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Catania - anno XXIX - n. 38 - 27 ottobre 2013 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it
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settimanale regionale di attualità
PREMIO LETTERARIO
“PIRANDELLO” 2013
“In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente”
La Badia di S. Agata un anno dopo
Il tempio ritrovato
L
a sera di martedì 15 ottobre la chiesa della Badia di
Sant’Agata ha festeggiato
il primo compleanno della
sua restituzione alla città con la riapertura al pubblico e il ripristino del
culto liturgico.
Lo splendido tempio delle claustrali
agatine di Catania -dovuto al genio
artistico e spirituale di Giambattista
Vaccarini, il prete-architetto molto
devoto di S. Agata d’origine palermitana e di formazione accademica
romana protagonista della ricostruzione della Catania settecentesca
risorta dalla catastrofe del terremaremoto del 1693- ad un anno esatto
della riapertura ufficiale è stato
affollato da tante persone che hanno
a cuore la salvaguardia, la fruizione,
l’uso appropriato e la valorizzazione
di un monumento di grande valore
religioso e artistico tanto rilevante
per la storia e per la vita della città.
Le dotte relazioni di carattere tecnico, storico, artistico ed ecclesiale
relative ai lunghi e delicati lavori di
restauro e allo studio del sacro edificio, illustrati in occasione della conferenza stampa del 15 ottobre 2012,
hanno costituito la base della pubblicazione del volume “La Badia di
Sant’Agata” edito dall’Arcidiocesi,
che è stato presentato proprio nell’anniversario di quell’incontro, con
la partecipazione dell’Arcivescovo
Mons. Salvatore Gristina, del presidente del Lions Club Catania Host,
prof. Antonella Mandalà, del rettore
don Massimiliano Parisi, del direttore dell’ufficio diocesano per i
BB.CC. don Carmelo Signorello e
del prof. arch. Giuseppe Pagnano,
che ha offerto un’esauriente e chiara
relazione sul libro dovuto al contributo di diversi illustri studiosi e
arricchito da un pregevole corredo
fotografico.
A dare il benvenuto alle tante persone intervenute è stato padre Parisi:
“Riconsegnando questa splendida
chiesa alla città di Catania, mi auguro che essa diventi punto di riferimento per l’intera comunità civile ed
ecclesiale, luogo di promozione e dii
iniziative religiose e culturali. Fu
questo l’auspicio formulato esattamente un anno fa…Tanti volti incuriositi, tanti catanesi e non affollavano, allora come ora, questo tempio
per colmare anche la paziente attesa
di lunghi anni di restauro. Fu questo
l’augurio che Lei, Eccellenza reverendissima e carissima, rivolse ai
presenti in quella speciale circostanza. Saluto Lei, Eccellenza, e La ringrazio per non aver voluto mancare
a questo momento assai significativo
che ci vede ancora una volta tutti
riuniti”. Don Massimiliano ha ringraziato, inoltre, le persone, gli enti
e le associazioni che hanno contribuito col loro ingegno e anche economicamente alla valorizzazione e
all’abbellimento del tempio. Un ringraziamento particolare ha rivolto al
Lions per il restauro della porta laterale della chiesa, al quale ha contribuito parzialmente anche il FAI.
La prof. Mandalà ha reso noto l’intervento del Lions, che recentemente ha focalizzato il suo interesse nei
confronti dei beni culturali presenti
nella Civita, per quanto riguarda
anche la manutenzione delle porte
del tempio ed ha assicurato di continuare a sostenere le necessità che un
monumento così importante e prezioso presenta.
Secondo padre Signorello, validamente collaborato dalla dott.ssa
Grazia Spampinato, il volume,
com’è consuetudine del suo ufficio,
è scaturito dalla volontà di lasciare
una documentazione ai posteri, grazie anche alle riprese fotografiche
accompagnate da opportune didascalie per dare la possibilità di una
lettura ecclesiale e funzionale a ciò
per cui la chiesa è stata costruita: la
creazione di un luogo che raccoglie
l’ecclesìa, la comunità cristiana, il
Antonino Blandini
(segue a pagina 2)
IL SAN LUCA
INAUGURA
IL 2013-14
a pagina 7
RIPARTE
la Scuola
Socio-politica
AL S. PAOLO
a pagina 7
I GIORNATA
DIOCESANA
degli OPERATORI
SANITARI
La chiesa cresce di numero, ma la fede aumenta?
Il credente è un atleta dello spirito
’Agenzia Fides ha presentato alcune
statistiche per offrire un quadro panoramico della Chiesa cattolica nel mondo.
Su una popolazione mondiale di 6.848.550.000 persone al 31 dicembre 2010 il numero dei cattolici era
pari a 1.195.671.000 unità con un aumento complessivo di 15.006.000 persone rispetto all’anno
precedente.
L’aumento dei cattolici pari allo 0,04%, interessa
tutti i continenti, ed in particolare in Africa
(+6.140.000), in America (+3.986.000) e in Asia
(+3.801.000). In Europa, invece l’aumento dei cattolici risulta ancora limitato (+894.000) e così pure
anche in Oceania (+185.000).
Le statistiche registrano, inoltre, che la Chiesa Cattolica gestisce nel mondo 70.544 scuole materne
frequentate da 6.478.627 alunni; 92.847 scuole primarie per 31.151.170 alunni; 43.591 istituti secondari per 17.793.559 alunni e 3.338.455 studenti universitari.
Sono 61.065.982 gli studenti che frequentano scuole cattoliche nel mondo.
Foto Siciliani-Gennari/SIR
L
Il numero dei sacerdoti 412.236 cresce meno della
percentuale della crescita della popolazione e si
registrano 1.643 sacerdoti e 436 religiosi in più
rispetto al 2009.
La registrazione delle statistiche fornisce indicazioni sulla presenza della Chiesa nel mondo, ma resta
l’interrogativo se anche la fede dei cattolici cresce”.
Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede
sulla terra?”.
L’aumento del numero di fedeli in Piazza San Pietro per le Udienze e per la preghiera dell’Angelus è
un positivo indicatore, ma la fede ha bisogno di una
linfa vitale, che si alimenta con la preghiera.
In occasione della Giornata Missionaria mondiale
Papa Francesco all’Angelus ha ripetuto con convincente forza: Pregare sempre, senza stancarsi. “Perché Dio vuole questo? Lui non conosce già le nostre
necessità? Che senso ha ‘insistere’ con Dio?” e
citando Sant’Agostino afferma: “Potrebbe sembrare strano che Dio ci comandi di fargli delle richieste quando egli conosce, prima ancora che glielo
domandiamo, quello che ci è necessario”.
Giuseppe Adernò
(segue a pagina 2)
a pagina 11
ALL’OVE
Progetto di lingua
INGLESE
a pagina 11
2
Prospettive - 27 ottobre 2013
sommario al n. 38
PRIMO PIANO
Stati Uniti, come creare
il figlio virtuale ___________3
Origine e “idee luce”
della spiritualità
di Don Bosco_____________4
Nunzio Sciavarrello:
L’addio ad un grande
artista ___________________5
INFORMADIOCESI
Notizie in breve ___________7
DIOCESI
L’Arcivescovo inaugura
l’Anno Sociale dell’O.V.S. __8
All’Istituto
S. Domenico Savio
“Il Giardino di Cloe”_______9
“AREA SICILIA 13”,
esercitazione
di protezione civile ________9
Indietro nel tempo
incontrando
Giuseppe Catanzaro ______11
Anche i siciliani che vivono fuori esprimono vicinanza e solidarietà a Lampedusa
Una piccola isola dal cuore grande
ampedusa, con il suo
spettacolo di morte, ha
scosso le coscienze e l’indifferenza
del mondo.
Angosciati i siciliani. Lo ha telefonato
un ottantenne di Brooklyn dicendo
che aveva pianto e che tutta la famiglia
era ancora sconvolta dopo aver visto
quell’ecatombe di donne e bambini
che annegavano.
Da Melbourne, un altro corregionale
ha chiesto a Sicilia Mondo di scrivere
una lettera di solidarietà ai lampedusani da parte dei siciliani di Australia.
Un altro ancora per dire che era commosso ma che si sentiva orgoglioso di
aver visto la gara di solidarietà dei
lampedusani e degli altri siciliani che
soccorrevano in mare donne, bambini
e uomini stremati, portandoli a braccia
sulla spiaggia. Mentre altri facevano
una catena umana per sostenerli.
La verità è che la parola emigrazione
ha lasciato nei siciliani, in quelli che
stanno fuori ma anche in quelli dell’Isola, una ferita profonda mai completamente ricucita.
Ancora oggi, l’emigrazione viene
associata alla tragedia, al dolore, allo
sradicamento e alla lontananza. Mai
dimenticate. È entrata nel DNA dei
siciliani, in termini di sensibilità e di
soccorso, in modo particolare nei confronti di chi fugge dalla povertà, chie-
L
(continua da pag. 1)
IL TEMPIO...
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(Federazione Italiana Settimanali Cattolici)
Questo numero è stato chiuso
alle ore 13.00 di mercoledì 23 ottobre 2013
popolo di Dio che si riunisce per
celebrare i misteri della fede all’interno di “queste bellezze che rimandano simbolicamente ad un’altra
bellezza… La chiesa non è né un
museo da riscoprire né tanto meno le
comunità cristiane sono dei custodi
di cose del passato, perché esse hanno il compito di adeguare per celebrare degnamente, come ha stabilito
il Concilio Vaticano II, la liturgia del
popolo di Dio”. “Spero che quanto
prima”, ha concluso, “si possano
realizzare i tre poli liturgici fondamentali che mancano: l’ambone,
l’altare, la sede al di fuori del presbiterio o meglio del santuario”.
L’Arcivescovo ha espresso il proprio
compiacimento per la “festa di compleanno, la festa della condivisione”
(continua da pag. 1)
IL CREDENTE...
Allontanandosi dalla preghiera, dice il
Papa, si rischia di spegnere la luce
della fede: “Nel nostro cammino quotidiano, specialmente nelle difficoltà,
il Signore è al nostro fianco; noi lottiamo con Lui accanto, e la nostra
arma è proprio la preghiera, che ci fa
sentire la sua presenza, la sua misericordia, anche il suo aiuto”.
La lotta contro il male però è “dura e
lunga” “richiede pazienza e resistenza”, e nel momento in cui abbassiamo
la guardia e smettiamo di pregare,
dimentichiamo che “Dio è il nostro
alleato” e che “la fede in Lui è la
nostra forza”. “La preghiera è l’espressione della fede” ribadisce il
Papa, per questo Gesù “ci assicura la
vittoria”.
La lezione di fede che Papa Francesco
ha impartito arriva al cuore dei fedeli
e ci si ferma a pregare: “L’ha detto il
Papa!” Egli prega con noi e lo abbiamo visto pregare durante la veglia per
la pace con tanto raccoglimento.
La lettera ai non credenti scritta da
Papa Francesco in risposta alle
de asilo o cerca libertà.
liano che proprio in questi giorni ha
Non per niente una famiglia siciliana fatto partire l’operazione militare
su quattro ha avuto (o ha) un familia- chiamata “Mare nostrum” per monitore emigrato.
rare e soccorrere con navi ed elicottePer la generosità con la quale si sono ri i disperati che sfidano la morte pur
mobilitati i suoi abitanti, Lampedusa di ritrovare la libertà sulle spiagge delmeriterebbe veramente il Nobel della l’Europa.
pace. Lo hanno visto tutti.
Anche il vecchio continente, dopo la
Simbolicamente, Lampedusa chiama visita di Barroso a Lampedusa, ha
in causa le responsabilità dei Governi che si
sono succeduti nel tempo, la sordità equivoca
dell’Europa per la endemica sottovalutazione
del fenomeno, per le
leggi sbagliate, per la
indifferenza del passato,
davanti allo scenario di
morte che si consuma
nel Mediterraneo. Ancora oggi più di ieri, di
avanti ieri, come negli
anni passati.
Foto AFP/SIRCastello Ursino
Emblematica,
ma
soprattutto storica, la
parola “Vergogna” e l’anatema sulla inserito l’emergenza “immigrazione”
“globalizzazione della indifferenza” nella Agenda del Governo europeo.
di Papa Francesco su una immane tra- In tutti l’auspicio che si passi dalle
gedia umana che si consuma sotto gli parole ai fatti affinché lo scenario di
occhi di tutti.
morte di Lampedusa “non abbia più a
La dimensione ed il crescendo di mor- ripetersi”.
te del Mediterraneo ha toccato, final- Una società civile e democratica non
mente, la sensibilità del Governo ita- può rimanere inerte davanti a chi chie-
de il diritto alla vita ed alla dignità.
Non deve avere paura dello straniero
che arriva.
Con queste brevi riflessioni, che
ovviamente restano invisibili davanti
ai problemi della immane tragedia di
Lampedusa, Sicilia Mondo intende
egualmente rappresentare e farsi portavoce della angoscia che ha attraversato le Associazioni
ed i siciliani di tutte le
parti del mondo.
