elenco dei singoli
minerali espressi in ioni.
112
 il contenuto nominale104
 i titolari dei provvedimenti di riconoscimento e di autorizzazione alla utilizzazione
 il termine minimo di conservazione105
 la dicitura di identificazione del lotto106 , salvo i casi in cui il termine minimo di
conservazione figuri almeno con l’indicazione del giorno e del mese
 informazioni circa gli eventuali trattamenti consentiti. In caso di trattamento delle
acque minerali naturali con aria arricchita di ozono,a seguito dell’entrata in vigore
del D.M. 11/09/2003 di attuazione della Direttiva 2003/40, l’etichetta deve riportare,
in prossimità dell’indicazione della composizione analitica, la seguente dicitura:
“acqua sottoposta ad una tecnica di ossidazione all’aria arricchita di ozono”.
La stessa normativa107 prevede poi che possano essere inserite indicazioni facoltative, di
cui riporta nel dettaglio le indicazioni che possono essere menzionate:
 “oligominerale” o “leggermente mineralizzata”, se il tenore dei sali minerali,
calcolato come residuo fisso, non è superiore a 500 mg/l
 “minimamente mineralizzata”, se il tenore di questi, calcolato come residuo fisso,
non è superiore a 50 mg/l
 “ricca di sali minerali”, se il tenore di questi, calcolato come residuo fisso, è
superiore a 1500 mg/l
 “contenente bicarbonato” se il tenore di bicarbonato è superiore a 600 mg/l
 “solfata” se il tenore dei solfati è superiore a 200 mg/l
 “clorulata”, se il tenore di cloruro è superiore a 200 mg/l
 “calcica”, se il tenore di calcio è superiore a 150 mg/l
104
contenuto: sta ad indicare il contenuto netto di acqua minerale nel contenitore. La lettera “e” indica che
si tratta di un volume a norma europea
105
termine minimo di conservazione: indica l'intervallo di tempo all'interno del quale l'acqua conserva le
sue proprietà chimico-fisiche, mentre indicazioni di conservazione: per una corretta conservazione
dell'acqua e per permettere una quanto maggiore conservazione delle sue qualità.
106
lotto: parametro molto importante ai fini della tracciabilità, il lotto indica la partita di prodotto.
Rappresenta quindi un'ulteriore simbolo della costante ricerca di sicurezza alimentare, in caso di
tossinfezione alimentare siamo in grado di risalire alla partita di acqua infetta evitando il ritiro di tutte le
bottiglie presenti sul mercato.
107
D.Lgs 25/1/1992, n.105 art 11 comma 2
113
 “magnesiaca”, se il tenore di magnesio è superiore a 50 mg/l
 “fluorata” o “contenente fluoro”, se il tenore di fluoro è superiore a 1 mg/l
 “ferruginosa” o “contenente ferro”, se il tenore di ferro bivalente è superiore a 1 mg/l
 “acidula”, se il tenore di anidride carbonica libera è superiore a 250 mg/l
 “sodica” se il tenore di sodio è superiore a 200 mg/l
 “indicata per diete povere di sodio”, se il tenore di sodio è inferiore a 20 mg/l
 “microbiologicamente pura”
Sulle etichette o sui recipienti delle acque minerali naturali possono essere riportate una
o più delle seguenti indicazioni, se menzionate nel decreto di riconoscimento dell’acqua
minerale108:
 può avere “effetti diuretici”
 può avere “effetti lassativi
 “indicata per l’alimentazione dei neonati”
 “indicata per la preparazione degli alimenti dei neonati”
 “stimola la digestione” o menzioni analoghe
 “può favorire le funzioni epatobiliari” o menzioni analoghe
 altre menzioni concernenti le proprietà favorevoli alla salute, sempreché dette
menzioni non attribuiscano all’acqua minerale naturale proprietà per la prevenzione,
la cura e la guarigione di una malattia umana
 le eventuali indicazioni per l’uso
 le eventuali controindicazioni
Possono inoltre essere inseriti:
 codice a barre109;
108
D. Lgs 25/1/1992 n.105, art 11, comma 4
109
Presto il noto codice a barre potrebbe scomparire a favore di un nuovo sistema basato su microchip
capace evolvere l'intera catena della distribuzione alimentare.
