A PAG. 3 Catania - anno XXIX - n. 38 - 27 ottobre 2013 - Euro 0,60 - www.prospettiveonline.it “Poste Italiane s.p.a.” - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/ 2004 no 46) art. 1, c. 1, DCB - Fil. di CT - Taxe perçue - Tassa riscossa - ISSN: 1720-0881 settimanale regionale di attualità PREMIO LETTERARIO “PIRANDELLO” 2013 “In caso di mancato recapito rinviare al CMP/CPO di Catania, per la restituzione al mittente previo addebito. Il mittente si impegna a pagare la tariffa vigente” La Badia di S. Agata un anno dopo Il tempio ritrovato L a sera di martedì 15 ottobre la chiesa della Badia di Sant’Agata ha festeggiato il primo compleanno della sua restituzione alla città con la riapertura al pubblico e il ripristino del culto liturgico. Lo splendido tempio delle claustrali agatine di Catania -dovuto al genio artistico e spirituale di Giambattista Vaccarini, il prete-architetto molto devoto di S. Agata d’origine palermitana e di formazione accademica romana protagonista della ricostruzione della Catania settecentesca risorta dalla catastrofe del terremaremoto del 1693- ad un anno esatto della riapertura ufficiale è stato affollato da tante persone che hanno a cuore la salvaguardia, la fruizione, l’uso appropriato e la valorizzazione di un monumento di grande valore religioso e artistico tanto rilevante per la storia e per la vita della città. Le dotte relazioni di carattere tecnico, storico, artistico ed ecclesiale relative ai lunghi e delicati lavori di restauro e allo studio del sacro edificio, illustrati in occasione della conferenza stampa del 15 ottobre 2012, hanno costituito la base della pubblicazione del volume “La Badia di Sant’Agata” edito dall’Arcidiocesi, che è stato presentato proprio nell’anniversario di quell’incontro, con la partecipazione dell’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, del presidente del Lions Club Catania Host, prof. Antonella Mandalà, del rettore don Massimiliano Parisi, del direttore dell’ufficio diocesano per i BB.CC. don Carmelo Signorello e del prof. arch. Giuseppe Pagnano, che ha offerto un’esauriente e chiara relazione sul libro dovuto al contributo di diversi illustri studiosi e arricchito da un pregevole corredo fotografico. A dare il benvenuto alle tante persone intervenute è stato padre Parisi: “Riconsegnando questa splendida chiesa alla città di Catania, mi auguro che essa diventi punto di riferimento per l’intera comunità civile ed ecclesiale, luogo di promozione e dii iniziative religiose e culturali. Fu questo l’auspicio formulato esattamente un anno fa…Tanti volti incuriositi, tanti catanesi e non affollavano, allora come ora, questo tempio per colmare anche la paziente attesa di lunghi anni di restauro. Fu questo l’augurio che Lei, Eccellenza reverendissima e carissima, rivolse ai presenti in quella speciale circostanza. Saluto Lei, Eccellenza, e La ringrazio per non aver voluto mancare a questo momento assai significativo che ci vede ancora una volta tutti riuniti”. Don Massimiliano ha ringraziato, inoltre, le persone, gli enti e le associazioni che hanno contribuito col loro ingegno e anche economicamente alla valorizzazione e all’abbellimento del tempio. Un ringraziamento particolare ha rivolto al Lions per il restauro della porta laterale della chiesa, al quale ha contribuito parzialmente anche il FAI. La prof. Mandalà ha reso noto l’intervento del Lions, che recentemente ha focalizzato il suo interesse nei confronti dei beni culturali presenti nella Civita, per quanto riguarda anche la manutenzione delle porte del tempio ed ha assicurato di continuare a sostenere le necessità che un monumento così importante e prezioso presenta. Secondo padre Signorello, validamente collaborato dalla dott.ssa Grazia Spampinato, il volume, com’è consuetudine del suo ufficio, è scaturito dalla volontà di lasciare una documentazione ai posteri, grazie anche alle riprese fotografiche accompagnate da opportune didascalie per dare la possibilità di una lettura ecclesiale e funzionale a ciò per cui la chiesa è stata costruita: la creazione di un luogo che raccoglie l’ecclesìa, la comunità cristiana, il Antonino Blandini (segue a pagina 2) IL SAN LUCA INAUGURA IL 2013-14 a pagina 7 RIPARTE la Scuola Socio-politica AL S. PAOLO a pagina 7 I GIORNATA DIOCESANA degli OPERATORI SANITARI La chiesa cresce di numero, ma la fede aumenta? Il credente è un atleta dello spirito ’Agenzia Fides ha presentato alcune statistiche per offrire un quadro panoramico della Chiesa cattolica nel mondo. Su una popolazione mondiale di 6.848.550.000 persone al 31 dicembre 2010 il numero dei cattolici era pari a 1.195.671.000 unità con un aumento complessivo di 15.006.000 persone rispetto all’anno precedente. L’aumento dei cattolici pari allo 0,04%, interessa tutti i continenti, ed in particolare in Africa (+6.140.000), in America (+3.986.000) e in Asia (+3.801.000). In Europa, invece l’aumento dei cattolici risulta ancora limitato (+894.000) e così pure anche in Oceania (+185.000). Le statistiche registrano, inoltre, che la Chiesa Cattolica gestisce nel mondo 70.544 scuole materne frequentate da 6.478.627 alunni; 92.847 scuole primarie per 31.151.170 alunni; 43.591 istituti secondari per 17.793.559 alunni e 3.338.455 studenti universitari. Sono 61.065.982 gli studenti che frequentano scuole cattoliche nel mondo. Foto Siciliani-Gennari/SIR L Il numero dei sacerdoti 412.236 cresce meno della percentuale della crescita della popolazione e si registrano 1.643 sacerdoti e 436 religiosi in più rispetto al 2009. La registrazione delle statistiche fornisce indicazioni sulla presenza della Chiesa nel mondo, ma resta l’interrogativo se anche la fede dei cattolici cresce”. Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. L’aumento del numero di fedeli in Piazza San Pietro per le Udienze e per la preghiera dell’Angelus è un positivo indicatore, ma la fede ha bisogno di una linfa vitale, che si alimenta con la preghiera. In occasione della Giornata Missionaria mondiale Papa Francesco all’Angelus ha ripetuto con convincente forza: Pregare sempre, senza stancarsi. “Perché Dio vuole questo? Lui non conosce già le nostre necessità? Che senso ha ‘insistere’ con Dio?” e citando Sant’Agostino afferma: “Potrebbe sembrare strano che Dio ci comandi di fargli delle richieste quando egli conosce, prima ancora che glielo domandiamo, quello che ci è necessario”. Giuseppe Adernò (segue a pagina 2) a pagina 11 ALL’OVE Progetto di lingua INGLESE a pagina 11 2 Prospettive - 27 ottobre 2013 sommario al n. 38 PRIMO PIANO Stati Uniti, come creare il figlio virtuale ___________3 Origine e “idee luce” della spiritualità di Don Bosco_____________4 Nunzio Sciavarrello: L’addio ad un grande artista ___________________5 INFORMADIOCESI Notizie in breve ___________7 DIOCESI L’Arcivescovo inaugura l’Anno Sociale dell’O.V.S. __8 All’Istituto S. Domenico Savio “Il Giardino di Cloe”_______9 “AREA SICILIA 13”, esercitazione di protezione civile ________9 Indietro nel tempo incontrando Giuseppe Catanzaro ______11 Anche i siciliani che vivono fuori esprimono vicinanza e solidarietà a Lampedusa Una piccola isola dal cuore grande ampedusa, con il suo spettacolo di morte, ha scosso le coscienze e l’indifferenza del mondo. Angosciati i siciliani. Lo ha telefonato un ottantenne di Brooklyn dicendo che aveva pianto e che tutta la famiglia era ancora sconvolta dopo aver visto quell’ecatombe di donne e bambini che annegavano. Da Melbourne, un altro corregionale ha chiesto a Sicilia Mondo di scrivere una lettera di solidarietà ai lampedusani da parte dei siciliani di Australia. Un altro ancora per dire che era commosso ma che si sentiva orgoglioso di aver visto la gara di solidarietà dei lampedusani e degli altri siciliani che soccorrevano in mare donne, bambini e uomini stremati, portandoli a braccia sulla spiaggia. Mentre altri facevano una catena umana per sostenerli. La verità è che la parola emigrazione ha lasciato nei siciliani, in quelli che stanno fuori ma anche in quelli dell’Isola, una ferita profonda mai completamente ricucita. Ancora oggi, l’emigrazione viene associata alla tragedia, al dolore, allo sradicamento e alla lontananza. Mai dimenticate. È entrata nel DNA dei siciliani, in termini di sensibilità e di soccorso, in modo particolare nei confronti di chi fugge dalla povertà, chie- L (continua da pag. 1) IL TEMPIO... 7Direzione amministrazione e redazione: via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Redazione e amministrazione: tel. 095 2500220 fax 095 8992039 www.prospettiveonline.it E-mail: [email protected] [email protected] [email protected] Editrice ARCA s.r.l. via San Giuseppe al Duomo 2/4, 95124 Catania Iscritta al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) n. 7858 Direttore responsabile Giuseppe Longo Progetto grafico: Patrizia Di Blasi - SRI spa. 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(Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Questo numero è stato chiuso alle ore 13.00 di mercoledì 23 ottobre 2013 popolo di Dio che si riunisce per celebrare i misteri della fede all’interno di “queste bellezze che rimandano simbolicamente ad un’altra bellezza… La chiesa non è né un museo da riscoprire né tanto meno le comunità cristiane sono dei custodi di cose del passato, perché esse hanno il compito di adeguare per celebrare degnamente, come ha stabilito il Concilio Vaticano II, la liturgia del popolo di Dio”. “Spero che quanto prima”, ha concluso, “si possano realizzare i tre poli liturgici fondamentali che mancano: l’ambone, l’altare, la sede al di fuori del presbiterio o meglio del santuario”. L’Arcivescovo ha espresso il proprio compiacimento per la “festa di compleanno, la festa della condivisione” (continua da pag. 1) IL CREDENTE... Allontanandosi dalla preghiera, dice il Papa, si rischia di spegnere la luce della fede: “Nel nostro cammino quotidiano, specialmente nelle difficoltà, il Signore è al nostro fianco; noi lottiamo con Lui accanto, e la nostra arma è proprio la preghiera, che ci fa sentire la sua presenza, la sua misericordia, anche il suo aiuto”. La lotta contro il male però è “dura e lunga” “richiede pazienza e resistenza”, e nel momento in cui abbassiamo la guardia e smettiamo di pregare, dimentichiamo che “Dio è il nostro alleato” e che “la fede in Lui è la nostra forza”. “La preghiera è l’espressione della fede” ribadisce il Papa, per questo Gesù “ci assicura la vittoria”. La lezione di fede che Papa Francesco ha impartito arriva al cuore dei fedeli e ci si ferma a pregare: “L’ha detto il Papa!” Egli prega con noi e lo abbiamo visto pregare durante la veglia per la pace con tanto raccoglimento. La lettera ai non credenti scritta da Papa Francesco in risposta alle de asilo o cerca libertà. liano che proprio in questi giorni ha Non per niente una famiglia siciliana fatto partire l’operazione militare su quattro ha avuto (o ha) un familia- chiamata “Mare nostrum” per monitore emigrato. rare e soccorrere con navi ed elicottePer la generosità con la quale si sono ri i disperati che sfidano la morte pur mobilitati i suoi abitanti, Lampedusa di ritrovare la libertà sulle spiagge delmeriterebbe veramente il Nobel della l’Europa. pace. Lo hanno visto tutti. Anche il vecchio continente, dopo la Simbolicamente, Lampedusa chiama visita di Barroso a Lampedusa, ha in causa le responsabilità dei Governi che si sono succeduti nel tempo, la sordità equivoca dell’Europa per la endemica sottovalutazione del fenomeno, per le leggi sbagliate, per la indifferenza del passato, davanti allo scenario di morte che si consuma nel Mediterraneo. Ancora oggi più di ieri, di avanti ieri, come negli anni passati. Foto AFP/SIRCastello Ursino Emblematica, ma soprattutto storica, la parola “Vergogna” e l’anatema sulla inserito l’emergenza “immigrazione” “globalizzazione della indifferenza” nella Agenda del Governo europeo. di Papa Francesco su una immane tra- In