3-4 Agosto - Dicembre 2013 HOSPITAL & PUBLIC HEALTH Rivista scientifica trimestrale di progettazione integrata, biomedicina, nanotecnologie, tecnica sanitaria, edilizia ospedaliera e scienza della salute Progettazione Umanizzazione e centralità del paziente. Il nuovo dipartimento materno infantile dell’ospedale Filippo Del Ponte Management Strutture residenziali per anziani a misura d’uomo Normativa La legge anticorruzione e il piano Nazionale anticorruzione, con correlative responsabilità HOSPITAL & PUBLIC HEALTH Rivista scientifica trimestrale di progettazione integrata,biomedicina, nanotecnologie, tecnica sanitaria, edilizia sanitaria e scienza della salute SOMMARIO editoriale 3 3-4 Agosto - Dicembre 2013 management Strutture residenziali per anziani a misura d’uomo 30 Karl Kob progettazione Nascere a Firenze Il nuovo Ospedale della Donna e del Neonato di Careggi impianti 4 Tiziano Binini La misura delle correnti di dispersione degli elettromedicali in funzione dell’installazione e dell’impianto Vincenzo Ventimiglia, Gianpietro Pellizzer 39 progettazione Riqualificazione dell’involucro edilizio di ospedali in climi mediterranei: risparmio energetico e controllo microclimatico al variare della tipologia di impianto di climatizzazione Fabrizio Ascione, Nicola Bianco, Filippo De Rossi, Rosa Francesca De Masi, Claudio De Stasio, Giuseppe Peter Vanoli 10 Filippo Manaresi, Alessandro Caviglia, Virginio Brocajoli, Nicola Freddi, Lucia Salmi Nuove frontiere tecnologiche: la teleassistenza ospedaliera e territoriale Luca Nardi La legge anticorruzione e il piano Nazionale anticorruzione, con correlative responsabilità 22 Marco Catalano sostenibilità energetica etica Il Green@Hospital: un progetto europeo per la sostenibilità energetica delle strutture e dei processi ospedalieri Codici etici aziendali e produzione per la promozione e la cura della salute Alessandro Palombi, Claudio Loccioni 44 normativa progettazione Umanizzazione e centralità del paziente Il nuovo dipartimento materno infantile dell’ospedale Filippo Del Ponte tecnologie 26 46 48 Anna Elisa De Santis COLOPHON HOSPITAL & PUBLIC HEALTh - Rivista scientifica trimestrale di progettazione integrata, di biomedicina, nanotecnologie, tecnica sanitaria, edilizia sanitaria e scienza della salute Anno VI - Numero 3-4 - Agosto/Dicembre 2013 Direzione, Amministrazione, Redazione e Pubblicità: EDICOM s.r.l. Sede legale: via Zavanasco, 2 - 20084 Lacchiarella (MI) Organo ufficiale S.I.A.I.S. Società Italiana dell’Architettura e dell’Ingegneria per la Sanità Sede operativa: Via Alfonso Corti, 28 - 20133 Milano tel. 02 70 63 36 94 - fax 02 70 63 34 29 [email protected] - www.gsanews.it Organo ufficiale S.I.S.B.E. Società Italiana per lo Studio delle Biotecnologie delle Tecnologie Biomediche, dell’Engineering Ospedaliero e dell’Edilizia Sanitaria Direttore responsabile: Serranò G. fotolito e stampa: T&T STUDIO - MILANO VELAWEB - BINASCO (MI) Direttore editoriale: Pelissero G. Autorizzazione del tribunale di Milano n° 671 del 24-10-1990 Coordinatori scientifici: Finzi G., Pedrini D. Segreteria Editoriale: Borelli G, Calamea P., Comitato Editoriale: Antonelli R., Aparo U.L., Borelli G., Calamea P., Caviglia A., D'Alessandro D., Improta G., Kob K., Marcelli E., Rossolini S., Scarpini G. Segreteria e diffusione: Amoruso B. © Copyright EDICOM s.r.l. - Milano associato a: Testata in fase di certificazione secondo il regolamento C.S.S.T. (Certificazione Stampa Specializzata Tecnica) “Ai sensi dell’art. 2 comma 2 del codice di deontologia relativo al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica, si rende nota l’esistenza di una banca-dati personali di uso redazionale presso la sede di Via Alfonso Corti, 28 - Milano. Gli interessati potranno rivolgersi al responsabile del trattamento dei dati sig. ra Barbara Amoruso presso la sede di Milano Via Alfonso Corti, 28 per esercitare i diritti previsti dalla legge n. 675/967” Editoriale I PROSSIMI APPUNTAMENTI DI S.I.A.I.S. FORUM INNOVAZIONE 10-11 APRILE 2014 BOLOGNA L’innovazione nelle strutture ospedaliere è un percorso complesso che abbraccia diversi ambiti, a partire da quello progettuale, che richiede criteri innovativi in termini di efficienza, sostenibilità e accoglienza, per finire ai temi dello stesso funzionamento della struttura, vale a dire la logistica, la movimentazione delle persone pazienti, personale e visitatori - e delle merci. In particolare l’attenzione si focalizzerà sul comparto operatorio e sulla innovazione che può migliorarne la gestione, l’efficienza, la sicurezza. Il dibattito aperto sulla progettazione e sull’architettura degli ospedali e sulle normative di sicurezza antincendio e sulla sismica sono punti centrali della giornata. Il giorno 11 aprile 2014 è indetta l’assemblea elettiva S.I.A.I.S. TRASPARENZA, INTEGRAZIONE E SOSTENIBILITÀ PER PROGETTARE E COSTRUIRE UNA SANITÀ SENZA FRONTIERE RIETI 29-30-31 MAGGIO 2014 Agosto-Dicembre 2013 HPH 3 Progettazione Tiziano Binini* Nascere a Firenze Il nuovo Ospedale della Donna e del Neonato di Careggi La cura e l’assistenza della donna, della madre e del neonato rappresentano uno dei temi di maggiore sensibilità e attenzione, a livello internazionale, in ogni diverso contesto sociale, culturale e religioso, cui sempre più vengono dedicati impegno e risorse, quasi specchio di civiltà e scala di valori per il rispetto della figura femminile, del momento della procreazione e delle generazioni future. La Regione Toscana a Firenze ha dedicato a questo tema una nuova struttura con le migliori tecnologie e competenze scientifiche che si caratterizza, oltre che per l’eccellenza organizzativa, assistenziale e sanitaria, per l’umanizzazione degli spazi e la sostenibilità energetica e ambientale dell’edificio. Nasce così una “nuova architettura”, elaborata con gli amici e colleghi del raggruppamento incaricato, l’Arch. Alberto Altieri e l’Ing. Massimo Casarosa, dove la cura delle persone si integra nell’edificio che diventa bello, luminoso e accogliente, mentre il contenimento dei consumi e delle emissioni scommette sulla sostenibilità e il risparmio, per assicurare in futuro un “ambiente migliore” e una “maggiore salute” per tutti. PAROLE CHIAVE Innovazione e tecnologia, umanizzazione e assistenza, integrazione tra strutture, attrezzature specialistiche e arredi, arte e spazi per le persone *Binini Partners Il nuovo Padiglione Materno Infantile (fig. 1), inaugurato il 30 maggio 2012 e subito messo in funzione, rientra in una generale riqualificazione dell’intero complesso ospedaliero di Careggi, a Firenze, avviata dall’Azienda Ospedaliero Universitaria, che realizza il riordino e l’ammodernamento “in loco” di uno degli ospedali d’insegnamento più importanti della Toscana, di eccellenza a livello internazionale. L’intervento della Maternità si inserisce in un complesso organico e strettamente integrato che comprende anche la “Margherita”, l’edificio dedicato all’assistenza sul territorio per la gravidanza e il parto naturale, e il nuovo Centro per 4 HPH Agosto-Dicembre 2013 l’esercizio delle attività Libero Professionali, che troverà sede entro breve con la ristrutturazione del vecchio Padiglione della Maternità, oggi anch’essa in fase di completamento e di imminente messa in funzione. L’impianto distributivo e funzionale Nell’impianto storico a padiglioni di Careggi, per la costruzione del nuovo edificio che doveva rimanere strettamente adiacente e direttamente collegato agli altri vicini, si è dovuto procedere alla demolizione dell’ala est del vecchio Padiglione Maternità, che ospitava la Scuola di Ostetricia, con l’Aula Magna, la Biblioteca e gli studi, prevedendo tutti i traslochi, le predisposizioni e i consolidamenti necessari. La nuova Maternità si collega quindi ai rimanenti corpi nord e ovest del padiglione esistente, oggi quasi completamente ristrutturati. La demolizione era necessaria per ricavare lo spazio per un nuovo edificio con caratteristiche dimensionali, strutturali e impiantistiche adeguate ad ospitare tutti i servizi intensivi e altamente tecnologici della Ostetricia-Ginecologia e della Neonatologia, con le Sale Operatorie, il Blocco Travaglio-Parto, la Terapia Intensiva Neonatale, le nuove Degenze ordinarie e intensive, l’Oncologia ginecologica, la Diagnostica per immagini e il Pronto Soccorso Ostetrico, più tutti gli spazi ambulatoriali di visita e cura dedicati, che sono così distribuiti: ••al piano terreno: --il pronto soccorso ostetrico e ginecologico con la nuova camera calda esterna e tutti i servizi di accoglienza e assistenza, visita, ecografia e monitoraggio; --il dipartimento di diagnostica per immagini con una RM, un CT Scan, due X-Ray e due ambulatori ecografici; --gli ambulatori ginecologici per la donna adulta, l’adolescenza e l’infanzia, per la colposcopia interventiva e la laser terapia; --gli spogliatoi e i servizi per il personale; --i locali tecnici per il power center di edificio, la supervisione e controllo, le distribuzioni principali elettriche e meccaniche provenienti dalla sottostazione tecnologica esterna e i collegamenti al vano tecnico in copertura; ••al piano rialzato: --il nuovo atrio di accesso, accoglienza e distribuzione, con la portineria e il front-office per le prenotazioni e l’accettazione, le attese, la corte interna per il relax e la sosta delle famiglie, i nuclei principali di risalita dedicati per il pubblico, i pazienti, il personale, i materiali puliti e sporchi; Fig. 1: Il nuovo Padiglione Materno Infantile --gli ambulatori di visita ed esami per l’assistenza e il controllo delle gravidanze; --le degenze di ginecologia e ginecologia oncologica; --la day surgery e i relativi ambulatori per le visite e gli esami di accesso; ••al piano primo: --il nuovo blocco travaglio-parto, con tre sale attrezzate per il travaglio e il parto, una sala per il parto operativo, due sale operatorie per i cesarei, l’sola di rianimazione neonatale, oltre al percorso con l’elevatore per lo sporco, più tutti i servizi per le ospiti e il personale; --la neonatologia con la terapia intensiva organizzata su sedici culle in box singolo, la sub intensiva con tre sale da sei culle ciascuna, più due locali intensivi, separati e filtrati, per gli isolati, oltre a tutti gli spazi per il personale e per l’accoglienza delle mamme e delle famiglie; --le degenze di ostetricia per le gravidanze a rischio; ••al piano secondo: --il nuovo blocco operatorio di ginecologia, con quattro sale operatorie, complete di tutti i servizi di accesso, preparazione e risveglio, oltre al percorso con l’elevatore per lo sporco e gli spazi di supporto per il personale e i materiali; --le degenze di ostetricia, attrezzate anche per il roomingin, con i fasciatoi e le cullette a fianco del letto delle puerpere, più il centro visita neonati; ••al piano terzo: --il vano tecnico per le unità di trattamento dell’aria e il condizionamento dei piani sottostanti; --il locale tecnico per la gestione, controllo e regolazione informatizzata degli impianti; --il terrazzo con le torri evaporative, le unità di trattamento e le canalizzazioni dell’aria del vecchio padiglione, la copertura trasparente della corte interna. Un nuovo ponte sospeso in acciaio e cristallo (Fig. 2 e 3), a due piani, collega questi nuovi servizi alla esistente “Margherita”, così denominata perchè si tratta di un edificio circolare dove le sale per il travaglio-parto fisiologico, al primo piano, sono disposte come i petali del fiore, attorno ad un nucleo centrale dove opera il personale, mentre l’accesso dei parenti avviene dall’esterno lungo il corridoio perimetrale dedicato. Il centro per la nascita naturale, pur autonomo e demedicalizzato, si trova così strettamente adiacente al blocco travaglio-parto operativo, con le terapie intensive della neonatologia (Fig. 4), poste nella nuova Maternità. Agli altri piani della “Margherita” trovano poi spazio tutti i servizi di assistenza sociale e sanitaria alla coppia, durante la gravidanza e dopo la nascita, la piscina e le palestre per i corsi pre-parto, gli ambulatori pediatrici, la sala convegni e i servizi di supporto del personale. Nel vecchio Padiglione, ormai ristrutturato e strettamente connesso sul lato nord al nuovo edificio, trovano nuovi spazi la FIVET, per la Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer (con i servizi di accoglienza, gli ambulatori di visita, i laboratori e le sale per i trattamenti), i direzionali medici del Dipartimento Materno-Infantile, il Day Hospital, la Day Surgery e tutti gli ambulatori di visita e cura per la Libera Professione di Careggi. In adiacenza al nuovo Padiglione, lungo tutto il fronte est, corre poi il nuovo tunnel interrato che lambisce e alimenta le sottocentrali tecnologiche dell’edificio e distribuisce il si- Agosto-Dicembre 2013 HPH 5 Progettazione Fig. 2: Il nuovo ponte sospeso in acciaio e cristallo che collega i nuovi servizi alla esistente “Margherita” stema generale delle reti energetiche e della logistica di Careggi. L’accesso dei visitatori e del pubblico avviene invece dal viale della Maternità attraverso il nuovo atrio principale, al piano rialzato, mentre il progetto predispone la possibilità di realizzare in futuro il sistema di passerelle, previsto al piano primo, che potrà riconnettere i percorsi protetti per pazienti e personale di tutta Careggi. Sicurezza, tecnologia e sostenibilità Il nuovo Padiglione, progettato secondo la più recente normativa antisismica, ha visto l’impiego di una struttura prefabbricata multipiano, a nodi iperstatici, che ha consentito di velocizzare i tempi di montaggio e di realizzare luci libere 6 HPH Agosto-Dicembre 2013 fino a 9,40 m, necessarie per ospitare adeguatamente le funzioni interne. I ponti di collegamento e la copertura del vano tecnico hanno invece struttura in acciaio, anch’essa prefabbricata in officina e montata in opera. I sistemi delle facciate, delle vetrate e dei frangisole sono stati attentamente progettati e controllati, anche con campioni costruttivi e prove sperimentali, al fine di rientrare nei più rigorosi limiti per il contenimento energetico, la tenuta all’acqua e all’aria, la protezione acustica, la riduzione delle emissioni e dell’irraggiamento. Tutti i bagni delle degenze sono stati prefabbricati con un sistema leggero che ha permesso di accellerare i tempi di esecuzione e di ottimizzare componenti e finiture, migliorando la qualità estetica e funzionale della realizzazione. L’ingegnerizzazione del processo produttivo, attentamente controllato in corso d’opera, ha portato ad ottimizzare le scelte finalizzandole alla massima economicità realizzativa, per non trascurare alcuna qualità ottenibile in termini di risultato estetico e funzionale. I sistemi interni di finitura e arredo, improntati a grande semplicità e chiarezza, adottano soluzioni costruttive facilmente pulibili ed ergonomiche, finalizzate alla massima sicurezza e alla riduzione del rischio clinico, privilegiando soluzioni prefabbricate, flessibili e durevoli nel tempo. Le sottocentrali tecnologiche sono realizzate all’esterno dell’edificio in una apposita struttura facilmente accessibile dai manutentori, dedicata alla sola Maternità, che è servita al livello interrato dal tunnel delle reti principali di vapore, media tensione, acqua e antincendio che alimentano tutta Careggi. Al piano terreno, sono collocati la sottostazione frigorifera, la cabina elettrica di trasformazione MT-BT e il gruppo elettrogeno, mentre al livello interrato è presente la sottostazione termica con gli scambiatori, i collettori con i relativi gruppi di pompaggio e le distribuzioni che servono tutto l’edificio, fino al vano tecnico in copertura per le unità di trattamento aria e le torri evaporative. Il sistema complessivo di produzione dell’energia primaria dell’Ospedale di Careggi ha infatti un “cuore verde” costituito da una centrale di cogenerazione di recente realizzazione, dalla quale partono le reti generali di distribuzione a tutti i principali padiglioni. La soluzione adottata prevede la produzione simultanea di energia elettrica in autoconsumo e di energia termica sotto forma di vapore a media pressione. Per la parte termica, la sottostazione della Maternità è dotata di scambiatori-bollitori ad accumulo, con alimentazione a vapore, in grado di alimentare i circuiti secondari ad acqua calda. L’acqua refrigerata viene prodotta con due gruppi ad assorbimento, della potenza frigorifera di 1.850 kW ciascuno, che utilizzano l’energia termica del vapore per produrre energia frigorifera. Per garantire sempre la continuità di erogazione, è installata localmente anche una macchina elettrica a compressione, della potenza frigorifera di 1.200 kW, con rotore a levitazione magnetica e a velocità variabile, per ottenere la massima silenziosità e minimizzare attriti e consumi. Si instaura così un funzionamento “trigenerativo” che permette di ottenere un efficientamento energetico globale nell’intero arco dell’anno. All’interno della centrale di cogenerazione si ha infatti una combustione controllata, con ottimizzazione dei rendimenti di produzione, distribuzione e utilizzo dell’energia, permettendo di ridurre sensibilmente, oltre ai costi, anche le emissioni di CO2 e quindi l’Impronta di Carbonio complessiva della struttura (Carbon footprint). L’impiantistica meccanica della nuova Maternità è stata studiata in un’ottica di ottimizzazione energetica e di massimo comfort e asetticità ambientale. Tutti i circuiti idronici ed aeraulici sono a portata variabile per ottimizzare i consumi ed i funzionamenti, secondo le effettive condizioni di utilizzo degli ambienti serviti. Le unità di trattamento aria sono state differenziate in base alle aree sanitarie da alimentare, con soluzioni particolarmente performanti. Per le zone di maggior criticità, quali sale operatorie e terapie intensive, l’impianto è a tutt’aria esterna con filtrazione assoluta e macchine complete di adeguata catena filtrante, per ridurre al minimo gli interventi manutentivi sui terminali in ambiente. Per le aree di minor intensità è previsto un impianto ad aria primaria, integrato con pannelli radianti a soffitto o pavimento, per sfruttare al meglio l’energia prodotta dalle centrali e garantire ai pazienti il massimo di igiene e comfort termoigrometrico indoor. Grande attenzione è stata posta anche alla sicurezza, in particolare per la prevenzione incendi, la distribuzione dei gas medicali e per il mantenimento della funzionalità in caso di terremoto. Tutti i nuovi impianti sono stati completati con sistemi di regolazione automatica in grado di consentire una gestione complessiva della struttura, ottimizzarne i consumi, adeguarne il funzionamento alle effettive esigenze e permettere agli operatori di effettuare tutti gli interventi di manutenzione programmata, predittiva ed a guasto, in piena sicurezza e senza arrecare disturbo all’attività sanitaria. La rete elettrica di distribuzione ha origine da un power center in cabina, alimentato da tre trasformatori della potenza di 1250kVA, uno per il carico ospedaliero, uno per quello tecnologico ed il terzo da utilizzare come riserva calda, a disposizione delle due precedenti sezioni. A servizio delle emergenze sono presenti: ••un gruppo elettrogeno della potenza di 1250kVA, in grado di assicurare l’alimentazione di emergenza di tutta la sezione del carico ospedaliero; ••due gruppi di continuità della potenza ciascuno di 100kVA, con autonomia di 60 minuti a pieno carico, in grado di assicurare l’alimentazione delle utenze vitali, con particolare riferimento ai comparti operatori e alla terapia intensiva neonatale. Fig.3: Il nuovo reparto di neonatologia Fig.4: Il soffitto di cristallo della grande corte interna Le distribuzioni sono realizzate con schema a doppio radiale che assicura sempre l’alimentazione, anche in caso di guasto o malfunzionamento di un ramo della rete. Tutta l’impiantistica elettrica è controllata da un sistema di supervisione per segnalare eventuali anomalie, monitorare costantemente i consumi e controllare tutti i parametri elettrotecnici. All’interno dei locali con presenza di luce naturale, i corpi illuminanti installati sono equipaggiati con reattori elettronici dimmerabili a bassissime perdite, integrati con un sistema di gestione continua dell’illuminazione degli ambienti, mediante la regolazione dell’intensità luminosa delle singole lampade con sensori optoelettronici. L’impianto rivelazione incendi è integrato al sistema di supervisione centralizzato che fa capo al locale gestione Agosto-Dicembre 2013 HPH 7 Progettazione Fig. 5: Un particolare della facciata del Nuovo padiglione Materno Infantile emergenze remoto, presente all’interno del complesso ospedaliero. Dalla postazione operativa locale, presente nel vano tecnico, è possibile visualizzare tutti i parametri di sistema e rilevare eventuali anomalie e/o allarmi. L’impianto di diffusione sonora EVAC è interfacciato al sistema di rivelazione incendi per una sicura e tempestiva segnalazione di “allarme in corso”, finalizzato alla rapida evacuazione degli utenti e del personale. Il sistema può inoltre essere utilizzato per normali comunicazioni di servizio e per la diffusione di musica di sottofondo. Comfort e umanizzazione, arte e tecnica Il progetto compositivo della nuova Maternità mira ad assicurare un inserimento organico del nuovo edificio nel variegato contesto presente, caratterizzato dagli austeri edifici storici dell’impianto a padiglioni, risalente ai primi decenni del secolo scorso, insieme a interventi recenti come le nuove Chirurgie e il NIC, il nuovo edificio di ingresso a Careggi, poco distanti, frutto dell’imponente programma di ammodernamento attuato dall’Azienda. L’involucro mantiene un rapporto volumetrico armonioso e proporzionato con gli edifici circostanti, pur contenendo spazi, maglie strutturali e ingombri impiantistici di notevoli dimensioni e complessità rispetto al passato. Lo sviluppo 8 HPH Agosto-Dicembre 2013 in elevazione deve poi risolvere i raccordi sia con l’area esterna, sia con i diversi livelli del padiglione esistente, pur con le nuove maggiori altezze di interpiano e con i vani tecnici dettati dalle attuali esigenze tecnologiche. Le facciate, in larga parte di cristallo o a candide fasce orizzontali con vetrate a nastro, si inseriscono con leggerezza e trasparenza rispetto agli edifici storici, questi contrappuntati dalle cordolature e dai riquadri di travertino bianco, assicurando al nuovo edificio un’immagine ed un carattere di essenzialità, eleganza e accoglienza, non dissonante con il contorno. La parte pubblica degli accessi principali sul viale della Maternità, che ospita anche i nuclei di maggior complessità tecnologica e assistenziale, è caratterizzata dalle ampie vetrate continue che riflettono gli edifici circostanti ed il cielo nelle varie ore del giorno, con la pensilina di cristallo che protegge le rampe e le scale che portano al loggiato di ingresso. Le parti tradizionalmente chiuse e inaccessibili di un ospedale, i blocchi operatori, le sale parto, i locali riservati dei medici e del personale, divengono aperte e visibili dagli spazi esterni, dove la sera irradiano la propria luce e mostrano l’attività esperta e laboriosa che vi si svolge, quasi nuovo patto di trasparenza e lealtà tra l’istituzione sanitaria e il cittadino. Le degenze, più schermate e protette per lasciare intimità e riservatezza alle ospiti ricoverate, non rinunciano ad aprirsi verso sud e la città, che si stende ai piedi di Careggi, per dare la visione rasserenante di un paesaggio mozzafiato: tutta Firenze con le sue torri e la cupola del Brunelleschi, rallegrata dall’arco del sole che la percorre per intero, dall’aurora al tramonto. Appositi spazi vengono riservati alla donna e alle famiglie, oltre che nelle camere, anche negli ambienti di diagnosi e cura. Il complesso che si viene a formare con la Margherita e il vecchio padiglione, tutti tra loro interconnessi in un insieme polifunzionale integrato, consente di riqualificare la superficie verde che si stende fino al rio Terzolle, aprendo l’area di Careggi verso la città, sul fronte del nuovo ingresso principale. La riqualificazione compositiva e volumetrica, oltre che funzionale, della vecchia Maternità completa armoniosamente questo nuovo polo che viene dedicato alla Donna e alla Nascita, nel più importante ospedale di Firenze, di riferimento per l’intera Toscana. Ma è soprattutto al suo interno che l’architettura si sviluppa accompagnando le persone nel loro percorso e nelle diverse attività, filtrando la luce e valorizzando le visuali esterne, offrendo spazi semplici, chiari e sereni. Pochi colori sul fondo bianco che accompagnano percorsi e locali, materiali e finiture ecosostenibili che, pur nella complessità e diversità di componenti e tecnologie, cercano