Il nuovo EPC Network è stato presentato dal Masschusetts Institute of Technology (MIT) il 15 settembre
2008 a Chicago, al termine di un processo di realizzazione durato cinque anni.
L'EPC sarà dunque in grado di rendere molto più semplice la vita ai supermercati e ai venditori
all'ingrosso perché, differentemente dall'attuale codice a barre, potrà identificare univocamente ogni
singolo prodotto, e non una categoria come avviene oggi.
114
 il simbolo del Polietilenentereftalato110;
La nuova soluzione dunque renderà più semplice tenere un database costantemente aggiornato dei
prodotti e renderà praticamente inutili le operazioni di inventariato. Inoltre sarà possibile associare ad
ogni prodotto una quantità di informazioni oggi impensabile, a meno di utilizzare etichette così grandi,
che non si adatterebbero a tutte le dimensioni dei prodotti.
Moltissime multinazionali americane sono state chiamate alla presentazione dell'EPC, con la speranza che
siano proprio loro a cominciare il processo di trasformazione dal vecchio codice a barre al nuovo chip.
L'ECP è basato su un sistema a 96 bit capace di conservare un numero univoco per una quantità
sicuramente maggiore al numero dei prodotti in commercio moltiplicati per qualche milione. L'ECP è
stato testato con successo per alcuni mesi in alcuni supermercati inglesi della Tesco.
110
PE è il simbolo del Polietilene; a volte viene specificato se si tratta di PE ad alta densità (HDPE,
PEHD) o a bassa densità (LDPE, PE-LD). Lo si può trovare indicato anche con il numero 2 (HDPE) o 4
(LDPE). PET è il simbolo del Polietilentereftalato ; lo si può trovare indicato anche con il numero 1.
PVC è il simbolo del Polivinilcloruro; lo si può trovare indicato anche col numero 3.
PP è il simbolo del Polipropilene ; lo si può trovare indicato anche con il numero 5.
PS è il simbolo del Polistirolo; lo si può trovare indicato anche con il numero 6.
VE è il simbolo del vetro.
CA è il simbolo del cartone accoppiato ad altri materiali ("poliaccoppiato").
AL è il simbolo dell' alluminio.
ACC è il simbolo della banda stagnata.
PI è il simbolo generico dei materiali poliaccoppiati
Contributo per riciclaggio: questo simbolo indica che il produttore aderisce ai consorzi, previsti dalla
legge, per organizzare il recupero e il riciclaggio degli imballaggi. Molto diffuso nel Nord Europa, in
Italia è di scarso significato perché le Autorità competenti non hanno emanato disposizioni precise. Viene
comunque esposto da parte dei produttori che esportano in altri paesi europei dove tali consorzi sono già
funzionanti.
Imballaggi riciclati o riciclabili: i simboli triangolari con le freccie che si rincorrono
nascono entrambi con la direttiva europea del 1983 sugli imballaggi. Il primo riguarda le confezioni di
carta o cartone. Il secondo quelle di plastica. Entrambi possono voler dire due cose: che l’imballaggio è
riciclabile ma non necessariamente riciclato, oppure che parte del materiale è riciclato. Pertanto, senza
ulteriori specificazioni, questi marchi sono ambigui.
115
 pittogramma ambientale;
 indicazioni per la corretta conservazione del prodotto
Sulle etichette possono essere riportate altre menzioni commerciali, diverse da quelle
obbligatorie, a condizione che il nome commerciale dell’acqua minerale naturale sia
riportato con caratteri di altezza e larghezza almeno pari ad una volta e mezzo il
carattere più grande utilizzato per l’indicazione della menzione in causa. Se detta
menzione è diversa dal nome del luogo di utilizzazione dell’acqua minerale naturale,
anche il nome di tale luogo deve essere riportato con caratteri di altezza e larghezza
almeno pari ad una volta e mezzo il carattere più grande utilizzato per l’indicazione
della dicitura commerciale in parola. È altresì previsto che la dicitura commerciale non
contenga nomi di località diverse da quelle dove l’acqua minerale naturale viene
utilizzata o che comunque inducano in errore il consumatore circa il luogo di
utilizzazione e che alla stessa acqua minerale non siano attribuite designazioni
commerciali diverse111.