tutti l’auspicio che si passi dalle gedia umana che si consuma sotto gli parole ai fatti affinché lo scenario di occhi di tutti. morte di Lampedusa “non abbia più a La dimensione ed il crescendo di mor- ripetersi”. te del Mediterraneo ha toccato, final- Una società civile e democratica non mente, la sensibilità del Governo ita- può rimanere inerte davanti a chi chie- de il diritto alla vita ed alla dignità. Non deve avere paura dello straniero che arriva. Con queste brevi riflessioni, che ovviamente restano invisibili davanti ai problemi della immane tragedia di Lampedusa, Sicilia Mondo intende egualmente rappresentare e farsi portavoce della angoscia che ha attraversato le Associazioni ed i siciliani di tutte le parti del mondo. Sono sentimenti e tensioni e quindi valori permanenti non di poco conto e che Sicilia Mondo intende esprimere, in termini di vicinanza e di solidarietà, ai rifugiati che hanno perduto in mare i loro cari, ai lampedusani, ai militari ed a quanti hanno dato la generosità del loro soccorso. Sentimenti e valori senza confine, consolidati dalla adesione a Sicilia Mondo di oltre due generazioni di Associazioni e di siciliani che vivono in tutti i continenti. e per quanto finora fatto per valorizzare la chiesa dell’ex monastero di S. Agata. “Mi piace sottolineare che il carissimo padre Massimiliano sia riuscito a coinvolgerci in maniera così numerosa e generosa, con una corale partecipazione. È bello che ciò sia stato realizzato con la sinergia di istituzioni che hanno valorizzato quest’edificio per tante iniziative culturali… Noi ci siamo lasciati coinvolgere per una bella realizzazione, ma non possiamo in questo momento ignorare tanti nostri fratelli che non possono usufruire di spazi dove si esprime il meglio di sé. Vogliamo pensare soprattutto alle vittime degli incidenti che accompagnano il cammino di tante persone che si muovono non per turismo, ma per evitare tante sofferenze. Con speranza s’incamminano verso luoghi che pensano migliori. Con affetto e con la preghiera al Signore vogliamo ricordare le tante vittime degli sbarchi nel nostro suolo”. A conclusione l’Arcivescovo ha benedetto i locali adiacenti all’atrio del tempio e restituiti all’attività pastorale. La relazione del prof. Pagnano meriterebbe un articolo a parte, una volta esaminato il pregevole volume da lui presentato. La preziosa chiesa monastica delle claustrali benedettine, destinata a ridiventare luogo di preghiera, predicazione e celebrazione dei sacramenti, ha all’attivo dall’inizio di ottobre la celebrazione domenicale della messa alle 20.30, l’ultima per orario in città, l’ospitalità di conferenze, convegni, tavole rotonde di carattere ecclesiale in un contesto di tutela, salvaguardia, fruizione, buona manutenzione del monumento sacro; sono in programma il completamento dell’arredo liturgico, del restauro degli apparati decorativi, della pavimentazione, delle gelosie lignee, dei candelabri di coronamento e la grata delle professioni, e gli altari laterali e, in sinergia con la Cattedrale, la sera di ogni ultimo venerdì del mese incontri su “La scuola del Concilio”, a 50 anni dal Vaticano II, nonché l’annuale celebrazione della festa dell’apostolo S. Giuda Taddeo, il 28 ottobre. Un bellissimo sogno sta per essere realizzato: il “Balcone sul barocco catanese”, la proposta di un percorso turistico intorno alla cupola della chiesa per far godere ai visitatori un panorama di straordinaria suggestione. domande di Eugenio Scalfari è da intendersi come “lezione magistrale” che educa al dialogo e all’ascolto del vento della fede che soffia da lontano. La missione della Chiesa è “diffondere nel mondo la fiamma della fede, che Gesù ha acceso nel mondo”. Secondo Papa Bergoglio “il metodo della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma condivisa che riscalda l’anima.”. La fiamma condivisa accende poi le altre anime e la testimonianza della fede mediante le opere di carità conquista i fratelli lontani e li riconduce alla casa del Padre. Andate, predicate, battezzate, convertite sono i verbi e le azioni della fede, che diventa missione e servizio nella Chiesa nel mondo. Le statistiche dell’agenzia Fides indicano inoltre che gli istituti di beneficenza e assistenza gestiti nel mondo dalla Chiesa comprendono: 5.305 ospedali; 547 lebbrosari distribuiti principalmente in Asia (285) ed Africa (198); 17.223 case per anziani, malati cronici ed handicappati, per la maggior parte in Europa (8.021) ed America (5.650); 9.882 orfanotrofi per circa un terzo in Asia (3.606); 11.379 giardini d’infanzia; 15.327 consultori matrimoniali distribuiti per gran parte in America (6.472); 34.331 centri di educazione o rieducazione sociale e 9.391 istituzioni di altro tipo, per la maggior parte in America (3.564) ed Europa (3.159). L’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI come “occasione propizia per introdurre il complesso ecclesiale intero in un tempo di particolare riflessione e riscoperta della fede” volge al termine e le diverse lezioni di fede ed esperienze di grazia hanno caratterizzato diverse tappe nel cammino trascorso. La fede intesa come dono divino e generosa risposta dell’uomo, manifesta il suo primo atto nel credere che “Dio esiste e ricompensa coloro che lo cercano”. Il Santo Padre, salutando i partecipanti della manifestazione del Pontificio Consiglio della Cultura “100 metri di corsa e di fede”, ha detto: “Grazie, perché ci ricordate che il credente è un atleta dello spirito” ed il Papa resta il primo allenatore. Da Maestro, Papa Francesco dà l’esempio e la sua devozione mariana si è manifestata particolarmente in diverse occasioni e nell’affidamento alla Madonna di Fatima, raccomandando la recita del Rosario che è una scuola di preghiera, una scuola di fede. Nello stemma papale accanto all’emblema della Compagnia di Gesù Papa Bergoglio ha collocato la stella che, secondo la tradizione araldica, ricorda la Vergine Maria che Egli ha invocato insieme ai Vescovi il 24 maggio. L’insegnamento è chiaro e manifesto, immediato e coinvolgente, adesso è compito di ciascun credente apprendere la lezione e modificare il modo di pensare, di sentire e di agire il mistero della fede, che assicura la beatitudine per aver creduto senza aver visto. L’interrogarsi sulla qualità etica delle scelte e dei comportamenti è già un cammino di fede che si consolida nell’incontro con la Luce e la pienezza di Cristo, Via, Verità e Vita. Avv. Domenico Azzia Presidente Sicilia Mondo ® ® 3 Prospettive - 27 ottobre 2013 Premio letterario “Pirandello” 2013 dedicato alle donne vittime di violenza remio letterario “Pirandello” nell’Aula magna del rettorato, promosso dall’Università e dall’Ersu di Catania, giunto alla sua terza edizione è stato assegnato, da una giuria presieduta da Sarah Zappulla Muscarà, (cattedratica a Lettere), alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, per il volume “Il male che si deve raccontare”. Altri premi sono andati ai migliori elaborati presentati dagli studenti universitari dell’Ateneo Catanese sul tema “La violenza sulle donne nella letteratura”. Moderatrice Michela Giuffrida che ha posto la domanda “dove sono gli uomini?”. La risposta è venuta dalla scrittrice italo-britannica Simonetta Agnello Hornby per la quale la violenza non è un semplice comportamento inaccettabile, è un reato, ma anche potere, che si istaura nella coppia ed è dannoso. Il dominio e la violenza diventano spesso un rito e la donna deve imparare a leggere gli ordini del partner e quando si ribella pestaggi violenti. Nell’alta borghesia c’è più crudeltà, nasce una riflessione epocale: si passa dalla struttura patriarcale a quella paritaria e l’uomo è incapace di reggere una donna “in carriera”. Il teatro della violenza avviene prevalentemente in casa. La violenza domestica prima era un tabù, e la gente era convinta che si vivesse meglio fingendo che non ci fosse. Solo adesso le vittime iniziano a farsi coraggio e raccontano il male subito e spesso si sentono responsabili della violenza subita e ci vuole tanto tempo prima che escano allo scoperto. L’autrice sottolinea “la violenza è tra noi, nelle nostre case e in quelle dei nostri amici. E sui nostri posti di lavoro”. Nata a Palermo vive a Londra svolgehdo la professione di avvocato e intende P L’amore non è agonia diffondere in Italia il metodo della “Fondazione internazionale per la sconfitta della violenza domestica”, ente creato da Patricia Scotland, già ministro della giustizia del governo Blair, che ha la finalità di ridurre violenze e abusi creando sinergia tra istituzioni centrali e territoriali. Fra le tante strategie, protezioni e sostegni da offrire; ha creato le MultiAgency Risk Assessment Conference con consulenti specializzati in violenza domestica (IDVA), la nuova figura introdotta per sostenere la vittima. In seguito a ciò si sono ridotti i casi di violenza. In Italia nella fascia di età fra i 16 e i 50 anni le donne muoiono più per violenza domestica e sessuale. Nel 50 % dei casi è il marito o il convivente della vittima l’autore. Dal 2012 ad oggi sono state 2.061 circa le donne uccise; e sempre nel 2012 sono stati 127 gli omicidi di donne, di cui il 70,8% perpetrato in ambito familiare. Il suo narrare ha rappresentato una testimonianza di vita apprezzata dal pubblico con una sala emozionata e commossa. Sarah Zappulla legge le motivazioni affermando: “quest’anno il nostro premio si è arricchito e impreziosito di una delle più importanti scrittrici contemporanee, raccogliendo storie di violenza che si intrecciano tra Sicilia, Africa e Inghilterra… bisogna far emergere la verità esorcizzare il ‘male’. Del resto, con Luigi Pirandello, a cui non a caso il nostro premio è intitolato, se si vuole affermare una verità bisogna esibirla, gridarla, perché ciò di cui non si parla semplicemente non esiste…”. Marisa Scavo, procuratore aggiunto della Repubblica, ha esposto in modo brillante e sintetico alcune considerazioni frutto della sua grande esperienza, di coordinatrice del gruppo di magistrati per le “fasce deboli” che sottolinea la gravità del fenomeno: “il femminicidio è l’eliminazione violenta di una donna in quanto donna” e rivolgendosi ai premiati nota la potenzialità che c’è nei giovani e l’università deve coltivarle e farle esplodere nella pienezza. Interessanti e intrecciati di alta cultura sono stati gli interventi del Rettore dell’Ateneo Giacomo Pignataro: “gli studenti hanno dimostrato impegno e passione e noi avremo bisogno di tutte le loro intelligenze”; del presidente dell’Ersu Alessandro Cappellani: “gli elaborati fanno emergere riflessioni di ordine etico e filoso- fico”; di Gianpiero Panvini, capo ufficio stampa del medesimo: “dare voce a chi non ne ha, è un compito che la cultura deve sposare”; Orazio Licandro in rappresentanza del Comune, sottolinea il cambiamento della nostra cultura patriarcale in una democrazia occidentale, retaggio forte in asimmetria sociale; Giovanni Verga, sindaco di Licodia Eubea, evidenzia che è un problema antropologico di potere; Anna Aloisi, sindaco di Mineo, dimostra grande sensibilità per questo problema affermando: “il mio è un paese di accoglienza, un Comune con 5.150 abitanti e il nostro centro ospita 4.000 immigrati, e mi chiamano mamma, il vero senso della cultura si misura nel modo in cui vengono trattate le donne”; Sebastiano Spoto Puleo, presidente del Rotary Catania Est, afferma che il Rotary ha percepito e spo- sato questo problema. Agostino Zumbo ha recitato, appassionando la sala, alcuni brani degli scritti premiati riscuotendo lunghi applausi. Il premio a Sebastiana Maria Dipasquale (facoltà di Medicina e Chirurgia), che afferma nel suo felice elaborato: “storie in cui il volere delle donne non viene considerato, le donne controllate dal mondo maschile”; II premio Caterina Liliana Blanco (facoltà di Scienze Umanistiche) propone attraverso una serie di eleganti riflessioni di