di marcare uno stile di sobrietà e accoglienza, ordine e coordinamento, una qualità ed eleganza intrinseca nelle diverse scelte che accompagnano tutto l’edificio. Per la prima volta si usano anche per le sale operatorie e i reparti intensivi aperture che catturano e introducono luce esterna, diurna e notturna, insieme a materiali e colori con tessiture simili a quelle naturali del legno e dei colori pastello, che vengono estesi anche a tutte le porte, all’atrio, alle distribuzioni principali, alla pareti attrezzate e agli arredi. Pur assicurando ovviamente le migliori caratteristiche tecniche di igienicità, facilità di pulizia e durabilità, non si rinuncia a creare ambienti solari e confortevoli, evitando accuratamente il senso di isolamento e clausura, per lasciar penetrare anche all’interno la vita e il movimento di Careggi. La schermatura della luce naturale e la graduazione di quella artificiale secondo esigenze e funzioni, non trascura però la necessità di avere una luce di ambientazione che accompagni le persone nei diversi momenti del giorno e della notte. La grande corte interna, con il soffitto di cristallo (Fig. 5) che invita a guardare il cielo, sempre mutevole e in movimento, funge da unità spaziale che riassume tutti i piani e le funzioni attorno a questo baricentro visivo dove le famiglie possono trovare un momento di relax, i bambini un luogo protetto per i giochi, le iniziative di socializzazione, formazione e comunicazione uno spazio ideale di incontro. Al contorno, da tutti i piani, ogni locale e ogni persona può sentirsi parte di questo insieme, mutuandone luce, movimento e conforto. I corridoi delle degenze, solitamente neutri e monotoni, sono articolati col ritmo delle nicchie di ingresso alle camere e vengono trattati come superfici di una galleria d’arte, pronti a ricevere, come anche le pareti delle degenze, eventuali opere artistiche o fotografiche secondo uno schema espositivo coordinato e qualificato. Il tema delle opere d’arte è infatti il naturale completamento che sottolinea i punti salienti dell’architettura e dell’opera pubblica, per dare bellezza, qualità e sollievo agli spazi e ai percorsi. La scultura verticale sull’ingresso di Roberto Barni, affiancata al cipresso monumentale che si è riusciti a salvare durante il cantiere, sintetizza quasi il manifesto dell’edificio, preveggendo le generazioni future che si sostengono le une con le altre. Il recupero dei bassorilievi esistenti porta il ricordo del passato e degli uomini che pure hanno donato la propria dedizione allo sviluppo della medicina e alla cura delle persone. Arte e tecnica, quindi, per la realizzazione di una nuova Architettura, dove sostenibilità e umanizzazione sono al servizio di un nuovo sviluppo finalizzato a migliorare la vita, la salute, l’ambiente e il futuro delle persone. In un momento in cui la realizzazione di sistemi ospedalieri altamente qualificati ed efficienti, adeguati e sostenibili, rappresenta sempre più uno dei pilastri fondamentali per il rispetto delle persone, lo sviluppo e il consolidamento della convivenza civile nel mondo intero, la nuova Maternità di Careggi può fornire sicuramente un esempio concreto di bellezza, innovazione ed eccellenza (Fig. 6). Gruppo di Progettazione e Direzione Lavori RAGGRUPPAMENTO TEMPORANEO INCARICATO STUDIO ALTIERI s.p.a. (Capogruppo Mandatario) Via Colleoni n. 56/58 36016 Thiene (VI) BININI PARTNERS s.r.l. (Procuratore speciale e Mandante) Via Gazzata n. 4 42121 Reggio Emilia (RE) STUDIO TECNICO ING. CASAROSA ARCH. MAZZETTI (Mandante) Viale Comaschi n. 5 56021 Cascina (PI) Collaudo Dott. Ing. Paolo Mannelli STUDIO TECNICO ASSOCIATO MANNELLI - GINANNI - ANDREINI Via Dino Campana n. 162 51100 Pistoia (PT) Agosto-Dicembre 2013 HPH 9 Progettazione Fabrizio Ascione1, Nicola Bianco1, Filippo De Rossi2, Rosa Francesca De Masi3, Claudio De Stasio1, Giuseppe Peter Vanoli3 Riqualificazione dell’involucro edilizio di ospedali in climi mediterranei: risparmio energetico e controllo microclimatico al variare della tipologia di impianto di climatizzazione Dopo aver sinteticamente presentato il quadro normativo attualmente in vigore per l’efficienza energetica in edilizia, la memoria approfondisce le principali problematiche connesse alla progettazione integrata del retrofit energetico di edifici con destinazione d’uso complessa, quali le strutture ospedaliere. Coniugare gli standard di efficienza energetica vigenti, con le norme e le leggi relative alla progettazione delle strutture sanitarie, rappresenta infatti una delle più grandi sfide per il processo di efficientamento energetico del patrimonio edilizio nazionale. Nell’edilizia ospedaliera, in particolare, la progettazione di interventi per il risparmio energetico deve avvenire nell’ottica irrinunciabile della progettazione integrata del sistema edificio-impianti poiché, da un lato, il controllo del microclima deve essere operato sia dall’impianto che dall’involucro, dall’altro, è altresì necessario selezionare i sistemi HVAC in funzione delle loro necessità gestionali e manutentive, principalmente in modo da non interferire con il ciclo di funzionamento continuo dell’edificio. Pertanto, gli impianti devono non solo garantire condizioni di comfort termo-igrometrico e qualità dell’aria per gli occupanti, ma è richiesto che soddisfino anche esigenze di processo legate alle diverse attività mediche previste, considerando che, in molti ambienti, il rispetto di taluni requisiti minimi (efficienza di filtrazione, quantità di ventilazione di aria esterna, condizioni di pressione dell’ambiente) è la condizione necessaria allo svolgimento dell’attività stessa. In questo lavoro, tali aspetti saranno approfonditi attraverso la presentazione di un esempio di diagnosi e riqualificazione energetica di un edificio adibito ad ospedale, presentando come caso studio il lavoro svolto dagli stessi autori per il Day-Hospital del Complesso Ospedaliero “G. Pascale”, situato a Napoli. Per questo edificio, incrociando procedure sperimentali e numeriche, è presentata la caratterizzazione energetica dello stato attuale attraverso la costruzione di un modello numerico e la simulazione del rendimento energetico del sistema edificio-impianto per la valutazione energetica, ambientale ed economica di possibili interventi di retrofit, mediante azione sia sull’involucro edilizio che sugli impianti termotecnici installati. Partendo dai risultati dall’analisi di convenienza tecnico-economica per il caso studio presentato, nella parte conclusiva la memoria suggerisce spunti di riflessione per la selezione di interventi idonei alla riqualificazione di edifici adibiti ad ospedali, nell’ottica di un funzionale ed efficace controllo microclimatico. 10 HPH Agosto-Dicembre 2013 PAROLE CHIAVE Edilizia ospedaliera, diagnosi energetica, controllo microclimatico, riqualificazione energetica. 1 DII - Dipartimento di Ingegneria Industriale, Università di Napoli Federico II, Scuola Politecnica e delle Scienze di Base, Piazzale Tecchio, 80 - 80125 Napoli – Italia. 2 DING - Dipartimento di Ingegneria, Università degli Studi del Sannio, Palazzo dell’Aquila Bosco-Lucarelli – Corso Garibaldi, 107 – 82100 Benevento, Italia. 3 DING –Dipartimento di Ingegneria, Università degli Studi del Sannio, Palazzo ex INPS – Piazza Roma, 21 – 82100 Benevento, Italia. Introduzione: l’efficienza energetica in edilizia e il settore del terziario ospedaliero La recente evoluzione della legislazione energetica nazionale in tema di efficienza energetica, sia attraverso l’introduzione di nuovi requisiti e prescrizioni che attraverso la proposta di incentivi economici e fiscali, ha definitivamente imposto il tema della sostenibilità energetica del settore edilizio. In Italia, la constatazione che ogni provvedimento in materia di risparmio energetico non possa prescindere dalla consapevolezza dell’elevato consumo nei settori residenziale e terziario (circa un terzo del bilancio energetico nazionale) ha condotto al decreto legislativo numero 192 del 19 agosto 2005 [1], modificato ed integrato con il decreto n. 311 del 2006, e reso operativo con il D.P.R. n. 59 del 2 aprile del 2009 “Attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), D.Lgs. n. 192/2005, e successive modificazioni, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia” [2] e con le Linee Guida per la Certificazione Energetica degli Edifici di cui al Decreto Interministeriale 26/06/2009 [3]. Un aspetto chiave del processo di efficientamento energetico, come chiaramente indicato dalla recente Direttiva Europea 2010/31/UE, è la riqualificazione energetica degli edifici esistenti[4]. Dato il basso turn-over degli edifici, sia a livello nazionale che europeo, gli edifici esistenti rappresentanoinfatti il settore d’intervento a più alto potenziale di risparmio energetico. Anche se dati disaggregati sui consumi dell’edilizia ospeda- liera sono di difficile reperibilità, tuttavia gli edifici a destinazione d’uso ospedaliera assumono una veste strategica nel processo di efficientamento. Infatti,poiché si stima che questi abbiano fabbisogni medi tre volte superiori rispetto a quelli del settore civile residenziale in analoghe condizioni climatiche [5].Questa necessità è stata sottolineata anche dall’AICARR (Associazione italiana Condizionamento dell’Aria, Riscaldamento, Refrigerazione) nel recente documento “Posizione di AICARR sulla possibilità di risparmio energetico nelle strutture sanitarie esistenti, con particolare riferimento agli ospedali” [6], in cui viene suggerita l’introduzione di strumenti legislativi che regolamentino i principi generali su cui basare gli interventi di retrofit negli edifici ospedalieri italiani costruiti negli ultimi 50 anni. Intervenire su questo settore, però, significa considerare contemporaneamente sia la normativa attualmente vigente in materia di risparmio energetico in edilizia che le norme di progettazione specifiche per le strutture sanitarie, aspetti questi talvolta contrastanti tra loro. Le norme e le leggi per la progettazione delle strutture ospedaliere, infatti,sono molteplici e riguardano svariati campi di applicazione, data la complessità e l’importanza sociale della struttura. Il controllo dei parametri che influenzano il benessere ambientale e microclimatico all’interno di un ambiente e le strategie di controllo di tali grandezze - mediante il ricorso ad opportuni impianti di climatizzazione e ventilazione - presentano le maggiori difficoltà applicative proprio nell’ambito dell’edilizia ospedaliera, caratterizzata, da una parte, dalla necessità di massimo rigore nel controllo ambientale e, dall’altra, da una complessità funzionale elevatissima, con destinazioni d’uso variegate e che richiedono diverse condizioni microclimatiche. Nel seguito della memoria, attraverso un caso studio,saranno evidenziate le principali problematiche connesse alla progettazione della riqualificazione energetica dei complessi ospedalieri, soffermandosi in modo particolare sull’aspetto relativo della scelta della configurazione impiantistica più opportuna al fine di coniugare coniugare risparmio energetico ed efficace controllo del microclima. 1.La tecnica del controllo ambientale nell’edilizia ospedaliera La tecnica del controllo ambientale in campo ospedaliero è una materia molto complessa.La connessanormativa italiana vigente in tema di benessere termo-igrometrico si basa principalmente su quattro testi di riferimento: ••la circolare 13011/1974 del Ministero dei Lavori Pubblici “Requisiti fisico-tecnici per le costruzioni edilizie ospedaliere. Proprietà termiche, igrometriche, di ventilazione e di illuminazione”[7]; ••le linee guida del Ministero della Sanità individuate all’interno della legge 135/1990[8]; ••il D.P.R. 14 Gennaio 1997“Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private”[9]; ••le linee guida ISPESL per ladefinizione degli standard di sicurezza e di igiene ambientale deireparti operatori, delle camere iperbariche e di altre destinazioni d’uso all’interno dell’edilizia ospedaliera[10]. A tali provvedimenti, si aggiungono una serie di disposizioni regionali, tra cui, con riferimento alla Campania, si ritiene citare la legge Regionale 2/1994 e la Delibera n° 3958 del 7 agosto 2001 “Definizione dei requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio delle attività sanitarie e socio -sanitarie delle strutture pubbliche e private della Regione Campania – Approvazione delle procedure di autorizzazione”, e le diverse norme tecniche sovra-nazionali, tra cui sono da segnalare quelle pubblicate dall’American Institute of Architects (AIA)[11], dall’American Society for Heating, Refrigeratingand Air-ConditioningEngineers (ASHRAE)[12] [13]. In generale gli impianti di climatizzazione hanno la funzione di controllare i seguenti parametri: temperatura dell’aria, umidità relativa, portata minima di aria esterna, sovrappressione o depressione di un ambiente rispetto all’esterno e/o ad ambienti limitrofi e nel caso di strutture ospedaliere anche la concentrazione dei contaminanti e la presenza di virus e batteri presenti nell’aria esterna e/o prodotti all’interno degli ambienti. In tabella I si riporta, per varie funzioni ospedaliere, una sintesi di talune condizioni di progetto [14]. Da questa si evince come l’impianto di climatizzazione dovrebbe essere in grado di bilanciare condizioni di temperatura e umidità differenti sia tra reparto e reparto che, nel tempo, in quasi ogni singolo ambiente, non solo per le diverse condizioni di carico che possono verificarsi ma proprio per esigenze operative intrinseche alla destinazione d’uso dell’ambiente. Dai dati riportati si intuisce che a rendere particolarmente complessa la progettazione sono soprattutto i tassi di aria di rinnovo richiesti in ciascun ambiente, cui si aggiunge spesso la necessità di evitare il ricircolo dell’aria o il mescolamento tra volumi d’aria provenienti da ambienti diversi e di fornire, in rapporto alle esigenze di reparto, aria sterile con l’utilizzo di sofisticati sistemi di filtrazione. Si deve ancora osservare che il controllo del microclima, e le esigenze di ricambio e filtrazione, assumono particolare rilevanza nelle funzioni prettamente “ospedaliere” dei nosocomi, e quindi per i reparti destinati alle degenze, le camere operatorie e quelle sterili, per i reparti destinati ad ospitare malati immunodepressi (che devono essere protetti dall’ambiente esterno, mantenendo gli ambienti che li ospitano in sovrappressione e comunque separando Agosto-Dicembre 2013 HPH 11 Progettazione Figura 1: Flow-chart riassuntivo della procedura tali zone mediante aree-filtro) o infettivi (da cui l’ambiente esterno deve essere protetto, mantenendo, pertanto, tali reparti in depressione), per le sale di terapie intensive e gli ambulatori. Altre funzioni, quali uffici, scale e corridoi, pur non richiedendo particolari strategie di controllo microclimatico, in ogni caso esigono quelle condizioni interne tali da garantire benessere per lavoratori ed utenti in genere. Dalle pur sintetiche osservazioni riportate, si comprende la complessità progettuale che caratterizza un intervento di efficientamento sull’edilizia ospedaliera, soprattutto relativamente alle scelte impiantistiche. Con l’obiettivo di evidenziare le principali considerazioni precedentemente sottolineate, la memoria presenta l’analisi dei possibili interventi di riqualificazione dell’edificio del Day-Hospital del Complesso Ospedaliero “G. Pascale”.Il percorso logico alla base del lavoro è individuato nel flow-chart di Figura 1. Nel realizzare lo studio della fattibilità tecnica ed economica degli interventi proposti, saranno anche evidenziate le maggiori criticità relative alla preventiva fase di diagnosi energetica dell’edificio, soprattutto laddove sia richiesto eseguire un’analisi del comportamento reale dell’edificio (Tailored Rating), e non un’analisi su dati standardizzati (Design Rating), come quella che, invece, si compie per la semplice certificazione energetica. 12 HPH Agosto-Dicembre 2013 2.IlDay-Hospital della fondazione “G. Pascale”: la diagnosi energetica Portando all’estremo il concetto insito nella natura stessa della realtà ospedaliera, si può affermare che una cura efficace è frutto di un’attenta diagnosi da parte del medico. Il primo e imprescindibile passo per progettare la riqualificazione energetica di un complesso ospedaliero è,pertanto,un’accurata diagnosi energetica attraverso cui individuare le criticità peculiari che caratterizzano sia l’involucro edilizio che gli impianti tecnici installati, per poi selezionare interventi di riqualificazione mirati e funzionali, sia sotto il profilo del miglioramento del comfort ambientale che per la riduzione della domanda di energia. La sezione che segue, pertanto, propone l’approccio procedurale utilizzato nella struttura oggetto di studio; per questa, coni dati ricavati da un approfondito audit energetico - realizzato incrociando sopralluoghi e indagini sperimentali - è stato messo a punto e calibrato un modello di simulazione numerica dell’edificio tale da poter riprodurre numericamente i consumi termici ed elettrici. Il modello ha permesso di studiare attraverso una simulazione oraria dinamica, gli effetti dovuti all’installazione di tecnologie efficienti e/o alla sostituzione di vecchi impianti. Figura 2 - Struttura dell’Istituto Ospedaliero “G. Pascale” in Napoli 2.1.Diagnosi energetica e metodi di valutazione delle prestazioni Le Specifiche Tecniche UNI TS 11300 - Prestazioni energetiche degli edifici- riconosciute come strumento nazionale per la diagnosi energetica di edifici nuovi ed esistenti, forniscono dati e metodi per la determinazione del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria attraverso diversi tipi di valutazione energetica[15][16]: 1.Valutazione di progetto (Design Rating): l’edificio è caratterizzato attraverso dati di progetto e per le modalità di occupazione e di utilizzo si considerano valori convenzionali di riferimento, assumendo per l’impianto un regime di funzionamento continuo; 2.Valutazione standard (AssetRating): edificio e impianto sono definiti a partire dalla caratterizzazione della situazione presente reale, mentrei profili di occupazione e di utilizzo assumono valori convenzionali di riferimento e un regime di funzionamento continuo per l’impianto; 3.Valutazione in condizioni effettive di utilizzo (Tailored Rating): edificio e impianto sono definiti attraverso le reali caratteristiche termo-fisiche e prestazionalimentre per le modalità di occupazione e di utilizzo si assumono valori effettivi di funzionamento. Nel progettare la riqualificazione energetica del Day-Hospital dell’Istituto “G. Pascale”, la costruzione del modello numerico si è avvalsa di input reali, relativamente al tipo di utenza, ai profili di occupazione e utilizzo degli impianti. Un modello convergente con le prestazioni reali è, infatti, la prerogativa necessaria per indagare le potenzialità di interventi di riqualificazione. Pertanto, alla base delle valutazioni delle prestazioni energetiche di un edificio esi- stente, a meno che l’obiettivo non sia la semplice certificazione energetica, c’è un’ accurata diagnosi energetica, cioè un’individuazione critica e documentata degli usi finali e dei consumi dell’edificio oggetto di studio, volta ad individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico conseguenti alla ristrutturazione dell’edificio. Lo scopo della diagnosi energetica è quello di riconoscere tipologie e prestazioni energetiche degli impianti, dell’involucro edilizio e delle apparecchiature elettriche, nonché di riconoscere quali sono le modalità di utilizzo delle tecnologie stesse, al fine di ricostruire un bilancio in usi finali (termici ed elettrici) dell’edificio, prevedendo inoltre la valutazione energetica, economica ed ambientale dei possibili interventi di risparmio da eseguire sull’edificio stesso. Come sintetizzato nei prossimi paragrafi di questa memoria, la diagnosi energetica per il Day Hospital è stata realizzata attraverso le seguenti fasi: ••raccolta dei dati sull’ involucro edilizio (audit d’involucro); ••analisi delle richieste energetichein termini di gas naturale ed energia elettrica; ••raccolta dei dati su tipologia, utilizzo e regolazione degli impianti di climatizzazione; ••censimento delle apparecchiature elettriche e loro modalità di utilizzo; ••accorpamento/suddivisione delle zone termiche. Il modello costruito a partire dai dati raccolti è stato poi implementato in Energy Plus, motore di simulazione energetica ora0ria, dotato di struttura modulare codificata in Fortran 90. Il codice - ad oggi tra i più accreditati nella comunità scientifica - è l’ evoluzione della sinergia fra le distinte basi tecniche Blast e Doe-2, con il contributo dell’ ASHRAE [17]. Bisogna osservare che anche l’approccio di tipo Tailored, pur Agosto-Dicembre 2013 HPH 13 Progettazione Figura 3 – Immagine reale e modello per la simulazione energetica dell’edificio Day-Hospital basandosi su dati di input non convenzionali ma realistici, risente, per quanto concerne l’accuratezza dei risultati, dal metodo di calcolo con cui sono operati i bilanci energetici. Una procedura semi-stazionaria, infatti, non potrà mai contemplare con accuratezza il comportamento dinamico né dell’involucro edilizio né tantomeno degli impianti di climatizzazione. Pertanto, i modelli di simulazione energetica del sistema integrato edificio-impianti più affidabili sono quelli che effettuano simulazioni energetiche dinamiche (BEPS Building Energy Performance Simulation) e possono quindi tener conto di tutti quei fenomeni transitori che influenzano notevolmente le prestazioni di un sistema energetico (condizioni climatiche esterne, affollamento, sistema di illuminazione, inerzia termica dell’involucro edilizio, prestazioni degli impianti di condizionamento in condizioni di carico parziale, regolazione...).Simulare con metodi di calcolo dinamici le prestazioni energetiche del sistema edificio-impianti permette, in sintesi, un’analisi molto più accurata anche per sistemi complessi. 