Sono sentimenti e tensioni e quindi valori
permanenti non di
poco conto e che Sicilia Mondo intende
esprimere, in termini
di vicinanza e di solidarietà, ai rifugiati che
hanno perduto in mare
i loro cari, ai lampedusani, ai militari ed a
quanti hanno dato la
generosità del loro
soccorso.
Sentimenti e valori senza confine,
consolidati dalla adesione a Sicilia
Mondo di oltre due generazioni di
Associazioni e di siciliani che vivono
in tutti i continenti.
e per quanto finora fatto per valorizzare la chiesa dell’ex monastero di
S. Agata. “Mi piace sottolineare che
il carissimo padre Massimiliano sia
riuscito a coinvolgerci in maniera
così numerosa e generosa, con una
corale partecipazione. È bello che
ciò sia stato realizzato con la sinergia di istituzioni che hanno valorizzato quest’edificio per tante iniziative culturali… Noi ci siamo lasciati
coinvolgere per una bella realizzazione, ma non possiamo in questo
momento ignorare tanti nostri fratelli che non possono usufruire di spazi
dove si esprime il meglio di sé.
Vogliamo pensare soprattutto alle
vittime degli incidenti che accompagnano il cammino di tante persone
che si muovono non per turismo, ma
per evitare tante sofferenze. Con speranza s’incamminano verso luoghi
che pensano migliori. Con affetto e
con la preghiera al Signore vogliamo
ricordare le tante vittime degli sbarchi nel nostro suolo”. A conclusione
l’Arcivescovo ha benedetto i locali
adiacenti all’atrio del tempio e restituiti all’attività pastorale.
La relazione del prof. Pagnano meriterebbe un articolo a parte, una volta esaminato il pregevole volume da
lui presentato. La preziosa chiesa
monastica delle claustrali benedettine, destinata a ridiventare luogo di
preghiera, predicazione e celebrazione dei sacramenti, ha all’attivo
dall’inizio di ottobre la celebrazione
domenicale della messa alle 20.30,
l’ultima per orario in città, l’ospitalità di conferenze, convegni, tavole
rotonde di carattere ecclesiale in un
contesto di tutela, salvaguardia, fruizione, buona manutenzione del
monumento sacro; sono in programma il completamento dell’arredo
liturgico, del restauro degli apparati
decorativi, della pavimentazione,
delle gelosie lignee, dei candelabri
di coronamento e la grata delle professioni, e gli altari laterali e, in
sinergia con la Cattedrale, la sera di
ogni ultimo venerdì del mese incontri su “La scuola del Concilio”, a 50
anni dal Vaticano II, nonché l’annuale celebrazione della festa dell’apostolo S. Giuda Taddeo, il 28 ottobre. Un bellissimo sogno sta per
essere realizzato: il “Balcone sul
barocco catanese”, la proposta di un
percorso turistico intorno alla cupola della chiesa per far godere ai visitatori un panorama di straordinaria
suggestione.
domande di Eugenio Scalfari è da
intendersi come “lezione magistrale”
che educa al dialogo e all’ascolto del
vento della fede che soffia da lontano.
La missione della Chiesa è “diffondere nel mondo la fiamma della fede,
che Gesù ha acceso nel mondo”.
Secondo Papa Bergoglio “il metodo
della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma
condivisa che riscalda l’anima.”.
La fiamma condivisa accende poi le
altre anime e la testimonianza della
fede mediante le opere di carità conquista i fratelli lontani e li riconduce
alla casa del Padre.
Andate, predicate, battezzate, convertite sono i verbi e le azioni della fede,
che diventa missione e servizio nella
Chiesa nel mondo.
Le statistiche dell’agenzia Fides indicano inoltre che gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti nel mondo
dalla Chiesa comprendono: 5.305
ospedali; 547 lebbrosari distribuiti
principalmente in Asia (285) ed Africa (198); 17.223 case per anziani,
malati cronici ed handicappati, per la
maggior parte in Europa (8.021) ed
America (5.650); 9.882 orfanotrofi
per circa un terzo in Asia (3.606);
11.379 giardini d’infanzia; 15.327
consultori matrimoniali distribuiti per
gran parte in America (6.472); 34.331
centri di educazione o rieducazione
sociale e 9.391 istituzioni di altro tipo,
per la maggior parte in America
(3.564) ed Europa (3.159).
L’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI come “occasione propizia
per introdurre il complesso ecclesiale
intero in un tempo di particolare
riflessione e riscoperta della fede”
volge al termine e le diverse lezioni di
fede ed esperienze di grazia hanno
caratterizzato diverse tappe nel cammino trascorso.
La fede intesa come dono divino e
generosa risposta dell’uomo, manifesta il suo primo atto nel credere che
“Dio esiste e ricompensa coloro che
lo cercano”.
Il Santo Padre, salutando i partecipanti della manifestazione del Pontificio
Consiglio della Cultura “100 metri di
corsa e di fede”, ha detto: “Grazie,
perché ci ricordate che il credente è
un atleta dello spirito” ed il Papa resta
il primo allenatore.
Da Maestro, Papa Francesco dà l’esempio e la sua devozione mariana si
è manifestata particolarmente in diverse occasioni e nell’affidamento alla
Madonna di Fatima, raccomandando
la recita del Rosario che è una scuola
di preghiera, una scuola di fede.
Nello stemma papale accanto all’emblema della Compagnia di Gesù Papa
Bergoglio ha collocato la stella che,
secondo la tradizione araldica, ricorda
la Vergine Maria che Egli ha invocato
insieme ai Vescovi il 24 maggio.
L’insegnamento è chiaro e manifesto,
immediato e coinvolgente, adesso è
compito di ciascun credente apprendere la lezione e modificare il modo
di pensare, di sentire e di agire il
mistero della fede, che assicura la
beatitudine per aver creduto senza
aver visto.
L’interrogarsi sulla qualità etica delle
scelte e dei comportamenti è già un
cammino di fede che si consolida nell’incontro con la Luce e la pienezza di
Cristo, Via, Verità e Vita.
Avv. Domenico Azzia
Presidente Sicilia Mondo
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3
Prospettive - 27 ottobre 2013
Premio letterario “Pirandello” 2013 dedicato alle donne vittime di violenza
remio letterario “Pirandello” nell’Aula magna
del rettorato, promosso dall’Università e dall’Ersu di Catania, giunto
alla sua terza edizione è stato assegnato, da una giuria presieduta da
Sarah Zappulla Muscarà, (cattedratica a Lettere), alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, per il volume “Il
male che si deve raccontare”. Altri
premi sono andati ai migliori elaborati presentati dagli studenti universitari dell’Ateneo Catanese sul tema
“La violenza sulle donne nella letteratura”. Moderatrice Michela Giuffrida che ha posto la domanda “dove
sono gli uomini?”. La risposta è
venuta dalla scrittrice italo-britannica Simonetta Agnello Hornby per la
quale la violenza non è un semplice
comportamento inaccettabile, è un
reato, ma anche potere, che si istaura
nella coppia ed è dannoso. Il dominio e la violenza diventano spesso un
rito e la donna deve imparare a leggere gli ordini del partner e quando
si ribella pestaggi violenti. Nell’alta
borghesia c’è più crudeltà, nasce una
riflessione epocale: si passa dalla
struttura patriarcale a quella paritaria
e l’uomo è incapace di reggere una
donna “in carriera”. Il teatro della
violenza avviene prevalentemente in
casa. La violenza domestica prima
era un tabù, e la gente era convinta
che si vivesse meglio fingendo che
non ci fosse. Solo adesso le vittime
iniziano a farsi coraggio e raccontano il male subito e spesso si sentono
responsabili della violenza subita e
ci vuole tanto tempo prima che escano allo scoperto. L’autrice sottolinea
“la violenza è tra noi, nelle nostre
case e in quelle dei nostri amici. E
sui nostri posti di lavoro”. Nata a
Palermo vive a Londra svolgehdo la
professione di avvocato e intende
P
L’amore non è agonia
diffondere in Italia il metodo della
“Fondazione internazionale per la
sconfitta della violenza domestica”,
ente creato da Patricia Scotland, già
ministro della giustizia del governo
Blair, che ha la finalità di ridurre violenze e abusi creando sinergia tra
istituzioni centrali e territoriali. Fra
le tante strategie, protezioni e sostegni da offrire; ha creato le MultiAgency Risk Assessment Conference con consulenti specializzati in
violenza domestica (IDVA), la nuova
figura introdotta per sostenere la vittima. In seguito a ciò si sono ridotti i
casi di violenza.
In Italia nella fascia di età fra i 16 e i
50 anni le donne muoiono più per
violenza domestica e sessuale. Nel
50 % dei casi è il marito o il convivente della vittima l’autore. Dal
2012 ad oggi sono state 2.061 circa
le donne uccise; e sempre nel 2012
sono stati 127 gli omicidi di donne,
di cui il 70,8% perpetrato in ambito
familiare. Il suo narrare ha rappresentato una testimonianza di vita
apprezzata dal pubblico con una sala
emozionata e commossa.
Sarah Zappulla legge le motivazioni
affermando: “quest’anno il nostro
premio si è arricchito e impreziosito
di una delle più importanti scrittrici
contemporanee, raccogliendo storie
di violenza che si intrecciano tra
Sicilia, Africa e Inghilterra… bisogna far emergere la verità esorcizzare il ‘male’. Del resto, con Luigi
Pirandello, a cui non a caso il nostro
premio è intitolato, se si vuole affermare una verità bisogna esibirla, gridarla, perché ciò di cui non si parla
semplicemente non esiste…”.
Marisa Scavo, procuratore aggiunto
della Repubblica, ha esposto in
modo brillante e sintetico alcune
considerazioni frutto della sua grande esperienza, di coordinatrice del
gruppo di magistrati per le “fasce
deboli” che sottolinea la gravità del
fenomeno: “il femminicidio è l’eliminazione violenta di una donna in
quanto donna” e rivolgendosi ai premiati nota la potenzialità che c’è nei
giovani e l’università deve coltivarle
e farle esplodere nella pienezza.
Interessanti e intrecciati di alta cultura sono stati gli interventi del Rettore dell’Ateneo Giacomo Pignataro:
“gli studenti hanno dimostrato impegno e passione e noi avremo bisogno
di tutte le loro intelligenze”; del presidente dell’Ersu Alessandro Cappellani: “gli elaborati fanno emergere riflessioni di ordine etico e filoso-
fico”; di Gianpiero Panvini, capo
ufficio stampa del medesimo: “dare
voce a chi non ne ha, è un compito
che la cultura deve sposare”; Orazio
Licandro in rappresentanza del
Comune, sottolinea il cambiamento
della nostra cultura patriarcale in una
democrazia occidentale, retaggio
forte in asimmetria sociale; Giovanni Verga, sindaco di Licodia Eubea,
evidenzia che è un problema antropologico di potere; Anna Aloisi, sindaco di Mineo, dimostra grande sensibilità per questo problema affermando: “il mio è un paese di accoglienza, un Comune con 5.150 abitanti e il nostro centro ospita 4.000
immigrati, e mi chiamano mamma, il
vero senso della cultura si misura nel
modo in cui vengono trattate le donne”; Sebastiano Spoto Puleo, presidente del Rotary Catania Est, afferma che il Rotary ha percepito e spo-
sato questo problema.
Agostino Zumbo ha recitato, appassionando la sala, alcuni brani degli
scritti premiati riscuotendo lunghi
applausi. Il premio a Sebastiana
Maria Dipasquale (facoltà di Medicina e Chirurgia), che afferma nel
suo felice elaborato: “storie in cui il
volere delle donne non viene considerato, le donne controllate dal mondo maschile”; II premio Caterina
Liliana Blanco (facoltà di Scienze
Umanistiche) propone attraverso una
serie di eleganti riflessioni di ordine
letterario, ideologico, storico-politico, con un periodare agile e fluido,
un ricco elaborato di grande efficacia
comunicativa “alle donne l’amore
non si perdona”.
Le menzioni d’onore sono state assegnate a Veronica Di Mauro, Enrica
Maria Esposito, Venera Giovanna
Famoso, Clelia Maria Incorvaia,
Barbara Prestianni e Alessia Vacante.
Accanto al tavolo dei relatori una
sedia vuota coperta da un panno
scarlatto ricordava Stefania Noce,
l’universitaria che ha subito l’efferato omicidio di un collega perché
voleva essere libera nei suoi sentimenti. La sedia era vuota ma la sua
figura è stata ricordata da tutti con
affetto.
Anche Pirandello nel “Berretto a
sonagli” elaborò la corda pazza di
chi considera l’omicidio come rimedio al fallimento di un matrimonio o
di un rapporto logorato, tra silenzi
dolorosi e complicità fra vittime e
carnefici.