110
Invito alla raccolta differenziata: questi simboli indicano genericamente che la confezione va gettata
nei contenitori della raccolta differenziata. Il simbolo con il cestino che spesso appare raffigurato in varie
modalità come ad esempio a sinistra, significa "non disperdere nell'ambiente dopo l'uso"; ci ricorda che i
rifiuti non vanno abbandonati nell'ambiente ma riposti negli appositi contenitori.
Il simbolo con la confezione schiacciata, anch'esso riportato in due esempi, si ritrova soprattutto nei
contenitori brik del latte e dei succhi di frutta; essendo materiali poliaccoppiati, quindi difficilmente
riciclabili, l'unica accortezza che possiamo attuare per diminuire il loro impatto ambientale è ridurne il
volume appiattendoli, per occupare meno spazio. Anche per le bottiglie di plastica è evidente
l'indicazione di provvedere al suo schiacciamento prima di introdurla nell'apposito cassonetto, così
facendo essa occuperà meno spazio, circa 1/3 dell'originale.
111
D. Lgs 25/1/1992 n.105, art 11, comma 3
116
Per quanto riguarda le analisi sulla composizione analitica112, è fatto obbligo al titolare
dell’autorizzazione di una sorgente di procedere all’aggiornamento di suddette analisi
con i componenti caratteristici, almeno ogni cinque anni dandone preventiva
comunicazione ai competenti organi regionali.
Le autorità competenti in materia di etichettatura, secondo la normativa 113 , sono il
Ministero della salute, di concerto con il Ministero delle attività produttive, che
provvede con proprio decreto ad adeguare le disposizioni in materia di etichettatura alle
direttive emanate dall’Unione Europea.
Ad oggi con il D.M. 29/12/2003 i valori massimi ammissibili dei parametri relativi alle
acque minerali naturali sono quelli riportati nella tabella che segue.
PARAMETRO
LIMITE MASSIMO AMMISSIBILE mg/L
Antimonio
0,005
Arsenico
0,01
Bario
1
Boro
5
Cadmio
0,003
Cianuro
0,01
Cromo
0,05
Fluoruro
Manganese
5 (1,5 per le acque destinate all'infanzia)
0,5
Mercurio
0,001
Nichel
0,02
Nitrati
45 (10 per le acque destinate all'infanzia)
Nitriti
0,02
Piombo
0,01
Rame
1
Selenio
0,01
Tabella 29 Valori massimi ammissibili dei parametri delle acque minerali naturali
112
D.Lgs 25/1/1992 n.105, art 11, comma 6
113
D.Lgs 25/1/1992 n.105, art.11, comma 7
117
La tabella che segue riporta i termini maggiormente utilizzati nelle etichette delle acque
minerali che possono risultare utili proprio nella scelta da parte del consumatore in base
alle sue esigenze.
Temine
Significato
RESIDUO FISSO
è quello che rimane dopo la completa evaporazione di un litro di acqua a
180°C. quindi il numero riportato in etichetta rappresenta il peso di tutti i
minerali rimasti sul fondo dopo questa operazione. Più il numero è basso più
l'acqua è legegra e viceversa.
PH
è un parametro che misura l'acidità dell'acqua. Se il valore è 7, l'acqua è
neutra; se è inferiore a 7, l'acqua è acidula; se superiore, l'acqua è alcalina.
Quando c'è anidride carbonica l'acqua è acidula perché questo gas si scioglie
in acqua come acido carbonico.
DUREZZA
è il valore del calcare sciolto nell'acqua, quindi più il valore è alto, più l'acqua
è calcarea. Nel caso in cui non sia riportato, il consumatore può desumerlo
moltiplicando il tenore del calcio per 2,5 e quello del magnesio per 4,1;
sommare i rispettivi risultati e dividere per 10.
CONDUCIBILITA'
ELETTRICA
è una controprova del residuo fisso poiché più minerali ci sono e più l'acqua
permette il passaggio di una corrente elettrica.