2.2.Raccolta dei dati per la costruzione del modello dell’edificio L’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “G. Pascale” è localizzato nei quartieri collinari di Napoli, all’interno della zona che, data la significativa densità di nosocomi, è comunemente conosciuta alla cittadinanza come “Zona Ospedaliera”. A breve distanza dall’Istituto “G. Pascale”, sono presenti l’azienda sanitaria di rilievo nazione “A. Cardarelli”, il consorzio AORN Ospedali dei Colli (Monaldi, Cotugno e C.T.O.), il Policlinico Universitario dell’Ateneo Federico II. Come visibile in Figura 2, il complesso ospedaliero presenta un’articolazione alquanto complessa, costituendosi di diverse strutture deputate a diverse funzioni, all’interno di un contesto in cui trovano spazio giardini, parcheggi e viali. I tre edifici principali, numerati in Figura 2, sono: 1.Complesso ospedaliero (8 corpi adiacenti per un totale di 20’000 m2); 2.Day Hospital (circa 12’000 m²); 3.Ripartizione scientifica (circa 8’500 m²); 14 HPH Agosto-Dicembre 2013 4.Palazzina Uffici (non rappresentata in Figura 2, circa 1’200 m2). L’istituto ospedaliero in oggetto ha di recente avviato un processo di riqualificazione dei propri edifici ed impianti e all’interno di tali attività, nel corso della collaborazione tra Azienda spedaliera e Dipartimento di Ingegneria (DING) dell’Università degli Studi del Sannio, l’edificio adibito a Day-Hospital è stato oggetto di indagini documentali e sperimentali, nonché di monitoraggi in situ[18]. L’edificio Day-Hospital ha una forma di rettangolo allungato, simmetrico rispetto ad un corpo centrale più largo, con un’altezza complessiva di 26.6 metri con 7 piani fuori terra (uno parzialmente interrato). A Sud-Ovest, l’edificio presenta un blocco posto in adiacenza, mono-piano, addossato al piano terra (i.e., primo piano se visto dal retro). L’edificio è stato oggetto di un accurato audit energetico, che ha permesso di conoscere le stratigrafie e quindi di valutare i parametri termici stazionari e dinamici caratterizzanti l’involucro edilizio, in accordo con quanto prescritto dalla norma UNI EN ISO 6946[19]. Il calcolo numerico poi è stato incrociato con misure in campo mediante monitoraggi con termoflussimetri, seguendo le disposizioni e i criteri della norma ISO 9869 [20]in modo da poter ricercare un riscontro trai valori teorici e quelli sperimentali. Nel dettaglio, le principali caratteristiche geometriche e termofisiche dei componenti dell’involucro opaco sono: ••Parete esterna: tamponature esterne in doppio tavolato di mattoni forati, caratterizzate da laterizi forati da 10 cm sul lato interno, intercapedine inclusa, e mattoni semi-forati in clinker, a faccia vista sul lato esterno. La trasmittanza termica complessiva valutata da calcolo risulta pari a 1.30 W/ (m2K); ••Intelaiatura verticale in calcestruzzo armato: il reticolo di travi e pilastri presenta un sistema a telaio in calcestruzzo armato senza isolamento. Lo spessore dei pilastri (intonacati) è di 40 cm; ••Vani sottofinestra: tamponatura in muratura con uno spessore di circa 15 cm; ••Solaio a terra e solaio di copertura: struttura in latero-ce- mento non isolata, la cui trasmittanza termica complessiva di calcolo è 2.68 W/(m2K). I componenti trasparenti sono costituiti da finestre con vetro-camera semplice con intercapedine d’aria (3/6/3) e infisso in metallo; la trasmittanza termica di calcolo è pari a 3.2 W/(m2K). Mediante ispezione diretta, sono stati raccolti i dati sugli impianti di riscaldamento e raffrescamento, di produzione dell’acqua calda sanitaria e per la illuminazione artificiale degli ambienti, e si è realizzato il censimento delle principali apparecchiature elettriche presenti. Infine, attraverso una lunga analisi in archivio sono stati ricostruiti i consumi energetici (fatture di fornitura) elettrici e termici. Relativamente agli impianti termici, a servizio dell’intero complesso ospedaliero, a meno della palazzina uffici dotata di impianto autonomo, è presente una centrale termo-frigorifera al piano seminterrato di uno dei corpi costituenti il plesso degenze, in cui si trovano anche tutti i circuiti di distribuzione e le elettropompe per la circuitazione dell’acqua. La centrale termo-frigorifera alimenta tutti gli edifici dal punto di vista termico (riscaldamento più acqua calda sanitaria) ed i soli corpi dell’edificio principale per quanto concerne il condizionamento estivo. Gli altri edifici, e quindi anche il Day-Hospital, sono alimentati da impianti autonomi presenti nei cortili o sulle coperture. I quattro generatori a vapore in centrale termica(a gas naturale dalla rete di città) alimentano tre scambiatori di calore per il circuito di riscaldamento (da 2000 kW ciascuno), sia i due scambiatori a servizio dei boiler per la produzione dell’acqua calda sanitaria. Dagli scambiatori di calore,decentrati presso ciascun blocco, l’acqua è inviata ai collettori di distribuzione da cui si dipartono tutte le utenze dell’impianto di riscaldamento a mezzo di elettropompe centrifughe. Il livello termico del fluido termo-vettore caldo disponibile al circuito secondario degli scambiatori di calore risulta essere di circa 55°C, utilizzabile quindi dai terminali in camera (convettori e fan coil) e dalla batteria di riscaldamento delle unità di trattamento aria. Per quanto concerne il condizionamento estivo, l’’edificio principale è dotato di due gruppi frigoriferi con condensazione in aria,ciascuno con una potenza frigorifera di 700 kW . Il fluido termo-vettore prodotto da tali unità è inviato ad un collettore generale (in centrale termica) da cui spillano i vari circuiti dell’edificio ospedaliero e della ripartizione scientifica. Sulla scorta dei dati censiti, per ogni piano sono state create le seguenti zone, analizzate contemporaneamente per gestire meglio l’influenza reciproca dei diversi ambienti: ••Piano seminterrato: archivi, ascensori, centrale termica, deposito, ingresso e atrio, locale ascensori, magazzini, scale e servizi. ••Piano terra: accettazione, Istituto bancario, bar, area cartelle Figura 4 – Confronto tra l’energia primaria richiesta dall’edificio attuale e da quello riqualificato (solo dispersioni sensibili, attraverso l’involucro edilizio e per infilrazione) cliniche, centralino, centro di calcolo, corridoio, deposito, vano scala, laboratori farmaceutici, sale d’attesa, ambienti adibiti a segreteria e direzione, servizi, uffici informatici, uffici prenotazione, ufficio tecnico. ••Primo piano: ambulatori, ambulatori e medicherai, stanza caposala, senologia, chirurgia plastica, corridoi, ecografie, guardiole, medicherai, ortopedia, personale, sala riunioni, sala d’attesa, scale, servizi e wc, spogliatoi, studi medici, terapia, terapia antalgica, urologia. ••Secondo piano: accettazione e centro prevenzione, ambulatori, centro prevenzione, depositi, camere 4 letti, corridoio, guardiola, studi personale, servizi e wc, spogliatoi, studi provveditorato, studi radiologia, ambulatorio centro prevenzione, sala d’attesa. ••Terzo piano: ambulatorio e sala d’attesa immunologia, cardiologia, corridoio, deposito, laboratori, guardiola, citopatologia, lavanderia, medicina nucleare, patologia clinica, medicina nucleare, sala d’attesa, sala riunioni, studi, studio primario, uffici informatico, wc, personale. ••Quarto piano: ambulatorio chemioterapia, ambulatorio oncologia, camera degenza chemioterapia, AVO, corridoi, depositi, ematologia, personale, sala d’attesa, scale, servizi, wc, spogliatoi. ••Quinto piano: ambulatori medicina ed endoscopici, attesa ed accettazione, blocco operatorio, guardiola, preparazione medici, sale d’attesa, servizi, wc, scale, spogliatoi, sterilizzazione, studi medici, depositi. Nel calcolo dei carichi termici sono state considerate le condizioni al contorno proprie della norma UNI 10339/1995[21], in particolare per quanto riguarda gli affollamenti (0.1 persone/m2) ed il volume d’aria di rinnovo (11 x 10-3 m3/s persona) in utenze ospedaliere. Per quanto riguarda il carico di illuminazione dell’edificio in esame, questo è stato definito rispetto a ciascuna zona termica, considerandone lo specifico uso ed i presunti profili di occupazione. Agosto-Dicembre 2013 HPH 15 Progettazione 2.3.Confronto tra analisi energetica dinamica e richieste energetiche reali Incrociando le informazioni ottenute dall’accurato audit energetico condotto, e i risultati delle molteplici analisi e indagini effettuate, numeriche ed in campo, è stato possibile ottenere un accuratissimo quadro conoscitivo, sulla base del quale ricostruire lo scenario presente reale, attraverso un modello energetico dell’edificio visibile in Figura 2. Non essendo disponibili contabilizzatori locali dei prelievi energetici, termici ed elettrici, per il singolo edificio dell’intero complesso ospedaliero, la calibrazione del modello si è avvalsa di confronti spot, partendo dai dati complessivi relativi all’intera struttura (bollette energetiche relative all’anno 2009) e misurazioni amperometriche localial fine di stimare la potenza elettrica prelevata dai vari edifici. Oltre che dall’assenza di stime affidabili sulle richieste energetiche dei vari edifici, la calibrazione del modello è stata resa ancora più complessa in quanto è stato necessario considerare fenomeni aleatori,quali eventuali discontinuità nell’esercizio degli impianti. Considerata la complessità delle elaborazioni e le variabili aleatorie intrinseche la Figura 5 – Confronto tra le condizioni di comfort con impianto misto aria/acqua e misto aria/espansione diretta, in riscaldamento (a) e raffrescamento (b) convergenza del modello di simulazione è certamente da ritenere accettabile. 3.Il Day-Hospital della fondazione “G. Pascale”: la riqualificazione energetica Per riqualificazione energetica di un edificio (o retrofit energetico) si intendono tutte le operazioni, tecnologiche e gestionali, atte al conferimento di una nuova o superiore qualità prestazionale alle costruzioni esistenti dal punto di vista dell’efficienza energetica.In generale, gli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente sono finalizzati alla razionalizzazione dei flussi energetici tra il sistema edificio (involucro e impianti) e l’ ambiente esterno, con l’obiettivo di migliorare il comfort degli ambienti interni, contenere i consumi di energia, ridurre le emissioni inquinanti e il relativo impatto ambientale. Ulteriore obiettivo è utilizzare in modo razionale le risorse energetiche, ove possibile attraverso lo sfruttamento di fonti rinnovabili in sostituzione dei combustibili fossili, ottimizzando quindi la gestione complessiva dei servizi energetici. Questi obiettivi devono essere perseguiti, nel caso dell’edilizia ospedaliera, nel rispetto dei rigorosi standard progettuali interni, in termini di controllo del microclima. Con riferimento al caso studio descritto nel seguito di questo lavoro, per tutti gli interventi ritenuti tecnicamente ipotizzabili sulla base della diagnosi energetica, sono state effettuate le simulazioni energetiche dinamiche al fine di 16 HPH Agosto-Dicembre 2013 valutare il risparmio conseguibile di energia primaria e il miglioramento delle condizioni di comfort. Per ciascuno di tali interventi, inoltre è stato individuato rigorosamente il costo di realizzazione (ponteggi, impalcature e oneri di sicurezza inclusi), nonché la relativa fattibilità economica in termini di tempo di ritorno dell’investimento. 3.1.Riqualificazione energetica dell’involucro edilizio Sulla base dei risultati ottenuti dalla simulazione del modello energetico dell’edificio, e tenendo conto delle indicazioni rilevate durante i diversi sopralluoghi effettuati, sono stati individuati i seguenti interventi sull’involucro opaco e trasparente per un costo complessivo pari a € 1’200’556: ••isolamento dall’esterno delle pareti verticali e del solaio di copertura; ••sostituzione dei componenti finestrati comprensivi di infissi e adozione di schermature mobili. Più nel dettaglio, l’intervento di isolamento delle tamponature esterne consta di 3 diverse azioni: 1.Isolamento a cappotto dell’intelaiatura esterna dell’edificio, con polistirene estruso in lastre (celle chiuse), 10 cm, conducibilità termica (λ) = 0.04 W/mK, posto in opera mediante tasselli. 2.Isolamento in intercapedine delle tamponature, mediante insufflaggio di perlite espansa, (isolante granulare leggero, atossico, con λ = 0.04–0.06 W/mK) nella cavità tra i due tavolati in laterizio. 3.Riempimento dei vani sottofinestra con lastre in polistirene estruso (celle chiuse), previo utilizzo, dall’interno, di idonea barriera al vapore. Complessivamente, l’intervento consentirebbe di portare la trasmittanza di calcolo dagli attuali 1.30 a 0.34 W/m2K, con un costo totale dell’investimento pari a € 321’000. L’intervento sulla copertura prevede invece l’adozione, sul lato esterno, di cappotto termico costituito da 10 cm di polistirene estruso in lastre, conducibilità termica (λ = 0.04 W/mK), con trasmittanza termica complessiva di calcolo pari a 0.35 W/(m2K). Il costo di quest’intervento risulta pari a € 178’000. Per i componenti trasparenti dell’involucro, la proposta progettuale consiste nell’adozione di infissi in legno e vetrocamera basso-emissivo con riempimento in argon (U = 1.95 W/m2K). Il costo computato risulta pari a € 207’000. Inoltre per il regime estivo, si prevede adozione di schermature esterne mobili (costo computato € 314’000), in alluminio, con adozione di sistemi a lamelle orizzontali con trattamento alto-riflettente rispetto alle lunghezze d’onde dello spettro solare. In figura 4 - con esclusivo riferimento all’involucro edilizio - e quindi senza considerare il carico di ventilazione Aria Esterna (ACH) Aria in circolo (ACH) CONDIZIONI DI PRESSIONE Temperatura invernale (estiva) (°C) Umidità Relativa (%) Reparti di Degenza Infettivi 2-5 4-10 Depressione 21/23 (24/26) 40/55 Immuno-depressi 2-5 4-10 Sovrappressione 22/24 (24/26) 40/55 Cure intensive 2 6 Sovrappressione 22/24 (26) 40/55 Degenza in genere 2 4 Legate al reparto 21/23 (26) 40/55 Diagnostica Farmacia 2 4 Sovrappressione 19/21 (25/27) 40/60 Medicazioni 2 4 Sovrappressione 19/21 (25/27) 40/60 Fisioterapia 2 6 Depressione 19/21 (25/27) 40/60 (45/60) Blocchi Operatori Sale operatorie 15 15 Sovrappressione 22 (26) Sala parto 5 12 Sovrappressione 22 (26) Traumatizzati 5 12 Sovrappressione 22 (26) Servizi Bagni --- 10 Sovrappressione 19/21 (25/27) 40/60 Cucine 2 10 Depressione 19/21 (25/27) 40/60 Tabella I - Condizioni di progetto per alcune funzioni interne all’edilizia ospedaliera ma solo quello di infiltrazione - si riportano il risparmio annuo di energia primaria nonché i parziali conseguibili in regime invernale ed estivo. L’edificio riqualificato presenta un carico termico in riscaldamento che passa da 121 W/m2 a 75 W/m2, con una riduzione pari al 38%. In raffrescamento, il carico termico sensibile si riduce a 30 W/m2, con un decremento del 41% rispetto alle condizioni attuali. Considerando come tariffa dell’energia elettrica 0.25 €/kWhelettrici e per la fornitura di gas naturale di 0.07 €/ kWhprimari,il tempo di ritorno dell’investimento (non attualizzato), considerando l’indicatore più immediato (Simple Pay-Back)è pari a 25 anni.Il risultato conseguito consente osservare che anche se il risparmio energetico ottenibile è notevole, gli interventi ipotizzati non presentano margini di redditività nel breve-medio periodo. Infatti in strutture come gli ospedali, in cui sono richieste condizioni di comfort molto spinte, con ricambi orari dell’aria molto più elevati rispetto a quelli propri dell’edilizia civile abitativa, intervenire sull’involucro edilizio è meno efficaceche intervenire con un efficientamentodegli impianti di climatizzazione. In ogni caso, la riqualificazione dell’involucro è la conditio sine qua non ottimizzare l’efficientamento degli impianti. Infatti, è comunque necessaria la riqualificazione energetica anche dell’involucro edilizio poiché questo non solo è una barriera rispetto a dispersioni e rientrate termiche, bensì e l’elemento inerziale atto alla stabilizzazione delle condizioni microclimatiche interne. 3.2.Riqualificazione energetica degli impianti di climatizzazione Questa seconda parte della memoria, stante la necessità di un intervento massivo sull’involucro edilizio volto a stabilizzare le condizioni interne e rimuovere le attuali criticità, si concentra sulla riqualificazione impiantistica. In particolare, tale fase nasce da preliminari studi relativi a: ••analisi delle esigenze specifiche dell’area servita dagli impianti; ••esame delle possibili variazioni legate allo sviluppo della tecnologia medica. Relativamente al primo aspetto, si deve sottolineare che, negli ospedali, gli impianti HVAC devono non solo garantire le condizioni di comfort termo-igrometrico e di qualità dell’aria per gli occupanti (pazienti, personale, visitatori), ma devono soddisfare anche le esigenze di processo legate alle diverse attività mediche previste, considerando che in molti ambienti il rispetto di taluni valori minimi è la condizione necessaria allo svolgimento dell’attività stessa. Inoltre, poiché una struttura ospedaliera è in continua attività, non possono trascurarsi aspetti correlati alla gestione stessa degli impianti, quali la facilità di intervento per la manutenzione (ordinaria e/o straordinaria), al fine di ridurre al minimo le interferenze con l’attività medica. Poiché i valori dei parametri ambientali attesi e talvolta prescritti cambiano da reparto a reparto, seguendo la linea tracciata dagli standard recentemente pubblicati da ASHRAE con ASHE (American Society for Healthcare Engineering of the American Hospital Association) [22], gli Agosto-Dicembre 2013 HPH 17 Progettazione impianti di climatizzazione asserviti alle strutture ospedaliere dovrebbero essere progettati attraverso un’attenta analisi delle esigenze della destinazione d’uso dei diversi ambienti, in modo da prevedere un’ opportuna differenziazione nella tipologia di condizionamento in funzione delle patologie o dell’intensità di cure. A tale proposito, AICARR [6] suggerisce di introdurre l’approccio prestazionale (e non meramente prescrittivo, limitandosi a verificare il rispetto dei valori limite di alcuni parametri di funzionamento degli impianti), che presuppone una preventiva analisi dei rischi dal punto di vista clinico per le varie patologie e per i vari reparti, consentendo di ottimizzare gli impianti e di evitare inutili e talvolta dannose prescrizioni, che, in mancanza di detta analisi, risultano spesso troppo cautelative. L’altro aspetto da considerare è che - in conseguenza dei continui progressi tecnologici in campo medico - all’interno degli ospedali si ha un frequente adeguamento delle destinazioni d’uso degli spazi interni e conseguentemente re-arrangiamenti delle dotazioni impiantistiche, il cui risultato è spesso la totale inefficienza energetica del sistema edificio-impianti risultante [23]. Quando si interviene su una struttura esistente, quindi, ci si deve confrontare con una complessità del sistema edificio-impianti spesso imprevedibile e difficilmente interpretabile anche per un progettista esperto. In tale contesto, risulta spesso difficile anche solo reperire informazioni certe circa le variazioni strutturali e funzionali che hanno portato alla situazione attuale. Chiarita,seppur con estrema sinteticità, la complessità del problema, nel seguito di questa memoria si descrive la riqualificazione del caso studio considerato, con attenzione posta alla evidenza dei contrasti sopra evidenziati, fornendo infine alcune linee guida per la progettazione della riqualificazione energetica. Più nel dettaglio, per il Day-Hospital dell’Istituto “G. Pascale”, sono state confrontate tre configurazioni I. Impianti misti del tipo aria/acqua,(S_AA); II. Impianto misti del tipo aria/acqua con recupero di calore, (S_AAR); III.Impianti misti del tipo aria/espansione diretta, (S_VRF). La prima soluzione proposta è un impianto a ventilconvettori ed aria primaria, particolarmente indicato in ambienti con locali diversi per la capacità intrinseca di controllare i parametri termo-igrometrici ambiente per ambiente. L’aria è costituita da sola aria esterna, in quantità sufficiente a soddisfare il richiesto livello di qualità dell’aria in ambiente. Per ogni locale, si può individuare la portata di aria esterna necessaria che viene opportunamente trattata in una U.T.A. (unità di trattamento dell’aria) ed inviata ai locali da climatizzare tramite canalizzazioni, in modo che bilanci il carico termico latente. L’aria primaria garantisce quindi sia i necessari ricambi d’aria sia il controllo dell’umidità in 18 HPH Agosto-Dicembre 2013 ambiente. Il secondo fluido vettore (acqua calda in inverno e fredda d’estate) invece è inviato mediante tubazioni ai terminali idraulici nei singoli ambienti per il bilanciamento del solo carico termico sensibile [24]. Le ipotesi di progetto prevedono che l’U.T.A. non sia dotata di recuperatore di calore e che il Set-Point di umidità relativa (φ) sia fissato al 45% in inverno e 55% d’estate. per quanto riguarda iricambi d’aria ed iSet-Point di temperatura (T), per ciascuna zona termica sono stati fissati in conformità a quanto riportato in Tabella I. Le altre due tipologie impiantistiche nascono da un’ottimizzazione del controllo del microclima, con l’obiettivo digarantire in ogni zona termica le condizioni termo-igrometriche e la qualità dell’aria richieste, senza però stressare il controllo dell’umidità relativa. Infatti,anche se un ospedale richiede un controllo stringente delle condizioni termo-igrometriche, in molte zone non è strettamente necessario il controllo dell’umidità e si può ritenere tollerabile anche un range di temperature più ampio.Pertanto, si sono diversificati i Set-Point di temperatura secondo quanto mostrato in Tabella II ed anche il controllo dell’umidità relativa è stato accuratamente ponderato. In definitiva, secondo le effettive necessità della specifica zona termica, cono stati considerate le seguenti linee guida: a.variazione dei set-point di temperatura in funzione della zona termica, selezionando i valori meno critici tra quelli considerati di comfort; b.distinzione delle zone termiche che richiedono, o meno, il controllo del grado igrometrico; c. previsione di recuperatori di calore sensibili nelle Unità di Trattamento dell’Aria. A proposito dell’ultimo punto sopra-esplicitato, il recupero di calore, sebbene debba essere tale da evitare qualunque scambio di massa e quindi rischio di possibile contaminazione, tuttavia non è escluso, evitando però i sistemi rotativi. Pertanto, la soluzione indicata con S_AAR è ancora un sistema misto in cui però si introduce il recuperodi calore statico a piastre.Lo scambio di calore, esclusivamente sensibile, avviene per convezione e conduzione attraverso le piastre. Questi recuperatori sono caratterizzati da valori di efficienza di norma compresi tra il 50% ed il 75%. I passaggi per l’aria sono sigillati, con soluzioni appropriate onde impedire ogni possibile contaminazione fra l’aria espulsa e l’aria immessa, sia in condizioni di normale esercizio, sia in condizioni di guasto. L’ultima alternativa considerataè un sistema ad espansione diretta VRF (VariableRefrigerant Flow) in cui la regolazione della potenza erogata/sottratta avviene modulando il flusso del refrigerante. Il sistema è formato da una unità esterna dotata di compressore e di batteria di scambio in grado di funzionare da condensatore e da evaporatore, cui sono collegate moltepliciunità interne dotate di ventila- Periodo di raffrescamento Periodo di riscaldamento Set-Point Range di comfort Set-Point Range di comfort T[°C] T [°C] φ [%] T[°C] T [°C] φ [%] Profilo alto 22 21-23.5 45-65 26 24-27 45-65 Profilo medio 21 19-23.5 35-65 26 24-28 35-65 Profilo basso 20 18-24.0 35-65 26 23-29 35-65 Tabella II – Controllo microclimatico ottimizzato: Set-Point e Range di comfort per Temperatura e Umidità relativa tore e batteria di scambio termico. Si tratta, nella sostanza di un’evoluzione piuttosto spinta dei sistemi multi-split. NellaTabella III sono confrontate le prestazioni energetiche conseguibili con i due sistemi ottimizzati rispetto al sistema base S_AA, con controllo indifferenziato, per ciascuna zona termica, di livello termico, qualità dell’aria, umidità relativa. Per questa soluzione, il controllo del carico latente in tutte le zone termiche, accoppiato agli elevati ricambi d’aria, comporta un fabbisogno di energia primaria elevatissimo, pari a circa 513kWh/m2per il controllo microclimatico annuale. Ben inferiori (i.e., molto più che dimezzate) sono, diversamente, le richieste energetiche degli impianti ottimizzati, con a) recupero di calore, b) distinzione dei livelli termiciper zona termica, c) attivazione o meno del controllo del grado igrometrico: ••Impianto misto aria-acqua S_AAR: fabbisogno per la climatizzazione annuale pari acirca 204kWh/m2; ••Impianto misto aria/espansione diretta S_VRF: fabbisogno per la climatizzazione annuale pari a circa 157 kWh/m2. In Tabella IV,invece si riporta il confronto solo tra gli ultimi due impianti,progettati in condizioni ottimizzate. Dai risultati ottenuti sievince che il sistema ad espansione diretta risulta più vantaggioso, con una riduzione del 22% relativamente alfabbisogno di energia primaria. Dal punto di vista della capacità di controllo microclimatico, per le due configurazione in condizioni di progetto ottimizzate, per tre ambienti tipo caratterizzati dalle zone termiche riportate in Figura 5 è stato confrontato il microclima interno,attraverso gli indici di prestazione per la temperatura e l’umidità relativa: IP(T) e IP (φ). Tali indici, introdotti in precedenti studi [25,26], rappresentano la percentuale di tempo caratterizzatada condizioni interne nel range di comfort considerato. Per i due sistemi descritti,sono state riscontrate condizioni indoor circa equivalenti durante l’intero periodo di riscaldamento (Figura 4a) e raffrescamento (Figura 4b), sia con riferimento alla temperatura dell’aria interna che per l’ umidità relativa. Infine, dall’analisi di fattibilità economica, considerando per S_AAR un costo di1’076’336 € e per il sistema S_VRF un costo di 1’177’243 €, si deduce che l’extra-costo per l’installazione di un sistema ad espansione diretta in abbinamento ad un impianto ad aria, piuttosto che un impianto misto dalle analoghe caratteristiche, è ampiamente ripagato - almeno per quanto riguarda il caso studio qui esaminato - dalla maggiore efficienza. Infatti, considerandoun tasso di attualizzazione del 3.00 %, il tempo di ritorno dell’investimento (extra-costo) è circa 3 anni mentre il valore attuale netto (VAN) e cioè la somma attualizzata dei flussi di cassa su un periodo utile di valutazione di 15 anni risulta 275’195 €.Da questi dati emerge che la soluzione analizzata è tecnicamente ed economicamente fattibile. Conclusioni Il caso studio presentato riguarda la progettazione della riqualificazione energetica del Day-Hospital dell’azienda ospedaliera “G. Pascale”.Il lavoro presentato intende evidenziare le principali difficoltà e la complessità procedurale che caratterizzano gli interventi di retrofit energetico del sistema edificio-impianti nell’edilizia ospedaliera, all’interno di un sistema di leggi, norme, prescrizioni e standard di buona progettazione alquanto restrittivi. Con riferimento al caso studio, è pertanto tracciata una sorta di protocollo procedurale secondo cui progettare