Lella Battiato
Stati Uniti, come creare il figlio virtuale
Lo zapping della procreazione
iondo, occhi azzurri e
di razza bianca. Magari intelligente, senza alcuna malattia
ereditaria e persino con discrete doti
atletiche. Ecco servito lo stereotipo
dell’uomo perfetto. Adesso chi vorrà avere un figlio può ordinarlo con
queste caratteristiche. Basterà sceglierlo da un catalogo. Una nota
società a stelle e strisce ha ottenuto
un brevetto che in poco tempo
potrebbe fare da apripista alla selezione di “bimbi su misura”. I futuri
genitori, infatti, potranno scegliersi i
donatori ideali e decidere con quali
qualità fisiche far nascerà il proprio
bebè. Sul sito dell’azienda specializzata in genomica - 23andme.com – è
possibile registrarsi e prenotare il
figlio perfetto. Un calcolatore messo
a disposizione dei clienti dirà loro
quante probabilità avrà il nascituro
di aver ad esempio occhi verdi e
capelli neri. E non solo. Una tecnica
innovativa, garantiscono dalla California, da un’azienda che prende il
nome dal 23, ovvero il numero di
cromosomi che ogni genitore dona
al figlio. La società è stata fondata a
Palo Alto nel 2006 e offre test genetici altamente personalizzati e ordi-
B
nabili via web, al costo irrisorio di
99 dollari. In più se entrambi i genitori vorranno rilevare il proprio
codice genetico potranno utilizzare
un programma speciale: il “Family
Traits Inheritance Calculator” (Calcolatore di eredità
dei tratti famigliari).
Il brevetto adotta
una tecnologia che
si basa sulle preferenze del cliente
per decidere i futuri tratti del bambino, variabili che
riguardano i probabili esiti genomici
di combinazioni tra
il donatore e le cellule-uovo. Da ciò
scaturirà una maggiore probabilità di
ottenere il figlio
desiderato:
dal
punto di vista biologico, estetico e comportamentale.
Tra le caratteristiche elencate, quelle che riguardano, per l’appunto,
l’altezza, il peso, il colore dei capelli, i rischi di contrarre malattie gene-
tiche, i difetti cardiaci congeniti, i
tratti atletici e via discorrendo. La
società americana, che conta circa
400.000 clienti, offre, di fatto, un’analisi genomica di oltre 240 tratti
del tutto esenti dal rischio malattia.
Risalente al dicembre 2008 e approvato lo scorso settembre, il brevetto
numero 8.543.339, si intitola “selezione dei donatori dei gameti sulla
base di calcoli genetici”. Brevetto
che ha suscitato vibranti critiche
negli Stati Uniti e non solo provenienti dal fronte cattolico. L’azienda
ha messo subito le mani avanti affermando che non c’è alcun motivo di
preoccuparsi: “Al momento si presenta una richiesta
di brevetto non si
ha ben chiaro per
cosa potrà servire la
tecnologia. All’epoca, ad esempio,
pensavamo che si
potesse utilizzare il
calcolatore nelle
cliniche per la fertilità, mentre ora i
nostri clienti lo
potranno usare per
motivi differenti, ad
esempio per conoscere la probabilità
che un figlio abbia i
capelli di un determinato colore o se
addirittura possa
diventare intollerante anche al lattosio”. Parole che hanno smorzato le
polemiche ma non hanno fornito
una spiegazione esaustiva sull’argomento e sull’utilizzo futuro del fan-
tomatico calcolatore. In realtà, già
negli States alcune donne, circa
50.000 l’anno, che si sottopongono
alla fecondazione artificiale, praticano una forma di selezione, ma in
termini generali, che riguardano i
tratti fisici (generici), e lo stato di
salute del fornitore. Ma i sondaggi
indicano, però, come la maggioranza degli americani sia contraria a
questi particolari screening. Mentre
per un’esigua minoranza progettare
bambini ideali a cominciare dalla
scelta del colore degli occhi, di per
sé, non è un problema di cui preoccuparsi. Punti di vista a parte, la
scelta di adottare metodi di analisi
genetica è eticamente discutibile. Il
brevetto, però, non potrà varcare le
soglie dell’oceano per sbarcare in
Europa, ma di certo, potrebbe creare
un precedente alquanto curioso.
Come se ci trovassimo davanti a un
film di fantascienza. Come la pellicola americana, “Gattaca” (1997)
diretta dal regista neozelandese
Andrew Niccol. Nel film il mondo è
diviso in esseri umani Validi (concepiti in provetta col DNA manipolato) e Non Validi (gli altri nati alla
“vecchia” maniera), questi ultimi
considerati dei paria. E in un futuro
non troppo lontano la fantasia
potrebbe superare la realtà.
Maxwell
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Prospettive - 27 ottobre 2013
PRIMOPIANO
Origine e “idee luce” della spiritualità del fondatore dei Salesiani
Inizia, con questo numero della rivista, e in occasione della peregrinazione dell’urna contenente una reliquia di San Giovanni Bosco nella
nostra Diocesi, la pubblicazione in
tre parti di un tentativo di sintesi delle origini e dei contenuti caratteristici della spiritualità del santo piemontese, così caro a tanti exallievi
ed exallieve che dal suo insegnamento e da quello dei suoi figli hanno conosciuto “la vita buona del
Vangelo”, che hanno cercato, a loro
volta, di trasmettere e perpetuare.
In queste pagine cercheremo di evitare l’espressione “spiritualità salesiana”. In senso proprio, specifico e
nell’ambito della storia della Teologia Spirituale, infatti, questa espressione dice riferimento alla spiritualità dell’Ordine della Visitazione, fondato da San Francesco di Sales e
dalla nobildonna Francesca de
Chantal. La spiritualità del fondatore dei Salesiani trae invece origine
anche da altre diverse ispirazioni
spirituali, con cui Don Bosco ha
avuto contatto durante il periodo
della sua formazione o nella sua
maturità. Per questa ragione, nel
caso di Don Bosco, si dovrebbe piuttosto parlare di spiritualità
“boschiana”; questo renderebbe
ragione della straordinaria originalità della sintesi da lui operata.
Prima parte
Nella storia della spiritualità cristiana è accaduto molte volte che lo Spirito Santo di Dio abbia donato alla
Chiesa per il bene di tutti un particolare carisma o dono spirituale, una
maniera creativa e originale di
“interpretare” il Vangelo, attraverso
la vita, l’opera, la missione di un
fondatore o di una fondatrice.
Il dono personale che San Giovanni
Bosco ha ricevuto da Dio è costituito da una autentica passione per la
salvezza spirituale e umana della
gioventù pericolante; questa passione costituisce ancora oggi una preziosa eredità per la Famiglia Sale-
Il significato del termine
“SPIRITUALITÀ”
siana, cioè per il vasto
movimento spirituale e
apostolico di laici e di
consacrati che da Don
Bosco ha avuto origine.
Questo dono, che è stato
affidato alla Chiesa di
Catania da più di un
secolo, è una preziosa
eredità anche per la
nostra Diocesi. Le mutate
condizioni
storiche
richiedono, sempre di
più, degli adattamenti ed
una creatività la cui
misura è costituita dall’amore che nutriamo verso
la “porzione più debole” della nostra
società; questo organismo, quello
della spiritualità di Don Bosco,
come ogni altro organismo vivente, è
destinato a crescere rimanendo fedele a se stesso, al suo “codice genetico”. La responsabilità di questa
fedeltà carismatica è affidata dai
documenti della Chiesa, ai Vescovi,
oltre che ad ogni singolo salesiano.
“Spetta ai vescovi, quali maestri
autentici e guide di perfezione per
tutti i membri della diocesi – si legge nel Codice di Diritto Canonico al
n. 28 - di essere i custodi anche della fedeltà alla vocazione religiosa
nello spirito di ciascun istituto”.
Il ritorno alle “fonti”
La migliore espressione e garanzia
della nostra fedeltà ad un fondatore o
ad una fondatrice è, come ha affermato il Concilio Vaticano II, quel
La migliore
espressione
e garanzia
della nostra fedeltà
ad un fondatore
o ad una fondatrice
è, come ha affermato
il Concilio Vaticano II,
quel continuo
ritorno alle fonti…
continuo ritorno alle fonti (cf. Perfectae Caritatis n.2) che ci permette
di verificare e rivitalizzare la nostra
maniera di essere e di operare, la vita
e la prassi. Due secoli ci separano
dalla nascita di Don Bosco; c’è il
rischio reale di parlarne per sentito
dire, senza passare da una conoscenza “affettiva” ed “effettiva” della sua
storia, della sua pedagogia, della sua
spiritualità.
Storia, pedagogia, spiritualità: sono
queste le tre tappe, una per ogni
anno, che il Rettor Maggiore dei
Salesiani ha suggerito in occasione
del triennio di preparazione al bicentenario della nascita di Giovanni
Bosco (2015). La spiritualità, dunque, costituisce l’apice, il punto di
arrivo di una autentica conoscenza di
Don Bosco, la linfa vitale che dà
nutrimento al seme che, nel frattempo, è diventato albero, presenza multiforme e significativa dell’opera
salesiana in ogni parte del mondo.
In ambito ecclesiale il termine “spiritualità” viene spesso abbinato ad
un aggettivo che fa riferimento ad un
santo o ad una famiglia religiosa; si
dice così, ad esempio, spiritualità
salesiana, spiritualità francescana,
spiritualità ignaziana…
Queste espressioni vogliono indicare
quella particolare modalità con cui
un fondatore o una fondatrice, un
movimento o una realtà ecclesiale,
vivono e realizzano la buona notizia
del Vangelo. Il comune denominatore della vita cristiana, infatti, rimane
la sequela di Cristo, il suo Vangelo,
la missione salvifica che egli ha realizzato e continua ad operare nel
mondo nella persona e per mezzo di
ogni credente; ciò che può cambiare
è la forma in cui tutto questo si attua,
le particolari sottolineature, le diverse espressioni concrete della vita cristiana, la scelta prioritaria di una o di
un’altra forma di apostolato.
La metafora dello “spartito musicale”
Una metafora può aiutarci a comprendere meglio il significato del
termine spiritualità. Possiamo pensare al Vangelo come ad una sorta di
spartito musicale, che può essere
suonato da diverse orchestre secondo diversi arrangiamenti. Il direttore
d’orchestra non è il compositore dell’opera, ma, in qualche modo, la
adatta, mettendo maggiormente in
risalto, rispetto ad un altro suo collega, una tipologia di strumenti (a corda, a fiato, a percussione…) o interpretando, in modo originale e creativo, certe sfumature della composizione.
Uscendo di metafora, possiamo dire
che i santi, o i fondatori, non sono i
compositori dello spartito: il Vangelo è sempre il medesimo per tutti, e
non è frutto della loro originalità.
Ciascuno di loro, però, può “interpretarlo” in mode e forme originali,
mettendo in evidenza alcuni elementi e alcune modalità di realizzazione,
o sottolineando alcuni brani della
Scrittura che rappresentano, in modo
Da ogni particolare
spiritualità,
poi, come frutto
da un albero,
scaturisce
anche una specifica
missione
sintetico e immediato, la loro particolare ispirazione apostolica. L’espressione lasciate che i giovani
vengano a me, ad esempio, è una
sorta di icona della spiritualità di
Don Bosco; nel medesimo tempo la
sua vita e la sua missione tra i giovani ci consentono di interpretare, di
comprendere meglio il contenuto
della Sacra Scrittura.
Una straordinaria, variegata ricchezza
Da questa straordinaria creatività,
che ha come primo protagonista lo
Spirito Santo, scaturiscono le diverse spiritualità. Così Francesco di
Assisi mette in evidenza la povertà o
la vita fraterna, Francesco
di Sales la dolcezza, Filippo Neri la bontà, Camillo
De Lellis la compassione,
cioè la chiamata a “consoffrire” con chi è nella
sofferenza e nella malattia, Giovanni Bosco l’amore di Gesù per i piccoli,
Ignazio di Loyola l’obbedienza al Papa e così via;
analogo
discorso
si
potrebbe fare anche per i
tanti movimenti che sono
nati nella Chiesa dopo il
Concilio Vaticano II. Nessuno di loro fa degli
“sconti” al Vangelo, nessuno pretende di esserne l’autore,
ma tutti lo accolgono come dono
nella sua totalità, senza eccezioni, in
fedeltà all’Unico Compositore; in
ciascuno, comunque, è possibile
riconoscere, in modo trasparente,
una particolare ispirazione o carisma
attraverso cui i doni di Dio si sono
espressi storicamente e si esprimono
in modo sempre nuovo, riconoscibile ed efficace per la salvezza di tutti.
Da ogni particolare spiritualità, poi,
come frutto da un albero, scaturisce
anche una specifica missione. Gli
ammalati, i giovani, gli anziani, i
senza fissa dimora, i disabili: i destinatari della missione che caratterizza
ogni famiglia religiosa esprimono, e
nello stesso tempo sono all’origine,
di una particolare ispirazione che ha
trasformato in dono, in compito da
svolgere, la sensibilità spirituale di
ciascun fondatore o fondatrice.