ordine letterario, ideologico, storico-politico, con un periodare agile e fluido, un ricco elaborato di grande efficacia comunicativa “alle donne l’amore non si perdona”. Le menzioni d’onore sono state assegnate a Veronica Di Mauro, Enrica Maria Esposito, Venera Giovanna Famoso, Clelia Maria Incorvaia, Barbara Prestianni e Alessia Vacante. Accanto al tavolo dei relatori una sedia vuota coperta da un panno scarlatto ricordava Stefania Noce, l’universitaria che ha subito l’efferato omicidio di un collega perché voleva essere libera nei suoi sentimenti. La sedia era vuota ma la sua figura è stata ricordata da tutti con affetto. Anche Pirandello nel “Berretto a sonagli” elaborò la corda pazza di chi considera l’omicidio come rimedio al fallimento di un matrimonio o di un rapporto logorato, tra silenzi dolorosi e complicità fra vittime e carnefici. Lella Battiato Stati Uniti, come creare il figlio virtuale Lo zapping della procreazione iondo, occhi azzurri e di razza bianca. Magari intelligente, senza alcuna malattia ereditaria e persino con discrete doti atletiche. Ecco servito lo stereotipo dell’uomo perfetto. Adesso chi vorrà avere un figlio può ordinarlo con queste caratteristiche. Basterà sceglierlo da un catalogo. Una nota società a stelle e strisce ha ottenuto un brevetto che in poco tempo potrebbe fare da apripista alla selezione di “bimbi su misura”. I futuri genitori, infatti, potranno scegliersi i donatori ideali e decidere con quali qualità fisiche far nascerà il proprio bebè. Sul sito dell’azienda specializzata in genomica - 23andme.com – è possibile registrarsi e prenotare il figlio perfetto. Un calcolatore messo a disposizione dei clienti dirà loro quante probabilità avrà il nascituro di aver ad esempio occhi verdi e capelli neri. E non solo. Una tecnica innovativa, garantiscono dalla California, da un’azienda che prende il nome dal 23, ovvero il numero di cromosomi che ogni genitore dona al figlio. La società è stata fondata a Palo Alto nel 2006 e offre test genetici altamente personalizzati e ordi- B nabili via web, al costo irrisorio di 99 dollari. In più se entrambi i genitori vorranno rilevare il proprio codice genetico potranno utilizzare un programma speciale: il “Family Traits Inheritance Calculator” (Calcolatore di eredità dei tratti famigliari). Il brevetto adotta una tecnologia che si basa sulle preferenze del cliente per decidere i futuri tratti del bambino, variabili che riguardano i probabili esiti genomici di combinazioni tra il donatore e le cellule-uovo. Da ciò scaturirà una maggiore probabilità di ottenere il figlio desiderato: dal punto di vista biologico, estetico e comportamentale. Tra le caratteristiche elencate, quelle che riguardano, per l’appunto, l’altezza, il peso, il colore dei capelli, i rischi di contrarre malattie gene- tiche, i difetti cardiaci congeniti, i tratti atletici e via discorrendo. La società americana, che conta circa 400.000 clienti, offre, di fatto, un’analisi genomica di oltre 240 tratti del tutto esenti dal rischio malattia. Risalente al dicembre 2008 e approvato lo scorso settembre, il brevetto numero 8.543.339, si intitola “selezione dei donatori dei gameti sulla base di calcoli genetici”. Brevetto che ha suscitato vibranti critiche negli Stati Uniti e non solo provenienti dal fronte cattolico. L’azienda ha messo subito le mani avanti affermando che non c’è alcun motivo di preoccuparsi: “Al momento si presenta una richiesta di brevetto non si ha ben chiaro per cosa potrà servire la tecnologia. All’epoca, ad esempio, pensavamo che si potesse utilizzare il calcolatore nelle cliniche per la fertilità, mentre ora i nostri clienti lo potranno usare per motivi differenti, ad esempio per conoscere la probabilità che un figlio abbia i capelli di un determinato colore o se addirittura possa diventare intollerante anche al lattosio”. Parole che hanno smorzato le polemiche ma non hanno fornito una spiegazione esaustiva sull’argomento e sull’utilizzo futuro del fan- tomatico calcolatore. In realtà, già negli States alcune donne, circa 50.000 l’anno, che si sottopongono alla fecondazione artificiale, praticano una forma di selezione, ma in termini generali, che riguardano i tratti fisici (generici), e lo stato di salute del fornitore. Ma i sondaggi indicano, però, come la maggioranza degli americani sia contraria a questi particolari screening. Mentre per un’esigua minoranza progettare bambini ideali a cominciare dalla scelta del colore degli occhi, di per sé, non è un problema di cui preoccuparsi. Punti di vista a parte, la scelta di adottare metodi di analisi genetica è eticamente discutibile. Il brevetto, però, non potrà varcare le soglie dell’oceano per sbarcare in Europa, ma di certo, potrebbe creare un precedente alquanto curioso. Come se ci trovassimo davanti a un film di fantascienza. Come la pellicola americana, “Gattaca” (1997) diretta dal regista neozelandese Andrew Niccol. Nel film il mondo è diviso in esseri umani Validi (concepiti in provetta col DNA manipolato) e Non Validi (gli altri nati alla “vecchia” maniera), questi ultimi considerati dei paria. E in un futuro non troppo lontano la fantasia potrebbe superare la realtà. Maxwell 4 Prospettive - 27 ottobre 2013 PRIMOPIANO Origine e “idee luce” della spiritualità del fondatore dei Salesiani Inizia, con questo numero della rivista, e in occasione della peregrinazione dell’urna contenente una reliquia di San Giovanni Bosco nella nostra Diocesi, la pubblicazione in tre parti di un tentativo di sintesi delle origini e dei contenuti caratteristici della spiritualità del santo piemontese, così caro a tanti exallievi ed exallieve che dal suo insegnamento e da quello dei suoi figli hanno conosciuto “la vita buona del Vangelo”, che hanno cercato, a loro volta, di trasmettere e perpetuare. In queste pagine cercheremo di evitare l’espressione “spiritualità salesiana”. In senso proprio, specifico e nell’ambito della storia della Teologia Spirituale, infatti, questa espressione dice riferimento alla spiritualità dell’Ordine della Visitazione, fondato da San Francesco di Sales e dalla nobildonna Francesca de Chantal. La spiritualità del fondatore dei Salesiani trae invece origine anche da altre diverse ispirazioni spirituali, con cui Don Bosco ha avuto contatto durante il periodo della sua formazione o nella sua maturità. Per questa ragione, nel caso di Don Bosco, si dovrebbe piuttosto parlare di spiritualità “boschiana”; questo renderebbe ragione della straordinaria originalità della sintesi da lui operata. Prima parte Nella storia della spiritualità cristiana è accaduto molte volte che lo Spirito Santo di Dio abbia donato alla Chiesa per il bene di tutti un particolare carisma o dono spirituale, una maniera creativa e originale di “interpretare” il Vangelo, attraverso la vita, l’opera, la missione di un fondatore o di una fondatrice. Il dono personale che San Giovanni Bosco ha ricevuto da Dio è costituito da una autentica passione per la salvezza spirituale e umana della gioventù pericolante; questa passione costituisce ancora oggi una preziosa eredità per la Famiglia Sale- Il significato del termine “SPIRITUALITÀ” siana, cioè per il vasto movimento spirituale e apostolico di laici e di consacrati che da Don Bosco ha avuto origine. Questo dono, che è stato affidato alla Chiesa di Catania da più di un secolo, è una preziosa eredità anche per la nostra Diocesi. Le mutate condizioni storiche richiedono, sempre di più, degli adattamenti ed una creatività la cui misura è costituita dall’amore che nutriamo verso la “porzione più debole” della nostra società; questo organismo, quello della spiritualità di Don Bosco, come ogni altro organismo vivente, è destinato a crescere rimanendo fedele a se stesso, al suo “codice genetico”. La responsabilità di questa fedeltà carismatica è affidata dai documenti della Chiesa, ai Vescovi, oltre che ad ogni singolo salesiano. “Spetta ai vescovi, quali maestri autentici e guide di perfezione per tutti i membri della diocesi – si legge nel Codice di Diritto Canonico al n. 28 - di essere i custodi anche della fedeltà alla vocazione religiosa nello spirito di ciascun istituto”. Il ritorno alle “fonti” La migliore espressione e garanzia della nostra fedeltà ad un fondatore o ad una fondatrice è, come ha affermato il Concilio Vaticano II, quel La migliore espressione e garanzia della nostra fedeltà ad un fondatore o ad una fondatrice è, come ha affermato il Concilio Vaticano II, quel continuo ritorno alle fonti… continuo ritorno alle fonti (cf. Perfectae Caritatis n.2) che ci permette di verificare e rivitalizzare la nostra maniera di essere e di operare, la vita e la prassi. Due secoli ci separano dalla nascita di Don Bosco; c’è il rischio reale di parlarne per sentito dire, senza passare da una conoscenza “affettiva” ed “effettiva” della sua storia, della sua pedagogia, della sua spiritualità. Storia, pedagogia, spiritualità: sono queste le tre tappe, una per ogni anno, che il Rettor Maggiore dei Salesiani ha suggerito in occasione del triennio di preparazione al bicentenario della nascita di Giovanni Bosco (2015). La spiritualità, dunque, costituisce l’apice, il punto di arrivo di una autentica conoscenza di Don Bosco, la linfa vitale che dà nutrimento al seme che, nel frattempo, è diventato albero, presenza multiforme e significativa dell’opera salesiana in ogni parte del mondo. In ambito ecclesiale il termine “spiritualità” viene spesso abbinato ad un aggettivo che fa riferimento ad un santo o ad una famiglia religiosa; si dice così, ad esempio, spiritualità salesiana, spiritualità francescana, spiritualità ignaziana… Queste espressioni vogliono indicare quella particolare modalità con cui un fondatore o una fondatrice, un movimento o una realtà ecclesiale, vivono e realizzano la buona notizia del Vangelo. Il comune denominatore della vita cristiana, infatti, rimane la sequela di Cristo, il suo Vangelo, la missione salvifica che egli ha realizzato e continua ad operare nel mondo nella persona e per mezzo di ogni credente; ciò che può cambiare è la forma in cui tutto questo si attua, le particolari sottolineature, le diverse espressioni concrete della vita cristiana, la scelta prioritaria di una o di un’altra forma di apostolato. La metafora dello “spartito musicale” Una metafora può aiutarci a comprendere meglio il significato del termine spiritualità. Possiamo pensare al Vangelo come ad una sorta di spartito musicale, che può essere suonato da diverse orchestre secondo diversi arrangiamenti. Il direttore d’orchestra non è il compositore dell’opera, ma, in qualche modo, la adatta, mettendo maggiormente in risalto, rispetto ad un altro suo collega, una tipologia di strumenti (a corda, a fiato, a percussione…) o interpretando, in modo originale e creativo, certe sfumature della composizione. Uscendo di metafora, possiamo dire che i santi, o i fondatori, non sono i compositori dello spartito: il Vangelo è sempre il medesimo per tutti, e non è frutto della loro originalità. Ciascuno di loro, però, può “interpretarlo” in mode e forme originali, mettendo in evidenza alcuni elementi e alcune modalità di realizzazione, o sottolineando alcuni brani della Scrittura che rappresentano, in modo Da ogni particolare spiritualità, poi, come frutto da un albero, scaturisce anche una specifica missione sintetico e immediato, la loro particolare ispirazione apostolica. L’espressione lasciate che i giovani vengano a me, ad esempio, è una sorta di icona della spiritualità di Don Bosco; nel medesimo tempo la sua vita e la sua missione tra i giovani ci consentono di interpretare, di comprendere meglio il contenuto della Sacra Scrittura. Una straordinaria, variegata ricchezza Da questa straordinaria creatività, che ha come primo protagonista lo Spirito Santo, scaturiscono le diverse spiritualità. Così Francesco di Assisi mette in evidenza la povertà o la vita fraterna, Francesco