la riqualificazione di ospedali. Strumento operativo indispensabile è la diagnosi energetica condotta attraverso accurati monitoraggi ambientali e strumentali. I dati desunti consentono sia l’analisi delle prestazioni attuali sia una corretta individuazione di valide alternative progettuali. In merito a ciò, seppur nella brevità imposta dalla natura del lavoro qui presentato, la memoria introduce il lettore alla simulazione termoenergetica dinamica, tipologia di analisi che supera i limiti dell’approccio stazionario basato su dati di riferimento convenzionali e che consente sia di ricostruire il comportamento presente di un edificio e degli impianti in esso installati sia di valutare l’impatto di interventi migliorativi in un’analisi di pre-fattibilità tecnico-economica. Un involucro edilizio efficace (nel contenere le dispersioni termiche, nell’attenuare gli effetti della variabilità Agosto-Dicembre 2013 HPH 19 Progettazione S_AA Energia Primaria (kWh) S_AAR ΔE (%) S_VRF ΔE (%) Energia primaria (kWh) S_AAR S_VRF ΔE (%) Riscaldamento 2’485’000 -59% -68% Riscaldamento 1’006’833 785’333 -22% Raffrescamento 1’831’111 -62% -73% Raffrescamento 693’806 487’806 -30% Ventilatori 592’778 -51% -47% Ventilatori 289’056 314’778 9% Pompe 244’722 -68% - Pompe 78’833 0 --- Sezione umidificazione 74’444 -81% -81% Sezione umidificazione 14’278 14’278 0% Totale 5’228’056 -60% -69% Totale 2’082’806 1’602’167 -23% Tabella III – Confronto in termini di energia primaria tra impianto misto aria/acqua e soluzioni impiantistiche ottimizzate Tabella IV – Confronto in termini di energia primaria tra impianto misto aria/acqua con recupero termico e impianto ad espansione diretta impulsiva del carico esterno ed endogeno, nel limitare le oscillazioni di temperatura), impianti di climatizzazione adeguati (nelle funzioni di stabilità microclimatica richiesta, qualità e quantità della ventilazione, efficacia di filtrazione e trattamento delle portate volumetriche congrue nel garantire salubrità), sistemi di conversione energetica e trasporto dei fluidi-termovettori idonei sono tutti aspetti imprescindibili per il risparmio energetico e lo stringente controllo microclimatico richiesto dall’edilizia ospedaliera. Come evidenziato dai risultati del caso studio analizzato, la riqualificazione energetica dell’involucro edilizio costituisce il punto d partenza dell’ottimizzazione delle prestazioni energetiche di un edificio ospedaliero esistente. La resistenza e l’inerzia termica dell’involucro, infatti, concorrono alla determinazione di condizioni microclimatiche stabili e controllabili all’interno degli ambienti, oltre che a risparmi energetici che comunque possono anche risultare significativi, soprattutto in casi di obsolescenza edilizia. La chiave per il risparmio energetico, però,è un’accurata progettazione dell’impianto di climatizzazione, poiché l’aspetto maggiormente “energyintensive” in questo settore è l’elevato carico di ventilazione e il controllo igrometrico ad esso correlato, dovuto a ricambi d’aria elevati e fortemente differenziati per le diverse destinazioni d’uso individuabili in una struttura ospedaliera. Per quanto riguarda il mero involucro edilizio, l’adozione di tecnologie tradizionali - quali l’isolamento a cappotto e l’adozione di componenti trasparenti performanti - può costituire soluzione valida, sia per il risparmio energetico che per l’ottenimento di una maggiore stabilità microclimatica. Nel caso specifico del Day-Hospital dell’Istituto “G.Pascale”, tali interventi hanno consentito risparmidi energia primaria - rispetto al fabbisogno imputabile al solo involucro edilizio ed al carico di infiltrazione - del 49.5%. Considerando, diversamente, anche il carico di ventilazione, tale quota percentuale evidentemente risulta ben più bassa, evidenziando il ruolo primario rivestito dallariqualificazione degli impianti di climatizzazione. In generale, si può dire che configurazione migliore è quella che assicura la massima flessibilità operativa. Infatti, come descritto nella memoria, le funzioni ospitate all’interno di un ospedale sono molto variegate, da quelle amministrative (in cui sono idonei impianti tradizionali, anche misti aria/acqua con ventilconvettori), ai reparti di degenza (con ricorso ad impianti a tutt’aria o misti, con pannelli radianti a soffitto che necessitano di minore manutenzione), ai blocchi operatori e camere sterili (laddove si rende necessario il ricorso esclusivo ad impianti a tutt’aria esterna). Ancora, una struttura ospedaliera è in continua attività, e pertanto non possono trascurarsi aspetti a ciò correlati, come la facilità di intervento sugli impianti, ad esempio prevedendo la riduzione al minimo delle interferenze con l’attività medica ed i possibili adeguamenti delle destinazioni d’uso degli spazi. Relativamente al caso studio indagato, l’ottimo delle analisi di tecnico-economiche effettuate è rappresento da soluzioni impiantistiche con controllo del carico latente e sensibile disaccoppiato, con idoneo sistema di recupero del calore dall’aria di espulsione (senza contaminazione tra aria di rinnovo ed aria esausta). Cospicui risparmi energetici si possono ottenere con una gestione differenziata delle zone termiche, sia in termini di controllo della temperatura che dell’ umidità relativa. In particolare, l’adozione di un impianto misto aria primaria/espansione diretta, con recupero termico, set-point variabili e controllo del carico latente solo laddove necessario, consente di risparmiare quasi il 70% dell’energia primaria richiesta da un tradizione impianto misto aria/ acqua, senza recupero di calore e indistinto controllo del microclima (i.e., bilanciamento sensibile e latente) in ciascun zona termica. Tale configurazione risulta, con riferimento al caso di studio qui esaminato, anche più ef- 20 HPH Agosto-Dicembre 2013 ficiente di un impianto misto aria/acqua dalle analoghe caratteristiche, per quanto riguarda il recupero di calore e la differenziazione del controllo sensibile e latente. In particolare, ai risparmi energetici conseguono soddisfacenti indici economici, con extra-costo contenuti e ripagabili in periodi di tempo pienamente fattibili rispetto alla vita ipotizzata degli impianti. Bibliografia 1. Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 1: Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia (G.U. n. 222 del 3 settembre 2005). 2. Decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009 , n. 59: Regolamento di attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia. (GU n. 132 del 10-6-2009). 3. Decreto ministeriale (Sviluppo Economico) 26 giugno 2009: Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici (G.U. n. 158 del 10 luglio 2009). 4. EU Commission and Parliament: Directive 2010/31/ UE of the European Parliament and of the Council of 19 May 2010 on the energy performance of buildings (EPBD recast). 5. W. Grassi, D. Testi, E. Menchetti, D. Della Vista, M. Bandini, L. Niccoli, G. L. Grassini. Valutazione dei consumi nell’edilizia esistente e benchmark mediante codici semplificati: analisi di edifici ospedalieri. Report ENEA, Marzo 2009. 6. AICARR. Posizione di AICARR sulla possibilità di risparmio energetico nelle strutture sanitarie esistenti, con particolare riferimento agli ospedali, Dicembre 2012. 7. Circ. Min. LL. PP. 13011 del 22 novembre 1974 “Requisiti fisico tecnici per le costruzioni edilizie ospedaliere: proprietà termiche, igrometriche, di ventilazione e di illuminazione” 8. Parlamento Italiano, Legge 135 - 5 Giugno 1990, Piano degli interventi urgenti in materia di prevenzione e lotta all’AIDS, Gazzetta Ufficiale n. 132, 8 giugno 1990. 9. Decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, (supplemento ordinario alla G.U. n. 42 del 20 febbraio 1997), Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private, 1997. 10. ISPESL, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza dei Lavoro “Linee Guida per la definizione degli standard di sicurezza e di igiene ambientale dei reparti operatori”, Approvato dal Consiglio Superiore di Sanità il 26-07-2002. 11. AIA Guidelines for Design and Construction of Hospital and Health Care Facilities, The American Institute of Architects Press, Washington, DC, 2006. 12. ASHRAE Standard 62, Ventilation for Acceptable Indoor Air quality, American Society of Heating, Refrigeration and Air-Conditioning Engineers, Atlanta, GA, 1999. 13. Health care facilities, in: HVAC Applications Handbook, American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers Inc., Atlanta, GA, 2011 (Chapter 8). 14. L. Stefanutti, Applicazioni di impianti di climatizzazione, Capitolo 14, Ospedali, Tecniche Nuove, 1996. 15. UNI/TS 11300-1:2008 - Prestazioni energetiche degli edifici - Parte 1: Determinazione del fabbisogno di energia termica dell’edificio per la climatizzazione estiva ed invernale. 16. UNI/TS 11300-2:2008 - Prestazioni energetiche degli edifici - Parte 2: Determinazione del fabbisogno di energia primaria e dei rendimenti per la climatizzazione invernale e per la produzione di acqua calda sanitaria. 17. U.S. Department of Energy, Energy Plus simulation software, Version 7.2.0, 2013. 18. Ascione F., Bianco N., De Masi R.F., Vanoli G.P. Rehabilitation of the building envelope of hospitals: Achievable energy savings and microclimatic control on varying the HVAC systems in Mediterranean climates. Energy and Buildings, Volume 60, Maggio 2013, pagg. 125–138 19. UNI - Italian Organization for Standardization, Standard UNI EN ISO 6946, Componenti e elementi per edilizia – Resistenza termica e trasmittanza termica- Metodo di calcolo,1996. 20. ISO - International Organization for Standardization, Standard ISO 9869, Thermal insulation, Building elements, In-situ measurement of thermal resistance and thermal transmittance, 1994. 21. UNI - Italian Organization for Standardization, Standard UNI 10339, Impianti aeraulici al fini di benessere. Generalità, classificazione e requisiti. Regole per la richiesta d’offerta, l’offerta, l’ordine e la fornitura, 1995. 22. ANSI/ASHRAE/ASHE. Addendum to ANSI/ASHRAE/ ASHE Standard 170-2008: Ventilation of Health Care Facilities, Giugno 2012. 23. Martinazzoli G. Gli Impianti Ospedalieri. Guida alla progettazione integrata. Editore La Nuova Italia Scientifica. Roma, 1995. 24. Bellia L., Mazzei P., Minichiello F., Palma D. Aria umida. Climatizzazione ed involucro edilizio. Liguori Editore, Napoli 2006. 25. Ascione, F., Bellia, L., Capozzoli, A., Minichiello F. (2009). Energy saving strategies in air-conditioning for museums. Applied Thermal Engineering, 29(4), 676-86. 26. Ascione, F., Minichiello, F. (2010). Microclimatic control in the museum environment: Air diffusion performance. International Journal of Refrigeration, 33(4), 806-814. Agosto-Dicembre 2013 HPH 21 Progettazione Filippo Manaresi*, Alessandro Caviglia**, Virginio Brocajoli***, Nicola Freddi*, Lucia Salmi* Umanizzazione e centralità del paziente Il nuovo dipartimento materno infantile dell’ospedale Filippo Del Ponte La progettazione degli spazi pediatrici impone cautele specifiche orientate a comprendere le diverse esigenze dei bambini che si rapportano a spazi sconosciuti che amplificano timori e domande sullo stato di malattia, coinvolgendo i genitori in questo ambito percettivo; viene riportata una recente esperienza di progettazione partecipata in ambito pediatrico nata dal confronto con tutte le componenti tecniche e sanitarie. Nell’articolo si affronta il tema dell’umanizzazione degli ambienti ospedalieri attraverso l’esperienza del nuovo dipartimento materno-infantile dell’ospedale Filippo Del Ponte di Varese, la cui realizzazione sta avvenendo attraverso un appalto integrato. Nel progetto si sono affrontate le tematiche specifiche dell’inserimento nel percorso di ospedalizzazione dei bambini e delle loro famiglie, con tutte le attenzioni dedicate ai piccoli pazienti, per rendere tale esperienza il meno traumatica possibile. PAROLE CHIAVE Progettazione partecipata, pediatria, umanizzazione *MAIN spa **Infrastrutture Lombarde spa ***SINERGIA scarl introduzione L’ospedale Macchi di Varese è ospedale di riferimento per l’intera provincia e, oltre al presidio provinciale, gestisce una struttura cittadina dedicata alle aree materno-infantili oggetto di una serie di interventi di ristrutturazione complessiva del presidio. Tale intervento di potenziamento e rinnovamento del presidio ospedaliero Filippo Del Ponte risulta di particolare complessità sia per la delicatezza della tipologia di pazienti, sia per la sua ubicazione, in una zona intensamente edificata in adiacenza al centro storico della Città di Varese, in prossimità della Stazione Ferroviaria e a breve distanza dall’Ospedale di Circolo. L’Ospedale Filippo Del Ponte è sede del dipartimento materno-infantile al quale fanno riferimento le unità operative di cardiologia, neuropsichiatria infantile, nidoneonatologia, terapia intensiva neonatale, ostetricia e 22 HPH Agosto-Dicembre 2013 ginecologia, pediatria. Sono inoltre assicurate tutte le prestazioni di anestesia, laboratorio e radiologia e tutte le prestazioni necessarie a livello ambulatoriale; i posti letto complessivi a regime sono previsti in circa 200 (ordinari e diurni) L’edificio ospedaliero sorge su di un’area di proprietà dell’Azienda ospedaliera e presenta attualmente i seguenti dati caratteristici: ••Superficie fondiaria del lotto mq. 9.450 ••Superficie coperta mq. 4.560 ••Superficie lorda di pavimento mq. 14.260 Il primo insediamento del 1845 era destinato a centro di assistenza della Congregazione di Carità che, dal nobile Filippo del Ponte, ebbe in eredità la Villa alla quale è stato dato il nome che successivamente la identifica (riquadrato in verde nell’immagine). L’Ospedale è oggi composto da altri tre padiglioni edificati in ampliamenti successivi: ••Padiglione Ottagono (azzurro) (1935), costituito da tre livelli di cui uno seminterrato e due fuoriterra; ••Padiglione Vedani (giallo) (1961), costituito da cinque livelli di cui uno seminterrato e quattro fuori terra, la cui completa demolizione è prevista per la realizzazione del nuovo edificio; ••Nuovo Padiglione (rosso) (1972), in ampliamento al Vedani, costituito da otto livelli di cui due seminterrati e sei piani fuori terra. Il Complesso Ospedaliero ha subito negli anni frequenti interventi di ristrutturazioni interne, atte ad adeguare le strutture alle esigenze sanitarie e cliniche. Materiali e metodi Il nuovo edificio si pone parallelo lungo l’asse est/ovest congiungendosi con il “padiglione nuovo” all’estremità del lato corto. Si compone di una stecca a corpo quintuplo appoggiata su un bastione che ricollega e ricuce l’edificio alla viabilità circostante, in forte pendenza. Una delle maggiori criticità riscontrate in fase di progettazione esecutiva è stata la necessità di coniugare la complanarità con l’edificio esistente con una misura di interpiano compatibile con gli spazi necessari alla distribuzione impiantistica. Dal punto di vista funzionale l’edificio ospita le seguenti funzioni: ••Livello -2: depositi, spazi tecnici e autorimessa ••Livello -1: pronto soccorso pediatrico, diagnostica per immagini ••Livello terra: ambulatori e degenza neuropsichiatrica ••Livello 1: terapia intensiva, blocco operatorio ••Livello 2: vani tecnici per sottocentrali ••Livello 3: degenza di ginecologia ••Livello 4: terapia intensiva neonatale e neonatologia ••Livello 5: degenza di pediatria Nella consapevolezza che l’ospedale moderno deve diventare una struttura aperta sulla città, un edificio pubblico, come la chiesa, il mercato, la biblioteca, dove il cittadino si reca per usufruire o per gestire un servizio nelle condizioni di massimo comfort psico-fisico, diventa di fondamentale importanza l’esigenza del paziente di ricevere stimoli rassicuranti dalla struttura che lo accoglie e lo aiuta a sconfiggere le barriere dell’isolamento e della paura. In questa ottica, focale è stato l’inquadramento del rapporto genitori – figli, attorno al quale si è concentrata la concezione ed organizzazione delle funzioni del nuovo reparto. Si è ritenuto fondamentale creare un ambiente, inteso nella sua accezione più ampia, tranquillizzante e familiare per i bambini. Per perseguire questo scopo, ci si è attivati secondo due direttrici: 1.Ambiente fisico, inteso come concezione della struttura vera e propria; 2.Ambiente umano, inteso come garanzia della continuità del rapporto bambini – genitori in tutto il percorso di ospedalizzazione. L’ambiente “fisico” è stato studiato per trasmettere tranquillità e la sensazione di un ambiente amico ai piccoli. I principi generali sono stati: ••Ambienti luminosi, con uso il più possibile esteso dell’illuminazione naturale, anche attraverso la creazione di pozzi di luce per illuminare le aree interne del corpo quintuplo; ••Attento studio dei colori e dei materiali; ••Personalizzazione delle camere di degenza; ••Studio grafico di umanizzazione pittorica; ••Chiarezza e certezza dei percorsi. L’ambiente “umano” è stato studiato per permettere la naturale continuità del rapporto genitore – bambino, garantendo un percorso di ospedalizzazione il più possibile senza bruschi stacchi dalla quotidianità: ••Possibilità per un genitore di dormire accanto al piccolo, sia nel reparto di degenza, sia in terapia intensiva, sia in neonatologia; ••Presenza di aree dedicate al gioco ed alla socialità dei bambini; La degenza di pediatria è il reparto in cui il piano colore raggiunge una maggiore complessità; si tratta del reparto in cui i bambini alloggiano e nel quale si devono sentire padroni e a proprio agio. Il progetto colore è quindi dedicato completamente a loro. Il pavimento sarà a stampa parquet in tutti gli spazi, con integrazione di parti colorate da posizionare in spazi precisi; ad esempio, la zona soggiorno sarà individuata da una “bolla” di colore verde chiaro, mentre le due aree lavoro infermieri saranno invece caratterizzate da “bolle” di colore arancio; è stata scelta una forma arrotondata, accogliente e giocosa. La climatizzazione viene realizzata con sistemi a pannelli radianti posti a soffitto integrati da aria primaria in grado di assicurare elevate condizioni di comfort grazie ad un sistema di scambio termico naturale che minimizza le cor- Agosto-Dicembre 2013 HPH 23 Progettazione renti d’aria, la circolazione di polveri ed i differenziali di temperatura all’interno dell’ambiente. In corrispondenza delle aree gioco, per meglio focalizzare l’effetto radiante a terra, l’impianto viene combinato con un sistema a pavimento. La sala giochi sarà caratterizzata dalla presenza di inserti composti da rettangoli variamente incastrati fra loro a formare quattro grandi tappeti colorati sui quali giocare; i tappeti presentano tonalità diverse di quattro colori: giallo, verde, rosso, azzurro e suddividono lo spazio in quattro aree all’interno delle quali potranno essere svolte contemporaneamente attività diverse di gioco libero o guidato. Grande impegno è stato dedicato alle stanze di degenza, che presenteranno un pavimento a stampa parquet che evoca la casa e la familiarità e pareti bianche e luminose; due tocchi di colore caratterizzeranno e differenzieranno le camere: il primo sarà la parete alle spalle del letto e il secondo sarà il piccolo corridoio di ingresso alla camera, che presenterà pavimento e una parete colorati. Per quanto riguarda l’ingresso, la parete colorata sarà quella opposta al bagno, in modo che entrando risalterà immediatamente un elemento che aiuterà anche ad identificare le camere dei pazienti (camera rosa, arancio, azzurra, verde) aumentando la sensazione di appartenenza e di personalizzazione degli ambienti. È stato poi affrontato lo studio di un vero e proprio “Progetto di Umanizzazione Pittorica” certificata, che pone il bambino e la sua relazione con i genitori al centro del processo terapeutico. L’obiettivo è quello di rendere più umana e serena l’esperienza della visita o del ricovero in ospedale accogliendo il bambino in un ambiente sereno, colorato e familiare. L’adeguatezza delle atmosfere ambientali riduce la percezione di medicalizzazione restituendo un’immagine positiva, contribuendo così a creare un clima di fiducia e di collaborazione da parte dell’utente. L’utilizzo di immagini colorate, in modo studiato e creativo, riduce l’effetto di estraniazione dall’ambiente sconosciuto e cattura l’attenzione di pazienti e familiari, stimola un coinvolgimento percettivo, riducendo l’ansia. Nelle sale giochi, le sale di attesa, sale mediche e le camere di degenza, è prevista la realizzazione di trattamenti murali mediante l’applicazione di pannellature in Forex, trattate con stampa diretta, raffiguranti immagini pittoriche adatte all’Ospedalizzazione. La scelta di inserire a soffitto, una cornice perimetrale, con luce lineare LED di colorazione RGBA per illuminare tangenzialmente le pareti si pone l’obiettivo di fare risaltare e valorizzare le pareti decorate, rendendone ancora più immediata la loro percezione ed al tempo stesso di creare scenari luminosi variabili secondo opportune programmazioni, in grado di coinvolgere i bambini nella loro attività di gioco o distrarli nella sala di attesa del pronto soccorso. 