Tra fedeltà e rinnovamento
Restare fedeli a questa ispirazione
originaria è l’unica possibile garanzia di continuità per coloro che sono
eredi, nella Chiesa, di una spiritualità; questa esige di continuare ad
incarnarsi nella vita concreta di
uomini e donne, nel loro modo di
pensare e di essere, di pregare e di
mettersi a servizio, di sentire e di
agire anche in un contesto storico
che è diverso da quello delle origini.
Ogni spiritualità per quanto detto, ha
degli elementi distintivi, dei punti di
forza, delle sottolineature che la
caratterizzano; le abbiamo chiamate,
in questo nostro piccolo contributo,
“idee-luce”. Dopo aver cercato, nel
contesto storico e nella spiritualità di
alcuni altri santi, le radici della spiritualità di Don Bosco, cercheremo
di elencare nei due prossimi interventi, in modo sintetico, quelli che
riteniamo siano i principi fondamentali, le idee-luce della spiritualità di
Don Bosco.
Fedeltà e rinnovamento sono le due
diverse istanze, solo apparentemente
contrapposte, che rendono ragione
degli sforzi che la Famiglia Salesiana deve compiere per essere, in questa nostra realtà, Con Don Bosco e
con i tempi. Fedeli e creativi insieme: questo è il compito consegnato
dalla Spirito ad ogni famiglia religiosa.
Don Giuseppe Buccellato SdB
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Prospettive - 27 ottobre 2013
Nunzio Sciavarrello: L’addio ad un grande artista
La cultura nutre
le opere dell’artista
unzio Sciavarrello, l’illustre scultore ed incisore ma anche sceneggiatore e
docente, originario di Bronte, si è
spento serenamente all’età di 95
anni, dopo una vita artistica e professionale intensissima ed operosa,
nell’abitazione di piazza Cavour al
Borgo, circondato dall’affetto dei
suoi cari. La repentina scomparsa ha
suscitato vivo cordoglio nel mondo
artistico e culturale di Catania dove
ha lasciato una testimonianza indelebile del suo ingegno e del suo impegno, in modo particolare nell’ambito
scolastico ed accademico delle arti
figurative.
Avevo conosciuto il Maestro oltre 40
anni fa e avevo provato subito molta
stima per lui, sempre proteso ad agire per il bene comune e nell’interesse della città dove aveva deciso di
operare e di risiedere con la famiglia. Uomo profondamente religioso
e attaccato ai valori del dovere, dell’onestà e della famiglia, frequentava
assiduamente la chiesa confraternale
SS. Sacramento al Borgo retta dal
suo compaesano ed amico, mons.
Nunzio Schilirò, anch’egli artista nel
campo musicale.
Quinto di sette figli, avviato all’apprendistato sin da bambino per la
precoce attitudine all’arte figurativa,
frequentò la scuola comunale di
disegno e imparò i primi lumi e trucchi del mestiere nel paese natìo, alla
scuola di un bravissimo pittore fiorentino, Fernando Cappuccio. A
Roma, ancora ragazzo, frequentò
l’ambiente artistico di via Margutta,
rendendosi subito conto che “la cultura è la base di ogni iniziativa intrapresa dall’artista”. Compiuti gli studi medi superiori, allo scoppio della
guerra, da garzone divenne allievoufficiale e fu mandato come granatiere nei Balcani. Divenuto invalido
per una ferita ad una gamba fu posto
in congedo e riprese il lavoro, curando incisioni dedicate alla libertà, alla
pace e alle condizioni sociali. Chiarista della Scuola Romana, all’Accademia delle Belle Arti della capitale,
ebbe quali maestri Mino Maccari,
Ferruccio Ferrazzi, Duilio Cambellotti. Rientrato a casa, nel 1948, si
trasferì a Catania, realizzando in Italia e nel mondo numerose mostre
personali in rassegne artistiche quali
la Biennale di Venezia, la Triennale
di Milano, la Quadriennale di Roma.
All’Accademia di Belle Arti di Catania, che aveva fondato nel 1985,
dopo l’istituto d’arte nel 1950 ed il
liceo artistico nel 1964 e della quale
era stato direttore e docente, dopo
essere stato direttore dell’Accademia BB. AA. di Palermo, presentò
un’ampia raccolta d’arte italiana
quale donazione alla città per costituire il patrimonio iniziale di una
galleria d’arte moderna e contemporanea. Nel 1991 promosse l’istituzione di una galleria nei giardini del
N
Castello di Nelson, già abbazia S.
Maria di Maniace. Sua è stata la fondazione della Biblioteca di libri editi
fuori commercio e della Pinacoteca
di autoritratti e ritratti donati alla
Provincia Regionale e sistemati nei
locali dell’ex chiesa confraternale S.
Michele minore, in piazza Manganelli.
Intellettuale impegnato nel mondo
culturale cittadino, frequentò tanti
colleghi ed amici tra i quali spiccano
personalità come il poeta Arcangelo
Blandini, lo scrittore giornalista Salvatore Lo Presti, per il quale aveva
realizzato i bozzetti a corredo degli
articoli di Terza Pagina del quotidiano “La Sicilia” sulle monumentali
chiese cittadine, lo storico dell’arte
Vito Librando, l’editore Domenico
Ciancio Sanfilippo e il figlio Mario.
Nel 1958 è stato tra i fondatori del
futuro Teatro Stabile. Nel 1975 gli
venne conferita la medaglia d’oro
della Presidenza della Repubblica
quale benemerito della cultura e dell’arte. Significative sono la letteratura e la bibliografia del compianto
artista al quale sono stati dedicati
decine di cataloghi e di edizioni
d’arte e cartelle. Molto apprezzata
per il suo significato umano e professionale la donazione, a titolo personale e di presidente dell’Istituto
per la cultura e l’arte, all’ente morale brontese Real Collegio Capizzi,
del patrimonio proprio e della suddetta istituzione: 326 opere di maestri italiani costituenti il nucleo centrale di una pinacoteca e galleria di
artisti siciliani.
Con una solenne cerimonia i Rotary
Club di Catania gli hanno consegnato il Premio Quattro Canti, annualmente attribuito ad una personalità
dell’area etnea che con la sua opera
abbia significativamente onorato la
Sicilia. La motivazione evidenzia
che l’artista, si è distinto a livello
nazionale nell’ambito dell’incisione
e della pittura, partecipando da protagonista alla creazione di istituti ed
enti artistico-culturali di Catania,
dando visibilità e prestigio alla
nostra terra.
Anche la Chiesa di Catania alcuni
anni fa ha voluto onorare l’artista e il
credente prof. Sciavarello. Grande fu
la sua gioia allorché in occasione del
50° di apertura al culto della chiesa
parrocchiale San Pio X in
Nesima superiore, all’inizio
affidata ai Salesiani di Don
Bosco, fu deciso di ricordare
gli artisti che l’avevano egregiamente decorata. Il parroco,
padre Francesco Furnari, entusiasta colse l’occasione per
festeggiare ed onorare il maestro
Sciavarrello, l’unico artista vivente
fra coloro che, dal 1957 al 1959,
operarono per l’abbellimento artistico di quella nuova chiesa che si può
considerare una galleria d’arte sacra
moderna della città: custodisce,
infatti, dipinti e sculture di Roberto
Rimini, Archimede Cirinnà, Salvatore Quattrocchi, Carmelo Florio, ecc..
Un convegno, al quale partecipò, per
la curia arcivescovile, il vicario episcopale per la cultura, mons. prof.
Gaetano Zito, preside dell’Istituto
teologico S. Paolo, e una solenne
concelebrazione eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, sono stati i due
momenti salienti in cui al maestro,
autore di una bellissima Sacra Famiglia, l’unica opera rimasta intatta nel
transetto della chiesa perché non
aggredita dall’umidità che sta rovinando i capolavori ivi conservati,
andò la gratitudine e l’ammirazione
dell’arcidiocesi catanese.
La morte è sopraggiunta lo scorso 10
ottobre, 60° anniversario del suo
matrimonio, un giorno che solo un
anno prima sarebbe stato di grande
gioia e che invece adesso l’avrebbe
riempito di mestizia perché la sua
adorata sposa, la bellissima Anna,
giovanissima insegnante che al primo incontro l’aveva fatto perdutamente innamorare e che 59 anni
addietro aveva condotto all’altare
nella romantica Venezia, era venuta
a mancare il 5 novembre 2012.
Le esequie sono state celebrate in
Cattedrale, la mattina di sabato 12
ottobre.
A.B.
Continua la visita nelle sale del Museo diocesano
L’arte coinvolge anima e intelletto
ddentrarsi nella storia
dell’uomo è anche
interagire con i linguaggi dell’arte
che coinvolgono anima e intelletto.
Un prodotto artistico sollecita le
sfumature della psiche, snodando
emozioni disparate, dallo stupore
all’incredulità, al rapimento spirituale, cui può affiancarsi o subentrare l’attenzione critica al
dettaglio tecnico, messa
in atto da un estimatore
più che severo. Un bel
dipinto, quale opera compiuta, o una composizione musicale affidata a più
interpreti nel corso dei
secoli, suscitano da sempre l’anelito al bello e
all’inesprimibile. Tra le
opere pittoriche esposte
al Museo Diocesano di
Catania, che si avvale della direzione di Mons.
Leone Calambrogio, sono
molteplici gli esemplari
di pregiata fattura, convergendo lo sguardo alla
Pinacoteca, nonché settima sala al terzo piano dell’istituzione. Una tematica di fine tratteggio si
ravvisa nell’iconografia
mariana, assente in quanto branca specifica nella
prima arte cristiana, dove tutto si
rapportava alla figura di Cristo,
ovvero dogma di Dio fatto uomo
A
attraverso la figura di Maria. Fra i
più antichi dell’arte cristiana, il
tema della Madonna col Bambino
assunse rilievo nel medioevo in area
bizantina, dove Gesù appariva nei
panni di piccolo filosofo, mentre la
Madonna simboleggiava la Chiesa
che indicava la strada della Salvezza attraverso Cristo. Gradualmente
Madonna col bambino
di Bernardino Niger
si verificò un evolversi dei modelli
bizantini, a cui si ispira la tradizione
trecentesca di Giotto, verso scene
più naturalistiche, nonché vicine al
sentire dei fedeli, cogliendosi una
maggiore tenerezza del Bambino
Gesù e un atteggiamento materno
più intimo. A riprova di ciò, colpiscono, di fronte all’Antiporta della
Pinacoteca, la Madonna col Bambino di Bernardino Niger, (olio su
tavola risalente alla seconda metà
del XVI secolo), e la Sacra Famiglia di Antonio Cavallucci (olio su
tela del 1790).
L’usura del tempo, evidente in particolare nel primo dipinto, non impedisce di cogliere l’armonia dell’insieme, dai toni pacati, nella struttura piramidale che vede la Madonna
seduta in trono col piccolo Gesù in
primo piano, con lo sguardo rivolto
allo spettatore, e recante tra le mani
un globo sormontato da una croce,
mentre un mesto S. Giuseppe veglia
su di lui.
L’aspetto di Maria è velato da una
moderata solennità, a differenza
della figura più carezzevole della
Sacra Famiglia, dove un amore
materno catturante si dispiega tra
morbidi panneggi che avvolgono
l’innocenza luminosa del Bambino,
con la testa poggiata sul petto della
madre. Tematica di gran lunga
attraente nella dottrina cristiana, e
considerata emblema della famiglia
umana, nonché oggetto di pittura
rinascimentale, dai raffinati esempi
michelangioleschi e raffaelleschi,
accanto al Caravaggio della Sacra
Famiglia con San Giovanni Battista, presente quest’ultimo anche
nella Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci. La Madonna del Niger
richiama la famosa Madonna Litta
di Leonardo da Vinci, capolavoro
che, dall’Ermitage di S. Pietroburgo, è stato esposto al Quirinale di
Roma e al Palazzo Ducale di Venezia nel 2003. L’affinità di quest’ultimo dipinto, col primo, si evince dalla composta sinuosità delle forme
oltre che dallo sguardo di un Gesù
anch’esso rubicondo, che si protende al fruitore del dipinto. La grande
umanità di Maria è stata posta in
rilievo da Giovanni Paolo II nella
Lettera apostolica Mulieris Dignitatem, sulla dignità e vocazione della
donna in occasione dell’anno mariano, nel 1988. In Maria si identifica
la “donna” in quanto archetipo di
tutto il genere umano, nonché simbolo dell’unione tra madre e figlio.
In una recente omelia Papa Francesco ha definito Maria “la primizia
dei redenti”, la prima di “quelli che
sono di Cristo”, definendola nostra
rappresentante e nostra sorella, con
l’invito a tutti noi di unirci al cantico del Magnificat, che è canto di
speranza, al fine di riunire l’intera
Chiesa pellegrinante sulla terra.