di Sales la dolcezza, Filippo Neri la bontà, Camillo De Lellis la compassione, cioè la chiamata a “consoffrire” con chi è nella sofferenza e nella malattia, Giovanni Bosco l’amore di Gesù per i piccoli, Ignazio di Loyola l’obbedienza al Papa e così via; analogo discorso si potrebbe fare anche per i tanti movimenti che sono nati nella Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Nessuno di loro fa degli “sconti” al Vangelo, nessuno pretende di esserne l’autore, ma tutti lo accolgono come dono nella sua totalità, senza eccezioni, in fedeltà all’Unico Compositore; in ciascuno, comunque, è possibile riconoscere, in modo trasparente, una particolare ispirazione o carisma attraverso cui i doni di Dio si sono espressi storicamente e si esprimono in modo sempre nuovo, riconoscibile ed efficace per la salvezza di tutti. Da ogni particolare spiritualità, poi, come frutto da un albero, scaturisce anche una specifica missione. Gli ammalati, i giovani, gli anziani, i senza fissa dimora, i disabili: i destinatari della missione che caratterizza ogni famiglia religiosa esprimono, e nello stesso tempo sono all’origine, di una particolare ispirazione che ha trasformato in dono, in compito da svolgere, la sensibilità spirituale di ciascun fondatore o fondatrice. Tra fedeltà e rinnovamento Restare fedeli a questa ispirazione originaria è l’unica possibile garanzia di continuità per coloro che sono eredi, nella Chiesa, di una spiritualità; questa esige di continuare ad incarnarsi nella vita concreta di uomini e donne, nel loro modo di pensare e di essere, di pregare e di mettersi a servizio, di sentire e di agire anche in un contesto storico che è diverso da quello delle origini. Ogni spiritualità per quanto detto, ha degli elementi distintivi, dei punti di forza, delle sottolineature che la caratterizzano; le abbiamo chiamate, in questo nostro piccolo contributo, “idee-luce”. Dopo aver cercato, nel contesto storico e nella spiritualità di alcuni altri santi, le radici della spiritualità di Don Bosco, cercheremo di elencare nei due prossimi interventi, in modo sintetico, quelli che riteniamo siano i principi fondamentali, le idee-luce della spiritualità di Don Bosco. Fedeltà e rinnovamento sono le due diverse istanze, solo apparentemente contrapposte, che rendono ragione degli sforzi che la Famiglia Salesiana deve compiere per essere, in questa nostra realtà, Con Don Bosco e con i tempi. Fedeli e creativi insieme: questo è il compito consegnato dalla Spirito ad ogni famiglia religiosa. Don Giuseppe Buccellato SdB 5 Prospettive - 27 ottobre 2013 Nunzio Sciavarrello: L’addio ad un grande artista La cultura nutre le opere dell’artista unzio Sciavarrello, l’illustre scultore ed incisore ma anche sceneggiatore e docente, originario di Bronte, si è spento serenamente all’età di 95 anni, dopo una vita artistica e professionale intensissima ed operosa, nell’abitazione di piazza Cavour al Borgo, circondato dall’affetto dei suoi cari. La repentina scomparsa ha suscitato vivo cordoglio nel mondo artistico e culturale di Catania dove ha lasciato una testimonianza indelebile del suo ingegno e del suo impegno, in modo particolare nell’ambito scolastico ed accademico delle arti figurative. Avevo conosciuto il Maestro oltre 40 anni fa e avevo provato subito molta stima per lui, sempre proteso ad agire per il bene comune e nell’interesse della città dove aveva deciso di operare e di risiedere con la famiglia. Uomo profondamente religioso e attaccato ai valori del dovere, dell’onestà e della famiglia, frequentava assiduamente la chiesa confraternale SS. Sacramento al Borgo retta dal suo compaesano ed amico, mons. Nunzio Schilirò, anch’egli artista nel campo musicale. Quinto di sette figli, avviato all’apprendistato sin da bambino per la precoce attitudine all’arte figurativa, frequentò la scuola comunale di disegno e imparò i primi lumi e trucchi del mestiere nel paese natìo, alla scuola di un bravissimo pittore fiorentino, Fernando Cappuccio. A Roma, ancora ragazzo, frequentò l’ambiente artistico di via Margutta, rendendosi subito conto che “la cultura è la base di ogni iniziativa intrapresa dall’artista”. Compiuti gli studi medi superiori, allo scoppio della guerra, da garzone divenne allievoufficiale e fu mandato come granatiere nei Balcani. Divenuto invalido per una ferita ad una gamba fu posto in congedo e riprese il lavoro, curando incisioni dedicate alla libertà, alla pace e alle condizioni sociali. Chiarista della Scuola Romana, all’Accademia delle Belle Arti della capitale, ebbe quali maestri Mino Maccari, Ferruccio Ferrazzi, Duilio Cambellotti. Rientrato a casa, nel 1948, si trasferì a Catania, realizzando in Italia e nel mondo numerose mostre personali in rassegne artistiche quali la Biennale di Venezia, la Triennale di Milano, la Quadriennale di Roma. All’Accademia di Belle Arti di Catania, che aveva fondato nel 1985, dopo l’istituto d’arte nel 1950 ed il liceo artistico nel 1964 e della quale era stato direttore e docente, dopo essere stato direttore dell’Accademia BB. AA. di Palermo, presentò un’ampia raccolta d’arte italiana quale donazione alla città per costituire il patrimonio iniziale di una galleria d’arte moderna e contemporanea. Nel 1991 promosse l’istituzione di una galleria nei giardini del N Castello di Nelson, già abbazia S. Maria di Maniace. Sua è stata la fondazione della Biblioteca di libri editi fuori commercio e della Pinacoteca di autoritratti e ritratti donati alla Provincia Regionale e sistemati nei locali dell’ex chiesa confraternale S. Michele minore, in piazza Manganelli. Intellettuale impegnato nel mondo culturale cittadino, frequentò tanti colleghi ed amici tra i quali spiccano personalità come il poeta Arcangelo Blandini, lo scrittore giornalista Salvatore Lo Presti, per il quale aveva realizzato i bozzetti a corredo degli articoli di Terza Pagina del quotidiano “La Sicilia” sulle monumentali chiese cittadine, lo storico dell’arte Vito Librando, l’editore Domenico Ciancio Sanfilippo e il figlio Mario. Nel 1958 è stato tra i fondatori del futuro Teatro Stabile. Nel 1975 gli venne conferita la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica quale benemerito della cultura e dell’arte. Significative sono la letteratura e la bibliografia del compianto artista al quale sono stati dedicati decine di cataloghi e di edizioni d’arte e cartelle. Molto apprezzata per il suo significato umano e professionale la donazione, a titolo personale e di presidente dell’Istituto per la cultura e l’arte, all’ente morale brontese Real Collegio Capizzi, del patrimonio proprio e della suddetta istituzione: 326 opere di maestri italiani costituenti il nucleo centrale di una pinacoteca e galleria di artisti siciliani. Con una solenne cerimonia i Rotary Club di Catania gli hanno consegnato il Premio Quattro Canti, annualmente attribuito ad una personalità dell’area etnea che con la sua opera abbia significativamente onorato la Sicilia. La motivazione evidenzia che l’artista, si è distinto a livello nazionale nell’ambito dell’incisione e della pittura, partecipando da protagonista alla creazione di istituti ed enti artistico-culturali di Catania, dando visibilità e prestigio alla nostra terra. Anche la Chiesa di Catania alcuni anni fa ha voluto onorare l’artista e il credente prof. Sciavarello. Grande fu la sua gioia allorché in occasione del 50° di apertura al culto della chiesa parrocchiale San Pio X in Nesima superiore, all’inizio affidata ai Salesiani di Don Bosco, fu deciso di ricordare gli artisti che l’avevano egregiamente decorata. Il parroco, padre Francesco Furnari, entusiasta colse l’occasione per festeggiare ed onorare il maestro Sciavarrello, l’unico artista vivente fra coloro che, dal 1957 al 1959, operarono per l’abbellimento artistico di quella nuova chiesa che si può considerare una galleria d’arte sacra moderna della città: custodisce, infatti, dipinti e sculture di Roberto Rimini, Archimede Cirinnà, Salvatore Quattrocchi, Carmelo Florio, ecc.. Un convegno, al quale partecipò, per la curia arcivescovile, il vicario episcopale per la cultura, mons. prof. Gaetano Zito, preside dell’Istituto teologico S. Paolo, e una solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina, sono stati i due momenti salienti in cui al maestro, autore di una bellissima Sacra Famiglia, l’unica opera rimasta intatta nel transetto della chiesa perché non aggredita dall’umidità che sta rovinando i capolavori ivi conservati, andò la gratitudine e l’ammirazione dell’arcidiocesi catanese. La morte è sopraggiunta lo scorso 10 ottobre, 60° anniversario del suo matrimonio, un giorno che solo un anno prima sarebbe stato di grande gioia e che invece adesso l’avrebbe riempito di mestizia perché la sua adorata sposa, la bellissima Anna, giovanissima insegnante che al primo incontro l’aveva fatto perdutamente innamorare e che 59 anni addietro aveva condotto all’altare nella romantica Venezia, era venuta a mancare il 5 novembre 2012. Le esequie sono state celebrate in Cattedrale, la mattina di sabato 12 ottobre. A.B. Continua la visita nelle sale del Museo diocesano L’arte coinvolge anima e intelletto ddentrarsi nella storia dell’uomo è anche interagire con i linguaggi dell’arte che coinvolgono anima e intelletto. Un prodotto artistico sollecita le sfumature della psiche, snodando emozioni disparate, dallo stupore all’incredulità, al rapimento spirituale, cui può affiancarsi o subentrare l’attenzione critica al dettaglio tecnico, messa in atto da un estimatore più che severo. Un bel dipinto, quale opera compiuta, o una composizione musicale affidata a più interpreti nel corso dei secoli, suscitano da sempre l’anelito al bello e all’inesprimibile. Tra le opere pittoriche esposte al Museo Diocesano di Catania, che si avvale della direzione di Mons. Leone Calambrogio, sono molteplici gli esemplari di pregiata fattura, convergendo lo sguardo alla Pinacoteca, nonché settima sala al terzo piano dell’istituzione. Una tematica di fine tratteggio si ravvisa nell’iconografia mariana, assente in quanto branca specifica nella prima arte cristiana, dove tutto si rapportava alla figura di Cristo, ovvero dogma di Dio fatto uomo A attraverso la figura di Maria. Fra i più antichi dell’arte cristiana, il tema della Madonna col Bambino assunse rilievo nel medioevo in area bizantina, dove Gesù appariva nei panni di piccolo filosofo, mentre la Madonna simboleggiava la Chiesa che indicava la strada della Salvezza attraverso Cristo. Gradualmente Madonna col bambino di Bernardino Niger si verificò un evolversi dei modelli bizantini, a cui si ispira la tradizione trecentesca di Giotto, verso scene più naturalistiche, nonché vicine al sentire dei fedeli, cogliendosi una maggiore tenerezza del Bambino Gesù e un atteggiamento materno più intimo. A riprova di ciò, colpiscono, di fronte all’Antiporta della Pinacoteca, la Madonna col Bambino di Bernardino Niger, (olio su tavola risalente alla seconda metà del XVI secolo), e la Sacra Famiglia di Antonio Cavallucci (olio su tela del 1790). L’usura del tempo, evidente in particolare nel primo dipinto, non impedisce di cogliere l’armonia dell’insieme, dai toni pacati, nella struttura piramidale che vede la Madonna seduta in trono col piccolo Gesù in primo piano, con lo sguardo rivolto allo spettatore, e recante tra le mani un globo sormontato da una croce, mentre un mesto S. Giuseppe veglia su di lui. L’aspetto di Maria è velato da una moderata solennità, a differenza della figura più carezzevole della Sacra Famiglia, dove un amore materno catturante si dispiega tra morbidi panneggi che avvolgono l’innocenza luminosa del Bambino, con la testa poggiata sul petto della madre. Tematica di gran lunga attraente nella dottrina cristiana, e considerata emblema della famiglia umana, nonché oggetto di pittura rinascimentale, dai raffinati esempi michelangioleschi e raffaelleschi, accanto al Caravaggio