24 HPH Agosto-Dicembre 2013 Le grafiche proposte sono state appositamente studiate con il Dipartimento di Psicologia Dinamica di Bologna, con test prima e dopo gli allestimenti pittorici, al fine di individuare le grafiche, i temi ed i colori più appropriati. Per ogni posto letto sarà realizzato un pannello pittorico diverso e abbinato, per restituire al bambino il senso della propria individualità, come segno di riconoscimento. I vivaci disegni legati al percorso di fiaba, facilmente riconoscibili come punti di riferimento, faciliteranno inoltre l’orientamento nel reparto, connotando le diverse stanze. Questo tipo di intervento interrompe la modularità e la ripetitività degli ambienti ospedalieri, che, oltre ad essere innaturali, estraniano il paziente, portandolo alla depressione. Nelle sale giochi sono stati scelti degli allestimenti moderati per dare più ampio spazio agli arredi e alle zone dedicate ad ospitare i frutti della creatività dei bambini: i loro disegni. E prevista, inoltre, sulla scia del progetto di umanizzazione appena descritto, l’applicazione di serigrafie sulle pareti delle sale operatorie, dedicato proprio ai piccoli pazienti. Anche i locali diagnostici saranno interessati da interventi mirati al comfort dei bambini. È prevista la realizzazione di un vero e proprio progetto di “Ambient Experience”. Questa tipologia di progetto nasce con l’obiettivo di trasformare gli ambienti ospedalieri in spazi più accoglienti che i pazienti possono personalizzare con suoni, immagini rasserenanti e luci soffuse, prima di sottoporsi a indagini diagnostiche. Questa soluzione è stata studiata per massimizzare il comfort del paziente e raggiungere, al tempo stesso, una maggiore precisione delle diagnosi attraverso una architettura degli spazi e un impatto visivo che combina funzionalità e comfort. Il paziente entra cioè nell’ambiente diagnostico con la sensazione di varcare una soglia che lo porterà fuori dall’ospedale: colori, immagini, atmosfere, materiali, geometrie vengono esaltate da un’illuminazione diffusa proiettata sulle pareti e accompagnano il paziente durante tutta la durata dell’esame. In queste condizioni, immagini, suoni e colori distraggono il soggetto dall’esame e lo mettono in condizioni di accettare di restare fermo per il tempo necessario. A parità di efficacia diagnostica queste soluzioni di healthcare design vogliono andare incontro alle difficoltà individuali e considerare il paziente nella sua complessità di persona e non solo del suo quadro clinico. Conclusioni L’esperienza trattata ha visto coinvolti numerosi attori, dalla fase di concezione a quella di esecuzione delle opere. Fondamentale, nella fase di progettazione esecutiva, è stato il coinvolgimento fattivo di tutti i soggetti direttamente interessati, in primis l’Azienda Ospedaliera; questo ha consentito di condividere tutte le scelte esecutive e di adattare i reparti alle necessità nel frattempo sopravvenute. Significativo segnalare il rapporto di collaborazione instaurato tra progettisti, committenza e stazione appaltante nella prospettiva di sperimentare non solo una modalità di progettazione focalizzata sugli utenti pediatrici, le loro specifiche esigenze ed i loro affetti, ma anche una modalità di collaborazione tra soggetti diversi basata sul confronto delle diverse prospettive come la progettazione di strutture ospedaliere merita. Stazione Appaltante: Infrastrutture Lombarde SpA Responsabile del Procedimento: Ing. Alberto Trussardi (ILspa) Committente: Azienda Ospedaliera Macchi di Varese Progettazione Esecutiva: MAIN Management e Ingegneria spa, Bologna, Coordinamento generale, progettazione architettonica e strutturale, sicurezza: Ing. Filippo Manaresi, Ing. Nicola Freddi Collaboratori: Ing. Lucia Salmi, Ing. Sabrina Simonini SINERGIA Scarl, Milano, Progettazione impianti, acustica: Ing. Virginio Brocajoli, Ing. Roberto Ferrari Appaltatore: ATI Albini Castelli srl, Varese – ARCO Lavori scc, Ravenna Importo lavori a base appalto: € 18.145.000,00 Agosto-Dicembre 2013 HPH 25 Sostenibilità energetica Alessandro Palombi*, Claudio Loccioni* Il Green@Hospital: un progetto europeo per la sostenibilità energetica delle strutture e dei processi ospedalieri Il progetto Europeo Green@Hospital vuole mostrare come tramite l’ICT sia possibile ottenere significativi risparmi energetici nelle strutture ospedaliere agendo su lighting, sistemi di ventilazione e Data Center. Soluzioni innovative di efficienza energetica vengono testate in quattro ospedali europei, monitorate e quindi gestite da una piattaforma Web che si avvale di algoritmi di ottimizzazione dei consumi basati su simulazioni e modelli predittivi. Il progetto ha l’obiettivo di produrre una riduzione dei consumi del 15% nelle aree in cui vengono implementate le soluzioni ICT. PAROLE CHIAVE Green@Hospital, Sostenibilità, Energia, Strutture ospedaliere, Percorso oncologico, Data Center *Loccioni humancare Introduzione Il progetto Green@Hospital nasce dalla volontà di sviluppare soluzioni ICT (Information and Communication Technology) che permettano di raggiungere significativi risparmi energetici nel mondo degli ospedali, che sono tra gli edifici pubblici più energivori poiché sono attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7, devono garantire elevati requisiti di comfort e spesso risiedono in edifici dotati di involucro edilizio poco performante. Il Gruppo Loccioni coordina 10 partner provenienti da 4 diversi paesi europei. Il consorzio comprende quattro partner tecnologici (Schneider Electric Spa, Dalkia Catalunya, IF Technology, Deerns) due centri di ricerca (IREC e la Technical University of Crete) e quattro ospedali pilota di cui uno italiano, due spagnoli ed uno greco (Ospedali riuniti di Ancona, Virgen de las Nieves a Granada, Hospital of Mollet e Saint George Hospital di Chania). Nel dare il proprio contributo al progetto, il Gruppo Loccioni mette in campo l’esperienza di dialogo con il mondo sanitario maturata con il Lab@AOR, il laboratorio dell’innovazione degli Ospedali Riuniti di Ancona. Dal 2007, all’interno del laboratorio, mondo clinico e mondo industriale collaborano per migliorare i processi, innovare le tecnologie ospedaliere e diffondere cultura d’impresa nel settore pubblico. Il progetto Green@Hospital ha ricevuto un finanziamento europeo all’interno del programma CIP (Competitiveness and Innovation Program) ICT Policy Support Program (Contract 26 HPH Agosto-Dicembre 2013 number 297290). L’obiettivo sfidante affidato dalla commissione europea è quello di dimostrare che tramite soluzioni ICT è possibile ottenere risparmi energetici almeno del 15% nelle aree selezionate. Il progetto, che dura tre anni è partito nel Marzo 2012. Materiali e metodi Per raggiungere l’obiettivo di ridurre i consumi del 15%, per prima cosa è stato realizzato un audit energetico in ciascuno degli ospedali pilota allo scopo di identificare quali aree coinvolgere nel progetto per ciascuna struttura. L’audit è stato condotto seguendo una procedura sviluppata all’interno del progetto. L’audit ha portato all’identificazione di 9 diverse soluzioni di efficienza energetica che riguardano la generazione dell’ energia termica e frigorifera, l’illuminazione artificiale, la ventilazione, la climatizzazione delle stanze di degenza e il condizionamento dei data center. In ciascuno dei quattro ospedali coinvolti vengono sviluppate e testate in condizioni operative specifiche soluzioni per la riduzione dei consumi. In particolare: ••Nell’Hospital of Mollet vengono sviluppate soluzioni per l’ottimizzazione dell’impianto geotermico e l’adattamento dei consumi energetici all’utilizzo dei locali; ••Nell’Hospital Virgen de las Nieves a Granada si lavora all’ottimizzazione del data center ed alla gestione intelligente dell’impianto di condizionamento; ••Nel Saint George Hospital di Chania le soluzioni riguardano la gestione intelligente dell’illuminazione ed il controllo energetico dei locali tramite rilevamento presenza; ••Negli Ospedali riuniti di Ancona gli interventi riguardano l’efficienza energetica del data center AGORÀ ed il sistema di smart lighting per il percorso di cura onco-ematologico. Sono stati coinvolte nel progetto diversi reparti ospedalieri come l’intera filiera oncologica, reparti di pediatria, sale operatorie e reparti di emergenza. In particolare, presso gli Ospedali Riuniti di Ancona, il progetto permetterà di associare al processo i costi energetici che riguardano i luoghi e gli strumenti della cura, con l’obiettivo di creare ulteriore risparmio, annullando i rischi, innalzando il comfort dei pazienti e migliorando le prestazioni ospedaliere. Gli elementi chiave di questo progetto saranno il Data Center - luogo dei dati anagrafici e clinici e nodo di passaggio di tutti i processi -, i reparti di oncologia, ematologia e la farmacia oncologica. La varietà di soluzioni e di aree coinvolte permetterà di integrare in un ospedale virtuale tutte le soluzioni previste Figura 1 Esempio di infografica sull’illuminazione di un locale e di valutare il loro effetto sulle prestazioni complessive di un ospedale tipo. Il risultato sarà un benchmark di riferimento con il quale potrà essere confrontata ogni struttura ospedaliera. I dati raccolti nella fase di audit, di natura strumentale e documentale, hanno permesso di sviluppare modelli software delle aree coinvolte nel progetto al fine di verificare il potenziale risparmio energetico derivante dalle soluzioni proposte e di testare prima della messa in servizio algoritmi di ottimizzazione. In particolare modelli sviluppati con tecniche tradizionali sono stati utilizzati per calibrare modelli sviluppati con soft computing techniques che hanno il vantaggio di poter essere utilizzati per un controllo in tempo reale poiché richiedono ridotte risorse computazionali. Attualmente (Ottobre 2013) le soluzioni di efficienza energetica sono in fase di istallazione e verranno testate nelle reali condizioni operative per un intero anno. Nel frattempo i dati acquisiti e le simulazioni hanno permesso di definire il potenziale risparmio energetico derivante da ciascuna delle soluzioni proposte. I prossimi passi del progetto prevedono l’integrazione delle soluzioni testate in una piattaforma Web che permetterà di concentrare i dati provenienti da ognuno degli ospedali coinvolti, di controllare da remoto gli impianti integrati e di presentare i dati raccolti sul campo agli utenti finali. La piattaforma è stata studiata per essere accessibile a diverse tipologie di utenti: le informazioni relative ai parametri di comfort e ai risultati di efficienza energetica raggiunti sono presentate utilizzando intuitive infografiche in modo da poter essere facilmente comprensibili ad un vasto pubblico che comprende operatori sanitari pazienti e familiari. La stessa piattaforma metterò a disposizione di tecnici ed Energy manager strumenti a loro dedicati che saranno accessibili tramite apposite password. Questi strumenti permettono di analizzare i dati storicizzati negli ospedali, analizzare le serie temporali e gestire i parametri di configurazione degli impianti e dei locali. Risultati I risultati della fase di audit hanno mostrato come in alcune aree dell’ospedale fino al 90% dell’energia utilizzata per il riscaldamento/raffreddamento e per l’illuminazione vada in realtà sprecata. Questo avviene perché, non essendo in uso sistemi di rilevamento della presenza o di adattamento alle condizioni esterne, i sistemi di condizionamento e di illuminazione si attivano indipendentemente dalla presenza di persone nei locali, dal livello di illuminazione esterna, etc. La campagna di monitoraggio all’interno degli Ospedali Riuniti di Ancona ha coinvolto in particolare i reparti di Oncologia ed Ematologia, ed il Data Center Agorà. I risultati del monitoraggio hanno permesso di individuare i seguenti risparmi potenziali: I margini di efficienza più significativi riguardano Agosto-Dicembre 2013 HPH 27 Sostenibilità energetica Tabella 1 Risparmi potenziali all’interno dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona il data center, e sono raggiungibili attraverso l’implementazione di un sistema di gestione della climatizzazione che riduca il PUE (Power Usage Effectiveness) I parametri operativi del Data Centre sono stati monitorati dal Settembre 2011 evidenziando una dipendenza dell’efficienza del sistema di raffreddamento dalla temperatura dell’aria esterna, poiché più questa è bassa più i Chiller sono efficienti ed è possibile utilizzare il freecooling. L’aumento del carico IT ha progressivamente ridotto la temperatura dell’aria esterna che permette di sfruttare il freecoling. Da ciò nasce la necessità di ottimizzare la gestione del sistema sfruttando: ••Modelli predittivi del carico ••Regolazione ottimale delle apparecchiature I potenziali risparmi energetici calcolati su base annuale tramite simulazioni rappresentano il 25% dell’energia usata per il raffreddamento del Data Centre. Questo equivale a passare da un PUE di 1.72 (medio 2012) ad un PUE di 1.54. Contestualmente si è agito anche su APOTECAchemo, il sistema automatizzato per la preparazione delle terapie oncologiche, attraverso lo sviluppo di una funzionalità EcoMode che permette alla macchina di andare in standby quando non utilizzata per lunghi periodi di tempo. Discussione e conclusioni All’innovazione tecnologica è richiesto oggi non solo di rendere più facile, sicura, confortevole la vita delle per- 28 HPH Agosto-Dicembre 2013 sone, ma anche di farlo nel rispetto dell’ambiente e delle risorse energetiche che abbiamo a disposizione. Ecco perché benefici legati al progetto Green@Hospital, derivanti da un’applicazione diffusa di tecnologie innovative all’interno dell’ospedale, puntano a coinvolgere i pazienti e gli operatori sanitari nella loro duplice veste di utenti o fornitori dei servizi ospedalieri e di cittadini interessati alla conservazione dell’ambiente circostante. Da un lato infatti il progetto si propone di rendere “più intelligente” il percorso di cura, facendo in modo che questo si adatti alle condizioni esterne garantendo il massimo del comfort con il minimo del consumo. Dall’altro lato, esso si pone l’obiettivo alto, diremmo “culturale”, di contribuire alla riduzione dei consumi energetici di alcuni tra gli edifici più energivori delle nostre città: gli ospedali. Lo stato attuale del progetto permette di prospettare una riduzione significativa dei consumi ospedalieri, il tutto grazie all’applicazione di tecnologie d’avanguardia che permetteranno agli edifici di “sentire” quello che sta accadendo dentro e fuori di essi, ed ai sistemi di adattarsi a queste situazioni. Le metodologie adottate potranno successivamente essere applicate in altre realtà ospedaliere oltre alle quattro strutture pilota facenti parte del progetto, ed in genere saranno applicabili, oltre lo scenario ospedaliero, all’interno del contesto dei sistemi abitativi intelligenti che va sotto il nome di smart city. Bibliografia [1] “Five steps for hospitals to become energy star rated” Energy Star Healthcare Facilities Division www.environmentalleader.com http://www.energystar.gov [2] The Green Guide for Healthcare. http://www.gghc.org [3]“LeadingTechniques for Energy Savings in Healthcare facilities” white paper on Healthcare by TAC – Schneider Electrics (2006) [4] “Green+ Hospitals”white paper on Sustainable healthcare by Siemens (2009) [5] Kolokotsa, D., Pouliezos, A., Stavrakakis, G., & Lazos, C. (2009a).“Predictive control techniques for energy and indoor environmental quality management in buildings”, Building and Environment, 44(9), 1850-1863 [6] Gobakis, K., Kolokotsa, D., Synnefa A., Saliari M., Giannopoulou K., Santamouris, M. (2011) “Development of a model for urban heat island prediction using neural network techniques”, Sustainable Cities and Society, 1(2), 104-115 [7] Kolokotsa, D., Kalaitzakis K., Stavrakakis G. (2003), “Advanced Artificial Neural Networks for Shortterm Load Forecasting”, Proceedings of the International Conference on RES for island, tourism & water, Crete, May 26-28. [8] Diakaki, C., Grigoroudis, E., Kabelis, N., Kolokotsa, D., Kalaitzakis, K., & Stavrakakis, G. (2010). “A multi-objective decision model for the improvement of energy efficiency in buildings”, Energy, 35(12), 5483-5496. [9] HosPilot – Intelligent Energy Efficiency Control in Hospital, Project Funded by the EU Commission under the FP VII ICT PSP, www.hospilot.com [10] EU Hospital – Exemplar Energy Conscious European Hospitals And Health Care Buildings, Project Funded by the EU Commission under the NNE5-2001, http://www.eu-hospitals.net/ [11] “Project No. EIE/04/006/S07.39512 Author: Manuel Sward, Energy Agency for Southeast Sweden. http://www. pubenefs.org [12] Building Controls Virtual Test Bed (BCVTB) https://gaia. lbl.gov/bcvtb by Ernest Orlando Lawrence Berkeley National Laboratory (LNBL) [13] Energy 2020 – A strategy for competitive and sustainable and secure energy. European Commission 2010 [14] Poole, J.D.,„Model Driven Architecture: Vision, Standards and Emerging Technologies“, ECOOP 2001, Whorkshop on Metamodeling and adaptive Object Models, 2001 [15] Fowler, M. and Scott, K. „UML Distilled (2nd edition): a Brief guide to the Standard Object Modeling Language“ Wesley USA 2000 [16] S. Keemink, and B. Roos, Security analysis of Dutch smart metering systems, Univ. Amsterdam, July 2008 [17] CIA triad, http://en.wikipedia.org/wiki/CIA_triad#Key_ concepts [18] AMI-SEC Task Force, Advanced Metering Infrastructure (AMI) System Security Requirements, Dec 2008 [19] D. K. Mulligan, D. Wagner, U. Shankar, P.A. Subrahmanyam, E. Jones, J. Lerner. “Network Security Architecture for Demand Response/Sensor Networks”, Public Interest Energy Research Group, January, 2005. [20]“Uso razionale dell’energia nel settore ospedaliero”, ENEA 1993 [21] Kolokotsa, D., Niachou, K., Geros, V., Kalaitzakis, K., Stavrakakis, G. S., & Santamouris, M. (2005). Implementation of an integrated indoor environment and energy management system. Energy and Buildings, 37(1), 93-99. Retrieved from www.scopus.com [22] Kolokotsa, D., Saridakis, G., Dalamagkidis, K., Dolianitis, S., & Kaliakatsos, I. (2010). Development of an intelligent indoor environment and energy management system for greenhouses. Energy Conversion and Management, 51(1), 155-168. [23] Kolokotsa, D., Stavrakakis, G. S., Kalaitzakis, K., & Agoris, D. (2002). Genetic algorithms optimized fuzzy controller for the indoor environmental management in buildings implemented using PLC and local operating networks. Engineering Applications of Artificial Intelligence, 15(5), 417-428. [24] D. Kolokotsa, D. Tsiavos, G. Stavrakakis, K. Kalaitzakis, E. Antonidakis. Advanced fuzzy logic controllers design and evaluation for buildings’ occupants’ thermal - visual comfort and indoor air quality satisfaction. Energy and Buildings, 33, 6 pp. 531-543, 2001. [25] E.Tripolitakis, D. Kolokotsa, K. Kalaitzakis, G. Stavrakakis. Study and Implementation of a Fuzzy PD Thermal Comfort Controller for Embedded Fieldbus Systems Applications. WSEAS Conference on ELECTRONICS, CONTROL & SIGNAL PROCESSING (Published in WSEAS Transactions on Circuits and Systems, 9, 3, pp. 2051-2057, 2004), Rethymno Crete , October 24- 26, 2004. [26] Kolokotsa, D. (2003). Comparison of the performance of fuzzy controllers for the management of the indoor environment. Building and Environment, 38(12), 1439-1450. [27] Kolokotsa, D., Kalaitzakis, K., Antonidakis, E., & Stavrakakis, G. S. (2002). Interconnecting smart card system with PLC controller in a local operating network to form a distributed Energy management and control system for buildings. Energy Conversion and Management, 43(1), 119-134 [28] D. Kolokotsa, K. Kalaitzakis G. Stavrakakis. Advanced Artificial Neural Networks for Shortterm Load Forecasting. Proceedings of the International Conference on RES for island, tourism & water, Crete, May 26-28 2003. Website Links [29] http://ec.europa.eu/information_society/events/ ict/2010/index_en.htm [30] http://ict-sustainablehomes.org/ [31] http://www.dynastee.info/home.php [32] http://www.eche-paris2011.com/en [33]http://www2.schneiderelectric.com/sites/corporate/en/ solutions/business_segments/healthcare/healthcare.page [34] http://www.clima2013.com Agosto-Dicembre 2013 HPH 29 Management Karl Kob Strutture residenziali per anziani a misura d’uomo Lo sviluppo sociale ed economico, i progressi della scienza medica hanno comportato un cospicuo miglioramento della qualità e un aumento dell’attesa di vita. Nello stesso tempo aumenta il numero di persone affette da patologie croniche che hanno perso completamente o parzialmente l’autosufficienza. Un aspetto molto preoccupante è la crescita della demenza di origine degenerativa e/o vascolare. Tale situazione non comporta soltanto un aumento di cure sanitarie, ma anche di prestazioni per supportare l’alimentazione, l’igiene personale, la mobilità, la vita psicosociale e la conduzione delle attività familiari. Tutte queste prestazioni dovranno essere erogate preferibilmente presso il proprio domicilio. In vari casi è necessario scegliere una struttura residenziale idonea per anziani. Riguardo alle residenze, nei paesi europei esiste un’ampia offerta di tipologie di strutture e di modelli sperimentali innovativi, tra cui case multigenerazionali d’incontro e di alloggio. Per garantire alle persone anziane non autosufficienti, la scelta tra assistenza presso il proprio domicilio domiciliare o presso una comunità alloggio secondo i princìpi dell’empowerment, la Provincia autonoma di Bolzano ha deciso di introdurre l’assegno di cura differenziato, rapportato al livello di fabbisogno d’assistenza. Introduzione Se il titolo del 5° Congresso S.I.A.I.S. è “La Sanità in (tempi di) crisi”, il titolo appropriato della seguente relazione potrebbe essere “Assistenza agli anziani in (tempi di) crisi”. Nell’ultimo ventennio i policy makers dei vari paesi del mondo industrializzato si chiedono infatti, quali siano le strategie più appropriate per conservare e, possibilmente, migliorare il proprio sistema welfare, in vista dei grandi cambiamenti demografici. Questi, infatti, non si fermano di fronte alla “spending review” e alle attuali politiche del rigore. Infatti, se nel 1950 su 4 bambini della fascia d’età 0-4 anni 4 persone erano in età genitoriale, 2-3 in età di nonni, mentre la presenza di un bisnonno era una rarità, 100 anni dopo, nel 2050, il rapporto sarà radicalmente cambiato: su 1 bambino della fascia di età 0 – 4 anni 2 persone saranno in età genitoriale, 3 in età di nonni, 3 in età di bisnonni e una quota non trascurabile di trisavoli. Riguardo all’aspettativa di vita alla nascita, l’Italia copre una posizione di “leader” nel mondo occidentale (Tabella 1), per cui nelle politiche socio-sanitarie nazionali, regionali e comunali dovranno essere adottate strategie efficaci e nello stesso tempo sostenibili. Giappone 79,6 86,4 83,0 Italia 80,1 85,3 82,8 Svizzera 80,5 85,0 82,8 Spagna 79,4 85,4 82,4 Austria 78,3 83,9 81,2 Germania 78,4 83,2 80,8 USA 76,2 81,1 78,7 Tabella 1. Fonte: EUROSTAT, OECD PAROLE CHIAVE invecchiamento, non autosufficienza, vita dignitosa, integrazione intergenerazionale, assistenza domiciliare, strutture residenziali per persone anziane, assegno di cura, , case multigenerazionali Presidente della Commissione d’appello per l’accertamento dello stato di non autosufficienza e collaboratore tecnico-scientifico per la ricerca sanitaria presso l’Assessorato alla Famiglia, Sanità e Politiche sociali della Provincia autonoma di Bolzano. Segretario Direttivo Nazionale A.N.M.D.O. 30 HPH Agosto-Dicembre 2013 Infatti, per poter garantire una vita dignitosa e decorosa a tutte le persone anziane, non sono sufficienti provvedimenti sanitari (cure primarie, continuità assistenziale, presa in carico, terapie innovative, tecnologie avanzate, ecc.). Infatti, la società deve affrontare e risolvere soprattutto anche i problemi sociali presenti nelle popolazione. In mancanza di ciò, per molte persone di età elevata, ancorché assistite in maniera ottimale da un punto di vista sanitario, il progresso medico-scientifico sarà vanificato e rimarrà privo di efficacia per garantire il fine di una vita dignitosa e decorosa. (Tab. 2) Murales a Palau (OT, Sardegna), Foto: Karl Kob, 15.10.2013 Priorità 1 (assoluta) Priorità 2 Finalità Bisogni sociali Bisogni Sanitari Vita decorosa e dignitosa Tabella 2: bisogni sociali prima di quelli sanitari Una nuova definizione del termine “persona anziana” Il termine “persona anziana”, tradizionalmente legato al numero di anni e non allo stato di salute e al grado di autonomia delle persone deve essere aggiornato e ridefinito. Infatti, sempre più persone in età avanzata sono disponibili a svolgere con entusiasmo attività lavorative proficue. Questa è una sfida che dovrà essere considerata in futuro. Infatti, “mettersi a riposo” dopo il pensionamento potrebbe significare riposare per i successivi 30-40 anni. E questo è troppo per il genere umano, anche per chi è uscito “stanco” dal mondo del lavoro. La nuova percezione di qualità di vita delle persone anziane I grandi cambiamenti demografici e strutturali, il miglioramento delle condizioni sociali, di salute, economiche e culturali della società e, non per ultimo, la consapevolezza della popolazione per i propri diritti, hanno profondamente modificato la percezione di qualità di vita delle persone anziane. Ci dobbiamo chiedere, pertanto, quali siano le soluzioni più efficaci ed appropriate e, nello stesso tempo sostenibili, per affrontare il rilevante problema dei cambiamenti demografici a medio e lungo termine. Gli esperti che da anni analizzano il fenomeno, fanno presente che in futuro sarà possibile garantire una vita dignitosa a tutte le generazioni, in termini di qualità e di dignità, qualora la società riuscirà a fare un salto decisivo da una società storicamente orientata all’assistenza ad una nuova società solidaristica, orientata alla collaborazione ed integrazione tra le generazioni (1). In mancanza di tali risultati, il sistema welfare è destinato a fallire. (18, 19) L’attuale modello assistenziale di base per gli anziani prevede soprattutto le seguenti alternative: ••Assistenza a domicilio erogata da personale in genere non professionale, quale familiari, badanti, parenti, vicini, amici, Esempio di struttura residenziale “a misura d’uomo” in Sardegna associazioni, senza o con il parziale supporto di operatori sociali e/o sanitari; ••Assistenza a domicilio o presso strutture residenziali per anziani, erogata da personale qualificato (professionale), talvolta supportato da una rete informale assistenziale esterna (familiari, amici, badanti, volontariato). Gli esperti ritengono che tale modello dovrà essere abbandonato, in quanto concettualmente superato rispetto alle nuove attese delle persone anziane e con il tempo non sostenibile, a causa dei cambiamenti demografici e della struttura familiare, e non fattibile per carenza di operatori e di risorse in genere. Modelli assistenziali sostenibili in evoluzione Da indagini eseguite in vari paesi europei risulta che nelle persone anziane, a prescindere dall’età e dalle condizioni di salute, prevale il desiderio di permanere al proprio domicilio, di svolgere in autonomia, il più a lungo possibile, le attività della vita quotidiana e soprattutto di mantenere gli abituali rapporti sociali. A titolo di esempio, in Svizzera il trasferimento in una struttura residenziale avviene in genere non prima del compimento degli 80 anni. Soltanto quando per vari motivi la permanenza al proprio domicilio non sia più possibile, le persone anziane sono disponibili “ad accettare” il trasferimento in una struttura residenziale, purché di buona qualità, innovativa da un punto di vista organizzativo e gestionale, e in prossimità al loro abituale luogo di vita. In alternativa alla permanenza al proprio domicilio, soprattutto nei paesi europei del centro-nord (Germania, Austria, Olanda, ecc.) è in espansione la richiesta di creazione di comunità alloggio, soprattutto nel’ambito di cooperative, in cui, grazie ai particolari requisiti strutturali “a misura d’uomo” gli anziani si autogestiscono e si supportano a vicenda. In base al grado di autonomia, in tali strutture è prevista la presenza, in determinate fasce orarie diurne, di personale qualificato