Anna Rita Fontana
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Prospettive - 27 ottobre 2013
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Prospettive - 27 ottobre 2013
DIOCESI
Il Concilio Vaticano II: un’esperienza generativa per gli studi teologici
Lo studio della teologia
I
guarda al laicato
50 anni che ci separano
dal Concilio Vaticano II
non sono trascorsi in modo infruttuoso. Al contrario, la Chiesa ha vissuto la gioia di poter raccogliere
frutti preziosi, pur nella consapevolezza che l’essere in cammino è conditio sine qua non per il cristiano.
Una delle ricadute più efficaci dello
spirito conciliare è certamente l’istituzione degli Istituti Superiori di
Scienze Religiose (ISSR) che hanno
offerto al laicato impegnato l’opportunità di aprire lo sguardo verso gli
studi teologici. A Catania, il 18 ottobre, in occasione della festa di san
Luca, è stata organizzata una Giornata di Studi Teologici dall’ISSR
“San Luca”, che vanta di essere storicamente il secondo istituto superiore di scienze religiose fondato in
Italia; il primo era stato istituito a
Milano dal card. Montini nel 1961. I
relatori del convegno, prof. Leone
Calambrogio (direttore del Museo
Diocesano di Catania e docente di
Sacra Scrittura), prof. Antonio
Ucciardo (docente di Teologia Dog-
matica), prof. Salvatore Maria Perrella (preside della Pontificia Facoltà
Teologica «Marianum» di Roma)
sono intervenuti con accurate disamine che hanno abbracciato ambiti
molto vasti: la storia dell’ISSR San
Luca fondato da mons. Francesco
Chiusa nel 1962 con l’intuizione di
offrire a tutti l’opportunità di accostarsi allo studio della teologia per
imparare a coniugare, nella propria
vita, una sintesi tra fede e vita e mettersi al servizio della chiesa in modo
qualificato; la profondità del pensiero della Chiesa sul laicato, espresso
nei documenti conciliari e nel magistero successivo; il riconoscimento
della necessità di recuperare la verità dell’umanesimo cristiano; la fon-
dazione della rivista Laós, prima
rivista in Italia nata nell’esperienza
di un Istituto Superiore di Scienze
Religiose. Il direttore dell’ISSR
“San Luca”, prof. Antonio De Maria
(docente di Patrologia) ha moderato
i lavori e ha presentato la realtà
odierna dell’Istituto.
Un posto d’onore nella Giornata è
stato riservato alla presentazione del
volume di Antonio Grasso, Maria
maestra e modello di vita vissuta,
curato e pubblicato da Istina, editrice siracusana e presentato dal prof.
Salvatore Maria Perrella che ne ha
curato la presentazione ed ha messo
in evidenza, nella sua relazione, la
profondità del pensiero teologico
espresso dallo studioso, la serietà
della ricerca e la freschezza dello stile. Durante la Giornata sono stati
presenti anche numerosi ex allievi
dell’ISSR “San Luca” che hanno
voluto testimoniare la loro esperienza di formazione e rilanciare l’esperienza dell’associazione di allievi ed
ex allievi.
Mirella Roccasalva Firenze
Scuola di formazione socio-politica. Inaugurazione anno accademico
a mattina di sabato 19
ottobre nel salone Sant’Agata del seminario arcivescovile
dei chierici l’Arcivescovo Mons.
Salvatore Gristina ha inaugurato
l’anno accademico 2013-2014 della
Scuola diocesana di formazione
all’impegno sociale e politico, promossa dall’ufficio diocesano problemi sociali e lavoro e dallo Studio
teologico S. Paolo.
Alla presenza di tutti gli allievi, tra
cui due sacerdoti, don Enzo Fatuzzo,
vicario foraneo e parroco in S. Agata
al Borgo, e don Angelo Pietro Lello,
parroco di S. Maria della Guardia in
Borrello, e una suora figlia di Maria
Ausiliatrice proveniente da Palagonia e diversi uditori, presentati dal
direttore sac. prof. Piero Sapienza, i
docenti a livello universitario e gli
esperti hanno esposto le singole
discipline d’insegnamento del piano
Notizie in breve dal 28 ottobre al 3 novembre
L
Conoscere il mondo che cambia
di studi: Storia dei partiti prof. Giuseppe Vecchio; Costituzione italiana
prof. Agatino Cariola, università di
Catania; Dottrina sociale della Chiesa prof. Sapienza; Cattolicesimo
politico mons. Gaetano Zito; Etica
sociale mons. Giuseppe Schillaci;
Popolarismo di Don Sturzo (seminario di studio) prof. Salvatore Latora;
Fondamenti biblici e patristici dell’impegno politico sac. Rosario
Gisana del S. Paolo.
L’Arcivescovo ha espresso il più
vivo compiacimento per la prosecuzione dell’attività della Scuola grazie
alla lungimiranza e perseveranza del
direttore, che riesce ad operare circondandosi di collaboratori capaci,
preparati e motivati, e ha evidenziato
Dall’Agenda dell’Arcivescovo
Lunedì 28
• Ore 9.00 Arcivescovado:udienze.
• Ore 17.30 Biancavilla, parrocchia Sacratissimo Cuore di
Gesù: (Visita pastorale).
Martedì 29
• Siracusa: guida il pellegrinaggio diocesano al Santuario della Madonna delle Lacrime.
Mercoledì 30
• Ore 9.00 Arcivescovado:
udienze.
• Ore 17.30 Biancavilla, parrocchia Sacratissimo Cuore di
Gesù: (Visita pastorale).
Giovedì 31
• Ore 19.00 Biancavilla, parroc-
chia Sacratissimo Cuore di
Gesù: (Visita pastorale).
Venerdì 1
• Ore 10.30 Piano Tavola, parrocchia S. Cuore di Gesù e S.
Margherita Maria Alacoque:
celebra la S. Messa.
Sabato 2
• Ore 9.00 Catania, Chiesa S.
Nicola: celebra la S. Messa per
le Forze Armate.
• Ore 10.30 Catania, Cimitero:
celebra la S. Messa.
Domenica 3
• Ore 11.30 Biancavilla, Cimitero Civico: (Visita pastorale).
• Ore 18.00 Biancavilla, Chiesa
Madre: (Visita pastorale).
che spesso durante la Visita pastorale in corso di svolgimento trova l’occasione, ospite dei vari consigli
comunali, di evidenziare diversi principi
della dottrina sociale
della Chiesa, che si
ispira alla predicazione di Gesù, e della
Costituzione
della
Repubblica italiana
che conserva la sua
validità ed attualità
anche oggi nel contesto culturale e sociale
nel quale viviamo. “Si
tratta di un arricchimento personale che
nello stesso tempo ci
permette d’interloquire e conoscere ciò che
costituisce la ricchezza del tessuto
umano della società contemporanea.
L’episcopato italiano nel decennio
scorso ha promosso un piano di
evangelizzazione su come comunicare il Vangelo in un mondo che
cambia. Quando parlo nei nostri
incontri di sacerdoti è ovvia la considerazione: il mondo che cambia non
lo conosciamo. Ci rendiamo conto di
questi cambiamenti grazie alle scienze umane, in particolare alla formazione sociale e politica. Ciò è importante per crescere ed interloquire
anche per testimoniare la ricchezza
inesauribile del Vangelo. Noi dobbiamo sempre con semplicità, con
umiltà riconoscere tutto
quello che di
bene troviamo.
Non
abbiamo invidia, anzi siamo lieti di
vedere che
c’è tanto bene
perché possiamo, in forza della specificità della
nostra fede,
accorgerci
come all’ori-
gine c’è il Signore che non si limita
ad alcuni ma tutti abbraccia. Ciò
costituisce una costante dell’inse-
gnamento biblico, basti pensare alla
frase di Gesù ‘Chi non è contro di
noi è per noi’…Mi pare che la bella
esperienza che intraprendete possa
davvero significare la vostra crescita
personale e una maggiore capacità di
esaminare, di interloquire, di agire,
di essere lievito e fermento”.
Il prof. Sapienza ha ringraziato l’Arcivescovo per la fiducia posta sul suo
ufficio e ha comunicato l’esito positivo dell’incontro dello scorso 27
settembre nella sede del Dipartimento universitario di Scienze Politiche
e Sociali, nel corso del quale erano
state indicate alcune piste di lavoro
per individuare possibili vie d’uscita
dalla crisi che attanaglia la nostra
comunità. È in corso di avanzata
definizione l’individuazione, all’interno delle associazioni e dei movimenti che hanno partecipato a quell’incontro, degli esperti su ciascuno
degli argomenti presenti, al fine di
costituire commissioni
permanenti di lavoro che
affrontino i problemi reali della città e propongano soluzioni. Il lavoro
delle commissioni è previsto per metà novembre.
La Scuola si prefigge di
raggiungere l’obiettivo di
formare la coscienza delle persone alla partecipazione attiva e alla cittadinanza responsabile nelle
molteplici articolazioni
della vita della polis, per
il perseguimento del bene
comune e per operare un
discernimento, personale
e comunitario, sulle complesse problematiche della nostra società, in
vista di un rinnovamento della vita
sociopolitica alla luce della Dottrina
sociale cristiana, coniugando contenuti teologici ed etici. Le lezioni si
svolgeranno ogni sabato dalle 9 alle
12.15 e per ogni insegnamento sono
previsti dei laboratori di approfondimento. La conclusione del corso,
nato dalle esigenze maturate durante
le giornate sociali diocesane e dall’esperienza degli osservatori sociopolitici e giunto al 2° anno di attività, è prevista per il 10 maggio.
Blanc
8
Prospettive - 27 ottobre 2013
DIOCESI
La celebrazione dell’Anno della Fede per i giovani
’anno delle fede si
avvia alla conclusione,
e l’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Giovani organizza, per
volontà e su indicazioni del nostro
Arcivescovo, un evento diocesano
che si apre a tutti i giovani, quelli
vicini e quelli “lontani”, quelli che
interverranno dai vicariati e dalle
Parrocchie e quelli a passeggio in
Via Etnea o riuniti in gruppo nelle
piazze vicine al Duomo. Come a
Sichem Giosuè chiese al suo popolo se voleva obbedire al Signore o a
dei falsi e inesistenti, così il 10
novembre prossimo sentiremo, da
Piazza Università, la medesima
domanda che il nostro Arcivescovo
porrà ai giovani della diocesi. A
noi oggi la risposta come all’epoca
toccò agli ebrei, che si dissero
pronti a servire il Signore. E come
Natanaele seguì colui che lo invitava a venire e a vedere i prodigi
L
VIENI, VEDI, CREDI
compiuti dal Signore Gesù, così
anche noi verremo invitati, in quel
pomeriggio di inizio inverno, a
venire per verificare di persona le
meraviglie che il Signore sa operare nella nostra vita.
Il nostro Arcivescovo ci attende per
questo evento di grazia che vuole
significare la manifestazione della
nostra fede. L’anno liturgico,
ormai praticamente concluso, ci ha
donato la consapevolezza che la
nostra fede non è scontata, ma si
deve ricercare momento per
momento tramite la preghiera,
l’Eucarestia, i fratelli, la Chiesa
che è madre e casa di preghiera per
tutti i popoli.
La manifestazione è stata volutamente aperta a tutti, e per questo è
stata scelta la centralissima Piazza
Università di Catania. Inizieremo
alle ore 15.30 con l’accoglienza,
alla quale seguirà il lancio del tema
che, come già accennato, sarà affidato al nostro Arcivescovo. Seguirà
un momento di festa intramezzato
da testimonianze forti, mentre
saranno all’opera i preparatori di
Giovani e Riconciliazione e i
sacerdoti disponibili alle confessioni. Alle 19.00, la S.Messa celebrata da Sua Eccellenza Mons.Gristina, il quale, al termine, darà il
mandato ai “missionari” che, dalle
21.00 in poi, animeranno il centro
di Catania con una evangelizzazione di strada e con un’altra evangelizzazione che si terrà in ben due
piazze limitrofe.
La bellezza di questa “manifestazione di fede” è quella della concretezza del messaggio che intende
trasmettere: infatti, l’evento sarà
animato dalla Consulta dell’UPG,
con la presenza di movimenti,
associazioni, gruppi, comunità
inseriti nella nostra Chiesa di Catania, con il supporto delle equipe
dei vicariati delle zone Bosco e
Circum (quelle già costituite, le
altre sono ancora in cantiere) e della costituenda equipe della zona
Città. Dunque, tutti rappresentati.
Veramente, tutti no, visto che mancherebbero i giovani che non si
riconoscono in nessuna di queste
organizzazioni: sappiano questi
che l’evento si fa, e si svolge in
questo modo, essenzialmente per
loro. Che il Signore possa guidare
questo momento di grazia perché
ci siano frutti abbondanti di Spirito
e di fede.