della Sacra Famiglia con San Giovanni Battista, presente quest’ultimo anche nella Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci. La Madonna del Niger richiama la famosa Madonna Litta di Leonardo da Vinci, capolavoro che, dall’Ermitage di S. Pietroburgo, è stato esposto al Quirinale di Roma e al Palazzo Ducale di Venezia nel 2003. L’affinità di quest’ultimo dipinto, col primo, si evince dalla composta sinuosità delle forme oltre che dallo sguardo di un Gesù anch’esso rubicondo, che si protende al fruitore del dipinto. La grande umanità di Maria è stata posta in rilievo da Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Mulieris Dignitatem, sulla dignità e vocazione della donna in occasione dell’anno mariano, nel 1988. In Maria si identifica la “donna” in quanto archetipo di tutto il genere umano, nonché simbolo dell’unione tra madre e figlio. In una recente omelia Papa Francesco ha definito Maria “la primizia dei redenti”, la prima di “quelli che sono di Cristo”, definendola nostra rappresentante e nostra sorella, con l’invito a tutti noi di unirci al cantico del Magnificat, che è canto di speranza, al fine di riunire l’intera Chiesa pellegrinante sulla terra. Anna Rita Fontana 6 Prospettive - 27 ottobre 2013 7 Prospettive - 27 ottobre 2013 DIOCESI Il Concilio Vaticano II: un’esperienza generativa per gli studi teologici Lo studio della teologia I guarda al laicato 50 anni che ci separano dal Concilio Vaticano II non sono trascorsi in modo infruttuoso. Al contrario, la Chiesa ha vissuto la gioia di poter raccogliere frutti preziosi, pur nella consapevolezza che l’essere in cammino è conditio sine qua non per il cristiano. Una delle ricadute più efficaci dello spirito conciliare è certamente l’istituzione degli Istituti Superiori di Scienze Religiose (ISSR) che hanno offerto al laicato impegnato l’opportunità di aprire lo sguardo verso gli studi teologici. A Catania, il 18 ottobre, in occasione della festa di san Luca, è stata organizzata una Giornata di Studi Teologici dall’ISSR “San Luca”, che vanta di essere storicamente il secondo istituto superiore di scienze religiose fondato in Italia; il primo era stato istituito a Milano dal card. Montini nel 1961. I relatori del convegno, prof. Leone Calambrogio (direttore del Museo Diocesano di Catania e docente di Sacra Scrittura), prof. Antonio Ucciardo (docente di Teologia Dog- matica), prof. Salvatore Maria Perrella (preside della Pontificia Facoltà Teologica «Marianum» di Roma) sono intervenuti con accurate disamine che hanno abbracciato ambiti molto vasti: la storia dell’ISSR San Luca fondato da mons. Francesco Chiusa nel 1962 con l’intuizione di offrire a tutti l’opportunità di accostarsi allo studio della teologia per imparare a coniugare, nella propria vita, una sintesi tra fede e vita e mettersi al servizio della chiesa in modo qualificato; la profondità del pensiero della Chiesa sul laicato, espresso nei documenti conciliari e nel magistero successivo; il riconoscimento della necessità di recuperare la verità dell’umanesimo cristiano; la fon- dazione della rivista Laós, prima rivista in Italia nata nell’esperienza di un Istituto Superiore di Scienze Religiose. Il direttore dell’ISSR “San Luca”, prof. Antonio De Maria (docente di Patrologia) ha moderato i lavori e ha presentato la realtà odierna dell’Istituto. Un posto d’onore nella Giornata è stato riservato alla presentazione del volume di Antonio Grasso, Maria maestra e modello di vita vissuta, curato e pubblicato da Istina, editrice siracusana e presentato dal prof. Salvatore Maria Perrella che ne ha curato la presentazione ed ha messo in evidenza, nella sua relazione, la profondità del pensiero teologico espresso dallo studioso, la serietà della ricerca e la freschezza dello stile. Durante la Giornata sono stati presenti anche numerosi ex allievi dell’ISSR “San Luca” che hanno voluto testimoniare la loro esperienza di formazione e rilanciare l’esperienza dell’associazione di allievi ed ex allievi. Mirella Roccasalva Firenze Scuola di formazione socio-politica. Inaugurazione anno accademico a mattina di sabato 19 ottobre nel salone Sant’Agata del seminario arcivescovile dei chierici l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha inaugurato l’anno accademico 2013-2014 della Scuola diocesana di formazione all’impegno sociale e politico, promossa dall’ufficio diocesano problemi sociali e lavoro e dallo Studio teologico S. Paolo. Alla presenza di tutti gli allievi, tra cui due sacerdoti, don Enzo Fatuzzo, vicario foraneo e parroco in S. Agata al Borgo, e don Angelo Pietro Lello, parroco di S. Maria della Guardia in Borrello, e una suora figlia di Maria Ausiliatrice proveniente da Palagonia e diversi uditori, presentati dal direttore sac. prof. Piero Sapienza, i docenti a livello universitario e gli esperti hanno esposto le singole discipline d’insegnamento del piano Notizie in breve dal 28 ottobre al 3 novembre L Conoscere il mondo che cambia di studi: Storia dei partiti prof. Giuseppe Vecchio; Costituzione italiana prof. Agatino Cariola, università di Catania; Dottrina sociale della Chiesa prof. Sapienza; Cattolicesimo politico mons. Gaetano Zito; Etica sociale mons. Giuseppe Schillaci; Popolarismo di Don Sturzo (seminario di studio) prof. Salvatore Latora; Fondamenti biblici e patristici dell’impegno politico sac. Rosario Gisana del S. Paolo. L’Arcivescovo ha espresso il più vivo compiacimento per la prosecuzione dell’attività della Scuola grazie alla lungimiranza e perseveranza del direttore, che riesce ad operare circondandosi di collaboratori capaci, preparati e motivati, e ha evidenziato Dall’Agenda dell’Arcivescovo Lunedì 28 • Ore 9.00 Arcivescovado:udienze. • Ore 17.30 Biancavilla, parrocchia Sacratissimo Cuore di Gesù: (Visita pastorale). Martedì 29 • Siracusa: guida il pellegrinaggio diocesano al Santuario della Madonna delle Lacrime. Mercoledì 30 • Ore 9.00 Arcivescovado: udienze. • Ore 17.30 Biancavilla, parrocchia Sacratissimo Cuore di Gesù: (Visita pastorale). Giovedì 31 • Ore 19.00 Biancavilla, parroc- chia Sacratissimo Cuore di Gesù: (Visita pastorale). Venerdì 1 • Ore 10.30 Piano Tavola, parrocchia S. Cuore di Gesù e S. Margherita Maria Alacoque: celebra la S. Messa. Sabato 2 • Ore 9.00 Catania, Chiesa S. Nicola: celebra la S. Messa per le Forze Armate. • Ore 10.30 Catania, Cimitero: celebra la S. Messa. Domenica 3 • Ore 11.30 Biancavilla, Cimitero Civico: (Visita pastorale). • Ore 18.00 Biancavilla, Chiesa Madre: (Visita pastorale). che spesso durante la Visita pastorale in corso di svolgimento trova l’occasione, ospite dei vari consigli comunali, di evidenziare diversi principi della dottrina sociale della Chiesa, che si ispira alla predicazione di Gesù, e della Costituzione della Repubblica italiana che conserva la sua validità ed attualità anche oggi nel contesto culturale e sociale nel quale viviamo. “Si tratta di un arricchimento personale che nello stesso tempo ci permette d’interloquire e conoscere ciò che costituisce la ricchezza del tessuto umano della società contemporanea. L’episcopato italiano nel decennio scorso ha promosso un piano di evangelizzazione su come comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Quando parlo nei nostri incontri di sacerdoti è ovvia la considerazione: il mondo che cambia non lo conosciamo. Ci rendiamo conto di questi cambiamenti grazie alle scienze umane, in particolare alla formazione sociale e politica. Ciò è importante per crescere ed interloquire anche per testimoniare la ricchezza inesauribile del Vangelo. Noi dobbiamo sempre con semplicità, con umiltà riconoscere tutto quello che di bene troviamo. Non abbiamo invidia, anzi siamo lieti di vedere che c’è tanto bene perché possiamo, in forza della specificità della nostra fede, accorgerci come all’ori- gine c’è il Signore che non si limita ad alcuni ma tutti abbraccia. Ciò costituisce una costante dell’inse- gnamento biblico, basti pensare alla frase di Gesù ‘Chi non è contro di noi è per noi’…Mi pare che la bella esperienza che intraprendete possa davvero significare la vostra crescita personale e una maggiore capacità di esaminare, di interloquire, di agire, di essere lievito e fermento”. Il prof. Sapienza ha ringraziato l’Arcivescovo per la fiducia posta sul suo ufficio e ha comunicato l’esito positivo dell’incontro dello scorso 27 settembre nella sede del Dipartimento universitario di Scienze Politiche e Sociali, nel corso del quale erano state indicate alcune piste di lavoro per individuare possibili vie d’uscita dalla crisi che attanaglia la nostra comunità. È in corso di avanzata definizione l’individuazione, all’interno delle associazioni e dei movimenti che hanno partecipato a quell’incontro, degli esperti su ciascuno degli argomenti presenti, al fine di costituire commissioni permanenti di lavoro che affrontino i problemi reali della città e propongano soluzioni. Il lavoro delle commissioni è previsto per metà novembre. La Scuola si prefigge di raggiungere l’obiettivo di formare la coscienza delle persone alla partecipazione attiva e alla cittadinanza responsabile nelle molteplici articolazioni della vita della polis, per il perseguimento del bene comune e per operare un discernimento, personale e comunitario, sulle complesse problematiche della nostra società, in vista di un rinnovamento della vita sociopolitica alla luce della Dottrina sociale cristiana, coniugando contenuti teologici ed etici. Le lezioni si svolgeranno ogni sabato dalle 9 alle 12.15 e per ogni insegnamento sono previsti dei laboratori di approfondimento. La conclusione del corso, nato dalle esigenze maturate durante le giornate sociali diocesane e dall’esperienza degli osservatori sociopolitici e giunto al 2° anno di attività, è prevista per il 10 maggio. Blanc 8 Prospettive - 27 ottobre 2013 DIOCESI La celebrazione dell’Anno della Fede per i giovani ’anno delle fede si avvia alla conclusione, e l’Ufficio diocesano per la Pastorale dei Giovani organizza, per volontà e su indicazioni del nostro Arcivescovo, un evento diocesano che si apre a tutti i giovani, quelli vicini e quelli “lontani”, quelli che interverranno dai vicariati e dalle Parrocchie e quelli a passeggio in Via Etnea o riuniti in gruppo nelle piazze vicine al Duomo. Come a Sichem Giosuè chiese al suo popolo se voleva obbedire al Signore o a dei falsi e inesistenti, così il 10 novembre prossimo sentiremo, da Piazza Università, la medesima domanda che il nostro Arcivescovo porrà ai giovani della diocesi. A noi oggi la risposta come all’epoca toccò agli ebrei, che si dissero pronti a servire il Signore. E come Natanaele seguì colui che lo invitava a venire e a vedere i prodigi L VIENI, VEDI, CREDI compiuti dal Signore Gesù, così anche noi verremo invitati, in quel pomeriggio di inizio inverno, a venire per verificare di persona le meraviglie che il Signore sa operare nella nostra vita. Il nostro Arcivescovo ci attende per questo evento di grazia che vuole significare la manifestazione della nostra fede. L’anno liturgico, ormai praticamente concluso, ci ha donato la consapevolezza che la nostra fede non è scontata, ma si deve ricercare momento per momento tramite la preghiera, l’Eucarestia, i fratelli, la Chiesa che è madre e casa di preghiera per tutti i popoli. La manifestazione è stata volutamente aperta a tutti, e per questo è stata scelta la centralissima Piazza Università di Catania. Inizieremo alle ore 15.30 con l’accoglienza, alla quale seguirà il lancio del tema che, come già accennato, sarà affidato al nostro Arcivescovo. Seguirà un momento di festa intramezzato da testimonianze forti, mentre saranno all’opera i preparatori di Giovani e Riconciliazione e i sacerdoti disponibili alle confessioni. Alle 19.00, la S.Messa celebrata da Sua Eccellenza Mons.Gristina, il quale, al termine, darà il mandato ai “missionari” che, dalle 21.00 in poi, animeranno il centro di Catania con una evangelizzazione