di supporto (igiene della persona, ginnastica, lavori domestici, disbrigo pratiche, ecc.). Inoltre, gruppi di anziani e le associazioni che li supportano chiedono alle amministrazioni locali e regionali di creare case multigenerazionali. Un’ulteriore ri- Agosto-Dicembre 2013 HPH 31 Management ••Residenze sociali assistite ••Residenze sanitarie assistenziali ••Case albergo ••Case di riposo ••Centri diurni ••Centri assistenza medica per l’Alzheimer ••Comunità alloggio di comune/quartiere urbano ••Case multigenerazionali ••Strutture multifunzionali miste ••Si riportano di seguito, in estrema sintesi, le principali caratteristiche di tali strutture: Foto 1: gruppo di sei persone anziane che ha deciso di lasciare la propria abitazione per condividere una comunità alloggio chiesta riguarda la istituzione in ciascun comune o quartiere di punti di riferimento adeguatamente strutturati, al fine di promuovere il mantenimento dei rapporti sociali degli anziani con persone appartenenti a tutte le generazioni. Tali strutture innovative (case multigenerazionali, punti di riferimento, comunità alloggio) favoriscono il supporto tra le generazioni secondo il principio “giovani aiutano gli anziani e gli anziani aiutano i giovani” e l’integrazione intergenerazionale. (Foto 1) Principali tipologie di residenze per anziani in Europa Come sopra esposto, in tutti i paesi comunitari le modalità assistenziali preferite dagli anziani sono quelle erogate a domicilio da parte dei familiari, eventualmente con il supporto di badanti, volontariato, amici, vicini di casa, servizio assistenza domiciliare, ecc. Tuttavia, soprattutto nei centri urbani numerose persone anziane vivono da sole o in precarie condizioni familiari. In particolari situazioni sociali e, soprattutto, laddove non è stato introdotto un adeguato sistema di supporto economico (esempio, assegno di cura), il ricorso al ricovero in una strutture residenziale è spesso l’unica soluzione per garantire l’assistenza e la salvaguardia dell’incolumità di persone anziane che vivono da sole o con il coniuge. La solitudine e l’abbandono portano spesso ad una sindrome di immobilizzazione e alla grave compromissione delle funzioni cognitive. Pertanto, il ricorso ad una struttura residenziale è la soluzione migliore ancorché accettata con scetticismo. Attualmente, riguardo a strutture residenziali pubbliche e private per persone anziane, in Europa assistiamo alla seguente offerta: ••Comunità alloggio ••Case famiglia ••Case protette 32 HPH Agosto-Dicembre 2013 Comunità alloggio Trattasi di struttura residenziale pubblica o privata di piccole dimensioni, in genere per non oltre 10-12 ospiti, dedicate permanentemente o temporaneamente a persone anziane parzialmente autosufficienti, quale alternativa a una vita in solitudine presso il proprio domicilio. Sono offerte prestazioni alberghiere di pulizia, di ristorazione, di lavanderia e di guardaroba. Inoltre, personale qualificato supporta gli ospiti nella cura dell’igiene personale, mentre il distretto sanitario assicura le cure primarie, con eventuale presa in carico da un punto di vista sanitario. In genere, le comunità alloggio dispongono di camere da uno o massimo due letti dotate di servizi (water, lavandino, bidet, doccia), di servizi comuni attrezzati in base al numero degli ospiti e di una sala da pranzo-soggiorno utilizzato anche per le attività ricreative e di socializzazione. Case famiglia Trattasi di comunità residenziali di tipo familiare ossia di normali abitazioni destinate anche a persone anziane che, per vari motivi, non possono vivere sole nelle proprie abitazioni. In genere, operatori qualificati coordinano le attività e la vita delle persone e le supportano nella conduzione dell’economia domestica. L’ambiente è simile a quello familiare. Casa protetta Trattasi di struttura socio-assistenziale dedicata temporaneamente o permanentemente a persone anziane non autosufficienti, che necessita di assistenza di base, che non può essere garantita dai propri familiari. È prevista l’integrazione dei servizi a prevalente carattere socio-assistenziale con i servizi sanitari del territorio. Personale sanitario (medici, infermieri e terapisti della riabilitazione) eroga l’assistenza sanitaria, mentre quello socio-assistenziale garantisce il supporto nelle varie attività della vita quotidiana: alimentazione appropriata, somministrazione farmaci, igiene della persona, mobilizzazione, sorveglianza. Infine, personale dedicato organizza il servizio di ristorante e di lavanderia, le attività ricreative e culturali. In genere, la struttura dispone di un numero massimo di 30 letti in camere da uno o due letti, dotate di servizi (water, lavandino, bidet, doccia), di servizi comuni attrezzati in base al numero degli ospiti, di sala da pranzo-soggiorno utilizzabile anche per le attività ricreative e di socializzazione nonché di un’area sanitaria. vizio interno per l’assistenza di base che comprende, oltre all’ambulatorio per prestazioni mediche ed infermieristiche, strutture per il pedicure, il barbiere e il parrucchiere. Inoltre, la struttura offre attività ricreative, culturali interne e di promozione dei rapporti sociali. Residenza sociale assistita Trattasi di piccola struttura di tipo alberghiero che offre alcuni servizi di sostegno e che è dedicata permanentemente o temporaneamente a persone anziane autosufficienti che vivono in solitudine o che, per vari motivi, non possono più vivere al proprio domicilio. Personale dedicato garantisce il riordino delle stanze, il vitto, il lavaggio di biancheria, ecc. È garantita, inoltre, l’assistenza sanitaria di base e l’organizzazione di varie attività sociali, culturali, ricreative, di animazione e socializzazione. Presso le residenze sociali assistite sono presenti spesso le comunità alloggio e le case famiglia, strutture a gestione familiare o autogestite. Case di riposo Secondo la definizione storica, trattasi di alloggi per anziani autosufficienti e parzialmente autosufficienti, dotati di stanze a uno o a due letti, dotate di servizi igienici (water, lavandino, bidet, doccia). Sono presenti servizi comuni, quali ristorante-mensa, sala riunioni e di socializzazione, lavaggio biancheria, servizi sanitari di base. Inoltre, la struttura dispone di spazi adeguati per le attività culturali, ricreative, di socializzazione. Può essere previsto, all’interno della struttura, un centro diurno e/o di un hospice. Residenza sanitaria assistenziale (RSA) Trattasi di istituto di ricovero, una volta denominato Casa di Riposo o Struttura Protetta, che ospita temporaneamente o permanentemente persone anziane non autosufficienti e non più in grado di rimanere al proprio domicilio, a causa delle loro condizioni di salute e la perdita di autonomia. In genere, la residenza sanitaria assistenziale ospita, quindi, anziani “fragili”, con una tendenza verso l’aggravamento delle condizioni. In tali tipologie di strutture prevale il supporto nell’espletamento dell’economia domestica, in base al fabbisogno individuale, favorendo la socializzazione tra gli ospiti. Inoltre, è garantita l’assistenza medica, infermieristica e riabilitativa al fine di prevenire e curare le malattie croniche e le loro eventuali riacutizzazioni. In particolare, viene erogata un’assistenza individualizzata, orientata alla tutela e al miglioramento dei livelli di autonomia, al mantenimento degli interessi personali e alla promozione del benessere. Nucleo Alzheimer Trattasi di struttura spesso ubicata all’interno o in zona limitrofa di una residenza sanitaria assistenziale (RSA), dedicata a persone anziane con gravi disturbi cognitivi e comportamentali, con o senza disabilità motorie. I nuclei Alzheimer, da diversi anni in forte espansione nei paesi europei, sono strutturati in maniera tale da facilitare l’orientamento. Casa albergo Trattasi di un complesso di appartamenti autonomi dotati di servizi collettivi, quali sala riunione, soggiorno, sala da pranzo comune, servizi igienici, servizi di lavanderia e pulizia, dedicati soprattutto ad anziani più o meno autosufficienti, soli o in coppia, che desiderano condurre una vita autonoma in un ambiente di comunità. È garantita la presenza di un ser- Centro diurno Trattasi di struttura semiresidenziale, aperta almeno 6-8 ore al giorno, con offerta di vari servizi di natura socio-assistenziale. I centri diurni si prefiggono l’obiettivo di supportare le persone anziane disabili, affinché conservino l’autonomia motoria e cognitiva e possano, di conseguenza, vivere il più a lungo possibile presso il proprio domicilio. La struttura dispone di personale di assistenza infermieristica, di terapisti, animatori, operatori socio-assistenziali. Per favorire l’autonomia e l’orientamento, il centro diurno è privo di barriere architettoniche. Inoltre, sono previsti spazi sia interni che esterni per le attività motorie, per la terapia occupazionale nonché, in casi particolari, giardini utilizzabili anche per attività di giardinaggio. I centri diurni sono in genere ubicati all’interno dei centri abitati, vicini ai punti di riferimento sociali, quali chiese, mercati e piazze, facilmente raggiungibili, quindi, dai parenti degli ospiti, per favorire l’integrazione intergenerazionale. Infine, oltre alle attività di socializzazione e ricreazione, è previsto un servizio qualificato per l’igiene personale che garantisce il bagno, la doccia, il manicure e il pedicure), Tale servizio è accessibile anche per esterni. Casa multigenerazionale d’incontro Trattasi di punti di incontro, in cui si incontrano ed interagiscono le varie generazioni. Sono luoghi in cui sono svolte varie attività di reciproco interesse, con l’obiettivo di favorire l’integrazione e la solidarietà intergenerazionale all’interno di un quartiere o di una circoscrizione: le persone più giovani aiutano quelle più anziane e viceversa. In tale modo, viene favorito il mantenimento delle funzioni motorie e cognitive, trasmessa l’esperienza e rafforzato lo spirito di collaborazione tra le comunità locali. La casa multigenerazionale è aperta a tutti ed è dotata di caffetteria, ristorante, sala per racconti, sale giochi, pittura e numerose altre attività (film, teatro, canto, ballo, ecc.). È un punto di attrazione per tutta la comunità, Agosto-Dicembre 2013 HPH 33 Management Foto 2: Logo della Casa Multigenerazionale di Darmstadt (Germania) Titolo: “Tutti (e tutto) sotto un unico tetto”. La struttura è nata come punto di incontro per mamme e con il tempo ha ampliato le sue attività, trasformandosi in casa multigenerazionale. per cui favorisce l’integrazione della gente. Molte persone che iniziano a partecipare, spesso per curiosità, alle iniziative, diventano con il tempo collaboratori attivi della struttura. Le case multigenerazionali sono, inoltre, luoghi in cui ha luogo lo scambio di esperienze e di opinioni. Grazie all’eterogeneità delle iniziative di ciascuna casa multigenerazionale, che ha la sua storia, le strutture suscitano l’interesse di persone delle fasce di popolazione anche giovani. In Germania sono operative oltre 500 case multigenerazionali, almeno una per comprensorio. Casa multigenerazionale per l’alloggio Trattasi di strutture in cui le varie generazioni non trovano soltanto un punto d’incontro e adottano iniziative comuni, ma anche un alloggio. Gli ospiti appartenenti a varie età, sono persone in genere fragili, per cui la struttura è supportata da una efficace rete sociale formale e informale. Casa delle generazioni Trattasi di struttura che prevede corpi di fabbrica con destinazioni diverse, tra cui un’area dedicata ad alloggi/residenza per persone anziane. A titolo di esempio, la struttura può prevedere un’area dedicata ad asilo nido o scuola materna, una a struttura residenziale per persone anziane e una ad uffici vari (banca, posta, ecc.). (12) Il problema della non autosufficienza nelle persone anziane Con l’invecchiamento della popolazione aumentano le malattie cronico-degenerative e, nello stesso tempo, i casi di non autosufficienza. Tale circostanza richiede, da parte delle amministrazioni locali e regionali, efficaci interventi in ambito sociale e sanitario. 34 HPH Agosto-Dicembre 2013 Riguardo agli aspetti sanitari, spetta al distretto sanitario garantire le cure primarie, con presa in carico delle persone colpite da polipatologia cronica a forte rischio di riacutizzazione. A livello nazionale, le cure primarie sono erogate in maniera diversa e talvolta con insufficiente efficacia. Ciò non è attribuibile all’incompetenza degli operatori, bensì alla carenza di risorse, quale conseguenza della scarsa capacità di riorganizzazione delle reti ospedaliere, quale unica soluzione per poter trasferire risorse sul territorio. Le prestazioni sanitarie fornite alla popolazione sono a carico dal servizio sanitario nazionale. Diverso è il problema dell’assistenza alla persona non autosufficiente di tipo socio-assistenziale. La soluzione di tale problema assume carattere prioritario, poiché strettamente correlato con l’evoluzione dello stato di salute. La mancata soluzione socio-assistenziale (alimentazione, somministrazione farmaci, igiene della persona, mobilità, sorveglianza, comunicazione/rapporti sociali, gestione della giornata, lavori domestici, ecc.) compromette o vanifica l’efficacia delle cure sanitarie. A differenza dell’assistenza sanitaria, per quest’ultimi aspetti la popolazione non dispone di un sistema assicurativo obbligatorio, per cui, di fronte al grave problema emergente della non autosufficienza, spetta all’amministrazione regionale e delle province autonome trovare urgenti soluzioni efficaci e nello stesso tempo sostenibili. Strategie adottate dalla Provincia autonoma di Bolzano a favore delle persone anziane L’assegno di cura per lo stato di non autosufficienza Ai fini della determinazione del grado/livello di non autosufficienza, la Provincia autonoma di Bolzano ha innanzitutto introdotto con propria legge (L.P. n. 9/2007, i cui effetti sono entrati in vigore in data 01.01.2008), la scheda di Valutazione Integrata dei Tempi Assistenziali (V.I.T.A.). Trattasi di una scheda excell che prevede la formulazione di circa 200 domande a cui preferibilmente l’interessato stesso e/o altre persone presenti (familiari, badante, operatore del servizio di assistenza domiciliare, volontariato, ecc.) danno una risposta. È considerata non autosufficiente la persona che, indipendentemente dalla sua età, è incapace in misura rilevante e permanente, a causa di patologie o disabilità fisiche, psichiche o mentali presenti, di svolgere le varie attività della vita quotidiana quali alimentazione, igiene personale, funzioni escretorie, mobilità, vita psico-sociale, conduzione dell’economia domestica, per cui necessita, per più di due ore nell’ambito delle 24 ore, del supporto di terzi, in ambiente domiciliare o in una struttura residenziale/semiresidenziale per assicurarle una vita dignitosa e decorosa. Prima di procedere alla valutazione dello stato e del livello di non autosufficienza, il medico curante certifica, “al fine della scelta delle modalità di vita più adatte alla situazione, anche in riferimento alle condizioni sociali”, la presenza o assenza dei deficit funzionali (deficit: nessuno, modesto, grave, perdita) a livello di apparato muscolo-scheletrico, organi interni, organi sensoriali, sistema nervoso centrale e funzioni cognitive/psichiche. La determinazione dello stato di non autosufficienza spetta poi all’unità di valutazione che fa capo direttamente all’Assessorato provinciale alla Famiglia e alle Politiche sociali ed è composta da un infermiere e da un operatore sociale. (Tabella 3) L’unità/team di valutazione si reca sempre a domicilio o presso la struttura residenziale/ semiresidenziale in cui la persona è ospite. Chi è considerato non autosufficiente ai sensi della normativa provinciale, ha il diritto all’assegno di cura purché venga accertata, da parte dell’unità (team) di valutazione, purché rientri nella categoria degli aventi diritto (5 anni di residenza in Provincia, emigrati rientrati a casa). La citata normativa definisce lo stato di “non autosufficienza”, articolato in quattro livelli e i relativi diritti dei cittadini. (Tabella 4). L’assegno di cura non è cumulabile con l’indennità di accompagnamento degli invalidi civili. Alla data 30.09.2013, 14.324 persone su ca. 510.000 abitanti residenti percepiscono l’assegno di cura. Tabella 5 Provvedimenti riguardo a qualità e sicurezza delle strutture residenziali per anziani, pubbliche e private della Provincia autonoma di Bolzano Nello stesso periodo, la Provincia autonoma di Bolzano ha adottato provvedimenti per assicurare la qualità e sicurezza nelle strutture residenziali, che con l’entrata in vigore della normativa sulla non autosufficienza, oltre alla normale retta, percepiscono per gli ospiti non autosufficienti l’assegno di cura. Le strutture devono essere dotate dei seguenti elementi/requisiti generali: ••favorire la comunicazione e i contatti, evitare il senso di solitudine; ••un adeguato numero di locali d’incontro comuni per vari eventi ed attività; ••locali e percorsi che consentono agli utenti di orientarsi facilmente e intuitivamente; ••locali simili ad un appartamento riguardo a dimensioni, disposizione e sistemazione; ••articolazione dei locali in base alla loro destinazione d’uso, facilmente identificabili; ••percorsi di collegamento privi di elementi di disturbo, barriere o corridoi ciechi; ••area di soggiorno in cui gli ospiti possono appartarsi da soli o in gruppo; ••spazi esterni di facile orientamento, in grado di trasmettere stimoli e sensazioni Accreditamento delle strutture residenziali per anziani ••A tale riguardo, sono stati approvati, con la Deliberazione della Giunta provinciale di Bolzano n. 2251/2009 i criteri Tabella 3. Unità/team di valutazione dello stato di non autosufficienza Tabella 4. I quattro livello assistenziali e l’assegno di cura Tabella 5. Ripartizione percentuale dei livelli assistenziali di accreditamento delle strutture residenziali per anziani, pubbliche e private, in Alto Adige. In base a tale atto deliberativo la struttura residenziale deve possedere le seguenti caratteristiche: ••essere aperta a persone anziane che per motivi psichici e/o fisici non sono in grado di rimanere da sole nel proprio domicilio oppure necessitano di un’ assistenza che non può Agosto-Dicembre 2013 HPH 35 Management essere offerta in misura adeguata da familiari, persone terze, assistenza domiciliare o altri servizi; ••essere destinata a ospitare sia persone autosufficienti che non autosufficienti (livello 1, 2, 3 o 4, di cui alla L.P. 9/2007); ••avere la capacità di un minimo di 40 ed un massimo di 100 letti (vale per le nuove strutture). Aspetti logistici e strutturali generali delle nuove residenze per anziani Poiché le strutture residenziali sono destinate a persone autosufficienti e non autosufficienti, in caso di nuove costruzioni devono essere rispettate le seguenti indicazioni: ••prossimità di una zona residenziale o in luoghi abitati facilmente raggiungibili con l’uso di mezzi pubblici; ••soluzioni progettuali strutturali e impiantistiche che tengono conto dell’evoluzione dello stato di salute dell’ospite senza sostanziali modifiche strutturali; ••percorsi orizzontali e verticali adeguati per le persone e la movimentazione di carrozzine, letti, solleva persone, carrelli; ••l’articolazione degli ambienti e degli spazi deve permettere l’identificazione, da parte dell’ospite, dei suoi familiari e del personale, degli spazi dei servizi generali, degli spazi abitativi per le persone con i relativi servizi, degli spazi dedicati alle attività di riabilitazione-cura e di animazionesocializzazione e degli spazi esclusivi del personale. Standard minimi delle unità di degenza ••Numero ospiti: da un minimo di 20 a un massimo di 30 ••Spazi e strumentazione per terapia e attività riabilitativa (oltre a ricreativa) ••Spazi per attività di animazione e socializzazione, con utilizzo anche di locali di accoglimento e soggiorno già presenti ••Stanze da letto, standard minimi superficie: ••mq 16 per le stanze singole (almeno il 50% dei posti letto totali) e ••mq 24 per le stanze doppie ••servizi igienici vanno previsti come servizi singoli o collegati in un numero minimo di uno ogni due camere singole ••almeno un locale di servizio riservato al personale ••servizi igienici per il personale negli spazi comuni ••locali spogliatoi dotati di servizi igienici almeno due impianti di movimentazione verticale (ascensori, montalettighe) di dimensioni tali da permettere l’accesso e la movimentazione di un carrello di servizio ••di una carrozzina per disabili e di almeno un accompagnatore Standard minimi del personale ••direttore/direttrice; ••responsabile tecnico/tecnica dell’assistenza: infermiere/ 36 HPH Agosto-Dicembre 2013 infermiera o operatore socio-assistenziale o assistente geriatrico e assistente familiare con qualificazione aggiuntiva; ••responsabile sanitario; ••personale per l’assistenza diretta e l’organizzazione del tempo libero; ••assistente geriatrico e assistente familiare, assistente per disabili, educatore per disabili, educatore professionale, operatore socio-assistenziale, tecnico dei servizi sociali, infermiere generico, operatore del tempo libero, operatore socio-sanitario, massaggiatore, masso fisioterapista; ••personale infermieristico; ••personale addetto alla riabilitazione (fisioterapista, ergoterapista, logopedista); ••personale proposto alle funzioni tecniche (cucina, lavanderia, custode ecc.). Dotazione organica in base alla gravità degli ospiti (presenza effettiva) ••Ospiti autosufficienti: - Personale per l’assistenza diretta e il tempo libero: 1 unità ogni 20 ospiti - Personale infermieristico: 1 unità ogni 30 ospiti - Personale per la riabilitazione: 1 unità ogni 40 ospiti ••Ospiti non autosufficienti livello 1 (2-4 ore di assistenza): - Personale per l’assistenza diretta e il tempo libero: 1 unità ogni 5,5 ospiti - Personale infermieristico: 1 unità ogni 25 ospiti - Personale per la riabilitazione: 1 unità ogni 40 ospiti ••Ospiti non autosufficienti livello 2 (4-6 ore di assistenza): - Personale per l’assistenza diretta e il tempo libero: 1 unità ogni 3 ospiti - Personale infermieristico: 1 unità ogni 10 ospiti - Personale per la riabilitazione: 1 unità ogni 40 ospiti ••Ospiti non autosufficienti livello 3 (6-8 ore di assistenza): - Personale per l’assistenza diretta e il tempo libero: 1 unità ogni 2 ospiti - Personale infermieristico: 1 unità ogni 8,5 ospiti - Personale per la riabilitazione: 1 unità ogni 40 ospiti ••Ospiti non autosufficienti livello 4 (oltre 8 ore di assistenza) - Personale per l’assistenza diretta e il tempo libero: 1 unità ogni 1,5 ospiti - Personale infermieristico: 1 unità ogni 6,5 ospiti - Personale per la riabilitazione: 1 unità ogni 40 ospiti Dai parametri del personale, soprattutto riguardo a quello infermieristico e di assistenza diretta, si evince che l’assegno di cura viene impiegato dalla struttura residenziale soprattutto per il maggior impegno assistenziale di base (alimentazione, igiene della persona, funzioni escretorie, mobilità, vita psicosociale) e infermieristica. Accompagnamento e assistenza abitativa per anziani Con un recente provvedimento (Decreto del Presidente della Provincia 21 ottobre 2013, n. 29), la Provincia autonoma di Bolzano ha adottato una ulteriore iniziativa a favore degli anziani, offrendo delle abitazioni con un canone di affitto dell’edilizia sociale e prevedendo, secondo il fabbisogno delle persone, con pacchetto differenziato di servizi di supporto. Gli ospiti possono beneficiare di due tipologie di assistenza: Assistenza abitativa parziale; oltre all’alloggio, l’anziano dispone di prestazioni assistenziali giornaliere semplici, della pulizia dei locali, di tre pasti al giorno, anche durante il fine settimana Assistenza abitativa (allargata): oltre all’alloggio, l’anziano dispone giornalmente di prestazioni semplici (non qualificate), di prestazioni di assistenza qualificata, della pulizia dei locali, di tre pasti al giorno, anche durante il fine settimana Requisiti strutturali degli alloggi ••stanze del servizio conformi agli standard minimi previsti per gli alloggi per anziani; ••nuove costruzioni: offerta minima di 5 posti; ••posizione possibilmente centrale, nelle immediate vicinanze dei servizi sociali o ••socio-sanitari e in particolare di residenze per anziani; ••assenza barriere architettoniche. Le strutture abitative saranno organizzate dai comuni e dai gestori di servizi residenziali. Destinatari sono gli anziani ultrasettantenni autosufficienti e non autosufficienti del 1° e 2° livello di cura. Il presupposto per poter usufruire di tali abitazioni è legato a determinare circostanze: gravi disagi