ANIDRIDE CARBONICA
LIBERA ALLA
SORGENTE
è presente nelle acque naturalmente effervescenti. Normalmente si aggira
attorno a 1000-1300 mg/l, se la quantità è maggiore, l'acqua è più
effervescente
SOSTANZE
ORGANICHE
dovrebbero essere assenti. Questi elementi (costituiti da nitrati, nitriti e
ammoniaca) non sono naturalmente presenti nell'acqua perché derivano da
contaminazioni delle zone agricole (concimi organici e minerali) o degli
allevamenti e attraverso il terreno inquinano la falda acquifera
IONE AMMONIO O
AMMONIACA
si riferiscono alla stessa sostanza e devono essere assenti. Se sono rilevati in
tracce significa che la presenza è in quantità appena percettibili dagli
strumenti analitici; se indicato "inferiore a.." significa che la percentuale è
minima e lo strumento o il metodo di analisi non riescono a rilevarla ciò
equivale a dire che è praticamente assente
IONE NITRATO O
NITRATO
devono essere assenti o in percentuale minima, infatti sono tra i parametri
maggiormente tenuti sotto controllo. Tuttavia può essere consentita una lieve
elasticità, ma è consigliabile che non superino mai il valore di 25 mg/l anche
se l'attuale normativa prevede sino a 45 mg/l e per le acque destinate
all'infanzia 10 mg/l
118
IONE NITRITO O
NITRITI
devono essere assenti o in percentuale minima, infatti sono tra i parametri
maggiormente tenuti sotto controllo. Quelli più pericolosi per la salute devono
essere assolutamente assenti. Il limite massimo consentito dalla normativa è
di 0,02 mg/l
FOSFATI O FOSFORO
TOTALE
dovrebbero essere assenti poiché dovuti all'inquinamento da scarichi urbani. È
preferibile la dicitura "inferiore a"
CADMIO E PIOMBO
sono contaminanti e non dovrebbero essere presenti, nemmeno in tracce
CALCIO
pur essendo positivo per la formulazione di ossa e di denti nei bambini, può
diventare negativo, se utilizzato in quantità elevate per chi soffre di calcoli, il
valore di riferimento è 100 mg/l
CLORO O CLORURO
è importante per l'organismo, ma in acqua ne altera il sapore e ove superi i
200 mg/l può essere sintomo di inquinamento organico
FLUORO O FLUORURO
la normativa ha stabilito l'obbligatorietà dell'indicazione in etichetta della
presenza di fluoro ove si superi il valore di 1,5 mg/l e della controindicazione
dell'utilizzo del prodotto per lattanti e bambini di età inferiore a 7 anni
IONE BICARBONATO O
BICARBONATO
è sempre molto presente e contribuisce a facilitare la digestione e lo
svuotamento intestinale
MAGNESIO
è importante per il sistema neurologico e del cervello. In estate, in particolare,
una maggiore concentrazione di magnesio ricostruisce l'equilibrio salino
alterato dalla sudorazione
POTASSIO
è molto presente nelle acque ed è importante per l'equilibrio salino e per il
metabolismo delle proteine
SILICE, FERRO,
MANGANESE,
STRONZIO, LITIO
possono essere presenti perché alcune rocce le cedono all'acqua nel corso del
suo passaggio. Non hanno controindicazioni, salvo che per concentrazioni
molto alte (ad esempio il ferro superiore a 1 mg/l è sconsigliato per chi soffre
di gastroduodenite)
SODIO
va tenuto sotto controllo soprattutto per chi soffre di ipertensione: in tal caso
il valore guida è di 20 mg/l
sopra i 200 mg/l hanno un effetto lievemente lassativo; inoltre poiché forte
concentrazioni di questo minerale interferiscono con l'assorbimento del
SOLFATI
calcio, va posta particolare attenzione ai bambini in crescita ed a chi ha
problemi di ossa
TABELLA 30 Significato dei termini riportati in etichetta
Per quanto riguarda il contenuto di sali, poiché i sali sono micronutrienti essenziali per
il nostro organismo è tuttavia evidente che se presenti in eccesso possono causare
problemi più o meno gravi. Essi intervengono nella regolazione di numerosi processi
corporei come l'equilibrio idrosalino e lo sviluppo e la crescita di organi e tessuti. I
principali minerali presenti nel nostro corpo sono: sodio, potassio, magnesio e calcio.