di strada e con un’altra evangelizzazione che si terrà in ben due piazze limitrofe. La bellezza di questa “manifestazione di fede” è quella della concretezza del messaggio che intende trasmettere: infatti, l’evento sarà animato dalla Consulta dell’UPG, con la presenza di movimenti, associazioni, gruppi, comunità inseriti nella nostra Chiesa di Catania, con il supporto delle equipe dei vicariati delle zone Bosco e Circum (quelle già costituite, le altre sono ancora in cantiere) e della costituenda equipe della zona Città. Dunque, tutti rappresentati. Veramente, tutti no, visto che mancherebbero i giovani che non si riconoscono in nessuna di queste organizzazioni: sappiano questi che l’evento si fa, e si svolge in questo modo, essenzialmente per loro. Che il Signore possa guidare questo momento di grazia perché ci siano frutti abbondanti di Spirito e di fede. VI ASPETTIAMO TUTTI P.Salvo Gulisano P.Alfio Bonanno Rosario Ragusa don Santo Conti per l’Ufficio per la Pastorale dei Giovani di Catania Il messaggio della presidente dell’O.V.S. di inizio Anno Sociale Lo scorso 15 ottobre, memoria di Santa Teresa di Gesù, presso il Seminario Arcivescovile di Catania si è tenuta come ogni anno la messa di apertura dell’anno sociale dell’ OVS realtà diocesana che vive e opera attivamente accanto al Seminario, ai presbiteri e ai seminaristi, aiutandoli nel cammino di crescita e formazione al ministero sacerdotale. A tutti i membri della grande famiglia dell’OVS è stato offerto un programma dettagliato di tutti gli eventi che caratterizzerà l’anno appena aperto. La Celebrazione Eucaristica, presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina. Di seguito il messaggio della presidente. ll’inizio del nuovo Anno Sociale desidero rivolgere un caro e affettuoso saluto a tutti i membri dell’ O.V.S., ai seminaristi, ai superiori del Seminario, a tutti i sacerdoti e naturalmente al nostro amato Arcivescovo, S.E. Mons. Salvatore Gristina, che è sempre nostra guida e nostro sostegno. A Questo poi è per noi tutti un anno particolarmente importante in quanto ricorre l’85° anniversario della fondazione dell’allora Opera Vocazioni Ecclesiastiche, quando nel lontano 28 Gennaio 1928, il Cardinale Giuseppe Francica Nava eresse canonicamente la “neonata” “Opera Monsignor Ferraris per le Vocazioni Ecclesiastiche”, mettendola sotto il patrocinio di S. Agata. Questo avvenimento deve essere per noi un maggiore stimolo all’impegno solidale e alla preghiera. Quanta strada è stata fatta e quanta ne rimane da percorrere! Oggi più che mai c’è bisogno di pregare perché il Signore susciti numerose e sante vocazioni per il Regno di Dio. Il Santo Padre Benedetto XVI in un video messaggio ai partecipanti al ritiro sacerdotale internazionale ad Ars nel 2009 diceva: “Non perdetevi d’animo, ma continuate a pregare e a far pregare affinché molti giovani accettino di rispondere alla chiamata di Cristo che non smette di volere far crescere il numero dei suoi apostoli per mietere i suoi campi”. Vogliamo essere vicini con il nostro impegno e con la nostra preghiera ai nostri giovani e ai nostri sacerdoti. Sappiamo bene, in un mondo fortemente laicizzato, quanto è arduo oggi svolgere il ministero sacerdotale nelle nostre parrocchie. Ancora il Papa in quel videomessaggio dice: “Oggi più che mai il sacerdote deve essere uomo della gioia e della speranza. Agli uomini che non possono concepire che Dio sia puro amore, egli dirà sempre che la vita vale la pena di essere vissuta e che Cristo le dà tutto il suo senso perché egli ama gli uomini, tutti gli uomini”. Troveremo i modi e i momenti per manifestare ai nostri seminaristi e al Seminario il nostro affetto e il nostro sostegno oltre che con la preghiera, con la solidarietà: quando siamo tutto diventa dono, dono gratuito del Signore. Viene spontaneo dire: “I tempi sono difficili, anche economicamente”, ma ricordiamoci dell’obolo della vedova, immagine che viene riportata ogni anno sull’Eco del Seminario, o della vedova di Zarepta. Ad Elia che le chiedeva un pezzo di pane, la donna rispose: “… ho solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio: ne farò una focaccia, la cuocerò per me e per mio figlio, la mangeremo e poi moriremo”. Ma Elia disse: “ Preparane una anche per me, poiché dice il Signore: La farina nella giara non si esaurirà e l’orcio dell’olio non si svuoterà”. Dio ricompensa largamente chi dona nel suo nome. Lavoreremo guidati e sostenuti dai nostri sacerdoti a cui desidero rivolgere una appello: “Abbiamo bisogno del vostro sostegno e della vostra collaborazione. Il Seminario è stato il grembo che vi ha formati Sacerdoti, continuate a seguirci una volta usciti dal Seminario, noi continueremo a sostenervi con il nostro affetto e la nostra preghiera”. Monsignor Emilio Ferraris, per la cui iniziativa è nata l’ O.V.S., il 17 Febbraio 1927, dopo aver convocato e ascoltato il Clero, prese la decisione di fondarla chiamando al suo sostegno oltre al Clero, le associazioni cattoli- che e tutti i cristiani impegnati per il Regno di Dio. Un sacerdote a me molto caro, che io considero un po’ come mio Padre Spirituale, facendomi gli auguri per il mio impegno di Presidente dell’ O.V.S. mi disse: “Io quando ero in Seminario sono stato molto aiutato e adesso io aiuto gli altri”. Egli ripete sempre: “Il Signore ama chi dona con gioia”. E un altro giovane sacerdote, non molto tempo fa’, in occasione dei festeggiamenti per il Santo Patrono, in una Celebrazione Eucaristica animata dall’ O.V.S. Parrocchiale e presieduta da Mons. Schillaci, nel saluto iniziale disse: “Io ho un grande ricordo del tempo trascorso in Seminario e ho particolarmente affetto e stima per Mons. Giuseppe Schillaci che è stato mio Direttore Spirituale. Adesso anche noi, nella nostra Parrocchia, abbiamo il gruppo O.V.S.”. Sono molte nella nostra Diocesi le parrocchie ricche di fervore spirituale e la nostra presenza qui lo attesta. Auguriamoci dunque un buon cammino lavorando insieme, collaborando e sostenendoci a vicenda con l’aiuto del Signor e illuminati dallo Spirito Santo. Lina Lo Faro 9 Prospettive - 27 ottobre 2013 DIOCESI I Giornata diocesana degli Operatori Sanitari Chinarsi con compassione a sera di venerdì 18 ottobre nella basilica Cattedrale l’Arcivescovo Mons. Salvatore Gristina ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica nella festa liturgica di s. Luca, medico ed evangelista, in occasione della I Giornata diocesana degli Operatori Sanitari dell’arcidiocesi avente come tema “…e si prese cura di lui” (Lc10,34) promossa dall’ufficio diocesano per la pastorale della salute e attività sanitaria diretto dal can. Mario Torracca, cappellano sanitario del Presidio Ospedaliero “Cannizzaro” e primo dei concelebranti la s. Messa propria assieme ai confratelli cappellani mons. Salvatore Scribano del Policlinico della Cittadella universitaria, can. Giuseppe Maieli del Presidio Ospedaliero “Garibaldi” L Nesima, padre Carlo Lazzaro frate minore cappuccino del “Garibaldi” centro, don Angelo Calluso di “Santa Marta e Villermosa e Santo Bambino”; si sono associati anche don Giuseppe Scrivano parroco di San Francesco di Paola e di San Gaetano alla Marina e don Massimiliano Parisi, segretario arcivescovile. Hanno assicurato l’assistenza liturgica i diaconi permanenti don Salvatore Caio, don Gianni Corriere, don Alessandro Mirone, don Mario Orofino, don Calogero Russo, don Giuseppe Spagano. L’animazione dei canti è stata curata dalla corale parrocchiale diretta dal m° Puccio Sanfilippo. All’inizio il direttore ha ringraziato l’Arcivescovo per aver approvato e sostenuto con gioia la nuova e significativa iniziativa della Giornata diocesana e ha esposto le linee programmatiche dell’ufficio per il nuovo anno pastorale che mirerà con appositi corsi alla formazione cristiana degli operatori sanitari. Il delegato arcivescovile per la Cattedrale, mons. Barbaro Scionti, ha guidato la preghiera per la Visita pastorale in corso di svolgimento da parte dell’Arci- vescovo che non trascura occasione per visitare nosocomi, cliniche, case di riposo, ammalati, infermi. Alla conclusione della celebrazione il prof. Salvatore Castorina, docente universitario, direttore della Clinica Morgagni e presidente della sezione catanese dell’Associazione Medici Cattolici, ha offerto un momento di riflessione sul valore della testimonianza cristiana e dell’annuncio del Vangelo da parte degli operatori sanitari cattolici presenti, medici, infermieri, soci dell’Avulss, volontari ospedalieri per ribadire la disponibilità del laicato nel servizio ai malati e ai sofferenti come parte integrante della missione della Chiesa, consapevole dell’urgenza di incorporare nel progetto evangelizzatore la promozione della salute e l’impegno per alleviare la sofferenza e la cura degli infermi, in ossequio al comando di Cristo. A.B. Il Giardino di Cloe: uno spazio riservato ai bambini della scuola paritaria dell’infanzia “S. Domenico Savio” La saggezza di generazione in generazione “Il Giardino di Cloe” dai Salesiani di Cibali: uno spazio colorato per i bambini della Scuola d’infanzia in compagnia di Charlie Brown, Mafalda e dei loro amici. Era necessario mettere in sesto e dare colore al cortile della Scuola d’infanzia dell’istituto S. Francesco di Sales di via Cifali. A provvedere all’opera, in una situazione di generale precarietà economica, una benemerita iniziativa “privata” d’altissimo valore umano. Con una simpatica cerimonia è stata festeggiata, da piccoli e grandi nello stile sereno ed educativo di Don Bosco, l’apertura di uno spazio riservato ai bambini della scuola paritaria dell’infanzia “S. Domenico Savio” dell’istituto salesiano S. Francesco di Sales alla presenza, tra i tanti intervenuti, del nuovo direttore don Edoardo Cutuli e del predecessore don Giuseppe Ruta, che a partire dal 4 gennaio 2014 eserciterà il mandato di ispettore dei salesiani di Sicilia, nonché del coordinatore didattico Gaetano Furno. I papà e le mamme dei bambini della scuola materna, messi sotto l’ala degli Angeli Custodi, loro santi protettori, hanno avuto la gioia di inaugurare il nuovo cortile dell’asilo, un ameno spazio messo in sesto e colorato riservato ai bimbi, intitolato alla piccola Cloe, figlioletta di una giovane coppia, volata in cielo prematuramente, ed è stato realizzato per intervento dei due bisnonni benefattori in ricordo della loro pronipotina, affinché i piccoli scolari possano trascorrere, insieme a maestre ed educatrici, momenti felici all’aperto. È stato chiamato “Il giardino di Cloe”. Con la pavimentazione in epos noce, con mattonelle in ceramica antisdrucciolo, lo spazio ha acquistato smalto e ha ricevuto lusinghieri apprezzamenti. Per i murales, eseguiti da una giovane animatrice dell’oratorio laureata all’Accademia di Belle Arti, sono stati scelti i cicli di Charlie Brown -con i suoi amici Lucy, Linus e il bracchetto Snoopye di Mafalda –con i suoi genitori e gli amici Felipe, Susanita, Manolito Libertad- che costituiscono un umoristico punto d’incontro tra il mondo degli adulti e i bambini: un evangelico contatto in cui i grandi sono invi- tati a diventare piccoli e i piccoli a diventare grandi, sulla scia dell’insegnamento di Papa Francesco: “i giovani devono uscire per lottare per i valori e gli anziani devono aprire la bocca e insegnarci”. I due cicli, radunando idealmente il Nord e il Sud del mondo, USA e Argentina, paesi ricchi e paesi poveri, sono un augurio per tutti ad essere propositivi, attenti osservatori del- la realtà e capaci di promuovere un mondo diverso e migliore. Il Giardino di Cloe si presenta come una visualizzazione dell’auspicio molto affine alla pedagogia di Don Bosco che vede accomunati i principi di ragionevolezza e amorevolezza con quel pizzico di fede che riesce a “spostare le montagne”. Memorexne coppia, volata in cielo 13ª edizione dell’esercitazione di protezione civile, denominata “AREA SICILIA 13” In