sociali, persone che vivono in isolamento sociale, condizioni abitative inadeguate, presenza barriere architettoniche mancato sostegno familiare, ecc.). Gli ospiti degli alloggi badano – nei limiti del possibile – autonomamente a se stessi e sono muniti di apparecchi di telesoccorso. Di notte non sono presenti operatori sociali. Per tutte le tipologie di assistenza è garantita l’assegnazione di una persona di riferimento che supporta la persona anziana e che ha il compito di promuovere i rapporti sociali, organizzare le attività occupazionali e di tempo libero, supportare l’accesso ai servizi sanitari e sociali, coordinare l’utilizzo di spazi comuni, ecc. Inoltre, saranno presenti i seguenti spazi comuni: ••sala polivalente con angolo cottura in ogni piano; ••locale per la persona di riferimento e il personale (in caso di almeno 10 utenti può essere dedicato un appartamento); ••bagno con accessibilità comune; ••ripostigli adeguati, cantine adeguate ••lavanderia comune con lavatrice e asciugabiancheria ••area all’aperto, spazi possibilmente verde, parcheggio; Le strutture devono essere facilmente raggiungibile dai mezzi di trasporto pubblici. Considerazioni conclusive A livello di paesi europei, il problema dell’invecchiamento della popolazione viene affrontato in maniera diversa. Tutti sono consapevoli che le persone “anziane” di ieri non sono più quelle di oggi e tanto meno di domani, per cui i modelli assistenziali tradizionali dovranno adeguarsi a tali cambiamenti, tenendo presente che soltanto strategie che favoriscono una vita attiva il più a lungo possibili saranno efficaci e a lungo termine sostenibili. Si sta sempre più diffondendo la consapevolezza che in “nuovi anziani” in buone o soddisfacenti condizioni di salute rappresentano un’importante risorsa nella società. La creazione di case multigenerazionali favorisce tale aspetto e inibisce l’emarginazione. La scelta della tipologia assistenziale, laddove necessaria, dipenderà in misura rilevante dal vissuto, dalla cultura e dalle tradizioni di una determinata popolazione nonché dalle risorse disponibili, in particolare dalla presenza di una forte rete sociale. A prescindere dalle specifiche azioni strategiche adottate, i paesi europei condividono le seguenti politiche prioritarie: ••adottare strategie a 360 gradi per promuovere la convivenza, la collaborazione e l’integrazione tra le generazioni; ••prevenire la perdita dell’autosufficienza o ritardarla, attraverso adeguate strategie di prevenzione intersettoriali, finalizzate alla promozione ed educazione alla salute (alimentazione, movimento, socializzazione, integrazione, ecc.); ••garantire e promuovere l’autonomia decisionale dell’anziano riguardo alla scelta delle modalità di vita: a domicilio, presso una comunità alloggio, una struttura residenziale protetta, ecc.; ••introdurre forme di supporto economico adeguate per favorire la permanenza a domicilio e per garantire una assistenza qualificata nelle varie strutture residenziali; ••offrire strutture residenziali e alloggi protetti presso i comuni/quartieri di residenza, anche dopo la perdita dell’autosufficienza e impedire, in tale modo, l’emarginazione dell’anziano; ••progettare, a livello di comuni e quartieri urbani, modelli abitativi che favoriscano la convivenza delle generazioni e il reciproco supporto; ••favorire di la creazione di comunità alloggio scelte dagli stessi anziani; ••promuovere la formazione e lo sviluppo di reti sociali informali a livello di comuni/quartieri. Inoltre, i policy makers dovranno promuovere le seguenti azioni/misure: ••supportare la rimozione, a domicilio, delle eventuali barriere architettoniche; Agosto-Dicembre 2013 HPH 37 Management ••mettere a disposizione gli ausili necessari per favorire una vita autonoma; ••garantire l’assistenza di base tramite una rete assistenziale, articolata secondo il fabbisogno nei seguenti ambiti: alimentazione, igiene della persona, funzioni escretorie, mobilizzazione, vita psicosociale, conduzione economia domestica; ••agevolare, tramite incentivi, la disponibilità di abitazioni prive di barriere architettoniche, supportando opere di ristrutturazione e nuove costruzioni; ••mettere a disposizione case alloggio per anziani, in cui viene garantito l’accompagnamento tramite una persona di riferimento a di un pacchetto di prestazioni assistenziali, in base al fabbisogno dei singoli ospiti; ••introdurre modelli gestionali di punti d’incontro e di alloggi multigenerazionali; ••potenziare le reti sociali, a supporto o in sostituzione dei familiari; I sopramenzionati provvedimenti perseguono le seguenti finalità: mantenere il sistema welfare, favorire l’integrazione delle generazioni, mantenere l’autonomia fino ad età molto avanzata, garantire alle persone anziane, a prescindere dall’età e dalle condizioni di salute, una vita dignitosa e decorosa. Ringraziamento: un particolare ringraziamento alla Ripartizione Famiglia e Politiche Sociale della Provincia Autonoma di Bolzano per avermi messo a disposizione i dati statistici aggiornati. Bibliografia 1. Legge provinciale 12 ottobre 2007, n. 9, “Interventi per l’assistenza alle persone non autosufficienti”, G.U. 3° Serie Speciale - Regioni, n. 27 del 05 luglio 2008 2. Deliberazione della Giunta provinciale di Bolzano del 21 gennaio 2008, n. 145, avente in oggetto “Modifica della propria deliberazione n. 4712 del 28 dicembre 2007, concernente «Determinazione delle attività della vita quotidiana rilevanti ai fini della valutazione del fabbisogno di assistenza in stato di non-autosufficienza 3. Deliberazione della Giunta provinciale di Bolzano del 7 settembre 2009, n. 2251, avente in oggetto “Criteri per l’accreditamento dei servizi residenziali per anziani, B.U. della Regione Autonoma Trentino-Alto Adige del 29 settembre 2009, n. 40, suppl. 2 4. Decreto del Presidente della Provincia di Bolzano 09.11.2009, n. 54, “Regolamento sull’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche nonché determinazione dei criteri e delle modalità di rilevamento» 5. Regolamento per la costruzione di case di riposo e centri di degenza (bozza luglio 2010) 6. Deliberazione della Giunta provinciale del 17 dicembre 38 HPH Agosto-Dicembre 2013 2012, n, 1920, Modifica dei criteri per il riconoscimento dello stato di non autosufficienza – Delibera n. 346 del 28.02.2011, Bollettino Ufficiale n. 1/I-II del 02/01/2013 del 02/01/2013 7. Provincia Autonoma di Bolzano - Alto Adige, Decreto del Presidente della Provincia del 21 ottobre 2013, n. 29, Accompagnamento e assistenza abitativa per anziani, Bollettino Ufficiale n. 44/I-II del 29/10/2013 / Amtsblatt Nr. 44/I-II del 29/10/2013 8. Bundesministerium für Gesundheit, Seniorenwohngemeinschaft, Pflegen zu Hause, www.bmg.bund.de/pflege/ leistungen/ambulante-pflege... 9. Bundesministerium für Gesundheit , Wo möchten Sie wohnen? www.wohnen-im-alter.de/seniorenratgeber_wohnen_senioren_wg.html 10. Linda Beninghoff, Seniorenwohngemeinschaften, So finden Sie die passende Wohngemeinschaft für pflegebedürftige Senioren, www.curendo.de/pflegeformen/wohngemeinschaften/senioren-wohngemeinschaften/so-finden... 11. Ela Angerer, Generationenwohnen, Kurier Spezial, 27.05.2013, Dem Alter in Würde begegnen, http://kurier. at/immo/architektur/generationen-wohnen-dem-alter-inwuerde-begegnen/13.614.130, 12. Architektur + Gerontologie 5, Vom Pflegeheim zur Hausgemeinschaft - Empfehlungen zur Planung von Pflegeeinrichtungen, http://nullbarriere.de/pflegeheim-hausgemeinschaft.htm 13. Wohnen-im-Alter.de, Ratgeber für Senioren Wohnen im Alter, http://www.wohnen-im-alter.de/seniorenratgeber.html 14. Assistenza sociale, Le residenze per anziani, http://www. intrage.it/rubriche/assistenzasociale/residenze_anziani/index.shtml 15. Koordinierungsstelle Wohnen im Alter im Auftrag des Bayerischen Staatsministeriums für Arbeit und Sozialordnung, Familie und Frauen, Ambulant betreute Wohngemeinschaften, http://www.wohnen-im-alter-bayern.de/print... 16. Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend, Was ist ein mehrgenerationenhaus? Was ist das Aktionsprogramm? Wissenschaftliche Begleitung in verschiedenen Häusertypen. http://www.mehrgenerationenhaeuser.de/ was-ist-ein-mehrgenerationenhaus.. 17. Bundesministerium für Bildung und Forschung, Europäische Forschungsinitiativen für ein selbstbestimmtes Leben im Alter, 18. http://www.demografische-chance.de/die-themen/ themen-do 19. Kremer-Preiß, Ursula (2009): Wie wollen wir künftig leben? Lösungsansätze und Beispiel für Wohnformen älterer Menschen, Köln: Kuratorium Deutsche Altershilfe 20. Kremer-Preiß, Ursula (2011): Wohnen im Alter – Markprozesse und wohnungspolitischer Handlungsbedarf, Forschungsheft 147, Berlin: Bundesministerium für Verkehr, Bau und Stadtentwicklung Impianti Vincenzo Ventimiglia*, Gianpietro Pellizzer** La misura delle correnti di dispersione degli elettromedicali in funzione dell’installazione e dell’impianto L’esecuzione delle misure di correnti di dispersione delle apparecchiature elettromedicali si esegue, in base a quanto richiesto dalla norma CEI EN 62353 in tre modalità diverse. La scelta del modo migliore è strettamente legata alle condizioni di istallazione ed all’impianto elettrico del locale in cui si eseguono le verifiche. L’articolo vuole indicare il criterio di scelta del metodo migliore in funzione di tali condizioni fondamentali evitando anche di incorrere in errori di misura. PAROLE CHIAVE Verifica sicurezza elettrica apparecchi elettromedicali, impianti elettrici in locali ad uso medico *SLT srl **libero professionista Premessa La misura delle correnti di dispersione degli apparecchi e dei sistemi elettromedicali (di seguito EM), secondo la norma CEI EN 62353:2010-10 “Apparecchi elettromedicali-Verifiche periodiche e prove dopo interventi di riparazione degli apparecchi elettromedicali” (di seguito Norma), prevede l’utilizzo di 3 metodi: diretto, alternativo e differenziale. Le misure da effettuare sono poi classificate in correnti di dispersione sull’apparecchio e correnti di dispersione sulle parti applicate, definite nella medesima norma. Premesso che si preferisce utilizzare, ove possibile, il metodo diretto, più simile all’approccio di misura delle norme di prodotto CEI EN 60601-1-XX, si intende di seguito indicare quali sono i criteri di scelta del metodo di misura in funzione delle caratteristiche dell’impianto e delle condizioni di installazione dell’apparecchio EM o del sistema EM. Uno degli errori più grossolani che si commettono nell’esecuzione delle verifiche di sicurezza elettrica è trascurare tali aspetti fondamentali. Collegamenti di terra non rimossi portano misure tendenzialmente pari a zero delle correnti misurate. Inoltre una alimentazione da trasformatore di isolamento riduce a valori trascurabili le correnti in quanto le tensioni sulle due polarità dell’alimentazione sono uguali e di segno opposto rispetto all’involucro collegato a terra. Caso particolare da considerare è l’esistenza, in alcuni ospedali ed in alcune porzioni della rete BT, del sistema di distribuzione con solo 3 conduttori attivi distribuiti e tensione concatenata 230V (il neutro non è distribuito e la tensione di alimentazione degli apparecchi o sistemi EM è 230V fase/ fase). Si ricorda infine che la stessa norma prevede che se la tensione di alimentazione dell’apparecchio è U0 ≠ 230 V i valori misurati con i diversi metodi devono essere moltiplicati per 230/ U0 per essere più correttamente confrontati con i limiti indicati dalla Norma. Le variabili del sistema di misura delle correnti di dispersione sono quindi: tipo di impianto, installazione degli EM e metodo di misura. Tipo di impianto Gli impianti in ordine di importanza ai fini della verifica periodica sono: ••TN-S con 4 conduttori attivi distribuiti e tensioni 400/230 V; ••TT con 4 conduttori attivi distribuiti e tensioni 400/230 V; ••IT-M 230 V; ••TN-S con 3 conduttori attivi distribuiti e tensione concatenata 230 V; ••TT con 3 conduttori attivi distribuiti e tensione concatenata 220 V; Agosto-Dicembre 2013 HPH 39 Impianti Fig. N°1. Schema elettrico per impianto di tipo-TN-S con 4 conduttori attivi distribuiti e tensioni 400/230 V. Fig.N°2. Schema elettrico per impianto di tipo-TT con 4 conduttori attivi distribuiti e tensioni 400/230 V. Fig. N° 3. Schema elettrico per impianto IT-M. Fig. N°4. Schema elettrico per impianto di tipo-TN-S con 3 conduttori attivi distribuiti e tensioni concatenate 230 V. Il sistema TN-S con 4 conduttori attivi distribuiti 400/230 V (fig. N°1) è generalmente presente in tutte le grosse strutture sanitarie pubbliche e private. Il sistema TT con 4 conduttori attivi distribuiti 400/230V (fig. N°2) è generalmente presente nelle strutture sanitarie pubbliche e private di piccole dimensioni con prelievi inferiori a circa 100 kW. L’impianto di tipo IT-M (fig. N°3) cioè con trasformatore di isolamento, tensione 230 V e rivelatore di isolamento è obbligatorio in tutti i locali medici di gruppo2. In alcuni ospedali la distribuzione è di tipo -TN-S con 3 conduttori attivi distribuiti e tensione concatenata 230 V (fig N°4). Alcune porzioni del sistema BT sono ancora gestite con il sistema TT con 3 conduttori attivi distribuiti e tensione concatenata 230 V (fig.N°5). Tipo di installazione ed alimentazione Il collegamento degli apparecchi EM e dei sistemi EM alla loro alimentazione possono essere: 40 HPH Agosto-Dicembre 2013 Fig. N°5). Schema elettrico per impianto di tipo-TT con 3 conduttori attivi distribuiti e tensioni concatenate 220 V. Fig. N°6. Schema elettrico per la misura della corrente di dispersione nell’apparecchio o sistema EM di tipo trifase. ••monofasi/trifasi spostabili (con possibilità di essere isolati completamente da terra durante la misura) con collegamento alla rete mediante combinazione presa/spina ••monofasi/trifasi a collegamento permanente (senza combinazione presa spina) e spostabili; ••monofasi/trifasi a istallazione fissa(che non possono essere isolati completamente da terra durante la misura) con collegamento alla rete mediante combinazione presa/spina ••monofasi/trifasi a collegamento permanente (senza combinazione presa spina) e ad istallazione fissa; ••sorgente elettrica interna. Metodi di misura Tutti e 3 i metodi di misura delle correnti di dispersione previsti dalla Norma sono generalmente possibili con gli strumenti di misura disponibili sul mercato ma solo per apparecchi EM e sistemi EM di tipo monofase. Con gli strumenti esistenti si possono misurare sia le correnti di dispersione degli apparecchi che le correnti di dispersione nella parte applicata. Metodo diretto Utilizzando il metodo diretto l’apparecchio in prova è alimentato e si misurano le correnti disperse su involucri e parti applicate con l’interruzione della terra di protezione. L’alimentazione viene quindi invertita fra i due poli e si registra il valore più elevato Metodo alternativo Con il metodo alternativo i 2 poli dell’alimentazione dell’ELM sono cortocircuitati ed hanno la stessa tensione rispetto all’involucro, sia parti collegate che scollegato dal circuito di protezione, sollecitando quindi gli isolamenti ad una tensione doppia rispetta a quella a cui sono sottoposti nel caso di una apparecchio alimentato normalmente. Metodo differenziale Questo metodo di misura delle correnti di dispersione dell’apparecchio comporta l’utilizzo di un toroide attraversato da tutti i conduttori attivi del circuito di alimentazione dell’apparecchio EM o del sistema EM. Il toroide dà un segnale proporzionale alla corrente differenziale che lo attraversa. Apparecchi EM con sorgente elettrica interna La corrente di dispersione nell’apparecchio non è applicabile agli apparecchi dotati di sorgente elettrica interna mentre si dovrà misurare correttamente la corrente di dispersione nella parte applicata se di tipo F come sarà trattato successivamente. La Norma e tutti i manuali d’uso degli strumenti di misura riportano gli schemi elettrici dei vari metodi di misura. Secondo la Norma CEI EN 62353, se l’impianto è costruito e mantenuto in conformità alle prescrizione della Sezione 710 della CEI 64-8 non esiste la necessità di verificare le apparecchiature ad istallazione permanente. Tuttavia la misura della corrente di dispersione dell’apparecchio EM o del sistema EM soprattutto se trifase, può essere necessaria per verificare la compatibilità con la protezione differenziale a monte, e può essere effettuata con una pinza amperometrica differenziale, con caratteristica in frequenza simili al MD (measuring device), su tutti i conduttori attivi che alimentano l’apparecchio (vedi fig. N°6). Criteri di scelta del metodo di misura Il primo aspetto da considerare è il tipo di impianto. Ogni tester di sicurezza elettrica effettua una misura delle tensioni fase1-fase2, fase1-terra e fase2 terra, spesso avvisando anche il tecnico a porre attenzione a situazioni non convenzionali, dove per convenzionale si intende fase-neutro nell’intorno di 230 V, fase fase nell’intorno di 230V, terra circa a potenziale zero. Ogni tecnico deve verificare queste tensioni e se identifica la presenza di un impianto di tipo IT-M è necessario porre la massima attenzione. La presenza del trasformatore di isolamento è sempre stata un problema reale per una corretta esecuzione delle misure di sicurezza elettrica eseguite anche con procedure in base alla norma CEI EN 60601-1. Le soluzioni consigliate sono sempre state quelle di utilizzare il dispositivo con la “presa del radiologico”, che non è alimentata generalmente dall’impianto IT o di alimentare il dispositivo tramite prolunga da una presa esterna alla sala. Con la norma CEI EN 62353 questo non è più necessario se si utilizza il metodo alternativo che è anche indipendente dall’eventuale collegamento a terra del dispositivo attraverso collegamenti supplementari di- Agosto-Dicembre 2013 HPH 41 Impianti versi dal PE. L’unico limite all’applicazione del metodo alternativo è la presenza di interruttore elettronico. In questo caso l’esecuzione delle misure non è possibile alimentando il tester di sicurezza elettrica in queste condizioni. Se l’impianto è di tipo TN-S o TT 400/230V con 4 conduttori attivi distribuiti si consiglia di procede con il metodo diretto se l’apparecchio è isolato da terra mentre in tutti gli altri casi si potranno utilizzare il metodo alternativo, solo se in assenza di interruttore elettronico, o il metodo differenziale. Se l’impianto è di tipo TN-S 230 V fase/fase o TT 220V fase/fase con 3 conduttori attivi distribuiti si può procedere ad eseguire le misure con il metodo diretto ma si deve tener conto che i valori da confrontare con i limiti di Norma sono quelli misurati moltiplicati per √3 in quanto le tensioni di alimentazione dell’apparecchio rispetto a terra sono ridotte di un fattore √3. Ovviamente come sopra il metodo diretto è possibile solo se l’apparecchio in prova è isolato da terra. Se l’apparecchio è ad istallazione fissa si potranno utilizzare gli altri due metodi, come prima secondo il metodo alternativo, solo se in assenza di interruttore elettronico, o differenziale. In questi due casi il valore della corrente sarà identico a quello misurato con impianto TN-S o TT senza alcun effetto fattore √3. I diagrammi seguenti possono essere utilizzati per una corretta scelta del metodo di misura Impianto IT-M (per semplificare, impianto IT) Impianto di tipo TN-S o TT (impianto fase-neutro) 42 HPH Agosto-Dicembre 2013 Impianto di tipo TN-S con tensioni concatenate 230V o di tipo TT e tensione concatenate 220V (impianto fase fase) Nel caso di misure su apparecchiature trifase con combinazione presa spina, valgono tutte le considerazioni sovraesposte. Sarà possibile effettuare la misura con un apposito adattatore da collegare al tester di sicurezza elettrica e che inserisca il MD in serie al conduttore di protezione utilizzando il metodo diretto, o mediante una pinza amperometrica differenziale che sia connessa ai conduttori attivi utilizzando il metodo differenziale. Il metodo alternativo non è applicabile ad apparecchi ad alimentazione trifase. 6. Misura delle correnti di dispersione sulle parti applicate La norma CEI EN 62353 prevede poi la misura delle correnti di dispersione sulle parti applicate eseguita mediante l’applicazione della tensione di rete sulle connessioni paziente cortocircuitate “per funzione”. Per la misura delle correnti su parti applicate sia il circuito di alimentazione che gli eventuali collegamenti a terra non rimossi sono ininfluenti sul risultato in quanto sarà sempre il tester di sicurezza elettrica ad applicare una tensione certa di 220V tra le parti applicate e l’involucro, indipendentemente dalla scelta del metodo alternativo e differenziale, dal fatto che l’apparecchio abbia una alimentazione monofase o trifase, che sia isolato o ad istallazione fissa. Si noti che se anche una apparecchiatura è istallata permanentemente ed ha parti applicate flottanti, quali gli elettrodi di rilevazione del tracciato ECG in un apparecchio per angiografia, questo test dovrà essere sempre eseguito anche senza alimentare l’apparecchio in prova tramite l’analizzatore di sicurezza elettrica. Questo test è l’unica misura da effettuare su apparecchi ad alimentazione interna. La seguente tabella presenta delle misure delle correnti di dispersione sull’apparecchio effettate su un tavolo operatorio con l’analizzatore ESA 615 alimentato con le tre tipologie di impianto sopra discusse. Bibliografia: 1. CEI EN 62353:2010-10 “Apparecchi elettromedicali-Verifiche periodiche e prove dopo interventi di riparazione degli apparecchi elettromedicali” Agosto-Dicembre 2013 HPH 43 Tecnologie Luca Nardi Nuove frontiere tecnologiche: la teleassistenza ospedaliera e territoriale L’articolo intende evidenziare i principali vantaggi clinici ed economici dell’utilizzo di un dispositivo wireless per il monitoraggio continuo, ed in tempo reale, dei parametri vitali, dei pazienti nei reparti ospedalieri, a medio-bassa intensità di cura, (Medicina Generale, Chirurgia, Pronto Soccorso, ecc.), ottenendo un notevole risparmio del costo gestionale ed offrendo un controllo continuo del paziente. Inoltre la proposta tecnologica, in conformità al progetto Chronic Care Model presente nel Piano Sanitario Regionale Toscano, offre la possibilità di estendere il monitoraggio del paziente, dopo la dimissione dall’ospedale, presso il proprio domicilio. In questa fase domiciliare il controllo dei parametri clinici verrà seguito, da remoto e su dispositivi mobili, dal Medico di Medicina Generale. PAROLE CHIAVE telecare, tele-homecare, telenursing Azienda U.S.L. 5 di PISA Introduzione L’obiettivo del progetto TATA è stato lo studio e la realizzazione di un dispositivo indossabile per il monitoraggio congiunto di alcuni parametri vitali (frequenza cardiaca, temperatura corporea, postura) per soggetti polipatologici e con ridotto grado di autonomia ricoverati in ospedale o presso le RSA. La natura wireless, l’indossabilità ed il comfort sono caratteristiche fondamentali del dispositivo sviluppato, così come la facilità di utilizzo sia da parte dei pazienti che dei medici. L’estensione del progetto TATA si è inserita nell’ambito di un più ampio progetto che si propone di implementare la strategia di assistenza in accordo alle direttive del Chronic Care Model. Materiali e metodi La soluzione individuata prevede che ogni paziente, in reparto e a domicilio, sia monitorato da un dispositivo che trasmette wireless tutti i parametri di interesse ad un server centrale, posto nella stanza degli infermieri o del caposala, in modo che un solo operatore possa tenere sotto controllo un intero reparto tramite una semplice interfaccia grafica ed un sistema di alert. Il medico può accedere in qualsiasi momento a queste 44 HPH Agosto-Dicembre 2013 informazioni tramite diversi dispositivi (laptop, smart-phone, tablet) e monitorare lo stato di salute del paziente, ricevendo degli alert che segnalano eventuali situazioni critiche. Il sistema consiste in: ••un dispositivo indossabile per il monitoraggio remoto di parametri vitali; ••un software in grado di acquisire ed elaborare i dati ricevuti e mostrarli in tempo reale (oltre a memorizzarli per un’eventuale valutazione off-line). Il dispositivo. si fonda su una struttura modulare che prevede i seguenti moduli: ••Modulo Base ••Modulo Batteria ••Modulo Comunicazione ••Moduli Sensore (Frequenza cardiaca, ElettroCardioGramma, Movimento e postura, Temperatura cutanea, ECG a 4 Derivazioni e Pulsossimetria) La prima fase di sperimentazione del dispositivo di monitoraggio è consistita in uno studio osservazionale, non comparativo e non randomizzato, eseguito presso tre reparti dell’Ospedale “Lotti” di Pontedera, per la durata complessiva di 4 mesi (da aprile ad agosto 2011) svolto su un numero complessivo