VI ASPETTIAMO TUTTI
P.Salvo Gulisano
P.Alfio Bonanno
Rosario Ragusa
don Santo Conti
per l’Ufficio per la Pastorale
dei Giovani di Catania
Il messaggio della presidente dell’O.V.S. di inizio Anno Sociale
Lo scorso 15 ottobre, memoria di
Santa Teresa di Gesù, presso il Seminario Arcivescovile di Catania si è
tenuta come ogni anno la messa di
apertura dell’anno sociale dell’ OVS
realtà diocesana che vive e opera
attivamente accanto al Seminario, ai
presbiteri e ai seminaristi, aiutandoli nel cammino di crescita e formazione al ministero sacerdotale.
A tutti i membri della grande famiglia dell’OVS è stato offerto un programma dettagliato di tutti gli eventi
che caratterizzerà l’anno appena
aperto.
La Celebrazione Eucaristica, presieduta dal nostro Arcivescovo Mons.
Salvatore Gristina. Di seguito il messaggio della presidente.
ll’inizio del nuovo
Anno Sociale desidero
rivolgere un caro e affettuoso saluto
a tutti i membri dell’ O.V.S., ai seminaristi, ai superiori del Seminario, a
tutti i sacerdoti e naturalmente al
nostro amato Arcivescovo, S.E.
Mons. Salvatore Gristina, che è sempre nostra guida e nostro sostegno.
A
Questo poi è per noi tutti un anno
particolarmente importante in quanto
ricorre l’85° anniversario della fondazione dell’allora Opera Vocazioni
Ecclesiastiche, quando nel lontano
28 Gennaio 1928, il Cardinale Giuseppe Francica Nava eresse canonicamente la “neonata” “Opera Monsignor Ferraris per le Vocazioni Ecclesiastiche”, mettendola sotto il patrocinio di S. Agata.
Questo avvenimento deve essere per
noi un maggiore stimolo all’impegno
solidale e alla preghiera. Quanta strada è stata fatta e quanta ne rimane da
percorrere!
Oggi più che mai c’è bisogno di pregare perché il Signore susciti numerose e sante vocazioni per il Regno di
Dio. Il Santo Padre Benedetto XVI
in un video messaggio ai partecipanti al ritiro sacerdotale internazionale
ad Ars nel 2009 diceva: “Non perdetevi d’animo, ma continuate a pregare e a far pregare affinché molti giovani accettino di rispondere alla
chiamata di Cristo che non smette di
volere far crescere il numero dei suoi
apostoli per mietere i suoi campi”.
Vogliamo essere vicini con il nostro
impegno e con la nostra preghiera ai
nostri giovani e ai nostri sacerdoti.
Sappiamo bene, in un mondo fortemente laicizzato, quanto è arduo
oggi svolgere il ministero sacerdotale nelle nostre parrocchie. Ancora il
Papa in quel videomessaggio dice:
“Oggi più che mai il sacerdote deve
essere uomo della gioia e della speranza. Agli uomini che non possono
concepire che Dio sia puro amore,
egli dirà sempre che la vita vale la
pena di essere vissuta e che Cristo le
dà tutto il suo senso perché egli ama
gli uomini, tutti gli uomini”.
Troveremo i modi e i momenti per
manifestare ai nostri seminaristi
e al Seminario il nostro affetto e
il nostro sostegno oltre che con la
preghiera, con la solidarietà:
quando siamo tutto diventa dono,
dono gratuito del Signore. Viene
spontaneo dire: “I tempi sono
difficili, anche economicamente”, ma ricordiamoci dell’obolo
della vedova, immagine che viene riportata ogni anno sull’Eco
del Seminario, o della vedova di
Zarepta. Ad Elia che le chiedeva
un pezzo di pane, la donna rispose: “… ho solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio: ne farò una focaccia, la
cuocerò per me e per mio figlio,
la mangeremo e poi moriremo”.
Ma Elia disse: “ Preparane una
anche per me, poiché dice il
Signore: La farina nella giara
non si esaurirà e l’orcio dell’olio
non si svuoterà”. Dio ricompensa
largamente chi dona nel suo
nome.
Lavoreremo guidati e sostenuti
dai nostri sacerdoti a cui desidero rivolgere una appello: “Abbiamo bisogno del vostro sostegno e
della vostra collaborazione. Il
Seminario è stato il grembo che
vi ha formati Sacerdoti, continuate a seguirci una volta usciti
dal Seminario, noi continueremo
a sostenervi con il nostro affetto
e la nostra preghiera”.
Monsignor Emilio Ferraris, per
la cui iniziativa è nata l’ O.V.S., il
17 Febbraio 1927, dopo aver
convocato e ascoltato il Clero,
prese la decisione di fondarla
chiamando al suo sostegno oltre
al Clero, le associazioni cattoli-
che e tutti i cristiani impegnati per il
Regno di Dio.
Un sacerdote a me molto caro, che io
considero un po’ come mio Padre
Spirituale, facendomi gli auguri per
il mio impegno di Presidente dell’
O.V.S. mi disse: “Io quando ero in
Seminario sono stato molto aiutato e
adesso io aiuto gli altri”. Egli ripete
sempre: “Il Signore ama chi dona
con gioia”. E un altro giovane sacerdote, non molto tempo fa’, in occasione dei festeggiamenti per il Santo
Patrono, in una Celebrazione Eucaristica animata dall’ O.V.S. Parrocchiale e presieduta da Mons. Schillaci, nel saluto iniziale disse: “Io ho un
grande ricordo del tempo trascorso
in Seminario e ho particolarmente
affetto e stima per Mons. Giuseppe
Schillaci che è stato mio Direttore
Spirituale. Adesso anche noi, nella
nostra Parrocchia, abbiamo il gruppo
O.V.S.”.
Sono molte nella nostra Diocesi le
parrocchie ricche di fervore spirituale e la nostra presenza qui lo attesta.
Auguriamoci dunque un buon cammino lavorando insieme, collaborando e sostenendoci a vicenda con
l’aiuto del Signor e illuminati dallo
Spirito Santo.
Lina Lo Faro
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Prospettive - 27 ottobre 2013
DIOCESI
I Giornata diocesana degli Operatori Sanitari
Chinarsi con compassione
a sera di venerdì 18
ottobre nella basilica
Cattedrale l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la
solenne concelebrazione eucaristica
nella festa liturgica di s. Luca, medico ed evangelista, in occasione della
I Giornata diocesana degli Operatori
Sanitari dell’arcidiocesi avente come
tema “…e si prese cura di lui”
(Lc10,34) promossa dall’ufficio diocesano per la pastorale della salute e
attività sanitaria diretto dal can.
Mario Torracca, cappellano sanitario
del Presidio Ospedaliero “Cannizzaro” e primo dei concelebranti la s.
Messa propria assieme ai confratelli
cappellani mons. Salvatore Scribano
del Policlinico della Cittadella universitaria, can. Giuseppe Maieli del
Presidio Ospedaliero “Garibaldi”
L
Nesima, padre Carlo
Lazzaro frate minore
cappuccino del “Garibaldi” centro, don
Angelo Calluso di
“Santa Marta e Villermosa e Santo Bambino”; si sono associati
anche don Giuseppe
Scrivano parroco di
San Francesco di Paola e di San Gaetano
alla Marina e don
Massimiliano Parisi,
segretario arcivescovile.
Hanno assicurato l’assistenza liturgica i diaconi permanenti don Salvatore Caio,
don Gianni Corriere, don Alessandro
Mirone, don Mario Orofino, don
Calogero Russo, don Giuseppe Spagano. L’animazione dei canti è stata
curata dalla corale parrocchiale
diretta dal m° Puccio
Sanfilippo. All’inizio il
direttore ha ringraziato
l’Arcivescovo per aver
approvato e sostenuto
con gioia la nuova e
significativa iniziativa
della Giornata diocesana e ha esposto le linee
programmatiche dell’ufficio per il nuovo
anno pastorale che
mirerà con appositi corsi alla formazione cristiana degli operatori
sanitari.
Il delegato arcivescovile
per la Cattedrale, mons.
Barbaro Scionti, ha guidato la preghiera per la Visita pastorale in corso di svolgimento da parte dell’Arci-
vescovo che non trascura occasione
per visitare nosocomi, cliniche, case
di riposo, ammalati, infermi. Alla
conclusione della celebrazione il
prof. Salvatore Castorina, docente
universitario, direttore della Clinica
Morgagni e presidente della sezione
catanese dell’Associazione Medici
Cattolici, ha offerto un momento di
riflessione sul valore della testimonianza cristiana e dell’annuncio del
Vangelo da parte degli operatori
sanitari cattolici presenti, medici,
infermieri, soci dell’Avulss, volontari ospedalieri per ribadire la disponibilità del laicato nel servizio ai malati e ai sofferenti come parte integrante della missione della Chiesa, consapevole dell’urgenza di incorporare
nel progetto evangelizzatore la promozione della salute e l’impegno per
alleviare la sofferenza e la cura degli
infermi, in ossequio al comando di
Cristo.
A.B.
Il Giardino di Cloe: uno spazio riservato ai bambini della scuola paritaria dell’infanzia “S. Domenico Savio”
La saggezza di generazione in generazione
“Il Giardino di Cloe” dai Salesiani di
Cibali: uno spazio colorato per i
bambini della Scuola d’infanzia in
compagnia di Charlie Brown, Mafalda e dei loro amici. Era necessario
mettere in sesto e dare colore al cortile della Scuola d’infanzia dell’istituto S. Francesco di Sales di via
Cifali. A provvedere all’opera, in
una situazione di generale precarietà
economica, una benemerita iniziativa “privata” d’altissimo valore umano.
Con una simpatica cerimonia è stata
festeggiata, da piccoli e grandi nello
stile sereno ed educativo di Don
Bosco, l’apertura di uno spazio riservato ai bambini della scuola paritaria
dell’infanzia “S. Domenico Savio”
dell’istituto salesiano S. Francesco
di Sales alla presenza, tra i tanti
intervenuti, del nuovo direttore don
Edoardo Cutuli e del predecessore
don Giuseppe Ruta, che a partire dal
4 gennaio 2014 eserciterà il mandato
di ispettore dei salesiani di Sicilia,
nonché del coordinatore didattico
Gaetano Furno.
I papà e le mamme dei bambini della scuola materna, messi sotto l’ala
degli Angeli Custodi, loro santi protettori, hanno avuto la gioia di inaugurare il nuovo cortile dell’asilo, un
ameno spazio messo in sesto e colorato riservato ai bimbi, intitolato alla
piccola Cloe, figlioletta di una giovane coppia, volata in cielo prematuramente, ed è stato realizzato per intervento dei due bisnonni benefattori in
ricordo della loro pronipotina, affinché i piccoli scolari possano trascorrere, insieme a maestre ed educatrici,
momenti felici all’aperto.
È stato chiamato “Il giardino di
Cloe”. Con la pavimentazione in
epos noce, con mattonelle in ceramica antisdrucciolo, lo spazio ha acquistato smalto e ha ricevuto lusinghieri
apprezzamenti. Per i murales, eseguiti da una giovane animatrice dell’oratorio laureata all’Accademia di
Belle Arti, sono stati scelti i cicli di
Charlie Brown -con i suoi amici
Lucy, Linus e il bracchetto Snoopye di Mafalda –con i suoi genitori e
gli amici Felipe, Susanita, Manolito
Libertad- che costituiscono un umoristico punto d’incontro tra il mondo
degli adulti e i bambini: un evangelico contatto in cui i grandi sono invi-
tati a diventare piccoli e i piccoli a
diventare grandi, sulla scia dell’insegnamento di Papa Francesco: “i giovani devono uscire per lottare per i
valori e gli anziani devono aprire la
bocca e insegnarci”.
I due cicli, radunando idealmente il
Nord e il Sud del mondo, USA e
Argentina, paesi ricchi e paesi poveri, sono un augurio per tutti ad essere propositivi, attenti osservatori del-
la realtà e capaci di promuovere un
mondo diverso e migliore.
Il Giardino di Cloe si presenta come
una visualizzazione dell’auspicio
molto affine alla pedagogia di Don
Bosco che vede accomunati i principi di ragionevolezza e amorevolezza
con quel pizzico di fede che riesce a
“spostare le montagne”.
Memorexne coppia, volata in cielo
13ª edizione dell’esercitazione di protezione civile, denominata “AREA SICILIA 13”
In mille contro le calamità
i è conclusa
domenica 20
ottobre 2013, con la celebrazione della S. Messa,
presieduta dal cappellano
del Porto di Catania, nonché parroco delle parrocchie di San Francesco di
Paola e San Gaetano alla
Marina, Rev. Sac. Giuseppe
Scrivano, la 13ª edizione
dell’esercitazione di protezione civile, denominata
“AREA SICILIA 13”, organizzata dalla Misericordia
di Catania San Leone e dall’Ufficio
Gestione Emergenze di Massa delle
Misericordie siciliane (U.G.E.M.