mille contro le calamità i è conclusa domenica 20 ottobre 2013, con la celebrazione della S. Messa, presieduta dal cappellano del Porto di Catania, nonché parroco delle parrocchie di San Francesco di Paola e San Gaetano alla Marina, Rev. Sac. Giuseppe Scrivano, la 13ª edizione dell’esercitazione di protezione civile, denominata “AREA SICILIA 13”, organizzata dalla Misericordia di Catania San Leone e dall’Ufficio Gestione Emergenze di Massa delle Misericordie siciliane (U.G.E.M. Sicilia), col patrocinio del Comune di Catania. Don Giuseppe Scrivano, assistente spirituale della Misericordia Catania Porto, ha benedetto l’opera dei circa 1000 volontari succedutisi nella 3 giorni di esercitazioni, evidenziando l’importanza della presenza dei volontari delle Misericordie d’Italia e della protezione civile. <<L’encomiabile opera altruistica dei volontari - ha detto don Giuseppe - è quanto di più fattibile dall’uomo per avvicinarsi all’amore incondizionato di Dio e certamente sarà motivo per avere aperte le porte del paradiso>>. L’Esercitazione, diretta dall’arch. Ezio Rizzo, responsabile della Misericordia di Catania San Leone, ha ripreso la tradizione, ormai ventennale, delle “Area Sicilia”, che hanno segnato la crescita del movimento delle Misericordie Siciliane fin dagli anni ’80, sia fornendo un apporto fondamentale all’addestramento S sanitario dei volontari, sia proponendo un modello moderno e funzionale rispetto alla creazione della Protezione Civile Regionale. Le simulazioni sono state effettuate in tutto il territorio del Comune di Catania, realizzando una quarantina di scenari ipotizzati in un sisma di 5.8 gradi della scala Richter. I volontari impegnati, poco meno di un migliaio, provengono da varie Associazioni di protezione civile e da quarantacinque Misericordie (su 80), che hanno aderito da tutta la Sicilia; sono stati impiegati circa 80 automezzi, suddivisi tra ambulanze e mezzi logistici. Al termine di ogni simulazione, le squadre impiegate hanno effettuato una verifica della propria operatività, confrontandosi con il personale medico-infermieristico intervenuto presso il posto medico avanzato del campo base e coordinato dal dr. Alessandro D’Angelo, governatore della Misericordia di Letojanni. Oltre all’ambito sanitario, altri aspetti tecnico-logistici sono stati curati dalle sotto-sezioni dell’U.G.E.M. Sicilia, tra le quali, l’assistenza psicologica delle squadre di soccorso, la creazione e realizzazione degli scenari, l’osservanza delle norme della sicurezza, le comunicazioni radio, la segreteria, la sala operativa, e l’autonomia gestionale del campo base. L’U.G.E.M. Sicilia, infatti, si articola in sotto sezioni operative, dirette da personale tecnico esperto e quali- ficato nelle varie aree di intervento. Il Campo Base, completamente autonomo nelle sue funzioni essenziali (pasti, alloggi, comunicazioni, etc.), è stato ubicato presso l’area di ammassamento soccorsi di Fontanarossa (CT), dove si è allestito anche il posto medico avanzato (P.M.A.) e il pronto soccorso dedicato ai volontari. Le simulazioni sono avvenute continuamente h.24 e a prescinder dalle condizioni atmosferiche. Arch. Alessandro D. Colombo Governatore della Misericordia Catania Porto Referente U.G.E.M. Sicilia Servizio Prevenzione e Protezione dai rischi Anniversario beatificazione Padre Allegra L a sera di domenica 29 settembre, nel 1° anniversario della beatificazione del grande missionario apostolo della Cina, il sacerdote fra’ Gabriele Maria Allegra nativo di S. Giovanni la Punta, nella storica chiesa dei riformati francescani, la parrocchiale S. Maria di Gesù dei frati minori gremita di fedeli, è stata benedetta una nuova statua del nostro beato e collocata nell’altare laterale destro dedicato a S. Pasquale Baylon con S. Chiara e S. Rosa da Lima del pittore Giuseppe Zacco, del 1832. A conclusione della s. Messa festiva il parroco fra’ Vincenzo Soffia ha incensato e asperso la statua lignea del beato acquistata recentemente ad Hong Kong, la città dove padre Allegra diresse lo Studio Biblico nel qua- le aveva tradotto in lingua cinese mandarino dai testi originali tutta la Bibbia. Al commovente rito erano presenti i parenti del beato, i familiari e discendenti di Sebastiano Allegra, fratello del venerato missionario francescano. Fra alcuni mesi si prospetta la possibilità di un nuovo pellegrinaggio ad Hong Kong dove già si trovano due insigni reliquie del nostro beato. Anche la parrocchia Santa Maria della Guardia in Ognina curata dai frati minori dell’annesso convento di via Zoccolanti ha celebrato la fausta ricorrenza della glorificazione del degno figlio della nostra terra etnea e dell’arcidiocesi di Catania con una preghiera a conclusione delle sante messe domenicali e con il bacio della reliquia del beato di cui era esposta alla pubblica venerazione l’immagine dell’arazzo utilizzato l’anno scorso ad Acireale nel rito di beatificazione. 10 Prospettive - 27 ottobre 2013 DIOCESI Riflessioni sul Vangelo LA PRESUNZIONE XXX DOM. T.O. / C - Sir 35,15b.17.20-.22a; Sal 33/34,2-3.17-19.22; 2Tm 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14 È facile nella vita cristiana essere presuntuosi, mentre il giudice delle nostre azioni è solo Dio, facilmente si pensa che il nostro agire sia il migliore, oppure che tutto si debba rimproverare agli altri e nulla a noi stessi. Il vangelo racconta di due personaggi che salgono al tempio a pregare: un fariseo e un pubblicano, tutti e due pregano. La differenza è enorme: il presuntuoso dice: “ O Dio ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri e neppu- re come questo pubblicano: digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Evidenzia che non è come gli altri uomini… e nemmeno come questo pubblicano e paga le decime…Il pubblicano, invece, fa anche la sua preghiera e si limita a dire: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. È una differenza abissale tra i due uomini, tra le due considerazioni e le due conclusioni. Naturalmente è possibile creare classi, infatti, anche nella preghiera siamo lontani dalla vera fraternità e dalla solidarietà. Ma siamo lontani dall’essere figli dello stesso Padre, dall’essere fratelli. Eppure sappiamo che Dio è un giudice imparziale, che non fa preferenze di per- sone, non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell’oppresso, non trascura la supplica dell’orfano, né la vedova quando si sfoga nel lamento. La convinzione dell’autore sacro è così radicata da affermare che la preghiera di chi soccorre la vedova viene accolta con benevolenza e arriva fino alle nubi, né si quieta finché non giunga: “Non desiste finché l’Altissimo non sia intervenuto e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito l’equità”. Alla presunzione dei comportamenti e alla superbia delle convinzioni Paolo offre una possibilità. Scrive a Timoteo: “Io sto per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita”. Concepisce la sua esi- stenza come un sacrificio per gli altri. In questo sacrificio che è spirituale e non solo, perché si trova in carcere, è stato abbandonato da tutti in tribunale e nessuno lo ha assistito. Quindi le sue sofferenze sono indicibili e il suo sacrificio reale, ma sono il frutto della fede: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. La sua vita è passata strettamente unita a Dio, da cui si attende la giusta corona di gloria per sé e per tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione. L’unione vera con Dio pone fine ad ogni presunzione. Leone Calambrogio San Paolo in briciole Sottomissione e amore nel timore di Cristo Ef 5,21- 33 Paolo consiglia di essere sottomessi gli uni agli altri. Poi aggiunge le mogli siano sottomesse ai mariti, come al Signore. E’ scandalosa questa espressione se si pensa ad una sottomissione dell’uomo all’uomo. Ogni forma di mentalità mondana di ciò che è la sottomissione qui viene abborrita. Qui è quella della chiesa a Cristo, cioè di una sottomissione d’amore che si dona all’altro incondizionatamente in un giuoco d’amore. Si esalta l’unione matrimoniale, dove due persone si mettono insieme per realizzare un progetto d’amore, scommettendo la propria vita. Cristo muore per la Chiesa, per renderla libe- ra, pura e senza macchia. Segue la citazione di Gen 2,24 dove i due devono diventare una sola carne, che evidenzia come i mariti devono amare le proprie mogli e cioè “come il proprio corpo”. Sottolineando così l’unità di marito e e moglie. L.C. Il Sacerdote spera e confida nell’amore con cui Dio tocca il cuor e dei credenti e dei non credenti Infelice chi guarda solo a se stesso Preghiera Gesù rivolgendosi a chi si sente a posto e disprezza gli altri, denuncia i rischi della preghiera. La Chiesa è annunciatrice del mistero di Cristo e degli uomini uniti a lui. E lo è non in qualche suo aspetto o in qualche suo gesto, ma in tutto il suo essere. La Chiesa è il segno profetico, la primizia santa, l’iniziale attuazione storica dell’unione degli uomini con Cristo. La Chiesa proclama il mistero del Padre, accoglie lo Spirito, celebra nell’Eucaristia la Pasqua del Signore, annuncia e ascolta la Parola, si avvale della ricchezza spirituale dei diversi carismi e ministeri. Così diventa l’umanità unita a Cristo secondo il disegno del Padre e viene inviata a tutto il mondo, presso ogni uomo e ogni popolo, per aggregare a sé tutti gli uomini e per dare così a tutti la gioia, la dignità, la libertà, la speranza dei figli di Dio. Il cuore La carità è il cuore stesso della Trinità. È l’ispiratrice del disegno di Dio sull’umanità. È l’anima della vita di Cristo. È il valore profondo della Pasqua, dell’Eucaristia, della Parola, della missione della Chiesa. È il dono e l’impegno di ogni discepolo di Cristo. L’unione degli uomini con Cristo voluta dal Padre, compiuta nella Pasqua, attuata storicamente nella Chiesa. è un evento di libertà e di amore. Chiama in causa la concreta decisione dell’uomo che, affascinato dall’immenso amore di Cristo, rinuncia a vivere nell’orgoglio, nell’egoismo, nell’affermazione prepotente di sé e si dispone, invece, a celebrare l’amore di Dio, ad assecondare i desideri di Dio, a testimoniare l’amore di Dio ad ogni uomo. Questo significa comprendere profondamente se stessi; scoprire, interpretare, gestire la propria libertà; guardarsi attorno e darsi da fare per scoprire e condividere i bisogni concreti dei fratelli, assumersi coraggiosamente le proprie responsabilità nella società attuale. Per tornare alla parabola del buon samaritano, ciò che ci vogliamo chiedere è che cosa è scattato in lui, che meccanismo si è messo in moto nel suo animo, quale concreto cammino egli ha percorso per farsi prossimo di quel disgraziato, soccorrerlo, prevederne i bisogni futuri. E ci vogliamo chiedere conseguentemente che cosa deve scattare in noi, in ogni mio fratello e sorella, in ogni comunità cristiana, quali forze vanno risvegliate, quali responsabilità vanno assunte, quali itinerari vanno percorsi, perché noi possiamo ripetere il gesto del buon samaritano qui e ora, nel mondo d’oggi, in questa società di cui facciamo parte. La parola comunione designa l’amore trinitario di Dio; l’unione di tutti gli uomini in Cristo secondo il disegno del Padre; il dono dello Spirito che, mediante la Parola, I’Eucaristia, i carismi e i ministeri, anima la vita della Chiesa. Comunione La parola comunità indica la visibile, storica, sociale riunione dei credenti nella Chiesa. La comunità cristiana è il frutto della comunione. Si fonda nella comunione. Manifesta visibilmente le ricchezze inesauribili della comunione. I gesti storici, le espressioni culturali, i comportamenti quotidiani, i riti, le leggi, i vincoli sociali, i rapporti psicologici della comunità cristiana sono fatti realmente e propriamente umani, ma la forza della comunione, che in essi si manifesta, concede loro una carica sovrabbondante di vitalità, di efficacia comunicativa. Essi diventano