di 45 pazienti che ha evidenziato i seguenti vantaggi clinici: ••un monitoraggio 24 ore su 24: con automazione dei processi. ••la visualizzazione da remoto e su dispositivi mobili ••migliore gestione delle chiamate dei pazienti: ••un unico dispositivo per diversi parametri:; vantaggi sociali: maggiore razionalizzazione del lavoro degli infermieri, maggiore fiducia e tranquillità per i familiari, qualità della vita più alta per i pazienti. Risultati I risultati della prima fase della sperimentazione del sistema di monitoraggio hanno messo in evidenza i vantaggi relativi a: ••TEMPO riferito a personale infermieristico che può dedicarsi ad altre attività ad alto valore aggiunto. ••DE-OSPEDALIZZAZIONE precoce , riferito a reparto a medio-bassa intensità di cura , TURNOVER rapido relativo ad un reparto ad alta intensità di cura che trasferisce prima i propri pazienti nel reparto a medio-bassa intensità Discussione Mentre i benefici appena esposti in ambito ospedaliero emergono da una sperimentazione clinica già conclusa e ap- provata, è altresì evidente che in un sistema integrato in cui all’assistenza ospedaliera facciano seguito l’assistenza domiciliare e presidi di monitoraggio sul territorio, come previsto dal Piano Sanitario Regionale e dal Chronic Care Model, notevoli saranno i vantaggi per il sistema sia di natura organizzativa che di natura economica. Per tale motivo il progetto si sta implementando con la sperimentazione di almeno un anno in un contesto integrato, in cui all’ assistenza ospedaliera si affianchi un’opportuna rete sul territorio, che comprenda le case della salute, i distretti territoriali, gli ambulatori dei medici di base sul territorio e l’assistenza domiciliare. Tale sperimentazione sarà valutata secondo i seguenti indicatori. Indicatori di processo ■■Valorizzazione della sinergia Ospedale/Territorio con la sperimentazione di nuovi modelli organizzativi –assistenziali. ■■Valorizzazione del ruolo del MMG riguardo i pazienti cronici: ■■Prevenzione della ospedalizzazione, specie nei casi ritenuti impropri e/o legati ad una carenza assistenziale territoriale; ■■Migliore gestione degli studi medici associati sul territorio, in grado di seguire i pazienti cronici a casa direttamente riducendo così le visite di medici ed infermieri verso il domicilio del paziente e le visite dei pazienti verso gli studi sul territorio ■■Condivisione dei dati clinici dei pazienti a tutti i soggetti che hanno un ruolo clinico assistenziale nei confronti dei pazienti cronici ■■Somministrazione di questionari a pazienti in ospedale e a domicilio sul gradimento. e sulla presa in carico . ■■Somministrazione di questionari a medici di medicina generale e personale ospedaliero sulla valutazione, in termini di miglioramento organizzativo, presa in carico del paziente e cura del medesimo, della nuova modalità operativa Indicatori di esito ■■Migliore qualità di vita dei pazienti e ad un più concreto ruolo del MMG sui pazienti cronici ■■Anticipo nella de-ospedalizzazione dei pazienti, dovuto alla possibilità di monitoraggio anche casa. ■■Rapido turnover negli ospedali.. ■■Percentuale di gradimento , rilevato attraverso i questionari somministrati, del 70% sul totale dei pazienti intervistati ■■Percentuale di valutazione positiva del nuovo“modus operandi “del 70% degli operatori dell’ospedale e dei Medici di Medicina generale sul totale degli intervistati , rilevato attraverso i questionari somministrati. Tali vantaggi reali in tutti i contesti , sono senza dubbio più evidenti in quelle zone periferiche , di campagna, distanti dai presidi ospedalieri in cui i tempi di degenza possono fisiologicamente allungarsi per timore anche di modeste instabilità cliniche. ■■Riduzione delle degenze oltre soglia e dei ricoveri impropri (LEA Medici) ■■Cambiamento culturale del personale coinvolto nell’utilizzo di metodiche assistenziali di telemedicina ■■Diminuzione delle visite specialistiche e di visite in situazioni di urgenza (P.S. e Continuità Assistenziale). Conclusioni La sperimentazione oggetto di questa analisi costi/benefici ha permesso di mettere in evidenza tutti i vantaggi clinici ed economici dell’adozione di tale sistema in ambito ospedaliero. Le ricadute sul Servizio Sanitario Nazionale saranno tanto più significative quanto più vi sarà, in un ottica di sistema, integrazione tra ospedale e territorio. Un’opportuna campagna sperimentale di utilizzo potrà mostrare con chiarezza l’entità dei benefici economici, che già è possibile ipotizzare notevolmente superiori a quelli di un’applicazione ospedaliera isolata. L’adozione di tale sistema andrà ad inserirsi in un contesto in cui è sempre più pressante la necessità di adeguare i sistemi socio-sanitari ad un’organizzazione in grado non solo di curare il bisogno acuto, ma soprattutto di prevenire la cronicità, e di seguire in maniera sempre più continuativa i pazienti cronici da parte della medicina territoriale. Bibliografia [1] Richard R. Fletcher, Ming-Zher Poh, and Hoda Eydgahi, Wearable Sensors: Opportunities and Challenges for Low-Cost Health Care, 32nd Annual International Conference of the IEEE EMBS Buenos Aires, Argentina, August 31 - September 4, 2010). [2] Varela M., Holter monitoring of central and peripheral temperature: possible uses and feasibility study in outpatient settings, Journal of Clinical Monitoring and Computing (2009) 23:209–216. [3] Sarasohn J.K., The Connected Patient: charting the vital signs of remote health monitoring, California Healthcare Foundation, February 2011. [4] Rea H, McAuley S, Stewart A, Lamont C, Roseman P, Didsbury P., A chronic disease management program can reduce days in hospital for patients with chronic obstructive pulmonary disease”, Intern Med J. 2004 Nov; 34(11):608-14. [5] Jack Meyer, Barbara Markham Smith, Chronic disease Management, www.idph.state.ia.us/hcr_committees/common/ pdf/clinicians/savings_report.pdf [6] J. Sarasohn-Kahn, THINK-Health, The Connected Patient: Charting the Vital Signs of Remote Health Monitoring, Report per California HealthCare Foundation, febbraio 2011. [7] John G. F. Cleland, Amala A. Louis, Alan S. Rigby, Uwe Janssens, Aggie H. M. M. Balk, Noninvasive Home Telemonitoring for Patients With Heart Failure at High Risk of Recurrent Admission and Death, Journal of the American College of Cardiology, Vol. 45, No. 10, 2005. Agosto-Dicembre 2013 HPH 45 Normativa Marco Catalano La legge anticorruzione e il piano Nazionale anticorruzione, con correlative responsabilità Con il presente contributo si esaminano le principali innovazioni della legge nr. 190 del 2012, dal punto di vista penale (con la creazione e/o modificazione di figure di reato), e amministrativo. Si evidenzieranno, infatti, i principali compiti del responsabile della corruzione, le sue responsabilità e gli obblighi incombenti in merito alla redazione del piano di lotta alla corruzione. Si esamineranno, infine, alcuni aspetti della attività lavorativa disciplinati dalla legge nr. 300 del 1970, la compatibilità con la disciplina di cui alla legge anticorruzione e i riflessi in tema di privacy. Infatti risultano incongruenze tra la nuova disciplina (e il successivo dlgs sulla trasparenza) e il testo unico sulla privacy. PAROLE CHIAVE Corruzione piano responsabile Corte dei conti Le modifiche sostanziali Una delle modifiche principali della legge anticorruzione è stato lo “spacchettamento” del reato di concussione. Il testo dell’art. 317 c.p. ante riforma prevedeva: Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo … da quattro a dodici anni. Di conseguenza la concussione ricomprendeva, indifferentemente, sia la induzione che la costrizione. Il nuovo art. 317 prevede, invece: il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità é punito con la reclusione da sei a dodici anni. Come si nota, solo la costrizione rientra nella fattispecie tipica. La induzione è stata elevata a rango di nuovo reato previsto dell’ art. 319-quater (Induzione indebita a dare o promettere utilità), secondo il quale salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale 46 HPH Agosto-Dicembre 2013 o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità é punito con la reclusione da tre a otto anni. Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità é punito con la reclusione fino a tre anni Di conseguenza, poiché a seguito dello spacchettamento nuova disciplina la costrizione è punita con pena da 6-12anni e la induzione con pena da 3-8 anni, per quest’ultima il termine di prescrizione è inferiore. Secondo la Corte di cassazione vi è “continuità normativa” tra la vecchia «concussione per induzione» e il reato di «indebita induzione a dare o promettere utilità», ma, a causa della diminuzione della pena stabilita per il nuovo reato dalla legge 190, nella fattispecie sottoposta la suo esame non ha potuto far altro che dichiarare la prescrizione del reato. Prima, infatti, l’induzione era punita fino a 12 anni, adesso fino a 8, pertanto la prescrizione è scesa da 15 a 10 anni. Rilevati modifiche investono anche il reato di corruzione. Il vecchio art. 318 c.p. prevedeva la corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, mentre il nuovo punisce la ricezione di denaro o altra utilità per l’esercizio delle sue funzioni, ed è stato creato il nuovo reato di induzione indebita (art. 319 quater) Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni. Le modifiche collaterali Accanto a modifiche relative al codice penale, rilevanti sono le modifiche per così dire collaterali, tra le quali spicca la nomina del responsabile lotta alla corruzione. Per le ppaa statali deve essere un dirigente, per gli eell di norma il segretario comunale. La nomina di detto responsabile comporta sicura- mente rilevanti problemi di interpretazione normativa. Il comma 7 dell’art. 1 della legge nr. 190 prevede che A tal fine, l’organo di indirizzo politico individua, di norma tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio, il responsabile della prevenzione della corruzione. Negli enti locali, il responsabile della prevenzione della corruzione é individuato, di norma, nel segretario, salva diversa e motivata determinazione. Si pone, innanzitutto il problema, per gli enti locali, di chi sia l’organo di indirizzo politico, ovvero Consiglio o giunta. Il successivo Comma 8 prevede che L’organo di indirizzo politico, su proposta del responsabile individuato ai sensi del comma 7, entro il 31 gennaio di ogni anno, adotta il piano triennale di prevenzione della corruzione, curandone la trasmissione al Dipartimento della funzione pubblica. L’attività di elaborazione del piano non può essere affidata a soggetti estranei all’amministrazione. Il responsabile, entro lo stesso termine, definisce procedure appropriate per selezionare e formare, ai sensi del comma 10, i dipendenti destinati ad operare in settori particolarmente esposti alla corruzione. Le attività a rischio di corruzione devono essere svolte, ove possibile, dal personale di cui al comma 11. La mancata predisposizione del piano e la mancata adozione delle procedure per la selezione e la formazione dei dipendenti costituiscono elementi di valutazione della responsabilità dirigenziale. Il comma 12 dell’art. 1 prevede le sanzioni per reati commessi all’interno della amministrazione. Innanzitutto occorre verificare se si tratta di amministrazione in senso soggettivo od oggettivo, posto che accanto agli uffici ed organi propriamente detti ve ne sono rilevanti che, seppur formalmente vestiti di soggettività giuridica di diritto privato sono organi o uffici della p.a. controllante (basti pensare al controllo di cui all’art. 147 quater del TUEL) e a norme, come l’art. 18, comma 2 bis, d.l. nr. 112 del 2008 1che hanno reso omogenee per le partecipate le norme dettate in tema di enti pubblici. Modalità attuative Nulla dice il legislatore sul quomodo della applicazione della disciplina anticorruzione. E’ chiaro che un buon strumento è costituito da: • • rotazione degli incarichi • • sorveglianza In tema di rotazione, però, occorre fare i conti con l’art. 22 st. lav. Secondo il quale il trasferimento dall’unità produttiva dei dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali di cui al precedente articolo 19, dei candidati e dei membri di commissione interna può essere disposto solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza. Le disposizioni di cui al comma precedente ed ai commi quarto, quinto, sesto e settimo dell’articolo 18 si applicano sino alla fine del terzo mese successivo a quello in cui e’ stata eletta la commissione interna per i candidati nelle elezioni della commissione stessa e sino alla fine dell’anno successivo a quello in cui e’ cessato l’incarico per tutti gli altri. In tema di sorveglianza, con l’art. 4 st. lav. E’ vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti. E con il codice privacy, il cui art. 22. (Principi applicabili al trattamento di dati sensibili e giudiziari) contenente disposizioni limitative del diritto del datore di lavoro. 1 Le disposizioni che stabiliscono, a carico delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, divieti o limitazioni alle assunzioni di personale si applicano, in relazione al regime previsto per l’amministrazione controllante, anche alle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo che siano titolari di affidamenti diretti di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgano funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale ne’ commerciale, ovvero che svolgano attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 5 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311. Le predette società adeguano inoltre le proprie politiche di personale alle disposizioni vigenti per le amministrazioni controllanti in materia di contenimento degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura retributiva o indennitaria e per consulenze. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con i Ministri dell’interno e per i rapporti con le regioni, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, da emanare entro il 30 settembre 2009, sono definite le modalità e la modulistica per l’assoggettamento al patto di stabilità interno delle società a partecipazione pubblica locale totale o di controllo che siano titolari di affidamenti diretti di servizi pubblici locali senza gara, ovvero che svolgano funzioni volte a soddisfare esigenze di interesse generale aventi carattere non industriale ne’ commerciale, ovvero che svolgano attività nei confronti della pubblica amministrazione a supporto di funzioni amministrative di natura pubblicistica. Agosto-Dicembre 2013 HPH 47 Etica Anna Elisa De Santis Codici etici aziendali e produzione per la promozione e la cura della salute L’articolo osserva le implicazioni etiche contenute nell’edilizia sanitaria, considerata come parte delle attività produttive di promozione e cura della salute. La nozione attuale di salute: stato generale di benessere psicofisico e non solo come assenza di malattia. A questa accezione del bene salute consegue la partecipazione di molteplici attività e settori produttivi alla funzione di tutela della salute, come è con evidenza per il settore farmaceutico e per l’attività di cura, fino ad ambiti diversificati ma in collegamento con il bene salute. L’edilizia sanitaria è nell’area produttiva per la promozione e cura della salute perchè connotata da un rapporto stretto fra il suo prodotto (l’opera edilizia) e gli usi di prevenzione delle malattie e cura ai quali esso è destinato. L’intensità del nesso tra il prodotto di questa produzione e il bene salute, genera la responsabilità giuridica delle imprese operanti nel settore (la crescita di contenziosi in materia di risarcimento danni alla salute connessi alla produzione di servizi o beni) e responsabilità per gli aspetti etici. La rilevanza etica di tale attività deriva dall’incidenza di essa sul bene salute, che è tra quelli essenziali per la tenuta del tessuto connettivo della comunità. Le parti (gli stakeholders) interessate (produzione, committenza, utenza, consumatore, credito, istituzioni della decisione e della programmazione) sono tra loro in una posizione permanente di squilibrio sulle decisioni da adottare (scelta del materiale; localizzazione delle opere; con quali fondi realizzarle). E’ problema che può avere o meno rilevanza giuridica, ma che ha sempre una rilevanza etica, per la possibilità di modificazione dell’altrui condizione di salute con l’attività produttiva in esame. La necessità di incrementare la presa di coscienza tra le parti dello squilibrio esistente come base del percorso per l’adeguatezza giuridica ed etica delle produzioni. Percorso fondato sulla valutazione costante della situazione concreta, non limitata ai momenti certificatori. La redazione di Codici etici aziendali è uno strumento per la gestione aziendale responsabile. Il Codice etico, senza confondersi con la due diligence, può agevolare questa innovazione gestionale, fondata sulla considerazione non formale dei nodi etici dell’attività d’impresa. Considerati nella loro potenzialità nelle relazioni di mercato, istituzionali, territoriali. L’architettura e l’ingegneria per la sanità, possono introdurre sostenibilità e responsabilità nella produzione partecipando all’elaborazione e all’aggiornamento dei Codici etici aziendali, piattaforme permanenti di elaborazione e verifica della realtà della produzione sotto il profilo etico, della sua sostenibilità. 48 HPH Agosto-Dicembre 2013 PAROLE CHIAVE Salute, produzione, edilizia sanitaria,rilevanza etica, problema etico specifico, codice etico aziendale. Studio di consulenza per l’etica aziendale ethical management consulting L’area della produzione di beni e servizi per la salute è vasta. Ad essa appartiene la produzione dei farmaci, dei presìdi per la riabilitazione e l’assistenza funzionale, del biomedicale, dei prodotti per l’igiene. La prevenzione sanitaria e ambientale. Alla stessa area afferiscono le attività di organizzazione dello sport, la gestione delle acque termali e dell’acqua destinata al consumo, umano e animale. Le attività di assistenza ospedaliera e, per molti aspetti, quelle di assistenza agli anziani. E’ un’area che si definisce dinamicamente e in rapporto a un dato che la sostiene, costituito dalla diffusione del concetto di salute come benessere complessivo delle persone e non solo come assenza di malattia. La nozione affermata nella produzione scientifica dell’OMS si è radicata ormai insieme alla consapevolezza sempre più diffusa della necessità di porre in essere azioni pubbliche e private coerenti con essa. In particolare, linee di programmazione e gestione responsabile nei vari settori della produzione che possono concorrere al raggiungimento della finalità di benessere generale. Si tratta di interventi per la prevenzione che, in un’epoca di forte migrazione, comprendono la profilassi, ma non si esauriscono in essa. Affrontano il problema del rischio e della precauzione, ma guardano già all’ulteriore obiettivo della capacità innovativa della prevenzione, considerata nella sua accezione di promozione della crescita del livello di salute. E’ attraverso questo percorso che, ad esempio, l’edilizia sanitaria, sportiva e di comunità ha acquisito uno spessore crescente e con caratteristiche proprie nell’ambito della più generale attività edilizia. La de- stinazione della costruzione ad usi di cura e prevenzione sanitaria rende stringente il rapporto prodotto/ salute, rispetto al nesso comunque forte tra edilizia e salute. Determina doveri di natura giuridica, in ragione della relazione con la promozione e tutela del bene salute. Quanto più essa è intensa, tanto più è forte la rilevanza giuridica e i conseguenti obblighi e adempimenti per la produzione. L’attività edilizia in ambito sanitario, sportivo e di comunità è tuttavia interessata anche da altro fenomeno, che è contestuale a questo processo di “ giuridicizzazione”. La rilevanza di tale attività costruttiva nella tutela della salute non è solo giuridica, ma anche etica, perché essa incide direttamente, per il rapporto di uso del prodotto dedicato specificamente alla tutela preventiva e di cura della salute, su un bene che è tra quelli essenziali per la tenuta del tessuto connettivo della comunità. Lo squilibrio nelle posizioni che interessano una pluralità di parti (gli stakeholders), che vanno dalla produzione, alla committenza, all’utenza, al consumatore, al credito, alle istituzioni della decisione e della programmazione, è un problema che può avere o meno rilevanza giuridica, ma che ha sempre una rilevanza etica. Della quale e in quanto tale, va incrementata la presa di coscienza tra i partecipanti alla relazione coinvolta dallo squilibrio medesimo. E’ questo il percorso giuridico e etico che coinvolge le attività economiche nello sport, nella gestione delle acque, nell’attività ospedaliera, nella prevenzione sanitaria e ambientale, nella produzione che a queste finalità è funzionale, con le collegate competenze tecniche coinvolte. La diffusione di tale presa di coscienza è un dato culturale di evidenza per la gestione d’impresa perché conferisce valore economico alle produzioni attente alla tutela del bene coinvolto, quello della salute. Si tratta di un valore economico in relazione con la qualità dell’intero ciclo produttivo che in quest’area produttiva, vasta ma definita dalla sua immediata finalità, è determinato in modo non marginale dalla responsabilità sociale e dalla sostenibilità dell’impresa, parametro della qualità aziendale di particolare efficienza per l’area in questione. La redazione di Codici etici aziendali è uno strumento per sostenere linee di competizione d’impresa adeguate al livello di coscienza che è maturato riguardo all’area della produzione per la promozione e cura della salute, livello che può ragionevolmente prevedersi in ulteriore crescita. Il rapporto tra le imprese e gli stakeholders pubblici, una delle relazioni centrali per l’area in esame, viene semplificato dalla precisazione sui modi in cui nel vivo della produzione, si attuano le scelte di responsabilità sociale d’impresa e di sostenibilità. Il Codice etico, procedura dedicata a tale finalità documentale, è uno dei mezzi che, senza confondersi con la due diligence, può agevolare questa innovazione gestionale nell’area produttiva per la salute, fondata sulla considerazione non formale dei nodi etici dell’attività d’impresa. Considerati nella loro potenzialità nelle relazioni di mercato, istituzionali, territoriali. L’architettura e l’ingegneria per la sanità, che sono soggetti strategici nella promozione della salute, possono in concreto implementare pratiche gestionali fondate sull’efficienza innovativa della responsabilità e della sostenibilità, introducendo fattori di sostenibilità e responsabilità. E’ dal vivo dell’esperienza partecipata di costruzione del Codice etico che possono essere individuati elementi di razionalizzazione e adeguatezza nell’uso delle tecnologie e della tecnica. E’ l’ambito in cui possono essere evidenziati i segmenti dell’organizzazione, dal progetto al cantiere, nei quali inserire parametri per la trasparenza, il rispetto della salute degli addetti, la precauzione per l’utenza finale. Processi collegati all’attuazione della normativa sulla sicurezza, sia nel lavoro che nella società destinataria dei prodotti. Attuazione essenziale per la tutela della salute, ma aperta dalla continua innovazione tecnologica e sociale al raccordo indispensabile con la realtà, che è costituita non solo dalle innovazioni tecnologiche, ma dalle modalità con cui queste si inseriscono nel ciclo produttivo e nel territorio. I Codici etici costituiscono piattaforme permanenti di elaborazione e verifica della realtà etica della produzione, della sua sostenibilità. Basi di semplificazione consapevole della relazione tra le diverse competenze delle strutture per l’edilizia nell’area della salute, e tra la produzione, l’utenza, il territorio. La redazione e l’aggiornamento dei Codici etici aziendali, è esperienza radicata nella capacità di autoregolamentazione, la stessa che il Piano Nazionale per la Responsabilità Sociale d’Impresa del nostro Paese (2012/2014) ha individuato come uno degli obiettivi da promuovere con le sue azioni. Di evidenza. L’aggiornamento possibile sulla managerialità nelle produzioni per l’area della promozione e cura della salute, integrando le certificazioni di qualità e le pratiche in materia di standards, con i moduli di aggiornamento sulle condizioni etiche aziendali previsti nei Codici etici aziendali. Agosto-Dicembre 2013 HPH 49 HOSPITAL & PUBLIC HEALTH Rivista scientifica trimestrale di progettazione integrata, biomedicina, nanotecnologie, tecnica sanitaria, edilizia ospedaliera e scienza della salute