Sicilia), col patrocinio del Comune di
Catania.
Don Giuseppe Scrivano, assistente
spirituale della Misericordia Catania
Porto, ha benedetto l’opera dei circa
1000 volontari succedutisi nella 3
giorni di esercitazioni, evidenziando
l’importanza della presenza dei
volontari delle Misericordie d’Italia e
della protezione civile.
<<L’encomiabile opera altruistica dei
volontari - ha detto don Giuseppe - è
quanto di più fattibile dall’uomo per
avvicinarsi all’amore incondizionato
di Dio e certamente sarà motivo per
avere aperte le porte del paradiso>>.
L’Esercitazione, diretta dall’arch.
Ezio Rizzo, responsabile della Misericordia di Catania San Leone, ha
ripreso la tradizione, ormai ventennale, delle “Area Sicilia”, che hanno
segnato la crescita del movimento
delle Misericordie Siciliane fin dagli
anni ’80, sia fornendo un apporto
fondamentale
all’addestramento
S
sanitario dei volontari, sia proponendo un modello moderno e funzionale
rispetto alla creazione della Protezione Civile Regionale.
Le simulazioni sono state effettuate
in tutto il territorio del Comune di
Catania, realizzando una quarantina
di scenari ipotizzati in un sisma di
5.8 gradi della scala Richter.
I volontari impegnati, poco meno di
un migliaio, provengono da varie
Associazioni di protezione civile e
da quarantacinque Misericordie (su
80), che hanno aderito da tutta la
Sicilia; sono stati impiegati circa 80
automezzi, suddivisi tra ambulanze e
mezzi logistici.
Al termine di ogni simulazione, le
squadre impiegate hanno effettuato
una verifica della propria operatività,
confrontandosi con il personale
medico-infermieristico intervenuto
presso il posto medico avanzato del
campo base e coordinato dal dr.
Alessandro D’Angelo, governatore
della Misericordia di Letojanni.
Oltre all’ambito sanitario, altri aspetti tecnico-logistici sono stati curati
dalle sotto-sezioni dell’U.G.E.M. Sicilia, tra le
quali, l’assistenza psicologica delle squadre di
soccorso, la creazione e
realizzazione degli scenari, l’osservanza delle norme della sicurezza, le
comunicazioni radio, la
segreteria, la sala operativa, e l’autonomia gestionale del campo base.
L’U.G.E.M. Sicilia, infatti, si articola in sotto
sezioni operative, dirette
da personale tecnico esperto e quali-
ficato nelle varie aree di intervento.
Il Campo Base, completamente autonomo nelle sue funzioni essenziali
(pasti, alloggi, comunicazioni, etc.),
è stato ubicato presso l’area di
ammassamento soccorsi di Fontanarossa (CT), dove si è allestito anche
il posto medico avanzato (P.M.A.) e
il pronto soccorso dedicato ai volontari.
Le simulazioni sono avvenute continuamente h.24 e a prescinder dalle
condizioni atmosferiche.
Arch. Alessandro D. Colombo
Governatore della Misericordia
Catania Porto Referente U.G.E.M.
Sicilia Servizio Prevenzione
e Protezione dai rischi
Anniversario beatificazione
Padre Allegra
L
a sera di domenica 29
settembre, nel 1° anniversario della beatificazione del grande missionario apostolo della Cina, il
sacerdote fra’ Gabriele Maria Allegra
nativo di S. Giovanni la Punta, nella
storica chiesa dei riformati francescani, la parrocchiale S. Maria di Gesù
dei frati minori gremita di fedeli, è
stata benedetta una nuova statua del
nostro beato e collocata nell’altare
laterale destro dedicato a S. Pasquale
Baylon con S. Chiara e S. Rosa da
Lima del pittore Giuseppe Zacco, del
1832.
A conclusione della s. Messa festiva
il parroco fra’ Vincenzo Soffia ha
incensato e asperso la statua lignea
del beato acquistata recentemente ad
Hong Kong, la città dove padre Allegra diresse lo Studio Biblico nel qua-
le aveva tradotto in lingua cinese
mandarino dai testi originali tutta la
Bibbia. Al commovente rito erano
presenti i parenti del beato, i familiari e discendenti di Sebastiano Allegra,
fratello del venerato missionario francescano. Fra alcuni mesi si prospetta
la possibilità di un nuovo pellegrinaggio ad Hong Kong dove già si trovano due insigni reliquie del nostro beato. Anche la parrocchia Santa Maria
della Guardia in Ognina curata dai
frati minori dell’annesso convento di
via Zoccolanti ha celebrato la fausta
ricorrenza della glorificazione del
degno figlio della nostra terra etnea e
dell’arcidiocesi di Catania con una
preghiera a conclusione delle sante
messe domenicali e con il bacio della
reliquia del beato di cui era esposta
alla pubblica venerazione l’immagine
dell’arazzo utilizzato l’anno scorso
ad Acireale nel rito di beatificazione.
10
Prospettive - 27 ottobre 2013
DIOCESI
Riflessioni sul Vangelo
LA PRESUNZIONE
XXX DOM. T.O. / C - Sir 35,15b.17.20-.22a; Sal 33/34,2-3.17-19.22; 2Tm 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14
È facile nella vita cristiana essere presuntuosi, mentre il giudice delle nostre
azioni è solo Dio, facilmente si pensa che
il nostro agire sia il migliore, oppure che
tutto si debba rimproverare agli altri e
nulla a noi stessi. Il vangelo racconta di
due personaggi che salgono al tempio a
pregare: un fariseo e un pubblicano, tutti e due pregano. La differenza è enorme: il presuntuoso dice: “ O Dio ti ringrazio perché non sono come gli altri
uomini, ladri, ingiusti, adulteri e neppu-
re come questo pubblicano: digiuno due
volte alla settimana e pago le decime di
tutto quello che possiedo”. Evidenzia che
non è come gli altri uomini… e nemmeno come questo pubblicano e paga le
decime…Il pubblicano, invece, fa anche
la sua preghiera e si limita a dire: “O
Dio, abbi pietà di me peccatore”. È una
differenza abissale tra i due uomini, tra
le due considerazioni e le due conclusioni. Naturalmente è possibile creare classi, infatti, anche nella preghiera siamo
lontani dalla vera fraternità e dalla solidarietà. Ma siamo lontani dall’essere
figli dello stesso Padre, dall’essere fratelli. Eppure sappiamo che Dio è un giudice
imparziale, che non fa preferenze di per-
sone, non è parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dell’oppresso, non
trascura la supplica dell’orfano, né la
vedova quando si sfoga nel lamento. La
convinzione dell’autore sacro è così radicata da affermare che la preghiera di
chi soccorre la vedova viene accolta con
benevolenza e arriva fino alle nubi, né si
quieta finché non giunga: “Non desiste
finché l’Altissimo non sia intervenuto e
abbia reso soddisfazione ai giusti e
ristabilito l’equità”. Alla presunzione dei
comportamenti e alla superbia delle convinzioni Paolo offre una possibilità. Scrive a Timoteo: “Io sto per essere versato
in offerta ed è giunto il momento che io
lasci questa vita”. Concepisce la sua esi-
stenza come un sacrificio per gli altri. In
questo sacrificio che è spirituale e non
solo, perché si trova in carcere, è stato
abbandonato da tutti in tribunale e nessuno lo ha assistito. Quindi le sue sofferenze sono indicibili e il suo sacrificio
reale, ma sono il frutto della fede: “Ho
combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. La
sua vita è passata strettamente unita a
Dio, da cui si attende la giusta corona di
gloria per sé e per tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione. L’unione vera con Dio pone fine ad
ogni presunzione.
Leone Calambrogio
San Paolo in briciole
Sottomissione e amore nel timore di Cristo Ef 5,21- 33
Paolo consiglia di essere sottomessi gli
uni agli altri. Poi aggiunge le mogli siano sottomesse ai mariti, come al Signore. E’ scandalosa questa espressione se
si pensa ad una sottomissione dell’uomo all’uomo. Ogni forma di mentalità
mondana di ciò che è la sottomissione
qui viene abborrita. Qui è quella della
chiesa a Cristo, cioè di una sottomissione d’amore che si dona all’altro
incondizionatamente in un giuoco d’amore. Si esalta l’unione matrimoniale,
dove due persone si mettono insieme
per realizzare un progetto d’amore,
scommettendo la propria vita. Cristo
muore per la Chiesa, per renderla libe-
ra, pura e senza macchia. Segue la
citazione di Gen 2,24 dove i due devono diventare una sola carne, che evidenzia come i mariti devono amare le
proprie mogli e cioè “come il proprio
corpo”. Sottolineando così l’unità di
marito e e moglie.
L.C.
Il Sacerdote spera e confida nell’amore con cui Dio tocca il cuor e dei credenti e dei non credenti
Infelice chi guarda solo a se stesso
Preghiera
Gesù rivolgendosi a chi si sente a
posto e disprezza gli altri, denuncia
i rischi della preghiera.
La Chiesa è annunciatrice del mistero di Cristo e degli uomini uniti a
lui.
E lo è non in qualche suo aspetto o
in qualche suo gesto, ma in tutto il
suo essere.
La Chiesa è il segno profetico, la
primizia santa, l’iniziale attuazione
storica dell’unione degli uomini con
Cristo. La Chiesa proclama il mistero del Padre, accoglie lo Spirito,
celebra nell’Eucaristia la Pasqua del
Signore, annuncia e ascolta la Parola, si avvale della ricchezza spirituale dei diversi carismi e ministeri.
Così diventa l’umanità unita a Cristo secondo il disegno del Padre e
viene inviata a tutto il mondo, presso ogni uomo e ogni popolo, per
aggregare a sé tutti gli uomini e per
dare così a tutti la gioia, la dignità,
la libertà, la speranza dei figli di
Dio.
Il cuore
La carità è il cuore stesso della Trinità. È l’ispiratrice del disegno di
Dio sull’umanità.
È l’anima della vita di Cristo. È il
valore profondo della Pasqua, dell’Eucaristia, della Parola, della missione della Chiesa. È il dono e l’impegno di ogni discepolo di Cristo.
L’unione degli uomini con Cristo
voluta dal Padre, compiuta nella
Pasqua, attuata storicamente nella
Chiesa. è un evento di libertà e di
amore. Chiama in causa la concreta
decisione dell’uomo che, affascinato dall’immenso amore di Cristo,
rinuncia a vivere nell’orgoglio, nell’egoismo, nell’affermazione prepotente di sé e si dispone, invece, a
celebrare l’amore di Dio, ad assecondare i desideri di Dio, a testimoniare l’amore di Dio ad ogni uomo.
Questo significa comprendere profondamente se stessi; scoprire,
interpretare, gestire la propria libertà; guardarsi attorno e darsi da fare
per scoprire e condividere i bisogni
concreti dei fratelli, assumersi
coraggiosamente le proprie responsabilità nella società attuale.
Per tornare alla parabola del buon
samaritano, ciò che ci vogliamo
chiedere è che cosa è scattato in lui,
che meccanismo si è messo in moto
nel suo animo, quale concreto cammino egli ha percorso per farsi prossimo di quel disgraziato, soccorrerlo, prevederne i bisogni futuri. E ci
vogliamo chiedere conseguentemente che cosa deve scattare in noi,
in ogni mio fratello e sorella, in ogni
comunità cristiana, quali forze vanno risvegliate, quali responsabilità
vanno assunte, quali itinerari vanno
percorsi, perché noi possiamo ripetere il gesto del buon samaritano qui
e ora, nel mondo d’oggi, in questa
società di cui facciamo parte.
La parola comunione designa l’amore trinitario di Dio; l’unione di
tutti gli uomini in Cristo secondo il
disegno del Padre; il dono dello Spirito che, mediante la Parola, I’Eucaristia, i carismi e i ministeri, anima
la vita della Chiesa.
Comunione
La parola comunità indica la visibile, storica, sociale riunione dei credenti nella Chiesa. La comunità cristiana è il frutto della comunione. Si
fonda nella comunione. Manifesta
visibilmente le ricchezze inesauribili della comunione. I gesti storici, le
espressioni culturali, i comportamenti quotidiani, i riti, le leggi, i
vincoli sociali, i rapporti psicologici
della comunità cristiana sono fatti
realmente e propriamente umani,
ma la forza della comunione, che in
essi si manifesta, concede loro una
carica sovrabbondante di vitalità, di
efficacia comunicativa. Essi diventano un fattore prezioso di coesione
tra gli uomini, un messaggio di
riconciliazione, un potente richiamo
all’unità che il genere umano trova
nel mistero dell’unico Dio, Padre di
tutti.