119
Ognuno di questi elementi, se assunto in dosi insufficienti o eccessive, può essere
nocivo.
Per le acque che sono particolarmente ricche di minerali, nell'etichetta, può essere
specificata una particolare dicitura per sottolineare le sue caratteristiche:
- "contenente bicarbonato" HCO3 (il tenore di bicarbonato è superiore a 600 mg/L): è
indicata nell'ipersecrezione gastrica (acidità di stomaco) e nelle patologie renali. Il
bicarbonato la rende particolarmente utile per chi pratica sport, in quanto questa
sostanza è in grado di tamponare l'acido lattico.
- “Solfata" (il tenore dei solfati è superiore a 200 mg/L): è lievemente lassativa e
quindi indicata in caso d'insufficienze digestive, colite spastica e sindrome del colon
irritabile. Sconsigliabili durante la crescita e nel periodo postmenopausale, perché
possono interferire con l'assorbimento del calcio aumentandone l'escrezione.
- "Clorurata" (il tenore di cloruro è superiore a 200 mg/L): ha azione equilibratrice
dell'intestino, delle vie biliari e del fegato. Ha inoltre azione lassativa e purgativa
tipica delle acque salse o salso solfate.
- "Calcica" Ca++ (il tenore di calcio è superiore a 150 mg/L): agisce a livello dello
stomaco e del fegato. E' indicata nella crescita, in gravidanza, in menopausa e nella
prevenzione dell'osteoporosi e dell'ipertensione. Le acque minerali calciche sono
indicate anche per chi è intollerante al latte e, nonostante i luoghi comuni, non
aumentano l’incidenza di calcoli renali.
- "Magnesiaca" Mg++ (se il tenore di magnesio è superiore a 50 mg/L): svolge
prevalentemente un'azione purgativa, ma trova indicazioni anche nella prevenzione
dell'arteriosclerosi, poiché favorisce la dilatazione delle arterie. Può essere utile
anche nell'alimentazione degli sportivi per prevenire i crampi.
- "Fluorata" o "contenente fluoro" (il tenore di fluoro è superiore a 1 mg/L): utile per
rinforzare la struttura dei denti e per la prevenzione della carie dentale. È indicata in
fase di crescita o per chi è affetto da osteoporosi, ma l'assunzione non dovrebbe
avvenire per periodi prolungati (un eccesso di fluoro può risultare nocivo per la
salute dei denti e delle ossa).
- "Ferruginosa" o "contenente ferro" (il tenore di ferro bivalente è superiore a 1
mg/L): indicata nelle anemie da carenza di ferro. Utile anche per vegetariani e per i
soggetti con un fabbisogno elevato di ferro: lattanti, adolescenti, sportivi e donne in
gravidanza.
120
Composizione salina delle acque minerali
Acqua minerale bicarbonata – Tenore di bicarbonato:
> 600 mg/L
Acqua minerale calcica – Tenore di calcio:
> 150 mg/L
Acqua minerale clorurata – Tenore di cloro:
> 200 mg/L
Acqua minerale ferruginosa – Tenore di ferro:
> 1 mg/L
Acqua minerale fluorata – Tenore di fluoro:
> 1 mg/L
Acqua minerale magnesica – Tenore di magnesio:
> 50 mg/L
Acqua minerale sodica – Tenore di sodio:
> 200 mg/L
Acqua minerale solfata – Tenore di solfati
> 200 mg/L
Acqua povera di sodio – Tenore di sodio
< 20 mg/L
Tabella 31 Tabella riassuntiva sulla composizione salina delle acque minerali. Fonte: Temporelli,
“L’acqua in tavola”, Franco Angeli, 2005
- "Acidula" (il tenore di anidride carbonica libera è superiore a 250 mg/L): facilita la
digestione. L'anidride carbonica presente nelle acque gassate aumenta l'acidità
dell'acqua. Da sottolineare, però, che le nostre diete sono già sufficientemente ricche
di sostanze acide e non è normalmente necessaria alcuna integrazione.