un fattore prezioso di coesione tra gli uomini, un messaggio di riconciliazione, un potente richiamo all’unità che il genere umano trova nel mistero dell’unico Dio, Padre di tutti. È facile scoprire che la carità è il senso profondo della comunione e quindi la legge vitale della comunità. La vita concreta di una comunità cristiana che, proprio in forza della comunione coltiva l’amicizia fraterna, è attenta ai bisogni di tutti, suscita vocazioni al servizio generoso del prossimo, si apre ai problemi del mondo, accoglie i più piccoli, i più poveri, gli ultimi, cerca le vie concrete della pace, favorisce gli itinerari della riconciliazione, esercita un influsso benefico sulla vita sociale e politica. La catechesi per e con gli adulti comunica in modo organico e riflesso l’intima forza di verità che scaturisce dalla fede adulta. Ci deve stare a cuore, allora, la formazione di cristiani adulti, di uomini guidati dallo Spirito, di credenti maturi che sanno farsi carico dei problemi di fede dei loro fratelli. I testimoni della fede saranno i veri catechisti. Orbene la fede. adulta è quella che opera attraverso la carità, scopre e condivide le concrete condizioni in cui gli uomini vivono. La carità porta alla pienezza la fede che viene comunicata nella catechesi. A sua volta la catechesi rende più consapevole, più luminosa e più comunicabile la ricchezza prodigiosa che la fede riceve dalla carità vissuta. La prima sollecitazione è un invito a guardare l’uomo così com’è, con il suo carico di peccato e di miseria. La carità di Dio per noi ha dovuto assumere 1’atteggiamento della misericordia e del perdono. Anche la nostra carità deve tenere conto delle divisioni, delle guerre, delle ingiustizie e deve dischiudere itinerari di riconciliazione. Il male non può essere messo tra parentesi perché ci dà fastidio e ci richiama la nostra immensa fragilità. Non può essere considerato superficialmente come un intralcio nello sviluppo umano, facilmente superabile con il progresso civile e scientifico. Ha radici profonde nel cuore umano e ramificazioni inestricabili nella vita sociale. La carità implora continuamente la misericordia del Padre. Padre Angelico Savarino 11 Prospettive - 27 ottobre 2013 l’intervista Indietro nel tempo incontrando Giuseppe Catanzaro, l’ingegnere fucilato Il giudizio dell’uomo NON È Vangelo i rado mi sposto con gli autobus in città, ma oggi sono motivata a farlo perché devo raggiungere un’area urbana dove le probabilità di trovare parcheggio per l’auto, sono ridotte al minimo: è la zona dei “due obelischi”, alla Barriera. Giungo a destinazione e noto come il caos cittadino sia particolarmente asfissiante. Una colonna di autovetture ingolfa l’arteria principale: in sostanza si procede a passo d’uomo. A tal proposito, mi sorge spontaneo pensare come e cosa era questo spazio cittadino circa sessant’anni fa, senza traffico di mezzi di trasporto, senza frenesie e stress da lavoro. Altri tempi! Nel momento in cui rivolgo la memoria al passato, noto con stupore che mi paralizza le membra, che quella zona così densamente popolata, adesso è uno slargo squallido con poche case d’abitazione tutte a pian terreno. Solo una villa lì vicino dove ha sede un presidio di difesa anti sbarco con scritto “PORTO”. Per le strade scorazzano militari che procedono al passo di generale e visti da lontano sembrano delle marionette con un unico corpo dalle molteplici gambe. Nessun civile per la strada, solo qualche vettura da guerra di fattura italo tedesca. Oddio! Sono proiettata negli anni del D II conflitto mondiale! Sto per vivere una delle tante esperienze meta-temporali e questa volta mi trovo catapultata nel 1943. Al comando militare c’è un’agitazione particolare: il generale Passalacqua e il suo diretto collaboratore, Bonazzi, insieme al Maggiore dei carabinieri, Antonio Denti hanno al loro cospetto un prigioniero. Un fuggitivo? Un traditore? Mi avvicino a quel detenuto con estrema cautela e mi accorgo con sorpresa a mio favore, che nessuno di quei graduati, si accorge di me. Approfitto di questa condizione pertanto, per chiedere al prigioniero che mi sembra una persona assai distinta, il motivo di quella detenzione. <<Mi chiamo Giuseppe Catanzaro, sono ingegnere arruolato come capomanipolo della Batteria 483 della Milizia Volontaria per la Sicurezza della Nazione. Ero appostato con la mia squadra sul greto del fiume Simeto a pochi chilometri a sud di Catania per operare una strenua resistenza contro le forze armate americane. Perentorio giunge un ordine che mi intima di ripiegare su Messina e di distruggere la batteria di cannone. Con pochi soldati sfiduciati e stremati eseguiamo il comando seppellendo le nostre armi, quando sopravviene un altro ordine che annulla quello precedente: <<Ritornate alla batteria, arrivano nuove truppe tedesche, la resistenza continua! Forse è possibile respingere il nemico! I miei uomini erano scoraggiati, pensavano alle loro mogli e ai figli e si rifiutarono di obbedire. Confesso che anche io ebbi un momento di debolezza che superai presto: Pensavo alla mia Maria e ai miei due figlioli sfollati da Catania a Sant’Agata Li Battiati. Chissà come sta la mia adorata famiglia? Ha fame e freddo? Qualche anima pia là starà aiutando? Avrà trovato riparo in uno dei rifugi antiaerei? Quanti pensieri tremendamente senza risposta. <<Forza ragazzi alla batteria c’è una mitragliatrice con due caricatori in buono stato. Rimasi solo con due uomini, gli altri proseguirono per Messina. Sulla via del ritorno m’imbattei in un drappello di militi che mi imposero l’arresto forzato e mi condussero al comando dove ora mi trovo>>. Tuona la voce del generale Passalacqua: <<Si rende conto Catanzaro che distruggere la batteria al cospetto del nemico è reato?>> <<Generale, si tratta di un equivoco, l’ordine mi è stato dato da Bonazzi>>. Questi invece nega di averglielo mai dato. È espressa così la sentenza: <<Catanzaro sia fucilato!>> Ricordo con immenso sgomento che il capomanipolo è messo in piedi a tre metri dal muro, dove oggi hanno piantato un pilone di metallo per sostenere l’impianto elettrico. Tiene il petto verso una porticina dove oggi c’è una trattoria. La piazza è stata sgomberata, ma nessuno può vietare che dagli spiragli delle abitazioni occhi pietosi guardino. Sono gli occhi di coloro che anni dopo avrebbero sottoscritto l’avvenimento di quelle prime ore del pomeriggio di quel fatidico 15 luglio 1943. Più tardi una donna dal volto segnato dal dolore, dai lineamenti duri, dai capelli nerissimi e dagli occhi bistrati si presenta con un plico al cospetto di un tribunale. È Maria Catania, vedova Catanzaro. Il fascicolo contiene la testimonianza di coloro che hanno assistito a quell’ingiusta esecuzione e che avrebbe preso il nome de “Il caso Catanzaro”. Quella donna chiede un risarcimento per quel triste errore. Il risarcimento non gli fu mai dato. Oh umana stirpe, quanto fallaci sono i tuoi giudizi! Mi allontano piangendo. Una voce soave e calma si sussurra: <<Mi condanna e mi uccide un tribunale di uomini, mi abbraccia il mio Signore>>. Stefania Bonifacio Al Vittorio Emanuele: progetto formativo residenziale di lingua inglese otevole successo ha riscosso la seconda edizione del Corso ECM in lingua inglese “ENGLISH A HOST FOREING PATIENTS: strategie per facilitare la comunicazione tra paziente straniero e professionista sanitario”, che si è tenuto presso l’Auditorium A. Mazzeo del Presidio Ospedaliero Vittorio Emanuele di Catania nei giorni 9,10,11 ottobre. L’accoglienza è uno dei principali fattori che concorre a determinare la qualità percepita da parte del paziente straniero quando arriva in ospedale, influenzando il suo giudizio sulle prestazioni ricevute e l’inglese rappresenta ormai lo strumento linguistico idoneo alla relazione. Responsabili Scientifici sono stati la Prof.ssa Elisa Marchese, Direttore U.O. Patologia clinica P.O. Santo Bambino CT ed il Prof. Vito Leanza docente Ginecologia e Ostericia Università CT, coadiuvati dal Tutor Dott.ssa Rosalia Inserillo, Coordinatore Sanitario AOU Policlinico V. E. Le lezioni sono state tenute nei tre giorni dal Prof. Salvatore Rino Sciarretta, docente lingua inglese Ateneo CT, Corso Laurea Magistrale Medicina e Chirurgia, Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, nonché alla N Migliorare l’intesa tra paziente straniero e medico Scuola di Specializzazione Igiene e Medicina Preventiva, il quale ha affrontato gli argomenti in programma riscuotendo l’attenzione e il consenso del folto pubblico presente. Tra i corsisti, presente Annarita Mattaliano e Giuseppe Coco direttori sanitari Presidio ospedaliero V. E., Dott. Carlo Scuderi, medico radiologo V. E. e Ferrarotto che ha sottolineato “corso coinvolgente in cui l’emozione si fonde con la cultura abbracciandoci e cullandoci con tanta armonia musicale, perché l’inglese è musica”. Dott.ssa Sararita Ambrogio, neonatologa Ospedale Santo Bambino, ha evidenziato “corso di alta qualità, nonostante abbia avuto la durata di tre giorni, grazie alla professionalità, profonda conoscenza della lingua inglese ed entusiasmo del prof. Sciarretta. Nei discenti tanta voglia di apprendimen- to della lingua inglese; si auspica una continuità sistematica che porterebbe ad una aggiornamento reale e concreto”. I docenti soddisfatti per il lavoro svolto hanno distribuito materiale didattico e hanno arricchito il corso con role playing e questionari. Il Prof. Sciarretta ha spiegato “tutti i corsisti hanno seguito con attenzione, partecipazione e molta passione, conseguendo risultati spendibili nel mondo specifico della medicina. Migliorare la competenza inglese nel settore sanitario è una necessità, vista l’emergenza attuale e il flusso continuo dei cittadini stranieri migranti, così le strutture per dare accoglienza debbono offrire un servizio qualitativo che viene incontro alle loro esigenze”. La Dott.ssa Elisa Marchese ha commentato “un corso fortemente voluto, che nasce dall’esperienza con il prof. Sciarretta nel laboratorio di patologia clinica, da me diretto, attraverso il quale abbiamo potuto approfondire e sviluppare conoscenze scolastiche inglesi, potenziandole attraverso lo strumento della comunicazione diretta, e trasferendole all’Azienda V. E. con l’attuale corso”. In conclu- sione il Prof. Vito Leanza ha dichiarato “il corso ha importanza notevole per la comunicazione fra il personale sanitario e gli utenti stranieri che ogni giorno affollano sempre più numerosi i nostri ospedali con l’aumento soprattutto degli ultimi flussi migratori. L’inglese rappresenta lo strumento di comunicazione più idoneo per integrare culture differenti e permettere, nella pratica quotidiana la soluzione delle problematiche cliniche inerenti al malato straniero. Scopo del corso, fornire gli strumenti linguistici essenziali al personale sanitario ancora carente nella conoscenza della lingua straniera. Il corso per la seconda volta ha riscosso grande successo e verrà ripetuto nel nuovo anno”. Artemisia 12 Prospettive - 27 ottobre 2013 ARCIDIOCESI DI CATANIA Ufficio problemi sociali e lavoro 9 GIORNATA SOCIALE DIOCESANA a Le politiche familiari per il bene comune PROGRAMMA Ore 9,00 Preghiera iniziale Presiede: Ore 11.15 Intervallo Ore 11.30 Gruppi di Studio S. E. MONS. SALVATORE GRISTINA Arcivescovo di Catania Ore 9,15 Nove Giornate Sociali Diocesane: perché? Ore 13.30 Pranzo Dopo la pausa pranzo si proseguirà con Gruppi di Studio DON PIERO SAPIENZA Direttore Ufficio Diocesano Problemi Sociali e Lavoro Ore 16.30 - 17.30 In assemblea: Restituzione dei gruppi Ore 9,45 Le politiche familiari di studio. Indicazioni di linee operative per il bene comune PROF. STEFANO ZAMAGNI Conclusioni: Ordinario di Economia politica, Università di Bologna S.E. MONS. SALVATORE GRISTINA Sabato 9 Novembre 2013 (dalle ore 9,00 alle ore 17,30) Cattedrale di Catania - Piazza Duomo SEMINARIO ARCIVESCOVILE CATANIA Viale O. da Pordenone 24