È facile scoprire che la carità è il
senso profondo della comunione e
quindi la legge vitale della comunità. La vita concreta di una comunità
cristiana che, proprio in forza della
comunione coltiva l’amicizia fraterna, è attenta ai bisogni di tutti, suscita vocazioni al servizio generoso del
prossimo, si apre ai problemi del
mondo, accoglie i più piccoli, i più
poveri, gli ultimi, cerca le vie concrete della pace, favorisce gli itinerari della riconciliazione, esercita un
influsso benefico sulla vita sociale e
politica.
La catechesi per e con gli adulti
comunica in modo organico e riflesso l’intima forza di verità che scaturisce dalla fede adulta. Ci deve stare
a cuore, allora, la formazione di cristiani adulti, di uomini guidati dallo
Spirito, di credenti maturi che sanno
farsi carico dei problemi di fede dei
loro fratelli. I testimoni della fede
saranno i veri catechisti. Orbene la
fede. adulta è quella che opera attraverso la carità, scopre e condivide le
concrete condizioni in cui gli uomini vivono.
La carità porta alla pienezza la fede
che viene comunicata nella catechesi. A sua volta la catechesi rende più
consapevole, più luminosa e più
comunicabile la ricchezza prodigiosa che la fede riceve dalla carità vissuta.
La prima sollecitazione è un invito a
guardare l’uomo così com’è, con il
suo carico di peccato e di miseria.
La carità di Dio per noi ha dovuto
assumere 1’atteggiamento della
misericordia e del perdono. Anche
la nostra carità deve tenere conto
delle divisioni, delle guerre, delle
ingiustizie e deve dischiudere itinerari di riconciliazione. Il male non
può essere messo tra parentesi perché ci dà fastidio e ci richiama la
nostra immensa fragilità. Non può
essere considerato superficialmente
come un intralcio nello sviluppo
umano, facilmente superabile con il
progresso civile e scientifico. Ha
radici profonde nel cuore umano e
ramificazioni inestricabili nella vita
sociale. La carità implora continuamente la misericordia del Padre.
Padre Angelico Savarino
11
Prospettive - 27 ottobre 2013
l’intervista
Indietro nel tempo incontrando Giuseppe Catanzaro, l’ingegnere fucilato
Il giudizio dell’uomo NON È Vangelo
i rado mi sposto con
gli autobus in città, ma
oggi sono motivata a farlo perché
devo raggiungere un’area urbana
dove le probabilità di trovare parcheggio per l’auto, sono ridotte al
minimo: è la zona dei “due obelischi”, alla Barriera. Giungo a destinazione e noto come il caos cittadino
sia particolarmente asfissiante. Una
colonna di autovetture ingolfa l’arteria principale: in sostanza si procede
a passo d’uomo. A tal proposito, mi
sorge spontaneo pensare come e cosa
era questo spazio cittadino circa sessant’anni fa, senza traffico di mezzi
di trasporto, senza frenesie e stress
da lavoro. Altri tempi! Nel momento
in cui rivolgo la memoria al passato,
noto con stupore che mi paralizza le
membra, che quella zona così densamente popolata, adesso è uno slargo
squallido con poche case d’abitazione tutte a pian terreno. Solo una villa lì vicino dove ha sede un presidio
di difesa anti sbarco con scritto
“PORTO”. Per le strade scorazzano
militari che procedono al passo di
generale e visti da lontano sembrano
delle marionette con un unico corpo
dalle molteplici gambe. Nessun civile per la strada, solo qualche vettura
da guerra di fattura italo tedesca.
Oddio! Sono proiettata negli anni del
D
II conflitto mondiale! Sto per vivere
una delle tante esperienze meta-temporali e questa volta mi trovo catapultata nel 1943.
Al comando militare c’è un’agitazione particolare: il generale Passalacqua e il suo diretto collaboratore,
Bonazzi, insieme al Maggiore dei
carabinieri, Antonio Denti hanno al
loro cospetto un prigioniero. Un fuggitivo? Un traditore?
Mi avvicino a quel detenuto con
estrema cautela e mi accorgo con
sorpresa a mio favore, che nessuno
di quei graduati, si accorge di me.
Approfitto di questa condizione pertanto, per chiedere al prigioniero che
mi sembra una persona assai distinta,
il motivo di quella detenzione.
<<Mi chiamo Giuseppe Catanzaro,
sono ingegnere arruolato come capomanipolo della Batteria 483 della
Milizia Volontaria per la Sicurezza
della Nazione. Ero appostato con la
mia squadra sul greto del fiume
Simeto a pochi chilometri a sud di
Catania per operare una strenua resistenza contro le forze armate americane. Perentorio giunge un ordine
che mi intima di ripiegare su Messina e di distruggere la batteria di cannone. Con pochi soldati sfiduciati e
stremati eseguiamo il comando seppellendo le nostre armi, quando
sopravviene un altro ordine
che annulla quello precedente: <<Ritornate alla batteria, arrivano nuove truppe
tedesche, la resistenza continua! Forse è possibile
respingere il nemico! I miei
uomini erano scoraggiati,
pensavano alle loro mogli e
ai figli e si rifiutarono di
obbedire. Confesso che
anche io ebbi un momento
di debolezza che superai
presto: Pensavo alla mia
Maria e ai miei due figlioli
sfollati da Catania a Sant’Agata Li Battiati. Chissà
come sta la mia adorata
famiglia? Ha fame e freddo?
Qualche anima pia là starà
aiutando? Avrà trovato riparo in uno
dei rifugi antiaerei? Quanti pensieri
tremendamente senza risposta.
<<Forza ragazzi alla batteria c’è una
mitragliatrice con due caricatori in
buono stato. Rimasi solo con due
uomini, gli altri proseguirono per
Messina. Sulla via del ritorno m’imbattei in un drappello di militi che mi
imposero l’arresto forzato e mi condussero al comando dove ora mi trovo>>.
Tuona la voce del generale Passalacqua: <<Si rende conto Catanzaro che
distruggere la batteria al cospetto del
nemico è reato?>>
<<Generale, si tratta di un equivoco,
l’ordine mi è stato dato da Bonazzi>>. Questi invece nega di averglielo mai dato.
È espressa così la sentenza:
<<Catanzaro sia fucilato!>>
Ricordo con immenso sgomento che
il capomanipolo è messo in piedi a
tre metri dal muro, dove oggi hanno
piantato un pilone di metallo per
sostenere l’impianto elettrico. Tiene
il petto verso una porticina dove oggi
c’è una trattoria. La piazza
è stata sgomberata, ma nessuno può vietare che dagli
spiragli delle abitazioni
occhi pietosi guardino.
Sono gli occhi di coloro che
anni dopo avrebbero sottoscritto l’avvenimento di
quelle prime ore del pomeriggio di quel fatidico 15
luglio 1943. Più tardi una
donna dal volto segnato dal
dolore, dai lineamenti duri,
dai capelli nerissimi e dagli
occhi bistrati si presenta
con un plico al cospetto di
un tribunale. È Maria Catania, vedova Catanzaro. Il
fascicolo contiene la testimonianza di coloro che
hanno assistito a quell’ingiusta esecuzione e che avrebbe preso il nome
de “Il caso Catanzaro”. Quella donna
chiede un risarcimento per quel triste
errore. Il risarcimento non gli fu mai
dato.
Oh umana stirpe, quanto fallaci sono
i tuoi giudizi! Mi allontano piangendo. Una voce soave e calma si sussurra: <<Mi condanna e mi uccide
un tribunale di uomini, mi abbraccia
il mio Signore>>.
Stefania Bonifacio
Al Vittorio Emanuele: progetto formativo residenziale di lingua inglese
otevole successo ha
riscosso la seconda
edizione del Corso ECM in lingua
inglese “ENGLISH A HOST
FOREING PATIENTS: strategie
per facilitare la comunicazione tra
paziente straniero e professionista
sanitario”, che si è tenuto presso
l’Auditorium A.
Mazzeo del Presidio Ospedaliero
Vittorio Emanuele di Catania nei
giorni
9,10,11
ottobre. L’accoglienza è uno dei
principali fattori
che concorre a
determinare
la
qualità percepita
da parte del
paziente straniero
quando arriva in
ospedale, influenzando il suo giudizio sulle prestazioni ricevute e l’inglese rappresenta
ormai lo strumento linguistico idoneo alla relazione. Responsabili
Scientifici sono stati la Prof.ssa Elisa Marchese, Direttore U.O. Patologia clinica P.O. Santo Bambino
CT ed il Prof. Vito Leanza docente
Ginecologia e Ostericia Università
CT, coadiuvati dal Tutor Dott.ssa
Rosalia Inserillo, Coordinatore Sanitario AOU Policlinico V. E. Le lezioni sono state tenute nei tre giorni dal
Prof. Salvatore Rino Sciarretta,
docente lingua inglese Ateneo CT,
Corso Laurea Magistrale Medicina e Chirurgia, Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, nonché alla
N
Migliorare l’intesa tra paziente straniero e medico
Scuola di Specializzazione Igiene e
Medicina Preventiva, il quale ha
affrontato gli argomenti in programma riscuotendo l’attenzione e il consenso del folto pubblico presente.
Tra i corsisti, presente Annarita
Mattaliano e Giuseppe Coco direttori sanitari Presidio ospedaliero
V. E., Dott. Carlo Scuderi, medico
radiologo V. E. e Ferrarotto che ha
sottolineato “corso coinvolgente in
cui l’emozione si fonde con la cultura abbracciandoci e cullandoci con
tanta armonia musicale, perché l’inglese è musica”. Dott.ssa Sararita
Ambrogio, neonatologa Ospedale
Santo Bambino, ha evidenziato “corso di alta qualità, nonostante abbia
avuto la durata di tre giorni, grazie
alla professionalità, profonda conoscenza della lingua inglese ed entusiasmo del prof. Sciarretta. Nei
discenti tanta voglia di apprendimen-
to della lingua inglese; si auspica una
continuità sistematica che porterebbe
ad una aggiornamento reale e concreto”. I docenti soddisfatti per il
lavoro svolto hanno distribuito materiale didattico e
hanno arricchito il
corso con role playing e questionari.
Il Prof. Sciarretta
ha spiegato “tutti i
corsisti
hanno
seguito con attenzione, partecipazione e molta passione, conseguendo risultati spendibili nel mondo
specifico
della
medicina. Migliorare la competenza
inglese nel settore sanitario è una
necessità, vista l’emergenza attuale e
il flusso continuo dei cittadini stranieri migranti, così le strutture per
dare accoglienza debbono offrire un
servizio qualitativo che viene incontro alle loro esigenze”. La Dott.ssa
Elisa Marchese ha commentato “un
corso fortemente voluto, che nasce
dall’esperienza con il prof. Sciarretta
nel laboratorio di patologia clinica,
da me diretto, attraverso il quale
abbiamo potuto approfondire e sviluppare conoscenze scolastiche
inglesi, potenziandole attraverso lo
strumento della comunicazione
diretta, e trasferendole all’Azienda
V. E. con l’attuale corso”. In conclu-
sione il Prof. Vito Leanza ha dichiarato “il corso ha importanza notevole
per la comunicazione fra il personale
sanitario e gli utenti stranieri che
ogni giorno affollano sempre più
numerosi i nostri ospedali con l’aumento soprattutto degli ultimi flussi
migratori. L’inglese rappresenta lo
strumento di comunicazione più idoneo per integrare culture differenti e
permettere, nella pratica quotidiana
la soluzione delle problematiche cliniche inerenti al malato straniero.
Scopo del corso, fornire gli strumenti linguistici essenziali al personale
sanitario ancora carente nella conoscenza della lingua straniera. Il corso
per la seconda volta ha riscosso grande successo e verrà ripetuto nel nuovo anno”.
Artemisia
12
Prospettive - 27 ottobre 2013
ARCIDIOCESI DI CATANIA
Ufficio problemi sociali e lavoro
9 GIORNATA
SOCIALE
DIOCESANA
a
Le politiche familiari
per il bene comune
PROGRAMMA
Ore 9,00
Preghiera iniziale
Presiede:
Ore 11.15 Intervallo
Ore 11.30 Gruppi
di Studio
S. E. MONS. SALVATORE GRISTINA
Arcivescovo di Catania
Ore 9,15
Nove Giornate Sociali
Diocesane: perché?
Ore 13.30 Pranzo
Dopo la pausa pranzo si proseguirà
con Gruppi di Studio
DON PIERO SAPIENZA
Direttore Ufficio Diocesano
Problemi Sociali e Lavoro
Ore 16.30 - 17.30
In assemblea: Restituzione dei gruppi
Ore 9,45
Le politiche familiari
di studio. Indicazioni di linee operative
per il bene comune
PROF. STEFANO ZAMAGNI
Conclusioni:
Ordinario di Economia politica,
Università di Bologna
S.E. MONS. SALVATORE GRISTINA
Sabato 9 Novembre 2013
(dalle ore 9,00 alle ore 17,30)
Cattedrale di Catania - Piazza Duomo
SEMINARIO ARCIVESCOVILE
CATANIA
Viale O. da Pordenone 24
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N° 38 Domenica 27