- "Sodica" (il tenore di sodio è superiore a 200 mg/L): influenza positivamente
l'eccitabilità neuro-muscolare ed è pertanto indicata per gli sportivi, soprattutto
durante i mesi estivi quando si perdono notevoli quantità di liquidi con la
sudorazione (ricordiamo che un calo eccessivo dei valori di sodio nel sangue ha
causato la morte di alcuni sportivi). Le acque minerali sodiche sono controindicate
per chi soffre di ipertensione.
- "Acqua a basso contenuto di sodio" (il tenore di sodio è inferiore a 20 mg/L):
indicata per le diete povere di sodio e per combattere ipertensione e ritenzione idrica.
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CATEGORIA
ACQUA MINERALE
Dimagrimento
Oligominerale, per depurare l'organismo favorendo
l'eliminazione di tossine
Calcolosi renale
Oligominerale o minimamente mineralizzata, per
stimolare la diuresi e prevenire la formazione di
calcoli o facilitarne l'eliminazione (colpo d’acqua)
Sport
Mediominerale, con un buon patrimonio di calcio,
ferro, sodio, cloro e bicarbonato. Assumere acque
oligominerali per poi andare ad integrare gli stessi
oligoelementi con integratori idrosalini è come
comprare un vestito senza tasche per poi farsele
aggiungere da un sarto: si buttano via soldi!
Ipertensione
Oligominerale a basso contenuto di sodio, associata
ad una dieta altrettanto povera di sodio
Osteoporosi
Acqua mineralizzata ricca di "calcio biodisponibile"
(controllare la presenza di questa dicitura
nell'etichetta)
Acidità gastrica
Acqua minerale di tipo bicarbonato calcico
Anemia
Acqua minerale di tipo ferrugginoso
Carie
Acqua minerale fluorata
Stipsi
Acqua solfata
Tabella 32 Tipologie di acqua sulla base della categoria di destinazione
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4.2 L’ETICHETTA: PUBBLICITA’ COMPARATIVA E
PUBBLICITA’ INGANNEVOLE
Come ho già avuto modo di dire, la pubblicità gioca un ruolo chiave e strategico per le
imprese dell’acqua.
Tuttavia questo paragrafo illustrerà quali sono stati gli effetti di una nota pubblicità
comparativa, quella promossa dalle “Fonti di Vinadio”, e quali sono gli effetti di una
pubblicità considerata ingannevole.
Il codice del consumo all’art 2 stabilisce che ai consumatori ed agli utenti sono
riconosciuti come fondamentali il diritto ad una adeguata informazione ed una corretta
pubblicità. Il codice per pubblicità intende: “ogni messaggio o comunicazione diretto a
promuovere la vendita di un bene o di un servizio”.
Tuttavia la pubblicità può diventare ingannevole se induce in errore l’acquirente sulle
caratteristiche del prodotto circa la natura, l’identità, la qualità, la composizione, la
quantità, la conservazione, l’origine e la provenienza del prodotto.
La pubblicità infatti non deve attribuire al prodotto alimentare effetti o proprietà che in
realtà non possiede, suggerire la presenza di caratteristiche particolari che in realtà sono
proprie anche di prodotti analoghi, attribuire al prodotto proprietà atte a prevenire,
curare, guarire una malattia umana.
Il codice definisce il consumatore come: “la persona cui è indirizzato il messaggio
pubblicitario o che sia suscettibile di riceverlo”, considerando il consumatore un attore
con minore attitudine a rendersi conto delle eventuali manovre ingannevoli del
venditore e/o del produttore e che quindi è meritevole di tutela.
La pubblicità dei prodotti alimentari è soggetta ad una pluralità di sistemi normativi,
ciascuno caratterizzato da una propria autonomia e per questo un medesimo messaggio
pubblicitario può essere oggetto di norme sanzionatorie diverse.
La ratio della tutela giuridica della pubblicità mira a garantire da un lato la buona fede
del consumatore, dall’altro il corretto svolgimento dell’attività concorrenziale tra gli
operatori del settore.
Le norme penali parlano di “frode in commercio”, che sono definite all’art. 515 del
codice penale. Si tratta di: vendita di una cosa per un’altra, vendita di una cosa diversa
da quella pattuita o dichiarata. Le sanzioni a tal riguardo, possono essere la reclusione
fino a due anni o una multa fino a € 2065, con pene aggravate se il fatto ha ad oggetto
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alimenti o bevande a denominazione di origine protette dalle normative vigenti (art. 517
bis).
Sono poi previste sanzioni penali nel caso di vendita di prodotti con segni mendaci ai
sensi dell’art 517 del codice penale con pene quali la reclusione fino ad un anno o una
multa fino a € 1032, aggravate se il fatto ha ad oggetto alimenti o bevande a
denominazione di origine protette dalle normative vigenti (art. 517 bis).
Per quanto riguarda gli illeciti amministrativi, ci si richiama all’etichettatura
ingannevole, ai sensi dell’art. 2 del Decreto Legislativo109/92, che impone il divieto di
indurre in errore gli acquirenti sulle caratteristiche del prodotto, e precisamente sulla
natura, identità, qualità, composizione, quantità, durabilità, luogo di origine o
provenienza, modo di ottenimento o di fabbricazione; il divieto di vanto di particolari
azioni medicamentose; il divieto di evidenziare caratteristiche in realtà comuni a tutti i
prodotti dello stesso genere.
La procedura per il sanzionamento di illeciti amministrativi in materia di etichettatura
(presentazione e pubblicità) è stabilita dalla legge. 689/81.
Il procedimento inizia con la contestazione dell'illecito, con proposta di pagamento in
misura ridotta (doppio del minimo e un terzo del massimo della sanzione); scritti
difensivi alle Regioni; opposizione al giudice competente nel caso di mancata
archiviazione a seguito degli scritti difensivi.
L’ art. 18, comma 4 d. lgs. 109/1992 (come modificato dall’art. 16 del d.lgs. 181/2003)
ha
individuato
nella Regione (nonché
nelle Province autonome)
l’autorità
amministrativa competente per le sanzioni.
L’art. 18 è stato poi integrato nel 2004 (con il d. lgs. 99/2004) con una disposizione che
prevede come Autorità competente ad irrogare la sanzione, nelle materie di propria
competenza, anche l’ “Ispettorato Centrale Repressione Frodi”, anche se sorgono forti
dubbi di costituzionalità poiché l’Ispettorato centrale risulta essere l’autorità competente
per le violazioni accertate dai suoi stessi ispettori.
Le norme civili parlano inoltre di concorrenza sleale all’ articolo 2598 del codice civile,
stabilendo che: “compie atti di concorrenza sleale chiunque … diffonde notizie e
apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinarne il
discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente”.
Il procedimento in questo caso, si richiama a provvedimenti cautelari ex art. 700 c.p.c
(al fine di ottenere l’inibitoria degli atti di concorrenza sleale); un giudizio civile
124
ordinario avanti al giudice civile al fine di accertare la sussistenza della concorrenza
sleale (inibendone definitivamente la continuazione ex art. 2599 c.c.) e di ottenere il
risarcimento del danno (ex art. 2600 c.c.).
Vi è poi l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, istituita con il decreto
legislativo 146 del 2 agosto 2007: attuazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle
pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che
modifica le direttive 84/450/CEE, 97/7/CE, 98/27/CE, 2002/65/CE, e il Regolamento
(CE) n. 2006/2004.
Il decreto legislativo 146/2007 riguardante le pratiche commerciali sleali, sostituisce i
primi due capi del titolo III della parte II del Codice del consumo (artt. da 18 a 27 del
D.lvo 206/2005) che prima di tale modifica era dedicato alla pubblicità ed alle altre
comunicazioni commerciali, in particolare alle condizioni di liceità della pubblicità
ingannevole e comparativa materia, quest’ultima, ora trasfusa nel D.lvo 145/2007.
Per pratica commerciale scorretta, cui si richiama la nuova normativa, si intende quella
pratica commerciale che è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a
falsare in misura apprezzabile il comportamento economico del consumatore
intendendo, con tale ultima espressione, l'impiego di una pratica commerciale idonea ad
alterare sensibilmente la capacità del consumatore di prendere una decisione
consapevole, inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura commerciale
che non avrebbe altrimenti preso.
È considerata scorretta la pratica commerciale che, riguardando prodotti suscettibili di
porre in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, omette di darne notizia in
modo da indurre i consumatori a trascurare le normali regole di prudenza e vigilanza.
E’ considerata altresì scorretta la pratica commerciale che, in quanto suscettibile di
raggiungere bambini ed adolescenti, può, anche indirettamente, minacciare la loro
sicurezza.
L’art. 23 del testo modificato del Codice del consumo reca inoltre un elenco di pratiche
commerciali considerante in ogni caso ingannevoli, tra le quali, a titolo esemplificativo:
“l’affermazione non rispondente al vero, da parte di un professionista, di essere
firmatario di un codice di condotta;esibire un marchio di fiducia, un marchio di qualità
o un marchio equivalente senza aver ottenuto la necessaria autorizzazione; asserire,
contrariamente al vero, che un codice di condotta ha l'approvazione di un organismo
pubblico o di altra natura, ecc.”.
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Sono poi considerate aggressive, le pratiche commerciali che, nella fattispecie concreta,
tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie,
coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o è
idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del
consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o è idonea ad indurlo
ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso.
All’Autorità Garante della Concorrenza e del mercato è stato affidato anche il potere di
agire d’ufficio per inibire la continuazione delle pratiche commerciali scorrette, potendo
contare ora su poteri investigativi ed esecutivi e sulla collaborazione della Guardia di
Finanza (prima l’Antitrust non poteva attivarsi autonomamente ma solo prendere in
esame le segnalazioni provenienti dai consumatori o altri soggetti).
L’Autorità può disporre, con provvedimento motivato, la sospensione provvisoria delle
pratiche commerciali scorrette, laddove sussiste particolare urgenza.
La nuova normativa ha fortemente inasprito le sanzioni in caso di pratica commerciale
scorretta, che ora consistono in una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a
500.000 euro (nel testo previgente l’importo era da 1.000 a 10.000 euro), mentre nel
caso di pratiche commerciali scorrette, suscettibili di porre in pericolo la salute e la
sicurezza dei consumatori o di raggiungere bambini ed adolescenti potendo
indirettamente minacciare la loro sicurezza, la sanzione non può essere inferiore a
50.000,00 euro (nel testo previgente il minimo era stabilito a 25.000 euro).
Il Codice del consumo definisce altresì la pubblicità comparativa, intesa come
pubblicità che identifica, in modo esplicito o implicito, un concorrente o beni o servizi
offerti da un concorrente.
La principale differenza tra l’abrogata disciplina sulla pubblicità ingannevole e
comparativa di cui al Codice del consumo è quella di cui al D.lvo 145/2007 risiede nei
soggetti destinatari della tutela apprestata: gli artt. da 18 a 27 del codice del consumo
(ora sostituiti dal D.lvo 146/2007 di cui sopra) avevano lo scopo di tutelare dalla
pubblicità ingannevole e dalle sue conseguenze sleali i soggetti che esercitano un'attività
commerciale, industriale, artigianale o professionale, i consumatori e, in genere, gli
interessi del pubblico nella fruizione di messaggi pubblicitari
Le disposizioni del D.lvo in esame hanno lo scopo di tutelare i professionisti dalla
pubblicità ingannevole e dalle sue conseguenze sleali, nonchè di stabilire le condizioni
di liceità della pubblicità comparativa.
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Restano pertanto estranei alla tutela di cui al D.lvo 145/2007 i consumatori che
potranno, viceversa, invocare le norme di cui al Codice del consumo sulle pratiche
commerciali sleali.
Nella parte speciale di questa trattazione illustrerò quali sono stati gli effetti della
pubblicità comparativa introdotta, per la prima volta nel settore, dalle “Fonti di
Vinadio”. I suoi competitors, infatti, non hanno accettato di buon grado tale pratica e si
sono tempestivamente rivolti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che,
come vedremo, si è espresso con un provvedimento di rigetto parziale della domanda di
condanna per le l’azienda di Vinadio114, in quanto non meritevole di sanzioni, poiché
non operante in modo scoretto ai sensi della normativa.
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I riferimenti in questo caso sono stati raccolti presso il sito: http://www.agcm.it/
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